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Anno LXXX - F asc. I Il \ l
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GENNAJO 1932 .
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1!fGIORNALE · DI
MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMM.INISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
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SOMMARIO MEIIIOliiE ORifiiiiALI:
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111.- o. - S u l valore pratlr n <Ielle prove oou le. tuber, olina . . •. . • . . • •.
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' MEDICINA LEfiALE· MILITARE : FlltpanL -
La valutn:<lone dello stato d i lualollità a l la<oro profl<'no .
Pag. a3
RIYIITA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRAIIIERA :
Cistifellea a trapu . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . .
Pag. 49
Cottstlltlna Id eteri coltaterl!llcl lkl ••PI nel cane di lfttzlenl e,1111ct1e •
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OOIIFER•ENZt E DIMOITRA%10111 CLINICHE IIEfiLf Oti'EDALI MILITARI • .
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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'ahhonamoat<> ò annuo e de ' e't're dal 1° l.tennaìo al prezzo <li I .. 32. l'or gli utlldall medici e d>imlci-farmacl:sti del R. Eserci,to, in servizio cd in con~e,Jo, H prezzo dell't\bhonu:nento è r idotto a L. 24 auticipau•. • Per i soli uffi<' lnlì medici (dell'l<;ser.;ito c del la )lnrìila) , in quo.lun'IUe llOSizionc ai tro~· ino, è a·ntucsso n'l abbouruncnto ou·uulativo al Oiorr.al t- <li _lleàic-ina Milit"re cd agli .dtllwli di .lfediciua S at ale t: C"loniaZr n! PI'C7.ZO di L. U annue. li prea;o del supplemento contenente i Ruoli di m~ialiifti d<t corpo sanitari.Q ·r ui/itme è di L. 15, r :dotto a L. 8 J!er i so li abbona t i.
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A·~h
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Le speso r.cr le uwolo lito~ttatlcl,o, fotog.rnflclle, ccc. , che accomrm~tnru:;sct-o le a •:a~io'o olc.>li Autori. l wn~•oscri tti non s i restituiscono .
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puùblic~w.iont,
ANNo I,XX.X -N. l
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE
GBN.,..A10
l932·(X)
MEMORIE ORIGINALI
~Ul YAl~HI PRAli[~ Dilli PH~Yf [~ft lA IDBfH[~ll
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( RICERCHE COMPARATIVE IN ERITREA ) Dott. Achille Manno, tenente medico Oa.po del La.boro.torio di Biologia. Medica. del Governo Eritreo
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Quando ancora muta e incerta risulta la sintomatologia clinica ~·· negativo il reperto batteriologico, eseguitA> anche con accorgimenti di tecnica moderna (b. di Koch, granuli di &hron, corpi fnxinoflli, ecc.), di innegabile e grande aiut.o è lo studio e la valutazione dei complessi fenomeni biologici, rhe Ri determinano nell'organismo per effetto del bacillo tubercolare. dnfezione tubercolare non è sinonimo di malattia tubercolare, nè questa. è necessaria conseguenza della prima; in un individuo può esistere infezione tubercolare latente, senza malattia tubercolare, senza cioè espressione riferibile a questa o a quella localizzazione bacillare nei te!lsuti. E l'infezione tubercolare può permanere cosl immutata, oppure cedere il campo alla vera e propria malattia tubercolare, con tutta la complessa sintoma.tologia subbiettiva ed obbiettiva: il limite fra le due è dato dallo stato di equilibrio del potere difensivo dell 'organismo contTo i veleni tubercolari e la virulenza del bacillo stesso (Maragliano, Di Loreto) •. Inoculando una minima quantità di tubercolina in un organismo sano, non si riscontrano che effetti minimi od anche nulli. Nei tubercolotici la tubercolina produce un 'infiammazione specifica, che dimostra lo stato di ipersensibilità nl virus tubercolare dell'organismo.
In questi organismi, a causa dei bacilli tubercolari, vi è una trasformazione della capacità di reagire. In seguito a quest'allergia. (capacità, generata da una. pregreasa. infezione, di 1·eagire rapidamente o fo1·tcmonte ad una x·einfezione), si sono formate delle sostanze specifiche (ergine)~ simili agli anticorpi, cbe in contatto con bacilli o tubercolina esercitano un'azione digestiva. I prodotti di questa digestione (apotossine) sono tossici e producono la reazione gene1·alc, per la formazione di apotossina da focolai tubercolari (elevazione della temperatura, malessere più o meno lieve, ipotensione arteriosa), la re~ione di focolaio, che consiste iu una iperemia del territ~rio delle lesioni e riattivazione delle lesioxti stesse, ove si sono stabiliti i b. tubercolari e quindi si trovano in granditiSima quantità antigeni e anticorpi, la reaziono locale, che consiste in fenomeni iperemici e flogistici nel punto dell'inoculazione.
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2
SUL VALORE PRATICO DELLE PROVE CON LA T U BER COL INA
Col nome di a;ne.rgia, v. Pirqnet ha designato lo stato nel quale questi complessi fenomeni biologici non si producono. In quanto a.llo stato di anergia, è a notare che la ma.nca nza di reazione non dipende sempre dall'assenza. del b. di Koch. Vi sono infatti dei pro<::el'si che determinano una ipo-a.llergia o addirittura nn'a nergia con infezione. c malattia tubercolare in atto. Hayeck chiama anergia lo stato nel CJ.uale la reattività orgnnira già prima mutata viene a mancare. Quest'Autore djstingue un 'a1~ergia 1l Cgfttiva., nella quale non si ha. nessun segno di difesa i n una. gravissima infezione, perchè i poteri difensivi, sopraffatti q nasi dall'azione rapida dell 'antigt>ne, non danno segni w questa lotta, e un'an~rgia positi1·a, nella qnale l 'o r~ta nismo si difende cosi fortemente, per l'elevata soglia. di sensibilità di fronte all'antigene, da anmùlare l'azione dell'antigene stesso, senza che si presenti la reazione a.llergica, che è l 'espressione subbiettiva ed obbiet.tiv a di questa. lotta. Vi sono diversi stati di anergia e ipo-allergia nell'infezione tubercolare, in rapporto sia a intercorrenze patologiche, sia a. stati fisiologid, e cioè: L
Alcune malattie esantematiche (il morbillo, la varicella, la
rosolia). Nèl morbillo (v. Pirquet, 1008), la reazione tubercolinica, che prin1a era posi· tiva, si attenua e poi scompare del tutto con l' inizio dell'eruzione esantematica. Con la scomparsa dell' esantema, la sensibilità t ubercolinica. a lle volte riappa re s ubito e diviene sempre più evidente nei giorni successivi, altra v olta. riappare solo .. IO giorni dop<? la scomparsa dell'eruzione. Tu tti gh Autori confennano queste osservazioni; Debré e Pa.raf ritengono che sopratutto il morbillo d ' intensità media (non il morbillo benigno spont.aneam ente o reso benigno con l' iniezione di siero di convA.lescente) abbassi notevolmente la sensibilità alla tubercolina. La natura di tale allergia morbillosa. è oscura.: è importante rilevare quanto riferisce Foche, che nel mor billoso non si ha. forma.z.ione di agglutinine in seguito a iniezioni ant itifiche, come nei bambini sani. Secondo Riccia.rdi e Hamburger, anche la varicella diminuirebbe la. sensibilità alla tubercolina. Schonfeld, in base all'osservazione di pochi casi invero (8 fanciulli ), afferma che s i tratta. d i tm•anergia molto pih lieve, se pure esiste, e per nulla. pa.ragonabile a.ll'anergia morbillosa.
2. La pertosse (Variot, Paiseau e Tixier, Patte e Sahlezumer, Nobécourt e Forgeron), l'influenza, (Debré), la. pneumonite crupale, la febbre tifoide (Jousset, H amburger), il reumatismo articolare acuto, la meningite cerebro-spinale (H amburger), e in generale tntt.e le infezioni acute gravi (Ga.yet, Bernard e Baron, Sézary) possono rendere negative, in proporzioni variabili, delle prove tubereoliniche chiamment~ positive prima dell'inizio della malattia. Nei seguenti individui, affetti da tifo petecchiale e ricoverati nell'Ospedale Coloniale u Regina Elena. ••, ho prat.ieato la cutireazione di v. Pirquet e l'int.radermoreazione di Bruno Trambusti. Soltanto in 2 casi su 14 si è avuta positi,Ta la Trambu sti.
3
SUL VALORE PRATICO DELLE PROVE C ON LA TUBERCOLIN A
TABELLA
Data
Generalità
Reazione WeU-Felix
ANNOT.\ZJONJ
22-11-1929
Europeo L. F.
l: 50
R~az. Weil-Felix: posi-
Plrquet
A.
T r lloll1·
busti
t iva d opo 8 ore 15- 2- 1930
Indigeno A. I.
l: 800
Re&?:. Weil- Felix: p osit iva dopo 5 ore
21- 2-1930
Europea c. A.
l: 300
Reaz. Weil-Felix: positiva. dopo 5 ore
25- 2-1930
I ndigeno z. S.
l: 200
Rea.z. W elt mann: intorbida.meuto dopo l m'
26- 2-1930
Europeo T. R.
l: 200
Reaz. W eltmann: intorbidamento dopo l m'
11- 4-1930
Indigeno A. z.
l: 300
Idem
10- 5-1930
Europeo A. A.
l: 2000
Idem
19- 9-1930
I ndigeno T. G.
l : 900
Reaz. Weltmann: posit iva dopo 2 m'
19- 9-1930
Europea G. M.
l: 400
28- 9-1930
Europeo R. V.
l: 200
Reaz. Weil-Felix: positiva. dopo 6 ore
15-10-1930
Indigeno A. T.
l: 300
Reaz. Weil-Felix: positiva dopo 5 ore
4-11-1930
. E uropea M.
l : 400
Reaz. Weltma.n n: posi· tiva dopo 2 m'
19-11-1930
Indigena. B. B.
l : 250
Reaz. Weil-Felix: posit iva. d opo 4 ore
15- 3-1931
Indigeno z. s.
l: 50
R~z. Weil-Felix: posi-
t iva dopo 7 ore
+
La diagnosi d l t lfo esantematico tu confermata ancbe da altri dati: prove Indirette (slerocltagnos l d l Wlda.l negativa per tifo e paratlft, reperto microscopico negativo per febbr e r.lcorrente, eco.), tormola Jeucocltarla, resistenza globulare (ritardo dell'em olis i), esame cUnico, ecc.
Ignoro se precedentemente è stata segnalata l'a.nergia. t ubercolinica nel tifo esantematico, ad ogni modo mi è sembrato utile riferire le mie osservazioni, sebbene non abbia avuto la. possibilit à . di controllare lo sta.to allergico dei suddetti ammalati, prima dell'inizio della malattia. Nell'europea C. A. e nell'eurol?eo T. R. hQ notato ricomparsa della sensibilità. t ubercolinica nel periodo di risoluzione (rispettivamente 5 e 6 giorni dopo la caduta. delle febbre).
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StTL VALORE PRATICO DELLE PROVE CO"!> La TI,;"BERCOLINA
3. L!l si fili de al secondo stadio. Per la sifilide le opinioni sono controverse. Alcuni Aut{)ri ritengono che lu. sifìl ide acquisita ed ereditaria confe riscano aner~ia e di conseguenza w\a maggiore di;:,po:sizione all"attecclùmento del bacillo di Koch. Nobécourt invece è del parere che la minore frequenza di reazioni positive nei luetici s i spiega col fatto che la sifilide non predispone alla tubercolosi. Altri autori ritengono che nella lue, come in altr·e malattie croniche, si stAbilisce uno stato di ipersensibilitt\ non solo verso l'agente e derivati di e.'!So (luetina, ecc.), ma anche verso antigeni e sostanze non specifiche. Questa specie di etero-allergia, secondo Nicolas, spiegherebbe il fatto cho in taluni casi la reuzione tubercolinica è più vivace nei sifilitici che nei tubercolotici. t>i t•·atterrebbe di lLna spACie di interdipendenza. t ra le due specie di al lergia, che però Bleschmann nega in bpse ad osservazioni nella Clinica di Mnl"fan . Nappi, in un gruppo d i individui siillitici, ha trovato poF<iti,·a la cutireazione nel 73,8 %: percentuale quasi identica ha riscontrato in un altro gruppo cii inòividui non lueticii ed in condizioni pressochè identiche d i cont11~io tubercolare (individui non affetti da tubercolosi in at.to e non appou·tenen!.i a famiglie di tn· bercolotici): egli ritiene che la s ifilide non costituisco noll'organim·to un fatt.o re tale da influenzare l'allergia tubercolinica.
4. La tubercolosi miliare e hl meningit.e tub(>r<'olure (la reazione tubercolinica può essere soppressa anche dal succedersi di (li sseminazioni milin,ri ad esito non infaul$to ). 5. Le :affezioni gravi del fegètto, cirrosi e itteri cronici (Fiessinger, Brodin, ecc.) • Castellino, da molti anni, ha posto in rilievo il fatto che negli inò ividt•i tubercolotici il fegato si presenta poco sviluppato e deficiente dal lato funzionale, rilevnndo l'importanza della difesa epatica nella lot ta dell'organismo contro la. tubercolosi. Ascoli ba r iscontrato alterazioni anatomiche nel fegato dei tubercolosi, nel 7 5 % dei caRi. Calmette e Guérin hanno dimostrato sperimentalmente l'importanza del fegato nella difesa verso la tubercolosi.
6. La eachessia f!enera.le [tubercolare, <"ancerig-na (Jousset), ec·c.]. Contro g li Autori che ammett-ono un antagonismo fra il cancro e la h1bcrcolosi (iJJtesa come malattia), V as.<>ileff afferma che • non ha. m ai t.rovaw un caso di cancro, specialment.e nella casistica di soggetti UJ•bani, nei quali la cutireazione specifica non sia stata. positiva., anzi fortemente positiva, tnmne nei casi du ammnlati in stato quasi preagonico, sia per effetto della tubercolosi, sia per que llo d el cancro (quando tut-ti e due i morbi esistevano contemporaneamente nello stesso so~getto), tranne in quei ptu.ient.i, i q\Iali stavn.no per incontra.re una immediat-a broncopolmonite o polmonite acuta da stasi cardiaca, ». Va.s..,ileff respi.nj.!e l'ipotesi di quah;iasi antagon isrno specifico fra cancro e tu bercolosi, inteso nel sen;;o che il morho neoplastico possa emanare o produrre, nell'organisJuo umano. d e lle antitossine, anticorpi, ecc. tali da esplicare un'azione specifica antagonista ai prodotti tol'<sico-offensivi doli•'- tubercolosi. Ammette però che gli incli,ridui neoplast izzabili offrano un terr-eno organico poco favorevole a lla. tubercolosi. affermaHdo che se questi SOgJ.!etti vanno incontro alla tubercolosi, la mnlat-tia tuborcolm e o segue nna evoluzione progressiva molto lenta· o cronica, oppure le to!';o ine t.ubercolari ve rsate nel circolo snnguig no stimolano L'orgo.nil'trno alla produzione di poteri difcn~>ivi-biologi c i, o p puro alla riparazione anatomo-patologica spont.anca. Arnmett.e inJìne che la tos.-.iornia tubea·colare stimol i o favorisca le n coforrna zioni beni~no o malitrne, altenmdo il met.nbolis mo cellulare e yuello deJrorgano colpito ùa l tumore e gonera.Hùo uno squilibrio endocrin o.
SUL VALORE PRATICO DELLE PROVE OON LA TUBERCOLINA
5
7. - La linfogrannlomatosi, che secondo Guérin sopprime durevolmente la reazione tubercolinica. 8. - n trattamento preliminare con tubercolina (anergia. positiva di Hayeck). Wa.Uec e Hamburger affel'IJUUlo che mentre l'inoculazione di piccole dosi di tubercolina dopo alcuni giorni e..«alta. la capacità di reazione dell'organismo, le forti dosi di tubercolina sopprimono questa capacità reattiva. Schlesinger dichiara che una precedente cura tubercolinica. può far si, che le inoculazioni diagnostiche di tubercolina decorrano senza alcuna reazione generale o locale. Tale forma di anergie. viene provoca.t.a qualche volta fraudolent.amente negli animali. Liguières riferisce che alla frontiera Argentina si aveva solo il 15 o/o di reazioni tubercoliniche positive in animali s icurament-e tubercolotici, importati nello Stato, parchè gli a.! leva.tori sottoponevano il bestiame malato, a trattamento intensivo e prolungato con tubercolina, a scopo di frode.
9. - Gli interventi chirurgici, in spechtl modo le ovariotomie, sopratutto dopo anestesia, sono capaci eli creare un'anergia transitoria. Decressac e Ja.cquelin notarono che, nella settimana successiva all'intervento chirurgico, gli operati con anestesia cloroformica davano reazione negativa nel 25 o/o dei ca.si, gli operati con rachianestesia. nel 70 % dei ca.si. Sembra che quest'anergia transitoria post·operatoria s ia. in rapporto con la tossicità degli anestetici: tale anergia spiegherebbe pure le forme evolutive della. tubercolosi post-operatoria.
10. - La vaccinazione antivaiolosa. 11. - .Alcune ricorrenze fisiologiche (perioùo pre-mestrùàlè, là gravidanza, i giorni che seguono il parto, ecc.) possono sopprimere temporaneamente la reazione tubarcolinica. In ba.se all'osservazione obe l'attività sessuale della donna de~rime l'allergia, Bouveron ha. osservato che gli estratti di ghja.ndola. sessua.le femmm.ile producono un abbassamento della sensibilità orgar1ioa alla. tubercolina. nei due sessi. Queste forme di anergia non sono però costanti: sembra. soltanto che 5-6 giorni dopo il parto la cutireazione si indebolisce (Nobécourt., Paraf e Dautrebayde).
12. -Alcune cause .fisiche-l'irradiazione luminosa in genere (Mayer, Bénard, Oa.rnot. Talon-Chauveau, Valtis e Talon), l'irradiazione ultravioletta (Bentivoglio, Morabito, Carnot, Bernard, Biancam e Azerad), alcune condizioni delll!l cute [ eF. l'anestesia locale (Fimm e Fellner, Hoke)]- possono sopprimere o modificare sensjbilmente la reazione tubercoli:nica. 13. - L 'iponntrizione. Rominger, Da.vidson ed altr i Autori riscontrarono in vari centri urbani della Germania, durante la guerra., percentuali più basse eli cutireazioni positive, che non nel periodo a.nte-bellum. Fellner notò, durante lo. guerra, che, nei militari sottoposti a. strapazzi fisici e a.d. iponutrizione (nei quali la pirquettizze.zione era risultata. negativa), la. cutirea.~ione ritornava. positiva dopo un congruo periodo d i riposo e di buona. alimentazione. Altri Autori non ammettono l'anergia da iponutrizione.
P eriodo pre-alle1·gico o ante-aUe1·gico è uno stato di incubazione, durante il quale il bacillo di Kocb non ba ancora det.erminato i fenomeni immunitari neil'orgamsmo; Bernru:d, Debré, J acquet, Tombe, Paraf ed
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SUL VALORE PRATICO DELLE PRO,-E CO~ LA Tt;BERCOLr~A
altri Autori dicono che questo periodo varia da 2 giorni a 2-6 mesi e che perciò la prova tubercolinica va ripet.uta ogni 15 giorni, almeno durante 2 mesi. n Oalmette, osservando che nei bambini va('Cinati per via orale mediante il BOG, si aveva. solo in via eccezionale una reazione positiva e che queste va.ccinazioni non provocavano che abbastanza t.ardivamente la comparsa della sensibilità tuùercolinira, ammi:;e che ciò non aveva importanza circ~t l'effetto della vn<:cinazione e che l'immunità prodottà dalla vaccinazione è determinata soltanto dal parassitismo cellulare del baciUQ di Koch, senza che si pr<1sentino quei fenomeni spe('iftci dt' i tf'ssnti f'he danno origine ali 'allergia. Secondo Oa.lrnett.e, la scnl'ihilizzazione all:t tubercolina appare solo allorquando si forma.no delle lesioni follicolari o dei tuhercoli e si stabilisce come una simbiosi del hacillo oon la cellula, che evo! ve in c~~llula tuberwlare e che è paragonabile a l lichene. Contro Oalmette, diversi Autori (qnali Medin, Walgr~en, ec·c.) ribadirono il principio di Pirquet, chP solta.nto la posithità delle rear.ioni tnbercoliniche è indice dell'esistenza di una iounmlità. tubercolare. Ad essi Oalmet.te replicò che un organismo può -ben ospitare, per un certo t.empo più o meno lungo, pochissimi bacilli di attenuata vinùenza, senza la più piccola re;lzione cellulare, negando qn_iodj che la mancan7.<t dell 'allergia escluda l 'infezione tu ber(•olare. Walgreen da una part,e spiega cbe, quando l'infe,.ione è mlnJtna o poco virulenta, bisogna ammettere che il periodo pre-<tllergieo di 3-7 settimane si possa prolungare, d 'altra parte atfp_rma che è molto difficile determinare con precisione il momento in cui l'organismo presenta l'allergia, quando si impiegano pochissimi bacilli di sc;u·sa. virulenza (infatti ciò si verifica anche quando si va.rcinano i bambini per via parenterale, alcuni dei quali diventano allergici soltanto dopo parecchi mesi). Afferma pure che la cut.irear.ionc negat.iva nei vaccinati non indica assenza di allergia, ma un grado di allergia più debole, rivelabile solo con dosi più fort i di t.ubercolina e critica le esperienze sugli animali che hanno condotto Oalmet.te ed esprimere il concetto di immunità (capacità di impedire la diffusione di processi specifici prodotti da una reinfezione) senza allergia. Grande importanza, $econdo W algreen, ha pure il tipo della prova tubercolinica usata : un soggetto, che non reagisce alla reazione cutanea o intradermica a forte diluizione, può invece già reagire a.ll'iutradermoreazione con dosi più concentrate di tubercolina. Se non è possibile quindi st,abilire l'inizio dell'allergia, è possibile però stabilire quando l'allergia ha raggiunto un certo grado, riferibile alla dose di tubercolina usata. L 'a.Uergia e l'immunità sono In stessa cosa 1 Per il fatto che l'immunità tubercolare non è funzione nè delle agglutinine, nè delle precipitine (l\1icheli), nè delle batteriolisine (Rondoni), sopratut,to dopo la dimostrazione istogena dell'allergia (l), Oioffi fa no(l) K~rczag. a Bu<lapc.• t, deprimendo ro.t.t.ivltà della parto periferica del tullercolo, col sistema del blocco colorante, provocava un~ dlmlouzlune d el feoom.:ol dj r .. a.zloue (compr<>.•e le reazioni tubcrcollnlcbe), ucll'org~ol.smo tuhorcolotl<-u .
•
SUL VALORE PBATlOO DELLE PROVE OON LA TUBERCOLINA
7
tare «che l'allergia in quant.o è manifestazione di ipersensibilità, è da conaiderare come una delle espressioni dello stato immunitario del tubercoloso ed indica cosl, come dice il Rondoni, un fenomeno parallelo all'immunità, ma non Uoauale, non sovrapponibile ». Per saggiare lo stato allergico alla tubercolina, numerosi sono i metodi proposti dai vari Autori : l'iniezione sottocutnnea di Koch ; la cutireazione di v. Pirquct, l'inoculazione di Pirquet graduata (secondo Ellerman ed Erlandsen); la sottocutireazione o agopuntura di Escerirh e di Hamburger; la reazione percutanea di Moro-Lauter e Doganoff; la reazione per impacco di Lautier; l'auricolo-reazione del Tede chi ; la reazione per frizione di Lignières ; l'intradermoreazione di Mantoux-Mendel; la inocnJazione intracutanea. di Mucb e Deycke; l'endodermoreazione o intradermoreazione di Trambusti; la jodo-cuti-reaziono di Goggia; l'auto-cutireazione di Landolfi e Papale, l'intradermoliqnor-reazione di Nasso, l'aut,o-intradermoreazione di Leone, l'omo-Ul·inoreazione ili Wildbolz (basate sul fatto che nei liquidi organici dei tnhercoloLici sono contenuti degli an1.igeni specifici); l'oftalmoreazione di Wolff-Flisner e Calmette; la rino-reazione di Lafìtte-DupontMolinier; la uretro-reazione di Pagano; la vagino-reazione di Richter; la retto-reazione di Calmette e Breton; rauto-dacrioreazione di Magliulo; le reazioni labio-gengivnle e balanoprepuziale di Pollacci, ecc. La letteratura ò ricca di ricerche comparative fra Le varie prove tuberooliniche (cutanea, percutanea, intradermica, ipodermica e le varie reazioni tubercoliniche lo<>lili delle mucose). In seguito a queste ricerche, la maggior pàl'te delle • tubercolino-reazioni », sopra elencate, sono cadute in disuso o percbl> non prive di inconvenienti o perchè poco sicure nei risultati. Dn. queste ricerche emergono pure le seguenti conclusioni : l. - La iniezione ipodermica, proposta da Koch, è molto sensibile, ma non è sceVI"a di inconvenienti; trova la sua indicazione quando si mir~L ad a vere una reazione di focolaio (p. es. in caso sospetto di tubercolosi vescicale) ; siccome espone al pericolo di stati febbrili altissimi, va usata solo in stati afebhrili; provoca nell'individut, aJielto da Lubercolol:li, oltre alle reazioni (generali, locali e di focolaio), una modificazione della formola leucocitaria. 2. - La ortalmo-reazione (istillazione di tubercolina all'l % nella congiuntiva) ha una speciale sensibilità e specificità; produce nei tubercolotici una congiuntivit;(>.; non è consigliabile nei giovani soggetti perchè produce qualche volta. un'infiammazione dell'occhio di lu.nga durata e la formazione di flittene. 3.- La cutireazione del Pirquet, resa nota. nel1907, incontrò subito jllimitato favore e rapida diffusione per la sua. tecnica aempli<'e e facile. Quasi tutte le cifre percentuali riferite dai vari Autori concordano nel mettere in rilievo la poca sicurezza che dà la prova del Pirquet: Toxopeus la dichiara persino infida. Nella cutireazione infatti è sempre indeterminata la quantità di tubercolina che viene posta a reagire. Anche nella modifica della cutireazione
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SUL VALORE PRATlCO DELLE PROVE CON LA TUllERCOLTNA
con la inocula,zione di Pirquet. graduata, proposta da Ellermann ed Erlandsen per stabilire '' il titolo tubercolinìco dell'-or~anismo n, non è possibile poter raggiungere un calcolo più o meno preciso della quantità di tubercolina posta. a reagire. E d'altra pa.rte con la scarificazione, che occorre praticare per eseguire h prova del Pirquet, si ha sempre trasudazione di una pircola quantità di linfa dei capillari linfatici, linfa che impedisce alla tubercolina di venire in contatto intimo con le cellule del derma: n~i casi negativi è sempre lecito il dubbio che non sia av-venuto l'assorbimento della tubercolina. 4. - Nel19G8 Ma.ntoux divulgò la sua reazione intradermica, dimostrandone la sua maggiore attendibilità, perchè più sensibile e più sicma di fronte alla Pirquet. Con l'intradermoreazione di Mantoux, una quantità minima di tubercolina (1/100 di mmg.), rispetto a quella messa a reagire con la cutireazione, viene completamente asr<orbi1 a, percbè introdotta direttamente nel derma. Taillens riferisce che un suo allievo nel 1926 ba eseguito delle prove comparative con la Mantoux e la Pirquet, riscontrando che le reazioni alla prova di Mantoux erano più numerose in ragione inversa dell'età (maggiore differen:r.a fra 0-6 mesi). Tamens afferma che se la Mantoux fosse da'\o vero più sensibile d<•Ha. Pirqnet, la differenza dovrebbe mantenersi in tutte le età. Questo fattore età, influisce nel determinare le differenze riscont.ntte, per il fatto che nei primi mesi di vit.a la cute è molto sottile ed è difficHe praticare delle buone iniezioni intradermiche. Quindi, secondo Taillens, nei primi mesi di vita., spesso, la rea1.ione positiva non è specifica, ma indice di un traumatismo: a questa reazione banale spesso corrispondeva l'esame clinico negativo d ei bambini presi in esame. Debrè interpreta diversament~ le osservazioni di Taillens: non è la tenera età del paziente, ma la da.t.a recentissima dell'infezione tubercolare che influisce su queste statistiche. Secondo quest'Autore, se è vero che la Ma.ntoux è positiva in tale età con una Pirquet negativa, si è perchè l'intradermoreazione è indice, in qnesti casi, de~'inizio dello stato allergico in un organismo infettato di recente: è molto più frequente infatti l'evenienza di assistere all'inizio dell'infezione tubercolare in un piccoli:>simo lattante, che non in bambini più grandi o in adulti. E <'be la positività della Mantoux sia in questi casj espressione della reazione specifica e non espressione di una reazione traumatica banale, lo dimostra il fatto che 1a Pirquet, dopo qun.l<lhe settimana, diviene a sua. volta positiva. R ecent.emente Comby (1929) si è dichiarato sfa.vorevole alla :M:antoux non solo per gli svantaggi della tecnica, ma perchè può dare reazione eccessiva: riferisce che n~l 1910, in seguito ad una intradermoreazione con escara, ne residuò nn'ulcerazione profonda crateri.forme tappezzata da cenci mortificati. D 'altra parte il Debrè, in uno studio che è una nuova prova in favore della. Mantoux e del suo cara.ttere specifico, afferma che non è giusto diminuire il va.lore di questa. intraderrnoreazione purchè coiTettamente fatta. Lamy ribadisce la fiducia che già Clemens v. Pirquet riponeva nella prova di :Mant~nx con il proprio convincimento personale.
SUL VALORE P.RATICO DELLE PROVE OON LA TUBERCOLINA
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Ad evitare del resto reazioni eccessive con la Mantoux, basterebbe che molti Autori fossero più prudenti e più parchi nelle concentrazioni di tubercolina da. adoperare. Ma se si considera che la Mantoux non è di portata pratica per la tecnica, per il tempo che richiede nelle diluizioni e nelle iniezioni da fare, bisogna concludere con Kroogsgaard e Marfan che detta intradermorea.zione non può essere usata nè come metodo primario, nè come metodo di scelta per esami di una vasto mate.riale umano. 5. - L'intradermoreazione di Trambusti, comunicata nel 1928 all'Accademia Medico-Fisica Fiorentina, accoppia una sensibilità ugua.le alla Mantoux alla semplicità della tecnica e a.lla rapidità del metodo: onde ben a ragione può definirsi la semplificazione della Man toux. Le percentuali, che riporta Trambusti, se considerate nel loro valore assoluto, sono alquanto basse, perchè molti dei suoi pazienti (lattanti) potevano considerarsi immuni ed a.ltri in sta.to di ipo-allergia o in stato di an ergia. Dette percentuali, considerate nel loro va-lore comparativo con la Pirquet, con la Trambusti e con la Mantoux sono molt.o significative: l'Autore ha ottenuto una posi ti vità del 9, 77% con la Pirquet, del 33,28 % con la Trambusti e del 33,12 % con la Ma.ntoux (fig. 1). Nel mentre queste cifre dimostrano il perfetto parallelismo fra la Trambusti e la Mantoux, stabiliscono la superiorità delle due intradermoreazioni di fronte alla Pirqnet. Inglessi, Pavia, Risi, Rossi, Bogdanowicz e Szenajch, N otarangeli, ecc. hanno controllato e messo in rilievo .il valore e la sensibilità della reazione di Trambusti. De Luca ha eseguito recentemente ricerche comparative fra le tre reazioni (Pirquet, Trambusti e Mantoux), su 200 bambini: quest'Autore riferisce aver ottenuto un coefficiente di positività del 22 % con la Pirquet, del 56,50 %con la Trambusti e del 62,50 %con la, Mantoux (fig. l). Nelle ricerche comparative in Eritrea, che esporrò più innanzi, ho ottenuto una positività del 16,50 % con la Pirquet, del 51,98 % con la Tra.mbusti e del 53,13 % con la Mantoux (fig. 1). D diagramma (fig. l} dà un'idea dei valori comparativi fra la Pirquet, la Trambusti e la Mantoux: è a notare che nelle mie percentuali (606 casi) sono compresi bambini (173) e ac(Ìulti (433). Per differenziare se un determinato processo specifico è dovuto al b. tubercolare tipo umano o al b. tubercolare tipo bovino (a.l quale sembra siano da imputarsi le infezioni attenuate: tubercolosi peritonea1e, ghiandolare, ossea, articolare e cutanea), è stat.a proposta la prova alle due tubercoline, umana e bovina. Infatti Dètre (1908) trovò .reazioni diverse a seconda della tubercolina impiegata: in alcuni casi ebbe posit-ive tutt'e due le reazioni, per cui ammise l'esistenza di infezioni mist-e, iniziatesi come infezione d a. ba~illo bo· vino nell'infanzia e aggravate più tardi da una infezione da bacillo umano. Heim, John, Hermann, Gebhardt, Tedeschi e Lorenzi, Valgimigli, Vivaldi, Bernheim, Karrer e Frenzel, Downing e Higgins, So1-r·entino notarono anch'essi la diversità di reazione alle due tubercoline.
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SUL VALORE PRATICO DELLE PROVE CON LA TUJIERCOLINA
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Cattaneo ebbe una prevalenza eli reazione alla tubercolina bovinn, nelle forme di tubercolosi chirurgica e nei bambini dei due primi anni di vita. Klose e Pecco consigliarono di adoperare una miscela a parti uguali . delle due tubercoline. Markcrt, H aiech, Cozzolino, Ooncet.ti, Mensi, Maggiore, Piantò e Salvetti non uota.rono diversità. di reazione. Valagussa. ympa, Ramsej, Stewart e Collins, Gasul trovarono un comportamento incostante con l'uso delle due tubercoline. Benvenuti, in un pregevole lavoro compilato presso la R. Clinica Pediatrica di Pi~;a. riferisce di a •er impiegat() parallelamente la tubercolina umana e boviM su 200 bambini. All'uopo praticava tre lievi scatificazioni sulla faccia anteriore dell'avambraccio, deponendo su quelL'l più vicina alla piega del gomito una goccia di tubercolina umana, su quella più vicina alla mano una ~occia di tubercolina bovina, per modo che le due scarificnziou i erano separn.te dalla scarifìcazione di c·ontrollo. L'Amore riferisre che 94 bambini non reagirono a nessuna delle rlue prove, benchè 29 fossero affetti clinicamente da tubercolosi; òei 106 casi positivi il 47, 16% reagirono a tutt'e due le tubercolinE>, il 3:3 % alla sola tubercolina umana e il 19,18 % soltanto a quella bovina. In seguito a queste ricerche, Benvenuti c:on iglia di adoperare le due tubercoline parallelamente, in particolare quando si tratta di forme t ubercola.ri clùrur~che. La tecni<:a della cutireazione di von Pirquet è semplicissima. Sulla re~!JUC deltoidea o sulla faccia anteriore dell'avambraccio o sul dorso del piede nel lattante, previa ptùizia e disinfe;done, s.i praticano, con un vaccinostilo sterilizzato alla fìamrua, t.re scarificazioni superficiali {~tppena quanto basta all'apparizione d'una sierosit:1, dopo qualche secondo), non sanguinanti. Sulle duP. scarificazioni estreme si fanno cadere da una boccetta conta~ro('CC o vi si portano con ttna bacchettina di ~etro due goccie di tubercolina di Kocl.t: stilla scarificaziooe contrale di controllo si deposita della soluzione fisiologica od anche nulla. Si potranno praticare solo due scarificazioni. nel qual caso la superiore serve di confronto, l'inferiore viene impregnata con tubercolina. Si legge la reazione dopo 24 o 48 ore. Se le scarifìcazioni impregnate di tubercolina sono molli, non contornate da rossore, ma ricoperte da nn a crosticina sottile che cadrà in due o tre giorni, la r eazione è negativa: in questo caso dette scarificazioni presentano lo stesi>o a!!petto clellu scarificazione di cont.rollo. In qualc.he caso si produce, anche nella scarificazione di controllo, una lieVissima reazione traumatica, che dopo 24. ore scompare del tutto. Se la reazione è positiva si vedrà, già dopo 12 ore. una paptùa arrossata, di una sola tinta: la papuln più o meno rilevata, più o meno dura, più o meno edernatosa negli orli, ha il diametro di 5-25 rom., dopo 24 ore è bene sviluppata e raggiunge il massimo dopo 48 ore. Altre volte la papula presenta il centr<l sopraelevato, di aspetto giallastro, coperto di vescichette piene d'un liquido chiaro. Dalla cuti-reazione debolmente positiva formata da una macula di 2-3 mm., di colorito più intenso al centro che alla periferia o da lieve edema, si passa alla reazione più nettamente
(+),
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SUL VALORE PRATICO DJ.:::LLE PROVE CON LA Tt:BF.R<.;OLI~.'\
+ +),
positiva ( formata da una eleva,ziOJle rossa, infiltrata, che va al di là della sede della scarifica.zione, i cui orli presentano reazione infiammatoria, e alla cutireazione fortemente positiva ( precoce, vescicolosa, ad infiltmzione phì netta e spiccata., con macula talora a carta geografica.. Vi sono dei casi in cui si vede comparire una p aptùa soltanto dopo 2-3 giorni e persino dOilO 8 giorni (reazione torpida ). Questa successiva intensificazione di reazione dipende dal fatto che l'introduzione di piccola quantità di tubercolina ha nell'individuo tubercolotico la propriet:\ di stimolare l'organismo alla produzione di anticorpi. L'inomùazione di Pù•quet graduata ( ~eco ndo Ellerman ed Erlandsen) consiste nella inocula.zione cutanea di diluizioni varie di tubercolina da 0,1 % a 50 %; il titolo tubercolinico dell'organismo è dato dal valoJ·e inverso di quella diluizione di tubercolina. colla quale la cutheazione diventa negativa. P er l'intrad ermoreazione di Mantoux, occorre l'apposita siringa da tubercolina di l cc., suddivisa in 20 divisioni, munita di un ago sottile: con detta siringa opportunamente si prepara la soluzione tubcrcoliniea.. Le diluizioni da usarsi variano a seconda. degli Autori e a seconda dei casi: da 1:5000-1:2000 a 1:100 e 1:10. In genere la prima iniezione si pra.tica con soluzione di tubercolina più diluita, se il ristùtato è negativo si passa ad una diluizione più concentrata.. Ad evitare però reazioni eccessive con la Mantonx, è prudente essere cauti nelle concentrazioni di tubercolin~ da adoperare. Previa ptùizia e disinfezione della cute del braccio o dell'avambraccio, tenendo la siringa quasi parallelamente alla superficie della cut~, si infigge l'ago nel derma e s'introducono 0,10 cc. della diluizione di tubercolina. Accade talvolta. che l'ago penetra. molto nel tessuto sottocutaneo, specie nei soggetti a cute molto sottile: in questi casi Agasse-Lafout suggerisce di non ritiJ·are l'ago, m.a di ria.Iza:re leggermente la punta dell'ago st-esso per raggiungere il derma dalla faccia profonda. All'altro braccio, a scopo di controllo, si può inoculare una goccia di acqua, distilla t.a. Quando la reazione è negativa, si osservano talvolta dei fenomeni minimi di vaso-dilatazione limitata, lungo il tragitto dell'ago:· fenomeni che si a.tt-enuano rapidamente e che sono del tutto scomparsi quando la vera reazione positiva (anche la. meno evidente) è a.l suo acme. La reazione positiva si manifesta dopo 5-6 ore in forma. di inftltrazione visibile e palpabile: dopo 24 ore si m anifesta sotto forma di papula arrossata e pruriginosa, talvolta edematosa, dopo 48 ore raggitwge il suo acme e quindi regredisce. Anche per la Mantoux, non è privo di importanza distinguere le reazioni di intensità. debole ( dalle reazioni positive nettamente ( e da quelle intìne assai forti ( )1uch e Deycke hanno suggerito ini·ezioni intr.1cutanee di diluizioni crescenti del loro partigene [cioè antigene parziale: sostanze pr\1tei~he (.A) ottenute dal b. di Koch con dissoluzione iu ac. lattico, estra.zione alcoolica ed eterea, grassi neutri (N) e lipoidi (F)] per determinare con la. prova del pomfo il titolo intracutaneo, che costituirebbe l' imm.untitolo (cioè la. misura dell'immunità). Per la tecnica della sua intradermoreazione, il Trambusti prese l'idea dalla prova che Koplik immaginò e . descrisse nel 1918 per sostituire la
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SUL V ALOBE PRATICO DELLE PROVE CON LA TUBEBCOLIN A
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reazione di Schick. n Koplik eseguiva la sua reazione immergendo un conume ago da siringa nella tossina difterica pura e praticava poi con esso una infìssione dermica. La tecnica . dell' intradermoreazione di Trambusti ~ semplicissima. Occorre un ago da comune siringa del calibro 6/10 mm., H cui lume sia ben disostnùto, e la soluzione di tubercoliina 1/5 in soluzione fisiologica sterile. Quando si debbono praticare prove tubcrcoliniche in massa, è bene diluire la tubercolina, allo stesso titolo, con soluzione fenica al 0,5%; in tal caso la miscela si conserva per due settimane. Si tiene immerso l'ago, prcviamcnte sterilizzato alla fiamma, nella soluzione di tuber<'.olina per circa un minuto. in modo da dare t.u tto il tempo aUa soluzione di salire per capillarità nel lume stesso. Trambusti raccomanda aU'uopo di comprimere col polpastrello di un dito sul padiglione dell'ago, prima di immergerlo nella soluzione, e di distaccare il polpastrello aUo scopo di esercitare un'aspira.zione che agevola la salita del liquido, dopo aver immerso l'ago nella soluzione. Prima dell'inftssione intradermica è buona regola assicurarsi che la miscela tubercolina è contenuta nel lume dell'ago comprimendo col polpastrello sul padiglione: si vedrà nna piccola goccia affiorare dalla punta dell'ago. Si infigge quindi l 'ago per 5 rom. circa nel derma dell'avambraccio: praticata l'infissione intradermica, ritirare di 1-2 mm. l'ago e comprimere sul padiglion~ col polpastrello per aiutare la miscela a definire dal lume stesso, e dopo ritira1·e completamente l'ago. Nelle prima prove Trambusti impiegò la diluizione 1:9 di t ubercoliùa, ma poi ha preferito la diluizione 1:5. Con questa concentrazione maggiore la reazione diventa di più farHe lettura, ma non varia la perct'ntuale di positività. Trambusti riferisce aver eseguito numerose prove di controllo con acqua distillata, soluzione fenica. al 0,5%, diluizioni di brodo di coltura, ecc. sempre con ristùtato negativo. Il Trambusti considera negativa (-) la sua prova intradermica se dopò 2<1 ore non dà alcun segno di reazione: la con~idera debolmente positiva ( +) se dopo 24 ore si manifesta arrossltmenw ed infì.ltra:r.ione in un 'area cutanea <'.he si nggirA intorno Ai 3 mm. di diametro; nettamente positiYa ( +) se detta area va da 3 a 7 mm. di diametro ; fortemente positiva ( +) se il diametro si avvicina ai 10 rom. o li supera. Trambusti misura i diametri eon le punte di un calibratore munito di nonio.
+
++
Nell'in.terpretazione dei risultati, la valutazione di una prova tubercolinica non va però disgiunta dall'esatta valutazione dei reperti di semejologia fisica, messi in rilievo cosi origiu91Jnente da Baccelli, Boeri, Franco, Grancher, K oranyi, Kuthy, LandoJfi, "Leou<:>~ Murri, Pottenger, eCé. e dei dati che tutti i mezzi diagnostici ci possono fornire (condizioni t!OCiali, precedenti farniliMi e personali, esame radiologico, esami sieTologici, effetti terapeutici, ecc.). Una reazione tubercolinica negativa per un:1 volta, quando non coesistono quei processi dianzi menzionati che determinano una iposensibilità. 0 insensibilità con tubercolina in Atto, sta a significare che gli anticorpi mancano del tutto o sono pochi.
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SUI, VALORE PRATICO DELLE PROVE OON LA TUBi-,'ROOLrNA
Ottima pratica è quella. di riesaminare un caso negativo con la ripetizione della prova tubercolinica. sia cutanea, sia intradermica, sia ipodermica, perchè l'organismo pot~va trovarsi in periodo pre-allergi(' O. J,a rea.zione negativa. due volte dà affidamento quasi assoluto. Una reazione tubercolinica positiva prova che l'organismo sa prodUI're anticorpi (ergine) specifici ed è in stato allergico, perchè precedentemente ha subìto l'infezione t ubercolare ed 1•è perciò ~icuramente portat-ore di un focolaio t.11bercoln:re " (Calmette). Non è del pari esatto il dire che la reazione tubercolinica positìvà prova che l'orl,!anismo è affetto da malattia tubercolare, in quanto rhe l'infezione tubercola1·e può essere limitata a un piccolo focolaio primitivo o a qualche ghiandola linfatica. Nei primi anni dell'infezione, <'ome nella riacutizzaz~o ne del processo, come in seguito ad 1.ma reinfezione la quantità di antit:orpi dell'organismo è più abbondante. Perciò una rt>..a?.ione fortemente positiva, alla prima prova, significa che qualche fatto nnovo è avvenuto nel foeolaio tnbercolhre; ma non afl'erma che il processo è in via di progrcss$iione, perchè con le stesse probabilWì. può essere di nuovo in via di regressione (C. Pirqnet). Se insieme ad una rea.zione tubercolirùca positiva, riscontriamo dei sintomi generali sospetti (dimagramento, eongiunto con pallore, con debolezza, fisica ed intellettuale; anemia, spec·ialmente quando il valore emoglobinico globulare rimane inalterato e quando l'anemia. si associa a dimagramento spiccato; ecc.) o sintomi sospetti di focolaio, si può parlare con grande probabilità di tubercolosi. Le proba,bilità sono tanto maggiori quanto più piccolo è il pazient.e, in quanto che nei bambini piil raramente si verifica una infezione tubercolare latente. Le reazioni d-ebolmente positive significano elle l'organismo non produce anticorpi in grande quantità. Queste reazioni t{)rpide si banno nei processi guariti, nei processi antichi e progressivi, ed anche in organismi adulti affetti da tubercolosi polmonare. Si è pensato di assegnare un significato clinico al grado di reazione cuta.nea alla tubercolina. Secondo Ellermann ed Erlandsen~ il titolo tnbercolinico sarebbe O nei soggetti immuni da tubercolosi, resterebbe sotto a 100 (diluizione 1:100) nei focolai specifici inattivi, salirebbe a 200-300-400 (diluizioni 1:200-1:300 1:400) quando esist~ una m!tlattia tubercolare in atto. La diversa sen8ibilit.à della cute alla tubercolina, l'tnesattez?.a della tecnica, che non permette di stabilire la ouantitr• di tubercolina effettivamente assorbita, rendono malsicure le conclusioni di Ellerman ed Erlandsen, a proposito dell'inoctùazione di Pirquet graduata: tuttavia un tit{)lO tubercolinico basso parla in genera.le contro una particolare attività di un processo tubercolare in atto ed inoltre la Pirquet graduata dà una certa. idea della dose di t ubercolina che si deve utilizzare J)er la prima. iniezione ipodermica. Quanto maggiore è la diluizione della solu?.ione tubercolinica, che provoca la reazione cutanea, tanto più piccola. deve essere la dose iniziale per l'iniezione sottocutanea (Klemperer). Del pari, la, provll intra~uta nea. di Much e Deycke è poco sicura per la determina?.ione qua,ntitativa. della sensibilità al partigene e alla tubercolina, perchè sott.ostà alle qua.lità individuali della pelle. D 'altr:1 parte l'ipotesi di Much e Deyc.ke, che l'immunità dell'organismo è tanto maggiore
SUL VALORE Pli.ATlOO DELt.E PROVE OON LA TUBEROOLINA
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quanto maggiori sono le diluizioni alle quali la prova. intracutanea dà. risultato positivo, non ha, base in precise constatazioni sperimentali (Klemperer). Secondo Calmette, le reazioni sono tanto più intense e precoci per quanto i soggetti sono più recentemente o meno gravemente colpiti, mentre si mostrano deboli e torpide nei veri ammalati. Secondo Wieland, una cutireazione molto violenta, con comparsa di vescioole, è indice che, con l'infezione tubercolare, coesiste una diatesi essudativa, una scrofolosi. Signorelli afferma che una cutireazione forte, paptùo-vescicolosa, depone per una simbiosi luetico-tnbercola.re. Mancini afferma che o: la diagnosi per mezzo della rea.zione cutanea ed endocutanea, non è cosi semplice come da taluni si crede, nè è inutile come alcuni, tl'oppo assolutisti, vorrebbero; essa è difficile e richiede grande esercizio e non comnne esperienza delle reazioni biologiche del tubercoloso di fronte agli antigeni specifici 'Il. E perciò Man.cini stabilisce le sue quattro modalità tipo: 1 . - Reperto semejologico del torace sospetto, ma allergia forte: si ponga diagnosi di tubercolosi polmonare; 2. - Reperto semejologiM del t.orace Rospet,t~•, ma allergia media : si farà. intervenire il criterio anamnestico, si ripeterà. la cutire-azione, even-
tualmente si provocherà la reazione a focola.io o la reazione generale ; 3. - R eperto semejologico del torace negativo, ma allergia forte e fortissima : in un periodo di tempo non troppo lungo si chiarirà. la diagnosi. 4. - Reperto semejologico del torace negativo, ma allergia media: occorl'e un'osservazione più lunga e il responso di altre ricerche specifiche, per chiarire la diagnqsi. Il fatror.:: età ha grande importanza nell'interpretazione diagnostica delle tubercolino-reazioni. a) 1a IN FANZIA. - Con ricerche di cutireazioni alla tubercolina, v. Pirquet ottenne il 16 % di reazioni positive dai 6-12 mesi; Kossel da 0-3 mesi ottenne 1'1,7 % <la 4-6 mesi il 4,9 %, da 7-12 mesi il 20% (media 6 %l; SclùoRsmann da 0-3 mesi il 2,2 %, da 4-6 mesi 1'8.4 %, da 7-12
mesi il 16,6 % (media 6,8 %)· Letulle e Grysez da O a 12 mesi ottennero il 5 %; in bambini di st.ess.a età, Hamburger riscontrò il 4,5 %, mentre Ganghofner 1'8,50 % e Spolverini il 7 %.
Mantoux e Lemaire, col metodo deU'intradermoreazione, ottennero da 1-2 anni il 16 % di reazioni positive. Di Cristina ha segnalato il17 ,5 % di cutireazioni positive nei lattanti da 0-6 mesi, il 30 % nei lattanti da 6-12 mesi, il 28 % da 1-2 anni. Cozzolino (1913), colla cuti e in parw colla percutireazione, ha liscontrato 1'8,69 % da 0-12 mesi, il 12,99 % da 1-2 anni. Più recentemente Fischi (1922) ha segnalato nei lattanti il H % di reazioni positive. Ancora inferiore è, secondo altri Autori, la proporzione delle prove tubercoliniche posit.i ve nei lattanti che vivono in ambiente sano. Nei
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SUL VALORE PRATICO DELLE PROVE CON LA TUB~OOLINA
bambini, che vivono in ambiente contaminato, la proporzione è fortissima : Polla,t, Parisot e Salem hanno trovato soltanto 9 cutireazioni negative su 200 tutte positive a Nancy. Ad eccezione di quest.i casi, si può ritenere che una prova tubercolinica è un fatto piuttosto raro prima dei 10 mesi di età. Nel lattante la reazione t.ubercolinica ha un enorme valore per la diagnosi clinica; essa può servire a cono~cere approssimativamente la data dell'infezione, come la causa della contaminazione. Una sola reazione negativa non permette di escludere l' infezione tubercolare, perchè il soggetto può trovarsi in periodo anti-alleq:rico. b) 2• e 3• INFANZIA. D valore della prova tubercolinica positiva diminuisce a m.isum che il bambino cresce negli anni. Nei bambini dagli 11 ai 14 anni la cutireazione è positiva nel 55 % dei nasi (von Pirquet). Hamburger e Monti in 509 bambini, che non presentavano segui clinici di tubercolosi, trova.rono le seguenti cifre : da.
• • • • •
2- 3 anni 3- 4 li 4- 5 » 6- 7 • 8- 9 • 10-U » 11-12
il 20 % li 32% 52% • 61 % li 7l % • 93 % 95%
•
• Cifre di poco inferiori o di poco eguali segnalarono Bauer, Eogel, D
Nothmann, J eanneret, Mioche, ecc. Mantoux e Lemaire, col metodo della prova intra.dermica, ottennero: da. 2- 4 anni il 51 % • •
4- 7 7-14
• •
51 % 82 %
il
47,5%
• •
Di Cristina, con la. cutireazione, ottenne: da. 2- 4 anni
• ))
•
4- 6
6- 8 8-13
• "»
72 % • 83%
• . 83 <J.: B
•
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Cozzolino segna.la.va nel 1913 a Cagliari questi dati, ottenuti colla cuti-e colla percutirea1.ione : da. 2- 3 anni •
3- 4 D 4- 5 • 7- 8 » 9-10 • 11-12
» »
il D
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• •
•
»
Il
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17,07 %
42%
48,84 % 69,56% 71 ,43% 83,33%
Cifre concordanti hallllo segnalato C{)mba a Bologna e Firenze, Caronia e Mercurio a. Napoli. Veeder e Johust{)n, a Saint-Louis (St.ati Unit.i), hanuo ripCirtato H 48 % <li reazioni positive dai 12-14 anni ecl Hoffa il 47,5 % ~ino ai H anni. 1\Iarfau ha trovtl to, in Francia, casi positivi nella proporzione del 63.7 %a. lO anni, clcH'81,9 % a. 15 anui.
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SUL V ALO:&E P:&ATIOO DELLE PROVE OON LA TUBERCOLINA
17
Fishberg, a New York, ha trovato il 52,72 % di reazioni cutanee positive, in bambini sani clinicamente e appartenenti a genitori non tubercolosi. Occorre però oaserval'e che la maggior parte di queste cifre sono ottenute in cliniche l1ediatriche, n·equentate dai bambini poveri della città. Schlossmann ha trovato cifre di gran lunga inferiori in bambini di genitori benest..'l.nti. Tra i ponri infatti vi sono molti adulti che dissetninano bacilli nell'a.mbiente. Vieille (1928), a Tananarive (Madagascar), ba trovato positiva la Pirquet nel 20,8 % dei bambini da l a 5 anni. Girard (1918), a Mantasoa (distante km. 50 da Tananarive), ha segnalato il 42,4 % di Pirquettizzazioni positive nei giovani da 13 a 17 anni. Nel Congo Belga, Schwetz e Baumnnu (1929), hanno riscontrato le seguenti percentuali, praticando la cutireazione presso cinque scuole a Stanleyville : da
il 10,o % dal 14,8 al 36,3 % dal 24,4 Yo a l 46,6 % dal 33,3 % al 60,6 %
3- 5 atmi » • •
6f
» 5-10 » 10-15 » 15-20
Ukil (1929-1930), a Calcutta, ha trovato le seguenti percentuali di reazioni positive: al disotto di 5 anni da 6-10 anni »
11-15
~
l' 11,4 % il 30,1 % " 33,3 %
Girard, Robic e Raboerson (1928-1929), nel Madagascar, riportano le '3eguenti percentuali : a Tan.anarive a M.iarinarivo a Mahabibo a Fara,f an.gana a id. id. a id. a a Tama.tave id. a
dai 13 ai • 7 »» » 5 l • • 116 » •» 16 • • •» 115 » • )J
15 anni 42 % 14 » 39 o/c lO » 52% 5 • 14 % lO • 40 % 15 61 % 20 » 68% 10 • 27 % 20 » 47%
•
All'Asmara (Eritrea), ho trovato la percentuale del 32,36 % tra i bambini da O a. H: anni.
Durante la seconda e terza infanzia è difficile dare una legge generale sul valore di una prova tubercolinica positiva. Pur testimoniando l'iniezione tubercolare, non basterà da sola per porre diagnosi di malattia tubercolare in evoluzione: insieme ad altri dati (le condizioni sociali, i precedenti familiari e personali, i rilievi semejologici, ecc.), la reazione positiva sarà di aiuto prezioso per orientare il clinico verso la diagnosi di una tubercolosi evolutiva. Nei fancilùli, di apparente buona salute, nei quali l'esame clinico ripetutamente risulta negativo, è da prendersi in grande considerazione una 2 -
Giv-rnale di medicina mHitare.
18
SUL VALORE PRATICO DELLE PROVE C0:-1' LA TUBERCOLI:-iA
reazione positiva. In que::;ti casi, improv•isamente può in15orgere uu pro cesso tubercolare, a ra1•ido esito letale. per una forma di tnuerc·olo:;i miliare o meningitira: sped;l!rueute nella ric·orrenza di una malattia infettiv<l· (morbillo. se aria ttina . in ti nenza e pertosse) ( \\'iela n d e C'asell;l ). L a reazione ne~<ltiva, in a,;senza dPlle sue,;poste tan>;e. di anergia o ipo-aUergia, conserva tutto il ~uo v;liore, e permette ù'climiuare !"ipotesi d 'una tuberculoRi atth·a, oltrechl' dt•ll'infcziune tubrrcolare (,;ojJratuttu se la. prova è ripetuta in serie, ogni 15 giorni ). Kci bambini grandetti, come negli adulti, à<'(':tde frequentemente che non reagis<:ouo la prima volta, ma alla ripetizione della pr·ova dopo 8 giorni presentano reazione positint • reazione !ie~·on c h1ria "· Qul'sti indh·i·dui, già da principio~ non sono insensibili rlel tutto alla tubcreolina.. ma sultanto iposensibili. Infatti se subito dopo la reazione nrH1nea negativa, si prat.ica la. prova intradcrmiea o sottocutanea con dosi r('latinunento forti di tubercolina, essi dimostrano cap:r(·ità di reagire lo1·alnwnte (llamln:rrger). c) ADt;LTI. Data la grande diffusione dPlrinfezione tuoercolare (la rut.ircazione è posith-a nel 90-98 % dE'gli arlulti esaminati in Europa; nel :i\Iadagascar nel 42-74,2 % secondo Gil'urd. Robic e R<lhoerson; a Calcutta nE'l 5~,7 -69,6 %, secondo l;kìl; ali '.Asma l'<\ le reazioni tu horcoliniche sono risultate po itive nel ti3,91 % degli !Hlulti esaminati, secondo ::\[armo), è impo~sibile trovare nelle prove tubereolinil'he po;;ifi,·e un ar·gomonto qualunque in favore dE'lla diagnosi di una tubercolosi in attività. Se la proYa è negativa , bisognerà indagare bene se nel soggetto in esame esiste qualcuna delle rau!<c d'anergia tubeJ·eolini<-a. Solo ec<•e;r,ioual· mente si potrà ammettere l'as~euza dell"iniezione tubercolare per quei soggetti (adulti) che, nella loro origine etnica, hanno potuto f'S:>cre sottratt i alla contaminazione. Sergent giustamente fa ot:servare che dìnam:i ad una sindrome grave polmonare. di cui è in discussione l'etiologia, UlHl reazione tub<>rcolinica negativa depone per la natura tubercolare della sindrome stes~a, mentre una prova. tubercolinica molto po~:;itiva permette in una certa misura. di escluderne la natura tubercohue. Pisani, Fobolgye e Frehn hanno introdotto la .;1tlirra;:-ione 'I'Cgionalc, per individuare il focolaio tubercolare: sembra infatti che la cute abbia una maggiore sensibilità rea.ttiva in prossirnit.à della lesione. Civ<Jlleri e Ceroni hanno studiato, negli individui affetti da tubercolosi pleuro-polmonare, il comportamento della cuti-ed intradermorenzione contemporanea bilaterale in relazione alla sede prevalente ed esclusiva delle lesioni specifiche: hanno constatato che la cutireazione più che l'intradermoreazione presenta grande prevalenza della reazione dal lato della maggior lesione. Dopo vaccinazione per os., con vacr-ùno B. C. G., nei primi giorni di vita, la cutireazione resta negativa nella maggior parte dei bambini vaccinati, diviene positiva prima. della fine del II anno solo in un quarto dt>i bambini vaccinati che vivono in ambiente immune (Weill-Hallé e Turpin). Nei bambini vaccinati, che vivono in ambiente contaminato da. bacilliferi, si ha solo ill5-20 % di reazioni positive all'età di sei mesi; tale positività sale al 50 % ~;;olo dopo 18 mesi, per raggiungere il 60 % appena ai due anni. . Dopo "accinazione, la cutireazione negativa non permette di giudi-
•
'l
l l
l
SUL VALOBE Plt.\XlCO Dfi:LLE PRO~ OON LA TUDER.OOL1NA
19
care dell'efficacia delle ~accinazioni o di concludere formalmente dell'infezione tubercolare (Calmette).
Riasstmte?u1o: Una reazione tuberC'oliuica negativa ha un certo valore in quanto che permette di considerare come ]>robabile l'assenza della malattia tubercolare o dell'infezione tubercolare; nei bambini piccoli parla <'Ontro la tubercolosi in genere, negli adulti parla c.on probabilità contro un processo attivo. Una reazione positiva significa sempre tubercolosi conclamata o latente. Il valore pratico di una reazione positiva varia a seconda dell'età, nel C<\SO di adulti è di utilità. più limitata, in quanto che è positiva non solo nel caso di tubercolosi in e•oluzione, ma anche nel caso di tubercolosi latente. Quindi negli adulti non ha nessun valore clinico, perchè non permette di diagnosticare una malattia tul:crcolru:e in atto; ha però un valore assoluto nel significare una già avvenuta oppure presente infezione tubercolare. Quando la reazione è intcensamente positiva (la prima e l'unica), oppure qmmdo v:iene eseguita la cutireazione in serie ed offre la tipi<:."! scala discendente di reattività, questi reperti significano buona. rea.ttività bioOl'ganica individuale c permettono di pronunciare una prognosi favorevole specialmente quando si aggiungono a questo reperto altri dati fa"\"'orevoli dal punto di vista clinico-biologico (Yassileff). Il.
Trovandomi in Erih·ea, ho creduto non privo di utilità. praticare ricerche comparati~e fra la cutil'eazione del v. Pil'quet, l'intradermoreazione del Mantoux e l'intradermoreazione del Trambusti. In un periodo di tempo che va dall'aprile 1930 all'aprile 1931, ho potuto estendete le mie ricerche ad un materiale umano molto vasto (606 indigeni) e molto vario [bambini e adulti, uomini e donne, indigeni di varie religioni (copti, musulmani, cattolici, protestanti), indi,idui in gran parte sani clinicamente o anche affetti da diverse forme morbose]. Dette prove tubeJ·coliniche sono state eseguite: I. - Tra gli Ascal'i del 3o Battaglione, residenti all'Amba Galliano (33 individui eRaminati); II. - Tra i familiari degli Ascari del 3o Battaglione (79 individui esaminati); ill. - Tra gli Ascari del 2° Battaglione, proveniente da Saganeiti, ove era di stanza, e diretto in Cii·enaica. (1 76 individui}; IV. - Tra. i degenti dell'Ospedale Coloniale Regina Elena (118 individui esamina ti)j V. - Tra i familiari degli Ascari del Genio JLilitare (117 individui esaminati); VI. - Tra gli Ascari del Genio Militare (83 individui esaminati).
20
SUJ, VALOR E PRATICO DELLE PROVE CO:. LA TUDERCOLINA
Omett-o, per esigenz.e tipografiche, le rispettive tabelle I, II, IH IV, V, VI, nelle quali di ciascun soggetto viene riportato il nome e co~no mA con lA f!eneralità., la compagnia a c:ni app:.1r1iene, l 'età, il luogo di nascita, la reUgione, la diagnosi, il numero dc~li anni che è st.ato in Libia o in Somalia. Anche per i familiari degli Ascari (donne e bambini) bo tenuto conto, nelle tabelle, che si omettono, se il marito e rispettivamente il padre è stato o meno in Libia o in Somalia. È importante rilevare che gli .A~cari convivono negli accampamenti con le loro famigUe. Nelle tabelle B, O, D, E. F, G, nella colonna u Tabella >> i l numero romano si riferisce alle stesse tabelle I , II, III, IV, V, VI, omesse. .Anche nel diagramma, di cui alla figu ra 4, i numeri romani si riferiscono alle stesse tabelle non pubblicate. Per le mie ricerche mi sono servito csclusiqlmEmte d i tnhercolina. umana dell'Istituto Sieroterapico Milanese. Nell'e8ecuzione della cutireazione del v . Pirquet e dell'intradermoreazione del Mantoux bo seguito la tecnica precedentemente a.ccennata. P er la prova del Pirquet mi sono servito dell'apposito scarificatore originale di v. Pirquet, che produce una superficie abrasa sempre uguale e per conseguenza una superficie agente sempre uguale. Nell'esecuzione dell'intradermoreazione del Trambust i, llo seguito la tecnica dianzi descritta e che ho appresa direttamente dall'Autore nella Clinica. Pedia.trica di Firenze, ove ho frequentato il 2° anno del corso di specializzazione in pediatria. Ho avuto l'avvertenza di tenere l'ago quasi parallelamente alla pelle, per non infiggere la punta nel sottocutaneo, e di fa.r traspa.rire l'ago al disotto dell'epidermide. H o praticato le prove tubercolinicbe al braccio o all'avambraccio, ma non su parti scoperte di quest-e regioui; facevo anche "igilare i ba.mbini da graduati indigeni fidati, affinchè non tenessero scopert.e al sole le parti inoc.ulate con tubercolina. La tabella B dà un'idea comparativa dei risultati, ottenuti con le tre prove t ubercoliniche. Con la Pirquet si è ottenuto un coefficiente di positività del 16,50 %, con la Trambust i un coefficiente di posit.ività del 51,98 %, con la .Mantoux del 53,13 %· Dall'esame di queste cib·e, come dall'esame qualitativo delle reazioni, risalta subito quant-o segue : 1. - L 'inferiorità della P irquet rispetto alle due iutradermoreazioni; 2. - n p arallelismo delle due reazioni intradermiche; 3. - Mentre la Trambusti e la. blantoux hanno dato reazioni evidentemente ( + + ) o forteme.nte positive, la Pirquet, quando ha. risposto, ha dato reazioni debolmente ( +) p-ositive; 4. - Qualche rara volta ha. risposto solo la Trambusti, qualche a ltra volta solo la Mantoux: mai la Pirquet ha risposto da sola. Tenendo conto di quest'ultima evenienza, sopra un materiale umano composto di 606 individui ho ottenuto il 54,96 % di tubercolino-reazioni positive.
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Tubercollno reazioni
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Ill Ascuri 2o B attaglione 176 150 21 IV Ospedale «Regina E. lena» ... ......... . 118 98 19
ttJ
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15 45,45 19
3
5
6
14 42,42
15
45,45
g lie ascari) . . ...... ll7 103
2,56 59 15
3
2
20 15, 31 56 13
6
4
23 29, 11
25
31,63
o
5-
26 14,77 78 53 30
16
99 56,25 77 45 36
18
99 56,25
104
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o
~
o
z
1:4
9
-
~
2
l-
20 16,94 41 33 33
11
77 65,25 38 17 34
29
80
5 -
14 11, 9o 81 17 14
5
36 30,76 79 15 12
ll
38 32, 47
34 40,96 15 22 33
13
68 81,92 15 16 33
VI Genio Militare(Asca.ri) 83 49 21 11 TOTALI ...
tj
l -
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-
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r.a
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-
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2
--
- - -- -- - - -
2 100 16,50 292 145 119
-
-
51 315 51,98 284 lll 124
39
33,33
19 68 81,92 fiS 81,92 -- --- --
--
87 322 53, 13
333
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~ ~
~
Ilo
54,96 Il:> ....
22
SUL VALORE PRATrCO DELLE PROVE CON LA TtrB E RCO LJNA
N ella tabella. O, sono riassunti i risulta ti tenendo conto ù e ll"<!1 à: nei bambini da O a H anni ho trovato il 3:2,36 % di reazioni pol!itive, negli ad ulti invece il 63,97 %. TABELLA C.
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Amba. Ga.llmno (Ascari 3° Battaglione) . . .. .
33
-
-
-
33
15
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Amba. Galliano (Famiglie ascari 3° Battaglione) •••••••
79
77
24
31,16
2
l
50-
I II
Ascari 2° Battaglione ..
176
-
-
-
176
104
59,09
IV
Ospedale <~ Regina. E lena 11
118
7
4
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78
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Genio Militare (Fa.miglie a.sc ari) . . . . . . . . .
117
89
28
31, 46
28
11
39, 29
Genio Militare (Ascari)
83
--
-
83
68
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173
32,36 433
II
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ToTALI ...
606
56
- 277
63,97
Nei ba mbini, con la Pirquet., ho ottenuto la positività del 7,51 % (13 casi positivi), del26,53 % (!9 casi positivi) con la Trambusti e del :34,52 % (53 easi positivi) con la Mantoux; negli adulti con la. pirquet tizzazione ho ottenuto la. p ositività del 20,09 % (87 casi posithi), con l'endodermoreazione di Trambusti la positività del H0,96 % (264 ca::;i positivi) e del 61,89 % (268 casi positivi) con l'intradermoreazione di Mautoux. n diagramma (fig. 2) rappresenta graficamen te queste percentuali comparative. Dalla tabella D , si rileva che il sesso mas<'hile ha dato reazioni pvsitive nel 57,87 %; il sesso femminile nel 44185 %·
23
SUL VALORE PILI.TICO DELLE PROVE CON LA TUDF.RCOLI!'ò'A
TABELLA
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118
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TOTALI •.•
Hl
44,85
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Sella tabella E , bo potuto stabilire cht> su un totale di 606 indigeni t>saminati, 313 erano Ascari (tra i quali il coefficiente di posi t iYità è stato del 64,85 °'o), 221 erano loro familiari (tra questi il coeflkiente di positi";tà è stato del 38,46 %), 72 erano civili con un coefficiente di positività. del 62,50 %>TABELLA
Tabella
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176
176
104
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-
-
118
21
16
76,19
25
21
H4-
72
45
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117
-
-
-
117
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83
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-
-
-
-
-
83
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313
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33
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79
-
-
-- - - - - - -- - - - - - -
-
24
SUL VALORE PRATICO DELLE PROVE CON LA TU13ERCOLI1\A
La tabella F fa rilevare che tra i cofti la positività è stata del 53,21 %t tra ·i mustùmani del 59,55 %. TABELLA
Tot.ale indh· Jdul
Tabella
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13
13
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III
176
101
59
58,41
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118
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16
14
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TOTALI ...
606
461)
248
53,2 1
8
8
- -
--
136
81
59,55
Degli Ascari esaminati (v. Tabella G), alcuni sono rimasti sempre in Eritrea, altri sono stati in Libia o in Somalia, altri sono stati in Libia e in Somalia. Analogamente possono essere 8uddivisi i loro familiari: nella t.abella F , l'indicazione delle colonne cc Libia 1>, cc Libia e Somalia ))' cc Somalia 11 si riferisce quindi ai loro parenti, che per ragioni di servizio militare sono stati in l-ibia, in Libia e Somalia o soltanto in Somalia. Gli Aseari esaminati sono stati 313, di quest.i 158 (il 50,44 %) sono stati in Libia o in Libia e Somalia o soltanto in Somalia, 155 (il 49,52 %) invece sono rimasti sempre in Eritrea: tra, i primi ho avuto 100 reazioni tubercoliniche positive (63,29 %), tra i secondi 103 reazioni positive (66,45 %). I familiari di AscaTi (donne e bambini) esaminati sono stat.i 221: di questi 112 (il 50,67 %) hanno un parente ehe è stato in Libia o in Somalia per ragioni di servizio militare, 109 (il 49,32 %) invece non hanno infamiglia nessun parente che è stato in Libia o in Somalia; tra i primi familiari ho avuto 57 reazioni tuberc.olinicbe posit,ive (50,89 %), tra i secondi 28 reazioni positive (25,23 %). La. tabella I tiene conto del luogo di naseita di tutti gl'individui esaminati.
TABELLA -~
ASCARI
-
0.
-
CIVILI
FAMLOLIARI Dl ASCARI
Individui esaminati
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o ~ o 176 104 176 104 52 32 54 38 16 5 11~ 75 - - - - - - - - - - o z 25 21 22 18 3 3 - 1L8 82 21 16 6 5 2 l - 8 ti 25 21 72 45 ~ 117 39 - - - - - - - - 117 39 46 18 - - 2 - 48 18 - - - ~ ~o 83 68 83 68 12 10 - - - 12 10 - - - - - - - - - - - - ...z - - -- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - ->
79
25
-
-
-
-
79
25 11
5 27 13
l-
39
18
-
-
-
t"'
606 333 313 203 88 50 63 45 17
5 158
100 221
85 79 41 30 16
3
-
112
57
72
45 -
~
26
SUL VALORE PitATlOO D E L LE PitOVE (;0=' LA T li B E RCOLI='A
T ABELt._<\ l.
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Rec:JOJ<E 01 N •SCI TA
T v P. i,: I<CO LINO- H t: .\ZI 0 :< l
nalirl o<amfnntl
a) ERITREA. 222
128
!l4
42, 34%
Acchelé Guza.i ...... . ..... . ....... .
173
72
10 1
58.38%
Sera.è ............ . ....... . ........ .
111
41
70
(j3,06%
8
4
4
50 - %
39
14
Commissariato dello Hamasièn ........ . Comnu:ssa,.iato del Confine meridionale:
CommiBBaria~o del
Bassopiano orieutale :
Regione di Massa.ua. . . ............. . Commi~sariato di
Ch eren :
(Habab, Tribù Maria., Tribù Mensa, Tribù Bet Ta.rchè, ecc. . ... ... . .. .
64, IO%
Commi.,8ariato tlel B assopinno occidentale:
l l
(Regione di Barentù, Regione di Tessenei) .......... . ................ .
19
5
14
l 78,94%
o
6
2
4
66,66%
Tigrai. ... . .. . . . .. . .. . ......... . ... . .
9
2
7
77,77%
Goggiam ... ...... .... .. ..... . . . .... .
14
4
lO
71 , 43%
b) ETIOPI A.
Jeggiù.
o
o
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o
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o
Uollo-Ga.lla. .. . .. . .. . . . . . ............ .
l
l
l
Adua ................. . .. . ..... . ... .
2
Addis Ab('ba. ....................... .
1
l
c) JEl\IEN
l
l
TOTALI. o o
606
l
273
333
54,96%
1
27
SUL VALOR E l'RATIC(I D E LLt: l'ROVF. CON L A TTJ BERC,lLl~ A
Il Sei-aè (distretti T zellimà, Liban, Decchi Tesfà , Mai T zada, Adi Ugri e distretti viciniori) ha presentato la p ercen t uale del 63,06 per cento di reazioni positive t ra. i suoi nativi (fig. 3 ). L 'Ace belè Guzai (distret • ti Uoddacchelè Taatai, Uoddacchelè !JaaJai, Adi Cajeh c distretti viciniori, Merettà, Scimezan a, E gghelà, Loggò Sardà, Teroà, Assaorta, I dda) ha presentat.o la. pereentuale del 58,38 o/o. L 'Hamasièn ha dato la percent ua.le del 42,34 %.
%
Bamb in i
Aàu. l t 1
lo
60
55 So
•• • Le mie poche statistiche Cl 0 non hanno affatto la pretesa d i risolvere il problema della tubercolosi in E ritrea, dal punt.o di vista immunitario. )( ..... Occorrono · a ltri contributi, VI :s o ;j prima di stabilire una sta.o tistica. veramente completa; ç: ç (J$ occorrono ricerche sistemat.i~ ~ :l: che presso gli Ascari, che Epar tono dall'Eri trea per la Libia o che daUa Libia ritor~o nano in Erit rea, occon-ono ricerche fra i bambini indi)( geni delle scuole di Asmara, ...., ~ ;:$ "' ~ o .1\las~'<a ua~ Adi Ugri, Ohereu, Q) .Q ..... ';:$ E. occorrono numerose ricerche s:. o" co '10 1(Il comparative fra .i nativi (a· $~ .!: dulti, ma specie ba mbini ) f-t p.. ~ J (>ll'H amasièn , del Seraè, delt) 5 l'.Acchelè Guzai, della regione <T' ' di Massaua, come fra. i nativi "' iL della Danca,lia settent rionale Fig.2, e meridionale, delle regioni di Agordat, di Barentù, di T essenei (Beni Amer, Baria , Cuna ma) e di C'hereu (tribtì Bet Asghede, tribù Maria, trihù Mensa, t.ribù ·B et Tarchè, eec.). Ma se non alt ro le mie ricerche comparative fra le tre reazioni tubercolinicbe consentono di t rarre qualche conclusione. P er lo studio della t u -
·...
·-...
.
....
28
SUL VALORE PRATICO DELLE PROVE CON LA TU11EBCOLINA
bercolosi in questa nostra Colonia, dal punto di vista immunitario, si è incominciata a praticare la cutireazione del v. Pirquet (1) . .È vero chu la cutireazione è alla portata di qualsiasi medico pratico, perchè più semplice, ma poichè la, PirQuet. è una prova malaicura, anzi infida, come appare dalle mie percentuali (fig. 4), a me sembrn che, per lo
O.l t. &.A
t' OLO~IA
EIUTREA
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Fig 3.
studio dello stato allergico dt>,gli Eritrei, si debba dare la preferenza ad una delle intradermoreazioni, che presentano indiscussa superiorità di front~ nUa Pirq uet. Con i dati della Tabella B, ho costruito l'annesso diagramma (fig. 4). (l) A proposito della plrquett lT.za.zlone eseguita In Eritrea, mi permetto rare un rlllevo. Per quello che consta a me, gli altri studiosi, che hanno praticato la Pirquet lo questa Colonia precedentemente e oontempore.nerunente alle mie rioei"Cbe non banno adoperato lo scarlticatore di v. Plrquet: detto sca.rlflcatotoe è senza. dubbio Indispensabile per produrre una super!lcie abrsase. sempre uguale e per conseguenza una. superficie agente sempre ugua.le.
Pirquet
Trall'llm.stt
Mantol.lX
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30
:iL'L V.H.ORE l'1HTJCO o~:LLE PRO \"E COX LA Tn:JERCO LlXA
Sulla litwa delle ordinat e è H•_g nato il " pN <:ento ùt·lle reazioni positive; i numeri romani, segnati :mlhl line:l delle a,;c·i=-se, si rih·ri~ror11) àlle T n belle I. II: III. lV, V, YJ, n on pubblicate. La 1\Lmtoux è di terni1·a troppo compli<·ata. ri<·hierle siringhe apposite, un gnm numero di Ul!hi, un note,·ole di:OJHm dio di lt•mpo per le diluizioni e le iniezioni da e1'eguire e:l i> una reni c•n e da J!l'ati(·ar;o;i piutto»to nei Laboratori e negli Ospl'dali della Colo nia , lacld<)\'e la Tram hnsti accoppia una sensibilità quasi uguale con la ]Jreceùeute alla sempli<·ilà della wcuicn e alhl rapidità del metodo. La Tra m busti è preferì bile alla Pirquct, o ltre che per le rag-ioni dianzi esposte, anche perchè non offre po~:<ihilit;\ di iufczioui Se(·onclarie, anche perchè può essere prati cata in soggett-i a!Trt ti d a malattie cutanee in atto e pcrc.hè pre:;enta 11na tecnir·a J>ÌÙ rapida della <'ntirl.'nionr: l"indivitiuo ehe subisce detta -puntunt int rad<'t.·nlica nun de>e aspe! t:ue l'Ile là tuber<·olina si assorba o proiwiup:hi 1 non lta biso~no di nwd i<:at ura pro t et t i va, Jllll può subito ri<.:oprire il brac<'io ed <.m ùar;o;ene. Inoltre la. Trambusti è meno dolot'u>;a della Pirquet c rlt·lla )lantonx; non prei<\.'11ta psendo-reazioni tr:wmatic·he o reaziune gcJH:ra le. dtc• in,·e<·e con la 3Iaotonx talora si p<•S;;{)no verilìr-are. Corwiene pertanto, non s0lo allo scopo di studi:ne lo st;lto allergito deg li Eritrei. ma anehe per altri scopi scientifki e pratici: adottare l'intraùermoreaziooe d<'l Trambusti e sostit.uirla alla Mantoux e sopratutto alht Pirquet. Infine, nelle percentuali, vanno tPnuti presenti tutti i fattt•ri che modificano la reattività organica alla tuber<'oJin;:: a ll'uopo le rieerf'he tubercoliniche nou dovrebbero essere praticate insit?mc alla 'l"accinazione antivaiolosa o in periodo di v:1ccinnzione aut.ivaiolosa, come è ~lato fatto prec·edentemente e contempor~neamente a queste mie riC'erche <la altri spe1 imentatori in Eritrea. · .Asmm·a, 1.2 magg·io 1931-IX. AUTORIASSUNTO. L'A., dopo a-ver accennato all'allergia e immunità t.ubercolare, discute del -valore pratico delle reazioni Lubercoliniche. Dalle sue ricerche comparative all'Asmara (Erit1·en) ris ulta: l) la grande inferiox·ità della Pirquet rispetto alla Trambusti e alla :\1antou....-:; 2) il paraiJelismo ili queste due reazioni intradenniche. Per lo studio esatto dello stato allergico di un vasto mnte riale umano (e in particolare per lo studio dell'allergia negli Eritrei), l'Autore dimostra che è infido e malsicuro basarsi sui risultati della cutireazione, nel rnent1·e le percentuali delle due reazioni intradermiche si presentano di indisctL"St\ superiorità di fronte alla. Pirquet. L'A. consiglia la. reazione di Trambusti che accoppia una sensibilità quasi uguale alla. l\Iantou.x alla semplicità della. t~cnica. e alla rapidità del metodo.
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MEDI C INA LEGALE MILITARE DIREZIONE DI SANITÀ ~IILITAUE DEL CORPO D'ARMATA TEHRITORIALE DI FIRE~ZE Direttore Prof. G. B. l\·f ARIOTTl BIANCH I, colonnello medico
LI VllUTAlmnE DEUO HITO DllftlBIUTÌ Il lAVORO ~ROfi[UO Dott. Pasquale Filograna, capitano medico
Dietro suggerimento e sotto la guida del mio Direttore Colonnello . Prof. Mariotti Bianchi, riprendo in questa mia modesta nota la delicata questione sul giudizio della inidoneità al lavoro proficuo dei parenti degli iscritti di leva, giacchè non sembrami essa affatto definita per quanto re8entemente s iano stati pubblicati importanti lavori sull'a~omeRto da parte di ufficiali medici ben noti e assai apprezzati nel campo della medicina regale militare. Ora poi che sotto l'illuminata opera del Fascismo, il quale ha già determinato ù-1 tutto il vastissimo campo della assistenza sociale una grandissima e pr·oficua trasformazione, si sta anche per affrontare, auspice il Ministro delle Corporazioni S. E. Bottai, la riforma della legge sugli infortuni provenienti dal lavoro, non è affatto fuori luogo spendere poche parole su questo punto, che è uno dei più controversi della le~tislazione sanit.a1·ia militare. Non è fuori luogo dicevo, f!iacchè mi sembra giunto il momento di affrontare anche questa vecchia questione con spirito F ascista, apportando tutte quelle modifìcazioni o chiarimenti alle disposizioni di legge, che l'esperienza e la logica hanno da hmgo tempo dimostrato assolutamente indispensabili. Difatti non si comprende perchè uno stesso indiViduo sia. diversamente wlutato nei riguardi della sua. capacità lavorativa, a seconda che debba essere giudicato da questo o quello Ente, che in effetti fa.nno parte dello Stato medesimo. Non è più possibile che a un parente di iscritt,o, il quale domanda, per le sue minorate condizioni di salute, la riduzione della ferma militare del suo congiunt-o, debba, per essere dichiarato inabile, richiedersi w1a incapacità lavorativa diversa di quella che in altro campo si pretende per giudicare invalido permanente e quindi indennizzabile un individuo infortunato sul lavoro (leggi sugli infortuni sul lavoro) o minorato nella sua. salut~ per qualsiasi condizione morbosa (legge dell'assicurazione contro l'invalidità e vecchiaia). La disposizione di legge in vigore alla quale il perito militare deve uniformare il suo giudizio di inabilità o meno al lavoro proficuo, a differenza delle due succitate leggi civili, che hanno determinati punti di riferimento quantitativi al disotto dei quali il giudicando deve intendersi invalido, è troppo vaga ed astratta e perciò spesso prestantesi a varie interpretazioni che evidentemente nuocciono a. quel senso di equanime giustizia, cui deve sempre essere improntato uno scrupoloso parere medico-legale. Non è chi non veda perciò quale importanza rivesta un siffatto giudizio e quale sia la responsabilità del perito medico militare che di sovente è chiamato a dare il suo responso. È fuori dubbio che cosl come sono le attuali disposizioni regolamentari, in presenza di un parente di iscritto, minato più o meno nella sua salute, il quale cerca di far valere questa. sua minorazione fisica per ottenere un vantaggio concessogli dalla legge sul reclutamento, il medico militare cosciente e scrupoloso si trova spesso di fronte a un quesito grave da risolvere dovendo lottare fra le incertezze delle disposizioni d i legp:e a. cui necessariamente deve improntare il suo giudizio e la. logica. conseguenziale derivante dal suo corredo scientifico e umanitario. Da ciò ne derivano, come dicevo, non infrequentemente diversità di vedute e non è raro il caso che uguali les ioni, uguali processi morbosi in individui di mede3 -
Gio·rnale di medici11a mHitare.
34
LA VAL~T;\.ZIO~n:; DELLO STATO D l f =-<ABILITÀ. ECC.
~i n3 C)n liti-:>ni so:::iuli, della ste~«a età, ecc. vengn.no, a.uli
effetti della idoneità. >tllavot'O pt·oficuo eli versamento valutati dai vttri perit.i medici deputati a esprimere i l loro giudizio. Che se è vero che qualche volta tali d ivers ità di giudizio Rono da attribuire puramente a un apprezzamento medico-legale individuale in dipendenza del c l'ite rio loszico del perito, delle sue personali vedute um!\nitarie e sociali, giacchè è imp:.>ssibile eliminare ogni impronta indiviùun.le in questo come in qual~insi altro ca·npo dell'attività umt\na. non è men vero che molti giudizi contrastanti sono il piit delle volte imputabili alla dizione ste!lsa de lla disposizione d i legge.
DISPOSIZIONI REGOLAMENTARI. - Gli i;;crit.t i di leva possono fa r valere iJ diritto alla ferma riducibile quando, dovendosi considerare come non esistente in famiglia qualcuno dei membri della stes.~a perché affetto da imperfe?.ioni, da difetti fisici o intellettuali, da malattie gravi e insanahili, essi vengono a trovarsi in una rle lle condizioni previste dall'art. -l della leggo n. :l dell 'S gennaio 1931 anno IX, recante modificazioni al vigente Testo Unico delle lc~~i sul reclutamento del R. Esercito. 11 perito medico militare può quindi essere chiamato acl esprimere il suo giuctizio sull'e.;;isteuza, natura e gt·ado d ell'allf'gata imperfezione od infermità presso il consiglio di leva ovvero al domic ilio d ell'infern.lo, nel caso questi non sia in gm.do di trasferirsi davanti al consiglio cii leva mc<le,:;imo. Similmente può accadere che il pel'ito, o, su richiesta del Consiglio di leva. in sede d i ossPrvttzione. o in se· g uito a reclamo dell'intet·essato in sede di viRita collegiale, giudichi il sol!getto presso l'Ospedale Militl\.re. È indispensabile perciò cho il medico militare non solo conosca le disposizioni legisla.tive o regolament-ari che si riferiscono alla non esistenza legale in famiglia rlei membri della stessa per im perfezioni od in fermità gravi ed in:::anahili, ma sappia altresì giudiziosamente interpreiarle e ragionevol· mente applicarle. Per lo scopo prefissomi credo opportuno in q u e~to momento fare una breve sintesi retrospettiva delle diverse disposizioni di legge che prima dell'attuale regolavano tale procedura per vedere at.t raver;;o ai conft·onti se e quale cammino è stato fatto prima di giunget·e alle disposizioni sancito dal vigente Testo Unico sul ri:'Clut.amt'nto dt'l R. Est~rcito e alle norme rt~~~;olarnenttlri contenute nell'Istruzione per l'applicazione del R. Decreto -l eg~e 20 apri le 1920, n . 452, sempre in vigore. E per non andat·e troppo in lò. comincio dalle diRposizioni contemplate dal Testo Unico delle leggi s ul reclutamento a.pprovnto nel 1890, che ebbe pratica att uazione fino al 1907. Per l'art. 93 del precitato Testo Unico erono da considerarsi come uon esistenti in famiglia l o i membri di e::sa ciechi di ambedue gli occbi, sordomuti e cretini; 20 quelli che per mostruosa ~truttura o per difetti fisici non potevano reggersi in piedi senza il soccorso di altra persona o di meccanismo; 3° quelli che et·ano affetti da tali infermità permanenti o insanabili, imperfezioni o difetti &ici che li rendevano assolutamente inabili al lfworo proficuo; 4° quelli che manca-vano di un braccio o di una mano. Il relativo regolamento per la esecuzione clol Testo Unico delle leggi sul reclutamento specificava o delucidava meglio a lcune delle disposizioni sancite dalla legge a stabiliva che dovevnno intendersi por ciechi d i ambo gli occhi soltanto quegli individui i quali si trovavano in modo a-ssoluto e permanentemente privi della funzione visi v t\ (paragrafo 384): per sordomuti quelli che essendo privi dell'udito dalla. nascita o dall'infanzia non acquistarono o per dettero la. facoltà di parlare (pa.ragrafo 385); per cretini g li iJ1Ciividui che per vizio congenito sono insensati e più sovente affetti da enorme gozzo (pa.mgl'llJo 386); per inabili a. reggersi in piedi i pat·alitici, i monchi di una gamba o di nn piede (paragrafo 387); per impotenti al lavoro proficuo in seguito ad imperfezioni, malattie o difetti fisici coloro che indipendentemente dalle condizioni finanziarie delle loro famiglie non potevano attendere in modo costante e continuo a una qua.lsivot:zlia. occupazione proficua (paragrafo 388); la. epilessia costituiva causa di inabilità al lavoro proficuo quando con prove irrefra.gabili ne veniva accertata la reale esistenza ovvero q uando la malattia assumesse la forma eli franosi epilettica sicchè l'individuo t rovava.si ricoverato in manicomio; la pellagra costituiva causa d i non esistenza. legale in famiglia. n el 20 e ao stadio (paragrafo 389); l'ernia. era.
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LA VALUTAZION E DELLO STATO DI INABILrTÀ ECC.
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causa di impotenza al lavoro proficuo quando molto voluminosa e assolutamente incontenibile con qualsiasi adatto cinto (paragrafo 390); la perdita a-ssoluta dell'n!<o dellA. mano veniva. conl'linern.ta equivalente aliA. pe~:dit.a. della medEt<;ima. (paragrafo 391 ). Nel 1907 fu pubblicata in data. 15 dicembre la legge n. 763 che recava modificazioni alle leggi sul reclutamento del R. Esercito e specificava che dovevano considerarsi non esistenti in famiglia coloro che si trovavano nella seguente condizione • affetti da infermità permanenti ed insanabili, imperfezioni o difetti fisici che li rendono inabili al lavoro proficuo •· Come si vede da questa dizione un passo avB!lti verso una più ragionevole e diciamolo pure più umanitaria concezione sociale veniva fatto con la soppressione dell'avverbio • assolut~nte • volendo significare con questo che a differenza dalla le_~:tge precedente si potevano considerare come non el!istenti in famiglia anche gli individui invalidi in modo non assoluto. Nella medesima legge non si faceva più menzione della cecità di entrambi gli occhi, cosicché veniva lasciat-o al perito un più largo campo nella valutazione della funzione visiva; però nessuna moLlificazione veniva apportata al concetto di inabilità al lavoro proficuo nolle norme ( 12 marzo 1908) per la prima applicazione di detta legge e difatt.i in esse è detto te.<>tua.lmente « per inabili a l lavoro proficuo a calrione di infermità ecc. vo~lionsi intendere coloro che indipendentemente dalle condizioni finanziarie della propria fa.tnijZiia non possono attendere in modo costante e continuo ad una qualsivoglia proficua occupazione •. In conseguenza di questa specificazione regolamentare, che poi è la stessa del paragrafo 388 del Regolamento 2 luglio 1890 sopra.citato, per quanto con la legge del l 907 fosse stato soppresso l'avverbio u a-ssolutamente • tuttavia s i continuò da molti a dare una interpretazione rigorosa al concetto di inabilità al lavoro proficuo, val quanto dire, si continuò a pretendere dall'esaminando inabilità assoluta come intensità e come tempo. Evidentemente ciò non era nello spirito innovatore della legge. Pa-ssando alle disposizioni in vigore vedremo subito che e.<>se sono le medesime del l 907 essendo rimaste immutate in tutte le successive modifica.zioni apportate al Testo Unico (art. 5 del R. decreto lef!~e del 7 !l'enna io 1923, n. 3; art. 85 Testo Unico delle leggi sul reclutamento approvato con R. decreto 5 agosto 1927 anno V, n. 1437; art. 12legge n. 3-8 gennaio 1931 anno JX, e nella Tstruzione per l 'applic~zion_e del R. decreto-legge 20 aprile 1920, n. 452 che come si è detto, è ancora m vtgore) . La dicitma per la non esistenza legale in fami~dia negli articoli sopracitati è sempre la stessa e cioè sono da considerarsi non e.<:~ist.enti in famiglia coloro che siano «affetti da infermità permanenti e insanabili, imperfezioni o difetti fisici che li rendano inabili al lavoro proficuo ». Nell'Istruzione per l'applicazione del decreto-legge 20 aprile l 920 n. 452 sopre.notata e contenuta nella Raccolta di disposi7ioni concernenti il reclutamento del R. Esercito, Edizione 1922, al paral!l'a.fo 301 (art. 33 dell'Istruzione) si ripete che «per inabili al lavoro proficuo a cagione di infermità permanenti ed insanabili, imperfezioni o difetti fisici, voglionsi intendere coloro che indipendentemente dalle condizioni finanziarie della loro famiglia non possono attendere in mod~ costante e continuo ad una qualsivoglia proficua occupazione ». Come causa ~l inabilità a l lavoro proficuo seguono l'idiotismo o il cretinismo bene a.ccerta.t.J; l'epilessia. quando ne sia stabilita la reale esisten'Za per prove irrefragabili o per il ristùtato dell'osserva7ione in ospedale militare o quando abbia assunta la forma di frenosi epilettica. (paragrafo 303); l'alienazione mentale anche quando abbi~ dat-o luoj:(o a periodi transitori di apparente guarigione, accertata sempre in rnamcomio o in ospedale militare (paragrafo 304); '!a pellagra nel secondo e terw stadio (paragrafo 305); l'ernia solamente quando è molto voluminosa e assolutamente incontenibile con qualsiasi adatto cinto (paragrafo 306). Dunque nessuna modifi· cazione alla legge 1890 tranne quelle apportate nel 1907 sopracitate. CRITERI OENERALT PER L' APPLICAZTONE DELLE DTSPOSIZIONJ DI LEGGE. -
La. interpretazione di queste norme legislative è ed è stata sempre una causa n on infrequente di disagio fra i periti, in eonseguenza., come si è detto, di giudizi che n on sempre ò facile mantenere nei limiti di equità ohe indubbiamente è nello spi-
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LA VALIYI'.<\ZlO:\'E D ELLO STATO 01 I NABILITÀ ECC'.
ritd della leg~e, cosicchè in tutti i tempi insi)!lli cultori di meùiciuo legale militare si sono studiati cii trovar·e delle norme pratiche per una r~t1ziont>vole e sere na applicazione delle disposizioni regoltl>mentari atlinchè l'obbietti,·o della legge non veni.;se in alcun modo frustrMo. E quale è dnni'Jue l'obhil'tti,·o della legge? È evidente che il legi:<lato re inspiranclosi a u n'alta. finalità umana e sociale, !Ol;ciando alla Jirezione della famiglia un uo mo fisicamente e psichicamente abi le a d e( licarfli a tutti i doveri che incombono ai c~tpi famiglia, ha avuto di mira la. tutela della famiglia. stes.•a. Difatti se quos ti veni:'IH6 a mancare pe rchè obbli~orato al servizio militare, è faeile immaginare che le ootlseguenze per la famiglia abbandonata a sè i'!WS.'<a potrebbero essere gravissime, potendo es~a andare incontro pet::~ino alla comple ta dis:SQiuzione. E badiamo che quando il legifllatore ha !lSilQÌto che l'inabilità al lavoro proticno deve essere apprezzata intlipendente ment.e dalle condizio• i finanziarie del jZÌu<.licando, ha. inteso dire, molto giustamente, che il privare lu inmiglia d el ::~uo cnpo naturale può portare a gravi conseguenze tanto se eR.«a è po,·era, qnant.o !<e agiata. Come varmo intese le pat·ole lavoro proficuo, OC'.Cupaziot~e profirun? Logicn.mente vanno intese nel senso che il lavoro, l'occupazione cui potrebbe attendere il giudicando, debba. riuscire a procurare un gul\dngno s ufli t•iente innan· zitutto a soddisfare le pilt imperiose necessit.ii pe rsonali, nonc hè pr<•vveJere. sia pure nella più stretta misura, al sostentamento e agli oneri del la famig lia che /.>t a suo carico. Se questo scopo non si l'all:giunge, è e\'idente che il lavoro a cui egli può dedicarsi in oonsi<lerazione delle sue minorate condizioni, non è proficuo, ed e~li, se è povero, resterà di ag~?=ravio alla fami~lia, se agiato, può vedersi sgretorale in poco tempo l'edificio econonùco da molti anni pnzientemente e faticosa;mente co~truito e con esso l'integrità della famiglia stel<::<a. Vediamo ora quale valore debba e.'l.Sere dato all'ag~ttivo • q1mlait·oglia • anteposto alla dizione • proficua occ"pazione "· Qui è chiaro che il l e~i»latore con questa dizione ha voluto stabilire che l'incapacità fisica al proprio mestiere non debba in tutti i casi costituire titolo alla dichiarà.zione di non e:<i>'tenza. le~ale in fa.mig;lia. Ha. cioè, inteso precisare che il perito, nell'emette re il giudizio, non de,·e e>clusiva.mente tener conto della incapacità dell'esaminando al mestie re esercitato abitualmente, ma deve anche considerare se egli con le enerj<ie resi*e possa o non, attendere ad un'altra occupazione qualunque essa s ia, purchè proficua nel senso sopradetto. Que.<Jto e non altro è il concetto che deve seguire il perito nell'applica?ione d i tale d isposizione, giacchè da una troppo rigida interpret.Mione s i arriverebbe a rigorismi ehe la legge stessa non vuole. Ed effettivamente vi fu un tempo, per fortuna molto lontano, in cui taluno esagerò al punto da. pensare che si potesl'e considerare oome lavoro proficuo, il chiedere l'elemosina., l'andare in giro vendendo fiammiferi o suonando l'organetto, ecc. Non è il caso di dimostra•·e che la. legge accennando ad una qualsivoglia proficua. occupazione allude a un lavoro vero e non a certi modi d i p roca.ccia.rsi un misero sostentamento, consentiti solo a clù per le sue minorate condizioni fisiche ha perduto qualunque attitudine al lavoro lucrativo. E non solo ma il lavoro s.arebbe similmente iniruttifero Ile il nuovo mestiere cui il sog;getto teoricamente potrebbe es.-;ere atto, richiedesse un tempo molto l ungo per essere appre.'tlo, oppure fosse non confa.ciente alle sue at.titudini, al suo grado d' intelligenza, di cultura, ecc. Nè va trascurata l'otà dell'esaminando, giacchè è ovvio che oltre una cer~a età molti mestieri o a r t i non possono piCI impararsi mancando all'individuo veccluo od anche solta nto anziano elasticità d i mente per apprendere le cognizioni del nuovo lavoro, elasticità di corpo per dedicarsi ad es.<Jo raa.terialmente e, ciò che più importa, proficuamente. TI perito poi non deve dimenticare che vi sono delle malatt,i e che se per se stesse non sono inabilitanM, tuttavia debbono essere considerate tali perchè. per il pericolo di contagio, lo schifo, il d isgusto che esse inspirano (ulcus rodens della faccia, lebbra nodula.re, ecc.) mettono l'individuo che ne è affetto in condizioni da n on trovare impiego sul mercato del lavoro. . . La legge vuole inoltre che una malattia, per costituire t itolo alla. inabtlrtà. a l lavoro p roficuo, debba essere « 1>ermanente e iru~ctnabile ». Anche q ui da. una inter pretazione troppo rigida e restrittiva, l'obbiettivo della legge potrebbe risultare ugualmente compromesso. Una malattia deve con-
37 '!itleral'l'li permanente etl in<~nnabile, quando per l'etiologia c l' ino:mccesso di un trat· tamento terapeu t ico appropriato, iugenera la sicurezza che e~sa n on potrà guarire, a meno di circostanze e<'cezionali non prcvedibili. Similment-e una infermiti\ dovrà dirsi tale, quando per reventun.le gua.ri,ltione occorresse un intervento operativo, a l quale l'individuo non può o.~Se ro obbli~~;ato . ovver o quando, in casi particolari, fo'<soro richiesti trattamenti omativi molt<O costosi (cure climatiche, termal i ecc.) d!'lle quali se potrà t rarre vn.n tn.1u~io chi vive nell'agiatez?.a, non certo potrà bene· fl<:a.re il povero, ch e a stento r·ics(•O a p rovveder e col s uo lavor o alle p iir urgenti necE\:~flitt\ personA.li e della s ua. ft\mil.'(ltu. [ ndubbiarnente non è ~ompre agevole esprirnoniÌ c irra la per·manen1.a e insunnbili u\ d i una malattia; pt\rticola ri condizioni ine rE>nti all ' indiviòuo, circo'ltanze eccezionali r·ife rentis i all'ambiente, nuovi ritro· vnt.i cu ra tivi, possono qualche volta modificare un quadro pntoloj:rico ritenut-o sicu· ramente insanabile sì da. aver:-i unn }!11.-tri~il'ne in;.pMatn. :\fa qut>ste sor.,., cvenien,.e straordinari·· chrl al perito non è dato di prevedere e perciò egli potrà essere tranqu illo del suo giudizio cii innbilità. t u tte le ,-ol t.a che per Rua Rl'ienza ed esperienza hn IV'I'JHistato la. convinzione che a meno del !'opriU!'!!iunaere di circostanze impre,·e· dihili. l'infermità non può venire a. guarigione. È poi ovvio c he nel nostro ca."o hiso.s;rnn tener conto anche del ternpo in cui ciò pos.o:;a, eventualmente. avYenire. Per n oi deve r itenerRi permanente e in..,anahile anche Ulll\ mnl11t tis pre:;umibilment.a ~uaribile in un tempo n~unlo o superiore alla ferma militnre cui il cong iunto è ob bli,l(ato, a ltrimenti l'obbiettivo della legJ!e sa~ebbe ugualmente frustrato. l s uei!pvsti criteri sono I'JUOlli che servirono eli base per il passato e servono nnc he or a. s ino a quancio non E<i o.vra.nno rlelle nuove no •·m e re~tolamrmta.r i del11;a· d M ive delio stato eli inahi li tll. al lavoro proficuo. C'riteri 12insti. ma. in ogni moùo elac;tici e ancora troppo vagh i perchè s i possa. raggiungere quell' unitò di indirizzo, indi«pensa.bile per una equanime applicazione della legge.
••• Pa.c;sando ad esaminare le le.IZ~ti civili in t~ma di info rt un istica. e di assicurazione contro l'inYalidità o vecchiaifl. vedremo in vece che, E<ia in un cal'O come nell'altro . il legis latore ha fis.c;at.o in termin i numerici la riduzione della capacità lnvonrtivK o di _~Zuada~o tt.l ùitsotto ù~i <] uuli l'individuo d~vu iu teude1-si invalido e I'Juinùi l'~n.c;ionahile. C'ON<'ETIO DI I NAB ILITA l'!F.C'ONOO lL DISPOSTO DEI.I.A J,J~OOE SUOLI JN}' ORTUNI HUL LAVORO . La Vl\lutAo?.ione econo mica degli info r·tnni provenien t i da l lavoro
soco nrlo le leggi in vigore viene Mnbilita. con criteri rigidi e re!ltri t ti vi senza t-ener conto di nessuna condi ziono accos!>oria e di circostanze ri~~:uardanti J' iJHiividuo leso. ~egli articoli 05-R. Tnfortuni industriali e 103-R. Infortuni a~ricoli son o c lc ncat<: sotto forma di tabella. le lesioni più comuni e viene attribuita senz'altro ad e"se una corrispondente riduzione d ella capacità lavorativa. riportata in cifre, cosicchè la. menomazion e fi.c;ica s i ron fonde con la capacità lavorativa e, ciò che più cont a, con la. capacità lur rntiva. E non è raro il CMO di vecier·e ugualmente va.lntnt-<' lesioni che in effetto hanno una diverRa capacità d i C'\lnda,(!'no: così per portare un esempio la perciita ùell' indice della mano d~tr·n di un manovale o d i u n orolol!iaio n o n appo rta evirlcntemente UJ!llacle ridu?.ione della rapacità lavorativa e quindi lucrativa, es.c;endo n el primo, la funzione dell'indice rlrlln mano destra punto o pnco importan te. mnnt.re P!>.J<II. P eli l'npitnJe importnnza per il secondo du rante il cii.c;impt>gno del RUO lavoro. E qui jlli e,:;empi si potrebhero moltiplicare, ma non è mio compito entrar-e in morito aJla clif'cussione cii s;l importante argoment.o. 'l'utta.v ia è d 'uopo riconoscer e che le tariffe, sebbene coRtitnif<CII no un impaccio Phe Rpel>So impedisce di avvicinarRi per quanto pH• è po~l"ihile allo rrnltit df'i fatti, Ao no state necessarie «sopra t tu/lo (Birmchini\ per non lasciare all'iniziativ(t di'i ~ingoi i p-riti la dcpfinizioue dPlll! rliwrsc capacità di lat•flro •· Ho volt1to ri~hiamnre l'attenzione sul re!!olamento in fortuni industriali ed azric:-oli per vedere !'O sia. pos'<ibile ne lla cietermina1.ione d ello l'tta.to di inabilità al lnvo ro proficuo. utilizzare il !!i«t.ama delle ta.riffa1.ioni elencate negli articoli 95 e l 03 ri;;pettivamente del· l'nnn e dell'altro reaolamento. Eviden t ement e ciò non !<nrehbe po!<!'ibile, come neppure snrehbe lolri ~o che il 1)1)rito vole:>se i mprontare il !IliO ~riud izio medico-legale sulla non esistenza in
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LA ~'ALCTAZWN E D ELLO STA1'0 DI Il" ABILITÀ EC'C.
famiglia, tenendo presenti le tabelle delle pen;;ioni militat·i. I<Ì>lC'chf. a n cht> in que;>te la m enoma.zione luc rativa. viene valutata i11 base soltanto a l _giudizio c li nico d e lla les ion e o infermità. Lo spirit~ che informa. le ICI.!"I!i info r t uni e qu elle sulle pens ioui mili tari fa astrazi one rla ogni condizione acces.<:o ria per cui ad esempio: un'amputazione de lla coscia, della gamba, di una mano, ecc. viene seml're eu:m1lmenLe risa rcita. senza tener cont.o di alcuna circo;;tam;l\ specifica all"indivicluo inf01-tuna to (età, m e:>tie re e;;ercitato, stato s0m atico, ecc.) «È nella natura di queste leggi. - scriveva iJ Leon cini parlando d elle leggi infort unistiche - aventi por obbiettivo fe nomen i economic i e sociali rl i cotanta complessità e var iabi lità, il prescindere da pn.rticolarismi, adottando per l'aJ-!JJiiCl\Zione norme di medio apprezzament o, le quali a·i.-.ultnno eque ri ìf'ri te alla J:!Tiln m n.ssa d e i casi pu r p o t endo non apparir~ piPnamente soddisfacen ti quando s i a pplichi no in ca.:>i dilungan t isi dalla media nell ' uno o uell "a.ltr·o senso. Oa·a in fine dei conti questa livellazio ne della capacità lavo rativa nttribuita. alla n o n n n opera ia può presentare in qualche cn.so particola re al<:uni inconvenieut i; ma se hene s i analizzano i fatti s i t rova che questi casi sono in numer·o quant~ mai lin1ita. to poichè la. verità è c h e nè lla maggioranza dei mestie ri la capacità lavorati,.•a é iden t ica, •· Se questo rag ionamento s ino a un certo punto può t ornare per quanto ri gua rda le pensioni militari non certamente può valore qllfmdo si tra tta della drtorminazione della inabilità a l lavo ro pt·ofìcuo. D ico s ino a un certo punt,o por ch è il contrasto e le contraddizio ni di apprezzamento si notan o più nel campo militare che in quello civile . Le nostre cat e~orie di pension e valp;ono egualmen te per tutti e il danno subìto a caufla del servi7j O militare è sempre egualme nte risarc ito tenendo cont o solo d e lla diminuzione della capacità la vo rat iva n on specifica alla qualifica dell"individuo. A p rescindere dai militari ùi ca rri era i quali si sono dedicati fin da giovani a l mPstiere del le armi. con t inuame nte affi ni!Jcono n e lle lo ro file per servizi di bre,·e durata _gìo,·ani d elle più svariate categ;orie socinli a1libiti ai pill diversi mestieri e professioni. EhbE>ne qualsias i infermità o lesio ne viene egualmente valutata e ri.<;arcita senza t-enet· con to clelia d iversa riduzione eli ca.pacit,à al f!undagno che evidentemente può eRsere tiiverfla da caRo a. ca.<~o. E così vediamo n ello stesso modo risarcita supponjamo un 'amputazione della gn.mba tanto a un militare ch e n ella vita c ivile e.o:;er·cit.a il mestiere di snrto o calzola io quanto a. un contadino o ad un fnbbro. Non è c hi n on v ed a quale divea-sità di riduzio ne al guarlal!liO t=<ia in uno pitr che n e ll'a.l t:.ro ca.-.o. TI Rn rto, il cnlzolnio ri tornuti alla vita civile potranno riprendere il loro mestiere e dis impegnat"lo r elativamen te be ne senza risentire c he poco danno econo mico d A.II"infortunio , mentre il contadino. il fn hbro evidentemente si t rovan o costretti a. d ove r dirigere altrove le loro energ ie residue, con quanto donno eC'onomico s i può immngiruu·e. K o n è il cn.so di addentrarsi in questo argomento che richiederebbe un ben altro f'tudio ed un più ~tpprofondito esame e c he in ogni modo saa·ebhe rla affrontare solo quando si veniRSe nella determinazione di Mlottare altri crite ri n<>lln infortunistica. civile, come d el resto fa sperare il vivo in teressamcnt.o dim ost,ra t.o anche in questo campo dal Retzime Fa<>cista. CONCETTO DI « INVALIDlT.Ò. » !'>E<.:ONI>O L A LfWOF: <e SULLA Afl!'IClTllAZ I ONE CONTRO LA INVALIDIT À E YECCRIAIA ~ . Pas:-:ia m o o ra ad esaminare il decretO
leQ:ge d e l 21 aprile 1910, convet·tito p oi in legge, riguardante l'a.«!<Ìcurazione contro l ' invalidità. e v ecchiaia, che è quel lo che ci in teresRA. maggiormente, _gincch è le (u sp osizioni in esso contenute e le d e lucidazi01ù ad es.~o apportate da insip1i m aestri d i m ed ici11a l egale, po;;sono benis;:;imo npplicarsi e con von.tA,Il!Zio pt-r una. più p:iw;ta interpretazione e va lutazione dello stato di innbilità al laso ro proficuo voluto dalla le,gge s ul reclutamen to. È invalido e quindi ina bile al lavor o, nppunto second o l'articolo 7 d el s ndcl etto decreto-leg-ge : l'<UJ8Ù"ttrnto la cwi capacità d1" guadagno è ridotta o meno d'i un terzo del guadwmo abituale normale delle pe1·.~one c/oe 1!8ercilano lo stesso me.st:iert! n ell.a. lll e$sa local-ità.
Come vedesi, q u i non s i parla soltanto come voaliono gli articoli !J4 e 9(i R egolamen to Info rt u ni I ndnstr·ioli e lll2 e l 04 R egolurnento Infort uni run·icoli
LA VALl' TAZIO:"E DELLO STATO DI I~ABIUT.\ !::CC.
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di attitudine al lavoro, ma di capacità di guadagno. Jn altri t ermini è detto che per e.<>sere dichiarati invalidi basta s i pos~>a stabilire che l'assicurato, con le attitudini fisiche e psichi che che g li sono t·efliduate, non riesca a gt1adagnare un terzo di ciò cbe guadagnano abitualmente le persone della stessa categoria e della st~a località del giudicando. È chiaro poi che il legislatore riferendo il grado di invalidità al guadagno abituale normale d e lle persone che esercitano lo stes.~o mestiere n«:'lla stessa località ha voluto determinatamente specificare che como gnadftg-no base non deve essere con1<iderato il guadagy1o individuAle, ma il guAdagno medio delle persone che eser· citano lo stesf!o mestiere; e non !'olo. ma tale guadngno base deve e~,:;ere quello della st.es~a località, o ve lavorava l' a:=!<icurato prima di dive11ire i.ua bile. E il Biondi ritiene giusto che s ia così, pt>rchè Apecialmente nel n ostro P aE':>e in cui lo !ìtato di economia var-ia note vo lmen t e dn regione a regione, la.vomtori della s t e;;;;o categoria percepi;ocono !'alari e m ereedi M><ni dh·er!'e secondo le località in cu i esplicano il loro lavoro. Se ~>i fosse adottata, come gundagno base, una certn c ifra per ogni gruppo di lavo rat ori senza tener conto della località, si sarebbe inevitnbilmente incot·f!i di sove11te nelJ"enore di pensionare un individuo con lilla capacitò. di gunduf!llo superiore ad un t.et·zo, qualora e!Zii esplica~<'e la :=-ua attività iu una località ove il g na<la!Zno foR><e pitt ba;;;:;o della media tìs~>nta n e l Regno, ~ nl contrario di negare il diritto a pensione ad un altro che avesse pcrùuto pit1 di due terzi della ;;ua capacità normnle di IZ\Iadngtto, nel caso che il guadagno percepito nel luogo cie l suo lavoro fos.;;e superiore a que llo medio stabilito dalla l egge-indubbiame nte la ridu7.ione della capacità di {.,'uadagno è sempre in diretto rapporto con una incapAcità a l lavoro, ma non sempre tra. capacità al la v or o e capacità a l gu~tdaf!110 tale t•appot·to è costante. «l n fatti (Biondi) noi possiamo trovarei di fr-nnte ad u11a incapacità n l lavoro che l"iduce e anl'he nbol i~<ce la capa<'it.!\ del guadag-no in un detenninato mes tiere mentre non ha che poco o punt o risentimento sulla cnpacità di gundAf.!llH re in n lt ri mes tieri •· C'osi per esempio un ammn lnto di un lupus deturpante della faccià, che ispiri repulsione, può essere idoneo pressol'hè a qualsiasi lavom, ma può benil"simo non ef'i'ere capace di guadagno n on tt·ovando im piego sul mercato d el lavor o. E non solo, ma, l'assicurato può esi;ere ugua lmente incapace al gundagno se per l' infermit!\ da c ui è affetto eJ.!li s i rende11se pE>ricoloso ai compagni, o arrecasse danno al materi a le, agli strumenti o al proclotto del lavoro stes.~o (malattie comrulsive, trasnùss ibili, ecc.). Adun r(\18 la vn lutazione dello ~<tato eH invaliflità !'econdo la levr;:re Jnv. e Ve(·· chiaia viene definit,o con un c ritc l"io esclusivamen t e individuale t enendo ce nto da una pm·te del lt\ minorazione fi!:;ica prodotta da quella tale malattia, difetto fì. s ico, ecc . e dall'altt·a di tt1tte qu elle circo;:;tnnze acct';:f'orie inerenti alla profe~siont> ese rcitata, alla personalità fisica e p sichica ecc., circo;:tanze che evidentemente po1<sono essere di,·el"!ìe da caRO a caso e che n on vi è dubbio possnno esercitai c un'influenza n on trnscurabile nella caparih\ r·esiduale dell'individuo al laYoro. Quindi il giudizio medico-legale dello stato di invalidità viene baPato non solo sulla dingno!li clinicA e pare1·«:' mNlieo-legal«:' coi quali viene stabilita di quanto le energie fisiche dell'assicurato sono !"idott e in consC'guenza d eJla forma m orbosa riscon t t·at a, ma anche sulla ba!ìe di t.utte quelle cir~o1<t.anze speciali all'indi\·iduo, che lo mettono in condizioni tutt'affatto particolari a utilizzare diversamente le ~ner[{ie fisiche residuali sul mercato del lavoro. E tnt,te q'lleste cir costanze acce;:;Fol'ie sono bene compendiate in una di!<po~>i zione della omonima legge tedesca, con la quale la nostrn ha tanta a.n alogia. D etta lf"gge dice che vauno ritenute inva lide quelle persone che per età, malatt ie, difetti fh;ici ecc. abbiano avuta ridotta la capacità di guadagno a m eno di un terzo « per q ues t-o si deve intendere che esE~e non sono pil1 in grado, con un'attività che corrisponda alle loro forze fisiche e alla loro capacità e s i possa loro richiedere con un'equa valuta.zione della loro cultura e del loro precedente mestiere, di guadagna.re un t erzo di ciò che possono p:uadagna.re n ello stesso luogo le persone sane di corpo e di m ent.e della stcs;:a condizione con simile cultur a n. Cosicchè quindi il 111.esliere 1n·ima, e.sercitato dull'a;:;.<oicurato d eve essere considerato e valutato convenientemente nel ~;«:'nso che s i d e,·e •·edet·e in qual moùo e!'lso è capace di influenzare la nuova attività d el minora to. ammesRo che egli
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L A YALL: TAZ ION'E Dt:LLO i'TATO DI I~A HILIT.\ E CC.
de bba e:>sere cost-retto a. cam bia r e il proprio me.-;ti er c. l n alt re parole si d eve ri chiedere sì c he l'assicurato indi rizzi tl lt rove le s ue enet·l!'ie tis iC'Ite •·esidunli e a nche in un m estiere completaroem.e di,·c rso da qu e llo prima eserci tato, m tl. n on s i può a...:;soluta.mente obblig>ul o a deo licansi a un lavo ro n on confal'ente alla s ua C'llpAcità psichicA., al su o _graclo cu itu rAie, nlln s ua ro hu:<wz:r.t~, ecc. • ~ o n p otremo prete ndere c he un f!IUto a. cui s i s ia inde bo li tA la vist-a s i rnetaa. a fare iJ facchin o pc rc: hè non ne ho. l' attit udin e e n on ne avrà le fo rze: e ne mme no un facchino al quale s i s iano inde bolite le gnmbe. s i m etta a f1\l'e il :>rtr to pe rc h0 no n n e lm l'attit udine e l'istruzione neces.-;aria : ma d ovremo pretendere d w u11 t n!-(liapietre ai udatl i a i lavori d e i cnmpi, se il luogo do \'l~ :::i tro,-a ):!lic ne o ffre comoditil • (T ovo). Il passaggio da un m est iE>re a un altro d eve essere ,·;tlut.\t u qu iurli con un cri. terio pratico. pretendendo cpwllo che in rc>lltll può C-"-~Cre C~Lp!lce di fare l'individuo e non ciò che in astmtto e):!! i poi ro.> bbe eson·ita&·e t onc rulo soltanto co n to della. me nomazione fi:<icn in dipe ndenza di quella tal e mnluttia. Dopo il c riterio pmfP.>l:<Ìonnle ,·a prE':<o in considt>rnzione l'età dt:ll'a.-;.~icu r·ato . È ovvio infa t.ti eh<• a parit.\ di l e~ion i l'individ uo jlio\'ane ;;i trova in confronto del vecc hio in mit!lior·i co ndizion i netrutilizznr·e cli\'ersamcnte le sue PnPt·ltie re::idue . Il vecchio dilii cil men t e potrà riu~<-ire n impiegn r·e proficuamente il r è:stante de lle su e fo rze. ~tÌ>lCchè n e è impE'dito J a tutte qu elle a ltermrJoni che so no le cara tteristiche d f'll'età twanznt n (R t'tE'riof':<: l ern~i. ndipos it-1\. pt>rduta elasticità delle le ve e ful c d dr l m ot n r·e ecc. ). l l ~i o...-aue invece, sciolto ne l co r po, sv eglio ne lla. pe rcezione e JWII'intelJigcnza, p rulll O nlln ri CdliCII7j one d egli O l'l!llllÌ ÌTltiH'I'OtÌ nt>lla lor o funzione. può st>nza gt·ande diflico h à indirizzare le s ue energie rcsid unli \'erso uuove fonti di guadol.{no con certezza di 1·iuscirvi. • Il perito n el fo rmulat·t> il prnp1·io giudizio dovrà quin d i t ener pre~cnt.e, que· s tn condi:r.ione - l'et1\- che è tuttn a vantA~gio por il g iovnne e a d an no per il vecchio " (Bianch ini ). l"n a ltro elem~'>nto di c ui Y U pure ten ut o conto nello stahilire lo :::t11t-o di invali<litt\ è ~<enza duhhi o lo stato [JI'nemle d cll'e;;nminando ~rincclr è è evident e c he una lesione, une. infonnih\ a cquista un 1live r:>o v Riore e s il!rtifìc-ato in uno pitl c he in un nltro paziente a ><oco ndn c he il s uo Rtato somatico sia d efic-iente o ppur-.. buono. Una lesion e . una infermità so prn_l:!giunto ad un individuo d e bole , dì scat·:<a elficienza
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organica 1\.c;sume indubbianwnte ùna divor::a importanza., che non n oi caso iJl cu.i sia avvenuta a un soggetto pieno di en erjlie 6;-;iche. Il primo non p ot.rà c he scnr·samente utilizzare le s ue energi e residue, m entre l'altro può trovnre suflìcienti fo rze per continuare proficuament-e ne l pro prio mestie re o altrimenti volgere la ,; ua f1 ttività ve r·so nu ove f onti inesplornte di g uadagno. F. infine n on vanno trascurate le cmz<li:;i oni 1>s icft iche del giuili c~tndo n el senso che biso):!na sng~ ill'O il _l:! rndo dell'iutelligenza, d ell'atte uzioiiC, della memoria, della. perèezione, insomma di t ut te q uelle qualità intelle ttive necessa rie . pcrch è il sog:getto possa occupars i con profitt o a nn lavo ro completam ente nnov o . per il quale occorre indubbiame nte e lasticità di m E>n t.e pii1 d i quella c)1e no n nbbiso.~ma nl proprio m estie re cui c ras i, di ciamo così. m eccani cizzato. D ati questi che il metlico coHciente e scrupoloso facilmente potr·à r accog liere da un in terrogatm·io ordinHto e b en condotto. • Dal m odo (Bia nc hini ) co n cui si .wolgon o i pi'Oce:>"i p,;ichi ci quindi il perito ha da tmrre un importante criteri o di valutazione, poichè p\ltrà d edurne f;e il soggetto è anco ra utilizzabile come e quanto"· R e.<>ta quindi dimost-r ato c he il giuclitio di inabilità secondo In dizione e lo spirit.o informato re d ell'art. 7 cl.e lla legge Tnva lid iM. e V ecchi a ia n un va Urni tato a lla sola menomazi on e organica come è voluto invece rlalla leggi infortunis t.iche, ma deve e;:ser e completato d a lla convf?nien te va lutazione di urla somma di condizioni (mestiere, età, condizioni som~ttich e e p:::ichiche) ine ren t i al il0J:.tl!ctto per venire ad un apprezzamento strettamen te individua le. Jn altr·i tenni11 i il perito deve saper va luta re non solo qua le danno la forma m orhof'a è in grndo di produrre sulla funziorHt lit t\ d ell'organo leso, ma d e ,•e nlt t·esì s tabilire in base a lla valutazione di c ircostanze accesso rie e collatemli s pecilìC'he a ciascu n indi,·iduo, quRle risentimen to quella tale malattia o imperfezione può portarel-lull'utilinazione dolle r8$idue attitudini lavorat,ive, che è quanto dire sulla cnpn.cità di tzundttgno d e l sogget.t o. E qui mi 11i11re ripot·t a.r e la defìJ1izione dell o stat o di invalidità d<>ttata dal Bionrli che sintetizza n1a$tistr a lmente tu t to qnanto sull'arj!:omento s iamo anda t i via via esponend o . -
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LA VALUT •...:ZIO~E DELLO S TATO DI INABILITÀ ECC.
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• È da. considerarsi invalido - appunt-o secondo il Biondi - l'assicurato la c ui capacità di g uadagno, per eft'etto di una menoma.zione d ella sua capacità. di lavoro, sia ridotta., nel proprio mestiere o in qnalsia.si altra occupazione confaciente a lle attitudini e abitudini di lni, a. meuo di un terzo del guadagno abituale normale delle persone che eser citano nella loca lità di dim ora dell 'a>~icurato lo s tes..::o n•e:>tiere che l'assicUJ·ato esereitava quando divenne invalido o quando ~ i iniziò deci:;umente quello condizione di incapacità al lavoro (!he doveva poi condurl o tl.llo stat o di invalidità "·
* * * Da quanto p r·erf'lle si può dunque concludere ehe • stato di invalidità legale • secondo la legge · del! 'assicw·azione ln v.aliditil e Vecchia ia e • inabilità al lnvoro proficuo • secoudo il disposto dell'art. 33 dell'istruzione per l'applica.zione del decreto I E~gge 20 aprile 1920 sul r ecllltnm ent-o del R. Esercito, si iden t ificiVlO perfe t tAJ'Tlente. E ntra m be sono leggi umanitarie e socia li e in essenza analogo n e è l 'obbi~t t ivo. la tutela cioè dell' individuo 1isicnmente menomato e la protezione della fa-
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entt·ambe le disposizioni si vuole che lo stato di invalidità o inabilità d ehba scaturir·e non Rolo dalla valutazione della incapacità fisica del soggetto al proprio mestiere ma a n che dal la impossibilità del medesimo ad attendere ad una qualsiasi occupazione v eramente profittevole. In a lt ri t-ermini tanto n ell'una quanto n ell 'altra IE'IZ{!e il dirit to alla dichia.razione di invalidità v ien e acquistat o soltanto qtumùo il giudicando con le sue energie fi~<ic:: he re~ idue non Ria più in grado di proca.cciRrSi un g-uadagno sufficiente per provvedere a lle più impellenti neCeS$ità. personali nonchè per procurare alla famiglia ch e eveui.ua lrnente fos;·e a s uo carico, quel minimum indispen~ab ile perchè la stesl>a n on corra il r·ischio eli a.vvi~trsi verso l~t dissoluzione. Solta nto c he nella legge di invnlidità e vecchiaia questo limite minimo eli guadagno per disposizione regolamentare è fissato in c ifre a.! disotto delle quali l'individllo viene confliderato inv~tlid o (a meno di un terzo della 8apacità di guadngno), rnentr·e ne;;sun riferimento quantita.tivo esiste n e lla n ostra legge militru·e, per cui l't:ffkia.le medico evidentemente si trov a in mnggiori difficoltlt che non il perito civile, nello stabilire uno stato di invalidità, che risponda ai concetti di equità. e gi u:>t.izia. T r·a.sferire quindi la dizioue n ell'a r t. 7 del decreto-legge Invalidità e Vecchiaia, n ell'I struzione al testo unico sul R ec::lutame nto là do...-e viene specificato ciò che deve intenders i per inabilità al lavoro profìcuo, parrcuhemi cosa logica e opportm1a.. Si avrebbe cosi un unico indirizzo nella valutazione d ello l'>tnto di im·alidità tanto nel campo civile che in quello militare e !\i eviterebbe anche in tal modo un a ltro incr escioso inconveniente come quello di dichiarru·e talvolta idoneo al lavoJ o proficuo un soggetto già g iudicato invalido, o a l contn1.rio di emetter e ghrdizio di inabilità al lavor o proficuo per chi n on fu giudicato tale secondo la legge ln~:a lidit/1 e Vecchiaia. D a una decisione in tal sen so l'ar t . 33 dell'I struzione per l'a.pplica?.ion e d el R. D ecreto legge 20 aprile 1920 risulterebbe così modificato. • Per i nabili al laYOI o proficuo a cngion e di infermit à permanenti e insnnab ili, iruperfezicn .i o difetti fisici voglionsi intend ere color o la cui c.apacità. di guadagn o deve con!!iderarsi ridotta a meno di un terw d el guadagno abituale normale delle per~one che esercitan o lo ste~so m estier e nella ste~~a. locaJità e ciò indipenden temente dalle condizioni finanziarie d e lla propria famiglia •· A prima vista lffi tale procedimento potrebbe sembrare imbarazzante per il perito medico militaJ't>. il quale, costrett o como è a dare nei casi di malattie facilmente diagnosticabili il proprio respon~o seduta stante, non troverebbe forse modo e t empo di vagliare ogni circostnnzn, di maniera che il s uo giudizio fosse renlmente In. risultante d ei vari elementi sott opost.i al suo e!'ame. Ma se ben e si 8JlaJizzano i fatti, ci si renderà facilmente conto come ogni diflicoltà sarebbe in effett.o eliminata . sempre c he la pratica prima di pervenire n elle mani del medico perito foso>e convenie nt emente ed e."aurt ent emente istruita. Tnt11nt.o per c iò c he riguarda la diagnosi e la. valutazione di alcune cir costanze a.ccessorie (età, stato somo.tico, s tato psiohico) il perito militare è certamente in
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LA VALl~TAZIO=" E D E LLO S TATO DI IN ABI L ITÀ F;rc.
g•·nd o mE'f.(lio di o~ni a ltro di d il' i rnpe~rnur~i con de!<trE'7.7.A e P Ì C'IIl f'ZUI lli" c·<'IH'' écosa che egli fa continuAmente n e lla tra tt az ione d E'i YAri pl'(;\'Vt>dimc llti m eclit·o le):!ali sotto posti giornttlmt.> nt e a l suo esAJllO e che ric·h ied ono o lt re ad una cult\U'El pro fessio nal e comple,;l:!a e n on s upe rti ciaJ<', an che una pront ezz.a di percE-zio ne, ,;piccato l:!en So c!'itico, ;rapida ed esatta !<Ùtte!'<i. P e •· fjuant:o I'Ìilllll ru a inq~ce i nuovi e lem e nti c·h e t'~?li d ow ehbe prendE're in esame per s t Abilire lo st a t o eli ina bilit à ~l la voro p rofif'II O '*"concio la d izio ne >~opra cita ta, vedrem o s ubit o <: he (')<.~i potrebber o ridu r>~i in ulti ma 8 111\l is i a poc he e r•·ecise info rmazi c)J)i t·he d tn ·r<'h bèJ'O t~l'><ere fo rnit e dn lle a u to•·it à t·W II(Ie ten ti ineurin tted e ll'is truzi on e d ella pr~:ttica e ut tirlle al luQgO d i climorn d cJresamina nd o, dat o ques to che è sem pre n o to . Il pe rito in fi n d e i co n t i d o vreb be pre~·iAA •·e se il SO~Ilc t t o co n le s ue energ ie fisiche r esiJue, me."<Se in e\'ÌÙf'l17~1 d a ll'e,;a_rne cl iniro, fos.;e o me no in JZI'odo di ~ua dngna re u11 te rzo di ciò c he g und ugmtno i s uo i corn pu.IZ:ni d i Ju,·or<l d~· lla ,;un st ess~t q unlil:iea e d e lla ':lt e>:<sa locali t,\, col pr opri o m est it•re o co n qunl.-;iu, i nltrtt. occupazion e co nfacient e ulle s ue a ttitudini. Va ua sè r he in qtwA t ' ultun<• ca><u , se c ioèil g iudir:wdo fosse Stttt o cos trett o t\ dirigere in occ upttz ioui p iia ut nili le :;ue f'H er-gieo re:;idunli perchè impossi bilitato a irn pi e~n rl c n e l s uo ;.t,-.sso me><t ie re. In riduz ion e d e l guad agno a 11'\é uo di un t e rzo dovt'bbhe ri ferit~-;i in 01!11i t'1\~0 a l mest ie:-I'e a}{ercit uto pruna Ji d ivenire irn-ulido e n on a l t e •·zo d e l guadag no no rma le de l mestier·tultÌJl lO, diciamo così, rw lh1 scniA d iscend en t e. I n al t ri t e rmini egli d ovn•hbe e;;.~ere d ichia rnt o u~ua l lllente inva lido anche qua ndo col nuo vo la vor<> J">e•·cepisse più di UJI t.o1·zo tlel guud ugn o a l ,iw~~cle no•·,nale d elle per;,:on e impiegat e in qucst ' ultima oc<' upazio ne, ma no n mg1-riu nge.,~;e il te rzo d el guatl tl~no percepito n el pro prio m es tie1·e prima d i tli\·enire in voJido. K e con segue che il J>e•·it(>d o po la cli ucl!nosi clinic-a e In volutazion e del le cir·cos tanze a cces.<>orie inerenti all o po•·;.o nt~lit à tisint e psid ti<·a d e ll'e><llmin und o, pe r p ot er conc retuJ·e il s uo g iudizio 86con do i sue.'>po:;t.i crite ri, dovrc b ue vaglit~re i seguenti elem enti, Che COilH' >iO f) l'Il. h o n ett o, p ot re bbero CS.<;('I'C beni:;.-;imo fot·uit Ì <.!a lle Auto rittì. inc-aricate d e ll u is truzi on e d e lla prt\t ica e civè: 1° m esti ere o pro fe:>~Si o ne a l..> it ua huont.e es.:lrc itl\ta do l lliudicnlldo ; 2o occupazio ne e ve ntun lme nt e eserdt.lt.a d o po e~;.o,;ere dive nuto inabile al proprio m estie re o pr<>fession e; 3o guadugno a bi t ua le n orma le d elle pel'l'o ne d clln località di dimora d e l soggt>tt o e d e l s uo s t eRso m N<t ier e o p •·ofe;.siune . • In a ltre paro le s i trnt t er eb be di e!in mintu·e d a u11a p or te la por-;;on a litil fìsiet~. e psichica d el ;,!i lldica ndo •·i;:: pd t o a l m es ti ere ub it ua ln >c nt e c>:<c re itttto e ri:<petto n nuove occu pazio ni compatibili co n le su e pa rtico iHri a ttitudi n i, e d HII'IIIlJ·a sii d ovrebbe n.pprezza re ,;e egli d o Ile sue en erg ie fi>< if:he 1·e:<iduuli fo:-<;;e in gntd o di ricaVIIre il t e•·zo de l guadogllo d e i s uo i com pug ni c.lj n1estie•·e e d c· ll n sua :st es.~a dim ora. D a un esame cosi cond ott o, l'appre zzam ent o di u1ubilit à a l lnvor o proficuo da p1ute del pe rito m ed ico mil itAr·e sar e bbe indu bbia m ente più d ;;pt>ndent e a l co ncett o di urnnnit à e di _giu sti?:i a jliacch è il g iudizio sa rebbe basato oltre che sulla di n~[nosi clinico. s u ,zins t i crit e ri <'<-o n omi<"o-soei t~ li . Qua lc he diflko ltit p o tJ·e h bo I'Orge re lJ lltiiHio si tr·atta di giudica re pe r:-;one facolt (>;.<e che abitut~lme nte n on a tt e nd on o nd ol<' uno occupuz i(J ilfl . Ma e,·idcm t e mente in ques ti cas i :> peeiali e indubbiam ente assai n.tri, ~iacch è di fik iln rent.e un ind ividuo pe r quunto ricco no n imp iega in qua lche m odo le sue a t.tività, 11i g iudichm·e l;be in Yill om1logica , come d el re;:: to vie ne ftt t t o an ehe ora, no n pot endn~ ì pndu re di ÌJla· hilitò o m eno t.tllnvor o pro ficuo in sogge tti c he no n h.annv 11\tt i Hll ci'O a d un la vo•·o. L 'autor e d opo avere es post o d e n or111e !o(t>n e roli pe r l'int e rpret azio ne d t>lle di!']lo~ izio ni J fjlol o n~enf n t·i ci• ca lo non e.~istww legale ù1 fa miglia de i pare nti degl~ inscrit.ti di leva, trn.tteggia per sommi ca pi i crite ri s~~guiti ne lln de te rminazion e dello ~>tato di inab ilità nell'infortuuist iea ci,·ile e militare e n elln lE>gge In validità e Vecchinin, ven t>ndo a llo conclul'ione che t m sto l o di 'Ìt w alicht<ì. legale secondo i dispol-;t i di quest'ultima legge e alettO eli inabilit<ì al laL·or o J)rf,[icuo seco ndo la legis lazion e l:>ul R edut om ent o del R. E~oerc ito, non eRi,;t.e alcun a so;.t a nziale diffe1enza pl:'l' cui e><prime la convim.ion e che "IHt'bhe eli g-runde utilità AuTORIASSU!'."'TO. -
LA VALI.JTAZIO~E OEI ,LO STATO 0( l l'ABLLJTÀ E C'C.
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v raticn fi:;sare un unico criterio n ella valutuzione d e llo s t a t o di invalidità tRnto nel <:nmpo c ivile che militar·e e specitìcn tamente tnti:ferire la di z ione dell 'urt. 7 del ltt I E>gl{e Invnlidità e VeC'chia ia ne lla legislazione m Uitar·e essendo e~Ra più rispondenie n crite ri di equità, umtwità ed ecoJwmico-soc-ia li.
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RIVISTA DILLA STAMPA IIDICA ITALIANA ~ STRANilHA La gangrena e la medicina di guerra. (La diotermococtJulazion•· n' llrt pra.tica. Ectitore L. Cappelli. B ologna).
)L\SOTTI. -
L'A. r.he nel pdmo volume Storie C'Uni<"lw dello sun op<,ra., d i immine11te pubb)Ì('I\ZÌOne. dc,;criYC, fm gli Altri, Con RI1111Ì )>>H"tic·o)nri lUI _I!:I'IW6 Cll::IQ di $?fltU~rena umidn f~:"lico:>mcnte tmttmo I'On dinterrniu C<IHj.!:ulontc, fa al riJ!uo rdo lo ;;eguen ti o;:.serntzion i: • Quado i l'hirurl!hi 1wrnnno pi\1 lari!Amente conosciuto quo:;ta formn di chirurgia. potranno nve,·c In pro,·a diretta che mnhe cmu!r<'lle J)(~--o.-<ono E'!'i<E're ttrr·eo.tate cvitancio ai pazirnt i l'nruputlllione. ~ i' ciò de,·r nll'rH\' Ì!.dutre pcJic·ht> l'!lJ'JIOrto i11 IO<'o del ealore umido delrintet'\'ento rlintE'rnti<·oflt."'rluute entro i t~"uti n on può manearf' di ~ere qunuto mni ,ja,·o reYole olln propngnziorw dell'elemento ini!'ttnn· te della malattia. È noto infat ti che i micror!!lllliHnr in ~teller() e le loro spore re::istono al calore umid o nwno che a qualunque alt t·o Alleli l<', talc-hè ment r<' r{'r In, Rteriliz7'"zione n calore ><ect·o occorre sorpa;;-.nre di molto i ) O(I ~radi centii!TIVIi, col <·Alo re umido tnle ri:-nr ltnto si o ti it•nr a lUCI gwdi secondo nlt·tuti autori, e a tempei'Atu r·a ben poco mA_~::((iorc ~>e<'omlo Altri. "Inoltre a mc~u.o cl<'!!li elNtrodi si po,.~<ono Hbriglitu·c i te;;suti e, dopo n vere compiutamente C()I\$CU1atu e toltll la parte pres<a dal 111ulr, Ri può ullar~ure il campo, estendendosi, come io ho prAticato in ta li ('O.f•i. p('r nlnWIIIl 1111 C'('ntimetro tutt o intorno della zona cstcnf'ivn clt-lln CAII,!..>'T('nn, do"e pl'lle o IC>o»trti nppniono cliuknrnonte sani. C'o'!ì. viene compiuta una completa sterilit.znziorH' di tutta In zona mnlatu 1 e, che ciò sia. lo si deve ammetterE' perchè la canur,.nn non "i C'fòte11de }'itr. Le ampie ferite che r isultnno cln qu<•.,;to trattnmcnto cicnti'Ìzzullo pilt o ntcno pre:-to in relazione anche alle condizi<mi swncr·Aii dc·l malutn e In ttuurruiunc \'iene nccelerata dl\1l'afilusso di samnre l>ortllto dnlla reazione diatermocoa{!ulnnte, molto inten~n e perdurante quAndo _g i itll<'l'\'Cnti sono ampli. «Le ganj:n·ene JZilZZO><C od oltre affezioni ropidamC'nte infettanti troYnno 11ella coagulazione tlello ctuattcr·i;;tirhe molt{) ,·antOI!J!io,;<', qunndo la distruzione s ia llbbondante. J)l'Of(,nda od estesa oltre i limiti apparenti del mulo in modo da f!itmgor·e :<icnramente n. te;;suti ~<n ni. " E qui mi si pormett11. una breve digr(>«$ione, cui Aono pm·t-nto dul aià detto. • Fr·a i compiti dellt\ medit•inn r!i guerra vi è pur CJU <'Iio us:-mi graye di frontc~ ginrP. nel modo più mpido o scmplil'e (compatibilmente con l'etlkucia} i pericoli di infezione in SP~uit<> olle fel'ite. Le Mllt!i'l'me rlon 1<{)110 rnre purtroppo e molte mutilazioni gravi sono dovute nd interventi che si sono ro...i ncce"lilùri per la ROln·ng:~unta. complicam:n. • Avendo constatati\ In ~rancle eftkncia del tmttamcnto coa~1lan te nella terapia della canc-rena \'ien fnLto t li chic..lcrsi ;.e e quale n t rlir•\ poi:.'>~\ J>~'<"'f'ntAre tale trattamento nella mc-<licina di !!nerra. Io ritenc:o <'h c :::c In df'ter,.ione della ferita e lA. distruzione dei te:>suti pesti e mortificnti Yf'nis.-:e aflidnto ulla diatermia C'ORI..'Uiunte, !li otterrebbe la pi\r prontA e C'ompleta disinfrzi<~n<'. unitamf'nto a quella emol<tO.."'i che e tru1to ciesideruta e co,;ì tliOìcilmente rnaaiunta iu ~imili cAsi. • Durante il mio servi1.io mjlitare, molte\;olte in pr~enza di ferite da proiettili d'ar·ti)llioria e s imili io mi Rono aujntl'llto r!i avere 11ottomono un appnrecchio diatermico e qualche olcttr·o-stnunoHto! )[a (;ÌÒ non mi è- :<tato mai vosc;ibilo. «Chi non riconla p<JÌ quelle canj!rene llfliii'O>ie che mnl"'rndo i più gcnerof'ì iut.<'r·vcnti avevano co><ì speilso \m esito letalet È dit1ici lo .;!he Ri ritrovi pre>:t.o un rimedio capace di al'l'csta re quel proce:<so morbol"o tanto gmve e rapitlo, perchè presumibilmente ò d ovuto n piì1 di un micronmni~mo. • I disinfettru1ti. ai quali si ricorre in simili ca<:i, hanno un effetto che YAria a. :;ceonda d ell'interYullo traS<'or·;;o dal momento dellt\ fer·itn, e della profondità erl e,;ten><ione r·ai!!!Ìtmtn dal pr·occ-<-.o infettante. Di nzione incomparabilmente pii:! proionda ed immediata J> la congnlazione. In quale non può e;.;oere pratii'ata oortamcnte nel posto di rnedicnzione. ma alt rettanto ce1-tarnente può es.-;er·lo nell'ospt"dale da campo, limitando tali inton·enti a quelle ferite che Ri trovano in catti,·e condi-
RlVISTA DELLA STA)IPA lJEDJC"A JTALIAKA E STRANIERA
zioni, eri inviando poscia i soggetti al più vicino ospedale di Rise1·va. Si noti anche che una ferita che sia stat-a diatermocoaguJata in tutta la ><ua superficie può rimanere medicata. anche qualche giorno senza proceclere a delle nuove medicazioni. • Per In nece.<>saria anestesia l'et.ere va es<'lu;:a perd1è la ~rande infiatmnahilit.à dei suoi vapo•·i rappresenta un pericolo in vicintmza degli elettrodi, che po~"ono dar h JOI!O a scintille, onde quancl-o si debba ricorret·e alla narcosi e non alla anestesia. locale, occorre adoperare altri mezzi. • Possono far:'!i diverse critiche a quanto ho espost<>, per dimostrarne la poca praticit~ o·ppure la poca. utiliti\. Quelle critiche che io penso pos..,ibili mi sembra tuttavia che possano P..s,.ere facilmente confl1tate all'infuori di una di caratte1•e non medico. Così ~>i potl'i~ ohbier.tare che la diatermocongulazione abbisogna di specialisti . È vero, in tesi generale, ma qui non si tratta dj i.;;tituire un completo trattamento ùiatermocoactulante. ma solament-e eli prat.ica·re una diatermocoaguJazione a ;;copo eli rei quas;i dis-injetl(lnte; e ciò può es-;ere appreso con la mas.'lima. rapidit1\ da qtlalunque chirurgo o medi<'o che s ia adihito a quel primo trattamento delle ferite che in 11ratica viene effettuato ncyli ospedali da campo. « Qualcuno si può preoccupare della ;t pesa per disporre di numerosi apparecchi diatermioi e della ditlì.coltà di t.rovare La con ·ente elettrica necessaria.. Non è grande la spesa, e diventa certo tra.c;cura.bile se otì'ettivament.e il mezzo adott-ato port-a vant aggio di tempo e di uomini; inoltre tale trath1mento, che è molto rapido e che potrebbe quindi con un solo apparecchio essere esteso a gran numero di feriti, consente una grande economia nella garza di medieazione- per ciascun ferito. « Quanto alla corrente elettrica os.<;ervo che dovunque si trovi un automobile od un cami<>n, i quali tutti oramai hanno la pt·opria dinamo per mantenere la caricn agli accurnul~~otori, può farsi azionare un apparecchio d iatermico di potenzialità sufficiente allo ;ocopo particolare cui rlovrehhe servire collegandolo ad un rocchetto intenutore alimentato da!.!li accumu.lato1·i rletr automezzo. Aggiungo poi che apparecchi dia.termici costruiti in serie numerose ptw quest<> scopo potrebbero avere un prezzo incomparabilmente piì1 bns;;o di quello dei!'Li apparecchi cotmnerciali, essendo sufficiente un trasformatore da 600 \Vatts elevatore di tensione, ed un circuito oscillante ad alt.a frequenza costituito cti due condensatori, una autoinduzione ed un Ol'cillatore. u Altri potrà obbiettare i pericoli che pos.<;ono essere occa..,ionati dall'uso di una corren-te trasformata ad alta tensione, ma questi pericoli debhono essere ben minimi come probabilità, perchè gli infort.tmi provocati da apparecchi dintermici ~ià largamente usati specialmente per diatermia medic!l. sono assolutamente eccezionali e potrebbero es.-.ore ancor piiJ rari u;;nndo apparecchi coll'involucro esterno elettricamente a terra. « Infine è da considerare che l'emissione ùi onde herziane prodott.e con continttitll. dall'apparecchio cliatermico funzionante pro\·ocn indubbiamente un notevole di<>tnrho alla recezione di segnali radiotelegrafìci e alla radio telefonia, che è da prevedersi acc.tuisterà un enorme sviluppo nelle guerre future. Si può ricorrere ad apparecchi protettivi che JZÌà si costmis('ono pet· e:>sere applicati Agli appare<'chi diatermici in uso, onde diminuire i di~turbi alle radio-diffusioni circolari; mA. bisogna convenire che attualmente !"efficacia di ~Jl'otezioni facili ad appli<'arsi è solamente parziale, mentre le protezioni di efficacia totale abbisognano eli una sche,·matura complet.e•. ii: da augurarsi quindi che ;.i t,rovi il modo di arrestare all'origine totalmente P con mezzi Remplici le onde emes;::e dagli apparecchi diatermici, per rion privare la medicina. di guerra della possibilit-à cii usufntire di un mezzo che può in molti casi dare i maggiori fnttti n.
Cosn:noET-FRIBOURo-?1-IAzEL. -
La res ponsabilità medica nella pratica della medicina militare. (Presse médicale, pag. 51, 1931 ). I problemi della responsabilità e dei limit.i dell'az.ione del medico, delicat.i A di non facile rleterminazione nella pratica medica civile, lo sono ancora di più naLI'ambiente miJitare, in ragione della speciale situazione dei medic i ruilital'i chiamati ad assmnere, spesso nel contempo, funzioni di medici curanti e di medici fì$ca.li, per cqi è quasi impossibile poter fissare precise e chiare regole di condott-a che abbiano valore generale. V~~olga. un esempio: come curante, tm medico militare è tenuto al p\.t stretto se~eto professionale, ment1·e quale medico fi~;cale ne è, sotto vari aspetti. dispensato.
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RiVISTA DELLA STAMPA ;\lJ::I>!CA
ITALIA~A
E S'l'RASIEltA
Le Iep:~i del rlidtt;o naturale n o n consentono che ai f!imulttto d di malattie possono esset·e applicat.i, ai fìlli diagno,;tici o di ricupe ro, trattamenti curativi di qual;;ia<;i natura. contrariamente alla. volontìl dell"individuo; anche a li isterici, che pur esf!emlo affett.i da disturbi deliA immrurinazione. conservano sufliciente discernimento e tale da non poter essere con::;iderati come alienati di cui si possa t! oscurare il Jh\.rere, non clehbono e<;~ere ~;otto posti a cure atti ve o interventi d i qual,.:ia;:;i n a.tura, che sono rifiutati con piena conosc·enza di cose. in linea generale, e a.l di fuori ili spooinlif<.->imi ca.'li presC"ritti dalla IC!ll!e, non può e">-«>re impo>it;o ad un solùato un t.rattamento curat.ivo che non sia volontariamente e libernrnent.e accettato. Non meno cliflicile è la. questi{me rlf'lla cond otta elci me<lico militare tli fronte n. tentativi di ~u icirlio o di scie• pero llellu f11me (yrùe de la fnim ). Qui non si possono m ettere in campo le vivaci ed ftr1Cora inconr lu:.:e di~cu><.<•ioni l!ul libero at·bitrio e ~;ulla fa.colt.;\ individui~ di dispo•·re della fJI'(•pria vita s se il suicidio rlebba. ffiSeJ•e considerato, appartenendo In. vit.a umana alla !':Ocict.\ e non a ll'individuo, come un atto antisociale. :::-<egli ambienti milit.ari o~ni tt>ntativo di suiC'idio tleve eS!lf'r e t>nergicamente e con ogrti mezzo, Rn<"he for7.0'>0, }Weven11to e 1-epre,.:so. Lo seiopero della fame, poi. è. specialmeute trat t ando~ i d i detenuti, un provvedimento di intimidazione, llll vero tent!lti,·o di eva.'iione, di cui il medico mìlitare è strettAmente responsahile o a cui deve op,por~i s uperando o1,.rni preconc:ezione di libet•tà individuale . La di:>c iplina militare hn delle e;:igenze formali a Ile quali biso~na sottometter;oi e che spostano not.evolmente le bn<;i fondamentali d l:'lla re::potJ..'<nhilità e dei limit.i dell'a;r.ione del medico, quuli po~-so11o es,:;ere int.esi nella pratica civile. TnET'ICCIONt
PARoso1.'. - Le lesioni e il trattamento dell'Intossicazione da gas di combattimento. (Hélmion médicale de Nancy, giu~no I!Hl, Presse ) 16dicalo). La $O I']Jresa e la imprepamzione protet.tiva del le tntppe CC'I"t ituic;cono i fattori principali degli effetti b ellici, quantitativi, di'i g~;; da combattimento; s i è visto, nell'ultima gnerra, che in cert.i contingl:'nti di truppa la. proporzione dei !'!assati è f'a.lit.a al M-70 <y.> con una mortalità del 25-3(1 0 . P e r la compusi?.ione e per la diffece ute ttzione le-<iva, ,o;pecifìca o Jn·epo11denmte, i g:a-<> di p:uerra s i po~ono classificare in: S'nffn<:rtnh: c iMo, fo~~tene, pallite. su per- . pallite, chetoni bromati; Tlescicalori: ipritf' {solfato di etile hirlorurato), lewisite; Irritanti : lacrimo,geni (bibromuro eli benzile) e <;tarn utatori (a rsine); Tos11i.ci: acido cianidrico, vincerit.e. In pratica i gas di pii't la.rgo impiego e di magg ior effetto ledente sono i soffocanti ed i vescicutori. I primi causano fenomeni init11tivi otl infìanm•at.ori delle vie res piratorie che vanno dA.lla semplice trachoo-bt·onchite. all'edema. ]Jolmonare acutis:<imo; non di rado ad tma intof!S icazione appnrentemente le;tllera po;;.<:ono flequire, dopo st.rapazzi o affaticamenti eccec:.<sivi, infezioni polmonari ba.nnli o edema polmonat'e tan:livo; qualche voi ta. hrad icard ia ed ipotens ione per;;isten t.i ed anche a;:isto li n. N el com ples.c;o, però, reliquati morbosi lontani a carit::o cielr ~tppantto respiratorio sono poco frequenti e di scarsa importanza. Nei primi momenti della intof!Sicazione l'lÌ provocheranno, con un m ezzo qualsiasi. vomit.i rijJOtuti e si u >:eranno medi<'amenti acl azione eardiotonica, iniezioni di cloruro di f'a. ed antisettici d elle vie bronchiali. All'apparire dei segni di edema. polmonare s i ricorrerà largtuuente alla somministrazione rli O. per inalazione, o . rueglio, per iniezioni sottocutanee. L'iprite, l):as vescicatorio. determina lesioni oculari e cutanee (eritemi. flittene. erosioni) or<li11nl'ia.mente non gravi, e lesioni irrita.tive o flogistidto delle d e r espirato rie e dei polmoni (clP..squa.mazioni degli epiteli trachoo-bronchiali, focolai di broncopolmonite, necrosi ed escavazioni, pleuriti purulente), tanto piì• estese e !Jl'ofonde, quant.o piit il gas tossico è stato emo;~so in forma frazionata, vale a dire si trova più finemente sospeso in un altro gas che gli set·ve da supporto o da veicolo. :-iu queste leo;ioni possono impiantarsi germi patogeni (st•·epto-sta.filo -preumococchi), a.gwavando sensibilmente il prognostico. :Sictu·amente t•esiduano altera'I.Ìoni s tabilì larinf!ee, bronchiali e polmonarl ed è un fatto dimostrato (?)che un numero abbastanza alto eli • gassati • muore, poi, per tubet·colosi polmonare.
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RIVISTA DELLA STAMPA M EDICA ITALIANA E STRA."<IERA
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U miglio1' trattamento delle le.3ioni oculari è il lavaggio con soluzione di pe,·mangnna.t.o di K. al 4 %; quelle cutanee saranno curate con applicazioni topiche di polveri antisettiche, di ~~:•:~.r7.a spalmata. di sostanze gra.ss&, e con a.mbrina. Per le les ioni polmonari primitive e per le eventtLa.Li infezioni seconda-rie, sono utili i medicamenti antisettici, i metalli colloidali, ed in modo affatto particolare, la sieL"Otera.pia specifica; i versamenti pleurici non devono ~e1·e aggrediti che ta.rdivamente, a lmeno dopo mt paio di mesi, con punture evacuatdci ed iniezioni endopleuriche eli sieri o di metalli colloidali. Una men1.iono speciale merita, ancora, per la sua alta nocivi.oo, l'os.«ido di carbonio, gM di Oi!plosione, capace di determinare la mo!-te immediata. in conCQntl'~ione dal 3-4 %· P er questa. intossicazione la terapia è quella comunemente usata. per l'asfis· f<ia e lo choc elettrico: iniezioni eccitanti, lobelina (3 mgr. per cc.), respirazione a.rt.ificiale proltm~ata, inala-zioni di os.sigeno o d i lllllt. miscela di o. (96 %) e di coa ( -l %l che stimola elettivamente il centt·o respiratorio. All' uopo servono be1ùssimo l'appa1·ecchio di Cotte e la maschera di Legenclre-Nicloux. TREPICCIONI
Le "fughe, nell'Esercito. (Archives de médecine et de pharmacie militaircs, n. 5, maggio 1931 ).
GAuTHTER. -
Fra i reati miljta.ri la diserzione rappresenta certamente uno dei più frequenti e •tuello per il quale il perito sanitario è invitato dai giudici a dare il p roprio parere s ul ~rado di responsabilità dell'individuo. Se vi i'ono d egli indisciplinati, dei tra-v iati che in tal manieru reu'(iscono alle restrizioni d ella diciplina militare, vi è d'altro canto tutta una categoria di malati per i quali la diserzione non rappresenta che una fuga. nel sen.."' patolo~ico della parola, tm episodio, cioÈ\ fra tanti altri di una psicopatia in atto. Tmviamo così deboli mentali che agi,;cono sotto l'inHuenza di un'emozione, di una contrariet-à, o per timidezza morbof<a (J)Or cnuse futilissime, SJJroporzionat.e alla reazione, cercano di sot-trarsi con la fuga a conseguenze che fa-Cilmente avrebbero potuto, con un po' d'attenzione, evitare); squilibrat.i costituzionali che si allontanano per stanchoz7.a, per desiderio di novità, per difetto di adattabilità (e sono i pil1 frequenti nell'esercit-o); mit.omani che oltre che per Le caw;e 1\Ccennate fuggono per il bisogno di mettere in azione i lo1·o piani romanzeschi; schizoirli, sognatori retrospettivi, le cui fughe souo determinate dalla convinzione di evit.arecosi le contrarietà che turbano la loro vita interiore o dalla indifferenza alla realtà estedo re c he li induce a viaggiare ~'<enza scopo. Altri ancora, a costituzione prevalentement-e emot:iva, sotto l'influen7.a di uno shok, cercano nella fuga la tranquillità: così il degenerato dromomane che ha l 'os.'les:sione dei trasferimenti e compie viaggi inconsiderati, as~nrdi che s i ripetono per .tutta la ";ta; e così ancora alcuni paranoici non deLiranti che per non piegarsi alle nece.<:si.tà sociali si allontanano e diventano degli errabondi. In tutti codesti cas i le fughe, coscienti, sono bensì la conseguenza di stati a-ffettivi patologici ma non derivano la loro origine da un. complesso delirante. L 'ambiente milita.re, per le condizioni di vita collettiva, per le restrizioni imposte dalla disciplina, per gli errori di valuta7.ione psicologica dei graduati, rappresenta il terreno più adatto alla. rivelazioe delle ta.re psicopatiche. Nella lunga serie di casi citati con dettagli sottilissimì e interpretazioni altrettanto intelligenti e chiare dall'A., se ci proviamo a indagare nella vita precedent.e aln'arruolamento del sogget.to, nell'infanzia, nell'adolescenza, in tutti ritroviamo episodi di fuga numerosi, a ripetizione, e determinati su per giù dalle stesse cause, episodii che riconnessi all'ultima òi;;erzione ci portano senz'altro alla diagnosi. Vi sono casi, invece, nei quali i sop;getti pre.';entano un meccanismo menta.! e completamente falsato dalla psicosi e agiscono sott,o l'inflnenv.a delle loro idee cle-li,·anti: così i confusi; i deliranti onirici (in genere alcoolizzati, non rari fra i vecchi militari, che fu~endo credono di :::ottrarsi alle allucinazioni visive o nei q•1ali picc:ole quantità d alcool, per es;;eme già satm·i, provocn.n() turbe con.fusionnJi con fughe); ii paralitici generali; i colpiti da delirio di persecuzione in cui le discr1.ioni non sono che la conseguem.a di tale delirio; gli epilettici le cni fu~he, inco!lCienti, non rappresentano che dèi veri equivalenti motori, oegli automatismi; i dementi precoci per i quali la fuga, conseguenza. della disgrega7.ione della loro pE>rsonalità psichica, cos tituisce una roazione di difesa strettamente le~n ta all'E-voluzione del pro<>~so m or-
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RIVISTA DELLA STA}I PA
~lEDIC'A
ITALIA.'iA F. STR A.'ilERA
boso o, a. volte, non rh-este che un cnrntt er-e di nE'c:ativì!'mo. f\in negli epit-elf'ttici clementi precod le rli,;<'rzioni. in g-<'ner-e. non rapprl'"-<Cntano fJU>t.'li mai l'epit<odio inìzinle del dil"turbo p,::ichko. mR ÌJHen·en~?ono nlla fine- ROpr&t\ttto net?li schizofrenici - o nE'l c:or;:o <klrufl'ezione, si che ruramente tRLi rntcgorie di malati vo.rcano la ;;o~dia delhi ca<;et·me. Da quanto si e dett-o l"cnhtri!'lce la neces;:i t ~ per il meòico militare, quando Fii trovi di fr·onte a \IDO di tali (:osi. di u on floft'er·maN>i s•~mplicenumt-e nll<' circostanze della fuga e allo Rtato p;;icolngico-psicopa.tico d<~l moment-o d<~l SOI!!!ett-o, rr a approfondire l'anamnesi. vagliAre il pll-"Sato doll'indivirluo, l'infanzia., l'ndolE'.'!iC~nza per sorprendcrne lt> 1:\norru:ùi!! del canlttcre, le stranezze conulle><;.e-, lP eventu~li f~tghe; espone-nti di una. psicopatia na..,centA. :-iolo co.<•ì la cliseràone può apparirci come un epiii<odio ia mezzo a tanti altri ili unR fr<-nosi. E anrora, nell'att-o dell' arruolamento. anali7.7~re le Cll·LL'le che hanno indotto il l!iovan6 alla sceiLn dclla cart'ie ra militare: e.<~istono de~li arruolamenti vol o11t~ri R(jliÌi<itamente pAtologici, vere fughe verso l'esercito. Con tali Aos::ttet.ti la compagine mili turc non ha <'1-'rto alcunchè da guadagnare: oosi non costituisr.ono che elementi di ingombro c di disgregament-o. ·si potrebbe, procedendo alle visite di arruolamento, protendere dn!,(li a:"piranti la produzione eli certitìr~ati di lavoro con•provunti le lo ro attitudini IJCr il pl\..<;.'mto, la loro condotta. e, infine, in t roclnrre nei contt·at t i rl i inga_g ginmcn to delle clausole di re soi-'lSione che ùo.s.'!er·o (E~coltà allo ::ltato òi liberan;;i <.li indi\·idui che, con le leggi in vigore, ::<olo la riformt\ p ermette di eliminare dttll'esereiLO. ~he nei
YosHtDA, Yrnò, DAtTo e T osurro. - Misurazione del rumore In aviazione. (OtoB yvo-Laryvgologia. H.ivi::;ta mensile giapponese, v ol. IV, n. 4, 1° aprile 1931). Gli AA. hanno !Jraticat.a la misurazione quantitativn dei rumori che si producono nei veivoli durante la traverSAta nel perco •·~<o di undt~ta e ri to rno fr·n Fulmoka e .i Osaka ( dist.nnza di 350 miglia), ll"rvenòosi dol mis mat.o re doi rumori di flarkhausen. Fanno servizio in detta linea idro- ed areoplani F okker (Seperwùvt-rM.l, Atlantic - Co., U. S. A.) con motore (Jupiter) di 4!'\0 cavalli-va pore, con elica di 1600 ~iri al minuto eò intensità di rumore di l l -13 phon. Già con la. intensità di 11 phon gli AA. si lagnavano rli un'ot.algia che si irradiava alla testa, senza. alctm disturbo ve!'tibolare. Evidenti e rano i disturbi ftmzionali uditivi durante e rlopo il viaggio, che cessavano solo d opo mP7.z'ora. La conduzione uditiva per via. aerea era diminuita, immediAtamente dopo l'arrivo. per il diapason A rli 40 Reconrli, per l'a di 20 seconrli e per il fì,s di :3-4 l'<econcii. La. conduzione O'lSea. rimaneva ~nvece invariata. Per combattere tali disturbi gli A..A. rRCcomandano l'« Ohropax •, nn ciispo~itòvo speciale che att.enua. l'intensit,\ ((el rumore di circa 3 phon. TENAGLIA
La colesterina e gli eteri colesterlnlcf del sangue nel corso di affezioni epatiche. (Giornale della R. Accademia di Medicina di Torino, n. 3, 1931).
PecoRELLA. -
La. posi:done centrale del fegat.o nei processi generali del metaboli~ mo organico, vreminente nel ricambio delle sostanze lipoidi in genere ed in particolare in quello della coleaterina., ha indotto l'A. a sturliare il rica.mhio colE~RterÌJ)ico negli epa-top~ienti, nel senso del comportamento quantitativo della col,e steJ·ina libera t' dei suoi eteri nelle varie affezioni epatiche, servetldosi in tali determinazioni del metodo di Bloor modificato da H ahn e Wolft'. Su 22 pazienti esaminati, avendo pra.ticat.o oltre 100 determinazioni del ricambio colesterinico, l'A. ha. riscont-rato: a) Nella stMi biliare di origine meccanica (it.t.ero da stasi, pE>r esempio) da pa.ncreatìt-e, rla calcolosi, ecc., valori alti della r.olesterina totale con diminuzione oos, ante dei valori dCJ;li eteri a volte fino alla metà dei valori medi normali. b) Nell'epatite in.tesa. in senso lato, la colest.erinemia è stata sempre alta, superando notevolmente la norma fino a raggiull!;ere in tm cac;o mmhr. 389 %. mentre gli eteri erano diminuiti in rapporto alla frazione libera della colt>Ster ina, e pressochè
:RIV ISTA D'ELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA!'JER A
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normali se con;,iderati in via a.'!f<oluta. Nelle colangiti la colesterina è i!tata nonuale o subnormale, ma col tas.'lo rleJ?li eteri sempre ba~<'!o. c) Nell'epatite cronica con prevalente tendenza alla p1·oliferazione connetti· vale, cil"l"osi in senso lato, la colesterinemia. è stata sempt·e alta con eteri normali o in lieve d iminuzione. d) )ielle coleci<stiti senza ittero: valori normali, tram1e in nn ca>~o in C\li si è rilevato un forte aumento della colesterina )jbe•·a e degli eteri. Per le st-as i meccaniche l'A. cerca di interpretare i dati ottenuti pensando che la colesterina libera si accumula nel Silng"ue per effett.o della cessata eliminazione con la. bile, e che, mancando l'atTiusso della bile nell 'intestino, vengono a mAnctu·e le condjz ioni per la formazione dcg)j eteri, pel deficiente rias.~orbiment.o degli acirli gra!>Si. L'irregolare comportamento della colesterina nelle epatiti deve trovare- se· condo l'A.- la sua sp:egazione nello stato del fegato e delle vie biliari da \m lato, e nelle condizioni generali che accompagnano l'alterazione epatica dall'altro. La costante diminuzione degli et.eri- da alc\mi attribuita allo stato di denut.J·izione di questi pa.zienti o ad una alimentazione ricca di itlrati cii carbonio e povera eli a lbumina erli grassi- deve essere anche in parte attribuita alla frequente_alterazione e secrezione e~terna del pan<'reaa, per <'Ui viene ad essere limitato l'assorbi· mento da par·te dell'inte.i t ino d ella colesterina, che si sa avvenire quasi esclus ivamente sotto forma di eteri. Altro fattore potr·ebbe verosimilmente essere r~>rpre Rentat.o dall'attività del tessuto epatico o meglio del si~tema reti<'olo-endot.eliale, come lasc ia supporre la immediata caduta dei valori nella insufficienza epatica f!:rave (coma). Il ri>nùtato rleg)j esami compiuti induce comunque l'A. a pensa.re, come B iir· {!er ebbe a riferire Jlell'ultimo Congresso tedesco d i Medic ina in tema del 1931, c ho le uozioni at.tualJ'l)ente acquisite o supposte tali s ul ricambio cole>-terinico debbono C."'Sere sottoposte ad un accurato vaglio ed a continua profonda revisione. PI CCALUO A. -
Sulla cistifellea a fragola. (Archivio italiano di Chirurgia, Vol. X X
Pasc. l).
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La genesi ùella calcolosi biliare rappresenta nno dei problemi più discussi d ella patologia umana. I fisiologi motlemi attr·ibuiscono a.Jla cistifellea funzioni ben piìt irnportanti di queiJe di un semplice ~'<et·batoio; le varie ricerche hanno dimostrato rome la vescichetta biliare provoca \1118. concentrazione della bile e ne regola il fius:-;o nell'intestino, e, attraverso alla s ua parete, si svolge il ricambio di alcmtj dei corniJonontì de!Ja bile, come il grasso e i l cole:>terolo. Questo ultimo pt·oblema non è m1cora ben definito, e gli AA. non sono ancora rl'accordo se si tratti di secrezione o di nssorbimento, per qtutnto la maggior parte propendano per quest' ultimo. ipotesi. Nel 19 10 l\fae CaTty, in uno studio anat.omo·patologico d i ci!'ti.fellee asportate u. malati affetti di colecistite catanale acuta o più 1·aramente cronica, uotò in alcw1e una formazione caratteristica: sulla parete a.noS~>ata apparivano dei punti promi· nenti, g:in.IIas tri, rifran~enti, che do.vano a lla mucosa l'aspetto di una fragola mn.. tura, donde il nome. Più tardi notò, alle sezioni microscopiche, che la mucosa era. St>t·montnta da villi, in a lcuni casi a struttura quasi papillomat.osa e cia~<•un villo co!'tituìto da uno stroma connettivale ricoperto da epitelio, e p1·esenza nell'interno dt'l villa e neiJa. sottomucosa d i numerosi wanuli d i sostanza lipoidea pr·esente au<"he nell'epitelio o in cellule s feroida.Ji sparse nella sottomuco;;a. Nel 1921) Cossct eù altri illustrarono una forma a. fragola, mettendo in rapporto t-itle reperto con la formazione di cnlcoli. Il Piccaluga descrive 2 casi di coledstit.i, o!lservati nell'Istituto di Patologia C'hirnrgica diretto dal p1·of. Fichera, in cui s i osserva il cAratteristico reperto d èlla ci,otif~>IIPfl a fragola. Trattasi di 2 forme dì colecistite iniziale, l'una senza calcoli, pi~1 avftn7,a.ta l'altra e ron calcoli. Nel 1o caso lo stadio inizillle è dimo>;t.1·ato Rin dalla "intorr.atologia che dalle lesioni anatomo-patologiche: mancanza d i c!tlcoli, pnpillo esili, connettivo giovane, sor:.-tanza lipoidea in parte ammassata nei vi Ili, in pn.11.e di•per·sa nello. sottomucos~t.
Nel 2o caso, sintomat.oloEria di mag.(!iore durat-a, lesioni piì't avanzate: Jlapille piì1 progredite, sostanza. lipoidea r im1ita in amma.«.«i alla sommità d ei vii!i e sparsa nel lume interposto, prOf;eJiza di calcoli rli dimensioni diverse. 4 -
tNor11tliP fii meth'riua 1nilitare .
P erto.nto g li elementi che caratterizr.ano le lt>;;inni O"'-~t"n·atc sono trf': L0 la natura d e lla :SO">tanza hppirle {l'he nlc·uru C' l a,;:~ilicuno tnnw ete1·e eli I'Ole· ,;terolo, altri come gras'iO e cole:;te rolo). 2o la <li-<posizione della "O><tanza . 3° altera·~.:ioni i;;tolnc:ic lte . Circa !a natura s i è •lis('tt-;.;o molto <;c ,;i tl'atti o meno r!i u na forma infinmma· toria: il Piccaluga è d ell'opinione c he l'init'7.Ìnne n on 8"-~ume l'impnr·ton7a diretta c~ me m olti A A.. Vfl~tliono c he si pos:<a t rat une di su mo lo ehimict) o t rlltlmatico o di mu1. rett?.ione all'iniar·rimento cole><ter·in ico prirnitiv0. L'A. hn i4ituito delle ricrrche "lli ('nni. i qunli ;;i pre.;tano mP!?Iio rli qua l..:iasi nltro animale. perche p iì1 re"istenti ac:li imo:>n·enti e poi e-<:-wndo in pre ,·alenzn carnivori hanno una compo,izione hilinre piì.t adntta 11 tnli Allf'<'ic di ~'"J>crimenti. L'A. ha diviso le ri<'Or<'he in:! :;pr·ie . X ella l a <:t>rie i11 a!etmi r·aui iniettò per via en· òoveno;;a colture a.ttem1ate, in altri in t rodu......._o cuntempo t'tlllP!\rn~c•ntt> di'i co t·pi e..;trl\ltei n ella cistifell<>!l . calcoli. fr·amm1:mti di AA«si. e<'c .. in nlt r·i C'<'rcò rl i pro,·ocA t'E' una !'itasi cle lia vo-;cic hct.ta 30~ penrlendone il ionclo n llP pa reti dell'•1d d ome e pic!?e.n · do il cistico. Ottenne so hunente delle iorme c11t a rrali acute, delle forme ul<'erose, piccoli Mce.<:si 1l€1lla p a rete . In lillA. 2" ;oerie !li e'>peri m enti intr·orlll'l'le nella ri><tifdl,•a rlei cani delle ve11ci· chette di vetro aperte vorc~o il <· i>< lico. dett'rminando una il'l'itazirme <i i tn tta In pa· rete dello. c i ~tife llca e una sta~i funzinnaiE' de liA hile .-;enza nl't'C~tnrne il defim;~o . I Ct\ni rli quo'lta 2" serie ìnrono t enu ti in o'<-<ervnzi<Hle •la l a -1- mt'>.;i, e in periodi diver ~i riR.perti, o, tolta la c i,:otifeiiPn. !'li pratiNWR. !'c.'lll.mr battf'l'iolo!!!<'o cll'lla paretfl e d ello. bile . [cnn i rli que•ta "erie furono divi ..d in ;{ g-mppi: m• l l " In !"'Prnpli<'e in t ro· duzione (!olia \·oscichetta. noi a~gi tm!?eurln l'intro<lm.ione d ei .renni pe•· via endoveno'<a per studia1-e l'unione d el i~lt-rm·c f'tn,i con il f11ttnrP in fe1.ione e nell'ult imo g ruppo provocantlo ipercole,;wrinernia o con d ictn ndatta (cl't rnenl o co1r sostanze emt)litiche ( pi t· idina ). ~ Nel } O ~ruppo l'A. ot.tcnne lt\ •·iprntluzinne dei :{ iAttr)J·l <'he cu•·at tPrizzono In. cistifellea a fl'agola, os~ ia ltt funnazioue a ·lcrH>papillare . l'infiltmzione lipuidea. In prosen7.e. di 2ranuli ùi cole4erina. Noi gruppo oR;;ervò (;ht> l' intrm luz ione di !!l'l'mi pPr ,·ia Pmntir·11 printll P contemporaneamente a ll' infroduziono delle ,·e.;ciclwtte di ,.etr'o pc>r· ltnllll i111luint sui risult.ati g il\ oti;onnti e c he quindi ~ i conicnna l ' ipntP;:~i cht.> il iatt.or·f> info>tti,·o wm rappr·e'>on t i che unn p ar·te sOC'<Jnda1'ia e che ~i tratttlva di 1111 •·cpr-do dovuto alln st.a;;;i meccanica d e llo. paret.e. N oi 3o g ruppo infine, in c ui ;;i era provocata. coi m~zzi SttM'cennHti um1 ipt' I'CO· le~terinem ia n otò, in quelli in cui l 'e~poril'nzn crn durata piir n ltm!.{o. bilo den,;a, ge. !A.t ino.<a. fo rma nte una. pntinu f'td ln piu ·et o t li ,·ott·o. e in uno in cui E>ntllO stati in· kodot.ti d e i fmmrnenti d i paraffina inquinnti d a batteri. si tron1rono 2 ammassi d i forrntt ii'I'C:l;ola.re doli;\ ,;tt·uttura dei cal<m li misti. L' A. concln!le dicendo e ire stimoli di ,·er>~i pns.•nllfl e~;:;p r'e In (•IHt:'<fl rlcllA c i · >~ti tell ea a fra~nla. tra cui il più import.a ute è quello d('llt\ sta..:i lird>\tica dolla pnreto e la concomitante presenza del favtore infezione no n è nef'e...saria: irHJitre In cisti· fellen a fragola., per le alterazioni che si prorlw:onn dur·nnte il " HO det-or.~o . può eRSC'r messa in rel a zione con la calcolo::;i della qunle e""<~n può e;>~PI'e unn rnunifestazione .. ri chiP ·ndo così l'attenziou e sul ricamhi o d ella nart•te d,•lltt cil'tifellea e " ulle sue alt ·
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'l valore dei metodi blopslchici per la diagnosi dei tumori del sistema trai e. (Revue neurologique , n. 1. , gennaio 1031 ). da \\'ernicke eli g:mndo impOJ·tanza, e '' liquirlo cefalo-mchidiuno rappre11entano, np!Jn, diagnosi dei 'l mezzo a usi lia rio di sicuco \·~tl orc. L'A. eh!' da Z5 anni li 1c sempre ottenuto ri"'ttltati soddi,;iacenf is>~irni. '0 pera un piccolo trapano di Z mm. ~4 azionnto elettrica· ' da queo;to prodotto >~i introduce un ago di l mm. rii net.ro , munito di mandrino, d i lunghezza variabile da 'omune siringa di \ 'Ct.ro . Aghi pil'l lunghi sono indi·netodo di :-:iimon e Hirschnmnn). ~€-bbene non sia.
·~1 ceryeiJ.o. ritenuta già
RlVI:STA DELLA STAMPA :\tEDl CA ITA-UA:s"A .E STRAXJERA
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uece><saria l'anestesiA. l'A. adopera il cJoruro d'etile per ottenere tma fissazione delle parti molli sull'os.«o e introclllrre così più facilmente l'ago nella pelle. Quando si ritiene di aver raj:t,~rinnto il neoplasma s i rit.ira l'ago e .il cilindro ùi sostww.a. 'Cerebrale ottenuto nel lume clell'ago oppnre nella. s iringa s i con serva in una boccetta riempita d'alcool a 9G 0 • Qtùndi si include e s uccessiamente si colora al Nissl. al V an Cieson. al C'ajal o con \lnO degli altri metodi e lettiYi di colorazione. La puntm·a si JH'nti('l\ a livello clelia ;::ospet.tota localiz?.azione del pro~:e~so patologico e l'unico pe.-icolo ~ rApJwesentato ùalla accidentule !~ione di gt'o8si vasi, arterie e vene. che pttò dar luo!!o a emorragie an che mort.ali . ~ preHo c:he inlpOFsibile evitare le ]Jiccole vene la cui lesione dct.ennina uno !';Carso {?emizio superficiale che cessa ~;:uhito per la compr'~«ione Cf>t·ehrale e noJ, p(wta ol<:un danno. L 'e,c:;ame istolof!ico <l e lla sostanza prolovata accerta le dia~nosi più fini (sono stati <linguosticati rasi di paralisi generale ron l'o."Servazione di spirochete viventi nel Cel'\·ello, di cisticereo. di a~ces.;i cerebrali, ecc.), ma. l'incUcazione precipua. è fomita dai pro<'oosi prolifemnti c:he re.,t.rin~ono la cnparitil. cnmica e in cni alcun Altr-o met.odo può clar·e con uguale e!';attezza \lna rispo;:;ta precisa. Nou sono mai stati oS!-Iervati dall'A. ra.o;;i di propagazione di infezione per mezzo della punttu·a. Oltre a ll'twc·e•-tarnE>nto diug:no~tico la plmtura può avere s<'opi ter apeutici non tra.'<curabiJj, sopratntto nei ca;:i di emormgia traumatica opi o subdurale. per la decompr~sioue del t'e1·vello. ] n casi di iòroN:falo couee1ùto o acquisito dà buoni d;o;ultati lA. puntura dei ventricoli ripetuta più Yolte e preceduta da irumffiazione di at·it\ nei vontt·icoli stes::-i per accertarne la forma e le dimMsi·o ni. Il procedimento f. uguttle nello puntur·e di cisti. ( 'ome pericolo di t.a li mauovm·e sono a temere le emorragie e l'edema cerebrale. È oppor tuno praticare iuie?.i.oni endoYenor;;e di siero ipertonico che contribuiscono acl abbassn.re lo. 1wessione durttJlte c dopo la puntura. Non Fono mai stati ol%'ervsti ùist1.1rhi eia puntum delle differenti regioni, anc·he le più delicato com e quella del linguag~io. . L 'e.>ame c ito logico del lictuO ,., intine, [oruisce un mezzo a w; il iario d i imliscusso v•dor~ per Il\ diaw1osi d ei ttunot·i m ett,enclo in evidenza le variE" cellule neoplastiche. CAMPANA
Frattura isolata della prima costola da sforzo muscolare. (Zentt-alblatt fi.ir Chirurgie, Ili maggio 19:31 ).
PoRzELT. -
E,;cluRe le fratture dir·ette rtella 13 cosLola dovute l~ ferite d'arma da fuooo, come se ne ebbero munerosi esempi nella guerra, la rrattura isolata della l& costola è t'ili' issi ma in confronto a lla fratt um relativamente frequente delle altre costole, i l che è clovuto al la posizione relativamente rrofoncln della l a costola ed alla protezioo.e nhe le è offerUt dttl cin~Zolo scu poltue. Ed i' pN·la stessa r~one che la rara fratturo. delht t a costola. piì't che per azione dit·etta, e p iù fa<' ile avvenga per azione indiretta, conlle per sfor?.i museo lari. Il caso clini<:o descl'itto dall'A. appa.t·tieno a quest'ultima catcgoda.. rn linea ge nerHle non si può amnwt.Lere coma non si può cse;ludere che la frattura possa. pr·oùur·si col soprnindicato raeccani~rno, coesistendo una predisposizione patolo!!ÌCo. doll'os.;;o. Bisogna anche considoro.•·e che in molti casi si è t rattato d i indi·ddui con muscoli fortemente S\-iluppnti, e che sempre è intervennt tt l'azione di sfor7.i muscolari anche di brevis~imfl cltu·ata. ma dr notevole inten><it.ò., come il ITattene•·e con le mani og~ett.i ! lP.::;anl i tendenti fl cadere. il sollevare pesi gravi. -;forzi del parto, violenti ~;timoli repressi di to;;se, stamutaziotù t rattenute. [n tutti ltuesti casi si devo ammettere che la Jii costola venendo a t r ovarsi soL to r azione notevole e sovent.e bmscA., dovuta alla tensione ùfli m1:1.Scoli del collo~ u sotto l' influe nza. di sfoJ'71i respi1·at.ori, talora bruscamente provocat.i ed istantaneamente tt·attenuti, nonchè per l'azione d dl cfl.rico spesso impt·ovv1so che intervienea. fa •·e entmre in funzione le masso muscolari dP.ll'art.o superiore e talora anche pet• i l fatto dell'appoggio che in questi movimenti forzati la clavicola viene a prendere sulla 18 costola, ne pos.-sa. ris ul tare la frattura di detto osso. DtJBBlOSl
COIFEREIZE E DIIISTRllllll CLIIICHE IULI lfPEDILI IILITIRI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai processi verbali pervenuti alla Olreztone g1nsra1e di eanu! mthtare nel dtcembre 1931-X)
ALESSA;)."ORrA. - Te nente mf'diro T L' LLIO P ARRE:I.LA: Cn ~riJO d i borsitP al (finocchio si nistro complicalo rtd l?m(( /nnut -"JiOJ!tcmeo. BRF.SCtA. - So t t ote nen te mecl ic·o :Snt o :-~ E FA\' :illA: Drrmn/t,.9Ì di f'o.r-F'ord!tCe. L'O. dopo aver fatta la crnni.-noria de lht m ~;~ l tt t t iu ric·orda In daR'-ifì<:ll7. ÌOn o;> d egli organi ghinnduiHri secondo ì-ichicfE> rd!·ker, :;offerrnunol u:<i 1;1 cow.id(.>rttre le ghiandole apocrine. da questo tllllOre d t' :Scrilt t• per In rrilllt\ V<;llll. e fueendo rilcVtlre come la localia:nzione d ella d et·n-utt o;;i di l<'ux -Fu rdyce s i>t qut>lln s t es.<>a dell e ghiandole apoct·ine e c ioè a...eelltl, are:tlc rnarn•narie . nm h!'lic·o. pube. arandi labbra, peri neo. PA'5:i'H poi a con~-: icl eqH·e i sintou1i di cui ol>bit•t t Ì\"tllll('ntC" il più e \'idente è In r.ompar:sH di elfloresc·('rnm a tipo papulu:<o, lllt\Ì co nlltte nte . irlllnodificabile e rc:-;i:;tente. I puzieo ti uecw>ano JJrurito e :sudore pii.r o rrw no intensi a seconda d ella diver·sa cost itnzione nf'm·o-ondocrina. Conside•·o rH lo la Jnlt OQ!ellf'E<Ì, dopo aver riferite le \'ll r·ie t-eo r·ie. chirnicu-irri t Etti ,.fl e tus.'<i-i nfet t iva. rileva corne la comparsa ddla ù ermato:si in incli\'iclui con glriandnle uptlcrino fun1.ionanti de,·e farci connett €'rc la mntattia a l s ist C"ntn n ervo:;o n ;o get.H tivo ed all'endocrino. sopC"ndosi che le stesse ghiandole apocr·ine nuuw cuns idernte corno o r~mni se,;:;ual i accessori. Ricorda. però che. ciò n.ono:sbmt.c, non si è po r ut.o hf• n d eterminare il mecca.nismo patoge n.etico e di conseguenza non :;i sono potctti t.\ Vere dulia ten).pia dei ri>mltati <>onfort.evuli, ,;a lvo che nei pochi ca.;i in cu i l'accertame u to di una di$fnnzione o rmon ica n on ave~-;e portato n.cl Ull tl npproprinta cura opotentpica, Dalla disamina d e lle var·ie teo•·ie l'O. finisce con l'n11unett ere la cort·eiHzione e vide nte tra der matosi d i Fox-Fordyce e ghinrt<lole apocrine di ~chic fc nleker, ritenendola perciò ttlla ent itt\ n oso logica a sè. CAOLIARr. - Colonnello medico PIETRO ViOLA: Serl'izio 'aa.nitorio 'in guerra. Storia del servizio l'<anitario d a lle origini a i tempi nostri. V11rie unità !'lanitArie e loro pr'e!o{i, mezzi a dis poi!iziqn.e delle s ingole unità, ricchezza. elci mnt.e riHi e sani tario e mezzi di indagi ni e gabinett.i, !<Ìa. per il l'<en·izio di pace che <li guen·a. F unzionamento del servizio sanitario n ell' ultima .a;uena l!ll5-1918. Trtt»fo r·mnzione delle unità SAnital'Ìe da campo. in bu.-;e allu. esperie nza de lla guerru. ed adozione di nuovi me?.zi sani t-Mi per il pro n t o soc<>orso d ei ieri ti gn\\'is.-;itni ed i n t ras portabili. FmENZE. - T enente chimico-[ar·macista dut.t. LoRENZO Ct:RATOLO: Essen: e natural·i e sintetiche. L ' O., dopo aver trattato de lle e:>senze s otto il punto di vis ta chimico, accenna l\.JI ' industr·ia di es.-;;e con ptuticolure T'Ìguanlo n que lla nazionale. Lamenta la nostra noncuranza per la coltivazione di alcune piante che non richiedono speciali cure (lavanda) e pone in ri lievo gli s for·1.i c he si compiono per <.Jivu lf!nr·e J'u,.;o di alcune essenze n ella cui produ1.ione abbiamo indi;;cutibile primnto (hel'gRmott.o). Tr·attaudo delle essenze sintetiche pone in evidenza i bPncfìf'i che apportan o per la constanzu della loro azione ternpouticn, es.-;endo compost i où elementi chimica· mente definiti; e p er il minor costo di esse ne lle varie appliC'azil)ni indus t.riali. {':onrzrA. - Capitnno medico EM.ANliELE D 'A~oELO: Un ca.9o d·i rlRferentite d~.stra di sospetto natura tubercowre. Un caso di makzri<t cronica riacutizzata COit cachessia. Gn ca.<Jo di febbre l'i/oide so~tprtla. - Sottotenente medico C:n·:;~:;l'PE .F,uu.soA: Sulle ematurie. PADOVA. - Colonnello meuiC'O FEROINA!:\'00 MAitTOOLfO: Dimoslra:.ione clitlica. e di.scu.sJJione medico-lt!gale d'i dtt.e cxtst: (!i corulotto di Botu/lo p erdo. Osservazi<m.e clinica e consid.eraziuni m e.dico-legali sopm un caso d·i itumffìcienw della nntra.lc e sopra u1~ caso d i posi umi di sublusRazione articolare ti.bio-tar.~ica S. - Tenente colonnello medico GrusEPl'E ~lNC:LtTICO: (./t~ ca80 di li njogrcmulomat08i- in!Juinale destra . Ctl C(I80 tli /rottura dell 'e1Jt1'1!IIIO di8talt· dt>l r<Jdio de11tro da ecmtra ccoi]JO.
CONFEREl\"ZE E DlltOSTRAZfON I Ct.INI C:H E E ('C'.
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Ma2giore medico PAOI.o LA RoccA: Un e<ltJO di ·IXtricclla. Un e<tso di eresi1>ela fru;ciale in un tJOldato a.fj etto d4 eezema del padiglione dell'orecchio. D imostrazioni di nkun-i r.asi iniziali di tubercolo8i con eserci/(wiolli di sellteiotica delle vie re~tpi?·atorie . PALJ::RMO. - Capitano medico G rova...'INr Gumo: Diagnostiu1 d<!lle afje::;ioni renal i e metodi d'ind(lgine.
L ' O. pada delln. fisiologia e patologia della funzione renate, facendo un qua<lr·o d 'insieme d ì c iò che è il meccanismo del lavo ro dd rene rispett.o a lla nompo::;izìone del :sang1 te, t·iferendo><i ulle pt·incipali leggi che lo regolano nonchè ai Y1Hi ft\ttori d e terminanti. Pussa quindi ad esnnaina re i più impod.ant i metodi d ' indn~ine per ln diaç:nostica nnato mica e funzio nale delle les ion i rennli, indicando per citt:WUII metodo il valore pratico. Trattundo d<'lla d iagnostica radiologira, s i sofferrna in panicoln.1· modo »ul metodo dell~t piclografìa dii"eendente con l'Ur·oselectnn e ne illustl"a con proiezioni di r·udioga·nfio e citazioni di casi c linici l'importan~~:a a;::;unla in que:"t i ulti11ai tempi. P r-:ntrCtA. - 1\I•II!f!iorf' medico Vr:-<CJ-~xzo ST8API: LP. modernt> udute .~ufla patoyeue$i e tJtdla profìla8$i e lerapùr de/l(' i nfe::ioni tijo -parati/iche. L ' O., dopo aver pnrlnto de i nuovi concetti Slrlla pdtog-(•nesi delle infezion i tifo.par·ntifkhe, >;e<:ondo i quali e;;;:-;e debbono consirlerar,;i d e lle vere e propriP ;,etticemie, e~<.'<enrlo In loro o a·i0ne ematogena e non entet·ogenu, a<·cenna a l modo con cui la, mucos1~ intestinale penlen!hbe lit sui\ resistenza lisinlogica a ll'innt,;ione <.le i batteri, e spie(!;a l'enterotropismo dei bacilli tes:'>i. In ult.itno, d o po e"sersi tr·attenuto ad e::;porre la diaguo,;i differenziale di dette infezion i, pad a della profilassi e d elle Vttccinazioni ant,itifiche per via pnrenterica e per via orale. dei mezzi pex· scoprire i portatod di bR<"illi. e della ternpin, sia d ietetica chP medicamentosa, soffermnndosi principalmente sulla cura vaccinica specifica. ROMA. Tenente colonnello medico 0RESTE P ELLEORINr: Un e<t80 clinico d i }{ola::;ar mediterraneo in ad,u ltc. L 'O., dopo aver esposto la storia clinica del caso, pre.«entando il soggetto ed i preparati mirroscopici ottenuti colla puntura delltt milza, si int,rattiene sul c~tpitolo d ella Leishmaniosi, esponendo lo notizie storiche, la distril)uzione geoerafica d elle malattie da Le is hma nia, l ' unità d elle varie specie di Le ishmania, le varie teorie in merito alla trasmissione d ella infezione, la forma clinica d ell'adul to, la diagnosi d ifferenz iale, la prognosi e la cma. Fa infine a lcune considerazioni epidemiologic he e medico-legnli, dimost.rando, con dati statistici e cASi personalm ente rnccolti, che la Leis hrnania visce1·ale da noi non sia pit1 da considerare come una rarità, bensì spett.n alla medesima un posto di maggior rilievo nelht no,;:ografia regiona le. Dal lato medico·le~ale fa presente la ctifficoltà del giudizio per l'ine sattezza de ll'attuale distribuzio ne geografica (paesi d el mezzogiorno sulla costa del Mediterraneo) e la elas ticità del periodo d i incuba zione (da 3 settimane a due mesi). Prende la parola il tenente colonnello MONACO, mettendo in rilievo il contributo italiano allo studio della LeiRil'!lllniosi, specie per opera di Cardarelli, di J emma, di Di Cristina e del Pinnese. E merit.o di quest' ul timo l'aver dimostr·at.o c he molti casi di an•ania s·plenica infantwn non sono st.ati altro che leishmaniosi viscerali. Inoltre questo ricercatore ha contribtùto ad a.ccertare che il parassita, nell'ospite vertebrato, vive, aflagellato, nelle cellule (cellule para!<si.ti fere del Pianese) di o rigine mesenchimale. Il leucocito poi non fagocita il parassita, ma (• quest'ultimo che aggx·edi»ce il leucocita, anal.ogamente a qua nt.o avviene per· il p rot-ozoo de lla ma.laria rispetto agli erit rocit i. Tru:!STO. - Sottotenente medico Ar,J>:S:S.'\NDRO Gni l"'TA: Pro~Jtatile cronica. L 'O., premessi br·evi cenn i sulla etiologia delltl prosta.tite cron ica, parla d e ll'anatomia patologica dell'affezione secondo le ultime vedute e trat.ta d e lla diagnosi differenziale e della cma. Riferisc-e su di un caso molt.o illustrativo occorso!!li nella clinica celtica della R. Università di Messina, rnettendo in evic.lenzn qu~uita importanza acquisti in questa affezione iJ fa ttore psiclrico. TRIESTE. - Maggiore medico OREsT.E GrALLOMBARDO: Tracoma, e congi·untit•iti provocate. Consid-erazioni cliniche, medico-legali e tJOciali . L 'O. mette in rilievo la neces.~ità che tutti i medici militari s iano in gr·ado di d iagno11ticare il tra com n, siA per la tempestiva profiln~<-<>i. sia agli effett i medico-
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lt>l!rt li , F<p.:!t• i•tlm " nte n e i ri ~w -udi d!'i u lil it nri ,·nlont11ri e di rm-riPJ"r\. TrMt tt dell e· o rigiu i d e l trtH'Oill!l e deliA >< Il ·\ rliffu-:ion!' in E:uro p 1 e "!l"'<'Ì!' iu lt ttl ia, ripm·tando d nt i iltnti:stici frH i milit ~u·i P irn lA. j).J(Klltt'l.Ìo ne ci,·ile ..-\<'<'t'Ili Hl nlln si n tou lnto losri a d e l ! 1'1\COffi'\, S'>ff ' l"ffiqnd n"i !'111llfl di!llr•H>Ri riJt)"prE'IIZinJC' :'[>C'<'ÌtliiTI!'Iltt' ('011 le !'Oll~i un t i vit i dn pnh·,•re di i p i'C>\(" U'Itl>\ e dt1 i:('mi di ric·ino !'. •·h·hi,llnandosi nd un suo ln v o •·o sug li el!iti ll•·lle C<JIV,tittnfi•·iti promr:,1tc. Ì>1 ltt dinl!llo>< i dilì"C'I"enziale fn.t t-oli ;•s i ti e CJII E' IIi del ll'llC'(lDl!!. J ndi J"Q. tr.lt t H dr•JJ"et iolot,!ifl Jlti S."tllldO in rn.'<.<;E'I.!I11\ cmno lo_gi(•Jillùlll<' ltl ntrit• ricr•·ehe ,.:pcriuumtnli Hino ull•• pii• rN·enti; ;.;"intrat t iene po;;:cin s ull o p•·o1 iln""'i. in«i~l (•udo sulla ilnpn rtnn;r,a dPIIu dinl!nnsi pt'<'I"O<'P €'> Jnl't· l E'n d <' in t·il ir>\'O lP p ··tl\"viden7A;> fi norn Ad n t t o l P thd <:o\'•' r Ho Jl'''" lo p opnlnzion e Pi,·il~. A ccenmt (lt'i a lla tt'l"a('iA piìt IH!odt>rrHt. Dnl punlo di ,-i:;tu llll'dic·o·k!!alc militnre ill"''t ra !!l i art. ~H .>\. P 4. B. dt•ll\'l(•npo [ nft'l"mith dr• l H. E,.:pn•ito. metl <>ndol i Il r.t!ì"r·nnto C'Otl rnrt' 4:1 El en<·O l nf<'l'llli t il dt•IIH H . •\! •trina e flli"Jlit:n cht: n l piì r pr~'.;l o . am·hc per l'E-< •rei t o . ndl!.\llo 1<.' OpJ•·•rt Ili t t: d Ì><pnsizion i C< •ntenute i n qn e.;t ' ultimo tt rt ic·nlo d pii" El C'H PII dr-Ila R.. ~L.11·i 11 11, L ·o. r-nn~ idt•l'A i n c· i f r e i l tlnnno Phe In in nhilitil ~d hn·orn dei tr,tf'•l•nut•>><Ì piit 1!1"11\"l HJ•pt>rta ni i 'N·o rlomi 1t domp:<tir-n e nlln :';or-i('!Ù e t e rmin11 ew1 J'nll!rtii"Ìo C'be lf' pr.,, ·,·idcuzl' dE' l Uo,·erno ~nziona l e vnll!ano nd eliminnre la piA~II l<IJ('in le df>l ll'fi<"OIIIH. 'CDI:"\ E . :\Inl!)!i<ll"(l lllf'dÌt•O l :rOR<: IO KAct'O~!AXI: ('n Cfi·•O di IMI/111 p,q·'>etl::.Ùtlt•- Primo Cllpitano medico CARLO C'ALIGAJ<tS: ! Jimo;;tm:;it)l!(' di 101 Ctl4flù rli ere.si pPlo fuccirtle. Pt"im o cnp ilnn•> m,, di<·o :\l AHtò FHHH:: f pf):mrrcnr!li.wiO ('()8/itu::iunolc in un r:a.90 di pi<-uril'' e.9sudatÌI'tl di prQbaòile nntura tubacolnrc (C 'rJIIIfmrlaiiH'IIfo ddlrt prP88ÌOIIe arlr rir>.<rrt e CUY'I ar/n•ludillirn). S indmmv npprndit•tAttre in un C<l80 di polmoni/P crupale dt·-<lrfl . F~>bbrr st ltiru tln ('lll'll"roidi ltlct rntr. Primo <'upitan() nwdic·o F JtA.SCESl'O ~[ As,.;Dr o : .o...·u 1111 c,,_.o di ernio cruraz,,_ .rldnlite l >tDerro{IITI' ed ru/rnif-1' comune. l "n NIRO di <li8f•,N<Ì''III< t(('/ !liHOC('hirJ . - Pr·imo cup it •u1o 111t'dic-o UAETA:-iO H o:-:c:A : l'n ctt.so di 8ÌfilodrrlilrJ tulwrcolo-ulcero.•n . rMi.•tt>nte fii conutni llflli{>~ Ptici (ar.~eni('O. ùi.~lllltlo). 7',,,.,-,pia ron t<ill)rrso(mr.oum P 1'/Proprnt~>i n P. ( "n r1180 di ecz,•ma illlpertirtiw,itle rmt e-siti eli acrocia•w.~i dc/l(! regione dnr!iflle dt•llf 111a11 i (I.Jiartt•Usi d i(ìer, uziale- curtt-wwtomi(l rmto/t>tjÙ:tl). (,"Il co,so rli .•ifilmmt rndoprepu;;iale con /i1110.~i e linj,wyioite del pene. (lJi.aynosi cliffrrrmziule-lerapia). Cnpitnno medico l:'RA:"\vr.,;sco CoLA : C'n caso tli l~tberC<JIIJ.si l"rÙlfJ('ct. VF:HO:"\A. 1-lng!!iore rnrdico ML'ZI O F IORINI: Un cn.~o clinico di di.~trufirt 1/lti·SCOlm·e pst•tult>Ì ]J<:rtrojÌC<t. '.l' i po lJt~{'h CI/11!!. R ecl uta Dn l G. :\!. d11s.•;n I!J IU. I V l"<'l!>!imento t·ollll'>t('l'f'Ì. Hio:O\'i.'t"l\tO per sui A ( Ì<"a d c·,.:t r n . • G e n til izio StllH> dttl h1to rwru·nJMI i<·o e p-"it· .)pnt ico. ~.m htl soti(•r·to mnlnttie de~ne di •·ili cvo . .Fir1 dall'infan?.itt comi •wiò n< l an·<·•·t ;,.,. indl'holiutPH t o agl i arti infe ri or·i, e llo o1ndò notl'volrHPitto at rme ntandn cogli Hnni. :-\ ! 1•'1-!H dcho lezzu agl i .u·ti infe rio ri. pii• prnmmr·itttll n <"lli'Ì('ù d el d f'stro. B. O. - !';<>J-!I!<'Lio beli nutri to e llf'n sunguifirato. Xulln d~)!tHl di sprrinlt> •·il ic , ·o a c ,u·i<•o dl'l.di 0 1'/.!•llli t o•·ncoaddumi~tali. ~ .. n ,.,ihilit t\ ><li(IPI'Iit:iHit· e proìundn 11 0 11 ap(ll'<''l Zahiln l!'llte drsturbttl u. Hitlc><si ('lltHIIE'Ì ,-intc·i. Hill o>:<-<i pntclluri nho liti . Pr(•:<erna i p e ri rulit~ dei llllt«<:oli d c i po lpa<Ti, il c·ui , -oltune ' '~rt)!t'l'tltù contnt:<tt\ t;on 'JIIf'llo d PII >l t:n-;cia P d e i IIIH:'<Coli glutei. i <Junli "nnt> tllltt:\'olmC'n tc ipot r otìc i. L IIHt:'><~ol i ipe rt r ofic i dl'l.nno n lln p .l l p,tr.ione lu HPn,..tzinlle di rr>'i'<tcnzn e di c la.';ticità. mn In I<Jro cont ruzionc V()loHtnria è difhcilc e pigm. L"im·t·•,.,...,o (o >;tentnt n (1<' 1" In debnlt-ZZA dci muscoli glutei, l"add•>me è prntc,;q in O\'ilnti . \'i ha a('centuazionc di'ili-l lr)l'dt>si lvntl>>tre. ht part e sup<>rio r e del tmrH·o tl'llhal lu ~<ulle gn111be. !\o t eYolml'llto d iflicoltnto il pa:'<.'-'ag!!io dtd ln po:<izion e >'upinu n qul·llr~ e retta per pnre:;i d egli e:;ten;:;o ri d f>ll 'nn<:a e del ginoc-<·hio. L 'e.""Hlnt' <'l(• t t rodingnostico f.-t rilm·ar·e not evo le ipooocitlll,ilitìt gnl \'art<l·fmwlic-n d<·Ì •ntr:<(·oli dt>~li urt i in fcl"Ìo •·i :>ell'l.>l a leuu uf'l:enno a r euzio n e liC>geu ernti '>"o.. ProvYedimcnto medi<'o- lcga lc: r"ifo nn a, nrtico lo 25 Eknc•() A. L 'O., d opo 1wcr purlnto d e ll'eziol ogin. anAtomia pntologi•·11, decorso delln forma p,;eudoipcrtrofica. ri co rda le v a ri!') (Ot"me di mit>pnt ie. lo r·o o rig ini , lor()> diYisione, secoud o le vedutE: modm·ne ddlo u eu r o logia. - Capita no m ed iC'o )i!CHELE P .-I.E'AGNO : E:softalmo pulsante 8-pf)nlaneo d4 aneuri 8 1tHt artero-,;enu.90 della C<trot;rle inten~a e d el .~eno cw·enwso.
L'O. tratta di un caso raro di esoftalmo pulsante d e ll"O. S., c he data da 8 :ann i. comparso bruscamente in seguito ad un conato di ,·omito, in SOJZp:etto -cardiopatico, con immediato nm1o1·e di soffio intrac ranico sog~ettivo ed obbiet tivo. L'esoftalmo, prima molto pronunzia t o, lta regredit.o l':pont a neamente e dopo tre anni è compar·so anche uno strabismo conver·gen te. Dalla discu"-o;ione clinica g iunge, por esclus ione, alla dia.gno.;i della r·ottura d ella arteria carot ide inte rna nel suo tratto intr·acavernoso, Rpiep:R rHio in tnl modo la compa~1 r·epentÌ1111 dell'esoftalmo e del soffio intrac ra nico, udibile specialmente 11lle reg iom tem ponrle e mastoitl ea. e ùello ~trabismo per· p>lresi d e l ner·vo abduceute compresso dal seno -cavernoso. Non propone alcun inter·vent o chirm·gico. data la C11r·diopatia in atto, ma cons iglia il riposo fisico e di evitare ogn i sforzo che 11umenti la pressione sanguigna .
NOTIZIE Ricovero di mflifari negli stabilimenti sanitari civili. Dal Giornale militare ufficiale, dispen:"a 68. 24 dicemhre 1931-X. Circolare n. 646 (Direzione Generale di Sanit•\ militare). 23 dicembr~ 1931·X. A complet ltmento delle disposizioni contenute nell'art. 6R7 d el r egolame nto <d'amministrazione. determino che per il ricovero neg li stahilimenti sanitari civili ·dei militari Ammulati che non possono essere inviati in un luogo di cura dell'amministJ·azione 0'\ilitHre. ~ia.no ossAr vate le seguenti norme: l. - Con ~li o<>pedali civ ili (compresi g li istituti psichiatr·ici) nei quali il ricovero di militari ttmmalati non può ,·erificursi che per c ircostanze ecceziona li •O ad ogni modo si pre,·eda in cs:<i una scarsa frequenza di ricoveri, non è neces."ario ·s tipulare la convenzio ne di cui al citato art. 687 d e l re~oln.mento d'amministrazione. In caso di ricovero in que>'ti stabilimenti sarà ad es.<>i pagata la retta ospedaliera •ed eventualmente i compensi acC'es><ori in rni.'lm·a non superio re a lle tariffe approvate <dalla competente a utorità. t utoria . 2. - Con gli ospedali c ivili (compresi gli istit ut.i psic hiatrici) ove il d coYer o -di militari avviene con notovole frequenza, d ovranno stipulat-si, a cura degli ospedali militari della d spet.tiva zona, apposite conve nzioni (co nforme a ll 'allegato A ) previa autorizzazinne da richiedersi a l ri;;pettivo comando di corpo d'o.r·mata (o comando militare dell 'isol a). 3. - L e nonne c he regolano i ra pporti tra l'amministrazione militare e gli •0spe-dali c ivili v incolati da con,·enzione ed il r icovero e la cura in essi d e i militari ammalati, risultnno da~li annes.o;i capito li d'oneri, approvat-i, previ.o pa~ere del con·s iglio di Stato. col d ecreto ministeriale, n. 2114, in data 23 novembre 1931-X, 1·egi.stmto a lla Cor te dei conti il 5 dicembre 1931, rejZistro 34,, foglio 313 (allegato B ). 4. - L a retta ospeclaliem da conveniJ·si dovrà e;;set·e, per quanto possibile, ·comprensiva di tutto il trattamento curativo , conv<f'n endo, ove occorra, una .dupl ice tariffa: una pel rkovero degli infermi nel reparto c hiru.r gia e '\.m '11ltra pel Ticovero ne l repar to medicina. Con gli ospedali civ ili nei q uali esistono pHr classi, in relazio ne a l diverso t rattame nto dietetico e di servizio, potrà pu.re essere pattu~ta una diversa tariffa per ogni -classe, cui saranno assegnati i militari de l R. esercito dei diversi gradi. I militari di truppa dovranno in ogni caso esser e assegnat.i alla cl11sse più economica. Le diverse tariffe non d oV1·anno mai s upe rare quelle legalmente approvate pe1· ogni singolo ospedale civile dalla competent~ autorità tutoria per 1 ricoverat-i -comuni. 5. - Allorchè un ospedale c ivile richiedesse, oltre al pagamen to della retta ospedaliera, distint.i compensi per oper azioni, eme e trattom<>nti speciali essi potranno essere presi in esame solo per c ircostanze as.o;olut.amente eccezionali e le r elative proposte degli ospedali chiaramente documentate saranno, dal rispetth·o
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~OTlZIF.
comando di cor·po d 'armata (o comando militare dell'isola) tt·asmeS!ie al min ister o per le sue decisioni. U gua.le procedura s,u·à se~uit.a o ve l 'elE-vatezza clelia retta ed i distinti compensi richiesti rivest,ìssero il CJ.rauere di ingiustifico.te prete:;e. 6. - SJ.IV0 c ni e ccilzio n ali.-;::;imi da sott-opor;;i alla preventiva autorizzazione d i queilto r:ni.~iste ro, gli o•p~_rlali militari sam':no. ~.em~t-~ a PI\~A;re ~ii sta~1i_l 1menti sanitari mvah le St)le spedahtà. consumtlte da t mlltttlrl 1n ltltlVItà d1 serv12.10, in licenza eù in a.-<pat.tativa.. mentre p t>r quelli C!ÌÌl. riformati. gli stahilimenti st~'<i d :)Vmnno rivolgersi alle competemi autoritiJ. civili, alle quuli, in base alle leggi v i genti, sp3tta di pagare tali spedalit.à.. 7. - Tutte le pratiche di cui sopra sn,ranno rlagli os petlali militari svolte con il comando del corpo d'a.rmata (o co mando militare dell'isola) pel tramite. d e lla rispattiva direzione (od ufficio) eli sanità rnilit~tr·e c ui spetta esprimere il proprio parere sull'opportunità d elln. stipulnzio ne d ella cotn-e nzione, sulla. convenien7.a d e lle ret·te e degli eventuali a ltri compensi Tichiesti. tenPmlo conto, nel forn1ulare il proprio giudizio, delle speciali condizioni dei s ingoli st.tl.bilimenti e d ella r etta. media che si p,1-ga agli altri osped11li civili situati n e l territorio d el corpo d'armate. (o comando militare d e ll' isola). 8. - A norma dell'~lrt. 36 d el regolame nto d'amministrazione, le conven zioni di cui è oggetto la pre3ente circoiA.t'e. stipulat-e Jul gestore dell'ospedale, saranno approvate e rese esE'cutive ne i modi indicati d tllle lettere be d dell'art. 24 d el testo unico delle disposizion i le~i,;Jat.ive coucernenti l'amministrazione •e la contabilità dei corpi, istituti e stabilimenti militari, approvato con R . decreto2 febbraio 192S, n. 263 e cioè: dal direttore dell'ospedale miJit.are se l'importo della converw.ione non supera le lire 50.000; dal coman,lante del corpo d'armat.a. dai comftn,lanti militari della Sicilia e d ella Sardegna se l'importo della convenz•one supera le liro 50.000. 9. - Entr·o trenta giorni dallf\ scadenz~t ùi ciascun esercizio finanziario g li o.spsdali militari invieranno al ministero, p el tramite della rispettiva direzione (od ufficio) di sanità militare, apposito specchio (conforme all'alle!'!nto 0) diviso in due p i!.rt.i: una p~r gli !ltabilimenti vincola'ti dA. convenzione ed unn per gli stabili. menti che h<.~.nno ricevuto militari pur non e:ssendo vincolat.i da convenzioni e con-
tenent.i: a) l'indicazione d elle convenzioni in corso, siansi, o non, effettuati ricove ri nell'ospedale civile contraente durante l'eserc izio; b) l 'indicazione de lle r ett.e convem1te con ciascun o,; pedale civile; c} l 'indicazione delle giornate di degenza. consumate durante l'esercizio finanziario ed il l'elativo ammontare; d) I'intlicaziono degli ospeda.li cidl~ che diedero ricovero a militari durante l'esercizio finanziario beuchè non esistesse con essi apposita convenzione nonchè l 'indicazione delle giornate di degenza. in essi consumat-e e d e ll 'ammontare delle J•elative rette. Le somme pa~a.te o da paga1·si a ciascun ospednlo civile per i ricoveri effett.uati chn·a.nte l 'e;;et·cizio finanzi~trio dovranno es,;eTe ,:;uddivise a ser;onda che tra.tt.isi di individui amme.~si o.lle cure per conto d ell'ammini;;;trazione militare oppure cl'indiviùni -che hanno l'obbligo di provvedere d el proprio al p agnment.o de lle specialità da essi consumate. Le somme a carico d ell'amministrazione saranno riportate in nero, quelle a carico dei s ingoli Stl.ranno riportnte in rosso . Nei casi previsti du,gli articoli 539 e 705 , ultimo comma, del r·eftolamento di amminist.rat.ione la quota part.e dell'ammontare dt~lle rett.e a CHl'ÌCo del ri coverato iltl.rà riportata in rosso e la rimanente quota·pnrtc a carico dell'amminist.raz;ione sa.rà riportata in nel·o; e) L 'elenco (nel ten:;o) d elle convenzioni rescis.«e nell 'esercizio finanziario ,. s peci6candone i motivi. . l O: - La presente circolare abrogt'l. e sostituisce tutte le precedenti emanate 1n rnater1a.. · L e convenzioni in COl'SO continuet•anrto p er·ò ad avere ,·igore fino alla loro norfl1ttle scadenza. '
NOTIZIE
Alla scadenza, cia.<>ctma convenzione che convenga rinnovare, sarà stipulat-a in conformità delle presenti d isposizioni. Il M ·i nistro: P. GAZZERA. (Nel Giornale Militare utfwiale seguono gli allt•g:at,i).
Siero Antitetanico. Con la circol.ue ministerinJe n. 665 in seri to, n e lan Dispensa 69" del Giorn~le Militare il prezzo del siero IUltitetanico prepil,mto nPI Lnborat.orio Milit.arc di Bolognn è l<tnto t·ihn.ssato, per qu flllo preventivo, da L. 5 a L. 4 In fin.la, dose. e per qi.tcllo cu•·ativo dn. L. Il a L. S. Tulo pr·ovvotliment.o tende prinr:ipoJmente a faoili·t are le pubbliche tUnministra· zioni e le opere pie, che hanno fao'lltà di rit,it·are il siero antitetanico del Lahor·at.orio Militare, e che di tale oonces.'lione la rgamcnt,e pi"Ofittan o. giaochè una hmgn pr·t~t.i cn ha inclubbinment-e dimostrato che tale siero non teme il confronto delle m igliori prepamzioni congenei"Ì.
Norme per l'applicazione della legge sull'lndennlta supplementare per gli ufficiali del Regio Esercito. Approvate con decreto Reale del l !) novembre scorso, queste norme trnttano dell' ordinamento amministt·ativo e contnbile dulia • Cas.~a Ufficiali• cui è devolut,a la liquidazione della indennità supplementare a favore clegli ufficiali del R. Eser·cito, della iscri1.iono alla • Cnssa Ufficiali•, dei rontributi dogli i~criU,i e d ella liqnidal'.ione df\lla indennità supplement-are. Tscrizi<m·i . - Le iscri?.ioni avvengono d'ufficio o a domrmda. Sono iscritti d'ufficio alla •Cnssa Ufllcia.li» del R. Esercito in Rervizio permtt· nont.e effettivo in posizione di a.ttivit.\, gli tlfficiali in as1Jett.ativa di qualunque spe· cie, ed i riassunti pmvenienti dal servizio permanente effettivo per tutt-o il t em po in cui ~ermangono nelle predette pos izioni. nonchò gli uffici r~li del R. E sercit-o del congerlo pr·ovvisorio, della posizione ausiliar·ia e delln r·iservn, duraJ1te i loro even· tuali richiami in servizio, pw·chè ordinati con decr·eto sottoposto alla registrazione tle ll11. Co rte dei conti e di durata non inferiore a tre m esi. La dmatn del richiamo si pr·esume non inferioro u tre mesi tutte lo volte che non s ia d eterminata nel provvedimento di richiamo. Rono e;;clusi dall'iscrizione gli uffi ciali della rL<;erva richiamati in servizio che non siano già st,ati iscritti alla« Cns.c;a Ufficiali " prima del loro collocamento a ripo!<o. Sono iscr·itti a domanda gli ufficiali ria&"unti provenienti dalle cate~orie in congedo. La clomanda impegna l' ufficiale a rimanere iscritt-o per tut.tn. la. durat.a in cui rimane nella posizione di l"iassunto. Per gli ufficiali che si trovano già nella {>QSÌ7.Ìone di rinl'lsunt.i la <lomanda deve essere fattn pervenire alla • Cassa Ufficiali •, nel termine di 90 giorni dalla data di pubblica7.ione del presente decreto. Per quelli che saranno ria.«!mnti posteriormente, la domanda dovrù essere presentata entro 90 giorni dalla data di pubblicazione del provvedimento di rias.<;unzione. Contributi. - Jl contributo de ll'iscr·itto alla «Cassa Ufficiali • è costituit.o da una ritenuta pari all'uno per cento d ello stipendio l-ordo, quale sarebbe riflultato senza la diminu'l:ione di eui al R . decroto·legge 20 novembre 1930, n. 1491. Liquidazione della indenn·ità. - L'inùenn.itt\ supplementnre è corrisposta aj!li ufficiali aventi diritto, all'atto del collocamento a riposo dalla posizione di ser· vizio au.siliar·io oppure da qualsia.o:;i alt1·a posizione, pw·chè, il collocamento a riposo dia diritto a pensione vitalizia. L ' indennità è liquidata a favore degli ufficiali isc ritti almeno per sei anni alla « Ca.«Sa Ufficiali», in base a tanti centesimi dell'uJtimo stipeudio lordo annuo di diritto (ossia quale sarebbe l'isult.ato senza la diminuzione di cui al R. decreto.lef!!"ZC 2f~ nov~m~r·e 1930, n. 1491 ), go~uto nel se!·~izi? permanentt: effettiy?, Q\t,~nti. ~ono gh anni efl'ett1vamente trascorsi nelle ,PI)SJZionr per le quah è stabJIJta l tflcnztone d'ufl'icio, nonchè nelle posizioni nelle qluJ.Ii l 'ufficiale ha ottenuta l ' iscrizione facoltativa alla • Cassa Ufficiali». Gli ufficiali che fos.c;ero collocati a riposo prima del rnggiungiment-o d e i sei G-
Giornale di 1nedicina milita-re.
NOTrziE
anni d'iscrizione, avranno diritto a tanti Be:'!ti della indennità quanti sono gli anni d'iscrizione, calcolando per anno lu frazione superiore a. sei me-'li. Ri.versil>ilit.à della incll?iMI-'i tà. - Nel caso in cui l'iscritto m110ia prima del collocamento a riposo con di rit to a pensionE' vitalizia, la vedovu, o in mancanza di essa gli orfani minorenni, ottengono riudtmnità supplementtue in mi:;ura uguale a quella spettante a.U'iscritto in base ~li art iC'oli pr('Cedeuti. Qualora l'i::critto alla • Cas.«a Ufficiali • muoia. dopo il C'ollornmento n riposo l'indenni tà f!UJ.l}Jiementare, alltL t.jua le ~li abbia acquisito il diritt.o ma che non abbia riscosso, vieno corrispo:st.., agli eredi. Da Le Fvru Armate - 18 dicembre 1931-X.
IV Congresso della sezione Italiana della Società Internazionale di Mlcroltlologla. La PrMidenza. della Sezione Italiana della Soc:iet.à Internazionale di Microhiologia ha fis.<sato i temi di Relazione per il I V Congresso Nazionale, che avrà luogo nel mese di novembre 1932. I temi prescelti sono: L e di8sociazioni miorobiche. R elatore: prof. Gianni Petragnani. L'immunità locale. R elatore: prof. Giusep!Je l\lut·iani. l microbi del terreno e la fissazione dell'azoto atnwsjericc. Relatore: p rof. Gino De Rossi. Sarà inoltre svolto il seguente argomento all'ordine del giomo: Le encefaliti postvacciniche. Relatore: prof. G. B. Alluria. Durante il Congres.c;o sararmo permes.'<e comunicazioni, che trattino esclusivamente nrgomenti di relazione. La :->egret,e rio. della D<>ciett\ s i ril"erva d i non accettare quelle comunicazioni che a suo insindacabile giudizio non rispondono a questa condizione. Le comunicazioni dovranno pervenire aUa Sogrcter·ia della Sezione non oltre il I li settembre 1932, essere dattilogrufate e redatte in lin{lua itnlinna o francese. Saranno inesorabilmente respinte quelle connmicazioni che pervenissero alla Segreteria dopo tale data. I titoli delle varie comtmicazioni saranno aCC('ttati a partire dalla pubblicazione del presente progxamma e fino al31 agosto 19:J2. Potranno fare comunicazioni anche studiosi stranieri plU·chè in ling1.ut italiana o francMe. Una seduta del Congresso sarà dedicati! al Comitato Italiano per lo studio dei gntp~i sanguigni, che terrà in tale occasione la sua solita riunione. ::Sarà discusso il seguente tema: Gr-uppi sml{fwigni e costituzione fisica. Relatore: Dott. Domenico Viola. Sono accettate sull'argomento anche delle coffilUlicazioni, per le quali vigono regole più sopra riferite. La quota d'iscrizione a l Congresso è fil"sata in Lit. 25 e dà diritto al volume degli Atti e a tutte le facilitazioni che la ~egreteJ"ia riuscirà ad ottenere. Per ogni ulteriore informazione rivolgersi ai l::iegret.at·i prof. D essy e prof. Arnaudi, Via Darwin 20, Milano.
l problemi della Tubercolosi. La Federazione Italiana Nazi0111.lle Faxcistn per la lotte~ contro la t ulJercol.osi va preparando \ma Collana SC'ientifìco-ROciale su I prob/l!mi dPl/a tuberrolos-i composta di dodici volumi in cui i vari argomenti sono affrontati ed E*<posti da in ~;~ igni studiosi nel campo della. tisiologia, che hanno realmente v is.<luto il problema della. tubercolosi nei suoi svariati e complessi aspetti. La Collana ò stnta concepita con criteri di schietta ita.lianità, grande chiarezza e mollerna. praticità. Elenco dei volumi; I. ... - Prof. A. ILVENTO: La tubercolosi attraverso i secoli - Storia di un'idea. II ... P rof. A. ÙllfODSr-ZORTNJ: La patogenui della tt1b!!rcnlosi polmonare. III .. Pt·of. FF:lWINANOO MwHELt: La cliwjtWsi clinica dtdla t1~bercolosi polmonare.
NOTIZIE
IV .• V ... VI . . Vll . VIII -
I X .. X . .. -
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Prof. U. Sou: La diagnosi a1Wl<lmo-patologica della t1tberco'Wai. Pro f . L V IOI SrvORJ: La diagnosi immuno-biologiw della !tubercolosi. Pro f. A. BusJ: La diagnosi rCidiologica della t<ubercolosi polmonare. Prof. G. MENDE.'I: La cura deUa ltuhercolo.~·i polm01mre. On. Prof. E. MORELLI: Il ptJeumotorace artificiale e la cura delle sue complicanze. On. Prof. R. PAOLUCCI: La !terapia chirurgie<&della tubercolosi pol· 11wnare. Prof. G. CosTANTJNI: La prognosi e la guarigi011e della tubercolosi polm01wre.
XI .. -· Prof. F. Bo cCHETT'l: La profilassi della tube.rco'Wai. XII . - Pro f. C. G IANNINI: J.a legi11/azi011e antitubercolare. Condizioni di vendiJ.a; I volumi ben rilegati in tela. di circa 300 pagine c iMcuno, con molte illu· strazioni nel testo sararu1o pubblicati entro l'anno 1932. Il costo di c ia.~cun volume, fuor i abbonamento, sarà di L . 35. Sono stabiliti i se~uenti abbonamenti speciali, nel cui prezzo è compresa. la spedizione dei volumi, franchi di porto, nel Regno e Colo11ie: l) Pagamento in 15 rate mensili di L. 25.20 ciRScuna (costo di un volume lire 31,60 in luogo di L. 35); 2) Pa~o.mento in 6 rate bimestrali di L. 59,50 ci~CUJltJ. (costo di ciasm,m volume L . 29,75 in luogo di L. 35); 3) Pagamento in 3 rate trimestrali di L. 11 2 ciascuno. (costo di ciascun volume L . 28 in luogo di L. 35); 4) Pagamento di due rate (la prima all'atto della sottoscrizione, la seconda entro q uattro mesi) di L. l 57,50 (costo di ciascun volume L. 26,25 in luogo di L. 35); 5) Pagamento a-nticipato totale di L. 294 (cost<> di ciascun volume L. 25,40 in luogo di L. 35). Dalla considerazione dei prezzi il lettore può dedUJ're che la Collona è venduta a prezzo di puro costo commerciale. Renza alcun utile per la Federazione. L e sottoscrizioni debbono essere indirizzate alla Federazione lt<llicma Nazio. nale Fasci8ta per la lotta contro la tubercolosi (Se-zione Editor iale), via Nazionale 172, Roma.
Nel giomaiismo medico. Porgiamo noi più cordiale came1·atismo il nostro saluto bena.ugurante al nuovo p eriodico Abruzzo M ecliw (T eramo, via S. Cado, 19) che hn. visto la luce nello scorso dicembre con la seguente presentazione del suo illustre Direttore prof. Antonio · Gasbarrin.i. u L' .4.bruzzo Medico riceve il ba.tt.esimo della vita. quale organo ufficiale della Società Medico-Chirugica degli Abruzzi. C'on la unificazioue delle varie società cul· tumli mediche della regione era. nec.essaria una. Rivista. che ne fosse la sintesi e che completasse ed integra..c:se le nostre riunioni e le nostre discussioni. • La Rivista. dunque dovrà servire ad armonizzare e rendere più p roficuo il contribut.o della fattiva. e sapiente opemsità dei medic i abruzzesi, e valor izznre l'attività scientifica dei tanti Ospedali, s ilenziose fucine di lavoro e di studio, a Rvolgere opera di diffusione culturale e di coesione spirituale. • Nella seduta inaugurale della Società del maggio scorso affermai l'importanza della ftt~ione tra scienza e pratica neata sintesi della m~licina clinica: la presente Ri· vist.a deve mir are a questo scopo, onde dal dibattito dei principali problemi d e lle varie discipline e dalla osservazione del malato pos.c;a il medico pratico trarre inesauribili fasci di luce nel diutw·no e difficile espletamento della sua missione. « L' A.br-u zzo Meclico avrà quindi un indirizzo eminentemene pratico: ed attende da tutti i Colleghi la loro attiva collaborazione, dai Maestri che nelle Cliniche e negli 011pedali m antengono alto il nome della nostra terra d'Abruz-.w, ai medici specialisti, ai medici condotti, ai libe1·i esercenti. Ai primi il compito di portare ni colleghi che li seguono con ammirazione o venerazione, la voce del loro a lto intell<ltto e del t01·o illuminato sapere; agli altri il compito di portare nello stes.'>O tempo il frutto prezioso d elle loro osservazioni, dice.ndoci la loro pratica parola e riproducendoci la.
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I NOS'l:RI MORTI
fisionomia nosografica del nostro Abruz:r.o, ch e ha indubbiamente molte note ca· ratteri.~tiche, dP-g ne di essere conosciute.
c La. rievocazione dei n ostri grandi Mnostri, ful j:tidi e.«cmpi di sapien:r.a e di on<:>.-<tà, n o11 poteva da noi Elt'-«ere tra.~urntu: hL rubriea Firl•trt dd p(l.tsato vorrà a ricordnre alle !!Oncmzioni questi astri u elln modicinn lt ulinna, la c-ui vita rifulge ùi tu tto le virtù S!Jirituali, onorruJdo I' Abn1zzv, c·he Jj considera perciò s ue g lorie e suoi muni tutelari. • P os..;;a il no!ltro inumto riuS<'ire allo RC!opo : nd Cf<SO mirer•\ ogni nostro s fo rzo, ogni ~;~forzo della R edazione: il confort-o c he c i pRrvonit. riai colleJZhi su.rlL pe r n o i di incitamento ne ll'immane lavoro e varn\ a colnmre lac une, nel evitn re in<·om·enienti, a completlue insomma no i st~i • .
I NOSTRI MORTI È morto a IH ann i il p rof. cav. Giuseppe Pastttl, tenen t-e colonnello medico cii complemento, docent.e di c-linicEt oculiPt.ir.a prf".~RO l' h<t.it.ul.o ì<llpPriot·e di Fire n.ze>.
Prestò e~regiamente !'lervizio alle armi. duran te la ~~:uerra, dal giu~?no l !l Iii all 'ago· sto 1918 e fu 1161' Junp:o tempo coMmlente oftalmico d e lla 3n Armat.n, disimpt>~and o qw~to s uo incari co in mod o s uperiore ad OfZ;lli ol o~io . Il lO dicembre u.s . 1\ll'età di 67 anni, è morto in C'asteb1uovo Caleea. il tenente colonnElllo medico in conp;e<lo ti.R~oluto cav. Emilio Dova. Gi,\ in !'lervi:~.io attivo dal 1890 al ISH2, n e era stato dis pensato a ~<ua cl()mantla. Durante la !{l'ande crunpagna fu per un ann o con reparti del ~e11io in Y.ono. di g uerra e poi clir<'>!sc, per 'brove tempo. l'osp edRle di ri>'<erva di Vip;ova no c pe r o ltre duo Rnni qll(:,llo di Mo ndovì. Passò quindi all'os pedale di ~aviglinno, ove fu ricollocato in <'Oiljl:(')( lo noi febbraio J 920. Nelle dive rse pnJSta:r.ioni ed incomhem~e d e l suo lungo sorvizio molto s i elistinse per dottrina e b ontà. d'animo.
Jl prof. cav. Iacopo Tommasf, t enente colonnello medico in congedo MSoluto. nato a Bap:ni di Lucca nel 1R64, è morto a J,u('ca il gion1o l O de llo R<'or!'IO dicembre. N el 1890 aveva frequentatiL la Hcuola di SanitlL milita re ed aveva quindi a&lolti onorevolmente j!li obblighi di le va como i'!ot.t.otenent.e m edico n ei Cavalleggeri di Catania. Era docente di otorinolaringoiatria. Ri<"hinmot-o alle arm i n e l l 915, prestò servizio fino a.l 10 19, s uccessivamen te, nep:li O!'lpedali di riserva eli Vi<"enza, di Mantova e di Lucca, dimostrando ottime qualità militlu·i e le vit• elette virtlt civili e profes.~ionali, per le quali anche n ell'esercizio civile somp1·e godette de lla più larga estimazione.
È morto a. Napoli il cav. uff. prof. Luigi Mosca, maggiore m edico della ri serva. libero docente in patologia e clinica <lermosifìlopntica.. Co mo ufficin.lc medico di complemento aveva prestato servizio all' o><pedale militare di Napoli nel 1896 ed al )o re~gimento artiglieria da costa n e l 1904. Hichia mat.o p er la mobilita.~:ione. fu as.~eg.nnto prima. a ll'o><ped a.le milita•·e eli ri Rerva eli :'ofnc ldaloni, poi, dal gonnnio o.Il'ottobre 1918, n lla Legione RR. Cf'. cii Napoli e quindi fu destinato a servizi c ivili fino al febbt·aio 1919, quando fu t·icollocato in conp:e<lo. Nei lunghi pe rio di t•·a.<1cors i alle n.rmi la s ua opera fu sempr·e rlifltinta. e molto npprozzlft.a.
Direttore r esponsabile: D()tt. UMB·F.illè l ..rt'!~~i.VA, tenente gen erale medico R edattore: Dott. VIROJN I O DB B ER , tenente cnlonnollo medico (41 04617) - RO?rtA, 1!)!J2-X -
D ET,T..O STATO -
o. O.
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RIVISTE 1\'IEDICHE MILITARI --------- 0 ---------
BELGIO: .-.ROHlYES MÉDICALES BEI.OES. - Dlrer.Jono superiore del servizio <11 ~~amtà dell'esercito bc~'tl. (Redazione: Ospedale mllltare di Llegt). Fase. XII, dicembre 1931. Proot: Le preJII\rnzlonl farmaceutlohc del cloruro di magno-lo . l
lNOHILTERRA:
.JOUR='AL OF TRF. R OYAT. AR)fY MEDICAL OORPS. -Edito da .Tohn Baie, Son.q and Da· nlel~son Ltd , Londra. Fase. \'I, di~mbre, rol . L VII, 1931. .. Heftderaen: Amlmlanze o trasporti nello zone Impervie. - OIIQd: Alcune Impressioni 611. Giamaica e P.ermuda. - Art. Ed.: 11 medico in guerra (conlitui(L-ion~).
SP AGNA: R I•:TlSTA DE ~ANTDAD MlLlT.\R. - Puvbllo'e.zlone morulilo del Corpo sanit ario militare. Madrid. Fase. X II. dicembre 1931 . Salazat: Organizzazione se.mtarla dell'Aeronautica nell'Esercito. - ll&leo .,1&1: Selezione profess ionale nell'.E serclto. - Alttlft: Rtavsunto delle comunicazioni presentato al II Congresso I~rnru:lonalo della malaria.
STATI UNITI: l.' H F. 1\ULITARY SURO E0:-1. n. 5, I!Ol. r,xxx. 1931.
Army Medicai Museum and Llbrary, Washlngton. Fase. novembre,
..ICb: Obesità e suo trattamento. -- EJHttln : Dieta e malattia. - Dow: L'o.ssoolo.zlone American~~o di soccorso in nussta { fine). LuJJ: Mortalità nelle FiiJppine. - Gflnt: l\fancanza congenita del nullo. - Warrlner: T.asouoladl medici no. dell'aeronautica..
SVIZZERA : R IVISTA TRBlESTRAt , E DEGLI UFFICIAL I DI SANITÀ SVIZZF.Rl. Scbwabe lUI<\ Co., J3Milea. Fase. dicembre n. ~. 1931. Brunner: Sull 'organizzazione del oo~tro E sercito.
Dire~ione:
Oennet
1'-11 rr Ili I,JLHolt Il· l CII llt"l.lll
:-r\TO - <>. c . - 110\1 \ . l!):lt-:x
t~fv ·. Anno LXXX - Fase. II FEBBRAIO 1932 - ANNO x
· ~ \r:~ /.-f~"t,
GIORNALE @~tt~~~: DI
MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA G u ERRA
ROMA
Pubblica:lone mensile
,.
SOMMARIO Dlsew.o di l . E. Il c.,. del aonrno al Me4icl tl'ltlllla . . . • • • . . . • . . . .
Png. III
MEMORlE ORIGINALI :
Cuainia t A-lllrdi. - Il cloruro di aodio nel lavoro muscolare del soldato . M11ulliarra. - U na nuova reazione globullnica. sul llquor . ConraJ'"e. - . La dissentorla bn ' illare d i Rodl- ~o . . . . . . . . . . . . OAIISTIOA OLINIOA : Imperlale. - Sulla. tubercolosi della llngna . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . .
Pag. •
61 70 80
Pag. 100
IlOTE DI IGIENE PRATICA:
a,.n l. - Quando dev'e83Gr pratlca.ta. la In lozione preventiva di s iero antitetanico .
Pag. 108
MEDICINA LEGALE MILITARE:
CD11janni. -
Il tro.coiJUI. In r&J>porto o.Ue esigenze del serrlzio 'Jnllitare .
Pa.g . 114
RIVISTA SINTETICA:
Plcckll. - Lo. m ccl.nazlono nntlvo.Jolosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Pag. 117
RIVJITA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA: Ane~la diretta del ca.o perlhneaJo • • . • . • . • . . . . . . . .
A_.. (L') osseo dtl Brodle • • . . . . • • • . . • . • • . . . . B&IMie Studi sull'essenza della - . • . . . . . . . . . . . . ~ (~e)- d'orìoine nasale . . . . . . . . . . . . . . · · · · · · · · · . · · · · · O~tm...,lmmwaten.pla (La) - nelle otili medi-! pur ulenle croniche col met odo Da!chts . Olttl (Le) oclolltOc-t - Studio cl i:nico e mtltodi oper atori . . . . . . . . . . . . . . . EafiiP - Spasmo esotaoeo coPl()()mitanU a maùzUie deU' - . • • . . . . . . • . . • . . . Falanctuaz~one (La) tlel prt1110 •et~ - 2'ecn·ica indiooz!oni e risuuati. . . • . . . . . . . . lnttntnti chltar(lcl dtUa par1t II!Oftonda dell' reciont pUntare Via laterale di acceuo di alcuni Llthl(itl t!lllel'.:tlltl L'aa,?ortarione del vlesso rctro·carotico lar inoeo d"' Il aUer e le simpati· cectomie periarteriose "elle - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . Lunuiont carps.mlt_,.. Un caso di- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . MaltOI'muione tlel ..,..cocelp. Studio anatomo•clin ico c saooio di cla88i/ìcazWmll. , • .
Oettomk fltt tleU' anca . • • . . • . . . . . . . . . . . . . Mallttle da Ylna llltrùlli t accmoacflltl . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . Ptodett, chiJIIJca tu.ac.lltlco lt&lìMI P er il - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ptollbui antlttlllercclart deU'ewcltlt In Frtncla • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Reulene (SuLla) tmoclulca ClteBI·Piaaa nel hlllorl mlll&nl • • • • . . . . • . . . . . • . RiattY11 alcalina del aanpe • lnulllclellla l'ftlllratWia da ettn"l nualt t i,..,ula t'lltillart . . hen• MI ~- ti'Adamo Oontributo allo studio della flsiopq.tolooia deLla deolutizion~ - . Tlllletlol"l pat•onare Oura chirtwqica deUa - . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • T.-NRohai ,.lmonare Indica~ùmi e r isultati deUa toracoplast ica e del 7liomba!1uio trella cura della. - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . · · . · · • · · · ·
OONFEREIIIZE E DIMOITR.UIONI CLINICHE NEGLI otPEDAU MIL1TARI NOTIZIE • • , • l NotTRI MORTI , • • • • . • • . • • . • • • . • • . • . . • • • , ••
Pog . 120 138 133 131 132 • . 134 129 18~
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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento ò annuo e de orre dal 1• gennaio al prezzo di L. :Sì. (Estero L. U j. l'or gli uiDciaU medici e clllmlcl-farmaclstl del R. Esercit-o, In servWo ed in congedo, U prezzo doll'abbonarneuto è r idotto o. L. t4 anticlpa.te. Per l soli u.ftlclall medici (deii'Eserelto e della ì\Iarlnn), In qualunque posizione el trovino, è ammesso un abbonamento cumulath·o al Oi4male di Medicina Militare ed agli .4.nnali d i Med~na N arale e Ooloniale a l pre~zo d:i l•. 46 annue. Il prezzo del supplemento rontenente l Ruol i di an:wnild del corpo 8a'llitario militare è di L. 15, r idotto a L. l per l soli abbonati.
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DISCORSO DI S. E. IL CAPO DEL GOVERNO AI MEDICI D'ITALIA
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CONGRESSO NAZIONALE DEL SINDACATO MEDICI FASCISTI I N CAMPIDOGLIO - A. X E. F.
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IL DISCORSO DI S. E. BENITO MUSSOLINI
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Il mio discorso potrebbe essere di una brevità tacitiana e consistere nell'esprimere semplicemente la mia simpatia, ma io credo che rimarreste un po' delusi, ed allora prendo il partito di parlare e di dirvi non tutto quello che penso, perchè allora il discorso peccherebbe per eccesso di prolissità, ma per dirvi alcune cose che io credo interessanti.
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~IEDICI ITAUANI IN GUERRA.
lo ho visto i medici italiani in lut momento nel quale si rivelano not~ solo le qualità professionali, ma le qualità più profonde ed umane; li ho visti cioè dur<mte la guerra; li ho visti nella prima linea, durante il combattimento, quando operavano irt condizioni tragiche nei cosidetti baracchitti coperti appena da lut telo da tenda, quando erano eli lusso, eli tela cerata, baracchini che tremavattO ad ogni scoppio di granata. Li ho visti negli ospedali, imperterriti, continuare opera.zioni, mentre l'ospedale era il bersaglio del bombardamento nemico. Sono episodii che restan.Q Ìttcancellabili nella memoria; sono scene che lasciano la traccia nella storia della t·ita umana. l nudici durante la guerra hanno bene meritato dalla Nazione. Centittaia eli mi~liaia di feriti, di mutilati, di combattenti hamw 1'erso i me.<lici italiani un debito di gratitudine eterna. Durante questo periodo di pace i medici iulliani, specie in questo momento, hanno un importante compito da assolt·ere di natura professionale e morale ed anche ecmwmica, come dimostrerò fra poco. Il Governo Fa,scista si è preoccupato, come giustamente ha ricordato l'on. M:OREI.LI, della salute del popolo italiano.
Le NOSTRF. UNIVE RS ITÀ. Abbiamo cominciato, prima. di tutto , ad attrezzare le Um:versità. Non bisogna nascondersi che se dal punto di vista della dottrina la medicina itali~na è sempre all'avanguardia. in tutto il mondo, dal punto di vista della tectnca, o meglio dell'attrezzatura dei nostri laboratori e delle nostre cliniche, eravamo un po' in ritardo. Non svelo ness1m mi.~tero se ricordo che sei anni or sono clot•emmo improvvisare nella Università eli Padova un padig lione in muratu.ra decoroso, decente, perchè i Congressisti internazionali della Chimrgia non r•ecles~ero che a Padova si operava in padigliot~i inadatti. Anche le altre Universit.à non sono ancora a posto: Palermo, per esempio; a Pavia ci siamo anelati; a Padova non at1cora; a Torino si lavora e a Roma c'è ancora quale/re cosa da fare.
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IV
Qu e~ta è la base dalla quale si deve partire per avere un corpo di medici che risporuilL professionalmente al suo còmpito che è eli natura morale, a.nche e sopratutto i n questo momento.
LA MISS ION E DEL MEDICO NEL CA!o1PO PROFESSIO NA I, E E MOUA LE.
Il medico è come il sacerdote; accompagna l' uomo dal principio alla fine. Il sacerdote tutela la nostra aninta e fa in modo che sia degna della beatitudine ultraterrena. Il medico ci protegge la salute del corpo, che anche essa è essenziale, tarLto è vero che qrtando norL c'è si fa tutto il possibile per re.cuperarla. M a su questo settore bisogna sopratutto, a mio at·viso, pret:enire. Anche qui noi siamo unti-liberali e preferiamo p revenire pirtttosto che intervenire dopo, per correggere. Il Governo Fascista pre11iene corL tutta la sua politica igienica che va dalle btmifiche al risanamento dei qu-artieri inf etti delle grandi città, anche se talvolta è necessario passare oltre le rispettabili manie di quelli che non vorrebbero spostare una pietra del passato. Qrtalche volta io dò degli ordini tassativi al riguardo, perchè p enso che le pietre del pa.~sato sono certamente venerabilr:, ma che la salute di centinaia di migliaùt di viuenti è anche essa 'molto interessante ai fini clella potenza del popolo italiano. (Voci: B ene, h eni!;simo; applausi). Dovete insistere per correggere anche delle stortu.re che solo il medico può guarire; sono quelle che io chiamo storture della cit,iltcì. contemporanea , che ha de1: grandissimi lati positi1>i, ma anche <lei lati negativi; sono i pregiudizi della mode& che Jini.scono p er es.~ere deleteri, ai fini della forza . Ve ne cito uno: la moda del dimagramenta eccessivo (ilarità). Questa indebolisce la razza ed ha delle ripercnssioni anche di ordine di natura economica. Voi potete andare casa p er casa e correggere tutte queste debolezze inevitabili dello spirito umano; inevitabili perchè sono ricorrenti; si sono g ià viste altre volte. Altra stortura: che la maternità attenui la bellezza muliebre; è precisamente vero il contrario, come ognrmo di voi prtò constatare. Risultato questo, che la natalità si abbassa anche Ùl Italia, specialmente in quest' anno, nel quale a.bbiamo già 56.000 nati in m eno. Possono giocare ragioni economiche, ragioni morali, pregiudizi, come dicevo prima, ma il fatto esiste. Voi sapete qual'è la mia teoria: massimo di nata.l ità , minimo di. mortalit.à; e i drw aspetti del f enomeno sono interdipendenti. Difatti quando la natalità si abbassa non è vero che la mortalità si a.bbassi; é vero il corLtrario. E ' vero irwltre che le N azioni invecchi.ano e che, ad un certo momento, la natu.ra imporrà le sue leggi inesorabili. L e Nazioni irwecchiate arranno il tracollo fo rmidabile della loro popolazione, poichè l'i.gi.ene, il migliorato tenore di vita, tutto pr&ò contribrtire a prolungare la vita, e del resto voi m' insef.{nate che il prolrtngamento medio dell(t vita u.manct in Italia è salito di dodici anni, ma ad un certo momento la falce cade. Mi sapret.e dire fra. dieci o qui nelici anni che cosa sarà srtccesso nelle Nazioni che già oggi pre!'entmLo dei sintom i di senilità? (Voci: bene) . l medici dPbbono ÌILsistere su qu esto ordine di problem i che appartengono alla medicina prenmtiva, e, nello stesso tempo, restringono il campo che io chic111u•ri'J dt>lln m i!Clicina rep res.~ÌI'a. T medici vanno nelle famiglie nel
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momento del bisogno, quando c'è il malato, e m()/te t:olte più della medicina r•ale una parola. No11 mai sarà e.fficace il mio motto dì N apoli , CO/Ile 11el rostm caso: << ascoltare co t~ pazienza )l (dopo io avellO aggiunto: <~ op!' rare con giustizia ))). A voi invece dirò di operare con abilita, ma. ascolt.u.re ~<opratutto con pazr enza. Se voi mancaste a que.~to, r1oi mancherest<• <Ul uno dei vostn: SJiecifici dm·eri professionali. NEL C:AMPO ECOl'iOM!CO.
Anche l'argomento economico è interessante, non solo dal punto di r·ist.a di tutta la paccottiglia dei medicinali che noi facciamo r;enirc ancora dall'estl'ro, ma anche dall'altro punto di vista; è più lo snobismo che il bisogno che spinge gl'italiatti a<l andare nelle cliniche stranù•re; tanto è vero eire gli stra11ieri vengono nelle cliniche italiane {ilarità): tanto è vero che recentemente rm grande chirnrgo italiano r.hll .~i è recato 11ell'Amcrica del Sud è stato invitato a fare ruw serie di operazioni negli anfiteat.ri chirurgici eli quelle Unirersità, e sono state tutte brillantissime. Ma ci sono altri dati ed altri aspetti del f enomeno, per cui io penw che i medici possono influire anche sul terreno dell'economia. Pnò sembrare incredibile, ma sta il fatto che da quanr.ÙJ io ho im·itato i medici italiani a sollecitare gli italiani stessi a consumare l'ut·a, il consumo dell'uva da tavola si è quasi quintuplicato; si è bevuto un po' meno tli vino, ma io credo che tutti i medici siano d 'accon/o che il vino <let·e essere parcamellte consumato, met~tre l' uva, dal tempo dei tempi, è sempre stata riconosciuta ottima, rrorl solo come nutrimento, ma come meclicamPTr.to. Se domaai i mNlici dicessero che il riso non è poi qttell'alinwnto disprezzabile che talu11i JIMSatto sopratutto .gli ex combattenti. per via che in trincea ce lo dat•ano troppo spesso (ilarità) e non sernpre adeg uato nelllt cottura (ilarit~t) - se tutto ciò coruluces.~e a consumare rm solo chilogmmmo eli riso in più « pro rapite n durante l'amw, non ci sarebbe più la crisi del riso.
IL MEDICO E [,A CJVIL't,\
CONTE!\IPOHANEA.
AMhe nd tema più recente della cir:iltà cmttempornn(W i medici cll•bbono dire la loro pamla: parlo del nawrr:smo che in tutti i Paesi del mondo è ornwi una cosa seria e tale deve es.wlre anche in I talia; tutto ciò- non /w n i ente a che vedere con il nudismo, all'infUAJrÌ di quella aliqnota in cui il nwlismo è nece$sario per il naturismo. k[a io sono profondamente convinto eire il fiOstra modo di mangiare, di vestire, eli lavorare e di dormire, tutto il rnlllflli•s:<u clrlle nostre abitudini quotùliane, deve essrre ri;{ormato. BiMI{!IIa .fan• u~ire (di elementi della nawra sul 11ostro corpo; printa di tutto l'aria , il soli• ed il ruovimento , se vogliamo veramente - secondo l'immagi11P cnnlurcia11a scendere trn le grandi ombre senza il petto meschino l'd il polmoll•' f()fltrcrtto. I medici debbono insistere perchè la vita s1: svolga. in .Ji'""a più m;;ionale; ci saranno allora meno malattie in giro, meno tubucnlosi , n li' nn t'li/l rro rm minor numero di indebolimenti, che smw i ris uftwi di rwa ~:ita che,
VI
Ps.~enclo
diventata, nel ciclo dell'attuale civiltà contemporanea, estremamente più rno11irnentata P dinamica, ha bisogno eli compensi di altra natura, altri · menti non tiene. Tutto quello che voi farete nel vostro campo per abituare gli italiani al mow, all'aria libera, alla g innastica etl anche allo sport, sarà ottimo, non solo dal punto eli vista fisico , ma clal punto di vista morale, perchè gl1: t~omini che sono forli sorto anche saggi, e sono indotti a non mai abusare delle loro forze, come lo sono invece i deboli, i vinti, quelli che q1~alche 1wlta hanno la crudeltà della loro debolezza. Come vedete la missione del medico, specie nei tempi moderni, è di una importanza eccezionale e diventa sempre più delicata e complessa. Su questo punto vi debbo dire la mia opinione: io non sono tanto .farorevole all'eccessiva speci,alizzazione, non vorrei che a .furia di guardare l'albero si dimentiwsse la .foresta; non vorrei. che a guardare un dato, 1111 elemento, un frammento del corpo umano, si dimenticasse il contplesso del corpo wnarw, (vivissirui applausi) il quale, o Signori, è unitario c totalitario come il R egime Fascista. (Applausi vivissimi). lL 1\tEDICO AJ, Sl!:RVJZ IO D E T~ REGIME.
Voi. potrete rendt•re grandi servizi al Regime, con questa opera portata sul tf•rreno morale; il rnedico qualche volta viene i11terrogato anche su questioni che non sorto legate alla malattia; il medico dovunque, ma specie nei centri minori, è una granlle autorità. La gente non domanda soltanto se la bronchite di un .familiare passerà più o meno presto, ma dmnarula m.agari se la crisi economica passerà più o meno presto (ilarità) . Se antifascista lluccrlÌ ctufere quelle parole che scavano una traccia deleterie~. nell'animo della povera gente, ma se il medico è .fascista convinto, non solo per la tessera, ma per la fede (voci: ben issim o), dirà. le ptuole della saggezza e dirà. che eli crisi ecortorniche cc ne sorto sempre state nel mondo; dirà che questa non è una cri.~i italiana rna universale, e potrà aggiungere che in Italia, fi no ad oggi, ha OlllLto aspetti meno grm>i che in altri paes1:, anche infinitamente più ricchi. del nostro, e che il Govemo Fascista ha .fatto, fa e .farà il possibile percld• le conseguenze di questa crisi siano alleviate per il popolo ita.l iano. Camerati, ho finito. Portate la eco di quest.e mie parole a tutti i vostri colleghi raccolti nelle città e disseminati negli oltomila Co11mni d'Italia e dite loro che io conto anche e sopratu.tto sui medici italiani per qua.nto ri.gttanla le~ difesa del R egime e gli .~viluppi della Rit>oluzione Fascista. (Vivissimi prolungati applausi). (Da La Federazio11e M edica. Fase. l , 1932-X).
·-··.
l~liTI.JlO
POLIGR.IFICII nF.t.rJ) 1!1:1~ - x
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A.Nlfo LXXX -N. 2
OIORifALE DI MEDICINA MILITARE FuBllAio 1932-(X)
MEMORIE ORIGINALI
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DffiEZIONE GENERALE DI SANITA MILITARE
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L aboratorio di Fisiologia e B iologia Applicata {Roma.) ~~~~ .:l,~:~~,. • '\...._ -... / ~/
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IL CLORURO DI SODIO ~~ NEL LAVORO MUSCOLARE DEL SOLDATO Prof. Ugo Casslnls maggiore medico direttore e dott. Olullo AdllardJ capitano chimico farmacista.
NOTA PRRVENTIVA
Nella riviBta russa u La stella rossa,. Ma.rchak e Klausa riferirono alcune osserçazioni sperimentali fatte· nel 1927 a Mosca presso il Laboratorio psicofuriologico dell'Istituto statale per la. difesa degli operai, sull'effetto benefico delle soluzioni saline in r apJ)Orto alla resistenza al lavoro m~colar~. Bla.u le riassume e considera nel " dio Leibestibungen dic. 1930 n. Gli esperimenti - partendo dall'empirica abitudine di dare Rolnzioni saline ai minatori che devono scendere ad elevate t emperature nel sottosuolo degli Urali, allo scopo di rendere minimn. la sudorazione - sono stati fatti su due soldati nel laboratorio e poi su repfl.rti dell'esercito rosso. I due marciavano in una camera ~peciale del laboratorio nella quale la temperatura era. costante e la velocità della mar<'ia era di 4 chilometri all'ora. Le esperien1,e furono ripetute: a.) colla marcia a. digiuno senza acqua nè cibo; b) colla marcia. previa introduzione di 500 grammi di aeqna.; c) colla marcin. pre\'ia introduzione di 500 grammi di acqua e 8 grammi NaCl. I risultati delle riccrch~, durate sei eettimane, banno dimostrato che nelle marcie a digiuno si perdevano in medJa gr. H80 di peso corporeo che salivano a 2100 se si ingeriva acqua prim'a della marcia, per s<'-endere a. 1360 se invece si ingeriva acqua e sale. In qnest.o ultimo caao i soggetti si sentivano meno stanchi e avevano meno sete. In seguito furono fatte, sulle truppe degli Urali, prove di marcia sistematiche, in tutto 13 marcie, dell~ quali tu.lune di 25-30 chilometri anche portando maachcre antigas ed eseguendo applicazioni tattiche. Fu tenuto conto del peso, della. sudorazione e dello stato generale di
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IL CLORURO DI SODI O NEL LAVOBO ECC.
a.:ffat.icamenLo, notando che quelli che avevano presa la beva.nda :salata' (che non è detto come fosse confezionata.) sudavano meno, perdevano meno peso e resistevano meglio alla fa.tica. Infine nella divisione proletaria. di Mosca fmono fatte marcie di 10 chilomE-tri con carico tiRso dando sempre lo stesso cibo, senza. sale, salvo a somministrare in giorni stabiliti, oltre il cibo, 5 grammi di t~ale. Si notò che nei giorni di somministrazione salina l':wqua eliminata corri&pondeva alla quantità ingerita col s~tle mentre la riserva di acqua dell'organismo era rimasta intatta, per cui non era avvertito senso di sete come quando mancava la somxnini ~trazione del sale, ed il peso diminuiva. di meno. Prima di fare qualsiasi considerazione riportiamo le prime ricerche che abbiamo fatte, per inca.rico della Direzione ~enerale di Sanità Militare, su questo argomento: Ricerche preliminari intese ad orientare sul problema che merita di e:5S<>r e svolto a fondo. Abbiamo preso in considerazione 9 soldati: 8 in ottime condizioni di ~;alute e ben resistenti al lavoro, uno affetto da albuminuria a tipo benigno, esacerbantesi per il lavoro muscola.r e. Di essi 5 furono sot.toposti a prove di corsa da.i 1200 ai 6400 metri; 4 a prove di corsa di 1200 metri e di marcia di km. 15 e 17. I singoli soggetti furono studiati nel tipo morfologico-costit.uzionale e nella capacità di a<lattamento al lavoro dei singoli organi, poi in giorni diversi, al mattino a digiuno, dopo aver riposat·Oin laboratorio, eran fatti urinare in un bicchiere graduato ed erano pesati in mutandine e scarpe. Qtùndi si portava. o sulla. pista., situata di fronte a.l labora.torio, ed eseguivano l 'esercizio stabilito. Durante e dopo il lavoro, per t utto il tempo dell'esperimento, non ingerivano acqua. Appena finito il lavoro ri<entravano in la,boratorio; urinavano sempre in bicchieri graduati, ed erano pesati. Di m·a in ora si ripetevano le stesse osservazioni per almeno due ore dopo la corsa e per un'ora dopo la marcia. Si teneva conto della. temperatura esterna, del tempo impiegato per fare la corsa o la marcia, della quantità di urina eliminata, del comportamento del peso corporeo. In tm gruppo si è raccolto sangue prima, dopo l 'escrdzio e per le ore successive, e come concetto della resistenza a·l lavoro si sono fatte misure dinamometriche di t razione orizzontale e verticale prima. e subito dopo finito l'eRercizio. Furono eseguite le seguenti ricerche chimiche: in tutti fu determinata la quantità dlel cloruro di sodio contenuto nelle mine emesse in riposo e nei campioni di urine emesse subito dopo l'esercizio, nella prima e nella seconda ora. Contemporaneamente fu determinata l'acidità totale delle urine e qua.odlo la quantità emessa lo permetteva il Ph. In un gruppo di corridori e nei marciatori fu anche òeterminata la quantità di N aCl del sangue e la quantità di Mqua contenuta. nel sa.ngue nei diversi momenti sopradescri tti. Identiche ricerche furono eseguite ripetendo gli stessi esercizi t re quarti d'ora dopo aver somministrato quantità diverse di N aOl sotto forma di compresse da 2 gra.mmi cadatma seguite <la c.c. 100 di acqua.
r .
IL CLOBURO DI SO DIO NEL LAVORO J!JOC.
63
Furono dati prevalentemente gr. 8 di Na(Jl e fluono saggiati anche
gr. 2, 5. 6.
n NaOl nelle urine fu determinato col metodo di Vohlard; nel san-
gue col micro metodo indicato dal Condorelli; l'acidità totale col metodo di Follin ; ed il P'h col comparatore di Hellige; la quantità d'acqua del sangue col micro-metodo di Bang già descritto in altri nostri ht.vori. a) Comportamento( del peso c01·por~o nella corsa e n~lla (marvia:
l o A DIGIUNO: esso dimimù sempre. Dopo la corsa di 1200 e 6!?00 metri diminuì al massimo di 600 grammi, m entre dopo la marcia di 15-17 chilometri diminul di 2 chilogrammi. A distanza di 1, 2 ore dalla fine dell'esercizio la diminuzione del peso fu ancora più accentuata. (V. tabella complessiva).
2o DOPO INGES'l'IONE DI NACL: se si considera il peso riportato nella tabelln. annessa, nella quale non è tenuto conto dell'acqua ingerita, i risultati non si possono dire costanti, tuttavia è evidente l'influenza esercitata dal Na(Jl; il peso è diminuito, nella grande maggioranza dei casj, di meno. La minor perdit.a si ebbe nella corsa con 2 grammi di N aCl; seguono poi i 5 grammi e gli 8 grammi. n peso, diminuito di 500-600 gmmmi per la cor~a senza sale, dimim1isce di soli 100-200 grammi per la corsa con 2 grammi di sale; di 250-400 con 5 grammi; di 400-550 con 8 grammi. Nella marcia col sale sono bene evidenti tre prove delle sei fatte con 4 soggetti nelle quali il peso dimimùva, di 100, 300, 400 grammi di meno che senza sale. In a,ltre tre il peso diminuì invece di più dopo ingerito il cloruro di sodio di 150, 200, 475 grammi. È da notare il fatto che uno dei 9 soggetti (Ricco), che presentava eostantemente albuminuria dopo l'esercizjo, present ò così dopo la corsa come dopo la marcia una perdita di peso maggiore dopo ingestione di N a<JZ che a digiuno. b) Qurontità di urina eliminata dopo gli stessi eserc·izi fatti a digiu'M e con in{Jestione di sale:
fil evidente una scarsezza della quantità di urina eliminata subit<~ dopo la cor~;a o la marcia fatta a digiuno rispetto alla quantità eliminata, subito dopo gli stese~i esercizi fat ti con ingestione di sale. Bisogna ricordare che l'ingest.ione di sale è sempre sta.ta a~compagnata da 100 grammi di acqua., che dopo 2 ore ~i possono considerare eliminati; la quan-
tità. di urina allora eliminata dopo ingestione di sale, sottratta Vacqua. ingerita, risulta minore di quella eliminata a riposo in quello stesso momento dalle. maggioranza. dei casi. Come lo specchio complessivo seguente dimostra, nella gran ma.ggioranza dei casi, dopo l'ingestione di sale, si elimina l'acqua ingerita, mentre la. riserva idrica. dell'organismo rimane quasi intatta. Anche la ~udorazione è minore, come è dimostrato dalla minore p erdita del peso corporeo.
64
IL CLOBUBO DI BODIO NEL LAVORO ECC.
QUA.NTITl. URINA
QuA.NTrrl
URINA
QUANTI'l'l. U:anu.
el.!m.lnBta a dilrluno
eliminata dopo 2 ore con&
realmente ellmfD&ta
dopo 2 oro corsa. oo.
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P'· eale + 100 aoqua
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145 (8 g r. )
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245 (5 gr.)
145
185 (2 gr.)
85
140 (8 g r.)
40
130 (5 g r. )
30
100 (2 gr.)
-
220 (8 gr.)
120
235 (8 g r.)
135
160 (5 gr.)
60
30
70 (8 g r.)
-
dopo 1 ora ftne marci& dJg luno
dopo 1 o:ra ftne marcia previa l~stlone sale +acqua
60
110 (8 gr.)
IO
100
140 (8 gr.)
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50 220
Soggetto
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185
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quan titè. realmente ellmin&t& dopo !Dgestlone sale
I
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100
l
155 (8 g r.)
55 albumina pres.
IL OLOJro]lO DI BODIO NEL LAVORO ECC.
c) Acidità wtale e Ph delle 1trine:
L 'ingestione di Na(Jl non infhùsce sull'a~idità totale nè stù Ph delle urine. Subito dopo la corsa quasi in tutti i ca.c;i si nota diminuzione dell'acidità. totale che tende a risalire dopo un'ora e più dopo 2 ore. Talora dopo 2 ore tElnde a dimimùre di nuovo. Solo raramente si è osservato dodo la corsa un progressivo aumento dell'addit.à totale. Dopo la marcia invece l'addità. totale aumenta in tutti i casi progressivamente nel corso dell'ora di osservaziune. Il Ph, se pure non esattamente, ha seguito la curva dell'addità totale; talora però quando l'acidità totale era diminuita., il Ph si manteneva ancora elevato. Per esempio, se l'Midità totale da 380 nel riposo si eleva dopo la corsa a 620 e dopo un'ora a 650 e dopo due ore scende a 400; il Ph se a riposo è 5,4, dopo la corsa scende a 4,8 dopo una ora a 4,6 e dopo due ore è ancora 4,8. Impiega cioè un tempo superiore a quello richiesto dall'additi\ totale per ritornare ai valori normali. E ciò in maniera abba-stanza costante. Nei casi però nei quali l'acidità totale dopo l'esercizio va aumentando progressivamente, il Pla diminuisce progressi vament<>, segue quindi un decorso parallelo a quello dE;>ll'acidità totale. d) J...:'liminazione dei clontri per Ze utine:
La quaJltità. dei cloruri eliminati subito dopo l'esercizio ha comportamento identico dopo la corsa o la, marcia fatta a digiuno o con ingestione di sale. Subito dopo l'esercizio fatto a dighmo la quantità elimina,ta diminui!;ce e va diminuendo ancor più dopo la prima. ora, per risalire a valori pressoch~ normali dopo la seconda ora. Lo stesso si verifica, anche dopo l'esercizio fatto previa ingestione di N aCl. Differiscono solo le quantità, volta per volta eliminate, essendo maggiori naturalmente dopo ingestione di cloruri. Ma. in qualche caso dopo un'ora dalla fine dell'esercizio, Ja, quantità di sale eliminata per le urine è maggiore progressivamente di quella eliminata nello stesw tempo a digiuno. Potrebbe sembra.r e che la minore quantità di cloruri eliminati dopo m1'ora per le urine fosse in ra,p porto con la quantità di sudore emessa in quel tempo, specialmente abbondante per essere i soggetti tenuti in laboratorio invece che all'aria libt>ra: il fatto però che il f<:'nomeno si ripete anche dopo ingeRtione di sale e cb<> il momento della minore elimina.zione con-isponde al periodo di minor perdita. di peso, fa pensare che i cloruri sieno realmente trattenuti nei t<:'Sfiuti. Ritornano di fatti ad elimina.rRi in quantità quasi normale dopo 2 ore, quando anche il peso riprende a diminuire di più. n) OomportanM?tto dei clo·m ri <?el sangtte :
Fu ricercato solo in 6 dei 9 soggetti. È evidente a digiuno nn leggerissimo aumento per lo più subito dopo la corsa e la marcia; nn aumento più accentuato negli stessi momenti dopo l'ingcstione di S!tle. Jn tal caso dopo tm'ora dalla fine della corsa o della marcia permane ancora elevata. la quota dei cloruri nel sangue, che dopo due IJte ritorna normale.
66
IL OLOBUBO DI SODIO NEL LA.VOBO ECq.
f) Comp01·tame-nw dell'actpca àeZ B<llnflue:
Nello stesso gruppo di 6 soggetti si è veduto che subito dopo l'esercizio la quota idremica diminuisce per ri~alire dopo lm'ora ai valori normali, quando non sia stato ingerito sale; rimane dopo tm'ora a.ncora bassa, quando si sia ingerito sale prima dell'esercizio. g) bt/lttenza del NaCl B'U l rendimento lavorativo:
Si è tenuto conto a questo proposito del tempo impiegato e in alcuni casi delle variazioni della misura dinamometrica delle forze di trazione verticale ed orizzontale. Il tempo impiegato per eseguire le corse di diversa lunghezza, o le marci e, dopo somministrazione di N aOZ non è mai stato superiore a quello impiegato a digiuno, ma talora uguale, molto spC$SO inferiore da poc.hi secondi ad un massimo di 8 minuti e ciò anche indipendentemente dalla temperatura ambiente che è sta.ta spesso più elevata per le prove oon N aCl. r.~a misura delle forze di trazione vertic.ale e orizzontale è stata meno dimostrativa, come sempre accade per le prove che impegnano la volontà. del soggetto. Dopo l'esercizio senza sale i Kgr.tri di lavoro fa,tti nelle due misure sono, non in tutti i casi, diminuiti, in qualche caso aumentati, m!l le modificazioni in atrmento si sono verificate per la forza di t razione verticale mai per quella. orizzontale. Dopo la somministrazione di sale in media si è a.ccentuata)a diminuzione della forza di trazione orizzontale più nella marcia che nella corsa, mentre poco evidenti sono state le variazioni della forza di trazione verticale rispetto a quelle compiute a. digiuno.
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CoNsrm:RA:t.IONI. Queste prime ricerche sono state fatte nel periodo più caldo dell'anno ~on temperatura media di 38°; Ja. forte sndorazione provocata dal lavoro
può aver reso meno evidente l'azione esercit,ata dal NaOl sull'organismo. Tuttavia è evidente nella grande maggioranza dei casi una minore perdita di peso dopo il lavoro fatto con ingcstione di N aCl il che esprime una minore elimina,zione di acqua per le vie renale, cutanea e respiratoria. È noto che 7 grammi di NaCZ ritengono nell'organismo, allo stato di riposo, nn lit,ro dell'acqua immagazzinata nei tessuti-deposito. Nei nostri casi col momento di minor diininuzione di peso si accompagna r itenzione di maggior quantità. di N aCl che indubbiamente tra.ttiene l'acqua già. immagazzinata nei tessuti, mentre si elimina l'acqua ingerita col cloruro di sodio stesso. Questo fenomeno è evidente nella prima ora successiva alla fine della corsa e della ma.rcia; continuando poi i soggetti a Timanere digimù, si riprende la perdita di acqua e la diminuzione di p eso. Nello stesso momento nel quale si nota ma.ssima ritenzione dei cloruri e minor perdita di acqua dai tessuti-deposito si ha a\tmento dei cloruri contenuti nel sangue, aumento :più aecentuato di quello che si verifica già. nel lavoro compiuto a digiuno, cui si unisce diminuzione della quota
~
IL OLOBUBO DI SODIO NEL LAVOBO EOO.
67
idremica. più duratura che per effetto del lavoro compiuto a digiuno. Queste modificazioni indotte nel chimismo organico dalla ritenzione t-emporanea di N a.Ol, introdotto in eccesso nell'organismo, non si presentano tutte quando il lavoro sia compiu to a digiuno. Anche in questo c.aso si ha ritenzione del N aOZ subito dopo finito l'esercizio, ma il peso diminuisce lo stesRo, il che fa pensare che il N aOl normalmente contenuto nei tessuti non sia sufficiente a trattenere l'acqua immagazzinata nei tessuti stessi. Bisogna quindi ritenere che questo effetto si possa raggiungere per azione temporanea del N a.Ol introdotto in eccesso. La diminuzione di perdita d'acqua da parte dell'organismo che lavora, previa ingestione di N aCl, sembra doversi ritenere causa, forse indiretta, del maggior rendimento lavorativo dell'organismo stesso, come i tempi impiegati a coprire i singoli percorsi st anno a dimostr are. È necessario indaga,re d'altra parte in qual modo questa ritenzione d'acqua possa favorire il maggior rendimento lavorativo. CONCLUS IONI.
La somminhtrazione di N a(Jl t re quarti d'ora prima della corsa di metri 1200, 2400, 3600, 6200 e della marcia di chilometri 15 e 17 con aggiunta di c.c. 100 di acqua ha determinato nella grande maggioranza delle prove eseguite ripetutamente su 9 ~:~oggetti, subito dopo l'esercizio e nel corso della prima ora: a.) minore perdita di peso corporeo; b) minore quantità di urina eliminata e minore apparente sudorazione; c) nessuna apprezzabile influenza sulla variazione dell'acidità totale delle urine che tuttavia si comporta diversamente nei due esercizi, diminuendo dopo la corsa per risalire dopo una o due ore; aument.ando progressivamente dopo la marcia. Nessuna intluenza sembra notarsi sulla variazione del Ph che s~aue il corso delle variazioni dell'acidità totale. d) aumento evidente del N aOl del sangue e diminuzione più duratura della quota idremica: e) diminuzione dei tempi impiegati per compiere i singoli esercizi rispetto a quando si compiono senza ingestione di .\aCl. La dose più efficace sembra aggirarsi intorno ai 2 grammi , per quanto sembri differire da individuo a individuo. BffiLIOGRAFIA. KRAsSNAJA 8IVESDA.- Rivista La 1tella roMa.
MABSCliAX e KLAus. -
Rivista Gigien truda c Igiene del lavoro • 1927, n. 3 MnacBAX e l>uxLAxAJA. - Id. 1928, n. l. BLAu. -Rivista Die Leibuilbungen dio. 1920 CA.BEY CoRD e FEBEKBAUG.IL - The Mi/Mary Swrgeon, fasc.dic. 1931.
TABELLA RIASSUNTIVA DELLE OSSERVAZIONI. PB8o OOIIPOR&O
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95 480 6.8 480 5.3 800 6.2 400 6.3 10.1 4.60 19. 6 4.68 3,7 4.60 20.8 4. 60
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Corsa6200 m.ln 35'eon- 49.300 -.800 - 800 r.a 11a1e ·r. 39o Id. con 8 gr. di sale + 46.100 - 650 - 700 100 acqua Id. In 31' T. 3>• m. 2400 con 5lrt. di SI\ lo 48.100 - 1!110 - 660 + 100 acqua 1n 12'
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ISTITUTO NEVROLOOICO " VITTORIO EMANUELE 111 ,. PRO FERITI CEREBRALI CLINICA MALATTIE NERVOSE E MENTALI- R. UNIYERSITA DI MILANO Direttore prof. CABLO BBSTA.
UNA NUOVA REAZIONE GLOBUUNICA SUL UQUOR Dott. Nicolò Musumarra, capitano medico, assistente militare
Le proteine, oltre che da altTe sostanze chiuùche, come l'azoto, il carbonio, l'idrogeno, l'ossigeno, ecc. sono prevalentemente costituite da complessi di aminoacidi concatenati fra loro. Esse consistono di molecole colossali che nell'acqua formano soluzioni aventi tutti i caratteri dei 10Z colloidali. Le reazioni che le caratterizzano sono costituite da reazioni cromat iche e da reazioni di precipitazione. Le reazioni cromatiche sono determinate dalla presenza di determinati gruppi atomici, mentre le reazioni di precipitazione sono dovute allo stato fisico -chimico delle proteine. Mentre piccole quantità di sali neutri facilitano la soluzione di molte proteine in soluzion~ neutra od alcalina (come quelle che si riscontrano nei liquidi organic·i), alte concentrazioni d<lgli stessi sa.li le precipitano. A spiegare un tale meccanismo di precipitazione interviene un processo di disimbibizione delle micelle colloidali imbibite d'acqua delle sostanze proteiche, e cioè gli joni salini per idratarsi toglierebbero l'acqua d'imbibizione o di soluzione alle micelle colloidali, le quali, prive dell'acqua che le mantiene in soluzione, si raggruppano e precipitano, passando allo stato di g~ colloidale. Le proteine che, in determinate circostanze, possono trovarsi nel liquido cefalo-rachidiano, sono costituite principalmente da siero-albumina e da globuline. Per comprendere alcuni dei principali caratteri fisico-chimici che differenziano la siero-albumina dalle globuline, è utile ricordare che non tutte le micelle colloidali, che costituiscono le diverse sostanze proteiche, trattengono con uguale tenacia la loro acqua d'imbibizione. L'idrofilia delle micelle colloidali delle proteine dipende essenzialmente dalla loro grandezza e dal loro grado di disper~ione. Quante più piccole e più disperse sono le micelle di una proteina, tanto più tenacemente esse trattengono la loro acqua d'imbibizione e perciò tanto più difficilmente si lasciano fiocculare. È ancora da rilevare che non tutti gli joni salini ha.nno per la stessa sostanza proteica uguale potere di disimbibizione e che questo differisce a seconda del loro grado di concentrazione. Più alto è il loro grado di concentrazione e più aumenta la loro azione precipitante. La siero-albumina è solubile in acqua distillata, senza. aiuto di elettroliti; essa è costituita da micelle piuttosto piccole e disperse che cedono difficilmente la loro acqua d'imbibizione alle soluzioni saline, e perciò sono
11NA. NUOVA. REAZIONE GLOBULINJO.t. SUL LIQUOB
71
precipitat.e dal cloruro di sodio, dal solfato di magnesio e dal solfato d'ammonio soltanto ad alte concentrazioni. Le globuline, al contrario della sieroalbumina, sono insolubili in acqua distillata e sono costituite da micelle piuttosto grosse e meno disperse, per cui vengono fiocculate dagli stessi sali neutri che precipitano la siero-albumina, però in soluzioni meno concentraw. n fatto che gli stessi sali neutri, a diversa concentrazione, precipitano tant-o la siero-albumina quanto le globuline, fa dubitare se si abbia a fare con individualità chimiche diverse o semplicemente con stati colloidali diversi della stessa sostanza proteica, e cioè con un grado diverso di dispersità delle micelle colloidali che la. costituiscono. Allo stato normale il liquido celebro-spinale è quasi privo di quelle sostanze proteiche, che si trovano normalmente nel sangue. La sua nor· male costituzione è mantenuta sia dal potere selettivo dei plessi corioidei, dai quali è prodotto, sia ancora dalla. scarsa permeabilità delle meuingi che non lasciano passare nel liquor le sostanze proteiche disciolte nel sangue. In base a questi elementi il liquido normale da molti autori è considerato come un dializzato. Ma. quando la cavità subaracnoidea e l'asse nervoso sono sede di un processo patologico qualunque, la permeabilità meningea aumenta ed allora le prot.eine del sangue passano nel liquor e ad esso si mescolano. Nelliquor normale le proteine sono costituite quasi esclusivamente da albumina del tipo serina e da minime tracce di globulina. Negli stati infia.mmatorii acuti e cronici del sistema. nervoso si ha un a.umento globale delle sostanze proteiche e sopratutto delle globuline che possono trovarsi in quantità tale da superare lo stesso tasso della siero albumina,. Onde, la ricerca nel liquido cefalo-rachidiano delle sostanze proteiche in generale e delle globuline in pa,rticolare ha un valore semeiologico veramente considerevole in un gran numero di malattie dell 'asse celebro-spinale. Molti ricercatori hanno tentato di separare le diverse albumine dal liquido cefalo-rachidiano e sopratut.to hanno cercat-o di identificare le globuline. Molte reazioni ~:~ono state proposte per scoprire le globuline nel liquor, ma veramente poche sono qut>lle che dànno dei risultati I:!Oddisfacenti, come quelle basate sull'azione preoipitante dei sali neutri di solfato di magnesio e di solfato d 'ammonio. I1e altre reazioni in genere forniscono risultati incestanti ed ast~ai dubbi, senza dire che non tutte ~:~ono specifiche nel fa.r fiocculare le globuline, lat~ciando tbcculare assieme a queste la S1ero-albumina.. La mia nuova reazione globulinica è fondata sul potere del carbonato di 'POtassio puro di precipitare le globuline. Il carbonato di potassio puro K 1 C 0 8 - di col:!to assai basso~ è una polvere amorfa, bianca, inodora, di sapore alcalino liscivioso. È molto deliquescente, solubile nel proprio peso d 'acqua, insolubile in alcool ed etere. Il aoluto acquoso presenta spiccata reazione alcalina.. Per il fatto che non tutti gli joni salini hanno per la stessa. sostanza. proteica uguale potere di disimbibizione delle mict~lle colloidali e perciò di precipitazione, bisogna. subito dire che il carbonato di potassio puro non ha un forte potore di disimbibizione, p erò se questo non è sufficiente a· poter aottrarre l'acqua d 'imbibir.ione alle micelle colloidali della. siero-albumina., è però tale da poter disimbibire le micelle
72
UNA. NUOVA. :REAZIONE GLOBULDIIC.A SUL LIQ.UOB
colloidali delle globuline che, al contrario della siero-albumina, cedono più facilmente la loro a.cqua di soluzione. La tecniea dell~t rièèì'é~t è assaì Sèmplièe tld essa è quella stessa che comunemente si adopera per la reazione di Nonne-Apelt con la modificazione di Ross-Jones. In una. piccola provetta da saggio ben tersa si mette un centimetro cubico di Rolnzione satura di carbonato di potassio puro e q1ùndi si aggiunge ad esso un centimetro cubico di liquor in esame, . lascia.ndolo scorrere lungo la parete della provetta in maniera ch'esso venga a sovrapporsi al reagente. Nella zona di contatto dei due liquidi, quando la r eazione è positiva, si forma un anello d'intorbidamento di colore lattescente più o meno evidente e più o meno spesso, il quale indica il grado di precipitazione delle globuline. La lettura dei risultati, che deve essere fatta con l'aiuto d'uno schermo nero, è molto semplice. Si distinguono rinque gradì di precipitazione, che possono essere tradotti dn.i seguenti simboli:
+, +, ++, +++, ++++, dove il segno + starebbe ad indicare: anello di precipitazione appena percettibile, e gli àltri segni indicherebbero: anello di precipitazione percettibile in manì~ra. progressivamente più marcata. La soluzione satura di carbonat<> di potal:lsio puro da servire come reagente si prepara in maniera semplicissima. In un grosso provettone di vetro si versa una certa quantità d'acqua distillata ed una certa. quantità di carbonato di potassio puro. n tutto si riscalda sino a 35 gradi e qtùndi si agi.tas oon forza sino a quando non si scioglie più saJe. Si lascia raffreddare e dopo 24 ore si filtra con carta da filtro a più strati, ottenendosi cosi un.a. soluzione abba,.;ta,nza limpida. Nella tabella annessa a fine di qne6ta. mia nota riporto i risulta.ti da me ottenuti in un centinaio di liq1ùdi celebro-~:~pinali nei quali ho praticato la mia nuova prova globulinica. I liquidi esaminati appartengono a persone affette dalle più svariate malattie del sit;tema nervoso, onde ho cr~::duto utile, per maggiore chia.rezza, distribuirli per gruppi di malattia. Al fine di poter stabilil't un raffronto, accanto ai ris1ùtati ottenuti con la mia reazione, bo voluto pon-e quelli forniti da quelle altre prove globuliche: che comunemente si praticano , come la Nonhe-Apelt1 la Pandy, e la Weichbrodt. Inoltre, nell'intento di :poter stabilire quale rapporto esiste tra contenuto globulinico rileva.t.o con la. mia prova e tasso dell'albumina totale, ho riportato anche il tasso di quest'ultimn. ottenuto col metodo di centrifugazione di Nissl. Dall'esame dei risult.ati riportat i in questa nùa tabella potssono ('Ssere dedot te le seguenti conclusioni: 1° la mia reazione globulinica col carbonato di potat;Sio puro dà risultati esatti e costanti; 2° esl:>a è sensibilissima per minime quantità di globnline, mettendole in evidenza anche in quei liquidi dove j} ta:;so dell'albumina totale è molto basso (0,02 %o );
UNA NtTOV.A. BE.I.ZIONll: GLOBULINIC.A. SUL LtQUOB
73
3° il contenuto globulinico ch'essa mette in evidenza non è sempre in rapporto con un aumento del tasso dell'albumina totale, ed in molti casi svela una dissociazione albumino-globulinica. · Molti autori: come Sicard, Ravaut, Babeau, Gestan, Riser affermano cht- l'i~rglobulinosi pura è in rapporto con un aumento dell'albumina totale. ll Riser nel suo recente volume «Le liquide OephaloRachidien l) dice: « Le dùsage des glob·ulines seules est dépO'Ur-vu d'intJrét, car il n'y a pas à'hypergwbulinose pure sans augmentation de l'albumine tuto1le ''· Però. se è vero che in molti casi da m e riportati all'iperglobulinosi corrisponde un aumento del tasso dell'albumina tota.le, è altrettanto vero che ve ne sono degli altri, in cui questo l'apporto non è evidente ed in cui invece sembra esistere una dissociazione albumino-globulinica sia nel senso dell'eSi!Stenza d'un aumento di globuline in presenza di un tasso povero di rubum.ina totale, come nei casi Medolaghi, Cazza.nica, Bonardi, Ferrario, ooc. sia ancora nel senso opposto, come nei casi NoYara, Garoldi, Sangiovanni, Cova, ecc.; 4° questa nuova pro.-a globulinica è specifica per un determinato tipo di globulina o pei' un determinato gruppo di malattie del sistema nervosot · A questa domanda credo utile rispondere con un'altra domanda e cioè: esistono verament-e delle prove globnliniche per le quali possano esser·e ammessi con certezza elementi di specificit,M A t al proposito desidero ricordare che si è molto discusso in tal seni;o per la reazione di Weichbrodt. È stato spesso rilevato che questa reazione può essere fortemente positiv:a, mentre le altre reazioni, come la NonneApelt e la Pandy, COJl?.parativamente sono molto più deboli o addirittura negative; come pure è stato osservato in casi ancora. più numeroi!i una Weicbbrodt negativa in presenza di una Nonne-Apelt e di una P:mdy nettamente positive. Questo diverso comportamento della Weichbruùt è f:!ta to spiegato col fatto che questa reazione precipiterebbE> quelle globuline derivant i dal disfacimento delle cellule nervose, mentre le ::tltre rea zioni glohuliniche precipiterebbero le globuline derivanti d al tiiero di sangue (Goebel e Pisa.ni). Nei risultati da me riportati ed in quelli ottenuti in questo istituto ron le tre reazioni (Weichbrodt,Nonne·Apelt, Pandy), che supern,no i due mila , non ho trovato la conferma di questa asserzione. Infat t i: mentr~
esistono realmente numerosi casi di dissociazione tra la Weichbrodt e le altre due reazioni, non vi sono però elementi ta,li per concludere nel senso indicato, per il fatto che esistono reazioni di Weichibrodt positive con negatività delle altre prove globuliniche in numerosi casi, dove certamente non esisteva un fatto di11trnttivo cerebrale, come esistono casi a ltrettanto numerosi di sicura distruzione del tessuto nervoso con NonneApelt e Pandy positive e Weichbrodt nugativa. Concludendo, sino a quando non sarà risolto il problema di ordine eminentemente chimico aulla differente natura delle globuline che reagiscono in modo disparat-o coi due gruppi di reazioni, è prematuro parlare di una vera e propria specificità delle reazioni che eomunemente son det te globuliniche.
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19--4-31
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Borghi .... . .... . ... .
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9--4-31
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30-1-31
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11- 2- 31
S
88
Corti . . . . . . . . . . . . . . . .
Idem
5-3-31
S
89
Grasso . . . . . . . . . . . . . .
Idem
2-5--31
S
90
Calabrò....... .. . . . . .
Idem
2-&-31
S
91
Sangiovanni..... .. .. .
I dem
19-5-31
S
92
Bossi. . . . . . . . . . . . . . . .
PMulisi progre-ssiva
5-5-31
S
93
De Dia..............
Idem
:J0-3- 31
S
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Ferrario.. ... ........
Idem
5-5--31
S
95
Vago.................
Idem
5-5-31
S
96
Bassi n i . . . . . . . . . . . . . .
I ùem
5-5-31
S
97
Vitali. . . . . . . . . . . . . . . .
Idem
19-5-31
S
98
Nebuloni . . . . . . . . . . . .
Ercùo-lues
4-5-31
S
99
GI\Uotti. ............ .
Compressione miùollure
26-,5-.31
S
100
Vercelli. . . . . . . . . . . . . .
Radicolite posteriore
28-6-31
S
+ + ++ + + + + + + + ++ + + ++ ++ ++ ++ ++ -
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-
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UNA. NUOVA R EAZIONE GLO BULINICA SUL LIQUOB
79
AUTORlA.SSUNTO . - L'A., dopo &.Yer accennato arl alcune proprietà fisico-chi·
miche ùelle sostanze proteiche in generale ed aver data la definizione di siero-albumina e di globulina, s'intrattiene sui principali elementi fisico-chimici che regolano le reazioni di precipitazione delle proteine dei liquidi organici e etùla tecnica della sua nuova reazione globulinica col carbonato di potassio puro. Quindi egli riporta e ùiscute i risultati d i un centinaio di liquidi cerebro-spinali da lui esaminati. BIBLIOGRAFIA. Chimi ca fisiologica. Soc. Ed. Libraria, MiJano. FoB.."<ARA EO .AllTON". R eazioni globali, reazi<mi di.9Bociate e reazioni nwnosintomatiche del Uquido cefalo-rcwhidiano. Il Cervello, armo I V, n. 3, 1925. 'KAFKA. Die Z erebrospinalflu.ssigkeit. Leipzig und Wien Franz Deuticke, 1930. M ACAUDDA.- Il liquido cefalo-rachidiano nelle malattie nervose e mentali. T ipografia Crupi, M essina. PisA~<. Nuom teoria sul meccanismo di produ.zione delle reazioni coll&idali del liquido cefalo-rachidiano. Il Policlinico, sezione medica, novembre 1923. RABEAU. Contribution à l'étude des albumine.s du liquide céphalo ..rachidien en particuler daM la sjphili$. - Thèse de Paris, Juillet, 1921. RxsE:R. - Le liquide céphalo-rcwhidien . .Masson et C'ie Edit.eurs, P aris, 1929. H.mmoNI. - Elementi di biochimica. - E d . Tori.nese, 1928, BOTTAZZI. -
LABORATORIO MEDTCO-:\fiCHOGRAFICO DI HODI- E GEO GABINETTO BATT€RIOLOGlCO DEr,L'OSPEDALE 1\H LIT ARE DI BA.RI
LA DISSENTERIA BACILLARE DI RODI-EGEO . Dott. Ranaele Con.falone, primo capitano medico
È noto che epidemie di dissenteria bacillare per uso di acque contaminate sono molto rare e si verificano quasi esclusivamente nelle campagne o contadi, per uso di acque di piccole raccolte, pozzi, cisterne; e che lo stabilirsi in un abitato di tale malattia tra.e principalmente la sua causa dal contagio diretto, a ciò favorito da condizioni antigieniche e dalla scarsa educazione profilattica degli a mmalat i o convalescenti e di coloro che li assistono o li accostano. È noto pure che l'agente più importante di propagazione dell'infezione è il malato, le cui deiezioni rappresentano la sorgente principale di contagio diretto o indiretto. Tutto ciò che è stato contaminato da particelle anche minime di feci dissenteriche può costituire un veicolo di trasmissione ; particolarmente pericolose sono le biancherie sudicie dei malati, i diversi oggetti Yenuti a. contatto con le feci, perchè rappresentano un mezzo di contagio quasi diretto, ove vengano maneggiati senza precauzione da persone ignare del pericolo dell'infezione. Così le mosche, che si posano su materiali fecali, e poi sui cibi e sulle persone, possono considerarsi come veicoli di tr asmissione di tale malattia. Ma non avendo i germi dissenterici una grande vitalità. fuori dell'organismo, si comprende come la trasmissione indiretta a mezzo di alimenti, acqua, oggetti contaminati abbia minore importanza del contagio diret.to, da malato a sano. Tuttavia, pur rare, le epidemie di dissenteria bacillare a veicolo idrico sono sempre possibili; e ciò particolarmente attorno ad lJJla sorgente infetta, lungo una conduttura d'acqua inquinata per infiltra,zione di mater iale fecale, o, comunque, quando, per condizioni particolari, intervengono accidentali cause contaminatrici dell'acqua stessa. Infatti i bacilli dissenterici, eliminati dall'uomo malato o convalescente, possono pervenire nel suolo e nelle acque di superficie e quindi passare ìn quelle del sottosuolo, contaminandole. Tali particolari circostanze sembra siano ricorse nel determinismo del focolaio di dissent-eria bacillare insorto nel settembre-ottobre 1930 tra i militari del 9° reggimento fanteria che presidia la città. di Rodi-Egeo. Studiai, nell'ultimo trimestre di quell'anno, sul posto, la malattia. dal punto di vista etiologico, epidemiologico e profilattico, essendo stato di ciò incaricato dal Ministero della Guerra; e nel presente lavoro è mio intendimento metterne in rilievo la caratt.eristica. epidemiologica ed accennare ai provvedimenti attuati, nonchè di esporre i procedimenti classici che mi cond ussero a ll'isolamento ed all'identificazione del germe responsabile.
LA DISSENTERIA BACILLARE DI RODI-EGEO
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È d'uopo premettere che la città di Rodi-Egeo possiede regolare acque-
dotto, le cui scaturigini sono rappresentate da numerose gallerie filtranti site nel sottosuolo, alla profondità di 30-50 metri; e l'acqua, tecnicamente captata, è anche igienicamente condot1a fino alle abitazioni. Però la rete di distribuzione, per la sempre crescente espansione turistica e commerciale della citt.à, e per gli aumentati bisogni della popolazione, parallelamente al grado di civiltà da essa raggiunto, si è dimostrata di porta.ta. insufficiente. Per opro·a infatti quel R. Governo, (che ha già valorizzato mirabilmente le molteplici sorgenti di acque minerali, terapeutiche per antichissima tradizione e risultate tali al rigoroso controllo scientifico) sono ora in via di espletamento importanti lavori atti ad assicurare una. maggiore provvista d'aequa, sia mediante il ripristino di gallerie filtranti sussidiarie, sia mediante la sostituzione della vecchia tubolatura con altra di calibro maggiore e più rispondente al piano regola.tore. Inoltre, nel perimetro e fuori della città, sono sparsi moltissimi pozzi, alimentati dalla falda freatica; di essi la popolazione civile si serve principalmente a scopo irriguo; ma non si esclude che, in speciali circostanze, se no serva anche per usi domestici. .Aggiungo subito che nella città di Rodi lo smaltimento e sperdimento dei liqnidi immondi si attua in gran parte mediante fosse assorbenti, non essendo stata. anco1·a generalizzata una regolare fognatura statica impermeabile o meglio una dinamica. Tali condizioni importano che la falda freatica debba consideraJ.'si sempre sospetta, tanto più che gli strati di quel sottosuolo, di natura calcareo-sedimentaria., non consentono un 'attiva filtrazione dei liquidi immondi e ne fa.voriscono invece quella soltanto fissurale, molto pericolosa. A completare i punti fondamentali dello studio epidemiologico, dirò che da alcuni anni fra quella popolazione civile vengono denunciati casi sporadici di diilsenteria, senza che mai la malattia abbia assunto però e~;pansione epidemica; e che, nell'estate-a.u tunno 1930, se ne son verificati 6pecialmente in Santanarghiri, fra.zione molto prossima alla Casro·ma Regina, sede del 9o reggimento fanteria, ed un caso poi si verificò nelle immediate adiacenze di questa. Gli elementi considerati (pozzi, fognature, casi di dissenteria) hanno capitale importanza nello studio epidemiologico propostomi, se si pensa che, per aumentare la provvista d'acqua, già. da alcuni mesi avanti l'insorgere della malattia fra la truppa., era stato rimesso in uso, nella, caserma, un pozzo ad aeromotore che attingeva alla falda freatica. Tale acqua, che, nonosta.nte l'esito favorevole dell'esame chimico allora praticato, era, per le ra.gioni già. esposte, da ritenersi sospetta, veniva avviata, mediante adatta conduttura, ad un prossimo serbatoio di raccolta, ove si mescolava. all'altra, sicuramente potabile, proveniente d all'acquedotto cittadino. Dal serbatoio poi prendeva origine la rete di distribuzione idrica per l'edificio militare. È da ammetterai che in un certo tempo, che non è possibile preci~are, ma presnmibilmente nel periodo in cui si ebbero i casi sporadici di ilissenteria nell'abitato prossimo alla. caserma, l'acqua proveniente dal pozzo doveo:;e contenere in gran copia germi del gruppo coli-dissenterico, si da
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LA DISSENTERIA BA C ILLARE Ot R ODf- EGEO
ingenentre a~li utenti la malattia in forma lie,-issima o lieve, grave o gravissima a secondo della carica batt~rir::t e della speciale reeettività jndi,riduale. E l'ipotesi acquista valore di renltà se si con~iclerano i risultati d<.'Ue analisi c>hirniche e microbiologiche (presenza tli ammoniaca, di uit-riti, d i sostanze organiche in eceesso, oltre cbe la. presenza del b. coli) che esegttii, nel novembre. su diversi campion i di a.cqna prelev:tti dalla falda freatiml sottostaut~ alla casnrm<L: mentre i campioni, in o.~ni tt'mpo prel('~·a.ti d all'acquedotco, mi avPvano dato sempre. all'anali;;i c·himira e microbiologica, reperti aff('rmantine la sicma pota.hilità (assenza di ammoniaea. di nitriti, di nitrati ecc., moderato numero di germi eel appartenenti t utti a sperie volg-ari; assenza eli germi an:wrobi, del b. coli e di altri germi di significato indir.iario). Cert.o è che, nel set.tembre 19-10. :c;i comineiò a nntare, fra i militari della CA-serma. Regina, un forte numero di ammalati dell'a.pparecchio digerente, i cui qnadei rlinici vennero interpetrati in nn primo tempo come enterocoliti semplici. ab ingN!tis, a frig-ore ecc. Solo nell'ottobre surr.f'ssivo, quando, fra le molte forme leggere, si ebbero anche ca;;i gra'i e ronr.lamati della malattia, si fece l'esatt.a diagnosi generica, poscia conferma.ta dall'isolamento ed idoutificai',ione del germe. Questo per i caratteri morfologici, t intoriali, ctùtumli, fermenta t ivi. sierologici e patogenetici, che metterò in rilievo qui appresso. è da ascriversi al tipo Shiga-Kruse, che in alcuni casi trovavasi associato a.d uu b. coli atipico. È lecito quindi aJiermare che il focolaio epidemiro di dissenteria bacillare abbia tratto le s ue origini dall'u Ro pntabile di arqua contam:natn. dall'arrivo in essa, at traverso quella del pozzo, tli materi;lle impuro pr:)ve-
niente da. fosse assorbenti. A favore di tale interpet.razione t;La la rapida espam;ione epidemica. della m alattia, e la declinazione eli essa dopo il pron-edimento radicale della chinsm·a del pozzo. Nè contro essa, può addttrsi il fatto che, pur soppressa l'acqua sospetta, si siano verificati ancora altri casi di dissenteria., giacchè questi, piuttosto che come espressione di neo-contagio, vanno considerat i quali vere e proprie recidive di forme pregresse miti o ambulatorie già passate inosservate; o come malattia primaria tardiva, per prolungato periodo d'incubazione, ma, il cuii contagio risalga al tempo dell'tvo dell'acqua incriminata. A conforto di ciò aggiungo che molti militari, che, per sott.ra.rsi alle rèstrizioni dell'isolamento, nelle frequenti visite cai erano sottoposti, ave,·ano negatù prc.zresse sofferenze addominali, hanno d ichiarato poi, in oc·c<l>Sioue eli ritorno di esse, in forma piit grave, che già precedentemente ne a.v eva.no sofferte. Per Rpieg-are poi le forme primarie tardive a p rotrMto periodo d'incubazione, basta pcn~are che l'infe;:ione attua.le, cioè la malatha, è un fenomeno di natma il qu<lle può considerarsi come la ristùtante di due forze biologiche, la virulenza del germe patogeno e la recetti,it.à clell'orga.n ismo. S'intende così che un germe, virulentissimo in ttn orgatti!lmO refrattario non produce infezione; che -q uesta può non avveniTe neppure quando un germe poco vimlento capiti in un organismo poco recettivo; ma avviene certamente quan do un germe ben virulento ca.piti in ttn organ ismo assai recettivo. Allo stesso modo, s'intende come un germe av<:> ute un lieve grado di virulenza, capitando in un soggetto con un notevole grado di recetLività, possa. in un primo tempo
La DISSENTERIA B.-.CILLAR E DI R ODI-EGEO
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produrre forme morbose lievissime o fruste, clinicamente inavvertibili, e dare poi sintomi eclatanti dell'infezione allorchè, per una qualsiasi condizione, le difese organiche dell'individuo siano diventate meno valide. Quest'ultima considera7.ione, modificando il concetto che si aveva una volta dell'incubazione, dà ragione dei pochi casi che si sono verificati dopo la chiusura del pozzo, e per i quali non può invocarsi la forma recidiva; ed essa va tenuta presente anche per spiegare le recrudescenze stagionali che sogliono aversi nelle malattie tifo-dissenteriche, e getta anche luce sui casi di malattia distanziati, nel tempo e nello spazio, dalla vera sorgente di contagio. D 'altra parte, per il focolaio di dissenteria in istudio, non può chiamarsi in causa il contagio in'terumano, oltre che per le considerazioni epidemiologiche enunciate, specialmente perchè l'igiene della caserma (a parte i difetti delle latrine e delle fognature) e quella personale di ciascun militare era efficacemente CUl'ata ed integrata da severissime misure profilattiche inibenti ogni possibilità di contagio fra le persone. E neanche il contagio interumano derivante da possibile comunanza di vita. d<~i soldati colla popolazione civile può invocarsi, perchè in genere quelli vivevano appartati da questa. Ed inoltre che la comunanza di vita con la popolazione civile e le condizioni ambientali della caserma abbiano avuto scarsissimo o nessun valore nel determinismo del focolaio epidemico lo prova anche il fatto che gli ammalati di dissenteria, che ancora si ebbero dopo la chiusura del pozzo, furono presso a poco in eguale percentuale sia tra i militari che continuarono a rimanere nella caserma, sia tra quegli altri che frattanto erano stati dislocati sul M. Profeta per le esercitazioni autunnali, e quindi sottra.tti alle ipotetiche cause morbigene legate alla caserma ed alla popolazio.ne civile. Infine l'epidemia non può ritenersi di origine alimentare per la bontà delle derrate e per la saggia ed oculata confezione del rancio, oltre elle per il carattere epidemiologico; ipotesi poi che viene senz'altro esclusa dopo l'isolamento e l'identificazione dell'agente diretto. Dimostrata l'origine idrica dell'epidemia dissenterica, non credo inutile accennare alla fenomenologia clinica presentata dagli infermi, dolente di non pot€rla confortare con alcun reperto anatomo-patologic.o, non essendosi potuto eseguire l'autopsia sui pochi militari deceduti. Complessivamente si sono verificati un sessantina di casi. Quattro militari furono colpiti con eccezionale gravità. Ad un periodo prodromico, con malessere, debolezza, inappetenza, segui il quadro della malattia conclamata, e cioè dolori addominali, tenesmo, diarrea intensa con scariche frequentissime di piccole quantità di materiale acquoso contenente in un primo tempo muco e sangue, poscia prevalentemente sangue misto a brandelli di mucosa, ed infine le scariche erano composte quasi esclusivamente di sangue in parte coagulato, in parte liquido. Nel periodo terminale della malattia si ebbero profuse, imponenti enterorragie come da vasta. ulcerazione o perforazione intestinale, che condussero a morte i pazienti. Lo stato generale, lievemente interessato all'inizio della malattia, si mostrava sempre più compromesso parallelamente all'accentuarsi dei
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LA
DISSE~TERIA
BACILLARE DI RODI-EGEO
fenomeni morbosi. La malattia percorse, in tali ammalati gra.VIsSJ.IDJ, i diversi stadi in 25-30 giorni, durante i quali la curva termica, piuttosto irregolare, oscillò dai 37,5° C. a circa 39° C. con remissioni, più frequenti al mattino, di circa un grado. Una ventina di ammalati hanno presentato una fenomenologia che può chiamarsi grave non tanto per l'importanza quanto per l'ostinatezza dei sintomi o per la loro facile recid.ività. Febbre più moderata, mai vere e proprie enteron-agie, ma scariche frequentissime, ~Weompagnate da penoso tenesmo, di scarso materiale fecale misto a lacinie di mucosa ed a sangue più o meno abbondante. Un terzo gruppo può essere costituito da un egua l numero di ammalati m-eno gravi: essi ha,nno presentato, però in forma meno intensa e di più breve durata, i medesimi sintomi di quelli del gruppo precedente ed hanno dato luogo parimenti a frequenti recidive. I rimanenti ammalati sono stati a.ffet.ti da forme leggere: essi infatti hanno visto normalizzare le loro feci dopo una diecina di giorni di adatta cura, non hanno presentato risentimento generale, nè importanti rialzi termici. Presumibilmente, oltre quelli noti, vi sono stati altri ammalati le· geri sfuggiti ali 'osservazione. Dalle feci degli ammalati gra.vissimi o gravi riusci, 11arecchie volte in cultura pura, ad isolare il bacillo di Shiga-Kruse; da quelle degli ammalati leggeri non sono riuscito mai ad isolarlo, nonostante le ripetute prove ma in esse riscontravo frequentemente stipiti di b. coli atipico. Forse l 'azion e a.nta.gonista di quest.o sul bacillo dissenterico o quella distruttrice esercitata dal principio litico, scoverto recentemente dal D'Herelle, impediva il moltiplicarsi del bacillo di Shiga-Kruse, spiegando cosi una benefica, naturale a?.ione sterilizzatrice degli ammalati. Accennerò alla profilassi a ttuata. Non mi fermerò certo sulla chiusura del pozzo che costituiva un provvedimento fondamentale e che balzava evident~ anche agli occhi degli incompetenti di epidemiologia. Tuttavia l'a-cqua di esso fu permanentemente ed assolutamente esclusa da tutti gli usi, specialmente dopo che l 'analisi chimica e microbiologica ne ebbe dimostrato l'inquinamento. Né mi fermerò sull'isolamento degli ammalati, iniziato al più presto possibile, e mantenuto con rigore nelle sale dell'Ospedale Regio o in quelle dell'infermeria, ed inte,crrato da un servizio continuativo di disinfezione e da misure precauzionali per le persone di a,'3sistenza. Mi indugerò piuttosto sui provvedimenti adottati per evitare il contagio interumaoo nella caserma stessa, in considerazione che, ad epidemia conclamata, esso poteva rendersi possibile a causa del non indifferente numero di ammalati, convalescenti, o semplicemente portatori di bacilli. Presi in esame tutti i probabili veicoli: l'acqua, il latte, gli alimenti, gli oggetti d 'uso, il suolo, e specialmente le mosche in rapporto alla loro funzione di vettrici di contagio dalle latrine. Coll'assicurare l'innocuo funzionamento di queste e delle fognature, coll'ispezionare la rete di distribuzione idrica, coll'aerare e disinfettare le camerate, con lo sterilizzare il materiale lettereccio, e con altre minori misure igieniche, si a.ttuò in brev-e tempo la bonifica della caserma, profittando che
LA DISSENTERIA BAOI.LLABE DI RODI-EGEO
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la maggioranza dei militari ne erano stati allontanati per le esercitazioni autunnali, che si svolsero, a causa della malattia, fuori di ogni disagio o affaticamento. Dettai norme precise e rigorose circa l'igiene personale del soldato, specialmente nei riguardi della pulizia delle mani, prima dei pasti e dopo i bisogni corporali, volgarizzando il concetto che il germe dissent-erico abbandona l'organismo malato colle feci e ne guadagna a,ltri attraverso la via orale. La perspicace vigilanza annonaria nei luoghi di smercio e di consumo, e la limitazione da parte dei militari dei loro rapporti colla popolazione civile (pubblici ritrovi, osterie, case di tolleranza) ed un'intensa lotta alla mosca domestica completarono il cospicuo complesso profilattico attuato con rapidità, con rigore e quindi con efficacia. Altro organismo profilattico era rappresentato dal Oonvalescenzia·rio, per la cui istituzione il R. Governo del Possedimento munificamente offri il lazzaretto della città, che, per l'ottima ubicazione, per la razionale divisione dei locali e per la comodità dei servizi, fu una vera risorsa. E sso fu destinato ad accogliere oltre i militari già ammalati e dimessi guariti dall'ospedale, anche quegli altri, già sofferenti di forme diarroiche, che venivano man mano selezionati fra la truppa attraverso ripetute ed accurate visite individuali. Per il perfetto funzionamento del convalescenziario fu stabilita un'adatta organizzazione circa la vigilanza sanitaria, la somministra.zione del vitto, i diversi approvvigionamenti e circa il prelevamento per le coproculture. I ricoverat i venivano quivi trattenuti per circa un paio di mesi e poscia dimessi, sempre che durante tale periodo non avessero presentato alcun fenomeno clin.ico della malattia, e sempre che gli esami delle loro feci, ripetuti per tre volte, ad opportuni intervalli, fossero risultati costantemente negativi per il bacillo dissent-erico. In caso di positività del reperto, od anche solo di ricomparsa di qualche fenomeno clinico sospetto, si provvedeva ad un nuovo ricovero del soggetto all'ospedale e poscia ad un nuovo periodo di soggiorno al convalescenziario. Tale istituzione rispose magnificamente allo scopo per cui sorse, e si mostrò utilissima, avendo permesso, mercè l'organizzazione inappuntabile, un reale isolamento, bene accetto ai ricoverati, sui quali era anche agevole provvedere agli esami batterioscopici, per la ricerca dei portatori cronjci, ed esercitare la più proficua. assistenza e vigilanza sanita.I·ia. In tal modo la ca.s erma veniva gradualmente purgata degli elementi ammalati o sospetti, i quali ven.ivano poi ad essa restittùti, presumibilmente indenni. ll movimento del convalescenziario fu di circa 90 ricoverati. Valutai infine anche la possibilità di una profilassi immunitaria della truppa del Presidio; ma, dopo l'accertamento diagnostico, ne esclusi senz'altro l'attuazione, essendo noto che i vaccini allestiti con b. di Shiga-Kruse, dopo tentativi infruttuosi e dannosi, sono sta.t.i banditi dall'uso perchè molto tossici. Nè l'uso profilattico di sieri era consigliabile in quelle contingenze, sia perchè i risultati ottenuti dai vari sperimenta tori sono ancora incerti, sia perchè essi danno l:lolo una precaria, molto precaria
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L A DTSSF.NTE RIA BACILLARE DI R ODI·El1EO
immuJ.l,ità; la quale, dovendosi perciò a brevissima scadenza rinnovare, avrebbe potuto dar luogo a pericolosi fenomeni di anafilassi. N è altri sussidi profilattici, per il rapido declinare dell'epidemia, si resero necessì~ri.
*** Riferù·ò ora sulle indagini di l:~boratorio praticate per L'isolamento ed identificazione del germe. Mi a.ppare utile, prima ditale e~<posi7.i one, accennare, in rapida sintesi, ai princitJali tipi batterici della flora int~st.inale normale, ed ai germi patogcni piì.t importànti che sogliono elettivamente localizzarsi nelle diverse sezioni dell'intestino dando luogo e specifiche, ben note sindromi morbose. Entrambi i gruppi di microrganismi debbono essere ben conosciuti dall'a. nalista che si accinga al delicato còmpito della ricerca ili germi patogeni nelle feci. I m icrobi pullula nti nell'intestino sono di varie s pocio ed il loro numero è stragmmle, se ~Ji pensu. che una parte no n t rascumbile de l peso d elle feci è data. dai corpi battedci. Sono più nbbondanti nelln part.e alta del crasso, decrescono verso il1·etto da un lt'lto e ve rso il tenue dall'altro, o...-e predominano gli aerobi, mentre nel crasso pnlluhtno specia lmente g li a.nuerobì. E ssi non sono privi di funzioni {i8'iologi·che: infntti g li anaerob•, il c ui svilu ppo è favorito da un'alimentazione ricca di sostanze proteiche, contribuiscono ~tlla disinte)lrazione di ques t.e, prepa.randole all'assimila zion0; ma sono anche germi ùe lla pntrefazione. A t E'nere in fren.o questa seconda ar.tivi ti~, e quindi a•l e vi t.are le ecce:;."!i,·e disintegrazioni e putrefazioni, provvedono g li ne•·obì. I l b. coli infatti, il c ui !:òviluppo è fuvorito da un'ali· men.tazione fa rinacen, ha !!pecialme nte questo ufficio moderato re, avendo esso la prop rietà di produrre, d agli idrati di C., d egli acidi che inibiscono lo sviluppo dei comw1i gtwmi d e lla putrefazione; e poi, attaccando gli stessi idrati di C., esercita. anch e un'importante fLmzio ne nel procas.'!o d ella digestione. È probabile che i germi d ella fiora. intest.inule esplichino 11.nche un 'azione pro· tet.t iva ris petto a. que lli patogen.i esogeni; i quali, per essere cap>tei di attecchire, de bbono vincere la. concon enza. coi primi. Infine i batteri intestinali, collo sviluppo di acidi e di gas, favo l'iscono pro babilmente la peristalsi. La fiora intestinale n ormale è costituita principamente dal b. coli, dal b. la.ctis tWrogenes, d t.t l b. foecalis t.Licali~enes, dai protei, da streptococchi , dA.l b. pjocianeurn, da.l b. cloacae. Di essi il più importante è il b. coli. Ne e.-,istono parecchie varietà, eli cui le più mppresentate sono il b. coli commune E scherich, il b. coli communior D t.t.rham, lo p seudocoli di Bahr: il primo non ferme n· tan t e il sacco.ro>~ io, il secondo attivo fermentatore rle llo stes:'<o zuccheTo, l 'ultilno capace di fe rme nt.a.re il succnrosio, ma n on il ma ltosio. N elle feci normali, dnl De BIA.si e Sampietro, fu isolat.a. a ltra va.rietà, caratterizzata dalln mancanza. di potere ferme ntativo tanto s ul saccarosio quanto sul maltosio. Le altre più importanti Vll>riet.à del b. c oli, es.'!endo più o meno patogene e responsabili d elle così d et.te colibacil/osi, o d istnccandosi molto piì.t dal b. coli tipico, fino a cost.ituire il gruppo dei paracol i·bacilli, saranno considerate nella pà rte c he riguarda i germi patogeni. Omett.e ndo gli a lt ri caratteri, dirò che il baei llo coli è mobile per la presenza di ciglia, è gramnegativo, si coltiva. rapidamente tollerando le notevoli variazioni di renzio ne d ol t erreno, ed !'tnche le sostenze antisettiche cont-enutevi, proprietà comune a tutti i gorrni d e l gmppo tifo-coli. Su patata., come il parutifo B ed il foecalis nlcaligenC'il, dà. colonio tl.bbondanti che hanno tendenza ad imbrunire mentre il bacillo t ifico ed il pa ratifo A d nnno una scarsa cultura bianca. Coagula pron tamente il latte, e decompone quasi tutti gli idrat i di C del gruppo degli zuccheri mediante un pt·oceSBo di fe:·rnentmzione molto complesso, che si appalesa con la formazione eli gns e di acidi: e ffetti dimostrabili nello culture il primo per la framme ntazione d el t.el'l'eno so solido, o per l a for mazione. di bolle se si tratta d i terreno
... LA DlSSENTli:RlA BACILLARE DI Rf\01-EGEO
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liquido; il secondo per l'a.rros.<>ameuto della la.ccamuffa che suole aggiungersi ai terreni zuccherati. Produce indolo e riduce il rosso neutro, dà lieve ttnnerimento del terreno se coltivato s u agar Orlowsky (all'acetato neutro di piombo); sul Drig>tlskiCoura<li e suli'.Endo dà colonie rosse. È tm germe molto variabile, in quanto che facilment-e cert.e proprietà, ven~ono modificate o soppresse, e sono sopratutto le propriet.à biochimiche soggette a variare, tanto che da. c.:~ppi d i vero b. coli possono aversi cultttre che non ìermcntauo il lattosio, p:>tere p~rò che d'ordinario riacquista.no coi consecutivi pa,-:;ag~i. Il germe ed i fil&t·ati di brodoculture hanno notevole azione tossica ne lla cavia. Il bac~llo laotiB aerogene8, considerato come identico al b. acidi lactici, fu scoverto d ttU'E soherich nel 1886 n elle feci normali accanto al b. coli, tl.l r1unle è molto simile per le sue proprietà. biologiche, e dal quale si differenzia pt·in.cipn1· m ente per la mancanza di ciglia e per la sua immobilità. Altro germe saprofita che vive nell'intestino di snui e di ammalati e che eccezionalmente può assumere proprietà. patogene è il b. foecalis alcaligenes (Pe· trushky). Esso non ha. molta diffusione, ma deve, dtll punto di vista Jia..:n•)stico, tenersi prese:1te per la grande somig lianza di esso, saprofito. innocuo o quasi. col bacillo del tifo, È provvisto di ciglia disposte agli c>ltremi, mentre il bacillo Lifico è p::~ritrico. Cresce in quasi tutti i terreni con caratteri tifosimili; se ue differE>m~ia perchè il foecalis alcalinizza il siero di latte neutro, mentre il bacillo ti fico lo acidifica. non fermenta il glucosio, la m anuite ed il maltosio, znccheri attaccati dnl ba · cillo tifico; infine per i caratteri serologici. 01 tre i già ricordati b. coli, b. lact is aerogenes, che nelle piastre spesso sopraffanno lo sviluppo di a ltri germi, oltre talvolta il b. foecalis a lcaligonos, nella flora. intestinale normale sono fraquenti:;;simi i protei. Questi non rie ntro.no n ella. famiglia tifo-co li, ma pare che non ne siano molt.o discosti dal punto d i v ista della sistematica. Costituiscono una specie unica di proteo con forme dh·er:>e di adattamento e con una certa tendenza. alle mutazioni ed a l pleomorfìsmo. f~ mobile por lunghe ciglia (peritrico), incerto il comportamento al Gram; aerobio eù anerobio facoltativo, fluidifica rapidamente la galatina. Attacca le sostanze prot eiche, svolgendo gas fetidi ed indolo; attacca anche il glucosio, il Sttccaro;;io, il maltosio; produce dei veleni ad azione molto energica, rappr esentati rla. bttSi tossiche (ptomaine), le quali possono essere causa di alcune ga..:ltt·o-enteriti acute molto simili a quelle da paratifo B. e da bacillo di Gartner. TI s ie ro d ei p:tzienti nelle infezioni da proteo suole agglutinare il germe ricavato dali 'ammalat.o . poco o punto altri ceppi ùi p roteo. È noto che alcuni ceppi ùi t.ale germe (X18 e X 7 ), isolati ds. malati di tifo esanternatico, sono agglutinati, ad al· t issime diluizioni, dal siero di malati di questa malattia; sembra sia un fenomeno di para~rglutinazione. Il b. cloacae, da alcuni considerato come un coli atipico, da altri collocato accanto ai protei, trovasi con modica frequenza nelle feci normali. Da ricordare è anche il b. piocianeo, spesso polimorfo; gmmnegativo, mobile per la presenza. d'un ciglio polare. Ai vari terre n i di cultura impartisce una ftuot·e--;cenza verde-bluastra, dovuta ad uno sp:JCiale pigmento, costituito da fluo· re<Jcin a e d a piocianina.. Produce un'eroolisina ed un fertnent.o d el tipo della tripsinaQu~.~ to germe può d ivenire specificamente patogeno, d eterminando gravi forme diurroiche a tipo dissenteriforme; il siero dei malati agglutina abituulmente il piocianeo. Nelle feci normali inoltre possiamo trovare cocchi gramposit.ivi, lanceolnt.i o a corte catenelle, descritti come streptococcus lacticns od anche come enterococco Thiercelin, cui si ùò. molta. importanza patogenetica dagli autori francesi. P are ch e anche il vero diplococco lanceolato capstdato di Fraenkcl possa vivere come saprofita nell'intestino. Inoltre il b. bi(vlUB, stretta-mente anaerobio, grampositivo, forma il rep:'!rt{) prin c ipale nelle feci del lattante sano al seno; il b. acido/ilo o bacilli lunghi dell'acido lattico, gt·ampositivi, s ..·iluppa.nti acidi da tutti gli zuccheri, ript·oducenti:;i m~lio in condizioni anaerobiche, abbondano nelle feci di bambiui nutriti a latte di vacca. Completttno la fiora intestinale normale gli anaerobi sporigeni (cl e i p:ruppi d el b. dell'acido lattico, del b. putrificus, della gàngrena gaSl;O;,;a, dell'edema maligno); spirochete, blastomiceti, ifomiceti.
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LA DISS E!'."TERIA BACILLARE DI
R ODJ-ECEO
Rari sono gli ~pirilli ed i vibrioni. I germi fin qui considern.ti, anche se in speciali circost-anze assumono proprietà patogene, sono in genemle ospiti abituali dell'intestino; ma è necessario conoscerli per evitare che, attrave•'>~o polimorfismo e mutaziorù, sia.n o confusi con germi pa.togeni specifici, con cui possono presentare talvolta. carattere di somiglianza. L a cat-egoria dei germi patogeni intestina li è costituita soprat.utto dal bacillo ti(ico, dal gruppo dei paratifici, da quello non ancora ben differenziato dei paratnetacoli; da quello infine dei dissenterici e parudi.sse'flterici. È una categorin, importante di germi aventi in comune a-lcuni carotferi morfolog ici, culturnli e biologici. Sono per lo più piccoli, piuttosto tozzi, tutti asporigeni, tutti mobili (meno i dissent~rici), non resistenti al Gram. Nessuno fluidifica la gelatina. Hanno, chi in minor 19:ado (Eberth, Shiga-Kruse), chi in maggior grado potere fermentate rispetto a cert1 idrati di carbonjo; anzi da quest'attività fermentatrice rispetto all'uno o all'altro idrato di C. si traggono importanti criteri per la loro differenziazione. Hanno tutti affinità per il tubo digerente, ove producono speciali lesioni e rappresentano agenti specifici di ben caratt-eristiche malattie infettive. Queste hanno spesissimo origine e sede primitiva nell'intcstùlO, nonostante sia da ammotwrsi che le maJattie tifìche esordiscano come batteriemie, che solo in un secondo tempo si stabilirebbe la localizzazione intestinale del germe. E S3i sono in generale ottimi produttori di anticorpi, onde per questa categoria. di batt~ri si npplicm.no brillnntP.numt.e le diverse rP.~t.ziorù &ÌArologiche. Le frequenti reazioni di gruppo ci dicono dell'affinità. esistente fra. i ge ru1i di questa. categoria.. Sono tutti, tranne lo Skiga, batt-eri che agisconoJ'rovaléntemcnte per endotossina; e molti di essi hanno tenden za alle variazit>ni e alle mutazioni brusche speciaJmente nelle loro attività fermentatrici. n bacillo tifu;o o di Eberth, mobilis."Simo per numerose ciglia che lo circondano tutto, ha, in confronto con molti germi affini ed in specie col b. coli, scarsa a.t.tività di fermentazione degli z11ccheri, minore attività riduttrice delle sost&nzo coloranti, minore attivit.à. ripristino.trice del colore rispetto a sostanze coloranti ridotte a leuoobasi, minore potere di disintegrazione della molecola proteica, per cui non produce indolo. Non coagula il latte. Annerif'ce il terreno all'acetato d i piombo di Orlowsky. Sul Drigalski-Conradi ed Endo dà. colonie piccolo, trasparenti, incolori. Sotto il nome di bacilli paratifr,ci si comprendono poi tutti quei germi che, avendo caratteri morfologici e culturali similissimi a quelli del bacillo del tifo, se ne differenzitmo per alcuno proprietà biochimiche, oltre che per il loro potere ant igene. Sono molti e diversi gli aggruppamenti che di questi batteri hanno proposto di fare i diversi autori. TI D e Blas i li distingue in 3 gruppi: 1°. - Bacilli del tipo Bact: pcvratyphi A, che è l'unico rappresentante. Fu isolato da Schottmiiller ne11900, ma fu così denominato da Brione Kaiser nell902. È q_uello che p iù si avvicina. al bacillo tifico sia per la sua. morfologia, sia per la vivacttà del movimento, sia. per l'aspetto delle culture; 2°. - Badili del tipo Bact: paratyphi B (isolato da Acha.rd e Bonsa.nde nel 1896, e cosl. denominato da Brione Kaise r nell902), cuia.ppartengono,oltre questa specie, il Bact: suipestifer (Salmon 1886), il Bact: psittacosis, il Ba.ct: typhi murium e pochi a ltri, fra i quali il noto bacillo dell'epidemia di Aertryk, studiato da. Nobele, e queli_o ?ella p_iccola epidem~ ~e~ 1906 in Bologna. (Ti?e~ti, Ga.rdenghi); 3°. - BaCilh del t•po Bact: enterttid't8 Gartmr (1888): V l S I comprendono quelli che furono causa di tossi:nfezioni epidemiche da carne a. :Morseele e Gent, a Rurnflcth o Hanstedt, a Bruges, a Bruxelles, a. Villebrock, oltre al bacillo dei r atti di D anysz e simili. Si ricorda ancora che Carducci isolò nel 1905, da tm caso di ittero, un germe che dal bacillo paratifico B. distinguesi unicamente perchè non attaccala dulcite; fu chiamato Bact: paratyphi C. L'identificazione dei germi tifico-pa.ratifìci, che sono tra loro straordina.riamenw s imili, si attua o ricorrendo alla loro proprietà. antigene negli animali mediant e la. tecnica dell'a~glutinazione e della batteriolisi, oppure ricorrendo alla prova in vivo di Pfeiffer, od infine mediante l'azione fermentativa. sugli zuccheri, tenendo presente che il bacillo tifico col glucosio, colle mannite e col ma.ltosio produce solo
LA DISSENTERIA BAC!LLARE DI RODI-EGEO
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acidi, mentre i J?ara.tifici attaccano tali zuccheri con produzione di acidi e gas. Il bacillo coli po1 attacca tutti gli zuccheri, compresi il saccarosio ed il lattosio, e produce anche indolo, non prodotto dai bacilli tifico-para.tifici. Per differenziare i badili paratifioi fra loro, oltre che coi metodi biologici e sierologici, è stato proposto il metodo di Orlowslci, il quale usa un terreno glucosato all'acetato di piombo: il paratifo B. darebbe un intenso annerimento di esso, contrariamente al paratifo A. che non annerisce il terreno. Sono stati poi riscontrati da Duva.l e Schorer, specialmente nelle feci diarroiche dei bambini, alcuni germi appartenenti a.l gruppo tifo-coli, ma dal b. coli bene differenziabili perchè non fermentano il lattosio, ed aventi una lontana affinità coi ba.cilli dissenterici. Essi, studiati specialmente in Inghilterra, vanno, dall'autore, sotto il nome di baciUi di Morgan . Ne sono stati descritti tre tipi: il primo ('l\Iorgan n. l degli Inglesi) fermenta il glucosio e produce abbondante indolo; il seconrlo (M.organ n. 3 degli Inglesi) fermenta il glucosio, la mannite, il maltosio ed il saccn.rosio ; il terzo (Morga.n n. 29 degli Inglesi) fermenta il glucosio, il ma.ltosio ed il saccarosio. Tutti e tre i tipi inoculati per via endoperitonea.le a.lla cavia ne producono la morte. Essi da molti autori sono classificati fra i para.dissenterici, forse per la loro azione patogena, da alcuni puranco messa in dubbio, ma. se si tien conto dei carat· t~ri modologici (ciglia, moblità ecc.) e di alcune attività biochimiche conviene meglio considerarli dei b. coli atipici (non fermentanti il lattosio). Jensen infatti li classifica in due grandi categorie: .iW etacoli: mobile, alcalinizzai! latte, produce indolo, attacca il glucosio ma non gli altri zuccheri; corrisponde al b. di Morgan n. l ed al pa.re.coli di Torrey. Paracoli: si differenzia dal precedente per l'azione fermentante sulla mannite e sul m.a ltosio. Anche Ba.hr trovò in molti casi di cholera infe.ntum germi non fermentanti il la.ttosio, che, seguendo Jensen, chiamò pe.ra.-meta.coli, da lui considerati come variet.à del b. coli. Altri importanti germi patogeni a. localizzazione intestinale sono i dissenterici. Primo tra essi è quello noto col nome di Shiga-Kruse (1898-1900), che è l'agente etiologico più frequente della dissenteria.. l:>uccessivamente altri ne furono descritti da Hiss·Russel, da Stro~, da Flexner-Ma.nila. Essi tutti hanno una somiglianza morfologica. e culturale co1 bacilli del gruppo tifo-coli, ma sono più grossi e massicci di questi. e sono imtrnobili, per la mancanza. di ciglia; come questi, non resistono al Gram; non fluidificano la gelatina, su cui danno colonie profonde rotondeggianti, e colonie superficiali irregolari ricordanti la foglia di vite; sul Driga.lslri-Conra.di, sull'Endo e sul Wurtz (agar Iattosato laccamuffa.to) danno colonie piccole, incolori, rotonde (il bacillo di l:Ìiss-Russel dà però colonie a margini seghetta.ti di color rosso violetto). Di fronte a tali caratteri comuni a. tutti i bacilli dL'JSenterici vi sono poi delle differenze fra. loro, le quali sono più marcate fra il bacillo di Shiga-Kruse da una parte ed il bacillo Hiss-Russel ( Y), quello di Strong, e quello di Flexner-Manila. dall'altra. Infatti questi ultimi tre tipi di germi dis3enterici sono molto simili fra loro e si staccano nettamente dal bacillo ShigaKruse, perchè, a differenw di que-sto, danno indolo, tollerano bene il crista.lvioletto del terreno Drigalslri-Conradi, avolgcmo acidi nei terreni alla mannite (e perciò costituiscono il cosidetto gruppo dei dissenterici acidogeni), non producono tossine (e perciò costituiscono il gruppo dei dissenterici atossici). D bacillo Shiga-Kruse, per la proprietà di produrre un'esotossina solubile (che s i ritrova nei filtrati delle brodoculture) pe.ragona.bile, per la precocità di comparsa, a quella difterica o tetanica, costituisce da se solo il gruppo dissenterico tossico. Caratteri culminanti quindi dello Shige.-Kruse, di fronte agli altri dissenterici, sono la mancanza. di fermentazione sull~ ma.nnite, e la produzione di una. tossina di secrezione. E giacché anche i dissenterici del gruppo atossico, tra. loro, si comportano diversamente nel potere fermentativo sugli zuccheri, appare evidente tutta l'importanza di tali prove, le quali non debbono mai essere trascurate da chi si accinga alla diagnosi di un ~erme dissenterico. . Dalla. tabella che se~e appare che lo Shiga-Kruse non attacca la ma.nmte, zucchero fermentato dagh altri dissenterici considerati; che il bacillo Y si distingue dallo Strong perchè non fermenta il sacoa.rosio, e dal tipo Flexner perchè non a.t· tacca nè il maltosio nè il saccarosio; che lo Strong si differenzia dal Flexner per la
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LA DISSENTERIA BACnLARE DI B.ODI·EOEO
sua it'"attività sul maltosio. Havvi poi una. varietà. di Shiga-K.ruse (tipo B) che
attacca il maltosio a differenza di quello tipico (A) che non l'attacca.. I germi dissenterici, essendo produttori di anticorpi, si differenziano ancora per le reazioni agglutinanti in quanto che il s iero ant.ishiga. agglutina il bacillo Shiga.Kruse, ma. non gli altri, ed i sieri antifl.exner, Y, Strong agglutinano a.d alto titolo i rispettivi germi, a titolo meno alto g li altri due germi del gruppo atossico, ma. non agglutinano affatto il bacillo Shiga-Kntse. Inolt1·e i due gruppi di hacilli dissenterici hanno un'azione patogena d iversa. n tipo Shiga-Kruse è specialmente attivo sul coniglio, molto meno sulle cavie, le qtHtli però, se inoculat.e per via intraperitoneale con alcune ansate di cultura, muoiouo anch'esse. Per via orale non riesce patogeno. I germi del gruppo atossico, o acidogeni, hanno invece tutti sca.rsn ft.Zione patogenasugli animali da esperimento. Epperò lo. diagnosi di bacillo Shiga-K ruse può essere classicamente affermata coll'inoculazione sottocutanea al coniglio di cc. l-3 di brodocultura: si ho. edema. l ocale, febbre e d iarrea. muco-sanguinolenta; verso il terzo giorno paresi e morte dell'animale, che all'autopsia presenta note di colite ulcerosa. Dal punto di vista epidemiologico è importante conoscere che il bacillo Shiga. e quello di Strong sono meno resistenti del bacillo Y e del bacillo Flexner, i quali si mant,engono p iù a lungo nelle acque e nelle feci. Sott.o la denominazione di bacilli paradiseenterici sì raggruppano germi che hanno carattori affini a quelli dei bacilli dis.<;ent-erici, ma dn questi si differenziano per proprietà. biologiche importanti (spesso sono più coliformi che dis..c:enteriformi). I principali di essi sono il para(liseenterico di Ca8telktni, lo peeudodieeenterico di J(·ru.~e. il colùlissenterico eli Celti, germe molto simile al bacillo di Flexner, per quanto
produca gas nei terreni zuccherati e per quanto sia dotato di mobilità (Duval e Flcxner hanno riscontrato ciglia e mobilità in parecchi stipit.i di bacilli dissenterici); il parad·isee.merico studiato dall'Asciane in un'epidemia dissenteriforme occorsa. in un asilo per alienati, che ha. in com\me col bacillo Shign. la proprietà di non atta<'care la rnannite, ed in ciò si differenzia do. tutti gli o It ri bacilli dissenterici; si differenzia dallo stesso Shiga perchè attacca il glucosio con produzione di ga.s. Per completare il qunw·o dei bacilli paradissenterici cito i metadieeenterici A. B. C. D. di CasteUani cho attn~cano, con produzione di solo acido, i cinque zuccheri fondamentali, compreso il lattosio e si differenziano f1·a loro in quanto che il tipo B produce sempre indolo, il tipo C non ne produce mai, i tipi A e D a volte lo producono a volt-e no; inoltre il tipo A dà in brodo intorbidamento generale, ciò che non avviene per gli altri tipi. Cito ancora due t.ipi bacillari, isolati a Ceylon dallo stesso Castellani e che questi chiaJnò baciU1~ Miaticue n . l e badllttUJ a8iaticus n. 2: essi somi~liano molto ai dissenterici, fermentano con sviluppo di acidi e gas il glucosio, la m anni te, il saccarosio, il maltosio, ma non il lattosio; producono scarsamente indolo; sono agglutinati specificamente dal siero dei pazienti. Anche a Ceylon il Ca.<Jtella.ni isolò altri due germi paradissenterici, da lui detti bb. ceylot!el!..q'iR A. l! R. È probabile che molti di questi germi siano niente altro che ospit i abituali dell'intestino moltiplicatisi secondariamente a qualche lesione primitiva intestinale, soprafacendo altri tipi bacilla.ri più comuni; oppure che s iano delle modificazioui, forse transitorie. di t ipi batterici noti e ben individualizzati. E ciò specialmente per·chè il potere fermentativo rispetto agli idrati di C. va soggetto ad adattamenti, modifìcnzioni, mutazioni, dovute a condizioni d'ambiente, di terreno, ecc. Il Kruse, negnndo ogni valore a tali prove fermentative, c lassifica i d issenterogeni solo i n base n criteri sierologici. Ascoli sostiene un solo tipo di bacilli dissenterici, quello d i Shign.-Kruse, dotato di molto adatt,a.bilità per cui comparirebbe in diverse varietà. Nella seguente tabella trovansi riassunti i più importanti caratteri dei germi che più comunemente s'incontrano nella fl.o1·a intestinale normale ed in quella patogena. I segni in essa, adott,ati stanno ad indica.re : + mol..>ile, grampositivo, fluidifica la gelat ina, intorbida il brodo, produce indolo ; - immobile, gramnegativo, non fluidifica la gelatina, non intorbida il b rodo, non produce indolo, non fermen ta g li zuccheri; AG. fermentazione con produzione di acidi e gas; A. fermentazione con produzione di soli acidi.
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LA DISSENTE RIA B ACILLARE DI R ODI-EGE O
Caratteri d'orientamento del principali batteri della flora intestinale normale e patogena.
Germe
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B. Coli commune (Escherich} . ... B. Coli communior (Durham) .... B. Psandocoli Bahr ..............
B. Coli De Bla.si e Sampietro ....
Arlone fermentatri ce rispett o aJ
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- - - + - :\G B. Acidi laetici (Ruppe) ......... - - + AG B. Foecale alkaligenes (Petrushki} + -- - + B. Cloacae (lordan) .......... .. .. B. Typhi (Eberth) ...............
B. Paratyphosum A .......•..... B. Paratyphosum B ............. B. F..nteritidis .Giirtner ........... B. Suipestifer (Kruse) . . ......... B. Tbyph.i murium (Loffler) .....
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B. Dy~nteriae Shlga·Kruse A ...
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B. Laotis a.erogenes (Eschericb) ..
B. Proteu.m vulgare (Hanser) ....
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LA DlSST::lo."TERtA BAClLLARE DI .RODI•EGEO
INDAGINI PERSOXALI
L'epidemia di dissenteria stabilita.si fra i militari di Rodi (Egeo), e che riconobbe per veicolo l'aequa potabile, accidentalmente inquinatasi nella caserma, non fu dovuta ad agente protozoario. Infatti l'esame microscopico delle feci della. totalità degli ammalati, praticato nelle migliori condizioni, non dimostrò mai la presenza dell'ameba dissenterica, nè di altri parassiti animali o delle loro uova.. Si vedevano soltanto corpuscoli bianchi (liufociti e poli.morfonucleati)! cellule epiteliali desquamate ed un grande numero di emazie, specialmente nelle feci sanguinolenti. I preparati colorati lasciarono vedere, oltre tali elementi, numerosi microrganismi, per lo più gra.mnegativi. Onde, ritenendosi la malattia di natura baeillare, le ricerche furono subito dirette a rilevare un'eventuale caratteristica. fisonomia microbica della fiora intestinale degli ammalati, e ad isolare ed identificare il germe dissenterogeno. Le indagini, pur estese a tutti gli ammalati, furono però complet-e solo per un numero esiguo di essi (lO), opportunamente scelti e per la qualità del materiale di esame e per la caratteristica fenomenologia clinica. Per ciascun campione di feci furono eseguite culture d'isolamento, a piatto, su a.gar lattosato con tintura di tornasole e sul terreno di Drigalski-Conradi, con e senza cristalvioletto. La semina veniva fatta o direttamente o previa diluzione del materiale in esame, che veniva distribuito mediante la. bacchetta di Drigalski; quando poi nelle feci erano contenuti fiocchetti mucosi, alcuni di questi, prima. lavati in soluzione fisiologica, venivano strisciati sugli stessi terreni nutritivi. La pesca delle colonie ed il successivo trapianto veniva fatto dopo 24 ore di termostato a 37° C; ed i germi cosi isolati, provenienti dalle colonie turchine, venivano studiati nei loro caratteri morfologici, culturali e biologici. In pari tempo furono prelevati, per controllo, campioni di feci d'individui sani ; su di essi furono eseguite le medesime ricerche, le quali peraltro non misero mai in evidenza. la presenza di germi patogeni. Alcune emoculture istituite col sangue d'infermi rimasero tutte sterili; l'esame morfologico del sangue non diede risultati importanti. Le prove serologiche (agglutinazione) furono eseguite in un primo tempo sui diagnostici dissenterici dell'I. S. M.; non avendo ancora eseguito l'isolamento del germe. I risultati esposti nei seguenti protocolli si riferiscono proprio a queste prove. I risultati ottenuti dalle indagini batterioscopiche sui dieci casi particolarmente studiati sono i seguenti : l) Soldato B. B. - Dissenteria concla.rnata.: feci diarroiche con muco e sangue. SvilJWppo dalle feoi, in cultura qua8i pura, del germe identificato poi per bacillo Shiga-Kruse. A88enza di b. coli. Il ~iero deU'infermo aggl'UIIina (l: 100) lo Shiga-K1'U$e. 2) Soldato S. A. - Enterite dissenteriforme (periodo iniziale): feci diar-
roiche con molto muco e tracc~:~ ùi l!angue.
LA DISSENTERIA BA CILLA,RE DI RODI-EGEO
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Svil11.ppo dalle feci di numerose colonie identificate poi per Shiga-Kruse. Prese-nza di coloni.e di b. coli. Il siero dell'infermo non agglutina lo Shiga-Kruse. 3) Soldato P. E. - Dissenteria conclamata: feci mucose e sanguiuolenti. s~·iluppo dalle feci. in cuUura pura, del germe identificato poi per Shiga-Kruse. Il siero dell'infermo agglutina lo Shiga-Kmse (l : 150). 4) Soldato A. E. Dissenteria subacuta: feci diarroiche miste a muco ed a scarso sangue. Sviluppo di numerose colonie di b. coli non fermentante il lattosìo. Il siero deU'i·n termo non agglutina lo Shiga-Kruse, ma bensì il germe colico isolaJ-o (l : 100). 5) Soldato B. P. - Diarrea dissenteriforme, feci diarroiche con muco e sangue. St-•iluppo, in Cl,lt·ttra pura, di b. coli non fermentarne il lattosio. Il siero dell'i11/ermo agglutina il germe colico isolato (l : 150) e non lo Shiga-Kruse. 6) Soldato B. !11. - Dissenteria conclamata: scariche prevalentemente di sangue. Svilmtppo di sole colonie r·iferibili allo Shiga-Kruse. Il siero dell'infermo ha scarso potere agglutinante per lo Shiga-Knt-11e (l: 50). 7) Soldato S . P. Dissenteria conclamata: scariche con scarso muco e molto sangue. S~>-iltuppo, in cult1tra quasi pura, del bacillo Shiga-Krtt-lle, per il quale l'aggl'Uti· nazione è positiva (l : 200). 8) Soldato M . G. - Diarrea dissenteriforme. Assenza di colonie di bacillo Shiga-Kruse, presenza di colonie di b. coli in cultm·a qu.asi p1tra. Il si~ro dell'infermo agglutina lo Shiga-Kruse (l : 150). 9) Soldato B. D. - D issenteria conclamata: diarrea mista a muco e sangue. Sr;iluppo di germi dissenterici riferibili aUo Shiga-1\.ruse, in note-r;ole prevalenza sul b. coli. Il siero dell'infermo agglutina lo Shiga-Kmse ( l : 50). 10) Soldato T. G. - Dissenteria. pregressa: scariche poltacee con tracce di JIIUCO e
ùi sa.n~ue.
&·ilwppo di nu·merose colonie di b. coli tipico e di b. coli non fermentante il laUOBio. Assenza di colonie Shiga-Kru-11e. Il siero dell'infermo agglutina (l : 50) il b. coli atipico isolato dall'infermo, e non lo Shiga-Kruse .
I reperti batteriologici emmciati si possono cosl riassumere: B. Shiga.-Kruse . . . . . . . (ctùt. pura) in 4 casi (1, 3, 6, 7) ; B. Shig:a-Kn1se e B. coli in 2 casi (2, 9); B. coli . . . . . . . . . . . . . . . (ctùt.. pura) in l caso (8) i B. coli atipico . . . . . . . . (cnlt. pura) in 2 casi (4, 5) i B . coli e B. coli Mipico in l caso (10) i Donde risulta che in sei casi su dieci fn presente lo Shiga-Kruse, ed in tre casi fu messo in evidenza un germe avente i caratteri del b . coli, ma. che non era capace di fermentare il lattosio. Nell'ammalato n. 8, in assenza di germi pa.togeni nelle feci, si ri-
scont-rò potere agglutinante del siero per lo Sbiga-Krnse fino alla diluizione di 1:150. Saranno ora descritti i cara.tteri miscroscopici e biologici del g:erme identificato per b. Shiga-Kn1se, e sarà poi accennato ai caratteri d el b. coli atipico, che potrebbe essere chiamato in causa per quelle forme di dissenteria per le quali, nonostante le ripetute inda-gini, non fu pos~ibile isolare il bacillo dissenterico tossico. Nella descrizione dei caratteri del germe sarà fatto eenno della tecnica .e dei met,odi usati. 3 -
Giornale di medicina milita.re.
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I.A DISSE~"TERIA BACi tLARE DJ RODI -EGEO
OA:R~TTE&I )l[CltOSCOPICI.
In generale le semine sul Drigalski-Conra.di davano luogo a sviluppo di colonie rosse e di colonie turchine. Su queste ultime venh-a porta ta la
maggiore attenzione, st.ndiando principalmente quelle rotondeggianti, delicate, piccole. .M:edi a.ut~ prepa.rati in goccia pendente si stabiliva se i germi fossero dotati o non di movimenti attivi, e poscia veuivano allestit i preparat.i semplici ed al Gram. Cosl si stabilì che le colonie sospette erano ~eueralmeute cost.ituite d a batteri dritti, ad estremità arrotondate, d otati di vivace movimento molecohHe, ma incapa-ci di attraversare uno spazio microscopico, e ciò sia immediatamente d opo l'isolamento, sia dopo ripetuti passaggi sui terreni artificia·li. Si vide anche che ta-li germi, nelle culture, aveYano tendenza ad un lh~Ye polimorfismo ed a dare forme d' involuzione. Privi di ciglia (metodo Loeffier), a.o;;porigeni (metodo .M:oeller), gramuegativi, qualche volta. facevano os··cn·are colorazione polare. OARATl'E&I Cl;LTUU.L I.
Cosi stabilit i i caratteri microscopici del germe presunto dissent~ro geno, era nec-essario prose,!! n ir·e nelle indagini per l 'esa.t.ta identificazione. All'uopo, per rilevarne i camtteri mtltur:loli, il germe fu tmpiantat-o iu ag:1r, in g€'1atiua, in brodo ed in lntte. Le piastre in aga.r diedero sviluppo a colonie superficiali e profonde non aventi nulla di caratterist ico; mentre su quelle in golatina, che non restò flnid ifìca.t.a., si sviluppar ono colonie profonde rotondeggiauti, finemente gr~~uulose, e colonie suJ)erficiali assai estese ed a margini irregolari. Le culture in brodo diedero luogo a lieve in torbidamento diffuso con scarso sedimento biancastro, mentre quelle in latte diedero r igoglioso sviluppo, rendendo il ml'zzo p rima acido, poi alcalino. Lo stri::;ciameuto su agar produceva una. pa.timt continua, h'.!!{!ermente rilevata, a margini irregolari, di colore bianco-g-rigiastro, eon lievi rift0ssi cen1lei; l'acqua. di condensa.zione riproduceva gli st.essi caratteri della cultura in brodo. Sulle piastre a lla fu csina, secondo Endo, si ebbero colonie scolorate. Le culture, quale più, quale meno, tra.maudaYano uno SJleciale odore come di sperma.. Furono infine allestite cttltnre in agar per agitazione secon do il metodo Sanfelice per riconoscere l'eventuale sviluppo del germe io anaerobiosi, nelle quali condizioni cr('bbero colonie in superficie ed alcune poche ancb e nello spessore del terreno. I caratteri culturali cosi d escritti non si d isc.ostava.no qtùndi da quelli che abitualmente sogliono riscontrarsi nei bacilli dissenterici; per cui la dia,gnosi veniva sempre più an·alorata. P er un esatta ideutilìcazione del germe non fu t rascurato lo studio dei caratteri biochimici e dell'azione patogeua. C ARATTE RI BIOCHDIICI.
Già in altra parte si è detto che il bacillo Shiga·Kruse, quello che rappresenta il gruppo tossico, si differenzia da quelli del gruppo ato~sico , per i caratteri biochimici, in quanto che esso non da' indolo e non fermenta
I.A
DlSSE~"TERlA
05
BACILLARE DT RODI-EGEO
la mannite, caratteri che sono positivi nC'i germi del secondo gru ppo ; e che questi a loro volta si differenziano fra loro per la diversa. attività sul saccarosio e sul maltos)o. Laonde fu necessario allestire, per il germe isolato, la reazione òell'indolo e culture nei WITeni zuccherati indicati. La reazione de!l'indolo, ricercata col metodo Salkowski, seguito dall'est.razione con alcool amilico, fu costantemente negativa; ed il comportamento sui terreni zuccherati (brodo con l'l per cento della sostanza da saggiare) fn quello che risulta dalla seguente tabella. ZUCCifRBO SAGGIATI)
Glucosio .. .. .. .. ... .. ... . .. ...... ...... , ... . .
l
Produzione gasi
A ch.l lf. terreno
.J
'
::Ua.nnite .. . ..•.. ... .... .. .. ....... ........... Saccarosio ............ .. ...................•. ::'.lalto:;io .....•....... . ....... . ............ .. . Lattosio . . . . ........................... .. . .. .
Tali prove, ripetute con culturt> meno recenti o con quelle ottenute dopo ripetuti passaggi, diedero sempre lo stes~;o risultato, tra.nne che alcune volte il germe induceva acidificazione del terrf'nO al maltosio, comportandosi quindi come la varietà B ùcl bacillo Sbig-a-Kru.se. n rnicrorganisrno qnindj dimostrò di poss<·dere le medesinw proprietà biochimiche dello Shiga-Kruse; tutta,via si volle f:p<'rimentarc l'azione patogena e quella antigene. AnoNE FATOGEN .-\.
Come animali da esperimento furono SC<'lti il coniglio e la cavia, e l'inoculazione, con germi vivi, fu fatta per via endopcritoneale e pel' via sottocutanea, oltre che per via orale, usando bl'odocultura di 36 ore del del germe isolato presunto dissenterico, oppure patine di agarculture. A) Esperienze nei conigli.
l o I noculazione endoperitoneale :
Furono inoculati due conigli, del peso circa di kg. l cìa:;ct:no, il primo con due, l'altro con tre c.c. di brodocultUTa di -!8 ore. Entrambi morirono dopo due giorni, mostrando sintomi inwstinali e nervosi; ed, alla sezione, liquido torbido nella cavità peritoncale, iperemia delJa. milza, del mesentere e del pacchetto intestinale. , 20 I Mculazione sotto cutanea : Furono inoculati due conigli di circa gr. 800 l'uno, il primo con due, il secondo con tre c.c. di brodocultnra.
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L:\ DISSENTERIA BACH,L:\RE DI B ODl-EGEO
Il primo morl in quarta giornata, il secondo in terza giornata, dopo aver presentato febbre, diarrea, dimagramento e paresi. Alla sezion ~> mostrarono emorragia nelle sierose, milza tumefatta, intestino con contenuto sciolto e mucosa iperemica, qua e là qualche ulcerazione. 30, Inoculazione per via orale:
Due conigli furono sottoposti, per due giorni consecutivi, alla somministrazioue di alimenti cui era stata unita una cultur a in brodo del germe isolato. Entrambi i conigli sopravvissero. B) Esperienze nell r rat-ie. l o. bwc-"la:::ione tmdoperitoncalc:
In due cavie, rispettivamente del peso di 300 e di 350 gr., s'inocularono, nella cavità peritoneale di ciascuna, due ansate normali di agarcultura. E ntrambe le cavie morirono nelle 48 ore, presentando, alla sezione, le note d'una. setticemia, o scarsa quantità di liquido torbido nella cavità peritoneale. 2o. I rwculazione sottocutanea:
Furono inoculate tre cavie, del peso rispettivamente di gr. 350, di gr. 310, di gr. 290, la prima con tre ansate normali, la seconda con due, la terza con un'ansata normale dello stesso st ipite adoperato nelle esperienze precedenti. Le due ultime sopravvissero, mentre la prima cavia morì al sesto giorno dalla inoculazione, presentando deperimento grave e le medesime note anatomo-patologiche riscontrate nelle cavie decedute in seguito all'iniezione peritoneale. 3o. I noc-ulazione 7>er via orale :
Furono così trattate t re cavie, del peso approssimativo ciascuna d i gr. 300; per due giorni consecutivi, ed a ciascuna, fu somministrato un quantitativo d i gr. 50 di crusca imbe\·uta con una cultura in brodo del germe isolato. Tutte e tre sopravvissero senza subire apprezzabili disturbi. Il germe quindi si è mostrato patogcno per il coniglio e per la ca,via, più per quello che per questa; entrambe le specie di animali hanno resistito all'inoculazione per via orale. Il germe non ha mostrato tendenza a diffondersi, giacchè in nessun caso esso fu pot uto isolare dal sangue degli animali sottoposti all'esperimento; le alterazioni quindi da esso indotte nei diversi organi sono da interpetrarsi come effetti tossici. L 'azione patogena dimostrata d al germe in istudio ò stato tale da consent ire, anche da questo punto di vista, la diagnosi di bacillo di SbigaKruse.
L.'\ DISSENTERIA BACILLA:RE DI RODI-EGEO
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AziONE ANTI GENE.
Furono inoculati due conigli, di circa gr. 1500 ciascuno, per via endovenosa, con sospensione di germi uccisi col calore. La sospensione ba tterica fu preparata stemperando in c.c. 25 di soluzione fisiologica dieci ansate normali di germi di agarcultura di 24 ore; e fu tenuta per un'ora a 60o C. a bagnomaria avanti di essere iniettata. Fm·ono fatte quat.tro iniezioni ad intervallo di cinque giorni, la prima e la. seconda con 2, la terza con 4, la quarta con 8 c.c. Cinque giorni dopo la quarta iniezione fu saggiato il potere agglutinante del siero di ciascun coniglio sul germe inoculato. Riporto i risultati nella seguente tabella. DUuWone slero
Conillllo n. 1
Conlgllo n. 2
NOTB
50
+ +
+
L 'ossetvnzione fu fatta dopo 2 ore d i termostat o a 37o C.
lO O
200 400
500
+ + -
+ ..L
'
+
-
l
l
Fu inoltre allestita con le stesse modalità la reazione agglutinante dello stesso siero sui bacilli dissenterici conosciuti, ottenendo risultato positivo per lo Shiga-Kruse fìno alla diluizione di l a 200; risultato negativo per il Flexner, per lo Strong, e per l' Y. E viceversa il siero antishiga (titolo 1:1000) agglutinava il germe isolato fino alla diluizione di 1:300, mentre il !';iero antif:l.exner non mostrava alcun potere agglutinante per il germe studiato. Si raggiunge col'lì la conferma, anche attraverso la prova antigene, che il germe isolato poteva con sicurezza identificarsi con quello noto soLl.o il nome cli Shiga.-Kruse. IDENTIFICAZIONE DEL BACILLO COLI ATIPICO.
In tre casi, dei dieci studiati, fu isolato un b. coli non fermenta nte il lattosio. Anche di esso furono studiati i caratteri morfologici, croma,tici, culturali e biochimici seguendo i medesimi metodi adottat i p<>r il bacillo di Shiga-Kruse. I risultati di tali indagini permettono di classificarlo fra i Para~oli, secondo il concetto di Jensen. Infatti esso germe, mobile, gramnencgativo, non fluidificante la gelatina, alcalinizzante il lattf\, indolico, fermentante il glucosio, la mannite, il maltosio1 lasciò, a somiglianza del paracoli, inalterati i terreni al lattosio ed al saccarosio. D siero degli ammalati, nelle cui feci era presente il descritto b. coli atipico, ha presentato potere agglutinante, sebbcnP scarso, per lo stesso germe isolato.
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LA DlSSE!'I'l'ERfA BAC ILLARE DI RO.DI·J::CEO
Giacchè es;;o era presente con una certa frequenza nelle feci di ammalati meno gravi di dissenteria, e poicbè non si rinvenne mai nelle feci di persone sane della stessa collettività militare, fu considera.to non privo di atth·ità patogena. COXSIDERAZIONI E COSCLUSI ONI. È stata già ampiamente dimostrata l'origine idrica del focolaio epi-
demico di di..;sentel'ia bacillare. Conviene ora far<e qualche considerazione sull'ag-Pnte etiologico. I fatti osservati e cioè l'identità dei caratteri del g<:rme isolato con quelli del ben noto bacillo di Slliga-Kruse, la notevole frequenza (6 volte sn 10) con la quale il germe è stato isolato dagli infermi, la, sua netta preponderanza Sttlla flora batterica intestinale nei casi gravi, l'assenza di esso nelle f eci d'individui sani. ed infine l'azione patogPna sperimcntalment.e dimostrata,, affermano in modo indubbio che il focolaio epidemico di dissenteria bacillare nPila ('a:>Nma RPgina di Rodi-EgNl) sia stato dovuto al bacillo di Sbiga-Kruse. È ben vero che in alcuni casi (4, 5, 8, 10) esso non sia stato messo in evidenza; ma ciò non iufirma l'ac.c0nnata interpretazione etiologica se si tien nel debito conto l'azione antagonista del colibacillo sul dissenterico e quella dist,ruttrice del principio litico scover to d.al D"Herelle, per cui la ricerca dei germi patog<'ni n('lle foci riesce, alcune volte, infruttuosa. Una riprova di ciò sta nelle osservazioni del caso n. 8, nel quale, assente lo Shiga-Kruse n(']le feci, si ò notato tnt.tavia. per tale g('rme potere agglutinante del siero. In altro caso poi (n. :!), pre;;entc: il bacillo dissenterico nelle feci, non si ebbe per esso a lcuna agglutinazione. Tale evenienz!t potrebbe eSSC're spiegata o percltè la sieroagglut.inazione venne fatta precocemente, o perchè il germe non possedeva proprietà agglutinogena. Questa seconda possibilità infatti è ben nota, specialmente in rapporto all'inferione dissP.nt(•rica; essa fu già. rilevata dal D'Herelle, dal Négre, da.! Remlinger, dallo Stutzer, dal Remling"er e Duma.s, i quali, in descritte e.pid<}mìe dissenteriche, isolarono bacilli di Slùga-Kruse inagglutinn.bili o con scarsissima . azione ag-glutinogeua. Il bacillo diss<mterico isolato a Rodi-Egeo non possedeva. in generale alta azione agglutinogena, non essendosi avuta in nessun caso la prova positiva. oltre la diluizione di l : 200. Inoltre, in ti!.'C casi (4, 5, 10), fu isolato nn b. coli atipico non fermentante il lattosio, coi caratteri propri del paracoli di J ensen. A parte ogni considerazione sull'attività pa,togena specifica di tale germe, penso che la sua presenza in feci dissent<>riche po~sa essere spiegata dal fa.tto elle in condizioni morbos(~ alcuni germi scarsamente rappresentati nella flora intestinale normale posl:lano trovare più favorevoli condizioni di !!viluppo; quand'anche non si voglia pensare alle possibili variazioni e mutaziotù di germi comuni in seguito alle perturba.zioni dell 'ambiente intestinale.
Nel nostro caso, seguendo questa seconda interpretar.ione, trattereb· besì d'una mutazione del b. coli con spiccM.e note di virn.Ientaziooe, si da i.udune la formazione eli agglut inine nel siero di sangue dei pazienti.
LA DISSENTERIA BACILLARE DI RODI-EGEO
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Dimostrata, dal punto di vista epidf:miologico, che l'epidemia. di dissenteria bacillare, insorta nella Ca~e1ma. Regina di Rodi- Egeo nel set.tembre-ottobre 1930, trasse la sua origine da un'accidentale contaminazione dell'acqua potabile della caserma, ed esposti i conseguenti provvedimenti profìlatticl, l'aut.ore riferisce dettagliatamente sulle indagini di laboratorio praticate per l'lsolamento e l'identificazione del ge1me respon~;abile. Ne ccrr:menta i ris ultati ottenuti (caratteri microscopici, cultrali, biochimici, azione patogena, azione antigene), i quali gli permettono di concludere che la prefata epidemia tu dovuta al bacillo di Shiga-Kruse, che alcune volte si trovava a$f;OCiato ad un b. coli non fermentante il lattosio. Nel lavoro è ìntercalata una breve rivista sintetica dei germi ~aprofiti e di quelli patogeni della fiora intestinale, con accfnno ai fcndr.Il'ofutalì rnratteri"ddrferenziali utili per la diagnosi batteriologica. AuTORIASSUNTO. -
LAVORI CONSULTATL AsciONE. - Epidemia dissenteriforme. in un asilo di ctlùrwti. (Atti della R. Ace. Med-Chir. di Napoli, 1927). BAHR. - Untersu.chii11gen iiber die aetiologie der cholera in/atlhim. (Centrai Bal-t. Orig. l Abt. Bd. LXVI). CELLI. - Manuale dell'Igienista (Batteriolog1a, De Blasi). DE BLASI E SAllfPIETRO. - Bacillo Coli e simili mlle diarree i•nfantili e suo -pctere immunizzatOf'i.o. (Annali d'igiene 1913). D'HERELLE. Sur un bacille dysentéri(jue atypifj11e (Ann. I nst. Past. 191 6). D uvAL A SBORER. - Studies oj the diaN"heal diseases of infancy. (Studies Rockelet.fer Instit. etc. Vol. l l0 ). LAUI'tiNSICB . Ricerche sull'etiologia delle sindrcmi dissmterifcrmi nel lattante. (La. P ediatria; n. l , 1924). L1.: ST1G. Malattie infettit:e dell'uomo e degli animali. (Vol. II, pag. 981 e seguenti).
-
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1906). :X ÉORE. -
Bacilles paradysenteriques isolés en Algérie. (Bull. Soc. Path. exot.
1917). RE)l'LINOER. Sur Soc. Bio~ . 1916).
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RE:ItLINOEll. E T DUMAS. -
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CASISTICA · CLINICA OSPEDALE "'1ILITAttE DI GENOVA
SULLA TUBERCOLOSI DELLA LINOUA D ott. Cesare Imperlale, maggiore medico.
~on
è infrequente che una lesione tubercolare della lingua possa el)sere scambiata con un neoplal)tna. Tanto è vero che. Della Vedova, essendo incorso in questo errore di diagnosi, riscontrò che nella letteratura medica già nel 1907 erano riportati 23 casi di focolai tubercolari asportati con diagnosi di tumore epiteliomatoso. Ed osserva che se l'esame microscopico foRse cost.a.nt.emente praticat,o in t,nt.ti i casi iii processi ulcerati vi della lingua, ht frequenza delle forme tuber<:>olari di questo organo risulterebbe verosimilmente superiore a quanto non appaia dai casi illustrati. Cosl è da ritenere probabile che qualche creduto successo chirurgico nella terapia dell'epitelioma. della lingua, operato in base alla semplice diagnosi clinica, sia legato a questo errore di diagnosi. Riferisco brevemente la storia clinica di un infermo venuto a.Ua mia osservazione e che io ritenevo, prima. di aver eseguito lo stuòio microscopico della lesione, affetto da ulcera carcinoma tosa . F. C., di a.uni 42, maresciallo di fanteria, ammogliato con due figli viventi e san i Secondo quanto s i riferisce non vi sarebbero stati nella sua famiglia ammalati di malattie tubercolari. Egli poi, oltre ai comuni esantemi dell'infanzia, non avrebbe sofferto mai infermitil. degne di nota. Presta da oltre vent'anni servizio militare ed ha sopportato agevolmente i disagi della vita di guerra. . NeJ maggio 19~i0, senza alcuna apprezzabile causa, cominciò ad avvertire che una piccola tumefazione si era. stabilita sull'estremo della lingua. Kon vi diede grande importanza, sino a che, successivamente, la tumefazione - dopo essersi alquanto aumentata nel suo volume - s i ulcerò determinando una soluzione ~ continuo. la,. quale gli procurava dolore specie durante la masticazione del cibo e l'atto del parlare. Per consiglio di un sanitario si fece ripetntameute pro.t,icare la reazione di Wa.ssermaun che ristùtò sempre negativa; fu anche sottoposto a cure topiche; ma non riscon~rando giovamenti, riparò all'ospedale.
. Esame obbie-tt.ivo: Individuo di costit-uzione fisica regolare, in mediocri condizioni di nutrizione, con sistema scheletrico-musco.lare bene sviluppato, senza alterazioni apprez21abili dei visceri toraco-a.ddominali. · Sulla estremità della. lingua esiste tmo. soluzione di continuo di fonna ovalare, della grandezza di una moneta da nn soldo, a bordi iudurat,i, tagliati a. picco, fondo di colorito grigiastro, della profondità di circa 5 millimetri. Si palpano gangli indolenti nelle due logge sottomascellari e nella. regione sottomentoniera. Ritenendo di essere di fronte ad un processo neoplastico, asporto il 23 novembre 1930, con resezione ctmeiforme L'apiee ulcerato della lingua, onde poter accertare, con l'esame microscopico, la diagnosi ; dservandomi di eseguire in secondo tempo l'ablazione dei linfatici. L'esa·m.e m-icroscopico mi dà il seguente reperto (v. tavola annesse): I margini della soluzione di continuo sono costituiti da tessuto muscola,re, le cui fibre si mostrano infiltrate da scarsi elementi cpitelioiùi, a nucleo grande, con cromatina ben colorabile. ·
Dott. c. h i PERIALE. - s ..ua l"IJcrcolo~i tlrlla I111(111U.
SULLA TUBERCOLOSI DELLA LIYCUA
101
Il fondo mostra un infiltrato di elementi linfoidi, pa.rte tuttora co!Ot·abili, parte coc;tituonti un detrit.o granulare amorfo. A mano a mano che ci si approfonda nel te::<suto proprio della lingua, si nota Wla infiltrazione infiammatoria a. tipo granulomatoso, costituito dall'aggregato di più tubercoli aventi una struttura tipica. Al centro di ogni tubercolo esistono una o due ceLlule giganti con abbondante citoplasma, che assume bene i colori acidi, e con numerosi nuclei disposti perifericamente a corona, talvolta completa, talvolta. invece incompleta a costituire uno. specie di mezzaluno.. Atton10 ad alcuna di queste cellule sta wut sostam~a grossolanamente granulosa, colorata in l'OSa dall'eosina, avente i caratteri d ella sostanza caseosa e perifericamente a questa w1a zona di elementi epitelioidi : più spesso gli elementi epitelioidi stanno a diretto contatto con la celluln. g igante ed esternamente R.d essi si trovano gli elementi linfoidi. Que!lto tessuto di granulazione infiltn\ e dissocia le fibre rnu;;colari. Esiste però una notevole roozione fibroblastica che porta alla costituzione di travate connettivali. le quali si spingono molto p rofondamente nello spessore della lingua. Ai limiti della exeresi il tessut:o muscolMe appare con caratteri normali. Si notano a.ltera.zioni vasali (panttrteriti e panflehiti); non si t·i:;contrano alterazioni tl carico dei lobuli delle ghia.ndole salivat·i, i quali sono rispettati dal processo infiammatorio. Naturalmenta, rlato questo reperto, non procedetti ad n.Jcuna ablazione di ghiandole, ma instaurai invece w1a inten~a cura iodo-arsenicale e ricostituente. Praticai più acc urate ricerche, specie a ca.I·ico rlell'appart\to respiratorio, onde svelare la pos.c;ibile esistenza di altri focolai <li tnbArcolosi. Ma non mi fu pos.c;ibile rilevarne la presenza. Anche la indagine radioscopica fu nejZativa. Esamina.i i componenti della sua famiglia, senza ris(·ont.rarvi >tlcun portatore di lesioni specifiche. Frattnnto l'infenno. guarito normalrnonte della ferita. operatoria, non ha più presentat-o alcun disturbo. Rivisto ad olt re sette mesi di distanza dall'int.ervento, egli si presenta in ottime condizioni di nutrizione e nè localmente, nè in alcun a ltro organo si è resa manifesta alcuna a ltra le:>ione t u bercolare. CONSIDERAZIONI CLINICHE .
Si tratta di una forma primitiva di tubercolosi della lingua~ Si è molto t-entati di ammetterlo, non solo per il fatto di non a.ver riscontrato alcun altro focolaio durante gli accurati esami praticati all 'infermo; ma anche più per la considerazione che - a.s portata, la lesione- si è anita una guarigione stabile senza recidiva loca.te, né comparsa di mnnifcsta.r.ioni in altri 01·gani. Del resto, se è vero che occorre esser caut-i nel formnlm·e mul diagnosi di tubercolosi primitiva della lingua, se autori itnche modernissimi che si sono occupati dell'argomento (Jones) ne mettono in dubbio la esistenza, a ltri non meno autorevoli ritengono ammissibile questa localizzazione e casi di tubercolosi primitiva della lin.,crua sono descrit·ti anche in I talia da. Anzillotti, Lusena, Fulle. Ad ogrù modo le localizzazioni primitive - certamente o presumibilmente - della tubercolosi in questo organo appaiono evenienze notevolmente rare. Secondo Orlow sopra 65 casi ra~olti e studiati nella letteratura soltanto 12 potrebbero essere accettati come localizzazioni primarie. È d a pensare che in questi casi il bacillo possa esser giunto dall'esterno <ul inocularsi sopra una lesione di continuo, anche minima, della mucosa, a nalogam ente a quanto avviene per certe forme di tubercolosi cutanea, (tubercolosi verrucosa), che si osservano non di rado in individui che ah-
102
SULLA TOBEI!COLOSI DEC.f,A LfNGU.-\
bia.no contatto con ma.teriaU tubercola.ri (lavandaie, infermieri, anatomopatologi). Assai più spesso la tubercolosi della lingua è secondaria a localizzazioni della 11tessa natura esistenti in organi vicini (polmoni, laringe, cute del viso, labbra, tonsille, naso, fMin ge) od anche in orga.ni che manchino di un rapporto diretto od indiretto colla bocca, quali localizzazioni dell'ano (Bucqua.y), dell'epididimo (Weber), delle ghiandole linfatiche (Reclus). Si trat.ta cioè per lo più di u na propagazione del processo, o di una diffusione di esso attraverso la via sanguigna o linfatica. Quanto a lla freq'llenza, si mnmct te che la lingua sia uno degli organi meno frequentemente colpito dal JH'Ocesso tubercolare. Questa relativa immunità ::;i suol porre in ra.p porto con lo spessore e la resistenza della mucosa e col fatto che i muscoli strliati sono refrat ta.ri a gran parte delle iuYasioni bacillari. Anche a,[ flusso continuo di mueo e di sa.liva che ripulisce quest'organo si a.tt.ribttisce una cert a import·anza di difesa. L 'età più colpita è la IV e la V decade; tuttavia sono riportati ca.si avveratisi sia 11ell'età più avanzata (80 anni, Lint.zmeister) che nella prima giovinezza (18 anni, ~icola). n sesso maschile dà H maggior numero dei casi. La proporzione sarebbe 4 : 1 seeondo Crostek ; 5 : 1 secondo Schlivero-.vi tsch; 23 : l secondo Delavan; 5: l secondo Kannini. Secondo Handfield Jones la. proporzione sarebbe 3 : 2 per i snoi casi personali; 5 : l in quelli raccolti nella let.t.eratum. VARIE FORZ.tE ANATO:.lO-PATOLOGICBE.
Le principali manifestazioni della tnhercolosi lingna.le sono rappresentate: dal tubercoloma, dall 'as<:esso freddo, dall'ukera tubercolare. l\1a <'~>nelle altre manifest<Mioni possono riscontrarsi, quali il lupus, la raga{}e, la tubercolosi a tipo papillomatoso, la formazione di tnbercoli in casi di tubercolosi miliare aenta. Tubercolmn(~ (Pinel, Mnrphy e Maisset-Jones).- Si manifesta come tm piecolo tumore, soli tamente situato stùla superficie dor~a.le della lingua. vr la sua est.remità, ricoperto da mucosa integra, dw·o, doloroso, non oen circoseritto, a lento a<:er.escimento. Microscopicamente appare costituHo da un agglomera.to di tubercoli strettamente uniti insieme; la mucosa sovrast.ante non mostra. alterazioni od appare alquanto ipertrofica. Ascesso fredd.o (Kannini, Fulle, Taddei, Betti). - AJI()rchè il tubercoloma, evolvendo ulteriormente, giunge alla caseosi, si determina. questo t:ipo di m anifestazione tubercolare, la quale ha l'a.spetto di una. produzione emisferica., poco dolent-e, fluttuante, sott.omucosa od interstiziale, mediana o margina.l e. La puntura esplorativa può ricondurre pus caratteristico; talvolta però, ma.lgra{}o il senso di pseudofluttuazione dovuto alle fungosità, la puntura rimane infruttuosa. mcera.. - Costituisce la m~tuifest azioue più frequentemente riscontr:-~.ta. È situata sui lati, sul dorso o snll 'a.pice della, lingua in ordine di frequenza. Si inizia o con una piccolossima. ulC'era. la qna le si accresce ed
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ha caratteri tipici; oppure con un piccolo nodulo sottomucoso, costituito da tubercoli che cadono rapidamente in preda a necrosi caseosa. e determinano il formarsi della ulcerazione. Sella sua forma tipica, l'tùcera tubercolare della lingua si presenta ct•me una soluzione di continuo circolare, superficiale, a. ma.rgini n·asta~<liati ed erosi, con scarsa. infiltrazione dei te~suti circostanti. n fondo è poco consistent~, di color grigio o giallo-grigiastro, perchè rivestito da essudato muco-purulento; allorchè venga deterso mostra tma superficie facilmente sanguinante, nella quale possono distinguersi delle gramùazioni pallide. La caratteristica. più importante sarebbe data dal fatto che a.ttorno all'lùcerazione può bene spesso osservarsi un anello di tu_bercoli piccolissimi, di color giallognolo, trasparent;i attraverso la mucosa normale (punt ·i giatli di T1·elat). Coll'ulcera può coesist-ere la ragaile, la quale risiede prevalent~mente sui margini della lingua e presenta una superficie puntc~rgiata dalle solite granulazioni pallide e grigiastre. Lupus. - Propagato di solito dalla pelle della facda o dal nasofaringe. Si presenta sotto forma di ihiazze a contorni irregolari, con fondo costellato di noduli color arancio (noda.U di Ferreol) molli, semitrasparenti: e di ulcerazioni di profondità e 'forma diversa. Rarament-e (Dainville) venne riscontrata anche una forma tubercolare a tipo papilloma.toso, nella quale si ba una iperplasia infiammatoria della muc-o a che assume l'aspetto di un vero papilloma. In caso di tubercolosi miliare acuta, possono riscontrarsi - anche snlla lingua - t-ubercoli tipici difinsi. Sr:-;TO:\IATOLOGIA.
Differisce natW'almente secondo il tipo della lesione. Così H tubercoloma e l'asceSl!O fi·eddo Si presentano COllie tumefa,zioni indolenti, le qnali r)erò possono alTecare distW'bi nell'at.to del parlare e nel mangiare. Quanto all'ulcera abbiamo visto come si presenta allorchè abbi<1 ca-ratteri tipici. Ma vi sono casi (fra i quali anche il nostro) nei quali l'aspetto è ben diverso. Può mostrarsi infatt,i profondamente scavata, con margini taglia.ti a stampo e può non aversi alcuna traccia, nè snl punto dell'ulcera, uè n.elle immediate vicinanze di essa, di tubercoli miliari. A modificare cosi i carat.t-eri dell'ulcera valgono di solito le cure locali, alle quali i pazienti sono facilmente sottoposti. Soggettivamente l'ulcera può risultare squisitamente sensibile, inceppare fortemente il parlare ed il deglutire, determinare una profusa sch~lorrea, otalgia, ingorgo dei linfatici sottoma.c;cellari e del collo. DIAGNOSI.
Per quanto riguarda il tubercoloma e l'ascesso freddo, la diagnosi di.fYerenziale dovrà prendere in considerazione tutte le condizioni morbose che possono determinare tumefazioni della lingua: così il lipoma, mioma,
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StiLLA TOBJ::RCOI.O::ll DI:: l-LA LINGUA
neurotìbrom:1, endotelioma,, sa-rcoma, ea,rcinoma,, teratoma, gomma, actinomi<:.osi, sporotric:osi. In linea di massima si ricorderà che i nr>oplasmi in.vapsulati bertignl differiscono da,J tubercoloma in qua.nto ehe essi sono mobili nella sostanz& della lingua; i tumori rnttligni ::;ono più duri, crescono pii1 rapidamente ed infiltrano in maggior grado i tessuti circostanti. Le yonmte sifilitiche si presentano come noduli profonda.mente situati sotto la mu<·osa; esse evolvono r apidamente nella tipica ulcera gommosa. L'actinomicosi può presentare in primo tempo aspetto simile a quello della gomma; allorchè venga ad ulcerarsi lascia fuoriusci re i caratteristici granuli snlfurei. Quanto alla diagnosi dell'ulcera, se risulta agevole nei casi in cui conserva i suoi caratteri tipici, può riuscire in altri casi oltremodo diffitile, tanto da rendere necessario l'esame microseopieo per chiarire la diagnosi. A.d ogni modo - per la diagnosi diffPreoziale - occorre prendere in considerazione numerose mala.ttie; prime fra queste la sifilide ed il ca.rt·inoma-. Anzitutto la sifilide, laq ua.Je può in diYersi momenti dare manifesta.zioni sulla, lingua. Possiamo così osservare forme erosive e forme ul<:erose di sitìloma iniziale. L 'aspetto del sij-iloma è di solito quello di una lesione ei1·coscritta rotonda od ovalare, sopraelevata o piatta, non suppul'ante, di color ros~~ o rosso ra.mei(:o, a bordi nett,i. Questa lesione non è dolorosa, non sanguina fa.cilmente; comprimendone la base geme siero o siero-pus. Per la diagnosi occoiTerà ricerca.re la adenop<ttia satellite che è caratteristica: risulta costituita o da un ganglio unico, o da una pleiade ganglionare raggruppata attorno ad uu ganglio più grosso. Questi gangli sono indolenti, duri, mobili, non aderenti, pos;,;ono riscontrarsi uni- o bilateralmente. E saminando all'ultramicroscopio il secreto della lesione, potrà. nei primi giorni, porsi io evidenza Ja. presenza del treponema; più tardivamente potrà riscontrarsi positiva la :Rea.zione di Wasserman e pot1·anno inoltre rendersi evidenti altre manifestazioni di lue. È da tener presente che il sifiloma ha tendenza, ad una gua.rigione sponta.nea. Nel periodo se<londario della. sifilide la lingua può presentare placche mucose, nelle quali, per la caduta dell'epitelio, si determina la formazione di erosioni rosse, piccole, rotonde, piat.te, indolenti, secernenti sierosità e che possono talvolta ricoprirsi di un leggiero stra.to fibrinoso biancogrigiastro. Talvolta possono anche aversi graruli placche ulcm·ose e la ulcerazione può ricoprirsi di una falsa membl'ana difteroide. Più interessanti, per quanto riguarda la diagnosi differenzia·le, sono le lesioni terziarie della sifilide, cioè le gomme, le quali colpiscono la lingua <:on singolare frequenza. Quest-e gom?ne - nello stadio di formazione- a.llorchè si presentano come un nodulo profondamente situa.to sotto la mucosa,, possono sim ulare, tome abbiamo detto, un tubercoloma; più tardi, a.llorchè si sia det-erminat~~ una ulcera gommosa., essa può e~;sere seambia.ta con nn'tùc.era tuberc:ohwe o neoplastica.
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L'·ulcera gommosa ha i seguenti camtteri: forma circolare o policiclica per fusioni di ulcerazioui contigue: contorni orbicolari, come tracciati al compasso. I bordi sono di colorit o rosso carico o rosso vino, vert.icali o strapiombanti, tagliat i a picco. Il fondo è all'inizio liscio od anfrattuoso, coperto da nn intonaco giallastro. L'ulcera gommosa ha tendenza alla regressione anche spontanea. Possono anche r iscontrarsi - ed hanno carat teri molto simili alle ·gomme sifllitiche - le gomme aporotrico8Ì<Jhe. Nel dubbio dovrà fa-rsi la coltura in gelosio-glucosio peptonato che dà. colonie caratteristiche per la tinta bruno-cioccolata, il loro rilievo che le fa rassomigliare a circonvoluzioni cerebrali l'aureola che le circonda, (De Beurmann e Gougerot). Danno 1llcerazùmi presentanti bordi rosso-violetti o pigmentati in bnmo, quasi sempre scollati, da cui geme pus vischioso. Le ulcere leprose, secondarie a fatti nodulari, possono avere diversa profondità, si formano lentamente, hanno fondo irregolare per rilevatezze nodulari non rammollite e per granulazioni torpide, sono a.nesteriche. Queste ulcere dànno reperto batteriologico facilissimo; ricercare ad ogni modo a-ltri segni della lebbra (fatt i nodulari cutanei). L'actirwrn.icoai si presenta· con una formazione noduJare in primo tempo di consistenza dura, che successivamente diventa pastosa e da ultimo fluttuante; allorchè si sia det~rminata la ulcerazione, fuoriescono da questa. - insieme a pus e detriti ca.c;eosi - granuli giallicci, del volume medio di un capo di spillo, che rappresentano le colonie del fungo. Di grande int~resse è la diagnosi differenziale con l'epitelioma; t anto più che sia la tubercolosi come il cancro si riscontrano faeilmente sui margini e sull'apice della lingua; nell'uomo ed in età matura (50-60 anni). L'epitelùnna può presentarsi primitivamente come una form azione nodtùare che giunge rapidamente alla ulcerazione, o può presentarsi sin dall'inizio come una ulcerazione che rapidamente si estende. L'uleerazione epiteliomatosa. si mostra di solito di forma irregolare, con bordi is~ssiti, fondo sanioso che lascia defluire un'icore fetido; è facile a sangujnare; talvolta la compressione del fondo può lasciar fuoriliScire zaffi epiteliali; i gangli delle regioni prossimiori sono piccoli e numerosi; non vi è tendenza alla guarigione, ma bensl ad un progressivo aggravamento. Subiettivamente si avrebbero più facilmente intensi dolori che si di.tiondono al condotto uditivo e scialorea; ma' la cosa non è costante, potendo talvolta essere l'ulcera neoplastica pressochè indolente; ed essere invece dolorosissima l' ulcera tubercolare. L'erosione traumatica mostra di solito aspetto banale, forma irregolare non arrotondata; bordi il più spesso sollevati; è dolorosa, regrcdisce rapidamente. Fa,cile sarà la di~un.osi diffe.renziale con le ulceri veneree. Queste sono abitualmen te mult iple, spesso confluenti, limitate da bordi irrPgolari, scollati, a fondo ineguale, di colorito giallo-chiaro o grigiastro, secernente pus; la loro ba-se è molle o lievemente resistente; qualora esista a.denopatia, qu~>sta è di solito monogang-lionare, calda, dolorosa, con fatti di pt•riadenitc infiamm atoria e tendenza alla suppurazione. Aut.oinoculabili in tutti i periodi, potrà in esse constatarsi lo strept.o-bacillo di Ducrey.
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Anche l'erpete d::lla li .tgua non offrirà difficoltà diagnostiche. Si manifesta in tm primo tempo con formazione di vescicole tr asparenti; successivamente si determinano ulcerazioni per rottura di queste vescicole. P er la diagnosi differenziale si ricordi chE', nel caso di erpete, potranno di solito sorprendersi nuove vcscicole in formazione; i bordi della lesione avranno forma microciclica o policiclica (a.Uorcllè le ulcerazioni che conseguono all'evolvere delle vescicole abbiano confhùto insieme); la base non è indurata, l'erosione è ricoperta da essudato bia,nca.stro; compressa lascia fuoriuscire una sierosità citrina. Inizialmente l'erpete è pruriginoso; la ulcerazione erpetica è poi dolorosa. La diagnosi :può - in quaJc:he caso - es:;er resa più difficile allorchè ci si trovi di fronte ad una forma di erpete .~ol-itnrio gigante. Come si vede, i segni clinici n.on permettono sempre di chiarire in modo sieuro la diag·nosi. Dovrà quindi in ogni lesione sospetta della lingua ricorrersi all'esame i~;tologico, il quale in caso di tubercolosi - potrà mettere in evidenza il tipico tubercolo. Come osserva Della VedoYa ,l'esn.me istologico deve essere praticato sopra tm brandello di tessuto escisso dal fondo dell'ulc~ra; poicbè, se si t>saminasse qualche tratto di mucosa dei margini, potrebbe osservarsi una abbondante proliferazione degli epiteli confondibile con la, proliferazionc atipica dell'epi telioma iniziale. :.\Ieno facile è la dimostrazione dd bacillo nei t essuti che riesce assai spes:;o negati -.a. La prova biologica della inoculazìone clel materiale sospetto nel sottocutaneo, o n el pE'ritoneo della ca\ia, o nella camera anteriore dell'occhio del coniglio, ha anche es:,;a Yalore rlecisiYO; ma richiede però un tempo considerevole per essere effettnata1 tempo che sa.rcbbe deplorevole perdere se a\esse a tr<tttar;;i di lesione epitE>liomatosa. Anche la cutireazione, la reazione locale e generale alle iniezioni di tubercolina possono fornirci dati interPssanti.
Come tutte le altrd manifestazioni di tubercolosi le lesioni tubercohu·i della lingua si avvantaggeranno delle cure generali. n t ubercoloma dovrà essere escisso e la breccia suturata. Quanto all'ulcera tubercolare, se ne consiglia da alcuni autori la distruzione o con caustici chimici (acido lattico, ::wido cromico) o con caustici attuali (elett.ro-coagulazioue). "Utilmente anche potrà praticarsi la asportazione chirurgica senza. eseguire la ablazione delle stazioni linfatiche, specie allorchè, come nel caso che ho descritto, l'tùcera possa essere ritenuta una localizzazione primitiva di tubercolosi nell'organismo. L 'A. descrive un caso di ulcera tubercolare - verisidella lingua, da lui asportata con diagnosi clioica. di epi-
AUToRu.ssu.:-<'1'0. -
~~ente primitiva telioma.
SUU.A
TI::DERCOt.OSI ()J':I.L.-1. T,IXGUA
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Data tma rapida scorsa all'argomento delle le->ioni tubercolm-i della lingua, e passate in rassegna le malat.tie che d>\rtno manifest.azioni su questo organo, giunge alla conclusione pratica che in ogni lesione sospetta della lingua. co1n-enga ricorrere all'esame istologico, onde chiarire la diagnosi, talora impossibile a farsi coi soli criteri clinici.
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NOTE DI
IGIENE PRATICA
SCFOLA DI APPLLCAZIONE D I SANITÀ :\HLITARE
QUiftDO DtrES!ER PRATICATA LA lftlfZIOftE PRmnTIYA DI SIERO lnmtllfti[O Prof. Nicola Bruni, ten!'nte colonnello medico
Credo che ad ogni medico dinanzi ad una ferita accidentale sia più di una volta capitato di porsi questa. doma.nda : debbo o non d~bbo praticare la inicziont> preventiva di siero antitetanico t Il pensiero che possa snluppar:;i una infezione tetanica rende certam(>nte perplt>ssi, ma al t~mpo stesso il medjco pensa che una iniN:ionc di siero è sempre fastidiosa e non scev1·a di noie nè di pericoli, pcrchè non tutto il pubblico comprende l'importanza delle misure profilattiche e~ quando per una ferita minima compaiono i disturbi dcrivant.i dalla siero-profilassi, spesso è il medico ch,.. ne fa le spese. ~[a vi è connessa anche una questione giuridica. Se non è stata praticata la iniezione profilattica, in caso di sviluppo di una infezione tetanica può il medico esser chiama.t o a rispondere innanzi al tribunale per ne~ligcnza' Il ca~o non (>. nuovo essendosi ·v erificato recentemente in Francia, dove nn sanitario fn condannato a. p agare una grossa indennità p er aver trascura.to l'iniezione preventiva òi siero. :àia può rispondernc anelle penalmente in caso di morte. E d 'altro cantJO se si Rviluppa.no degli accidenti piut.tosto g-ravi da siero può il medico f'Sser chiamato a rispondere per òauni avendo praticato una jniezione che non era st.rettamente necessaria Y Ed ancora. Nel caso in cui l'iniezione abbia ò et.ermimtto dei disturbi prolunga.tisi Jler parecchio tempo, sono le compagnie di assicurazione tenute a. risarcire anche questo danno ovvero soltant-o quello dell'infortunio~ In tal caso potrebbe non es1'ere l'interessa.to a. tirare in ballo l 'opportunità della iniezione prt>vent.iva antitetanica, ma la società di asl)icurazione che C(•rcherà di esimersi dal pagarne le conseguenze! affibbiando la responsabilità al medico. Ecl anche nella eventu alità. di una infezione tctanica sviluppatasi in un infortuna-to, non sottoposto alla siero· profilassi, saf'anno pure le società di assicurazione, od altri paRsihili del risarcimento, che invocheranno la negligenza del medico per addossare a lui la responsabilità civile, dopo quella penale. Ecco dunque come, fra Scilla e Cariddi, il medico ilovrà anche in questo caso affidarsi al buon senso e confidare nella ProvvidE~nza. Ma vediamo quali sono i crit-eri che potranno guidarlo per tenere una linea giusta cl)(' gli salvi le spalle. Cominciamo dai pericoli della non effettuata iniezione preventiva. In questo caso la responsabilità del medico dinanzi &d una infezione t ctanica è grave indubbiamente, e difficilmente si salverà so non ricorrono
QUANDO DEV'ESSER PRATICATA LA L"ttEZlONE ECC .
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circostanze specialissime. Difatti nel caso ricordato del medico francese queste circostanze non ricorrevano ed egli subl le consegnenz<' del non intervento. E perchè ! Percbè trattavasi di una ferita della faccia dorsale della. mano, anfrattuosa, sporca, con i tendini scoperti e che fu suturata in tali condizioni. Ora se vi era un caso di indicazione della siero-profilassi era proprio quest<'l. P erchè sul punto di decitiere se praticare o no la. iniezione preventiva il medico deve t-enere particolarrnenfA:' conto di queste cimostanze : l o ambiente nel quale è avvenuta la ferita; 20 sede della ferita; 3o asp etto della ferita ; 40 trat-t amento che ba potuto esser fatto immediatamente ùopo il trauma.
1° E cominciamo dall'ambiente: ha questo una infiuenza grandissima. In zone agricole è buona norma prat.icar sempre la iniezione antitetanica: perchè le spore del bacillo del tetano si riscontrano facilmente negli strati superficiali del t.erreno, specialmente nei terreni concimati nat uralmente, ed alcuni terreni sono particolarmente t-etanigeni. Difatti anche nell'ultimo grande confiit.to mondiale, al nostro fronte, i casi di tetano furono più frequenti nelle zone di pianura che in alta montagna, dove è meno usata la concimazione. Nella nostra guerra libica poi nonostante che la siero-profilassi fosse poco diffusa i casi di tetano fu.rono rari<>simi, data la scarsa concimazione e le condizioni climatiche. Altro ambiente pericolosissimo sono le scuderie perchè gli animali erbivori introducono facilmente con i foraggi i germi teta.nici nell'int.estino dove si sviluppano senza. provocare alcun disturbo e vengono poi elin:iinati con le feci. Difatti è ben noto quale pericolo rappresentino per i cavalli lo ferite dello zoccolo, tanto che oggi in alcuni reggimenti francesi che risiedono in zone teta.nigonc è stata iniziat.a la immunizzazione preventiva di tutti i cavalli con l 'anatossina teta,nica. Perciò il medico militare che fa servizio nei reggimenti a cavallo, se vuoi essere prudent-e, dovrà in qualsiasi ferita praticare l 'iniezione antitetanica. Rarissima invece è l'infezione tetanica negli stabilimenti industriali. Si citano esempi di tali stabilimenti dove ogni anno avvengono die-cine di migliaia di infortuni e da anni non si è verificato alcun caso di tetano, nonostante che non sia stata praticata la siero-profilassi. 2° Quale importanza ha la· sede della lesione t Le statistiche ci insegnano che le piò. pericolose suno lo ferite delle estremità ed in particolar modo quelle sottoungueali anche se piccole. Vengono iu seguito le ferite della testa e degli organi genitali, mentre le meno pericolose sono quelle del tronco che sembra godano di 1ma certa immunità. Difatti più della metà dei casi di tetano sono consecutivi a lesioni delle estremità, specialmente delle dita. 3° Come aspetto delle ferite sono in genere quelle contuse, quellt' da schiacciamento, le fratture comminute, elle espongono al pericolo della infezione tetanica.. Ma non sono soltanto la gravità e l'estensione della fer ita che rappresentano una predisposizione, perchè anche minime lesioni possono essere la via d 'ingresso (punture di insetti, estirpazione ' -
Giornale dt medi<:tna militaTe.
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QUA~DO DEV'ESSER PRATICATA LA DliXZIOXE ECC.
di calli, estrazioni di d('nti, spine). Ed in questi easi il pericolo è mag-giore qua,ndo il corpo estraneo resta nt~lla ferita. 4° Perchè il trattamento dt>llto feritP ha anche una grande import anza nella profilassi antitAtanicaf La pulizia della ferita e la rimozione delle sostanze estmnee hanno intanto per eiietto rallont.anamento mecca.nico di una gran parte dei germi e qniudi ancLe di quello tetanico. La disinfezione poi completa tale misura, non tanto pcrehè i comuni disinfettanti abbiano una. sicura azione sulle spore tctaniche, ma. per il fatto che essi agil>cono sugli altri germi concomitanti, e questi hanno indubbiamente not.evol(;' influenza sullo sviluppo dell'inft>zione, giac<~hè la vil'Ulcnza rlel bacillo tct.anico è atunt.'ntata quando esso si trova in associazione con altri germi che gU prepara.no il terreno favorevole per lo sviluppo. Ma si obbiet.terà: percbò dinanzi a migliaia, e migliaia di f(;'rite che si verificano si può dire giornalmente anche nelle peggiori Mndizioni per riguardo alla sepsi i casi di tet.a.no sono cosi ra.ril Innanzi tutto perchè, se pure i bacilli tetanici sono largamente diffusi, ~:pecialmente sul terreno, moltissimi sono scarsamente tossici. Gli istituti siero-produttori conservano gelosamente i loro stipiti che sono ben conosciuti e eont.rasscgnati con nomi speciaJi, appunto perchè raramente è dato. di isolare ceppi tossici e le tossine ~:~tesf'e l1anno un potere tossico diverso, tanto che non si è riusciti finora a standardizzare tale potere e quindi nemmeno a stabilire una unità tossica tipo come si era fatto prima della guerra. per la tossina difterica•. Ma vi è di più: per aversi una infez:ione tetanica, oltre la presenza. del bacillo di Nicola.ier occorrono a.lt re circostanze alle quali abbian1o fatto cenno più sopra (condir.ioni detla ferita. presenza di altri germi chf' ne fa-c ilitano la vita e forse anche ne aumentano la tossicità.). Ecco perchè, fortunatamente, i casi sono relativamente rari. All'Accademia Medica di Francia tale questione è stata portata recentemente e dopo una dotta discussione ed il parere di una c:.ommissione appositamente nomina.ta, in base· ai· canoni fondam entali della pnt.ogencsi del wtano furono concretate le indicazioni per la siero-profilassi elle corriiìpondono presso a poco alle l'ì<.'guenti. Innanzi tutto insistere snlla necessità assoluta di ptùire e disinfettare serupolosamente tutte le ferite. Praticare la iniezionf' prevcntjva in quelle ferite che si presentano anfrattuose, quando contengono corpi estranei o sono insudiciate con della terra o con delleta.me, in tutte le feritt' a.nche piccoli. sime df•Ua pianta. del piede, delle mani c della. faccia ed in quf'Ue sot.tounguPaU, specialment-e se sono a.gli arti inferiori. È poi ben nota l 'indica.zione della siero-profilassi nelle congelazioni e quando si procede tardivamente alla estrazione di corpi estranei. Pot.rà invece tralasciarsi l 'inie?.ione preventiva quando le ferite sono superficiali, prodotte da strumenti da ta~lio, facili a ripulire, non sporche di terra e senza corpi estranei e nell<' sedi non particolarmente pericolose (troneo). Naturalmente queste non sono che indicazioni genera-li, che possono servire soltanto come norma, p ercllè in pratica il bnon senso del medico è quello che deve guidare ca.so per caso.
QUANDO DEV'ESSER PRATI CATA L.'!. INIEZI ONE ECC.
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B ,·eniamo ad~>s!>o all'altro problema cioè della l'(•sponsabilità del nt(>dieo in ca:-;o eli disturbi da !!iero quando poteva non essere necessaria la iniezione antitf'tani('a.. Prima di a.ffrontare questo punto è peraltro opportuno premettere che sulla efficacia della. iniezione preventiva non si può discutere: l'ultimo grande conflitto è stato anche a questo riguardo 1ma riprova luminosa, poichè in confronto delle guerre del passato il numero dei casi di tetano è stato, in proporzione: addirittura minimo, e nei casi nf'i quali la sieroJlrofìla::si non riuscì ad evitare l'infezione questa ebbe per lo mE:>no un dl'corl'ìo più mite. Però sulla qut>stione della minore letalità non tutte le dfr<> statistichf' concordano, perchè mentre, secondo Bruce, abitualmente n<>i non profilassati la letalità si aggira fra il 70 e 80 % dei colpiti, nei profì.lassati sarebhe scesa durante la guerra al 20 %- Nell'esercito francese peraltro la leta.lità dei casi di tetano dei profilassa.ti avrebbe continuato a.d essert> assai elevata. Ma, per dare a Cesare quel che è di CP~are, è doveroso riconoscere che, oltre la siero-profilassi, nell'ultima. guerra nn altro fattore assai importante Psercitò una notevole influenza sullo sviluppo dell'infezione tetanica: cioè il trattamento razionale delle fer ite. quella che oggi si chiama. la profilassi chirUJ·gica delle ferite . Ed è un !attore q·u esto ehP ha rl:'almente efficaeia radicalP e da un certo punto di vista forse ancor più d('lia siero-profilassi perchè ésso sopprime il focolaio d 'infE-zione mentre in fondo la siero-profilassi lo la.seia sussistNe, neutralizzando soltanto la tossina in circolo. È per questo che nelle ferite gravi e particolarment-e sospette è indicato di ripetere la iniezione. Una volta. accertata ed accettata in linea di principio la efficacia della siero-profilassi se riguardiamo il problema da. lm punto di vista sociale un caso anche disgraziato di malattia da, siero dobbiamo consid<•rarlo nulla in confronto del grande vantaggio sociale d<>J!la siero-profilassi ed anzi 110n debbono nemmeno esagerar~i i perieoli pl"r non ingenerare nel pubblico il dubbio o peggio la sfiducia. Però, purt.r oppo, di11anzi al caso singolo ;:compare l'interesse sociale ('d t>snla anchE> qualsiasi riguardo alla posizione imbara.zzante nella qua.Je si trova il povero medico perchè al momento opportuno sarà solo il risarcimento e l'idea del danaro da carpire che assillerà l'infortunato. E di questo il medico doVTà. st>mpre ricordarsi pE>r potersi a suo t<'mpo saivare. ::\fa vediamo adesso quale è la gravità dei pericoli ai quali espone la siero-profilassi. È vero clte dopo una iniezione di siero antitetanico non è difficile che in alcuni individui, resi sensibili o da precedenti iniezioni, ovvero per la via digerente (ingestione di carne di cavallo) o respi· ratoria (inalazione di polveri), possono verificarsi dei disturbi tali da impressionare il profano, giacchò compaiono in1provvisamentc e sono impo-. neoti, se pure rarissimam<•nte hanno conseguenze letali. In tutta la nostra guerra i casi di a.nafiJa.ssi da siero furono nella mas-. sima part·e di lieve entità, giacchè quelli gravi conosciuti ammontano• solo a 9 in tutto, dei quali due soltanto ebbero esito letale. Quindi una cifra minima in confronto delle numt>rosissime ini<>zioni praticate. E poi vi è da notare che i casi gravi di anafilassi si ma.niiestarono sempre in seguito ad iniezioni a dose curativa in ammalati già in
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QUANDO DEV'ESSER PRATICATA LA IYlEZIONE ECC.
preda alla infezione tetanica e nella massima parte seguirono a iniezioni endovenose, tant.o che nel 1917 e 1918 questa via di introduzione fu completamente a.bbandonata. Ma vi è un'altra ca.te~5oria di lesioni poco conosciute sulle quali si è molto discusso e che, ~e pure non pericolose quoad vitam, data la loro durata. e conseguenze, possono a.vere importanza per il risarcimento del danno. Sono le neVl"iti consecu tive alla iniezione di siero antitetanico, che pos-:~ono aversi~ se pure più raramente, anche per iniezione di altri sieri. E sse sono rarissime, è vero, ma indubbiamente esistono, sono dolorose e pot~so no essere accompagnate da paralisi e da amiotrofìa. In genere tratta-si di nevriti limitate ad un solo arto, per lo più quello superiore, che colpiscono eletti va.mente il territorio ra.dicolare del plesso brachiale e spesso determinano paralisi del gran rlentato. P tlò aversi però anche una poliuovrit.e con consecutiva paralisi di tlttti quattro gli arti. I n qualche caso gli accidenti nervosi possono non limitarsi soltanto ai nervi periferici, ma oltrepas:;arne le ra dici e raggiungere i cent ri bulbari ed il fascio piramidale. Fra gli altri un caso grave è ricordato nella letteratura francese, di un bambino che in seguito ad una. iniezione preventiva di ~iero antitet.anico presentò gravi fatti bulbari e midollari durati p er parecchi a.nui e dileguatisi solo in parte. Fatto importante è che la famiglia tutta d el malato presentava una predisposizione agli ~cidenti da siero con localizzazione nervosa, qaindi esisteva una sensibilità familiare. Come tempo, le lesioni nervose possono comparire o subito dopo la iniezione ovvero dopo qualche giorno e talvolta alcune settimane più tardi e possono essere anche le sole, cioè non accompagnate da sintomi anafilattici. Io ricordo il caso di una signora, che in seguito ad una ferita accidentale alla mano destra, prodottasi cou un pezzettu di vetro, ebbe una iniezione di siero antitet.anico alla regione glutea destra, alla quale seguirono sintomi chiari di anafilassi, non però in forma grave, ma che si protrassero per una ventina di giorni. Dopo qualche mese comparvero dolori neurit.ici a l braccio destro che si irradiavano anche al collo, tanto da. far pensare ad una lesione del plesso brachiale e durarono per parecchi mesi. ~on vi f urono fa.W di paralisi, ma solo un indebolimento con ipot rofìa in toto del braccio destro, senza accenno a localizzazione in p ar t icolari gruppi museolari. La lesione era in stretta correlazione di t.empo con l'iniezione di siero, ma, per dim il vero, anche un neurologo rimase perplesso sulla etiopatogenesi, p èrchè, pur riconoscendo il nesso con la siero-profila!';si, non ricordava elle fossero state descritte tali lesioni come conseguenza Questo accadeva cinque anni or sono. Non risulta che nel nostro esercito si siano verificati casi del genere o a lmeno nessuno fin qui vi ha richiamato l'attenzione, forse annhe p erchè tratta.si di complicanza poco conosciuta. Io ogni modo se pure le lesioni n ervose sono eccezionali, in qualclle caso. da.ta la. g ra.vità. e tal volta la cronicizzazione di esse, la questione d e l risarcimento da parte delle società assicuratrici può assumere importanza non indifferente e far chiamare in causa a nche il m edico. E per noi in
Q,UANDO DEV'ESSER PRATICATA LA INIEZIONE ECO.
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medicina legale militare questi casi possono interessare per il riconoscimento da causa. di servizio. Vi è però anche il mezzo di evitare fino ad un certo punto i dic;turbi da siero, esiste cioè una profilassi dell'anafilassi. Se il medico, dovendo praticare una iniezione, ba il dubbio della probabile insorgenza di fenomeni anafilattici o vuole da essi premunirsi col seguire una linea di massima prudenza,, terrà presenti queste ra-ccomandazioni: 1 o Controllare che il siero non sia fresco ma stagionato poi eh~ si è visto che i · sintomi di anafilassi si manifestano più frequentemente coll'uso di sieri di recente preparazione; ma a questo pensa.no in genere gli istituti siero-produttori; 2° Riscaldare i1 siero da iniettare a 50, 55° C (e poi raff:reddarlo) per attenuare le proprietà anafìlatt.izzanti ; 3o Nella esecuzione attenersi al metodo indicato da Besredka, cioè far precedere di una mezz'ora od un'ora una iniezione sottocutanea di piccola dose (eme. ~-1) dello stesso siero e poi far seguire l'iniezione del rimanente della fiala. E siccome le precauzioni non sono mai troppe, il medico, per premunirsi da qualsiasi attentato giudiziario e potere in ogni caso dimost rare la sua scn1polosa prudenza, fa-rà bene ad attenersi sempre alle norme suddett-e. In definitiva però, se mettiamo da una parte della bilancia i vantag-gi dell'iniezione antitetanica preventiva e dall'altra i pericoli, questi ultimi senza dubbio pesano assai meno; e se anche il medico fosse chiamato dinanzi al tribuna.le per risarcimento di da,nni per aver praticato una iniezione antiteta.nica quando poteva apparire non assolutamente jndispensabile io credo non troverebbe, o per lo meno non dovrebbe trovare, un giudice che lo caricasse di un danno per eccesso di zelo, mentre il rigore dc•lla legge lo colpirebbe se, come nel caso del medico francese, non avesse praticato l'iniezione quando vi era la stretta indicazione.
MEDICINA LEGALE M l LITARE ISTITUTO MEDICO·LECALE PER L'AERONAUTICA "BENITO MUSSOLINI, • ROMA Direttore: A. MARu LLI, tenente colonnello medico
IL TRI[OMI In RIPPORTO ALL~ ~~lfiml~ D~l URVIliO MILITARE Prof. Giuseppe Colajannl, capita no medico
Si può <'alcolnre c:he ogni anno ne llP opern7.ioni di leva venivano riformati per l'art. 46 del vecc hio Elenco infermità dai due ai t remila in scritti, di cui una metà circa per tracoma e l'altra metà per altre congiuntivite c roniche. Secomlo le statistiche della i:ianità del Rep;no, i rimandati per tra.coma su 481.729 inscritti, nella leva del 1926, ra!!giunsero il numero di 4.257, ossia 1'8,84 °/ oo dei visitati. e i rimandati per altre congi 1111tiviti c roniche furono 3.047, ossia il 6,30 0 / 00 dei visitati. P erò queste cifre comprendono sia i riformati che i rivedibili di p iù clas.c;i. Più dimostrativi sono i dati fomiti dalla Direzione Uenerale di Sanità militare per il triennio 1927-1921l, che ho t·iassw1ti ne l quadro seg uente: SPECCHIO STATISTICO del riformati per tracoma e per a ltre forme di congiuntivite cron ica n el t rlennlo 1927-29.
J.!f!l'l
Iscritti di leva visitati
R lformati
Riformati per trocomn
per altro COill!iiiUti· vi !A'
croniche
l
Su llltJO '' isitatl fu· Tv tni~ rono riformati dei riforma ti per l'art . .l6 rlforuù~tl per altre E. I. per l'art. 46 per cons.luntl· su 101)0 E. I. tracotna vtte '1mntl Cfv!liehe Totali d el
1927 ..... .. .. .
499.{)31
1. 639
1.429
3 .068
3.28
2,86
6 , 14
1928 ..........
496.400
1. 3:52
l . 237
2.589
2,72
2,49
5,21
1929 . ... . .. . . .
500. 348
698
591
1.289
1,40
l , 18
2.58
Tolale nel triennlo 1.496.279
3. 689
3.257
6.946
2,47
2.17
4.65
Secondo questi dat,i, i riform~tti per t.nwom~t nel t.t·iennio 1927-1929 ammontano a 3689 con una percentuale d e l 2.47 su mille visit.ati, e i rifor·ma.ti per altre congitmtiviti croniche r~tg~w1g-ono la cifra di 3257, con una pet·centuale del 2.17 su mille visitati. Complessivamentte nel triennio 1927·2!1 furono riformati per l'articolo 46 El. Inf. 6946 indi,·idui s u 1.496.27!) visitttt.i. Giustamente cifre così elevate dovevano preoccupare la nost,ra UirPzione Generale di :->anitù: erl ecco che nel nuovo E lenco delle I mpe rfezioni ed Infermità (npprovRtO con R. D . 26 settembre 1931), n. 1401) troviamo tra le altre import.anti m odific he, quella che ri.g unrda il tracorna e le altre con giunt,iviti c roniche. L'articolo 46 d e l nuovo E l. A. prescrive la rif<>rma per tracoma in atto e persisten te oltre il periodo rle lla rivedib ili tà. L o for·rno di trac:oma s icuramente spento e le altre congiuntiviti croni che cost.ituiscon0 invece soltanto cansa d i lim itata idoneità. al ser vizio m ilitare. e per e.;se si applica l'art. 4 El. B, salvo natumlmente i casi in cui s iano r·esidnati esiti, ch e per se stessi richieJ.ono l'applicazione ùi altri articoli d eli 'E len eo.
IL TBACOM.A. IN BAPl'OB TO ALLE ESIGENzF; ECC.
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Le nuove disposizioni riguardanti il tracoma. hanno una grande importa.nzn, perchè risolvono in parte tUla questione tn.nto controversa., qual'è 11uella dell'im· pie!!O razionale dei tracoma.tosi nell'esercito in pace e in ~erra.. La distinzione c he m olti hanno voluto fare del tracoma in forma secernente e forma asciutta non ha praticamente alcun valore, perchè, dato il carattere prevalentemente cronico della malattia., la secre:t.ione è spesso così scarsa da sfuggire facilmente all'esame d~l medico. Giustamente il Ricci (l) fa osservare che è più pericolo.~o il contatto prohm!!ato con la. così detta forma asciutta, che non quello occasionate con la. forma secernente, poichè • l'assenza di secrezione non sempre vnol dire assenza. del pericolo d i contagio •· Più esatta, dal nostro punto di vista, devo ritenersi la. distinzione del tracoma nelle seguenti forme corrispondenti alle diverse fasi del processo infiammatorio: 11) tracoma in /WJ6 attiva. (periodo iniziale, di stato e precicatrizi a.le); b) tracoma in fase oica,triziale; c) traCQina 8'/)ento. a) la prima forma rientra senz'altro nell'art. 46 dell'El. A. Per limitare l'affluenza. delle reclute ai lteparti di osservazione ed anche per ra${ion1 profila.ttiche, sarebbe forse opportuno che il giudizio di riforma. venisse promuw.iato al Consiglio di Leva, riservando l'invio in osservazione ai soli casi dubbi. Inoltre, data la lenta evoluzione deUa. malattia, non sarebbe il caso di eliminare i tracomatosi alla prima visita senza. attendere il periodo della. rivedibilità? b) il traooma cicatriziale può es.iere considerato praticamente non cont.a!rioso (Cuènod e Nataf), e poichè 1 distttrbi che l'accompQWlano non sono in genere di tale enti ti~ da. ${iustificare un provvedimento di riforma, dovrebbe rientrare neJrnrticolo 4 dell'El. B. c) il tracoma. deve ritenersi sicuramente 8pento quando ha. superato la fnse cicatriziale, e si riconosce facilmente per l'a.s.~enza. di tessuto ipertrofico e per il caratteristico colorito grigio·bluastro quasi Jattiginoso de lla. congiuntiva taTSIIle superiore, ove si notano delle strie cicatriziali più o meno marca.tc. Spesso accade di osservare casi di tracoma, che, o per effett.o d elle cure o per l'evoluzione per s .3 stessa favorevole della malattia, si esauriscono con esiti cicatriziali cosi lievi da potersi considerare compatibili col servizio incondizionato. Si deve anche in questi casi applicare l'articolo 4 dell'El. B? In conclusione, senza voler disconoscere che le recenti rnodificazionl r.pportate all'elenco infermità nei riguardi del t•·acoma. rappresentino tm sostanziale progresso, che permetterà una più razionale selezione dei traeornatosi, è innegabile che la distinzione sopra ricordata. nelle tre categorie <li tl'llcomatosi uUivi, cicatrizi<ll'i e ~tpmti (per quanto dal punto di vista c linico n on possa considerarsi rigorosamente esatta. non potendosi fissare d ei limiti nett.i tra le diverse fasi del processo tracomatoso), praticamente, ci fornisce dei criteri valutativi più precisi. In buse a tali c.riteri potrebbe effettuarsi una maggiore utilizzazione del personale atto alle armi, poichè non vi è dubbio che alcuni tracomatosi cicat1·iziali possono essere utilizzati nei servizi sedentari pur non essendo a.ncorn. spPnti, e che, a d E'sempio, alcune form!' :<p~nte possano P-Ssere compatibili anche c ol servizio attivo, quando cioè s i tratti di esiti di scal'!)issime. importanza. an~:~>tomica e fun:t.ionale. Una questione molto controversa è quella che si riferisce alla utilizzazione dei tracomatosi in guerra, sostenendosi ancora da alctuù la necessit.à. del loro richiamo in ma<Jsa con la costituzione di battaglioni di tra.comatosi da inco1·porare nell'Esercito mobilitato, analogamente a 9uanto fu fatto durante l'ultima grande guel'ra. È noto infatti che nel 1917 si ordino la chiamata dei tracomatosi alle armi, allo scopo di utilizzare, per la necessità del momento un certo numero di uomini, e più specinl· mente per porre un freno all'auto-lesionismo, che nndu.va estendenùosi in modo preoccupante nelle regioni più colpite dal tracomo.. Si di.s se: fmchè il tracoma sarà causa di inabilità al servizio militare, molti saranno coloro che evitemnno di curarsi o. s'inoculeranno la malattia; incorporando invece in .~assai tracoma.tosi nell'eserCito. non vi sarà più motivo di aggravare o procurars1 Il male e nello stesso tempo si po~.rà utilizzare per la guerra un notevole c~ntingente di uomini. :::Sembrava questa una soluzione molto logiCa e nessuno forse nvrebbe yo~ut? p;evedere allora che l'esperimento avrebbe d.a~ luog~ a coilS~guem:e cos1 tnst1. .\or; solo si perfezionarono i mezzi cJj autol~Ion!Bmo !mo?ulazi?ne di ~us _blenorragiCo, provocazione di leucomi corneali m~~chan~ apphca~1?ne d1 fiamm1fen, ecc ..), ma la gran massa dei tracomatosi che raggwnse 11 fronte s1 riVersò dopo poco tem(l) l:tJ~"fl
•
• - 1,.a 1otla contro 1/ tmcoma
( dito 8 cLLra della Wasaermann, ottobre 1929).
c
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IL TRACO"l!A IN RAPPORTO ALLE ES1GEXZE E CC.
po neg li ospedali, e solo tm esiguo munero d i essi potè essere ut.ilizzato per le esigenze della guerra. Il Calendoli (l). che è ancora un convinto sostenitore dell'incorporazione dei tracomatosi nell'esercito mobiJitato. ha dovuto riconoscere che • gli oftalmici davano larga messe di autolesionisti e che molti di essi raggitmsero il duplice intento di essere riformati dopo w1 breve periodo di servizio e di essere beneficiati economicamente, ot.tenendo la pensione come minorati di guerra. •. A ciò dobbiamo a~un~ere la. diffusione del contagio nelle truppe operanti e nella popolazione civile, e l'aggravamento cui molti andarono so~getti, sia per i disagi del servizio, che per la mancata assistenza in quei reparti sprovvisti d i medici esperti nella c ura del tracoma. Non solo in Italia, ma anche in altre Nazioni, ancora. si lamentano le consep:ue!lze disastrose dell'invio del tracornatosi al fronte. Secondo Cuènod e Nataf {2). l'incorpora.zione dei tracoma.tosi nelle truppe dell'Africa del Xorù durante l'ultima ~uerra, fece sì che il t racoma. diveni,;se per molt.i « un vero tracoma. lucrativo » a causa. delle pensioni spesso molto elevate che loro furono accordate, dopo aver ingombrati gli ospedali dtu·ante la. gran parte del loro servizio. Se si volesse ritentar·e l 'esperimento in una. futura guerra, io credo, che, anche con la. più scrupolosa organizzazione, non si eviterebbero gli inconvenienti. che abbiamo visto verificarsi nel 1917. Il tracomatoso, con proces.'lo in a.tt<>, anche se non secen1ente, darà sempre sca.rsi.ssirno rendimento, essendo sogg:etto. per le condizioni del suo organo visivo a risentire facilmente i disagi della guerra, che lo espongono in modo particolare a tutte quelle cause capaci di determinare facili esacerbazioni della. malattia. 1\.fa, a presdnclere dalle suddette considerazioni, noi dobbiamo domandarci quale vantaggio effettivo potrebbe derivare da. un eventuale richiamo in massa di tracomatosi, in caso eli mobilitazione, e se valga la pena di preoccuparcene seriamente per una futura. guerra. Ho creduto pertanto opportuno cercare di Etabi.li.re approssimativamente il numero di uomini che potrebbe essere sicuran1ente utilizzato, in caso di richiamo di tutti i tracomatosi, servendoroi dei dati statistici Sttrriferiti. · Come si è detto, i riformat.i per tracoma nel triennio 1927-1929 ragghmsero la. percentuale del 2.470f 00 • Partendo da questa percentuale, che supporremo costante per ogni classe di leva, e culcola.ndo un gettito fisso annuale di ò(JO.OOO iscritti, avremo per ogni cla.'3se di leva 1235 tra.tomatosi, e su venti classi circa. 24.000 tracomatosi. Di questi, un terzo almeno presenteranno forme di tracoma spento e saranno idonei per l'articolo 4 dell'El. B : tm altro terzo presenteranno deficienza visiva per ]eucomi estesi o forme gravi con complicanze corneali, e dovranno essere riformati per l'art. 34. Sicchè noi possiamo calcolare che, su 20 classi di leva, è possibile ricuperare, con \m eventuale richiamo in massa. dei tracoma.tosi, circa 8000 uomini, d i cui almeno la metà, dopo un breve periodo di servizio, si riverserebbero negli ospedali. Questa cifra, se potrà essere confermata da dati statistici più completi ed esatti, non dovrebbe preoccupare eccessivamente, nè giustificare una apposita organizzazione sanitaria. di guerra per i tracomatosi, che, a parte le gravi difficoltà nella. sua. pratica applicazione, non raggiungerebbe i risultati voluti. Con qu~'to non intendo negare l'importanza e la. gravità del problema del tracoma, pt·oblema eminentemente sociale, che dovrebbe essere affrontato mediante una vasta. organizzazione di opere assistenziali e profìlattiche; né escludo la possibilità che alla lotta contro il t racoma possa tm giorno concorrere efficacemente anche la. Sanità Militare, con l'istituzione nelle loca,lità più colpite, di battaglioni per tracoma.tosi, ove molti giovani, oltre ad avere la necessaria assistenza sanitaria potrebbero, dopo un periodo d'istruzione militare, essere adibiti a lavori agricoli durante tutto il periodo della. ferma. T tracomatosi e la futu ra querm. (Agone, Bd!trlce, !929). (2) CtltNoD c NATAF. - Le t~achome . (Musson et C., E<l!tcurs, 1930).
{l) CALENJ)OLJ. -
RIVISTA
SINTET I CA
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LA VACCINAZIONE ANTIVAIOLOSA Dott. Ermenegildo Plccloll, capitano medico
Più di un secolo è ormai trascorso daU'inizio della vacciJ1azione antivaiolosa, eppure ancora essa è oggetto di discussione, non solo a riguardo della te<>nica e della efficacia, ma anche degli inconvenienti, specialmente a proposito della encefalite postvaccmale. La prima pratica immunitaria ideata ed attuata contro il vaiolo fu la t'Uiolizzazìone che i popoli orientali e specialmente i P ersiani ed i Cinesi praticavano su larga scala a preferenza sui bambini, probabilmente partendo dal concetto che questi, per la loro tenera età, avessero deficienti risorse organiche contro una malattia così grave. La vaiolizza.zione consisteva nel trasmettere a~li mdividui che si volevano immunizzare il virus del vaiuolo prelevat.o dalle pustole di soggetti affetti da. forme lievi della malattia. Questa. pratica che, per quanto empirica, dava dei buoni risultati. non era scevra. di pericoli, sia perchè il virus inoculato da uomo ad uomo poteva per vari fattori. e specialmente per la recettività del soggetto, virulentarsi, sia per la possibile diffusjone del contagio e sia per il fatto che col virus va.ioloso potevano essere inoculate anche altre malattie e specialmente la sifilide e la tubercolosi. In Europa la vaiolizzazione fu introdotta dalla moglie dell'ambasciatore mglese a Costantinopoli lady Wortley Montag11e, la quale, avendo constatati i buoni effetti che gli orientali ne ottenevano, se ne fece, in Inghilterra, fervida ed appassionata propagandista sottoponendo alla vaiolizzazione anche il suo bambino. Nel 1798 Jenner fece conoscere i risultati delle sue ricerche sulla immunità vaccinale; egli aveva notato che il personale addetto alla mw11,"Ìtura delle vaccine rimaneva indenne dal vaiolo e da questa constatazione sorse nella sua mente geniale l'idea che il rus del vaiolo delle. vaccina inoculato all'uomo fosse, per il pregresso passaggio ne corpo dell'animale, cosi attenuato de. provocare l'iJ1sorgenza di una malattia molto lieve, me. sufficiente ad immunizzare completamente l'organismo. Edward J enner, forte di q ueste sue convinzioni, vaccinò col pus vaccinico un ragazzo a nome Giacomo Pipps e dopo un paio di mesi lo moculò con pus vaioloso senza che nessun segno di malattia si manifestasse nel fanciullo. In principio J enner praticava la t'UCCinazione umanizzata, trasmettendo cioè il virus da uomo ad uomo, ma questo procedimento aveva gli stessi inconvenienti della vaiolizza.zione e fu senz'altro scartato per cedere il posto alla vaccinazione animale. Gli studi ulteriori ho.nno dimostrato che il vaccino è un virus s icuramente attenuato che mai è in grado di riprendere la sua virulenza. Difatti, attraverso una esperienza secolare, si è constatato che in nessun caso si è mai sviluppato w1 vaiuolo vero in ~~eguito a pratiche va.ccinali eseguite in tutto il mondo ::.u larghissima scala. Circa la questione relativa ai rapport.i esistenti fra vaiuolo e vaC'cino è noto che. mentre Jenner ed altri erano fautori della teoria unicista, altri invece, sopra tutto in Francia., erano seguaci della t-eoria dualista. l\lolti studi assai intere.'>~nti .furono eseguiti per risolvere la ques~ione ed oggi sono tutti d 'accordo sulla 1dent1tà fondamentale fra vaiuolo e vaccmo.
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l,A VACC !KAZIO!\E ANTn".HOLOSA
ALA.sTRrM E VAIOLO. - Un altro argomento tuttora. assai discusso e controverso è quello relativo ai rapporti fra l'a.!astrim ed i1 vaiuolo, poichè, mentre alcuni igienisti ammettono la identitl\ eziologica fra il vaiuolo e l'a.lastrim, altri invece la. negano; il problema è strettamente connesso alla efficacia o meno della vaccinazione jemle1·iana verso l'alastrim che, comparso in America e nel Sud-Africa, si è già esteso a diversi pae:>i dell'Europa (Inghilterra, Svizzera). Il fatto notato da alcuni medici che la vaccinazione avrebbe una certa in. fiuenza. protettiva. \•erso l'alastrim ha portato questi Autori ad ammettere non l'identità perfetta, ma una certa analogia. fra. vaiuolo ed a lastrim, mentre per diversi altri qnesta affezione non avrebbe nulla in comune col vaiuolo (Berna.rd, Cha.uvet) e sa.rebbe invece deter minata da un virus affine a quello vaioloso, ma non identificabile con questo. A favore di que.sta ipotesi starebbero: l'andamento clinico dell'a.la.strim,l'incostanza del reperto dei corpusooli del Guarnieri e la difficoltà di ottenere il fenomeno del Paul sulla. cornea. del coniglio col contenuto delle vescicole e pustole alastrimiche. Altri studiosi infine (Henry, 1\tc. Donald, Arnould) sostengono che l'alastrim è una f orma a.ttenuata di ''aiuolo e ba.<~ano questa loro convinzione sulla. efficacia della vaccino.zio:1e jenneria.na verao l'a.IMtrim e sul fatto che le epidemie più i m portanti delJa malattia. si ~no avut-e in Inghilterra e Svizzera, dove a ppunto, per la campagna. antivaccina.le, la profilassi immunitaria del vaiuolo è attuata in misura assai ridotta. E certo la constatazione che in diverse epidenùe di alastrim (verifìcatesi a Gloucester, Ilkeston, Heanon) i vaccinati hanno pre.~entato una morbosità ed u na mortalità. in_fel'iore ai non vtv.:cinati deve indurci a praticare sempre largamente la vaccinazione antivaiolosa. VACCir-TO ANTIVACOLO~o. - Abitualmente per la vaccinazione si usa il pus vaccinico mescolato con glicerina nella proporzione di una parte di vaccino con cinque parti di soluzione idroglicet·ica. (tre p. di glicerina ed una p. di acqua distillata) dopo rna.tura.zione in ~hiaccia.ia. per un mese, allo scopo di distruggere i germi estranei contenuti nella lin.fa stessa. Però il va.0cino in. unione con. la glicerina risent-e faci lmente di temperature troppo elevate; tenuto, anche per poco tempo, in ambiente 1\l di sopra di 30° perde fa-cilmE~nte la sua efficacia, per cui è consigliabile, nei paesi tropicali, l' u.so del vaccino polverato. Da prima. il vaccino secco fu preparato t-enendo la polpa. vaccinica per un paio di giorni in es;;icca.to io ad acido solforico, a. temperatura di 180-20o C. fino a ridurla ad un terzo del suo v olume; altri praticarono questo metodo con la variante che l'e:;sicca.mento avveniva dopo che nella camera di essiccazione era stato praticato il vuoto. O~gi la preparazione del vaccino in polvere si esegue ponendo la polpa vaccinica bruta. in capsule sterili, le quali vengono poste una accanto all'altra in. un grande recipiente. attraverso il quale si fa. passare una. corrente di arifl., filtrata per cotone, la. cui temperatura non superi i 200-250 C. I n t re ore, se si ha cura di rimescolare convenientemente la polpa, que.~ta è completamente es'>ica.ta e può q uindi venire polverizzata nell.'apposito mortaio mecoamoo. TI va-ecino polverato co.,;ì. ottenuto. confezionato in modo speciale e cioè distribuito in tubetti di ve~ro c hinc;i con tappo para.ffinato e ravvolti in stagnola. ed in amianto, è molto più resistente alle t-emperature e levate del comune vaccino e per usarlo basta. a.l!~iungere gr. 1,4 di ~licerina a 10 ctgm. di linfa polverata. RETROVACmN"Azro:-rE. Poichè i ripGtuti pa.<>saggi da. vaccina a vaccina farebbero perdere al virus la sua attività. si procede ogni tant-o alla retrovaccinaz ione e cioè si vaccina l'asino o il coniglio col vaccino bovino e poi dalle pustole ottenute su quQ3ti a!limali si riprende il virus e lo si inocula di nuovo alle giovenche. Que.>to pa;;saggio periodico del virus attraverso un animale recett.ivo <liverso dai boviui fa conservare alla linfa la. sua attività. e quindi il suo potere antigene.
CONTROLLO DEL v.~corNO. - Prima di essere me.'!So in commercio il vaccino deve subire un duplice controllo e cioè batteriolo~ico e biologico. Quello batteriologico oggi si pratica cosi:
LA VACCINAZIONE ANTIVAIOL{)SA
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In 200 eme. di soluzione fisiologica sterile si diluisce un C'mc. di vacC'ino e quindi un eme. di que.sta. emulsione viene seminato in una piastra di agtJ.r· a~ar; dopo tre g iorni di permanenza in termostato della capsula si procede al conte;gio delle colonie sviluppate 1i e se il numero di que;;te è superior·e a 10000, per ogni eme. d i linfa., vuol dire che questa non è $t1tta a. sufficienzfl. clepura!;a.. }fentre il controllo ba.tteriolo;ico è stanrlardizzato dalle disposizioni dell'Ufficio Intòrnaziona.le di !~iene Pubblica. quello hiolo~ico invooe non è re~olato, per la metodica. della esecuzione, da norme legisla.tì ve. I n genere l'animale di scelta è il coniglio. Secondo Cc~.lmette Guerin un cm::. di pus vaccinico diluito a. 1:100 con soluzione fisiologica sterile ecl applicato sulla o11te rasata del coniglio deve dare 2-3 pu.;tole per o~i cmq. d i cute. Il Casagrandi pratica. il controllo biologico sul pollo; altri iJ1fìne ritengono che solo la. p ro\•a. sul bambino mai vaccinato po539. darci un criterio es atto sulln bont.à del vaccino e permetterei di scartare la linfe ipo ed ipervirulente.
N'EuaovAccrN'o. Nel 1!)20 il ~!arie coltivando il virus va.ioloso nel cer· vello del c•o:li~lio. co:~. dei pa.~;;g,:;~i in se rie nel cervello d i detti animR.Ii, ottenne un va.~cin? privo di s~hizomic'3t i; era cioè una. cultura pura. del virus va.ioloso dotato di attività neurotropica. e cutane'\. Per qttanto sia. st~to us!l.to la.r~!l.mertte ir1 Spagna e con buoni risultati (se· condo le statistiche spag nolo). que3to tipo di vaccino non ha. incontrato molta fortuna p erchè, se(!ondo paro::chi Aut.ori, provocherebbe delle reazioni genem· lizza.te e fina.nco delle pustole necrotiche.
Gm.TORA IN viT.RO t>EL vrnus. La. cultura del virus va.ioloso e vaccinico non era fir1ora. ri u>:!itt\ con i comuni ma tzi cii lR.bora.torio. ~egli ultimi ttnni però si è potut,o ott~mera ta.li colt·tre in abuni tenuti animali coltivati artificialment e e in moio p!!.tticolare in te3suti contenenti cellule epiteliali. ln questi terreni non solo è po:;~ibile mantenere vivente il virus va.cc inico o vaioloso ma. anche attenerne la riproduzione. Affinchè peraltro si verifi~hino queste condizioni è necessario che il virwr si t rovi in stretta simbiosi con cellule viventi. Gli organi che me~lio si pre3tano per tale g enere di cultura sono il testicolo ed il r·ene d el coniglio. nei quali è stato pos'!ibile mantenere il virus in piena e!lbie rna per piLr dì cento pa.s..,a.ggi in due anni. Ed in que;;ti stessi terreni recentemente è stato anche po~3ibi le dimostr~re la compa.mn. dei corpuscoli ciel Guar nier·i. TEo :-;wA DlllLLA VA.COIN'AZlO:-;E. ln o rigine In vo.::cinazione ve niva. p ra.tioota. per puntura, rnodi~nte un a.~o di.spo3t-o perpenùicola.rmente od obliqunmente A.lla superficie d '31 bra.~nio e V(mivano pratict.\te o ~~ punture diaposte in modo dn for· · mare un quadrato. o 3 punture disposte ad interv,tlli hmgo 1ma linea, o situate in maniera da formare un trianp:olo. Oggi ai e3e~ue la. vaccina?:ione praticando, con un va.ccitwsti le stcri le, sulla epidermide delle sca.ri6.:!R.?.ioni a coppia lun~he qualche millimetro, lasciando un paio di ca r1timetri di cute int.egra fra una scarifìcazìone e l'altra. ~ elle vacr.in :~ozioni è bene praticare tre inne:;ti, di cui uno serve da con· t·rollo e non biso~na. derogare da. questa regola.. parchò molti ritenf(ouo che l'inten · Ricà e la d urata. dell'im-nunità. sieno in dipandenza del numero delle pustole S\riluppatesi. I n I nghilterra oggi la legge consente anche una sola scarificazione e ciò per invo~lìare la popolazione a. vMcinar3i, data la cont·ro.rietà. sortn in seguito alla esagera?. ione degli i neon veaient i vaccinati. Alcuni usano scarificare l'epidermide col va.ccinostìle già. intriso di pus vaccinico; altri invece prima scarificano e poi, col piatto della lance tta, di,;tendono sulle sca.rificazioni il vaccino. r itenendo che in tal modo sia mn~~ioron ente garan· tito l'e.<;ito della. vaccinazione. PrA.ticata. la vaccinazione. si la..<>cia il braccio scoperto per qualche minuto e poi si applica sulla parte un pezzetto eli garza steri le che si mautiene in sito con qualche ~~;iro di fasc ia; in tal modo si prote.J:l!e il punto d e ll'inocttlazione da. even t~ra.li infezioni, specialmente da.piogeni, e si e vita altresì che il vaccinato, !.!;rt\tt~ndosi e poi toc::nn(losi altre parti d el corpo, po~a inocularsi con le mani if vaccino. Il benda.~gio di protezione non dovrà essere troppo occlusivo pe r· evit>~ro lo sviluppo di germi anaerobi.
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LA VACCfNAZIO::-IE A::-ITIV AIOLOSA
Ec;rro DELLA VACCJNAZIO:Nl':. - Xei S<lgg-ett.i mai vaccinati. nei quali l'in· nesto ha attecchito, si nota, al 5° giomo circa, la comparsa di nna pa.pula che Yerso il 9o giorno si trasforma in tma vescicola e quindi in una pustola che dal 12o giorno in poi regi-adisce per lasciar posto ad una cro~ta prima ed infine ad una cicatrice. Importanza pratica notevole ha la conoscenza del decorso clinico della vaccinazione, poichè diversifica. tra la prima vaccinazione e la ri"accinazione e non sempre a questo si porta sufficiente at.tenzione nella pratica. Fu il Pirquet. che si interessò di questo a.r gomento, in un magistrale lavoro, molti anni or sono. Si considera positivo l'esito della vaccinazione quando almeno su 2 dei 3 punti innest.a.ti si ha la comparsa della pustola. Kei so~getti già. vaccinati in precedenza la rivaccinazione provoca reazion i che si svolgono più rapidamente e sono spesso incomplete e talora addirittura abortive, tanto che alle volte nei ptmti di innesto si notano solo delle pustole abortive o delle vescichette o unicamente dei nochùi. Spes.so nelle ri\"llCCinazioni si hn un notevole risentimento dei gangli linfatici del cn,·o ascellare a.çcompagnato a fatti di linfangite. Prima questi sintomi venivano messi in rapporto con la qualità del vaccino, mentro probabilmente essi non sono altro che manifestazioni dello statQ allergico dell'organismo e rientrerebbero pertanto nel quadro ge11erale della anafilassi. In genere si può ritenere che nei rivaccinuti la reazione è tanto più somigliante a quella vaccinate quanto maggiore è il tempo interc-orso tra l'una pratica e l'altra e che si noterà, nel punt.o della scarificazione, una pustola classica solo quando l'iromtmità sarà. del tutto scomparsa. Quando nei rivaccinati. a lmeno in una delle due scarificazwni praticate, si nota la comparsa di una vescicola o eli w1a pust<Jla, sia pure abortiva., possiamo ritenere la reazione come positiva. Sec·ondo Pirquet, dopo la vaccinazione, uno stato di immunità assoluta. esisterebbe. ma per pochis::imo tempo ed infatti la reinoculazione di vaccino solo se fatta a distanza eli 1-2 mesi dalla vaccina7.ione, non dà luogo a reazione di sorta, mentre dopo tale periodo cominciano a ricomparire, per quanto in forma fru stra e f ugace, i segni della reazione dell'organ.i smo ad u~1 nuovo innesto. ALTRI JID;TODI VACCINALI. Un altro metodo di vaccinazione non entrato però ancora la1·gamente nella pratica è quello consistente nella. iniezione sottoente di un eme. d i Ullfl emulsione costituita da nn e me. di wtccino in 200 eme. di acqua sterile. Quosto metodo, eYit.ando soluzioni di continuo della pelle, offrirebbe buone garanzie di asepsi e sarebbe specialmente indicato nei soggetti con lesioni cutanee in atto, nei quali, come è noto. la vaccinazione comune è controindicata.. Recentemente Kirste in ha riferito, nella. Zeit.sch. f iir Hygiène 1930, su questo metodo che è stato autorizzato in Prussia fin da tre anni fa con la modificazione che la linfa vaccinica può essere ·uMta. pura o diluita 1:50 o 1:100. Secondo Kirstein bisognerebbe prima determinare il grado di virulenza del vaccino col metodo di Gins (inoculazioni sulla cornea del coniglio di linfa vaccinica diluita 1:100) e quindi conoscere il titolo della diluizione da fare, dividendo il numero indicante la virulenza per 20. Così, ad esempio, se il numero che indica. la virulen za è 1000, dividendo per 20 si ottiene 50 che rappresenta la proporzione della diluizione da fare. Dopo praticata. la inoculazione si ritira l'ago e si deterge il punto dell'inocnlazione con garza sterile. P er praticare questo metodo di vaccin.a zione OCC(IJTe però disporre di un vaccino batteriologicamente p\uo. per evitare spia<'e,·oli complicanze che inevitabilmente si produrrebbero usando il vaccino comune e biso,Erna disporre eli un nssistente che immobilizzi bene l'arto del vaccinando. La reazione positiva, apprezzabile a volte anche dopo una ventina di giorni, è rla r itenersi tale se nel ptmto della inoculazione si è formata una pustola grossa come un pisello. Non si avrebbero in genere che lievissimi disturbi; la puF.tola regredendo non lascerebbe che una cicatrice insignificante, il che potrebbe avere interesse pet· la vaccinazione delle bambine. ~~ lJ. t. Anche Aeajlerty, della Sanità. Pubblica del Canadà, ha riferito su questo t.ema nel B olleuino deU' Ufficio Internazionale di Igiene Pubblica (febbraio 19:H ). Secondo qnesto A. il metodo avrebbe dato degli eccellenti risultati durante una
LA VACCfNAZIO.NE
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epidemia verificatasi ad Ottawa, tanto da 6S$ere ormai adottato come metodo ufficiale dAl Sen·i:zio di Quurcmtcnn. La tecnica. da impiegarsi, secondo qua.nt{) riferisce l' Aeagerty, è la seguente: dopo lavaggio del braccio con acqua e sapone e successiva detersione della pttrte con alcool si deposita. sulla. pelle una. goccia. di vaccino e quindi un a.szo sterile, tenuto quasi parallelamente alla supet·ficie dell'arto, viene spinto attraverso la goccia di vaccino e introdotto delicatamente a.l di sotto dell'epidermide. Bastano tre punture: una. superiore senza. vaccino che fa da controllo e due più in basso, a cm. 2-3 di distanza., col vaccino. Si asporta poi l'eccesso di vaccino rimasto sulla cute per non inoculare anche la puntura controllo. Le reazioni, scrive sempre Aea.gerty, si os.ser~a.no dopp 12, 24, 36, 48 ore e per qualche altro giorno ancom fino a che non st not!l: l) nessuna. reazione in confronto a.l controllo ; 2) reazione di immtmità. o allergica dovuta a.d w1a vaccinazione precedente o a.d un vaiuolo superato, caratterizzato da. Wl .rossore e da un po' di gonfiore nella zona. di innesto. La. reazion~ che comin~ia P.oco dopo la pWltura. raggitmge il s11o acme in 48 ore e scompare m quattro gwrm; 3) reazione vaocinoide: è il tipo di reazione che si ottiene nei soggetti che si rivaccinano dopo poco tempo. Si tratta di una reazione prematura. cara.:.terizzata da.Ua preilenza. di papule che compaiono dopo 2 giorni e scompaiono già prima del quinto. senza che si arrivi ms.i alla. for.roazione di pustole; 4) vaccina:z;ione riuscita: comincia ad apprezzarsi dopo 4-5 giorni; la puntura diventa rossa ed in corrispondenza di essa si forma. una. pustola gros::~a come una perla che aument-a di di.mensioni, fino a raggiungere quelle di una moneta da. 50 centesimi. La. pustola comincia a regredire dopo 12 giorni ed al 20° avviene il distacco della crosta. che lascia una cicatrice molto piccola. I risultati ottenuti con questo metodo Sl.rebbero superiori a quelli ottenuti col vecchio metodo delle sca.rificazioni, tanto che i medici del Canadà. lo a;vrebbero definito il metodo di vaccinazione ideale. Si comprende subito che queilto tipo di Vttccina.7.ione non potrà. tanto facilmente essere adottato dalle grandi collettività, qu.ale è l'eseecito. per di\·erse ra~ioni e cioè sia perchè si richiede l'impiego di un vaccino batteriologicamente puro. sia. perchè iJ vaccina.tore ha. bisogno di uno che lo assista per immobilizzare l'art{) e sia perchè la tecnica, per quanto semplice, richiede un t-empo maggiore della. vaccinazione comune. Un vantaggio della vaccinazione per iniezione è quello di lasciare delle cicatrici molto piccole e, con l'andare degli anni, appena visibili. Per il soldato però il seImo della. Sllbita vaccinazione al braccio ha, nei riguardi dell'estetica, una. importanza. del tutto trascurabile, mentre la presenza della cicatrice è preziosa. per l'indagine retrospettiva, in quanto che la cicatrice è la testimonianza. migliore dell'avvenuta. vaccinazione. Infine sul metodo va::cinale per sca.dfica.-z:ioni possediamo ormai w1a eilperienza. secolare. mentre sull'altro metodo, non ancora diffuso, ben poco sappiamo a rì<;uardo dell'effbacia immunitaria, dato che solo da tre anni lo si è introdotto nella. pratica. L'tMMU:-<rr,\, VA.CCt:U.LE. - L 'immunità che l'organismo acquista con la va~~ ina.zione Jenneria.na. è essenzialmente una immunità. istogena, ma è interes'5 \\nte la constatazione che il vaccino, pur provocando con le pustole dei fenomeni lo~ali d'iufi'l.mma.zione, riear:a ad immWlizza.re l'organismo contro il vaiuolo che r,\ppreaenta. llna infezione grave del sangue e qttidi una infezione generale. Il Besredk:a nei casi di immtmitt\ locale nega. agli anticorpi ogni importanza o que.:~te conclusioni non sono da. tutti condivise ed accettate, comWlque anche nel siero dei va~Jcinati sono stati meilsi in evidenza degli anticorpi devianti il complemento (Iobling e Ca.sagrandi) usando come antigene il pus vaioloso o quello vacCtrtico; e così pure è stato di~ostrato che il siero dei vaccinati. già. dopo 8 giorni d:\l~'avve!luta. va~Jcinazione è capace~ messo a. contatto in vitro con la. linfa. vec. . cmtca..,. dt farle perdere la. sua a.ttiv1~à. . . . ~"" .unmunità provocata. dalla vnccuwztol!-~ ~ assa1 l?re.coce e seC'.on~o Tedescht SI tntzterebbe non appena si sono riassorb1t1 1 matel'l!\h pustolos1; CU'Ca la sua
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LA VACC !N.\Ziù:"H~ Al'<""TI \'A IOLOSA
dw·ata i pareri sono di.•corcli. ma in Jl'l'llPI"C '<i può r·it ener-e C'he dopo la vaccina7.ione l'oq:rani,-mo rimnna:~t profC't-to dHIIn eventuale infezione aJn,e no per nn quinquennio. In ognr modo molti f>lttori po~sono influenz!U'P. il periodo di durata dell' immunità e c i0è la qual it.ò. dd vo.ccin o. I'et:'t d el vaccino h, la razza, occ. Per noi medici militnri n(Jil è pri,·n. dr intcres.~ la c:onstntazione fa :ta da dh-ersi AA. (ì\Ièr1ord, Kl'l~ch ec>c.) che- l'immunit;'l. consecutivn nll1t nwcinazione è piò duratura. n egli abitanti delle zone tcmperat.e che in quelli dcl.le 7.one colde, tperchè da que~t.a osservazione con~gue la neC'Pi'.<;itn eli voccinar·e gli incli~;cni a lmeno O!J:ni 4-1} anni. FA'l"TORT ~1 (>RIIOST COJ•;-,; v.rrTrvr AJ.L>\ VA.CCD-'A7.IO:O."E. -- Y11.ri sono gli inconvenierlt-i clw possono ~e_c-uir-e a lla V11ccinazione, de i quoli qunlcuno tuttora oggetto di nppas.'<ionnte discm~:-<iuni, come vcdren,o. In alcuni bornbini, sottoposti per la ]>l'ima volto :lliA, Vflccinuziono n0i m esi C'n.l di, comparve tolora 1111 • e..<>antemo vnccinale », cflratt-cdzznto da lla ent%ione d i rnEtc•tlo-papulc che s<>miglinno a que! lfl d e l mot·billo e che si e><mtl(le pitr abhondantelllcntf' rdle orecchie-, al dorso e a lle nntirhe. Più spe~<>o nella 7.onn. circostnnte compaiono delle • pu~tole acce>:sorie "• quasi in coincidenza all'acme va<·cinole, pu:;;tole cl•c hnnno SpP.-;so uno sv.ilnppo incornpl!.'t<J P che r>~pidHm'lnle regr!.'rlii'cono. l,a comparl'a di queste pw~tole, cho p11ò v criti carsi nnr.he sulle cicHtJ"ici rlellc precedenti vnc<::innzioni, pari' cloYut.a a lla. diflusione del virus per viu dei lin f~1tici. Fortunotoment.e molto raro è il • vnccioo genPmlizzato ~. cantttcrizzato dalla. cornparsn su t.utt.o il corpo, comprPsa la mucosa orale e fa.ringc11 , di piccole pustolesfericho cho provocnno un intenso prurito. Questa forma, dovut-a oJla diftusione del virus per viu Sttnguij.l.11A, !n mossa in r11pporto da alcuni alla ipervirulenza d e lla linia, ma questa inte rpreta%ione, se fos..'<e vera, dovrf\hbe p<>rtare ncceSSflriam e nte allo consLatazione d.-Ila « vnccinia » in tutti gli individ11i vaccinnti c0n questo vacoi!lO supposto ipervir·ulento, il che invece non è. Sembra quindi più convincen te L'i}Jovesi che !'i trutti, in que:::ti Co.:'!i. di una specinle pr-rdisposiziono del vaccinnt-o- Si comprende fncrl mente che il vaccino generalizznto a~~nme tm car·attere di speciale gnwità. aUorchè Ri ha la • oft.dmia vaccinale •, cioè la cnnione di pustole Rn ll'occltio, ch e pnò portnre alla cecitiÌ. o per lo meno compmmetrere. seriamente la funzione vi.sivn. I flemmoni e la ere<;ÌJ?ela sono attnalm(·nte complicanze assai rare- della vaccinazione, appunto perche oggi questa pro t ica profilatt.icn vi C'ne e!'l'!_!nita con le piir attente norn1e di a"'cpsi e per- la scntpolositit J ei controll i e15eguit.i dagl i i~<ti tuti vsccinogeni prima di m ettere in conu11crcio il vaccino.
L'ENCEFALITE l'OSTVACCJNALE. -· N e l 1922 in Inghilt r·r·rn, n e l poe;,;e cioè dove la vnccinozione ehhe origine e dovf'l tunto cli;;ous..,ioni p•·ovocò fra v~teciniRti ed antiva<:cinisti, si manifestarono, in btunbini sott.oposti ali:~ ;'acC'inazione, !•€'11 undici casi di encefalit.fl, di cui sette fmono smndti da mort.c. A lt •·i ca.'li :?i m tiiiÌfestarono Hell'anno seg-~tcnte e questa volt•t ben più mmJerosi. Anche in Olanda int-ant-o si notò, da parto dei medici vaccinfltori, la insoq~en:r.a Cii questa complicanza postvnccinnle che comparve, sia pure in forma sporadiotl, unche in altri P aesi (Cecoslovrwclda, Austria. Grecia, Sdzzern). Da un lavoro d i P cpt>u (IL probleuw ddle le.-1ioni del siskma nervoso centrnle consecutive alln vact:i-nazione Jnm'!riana) si de;;ume che i cru<i di enceflilite verifìcatisi n e i VA.ri PHC'S i ammontano a 342, co:.ì divisi: Olanda 150 casi con una mo J·tA.lità det 'lO ~0 ; Inghilterra 93 casi con una rnortnlità d e l 50 %: Fraucin 16 C'n!<Ì; Scandinavia ll; Austria 9; Got·mania 15; :-idzzera 6; Rtati Uniti 7; P olonia 3; Grecia l ; Pon,ogullo l; Uolgio l; Italia 2G; Cecoslo,·acchia 3. L a malattia ha un periodo di incubazione che è t.tl mo~!<iru o di 12 gicr~1i e si manifesta cor1 una sintomatolog:ia cnmtt.eristica e cioè: febbre elevata, cef:\ien, vc,mito, sonn olenza invincibile e pii1 huJi convul;::ioni. I l hrpror non presenta in genere modifirazioni di !'!Orta, qualche volta però P. in anrnento il tasso della. albwnina o dello zucchero. Sono colpiti piit frequentemente i bambini e g li adolescenti e fr·o. guesti coloro che ad una certn età s i sottopongono per la prin1a v olta alla va.ccinaz10ne; per questo si consiglia di vaccinare uel primo semestre dell u. vita anzichè nt' l secondo come si fnceva prima. Le a l t~ro.zioni iRto logiche si identificano con quelle dell'encefalite letargieu. Circo la eziologia di fJucsta forma morboRa sono state a\·anzate tre ipotesi :
LA VACCI~AZIO)."E ANTIVAIOLOSA
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1) la encefalite sar~;~bbe dovuta all'azione .SlÙ cetTello del virus vnccinico che, come è noto, fu dagli Autori inglel'i riscontrato nei cervelli d egli indivichJi deceduti per encefnlite pos-tvaccinale. Hi..:;ognet·ebbe pE>rò in t 11 l eu so invortt re, data la rarità d e ll'affezione in milioni e m ilioni dj vncc:-innti, condizioni sp<)ciali del vintS vaccinico o d el vaccina t o; 2) la encefalite insor~erehbe in individui pot·trttori tli germi diversi per le minorate condizioni di resistenza in cui verrebi-Je a trovarsi transitorinmente l'organismo del vaccinato; 3) l a encefalite ~arebbe dovut-a ad un virus sconosciuto (che a lcuni identifichereb~ro ron quello d ell n poliomielite) e la Rua compm-s:a d opo la vMcinazione, ment re pE't molti snrebbe ocr.nsionnle, sarebbe invece per altri legnta strettamente alJP peculiari condizioni del vaccinnto. La ma~ora.Il.28. degli Autori, fra i quali Best·edka e N'icolau che si sono orr'upati di questo argomento, propendono a ritenere che la vaccinazione non faccia t.!he manifestare un proceRBo d i encefalite Inte nte. In ogni modo però questi inconvenient.i sono in numero così li.m.ittlto, rispetto alla ma~a dei vaccinati e di eziologia così dubbia che non debbono scuote •·e affatto la fìrlucia che meritatamente gode la vaccinazione. De l re-.:;to i popoli che hanno .-allentato l'npplicazione di qnesto mcr.odo profilatt ico ne hanno vi~to subito le conseguenze, pe rchè il munero dei casi di Ya iuolo è crosciuo notevolmente. I n I nghilterra nel 1928 in ìa.tti Ri sono mgciunti i 1400 casi, me ntre da noi sono stati solo 52.
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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA N. PABRAVANo. -
Per il prodotto chlmlco-fannaceutlco Italiano.
Poche c ifre d ebbono essere sufficienti a se1ffiare il posto che spetta al medico ne lla battaglia ingaggia ta dal Regime in difesa d el prodott,o nazionale. E cco infatti alcuni dati riferentisi alle nostre importazioni di prodotti chimicofarmaceutici negli ultimi anni:
ftoo al 30 sott.
1911
1980
1929
1928
P rodotti mediointtli sin te· t ici ........... .. ..... L .
14. 581.007
13.039.284
14.181.592
18.997.365
Preparazioni farmaceutiche semplici ... .... . . . ... L.
770.060
762.461
940. 256
1. 060.383
P reparazioni farmaceutiche compost e ............. L.
1.522.370
1.102 . 618
1 . 113.431
1.907 .143
~pocialità medicinali .... L .
16.014.269
17.295. 359
16.598.259
20.901. 124
Sono cioè parecchie decine i milioni che si mandano all'estero p er l'acquisto di prodotti medicinali vari. Ebbene, questo e:;odo di denaro è assolutamente ingiustificato, ed io sono in grado di affermarlo con s icura. coscienza. E infatti t rascorsa da tornpo l'epoca. in cui poteva discutersi se alcuni prodott i d ell'industria chimico-farmaceutica italiana. fossero da considerarsi pari ai mig liori s t ra.n ieri. O~gi, uomini di alto valore guidano l'industria. italiana; es.<>i l'hanno munita di tutti i prnsidi piò mode rni d e lla <;Cienza e d ella tecnica, hanno creato impianti nuovi. h >tnno atfidato le lavorazioni a dirigenti provetti ed hanno istituito i controlli più ri ~o rosi . Ne ò risul tnt.a una produzione sotto tutti i punti di vista eccnllonte e che può r·og~ere vittoriosamente il confronto con la migliore dt:>lle migliori mfwchf' stranie re. Og~Si si fR.bbricano in Italia prodotti bromurati con bromo estratto dalle saline di )iaq{horita di Savoia e compo:Sti iodurati con lo iodio ricavat,o dalle a cCJ ue madri d olle terme di Salsomaggiore; s i preparano glicerofosfati, cacodilati, m')~i l arsinati, formiat;i, tartrati, citrati; si elaborano tutti gli alcaloidi fondamentali, c::~.ffc inlt, teob1·omina., codeina, morfina. e s i fabbrica.no t,utti i prodotti chinacei. E l'e l<' nco può continuare: l'etere solforico ed il cloroformio pt>r anestesia sono offerti al pubblico con tutte le garanzie, dopo aver subito i controlli più rigorosi chimici e fisiologici; i d erivati d ell'acido salicilico, come l'acido acetilsalicilico, il salici lato di fenile, il sn.licilato di sodio. sono preparati allo st.ato di assoluta equivalenza con i prodotti stranieri, e così pure il guaiacolo, l'acido bE.'nzoico, l'esamE>tilentetl·amina, la dietilmalonilurea, l'acido feniletilbarbitw·ico, l'acido fenjlchinolincarbonico. i d erivati d ell'isopirazolone, ccc. Non si devo pertanto pagare ancora 680 lire un kg. d i urotropina, quando con sole 56 se ne p uò acquistare uno di esametilentetramina p erfettamente equivalente alla primR. Ed il caso dell'urotropina non è isolato. Trascrivo qui di seguito i prezzi di w1a serie di prodotti stranieri e dei corrisponde nti ita linni che sono da considerarsi, dal punto di vista chimico e terapeutico, pe1·fettamente equi\'a lcnti.
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Elmitolo L . 470- Citroformina- Diuroformina- Formocitrina (esametilentetrami.na a.n idrometilencitrato) L. 80. Aspirina L. 360 - Aspirolina - Itala.spirina (Acido acetilsalicilico) L . 57 Lumina.l L. 1950- Nirvonal - Gardena.} (Acido feniletilbarbiturico) L. 110. Verona.l L. 756"- Sedival - Donnone.! - Malonal (Acido dietilbarbiturico) L . 170. Piramidone L . 805- Amidozone- Novamidone - Piramone (Fenildimetildimetilamido - isopira.zolone) L . 300. Atofan L . 1020 - Urusol- Chinofene (Acido fenilchinolincarbonico) L. 375. Euchinina. L. 1235 - Etilcarbonato di chinina L . 480. Dermatolo L. 365 - Gallato basico di bismuto L . 78. Protargolo L. 660- Argento proteinico L. 145. Questo sperpero di denaro deve pertanto cessare. Il preconcetto che il prodotto ttaliano sia di qualità inferiore per purezza chimica e non possegga le virtù terapeutiche di quello che si adorna di un nome straniero è l'effetto di una abitudine mentale creatasi attraverso un lungo periodo di assenteismo industriale. La mancanza di una produzione nazionale prolungatasi fino a tempi recenti ci ha portati a considerare perfetto quanto viene d'oltre confine, e questa. credenza diffusa in tutti gli strati sociali viene mantenuta viva ancora. oggi da una abile opera di propaganda. degli interessati. L'opera. di propaganda. viene facilitata dall'uso di nomi di fantasia al posto di quelli più complicati e meno adatti ad essere ricordati che derivano dalla ordinaria nomencla.tura chimica. I fabbricanti italiani cercano di competere introducendo altri nomi di fantasia, ma. il moltiplicarsi di questi, col crescere dei produttori, finisce col mettere in maggiore evidenza il nome straniero. Solo l'azione concorde della classe medica, volta. alla. difesa degli interessi degli ammalati e della Nazione, permetterà pertanto di risolvere il non semplice problema. con la scelta di un sol nome per ciascun prodotto. P er facilitare l'accordo sui nomi da. adottare, e per elintinare ogni dubbio ci proponiamo di sottoporre i prodotti dell'industria. chimica. farmaceutica. nazionale ai più rigorosi controlli, e di comunicarne i risultati a l pubblico per convincere questo che i m edicinali italiani sono in tutto degni della fiducia che il Governo esorta. ad avere in essi. (Da La Federazione Medica, fase. 1-1932-X).
Pro41assl antitubercolare dell'esercito In Francia. PILoo e LE BouRDtLLES, occupandosi dei fattori principali di diffusione della tubercolosi nell'esercito metropolitano francese e delle misure di lotta spiegate contro l'infezione, in collaborazione con le autorità. civili, adducono statistiche dalle quali emerge come la mortalità. per l'infezione medesima. sia in quei corpi militari essenzialmente più b a.c>sa che nella popolazione borghese e la sua inctdenza. abbia rapidamente raggiunto livelli a.bba.c>tanza bassi (Rev. Phti8iol. Méd. Soc., 1931, pp. 70-130). Quale causa di tubercolosi viene dagli AA. suddetti e.mmesaa. la reinfezione endogena, favorita da momenti costituzionali. Viene insi· stito rigorosamente sulla necessità. d i impedire il reclutamento di tubercolotici e di esercitare una continua sorveglianza medica. durante il periodo del servizio militare. Alle Commissioni di Leva francesi appartengono frattanto anche tisiologi rinomati; i medici militari ricevono un insegnamento specializzato pure in tisio· logia; i Jazzaretti destinati ai soldati sono fomiti di complete installazioni per l e indagini ra.diologiche e di laboratorio. Per quanto riguarda però i procedimenti di radiodi.a gnostica, essi non potrebbero largamente utilizzarsi per i sospetti (come invece avviene :presso a lcuni corpi militari della Svizzera., e come si cerca tuttavia di fare anche m Francia.) e_ciò_in ~ase a. diffe~enti m?tivi, fr_e. cui_ pa~i: cola.rmente, secondo gli AA., la difficile mterpretaz10ne det repe~1 ~ologtct n egli individui ventenni, e la ness~a utile l!roporz~one tr~ la q_u~tt.t~ d1 lavoro che si deve spiegare in tale procedrmento diagnostico ed 1 dat1 clmiCl che se ne
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conseguono. In conclusione, la prat.ica sistematica degli esami radioscopici e dei rilievi radiografici per tutti i coscritti rappresenterebbe un progresso, ma sempre molto discutibile. Acl oj<ni modo, è parso sin da ora utile rendere obbligatorio l'esame radiologico d ei polmoni per l'ammissione, nell'esercito, def!li u!Ticiali, d ei militari di carJ·iera. in gt'n«:>rc e dei funzionari d e l Ministero d e lla Guerra. Questa. disposizione è applicata. pure per gli allievi d eUe scuole superiori militari (Saint-Cyr, Polytechnique. ecc.), sia alla loro ammissione c he a l loro licenziamento, vale a d ire quando ricevono il grado di ufficiali' . P er i sottufticioli od i soldati che d esid erano l"it•nuolarsi viene n\ccomanùato di ricorrere ampiamente alla radioscopia d e l toruce. Il "dépistage » d e lle malattie cont agiose è irattanto in Francia nettamente t'dia base delln lotta medico-sociale contro la tubercolosi. E sso ,·iene effettuato: a) a l momento d e lla coscrizion«:>, per t u tti i ~dovani di leva; b) in modo permanente, nella colle tti\'ità militare, costit\1ita dai 300.000 u omini del :;ervizio att.ivo, i 98.000 ufficiali e sottufficiali dei quadri, i 2000 a.Jlieviut!'iciali d i'Ile scuole militari superiori, i 4UOO gioYani allievi delle scuole premilitàri: Scuola mi litare gionmile H éri ot , alla Bois~ière (300 giovanetti dai 6 ai 13 u.nni); le ,;cuo lc prupam t01·i ~' militari di Rambouillet. !es Andelys, Billom, SaintHip polyte--du-Fort, Autun (oltre 2000 fanc·iulli dai 13 ai 18 anni); il Pritaneo militur~ d ella Flèche (80f) allievi); la Scuola preparatoria tecnica di Tulle (700 a llievi ); c) tra i 6000 impit'gnti. ngf'nti, (>persi ed op~>raie d egli stabilimenti e dei servizi di pendenti dal ?llinis tl•ro d ella Guena e tra le 75.000 famiglie di militari di i carriera. ~i tratta in sostanza d'un vaglio eE1•guito, da un lato, su tutta. la popolozione maschi! <' del paese , ne ll'età. d'e iC'zione per In riattivazione di proces!li tubercolari. d'>llt l' O lato, su tu1 totale di oltr<.- un mt•z:t.o milione d ' individui d ei due sessi e d' ogni e t.'1, di cui l" amministrazione militaJ'f' sonrq!lia lo stato di salute. Nttturalnwnte . ogni tuberco lotico conwgio><o, in tal guisa IW<:ertato, viene e limim1to dalla collt·t.tività militare. mn.. per e, ·it are d 1e e><so divenga sorgente di contap;io per l'Ambient e ci ,·ile, esso viC'n <' aflidato all'assistenza d egli enti sociali antitubercolnri e~i:;tenti. Condizione q ui ndi d'importanza masli:ima. è la stretta collabor Azione dellv autorità snnitarie militari eon quelle civili. Gli AA. ritengo no ch'essa dovre bbe essere più fattin1 e compll'fu. (Da La Lo/fa contro la tubercolosi, fase. XII, l !131-X).
Malattie da virus filtrab ili e sconosciuti (Trnttnto Ita liano d'Igiene. pubblicato sotto lu dù·t'zion«:> d e l Prof. O. CASAGRA..'IDJ- 6°- Epidemiologia generale e speciale - P a1·te 4a, fase. 2, Unione Ti pografico-Editrice Torinese). Se~1endo lo schema. tracciato dal Prof. O. Caf'agrandi, che dirige il grande Trattato italiano d'igiene, in questo volume, che fa sE·g11ito o parecchi altri già pubbl icati. è raccolto pe r capitoli lo studio d elle epidemie da vintS filtrabili e sconosciuti. Il fervore di ricC'rche, di indagini, di sturli tendenti a chiarire l' incerta eziologia di talune mulottie infett ive epidemiche. che npportano dnnni incalcolabili .all'umanità. s'è- andato intensificando in que!'< ti ultimi anni: e, se per ta.June infe zioni non s'è potuto penetrare il mistero eziolo~:<ico, nè as.~odare l'andamento epidemiologico, p<'r altre qualche luce s·è fat ta, ma non tale tuttavia da. perm~ttere che s i diano ~udizi nett-i e definitivi. La trattazione d f' i sin11oli capitoli è stata affidata. a maestri nel campo igie nico e a noti studiosi di questioni d ' i~i ene, chtl hnnno segui to un loro proprio indirizzo nell'esposizione, senza pertanto che ne rÌSlllti ùimim.1ito il pregio del volume, il qllnle feflelmonte ri!>pccchia le moderne veduto scientifiche nd dominio d ell'epid e miolocia e documenta la somma enorme di la\•oro che studiosi di tutto il mondo hnn compiuto. Apre la t.J'O.ttazionc un brf've capitolo d el Prof. Casa~andi suJia ciMsificazione d e lle epidemie, che accetta e fonde le teo rie dt>l Celli e del De Giaxa, le qua.li gli pt' rmettono. ai fin i pratici. di ritmire le e_pidemie in singoli gruppi, c osì che ne possa essere resa p1ù agevole la comprensiOne.
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I capitoli sul morbillo e la scarlattitta sono opera d el Prof. M. Dechigi, che nulla ha trascurato perchè l'esposizione riuscisse ordinata chiara e completa. La.rgo posto è stato fatto alle ricerche d egli studiosi italiani che si sono a. lungo occupati di queste due malattie esantematiche. Non molto ampi, ma d ensi di notizie e lucidi i due capitoli affidati al Prof. G. Sangiorgi: la parotite epidemica ed il tracoma. Nell'appendice al tracoma sono riportate le ricerche d e l Noganchi sulla tormentosa eziologia del tracoma stesso, che non ha trovato ancora unanimità di con sensi. Il Prof. O. Dessy ha esposto con dovizia di particolari e di notizie bibliografica le più importanti questioni relative alla poU.omielite anteriore acuta , la temibile e insidiosa infezione che distrugge il fiore della fanciullezza, per la terapia d ella quale s i tende a diffondere l'uso del siero di con valescente; l'unico mezzo che finora ha dato qualche buon risultato. Il problema dell'encefalite letargica è stato trattato eotto tutti gli aspetti dal prof. G. Brotzu, che nulla ha trascurato perchè il lettore abbia le notizie più dettagliate su tale malattia. Pur non destando grandi y.reoccupazioni per la morbilità relativamente non larga e per la scarsa mortalità., 'encefalite l etargica attira particolarmente l'a.ttenzione d egli igienisti e d ei cultori di m edicina sociale per i postumi ben noti che può lasciare. Il capitolo sul vaiuolo (Prof. O. Casagrandi) rappresenta. un'ampia e completa .monografia. che nulla ha da invidiare alle migliori del genere pubblicate all'estero. Lo studio dell'eziologia, alla quale il Casagrandi ba legato il suo nome, pone in chiara luce il lavoro degli italiani che su tale infezione han compiuto delle vere e proprie scoperte. Ampie notizie son date sulla. coltivazione del t:1'rus t:accit1ico in vitro, st.udi ai quali il Casagrand i e la sua scuola. han portato d ei contributi di prim'ordine. Lucidamente tratteggiato è il problema, sempre all'ordine d el giorno, deH'en-
cejalite post-vaccinale.
Ampiamente esposta è la tecnica della preparazione del t:accino, del controllo della sua attività. e ben evidente risulta l'efficacia d e!Ja vaccinazione. Le nozioni storiche, epidemiologiche,· quelle riguardanti la vaccinanione e l'immunità. sono largamente documentate. Nella compilazione di questa monografia il Prof. Casagrandi s'è avvalso, oltre che dei lavori suoi e della sua scuola, del capitolo del manuale del Celli sul vaiolo, del lavoro dello Scarpellini e d e lla collaborazione del Prof. I . Pepeu. Il capitolo sulla varicella, fatto con molta accuratezza dal dott. A. Seppilli, pone in g iusto rilievo le ricerche eziologiche compiute da autori italiani. Interessantissima la trat.ta.zione del reumatismo a.rticolare acu.to fatt.a. dal Prof. A. Ilvento, che ne ha brillantemente lumeggia.ti tutti gli aspetti, specialmente quello sociale. Chiude il volume un capitolo sui tumori mal·igni redatto dal Prof. F. Sanfelice, nel quale è ribadita. la concezione d e ll'eziologia infettiva (blastomiceti), con una. appendice d el Dott. Leonetti che tratta dell'eziologia. e patogenesi del cancro, d ella morbilità. e della mortalità e dello stato attuale d ella lotta contro tale morbo. Sono riportati gli studi ben noti del Fichera. e della. sua scuola. N el complesso anche quest'altro volume, per l'autorità e il valore dei singoli collaboratori, per la chiarezza dell'esposizione, la. ricchezza di notizie, l'evidenza delle illustrazioni, è un'opera che s'impone all'attenzione degli studiosi nel vasto campo dell'Igiene. REITANO.
R. ALESSANDRI. - Indicazioni e risultati della toracoplastlca e del piomba~gio nella cura della tubercolosi polmonare. (Lotta contro la tubercolosi, fase. XII, d icembre 1931-X). L'A., sulla base d i 39 interventi praticati nel reparto da lui diretto nell'Istituto «Benito :Mussolini ~. espone le indicazioni e i risulta.ti delle toracoplastiche totali e parziali e delle apicolisi e p iomba.ggi nella cura della tubercolosi polmonare .
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È necessario che l'indicazione all'intervento sia rigorosa e volta per volta stabilita con stretta. collaborazione d el medico, del radiologo e del chirurgo, ricorrendo anche a ricerche funzionali speciali, di cui mette in evidenza l'impor tanza. Nelle toracoplastiche si può ottenere un miglioramento notevole, che può condurre alla guarigione c linica in un terzo dei oasi. Importante è lo studio d e lle cause d e!Ja ripresa di sintomi morbosi dopo un p eriodo di miglioramento iniziale, che l'A. mette in rapporto con la ripresa parziale dell'attività respiratoria. del polmone compresso, e ciò per lo più per spostam ento controle.tera.le del mediastino, talora. per sola. azione vica.riante di gruppi accessori; ne accenna i rimedi. Giustificate sono le operazioni di a.picolisi e piombaggio con le quali in casi adatti si possono pure ottenere favorevoli risultati curativi.
A. MAURER.- Cura chirurgica della tubercolosi polmonare. (Pa.ris Médica.l, n. 1-2, gennaio 1932). Quando il pneumotorace non è possihile, il medico deve cercar soccorso alla. chirurgia per le forme gravi, non evolutive, di tubercolosi polmona.re e per le caverne che mett-ano in pericolo la. vita. del paziente a più o meno lunga. scadenza. Le forme trattabili chirurgicamente sono, in genere, quelle clinicamente uni laterali. Gl'interventi in questo campo sono la frenicectomìa, la tora.coplastica, l'api. co lisi. La. freniuct~nia bisogna riserva.rla sopra tutto alle caverne recenti, in pieno p a.renchima polmona.re, purchè non troppo voluminose, non periferiche e non aderenti a.lla gabbia toracica. Le cavità degli apici e iusta-ila.ri. nei casi ben scelti, guariscono come le cavità d ella. base. L& toracoplastica sarà riservata. agli ammalati in buone condizioni generali. Potrà essere parziale .mperiore, quando occorra. far colla.bire una. cavità dell'apice, o totale, se le lesioni sono diffuse in tutto il polmone, oppure se una. caverna. molto voluminosa e assai secernente minaccia d'insemenzare la base corrispondente. Quando si CI"ede dover fare una. toracoplastica totale, sarà bene farla precedere dalla. frenicectomia; questa. pei"mette dì Stlggia.re la resistenza. del la.to opposto e, se si accompagna. con un sollevamento del diaframma, consente di risparmiare una o più coste inferiori. L'apicolisi è indicata in quei casi in cui la. base polmonare è ancora sana. L'apicolisi con piombagg·i o alla paraffina. in genere è da. rifiutarsi. Essa può dar luogo a molti inconvenienti e in più del 50% dei casi è insufficiente. L'A., insieme con Proust, ha. condotto delle ricerche per ottenere una. liberazione completa. del l'apice polmonare. con estese resezioni delle prime coste, con una tecnica. speciale che consente dì estirpare quasi completamente la prima costa. per la. via. posteriore paravertebra.le e sottospinosa, disarticolandola o recidendola. contro il corpo vertebrale e tagliandola. all'innanzi al di là del tubercolo di Lisfranc. Questa tecnica. permette ugualmente una. resezione assai estesa. della seconda, della terza. e a. volte anche della quarta costa.. Nei casi con complicazioni pleuriche. specialmente in seguito a. pneumotorace artificiale, quando l'essudato divenga purulento e si dimostrino insufficienti gli altri mezzi curativi, può trovare indicazione una. estesa tora.coplastica., sempre che le condizioni generali lo consentano e non esistano lesioni tubercolari evolutive dall'altro l~tto . Quando un tubercolotico sia inviato al chirurgo per un pio-pneumo-tora.ce consecutivo a perforazione polmona.re, l'intervento non deve essere riservato soltanto alle perfoi"azioni molto larghe, poichè si sa. che tutte possono, prima o poi, dar luogo a propaga.zioni del processo tubercolare all'altro lato. . Il trattamento chirurgico sarà diverso a seconda d ei casi. Se la. vita. dell'infermo appare minacciata., bisogna pi"atica.I"e d'urgenza una. pleurotomia senza. resezione costale. Se lo stato generale non è molto compromesso, si ricorrerà prima. alle punture, se queste apportano apprezzabile beneficio; se invece divenissero difficili o fos.<;ero per esser troppo frequenti, si ricorre a.Ua pleurotomia differita, come la chiama. l'A. A volte questa pleurotoroia può essei"e controindicata in ,-ista. di una t<>racoplastica pei" evitare che d ebbano compiersi le relative incisioni
RIVlSTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E S'l'RANIERA
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in vicinanza. di una. ferita. toracica. infetta.. Se poi la. perforazione polmona.re si è ostruita., non è necessario far ricorso a.lla. pleurotomia., ciò che costituisce un considerevole vantaggio, poichè la. breccia. chirurgica. può impiegare anche più d ' un anno a. chiudersi. Dinanzi agli eccellenti risultati ottenuti da.lla. chirurgia. nel trattamento della. tubercolosi polmona.re, i medici debbono ~nsa.re a. questa. possibilità che essi hanno di salvare un certo numero dei loro infermi. I cattivi risultati sono in ragione: 1°) di decisioni prese troppo ta.rdivamente dai medici; 2D) di indica.ziom inadeguate poste dai medici e dai chirurgi, i quali devono essere al corrente di questi metodi per sapere quando e dove si debba applicare il trattamento chirurgico ; 3D) di una tecnica chirurgica. spess<1 difettosa., occorrendo una n otevole esperienza. per ottenere dei risulta.t.i soddisfacenti.
MA.x BARucH. ~Pe,
Anestesia diretta del cavo perltoneale. (Zentralblatt f iir Chirur·
9 maggio 1931).
I !?rimi tentativi per ottenere l'anestesia. diretta. della cavità addominale per istilla.zione locale, iniziatisi oltre IO anni fa. usando soluzione di novocaina con ad.renalina, sono stati ripetuti dall'A. impiegando soluzione di percaina, sostanza che ha il vantaggio sulla novocaina. di una maggiore diffusibilità e penetrazione. Anche altri AA. hanno usato la percaina per l'anestesia diretta del cavo addominale, con esito favorevole; i casi nei quali si è avuto a lamentare fenomeni tossici con fatti gravi, in qualche caso accompagnati da. morte, sono da. attribuire o ad e.cciden· tale iniezione nelle vene, o a. speciale sensibilità individuale o ad errori di dosi. 11 punto più delicato dell'anestesia con percaina è il dosaggio. La maggior parte degli AA. usa. una soluzione 0,5°100 di percaina in quantità varia. da 80-150 cc. giungendosi persino a 200 cc. Le. soluzione viene iniettata direttamente nell'addo· me a mezzo di aghi o di treque.rti speciali, e nell'attesa del verificarsi dell'anestesia addominale, si esegue l'anestesia. della parete col sistema dell'infiltrazione nel punto ove deve cadere l'incisione; oppure attraverso l'incisione lape.ratomica si fa penetrare nel cavo peritonea.le la soluzione anestetizzante. Anche con prove sperimentali è stato dimostrato che l'assorbimento della percaina per via peritoneale avviene dopo 5 minuti dall'iniezione. Questo dato - che concorda. con l'osservazione che le manifestazioni tossiche della perce.ina, nei casi nei quali s i sono verificate, sono insorte circa. I O minuti dopo l'iniezionedimostra. l'inutilità del lavaggio del peritoneo, come è stato consigliato contro eventuali pericoli di intossicazione, giungendo il lavaggio peritoneale troppo tardivo. Al r apido assorbimento della percaina corrisponde una rapida. eliminazione, condizione questa. che potrebbe essere utilizzata per dare forti dosi di pe1·caina, senza. pericolo di accumulo, istillandola. a dosi refratte. Con questa. modalità di anestesia sono state eseguite 8 lapa.ra.tomie esplorative, 52 r esezioni ~a.striche, 18 ga.strenterostomie, 6 appendicectomie, 4 interventi !ml grosso intestmo, l colecistectomia, l nefrectomia. e numerosissime opera.zi oni ginecologiche. DUBBIOSI
MosER. -
Spasmo esofageo concomitante a malattie dell'esofago. (Zentralblatt fiir
Chirurgie, 18 aprile 1931). È noto che, in casi di stenosi esofagee, siano esse originate da processi infia.m· ma.torii o da. processi neopla.stioi, alla. condizione anatomica della stenosi dovuta. a.l processo originario, si unisce molto spesso il fattore dello spasmo, fattore che aggrava. le già diiiicili condizioni della canalizzazione esofagea. L 'A. partendo dal concetto dell'utilità dell'azione locale di medicamenti che leniscono il dolore, azione che si svolgerebbe nel senso di produrre un rilasciamento mus colare, anche nei muscoli involontari, ha impiegato una soluzione oleosa. di ps i ka.i.J;la in c~i di ~asmi esofagei non d.i pura o.rigine nervosa. È fatta no~re la necessi tà che 11 medicamento sia usato m soluzwne oleosa, non ottenendos1 con soluzioni acquose effetti molto evidenti.
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RIVISTA D ELLA STAMPA MEDICA I.TALIANA E STBA.NlEBA
Sono rife riti dall'A. due casi cosi trattati, con risultato favorevole . In un caso tratta.vasi di un malato che, per stenosi esofagea. consecutiva ad ingestione di caustici, non poteva. ingerire che cibi semifiuidi. Venuto all'esame perchè da. alcuni giorni non poteva ingerire neanche più cibi liquidi, col sondag~o esofageo la sonda incontrò un ostacolo a circa cm. 25 dall'arcata dentaria.. Isttllando con la stessa sonda. una. soluzione di gr. 0,5 di psika.ina in I O cc. d'olio d'oliva, il malato poco dopo potè deglutire come prima dell'attacco spasmodico. Lo spasmo con le sue conseguenze s i ripeté dopo alcuni mesi e fu vinto con lo stesso metodo. In un altro caso trattava..c;i di un malato che incontrava difficoltà nella deglutizione. Eseguit{) un sondaggio si trovò ostacolo al passaggio della. sonda a. circa 30 cm. dalla rima. dentaria. La radiografia. con pasto opaco dimostrò che e.'listeva. un notevole grado d i steuosi esofagea: a m onte della stenosi e rasi formata una fort>e dilatazione (il vuotamento di questa dilatazione dimostrò che il contenuto era superiore a 120 cc.}. I ntrodotto in questo diverticolo esofageo 10 cc. della soluzione oleosa di psikaina, il malato poté cominciare ad ingerire liquidi e consecutivamente anche c ibi semifiuidi, con evidente miglioramento dello stato generale. Anche la capacità d e l diverticolo si ridusse a soli 50 cc. Dopo circa un mese dal trattamento essendosi nuovamente presentati disturbi della deglutizione, il malato fu operato d i gastrostomia. Q uattro giorni dopo l'operazione si ebbe la morte del malato. All'autopsia s i ritrovò un esteso carcinoma esofageo, situato all'altezza della biforcazione t ra.cheale. D U BBIOSI
Via laterale di accesso di alcuni Interventi chirurgici della parte profonda della regione piantare. (Zentralblatt flir Chirurgie, 25 aprile 1931). L'A. raccomanda il taglio laterale esterno, a preferenza d i q uello piantare, negli interventi che hanno per scopo di r aggiungere la. parte profonda d ella. regione piantare d el piede nella sua sezione posteriore, come frequentemente può occorrere per corpi estranei ivi localizzati o per dare esito al pus di flemmoni profondi di detta. regione. Nel caso trattato dall'A. l'intervento aveva per scopo di asportare WlO sp&r one osseo calcaneare, causante disturbi dolorosi nella deambulazione. D taglio cutaneo ad andamento curvilineo con concavità rivolta verso il basso, decorre sulla. parte laterale esterna del p iede, dall'estremo p osteriore del calcagno seguendo la tuberosità del cuboide e giungendo all'apofisi stiloide del 5° metatarsale. Un lembo della stessa forma. di quello dei comuni tegumenti, ma decorrente ad un livello più basso di esso di circa cm. 2 (e ciò per evitare lesioni dei tendini dei muscoli peronieri lungo e breve) viene praticato sull'aponevrosi. Riesce allora facile con divaricatori di farsi campo profondamente: nel caso riferito dal l'A. si pervenne facilmente fino allo sperone calcaneare che fu liberato completamente anche nella sua zona d'impianto e venne asportato radicalmente con uno scalpello. I vantaggi di questo metodo sono: l'incisione non fa correre il rischio di ledere il nervo s ura le nè i tendini dei muscoli peron ei lungo e breve; l 'arteria. piantare esterna ed altri rami vascolari vengono solo spostati senza rischio di lesione; la cicatrizzazione dell'incisione cutanea che v iene fatta in una zona ricoperta di cute sottile ed elastica, avviene regolarmente e comunque la. c icatrice non dà disturbi alla deambulazione. Al contrario col taglio piantare, sia esso longitudinale o tra..c;versa.le, si hanno gli inconvenienti: Jo il campo operatorio resta più profondo e perciò meno accessibile; 20 l' in cisione cade in una zona ricoperta di epidermide notevolmente ispessita con cute poco sposta.bile e fornita. di un notevole strato adiposo e in condizioni poco favorevoli alla guarig ione per prima; 3° vi è pericolo di lesioni di t.ronchi va.sali o nervosi o di fasci muscolari; 4° la cicatrice non d i r ado è dolorosa. per la sua ubicazione. T OKMAKOw. -
D UBBIOSI
Un caso di Jussazlone carpo-metacarpea. (Zentra.lbla.tt fiir Chirurgie, 21 febbraio 1931}. P er tralUna. sofferto nel riba.lta.mento di un'automobile, un sog~etto presentò forte gonfiore alla mano sinistra. Una radiografia. eseguita poco dopo 11 trauma. (non è detto in quale incidenza fu eseguita la ricerca), escluse l'esistenza di lesione osBu&MEJSTEB. -
RIVISTA DEL~ STAMPA MEDICA ITALIANA E STJtAN!ERA
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sea. TI soggetto, scomparsi i fenomeni del primo tempo, dolore e gonfiore, notando una certa deformità. ,aJia mano, ricorse all'A. il quale con adatt,a indagine radiografica, accertò che quello che clinicamente si notava {accorciamento della mano sinistra di 4 mm., forte tumefazione a consistenza dura del dorso della mano) era dovuto a lu.ssazione dorsale del II-V meta.carpo. L'A. consigliò una riduzione della lussazione sotto narco.si, eventualmente da. completarsi con intervento cruento, se le sole manovre di riduzione non foli!Sero state sufficienti. Il soggetto rifiutò ogni intervento. Due anni dopo, i n una nuova visita del soggetto, l'A. not6 che, pur permanendo sul dorso della. mano una sporgenza a consistenza dura ed a limiti netti (da attribuirsi perciò ai metacarpi lussati), il soggetto non aveva più alcun dolore o disturbo, potendo servirsi della mano sinistra così bene come prima del trauma. Per quanto il numero dei casi di lussazione carpo-metacarpea sia molto esiguo, pure dall'esperienza che si ha in proposito, si può dire che quasi tutte simili lesioni sono seguite in breve- tempo dal completo ripristino funzionale della mano, senza reliquati dolorifici, anche quando non si fa alcun trattamento. Tale consueto buon esito della lesione è attribuito dall'A. al fatto che questa lu.;:;sazione è caratterizzata dal forte incuneamento dei capi articolari lussati, condizione qt1esta che, come ne rende difficile al chirurgo la riduzione, rende anche impoli!Sibili ulteriori spostamenti: i capi articolari dislocati restano immobili nella nuova posizione nella quale vengono poi ad 6li!Sere fili!Sati da nuove aderenze. Solo molto raramente si è costretti ad intervenire, o per forti disturbi dolorifici - come può accadere subito dopo il trauma. - o perchè il soggetto, pur non avendo disturbi dolorifici, chiede a solo scopo estetico di essere liberato dalla. gibbosità. oli!Sea del dorso della mano. L'intervento consiste nell'eseguire in narcosi profonda l'estensione e la controestensione con contemporanea. iperfle.;:;sione ed iperestensione, premendo insieme direttamente sulla. parte sporgente. L'intervento tardivo dev'essere cruento e variabile secondo i casi. Poiohè di solito, oelil88.ti i dolori del periodo iniziale, la funzione della mano· si ripristina. al completo, il solo disturbo estetico non giustifica. un atto operativo, e. meno che questo n on sia espressamente richiesto dall'interessato. D UBBIOSI
D URANTE. - L'aspor tazione del plesso retro-ca.rotico lariogeo di Haller e le slmpatlcectomle periarteriose nelle larlngltl tubercolari. (Archivio italiano di Chirw·gia, aprile 1931). Nel trattamento delle ulcerazioni tubercolari del laringe la chirurgia deve avere due scopi: sopprimere i dolori, m igliorare il trofismo della mucosa aflinchè . . le ulcere polil88.no epitelizzare. ·. La sezione della branca or1zzontale del la.r mgeo super10re, mentre rappresenta un mezzo efficace di soppressione del dolore, pare non risponda in modo apprezzabile sul miglioramento del t rofisroo della mucosa. L'A. ba sostituito a tale intervento le simpaticectomie pericarotidee e l'asportazione del pleliiSo laringeo di H aller, e gli interventi praticati su a.llliilllllati affetti da lesioni polmonari con localizzazioni ulcerose al laringe, ebbero un esito immediato sorprendente, buono nel senso della remissione pronta del dolore laringeo e della r apida scomparsa della disfagia dolorosa, della diminuita secrezione catarrale locale e della cicatriz. zazione delle lÙcerazioni in quelli che ebbero la sopravvivenza oltre il mese {14 su 15 operati). L'intervento per l'asportazione del pleli!SO laringeo di Haller, che ha dato i migliori risultati, si svolge nello spazio compreso fra l'aponevrosi cervicale profonda e gli strati la mellari la.ssi periavventiziali retrocarotidei e viene eseguito in anestesia locale seguendo l'incisione classica per la legatura della carotide est-erna. COLA Le cefalu d'origine nasale. (Le journal de médecine de Lyon, n. 250, 1931).
SA.RoNON. -
Le cefalee d'origine nasale sono molto più frequenti che non si creda; molte lt*"ioni croniche possono provocarle, e di apparenza ribelli. Le comunicazioni presentate al Congresso di O. R. L . di Bordeaux del 1929 hanno po!lto in evidenza
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la frequenza della triplice origine della. cefalea: n<>rvoM, nasale, oculare. Le cef!i.lee nasali di rado dovute a lesioni congenite, son da riportare a lesioni acquisite, traumatiche, infiammatorie, nf'rvose, neopìastiche. in rinologiA. queste cefaleE' si considerano dipendenti da lesioni acute o croniche infiammatorie delle cavità nasali o paranasali: a volte sono di originfl qiropatico·trigeminale. N elle cefalee d 'origine nBSfl.le pArte importante va rlata alla congestione, 08tru. zionc>, compressione. La. cefalea varia !leeondo la l~alizza.zione: uni o bilaterale, anteriore o posteriore o mista; secondo l'intensità: leggera, intensa., a. voltE- menin· gitifl)nne. Ln. din.gn~i si fa tenendo presenti tutte le cause generali capaci di dare cefalea, specie differenziandola da quella d'origine oculo-orbitaria.. n trattamento medico varia secondo la. callS8; aumentare la permea.bilità na.qale con adrenalina o efedrina; il trattamento chirurgico anche varia a secondo dell'origine ed è sopratutto endon:e.sale: asportazione dei turbinati medi, punto simpa.tico-trigemella.re del naso; apertura del seno ammalato; asportazione della parte ~steriore del turbinato medio per la aerazione dell'incrocio etmoido-sfenoide. L A. con<'lude che cefalee ribelli possono migliorare o scomparire con terapia nasale, medica o chirurgica. RAJ'FONE
WINNm:. - La chemlo-lmmunterapla nelle otltl medie purulente croniche col m~ todo Dalches. (Acta Otoryno·laring., v. XVI, n. I, 1931). Il trattamento di circoscritte suppurazioni con sostanze chimiche atte ad uccidere o a.d impedire lo sviluppo degli agenti infettanti, ha dovuto cedere il campo a i metodi irnmunbiologici, che mob-ilitando i poteri defensivi dell'organismo, tentano, con forse miglior successo, di vincere l'infezione. L 'A. premesso come il trattamento dolle otiti medie purulente croniche sia straordinariamente ingrato, per le speciali condizioni ana-tomiche, ricordato come le sostanze di!'linfettanti hanno tutt'altro influs.«o sui 12;ermi nei tessuti che in vitro, con l'a,ggra.vante che anche a grande diluizione alterano o del tutto annientano la vitalit.à. degli elementi istologici, portandoli nlla. necrobiosi, danrlo quindi pabulum allo sviluppo più rigogl io~o dei germi stessi, riporta i vari tentativi di alt ri autori di immunterapia. in otologia, per poi esporre i procedimenti del metodo del suo maestro Daiches, direttore della Clinica delle malattie di orec<'hio, naso e gola. degli istituti medici statali di Astra.chan. Cosl molti AA. banno trattato le o. m. p. c. con vaccino-terapia alla \Vright con insuccessi; altri (Coates, Lukow, Utjenkow, ecc.) dànno un percento alto di guo.rigioni, in contrasto con quelli (lUffenorde, Daichcs) che di tal metodo han ragione di mostrarsi scettici, e limitano la vaccino-terapia al solo trattamento della furuncolosi. P er Slatogorofi anzi le a.ffezioni superficiali cutaneo-mucose debbono esser escluse dalla vaccinotera.pia, poichè, per l'insufficiente trasporto dell'antigene dalla superficie in <'ircolo, la form azi.o ne di anticorpi è necessariamente moltissimo ridotta. L'idea nuova di Daiches è di trattare le o. m. p. c. producendo un'immunizza:zione «locale • S6Condo le vedute di Besredka: se speciali forme microbiche mostrano una affinit-à specifica per alcune cellule di certi organi o tessuti, si può in questi indurre lo S\"iluppo di un'arecettività. specifica. L a teoria dell'immunità specifìc.a di Besrt-'Cika ammette che si può trovare una immunità duratura senza alcuna formazione di anticorpi nel sangue; nei tesRuti alcune cellule diventano recettive per certe infezioni, comportandosi passivamente di fronte a certi processi infettivi e nello sU>sso tempo asc:;umendo parte attiva nel meccanismo difensivo; esse a contatto di un certo virm, lo a.c:;.'>Orbono, divenendo arooettive per w1 a mwvapO'Usseè di d etto virus. Tale arecet.tività. sarebbe data da un prodotto del m etabolismo batterico, che il Besredka ha trovat-o nelle vecchie cult.ure in brodo, termost.a.bile (a IOOo per m ezz'ora, a 20oo per 20') e specifico, e denomiuato dal suddetto A. antiviru.s. OJt.re che in malattie chirurgiche (Burdenko e Schivago 80 % di esiti positivi) nel trattamento di periostiti, osteonùeliti, ecc., da. vari AA. fu uSttt.o il metodo Be;:redka nella pratica otolo~ica. Daiches vide sco111paril·e nel 1925 l'otorrea e la cassa ricoprirsi di epirlem1 ide in breve, in 31 casi su 36 di o. m. p. c. Ma nella sua. clini<'a, os;,e1·vazioni ulteriori han dimostrato che
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tale metodo non vale per tutti i C88i. Le. specificità dell'antitnruB richiederebbe un esatto accertamento dei vari germi che SOBtenftono une. purulenza cronica della. ce.e.<uL, e l'isolamento, per produrre l'antit?inu di ogni germe; une. complicazione strao.r dinaria.:l!: stato inoltre notato che anche quando ai era ottenuta lA scomparsa, di strepto, ste.filococchi dalla secrezione, sorgevano altre specie microbiche a t rattenere la purulenza.. Dal condotto come dal cavo nasofaringeo è impossibile impedire l'arrivo di sempre nuovi germi nella cassa. Daiches all'antit?inu aggiunge un trattamento antisettico che però non abbia azione deleteria nè sull'anlitnro6 nè sugli elementi istologici, e con favorevoli risultati. Dai numerosi C88i trattati, divisi in tre gruppi: o. m. p. c. con vasta perforazione timpanice., con piccola perforazione e con complicanza di colesteatome., necrosi, poliposi, trae le conclusioni: che un'accurata scrupolosa chemio-immunt.erapia dà veramente decisi risultati nelle fom1e sen za complican~ e notevole miglioria in quelle complicate a necrosi o colesteatoma; la combinazione poi della immunizzazione istologioa. col trattamento anti.qettico apre nuove prospettive per un trattamento di ravità cronicamente suppuranti con una certa sicurezza. di successo. RAEFONE
KAmA. - Studi sull'essenza della balbuzie. (Klin. O. R. L . dell'Univ. di Enkuocka (Giappone); Zeitsch. S. O. R. L. b. XXXV 1931). Noi ci spieghiamo la balbuzie con due ipoteRi: 1° una neurosi di coordina7.ione ~ondo KUSRIDaul e Gutzma.nn; 2° una a.fa..~a. associativa secondo H oepnt'r e Fro-
!lcht'ls. L'una e l'altra non soddisfano a pieno. L' A. è del parere che la b&lbw.ie debba consideral'Si un disturbo funzionale di proposizione o di simbolizzazione fonetica o di ambo questi fatti nella formazione della parola. Egli ha notato che la balbuzie per il disturbo di proposizione, comporta anche tm disturbo della scrittura: ciò è per l'A. nuovo e di grande importam:a. (Per noi militari, tale prova potrebbe ~r utilizzata a scopo medico-le~ale in sede di osservazione di reclute affette- da dittlalie. N. d. r.). Se ~i parla di balbuzie quale disturbo di simbolizzazione fonetir.a, vien subito senz'aJtro chiarito come t.ale dislalia. sia. da parogana.re a ciò C'be si verifica n~>llo stadio guaribile della mutolezm isterica. É noto come alcuni autori siano dell'opinione che nella mutolczza non si trovi a!<'un disturbo del «linguaggio int-erno •, en..a appunto parla piuttoRto per un disturbo da simbolizza.zione fonetica. La balbuzie dunque sj ha quando il fat.to psicologico passa. dallo stato patologico a quello normale, senza che contemporaneame-nte compaia un'opportuna proprietà. di sirn bolizzazione corri.qpondente alla volontà. RAFFONE
RUPP MAGDEBURG.- L'ascesso osseo del Brodle. (Zenit.. C'h ir. 10 ottobre 1931). L'ascesso cronico delle ossa, detto ascesso del Brodie, è caratterizzato da cavità a.sce!'Suali uniche o multipli, della grandezw di un pisello fino a. quella d'una nocciuola, riyestite all'interno da una formazione mem branarea, a contenuto puntlento più o mt>no denS(), circondate da tes.<roto osseo ispessito che raJZgiunge talora. consistenza lapidea.. Caratteristica della lesione è la sua localizzazione quasi as,<;olutaruente limitata alle regioni epi-metafi.~arie delle ossa lunghe. Criteri che servono a. distinguere la lesione da altri processi di diversa natura sono: il decorso r ronico (lenta evoluzione, talora a decorso intermitt.ente, nello ~tpazio di un decennio o più); mancanza. di sintomi generali, essendo presenti solo scarsi sintomi dolorifiri locali; mancan:r.a di rf'a.zione del periostio cornspondente alla sede del processo; as'len7.n d i formazione di fist,ole o di sequest.ri, malgrado il lungo decorso dd processo. Tutti que'>ti eiementi S()DO dimostrati in modo chiaro dal rPpert,o mrliog~afico. Kei casi iniziali la radiografia deve essere fatta con tecnica accurata e deve es!>flre esaminnta attentamente per potere eventualmente rilevare i piccoli focolai iniziali. Spe.<so occo rre ripetere più d'una. volta la radiografia. Bisogna guardars i dal ritcnPre come focolai d'ascesso del Brodie quelle piccole zone l chiare, del tutto fisiologiche, che possono trovarsi alle est.remità delle ossa lunghe.
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RfVlSTA DELLA STAMPA MEDICA lTALlANA E STRANIERA
L'ori~ine della malatt.ìa non è chiara: si ritiene che germi dotati di scarsa. virulenza., penetrati nel ciroolo sangu!gno, localizza.ndosi elettivamente nelle regioni epimeta.fìsarie, diano l'n.scesso dAl Brodie. L 'A. da qua.nt.o ha. osservato in alcuni dei casi che fanno parte deila. statistica -del s.uo lavoro in p r·oposito, (ca..<!i nei qua! i i soggfltti erano contemporaneamente af· -f etti da un grave processo acuto suppurativo localiz7..ato nel midollo osseo di altre re~ioni de llo scheletro), ri tiene che la. possibilità dell'origine dell'ascesso del Brodie sia lego.ta, non alla specie hatterica od a.!Ja sua virulenza, ma al grado di resistenza locale del punt.o ove il germ~ si fìs;;a. Così lo stesso germe, '!viluppandosi nella zona diafi.sn.rin, ~{arebhe origine ad un grave proce;;so acut-o, mentre localizza.ndosi n ella. zona m eta-ef!ifìsaria darebbe luogo ad un processo cronico delle ossa (Mcesso rlel Brodie).
DUBBIOSI
Le cisti odontogene. Studio c:llnic:o e metodi operatori. (Thèse de Strasbo.Jrg, 1931 ).
ADLER. -
L 'A. descrive dal ptmto di vist-a anatomico, paiogenetico e clinico le cisti di origine dentaria., ed espont> vari metodi di tecnica operatoria: ablazione della tasca o marsupia1izzazione alla Partsch. Circa le cisti int.rasinu..«nli, la condotta da. tenere varial!econdo le circostanze: 10 Se vi è dei;;cenza della par€'te ossea, preconizza l'ablazione della sacca cistica, chiudendo subito con lembo di mucosa.; Jacque-~ fA. una comunicazione fra ci11ti e seno con e3tirpa.zione consocutiva della parete della cisti; Richter vi aggiunge la comttnica.zione col n a:>o. 2o Se vi è infezione della cisti e del seno, cura radicl\le con la Caldwell-Luc. 3o In caso di cisti voluminosa che ha invaso e sorpassato i limiti del seno ma.scellare fa larga comunicazione con la. corrispondente fossa na.'lale. Nelle c isti da inclw;ione di dente di grosso volume, è necessario asportare il dente causale, avendo di mira di non praticare altre c omunicazioni bucco-sinus~~oli con altre e-~t.razioni. RAFFONE
La falanglzzazione del primo metac:arpo. Tec:nlc:a, Indicazioni e risultati. (Revue de chir urgie, n. 5, 1931 ).
BoNNET ET CARoAssoNNE. -
Per la restaurazione funzionale del pollice, la falangizzazione del primo meta· ca rpo costituisce un t rattamento chirurgico semplice e nello stesso tempo interes.'lan· te per i suoi risultati pratici e rapidi. Ideato da Huguier nel 1858, è stato largamente applicato nella. mutilazione del pollice: rendendo al primo metacarpo il s uo posto di prima falange del pollice, ridà a que.:;to la. sua. fttnzione, sopratutto per i movimenti di adduzione e di opposizione. La tecnica dell'intervento è semplice: }o tempo: incisione inter-commessurale dei comuni teg umenti, passante per il mezzo dello spB.zio intermotacarpico. 2° tempo: alla sezione delle fibre !Ciuperiori dell'adduttore del pollice, secondo Huguier, gli AA. preferisconoilmetododiWierrejewokyeDega., consistente nella disinserzione del tendine dell'adduttore stù sesamoide e nel suo attacco alla base del primo metacarpo. 3o tempo: sutura cutanea. Tale intervent.o si può p raticare anche dopo qualche giorno dal trauma subit.o; sempre che non esista alcun processo infiammatorio, la piaga. sia sana e sia assicurata una. larga disinfezione delle dita e della. mano. Qua le trattamento suncessivo, bisogna. procedere in primo tempo alla immobilizzazione in abduzione forzata e in opposiz10no media e dopo otto giorni iniziare i movimenti attivi e passivi del nuovo pollice. n procedimento chiru.rgico suddescritto non è applicabile in tutti casi: varia quando le leaioni cutanee e la perdita di sostanza dei tessuti molli sono piuttosto ampie e q uando la lesione del pollice non è i.'!olata, ma sono lese contemporaneamente altre dita e i meta.carpi. In tali contingenze bisogna regolarsi caso per caso e applicare a ciascuno un tratta-mento, il più 0he s ia pos3ibile, conservativo, accontentandosi di modesti risultati funzionali. Punti importanti per la funzione della. nuova falange sono l'integrità della. massa muscolare dell'adduttore e l'intensità dell'articolazione m etacarp-o-fa.. langea. Naturalmente la fa.langizzazione del primo metacarpo non rifà un nuovo
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RIVISTA DELL.'\ STA!I PA MEDI CA ITtU.IANA E STRANIERA
pollice completo dal punto di vista estetico e da quello funziona le: dà, però, mediante un moncone più o meno lungo, una pre<~a abbastanza solida. fornita di m ovime nti di adduzione e di opposi2ione, sia pure imperfett.i e incompleti.
Malformazione dtl sacro-coccige. Studio anatomo-cllnico e saggio di classiOcazlone. (Revue de chi ru rgie, n . 5, 1931 ).
Ro oKER E RouorL. -
Riferendosi a 25 osservazioni raccolte nella lettemt Ltra medica e hn;,anrlosi sull'esame di 6 ca.'~i p13rsonali. gli AA. ~ompiono uno studio anatomo-clinico d ello mo.lformazioni rlel sacro-cof'.cige. L e dividono in: a~~ne<~ie sacro-coccigee totali e snb-tota.li e in disformosi sacro-coccigee. D e lle prime le più importanti e le più com plesse sono le a.~enesie totali, ca.ratterizzate, oltrechò dall'alto g rado della malformazione scheletrica n el segm ento sacro-coccigeo, r ilevabile all'esame clinico e specialmente a quello radiogr afico , da gravi disturbi viscemli, da dU.turbi della statica, da malformazioni degli a rti infer iori, che rendono i colpiti di sì grave infermi tà non su.<;~cettibili di alcun trattament.o chirurg ico e ortop~dico. Nel secondo gruppo comprendono le malformazioni unilatera.li di una o più v ertebre sa!'rnli: queste per lo pi•ì non d ànno dei ~ra.vi dio>turbi, sono compatibili con un perfE.>tto st.nto di salute e costituiscono ordinariament-e un casuale reperto radiografico. Per quanto rignarda. l'aplas ia d ell'ala sa.crale r.on atrofia dell'osso iliaco, substrato anatomico del bacino ob'iquo-o,ralare di Nae~ele, t a le deformazione è causa di grave distocia al momento del parto. Nel loro studio gli AA. comprendono anche le agenesie coccigee p ure: tali malformazioni ordinariamente non d eterminano fenomeni patologici notevoli, e s i riscontrano accidentalmente negli esami rar.liologici della colonna verteb rale. ROSA
SoEua. -
Osteomlellte dell'anca. (Revue de chirurgie, n. 6, 1931).
L 'A. ripor tando 71 casi di ost-eomielite d ell'anca e basa.ndoc;i s ui dati statistici della letlierat.ura conclude che essa è frequente nei bambini, meno nella. seconda infanzia ed adolonscenza., rara nell'adulto. Ciò sarebbe in rapporto col fat-to c he l'o· steornielite non è dovuta ad un microbo specifico, ma a tutta una serie di microbi d elle malattie infettive acute. Dall'osservazione dei casi esposti l'A. alla nozione patogenetica classica della porta d'entrata c utanea dell'infezione (foruncolo, otite, ecc.) tende ad op porre l'ipotesi d ell' insemensa.mento microbico, considerando l'osteomielit-e non un'infezione locale, ma come un'infezione generale con localizza zione ossea da una parte e localizzazione cut anea dall'altra (foruncolo, otite). Ammette tre ori· gini: 1o una sinoviale, piuttos to rara; 2° l'origine cefalica e 3° l'ori g ine bulbare, d elle quali la prima si riscontra più sovente n ella prima infanzia; la 2a nell'adolescenza. Nella prima infanzia le lesioni infiammatorie portano la fus ione d ella test.a femorale con una pseudo-lussazione e raramente l'an chilosi; n ella 2a infanzia e nell 'adolescenza le lesioni sono più c ircoscritt-e, le distruzioni ossee parziali con esito alla cronicità ed all'anchilosi. D a l p unto di vis ta d ella s intomatologia e della diagnosi e delle lesioni anatomo-patologiche distingue tre forme: a ) osteomielit-e d ell'anca contratta n el corso d ella t a infanzia; b) osteomielite contratta nel corso della 2 8 infanzia e dell'adole· ecenza a forma ohiu.<m; c) osteomielite d eLl'anca contratta nel corso della 28 infanzia ed adolescenza a forma aperta. Conclude dando le indicazioni sul t rattamento d elle diverse forme dell'osteom.ieli te de ll'anca. n lavoro è molto interessante nei suoi capitoli d ella frequenza, dell'anatomia patologica, d elle complicazioni, d ella evoluzione e d ella prognosi dell'osteomielite dell'anca. MANIERr
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RIVISTA DELLA S T AMPA MEDICA ITALIANA E STBANtEBA
RESTivo. - Sulla reazione emodaslQ ClteliJ-Pluza nel tumori mallptL (Bollettino delle Malattie dell'Orecchio, della Gola, del Naso, n. 10, ottobre 1931). A <'Oadiuva.re il medico nell'arduo problema diagnostico dei tumori maligni, specie nei casi in cui non ancora sono apparsi segni clinici di mdubbio valore, sono state escogitate molte reazioni fondate sui poteri liti ci del siero di sangue normale di fronte alle cellule carcinomatose, oppure quelle più moderne h8lla.t.e su metodi refrattometrici ed interferometrici, ma nessuna di queste reazioni si può dire però abbia rispost~ e si sia affermata, anche a causa. delle finez~ di ricerca e dei mezzi di laboratorio che richiedono, o per la quantità di sangue che è necessaria, cosa questa spesso non tanto facile ad aversi. Certamente la reazione di Citelli-Piazza è una delle più semplici; es..'l&. si fonda sulla crisi emoc~asica (leucopenia, piastrinopenia, invel"3ione della formula leucocitaria, caduta della pressione arteriosa. ecc.) l'he si determina nei ROggetti portatori dei tumori maligni s ubito dopo l'iniezione sottocutanea. d'uno estratto tumorale fresco convenientemente trattato. Nell'interpretazione della prova si tiene conto semplicemente della leucopenia, e data la sostanza e la facilità della ricerca. si considera positiva la reAZione quando. venti-trenta minuti dopo l'introduzione di un centimetro cubo 'di tale vaccino, la conta dei globuli bianchi lascia vedere. rispetto a quella p raticata prima di iniettare l'estratto, una diminuzione di 1000 leucociti. La reazione si deve considerare ancora positiva, secondo Ca.rcò, anche con una diminuzione che oscilli tra 600-1000. L'A., nelle Cliniche Otoiatrica e Chirurgica di Firenze, provando la reazione Citelli-Piazza su 26 malati, dei quali 16 erano portatori di tumori maligni e 10 invece erano affetti da malattie varie non tumorali, h a trovato positiva la reazione in 14 dei 16 portatori di tumori maligni e negativa solamente in due casi da ep~telioma, uno della mucosa vascicale e l'altro della cute della mano, forme ambedue che si presentavano nettamente localizzate, senza metastasi e quindi presumibilmente senza alterazioni umorali capaci di produrre una reazione organica. all'introduzione di vaccino. Nei 10 ammalati esenti da tumori la rea,zione fu sempre nettamente negativa. A spiegazione della. <!risi emoclasica l'A. avanza l'idea che il portatore di un biMtoma si trovi in uno stato allergico pr ovocato dalla. presenza del tumore, per cui l'imt.roduzione dell'antigene genera i fenomeni ematologici suddetti. Per eliminare il dubbio che lo scoppio della. rrisi emoclasica sia dipendente dalla semplice introduzione di proteine E\terogenee, in tre malati portatori di tumori maligni con R. E. positiva, p1·ovò ad iniettare per via ipodermica 5 cc. di Caseal Calcico Zambelletti e ne ottenne risultati completamente negativi. Ritiene in conseguenza che la reazione Citelli-Piazza per l'alta percentuale di positività nei tumori maligrù, per la quasi assolutanegatività in qualsias i altra forma porbosa, abbio. un valore diagnostico specifico di grande probaoilità e rappresenta. pertanto, per la facilità di esecuzione e per la sensibilità assai spiccata, un metodo semplice e di grnnde importanz& nella. diagnosi dei tumori maligni. TROINA
Riserva alcalina del sangue e insumcienza respiratoria da stenosi nasale e lperplasia tonslllare. (Acta Otolaryng., v. XIV; 1931).
LuEscHER- -
È ancora sub iudice la q1.1est.ione se la insufficienza nasale abbia una conseguenza nello scambio gassoso pulmonare e sul ricambio materiale. Si sa che ogni disturbo dello scambio gassoso pulmonaro porta ad un'alterazione della crasi sanguigna, del contenuto in 0 2 e in C0 2 • L'A. accerta la riserva alcalina nel sangue col metodo van Slyke, tenendo scrupoloR&mente conto dei fattori che possono indurre modificazioni, come la nutrizione, la fatica, il periodo della giornata; il sangue vien preso al mattino a digiuno, da una vena senza preventiva stasi. In individui normali a respirazione nasale regolare, quindi a respirazione nasale alterata da tamponrunento, ha notato che la differenza fra. respirazione nasale n ormale e re»pirazione orale in stenosi nasale artifìcia.le, consiste in un abbas..c;amento, una vera caduta dell'indice di riserva alcalina nel plasma mezz'ora dopo la chiusura del nnso, c <'he arriva al 5-6 % di C01 . La persistenza della chiusura
RIVISTA DELC.A STAMPA MED ICA IT .. . LIA.NA E STRANffiRA
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na.sale, per &.'I<Juefazione, fa diminuire l'alterazione del quoziente respiratorio, ma non la elimina. X elle insufficienze respiratorie da. patologiche stenosi na.sali, si ha una caduta dell'indice di riserva alcalina. R_iù ridotta che nelle stenosi rapide da. tamponame nto, spiega.bile con l'abitudine dell organismo all'insufficienza rMpiratoria. La caduta dell'indice di ri<Jerva alcalina significa uno Rpo.qte.mento dell'equilibrio acido-basico ver~Jo il lato acido, una alterazione quindi del chimismo del sangue con ripercussione sull'intero organismo. RAFFO:NE
LEoo m:. - Contributo allo studio della fisiopatologia della deglutizione. Segno del pomo d'Adamo - Centro neurolog. di Bruxelles - (Acta Otorhinola.ryng. XIV, 1930).
In neurologia sono d'importanza grandis.<Jima i di.<Jturbi della de~lntizione. Trala.'!Ciando alcune disfalj:ie banali d'origine periferica ed llltre rarissime da lesioni cerebrali, possiamo affermare chP ogni disturbo cin~tico delle deglutizioni è esponente di lcsiona hulbRre. Per i numerosi nuclei mg~ppati su tutta l'altezza del bulbo, che intervengono nell'atto complesso della deglutizione è presumibile che qualsiasi lesione di tale tratto dell'e..<J'le nervoso si ripercuot~ !IU un movimento della d~lutizione.
In fisiologia stiamo ai dati fornitid da Cbaveau, Arloing, Kroneker e Meltzer, to tempo, dovuto ai muscoli formatori del bolo alimentarE> (tempo orale), un 2° tempo (faringeo), dovuto ai muscoli costrittori del faringe, per la propulsione, e un 30 tempo (esofageo) dovuto alla muscolatui'a intnMeca esofagea, alla pre..'>-'l iono ne~ativa endotoracica, alla gravità, ecc., per· la progressione. L'A. prendo in considerazione il 2° tempo come que~llo che ha la massima. importanza per l'azione dei muscoli elevatori del laringe. Tratta particQlannente delle condizioni anatomiche. in ba.'lfl alle quali può stabilire che vi sono elevatori anteriori e posteriori del laringe che, nella deglutizione, sollevandosi permett.ono all'esofago carvil'..ale di sollova~i e mettersi in rapporto con l'ost.io faringeo inferiore, nello stes.CJo tempo che la cavità 6-'lofagea da virtuale, diventa reale. Disturbi della degl utizione ne o~':!erviamo per alterazione della sensibilitl\ della mucosa, senbilità ritles.<Ja. che aboliamo con una pennellata di cocaina, mentre la patolo~ica è rara, perch~ richiede lesione di hranche sen'litive del V,del IX e del X bilateralmente; per alterazione d~lla motilità. da.les. di nervi motori a livello del foro lRCero posteriore, o lungo il tra~tto (neurite, radicolite, ~azione, compressione); per alterazione dei nuclc.>i bulbari: !es. bulbari propriamente dette (paralisi progressiva), les. da compressione o da distruzione. Ora il segno dal pomo d'Adamo (~cheletro de~lla.laringe) vien,interpreta.to come una rnan<'anza di allontanamt>nto della laringe dalla colonna vertebra.le, allontanGmento o meglio spostamento all'innanzi, che è opera del miloioideo, innervRto della branca motrice del V, e che serve a dar P.M<Jaggio al bolo alimentare dal faringe nell'esofago, per cui in mancanza di 6!180 11 bolo st ferma, e se è liquide, questo cola n ella doccia faringo-lRringea, la laringe non ben nascosta dalla base della lingua, e non coperta del tutto dall'epligottide, è pronta a ricevere il liquido, onde un ri· tlesw di difesa., la tosse, per espellerlo. Que.~ta mancata. attrazione del pomo d 'AdaIli O è segno di paralisi del ~uppo degli elevatori anteriori, e uno dei sintomi precoci di paralisi labio-glosso-farmgea. Gli elevatori posteriori, innervati dal VII e dal IX (stilieni e digastrico posteriore), dal X e XI (coo;trittori) paralizzati nelle les. unilaterali (embolia., o trombosi della basilare, compres.qione del bulho) realizzano le sindromi di Avellis, Schmidt JIK'kson: si not.a in questi casi una esitazione al sollevamento del pomo d'Adamo e una deviazione dal lato non paralizzato. Dunque mancan7A di attrazione (spos~Am. in avanti) del pomo d'Adamo: deviazione da un lato oo esitazione nel sollevamento nell'atto della d eglutizione, in patologia nervosa hanno grande importanza semeiologica per quanto concerne la • iasmosi dei disturbi bulbari. 1 più importanti, e dividiamo cosi il comples'lo at.to in un
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RA.FFOl'.'"E
CONFERUZE E OIMOSTRlliDII CLIIICHE IESLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi vsrbalì pervenuti alla Direzione generale di Sanità militare nel gennaio 1982-X)
ALESS.L'IDRIA. Primo capitano medico EMANUELE CHIESA: Esame necroscopi.co di un caso d·i tabe nte$enterica con vasta ulcerazione intestinale. (Discussione clinica ed anatomo·patologicn). -
T enente medico Vr.rTORlO Rossr: Gr·uppi sa11guigni e trasfus-ione del san.gu.-e. L'O. accenna ai concetti scientifici che regolano la trasfusione, alle modalità e difficolU~o t ecniche di esecuzione e fa la. dimostrazione del materiale regolamentare recentemente inviato dal Ministero. Sanatorio Militare. - Primo capitano medico prof. FEDERICO BooImmunità nella tubercolosi e tentativi a.rtificiali per provocarla negli animali e nell'uomo.
ANZIO. -
CHETTI:
L'O., dopo aver parlato della profilassi, oggi orientata verso l'opera. immunitaria., rias.<;ume le varie dottrine sull'allergia, l'immunità e l'ana.filassi. Descrive poi i vari tentativi fat.ti da :30 anni dalle varie scuole ed infine parla della. vaccinazione col B. C. G. e d e i recenti contrasti sorti in merito alla strage di Lubecca. Ria..c;sume infine i vari esperimenti fatti in collaborazione del prof. llvento al Sanatorio militare di Anzio, in cui si è incluso essere il B. C. G. non un vaccino tìsso, che abbia raggiunto una mtttazione stabile, bensì un vaccino di varietà labile. Capitano medico Lmm BoLLA: Bas-i anatomo-cliniche e radiologiche della classi{ìcaz·i one della tubercolosi polmonare. Cenni sulle classificazioni antichissime. I tre stadi della tubercolosi: incipiells, confinnata, desesperata. Classificazione di Laennec e sua concezione del morbo: tisi regolare manifesta, tisi irregolare, t isi laternt, tisi acuta, tisi croniche. Classificazioni cliniche dei tempi moderni: Turbon-Gherardi, ufficio I mperiale T edesco, stat.istica del congresso di Washington. Dottrinale ana.tomo-patologico secondo la concezione di Aschoff, Nicol e Ranke, Tendelow, P epere, Huebsmann, Dionisi. Classifìca.zioni anatomo-cliniche: Burd e Tiery, Iacquerod, Ronzoni, ecc. Elementi racliologici per una classificazione della. tubercolosi polmona.re (Busi). Classificazione radiologica secondo :Maragliano Vitt<>rio, Grafi e Kùpferle. Critica e conclusione. -
l o Capitano medico FRANCESCO D E NuNZIO: lnfiltrato precoce di Asm.an. L'O., dopo aver fatta. la storia della teoria a.pico-ca.udale e di quella ca.udoapicale _nella g_onesi della tu~ercolosi polmonare ~ell'~ult?, riporta. gli arg~m~nti d ei van auton a favore dell"una e d ell'altra. teona. Rtfertsce sulle caratt~nsttehe d ell'infìltrato precoce e sulle a.natomo-patologiche che lo differenziano da.ll'effett<> primario. P arla poi delle vie di reinfezione n e ll'adulto, esponendo le varie teorie esogene ed endogene. D escrive l'infiltrato precoce dal punto di vista clinico, radiologico ed anatomo-patologico, la sua ulteriore evoluzione clinica e radiologica ed accenna infine brevemente alla terapia di esse. -
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T enente eli amministrazione RENATO LANZONI: L 'organizzazione scientifica dei servizi ammini.atratÌ'L'Ì in una istituzione aanatoriale. L'O., premessi a lcuni cenni sui criteri fondamenti! li sui quali si basa l'organizzazione scientifica del lavoro in genere, pMsa. ad enumerare i capisaldi di quest-a. nuova scienza applicata a ll'organizzazione del lavoro. Dopo aver esposto levarie fa.s i ed i diversi m et.odi d i organizzazione del lavoro in I talia ed all' Estero, tratta
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.
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i principali servizi amministrativi di un Sanatorio, comparando quanto costitui'3ce una organizzazione amministrativa e quali do,Tebbero e!!sere le direttive odiem e: dalla Direzione dell'Istituto ai princ ipali problemi inerenti all'alimentazione dc~li infermi, da tutto quanto ha attinenza col reclutamento e con l'organizzazione del personale di assistenza all'utilità e necessità delle rilevazioni statistiche ed all'adozione de i moderni sistemi di inquadramento dei vari servizi amministrativi in una istituzione sanatoriale. Vantaggi e benefici prodotti dall'adozione dei nuovi metodi in confronto con i vecchi sistemi adottati dalle amministrazioni ospedaliere e n ecessità di orientare tutti i servizi tecnico-amministrativi di un Sanatorio verso criteri nuovi e perfezionati. -
Maggiore medico CAM1L"LO MAzzoccONE: Complesso pr-i·m ario del Ranke. L'O. esordisce ricordando che i primi studi sul complesso primario rimon-
t~no nll"epoca in cui Parrot emise la. famosa leg-~re: quando una gland,où, bronchi-ale
è sede di malattia tubercolare, Bi trova malauia analoçra nelpolmone. Parla degli studi e delle ricerche del Kuss, del Ghon, del Ra.nke e di altri e s i intrat tiene a di'Scrivere particolareggiatamente l'evoluzione anatomo-patologica e clinica de l C. P. Il complesso primario è un focolaio primitivo, detto effetto primario con alte. razioni del sistema regionale, rappresentato da fessw·e linfa.tiche inteJ"S('cantisi attorno al focolaio, da vasi efferenti e dai gangli liniatici regionali sino a ll'ilo ed alle g la ndole tracheo-bronchiali. Comincia quindi con un p rocesso d'infiltrazione cellulo-fibrinosa., passa ordinariamente alla caseificazione, all'incapsulamento, a lla calcificazione e qualche volta alla ossificazione. Nonostante l'incapsulamento e la calcifica.zione i bacilli possono rimanere vivi e virulenti e dare reinfezion e. I · vasi linfatici e le gla.n dole regionali prendono parte pii1 o meno attiva a l proceSSto e nelle glandole si possono riscontrare le stesse alterazioni del tessuto polmonare, come attorno al focola io primario i tessuti circostanti reagiscono con fenomeni infiammatori, costituenti l'infiammazione I?erifocale. D escrive i caratteri anatomo-patologi01, radiografici e clinici del C. P. Riferisce sulle divergenze delle diverse scuole circa l'inizio del C. P .: inizio parenchimale o glandolnrc? Conclude col dire che, a suo parere, i bacilli tube rcola ri st•guono le leggi gc· nE'rali di tutt.i gli altri microorganismi, i quali si sviluppano dovunque trovano il terreno propizio, sia t essuto parenchimale, sia glandole regionali.
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Capitano medico G uGLIELMO S INIBALDI: Le spondilìti tu bercolari e il loro trattamento ortopedico e chirurgico.
L'O., dopo aver brevemente ricordato le nozioni fondamenta li d'anatomia patologica e di tìsio.pat.ologia del m. di Pott, pas.'31l. a trattare della cura strettamente ortopedica, sia col trattamento di posizione (immobilizzazione m posizione di rcclinazion e orizzontale), di cui metto in rilievo gli indiscutibili vantaggi, sia col trattamento ambulatorio coll'uso dei corsfltti g("s-.ctati, i qua.li p erò, p er la rilevante azione distrofica. che esercitano, dovre bbero e!lSere riservati solo alla seconda fase d el trattamento e mai al periodo di convalescenza. Fa brevemente la storia dei primi tenta.tiYi di cura chjrurgica del m. di P ott e passa. q uindi a descrivere i metodi d'autoplastica, ossia di Hitts, di Altee e eli R("n le e le innumerevoli varianti apportate a. questi ml?todi da. d iYersi chirurj!hi; s'intrattiene 1mlle controindicazioni, sul comportamento de llo. stecca e sui dati stat istici più rocenti. S ui risultati del trattamento chirurgico mette in rilievo che, per q uanto molto discordanti siano i pareri in questo campo dei varii chirurghi che l'hanno praticat o, purtutta.via il trattamento osteoplast.ico nel m. di Pott, mentre da una parte può consid erarsi pressochè innocuo ed evita agli infermi molti d egli innumerevoli inconvenienti d e lla lunga cura. ortopedica, d 'altra parte esercita. un' influenza decisamen te favo revole sia. sulle manifestazioni che sul d1•corso in genere delle sponùiliti tubercolari.
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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLIN"ICRE ECC.
BARI. - Maggiore medico VrnoE..,..zo DI PALMA: D~ un caao clinico di emoglobinuria paro88isflica.
L'O. illustra. un caso di emoglobinuria. pa.rossistica. e fa. rilevare che tale infermità, secondo le più moderne concezioni, deve essere ritenuta. di natura. luetica. La. lue, congenita. od acquisita., può essere dimostrata. nella qua.si totalità dei casi, resa. evidente anche dalla. reazione di W asserma.nn che pure nel soggetto in esame è riuscita positiva. La. terapia. deve perciò uniformarsi a. tale concetto etiologico. BoLOGNA. - Maggiore medico UMBERTO Corat:.L.I: Sulla importanza della indagine radiologica nei postumi dei traumatwm della mandibola.
L'O. premette alcune considerazioni rigua.rdo alla importa.n7.a dello studio delle lesioni traumatiche in genere, descrive le particolarità tecniche seguite nell'~e radiologico della. mandibola. Considera qt.tindi l'Bo$petto e le ca.mttemtiobe del quadro ra.diologico nei postumi dei trauma.tismi del maacellare inferiore, sesecondo il seguente ordine: 1° osteite cronica poat.traumatica; 2o pseudo arlf'OBi; 3° calU deformi ; 40 perdite di sostanza ossea. Sulla scorta e sulla documentazione di nume rose proiezioni di casi studia.ti ra.diograficamente, e molto dimostrativi, conclude rilevando il notevole contributo portato dalla. ra.dio·indagine nei recenti brillanti progressi della traumatologia. ma.scellare. BRESCIA. - Tenente medico MICHELANGELO CRISTIANI: (}ruppi sanguigni e loro principali applicazioni.
L'O., dopo aver date brevi notizie sulla storia di questi studi e sulle lontane origini delle pratiche di trasfusioni sanguigne, di cui si fa cenno anche nella mitologia e nella storia. dell'antica. Roma e degli Egizi, e.<ipone la. dottrina dei gruppi sanguigni secondo le teorie e la classifica dell'Hirchfeld, che è quella più comunemente accettata. Si sofferma. a questo punto con particolare riguardo sulla. questione ancora. molto dibattuta dei sottogruppi, e sulla individualizzazione di un nuovo a.gglutinogeno (c) e di una nuova agglutinina (y), i quali però non modificano tutto quello che è acquisito nel campo delle applicazioni pratiche. Parlando delle iso-emoa.gglutina.zioni ricorda gli studi sul sangue ma.larico compiuti molti anni addie tro dal generale medico prof. Grixoni. Passa poi a trattare delle applicazioni e, prima fra. tutte, parla della. trasfusione del sangue, illlustrandone ampiamente le varie indicazioni, gli effetti del sangue trasfuao, le dosi ed i metodi di trasfusione. Acc elUlil. poi alla distribuzione geografica dei vari gruppi con particolare r i guardo alla popolazione italiana ed alle correlazJoni intercedenti tra i vari gruppi ed i diversi caratteri di razza. A t a le proposito illust ra. la grande importanza della vasta inchiesta antro. pologica od antropometrica. che s a rà compiuta nel prossimo anno dal Corpo Sanitarli Militare e la utilità che in tale inchiesta avrà. la ricerca del tipo sanguigno. Espone po i le teorie sulla ereditarie tà d ei gruppi sanguigni, accennando alle leg~i dell'Otternber, a gli studi snlla. ricerca deLla paternità, sui parti gemellari. sulla fecondazione, ad alcune ipotesi sui matrimoni sterili, sulla identificazione dei crimina li e s ulle corre lazioni tra gruppi sanguig ni e molte forme morbose, con p~rtic olare rig uardo al cancro, alla. sifilide, alla tubercolosi. Al te rmine d ella. conferenza. sorse un'animata discussione, cui presero specialmente parte il tene nte colonnello medico Secchi ed il maggiore medico Palumbo. -
Sottotenente medico NrooLo' GIUNTA: Paralisi post-di fteriche e B·i eroterapia.
L 'O . p~rla d elle para lisi post-difteriche che si osservano nella convalescenz& ne i m\\la.ti di difterite. Enumera le s edi predile tte e si sofferma maggiormente s ulle p l-ra lis i che colpiscono il pneumogastrico. Enuncia le diverse teorie sulla
CONFER ENZE E DlMOSTBAZlONI CLINICHE ECO.
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patoge nesi di dette paralisi e conclude che esse siano dovute ad un'endotossinA. contenuta. nei bacilli di Lùffler uccisi. Parla, infine, della cura. sierotera.pica. associata. ad iniezioni di stricnina. e corrente fara.dica.
CAOLIABI. -
1° Capitano medico Lurox R osJE.LLo: I ncosciente e psicoanalisi.
Origine della psicoanalisi. Influenza della vit.a. affet.tiva, ossia dell'i11 cosciente, nel d eterminismo delle attività psichiche coscienti. Esistenza della ce1l6U?O, quale forza morale inconscia. Il sogno considerato quale mezzo per assicurare il sonno, che risponde al fine biologico di riparazione da parte dell'organiemo delle perdite subite durante la complessa attività della veglia. P ersistenza durante il sonno degli eccitamenti senaoriali ed anche dllgli st.imoli interiori. Concetto di sessualità freudiana, evolventisi attraverso varie fasi della infanzia tino all'~>po~A della pubertà: 1° Fase a.utoerotica (narcitismo): 2° Fase etero!lrotica (complesso d'Edipo); 3° Fase norma.le, della pubertà. Meccanismo psicogenetico del sogno quale meccanismo adatto a spiegare le neuropsicosi. Processo di sublimazione della libido (forza ten· si va delle tendenze istintive sessuali in conflitto colla. ce11s·unz). Le reliJZioni, i miti i racconti eroici, tradizioni e leggende, etc. considerate quali sogni secolari dell'umanità e dei popoli. CASERTA. -Capitano medico
PASQUAUJ
MusTO: L'anestesia epidurale(!).
L'O., dopo una rapida ra-ssegna sintetica dei progressi finora raggiunti dall'anestesia generale, rachidiana e regionale, tratta diffusamente dell'ant>stesia epidurale. Ne fa la storia, ricorda l'anatomia della regione, ne descrive la tecnica., enuméra. le diverse soluzioni anestetizzanti, le indicazioni e le complicanze e termina Òsponendo la sua esperienza in l O!) intervent i praticati con detta anestesia e dimostrando la grande importanza che ha nella chirurgia militare per tutti gli n tervehti d el piano perineo-a.no-genita.le.
MEssiNA. -Tenente colonnello medico FRANcEsco DE DoMENICO: Considera-
zioni su alcuni casi clinici di a·m.ebiasi intestinale.
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L'O., traendo argomento dai casi di dissenteria verificatisi nell'estate scorsa nei militari dei Presidi di R eggio Calabria e di Messina, n e illustra alcuni avuti in cura nel proprio re parto, descrivendone la sintoma.tologia, il decorso clinico ed i risultati degli accertamenti di laboratorio e n ecroscopici. S'intrattiene sulla diagnosi differenziale fra dissenteria amebica e bacillare, sulle varie sindromi dissenteriformi dovute ad altri agenti patogeni, sulle meta.sta.si, sull'ascesso epatico, sulle vie di trasmissione e sulla cura dell'amebiasi.
N .u>OLI. - Capitano medico DoMENICO SANTORSOLA: Contributo sperimentale alla (i$iopatologia. dell'idron.efrosi. L'O. espone in rapida sintesi alcuni suoi studi sperimentali sulla fìsiopatologia dell'idronefrosi, fatti nella Clinica Chirurgica della. R. Università di Modena, sulla traccia degli studi compiuti fin dal 1903 dal prof. P. Fiori. Servendosi dell'urografia endovenosa ha potuto riconfermare quanto il Fiori aveva già dimostrato, attraverso i suoi studi anatomo-patologici, sulle cause che predispongono e sui fenomeni che accompagnano la produzione dell'idronefrosi nell'atresia brusca e completa dell'uretore e principalmente che in tali condizioni la funzionaliti\ renale reRta pri· mitivamente compromessa, mentre l'anemia arteriosa e quindi l'atrofia dell'organo è soltanto un fenomeno tardivo. (l) N. d. R. - Pubblicheremo protll'lmamente la. cor.ferenza. nel suo testo Integrale.
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Giornale di medicina militare.
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CONFERE:O."ZE E
DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.
PADOVA. - Maggiore medico P AOLO LA RoccA: I>tu casi di pe1itonire ttd>ercolare, una fìbro-ade8iva e l'altra con abbcm.danre es~udato peritoneale. Clinica e 8etneiotica di alcune forme polrrwnari di sospetta natura tubercolare.
- Colonnello medico FERDINANDO MARTOGLIO: Dimostrazione d-i un caso di schùri totale del palat~ molle e con~azioni me:dioo-legali. -
Tenente colonnello medico ~""TONIO RoMaoLÀ.: Sopra una serie di sifìlomi iniziali, tip·ici, anorma-li, multipli. Sopra un caso di erpes prepuziale, simulante un Bifiloma iniziale. Un caso di area Gelsi.
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T enente colonnello medico GIUSEPPE SINGLITICO: Un caso di lusBaZione laterale esterna dei metatarsi del piede sinistro con frattura del 2°, 30 e 40 metatarso. Un caso di epididimite blenorragica e due casi di epididimite sospett~ tubercolare (Diagnosi difjerenziale, cura).
PERUGIA. - Colonnello medico prof. GAETANO FuNA!lOLI: I l criterio psicologico in ~ichiatria. L 'O. m ette in evidenza.. come l'antica psichiatria facesse a1Jìdanza sui risuJtati del criterio psicologico, aooredita.to anche da distinti AA. di epoca recente, tra cui Kriipelin, Bleuler e scuola; dimostra. con osservazioni di forme psichiatriche a base strutturale e anche inorganica come il criterio psicologico puro non renda. possibile, di norma, formulare diagnosi precoci e precise, anche quando l'analisi psicocologica sia. approfondita; onde la. psichiatria n on può andare sicura se non sui · m etodi della clinica generale, che soli permettono le. spiegazione patogenetica. dei fenomeni mentali e il giudizio tera.peutico.
Tenente colonnello medico El'-"RROO CANDIDORI. L'O. presenta un caso clinico di osteo-mielite del mascellare 8ttpericre destro consecutivo a. pericementite apicale settica dell'incisivo m ediano con conseguente diffusione d el processo infiammatorio sino a tutto il 2° bicuspidale superiore e conseguente necrosi di porzione del processo alveolare superiore. Mette in rilievo quanto siano notevoli, in questi casi di osteomielite del mascellare, i fenomeni di delimitazione del processo infiammatorio con formazione di sequestri ossei, come nel caso presentato, in cui t;utti i fenomeni sono rej<rcditi ed i denti, nei quali era. intervenuta notevole mobilità e qua,si destinati alla demolizione, sono invece rimasti fermi nei loro alveoli dopo l'asportazione di un grosso sequestro. RoMA. -
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Capitano medico prof. CORRAD:rno GIAcOBBE: Peritonite ft1bercolare toccata (tasca del Tomayer).
L'O. presenta un caso di voluminosa tumefazione della. grandezza di una t esta di adulto, sita, quasi totalmente, nel quadrante inferiore d<·st.ro dell'addome, manifestata.si consecutivamente ad una peritonite tubercolare operata pochi mesi addietro. Dopo un'a.ccura.te. disamina. del caso clinico procede alla. diagnosi differenziale e conclude per la. diagnosi di peritonite saccata (tasca del Tomayer) e propone l'intervento operativo. (L'operazione è eseguita il giorno dopo, confermando pienamente la diagnosi di sede e di natura). Un caso di carci~ Wol{fiano. L'O. illustra un caso di carcinoma Wolffia.no del testicolo destro, operato di recente con la emicastra.zion e. Dimostra quindi i preparati ist.ologici del tumore asportato.
Capitano medico DOVEJ:\TICO Lo BIANco: Esame necroscopi,co. Carabiniere a piedi F. F., entrato in ospedale 1'8 gennaio l 932, m ort.o il giorno successivo. Diagnosi clinica: M eningite acuta. -
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLTNICJ:IE ECC.
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AuTOPSIA. Individuo di costituzione regolare, in buono stato di nutri· zione, con cianosi dei prolabi e del letto sottoungueale. Cranio: Diploe iperemica, dura madre tesa con seni ripieni di sangue e coaguli. Nella pia madre e nello spazio aracnoideo si ol\Serva la presenza di essudato siero. purulento. Tale essudato segue i vasi venosi della pia madre che sono iperemici, e si raccoglie più abbondante ne-lle fessure e nei solchi specialmente nella cisterna. chiasmatica ed in quella. cerebro-midollare. Quivi l'essudato è nettamente purulento. n cervello è pesante, le circonvoluzioni un po' appiattite, la. corteccia edematosa., i set.ti della. pia. madre iperemici. I vari tagli del cervello non dimostrano alcuncbè di notevole, traune edema ed iperemia. cerebrale. Organi della cavità toracica: Si nota anzit.u tt o la iperplasia del timo, che isolato pesa 35 grammi. La cavità pleurica è completamente libera e non si notano aderenze tra la pleura costale e quella viscerale, però nella loro faccia interna i polmoni sono completamente aderenti al m ediastino ed al pericardio. Distaccate piuttosto facilmente tali aderfnze, la superfìce interna dei polmoni si presenta. di colorito intensamente roseo. La pleura viscerale è opacata., iperemica, ricoperta da un fine essudato fibrinoso. I lobi inferiori ~:ono di colorito roseo tendente al viola, di consit>tenza poco elastica. Al taglio, specie nei lobi inferiori, la crepitazione è poco marcata e sotto la. preEsione del tagliente sfl1 gge una modica. quantit~di liquido scbiumoso giallo-rossiccio aereato. Cuore: Tolte le aderenze pleuro-pericardiche, il cuore appa re nei limiti fisiologici, la punta è fatta dal ventricolo sinistro che è contratto. Al taglio si rileva un lieve stato di ipertrofìa cardiaca. Sugli orli marginali, specie sulla faccia atriale delle valvole atrio-ven t.ricolari si notano piccole verruche endocarditicbe opache, di colorito bianco-grigiastro, simili a grani di sabbia.. Non è evidente una. retrazione dei pizzi valvolari. Organi della cat:ità addomir~ale: Visceri addominali in sito. La massa intestinale è ricoperta dal grande omento. P eritoneo lucente; non liquido libero nell'addome. Fegato: Capsula t rasparente; colorito viola pallido tendente al gialliccio, di volume leggermente aumentato; consistenza appena diminuita; vie biliari pervie, bile fluida di colorito scuro. La sezione di taglio ha aspetto leggermente variegato, le parti centrali dei !ol)uli sopo 8,1ToS&llte, mentre le pa·r ti periferiche sono inveoo anemiche, giallastre (fegato nocemoE;cato ). Milza: Aumentata di volume e di consistenza, capsula Ì!;pessiita., biancastra. Al taglio i follicoli appaiono aumentati notevolmente di volume ed è evidente l'iperplasia. dello stroma (tumore cronico infiammatorio). Beni: Di colorito rosso-violaceo, si decapsulano abbastanza facilmente. Stellule del Verheyen alquanto iniettate. Al taglio la distinzione t ra corticale e midollare è ben conservata. I glomeruli sono visibili come punti grigiastri alla luce refrangente. Macroscopicamente non è rilevabile alcuna a,Jtera.zione, tranne un'intensa iniezione vasale . N essuna alt.erazione a carico dei genitali. DIAGNOSI AN.ATO?tU CA : Meningite purulenta; pleurite fibrinosa.; edema ed ipostari polmonare; disturbi del circolo al fegato e al rene in soggetto con endocardite verrttcosa delle valvole atrio-ver~tricolari; tumore cronico di milza ed ipe1-pla8ia dell'apparato timo-linfatico.
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Maggiore medico DOOALINO MAIMOl'."E: l) L'O. presenta un caso di gonartrite blenorragica sinistra, n el quale il repe~ ra~iol<?gico. non mette in evidenza le cara~t~rist!che lesioni dei capi art.icolarJ. Attnbwsce 11 mancato reperto alla forma clm1ca beve con versamento sieroso e non corpuscolato. 2) L 'O. ~resenta tre C<Ui di adenite inguinale t--enerea curati con vaccino di Nicolle per Vla endovenosa. Di essi due guarirono in otto giorni di degenza, uno dopo due iniezioni e l'altro dopo tre; il terzo, entrato in ospedale nove giorni prima con processo adenitico in forma acuta e giA di avanzata. fluidificazione, con cute sovrastante di colorito roseo vinoso, si pre~:enta. dopo tre iniezioni di vaccino in fase di notevole re~eesione: scompana. della. dolenzia, riduzione sensibile del volume della. tumef&ZJone stes8a., ripresa della vitalità della cute sovrastante.
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Dalla. esperienza. acquistata. in tre anni, in cui ha seguito tale genere di c ura deduce che se la cura vaccinica. può considerarsi, per i fenomeni generali che l'e.ccompa.gna.no, sproporzionata.. nella maggioranza. dei casi, all' entità nosologica dell'ulcera se:nplice cont•\l!io:;g,, purtutta.via e::~sa s al'ebbe di giovamento, specie nei casi in cui urge la restituzione del m ~la.to al lavoro ed a.ll:a vita attiva . - Capitano medico GIUSEPPE P EDROLJ: L 'O. riferisce su d i 1~n CGYo di tumore m2ligno d el cieco simulante una appendicite awta. All'apl)rtura. d 9ll'addome si notò presen'la di un'appendice tozza., iperemica., rosso-vinosa alla punta. e di un tumore bozzuto di consistenza duro-fibrosa, di colorito gia.llo·rossa.stro inglobante l'ultima. porzione dell'ileo, il cieco ed una. parte del colon ascendente. Si procedette ad un'ampia rese zione ileo-cieco-colica. ed a una. euteroana.stomoai t ermino -terminale. D ecorso post-opera.torio normale nei primi giorni: alvo aperto, n essun fatto di occlu<;ione. Al dodicesimo giorno le condiz~oni p eggiorarono improvvisamente; il p olso divenne aritmico ed al q uattordicestmo giorno il paziente d ecedette con fenomeni generali di tossiemia. IL caso r iferito è interessante princip!l.lmente perchè di difficile diagnosi clinica, e ciò per d ue ragioni: l 0 IL paziente era febbricciante, ave va netto dolore in corrispondenza. della regione appendicolare, dolore che risaliva a circa quindici giorni prima del suo ing resso in ospoda.le: 2o Per la. canalizzazione conservata bene, nonostante la presenza. del tumore in corrispondenza della. valvola. i leo-cecale. Il tumore estirpato, che ma.croscopicamente ha. l'aspetto di un fibro-sarcoma, sarà oggetto di ulteriori studi. -
Tenente colonnello medico ORESTE PEL'LEGlUNl:
l) L'O. presenta·un caso di iUero cronico cp:1to-splenom.egalico con feci colich e ed assenza di a>cite. Enumera quali sono le principali rn!l.latt.ie del fegato che p os sono es~are prese in discussionl'l p 3r la diag no3i difie renziale. Conclude, m ba.se all'esame obbiettivo ed alle ricerche di laboratorio s inora eaeguite, poterai inquadrare il ca.'!o clinico nella rara forma. di morbo di H ano t. Fa però alcune riserve , dovendo espletare delle ricerc he sulla funzionalità. pancreatica. 2) L'O. riass ume una inte ressante lezione di clinica de l prof. Cesa Bianchi sulla terapia medica dell'ulcera ga-strica. Le relazioni d ei casi clinici sono segltite da ampia ed esauriente discussione, a cui partecipa la ma_g;gior parte degli ufficin.li medici presenti e specialmente il D irettore di Sanità, colonnello medico prof. Filippo Caccia. ed il D irettore dell'Ospedale, tenente colonnello medico Arturo Monaco. TORINO. -
Maggiore medico ANGELO F usco : Un caso di ·m alattia di Th.ompson.
L'O. illustra un caso di m aiA.ttia del Thompson, mettendo specialmente in rilievo la netta sintomatolog ia. c he la caratterizza, mostrando la classica reazione miotonica descritta da Erb, con accenni all'etiologia, alla pa.tologenesi, alla cura e .a.l provvedimento medico-legale. TRENTO. - Maggiore m edico S.u.vATORE MURA: La chirurgia nella sta8i intesti·n ale cronica .. Elencate le varie forme cliniche e radiologiche di sta.si intestinale, l'O. fa. una ra.<;Segna. critica di tutti gli stati morbosi che in tale affezione r iconoscono una causa diretta o predisponente, illustrando particolarmente la sindrome entero-ep atica, la sindrome ente ro-rena.le e la diagnosi differenziale con le più frequenti affezioni addominali. Espone i dati a.natomo-pa.tologici dell'affezione: le memb rane p ericoliohe n&i vari tipi, le anomale posizioni e conformazioni del colon e la loro origine infiarnma.toria, o meccanica, o congenita. Descrive tutti i vari tipi di inter venti operativi: i plMt ici e i neostomizzanti, coi vari vantaggi e inconvenienti, riportando le statistiche dei più assidui operatori che hanno conferito carattere di s uperiorità a un intervento piuttosto che ad un altro, paragona i
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECO.
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rischi dell'intervento in confronto alle varie terapie mediche e alle conseguenze di esse e conclude che i criteri astensionisti, ai quali sono addivenuti i chirurghiche maggiormente si sono occrupa.ti dell'affezione, trovano oggi eccezione solo nei caai nei quali i rimedi palliativi medici non consentono di far assoggettare ulteriormente i pazienti a una. condizione di vite. palesemente e gravemente dannosa. -Capitano medico ANGELO PERRINI: La dieta di Gers<>n-Hermannsdorfer. La. dieta. di Gerson-Hermannsdorfer nel 1925 suscitò entusiasini e speranze nei riguardi della terapia. della tubercolosi. Gli elementi di essa che, secondo gli autori, possono svolgere azione terapeutica sono i seguenti: 1° la. soppressione del sale da cucina; 2o il forte contenuto di sali minerali; 30 la. riduzione degli idrocarburi e la. forte somministrazione di grassi; 40 la ricchezza. in vitamine degli alimenti; so la. somministrazione di olio di fegato di merluzzo fosforato; 6o l'acidosi. Ora nei riguardi del primo e del secondo punto bisogna ritenere chè l'azione terapeutica di questi due fattori è ben !ungi dall'essere universalmente ammessa n e l senso voluto dagli autori; per il punto terzo la riduzione degli idrocarburi è pure un fatto controverso, mentre esiste accordo sulla. opportunità. di dare abbondantemente grassi: sul punto quarto tutti sono d'accordo. nel ritenere efficace un'alimentazione ricca di vitamine (purchè non si ecceda nella vitamina D); nei riguardi del punto qumto l'esperienza. secolare ha universalmente dimostrato la utilità. dell'olio di fegato di merluzzo; si osserva solo che la dose di fosforo sembra eccessiva; infine nei riguardi del punto sesto si nega che la dieta di G. H. provochi acidosi e da tutti si afferma che un'acidosi permanente non solo non è utile, ma. è pericolosissima, perchè il bacillo di Koch ha un a<lcrescimento più energico sui terreni con reazione un po' acida. od anfotera, che su quelli con una neutra o alcalina. Esaminando i risultati avuti dai vari autori che esperimentarono il nuovo metodo, vediamo che la. maggior parte è d'accordo nel ripudiarli nei riguardi della tubercolosi polmonare; i più non hanno avuto da. esso risultati nè migliori nè peggiori di quelli ottenuti con la comune dieta. sanatoria.le e sono contrari ad adottarlo principalmente, ma non esclusivamente, perchè impongono rinunce non indifferenti ai malati; altri hanno avuto, magari dopo un inizio promettente, dei peggioramenti e dei disturbi gastro-intestinali che cessarono col ritorno alla dieta normale; per essi quindi la nuova dieta non solo non è nella tubercolosi polmonare utile, ma può riuscire anche dannosa. Differente invece è l'opinionedella maggioranza. nei riguardi della tubercolosi chirurgica e soprattutto cutanea; qui in realtà. si sono avuti dei risultati ottimi; in queste forme di tubercolosi l'effica.cia. del nuovo regime dietetico & da.i più riconosciuto. Maggiore medico Fn.ENo TATTONI: Profila8Bi delle malattie infettive in guerra ed in pace. L'O., premessi brevi ricordi sulla organizzazione sanit.aria dell'Esercito quale era all'inizio della guerra europea, accenna alle varie provvidenze adottate a mano a mano col progressivo aumento dei bisogni relativi all'assistenza sanitaria delle truppe operanti ed alla difesa dell'esercito e del paese dalle malattie epidemicocontagiose, intrattenendosi sopratutto sulle organizzazioni specializzate, che tanto valsero a. rendere pienamente rispondente allo scopo il vasto e complesso organismo sanitario. Indi tratta deilla profilassi delle più impor~anti malattie infettive, in guerra ed in pace, in rapporto all'Esercito. -
UD:INE. Primo capitano medico 1\iA.Rto FIORE e NINO DI PltA.MPERo: EBame necroBcopico.
sottotenente medico ANTO·
Soldato V. S. del fi6° reggimento fanteria. No'l:E OLINIOHE. - Ricoverato in ospedale il 19 dicembre. _Pres~nta l'aspetto di malato grave, con febbre alta o. tipo continuo, profonda.. adinaxxua muscolare, frequenti lipotimie.
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OONn~ RENZE
E DlMOSTR .\ZlONI CLJNTCHE ECC.
E. 0.: Nulla a carico dei polm~ni all'infuori di una :m odica ipofonesi e respiro scarso all'apice destro. Cuore con margine destro un centimetro dalla marginale d e llo sterno. Toni senza rumori su tutti i focolai. Polso piccolo, aritmico. Pressione arteri osa (Riva Rocci): Mx. 110, Mo.. 70. Nulla a. carico dell'apparato digerente. La mil1.a si p a.lpa. all'arcata c ostale. ~ulla a carico del sistema nervoso. Esame d elle urine: a.lbumin ttria, emoglobinuria, cilindruria. Wida.l negativa per il bacillo di Eberth, paratifo A e B. Deceduto il 28 dicembre. Diagnosi cl[nica: Sospetta tubercolosi miliare acuta di.ffusa (/orma flij(jidea). M iocardite e ipos1~rrenalism.o acuto. AuTOPSIA. So~fSetto di co~tituzi one ;;;choletrica nor·ma.le , condizioni di nutrizioue discrete. Ri g idità cadaverica m:>lt:.o pronunciata, più agli arti supe riori che a. quelli infe riori. Cianosi d c i lobuli d a lle orecchie, d e i pomelli e d el letto sottoungueale appena percettibile. Non cicatrici nè edemi. Con un tn.g lio c he va dallo fo.:;sette d el giugolo alla sinfisi pubica, passando alla sinistra d o ila cicatrice o m beli ica.le, si aprouo le cavità toraci ca. ed addominale. I museo!! hanno il colore d e l prosciutto. Le anse intest~nali · sovraripiene di gas e feci tendono ad uscire da.ll'ap3rtura. praticata.. Peritoneo p a.rie t:.a.le e viscerale Usci, lucenti senza segui di alte razione notevole. Graw:le ome:n.to libero in tutte le sue parti. Non liquido libero ne lla cavità addominale. Ls lin.foglandule mesen.ter·iche sono aumentate di volume. Il diaframn~a raggiunge il ;'i. 0 spazio intercostale a sinistra ed il 40 a destra. Cav ità toracica: Pleura. viscerale liscia, lucente: lasc ia trasparire il sottostante parenchima di coJo,rito rossa.stro con zone atelectasiche ed altre enfisematose, specie ai margini inferiori. Non liquido libero. Polmoni: Nume rose granulazioni non ca.soifica.te, grigio·tra.sparenti della grand ezza. di grani di m iglio, sp.lr.:;e sonza ordino su tutto il parenchima, specie nell'apice del polmor1e d estro. Al taglio si notano zone di parenchima di a.spet:.to rosso vinoso, d ella. grande zza di una moneta di dieci lire, di consistenza molle elastica, da cui fuoriesce alla. cornpre.3sione liquido a.ereato, di colorito rosso vinoso. Tutto il pa.renchima, specie l'apice del polmone d e3tro, è cosparso di granulazioni della. grandezza che vanno da una. capocchia di spillo a quella di un grano di miglio, di consiste nza cartilaginea e che fanno leggera. prominenza sulla. superficie di taglio. Le linfoglandole ilari sono ingros.~te ed al taglio non pre.:;enta.no segni di caseificazione. Cavità pericardica: Presenza. di Circa 200 centnnetr ;cub 1di liquido siero ematico; epicardio ispe3sito, d'a.<>petto gia.lla.stro a s uperficie rugosa irregolare. Cuore: In toto appare lievemente aumentato di volume: punta formata dal ventricolo sinlstro che è contratto; il ventricolo d estro è invece rilasciato e un po' dila.t:.a.to. Miocardio di colorito rosso scuro uniforme con qualche chiazza. d'infiltrazione; di consistenza. flaccida. e di spessore normale. Endocardio liscio, lucente, pizzi e veli va.lvolari integri, lievemente imbibiti da. fatti post-mortali e di aspetto l ievemente rossa.stro. Milza lievemente aumentata di volume. La. cap~ula presenta fatti di perisplenite, specie sulla. faccia laterale, dove si nota una. chiazza estesa. su circa 3 centimetri quadrati e granulazioni perisplenitiohe sparse s u tutto il resto d e lla. sua estensione; la. polpa è molle e defluente. Fegato lievemente aumentato di volume, capsula liscia. lucente; a.l taglio s notano fatti di sta.si terminale e qualche raro tubercolo grigio, più o meno grosso. Capsule surrenali diminuite in volume, tanto che a. stento è dato riconoscerle in mezzo a.l tessuto connettivo lasso. Al taglio si presentano sotto forma. di sa.cch i vuoti; in nessun modo è dato riconoscere la sostanza. midoUare. La. sostanza. corticale è ridotta a circa 2 millimetri di spessore e disposta. iin modo da. circoscrivere una. cavità contenente modica. quantità di liquido rossa.stro. ~~ ~tro di vol~e normale. C~psul~ lis~ia, lucente; .l~ia. tr~a.rire gra.nulàz1ow di grande.zza. di un gràno di mtgho di àspetto gr1g1astro. È pure dato notare una piccola. zona. in cui il parenchima, scomparso per un tratto della grandezza. di un nocciolo di ciliegia, è ripieno di sostanza friabile, di aspetto grigiastro, che ricorda in tutto la. sostanza ca.seosa.
NOTIZIE
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R~ sinistro in tutto simile al rene destro.
Meningi cospa.rae di rare granulazioni della grandezza e aspetto simili a quelle
~entemente descritte. Non è dato di notare in alcun punto, nemmeno a.l la
, essudato gelatinoso. DIAGNOSI ANATOMO-PATOLOOI OA.: tubercoloei miliare acuta con grave e profonda d~ delle cap8Ule surrenali e con miopericardite.
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Primo ca~itano medico FRANoxsoo MAssiMO: Una jrattv.ra di rotula. (Meccani8mo d,. produzione, Bintomatologia, tra.Uamento cruento). Emorroidi. FiBtole. Ragadi anali. (Patogenesi, Bintomatologia, diagno8i ditferen:zùùe, cura).
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Primo capitano medico GAETANO RoNOA: Un CaBo di eczema acuto in BOggeti<J luetico (etiologia, diagnosi ditferenziale, terapia}. Cisti congen·ita del meato uretrale. (Anatomia patologica, diagnolri ditJeren:ziale, terapia). Orticaria gigante e orticaria a piccole bolle da anafilaBBi alimentare. (Etiologia, terapia). Un caBO di eritema autowsBico lrimulante un morbillo. (Esame obiT<ettioo, diaf11W8i differen:ziale, terapia).
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Maggiore medico GIORGIO SACCOM.ANI: Vie extrapiramidali e malattia di Parkinson. tt
L'O., dopo una. rapida esposizione sintetica. dell'anatomia, fisiologia e patologia delle vie extra.pira.mida.li, che considera come una. entità a. sè, differenzia.n· dole dalle vie pira.midali classiche, alle quali sono pure legate, essendo le loro funzioni riflesse (di coordinazione e di regolamento del tono muscolare e dei movimenti automatici ed associati) complementari delle funzioni pira.mida.li, e dopo un rapido cenno sulle principali forme morbose determinate dalle lesioni extra.pira.mida.li, illustra. un caso di morbo di Parkinson occorso in un militare in congedo, visitato collegialmente dalla. Commi;;sione medica oepeda.liera. Accena alla. sindrome amio· statica. post-encefalitica, per escluderla nel caso in esame, concludendo con rapidi cenni terapeutici e medico-legali.
NOTIZIE Concorso per la nomina a tenente In S. P. E. nel Corpo Sa.lftario. Il concorso è bandito e regolato dal seguente decreto Ministeriale del 18 gennaio 1932-X, riportato nella Circolare n. 41 del Giornale Militare Ufficiale del 22 stesso mese (Disp. 3•) e che qui riproduciamo integralmente, dopo le premesse di legge. Art. 1. - È indetto un concorso per titoli ed eaa.mi: a) per 40 poeti di tenente medico in servizio permanente effettivo nel R. eseroito; b) per 15 poeti di tenente chimico farmacista in servizio permanente effettivo nel R. esercito. Art. 2. - A tale concorso potranno pa.rtecipA.re gli ufficiali in S. P. E. e di complemento di qualsiasi arma o corpo, i sottufficiali ed i militari, di truppa, sia in se rvizio, sia. in congedo, nonchè i medici e i chimici farmacisti civili, i quali tutti non oltrepassino il 32o anno di età alla data della nomina a. tenente in S. P. E. nel corpo sanitario militare. Per gli ex combattenti sarà tenuto conto del disposto dell'art. 42 del R. decreto 30 settembre 1922, n . 1290, che eleva di cinque anni il limite di età stabilito n ei vari concorsi.
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Art. 3. - I concorrenti dovranno far domanda in carta da bollo da L. 5 non più tardi del 15 marzo 1932, al ministero della guerra (direzione generale personale u!Uciali}, prescnt.andola al comando del distretto cui sono effettivi
oppure, se in servizio militare, al comando del corpo od ente da cui dipendono. Nella domanda i concorrenti dovranno dichiarare che si obbligano di non chiedere la dispensa dal servizio permanente effettivo per un periodo di a.nn.i sei a d ecorrere dalla data di nomma a ufficile in S. P. E. nel corpo sanitario m.ili ta.re. La domanda dovrà essere corredata dei seguenti documenti: 1o per tutti indistintamente i concorrenti, se medici: a) diploma originale di abilitazione all'esercizio della profeesionne di medico chirurgo, o copia notarile del medesimo (oppure certifìcato di abilitnzione rilasciato dalla competente università e d ebitamente legalizzato, qualora al concorrente non sia stato ancora rilasciato il diploma della conseguita abilitazione. In tal caso egli dovrà comprovare l'impossibilità di produrre il diploma originale); oppure: diploma di laurea in medicina e chirurgia, o copia notarile del med esimo, se il concorrente fu laureato entro il 31 dicembre l !l24, o, ai sensi dell'art. 6 del R. decreto 31 dicembre 1923, n. 2909, entro il 31 dicembre 1925; b) certificato della segreteria della competente università, dal quale risultino le votazioni riportate negli esami speciali e di laurea, e nell'esame di abilitazione; c) tutti quei titoli di studio o scientifici che il concorrente credesse di produrre; 20 per tutti indistintamente i concorrenti, se chimici farmacisti: d) diploma originale di abilitazione all'esercizio della professione di farmacista, o copie nota.rili dei medesimi; oppure: diploma originale di laurea in chimica e fa.rmacia ( o copia notarile di esso), o il diploma originale di laurea in chimica e il diploma originale in farmacia (o copie notar ili di essi), se il concorrente li conscgllÌ entro il 31 dicembre 1924, o, ai ~ensi dell'art. 6 rtel :R. decreto 31 dicembre 1923, n . 2909, entro il 31 dicembre 1925. P er il certificato di abilitazione (in sostituzione del diploma originale di abilitazione o della, relativa copia notarile), vale quanto è detto per i medici alla lettera a); e) certificato della segreteria della competente università, dal quale risultino le votazioni riportate negli esami speciali e di laurea., di diploma in farmMia, e nell'esame di abilitazione; f) tutti quei titoli di studio o scientifici che il concorrente credesse di produrre. 30 per gli ufficiali di complemento, inoltre: g) copia dell'atto originale di nascita, legalizzato dal presidente del tribunale o dal pretore del roandamento nella cui giurisdizione si trova. il comune dal quale la copia stessa proviene; h) certificato di stato libero, oppure certificato comprovante l'atto di matrimonio se il concorrente è ammogliato (l'uno e l'altro certificato debitamente legalizzati). Al certificato di matrimonio deve essere allegato un atto notorio da cui risulti genericamente l'esistenza patrunoniale atta a ga.rantire l'esistenza della rendita. di cui all'art. l della legge 11 marzo 1926, n. 399. I vincitori del concorso, se ammogliati, dovranno entro il termine di due mesi dalla comunicazione del risultato del concorso stesso, chiedere al ministE-ro della guerra l'autorizzaziOile a produrre nei modi stabiliti dalla legge 11 marzo 1926, n. 399, le prove di possedere la rendita annua di L. 4500 nominali. La nomina dei vincitori del concorso, che siano già ammogliati e che non avranno ottemperato alla disposizione ora riferita, oppure non avranno ottenuto dal tribunale supremo militare la declaratorio. della idoneità e sicurezza della rendita, sarà revocata; i) certificato di penalità (in carta. da bollo da L. lO) di data non anteriore a tre mesi da quella di presentazione della domanda e rilasciato dalla cancelleria del tribunale nella cui giurisdizione è >Stu.to l'ru;pira.nte, ovvl:lro dal ca~Sel-
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lario centrale presso il ministero della giustizia e dei culti, se l'aspirante è naro all'estero; se sia. naturalizzato italiano, il certificato dovTà essere rilasciaoo dal tribunale avente giurisdizione nella. località in cui egli ha prestato giuramento; l) certificato di moralità e di buona condotta, in data anteriore di non più di un mese a quella di presentazione della domanda, rilasciat.o dal podestà del comune in cui l'aspirante ebbe il suo ultimo domicilio (detto certificato deve essere redatoo in carta da. bollo da L. 5, oltre ai diritti di segreteria., e deve essere conforme al mod. 23 annesso al regolamento per il reclutamenoo del Regio esercito); m) la propria fotografia con la firma autenticata. da un R. notaio (oppure anche, se il ccncorrente è in servizio militare nelle colonie, dal comandante del corpo o ent.e dal quale egli dipende). 4o per i concorrenti che non siano ufficiali: i documenti di cui ai precedenti numeri l o 2 e tutti quelli di cui alle precedenti lettere g), h), i), l), m) ed inoltre: n) certificato di cittadinanza italiana, rilasciato dall'ufficio di staoo
civile del luogo (o dei luoghi) di domicilio e legalizzato dal presidente del tribunale. I documenti di cui alle lettere b), e), g), h), i .), l), n), sono soggetti alle dispsizioni delle leggi sul bollo.
Art. 4. - Le autorità riceventi restituiranno agli interef'sati le domande che entro il termine suddetto del 15 marzo 1932 non fossero corredate di tutti i documenti indicati n el precedente art. 3, compila,ti secondo le modalità prescritte, non essendo ammessa per alcun motivo la facoltà di farli pervenire dopo la data. sopra indicat.a. Nel restituire le domande documentate in modo irregolare, dette autorità ne specificheranno i motivi, e nel contempo ne daranno comunicazione al ministero. Inolt reranno invece, per il tramite gerarchico, le domande regolari, facendole pervenire al ministero, con tutti i documenti pt·escritti, non oltre il 30 aprile 1932, unendovi anche il libretto personale aggiornato con le note caratteristiche e con i rapporti informativi, e copia dello stato di servizio debitamente aggiornato, se il concorrente è ufficiale; copia del foglio matricolare aggiornato, se il concorrente è sottufficiale o militare di truppa. Alle domande dei concorrenti che non siano ufficiali in S. P. E. le autorità riceventi dovranno inoltre allegare: a) una dichiarazione, compilata in forma collegiale d a \m ospedale militare dalla quale risulti in modo .esplicito se il concorrente è idoneo, o non, al servizio militare incondizionato nE'l territorio del R egno e nelle colonie: b) le informazioni d ella R. prefettura e dell'orma dei CC. RR. sulla condotta. morale, civile e politica del concorrente c, se questi è ammogliato, anche sulle condizioni sociali e di moralità d ella famiglia della sposa. P er i concorrenti che non siano ufficiali allegheranno infine: c) richiesta di certificato generale (modello 42 di cui alla circolare 228 del giornale militare 11H4). Art. 5. - n ministero deciderà inappellabilmente sull'ammissione al concorso dei singoli concorrenti, n è sarà. tenuto a comunicare i motivi delle eventuali esclusioni. · Art. 6. -Gli ammessi al concorso saranno avvertiti, pel tramite dell'autorità. militare alla quale presentarono la domanda dell'ammissione al concorso steE'so, della data in cui dovranno presentarsi all'ospedale militare di Roma per ~ost"e. nere i prescritti esami. Questi verteranno sulle matE'rie indicat.e nella tabella annessa al presente decreto, e saranno presenziati dalle sE-guenti commissioni, composte di 7 ufficiali medici (6 m embri e un presid ente) ed un ufficiale m edico segretario, quest'ultimo senza diritto a voto, per i concorrenti m edici; di tre ufficiali del corpo sanitario (un presidente e 2 membri) e di un ufficiale del corpo sanitario, segret.ario, quest'ultimo senza diritto a voto, per i concorr·enti chimici farmacisti.
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NOTIZIE
Il presidente, i membri e i segretari delle due commissioni saranno nominati dal ministro della guerra. La commissione per i Ct\ndidati medici ]pOtrà suddividerai in due sottocommL~sioni, l'un.a per la prova di clinica medica o chirurgica, e l'altra per quella. di anatomia topografica.. Le due sottocomroissioni funzioneranno riunite per la prova. scritta di igiene militare (* ). Art. 7. - Ogni membro d i ciascuna. commissione esaminatrice disporrà di 20 punti per ogni prova di esame scritto, orale e pratico, ed ai candidati sarà assegnato come punto di merito, in ogni singola prova, la media aritmetica espressa in ventesimi dei punti a questa attribuiti. Alla fine degli esami le votazioni ott enute nelle tre l'''o~·e saranno sommate fra loro e la. somma ottenuta sarà. divise. per tre, per avere il punt-o d 'esame. Per stabilire il voto da. assegnare a ciascun candidato per i titoli speciali di carriera ed i titoli scientifici ogni membro disporrà d i 20 punti; la somma dei punti assegnati da ciascun membro divisa per il numero dei votanti costituirà il punto di valutazione dei titoli. Al ptmto di esame è attribuito il coefficiene 4, al punto di valutazione dei titoli il coefficiente l. Per stabilire il punto di g raduatoria si moltiplicheranno il punto d'esame pel coefficiente 4 e il punto di valutazione di titoli per il coefficiente l ; si sommeranno i prodotti e si dividerà il risultato p er cinque. PRoGRAMMI D'ESAME PER I MEDICI : - Olinica medica e chirurgica (orale e pratica). Dalla. com mfs•lone viene Mscgnato al candltato un malato di malattia. medica od uno di malattia. ch ìruL'l!'ica.; U candidato io esa.mlna. e ne mustl"~ 1 sintomi rilevati, conoludendo con la dlagnos l e la terapia. Durata della prova: a. volontà della commissione. r.a commissione porta. epeola.le attenzione sul modo con cui il candidato Ila proceduto all'esame dell'a.mma.la.to ed ha rilevato t sintomi della malattia. PROVA II - .A11<JlQmt:a t crpoqraf./ca (orale e pratica). La commissiono assegna. a. ofa.szun candidato una test estratta a aorte tra quelle eotto Indicate; Il candidato prepara. la regione o ne dimostra. posola le pa.rtloola.rlt/1 e le applloa.zlonl obl~lobe più lmportanti. Durata. della prova.: a. dlspo.~lzlone della. oommlsefonc. Questa potrà rivolgere al candidato le doma.ndt> che crederà opportune. 1• re~ione aopraioi,iea.; 2• regione sottofoidea; a• regione oarotldea; 4• regione eopraola.vtcola.re; a• regione sottoola.vlcolare e deltoideo.; 6' regione antero-latera.le della parete addominale; 7• regione del canale lnguloale; 8• regione crurale; 9• region e deU'aBCella.; 10" regione della piega del gomito; 11• restione postorloro del polso e dorsale della mano; 12• regione anteriore del polso e palmo della mano; l S' roglone glnocoblo (anteriore e posteriore); H• regione del collo del J)lede e dorsale del p lode. ( 0)
PROVA I
tPBov& nr - l(I~U! militare (scritta). Svolgimento scritto di un tema. d'Igiene con applicazioni a servizio milltare. n :tema viene stablllto dallo. oommfll!!fone. I candidati lo svolgono In nn tempo non superiore alle 8 ore, senza l'a.luto di llbrf o manosorittl. PBoGBA.MMI D'm:!AKE PER I OBIMIOI-F&BliAOISTI : PRov& I (scritta). Svolgimento scritto dJ u n toma di ohlmlca. fa.rmaoeutloa e tossloolog!oa. n tema, uguale per tutti l oa.ndlda.ti, viene stabilito dalla oommiseloue. · I candidati lo svolgono In un tempo non s uperiore ad 8 ore, conaetrnando posola lo eorltto a.lia oomm lsslone esa.mlnattfoe. PBon n (orale).
Prova pratica. <il analisi qualltatlva m in erale di 4 anioni e 4 cationi (dnta.ta. ma.qlma 8 ore compresa. la relazione). Durante questa. prova l candidati potranno consultare t manuo.U di chimica ana.lltloa e quelle altre opere di chimica e farmacologia che la commissione credesse di porre a. loro disposizione. Nella rela:o:lone, che consegnerà alla. comm1selone, U candidato darà ~Ione del procedimento tenuto. Egli dovrà pure r ispondere alle doma..nde che eventua.lmente gli potranno eeeere rivolte dal componenti la commiaalone. PRoVA III Prova orale d! materia meclica nella parte attinente al tarmaoistl - IA!Irlfl e rwolamentl rfa'uardantl la protesstone del c hlmfoo e del tarmaolata. (durata •o minuti).
NOTlZIE
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Art. 8. - Non saranno ammessi alle prove di esame quei candidati, che nella valutazione dei titoli scientifici e dei titoli speciali di carriera, non abbiano r iportato una votazione di almeno 10/20. Per ottenere l'idoneità alla. nomina a. tenente medico ad a tenente chimico farmacista in S. P. E. è necessario che i candidati riportino in ciascuna. prova di esame una. votazione non inferiore ai l O ventesimi, e come punto di graduatoria. finale una m ed ia non inferiore ai 12 ventesimi. I candidati che in una prova di esame abbiano riportata una. votazione inferiore e. lO vant.esimi perdono il diritto d i presentarsi alle altre, e perciò il segretario de lla. commissione avrà cura. di comunicare loro, a chiusura. di seduta, l'esito sfa vorevole della prova. subìta., re.q tituendo contro ricevuta i documenti present.a.t i. Taio restituzione sarè. fatta anche a coloro che presentassero dichiarazione scritta. di volersi ritirare dal concorso. I candidati, che senza. giustificato motivo non si presentino a qualche prova, perdono il diritto al concorso. Art. 9. -
Il risultato del concorso sa.rè. pubblicato sul gi.ornaJe militare.
Art. 10. - I concorrenti, che saranno nominati tenenti medici o t enenti chimici farmacisti in S. P. E., in base al presente decreto, assumeranno come data di anzianità assoluta nel grado quella sotto la quale la. nomina verrà effettna.ta.
L'anzianità relativa. sarà determinata a. norma. di legge. Il presente decreto sarà comunicato alla. Corte dei conti per la registrazione. !Wma., a.ddì 18 gennaio 1932 - Anno X. Il Ministro per la guerra: P. GAZZERA.
Limiti di anzianità per l'iscrizione sul quadri di avanzamento a scelta facol-
tativa per l'anno 1932. Con Circolare n. 42 del Giornale M ilitare Uffteiaù del 22 gennaio c. a. i limiti di anzianità per l'iscrizione sui quadri di avanzamento a scelta facoltativa sono stabiliti per i maggiori medici fino a Dal Collo Augusto, per i maggiori farmacisti fino a Siccardi Guido, per i capitani medici fino a Lista Domenico e per i capitani fe.rme.ci~'ti fino a F'antozzi Luigi.
Movlmmtf nel corpo sanitario mRitare (I). D colonnello medico Alessandro Gianelli, direttore dell'ospedale militare di , Palermo, cessa. da tale carica ed è nominato direttore di Sanità del Comando milite.re della Sicilia. Il tenente colonnello medico Giuseppe Giordano, dell'ospedale militare di Palermo, è nominato direttore dello stesso ospedale. (Dal Bolleeeino U{Miale del 29 gennaio 1932-X).
Nostri nuovi docenti e specialisti. Hanno ottenuta la libera docenza il tenente colonnello Francucc Pellegrini in storie. della medicina., il maggior medico Giovanni Piccoli in patologia speciale medica, il maggiore medico Aljon8o Magliulo ed i capitani medici 081!aldo Anwro.ti e Oorradino Giacobbe in patologia speciale chirurgica, il primo capitano medico Federigo Boccktti (già docente in igiene) in tisiologia. ed il capitano medico Carlo Rizzo in neuropatologia. (l) Oon quecto numero cominciamo o eontlnneremo ln aegulto a riportare le nomine,le.Pro· mozioni ed 1 movi menti nel Corpo Sanitario, llmltaodoel, per e8li'ei1Z6 di spaz io, a1 .oli uttldall JD S. P. E. .
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NOT(ZlE
Hanno conseguito il diploma. di specia.lizzazione i capitani medici Carlo Gu4raldi e Edoardo Pandolfì in clinica ocuJistica, Guglt'.el1?l.o Del Fattore e .Arturo Montone in clinica. dennosiifilopatica., Pietro SanduUi in clinica. otorinola.ringoia.trica e A ugtuJto Bi/ani in odontoia.tria. e protesi dentaria. P orgiamo le più cordiali felicitazioni a questi distinti colleghi per i successi nella. carriera scentifica che tornano in loro onore ed a. miglior prestigio e decoro del Corpo Sanitario Militare.
Onorificenze. Il colonnello medico Orlando CCUJtigliola è stato nominato Ufficiale dell'Ordine dei SS. Ma urizio e Lazzaro ed il tenente colonnello medico Carmelo Jannizzotto è stato insignito della Croce di Cavaliere dello stesso Ordine in C0118idero. zi07le di speciali benemerenze. Il tenent-e colonnello m edico FatuJto Costa è stato fatto Cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia. per benemerenze coloniali.
Internato al sanatorio militare di Anzio. Il Ministero della guer:ra (Direzione Generale di Sanità Militare) ha istituito un internato presso il Sanatorio Militare di Anzio, da servire di tirocinio teoricopratico per la preparazione tecnica dei capi dei r eparti d'accertamento diagnostico p er la. tubercolosi negli ospedali militari. Sono stati comandati p er tale intern ato il maggiore medico Camillo Ma;r,zoccone ed il primo capitano medico Francesco De Nunzio dal 16 agosto 1931 al 15 febbraio 1932 ed il maggiore m edico I sidoro Cei ed il primo capitano m edico Ernesto Miletti dal 16 gennaio al 15 giugno 1932.
Conferenze al Dopolavoro del Ministero d.eUa guerra. Presso il Dopolavoro del Ministero della guerra è stato iniziato un ciclo di conferen;r,e di igiene e di medicina e finora ne è stata. svolta una d al tenente colon nello medico Fausto Costa sulla •vita dei microbi ed una dal 1o capitano m edico prof. Ugo Reitano sui moderni metodi di profilassi immunitaria, all'alta presen;r,a d el Sottosegratario di Stato S. E. Manaresi e con l'intervento di gran numero di funzionari ed impiegati d 'ogni ordine e categoria.
Per diffondere nel pubbl leo la fiducia nei prodotti farmaceutici nazionali. Si è riunita presso il Consiglio nazionale delle Ricerche la Commissione, presieduta dal prof. S. E . P an-ava.no, incaricata di suggerire i mezzi praticament-e più adatti per diffondere nel pubblico là. fiducia nell'uso dei prodotti fannace_utici italiani, che nella loro grande m aggìoran;r,a non sono certamente inferiori ai prodotti similari esteri. La Commissione, dopo esauriente discussione, ha riconosciuto unanimemente la grande utilità pratico. dell'iniziativa, ritenendo che l' unico modo per vincere il preconcetto largamente diffuso nel pubblico, e purtroppo anche nel campo medico, che i m edicinali esteri siano più efficaci dei nazionali, sia quello di dare agli industriali che lo desiderino la possibilità di sottoporre al cont rollo di un Ent.e t ecnico di indiscusso. autorità i loro prodotti, con facilità anche di confrontarli con i similari stranieri, rendendo poi di pubblica ragione i risultati delle rigor ose indagini a tale scopo condotte. P erciò, mentre l'on. Morelli svilupperà un'intensa azione di propaganda. nel p eriodico ufficiale del Sindacato, la Commissione ha espresso il voto ch a il Con siglio n a-zionale delle Ricerche assuma la funzione di organo di controllo p er i principali prodotti chimici, a. richiesta degli industriali italiani che lo desideraBSero.
NOTI ZIE
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Seuola superiore df malarfologla. La. Scuola. Superiore di Ma.lariologia, diretta dal prof. G. Bastianelli, terrà nel 1932 due oorsi di insegnamento: il Corso della Sezione tecnico-economica e il Corso della. Sezione Medica. n primo avrà luogo dal 30 marzo al 12 maggio, il secondo dal 14 luglio al 30 settembre. L'irulegnamento comprende lezioni, dimostrazioni pratiche ed esercitazioni, escursioni nell'Italia Centrale ed in Sardegna per la visita a località malariche e ad alcune bonifiche. Sono ammessi a i corsi cittadini italiani e stranieri: alla Sezione tecnico-economica l aureati e laureandi in ingegneria, laureati e laureandi in Agraria; alla Sezione medica laureati in medicina e chirurgia. n numero degli allievi da ammettere e i titoli da presentare per l'ammissione saranno comunicati con altro avviso. La tassa di iscri zione è di L. 100 più una quota di L. 200 quale rimborso parziale d elle spese di viaggio, vitto e alloggio nelle gite di istruzione, spese che saranno sostenute dalla Scuola. Per informazioni rivolgersi alla Segreteria della Scuola-Policlinico Umberto I,
Roma..
Società internazionale di Endocrimologla. Ad iniziativa del p rof. P ende e del dott. Leopoldo Lèvi è in via. di cost.ituzione una Società internazionale di Endocrinologia che ha lo scopo riunire gli innumerevoli cultori di questa fondamentale e tanto promettente branca della. biologia. e medicina. moderna. Del Comitato d'onore della costituenda Società fanno parte degli taliani oltre a.l Pende, i professori C. Foà., Castellino Pietro, Rondoni Pietro e Viale Gaetano, e degli endocrinologi stranieri i professori Lévi L eopold, Ma.ranon, Pa.rhon C., Fa.lta., Hamma.r, De Querva.in, Lucien, Parisot, Biedl, Bayer G., R. Neurath, J. Bauer, E. Leschke, G. Peritz, M. Zo.wadowsky, L. Asher, B. Houssay, L. Adler, M. Breitman, B. Chervinscky, A. Lipschutz, Cushing. Chiunque intenda farsi socio può dirigere la sua richiesta. o al pro f. PendeGenova, Clinica medica., Viale Benedetto XV, o al dott. L eopold Lévi, P arigi, TModore Ba.nville 16.
Nel glornallsnro medico. Col primo fascicolo di quest'anno La Federazione Medica Fasci9ta, organo ufficiale del Sindacato Nazionale Fascista. dei Medici e degli Ordini dei Medici, è apparsa., in xna.gnifioa veste, profondamente rinnovata, secondo un nuovo orga.. nico programma che, attuato con fervorosa. lestezza, ha. già trasformato il vecchio periodico in un giornale d'incomparabile interesse per la. dotta ed equilibrata trattazione in distinte rubriche di argomenti scientifici, economici e vari, tutti di palpitante attualità. Le cliniche universitarie ed i maggiori centri di studio del R egno, rispondendo con entusiasmo a.d un caldo appello dell'insigne Direttore, on. professor Morelli, hanno offerta. la loro preziosa. collaborazione e già nel primo ricco numero, che si fregia del discorso di S. E. il Capo del Governo, del quale anche noi abbiamo voluto ornare questo fascicolo, contiene articoli dei professori Frugoni, Micheli, S. E. Parra.vano, Ilvento, Boccbetti, Monaldi, Messini, RomanE'lli, ~ema, Vina.j, Balli. Quel che è assai notevole - e pa.r nuovo è che cosi •l!ustri collaboratori, come nel pro~a.mma reda.zionale, si dimost rano a compiuta dtsposizione del foltissimo puhbbco dei 32mila m edici lettori, off-rendo loro scrttti brevi, attraenti, o anche smaglianti, densi di contenuto, con implicita evidente rinuncia. ad ogni tono cattedratico ed a eccessive sostenutezze dottrinarie, per tessere - come dice l'on. Morelli - in una unica grand.e fam'Ì{/lia Medici e Maestri.
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1 NOSTRI MORTI
Gli interessi di classe vi sono trat-tati con stile fascista, inquadrati cioè ed assoggettati ai grandi fini nazionali ed alla concezione più alta e più pura. dei doveri professionali. E, come lo stesso stile vuole che vivere significhi militare, ii Giornale ingaggia battaglie per la valorizzazione della. cultura medica italiana e della nostra incomparabile ricchezza nel campo della idroclimatologia. e per promuovere una onesta. gara. dei prodotti farmaceutici nazionali con l'abbondante e dispendiosa paccottiglia straniera che invade troppo facilmente il nostro mercato, favorita da preconcetti paesani, residui ormai inopinabili di quella mortificante micromania che una volta ci portava ad incondizionate e t remebonde ammirazioni per ogni cosa ed ogni idea cha ci venisse di fuori. Il grande Giornale, eh~> mira alla più fattiva coesione totalitaria della classe medica, offre le s ue pagine anche at'\ orgomenti di m edicina militare, che saranno specialmente trattati da due ufficiali medici dell'Esercito. Siamo ben lieti di porger e il.nostro plauso e di accompagnare con i nostri voti questa nuova perfetta opera giornalistica, che varrà ad affrat-ellare sempre m eglio i medici italiani, tutti a l servizio della grande P atria, come il Duce li vide in guerra e come vuole che siano nella loro missione di ogni giorno, di im.portanzct eccezionale e che diventa sempre pitì delicara e complessa.
I NOSTRI MORTI Dopo il lw1go protrars i di una subdola malattia, il 4 gennaio 1932, deced eva il colonnello medico in S. P . E. cav. Alberto Foresti, direttore dell'ospedale Militare di Brescia. L'eco dolorosa della s ua perdita ebbe una. vasta risonanza di compiantp in città, dove godeva di una larga estima.z ione pubblica. Prese parte alla guerra !taio-Turca come Direttore di un Ospedale da. campo ed alla grande guerra 1915-18 come Comandante di una Sezione di Sanità e poi di un Ospedale da Campo. Coprì la carica di Segretario presso la. Direzione di Sanità della 1a Armata fino all'Annistizio. Nel disimpegno delle sue delicate mansioni di Segretario, egli diede prova costante di saggio equilibrio, d; sagacia e di equanimit,à che resero l'opera sua veramente preziosa e alt·amente apprezzata.. Nel 1920 fu nominato Presidente della Commissione Medica per le Pensioni dj Guerra e nel 1921 assunse la Direzione dell'Ospedale Militare di Brescia che tenne per oltre un decennio. Le sue elette qualità. di mente e di cuore promossero attorno a lui una larga. cerchia di estimatori. Caratt-ere energico. volitivo, temprato alla dura disciplina militare, fiero della 1ma m issione di Medico e di Soldato, gli fu norma. costante di condotta l'inflf'ssibile austerità dell'esempio in ogni manifestazione pubblica e privata. I l suo ing('J!nO 'l:igoroF.o, vcrf'ntile si movc\'Q. agile nei più sva. riati campi culturali. Di oratoria facile, adorna. p er!'uasiYa, la sua parola. acquistava. talora. una ca.!da appa!'sionata tonalità che affascinava.. Medico valen te, in questi ultimi anni svolgeva la sua fertile attività. specialmente nel campo della medicina legale, acquistandosi una solida, competenza.. di studioso per la.rghez:ut. di dottrina., per acume di investigazione, pe1· saggezza di giudizio. Il Corpo Sanitario Militare, presso il quale da oltre un trent.ennio andava profondendo la ricchezza del suo ingegno, l'esuberanza. de1la sua giova.n ile operosità., la squisita. bontà dell'animo, perde uno dei suoi figli più prediletti. Brescia, 12 gennaio 1932-X. Dott. Francuco Secchi, ten. col. medico.
l NOSTRl MORTI
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Il 24 dicembre 1931 il 1° capitano medico Vittorio Bianchi si è SJ ento improvvisamente a. Moga.diEcio. Mogadiscio che doveva. essere una. tappa lungo la v1a d el rit.orno verso l'Italia.- dopo un'assenza di tre anni - è divenuta così la sosta definitiva, l'arresto inatteso di una. vita nel miglior tratto del suo arco nseensionale, il tragt1ardo mortale levatosi tragicamente dall'agguato, a metter fine. in pochi istanti a tutta una vita di nobiltà, di lavori, di dovere, di studio. In mezzo ai discorsi convenzionali ed agli scritti che la morte fa fiorire attorno alle tombe, noi vediamo quanto è difficile, quando il cuore è gonfio di tristezza. e di dolore, tracciare un ritratto che abbia qualche somig)jru1za col Camerata, con l'Amico scomparso. La. maestà d ella Morte, l 'angosc1a nostra e di quelli che piangono, trattengono la penna: non si osa citare un episodio, rilevare un dettaglio, ricordare una. parola, che darebbero alla persona. vita e rilievo. Tutto appare ufficiale, scialbo, banale e terribilmE-nte simile ad altre cose gin dette per altri. E Vittorio Bianchi era una figura cosl nettamente vigorosa sul nostro orizzonte coloniale militare, così inconfondibile e st-accata dalla folla comune, così solo e chiuso in tale armatura, che da~·ero il parlarne sembra una profanazione: tutto ciò che si può dire, comunque, è certamente impari alla sua perl3onalità decisa ed austera di ufficiale e di studioso, alla sua alta statura morale ed intellettuale, alla sua sagoma altera., sdegnosa di onori, di lodi. di benserviti. Ed Egli non pertanto lascia dietro di sè un solco profondo ed indelebileLa sua vasta preparazione cult.urale accoppiata ad una rara abilità professionale, che gli conRentivano di maneggJare con ugmd~ perizia e predsicne il microEcopio E'd il bisturi, la clinica e l'igiene; lo studio assiduo e metodico delle forme patologiche che cadevano sotto la sua acuta osservazione, pE'J' cui Egli era divenuto una vera competenza in faUo di malattie tropicali e di gcografìn medica della Somalia; la sua tempra infine di coloniale di razza, tutto ciò fuso nell'ardente passione di Apostolo che animava ogni suo atto diretto al bene, ha lasciato in Somalia., ove Egli si trovava sin dal 1920, salvo pochi intervnlli. \m'orma. indistruttibile, che attesterà, eternamente nelle cose c:la Lui costruite la sua operosità instancabile, la. sua levatura. superiore, la sua perizia tecnica, la sua infinita bontà. L'Infermeria di Baidoa, la Colonia Agricola pei lebbrosi d~Jia. GoS<'ia sulle rive del Giuba, la prima e l'unica costituita nelle nostre Colonie. vf'ro modello del genere che dovrebbe portare il suo nome, l'Infermeria di Magalo d'oltre confine, sono tutte opere sue, uscite di getto dalla. sua m ente geniale, dalla S\la tenace volontà, dal suo sforzo generoso, cui E gli aggiunee non di rado il proprio contributo finanziario. Le sue relazioni s-anitarie sulla patologia d elle regioni d~> ila colonia che ebbero la ventura di averlo, lucide , schematichc, precise, dense di oss~>rvazioni pre· ziose, di acute considerazioni, nude come dimostrazioni matematiche. !!ono veri spra.zzi di luce che illuminano un.a materia purtroppo ancora così incerta e poco nota. Le sue descrizioni illustrative sulle antichissime tombe GaJJa. n el bacino delle sorgent-i dell' Uebi-Scebeli, sulla foresta del Gambò, sul Monte Lagio e sul vaHco omonimo che dal bacino superiore dello Scebeli mette in quello dell'Ueb (affluente di sinistra del Giuba), ~>ono documenti preziosi, d 'incomparabile chiarrzzo che dimostrano la sua cultura vasta. e poliedrica. Le sue relazioni poHtico-commerciali , infine. di cui qualcuna perva!'a di uno spirito profctico di chiaroveggente che andava a l di là dell'ora prf'!'rnt<' e dnlln superficie appnrente delle co!:~'. costit\1iscono anch'E'~se altrettanti documenti di esattezza scrupolosa, di attenta cd onesta os~ervazione, di amor di patria F<Opratutto che hanno orientato talvolta azioni di Governo. Fra. gl'indjgeni della Goscia. e dovunque Egli è stato, il nome di Vittorio Bianchi è ricordato con profonda. commozione, con mistico senso religioso. Chi l'ha avvicinato non può più dimenticarlo. Ora. è finito. Laggiìl, fra le dune fulve di Hammar-Gegeb, con gli occhi grigio-azzurri co~tti nell'azzurro pesante d el cielo dei tropici, donde è calata improvvisa la pallida. Morte che l'ha ghermito, non si è spenta soltanto una vita che molto aveva.-
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t NOSTRt MORTI
dato e più poteva ancora dare, ma un'anima pura ed appassionata., una nobile fiamma che mai più c i illuminerà. Il Corpo Sanitario )iilitare perde uno dei suoi figli più preziosi, la Somalia ha perduto certo il migliore fra noi. Roma 23 gennaio 1932, X. Dott. S~ro Fadda, magg. medioo.
L 'Ordine dei medici della provincia. di Pisa ha commemorato d egnamente il nostro valoroso scomparso con un nobile manifesto del suo Commissario preJettizio dottore G. Le pri: • • Oltre Lu(lh (Somalia Italiana), stroncato d{J. malaUia fulminea, è morto a 41 anni il dott. V ittorio B ianchi, capitano m~dico dell'Esercito in S. P. E., iscritto altwstro Ordine profes8icmale. • Per vari anni, adempiendo incarichi delicatissimi di politica coloniale, aveva portato aUe t ribù selvagge, oltre i confini della nostra Colonia somala, con il suo cuore baldam;oso e sognante i beni della nostra arte salutare e della civiltà patria. • S'avvicinava ora, dopo otto anni di vita durissima ttell'interno africano, aUe coste eli Mogadiscio p er il rimpatrio. La m<>Tte invece l'ha colto con tragico dutino sulla v ia del r itorno. «Vittor-i o Bianchi è morto come sar~no morire i medici e i missionari - dopo una vita di opere feconde - in ailenz·io. a AlL'inaspcttctta, ferale notizia, noi che gli fummo amici e ch-e avem"w la ven· tura d1: a.pprezzare la .9ua 11ivid.a intelligenza, la sua bontà e il suo valo-re, pieghiamo angosciati la fronte; ma, esa.ltianw il Suo nome di medico e di ufficiale caduto Stilla via della civiltà italiana. • P er tutti i .9ilenziosi eroi che l'hanno preceduto, p er queUi che lo seguiranno d~vunque è l trdia, dovunque è i l nome della nostra Patria, sia gloria al ricordo di Vittorio B ianchi.
• Pisa, 29 dicembre 1931-X •· Un'altra. giovano vita ha. mietuta. la morte nelle nostro file. Il capitano medico in S. P. E. Davide Saurlno è deceduto a 41 anni, mentre prestava servizio al Consiglio di leva di P ol<co,ra. Aveva onorevolmente pa.rtecipàto a.lla grande guerra e dall'agosto d ol liH7 a l lug lio d e l 1920 e ra stnto addetto a reparti d e l R . Corpo d e lle truppe coloniali di Eritrea, che tw eva. sHguiti ne lle operazioni di Libia. P oi fu s ucoossivn.mente a.ss.egnat.o alla Direzione di Sanità di Bari, alla. Commissione modica di Ancona., all'Ospedale militare di Chieti, al 1580 fanteria., a.Ll'03podale militMo di Ancona ed infine, dal 15 nove mbre 1929, a.l 225o fanteria. distinguendosi ovunq ue p er zelo e capacità. tecnica e per distinte virtù militari. Lascia. la consorte ed un tene ro figlioletto, ai quali rivolgiamo il nostro mesto p ensiero con sen tita. solidarietà. ne ll'aspro cordoglio.
Il24 dicembre ò morto a. Sca.ndia.no (Reggio Emilia) il maggiore medico della riserva ca.v. Luigi Carani a ll'età di 56 anni. Aveva. llf'rvito n el Corpo sanitario militare dal 22 mAJ:!JZio 1!11 5 a l 24 np rile 1918, prima. por 16 mesi, con re pnrti combattenti e con fo rm a1-ioni sanitarie c:ampali e poi all'ospf'dale mili tare di 13ologna., adempiendo sornpr~ ogni suo dove re con sor mutà. e disciplina e guado.. gnando alla sua opom riconoscimenti incondizionntumentc e logiativi.
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D irettore rupoTUJabile: Dott. UMBERTO RIVA, tenente generale medico R edattore: D ott. Vrnonno D E BER:s<AJU>mrs, tenente c olonnello medico (t l04850) - ROMA, 1932-X - JS'l'lTUTO POLIORA.J'IOO
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RIVISTE 1\IEDICHE MILITARI
ITALIA: A~N .il. l
DI M EDICINA NAVALE E OOLONJAJ,E. - Dirozlono centralo della. sanità n11litnre marittima.. Ministero della Ma.rlna. Vol. Il, tasc. V -VI, novembre·clicembre 1031-X . Geh nesl: La mnJaria nol , Denadlr (contin«a.zione). - CMapplnl: Trauma ed osteosart'oma. - V111nl: Ricerch e stilla sarco~ lstlna. - Pazl: Contributo allo studio del • Piede di Bong-Kong •·
ESTERO : A R GENTINA: R. E\' IS1'A DE LA SAN IDAD ~dT.ITAR. - Direzione generalo di sanità, Ministero della. Guerra, Buenos ·Airos. 1<"a8C. V , setlembrc-ottobrc 19$1.
Mllltlo:
F..same psleo· ftslco degli aviatori. - Maua e ..la: I ndice corrologk o del 5• reggimento
artiglieria. - Muaa e Arlu : Indice ematcloglco del 20• reggimento fanteria (Ca cciatcrl dello
A nde) dlst.accatc a Jn.Ji r. - Dt La a.rrera, lonlt lll, d'AitsJMctto • lnon: La febbre dJ Malta n ) fc ndoz:a. - 1.-,a: Direttive per la creazione di un gabinetto dJ biotipologia nell'esercite.
FRANCIA: ARCEIIVES DE Mli:DEOIN E ET PHARMA.OI K MlLlTAIR ES. - Dlroziono del servh:lo d i sanità, Mlntetero della Guerra. Fase. I V, novembre, tomo XCV, 1081. l tlck: TI trattamento delle ferite 1n guerra. - Ptlrltr. Scr,·izio sanitario regionale e l'organizza· z ion o dello risorse ospedAlicre del territor io. - De Lapan4rt e Artne: Considerazioni sulla malaria. ARCHIVES DE MEDICINE ET PIIAR:\lACl E NAVALES. - Servizio centrale di sanità, Mini· ster-o della Marina, Ptulgl. Fase. IV, oUo&rt-71-ovembre·dicembrs, tomo OXXI , 1931. Plt,r. State attuale della tu ber :olosl cblrnrgica. Dts E-": La. dissenteria a.mcblca nel l' Orto di Brcst.
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RUMENIA : R E> ISTA SA.N ITARÀ MILI TAR!. - Redazione o ammlnlstraziono: Ospedale mUltare • Regina Ellsa bet& • Buca.rest. FtUc. Xl, novMnbrc 1031. N•Ica. Al'llla, o ...,...se•: Emlspruuno fa~cialo sinistro consecntlvo a ferita di arma bianca alla g uancia omologa.. - Dlllllln:• c Nn t lan•: F..ctcpia congenita del cristallino bilaterale a~~Soclnta a corioootopia. - ltnutaee: Un <"&So di embolia arteriosa blsmntlca. - D..:tra~e•: Paralisi radiale da Influenza.
STATI UNITI: T IlE MlLITARY S URGEON. - Army Medicai Museum an d Library, Wasblngton . F a8C. dicembre, n.. e, ool. r,x rx. 11131. lthuMr: I nfluenza. dello malattie epldemlcbc nello opero?.lonl mUltar! nella. storia doll'cml sfcro occldon tale . - Peak: I nfluenza del clima. delle 1sc1o FUIPPine sull'organismo umano (FillP11i· nlt.e). - CU.J OIN e Ftrn~llaqll: r.a ta.tloa nel solda.tl In rolazlone alla perdita del cloruri.Ecedallt: I n fes tone polmona.re da funghi probabllmento da. Sporotbrloum Sobenkll. - Vokoan: R esezl o ne d el laringe senza perdita della ,·ore. - LaR e Riai: Cause di morte tra l bianchi ro~lùentl a Matdla. - Hatt: Un nuovo preparate contro le zanzare.
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Anno LXXX - Fase. III MARZO 1932 - ANNo X
GIORNALE DI
MEDICINA ·MILITARE
DIJtEZIONE ED AMMINISTRAZIONE Mll'USTEBO DELLA. GUERRA
ROMA
PubbUcazione metiBile
SOMMARIO MEMORIE ORIQINALI : Qriunl. - li vitto del .'!Ohiat.o ltnliano Bllo. luce dello moderne cono lconze fisiologiche. Mautttl • Gennln,, - Ephlcmln di tli sscu terin bn<'illnre fra militari a Reggio Calabria. Canflltne. - Rl<'crche sp,·r iment.ali sull'lnllueoza reclrroea delle vaccinf<Zionl antltl.tlca
o jenuerinun . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tnpicclonl. - Perr,•zioon eo to dello •trumentMIO per torncometria . . . . . . . . . . .
CAIIITICA CLINICA : Menprzl. - :'liodromc comh in!\ta d i cr<'rlo·ata,'lia <'Prebcllll re d i Pierre 1\larle con morbo
di Friedrclcb in un cn-<o sporadico con reperto Infiammato rio del Uquor . . . .
Pa«. 157 185
202 211
P~. ~14
MEDICINA LEGALE MILITARE:
Cllarruao. - Ln cllngnosl di l ~tcrismo In medicina legale mJillnro.
P~. 219
RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA:
AIHmlnllria J,a ca"sa. (Ù>ll' - ndla n.f./rl)t>i . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . AnCiolni (Suuli) ~l muscoli rtrlltl cot~ 'l<<fllrltc cortBidcra.eione a r&uunrdQ dcl/(1, patoqene8i. dt:gli ancriom\ i11 oencre . . . . . . . .
Artwlocralla (L· J • • • • • • • • • • • • • • • •
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Awlalelle (L') aanltlll'la nella cuerra Modtma . . . . . • . • . . . . . . . .
COfPD estraneo nel rene Miurnzi.one di - . . . . . . . . . . . . . . . . . Dlf"a dtftt razza P er ù, - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dlsbrslonl grawl del ~lft'Ctltlo Trnllmnmto cMmr()ico immrrliato e/elle - . EM~olla polm....,.. l li.cerche r~ulivcit~C1rwlt•(lrttflclte sp~rim,.,r,.li »1•1/ ' . . .••..•• Epl ...sla lacllsonlana post-traamatlca: criteri •li r.ura chiruruicn r fl::ionnlr. EmMI.a8i. e 11iom· /x:I()(T(o it~ chi.rur(lia curhrnl~ . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Epilessia t 'aumatica Oorl'rilrulo <tll'a.rw1nnti<• pnlo louicn dell' - . . . . . . . . . . . . . . F'rathre IsOlate deUe apofisi tranerae •tttebtal' . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . Iniezione Mll.,lea recklin Il r~>J>erln drl .<(w(lut nr/1' - . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lobo anteriore lpofts.arto P n IHIIP'n 81' n/ l)u;o n l'(ldco d t' l ci r,.,,if, r1tl ·i.11i·mO:rieuza df'l - • . Loelstlca Nole di - t'iSsuta. Il scrd.ein 8(11titario nell' urul(tU& tù l Cud"re . . . . . . . .
Malattie infettive batteriche . • . . . . • • . . . . . . . . • . • • • . • • . . • . . . • . . Malattit trasmlsslblll Tnfl•<·n~a ll.-1/r 11ft111ioni e rlelle 11irmor sulla uoluziune di alcmu~ - . Mormonl {I): le• pit~ i~!irui.,ln rf,•/lr Rrl/e rcliqin•e , . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . MIIICOIItura striati /./ rsrz m.r d-i uir(J <Iella - i n r.oudizi11ni di riJu).<m . • • • . • . . . • Ocetuslone intest ln~e f, ,, sir~t/mnu• u.mnmle dd/: - NunM ~<t11dio l:IT/Ctin•e>tl(tl<' . . . . Ptrltoneo Studi ii'Wrimenloli sulla re.,-;st,,nza l r>cale tll'l - . . . . . . . . . . . . . . Proiezione di co,-pl eat ranel sulla cute ,\lodalitf• 1>cr seurwre tluranle lct radi<iScovitl la Protezione cturldlca delle popolazioni cl will contro l dllllni della cuerra aere~hlmlca . . . . . . Rasezlone ( l.a) sothdlaframmatlca del yaghl • . . • . . • • • • . . . . . . • . . • . . . . llltura dei nerrl Partico/(l,ri di tecnic<• nella - . . . . . . . • . . . . . . . . . • • • . Uraterostomla Intestinale ed 11reterostomla cutanea . . . . . . . . . . . • . . . . . . . • . .
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI OLINIOHE NEGLI OIPEDALI MILITARI .
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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'ahbona.monto è annuo o cle~orre dal 1• l!'onnalo al prezzo di L. 31. (lr.storo L. 44) Per gli ulllcio.ll moti ici e chimici· rnrumcisti del R. Eserelto , In servizio ed In cong.,uo, il prezzo <\cll'nb honnmeoto è ritlotto a L. 24 auti<"i J»lte. Per l soli ulll~lali medici (dci i'Eser<'lto e della Ma rina), In qualunque posizione el trovino, è anune!!SO un abbonamento cunnùativo nl Owmal~ di MediM/111 Militare ed agli ..dnnnli ài .Mild\ci.na Nar<<le e Coloniale al pro?.>.O (li L. U annue. TI prezr.o del supplemento <"Ontonente i Ruoli di a.n.:i<witcl dt;l corpo san-ilario milit{Jre è d.l L. 15, r idotto a L. 8 per i so li a bbonali.
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ANNo LXXX- N. 3 GIORNALE DI MEDICINA MILITARE
1\:lAazo 1932·(X)
MEMORIE ORIGINALI
IL VITTO DEL SOLDATO ITALIANO ALL'\ LUCE Prof. Giovanni Grixoni, maggior generale medico " Nessuna forza di volontà può 8upplire ad un sangue povero. a muscoli denutriti, a nervi smunti .,. :ìllOLESCHOTT.
Alimentare convenientemente il soldato non è solo un alto e difficile compito militare, ma ancora nazionale e civile. Da ciò la grande importanza che esso assume in pace, e soprattutto in guerra, allorchè al vitto collettivo obbligato sono assoggettati milioni di uomini dai 20 ai 55 anni d'età. La Nazione ha il massù:n.o interesse a conoscere nei suoi dett.agli lo svolgersi di cosl complessa e colossale operazione, oltre che per il fatto in sé stesso, ancora per le immancabili ripercussioni economiche, in rapporto cosi alla propria capacità di produzione, come al bisogno di doversi rifornire all'estero di prodotti di prima neces.~ità, i quali possono indun·e: in pace uno squilibrio dannoso nella bilancia 'degli scambi; ed in guerra dar luogo a difficoltà capa-ci di compromettere lo sviluppo delle azioni belliche e fin determinarne la catastrofe. Si rammenti che fino a qualche anno fa oltre la metà in valore (54 %> delle vettovaglie con le quali è alimentato l 'esercito nostro erano di provenienza estera (1): Nell'anno 1925 - 26 per la forza bilanciata di 230.000 uomini si spesero in generi alimentari L. 219.498.502 all'estero, e Lire 186.000.909 all'interno. Fortunatamente le cose vanno rapidamente modificandosi; al presente, ad esempio, il pane da munizione è per intero preparato con farina di frumento tenero di produzione nazionale, mentre nel 1925-26 per questo uso si sono importati grani per oltre 90 milioni di lire. Nè minore è l'importanza che la conoscenza minuta dell'argomento ha sotto l'aspetto sociale. Scienziati di tutto il mondo, con magnifico slancio umanitario, invocarono l'istituzione di una tutela. statale per l'alimentazione del popo,lo. «Le persone di cuore ammetteranno, scriveva un fisiologo e sociologo illustre, che la. società deve provvedere perchè ogni individuo si alimenti realmente secondo il bisogno e lavori secondo la propria forza e capacità. La biologia ( 0) Tutti 1 dati sul .ttto del nostro soldato sono r tca,·a tt clalla mia Relazione al Con siglio Na?.lonale delle Ricerche: SuUa ra<ione alimtmtare di 1.oce e di ouerra dei m-ilitari ckl R. Baercito e ckUa R. Aeronautica nella quale sono ampiamente r iportati In tabelle particolareggiate e minutamente esalllinatl sotto l' aspetto scientifico e pratico. (Archivio di Soie.n ze biologlo!Je N. 3, 1981). (l) Le Importazioni per uso mUltare. Il Vitto del soldato. (IJ:sucilo e Nazion-e 1926. pa-
gina 642·6t6).
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IL VITTO DEL SOLDATO ITALIANO ECO.
sancisce la moralità. del lavoro, e la massima che la virtù è pr~mio a sé stessa, è salute del corpo e dell'anima. Ogni disordine, ogni oooosso nell'esercizio di una funzione danneggia l'individuo, come ogni eccesso individuale danneggia la società » (ALBERTONI) (1). Gli studi sul vitto del soldato sono i più adatti - poichè la collettività militare è, senza dubbio, la più vasta di una nazione moderna - a lumeggiare i bisogni ed i rimedi che la soluzione di così ponderoso problema impone oggi agli Stati. L'argomento deve quindi essere sviscerato profondamente e, se occorre, anche crudelmente, a modo del chirurgo che affonda le mani nelle carni sane, tiepide per ricercare ed allontanare il male in esse annidato. Fra i più importanti aspetti sociologici del problema dell'alimentazione uno ne voglio ricordare, che investe, oltre che la salute dell'individuo, l'avvenire della stirpe. Le indagini bio-antropometriche compiute, or son parecchi decenni, ani militari banno messo in evidenza l'influsso che la nutrizione adeguata esercita sullo sviluppo somatico di giovani che pareva non avessero più la capacità di raggiungere i limiti minimi di statura e di peso propri della razza. È noto come, al giungere sotto le armi, i nostri soldati non abbiano compiuto il loro sviluppo corporeo e nemmeno toccato il limite che, in rapporto all'età, avrebbero dovuto genotipicamente avere. D Generale Medico R. LIVI (2), nelle sue pazienti e geniali indagini su 26 6.116 militari, ha accertato che mentre all'epoca dell'arruolamento i giovani appartenenti alle classi sociali più abbienti (studenti, professionisti) ba nno quasi conseguito i limit i di accrescimento nella statura propria della razza, quelli invece delle classi più povere (e specialmente i contadini) ne sono ancora molto lontani. Ciò è da attribuirsi a condizioni di ambiente sfavorevoli, nelle quali i giovani proletari son vissuti fino allora, e, soprattutto, all'insufficiente alimentazione famigliare. Infatti, entrati nelle file dell'Esercito, e sottoposti ad un regime igienico ed alimentare, che per la grande maggioranza dei soldati, cioè per quelli appartenenti alle classi povere, deve considerarsi come migliore assai di quello precedente, i rima8ti indietro avanzano più rapidamente degli altri. n fenomeno si palesa nettamente non solo fra individui derivanti da classi agiate o povere di una stessa :regione, ma ancora fra quelli di uno stesso gruppo (contadini) che, per essere vissuti in condizioni diverse, hanno ri· sentito più o meno il difetto qualitativo o qua.nt itativo di alimenti. n contadino delle provincie meridionali che, rispetto a quello toscano, emiliano, piemontese, lombardo, si è a casa nutrito meno bene, appena è sotto le armi, messo in condizioni di vita migliori delle precedenti, se ne rivale presentando una. quota di accrescimento molt o maggiore dei compagni settentrionali. Ricerche posteriori del BELLI confermano, per quanto riguarda il peso, i fatti sovra~sposti (3). 1
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(l ) P. ALBERTONI citato dal GUA.RESCHI: Correla.zlonl fra struttura chfmloa e dlgertbWtà del prlnclpJ alimentari organici (Supplemento all'~ia di chimica, vol. :xxxn:, 1916). ('2) R. LIVI: .dnti'OJ)0771dri4 militare, parte II. DaU demogratici e blolo81ci - Boma, presso li Gi.or1ulk }Jfed(Co tùl R. Eem:Uo. 1905). (3) c. M. BEUJ: Rapporti fra peeo del OOJ'J)O del Dl&I'Inalo e l'&Eione alimentare (Amtalt dì Medicina namle, 191S, vol. II, fa8o. V, Vl). M. BoLDlUNJ: Antropometria, pajf. 372 (tn Z'ra#alo Uczl(cmo d'IqUfle, vol. 18 - Torino U. T. E. T. 1930).
IL VITTO DEL SOLDATO ITALIANO ECC.
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La. ineccepibile constatazione antropometrica consona alle risultanze dei moderni biologi e psicologi (M. BoLDRINI) dimostra quindi gli effetti salutari per la razza di una alimentazione razionale, anche se non interamente soddisfacente. Ed è merito dell'Esercito ridare alla. Nazione, per mezzo di essa; cittadini; anche somaticamente, più validi, più sani, più robusti. La militare è infatti, fra tutte le collettività, quella che ha rivolto le maggiori cure alla nutrizione dei suoi membri. «Ciò che distingue l'alimentazione del soldato da quella di qualsiasi altro gruppo alimentato a spese dello Stato, dice il BoTTAZZI, è in generale la buona costituzione della razione giornaliera, per quanto riguarda la proporzione assoluta e relativa dei vari principi immediati. Sotto questo punto di vista l'alimentazione del soldato può dirsi abbastanza ben composta presso tutte le nazioni militari. Essa subisce di tanto in tanto ritocchi e perfezionamenti in omaggio all'universale convizione che tutte le ~:,-f_},.,. buone qualità del soldato decadano quando esso sia male alimentato,, (1). '\~ ~,;~-J D giudizio di 1mo scienziato cosi competente deve esser ragione di alto . -··.' . \-.\: compiacimento da parte delle nostre autorità militari, tanto più in quanto le difficoltà superate per raggiungere l'attuale lodevole stato furono non ~;;:::· ) .' . ~ "'./;";' i ·t' ... · ,... -...., Piccole nè lievi. . .; Poichè (mi valgo ancora di quanto afferma un altro fisiologo di b "0;':.; ~t .:. ' ~ -: fama, il Prof. G. Rossr), se è difficile stabilire con precisione ciò che è ne- "-'!· ~.~~:..:;:· .._ cessano e sufficiente per un uomo che si trovi in condizioni di vita ben de"f.\~\ terminate ed uniformi, tanto maggior difficoltà si incontra allorchè, ve~ nendo queste condizioni continuamente a cambiare, si è costretti a ricorrerre ad una razione media (2 ). E, mi permetto di aggiungere io, immensamente più grandi quando si tratta di fissare razioni collettive ed obbligate per milioni di uomini. La razione (3) del soldato italiano si è modellata, almeno nelle linee generali, sempre sui più saggi ]precetti scientifici, e soprattutto su quelli derivanti dalle ricerche metodiche ed accurate sul ricambio, compiute nell'ultimo cinquantennio. Ciò spiega e giustifica manchevolezze ed errori che oggi, al lume delle nuove e più vaste conoscenze, riscontriamo nel vitto somministrato al soldato nei passati decenni, sotto l'influsso di questa o quella veduta scientmca, allora accreditata e dominante. È al lento ma progressivo evolversi delle nostre cognizioni in materia che si debbono attribuire, in parte almeno, incongruenze e contradizioni constatate nelle razioni militari. La scuola tedesca, che cosi tenace, lungo ed esclusivo dominio esercitò, anche su questo argomento, fino a pochi lustri or sono, ritenne indispensabile, a. mantenere l'equilibrio organico in un uomo sano e sottoposto a diverso grado di lavoro, una quantità alta speciaJ.mente di sostanze pro~
(l) F. BO'rr.u:a e G. JAPPELI.J: FùtWlogla dùl'~e, "Va.llardi Ed.IJ;. :Milano, 11110. (2) O. Bo8BJ: 811ll'allmentazloue delle trappe In guerra (GWm.ale di MW.icinaMUUc.re,1926 •
.... 4~5). (3) Per evitare errori di Interpretazione o, almeno, faclll contusioni deve tenersi presente che Il termine rafotae, obe nel I~Jliraaato eolent111oo eta ad Indicare gli 8lJmentl eaettlvamente ui UiuatJ , In lbJ«uaafo militare comprende gli alfmcutt ueeguatf al soldato come vitto gloma· l iero. Con queat'ultllllo e!.Knlflcato lo sf uaa In queato atudlo.
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IL V!'rTO OEf, SOLDATO I T ALIANO
E CC .
t eiche e di grassi, olt.re che d i idra.ti di r arbonio. Donde, secondo i più accrediLati sperimentat.ori, le cifre giornaliere di 118; 130; 134,4; 137 grammi di proteine nell'uomo a llworo leggero, con 56; 79,4; 84 grammi di gra:>si, e, rispett.ivamenoo 500 ; 404 ; 485 grammi di idrati di carbonio. Cifre tut.w che dovevano esser proporzionalmente aumentate col variiM'C delle condizioni e del! 'intensità di lavoro, con il clima, la. razza, il pt-so corporeo. Il minimo igienico qu0t idiano di proteine per chilogramma di peso, vari am~, secondo quelle vedute, d a gr. 1,95 - 1,96 (VorT E PETTENKOFER) ; 1,60 - 1,70 (VorT) j 1,45- 1,57 (PFLUGER1 BOLHAND, BLEIBTREU). La l'{tzione a.dottnt a nel nostro e:;ercito fino al1885, a seconda che er~ di guarnigione, eli accantonamen to o di marcia, importava gr. 124; 128,10; 141,10 di pro t e i ne; da l 1886 al 1893 fu diminuita. la quantità di pane ed aumentat.a quella della carne, con una elevar.ione, per quanto piccola , di sostanze proteiche. La razione di guerra proposta dal MOLESCHO'l"l' (1893) era costittùta. da gr. 181 di proteine, gr. 90 di grassi e gr. 718 di idr!l.t i di carbonio, per un tot-ale di 4523 calorie lorde. L'altro indirizzo scientifico, più recente, e che trovò fra gli scienziati americani i più validi sostenitori, insiste soprat tutto nel denunziare la quantità esagerata di sostanze proteiche ritenute fin allora indispensabili. Il fabbisogno giornaliero di prowine fu così ridot.to a cifre sempre più basse: grammi 60 (LAPIQUE); 50-80 (CHITTENDEN); 40 (HIRSCHFELD); 50, su se stesso fin 30, (HrNDHEDE). Fino all'inizio della grande guerra al soldato italiano, in omaggio alle nuove idee, si somministrò una razione contenent~ gr. 93-103 di proteine, 19 di grassi, 534 di idrati di carbonio - ca.lorie lorde 2847. Come si vede, le due direttive, cosl nettamente contrastanti ed intransigenti, ebooro la loro più manifesta ripercussione nel determinare la razione alimentare del soldato nell'ultimo quarantennio ed in modo particolare durante la guerra mondiale. Il dovere patriottico di persuadere tutte le popolazioni belligeranti, in vista della crescente generale penuria di prodotti alimentari, in ispecie di origine animale, alla più rigorosa parsimonia di cibi, portò a questa teoria il più valido quanto insperato consenso ed appoggio. La Commissione sanitaria dei paesi alleati (C.S.P.A.), che durante la guerra riunivasi a Parigi, non seppe sottrarsi a quella pressione morale, anzi l'incoraggiò, per quanto non in misura uguale per tutti gli eserciti alleati. Vedemmo cosl che, mentre il soldato tedesco al fronte, anche nei più tristi periodi nei quali la popolazione civile difettava. di alimenti, conservò intatta la sua razione capace di svolgere 5000 calorie lorde, i soldati inglesi, francesi, belgi, e, sopratutto, italiani, avevano un 'alimentazione ridot ta. Il soldato inglese, combattente in Francia, fruiva di una razione di 4400 ca.lorie lorde, e nelle retrovie di 3600. Quello francese in trincea di 3434, e nelle retrovie della zona. di guerra 3156. Quello belga 3650 con la r azione forte, e 3100 con quella ordinaria. Il soldato italiano, che fino all'entrata in campagna aveva una razione deficiente, anzi nettamente insufficienoo (2847 calorie lorde) per quantità e qualità, vide quella adottata per la guerra - del valore energetico di 4082 calorie lorde - ridotta in successivi rimaneggiamenti a 3006 calorie lorde,
IL VITTO DEL SOLDATO ITALIANO ECC.
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che per i soldati in trincea, a seconda delle stagioni e delle altitudini, poteva gilmgere a 3200 - 3250. Per le truppe delle nostre ret.rovie la media quotidiana delle calorie lorde si abbassò fino a 2794. Come a tutt.i è noto, dopo Oaporetto la razione del nostro soldato fu elevata. a 3487 calorie lorde, pari a 3303 calorie n.e tte; quasi parificata quindi a quella che, dopo le prime riduzioni, era rimasta costante per i comrnilitoni francesi e belgi, ma sempre inferiore e di molto a quella che da tempo consumava il soldato inglese (l), per non parlare di quello americano. L a durissima esperienza bellica ha dimostrato l'ina.pplicabilità. agli eserciti in guerra, ed anche in pa<>.e, delle vedute di CHITTENDF.N e di HINDBEDE. Le supreme autorità militari inglesi avevano già rifiutato nettamente di ridm'l'e la razione del loro soldato combattente, e respinsero le proposte, pur abbastanza larghe, che la 001mni.ssione seientifi.ca. interalleata. per il vettovagli.amento (C. S. I. R.) aveva fa tte a modificazione di quelle ridotte, propugnate dalla Commissione sanitaria. dei paesi alleati (C. S. P. A.).
Scienziati nostri competentissimi avevano di già S(JStenuto che « tali diete urtano cont.ro la sana intuizione biologica. Altro è il b·i lancio ·minimo a-ssoluto di azoto compatibile con la vita umana. Altro è il bilancio minimo pratico ehe permet te all'individuo la piena esplicazione di t utte le facoltà motorie e psichiche necessarie a vin(·ere nella lotta per la vita ,, (ALBERTONI E Rossi) (2). Ed il BoTTa.ZZI (3), più esplicitamente ancora: « Il bisogno d i una- razione proteica giornaliera, tanto superiore aJla quota minima teorica, è tm fatto sperin1entaJmcnte accertato, dì cui la fisiologia non è in grado, per ora, di render ra.gione ''· Suppongo che a questa dieta ridotta alludesse G. Rossr quando (1926) affermava: «Se l'umanità intera si fosse alimentata secondo le indicazioni cvntennte non molto tempo fa negli SC'-ritti di alcuni fisiologi ed igienisti, certo si sarebbe estinta nel gjro di non molti anni >>. (4).
Desumendolo da quanto avevano osservato nella prat-ica. militare, tale sii>tema fu giudicato sfavorevolmente anche dal Lus-rw, dal SALINARI, dal GRIXONI. (5 ). La reazione a tale concezione divenne quasi unanime dmante la guem&, la quale in cento occasioni confermò ciò che era già noto d alle indagini ~;perimentali , come cioè i soggetti nutriti scarsamente di carne sono inadatti a sforzi improvvisi ed ardimentosi. Ciò impose il cambiamento di indirizzo nel costituii·e In, razione milit are. Il bilwgno di un'aliment.azione più abbondante, di prodotti anima,Ii in (1) L'n limcnta rlon de» l roupcs (,Pro<'ÒIVI'Crbnl de~ sétUl<'Cs S no". 191 7 et l~ mars l !ll 8 cl c In dcH Pa~·~ alliés (C. S. P. A.) Bulle/in dc L'01/ice ituernalicmal d 'llllo it ne pt<· bli?tte . PnriJl, t>Om. IX. flli!c. 12•, 1917 et Iom X . fn~c. 5, 1918). (2) !'. .AJ.ur·:IITOl\, c F. Ro>'..-<1: 'Rif'C rc hc !;UI valore com parnti\·o d e l c ibo vegetale c de l c ibo animale c sul bilancio minimo proL(Iico (Att i n. A cc(l(lemia cLdle Scienze di 1:/oloqll.ll, ~zìonc llled. e C'h. l:'cric "\''l, tomo V, 1907·08 , pt-.g. :192). (3) Bo'M',\7.zt : l l problema n~iounlc dell"allmeotuzionc (Atti Sorietà llaliana pel 7Jroqres,ço dcne scicn.:c. XV l J/iunimlt 1927 ). ( 4 ) O. RO.<;>n: (/.MQ citato). (l> ) A. L u,;orw: t:ou~ltlcrazioni sulla t·nzlonc 1\liDJCHtare del soldati CJJoll~ttino deUa Socict<l italiana per lo stud·io dcll'alim~ntaziOII C n. 4. 6•, 1919). S.u .r:<Al!l: La ra..- ion e alimentare clclso/rlalo in pac11 cd in uucrra, (vol. X\'1 dulia Colla na m ccl!eo milllnre. r>uhbllcata dal llliniR1cro clelia Gu erra , Jtom n. 1 9~G) . OHIXONr: Notr. ed appunti cl'iuienr mUiiMC- Pìrrt!Z< - DJ Fiorino, lUlA. O~< rxO :<I: l'cruna nuova rnziO'nO o liJOenl!U'C <!el "oidalo (Gi.o rtuùc eli J/ cdirina ,1/i/ ilare, 1924, pug. ! 85). l'omtnls.~iou Snnitu.i rc
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ispecie, era. stato particolarmente negli ultimi anni del conflitto, universalmente avvertito dalle popolazioni e dai combattenti. La C. S. I. R. costituita da scienziati di indiscutibile valore generico e specializzato, fra i quali lo stesso CHITTENDEN, lo affermò in modo netto ed in pieno contrasto con la O. S. P. A. (la quale del resto aveva un carattere prevalentemente amministrativo, piuttosto che tecnico), sostenendo che all'uomo medio in lavoro moderato debbono concedersi, perchè poasa. mantenersi in perfetto stato di salute e di benessere, 3300 calorie lorde. Quantitativo che deve subire aumenti proporzionali al maggior lavoro cui l'individuo eventualmente può venire sottoposto (1). La cifra era determinata con esattezza., poichè è noto come il metabolismo basale quotidiano dell'uomo medio è di 1680 calorie nette nello stato ili a:ssuluto ripo t~o, cioè nel sonno profondo; di 2000 calorie a digiuno, in riposo, ma sveglio; di 2400 in riposo, sveglio, introducendo la. razione alimentare. Se l'individuo vien sottoposto a lavoro moderato di 50.000 chilogrammetri - come sono gli operai sedentari, gli studiosi, i soldati nelle retrovie - bisogna provvedere alla produzione di altre 600 calorie nette, ciò che porta il valore energet ico precisamente a 3000 calorie nette, pari a. 3300 calorie lorde. Nel lavoro di 100.000 chilogrammetri - come si calcola. la. giornata lavorativa dei falegnami, dei meccanici, dei contadini, dei soldati in manovra e delle reclute (2), il numero delle calorie occorrenti sale a 3600 nette (3960 lorde). Pel soldato in guerra guerreggiata il lavoro raggiunge i 150.000 chilogrammetri; il valore energetico che gli dobbiamo concedere con gli alimenti ascende dunque a 4200 calorie nette (4620 lorde). Per gli sciatori, i quali compiono esercizi di forza e di resistenza, il valore Cl\lorico dei cibi non deve essere inferiore a 5000 calorie. (BOTTAZZI).
Per poter raggiungere cotesti risultati la razione del lavoro moderato, secondo la O. S. I. R. deve esser costituita da. 140 - 150 grammi giornalieri di proteine (dei quali 1/3 - 1/2 di proteine animali), di gr. 75 di grassi, da elevare a gr. 100 nel soldato in montagna ed in allenamento, in modo che il grasso dia il 20-25 % del valore energetico totale. Il restante deve essere provveduto dagli idrati di carbonio. In base a questi dati, che rappresentano le più recenti ed apprezzate vedute sulle razioni alimentari dell'uomo che lavora, si deve ritenere che il vitto, somministrato ai nostri soldati durante la guerra e al presente, sia. {l) Rapporta de la. Commlsslon Sclentlftque lntera.lliée du RevltaUiement {C. S. I. R.) Pa.rls, Citati dal BOTrAZZI: llf}ro/Jlema nazionale den'al.imenla~ione. {2) Presso di noi non è previsto nessun sp9clale trattamento dietetico per le reclute. contrariamente a. qno.nto al usa prel!SO gli altri eserciti. ed a. quanto è ricbieato dal lavoro più intell.80 cui "-'>8e 8o8ll"lauclono per addestrarsi ngU esct1,:izi militari uuovi, non •olo, mA ~W>oluta:t:nente diversi da. quelli che compiono nella. vita civile, qualunque fosso la. professione od U mestiere esercitato. MONK, considerando sotto u solo rispetto scientifico l bil!ognl dello r eclute aveva. già. dal 1883 so· etenuto cbe 1\d esse s i dovo accordare la razione di lavoro faticoso ancbe qu&ndo sono sottoposte a lavoro medio. E la C. S. I. R. stabili a questo proposito per U nostro soldato e per U nostro IDA· rinalo, durante 11 periodo di addestramento Iniziale alla vita militare, una razione capa.oo di sviluppare 4.100 calo~:le lorde, pari a quella delle truppe operanti in montagna, allo quali deve venir COrri6PQsta un"a.ggiunta di 200 oalorlo lorde superiori a quella di 3.900 destinata al soldato oomb&ttente. Citra quest'ultima.. nota Il BoUazzi, tutt'altro cbe sovrabbondante, e che allora {1917) tu st&blllta In consldera?:lonc delle di!llcoltà d'approvvigionamento, che erano gravissime. Stando alle nostre attuall disposizioni regolamentari (cbe a.aaegnano somminlstrazlonl straordinarie al soldati obo compiono lavori epeclall, particolarmente tatloosl), a.Ue nostre reclute, in oonformltll. al dest· derata del tecnici lo al!mentaziono razionale dovrebbe darsi !"aumento m~lore da esse stabilito per le truppe da montagna dlstaooate In loca.lltll. di alta montagna. e durante le escursioni, manovre e lavori alpini, nonchè al militari dostlnatl a corsi eldatori. Cioè, oltre la razione ordinaria, 1/2 raziono pane. 50 grammi di carne e gr. 20 di pasta o riso, cbo, in base al calcoli, danno un aumento di 991 calorie lorde ed un rendimento globale quindi di 3.877-4037 calorie ll)rde, a eeoonda obe nella ra.ztone ordinaria vien consumato riso e patate, o p.a sta e fagloU.
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non pienamente atto a coprire tutti i bisogni di giovani in via di accrescimento e sottomessi &d un lavoro, spesso superiore di gran lunga a. quello proprio dell'uomo medio, sempre diverso d.a quello abituale, che, per essersi con l'uso in parte automatizzato, implica minor dispendio di energia (1). La razione teorica media di pace oggi è di 2959 calorie lorde, con un massimo, in condizioni di lavoro molto intenso, di 3972, e di 3525, in lavoro intenso. Ciò tanto più in quanto v'è stata e vi è ancora una evidente sproporzione fra i principi alimentari costituenti la razione del soldato. Delle 2859 calorie lorde teoricamente oggi somministrategli, ben 2128,31 son date dai carboidrati; 336,56 dai grassi, ed il restante (494,25) dai proteici, cioè rispettivamente 72 %, 11 %, e 17 %-Mentre una buona razione, secondo i fisiologi, deve fornire 15 - 25 % dalle calorie totali sotto forma di proteine, circa altre 20 - 25 % come grassi; il resto - metà a poco più - come carboidrati. n rapporto in peso delle sostanze proteiche, grasse ed idrocarbonate nella razione dell'esercito, considerando le prime uguali ad 1, è di 0,30 per i grassi e di 4,3 per gli idrati di carbonio. Dai trattatisti il rapporto è stabilito in 1: 0,50; 1: 4,0. A questo punto verrà fatto a qualcuno di domandarsi come si possa conciliare la allegata deficienza della razione alimentare col fatto di osservazione quotidiana, e coi numerosi e precisi dati antropometrici del LIVI e del BELLI, della miglioria evidente delle condizioni generali di nutrizione, dello sviluppo in peso ed in statura dei soldati, dopo ultimato il periodo di (l) La razione comllll& del soldato lt&llano, unica per tutto le armi e corpi, è costituita da: Pane. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Carne bovina~ o congelata............................... . ....
Pasta........................ . ............ ..... ..... ........ ... .. oppure
Rlao.. ... . . . . . . . . . • • • . • . . • • . . . . • . . . . . . • • • . . . . . . . . . . . . . . . . • • • . . . . . .
Legu;m1 eecchl . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . .
oppnre Patate....... .. ........ . ......... ... ......................... ..... Caft!è tostato........ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Zucchero............. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . .. . oppnre
Cacao.. ... ... ....................................................
Zuoohero........... . . .. . . . . . . . . .. . . . . . . . . .. . . . . . . .. .. .. . . . . . . . . . . . Lal'do oppure oUo.... .. ........... ..... ... ...... . . . . . . . . . . . . . . . . . Conserva di pomodoro..... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . oppure Pomodoro fresco . .. . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . .
g-r.
•
7 00
200 200
150 50 100 10 15 15 30 15 15
100
Dà una media di 81'· 120,55 di sostanze protelohe: 36,19 di gr&88l e 519,10 dlldretl di carbonio, e 8V11uppa 2959,31 calorie lorde. La combinazione plil ricca, quella in cui sono &88001lt.to la pasta ed l legumi secchi, porta la cUra delle calorie a 3.04.2,64; quella meno 808tanzlosa, contenente riso o patate, a 2881,47. La :razione in apparenza è Identica in tutto le evenienze della vita mllltare di po.oe: in realtà Il vitto sovraeePOSto eublsoo modlJlcaztonl qnantltotlveo a mezzo di sommln1strazlon1 straor· d!Darie, a seconda del genere ed entità di lavoro cui 11 soldato è sottoposto. Gll aumenti sono in prevalenza grande forniti dal pane, poi dalla carne, dalla posta o riso. Risulterebbero cosl altre tre rulonl ehe danno un aumento di calorie lorde rlspettlva.mento di 566,80; 7H,28; 996,61. La media delle calorie lordo C06l ottenuta nelle tre nuove condl.%1onl aeoende in tal modo a 3525,11; 3873,59; 3957,82. La razione viver! ordinar! per la truppa In O&IDJ)&Irlla d i guerra verrà tlssaia dal Ministero &D'atto deUa mobilitazione. Dai pamdlgma di razione indicato nel regolamenti rilro.lta che combinando, 8ullo schema del tempo di pace l vari' clbl costituenti la razione, si ottiene una media In prlnoipl nutritivi pari a 81'· 150,8 di sostanze protelehe, gr. 67,37 di sostanze grasee, g-r. 662,7 di soetanze ldrooarbonate, con llll& media di 3527 calorie lorde. Noti&l però che l'esempio di razione di guerra eovrarlcord&to ha lo scopo di servire come bue di calcolo per mezzi di ttaeparto, magazzini ecc. Mal si. apporrebbe quindi chi volesse rioavame indleazloni dietetiche nette, precise.
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ITALIANO ECC .
addestramento intemi\~o quali rel'lut.e, e per tutta la. duya.ta. del servizio militare. I due fatu egualmente certi ed innegabili, solo io apparenza contraddittori, si spieg:mo te(>nl?ndo pr1>sente: a) che dura.nte In vita militare il giovane operaio m·bano, e soprattut.to .r urale, yjeoe a tt·m·arsi in eondizioni igieniche ambientali di abit~ zione, di hworo, di nutrizione indiscut ibilmente migliori che non a casa propria; b) ehe l" alimentazione st essa, m:l i~-'Tado le deficienze, è più ricca e più sana, p<'l mag~ior cont<:>nut(\ globale in proteine, ed in ispecie in quelle auim:ìli, alle qnali e~;so prima era limitatamente o nulla assuefatto, e che, è not,o, posl{iednno un ·valore fi$iOlugico superiore a quelle provenienti dal regno v~;>getale: c) che l'abbondante percentuale di idrati di carbonio (pane d a munizione, pasta, ri:-;o, l<>gmni sec<·hi ~ patnte) è offerta. in ista.to di più facile e completa utilizzazione; d) che la stessa. quota eli so~tnnze grar;se, molto bassa nel r ancio, è sempre più alta. e più omologa (li quella u suale nelle famiglie proletarie rurali italiane. È patifi<'o in fi>>iologia <·be le proteine animali sono più largamente asl:iimila.te dal nof:!t,ro corpo di q uelle d 'origine vegPtale - coeteris paribusper cui (> suffìdente una quantità. molto minore per r ag-giungere lo ste~so scopo. F u pure messo in luc·e (AU3ERTOì\J e F. Rossr) che p iccole quantità di formaggio, di carne, di uo,·a, di vino, aggiunte ad nna ra.zione di conservazione puramente vegetariana., esaltauo il ricambio materiale ed intensificano rattivitl1 digerente dt•ll 'organismo, donde un a.umento del valore energeti<'O e biol(Jgi<·o delle su. t anze fonda meni ali, indipendentemente dall'apporto, t.alm·a insignificante. e sempre pi<:colo, che tali aggiunte possono per loro medesime r<tpprel!entare. La stessa ematopoiesi viene favorita da queste piecole aggiunte, le quali contribuiseono, in gt'a><lo molto più elevato di qnu.utn non :,;inno da sole capad di produrre, alla più completa fissazione, e perfino al r ispa.r mio, del calcio. del ferro, del fosforo (1). Questi fatti, sp<·rimentalmcnte a<'certati nell 'uomo e negli animali, ci dànno ra.j:.rione doli t~ migliora te condizioni genE-rali e lo<-ali constatate nei nostri soldn.ti, del loro aRpett.o florido, r oseo, della loro crescita. più rapidft. I noltre, per meglio rend~rd conto di qnesto ris"'egUo della energia latente nei nostri giov~Lni sohl<'lt,i sotto lo stimolo di condizioni favorevoli, anche se non perfe.tte, conviene ricordare ohe esiste in tutti gli esseri viventi, manifestazione dell 'energia onf ~>genefic·a, un qni<l mh;t.erio~:>o che spinge l'individuo verso le mete genot.ipiehe e paratipiche d<:>lla propria specie o razza.. I nteresllante sar(;'bbe conoKeere come coteste met{' son raggiunte nei giovani ventenni aUor<:hè l'alillJentaziuue è più ricca di quella concess<~ attualme.nt.e a l nostro soldato. ( l l P . AUHm1'<>~I e F. Roi';<J: f'nl vn lote aHmontnre del vino !Alli dello R. Ar··adouia tll"lle Scicn::r di Ho/()(lna, !'~ri o V J. t om . V. l llOS·O!I), P. A J.BEHTO:o/1 o ~·. lt0-<"'1: Nn•> N· rkerdJe Aull 'luOucnzo delle protclnt~ animnll noi v<>gtoln· rìanL llridc>n . sci-io VI, tomo '\Il. l OOIJ.I O. P. A J .HEH.r<>:<~l o P. Tvu.. to: Il fo•h>ro nc:JI"alimcntazlooe del ~ano e dd Pt'llagro~o. (.4 rcllit"ill di scie11:~ biolo(lklto;, ~ol. VI, n. :1·4. 1924 ).
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Le vedute della Scuola Americana e dei suoi S(>guaci, oltre che negli eserciti sono abbandonat~ a.nche in altre collettività. In Italia ad esempio le tabelle dietetiche ~r le collettività infantili adottate <lall'01Jcra N azionale per la protez·ione della ·m atemità e dell'infanzia (1931) assegnano alimenti per uno valore calorico di 2037 calorie lorde, pari a 1834 calorie utili giornaliere, ai bambini dell 'età di 3-6 anni; calorie lorde 2-104 (nette 2164) a quelli di 6-9 anni; calorie lorde 3058 (nette 2753) ai fanciulli dai 9 ai 12 anni; calorie lorde 3141 (nette 2827) ai ra.gazzi dai 12 ai 15 anni.
*** Dunque, anche a volerei accontent~we del semplice calcolo delle calorie, che fino a 20 anni or sono c.ostituiva il criterio fondamentale, se non pur unico, per giudicare dell'efficienza di una dieta, dobbiamo ricvnoscere che il vitto del nostro soldat.o non può, a rigore, giudica.rsi 1·a:ionale, nel senso che alla parola si dà in linguaggio scicntifìoo e che l'Istruzione del l\1inist.ero della Guen-a Frau(·ese del 1909 oosì precisa: Per razionale si intende l'alimentazione che procura giornalmente a ciasc:un uomo uml qua,ntità sufficiente di principi nutritivi ut.ilizzabili dall'orga.uismo, e di energia potenziale suscettibile di coprire tutti i bisogni fisiologici . Ma il giudizio sul valore di una razione non può più essere basnt.o J>er intero sul potel'e energetico globale di essa, calcolato fac:(:ndo largo assegnamento sull'isodinamismo degli alimeuti semplid che ent.rano a costituire le singole vivande. L'aver un largo margine calorico non impedisce ad una. razione di presenta.re carenza di questo o quell'altro principio alimentare nccestlario e fin iudis~nsabile a,Ua vita,. Così la legge dell 'isodinarnismo delle sost:mze nutritive- che ammet.te la possibilità di sostituil'e un alimento con un altro, purchè rimanga identica hl quantità di energia chimica fornit·a all'organismo - non può esser accolta senza rest rizioni quando si tenga present~ che i diversi principi alimentari, mentre banno funzioni costruttive comuni, ne possiedono, al tempo stesso, altre peculiari, specifiche, nelle quali non possono indjfferentemente alternarsi o sostituirsi. Da ciò la ne<'E.'Ssità di fornire all'org;Lnismo un minimo di ciastmn alimento semplice, aflìnchè la razione sia sufficiente. Come si vede le due cliiavi eli volta, della autic•a conc~zione !':ci<:lltific.'t dell'alimentazione si sono alquanto a.llentate. Fatti nuoYi si sono imposti all 'attenzione universale, e le recenti minute ed intere$::;anti indagini biochimielle ci hanno disehiuso orizzonti huo a pochi anni fa ncnuneno sospettati. La fisiologia dell'alimenta.zione va rinnovandosi profondament.e, ed i corollari pratici per determinare diete individuali e collettive, da servire a.U'uomo sano ed a quello ammalato, sono, pc>r con seguenza, in pieno rifacimento. A chiaril'e e confortare l'affermazione ricordo qualche postulato che dobbiamo aver sotto occhio allorcbè intendiamo fìssarn il vitto del soldato. Le sostanze proteich.e, che si credeva si equiYa.lessero in prat,h:a, oggi è noto come presentino differenze st.ruLturali di importanza così grande da escludere che possano reciprocamente scambiarsi.
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Una classificazione sommaria ha portato a dividere le proteine in tre categorie: complete, parzialmente complete ed incomplete, a secondo che pos:siedauo oppur uo, da : mie, i requisiti valevoli a mantener in vita ed a soddisfare i bisogni dell'accrescimento normale, ovvero siano unicamente atte alla prima ma non all'altra di queste fnnzioni, oppure siano inadatte a tutte e due. Ognuna di queste categorie comprende un numero più o meno notevole di sostanze. Si rammenti cbe le pietre costitut.ive elementari di una molecola proteica - gli amino-acidi - finora conosciuti non superano i 20. Ma, combinandosi fra di loro in modi diversi, in diverso numero ed in diverse proporzioni, possono, teoricamente, formare tant.e albumine quante ne possono essere elencate in nn numero di 19 cifre. È ovvio che una differenziazione cosi fantastica non può esser senza scopo, nè coteste proteine possono restar inoperose o aver identica funzione in quel misterioso fenomeno della assimilazione che, come ben dice il Fol, rende omogeneo l'eterogeneo, e simile il dis!limile, e che, in un secondo tempo, porta alla costituzione di proteine non solo diverse organo per organo, tessuto per tessnto, ma di natura assolutamente specifica per la specie animale, per la razza~ ed addirittura, in qualche caso, per la famiglia e per l'individuo. Intanto è noto come i processi costruttivi e restanrativi, non essendo identici, abbisognano di materiali diversi. Degli animo-acidi infatti alcuni, come fn accennato, sono indiapensabili all'accresciment~; altri alla conservazione dell'organismo, senza che la maggior o minor abbondanza che di essi si riscontra valga a fornirci indicazioni precise e costanti sulla loro importanza.. Il triptofano, ad es., che entra in proporzione esigua (2 %) in una proteina normale, rende vana una dieta, sotto ogni aspetto perfetta, a.llorchè esso manca; mentre al contrario altri amino-acidi più semplici, quali le sostanze alifatiche con la catena normale di atomi di carbonio, malgrado costituiscano circa il 30 % delle proteine, non esercitano, essendo assenti, un'influenza dannosa apprezzabile. Nei grasn, per quanto non esistano indagini minute e numerose da. permetterei deduzioni altrettanto nette che per i proteici, si debbono verificare fatti analoghi. Ed invero anche ad essi è riconosciuta la specificità. In base a questa si è fatta la suddivisione, indubbiamente grossolana, eppure piena di valore e di applicazioni pratiche, fra grassi di riserva. o di deposito, e grassi di organo; i quali differiscono fra di loro par composizione, struttura, funzione e valore biologico. Pur facendo difetto gli studi, poichè l'attività dei biologi è stata finora attratta ed assorbita dallo studio delle sostanze proteiche, si deve analogamente ammettere che una specificità deve esser posseduta anche dagli idrati di carbonio. Nell' ultimo ventennio, ai principi alimentari propriamente detti, si sono aggiunte le vita1nine, la importanza e specificità delle quali si vanno affermando ogni giorno di più, fino a farle ritenere fattori indispensabili del benessere, dello sviluppo e della vita dell'uomo e degli animali. La necessità di introdurre in forma alimentare le accennate sostanze ba. portato a. determinare i rapporti, oltre che qua.lita.tivi, a.ncbo quanti-
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ta.tivi, che debbono intercorrere fra esse in una dieta razionale, sana, gradevole, o, almeno, la dose minima indispensabile che occorre somministrare. Ad integrare e chiarire il fin qui detto mi piace riportare la legge del minimo di ABDERHA.LDEN, la quale, formulata per le proteine, si è visto, poi, esser valevole per i grassi, per i sali, per le vitamine, per i carboidrati. Ecco la formula originale: fra. i vari amino-acidi essenziali è quello presente nelle proteine in minor proporzione che impone la regola.zione del quantitativo totale sufficiente di proteine. Ciò si intende di leggieri, quando si pensi che ogni cellula ha costituzione e composizione fisse, e rifugge dall'inquinamento del suo protoplasma con protoplasmi d'altra. origine, che porterebbero una denatura.zione dei caratteri di specie. Quindi le materie introdotte in eccesso, se non riescono ad esser eliminate - la qual cosa provoca un notevole lavoro organico che inelutta.bilmente conduce ad un precoce logorio della macchina umana vanno a formare molecole protoplasmatiche squilibrate, ossia patologiche. La semplice enumerazione di questi nuovi reperti lascia intendere quanto essi ci porteranno lontano. Già nel campo sperimentale si sono avuti risultati di importanza veramente eccezionale, che non tarderanno a trovar larga conferma ed utile applicazione in pratica. Per ora, a cagione della. limitazione delle cognizioni sull'argomento (poichè il cammino percorso, per quanto notevole, non ci permette vaste applicazioni) non si son avuti risultati tangibili nell'ordinaria alimentazione, e quindi le moderne teorie non hanno ancora avuto la diffusione ed il successo senza dubbio ad esse riservati. Noi ci avviamo a conseguire anche nell'alimentazione l'ambita mèta di raggiungere l'effetto massimo col minimo dispendio, cioè, nel caso in esame, il massimo effetto nutritivo col minimo di alimento. I risultati conseguiti in agraria dall'applicazione della legge del minimo dimostrano l'esattezza di essa: l'effetto utile dei fertilizzanti è proporzionale a quello che trova.si in minor quantità; il di più va perduto, se pur non riesce nocivo. Quando saremo riusciti a perfettamente equilibrare ogni costituente al singolo organismo ed al variare dei suoi bisogni, allora avremo l'immenso vantaggio di risparmiare l'incalcolabile quantità di alimenti che nell'uso corrent-e viene ingerito invano. Nella costruzione della molecola vivente avviene presso a poco come nel trarre da nn blocco una statua, o, meglio, come nel ricostruire da rovine un edifizio di diverso stile: il di più che non entra nel piano tracciato, diventa scoria. (CENTANNI) (1). Per ora, pur troppo, dobbiamo continuare a comportarci paradossalmente in maniera opposta: somministrare cioè un vitto abbondante e variato per dare agio all'organismo di assumere quelle parti delle quali abbisogna. Ciò si impone principalmente per le alimentazioni obbligate, sottratte cioè ad ogni compenso della libera scelta - come è la razione del soldato - alle quali occorre, come afferma G. Rossr, lasciare, contro la incompletezza delle nostre cognizioni, il più ampio margine di assicurazione. (l) E. C&NTU{Ml: La rn~ IUQU alt~, Milano 1920.
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Appunto sotto questo aspetto realistico le vecchie razioni si pale· sano impcrf<•t te n ella concezione, <>tl inadeguate di massima nella valutazione della quant.ità e della qual i t~t (1). M~ ntre risponde a cotesti pre;mp]ìosti la razione proposta dalla C. S. J. 1~. Ciò va detto sopratntto pt:r le prot<·ine, le quaU, seguendo le vedu te della. scuola americana, erano state nClt<-volmente ridot.te. Il tempo ed i nuovi studi fecero giustizia. dE"lle ('.~agerazioni e dt•gli errori, ed oggi, dai competenti, ma pur troppo non dalla maggioranza della classe colt.a, si riconosce ei':>cre indispe n~abile che le :::o~ tuuze protei<:he entrino nella composizione di una dieta razio11ale in provorzioni llguali o superiori a quanto aveYano ammesso VOIT e PE'l'TENlWFER. Infatti si amm<'tte: cbe le proteine sono nec<:tiSarie ed insostituibili quali materiali di costruzione e di rPstaurazione dei tessuti; che esse costituis<'Ono nna buona sorgente di lavoro muscolare; che esercitano una azione d inamica specifie~t, capace <:io~, a preferenza d'altri principì a limentari, di imprimere una spinta vivact- a.l rica.mbi o; inoltre che, anche nello sviluppo di calore, es:>e debbono pr('fcrirsi ai grassi iJd agli idrati di carbonio, ogni qual volta si ha bisogno d 'una sorgente pronta e sicur a. E poichè, come dice il B O'l''J' AZ?.I (2), · <1 da una maggiore velocità delle l'eazioni chimicùe fnn~ionali e r€:'Sta.urative dipende in gran part~ l 'effi. dcuza funziona.le di nn tessu1 o, ·e, spesso, il sncccsso, la Yittoria ))' si in· tende di lcggi<'ri come non si po!}sa fare a meno, nelht ra zione militare di pace e Spt'cie di guerra, di un'alta. pereentua.le di tali sostanze. Il bisogno di esse, o.mmesso dagli scienziat i, è sentito dalle masse di lavoratori: RunNER sost.ienf' che la razione ricca di proteine è uno ilei d itil.ti dell'uomo incivilito. Le classi p roletarie, man mano si elevano intellettualmen te t~d economieamente, arricchiscono la loro m ensa d i sostanzn protciche, in ispecie di oQrigine animale. l\'ligliorano in tal modo la qualità del vitto pur diminuendone il Yolume; giacchè la quantità t.otale delle proteine richieste si riduce quanto più si tende ad innalzare la quota d ei cibi ili natura animale . Ciò perchè le proteine animali sono p·iù omologhe alle umane di quelle vegetali, e perciò più facilmente e comple· tamente utilizzabili. (!) :'.-f:l'f'IL tnu!o in h"IIUJùdot;c <·h:' in f,"\l'l'r". la <]llalllit/t <li proteine a n imali lgrnnH!li 1~5 eli cnrrw <'<•n J'n,;,,o udl '•'nm'ito ~tm lo in JiiH'<': l(J'nrrnni :i2fllu <tu cl lQ itfdiauo fino al 1893, grammi l! i)() fta.ll~H:~ :dlu ,.,f'Oii1Ji0 \h·lln. a;ur.rra. c. flu1 l tUf~ n, t..nt t ·u~~iL ~I'Ml'l•"illl" •t·nlTil'(' l(' H;stun:{C ~o:ri1~"'-' (da un minimo d i !!l'am mi l:!, ad unma~<s lmo di !;,"Tatn:ml 3!$,Q;, , I'OD\C lu (jl:>ll < he CUriO n(l!:alm<:Jll<'), Piullo,;lo :dol·uudallt i !l'li hlraLi di un-I·Nlin .• on o tonnn di """"·pasta, ti~o (grammi 597; 5~,9: 51 !l dfra. nu•diJl nthln le). Fino ullu Kll\'1'1',. ""•U•liult1 rswcvuu cl!rC't.to, qHanclo non rn:tncr.,·a no in moùo o.Moluto, i le · p:tuni" l<' w·t·<lur<· rr~st'l!('. lkl che il no~tro ~nltl!Ho lal•ituato n l'l Yitto fum igliare , Pr<''l'n lc nt.cmernte vt•J.e<.·tArinuo. a fanau hu-go cou~nro o) ri..:.t-uti Vft n1oHu la lhflJ1t·an1.A. . ~ Fiuo u l 1 l~S5 nt'"'~uoa t! t·lle tre r::zi<)ld lguarn i~;ionc-. n•·<·Out<•nnnwnt o. mnr-.:-ia) " ''C'l'n tro<·cia. ùi e rl>oJ'(p:l o 1<-gnmi: m'llJI\li'C qu<'lln J>roJH>~I f• <ln ) !OI.E,..t'HOTT. 1J1d l 8$(1 n l l ~9:l nei scttc tipi <li •·uziunc. ullorn c·tJn(·(·t:::~i per le vu.11r~ c•iJ·c·osi:IJlZC d..i ~en-bdo, rw-.taYauo ('lof::(·lt~"i i l ognmi: ~i con<.:~lle ,·a. pcr t'rhfll-!'~i cd n lll·i !!Cncri <li <'òn<lirneul o lll<.'f'C. lìr<•mi\ UJ> C('li\CEimo nl !!'iorno Crll\ t esta. Dal 18 !13 l!• cifri\ ru portM n n çent""ilni S. J.n. ru?jou c adottata dal J!JJ7 io t t'Odusse fra i norm u li <'OBtitucuU •l<·lt'ull<'Ìfl le- V<'rtllii·C. i 1<-:::-umi s-e<·•·h i (fngiuli >. (,• p:>lntc, ndlu (JtHtnti1il ~ctlimtmnl<· l'ispetti•umcnw eli ~erA m mi 7 Ml·:! :l'l (' ,J:!Il. nom·h~ J'!'~lt·nlto di pcomir\oro . qu<m!lo m~nrn il fn.ttto f-ro~co. È conc<'s!'a invH re ht t:(•JIH(Ut ili c·t·ut. ,w J~CJ' t·on\,.h· enh· 11<'1' l"u l·qni~to di vt:"nittt'H f t't'Rta. ~pezi<:. cipolle , ng li. e<;c·. J ~t 1Hl1fl~t!l'io nllC' <·onos<·en~c odit'rnc ltl IJIIUUI il>) dèllt· Yt·rtlnr<'" d<' i lcg1uni frt-sC'bi deve C~>'t're nohl\'Oilllt·n t<· mu .... uliii'JI . uudtc n '<~ll•ltu tlt'i l< I(Uilti ;;e<··: hi. No·llu. rnziou<' rroncc.ac- nd 19~4 s i cc;n· rcdonn ~:r. <IIJ di ri~o. Cll:l'IUl1lni l !Il t.li ;..~wui , ,.,... t.i , ()vvc·ro ~:"r;llnmi i liO d i )('J:,.'U.Jlli YC'rdi, m <'u t re lu razioni' dt•~tli nnni rore<'NlclJti (1!1~('-~:q vortn,·a •olo l"rflmrni :lO ùi ri"o. ~o>lituibilt con gnunmi (lO di l<'gmni ~C<'<'lti. (:l) F. no-r'l',\7.Zl: .Alim~nlm:innc dcll'IIOIIW. Nrwol;, Oilmu'nl . !!l l !l.
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Da questo la cifra di 1-10-lfiO grammi ,.,.oluta dalla O. S. I. R. per i soldat-i in guarnigione, sottopost.i quindi a Ia.voro moderato, e nella quale le proteine animali d ebbono rappre::.entare da % ad ~ di quelle vegetali. La cifra globale potrà. ~:':>sere ridotta quando la percentuale delle sostanze proteiche animali si avvicinerà ad eguagliare l'altra.. Evenienza lontana per ora dal realizzari!i nella razione militare, che, insufficiente sotto que11to riguardo in toto, pre enta anch~ una marcata Rperequar.iooe nelle parti (1). Eppure ragioni ::.cientifìche, igieniche e socia,li ci indirizzano nettament<' verso quella mòta. Fu già ricordato come l'aggiunta rli piccole quantità di proteine animali favorisse l'utilizzazione di un pasto vegetariano p<'r se stt~ii~O scarsamente sfruttabile dal nostro tubo digerente. È pur noto come le sostanze proteiche anirna.li possiedano un valore biolo)!ico sup<'riore a quelle vegetali. Cani giovani nutriti a periodi alternati <~on carne di ca.Yallo o con :mppa di pane, contenente una eguale qttantità di albumina, presentarono costant-emente, nel periodo a vitto carneo, uu aumento in peso molto maggiore e fin doppio (PUGLIESE) (2). È inoltro a.mmexso che i poteri difensivi dell'organismo contro le infezioni aumentano sotto la azione di una dieta animale. La vita psichica si avvantaggia, non meno largamente di quella vegetativa, dall'uso di proteine animali, alle quali senza dubbio son dovute proprietà. nervine oltre che dinamogene superiori, queste ultime, a quelle dello st.esso zucchero, come lo provano le ricerche coll'ergografo. A nessnno può sfuggire l'importanza somma della constatazione, oggi in cui: l'operaio delle officine, a causa. del moltiplicarsi delle maeclùne, ha visto ridursi il consumo di energia mnJ~~olare e aumentare quello necessario al lavoro psichico; ed il soldato stesso ò meno gravato dalle fatiche delle marcie senza zaino, noncbè dalle rudi esercitazioni militari, che non dall'attenzione richiesta dall'impiego delle armi perfezionate, dalla preoccupazione del maneggio di ordigni bellici complicati e pericolosi. che impegnano a fondo l'attenzione e l'intelligenza. Nè è di scarsa importanza, in pieno fervore demografico, sapere (l) Secondo l dati raccolti da BRutRR ( Ba~es pby>!i.ologiqucs et rationnollos do l'alimentA· tlon dana l'armée, Bt~i1l de la Sociitt dt Mb:licint Milita.ire F'rancaise. n. 3,4, 1926) U rapporto h'a proteine animali e vegetali nello razioni del tempo di pace attualmente è: Esercito americano........... ... ... 1/0,7 franoo:;e.... .... ........... 111,5 inglese .................... . 1/1,7 turco....... . . . .. .. . . .. . .. .. 1!1.9 Italiano . .. .. .. .. .. .. .. . .. 1/2,2 sovtettlco .. .. .. . .. . .. . .. .. 1/3,5 Come è noto, U rapporto nonnalo dev'casere circa Yz. Il rapporto tra le calorie fornite dDJle sostanze proteiobe e quelle date dai grossi e dagli ldrcx:arbonatl (relazione nutritiva normale), che è compresa tra 1/ 5 - 117, è negli eserciti 8Ul'l'l· cordati, In temPO di paoe, la seguente:
Esercito americano . . . . . . . . . . . . . . . .
l /4.4
francese...... .. .. . . . . . . . . 1•5.2 turco..................... 115.7 soviettlco........ . . . . . . . . . 1,'5,9 Inglese . .. . .. . . . . . . . . . . . . . 116 Italiano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1/6.2 (2) A. P UGLIESE: Il bilancio alimentare di 51 taroiglie operate mllancdl (L'Umanitaria. D- •• 1914)A... PUOUD:j&! L'alimentazione della tamlgiJa operaia. m.ll.ao.ese durante la guerra. (Rdaeione alla Società Umani14rla di Milano, 1918).
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come, fra le altre funzioni più elevate ancl1e, quelle sessuali risentano la benefica azione dell'uso alimentare delle proteine animali (1). Per le forze armate nn altro fatto - oscuramente intuito dai grandi condottieri che abbondarono in guerra in razioni carnee - merita di essere tenuto presente: l'azione, oggi sperimentalmente dimostrata, esercitata dal vitto di natura animale sul temperamento e sul potere combattivo. È di conoscenza banale che ognuno dei due tipi di alimentazione imprime il suo sigillo all'attività individuale: il carnivoro con la energia a scatto: la tigre; l'erbivoro col forte lavoro paziente: il bue (Fol). Ratti nutriti con dieta ricca di carne, si distinguono net.tamente da ratti alimentati in prevalenza con carboidrati, per la maggiore mobilità ed agilità dei movimenti e per la maggiore aggressività. Gli animali feroci sono tntti carruvori; i celebri galli lotta,tori sono, almeno nel periodo prepa.ratorio ai combattimenti, tenuti a dieta prevalentemente carnea. Ri!:ultati analoghi si ottengono nell' uomo, nel quale è dimostrato che il cibo carneo eleva il tono muscolare e nervoso sul livello medio normale. Tale conoscenza dovrebbe essere applicata in casi di conflitto per modificare la razione del soldato e specialmente delle truppe di assalto, dalle quali si richiede slancio, coraggio ed un'abbondante riserva di energia statica facilmente e rapidamente trasformabile in dinamica. Non tutti gli alimenti carnei hanno però lo stesso valore biologico. Quelli provenienti da animali di specie identica od a.ffine sono migliori, perchè cost.ituiti da proteine uguali o similia,ri a quelle dell'organismo che se ne nutre, ossia da proteine omologhe. Quanto più grande è la distanza che intercede fra le proteine introdotte e quelle formanti il nostro corpo - quanto più sono eterologhe - tanto più limitata ne è l'utilizza.zione. Si intende cosi come, in una scala gra-duata, le prot-eine meno sfruttate da un carnivoro siano quelle vegetali, e fra quelle animali le provenienti da esseri zoologicamente più diversi e 'lonta,ni dal consumatore. Il cannibalismo, residuat-o in qualche popolo selvaggio, starebbe quindi a rappresentare, più elle un volontario e preordinato atto di ferocia, la soddisfazione del prepotente impulso - non dominato da un alto senso di moralità - di provveder~;i dei cibi più adatti alla propria conservazione. L'esperienza secolare, a,s sunta a precett<> terapeutico, ha poi sancito la bontà ed utilità del metodo. In un'opera di medicina cinese, raccolta in 40 volumi, e scritta 3000 anni A. C., si raccomanda ai convalescenti ed ai denutriti l'uso di brodo di (}{~.l'De umana, come uno dei più potenti tonici e ricostituenti·! Naturalmente oggi quel rimedio è abbandonato senza rimpianto. Utile invece sarebbe che noi conoscessimo, almeno approssimativament~, l'affinità proteica maggiore o minore che hanno colle nostre le carni delle quali ci nutriamo, onde poter procedere nella scelta, almeno in certe forme morbose, di quelle meglio adatte a noi, con criteri più razionali che non sia il capriccio o l'abitudine. Ricerche in tal senso varrebbero a farci intendere se m realtà sono giust.ifìcate attrazioni e ripugna.nze che (l) .A.LBJDm>Nl e F. R0881: (Loco cUato).
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noi sentjamo per carni che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non offTono ragioni di cosi diverso apprezzamento. Se però la accennata differenzazione t>, fino ad ora almeno, priva di pratica applicazione, utile invece è conoscere come alcune parti delle carni degli animali dei quali noi ci nutriamo, le meno apprezzate, quali sono le frattaglie, abbiano un valore nutritivo e biologico superiore alla carne muscolare. Purtroppo nel vitto del soldato, oggi cl1e si impiega in grandissima prevalenza carne congelata, l'aggiunta degli orga.n i interni manca del tutto, c non è neppure compensata dall'aumento in peso di altrettante parti muscolari. Concludendo su questo punto, siamo in grado di giudicare quanto sia giusta ed inspirata alle moderne vedute la proposta di elevare nella razione militare a grammi 140-150 la quota delle sostanze proteicbe, e come sia conveniente, visto che sino ad ora le proteine >egetali sono in proporzione molto superiore a quella comunemente ammessa come limite massimo, disporre che l'aumento sia a vantaggio delle proteine animali. Lo scopo potrebbe essere facilmente raggiunto portando la razione di carne con osso a grammi 300 giornalieri, e quella di formaggio a grammi 50. Le altre sostanze proteiche animali reperibili in ogni nostro mercato - latte, nova - non possono, per molteplici ragioni pra,tjcbe, entrare nell'alimentazione abituale del nostro soldato, mentre, al contrario, potrebbe entrarci il pesce fresco, refrigerato, secco. Nè cosi facendo sono da temere i danni derivanti dall'iperalimentazione azotata. Innanzi tutto perchè tale eccesso in realtà non esisterebbe nella nuova. razione; poi perchè, dato e non concesso che tali limiti teorici fossero ragghmti, non si deve diment.icare che noi abbiamo da fare con giovani che esplicano la loro attività quasi sempre all'a.r ia aperta, si trovano in pieno sviluppo, in perfetto stato di salute, con organi funzionalmente ed anatomicamente integri ed iperattivi. Per essi l'alimenta.zione ricca non costituisce un lusso, con gli inevitabili danni, ma una necessità. Uno dei nostri clinici più versati nella patologia del ricambio, lo Zou, sostiene: «Quando l'organismo ba bisogno di sopperire alle perdite avvenute per la vita. giornaliera, o per malattia, o quando è in via d'accrescimento, una sovralimentazione azotata relativa è utile anzi necessaria. Essa però deve esser fatta in modo commisurato allo scopo e secondo i dettami della fisiologia, per ciò che riguarda la. quantità di calorie del cibo date da idrati di carbonio e anche del grasso. Fra le norme più utili vi è inoltre l'impiego razionale dell'esercizio muscolare» (1). Son coteste precisamente le condizioni nelle quali si svolge la vita del soldato, ed in cui è legittimo l'uso abbondante di sosta-nze proteiche. È antiscientifico ed errato il metodo seguito quasi sempre dai sostenitori della dieta proteica ridotta, di applicare cioè all'aliment-azione dei giovani le considerazioni e deduzioni che si attagliano a quella delle persone adulte e dedite ad occupazioni sedentarie, trascurando le conoscenze fondamentali che ci sconsigliano dal giudicare alla stessa stregua manifestazioni antitetiche quali quelle di coloro nei quali i processi disintegrativi banno il sopravvento su quelli integrativi - come si ba nel periodo (l) Zou.:
intema).
I~m~
.uotour (Relulone al XVIII Congref;I;O ItaliAno d1 medicina
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d 'im·ccch iamento e d<•i giovani in p t'rio do di accrescimento, in cui si verifica precisament<' l'opposto. L:1 nomesi tl <>lla ti;;;iologia non avrebbe dunque vendette da compiere snl no~tro solrla.to, b1>nc m a non sovTabhondantcmcntc nutrito; nè lo s pettro d Pll'artrit.is mo, dell' miCt!tnia, dell'arterio-sclerosi, turberebbe cer to i loro sonni, como non graverebbe di rimorsi la coscienza dei fa.utori dt>ll 'anmPnto della razione proteica. Tutto que:st:o senza voler troppo insistere - p er non sconfinar<' in un altro campo - s u con~Statazioni recenti che banno portato a modi· ficare le vecchio iùec sui danni dell 'acido urico, ed hanno dimostrato come l' atc ro m~s ia, :,;ponta nr a si rinvenga più frequente e grave n egli erbivori che non nei ca.rnivori, 'viventi t.u tti allo stato naturale; c hè anzi ftl visto com.., le lPsioni di ventano sempre più rare a misura che ci si avvicina alla ch!l>~P. degli stretti carnivori (1). Numerosi ed a utorevoli sono oggi i sostenitori della nuova concezione terapcutic.a, degli stati uricemici, sian leggeri (sciatica, lombaggine, reumatismi lievi), che gravi (gotta, grandi uricemie, artriti deformanti). Costoro, pur riconoscendo che gli alimenti di natura animale hanno un contenuto in corpi purinici superiore ai vegetali, sostengono che i primi sono piìt indicati nel trat.tamento dietetico degli uricemici, perchè l'ambiente organico acido s uscitato da essi impedisce la deposizione dell'acido urico (termine ultimo del ricamhio delle basi puriniche nell'uomo) o, se avvenuta di già, lo discioglie. L 'uso esclusivo od anche prevalente d ei veget:tli al contrario, alcalinizzando il detto ambiente, favorisce il deposito o l'accumulo di acido urico nei tessuti del nostro corpo.
*** Ugualmente razionale ed opportuna è la proposta di flssare la quota delle sost.anze grasse nella razione militare fra i 75 o i 100 grammi. Il soldato francese ha 72 grammi di grassi al giorno. I fL':!iologi, seguendo STARLING, opinano che il gra.sso debba costituire non meno del 20-25 % del valore calorico totale della razione giornaliera dell'uomo medio a lavoro moderato, cioè, non meno ni grammi 70 pro die. Il nostro soldato, come del resto il nostro popolo, ha sempre fruit{) di scarsa quantità di grassi, in parte per ragioni climatiche, in parte in (l) BOTTAZZr: ttli!MnJazione IU/l'uomo. pii{!'. 116:
• Nè è da tem ere cbe, como vari sanitari credono, l prodotti del metaboli8mo delle pro· telne siano tossici, nocivi all'organismo. L'uren è una aostanv.a. aaatto lnnooua, e.'!SCndo chimica· mente Inattiva. E lo stesso può tlirsi e deve credersi dell'acido urlco. Non ostante ohe l suoi sali si trovino accumulati nel depositi urlci, non vi sono ragioni sclentUlohc sufficienti per cred.e re che l'acido Ul"ico sia la causa del diatnrbl generali della nutrir.lono conosciuti sotto Il uomo <li gotta. E poi !"acido urlco d eriva non ùalle proteine. ma dall'acido nuclelnlco dello nuclelne, che si tro· vano in grande quantità solo negli organi glnndolarl (ricchi dl cellule e quindi d! nuclei), qunll la tiroide, il timo e U pancrel\8 (le cosi • dette animelle •). U fegato, l reni, la milza, e sopra tutti l gangli lin!aticl. I,a camo muscolare, Lnvcce, non è molto ricca di nuololno. E se si vuole Introdurre una razione animale poverissima d! nuclelno (apur!nlca, co.m e suoi dirsi), basta mangiare uova, latte o tormaggl, e ridurre a una piccoUssima quantità la carne muscolare. Cuocendo la carne nell'acqua per mangiare Il lesso e lasciar da parte il brodo, el evita anche dl Introdurre la m8S6lma parte dello sostanze azotate estrattive (cbe sono poi quelle le quali con!orisoono al brodo le we proprietà ecclta.ntl il suo aroma e la sua ln6uerv.a qpne6ca sull'appetito}, aenz& perdere nulla déUe proteine mUBcolari (eccetto una parte del collageno, obe passa nel brodo sotto torma eli gelatina) •. Vedi Inoltre: WEINBERO: De l'intluence du rogtmo sur la produotlon de l'atborome spontanè (ctr. ,d«Q· démie des Sciences, n. 15, 191 0).
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considerazione che la parsimonia di queste sostanze t.emarie molto costose, potesse trovare compenso nell'abbondanza di farinacei, ricchi di idroca.rbonati, e molto più a buon mercato. Anche quando il MoLESCHOTT, che era sta.to incaricato di studiare e proporre una razione alimentare per l'Esercito, ne consigliò grammi 80 pel lavoro moderato, e grammi 90 pel lavoro eccessivo, si continuò a somministrarne quantità esigue e costa.uti quasi per tutte le condizioni di lavoro. L'opinione del grande fisiologo fu seguita. invece un pò troppo pedissequa.mente allorchè un supplemento di grassi non fu assegnato nemmeno alle truppe in montagna (I). Ed anche ora., dopo la terribile guerra sulle Alpi, combattuta per tre inverni consecutivi, e che il MOLESOBOTT non poteva prevedere, si insiste in questo errore, giacchè non può tenersi in considerazione la esigua percentuale di sostanze grasse contenute nella mezza razione di pane e nei 50 grammi di carne coll'osso che si dànno, in aggiunta alla usuale dieta. di guarnigione, alle truppe in montagna, in allenamento, e c·omunque sottoposte a maggior lavoro. Nè può applicarsi, nemmeno qui, in modo assoluto la legge dell'isodina.mismo, poichè è ammesso esistere una specificità di funzione anche per i grassi, per cui l'organismo non può fare a meno di avere a disposizione delle sostanze gra-sse naturali. · Notisi inoltre che la razione odierna in effetti ha una quantità. di grassi inferiore, e non di poco, a quella teorica, che pur ne è così povera (media: grammi 36). La carne congelata, che adesso si fornisce alla. troppa, è priva quasi completamente del grasso di deposito che si rinviene nella carne fresca; inoltre, non comprendendo più la giunta (frattaglie) - che in una. percentuale discreta (IO %> si aggiungeva alla carne muscolare di recente macellazione - è anche in modo quasi assoluto esente di grassi d'organo. Rimane cosi poco phì di quello somministrato in natura (la.r do, olio) giacchè troppo esigue sono le percentuali di grasso contenute nel pane, nei legumi, ed anche fra gli strati muscolari o nei dieci grammi di formaggio, ed, event ualmente, nel caea.o mattinate. Nè basta; chè la porzione fondamentale di questa. esigua quota è costituita, o da olio di uliva, il quale, come è noto, oltre che chimicamente, differisce nei suoi ca.r atteri biologici, dai grassi animali di deposito e sopratutto da quelli di organo; ovvero di gra.sso di riserva (lardo) anche esso, sotto il punto di vista della nntrizione e struttura, molto diven10 dal grasso cellulare! facente parte del protopla.sma vivo. Cl) J . MoLE3C!.lOTr: S ulla raziono del soldato liallano (Rtmta mi!Uare ilall-a11a, li'83. tom. III). Alla domanda ee lo clli'rorenze del clima ltall.ano debbono imporre una differenza nella raziono gfo:'llallcra del s oldato, U 1\1. dopo alcuni chiarimenti, risponde negativamente • Dentro l limiti delle ditrerell7..e di ellm&, che presenta I'ItaUa, U la.voro moderato ed anche U faticoso. può igienJcn· mente ott.enersl con le medesime razlonl giornaliere attrlbnite al .-ari grndi d1 !a.-oro. e chì perchò rnumento in perdita di ce.loro nell'ambiente pltl freddo, dentro i limiti contemplati. non è abbastanza rilevante por lotaocare le calorie richieste e dlsponJblli per convertirsi in In voro. A tutto r ;gore se ne potrebbe \"Oicr dedurre cbe un piccolo d11ralco fosse lecito rare alla razione glorna· llera In Quelle cf'J"CCStanze lo cn1 la perdita d1 calorico ceduta a.U'amblente si fa mloore. :Ifa qui cado In acconcio osservare che Il bilancio dell'organ.Lnno non può stringersi a minime (razion l e cbe un piccolo avnnz~ d e b ba prevedersl ad analogia delle I!))Ose lmprcviJite che figurano lo ogni bilancio. U n dispiacere, un rabutro, uno spavento. un'intemperla, una marcia forzat.n. losomma eento d! quelle contingenze c he non si possono nè prevedere, nè m1sltrare, Impongono di c,·itar~ quella rigorosa precisione n e l bllanc!o, la Quale, trattandosi del difensori dell'onore. del custocli dello. glorio. dello. patria, diventerebbe un'economia pericolosa, per non dire una grettez1.a contro Il sangue del I>~Wf<e, s rll!Orccrla contro Il cuore della sua esistenza•.
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Gio't'nale d i mediçina. milita r e.
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IL VITTO DEL SOLDATO ITALIANO ECC.
Per non ricordare, fra le molte note differenziali (1), che un carattere rilevato in questi ultimi tempi, esiste una differenza spiccata fra le diverse categorie di grassi ricordate in rapporto alle vitamine: l'olio di oliva, come si vedrà meglio in seguito, è privo di vitamine, il grasso di deposito ne contiene in piccola quantità, quello d'organo ne è ricco. Si rende necessario quindi colmare nella razione del soldato la deficienza di materie grasse lamentata costantemente, ma invano, da quanti studiarono serenamente, ed allume della fisiologia e dell'igiene, l'alimentazione. Ed il bisogno è tanto più impellente quando si tengano presenti le necessità organiche dell'uomo sottoposto all'azione di temperature molto basse, o alla faticosa vita di montagna. In tali casi alcuni pensano ·sia conveniente - per quanto il bisogno minimo di grassi sia ancora indeterminato - portar la normale quota di grammi l per chilogrammo di peso corporeo, a grammi 1,50; cifra, come si vede, corrispondente a quella fi ssata per altra via dallo STAR.LINO. Le rimanenti calorie (2023-1755) occorrenti a completare il bilancio energetico delle 3300 calorie lorde dell'uomo a lavoro moderatQ, verrebbero date dalle sostanze idrocarbonate. Le quali, del resto, nelle razioni di tutti gli eRerciti e nelle diet,e di tutte le classi lavoratrici, costituiscono la parte volumetricamente più cospicua del vitto. Ma a formulare un giudizio esatto sul valore nutritivo dei vegetali è più che mai necessario non disgiungere i risultati dell'indagine fisiologica da quelli dell'analisi chimica, poichè il nocciolo della questione, come atiennò il RuBNER., è fisiologico anzichè chimico. Basta riandare alle fasi contradditorie traverso le quali è pMSata. la vecchia controversia sul valore nutritivo del pane, per mostrare a quali grossolani errori ci conduce l'esame unilaterale del problema. Ogni qual volta si presenta l'impellente necessità di far la massima economia di frumento, il dibattito ai ria-ccende fra i fautori del pane completo od integrale, che sostengono doversi preferire perchè molto più ricco di SQstanze proteiche, e gli avversari che dicono come tale ricchezza vada perduta perchè il nostro tubo digerente non è capace di utilizzare la crusca che tali proteine in gran parte racchiude, e che perciò è più utile dare la. crusca, come consigliava il MoLESCHOTT, ai polli che ee la ridaranno in tanta carne ed uova, ed il pane libero di essa agli uomini. È il CO('fficiente di ut.ilizzazione, più che la composizione chimica per sè stante, che noi dobbiamo tener presente nel valutare il potere nutritivo di un alimento, e ciò si rende t.a.nto più imperioso per i prodotti vegetali nei quali le differenze fra. l'uno e l'altro gruppo di dati sono molto spesso notevoli. Infatti l'equivalent-e termico dei principi alimentari stabilito da ATWATER sulla base del coefficiente di utilizzazione, ed universalmente accolto, dà cifre più basse di quelle stabilite dal RUBNER con le sue celebri ricerche al calorimetro. È di conoscenza comune come sia diverso il coefficiente di utilizzazione della dieta carnea, rispetto a quella vegetariana, e come in posizione intermedia stiano i dati fornitici dalle dieta mista. Tale coefficiente per la carne, uova e latte, è costituito dal (l) BO'ITAZZI: Problemi di allmentazlone dell'uomo (.drcMoio d( sclenu Ilio~ n. l, 2,
3 e t, 1922).
IL VITTO DEL SOLDATO ITALIANO ECC,
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97% di proteine, 95% di grassi e 98% di idrati di carbonio, mentre,
a.d es., per i legumi secclli in grani è rispettivamente del 78 Ofo, 90 Ofo,
97 %; e per quelli allo stato erba{:eo: 83 %, 90 Ofo, 95 Ofo. Se si trascura aimile valutazione, si incorre nell 'errore di credere cbe le fave, i fagioli, siano di valore nutritivo superiore alla carne di bue, solo percbè l'analisi ce li segnala più ricchi di sostanze proteiclle. Degli altri due principì alimentari - la.tu sensu intesi: i sali e le vitamine - queste ultime abbisognano d'lma più ampia illustrazione, non tanto perchè i primi abbiano un'importanza minore, perchè l'altissimo valore fisiologico, anzi l'indispensabilità di essi, è stata messa in evidenza anche maggiore dagli studi recenti {1), quanto perchè i sali, all'infuori del cloruro di sodio, fan parte essenziale degli ordina.r i cibi, nei quali si trovano in istato colloidale, e in cui le ordinarie manipolazioni, le préparazioni culinarie di rE>gola non li modificano, nè li distruggono; al massimo ne estraggono una parte, }asciandone però una quantità sufficiente a coprire i bisogni del nostro organismo. Le vitamine, non cont-enendo energia libera trasmutabile in altra forma di energia, non possono a rigore chiamarsi alimenti. Nondimeno esse hanno assunto un'importanza capita.le, tanto che oggi un r<>gime dietetico non si ritiene studiato completamente se non si è tenuto il dovuto conto, di quelli che oggi non è più permesso chiamare fattori accessori dell'alimentazione, poichè invece sono attivatori biologici di essa. Infatti~ pur ammettendo che essi ci sono noti in modo molto incompleto e forse solo in minima. parte, si riconosce che sono indispensabili alla conservazione della salut-e, al perfetto funzionamento degli orga.ni, all'accrescimento ed alla vita stessa. Le molteplici azioni fisiologiche delle vitamine sono cosi riassunte dal LORENZINI (2): « Rendono possibile l'assimilazione cellulare; esalta.no i processi ossidativi; intervengono nel metabolismo delle sostanze ternarie e dei minerali, precipuamente del calcio e del ferro; assicurano l'integrità e lo svolgimento armonico delle funzioni endocrine; presiedono alle funzioni della riproduzione, favoriscono l'ematopoiesi; eccitano le secrezioni ghiandolari, in specie quelle digestive; regolano le funzioni m:otorie dell'intestino; influiscono sulle rigenerazioni della porpora retinica.; assicurano l'integrità, anatomica e funzionale del sistema nervoso di relazione e vegetativo, lo sviluppo dei denti, il trofismo della cute; sono fattori essenziali dell'accrescimento del corpo e della resistenza alle infezioni e perfino a certi veleni chimici », La quantità indispensabile di vitamine è piccola., ma tutt'altro che cosi esigua, come si era creduto in un primo tempo, ed il nostro corpo, deve provvedersene di continuo con gli alimenti, per quanto le indagini più r ecenti ci portino ad ammettere che l'organismo a,nimale è e::t.pace di fare la sintesi delle vitamine, e precisamente sembra che esso produca quelle vitamine che mancano nel suo alimento abituale (LonENZINI}. (1) RoNDONI: E!emenH di lri«1timica, Torino, V. T. E. T. 19\!8. P..ucsoxs: EU:menli di bWchf:mica in rapporto aUa {lsiolO(Ii4 umana. Istituto sierotcraplco mi· lanC8C, 1928. BoTT,,7~1: Nrwt·e ~edttte circa l(, piti ovport·uno contn>~i::itme n.ù.craU: dci 1>otlli etlim(nti. (Comnnit•a.zlonl modJcbo della S. A. O. Brbn, 111111\ no 10~ 1 ). (2) LOJtENZI:>~I: Tru114io itali4no di m>Cdicina inltrna, 1\1ll1lno 1!)31, vol. JII; pag. 70:1·730.
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Conoscere quante siano le vitamine che esercitano la loro azione pel tramite delle sostanze alimentari, e di ciascuna di esse quale ne sia il contenuto in ognuno dei principali cibi, e quale il fabbisogno qualitativo e quantitativo per il nostro organismo, sono problemi che attendono ancora una soluzione definitiva. Si ritiene che un'alimentazione razionale variata ed abbondante contenga anche di questi fattori dietetici la quantità sufficiente a mantener sano il nostro corpo. Certo l'alimentazione raffinata del cittadino ne è meno ricca di quella semplice del contadino, il quale attinge i suoi cibi direttamente alla natura e li consuma allo st.ato fresco, dopo averli assoggettati poco o niente all'azione distruttrice della temperatura, della"luce, dell'aria, dell'essicamento. Le vittitazioni obbligate son quelle che vanno più soggette a carenza. di vitamine. Fra esse l'alimentazione del soldato (in campagna di guerra, in città assediate, in luoghi impervi per condizioni naturali o per opera nemica, a bordo di navi) è la più esposta, anzi la più colpita. In queste circostanze si concede la razione di riserva, la quale, è noto, deve rispondere a necessità logistiche multiple, molto spesso in aperto contrasto con le esigenze dei nuovi studi quali: l'esser conservabile per lungo tempo; esser facilmente trasportabile; presentare un minimo di peso e di volume; poter essere consumata senza una speciale preparazione culinaria. Sarebbe molto utile indagare la possibilità pratica di revitalizzare in fattore B tale razione, valendosi sull'esempio che ci hanno dato gli americani durante la guerra con la loro razione Pershing di lievito asciutto, di sostanze che delle vitamine antiberiberica e antiscorbutica son molto ricche. L'importanza delle vitamine va imponendosi ogni giorno di più. La. loro presem:a, o, meglio, la loro deficienza od assenza son quelle che ci fanno conoscere il valore ognor crescente di esse. Nel campo della patologia militare le conoscenze, per quanto scarse ed incomplete, che si avevano in materia durante la guerra mondiale, ci banno messo in condizioni di evitare il propagarsi di affezioni panderniche (quale lo scorbuto) le quali costituivano il triste appannaggio delle guerre lunghe, e che da sè sole non poche volte ne banno compromesso l'e.sito. Altre malattie sporadiche od epidemiche manifestatesi sui diversi fronti di battaglia, e prima d'allora sconosciute, oggi sappiamo essere etiologicamente legate ad ipovitaminosi od avitaminosi complete od incomplete, semplici od associate (xeroftalmia, emeralopia, edema da fame, piede di trincea, .esaurimento fisico e psicùico fino all'ottundimento del sentimento dell'onore militare). MouRIQUAND (1), la cui competenza in materia è a tutti nota, attribuiva fin dal1915 all'alimentazione povera di cibi freschi (frutta, verdura) alcune sindromi morbose osservate nei soldati francesi combattenti alla fronte, come l'astenia, il pallore della p elle e delle mucose, il gonfiore non infiammatorio delle gengive ecc. che diminuivano indubbiamente la resistenza organica ed il valore combattivo delle truppe. Le vitamine che, pel momento, ci interessano e che sono abba-stanza esattamente identificate sono : la vitamina A, antixeroftalmica o di ere(l) l\IOVRIQ\1,\!>o: Ln dlctetlquc aur le front (Arcltill. dc Jfed. tt Pho.r. n&ilUairu, aept.. 11115).
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scenza; que lla B antiberiberica. o antineuritica ; quella O antiacorbut.ica; quella D antirachitica. .
Riporto in ordine grossolanamente decrescente un elenco delle più comuni sostanze alimentari secondo il loro contenuto in vitamine. La conoscenza di esse, anche se imperfetta, ci rende possibile, tempestivo, efficace l 'intervento profilattico ed anche terapeutico sia in caso di minaccia che in caso di a.vitamonosi frusta o concla.mata. [ Burro, giallo d'uovo, latte intero, grasso animale di organi, I fattori A e D l legato, cavoli, carote, spinaci, cervella, arin~he, sedani, . · cavo! fiori, lattuga, pomidoro, merl uzzo, legumi, graa;;o animale di riserva., ulive e olii vegetali, Iloci, mandorle, son contenuti nel frutta eco.
l
n fattore B nel n fattore c nel
l
Lievito di birra, carne muscolare, cervella, latt•', fru mento, riso, fa.~ioli piselli, cavoli, carote, cir:olle, l·ntate, spinaci, cavo! fiori, radici, prezzemolo, uva, limoni, aranci, {JOmidoro, peperoni, noci, castagne, mie le ece.
l
Lim.oni, aranci, banane, pomidoro, ca voli. cipolle, lattughe, insa late varie, piselli e faginoli freschi, carote, barbah ie· tole, patate, citrioH, frutta frcscl~ e ecc.
Ma l 'originario contenuto in vitamine può essere modifica.to, e fin distrutto, per l 'a1Jone di agenti fisici e chimici che possono agire sulle sostanze alimentari indipendentemente dalla nostra volontà, o che son da noi messi in opera per favorire la conservazione o per effettuare la preparazione culinaria. I più noti di tali agenti sono: le temperature elevate, la luce, l'ossigeno, l'essicamento, gli acidi e gli alcali forti. Le vitamine A e D son molto resistenti alle alte temperature, fin di 120° O, ed agli alcali: vengono invece danneggiate o distrutte dalla luce, dall'ossigeno, dall'essicamento. La vitamina B. idrosolubile, pur resistendo alle temperature abbastanza alte, non sopporta quelle superiori a 100°, nè quelle, anche se di poco inieriori a lOOo, troppo prolungate: resiste poco agli alca,li, moltissimo a.gli acidi. La vitamina O, a.neh'essa idrosolubile, è molto sensibile agli alcali mentre resiste bene agli acidi: è inoltre facilmente ossidabile. È quella che resiste meno all'azione della temperatura alta: è termolabile. Studiando a questa stregua gli alimenti che costituiscono la razione del soldato, troviamo cbe: Il pane da munizione, abburattato all'SO 0/ c' è molto povero di vitamina A; non contiene quella O, mentre possiede una quantità sufficiente del fattore B. Il pane di lusso, fatto di fior di farina, manca anche della vitamina B. Cosi pure la. galletta quadrangolare, perchè fatta con grauo privo del perica.rpio, ed inoltre perehè cotta a temperatura di 270° O, e poscia fortemente essicata. Per queste ultime ragioni la galletta 1·otonda, pur essendo confezionata con la stessa farina del pane da munizione, era priva di vitamine. Questo fatto deve esser tenuto presente, affinchè, somministrando la razione di riserva., (galletta, ca.rne in iscatola, o salmone in isca,tola) si possa rimediare aggiungendo legumi, patate, verdura, o almeno pomidoro in frutto od anche in estratto.
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lL Vl"J.'TO DEf, SOLDATO
ITALIANO ECC .
Per la pasta, vale quanto fu detto: se contiene del cruschello ha vitamina B, in caso contrario ne è priva, come accade alle pastine fini. Privo in modo assoluto del fa ttore B, è il riso perlato, perchè il chicco nat.ura,le con la brillatura, è st\\.to privato della cuticola, delle cellule aleuroniclle, e dell'embrione, ove appunto si rinviene questa vitamina. I legttmi seechl non decorticati so n ricchi di vitamina B, mentre coll'essicamento hanno perdut.o la debole quantità. di vitamina A, che possedevano allo stato fresco. Se si prolunga. poi la. cottura in acqua perdono anche il fattore O, antiscorbutico, il quale, oltre a non sopportare a lungo temperature elevate, vien distrutto dall'ossigeno dell'acqua che serve per la bollitura,. Questo danno è pure riportato dalle verdure che si fan bollire in acqua. a.bbonda.nte e in vasi scoperti, per quanto, data. la. loro acidità., esse presentino una resistenza maggiore. Da. notare però che il fattore O passa nell'acqua di cottura delle verdure e legumi, donde l'errore di gettar via, senza utilizzarle, tali brode. JJe patate invece restano sufficientemente provviste di vitamina O anche dopo la cottura. Fra gli ortaggi più ricchi in vitamine, sono da annoverarsi i pomidoro, i quali hanno il pregio di conservarne una discreta quantità anche dopo la cottura, e fin quando son ridotti in estratto. Ciò rende prezioso questo condimento che, come si sa, entra largamente nella cucina nazionale, e che merita. di essere ancora più diffuso nell'esercito. Nella. carne viscerale il fattore A vi è poco abbondante, ed ancora. in minor quantità lo si rinviene nella ca.rn.e muscolare. Abbastanza. abbondante invece, nella carne fresca. ed in quella refrigerata, ed in proporzione inversa dello A, si trovo. in origine il fa.ttorc B. Lo. cottura prolungata. e a.d ebollizione insistente in marmitte aperte, ne compromette però la conservazione, che è ancor più danneggiata allorchè la carne è preparata tenendola per lunghe ore nelle ca.sse di cottura. a. temperatura di almeno soo O. La. temperatura di 120o,5 O. a cui si sottopone la carne che ai conserva in scatole, distrugge per intero la vitamina. B. La. carne possiede anche piccole quantità. di fattore O. Poichè il latte intero è molto ricco di vitamine A e B, queste si mant engono anche nel form,aggi.o. I grafJsi anim'l-li contengono le vitamine A e D, quelli di organi (frattaglie) molto di più di quelli di riserva (lardo, strutto), che ne son poverissimi. Gli olii vegetali ne son quasi privi, fra essi eccelle quello d'olive; m9ntre queUi di seme (cotone, arachide) ne sarebbero provvisti. Di tutti i co.>tituenti la razione del soldato i più ricchi in vitA.mine sono gli ortaggi, le verdure, ed in particolare le foglie di esse, i leg14-mi freschi, le frutta, sopratutto i limoni, e le arancie. Contengono le vitamine A, B, O e D. Bisogna però avere la precauzione di sottrarre questi alimenti all'azione degli agenti fisici che abbiamo ricordato essere dannosi. Le frutta sciroppatc, le marmellate, le jr1ttta secche, quelle sbucciate troppo radicalmente, le verdure d·isseccate per conservarle (JULIENNE), son ridotte poverissime in vitamine. Privi di vitamine sono pure il cacao ed il cioecolato, come anche il caffè. Per quest'ultimo anzi, pa.rc accertato (SA.CQUEPEE) (l) che non solo non è ( l ) SAOQUEPol:P.: Du r \}o d os vit.amines sur l'allmontation du soldat. (Bullain ~ la SocUU fie Mtdici~ Militairejranca·i8e, n. 2, 1925).
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un veicolo di vitamine, ma accelera le manifestazioni dell'avitaminosi O. Oiroostan~a. quest'ultima per noi importantissima allorchè nei periodi nei quali si consumano viveri di riserva, perciò privi di vitamina O antiscorbntica, si accordano razioni suplementari. di caffè. Il vino allora è indicatissimo in sostituzione delle razioni straordinarie di tale aromatica bevanda, e, come meno peggio, il cacao in cambio della razione ordinaria mattinate. Opportunissima in guerra riusci la distribuzione giornaliera ai nostri soldati di limoni od aranci, sopratutto per quelli in trincea a.i quali era difficilissimo, e spesso impossibile, far giungere verdure o frutta fresche, soppri- , mendo in tal modo l'apporto dell'indispensabile vitamina antiscorbutica. n limone anzi, secondo l'opinione di due competenti medici militari francesi (MOURIQUAND e LEULIER) deve costituire parte indispensabile del rancio del soldato in campagna, ogni qual volta mancano alimenti freschi (1). Ma non queste frutta solo devono far parte della razione del soldato, ma. ancora le verdure fresche e le altre frutta. fresche. È necessario a questo punto abbandonare assolutamente concezioni vecchie; verdure e frutta non son vivande di lusso, riservate quinru alle mense degli agiati, ma cibi indispensabili alla conservazione della salute e al benessere fisico e morale di tutti gli individui. Fra gli alimenti vegetali le foglie verdi offrono, come organi d'alta dignità fun~ionale, proteine assai più complete dei semi (cereali), ed elementi minerali cb·e pure scarseggiano nei semi e nei tuberi, nonchè fattori vita.minici in abbondanza. Opportunamente perciò nel rancio del nostro soldato, sopra.tutto in quello di guerra., si dà, in sostituzion~ od in aggiunta di legumi secchi, verdure ed erbaggi. Inoltre utile sarebbe il ripristino del vino nella razione giornaliera al pasto principale, come si fa in Francia, e presso di noi nella R. Marina e nella R. Aeronautica. Non si dimentichi che il difetto. delle sostanze proteiche nell'usuale alimentazione spinge le classi povere a.d. usare ed abusare degli alcoolici. L 'individuo costretto al regime ipoazotato ha bisogno di vino, hanno dimostrato di recente RrcHET e MoNCEAUX. Fatto questo che sappiamo essere stato ·empiricamente riconosciuto in certe alimentazioni collettive obbligate. Gli ordini religiosi, in cui vige l'alimentazione ipoazotata, fanno u.so di vino. I trappisti, addetti al lavoro della terra, hanno una abbondante razione di vino ad ognuno dei pasti principali. Per riassumere quanto ho detto su quest-o argomento mi pia.()e riportare cio che in un suo studio riassuntivo raccomanda, a modo di conclusione di tutte le sue ricerche sulle vitamine, il FUNK (2). Il regime deve comprendere, se è possibile, una certa quantità di prodotti alimentari freschi non soggetti a cottura, (insalate, frutta, pomidoro). Questi prodotti ci forniscono sostanze necessarie alla vita, perfetta~ente intatte, di cui noi non conosciamo nè l'esistenza, nè la stabilità. Bisogna evitare. finchè è possibile, l'uso esclusivo e preponderante di ( l) MotrmQu~~o l' LEULIER: L'allmentatlon du soldat dcvant. Ics nouvellcs conrol)tlons allmentain>a. (.drchit>t8 de Méd. et Pha.rm. mililairu, tevrier. 1928). (2) l''tr.'!K: L "N a t nct.uel de nos connalssances sur les vlto.mlues (Rit>tted"H uui<'nc, n. 8, 1927).
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IL VITTO DEL SOLDATO ITAL IANO E CC.
prodotti alimentari in conserva, d ei quali noi non conosciamo che molto imperfettamente il valore nutritivo (1). Nella preparazione degli alimenti bisogna e·vitare l'elimina-zione e la non u tilizzazione delle acque di cottura, che contengono molte sostanze importanti, compresi i sa.li minerali solubili nell'acqua. Bisogna evit-are una cottura troppo prolungata., o ad nna temperatura troppo elevata, (sott~ pressione) . Bisogna evitare il contatto con l'ossigeno dell'a.ria, più che è possibile, perchè certe sostanze nutritive sono distrutte dall 'ossida.zione. Negli istit.uti pubblici in cui il cibo è prepa.rato in grande quantità, comi" negli eserciti, deve esistere uno specialista in nutrizione, capaee di giudican>il valore nutrit ivo delle diete. Qu(>ste nuove vedute sono ormai, non solamente accolt.e nel campo sdeut.ifico, ma applicat-e nella confezione delle alimenta.zioni individuali e
collettive. Le diete propugnate in Italia dall'Opera N a.zionale per la lJ"Tot-ezione della mat.ernità e deU'infan zia per le accolt-e dei bambini, fanciulli e ragazzi, ne forniscono esempi eloquenti e degni di essere, oltre che ammirati, seguiti. L 'e:scrdto francese - che n el dopoguerra aveva tenuto presenti quest-a nuove vedut-e - (17) aveva. nel 1928 una razione alimentare la:rgamente sufficiente, sia dal plmt.o di vista calorico (oltre 3300 calorie lorde in gua-rnigione), come, quantitativamente se non qualitativamente, da quello plastico (135 gr. di sostanze proteicbe in pa(le, 160 in guerra), ma difett.osa di e1ement.i catalizzatori (vitamine A e 0) (MOURIQUAN D e LEu r.mR). Negli anni successivi fu nondimeno ancoramiglio:rata . Nel1930 la quota fissa relativa ai viveri complementari - ricchi di vitamine fu raddoppiata: portata cioè da l a 2 fran chi al giorno per persona . .Aumentato anche, per quanto di poc,o (10 gr.), fu il quantita.tivo di carne (che nel 1928 era di gr. 350 in gua.rnigione, 400 nella razione normale di campagna, e 450 in quella. j&rte pure di campagna) . Nel nostro Esercito il quale, non è inut.ile ripeterlo, ha sempre soll('cit amente applicato anche in questo campo ciò che il progresso scien tifico e ~ociale consigliava, i nuovi postnlati ebbero largo a-ccoglimento. La razio.ue di guerra, segnata quale paradigma, dà , fra l'altro, gr. 50 di formaggio, 150 di patate e legumi frescl1i, 300 di verdure, pomidoro fresco ed erbaggi. Viene in tal modo provveduto ad una abbondante somministrazione di fattori vitaminici e di alimenti quasi completi, indispensabili in campagna
per correggere le immancabili deficienze che si osservano nei legumi secchi, nei viveri in conserva propriamente detti, e nella vita disagiata di trincea. P arimenti la razione ordinaria di pace, cbe originariamente comprende una. quantit-à abbasta.nza elevata di legumi secchi, patate e verdura, ha (1) Qui mi paro opportuno rlcb.iamnre alcune rlccrcbo da mc fatte m olti anni or sono sulle carni In <"ou~erva. dcWCPercito. (;,u.,.n:-n: SuL c<mlc>wtoin acqua, azoto e QNI$sidi alcutJe ~anti inconuna. Rlvillta d' Igiene e sanità pubblica an. XI l. O>uXu:>~ l E PANÀ: Sul oolore nutriJivo di alcune carni in con8cn:a (Ibidem, XII). Le ('1\rui in igcatola, tanto di recente qua.nh> di ~ccchin. preparazione (15 anni). banno IdentiCI\ composizione chimica; Invece U ~aloreuutritivo diminuisce con l'lnvoC<"hiamento, U che 81 comincia ad a\•vcrti:rc JJ(•Iie carni conservate dn IJiù dJ 5 unni. La ragione del !cnouicno è sconosciuta; l'osi· st.enzlt <Ici tatto ba IJCrò indotto a modillcaro le nootro dit;posizioul regolamentari, che da allor& (19ù;; ) ballino ridotto n. un lustro U lilllit.e m.assi>no di con!ltlnazione n ei magazzini di tale vivere di ri>;er va.
L a C<lbstatnziOM fM.tA do. mc e dal PAN!À <'On ln<1aglnl su noi mcdeslm1 tu moltJ anno do!X)
COnformata da 13ruAIJLT e 00UTURIER; V.'EIL e l\10URJ()UA.'ID; PETRAONANf, CCC.
IL vrrro DEL SOLDATO ITALIANO ECC.
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subito() in qu~sti ultimi tre anni modifìca.zioni favorevoli (aggiunta di formaggio, verdure fresche, pasta) risultando coMl arricchita in modo manifesto di principi alimenta-ri di elevata. attività metabolica e di energici fattori vitaminici. Un piccolo sforzo, per accrescere la quantità di sostanze proteicbe di origine animale e di grassi, renderebbe il vitto del nostro soldato in tutto rispondente ai bisogni di giovani sani in periodo di crescenza, dediti ad una
vita di lavoro metodico ma persistente. (Vedansi le constatazioni e le proposte contenute nella ricordata mia Relazione al Comitato per gli studi sull'aJiroentazione).
*** Stabiliti in qualità e quantità i componenti più adatti a costituire una razione alimentare sana e razionale, occorre provvedere a che essa sia capace di dare il maggiore rendimento energetico e specifico, col rendE>rla gradevole al gusto per mezzo di una diligente, adat.ta preparazione ctùinaria. Oso affermare che quest'ultimo requisito non è inferiore per importanza agli altri due che, intuitiva.mente, sono ritenuti fondamentali, perchè li integra, li completa. Nella collettività in genere e negli eserciti in particolare, a que.-to fattore, non si dà invece il valore che si merita, commettendo un grave errore fisiologico e psicologico (l). Quando i cibi non sono convenientemente preparati e opportunamente variati, accade che una razione teoricamente sufficiente non è più tale in effetto, perchè in parte non vien nemmeno ingerita - chi ha pratica della vita di caserma ha occasione di far di frequente ta.le dolorosa constatazione - e il restante non dà il rendimento di cui è capace, perchè il tubo digerente non l'assorbe. L'utente va cosi, in capo ad un tempo più o meno lungo - se non ha mezzi propri per sopperire a questo difetto .- in istato di denutrizione o almeno di carenza di questo o quel principio alimentare. Nei regimi obbligati, come quello militare, il fenomeno si manifesta più spesso di quello che non sia stato rilevato prima che studi qualitativi sulle sostanze nutritive avessero messo in evidenza nuovi fatt.i e chiariti vecchi problemi. Nell'esercito ciò succede a preferenza in quelle particolari circostanze (campi, manovre, guerre) nelle quali si impone più che mai la necessità di nulla perdere dei principi alimentari che vengono somministrati con i cibi. L 'indagine sperimentale, venuta anche in questo campo dopo l'esperienza secolare, non ha fatto che confermare quanto empiricamente era stato accertato od accettato. Presso qualche esercito - inglese, americano, giapponese - si è provveduto da lungo tempo a iHtituire Kcuole per cucinieri reggimentali, affinchè la razione venga sempre preparata secondo le norme della gastrotecnica. (l ) DEi! ClLLEULil: L'&IJmentaz.lon du soldat et sa reallsatlon prt\tlque dans l'a!'mée (Bui·
tlin dt la SocUU dt Mtd. MUit.jmncai8t n. t , 1925}.
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IL VITTO DEL SOLDATO ITALIANO ECC.
L 'utilità. di ciò è in.t uit iva., e l'esperimento fisiologico l'ha dimostrato coi metodi più rigorosi. Nell'esercito giapponese le vivande son sempre preparate con grande accuratezza. e rese a.ppetitose con l'aggiunta di un grandissimo e variato numero di droghe e condimenti. La minuta giornaliera. risulta. cosl. molto ricca e varia, per modo che il vitto vegetale, di per sè monotono e poco stimolante, vien meglio utilizzato. È di conoscenza volgare come l'effetto benefico della buona preparazione degli alimenti sia. dovuta, oltre che a fattori estrinseci all'individuo, a fattori intrinseci, fra i quali meno noti, ma pure importantissimi, sono quelli psichici. Gli studi del PAWI.OW e della sua Scuola sulla secrezione psichica del succo gastrico lo provano in modo luminoso. Nelle collettività. -. per lor natura facilmente vittime delle suggestioni coscienti od incoscienti - il fenomeno deve essere attentamente seguito, sopratutto quando fatiche, disagi, patemi d 'animo, preoccupazioni. minano sordamente il tono nervoso, rendendolo più sensibile alle impressioni esterne, come accade in guerra agli eserciti. La sistematica buona od imperfetta preparazione culinaria la vediamo anche fra le nostre truppe compensare in parte o esagerare l'insufficienza della razione (1). Presso di noi durante la guerra fu applicata un'ottima istruzitme per il servizio del -uitto militare, dove, dopo un'esposizione esauriente, per quanto semplice e breve, delle cognizioni fondamentali sull'alimentazione, erano segnate numerose nozioni speciali e pratiche sul vitto militare, sulla preparazione e sui diversi tipi di esso ecc. I risultati ottenuti furono ottimi e molto ammirati; ma col cessare del conflitto, la buona usanza fu abbandonata, e l'istruzione rimase sempre in bozze di stampa. È vivamente raccomandabile il richiamo in vigore di quelle disposizioni, convenientemente integrate ed aggiornate. Ma oltre ad applicare quelle norme e le altre che ne conseguono, occorre decidersi ad adottare nelle cucine reggimentali impianti ed utensili meno semplici ed antiquati delle tradizionali marmitte, realmente bonnes à tout faire, e dei fumosi ed asfissiant i, oltre che antieconomici, fornelli a legna. La preparazione dei cibi ne risentirà immediato e indubbio vantaggio gastronomico, e in breve (l) Ricordo a riprova doll'alfenua~lone duo fatti:
La Conl»lissimu ministeriale ver lo studi<> deU'alinu:ntazione àel soldato italiano in kmpo di
pace, pre.9ieduta dal Generale b!E~mo (1927 ), osservò che due r eparti di uno stesso presidio, l quali prelevavano lo st.osso materie prime In Identiche proporzioni o condizioni, ottenevano dalle ra%ionl distribuite un valore energetico profondamente divet~;o (3695 calorie l"uno, 28SS l'altro). Ed Il MEM34o notAYt\ che mentre la prima razione. è sotto molt.l punti di vista, miglioro di quella m edia effettiva, quell'altra Invece dlftcrivo. sensibilmente In meno dalla razione media. elfettive., eia pel oontenuto In sostanze alimentari, sia pel valore energetico totale. :t convln.zlono ferma e generalo fra l soldati, che oggi l'aviere sia m eglio nutr ito del commUitone dell'esercito. Ciò è solo In parte esatto o, meglio - polohè manca la dimostrazione sicura elle solo può e:~Sor data dallo ricerche comparativo sui ricambio d ell'uno o dell'altro gruppo di mUltar! - è ritenuto osnt.to, in ba.se ad apprezzamenti emptrici tutt'altro ohe Inverosimili. Eppure la razione media teorica del soldato In guarnigione è co~tltulta di gr. 120.55 di sostanze proteiche, :36,19 di grt\98! e 519 di idrati dl carbonio. con un rendimento di 2959 ,31 calorie lorde. Montro (JUella doll'a,·iere oscllla da uu minimo di 2131 (mercolodl) ad un m assimo di 3090 (domenica) con una media di 2824 calorlo lorde. Il vit to del militare doli'aeronautlce. ò più variato nella compoalzlono e ripartizione glor· naiiera. più ricco di condimenti, preparato In maniera. m eno primordiale, pri>Sent&to In aspettA> più stuzzicante, (rn l'altro ù quindi cowumato Integralmente. La conoscenza della vita d.i caserma ci Ila edoLti ohe l'abbondanza. di residui di rancio stanno senz'altro ad Indicare una prepa~lone mtlina*• c._'ltt.iva ocl \mpror>rln.
1.11. rll?.ionn grArlovoln il Rempl'll oonou,...IA )16r intero;
di appetii o non è comune tra 1 soldati.
la Dl.'UlCADZ&
IL VITTO DEL SOLDATO t'l'ALIANO ECO.
..
183
tempo si potrà conseguire anche un'economia di sostanze alimentari, ln quale, oltre che permettere di elevare il valore nutritivo ed energetico della razione senza ulteriori aumenti di scotto, varrà a coprire le spese di nuovi impianti. Ad integrare le sopraccennate misure tendenti tutte a migliorare il vitto del soldato, favorirne l'assorbimento e l'assimilazione, dovrei ricordare diversi altri desiderata igienici e fisiologici, ma debbo limìta.rmi ad enumerare i principali: a} dividere l'intera razione in maniera che 1/6 sia concesso per colazione; 3/6 per il pasto principale più abbondante e 2/6 per quello del pomeriggio. Evitando in modo assoluto, quando circostanze veramente eccezionali non l'impogono, di sommare i pasti, giacchè non conviene sovraccaricare di lavoro gli organi digerenti, come si verifica col pasto unico. Si rammenti che il coefficiente di utilizzazione delle sostanze alimentari è tanto più alto quanto più frazionata è la razione; b) sostituire l'assegno in denaro con quantità ben determinate e sufficienti delle verdure e generi di condimento che oggi con esso si acquistano. Si eviterà così di correr l'alea delle naturali e artificiali perturbazioni del mercato, che vanno spesso a danno della consistenza della razione. n quarto ed il primo trimestre dell'anno son quelli meno ricchi di tali prodotti e nei quali quindi se ne può acquistar meno con la quota di 20 cent., eppure son precisamente quelli i mesi in cui di prodotti ricchi in vitamine, specie di quella O, v'è maggior bisogno, dato il consumo quasi eaclusivo di alimenti conservati, secchi, perciò devitaminizzati; c) fissar in modo invariabile l'ora dei pasti, sia come distanza l'uno dall'altro, sia come momento più adatto fisiologicamente all'abituale alimentazione, subordinando a questa esigenza tutte lé altre normali operazioni di caserma e di campagna. Non si deve dimenticare che l'appetito e la fame sono sensazioni ritmiche, che non si ripresentano se non dopo un certo tempo dal pasto, variabile secondo le abitudini individuali. Nell'uomo, dicono LuciANI e BAGLIONI, (l) riappaiono generalmente 5-6 ore dopo il pasto del mattino e 12 ore dopo il pasto della sera. Un cambiamento di abitudini nelle ore dei pasti è capace dì modificare il ritmo della fame, e, ripeten.dosi anche, l'attività digestiva. Ognuno di noi nota su se stesso la scomparsa o l'attenuazione degli stimoli dell'appetito quando è trascorsa l'abituale ora del pasto. E tutti noi medici militari di ospedale sappiamo come le fi·equent i affezioni o disturbi gastrici dei carabinieri sono attribuibili molto spesso alla mancanza. d'ora fissa per i pasti, dovuta al servizio di pattuglia cui debbono attendere quei militi. Eppure il vitto del carabiniere è, come confezione e qualità, certamente migliore di quello del soldato comune; d) la senzazione di fame che noi dobbiamo soddisfare, è riconosciuta come uno dei più efficaci mezzi di utilizzare i cibi ingeriti, da ciò l'obbligo da parte nostra di attendere che si manifesti; e) a consumare il pasto deve concedersi un. congruo tempo, evitando la precipitazione; ed ugualmente si deve sempre evita.re di riprendere eser· (l) L.
llb.rori.n).
L vCTANt e S. 8 .\0UOSI. -
L'nllmentazlone umana ecc. {Uilano, 1917 Società edit.
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lL VITTO DEL SOLDATO ITALIANO ECC.
cita,zioni, sopra.tutto richiedenti sforzo muscolare, subito dopo aver consu· mato i due pasti principali; f) ha un valore fisiologico oltre che estetico e morale anche il far si che l'abituale vitto sia consumato in luoghi adatti, ed a temperatura ambiente moderata, in posizione comoda, in ambiente sereno ed allegro. Una delle misure disciplinari in uso negli eserciti di Roma repubblicana consisteva nel prendere il cibo in piedi cibum stantes caper e; punizione meno grave di quell'altra di avere, in sostituzione della razione giornaliera di frumento in natura, una razione di orzo. È ovvio che tutte queste migliorie e sopratutto quelle qualitative e quantitative della razione, implicano maggiori spese. Tutti però riteniamo che questo non sia un osta.colo insormontabile per l'attività realizzatrice fascista che ben più ponderosi problemi ha portato a felice soluzione. I vantaggi mediati ed immediati sarebbero notevoli con ripercussione sull'efficienza dell'esercito, sulla salute della popolazione e sull'avvenire della. stirpe. Ritengo che al vitto nell'esercito in pace debba applicarsi quanto Molt ke diceva per quello in campagna: « In guerra nessun regime alimen· tare è troppo costoso all'infuori di quello cattivo» perchè come affermò F. FERRUCCIO «Le guen-e si vincono e si perdono per le vettovaglie ».
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D opo un succinto ricordo dei dati scientifici sui quali era rica.lcato il vitto del soldato itnlhmo nell'antegue1Ta e èlurant~ il grande conAit~o . si onume~ano i r isultati delle più moderne acquisizioni nel campo della fi~iologia e dell'igiene dell'alimentnzione, e a quella st.regua si es!Ullinano pnrti· t.ament.e i p rincipali componenti del rancio del n ost.ro soldnto sia sot.to l'aspetto qualitativo c>he qnantita.tivo, segnalando esuberanze e mnnchevolezze. Atl TORTASSUNTO. -
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EPIDEIII DI DII!EftTERII Bl[llliKE fRIIJliTim l Rf6610 [lliBMI Prof. LORETO liAZZETTI colonnello medico Di!'flttore di Sanità del Corpo d 'Armata di Napoli
Prof. ALFREDO GERMINO ten. col. medico Capo del Laboratorio di biologia medica dell'Ospedale militare di Napoli
PARTE I.
CONSIDERAZIONI EPIOEMIOLOOICHE • ANDAMENTO CLINICO · PROFILASSI
La circoscritta epidemia, oggetto della presente relazione, ehbe inizio il 24 giugno corrente anno, ma., prima di tale epoca, si ebbero tra i militari vari casi di enterite che furono ascritti alle comuni forme diarroiche e che non attirarono l'attenzione se non per il loro numero cospicuo. È opportuno rilevare che l'estate 1931 fu insolitamente calda tanto che spesso la temperatura ragginnae ed oltrepassò i 35 gradi centigradi e nei giorni 9 e 8 agosto l'Osservatorio dell'Istituto di fisica, terrestre e Metereologica della. R.. Università di Messina registrò rispettivamente all'ombra le temperatura di 39 e 39,7. Per quanto riflette l'agente etiologico, gli es~tmi praticati dal Laboratorio Provinciale di Reggio Calabria. esclusero una forma dipendente da entamoeba. histolytioa e dai germi della dissenteria. Solo in un ricoverato all'Ospedale Civile (solda.to Gaiter) le prove di siero ~aglutinazione furono positive per il bacillo di Flex.ner che venne agglutinato ad un tasso notevolmente elevato e l'autopsia. eseguita sul cadavere del militare KrosQ, deceduto presso l'Ospedale Militare di Messina, fece porre la diagnoRi anatomica di colite ulcerosa acuta dissenterica che il prof. Battaglia, Direttore dell'Istituto di Anatomia Patologica di quella Università. riferì a. probabile azione del bacillo di Shiga-Kruse per il carattere acuto delle lesioni ulcera.tive riscontrate che non presentavano margini sotto· minati e per i notevoli fatti degenerativi degli organi pa.renchimali e del miocardio, reperti questi che mancano nelle amebiasi, mentre sono costanti nelle forme dissenteriche da b. Shiga. Sotto la direzione del tenente colonnello medico prof. Alfredo Germino f11rono compiute numerose ricerche dal complesso delle quali risultò quanto segue: l o Isolamento dalle piastre, quasi costantemente, di germi immobili Gramm negativi che furono classificati per i loro caratteri morfologici e culturali in massima per b. dissenterici del gruppo Flexner ed alcuni anche del gruppo Y. 2° L'agglutinazione eseguita in un primo tempo col siero degli ammalati e dei convalescenti risultò negativa per lo Shiga., l'Hiss, lo Stroug ed in un sol caso positiva per il Flexner alla diluizione di 1: 500. 3o L'agglutinazione eseguita sui ceppi isolati dalle feci degli ammalati dimostrò ch 'essi erano in un primo tempo tutti inagglutinabili sia d:a.
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EPIDEMIA DI DISSENTERIA BACILLARE E CC .
:parte d<'i sieri S}Jecitìci sia da p:ute dei sieri degli ammalati e solo qualche ceppo fu agglutinato, ma. a basso titolo, dal siero del mala.to dal quale proveniva. 4° Dopo va.rio tempo che i germi erano stati isolati e dopo vari t.rapianti alcuni dei ceppi furono agglutinati dai rispettivi sieri immuni ad un tasso piuttosto elevato mentre altri futono agglutinati dai sieri antiFlexner ed an ti- Y di Berna. .Alcuni furono agglutinati anche dal siero anti-coli dello stesso Istituto ma questi ultimi stipit.i, cbe per le prove fermentative differenziali furono classificati tra i coli-atipici, furono agglutinati dall'anti-coli al titolo limite del siero, mentre non si raggiunse tale tasso limite nelle prove agglutinanti eseguite con l'anti-Flexner ·e l'anti-Y. so Accanto agli stipiti identificati come appartenenti al gruppo Flexner-Y si isolarono numerosi altri germi da classificarsi fra i coli atipici e cbe furono rinvenuti, durante l'epidemia, sia insieme ai germi dissenterici sia da soli negli ammalati e nei èonvalescenti. Durante l'epidemia furono nota.ti casi assai lievi accanto a casi gravi e gravilìsimi ma quello che è pi\1 degno di rilievo si fu che il per cento della morbosità e mortalità fu costantemente in relazione con le regioni di :provenienza dei militari: così tra gli appartenenti ai Distretti d ell'Italia Meridi.onale si notarono forme lievissime, spesso ambulatorie, ed un per cent-o molto basso di colpiti; invece tra i militari dei Distrett.i settentrionali forme gravi e di media gravità e tra quelli nativi nei comuni appartenenti al Distretto di Bolzano ;si ebbero forme assai gravi, delle quali alcune seguite da morte, ed un per cento assai elevato di colpiti. C<>m:plessivamente, dura-nte i tre mesi circa nei quali infterì l'epidemia, si ebbero 130 casi e di questi 53 appartenevano al Distretto di Bolzano, 48 ai Distretti dell'I talia settentrionale, 29 a quelli dell'Italia. Meridionale (Vedi tabella). Poicbè la forza del Reggimento era. di 1017 uomini il per cento di morbosità. raggiunse la cifra del 12,78 e poichè dei militari di quel Reparto 216 appartenevano al Distretto di Bolzano, 266 ai Distretti dell'Italia Settentrionale e 535 ai DiBtretti dell'Italia Meridlonale, fra questi gruppi di militari si ebbe: :per i ·:primi un numero di colpiti pari al 24,53 %, p er i secondi al 18,04 %, :per i terzi infine al 5,42 %· Si ebbero inoltre a deplorare tre soli dec.essi tutti appartenenti al Distretto di Bolzano. Gli Autbri sono Mncordi nel ritenere che la disEenteria bacillare colpisca indifferentemente, ma non cade dubbio, come l'esperienza ci ba insegnato, cbe le va,rie razze e le diverse popolazioni offrono una resistenza diversa e cosl, durant~ la guerra, mondiale, i francesi notarono che i contingenti coloniali presentavano una resistenza molto maggiore alla dissenteria cbe le truppe metropolitane dando un per cento di colpiti assai scarso. Cosi, nello stesso periodo, sul fronte Francese e Italiano la malattia fu r elativamente lieve e non infierì sotto forma di grande epidemia., e ciò è tanto più notevole in quanto è risaputo cbe in tutte le e:poche la dissenteria. si è manifestat a come un flagello costante delle truppe in campagna, flagello che spesso provocava disastri più terribili del fuoco nemico. Le t.ruppe tedesche invece pagarono un tributo assai notevole alla
EPIDEMIA DJ DISSENTERIA BAOILI.ARE ECC.
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dissenteria e n el 1917 l'epidemia che ai iniziò in Galizia ai diffuse anche
tra. la. popolazione civile della Germania producendo numerose vittime. Inoltre se si esaminano le notizie che per il pns~ a-t o si hanno al riguardo risulta che le più difiuse e gravi epidemie ~ono avvenute fra le t.ruppe e le popolazioni dell'Europa Settentrionale: Inglesi, Svedesi, Russe e sopratutto Tedesche ed a tale proposito citerò l'epidemia cbe infierì nel1792 tra le truppe Germaniche dopo la disfatta di Valmy, nello Champa.gne, e che rimane ancora oggi famosa negli annali epidemiologici, l'epidemia che nel 1814 si diffuse nella Galizia e nella Germania fissando si nel Wurtemberg dove rimMe stabilmente localizzata per molti anni èonsecutivi e finalmente l'epidemia dissenterica èhe invaae la Germania dal 1845 al 1849 determinando a Dorpat un'epidemia che è tuttora ricoTdata. L 'alto per cento di morbosità e la gravità delle forme morbose avvenute tra i contingenti allogeni del Distretto di Bolzano potrebbero essere interpretati come dipendenti da una speciale !abilità di quella popolazione che oltre alla maggiore recettività per la malattia, most.ra altresì un diverso modo di reazione alla stessa a. meno che non si voglia spiegare il fatto cona considerazione che tali contigenti, poco avvezzi al caldo ed agli sbalzi bruschi della temperatura, abbiano, per tali ragioni, presentati disturbi enterici aggravati da un regime per essi incongruo come quello di fru tte e verdure, abbastanza abbondanti in Cala.b ria. Questi disturbi gastro-intestinali li avrebbero r esi più facili preda all'infezione dominante nella. regione e in tal modo si spiegherebbe anche il numero maggiore di colpiti e la. maggiore gravità delle forme tra gli appartenenti ai distretti deU'Italia. Settentrionale. L'epidemia. di cui ci occupiamo si può dire che rimase localizzata. alla Caserma « Borrace » ch'è in cattive condizioni ed igienicamente la peggiore di Reggio Calabria e che per giunta è ubicata. nel Ribne più malsano della città. La predetta Caserma è situata alla periferia di Reggio, in terreno che gradatamente si trasforma in collinoso, fuori del piano regolatore e nella parte superiore ed ai lati confina con l'aperta campagna mentre il lato inferiore è difeso da. una cinta muraria che la separa da un centro di baraeche a.dlòite a~ abitazioni civili: il Ri'one « Borrace )), La oostruzi'one è a tipo di ca-sermette di due pa{}iglioni cia~cuna. giustamente distanziate da ampi viali arborati e disposti parallelamente su un terreno a terrazzino. Ogni padiglione, cbe ba la capacità. media di 50 posti, è bene esposto e bene aerato e ventilato a mezzo di finestre che sono in numero di 9 per ciascuno dei due lati lunghi. Ali 'infuori di quattro padiglioni che sono in muratur a ed hanno il pavimento in cemento, tutti gli altri sono in legno ed ugualmente in legno è il pavimento. Tra i due padiglioni che costituiscono ciascuna casermetta vi è una tettoia che permette il transito coperto dall'uno all'altro e sotto ciascuna tettoia è ubicato un lungo lavandino servito da un unico rubinetto; di fronte a~ ogni lavandino poi si trova la latrina del tipo alla turca e gli orinatoi. Non esiste fognatura. e le latrine, che sono sprovviste di acqua di lavaggio, scaricano in pozzi neri cbe sono periodicamente vuotati. L 'acqua. potabile è forni ta, in modo insufficiente però, dell'acquedobto cittadino, ed a questa deficienza si supplisce in qualche modo con un ser-
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EPIDElltlA DI DISSENTERIA BACILLARE ECO.
batoio, costruito a monte degli alloggiamenti, che si riempie durante le ore notturne e nei momenti di min'or bisogno di acqua, e con un carro botte. Le nostre indagini fecero escludere l'origine idrica dell'infezione sia per il modo come si era manifestata l'épidemia. che non era esplosa all'improvviso ma lentamente con pochi ca-si giornalieri, sia perchè l'acqua di cui si servono i militari del 20o Fanteria è, come abbiamo detto, quella dell'acquedotto cittadino ed è la stessa con cui si alimentano gli altri militari del Presidio. Essa inoltre fu ripetute volte analizzata e dal lato chimico e batteriologico dichia.rata pota,bile. La forma morbosa ebbe certamente origine da piccoli focolai esistenti nella zona dove non raramente si manifesta in forma relat.ivamente mite e da una mia inchiesta personale risulta che nel Rione << Borrace >> erano state notat.e fin dal mese di Maggio numerosissime forme diarroiche specie tra i bambini tra i quali si erano verificati anche va,ri decessi. D'altra parte anche l'esame delle statistiche dell'Ufficio Sanitario del Comune di Reggio dimostrano un aumento notevole della mortalità infantile per forme di enterite ed il Comando della Compagnia Int-erna dei CC. RR. informava telegraficamente il Corpo d'Armata che nella prima decade di Luglio si erano verificati nella popolazione civile della città 23 casi di enterite dissenteriforme con 17 decessi. Anche nell'anno precedente il dott. Maeri Pietro, in un lavoro pubblicato nella «Rivista Medica ))' ha descritto un'epidemia dissenterica che colpi non meno di 200 abitanti di Scilla (Reggio Cala.brìa) e che l 'esame delle feci praticato nel Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi di Messina dimostrò dipendere dal bacillo di Flexner. Oome dicevo adunque, l'epidemia ebbe il punto di partenza, senza dubbio alcuno, dalle forme avvenute tra la popolazione civile del popoloso rione baxaccato che circonda il lato sud della Caserma e la diffusione fu favorita dalla insalubre condizione della Caserma c da quella più insalubre ancora della zona in mezzo alla quale ossa è ubicata. Detto rione è assolutamente privo di fognature per coi la m~agior parte dei liquidi di rifiuto, e spesso feci ed urine, sono riversate nelle pubbliche vie e convogliate in tanti rigagnoletti che, facendosi stl'ada ai lati, e spesso in mezzo alle stesse strade che sono in terra batt.uta, vanno a finire in fossati scoperti ed a mezzo di questi al mare. Da quanto abbiamo detto si comprende come il suolo che circonda la caserma, fortemente impregnato di materie feca.li, dovesse essere al massimo grado inquinato e causa precipua di diffusione dell'infezione sopratutto a causa del trasport~ dei germi stessi a mezzo delle calzature. Naturalmente le deficienze igieniche della caserma, la scarsezza delle acque, il sistema delle latrine, la mancanza di sistemazione dei viali spiegano come, penetrato il virus nella Caserma stessa, si sia propagat~ in forma epidemica tra i militari che l'abitavano e spiegano inoltre come tale epidemìa vi sia rimasta localizzata. La città di Reggio, se si escludono alcuni rioni periferici, possiede, dal lato igienico, installazioni di prim'ordine: strade asfaltate, ampie, accuratamente pulite, ottima fognatura cittadina, sufficiente quantità di acqua potabile, caose nuove in cemento armato, ~n tenute e pulite, mancanza
EPJDEJUA DI DISSENTERIA BACILLARE ECC.
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di agglomerazione di popolazione, r!WCOlta ed allontanamento rapido delle immondizie. Tutto ciò si comprende che debba. rappresentare un ostacolo molto importante allo stabilirsi e d.ifiondersi di una epidemia di dissenteria bacillare. Ecco perchè essa non si è diffusa alla popolazione civile della parte nuova della città, ed ecco percbè essa, sewa propagarsi agli altri militari del Presidio, è rima.sta localizzata alla Caserma « Borrace ,, che ba risentito delle sue condizioni d 'insalubrità nonchè di quelle del rione nel quale è ubicata. Come è noto la dissenteria bacillare, in linea generale, si arr,esta alle porte delle grandii città nelle quali l 'igiE'ne è ben curata e così accadde a Reggio nuova, mentre trovò le condizioni favorevoli al suo attecchimento sia a. Scilla, dove le condizioni igieniche sono deplorevoli, sia al Rione « Borrace » le cui condizioni abbiamo brevemente lumcggiate. L'epidemia di cui ci occupiamo, iniziatasi con forme diarroiche notevolmente numerose, dette in principio dei casi gravi, che furono gravissimi fra gli uomini appartenent,i al Distretto di Bolzano, poi la forma andò att.enuandosi fino al p unto che sul declinare di essa non si notarono che casi lievissimi e forme che sembravano semplici diarree come quelle che l'epidemia stessa avevano precedute. In tutti l'invasione fu brusca ed i primi sintomi della malattia apparvero improvvisament-e nel più complet{) bene.c;sere, solo qualche militare accusò un breve periodo prodromico di uno o al massimo due giorni durante il quale aveva; avvertito nausea e malessere generale. Gli ammalati, che presentavano la cute calda e secca. si lamentavano di un dolore continuo, gravativo, diffuso a tutto l 'addome tantochè, quando ·dovevano camminare, procedevano curvi, cercando di non esacerbare il dolore con la contrazione dei muscoli addominali e quando erano a letto, sempre per lo st~sso motivo, gia<~evano in decubito l aterale con le coscie fort~mente fiesse sull'addome. A questi dolori diffusi subent.rava.no coliche più o meno frequenti e violente prodotte dal bisogno imperioso ed improvviso d 'evacuare. Gli sforzi fatti per espellere poche mucosità commiste a sangue ed a fiocchetti albnminocfei si accompal!lla,vano a dolori urenti resi a.nMra più molesti da un violento tenesmo anale e vescicale. A causa appunto di tale tenesmo gli ammalati, pressati dal bisogno di urinare, non riuscivano a mingere che incomplet.amente e la quantità d'orina emessa, sia in ciascuna minsione sia nel corso della giormata, era in genere assa.i scarsa. 1/urea era enormemente diminuita, i cloruri quasi assenti e quando le urine cominciavano a divenire più abbonda nti ed il tasf!o dell ' urea e quello dei cloruri ad aumentare si aveva in ciò un buon segno ch e indicava l'inizio della convalescenza. I dolori, chiamiamoli cosl, espulsivi, sempre violenti, non si calmavano che con l 'evacuazione, ma il tenesmo anale e vescicale subentrante era per gli ammalati a~ t rettanto violento e molesto e strappava loro spesso dei lamenti. Le scariche diarroiche sangninolenti variavano in media da 10 a 20 nel corso della giornatn., ma, nei casi gravissimi, esse raggiunst>ro anche un numero superiore e del resto in alcune epidemie ne furono registrate fino 3 -
Gior·n ale di medicina mi!ita1'e.
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a 100 nelle 24 ore. Spesso all'inizio gli ammalati presentarono la faccia arroRF.ata. e gli occhi iniettati e. brillanti, poi la fisionomia mutava, al rossore succedeva il pallore ed il loro viso esprimeva un'intensa soffereoza. La lingua era sempre secca e pat.inosa; il sangue nelle feci dei nostri ammalati non fu mai molto abbondante, di tal che non abbiamo dovuto ricorrere ad iniezioni emostatiche, raramente esso permaneva. liquido dopo l'espulsione ma per lo più era rappreso in coaguli più o meno grossi. La sindrome emorragica, era seguita dal periodo in cw, per azione del germe sulla mucosa del grosso intestino, si cominciavano a notare nelle feci detriti della mucosa stessa che a volte erano molto estesi. Poi le feci a poco a poco tornavano ad essere poltacee ed infine C()mpletamente formate e si stabiliva la guarigione. Però anche quando le feci erano tornate normali si notava. in moltiasimi caai, specie in quelli che avevano avuto nn andamento più grave, quantità di muco più o meno notevole che contornava le feci già conformate, e nelle ricerche batteriologiche sono a preferE!nza. queste mncosità che occorre prescegliere per l'esame e l'isolamento dei germi della. dissenteria. L'infezione fu quasi sempre accompagnat-a a febbre che però si manteneva di modica intensità e che raramente oltrepassò i 39. n sensorio fu sempre integro. Mai si notò tumore splenico mentre varie volte si ebbe ad osservare lieve epatomegalia. La durata della malattia non oltrepassò quasi mai, nei nostri ammalati, le tre settimane, nei casi di media gravità essi entrarono in convalescenza tra. il decimo ed il quindicesimo giorno di malattia, mentre nelle forme lievissime iniziali e finali dell'epidemia si notarono durate assai brevi che tal volta non oltrepassarono i tre e i quattro giorni. Notevole in tutti i casi fu la depressione cospicua delle forze che apparve sino dall'inizio della. malattia ma. oltre all'abbattimento generale nulla si notò a carico del sistema nervoso, si ebbe invece nn dimagrimento rapido, precoce, ed alcune volte impressionante, negli ammalati di forme anche di media intensità. Fra i colpiti si notarono tre casi di complicazioni articolari Popravvenute tutte in militari del distretto di 13olzano. Essi avevano presentate forme di dissenteria. molto grave7 che però avevano quasi C()mpletamente superata, tanto che due di costoro potevano già considerarsi entrati in convalescenza, quando improvvisamente la febbre risali ad ·o ltre 40 gradi ed nn dolore violento, che a.veva sede in una. o più articolazioni, immobilizzò gli ammalati. In uno di costoro, il soldato Marinelli Usmano, la forma articolare, comparsa improvvisamente in periodo di convalescenza, aggredi nello stesso tempo le articolazioni scapoJo-omerali, quelle dei gomiti, dei polsi e delle dita delle mani; tutte le articolazioni attaccate a.pparivano leggermente tumefatte ma senza versamento articolare, poi i dolori, che erano notevolmente intensi, si calmarono presto e la forma regredl in quattro o cinque giorni. Uno degli altri due casi decedette, mentre nel terzo, ricoverato nell'Ospedale Civile, la temperatura che si era riaccesa, continuò a rimanere alta per molto tempo e persistette a.nche a lungo il dolore localizzato all'articolazione del gomito destr·O. Una delle caratteristiche della dissenteria bacillare è quella di rima-
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nere localizzata. al grosso intestino lasciando integri gli organi vicini e le reazioni generali che essa produce, quali la febbre, l'abbattimento e la prostrazione, sono imputabili all'azione della tossina. ba.t terica. Ugualmente a. tal tossina sono imputabili alcuni fatti di nevrite periferica osservati dal Castellani noncbè i dolori artralgici che in varie epidemie furono descritti sotto la denominazione di « Reumatismo " e di c Pseudo reumatismo dissenterico >>. L'emocultura praticata sul soldato Marinelli, quando la. forma. a.rtra.lgica era. nel suo acme, dette risultato negativo. In quattro militari che erano già guariti e che si trovavano in un deposito di convalescenti istituito a. S. Stefano d'Aspromonte si ebbe una. ricaduta. del male e poicbè è ben not{) che la dissenteria bacillare ba. un'evoluzione rapida. a. cui segue un'immunità più o meno prolungata senza che si manifestino quelle ripetizioni continue che caratterizzano la. dissenteria amebica, ebbi il sospetto che in questi casi si fosse trattato di un'infezione mista tanto più che la dissenteria amebica. è assai frequente nella regione ed il prof. Battaglia., nel solo Manicomio di Messina, ne ba. rintracciati 200 ca-si. L 'esame praticato sulle feci fresche, esame che del resto non era stato omesso 1Per gli altri ammalati, dimostrò infondata quest.a supposizione. A che si debbono dunque t.ali ricadute! Quando negli ammalati di dissenteria cessa il sangue nelle feci, si stabilisce uno stato cbe potrebbe chiamarsi purulento, le parti necroticbe della. mucosa. si vanno eliminando e le ulcerazioni a poco a poco volgono a. guarigione. In questo stato si notano nelle feci, oltre alle esfoliazioni epitelia.li di cui abbiamo parlato, anche corpuscoli di pus. Questa suppura.zione può continuare anche quando le feci sono tornate consistenti o formate e quindi quando il convalescente si crede ed è considerato come clinicamente guarito. Non essendo però complet.a la riparazione delle lesioni distruttive della. mucosa intestinale, l'individuo sotto l'influenza di irritazioni varie e della conseguente reazione di difesa delle piaghe intestinali è es:posto, secondo quanto il Cornuel ha osservato, a delle riprese della malattia.. Qnesti nostri amma.l ati che avevano present.ate tali ricadute, guarirono rapidamente e in nessuno si osservarono forme croniche. Tali forme croniche, per quanto ripetutamente negate ed assolutamente eccezionali, non possono però essere messe in dubbio dopo le ricerche di moltissimi osservatori che descrissero sia forme che si protraevano in una diarrea cronica, che finiva per estinguere l'ammalato, sia forme recidivanti che sopravvenivano in maniera ciclica ed abbastanza regolare. Nelle forme a ripetizione spesso ogni recidiva presenta i caratteri dell'attacco iniziale e solo durate i periodi diarroici si rinvengono nelle feci germi specifici mentre durante gli intervalli l'individuo non presenta nulla dj anormale. Per quanto riflette la cura, come già abbiamo accennato, avendo avuto a che fare con forme che, nel complesso, fnrono abbast.anza benigne, non si ebbe bisogno di ricorrere a.ll'uso di emostatici, nè si notò, almeno nei casi ricoverati nell'infermeria, una disidratazione dell'organismo tale da reclamare l'uso di ipodermoclisi.
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All'inizio fu spesso somministrato un purgante, poi si ricorse agli oppiacei ed inoltre si fece largo u so di siero anti-dissenterico polivalente dell'Istituto Siero-Terapico Milanese. D etto siero fu adoperato sempre in dosi generose, generalmente 60 eme. per ogni iniezione, ma in molti caai fu pure somministrato per bocca e per clist.eri. Si ebbero discreti risultati. n capitano medico dirigente il servizio sanitario del reggimentosperimeutò al principio dell 'epidemia, in vari casi e con buon successo, le iniezioni di ematina. P er quanto da noi non fosse stato adoperato, pure, nel parlare del trattamento da, usa.rsi per la cura deUa dissenteria, non è possibile tacere di un medicam ento antico che, se adoperato prematuramente, ha una azione molto efficace, voglio accennare al calomelano. Qttando la dissenteria batterica dominava endemica in Algeria i medici di tale regione fecero di questo medicamento un larghissimo 1180. E sso venne adoperato in dose generosa di uno o due grammi in una sola volta o divisa in tre o quattro cartine ravvicinate. Gli effetti furono ottimi ed il medicamento fu lodato, senza eccezione, da tutti i sanitari. E cco qua.nto scrive l' Has pel di tale medicamento: cc Si arriva a sradicare la dissenteria con una rapidità che ha del prodigioso e si vede spa.rire nello stesso tempo il dolore addominale, la secchezza d ella lingua, il tenesmo, si vedono le feci spogliarsi del sangue che contenevano e che finisce per sparire completamente. cc La dissenteria era qualche volta strozzata da una sola dose ma tuttavi·.J., quando ciò non accade, bisogna ritornare alla carica l'indomani. Ogni volta il m:t.lato prova un sollievo, il dolore si calma, le feci diminuiscono di numero e di abbondanza ed infine ritornano normali "· Dopo aver citato uno dei medicamenti pitt antichi è doveroso accennare ad una pratica moderna fondata sul batteriofa-go che fu adoperato n ella dissenteria dal D 'R erelle fin dal 1919 con ottimi risultati. Egli, che somministrava ai suoi ammalati due eme. di cultura di batteriofago interamente virulento contro il bacillo della dissenteria, asserisce, in un recente lavoro pubblicato nel maggio 1931 nel Bulletin of the New York Academy of Medecine, che in tutti i casi i sintomi spariscono in alcune ore tanto che · .il giorno successivo i malati sono già. convalescenti. Nel Brasile questo rimedio ha sostituite tutte le altre cure compresa. quella immunitaria ed infatti in dieci mila casi curati con un batteriofago fortemente virulento contro il b acillo della dis-senteria non si ebbero che due insttccessi. P er quanto riflette le misure dirette igienico-protilattiche si può dire che esse nella dissenteria si riassumono nell'impedire che i germi specifici penetrino nelle vie digerenti e poichè questi unicamente provengono dalle feci che a loro volta inquinano terreno, acqua, ecc., la profilassi che realizzasse la disinfezione delle feci sarebbe in massima sufficiente allo scopo. Poichè il contagio diretto non può essere messo in dubbio ed è anzi quello che venne più frequentemente osservato, gli ammalati furono con ogni cura isolati nell'Infermeria Reggimentale che assai bene si prestava ad essere tra-sformata in un locale d'isolamento. Essa infatti è completamente isolata, circondata da muro, sepa.rata e lontana dalle casermette, divisibile in vari reparti, munita di acqua eol'-
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rent.e., di bagno, latrine ecc. In un locale di tale infermeria si ricoverai 1 no le form è sospette, in un secondo le forme ace. rtate, in un ter zo si trasferirono i ·convalescenti. Solo gli ammalati assai gravi furono illviati all 'Ospedale Civile non avendo questo che un numero di posti assai limitato ed essendo in condizioni igieniche molto inferiori a quelle presentate dall'~nfeim.eria. Poichè le deiezioni dei dissent<•rici r appr esent ano il solo prodotto capace di t rasmettere il contagio, tutte le nostre cure furono rivolte alla disinfe~ ione delle latr ine che più volte al g:orno venivano pulite e disinf cl t att> con cloruro di calcio , lisoforrnio , lattt' di calce ecc, e la pulizia e la disinfezione er a anche estesa ai pavimenti ed all 'ambiente circostant e. Nella caserma, si notava un numero straorclinariamente abbonòante di mosche per quanto in questo, come nell'anno preced<'nte, non si foss<' om('Sso di praticare la lotta contro questi insetti. Tutte le finestre dell 'infermHia., delle latrine, delle cucine furono for- . nite delle prescritte r eti metalliche, si fret' largo uso di miafonina Berlr-se, sia distr buendola su mazzi di foglie soRpese, abbondantemente distribuiti, sia in cassette miste a residui alimentari. In t,ut.t i gli ambient i chiusi assai di frequente si eseguirono irrorazioni col liquido aromatico moschicida della nostra farmacia militare, che agisce nello stesso modo ed è altrettanto efficace del Flit ma i risultati non furono p erò confortanti pE>rcbè, come già fu det to, il rione che circonda la caserma è quanto mai malsano e sporco, denso di popolazione, con numerosi animali e scuderie, ed un numero quindi sempre cospicuo di tali insetti segttitò sempre a popolare le latrine, le mense, le cucine e nat uralmente a disseminare i germi infettanti. · P er quanto l 'acqua non intervenga che assai raramente nella propagazione della dissenteria e per quanto, come abbiamo già detto, si fosse potuto escludere l'origine idrica dell'epidemia, pur tuttavia ~ i fornì il Reggimento di grande quant ità di steridrolo p erchè con esso venisse steriliz- . zata l' acqua dei serbatoi e dei carri-botte . .Anche sugli alimenti fu intensificata la vigilanza igienica mentre con grande rigore furono allontanati venditori ambulanti di frutta., di dolciumi e di b ibite. Ogni volta ch e si scopriva un ammalato, olt r e ad it:olarlo, si procedeva naturalmente ed un'accurata disinfezione della camerata , degli oggetti letterecei e di quelli personali dell 'individuo ma ad onta di t utte queste misure la forma. dissenterica seguitò a serpeggiare tra i militari del Reggimento. Le latrine della Caserma sono, come già abbiamo detto, del tipo alla turca ed immett.ono in pozzi neri che debbono periodicamente essere evacuati. P er quanto sorvegliate, pulite e disinfettate, non si era evidentemente potuto impedire un profondo e continuato inquinamento del su olo, il quale quindi rapprEsentava la più potente causa di propagazione indiretta della dissen teria. Poichè dunque ci trovavamo in presenza di un focolaio epidemico circoscritto e localizzato unicamente nella caserma più malsana della città, sita in un rione malaano e poicbè in simili casi è nota la gra.nde efficacia che si ricava abbandonando la localit.à, infetta si propose al Corpo d '.Armata di Napoli di allontanare il Reggimento da R eggio Calabria.
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Si ricercò allora, per trasferire la. truppa, una. loca.lità salubre, in zona collinosa, fornita di ottima. ed abbondante acqua. potabile e bene alberata in modo che le truppe potessero attendarsi all'ombra e che, pur essendo suffificientemente distante da. eventuali centri abitati, possedesse qualche edificio isolato da. poter trasformare in Infermeria. Poichè la predetta locaJ.ità doveva trovarsi a non soverchia distanza da. Reggio, a mezzo di un'autoambulanza si sarebbero potuti smistare giornalmente gli ammalati sull'infermeria reggimentale. La località prescelta fu quella denominata << Mannoli » un casta.gneto sito a Km. 36 da Reggio, a Km. 4 oltre S. Stefano d'Aspromonte, a 1002 metri d'altitudine sul livello del mare, con quattro sorgenti di buonissima ed abbondante acqua potabile, sgorgante dalla roccia. Gli zappa.tori del Reggimento, inviati sul posto, aceomoda.rono le vie interne, sistemarono in vari punti il terreno, captarono le sorgenti costruendo vasche di raccolta in cemento completamente chiuse, munite di adatta erogazione in modo che l'acqua potesse essere attinta facilmente e senza pericoli di inqnina.mento . Si stabilll'ubicazione dei vari attendamenti, delle cucine, delle mense, dell'infermeria da campo (per la quale si destinò una tenda ospedg,le 9 x 11,2 tende alpine, ed un piccolo edificio in muratnra di 4 c:~.m~re); si stabili poi l'allineamento delle latrine da campo, che furono costruite con cura speciale, ed infine si circoscrisse, a mezzo di filo spinoso, una zona di rispetto intorno alle sorgenti dell'acqua potabile. n Reggimento compi il viaggio di trasferimento in tre tappe di Km. 12 l'nua e le mg,rce si svolsero senza incidenti di sorta; con la prima si raggiunse Sa.mbatello, con la seconda. S. Alessio e con la terza infine Ma.nnoli nella quale località il Reggimento si accampò definitivamente. Nelle tappe gli za.ppatori provvidero, dopo la partenza delle truppe, alla bonifica del c~mpo ed alla disin.fezione ed interramento delle latrine. All'Uffl.ciale Medico che dirige il servizio sanitario furono particola.reggiatamente date tutte le istruzioni perchè intensificasse la vigilanza igienica sull'accampamento, perchè sorvegliasse la confezione del rancio, il mg,ntenimento della zona di rispetto intorno alle sorgenti dell'a.cqna. potabile, lo scarico delle acque di rifiuto, la pulizia più accurata ed avveduta e la disinfezione ripetnta e minuziosa delle latrine da campo. L'accampamento fu considerato come infetto e non fn permesso quindi che venditori ambulanti si fermassero nelle vicinanze del medesimo e che i militari avessero contatti con la popolazione civile. Alla visita medica, passata. subito dopo ciascuna marcia ed allo accampamento, si scoprirono alcuni casi nuovi di dissenteria che immediatamente, furono sgombrati, a mezzo dell'autoambulanza, sulla infermeria reggimentale. Appena partito il Reggimento giunse la. sqnadra di disinfezione con nna stufa. Gia.nuolli. La predetta squadra, lavorando intensamente, rapidamente disinfettò locali, baraccamenti e latrine, e riparti alla volta di Napoli. Rimase la. .stufa. Giannolli con un condutt<Jre di caldaie a vapore per procedere alla disinfezione degli oggetti letterecci, indumenti e biancheria. Una. squadra. di uomini fornita dal Reggimento procedett-e all'imbiancamento delle camerate.
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Come fu accennato al principio della. presente rela.zione, la Caserma Borra.ce, è in cattive condizioni igieniche per i baraccamenti delle truppe, molti dei quali ancora in legname, per le latrine prive di acqua di lavaggio, per la mancanza di fognature sia bianche che nere, per la scarsità dell'a-equa potabile e per le strade ed i piazzali straordinariamente polverosi per mancanza di regolare sistemazione. Il Comando di Corpo d'Armata inviò sul posto il Sig. Generale Ziea.vo Comm. Ferruccio, Comandante del Genio, il quale, di pieno accordo col sottoscritto, propose una serie di lavori elencati in una dettagliata relazione trasmessa ai Comandi Superiori, che miravano appunto ad eliminare totalmente o parzialmente le deficienze sopra. lamentate. Oltre ad affrettare la sostituzione delle baracche ancora esistenti con padiglioni in muratura., si propose la costruzione delle fogne, la sistemazione dei viali e la so.ffittatura. in rete metallica dei locali dell'infermeria e delle 3 baracche già trasformate in muratura e non soffittate, nonchè l'aumento di altri 30 mc. di acqua all'attuale dotazione della Caserma per i bisogni delle truppe. Di.sgra.zi.a.tamente il programma dei lavori progettati non potrà essere subito completamente attuato poichè, come fu detto, mancano nel rione Caserta, nel quale la Caserma è ubicata, reti di fognature alle quali allacciare quelle della Caserma atessa. Poichè però il Podestà di Reggio Calabria assicurò che verso la. seconda metà del1932, sarà senza alcun dubbio completato il tronco principale della fognatura che permetterà l'allacciamento e lo scarico della rete interna della Caserma, il Genio Militare iniziò i lavori in modo che le predette reti interne potessero funzionare non appena posti in opera i collettori esterni. Oome abbiamo già accennato, una sezione della Infermeria era stata riservata per i convalescenti di dissenteria molti dei quali, specie nelle forme gravi ed al principio dell'infezione, per il decadimento delle forze e la loro denutrizione avrebbero avuto bisogno di un congruo periodo di licenza ma, na.tnra.lmente, non sarebbe stato possibile dimetterli ed avviarli alle loro case se non dopo che gli esami batteriologici delle loro feci li avessero rivelati non più portatori di gerxni. Ma se la. ricerca dei bacilli dissenterici offre sempre difficoltà non lievi, difficoltà certo maggiori si presentavano a .noi per il fatto che la piccola epidemia. di cni ci occupiamo era. stata deterxninata da germi che presentavano tutti i caratteri morfologici e quasi tutti quelli culturali del bacillo dissenterico tipo Flexner, ma, al principio, non erano agglutinati dal siero specifico e qualche volta neppur da quello degli ammalati e dei convalescenti da cui essi erano stati isolati. Per tali difficoltà disposi che nessuno fosse inviato in licenza e, dopo aver ottenuta la guarigione clinica, trattenni per un congruo periodo di tempo i convalescenti nell'Infermeria reggimentale e cercai che in questo periodo potessero migliorare le loro condizioni di nutrizione mediante somminiatra.zione di vitto speciale. Poi, per lasciare libero il posto ad altri, disposi che fossero inviati al campo, dove, attendati a parte e completamente isolati, rimanevano per altri dieci giorni prima di tornare in Compagnia.
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Necessitava però assolutamente procedere alla ricerca dei portatori sia. tra gli invididui sani che dovevano essere congedati sia. tra i convalescenti ch e dovevano, SPnza pericolo, tornare in mezzo alla comunità. Come è noto solo in tE'mpo di E-pidem ia si son rinvenuti portatori sani di b acilli della dissenteria, ma la ricerca di tali germi e cosi poco agevole che D ep ter e De T"'avergne ritengono eh<> allo stato attuale dt>lle nostre cono-. scenze tecniche la ricerca e l'isolamento dei portatori soni di bacilli dissenterici siano delle misure di assai scarsa importanza. Altrettant.Q p erò non può dirsi per qua nto riflette i JIOrtatori convalescenti e dov rebbe anzi essere la constatazione ch 'essi non son più bacilliferi che ci dovrebbe guidare per stabilire la fine dell 'isolament o. Ma anche per queste ricerche le difficoltà non sono poche. Mentre nello stato acuto della malattia è facile mettere in evidenza, i germi specifici che essai spesso si trovano nelle feci in cultura quasi pura., mano mano che ci si avvia verso la gua-rigione, cominc·iano n pr<'dominare i g<•rmi della flora intestinale e quando la guarigione si è stabilita è difficile scoprire qualche raro cam pione del bacillo specifico. Di più, come giustamente fa osservare il Levi della Vida, nei casi di dissenteria da qua.lunque gC'rme prodotto i bacilli del gruppo tifo-coli-dissenteria sono più abbondanti che nelle feci normali ed in queste prevalgono i coli che non attaccano il lattosio, mentre nelle feci comuni prevalgono quelli C}le l 'attacca.n o. Quando le feci sono ridi venute normali la ricerca è nella maggior parte dei casi negativa specie quando non è eseguita stùle feci di recente emesse. In tali casi è necessario seminare varie piastre in serie perchè in caso contrario, pur essendovi nelle feci un certo numero di badili dissenterici, le colonie di questo genne vengono faeilmente mascherate dall'abbondante sviluppo del coli, che, come a.bbiamo fatto osservare, è nella convalescenza assai più numeroso cl1e nelle feci normali. Il Conradi, non potendoci il La borato rio fornire dei dati precisi, ritiene che sia l 'esame clinico che debba prendere il soprs:vvento sull'esame del Laboratorio. Quando le deiezioni non hanno ripreso il loro aspetto normale e contengono ancora muco esse debbono essere consideratJ6 come contagiose; in caso contra.rio il pericolo della disseminazione dei germi a mezzo di tali feci può esscr0 considerato come nullo. In generale un isolamento del convalPscentc di quindici giorni dopo che le feci sono t-ornate normali è considerato come sufficiente ai fini della proftlassi (Dopter e De Lavrrgne). (~uesta fu la r agione che, unit.amente alle altre cui abbiano fatto cenno, fece si che noi stabilissimo per tutti i guariti clinicamente della forma dissenterica un isolamento di vt•nti giorni da t rascorrerai dieci all'Infermeria e dieci al campo. M:a, come in alt re infezioni, i bacilli dissenterici possono anche p ermanere, dopo la guarigione clinica e qualche volta per un tempo molto lungo. Simon, che ha proceduto ad ORServazioni minute su vecchi ammalati di dissenteria, ha potuto isola.re il germe specifico 214 ed in uno 618 giorni dopo la gua.rigione clinica della malattia. Secondo questa osservazione bisogna a.dunqne ammettere, comr per i bacilli tifìci e pa.ratiftci, l 'esistenza. di portatori temporanei c cronici nd quali ultimi l'esperienza ba. mostrato
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cb'essi non eliminano i germi in maniera regolMe e continua. ma, ~pecie pel bacillo di Flexner, con delle intermittenze varie di giorni e talora di settiIIUI.ne. N è la durata dell'eliminazione ha rapporti con la gravità della infezione sofferta poichè spesso si sono vist.i porta.tori cronici del germe che avevano superat-e forme a~sai lievi d 'infezioni. A spiegare la. persistenza di bacilli dissenterici nei portatori cronici sono state emesse varie ipotesi. Alcuni ritengono il fatto legato ali 'esistenza di lesiòni nlcerative croniche della mucosa del grosso intestino altri, senza essere riusciti a 1 rovarlo, peiLSano che il fatto potrebbe esser bene spiegato ammettendo l'insidiamento del gt-rme nella ciRtifella. Tutti gli autori sono però concordi nPl ritE:'nere come. assai rari i portatori cronici nella dissenteria ma, comunque, poichè sulla loro esistenza non cadono dubbii, così la ricerca di questi non deve essere omessa onde, allo scopo di renderla piil agevole e pratica, fin da,J mio arrivo a Reggio disposi cbe con i ceppi isolati dai nost.ri amma.Jati s'inoculassero dei conigli alJo scopo di ottenere un siero agglutinante che potesse metterei in grado, oltrecbè di scoprire eventuaJi portatori, di facilit-a re la, diagnosi della forma morbosa negli ammalati. Il siero agglutinante avrebbe poi avuto, dal lato scientifico, un'altra importa.nza, quella cioè di v.edere S(' esso riusciva ad agglutinare il bacillo Flexner il che avrebbe aument-a to i punti dJi contatto tra questo germe. e quelJo isolato dei nostri ammalati. Secondo le mie disposizioni gli ammalati furono inoculati e dopo un mese si ottenne il siero agglutinanté desideràt;o che, senza essere di elevatissimo tasso, non agglutinando che 1/500 pure avrebbe ~rmesso di iniziare in maniera rapida le ricerche su tuttii i convalescenti ed estenderle, come la Direzione Generale di Sanità Militare aveva ordinato, a tutti i congedandi. Fu a. questo scopo richiesto il nucleo batteriologico mobile all'Ospedale Militare di Napoli ebe, giunto a Reggio Ca.Iabria il 22 Agosto 1~31, fu il giorno stesso impiantato in locali dell'Jnfermeria del 20° R-eggimento Fanteria. Nello stesso giorno cominciarono le ricerche che si protrassero fino ai primi di Ottobre. Primo compito svolto fu quello della. ricerca di eventuaU portatari di bb. della. dissenteria in 320 congedandi, che avevano avuto dei cont.atti con gli ammalati. Per ognuno di essi furono eseguiti due esami batteriologici delle feci sul terreno di Drigalski e Conradi, senza cristalvioletto, intervallati opportunamente. La ricerca dei bb. della. disseteria dette risultati negativi in tutt.i i congeda.n di sani. Tra i congedandi che avevano sofferto di dis:'!enteria ed era.no guariti, da due furono isolati dei coli atipici; da un altro un B. fa~calis alcaligtnes. Sette congedandi che !tl momento del primo esame si t.rovarono ammalati furono tra.ttenuti nei loca.li di isolamento fino al1a completa scomparsa dei sint()mi clinici e non furono dimessi che dopo il responso negativo di due esami successivi di feci eseguite con il debito intervallo. Ciò portò necessa.riamcnte ad un lieve ritardo nel loro congedamento; per uno solo di essi il ritardo fu di un mese.
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Queste ricerche si svolsero con tale ritmo da permettere il tempestivo con"eda.mento di pressochè tutti i congedandi. o Uguali ricerche furono compiute per 53 convalescenti, prima. che ritornassero alla vita di Compagnia. In un solo caso fu isolato un b. con i caratteri del gruppo Flexner in altri sei casi furono isolati dei pa.racoliba.cilli, per qualche carattere ravvicina.bili ai bb. dissenterici; in 46 casi le ricerche ebbero esisto negativo. Tutti gli altri convalescenti abbisognevoli di licenza furono mandati all'Ospedale Militare di Messina dove, prima di essere dimeMi, subirono l'esame batteriologico delle feci. Complessivamente gli esami batteriologici delle deiezioni, praticate dal nucleo batteriologico per la ricerca. dei bb. dissenterici, raggiunsero la cifra di 1050 ed inoltre vennero praticati numerosi esami sierologici e numerosi esami a fresco sulle feci per la ricerca di eventuali amebe. Dopo il trasferimento del Reggimento a S. Stefano d'Aspromonte avevo ricercata un'altra località che la truppa. avrebbe dovuto occupare in seguito e ciò per due ragioni: 1o) Perchè avevo avuto l'impressione che la. natura rocciosa del terreno non avesse permesso l'escavo di latrine da campo a sufficiente profondità. e che queste per giunta., a causa delle necessarie continue disinfezioni a mezzo di calce e copertura con terra, avrebbero finito per essere rapidamente livellate determinando la necessità di crearne delle altre più lontane e con gli stessi difetti delle prime. zo) Sopratutto perchè, per quanto l'igiene del campo fosse stata accuratamente sorvegliata e la vigilanza. esercitata severa e continua pur tuttavia non si sarebbe certo potuto impedire a qualche portatore o a qualche ammalato di forma dissenterica leggera di lorda.re con sostanze fecali il terreno che, in tal modo inquinato, av-rebbe rappresentata una delle cause più importanti di contagio indiretto. · Intanto, per varie cause che qul. è inutile enumerare, il Reggimento non aveva potuto ottemperare agli ordini ricevuti ed era rimasto nella stessa località per oltre 20 giorni, tanto che tornato a. Reggio il18 agosto lo trovai ancora nella stessa località che aveva a.ccupata in primo tempo onde d'accordo col Colonnello Comandante ne disposi l'immediato spostamento, ma poichè la Direzione Generale di Sanità Militare aveva sconsigliato di salire ad altitudini maggiori ed a valle, pur trovandosi qualche località buona e ben arborata, per mancanza d'acqua non si sarebbe potuta occupare prima che fossero giunti i mezzi atti ad assicurare l'approvvigionarmento idrico delle t ruppe, così lo spostamento avvenne trasferendo l'accampamento lateralmente al precedente. Anche per questo accampamento si prescrisse che fossero osservate le più severe norme igieniche: squadre giornaliere di uomini dovevano girare l'accampamento in continuazione per rimuovere tutti i rifiuti, ra.ccoglierli in apposite buche, cospargerli di latte di calce e successivamente interrarli. Le lat rine da campo, in numero di 2 per Compagnia, della. lunghezza di 3 metri par uno di larghezza ed 1,50 di profonditi\, furono fornite di comode assicelle mll.schera ~e con siepi artificiali e più volte al giorno cosparse con latte di calce ed in p~rte interrate. La loro ubic~ione era stata sistemata a
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valle delle sorgenti idriche e sottovento e, per renderne più facile l'ac· ces30, erano costruite non molto lontane dai reparti ed illuminate la notte con lanterne da campo. n Colonnello Comandante del Reggimento curò in maniera minuziosa l'illuminazione notturna del campo perohè nei dissenterici il carattere imperioso del bisogno fa sl che non sempre gli uomini abbiano il tempo di poterai rooa.re a.lla latrina e siano obbligati a fermarsi dovunque specialmente poi se il buio renda disagevole il cammino e se per giunta, come accadde nel nostro spostamento laterale, per lo scoscendimento del terreno fosse stato reso poco agevole l'accesso alle latrine stesse. Necessitava. quindi che dopo pochi giorni la truppa eseguisse ulteriori spostamenti e per far ciò, data la deficienza di acqua nelle altre località. idonee ad essere occupate, richiesi che mi fosse inviata un'autobotte per poter etlettua.re il movimento. Frattanto la lotta contro le mosche fu condotta con ogni alacrità, le siepi che maschera.vano le latrine furono giornalmente irrorate con soluzione di mia.fonina, riserbando l'uso del liquido moschicida aromatico per le gnme tende (mense, tende ospedali ecc.) mentre i viveri della truppa e delle men~e, nonchè i generi dello Spaccio erano protetti meccanicamente. Dagli Ufficiali Medici e da quelli dei reparti fu svolta un'attiva propaganda fra. la trnppa. circa il modo di diffondersi del morbo e le più comuni pratiche profilattiche da osservare per difendersi dal contagio e furono fatte
somministra.zioni straordinarie di sapone per la pulizia personale. L'autobotte, in seguito ad ordine del Ministero, arrivò a Reggio il 28 a sera., inviata dal Com~udo dell'Autocentro di Palermo, e per disposizione del Sig. Generale Comandante la. Divisione Militare di Catanzaro che, venuto per ispezione, aveva trovate giuste ed approvate le mie proposte, fu munita di un tubo a tre rubinetti per rendere più agevole e sollecito l'attingimento dell'acqua. A cura poi degli Ufficiali Medici del Presidio si procedette ad un'accurata disinfezione dell'autobotte stessa per quanto di tale misura non si avesse assoluto bisogno poichè essendo essa servita per le manovre offriva le ga.renzie di essere ben pulita. L 'autobotte nella nottata del 29 parti per il campo diretta a S. Stefano d'Aspromonte dove giornalmente doveva recarsi per attingere acqua per la truppa. Frattanto il Comando di Corpo d'Armata., approvando le proposte che avevo inoltrato e che avevano avuta la sanzione del Sig. Direttore Generale di Sanità Militare, Tenente Generale Medico Riva. Comm. Umberto, disposi che il 20° Fanteria spostasse, appena. possibile, l'accampamento nella località. prescelta di S. Alessio, ed il Comando della Divisione di Catanzaro ordinò che il predetto spostamento fosse subito effettuato onde il 30 mattina il Reggimento, in ottemperanza agli ordini ricevuti, si tra.sferl in tale località.. Qul cade a.cconc;o far notare che mentre col primo trasferimento, dopo un9. diminuzione nei primi giorni, si seguitò ad avere uno stillicidio esasperante di casi di dissenteria, dopo il secondo trasferimento non si ebbero che pochi casi e dopo il terzo non se ne verificò più alcuno. Per impedire che le truppe sostassero più di sette od otto giorni in una medesima località. si scelsero a.ltri luoghi alberati che il Reggimento avrebbe potuto rioccupare prima. di ritornare nella propria sede.
200
El>IDEMIA DI DlSSENTElliA. BAC1LLABI!I ECO.
Le truppe anzi, essendo completa.mente cessati i casi di dissenteria, avrebbero potuto rioccupare la propria Caserma, ma poichè in questa erano stati radumtti i convalescenti ed i congedandi volevo impedire che i militari che tornavano dal campo si trovassero a cont.att.o con costoro ed ultimare prim a l e opera;doni di congedamento, la ricerca dei portatori, l'invio a Messina dPi eonvalescenti abbisognevoli di licenza 0 dopo aver nuovamente disiufrttata la. Caserma farla rioccupare dal Reggimento, il che r egoJarmenavvenne nei primi giorni d<'li 'Ottobre 1931. Per l e ricerche batteriologiche fu incaricato il Tenente Colonne no Medico GERMI Nu Prof. Al fredo ed i risulta.ti delle sue minute e diligenti ricerche sono r accolt i in una prep:Pvole r elazionP eh A fa SPguito alla prP.sente (* ). Specchio dimostrativo dell'andamento epidemiologico dell' affezione dissenterica manlfestatasl fra le truppe del 20 Reggimento Fanteria. Data
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7 luglio 1931
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28 giugno 1931
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Bolzano
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8 luglio 1931
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29 giugno 1931
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30 giugno 1931
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9 luglio 1931
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2
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4 luglio 1931
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2
15 luglio 1931
2
Bolzano
2
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Trapani
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16 luglio 1931
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B olzano
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EPmEMIA DI DISSENTERIA BACILLARE ECC.
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19 luglio 1931
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15 agosto 1931
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Bolzano
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25 luglio 1931
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Oltre questi si sono verificati 8 casi tra gli ufficiali del reggimento. [ì~(l) .
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1'14
(Continua)
-
ISTI'l'OTO D'IGIENE DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
diretto da S. E. il prof. DAN'l'E DE BLABI, Accademico d'Italia
RICERCHE SPERIMENTALI SULL'INFLUENZA RECIPROCA DELLE VACCINAZIONI ANTITIFICA EJENNERIANA Dott. Ralfaele Confalone, primo capitano medico, assistente militare
È ormai noto che le va-ccinazioni contemporanee e le vaccinazioni avvicendate fatt~ con vaccini di specie microbiche diverse non solo sono scevre di pericoli, ma determinano uno stato immune altrettanto pronto, solido e dura.t uro quanto quello prodotto dai vaecini unici introdotti per iniezioni successive, ad opportuni intervalli di t~mpo. Mentre abbondano i dati sugli effetti prat ici delle vaccinazioni combinate o miste, sono piuttosto scarse in proporzione le ricerche serologiche; e non sono neppure conc.ordi. D anila, p. es., usando vaccino misto tiftco e colerico, vide che la produzione di agglntÌilÙle per il colera era identica a quella ottenuta negli animali inoculati con il solo vaccino colerico, mentre le agglutinine per il tifo erano in quantità minore e meno persistenti che nei controlli inoculati con solo antigene tifico. Tarassevitcb, Alexina, Glotova, Fedorovitch, inv('ce, usando anche essi va-ccino misto tifico e colerico, hanno visto che le agglutinine antitifiche persistevano nel siero più lungamente che non quelle anticoleriche. In sostanza, però, si desume da' questi lavori che mutamenti profondi nella produzione di anticorpi per i due antigeni batterici non si avverano. A identiche conclusioni hanno pol'ta.to le ricerche di De Blasi. Recentemente diversi studi sono stati pubblicati sui cosi detti vaccini associati, costituiti da nn vaccino microbico e da una anatossina. Ramon e Zoeller, p. es., hanno sperimentato un vaecino associato composto da un vaccino misto tifico e paxatifico e da un 'anatossina difterica o tetanica. Hanno 'Visto che in questo modo si ottiene una valida protezione contro i germi del gruppo tifo e paratifo e contro il germe corrispondente all'anatossina inoculata . Inoltre hanno visto che le agglutinine e le antito88ine si formano con ]a stessa abbondanza che nei controlli inoculati separatamente col vaccino tifico-paratifico e con l'anatossina. Mi è parso interessante di studiare sperimentalmente le modificazi.oni serologiche consecutive alla vaccinazione jenneriana, eseguita sia contemporaneamente sia dopo o prima della vaccinazione antitiftca. Presso l'Esercito la vaccinazione antitifica suole praticarsi a 20-30 giorni di distanza da quella antivaiolosa; e non è certamente superfluo sapere se possa abbreviarsi tale intervaHo, senza pregiudizio degli effetti di una o di entrambe le vaecinazioni.
BICl!:aCBB 8PlÙUIIBN'TALI 8ULL 'IN:rLUBNU EOC.
Thompson, nel1903, si preoccupò di vedere se, durante il corso dell'infezione vaiolosa o della immunizzazione jenneriana, si notassero variazioni nel potere battericida del siero di E!angue per il bacillo t.iflco e per il b. coli; vide che esso subisce nella prima fase della. malattia una diminuzione, per ritornare poi alla. norma - se non sopravvengono infezioni secondarie durante la. pustulazione e la. formazione ed il diaseccamento delle croste. Nello stesso tempo Perkins e Pay, pensando che la. presenza costante dello streptococco nel sangue dei vaiolosi potesse eSIKlr:e spiegata. con una. diminuzione del potere battericida del sangue di essi, eseguirono ricerche analoghe a quelle di Thompson adoperando anch'essi il "b. di Eberth ed il b . coli. Videro che, mentre nei casi leggeri tale potere non subisce variazioni, nei ca& gravi e mortali, durante i primi cinque o sei giorni dell'infezione, prima dell'inizio della plliltlllazione, si mantiene normale, per abbassarsi in seguito. Questi risultati, come si vede, sono opposti a. quelli di Thompson. Nello stesso anno Howard metteva in evidenza. nel siero di vaiolosi, in preda ad infezioni gravi o lievi, la. presenza di agglutinine per le emazie di coniglio e di isoagglutinine per le emazie umane. Questi studi già dimostrano che l'infezione vaiolosa o vaecinica. produce modificazioni nelle proprietà serologiche dell'organismo. Vennero poi, nel 1909, gli studi di Mohler e Rosenau sul complesso afta-vaccino, che riguardano piil da vicino l'argomento da me studiato e riferito nel presente lavoro. Mobler e Rosenau, durant-e un'epidemia. di afta. epizootica verifìcatasi nell'America. del Nord alla fine del1908, stabilirono che essa era. connessa con la vaccinazione jenneriana e che il vaccino adoperato conteneva il virus dell'afta. Essendo questa simbiosi particolarment~ interessante, gli autori videro che gli a.nimaJi inoculati èon un miscuglio dei due virus non presentano che le ma.nifestazioni del vaccino vaioloso, nonosta.nt~ che il virus dell'afta. fosse pur sempre dimostrabile attivo per altra via sperimentale. QuaJche anno dopo, Huon e Dumestre annunziarono che il vaecino jenneriano~ ricavato dall'asino, sarebbe per se stesso capace di attenuare la gravità dell'infezione a.ftosa. Sull'influenza reciproca tra l'infezione vaecinica. e le altre infezioni diverse dalla aftosa i pareri sono notevolment~ discordi. Netter e Porak, sulla scorta dei precedenti lavori di V. Pirquet, il quale aveva osservat.o che durante il morbillo i tubercolotici non danno la cutireazione positiva, ed aveva concluso che il morbillo fa scomparire completamente l'allergia, videro che durante il decorso del morbillo anche la. reazione vaccinica. dixninuisce e scompare. In successivi lavori gli stessi autori constatarono che quest<J fatto non si verificava per la scarlattina nè per la varicella, nelle quali malattie l'allergia vaocinica viene invece conservata. Anche interessanti, per quanto fondate su dati di fatto statistici e non sperimentali, sono le osservazioni di DubousquetLa.borderie e di Barthélemy, comunieatc al Congresso di Patologia. di Pa.rigi nel 1912. Per l'esperienza che si acquista in particolare dallo studio della popolazione scolastica, gli AA. affermarono che le vaccinazioni frequenti esercitano un'azione preventiva contro le malattie infettive in generale. Dalle loro statistiche risulta che la. morbosità per malattie in-
· RIOEROBE SPERIM:BNTALI SUU1 1NFLUENZA ECO.
· fettive nei rivnccinati con esit.o poBitivo è del 26,92% contro il 53,49% nei non ri\'accinati. Nel 19::!0 Fi.irst, a vendo sta.bilito che le spore del tetano ed anche del carhonf'hio inrorporate alla linfa. vaccinica non erano nè Uf'A}ise nè sufficientf\mente a.t.tenuate dagli antisettici generalmente impiegati (etere od ac:iòo fenico), volle vedere quale sarebbe ~tato l'andamento di un'infezione mist.::t cosl provocata. Mentre per il tetano l'autore non ebbe a nota.n~ nulla di anormale, per il carbonchio notò che gli animali inoculati con linfa virulenta mista a spore ca.rbonchiose per lo più non contraggono il carbonchio oppure muoiono con nowvole ritardo rit:petto ai cont.rolli inoculM.i di solo carbonchio. Qnest'a.zione antagonista non si manifesta col vaccino a.virulent.o, uè eol succo di t-essuti norma.U; per di più, non si produce nf>lla. cavia, anima.le poco sensibile al virus v~cinico. Brtsseltine, nel 1923, constatò r.he in più della metà dei leprosi la vaccina?.ione jenneriana dà luogo a reazioni acute, con rossore, ra-sh-in.fìltrato e tempera.t ure elev~~t.e. Questi fatti si verificano tra il settimo ed il sedicesimo giorno dopo la vaccina?.ione. · Del resto, già Denney e B opkins avevano notato reazioni ancora più gravi, nessuna delle quali però fu seguita da. morte; anzi i lebbrosi, che avevano presentato tali reazioni, migliorarono in seguito della loro malattia. · Ricciardi ha notato che la vaccinazione jenneria.na crea, in un buon numero di bambini, una ipoallergia ò anergia per la reazione alla tubereolina . Belin, in una serie di lavori, ha tipr~so recentemente lo studio del complesso vac('ino-aftoso. Egli ha visto che la. inocnlazione del miscuglio dei virus vaccinico ed aftoso sulle scarifìca.ziorii cutanee nella giovenca è se~ntita:
a.) da una tumefazione locale, che apparisce verso il secondo o terzo giorno e persistA~ fin verso il decimo giorno; b) dall'assenza di eruzione nel punto d':i .inoculazione; c) dall'apparizione, fuori del tratto delle scarificazioni, di una OJ:u-' zione che ha da.p prima carattere misto, vacciuo-aftoso~ ma poi, attraverso ulteriori passaggi, finisce col divenire tipico del solo virus vaccinico puro. Dét quanto ho riferito R.ppare che mùla di definito esiste sull'argomento, rhe anzi esistono parecchie contmddizioni. Comunque, nessuno che io sappia si è occupato dei rapporti fra. vaccinazione jenneria.na e tific.a. Tali rapporti ho voluto st.udiare sperimentando gli effetti delle due vacc.inazioni nei conigli. I criteri per giudicare dell'efficacia o meno dellt> vaccinazioni sono stati . la evoluzione della pustola vaccin;ca ed il tasso delle agglutinine rtntitifiche. Veramente questi crit.eri, per quanto a.tteiJdibili, non sono rigorosamente esa,tti dal punto di vista - scientifico, in quanto che non si sa ancora con precisione il significato degli anticorpi nello stato immune; ma essi sono criteri generalmente accetta ti. Ripartii in 6 gruppi un lotto di conigli, di pelo scuro e di peso oscillante fra i gr. 1500 e 2250.
RICEBOBE SPERntENTALI SULL'INl'LUENZA ECC.
In quelli del primo {Jf'Uppo eseguii la sola vaccinazione jenneriana, radendo n pelo sul dorso e scarifkando la pelle su due linee parallele e distanti c~ cm. 4; spalmavo il vaccino antivaioloso P.opra una delle scarifìcazioni, lasciavo l'altra per controllo. Ciascun coniglio fu messo in una gabbia a sè, ed ogni giorno fu pesato e sottoposto alle necessarie osservazioni. Nei conigli del ieoondo ~o fu esE1,uuita.la sola vaccina~one a.ntitifìca per via endovenosa. n vaccino veniva preparato sospendendo in soluzione fisiologica dieci ansate normali da mgr. 2 di una patina d'8.euarcoltura di 20 ore del b. tiflco. La sospensione cosi allestita veniva riscaldata per un'ora in bagnomaria a 60o C. Inoculavo in una delle vene marginali del padiglione dell'orecchio un cc. di vaccino pro Kilo, per tre volte, ad intervallo di una settimana. Prima di procedere alla seconda ed alla terza iniezione, prelevavo, da una vena del padiglione dell'orecchio, il sangue necessario per le ricerche e lo mettevo in ghiacciaia. n giorno dopo, separato il siero dal coagulo, facevo la determinazione del titolo agglutinante. Leggevo i risultati dopo due ore di permanenza dei tubi in termostato a 37°, e ripetevo la. lettura dopo 24 ore di permanenza d.e i tubi a temperatura ambiente. Dirò una volta per tutte che la seconda lettura non aggiunse quasi mai nulla. di nuovo alla. prima. La determinazione serologi,c a fu ripetuta di settimana in settimana, anche dopo terminate le vaccinazioni, e fino quasi alla scomparsa del potere agglutinante. N el ~ gruppo di conigli fu eseguita la vaccinazione jenneriana nello stesso giorno in cui fu. iniziata. quella antitifica. Nel qtu~rlo grwppo questa fu cominciata tre giorni dopo l'innesto del vaccino jenneriano. Nel q~nto la vaccinazione antitifica fu iniziata soltanto dopo che l'eruzione vaccinica aveva compiuto il suo decorso, cioè dopo 1.5 giorni. Nel seno gruppo invece la vaccinazione jenneria.na segul alla terza iniezione antitifica. In questi lotti furono fatte le stesse osservazioni e ricerche come mei primi du€.. l o GRUPPO: conigli inoculati ool solo vaccino jenneriano.
Nei due conigli (n. l e 2) l'evoluzione dell'eruzione vaccinica., seguita attraverso le fasi della papula, della papilla e dell'areola, della vescicola, della pust.ola, della formazione e caduta delle croste, si dimostrò sotto ogni aspetto regolare, raggiungendo l'a-cme verso il 6° giorno, ed esaurendosi dopo 15 giorni. Gli animali non ebbero alcun disturbo generale, salvo una lieve e t rascurabile diminuzione di peso. 2° GRUPPO: oonigli imm-unizzati con aolo 11accino antitifico.
Sono stati cosi trattati due conigli (n. 3 e 4), i quali hanno subito una perdita notevole di peno, da gr. 200 a 300 circa, ed hanno dimostrato un diacreto titolo agglutinante del siero.
RICERCHE SPERIMENTALI SULL'INFLUENZA ECC,
D peso ritornò gradualmente alla norma durante la fase discendente del titolo agglutinante. I risultati delle determinazioni di questo, fatt~ in diversi tempi, sono consegnati nei due diagrammi riportati nel grafico n. 1, nei quali le ascisse corrispondono ad intervalli di una Rettimana., e le ordinate rappresentano i valori del titolo agglutinante, desunti dalla diluzione del siero a fianco indicata. 3° GRUPPO: conigli in cui il vaccino jtm.Mriano fu innesta-to che Bi cominciò la vaccinazioM ma.titifica.
w1teaso gioNW
Furono cosi trattati otto conigli (dal n. 5 al 12). Quattro d,i essi (n. 6, 7, 11, 12) morirono durante il tra.tt.amento. prima della seconda o della terza iniezione di vaccino antitifico. Interes· sante è il fatto che il loro siero di sangue non dimostrò alcun potere agglutinante, o soltanto un pot-ere debolissimo. L'esito leta.le fu preceduto da forte e rapida diminuzione di peso. ll coniglio n. 6 mori 24 ore dopo la seconda iniezione antitifica, essendo passato da un peso di gr. 1700 a 1100: pustola vaccinica. ben evidente; potere agglutinante del siero, nullo. n coniglio n. 7 mori due giorni dopo la seconda iniezione, con una diminuzione di peso da gr. 2050 a 1600: pustola vaccinica normale; potere agglutinante nullo. Il coniglio n. 11 mori poche ore dopo la terz*t iniezione antitiftca, con diminuzione di peso da gr. 1550 a 1100: pustola vaccinica ben& sviluppata; ii potere agglutinante, che si mostrò alla diluizione di 100 dopo la prima iniezione, ridiventò nullo al momento della terza iniezione, vale a dire poco prima. della morte. Il coniglio n. 12 mori due giorni dopo la prima iniezione, diminu.endo di peso da gr. 2250 a 1850; eruzione vaccinica in fase iniziale, maculopapulosa. Siero di sangue privo di potere agglutinante. I diagrammi relativi ai quattro conigli sopraV'< issuti (!Ono riportati nel grafioo n. 2. Come si vede, dei sopravvissuti il solo coniglio n. 8 ha fornito un siero discretamente agglutinante; eppure, il suo titolo non raggiunse che appena la metà. del valore di quello dei conigli di controllo n. 3 e 4. Inoltre, l'andamento della curva è in•egolare: si ba infatti, subito dopo la prima iniezione, una brusca ascesa del potere agglutinante, il quale rag· giunge cosi un massimo che si mantiene quasi inalterato, per poi deere· scere molto più rapidamente che nei conigli n. 3 e 4. Negli altri tre conigli sopravvissuti il titolo agglutinante è stato ad· dirittura insignificante, non avendo esso in nessun caso oltrepassato ln cifra di 400. Anche nei conigli di questo gruppo lo sviluppo della pn· stola vaccinica fu normale. 4° GRUPPO: conigli innestati col va.ccin<> jtmneriaM t1'e gi<Jrni pritna dell'itlizio della vaccinlWione antitifì<',a.
Furono trattati quattro conigli {dal n. 13 al 16). Importa anzitutto notare che in questi conigli non si verificò mai un 'apprezzabile diminuzione di peso. L'andamento dell'eru.zione vacci· nica f11 normale per evoluzione e per caratteri clinici. D pot.ere aggluti·
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RICERCHE Sl'ERIMENTALI SULL.IN FLUENZA ECC.
207
nante del siero raggiunse valori uguali ed anche superiori a quelli dei conigli controllo (n. 3 e 4) non solo, ma si etabill molt<> più rapidamente, raggi un · gendo il suo massimo titolo già dopo la prima iniezione. Per converso la diminuzione del titolo agglutinante fu anche più rapida che nei controlli. I diagrammi relativi a due conigli di questo gruppo sono riportati nel grafico n. 3. 6o GRUPPO: conigli innutati con vaccino je-nneriano 15 giorni prima tùl-
l'inww tùlla t~accit~&ione antitificq.. Furono cosi trattati quattro conigli (dal n. 17 al 20). La prima fase del trattamento s'identifica nel decorso con quella dei conigli di controllo n. l e 2. Qnindici giorni dopo la vaccinazione jenneriana., quando la pustola era completamente regredita, fu iniziati() il trattamento con ~accino antitifico, e soltanto allora si iniziò una discreta diminuzione di peso. La produzione di agglutinine antitifiche fu scarsissima. Gli animali sopravvissero tutti. I diagrammi relativi a due conigli di questo gruppo sono riportati nel grafico n. 4. 6° GRUPPO: conigli i'tnmunizzati con vaccino jenneria·no una sett.imana dopo-
l'ultima iniezione antitifica. Furono cosi trattati quattro conigli (dal n. 21 al 24). La prima partedì questo trattamento coincide con quella dei c<>nigli n. 3 e 4. Durrmte: l'immunizzazione antitifica si ha la solita notevole diminuzione di peso (circa 200-300 grammi), mentre la curva del potere agglutinante del siero si eleva regolarmente e tocca cifre analoghe a quelle dei conigli di controllo. L'eruzione va.ccinica Bi comporta anch'essa come nei rispettivi controlli. I diagrammi relativi a due conigli di questo gruppo sono riportati nel grafioo n . 5. CONSIDERAZIONI. I fatt1 ~.osti richiedono alcune considerar.ioni: tra i non comuni fe· nomeni da. me osservati, il più notevole è quello che riguarda i conigli del 3° gruppo. Su otto animali, la metà soggiacque già dopo la prima o seconda iniezione ant.itifica. Mi pare cosi sufficientemente provato che l'organismo del coniglio non resiste che raramente alle due immunizzazioni con temporanee. D siero dei quattro conigli morti precocemente non dimostrò nessun potere agglutinante verso il b. tifico, pur avendo essi ricevuto due o tre iniezioni di vaccino. Ciò dimostra che la contemporaneità delle due vaccinazioni, mentre non modifica apprezzabUmente l'evoluzione della pust.ola vaccin.ica., mette invece l'organismo in istato di anergia verso la vaccinazione antitifica. Aggiungo n1trcsi oho la vRccina.ziono jcnncrio.na, come
impegna subiw i poteri reattivi dell'organismo riguardo alla produzione di agglutinine, ne blocca anche la reattività antitossica, per modo che l'organismo stesso non sempre riesce a vincere gli effetti tossici del veleno inoculaw. Per spiegare l'andamento delle cose nei quattro conigli sopravvissuti bisogna. pure ammettere una rilevante ipoergia.
208
IUOEBOHE SPERIMENTALI SULL'IN.II'LUENZA ECO.
I fatti osservati nei conigli del 4° gruppo sembrano contraddire all'ipotesi or ora esposta. Questi conigli subirono le due vaccinazioni senza disturbi, presentarono regolare l'evoluzione della pustola vaccinica., e produssero agglutinine in quantità anche maggiore dei controlli; soltanto il tit,olo agglutinante, mentre raggilmse il suo massimo valore subito dopo la 1a iniezione, declinò poi molto più rapidament~ che nei controlli. Eppure l'unica differenza fra. i oonigli di questo groppo e quelli del 3o gruppo sta in ciò, che in quelli la vaccinazione antitifìca fu cominciata lo stesso giorno dell'innesto jenneria.no, ed in questi fu iniziata solo tre giorni dopo tale innesto. Tre giorni di differenza, hanno dunque prodotto effetti notevolmente diversi. Se ne può dare un'interpetrazionef Forse l'antigene tifìco, introdotto tre giorni dopo quello jenneriano, trova maggiore possibilità d'impegnare i poteri immunogeni dell'organismo, che non quando viene introdotto con-
temporaneamente. Questo a prima vi!lta sembra assai strano, qua-ai assurdo; ma sta il fa,t to che noi ignoriamo qu.el eh~ avviene nell'organismo durante le vaccinazioni, e specialmente nei primi giorni che susseguono ad una vaccinazione d'altro genere durante i quali l'orgarusmo si mostra più sensibile che d'ordinario verso gli agenti d'infezione o i loro prodotti. Altri risultati interessanti sono quelli del 5o gruppo. In questi conigli la })roduzione di agglutinine fu scarsa, come in quelli del 3o gruppo; ma gli animali sopravvissero tutti. L'unica spiegazione che si possa da.re in questo caso è che l'organismo, che esce appena dall'aver subito un processo immunizzante, quello jenneriano, si trovi in istat.o di relativa a.nergia verso l'introduzione di un nuovo materiale vaccinante. n gruppo di conigli innestati col vaccino jenneriano dopo terminat..'l
l'immun:iz1lazione antititìca (6o gruppo) non offre nulla di particolare da considerare, giacchè per ta.li animali si è verificato un alto titolo tifoagglot.inante, e poi un decorso normale dell'eruzione va.ccinica; in essi dunque si sono congiunti i massimi fattori favorevoli alla duplice immuniz.zazione. Considerando, sia distintamente sia nel loro complesso, i resultati delle mi-e esperienze, si può dire che la vaccinazione antitiftca perturba. più della jenneriana i poteri reattivi dell'organismo ed il normale equili· brio delle sue funzioni, come si desume anche dalle notevoli perdite di peso. Non è dunque indifferente far precedere o susseguire la vaccinazione antitifica a quella jenneriana; cominciando con questa, si ottengono effetti minimi ed in certe condizioni disastrosi; cominciando con quella invece gli effet ti sono sicuri per tutti e due i tipi di vaccinazione, e non si verificano danni o inconvenienti. Trasportando nel campo applicativo queste considerazioni, .e ritenendo probabHe che nell'uomo i fenomeni si svolga.no in maniera non molto dissimile da ciò che insegnano ' le mie esperienze di laboratorio, penso che in pratica sia prudente far precedere la vaccinazione autitiflca a quella jenneriana. OONOLUSIONI. a) La
va.ccinazione antitifica iniziata contemporaneamente al· l'innesto del vaccino jenneriano porta molto spesso a morte i conigli trattati.
CONIGLI
IMMUNIZZATI
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PRIMA
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VACCINO JENNERIANO
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N . 18
N. 20
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CON IGLI IMMUNIZZATI
G rafico N . 5
CON VACCINO JENNERIANO
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RICERCHE SPERIMENTALI SULL'INFLUENZA. ECC.
209
b) La vaccinazione antitiftca eseguita tre giorni ùopo la jenneria.na. dà luogo a d una produzione di agglutinine, la, qua,le, se è molto più rapida e spesso più intensa che nei conigli di controllo, declina però e si esaurisce anche più presto. c) La vacninazione antitifioo pra.ticata dopo completo regresso della pustola vaccinica (circa quindici gioMi dopo l'innesto del vaccino) dà luogo ad una produzione di agglutinine scarsissima e fugaee. d) Quando la vaccinazione jenneriana segue a quella ant.itifica, le due vaccinazioni non esercitano <llcuna influenza. re(:iproca. AUTOlUA.SSUNTO. Ho studiato sperimenta..lmente sui conigli le modifìca.zioni serologicbe consecutive alla vaccinazione jenneriana, eseguito. sia contemporaneamente sia dopo o prima della. vaccinazione antitifica., per trarne giudizio sull'influenza. reciproca. delle due vaccinazioni. Ho rilevato che la. vaccinazione a.ntitifioa. iniziata contemporaneamente all'innesto del vaccino jenneria.no conduce molto spesso a morte i conigli trattati; che la vaccinazione a.ntitifìca. iniziata tre giorni dopo quella. jenneriana dà luogo a produzione di ti!oagglutinine rapida ed intensa, ma. essa declina e si esaurisce prestissimo; che la vaccinazione antitifica. pra.ticata. dopo completo regresso della. pustole. vaccinica. dà luogo ad une. produzione di agglutinine searaissi.ma e fugace ; che quando la vaccinazione jenneriana segue a quella a.ntitifica. le due va.ccinazioni non esercitano alcuna. influenza. reciproca.
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OSPEDALE ì\ULITARE DI BOLOGNA
PERFEZIONAMENTO DELLO STRUMENTARIO ·PER TORACOIETRIA · Dott. Emanuele Treplcelonl, capitano medico
Nella. metodica. antropometrica. la determinazione del perimetro tora.cico è obbligata: gl'indici di sviluppo (Wolfer), di robustezza (Pignet, Fla.chs, Ma.yet), i coefficienti di armonia somatica. (GaJluppi) e le relative combinazioni morfologiche tipiche (De Giovanni, Viola.), si stabiliscono, di ma.aaima., sui dift'erenti quozienti e rapporti proporzionali ricavati dai valori metrici della. circonferenza. e dell'ampiezza del torace, rispettivamente a. quelli degli altri segmenti del corpo. Nella pratica. clinica la osservazione d'insieme della. forma e dell'ampiezza. del torace e quella., comparativa, delle singole metà e sezioni, come il rilievo della vastità della. espansione inspiratoria totale e di ciascun lato delle sue pareti osteo-muscola.ri, forniICono positivi elementi di orientamento ed indizia.rt circa la esistenza di condizioni anormali di struttura. e di funzione, originarie od acquisite; degli organi dAlla respirazione e delle costruzioni sussiduarie complementari e di rivestimento, che li contengono. Queste sono conoscenze comuni e tutti i trattati di semeiologia e di patologia indicano, nei capitoli delle affezioni toraciche e pleuro-polmona.ri, la reale utilità della. comparazione della. circonferenza st.a.tica delle due metà del torace e delle variazioni cinematiche di espansione e di coazione di esse, nell'alterno giuoco del respiro. Sia che si tratti di cogliere un primo segno obbiettivo, fuori regola., che tracci la via. ad ulteriori esami, sia che evidenti modiftcazioni plastiche e dinamiche del contorno e dei piani di un lato costituiscano già una chiara rivelazione di malattia attuale o di residuati cospicui o, ancora, di turbe funzionali o di insufficienze respiratorie comunque causate: siano focolai flogistici, infiltrazioni ed ulcerazioni, neoformazioni ed atelettasia massive o limitate, o pneumotorace o fibrosclerosi retrattili, infiammazioni e versamenti pleurici; in quest'ultimo caso, si afferma (Staebelin), che il sistematico controllo praticato, con cura, della circonferenza dell'emitorace malato mostra con le sue variazioni « spesso assai meglio della percu88ione, l'&oJlmento o la regressione dell'el3sudato •· Particolare menzione merita, per la importanza che gli riconosciamo e per la semplicità della sua tecnica applicata, l'indice respiratorio di Hirtz (differenza in centimetri tra. perimetro inspiratorio massimo e perimetro espiratorio massimo) atto a. dare una idea approssimativa, ma praticamente suftlciente, della capacitA e dell'attitudine funzionale dei polmoni. Anzi è stato nel corso della determinazione di tale indice che dovevamo fare in serie e, per speciali circostanze, molto rapidamente, senza scapito della precisione delle misure e della attendibilità delle cifre, che, variamente ostaoola.ti nel lavoro dallo scarso rendimento dello strumentario metrico a. disposizione che ci costringeva a. numerose applic.a.zioni in uno stesso individuo, che abbiamo ideato e fatto costruire un apparecchio
212
PBBP'EZIONAHENTO DELLO STRUMENTARIO PER TOR.A COMETRIA
misuratore della circonferenza statica e dinamica del torace, Tor(J(.'OfMWo perfezionando e completando il nastro metrico di Perrin. I vantaggi che con il suo impiego abbiamo a.vuti - vantaggi concernenti la facilità e la speditezza delle manovre di misura.zione, la precisione dei dati numerici e la. possibilità di ottenere, con un'unica appliea.zione dello strument-o e senza. nulla cambiare nella disposizione di esso, le cifre corrispondenti alla. circonferenza totale ed alla emicirconferenza. dei due lati del torace, in posizione media. e, rispettivamente, cifre globali e parziali nelle fasi di espansione e di coazione respiratoria delle sue pareti ci hanno persuaso a renderlo noto. N e diamo, pertanto, una descrizione sommaria., insieme a qualche · figura rappresentativa. Il Toraco-metr() è costituito da. un nastro di acciaio, molto flessibile, lungo cm. 130, che porta. impressa, esattamente nel suo punto medio, una. linea limite che rappresenta lo zero metrico, da ciascun lato della quale sono segnati, in progressione, i centimetri, con frazioni mmimetra.li da uno a 65. In corrispondenza della linea mediana. (punto O) del nastro, si adatta. una pla.chetta rettangolare, di metallo leggiero, foggiata a doccia, che si a.fplicberà, al momento dell'uso, stùla linea delle apofisi spinose vertebrali, a. livello voluto; quivi può essere fissata o dalla. mano di un assistente o, in mancanza di questo, mediante una coppetta-vent-osa di gomma adesiva. che si può unire alla placchetta ed è, da questa, facilmente rimovibile.
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Le due sezioni del metro, destra e sinistra, circondano, poi, le rispetti ve emicirconferenze tora.ciche adattandosi esattamente ai contorni di esse e vengono ad nnirsi, anteriormente~ in una. seconda placca ql!Uldrangola.re (placca anteriore o di lettura) nello spessore della quale esistono due fessure appropriate in cui penetrano e scorrono, agevolment-e, i capi liberi del D!WJtrÌD().
PBRJ'EZIONAHENTO DELLO STBUXENTARIO PER TORACOMETBJA
213
Salla faccia anteriore della. pla,cca di lettura sono tagliate due finestrature sovrappost~, attraverso le quali appaiono le divisioni metriche imprease sui due capi del na.strino e nella sua. parte media è incisa una. linea. verticale - linea. di riferimento. - Inoltre, perchè possa. essere comodamente tenuta. a posto con due sole dita, porta alle sue estremità, superiore ed inferiore, due piccoli piani orizzontali, a superficie rugosa. La. placca, nella. quale sono già infilati i capi del nastrino, si colloca sullo sterno, in modo che la sua linea. di riferimento coincida. con la. linea. topografloo mediosternale ed ivi si ferma con le dita; in ciascuna finestratura appaiono le cifre centimetriche relative alle singole emicirconferenze del torace; cifre che si leggono a livello della linea. di riferimento. La, loro somma, naturalmente,~darà il perimetro_totale del torace .
.Ad ogni inapirazione, media o profonda, dilatandosi il tora.ce le singole sezioni del nastro, che ad esso aderisconò, ne seguono lo spostamento e scorrono nelle fessure della pl.a.cca. anteriore, sulla quale, automaticamente, appariranno nuove cifre, corrispondent.i a.ll'aument.o del perimetro dei due Iati del t.ora.ce e, quindi, al grado della loro espansione; nell'insieme, all'aumento della. circonferenza inapiratoria di tutto il torace. Inversamente sarà per la. misurazione del perimetro in espirazione; qui basta far seguire al nastrino il movimento di coazione delle pareti, mantenendolo ad esse adiacente con leggiera. tra,,.,ione dei capi liberi. Non è facile dare con una. descrizione, anche se dettagliata, uh idea esatta. deJle caratteristiche di nn qualsiasi strumento, per semplice che sia, e, tanto meno, del suo uso applicato: cosi è per il nost.ro Torae1Jmetro. Basta. vederlo una. volta per formarsene un concetto preciso; con un po' di addestramento, poi, ognuno può, per suo conto, apprendere quei piccoli accorgimenti di tecnica e di manovra. che fanno rendere ad un apparecchio meccanico il meglio, di utilità e di praticità, che esso pttò offrire.
CASISTICA CLINICA OSPEDALE MILrl'ARE DI NOVARA
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SIJIIROI COIBIUTI DI fJEDD-ITISS~ CfJEBflliE DI Pltllf liRI UIIIIO DI fiiEDRBCH Il DI [ISO SPORADICO mn REPfiTO li-TOllO Dtl UQOOR (l) Dottor Umberto MonguuJ. ten. colonnello medico
Mentre già da qualche anno per parte di autori italiani e stranieri si sono levate voci che t.endono ad abbattere le barriere che dividono due ti· piche malattie sistematiche di vecchia. conoscenza che vanno sotto il nome di morbo Friedreich e di eredo-atassia cerebellare di Pierre Marie, non mi sembra inopportuno riferire di un ammalato da me studiato nel reparto osservazione che appunto confermerebbe questa tesi, e che sotto altri a.spetti può rendersi interessan~ per alcune considerazioni che il caso richiama. Inscritto Toso Ampelio, del comune di Occhieppo I nferiore, della classe 1911. - Anamnen: nonno paterno morto a 50 anni, nonna. patema a 65 senza aver mai sofferto gravi malattie, nonna. materna viva e sana, nonno materno morto a 63 anni. Padre e madre vivi e sani, entrambi dediti all'alcool, ma più s)l6cialmente il padre che, d\ me3tiere faochino, fu sempre, anche in giovane età bevttol'e intero· parante. Un uni<lo fratello vivo e sano. Nessuna manifestazione di natura neuropa· tica fra. i collaterali e gli ascendenti indiretti. Il soggetto ha attualmente 20 anni. Nato a termine di parto normale, ha avuto allattamento materno. Nessuna. malattia di qualche imporle.nze. risulta abbia mai sofferto nell'infan· zia. e nell'adolescenza.. Dopo aver frequentato le scuole fino alle 5• elementare fu iniziato al mestiere d.i falegname. All'et.à di 14 anni riferisce di avere, a breve inter- · vallo di tempo l'uno dall'altro, riportati due leggeri traumi al capo, uno per caduta aocidentale con ferita delle parti molli della regione frontale, l'altro a. carattere contusivo per un pugno vigoroso vibratogli dal fratello. Da circa cinque o sei anni, non ricorda in modo preciso, l'ammalato ha cominciato a.d avvertire disturbi caratterizzati da. qualche parestesia agli arti infe· riori, titubanza. nel cammino, leggero inceppo della parola., diminuzione bilaterale dell'udito. Contemporaneamente ha notato una certa deformazione dei piedi. Si deve rilevare che tali disturbi non erano fino a. due anni fa gravi al punto da. ostacolargli il lavoro. Egli infatti fu sempre occupato come falegname ed ha abbandonato il suo mestiere solo 18 mesi or sono perchè licenziato per mancanza di lavoro e per scar so rendimento. Attualmente per l'o.mma.lato, elle si conserva. abbastanza intelligente in relazione alla sua condizione sociale, tut.ti i disturbi soggettivi si riducono a.d un tremore intenzionale degli arti s uperiori e a.d alterazione dell'equilibrio statico e dinamico. Non ha cefalee, non dolori agli art.i, non crampi, n on più pe.reateeie nè formicolii. Nessun disturbo a carico degli sfinteri. - -Esame obbieteitJO : Soggetto di mediocre costituzione organica in appena discrete condizioni generali. L'esame clinico sistematico dei vari organi toraoo-addominali, risulta nega.. tivo per manifestazioni morbose. (l) n presente caso venne &liebe presentato dal Dott. Mongo.ul alla 8oo)eU medica 41 coltura Nova~. n ella aedut& del r. novembre 1981-X.
SINDBOHE COKBINATA DI BB.EDO·ATA88IA ECC,
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Dal lato scheletrico si constata un caratteristico piede cavo equino bilaterale prevalente a sinistra. Non scoliosi della colonna, ~è alterazione delle mani. La sintomatologia del sistema nervoso può ria.ssumersi nel seguente quadro: Nist.agmo orizzontale evidentissimo ad ampie oscillazioni. Pupille uF.Ii ben reagenti. Non diminuzione del visus. Non altn disturbi dei nervi crantci all'in· fuori di lievi grimaccs che appaiono al' viso mentre parla. Parola alquanto inceppata e stentata. .- · ._.:. _ : .. Romberg molto evid~nte che si accentua ad occhi chiusi. Turba del cammino a tipo atas~ico cerebellare. Tremore intenzionale a carico degli arti superiori. Dismetria. netta. La chiusura degli occhi aumenta gli errori. Leggera adiadoooci· neei. Senso di posizione conservato. Senl!O stereognostico non alterato in modo evidente. Non si constatano dist-urbi a carico delle varie sensibilità tattile, dolo· rifica, termica., profonda e pondera.le. Non disturbi del tono muscolare agli arti. Si osserva però una leggera amiotrofia degli arti inferiori che sono esili e gracili. Forza muscolare ben conservata sia agli arti superiori che inferiori. Riflessi cutanei in genere ben conservati e sintmetrici. Riflessi rotulei molto esaltati bilateralmente con accenno a clono della rotula. Achillei pure vivacissimi senza però evidente treJ;>idazione del piede. Babinski assente ma Oppenbeim discretamente accennato. L udito è diminuito sensibilmente da a.rnbo i lati senza alterazioni del condotto e delle membrane timpaniche. L'esame del visus e del fondo dell'occhio, eseguito dal prof. Loddone, permette di accertare che il visus è uguale ad l in 0.0. e che nel fondo non esiste alcuna le!!ione. Papille di colorito nonnale con escavazione fisiologica. Durante il suo ricovero venne praticata la W assermann sul sangue con esito nettamente negativo. La puntura lombare dà esito a liquor perfettamente limpido ed incoloro che fuoriesce a pressione normale. Ne vengono estratti 12 cc. La \Vassermann sul liquido fresco ed inattivo dà risultato negativo. Il do.'!aggio dell'albwnina dà il 25 per mille. Pa.ndy + + + Nonne Apelt + +· Veichbrodt negativa. Cloruri normali. Glucosio normale, Linfociti per mmc. 5.
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SL~DROME
COMBINATA DI EBEDO·ATASSIA ECC.
Il caso mi sembra possa suggerire delle interessanti considerazioni. Anzitutto ci troviamo in presenza di una sindrome cerebellare tipica per quanto ma,nchino i disturbi netti a carico del tono e la ipoatenia. Non, insisterò su questi dettagli non eccezionali sia nella ered.o-a.tassia cerebellare che nel morbo di Friedreich. È interessante invece il carattere sporadico della forma morbosa. sia che si tratti di una. o dell'altra. delle sindromi succitate. Tale carattere sporadico venne già segnalato da parecchi autori ed in qualche caso potrebbe venire abbastanza bene spiegato da.l tipo alternante e discontinuo di certe forme famigliari, dalla difficoltà <li risalire con una anamnesi sicura nella ascendenza e nei collatera;li, e c.olla ipotesi, tutt'altro che improbabile, che nelle generazioni precedenti i soggetti affetti siano stati sottratti alla estrinsecazione della malattia da una morte prematura.. La mancanza di un elemento eziologico esogeno nella storia individuale del nostro amma.lato, prescindendo dai leggeri traumi riportati al ca.po che, per la loro entità trascurabile, (non si associarono affatto neanche a fugace commozione cerebrale e non diedero luogo neppure a. stordimento o a cefalee) non possono logicamente venire presi in considerazione seria, permet.terebbe di considerare la. malattia, non già come affezione spontanea ma come conseguenza di una ta.ra originaria che possa aver agito sugli ascendenti. Qui non si dovrebbe dimenticare l'alcoolismo dei genitori che può aver fatto sentire i suoi effetti sui plasmi germinali. Se non che, dopo la puntura lombare, l'interessante e particolare reperto del liquor, che, non luetico, ci parla per un processo infiammatorio con lieve dissociazione albumino-citologica, pur non essendo cosa nuova negli annali del morbo di Friedreich e dell'eredo-atassia cerebellare; ci permette più a.ttendibilmente di ritenere che forse, sul terreno di una tara. originaria legata all'alcoolismo paterno e materno, possa essersi istituita subdolamente ed insidiosamente una. lesione a. carattere infiammatorio del cervelletto e del midollo, per fattori infettivi che ci sfuggono e che potrebbero anche essere st,ati ra.ppresentati, come punto d'entrata, da una semplice angina. passata inosseryat a.. La eredo-atassia cerebellare di Pierre Marie ed il morbo di Friedreich fino a qua.lche a.nno fa venivano ritenute malattie sistema.tizzate e distint~ per alcuni elementi sintoma.tici caratteristici, sebbene molti ne a.vessero di comuni. Entrambe di carattere famigliare, il morbo di Friedreich si distingueva per l 'epoca della. sua insorgenza in massima. pa.rte della seconda., infanzia, per le alterazioni dei piedi e delle mani, per la. scoliosi della colonna. vertebrale e per l'affievolimento e la scompa.rsa dei ri1Iessi tendinei. Nel nostro caso abbia.mo osservato una. notevolissima esa.ltazione della. refilettivit& tendinea degli a.rti inferiori, con clono della rotula, ed a.coonno ad Oppenheim, mentre d'a.ltro lato si è consta.tato un ca.ra.tteristico piiede cavo equino. Per quanto il meccanismo di questa deformazione del piede (così come quella. osservata molto spesso nelle mani e della. colonna) sia, ancora alquanto, oscura., non può certo ripetere la. sua causa. né a processi articolari od ossei né a fatti infiammatori. La condizione creatrice di queste deformazioni scheletriche deve molto verosimilmente risiedere in uno squilibrio del tono di gruppi muscolari. Sebbene nel nostro ammalato,
SINDROME COl1Bt:NATA DI ERE DO·ATASSIA E CC.
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al momento attuale, non sia possibile dimostrare alcuna alterazione del oono, non si può escludere che tale alterazione sia esistita in una tappa precedente della malattia allorchè forse le lesioni spino-cordonali post~ riori, (ipotonizzanti) prevalevano sulle attuali dei fasci piramidali (ipertonizzanti). Ma in effetto si sa che lo stato della riflettività tendinea era in ultima analisi il sintomo di maggiore interesse autorizzante a separare i due quadri morbosi in oggetto. Il nostro caso con qualche altro già recentemente descritto concorre ad abbattere la frontiera, associandosi in esso alcuni aspetti della malattia di Friedreich con quelli della credo-atassia cerebellare di Marie, e ci conferma nella fragilità della sfum::..tura che separa queste due sindromi. Tutte due queste entità morbose hanno un carattere di primo pian? che colpisce il sistema cerebellare e piu o meno il sistema radicolo-cordona.le posteriore. Allorchè l'offesa del sistema radicolo-cordonale posteriore prevale si realizza il quadro di Friedreich, se al contrario alla. sindrome cerebellare si associa ed aggiunge un processo a spe13e dei fasci piramidali si ha il quadro della eredo-atassia. cerebellare. L'affinarsi delle indagini cliniche, l'aumento del numeJ·o delle osservazioni, le piu diffuse ed accurate ricerche di laboratorio ed anatomo-patologiche, anche in neuropaologia, come in altri rami della clinica riduce sempre più il numero delle forme così dette tipiche. Sia nel quadro descritto da. Friedreich sia in quello di Pierre Marie, come forse anche in uua terza malattia, la paraplegia spasmodica famigliare, si possono osservare infiniti aspetti di gradazione e di sintoma.tologia a seconda della estensione e localizzazione dell'offesa alle varie parti del sistema spino-cerebello-cerebrale ed il fattore famigliare molte volte non esiste trattandosi di forma acquisita. Purtroppo fino ad ora è solo la causa eziologica quella che ci sfugge e neppure possiamo dire per quale recondita condizione le lesioni si localizzino in quel dato sistema spino-cerebellare piut.tosto che in altro settore dell'asse cerebrospinale. In realtà però i dati clinici, i reperti biochimici del liquor, la. evoluzione, i legami anatomici, ci permettono di ritenere che non si tratti di vere malattie sistematiche differenziabili, ma più verosimilmente di quadri morbosi fra i quali non esistono quelle baiTiere <.>be fino a poco fa venivano ritenute infrangibili. AUTORIASSUNTO. L'A, de5<\rive il caso di un soggetto di 20 anni che inquadra i caratteri della eredo-atassia cerebellare di P ierre Marie con qualche screzio del.l.a. malattia. di Friedreich. Nessuna. ta.ra famigliare emerge da. una accurata. anamnesi. Solo il padre e la. madre furono e sono alcoolisti. TI processo si è iniziato subdolamente da 5-6 anni pur avendo permesso al sog~etto di lavo"rà'rè fino ad un anno fa circa. · - - -~ · · - ·· · Wasserma.nn nega.tivn. sul sangue e sul liquor, fresco ed inattivato. L' interesse del caso è rappresentato da un particolare reperto tipicamente infiammatorio del liquor con albumina al 25 per mille, linfociti 5 per mmc., Pa.ndy + + +, Nonne Apelt + + ecc. Conclude ribadendo il concetto oramai da molti accettato che sia. nei confronti della eredo-atassia cerebellare di Pierre Marie, sia. nel morbo di Friedreich, come
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SINDBOllE COMBCN'ATA DI E&EDO•ATAS~IA ECC.
forse anche nella paraplegia spasmodica famigliare, si tratti di sindromi più che di forme tipiche e di vere entità morbose isolabili. Confenna che i casi sporadici non sono molto rari. N el suo ammalato, in considerazione del particolare repèrto infiam.. matorio del liquor, è propenso a ritenere che I'alcool.ismo dei genitori abbia creata una speciale vulnerabilità del sistema nervoso centrale e che una causa esogena infhmma.ooria, per qu.a.nto non identificabile, sia intervenuta a costituire le oftese del sistema spino cerebellare. BIBLIOGRAFIA BAR&~ ET MEl'ZGm&. -
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MEDICINA LEGALE MILITARE OSPEDALE :M:ILITARF. DI BOLOGNA
LA DlAGNOSI DI ISTERISMO IN MEDICINA LEGALE MILITARE Prof. Gesualdo Giarrusso, tenente colonnello medico Docente di Clinica delle malattie nervose e mentali
n problema dell'isterismo si preeento. non meno arduo do. risolvere in nosografìa, che in medicina. legale. Alle diverse teorie patogenetiche di questa psico· neurosi, a quella empirica, a quella psicopatologica, a quella bioenergetica, si eono aggiunte in queet·i u ltimi tempi ipotesi patogenetiche dì origine nettamente organica. Si tende onnai a defenest.ra.re anche l'istensmo dal campo delle neurosi nne materia, come è avvenuto per la pe.re.lisi agitante, per la. corea, per molte sindromi epilettiche; la maggior importanza. che si è data. in quest'ultimo ven· tennio allo studio dei nuclei grigi mesocefe.lici coi~loro centri delle funzioni vegeta.tive ed alla funzionalità del sistema nervoso viscerale, rispetto a quello di relazione, le dottrine psicana.litiche che han messo al primo piano il sub-cosciente, han rivoluzionato molte antiche vedute sulla patogenesi delle psiconeurosi. Nuclei grigi della base e centri delle funzioni vegetative, diRtonie neurovegetative vago· simpatiche ed elaborazione emotiva del sub-cosciente, van diventando il terreno psicorganico delle neurosi. Fra gli organi e i centri psichici ai vanno identi· ficando strettissime e molteplici relazioni stabilite da.l sistema vegeta.tivo con l'annessa catena endocrina e col relativo bioohimismo umorale. E fenomeni di anstllfl88i e distonie neuroendoorine sembra vadano assumendo importanza. d i pe.togenesi in molte forme morbose, il cui meccanismo patogenetico era rimasto finora oecuro. n Laumonier pensa che l'isterismo dal lato pat.ogenetico è paragonabile ad uno shock anafilattico, ad una flocculazione micellare che ver· rebbe ad esagerare un'insufficiente resistenza costituzionale delle connessioni cortico-mesocefaliche mettendo capo a un'esagerazione dell'automatismo per ieolamento del cervello medio dalle influenze corticali. I cost-ituzionalisti, senza tìsee.re una sede encefalica definita., vedono il meccanismo generatore di molte sindromi isteriche nel terreno organico del sistema vegetativo e nei bntSchi squilibrii funzionali tra sistema simpatico ed autonomo, tra correlazione endocrina. e sistema neurovegete.tivo. e si spiegano cosi la genesi di molti disturbi cosiddetti isterici, specie nel campo viscerale. I psicopatologi insistono sulla origine patogenetica. psicogenica delle psiconeurosi e riportano l'isterismo al primitivo con· cetto di malattia della. personalità con relativo restringimento o disgregazione del campo della coscienza (Ianet, Binet ecc.). Babinski fa dell'isterismo una questione di semplice suggestività, egli spérsonalizza questa neurof!i come entità nosologica propria, ,e la riduce in massima parte a un meccanismo subiettivo di o~~e psico-a.ffettiva: autosuggestione, eterosuggcstione; il pitiatismo di Babi · è il prodotto delle influenze della suggestioné. Secondo questo aut-ore, l'isterismo di Charcot non è esistito che in quant-o lo han • creato • involontariamente con la suggestione incosciente dei vari esami anamnestico-semeiologici i medici della Salpètriere. A seguire Babinaki non bisognerebbe saggiare la sensibilità degli infermi perohè si corre il rischio di « creare • delle anestesie, come se ne sarebbero create..... n Freud e la sua scuola, identificano l'isterismo in un meccan ismo psicologico del sub~~iente e fanno derivare la nevrosi da un «conflitto dell'idea. rimossa • sempre dinamica nel subcosciente e capa<:e di costi· tuue un oompluso (ideo-&tlettivo-motorio) per lo più carico di elementi emozio· nali di natura psico-8e88uale. n Kretschrner (1), dice che i sintomi isterici sono (l } E. ltuTsmnn::a: lnlomo all'UUrla. Tradu.ztone Meneeful, Pescla, 11127.
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I.A. DIAGNOSI DI ISTEE.ISMO IN. MEDICINA LEGALE 1\IILITARE
modi di reazione del sub-strato istinti-vo della psiche già formati attraverso lo sviluppo s torico ed ammett-e, pe·rciò, anche lui che l'iste.r ismo è una manifesta. zione ejettiva dell'incoscient;e formatosi durante lo wiluppo storico della psiche. La mia esperienza. di pace e di guerra mi ha convinto che realmente l'isterismo non è un'unità. nosografica de6t11.ita, ma una sindrome fenomenica che ha una base organico-evolutiva probabilmente ne! mesencefalo, ove si pongono adesso i centri dell'emozione, e Aicuramente anche nel sistema. neuro-endoorino la cui influenzabi\itr da,. _f>a.rt;e dell'emozione non è an mistero. Fra gli organi visoerali, regola.t.i dtyl jq~~~ sistema neuro·ghiandola.re e l'attività l,'Sicoe.flettiva. della per!lonalità. oiologtea, passano strettissime e molteplici relaztoni di interdipen· denze, di conne-~ioni, di reciprocanze e di interferenze, al cui squilibrio fun. ziona.le è da addebitare la genesi dei fenomeni isterici. L'isterismo è una sindrome complessa. soma.tica e psichica.. Ci si esporrebbe al pericolo di una. va.lu· tazione unilaterale se volessimo regtringere l'isteri'Jlllo ad un semplice fenomeno d i s uggestione o ad un conflitto dell'incosciente Se!!.<~ua.le. L'isterismo conside· ra.to dal lato soma.tico ha. i suoi fondamenti organici nel giuoco del sistema neuro· endocrino e nelle ripercu.~ioni mesencefaliche del meccanismo dell'emozione, considerato dal lato psichico ha. le sue origini patogenetiche nella suggestione e nel lavorio dell'incosciente depositario dello stratifi.ca~i filogenetico degli istinti. Tenuto conto di queste e delle altre dottrine pa.togenetiche che tengono finora. il campo della patologia. dell'isterismo, quello che :possiamo considerare meglio quotato a. riguardo, si può riassumere nei due seguenti punti fondamentali: l'isterismo ha una. patogenesi psichica che investe la. sfera del sub-cosciente ed ha., perciò, fondamenti costituzionali evolutivi nel psichismo individuale ape· cia.lment;e riferentisi al giuoco degli istinti ed alla. dinamica delle emozioni ohe agli istinti sono naturalmente connessi; ! l'ist;erismo ha. anche una pa.togenesi soma.tica riferibile a.llo sviluppo mor· fologico e funzionale dei vari sistemi organici (ivi, in prevalenza, del sistema. nervoso della vita. vegeta.tiva.) ed. al dinamismo biochimico ed umora.le della per· sona.lità soma.tica.. .(Risulta dunque evidente che l'isterismo non è solamente una. malattia. funzionale psicogena. pur avendo il suo maggior fattore pa.togenetico nel psichismo, ma. è anche una. malattia. f1mzionale soma.togena, in cui i fattori organici, ri· s vegliano stati subiettiV'i di origine psichica a. fondo sub-cosciente. Nell'isterismo abbiamo, quindi, due fenomenologie, una. soma.tica costituzionale ed episodica e l'altra psichica., la. cui integra.ziot11.e costituisce i va.rl quadri clinici della malattia. Seguendo questo concetto patogenetico si parla difatti in questi ultimi tempi di « spina. • organica. o di « stimolo psico-emoziona.le • da cui originerebbero in primo t;empo le sindromi isteriche e su c ui si stratificherebbe'ro successivamente le su· perstrutture psicogene con le loro diverse esteriorizzazioni psico-fisiche. Per poterei orientare sullo studio diagnostico di questa. malattia conviene, d\lllque, tener presente queste vedute pa.togenetiche che la. riguardano e portare ra.tten· zione s ull'origine dei fenomeni isterici, e sul loro evolvere, oosl, come vengono prospettati in questi ultimi tempi. • T a.nzi e L ugaro nel loro tra.tta.to di malattie mentali abbozzano una. de· finizione dell'ist;eri!lmo cominciando col caratterrizzare la malattia. come «una. attitudine anomala. e costituzionale per lo più ereditaria. » e concordano in ciò coi costituzionalisti che v edono in questa. psiconeurosi un particolare atteg· ~ia.monto della. fi.<~iologia. organica. a carattere episodico di natura nettamente funzionale ed in rapporto con la costituzione, atteggiamento provocato da un fattore causale contmgente a. colorito emotivo che sensibilizza la speciale costi· tuzione neuropsichica del soggetto e la. orienta. verso la s ua organica. ca.:pa.cità di reagire. I fenomen i isterici, per q uesti autori, non sarebbero dunque m fondo che J pa.ra.fisiologia. o meta.fisiologia •· In questo ordine d i idee sono venuto orien· ta.ndo anch'io il mio concetto patogenetico dell'isterismo, come avevo già. espresso in una. mia conferenza. s u « le incognite della. meta.psichica. subiettiva. », tenuta. a Palermo nel 19Z5 (l), L'i:;terilm!.o non, ~ una. malatt ia. nel SQ!l$0 cli!lioo di questa parola., ma. è una. particolare reazione più o meno fisiologica, in difetto o in eocesso, che si rende possibile per la grande elasticità del potenziale oostitu· (l) RLt1i.8ka SanUarla SicUian.a, 15 ll!lfllO 1926.
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LA DIAGNOSI DI ISTERISMO IN MEDICINA LEGALE l\llLITARE
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ziona.listico psico-fisico dell'individuo e che si est.rinseco. a traverso un meccanismo psicogeno. Il De Santis (l), difatti, di\ dell'isterismo una definizione fenomenistica. e non nosografica e lo considera come un insieme più o meno armonico fatto di disturbi rifles.'li da alterazioni degli organi genitali, eli disttubi spi· nali e cerebrali di origine vasale, di fenomeni di fatica, di turbe sensitive alla Head per alterazioni viscera.li, di di<Jturbi da suggestione, di disturbi simulati dal malato per compiacenza o per altri scopi più o meno consapevoli. Considerato l'isterismo da questo punto di ·vista, la diagnosi ed in ispecie la diagnosi medico-legale va fondata. principalmente sulle indagini semeiologiche della costituzione. Se l'isterismo è una maniera di reagire che deriva i suoi fondamenti dalla. oostituzione individuale, è nell'esame di questa costituzione che noi dobbiamo cercare la documentazione clinica. dell'autenticità. e dell'entitl\ delle sindromi isteriche. Anche il Laumonier (2) ammette, del resto, col Laignel-I,avastine che le psiconeurosi non sono delle malattie, ma delle fasi dell'evoluzione di sindromi molto complesse a base somatico-costituzionale, e fonda molta parte della dia· gnosi clinica. sulla. ricerca. di questi segni somatici. «Il met.odo concentrico » del Laignel·La.vastine (3) nello studio delle psiconeurosi consiste appunto nell'espio· razione semeiologic11. della costituzione nelle sue varie zone, in quella p~i~hica, in quella. nervosa, in quella endocrin11o, nella zona viscerale ed infine nel nucleo morbifico. Partendo da questi concetti che, del resto, sotto alt.ri punti di vista, sono stati sempre prospettati, si è potuto parlare, anche in pas.<;ato, di "costituzione isterica. •, di • carattere isterico», di • abito isterico •, di • mentalità iste· rica •, di • stimmate isteriche • ecc. Qualunque sia il momento causale patogenetico delle sindromi isteriche, la manifestazione morbosa dello «stato isterico » è condizionata da fattori biolo· gici a tipo costituzionale, e se l'isterismo si esteriorizza con una sindrome nettamente psico-affettiva. (emozioni, osses.'lioni, fobie ecc.) o con una sindrome somatico-disfunzionale di ordine viscerale (cardiaca, vascolaro, pneica, gastro· enterica. eco.), o con uno stato paralitico flaccido o spastico senza fondamento organico dimostrabile, l'esame generale del malato rivela sempre i segni delle anomalie funzionali a carattere i<~terico all'infuori della. zona organica interessata. dallo stato morboso contingente, e mett-e in evidenza. la costit.uzione iste· rica dell'ammalato, documentando dal Iato clinico e biologico l'autenticità, la entità, l'origine della. sindrome in atto. La diagnosi d'isterismo oltre che sulle constatazioni cliniche òella sindrome è, dunque, basata principalmente sull'esame generale della personalità somatica. e psichica dell'infermo. Le at.titudini para· dosse, la sproporzione tra causa ed effetto, gli stessi segni distrofici, VR.<;omotori, secretori, gli atteggiamenti paralitici, le contratture, le disestesie, le anestesie, gli stati emozionali, non sono sufficienti per la diagnosi medico-legale di ist.eri· smo; possono, se mai, indirizzare sull'origine patogenetica della sindrome nel senso di fame sospettare l'intimo meccanismo patologico, ma non bastano a documentame la natura.. Anche nelle attitudini coatte sirnulat.e, specie se protratte, abbiamo sintomi obiettivi distrofici, vasornotorì, secret.orì, anche negli stati patema.tici di origine economica, o sociale, o morale, o disciplinare, abbiamo le manifestazioni obiettive ed obiettivabili degli stati emotivi, ma questi segni funzionali non devono E>.'lsere interpretati come testimonianze cliniche dell'origine iste rica o neurastenica o psicastenico. dello stato anormale contingente se non sono autenticate dall'esame generale del 60ggetto e dalle indagini sui suoi pri"Cedenti biografici, ereditari, personali. anamnestici. Quante volte non si fa diagnosi errata di isterismo o di neurastenia. (4) sulla semplice scorta di sin· !-emi emozionali esponenti di « situazioni patematiche contingenti di origine unpura »? E qui cade acconcio parlare della. simula:.>:ione dell'isterismo, nè si può concepire diagnosi medico-legale di ist.erismo senza accennare a. questo aspet.to na· (l) TraJlato italiCPIO di Medicina interna, 1931. (2) &etJevna Clinko-BC{~tifica, lS giugno 1030.
(S) Citato da I .aumonler - e. e. <•>o. cu.umosso, La ~urastenia in medic\114 leoale miNiare. Archivio di antropolotria, pe\· cb latrla o medicina legale. F&$C. V, 11!80. 5 -
Giornale di medicina militare.
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LA DIAGNOSI Dl ISTERISMO IN MEDICINA LEGALE MILITABE
turale della diagnosi stes;:a. Dobbiamo subito convenire a. riguardo che nessuna fonna morbosi\ si presenta al perito medico-legR.Ie cosi difficile da sceverare come la. manifestazione di isterismo simulata. f~ a tutti noto che Charcot chiamava l'ist.eria la • gran simulatrice ». Seconrlo questo insigne neurologo è la. malattia che simula la s indroma morbosa, non il malato. Questo concetto, come si è visto, è stato confennat<> in questi ultimi tempi, sotto A.ltro aspetto, dai psicanali~ti por i qllali, è l'incosciente che opera al di sotto della soglia della coscienza vigile ed ordisce in silenzio le trame del meccanismo isterico; il paziente subisce questo m eccanismo non lo ~ fonna • nella su~t coscienza, anzi non è capace di disimpegnarsene (sindromi ossessi ve). Altro volte lo 8.C('etta. come coatto, ma sembra compiacersene, agevolarlo, coltivarlo, perpetuarlo o per bisogno di popolarità, o come sostitutivo di un conflitto sub-cosciente a. fondo sessuale, o per fini utilitari a tipo psico-a.ffettivo nettamente egoistico (sinrlromi isteriche vere e proprie). Da questa. sovrapposizione dell'inco~iente originano le c soprastrutture isteriche» che si innestano negli avvenimenti istintivi dell'individuo e ne di!<gregano la personalità. De Santis, come abbiAJilo visto più indietro, nella sua definizione fenomenistica. dell'isterismo, dice che i disturhi isterici derivano tra l'altro, anche da Rimulazione del malato per compiacenza o per altri scopi più o meno consapevoli. L'isterico simula, ma è contemporaneamente isterico e simula perchè è isterico, ed è isterico anche perchè simula. Anche il Kretschmer, come lo Cha.rcot, come il De Sa.ntis, come tutti i psico-patologi, ritiene che nei quadri clinici isterici sta nascosta una tendenza « una volontà della. malattia •, u una falsificazione» e un difetto della coscienza di salute. Il Bonhc'\fier ~prime gli stessi concetti del Kretschmer quando dice che il trasparire di una deter· minata tendenza. della volontà nella formazione del quadro di malattia è quello che specialmente s'impone come isterico. Ma questa tendenza. questa «volontà. di malattia • è opera del sub-cosciente che elabora le reazioni di tipo emotivo e le scarica a. traverso gli organi più diversi. Vedete come è imbarazzante la situazione discriminativa tra isterismo e simulazione. Si può dire che chi simula se non è n&eeSE!8oriamente un isterico, per lo meno può essere probabilmente un isterico. Erl è cosl; anzi nel campo dottri· nario nettamente scientifico si va. anche più in là, si ritiene il simulatore un vero malato e come tale si con!<idera - concett-o mo!to pericoloso in medicina legale. Nell'isterismo, dunque, è implicita la tendenza a «volere la malattia • e a dare alla malattia. uno scopo; con parole più povere si può dire addirittura che nell'isterismo c'è della. simulazione, ma la simulazione fa parte integrante della. malattia ed è uno dei suoi sintomi abituali. Come si fa a discernere queste situa· zioni medico-legali cosi delicate? Ci si affida alle. diagnosi di iRterismo; la diagnosi della costituzione isterica autentica indirettamente, Re non prpprio l'inesistenza della simulazione, la buona fede di essa, la sua origine morbosa. Del resto, non sempre si è rletto che gli ist.erici sono bugiardi, mitomani, confabulatori. E cosa. è la simulazione se non una menzogna, una manifestazione di mitoma.nie., una. pat,omimia cosciente, se non sempre del tutto volontaria. Non bisogn.a dtmque lo.sciarsi impressionare dal criterio di simulazione che emerge talvolta sponta.ne<> negli esami e nell'osservazione degli isterici, bisogna seguire il malato senza prevenzioni sconcertanti e senza indisposizioni psico-reattive a carattere d'imponderatezza e d'incon!<iderazione, bisogna perseguire serenament-e gli esami clinici prima. per identificare la natura della manifestazione e poscia per inquadrarla. nella personalità psico-somatica del soggetto e trame le deduzioni diagnostiche. Spessissimo le manifestazioni isteriche non sono che reazioni di difesa. dell'organi· amo che si fissano nel sub-cosciente, o attitudini utilitarie a fondo nettament& p sico-a.ffettivo a tipo egoistico. Perciò molte volte la. «spina organica •, lo « stimolo psicologico n, il « nucleo morbigeno • delle sindromi isteriche, considerati a sè danno al quadro morboso l'aspetto antipatico dell'origine spuria., ma è <JU&Sto il meccanismo patogenetico che molte volte u costruisce » le sindromi istenche e. non bi<>ogna. per questo soltanto, far subito il viso delle armi ed autosuggestionarsi a tal segno da...... passare alla propria volta nel campo dei pitia.tici. I fenomeni ist.erici o hanno localizzazione somatica o hanno localizzazionepsichica., risentono sempre del fondo biopatico generale del soggetto e racchiudono sempre la componente pa.togenetica principale a carattere psicogenico. O è una sindrome pitiatica. che si presenta sotto la. veste dell'isterismo ed allora.
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risente essenzialmente dalla. suggestione, specitLtmente emotiva (Ba.binski) è lo stato patologico si manifesta con disturbi che so non spariscono del tutto sotto l'eterosuggestione, certamente si attenuano sino a.d un ripianamento quasi fisiologico dei sintomi salvo a sparire completamente più tardi. O si tratta di tma sindrome isterica a fondo· egoistico, a. carattere utilitario, ed allora. l'abnorme maniera di reagire riconosce un meccanismo dinamogeno a. tipo istintivo e la sindrome si mantiene tenace finchè dura il pmfitto della malattia e finchè è necessaria la resistenza. pel raggiungiroento dello scopo. Di questo ultimo carattere erano le sindromi isteriche di guerra che adesso abbiamo visto scomparire ri· manendo soltanto quelle che l'interesse pensionistico ha fatto invecchiare trattenendone e sostenendone il meccanismo patogenetico. I fatti essenziali dell'isterismo sono dunque, la suggestività, l'iperemotività., l'utilita.rietà, la simulazione incosciente. Tutte le sindromi isteriche, qua.lunque esse siano, nella. loro manifestazione clinica rivestono le impronte di questi fattori dinamici del loro insorgere e del loro divenire. Per arrivare alla diagnosi della. natura isterica bisogna ri.ntra.cciare n ella. costituzione del soggetto questi fattori dinamici, la facile suggestività che ha per terreno fertile la. debilità dello spirito sino all'etero ed all'autoipnosi; la facile ed esagerata reazione agli stimoli emotivi, la tendenza. alla mitoma.nia ed alla. confablùa.zione sino alla simulazione incosciente. L'i~rico crede o !ii adatta. a credere alle sue stesse confabulazioni ed impronta incoscientemente la propria condotta interiore ed esteriore a questa sua ingenua creditività, specie quando ne trae vantaggio o desta. in· teresse. Quando questi caratteri psichici costituzionali vengono esaltati da forti stimoli contingenti si fonna. l'impalcatura delle manifestazioni isteriche e la sindrome si « costruisce •· L'indebolimento e la mobilità dell'attenzione, la suggestivitè. sino all'ipnosi, il mimetismo incosciente, l'immaginativa. portata sino alla confabulazione, le variazioni facili dell'umore con esagerazione delle reazioni emotive, la incostanza e l'instabilità del carattere, le alterazioni dell'etica. fino all'anestesia mo· rale, la perversione degli istinti, specie di quello sessuale, sono tutti fattori psichici che costituiscono il terreno di fertilizzazione dell'isterismo. Queste stigmate, Q1lall.do ei riecontrano v. fondQ costituzional~, quando ~ppp.ioQo frequenti nei precedenti biografico·anamnestici, servono a.d autenticare dal la.t.o medico-legale anche gli stati isterici episodici come l'automatismo ambulatorio onirico (sonnambulismo spontaneo), le allucinazioni, i deliri, le attitudini passionali, le fughe, le crisi convulsive, e concorrono ad identificare la diagnosi di uatura. anche di sindromi nervose senza fondamento anatomico evidente come le anestesie, le contratture, le pa.ralisi isteriche. Oltre questi segni indiretti servono molto ad indirizzare verso l'origine iRterica, come abbiamo accennato più indietro, gli squilibri nella. funzione del sistema vago-simpat-ico e le impronte costituzionali morfologiohe e funzionali di alcuni raggruppamenti di ghiandole incretive. All'esame delle funzioni psichiche suaccennate meno facili da controllare, specie nelle visite ambulatorie senza il conforto di un periodo di osservazione in ambienti adeguati, dinamici, sensibilizza.nti, e di un'inchiesta., minuziosa e seria, si deve aggiungere dunque, un esame attento della. funzione del sistema nervoso della vita. vegetativa. Nella sfera neuroendocrina troviamo molti segni organici che sogliono accompagnare le manifestazioni isteriche e che secondo alcuni autori sono, anzi, parte essenziale del loro meccanismo patogenetico: è noto che emozione e sistema neuroendocrino sono in rapporto clinamico dirett-o; gli stati emotivi, acuti o cronici, pur e!ISE:'ndo originati da stimoli psichici sono sostenuti e potenziati da fattori organici d'ordine neuroendocrino, vascolare, circolatorio ecc. Nell'isterismo l'origine emotiva, come abbiamo detto, è tra i fattori patogenetici più comuni; l'isterico, difatti, presenta quasi sempre impronte costituzionali morfologiche e funzionali che si incontrano anche nelle costituzioni emotive: la faciu amabili~ di Ippocre.te, col viso ovale, allungato, coi capelli morbidi, pettinati all'indietro, con lo sguardo umido, l'occhio timido e pudico o mobile e vivace, le espressioni mimiche e fisionomiche manierate, la labilità. va.somot-oria del viso, il dermografismo rosso sino all'iconografia, le esteriorizzazioni psicomotorie colorite da. stati affettivi contingenti che si rivelano clamorosamente colla balbuzie emotiva,
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con la. 1;ox jaucib118, talvolta persino con le scariche di pianto lacrimato e rumo· roso; polso e respiro sono !abili; R. O. C. prevalentemente vagoestesico, certa· mente alt erato, riflesso solare spessissimo esagerato; frequenti i fenomeni se· cretori, VMomotort, angiospa.~ici e angiopnralitici, talvolta. esagerazione del ri· flesso pilomotore. La diagnosi d 'isterismo si giova, dunque, moltissimo dalla ricerca dei caratteri morfosomatici e psi.codinamici del biotipo individrua.le e dalla messa in luce della forte stimmatizzaz~one del sistema vegeta.tivo. Anche le al· ter·azioni nella costituzione sessuale servono alla diagnosi generica, l'infantilismo in genere e più che tutt.o l'infantilismo sessuale rivelato dalle alterazioni di svi· luppo dell'età. pubere e riconoscibile anche dalle stimmate somatiche ipoevolutive dei caratteri sessuali secondari e da quelle psichiche di intersessualitào o di debo· lezza dell'istinto sessuale o di assenza della •libido ». Per lo più questo tipo di isterici presenta anche deficienze di sviluppo nella conformazione cot·porea; si tratta. di longitipi, di gracili somatici a carattere aste· nico-ipoplastico, talvolta a motilità dismetrica, ma tuttavia infantilmente gra· ziosi che si avvicinano nelle forme e nella. dinamica psico-motoria. alla grazia femminile-. Altre volte, invece, specialmente nell'isteria maschile, si incontra il tipo adiposo e molle, col volto paUido per l'ipoemia concomitante alla pingue· dine braditrofìca.. Nella zona. nervosa. della. vita. di relazione, si incontra la. stimmata. classica di questa. neurosi, l'anestesia cosiddetta funzionale o auto, o eterosuggestiva, a topografia irregolare, fantastica., stravagante, artificiosa, illusoria., contmddit· toria., che talvolta. scompare colla. somma.zione degli stimoli; questa anestesia più spesso tegumenta.ria. si presenta. a guanto, a. calza, a. manicotto, o emilatera.le ed è un vero esponente della disgregazione della personalità. (Ia.net) e del restrin· gimento del campo della. coscienza. Io ho rilevato che nei simulatori consape· voli non è accusata mai con convinzione questa insensibilità. stravagante; in questi soggetti, l'anestesia accusata si :riferisce solo ai territori intel'essa.ti dalla sindrome morbosa allegata ed è fissa, stabile, immutabile, sterootipa, non si con· traddice come accade negli isterici, la cui attenzione è molto labile. L'anestesia delle mucose è anche frequente, il torpore dei riflessi mucosi, l'abolizione del fa· ringo-palatino deriva da questa anestesia; al silenzio riflesso del palato molle anzi s'era. dato in passato l'importanza di sintomo patognomonico. In genere l'attività. reflessogem.\ del sistema. nervoso, all'infuori del torpore o dell'a.boli· zione completa dei riflessi mucosi, è frequentemente esagerat.a., ma. l'iperrefiexia superficiale e profonda. ha una specie di impronta. di volonta.rietà, · io chiamo questa. iperreflexia. in parte di origine psicogenica.; il Kretschmer (l) parla di c un rinforzo volontario del riflesso » negli isterici ed ammette in certe circostanze tma. coopemzione dei processi riflesso e volitivo. Effettivamente nei soggetti a. costituzione neurosico-isteroide ho riscontrato spessissimo un a.ument.o del tono dei riflessi a carattere psico-emotivo; sembra che lo stimolo meccanico risvegli una. forte risonanza. nei centri cerebrali del riflesso e determini a traverso i nuclei grigi della. base un aumento della risposta che ha. del sus.'!ulto, del sobbalzo. Questa iperrefiexia. è simmetrica ed è comune a tutti i riflessi del sistema cerebro-spinale, superficiali e profondi che sembra. risentano di una. componente psico-a.ffettiva (mesencefalo, nuclei della base) a. carattere ipertonico. Nella. sfera endocrina dei psiconeurosici, degli isteropa.tici, si riscontra fre· quente il tipo costituzionale ipertiroidico con relativo abito morfologico longi· linoo, o l'abito morfosomatico ipogonadico con ipoplasia genitale, tendenza. alla pinguedine lipodistrofica e deficienza di sviluppo dei caratteri ses.<nta.li secondari. Molte forme isteropatiche di perversione o di inversione sessuale sono appunto dominate da. questo stato ipoevolutivo delle ghiandole germinative. I risoon· tri isterici delle menopause hanno talvolta. come correlativo organico il di· sordine incretivo delle ovaie e l'avviamento a.l silenzio ormonico di queste ghilmdole. Nella zona viscerale sono comuni le ptosi, le aderenze intestinali, le dispepsie gastriche di origine vagoestesica., l'eretismo cardiocinetico, la !abilità cardio· riflessa, con facile impianto e sistemtizza.zione di stati cenestopatici sino alle reazioni convulsive o agli stati bizzarri incongrui, capricciosi, senza confini nè (l) E. KRKTBOUMER: l. o.
LA DIAGNOSI D I ISTERISMO IN 111ED!C INA LEGALE Ml.LITARE
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d elimitazioni organiche. Nella f unzione uro-genitnle s i ha tendenza alla poliurca e talvolta alla pollachiuria emotiva. R iguardo a l nucleo morb igeno, nell 'ambiente m ilita re va r icercato sempre frugando nella sfera psicotimica prevalentemente nella dina mica a+lettiva eh(' s i ricollega coll'istinto delln c::ons('rva.zione: in t em p o di gnerra, di fronte alla vio lenza ed alla pe ricolo><itÀ. degli avvenimenti, le ren.zio11i i.stei·iclte o;;.<sumevano In. fkura clinica di sindromi at'ute da spavento (bulbuzie, mu t ismo, ;;onlità, tn.'lmor i, spasmi, contratture. parali«i ecc .. ) o da nn «ia (neurosi ansioso-emotiva d el Dupré, psicastcnia di Ianet ecc.) o da palli<·o (,;indromi nllucinulorie a. tipo hf'llico, stati stuporosi ecc.). :Nel per iodo di pnc>c, il nudeo morbigcno va. consiflero.to in rapport.o o. situazioni uti litarie che t e ndon o ad c,·ittu·o urruol!tmenti, disagi materiali, prestazioni eli servizio coatte o teurlono n. conseguir·e rivendic>azioni pensionist.iche o posizioni di quiescenza. I n fJUest' ultimi casi il nucleo morbigeno prende a. pretesto una maluttia prej!ressa anle<:eden t.emente superata. (rinttivazione sub-c0~ciente) o un trauma. attuale in:.iznificRnte o nna meiopragit~, biopatica interessante uno qualunque d e i l-'isterHi organici, e s'innesta. nella costit uzione isterica del SOI!l!elto « CI't 't\ndo .• la nralattit~ a. scopo eli torbida difr!>H e sfruttando la disposizione del l'organismo a reagire istericam ente, lu sua htbilità. psicofi.c;icn, la sua commutn.bilitt\. L'isterico che aspira a sottrn.r":<i ul ~ervizio milirare entra !Zitì. in orgasrno sin dall'epoca de lla chiamata alle armi, il bieco rimescolio della sua personalitit il-'t.intiva, conYI'rtc l'a"pirazione in un quodro i~rerico di difesa sem icosciente O incosciente oddirittma. Jl llOCcio lo della sindrome isterica sta t.utto in questo. oscura (linnmic>a ne uropsi(· hir•a dC'll' istt>rismo. U n dolore reumatico ad un ginocchio JPreso ndla s tag ione tunidn., a traverso l'oscuro lavorio d el sub-co;:ciente div~ene automaticamente una gonoa.rtrosi anc hilosante che imped isce il commino p <'r l' ipcrtonia mnsc>olM·e isterogPna che la sostiene; una vecchia ~;c> iatica. re nma t ica si rincccnde all'ntTivo al "Corpo • e s i fissa. nel s ub- cosciente tenacemente finchè la mahtt-tilt • non ha mggiunto il l'HO scopo ». Ecco duo ~empi di superst.rul tura istorien n nuelf'o morbigeno utilitario che corrono ordittariamcnte come moneta spicciola noi redutarneuti. E se li si lascia a ruminare n ella nuova cosc·ienza i:<teri cn., qut'><ti n1wropatici co,.,t itm:ionali "creano », la nHJlat.tia anche dnl lnto somatico con tutto le con"cgueltze trofìche, vasomot.orie. sor·retorie e ipodi11nmidaJ d elle altitudini coarto o dt>l le sindromi da inerzia. (lttni n fsnle irwcr,chiare qut>sto sindr·or ni psicogcne. Bil'oj:l:na idcntificat·a in tempo il tt>rr11no oq.mnico su rui le sintlrome i:-;tcropatiche sono innestate, e poichè non si può tra.<:fot~n:are In. hiolt>gia u mana con lm'inutilo e dannosa resistenza ingiustificata, bisogna pre ndere in tempo il provveclimenlo medico-legnle aclegnn.t.o, nnche so la s indrome scomparirà (cnmo deve scomparire a controprova della sua. natura psic(Jgenn) quanclo il militnro ri en t rn. in ft\· nr izlia e viene a ce<;sarfl p erciò lo stimolo morhigcno che l'avevo [ntto insorgere e c:he la intratteneva. altriment.i si corre il 1·ischio di llover giudicnro poi la s imu·ome • di O<'Casione..... • dipendente da cause di servizio. AUTORlASSUNTO . - L'A., dopo aver fu.tto cenno dd le pi :1 r ecen t i dott.rine sulla
pnfogenesi dell'isterismo, espone il suo concetto in m \te.ria e si intrutl iene pos(·ia Ininutnmente sulla. diagnosi eli isterismo con pa.rticolnre riguardo alla. diagnosi delle sinrlro-ni isteriche che hatmo un nucleo morbigono a iondo m edico·logale.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA l STRANIERA SANITÀ Mn.ITARE.
.M:. SRICK.ELE' col. m ed. - L'aviazione sanitaria nella guerra moderna. (Archi· ves de Médecin.e et de Pharmacie :Militaires, fase. l, gennaio 1932). Oon.d11$ion·i. - L 'aeroplano sanitario, che ha dimostrato l'utilità del suo impie-go nei teatri di operazioni coloniali, ove ha salvate numerose vite umane, s'im· pono nelle guerre moderne. Esso rappresenta il metodo di sgombero veramente all'altezza dei bisogn_i creati dall'elevato tasso di perdite e dall'obbligo imposto alle grandi formazioni sanitarie di tenersi il più lontano possibile dalla fronte. Per suo mezzo sarà possibile trasportare, nello spazio di tempo conveniente, i feriti ~ravi che ancor ogci bisogna trattenere in prossimità delle linee. D'altra parte le formazioni sanitarie di campagna acquiste1·ebbero una. mobilità e una snellezza eh? ora purtroppo non possono avere. Sembra fin d'ora possibile preparare apparec· ch1 e piloti necessari, mercé una stretta collaborazione ed intesa fra l'aeronautica e il ~rvizio sanitario. L'alto comando è troppo persuaso d ell'importanza della queStiOne per non volersi rappt•esentare i vantaggi che si è aut<>rizzati ad attendersi dall'introduzione dell'aviazione sanitaria nella guerra. mode.r na. La Croce Rossa Internazionale l'ha riconosciuta, accordandovi uno statuto nella convenzione di Ginevra. Non c'é più alcuna ragione perchè ancora essa, sia tenuta in disparte nel sistema di sgombero degli eserciti, che vogliono avere un equipaggiamento moderno perfett.amente rispondente ai loro bisogni. Rinunciarvi sarebbe disconoscere il progresso e m ettersi, di partito preso, in una. situazione d'inferiorità.
Protezione giuridica delle popolazioni dvJII contro l danni della guerra aereo-cblmlca. Dal }o al 5 dicembre u . se., per iniziativa del Comitato Internazionale della Croce Rossa, si è riunita a Ginevra una. Commissione Internazionale di e8'p6rli che ha presentato il seguente rapporto per la protezione giuridica. delle popolazioni civili cont.ro i danni della guerra aereo-chimica. (Ret,-u:e inter. de la Oroi:c R Otlge, dicembre 1931). I. -
La. Commissione ha preso come base delle sue deliberazioni la. distin·
zione ammessa dnl Diritto internazionale, e Potoria.mente dali~ Convenzione del· l'Aja., fra le forze armate delle potenze belligeranti da una parte e, dall'altra parte, la popolazione civile. Gli esperti credono che questa distinzione è capitale, poichè se cessasse di essere ammessa, la guerra., con delle transizioni insensibili, si trasformerebbe in guerra di sterminio. Il carattere industriale e tecnico della guerra ba. condotto le popolazioni civili a collaborare sempre più strettamente, nel corso delle ostilità, alla preparazione e a l mantenimento dei mezzi di combattimento, senza i quali la guerra moderna non può più essere condotta; gli operai di certe industrie e gli impiegati non militarizzati delle imprese di trasporto, per non citare che questi esempi, divengono cosi un personale indispen.<;abile alla condotta della guerra. Tuttavia questo personale conserva, a parere della Commissione, il carattere di popolazione civile. La popolazione civile così definita è sufficientemente garantita dalle Conven· zioni Int~rna.zionali attualmente in vigore ? La Commissione non lo crede. Ed infatti: l) I n quanto concerne la guerra chimica: completando parecchi atti diplomatici, il Protocollo di Ginevra del 17 giugno 1925 proibisce in un modo affatto generale l'impiego delle armi tossiche e batteriologiche. Questa garanzia giuridica è estesa a f~rtiori alle popolazioni civili, poichè essa si applica alfe stesse forze armate. Senza dubbio le considerazioni degli atti diplomatici, trat tando della guerra chimica, dicono che questa è unanimamente riprovata. Ma il fatto che non tutti
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gli stati partecipano al Protocollo del 1925 e che per di più la maggior parte delle ratifiche e adesioni sono state date con riserve che ne attenuano la portata, lascia temere che questa Convenzione possa non e.•1sere applicata in tuf.ti i casi. L'efficacia di questa proibizione sarebbe completa., dal punto di vista giuridico, solo se il Protocollo fosse stato accettato da tutti gli stati e ciò senza rism·ve. D 'altra parte potrebbe essere ugualmente realizzato un innegabile progresso giuridico adottando una stipulazione con cui le parti si proibissero l 'uso dei mezzi chimici nei confronti di ciascuno stato che osservasse questa stessa proibizione. 2) In q-uanto concenle la fJ'URlrra aerea: La Commissione constata che le Convenzioni dell'Aja del 1899 e 1907 concluse prima della guerra mondiale, non hanno previsto la. funzione e l'importanza. dell'aviazione in tempo di guerra ed è per ciò che le loro disposizioni sono insufficienti.
II. - Dalla. constatazione precedente risulta che il bombardamento aereo non è regolamentato in modo sufficientemente preciso dalla Convenzione internazionale. Ma. ad ogni modo la. Commissione constat.a che il diritto internazionale pubblico condanna. l'impiego di questo bombardamento, come ogni arma che abbia lo scopo essenziale di terrorizzare la. popolazione civile.
m. - n bombardamento del territorio non deve avere di mira che obbiettivi militari. Per obbiettivo militare bisogna intendere l'esercito, personale e materiale, ma si può a rigore immaginare che le vie di comunicazione, i m ezzi di trasporto e alcuni opifici siano anch'essi presi di mira. Si è esaminata la questione di sapere se si può stabilire un elenco di questi materiali obbiettivi militari. La discussione ha dimostrato che questa enumerazione urta con delle difficoltà che sono sembrate inaormontabili alla. maggior parte dei delegati. · Anche limitando il bombardamento agli obbiettivi militari, si m ette assai spesso in grande pericolo la. popolazione civile. I luoghi dì raccolta dolle truppe, le stazioni, le ferrovie, gli opifici, si trovano molte volte in vicinanza di abitazioni e possono anche trovarsi disseminati nell'interno di grandi n.gglomeramenti. La. dispersione del tiro e il raggio d'azione sempre maggiore degli obici e delle bombe fa temere che la. popolazione che si trova nelle vicinanze degli obiettivi militari posaa. essere colpita. P er mettere al sicuro le popolazioni civili, in caso di attacco contro gli obbiettivi militari, si è pensato a. creare delle zone di rifugio : l) Dei campi di rifugio potrebbero essere stabiliti nella. zona. dello operazioni militari, e questi campi sarebbero dist.inti da. un segno speciale che li farebbe conoscere al nemico giorno e notte. 1\fa. la zona. delle operazioni può essere variabile, donde la mancanza di sicurezza per i rifugiati. E d 'altra parte sarebbe ben difficile garantire che di questi campi non si faccia uso abusivo. 2) Si è proposto d'interdire il bombardamento su alcune zone del territorio ~he diverrebbero zone di rifugio. Ma la. delimitazione di queste zone indicherebbe J.I?direttamente gli obbiettivi militari e si presterebbe ad abusi. Inoltre questa solu· zaone suppone dei trasferimenti di popolazione, di opifici e d'altro, che sono difficilm ente rea.liz.zabili. La delimitazione di zone immuni non sembra. dunque possibile. IV. - Si è suggerito d 'impedire ogni bombardamento aereo al di fuori della zona delle operazioni militari pl'Opriamente dette. La delimitazione di questa. zona è estremamente difficile. D'altra parte è dubitabile che un belligerante che avrebbe il diritto di bombardamento nella. zona delle operazioni militari, rinunci a. quello di perseguire al di fuori di questa zona. degli obiettivi militari ugualmente importanti.
V. - In quanto concerne al caso particolare delle navi mercantili, la Commissione crede che converrebbe estendere alle forze aeree la. stipulazione de 1° articolo della. Convenzione di Wasbington del 6 febbraio 1922, relativo alla protezione della vita dei n eutri e dei non combattenti sul mare in tempo di guerra e dell'articolo 22 d el trattato di Londra del 22 aprile 1930, relativo alla limitazione e alla riduzione degli armamenti navali. Gli obblighi imposti da. queste disposizioni, tanto alle nav i di superficie quanto ai sottomarini, dovrebbero essere imposti per analogia agli apparecchi aerei.
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VI. - Le difficoltil. oho solleva ogni regola mentazionc pa rziale d e i bombardamenti a ere i h!tnno condotto nd imm'~>ginare soluzioni p iù generali comportanti l'inte rùiziono d i ogni bom b::trd am en to aereo. In quest'o r·dino d 'idee si è vagliata la possibilità di impedire la costruzione d i a eropla ni da bombo.rdament.o. Ma questa proibizione sembra inoperante, poichè si può a rigo re trMformare in ae roplano d a bombt\rdamento ogni aeroplano militare e civile. ~i è proposto d'altra pMt-o d' im pedire l'impiego d egli aeroplani per il bombardamento. Questa pro ibiz ione è giuridicamen te possibile. Ma la Commissione non s i di<;,:;imult\ cho una taio interdizione, cho prende di mira un'arma efficace, incon ti'"C>rcbbe cons iderevoli r rsistcnze. A più fo rte ragione Sitre bbe difficile o ttenere la soppro-ssionc tota le de ll'impiego d egli apparecchi aerei per fu1i militari. VII. - La Commissione ha e::;amina to in seguito la questione d elle eventual i innossen·anzo a llo rogolo d el Diritto Internazionale, allo quali si è fatt.a. allusione nei proceden t i paragrttfi, p or sapore como si potrebbe proverurle, constatarle o reprime r-le. La Commissione pt'nsa. che non sarebbe senza ut ili t!\, in c iò che concerne la guerra chimica. di limita re con unn. ConvenzionC', in ogni paese, ai soli bisogni industria li gli st ock..;; rli mn.tP rie t.os..~ich e o di prodot.t.i clw pos;;ono c~sero facilmente trttsforrno,ti in materie t.os.c;ichc. La cons istenza d i qw'sti st.ocks dovrebbe essere portata a conoscenza di t ut ti g li stn.t i par tecipant-i a lla Convenziono. Gli stocks dovrebbero es>'erc sottoposti a controllo inkrnnzioualo. Ln Commissione ritiene cho l'organizzazione ne l tempo di pncc di t ruppe sp rcia lrne>nte is trui te per l'offesa con tossici d ovrebbe e:>.scre proibita . Ogni infrazione dello regolo di Diritto Intemazi.onalc m t'nzionate in questo raJ>poxto d ovre bbe CS."lt.:re og~etto di un'inchiesta imnwd iatn pC'r parte di un organo imparzial-e. che sarebbe opportuno prC>YC'< h•re d nl tempo di pace. L 'intervento di qucst'or·ga.no dovrebbe a vere non soltn nto lo scopo d i constatare !a. fo ndatezza d ulie a ccuse c di por tare te proprio constatazioni n conoscenza del pubblico, ma dovre bhe os.~ero a.ncho di tal nt1tura d a impedire che si ricorra a misure che possano aggravare la s it uazione. L a Commissione s i ò risorva.tu. per qua nto ri~uardtt lit que::;tiono ddl o sanzioni e la s t ruttlll·a g imidica. di una Convenzione cui si potesse addi venire.
A. PAoLmr tcn. col. mcd. - Note di logistica vissuta. Il servizio sanitario nell'Armata del Cadore. (Eset·cito e N azionP, fuse. 12, dicembre 1931). La 4n Annata ne i primi due anni d e lla guctTa opC>rò nelle rogioni Agordina. e Cadorina. Il territorio risnlta.va form~tto di quatti-o SC"ttori: tro mont.ani (Cadore, Corclcvolo, P1·imicr·o) od tmo podcmontano, co mpr<~mknte la zona Valdobbiadene· Nervcsu.-Montcbcllunn.-Cittnd clla. La sua forza oscillò d a 130 ai 140 mila uomini. La dislocazione d ello vario fm·mazioni r st<1 bilimenti snni tari fu dovuta. subordinare a lle carattcristicho dci tre settori mont.u ni, che nella p arte alta non potevano comunicare tra loro, cd a lla grande distunztt (Km. 40-80) de lk locali tà, ove si trova vano le truppe in linea, dalle stazioni de ll'unica ferrovia d e ll'armata. Fu perc iò largheggi<tto ne lt'n.ssegnaziono d ci mt•zzi ai Corpi d'urmat.a c vennero creati forti gruppi ospit;alic ri in vicinanza delle ~t.tlzioni forrovinrio situato, negli sbocchi delle strade provcnicmt.i d a lle vallate ùoi tre s<'ttori. Qui l'A. enmnera i vari ospedali irnpinntu.ti nel t.crritor-io d e ll'armata, capnci complc;;sivamontc di circa 18.500 posti-letto. L'arrru:tta. dal maggio 1915 o. H'ottobre 1917 ricoverò negli ospedali 240.051 malati c as. 71.8 ferit.i; di essi ne morirono nei luoghi di cura 3732. L 'A. p Msa poi a parlare di come avveniva lo sgombero d ei malati e feriti dai posti dl m edicazione fino agli os pedali di riserva. Accenna che per lo sgombero dai settori montani, oltre ni solit i mezzi, furono usate lo barello-slitte, ideate apptmto nella 4a armati~, lo barellc--i'ci e le teleferic he. Dico che lo sgombero fu informato al concetto c ho tutti g li infe rmi fossero tra..<;portati dirottamente all'ospe dale, ovc clovovnno rico\·ero lo cure opport,unC', o cho quelli di media gravità. e Jpggcri venissc~:o trasportnti a distanza, n egli ospedali d ella primo. zona delle retrovio, senzo, tmnsita.ro por 1~l tri luog hi eli cura. A propos ito d el ricupero d egli uomini dico che, allo scopo d ella conservazione d el maggior numero di offett,ivi all'armata, disponendo di numerose formazioni
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sanitarie capR.Ci di un numero 1·ilcvante di posti letto, si poterono trattenere g li infermi nei luoghi di cura fino a 2-3 mesi. Quando venivano dimcs.'li, o erano rima n· dati ai loro Corpi e R eparti, o venivan o trasferiti per qualche giorno n ei d epo;;ìti di convalescenza e t.appu., o ne llo Ctlse eli riposo, o potevano anche essere invi1Lti direttamen te in licenza di convalescenza. infcriore a tre mPsi, con provvedimento· della Giunta sanitaria d ' Armata, p er la truppa, e d~lln. Commissione sanitaria centrale per gli uffiCia li. In tal modo il ricupero dell'e le mento u omo raggiunse nel 1917 la cifra del 70-80 %Circu. l'o•·gaulzwzioue del sen .-iz io ig ienico-prol'llattico accenna. all'allestimento
e funzionamento dci locali d'isolamento per i ca;;i so;;petti eli mnlnttie contagiose, d ei reparti in ogni ospedale per il ricovero e cura d e llo malattie infctti,·e, d ci gabinetti batteriologici, dei bagni e Javanderi<·, delle stazioni Lli pulizia e di bonifica per la truppa, dei campi di bonifica e contumaciali , d ci le Sl'zion i dì disinfezione, dci campi di concentramento per prig ionieri. Ne i primi duo anni cklla guerra non si verificarono casi eli colera e di tifo e:::antcmntico, si e bbero non molti casi eli tifo addominale e ne\1916 una epidemia di dissPntcritl n oi Comelico e nel l 'Alto Cordevole, con circa 300 casi. Pochi malati di m eningitc cerebro-spinale e eli morbillo. BASSI
IGIENE. Malattie Infettive batteriche. (Trattato Ita liano d 'IgiPll(l, puhbliento sotto In d irezione del prof. O. CASAGHANDI - 60- Epidemiolof_ria g:<'nernlc e ;;peciale - Parte 4", fase. 3o. - Unione Tipografica Edit rice T orines<'). Alla compilazione di questo g ros.<;o volume h a n coll:1.borato :Maestri cminc.nt.i e distinti studiosi sul campo de ll'I giene e dd la )licrobio logio.. L'opera che ne ò rist1Jtata ci di~ un'nmp ia. v isione d ci moderni probkmi relntivi a talune malattie infettivo, non disgiunto da quant-o è patriomonio cti idee, di osservazioni, cti ricerche d ci singoli autori. Un capitolo, ricco di dn.ti o p erfcttamPnte nggiornnto, e ch E' n on è facile t.rovare in altri trattati del genere, è que llo de i "Piowmi •. r edotto da A. Alcssandr·ini, che comprende l'infezione stn.filococcica, la botriomicosi. h1. ma.stite ~angrenosa d c lle vacche, l'iniezione da m. tetr a.gc•nus, l 'infezione str!'!ptococcica. li dillicilfl p roblema d egli s t.reptococchi vi è t rattato con moderniti\ d' indit·izzo c con criteri di sana pmdonza. G. B ellai ha scritto il capit-olo sulla ")Jenùlgitc cerebro-spinale» in maniera osauriente, frutto di personali esperienze e di lunghe osser vazioni. Dopo aver trattato della s intomatologia, de li 'anatomia pnt-ologicu, d ella storia, dr li 'eziologia, giunge alla tanto dibattuta questione dell'epidemiologia: l'A., come dclt\' Sto moltissimi altri, non considera la meningite c. s . a lla stessa stre~ua d elle altre malattie infettive-contagiose. L'affermazione, egli elice, che l 'ammalato di meningite c. s . rappresenta un grave pericolo per le persone che lo c ircondano è p0r lo mc:-no esage rata; molti dubbi esprimo sull'efficacia dell' isolamento d Pi portatori e sulla cos ì d etta disinfezione dei portatori. Certo si è che l 'epidemiologia d cli 'infezione meningococcica è !ungi dall'essere chiarita, che molti punti oscuJ·i ancora persistono e che· le misure profìlattiche dettate a volta a volta risentono delle diversa concezione epidemiolog ica dei vari igienisti; è prudent-e pertanto attenersi alle disposizioni regolam entari. D ell'infezione p n eumococcica tratta diligentemente J . P epeu; per quantoriguarda l 'epidemiologia l 'A. m ette in rilievo l'importanza del pneumococco como agente eziologico di epidemie d i polmonit-e franca, broncopolmonit-e, meningite, otite, angina, congiuntivite e di epizoozie . Tra i soldati sono stnti n otati d egli epi· sodi epidemici, specialmente all'arrivo delio r eclu te, con l ocal izw~.>.ioni vario. Potrebbe riuscire assni istruttivo compiere ricerohe sistemnticho del pneurnococco
nei militari in occasione d elle epidemie sopracennate, ricerch e che non dovrebbero incontrare grandi difficoltà. L 'influenza ha trovato posto in questo volume, sebbene il D cssy, ch e se n'é occupato, esprima il parere che n ell'eziologia. di tale infezione l ' ipotesi che attualmente ha maggiore fondamento è q uella del viru.'llìltrahile. È noto infatti che oggi dalla più parte degli Autori si pensa che il virus primario sconosciuto esalterebbe-
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indirettamente il potere pa.t.ogeno di altri germi, fra i quali ha un posto importante il b. di Pfeiffer. Nelle epidemie influenzali le misure di profilassi individuale non possono avere un valore assoluto; in pratica il più delle volte si sono addimostrate inadeguate allo scopo. D ella pe rtosse si è occupato il Valagussa., dando un 'ottima descrizione della po:rte eziolog ica, delle varie complicazioni e dei sussidi terapeutici. « L'infezione da Brucelle », trattata dalla sicura competenza di A. Alessandrini, è da considerare come una delle migliori e più moderne monografia sull'argomento.
L'A. che ha portato importanti contributi allo studio delle Brucellosi ha. suddiviso il lavoro in 3 parti: Infezione da Br. melitensis, infezione da Br. paramelitensis,
infezione da B r. abortu.s. La possibilità. dell'infezione da Br. abortus nell'uomo orm a i ha ricevuto un sì gran numero di conferme da ogni parte che non sembra più lec ito n egar la. Gli studi degli Autori italiani sull'importante problema sono giustame nte posti in chiara luce. G. Sampietro ha svolto il capitolo delle infcxioui tifose e paratifose, dando il necessario sviluppo alla parte epidemiologica e alla profilassi, i due spinosi problemi che richiamano insistentemente la vigile attenzione degli igienisti e sui quali molti punti oscuri e molte contraddizioni tuttora sussistono. Un quadro sufficientemente chiaro della dissenteria bacillare e della difficile -questione batteriologica ad essa. legata, ci dà il D echigi. Le varie classificazioni dei germi dissinterogeni poste dagli Autori non possono avere che un valore relativo, poichè le forme batteriche atipiche, le sovrapposi.zioni di germi, l'incostanza dello prove sierologiche, sono tutti elementi che spesso n ella pratica rendono assai ardua la diagnosi batteriologica o ne falsano i risultati. I capitoli della colibacillosi e della proteobacillosi sono ope ra di Gioseffi, che li ha trattati con molta competenza, ampiamente sviluppando la parte epidemiologica. G. Sampietro in tre belle monografie, riccamente documentate, tratta del car b on chio ematico, del botulismo e delle affezioni ga.ngreno-gassoso dell'uomo e degli animali. La trattazione del colera è stata affidata al p rof. Sanarelli che da molti anni, eome è noto, ha studiato tale infezione sperimentalmente, portando dei geniali e brillAnti èòntributi: vi è riassunto quanto assai più ampiamente hà. éspòatò M l iluo trattato sul colera, che sì larga eco ha avuto nel mondo scientifico. TI prof. Cana.lis, nella monografia sulla peste bubbonica, s'int rattiene diffusamente sulla profilassi con la competenza di chi per lunghi anni ha. diretto instancabilment-e la lotta contro tale infezione a Genova, massimo porto nel Mediterraneo, riportando risultati veramente n otevoli. É interessa.nte seguire la descrizione delle modalità della lotta contro i muridi, fra i quali si sono avute numerose epizoozie pe· stose, senza. che mai l'infezione sia. passata all'uomo o propagata ai topi delle città. dei magazzini, stabilimenti ai quali le merci sono spedite. In due capitoli, forse sproporzionati per brevità all'importanza dell'argom ento, -il Sanfelice tratta dell'actinomicosi e della morva.; la morva specialmente in un trattato d 'igiene avrebbe meritato maggiore sviluppo. Un capitolo sulla tubercolosi di oltre 200 pagine ha scritto con larghezza di -vedute A. livento: i molteplici aspetti di tale malattia sono accuratamente studiati, in particolar modo quello sociale. Tutto quanto è stato fatto in questi ultimi anni in Italia per la lotta antitubercolare vi è ampiamente documentato. La mono~_rafia ~ ricca di dati statistici, di indicazioni bibliografiche e corredata da tavole, disegni, fotografie. Da questi cenni, per necessità. di spazio molto sommari, traspare l'utilità. di questo volume che, pur n on essendo omogeneo in t utte le sue parti, può rendere servizi notevoli agli studiosi d'igiene. REITANo
.FAQUET. -
lnfluenu delle stagioni e delle piogge sulla evoluzione di alcune ma-
lattie trasmfsslblll. (Revue d 'hygiène et de Médecine preventive, v ol. 53, 6 giugno 1931). Dalla considerazione del modo di insorgere, svilupparsi ed estinguersi di alcune malattie trasmissibili, in rapporto a particolari circostanze metereologiche, l'A . è stato indotto a. seguire per un ventennio un minuzioso studio circa l'influenza -esercitata dalle stagioni e dalle piogge sulla febbre tifoide, la scarlatt ina, il m or billo,
l
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l a difterite e la tubercolosi. Tali r icerche vennero eseguite a Beauvais, centro amministrativo di un dipar-timento con una popolazione rurale di 406 mila abitanti. Premessi i motivijor- i quaJi ha dovutQ limitare In propria indngine solo a queste <linque malattie e altre considerazioni sullo. utilità. di siffatte ricer<'he epidemiol ogiche e sulle difficoltà., spesso non lievi, che si incontra.no, pa.,c;sa ad el<porre, con ricchezza di dati e con chiari diagrammi, lo proprie rice rche, facondo seguire ad ogni malattia alcune norme profìlattiche. Per le febbri tiioiùe e paratifoide, l 'esame delle curve epidemiche, comparativament-e 11 quelle delle pio~tge, mo'ltra che tali malattie sono influenzate dal verificarsi di abbondanti piogge, che facciano seguit<> a periodi di siccità.. Con dovizia di dati, l'A. ha potuto concludere che la comparsa della febbre tHoide è subordinata, quasi in modo costante, allo stagioni: è più frequente nelle annate asciutte che in quelle piovoso. L'A., pertanto, richiama l'attenzione sulla opportunità. profilattica di rivolgere particolare cura in tali periodi alla epurazione delle acq_ue, consigliando l'installa· zion e di speciali apparecchi a funzionamento automatico. P er la scarlattina, lo studio comparativo delle curve mens ili d i morbosità con le curve pluviometriche, ha dimostrato che le sue manifestazioni epidemiche <loincidono con le abbondanti piogge, forse a causa de~ fatto che il tempo umido prolungat<> favorisce lo sviluppo di numeroso angine, che predispongono alla malattia. La scarlattina sarebbe una affezione a tipo eudoepidemico, con recrudescenze verifìcantisi ogni ott-o anni circa e con l'acme in primavera. Per essa la norma p ro:filattica di elezione è sempre quella dell'isolamento degli infermi, delle fonne di angina sospette e dei convalescenti. Anche il m orbillo sarebbe influenzato dai periodi piovosi; le sue poussées si ripeterebbero ogni due o tre anni, con un massimo costante nel mese di maggio ed un minimo in settembre. Pure per esso s i impone l'immediato isolamento ai primi sintomi, ma, per ottenere questo, è necessario, come per le altre maJattie esantematiche, dare agli insegnanti delle nozioni chiare e sopra tuttQ dimostrative. La difterite si ~resenta con poruseés evolutive, che si succedouo ogni 5 anni circa. La sua appariZione è, senza dubbio alcuno, notevolmente influenzata dalle ste.giolli CQ!l piogge abbonda-nti e prolungate. Per l a, profilassi hanno importanza capitale, oltre a.l ri~oroso isolamento degli infermi, due particolari cure: la diagnosi <.let casi benigni e l acce.r tamento dei portatori sani. Nei riguardi della. tubercolosi l'A. non ritiene d i poter desumere conclusioni formali. La. curva di mortalità sembrerebbe costantemente più alta nel maggio e notevolmente influenzata daJle stagioni piovoso. P er la profilassi l'A. richiama l'attenzione sulla efficacia, ormai largamente provata, della vaccinazione prevent iva del neonato col vaccino B. C. G. PIAZZA
G. V . CoRETTI. -
Per la dJfesa della razza. (Stab. Tip. C. Colombo, Roma 1931).
L'A. tratta delle affezioni bucco-dentarie ricordando che molte malattie trovano la. porta d'ingresso nelle suddette affezioni; dimostra l'intima. relazione t ra le affezioni bucco-dentarie e q uelle degli altri organi con grave ripercussione sullo stato generale dei singoli individui e quindi sulla salute pubblica. Spiega come l'igiene della bocca va. completata con l'igiene a.limentall'O e quanto valga, per una. buona d e ntizione, una. razionale alimentazione matema. durante la gravidanza e la prima alimentazione dei bambini. n bimbo alimentato irrazionalmente avrà denti.zione tarata., facile preda di processi patologici e ciò porta a difficoltà di ma.sticaz.ione e a denutrizione predisponendoli alle più gravi malattie. L'A. d escrive l'anatomia del sistema dentario, accenna al suo sviluppo e passa in rapide. ma chiara rassegno. tutte le malattie che nel ca.vo orale trovano la vie. d 'ingresso; tratta quindi della patologia bucco-dentaria e mette in rilievo che le l esioni d e l sistema dentario non solo possono provocare serie complicanze locali ma n e possono provocare, anche a distanza, a carico di altri organi e apparati, compro· :omettendo la. vita dei pazienti. Completano il lavoro sane nonne per una scrupolosa igiene della bocca. BDrANO
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G.
RIVISTA. DELLA S'l'AMFA. MEDICA ITALIANA E STRANIERA
magg. m ed. l Mormoni: la più Igienista delle sette religiose. (La Scuola Nnzionn.i e, n. 1o, 1932-X, Il P ensiero Sanitario n. 3, 1932-X).
PErtlLLI,
L ' A. rias.c;ume la storia del Morrnonismo, che ha il suo centro nello Stato di Utah (S. U. Amcricn, del nord), e ne metto in evidenza gli aspetti che riguardano il m edico. Ripo t'ti~1mo la parte che più si riff:'risce al sottotitolo. « I Mormoni sono forti e sani moralmente, fisicamente e spiritualmente. « LR. mnggior re..c::istl'nza alle mnlatt.ie, la miglior saluto, la p iù a.lta longevità sono dovute pdncipnlmcn te al sistema di vita, rcgolat.o secondo le norme d ella Parola d·i Sayge7.7.(~ rivela,ta d ul S ig nore al profeta Giust'ppe Smith il 27 fe bbraio 1833 sistem a orma.i prova.to attmverso un secolo da un g ruppo di persone, che aumentando di anno in anno, ha rnggi unt.o una popolazione di circa tre quarti di milione. «Nell'Annuario I ntcrnn:tionttlo di Stlnità. no t rovia mo una prova paragonando le medio di m ortalità per le Sf,g ncnti malattie - n egli anni 1926 e 1927 - e presso soi m1zioni (G!?nnanitt, Ft·ancia, Olanda, Svizzera, Gran Bretagna. e Stati Uniti), con quelle veriftcatcsi fra i 1\Iormoni. Nella Fra sc i na1Jonl l Mormonl
Tubercolosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 120 9 Cancro.. ..... ...... . .. ......... . . .............. .... .. 119 47 Malattie del sistema nervoso. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 123 52 » <l<'ll'n.ppm·ato circolatorio............. . . . . . . . . . 196 115 » de ll'a pparato respiratorio.. .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 167 105 n dcii 'appa rato digerente. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 73 56 « Oggi che la lotta contro la t ubercolosi ha aR;wlto in Italia così vas to sviluppo, sarebbe oppor tuno aeoc rtarc meglio la mgioni della minima mott:alità per tubercolosi fra i l\lormoni. «Ecco ora riassunti i consigli del motodo semplice ed efficace che la. Parola di Saggezza assicura es.scre unico p or mantenere la buona salute, migliorare e prolungu.re la viLn e pm•ciò non esiht lt chiumnl'e: « Via. di salute, lw1ga vita e felicità »· " I precetti rig ua rdano principalmente la natura dei cibi e delle bevande. « Su{}gerimen.li: l. Fa uso mode1·a.to di carne. Usala solo nel pe riodo inverna1e. 2. Ft'l. grande uso di frutta. Lo frutta di ogni specie, particolarmente quelle fresche, debbono far pu.rte costimto della. dieta umana. 3. Fa uso regola re di vegetali, ogni giorno: foglie, radici e tuberi, preferibilmente a llo stato fresco. 4. B ase dell A. ttta dieta siano i cercali, preparati in modo gu.'ltoso. Usa integralm ente il g rano. Alti-i semi o noci sono anche buoni alimenti. 5. B evande saluta1·i: bevi liberamente acqua fresca e pura, al mattino e nell'interva.llo dei pni>Li. Latte, succo di frutta ed estratto di semi forniscono al corpo il liquido n ecessario come s upplemento all'acqua pura.. 6. D ormi il necessario p eriodo di sonno: il corpo h a bisogno di rinvigorirsi con sonno regola re che s'inizi presto la sera e termini J)l'esto al m.a.ttino. 7. Abituati a. lavorare regola rmente od a divertirti. Gli sforzi intellettuali s i alternino a regolare intenso lavoro fisico . 8. Abbi sereni tà di spirito. F ede, sp eranza, carit-à, costante ricerca. della. veri tò.delln vita e dell' universo con la detenninaziono di aecottarla quando si raggiunge, sono la pietra angolare della buona salute. Una buona filosofia religiosa. è la premessa di una perfetta saluto. « Proibizioni:
l. Astienti da tutte le bevande alcooliche. Birra, vino e liquori debbono esser t:> completamente esclus i. Userai l'alcool solo per frizionare il corpo, quando è malato. 2. Astienti dal fumare. li tabacco deve essere usato solo como medicamento, cioè veleno distruttore. 3. Astienti dall' uso di caffè, tè ed altre sosta.nz;e eccitanti. Tutte le bevande
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che producQno stimoli non naturali debbono essere eliminate do.lla. dieta umana. 4. Ast ie nti da cibi raffinati: essi sono stati privat i di molti degli elementi più necessa.rii a.1 corpo. (Le vitamine intuite cento anni fa!). « É veramente sorprendente che il profeta Giusepp~ Smith , 1.m secolo fa, senza specifica. competenza in materia, abbia. dato una. serio di p1·ecetti igienici, che resi· stono - in gran parte - alla luce delle pitl moùem e acquisizioni scientifiche ».
MEDICINA INI'ERNA.
L. I. DEL BAERE. -
La causa dell'albuminuria nella nefrosl. (Zeitschrift fiir die gesamte experimentelle Medizin, dicembre 1931. Berlin).
Molto si è studiato e scritto sulle cause determinanti l'albuminuria nella nefrosi, senza che si sia pervenuti a.d una concezione generalmente accettata. Vohla.rd mise come base dell'albuminuria le alterazioni delle cellule epiteliali dei tubuli, alterazioni che vanno dal rigonfiamento torbido alla necrosi cellulare, per cui si avrebbe un aumento della filtra.bilità dei reni. In questo caso però do· vrebbero andar perdute le albumine del siero più facilmente dializzabili, le quali non dovrebbero più trovarsi nel sangue del nefrotico. Graves .e successivamente Constatt, Lehma.nn ed altri ammisero che nella nefrosi si det.ermini un'alterazione dei corpi albuminoidei del sangue, tale che questi riescono a.d attraversare anche i reni normali. Di modo che nello. nefrosi si avrebbe un'alterazione del ricambio materiale delle albumine del sangue, cioè una discrasia sangtzigna, per cui esse sono più facilment.e dializzo.bili. Fischer infine sostiene che nella nefrosi si produca una soluzione delle albumine del rene per aumento degli acidi circolanti, albumine che così disciolte passerebbero poi nell'urina, nel qual caso però queste albumine dovrebbero passare tanto nell'urina quanto nel sangue. L 'A. ha praticato esperimenti per mezzo di tubi di collodio diversamente trattati, e, quando ba raggiunto in essi una perrneabilità costante, li ha riempiti di siero di individui normali e poi di siero di individui affetti da nefrosi. Ha constatato così che nel primo caso (siero normale) si diffondeva attraverso il tubo gran quantità di albumina, mentre nel secondo caso (sierò nefrotico) la quantità di albumina pa.~ta era. molto scarsa. Da ciò l'A. deduce che n elll\ nefrosi sono scomparsi dal sangue i <:orpi e.lbuminoidei facilmente dializzabili, che sono passati attrnverso i reni e quindi nell'urina e ciò in dipendenza di un'aumentata permeabilità dell'epitelio renale. Sull'origine di questa aumentata permeabilità renale Munk ponso. che possa dipendere da un'alterazione dell'albumina del plasma; ma si deve osservare che in proposito è opportuno tenere in giusta considerazione anche le alterazioni anatomiche, secondo la. t.eoria di Vohlard. In base sempre alle sue osservazioni l'A. spiega. l'origine degli edemi che si osservano nella nefrosi come dovuti a disqu.ilibri colloido-osmotici tra albumina del sangue e linfa, in qua nto in seguito a trape.s.c;o attraverso il rene dell'albumina p iù dializzabile, quella che resta e.s.c;ume acqua dai tessuti e se quest'afnusso di acqua è troppo forte, si viene a stabilire un'insufficienza da parte dei vasi linfatici e si ba quindi comparsa. dell'edema. L 'A. per6 non tiene da conto in questa. sua concezione quanto fin dal 1917 ba sost.enuto in proposito Eppinger, il quale fa dipendere l'edema dei tessuti da alterazioni delle pareti dei capillari, per cui trasuda n egli interstizi cellulari (vie intermedie tra capillari sanguigni e cellule) una maggiore q~nti~ di albumina, la quale a su~ volta trattiene una maggiore quantità di acqua e di sah e quindi 1'insorgenza d eli edema. R. D 'ALEssANDRO
Un nuovo sintomo a carico ~el circolo da insufficienza del lobo anteriore lpoflsarlo: (Kliniche Woohenschrift, n. 3, 1931). L'A d . · casi ch e pos.~no interessare specialmente il medico mili· tare in ~ escnve alcun• Ile costanti sue preoccupazioni, la valutazione de!l'efficienza !die!la .<'he è ~a d e. t r atta di soggetti che oltre a richiamare l'att-enzione OC!rcolatona. 8 1 SCBELLONo. _
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sull'ipofì.<~i rivelano una manifest,a. inadattabilità delle condizioni del circolo durante la. fatica. Un caso s i riferiva a uu sog~etto di 45 anni che da qualche anno aveva
disturbi de!Ja s fE>1·a genitale, mal di testa, vertigini. Quo.lche volta lipotimie che avevano la ca ra tt.eristica. d i ve d fic""rsi all'iniz io di uno sforzo fisico. Ali'esame cardiovascolare cuore di nonnale grandezza e fotma; toni puri, elettrocardia.gramma normale, Pm abbassata.. E ssendos i rice rcato il comportamento della pressione e de!Ja freq nenza canliaca. in rapporto a uno sforzo ris ultò che la pressione non saliva come nei nor mali, ma tanto la. sistolica quanto la diMtolica SI abbassavano a un livello quasi n on mis nrabile ment re la frequenza dei battiti rimaneva pressochè invariata. Questi fatt i a volte si potevano verificare anche col semplice passaggio da!Ja posizione orizzonta.Ie alla seduta., facendo eseguire poche flessioni delle gi· nocchia pot~va 'iOpravvenire tm collasso. Varie cure con efetonina, adrenalina. ipotìsina. non dettero alctm risultato; questo si fece invece evidente colla somministra.zione di pi'epara.ti anteriori ipofi.c;ari, mediante i quali dopo un trattamento di circa 4 sett.ima.ne scompa.rvel'O le lipotimie, la caduta della pressione si fece molto meno manifesta in conseguen7.& dello sforzo che cominciò pure a influire sulla fre. quenza dei battiti, accellera.ndoli come di regola. In a\t.ri casi fu ancor più evidente il rapporto dell'alterazione circolatoria col lobo ipofi.sa.rio anteriore, si trattava di forme chiare di diabete insipido con cachessia ipofisaria di Simmond che presentavano, sebbene in forma att~nuato., le suindicate alterazioni di circolo. Esse pure reagirono con vantaggio alla sornministrazione di lobo anteriore ipofisa.rio. Quanto alla patogenesi l'A. si riporta alle osservazioni oapillaroscopiche di Kock che attri· buiscono all'om10ne ipofi.'latio anteriore un'influenza sui vasi periferici; la caduta. della pressione arteriosa nel lavoro si lascierebbe spiegare come una diminuzione della resistenza., una dilatazione aboonnt> dei v asi periferici. L'A. discutendo la natura. delle lipotimie e dei colla..'!Si nel morbo di Simmond CTede che l'essenza di es.'ii consista in una alterazione dalla circolazione che non si adatta all'eventuali richieste di sforzi ed esponendo infine dati interessanti e re· centi sulla fisiopatologia dell'ipofisi, viene alla conclURione che nella valutazione della funzione circolatoria si deve dedicare particolare attenzione al lobo anteriore ipofisa.rio. BEBTOLUCCI
La sindrome amorale dell'ocduslone Intestinale. l uovo studio sperimentale. (La Presse- Mèdioa.le, n. 47.
GossET, BINET, CooouNrs, PETIT-DuTAILLIS. -
giugno 1931).
Sin dal 1928 gli AA. hanno rilevato e segnalato, dopo osservazioni cliniche e sperimentali, l'esistem.a di una sindrome umora.le di occlusione in cui il segno più importante è rappresentato dall'ipocloremia.. E da. tempo, infatti, nelle occlusioni intestinali si pratica con risultato felice la riclorura.zione con iniezioni endovenose di soluzioni tpertoniche di cloruro sodico. In questo nuovo s tudio sperimentale eseguito su cinque oa.ni (i primi 4 con occlusione intestinale completa e rapidamente mortale, ed il quinto con occlusione grave in apparenza ma non mortale perchè incompleta) hanno ricercato e dosatonel siero di sangue, prima e dopo aver prodotta la occlusione, il cloro, ilsodio, l'azoto non proteico, le proteine (sertne e globuline separatamente) ed i grassi totali. Così hanno potuto constatare che nel siero di animali portatori di una occlusione di intestino, e distante dal piloro da cm. 15 a m. 1,18, si ha notevole riduzione ,del cloro. abba-'!Sa.mento meno rapido e meno accentuato del sodio, abbassamento progressivo del rapporto ClfNa. in relazione col progredire dell'affezione, aumento dell'azoto non proteico, delle proteine, delle serine e delle globuline (l'aumento delle serino e delle globuline spiegherebbe che l 'iperproteinemia non è la conseguenza di un fattodi disidratazione) e dei grassi totali sino a dare al siero un aspetto lattescente. Si ha ancora abbassamento progre.'lSivo del quoziente albuminoideo del siero e iperglicemia leggera, ma netta, fatta dal glucosio libero e dallo zucchero proteico. Tutte ques te manifestazioni biochimiche aumentano nei casi acuti e mortali mentre si risolvono e ritornano al normale col ripristino della. funzione intestinale.. quando la forma d'occlusione non sia riuscita mortale. Tali ricerche dimostrano così che la sindrome urnora.le delle ooolusioni intesti-
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RIVISTA DELLA STAMPA MEDlCA ITALIANA E STRANIERA
nali può essere messa in evidenza dagli esami sul s iero di sangue ed è caratterizzata da. caduta. del cloro e riduzione meno pronunziata del sodio, alunento dell'azoto n on proteico, iperproteinemia considerevole ed iperlipemia. TROINA
PASTORE. - Il reperto del sangue nell'Infezione malarlca recidiva. (P oliclinico sez. medica, n. 7, luglio 1931). Osserv=ioni personali compiute sul sangue dei ma.la.rici recidivi hanno fat-torilevare all'A. alterazioni parassitarie degenerative che lo hanno indotto ad indagare l'importa.nta che esse r.ossono avere nei riguardi della maltlria latente e, in particolar modo, a. chiarire il valore da attribuirsi a speciali macchie o punteggiature il cui rilievo non è infrequente nei globuli rossi di malarici recidivi. Di ogni serie di ricerche l'A. riferisce alcune delle osservazioni compiute corredando il lavoro di una tavola a. colori nella quale sono raffigurate le alterazioni più dimostrative. n complesso di tali osservazion i è poi rias•nmto in forma di elenco per ciascuna spoo.ie di pla.smodio facendo rilevare quello che vi è di particolarmente carattenstico in ciascuna forma di ma.laria. È m ossa anche in rilievo l'osservazione non rara di granuli di Schuffner e di macchie di 1\<Iaurer in globuli non parassitari. Interessante è la trattazione critica dei reperti delle ricerche citate per cui l'A. giunge alle seguenti conclusioni: come era già. stato osservato da. altri (Di Renzo), nell'infezione me.larica recidiva. si riscont.rano nei globuli rossi modifìcazioni di struttura. di natura degenerativa., tanto nel periodo di latenza quanto dura.nt&. l'a.ooesso febbrile, le quali dal lato clinico ci dànno ragione della irregolarità degli accessi febbrili e del decorso benigno dell'infezione malarica. recidiva. T ali modifìcazionidegenerative, indi~ndetemente da.lla somministrazione del chinino, posson~ dar luogo a. frammentazione del parassita. con persistenza nel globulo rosso di macchie o punteggiature, costituite da. frammenti di citoplasma. del parassita e meno frequentemente da. residui di cromatina o da. yiccoli ammassi di pigmento, il cui rilievo, pur non autorizzando la diagnosi di infezione malarica.,. obbliga a ricerche ripetute e sempre :pii! accurate poichè esse coincidono frequentemente con la presenza. di parassiti 1n scarso numero e di difficile constatazione. Le macchie descritte dall'A. non sono da. identificarsi né con le granulazioni basofile, reperto comune ad altre malattie (anemie), né con i granuli cariocromatofili descritti da. Plehn e da. questi ritenuti indice di una forma di la.tenza del parassita. malarico.
CHIRURGIA GENERALE. R. D 'ALEssANDRI. - Epilessia jacksoniana post-traumatica: criteri di cura chirurgica razionale. Emostasi e plombagglo In chirurgia cerebrale. (Annali italiani di Chirurgia, vol. Xl, fase. l, 31 gennaio 1932-X). Ria&runto: L'A., basandosi su numerosi casi operati, riassume le sue idee e la. sua esperienza sulla condotta più razionale di cura. chirurgica nei casi di epilessia. ja.cksoniana. post-traumatica., che consiste in sostanza nel cercare di ricostituire lecondizioni anatomiche locali possibilmente vicino al normale. A questo scopo, perquel che riguarda la lesione ossea, bisogna regola.rizzare i margini della perdita. di sostanza cranica, specialmente sollevare o asportare scheggia infossa.te verso la.. cavità, e riparare la. breccia con un lembo formato di brattee ossee distaccate collo scalpello dalla corticale esterna e lasciate aderenti al pericranio, lembo che è rovesciato sulla perdita di sostanza; se vi è cicatrice o mancanza. della. dura, bisogna.. eostituirla con un auto-trapianto libero di fascia: se vi è infine cicatrice infossata. nella sostanza corticale cerebrale, bisogna esciderla. e usare, per arrestare l'emorragia e per colmare la cavità residua, un auto-trapianto libero di tessuto muscolare. È utile anche, se i tegumenti cranici sono troppo sottili o cicatriziali, ricoprire il lembo pericranico-osseo con pelle noi'IDll.le, che può esser presa. con un lembo pertorsione delle parti vicine.
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RIVISTA DELLA STAMPA l\lEDICA ITALIANA E STRA..>n"EB A
. L ' uso di pi_ccoli fr·ammenti di muscolo~ scopo ~~ostatico ~ui punti sanguinanti della cor teccra cerebrale, per la sua esper teuza chmca e per ncerche spe rimentali pratiche nell'Istituto d e l Pacetto. è prefer·ibile con eterotrapianti (coniglio o piccione); sono stati speri mentati anche d egli estratti ottenuti con tessuto muscolare, che si sono dirno~trati captl{!i di forte azione e mostatica col vantaggio di averli sempre pronti CO' non lasciare alcun corpo estraneo nel cervello. Dopo l 'ustirpa,zione di tumori cerebrali, o cicatrici, o apertura di cisti n e11a sostanza cort icale, è neccS-«ario esercitare un'azione emostatica e nello stesso tempo colmare la cavità. A questo scopo sulla base di tre casi operati e di ricerche speri m entali l'A. affe rma che i migliori risultati si ottengono con autotrapianti muscolari.
.
-o. BARTOLI.- Sugli angiomi del muscoli striati con qualche considerazione a riguardo
della patogenesl degli angiomi In genere. (Annali italiani d i chirurgia, vol. X I , fase. l , 3 L gennaio 1932-X).
R iass·unto: L'A. illustra un caso alquanto raro di angiomi multipli della lingua e d e llo sternocleidomastoideo in un giovane di 24 anni. Rife rendosi ai concetti moderni sopra il significato e la classificazione degli angiomi e delle malformazioni capillari, vede nel proprio contributo elementi anatomo-clinici ed istologici per confermare le vedute che separano le pure malformazioni capillari (chiamate finora« angiomi »ed inclu.<;e nel capitolo d egli angioblastomi) dai veri angioblo.stomi. M. CILENTO.- Ureterostomla Intestinale ed ureterostomla cutanea. (Anna li italiani di Chirurgia, vol. XI, fase. l, 31 gennaio 1932-X).
Riassunto: L'A. studia sperimentalmente i risultati prossimi e lontani dell'ureterostcmia intestinale con vari m etodi operativi ed, a mezzo del controllo funzionale con l'abrodil, rileva il comportamento della funzione di eliminazione dei reni dopo l'intervento. I nfine studia anche i risultati prossimi e lontani d ell'ureterostomia cutanea e conclude che quest'ultima operazione è quella da p referire e che in ogni caso la uroterostomia intestinale bilaterale deve essere eseguita in due tempi, e cioè dopo aver controllato il r ipristino della funzion e del rene corrispondente al lato d el primo innesto, a mezzo della pielogra fia discend ente, sempre seguendo la via extraperitoneale e con la. tecnica. dell'impianto sottomucoso. G. Pm.ax. - La resezlone s ottodlaframmatlca del vaghi. (Annali italiani di chirurgia, vol. XI, fase. 1, 31 gennaio 1932-X).
Rias8unto: L'A. ha. eseguito nell' uomo, in 14 casi, la resezione bilaterale dei vaghi al disotto d el diaframma, per affezioni gastriche, e ne descrive la. tecnica Jacondola. precedere da una. esposizione anatomica. Attraverso lapa.ratomia mediana sòpraombelicale con l'aggitmta della. resezione d ella apofisi ensifonne d ello sterno, fu scoperto il segmento addominale dell'esofago, inciso trasversalmente il p eritoneo che lo riveste, isolati e sezionati i tronchi vagai i: il sinistro davanti all'osofago, il destro dietro d i questo e a destra.. Tale operazione fu sempre ben sopportata e non d eterminò inconvenienti apprezzabili. L' A. nel praticarla. rinunziò alla anestesia dei tronchi nervosi pr~ <Ie lla sezione, e alla gastroenterostomia complementare. K. AoK.l. - Studi s perimentali sulla resistenza locale del perltoneo. (Gun'idanZassi, pubblicazione ufficiale del Corpo sanitario d ell'Esercito Giapponese. Tokio, n. 22 1, novembre 1931).
Riassunto: L'A. ha eseguito una serie di esperimenti nei conigli a llo scopo d i
~onoscore l'influenza della lapara.t.omia sulla. r(l~Ì!Itenza. locale del peritoneo ed ha. ~guito altre esperienze per studiare l'influenza dell'aria, della luce (raggi ultra-
violetti), di soluzioni saline, di radiazioni di raggi X, e r ispettivamente per stabilire le relazioni fra la funzione del fegato e la resistenza del peritoneo. I risultati furono i seguenti: l) La locale resistenza del peritoneo era molto evidente 48 ore dopo la lapa7 atomia.
BIVIBTA DELLA STAJIPA MEDICA ITALIANA E S'I'BANIEBA
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2) Eseguendo l'operazione nella camera oscura, in assenza cioè dei raggi ultravioletti, la resistenza locale del peritoneo aumentava oome se l'operazione fosse stata eseguita di giorno e seoondo il metodo ordinario. 3) Quando l'aria veniva iniettata nella cavità addominale dei conigli non laparatomizzati, la resistenza del peritoneo aumentava lentamente, raggiungendo il suo massimo 72 ore dopo l'iniezxone. 4) Quando la soluzione salina era iniettata nella cavità addominale dei oonigli, la resistenza del peritoneo aumentava; ed usando una soluzione salina fisiologica al 0,85 o/o. raggtungeva il suo massimo 72 ore dopo l'iniezione, mentre usando una soluzione salina ipertonica 5 o/o , si aveva la stesea oondizione 24 ore dopo l'iniezione. 5) Quando una picoola quantità di r~ X veniva irradiata sulle pareti addominali dei conigli non laparatomizzati, il potere opsonioo e battericida del liquido peritonea.le aumentava. rapidamente, mentre UMndo grande quantità di raggi X i fenomeni erano del tutto opposti. 6) Quando la funzione del fegato fu sperimentalmente disturbata colla iniezione sottocutanea. di cloroformio o per mezzo del blocco oon carminio o ool· l'inchiostro di china, la resistenza loca.le del peritoneo si abbassava sensibilmente in confronto a quella degli animali sani. RICHTER.- Particolari di tecnica aella sutura ciel aervl. (Zent. Chir., 3 ottobre 1931)
L'A. osserva che q_uando si pratica la m tura dei moncon i di un nervo interrotto sia che - come è inevttabile - la cicatrioe stabilisca aderenze con i tessuti circostanti, sia che, secondo i vari metodi, si procuri di circondare la zona. della sutura con tessuti varii (lembi aponevrotici, grasso, tessuto connettivo, segmenti di vasi venosi), si ha oome risultato finale intorno alla cicatrice un involucro di tessuto connettivo che :finisce col dare sintomi di compressione del nervo, con disturbi trofici e dolorifici del territorio innerva.to. Lo stesso suole avvenire quando si inguainano i due monconi del nervo in pezzi di arterie prese da animali, o in tubicini di magnesio o in involucri di osso decalcificato. Se il nervo suturato viene circondato da tessuto muscolare, i periooli di aderenze e di oompressione sono molto limitati. In seguito anche a. ricerche sperimentali l'A. ha constatato che il tessuto che oltre ad assicurare una più rapida rigenerazione del nervo, gli fa mantenere con i tessuti vicini dei rapl_>Orti che non dànno luogo ad alcuna. oomplicanza, è il perineuro: il tessuto cioè che Cll'conda in condizioni normali il nervo. Nell'eseguire la sutura. nervosa (è l'A. si riferiace anche con le relative illllÌitra.zioni schexna.tiche a casi di sutura. per interruzione non recente del nervo) l 'A., liberati i due monconi dalle aderenze formatesi, fa sul moncone centrale, verso il suo estremo ed in senso circolare ad esso, una incisione superficiale in modo cioè da interessare il solo perineuro. Seguendo questa incisione, libera a. manicotto tutto intorno al moncone centrale il perineuro per un piccolo tratto. Sezionato il moncone centrale al di sopra. del neuroma centrale e rooentato il moncone periferico, l'A. esegue la. sutura. nervosa e, al di sopra di questa, esegue la sutura. di quel tratto di perineuro che era stato scollato circolarmente e che viene tirato sulla sutura nervosa a. guisa di manicotto: ne risulta, oome dice l'A., l'aspetto di quando si suturano per invaginazione i capi di un uretere interrotto. L'A. riconosce che l 'unioo inconveniente del metodo e lB paziente delicatezza del lavoro. DUBBIOSI
TRAUMATOLOCIA GoTTsTEm. -
Mlgrazlo:n e di corpo estraneo nel rene. (Zentra.lblatt fiir Chirurgie,
16 maggio 1931).
Tratta<Ji di un militare ferito da scheggia. di granata. alla. regione dorsale destra. nel 1918. Ad eccezione della. sintomatolo~ia che faceva stabilire l'interessamento e la. looalizza.zione della. scheggia. nel polmone destro, non si ebbero altre manifestazioni. n ferito, dopo dt>gen7.a di 4 mesi, fu dimesso guarito.
e-
G!ornale di m~llic:ina m.ilit<l,-~.
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RIVISTA DELLA STA.Kl'A HEDIOA ITALIANA E STRANIERA
Due anni dopo, il soggetto fu in cura. per catarro apicale destro. Dieci anni dopo- oioè a distanza. di dodici anni dalla ferita - si manifestarono all'improvviso dolori violenti al quadrante inferiore destro dell'addome, che furono diagnosticati provenienti da appendicite. Essendosi all'esame dell'urina riscontrato un gran numero di eritrociti, si praticò una radiografia; questa dimostrò la pre861lZ8 di un corpo estraneo metallico nella regione renale destra. Con appropriate ricerche urologiche si localizzò il corpo estraneo nel polo inferiore del rene. Attraverso una limitata nefrotomia si estrasse la scheggia di granata. Guarigione. In questo caso il frammento di granata, migrando dal polmone destro attraverso il diaframma, aveva. raggiunto il polo inferiore del rene destro, producendo un versamento sanguigno nel bacinetto renate. Verosimihnent.e un coagulo sanguigno occludendo l'uretere, aveva prodotto l'attacco a.ocessuale che era stato diagnosticato per appendicitico. L'importanze. del caso sta nella non comune via di migrazione seguita dal proiettile e nel lungo tempo intercorso tra. l'origine della causa vulnerante e la manifestazione di questa complicanza, a. chiarire la quale un valido sussidio fu dato dall'indagine radiografica. DUBBIOSI
HEssE. -
Fratture Isolate delle apofisi tra•verse vertebrall. (Zentralblatt fiir Chi-
ru:rgie, n. 24, pa.g. 1530).
Secondo l'A. le fratture isolat-e delle apofisi trasverse possono essere prodotte
o da traumi esterni od anche indirettamente da violente contrazioni muscolari.
In quest'ultimo caso esse per lo più sono bilaterali. :{i:sse si verifìcapo di solito nella II, III e IV vertebra lombare: sono per contrario molto rare nelle vertebre dorsali. Non vi sono segni clinici che depongono in modo indubbio per la. diagnosi di una frattura isolata delle apofisi trBBVerse, tuttavia bisogna tener conto per la diagnosi: } o Della presenza. di un dolore costante e circoscritto; 2o Dell'eventuale percezione del crepitio osseo, come talora è possibile avere con l'ascoltazione locale lungo la colonna vertebrale; 3o Della presenza. eventuale nell'urina di albumina. e di eritrociti, come si ritrova infatti con una certa frequenza. nella frattura. delle apofisi trasverse della l e II lombare. La prova sicura della lesione è data solo dall'indagine radiografica, eseguita, nei casi ohe per ragioni occasionati possono dare motivo a dubbio diagnostico, nelle varie e più opportune incidenze. Un'eventualità che bisogna tener presente e che nelle radiografie può trarre in inganno, è l'esisten7.a di una costa. rudimentaria lombare, ma essa si trova quasi E!I!Clusivamente alla l o II lombare e per lo più bilateralmente. La cura di queste lesioni è semplice, essendo limitata all'indicazione del riposo a letto in decub1to dorsale, mettendo al disotto della regione lombare un comune cuscino. DUBBIOSI OuDA.RD. -
Trattamento chirurgico Immediato delle distorsioni gravi del ginocchio.
(Joumal de Chirurgie, n. 3, settembre 1931).
L'A. si pone il quesito: le distorsioni del ginocchio sono tutte curabili col trattamento classico della. immobilitazione dell'articolazione con o senza. puntura. evacuatrice? Leriche e De Gira.rdier hanno già stabilito una prima categoria di casi in cui l'astensione classica deve essere abbandonata e cioè le distorsioni che si accoro~a. gnino a lesioni ossee ra.diogra.fica.mente visibili o clinicamente rilevabili. L A. basandosi su dei casi propri e su quelli di altri AA. ne precisa una seconda categoria: le lacera.zioni e.<>tese dei legamentllateraJi. ' Nei casi riportati dall'A. si tratta per lo più di lesioni dell'apparecchio legamentoso interno. Mentre nelle lesioni sperimentali stù cadavere la lesione più frequente è la disinserzione parziale o totale dell'estremità. superiore del legamento con o senza distacco osseo a spese del condilo femorale, nel vivente la resistenza. dei tessuti è differente a causa sopra tutto delle contrazioni muscolari: Nei casi ripor-
:&IVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA B STB:A.Nl'ERA
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tati dall'A. la disinserzione del legamento laterale interno con o senza distacco osseo non è stata. constatata che una. volta sola.. L'A. adottando per le la.cerazioni le~a.mentose le stesse conclusioni adottate da.l Leriche per i trauma.tismi del ginocch10 o con lesioni ossee, osserva che il trattamento chirurgico immediato o almeno precoce permette di evitare in questi casi i postumi tardivi. Esso fa guadagnare un tempo considerevole e assicura un recu· pero funzionale rapido e perfetto. Bisogne. riparare il legamento accuratamente con uno stretto e solido affronta.mento completando e sostenendo le. sutura se occorre, con uh innesto della. fascia. lata.. Può aversi interesse a sopprimere il menisco se esso è stato interessato dal trauma. Non dà. alcuna. importanza. alle eventuali lesioni concomitanti dei legamenti crociati, essendo sufficiente la ricostituzione solida degli apparecchi legamentosi bilat~ra.li. PICCARRETA
RADIOLOGIA BALioE. -
L' ArterlografiL (R888egn& clinic<HJOientifica. dell'I. B. C., n. 9, set•
tembre 1931 ). L 'A., f AJotto notare le difficoltà di individuare i limiti della. obliterazione dei grosei vasi degli arti nei processi obliteranti, e la necessità per il chirurgo di conoscere tali limiti quando si vede costretto a provvedimenti di amputazione, fa un 'acuta di!IAJDina dei vari metodi finora consigliati per raggiungere tale scopo. Nota che l'oscillometria non è un mezzo infallibile e può far incorrere in gravi errori, mentre dati più precisi dà il metodo delle iniezioni endova.sa.li con mezzi opachi all'indagine ra.diologica. Fra le sostanze adoperate a. tale scopo ricorda il lipiodol, il bromuro di stronzio, l'ioduro di sodio, e infine l'uroselectan e l'abrodil, soffennandosii su queste ultime due che sono ben tollerate dall'organismo e dAnno ottimi risultati. L 'uroselecte.n è un derivato della piridina. che contiene il 42 %di iodio (2. ossi. l). • iodio. N - J?.iridin- accetato di sodio). J}a.brodil è anch'esso un preparato iodico. che contiene 1l 52 %di iodio. L'A., nel dubbio che preparati a cosi alta. percentualedi iodio, iniettati nei vasi, potessero provocare modifìcazioni strutturari di questi,. ha fatto delle- ricerche sistematiche sui vasi del coruglio. I risultati delle sue esperienze confermano l'assenza di qualaiasi alterazione va.scola.re. L 'arteriogra.fia, egli conclud&, può ritenersi un eccellente progresso della se• miologia e può dettare indicazioni insuperabili a. scopo diagnostico e curativo. PlCCARaETA
N AEGELI e J ANKER. - Ricerche radlocinemato&raflche sperimentali. sull'embolia polmonare. (Zbl. Chir., n. 38, 1931). Alla Riunione dei chirurghi tenuta.'in Osnabriik n el giugno 1931 gli AA. hanno dimostrato una film ra.diocinematogra.fìca (ottenuta. mediante la presa di 16 pose radiografiche per minuto secondo), riproducente l'andamento dell'embolia polmonare, praticata sperimentalmente nel gatto. Dalla film si vede come un embolo, partendo dalla vena femorale, passa abbastanza rapidamente attraverso la cava, fa una breve sosta a livello del restringimento diaframmatico, di qui rapidamente arriva al cuore, donde passa in uno dei rami della. polmona.re, per lo più in quelli che si distribuiscono al lobo inferiore. In q ualche caso si è osservata un'embolia retrograda, potendosi seguire emboli nella. cava. inferiore ed anche nelle vene epatiche. Contrariamente a quanto si osserva nell'asfissia (che presenta una dilatazione generale del cuore) si riscontra una dilatazione del cuore destro, dilatazione che può essere, con opportuno artifizio, misurata. La morto (che ai verifica nogli animali solo quando si tratta. di grossi emboli), non si può secondo le osserva.zioru degli AA. attribuire a.d uno schock primario, nè ad une. ostruzione dei rami principali dell'arteria polmonare: invece si osservò in tutti i casi una sovradistensione del cuore déstro, con relativa insufficienza delle valvole e manifestazioni di una stasi intensa. che determinava l'esito letale. DURBIOSI
B IVISTA DELL A STAMPA :M:BDICA ITALIANA E STBANIEBA
LASZLO K.AULTO.H. - Modalità per segnare durante la radloscopla la proiezione di corpi estranei sulla cute. (Zbl. Ohir., 25 lug lio 1931 ). Al radiologo vie ne ri chie:;to spe.'ISo, oltre che la determintnione della. sede'precisa. di un corpo e3tra.neo o d'una. le3ione radiolo~icarnente visibili, anche la. determina.ziOile del punto dalla superficie c uta.n ~a. nel q ua.le la. proiezione del corpo estraneo vie ne ad eisere il p iù v icino alla superficie cuta.ne l stessa., com'è ad esempio indicato per eventuali interventi operativi. Di solito, gi udicato con le varie incideaze qual'è il punto più vicino alla cute, lo si se~na. con un lapis dermo~ra.fico, ma ne~li inevitabili sp:Ht$menti che lo ;iCh:muo subisce, n on è raro che il punto reperta to subisca d egli spo:>M.:ne uti. L 'A. consiglia una modifica fa.!lilmente attuabile al comune m etodo, e cioè di servirsi per la localizzazione d ei corpi estranei di u no schermo fluorescente il quale nel s •.lo mezzo abbia un tratto circolare del di}\ metro di ci rca. 2 mm. mancante dii sale fluorescente e di lastra. di vetro per un foro in e3Sa praticato. Durante la ra.dioscopia, que.:~to foro, attraverso il quale sarà diretto il ra.~gio normale, comparirà corneo una. piccola. macchia scura.. Q uando il corpo estraneo è stato localizzato nel punto più vicir1o alla pelle, si fa coincidere il foro d ello schermo con la det te. zona cute.oea.., ed è fMile allora. segnare con un lapis dermogra.fico il punto di ritrovo c he .non potrà es.sere sogg:etto a. spostamento alcuno. Il pericolo dell'irradiazione che pa.s.sa attraverso il foro dello schermo è trascurabile, tenendo oonto che la quantità dei raggi che può pa.s.s arvi a. ~traverso è già filtrata dal pa'>S ~g~io attraver 10 la regione che s i osserva: d'altra. parte per ogni sicurezza il detto forellino si potrà. occludere con un adatto dischetto di piombo. DuBBIOSI
NEUROLOGIA. G . MELDOLESI. - L'esame clinico della muscolatura striata In condizioni dJ riposo. (Riviste. di Neurologia, n. 6, dicembre 1931-X).
RiaaBunto: L 'A., associando in una série dì malati il m etodo tonometrìoo ai m etodi balistico, sclerom )trico, miotonom etrico, oscillatorio, studia. le proprietà ste.tiche della muscolatura, a 'ISociando contemporaneara:mte lo studio delle r ispettive variazioni sotto l' influenza. della contrazione e d e lla iniezione intra.muscola.re di. novocaina.. Dal confronto d e i risultati pa.ra.lle lamente ottenuti n ei diversi metodi,. è possibile stabllire quadri sem aiologici caratteristici per i m uscoli in stato normale di tonicità e di contrattilità, p er le adinamie m u.'Jcolarì, per le ipotonie, per la rigidità m uscolare, p er gli spasm i e per il t etano ; alterazioni ca.ra.tteristicb& m ettono in evidenza questi m etodi n elle alter azioni p roprie d ella. fibra m uscolare,. sia a carattere m iositico, che a. carattere m iopatico propriam ente detto. La sine rg ia di te.li m etodi di esame consente n on solo di identificare e di valutare le alterazioni di tono e di contrattività. della muscolatura striata, ma servono a stu· diamo anche la. patogenesi. A. RosTAN. - Contributo all'anatomia patologica dell'epilessia traumatica. (R ivista, di Neurologia, n. 6, dicembre 193 1-X).
R iaaaunto: L ' A. d escrive un caso di epilessia. traum~tica., n e l quale, similm ente ad un preced ente caso d i encefalite influenzale con a.cces.si epilettiformi. si osserva la cosidetta alte razione ischem ica di Spielmeyer del corno d 'Ammone. Viene quindi p rospettata. l'ipot~3i che il cor·no d'Ammone eserc iti un'influenza m oderatrice sulla corteccia c::lrobr,,.J,;, e che l'accesso epilettico si esplichi attraverso il doppio m :!Cca oismo d ell'eccitazione corticale e della. lesione della formazione ammonica. di modo che la corteccia, priva d ell'azione inibitrice del corno d ' Ammone, reagisca agli stimoli eccitatori con le scariche convulsive.
CDI FERUlE E DIIDSTRIZIUI CLIIICIE IULI OSPEDALI Il LITUI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceul verbali ptntnutl ali& Direzione l•neralt di Banltl mllltart ..1 febbraio 1882-X)
ALEssANDRIA. -
tifka per os.
Colonnello medico LoBENzo M.AB.ENoo: La txl4:Cinazione <Jnti.
L'O., dopo aver messo a raffronto le due teorie, di Schotmuller e di Besredka, si trattiene sui e&{>isaldi della dottrina di quest'ultimo che servirono come fondamento per la. sostituzione della vaccinazione per os a quella per via pa.renterale. Capisaldi ri88SUJlti dal Besredka stesso nei seguenti punti: l ) l'infezione tifica è un'infezione primitiva ed elettiva della parete inte· stinale; 2) l'immunità verso il tifo è di natura direttamente istogena; 3) l'immunizzazione preventiva deve essere diretta a rendere le cellule dell'intestino da. sensibili a refrattarie; 4) l'immunizzazione per via. orale si raggiunge quando le cellule della pa· rete intest.i nale sono sensibilizzate in precedenza; 5) la bile agisce non solo in quanto deterge la parete intestinale, ma esalta anche la recettività. delle cellule sensibili; 6) non esiste alcun parallelismo fra stato di immunità e reazioni umora.li. Arriva quindi a.lle conclusioni seguenti: l) il giudizio sul reale ed efficace valore della vaccinazione per 08 sarà' dato essenzialmente dal risultato clinico; 2) è necessaria la scrupolosa, esatta e minuziosa applicazione di tutte le norme dettate dal Besredka steeso. L'applicazione del metodo Besredka che si farà nel Corpo d'Armata su tutte le reclute della classe 1911, metterà in confronto, in identiche condiZioni di vita e di resistenza, due masse di uomini numericamente uguali, l'una vaccinata col lipovaccino T.A.B. e l'altra col met-odo orale. I risultati dovranno portare un valido contributo alla risoluzione del problema. Tenente colonnello m edico Rocco Lov.Acuo: Di un C<UO clinico di atenosi mitralica pura con ait~drome media8tinica.
B.AJU. -
BOLOGNA.
-
Tenente colonnello medico prof.
GESUALDO GIA.B.Russo: La
diagnosi di uteri8mo in medicina legale militare (v. p. 219).
Sottotenente medico P .AOLO Mnzunx. l) Oftalmia metaatatica in soggetto con oateomielite acuta del femore. L'O. riferisce di un caso di oftalmia m etastatica, in soggetto con ost.eomielite acuta ed empiema metastatico, che ba esordito nei primi giorni come una forma di cheratite a carico specialmente degli strati posteriori, con cornea a riflesso ~tro, e che ulteriormente è ~mdata evolvendosi verso la panoftalmite. L esame batteriologico culturale ha dimostrato la presenza di stafìlococco p:~eno, sia nel pus dell'empiema, come nel materiale prelevato alla eezione corB.B.Esou.. -
n
e. L'esame istologico ha rivelato l'integrità dell'epitelio corneale e della Desemet e l'infiltrazione purulenta del parencbima corneale; inolt.re essudati sull'iride e sui processi ciliari.
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CONPEBENZE E DIMOSTRAZIONI OLINICB.E ECC.
Nulla per il vitreo, coroide e retina. L'O. ritiene che il processo metastatico sia. iniziato alla radice dell'iride e che poi si sia diffuso rapidamente alla cornea., indi in secondo tempo all'iride ed al corpo ciliare; e richiama. l'attenzione sulla rarità di questo primissimo inte· ressamento della cornea. in una forma metasta.tica e del referto dello sta.filococco sul tessuto corneale. 2) Un 0080 di neuromielite ottica. L'O. riferisce di un caso in cui si era. manifestata. una forma di neurite ottica con inizio retrobulbare in O.D. di eziologia. ignota. Dopo due mesi dall'insorgenza della neurite, e a. processo neuritico non ancora spento, si è manifestata. una forma di mielite con paraplegia degli arti inferiori, ritenzione d'urina. ecc. Entrambe le forme aono guarite con esito di atrofia parziale del nervo ottico (V = 6/10) e oon lesioni delle vie piramidali, che però permettono nna quasi normale dea.m· bula.zione. Come terapia sintomatica della. neurite ottica l'O. ba avuto rapidi ed inape· rati risultati dalla etmoidotomia posteriore. Gli argomeni trattati furono discussi a lungo a fine conferenza dal maggiore medico Palumbo, specie per quanto riguarda la etmoidotomia., e da altri ufficiali medici presenti. FmENZI!l. -
Capitano medico SALVATOB.E GRANATA: I nnesti tircriàei.
L 'O., dopo aver trattato ampiamente della fisiopatologia della ghiandola tiroide e premessi brevi cenni sulla storia e sulla biologia degli innesti tiroidei, ~ ne i risultati delle ricerche esperite, pervenendo alla seguente conclusione: L in· nesto della ghiandola tiroide costantemente non riesce, se all'animale che deve ri· ceverlo s'inocula preventivamente il siero di sangue dell'animale che dovrà poi fornire il pezzo da innestare. OENOVA. - Tenente colonnello medico PIETRO Poaau: La lattoterapia in oculiatica. Tratta. della proteina-terapia in genere e dell'importanza per il medico mili· tare, che può in molte contingenze avere a portata. di mano il rimedio perchè fe.oilmente reperibile ed utilizzabile; espone i risultati ottenuti in varie forme OCU· lari dalle iniezioni di latte. Espone il metodo e 16 casi trattati, divisi in affezioni gonococciche, affe· zioni dell'iride, trawne.tismi. Tratta del m eccanismo di origine e conclude confermando che il latte ha un benefico effetto risolvente nei prooesl!i infiammatori del lobo anteriore dell'occhio, mentre che poco o nessun vantaggio 11i ba nelle alterazioni delle membrane profonde. -Primo capitano medico PIETRO SANDULLI: Sulle luioni auricola1'i aifilitiche. Le lesioni auricolari di natura sifìlitica sono abbastanza comuni : la prognosi ne è sempre riservata per quanto riguarda la. funzione uditiva. La diagnosi ciro& la natura e la sede non è sempre facile; in genere la graduale od improvvisa sordità senza causa apparente devesi quasi sempre attribuire ad infezione sifìlitioa. spesso ignorata. La cura dei preparati iodo·mercuriali, salvo oasi di labirintioi invincibili, può d&re risultati lunsinghieri. -Tenente colonnello medico GuALTIERO SAviNI: Di un 0080 di aetticopie.mia conaecutiva ad otite cronica. L'O. illustra un caao di setticopiemia, molto interessante, per il fatto che il p. (un giovane marinaio) aveva. presentato una sindrome prevalentemente addominale, si da. orientare i medici verso una diagnosi di ascesso paranefritioo. I fenomeni rilevati a. oa.r ioo doi polmoni, sotto forma di pioooli fooolai bronoopneUDlO·
CO~l!lNZB
l!l DIKOSTBAZIONI CLJJ:(ICBl!l l!lOC.
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nioi, non giustificà.va.no il decorso clinico, nè la curva febbrile, nettamente piemica. Il p. non aveva presentato ~ntomi auricolari nt del mtema nerooso centrale, L'autopsia. ha rilevato: u.sura della rocca J?6trosa, con formazione di aacesso extra· durale, della groesezza di un uovo di picmone. Ascessi multipli ai polmoni, con focolai pneumonici reattivi. Nulla a carico degli orga.ni addominali. GoRIZIA.. - Capitano medico EII!ANUJ!lLl!l D' A.Nomo: Autopsia parziale dt un militare decedtlto per reumati8mo cerebro-spinale come complicanza dt reumah8mo poliarticolare acmo. (Discussione clinica ed anatomo-patologica del caso). LivoRNO. - Capitano medico RuoGJmo DB HnmoNYMIS: Eziopatogenesi dd pneumotorace spontaneo. L'O. descrive un caso di pneumotorace spontaneo in un militare con anam· nesi fauiigliare e personale aasolutamente negativa, insorto in pieno benessere. Il polmone destro all'esame radiologico risultò completamente retratto verso l'ilo. Dopo un mese di degenza., come risulta dai radiogrammi che mostra, il polmone occupava nuovamente tutto l'emitorace, eccettuata la regione apicale. L'O. disdUte poi ~piamente la eziopatogenesi del pneumotorace spontaneo, citando l'opinione dei francesi che ammettono una lorma di pneumotorace spontaneo di natura tubercolare e un'altra che lo considera. una pura e semplice contingenza enfisematica. Egli basandosi sull'opinione di Forlanini e Morelli crede di non dovere ammettere questa seconda. forma.
NA.rou:. -
Maggiore medico prof. GIACINTO FELSANI: Nuovi tentativi dt cura della scleroBi a placche. Dopo aver fugacemente riassunta la. sintoi.Datologia e l'tmatom.ia. patologica della sclerosi multipla disseminata (sclerosi a placche), l' O. s'indugia precipua· mente sul problema etiologico, fonda.mentale, per intendere la utilità dei nuovi metodi curativi tentati od in via di esperimento. Superata la antica ipotesi che considerava la sclerosi a placche come una malattia. degenerativa. delle fibre nervose mieliniche dell'asse cerebro-spinale (Str Unipell), o per insufficienza congenita della nevroglia (Muller), sotto lo stimolo di .una qualunque causa. tossica, o di traumi psicofisioi, o della sifilide (Nonne) o di una qualunq_ue malattia infettiva (P. Marie), già fin dal 1913 per merito del Bullock si iniztò il periodo batteriologico di ricerche in questo campo. L 'ipotesi etiologica tossinfettiva ebbe decisiva conferma nell916-1917 con i lavori di Kuhn e Stemer, che ritennero d'aver isola-ta una Spirochaeta speciale, che fu poi chiama.ta Argentinensis. Ta.le etiopatogenesi, fu però contrasta.ta nel 1923 dal Noguchi, in quanto escluse che la. forma batterica individuata avesse realmente valore biologico, e tanto meno di specificità. Restava però sempre dimostrata una patogenesi tossinfettiva della. mala.ttia., che non era identificabile con la sifilide. Finchè (da.l 1926 ad oggi) in Inghilterrà Purves-Stewart in collaborazione con la Chevassut ed altri, che da tempo si OC· cuparono del problema con una tecnica particolarmente indaginosa, pa.re ab· biano dimostrata con sufficiente rigore la presenzà., quasi costante, nel liquor, di ammal.a ti di sclerosi a placche di un VJIUS specifico fi.ltrabile, coltiva.bile in brodo speciale che con apparecchi ottici speciali si presenta come piccoli granUli e piccole sferule, e fu denominato « spherula i118UlaMB •· Dopo aver riassunto le critiche anche più recenti mosse con va.rie motivazioni alla attendibile specificità. di questo virus, l'O. ha specia.lmente illustrati i tentativi terapeutici che i detti ricercatori ed altri hanno inizia.to con un vaccino da essi ritenuto specifico, ottenendo risultati da.vvero incora.ggianti e controllati per oltre tre anni. Contemporaneamente Laignel-Lavastine e Koressios hanno preparato un siero emolitico, che fu anche largamente esperimentato con risultati benefici, immediati e persistenti. Tralasciando le discussioni della contra.sta.ta specificità. di tale siero, l'O. conclude osservando che, malgrado nel quadro clinico della malattia abbiano un'in:i-
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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.
portanza notevole le remissioni spontanee, i risultati curativi ottenuti sia col vaccino che con il siero emolitico, sono te.li per numero e durate. che dé.nno adito a legittima promettente aspettativa. PADOVA. -Maggiore medico GIUSEPPE BuoLIABI: Sindrome p8eudo-parolitica del radiale dutro. Frattura del meni8eo mediale dutro. Due 008i di artr08inoviU t1'aumatica del ginocchio sini8tro eon frattura del meni8eo. Un 0080 di appendicite cronica. -
Maggiore medico PAOLO LA RoccA: Semeiotica delle pleuriti eon pruentazioni di un ammalato di pleurit-e secca ed un altro di pleurite 8iero-fìbrin<na.
-Colonnello medico FERDINANDO MARTOGLIO: Esercitazioni 8Ulla semeiotica dei vizi valvolari cardiaci. -Capitano medico GIAcOMO MnZENOA: SulL'uame della funzWn6 r~. Sulla ricerca del para88ita malarieo nel sangue. -
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Tenente colonnello medico ANToNio RoKBOLÀ: Sopra. un caso di ckrmalori pustoloaa da ecbima. Un 0080 di rinite atrofica bilolerale p8ewio cnen.atosa. (Considerazioni medico-legaJ.i.). Tenente colonnello medico GIUSEPPE SINOLITICO: Un 0080 clinico di muente-
rite cronica (cause presumibili, sintomatologia, risultati terapeutici). Ferite d'arma da ffuoeo. Armi da fuoco: varietà, proprietà balistiche, vulnerabilità, carattere delle ferite, specie nei riguardi del foro di entrate. e del foro di uscita. PERUGIA. - Maggiore medico VINCENZO SINAPI: La diagnosi sperimentale della sifilide e la reazione di W aasennann secondo le vecchie e le nuove vedute. Premesse alcune nozioni sui caratteri biochimici del treponema .Pallido, l'O. accenna a.i va.ri metodi di colorazione del treponema steBSo ed in spec1a.le modo al metodo del Pulgher, che è quello più usato in questo Ospedale per la sua semplicità ~ rapidità. . Dopo di aver trattato per sommi capi delle varie teorie sulla natura. ed origine degli anticorpi e del complemento, viene poi a. parlare della deviazione e fissazione del complemento e della sua pratica applicazione nella R. W. analizzando che cosa è l'elemento attivo degli estratti degli organi, e che cosa è la. sostanza o la. proprietà specifica degli umori organici dei luetici per cui eBBi dànno la particolare reazione cogli estratti. Conclude che allo stato attuale delle nostre conoscenze la proprietà di fissare il complemento nella R. W. non è dovute., come ammetteva prima il W &BSerma.nn, agli anticorpi specifici formatisi nel sangue del paziente in presenza qell'a.ntigene provocatore della. malattia, ma. è dovuta al precipitato formatosi dall'unione dei colloidi contenuti nel sangue sifilitico allo stato di equilibrio instabile coi lipoidi contenuti negli estratti degli organi (cuore, fegato), e quindi la. R. W. non ai deve piìl considerare come reazione immunitaria, biologica, nel vero senso della. parola., ma. come una reazione fisico-chimica., precipitante, tra i colloidi del siero luetico ed i lipoidi dell'estratto alcoolico dell'organo. Ro:w.. - Capitano medico DOMENico Lo BrANco: I fondamenti ~o-patolog1ci della allergia tubercolare. L'O. dopo aver accennato al complicato decorso della tubercolosi ed ai lavori di von Behering e di Ra.uke, ai soffenna. a descrivere, secondo le più recenti vedute, l'istogenesi generale della tubercolosi. Esamina. le varie fasi del processo tuber-
OONJ'EBENZE E DIM08TBAJUONJ~CLINICHE ECC.
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colare e le loro caratteristiche istopatologiohe. Poscia descrive i vari stadi aller· gioi secondo lo schema di Ranke e ne indica i corrispondenti quadri istopatoIogici e conclude che lo stato allergico determina e regola il modificarsi di questi quadri. Maggiore medico GIOVANNI PEB.n.u: Sulle operazioni di Zero di Roma durame l'anno 6Wr80 (luglio 1931-gennaio 1932). L'O. illustra e commenta i dati statistici sanitari delle ultime operazioni di leva che hanno avuto luogo nell'ambito del Corpo d'Armata di Roma (Roma, Pe· rugia., Rieti, Terni, Frosinone, Viterbo), specialmente per quanto si riferisce alle differenze tra le masse dei giovani che J>rovengono dalle cìttà e quelle che vivono in campagna. Espone le sue vedute cll'C8. alcuni articoli del nuovo elenco delle infermità e compila proposte in merito. -
TB.mSTE. - Maggiore medico Elm.Io MAssi: Un ca80 di eritrodermite ufolWioo e le intoUeranu arsenobenzoUche.
L'O. esordisce prendendo spunto da un case di eritrodermite esfoliativa da &l'Senobenzolo avvenuto nel 1931 nel suo reparto, per illustrarne brevemente le caratteristiche, per parlare delle varie intolleranze organiche al suddetto preparato e per dimostrare l'aasoluta necessità della maggiore cautela da parte del medico nell'intraprendere cure del genere e proseguirle. Espone la storia clinica del caso. Riassume l'etiologia, la patogenesi, la eintomatologia, la diagnosi diflerenziale e la terapeutica della dermatite esfoliativa, enunciando le varie teorie riguardanti tali manifestazioni cutanee; l'intolleranza areenobenzolica, fra queste la più grave benchè la meno frequente. Cita gli studi e le ricerche fatte in proposito del Labbè Langlois, Siccard, Roger, Gherlich, Muller e Maiocchi. Riferisce le ipotesi del Milian, Quetrat e Ravaut a proposito delle lesioni epatiche che sempre si riscontrano nella malattia suddetta. Per affinità di argomento passa :poi a parlare delle intolleranza individuali all'arsenobenzolo tra cui tipica la crist nitritoide. Riferisce le varie teorie che la riguardano e le più recenti ricerche fatte da vari autori sulla sua genesi, nonchè i cl888ici studi del Milian, proseguiti da Galleron, Lantenoise e Tinel, per i quali sarebbe da attribuirsi a squilibrio, determinato dall'arsenobenzolo in circolo, tra il sistema nervoso simpatico e quello del vago. Parla brevemente delle altre intolleranza con manifestazioni generali e cutanee, concludendo oon la raccomandazione fatta nell'esordio e cioè della maggior ponderatezza nell'applicare il rimedio ed il maggiore ~rupolo nell'esame del paziente ad esso sottoposto.
UniNE. -
Capitano medico FRANCESCO CoLA: Vertigini e sindromi 11ertiginose.
Primo capitano medico MARio FioRE: Un ca80 di rene grinzo secondario. (Comportamento della pressione arteriosa, prova funzionale del rene, concentrazione e diluizione). T~ di un ca80 di polmonite con l'autoemoterapia. Acrocianosi in 8oggetto ipotiroideo. Un ca80 di tubercolosi miliare acuta generalizzata in soggetto iposurrenalico.
L'O. accenna ai caratteri somatici, dinamico-umorali e psichici degli iposurrenalici e alla funzione delle capsule surrenali nella lotta contro la tubercolosi e le malattie infettive in genere. Traccia la bio~fia clinica di una recluta della classe 191 O, deceduta in ospedale coi segni di un infezione grave. Criteri diagnostici diflerenziali fra tifo addominale, miliare acuta, tifobacillosi del :L&ndouzj, sepsi e malaria perniciosa. Conclude per la diagnosi di miliare acuta, confermata dall'autopsia (riportata nel fase. II c. a.- N.d.R.). Cause, modo d'insorgere e vie d 'invasione del bacillo tubercolare nelle granulie fredde. Prognosi infauste., terapia sintomatica e profilassi della miliare.
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Primo capitano medico Flu.NOBMO MA.ssnro: Un CMO di frattura di ferrwre (Apparecchio). Epididi-miU tubercolare. (Sintomatologia-, patogenesi, cura). 'Un ca110 di /M'ita d'anna da fuoco Wotl/oaaa del torna.
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Maggiore medico GIORGIO SAccoM.ANI: Un CMO di Bifolide secondaria con molteplici manijeataz1Ami in atto. (Sifiloderma ma.culoso, condilomi piani perianali, sifilide ulcerose. delle tonsille, la.riginte, Bifilide pa.puloea del ~lande e del prepuzio). Alcuni caai di ulcere veneree complicate con adenite
~nguinale.
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Maggiore medico ALFREDO VIGGIANO: Un caao di vizio di cu6re doppio (insufficienza mitra.lice. e aortica.). Alcuni casi di inll'lltfftcienza mitTalica ccma.peMata.
VuoNA. - Maggiore medico Fn.xPPO GRifi: Disfunzioni Bli1mnalorie pielo-ure· terali e idronetrolli. Al lume delle attuali conoscenze e delle moderne ricerche sulle. funzione eliminatoria delle vie urine.rie è illustrate. la etiologia delle forme morbose che ai pe.lese.no con alterazioni nel defi.U880 dall'uretere e dalla pelvi rene.le, ponendo in maggior rilievo la importanze. del fattore dine.rnico quale cause. unica, o concomitante con altri fattori meccanici, nel determinismo del ristagno pielouretere.le. Vengono illustrate e claaeifice.te le diverse cause della idronefrosi e di tale ma.J.e.ttia succintamente è ricordato il quadro nosologico. . Quindi sono esposti e dimostrati i dati clinici di due militari ricoverati nel :Reparto Chirurgico: il primo per oote.sie multiple dell'uretere di sinistre., il secondo per idronefrosi destra., delucidando i reperti urologici e re.diologici ottenuti dagli esami praticati.
NOTIZIE Norme per assicurare Il servizio sanitario militare nel presidi sprovvisti dJ umclale medico. Dal Giornale Militare Uffici~le, dispense. l()a, 26 fe bbraio 1932-X. Circolare n. 100 (Direzione Generale di Sanità 1\filite.re), 25 febbraio 1932-X.
A complemento delle disposizioni contenute nell'art. 164 del regolamento del servizio sanitario militare territoriale approvato con R. decreto 24 dicembre 1903, determino che il servizio sanitario militare nei presidi sprovvisti .di ufficiale medico sia. regolato con le norme che seguono: · l. Di ma..<Jsima, nei presidi di forza. non superiore a 25 militari, si provvedera al servizio sanitario avvalendosi di volte. in volta, quando occorra., dell'opera. di un medico civile, aJ qua.le ve rranno corrisposti gli onorari stabiliti dalle tariffe del luogo. 2. P er il servizio nei presidi di forza superiore a. 25 militari, rtonchè in quelli di forza inferiore nei quali particolari esigenze del servizio richiedano l'opere. conti· nua.tiva. del medico, i comandi di presidio chiederanno al rispettivo comando di corpo d'armate. (o comando militare dell'isola) l'autorizZAZione di stipulare &ppoa:iUi
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convenzione col medico civile . di oui indicheranno le generalità ed i risultati delle indagini sulla condotta morale e politica. Le norme che regolano l'impiego dei medici civili convenzionati risultano dagli annessi capitoli d'oneri approvati, previo parere del Consiglio di Stato, col decreto ministeri ale n. 2138, in data 9 dicembre 193 l-Anno X, registrato alla Corte dei Conti, il30 dicembre 1931, registro n. 36, foglio n. 113 (allegato A). 3. Le. scelta deve cadere aro persona nota per ottima condotta morale, per sentimenti politici e per sicura oa.pacità professionale. A parità. di tali requisiti sono da preferire coloro che sono ufficiali medici del R. esercito nelle categorie in oongedo e, fra. questi, i provenienti dal servizio effettivo ed i minorati di guerra. · 4. In seguito alla richiesta come sopra formulata, il comando di corpo d'armata (o comando militare dell'isola), ove non possa o non ritenga conveniente di destinare nel presidio un ufficiale medico, e riconoeca che nella scelta del designato siano state osservate le prescrizioni di cui al precedente n. 3, concederà la chiesta. autorizzazione. n comando del presidio darà quindi incarico ad uno dei dipendenti corpi o reparti di stipulare la relativa convenzione, da redigerei secondo l'annesso modello (Allegato B).
5. Gli emolumenti da corrispondere ai medici civili, di cui al precedente n. 2 sono, per una forza fino a 60 uomini, L 180 (lire centoottanta) mensili da aumentarsi di L. 45 (qua.rantacinque) mensili per ogni aumento di 50 uoxnini o frazione di 50. 6. Allorchè eccezionali circostanze da ben precisare, impediscano, per gli emolumenti, di tenersi nella xnisura sopra indicata si dovrà, dal rispettivo corpo d'armata (o comando xnilitare d'isola) riferirne, per le decisioni al xninistero (direzione generale di sanità militare). 7. Tutte le pratiche di cui sopra saranno, dai comandi di presidio, svolte con il comando superiore predetto pel tramite della rispettiva direzione od ufficio di sanità militare cui spetta di esprimere il proprio parere al riguardo.
8. A nonna del primo capoverso dell'art. 36 del regolamento di a.mm.inistrazione, le convenzioni di cui è oggetto la presente circolare saranno approvate e rese esecutive nei modi indicati dalle lettere a), b) e c) dell'art. 24 del testo unico delle disposizioni legislative ooncementi l'amxninistrazione e la contabilità dei corpi, istituti e stabilimenti militari, approvato . col R. decreto 2 febbraio 1928, n. 263, e cioè: dal comandante del distaccamento, se stipulate nell'interesse di reparti dista.c:w..ati; dal comandante del corpo, se stipulate nell'interesse di un solo corpo; dal comandante del presidio, se stipulate per conto di più corpi dello stesso presidio. 9. Appena stipulata ciascuna convenzione, i comandi di presidio ne daranno partooipa.zione alla direzione (od ufficio) di sanità xnilitare del rispettivo comando di corpo d'armata (o comando xnilitare dell'isola), comunicando il nome e cognome d e l medico, la forza esistente nel presidio, l'emolumento mensile corrispondente, noncbè la durata della convenzione (dal. . ... .. al. ......... ). 10. Allorquando, in dipendenza delle variazioni della forza, questa aumenti sino a sorpassare i 250 uomini, i comandi di presidio ne riferiranno al rispettivo comando di corpo d'armata (o comando xnilitare dell'isola), affinchè questo possa, eventualmente, destinarvi un ufficiale medico. 11. Quando, invece, la forza si riduce a 25 uomini, o meno, e l'amministrazione militare non abbia più convenienza di avvalersi in modo continuativo dell'opera del medico civile, i comandi di presidio ne informeranno il comando superiore precitato, per il tramite della rispettiva direzione (od ufficio) di sanità xnilitare, per essere autorizzati a rescindere le convenzioni in corso.
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Anche in tutti gli altri casi in cui i comandi di presidio ritengano necessaria tale reseissione, essi dovranno chiederne preventiva autorizzazione all'autorità eopra.indicata. Parimenti informeranno la detta autorità ove si verifichi il caso previsto dal quarto comma dell'art. 2 dei capitoli d 'oneri, fmrr.ulando ad un tf rr,:ro proposte per assicurare la continuità del servizio. · 12. Non oltre la fine del m ese di luglio di ciascun anno le direzioni (o l'ufficio) di sanità militare sopracitati invieranno al ministero apposito specchio conforme all'allegato O contenente: a) l'indicazione delle convenzioni in corso aggiungendo, per ciascun presidio, i dati di cui al prt'cedente n . 9 ; b) l'elenco delle convenzioni rescisse nell'anno stesso specifieandone i motivi, Ìlonehè i provvedimenti adottati per assicurare il servizio. La presente circolare abroga e sost.ituisce tutte le precedenti emanate in materia. Le convenzioni in corso continueranno però ad avere vigore sino alla loro normale scadenza. Alla scadenza., ciascuna convenzione che convenga rinnovare, sarà stipulata in conformità delle presenti disposizioni. Il M ini8tro: P. GuZJm.A, (Nel Giorru:J,le Militare utficiak seguono gli allegati).
Cure balneo-termali. Dal Giornale militare ufficiale, dispensa. 9", 19 febbraio 1932-X. Circolare n . 96 (Direzione Generale di Sanità Militare), 18 febbraio 1932-X. l. - n 28 maggio prossimo venturo si riapriranno gli stabilimenti balneotermali militari di Acqui t1 di Ischis, che funziommumo per ufficiali e militari di trupP.a con turni di cura di quindici giorni ciascuno, in numero di 8etù presso lo stabilimento di Acqui e di ouo presso quello di Ischia. T ali turni saranno cosi regolati : 1° turno dal28 maggio all'H giugno in entrambi gli stabilimenti; 2o turno dall6 giugno al 30 giugno in entrambi gli stabilimenti; 3° turno dal 5 luglio al 19 luglio in entrambi gli stabilimenti; 4o turno dal 24 luglio al 7 agosto in entrambi gli stabilimenti; 50 turno dal 12 agosto al 26 agosto in entrambi gli stabilimenti; 6o turno dal 31 agosto al 14 settembre in entrambi gli stabilimenti; 7° turno dal 19 settembre al 3 ottobre in entrambi gli stabilimenti; 8° turno dall'S al 22 ottobre nel solo stabilimento di Ischia. 2. - Per l'ammissione alle cure in parola valgono le disposizioni di cui ai numeri 18, 19 e 20 delle u Norme per il sei"Vlzio balneario militare -ediz. 1928-Vl». Non saranno ammessi, peraltro, nei due stabilimenti suddetti gli invalidi e mutilati di guerra, che abbiano diritto all'assistema e protezione da parte della competente opera nazionale, di cui alla legge 25 marzo 1917, n. 481, eccezione fatta per gli ufficiali riassunti o mantenuti in servizio nell'amministrazione della. guerrs. P er l'eventuale ammissione di militari in congedo non provvisti di pensione vit-alizia, nè pensionati di guerra, ohe abbisognino di cure balneo-termali per postumi di ferite o in.f ermità incontrate in setvizio militare, le domande - in carta bollata. da lire cinque - degli interessati devono essere trasmesse al ministero della guerra (direzione generale di sanità militare) pel tramite dell'ente presso il quale i detti ex-militari sono tenuti a ruolo (distretto militare, ecc.), per la prescritta preventiva autorizzazione ministeriale (articolo 684 del regolamento d'amministraziOne). Oli enti stessi non trasmetteranno istanze che si riferiscano a lesioni od infermità n on riconosciute dipendenti da cauae di aervizio con regolari atti amministrativi.
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Le proposte di amt:IÙs3ione alle oure devono essere trasmesse dai comandi od uffici inte re33a.ti a.Ue direzioni degli ospedali militari competenti nel termine 25 febbra.io-3 1 marzo p. v.; le visite per l'accertamento da parte delle speciali commissioni m ediche di cui a.l n. 23 delle norme saranno praticate dal 10 marzo al 10 aprile. L e proposte riguardanti i comandanti di corpo o reparto e i capi ufficio dovranno ~sere fatte dai comandi ed uffici immediatamente superiori e dagli stessi pure d ebbono essere redatte le dichiarazioni di cui al n. 30 d elle norme. 3. -
Trascorsi tali termini, nessuna proposta o visita potrà essere effettuata
s enza la preventiva autorizzazione di. qw~sto mmistero, salvo il disposto del n. 22 delle norme per quanto riglu~r.:ia i militari ricoverati in stabilimenti sanitari e quelli ritenuti bisognosi di cure in sede di visite collegiali. Per questi le prot>oste non sa.ranno a.c~ompa.gnate dalla cartella clinica relativa alla d egenza. ospectaliera del militare, ba3tando all'uopo ohe in m~rgine della parte prima e seconda del modello 2100 sia fatta menzione del ricovero e della data di esso. tper gli ufficiali e gli uomini di truppa della. R. marina., le visite e le proposte di ammissione saranno fatte come p er lo pa.~to, a. cura d egli ufficiali medici de lla. R. marina, o, in mancanza di questi, da ufflciali m edici del R. esercito e le proposte saranno trasmesse a questo ministero pel tramite della direzione centrale di sanità militare ma.rittima.. Per gli uffbiali e militari di truppa d ella R. aeronautica. le visite p;>;sono essere compiute anche presso gli istituti medico-legali dell'aeronautica.. Negli stabilimanti sanitari militari in cui speciali esigenze di servizio lo impongono, l'ufficiale superiore m embro della commissione visitatrice potrà essere il direttore dello stabilimento.
4. - Le autorità che inviano a. visita gli ammittendi debbono portare la. più vigile cura onde venga adempiuto a tutto quanto prescrive il numero 30 delle norme ; terranno presente, inoltre, che, esclusi i rari casi di assoluta necessità, gli ufficiali non possono, per fruire delle cure termali, assentarsi dalle esercitazioni estive; pertanto, le tre mute indicate dai comandi comepreferibili, non dovranno coincidere col periodo delle esercitazioni stesse. L a autorità. stesse nel trasmettere le proposte per cure termali, insieme con la dichiarazione preaoritta. dal n . 30 delle norme, accluderanno copia. d egli atti amministrativi dai quali risulti che la lesione od infermità sia. stata riconoaoiuta dipendente da causa di servizio. Il ministero autorizza gli enti proponenti a segnalare una delle tre mute come c la preferibile possibilmente •, sia. in riguardo alle esigenze di servizio e sia. anche per sscondare le aspirazioni degli interessati. Con ciò vuolsi evitare la. frequente richiesta di cambi di muta, che si intende accordare solo in casi eccezionalissimi e per comprovati e inderogabili motivi di servizio o p ersonali. Si rammenta pure che alla. proposta del cambio di muta si deve unire sempre la pane seconda del modello 2100 per le conseguenti variazioni. Le proposte saranno trasmesse a questo ministero volta volta dalle direzioni di sanità e non più tardi del 15 aprile p. v. Si raccomanda pure che nel foglio di proposta. modello 2100 (parte seconda.) a l tergo (avvertenza 2a.) sja ben segnato l'indirizzo completo del corpo reparto od ufficio da cui dipende il militare od impiegato. 5. - Le commissioni m ediche esamineranno gli inviati a. visita. con scrupolosità, formulando dichiarazioni brevi, ma chiare e precise e non semplici enunciazioni diagnostiche, di modo che chi legge possa formarsi un concetto esatto delle infermità e dello stato di esse: faranno, altresl, speoia.le attenzione alle controindicazioni, come è prescritto dal n. 17 delle norme. Completeranno il modello 2100 rispondendo con precisione alle varie richieste a), b), c), d), ecc.; si Mterarmo però, dal segnare se gli mteressati debbono o no pagare la retta, riservando a sè questo ministero l'apporre tale indicazione in base agli accertamenti fatti. 6. Di massima. non verranno proposti coloro che abbiano già usufruito tre volte di cure negli stabilimenti balneari militari per le stesse infermità; ma in casi particolari saranno ammesse ulteriori proposte, non oltre la quinta.
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Per quelli che hanno già goduto cinque o più volte di cure balneo-termali per le medesime infermità. è consentito, solo in via 8890luta.mente eccezionale, ai comandi ed uffici competenti di segnalare alle direzioni di sanità militare del territorio qualche caso che sia meritevole di speciale considera.zione; e i direttori di sanità., dopo accurata visita personale, redigeranno le relative proposte mod. 2100, trasmettendole al ministero col proprio circostanziato parere, anche se negativo. n ministero SU tali eccezionali proposte Si riserva. di decidere CSS0 peF OS8(), 7. - Si ricorda. che le proposte alle cure vanno sempre fatte pèr lo stabilimento balneo-termale più vicino. Accadendo che il numero dei proposti per uno stabilimento superi quello dei posti complessivamente disponibili per tutte le mute, è in facoltà del Ministero della. guerra - direzione generaJe di sanità militare - di dichiarare • ammissibili se vi sarà posto » o di a.seegnare all'altro stabilimento coloro che risultino in eccedenza.. S. - I comandj, direzioni ed uffici hanno l'obbligo di avvertire i propri militari e funzionari civili che i dichiarati • ammissibili se vi sarà posto • non debbono partire per lo stabilimento se non in seguito ad avviso del direttore del mede-
simo. 9. - Si richiama l'attenzione delle autorità. interessate suDa importanza. della visita di conferma., da. praticare prima delle. partenza, come è prescritto dal n . 40 delle norme succitate. 10. - All'atto delle. partenza per lo stabilimento ciascuno ammesso dovrà essere munito dal corpo, o dall'ufficio dal quale riceve i documenti di viaggio, anche della parte seconda del mod. 2100, nonchè del biglietto di entrata mod. 2089 o di altro documento equivalente, ed inoltre, nei casi contemplati dal n. 10 delle norme, della ricevuta dell'effettuato pagamento. 11. - Le. retta giornaliera. per gli ammessi negli stabilimenti balneo-termali militari è stabilita dalla circolare 104 giornale militare 1931. 12. - Ammissione esterni. - P er essere ammesai come esterni, per le sole ofera.zioni curative, presso gli stabilimenti militari, non occorre rivolgere domanda. a. ministero, ma basterà che l'ufficiale od impiegato, a mezzo del rispettivo comandante di corpo o capo ufficio, rivolga istanza. al direttore dello stabilimento, giustificando il bisogno della cura richiesta mediante dichis.re.zione medica. Possono essere ammessi, altresi, come esterni gli ufficiali, sottufficiali ed impiegati a riposo, purchè si trovino nelle condizioni stabilite dal n. 20 delle norme per il servizio balneare. n direttore dello stabilimento giudicherà in merito alle. richiesta dopo avere accertato l'identità. personale, comunicando, in caso, affermativo, il giorno della presentazione e la retta da. pagarsi per ogni giornata di cura, in base alla circolare 540 giornale militare 1929.
A t'Verleme. a) Si rammenta che, giusta il disposto del n. 17 (paragrafo secondo) del regolamento per le licenze del R. esercito, il tempo durante il quale l'ufficiale è ammesso agli stabilimenti balneari militari per infermità. non provenienti da cause di servizio deve essere calcolato in deduzione della. licenza ordinaria che gli può spettare. b) Si avverte che agli impiegati civili del gruppo C., ole.ssifice.ti nel 120 e 13o grado, "Compete il trattamento fissato per i sottufficiali. e) D ministero si riserva di comunicare, come di consueto, le facilitazioni che potranno essere ottenute dagli stabilimenti balneo-termali civili in favore dei per· sonati dell'amministrazione militare e delle loro famiglie.
Il Ministro: P. GA.ZZERA.
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Promozioni e movimenti nel corpo sanitario mUltare.
n colonnello medico prof. Eugenio DE SARLO, membro del collegio medico legale, è collocato in ausiliaria.. n mag~P.ore medico Lucio PATANÈ, dell'ospedale milita.:re di Palermo, è cono. cato in ausiliaria.. n maggiore medico Giuseppe PALUMlJO, dell'ospedale militare di Brescia., è trasferito all'ospedale militare di Ancona.. n maggiore medico Luigi CELLINI, dell'ospedale militare di Ancona, è trs.sfe· rito all'ospedale militare di Brescia. n capitano medico Valerio FARAONE, in aspettativa, è collocato a riposo ed iscritto nella riserva.. D capitano medico Raffaele DENZA, del 2° contraerei autoca.mpa.le, è trasferito all'ospedale militare di Nove.ra: I tenenti medici: Pietro NEGRI, Giovanni P ARUTA e Pasquale P ALMINIELLO cessano di appartenere al R. corpo truppe coloniali Tripolitania e sono trasferiti rispettivamente al 92° fanteria, reggimento artiglieria. leggero e 23° fanteria.. D tenente medico Orazio LABELLARTE, del 13° fanteria, è trasferito d'autorità al R. corpo truppe coloniali Cirenaica. Dal Bollettino Utficiale - disp. 8• - 5 febbraio 1932-X. l tenenti medici Croce Lo MoNACO e Ettore ZAMBBA cessano di appartenere al R . co:/?? truppe coloniali Tripolitania. e sono collocati a disposizione del Mini· stero dell Aeronautica.. I tenenti medici Giuseppe LONOO, del 63o fanteria, e Antonio CASSoNE, del 28° campagna, sono trasferiti al R. corpo truppe coloniali Tripolitania. Dal Bollettino Utficiale - disp. ~ - 12 febbraio 1932-X. D tenente colonnello medico prof. Alfredo MoLISANI, dell'ospedale militare dj Roma (sostituto membro del collegio medico legale), è promosso colonnello nel corpo stesso. Contin~a. come sopra.. n tenente colonnello medico Antonino ZAFFIBO, direttore dell'ospedale militare di Caserta, è promosso colonnello medico continuando nella. carica di direttore dello stesso ospedale. n tenente colonnello medico Luigi DE BEBARDINIS, dell'ospedale militare di Roma (com. ist. centr. sta.t. ·del Regno), è nominato direttore dell'ospedale militare di Novara, ceesando di essere comandato come sopra. Il tenente colonnello medico Francesco SECOBJ, dell'ospedale militare di Brescia, è nominato direttore dello stesso ospedale. n maggiore medico Siro FADDA, de l R. corpo truppe coloniali Somalia., (a disposizione del Ministero delle colonie con incarico civile), è promosso tenente colonnello medico nello stesso corpo. Continua come sopra.. D maggiore medico Vincenzo FIUMEFREDDO, dell'ospedale militare di Trieste, è promosso tenente colonnello medico nel corpo stesso. · n primo capitano medico prof. Benedetto CASELLA, a disposizione del ministero dell'aeronautica, è promosso a scelta maggiore medico. Continua come sopra. n primo capitano medico Giorgio GxOBOI, dell'ospedal e militare di Roma, è promosso maggiore medico nel corpo stesso. n primo capitano medico Ferdinando CBIMENTI, della. scuole. allievi ufficiali di complemento di Moncalieri, è promosso maggiore medico nel corpo stesso. n primo capitano medico Dino GIANN<Yrl'l, della legione CC. RR. di Firenze, è promosso a acelta maggiore medico e destinato eJla scuola a.llii.evi ufficiali di complemento di Lucca..
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NOTJZDJ
n primo capitano medico Luigi PEZZULLO, del reclusorio militare di Gaeta, è promos.~o maggiore medico nel corpo stesso. n primo capitano medico Virgilio TABOBI, dell'ospedale militare di Bari (comandato al presidio di Rodi}, è promoBBO maggiore medico nel corpo stesso. Continua come sopra. n primo capitano medico Acrisio BIA.NOBtNI, dell'ospedale militare di Firenze, è promosso a Bcelta maggiore medico nel corpo stesso. n primo capitano medico Raffaele BUDI, dell'infermeria di Cava dei Tirreni, è promosso maggiore medico e trasferito all'ospedale militare di Alesse.ndria. n capitano medico Domenico PAZZAOLIA, a. disposizione del Ministero dell'ae· ronautica, è collocato in ausiliaria per ragioni di età. I tenenti medici Alessandro D'AMBaosxo, dello pesante, Benedetto PRrvrrlm.A, del l o campagna, e Giuseppe MAscu, del 2° genio, sono promOBBi capitani medici nei corpi stessi. 11; revocato il R. decreto 29 ottobre 1931-X nella parte che si riferisce alla. nomina a tenente medico in S. P. E. dei sottotenenti medici di complemento Francesco Giacomo DoLEI e Pellegrino MOLINARO. n sottotenente medico di complemento Mario SIMOLA e il sottotenente di fanteria di complemento Tito BURLA sono nominati ~nenti medici in S. P. E. e desti· nati alla scuola d'applicazione di sanità militare di Firenze per il prescritto corso di applkazione. n tenente medico Giovan Battista MORETTI, del 4° pesante, è trasferito nel R. corpo truppe coloniali Cirenaica. Dal Bollettino Uf[wiale - disp. 11•·19 febbraio 1932-X. n colonnello medico prof. Giuseppe RIZZUTI, direttore di sanità del comando militare della Sicilia, cessa. da detta carica ed è chiamato a far parte del collegio medico legale, quale sostituto del presidente. n primo capitano medico Pietro FABIANI, in aspettativa., è collocato & riposo per infermità provenienti da causa di servizio. n primo capitano medico Camillo MERLINI, dell'llO genio, è trasferito al 2250 fanteria. Dal BolletUno Utficia,ù - disp. 12• - 26 febbraio 1932-X. Disciplina dJ guerra. Nella circolare n. 55 del Giornale militare ufficiale del 5 febbraio c.a. (disp. 5•) è stata riportata la legge 14 dicembre 1931, n. 1699, riflettente la disciplina di guerra, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 26 gennaio scorso. Detta legge si compone di 54 articoli, distribuiti in nove capi, e costituisce come è detto nella relazione alla Camera dei deputati - un corpo di disposizioni creatrici di una disciplina di guerra rispondente alla inderogabile esigenza di mantenere salda e compatta la coesione morale dei cittadini nei momenti di supremo cimento della. N azione. Ogni articolo ha il suo titolo di intestazione, ciò che agevola in modo speciale la lettura. della legge e l'applicazione di essa. Tutta la complessa materia. riflettente la disciplina di guerra vi è ordinatamente trattata: dai doveri generali inerenti alla disciplina di guerra, de.lla organizzazione dei comitati di resistenza civile, dalla. mobilitazione civile degli enti e dei cittadini ecc., fino alle sanzioni penali per gli inadempienti e per coloro che comunque si siano Tesi rei di essersi sottratti agli obblighi de lla. mobilitazione civile. Le d ette disposizioni vanno in vigore il giorno successivo a quello della. pubblicazione della legge sulla. Gazzetta Utfu;iale. Da Le F()ru A.rnuue - 5 febbraio 1932-X.
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VII Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. Il Diario ofìcial del .Ministero de la Guerra, dPiln. Spagna. n finna d e l Ministro _o\zana, pubblica l'ot'Ciin<> che d etermina la compoi'<izione de l Comitato di organizza. zione del VII Congresso Inte rnazionale di Mcdicinn c FMmn<'ilt Militari', che si terrà a Madrid nel 1933: « Il Consiglio d e i Ministri ha deci!'>n clw il pros,::imo Congre!'<;;o Inwrnnzionol!' di )Jedicina e Fannacia. Militare, che si riuniriL 1wl 19a:l. !'lia tenuto a Modrid. . • Esso ha· designato a. far parte del Comitato organiz1.ntorc l!' sqpt<'nti persone: « Preaùlente del Comitato: Colonnt'IIO Medico D. J osé Aujl:u:{tin y )fnrtinez de Gamboa, I spettore generale di Sanità Militare. « Oomissario generale: Colonnello Medico in congedo D. Augustin n1n Baumbergh en Bardajo. • Segretario cklla Sezione di Medicina: Maggiore Medico D. Ant{mio Jimenez Arrieta, dello Stato Maggiore centrale dell'Esercito. • Segretario della Sezione di Farmacia: Maggiore Fannacista D. Rafa<'l Rolrlnn Guerrero, di questo Ministero. • Segretario della Sezione rli Medicina e Farmacia della Marina: D. J osé Rul'dA. y P ena, del Ministero della Marina. » Ricordiamo che i terni del Congresso sono i S<'guent,i: l. Principi ~enerali ch fl devono presi€'dere nll'oll'ganizznzionP snnitarin di una uazione in caso dt guerra e applicazione alle diverse formazioni delle prPsct·izioni dPIIa nuova Convenzione di Ginevra. (Relatori: Spagna e Svezia). 2. Le vaccinazioni preventive nelle a.n nate di terra, di rna.re o d ell'aria. (Re· latori: Spa.gna, Gran Brettagna. e Giappone). 3. Il trattamento dei casi chirurgici di prima. li.Jrgenza a lla fronte, in guerra di movimento. Concezione di una formazione specializzata: sua organizzaziono materiale e suo :impiego dal punto di vista tattico. (Relatori: Spagna e Belgio). 4. Gli alimenti conservati facenti parte della razione prescritto., sia in tempo
di pace, sia in campagna. Loro modo di preparazione. (Relatori: Spagna e Svizzera).
5. Studio comparativo n elle diverse annate di terra, di mare e d e ll'aria: a) dei servizi odontoiatrici; b) dei servizi amministrativi. (Relatori: Spngnn, Messico e Paraguay).
Concorso internazionale per un bendaggio emostatico. La Cornm.isaione internazionale per la standardizzazione del materiale snnitario, aon sede presso il Comitato internazionale della Croce Rossa in Ginevm, prendendo in considerazione il voto emesso dal VI ConJl:l·esso di Medicina c Farmacia militare (l' Aja, giugno 1931), ha deciso di indire per L'anno 1932 un concorso por il be-ndaggio .emostatico di guerra. Le condizioni sono le seguenti: n bendaggio emostatico d'urgenza deve essere semplice, poco mj.l;ombranto, di fa.cile applica.z ione e maneggio anche da. parte di personale non m edico. E sso deve essere costruito con materiale duraturo, possibilmente senza cnoutchouc e di facile conservazione e non deve essere lesivo per i t es.<;uti. Que..crt;o concorso è in diretta conseguenza delle relazioni ufficiali pr<'sentato nl cktto Congresso dal generale medico prof. Filippo Caccia e do! tenent-e colon· nello medico prof. Dante Cnsella sul tema: Metodi eli emostasia sul cam110 <li battaglia; uni{tcazione del materiale di primo soccorso e modalità della a-tta appli • cazicme. Le conclusioni del Congresso su questo tema furono completamente modellate su quelle dei nostri rela.tori, i quali, dopo aver sottoposto a profondo esame critico i diversi apparecchi escogitati per un'emostnsi provvisoria in prima linea, n e mettevano in rilievo i difetti, indicando i requisiti cui essi dovrebbero rispondt'ro e terminando la loro m emoria con la seguente osseTvazione: n L 'unificazione del « materiale di emostasi di primo soccorso presenta grandi difficoltà, data. la di1<pa.rità
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G io,.nale di medicina mllilan.
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NOTIZIE
« eli pa rt> ri t li chirurgi milil.uri d elle divt:lrse nazion i. E ::;olo una Commissione inte rna.« zionale di chirurgi provetti potrebbe riuscirvi, g uida td dalla. finalità erninentem en t,e
"c profondt\menLe uman itaria che l' ha ispirata. Rode naturale di tale Commissiont'l "potr ebbe esse1·e Ginevra (Cornmissone internazionale permanente di standardiz" zo~zione del materiale sanitario) •· Sa.•·rbbe opportuno che anche a lt ri n ost.-i ufficiali m edici ponessero sagace a~tenzione a qu~:~sti studi .cho ri~_uardano un problema di prim'ordine per l'equipag g•amento samtan o d egh esero1t t.
l ° Congresso nazionale di medicina dello sport. PrP.><icl<'tlte S. E. Arpinati, avr à luogo in Roma, indetto dalla Federazione 1\h·dic i d egli Sport.ivi, nei g iorni 19-21 aprile 1932-X. T e ma di re lazione: « Valutazione fisica d ello spot·th·o "con le seguenti r elazioni: valutazione antropometrica e morfologica (maggiore medico prof. U Cassinis), va lutazione d ell'apparato n eu ro-muscolare (prof. G. Bucciardi), valutazione d ell'ltppn.rato cardio-circolatorio, (d ott. A. Viziano), v alut.azione dell'apparato respir ato rio (prof. G. D el Guerra). Seguiranno numerose comunicazioni, v isite a i laboratori di m edicina d ello sport e agli impianti spor~ivi d ella capitale. I scrizione g ratuita per g li isc•·itti alla F ed erazione e loro famiglie, L. 25 per i n o n iscri t.ti. P os.<>ono partecipare istm ttori cd allenatori spor tivi. I~e iscrizioni s i chiudon o il 10 aprile. L e re lazioni ufficiali e le comunicazioni d ob bono essere iU\riate non oltre il 15 mat-zo a lla Segreteria. della. F. I . l\1. S., via d ello Stadio n. 18. Il congressista potrà c hiedere che gli venga fissato alloggio o pension e. San\ indicato, col programma completo, il luogo di inaugurazione e d elle riunioni.
XXII Congresso dell'Associazione italiana d'idrologia e V raduno talassoterapico nazionale. II 25 maggio 1932 si inizie rà a Viareggio questo che sarà. un importante congrc·sso. L o r elazioni annunciate sono le seguenti : l. prof. Camillo P orlezza: Lo stato attuale d elle conoscenze chimiche, fisiche e chimico-fis iche dell'acqua d el mare; 2. prof. Silvestro Baglioni: Indagini sugli effetti della talassotera.pia sul sistema cit·colatorio ; 3. proff. Giulio Ceresole e Ezio Luisada: S ulla opportunità di unificar e i metodi ed i m ezzi di indagini climatologiche e biologiche in Talassoterapia. P er la parte Idrologica che s i svolgerà a Montecatini : 1. prof. Adriano Valenti: Specializzazione d elle acque minerali in rapporto al meccanismo di azione ed alle applicazioni terapeutiche ; 2. prof. Paolo F . Sgobbo, dott. Nando Galassi, ing. T orquato Gristofori, comm. Ermete Sacconi: Legislazione, organizzazione, propaganda delle Stazioni di Cura.
IX Congresso medico siciliano- Catania 6-9 maggio 1932-X1 Programma ckl Congresso(*). GIORNO 6.
Ore 10 - Seduta inaugurale d el Congresso nel salone del P alazzo Comunale d i Cat ania, sotto l'alta P resid enza. di S. E. il Prefetto Gr. Uff. D ott. Benigni, Offerta di una artistica. medaglia d'oro al Gr. Uff. Dott. B asile, D irettore Generale d ella Sanità. Pubblica. (•) Al Corutres>o ~ annessa la Prima Mostra Nazionale del Farmaco e del Libro medico it.allanQ6
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Ore 15,30 - 1• Seduta scientifica: On. Prof. 1\Iuscatello a Addome acuto • Correlatore Prof. Zurria - Comunicazioni e discussione sugli argomenti riguardanti Ja chirurgia. (}re 18 - Prof. G1·. Uff. E. Di .M:attci: La lotta antimalarica in Sicilia. Ore 19 - Ricevimento offerto ai Congre»sisti al P alazzo Municipale. GiORNO 7 .
Ore 8 - Partenza da Catania per Caltagirone in auto - visita al magnifico -convalescenziario della Cassa Nazionale Previdenza Sociale. Ore I O - (nella sedie del Convalescenziario) II• seduta scientifica - Prof. Luigi Ferrannini: La cura immunitaria della lubercolos·i . - Prof. Luigi Sagona: L'importanza sociale della cura immun·itaria nella tubercoli8i . - Comunicazioni e discus.-;ioni sugli argomenti riguardanti la tubercolosi. Ore 13 - Pranzo a.ll'a.perto al Bosco S. Piet.ro. Ore 16 - Rientro a Catania. Ore 18 - Riunione della Sezione Siciliana Medici Condotti. - Riunione dd la Sezione Siciliana Ufficiali Sanitari: Dott. G. La Rosa: L'alimentazione lattea tlei piccoli e grat1di centri. R -iiievi e proposte. Ore 19 - I Raduno R egionale dei m odici che ricoprono cariche politich6 oo amministrative. Ore 21 - Serata di gala al Teatro Massimo B ellini. GIORNO 8.
Ore 8 - III seduta. scientifica - Prof. M. Ascoli: Spt~nti di Patologia regionale - Comunicazion.i e discussione sugli argomenti riguardanti La medicina. Ore 15 - Dott. D i Giovanni e Di Mattei: Patologia delle zoljare in Sicilia. Ore 16,30 - Dott. Salpietra. e Dott. P alermo: Ga8sa Previ<lenza per i m.edici. Ore 17 - Riunione della Seziono Siciliana Idrologia e Climatologia. Ore 19 - Manifestazioni folkloristiche del Dopolavoro Provinciale. GIORNO 9.
I congressisti potra,nno p artooiparc alla suggc.~tivflo gita sulla ferrovia Cir~umetnea.
Ore 7 - Partenza. da Catania Borgo. Ore I O- Visita (in auto) al castello dell'Ammiraglio Nelson (Bronte). Ore 13 - Pranzo a Randazzo. Ore 16 - Partenza. per Giarre-Catania (in ferrovia).
Corso di cultura In medicina legale e neUe asslcurazloAI sociali. Presso l'Istituto di Medicina Legale della R. università di R oma, diretto dal prof. S. Ottolengbi (Viale deU'Università n . 32), si svolgerà. quest'anno un secondo corso trimestra.le di • Cultura medico-legale» con speciale riguardo alle Ap-plicaz·i oni della nuova legislazione penale ed alle QtWJtioni più urgenti di Injortun-i8tica e di Asaicurtuioni socwU. Il corso comprenderà i seguenti insegnamenti pratici: S. ÙTTOLENGHI - Istituzioni di Medicina legale in rapporto alla legge penale e civile e alle leggi di assicurazioni sociali. A. AsCARELLI - Medicina. legale speciale e casistica medico-legale. A. BELLUSSI - Infortunistica medico-legale e giurisprudenza infortu; nistica. A. GIANNELLI - Psichiatria generale e casistica psichiatrico-forense; B. DI TtrLLio - P sicopatologia. forense ed Antropologia. Criminale.;
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I NOSTRI MORTI
C. Gu.~n."' - Assicurazioni Sociali; V. M. WEDARD - Tecnica nooroscopica forense ed indagini di laboratorio. Saranno tenute dimostrazioni pratiche, saranno fatte esercitazioni, olt;e eh& nell'Istituto di Medicina Legale, nella Scuola di Polizia e in Istituti clinici e di Assicurazioni sociali. Durante il corso si terranno conferenze su argomenti di Poluia Scientifica e Orimiru:distica. Alla fine del corso saranno rilasciati certificati di frequenza. TI COrSO si ini2ierà il 22 febbraio alle ore 17 ,30. L'iscrizione al corso è libera. Possono iscriversi i laureati in Medicina e Chirurgia, i laureati in Giurisprudenza, i magistrati, i funzionari di polizia, gli ufficiali dci RR. CC., gli Ufficiali d ella M. V. S. N. e gli l!tudenti univei'Slt&ri.
IV Corscr di cultura medica a Varese. L'Istituto Interuniversitario Italiano t~rrà. anche quest'aruio a Varese, dal 10 al 17 settembre, il corso estivo di Cultura Medica, chiamando illustri docenti delle università. italiane a trattare sul tema: a Patologia e Clinica dell'apparato digerente"· La Commissione scientifica che presiede ai corsi, composta dei prof. Carlo Foà. Alberto Pepere, Pietro Rondoni e Luigi Zoja, della R. Università di Milano, ha. fissato i seguenti capitoli; «Fisiologia. e Fisiopatologia della digestione - Processi ulcerosi del tubo digerente - Sindromi di autointossicazione intestinale - Coliti infettive e parassitarie - Infezioni e intossicazioni alimentari - Ap:pendiciti Disturbi funzionali del tubo digerente - Tumori dello stomaco e dell'mtestino Fisiologia del fegato - Epatiti e cirrosi epatiche - Litiasi biliare - Sindromi panorea.tiche acute - P eritoniti ». Le lezioni saranno tenute nel pomeriggio, mentre le esercitazioni pratiche di clinica e di laboratorio .verranno eseguite ·di mattina. nell'ospedale di circolo di Varese sotto la. guida. del Direttore del corso prof. Luigi Pontioaccia., cui dovranno essere richieste informazioni. Saranno comunicati in seguito il programma completo del corso e le modalità. d'iscrizione.
I
NOSTRI
~ORTI
n tenente genentle medico in congedo comm. Giovanni Cervlgnl è morto 1t. Roma il 30 gennaio, all'età. di 76 anni. Era entrato a. far parte del Corpo Sanitario il 21 ottobre 1878. Promosso capitano nel 1884 e maggiore nel 1898, prestò servizio in reparti di truppa e a.ll'ospedalemilita.re di R oma fino a l 1908, quando, da tenente colonnello, andò a. dirigere t'ospedale di Bologna. Nel 1911 era. colonnello direttore di sanità. Prese parte alla grande campagna dal luglio 1915 a l maggio 1916. Nel 1918 fn chiamato all'Ispettorato di Sanità militare, poco dopo la. Sua promozione a. maggior generale. Il 19> marzo 1919 fu collocato in congedo. Nobile fì~tU"a di medico e d'ufficiale, tutta questa. lunga. carriera Egli percorse con somma dtstinzione. Quanti L 'hanno conosciuto riaordano e rimpiangono in Lui il distinto gentiluomo, l'austero soldato, tutto devoto 1\.l dovere, il colto professionista ù'a.lta mente o di gran cuore.
DireUore re8pon8abile: Dott. R edattore: D ott. Vmouno DE
RxvA, tenente generale medico tenente colonnello medico DELLO STATO -
O. Q.
RIVISTE 1\'IEDICHE MILITARI BELGIO: AROBJVES MÉDICALES BET~GES. - Direzione superiore del servizio di eanità dell'Esercito belga (Redazione: Ospedale militare di Ltegl). F(L8C. l , aennmo 1932. De 8o11CIIw: l metodi di esplorazione del canale racbJdlano. - llolltttlne lllltmallonalt.
FRANCIA: ARC.BJVES DE MlllDEOINE ET PHARJIU.OIE MlLIT.AIRES. - Dlrezlono del servizio d i aan.lt/1., Mlnlatoro della Guerra. Fase. l, Otnnaio, tomo XOVI, 1932, lcllldltlt: L'svlazlono eMitarla nella guerra moderna. - Flfl'tllleft: JA~ trasm.lseiono della pollomiellto. - . _ ..._ : L'applicazione della vaccinazione 9.880Clata antJ<lltterlca e antltitopar&tl.ftca alle colletti vitA mllltarf.
GIAPPONE : G UN' ID.A~-ZASSI. - PnbbUc:~Zione uf6olalo del Corpo Sanitario dcii'Eacrclto Giapponese. T oklo. n. 221 , ncvembre 1931. Aotd: Studi Rperlm entall sulla resistenza locale del peri ton e o nella lapa.ratomia. (Iniezioni di aria o di soluzione saUne. nel cavo addomina le, radiazioni di raggi X etùla parete addominale o funziono del fegato contro le Infezioni). - Napya111&: Studi sopra la costdetta zona di conforto negli oepod&ll. - Osai!!: Vari tipi dJ siero di sangue nel rapport i del valore dell'aggl utinazione. - Urano: Snlla diagnosi ra<liologica della borsite tmumatlca ~ron lca. - Kuboh: Lu888zionl negli sclat.orl. - waunue: Ricerche snHa sifllicte latente ne i soldati e cura anti-
s!Jllitlca. - Hltano: Un caso di gU>\rl~rlone di morbo di Bantl.
INGHILTERRA: JOUR.N'.AL OF TIJ F. ROYAL ARMY MEDICAL OORPS. -Edito da John Baie, Sons aud Danlelsson Ltd, Londra. Fase. I , oemurio, ~ol. LVII, 1932. Hwrh: Jl Jlroblemo. della mo.laria nella gun,mfglone di Hong Kong. - Thompson: Distruzione del rifiuti animali In campagna. - By: Il modico In guerra (cont\nuazi0118).
RUMENIA: REVIS T.A SA~IT.ARÀ MILIT.ARÀ. - Redazione e ammlnietrnzlonc: Ospedale militare • Regina Ellsabota • Bucarest. Fase. XII, <Uctmbre 1931. laklllr: e Teodosl• : Trat tamento dell'adenite vcnoroo. con Il liquido m odfflcatoro dJ Calot. - Pepe-: Considerazioni sullf• Identità lstologlca del tumo.r e a mtoloplossi.- Lupulesca: Comportnmento del rl!lesel. cutanei In nn soggetto oon omfplegia lntantllo durante att.Mcbl dl epllesela jaksoniana. - ...,...: Un caso di cisti idatidea orbitarla.
SPAGNA: R EVISTA DE S.ANlD.AD MILITAR. - Pubblicazione mensile del CorPO sanitario mUltare. Madrid. Fase. l , gennaio 19S2, ..,_: Gli ultimi Progresel sulla febbre gialla. - NoniiU: Otgnnizzazione ncceesa;rla nell'nS!<lstcnza dell'informo mental.e. - Ast,IR: Rfaseuoto delle comnnicazlonl presentate e lmtlrea· aloni riportate nel II Coogreaeo Internaziontùe della ?rialarln (contintuwione).
STATI UNITI: T .BE MILIT.ARY SUROEON.- .Anny Medicai Mueeum and Llbrary, Waeb1ngton. Fase. oemu;rio,
n. 1, tx>l. r,xx. 1932.
Verbali d ella 39• riunione annuale dell'aeooclazfone del modlol mllltorl degli ~tatl tlniU. Hwtslldl: Ipertensione ed Idoneità al servizio degli UftlciaU. - CamtrOn: Ser>lzlo s·•nlt.•rlo noi NIC41"11.j!'U8-- W ..lnebft olonea: Intervento operativo per ulceta gast.rlon e ron<'r o Mllo at.o roa.co (discUB8i.one). - lknllttt: Corso d'Istruzione DOr ufficlnll m edici 'lelln riser va nulli> (oodazione Ma.yo (Rocbester, Mlnnesota).
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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE
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· • MINISTERO DELLA GuERRA o
R,OMA
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SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI : Caceln. - Note nnnt.Qm o-clini c hc. po.f.ogcnetlcbe () ro()dico- lcgtlli sopra u n traumo.tismo crnnk.o-cuccrtllir.o . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . • . . . . . . . . . . . Mazztttl e 9eTmino. - f•:IJide mio. eli dissenteria. bttc!Uttrc fra m ililnrl a. Reggio Cnln b r·ia (C'onlinttozilmR.) . . . . . . . . . . . . . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Cu teiiMt ta. - L s• • :ltC'<onccro~i • oleli'ILOflO. o s uu im JJortanzo. nol.ln pntugcuesl della roLturo. spontauct• d el vn~o . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . · · CASISTICA CLINICA : De Bunardlnls . - Due cnsi di reumatismo ccrebrule lpcrplretico a decorso ncutl~slmo NOTE DI IG IENE PRATICA : Marenco e Rod in6. - Sulla. lmportanztt de ll a potabilità dello aCQ.uo da bere nella epidemiologia Il e Il t\ t ruppa i n cam pagna. . . . . . . • . . . . . . . . MEDICINA LEGALE MILITARE : Ca m!)alla. - A Oro posito di (u~:"b o il:nmotl.-nte ne U'ambtonto m i litare . RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA : Al)uml~a urinarla Ricercllc sulle ecen.tuali aUuozirmi biolooiche d ell' - nei netrosici. Ap!Nli'Occh l~ a est~nslone contln• a per Il t retta mento delle f"'tt~re complicate della camba . . . . . . Bacili l di Kocll Ooulributo rrl problema dell' eliminati<mc cùl - altra,·erso il rene clinicament~ sano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • CbIn eh (/l) nella cura deil~ malaria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Coliti Sr•llct cr~rct cltirurrtica d.;lfe - . . . . . . . . . . . . . . .. . . .. . . .. . . . . C~lreulonl (Le) tlller~olin ithe diltertnzlali . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . • . DisUn ione del clnotehh Jnterre>Jto 1JreciJCe in tm caso di - . Abùu:ione di frarmlletrti t)l!Sei liberi . . . . . . . , . . . . • . . . . . . . . . . . . • . • • • . . • . • . • • • . Encefalit i post-n cclnal i (lA•) ne l loro rapport i con Iii ncclnazione e con le enc.etalltl post -lnfettl•e e cUssemlnate acute . . . r . . • • . • . • . . . • . . • • • • • . • • . . . • . • . . . . Fan1o termale Azione del - .•uoli Rlcnte~rti 1norJolouid e sr•lla resistem•a ololmlore delsanque ù• in<li!'i<iui n()rmali e patolngil.:i . . . . . . . . . . . . . . . . . Fratture dell'estteml!i super iore della t ibia. Oon.triJn<lo allo studio dcUc - .. Gat da combatt lmrnto. Prolrzi.onc contro i - . . . . . . . . . . . . . . Granuloma maligno. Ricerrhr sperimclllrrl i !<rtlla etiolo(Jia del - . . . . Guerra moderna. Qu<JI~ cttrtdtcrc ussumerù una nuora - ? . . . . • . • Insufficienza renale. 1'mtlanumto timttleo e radiol ernpia' ..cTl.' - . . . . Manovre 111 difesa aeNa di Klut blu . Overe di SIJCCurso d.:lla Croce RMsa uiapponesc in occcr· ."ione di'Ile - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . • . . . . . Morfina J: ·i niaionc entloren<lStt Ili - quale cw.silio cliaqnostico nella rx:rilou11c . . . . Repert1 batterlologl:o (:Srtl) di sette caai di a ngina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sali di calcio nel focolai di fratt~ara. lniezion.; di - Ricerche .o merimcnlali • . . . . . . Scorbulo sperimentai-!. M r><lilicflzioni dd!o mucn.9o esofagea e aoslrica 11ello - Cont ributo allt• COIUJSCMì:l• cle llc Cl.ero/u)Jie q/Ì./Cliltli clello S!OUWCO • • • , • • • • • • • • • • • • • Shrzo e warlcl , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . Soluionl modlfttatflt l 111 Calot Una tttilc innocazi.onv introdotta 11flle· - 7Jer il t rattantento degli (L.'1Cr &si lu berrnlari . . . . . . . . . . . . • . . . . Sorrent i termali aolfuree in Tripolltani:a , . . . . . . . . . . . . . . Sw~aotamentl gangllonart oel collo A. wvposito della tccrtictt dro /i Trazione cet filo . . . . . . . . . . . . . . . . . . •• . Tubercolosi polmonare (J,a) conaecutlwa a traumi torac lcl . . . . . . . CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ALLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI 8ANITA' MILITAR E . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI . .. . . NOTIZIE . • . . . . . . . . . ..... . , ... . . l NOSTRI MORTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . .
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CONDIZIONI Dl ABBONAMENTO. L 'abbonam ento è a nnuo e d ecorro d.a l t • gen naio al p rezzo d1 L. 32. (E st e ro L. CC} Per g U ulllciall modici e chllllici-ra r mo.olstl del R . F~serclto, in servizio ed lo oong.,a o, U p rezzo doll'o.hbonameuto è ridotto a L. 24 a nticì pate. Per l soli ufficia li m edici (dell 'Eser •ito e della Marlua), l n qualunq ue posizione si trovino, è a mmesso u o abbonamento cumulativo al Giorna-le di llt edi ciM Mili[{&re ed agll ..tn nali di M edicina Navale e Ooloniale a l prezzo di L. 46 a nnue. Il prezzo d el su ppleme nto contenente 1 Ruoli di anzimtilà cùl C01"):o 8a'llitario mi.li[{&re è d1 r•. 15, ridotto a L . 8 per l soll a b bonl\tl.
NORME PER l COLLABORATORI. Le opln ioui maolrestate dagli Autori non lmpoJOlaoo la rosponso.bllità. del periocl!co.
Agli Au tori saronno concessi ~tultamonte 50 estratti con copertina stampata, fròutesplzlo, lm· paglnatura e D\lll\erazio ne speciale . Por disposizione del Consig lio nazlono.lo dello r loercbe a o.lascun lavoro deve essere unito un brove autor iassnnto (non 1110 dJ 10 rìghe). Lo spese por io tavole litografiche, fo togro.!l.che, ecc., cbe aocompagnaaser o le pubbUcazio::~l, souo a earir o <! egli Autor i. I Illl>n oscr itti non si rost ltll.lsoooo.
ANNo LXXX· N. 4
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE
MEMORIE
A PRI L E
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ORIGINALI
NOTE ANATOMO-CLINICHE, PATOGENETICHE EMEDICO-LEGALI SOPRA UN TRAUMATISMO CRANICO-ENCEFALICO (• J Prof. filippo Caccia, :maggiore ge J.lC'I'lllc rnE'dic-o
Riferisco sopra un (·aso di tra umat ismo crani<-o-eu<:dalir·o <"lw nwrita tu.tta la nostra at-t euzion~> sia dal lato clinico per il dl'corso subdolo e lt>uto, quindi facil e a trarre in inganuo in ca-Si del genere, sia dal lato mcd ieolegale per il quesito infortunistieo solle"vato p<'r il ric ono~:cimento di d<\nni a. carico dei sanitari curanti. STORTA CLI:-iiCA.
Il giorno 2il ottobre 1931 twlle prime ore dd ponw ri~g io il militar~· N.N., mentre si recava alla latrina adiacente alla sua. <·am(•ra.ta, cadeva. al suolo. In seguito al rumore della caduta, accorsC'rO alcuni compagni che, avendolo trovato a terra St>mis venuto, lo tra.'lportarono all'infermeria del Corpo, dow fu constatato che <'gli non aveva riportato fE~Tit~ nella caduta, ma clw era in l'tato di ubbriach Pzza , fatto anmwr:;so anche dall'in· tt>ressato. l / ufficiale medico, nella vi:;ita fatta il mattino success ivo, non Tiscontrò obbiet.t ivamente alcun sintomo patologico a carico dei Yari or~ani ed apparati, ma solo disturbi generali consistenti in anore.~s ia , tendl•nza a l vomito ed un leggero !ltato di ottundimento mentale. Fece perciò dia-gnosi di ubbria.chezza, però mantenne il 1uilitare iu osservazione al Corpo per circa tre g-iorni, quando essendo eompa.n a Ct.'· fal!ea non molto intensa, ma continua e diffusa, e dist.urbi a carico della vista, consistenti in diplopia di poca entità, fotofobia, anisocoria, lo in \·iò ali 'ospedale il giorno successivo, l o nowmbre, per i disturbi ocula ri. All'ospedale, data la dia~nosi del foglio di entrata, fu ricovNato twl reparto ofta.Jmico, dove non avendo riscontrato alcun fatto obbiettivamente a carico degli occhi, il Ca.po-reparto lo tral!ferì il giorno conse<·utivo, 2 novembre, al Repa.rto medicina, per la cefal{'a aceusa,ta. dal soggetto. Nell'esame obbiettivo fatto il mattino del giorno 3 no>embre. il dirigente il Reparto medicina nulla r iscontrò di obbiettivameute Tilt•vabile anche a carico dei nervi cranici, ma solo lieve ott undimento mentale. (• ) Comunicazione al trattenimenti) di merlicioa lcifnle mU ltare (pag. ~"l•ll tenuto il~ mnrzn u. se. dalll\ Direzione di ~tlni tll. mllitm-e del Corpo ù'A.rwata di Uowu •utto lu prc-;idocula del · l'A., allora colonnello meclloo ùiretwre.
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~on~ A~ATOMO-CLI;o.!ICH:t;, PATO(;E);ETI CHE E MEDI CO- LEGALI, ECC .
Nel giorno 4 perdurò la cefalE>a, nel giorno 5 comparve anche lien~ ptosi palp<'brale s uperiore sinistra E> di nuo\O diplo.Pia. In S('guit.o a tali fatti morbosi fu es('I!Uito un E>same radiografico del cranio ehe mise in evidenza una rima di fratt.ma ~'!ranica appena visibile, nella regioni' temporo-parietale sinistra. Dopo tale rf'ferto radiologico il malato fu tra.sferito il giorno 7 al reparto chirmgico per eH•ntua.Ie intervent{). Qui\i il capo-reparto di chirurgia riscontrò all'esame lieve difficoltà nella parola e nella memoria, le[!gera ptosi palpebral<' bilaterale e cefalea molto intensa; alla ptmtura lombare notò fuoriuscita rli liquido ematico con aumE>ntata pressione. I n s<'guito a t.aJi constatazioni sin tomatologicl1e cranio-encefaliche jn t'ddente progrt>ssione, fatto il consulto con il dirett;ore dell'ospedale, fu deciso l'intervento che venne es<!guito la mattina del 9 novembre. All'operazione fu rilevata, conformemente alla. diagnosi, la frattrua con una scheggia della dtrea comprimente la dura, ed inoltre un <'matoma piatto intraduralt>. comprimente l 'encefalo sott.ostante. Il 1·epPrto opE-ratorio spiega. e giustifica pienanwnte il lento appalesarsi délla sintoma.tologia l'ilcvata. rosi stando i fatti, era spi~>gabile come nei primi giorni l'uffic iale mt>diro cl(>) Corpo non avt•sse pensa t.o ad enntnali lPsioni craniche (che fu possibile porre in evidenza solo dopo nn t>Sam<' radiografico), non avendo il milita.1·e presentato alcuna lesione est<'rna appr<>zzabile d<'l cranio, nè alcun sintoma spPcia.Je a carico di esso, ma. sola.m<'nte i sintomi genera,Jì surriferiti, i quali, rorroborati daJra.namnE>si, facevano piil fa<lilmente ori<•ntare la mente del sanitario vt'rso una diagnosi di alcoolismo acuto e dei suoi postumi. Soltanto H terzo <' quarto giorno insorsero disturbi oculari e fu perciò ricoverato a.J1'ospedale il 1° novembre 1931, ossia dopo 4 giorni dal trauma. 5 elrosprdale, dove disimp<'gnano il Rervizio tecnico ufficiali medici RpPcializzati di valore noto e da tutti riconosciuto, fornito per giunta di tutti i m<'zzi più mod<'rni e più progrediti d'in1laginc, prima di fare una dia~nosi P conseguentemrntc decider<' l'intervrnto appropriato, è occorsa, drc.:a un ·altra settima.na, poiehè l'operazione fu l'SPgnit.a., come sopra è dPtto, il mattino drl 9 novernhrt> (1:? giorni cirea dal subito trauma). Dopo l'intervento chirurgico è com})arsa varesi facciale destra e ùPll'arto snpcTiOn' corrispondentf', lìE>•e !H'C<'SSo con,ulsivo tonico-cio· nieo limitato alla. fa(·cia ed all'arto supPriort> destro, e si sono accentuati i ùistnrbi del lingnaj!gio (perdita d<'lla. varola). 1 fatti paretki sono andati poi ra pidamt>ntc migliorando; la ptosi palhebrale è sc·ompar~a, come anche la paresi delra.r to superiore destro e dd facciale. Rolo i distnrhi dd linguaggio hanno ]Wrsistito più a lungo<' nel giorno d<•ll'u!~dta dan·ospc•dalt> (6 dicembre 1931) u il dizionario delle parole t·ra. ahhaRtanza annwntat o, pronnrwiando brno molte parole ancbe diffic-ili "· L~~, fl·rita chirurgic·a era pC"rfettamPnte guarita. Qne:-ti i fatti conw si sono SYOlti e comt• sono documentaH da diclliarar.ioni f'(·ritte daliC> JH'I'SOJH' che hanno af\:-;Ìl't ito il traumatizzato nei primi giorni. Lo ::;,·ol~tim<•nto della IPRion1· morboii<l ri~11lta l'talla cartella clinica dt·lro;:pt·dail', r-on•wn·aht nPgli atti .
Qt' Ef>TIQ:-;1 MEDICO-LRGALI.
La madre dE>l militare in un suo l'Sposto r<>clama quanto appr1•sso:. J o Attribuisce all'ufficiale nwdico d<>J C'orpo <• eli non an•r riconosciuto la frattura cranica, di aver preso il vomito drlla commozione ccrehra,le per vomito dell'ubbriaco e di aver ricoverato a.ll'ospE>dale il figliolo co n dùtg110si oculare errata, in modo chP, invece di essere iut.rrnato al R('parto chirurgico per l'intPrvrnto di'l caso. fu inda.to in medicina» . Dopo qua.nto ho esposto precedE-ntemente non può farsi colpa al" J'nfficial e medico di aver ritardato quattro giorni l'invio all'ospedale. Egli trovandosi dinanzi ad uno stato di <>tilisrno a<'uto, obiettivam<>nte ~-~~ controllato (,·omito alimentare commisto a Yino, odon• carattl'ristico, cee.), ~Jr confPrmato dallo stesso intf'reRRato, e non riseont.ra.n do aleun sintoma ,.~ patologico chi.' potesse fargli pensarl' ad una frattura cranica, ritf.'nne i ~;;.,;-_ liP,· i fatt i morbosi accusati dal traumatizza.to cons<>cutivi alle libazioni //'~~~'%'~~ a lcoolicn e eCf'essive, sacrifiratf' a Bacco nel pomt'riggio fl'stivo cl l'l gior~/~/:~ tj '~,., •• · a" a n t i. C;{--!'::...., :'-. ~~<:> La diagnosi errata i.· s pirgata dal fatto chr i disturbi riiPvati nei gior- '-".~~>;<."tt/ ni "n<·CPiti:ivi al trauma., fnrono soltanto orulari. ~' E del r<>sto la r N;pon;;abilit?l rl<>lla man<'a.ta rlia.!!nOfii rla parte del· • 1'11flkial(' medieo del Corpo, è ad usura giu>:titìcata. dal r.1.tto eh<>, all'ospt'cla.le ~filitan•, fornito di tutti i mezzi tN·niri d'indagine che la scienza s uggerise<', i' occorso circa una s<>ttimana per orif'ntarsi verso una diagnosi E'Satta. :?o Condotta dPll'o!I7J''drtle 1·elati•:a alla legione trrwmaticXL rip()-rtat!f, cl<1l militare ,Y.,Y. - 1< Fu ricowrato al r<'parto medicina anr.i<'hè in chirun!ia. ow si p(•rdono ancora settr giorni di h' mpo in analisi cJ1imiehe Pd accrrta.menti "· Queste sono le parole t<>stnali dPll'('Spost o relath·e al tempo di ch•genza all'ospedale int.ercorso prima dell'atto operatorio. Fare dell'indagini sciE>ntific11C per accertare una diagnosi dubbia., è dovere preciso ed imperioso del medico, specialm('nl'e nPI caso in esame, nel qual<'. non esistevano lesioni di loralizzazionc cerebrale che potesst>ro far pPnsa.r e a.d un eventuale traumatismo cra.nico qualsiasi. Rolo in prosirguo di tempo, subdolamente e lentamentE' si delinl'arono lel'lioni cranio-enecfalkhe, rilevat~ dagli aecrrtamenti fa.tti , fl<•t ta.ti non cla f'uriosità: sc ientifìea e molto meno pt•r perd<>r tc!mpo, mA> solo rla SPntiJnl'nto snpPrlat ivo drl proprio doveri', cos<"i.rnziosanwntc Yagliato. ~o A.tto opa(!tit•o e rlPcorso post.-operatorio. T/ c•i:posto tlicc : " il g iorno 8 noY<·mbre veniva trMferito al R.Pparto chirurgia cd il g iot·no s n <'<:l'SSi'o veniva operato d'urgenza della trapauazion~:> dr l cnutio pt>r Pmatoma formatosi nei dodiei giorni trascorsi dalla caduta. Dopo tale opNazione rimaneva otto giorni tra la vita e la morti'. 1\fPntr(• wuiYrt rurssa. in così grave pericolo la vita di qursf o giovane p er l a nl'gligenza di nn medico ... ». D alla cartella clinica dell'ospedale risnlta chP il milit are X.X. fu t r al'ifc•rito al J:E>parto cl1irurgia la sl'ra del 7 e non dell'S. e fn op(•ralo h't mattina d el 9 novembre, ossia dopo circa 40 ore e non di urg<>nza, t ome rif<·risce l'esposto. Questo dimostra che ancl1e al Capo n·parto di ch irurgia.
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NOTE A~AT0ll0-CLIKI<:HF:. PATOOE~ETICHE E MEDICO-LEGALI ECC'.
è occorso del tempo prima di orientarsi sulla diagnosi precisa e conseguentemente sull'indicazione dell'atto operativo. L 'ematoma sottodura.le, trovato all 'opera?.ione, sebbene di non lieve entità, non produceva sintomi di compressione cerebrale sulla zona sE>nsitivo-motoria, sede della frattura. E poi è opportuno in casi del genere ritardare la d ecisione all'intervento, perchè spt-sso gli ernatomi sottodurali si riaRsorbono spontant' a.·
mente e quindi l'atto operativo in tal CMO sarebbe controindicato. Rolo quando tali ematomi sono stabilizzati e producouo, con raudar del tempo, aggravamento d<>i sintomi generali e fatti di localizzazione, l'intervento, come nel caso in esame, sarà giudieato conveniente. E berw fece il chirurgo ad eseguir<' l'operazione dopo accurato Ci;am<' per~onale del traumat.iz7.ato. Quindi il periodo di 1::! giorni trascorsi dal trauma alrintt>rvcnto non solo non ha prodotti inconvenienti, ma è stato f:wor<'vole alla buona riuscita della guarigione chirurgica. E tut ti i ehirnr~hi sono concordi nel prl)trn.stinare l'intervento operativo nei casi del gl'lwrP. · R non ofltant.- tali prl~<·auzioni, dopo la trapa.nazione cranica, i fat.t.i cerebrali si sono al q nanto aggra \-ati con comparsa di monopart>si facciale e d(>ll 'a.rto supt>riorc dest-ro e perdita della parola. (afasia motoria ). Ed i chirurgi pratici di craniolesi, sanno b ene per esperienza ch(', dopo intcrv!'nti op(•rativi nell'encefalo, organo <>stremamente delicato, i fatt,i cerebrali esistenti ordina.riamE'ntt> si aggravano in primo tempo pPr poi, in g('D('r<>, guarir<> gradualmente. E queste sono lt> ra.~tioni JH'r i<' quali i chirurgi sono molto prudenti nell'a..lfrettare l'int<>nent-o e vogliono garantirsi con esami a.ccurati e ricerche opportune di gabitwtto prima di aecingerf'i a d un intervento che riveste g-ra,vità e clJC potreblw costituire a.ucb<> nn danno serio per le possibili conseguenze. Quindi prud<'u7:a don:rosa non nt>gligeuza f. stata usat.a, con molta saga.cia dagli ufficiali medici del corpo c dell'ospedale, e così facendo hanno evitato quel p<>ricolo di vita, lamentato dalla famiglia che, regolandosi in modo divE>rso, poteva con ogni probabilità verificarsi. 4° Diprndenza dalla ca1.18a cz.i serr·izio. - I./esposto dice: cc venga. riconosciuto dipendente da causa di st>rvizio, non la caduta in sé st~ssa 1 ma l'aggravamento sofYerto per colpa del medico del corpo n. Dopo quanto ho ef;posto è facile dedurre che l'aggravamento consecutivo a.lla lesion<' (> inerl'nte aJ decorso abit.ualt> d('l traumatismo cranico subito e cht• nessuna colpa se ne può fare qtùndi al medico del Corpo. Dopo l'uscita dall'ospedale permane ancora, nel militare disturbo nella parola, ma questo gradualmente verrà a scomparire, come sono ces sati gli altri fatti morbosi, ed in ogni modo tale disturbo è inerente aUa. regione t.rauma.tizzata (regione temporo-pari<>ta.l e sinistra), in vicinanza. ciof> del centro d<'lla parola. Git~dizio
mcdi('o -lrgale: Lo scriveut.e dopo maturo esame di tutti i dati di fatto e dop<> vagliata, al lume scientifico della lunga pratica. personale sui traumatis mi cranici, la sintomatologia e il decorso della lesione r iportata dal milita,r!' in oggetto, !'sprime il parere che nessun ad-
NOTE A.NATOJ\10-CLINICHE, PA.TOG'E~ETICB'E E :\I'EDICO-LEG ALI E CC.
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debito possa farsi all'ufficiale m('dico del C'orpo ed agli ufficiali medici dell 'ospedale, i quali tutti prest.arono la loro opera con scienza, cosaien.ziosità. e diligenza. C'O~SIDERAZlO);I PATOGE:\ETICHE ' ED A:'\ATOJitO·CT.l);lCHE
St'L CASO DESCRITTO.
Prima, di tutto è necessario spiegarsi la patogt•nesi di'i di~turbi cere.brali immediati e consecutivi prima delrinterv('nto. E ssi furono nei primi giorni: ottundimento cerebrale, cefalea, diplopia, anisocoria. Lo st.ordimento cerebrale e la cefalea sono spit•gabili anC'he con la Rt·mpliN' commozione cerebrale; gli unici sintomi di localizzazione ('rano tolltituiti dalla diplopia che st.a>a a dimostrare una paresi di qualche muscolo intrinseco d('l globo oculare, r etto intNno od e~terno, c dall'a.niso<·oria per paresi foto-motoria.. C'ome spiegare fatti così isolati nel nostro caso di fra.t.tura cranica. lin<·arP, appena visibile, chA dalla parte inferiore postf'riore de1la regione temporale sinistra, decon·e in alto e posteriormPnte >erso la sutura teruporoparieto-occipitale ~ P er far eiò reputo util<> richiamare brevemente a.Jia memoria il mE'ccanismo delle fratture cranic·he. Xelle fra.ttUJ'e della ' ' olt-a cranic.a all'istant(l del colpo le iPa-reti cirro.~ta nti a quelle colpit<> subiscono un 'ayalJaménto, subito compf'nsato da un ritorno elast.ico, n('i casi in cui il limite eli elasticità non venga superato, altrimPnti si produce frattura., prima del tavolato interno, e poi d <>ll 'estPrno. :Xel caso in esame, il ritorno elastico si è verificato, p erchè non esiste avva.IJamento, ma si f> prodotta pero scontinuità, ossea con S('heg~e dc·lla >itrea. Se ne dP-ve quindi dPdurre che il trauma deve <.'SSerc stat o Yiolento. Ora è risaputo eh<' quando la tcca cranica si frattura, una parte della fo rza Ya impi(:>ga.ta a quf'st'etietto; ma la forza n·sidua agisce direttamete ~u l cer>ello dete1·minandone lesioni locali. Il contenuto cranic·o (liquido C't·falo-rachidiano, cenrcllo, sangue) è tanto r icco di acqna <:he il cranio si può considerare fi sicamE-nte uno spazio ca.,·o pit·no di liquido, nel quale pC'r legge idrodinamica gli urti non si tra.smettono in una sola direzione, ma in tuttE>, come una pressione che agisce dall'intPrno wrso l'l'sterno e ne comprime la superficie Yerso le sporgenze n •sistt•nti del cranio. Il liquido <:<·falo-racbidiano trasmt>ttt> gli urti più rapidamente> e con minore disp<>r~io ne che non la massa cerebrale. P Prciò quando il trauma agisce, come n<'l nostro caso, sceondo l'asse dci YPntrieoli, n<'l liquido che essi contE-ngono si produc~ un'onda cl1e va a eolpirP dil·ettamrntP il IV Yt'ntricolo, Httraverso l 'acquedotto di Silvio, donde la possibilità di }(•sioni cer<'brali costituite da focolai disseminati nelle più. diff€'rPnti zone>. ~e l nostro caso è comparsa diplopia, anisocoria, ptosi p alpebrale bilaterale, quindi si deve prnsare ad una lesione dt>l ITJ paio (oc ulomotore comune). P erchè t Per essere chia.ri è net'N•!la.l·io prem<'ttere alc:unt> cognizioni anatomiche. È noto che la diplopia ordinariamE:>nte dipen<lt' da parPsi del VI p aio (oculo-
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Z'OTF: A:-<'ATO~[Q -('L[:-<ICHE, PATOCJ::::-<'ETICHE E lUEDICO- LEGALl ECC.
motore cstt!rno), ma nel nostro caso, essendo accompagnata da paresi palpebrale ed anisocoria, bisogna rivolgere l'attenzione al III paio (oculomotore comune). P erò i disturbi notati consistono solo in lieve diplopia, ani'IOCO·ria e ptosi, quindi paresi limitata e non comprendente la complessa funzione di tronco del III paio. P er tale ragione possiamo p ensare che tale disturbo dipenda o da lesione dei nuclei di origine (orig ine reale) del III paio ovvero da lesione corticale. Esaminiamo queste due ipotesi: n nucleo di origine del 0.0. (III paio di ner'd cranici} è situato parallelamente all'acquedotto di Silvio, a forma di una piccola colonna lonl!i· tudinale, misura 10 millim('t.ri di lunghE-zza e 3-4 di larghezza. I nnclt'i del lato destro c del lato sinistro, nettamente separati superiormente (2· 3 millimetri) si aYvicinano ~rada.tamente e si mettono a contatto infl' · riormcnte. Sono cioè separati da uno spazio triangolare ad apice in basso, spazio dove si aiTonda a. gub;a di cuneo la. sostanza grigia dell'aequedotto. Il nucleo d4>11 ' O. ('. è formato da un gruppo di nuclei, disti nt i in gruppo ~mteriore e posteriore. 11 gmppo pos teriorr, il J>iÌl importante, è formato da G nuclei. di cui 5 doppi (citlfJUC per il lato destro c 5 pt'l' il sinistro} ed uno C{'ntralt, impari t> mrdiano. 11 gruppo ant<>riorl~ COillprcndc due paia di nuclei. I lìlanwnti radicolari formano nunwrosi fasci (10-12) che attranrsano la banùNella po. U•riore, il nndeo ros~;o de:Ua ralotta, il locus nig:r r, cù insieme emer~ono a Jiwllo dd mMgine interno 1tl'l peduncolo cerebrull'. Ciascun 0.('. è formato da tre ordini di filamenti: a.) filamenti raùicolari diret.ti (i più); b) f.r. crociati cht• traggono origine dall'O.('. del lato opposto; o) f.r. pure crociati che proYengono dal nucleo dell'o. esterno MI lato opposto ( l eh<> si portano al musf'olo del r. interno, donde ras:;ocia· zione n<'gli spostanwnti dc·! globo oculare del muscolo r. interno s. rol m.r. est1•rno d. e Yicewrsa. I crutri dE'li '0.0. sono più o meno indi· p eudenti. Ve n 'è uno del p. obliquo, uno ùd r. iuferiorc, uno del r. supi'I'iore c dell"elPYatore dl•lla. palpebra, uno del retto interno. Infine un centro foto-motore od margine posteriore del III veutricolo e nelle sue facce laterali (cE-ntro dci movimenti dell'iride, che prcsic•h' alle Yariazioni dcll'orificio pupilla.rc} ed un centro dei movimenti I>rodotti dal mu~colo ciliarr o centro d ell"aecomoclamt'nt.o, situat.o verso rapiee dl'l ventrico.lo. Qnl"f)t i due centri mandano l:'ntrambi filamenti an· O. C. e costituiscono per esso 2 nuoYi nurlri d'origine. Così le localizzar.ioni funzional i del nnclt•o d 'origine dell'O. C. spieg<.1llO le pareRi o paralil:d parziali dei muscoli oculari intrinseci od estrinseci. E la facile '"ulnerabilit fl, dt' l III paio è ancora meglio comprensibilr se s i vol~e l'attenzione nl drcorso tortuoso dell'O. C. con rapporti molti dit1'(•n•nt i. Vanno specialm<'nte cons iderati i seguenti: l o s ubito dopo 1:1, sua, uscita dal ncnasse, pas&a tra due grosl'l' art 1·rif' (ct·relJra lt• postNiore c cPrebelln re :-u periore) ed è separato da 1-
l
NOTE A..>,'"ATOMO-CLL"'lCI!E, PATOOESETICHE E MEDICO-LEOALI ECC.
263
l'O.C. dell'altro lato dal tronco della basilare; in questo tratto esso è immerso nel liquido cefalo-rachidiano; !3o nello spessore della parete ef4terna d el seno ca.vernoso (parte più alta di esso); so nella fessura sfenoidale, penetrando nell'orbita attraverso l'anello dello Zinn formato dai due tendini di origine dt>l m.lo r(>tto esterno dell'occhio. Quindi è molto probabile che nel nostro caso si sia verificata una lesione del centro di uno dei retti, del centro foto-motore e dell'elevatore ed anche d elle fibre radicolari di essi, specialmente in considerazione del decorso tra mE>zzi così differenti (liqnido cefalo-rachidiano, pareti rigide dei >'asi, pareti ossee). Infatti mentre è difficile concepire loeà.Iiz:zazioni così limitatP nei centri corticali, il fatto più importante che fa escludere senz~al tro tale ipotesi, è la part>si bilatE.'rale dell"elevatore delll• palpt>bre. Quindi nt>l nostro caso, le lie'"i localizza?.ioni (diplopia, aniRol'oria, ptosi bilaterale), sono razionalnwnte spiegate mettendo in rilievo i dati anatomici riferiti dei centri funzionali indipendenti dei siop:oli muscoli intrinseci ed eRtrinseci dell'O.('. ed inoltre l 'altro· fat-to anatomieo rilevato che fanno parte dell'O.('. fibrill<> radicolari croeiat<> provrnienti dal nuclf'o dell'O. esterno del lato opposto e eh(' si portano al mu:;colo d<'l r. interno, donde l'associazione neg-li spostamenti ch'l gloho oculare d0l nmllcolo r. interno s. col mus<'olo 1·. e.sterno d. e YiN~-Y<•rsa. La ·ptosi bilaterale è facilmente spiegabile con la vieinan7.a d<'l <·-rntro nucleare dell'elevatore delle palpebre dei due lati. Quindi il trauma. vioh.•nto, aYendo provocato un'onda forzata 1Wl liquido cPfalo-racb idiano, ba potuto led('rc i singoli crntri nnclrari dt·i sopradPtti muscoli ed anche stirare o contundere l.e fibre radicolari con decorso sinuoso contro pareti più o meno rigide (par<'ti vasali, ossre). J.~ risaputo che a.nche i ·..-a~i con il rapido vuotarsi e riempirsi contribuiscono all(' lesioni enccfali<:he e fibrillar i (nel nostro caso a. crrehralf' e C!>rebcllare, tronco della hasilar!>, Sl'no cavPrnoso). Da quanto si è t•sposto credo di poter aff!>rman~ che l'ipotesi formulata è quella <:he mt>g-lio ci spiega i fatti ossNvati. Ipotesi confermata dal decor;;o ulteriore. l\'l entre infatti la lieve diplopia tendeva dapprima a scomparire (non fu oss.crva.ta dall'oculista dopo 3--1 giorni), in prosieguo ricomparve e si notò ptosi dapprima unilatt>rall:", poi bilaterale. Quale la patogenesi di tale successione morbosa f J wrf;ament.i sottodurali, quando sono piutto~to abbondanti, c.ome nel nol'tro caso, e tendono a.d incapsularsi determinano abitualmente disturbi rli <·ir· <!olo con alterazioni pachimeningitiche che conducono ad un cdf.'JWI con aumento di formazione del liquido cefalo-rachidiano, conte-mporam·a.mf'ntc ad una diminuzione di riassorbimento di esso (meningite sirrosa più o meno diffusa). Che cosi sia avvenuto n<>l nostro caso lo dimostra il fatto della riar utizzaziono dei sintomi già esistt>nti (cefalea più ostinata e dolorosa inh•nsamente, diplopia) , la comparsa ovvero il rilieYo più manift•,<;to d{'lla. ptosi dapprima unilaterale poi bilaterale. Dato il derorso d<'l Ili paio attraverso mezzi di consistenza ro;;i dinr,a., ,.o-ià innanzi rilevai i, è far-ile
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:SOT E ANATOM o-C'LI~ìCHE, PATOOENETICBE E M ED ICQ-LEGALI ECO.
supporre che un 'aumento di liquido possa stira.re le fibre nervose del DJ paio e provoeare un risentimento da parte di fibre già compromesse da let~ioni precedenti, nucleari o delle fibrille radicolari precedentemente esposte. Spiegata così, a.lmeno credo, in modo razionalmente anatomo-patogenetico, la sintomatologia rileYata ])rima ddl 'intervento, espong o ora qualche considerazione relati>amente all'indicazioni all'intt>rYento praticato (cranio-resezione). JXDJ C AZIO~I Sl'L L 'r;o;TERVE:\TO.
~el caso in esame, da quanto si è dt'tto, do\eYa <'scludersi una comprf's:;ione da sch(•gg-ie della vitrea. o d a em::. toma epidura.IP, poichè ma.ncaYano i sintomi di localizza.zioue corticale sensitivo-motori. Quinùi dov.Pva supporsi un nrsamento sottodurale che ma,n ma.no !'i anda.Ya, or~aruzzando colla sindrome fenonwnologica conslc'cuti'a propria a cpwsta specie di ematomi di una. certa importanza. Infatti, nw ntre il regresso degli ematomi sopradurali è lento molto, i \Prsaml·nti sottoclura.li e quelli aracnoidali, dati i loro intimi rapporti con il litluillo cerebro·s piMie, vt·ngono ria;-;sorbiti più f:.H·ilnwnte di quelli epidurali. In alcuni casi, o pPr ra.bbondanza; del versamento o per il pl'ecoce incapstùamento o per disturbi di circolo, l'a.ssorbimento (> difettoso e si formano alterazioni mt·ningitiche che portano alll!. meningite si erosa. Abbiamo g H~ detto che noi pl.'nsiamo che appunto ciò si sia verificato n<:l caso in esame, dimostrato anehe dalla puntura lombare sotto-aracnoidale, che dette esito a liquido sanguinolc•nto dopo undici giorni dal t rauma, con aumento di pressione. E quindi dove,·a ritenersi u tile l 'intN'Yento rimno,·endo la causa della meningitc sirrosa, asportando l 'ema.toma e le scbcggie della •i tre a. Ma nna ragione anf'ora piil importante de•e dt>ridcre in tali contingenze il t·hirnrgo alla. cranio-n ·sezione. Sono cle~wri Hi nf'lla lcttl.'ratnra medira casi di t'm atomi cerehrali sottoaracnoidali circ:osc·ritti che, per lungo tempo, limita.ti aHa superfice del c·ern·Uo, sotto la pressione d t•l sangue che continua a versarsi o di emorragie ~econchtrie rompano la barriPra che circonda il coagulo, emigrino verso la ha.:;e. comprimano il bulbo P producano la morte (H enscb.en). Fatto che può ,·crifìearsi S!WCia.lmentc in sog-getti con tare cost.ituziona.ti. Adunqne pf' r ll' considerazioni C'spostf' il chinll'go si è ben r egolato cleridendo l 'inten-ento anche pl'rehè i sintomi generali e locali accenn aYano ad aggranusi. L·int<·n ·ento chirurgic:o l1a s ubito ritardi che abbiano causato consc~nenzc· nel decorso del tra~1ma' Sebbene sia buona n ·gola C'ssere più solleciti negli interventi d el generi', pure in questo ca~o, non Psistendo in primo tempo fatti gen erali d i entit<\ e localizza.zion i di licYissimo conto. è stato ut.ile procrastinare l'int~:n·ento p(~l' seguire il decorso del trauma e pElr da.r tempo al versamento cmatit'o <li coagularsi in modo che il t rauma. opera.tivo non rinnoya~se l' (·rnorragia Pn<:daliea . (;(-rto pott·va intervenir;-;i anche quakhe giorno prima., ma il ri t ardo in q1wsto caso è stato più bf'nl'fÌ<:o <·ht' noci,·o per le considerazioni esposte.
NOTE ANATOM Q--CLINICRE, PATOGF.Nl':TICHE E MEDKO - I.EG .... LI ECC.
265
1 :-<TER VE:'>T O.
È stata eseguita la cranio·rcs~zione colla pinza .llontfnovesi senza
formazione di lembo osteo-plastico. Rit.engo che in caai del g<'nere sia invece utile fare un lembo a brattee ossee, metodo Durante-Rigbetti, Leotta, ecc. percbè si ba cosi una reit{'grazione ana.tomica ossea, sufficiente per la difesa della parte da possibili ulteriori tra.umi. Dopo l'intervento i sintomi di localizzazione si sono aggravati, è comparsa mono-paresi fa{:ciale dell'arto superiore di clf>stra, afa~ia motoria e qualche accesso di convtùsione jacksoniana, limitata alla faccia ed all"arto superiore. Questa è un'evenienza frequente nelle Ol)Prazioni encefaU<:he e midollari e perciò bisogna essere molto accorti e prudenti nell'adoperare strumentario p erfezionato, con tecnica molto delicata. La Yicinanza fl(•l cen tro cort.icale dell 'arto superiore (parte mediana., in qU<•sto caso, della frontale asc<>ndente sinistra ) al C<•ntro di Broca, centro del lingua~gio a,rticolato (pit>de della 3:1 circonvallazione frontale), spit•ga la sintomatologia riscontrata. A. tal proposito ricordo a me stf'sso che il lingua{!~do è la fa colt.à acquist ata dall' uomo nel corso dello sviluppo c fì,;:a.ta vc1· eredità, che permette di esprimere il pe-nsiero con segni (parola, mimica, scrittura., ecc.). P(•r t.>S p!icart> tale complessa funzione l'uomo deve possedere, olt re i sensi St>nsoriaJi dell"ndito e della v isione, con i quali perc1·pisce le p arole come rumori , e le parole scritte o stampate come immagini visuali, dci centri speciali che sono destinati alla comprensione della parola parlata, scritta o stampa.ta (lo Centro delle immagini uditive della parola; 20 Centro delle immagini >isuali della parola). Inoltre, per poter articolare la parola, l'uomo deve possedere oltre il et•n tro corticale destinato ai muscoli della lingua, della faccia, della laringe, necessari per la parola, un alt ro centro speciale per i movi menti d 'articolazione che sono necessari per il li uguag-gio (3° Centro dt.>lla p arola articolata o centro delle immagini motrici delle articolazioni). Questi tre centri sono localizzati nell'emisfero cPrf'brale sinistro, nei dt•s tri~ come nel caso esposto, e viceversa nei mancini. Al t ro fatto importante da rilevare consiste nella vicinan za del centro t:c-nRoriale o motore a quello al quale è associato. Così nel caso in Psa.me, il centro a.rticolato d~!lla parola è situato irumt•diatam ente daYanti del centro motore della faccia, posto nel III inferiorf' della frontale ascenden te. Dunque nel caso descritto si è provocata un 'afasia cortirale motoria o di Rroca (il maJato comprende la paJ·ola parlata o ldta, ma t>gli n on può pa.rlare perchè ha perduto la memoria ddl'articolazione delle parole). Questa è la spiegazione secondo la concezione ehu•si<-a anatomofis:iolog ica del linguaggio. Tale con cezione è stata contradetta twl 1906 da Pi<·ITe l\fnrie, ma r iò non O:!tant.e, l'afasia di Broca si consen ·a ;tn rnl'a tl•trag:ona alle critich e.
266
NOTE Al'"ATO~fO-CLL"ICHE, PATOOENETrCHE E MEO ICO-LEO~Ll ECC .
DECORSO
POST·OPERATORIO.
Ott.imo dal lato chirurgico, meno rapido dal lato funzionale, ma egualmente buono. perchè sono subito scomparsi i sint.omi preoperativi, e gradualmente a.nche la sindrome post-operatoria. 00NCLUSIOZ\""E:
Concludendo, ho voluto esporre dettagliatamente, a modo di esempio, una delle tante pratiche medico-legali infortunistiche che si presentano al D irettore di sanità per risolvere quesiti d 'indole scient.ifica.mente e socialmente delicati. Alle volte i risarcimenti infortunistici sono int.e.grat.i da relazioni mediche, redatte da. professionisti specializzati di va.toré e non di rado documentate da. radiogra.fie che dimostrano lo stato reale dt>ll'infortunio, prima e ùopo il trattamento. _ Nel caso da. me descritto, la qut>stione medico-legale è stata fa-eHmente risolta, ma non sempre è così come ho donlto accertare in altre cont.ingenze, nelle quali la cura del chirurgo non era stata tecnicanwnte adeguata all'importanza del trauma; condotta impropria documentata radiogratieamt>nte. Ed è intituivo come in casi del gPnere le respougabilità d<'l cura.ute possa.no assumere importanza non lieve. Pongo fme al mio dire t>sort.ando gli ufficiali mf'dici tutti a colti,·arRi il più che è possibile scientificamente, percbè solo con tale base si potrà a.ssolvere in modo insindacabile la. propria difficil~> mi::;siom·. La, legge sugli infortuni ha destato molti appetiti, ha suscitato JH'Pt<>~e p<"r fatt.i morbosi esagerati e non di rado inesistenti. rlonde il monito ai medici interessilti di saper frustrare gli iusani propositi. Ed il rimedio è uno solo: da.re affidamento sempre f>d in ogni caso di a.vere adempint.o al proprio compito operando con scienza e cosrienza. Scienza. e coscienza., che debbono costittùrc l'imperativo categorico della condotta prof<'ssionale di ogni ufficiale medico. a qualunque grado egli appart.enga, perchè il medico militare ~ medico statale. E come tale f> a. lui affidata la parte migliore della Nazione: la gion•ntì1 italiana, che non ba facoltà di scel ta quando ha bisogno di assistt>nza mediea. L 'onore i> lusingh iero e grande•. ma gli oneri sono anche essi moltepliei e delicat.i. Voi tutti. ne sono sicuro, consa.peYoli e compresi dell'epoca attuale di gra.nde risvt•glio della coscienza. naziona.le, adoperet·E>te tutta la vostra intelligenza e fattività volenterosa p<'r rispondere al sacrosanto dovere che la Patria risorta e rinnovata impon e.
f~IDfMII DI DI~UftTfRIA Bl[llliRf fRI MiliTARI l Rffi610 [IUBRIA Prof. LORETO MAZZETTI
Prof. ALFREDO GER~HNO
colonnello medico Direttore di Sanità del Corpo d 'Armata di Napoli
te n. col. medico Capo del Laboratorio di biologia medita delt"O.~pedale militare d i ~11poli
P.:\HTE IL L'INDAGINE ETIOLOCICA. (*)
Segnalazioni da Reggio Calabria. sull'inizio vagh<.·. rna pcrsistNlti itt acgaito, per il diffondersi, verso la Sf'('O nda metà dPI giugno 11. R. di una affezione intestinale acuta, a. carat tere t'pidemico, fra alcuni n·parti dPI :!011 R ~>ggimento Fanteria., decisero da p arte dt'lla Direzione Gen ~;>ral~;> di Sa.nità militare. l 'invio snl pos to del Direttore di Sanità del X Corpo d'Armata, colonnello medico prof. Mazzetti, coadin\·ato dallo scrinntt', per cornpit're iodil,f!ini epidemiologiche e batteriologiche sulla form a morbosa. la <:ui etiologia persiste,~a oscura, ment re accertanwnti erano stMi g ià iniziati snl posto da partE' dellt> locali Autorità sanitari<' ci,·ili. Appena giunti a R eggio Calabria fu in iziato. ai primi del luglio 11. :;. lo ~ tudio della epidemiologia e della forma' <·lini<·a rlt·lla malattia. pt•r l'l5 · l>t·re sicuramt>nt<' orientati verso le mii'ur<' profìla.tticlte t' curati\'P. nonclli· Yerso lt, indagini di la,boratorio: inùa.giui che l'a natbilità. <lrl Direttort' di Sanità prof. Mazzetti \Olte fossero a me affidate ed al qual<· n·ndo graziE> vivissirne. Tutti i dati riferentisi alla malattia ed alla sna epiderniolo.gia. :-:ono rac·colti, riferiti <' sapientem<'ntc Ya~dia.ti dal prof. Jlanetti n<'lia prima parte d ella relazione e ad essi ci ripot·tiamo; crediamo utile rilt• ,a re ;:-olo alcun<' note essenziali del quadro clinieo prt'scntato da.i pazienti, qtw tl ro che colpisce per la grande uniformità rldla sua $io tomatologia. tlecor;;u <'d esito, del t utto brnigno, salvo rarissimP l•c·c·E'r.ioui. J,a sintomatologia rilevata nella forma acuta ha presenta to i caratteri 8e,!!uen ti. La malattia si è inizia.ta dopo un periodo d'incubazione da 3-6 giorni, con sintomi sull'inizio poco allarmanti: anor{~:'lsi a, lingua patinosa, stanchezza, irregolarità delle scariche alvine con t.E>ndenza alle diarn·c mucose con strie sanguigne, dolori colici: fatti per i quali, mancando la f<'hbrt>, i colpiti ritenendo di avere nn banale cata.rro gastro-entPrif•ù passeggero , non si presentano neanche alla visita medica. P ('l' mol ti tli co.storo la forma andava rapidamente declinando, da suhentrare la g-uarigione dopo tre o quatt.ro giorni. Per a ltri invece, già dopo due o tre giorni il quadro s'inte>nsifì<:ava: i rlolori addominali accessuali crescevano di violenza. i ma.lati si coutot·et·vano e le scariche diarroiche diveota,vano pii.t sangninolt·nti e sempre pi it lr~>quenti (30-50 e piit nelle :?4 h.) ( •) H elazi one de l ton. col. ntCtlio:-o pro f. A. O<•nn ino.
EI'IDF.MIA DI DIS:SE:"TERIA BA C ILLARE ECC,
Senso molesto di t<'nesmo anale si associa>a spesso a spasmo della
vt>sdca. provocato in part€• dalle urine scarse, molto concentrate ed irri· tanti. in parte da, propagazione dello spasmo sfinterico anale: siamo già lll'l periodo nel quale la. febbre era comparsa, con rialzo di temperatura m;~,nt('nutosi nùte n<'lla grande maggioranza dei casi, mentre in alcuni snperaYa i 39Q e più. Le scariche al\ine in alcuni aumentava.no ancora straordinariamente lli numt•ro, proYoeando nei colpiti 1111 grande decadimento fisico, per alim<·ntazione deficiente e ma1wanza di riposo, sopratutto notturno. I~a lingua din~nta\·a SPcca e più patinm;a; l'addome si presentava avvallato e dolente alla prN;sione. specie nelle rl'gioni del crasso, spesso si palpaYa il colon discendente comt> un cordone teso nella regione addomi· mtlP sin istra.; non vomito n è singhiozzo. ~o n si
notava tnmore spleni<'o: ~t YO!tt> solo lie,, e epatomegalia, nes-
f<n na. (·olurazione ittrri<:a. !Ielle sclere e d(']la cute; nes:;un disturbo a 1·a rito flrll'a ppa.ra t o rE>,;pir·a torio.
)lormale la. funzione r-arrliaea., il polso. nella gran maggioranza dei c·asi allora ossen·ati, :i mantenHa abbastanza valido e ritmico. La diun·~i <-on;.w n-ata ma ;;;c-ar:;a: urine acl alto pPso specifico con molto indacano. E ,c·c·etto una notHole astt-nia genpral<>, il sistema nervoso appariva inc1<·mw: il S<'nsorio SE'm pre lnci(lo . .·\ qtwsto periodo rlnrato <'ir<·a una sett imana, subentrava nel maggior n t t mero <lei ca.si <li nwdia gravità·, una remissione notevole di tutta la sintomatologia: la fr,bhre cadeva. le sca.riche alvine erano meno frequenti P nwno dolorOSP: l!:' fr·ci ri(liveutaYano fectùenti, per quanto a volte vi si O!ISt·rnn;SI:' ancora il san~u<' ed il muco, l'a.ppetito si risvegliava e le forze tornavano abbastanza. rapidamente. ); <·ll'(·po<:a in (•ui questi rilieYi furono eseguiti, si notò che nei conva.lf>.•tr·nti n•sidnava una sc·nsjhii(' bradic-ardia; ebbero a registrarsi aJcuni c-asi eli n·ddive con sintomatologia più attenuata; nonchè a.Jcuni ca.si di c~omplic-aJ.ioni artkolari, insorte nella coonlescenza, costituite cla tumefazioni dt>i gorniti e rlei ~inocchi. st•nza Yersarnenti n el cavo articolare, con a .-oltf' ri~t'ntimento infiammatorio periarticolare. Qtwsra. la sintomatologia t·d il decorso clinico che orienta.vano lo ric-(·rth<· su di una manift·st.uzione ùi eolite, della quale restava imJH'e<'Ì!i<H a. la c-ausa t't iologic·a. Furono pra-tieati molti e ripetuti esanù a fresco delle feci che misero in rilievo la pn·senza. di numl'rosi corpuscoli di pus, globuli rossi, m olti ba ttl"ri e dc•tri ti. Jn m•ssun cki casi allor·a. ossrrvati nelrinfermeria. del reggimento fu rileYata la presenza di amebe (coli P rliss(•nterica) o di altri protozoi parassiti. :;'\egatin la. rit<'rca di nistalli di Charcot-Le\·clen. Si è pro<:eduto ;;;ubito all"insPmt>nzament.o clel illateriale fecale, appena ~ ·nwsso dai }JrtZi<'nti. cont ro S<·gna.t i con i ::;eguenti appellativi: l) Plattnt•r iu :2° gioruo di malattia.; :.! ) )Jalt:hn(·r in 3° giorno di malattia; ~) ( 'airoli in ,to giorno di ma,Jattia; 4) ~ork in ro ~ioroo <li malattia: fJ) ('u ... Ìll :!O giorno di malattia,.
l
26!)
EPJDE)UA Df Dl~SE!\TEIHA BACILLABE ECC.
Prel~va.ndo da ciascuno dei fiocchetti di muco, si allestirono culturt-\ su scatole di Petri, con agar comune ed agar lattosato al Drig-a.Iski St->uza cristalvioletto. Con la stessa ansata di materiale si strisciavano trr. scatole di Petri SU(:cessivamente, per ciasC'u.n so~getto. Si allestirono contemporaneamente altre culture s u gli stessi me7.zi con fiocchetti di muco lavato pre~entivamenté e succE.>ssivamcnte in pl'o >ette di soluzione di cloruro sodJco al 0.85 ~ 6 , sterile. Da tutti gli insemenzamcnti fu isolato nn bacillo piccolo, corto, tingibile con tutti i colori di anilina, Gram negativo, essenzialmentt> immobile nel senso della translazione, per qnanto d otato di chiaro movimento molecolare. Le culture di questo baeillo hanno dato s ul tf'rreno di Drigalski. Jlic<'Ole colonie, rotondeggianti, opache ed azzture. Assenza di ciglia al procedimento di Lòftl e r-~ico lle -)forax e •li Vau Ennengcn, al momento delle prime osservazioni. Da colonie aventi gli stessi caratteri morfologici e tintoriali, furono isolati, i ceppi seg-uenti distinti con le relatiive indicazioni di prownienza: Pla.ttner 8 br, Plattner 8. Plattner 7 br, PlattnC'r ti. Ceppi isolati dalle feci dello s t <'~so am malato.
Cairoli l, Sork l. l\falcbner :!: Co-B. C'o-l. C'o-:.!. Co-3, questi ultimi l!ooo ceppi isolati dalk f~;>ci dello stPsso lllèll<'.to. PR OVE AGGLUTr~A~Tl.
Con tutti i sopradistinti C{'ppi furono allestite h: prove ag~lut inanti verso i seguenti sieri Standard (tutti q n('!U ('l\ e si souo potuti a v l'l'l' a disposizione). l) Siero a.nti-Shiga... 1 dell'Istituto Sierotempie:o nazionale eli Na,2) Siero auti-Flexner l poli.
l) Siero anti-Shiga . . { d ll'I 2) Siero anti-Flexuer 1
e
R.
-
.1·
stituto J iNoterapieo Krauss ut
y·
JdlU!1
l) Siero anti-Shig-a .. / 2) Siero 3) Siero
anti-Flexner dell'Is tituto SiNoterapie:o di Berua.. anti-R i s s- \ Russel (Y) .•. .. . .
l) Siero anti-Shiga .. / 2) Siero anti-Flexner 3) Siero anti-Strong. . , dell'Istituto Sieroterapico l\Iilam•He. 4) Siero anti-Hiss- \
Russel .... ..... . TI ceppo Co-B. è stato agglutinato dal siero anti-Shiga e antì-Fl~x: ner I. S. M. alla diluizione 1:10; per tutti gli altri i risttltati sou0 stati negati·v i, a.nche dopo trapianti successivi deii ceppi.
270
EPIOE ML>. nJ
Oli<>SE~TERIA
BA C ILLARE ECC .
Le a~~dntinazioni rtTettuatP nc·lle date dPl 20 P 29 luglio 1931 furono c-ompletate da altr<' pron~. Gli stN;si ceppi isolati furono saggia,t i con i lit'gu~>nti sit•ri antititiC'o, a ntipara.tifìco e a,nticoli. 1) Sirro antitifico . .. ..... . ... , ....
l dell 'Istituto S ieroterapico
2) Siero antiparatifico B (Gartner) ... •
:~) Siero a n t i pa l'ati neo A. . • . . . . . • • • • l J ) Sit•ro
di Berna.
antiparatifìco B (Brrslau) ... l dell' I stituto Zooprofìlattico di BreRcia.
:!) SiPro antiparatiliC'O B (SrhottmilllPr) l J) Sit·ro anti-suipt>~tifer -
dPl Lab. di Biol. di Kapoli.
l ' Si PrO an t ir·ol i - <lell'Istituto siProtrra pico "Milanese.
l
ri .~ ult at i sono
stati negati ti 1wr· tut t i.
A l tre prove a}!:;:-lut inanti sono shtte i:;tituite fra i sieri dei seguenti am rnalat i: T'lattnrr, f'airoli. Co., ~ork . )lalchrwr, <'d i ct>ppi tt'sto B. ShigaKnHw. B. Strong, B. lli~s-Russd ch•lla collPzionc del nostro Laboratorio di ~apoli. I risultati sono stati nl'gatiri 7Jer tutti. Tra i siPri dPgli stessi ammalati erl i ceppi isolati da loro, contrad i:t in ti come st.>g-ne :
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Dopo le proYe agg-lutir~<mti 1 si sono es~·guitc le pro,·e cultura-li per ht diagno~i clitrerenzialc·. . Oli zm·<.:llt•ri Hdopt·rat i sono fra qnc•lli piì1 puri esiiltPnti in comml.'r· t·io tli lH'odn:'.iorw dt•llt• Cas(• :3<-IH•ring--Kahlbaum c )Jcrk; il peptone è stato qul'llo rldla Nt:<:.L 'Yittc di Hn~t o<:k. ~t·ll<· talwllt• l'Ile s<·guono, IL· indir·a.zioni fornite daJle lettere, Yanno <·Of:Ì interpretate: Co- <·oagulato, 1\- a~:irlilicato, G- Gas (produzione di), Fl- fluo ri':>C·<·nr.a. r- ano~s;tlo. a- ar.r.unato. I
l'a~.:g i pr• •limin ari sono stati ('S<'guiti su tutti i seguenti ceppi i ~olati:
Plattrwr 8 br. J>lattner 8 Pia t trwr 7 br. l'latt rll·r u -
C'o - l3
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C'o - :! Co - :J
Cairoli-l
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TAB ELLA
N. l.
Saggio preliminare per la diagnosi culturale differenziale su tutti l ceppi isolati. (2i',_7- HJ3 l ). Pt·ot•r tWeguilc a. Napoli nt·l LabvmtàrÌ() di Uiol ogia M edica, dopo un solo trttpiunto rlall'islllam!'nt•l. . -- - --------------... ----------------....: l .; ..; -~ ... . ., _o o o o ~ ò ... ·m ·;;; ·;;; ~·c~C. ·-oc"' ç."' ';;)oo ....... o u;, "" ~ <: : ...<: ~ -" e o o "' <.> o ..,_ 3 l 1 1-i:,; 1,· N l ' .A Z 1 U ,\' l ~-~g. à ... ::: ::: ., o o "C a " . tiC :::> E a :; ~ ....... >Il § ~ "" CfWI' l 1>:<01 ..1 TI Q 'C ~ E ,. ifle•tlitìcablll 11u: ., ~ ""' ~ "' !:: :=;~ Q ..... :;. ....~ 2 f Q ~ ...."' ..... .:l "' ;;;"' c p:; ZE~ u: ~ ~ .,P<., .3 l. -
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272
EPIDEMT.<\ 0[ D!l'iSEKTERiA BAC ILLARE E ('(' .
I risultati delle prove fermentative, specie nei riguardi del lattosio e della produzione di gas, hanno portato alla eliminazione, da.Ue ricerche successiv<', dc:'i sel!uenti ct>ppi: l) Ceppo-Plattner 8 br. riconos!'iuto quale nn b. coli atipico (non attacca la mannite); :l) Ceppo. - Plattnc:'r 7 br. riconoseiut-o qual~.! un b. coli immobilis (Durharn); 3) Ceppo. - Plattrwr 6, 1·iconosciuto quale un b. coli at.ipico (attacca il sa<·ca.rosio e non coagula il latt.(>) . 4) Ceppo. - Co-l riconosciuto quale un b. coli atipico. (Xou coagula il latt!', è indoligeno ed arrossa durevolmente il P•~truschky). 5) Ceppo. - Co-2 riconosciuto un b. coli immobilis (Dnrham). 6) Ceppo. - Ca.iroli l riconosciuto quale un h. coli immobili:; (Durham). 7) Ceppo. - Sork l , riconosciuto quale un b. coli immobisli (Durham). Sono quindi rimasti allo studio, per ricer<"hc ulteriori i restant i ceppi: l ) Plattner 8 a;;crivibile al tipo Flexner del gruppo Flexner-Y. 2) Co-B a.'Jcrivibile in eguale misura per alcuni cat·atteri ferment a tivi al tipo Flcxner, gruppo Flexner-Y (per quanto attacchi il ramnosio) e per altri al tipo Kruse-Sonne, (per quanto atta{)chi il saccarosio ) . .Ravvicinabile al tipo B. Ceyloneos(' B. Castellani H)05 1 (pc.>t' quanto non attacchi il lattosio ). 3) Co-3 gli stessi caratrori del precedente. 4) Malchner 2 ascrivibile al tiTJO Fle:rner del gruppo Flcxner-Y. Le prove agglutinanti eseguite nelle seguenti date 23-29 luglio e 4 agosto 19:31 fra i suddetti quattro ceppi con i sieri immuni Standarci dell'Istituto Sieroterapico di Berna, hanno dato sempre risultati negativ i. Negatici pure sono stati i ris ultati registrati nf'lle prove agglutinanti (~2 luglio e 2 agosto 1931): l ) :Fra i ceppi stesAi e sieri di convalescenti e malati segu!'nti. Sork, Ca.iroli, Malchner, Plattner, Co. Scaffaro. 2) l?ra i sieri degli stessi ammalati ed i ceppi testo. C. Sbiga-Krusc, C. Flexner, C. Stroug. C. Y (Hiss-Russel) dell;l. collezione del La bora torio.
Un nuovo saggio di diagnosi ctùturale differenziale viene eseguita in d ata, 15 settembre 1931, con gli stessi quattro ceppi, dopo numerosi trapianti s u agar comune ed a.Ua distanza di cinqnanta giorni dalla precedente. I ris ultati sono segnati nella tabella che segue:
TABELLA N. 2.
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Sagg lo Per la diagnosi culturale differenziale sul 4 ceppi Identificati In parte In precedenza ( 1.,~ 8 e t •vem bre 19:11).
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EPIDEMIA DI DISSENTERIA BACILLARE E CC,
I risultati di questo secondo saggio culturale differenziale ci permettono di rimaneg{!iare in modo per ora definitivo, l 'assegnazione dei ceppi stessi ascrivendo il ceppo Malchner 2, al gruppo Flexner-Y, tipo Flexner; il Plattner 8 al gruppo dei coli atipici, percbè indoligeno e produttore di gas; i due ceppi restanti Co-B. e Co-3 ai coli atipici p erchè non coagulano il latte. POTERF. PA'l'OGF.NO NEGT.t ANlMAU.
Per esplorare il potere patogeno dei quattro ceppi isolati, aventi i caratteri morfologici e fermentativi, come descritti nella tabella precedente, si sono prescelti i conigli e le cavie. Le inoculazioni vennero fatte per tutti il 28 luglio 1931. l) Coniglio grigio: peso kg. 1,520, trattat{) con iniezione endovenosa (vena ma-rginale del padiglione dell'orecchio) di cc. 0,5 di cultura in brodo peptonato di 24 h. del ceppo Malchner-2. N ulla di speciale si rileva durante il p eriodo di osservazione, non contratture nè abbassamento termico, nè fatti diarroici. E sso muore il 3 agosto successivo, in condizioni di notevole d eperimento (kg. 1,230) . .All 'autopsia si rilevano fatti iperemici ai polmoni, ai reni ed all'intestino, con solo lieve quantità. di essudato fibrinoso nella cavità. a{}dominale. 2) Cavi.a bianca e marrone: peso kg. 0,620, t rattata con inoculazione sottocutanea al dorso di cc. l di cultura in brodo p eptonato di h . 24 dello stesso ceppo l\:Ialcbner-2. Nulla di speciale si è rilevato. L'animale è sopravvissuto, però dimagrito, peso kg. 0,480. 3) Coniglio bianco: peso kg. 1,500, trattato con inoculazione endovenosa (vena marginale del padiglione dell'orecchio) di cc. 0,5 rli cultura in brodo peptonato di h. 24 del ceppo Co-3. Nulla di not~-vole si rileva durante il periodo di osservazione, all 'infuori di un notevole progressivo dimagrimento. E sso muore il 10 agosto successivo, peso kg. 1,200. All 'a,utopsia iperemia degli organi interni, assenza di lesioni intestinali. 4) Cada nem e bianca: peso kg. 0,51 O, trattata con inoculazione sottocutanea al dorso di cc. 1.00 di cultura in brodo peptonato di h. :.!4 del ceppo Co-3. Nulla di anormale durante il periodo di osservazione. I/anima,ie è sopravvissuto, notevole dimagrimento, p eso kg. 0,380. 5) Coniglio nero: peso kg. 1,650, t rattato con una inoculazione endovenosa (vena margina-le del padiglione dell'orecchio) di cc. 0,50 di cultura in brodo peptonato di h. 24 del ceppo Plattncr 8. Ntùla. tli speciale rlurante l'osscrva.;done, ecceLw un grande progressivo dimagrimento. L ·animale muore 1'8 agosto successivo, peso kg. 1,240. AJI'atitopRia notevoli fatti iperemici ai polmoni ed ai r eni con fatti infiammatori all' int<•st ino, tumefazione dcii 'e})it,elio e delle placche di P eyer _
EPIDEMIA DI DISSENTERIA BACILLARE E CC.
275
6) Cavia nera e marrone: peso kg. 0,680, trattata con inoculazione sottocutanea di cc. 1 di cultura in brodo peptonato di h. 24 del ceppo P lattner 8; niente a rilevare durante l 'osservazione. L'animale è sopravvissuto, dimagrito, peso kg. 0,520. .
7) Coniglio bianco e man·one: peso kg. 1,700, trattato con inocu-
l~Jone endovenosa (vena marginale del padiglione dell'orecchio) di cc. 0,5 di cultura in brodo peptonato di h. 24 del ceppo Co-B. Si osserva notevole dim~iment.o, l'animale muore con sintomi di cach~ssia dopo 12 giorni, peso kg. 1,200. All'autopsia note infiammatorie nei reni e nelle surrenali con fatti emorragici lievi. 8) Cavia ?nat'Tone: peso kg. 0,700, trattata con iniezione sottocutanea al dorso di cc. l. di cultura in brodo peptonato di h. 24 del ceppo Co-B. Niente di speciale rilievo durante l'osservazione, discreto dimagrimento, peso kg. 0,500. L 'animale è sopravvissuto, dimagrito, peso kg. 0,580.
Sono allestite altre inoculazioni nei conigli per via endoperitoneale, con ctùture su agar. l) Coniglio nero: peso kg. 1,650, trattato con inoculazione peritoneale di cc. 1.00 di 3 anzate (mm. 2) di cultura su agar di h. 24 in soluzione fisiologica sterile 0,85 % del ceppo Malchner-2. Nulla di anormale. L'animale sopravvive, dim~ito, peso kg.1.310. 2) Coniglio bianco: peso kg. 1 1560, trattamento identico, col ceppo Co-B. 3) Coniglio bianco e marrone: peso kg. 1.780, trattamento identic-O col ceppo Co-B. 4) Coniglio grigio e nel'o: peso kg. 1.520, trattamento identico, col cepp.o Co-3. Nulla. di anormale, dimagrito, pPSO kg. 1.240. Gli animali SOpraVVJ VODO. . _Dal co~plesso deile inoculazioni eseguite, si rileva come solo i cowgh trattatl. Per via endovenosa., rispettivamente con cultur(> di tutti i quattro ce1~P1 in istudio, sono morti con sintoma.tologia P reperto anatomo-patologiCO :molto simili. Le cavie inoculate per via, sottocutanea ed i conigli per via endoperito~eale son? $opravvissuti; tutti però hanno presenta.to sintomi di diJna~~ento d1 entità variabile. ~'!a notevole in tutti, per indicare la tossi~Ita lenta esel'citata su di essi dai germi iniettati, malgra<lo la dieta ab~ondante e Cotnpleta con la qua.le gli animali sono stati tra.tt.ati.
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~OVE D' lM:\lUNIZZAZIONE NEGL[ A~IMALT. _ Din~~i a.Ua inagglutinabilità dei ceppi isolati da parte dei sieri ~s,~ntencl Standard, si sono istituite delle prove d 'immunizzazione .a ~glit~nimali per esplorare l'attività del potere antie:ene dei quattro cf'ppi \E> C> a 1 n· · ~ ' CI nguaròi dello stesso potere agglutinant.e. d
EPIOEMfA 0[ DISS ENTERIA BAC ILLARE ECC.
l) Coniglio nero e bianco: peso kg. 1.850. n 29 luglio 1931 riceve una iniezione endovenosa di cc. l, di una 80· spensione di 3 ansate (rom. 2) di patina di cultura su agar di h. 24 in soluzione salina 0,85 % sterile, trattata a 60° per 30', del ceppo Plattner 8. 5 agosto 1931 seconda inoculazione come sopra cc. uno; 15 agosto 1931 terza inoculazione come sopra cc. uno; 22 agosto 1931 quarta inocula,ziono come sopra cc. due (5 ansate}; 27 agosto 1931 quinta inoculazione come sopra cc. due (!'> a.nsate); 31 agosto 1931 salassa.to al cuore. n siero ha agglutinato come segue: Ceppo Plattner 8 - fino a 1:250 (agg. omologa}; Ceppo Co-3 - fino a 1:25; Ceppo Co-B - fino a 1:10; Ceppo ~Ialchner 2 - fino a 1:200. 2) Coniglio bianco e mat•rone: peso kg. 1.780. 29 agosto 1931 riceve una iniezione endovenosa di cc. uno di un!\ sospensione di 3 ansate (2 mm.) di patina di cultura su a.gar h. 24 in soluzione salina 0,85 % sterile, trattata a 60° pe.r 30', del ceppo Oo-B; 5 agosto 1931 seconda inoculazione C. S.; 15 agosto 1931 terza inoculazione C. 8.; 22 agosto 1931 quarta inoculazione O S.; cc. 2 - (5 ansate} 27 agosto 1931 quinta inoculazione C. 8.; cc. 2 - (5 ansate} 31 agosto 1931 salassato al cuore. n siero ha agglutinato come segue: Ceppo Co-B - fino ad 1:300 (agglut. omologa}; Ceppo Oo-3 - fino ad 1:200 Ceppo Plattner 8 - negati va Ceppo Malchner 2 - negativa. 3} Coniglio grigio: peso kg. 1.800. 23 luglio 1931 riceve una iniezione endovenosa di cc. uno di sospensione di 3 ansate (mm. 2} di patina di cultura su agar di h. 24, in solu· zione salina 0,85 % sterile, trattata a 60o per 30', del ceppo Co-3; 28 luglio 1931 seconda iniezione C. S.; 5 agosto 1931 terza iniezione C. 8.; 13 agosto 1931 quarta iniezione C. S. (5 ansate}; 18 agosto 1931 quinta iniezione C. 8. cc. 2 (5 ansate}; 25 agosto 1931 salassato al cuore. D siero ha agglutinato come segue: Ceppo Malchner 2, fino a 1:50; Ceppo Co-3 fino a 1:500 (agglut. omologa}; Ceppo Co-B, negativa; Ceppo Plattner 8, negativa. 4} Coniglio nero: peso kg. 1, 790. 23 luglio 1931 riceve un'iniezione endovenosa di cc. uno di sospensione di 3 a.nsate (mm. 2) di patina di cultura su agar di b. 24 in soluzione salina 0,85 % sterile, trattata a 60o per 30', del ceppo Ma.lchner 2; 28 luglio 1931 seconda iniezione C. S.; 5 agosto 1931 terza iniezione C. S.ì
EPIDEMIA DJ DISSENTERIA BACILLARE ECC.
27'1
13 agosto 1931 quarta iniezione C. S. cc. due (5 ansate) ; 18 agosto 1931 quinta iniezione C. S. cc. due (5 ansate); :!5 agosto 1931 saJa.ssato al cuore. Il siero ha. agglutinato come segue: Ceppo Malchner 2 fino a 1:300 (agglut. omologa); Ceppo Plattner 8, negativa; Ceppo Oo-B, negativa.; Ceppo Co-3, negativa. Si è saggiata l'immunizzazione mediante tutti i ceppi riuniti insieconiglio.
Dll', nel
5° Coniglio grigio e bianco peso kg. 2,100. 22 agosto 1931 riceve una iniezione endovenosa. di cc. due di sospensione di 4 ansate (una per ciascun ceppo) (mm. 2) di patina di cultt.lra su agar di h. 24 in soluzione salina 0,85 st<'rile, trattata a 60° p er 30', dei ceppi Malchner 2, P lattner 8, Co-B, Co-3; 27 agosto 1931 seconda iniezione C. S.; 5 settembre 1931 terza iniezione C. S. (8 ansate) cc. 3; 10 settembre 193.1 quarta iniezione C. S. (8 ansate) cc. 3; 15 settembre 1931 quinta iniezione C. S. (8 ansat-e) cc. 3; :!3 settembre 1931 salassato al cuore. Il siero ha agglutinato come segue: Ceppo Malchner 2 - fino ad 1:300; Ceppo Plattner 8 ~ fino ad 1:200; Ceppo Oo-3 - fino arl 1:450; C'eppo Oo-B - fino :a.d 1:200 . I risultati ottenuti sono quanto mai important.i nei riguardi della ~glutinabilità dei Cf'ppi stessi e ne sarà ampiamente discusso in seguito; tutta..ia, sembrandoci che i risultati globali delle ricerche fin qui eseguit.e, per quanto solidamente acquisiti, non potessero rappresentare, dato il numero degli ind ividui col piti e la varietà del reperto batterico messo in evidenza, un qua<lro del tutto fedele alla realtà etiologica della forma epidcrrti.ca, abbiamo richiesto al nostt·o assistente capitano medico dottor Meunonna, direttore di nn nucleo batteriologico mobile distaccato a R,eg[!io Calabria fin dalla. fine dello scorso agosto per ' la identificazione dei nuovi casi e dei portatori, l'invio di altri ceppi isolati succcssivamentt• dalle feci di ammalati in atto e di guariti. Tali ceppi ci sono pervenuti, un primo gruppo di dieci il 17 settembre ed un secondo di 14, il 30 dello stesso mese. P er t u tti si tratta di ceppi aventi, allorchè furono isolati, proprietà morfologiche e tintoriali uguali e non dissimili dai precedenti da noi isolati. Bacilli corti, colorabili con tutti i colori di anilina, immobili. Assenza di ciglia. a i procedimenti di Lòffier-Nicolle-Morax e Va,o Ermengen, al momento delle prime osservazioni. Sul terren o di Drigalski, (agar lattosato aJ tornasole) hanno dato piccole colonie opache, azzurre, piatte, a bordi lisci. I risultati delle prove culturali differenziali, istituite con esse si riJcvono dalle tabelle che seguono.
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T A.BELL A N. 3. II. -
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Saggio per la diagnosi culturale differenziale del ceppi pervenuti dal Laboratorio Batteriologico da eampo di Reggio Calabria il 17 settembre 1931 (dopo trapianti ed un mese dall'isolamento).
Prove eseg?tite a Napoli nel Laboratorio d~ Biologia medica
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EPIDEMIA DI DISSENTERIA BACILLARE ECC,
Le prove agglutinanti istituite fra i sieri anti-Shiga, anti-Flexner, ed anti-Y dell'Istituto Sieroterapico di Berna con tutti i ceppi pervenuti il17 settembre 1931, sono riuscite negative a tutte le diluizioni. Quelle istituite con gli stessi sieri, su tutti i ceppi pervenuti successivamente il 30 settembre 1931 sono esposte nella tabella che segue. TABELLA N. 5,
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Sia qui riferito che di tutti i ceppi studiati sono stati fatti numerosi trapianti in brodo pept,onato e successivamente allestimento di culture su piast,re di aga.r semplice: nessuna delle colonie sviluppatesi ha mostrato l 'aspetto 1·ugoso (rauhe). L 'agglutinazione dei ceppi 31, 34, 35, che si avvera per la prima volta nel corso delle nostre ricerche con sieri antidissenterici Standard, sui ceppi isolati, merita un particolare rilievo, in qua.nto si verifica in modo del tutto speciale. Si avvera infatti che i tre ceppi assegnati al gruppo coli atipici, olt.re che agglutinati dai sieri anti-Flexner ed anti-Y-standard, sono agglutinati pure dal siero anti-coli standard, ra.ggiungendo due di essi il titolo limito del siero; ment.re i valori per i sieri antidissenterici~ pur essendo alti non ne r aggiungevano il titolo limite.
281
EPIDEMIA DI DI SSENTERIA Bl,CJLL.<\RE ECC.
Le nostre ri~rche fin qui condot,te sono state eseguite su 35 ceppi isolati durante l'epidemia, dalle feci di malati in atto e di convalescenti. I ceppi avevano al momento del loro isolamento, identità di comport.amento morfologico, tintoriale e culturale sul terreno di Drigalski e· Oonradi; fatti che ne hanno permesso la. selezione e lo studio ulteriore. Questo studio lungamente protratto ci ba permesso di rilevare le loro carattersticbe biologiche, in base alle quali è possibile ravvicinarli a tipi batt-erici precedentemente descritti. I ceppi sono pertanto ascrivibili: al tipo Flexner del gruppo l<'lexner-Y, 2 ceppi, n. 10 e 20; al gruppo Flexner-Y e tipo Kruse-Sonne, 2. dei quali : a) uno (il ceppo n. 32), avente le proprietà dei metadissenterici A. di Castellani (1905 ); b) nno (il c.eppo 24 ), avente le proprietà. dci pa.radissenterici di · C'a.stellani (1905-1927); al gruppo dei B. coli atipici n. ~2 ceppi; a.l gn1ppo dei B. coli immobilis (Durbam) n. 8 ceppi; a.I gruppo dei b. metalkaligenes n. l. Dai due ceppi di bacillo tipo Flexner isolati, e che hanno mantenutole loro caratteristiche, a finire al bacillo coli immobilis vi è come una gamma, la cui fisionomia degrada non uniformemente, e vieppiù nel tempo e con la vita saprofitica obbligata, per poi stabilizzarsi. Essi allontanandosi dal loro comportamento biologico iniziale, (biochlmico ed immunitario), segnato nei Umiti della loro identità morfolo!dca, si avvicinano a quelli del b. coli comune, mantenendo alcune caratteristiche proprie, quali si rilevano nel numeroso gruppo dei coli atipici. I rappresentanti, tutt'ora riconoseiuti, della fine specificità etiologica della malattia dissenterica, (bacilli tipo Flexner nel nostro caso) gH~ molto esigui per numero aH'inizio, cedono quasi il posto aU'attività degli altri, a giudicare dall'uniformità, frequenza ed abbondanza del repert.o nelle ff'ci dei malati e convalescenti, in tutte le fasi del loro decorso di una entità nosologica e clinica· a cara.ttere fondamentale, unitario. Vedremo quale valore potrà. essere attribuito ai reperti stessi, confrontandoli con quelli ottenuti dagli altri numerosi ricercatori in contingenze epidemjche dissenteriche similari: e quale possa essere il contributo ehe ei viene dalle loro osservazioni per una. più esatta interpretazioneet.iologica della manifestazione morbosa della quale ci occupiamo. (contimta) .
ISTITUTO DI ANATOMIA PATOLOCICA DELLA R. UNIVERSITA DI ROMA Direttore: S. E. Prof. Antonio DlonJsl t
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LA " MESONECROSI, DELL'AORTA E SUA IMPORTANZA fNELLA P.ATOGENESI DELLA ROTTURA SPONTANEA DEL VASO Dott. VIncenzo castellaneta, capitano medico, 888istente militare
Un accidentale reperto di autopsia mi ha dato occasione di studiare ·un caso di rottura così detta, << Rpontanea" dell'aorta, con speciale riguardo alle lesioni anatomo-patologiche della parete arteriosa, che potessero considerarsi come predil:lponenti alla rottura e di essa responsabili. Tale t<tudio, eseguito dietro consiglio del mio illustr e e compianto maestro professor Dionisi, trova la sua ragione di essere nel fatto che la questione, giù.. tanto dibattuta e discussa, della patogenesi della rottura spontanea dell'::torta non può dirsi ancora del tutto risolta. L'argomento è tuttora di attualità~ a giudicare dal fervore di indagini che va da qualche anno intorno ad esRo riaccendendosi, e che tende a porre il problema su basi del tutt.o nuove e senza. dubbio molto i nteressanti. Pt·ima di esporre il caso occorso a.lla mia osservazione, mi pare oppòrtuno di riassumere molto brevemente i termini della questione, non potendo qui certo passare in ra~segna tutta la vasta e ricca letteratura. . ~ià. raecolta sull'argomento.
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Ed anzi tutto possiamo cloma.ndarci: è po~;sibilE" una 'rottura spontanea. ·ùi aorta s~tna' .A part.e le vecchie osservazioni di :Bostrom, .A.rnozan, Fauvel, Legcr, Parkens, Samet, Holmes, Barnes, Marshall, Wa.sa.Rtyerna, Busse, ecc., in c1ù nessuna alterazione macro - e talvolta anche microscopica. era stato possibile mettere in evidenza nella parete vasale interrotta, t roYiamo nella lettera.tura. autori anche più recenti. che, come Oppenheim ;Schilling, J acoby, Hausteen, Flokeman, Woloschin, Paschkis, Letterer, ammettono la possibilità. eli una simile evenienza, che essi fanno dipendere i n genere da un forte e brusco a.nment.o della preRsione sangtùgna (sforzi muscolari intensi, ccd tamcnti psichici, a1.ioni della pressa addominale). ~ià talvolta insolitamente alta per condizioni morbose preesistenti (ne.frite cronica~ iper trofia di cuore). A contraddire questo modo di vedere, oltre a-i risultati df:llericerch<' sperimentali (Fellner e Schrrrirlt), i quali dimostrano che l'aorta sanare.~ iste a pressioni assai più elevate di quelle che si possono riscontrare in vita, in condizioni normali c patologiche, stanno le osservazioni di numerosi altri ricercatori, dalle quali emerge tutta l'importanza che le . alterazioni della parete arteriosa hanno nella patogenesi della rottura spontanea dell'aorta. Q.uestc a lterazioni sono talora ben visibili, tal'ultra inapparisccnt.i, non solo macro- ma :tnche microscopicamente (quanrlo non si ricorra a spcda.li
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L:>. o MESONEOROSI Il DELL AORTA E SUA BIPORTANZA ECC.
283
met.odi di indagine istologica), ma non meno capaci per que8to di indurrl.' nella parete vasale una condizione di diminuita resistenza, tale da pot.erne .giustificare 1~ rottura. L'aumento della.. pressione. sanguigna-, da condizioni morbose croniche, o veriticatosi bruRcamente. per le ragioni anzidette, non avrebbe in t-ali casi che una importanza secondaria di concausa o di fattore oeca.siona.l&, non atto da solo a provocare l'interruzione e la lacerazione della pa.rete aortica. Circa la. natura e la sede di queste alterazioni le opinioni, come si è detto, sono molto diverse e discordant.i. Escludendo anzitutto dalla qnest.ione le rott-ure di aorte a.neurismatiche, o quelle che possono più propriament.e chiamarsi perforazioni, dovute a proces8i acuti ulcerosi della parete arteriosa o ad erosioni e demolizioni della. stessa da. parte di infiltrati neoplastici o di altra natnra1 provenienti dall'esterno, vediamo quale importanza si può attribuire alle due rna.lattie più comuni dell'aorta, e cioè all'arteriosclerosi ed alla mesoa.ortite luetica, come causa determinante della rottura. Benchè questa possa in realtà avvenire in corrispondenza di focolai ateromatmli, più o meno pr<>fondi (Rolleston, Girode, Ewald, Harbitz, Scbfitz v. Moller, Schoppler, ecc.), tutta·via la constatazione dellararità di questo grave accidente morboRo in confronto all'enorme frequenza dell'arteriosclerosi~ ed il fatto che esso può verificarsi in soggetti giovani (l) e giovanissimi, in cui l'arteriosclerosi non . è in alcun modo dimostrabile (Geigel, Vasastyerna, Boucher, Cood~ Adams, St.rfimpell, Oppenheim, Hausten, Rochita.ns(lky, Ja.coby, ~1oriani, Furno, ecc.), hanno fatt.o per· dere da tempo terreno alla opinione che a questa. comtmissima e frequentis-sima. malattia dell'aorta vuoi far risa.lirP io prevalenza la causa della rottura spontanea. del vaso. D'altra parte le osservazioni di molti AA. ed i risnltati delle ricerche :sperimentali (Oppenheim) hanno dimostrato che ){' aorte arteriosclerotiche si rompono quasi sempre nei tratti del vaso apparentemente sani, ed a,ncora risparmiati dalla ma,lattia. Per quantv riguarda la mesoaortite, è ben vero che diversi .A.A. (Leber, J~~obsen, Liitticb, Letnlle, Tschermak, Detwiller, Woloschin , Lifvendahl, ecc.), attribuiscono alla sifilide dell 'aorta l'importam:a magg-iore nella quest ione, ma occorre subito dire che in molt.issime osRervazioui di rot-tura spontanea dell 'a.orta manca qual'liasi :wcenno di lesioni che possano sia pur lontanamente ricortlare quelle tant1J caratteri!lt·iche della malat,tia di Heller-Dohle, e d'altra pn.rte queste sono di tal natura da sembrare più favorevoli alla formazione di aneurismi che a provocare d'emblé la rottura del vaso. Come nell'arteriosclerosi i fenomeni i perplastici dell'intima sono quasi sempre s ufficienti a compensare queLli degenerativi ·che in essa si verificano, cosl per la mesoaortite può dirsi che i fatti imponenti di reazione c di proliferazione connt>t.t.i\,a.le sono il più dellt~ voltt· capaci di neutralizzare gli effetti d<~i proeP~~i distrutti vi a cari,.,o M l la media, che caratterizzano questa malattia dell'aorta. (l} ua rottura spontanea dell'aorta è st.at.a O.'l$&rvat.a an~ be In soldati (Hausteen, ,lacoby). Io stesso bo avuto occasione di vederne un CfL•o. (oltre tJUello cbe mi accingo a descrivere) , ])l'llSilO l' !lltltuto di medicina lega.le della R. Unt.-orsltà di Roma, rlguurdante appuntO' un glovv.ne soldato. nel Quale esiste.-a uno eta.to, tol'!'e congenito, <Il lpO'J)In,ia della pnretc \"IISAle, di napeM o pergumenaceo.
284
L.o\ a MESONECROSl » DELL'AORTA E SUA IMPORTANZA ECC,
Una nuova fase nello studio e nella interpretazione patogenetica della. rottura spontn.nea dell'aorta si inizia con le ricerche di Moria.ni, al quale ~ petta. senza dubbio il merito di avere tra i primi richiamat.o l'attenzione f:opra alcnni fini processi degenerativi, non confondibili con l'a.rteriosclerosi propriamente detta, che egli localizza nella tunica media del vaso, e che per la loro natnra e gravità. !tarebbero più adatti in genere a CQmpromettere profondamente la resistenza della parete artRriosa ed a po:rta.re a.lla rottura d i essa. Prima rlel .Moriani altri AA. (Pilliet. H e.inricus, 'l'olot e Sarven at, Achard e Paiosean, Letullc) avevanv descritto fatti degenerativi a carico dell'intima o della media aort.ica, in ca.<d di rvtttua spontanea del vaso, ma il Moriani ne ha dimostrato t.utta l'importanza nei rigu!llrdi della patogenesi di queste rotture e ne ba stabilito più esattamente i caratteri e la sede. Secondo questo .A. tali processi degenerativi possono manifestarsi, per cause tossiche varie o discra.siche, non certo facili a determinarsi, sotto forma di rlegenera.zione jalina, mucoide~ e più specialmente granulo-[,rrassosa, ed interesserebbero la mesoarteria ed in modo parti~~olare uno degli elemeuti t>trutturn,li di quest'ultima, al quale si e1:a dato t<empre scarsissima importanzn., e cioè> il connettivo. Sulle idee già espresse da.I Benda in proposito, il Moriaui attribuisce gra.u valore a q uesto tessuto, quale sostegno e principale forza di coesione e di resistenza della, parete vasai e, olt.r e che veicolo di nutrizione per gli a.ltri componenti la media,. r suddetti processi degenerativi t:olpirebbero più specialmente il connettivo fibrillMe della tunica media, e potrebbero talora passare inosservati se non si ricorre, per poterli svelare, a speciali metodi elettivi e differenziativi di colora>done {Bif'lscbowscky, van Gieson, colorazioni specifiche del gras:so, ece. l. Il Moriaui ha insistito a.nche recentemente su questo f.atto, 1;be ha gra.nde importanza dal punto di vista mt' dico-legale, allorcbè si tratti di g'iudicare se una rottura rlell' aort.a (da sforzo) può in certi casi h;sere considera;ta come infortunio sul lavoro.
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Alterazioni a. ti p o n~gressi vo della, media aortica fnrono più t ardi descritte anche d::t a,Jtri AA., e particolarmente intNessante a questo ri~.ruardo è il lavoro del :Furno~ relativo ad un ca,<;o di rot.tura, spontanea dell'aorta in un operaio di (t3 anni, nel quale questo A . tro,·ò fat.ti di degencrazillne jalina dt-gli C'lemcnti connettivali e muscola.ri della tuniea media e 1\i atrofia flel tess11to elastico, senr.a che fosse sta,to possi bile ml:'tter e in 1·videnza altre alterazioni~ a tipo arteriosèlerotico od infiammatorio, nella parete Yasa.le. Anche fl(·co ndo il Furno i vrocessi degPncrati vi di cuj sopra, osserv::~bili nella merlia aorti1·a , sarebhNo dit mettere etiologieamente in ra.pporto con speciali condizioni tossiche o t.ossi-infett.ive, varianti da. caso a (·aso, e :::tar<'bbcro a rapprC~>~'Iltarci una malat tia sui generis, una mesoaortite tossica, alla. quale sp<'tterebbe- forse la mag-giorf' importanza nella in1Np:retazione p:l,tog-rnetiea della. rottura. spontanea. dell'aorht. 1l Furno ritiene• che causa. più frequente di questa walat.tia sia. la intossicazione uic:otinica, e ricord::t a t.al proposito i risulta.t.i delle rkerchc sp<'rimenta.li, c·ondotte appunto allo scopu di st udiarf' d:~l punto rli vista istologiro l'azione della nicotinf\ sui vaf>i. A meglio pr<'cisarc e determina.J·e il quadro am~tomo-pa.tol ogic o di tale malaHia, valfwro in ~egni tn (l!l:l/3) lP ricerch1• 1li un A. t<'desco, il
LA « MESONECROS( • DELL'AORTA E SUA !.MPORTANZA E CC .
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Gsell, il quale 1 più che ai processi degP.nerati-vi, ha. creduto di dare la maggiore importa.nza. alle necrosi, che in varie condizioni morbose, ed anche sperimentalmente, si possono produrre nella tonaca. media delle arterie, compresa l'aorta. In parecchi casi, da lui accuratamente studiati, il Osell ha potuto infatti mettere in evidenza focolai di necrosi della tonaca media , interessante specialmente gli elementi muscolari ed insorgente a.cut.amente, sotto forma come egli dice di <( necrosi circoscritta. primaria )) della mu· scolatura di det ta tonaca. Questo A. ri t.ien~ che tale oecrosi a focolai della muscolatura arteriosa sarebbe capace. di portare alla rot.tura spontanea della parete, ba.sandosi spN:ialmeot.e sulle ricerche di altro A. (Benninghoff), relati ve a,i rapporti funzionali esistt>nti fra te~<~uto mnsrolart> e sist ema elast.ico dell'aorta. I proct>ssi di reazione infiammatoria sono nulli o di lieve entità, ed i fatti di riparazione, che dovrebb<:>ro condurre alla ~osti:tuzione dei focolai necrotici da parte di tes:suto connettivo cicat.riziale, si compirebbero in questi caf>i l!empre in maniera insufficiente. Nei riguardi del problema etiologico il Gsell ritiene eh<:> tale nccro:si della media sia dov11t.a a d!,\termin~te cause tosiliche (intossica.zioni nefrogene, da sepsi cronica., da tabagitmw, forse da lue). La necro1<i a.vverrebbe o per azione diret.ta della so<>tanza tossica sulla celltùa muscolare, o indirettamente per l'azione della medeRima Rulla inoe.rvazionc vasomotoria, capace di produrre disturbi notevoli di circolo in t.erritori circoscritti della parete va.<>ale. Anche nel con<'etto di Ql<ell questa necrosi della parete (media) dell'aorta, dovu ta a fattori tossici di v'aria specie in gran parte ignoti, sarebbe da conRidera.re come malattia autonoma, non meno importante forse delle altre malattie conosdut.e dell'aorta, e doè~ del!arte-
riosclerosi e della mesoaortite luetica Alle ideP. di Gsell si è acco~>tato anche l'Errtheim, il quale ultimamente (192!1-30), in ba.se allo studio di due ca.'li di rottura spontanea dell'aorta, è venuto nella convinzione che a detPrmimne la rottura contribui~<cono specialmen te processi necrotid e degenerativi insieme, (come già aveva.no sostenuto gli A.A. italiani), della lliedia aortica. Egli dissente rla Gsell per ciò che riguarda la localizzazione di det.ti proc<:>ssi, che !:Pcondo quest'ult,i mo A. interessano anche gli altri d ementi strutturali della tonaca media, e non principalmente la muscolatura, come vuole Gse11, e preferisce p!~.rlarc per ora di << mesontcrosi idiopat ica ,, dell'a.orta, non ~>embrandogli ancora sufficientemente chia.rito il nesso etiologico fra. qne!ita ma.lattia e le _cause tossiche 5lopra menzionate. Per quanto innanzi si è detto possiamo dunque facilmente renderei conto del grande intert>F!Sc che tuttora~ continua a~uRcitare la. questione della rottura spontanea dell'aorta., a base della quale ~i tende d agli AA. più recen ti a porre un processo morhoso, anatumo-patologicameotc a sè st.an te, autonomo, fino a pochi anni addietro pochissimo conosciutu. T moderni trat.tat.i di anatomia patologica (Kaufmann, Foà, H enk<:>-Luba rsch, .Ascho.ff), si limitano a. pochi accenni sulle necrosi in genere dei vasi, ma non fanno m enzione di questa nuova malattia dell'aorta, gi ~ segna.lata in Italia dal Furno (1923) col nome di << mes(1aort ite tossica n (da. niC'otina) , con parecchi anni di precedenza sull 'A. tedesco (Gscll), al quale spE>ita
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senza dubbio il merito di averne meglio determinati i caratteri istopatologici, e le probabili cause, sulle quali però regna, ancora, come si è v1Rto, molta incertezza (1). OSSERVAZIONE PERSON A.LE.
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n caso da me studiato si riferisce ad una donna: L. Jole, di anni 34, in istato di avanzata gravidanza, la quale il 31 maggio u. s., alle ore 8,30 mentre accudivo. alle consuete faccende domestiche e senza alcuna causa apprezzabile, fu colta da improvviso intenso dolore retrosternale, con sensa,zione netta di strappamento e di lacerazione int.erna, seguito da pallore del viso, dispnea, comparsa di sudore alla fronte, senso di profonda astenia, vertigini. Un sanitario chiamato subito consigliò l 'immediato ricovero in un ospedale, dato anche lo stato di gravidanza. La donna, benchè molto sofferente, potè a lzarsi dal letto, sul quale si era abbattuta dopo l'improvviso malore, e raggiungere, sorretta dai famigliari, la vettura pubblica che attendeva in istrada e che la trasportò subito alla clinica ostetrica. Quivi giunta ed entrata appena nella sala di accettazione, la donna stramazzò a terra, esanime, e vani riuscirono tutti i tentativi di rianimazione fatti dal personale della clinica, n.c corso sollecitamente presso l'inferma, ormai cadavere. La morte avvenne alle 10,45, due ore dopo circa l'inizio del tragico accidente. Appena avvenuto il decesso, nella speranza di salvare il feto, ne fu praticata immediatamente l 'estrazione per via laparatomica; il feto prematuro, estratto vivo, sopravvisse poche ore. Le poche notizie anamnestiche che potett.i raccogliere dalla viva voce dei famigliari si rid\1cevano ai dati seguenti: Già vedova, con figlio vivente e sano. Padre morto di paralisi progressiva all'età di circa. 40 anni. Madre vivente e sana. Primo marito morto in guerrn. Una sorella morta giovane, di malattia non precisata. Si rimaritònel 1926. Da questo secondo matrimonio ebbe tre gravidanze: la prima. }\termine (bambino tt•tt'ora vivente e sano), ht seconda con aborto al quinto mese circa, la terza, l 'attuo.le, datava d a circa otto mesi e non aYeva mai dato luogo ad incident.i o d isturbi degni di not.a. Era stata sempre bene, almeno in apparenza, e non aveva mai accusato sofferenze ai famigliari e neppure al marito, tanto da. poter sempre attendere con zelo alle fa.c cende di casa: Un mese prima circn del fatale accidente si sarebbe fatta visit;are in un ambulatorio, dove il medico avrebbe riscontrato qualche irregolarità della. funzione cardiaca, che i parenti non sanno precisare, ma che non causava a lcun distnrbo n è soggettivo nè obbiet-tivo alla donna, le cui conruzioni di apparente benessere rimasero immutate fino a.l giorno della sua morte. AUTOPSlA. - L 'autopsia, eseguita 24 ore dopo la morte, permise di formulare la seguente diagnosi a.natomica, che per brevità succintamente riferi ~:co: emopericardio, con tamponanumto del cuore (nel sacco pe:ricardico era contenuto sangue, ·in gran part-e coagulato, in quantit(J non Ìtl,feriore a eme. 500; un solo grosso coagulo pesava gr. 320), da rottura totale dell'aorta, in corrispondenza dcUa parete posteriore della sua porzione a.sce1Ulente, poco al di sopra delle valvole aortiche, in. soggetto con ipertrofì.a del v~mtricolo 8in. da stenosi dell'istmo aortico, e con pielite purulenta bilaterale. Nulla di notevole mncroscopicamente a carico degli altri organi. Esaminnndo più dotta.gliatamente il cuore e l'aorta l"Ì rilevò qnonto nppre&:o: P eso del cuore gr. 370. Ventl"icolo s in. dilat-ato ed ipertrofico, avente verso la punta lo spessore di cm. l e mezzo. Il setto intcrventricolnre mjsurava pur esso cm. 1,7. ?11uscoli papillari ipert1·ofjci, di colorito pallido. Nulla di notevole a carico dfllie rimanenti <~avitò. de l cuore. Notevole defon·rtità dell'aortA all"inizio, riconoscibile oltre che all'aumento di volume dei !';eni sigmoidei, che s i approfondivAno considerevolmente in corrispondenza della parete aortica (in mnniera che gli orifìzi beanti delle coronarie, specialmente il destro, gincevano a TJotevole profondità ed alla. distanza d i circa cm. 1,2 dal murgine libero delle valvole semilunari), anche all'am(l) IJuroutc la <·orrezlnue dello hozze <li <iiiCSlo Ju,-oro. sono venuto o conoscenza di UllO etuclio re<·ontl~t-hno di Ccllinl\ snll'lll1!0mento , nuht,lh·nto ncii'Ard .. Ital. di Anat. e lat. pato· logir•l 11 !1~1). <JUC,Io A .. in nn ('aso <li rott:Jl"!ì HJ •Onlauca dell"norta, bn riscontrato gravi 1at t ! dlstrnttio;i a cnrir'o drll" el a~tiNI (' so-tituzione di tptcSlll <·on sostanza mu.-olùe; non ba rlscontr•uo in,·cre lc,lou i n tipo di u(w ro~ !.
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pi~ notevole d ella superficie delle valvole stesse, di cui la. posteriore ruisura.va cm. 3,4 la destra cm. 2 e mezzo e la sinistra cm. l e mezzo. I veli va.lvolari aortici. non presentavano null'altro d i patologico e risultavano sufficienti alla p rova dell'acqua. All'estensione grande della valvola. posteriore cor rispondeva una maggiore col'\cavità dell'aorta che appariva perciò alquanto ecta.sica. A distanza di cm. 2 dalla inserzione della valvola aortica posteriore e della valvola. aortica di destra, sulla parete posteriore d ella porzione iniziale dell'aorta, si riscontrava una lesione· Ji continuo, a ma.rgini seghettati e sfrangiati, che si estendeva verso l'alto, a decorso longitudinale un po' obliquo ed a forma di baionetta, per uno spazio di cm. 2,2 comprendente a. tutto spessore la parete aortica (fig. l). I n coJTispondenza. della. rottura non si notavano macroscopicamente al· terazioni dell'intima e della media sottostante. a A destr a della rottura ed inferiormente verso sinistra, a poca distanza dalla stessa, si vedevano sulla parete dell'aorta due piccole depressioni, piil estese in senso tras· versa le, con fondo ru · gaso e zigrinato, appa.· rentemente ricoperto da endotelio, le quali, davano l'impressione di rotture superficiali pib an t i che, guarì te, che ave· vano determinato una lieve estroflessione della parete in quel p unto. ~essuna alterazione a tipo arteriosclerotico o da mesoaortite luetica era rilevabi le a carico di questa prima porzione d ella parete aortica (fi· gura. l). In corrispondenza della rottura principale l'avventi zia,insiemecon la lamina viscerale del perica.rdio, si mostrava anche essa interrotta per tma estensione minore che le altre due tonache Fùt. l. (fig. 2), e con segni evia. ~ IWttura a tut.to ~l 08€0re <"ollt• vm et e ro~terlore delraorta denti d i i nfiltrazione eIniziale, a. direzione longltudJnale; b, b . clep1 e& ioni della !!tessa. parete, che all'es. mfcr<>!'cOI•I<'o s i J•ivehuJo <>ome e~ttf <Il morragica fra i suoistrarotture J)llrz1nll, Slt-pertlclnll . guarite, defl"aortn. t.i. Inoltre essa si presentava d is taccata, scollata dalla media, non sol tanto ~elJa zona. della rottura ma anche in quelle adiacenti, per metà c irca deUa. circonferenza, dell'aorta., per l'evidente formazione di un aneuri~n:a di~e CIUlte, rico_noscibilo dalla presenza d i sangue, in gran parte coagulato, cont.en uto nello spaz1o tra le tonache suddette. Que.'lto aneurisma diF-secante si estendeva ~ n che in basso verso lo. ro.dico dell'aorta, ed in alto v ereo la concavità dell'tu co e si cont-inuava inoltre l.ungo ~utto il resto d e ll'aorta toracica (fig. 3) ed addomi~ na.le, andando oltre la biforcaZione e gitmgendo ad interessare l'iliaca primitiva di destra , per· b~eve tratto. L ungo il suo decorso 1'a11eurisma Ìllter f'SSavo. l>emprE' la parete posteri ore del va~o, e, man mano che avanzava verso il bosso, il SitO <'alihro
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.si faceva progressivamente sempre più piccolo, fino a ridursi a.d un sot-tile canalu1o
ripieno di sangue, visibile, attraverso l'intima, nell' ultima porzione dell'aorta. addominale e neU'iliaca. destra. Mentre la. por~:ione a..'!Cendente dell'aorta, compreso l'arco, si mostrava indenne da alterazioni ma.croscopiche, tutto il resto del vaso appariva cosparso di placche ·lllr teriosolerotiche di vat·ia grandezza., talora piccolis.~ime, miliariche e submilia.riohe. Queste eràno più pronunziate in corrispondenza dell'istmo, dove determinavano circolarmente, sulla superficie intimate, a l livello del punto di dira· m !lozione della succlavia sirUstra, dei sollevamenti nodulari, gia.llastri e bianco-grigia· stri, ed un notevole restringimento del calibro del vaso. Mentre poco al di sopra della rottura la circonferenza dell'aorta. misurava cen· timetri 7 e mezzo, al li· vello dell'istmo essa era ridotta alla metà circa, misurando invece centi· metri 3,9. I noduli erano della grandezza di un g.-osso pisello, rotondeg· giaoti. sollevati di circa 2 rnillimetl'Ì in superficie (fig. 3). In nessun tratto del· l'a.o rta si notavano ulce· razioni ateromatose o focolai di calcificazione. ESA111E l STOLOGl CO:
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Fig. 2. b - La. stessa. rottUI·n (a) della ftg. l, vista dalla raccla poste· rlore della pe.retc norttoo; a - Soollnmento dello tuniche della. parete arteriosa 1n rapporto o.U'aueurlsma dls.o;ccnnto.
Fu praticato su pezzi di aorta e di altre arterie, fissati in formolo allO%; i pezzi di aorta furono prelevati dal focolaio di rottura e da.lle sue im· mediate vicinanze o più lontano da regioni varie dell'aorta toracica a· scendente e discendente, e dell'aorta addominale. Fu1·ono studiati micro· scopicamente anche altri organi quale il miocar· d io, rene, fegato e milza, ponendo specia-le atten· zione in essi al compor· ta.mento istologico dei vasi. Le sezioni furono colorate con metodi vari: ematosilina-eosina, va.n Gieson, Weigert pel tessuto elastico, Bielschow· scky-Maresch, Suda.n3°.
Focolaio di 'l'Ottura e ll'ue immediate vioinanze: [,e sezioni a questo livello dimo· strano: interntzione a tutto spessoi·e della paret-e · arteriosa con distacco dell 't\~·· ventizia dalle altre due tonache. per presenza di sangue tra es.<;a e la t.unica medta (aneurisma dissecante). Le superfici dei monconi di rottura sono allontanate ~r un certo tratto e rivestite da coaguli sanguigni, che si dispongono sulla rottura Il! forma diversa e che sono costittliti da. scarsa quantità di fibrina, molti globuh rossi, e da loucociti nelle ordinarie proporzioni. Sù di esse fanno sporge!lZfl: laoinie di tessuto, di varia forma, spessore e lunghezza. separate da soloh1 p1ù o
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meno profondi, nei quali si insinua il sangue, dando nell'insieme alla rottUI·a l'aspetto di una frattura scheggiata (Tav. l). L 'intima a questo livello s i presenta immune da processi di sclerosi e di iperplasia, con Il\ sua tessitura elastica ben conservata. Ciò che di patologico si riesce a mettere in essa in evidenza è una degenerazione grassa dei suoi elementi, cosicché nelle sezioni colorate col Sudan 3o, essa si presenta fortemente impregnata di questo colore, tanto da dimostrarsi ben distintamente nei preparati come una striscia, più scura, colorata in rosso-mattone, nella quale ad ingrandimento più forte si possono distinguere come de i granuli di tal colore, molto riavvicinati fra loro e di varia grandezza (Tav. Il, roicrofot. 4). Le alterazioni più gravi si osservano nella media, dove anche a piccolo ingrandimento si rilevano i fatti se&'11enti: a) una diffusa rarefazione delle lamelle elastico-muscolari, più accentuata però i n talune zone e meno in altre, le quali non si presentano riunite strettamente in fascio, ma come divaricate ed allontanate tra loro da una sostanza interposta amorfa o finemente gra.nulosa, basofila, che nel.le sezi oni colorate con ematosilina-eosina. appare di un colore azzurro chiaro, ed in quelle colorate col carmi nio asstune una tinta rosea (Ta.v. U , microfot. 3). b) focolai di atrofia e di scomparsa. degli elementi strutturali normali della. media (cellule muscolari, fibre elastiche, connet· tivo collageno) che dànno nell'insieme a questa tonaca un aspetto fenest rato caratteristico, e che conducon o anche qua e là fino alla formazione di vere lacune e cavità ta lvolta. di notevole grandezza, di forma. irregolare, non chiuse da membrane limi tanti, ma in comunica,zione diretta con gli spazi intedameUari circostanti (Tavola H, microfot. 4). Tali cavità Fig. :).
pare abbiano un cont-enuto che le
n - S<-ollnmento delle tnnl~he della pareto arterio~a.
riempie, più o meno sotto l 'aspetto lungo I"I>Orta toraclca di~ooodeote, In rapporto ull "aoenrl>~n•a <lis! ecuntc; di una. sostanza debolmente tingi· b - Placche arterlosclerotlcho , oteoo.iaot1, dell"istmo bile nella maniera sopra. indicata, aortico. mentre in altri t ratti appaiono almeno in parte come spazi chiari, vuoti in a.yparenza, ma probabil· mente ri p1eni d i liquido che non assume alcuna colorazione. In esse, coi vari metodi d i colorazione tiSa~i, si possono mette re in e' i d enza residui più o meno necl"O· tici di cellule mu.scoùm, di tes.~uto elastico, e d i connettivo collageno e fibrillare. Nelle sezioni ?Ol~rate col van Gieson si può os.~ervare a nche una specie di reticolo, nelle cui ma.gb e S l contengono talora irregola1·me nte disposte grosse cellule poligonali con nucle? bene ev~dente, poco differenziato, e che probabilmente rappresentano elementi mesenchirnali che s i sostituiscono al tessuto muscolare. Ne lle se3 -
Giornale d i medicina militar e.
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zioni colorate col B ielschowscky, per lo studio delle fibrille :precollagene reticolari~ si osserva che il sistema di tali fibrille (sia le i ustalamellar1 che le interlamellari, secondo Moriani) appare meno danneggiato dal processo, potendo esse mettersi in evidenza i\nche là. dove, senza il Bielscbowscky, si nota un a grave d istruzione degli altri tessuti, e persino sul luogo stes.'3o della rottura. Tuttavia. anche queste fibrille si presentano talvolta come interrotte e diradate, in corrispondenza. dei focolai suddetti, in cui formano però ancora intrecci complicatissimi a rete, aspirale, ecc. rappresentando come l'impalcatura residua di tali spazi lacunari. Talora. solo frammenti di dette fibrille finissime permangono in essi, liberi e disordinatamente disposti, privi delle normali connessioni con gli altri costit uenti strutturali della media aortica, già. quasi scomparsi. Le alterazioni sopra descritte interessano più specialmente lo strato mediai& ed esterno della media, mentre lo strato più vicino all'intim.a a ppare meno colpito e si fanno più evidenti nella zona centrale della rottura. Esse s i possono defi nir~ come tm processo a tipo degenerativo-necrotico della media, di cui si possono seguire le varie fasi, fino alla formazione dei suddetti focolai distruttivi, più o meno ampi, e sembrano dovute principalmente da una parte alla degenerazione e colliq ua.zione mucoide e forse anche idropica del connettivo collageno i nterlamellare e dall'altra alla distruzione degli elementi elastici ed alla necrosi del tessuto mu~ scolare. L'alterazione del tessuto elastico si riconosce dall'assottigliamento, dalla. progressiva diminuita affinità delle fibre elastiche per le sostanze coloranti specifiche dell'elastina, ed infine dalla loro frammentazione, atrofia e scomparsa (T av. II, microfot. 3), la necrosi del tessuto muscolare dal colorito più pallido delle fibrocellule muscolari, dalla scarsezza ed anche scomparsa dei loro nuclei, e e dal decorso meno on d ulato (Tav. Ili , microfot. 5 e 6). Accanto alle necrosi si pos.c;ono anche osservare fatti regressivi di q ualche cellula muscolare, che s i p r esenta con aspetto vacuola-re, con n ucleo picnotico o meno colorato, o rigonfio. I n qualche zona abbiamo potuto anche notare tentativi di reazione e d i riparazione, per altro d i lieve entità, a tipo non infiammatorio e sotto forma d i neof ormazione e prol iferazione di connettivo giova.ne, ricco di nuclei, che viene a. modificare profondamente il nor male disegno e l'architettura strutturale della. mesoarteria in questi tratti. I lXUJa lXUJOrum decorr-enti nella media appaiono normali. Nessw1 fatto infìaD'lmatorio luetico o d i altra natura, benchè attentamente ricercato, è stato possibile mettere in essa in evidenza. Neppure nulla abbiamo notato che potesse r ichiama re alla mente quel tipo speciale di l esioni infiammatorie descritte da Babes e M i ronescu sotto la denomi nazione di arterite dissecante; · c) accanto alle alterazioni su descritte sono rilevabili nella media anche segni di una modica degenerazi one grassa, più evidente negli strati cen t rali della mede~ima, a minutis.<Jimi granuli disseminati od a piccole zolle, addossat-e a lle lamelle elastiche o sparse nella sostanza i nterlamellare. Manca invece nella medi a. ogni accenno a focolai di calcificazione. L 'avventizia, i n corrispondenza del focolaio di r ottur a, o nei suoi pressi, appare slaminata con notevole infiltrazione emati ca fra le lamelle connettivali, assotti gliate ed a tratti omogeneizzate, prive di ogni struttura, come In preda a degenerazione ia.lina. I vasa vasol'um si presentano senza notevoli lesioni patologiche~ circondati qua e là da scarsa infiltrazione parvicellulare, di lievissima entità, tale ad ogni modo da. fare escludere l'esistenza di un processo infiammatorio a cuto o cronico d i questa tonactt arteriosa. A distanza dal focolaio di rottura: Nella restante parete dell'aorta toraci ca. ascendente s i notano le stesse alterazion i della media s opranotate in grado però meno m!mifesto che nel focolaio d i rottura e nelle sue immediat e vicinanze. I ntima ed avvent.izia normali. Le sezioni condotte al livello delle due piccole depressioni della parete arteriosa, rilevate macroscopic:amente sulla superficie posteriore d i q~testa pr~na P?r zione dell'aorttt, a poca dtstanza da.lla rottura, d tmostrano che m quest1 trattt è avvenuta una interruzione della paerete, limi tata a ll'intima ed agli strati della. m edia ad e;;;sa immediatamente sottostanti, a cui è seguito un lieve sfiancamento d ella parete stessa e comparsa di un tessuto connettivale di neo-for mazione ricco di nuclei nel fondo della rottut'a (T a.v. l, microfot. 2). I n questo tessuto, che lateral -
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mente manda come delle gittate e delle digitazioni nella compagine della media circostante, la quale presenta sempre lo stesso ordine di lesioni suddescritte, si possono anche osservare fibrille elastiche neoformate, e forse pure un tentativo di rigenerazione di fibrocellula muscolari. Al di sopra di esso, dalla parte che guarda. verso il lume del va.so, si vede ricostituita una parete endoteliale sottile, che in corrispond enza dei margini della depressione si continua con l'intima della pa· rete arteriosa circostante, piil spessa. e normalmente costituita. Notevole è il fatto che anche ilsuddetto tessuto di neoformazione presenta qualche piccolo focolaio di incipiente necrosi, riconoscibile dalla scarsezza o scomparsa di nuclei. L'avventizia in corrispondenza di queste rotture superficiali guarite si presenta alquanto ispessita. Nell'aorta toracica discendente e nell'aorta addominale non s i riscontrano le gravi alterazioni della media sopra.descritte, potendosi in essa rinvenire soltanto fatti degenerativi di lieve entità., quali è dato spesso di riscontrare nella media di aorte arteriosclerotiche. In queste parti dell'aorta, dove la media è pressochè normale, si riscontrano invece, come del resto si era potuto vedere in base al solo esame macroscopico, alterazioni dell'intima, a. tipo evidentemente arteriosclerotico, più accentuate allivello dell'istmo aortico, dove l'ispessimento di questa tonaca ed i fatti di iperplasia e d i sclerosi in essa avvenuti, danno luogo a comparsa d i nodi più o meno sollevati sulla superficie e tali da ridurre n otevolmente il calibro del vaso. Anche qui, nell'avventizia, si rileva attorno ai 008a t'a.Borutl~ una modica infiltrazione di elementi leuoooitari o di linfooiti, ma non sono visibili altero.zioni che possano comunque deporre per un processo infiammatorio luetico o di a ltra. natura. Le sezioni condotte attraverso la parete dell 'aoJ·ta a differente livello per tutta. la sua lunghezza ci mostrano che l'aneurisma dissecante ha. tendenza a divenire sempre pii) superficiale, lungo il suo decorso, tanto che mentre nell'aorta ascendente esso è compreso fra media ed avventizia, nella porzione discendente toracica e per lungo tratto dell'aorta addominale esso trovasi situat.o fra gli strat i della meclia, per diventare poi addirittura sottointima.le a livello dell'ultima porzione dell'aorta addominale e del primo tratto della iliaca prim it iva di destra, dove esso aneurisma ha termine, come innanzi si è detto. In questa arteria. si rilevano lo stesso ordine di lesioni già. menzionate per l 'aorta addominale, caratterizzate da ispessimenti a placche, a tipo arteriosclerotico, dell'intima., e da perfetta int-egrità della media. Nulla di anormale si rileva a carico delle altre arterie esaminate (carotidi, succlavia, e polmonare).
R eni: Notevole ispessimento della. capsula fibrosa. I vasi nel dominio della corticale e della midollare sono scarsamente ripieni di sangue. Glomeruli in genere ben conservati, con lo spazio capsulare pervio, libero da qualsiasi essudato; eccezionalmente l 'epitelio di rivestimento si presenta rigonfio e desquamato. Del tut.to eccezionale è il reperto di g lomeruli con jalinosi ed in via d i sclerosi. L 'epitelio dci tuboli contorti ò in genero ben conservato, o. volte rigonfio ed in via ùi ùisfo.oi mento. Per quanto di rado, si sorprendono degli infiltrati, a focolai intertubulari, costituiti di elementi a tipo linfocitario, e qualche rarissimo focolaio di sclerosi dOtto-capsulare, con atrofia dei tubuli interposti. P ortando l'attenzione sulle arterie di medio e piccolo calibro s i osserva a carico delle prime, anche in preparati con emat,ossilina.-eosina, un ispessimento parziale e diffuso dell'intima.. Tale modificazione di struttura della parete si può rilevare anche in vasi d i piccolo calibro alcuni dei quali mostrano ja.linosi della parete. I n p1·eparati col Weigert si nota. a carico d ei medi va.<>i un ispessimento dell'elastica interna, con neoformazione di fibrille . In com plesso nel rene si rinvengono scarse lesioni croniche, rappresentate dall'ispessirnento della capsula, rlai vari focolai di sclerosi e di infiltrazione parvicellulare. Accanto a. queste lesioni, sono da rilevare le alterazioni della parete dei vasi, caratterizzate da jalioosi dei fini vasi arteriosi, e dallo ispessirnento intimate dei vMi di medio calibro. In quanto alle lesioni dell'epitelio tubulare, per la loro uniformità., si ritengono dipendenti da alterazioni cadaveriche. Fegato: L 'arclùtettura dei lobuli è ben conservata, nè si rinvengono lesioni di qualche rilie~o a carico delle cellule epatiche. Negli spazi d i Kiernnnn non si notano infilt rat t, nè lesioni a carico della parete dei vasi decorrenti in essi. In
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complesso l'esame del fegato è del tutto negativo, ad eccezione di un ispessiment.o d e lla capsula-, in qualche t-ratto moilicamente infiltrata di e lementi a tipo linfocitario. 1l1ilza: La. capsttla fibrosa è uniformemente ispessita, ma. non infiltrata. I seni s uperficiali e profondi sono ristretti, con scarso contenuto di globtùi ros~i, con endoteli bene conservnti. I cordoni di Biell'oth mostrano un contenuto di elementi celltLhl.fi come d i ordinario. I follicoli linfatici sono bene sviluppati. Alcune arterie follicolari presentano jalinosi della parete. Les ioni del genere si rinvengono a carico d e lla parete di a lcune a rterie trabecola.rì. Nessuna modificazione del tessuto e lMtico. Jl1iocardio: Appa re povero di sangue; le fibrocellule muscolari mostrano In strin.tura longitudinale e tra.svers~;~.l e bene conservata. Nessun focolaio di infiltrazione recente, nè di sclerosi. Lieve stn.to edematoso del connettiYo int.erfa.scicolare. Vasi arteriosi normali. 00::-IS IOEL~ àZ I O:'II CRITICHE SU I, C :\:-iO.
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11 noxtrv caso, dunque, è un t i]JiC:o e::;enrpio di rùtt ura !;puntanea, propriamente rlet ta, rlell'aiJrta, avvenuta a nche senza il concorso di. a lenno dei soliti fa.ttori occa!':ionali, ca.pa<:i di provocare nn b rusco innaJzamento della prt>ssionc sanguigna. (~forz i mu:;eolari anche fisiologici, ~;ter nuto, tor;se, eccitamento p:;ichico, ecc.). D al punto di dsta clinico Ciit>O non può darci a lcun insegnam ento , non esst>ndo noi in po::;sesso rli noti:dl:' pre ci«e e sicure sulla sintomatologia prer;entata dall'inferma durante il rapido decorso clel sno male (rlne ore e un qua rto). Fttrnù nel suo caso ebi>c una sopravvivenza di nn giorno e mPzzo circa. dall'inizio d ell 'acd dente, che gli dett(' la possibili t no di rilevare t utta la sint.omatologia ohbiettiva f' s ubbietti va pre~<t'nt.Ma dal pa.z icnte, in bn,<~e a,lla, qua le e~Ji poti! nel s uo lavoro t<.'n tare uu a ddì nh:ione ed una ricostruzione del -q na dro no:,ogra.fì.eo lPgato a lla rutt ura dell'aorta, utilizr.ando i dati de!;tmti dalla propria e dall a, altr ui <'Spt>rienr.a. Certo che la. di34rnosi rli una rottura. aortiea a.nc>he 'Luando sia pOS!;ibil<' fa rla iu ca:;i ili ~.<vpravvivenza. più n meno lunga è cosa. sempre dittìr.ile, per non dire impossibile~ e chi vo] c>!;l'e a pprofondire la. cnno~<:enr.a dt'l problema pot-rebbe leggere con profitto il l a.voro di'l !$Opradta.to A.ut.ot't'. Il fatto che la morte non è sempre improvvisa e sopr aV\·iene sp esso a di ~ta.nza. varia. d i tempo dal mom<'llto in cui il grave accidente h a inizio è dovuto mol to verosirnilmentè alla c ircostanza, l'econdo l'opinio n e più ditfusa, che la rottura. della. parett> arteriosa- non aYvienc cont empura n eamPnte in tutte e tre le tonache che lfl> compongono. N f'lla nost r a pa>~iente s i ilovPttl' vPrifìr~9T'(> prim::~ l::t rott ura rlPII'intim::t e dPJla mf'rlin , mt>n tre l 'avven tizia potè r esist<>re da. ~o la ancora per eire~~ due ore alla pre-8siont> rlc l sangue~ <:P.rtanwnt.e aum€'ntata com<' fra poco diremo, da-ndo colli il tempo e modo a lla. mas8a sanguigna di sca.va,re nfi'lla parete arteriosa stN;sa l 'a.nPurisma di;;s('ca.ntc, o m eglio l'ematoma intramttrale sopr$1, d<'>l(·riUo. Dalle vecchi c osser vazioni di l\Iorgagui, 1\laiudron, Hampelln Cnode Adams~ Rrua rdel e Vilwrt, 0ausMtde, 'Nissin<', i\J.achang, e Browlie, si r il eva che la dm:ua. <l<'lla sopravdvPnza può anche ess<.'r.e ecceziona lml'ntl• rli dm:, tre, quatt ro, c·i n que <' p<>nd no d i otto g-iùrni. È da tenpn• prè ·<>n t e n.nc·he a queRtO riguardo che certi aneurismi di~scr.anti dell'aort a. perm<>ttono talvolt.a una sopravvivenza per così dire intl<>flnita, c possono
LA • ME !:'ONE CROS I » DELL'AORTA E S'!; A IMPORTANZA EC'C.
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anche g uarire nel flcnso che es:;i po,;sono, dopo aver pr•rcorso e disl:'ec:.to per un tratto più o meno lnngo la parete del vm-o, ria prin-i n~l lume di esso e riportare così la corrE'nte ;;angni~na n<•l ~ 1w antico letto (Eo:trom: J.f:.tulle, Zahn, Thorel. Pàrodi). li nuovo tnbo Yasalr che viPu~ così a co11tit.uirsi, aecanto all'<lntiro, può ~LncbP ri<-oprirsi nt>lla i:< ua supNfici~ intPrna, di un endotelio o di uno st.rato in timate di nuova form a1.ione <•d in tal modo rE>golamtf'nte funzionar<' anche per hmg0 tempo. :\Ia.ggiore interesse presenta il no"tro raso dnl punto di vista anatomopatulogieo. l n f>!<SO la. rottura principale, totale, era sta t a prP.crdu t a- ila. rlue rot tur(> par.ziali , anche esse relativamente l'e<·enti , e eh«> a\'t'tH1o interessato soltanto l'intima e gli strati piì1 Rnperlkiali dt•lla m<'élia, pas-;arono forsE' elinicamentl' inofl~E'rvnte e pott-ttt•ro poi fa cilnwnt<' giungt>r(~ a guari j!ioue. Qut>,.:t a possibilit1 di guarin> dt>llr rotture aorliehe parziali risulta da ossen·azioni rli altri A.A. Nl anche recentemf'nt.e Lnndberg- ne ha desc·ritti tre casi. vt>nuti a morte per altre m~.l atti e, in uno dl'i quali b J'()ttura guarita pot (· elir-ere r-linicameotc ricoll<>gatn, a.d nn vjolento dl'llore toraf:i('o, ~n·v<>rtito dal paxi<'ntt> qualche lumo prima: durantE' uno stato di e<:cita mento S<'!';l';uale. È da rilevarf' an<:he il fa.t1 o che mentrf' le dtw rotture parziali guarite erano a direzione tra~<ver!<~tle, come di solit o F>i osilernt nellf' rott urt- d<>ll 'aortn, q nella priuei p:tlt> totale era in v~:: l'e a d irE':r.ionf' longitndinale, legl!ermf'ntE' obliqna; evE>nienz~~ in vero mol1 o ram ed ecrezionale, che> mal si conc·ilia eon l'interpretar.ione, comuneml'ntf' data E'd amme~sa pPr spi(>~are il decurilo quasi costantemente trasv('rsa.Ic dolle l ac ~· rar.ioni dell:. pllrt:>t€' aortica, e chf' Rarebbe doYuto a!Ja tra:r.ione <>Sercitata. ver, o il basso, !!ui !!rossi vasi, dal p('SO rlrl cnore, in !;imili casi più o n1eno ipc>rtrolic·o. La rottura totale, anche nel nostro caso, avvenne nella sede solita di predilezione, e cioè in corrispondenza della parete posteriore del bulbo aort.ico, poco al di sopra delle valvole, sede che secondo talnni AA. rappresenterebbe, anche in condizioni norma.li, un locus minoris resistentiae. A parte la possibilità di rotture anche in altri tratti dell'aorta toracica e nell'aorta a-ddominale (Rollet, Muselier, Fuller, Gouraud e Muret, Achard e P a isseau, Nazari, ecc.) con inondazione emorragica delle pleru·e, del perìtoneo, di organi cavi come lo stomaco, o con formazioni di ematonù mediastinici, sottopleurici, o retroperitoneali, il fatto che la rottura si \-erifichi quasi sempre nella porzione ascendente dell 'aorta si comprende anche f acilmente pensando che detta porzione è la prima ad essere violentemente colpita e fortemente distesa dalla colonna. liquida sanguigna., immessa nell'aorta dalla sistole ventricolare. Nel nostro caso bisogna pure ammettere che in questa prima porzione dovesse prodursi 11n aumento della pressione sang1ùgna, maggiore che nel resto del vaso, a causa dell'accentuata stenosi dell'istmo aortico, che aveva determina.ta anche la dilatazione e l'ipertrofia del ventricolo sinistro. Qui noi troviamo accoppiate le condizioni meccaniche e idrodinamiche più favorevoli invocate da qualche A.A. (Oppenbeim) per giustificare l'ipotesi, in vero poco att-endibile, della possibilità di rottura anche in aorte per altri riguardi sane, opinione che il nostro caso molto chiaramente smentisce, poichè esso ci dimostra che, nonostante il concorso delle suddette condizioni, la. rott1ua.
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AL • l\lESONECROSI» DF.LL'AORTA E SUA IMPORTANZA ECC.
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si effeUua solo qt~a1ulo neUa parete arteriosa è comparsa una grave alterazione a.natmno-patologica, tale da comprometterne la solidità e la resistenza. Se talvolta alterazioni non sono state notate in essa, ciò forse è dovuto a difetto di tecnica (Moriani), od al fatto che talune lesioni, messe solo recente· mente nella loro giusta evidenza (piccoli focolai ·di necrosi secondo Gsell), possono essere passate inosservate a.i precedenti ricercatori. È vero dunque che la rottura spontanea dell'aorta si verificageneralmente in soggetti affetti da nefrite cronica e comunque con ipertrofìa di cuore, nei quali si verifica perciò un aumento della pressione arteriosa, che agisce come causa attiva efficiente della rottura stessa, ma rimane tuttavia ancora una volta dimostrato che la causa essenzLlle, predispo_nente alla rottura è sempre legata a lesioni più o meno gravi della parete arteriosa.
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Queste alterazioni sono nel nostro caso, come si è detto, a tipo degenerativo e necrotico, e portano fino alla distruzione e scomparsa a focolai del tessuto della media a.Qrtica. In quale reciproco l'apporto stiano fra loro i fatti degenerativi da. unn. parte e le necrosi dall'altra non è certo facile a determinare; tuttavia si ha l'impressione che il fatto iniziale sia rappresentato dalla degenerazione del connettivo e della sostanza fondamentale interlamellare, e che la neerosi degli elementi muscolari ed elastici sia ad essa secondaria. Questa peraltro può verifiearsi primitivamente, ed anche noi abbiamo visto focolai di necrosi della media in territori nel cui dominio non erano rilevabili fatti degenerativi di qualche import.anza (Tav. III, microfot. 5 e 6). Comunque il processo non interessa solo questo o quel tessuto, ma, come abbiamo vist.Q, tutti i componenti strutturali della media, per quanto in prevalenza il sistema elastico-muscolare. Il nostro reperto si avvicina molto a quello trovato dal F urno, e più recentemente dall'Erdheim, nei loro ca.si, e meno a quello descritto dal Gsell, il quale parla di focolai di necrosi del solo t-essuto muscolare. N on abbiamo osservato alt,erazioni gravi a carico del tessuto reticolare fibrillare, colorolabile col Biellschowscky, nel quale le ricerche di Moriani localizzerebbero principalmente i fatti degenerativi e distruttivi responsabili della rottura. Nel nostro caso anzi questo tessuto ha mostrato una resistenza maggiore, in confronto agli altri elementi, conservando meglio la sua architettura, anche in vicina.nza del focolaio stesso di rottura.. INTERPRETAZIONE DEL REPERTO ! STO-PATOLOGICO. -
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Nella nostra aorta mancava, come inna.nzi si è detto, ogni segno macro- e microscopico di mesoaortite luetica e di lesioni a tipo comunque infiammatorio, ed esir;teva invece l'arteriosclerosi (nonostante la giovane età del soggetto), la quale può giustificare i fatti, appena accennati, di infiltrazione parvicellulare~ periva.r;ale, riscontrati nell'avventizia . Tra.t.tandosi quindj di una aorta arteriosclerotica, potremmo domandarci se i fatti d.egenera.tivo-necrotici innanzi descritti a carico della media non debbano per caso farsi rientrare nel quadro anatomopa.tologico dell'arteriosclerosi, la quale oltre che le caratteristiche lesioni dell'intima può presentare anche alterazioni della media (Barbacci, Torhost., D 'Ant.Qna, Mo-
LA « MESONECllOSI D DELL'AORTA E SUA IMPORTANZA ECC.
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riani, ecc.). A tal proposito però occorre far subito rilevare che le gravi alterazioni sopra descritte a carico della media aortica erano localizzate esclusivamente nella porzione ascendente del vaso, laddove cioè non si notavano le caratteristiche placche di ispessimento e di sclerosi intimale, proprie dell'arteriosclerosi. Queste invece erano numerose e ben manifeste nelle restanti porzioni dell'aorta, in corrispondenza delle quali non fu possibile al contrario mettere in evidenza focolai necrotico-degenerativi della mesoarteria del genere di quelli innanzi descritti. I quali in vero, tanto per la sede che per il caratteristico aspetto, si differenziano molto dalle comuni alterazioni della media a tipo nettamente arterioselerotico, che per altro non sono mai cosi gravi e cosi manifeste. D 'Antona, che ba accuratamente studiato le alterazioni arteriosclerotiche della media aortica, scrive che queste non sono mai tali d a portare a grossolane distruzioni di tessuto, e che dal punto di vista topografico esse tendono ad accentuarsi in corrispondenza dei tratti in cui più accentuata è l'alterazione intimale. Senza dubbio taluni fatti degenerativi (degenerazione grassa dell'intima e della media) notati nel nostro caso, possono rientra.re nell'ordine d elle lesioni arteriosclerotiche, ma è da escludere che siano di ta.l nat,ura i fatti necrotici e distruttivi della media, osservati da noi in corrispondenza dell'aorta ascendente, in considerazione anche del fatto che processi analoghi sono stati descritti da altri AA. anche in aorte assolutamente immuni d a alterazioni a.rteriosclerotiche (Furno, Erdheim). In quest.i casi, come nel mio, nessuna reazione proliferativa è sta.ta mai osserva.ta. a carico dell'intima, in corrispondenza dei focolai necrotici della media, ed è pure notevole il fatto che anche nella mesonecrosi sperimentale, come ha visto reC'entemente il Lange, accade la stessa cosa, e l'intima non viene giammai in alcun modo interessata dal processo che si svolge nella tunicasottostante. l\H pare dunque che la ricerca di un 'altra interpretazione si imponga, per potere comprendere la na.t.ura delle alwra,zioni innanzi deRcritte, da non confondersi anatomopatologicamente, come si (> visto, con quelle che siamo soliti osservare nell'arteriosclerosi. P er risolvere il quesito occorre anche sgombra.r e il terreno da un'altra obbiezione, che può affacciarsi alla nostra mente, pensando alle condizioni trofiche insufficient.i ed anormali, che vengono certamente a stabilirsi nella media in seguito alla rottura, quando a causa di questa si determina la formazione di tm aneurisma dissecante che separa la media dall'avventizia, talvolta per noteYole estensione, isolando la prima da quelle che sono le sue normali connessioni nutritizie, rappresent,ate dai vasa va.~orum provenienti dalla tona<Ja esterna. In tali condizioni, (benchè da qualche A. si ammetta che sostanze nutritizie arrivino nella media anche dal lume del vaso, direttamente attraverso l'intima), il normale troflsmo della mesoarteria p uò essere gra.vemente compromesso, ed in conseguenza fatti degenerativi o di necrosi possono in essa aver luogo; fatti, che ad tm esame affrettato e superficiale potrebbero essere considerati. non come l 'effetto ma come la causa della rottura. L'obbiezione ha certamente valore, specialmente in quei casi in cui si sia verificata una, sopravvivenza più o meno lunga dall'inizio dell'accidente, ma poichè nel caso nostro questa è sta.ta appena di due ore, è da escludersi che alterazioni cosi gravi, come quelle
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da noi ' ' iste a rarito d('Jia, media aortica possano essersi quivi prodotte in un Ja,;so ùi tempo così breve. D 'altra parte l'obbiezione cade completamente qua·ndo si pen~i che alterazioni del t utto analoghe sono state ritrovate anche in quei tra.tt i dell'aorta ascendente, che non erano stati raggiunti dall 'a neurisma dissecante, ed in cui la media presentava tuttorà le sue norma.li connessioni con l'avventizia, mentre esse maneavano nelle rest.a.nti porzioni dell'aorta discendente, benchè anch'esse interessate dall'a.nemisma suddetto. P er potere dunque trovare una. interpretazione anatomo-patologica soddisfar·t'ntE! delle lesioni osser vate nel nostro caso nella media a{)rtica, non ci resta. rbe considerare quella specia,Je malattia. dell 'aorta, cui abbiamo già. accenna.to neiJa pa.rte iutroduttiva di questo lavoro, e che da tahmi viene chiama ta mesoaortite tossica, da alt.ri (( mesonecrosi ,, dell'aorta;. mala.t.tia, eli cu i gli studi più recenti vMuo sempre più dimostrando l'importanza. Il nostro caso è da riportarsi evidentemente nel quadro di questa peetùiare a !Jezione mesoaortica., caratterizzai a appunto da necrosi a focolai insorg(•nti a(·utameute, ed a pous~ ées succeRsive (come vedremo) nella com pag-ine deiJa media, asRociate o meno a fatti degenerativi dei va.r i tes;;uti 1'\0mponPnti questa tona<la· arteriosa. Gsell parla soltanto di necrosi della mus<·olatura; nel nostro caso, e specialmente nella sede della rottura. esse erano a<·compagnate da a.lterazioru regressive de.gli altri tessuti della med ia, anche queste a focolai, che successivamente, nella fase uJt.ima del proeesso, r.onclucevano alla necrosi ed a l disfa<limento di t utti gli elementi co;:t.itut.ivi istologici della mesoar teria (Ta,·. II, microfot. 4). Innanzi si è anche detto circa le proba.bili cause etiologiche, che sarebbero a base di quest.o ca.ratteristico processo morboso che si svolge nella. compagine delia media dell'aorta . Sulla scorta delle nozioui già. acquisite, rela t. i ve alle necrosi che si producono nelle arterie nel corso di malatt ie diverse (Wiesner e Wiesol. Stoerck cd Ep~tein , Gscll, ecc.), o che si possono sperimentalmente provocare (Josuè, Fischer, Baum, Saltikow, Fahr e Luba.rch, Ignn t !JWsc-hi, La.nge) con le iniezioni di sostanze varie, che o elevano speeifìeament-e la pre;o;sioue sa.ngnigna (adrenalina) o esplicano piuttosto un effetto tossico (nicotina, tossine batteriche, veleui del ricambio, ecc.}, possiamo ritenere che le su ddette cause produttrici della mesonecrosi aQrt,iea siano rappresentMe da intossicazioni endogene od esogene, variabili da caso a caso. Gsell dà poca importanza alle malat;tie infettive od in genere acute febbrili, che determinano più spesso alterazioni nelle arterie periferiche, e dà invece un peso notevole alle intossicazioni di origine renale, d:li sepsi croniche, da tabagismo (vedi ~Lnche Furno) e fors 'anche da Hifìlide. Quest'ult-ima malatt ia. sarebbe capace di determinare nella media aortica, oltre i not i processi infiammatori che cara.tterizzano la aQrtile di IIcller, anche alterazioni di origine solt.anto tossica, dovute cioè all'azione diretta. delle tossine specifiche sulla predetta tonaca arteriosa. T ale supposizione non è ancora suffraga.ta da dati di fatto sufficienti, e Gsell fa, <L ta.Le proposit.o e giustamente le debite riserve. Quale delle suddette cause può iuvocarsi nel caso nostro per spiegare et iologi<"a mente i fa.tt.i ben manifestA necrotico-degenerativi rilevati a. carico delhL media. ~to rti eat
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Le scarse notizie anamnestiche, che fu possibile ra-ecogliere, ed i fatti obbiettivi rilevati all'autopsia non ci autorizz<tno a fa.re in merito deduzioni sicure. Ciò potrebbe spingerei a condividere l'opinione di Erdheim, il quale a.ppunto, considerando la difficoltà di giungere in simili casi ad una diagnosi etiologica, più o meno certa, preferisce, come sopra si è detto, parlare di 11 mesonecrosi idiopatica » dell'aorta. L'unico fatto accertato auàtomopatologicamente nel nostro caso è l'infezione dei bacinetti reuali, la pielit~ purulenta, della quale per altro uon abbiamo alcuna notizia clinicfl-, e che non sappiamo da. quanto tempo datasse, o se fos~o;e da mettersi in rapporto soltanto con la gravidanza. Questa m alattia può ave1·e certo determinato uno stato di sepsi, se pure non molto grave, capace di indurre alterazioni nei vasi e particoh•rmente nella media aortica. Si potrebbe pensare anrhe alla paralisi progressiva che condusse a morte in giova-ne età il padre della nostra paziente, ed a-Jraborto p are al quinto mese, da cui questa fu eolpita nel decorso di umt delle sue gravidanze, per sospettare in essa un teneno luetico où eredo-luetico, della cui esistenza non abbiamo però trova-to altri elementi a.natomo-patologici ed anamnestici più probativi. Ci manca pure il dato di fatto importante rappresentato dal risultato delle ricerche sierologiche (Wassermann). Comunque stiano le cose, il 1c quid » tossico, non facilmente identificabile, doveva aver agito da qualche tempo, nel caso nostro, dando luogo a varie successive pOtt-ssées di lesioni nella media aortica, come è lecito a,r guire dal fatto che di esse alcune erano re~enti, altre di aspetto relat.ivamente più antico, od in via talvolta di ripara-zione. Ciò risulta anche dalla constatazione delle due rotture superficiali guarite, che avevano preceduto la rottura. principale totale, che causò la morte della nostra paziente. È int,eressante pure il fatto, da noi messo per la prima volta in evidenza-, che l'agente tossico suddetto continua ad e1:ercitare la sua azione deleteria anche su~d i elementi neoformati del tessuto di riparazione, che nel nostro caso appa.iono qua e là danne{!giati ed in preda a necrosi incipiente. Oltre che al fattore tossico, occorre dare importanza anche, in simili ra!>i, al fattore costituzionale individuale, ed al fattore mecca.nico. Il primo ci spiega. perchè talune aorte sono più sensibili all'azione di certi veleni, a differenza di altre che resistono magnificamente anche a.d intossicazioni, di gran lunga più gravi, ed il secondo ci dà ragione del loraUzza.rsi delle alterazioni generalmente nella, prima porzione dell'aorta, dove anche fisiologicamente la parete arteriosa soggiaee ad un lavoro e ad un attrito circolatorio maggiori. Il fattore meccanico assume poi pat·ticolare importanza nel nostro ca.so, in cui la presen?.a, come sopra si disse, di una ~c~t.enosi dell'istmo aortico con ipertrofìa del ventricolo sinistro, doveva. produrre in COITispondenza della porzione ascendente dell'aorta un a considerevole ipertensione e consecutivo sopraffaticamento e logorio della parete vasale, contribuendQ ad a.ggra.va1·e le alter~~zioni che una caulìa tossica. poteva avere in essa primitivamente determinato. Come la mesonecrosi dell'aorta possa port~tre alla rottura spontanea. del vaso. è cosa facilmente comprensibile, sulla quale non credo di dovere a lungo insistere. Questa malattia determina delle vere e proprie soluzioni
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di continuità nella intima compagine della media, che dal punto di vista della resistenza, oltre che della ftmzione, ha certamente l 'importanza maggiore fra le varie tuniche vasali. L'insorgere più o meno acuto dei focolai di necrosi ed il loro rapido evolvere verso la distruzione del tessuto, l'assenza di proliferazioni intimati compensatorie, la lentezza ed incompletezza dei processi di riparazione, son tutti fatti che spiegano la possibilità della. rottura, specie quando, come di solito accade, sussistono condizioni morbose capaci di elevare la pressione sanguigna. Si è discusso e si discut-e ancora circa il valore spettante ai singoli costituenti strutturali della media nella patogenesi della. rottura, ma è da ritenere che dati gli intimie strettissimi rapporti anatomici e funzionali esistenti fra connettivo, tessuto elastico, e tessuto muscolare di detta tonaca, la lesione di ciascuno di questi elementi non può non danneggiare anche gli altri, diminuendone l a capadtà di resistenza. Se poi, come noi riteniamo avvenga nella mesonecrosi aortica, l 'alterazione interessa tutti e tre i tessuti contemporaneamente, la possibilità di tma rottura si rende più manifesta! e la parete arteriosa finisce col cedere più facilmente all'urto incessante della pressione sanguigna. La rottura si inizia sempre nella media, e secondariamente si estende all'intima ed all'avventizia; ciò è dimostrato dal fatto che accanto alla rottura totale, si possono osservare nella media rotture parziali, in corri· spondenza delle quali le altre due tonache arteriose si mostrano comple· tamente integre.
CONCLUSIONI.
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Volendo ora riassumere gli insegnamenti che scaturiscono dal presente studio e dalle più recenti ricerche, relative alla patogenesi della rottura spontanea. dell'a<Jrta, possiamo venire alle conclusioni seguenti: l) La rottura spontanea dell'aorta avvieneallorchè si determinano alterazioni più o meno gravi della parete arteriosa., e specialmente della t.onaca media. Anche quando sussistono le condizioni patologiche piit favorevoli e capac.i di elevare notevolmente la pressione sangtùgna, la rottura si produce solo quando sono comparse nel vaso le alterazioni suddette. 2) Senza negare l'esistenza di rotture aortiche da arteriosderosi e da mesoa<Jrtite luetica, sembra che tali ma,lattie non costituiscano la causa più frequente della rottura stessa. Da questo punto di vista pare abbiano invece capitale importanza alterazioni a tipo degenerativo-necrotico, il più spesso a focolai, che colpiscono primitivamente la tona-ca media dell'aorta. Il processo interessa sia la muscolatlll'a, che H connettivo ed il tessuto elastico della media, per quanto in prevalenza le maggiori lesioni si riscontrino a carico del sistt'ma elastico-muscolare. L 'intim~~ e l'avventizia non reagiscono in alcun modo; quest'ultima può presentare, ma non sempre, fatti di ispessimento compenS<tt.orio di lieve entità in corrispondenza dei sottostanti focolai di necrosi della media. I fatti di necrosi possono essere primitivi, ma anche secondarii a processi di dt•generazione che colpiscono i vari elementi di questa tona<>a arteriosa, come risulta nettamente dal caso in esame.
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)li<'rofot. 3. i'ozione longi t ue! inn i<· <Iella parete oor tlra in ,·l<:lnan:<n delta .-ottnrn. ) Je ~ ~trnti pHr e,;tcr ni <lotta m edia, in cu i han no 'ode i lii'Ot'f·,,l <i Cf<"~ Ili' t-al h·o -ncfr oti<" i (Si noti la rare razione, al rolla c parzlntc ' ''OIItpn,.,.a d elle lamelle cla~tichc}; .\ti • $ ll1JU <Iella media più viciui all 'Intima (I) , a strutturt~ 11iit I'OilWill ta C lllCJ.(IiO ("011"(>1'\'lltl; A,. ~ an·cutizia: p piegu nrtit\ciatc <Iella >C>.iouc.. <Colomzlorlc \\'oiger·t-,·uo f.ic~on: ob. 2, oc . a).
)(i crofot. -1. Zona <fC!{cner·ath·o-norrotitn. pil'r nntif:n, olctln uwolill (sCIUIH'C nelolominio olc lla aorta ""cencknto). con r·n r-cfnziuut.' , at r'Q fift, ed In opralc hc> trat.tu S<·OntPA I'"'~ d<') te<"'l tO (N): T ~ intima . J•llì <'olor·ilta C•·ol Sutlun TI f. 1•<·r dcgcrum•r.iouc p;ras-m) : )li ~ ~trttt i della meo l iu Jl il'r ,· Jc· ini nl l 'hrtltun. l'i spur·urlm i olal JH'ot·c ~~o . (( olor·nzlone Sudo.n 1!1-cmat o"si li nu: obb. ~ . oc·. :.).
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DELL'AOBTA E SUA IMPORTANZA ECC.
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3) Queste alterazioni, non dovute a fatti infiammatori veri e propri, od a lesioni dei vasa vasorum, e non éOruondibili con l'arteriosclerosi, con la quale possono pure presentarsi combinate, costituiscono un quadro morboso a sè della media aortica, a caratteri istopatologici propri e ben definiti, che potremmo chiamare « mesonecrosi tossica '' o cc mesonecrosi idiopatica» (secondo Erdheim), in attesa che ulteriori ricerche ei illuminino meglio sulla questione etiologica. 4) In genere gli altri va-si vengono risparmiati da questa malattia, propria dell'aorta e più precisamente della porzione ascendente, benchè a tale proposito occorra fare nuove ricerche sistemat iche più complete. Nel nostro caso abbiamo osservato lesioni a tipo regressivo (jalinosi), anche nella parete dei piccoli e medi vasi di taluni organi (reni e milza), non affetti da notevoli alterazioni patologiche di altra natura. 5) Nei riguardi della questione etio-patogenctica, per analogia a quan to avviene nella necrosi sperimentale delle pareti arteriose, oc.corre pensare all'azione tossica di veleni esogeni o endogeni, agenti fors 'anche elettivamente sulla parete dei vasi. È probabile che da questo punto di vista abbiano la maggiore importanza il tabagismo, le sostanze urotoss iche, le sepsi croniche, e verosiinilmente anche la sifilide. AUTORIASSUNTO, Dopo avere brevemente riassunt-e le varie dottrine patogeneticbe riguardanti le • rotture spont,n,nee » d ell'aorta, l'A. ne d escrive un <:aso, g iunto a lla sua osservazione, nel qua le furono constatate, istologicamente, profonde e caratteristich e alterazioni a carìco della tunica media de l vaso. Queste alterazioni cons.istevano specialmen te in fatti d egenerativi e di necrosi, n focolai, interessanti prevalentemente la muscolatura. ed il sistema elastico <iella m edia aortica., e vengono dall'A. interpretate come l'espressione istopatologica di un quadro morboso «sui generis b (mesonecrosi tossica od idiopatica dell'aorta, sec. Gseli ed Erdheim), n on confondibile con altre malatti e già note d ell 'aorta. BIBLIOGR AFIA. ACRABD e PAISSEAU. AsCHOFF. -
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LA • MESO!<ECROSI D DELL'AORTA E SUA Ull'ORTANZA ECC:
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CASISTICA
CLINICA
OSPEDALE :\IILI TARE D I RO;\IA
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DUE CASI DI REUMATISMO CEREBRALE IPERPIRETICO A DECORSO ACUTISSIMO Dott. Virginlo De Bernardinls, tenente colonnello medico
Il reumatismo c~::rebrale è una complica.z ioue del reumatismo articolare acuto molto rara e non ben definita. È naturale che con esso non debbano essere intese le manifestazioni nervo::;e comuni alle malattie acute da infezione e che, specialmente nei casi grMi, possono far p arte del quadro clinico genera1e della malattia, però non è facile stabilire un netto distacco per quelle forme che possono meritare lo speciale ~~ppellativo, come risultante di un insieme di fenomeni inconfondibili, capaci di determina,re una distinta entità uosografica. Questa, per alcuni autori (STRUMPELL) (l) si riduce a quei ca.si singolari, nei quali insorgono in modo acutissimo i più gravi sintomi cerebrali, quasi sempre accompagnati da uno straordinario innalzamento della temperatura, onde l 'una o l 'altra nomencla.tura clinica di reu-matismo cerebrale o t·eumatismo articolare iperpit·etico. Altri invece (GRENET, BESNIER, WIDAL) distinguono tre sottospecie: r. c. acutissimo, acuto, subacuto o cronico. In tal modo s'intende come vari, a giudizio dei diversi osservatori, la proporzione di frequenza di si.ffatti accidenti: una volta fra parecchie centinaia di casi, secondo STRii'MPELL; nell'uno ogni cento, secondo Grenet, o anche, in misura maggiore: del 2,7 per cento (COSSY), dal 3 a.l 4 p. 100, (BESNIER), fino al 7 t p er cento (VlGLA) . La classificazione accennata, che sembra quella meglio accolta fra le tante finora proposte e che si basa sulla evoluzione della speciale forma morbosa, comprende nelle sue tre varietà quadri essenzialmente dissimili. Il r. c. acutissimo (apoplessia reumatica di STorJL) è caratterizzato daJla estrema gravezza e dalla improvvisa insorgenza e dall'esito funesto in brevissimo tempo. In nn caso descritto da Tn.oussEAU la morte St'guì in un quarto d 'ora. Un giovane osservato da BOURDON, dopo che in ottava giornata di malattia aveva, presentato per un'ora e mezza agitazione e delirio, mori subitamente. I n un infermo di GIN'fRAC il decesso si verificò in un'ora. TI r. c. acuto coincide spesso con elevazioni termiche fra le più alte ehe sia dato osservare: fino a 430 e anche più ! Assolve il suo corso nel giro di qualche giorno e la più parte delle volte, dopo un periodo di agitazione e di delirio con fat ti convulsi,;, gli ammalati muoiono in coma. Possono aversi de lle remissioni più o meno transitorie ed ingannevoli, ma, specialmente p er effetto dell'idroterapia fredda, non mancano casi con c8ito in guarigione rapida e compiuta, o anche attraverso un periodo di disturbi 1J$iChici o vesanici a lento decorso. (l) S'nlmu>ELL - 'I'ratloiQ d i potologta speciale medica e ter aPia.
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DUE CASI DI REUMATISMO CEREBRALE ECO.
Il r. c. sub acuto o cronico, detto anche follia reumatica, è caratterizzato da un insieme di sintomi neuropsìchioi e s-pecialmente da oefalalgia. ostinata, insonnia, irrequietezza, tendenze lipemaniache, con mutismo e stupore, fino al quadro di una mania acuta con delirio ed alluc~nazioni. La malattia di regola guarisce in poche settimane, ma può anche durare tre o quattro mesi, o persistere indlefinitamontc. Qui poi rimarrebbe da. accennare ai rapporti del reumatismo con la corea, che può insorgere nelle ultime settimane dell'attacco acuto o anche a distanza notevole di tempo, ma questa conseguenza o successione, se può servire a dimostrare il potere neurotropo del virus ancora sconosciuto, è già al di fuori del reumatismo cerebrale (come si usa intendere tale particolare varietà clinica), pur essendo dovuta, secondo le moderne vedute, aUa localizzazione nei grandi nuclei del sistema extrapiramidale di quella stessa sepsi che llà. le altre localizzazioni, artritiche, endocarditicbe ecc. {1).
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ro, in oltre cinque anni nei quali ho tenuto n primo reparto medico dell'ospedale m~Jitare di Roma, bo avuto t)ccasione di osservare due casi di reumatismo cerebrale a decorso acutissimo, i quali mi sembrano di nn certo interesse. Il giorno 8 giugno dell928 fu ricoverato nel mio reparto l'allievo carabiniere L. B. della classe dell908, con diagnosi di reumatismo articolare acuto. Nulla di notevole nell'anamnesi familiare e personale remota. Di mest,iere contadino, aveva sempre atteso ai lavori di campagna senza privazioni od eccessivi strapazzi, abitando in casa aaciutta e ben soleggiata. Si era arruolato da circa tre mesi. Era infermo da quattro giorni con febbre alta a tipo continuo e con fatti articola.r i stabilit isi tìn dall'inizio della malattia, prima alle articolazioni delle ginocchia e poi ai polsi . .All 'esame obbiettivo fu rilevato: Soggetto robusto, brachitipo, ben nutrito e .san~;,ruificato. Sensorio integro. Cute madida con numerosi sudamini. T emperatura 38,4o. Polso uguale, ritmico, di media ampiezza, con 90 p. all'e frequenza maggiore al minimo sforzo. Lingua umida, patinosa. Lieve angina rossa, prevalente a destra. Aia cardiaca leggermente ingrandita nel diametro traverso, in modo appena apprezzabile. Primo tono alla punta. oscuro. Negativo l 'esame dell'apparato res'piratorio. Addome di forma e volume normale, trattabile, indolente. Non segni di versamento libero. Piccolo tumore molle di milza. Fegato nei limiti. Le articolazioni di ~ntram b e le ginocchia, le tibio-tarsicbe, quelle dei polsi e delle dita delle mani erano tumefa.tte, calde, dolenti. Negativo l'esame delle orine. Nel giorno successivo le condizioni dell'infermo rimasero sostanzialmente invariate. La temperatura oscillò fra 38, 4° e 39,3o. Emocoltura, negativa. Il 10 giugno, alla visita del mattino, verso le ore 8, il malato mi disse di sentirsi meglio. La temperatura ascellare, misurata un'ora innanzj, era. di 38,zo. Mentre fino a.d allora il p. aveva osservata la più assoluta immobilità per evitare il dolore che s'acuiva ad ogni tentativo di movimento delle articolazioni colpite e che risentiva fin d 'ogni piccolo toccamento o anche di scosse lievi del letto, pure quella mattina erano possibili senza eccessivo dolore movimenti, sebbene limitatissimi. Anche i fatti locali appari"":UlO in lieve regressione, nè vi erano state nuove invasioni a.r ticolarL (l) O. A. P.\ltt: Tmtlato i!<tliaM di medicim: inter·n a. Vol. I.
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Pan.-e che tutto dovesse intendersi come un miglioramento eccezionale per la. sua inattesa rapidità, ma poco dopo l'infermo entrò in uno stato di ipereccitazione e d 'irrequietezza, denunciando anche un forte mal di capo. Alle ore 10 la temperat'ura era salita a 40,6°, il polso a 130. Sopravvenne delirio; il p. gridava e voleva levarsi di letto, resistendo energicamente al personale d 'assistenza e muovendo liberamente ed in modo compiuto le stesse articolazioni fino a poco innanzi immobilizzate per il dolore e per il persistere degli altri fatti infiammatori, sia pure leggermente regrediti. Di seguito i movimenti si fecero sempre più incoordinati e senza scopo: scariche convulsive, prevalenti n egli arti sup(!riori, alternativamente a fugaci fasi toniche con t risma ed opistot'ono. Volto congesto, cianosi dei prolabi e dei pommelli. La temperatura andò sempre più elevandosi; a mezzogiorno il termometro era salito di quanto poteva salire: oltre la graduazione che s'arrestava a 42°, per tutta l'altezza che si poteva calcolare a 43o. La più energica idroterapia fredda produsse un fugace abbassamento di meno di un grado. A nulla valsero tutti gli altri soccorsi di circostanza. Il polso si fece frequentissimo, piccolo, da non poterlo conta.re. La cianosi divenne più intensa: il viso pavonazzo, le labbra nere. Alla fase convulsivante successe un breve stato comatoso, nel quale avvenne la morte alle ore 13. Tutta questa t ragica vicenda era durata meno di cinque ore. All'autopsia fu rilevato: Lieve congestione cerebrale con modico aumento del liquido sottoara.enoideo e dei ventricoli. Ipertrofia della tiroide (gr. 50). Cuore ingrandito {gr. 420) con incipiente endocardite verrucosa della mitrale e soffusioni emorragiche sotto-perica,rdiche e miocaxdiche. Congestione polmonare e degli altri organi cavitari. Tumore molle di milza. Il secondo caso riguarda un altro allievo carabiniere, G. L. del distretto di Firenze, della classe del 1912. Anch'egli conta,dino, senza precedenti morbosi ereditari nè personali, di temperanti abitudini di vita. Si era arruolato il 2 dicembre 1930. Fu ricoverato nel 1llio r eparto il12 gennaio del 1931 per reumatismo articola.re a.e.uto, in settima giornata di malattia.. All'atto della sua ammissione fu rileva.to: Soggetto robusto, ben nutrif;t) e sanguifìcato. Lingua leggermente impaniata, umida. Faringe anosRata. Sensorio vigile. Temperatura 38°. Polso 85. Negativo l 'esame dcll'apparat<> respiratorio e del cuore. Organi ipocondriaci nei limiti. Entrambe le ginocchia t.umefatte e leggermente arrossate con suoecnlt'nza dei tessuti periaxtieola.ri, più marcata a d. e con ballottamento della rotula dallo stesso lato. Limitatissimi e dolenti i movimenti atti vi, più ampi i passivi che risveglia'~'ano an eh 'essi vivo dolore. Nulla di notevole all'esame delle orine. Dopo i primi sette giorni di degenl'.a, con intenso trat'ta.mento salicilico~ i fatti articolari dileguarono qua.si completamente. La febbre, modica e a tipo continuo remittente, era durata due giorni, uon oltrepassando 38°. Poi era caduta. Si ebbe una nuova riaccensione febbrile di pochi decimi il giorno 18. Allora anche fu dato apprezzare all'ascoltazione del cuore un certo oscuramento del primo tono che successivamente si dimostrò accompagnato da un lieve rumore di soffio alla punta e al centro. D giorno 23 si ebbe un nuovo rialzo termico con recrudescenza dei fatti a carico _delle ginocchia. Nella notte lieve cefalea, epistassi, abbonda.nte sudora.zwne. Alla visita del mattino {ore 8) del 24 il p. ave,·a tempe-
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DUE CASI Dl REU MATISJ'l!O CEEEBRA.LE ECC.
r atura di 38,2°. ~uu·altro di nott>vole a ll'inf1tori dei fatti già accennati. Verso ll11.'zzodì fui richiamato presso l'infermo dalla suora del reparto, impressionata da un C<-rto sno stato di irrequietezza con spunti deliranti, per cui si era subito sovvenuta. dell'altro ca.o;o di due anni e mezzo innanzi. La fcbb1·c era, salita a 39°. Il seusorio si dimost.rava profondamente oscur ato: la parola inet>ppata, il rPRpiro, il polso asRa i frequenti. ~el pomeriggio l e condir-ioni del p. si f<·cero estr<"mamente gravi, nella impotenza d 'ogni ausilio t erapcut ico: d<•lirio ora tra.nquillo, ora a.gitato, la fa ccia congesta, gli occhi iniettati. Sudorazioni profuse. La temperatura rimase a 39o fino sul fare della notte, poi salì, in meno di due or('. ad oltre 42o, cd il malato, divenuto inteusam<'nh• cianotico, fu in pr<'da a continui sussulti delle ma.sse muscolari degli art.i, con ripetute scaTiche convulsive generalizza.te. Polso 190. R espiro 32°. Quindi collasRo e morte alle ore 23. Non fu possibile <'Se:ruire l'autopsia per divieto dt'lla famiglia.
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L 'importanza di questi due casi non è molt~• se si considera che non mettono in rilievo circostanze e fatti nuovi. Ma, come ho detto dianzi, se il reumatismo cerebrale costituisce una complicazione rara del reumatismo art.icolare aeuto, sono del tutto eccPzionali le forme acutissime come quelle da me dcscrit.te. In tal senso le riferite proporzioni vanno considerate a.lla, stregua dei diversi quadri più o meno gravi e protratti. Un r. c. che assoh-a il suo fun t>sto corso in poche ore è un avveni mento eli estrema ed impressionante drammaticità ch e capita solo eccezionalmente, anche fra, molte centinaia di osserYazioni e può pure non essere stato mai visto da mcclici ospedalieri di lungo N;ercizio. Non mi sono dato nemmeno pensiero di rivedère esa.ttamente qua.le potesse essere la mia numerosissima C'asiatica persona.le, perehè s'intendt' come la ventura di assistere a fenomeni di ta.l genere non possa ess(•re clw occasiona.le. Qui non è il <'aso di soffermarsi s ulla qtH'stione molto discussa se le manif•'sta7.ioni cerebTali siano in relazione di fatt.i tossici o di vere localizzaziorù men ingo-c<'rebrali. La puntur<t lombare dà di norma del liquido normale. Dal punto di vista anatomo-p atologico, secomlo Or.JLIVIER e R ·AXVIER, il r. c. determina sopra tutto una contrPstione intPnsa delle meningi e dell'encefalo. I vasi sang uigni sono distesi e in gor~~Lt i di sangue a livello della dura madre>, della. pia e dell'aracnoide. Si hanno soffusioni sierose e siero-sanp:uinolente nl:'i vent ricoli, nel tessuto cellulare ~;ottoaracnoid<'O , a volte soffusioni sanguigne sulla superficie rlell 'encefalo, ~;pecialmente alla faccia inferiore e ai ma.rginì degli emisferi. La sostanza grigia presenta una colorazione rosea uniforme, la sostanza bianca è disseminata di punti emorragici. L <' lesioni istologiche, secondo alcuni a.utori, riguardano sopra. tutto i vasi f' le celluh• nenose. << I pilt piccoli capillari sono distesi e prt>" sentano delle dilatazioni varicose assai manifeste, in tutto analoghe a << quPllt• dPSf'rittP da. TiF.HER1' pPr la sinovi:tlf' rlellP articolazioni ammalate << (O LLlVIER e RA;\VJER). Lo C<'llule piramida.li sono intensamente alterate: << impovcrimt•nto e scomparsa delle granula.zioni cromatofile, nuclei ('C<< centrici a<'co!Jati a.lla zona periferica delle cellule, a volte a forma ovoide <<allungata (.J OSUÈ e SALOMON, R. MTGNOT e MARCHAND) n (1 ). (l) R. G HE:<ET: Trllilé de 1Jalholu(Jie médical~, XVI, di F.. SEROE:<T.
DUE CASI DI REUMATIS MO CEREB RALE ECC.
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Però siffatte co.n statazioni sono ben lontane dall'essere costanti. Non dico d el mio caso, nel quale l 'esame necroscopico ba dimostrati fatti di poco conto, ma, secondo tanti altri osservatori, l 'anatomia patologica, la più parte delle volte, non ha messo in rilievo ch e alterazioni molto comuni nelle malattie infettive, le quali mal si accordano con le designazioni di encefalite e meningite reumatica ed ancor meno con affermate e non dimostrate embolie e t rombosi dei va.si cerebrali (l) . In un caso presentato il 12 giugno dello scorso anno da E. TOULOUSE L. M.A:&CHAND e A. OouRTOIS alla società medica degli ospedali di Parigi (2), sarebbero state rinvenute lesioni dell'encefalo, sopra tutto a carico delle cellule nervose, che si dimostravano in via di atrofia acuta. Le reazioni vascolari infiammatorie erano di poco conto, ciò che spiegherebbe l'assenza ili linfocito"i eil iper-alhuminoRi nel liqnor. Qui si t.r atta.va eli una giovane
di 20 anni, morta 13 giorni dopo le prime manifestazioni psichiche, ma gli aeeennati reperti, per sè st('ssi già poco dimostrativi, mal si presterebbero a~1 interpretazioni d 'ordine generalt>, per cui gli ~U. vorrebbero far rientrare il reumatismo cerebrale nel gruppo delle encefaliti psicosiche. N è sarebbe possibile dire fino a che punto l 'iperpiressia con le consegurnti alwrazioni del r icambio possa essere tenuta responsabili:' dello seatena.rsi delle improvvise sinrlromi cerebrali, o ne sia la const>guPnza per ~>ffctto di alterazioni dei centri termo-regolatori. Nei miei d'ue casi la concomitanza e correla,zione di tali fenomeni appare in tutta evid('nza., ma in altre ossf'rvazioni la coincidenza si è dimostrata meno chiara, per indurne n1.pporti eli causalità, o anche questi sono mancati del tutto, come n~:>i casi di r. c. S('nza iperpiressia, e viceversa. N o n può n~:>garsi però che qu<>sta, ove esista, rappresenti un fattore di prim 'ordin<', come dimostrano anche i vantati successi dell'idroterapia fredda (3). In linea p iù generica, se l 'eziologia del reumatismo articolare acuto contiene tante incognite, quelle del r. c. ne ha di maggiori, specie nella sua forma acutissima ed iperpiretica. La quale può insorgere improvvisa in fasi divers(' della malattia che complica, e non si 8aprebbe s'piegare con quale meccanismo e per quali circostanze il virus ancora ignotò possa determinare, soltanto in ra.rissimi casi, fatti che possono dirsi sconosciuti nelle altre malat,tie acute da infezione, non foss'altro per la loro imponenza e subi'taneità episodica. Come osserva WIDAL, non possiamo spicgarci perchè una semplict> congestione encefalica possa da sola determinare i sintomi tanto gravi del r. c. Occorrerebbe ammettere che questo sia in relazione con l'inipn•gnam<'nto del tessuw nervoso di un virus o di uua tossina, la cui natura ancora ci sft1gge . Le ricerche finora eseguite hanno condotto a reperti batteriologiri. che vanno interpretati alla stregua dei numerosissimi altri, a volta a volta segnalati da singoli autori come specifici del reumatismo articolare acuto, senza mai ottenere universalità di consensi. Si sa di fa,t ti che, di fronte a risultati negativi per parte di molti ricercatori, altri hanno isolato i grrmi più diversi, come atafilococcbi, streptococcbi, diplococchi, dal sangue e dal liquido articolare di reumatici. ACHAL11fE avrebbe individuato pNiino un (l) Q. ,A. PARI: TraUato italiano di medicina inlema. Vol. I. (2) l'reBi'e mtdicaù. J7'p;iugno Hl~l. (!l) \V I DAL: Nuor:o lratiolo di med;cina t ttrap;a di BHOVARDF:f, • Gll.UF:RT - TIWIN<'T.
4 -
(;iornale di medicina militare.
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DUE OASI DI REUMATISMO CEREBRALE ECO.
bacillo anaerobio da lui isolato anche, dopo morte, n el liquido cefalorachidia.uo di un soggetto deceduto per r. c. In rapporto a tali osservazioni- scrive IL VENTI> ( l ) - sorge natu'' rale il dubbio che i vari germi finora trovati (e di solito nelle articolazioni '' solo a periodi avanzati della malattia), non siano che infezioni associate, "cui la primitiva infezione da germe tuttora ignoto apre la strada e che te quelle, una volta superata la prima barriera difensiva, e penetrate, anche " in proporziorù scarsissime, nel sangue si fissano sulle articolazioni già • colpito, o sull'endocardio, o su a.ltri organi interni e vi determinano l'evocc luzioni ulteriore "· Non sarebbe però questo il caso del r. c. specie nella. forma acutissima, sia per la generica mancanza di constatazioni del genere~ sia per i caratteri clinici ed anatomo-patologici della speciale encefalopatia. Se si cercassero spiegazioni nella teoria dell'infezione focale, le obbiezioni, che già vi son mosse per la patogenesi del reumatismo articolare acuto~ diverrebbero ancora maggiori nei riguardi delle più gravi complicazioni cerebrali. Secondo tale teoria da focolai d'infezione cronica, localizzati in taluni punti dell'organismo (tonsillite criptica, carie ed ascessi dentari~ piorrea alveolare, sinusi te, mastoidite, enterocolite, colecistite, appendicite, cistite, pielite, ecc) entrerebbero continuamente in circolo non solo i germi patogeni, ma a.nche le loro tossine, determinando in tal modo o dei focolai metastatici, o uno stato settico-piernico con localizzazioni varie, il più spesso articolari t2). P-er spiegare como una infezione focalle sia capace d ·indurre dello manifestazioni articolari R ·OSENOW e HADEN ammettono un particolare art1·otropis1rw di taluni germi dei fochi, ma, se già questa affermazione merita conferme, potrebbe apparire del tutto arbitraria una gratuita illazione, per cui, in specialissime ed imprecisabili circostanze, si dovessero ammettere particolari affi.n ità elettive nei confronti dei r . c. Secondo altri AA. i micror~anismi che man mano si distruggono nei fochi determinerebbero un'allergia batterica, creando una speciale sensibilizzazione, onde altri germi penetrati nt>l sangue, o tossine, darebbero luogo alla sindrome articolare. Di qui la teoria amafìlattù:a, tanto suggestiva. per la spiegazione che può offrire di alcune manifestazioni del reumatismG articolare acuto, analoghe a quelle rlella malattia da siero; ma ap'pare ben chiaro che non possono essere intraviste nemmeno in siffatte ipotesi spiegazioni convincenti per i casi riferiti. Io accenno a queste concezioni soltanto per rendermi meglio conto della impossibilità di offrire, allo stato attuale delle conoscenze, qualsiasi interpreta.zione etiopatogenetica del r. c., per il cui determinismo non possono essere prese in considerazione, se non con maggiori riservo, le teorie tìnora a:vanzate e discusse per il reumatismo articolare acuto e che si succedono con alterno favore, senza poter risolvere a pieno le spinose questioni che vi si connettono. Il problema appartiene all'avvenirt> c può darsi che ulteriori scoperte C<" lo presentino sotto tutt'altri aspetti. Così, per esempio~ potrebbe accadere se fossero confermate le ricerche di Lo wE:'iSTEIN, il quale, come ebbe a riferire a.l Congn•sso di pedia.tria di Stockolma dell'agosto 1930, avrebbe ottenuto, con un suo speciale terreno, cult ure positive per il bacillo tubercola.re in proporzioni altissime da.l sangue dei reumatici acuti e totalita.ric dal lUJ_uido .delle articola.zioni colpite. l(
•
l
{l) Trallf!tiJ itnlhtu> tl'i(li~ di Cofll'ln'l\ndl - 6• - .lla/(lttic da rirus flltralriJi e BCO'IIosduU. (2) D. l<'ERilA:>:TE: Policli»ico, S1zionc mediro - 1932, !!\Se. I.
DUE CASI DI REUMATISMO C~EB RALE ECC.
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Per ora dunque il r. c. non può che rimanere nell'ambito dell'esperienza clinica, ma. :a nche questa ci offre dati fallaci e contrastanti. Secondo molti AA. si tratterebbe di una metastasi, come comproverebbe l'attenuazione dei fatti articolari in coincidenza con l·inizio dell'encefalopatia, ma se con questo dovesse intendersi solt~tnto la ripristinata motilità attiva delle articolazioni lese, ciò sa.r cbbe piuttosto in dipendenza dell'alterata sensibilità, proprio per effetto della localiz7.azione cerebrale. D 'altra parte .non sempre appaiono relazioni evidenti fra lo stato delle lesioni articolari e l 'insorgenza dei fenomeni cerebrali. K ci miei casi, in uno pareva che si fosse avuto, subito prima, una certa rid'Uzione dei fa.tti infiammatori, ma nell'altro il r . c. fu preceduto da un rincrudimento delle localizzazioni articolari, che già volgevano a guarigione.. Si è anche data notevole importanza alle concomitanti lesioni cardiache ed in genere si è afferma.to che il r. c. è più frequente nei casi gravi, di prima invasione, alta.mente febbrili e con localizzazioni multiple, ma è stato descritto anche qualche caso di insorgenza durante ricadute, e nel mio secondo infermo l'infezione reumatica si era svolta con caratteri così miti, da non potersi davvero conferma.r e la detta rispondenza di gravezza. Persino il rimedio specifico è stato talora tratto in campo come pos· sibile fattore predisponente, forse per il delirio saJ.icilico che è fra i segni d 'intolleranza del medicamento, ma è dimostrato invece che gli accidenti nervosi sono meno frequenti in ragione della cura con i preparati sa.lieilici (WIDAL) e, secondo STRÙMPELL, il r. c. è divenuto estremamente raro e non si osserva quasi più dopo l 'avvento di tale terapia. In un caso presentato da TARDIEU e CARTEAUD (l) alla Società di terapia di Parigi nell928, si ebbe in poche ore la risoluzione dei fenomeni cerebrali con iperpiressia (delirio, t. 40,7o, p. 130), mercè somministrazione di due grammi di salicilato di sodio in soluzione glucosata per via intravenosa. Si è dato grande rilievo alla eredità nervosa, all'isterismo, all'epilessia, all'alcoolismo ed infine ai patemi d 'animo e ai surmenages intellettuali. Tali fattoti possono essere invocati soltanto come generici pr edisponenti alle manifestazioni nervose nel r eumatismo, come in altre mal attie acute da, infezione, o forse anche per la così d etta follia re?tmatica, ma non pare che debbano avere gra.n gioco nel r. c. acutissimo che può manifestarsi in soggetti indenni da tare nervose e da intossicazioni, come erano i miei due infermi. RI.ABSUNTO. L 'A. descrive due casi di reumatismo cerebrale iperpiretico a decorso acutissimo, capitati alla sua osservazione durante un quinqueruùo di e;;ercizio, quale capo di un reparto medico dell'ospedale militare di Roma. Si trattava di militari di vE>nt'anni, affetti da reumatismo articola1·e acuto di prima invas ione, l'uno in 6a e l'altro in JSa giornata di malnttia, la quale si presentava. con caratteri di media gravezza nel pl'imo e mite nel secondo. Dopo brevissima fase prodrornica, la sindrome cerebrale insorse in entrambi violentissima con tomperatura superiore a 42o, delirio e convulsioni, e condusse a morte gli infermi in poche ore. Queste eccezionali osservazioni cliniche, stt sostrati ane.tomo-patologici molto comuni n elle ma~e.ttie infettive, si profilano con ins upera.bili difl'icoltà di interprota.ziona nelle mcertezze che ancora oscurano l'etio-patogcnesi del reumatismo articolare acuto. ·t rAII (l)
Presse méd\cal~- 10 marzo 1929.
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NOTE D I IGIENE PRATICA DIREZIONE DI SANITÀ MTLITARE DEL CORPO D'ARMATA DI ALESSANDRTA
SULLA IMPORTANZA DELLA POTABH.ITÀ DELLE ACQUE DA BERE NELLA EPIDEMIOLOGIA DELLA TRUPPA IN CAMPAGNA Dott. Lorenzo Marengo colonnello medico direttore
Dott. Nh:ola Rodlnò capitano medico igienista
La Direzione di Sanità ?tfilitare di Alessandria, nella imminenza delle manovre estive dello scorso anno, aveva ricevuti ordini dalle Autorità Superiori di praticare diligen,ti e complete ispezioni igienico-profilattiche in varie localit<\ delle Alpi Marittime e Cozie e dell'Appennino Ligure. Il compito affidatoci, oltre che assicm·are il servizio sanitario durante le manovre (personale e materiale sanitario, sgombro e ricovero degli infermi), era quello di accertarci che le località segnalate risultassero indenni da malat,tie conta.giose e fossero fornite di sufficienti acque da bere potabili. In caso contrario avremmo dovuto provvedere alla potabilizzazione artificiale delle a~que inquinate o sospette, ovvero proporre eventuali opere provvisorie di captazione, derivazione o t rasporto di a-eque potabili per località prive di acque da bere. Allestito il materiale batteriologico all'uopo necessario (terreni di coltura, pipette sterili, ghiacciaja portatile), furono ispezionate le varie località nel giro di circa un mese, a quattro riprese, procedendo negli intervalli alle semine dei lotti di campioni delle acque prelevate. I dati epidemiologici della popolazione civile furono personalmente richiesti ai locali Comandi di Stazione CC. RR., agli ufficiali sanitari, ai Municipi, prendendo conoscenza dei decessi verifica.tisi nell'anno. Tutti i Comandi di Sta.zione CC. RR. furono invitati di invigilare e comunicare immediatamente e direttamente alla Direzione di Sanità, oltre le ordinarie e periodiche segnalazioni, i casi di infezioni, che si fossero verificati n el bimestre luglio-agosto. Le località. ispezionate risultarono indenni da mala.ttie infettive, ad eccezione della fra.zione Celle di Bellino, dove eransi verificati t re casi d i morbillo in una stessa famiglia, reduce dall'estero. DUI·aute le manovre furono pure segnalati : 3 casi di difterit-e e 5 di febbre tifoide (3 in luglio e 2 in agosto) nel comune di Oncino, un altro caso a Paesana, un ult.imo segulto da decesso nel comune ·d i Valgrana, ed un caso eli difterite, seguito anche da decesso, nel comune di Bernezzo. I suddetti casi furono immediatamente segnalati ai reggimenti interessati, elle trovavansi nella zona. Gli ufficiali medici dei reggimenti in manovra furono avvisati di prendere contatto, in tutte le località di sosta, con gli ufficiali sanitari, di in-
vigilare sulla sanità dei propri militari, perchè non consumassero lat.t-e e
SULLA IMPORTANZA DELLA POTABILITÀ DELLE ACQUE E CC.
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verdure crude e derrate di dubbia provenienza e non igienicamente conservate, e portassero in permanenza, la fas~;ia, di lana addomina.le. Inoltre fu prescritta. la vigilanza sulle latrine d~l. campo, suJ io sma.Jt.imen to dei rifiuti organici, sulle cucine e personale a.ddeLto, procedendo a.na demuscazione degli accampament.i col metodo Berlese nei limiti delle possibilità di luogo e di t-empo. Si provvide infine alla proftln:;;;i antitetanica, contro i morsi ùi vipere ed a quella antimalariea solo per i militari malari<:i ec n ~o; iti , <'Ssendo indenrù d a paludismo tut.te le loca.litù segnalat<'. Per accert<~rsi della. potabilità delle acque, si pr('!evarono eampioni di quelle con reperti batteriologici di data remota, e di quelle che nH risultavano prive. Di ogni campione in esame si insE'mensa.rono un <'entimetro cubo di af'qua in piastre di gelatina, ed un centimetro cubo in brodo al rosso nf.>ntro. La let tura delle piastre, tenut.e in refrigerante, veniYa praticata a giorni a ltE'rni fino a fusione e non olt.re il quindiC('Simo giorno dalla semina.. Le provette di brodo al r. n. tenute in termos t a t o a 37° per 48 ore, ~;i controlla . .-ano ogni 12 ore. Vennero giudicate potabili le aeque con meno di 100 germi per centimetro cubo e con brodo al r. n. limpido; le altre furon o ritE'nute o inquinate se il brod6 al r. n. presentò ga.s e vira.ggio, o sospette se con molte colonie fondenti la gelatina e con intorbidamento del brodo al r .. n. Furono esaminate in tot~tlc 91 campioni di acque, delle qua.li 63 gin-. dicate potabili, 22 inqtùnate, 8 sospette. A scopo di controllo, da 7 provett-e di brodo al r. n., prese a. caso dai 22 campioni che avevano dato gas e viraggio, fu isolato un germe con caratteri morfologici, colturali e sierologici pari a.l b. coli. Si omettono, per amor di brevità, i prot.ocolli relativi, elencando soltan to, le località, le cui acque furono da noi giudicate batteriologicament-e inquin ate o sospette. Loealit-à con a-cque giudicate inquinate; :Morra del Villar; Casteldelfino; Bajardo N uova.; Crissolo Borgo; Perinaldo ; Dolcedo; Pigna; Airole; Gajola; San Romolo Chiesa; Entracque; San Romolo Prato; Belforte pozzo Molini; Pian Cast agna, Abaggi; Olba sorgente; San Romolo mulattiera; Olba chiesa; Ponti; Palo Cart a; P ocapaglia San Giusto; Cabainaroba; Pocapa.glia piazza. Località con ae que giudicate sospette: Grange Argentera; Pa.esa.na; Ca.glieri; Marta abbeveTatojo; Streppes.i; Marta la cisterna; Pianchc; Ma.r ta 211. cisterna.. . Del giudizio emesso alle acque esaminate, venne d ata. comunicazione ~~ ('~ mandi int.eressati, propollCndo o il cambio delle loealità con a.... que 1 ':lqruna te o sospett.e, o la. potabilizzazione chimica delle stesse C()D lo Ste~dr.olo M.olteni. I struzioni all'uopo detta.gliate furono d ate a t.ntti gli uffic>Jah m ed1ci reggimentali, con carico di invigilare perehè le acque inqninate o so spette non venissero dalla trupp~t bevute, se non potabilizzate. Vennero adoperate 787 sc~ttole di steridrolo, pari a 39:3.500 li tri di acqua potabilizzata, da parte dci seO'uenti reaaimenti: ~3o r "' 20 a ,.,,.. anteria scatole Streppesi ; 3So Id. id. 54 a Poca puglia;
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SULLA IMPORTANZA DELLA POTABILITÀ DELLE ACQUE ECC.
42o fanteria 440 Id.
scatole 150 a Pigna; id. 130 a. Casteldelfino; 89o Id. id. 150 a Bajardo e Perina.ldo; 6o artiglieria pesante id. 220 a Pigna e Marta; 11o Id. campagna id. 23 a. Ovada ; zgo Id. campagna id. 40 a Casteldelfino e Morra del Villar. J<'nrono messe a disposizione dei Comandi richiedenti 10 botti della ca.pacità di 500 litri ciascuna, fatto costruire lege artis, dietro proposta della Direzione di Sanità da quella di Commissariato militare. Vennero eseguite derivazioni dagli ~Wquedotti pubblici agli aecampamenti: ad Ormea per il 37o fanteria, a Garessio per il 430 fant.eria, a Calizzano per il 29o artiglieria campagna, ad Airole per il 410 fanteria dall'acquedotto di Ventimiglia. Si provvide d a parte del Comando del genio militare, in seguito a proposta della Direzione di Sanit.à, alla rimessa in efficienza igienica delle risorse idriche del f. a. Tenda, sopprimendo le cause di inquinamento della cisterna e dotandola di pompa meccanica. Adoperarono infine autobotti per trasportare aequa potabile negli ~W· campamenti: il38° fanteria a Mela:r.zo e Bagnasco, il 42o fanteria a Pigna, il 6° artiglieria p esante a Monesi, 1'11 o artigliera da campagna ad Ovada.. Le manovre, iniziate con i primi di luglio, ebbero termine alla fine di agosto. Tutti i repart i in manovra ebbero una media giornaliera di chiedenti visita pari alla percent uale di 0,9 appena. Nei vari reggimenti si ebbero minimi di 3 ed un massimo di 24 (presso il 41 o fanteria) di medh1. di chiedenti visita giornalieri, e pertanto la media generale di t utti i reggimenti è stata. di 10 chiedenti visita giornalieri. I ricoverati in luoghi di cura furono complessivamente 1137, con una media giornaliera di 22,7 ricoverati. Si ebbero complessivamente 80 casi di malattie infettive, in ragione di un caso per 15 ricoverati e per 271 presenti giornalieri; media che, detr~ndo i 18 casi di malaria recidiva, già contratta fuori delle località. delle manoVI·e, aumenta rispettivamente di 18 e 353 per ogni ca.so di malatt ia infettiva effettivamente contratta dm-ante le manovre. Oltre ai 18 ca.si di malaria recidiva, si riscontrarono 21 infezioni veneree, 26 p arotiti, 2 eresipele, l morbillo e 12 febbri tifoidi. D a quanto sopra, risulta che i casi di malattie in.fcttive rappresentarono cifre assolutamente trascurabili, se si mettono in rapporto alla massa di uomini che per due mesi manovrò in una zona estesissima. Ma un piccolo focolaio tifico, assolutamente ina-spettato, manifestatosi sul finire delle manovre, veniva a gettare un'ombra sulle misure igieniche e profìlattiche da noi eseguite e fatte adottare. Fu perciò con vivo interesse che iniziammo delle indagini epidemiologiche. Infatti dei 12 casi di tifoide (11 di Eberth ed un ca-so di pa.rat ifo A), 2 eberthiani ed il caso di paratifo si erano verificati in tre località differenti ed in tre distinti Corpi; ma gli altri 9 casi presso il 41° fanteria. Nella tabella annessa vengono riepilogati i dati riferentisi ai suddetti casi.
•
Vacolna-
Mllltarl Tlfoe.l
Corpo
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LooaUtà dove
Ricovero
AOOOrtADlOiltO d l<>lfU09tlCO
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oontrotto l'Infezione
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Dato
Emoool·
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Complloo.nzo
Esiti
Slerodiaguoel
c.o
l l
8oldaoto R . Matt.eo ..•.•.......
1•Mon~oa
16-6- 1930 10-6- 1981
'l'eu da
O. M. Savigliano
20-S- 1931
Eborth (22- 8- 1931)
-
Per forazione Intestinale Laparatoxnla
Deceduto 29-8--19lll
Caponlemaulore M. Antonio
84• Fanteria
2-+1930 6-6- 1931
Dorsezlo
O. M. Savigliano
1\l-8- 1931
E bertb (22-8--1981)
-
-
Goar lto
Solda.to .A. Mario..... ..... ...
2• Alpini ·
27-4- 1931
0blanale
O. M. Savigliano
8-8-1931
-
P ar. A. l: 200 (12-8-1931)
-
Gunrito
Soldato R. Mario .............
H• Fanteria
15-6- 1930 10-6-1931
Airole
O. C. San Remo
18- S- 1981
-
Ebertb 1: 400 (6- 9· 19U)
EnteroiT84'1a P olmonite
Ouurito
Solda.to S. Mario .............
41• Fanteria 15-11-1980 14-4- 1931
AJrolo
O. C. Porto Mnnrlzio
28--8-1931
Eberth 1: 400 {tl-ll-1981)
Enterorragia
Guar ito
n• Fanteria
Airole
-
Negativa (6-ll-1931) Ebertb l: 850 {HHH031)
-
Solda.to P, Costantino ..•... • .
12-5-1931
In!. Imperlo.
30-8-1931
O. C. Porto Maurizio
9-9- 1931
Guarito
Soldato C. Franoeeco •.. ....•.
41• Fanteria
14-5- 1931
Airole
O. M. Genovo.
20-8- 1931
Ehortb (24-8-1931)
-
-
Guarito
Caporale maggiore S. J,utgJ..
41° Fanter ia
7-6-1930 14-5- 1931
.AJrolo
O. o. Sanremo
27-8-1931
-
Eborth 1: 100 (6-9- 1931)
-
Guarito
4-5-1931
Airole
-
Ebortb t: 500 {6-1)-1931)
-
Guarito
Eoortb 1: !iOO
F.ntororragta
Solda.to D . .Armando ....... . -
41 • Fanterln
18-8- 1931
O. C. Sanremo
Soldacto G. Pietro.............
41• Fanteria
14-5-1031
Airole
o. o. SAnremo
Soldaoto L. Cftrlo ..............
41• Fanteria
14-5-1931
Airole
O. C. Sanremo
Sold&to C. Dante .............
n• Fanteria
14- 5-1931
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SULLA J:dPORTA.."'ZA DELLA POTABlLITÀ DELLE ACQUE E CC.
Ai primi di settembre s. :a, in seguito a denuncia di un caso di Eoorth, accertMo con emocoltura in un soldato del .U 0 reggimento fanteria., ricoverato presso l'ospedale militare ili Genova, e di altri casi sospetti dello stesso reggimento ricoverati negli ospedali civili di San Remo e Port.o M~l>u rizio, iniziammo tma inchiesta epidemiologica ad Imperia, a San Remo e Savona. Il 411> fanteria, av11ta conoscenza che l'acquedotto pubblico di Airole eroga.va acqua giudicata inqu1nat.a dalla, Direzione di Sanità, e dovendo accamparsi per un certo periodo in detta zona, aveva fatto eseguire, dall 'acquedotto di Ventimiglia transitante n ei pre:;si, una derivazione fino alla loca lità destina.ta per accampamento, distante appena 100 metri dal centro abitato. Il re~~imen to al completo iniziò le manovre ad Airole, rimanendovi dal 13 luglio al 6 agosto; il giorno 7 _si tra.sferì ad I solabona; daU '8 a.l 2:3 agosto i battaglioni si alternarono fra Bajardo e San Romolo; il 27 e 28 il reggimento si accampò a. l\lontalto; il 29 si è ancora diviso fra Tavole e Molini, ed il 30 fece ritorno nelle proprie sedi . Appena giunta ad Airole la truppa era stata tempestivamente diffida.ta ed il dirigente il servizio sa.nitario reggimentale aveva. tenute conferenze ai soldat i, avvisandoli del pericolo che l'aequa. di Airole presentava, se bevuta. Ancora il suddetto ufficiale medico iuvigilò continuamente, perchè tutte le prescrizioni igienico-profìlattiche, emanate dalla Direzione di Sanità e sopra accennate, venissero eseguite. Sta però il fatto che la troppa ad Airole ebbe una media molto alta di clùedenti visita. g;omalieri, pari a 26, la più elevata media
segnalata rispetto a quelle degli altri r6ggimenti. Le infermità prevalse, durante la permanenza di detto reggimento ad Airole, furono a carico dell'apparato digerente e consistenti in dia,rree ostinate, spesso sanguinolent i, cessate non appena il reggimento cambiò località. A proposito il dirigente il Rervizio sanitario, c.òsì riferisce alla Direzione di Sanità nella relazione dei campi d 'arma 1931: 11 Ad ont,a delle misure igieniche e profilattiche scrupolosamente fatte adottare, ad Airole si ebbero va.ri casi di t urbe gastro-intestinali; nel secondo periodo a Bajardo non si ebbero a lamentare più turbe ga.stro-intcstinali ». Infatti la media giornaliera d a 26 chiedenti visita, nel secondo periodo si ridusse a 20. I nove casi di tifo ide si manifestarono : 3 nel l 0 battaglione e 6 nel 3o battaglione; nessuno nel 2o battaglione. I spezionate le truppe nel l o battaglione di guarnigione ad O negli a e Porto Maurizio e quelle del 3o battaglione a, Savona., in entl·ambi i reparti le condizioni sanitarie risultarono normali. Il 2o ba,ttagUone, di guarnigione a Pieve di Teco, non fu ispezionato; ma dalle informa.zioni assunte risultò che le condizioni sanitarie si erano sempre mantenute normll.li . Furono t rovati degenti 2 militari nelle infermerie: il soldato P. Costantino nella infermeria reggimentale di Porto Maurizio, ed il soldato C. Dante nell'infermeria di distaccamento di Savona. Il P . Costantino era da va.r i giorni febbricitante e sofferente di ilievi dist,urbi intestinali: visitato non gli fu riscontrato nulla di sospetto, per cui si prescrisse l 'isolamento in infermeria fino a guarigione. Persistendo però lo sta t o febbrile ed essendosi in secondo tempo presentati fatti clinici nuovi
SULLA I MPORTANZA DELLA POTABTLTTÀ DET,LE ACQUE ECC .
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e sospetti, il P. Cost-antino venne ricoverato n(>ll 'ospedale civile di Porto Man:rizio e la sierodiagnosi, che prima era st<ll a negativa, d a noi ancora praticata, dette esist.o posit.ivio per l 'eberth, mentre la infezione presentò decorso benigno con t'Sito in guarigione. D O. Dante, anch'esso ricoYerato nella infermeria di Savona al rient;ro dalle manovre, per disturbi intestinali febbrili, all"atto della isvezione era già sfebbrato ed in buone condizioni generali, ::;enza alc-un sin t umo apprezzabile sospetto, per cui non venne n(>anche prelev<lto d(•] sangue per la sierodiagnosi. Dimesso g·uarito il 10 settembre, ne fu a.ncora riéoYera.to il H stesso mese per riaccensione dt>i disturbi enterici feh hrili. Le condizioni dell 'infermo si ma 1tennero discrete fino al ::?1, giorno in cui il quadro cambiò radica.lmente (febbre alt a, feci verdastre, sensorio ottuso). Trasferito d'urgenza, all'oS)ledale militare di Genova, la malattia fu accertata con sierodiagnosi e le condizioni d eli 'infermo nel giro di pochi ,(!'iorni si :l{rgravarono a.) punto che, in seguito a perfontzione intestinale, si verificò il decesso. ~on ven.-; e ese~uit.a la ricerca dei portatori perchè, oltremodo indagino:;a, avrebbe raggiunto risultati pratici molto disentibili , (l) S(>nza contare che, all"atto delle inda~ini, il reg-gimento ritornato alle \arie sed i ed ora~n ai dimezzato in seguito al congedamf'nto della classe anr.iana. Ci si limitò a prescrivere la ma,<:;sima tenuta igienica delle caserme e la vigilanza della, truppa, isolando immediatamente gli eventuali sospett-i. Un solo nuovo caso di eberth (sierodiagnosi 1:400) si verifieò nel 1° battaglione di Imperia, nel militare R. Luigi, ricoverato il 2 ottobre nell 'ospedale civile di Porto Maurizio. Questo caso, an1tosi dopo un mese dall 'ultimo infetto ricoverato, si può att.ribuire a causa di contagi con la popolazione civile di Imperia, perchè dal ~Iod. 16 (Bollf'ttino Settimanale delle malattie infettive) della R. Prefettura di Imperi a risultarono ufficialmente denunciati i seguenti ca!<li nel 1931 : dal 27 lugUo al 2 agosto, febbre tifoide caso uno; dal 31 agosto al 6 settembre, ff'bbre tifoide caso uno; dal 24 settembre al 2 ottobre, febbre tifoide casi due; d al 3 ottobre all'Il ottobre; febbre tifoide easi due; dal 12 ottobre all8 ottobre febbre tifoide casi due. Prelevati campioni di S<l>ngue anche ai militari riroverati a San Remo e Porto .Maurizio, ver accertare la dia.gnosi clinica formulata da quei sanitari, gli esami di laboratorio, da noi pi·a.ticati, dettero tutti reperto positivo per eberth. Circa la località, dove si presume siasi sviluppato il picc·olo forolajo tifico. dagli itinuari seguiti dal reggimento, dal periodo di inc-ubazioue della inf(>zione tifoide, dalle date di entrata dei colpi t i in luoghi di enra, abbiamo mot ivo di rit.enere che i militari tifosi si cont agirtrono uella zona di Airole, anche perchè le località di MontaHo, San Romolo, I solabona, I l ) O. C ., S \ (:RA :<I>I. - Pt.,rli O•'"r<ri ne/l'e)>idcmiQ'tJ{Iin ilellif 1 mlrlmù~Vt/( - A tti ùc lla Soc. "Mcd. Cn ir. <li J>o.d<?Vtt, 111:~. - l\'on appare dlm<>~tmt.o il lcgnnw e h<' tHtr(· RÌ ,· nr)J~ ~'' "' "re e si · s:err·. frn portU.tofl C OU O'\"i <.·a si di ritO. eS..,i"Udh\"J iOd 'JIJbhUih,!HIC' i)Ol"tflfUI'< dlL" Utlll tra .: u••tt(HJ<) infezl<>nl t lfo..e d i So rta: egli <'ita Il caso dJ una dnll\cStir u pu 8..ntn per \"CIIt iuuc fll lll iglit·, iu· n vcuu uu.·nt.c.
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Bajardo erano sta.te occupate dal 42° e dall'89° fanteria, i cui militari godettero ottima, salute durante il periodo delle manovre e dopo. Ma mentre i due suddetti reggimenti avevano proceduto alla potabilizzazione con lo steridrolo delle acque, che erano state dalla Direzione di Sanità dichiarate inquinate, il 41° fanteria ciò non fece, per aver provveduto all'approvvigionamento idrico con l'acqua dell'acquedotto di Ventimiglia, da noi confermata batteriologicamente potabile. E pertanto H focolajo tifico di Airole ci presenta tre quesiti di epidemiologia: a) influenza della vaccinazione antitifica. sullo sviluppo dei casi di tifo verificatisi; b) se il focolajo ti fico fu di origine idrica; c) perchè la popolazione civile di Airole, dove si erano contagiati i Inilitari del 41° fanteri<t, presentò condizioni sanitarie normali. a) I dodici militari tifosi risultavano regolarmente va-ccinati col Lipovaccino T. A. B. dell'Istituto Sieroterapico Milanese, giuste le disposizioni in vigore del Ministero della Guerra. Cinque militari colpiti ed uno dei tifosi deceduti risultavano anche rivaccinati, perchè appartenenti alla classe anziana. D liinitato numero di tifosi verificatosi non è, a rigore, sufficiente per poterei consentire di entrare in merito alla. efficacia o meno della lipovaccinazione antitifica per la quale i pareri degli igienisti sono tutt'altro che concordi. Dalla constatazione però che la infezione causò soltanto tre casi in tre corpi distinti, e che presso il 41° fanteria presentò indubbio carattere di focolajo, inìziatosi in modo così preoecupante, mentre poi si limitò a dare pochi casi di infezione, dobbiamo ammettere che la vaccinazione abbia in certo modo inibita la morbilità tifica, dato che le cause del contagio avranno pur continuato ad agil·e indistw·bate a danno del reggimento. Il 410 fanteria, infatti, era rimasto attendato dal13 luglio al 6 agosto ad Airole, nella località dove eransi verificati i casi di infezione e senza che conh o le cause del contagio, assolutamente ignorate, fossero state prese misme profilattiche speciali ; durante il periodo di incubazione della infezione il reggimento aveva levate le tende trasferendosi altrove, ed ancora i casi di tifo erano stati diagnosticati per forme gastro-intestinali comuni. Diverso giudizio siamo costretti a dare per le complicanze ed i decessi verificatisi: 5 complicazioni e 3 esiti letali, dei quali rispettivamente 4 e 2 presso il 41o fanteria. St.ati di ipersensibilità e di iperrecettività alle infezioni tifoidi in vaccinati sono stati lumeggiati fin da.l1920 dallo Zironi (1), dopo averli riprodotti in topi bianchi, prima vaccinati, e poi infettati col virus di Danysz. E pertanto, senza giungere alle preoccupanti conclusioni di Lusena e Rovida (2), della iperrecettività nella massima parte dei vaccinati contro il tifo ed il paratifo, constatiamo che la lipovaccinazione antitifica produsse in alcuni colpiti nno stato anafilattico - immuni(l) Zmo:-n - Fenomeno paradosso cd anafilassi n elle ma!att:e Infettive. - BoU. IdituJo Sier. M il. 1920 .
(2) J, usESA e RonDA Lo sperimentale 1~26.
Immunità locale e ve.oo.l nazlone per via enterica nel tl!o e paratifo.
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tario anch'esso- che causò gravi complicanze in 5 infermi con 3 decessi ed una mortalit-à del 25 % dei colpiti. percentuale più alta della media di mortalità per tifo fra i non vaccinati. b) Non abbiamo dati sicuri per powr affermare se il focolajo tifico fu di origine idrica, perchè non ricercammo il bacillo tifico nelle acque, !imitandoci alla ricerca specifica del coli, adottat.a ufficialmente dai laboratori di batteriologia, e che dal punto di vista igienico è sufficiente per far formulare un giudizio di potabilità. Non ricercammo a,ll'atto delle indagini eseguite, il bacillo tifìco nell'acqua. di Airole, non solo perchè era trascorso molto t-empo dall'epoca in cui si erano verificati i contagi, ma perchè la questione del veicolamento del tifo con l'acqua, salvo rarissime eccezioni, non pare oggi ben dimostrata (1). Ma alla disamina dei fatti e dei d ati ricercati, non possiamo neanche non attribuire all'acqua di Airole, se non tutta, molta parte nello sviluppo del focolajo tifico. Escludiamo che la truppa abbia fatto uso di latte e verdure crude, anche perchè lo negarono i colpiti interrogati, i quali invece ammisero di aver bevuto l'acqua condottata del comune di Airole, e ciò malgrado gli avvertimenti avuti e malgrado che il Comando del reggimento avesse completamente provveduto al rifornimento di ottima acqua potabile fin nell'accampamento. Constatiamo che nei primi 4 colpiti (t.re ricoverati il 18 a San Remo ed uno il 20 a Genova) la infezione si iniziò contemporaneamente, in modo esplosivo, caratteristica questa. dalle infezioni intestinali di origine idrica. Da un sopraluogo praticato lungo la conduttura dell'acquedotto di Airole, furono messe in evidenza in alcuni punti delle pervietà con terreni coltivati. Ora, se è vero che nel mondo est-erno i microparassiti, anche meno esigenti, sono incapaci di moltiplicarsi e soccombono più o meno rapidamente, per essere l'esaurimento della loro vitalità accelerato dalla concorrenza dei microsaprofiti e da. altri fattori biologici autodepuratori del t-eiTeno, è pur vero che la durata della vitalità del bacillo tifico, secondo ·il Neri (2), è stata potuta prolungare per quasi cinque mesi nei teiTeni coltivati. Inoltre non si può oggimai più negare, scrive il Casagrandi, che vi sono delle condizioni particolari, specialmente nelle acque favorenti l'infezione tifosa, senza peraltro cbe queste siano infette di bacillo di Ebertb. Jiirgens afferma cbe le acque ammalate tifogene rispondono a determinati periodi stagionali. In alcune di queste acque iniettate in animali si possono riscontrare poi bacilli di Eberth in seguito ad una scarica proteinoterapica. È ancora noto fin dalle esperienze del Marenghi (3) del 1895, che una sofferta infezione intestinale, se conferisce immunità per il germe omologo ostacolandone l'ult-eriore sviluppo1 offre ot timo terreno per esaltare la virulenza di germi eterologbi intestinali. Stati immunitari da sofferte affezioni intestinali da coli od anche affezioni in atto in periodo di difesa, favorirono l'esaltazione del bacillo t.i(l) CASAGRANDI. ). o. (2) NERI. Fattori di purezza e giudizio di salubri tè. delle aequo sotterranee- Temu e Ri· triere 1930. (8) MA.RBNGBI. Sull'azione del •loro di saDgU& dl convalescenti di febbre tiroide sul b. dal tifo e sul b. ooU - Boll. Boe. M ed. di P~ 189&.
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fico nei militari del 41° fanteria, probabilmente assunto nello stadio particolare di virus invisibile con l'acqua a:mmalata di Airole, dato il propizio perio(lO stagionale di Jiirgens. Tutti gli infermi int.errogat.i dichiararono di aver sofferto ad Airole, e prima della infezione, di turbe gafitro-en tericbe. ~on v"ba dubbio adunque cbe l'acqua di Airole sia stata la causa preponderante dE-ll'alta media dei cbiedenti visita, che abbia prodotte le turbo ga.stro-entèriche lamentate, e ehe, se non prodotta, sia. stata causa predis ponente allo svilupparsi della infezione tifica nei militari. c) La popola.zione civile di Airole godet.te sempre ottima salute e nel periodo di luglio ed agosto nessun caso di malattia infettiva venne denunciato nè dalla R. Prefd.tnra di Imperia, nè clal Comando loca.le di Stazione CC. RR., nè potuto accertare dall"Ufficiale Medico del Reggimento dura.nte la permanenza in Airole. Da.lle esperienze praticate da Ehrlich (l) e confermate in seguito da va.ri a.utori, oggi si ritiene che i fìj!li di madri io istato di immunità acquisita contro alcuni virus, siano dalla nascita forniti di 1ma certa copia di a.nticorpi corrispondenti, e quincli risultino per qualche tempo più o meno protetti, a seconda dei C<'Lsi, dalle infezioni estrauterine. Il periodo rlell'allatta.ment:o materno è la continuazione della vita enclouterina, per cui il neonat{), unito ancora alla madrE>, assume collat.te altri anticorpi. Dopo l'allattamento i nati con immunità congenita rafforza.no detto stato difensiYo, immettendo nel proprio organismo germi omologhi, già. at.tenuati per successivi passaj!gi in organismi immuni e che, non determinando infezione, funzionano da vaccini, apportando immunit.à acquisita, resa più solida perchè data da vaccini viventi e somma.ntesi a quella congenita. E pertanto la popolazione di Airole, alimentandosi abitualmente con la prOJJria acqua condott.ata inquinata dal coli, non risultò soggetta a t.urbe gastro-enteriche appr1>zzabili, perchè fin dalla nascH.a immunizzata contro il coli: e vaccinanclosi continuamente col bere la stessa acqua condotta.ta. Notiamo al riguardo che altro C<'Lrnpione dell'acqua di Airole, prelevato nel gennaio c. a ., ha dato ancora reperto positivo p er il b.
col·i. Circa. poi la insorgenza delle turbe gastro-enteriche fra i militari del 41° fanteria, a.vutesi lo stesso acl onta che il germe avesse perdut.o la sua virulenza, ricordiamo con l'Ott.olcnghi (2) che basta rarrivo di popolazioni indenni, emigrati da fu ori, per<'llè un virus attenuato a.bbia la possibilità di riprendere la sua vintlenza. e determinare una ondata ~pidemica negli immigrati; fl se le eomunicazioni fra la popolazione immune e quella rcc:ettiva sara.nno agevoli, anche tma ondata pandemic:a. Gli esempi a riguardo sono molteplici m•lla storia delle epidemie. Per rima.nere n<~ll 'ambito militare, ricorder€'mo l'epidemia tifica fra le nostre t-n1ppe di occupazione in Libia, eli fronte ~tlle condizioni sanitarie norm.aJi degli indigeni, epidemia potuta soffocare soltanto clopo la idrovaccinazione. (Il Cìt. da Ottolcnghì. 121 OTrOI.>:)<.'nHI. F>tl t nr; d'ambiente c cosmi ci C<)aliiuvaoti l"iDfezìone- Origine e propag azione delle "palc m ie- ~lilnuo 1\J:SII.
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antitifica, che tante vite ha conservato alla Nazione durante la guerra mondiale. Sono gli immigrati, che pa-gano spesso a caro prezzo il cosiddetto acclima.tamento di zone .t ifogene - Legge di Petit (l) - e pertanto non si ricorderà mai abbastanza a masse umane in movimento la insidia che possono nascondere popolazioni immuni di zone infette e la necessit.'\ di seguire i consigli degli igienisti, uniformandosi ai responsi del laboratorio. CONCLUSIONI. Da quanto abbiamo esposto, crediamo di poter trarre le seguenti conclusioni di epidemiologia generale : l o popolazioni indigene di zone con acque da bere inquinate possono presentare normali condizioni sanitarie; zo località indenni da infezioni intestinali non garantiscono la incolnmità a popolazioni immigrate: sicura spia per la salubrità di una zona è la controllata potabilità delle sue acque da bere; 3o località con acque da bere inquinate :sono pericolose anche p<·r immigrati vaccinati, potendosi in codesti produrre stati anafilattici sempre gravi. AUTORIASSUNTO - In seguito ad un piccolo focolajo di febbre tifoide, verificatosi in un reggimento durante le manovre, gli AA., dallo indagini epidemiologiche praticate, hanno potut.o concludere che: P opolazioni in digene d i zone con acque da bere inquinate possono presentare condizioni sanitarie normali; Località indenni da infezioni intestinali non garantiscono la. incolumità a popolazioni immigrate: sicura spia per la salubrìtà di una zona è la controllata potabilità delle sue acque da bere: Località con acque da bere inquinate sono pericolose anche per immigrati vaccinati, potendosi in codesti produrre stati anafilattici sempre gravi. (l) Cit. da Samp ietro - I nfezioni tifosa t parat-ìfose - T ratt. ItaUnno d l lgieoe d1 Ctum· grandi - Torino 1931.
MEDICINA LEGALE MILITARE SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE GABINETTO DI MEDIO~l'A LEGALE
A PROPOSITO DI FUGHE IMMOTIVATE NELL'AMBIENTE MILITARE D ott. Antonio Campana, capitano medico
Sono indotto alla pubblicazione di questo caso dalla recente lettura in • The military Surgeon • {l) e negli • Archives de roédecine et de pharmacie militaire ~ {2) di due interessantissime note, dal punto di vista medico-legale, sulle fughe patologiche nell'esercito, e dalla speranza. di richiamare l'attenzione dei colleghi su episodi che frequentemente turbano la vita delle caserme. Nella originale, completa perizia del De Fleury, riportata dal Williams, viene studiato un caporale- soggetto costituzionalmente amorale in cui fin da bambino si rivelano tare del carattere e della condotta - che si arruola volontario in guerra, mantiene durante la permanenza. al fronte un contegno magnifico guadagnandosi promozioni e ricompense al valore e riportando numerose ferite, e improvvisamente, senza motivo alcuno, durante una licenza di convalescenza. per feritn, si rende disertore. È denunziato sotto tale imputazione e sottoposto a. perizia medica. le cui conclusioni riporto integralmente per il loro evidentissimo interesse: l o accusato di diserzione è un irresponsabile, soggetto costituzionalmente a istinti perversi, a mitomania, a psicosi periodica., e attualmente, in preda. a condizioni ipomaniache; 2° per il reato deve considerarsi non in possesso delle sue facoltà mentali. Agi sotto l'influenza di una psicosi alla quale va soggetto da fanciullo; 3o l'accusato deve considerarsi presso che interamente irresponsabile per 'atto che gli si addebita; 4° il suo stato mentale è perfettamente e particolarmente compatibile col servizio militare. Si consiglia di assegnarlo a un reggimento di offensiva. Il Gauthier cita, invece, numerosi casi di fughe nell'esercito in relazione a p1;icopatie varie e spesso lat.enti di cui tale atto, a volte, rappresenta l'unico fenomeno patologico: donde la necessità. del medico militare di conoscere tutte queste varie s indromi per procedere in tempo all'eliminazione dalle file dell'esercito di individui inadatti oltre che ingombranti e dnnuosi per la collettività. Effettivamente gl i episodi di fughe, improvvise, e temporanee e spesso ripetute, sono nelle caserme meno rari di quanto non si pensi: molte volte, int-erpretati p er la loro breve durata come semplici mancanze disciJ?linari, si risolvono ·con una punizione più o meno grave a seconda dei precedenti del militare; altra volta, invece, a,as umono il carattere della diserzione vera e propria che vede il suo epilogo avanti i tribunali. Il medico può, in questi casi, essere invitato a. dare il suo giudizio sul grado di respon;;abilità dell'individuo in rapporto al reato commesso. La. collettività militare, con le restrizioni imposte dalla disciplina, con i frequenti neces:;ari rapporti interpersonali, è quella che forse più delle altre suscit-a, nei suoi componenti, re1~z ioni eli tal genere: frequenti nei traviati, nei ribelli a ogni estrizione della propria libertà, per i qu!lli la fuga. non rappresenta che una delle rante manife::>tazioni della loro amoralità. costituzionale, non meno spesso costituìt'cono il s intomo, e l ' unico almeno apparentemente, di una psicopa.tia in atto passata . !'<nossern~ta fino a quel momento. \ ------(l ) Torn A. \\'u.Lt A.\L'l . • Military medico Jc~ral Ps)·chiatry · Pathological Desertlon • . A. 1981,
x. 3.
(~) ~l.
GAurnnm. • Les rugues ùans l'al'mée - A. JOSl, N. s.
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A PROPOSITO DI FUGHE lliiMOTlVATE ~èEl.L Ab!BlEXTE Mll>ITARE
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Le fughe degli epilettici (veri equivalent.i motori, automatismi), dei paralitici progressivi, degli a.lcoolizzati cronici, dei dementi precoci (reazioni di difesa strettamente legate all'evoluzione del processo morboso e originate da un complesso delirante) sono parte integrante e a. volta. compaiono solo alla fu1e del quadro sintoma· tologico della. psicosi, si che solo ecceziona.l mente occorre di constatarne nelle caserme: il riconoscimento della. sindrome è già avvenuto nella selezione alle visite dei consigli d i leva., dei distretti. Non così di quei casi in cui la fuga costituisce la reazione di un meccanismo psichico debole, è vero, ma non completamente fal:>ato dolla. p~;icosi: si che la fuga è cosciente e d eriva ora. da uno choc emotivo, da un11. contrarietà (alcune catei!òt·ie di t im idi, di iper-emotivi credono di sottrorsi fuggendo a conseguenze facilment-e evitabili con w1 po' d'attenzione), ora da stanchezza o da difetto di adattabilità. all'ambiente (squilibrati, «inadattabili a fondo morboso» di Gianusso ), ora da desiderio di novità, di sensazioni ignote, ora dalla convinzione di sot.trarsi alle contra rietà che turbano la loro vita interiore in associazione all'indifferenza per il mondo esterno (schizoidi). Per ciascuno di questi psicopatici il mezzo militare, come si è detto, t·appresenta. il luogo d'elezione, direi, ove le loro tare si rivelano nella maggiore int<tlllsità. In genere le cause determinanti la. fuga. sono futili, banali e sempre sproporzionate alla reazione; il ripetersi di tali episodi si può solo spiegare con la. frequente associazione del d.ef,c,it mentale a tmbe della sfera affettiva e volitiva, a difetto di critica; sono individui vittime della loro emotività e instabilità, con tendenza spesso a stati ost·•essivi-depressivi, in cui l'idea della. fuga , non potendo essere repressa da un raziocinio troppo debole, viene attuata tosto che balzata alla mente. Quando la. tara costituzionale del debole psichico si complica a pervertimento degli istinti abbiamo la figura del debole squilibrato il cui carattere principale è dato dal difetto di adatta· bilità. La perversità non fa che facilitare e sollecitare la reazione morbosa. T ale tipo è abbastanza frequent-e nell'esercito e un esempio tipico lo troviamo nel nostro caso.
Soldato M. B. classe 1909, arruolato nell'ottobre 1929 e assegnato a un reggimento di artiglieria da campagna ove resta per circa. un anno. Il 1° settembre scorso, in seguito a disturbi gastro-enterici, è trasferito in una compagnia di sanit.& e destinato a. Firenze. È da. pochi giorni nella nuova sede quando un mattino, improvvisamente, viene segnalata la sua scomparsa dalla caserma. Ricercato inutilmente per tre giorni, aJla fine del terzo dì si ripresenta spontaneamente al Corpo, e il mattino seguente - dopo una notte passata. in prigione - sospettandosi nel soggetto un'anomalia psichica e tenuto conto anche d el suo stato di agitazione, è inviato i n osservazione all'ospedale militare in base a.Jl'ort. 27 EL A. parte seconda. L 'anamnesi familiare e persoD&le del soggeto ben poco ci dice dal lato clinico. Non ha. precedenti morbosi familiari. Nato a termine, soffrì i comuni esantemi dell'infanzia.. Nel 1925 febbre tifoide. Dura-nte il servizio militare ammalò di nefrite e quindi d i febbri malariche e per le menomat-e condizioni di salute prestò per qualche mese servizi o.qua.le piantone presso i compagni ricoverati nell'ospedale civile della città di s tanza. del reggimento, Il 1° settembre come si è detto, in seguito a visita di rassegna., viene trasferto in Sanità. Modico bevitore, modico fumatore. Nega. lues. Da borghese lavorava. in casa come calzolaio. Più interessanti, per noi, riescono i precedenti morali del soggetto. Tipo piuttosto chiuso e taciturno fin da bambino, si mostra. negligente e indisciplinato a scuola . si che durante la. frequenza del terzo corso elementare ne viene definitivamente allontanato. Già. in quest'epoca, dietro semplici rimproveri, fugge più volte di casa ric·overando presso ptu:enti, e ritorna. in famiglia solo quando i gcnito1·i si muovono a riprender!~- Q~ando conta appena 10 anni,_ i genitori _di co!Dune accordo si ~pnnmo per costiturre c1ascuno un nuovo ména.ge Irregolare: Il figho, pu1· essendo p!U attac cato all a. madre. viene per la sua irrequietezza affidato al padre che con piì:t autoritt\ potrebbe educarlo ma_ch.e, in effetti, lo in~spris7e f~H'~ ~ol suo ?aratt;<-re violen~o. I rapporti fra padre .e figho non sono perciÒ de1 m1ghon. Negh an m 1922-23 Il B. s ubisce l e seguent1 condanne: 1O) sentenza 22 luglio 1922 d el Pretore di Bologna, esemdone da pe11a per ma.nca.nza di discernimento da furto semplice; 20) sentenza. 19 dicembre 1922, Pretore di Bologna, mesi cinque e giorni 25 di reclusione per furto qualificato. P ena sospesa per anni cinque;
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A PROPOSITO O l F U OBE lMMOTIVATE NELL' AMliLENTE MILITARE
30) sentenza 20 gennaio 1923, del Pretore di Bologna, assoluzione per ave re agito senza discernimento da furto qualificato; 40) sentenza 24 marzo 1923, del pretore di Bologna, giorni 14 di reclusione per furto semplice; 50) senten:ta. 12 maggio 1923, del pretore di Bologna, m esi uno di reclusione per furto semplice. Condonat·a l 'intera pena per l 'indulto art. l R. D. 22 dicer.n bre 1922. 60) sentenza 27 ottobre 1923, del Giudice Istruttore di Bologna, non doversi procedere per insufficienza di prove da incendio doloso. Una nuova fuga del B. - che viene ricond otto a casa dalle guardie dopo qualche giorno di vagabondaggio per la campagna - e il furto di 50 lire in famiglia inducono il padre ad affidare il giovanetto a un istituto correzionale per minorenni. In t.ale istituto, ove rimane per due anni, la sua condotta è buona. Nel 1928, tre a nni dopo la dimissione dal riformat-orio, subisce una settima condanna per furto ed espiata la pe na viene arruolato. Il comando del reggimento. ove prestò servizio il militare, ce lo dipi.ngecomeun tipo un pò chiuso, taciturno, ma, in fondo, corretto e disciplinato tanto che nell'anno di permanenza a lle armi non riportò che lievi punizioni di consegna (in genere per trascumtezza). Risulta, però, che una mattmo. arbitrariamente si allontanò dal reparto per farvi ritomo solo a sera. Anche nei pochi giorni passat.i in Sanità la sua condotta non d e tte luogo a rimarcbi. 11 giorno in cui fuggi dalla. caserma, in Fire11..:e, e ra s tato punito di consegna da un sottufficiale per aver lasciato il proprio po~to in cumer·ata in disordine. In una ispezione pu.iosuta alla cassetta d 'ordinanza del B. venne rinvenutlt la fotogl"8fia d ella :;alma tli un giovinetto amico di 17 anni: a tergo eli essa, sotto um\ breve dedicR delht famiglia d e llo scomptu·::;o, si leggono le seguenti f1·asi scritte dal B . con inchiosLro che il tem po ha alquRnto shiadit.o: < Bolognu 28 agosto 1931, fugo e non mi cet·cate, che stanco della vita mi ucito. Date L. 20 al celat.aio. Un lunco bacio oJla mia mamma e fratelli e un b11c io di effetto Giovanni. M. B. mi firmo •
EsMlE OBIETTIVO: Oltre le comuni indagini ho voluto praticare s ul soggetto dei rilievi ant-ropometrici e ant.ropologici allo scopo di studiarne la costituzione somatica, ed ho aggiunto alcune prove farmaco-dinamiche atte a rivelarci il temperamento endocrino. Individuo di regolare costituzione scheletrica, ben nutrito, ben sanguifìcat.o. Col metodo antropometrico del Viola ti'Ovia.mo che il B. è un brachitipo di modico grado con formula somatica Tr + 2 >A-IO (valore toracico 10,4-va.lore addome superiore 8,3-valore addome infel"iore, 11,6-valore addome totale 19,9-valore tronco 30,3-vulore arti 1,22). Concordi in genere tutti gli a.ltri valori. Col metotlo antropometrico-antropologico stabilito per l'inchiesta in via di attuazione nell'esercito si confermano i rilievi circa lo. brachit.ipia; si riscontrano iuoltt·e mesatidolicoipsicefalia. mentre gli altri caratteri antropologici non si allonta· nano dalla normalità. (peso 62,500-statura 1,63-statura. seduta. 0,91-grande aper. tura dolle braccia 1,63. Testa: diametro anteroposteriore 19,8-trasverso 15.8 al. tezza atu·icolare 13. (Si omet.tono i risultati delle altre misurazioni). EsAME CLlCNlCO GENERALE: \'isceri integri, polso in posizione ere t tu. 79, coricato 74; pre;;:~io n e artel'Ìosa massima al Korotkow Boulitte 135, minima 85; capac ità vita,le 351)0. R eazione di w. B. s ul sangue nogat.iva. Esame delle urine negativo. E samo radiografico della sella tnrcica negativo. La ricerca dei gruppi sanguigni assegna il soggetto al gruppo A. Es.utE K EU ROLoorco: lie ve asimmet·ria facciale con insufficienza. appena apprezzabile del VII di sini~tra. Oculomozione a lqunnto limitata lateralment-e: lieve strabismo 1livergent-e d e ll'O. D. Qualche t.romore a palpebre socchiuse, a mani di s tese con dita divar·icate. A.s:;enza. di Romberg. Dennografismo lento a manifestarsi mn per:;i;;tcnte. As;;enza d ei riflessi corneo-congiunth·ali e faring~o. Riflessi planhtT'Ì e crernn><teric i torpidis~imi, presenti gli addominali, vivaci i rotulei. Sensibilità generici\ e ~>peci lira ben consen·ata e in alcune zone più pronta del uor·male. Riflcs:<o O<'ulocardiaco: il nume ro delle pulsuzioni alla radiale rimane inunutato
A PROPOS ITO DI F lJ(;HE UTMOTrYATF. XJ::LL'A:\IBIE::\TE MILITARE
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-dopo la prova d el Dagnini. ::>ottoponemlo l'individuo a un ' iperpnea prolungata i fenomeni riscontrati non si allontanano dalla normalità. Con le prove dell'adrenalina e dell'e<::.erina (instillazioni n el sacco congiuntivale) si L'tOta dilatazione co.spicua e immediat.a e persist e nte della pupilla sottoposta a ll'azione dell'arlrenalina, ment.re per l 'instillazione di eserina non si hn che un modico e fugace rel!trillgirnento pupillare. ESAME PSICHICO : facies preoccupata con mimica ilcar;;a. L ingua)!gio par lato l ento, quasi stanco, distratto. Attenzione mediocre, incostan te. illcmol'ia di rievocazione deficiente, di fissazione pront.a. Ideazione scarSa per quantità e deficiente p er prontezza. Contenuto ideativo normale. Volontà scar>'n. Tono affettivo abituale piuttosto depresso. Emozionabilità spl'oporzionata agli .;timoli. Condotta e contegno durante il periodo di osservazione in ospedale con·etti e disciplinati: piuttosto tac iturno, chiuso. Dai dttti raccol~i, &omatici ~ p sichici, dalle info rmazioni as;,unte ::>uJ passato -dell'individuo, dalla condotta tenuta durante il ricovero in C>SJ?edale, possiamo consid erare il B. alla stregua di un semplice amorale? O la s ua tigtU·a è più complessa. ·entrano in gioco, cioè, altri fattori m01·bosi? La fanciulezza del soggetto di già dovrebbe m etter ei s ull'avviso. Creiiciuto in un a.mbiente familiare non certamente dei più r egolari, n o n sorretto nei s uoi istinti traviat.i da un'educa1.ione severa ma affettuosa e intelligente, il suo carattere debole. facilmente emozionabile e s uggestibile vien e sopraffatto dalla origiHa ria deficienza di senso morale <'he lo spinge a comrnett.ere atti di iudiscipUna e di intolleranza, e. più tardi, addirittum r eati di fm·to. Uià. in quest'epoca ricorrono episoùi di fuga: ...;ono le prime reazioni, impulE<ive e ingiust.ificate, alle piccole inevitabili contrariétà della vita. Nasce e si afferma nel sog!!etto uno spirito di in tolleranza che a mano a tntlno evolve verso spunti quasi .ansiosi. Una costituzionale debolezza della sfera ,·olitiva, la deficie nza dei pot-eri di critica facilit.ano lo scop p io di reazioni as.~oluta m ente inadeguate agli stimoli: rin.chiuso una volta nel gabine tt.o di decenza di casa per· una mancanza commessa rie.;ce a fuggin1e da.l fines trino e si dà alla campogna per vari g ior·ni fìnchè viene r·itrovato e ricondotto a casa. L e condizioni economiche dei suoi non sono cattive, eppuTe eccolo che ruba 50 Iir·e a l padre e più wrdi commette altri piccoli furti ad estnmei senza che egli stesso sa ppia dore una g iustificazione di tali fatti. Mentre ama e Tispetta la mamma e ne sente dolorosamente il d istacco (dopo la separ a zione coniugale rimase affidato al padre) avverte quasi uua r e pugnanza verSo il babbo ed ogni minaccia, ogni punizione, non sempre giustn, forse, o per lo meno p sicologicamente esagerata e ermta, alimenta in lui il senso di intolleranza familiare che si estende in seguito alla socie t·à e ;;i ripercuote persino contro sé st-esso. Nell'istituto correzionale overimase dall'aprile del 23 all'ottobre del 25, da w1a lettera di queltliret.tor·e, apprendiamo che il B . o si rivelò d'indole mite e tenne buona condotta. Infatti il suo proscioglimento fu provocato dalla direzione del riformatorio per avere il giovane r aggiunto lo scopo del 1·icovero • . .Dal 25 a l 28 la sua condotta è normale: lo confermano le informazioni dei carabin ie ri. Non ris ulta che s i siano verificati altri episodi di fugt't. Improvvisa ment e , a lla fine del 28, commette un ultimo furto che lo segre~a per 22 mesi dal mondo in un carcere. A tale reato il B. dà unn g iustificazione quasi b1fantile : spinto dai compngni si sarebbe d eciso a scassinare l 'uscio di una canti na per asporta-rne una damigiana di vino. Per noi la. spiegazione del nuovo gesto di crimintilitA n on è cosl semplice . È la costituzione morbosa de l giovane che affiora nuovamente, solleci t a ta da fattori eli suggestionabilità, di iw;;tubilità. Egli non ruba per necessità : non è un vagabondo, uu abbandonato: ha il s uo mes tiere, il padre lo mantiene quasi con agiatezza. non ha bisogno, in una parola, per vivere di ru bar e. Nella s un anomalia costituzionale predominano delle note isteroidi accentuate che contrihlùscono a falsare un meccanismo p sico-ment.ale g ià debole di p e r si-, che lo inducono a ce.<>ti incoerenti, a reazioni impu lsive, ingiustificate . Il B. è un siroputicot on ico, anche se le note somatiche dep ongono m eno per tale temperamento, e ce lo dim o strano le prove farmaco-dinamiche : com e tale 1m iperemotivo, l.lll suggestihile, qualità che s i accordano con la sua natura pitiatica. vn deliuque11te coJuune, un degenerato-e .manca nel B. ogni cara t t ere somatico di d egenerazione - a;;sai diffi. -cilmente lascta tacere i suoi istinti pe rversi per ann i interi, molt o pii• r·Rram ente vive in \rna comunità (riformatorio, r eggimento) senza d1e si ma11ifestiuo quei
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Giornale di 111edidna militnre.
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A PROPOS ITO DI Ft:GHE t:\1\IOTIVATE :!'I ELL'AMBTENTE MlWTARE
caratteri m Ol'bosi della sua. insubordinazione g ià. rivelati in famiglia, a scuola, nella. società.. Il B. - può semht·o.re un controsenso - nella vita di corrigendo, in quella reggimenta le, s ì direb be che trovi quas i il s uo benesi3ere: è tranquillo, mantiene une. condotta normalissima., ritrova la sua. calma. Appare, in una parola, tutt'altro che un i ntollerant,e. un inadattabile. Improvvis ament-e, senza un motivo grave apparente, fugge di C'a:;erma. e vi rimane lontano una volta per un giorno e l'altra per tre. Interrollnto su tali episodi, che riconla quasi in tutti i part icolari, dice di e.'>.<Jere fug~ito perchè • stanco degli a ltri, sperava di trovAre ne lla solitudine d ella ca.mpagna l t~ s ua tranquillità. •· È un biso~no di solit.udine, di calma che lo spinge a commet.tere addirittum un reato di diserzione! Aggiunge che più volte si avvicinò alla caserma per ripresentarsi ma che il timore di una punizione lo fece desistere dal buon proposito e che solo quando apprese da comp~ni casualmen te incontrati che altri militari enwo stati puniti per colpa sua. si decise a to rnare in reparto. Non si rivela in t.utto c iò la frag ilità. del suo meccanismo psichico1 Fugge per un nonnulla, va incontro a un reato dei più gravi néll'e.'!ercito, s i l'avvede :solo perchè lo informano che dei compagni sono in prigione per lui! I ncoe rcnm nell'impulsività. d ell'atto, incoerenza nella resipiscenza! Code.'>te fughe ripet.ute - il B. fin dall'infanzia ha adottato tule sistema d i reazione ai più lievi contrasti dell'esistenm - noi non possiamo intend erle se non come conseguenza di stat.i affettivi patologici: eccezionali allo stato normale di vita. si ripetono ogni qualvolta una sofferenza morale e psichica induce il sog_C'etto a ricercn.re n e ll'allontanamento dali 'ambie nte la s ua. tranquillità. Ma un altro fattore deve richiamare la nostra attenzione e farci riflettere. Incalzato dalle domande sulla sua ultima fuga, il B. finisce per confe.'>sa.re di aver tentato, durante il tempo pn.ssato lon tano dalla caserma, di !'!egarsi le vene dei pol.'!i con un v etro raccatt.ato p et· terra ma che alle prime gocce di sangue aveva desistito da.ll'insano proposito. Anche su questo ~est.o uguale giustificazione: • ero stanco d egli altri e di me stesso •. È il secondo tentativo di suicidio : abbiamo già accennato alla minaccia espressa s ulla fotografia della salma di un amico: questa volta il suicidio non venne forse nemmeno tentato, rim ttse allo stato di p roponimento, ma. ci basta la costatazione di codesta idea t ragicamente morbosa che si affaccia. più d 'una volta alla mente d e l giovane per farci sospettare un individuo con facile tendenza a spunti ansiosi. « Il rat.to ansioso cond\lce alla fulla come può condurre al suicidio, altra forma di liberazione e di d iserzione • (così il Gimthier). E i tentativi di sui cidio, in effetti, altro non costituiscono, come le fughe, che una reazio ne esagerata del pove ro di spirito contro le avversità della vita. Riassume ndo, pur ammesso nel B. nn fondo ùi amoralità. agg ravato e t e!<O più manifesto da particolari con tingenze familiari e sociali, dobbiamo attribuire mallgiore importanza allo. d ebole costituzione psichica. d el soggett.o (abbiam o la caratteristica fig ura del debole squilibrato) in cui predominano fattori emotivi e di facile s ug(.{cstionabilità. - temperame nto isteroide - e un difetto originario deli;'L volontà. Il tono nffettivo è quello maggiormente provato e la cui !abilità induce n.ddirit.t.u ra a t.entntivi d i suic idio o per Io meno a idee suicide. Non m'indugio su una diagnosi differenzia le fra i vari t ipi di fughe: si potrebbe penslU'e a equivalenti epilet.t.ici, a episodi di demenza. precoce - per citare i più frequenti e noti -, ma ne conosciamo t roppo bene i C1\ratt.eri per dovercene occupare: né, d 'a lt ronde, la cost.it.uzione del B., somatica e psichica , autorizza il sospetto di una di tali forme. Con più verosimig lian:t.a. poichè noi soggetto si rileva qualche nota d e lla costituzione schizoirle, potremmo t emere che i ripetuti episodi di fuga non siano che le prime avvisaglie di una d emenza precoce in incubazione: ma d i "iò solo il tempo potrà. darci ragio ne. Maggiore impot·tanza rive1<te il lato medico legale del caso. A parte la conside,·azione di limitnta respon-;a,bilità di fronte a nn reato di diserzione, il B., in rapporto a ll'elenco imp!'rfezioni e infermitl'l.. rientn\ in tesi generale fra gli anomali d e lla c:ondot-ta e d e l caa-attere (IU't. 27 el. A) e, come t.ale, in base alle informazioni s ul RHO pa><sato. d a i rilievi psico log ici ciel periodo d i osservazione, d eve essere eliminato d a ll 'esercito. La n ostra ntt.enzione è richiMnata dtù fatto che il militare ha potuto compiere qun.-.i intero il suo periodo di [erma senza suscitare nel medico, negli UffiC'inli, sc)ttutliciali e gradu(>t i tlel reggime n to il minimo sospetto sulla sua anomali& (potrebbe qu i twere importanza il ri cordo che il B. passò parecchi mesi dellas ua. vita mili tare in un ambiente ovo meno potevH avvertire il disagio d ella di!:lciplina ~
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
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m i riferisco al periodo trascorso quale piantone nell'ospedale civile). L'episodio isolato di fuga per un giorno fu senza dubbio interpretato come una delle solite m(l.nca.nze disciplinari: nè se ne può fare un addebito ad alcuno ove si pensi che s i verificò in pieno benessere del soggetto, che l'assenza dalla ca.<>erma può essere stata rimarcata solo per qualche ora o passata addirittura inosservata, che il soldato, infine, non aveva precedenti disciplinari cattivi. Stando cosi le cose, non si pensò naturalmente ad avviare il B. all'infermeria reggimentale. Il giudizio del medico è sto&to invocato solo al secondo episodio - e il più lungo - di fuga, e solo allora sono state richieste tutte le informazioni atte a portar luce sul gesto inconsiderato del militare, sulla di lui vita. precedente all'arruolamento, sulla sua infanzia: con i risultati su esposti. Che cosa ci ammonisce tutto ciò? Che non è mai troppa la onra portata nello studio dei rilievi psicologici dei militari, nella valutazione dei documenti comprovanti il passato dell'individuo. Che se p er ogni soggetto che presenti irregolarità di condotta è necessario conoscere dettagliatamente i precedenti personali riguardanti la vita premilitare, ciò è tanto più necessario qttando si verifichino fughe immotivate o determinate da. cause futili e sproporzionate alla reazione. Che se è giusto, infine, che nella valutazione di tali episodi non si porti una eccessiva larghezza di giudizio onde non cadere nell'eccesso oppost,o di foment-are, co n un provvedimento di riforma male interpretato, l 'in disciplino, nella casenna, è altrettanto umano t ener presente che una. fuga patologica che in tempo di pace può condurre nella peggiore delle ipotesi a.tma. condanna più o meno grave, in tempo di guerra può cost.are la vita all'individuo la cui psicopatia sia fatalmente sfuggita all'osservazione del medico.
RIVISTA DELLA ST!IPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MILITARE.
Quale carattere assumerà una nuova guerra moderna ? (Libreria Delu.~a.ve, P arigi 1932). Si trat-ta di una pubblicazione edita nelle lingue francese, ingle.<;e e tedesct~. a cuta dell'Unione interparlamentare che da più di q uarant'anni svolge la. sua attività al servizio dell'idt}a. della pace e della. cooperazione intemazionale. 1n particolare, dopo la guerra, l'Unione ha. rivolto i suoi sforzi ad un'attiva propaganda a favore dell'arbitrato internazionale e d"'lla riduzione degli armamenti, ha istituito studi s ul problema della s icurezza, si è, in una parola. inte· rt>ssata. di tutt,o il vust,o campo di attività nel quale opera la Società delle Nazioni dalla sua istituzione ad oggi. La pubblicazione è sorta. quale risultat,o rli una inchiesta che l'Unione ho. ere· duto suo dovere di aprire, in m odo che tutti i diversi punti di vist.a potessero esf::ere espressi colla collaborazione d i competenti in materia militare, economica, fìnunziaria, .giuridica, psicologica, demografica ecc., guidati solo dalla loro coscienza professJOna.l<'. JJa trattw.tione è suddivisa in 12 capitoli. D alla. recensione dell'opera. fatta. dal ten. col. U. M ONDADORT sullt1 Rivi~ta ,l-1ili.ta1·e Italiana (fa.'lc. ill·l932-X), stralciamo i seguenti capitoli, di ma.gginre interesse per i nostri lettori. Gli e.ffetti di Url(t nuova gtrerra 8ull.a mentalità e le cmul-izioni rli spirito delle popolazioni ci,.vUi e delle truppe combattenbi.
Joera Joeryen.,en professore di filosofia all'Univer;;ità. di Cope nhughen passa in rassegna. nel prooente ~rtie:olo le varie fasi eli stato d'animo a.ttr·twerso le quali ;;ono l?assati i p opoli durante e dopo il grnnde cataclisma rappresentato dalla guel'l'a mondaale.
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RIVISTA DELLA STAlllPA ~lEDIOA ITALIANA E
STR~"<IERA
Dato che l'inAut'nza ckllt\ gueJTa moderna !<i fa sentire in tutt·i i domini dt>ll'ot. t.ivitt\ delle societi\ ummw, si. può dire con certezza che le ripercussioni sia dirctr-· clw indirl't.te tl'una guena futura. saranno pror'onde in tutti i campi e che esse SII · 1·anno tanto pib forti e dtH·e,·oli qunnto più sanmno este..:;e e ltmghP le ost.ilità. Non potendovi PRser dubbio Ru eiò rimane solo a domandarsi di q uale natura. AA· ra.n no questi effet ti e cioò se la guerra proclurr:\ un migliot·amento o w1 rlt?terioramento della mentalit.ì\ o dello stato d'animo deliA> popolazione. Sarà essn. favorevole o nociva allo sviluppo cl!'lla cult.u.m? J.n wm parola, i :suoi effett.i saranno di nat.ura posit.i\"ll. o m•go.t.ivn,'? Kon ritenendo pol'll:libile fornire una. risposta esam·ient t• a tt~le domanda l'A., sulla ba;;e òella recrnt.e esperienza passa in rassegna la mentaliti\ e lo stato d'animo df'lle folle durante e dopo la guerra mondiale asserendo come il risveglio dell'ango<>cioso incubo all'atto della conclusione della pace sia stat.o di breve durata e come le• felici spcm.nze apparse allora sull'orizzonte sitmo and>lte man mano svanendo Ja..<!Ciando il campo alla più nera disillusione. In luogo di tlfii.L ricostruzione e d'una riparazione delle forze dei popoli esauri ti .fisicamente e psichica.mente dalla gnelTa, non abbiamo visto che gli effetti delle forze dist.ruttrici che la gliC'rnt aveva sctttenato e ohe er·ano divenute più tangibili di prima. Fu proprio ullora. che doveva g<>rmogliare il catt.ivo germe seminat.o du· rant.e la gunrra e ciò non solo per i vinti ma anche per i vincltori. Dopo aver esaminn.to nei ptuticolari ie tristi eredità della. Grande Cuerr·a, si può logicamente ammettere che i ri>;nltati di w1u futura guerra possono essere molto dissimili? Potrebbe essore u.na nuova guerra una sorgente atta a sviluppare presso gli uomini ecl i po· poli t.ntto le for·ze del h<n1e? 8a.n\ es.c;a in grado di affrrmare le volontt\., chiarire le idee, accrescere i sentimenti d i giust.izia e di umtmità? Potrà essa riportare ad 101 1·isanamento dt~llo spirito ad un'elevazione del livello morale ad un progres.<;o E-ssen· ziale per la civiltà? Tutte le considerazioni espo;>te dall'A. nel corso del suo esame, portano concordemente a rispondere negativamente a tutte quelledomtmde. Eflett.i demogra.(wi della graNde querra moclema.
Liebman Hnsch prof<•s.<Jorc di st.atistica e demografia a ll'Università di C:ine\·TI\ espone un completo ed inkr·es....;ante studio su questo argomento basato su dati sta· t.istici riferiti alla recente guorra monòiale. L'A. premette che nel campo demogra· fico la distim.ione fra paesi vincitori o paesi vinti è meno giustificata che in a ltri campi; In ,·ittorio. o la scoruìtta hanno, sugli eff<'tti dl'\mografici, infinitamente mi· n oro influenza che non le c•ondizioni gent'n\.li del pa.eso che si considera. La Francia, ad esempio, pm uscita dttoriosa dalla Urande Guena, ma la cui popolazione era rimasta quasi st-azionaria u ell'untcgue rru, ha dsto, a malgrado la riannE>ssio.ne delI'Also·zia e Lorena, scendere il numf'ro della >'ua popola :~;ione ad una cif.ra inferior~> a q ue lla risultante dai woi censimenti unteriori dopo il 1866. La Germania sottomessa. ad un blocco jmplacabile e -v;ntu. htL dovuto registr'l\re un'enorme rccrud<>· scemr.a della mortalità della sua popolazione ciYile; questo aggravarsi clelia mort.aJit,\ calcolata A. 3/ 4 d i milione di decessi in più della mCJrtalit.\ normale, fu purtnttavia meno vat;t.o di quello osse r·n~to in lta!ia (più di un milione), paese q11esto a.ppartcnent<.> alla categoria di vincitori. L'A. pil'lsa poi ad esamùlat·c il periodo rlemografìco della guerra. e le suo fasi: i dati generali stùle perct>ntuali della mortalità e natalit-à i11 seguito alla guerra mondiale; le guerr<l e le forme epidemiche che in essP si sono sviluppate nonchÈ' lE> malattie infettive sdluppatesi in periodo po;;t.eriore: lo guerre o lE' mort..1lità ch•i neut!"i; il bilancio gt·ncmle d ella mortalità causata dalla. guerra mondiale; l'età ed il sesso dolle vittime di guerTa; la guerra rnoderna ed il numero globt\le della. popoltlzione; lo squilibrio de i st'<"Si provocato dalla guerra; le perturbazio1ù nella struttur>~. della popolazione rife r-ite all'età. Si chieòe infine quali siano le prospettive per l'ay. venire, cii quell'avvcnù·e in eui tut.t,i dosiden~rcbbE'rO poter penetmre e sapere qua l i sorprese lma nuovtt guerr(\ ci potr<.>bbe ri~crvRrr. Ma per fare un prognostico sugli effct.t.i demografici che una nuova g"ll<'r't1l produJTebbe, troppi sono gli elementi che s'ignoruno, qunli ad Psrmpio lo stnto ùelltl nostra conoscenza. tecnieu d el momento sopratuHo in materia di distruzione riferita particolo.nneute &111\. guerra chi· mica e batteriologica. lo Rtatuto giuridico della guerra ed in qual misura tale statuto potrà el;!'Cre os;•ervato ecc. Pw'tultM·itt se- una ta l guerm do,·esse durare un certo m1mero di anni i suoi
RIVISTA DELLA ST.HIPA lliEOICA lTALIANA E S TRANIERA
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e ffetti clcmc)f{l"I\Jici distrutt ivi pott-cbhero 11nchA oltn•pn-;sare <tttt>lli della g uerra 1914-1 8: in un'epoca in cui le popolazioni dei pa{'~i Ol'cicknt.al i t.('ndono di giorno in giomo n c!i,·entm·e stazionarie, o probabilmt>nt.e cSSt' giÌ\ ::;i trOYHno alla vigilia di un'èra di lenta decrescenza. unt~. tal catastrofe significlwrebbo non solo l a distru· zione di diecinP di milioni rli ,rite umane sui divPrSi punti de-l nost.ro piarletn., ma a ltresì una formidabile eri irrimedinbile r<'tt'OCP«!'< ionP numct·ica dd popoli occident,l)i e la dooadt>n7.a df.'fìnitiva dolla civil t~\ c.h'E'!'<si rapprci'Pnta no. )tolte tf'nc occuplltc oggi d>t queste nazioni Sltrebbo-ro 11ll<i rR. colonizzate da popo la.zioni eli al tre civiltà e forR'anchc di altre razze .
La guerra chirn·ica e batteriologica.
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Certrud lVa~'<'r dotoor<'S'«!. in scienze e profPS>lo.regsa. nll'Univf'r,:;it.ìt. di Berna, n e l s uo articolo afferma come tutU> le nazioni si stiano prepa rando a lla gnop·a sopratutto nel campo chimico ed espone un cenno sulla orgoni.z zazione cii tttle anna, pr(>sso i vari eserciti e le somme acl essa devolute ne i bilanc i militari; pas,;n poi in TM.<;egna, le conS(•guenze d d la guerra chimica Recondo il parerP d('gli e::<p P.rti in ma.t eria, g li effetti fisiolog ici dei gtts impiegati in combn.ttimento, il problema de lla protezione d elle popolazioni civili, ed infine fa un 'ampia trnttazionc dùlln g uerra batteriologica. L 'A. conclude col dir.-. che gli ott imisti p otntnno f 0 1'8€' obi!:'ttare cho m Algrado tutt-i i loro preparativi in pre visione di una g uerra scientifica. le potcm.e esiteranno a ricorre re a quest'arma, ma C"-'> i dimentictmo che all'atoo della dichiarazione di guerra tutte le tradizioni e conside razioni umnnitarie sat·anno gettat-e a mare; una volta. scat-enata, la. g uerr11 non conosce che una mèto., uno scopo e cioè l 'annient amento completo d e ll'avversario con tutti i mezzi disponibili. Tutti coloro che c onoscono cosa sia la. guena lo confessano senza vet·gogna.
TI professore A11dré MayP.r già direttore d el la-boratorio a.lla scuola d egli alti s tudi, professore in seguioo all'Università. di St rasburgo, direttore d ell'Istit-uto di biologia fisico-chimica e vice -presidente del collegio di Francia., e c he htt- riiretto durante la. guerra. il laborat,orio di fis iolop;ia. d ci servizi chimici fmncesi, dopo avere pre messo che una. guerra metterebbe ormai in grande pericolo le p opolazioni civili, e passati in rassegna. l'attacco con i mezzi tossici e la guerrtt- chimica, accennando alla. necessiti\ d ella loro interdizione , alla protezione cont-ro di es;:;i d elle popolazioni ed alla sua. afficacin., all'attacco con mezzi esplosivi ed inct>ndia.ri, e a quello a mezzo di roicrorgnnisrni pat.ogcni, condudo che lo prospettive risultanti dal quadro tracciato appaiono preoccupant.i e che se non s.i può dire che esse non abbiano riscontro n f'l passato, si pt·esent.ano oggi in una. misul'a enormemente ingrandit-a n causa d e ll 'industrializzazione della. gue1-ra.. La stol'ia d el pas...<:ato i> piena di esempi di soffc-renz e di popolazioni rncchiusEI in città a,.,.r~ed ia.te, ma oggi l'inte ro paese è d estinato ad esser assedia.t<> come ebbe ad esprimersi nn generale tedesco ne ll' ultima guerra: " Noi porremo l'a ssedio alle fortezze de lla. Francia •· Mentre un tempo si pote va. a~iare solo una. città fortificata, domani s i pot.r~tnno raggiungere tutte le parti ptù re~ote del paese in modo che l'inte.r o popolo risulterà n•almente in •1 stuto d 'a...;:;sedio »: ~ ulla. potril. sfuggire domani alla distruzione; non si può dub.tare che la steSRa: Clvtltà europea sia tma cosa fragile e cho quindi anch'essa possa. sparire. ~~ la SClenza., nè la. tecnica di cui la civiltà moderna è così fie ra. non potranno sopprunere . que~t.o rischio. dato che sono cAse a.ppnnto che fol'niscono ogni giorno e sempre m mt~um ~agg10re i più gt'lHldi mezzi di pott>nt.a. Al mondo civile sp~tta di v e d e r e se esst voghono servirsene quale scudo ovvero servirsene a scopo di s uicidio. Protezione contro i gas da combattimento.
n ~cn.erale di Divisione E . Maltese, direttore d ol Ct'nt-ro chimie'\O militnrc, s i iJ C? ~placNmto segnalare per il nostro Giornale In seo-uen to notizia appAI'"fl· Slll q uo1 U\.n o e7)l111te ti< · u . se.,"'a che vttlgn "come ' · de l notevol · . · cl'l AnveT"SA. d ~ 11' 11 f e bbrato l'Sf!tnpto .· c co nt.nbuto che le vane Clttegorie di tecnici e tra qu<'stt• a nche il b<'neme~~~~;~~f fo.nuace•~tico, ?f!rono alla s;oluzione de ll'importante prohl•' ma tlì prepnra.
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.a popolazione cwtle alla protezione a c rochimica o:
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L'uftìcio nazionale (armaceutico belga ha tf>stè votato il seguent-e ordine del giorno: f"Jonstalflto che nll'e.<Jte.ro s~ uwltiplic,ano le esperienze per organizzare la protezione della popola!iuiH~ t· i 11ile contro i gu.s da combattimento; Considerando d11! la. preparazi<me scient.i(ìcu del fa:mUicista e la lttW 1niseione w,wn·i taria lo d·iéglj{IIW a partecipare attivamente aUe organizzttzion.i di protezi.one che samnno •·iconosciltte te mi{Jliori contro i barbari procedimenti della guerra m.odema; Esprime l11 volont« d~>,Z corpo fa·r maceutico di offrire il concorso di8int.eres~:~ato dei suoi membri p er cooperore ttlti.t:amente all'azione previdente degli organi incari.cati o soUcciti di 'Juesta m ·issio11e umanitaria.
Opere di soccorso della Croce Rossa giapponese in occasione delle manovre di difesa aerea di Klushiu. (R e vue internazionale de la Croix-Rouge, n. 157, gennaio 1932). Al tempo delle manovre di rlife~a aerea che banno avuto luogo nel giugno 1931 n oll<l. J'Pgione de l Kiushiu settentrionale, il Comando regionale di Fukuoka dd la ()(oce Ro<'l.><tl gìf~ppono:se h•• inviato dci di;;t.~cam<'nti sanitari che hanno effet-
tuato degli esercizi di soccorso ai gassati. J<.:ccone i part.icolari: I municipi dcllt\ c ittà e d ei ,;Jhtggi di questa regione. basandosi sul piano generale rlc lln manO\TE' e sulle preacrizioni impart.ite dal Comando circa l'estinzione delle luci e i sc•f.(nuli d'alltltmc, hanno cooperato alle disposizioni prese per la difesa aerea, impa1·t.cndo precedentemente alla popolazione le istruzioni n ecessarie sui gas tossici e sull'impiego dei cJi,·ersi mezzi di dif<'sa. Da parte sua il ComitA.to t·f'gionnle fo1·mò il 18 lug lio due distaccamenti sanitari, impiantò in due !'lettori d e ll!1 città dei posti di socc~rso sotto tendtl, si munì di materiale sanitario, ùi letti per ammalati, degli arredi e degli utensili necessari e fece aflio;sare ù egli avvis i p or far conoscere la creazione dei posti. Nello swsso giorno s i ass<'gnarono ai due distaccamenti 4 medici, 18 infermieri e 4 scritturati per essere pronti a ricevere e soccorrere i colpit.i. Quando ~iunsero una dozzina di neroplani. ebbe luogo un vivace combattimonto aereo e terrestre, causando not-evoli danni per il lancio di bombe incendiarie e di ga.« tos;;ici. Appena avvertiti. i due dist.a.ccamenti sanitari si misero al lavoro mettendo in azione n1.pidamente le ba.1·elle e due automobili di soccorso. Essi rd.Ccolsoro i f<~riti e le p ersone colpite dai gas tossici, e li tra.<;portarono a.i posti di medicazione. Colà il pt>rsonale sanitario prodigò le cure appropriato ai diversi casi, ut.ilizzando l'apparecchio d'inalazione d 'ossigeno per i gassati che &ano stati più gn1.voment(1 colpit.i. Alt-ro pf'I'SOnAle di soccorso fu ugualmente inviat.o nelle città di Kob.-ura, Tob atn, Yuwata. e \Vakama.t.su. Queste manovre hanno fomito una eccellente occasione per attiJ·are l'attenzione del ln popolazic,ne sulla difesa cont.ro gli a.ttacchi dei gas e per far comprendet-e, in tali circostanze, l'importanza della Croce Rossa.
IGIENE. Le encefaliti post-vacclnall nel loro rapporti con la vaccinazione e con le encefaliti post-lnfettive e disseminate acute. (Bulletin d el L 'Office International d'Hygiènc publique, dicembre 1931 , pag. 2138). Il. rapporto della Conunissione del vaiuolo e della vaccinazione compila.t<> ch1l prof. R ...Jorge, col concMso di Su:. G. Buchanan, pe1-vit>ne alle seguenti con clusioni au questo argomento di g;nmcle attualit-à ed interesse: la quasi totalitl.\ degli AA. che si sono int.cr·cs.~ati d ella qtwstione clell'encefalite aderiscono più o meno francam ente alla. dottrina unitari~t a.mmet.tendo cioè che un sol virus presiederebbe nlla enct>fi~lite dis.«o·mutatn. ncuta, sia t>ssa. d euteropa.tica. (post-vaocina.Je e postinietti,·a) o protopnt.ica cio(~ spontanea. Quest<> vi rm;, n on ancora isolat<>, sarebhe sopratutto euratlt•r·izzt~to dalla. f'UA· allinità elettiva por La guaina rli mielina che s ubisce In. dc:<int-l'grnzion0 P r)('midini7.znzione. E~so agirebbP dt• solo n ell<' Piwcfalit.i spontnnco mentre in quelle post-infetti,-e <>ntrcrd.>bt> in uzinne insiPruc> n<l un altro \'irus (n1ccino, rOSI\Iia., varicella, ecc.) che
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gli a-prirebbe la via o lo farebbe passa.r·e dallo stat o latente a quello dell'attività infettante. L'a.mmissibilità di questa ipotesi:che legitt.ima una quantit.à sufficiente di fatti non può essere più rifiut.at.a. Alcuni AA. trovano assai probabile l'ipotesi della identità dei virus; altri come Pette, P e1·drau, Cournand l'affermano decisament-e ed i fatti pre!:>entli\~i come pl'()Ve sono r~almente sugg('stivi S{'hbene vi sia du notare che esist~mo alcune discordanze e cioè: l 0 le encefaliti post-vaccinali sono di data. re<>t>nte mcntm qu elle postinfettive sono conosciut-e da molto tempo o qualcuna a nche da tm s<?colo, 2o nello regioni nelle quali 1·icorre l'~>ncefalite Vltccinale questa è più fre't)Uente delle encefaliti post-infettive e d i quello dissemina.te, 3° non si è mai osservata la concomitanza di queste diverse forme di encefalite, in O!tmda per esempio non si sono rL'il~Ontrati casi di encefalite che nei vacl'inati e nessun caso nei familiari che potesse far penMre a diffusione pe r contagio; 40 le encefaliti post-infettive non presentano la fi~sità relativa del periodo() d'incubazione della forn1a post-vaccinale, 5° la let.alit-à è molto() più elevata nell't>ncefalite post-vaccinale che nelle aJt.r e forme: 6o l'encefali te post-infettiva e quella àisseminat.a. sono segu ite spesso da postumi mentre questi sono a~sai rari nello. post·vaccinale; 7° il quadro delle lesioni anatomiche non è identico; infatti nelle en cefalili non post-vaccinali si riscontrano, olt.re all'infiltrazione perivasco! are e alla demielinizzazione, lesioni somatiohe varie nonchè segni d'infiammazione intensa ed emorragie "-isibili sopra tutto nelle encefaliti post-infettive. La prova diretta dell'csistE>nza di un vinJ.S unico per tutte le cnct>faliti ricordate manca ancora e può darsi che mancherà ancora p e r parecchio; m a se invece dell'unicità si anunet.tef<Se la plma.lità. dei virus (vaccinnle, m orbilloso, varicelloso ecc.) venebbe fatto di chiedersi se ò verossimile supporre che tanti virus di\·ersi colpiscano i tessuti ne rvosi nello stes."o modo, con la stessa localizzazione, la stessa elettività e gli identici caratteri microscopici. L'ipotesi di un unico vinti!, a.s.':lociato ai diversi vints dellt:~ malattie, seguite da complicanze nervose, sembra in concordanza logica con i fatti conosciuti finora ma solo il progresso scientifico potrà far luce su questa int-eressante questione sull~~o quale non bisogna avere opinioni preconcet-te. · PICCIOLl G. L UGLI. - Sul reperto batteriologico di sette casi di angina. (Il Valsalva, n. 9, settembre 1931). L'A. riferisce 7 casi di infianunazione catarrale e purulenta delle tonsille e e del cellulare peritonsillare (4 ascessi tonsillari e 3 angine catana.li) insorte con carattere epidemico nel periodo febbraio-marzo 1930 in individui che per ragioni professionali e di lavoro freque ntavano la stessa scuderia. Il decorso clinico di qu~te angine non presentò alcun carattere particolare nel quadro sintomatologi"o. All'esame microscopico dell'essudato, inYece, si ebbe occasione di notare un reperto batterioscopico di speciale interesse, reperto che fino ad ora non era stato mai rilevato e segnalato. Con la colorazione dell'essudato col Gram e con i co muni colori basici di anilina si poteva infatti constatare all'esame microscopico la presenza costante, con prevalenza notevole nelle 4 forme purulente, di strep tococchi in catenelle lunghis..'IÙne e di maggiori dimensiorù degli streptococchi comuni, identificabili per i caratteri morfologici con lo sitreplococcus equi scoperto da Rivolta e s tudiato da Schiitz, oltre, ben s'intende, gli altri germi soliti (sta61ococcbi e streptococchi piogeni). L'identificazione di tale germe e la differenziazione dallo streptococco piogeno fu confermata da. tutte le prove e cioè dal carattere delle culture in agar e glicerina, dal cosidetto sviluppo crociat-o delle due specie nei filtrati di cultura, dall'inoculazione per iniezione sot.tocutanea nel topolino e dalla ricerca del potere batteriolitico e preCiJlitante risultata negativa nel siero antistreptococcico di tipo umano. · Lo streptococcus eq1'i di Rivolta è notoriamente l'agente dell'angina dei cavalli nei quali determina, fra l'alt ro, tumefazio ne e suppnrazione dt~i gnnc:li del collo ~ può provocare talvolta anche forme set.tico-piemiche; s i riscontr ù inoltre in un <:erto numero di a.J-tre affezio ni morbose equine.
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Allo Rcnpo di ;;tohilir~'> S(' la pr<>senza dt>llo s t.t·ept.ococco equino si trovava inn esso diretto eu n l"itlì\:zion:- tonsillat'f' nei set.t..~ individui osservati, l'A. ricercò: J o) senei cavalb sani esistPva n,~l la flora d el re t.robocca lo l'treptococco equino e se esso si riscontrn.va pure nei campioni eli poln>re raccolta nP.l governo dei cavalli; 2o) SP it siero dì san~ue doi par.icnti affetti da questa. forma morbosa presentava un potere. litico p Pr lo st.rc:'p tococco rld tipo t>q uino. I risultati dì questo gruppo di ricerch~ fece.ro const.atarr la pt·est>nza di tale streptococco n ella 6ora boccale in 9 su 15 cavalli esaminati o in due dei 24 campioni di po!vero; fu possibile dimostrare pure la. produzione dì anticorpi ne l siero di tut.ti e 7 i soggett.i, nei quali il potere .litico d el siero d i fronte a questo speciale streptococco risultò positivo in diluizione variabilo da l: 20 a 1:200. Ha potnt.o così dedu.rTe che questa. forma d ' anjZina è da. imputarsi dirett-amente allo streptcocco equino di Rivolta., e che l'u.ffezionE~ morbo~a., come comprova pure il fatto d'e;.l'ler~ insorta in uno stE'sso periodo fra so.gp:ot.t.i che lavoravano o si r ecavano più volto al giorno nella st.es.-;a. scmh>ria (soggetti che non presentavano nel maggior numf'ro d e i casi alcuna suscctt,ibilitÌl. alle nffezioni tonsiUnri, e come pure è ris ul tato da. tutte le altre ricerche riferite avanti ), si contrae nelle scuderie. es.~Pndo il cavallo un portatore dì tale germe, gl"rrnf' che può es.'!ere presente persino n(' l! a polvere st.essa de.! governo dei ca,·alli e che quindi con molta facilità. può raggiungere E'rl infettare l'orofal'ing<•. TROINA
MEDICINA LEGALE. GH. R oUBtER. -
La tubercolosi polmonare consecutiva a traumi toracici. (.Journd
de Médecine de L yon, n. 276, 1931). Nella. pratica infortunis tica. si deve ammettere che un trauma contusivo del t-orace può essere responsa.bi le, se non della insorgenza. primitiva di processi tubercolari nei polmoni, di favorh·e il risveglio e la. evoluzione di lesioni già inattive e silenti, e cii tra.'!formare un tubercolotico latente in un tubercolotico attivo. Spesso f.. difficile riconoscere e valntare la parte spettante al trauma, la cui st.essa reale eYe· nienzR. è, a volte, problematiea e non sicuramente dimost:rata.. Come cr iterio di massima.. stabilito che un trauma toracico ci sia effettivamente stato, bisogna, p el"' affermare un rapporto causale tra quest.o o la evoluzione della malattia tubercolare, cl•e siano soddisfatte alcune condizioni pregiudiziali e tra le più valevoli, la buona salute e la piena attitudinP ant-eriore a !lavoro rlell'infortunato, la entità del trauma. la successione, a. scadenza relat.ivamente breve, eli emottisi o di segni di affezioni pleuriche e polroonari, anche se non specifiche e da.! lato opposto a quello traumati zza.t.o. T.REPICCIONI
(Ot\ L?lta contro la tubercolosi: fa~c. I, 1932-X).
S. Du:z. - Sforzo e varici.. (Il P oliclinico, Sezione chirurgica, n. l, gennaio 1932·X ). Rias.iunlo: L ' A. esamina tutti i fattori intrinseci ed estrinseci al sistema v e noso, che possono far Vttriare la prer,;s ione v eno:;;a e si sofferma spPcialmente a studiare l'a1-iono esercitata. su questa cingi i sfOJ~.(.i corporei. I risultati delle ricerche finora compiute pN· stubilnre il valore ddla pressione venosa negli arti inferiori e supcl'iol·i n elle loro varie posizioni, sia allo st.nto normale che durante lo sforzo, d imo strano che ~Zi i sforzi non producono che lievi aumf'nti di pressione de>1 tutto transitori non suflicienti a d eterminare lo svilttppo d e lle va.rici. Questi risultati trovano confe rma nelle osservazioni cliniche fatto dall'A., da.lle quali risulta che le varici non sono più fre<ttWnti n ei soggetti che esercit.nno professioni che li espongono a sforzi continui e ripetuti, o che nei fnnritLili d elle scuol e ùa lui esaminate non si ha una p ercentuAle di varicosi mino1·e di qu('lla degli adulti. Lo sforr.o non fa che t·ivc lnre stati varicosi pre>E>sistcnti, ed aggrava.re le varic i. già costituite.
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MEDICINA INTERNA. F. ~[ARCOLONC:O. - Ricerche sulle eventuali alterazioni biologiche dell'albumina urinarla nei nefrosicl. (0iornale della R. Accademia di Medicina. di Torino, n. 4, ottobre-dic-embre 1931-X).
C. CIPRIA..:l\"1 E
Ria$sunto: Gli A..<\. riferiscono su ricerche effettuat-e sulralbmnina. urinaria in casi d i n efrosi lipoidea con sieri precipitanti anti-proteine animali anche dopo pro,-e di carico, dalle qu ali risulta, in accordo con osservazioni di indole clinica, che non f! dimostrabile una deficienza di elaborazione di albumine alimentnri come causa dell 'albuminuria. Riferiscono poi su ricerche efft>Uuate con la preparazione di sieri imn1uni con 5 albumine urinarie di casi di nefrosi pura e di siero-albumine di due casi di nefrosi pura dalle quali risulterebbe una. certa specificità degli anticorpi prodotti d~tlle proU>ine urinarie dei n efrosici in confron to alla. siero-proteina normale, Rpecificità però non generi ca n è u~uale per le vnrie proteine urinaric: il comple::<so delle ricerche, pur non 1wendo valore decisivo nella questione, è favorevole olia possibilità di una alterazione forse tossica delle a.Jbumino eliminate con le ut·ine nei casi di nefrosi lipoiclea. Mod!flc:azioni della mucosa esofagea e gastrica nello scorbuto s perimentale. - Contributo alla conoscenza delle eterotople epiteliali dello stomaco. (Rivista di Pa,t.ologia Sperimentale, vol. V I., n. 5-6, pag. 431, 1931) .
GRoNcHr. -
fl.ià da. tempo, e con ma'ggiore insistenza più di recente, è stata se~nalata ed ha assunto particola.z·e rilievo tra. le diverss mn.n.ifestazio1Ù degli ;:tati di ca.renzn. vitam iniCfl;, specialmente della avitaminosi A, la presenza di processi proliferutivi e meta plastici in vari epiteli d1 rivestimento e ghiandolari. L'A. ha riscontrato nt>llo· scorbuto sperimentale della cavia una iperpla.<;ia e una ipercheratosi di notevole grado e pressochè cost.ante a Cfl;rico dell'epitelio dell'ultimo tratto dell'esofago. e una iperplasia delle ghiandole del cardias dello stomaco con eterotopia di queste gl•i~t-ndol e ndla sottomucul:!tt. L ' A. ritiene che tanto le modificazioni esofagee. quanto la iperplasia e le eterotopia delle ghiandole del cardias siano la conseguenza di uno stimolo proliferati vache la carenza di vitamine sembra determinare su alcuni siRtemi epiteJjaJi. MANU::R[
E. TRE PICCIONI cap. med. - Le cutireazioni tubercolinlche dlfterenziali. (Rivista di patologia e clinica dE'Ila tubercolosi, fase . II, febbraio 1932). Ri.a~sunto: Allo scopo di accertare se la r eattivit.à cutanea alla tubercolina può, nei differenti distretti, variare relativamente alla situazione e gravità. dei proces.c;i_ morbosi specifici nonchè all'att.e~giamcnto funzionale, ~enerale o rcgionolr. del s•stema nen-oso vegetativo (simpatico) sono state eseguite tn 495 sogp;ctti o.ffo>tti da tubercolosi polmona.re, con lesioni estese, a.tt.ive ed evolutive o circoscritte, ~ndenti al.la sclerosi, cutireazioni tubercolinicbe comparative in zone cutanee corrtspondentt t-opogrnficamente o per ordinamento mctamerico miclollare all'organo n~etto .e .su .zone lontane, precedute o non da iperstimolazione del simpatico nw· dw.nte ~nteztofl.i di adrenalina. I risultati raccolti, se non esr.luclono che le mo.nife · s~azt ont reattive possono presentn.re differenze a seconda d elle r egioni di appl icaZione del!~ ~ubercolina e del tono e della eccitahilità del simpatico, non avndoran o ~a o~tntone che le reazioni sian o es.c;enzialmente dovute o condizionat,e da mo~entl. ed •nflussi viscero·Cutanei di natura neurotrofìca riflessa. In nlt1·o ordine di 1?ee 8 1 pr~spetta la possibilità di azioni riflesse cuta.nco-viscemli che lo. tubcrrol ;na. a~phcata ~u _de~erminati distretti cutanei può esercitare' s ul p olmone aft"etto c E'tarm dt~ndov1 ptù tntense reazioni di focolaio; possibilità sullo qtutli l' A. si pro· p o ne 1 Indagare.
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Doon.ro. - Contributo al problema dell'eliminazione del bacillo di Koch attraverso Il rene clinicamente sano. (Lotta contro la Tubercolosi, n. l, gennaio 1932-X).
Riassunto: L 'A. su 50 casi di individtù con lesioni tubercolari varie ha riscon· trato sei volte il bacillo di I.;och nelle urine, usando il metodo colturale. L'e· same clinico di tali ammalati e quello delle urine facevano escludere qualsiasi alterazione del rene. Y. TRAllfONTA."<O. - Ricerche sperimentali sulla etiologia del granuloma maligno. (Pa.thologica, n. 484, 15 febbraio 1932-X).
Riassunto: L'A. ha inoculat.o pe r via linfoglandolare alle cavie granuloma maligno puro, prelevato con biopsia da quattro infermi, allo scopo di vt>A:Iere se fosse stata possibile una riproduzione dell'affezione, e subordinatamente ricercare l'esistenza di rapporti etiologici tra linfogranuloma. e virus tubercolare sia. sotto forma. di bacillo che di ultravirus. Concordemente in tutti i casi anche eseguendo passaggi da animali ad animali fino al qua~·to, le ricerche furono sempre negative per la etiologia tubercolare dell'affezione e per qua.lsiasi altra. etiologia.. P erciò l'A. conclude che il virus tubercolare non giuoca alcun ufficio nell'affezione, e che la. cavia anche per via linfoglandulare non è ricettiva. al granuloma maligno. Allo stato attuale quindi bisogna ritenere che il morbo sia determinato da un germe specifico non ancora scoperto, che attecchisce in speciali condizioni di predisposizione organica. CHIRURGIA GENERALE. L'iniezione endovenosa di morfina quale ausilio diagnostico nella peritonite. (Zent. Chir., pag. 2442, 1031).
HrLoEBRANDT. -
L'A. consiglia il metodo, che egli segue da anni, di praticare l'iillezione di m or· fina per via endovenosa, nei casi di peritonit.e che si presentano a.l medico senza sin· tomi di localizzazione particolare, per avere un aiuto a!Ja diagnosi della sede della les ione. Con lo, iniezione endovenosa il malato ha una. rapida. scomparsa dei dolori diffusi ed un rilasciamento dei muscoli della parete addominale: condizioni queste che permettono una minuziosa palpazione dell'addome; è facile allora trovare il punto che, essendo la sede del focolaio origina.rio della. malattia, ha una particolare dolenzia a.lla palpazione. A conferma della bontà del met<>do, l'A. riferisce un caso recentemente verifi(:atosi, di un mulat.o colto all'improvviso da violenti dolori addominali, senza segni di localizzazione. 1\ei precedenti anamnestici si trovava che il soggetto era un pit· tore (poteva nel caso tratta.rsi di coliche saturnine1) ed insieme che egli da breve tempo !!offriva di disturbi gastrici (ulcera gastrica perforata?) . Dopo una iniezione sott.ocutanea di morfina, che non aveva av·uto utile effetto, fu praticata endovena lentamente un'iniezione di gr. 0,0075 di morfina. Essendo quasi istantaneamente ces;;ati i dolori e lo stato di contrazione delle pareti addominali, si trovò uno stato rli difesa limitato alla zona epigastrica: la pt·essione in tale regione prov<X'-R\'11. vi,·o dolore, mentre la pres:;ione sul res t-ante ambito addominale era indolente. Fn diagnostit·ata. una perforazione gastrica da ulcera e, senza indugio, fu prati· cuto l'inten·ento operatorio che confermò la diagnosi. Guarigione. DUBBIOSI
A proposito della tecnica degli svuotamentl gangllonari del collo. (Revue de Chirugie, n. 9, 1931).
HEITZ, MARTIN ET CoL'lON. -
Gli AA., dopo avere espost-o i ricordi ~matomici dei linfatici edeigruppiganglionnri dol collo, i principi g('nerali delle adenopatie cancerose cervicali e la storia clinica dei nwtoùi tecnici impiegati nella. rimozione dclleadenopntie cancerose del collo, pu..;s.mo a descriYere la tecnica adopE'rata, in nove anni, al Centro Anticanceroso di Lione pE>r lo s vuotamcnto cex·,·icale tipico e le modificazioni inerenti a. ciascun caso:
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Posizione del pa-ziente: Semiseduto con un cuscino rotondo sotto il collo che è ruotat.o dal lat.o opposto. Per l'anestesia gli AA. ritengono che la migliore sia quella locale e r egionale. Nell'atto operativo distinguono: l o Tempo: Incisione dei segmenti che interessi cute e pellicciaio e che va dal solco parotideo, molto in avanti della punta della mast.oide, alla. parte interna della. clavicola al punto medio fra il margine anteriore ed il margine posteriore dello sterno-cleido-mast.oideo; altra incisione che dalla regione ment.oniera viene ad incontrare la precedente in corrispondenza della parte media; 2o Tempo: Dissecamento dei tre lembi in alto fino al margine inferiore del mascellare, in basso ed in avanti fino alla linea mediana, posteriormente al di là del bordo posteriore dello ster no-cleido-ma.stoideo; 3o Terrvpo: Sezione molto vicina alla clavicola del muscolo sterno-cleidomust.oideo che viene spostato in alto; resezione del mu!:colo omoioicleo dopo di che si vede appariTe la vena giugulare interna che precedentemente , -iene liberata dalla sua guaine, isolata e sezionata fra due legature; 40 Tenvpo: Svuotamento sistematico dol cavo sopraclavicolare, legatura dei r~tmi della giujlulare interna. e della carotide estcrnn, denudazione larga della carotide esterna e legatura in alto ed in basso del segm!"nto !!a<'rificato; 50 Tempo: Svuotamento sottomascellare incidendo l'aponen-osi aJ disotto del bordo infAriore della mandibola; fio Tempo: Rimozione òella. massa neoplastica che deve essere fat.ta. segttendo il vent re posteriore del digastrico e, riconosciuta la vena, giugulare interna, questa viene legata e sezionata eli nuovo; 70 Tempo: Revisione accurata dell'emostasi, sutura dei piani con un drenaggio in una piccola contro-apertura del cavo sopraclavicolare. Nei casi in cui l'adenopatia giugulare sia molto aderente e s ia estesa, si può essere costretti e resecare il vago. l'arteria carotide primitiva, il simpatico ed il frenico. In tre oo.si riportati noi hworo gli AA . hanno dovuto praticare la. sezione postoperatoria della carotide primitiva e del vago, senza aver r iscontrato alcun incidente. Quando vi sono adenopatie aderenti dello spnzio sot.toparotideo posteriore bisogna aggredire la loggia parotidea posteriormente resecando il diga.<.~trico e lo stiloioideo. Nei casi di adenopatie sopradavicolari è necessario praticare la disarticolazione e l'abbassamento interno della clavicola. Nei cancri della punta. della. lingua., del pavimento dellla. bocca e della laringe è logico fare lo svuotamento bilaterale in cui la preoccupazione maggiore è quella di conservare la vena giugulare interna di un lato. MAN IERI A. Bono MrccA. - Sulla cura chirurgica cfelle coliti. (Rivista sanitaria siciliana, fase. 4, febbraio 1932-X ). • Ri<ulaunto: L'A., dopo aver parlato delle coliti in ~enet•e, tratta dei varì met.odi di terapia chirurgica, riportando anche il pensiero di altri AA. R iferisce poi su sei
casi di esiti lontani di trattamento chirurgico di coliti:' due coll'appendicostomia, due coll'ano preternaturale e due colla colectomia e, ragionando sui pregi e s ui difetti di questi tre m etodi, viene alla conclusione che quello pitt raccomandabile è la colectomia {operazione di Lane), sempre tenuto conto delle condizioni del paziente da sottoporre a simile intervento di una certa g ravità..
TRAUMATOLOCIA. A. TluBucco. -
Contributo allo studio delle fratture dell'estremit4 su periore della tibia. (La Chirurgia degli Organi di Movimento, v. XVI, fase. 4, png. 306) .
... '
. Le fratture fieli' estremo superiore della. tibia sono comprese nella regione tibia le limitata da un piano orizzontale che pas.<:a per l'apofìsi tibia le anteriore secondo Richet o per il foro nut.ritizio dell'arteria tibiale secondo Borghi. Si possono di,·idere
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RIYISTA DELLA STA~IPA ME DICA
ITALJA~A
E
STRA~IERA
in tr<' ca,t<'J!orie : fratture complt• tt' so t tot.nber·ositarie, fratture incomplete o tubPro:;itiH·ie, st.r>tppu,Ut<' nto rle l tube rcolo tibia!\' o frattura di ~chlatter. L'A. si occupa. solamente di qu<• ll t• cl!·Ila second a catt>gori a o fl'atturP tubcr·ositarie. Queste si rile\'an~ <!uasi S<'mpre o lt re i -lO nuni con nna frequenza maggiore di tre quaJ•ti p er g li UOlllllll.
CirC'~t il mrrctmismo ptltogenC'tico )p frattu r€' t.u bt•rositarie pos.<;ono essere prodotti' da c·nusn dir<'tta (calcio di cH, ·a llo) o da. cau.;a jndirett.a p er il doppio m eccanismo di compressione e strappamento (cudnta d<\ grande altezza a gamba estesa). L'A., dopo a\'er esposto le tE'orie patop-enetiche cm~nciate dai \'ari studiosi, rit if'ne c hf' nf'lle frattnrP da cauBa indiretta int.e n·e ngon o fn.ttori diversi : la co mpress ion e e;;ercitnta sulla s uperficie ort.icolar·e du lia tibìa o la. flessione e torsione che s ubisce l 'arto n e l moml'nto d ella caduta , l ~ \'iolente contrazioni d ci muscoli e d ei ll'gamcnti che si inf'eriscono sulla epifisi tibio-peron eale in modo c he, tenendo conto d f'lla n orma le, pos izione valga d c·l ginocchio, si ;;;piega facilmen te la maggiore fre quE-nza della frattura della tubcrosità C'Sterna nei t.raumi indirett.i. Nelle fratture unituberosi tai'Ìc totali, la li nt'fl. di fra ttura pn.l'te d alla spina d ella tibia per raggiun~e re in bosso l'(u·ticola.z iono ti bio ·peronie ra, in qu elle tuberos itarie parzia.li si forma un fra mment<> cuneiforme o priRmatico che si distacca dalla tuberosità, in qu E'lle bit uberositat·ie la linea di frattu ra si può disporre o a Y rovE'sciate- o a. T rov esciata. Lo spostam ento del frammt•n t<> avv ie ne quasi sempre in basso e in fuoriI sin tom i sono t·appresl'ntati da verst~mento at·tieolare cospicuo, impotE'nza. funzionale dell' fli'to, dolore v i,,issirno al la palpazione dell'interlinea a rticolare. A seconda. ch e si frattura la t uberosità interna o esterna si ha posizione in vaJgo o in varo df'll'arto. Qualche volta si n ota ecchimosi d ella regione poplitea. La sola radiografia può precisare la varietà di fratt ara . La cura può esser e ortopedica (riduzion e. appa.rflcchio gessato) o chirurgica (osteosi n tf'~i , cerchiaggio ecc.); ma a. opinione d e ll'a ut.or e migliori risultati si ottPn~ono con la cura ortopedica. Espone, poi, 7 casi c linic i di frn.t ture t.ubf'rositarie della tibia di cw 4 unitnberositaric e 3 bituberositarie, di tnt.t e una s i è verificata por tt·a,uma diretto, 3 p er trauma indirett.o e 3 p er causa mista.. In uno di questi casi si è avuta. frattura concomitante della testa del p crone e della tuberosità esterna, determinat~ dalla. contrazione brusca d el muscolo bicipi te p er mezzo d el potente legamento ti bio-peroneo superior·e . Tutti questi casi sono stati curati con la cura ortopedica e la. guarig ion e è stata funzionalmente buona.
PLASTINA
DA:s BuccANU.- Apparecchio a estensione contlnLJa per Il trattamento delle fratture complicate della gamba. (Revue de Chirurg ie, n. 3, 1931 , pag. 182). L'A. ha immaginato nn apparecchio. eli cui presenta tre chiarissime fotografie. p t>r la cura d el le fratture complicate ù elln gamba. A parere dell'A. l'appa.recchio prE>senta 2 principali vantaggi. Il primo è quello di rispàrmiare al malato il dolore d ella medicatura che il m edico può fa r·e senza n iu to. Il secondo è que llo di poter trattare lo f e rite dolio parti molli c a.ncho il focolaio di frattura. Per m ezzo de lla doccia amovibile la m edicatura si può fare senza spostare i frnmmenti cho son o sotto l'effetto d ell'esu,nsion e con tinua. Il risultato in t u tti i casi è stato buono. L'estensione• continua si fa con un pPso di 4 o 5 kg. Ottenut.a. lo. g uarigione d e.lle fe rite s i mette la gamba in tm apparecchio di d eambulazione t ipo Pi(•rr·e Delbet. Con l' uso di q u esto appt~recchio l'A. h a potuto fA.r camminA.re dei fratturati complicati ~:,rr·av i dd la gamba in c inq u antesima giornata. d a l tra uma. PLASTINA
Lr::ntcur,;. - Intervento pre~oee In un caso di distorsione del ginocchio. Ablazione· di frammenti ossei liberi. (Revue de Chirurgie, n . 9., n ovembre 1931).
L'A . già nc>l luglio 1929 in ~•'gui to a 5 cAsi p ersonali precisò con Gimrdier le indi('azioni ch:ll'artrotom ia precoce ndle distot'Sioni g ravi del g inocchio. In genero dulht ma~<sima pnrt€' dei chintr!!i l 'm·tr<:'ltomin è riserva.ta n i postumi funzionali g ravi. L'A. invece f(l(:e rik"·an• chf' ciò è errato JWrchò i fattori di grav;tà esistono sempr(' d' cmbl&o o q li indi i l problema wat ico con::si;;to n d saper distinguere primitivamcntO"
RIVISTA DELL."' STAliiPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
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l e distorsioni g-ravi. E g li con G. indicò com e ùistorsioni gra,·i q uf'l l(• dontto a un meccanismo di dis t ot·sione laterale vio lenta, quelle- in cui l'emartro r<'cidh·a rnpiclamente dopo parecchie punture, quelle in cui la radiografia d o po evacuazion e del liquido intraart icoiMe rivda un piceolo framment o osseo distoccnto, gen eralmente a livello d ella spina tibinle. Ora egli pubblica un altro caso ch e· dimostt·a Hn· ~ora tma volta la giustezza di taio vedu ta. Si trntta di uno s turlent\' che presentava, in se~ito ad una caduta, emartro t•ecidivante dopo 4 pLrnt.ure, p er c ui s i pensò 11 un distacco osseo che la radiografia fC'ce supporro s ulla r otulft- L ' A. intervenne a.ll'8° giorno e trovò un frammento os::;eo g ros;:;o come una n occiuo la, dista<:cato dal bordo interno de lla rotula e nella cavità articola.rc 3 altri piccoli ft·ammcnti osteocartilagen ei, che asportò. Il malato guarì senza incidenti e rh·ist o dopo tre m<?.si pr('Seuta\·a [ww;ione dC'l ginoc<:bio normale . Non v'è dubbio che l 'artrotomia precoc<· rispose picmunentc allo scopo ed è fadle immaginare ciò che sarebbe divenuta qw·,.;ta art icolazione con un emartro r ecidivante e i suoi quattro corpi estrane i, e comi:' un in tt-n·ento tardivo non avre bbe potuto far r etroced er e l'artrite che ne sarebbe r esitluata. PrcCARRETA
V. Punx. - Trazione col filo. (La chirurgia d egli organi di movimento, vol. XVI, fase. 4, pag. 395). L ' A. con l'esperienza fatta, fa un ,-l:'rO e proprio e logio di questo m etodo di trazione ed affe rma che esso costit-uisce una preziosa, efficace c pratica modificazione di tutti quei m etodi che realizzano il principio della trazion e sche letrica. I pregi sono dati dal fatto che il filo r cnt!e possibile la trazione ;;u qualsit\;;i st·'l?mento sche letrico, ch e può essere applicata vicini;,sirna al focolaio di frattura in m odo cht>, tanto più bre,·e sarà. la distanza d el focolaio di discontinuità, tanto minore sarà. In quantità di energia traente nec:essaria. Inolt t·e il ti lo d et-ermina intorno al punto di infis.'!ione una zona di d ecalcificazione che è S<'rnpre minore di quella prodotta da ll'applicazione di chiodi o ramponi i quali possono essere applicati quas i esclusiYnm ente nell'adulto. Un altro pregio è clato dalla semplicit à. del metodo e dagli scm·si. pe ricoli di infezione. Il filo adoperato è di acciaio. di quello usato p er strumenti musicali, ha lo spessore di un millimetro ed è stato introdotto m ediante il perforato re di Johansson, mosso elettdcamente. Previa anestesia locale novocainica s i fa un' incisione puntiforme con il bistouri, si introduce il filo montato sul p el'foratot e e quando la direzione e la posizione sono giuste si m ette in moto il mot-ore . n filo in un attimo p assa dal lato opposto, si arresta allora il p erforatore e si mette il filo alla luce con il bis turi estraendolo quindi con una Kocher; s i fa uscire dalla fer ita in modo che sporga in egual misura dai due lati, si proteggono le ferite con garze e si applicano i dut> capi del filo alla staffa di t r azione. La trazione viene fatta con p esi aumentati progr essivamente sotto il controllo radiolog ico; n elle fratt m e d egli art i inf~·t·iori si s ono raggiunti pesi massimi di 15-lf! kg. e n ell'arto superiore non si sono m a i superati i lO k g .. Ottenuta la riduzione è stata fatta l' immobilizzazione m ediaut.e apparecchi gessati in cui è stato lasciato incluso il filo i cui estt•flmi sono fatti d ebordare dalle pareti in modo da potere agire ulte-riorml:'nte sulla frattura. Per evita1·e che il filo tagli i bordi delle parti molli bisogna usare una staffa ùi pr<>sa fornita. di un buon conge!mO di tensione . Il metodo è stato adoperato in trenta casi di cui sette fra.tture d el femore, djeci della tibia e p erone, sette fratture dell'omero, due radio ed ulna, duo fra t t uro multiple d e l f emor e, tibia e perone, una h'attura d ei due femori e un allungamento oper a tivo; i risultati sono stati ottimi. E l'A. t e rm!na affermando che questo m etodo è da prE~(e rirsi a qua.l;;iasi nltro quand~ l a r1?uzwne n on è possibile in un solo tempo con l'apparrcc hio gPssato s ul l~tt? di _traZI?ne ~manualmente; lo consiglia come d egno di com;idC'r azion e e ulte · non svduppt nell allungamento dC'Il'arto congenitamC'nte raccorC'i>ltO e nr:lla cura d e lle fratture sovracondiloidce dC'II'epifìsi infe riori d e lrom••ro sul bambino . PLASTli'A
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R IVISTA DELLA STA.l\lPA MED I CA I TALIANA E STRANIERA
TERAPIA. S . MANCA. - 11 chlnetG nella cura della malaria. (Rivista di malariologia fase. 6, novembre -dicembr e 1931-X). ' Il chineto, int rodotto in t-erapia da D e VriJ, non è altro che un estrat to totale (chineto naturale} o un' associazione art ificiale (chineto artificiale} conten ente, in diverse proporzioni, i vari alcaloidi d ella china. I chineti naturali, ad es. i • cinc hona. feb rifuges • ing lesi ed i chineti olandesi, h=o differenti p ercentuali di alcaloirli, da riportare specialm ente al diverso contenuto di a lcaloid i n e lle diverse specie d i corteccie di c hina da cui provengono, n onchè, in piccola. parte, alle differenze inerenti all'età della pianta. e alle sue varie parti . Nell' ins ieme, i chinati n aturali rispondono a due t ipi principali: quello della. Cinchona ledgeriana, in cui prevale n ettam en te la. chinina, e quello d ella. C . aucciru.bra, con prevalC'nza dt>lla cinconina e della cinconidina.. l\·I a l'uso dei chineti naturali non è r accomandabile , a causa. della varia compo· sizione o a nche p e rchè a volte hanno prodotto disturbi tossici; p er cui oggi s i tende ad usare p,.e,·alentemente i chineti artificiali. Lo Stato italiano ha preparato vari tipi di chinato dalla specie Bt«Xirubra, per u s o orale, composti di bas i organiche sa.lifìcate e che facilm en te vengono assor biti. Abbiamo cos l il chineto di Stato n. l , contenente il 37 % di solfato di chinina, il 37 % di solfato rii cinconidina, il 25% di solfato rli cincon ina, con una tolleranza d el5 % di alt ri alcaloidi secondari (idrochinina, idrocinconidina, cincotina, ch;na.mi· na. chinamidina, idrochinidina, chinirlina}, e il chineto di Stato n. 2, che contieni' il 29% di solfato di chinina, il 45,55 °~ di solfato rli cinconidina, il 52% di solfato di cinconina, con una tolleranza rlel5% di alcaloidi secon dari . Oltre il chincto per via oro.le . lo Stato ita liano ha preparato anche d el chinato p er iniezioni sottocutanee, in fiale da l e da 2 cc.: quelle da l cc. contengono Y:! gr. di chincto e quelle da 2 c:c. n e contengono l grammo. L'A. ha condott.o esperienze n e lla R . Clinica Medica. di Roma su 22 casi d ' infe· zione malaricu. (u. t ipo primu.verile , t-stivo-autunnale e misto), d i cui o curati col chineto p er v ia orale e gli altri trattati col chineto p er iniezione. D ai dati ottemtti l' A. d esume : 1o Il chineto a composizione fi;;sa fabbricato dallo Stato italiano, risponde molto b en e n ella t.erapia della. malaria, poichè t ronca in modo rapido e d ecisivo gli accessi fe bbrili, distrugge i p a rassiti malarici, previene le recidive. 2o Il suo p otere curativo è uguale a. quello d ella chinina. Il suo uso non ha. dato luo~o a fa tti eli idio1<incra.sia. Gli a ltri dist.urbi r ecati dalla chinin a, che r endono spesso i pazienti restii a tale cura, n on sono stati causati dal chinato o sono Rt.tlti modici. 3o Sngli a lt.ri a lcaloidi de lla ~hina, che sono stati sperimentati n ella cura. d PI!a m fl.laria. e cioè sulla chinidina, sulla cinconina., sulla cinconidina e su gli alca· loidi globali (chineti n aturali, • c inchona febrifuges •}, il chineto offre d ei vantaggi n otevoli, p er cui è d ecisam ente da preferire ad essi. 40 Il chinato costituisce dunque un rimedio specifico contro l'infezione p a lustr e e l'uso di esso dovrebbe largamen te diffondersi. · 5o Il chine.to può esst?re somminist rato sia p er via orale che p er uuezione; l'f' ffe tto curati,·o p er iniezione si è mostrato sensibilmentt> superior e a quello pf'r b occa, m t\ anche per questa via i risultat.i sono stati ottimi. L e iniezioni non dà.nno luogo e dist.urbi locali df'gni òi not.a. Praticamente l 'A. rit.iene che s ia da usare il chineto per bocca. n~:~l l e forrnP. comuni e p e r iniezione in quelle gravi. (lo L a dose d i f.!· l ,5\l è sufficion to, sp ecie ne lle forme primavet·ili, un pò m eno n e'Ile est.ivo-a.utunnA.li P.. n <>lle pt>rniciose, ovc è m eglio ricorrere alla dose di g . 2, sicuri tli ottenere risultati r apidi e complct.i. :\[t~[.I,F. R. -
Trattamento tlroldeo e radioterapia nell'insufficienza renale. (D eutsche :\Iecliz. W och., n. 6, 193l). ln du<> co1si di insuffi~ i enza. r(ln!lle con fl\tti minacrÌO"-Ì di uremia. l'A. ha. pra· ticnto In n1olioter!tpia !-IU un r P11e dando circa il 70 di H E D. - Ha fat to purE' un tro1.ttamcnto ti('()i<lco, danno tre v olt.e al giorno 0,30 di ti roirlina. D opo 9 giorni
RIVlSTA DELLA STAMPA lllEDIOA ITALIANA E STRANIERA
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dall'inizio del trattamento diuresi notevolmente migliorata, sem:orio libero, azoto ro~iduo notevolmente diminuito, albuminuria assai abbas!:1~ta, edE>mi quasi scomparsi. Sull'assenza. dell'azione dci ra~~i X SLli reni ammalati regna ancora l'oscurità. quasi completa. Da. alcuni basandosi su esperimenti praticati con do-si ma.<ssime su conigli si è accennato a. un'azione eccit.ante delle radia.r.ioni sugli epiteli canali· colari; altri, con Volha.rd, indicano nolla risoluzionE> dello spasmo dei vasi x·enali le cause del successo della. ro.dioterapia. L 'uso dei preparati tiroidei era gil\ n.ffermato da. studi precedenti che ne sta· bili vano il vantaggio specie nelle nefrosi nelle quali si ot.tiene aumento nella climi· nazione d i aequo. e eli cloruro di sodio e specia.lment~ nella pratica infantile la. loro applicazione ha. dato risultati apprezzabili. BERTOLUCCI
Una utile innovazione Introdotta nelle soluzioni modificatrici di Calo t per Jl trattamento degli ascessi tubercolari. (La chirurgia. degli organi di movimento, vol. XVI, fase. 3°, luglio 1931).
STEFA.NI. -
Come è noto, per la cura. degli ascessi tubercolari mediante evacuazione del loro contenuto attraverso aghi sottili e sussegttent.e introduzione di sostanze medicamentose, il Calot indicò due differenti soluzioni: l'una. sclerosa.nte, a bMe di iodoformio e creo!'<oto, eccipiente l'olio di uliva, l'altra ad azione fluidificante, a base fli naftol-ca.nforato, eccipiente da glicerina. Più tardi lo stesso Calot cercò di utiliz· za.re i componenti di entrambe le suddette soluzioni creando una terza soluzione con na.ft.ol-ca.nforato, iodoformio, creosoto, guaiacolo e olio di oliva sterile. Questa terza. soluzione è infatti più attiva ma. è anche più irritant-e. Lo Stefani, nell'intento di accrescere l'attività. delle soluzioni oleose del Calot, ha. pensat-o di sostituire l'olio di uliva. con l'olio di cha.ulmogra. dot.ato di spicC'ate proprietà antiba.cillari. Ha. finora eseguito il trattamento con le soluzioni cosi modi.fìca.te, su 27 soggetti, cla.l maggio 1930. I n nessuno dei cMi si ~ono verificati fatti locali o generali di intolleranza. e nell'insieme i casi così trattati richiesero per la guarigion e tU\ numero di iniezioni un pò minore di quelle tipiche eli Calot. e un tem· po più breve. Il metodo merita. di essere preso in considerazione e la.rgament.e sperimentato, vist.o che, a. quanto riferisce l'A. , !a. modificazione apportata. al liquido di Calot ne aumenta. l'effi!lacia. senza dar luogo a. inconvenienti secondari. P ICCARRETA
RoLLO. - Iniezioni di s ali di calcio nel focolai di frattura. Rlcer:he sperimentali. (An nali I taliani di Chirur·gia, vol. 10o, fas. so). Dopo avere accennato alle varie teorie del proce3so di 1·iparazione delle fra.tt.m·e, !-eorie nelle quali, malgrado la differenza di vedute, si èo sempre concordi nel dare 1mporta.nza. alla pres3nza locale di sali di calcio per la formazioni) di osso, l'A., sperimentando nei cani e nei conigli, ha seguito rad iologica.mente ed istologicamente l'effetto delle iniezioni di un sale di calcio lentamente asRorbi bile, praticate in corrJspon~e!lza del focolaio di frattura. Gli animali di esperimento furono divisi in 3 gru~pt: xl 1° gruppo fu trattato con le iniezioni locali; un altro gruppo, con le inieZJoru endovenose di sali di calcio ed un ultimo grupp::> n on fu trattato in alc~m modo. J?ai !'eparti radiologici ed istologici, corl'Ìspondenti a. periodi vari dalla de~rmma.ztone d ella .fra.t tura., comparativamente nei 3 gruppi di animttli snaccl?nna ti, l A . t rae la c~;mcl';IStO~e che l'ossifica.zione del callo periosteo ed int!'rstizin.le è molto precoce n egh amma.h trattati con sali di calcio iniettati localmente notandosi in· ~i~ m~ ~lcifìcazioni nell';\ zona. pa.rosta.le. Benefica influenza si oss('l<' a anche per le ~n1ez J~n1 en:Jovenose d1 sali di calcio, ma. gli effetti non sono così precoci nè così mtenst come nel ca<>o delle iniezioni locali. · DunBtosr
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RIVlSTA DELLA STAblPA :.tEDICA IT.U.IANA E STR.L... IERA
A. THtYELJ.I:"r. - Azione del fango termale sugli elementi morfologlci e sulla resistenza globulare del sangue in individui normali e patologici. (Biochimica c krapia sperimentale, fase. l , 31 gt"rmaio 19:32-X). H.iasau111o : L'A. ha studia t o le variuzion i d el cor.tenuto d egli eritroci ti dcii<\ rC'si>"tenza Jllobulnrc in scguit.o alrappl icaziotH' d~l fango terma le di Act1ui in sogg~'tt i normali <'rl nfì'ctt.i dn. \'l.ll'ie forme d i art r·opat.iC', ha potuto constatare che, in SOf!g'Ptti gio,·ani, è apprezz>tbilo una iperglobulio.: el'<sa è molto piìJ cospicua in indiYid,r i normali. ln\'cCc iu soj!getti ad età avanzata sia normali che patologici si d etet·mina alcune volte una. diminuzione del contenuto degli elementi rossi. L'ipcrglobulia riscontrata dopo l'applicazione d el fango termale è transitoria ed è appr<'zzabile in quei soggetti sottopo~ti all'applicazione del fa.ngo termale a m E'zzo corpo. P E'r il meccanismo d elle variazi.oni osservate e discusso si può pensare che al fenomE'no partecipino, da un lato la. milza, come conseguenza. dello stimolo apportato su lma vasta superficie cutanea del corpo col fango tennale, dall 'a.ltrt~, specie noi giovani, il midollo osseo con l'immiRsione in circolo di elementi giovani. Tuttavia, sia n ei soggetti nonnali che in quelli patologici esaminati, non si determinò per azione del fango termal" una variazione sensibile d ella resistl.'nza osmotica d egli eritrociti.
O. CASTIOLIOLA, col med., direttore dell'ospednlc coloniale di Tripoli. - Sorgenti termali solfuree in Tripolitania. (Ri,·ista di Idrologia Climatologia e 'ferapia Fi:;ica, n. 2, febbraio 1931-X). L'A. ha riassunto tutte le notizie antiche e recenti, insieme alle osservazioni dir!.'tte, d1e ha pot,uto raccogliere intomo all'n.cqua termo-solfu rea del pozzo artesiano d i Sidi Me:sri e di Ain cl Hamnn. Del suo studio riportiamo l'ul timo capitolo: " Sicuram<:nt.e utilizzabile la prima ad uso di indust.rializzazione tera.peuti~l e la seconda p er uso potabile, possono entrambe esser usufruite pure a scopo agricolo, siccome l'espcrieJY.ta ha dimostrato anche p er la prima, riguardo alla quale ora 'appaiono eRa~erate le eccessive risern• avanzat-e in primo tempo. «In altri pw1ti della fascia. cost.iera intorno a Tripoli si potrebbe evidentement"
trovare la falda irlro-ronnale solfure;l alla pt•ofondit.à di 450-500 metri, e ciò do\'riÌ interes~nre i tecnici per stabilire se converrà. riattivare l 'artesiano con la rimozione
di tutti i mo.teriali che ora l'accludono, allo scopo di riprendf're le cno•me port,ata d'acqua, avutllSi n ell'aprile del 1915, oppure procedere alla trivellazione di un nuovo pozzo profondo. «Ritengo che quest'u ltima sia la soluzione più sicura e vantaggiosa. poichè l 'attuale sto.to dci tubi logori per i vari tent,ativi di sgombero, già espletati in precedenza, e p er corrosione dcllt' acque, non offre- n esswta garanzia. di risultato positivo, siccome mi hanno assicurato parecchi tecnici specializzati. «Un a nuova tri ve llazi one pertanto s'impon e in immediata vicinanza dei due trafori prt-cedenti e con i m(~zzi poderosi e rapidi che la moderna meccanica più perfezionata può attuare, aYvantaggiandosene anche lo studio gE"ologico della r·egiont>. v Si ha già da una grande Ditta specializzata un preventivo di lire 300.000 o forfait per la spesa complessiva d,..IJa trinJllazione con sonde a rotazione e ri\·e~ti ml'J'tto d el perforo con t-ubi .M.annesman (m m. J 52 per H l ì fino a 450 metri. • La spcst\ del primo adattamento dei locali del forte per· cabine da bagno, in YUSca o a docc ia o a piscine ecc., varierà. a seconda del piano del programma c he si vorTà sviluppare all'inizio ed al quale seguirà indubbiamente l'industrializzazione termale, in modo cho dal punto di vistR d ell'igiene delle comodità e del dilC'tto In staziono sia degna di accogliere una clientela sempre maggiore n elle varie classi sQciali, europee ed indigene. « A riguardo di questa falda idrotermal<l solfurea io non sa.prei qual€' corre lazione possa con essa avere il fenomeno dell'em ergenza dal fondale sabbioso m111'ino di numerose pollo di acqua calda, eYiclontemcnte solfurea., in vicinanza d..tla riva di una inscnutum nel tratto CO!'<tiero a ponente di punta Tagiura. • Lnngo la costa occiuentale ed orientale di Tripoli sono frequenti i tratti, in cui si vedono emf'rgcre nut.nerose le polle d'acqua dolce dal fondo del piano deeli ,-e sabbioso dt'llt\ ri ,·a.
CONFERENZE CLINI CH E 1!: Df SC!ENZP. i\tEDl CHE ECC.
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" Ma le polle, che riJevansi ben visibili n el tratto s uddetto, sono avvertite dai bagnan t i anche p er l'odore intenso cat·atte l'istico di uova m ar ce, c ha d a esse s i svilup· pa in vicinanza della riva. e che s i avverte diffuso anche n clfaria ambiento, q uando vi sia un pò di calma atmosfe rica. « È p oi da n otare che i bagnant i sono conc<>rdi n el sqmnlm-e eh~ la t c rnpt•t•aturn dell'acqua in que l limitato specchio d'aequ o, o ve s i p roduce t >l lC' fen om<? no, è m an ifestam en te m o lto p H1 e le vata c he nltro ve, e che il bagn o in df'l!A zona a ppare m olto più bcn efìco e snlutarc, spPcie pc rch ò vi s i videro gunrire pnrP(·c hÌ t' affezioni cutanee. • Eviden tornente ta le fe nomeno non manca di un Cl' l' t O inH·r<'R-;e e do\Til es.-.~·re studiato in tutti i suoi aspetti. per a ccertarne b natum e 1\·,·c·ntll!tle suu utiliz· zaziono pruticn ».
CONFERENZE aiNICHE E DI SCIENZE MEDICHE NELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE A. Lustig - S. Belfantl - 6. Boschi - 6. Ceresole - O. Pes - F. Leonclnl
(Volume VI - Edito a cura della Scuola - Stab. Arti Grafiche S. Bernardino, Firenze 1932)
In un nitido, elc~an te ,·olu me , sest o d e ll11 serif', la Scuola di Applicll7;io n<' di ha r acco lte lo conie ronze che illustri Ma ..!'tri JPHe Unive rsità ita· liane h a nno anche nPI 19:ll t enuto nd no;;ft·o ,'\tenco militnre . Gli a rgom Pn t i S\ 'O i t i con ammire,·ole competPnza son o tutti di alt.o int~·ro~">C scit• ntifico e pratico, m m·itano pPrciò di es;;er<.> portati, p e-r quant o Aommn,·inmPn te, a cono:;.cenza d ei le ttori, n e lla Ct' rtezza cho g li s t.udiosi sa rann o in vogli nti a cono· SC<'re n e lla loro int.cr<?zza così pr<?~C'\'o li s t.udi. L e conferrnzc son o prf'ceJute dalla R cla?.wne sulfr11ulmne.,fo della Scuola letta 'dal DirPt tore Genera le :lkdico pt·of. GRIXOK I, p!;'! r l'innugu rttz ion e d ell'anno ncca.de mico. In e-;;sa, oltre a rif!:'ri r: e s ullo svolg ime-n to d e ll'att i\'it.à didatti ca c scic· ntifìca d<·ll'Istitu t o . sull e mig lio rio g ià apportate n el funzio namento di CR-'>0, e s u qu<>lle a ltre c- h e sara m10 introdotte p e r ren<lt'r e Ja Scuola sempre m c·glio rispondfmte a lle nuo ,·e nccc.~!,\i tà m edico -militari, vil·n e portata una parola chia 1·ifìcntrice sul dibat-tito c he s i svolge ne ll' ambiente unin~rs itario ed in qu<'l lo profession n iP su quell e dil'pos izioni dc-l! a lc,gge GENTILE che p e rmet tono u llo st ud<'nt.e rli m edicina In Ji. bern scelt.a fra le discipline ins..gnat.c. N ella Scuoltt di ~anit:\ ~Wit,a re . ove ogni a nno p assa no centinaia di n eo-laUt·enti in m edicina , provenien t i da tutte le U ni· versità d e l R egno, meglio che in qualunque altro Istitut,o scie ntifi co, s i è in condi zioni di vag liare compat•ativamente il valore d ei g iovani m edici appena nbilitati al l'eserc izio profCl"Sionale . L'esame sere no prolunga to p er anni ed anni pe rmette al C:en e rnl e GnrxoNI di n affe rmare c he la coltura m ediCa d e i !Zio ,·o.ni di oggi non è pe r nulla inferiore . anzi è in qualch e punto superiore, a que lla dei la ureat-i prima d ella l egge CE:-oTIT.E • . ~an i tà militarf'
Se gue il discorso inaugurale: La chimica nel momeuto attuale. Tcm1to dal mng· gi.ore chimico farmacista dott. W. PARRI (l). Dato un r apido sguardo a lle caratteristiche che present.a la chimica come scienza pura, l' O. pas..'>ll ad esaminare lo stato attuale d e i suoi rapporti cogli altr i rami d e lle sci ~nze sperimentali, indicando lo speciale rapporto di interdipend enza tra chimioa e fisica da una parte e scienze biologiche e naturali dall'altra. (l ) Pubbltr.ato Integralmente nel fM<1lcolo dJ ~tlugno 1931 di qm'•f,<) gi ornale. L o conferenze dono di !<eguito rin:l>iiiUte nell'ordine ctonologico noi quale furono fatto ( :'<. d. R-)·
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Gio rn a l e d i -medicina mil itaTe.
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CONFEREN ZE CLINICHE E
DI S C IENZE MEDI CHE
P l\ssaudo a i r a.ppor t.i tnt chimica cd arti e RCi enze applicat.c, C'ompresa l' ar te d ella g ut· rra, s i constata l'e no rme impulso che le industrie hanno ricevuto dall' adozione cl i procedimenti, controlli, idee, [orni te dalla chimica; come questa scien7.a. n r lla prnt.ictt industriulo ries<·a m olt,iplicat.rice d e lle risorse di u n paese. Si accenna al pr·om<'t.t.<' nto risvrglio d~> ll ' ftalia n e l do poguerra in questo campo. S i con<'l utl(' ricordando c lw al momento attuale lo. ricerca scientifica in ge nere rap present.a non solo uno dogli elementi della prosp erità nazionale, p er le realizznzioni che n e son o il coroll a rio , ma costituisce un fat.tore di prim'ordine p er il pre stig io nuzionale . A . Lusn r; : La guerra chimica sulla nostra fronte ( l9l5 -l918). Ricordi p ersonali_ L'aver vis~ u to ne ll'at rno:;[cra. in[ocata. d ella guerra., rappresentata. una parte p romine n te n ella dift>sa a u tigllS a l n ost.ro fronte, p ermette al <',on{ere nziere una commos.<>a rievocazion e d ogli orrori che accompagnano l' impiego d e ll' a rma. chl-
nùca. L a piena d ci ricordi personali tro,-a modo di affiorare durante lo svolg imento con 1\CC(·nni Il fAtti visti eom e t Pst.e ocula re; con richiami agli immutabili capisa.Jdi d e lla c ur·a d t• i colpiti. qual i risultano dalla tris te esp erie nza vissu ta. e conferma t i a.ttraver;:o gl i int>v itnbili t•• n tenna me nt i ed errori iniziali, e che l' O. così sintetizza.: Capi:mldi t era pc•utic i: l. Stdlls:;o prc1;uce. abbondante, n ella sola asfissia bleu d ei fosgenati. 2. Impiego con ti nuat.o di ossigeno . N onni:' fonda.nwn~li pe r la condotta d el m edico n ei riguardi d e i fosgena.ti: 1. Proscr izione asf<o lu tlt d t'l la rt>spirnzione artificiale . 2. Cons idt3I'ftrt" il {osgenato come ammalat.o gravissimo anche quando non p resenta s in tomi a lla rmnnt.i. 3. Non sottop o!Te il fo~g~>nato a a lcuno sforzo muscolare attivo e p ik'l.'livo. Prem f'sso corni' l'C'f<ist.e>n za a.t.tuaJe di trattati per escluder e la guerra chimica tra popo li non offra .€!<tr~tnzie assolu te p er il futuro, l'O. passa. a d escrive re lo sviluppo de lla g uerTA c himica a l nostro front.e . L'iniziativa. dflll' impiego di aggres.'< ivi chimici è partita. dal n emico, sin da.l primo anno di gncr-rn , co n impiego sporadico di composti irritanti (triossido di zolfo), segrti precur-sori d t• l dramma che s i preparava. e che ci colse alla sproV\.;sta. L 'orribile svt>glio. de l 29 g iugno l!H6 rml S. Miche le rivive n f'Jle parole d el Conferenziere e n e i docurnflnti foto~rafìci che accompagnarono l'esposizione. S egu e l'accenno a lle piìt importanti azioni di guerra. in cui gli aggressivi e bbero parte preminente. ricordando l'episodio d ello sfondamento d elle linee italiane ne lla. conca di Plezzo, primo atto d ella tnlged ia rii Capor Atto. Accennato ni piìt notc ,·o li rappresentanti d elle varie categorie di agg ressivi, specie se trova ro no impiego al nostro fronte, la conferenza. si chiude coll'esortazione rivolta a tutti i rni lit11.r'Ì. e agli Ufficia li rnerli ci in pa.rticolMe, p er un sempre rnag!!'ior interes.<~amtmto a i problemi che posson o so r_~?ere per un'eve ntuale e la.rghis.'< irno impiego di agg ressiv i c himic i in un a gue rra futttt•a .
S. BP.LFAN'I'r: Le a natossine nella profilassi delle malattie infettive. D opo un b rev~ a'!ccnn o 1tl c rm cetto di nutigeno e di a n tico rpo e di immunità a ttiva o p tt.'l--;ivn,. l'A. ricorda e h o fino a poco t e mpo fa n on si er a ancorn pen sato di servir!<i. por la vacr.inn.zione. o lt re c he òri m icr·organismi m or t i od attenu ati anche d elle lo r·o t.o'ls ine e c he fu il RA ~tON" acl int.rodurro n~>lla pratic.-, la a natossi na. cioè nna. tos::;ina svelenata, priva ùi ogni p otere tossico ma do tata di buone proprie t à a.ntigoni. · l 1'·111 t·ttp ·l · · P as.'<u q uuH t< a rt\S<;t'gn>\ 1· rn ~g ·1 stra l'l 1 avor1·d.1 E HRLJCTi ~u11a costltuzton e d ella to~s ina diftRrica e s pocialrnl" n te s u quell'elem ento d e lla. tol<-'>ina s t essa c h e> l' EHRLICll chi ltm ò • to~'lo icle • appunto p orc hè privo di ogni to~si cità p e r la cavia e d otato invece di due prcrog.~tive : il potere antige ne e la. capacità di combi narsi col sier o . R ivondicl\ p oi o.l LÒ·w~)N'S'I'EIN' il m eri to di ave re, fin dal l 904, usata. la formalina p er svelonar e la. t.o;,sina. tetanica. con buoni risultati, ma r icorda che furono gli
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CONFERENZE CLINICHE E DI SC'nF.=-'Ze MEDICHt:
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studi del RAMON su ll'ana.tos~ina difterica a metterne in valore tutta l'importanza prat.ica. Espone qu indi br<'vf'menw il metodo in uso pt>r ottenere l 'nnatos..~ina (aggiunta di 4 eme. di formalina per litro di brodo e permanenza a 37°, per 30 giorni, della miscela), il metodo di dosaggio della tossina stessa sulla cavia e ripo rt a le ipowsi di .K.IS!HJ:< e BRO!':TEI N e di HF.WITT sul mecc~anismo di azionE' della formalina ~piegando che per i pr·imi due A.A. la formalma agirebbe sui gruppi amin.ici della prott•ina batt.erica mentre per HE\\"lTT la formalina oltre che sugli ami n ici agir<'bbe anche su altri gruppi presenti n ella cellula batU>rica. Illustra succe;;:sivamente il metodo di contrc>llo d..-1 potere ant.igeno della ana· to!':lina da cffettuar-;i. secondo R.~~ON, a m e1.zo della floccnluzionf' o int('rreazione, fenomeno questo primam('nte scoperto e studiato dul KRAUS. Dopo aver accennato alla reversibilità d e i flocculati, alle unità antigeni da ini~>tlll.l'f'. alla rapiditit di flocCtllazione ed al valore terapc·ut.ico del siero, l'A. nota quant() importante sia st.ata la SC'operta clt•lla anatossina dato che il m P.todo al formolo è applicabile oltr e che alla difterite e al tet.ano anche alla scarlattina, a lla. dis.;C'nt.eria tipo SRICA. all'into>-sirazione botulinica f'd a quella prodot.ta da veleni animnli e vegetali. Nei riguardi del t etano ria.«!'luuw i risultati otteuuti con l'a.natossina t etanica dalla Commis;::ione, pre~<ieduta dal GRIXONr, rilevando che l'anatossina non solo riuscì pPrfetw.ment(' innocua pE'r l' uomo ma dimostrò nltrt>sì una reale efficacia. immunizzant.e. Conchiode ric-hiamando l'attenzione sul fatt.o elle l'anato;::sina diftC'rica può essere usata. come mezzo profilattico sia per vi>t sottocutanea sia per istillazioni e polverizzazioni intranasali ed. a proposito d ella profìlassi d elln dift,erite, accenna al signifìcato della. reazione di ScRICK ed alla sua importam•a per sce,·erarf' i sog~etti immuni da q uelli che si trovano invec<> in tmo ~:>tMo di recettivitù.
G. BoscHI: Il mal di testa e la sua cura. Accanto a mali di testa s intomatici, espressione cioÀ di affezioni varie e appunto perciò guaribili con la. cura radicale dell'affezione stessn, non raramente avviene di imbattersi in cefalee inspiegabili, ribellii a ogni cura e alle quali non sapremmo che dare il nome d.i essenziali o idiopatiche. Su tali forme appunto l' A. si sofferma per approfondirne l'interpretazione di natura.. Attraverso l'esposizione di casi personali, interessanti e convicenti, condotti a. guarigione radicale, egli ammette l'esistenza di una.'' diatesi cefalalgica. " (così le cefalee dipendenti da patologia dei seni, da a.nenoidi!lmo, ecc.) a spiegare la quale si richiama al concetto di meningite sierosa: secondo il BosCHI la pat.ogenesi dj tale meningite riposerebbe sulla concezione di una spE'cialt' individualità clinica, iJ «linfatismo neuro-meningeo »,che, ba.'lato su 'lna personale interpretazione d('! circolo del liquido cefalo-rachidiano, sarebbe contrassegnato da ,, torpidezza d el circolo linfatico, rispettivamente cefalorachidiano, con torpidez1.a del ricambio nutritivo e possibilità di corrispondenti disturbi a carattl>rc subflogistico •: male di t~>sta, quindi di poca entità e di cui solo un accurato esame n cvrologico può mettere in e videnza un complesso di altri piccoli segni che inducono a lla cura caratteristica di tali forme, la punt~~a l<;Hn.bo.re. Spes...<;o, con una sola puntura e con sott.razione di minima quant•t.a d1 ltquor, a~tivanùo il circolo cefalo-rachidiano, s i determina la gua.l'igione definitiva. Pa.s."<a.ndo a trattare d elle emicranie, che secondo il FìÈDILLOT avrebbero per base una. re1~zi~ne accessualc congestiva dell'ipofisi, l'A. riferendosi anche qui a casi ~rsonah ~u1u1~i o notevolmente migliorati con la. r adioterapia d ella glandola, ri· tJene_l'eml cramc~ un male di testa prevalentemente accessuale pitl o meno dissim!fietr!Co_ con. coeSlstenza di fenomeni simpatici, e afferma doversi ritenere, almeno 10 molt.t ?~l.St, csp_ro~ione alspca di una crisi reattiva neuro-meningea provocata da. un~~; fluss_tone p~r10d1?a dell'1pofisi la quale, con lo sforzo flogistico, miri a sopperire a b1sogru d e l n?amb10 che per essa siuno ardui . .~o~~~~tone, per l'A., allo stato attuale delle conoscenze, possono ritenersi guan r~Zmente quasi tutti i mali di testa essenziali.
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C'ONfEHENZF: C LI:SI CHF: E
Ul SC IENZE i\H:OJ C HE
G. CERESor.E: l criteri scientifici moderni che reggono le cure cllmatic&-marine.
L'A. premette un rapido ccnno sto ril"o d i' Ila Talasgot e rnpitt suguendonc in part.i0.olnre lo sviluppo in Halia d a lrinizio. c he i primi documcni fanno I'isalir.:> alla prima mf'tit d e l i'i<'Colo xrx, ai n ostri g iorni attra\'Pr;;o tr<' p r·riodi distinti, segnati d n iiP op <'r t:- e d,l ll"impulso d ei tre m•tl!giori W>Hertori di qu esto pt·c·s illio t e rape utico: il BAJU:LLAl , n <' l 1850, I'Hi\IECFJ, nrl J9fll, .:-n l ('gnw<ou;, nel IH08. Clw la Tui A.s~OtPrupin s ia pnrtc de lla climato logiu , di ce .l'A .• e rn. fatto g iù noto n~' ll 'a ntic hitÌ\ (TPPOCHATE) ma solo ornri il o,;alo,·c di eRsa è riconosciuto dall a scirnza ufTi ciale che eomi nc·in ud tun nwtu•r(' 111 " c ir- lonopatia" o nwulio ~< sen;;ibilità lll(~t<·o ric:a" com t• la r!J>fini,;c·o R-~.nuoc L o studio d d le nz io ni Rtt.fll\'t•r.>o le quu.li l'ambi<mtc ntmosfc rico può agirr ;;ull'oi·gnnil'm o è stnt o condotto dal C'EREsnr.E sulla scorta di prt•ziose osscrvuzioni di sensibil it •'t mf>h'oric·n p i>I"S<'J?Hit-e sui ff'riti di guert•u e sono in tN·c>s><nnti i Jn(' todi pC'T~ona.li d ' inda.cirw ch<' l"f.di ho <'ScogitRto p e 1· la valutnzion e dPIIc rn oclificazioni ddla conduc ibilitt'l Plctt.rica c dt'llo stato f'lettri co d ell 'atmosfe,·a. Stabil ito c he l'or!!anismo subisce mod ificazioni col cambiamento di clima, con modali tà rl'azionc èh (• col LF.IGNEJ.- LAVA!';TJXE pare s i e;;plichino sulle ghitmdole e ndocl'ine nttruver,o;o il s i><tema. s impatico, È' rap:ionPvole utili?.zare il tt·as fcrimento di umb i<'nt.e a. ><copo tf'rnp<'ntico ma entro c<>rti limiti, per c ui l' A. precisa il principio della climatote rapia: sce~lie rl' un clima capoC<' di provocare modifi cnzioni b enefich e n Plle fun?.ioni orgnniclw. Ricordnte le camt.tAdst ich e d el 0-lima mnrino n·ro, s tudin que lle particolari d e i mari settentrionali, sui qua.li si iniziò la modPrna talassoterapia, e di quelli m~'I'icii onali .:-. r ilevato l'errore darmoso d e rivato prci<so di noi dall'applicazione al mare dei m<'todi <'liotempici d clln montagna, s ulla scorta di studi p ersonali f!ià da t empo r E>si noti viene alla. conclusionr che ae nostre spiagge hanno sull e nordiche ed oceaniche la supcriori t;ì di pres<'ntare due indicazioni claRsich e d e lla talassoterapia, n <'tt~' c distinte, p er avere un clima corrisporlt' nt e a quello d ei mari nordici ed oceani ei. ne lle stagioni fresche e fredde , ed un climn marino attenuat-o e mite, nella stagione caldo.. L'Eiiote t·opin. clw ebh<> un precursore n Pllo FlcrASClA di CaniJ!ntti, è aspramPnte stiç:rrult-iZ?.:\ta dall'A. in qnclla formfl. di " nrrostittlra ,. prat icata con la ge n eralizzazione d e i bagni di sole fuori cti o~-,m1 contro llo d elle condizioni di ambiente e di atti\·it,,\ solare. Quando s i niOI fnr<' t•liote rnpia n l mare occoiTe t en er prese nte qua li sono le condizioni fìsich{l ndl<' qunli ci tro\'io.mo . dice il C'ERE!';OJ"E, e dallo studio de i pnrt i<,oluri el<' me nt i del fascio soln re tWII f' n1ri e sf tlg ioni, dR Ile mis ure sohu·i c rhdl'indng in<' d <>ll t' dio:>C'nsihi li t.,) cuta n<·a indi,·idu Hl<', pe r lo studio della q nai e h a ideat-o un clermoelioslmsitom C'f ro, n e t1·nc e l'HI!geriscc le normt? per una corJ'l't-t n. eliote mpia m ar ina. Ri co rdato inoltro come g li studi m odt•rni riconoscono c he l'aria marina è tnl c solo nC' IIa immedi ata Yic ina,i.za d e l mare . p er cui si d eve clis tin!!IINO un' aria parnma rina, dt>ll'intf'rno c . secondo AA. fnmc(•s i, fare una. n etta distinzione fra aria marino t' mal'itt.ima o d 'a lto mn1·e, discut.() la quN<tione d el mnggior bene ficio a t.tribuit-o allr c ur<.• di montag na in confront-o di quell <> dd ma.r e, dimostrando com e tnle falsa v11lu t tuion e s ia a ccr editata p er gli e rro ne i s istemi oliot<'rapici pN· l.unl!o te mpo aclott.ati al mare e p .:-r la. mancata valutazione cl('Ji e diYerse n ecossith in rupport.o alla costituzione d.:-i soggetti e a lle variazioni stagionali. :\fa la T a lassotrrupia non è unicamente climatica pote ndo avvalersi an che del b agno di mare, oggi pressochè in non C(tie, e!' A. ne preci»a le norme di attuazione(~ n o inclaga le ragioni di nzione che , seppure non riporta bili ad un solo fattore, p en s.a siano prevalen tem e nte dovute allo stabilirsi di una corrente <~lettrica. fra l'organismo immerso e l'acqua del bagno. Un breve cem:to suiJe colonie marine, ch e è fondamentale distinguere n ei due tipi, climatiche v ere e proprie e aerologiche, p erchè i risnltati ottenuti in queste ultime unicamente p er migliorate condizioni di vit-a non autorizzano enate illazioni sulla inutilità di climi s p eciali, chiude il'intercs.<Janto stuctio col quale il CERESOLE riafferma come la Talassoterapia, condotta sulla scorta de i moderni conce tti scientifici. rappresenti un presidio terap<'utico di ~rande utilità al migliorament-o della razza e si d e bba esser g1·ati al ~\7erno NttziÒnale p er l' appoggio da,to all'incremento d elle cure marine.
CONF F.RE}.'ZE CLI"!'o' lCKE E
DI SCtE NZE MEDICH E
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O. PEs: Problemi della tubercolosi in patologia oculare. D opo un rapido accenno alla storia delle malatti<' hlbercolori d C'Il'occhio l'O. afferma. che al mome n to attuale t u tt.i i tessnti ocnla ri ven,JZ:ono atta.<'cati dalla tubercolosi, che q u asi sempre si localizza p er metastasi nt>ll'occhio OV<' mppreseuta il 50 ~:, d eHe affezioni che s i v erifican o. NE'i soflgf'tti con disposizioni a lla scro folo~i le prime alterazioni si formano n e l limbo conj!iunt iva le nei primi ven~i ~tnn i d i Yit.a ed in seguit.o p o i si hanno tutte quelle afft>zioni cou><egucnzia.Ji dct.erminnte dalla tulx>rcolosi. Nel paS!':tt.rt> in ras><c.e:na le vai'Ìe mnnif!'stazioni tu h<' rcolari cldl'occhio l' O. espone le varie teo rie sulla pato~tene><i di ess<' f'd C'SA mina cr uanto pnrtP vi h anno in causa la diatt~s i essuda~i va asp ecifica d c i hamhini e la clint<'><i tubercolo·tossica.. Ulte riori studi fatti s ulla. congiuntivi ti" fli tt\'nuln r·e hanno dimostrnto <'he n<'i t::asi in cui n on è possihilc accertare preceden ti tub<'rcol~tri , non è tunmi;;;sibilP il cluhbio ch e la sede dell ' infezione con~iun tivale o cornea le s iA. primitivn. ma piuttosto si rlen' p ensar e ad una me tastn.si d i unn tu b('r<'olo!'< i oc<,tilta o lnt.t'nt(' di ult r a parte dell'organis mo. Tenenùo cont,o df'IIP rc>azioni eli focolaio prodotte clalh· ini<'7.ioni di tubercolina a scopo diagnost,ico e <'u rntivo è d ('finito dni piìt eh\' tale JWaticl\ è molto dannosa. e non ha que l valore di immunità che ad essa. prima si at.tr ibuiva. Infine l' O. consiglia Sl"mpre la locnlizztlZione del focoln io primith·o ><pecie con la dcerca ripetut a dd bacillo tubl"rcolare n e l san!--'l.H~ Cil'colnnte, il cui r·Pp \'tto po· sitivo o n egativo h a il più granrle s ignifìcato di f ronte ad a ltri ('Snmi ùi dubhio valore diagnostico. Al di sopra di tut.ti i rimedi m edid f' <'h imrp-ici p0r frf'nnre qurs to orribil e male l'efficacia e l'importanza mn!!gior e scaturisce S<'mpre dalle misure SO· ciali tendenti a lla prevenzione di esso. Chiude il ciclo delle conferenze il prof. L EON('l:-11 deli'T~tituto mE'dico-l<'!!alo dell'Università di Firenze con un'ampia. traU.nzione Sui nuovi codici e l'esercizio pratico della medicina. Ricb i~mu.nùo l't~ttenziuu., ;;nll'irrrpurtl:wut tlt•l nu ovo cotl iN· pennlf• e di p rocedura pemt le, espressione rle lla sapienza giuridic~t ita linna, l 'A . p rend<' in pnrticolare ras.<>ej;tn a, fra le m olte disposizioni, a lcun e eli es;;è aventi piir diretto rapporto con l'esercizio d e lla medicina ch e ri conof'cono al Mnit.nrio d eterminati d iritti e impon· gono part icolari doveri. Vengono così esposti i c ri teri con cui v iene garan ti t o dalla lej!ge pfmaln il di ritto per il medico di non vedert> fnrstra.to il fru t,to dni t it.o li conSej!uiti con sacrificio economico e lunghi anni di studio e non manctt f(•ciprocamente la disamini\ dci particolari doveri professionali la cui trasgressione è considerata delitto e come tale p unit.a. È impossibile esporre anche sommariamente i numerosi e acuti ri. chiami m edico-legali esposti dnll' or atore; ci limit-eremo a indicare la definizione relativa a.ll 'a r~om ento della eutanasia p t'r cui il nu ovo codice a ll'ar ticolo 579 con· sidern il delitto di omicidio òel con;.f>nziente punibile con la reclusion e da 6 a 15 ~nni, mentre s i applicano le più gra.vi p ene stabilite per l'omicid io comune qua ndo il consenso della vittima non sia giuridicamente valido pt"r un qua ls iasi motivo. Esposte con ampiezza le mrmerose nonne re lative ai reat-i ch e il m1ovo codice, con slgnificat.iva. dizione, definisce qun.li r<'nti contro l'integrità e In sanitit della stirpe, viene sotto lineata l'importanza d ell 'arti<'olo 55/l col qufl.le si stabilis<'e p er il medico, in caso di recidi va, l' inter-dizione pcrpetun. dallll. profes."ione smutaria. ~è m a ncano numerose e acu t e considerazioni sul ~e~trcto profeìll:!ionnlc, le cui d~roghe imposte dali n legj:te son o limita te al minimo compati bi le con le E'sigenze d ella vtta sociale, e ;;;n !l'argomento l\Ssni importnnte dal punto eli v istn pratico dt> i doveri del medico relativi alla custodia e alla d enunzia di indh·id11i nlif'nat.i di mentf', o comunque in true !'<tato di a ltPrazione m entale da. r·e nd erli pt>ricolosi p er loro stessi o per gli al tri. Viene dif'cns!'o in ~ogui to con l'ampiezza che il nuovo codice impone l'obbligo d e l r eferto che dirett.ament~ o p er il tramite di un ufficiale di Polizia j'ZÌU· diziaria il medico d eve trasmettere a ll' Autorità perrenderla edot.t.a d ei fat.t i osservati nel prest~~:re la propria opera c che potrebbero essere con!'<<'guenza di d eterminate opere dehttuose . . Esp?sti i dubbi suscitati dall'esten sion e datn d a l nuo...-o codice a ll'obbligo di ta.b ce~Jfìcati, l'A. esprime l'au.ntrio che, m entre la c-lasse medica accetterà. con senso di a lto civismo l'accresciuto on ere che le deriva dalle nuove disposiz.ioni, a
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CONDRBN'ZE E
DJllfOSTRAZIONI CLINICHE ECO.
poco a poco con successivi chiarimenti delle formule legislative i dov<:' rì del medico saranno più esattamente circoscritti e definiti. Sulla perizia giudiziaria viene ricordata l'innovazione introdotta dal nuovo codice colla soppressione del perito a difesa e l'A. concludendo la sua chiara e acuta conferenza rammenta al m edico, per il quale la prestazione dell'ufficio di perito è obbli~ntoria (art. 314 ()od. di proc. pen.) che esso nell'assumere il delicato incarico deve apprezzare tutta la responsabilità che viene ad addossarsi o deve sentirne l'onere, ma nnche l'onore e la bellezza di porre il proprio sapert> e la propria esperienza al servizio della giustizia.
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI E LENCO E SOMMARI DE GLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi verbali pervenuti alla Direzion e generale di Sanità militare nel marzo 1982-X}
ALESSANORIA. - Tenente colonnello medico SrLVIO CIARLO: Fangoterapia ed azione biologica del fango termale.
L'O, dopo aver parlato del vnlore terapeutico delle fangature, specie nei riguardi di postumi tra.wnatici, ha illustrato le seguenti azioni biologiche che si verificano durante l'applicazione dC'I fango termale: l. bradipnet\, associata a variazione della forma e del ritmo del respiro; 2. aumento della tempet•atura dd corpo f' notevole tachicardia; 3. marcata diminuzione della pressione arteriosa, specie siF;totica, dovuta a dilatazione dei ca pillari, cui s i accompagna aumento di velociti\ del sangue; 4. variazione della composizione morfologica del sangue, consistente in au· mento considerevole, sebbene passeggero, degli eritrociti, diminuzione dei globuli bianchi accompagnato da spiccata linfocitosi; 5. minimo modificazioni dell'idremia, nonostante la forte sudorazione, perchè l'organi.<;mo compen:>a la perdita di liquido col richiamare dai tessuti, nel san· gue, notevole flusso urnot·ale. -Maggiore medico ANTONTO LOJACONO: Sede iniziale della tubercolosi nell'adulto. L'O., dopo aver accennato al lungo cammino percorso dalla t isiologia, si sof· ferma a trattare la dottrina dell'inizio ila.re e quella dell'infiltrato di Asmann e conr.lude che L'importanza dell'apice per L'inizio della tubercolosi non è affatto diminuito a l lume delle nuove vedute. ANziO. Sanatorio militare - Sot;t.otenente medico ANTONIO MACCAGNO: Gonoa·r triti tubercolari.
L'O. dopo aver fatto una. statistica sulla frequenza dalle gonoartriti n el Re· p arto Chirurgico del Sanatorio di Anzio durante il 1931, e stdla concomitanza delle lesioni polmonari manifeste nei gonoartritici, tratta diffusamente della patogt>nesi, anat.omia patologica e diagnosi differenziale delle osteoartriti tube.r colari del gi: nocchio. Parla quindi del trattamento ter!\peutico descrivendo i vari metodi di chirurgia conservativa e demolith·a, mettendo in luce il contribut.o portato dai chirm-gi italiani, a cominciare dal ~arngtiano che col suo tratt.nmento con innesto osseo tLpl'Ì nuove vio alla chirurgia conservativa del ginocchio. Conclnùe dichiarandosi favore,·ole a l trattamento olio·ort.opedico, di cui il Sanutorio di Anzio ha. dato e continua A. dtlre numerosi brillanti risultati.
OONJJ'EBENZE E DntOSTB.<\ZIONl CLINICHE ECC. -
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.Maggiore medico CAMILLO MAZZOCCONE: J, 'ereditarietà nella tubercolosi.
L'O. esordisce col riferire la diversa importanza attribuita a lren'ditnriet.à nello studio della tubercolosi attraverso le varie epoche. Primo. d ella. ~copel't.a del bacillo, massima. importanza; nell'immediato periodo successivo, nessunl't; negli ultimi anni, specie per m e:rito dei co::>tituzionalisti, torna ad essere tenuta nella d ebita considerazione. Attualmente tre scuole sono in contrasto: i fa utori d ell'eredopredisposizione, i fautori d ell'eredoimmunità, quelli che continuano a. negtu"O ogni influenza all'ereditarietà. L'O. riporta. e di.scuto le ricerche cliniche e di laboratorio de i diversi autori e conclude che ne ll'etiologia e patogPnesi d e lla tubercolosi g iocnno la loro parte il bacillo ed il terreno orga.nico, il quale è influenzato dall'ereditarieLit. BOLOGNA. - Cnpitano medico GuGLIELMO FiuME: Gli aggrusivi chimici ed i mezzi di difua conl!ro di essi. L'O. ricorda come nacque l'arma chimica e accenna allo sforzo che dovettero sostenere gli Alleati ·per la diiesa e per la neccs.«aria ritorsione. Illustra tutto il complesso di studi e di esperimenti cui at.t.ende quotidianamente il n ostro C. C. M. per apprestare i m ezzi più idonei alla difesa antigas. Insiste nel dire che il quadro d ella difesa chimica. d eve essere ispirato a sorenitt\ od ottimismo. Infine accenna. l'importanza d elle squadre speciali o di soccorso, la cui costituzione è prevista nel nuovo Regolamento sul servizio Sanitario ita liano in guerra chimica. T enente colonnello medico ANTmno JAPOCE: Contr-ibuto allct cura chirurgica delle cisti da echinococco del fegato. L'O., che sottopose ad intervento chirurgico il caso di cisti da echinococco qui di seguito illustrato dal magg iore medico prof. Giovanni Piccoli, paJ"Ia del metodo seguito nell'anzidetto intervento: operazione in un sol tempo per via addominale e toracica anteriore con ma.rsupia.ljzzazione d el pericistio previa formalinizzazione d ella sMca. cistilla e svt1ota.mento dt:~l suo contenuto. Esposte le ragioni che giustificavano la !!Celta. del m etodo pred etto, tratta. d ei concetti general'i su cui si basa la cura chirurgica de lle cisti da echinocco in genere e d el fegato in specie; prende in esame le vie di accesso alle cisti epatiche ed i metodi operatori con le indicazioni, i vantn.ggi e svantaggi a ciascuno inerenti e si sofferma lungamente sul trattamento chirurg ico del pericistio, specialmente per quanto riguarda la chiusura di esso senza drenaggio e la. riduzione della borsa. cistica con la endopericistorrafia. -
Maggiore m edico prof. GIOVANNI Prccou: Un caso di cisti da echinoCOCCQ del fegato. L'O. illustra il caso di un militare ricoverato p er disturbi a carico d e ll 'apparato respiratorio e dello stomaco che pt·esentava anche una spiccata epatomegalia. Dopo aver passato in rassegna e discusse le varie forme morbose in cui ò presente l'epa.tomcgA.Iia, prende in considerazione la cisti da echinococco. Quantunque le reazioni biologiche siano risultate complotA.mente negative e negativo anche l'o· samo morfologico d e l sangue, mancanti anche il fremito idatideo e la fluttuazione t ranstoraeica di Cha.uffard, tuttavia per eliminazione di tutte le altre formo morbose, per il decorso clinico e per i camt.teri della scarsa sintomatologia presentata., ha ritenuto trattarsi di cisti idatidea. Convinto il paziente del. serio p.:>ricolo cui egli incorreva, lo persuase a sottoporsi ad intervento chirurgico. -
LrvOBNO. -
T enent<:} medico GIOVANNI CIRILLO: T e1·apia degli eczemi.
L 'O., pretneR!Ii d ei ricordi sulla. frequenza. d ell'ec7.ema in rapporto a lle a ltre malattie cutanee, sull'etiologia, anatomia patologica e sintomatologia, è passato a. trattare delle. terapia d egli eczemi.
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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.
Ha iniziato con la terapia loc~tle ricord>~ndo che f'ssa, pur ef!.<;endo a. prima. vista. facil e, si dimost.ra. spesso invece d olla mnssirna. difficoltà; perchè il precetto del primwn non ?tacere rappresenta In prima J"cgola nc>lla cura di questn affPzione. H n trattato quindi la. !Rt·apia gencrnlo con pa.rtiC'olure riguardo ttlla. cura desen.<;ibi lizz.ttnw specifica e aspccif-ìca, m ettendo in riJip,·o l'efficacia. di due sistemi: mode rno l'uno. modr rnissimo l'alt.ro: l'autoemoterapia c l'autourot1•rapit~. dei quali h a illustrato il mntodo e il m eccanismo d'nzionf'.
Te nen te colonnello m edico SA~"I'l Btuc:n:uo: IJ8a.ntematic.o.
1\{Es<;INA. -
r:n
C<UIO
di t·i fo
L'O. illnstrn un cnso di tifo p t>tf'cchia le V<'rifkatosi in p e1·s ona di un caporale mng~iore infP.rmi(' J"C, proveniente da l\Iarsn Br·Pca ( Bengtusi) ove pt<'stova servizio
in un ambulatm·io civil<" p e r indip:cni sottorm>i=<~i . . Partito dul ln Colonia i l 30 gennaio 1932 in ottimo st.ato di ~'<>llute . Colto da fobbm <>levuÌ*t con bri,·idi di fn1ddo, pas,c;ando P•'r Catania. il JO f~bbrRio. Ri coverato ali"Osp ectnle Milit~He di MA.c;si nn.n cl pomeriggio <'on T. 39.2. NPi giomi sur:cc:<;<i\"Ì: T. oscil lnnt<> fru. 39.5 e 40.6: c••fn len I<'!:!C:••ra. dolori vaghi. polso diss;ociato (~0-94 ). emocultura n flgativa, assC'nzn. di pnras11iti ma larici, formula lencocitaril\ norma!<' <'on IOf!!!<'l'n. lf'ncoc itosi (8600). In 40 giorno: comparsa di mucchiolin<' eli r oseola all'addome ed a,1 petto. In 5° Jriorno: diffusionE' d r ll<" ros,,ole nllf' spnllc•. a l collo. n l dMso, ngli art i, fino al dorso dci i<' m1tni e dei piedi; in mf'zzo a Ile ro;wolu num<'rn>~t> pH pnlr> piccole, che n on scompari vn.no ali n prr·s;sinm·, Nei g iorni soC:ttAnti: nr'tt~t tntsfor·mazionfl petf'cchia!e, con pf•kcchie numerose sparso in m euo al lo mac·chir . ff'b br·e continua, ell:'vata, modico t.nmore splenico, Jingtta st,cca con !'<t.ria hrunm;l ra. al CPntro n ~'<f'nza arro!"samento clf•i bordi e della pnntu: p olso froqnt•ntc>, fìlifo,·m f', nrtt-amt>ntf' ipot.(',;o: &•nsorio obnnbi lato, spunti d e li ranti. vaniloqnio, agita:t.ione moto0rin episodica, lt'I!,I;:W"O tre more d ella lingua con inceppamento dlllla. pronunzia.
I n go jliomo: più gravi le condizioni ilei circolo e d e l sensorio, reazione di WeilF elix nel!a.tiva con Proteus X 19. In lO" giorno: sif'rodiRg"llOS!Ì nf',S:!Utiva p er· tifo, par·utifo A e sempre gravi le conilizioni del circolo e d ol sen1<orio. febbn• elf'vat.ll. e continua. p crsistenza delle p etecchie, involuzionf' delle macu l<". In l 2o giorn o : nP~at.iva unn, ~<l'COnda r·e1uzione di Wr ii -Felix con d iverso ceppo d i Proteu s X 19: polso fJWJUE'nti~simo, filifonnr, inogolare; sen.<;~orio notevolmente ottuso, coma vigile int.•rrottoO da periodi di inte nsa. agitazione motoria e di coma completo; fatti d i p oltnonit(' ipo~t.atica bilaterale. In 140 giorno: abbas.<;nnwntn dPih~ temprro.tura (37,5), prggioramento delle condiz.ioni del circolo. corn~~o, rnort.p. Non pr·aticata l'aut-opi;itt prr ('spn·~:<:>o di vieto d ci parenti. L'O . ><pioga t'incurt~zza dittgno~'<t ica d<>i primi giomi a causa clell'n,')sPnza di sintomi obiet.tivi e dei risnitati n egativi clelia emocultura. della ricerca rlei parassiti malarici e clelia fm·mnla toucocit.aria; t>spon c le considcmzioni che lo hanno indot.tu a sospN,taJ"O una forma di tifo esant<'matico, m ett endo in relazione la provcnien:r.a dd malato, il rep<'ntino insorger·o dE'Ila tPmporat.ura rlevata. la precoce comparsa d ell'esantema A la sua rapidn e notevole diff\lsione; illw;tra i sintomi che n el l'ulteriOJ"e dE'coNo hanno cinto confennn d e lla diu.gnosi, non ost(mtc il reperto n egativo dl\lla, r·(•nzione di 'Vnii-Fclix, praticata in epoche pt·opizie con due ceppi diversi di Pt·otous X 19, d e l resto non controllati in precedenza con siero di sicura provenienza d ermotificn. L'O. traccia il qwtd r·o generale della mttlat.tia a si intrattien e in particolare sui sintomi cardinali: Psantema, tl:mpcrattu·a. fenomeni c ircolatori, feno meni n ervosi; n e m ette in rilievo il s ignificat.o dia~rnostico differenziale(' prop:nostico; accenna alla. patogen esi d e l complesso sintomttt.ico e, nei riguardi dell'e;;antema, prospetta l'ipotesi cht>, m ent·r·e Io stato primordiale maculo -pnpuloso dPbba e><s<·n• riportato a l m cccnnismo de i <"omtmi esantemi (alterazione dei capiiiA.ri cutanf'i), lo stadio petecohia.le p os.<>a invece e >.sere riportato a l . meccanii<mo patogcnetico delle trombo-pcnio (ne l senso di Franck), ritenuto che il germe del tifo esnntema.tico
n.
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC
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(secondo le più moderne vedute) invade le piastrine ò el sangue, provO<:'Andone la. distruzione o quanto meno la minoraziono funzionai<'. L'O. ricorda le nozioni più import.anti da.l lato igienico-profilattico, accettando l'opinione prevalente che d<'sio;na. la. Richettsia-Prowaz~>ki quale RF!t>nte dolla malattia e mett.endo in rilievo g li interessanti studi di Ro<'ha- Limt'l. o di Nicolle, dai quali indubbiamen te risulta aecert.at.o che il vt?icolo dC'II'infez iono:~ è rapp resent.ato dal pidoo~hio d e lle v~>st.i: nessun l ilo esantemMico senza pidocchio. Chiude la sua espo,:;izionc illustrando il m PCNtni,;mf) d c• ll' infi•Zi<>•H' (uomo malato-pidocchio-uomo sano). il periodo d'incubnzionc· e lt> mis ure di honific·a dvgli inretti, del personale di assistenza, dei mat.c riali e dci locali. ~APOLT. -
T enente medico LEONARDO C'AREI{ l: lrulùxtzioni e tecnica della trasfv.sione del 11a11{Jue.
Dopo brevi cenni sulla st.or·iR. tlt>lln. trasfusioHc, l'O. parla dPllt' indicnzioni e controindicazioni di C:'lsn. tro.ttPnenòosi s ul la etiopntog-enPs i dl'ilt' \'it.T'if' affezionj e del meccanismo specia.lmt:>nte stirnolntivo d <·lln. trasfusil)ne us>tt-n comC' tf'rapia. in ognuno. di esse. Indi d escri,-e l.a tecnica e i vari appArPcchi, tmttt•m•ndosi sugli inconvenienti inunf'diat.i e tardivi . A proposit.o della tecni<'n illu><trn l'argomento della. incompatibilità sanguigna. e quello relativo quind i a.i f!rupp i ~anguigni· e a.ll'agglut.inazione d.i gruppo, aiutato nella s ua. esposizione dn. fi~<me schernatiche. Dopo aver parlato d e i datori e d ei ri c<>,·itori t<'rmina con un pa.mllt>lo tra la trasfusione, l' ipodermoclisi e la fleboclisi semplice o ipertonica. PADOVA. - Maggiore medico Grol'IEPPF. BUGLrAI!I: Appm·ecchio gessato per fmttura clelL'epifr.si radf.a.le. Puntura evacuativa p er nrtrosinovite trawnatiea del ginocchio. Ulcera dudoenale. Appendicite e cieco mob-ile. -
Maggiore medico PAOLO LA RoccA: Un caS>o di tubercolosi polnwnare m·iliare in un ammalato già affetto da. pleurite essudati va d estra.
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Capitano medico GIACOMO ~lAzzE':-ICA: Emometria e formula let1.1.:ocitaria. Reazione di Yimans Wa:nd.emberg. T enente colonnello medico A:-.Tosro Ro:-.IBOLÀ: Un caso di ulcera jc,gedenica. Un Ct'I.SO di ttlcera necroticr.1. del palolo molle, di natlLra. luatica, con distt'uzione totale d ell'ugola.
Le affezioni TUUJa.li in rapporto all'Elenco delle Infermità.. Allegalo A. L 'O . commenta gli articoli dell'Elenco sulle affezioni nMa.li, indugiando sul significato da. d are all'espre.<>Sione disturbi fttm:1'onali g/(lvi. Spiega. como p er affezioni fl!,ppwralti:ve dei 6eni di cui all'art. 56, de ban~i intf'nclere C(uelle cron·ichc e rileva che lo affezioni ootarraz.i croniche di cui allo swsso art.. 56, possono ritenersi conglobat-e nel 2o comma dell'art. 54. Passate quindi in I·apida rassegna. le td'fuzioni nasali d'importanza. medico-legale, conchiude segnalando fugacemt•nte le correlazioni. spesso molto !ltranf' ma. innegabili, esistenti fra mucosa na.s11lo cd altri 0 1'gani lontani (proprietà rifte.<>Sogena. d ella pituita.ria), a.ccenmtndo nlle vnrio teorie con c ui si cerca di !lpiP.gnrle. PALERMO. -
Capitano medico Ar,no FoTI: La piorrea alveolar·e.
L'O., dopo una rapida disamina del pensie ro d egli stomatologi in me rito alla p iorrea. ~_~olveolare, ne illustra. la etiologia, il quadro clinico, la diagnosi precoce, la prognos1 ed i vari metodi di cura (medicamentosa, chirurgica, dottrica e protosica). . Conclude f!'tienna.ndo che la. piorrea alveolare può oggi ritenersi \lna. malattia a. decorso croruco, causata dal deperim ento dell'apparato di sostegno del dente e
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CONFJ::HEJ);ZE E
011\IOSTR.~ZlONI
CLlNIOHE ECC.
sostenuta da turbe organiche genemli cd in ispecie d a turbe del ricambio. cui si associa n o quasi ><empr,, cause locali. Acccnnu inhnt· aù a lcuni consigli pratici atti a prevenu·e l' insorgenza d e lla malt~.ttia.
PER UC:lA. -
Sottoten ente m edico PoMPEo SCA.VIZZI: S ·i tus viscerum i nve·r8U8.
L'O., ùopo aver illustrato un caso di situs visceru1n im;ersus in un iscritto di lC'nt dd l>~> classe 1911, il.\'l.ltosi in os.<>ervazione presso questo ospedale, vien e a parlare dd la embriologia e d ella patolog ia, n onchè d ei provvedimenti medico-lC'gali da. adoLlarsi in s imili cu:;i, distinguendo il 8'itus '!;iscerum. im:e1·sus totale da quello parzi~1 le .
R OMA. - Conjerenze di medicina legale militare tenute dalla Direzione di Sanità d el Corpo d 'annu.t.a di Roma il 2 marzo 1932-X. Pr·esied eYa il mnggiore gen erale medico (allora colonnello m edico dire ttore di Sunitù) prof. FrLll'PO CACCIA ed ernno presenti tutti gli tdficia.li m odici della DirC'ziono di Sanità, d ell'Osp edale militare e d ei Corpi d e l Presidio. Il gPnerale CAC:CIA incominc ia col precisare gli scopi d ella riunione, che sono: l ) importanza della rnt'djcina legale; 2) modalitil p er far ben e la. m edirina legale, sia ai Corpi che nelle Commissioni di visite collegiali negli ospedali. P (' r m~·~lio a.vndorare le sue parole ha voluto pre;:;entare d ci dati di fatto, caduti sott,o l'oSSC'I"Yaziont' s ua e d egli altri componen t i la Cornn1issione di 2a istnnza, non allo scopo di critica, mtt p er dare avve rt.imt>nti e consig li, in modo che uell'avven ÌI't~ ;:;i tratt ino bene tnli importanti qtwst ioni, che hanno molto intt>r·es::;f', sia per lo Stato che p er ~li indi,·idui. , L ' O. rikrisce su di un caso di un traumatismo cerehrale accaduto in uno d ei corpi riPI presidio. ad un milita re ubrinco, il quale da. pr·incipio non presentò che s intomi cere brali ><carsi (' solo dopo 10-ll g iorni mise in e\'idcnza UJIIl s i11drome, eh <• p o t è orientare i m edici cw·anti sulla viH di nn inter...-ento chirurgico, eseguito dopo 12 g iorni d ttl tnwma. l panmti d PI mil itA re hanno fatto colpa al m edi co d el eorpo p0r· il rit.ar·do d ell'intPr\'Cilto chirurgico, domandando che fOS!<e: • riconosciuta dipendente da causa di ::~e t·,· izio, non la caduta in sè stessa, ma l 'aggravamento soffet·t<> p er colpa del m edico del corpo "· L ' O. ha dimostrato con dati di fatto e cons ide razioni patog~metiche ed anatomo-cliniche che Uf'S>~Wttl- colpa pot,ova fars i a.l m1~dico d el corpo, perchè il lento appalosursi d e lla. sinùrome encefalica, con:«ecu tiva al traumatismo cranico. non gli aveva pal'ln es~o prima di fare unu diagnosi che autorizzasse il suo ricovero in ospedali'. Segue tmn detta~ liata esposizione esplicativa sulla sintomatologia riscontrata, sull'indicazione d ell'interYento in casi de l genere e sul decorso post-operatorio (*).
Segue il t C'ncnte colonnello m edico CA~ULLO BATTL'>TlNI, il quale presenta il caso dj un ca porale el1e riportò, facendo un voltegg io alle parallele, durante un' esercitazion" di ginnast.ica r egolar-mente comandata, una. jrauum della clavicola s., caso es>'lttument.e diagnos ticato dall'ufficiale m edico del corpo nella sua dic hiarazione . La Conuni:;sione di l n I stan za non conces"<~ la dipondenza. da ca \L~\ di servizio, in quanto esclu:l(' r Psi><tenza d e lla frattura, fondandosi soltanto sul rep erto radiolog ico, non e:;ntWtnh:utc iaLet·prdt'I.Lu c n un >:HJ Ì ùuti unumnt>:stici c clinici e sulle
circostanze di fatto. La. Commis.<;ione di 2• I stanza invece, vagliando tutti i fattori e riesaminando a.ccura.tamC'nte la lastra •·ACJiografìca, che dimostrava la presenza di un callo osseo (•) L f> cnnf<'renzu è pub l>licatu lolcgralmente la questo s tesso
soguouti (l'. ti. R. ' ·
fa~cicolo
a P"S"lua 257 e
CONFER&l'ZE E
DI1110STHAZIONL CLINICHE ECC,
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e non di una ostoo-periostite, come aveva. diagnosticato il radiologo, corTcSso il giudizio. Conclude dimostrando como le Commissioni mediche, ad evii.are giudizi errati, debbano tener conto, nella formulazione delle ditlgnosi e del conseguente provvedimento, di tutti g li e lementi di fatto, anamnestici e clinici. nouchè delle risulto.nze degli esami di gabinetto. A questo proposito os~Pt·va che i r·adiologi fa.robbero b ene a descrivere le lesioni senza. formulare il giudizio diagnostico, che è proprio ciò che causò l'errore nel caso in esame. Prende poi la parola iltnaggiore medico ARTU uo G.u. LO, il qual l'prendendo occasione da alcuni casi osservati alla Direzione di i::l~Luità, tratta della valt~tazione clinica e medico-legale di alcuni sintomi obbieltivi cardiaci. L'O. dopo aver brevemente acoermato alle difl'icoltA che spesso s i incontrano per formulnre una diagnosi esatta. di una cardiopat.ia organica o fw1zionalo, ciò che è importantissimo ai fini della medicina logale militare, si sofferma su alcuni segni fisici - i nrmori cardiaci - la di cui errata interpretazione porta facilmente a. diagnosi false. Tratta quindi della differente origine di tali rumori o soffi cardiaci od extracardiaci, organici o funzionali, i primi ed a carattet·e fisso e persistente, caniiopolmonari, i secondi a. carattere inconsta.nte e mutabile, e di quelle indagini ed artifizi semeiologici atti a distinguerli e dare ad essi il loro giusto valore. Accenna ancora all' indagine radiologica cardiaca che soltanto se esegu ita. con speciali moderni dispositivi (ortoradioscopio) può costituire un valido ausilio per la. diagnosi esatta di una cardiopatia organica. Esalta l'accurato, minuzioso, sistematico esame fisico del cuore che da. solo, se ben fatto, quasi sempre può rivelare al medico lo stato anatomico e funzionale dotl'organo. Riferendosi in ultimo all'art. 75 de l nuovo elenco d('(le infermità, l O comma, trova. che esso è troppo estensivo quundo vuoi comprendere nolla. riforma «i vizi valvolari organici del cuore e le malattie de lJ'pndocardio, del miocnrdio e pericA.roio ·riu.qr.ite ad eRiti in.qnnnhili di fJuolsinAi (parlo • - È diffìeiJ o stabilire clinicamente un limite netto tra un'endocardite ancora in atto e l'esito insunnbilo d i essa e non è raro di osservare dei cHsi, spccialmPnte nc lln pratica prh·ata, in cui si presentano evidenti in un primo tempo tutti i s<'gni Jìsioi di un vizio or·go.nico di cuore che poi, a distanza. di qualche anno, scompaiano del tutto. Propone quindi che l'articolo 75 venga modificato nel senso di. comprendere nel provvedimento di riforma soltanto i casi bene evidenti ed accertati; m entre i m eno evidenti o dubbi potrebbero importare provvedimenti di temporaneo. inabilità (rivedibilità o licenza di convalescenza). Il ten. colonnello medico NICOLA F ADRIZI riferisce sopra un ca8o di contusicme ren.ale venuto alla Commissione medica. di 2 3 Istanza.. Un militare di truppa il 29 luglio 1931 durante esercizi di ginnastica riporta.v·a. una contusione al fianco sinistro. Il giorno seguente e bbe ematuria e venne ricoverato in un ospedale civile. Dimesso, fu inviato nei primi del successivo mese di settembre in un Ospedale militare, ove all'esame non fu trovato nulla di importante, tranne traccia di albumina, gruppi di emazie e Jc·u cociti in rapporto all'emazie. La Commissione ospf'daliera giudicò la lesione: « lievissimo risentimf'nto re naie consecutivo a contusione della regione lombare sinistra, dipendente da causa di servizio» su conforme parere del Comandante del Corpo, e concesse al militat·e, dimesso con un anno eli licenza. di convalescenza, la. gn categoria di pensione per anni tre. n militare non accettò. Venuto a visita della Commissione di 2a Istanza fu riscontrato soltanto: tracce di albumina, ammas.~i di emazie e lE>ucociti in rapporto alle emazie. P erò la radiografia mise in evidenza m~lla pelvi renn le sinistra« presenza di una grossa ombra calcarea. che sagoma nettamente il bacinetto cd altre due ombre superiormente ad essa verosimilmente attribuibili a calcolosi •· La Commissione d i 23 Istanza, constatata. la. calcolosi renule, affezione che non può essere ammessa come conseguenza o succeAsione morbosa del trntuna. sofferto dal militare, p oichè la g1·ossezza d el calcolo ed il bt·ove periodo di tempo tra-
scorso (circa un mese e mezzo) dal trauma fanno supporre che essa preesistesse al
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CONFER.P:!:'IZE E
DJli!OSTRAZlO~H
CLINICHE E CC .
trauma, cui, se mai, si d e\' e attribuire soltanto valore di causa rivelatrice, ma. non m ai tlirett.a e detcrminan t~. ha. ritRnuto guarita senza p ost.umi apprezzabili la contusione lomba re sinist,ra dipendent.e dA. causa di servizio, e non ascrivibile n n ess una cntc·goria di p e-n!'ion fl, m e-n t 1·e ha g iudicato che la calcolosi non dipende da causa di sro,·v izio e chP essa r ("nde p ermo.ne-ntement.e il mili tare inabile al sen-izio a m ent,e dt>l l'art. 85 El. A. TI g~n " J·n.le CACCIA ch itt l • la rli,;cu;:~sione Asort.a nrlo i m Nlici droi Corpi a lla nHtg~·IOrc chiarezza e prcci::;ione n<'l (lescri vere sintr•ticamt'nt.e, ma c•su.ttamcnte la topografia e la. sintom ato logia clc•llo lr•sioni o di A.lt.ri fatti morbos i, n e lln dic hiarazioni di loro compet.enzn, N l a s<-guirne il d ecor8o e sopratu tto l'esito specialme nte n e-i cnrati prrsso i Corpi. Ta li dPrnt>nti spc>s:;o costituiscono il solo ecl. altre volte, i l più importante e lem en to di giudizio pe1·le Commissioni nwdiche . Queste alla. loro \ 'Oita. cll-'bbon o sernprP (A.re una dilip:c·nte disamina di ogni prat ica. curtlre molt.o l'nml.mnPF;i clei fat.ti morbosi. chietlerP. l'nu,ilio di tut ti i mPzzi di indag ine di gabinetto, e so pratu tto psplota.re un coscienzioso e compPtol'nte esame c linico . Insist<> sul fA.t.t.o . allo scopo di e \·itar<> valutazioni mf'dico-lf'gAli erron e<'. c h e i r is ul ta.t i d e lle ricet·c hc di ).(nbin c> t.to non d c>bbano prc>nclo>r e il sopravvcnto su quelle d oll'<>!>nnH' clinico. il qualn deve e;;sPre la ba!'le. d R cui l'indag ine d C've p a rtire ed a cui dove ri to m ttrc>. I nfine osort.a tut.ti g li uffic io.li m edic i presr nti, ch e snn=nmo de~;t.ina.ti tt posti direttivi. n colt.i\·are con inte llrt.to d 'amor~> l f~ Medicina Legalt', p erchè C.<;.'<A. rappresenta mta ciPII P bmnclw bns,tli pit1 intc>J'C'S~tt.i d e lla \'ita pratico·scientifìca d egli ufn cinli rm..clici, dttta lu grandt· pln·t.a.to. individua le, monl lf' c> sociale di e;:;.<;a. Ed t•sprime il voto r he ).(li at.tuali o futu•·i Dirett.o r' di Os p edale e di Stmità., cerchino di provoca,·o riuni o1ti d •'l p:1m•·•·c, po ic hè principalmente con l'esempio v issuto. s'incoraggiano e s i p ersuitd ono i ).(iovnni ufficia li medici a coltivare tale branca importante d e lla. sp ecialiJà mcdi co-mil itan~ . T ont NO. -
T enN tto colonn!'llo m edi co GIUT.IO ~fASSE RA N'O: Alcuni casi eli malat-
tie c/.C!~le polmonari e loro trallamcnto. L'O. riforisco sul trattamen to t e rapeutico usato in 23 casi di polmonit~. curati n ei reparti di m edicina dall'ottobre 193 1, coll'esito di 22 guari<Tioni e tm d ece:sso. Pt-em essi alcuni d a t.i s ulln. biologia. d el pnt<umococco di Fra.enkei. l' O . pnssa in rapida ra.c;."oj.pla i principali m Ptodi terapeutici, parlando d ella tR1·apia immw1itaria. (vaccinoiA'ra pia, s ie l'Ot•el'flpia., prot('inoterapia) delta chemoterapia chininica, d e l siero di conva lescun t i e d('lltl cura coadiuvante coll'insulina e ca.Jcioterapiu.. E s pon e in seguito la. casistica.
-
Esa.me necroscopico.
Soldfl.t.o B. G . d e l L0 reggimento genio aggregato al la 41a compagn.i a distr ettuale, d el distrPtto mili tl.w e di Mihmo. N OTF: CLDifC HE. - Anamensi famù;liare: Madre morta a 32 anni di influenza. P a dre vivente e sano. Nulla n ei collateri\li. Anamnesi pel'sonale r emota n egativa. Arruo lato il 7 a prile 193 L, prestava sl.'rvizio r egola.t·e fino A.l l O fe bbraio 1932, quando incominciava ad accusare cefalea, rialzi termici irrrgolA.ri. Il 24 ve nne ricovera.t.o in questo ospedale p er febbr<" influenzale . Obbiet.tivametlte si nota: Regolare sviluppo scheletrico; discretament.e nut1·ito e sanguificato. Lingua. &~burraie, iper•~ mia d nl ve lo p endolo. Micropoliaden.ia. A carico d nll'appa.rato rc!>pirtl.torio lieve a.c;prezza di r espiro diffusa con qualche sibilo sparso. A carico del c uo re: rumore di soffio sist.olico allo. punta. Nulla all'addome . Seu:sorio integro. Duranttl la ù egonzH. pn•so.:11tuvu eu l'VI'\ Lenuica r·e mitLe nt-e con profuse s udo•·o.zioni. Epistassi ripetu te. N egative le varie siero-diagnosi e l'emocul· tura.. Clinicamente il rep er to polmon a.re p et'Si!'lteva pressochè immutato. Al 7 marzo compariva lieve cianosi e dispnea e 1'8 l'esam e radiografico de i polmoni faceva ril e vare infilt razione a t ipo miliariforme ai due polmoni. N ella notte compariva. subdolirio, dal 9 tremore diffuso a.gli arti, che s i accentuava n ei movimenti intenzionali; pa.n..>si vescicale . All'esame d ell'urina: albuminuria, t racoie di sangue e di urobilina.
CONFERENZK E Dli\tOSTRAZIONI CL I I'J CRE E<'C .
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N e l S<"diment.o: c ilindri gnwulo:;i f' g lobuli rossi. L 'S ma•·zo vr niva t.r a"f<'rto con diagno!>i di t ubercolosi miliare al R eparto lnfetLi,·i, o,·e il gio m o Il dì·ced e, ·a alle ore 7 .30. A u 1'0 PSIA: Costituz ion e schele trica n·~olure, m11s."P mus!'ol.1ri trùfiche , pannicolo ndiposo morlicnnw nt r .;,·iluppn to. Pntr.•fnziorw iucipiPntt•rw ll \ tddou1o. K on s i os.<;r•·va nnlh1 di n ouwole a ll'ap E"r tu t·c n nt urn.li d PI c.orpo . 'J'orace : Ne l cavo p•·r·icardico snno cont <'nuti pochi eme. di liquido giallo c it r·i· no , con i camttt'ri dj tm;,;ud n to . l l foJ!Iil'lto pn rio•t nl(· P ,·isN·m l1• »uno O \ ' \IIHJU<, li:;ci lucidi f' tnts pa t·<"nti. Il C'llOrt• è di ,·olunn• C' d i J><'SO di poC'O au nwntnti. punii\ foru u\tll. prPYaiPnt r m t·ntR dal V.:';. Ln ca ,·itr\ d <>l V. S . <\ d i poco inL(rnndit tt. L 'not·tu s i pwst•ntn liscia. lo vA.Ivole S(•rnilunnri aort idH• sono ,.:otl ili, tru,;pnn·nti. pri,·C' di ud•'rPn Zt'. L'Pndocar'(lio puril'tnlf• è o nmq uf' li,.:(•io P trn,;p>trPnt<·. Atti'O\'t' t'>'o ~~~ mitrale s i p em•tra con la pun ta di d tu' ditn. i pi:r,zi Yah·o lu ri sono p('rò h•gg(· t·rnt>nlt- i>~pc>>~sit i. le cm·dc t Pndine(' ptm' isp••,-s it<:' <.> in p>trtc fus<' fnt lnn1. Jl pie-culo pizzo dt•lla mitralo è più for·te mcnte ispf•;;sito <'d tmc·h<.> rPtn\tiO. Nuf111. di pnrt ic·olorr rw ll' utrio d i sinistra e ne l v ontricolo f'd ntr·io di d ..str·ft. Nf'l cavo pleLLrico di ambo i In ti è ro ntf'nuto Rears i>:.<:im n quu ntil.\ di liquido I ('~Z )!:<" rmen te torbido. 8ulln pl t>ura parietnl('. m~1 spt'cinlnwutc• m·lln ,·isct•nd t• s i 0"-'l~'r vano numer osissimi tub('rcoli di J!l'IU1 dPzza militH'l'. l polmoni di nmbl•du<' i lati si prE's•'ntano ovunque ner<:>a.ti. alla pttlpnzion"' s i n otano p l' rt'l ntrnw roi<isRimi piC'coli noduli; Rl t nglio s i os.~f'rva ch e tut t.o i.l paren c hima p olmomu·p è tempestu.to da Wl ~rnndi:>simo nLtmero di tubercoli, i quali sono di ~Zrandezza miliar·e . a ll ' infuori de i lobi Sttpt'ri ori, dovo t•ssi appaiono alquanto più gros.<;i e di colorito g rig io·gia llnstro. Linfoghiandole ilari modicamf'nt.e ingros.<;u.te, antracotichl;', con zone di ca-c;eosi non in via di fluidificazioni'. Addome: Nelln cavità p eriton enlf' sono contl'nu t i pocbi eme. di liquido leggermente torbido. S ulla. s uperficit" pPritonea lt> s i oililc>r·va solo CJUnlchc ra ro n od ulo tubNcola re. La milza non è ing r•ossat.a, pre;wnta, !=<ia s ulla cnpsuln., »ia nf' l pnr-o' n<:hima numerosi piccolissimi tubercoli. [ roni son o modiCA m e n te to r·bido·g ru ssi c pt·C'sl'ntano tulw rcoli in discreto numero . Surrenali in t<"gr-e. I l fegato. pure torbido, lallc ia int.ra , ·ed e rf' ;:oln q ua r là qua lc he tuhPrcolo milia re>. Non s i osservano alte mzioni dP!!Ile di not.t\ sull'npptH'nto gnst ro-in t<.•:-tina le . Vrscica. prostata e te,;ti coli macroHco picmn<'nte in tegri. S i os,..<'rvtmo lnt<·n•lrn cnte n/In colonna VE'rtebrnlo a lcune linfoghiundole rotropt•ritoneali ingTossate, con zone eli cnseoRi. I l doli o tora.cico ,:;i p t·f's<'nta modicamente dil tttnt.o f' mo:;t r·n a li n ' Ilo <!Pil n 4 6 e- ;;a V\"l'h•bra tornt'ica. n e l tr·ntto in c ui s i cur'\'a prr p or·tn r'1Si fl s inistra, un colorito Ria llo E'd un ril!onfinm<'nto dc- l Inmr . Ap\"rto il lunw si os:st·t·vn una ttlcem.ziono tuh \"rcola.re con fond o caseo!'<O dPII r plll'eti dd d otto. Non Ri esamina i l ce rvello P<'t' non d ot:tn·pa r'l' il YiRo de l cod tl\'ere c:;&•·nd o l'ichif•sto dt1.i ptl.rE'n t i e non essend o stA.tt' rilf'nlt<' c linicnmente nltemzioni a carico d o! sistema n r r vof'o. DIAG:-<OSI A~ATO MO ·PATOLOC I C'A . Tubercolo.~i rlelfe lin/ogh1-anrlole lomboaortiche e tracheobronrhiali . T u be-rcoloRi del dotto tonu:ico. T"bcrcolo81: miliare acuta generalizzata . Esiti di endocardite della mitrale.
TRENTO. - Tenen te m edico Cwsl!:PPE Lo VECCHI O : Collcett i moderni di endoC'rinologitt. Dopo una rapida s intesi d e Ua evoluzione n ei tempi dE"II'end ocrino logia, le successive scop erte d ella fWlzione delle singole ghiandole, l'inHul'nza su e,;.,;u dei vari fatt<>ri est erni, l'O. si trattiene singolarmenw sui pmdotti di ogni ghiandola, sui loro diversi aspetti morfo logici e sul m eccanismo e le vie d 'az,ione sui t es.<suti e s ui complessi s istemi orgo.~nici. Ulustra., secondo le ultimo w·dute , le corrdazioni intcq:(hiailckllari, la diffo· renza d ogli ormoni dall e sostanze nutritive, dall e t\Jlt,ip;t'nt'ticho e d>llle vitamine ; analizza alcuni fondamenti di terapia moderna in base ai p ost ulati della e ndocrino-
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CONFERENZE E DTMOSTlt..\ZIONT CLfNTCHE ECC.
logia, e le conquif'te che, m ercè f'S.'>a. sono state acquisite n el campo d ella. m edicina. interna. e d e lla chirurgia, che preludiano o. radicali e numerose riforme n ella. profilassi e n('lla t empia. TRIESTE. -
P rimo capitano m edico EDOARDO CARVAOLIO: EBame nccroscopico.
Fiolt! o.to M . L. d el 12o fanteria « Cn:<ale" - Triest e . NOTE CLTNlt;HE. - L'infermo fu rico,·erato il l 7 gennaio t t. s. con rl.iagnosi di Catarro bronchiale febbrile. All' ingresso, prcoonto.,:a infntti , u•rnperat.ura. non t•IE•vnto., stato gf'nemle buon o ed all'apparat<> respiratorio ispnziom•, poJpaziono P. percussione n Pgativc : nl l'nscolt.nzionc, ronc·hi. fhwhi. sibili e nmtoli a grosse e medie bolle difl'uf'i 11 tutto l'nmbito. Null'ultro di note\'Oll•. D opo tmn df'g<·nzn di a lcuni giorni, durante i qw1l i la febbre fu sempre modica e i sint0111i locali invariati, il pazie nte fu colto da brivido eli freddo f' dolore alla b~tse di sinistm: lA. tf'mpPraturn si t>levò fino a 40, 10, l'esc reato divenne rugginoso. Obbit>t.t,ivament<>, non m od ifìcazioni pnlptLtorie e p orcussorie, ma, all'a,;coltazione, sull'ascellare medja sinistra, gl'llppi di rn.ntolini c repitanti. Nei giorni Sl'j!ue nti, la t.empt>nttm·a r estò elevato., pe •· quanto irregolare; lo spnto rest.ò rugginoso o i ro.ntolini crepihmti unda.rono aumcntamlo di nmnero. lntlmto si ebbe a umf'nto d el f. v. t. allt~ base di sinistro. c suono ipofonetico ti.mpanico. Lo condizioni si andarono notevo lmente aggravando, il polso diveru1e p•ccolo. ~tritmi.co , frNJU<·nt.is.-;imo. Con somministrazioni di cardi ocinetici ed iniezioni sott<>cutanee di canfora ed endovf'nose di uabaina, il polso mig liorò e le condizioni gravissime, che avevano fa.t.to tcme1·e irnminPnt.e il d eCP!'\SO, divennero mig liori, pu.r rimanendo molto gra.vi . Ln, temperatura divenne continua e tale si mantenne fino oltre la metà del ITIPSe SIICCtllSsi VO di fe bbra io . Il quadro obbiettivo però si modificò; allt\ base sinistra, comparvero dapprima sfJ'('gmm•nti pleurici, poi i rantoli crepitanti si estt•!wro anche al lobo superiore, si che .si venne a noto.1•e quanto segue: a s inistra, torace p oco mobile, fremito vocale tat.t•lc~ prt)Sonto e rinforzato n ella metà superiore. molto ridotto o quasi Msente nella. metà infe riore; ipofonesi maret~tissima via. ,·ia che si procedeva verso la. base ove si n_veva ottusità; all'ascoltazione, respiro soffiante più netto e forte n ella m età super·~ore, più lontano e più debole n e lla nwtà inferiore . Si era. avuta, insomma, e!'<tensiOne d e l processo a tutto il polmone ed interessam ento della siorosa pleurica. Tale ~perto, perciò, spinse a<J ~>sPgtùre una prima puntura esplorat,iva che, per quanto rrpetnttt, diede esito negativo . .Nc•Ì giorni seguenti, la temperatura diverme pit1 irregolare ma con mas.c:imi l.'ISSa1 m c·no alti; le condizioni A.ndai'Ono sempre mig liorando, lo sputo n on fu p1ù rugginoso. Con un mig lioramento gcnen1le prop;rcs.;ivo. si giunse gradatamente, per li,;i, ttlla apires.«ia il 20 febbraio. Al toro.('O sinif't.ro . però, rimane\·t~ il solito reperto: f. v . t . presente in alto e assente in bu:<:<O; ottusitì• in tutto l'emitor·ace, meno netta. n ella m età s uperi ore. nottis.«imA. rli co:.wi11. li ~L•Wtl, n Pila m l•ti• inft·•·io re . All'ascoltazione, respiro soffiante in tutto l'('m itoracc siniRtro pii• forw in alto, più lonta.no in basso. Ripctutcf' puntUJ'C: ('i<)Jlortl t ivc· d it·d<·ro 1.\IH'Ol'tt esito nc:gativo. . Nni g-iorni S\'f!II C'f1t.i a l 20, Jn, t.f'mpf'rtltura •·isttlì , ma non Ropr·a i 38° - ~R.~0 , dlvPncndn interm it tt-ntc, ma con irll t.mnit.t<·nze di lic,·o !!•·nùo eh t> non m~ra~,gha ;'>too in unn. broncojwlmonite inllu<·nzollt· di eui untL earllttt>riM ica è costJtmto. d!" u-regoln rità e remitt{' JWA' tt•nniche. :-;i t>bbPro llHf'hP, nelle df'fervescenz<:', sudon. Tutta\'iot, pit1 che p•·r In. c urvn te•·m icn. J>t'i ;.;udo•·i, per la ottusità di coscia e l'as SlmZ<t d el frPmito a Ilo. bnl<l.', un altro Col h-!!;H. c he supplì il C(tpo Reparto assente pe1· m a lattia fu spinto a t'are una nuova p~mtura csplorntiva, che rimase, come la .PrE'· ced(•ntf', negativa . Frattanto, rapitlnmonte . le condizioni dell'infermo pcgg•orarono pt'l' quanto ltt tPmperatura non s upcra:<se i 380; il polso, cho per tutta la malatt.i•I, dopo il migliornmcnto ottenuto nei primi giorni, si era mantenut<> sempre bttono, div1>nn e eli nnovo d ebole, aritmico, frequente. . . . L'aia di ottusi\..~\ cardiaca aumentò. i toni divennero d eboh, lonto.m e le condizioni nndurono S<'mpro più aggravandosi fìnchè il giorno 1° ma r zo divennero disperati". . . . · L ' infermo morì alle ore 3,30 del 2 marzo, dopodu e g10rn1 e mezzo di apiressia completo.. Diagnosi clinica: Broncopolm01~ite pseu.clo./.obare.
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI (· Lt~ll'HE E:('C.
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AUTOPSIA: Pallore cadaverico; ipo:>t.asi nelle parti òeclivi ; rigidità cadaverica scomparsa. Costituzione regolare; nutrizione scadente; masse muscolari ipotroficbe; pannicolo adiposo ridottissimo. N e!<sun riJie,·o !<pt•cinl<' n ei ri~mrdi del cuoio capelluto, nspetto, fisionomia, rime palpebrali, globi oc ulari, apc•·ture nasale, bue cale e auricolari. cute del tronco e d egli arti. Torace di forma normale , un po' più espanso a sini~'>tra. Ad.donw di aspetto e forma normEdi. Non l'li ap•·e il crani o. p oichè dulia !<torio. clinica n esstm sospetto s i ha di altcrnzioni encefali<·he o mc, ningN'. Si procede invece all'apt>rtm·a d ella cavil/t toracica. Dal cavo pleurico sin'Ì..tro fnoricscP modica quontitù di pus ginllo verdns tro. denso, cremoso. Si R&inga con spugn~t <' si OS.';<'n 'R che il pus Pra contC'nut<> in una sacca pleurica., formatA. da adcrenz(• dt>IIR pl<'nrtl porietal<> con In vif'CPrale, ent.rnmbe ispessite, di colore sporco. opache. Allorgando col dit<> la brec·c io. s i incontra tma discreta resist4"nza per l'ltftCCRJ'C le t.enaci adert'nzc. rotte le qwtli :;i pl'net.ra in n ltre sacche contenenti pus; una d e lle &1cche si ha n t> lla sdssurtl intc •·lobarc; le alt.re sono circoscritte da. Yuste e r esiste nti ttdE't'Cn7.e d (•llo due pl('ltrP. Il polmone sini· stro è collassato, atelettasico SpC'Cialmente n r l !':uo lobo info•ri on• : d a i bron chi fuoriesce essudato muco·puntlento. A sinistra nulln. di not<•,·ole a ll'infuori di una ipe remia della. muco!la bronchinlc da cui puro fuori(·S(·t' l'ss1 td nto muco-pttrulento. Nulla di notevole aliA g landola d ell'ilo. Il pericardio contiene modica quantitA di e~<;:udato ;:iPr<tfifwin o~o : pic·coli fiocchetti di fibrina di dat-a rocentissimtt facilml'nte distaccn Ili li col colt<> \lo e col dit<>, sono d epos itati sul perica.rdio e sull'epicardio che sono opAcat.i. Estratto il cuore, esso appare d i volume pres!lochè n o•mttlt'. flaccido, in din;;t.o le con mioca.rdio tm po' pallido, di consist.enza normale. Aperto il viscere coi tagli d el Banti, si notano: endocardio, osti e va.lvole normali. Normali pure le coronarie, l'aorta., la polmonare, i vasi ve nosi. Cavità add.ominale: P eritoneo liscio e lucen te con normale quantità di liquido siero-ematico nella sua. cavità. F r.qato di volume, aspetto, colorito e consist-enza normali; vie biliari p en ·ie; superfici di taglio n ormali. M ilztl difficilment.e estraibile per ade renze abbastanza tenaci. Aumentata di volume e consistenzn. con capsula spes.'la, e polpa scura, poco succosa; follicoli e trabecole evidfmti. R eni di volume lievemente aumentato, facilmente scapsulabili con flUperficie a vasi bPn e Pviden ti; superfici di taglio liscie, rosse con liE've aumento di spessore dE'Ila corticale . Nulla. ai cal.ici, bacinetti e ureteri. Vescica vuota d ' urina. Nulla di notcvoh•allo stomaeo, intestino. pancrea.~ e altri visceri. DIAGNOSI ANATOMO·PATOLOGICA: Empi.ema m!tlt'Ìl11culare melapne wnonico. UDINE.- Primo capitano medico MARIO Fwn•~= Un caso di meni.nrJil.e tubercolare. Diagnosi differenziale fra m eningite (pun1lonta., tuht'r<'olare, sierosa) e tifo, setticemia e uremia. - Capitano m edico L UCIANO 0EN'NARO: Un trauma ocul.are earat.tCI·izzato da ematoma r etro bulbare, esoftalmo. Lelfion·i oculari di un rttgnzzo di anni l 3 p er ferit.e da scheggie metalliche ; cataua.ta. traumatica.. - Primo capitano m edi co FRA.."<CESCO !\>l.AssrMo: 'Gn caso di fratt.ura esposta comminuta delle ossa della gamba. t.erzo inferiore; t.rtlttnmento crut'nto. Tre casi: l) dist,orsione del ginocchi.o con emartro: 2) COI!Iusione del gincx~lt io: 3 ) jrattura d!!lla 1·otula, s intomatologia, diagnosi, terapia. Un caso di linjoaden ilc la terocel'vicale di ttatU?·a tubercola.re. Un caso tli jmt/Jura della volta del cranio irratliuta ,,zz.a base. - Colonne llo medico PRIMO ZANUTTIN'I: Uno .•guardo all" figura e all'lJpera del medico militare attravet·so la storia. VA. fa un cenno sommario stù servizio sanitario militare presso gli antichi popoli, SCflndendo poi al Medio Evo ed alle orgnnizzazioni sanitarie più moderne. Tratta d e ll'opera del medico militare nella. guena moùerntl e in partioolar modo nell 'ultimo grande eonfl.itto mondiale. Espone qualche comm1~nto e ricor·da. le ben e merenze del Servizio Sanitario in pace e in guerra, i nobilis:;imi fini cui es.'lo continuamente intende e la necessità della sua. funzione co:;tante n ell'ambito delle Forze Armate dello Stato.
NOTIZIE Promozioni e movimenti nel rorpo sanitario militare. È r.:;,·ocllto P cons id<>rnto come non avv~>nuto il ri C'creto ministeriale 31 agosto 1931-IX. col q ua l(• vlo'nn r> riC'hinmato in servizio effE'ttivo, dal 6 agosto 193i-IX, il ten«.>ut(l colonndlo medico Numu CoRII.ÀOI, dell'ospedale militare di Catanzaro. Dnl Bollettino Ci!Jiciale- disp. - J3a- 4 mar.w 1932-X.
l\In!Z'giore genl·mle medico Rodolfo BER:-<UCCt, collocato in ausiliaria per .età d a l 13 marzo 1932-X. Colonnello medico prof. Filippo CACCIA, promosso maggiore gcnemle dnl 13 mnr:r.o 1932-X. e collocato a disposizione. T f>n('nte colonne llo medico pro f. Paolo Ro11mY, d ella direzione di sanità militare di Bologna, trnsforito all'ospedale militare di Cagliari. I s0gnenti capitani medici rientrano nei quadri, dalla data n fianco di ognuno indicata, avendo Cf'sSt\.to di appartenere ai regi corpi truppe coloniali, e sono trasferiti como appresso: Sn lvatore FAtLLA (Somalia) dal 19 giugno 1931, IX - 8 p esante . Vincenzo NoTARIANNI (Tripolit.anÌfl) dal lù gennaio 1931, IX - 81 fanteria. C'a lo,zero DttAGO (E•·itrPa) dall' ] l marzo 1931, IX - 27 fanteria. Antonio PAVONE (Eritrea) dal 27 gennaio 1932, X - Ospedale militare Piacenza. Capitano medico Guglie lmo FIUME, d <:> ll'ospednle militm·e di Bologna, trasferito a lla direzione di sanità. militore di .Bologna. T enent.e medico Salvatore CocuzzA, dispensato dal servizio da.J 16 aprile l 93 l -J X ed iuscritto col suo grado e la sua a.nzinnitù nel ruolo d <:>gli ufficiali di complemento. - I segu('nti u-nenti medic i rientmno ne i quadri, dnlln, data a fianco di ognuno indicata, a,·enclo C<'SSato di appartenere ai regi cor·pi truppl' coloniali, t" sono t.rasferit.i come appt·c·sso: Giuseppe Lw (t;omalia) dnl 30 maggio 1931, IX - 9 alpini. Frnncesco COLACCI (t;omAlia) dal 30 maggio .1931, I X - 3 montagna. L ro ne ZtCCJUERI (Romalia) dal 23 ap1·ile 1931, IX - 13 fnn teria. GiuseppP t-\ERltA (Et·itrca) dnl 28 apÌ·i le 1931. IX - lO campngna. AlesSttn rlt·o GENTILI (Soma lia) dal 9 giugno 1931, IX - 33 fant.e ria. F e m1nte PEI;LICINI (Tripolitania) dnl 26 marzo 1931, IX - 2 alpini. L c•oniclft Bonuru (Somalia) dal 25 maggio l 93 1, I X - cavalleggeri Vit.torio Emanuele II. Ang<'lo IPPOLTTO (Cirenaica) dal 9 aprile 1931, I X - 47 fanteria. T enente medico Michf'le BONELLT, d ell' li bers aglieri, collocato n ella posizionfll di fuori quadro p t>r·chè trasferito d'a,u torità al R. corpo truppe coloniali Tripoliìania, dal 10 novembre 1931 -X . I s0guenti te nenti medici sono collocati a disposizione d el Ministero delle colonie pC'rchè t,rasferiti. d'a~doritd, ne l R . corpo t-ruppe coloniali Cirenaica, in soprannumero con iuca.rico civile, dal 27 ottobro 1931-IX, e dalla data stessa collocati fuori quadro: F e rdinnndo PASETTI - 6 alpini. Mario PRETTE - 65 f11>nteria. August.o GoMEZ de AYA.LA - Cavalleggeri Vittorio Emanuele II. Dal Bollettino Uffic;iale - disp. 15a - 11 marzo 1932-X. T ene n te medico Nicola DE QuaTTRO, d e l 22 fanteria, collocato nella posizione di fuor i quadro perchè trasferito d'autorità nel R. corpo truppe coloniali Tripolitania, dal 24 novembre 1931-X. I t-enenti medici Francesco SCAGLIONE e Giuse ppe A.RCABASSO rientrano nei quadri, l\\"endo cessato di appartenenre al R. corpo truppe coloniali Tripolitania. e
NO TIZI~
:<ono trasferit.i rispet.tivam<'nt.e . rlal 20 rliC'cmlwE> 193 1-X. A.lla lf•gionC' C'('. RR. Roma e. dal 4 fe bbraio 1932-X, all'li genio. Dal Rollettino fT{!icinl~ - rlisp. 17a - 19 marzo 1932-X. 1\l aggioro medico Frnnce!leo ME!'ITH'A, dcll'o~pl'dale milit.nrl' eli Anconn, <'nl· lncnto in ausiliaria, a sua clomanda, dal 1° gonnnio 1932-X. I seguenti primi cnpit.ani tnP.rlici sono collor.nt.i in nnsilinrin. dnl l n HO\'I'mhre l !l:li . x. Mic helangelo MACEDONIO, 'Ministero guerrn. Robert.o Gt.TAOAJ,Ul'I, a disposizione Minist~ro IINOnnnt.it'n. Giacomo MASSONE, ospedale militare Genova. Carlo VENERONI, R. corpo truppe coloniali Eritr<>n. Teofilo AaGANINI, 7 cnmpagm1. Remigio PABQUALT, 68 fanter ia. Ugo BA!!'H, 41 fanteria.. I tenen ti m edici Gaet.ano DE GREGORIO, del 74 fankria . e Cliacomo Au:ANDRT. del 30 campagna, sono collocati fuori quadro perchè t.rasfE>rit.i n<'l R. <'Orpo tn1ppe C'olonin.Li Somalia, rispetti v amen te dal 7 settembre 1931-TX e daii'S ott.olwe l 93 1-1 X Maggiore chimico farmMista nob. Teodoro TonERINI dei GAOUARDI daiiR Vor.T·\, in aspettativn., collocato a riposo dal 6 settembre 193 1-IX, per inff'rmità provenienti da causo di servizio. Dn.l Bollettino Ufficiale - disp. 18•·25 marzo 1932-X.
Alla Scuola di applicazione di Sanità Militare. ll 25 febbraio 1932-X fu inaugurato l'anno accademico della. Scuola di A p· plicn.zione di Sanità Militare, con una cerimonia che si svolse nt>ll'aula. mn.gnn. r Pccnteroente restaurata. Erano presenti le autorità civili e militari, una eletta rappreRent,nnza d e l Corpo •tccademico dell'Università ù i Firenze, col R ettore Magnitico, e gli allievi Ufiìcinli
medici e chimici fa.rma.cieti.
n Direttore della Scuola, mag-gioro generale m edico prof. Crixoni, facendo la relazione, mise in rilievo gli speciali compiti ctùturali d elln. Scuola ed il riconoscimento, sitL nel campo militare che sociale, delle benemert>nzo che, in ripetut-e particolari occasioni, pet'SOnalità del Governo, dell'insegnamento superiore e df'lln polit.ica hanno espresso al Corpo Sanitario dell'Esercito. Successivamente, il tenent-e colonnello medico Manganaro tenne la conf<'rt-nzn inaugurale sul tema: La prote::~ dei malati e dei ferit·i ante1·iormente alla Convw-;i<Jne di Ginevra del 1864, per dimostrare che già, da circa tre secoli, patti Reritti 1·rano stati, con ininterrotta successione, stipulati fra i belligera.nt.i prima d~lln Convenzione internazionale di Ginevra. L'Inaugurazione della campagna antitubercolare. lll3 marzo, all'augusta presenza di S. M. la R egina, si tenne a R oma, nel teatro R eale dell'Opera, una grande adunata per l'inaugurazione d ella camptlgna nflzio· naie per la Giornata del Fiore e della Doppia Croce. Al convegno part.ecipnrono alte nutoritò., tra cui l'on. Federzoni, presidente del Senato, il Govt>rnatorP di Roma, principe Boncompagni Ludovisi, il Preside clelia provincia, principe Colonna, il segretario foderale Nino d'Aroma. P er la Sanità. pubblica erano prt>senti il dirct.t.or e gen erale dott. Gaetano Basile e il vice direttore prof. Arcangelo Il vento. La Sanità militare era rappresentata dal direttore generale, tenent.e generale medit'o Umbt?rto Rive.. Da tutte le parti d ' Italia erano convenute rappresentanze d ei Comitati pro· vi n ciali antitubercolari. Presentato dall'on. Eugenio Morelli, tenne l'orazione ufiìciale l'on. Alfredo De Marsico che ricordò con appassionata e affascinante parola, come sot,to i l R egi me Fa.c;cista, per fermo volere di S. E . &nito .Mussolini, la lotta contro la tnhert'olo>:i s ia. divenuta problema di Governo, onde sono st.nte coor dinate n el modo pit1 fnttin> 7 -
Giornale di mediei1ta militaTo.
NOTlZrB
le più clivcl'l'lC' risorse nazionali per OJ1<'rn. òi scicnzinti, legislato1·i, filantropi, riuniti oomt' in un ft•onte unù:o per condur!'" ,.t'l'SO In vittoria la vigoroF<a, battaglia, di cui possono jliiÌ rcgi;;trm'ili i primi prmnPt.t-t•n t.i SIH'l'cl'si. ~he hnnno portato in qnnsti ultimi unni ad un<t grndunlt' sc n<tibile d ecr>"scenzn d ello morta.lit1\ per tubercolo;;i. Fni'(HlO quindi eSP!!niti l'Inno del/.a Do1>pia ('rore mrv;ient.u da Riccurdo Znndoll!l-i t'l'Elegia eroica di Uino l\lnrinuzzi, !<upc1·bi lrn-ori d'aJ·t.e . pe r i qunli hl Piol>\ ,. In ::>cicnztL hnnrtO lWHtlt ltl più comrnovont.· e profondu int•·rprotn7.iorw in quc•st" sol•·une mnnifcst.nz.ione di t~lc,·ata sc,lidnril'tJ\ umnna. La :Sanità :\tilit;an·. c:ui è riconoseiuto il mnrito di eSSt' l'" Rtntn. fin dalt t> mpo tlc· ll tl. gllt'J'I'a nnt•:sigJullllt di una così grnwle 0 [11'1'1\ di difeSJl sociale, s~.~>p•·>t. t•unse n ··u·•· tlE>guamentc il post-o cfono1·e e di rt>s pow;nbilità C'he lt- (·omp(•k ()(Il' la pl'Ot t•7.iorw dt-IIA. fìnr••nt.~ .e:invinc ·Zz.u <>he ,_·,,,,.,.i,•c•nriJ1 rwiJc, fi le· rlc·ll' r-:~··rl'i to.
Commemorazione dei professori S. E. Antonio Dionisi e Vittorio Ascoli all'Accademia Lanclslaoa. Tl 2 l mnr?-ò, l'nnla cl<>li'AcC'u.c:l<'min Lnnc isinna nc>C'olse, p0r In 1\un prima t·ornntn di qw·st.'u.nno, i piitnlt.i esponenti ddl fLHcie nza nwdicn. ospt•d,, lil•J·n t•d uniYc •·· sitnritt. h~ rapprPsento.nze d c i In ,;unità militn.ro e ci\'i l<' ed nntt compnt L>~ fulnngn di mf•cliei t le ll' Urbe, per comml"moron• sull'nnrment.e In. scomp1li'SO. di due• frn i ;~uoi pit'l c·lt:t.t.i soci: il prof. Vittorio Al>coli el:!. 1<; , il prof. Antonio Dioni:Si. ApN·ta lu ;.edutn t' let-t-e dnl see;r rtm·io dot.t. Dnvak le ad•.-sioni di :-i. E. il Ministro dell'Eduen.zionc Nnzionnlt>, del Hcnat<>re prof. Durnntc, delle t'tuniglie Ascoli '' Dionisi, impossibili tntl' ad interve nire . ed alt.n• nume rosissime, l' un. Fic11-otti. IH'I'><iclcnt e <iella Lun<:isinun, trtttteggia con commossn parola c con fdiC(' sinh•;~i 1'n lt.n. figura scientifica, morale, patriott.ica degli scompa1·si, le cui benemorPnze non l'O lo t.rovnrono riscontro nell'intelletto e n e l cuore do~li studiosi in Itnlia, ma ·~bhem n.ncht~ la.rg>t eco in tutti gli ambienti di cultun\ mcdic:a di oltre confine. TI prof. Fioretti concede quindi la parola al prof. Guccioni discepolo d ovot.o ocl a iuto, p er lunghi anni, d el prof. Dionisi. E con amore filialr. egli rievoca la m emoria d el i\lacst.ro o n e incide il carnt.ter e n.da.mantino, la. bontlt innata, la sua dedizione incondizionato. alla scienza, alln p~1tria, alla fede, ponendo inoltre in evidenza la importanza della di lui multifornw p1·oduzione sci~ntifìca, il s uo alto valore di didatta, nella così difficile ed essenzinlt' branca dt~ll'anatomia p11.tologica, e la solerte ed appassionata attività, quando, allo stj'lillo di guerra, corse volon tario alla fronte p er offrire la. sua opertt fattiva. Ma la nobile opera di Antonio Dionisi, soldato e scienziato a .l fronte di gu el'l'a, balza. dalle pa,·ole pronunziate da.l Gen erale m edico prof. Filippo Caccia, a nomo della sanità militare, e che qui riproduciamo: A nmne del Corpo Sanitario rnilit,m·e che ho l'onore di 1·appresentare in qu.e.sltt
solenne adunata dell'Accademia Larw-i.siana, ·incaricato dall'illu8tre nostro Capo. ~l'enente Oenerale medico Umherto Riva, mi B'i.a permMBO di 1'Ù;ordare l.a vasta e benefica azione svolta da S.$. il pro/. Antcnio Dioniai, nella grande guerra a vantaggio rlel glorioso Esercito italiano. Que.~ta eminente fiçrura di Scienzin.to e Pat-r·i ota fu tra i pr·imi.ssirni ad accorrere in 7,on.a d·i Guerra. come volonta.rio, e, là dove era tic'~iesta lo. sua opera illumù1n.to, Egli 11i re.ccwcL infaticabilrnent.e, sempre animato da entusiasmo giovanile e da pcw1ione di missionario per il bene altt·u1:. Nè Eqli r·iju.ggiva dalle zone avanzate pet·icolose, anzi le deaidemva. Ricordo sempre la religiosa ammi-razione che a·veva suscitato in tu tti no·i fin daL 1915, qua11do Egli, per esplilxLt'e con p iù efficacia la Sua opera di m.alariologo, oolontat·iamente eles.~e ilstw ricovero di g-uerra a Monfalcone, dentro una nave abbcmclon.at.a nel t Porto, solo a qualclw chilom.ctro dalla leg(Jenrl.ar<ia Hermada, roccaforte ·nemica. E sola lo la.~Jciò, gua.ndo ne fu cacciato dall'incessante bom.bat·clamento nemico che aveva reso inabitabile quel provvi-sorio 1·icovero di guerra. N01~ sarà 1nai diment·icato qu.esto puriaa-imo Apostolo della Scienza Medica Ìta· l·i ana cù:t tutti i numerosi medici militari che in zona di g-uerra ricorrevctno alla Sua operq. valente d·i anatomo-patologo, specialmente negli inizi <leUa campagna, q·u a.ndo, Cor-,..~igliere pt·ezioso, dopo le faticose ed accw·ate autcpsie, c'ill·u minava suUa speciale
NOTlZii:
fì.swnomia clinica delle grav·i infezioni chirurgiche di guerra, mai 088ervatc' 11ella cJ,irurgia di pace. E le diagno8i integrate dai dati anatomo-patologici, t·ilel·uti dal Grande MaestTO, ci hanno eempre forni ti elementi prezioBi per l'orientamento curati1-·o. Cito, a mo' di esempio, l'infezione f!a8808a che tantr- vitt·ime fece nell'inizio della nostra campa{Jna, poicl~è la noetra m,entalità chirurgica di pace. ci 1'0'1'tat·a agli ebrif!liamenti estesi ed alle cauterizza.zion·i generose con ilfe-no rovrnte. ]\Ifa a nullct vctl.~ero Ulti metod·i palliativi, nella gangrena gaeRosa ,,,a.,sù·a, e l<' morte S01>ravveniv<t inuorabilmenfe e rntpida. Le CHdopBie fatte daUo Scien~ia.to insif!nt, dùno.straro11o che i gas erano diflu.,i f' tutto il siBtenw vaecolare ed anche n1:l cuore (setticemùt gassosa). F•t in seguito a l•:li CQM/atazionì che ci dec·i demmo all<t demolition,~ immediata degli Mti appena comparsa l<t C<tHgrena gassosa maseiva. H potemmo co.qì in prosieguo ottenere ww buona percentuale di g·w.wigioni nei culpiti dall<' (lravi.asim.a infezione. U1~ ?ltro caso IJOglio riferire, nel qu~le il compia11to Professore. co11 l.a .~ua gra11de compPtenza e peritic, mi fu rli aiuto prezioso nell'·interpreto::io11e di una strana ferila t·ardiaca. Avevamo COI!.!liotato ra.diolof}'Ìcarne11le w1a qrossa .•cltef!'lia Ìlt/issa nel ùentrirolo dr<rtr·o d.el cuore con w:t foro di entrata nel/!i?JOt'ondrio de.sll'•) e 11011 1'Ì·It.~riwrmo onche r/opo L'intervento a spiegar~;ene la modalità. 1l pro/. Di<miei riB,:or~trò oll'md.opeir.r. foro di entrata nel 9° .s pazio intercosta.le di ikstm, inte-ressamento della ca'l.oilà pleurica di dt>8fra , 7>e,·forazione del diaframma, vasta le.,ione del feyalo, penetra:io11e della sche(I{!Ùt allraver.~o 1~na vena sopraepatico nella vena ccwa, poscia neil'at·ri-v dMtPJ, sofferi!Wndo8i 111'lla parete del 1-entricolo destro. IL p .zzo raro fu conservato nel m•,;seo analomù·o 1·accolto dal 1J1'0/. Salt'i a San U iorgi,., di Nogaro. Inoltre E']li, come malariologo della III Armata, !'int·itta, lauto bene p;o/ttse alle nm:;re Trupp~ w<l BrzMo lsfJnzo dapprima, nel Piave dopo. Una medagl·ia d'argento al ·valor militare/ula ctegna 1·icompensct di qu~JSto scien:ia.to eroico. Alla sur1. f}rctnde memoria. e.9empio lwnù10so tl·i a: .ieu::a accoppiata ulla boutrì inttint dell'apostolo c rl•ll mi~sùmario, vada ant;l1e ·il satJitO memore e dejerc:nte della :·ian:ità M ilit n rP.
Sn le quindi sulla t.ribuna. il prof. P aolo Ale.ssandrini designato a eommcmom•·t) il p•·of. Vittm·io Ascoli, di cui fu discepolo. aiuto e cnllaboratorfl ndln. riorgHniz~•\· zi<m<'" nl'll'llclattu mento, R.i tempi P l)isogni nuovi, d <'ll n oli,,icn mcdi<·H di .Ron1>1 . L'O. ri<'ordn. la poclerosa opero. scientifì11a eli Vit.torio Ai!llOli che. s ullr. lumino~o tnwc iP di Guitlo Bacce lli. suo ven~>rato 1\fMstro, segu ì le nobi li t.J·a.dizioni d ella i!Cuo]a nwclicn ronuma, improntandole a. C'JUOI rigorismo scientifico l'd obbietti\'o, SC<'Vl"O di doJ,!matillmo, d11> cui solo possono Set1turire veri~ìt non otlimere . :\la, piì1 ancoi·u che sulla Ynsta produzione S<'icn tificH. notu, spt'cio per rigwlnh• allt~ mugist rnle opcrn. Hu ll n mnlru-iù, in t,utto il mondo d!.'gli studiosi, l'O. si soffl'rma >\ rin•oc:>II'C'Ia. pcnsos;t figura ù elr(Tomo. In cui inst·m••'tt hilo nttività s i svolse. Rino n ll'ultimo i!5ttmte dfllhL Yita, in ogni campo di'l h('no c d c ll tL se.icnzn. La csi~<t l'nzn di Vi t tori o Asce>! i. fu, piì• cho >:lua, dci s uoi a!IÌ('\'Ì, chè ull'insegnmn"nto f'gl i dc•cl icù la piir ~rH n parto doli n. Slhl <'ncrgin c d ellu, su n, monti': fu doli a società, ussoh-l'ndo, con ..gu i sacrificio, i molteplici, onerosi incaric1bi ai quo ti fu preposto, come prc;-;iclcnlc cli nurn.,rosi sod'"i ~.i. dall'Act·adcmia medica ùi Roma, d!.'lla scuola di .Ma.lariologit\ dtt lui rondata p~r \"O lero del Duco: fu della scienza c clelltt patria. Onde, eli pochi come di lui. può dirsi che Egli rlolla patria abbia bc·n merit,alo. Dopo In. commemorazione del prof. Dionisi c rlopo qw:'lla del prof. Ascoli, l'>~.s.~cntblea, in piE-di, tenne nn m inuto di religjoso silon?.io, rivolgnndo il prnsiern a i duo illustri, scompan:i da lltt t.crra, ma ognot·a prc:;cnti n ello !<pirito di chi uo conobbe lA. illumjno.W. e grande bontù. lJ l'residente, in :;cgno di lutto, tuglie lo. sedul.u. DELO<.;U
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NOTIZ11t
Un primato della Sanità Militare. Riportiamo dtt. La Nazùme de l 23 mtt.rw u. s. la. seguente lettera d c i pt·of. <.: . B . Hoatta: • Ill.m o Sig. Direttore, ll wmm. B'l(litini. anmut~•iaii(Lò al 'L'ea tro dell<t P errJola la pro1111Ì111n <tpt•rtura •li-li<t Colon icL di Pmtolino, ùu~orse in ww pi<:cola ittcsnttez:a, col clire che q11t~lla colon iu :~ia la prima del !fCn en : /undal<t in Italia. P et· l' onore rlf'l nostro pctell<' credo doveroso !w· nolo che i l moviwenlo i11 futw·e d i, tnli Colonie /tt inizi,l/u in l talict durante lo (Jiwrra , ed i>. m erito delln ,r;,·a11iW M ilil,aTe ,J,i, al/ere ùworaygitt/(1 e .~oatnw/.o allora le cspcrienz~ nei suoi Scuwt.ori di noryuuzol<t e •li Vitt.(t[Jiti. prima. e r/i An ~io , ]>OÌ. I n q1tegli a nni e/te ora sem.brano C.OIIÌ 1'1111/0ti, simili concei/ i parrwano alla .~cienza lt/fi<'iale e alla burorm zia. anlilubercolm·e. ri voluzi<nl(lri e periculoa·i. L primi t·i.sultttli fu rono espo.<lti e<l i llwstmli al Congu.sao A ntituJ1ercolct1'e clw Iii tenne a !l'l ilwtO nell'attlunno 1917, c·ioè 15 mnd or sono. Se l'iniziat ivct 110n 1~is.11e oltre la guerra serui tuttavio a .~/ahi{ ire ·i print;ipi i e lt! modalità di queste colou ie, principii e wodalitlt cort/ìaf·rati in numnose pubblicazioni, e pienament~ conf<!rma.t i dalla e8pedenzn slrawiera. Fra l'ttllro lìel't>Ì a 8'1•a.lutun fu, fianm retorica <.lel lavoro a~,~ricolo d~i htbercoloai, di poi abbandonato da. t.uiti quell i clte rli tal-i coloniP. hcm1w qualcl1t>. conoSCI'IIUl. Già credo, mio ([{)vere ,[1: R<·r i i.:Pre p erchè è b~ne si .s appia ch e unl'he in (Juelllu <Xtmpo l' lt.u l io fu. all'm:angaardia per m erito delf.a ,•.;anitcì .\il il-ilare, lc1 IJUale d i uwstrù 1.m coraggio e uua ·intu.izione che le organizZflzioni cit,ili cotwim:·iarono a imUare sol· lmtt.o dapo 15 a nni. Ril e\'iitmo con v ivo cumpin.cimeut o qm•»l.u seg:nnlHzione d ell ' illn:::tl'l' prof. HOt~tt.a, c he t.t·ova ltt pi~1 umpia. confermtt. ne l sole nne ricon oscimont.o ddle bE'n<'m enm7-t1d e lla l':ìnn itt\ militare p er la m·oc,in,tn. anti t.ub!'I'<!Oifll't:: . qmll(• s i (•bbc col \'otn di plauso in un ordine d el g iomo approvato pet· viva ncclumazionc al l\' Co11 · gn·sso Nnzional ~ p er lA lottn cont.t-o In tnben·ol()si, tc-•nutosi u. Holognn n t'llo st'ot~o utt.obl'<', nonchè a ll' ultimo C'ongres.-;o dP)Ia ~ociPttt halinnn. di .Medicinn. J ntPr'ntl. nd quale fu nncho t·icord a to autorevolmente i l pl'imat.o no>Stro nelle or~anizza. zioni di d ifesa contro il pii• g•·ave mal11.nno sociale.
Dealogo per la campagna antitubercolare. ut Federazione ltaliwut Ncnionalc l!'Mcilìta per lct lotta co11 /l'o la tubcrcolo,.; ha. diramato il st'guento d cealogo: 1° Il Rll.lnto romano d eve sostituir·c In str·ettu di mnnu, che può t•:;.o;c•·o }>L'l'i· culo;;a ~· cunttt~iante. 2° Il bacio d clle J><'~'&>nc ,.me può t':;sero pc ricoloso, speciulmomto pt•r i l.m.m bini. TI bncio dei malati è un p erieolo ed un a colpn. 3° Den1 t•s,.;e r-e punito, u norma dd le dis pos izioni ~·i~l·n t-i. chi hn la riluttuute e p t-l'icolo:::aabitudint> di spuhu·e sul puvimt•nto dt>i luoghi pubblici e d oi tram:;:. 4 0 I loculi pubbliC'i deb bo no O.:>t.'lPI't' for·n iti di s pnhwchi('r'e. L E' tazz<· l' i bicchieri d oi bM· d e bbono es.-;t•re puli t.i al vnporc . Gli a limun t i d ebbono es:>ct·c pro. t<t•tti da in voi ucri. 50 Nq;z:li nlbPI'ghi ogtiUIIO s i l avi con a cqun corre nte . L nvm·»i ne l ''utiuo uv•· poco prima un tubercoloso può e:;sersi scincqmttu In bocca, rnppresonta !,TJ't'l.V<' p<·r·i · uo lo di contagio. t)O J cort ili d e lle caso popola ri c 1.. uuci n o n pavimenti sconnessi e n on lttvll · hili, sono gnwissimc fottti di con tagio tubercolare, pcrchè i bambini, giocnndo s ul t••rrcno, fttcilm en t<• sì inf•·tltm o. 7° Dn t u tto lo collettività ù t~ bbono essere mpiùnuwu tc eliminati i uuthtti di t ulwrcoln!<i. S 0 [ lmmbini tll~bbu n o v ivere (llll'l'ccltio {•re a l g iorno all'uriu libcru c ul sok. Si creino p erciò umpi gitu·diui pubblici nelle citt.ù.
~OTIZIE
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go Oli inscgwnti hanno il d overe di pla~tntU'<' l'nuimo dt•i hnmbini vll'odu· cuzioue igicnicu. L 11. stampa ha il dowre di Jift'onde re tale ech ac>tzio nc ft·a!!li adulti. 100 L o famigl ie richiedano a l di:<pPilS.'lrin non l:\olo la vi,.;ita dt•g li infermi, mu anche la. disinfezione degli mnhif'nt i du,·c il tu~wrco!o><o f. vil"><llto.
l medici Italiani per Il riso. I medici ituliani dimostmno d ' interes:;nt·si ,·ivtmwul•J al la propugundu :s•.:tcrt· t.ificn per la rivulori7.zazionc tl••l ri-;o. Il pt·of. Luigi Devoto <iella R. c linica d<·l La,·o •·o di :\li lo no in du~· pude nn;i a rt j • .:oli, l'uno: " La. difc:;a J e l riso • pubblicato, l'Oil1C' tlrticolo di fondo, dal Popo lo d ' Italia, d el 28 ft:bbraio u . s., l'altro: • P e•· la lli~Tu:<iutw e J><' l' lo ùil\:su. rlclri:oo itR· li:1no • ttp parso in • La ÌIJ('tlicina J e l Lavot·o • n. 3 -· l 0:12-X, htt trattato da pat· suo, in modo brillante c dcliniti,·o, d t•l Vtllor~· nlinwnt.urc e t PntJ)L'ntico del ritHJ, i llusLI'!lndo le ragioni d 'inl.t'I'!'IS!:IP economi<:o a d'iJlit•m: n liml'ntnt·c cht• militnnu a iuvore di questa. p1·opng1mda..: th•ll<· pratiche modnlit it. p<•t' fa<.:i litnrnc il succt•:;w. 11 prof. Ferdinando i!\licheli d t· ll n R. Unin·r:;it,\ di Torino e dini•·o di fama t• uropen, ha e:o;pn·sso hl sun <:ordiul <:' ade><ione nlln rnmpngnu JWI' il t·i:<o, ri<Liì'cr·mnndo la stm pt-efe rPnza pt>t">K1nul () pct· !Jilt>Sto prodotto c tnPtll'ndonl' in giu:;1u luce l'importanza twlle <liete, in mollo mHl ttHie. Il maggiore Dll'dico cnv. P c ri lli, in occa:<iuuP d··lla Fi<•ra di Vt>rona, hu t enuto unn pubblic:a confl'ranut ricorclnndo gli studi tkl prof. ::-;iJYPStro B nglioni df•lln R. t ' nivorsit>'l. di Roma e mett.-ndo in rilievo lt· •·nrattt•ristiche ti;;iologiche c terape~ •· tiche d i questo prodotto rmitwnt<'nwnte ita linno. · Il prof. P11pnn t i di Piombino, in una ;;uo. r•~t·t•ntc pubblic;n:t.ionP di nwdicina dd Lavoro, c:;ponc una serie di con>'<iderazioni pratic·hc 11 fa\'Orc d(•) mng~tinrt• CO!ll· :Surno di ri:so, m ette ndo inoltn• in ri:;alto i pro~tn'>'ì> Ì fntti da l nos ll·o Ptwst•Jwll ·i~i l'tli' d~· l lttVOl'O della risaie, ùovut i a lla provvida tut ela l•·gttle c con t m t tua lP de l <..:oven10 Fascista p er le rnondarisi cd il lavoratori agri coli. Per iniziativtt d el prof. Annani. diretturc ddl'Q,.;p,•dale m•tggiore di \' cr ccl li. ~ i sono rolà. svolte1 delle it1tere,.:snnti convct'Sil'l.ioni :scif'ntifìchc: Il prof. dr. Rigobe llo di Pnda hu parlAtO s u: un problc·mR d ei mpporti tnl t't•nnent i e vitmninc n oli e malati ic di cat·cn:w, con pnr·t.icolun· considcntziom• d'l'i ft'I'II H' nti e vitaminl:' del ri~o •. Il prof. d •·· lr;soglio di T oriuo hu tlisst-rtuto su : • Il fo:;furo in biologia con pttrti· (•u lnro 1·iguurclo all'alimcntaziorw "· Il prof. Ronzo CameHi - Primnrio pedintru ull'o:-;p\'dalc di Vl't·cl'lli - htl riferito csnuri ent.cmente su: « Po:-s.-;ibilità di soi!tituzion o dPllc COII\U ni fnrino diasht· sat•~ con pt'èpnrati conisponclonti di riso n cll'ulimcntuziono dd Juttnnte uli<Wttto at·tific inlmcnt o u. l i dr. cav. uff. L uigi Rovct.b1, dire ttore dl'ila Cn:<n di Cure Nnt•lll'Uli di ( :hiffn. nl'lla « Rivista Nutura e Scicn7.<1 J>l'r In :m lnlt' » h <t ri cordato chf' i m<'dici nuLttri:<t i dn. I'A'mpo insistono per un magg io r irnpic>go dd ri:so ndl'nlimcnfu:t.ionu ed hat' >i!l.l· tatl> le qualità nutl'iti ve od cnt'rgl'tit·hl' eli qu e><to C!'l'l'nlt•. Ci eonstn. clw tt ques ta nt.t i,·itt't sciPntifien fa ri:<t·tmtro 1'!.(11111(• fo·n·o.ro • l 'ini:~.ia· t i ve d'ordine prntico per diffond<' r• · t•d ntlmentnn• il con!\mno dd ri:,:o tln pt~rtc d(' l !u ~mmlo rnn~J,!i Orllnzn dei mediC'i italinni. Nl')di (Jspt•dali. nelle f'w••• ·p ··ivaf<' di cu ra, tlC'l=!li ospniHii p~<il·hiatric·i. si prot'l'dt· a ri\'l'rkrn le tabe lle flietetieho in modo che il ri:;o v i figuri pii t frl'qut•nk•n•·ut t'. Questi primi ri>'ìultati d •'mnoaftidnnwnto cltc col eit'<'Oitlt'<' Pd il dif1'on•lt-r,.;i •lt-11•· nmo.;c.:t•nzc sulle conq uiste scil'n ti fich<' intorno ,d valot·c a l im t: n turo ~~ l C'l'H p•·u t il' n dl'l ris(J, il consumo di questo prc:t.ioso ulinwnto nmm•nt.t: n\ unchc in Italia collie .;i vcrilicn. all'estero.
La sentenza nel processo di Lubecca. l l fi icbl>raio è sL.tl>t pt•o nun zintu la st•nknza nt•l pt·nec·:<,.;n di Lll),,.,.,.,., l giud it·i lwnno ricuno:;ciuto gli imputati pt·of. D cyck<• è prof. Alf,.;indt f(•:-; pun:<abili di infH IJ· 1 ic idi''" di lc:-;io ni rolpo:-;c, con con:;<'guC>nt•· mortt• di !\H lutlnnti t' tnalutlin di tllt ri 131, c huuno condannato il primo a 2 o.nni tl il :stJcondo a 15 mc:;i di roclusione,
)HlTJZ!E
11n11<>ltf. nl l'itttbo t·:<o J ,.JI,! sp<'sc jlr(•cl'ssui\li. (: li altri imputati, il prof. Klotz <' l' ini•Tm iPra Schllltz•·. ~••11 n srnri >1S:.;olti . L•t lt·rt oml rll'l d ispo>~i ti\·Q rl<· llu s•' 1111'1\7.tl. è s fu!n nccoltu dul folto pubhlico tw l p ii• proìond1> s il• ·nz iu. n o n eli-giunto da 111111 g<:n PrHl•· cum rnis<'rnzi o n o per hl ,..,., ·,·rii •'t dt• ll ll lWttll c· l t~• eolpisc·e dii<' 110111ini di »CiPnzn, di ri<'onosciuttJ. cap iH' ÌtÌl, ll'ol\'Oll i l H'I' \111 fHllllo• l'lTI)I'I', t.:•·lu bora! :L s<·lltt•llzH »ln l>i l ist·n nn :ti l u t tu cu rnr ac·<·•·rbd o d a l dihnt tinl!'nto che l' ••pitJ, ... ,;,. di Lnl~t •r·t ·H ,·. s !:ltH P~'"'.'"''"" du lia tllltri~. imw d t·i )Htt un ti Pon \ tn vA<'· ,.;""''"lll<'tl t' lll t' ha•·i lli t! i l ul>,.t·<·t~l<tsi u mllmt. pn ·pnmto n ..l labontt<ll'iu cl PII \>SfWd,tle d t Lnh••c·c·•t. l.n , .,,.,I) Pt1 ZI1 ') l'l nt<·c·ino op i n n il Tr·ibnn:t Il' >' i pu(. " PÌI'j!>lro i n cl t"' ,-oh 1no di: q u nii' const't!llo 'IIZa di una t'Pl'rtHiv><l'''llZH s ponrnn eu d d l11 Yirul l'nZ>\ tJ,.JJ.t l'llltllrll <ll'i)!illn l•• fHtr ll ,·,•nit'<' d a Puri).:i, opptll't' d iJ\' liiH. n lht ll ~t!Ì tmtu a l vnc c·it~ n di IHa •· i lli 1\ll>•·rrolnri r~!I'H II'' i. Il Tt·i lnauult· iu l" ts•· alle· l·is~t lt n n'ZP dd d i h:lt lin w nh1 e n l l'••s p o n s o d~· i p •• t'lll 1\111111' ''11- In P"""ibili1Ì1 l ••oa·if'll di 1111 ri torno ><J'Oll!Hill'O ul ln or igimuitt \' irult·""·" d t· l n!l'r·iaw, 11111 t·:-d lld •• c· h•· r· i•'> poxs11 ,.,..,,.,.,. a\' \'f•nutn nf' l en;;v di Ltah<'<'Ca. H··sin q uin d i In s<·•·o ncl n l>o;.;,jl,ilit ìt: <·hl' >< i >'i!llln . <: io o\ introcl u t.ti n••l \'flCC ino hw·ill i tul a··rr·oluf'Ì c•;.;l t'lllw i. (,lt LI'>lO pu ra t·;<:«· r•· ti\'Yf'nil!u ,.,,,Jtnnfo ml'cl innte uno "'''' " " " i•1 ,·,.r ifir·:Liosi a Lul w<:<'fl con la f'ult ura di hl lw t·<:oli tu m tni <'Ri"t o·nt P rwllo "'Il '"-;() ht 11t ll'lll10l'iO l )1 ' \ 'l' k C' . l·:-<· lu "'0 dw l'i n•liti tl •tll!t' nl o tf, ·l ,;Ìt•nl ( 'u lllwlt c· ><in 1\V\'Palltto intenziorH\Inwnt<•. il 'l'nh u l\ltlt• l' it·OII <>~t·•· ,.,,,. 110 11 ~~ >- int o pni',;i l,i le up pumrc· i11 qunl lll<H io c·iì1 :::i sia , ···ril ir·nto . L'p,.;i-.,t• •nzu di un fua:•I P t'lT<>l'" \'iPn l' •·nnfo• a·ntnl·n IJ!' J'Ò dnll n n ' hazinncpcrital••. t'n! l:t pr.. p t·i tl d n 'l'"'i p••rit i l'lw <'." 'q!uirono l' ill<· h io•RI•l su i Blt't.odi di lavoro \l.~nl i awl luh>mtor io D•·H· k• ·. L'••rrnt·,•. P'''' l)ttHnl;, inll\' \'1'1'1it n P in,·olo n!na·io, i.> C()) poso. R<•:<pOilHIIhili JW ..,,·, nu H117.Ì ll \ltll al prol. D•·.\·o·l-. ·. p01i il prof. Al!sludt. ii•1Lt11 lt' <'l'Il ll'nlllo 11 l"on·.·glinn' In 1••·•· pn ''" zion• · ,[,. ) si t·ro ( 'a ll! l" t l<'. la <'Il i i nr roe! 11Zin nt · n L11 be•·<·a c)!l i u \ · r•\'t.t sostenut-a ,. d d lt• c·ui awu la li11Ì di prnpinuziom' •'l'lll'c':.:pnn::<ul.>ile . l l nptl la lo•ll um. dt·lln s<·n! •' n'l.u, il prr•si <h·ntl' dd Triblii!Hic ;;i ò rh·olto ai tlllf' I'<Jndanwat i. ,. hn d• ·!ln l0 r·o : ' .\ J.·i . p rnf. [),.,,.<·1-.·. Il<'"""' " > pu b 11l'!!'"''' iii'Ì>' p <· tlo ('h 'dln s i ì.• ncquistnl.o JWI' c: li •' tllitwlofi ,.,,.,.,.il!i t'''" i alln sc>it·nz>t rltll'H itl <' lungh i nnni. A11!'1H• h•i, pa·of. AH::;t..rdt , lt>t lwn nwri tn to '"'' "' loa '''('Oli l l'e> In l nbl' rco ll"s i " il Tri lulltlllll le a·ico nosCL' il nQhilt· ~~'"l'""ilo dal tputl•· ,-. ;--tnlo llll>::.~n pru )' tll!Utl lldo l' in! a·otlu:t.Ì<llll' d f' lnwtodo Cnl m e ttt' :1 l.t~IH••·c·:t. l.n loro "l'<' l'l\ fl<'r<'.• lut porr ;tt<o d lu!l o illlllltiH'I'oso• fn a11Ì~.di c : grnnnumero di baaul>itLi hn n11 0 11'1.1\'Hl<J UllH nwrl e sfnl:tÌ:IILl •·· ,, ( l)fL
J,.,lf,l C•udru ' ' ' laJ~,·rt·,,lli:Ji - J.'a,é. :!l ltt:l:! ~ X ) .
l a prcmiazione dei lavori scientifi(.'O-sociali su1la tubercolosi. f,,, F· ·olt·a':I/,ÌIIIlt ' l ial in n:t :\ :~zit~ualo • Fn·wi"' " )'t'l' !:t l.ol!f H l'PII! n• la 'l'LIIWr<'ni ••.~Ì I'O! tl ll llll •':t (')11• , J' ÌLt tl il >t>·i J. 1 ('lllllllli:-:<iC>II•' ll!!!!ill ol i1·11f l'i<·•• dt• l ('IJI\\'(11'>'0 l '·i CCÌIIi/IÌ /..uÙt t' J •ir·fÌifiJJÌ · f) o l'l'liiiH 'O ("I.I IIIJhl:' fa <la i l ,l'<. d\ ·::o(~oJ ·i : tl11. 1'''"1'. HalTII•'il' l':tooltll't i. <OJt. pn>f. l·:ul!nti•• :\lon•lli, >'l' TI. prof. Ednardu :\l>ll':t.!.dinuu . Jll'<•l' . . \n·H ll >!<'l o ll n ·ulo, pro!'. !•\; nliautnd<) J\1id adi, pmf. Dunn!o _:\lil'lt\' li, p•·of. l'<'do •ri g n Ho('dwtti. lta p n ·:<o k- St'L! ll<'llli d l'l' il< iOili: L:l\'na•o l'ki••nl ili•·u: /,a ftdl('t'' '"/o.-i !1/umlolu- l it• illlint ll <lltt .::;tt·cmd<t ittfal!:.ia. l" l 'rciJIÌII : l'J'o f. l. i un l 'riv.io Ta·i••:< t<'. ~'' l 'tt' o iÌ•J : <'X H<'qll<) . dr. Uiu u ti -- t'11;:liari, dr. Li,;i - .N<tpuli, dr. Fo·~ iz Lll:t.t.H ito H ~> a1111 . La\t>l'll Ktli'Ì:lk: wut!H d i c•·i.torf<l.
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2o Premio : e x noq uo - prof. C'nmpn ni - :'lft•d<'nn . clott. r·o11111·i - n.·mn . rlott. 'T'impano - R qrg io C'n lnb t·ia. dn tr. ì' M·<'n t·i · · :\lildo (('"lllll'l.ttt'" Ì· ""''. Luzzntti - Pn11an7.t\. do tt.. Antnn•·ll i -- \ ' ifl·t·l"'· do! t . Sit'i!.' tuln• ' A\'t- ll iuo . d(ltt. ('t·i PI'h i · A<p til o.. d n l t. i Lui.g i tl l·: h irtt Fowhi ;\lt~lllt'l'l'ltÌP l·:mi lw.
Associazione In ttrnazionale di fisioterapia. , Tn occasione d (• l \' C<>ngn•;;,.;n Tttl• •t'll ll?:Ì<moll •~ d i Fi,.; iof,• t';lpin. :-\·olln:<i n l.i•·z i nel ,;t,f tC'mbro 19:l0. fu t·ono posi<' k lmsi d i 11 n · :\:..s<li'ÌIIZi• lllt' l nlt'l 'tlit'l.i""'" ' · d i l•'i,_i.,. f,•Tapiu.n llo scop o di tu·guui zza t·• • in <>)!n i p,,,.,..,. un'i11l• ' ll~n pt·opm.r>tJ tdll n f:t,.,,.,. dd l:t t.PrRpit~ ~~ m ozzo di ''l!t•nt·i lisi<IÌ. fu\'nt'l'""" le· J'Ì('o•t•d tc Ht•i t·lll ili..! li' , . l ' up r >l i • ·>~ZÌ•> tW pruLi C'>\ unclt(l n tn t•zzn d 'iw<<'!!ll>tttt<ml o llll it·ia lt• tllti\·,·a·,.;i lur Ì•l . t' t'O tll h:t! l ••ndu ''''" ~>!!IIÌ m e 'l.zo il ciut'lnt"m·:-:imo. · L a c;<•dt~ dciin Soe ie l t't ù in Bt•l:!io : m i ,.,.,_,l po""'"Jtn p ott'l<'(·ipnn• tu i li i t·~tltol' i rnflùic i tlflllu. Slk ciali t.'t., pre vi>t }l~'<'-~< ·nta z iow• dt·i l>· ·lq.!:t l i wozit~tudi . l )o·l ( 'n tnilnto internaziOnlliC' rn n (11tl'(' 1111 Ul'fi'J!>tt<" (' 1111 ~11ppJ.•n lt• in I'HJ'(ll'l'i<I'Jtl:lto ZII clo• i ( 'omit,nt.i N nzi o nn li <'SPJ'<'S:!<~U11f'll t<· .r,·...;ignn ti p••r n ~tn i Paf':<l'. Ltt yuotn p Pr il t.rio•nnio l!J:Il - IY34 t'· liss>1.ta in •iO ll..Jg•l"'. p:ll'i H L. IW, - Il pr""-~imo Congrt•i<so s i kt'l'it n Hm;lon w ·ll'nntnnno 19::!:1. Il Cumit-ttl o N nziona l<:> .Tt>tliuno f- •·osrit uito rlni :<t·gu•·nti toli'Jn lH·i : .ProL on. ].o; , :'lfo rt· lli - Romn - Pt·c·,.;idcn t n; Hflt[ic,/oy itt prof. :'IL Pnn:r.it• T o rino - D elt•g,tto: ft'isif!lercqn/t pro f . A. Vi1111j - :\l ilano - ~upplt·11h-: {tlndu(titt pmf. R. Pisani - J<'ire nzc•; 'l'al<lii·YOiera1Jia p t·o f. n. l.'t'I'L':<< olt· - \' t'JH'Zi:t J.jd ••: ( '/imutologia pro f. S. Vaeclw lli - l \•J·tin n d'AntpPz.t.n; .-lttiuo/ofli'' pr11L H. l'w·•·•·lli · L in>rno; IJ..'d. l'i8ù·tt, llpor/. p ro f. l ' . ( 'n..;sinis. 11111!!\! . m f'tli!'n .. Hn1nn; /•.'lt'l/r(l/t'''"]';" prnf. L. l301·doui - Sio tt;t; '/ 'f'rllwl<'l'apia l ll'lt f. E. D i Tnltltll>t~i - 1--;a poli. PPl' schim·inwnti <' ]Wt' ado•sioni s i p t•egn in<litizz:ll'l' ng11i t•it·llio•,.; l:a :tll)o•l••)!;tlil pl'of. t\1. P o nzin - Os 111'dale l\ luu•·izinJ,o - 'fo rino .
I
NOSTRI
lM:ORTI
Il ten e n te gc n C'ralo medico in Pon~erlo cotnm. Costantino landolo È' morto a Roma il 4 ma1"l.O u . f<. Nato ad Ave llino il 21 e:<>nna io l 8 4i). s i la urt>ù. a 21 111tni, n.di'Fni,·t·r~<iti~ ùi Na.poli e fu s ubi to assm1t·o come nwrl ico tli batt~\!!l ionr. Ji 2" <•lu.~,;(' 1wl ('o rp•> &~nit.a.l'io milit.are. Prestò se rvizio in diven•i repm·ti di ttuppa e agl i osp Ninli d i B a T'i P di Savigliano, fino al 16 gonnn io 189G, cptlllHlo, d a tPttf'nt l' e~t lon•wll,). fu nominato dire t.tore d e ll 'ospednlo di Piacenza. Il 4 12:Ì U~'110 18!1!) iu p1·onw:':so lonnello m edico Direttore di Sanità. Il 20 diee mb re 1906 fu collocnto in nusiliu.ria p e r età. I scritto n e lla rif!erva ne l grm na io 1911 , n e ll o st.t~:;.~o on.no <:~>nsc•)!flì la promozion!'l a mt1gg i01·e genentle . 1\el mu.t''l.O 191() fu richimnr~oto in s<'tY i'l.io pre!lao l'Ispettorato eli ::ia-nità mili tare. Il 3 1 agosto succ~~;;;;ivo [u pr<•ntns:o;o t\'· n ente generale e ricolloca.to in conged o . Era commendat.ore d e lla Corona d 'Italia e ufiic ia le d e ll'Ordine dei 8S. :.\fuurizio e Lazzaro. F u medico di vAs t>~> coltnr11, particoln.rme n t.o ve r.Sttto in oft·a.lmnlop-in e mP.dÌ· cina legale . Consacrò t.uttf~ la Sua lungu vit.A. intemera.ta u llo studi<' r ul 11\\'0L'O. sempt·e animato d<ti più c:.lcvat.i sen t ime nti mi l it-~tri e du ogni p11ro :,~piri to <li b,•tlt'.
c:.,.
Il maggiore generale medico in con~odo cotnm. Enrico Moschi ni •\ mm·to a Venezia. il 21 febbraio c. a . N ato a F ermo i l24 a prile 1856, fu ussunto in ser\'izio ntth·o ne'l C'orpo Snn i· tfnio militare il 4 ottobro 1880. Stette con repart.i di tru ppn e po i f u ttiuto~.111to
300
T NOSTRI fiiORT T
mlt~l!iore rl<>ll 'osp<'d n l<> di R oma fì no al ge nn a io 1!105, quanclo ,·cnnt> prom o;;;;:n mng~iore a ~'<ccl tt~ 0cl as:u·,,nM.o nll '(>>'pC'(lniP militu n' ùi Fi t·f'nz!'. N f' l )!E'nllllio 1012. du. t'' nf'nt.c colonnf'llo, <'hb<' h~ cnr:ca rli vice-(lirf'tt.orc della Sr.u oli\ d'npplicoziorw
di Rnnità mili tar<'. TI 16 aprile 191•i fu collocato in a usiliaria. po•r c t:'l . NPI I'tt· gost.o d ello :>Wl'J.."f\ amw, r ichiamat.o pres:;;o l'I,:;pctt.m·ato di Sanit.ù milit.nrt>. , .i I' Ìilllb'i<' lino al f<lbl>raio d el l 920. Da.l Hì s<•ttcmbn• L923 fino al. li agosto J92:-i fe>co part.e d ella Commi:;l'io ne Mt' diclt :-iuperi or't? p o>r le JX>nsioni di ~uf'rm. c·(lm!' n u\gL'iOr <' g €•neri111". prP;;i.d P.m w d i unJl f<Ot.tocomi:<:>ion e, ùist.in~ltcnrlosi p er lu :0::1111 r·nn1pe t.enzu e pt>r il pii• e>CJuilibrflt.o crite rio rncdico-lega.le-. Noi 1 8ìi8-~9 ;wen1. pr0so par·t,o n Ilo} Campngno d 'Africa. E ra Comnwnrlu.t.(lrP dd lll Corona cl' [tnlia El<L Utlicial<' d ell'Or·(lìno d ei RS. Maurizio o Lazzaro. Il gc•nera.IP Moschini :fu unn fign ru. di spiccato rili~\·o, ch e h.1scia noli,\ S•l· nità Milit.ar fl un nmmi.mt<>, olnrat.uro ricordo. La Snn. opera . l'C'SO. rlumnt.e la lunj!l\ l:llrriel'9. COO ('Sf'rnp lnn' d i Jigon:.>.a ed intelligcnza. •fU SCJll]pi'O i nn.ppun t .:Lbi lt • eJ apprt>z;r.ati;.;siJna t'Cl Eg li ovut H)Uf' se-ppe consorvarsi alt.n stima 11 simpt~t- in <·omt• m erli co di p: ranùe esp erienza e come soldato di e l0vati scn t irnPnt.i.
Il 26 marzo, in seguito a lunga mnlat.tia, deced eva a 56 anni, il p•·of. Teobaldo Soli, wnente colonnello m edico di compl<'m onto, primario prPsso il I'Wgi(l Istituto d ella Mat.ernitl'\. di 'Torino . Valen te ed apprezzato professionL'ltt\, Hbero docent.e in gi MroiO)!iR C'd ostC'· t•ricia, pr<'st ò SC'tYizio milit-o.•·o in ospedali d a Cllmpo e preso:;o ospedali miHt.ar·i di r·i!>Eirvt\ in 'Torino, facendosi ovunque n otltrc p,...,. ltt vAsta cultw·it gonortllt• o• S(:ÌPntifìC>a., pC>r il cu.ratterl'\ fmnco e lPa LP, pE'r e lPvnti SC>ntimC>nt.i milita ri. Qua lo dirPttore d ell'ospedale militare eli riser va " Murn.to ri • inolt-rC>. cliC'flt~ pro,·a di solirlt> quulitò. t ecniche, disciplinari, e-d ammini.Rtrativf!. Vonne congedato n el marzo 1919 e d ecorato di ~rocE> a l me rito di g ucm, .
D 2 dicembre d<>llo sco1'lW anno mox·ì improvvisamente, a No.poli, all'e~\ rli 60 anni, il prof. Demetrio Roncali, tit.olare di patologit~ chirurgica pres:'IO cp1PIIa Università, tent~ntP c ol01me llo m edico cle lia riser va. . La. notizia d ell'immn.tm·a fute dell' illustre patologo, cbc lascia ìl Suo nomo llffidnto ad imperiture op<'rc d'alta dott.t·ina, fu appr<'..sa col pi~1 vivo cordoglio nel mondo uni,·ersit.ario erl in tutto il ceto medico. La. Stlnità militt1.re prendo v ivn part.e a l lutto della Scienza e r end e omaggio alla m emoritt del Mo.estro, ricordando le Sue azioni e le Sue ben emerenze n el campo m edico mili tare . E gli accor-,;e in zona eli gul'lrra colla mobiaitazione, o t enne . col grado di maggiore m edico a.s.c:imilnt.o, in m odo esemplare la ca rica di vice.dirctt Qt'O d ell'osp edale mìlitare dì Vicenza fino all'ottobre Hll5, quando , p er premut·e dc' l rett.ore d ell'Università rli P a d ova, fu colà ri chiamato a che a.ttende~>~e all'insegnamento. In quella città. con.se-gul lrt pmmozione a t.enente colonnello medico eli comple mE-nto e , p assando a far parte d ell'ospedale militare locale, accolse e curò, fino alla vittoria, i fe ri ti di f,'1ten a nollt\ clinica. universitaria di chirurgiu. propeòoutica da Lui diretta. Egli dette la Sua opera. sapicn tR. ed instancabile e p1·ocligò i tesori d ella Sua a rte con illurninat!l. abnegazione, som:a nulla mai domandare. Servì sempre ~~~ Scienza e la Patria con la. più pura. d edizione e con le idealitÀ inm:~.k nel Suo nobile animo, alieno d 'ogni lunana vanità. Non era. insignito di 1\lcuna tleeor·n.zione.
DireUore responsabile: Dott. UMBERTO RIVA, tenente generale medico
Red.atrote: Dott. VmGINTO Dm B EttNAllDm rs, tenente colonnello mMico (41 06473) - lWMA, 1032-X - ISTITUTO POLIGR.A.FIOO DELL<>
RIVISTE l\tiEDICHE MILITARI ----------0----------ITALIA: .!.)INALI DI MEDICINA NAYA.I;E E COt.ONIALT;;. Direzione centrale delln. sanità militare marittima, Ministero d ella Marina . Vol. I, Fase. l - II. uen.turio- teb&raio 1932-X. Yannl: Ricer che sul • Sarcocystll! tenella • · - Mlchelettl : Cont.ribnto allo stu<lio del • Blasto· oyst.is Jalinus • · - Matte!: S n di alcuru ca.si di c ist ite amcbica do. • E. •esicalis ' · - Gel~nesl l.n. malaria dol Benacllr (contin~U~J:iOile).
ESTERO:
BELGIO: AROBIVES MÉDICALES BET,GF.:S. - Direzione lltlll6riore del servizio di 8al:Utà dell'Eserolto belga (Reda~lone: Ospedale militare di Llegl). Fa&e. Il, t ebbre&io 1932. Gobert: Il laboratorio di genealogia In ncuro- ps ichiatda militare. - Bolkttlno lnternulonalt.
CECOSLOVACCHIA: VOJE::-<Sfl't ZDRAVOTNTCRÈ LTSTY. - Organo scientifico del medici. veterinnri o fa.rmacisU nillltari cccoslovt\Ccru. Redazione: Prabt\. Buucneo, l\INO. - Zdrav o<l<lèlcui. Ottobreno~tnbre-dicembre, liol. VII , fase. lV, 1931. Fanti : Espcrienze con l mc~zl di cultura preparati dnlla c~.sa Bram. - Pektlsky: 1-:nures:i no t· tm·na. - Tomslk : Un n~tovo metodo P tlt' l'esame sklagrntlco del poli ice e ùcl 11rlmo metacarpo. - Lanca: Somml nlstro?.i one di materiale sanitario da ca.mpngua ai corpi ùi t ruppa. al di ruorl degli stabilimenti sanitari.
FRANCIA: ARCHIV ES DE Mi1:D ECINE ET PHARMACIE MILIT.AIRES. - Direzione del servizio d i sanità, Ministero dello. Guerro.. Fase. II, f cbbroio, tomo XCVI, 1932. Yenaz : L'ossido-riduzione. - KemY : L a genesi clolla a cidosi. - Amai: ll sertl.zio sa.nl tn.rlo militare nel XVIII secolo.
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JUGOSLAVIA: VOJNO·SANITETSKI GLA.'5NIK. - Rivi~ta trilne>trale di me<Ucio.a., farmac ia e mcdlein;\ vet.c· rinMla dell'Esercito jugoslavo, editi\ dalla Direzione del ser.-lzio di Sanità. (Redt<zio:ne cd nmm:inlstra.zion e: ospcùalo mìlltl\re di Bolgr&.do). :l'ermo U, n. 4, 1031. ~tllrtek: t. l\ stomntite erosiva infettiva. - JankoYit:h San: Contributo alla quest ione tlell'et.io· logl<l della malattia di SchlAtter·Osgoocl. - Duldawl~h : l.'esperlenza OJ>crath·a nelle norroli tias l. - YOYIInnlteh : Sull'atlouorua prostatlco. - MIIJkOYltcll: Contributo allo stntllo delle
r>olmoniU nell'esercito 1ugosluvo.
SPAGNA : REVISTA DE SA.NID.AD MILITAR.- Pnbblloe.zlone mensllo del Corpo sanitario m.Jlltare.li·I adrid. Fase. TI, febbraio 1932.
laluar : La roa1.lome dl Pirquot. applicata alle reclute dell'Esercito e sua tecnica. - .Asttlft: RiBSl!nnto dello comunicazioni e lmneseion1 riporltat.c nel II Congresso IntcrnaY.ion:\le della Malaria (conJ&nttazi.one). - QIJ'ela Montoro : Malattie sessuali. Fase. III, marzo 1982. ROII*O ,., : Resezlone del masoellare s uperiore destro per sarcolllli, pro via trnobeotomle.. a.tcla Mont-: Mal.e.ttio sessuali (continuazione). ~ ,..F< ..
. : ·l f ~
S'l;ATI UNITI:
• \ ·;~'l'H E MlLITA.RY SURGEON.- A.rmy Medicai Museum e.nd Llbrary, Wasblngton. Fase. te!Jbraio, ,. .. ' n. 2, wl. r.xx. 1932. •· Leve: Statistica dei feriti e dogli ammo.lall presso lo rorzo lnglOlll durante la guerra montlliale. Atllford: L'exllresor olnolo nella r>rofl.la.~sl dello malllttiCl venereo. - Lui!: L t\ Jebl.lru. nello -isole Filippine. - Lanalnr Lll1.t1: Gangliectomla lombare Jlella malattia di Bucrgcr (h·ombo· o.ng:iotto oblltcrllnt-e). - Wllltll : Un caso d1 rottura di ulcera gastrica In paziente affoLLo dA coleclatltc.
..
. ' •
MAGGIO 1932 - AN!'fo X
GIORNALE DI .
.
MEDICINA MILITARE
..
. ..
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINJST~RO DELLA. GUERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
·.
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :
Daulnh. - Modl1loozionl della grondezza del onore dopo la oor.~& ln militari ln alle· namento . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Nannl. - Rloerohe sulla reazione di Henry nella malaria . . • . . . . . . . . . . . . . Mazztttl e Germino. - Epidemia di dll!Sontorla bacillare tra mllite.ri a Reggio Olùabrla
Pag. 331 381
(Contint.tazione) . • . . . . . • • . . • . . • . • • . . • . . . . . . . . . . . . . . M11111111m. - Importanza di$1!110stioa della colorazione vite.lo degli elementi cellulari
Olnr). -
899
uo
del IIQuor nelle sindromi d'Ipertensione endocranloa . . . . . . . . . • . . . . . I melanomi cutanei e la loro genesi ln rapporto al nel plgmente.rl e aglt elementi pigmt>nt&rl della cute . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
426
RIVISTA IINTETIOA: M11m. -
L'auo~te,ia eplduro.le
Pag • .Sl
RIYIITA DELLA ITAMPA MEDIOA ITAUANA E aTRANI IRA :
Aaraalwl cltlmlcl. lnitn"flo aoli cf!dti cutan.ei di alcuni - . • . . . . . . . . . . • . . . . . A~ p&lldlna (L') e Il alltetlll retlcoCo..ndotlllllt . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . AMmala l_,.,lonalt (L') ntfla tntlca Ilei ccwap • (a•Ht. .ente) ctrYicalt per • - • • • n-
plastiche . • • • . • • • . • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • AIIDdtpwulont colllllclllatt (Sull') dtllt acqllt di 111111 . • . • . • • . • . • . . • . . . . ca liti siero Cl sanpe IHIJJe mllltllt awlcolarl. Osseroozioni clittiche 9Ul contenuto in Emla ,.._.polmonare post-numatlca . . . . . ·. . . • . . ~Ione di lactii·Gftrll (Della) nel lecnlll nlllle . . . 'rratt- dtB'eplatrot• attUA sintomi netYHI. casi di a..,.,. clllmlca. Prol.e:tWne contro la - . . . . . . . . . . lcltnt della ..._ e Jtellllulone oooatolatrlca . . . . . . . . lmJft&llazlone loMttraplca della recca. Rieerclte ~>perim.e11tali sulla . Lattl ed Il pnlllt~m~ deU' IIImentulone. I-a questione <Ul - • • • • . . . Mtdlelna mUltare (La) nel Recno di Napoli. Dall'ln'ftnto Ilei Nol'lllannl alla caduta decll Arapneal Mortallti (La) In rappore. aQe .arlazlonl atmtlltrlche . Riso. n valore /llriolouico del - • . • . . • • • • . . • . . . . . . . . . Rottwa deua mltza In due tulpl d'orlclne traumatica . . . . . . . . . . . . Tenuto cermlnatl.o dt n'ono. Conlrilmto allo studio suUa 1XIloloi!Ìa del -
Pag. 487 447 U6 440 448
447 448
n,.,_
Trattato Italiano di mecilclna lntoma • . . • . . . . . . . . . • . . Ultratlltrllzlono (Sull') del llatterl patopnl . L' ttltTa•lnl• tllo-JIIIIIItlftco . . . . •
OONFERENXE E DIMOaTRA%10NI CLINICHE NEIIU OIPEDALI MILITARI • NOTIZIE .• · · • · l NOITRI MORTI . . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . • . . . . . . .
4.48 489
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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L' abbonamento è annuo e decorre dal t• gennaio al prezzo dJ L. 32. (Estero L. 44) Per gll ufllalall medio! e chimlcl-rarroAcistl del R. Ese~lto, in eel'Vizio ed In cong..ao; Il prezzo dell'abbonatnento è rl<lotto a L. 24 antlol pate. Por l soli ufllciall medici (dell'Esercito e della Marina), In qualunque posizione el trovino, è ammesso un abbonrunonto onmulatlvo al Giornale di Medic(na M~(tare ed agU ..tmuùi di .Med(c(na Navale e Coloniale al prezzo dJ L. 45 annue. ll prezzo del supplemento contenente 1 Rtwli ài anzianità del corpo sanitario m~Uare è dJ L. 11, ridotto a L. a per i soli abbonati .
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ANNo LXXX - N. 5 OIORNALE DI MEDICINA MILITARE
MAGGIO 1932-(X)
MEMORIE ORIGINALI DffiF.ZIONE GENERALE DI SANITA MILITARE LABORATORIO DI l!"IBIOLOOIA E BIOLOG IA .APP LICATA
MODIFICAZIONI DELLA GRANDEZZA DEL CUORE ~~* DOPO LA CORSA IN MILITARI IN ALLENAMENTO ( t ) 0::~· Prof. Ugo Caaslnfs, m~ore medico direttore
INTRODUZIONE BTORIOA.
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Sono ormai numerose le ricerche snl comporta.mento dell'apparato oardio-vasale negli esercizi fisici in genere e specialmente in quelli che per la. loro intensità maggiore richiedono dall'apparato stesso il massimo rendimento. Non tenendo conto degli effetti lontani degli esercizi fi.sici snll'a.pparato oa.rdio-va.sale, ma solo degli effetti immediati, molti a.ntori avevano creduto poter dare per certo un aumento del volume del cuore dopo lo sforzo, servendosi solo del metodo clinico d'indagine, per il quale il cuore veniva delimitato per mezzo della percussione. La difficoltà di tale manovra semeiotica., aumentata dalle modificazioni della. funzione respiratoria. per effetto del lavoro compiuto, rendevano oltre- ' modo arduo il trarre deduzioni sicure (Albutt 1870, Da. Costa 1871, De Giovanni 1888, Sohott 1890, Giuffrè 1897, Mosso 1897, Pokryhine e Oapitan 1897, Zuntz e Schumburg 1901). Basta a dimostrarlo il fatto che tutte le ricerche, concordanti in media fra loro, vennero negate, quando ci si servi del metodo radiologico. Sohott per primo si servi del metodo radiologico cercando di confermare i dati ottenuti con la percussione e sostenendo ancora esservi dopo lo sforzo un aumento della grandezza cardiaca. da l a 3 cm. Moritll però negò l'esattezza di questi ortodiagrammi. Hoffma.rm nel 1902 avendo visitato 33 cuori prima e dopo l'esercizio sportivo (ciclismo, corsa., nuoto ecc.) non osservò mai cambiamento di grandezza dell'ombra del cuore. Nello stesso anno Moritz con il metodo ortodiagraftco, di cui fu uno dei creatori, negò un aumento di grandezza del cuore dopo lo sforzo. D e la Oamp, nel 1903, trovò che il cuore sano non reagisce allo sforzo con aumento, che si verifica solo nel cuore malato. ... Ennllo:ffe, Levy Dorn ed altri osservarono una riduzione dell'ombra di proiezione del cuore dopq il lavoro ed affermarono con Chienbok, che questa sare bbe la vera reazione del cuore normale. Su 11 partecipanti <1.) Queeto lavol'O è stato ratto oolla oollaborazlone del laureando L~oono Mlohele.
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:r.t:ODLFIOAZlONI DELLA GRANDEZZA DEL OUOR.E E(lC.
ad una gara di nuoto Mendl e Selig videro che dieci presentavano una. evi .
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dente riduzione dell'ombra cardiaca. N el 1904 Moritz e Dietlen osservarono la. stessa. cosa dopo una. lunga corsa. Moritz però osservò che anche un semplice movimento, come l'alzare la gamba destra, poteva. bastare a determinare una riduzione dell'ombra cardiaca. Zuntz e Nicolai nel1914, ritenendo che le osservazioni fatte subito dopo cessato il lavoro non potessero ba.s tare a. mettere in evidenza le modifìcazioni dei diametri del cuore, presero radiogra1ìe durante l'esercizio, osservando un aumento di 4 mm . del diametro trasverso. Barlocco, nello stesso anno, osservò una diminuzione del diametro tra.sverso in alcuni soggetti ed in altri nessuna modificazione; con ricerche quasi contemporanee Raab notò anche una riduzione dell'ombra. e sost-enne che, ove si presenti l'aumento, questo debba. essere ritenuto come l'('spref!sione di uno stato di dilatazione latente. Williamson (1915) mettendo con uno speciale dispositivo la radiografia in rapporto con la. fase respiratoria, fra 35 soggetti, 20 secondi dopo un ntenso esercizio, ne trovò 29 con diminuzione dell'ombra, 3 senza. alcuna variazione, 3 con aumento; l'aumento era però di soli 4 mm. e a carico del diametro trasverso. Katz, Leyofi nei lottatori osservarono anche la diminuzione dell'ombra come reazione normale. Lypschytz nel laboratorio sportivo di Nicolais, su 65 corridori ne trovò 43 con riduzione, 18 con aumento, 3 senza varia.zioni. Queirolo e Nissim (1917) dimostrarono che qualche tempo dopo il lavoro, quando polso e respiro sono tornati al normale, nei soggetti sa.nife a.llenati si ha costantemente una diminuzione netta della superficie cardiaca, mentre in soggetti sani e non allenati Ee ne ha una di minore gradazione. Per la Franca (1924) il lavoro statico non apporterebbe diminuzione di diametri; lo sforzo invece darebbe una. diminuzione, seguita quasi S'llbito da aumento. Bruna (1924) dopo uno sforzo notò sempre riduzione dell'ombra., durante lo sforzo stesso, a volte aumento, a volte riduzione. Deutach e Kauf nel 1924 osservarono a mezzo della ortodiagrafia. il cuore di molti sportivi in periodi di allenamento, limitandosi a dedurre soltanto la variazione del diametro trasversale per effetto di esercizi sportivi diversi, poichè ritenevano che il diametro longitudinale, come la superficie dell'ombra del cuore, non dessero sufficiente affidamento di esattezza per le molteplici cause che possono indurre in errore. Tennero però conto del rapporto tra le misure del cuore, il peso corporeo e l'altezza del corpo e negli ortodiagrammi ebbero cura di tener presente l'altezza. del diaframma. Si preoccuparono soprattutto di seguire il comportamento della. grandezza del cuore durante l'allenamento, dando grande importanza all'aumento di tale grandezza come indice minore di capaeità di adattamento del cuore al lavoro. Secondo la. loro opinione la causa del cambiamento della grandezza. del cuore durante l'allenamento sarebbe in parte da attribuirsi a. dati costituzionali, in parte al tipo stesso dello sport praticato. Boigey (1925) osservò che gli esercizi intensi, ma di breve durata danno
MODil'JCAZIONl
DEl.T,.~
ORAN JlEZZA D E L CUORE B CC.
363
nei soggetti allenati diminuzione nell'ombra-, mentre negli stessi soggetti gli esercizi protra.tti dànno un aumento. Ra.utmanu (1925) in 15 corridori, di età fra 15 e 20 anni, dopo una corsa di 1500-2500 met.ri, trovò in 14 casi diminuzione evidente dell'ombracardiaca, in uno, aumento; questo corridore dopo la corsa ebbe un colla~so. Ackermann, nella mara.tona t edeeca del 1925, su 25 corridori osservò 18 ombre di cuore diminuite, sei aumentate, due invariate. La diminuzione era. a carico del segmento destro del diametro trasversal(', l 'aumento su tutti e due i segmenti. Fra 7 corridori che dovettero rinunciare alla corsa per stato di fatica, in tutti 7 trovò un ingrandimento del cuore. Herxbeimer (1928) ebbe campo di osservru:e le modifieazioni del volume del cuore su 246 ginna~t-i alle Olimpiadi di Amsterdam con cardiogrammi presi in periodo di apnea e con cuore in diastole alla distanza di due metri. Dedusse che lo sport razionalmente praticato non danneggia il cuore, ma che il suo volume diventa ma.ggiore o minore a seconda dello sport praticato. Deutscb nel1928 studiò le variazioni dPl cuore subito dopo l"es('rcizio, rilevando come nei cuori sani si verifichi sempre una diminuzione della grandezza dell'ombra cardiaca; pensò che nei casi in cui si ba aumento si debba giudicare e8servi una sca-r sa capacità di adattamento d~>l cuore al lavoro, per un più facile insorgere dei fenomeni di fatica miocardica. Egli giudica. 1nfatt.i il cuore sportivo come un cuore abnormemente ingrandito in tutti i suoi diametri e per determinarne la grandezza si vale { {17: ~ del diametro traverso e di prove funzionali , come già aveva fatto nelle ~-:.!~>:yJ ricerche precedenti; fa pure rilevare i pericoli di un sopraccarico circolato( :.:-rio negli allenamenti agonistici, consiglia-ndo il riposo assoluto dopo gli .\~ ·~~ sforzi eccessivi; il cuore infatti che si riduce di volume sotto l>O sforzo, si /,~~,· :.'.·,: ;;:;, dilata per eccesso di fatica. C:(;'~' (;; :! -:.~;>· Risult-a chiaro dalla lett~ra.tura raccolta che nessuno dei ricercato~s-.,;..._::u.~ -':t:~ si è mai preoccupato di mettere in rappo:rto la rt'azion(' èlt>l cuore al lavoro ~::-> ~----~ ool tipo morfologico-costituzionale. [.~ Se ba importanza infatti ricercare il rapporto fra il diamet~o trasverso 'V del cuore, il peso e l'altezza del corpo, come hanno fatto Moritz, Claytor e :Merril-Hammer, nei soggetti sani allo stato di riposo, o quello fra diametro trasverso, età, peso, altezza e diamet-ro t.rasverso del tol'ace. cc:m-e Deutech e Ka.ui negli sportivi, è certamente di gran hmga più importantè metter questi dati in rapporto col tipo morfologico per vedere se vi è relazionn fra. le variazioni di grandezza del cuore e il t.ipo morfologico stel:leo. Mentre la letteratura ci offre parecchi studi fatti dalla. scuola italiana (che possiamo considerare l'unica. cbe possegga un metodo scientifico per la deduzione dei tipi morfologici) sui ra:pporti fra la g1·andezza del cuore allo stato di riposo e il tipo morfologico, nessuno studio si ritrova sui rapporti fra. questo e le va.ria.zioni della grandezza dell 'ombra cardiaca dopo il lavoro muscolare. Che lo svilup:po del cuore sia in intimo rapporto col tipo morfologico Jo banno dimostrato specialmente De Giovanni, Pende, Rossi. Rossi ba. cer-cato di determinare il comportamento della superficie ortodia.grafica del cuore e quello dell'angolo di inclinazione del suo asse Jongitudinale rapporto a.i t.re t ipi morfologici individuat·i dal Viola.
m
364
MODll"ICAZtoN"l D E LLA GRANDEZZA DEr, CUORE BOC.
Egli ha. visto infatti che la. superficie ortodiagrafica. del cuore cresce con il crescere della. massa. splacnica totale e della. circonferenza tora.cica. e che l'angolo d'inclinazione del cuore diminuisce invece con il crescere della. massa splacnica totale e della. circonferenza tora.cica.: andando dalla micro alla ma.crosplacnia. il cuore si fa più orizzontale e viceversa, quando è maggiore cioè la. superficie cardiaca, il cuore è più orizzontale e viceversa. n cuore dei microsplacnici presenta dunque la minima superficie e la ma.qsima verticalità, quello dei ma.crospla.nici la massima. superficie e la minima. verticalità. (Que;jti dati morfologici ci sembra necessario tener presenti per tentare di mettere in rapporto la. reazione del cuore al lavoro con il tipo morfologico. Per meglio comprendere poi il fenomeno della variazione della grandezza dell'ombra. cardiaca per effetto del lavoro muscolare ci è sembrato necessario tener presente anche le modificazioni della frequenza del polso e della pre8sione arteriosa, che con essa sembrano avere un intimo rapporto. ScOPO D ELLE RIOEJWHE.
Lo scopo che ci siamo prefissi nell'eseguire queste ricerche è stato quello di studiare in soggetti cliuicamente sani il modo di reagire del cuore ad un particolare tipo di esercizio fisico, per potér dedurre della capacità dell'organismo ad adattarsi più o meno ad una data quantità di lavoro muscolare, e specialmente della capacità di adattamento del cuore a. tale quantità di lavoro. Abbiamo ritenuto di dover mettere in rapporto prima. di tutto, come già hanno fatto altri ricercatori, la grandezza del cuore nei soggetti in stato di riposo con la statura. e con il peso corporeo, per vedere se vi era o no adeguata proporzione nello sviluppo di questo organo; poi di mettere in rapporto la grandezza stessa. con il tipo morfologico. Le stesse considerazioni abbiamo poi ripetuto per ogni soggetto dopo compiuto un lavoro, cercando di dedurre se la variazione della grandezza d el cuore fosse più in rapporto con il tipo morfologico che non con la. statura. ed il peso. Abbiamo ritenuto opportuno ricorrere anche all'esame delle variazioni della frequenza del polso e della pressione arteriosa per effetto dello stesso esercizio, per tentare di spiegare il fenomeno d ella variazione della grandezza dell'ombra cardiaca. ~{ETODO DELLE B.IOEROHE.
Abbiamo scelto 69individui tra i 22 e i 25 amlligiàselezionati con ripetute visite mediche e considerati idonei incondizionatamente a servizio militare. Ogni soggetto veniva. sottoposto a tutte le misure necessarie per dedurre il tipo morfologico con il metodo di Viola.. In posizione eretta. veniva. misurata la frequenza. del polso e la pressione arteriosa sistolioa e diastolica. con il Pa.chon doppio bracciale; quindi veniva fatta una. ortodiagrafia. a distanza. di un metro in inspira.zione profonda con posa di tre secondi in modo da. avere la. grandezza diastolica. del cuore. n soggetto eseguiva poi una corsa di 600 metri che era cronometrata par tenere conto del lavoro compiuto, trovandosi tutti i soggetti nello
366
KODJJ'IOAZJONI DELLA GRANDEZZA DEL CUORE ECC.
stesso periodo di a.llenamento. Appena. terminata la corsa il soggetto rientrava in laboratorio, situato a livello della pista sulla quale egli correva., e di nuovo veniva fatto l'esame della frequ~nza del polso, della pressione arteriosa e l'ortodiagra.fia in inspirazione profonda con la stessa posa.. Avendo mantenuto il tubo e lo schermo nella primitiva posizione. Per ogni soggetto si è praticato anche l'esame della eventuale albnminuria da. lavoro. Da. ogni radiografia abbiamo dedotto la superficie cardiaea con il metodo di Moritz, i diametri longitudinale e traverso, le corde ventricolarl destra e sinistra e la corda auricolare destra. Abbiamo tenuto conto soltanto di quegli ortodiagrammi nei quali prima e dopo la corsa erano esattamente sovrapponibili non tanto le costole, quanto i limiti del diaframma ed abbiamo riportato solo la superficie ed i diametri. OSSEB.VAZIONI.
Dall'esame dei 69 soggetti studiati risulta subito come il comportamento del cuore di fronte ad un eguale tipo di lavoro muscolare sia nella maggioranza dei casi rappresentato da una diminuzione dell'ombra di proiezione teleortodiagra.fìca. Sono difatti 68 quelli che presenta.no in grado diverso questo fenomeno, mentre uno solo presenta aumento totale. La variazione della grandezza è talora a carico del solo diametro trasverso, talora dei due diametri; talora è di pochi mm., talora supera il centimetro. La misura della superficie cardiaca con il metodo di Moritz si accorda quasi sempre colla variazione dei diametri. Deutch e Kauff non hanno voluto adottare questo esame per la facilità degli errori. Nei nostri casi tuttavia la. prova. della superficie cardiaca è probativa., cosi come quella. dei diametri. Prima di discutere le cause probabili che determinano questa reazione del cuore al lavoro è bene vedere: a) quali sono le dimensioni medie di riposo dei cuori dei soggetti esaminati. b) quali sono le entità delle variazioni di tali dimensioni per effetto della. corsa. ed i rapporti eventuali con la. frequenza del polso, i valori della pressione arteriosa ed altre cause diverse.. Dividendo i 69 soggetti secondo la statura ed il peso risulta.: Media
Soggetti
dio metro
Media
ST .&. TUBA
traeveno
diiUDlltro longltudinAle
SlU)edlol
metri
num.
cm.
cm.
omq.
Medie
l. 60-1,59 .. .. ............
!
11,7
12,8
85, 7
1,60-1,69
•••••
31
13,8
15 -
119,7
••• ••
31
13,6
15 -
125,2
6
13, 7
16,7
139,6
69
13,2
14,6
117 -
1.7~1,79
1,80-1.89
...........
••••••• o
o
o
••••
o
•• o
o
•
•••••••
Media
o
••
.
366
KODDriOA.ZIONI D !!lLLA GRANDEZZ.~ DEL OUORE ECC.
Peso
S!l"8ttl
num.
Kg.
Media diametro trasverso cm.
Media diametro
Medie
IOD~rltudfnale
superflolall
C IU.
omq.
14,1
107,2
14,9
118, l
l
l l
14
13.2
~9 ...... .. .... ... . ... . ..
42
13.2
70-79 .... . . .. .. ............
IO
13.7
1.3, l
123,2
80-89 ................ ... ...
3
14.9
16.2
140, 6
Media ...
69
13,1
15-
12'2. 2
50-59 ......
•••••
o
••••••
o.
I diametri secondo là statura. risultano alquanto maggiori di quelli trovati da. Moritz, Rossi e P erona.; secondo il peso si a.ooorda.no con quelli osservati da. Deutoh in atleti nelle stesse condizioni. Come la. tabella annessa. dimostra. vi sono soggetti i cui cuori sono cosl grandi da far pensare a. cuori ipertroftoi, se non si potesse metter questa. grandezza in rapporto con la. statura. e col peso e, come vedremo, con il tipo morfologico e col valore toraoico e addominale, cosi da. poterla. considerare normale per quel dato soggetto. Secondo la. statura è più regolare la. progressione dell'aumento dei diametri e della. superficie che non secondo il peso. · ·-~ Ma. b isogna. tener presente che queste misure sono fatte in inspira.zione profonda. e ohe in ql.leata. f~e resp~toria. i diametri e la. supefftcie, cioè la grandezza. totale del cuore, aumentano rispetto a. quelli del cuore in condizione di respiro regolare e tranquillo nel periodo di riposo in posizione eretta.. Sono quindi !diametri e superficie relativi a stature e pesi di soggetti in inspirazione profonda.. b) questi cuori per effetto di una. corsa di m. 600, fatta. con la. media. d i 2' e 20" hanno reagito come segue: Seoondo la Bt&ttua
150 - 159 160 - 169 160 - 169 160 - 169 170 - 179 170 - 179 170 - 179 180 - 189 180 - 189 180 - 189
~3
~~ 2
-
Superftote
-
l = 20
l c m. =2
l cm.= 4 + l cm . =3 31 -1cm.= 18 l em. = 4 +l cm.= 8 5 - l cm. =l 1om. =2 + 1om. =2
--69 -
~~ 5
..
,.,.,o "" ""
31 - l cm. =24
-
3~~~ l'l .. o
Riduzione 3' diametro ~.,;;;" as~.!S lolllritudlnale l~~ trasveno doPO la ool'll& ~-.'3 ~ dopo la 001'11& ~~:a lf & oo Riduzione diametro
_..,
- l cm. = 2 - l cm. =24 = l cm. = 2 2 + 1cm. = 3 = J - lom.=20 2 l cm . =3 - + 1 cm.=6 - l cm . =3 = l l cm.== + l cm .= l =
-
-
~
o
't:l
'C
..,~
i
.,Q
;
!
-
11 -
=
-
= =
-
=
= = -
-
26
-5
4
-
=
l
l
XOD IFIO~!ON1
Secondo
Rldu.done diametro tauveno dopoi&QOID
r~
u
zi
peao
3~-~ fi~as
R ldw:IODO diametro loDSitudlnale ~.!~8. dopo la 001'86
.., :
~~~ 8!
Superftole
!.~'§ & "' o o
o
~
10
.. sÈs ..s Q ..
-Iom. = 13
-
1om. = -
-
+ 1cm. =-
+ 1om.= l
-
42 - l cm. = 28
-
- l cm.=28
60-69 .......
-
l cm. =5
-
l Oin.= 6
60-69 . . . .. ..
-
+ l om.= 9
-
+ 1cm.= 5
14 -
1om.= 12
6().-.39 .. .....
--
l cm.= l
150-69 ... . ...
-
~9 .. .....
10 - 1cm. =5
-
lcm.= 8
3
-
70-79 .. .....
-
1 cm.=- l
70-79•.. . . ..
-
+ l cm.= 3
-
+ 1 cm.= l
-
3 - 1om. - -
-
- l cm.= 2
-
l cm.=-
-
+ l cm.= 2
-
8()-.89 • •• .. • .
-
80-89 .. .....
lom.-1
-
8()-.89 • • ·•• •••
l
+ 1om.= l
l cm.= l
s
!
i ..D
l
;; -"' "'
-
30-09 . . . ....
70-79 . . .....
367
Dli:LLA GRANDEZZA DEL CUORE E CC .
-
-
-
-
-
4 -
8
32
2
-
-
-
-
-
-
9
l
3
-
l
-
-
-
-
Varfazlool del diametri e •ella superftele •opo la corsa (l). Medi a RPerftote
om.
Media dJametzo lon&'ltudJAale om.
2
11 ,2
12, 6
89 -
31
12, 7
13, 9
106,9
31
13, ]
14, 5
119, l
5
12,9
15 -
129,1
69
12, 4
14 -
111
14
13, 7 13, 8 14, 9
a
13 12,5 13, 2 13, 4
14.9
109, 8 106,9 123,2 127 -
69
13 -
14,3
·116, 4
ST&T U JU
SoaeW
MediA diametro
metri
DWD.
1,50-1,59
•
1 , 60-1,69 1,70-1 '79 l , 80-1, 89
•
~
•
•
••• •
••• •
o • • o
••• •• •••••• o
o
•
o
••
•
o
o
•
o
•
•
•
o
•••••••••••
•••••••• o
•
••••
.
Media
troneao
oardlaoa omq.
-
Peao
-
Kc.
5().-.59
••
•
o
o
••••••• o
•••• o
o
o
o
o
60-69 .................. .. .. 70-79 80-89 .... .. ...... . ... .. . ... ••
o
o
o
•••••••••••
Media
o
•
•
o
•
•
.
42
IO
(1) Ooufronta oolla Tabella a pac. H .
368
XODIFICAZTONI DELLA GRANDEZZA DEL OUOBJ!) BCO.
La maggior part-e dunque, 45, ba reagito con restringimento del dia.metro trasverso, inferiore ad un centimetro ed i più appartengono a s: ature comprese fra metri 1,60-1,69 e pesi fra kg. 60-69; mentre il maggior numero di coloro che hanno più di l centimetro di riduzione si trova fra le stature di m. 1,70-1,79 e il peso di kg. 70-79. n comportamento della superficie cardiaca va in genere d'a~cordo con quello del diametro trasverso, salvo in alcuni casi nei quali non varia, pur diminuendo il diametro trasverso. Risulta dunque che, tenuto conto dei dati antlopometrici, Btatura e peso, mentre la media dei diametri dei cuori in riposo va progressivamente crescendo da m. 1,50 a m. 1,89 più per il diametro longitudinale che per il traverso, aumenta con minore regolaxità dal peso di kg. 50 a 89. Oomunque secondo i.l peso corp01'eo si ottengono medie più alte che secondo la statura. Lo stesso si può dire per il comportamento delld superficie. La grandezza dell'ombra di proiezione teleortodiagrafica del cuore di soggetti a-dtùti, sani ed abituati all'esercizio fisico, diminuisce per effetto di una corsa di 600 metri, con una diminuzione che è specialmente evidente a carico del diametro traaverso ma che può essere agevolmente rilevata dal mutamento del diametro longitudinale e della superficie totale. Talora ad una diminuzione del diametro trasverso corrisponde un aumento del diametro longitudinale, dovuto di certo alla trazione inspiratona del diaframma, ma la superficie non cambia. Se questi dati possono sembrare sufficientemente evidenti per sè st~ssi, aiutano male ad indagare la ragione del fenomeno. Abbiamo pertanto voluto vedere se potesse trovarsi un rapporto più stretto fra. il comportamento della reazione del cuore al lavoro ed il tipo morfologicÒ dedotto secondo il metodo della Scuola Italiana. Secondo il metodo di Viola si avrebbero: Brachitipi puri 15 Longitipi pnri 8 Normotipi puri l Misti ........ . 46
tronco > a.rti ; tronco < arti ; tronco = arti;
Addome > Torace Addome < Torace Addome = Torace
69
I. Negli 8 longitipi puri di Viola si trovano le seguenti medie secondo la statura ed il peso: Numero
Ste.tura
eonettl
m.
1,60-1,69
• ••• o o •• o
•••••
l, 70-l, 79 ..............
o
o
••••
o
o
••
••
1,80-1,89 ........... ... ......
'
D. Tr.
D. L.
Supedlole omq.
l
1•• 9
15,7
123
5
13,6
15,3
126,7
2
13, l
16,1
139,2
369
HODIFICAZlONI DELLA ORAYDEZIIA DEL CUORE ECC.
NUJ:Derot
Peao Kg.
~9
60-e9 7G--79
•••••••••••
o
••••••••
••••
o
•
•
••••••• o •• o
D. Tr.
D. L.
.aaettf
••••••••••
o
o
••••••••
o
l
2 4
•• o •••••• o. o.
Superftcle cmq,
14 13,4 13,8
14,9 15,3 15,5
114 121,8 138,8
Di questi soggetti. a) cinque hanno fra. 1o e 5o di prevalenza del torace sull'addome con media di D. Tr. em. 13,3 D. L. 15,3 auper. cmq. 124,3. Fra questi: in uno si è avuto notevole aumento di tutto il cuore.; in due diminuzione di meno di cm. 1, del D. Tr.; in due diminuzione di più di cm. l del D. Tr. b) tre banno fino a 100 di prevalenza del torace sull'addome con media D. Tr. cm. 14,3 D. long. 15,4 superficie cmq. 137,8. Fra questi: in uno si è avuto diminuzione del D. Tr. di meno di cm. 1, in due si è avuto diminuzione del D. Tr. di più di cm. l. In questo gruppo sono alquanto elevate le dimensioni del cuore specie quelle del diametro traverso. È forte la proporzione dei soggetti che reagiscono con accentuata diminuzione del diametro traverso dopo la corsa. II. N el gruppo dei misti di Viola ve ne sono 34 nei quali gli arti preponderano sul tronco ed banno quindi carattere fondamentale longitipico, (l) ma l'&ddome prepondera sul torace; si notano le seguenti medie secondo la statura ed il peso: Numero
Statura
IJOnetti
m.
D. ·rr.
D. L .
Superflcle cmq.
1,60-1,69 .•. . ... ... .. ........
15
12,8
14,4
114,2
l, 7Q-l, 79 . .. .... .. ......... . .
16
12, 9
14,4
122,3
l, 80-1,89
3
14, 4
16,3
139,9
•••••
o
.......
o
o
•
•
••
•
o
N umero
Peao
aoaettl
Kg.
l;()...69 .. . . . ........ . ...... .. . . •
o
•
•
•
o.
o • • • • • • • • • • • • o ••
o
••
•
••••••
o
18 21
. - .... ......
2
9 ...... .. ........... . ....
2
0-79
D. 'l'r.
D. L.
Supétldle
cmq.
12,9
14, l
112,3
12,9
14,7
118,6
16,6
128,7
16,.
143
l.
a,s
370
MODI11'10 AZ10NI ; DJGLLA GBAI!I'DE ZZ."' DEL CU OBB ECC .
Di questi soggetti: a) quindici ha.nno~fino a. 5° di prevalenza. dell'a.ddomu con media di D. Tr. 13,3 D. L. 15,1 superficie cmq. 125,3 Fra questi: dieci hanno presentato riduzione del D. Tr. di meno di centimetri l; due hanno presentato riduzione del D. Tr. di cm. l; tre hanno presentato riduzione del D. Tr. di più cm. l. b) nove hanno fino a 10o di prevalenza. dell'addome con media. di D. Tr. 13,3 D. L. 15, superficie cmq. 121,2. Fra. questi : sei hanno presentato riduzione del diametro Tr. di meno di cm. l ; d ne hanno presentato riduzione del diametro Tr. di cm. l ; uno ha present ato riduzione del diametro Tr. di più di cm. l. c) cinque hanno oltre 10° di prebalenza. dell'a.dldome con media di D. tr. 12,8; D. L. 14,2 superficie cmq.l07,4. d) cinque con addome uguale al torace con media. D. Tr. 12,9 di D. L. 14,6 superficie cmq. 119. In tutti questi cinque la. riduzione dell'ombra è stata. meno di cm. l. Sembra. che in questi tipi misti a prevalenza longillnea. la minor reazione del cuore all'esercizio fisico si abbia nei soggetti con eguaJ.e sviluppo d el torace e dell'addome, e la. maggiore reazione si abbia invece in quelli che non superano i 5o gradi di prevalenza dell'addome sul torace. III. Nei 15 bra.nohitipi puri di Viola. si trovano le seguenti medie secondo la. sta.t111'8o ed il peso; Numero
Statura
sonetti
m.
D . Tr.
D. L .
Superflole
omq.
l
11, l
12,3
84, 4
1, 60-1,69 .. . .. . .. . . .... . ... ..
12
13, 4
14,1
113
l, 70-1,79
2
14, 6
15, 3
128,9
1,50-1,59
•
•
•
•
•
••••
•••• o
o
•• •
•••
o
o
•
•••
o
o
.
o
..
•• o
.
•
. . ..
Numero
P eao
soggetti
D. Tr.
D. L.
Supel1!cie
omq .
Kg.
o
4
13, 6
14,4
113,8
60-69 .. .. .. .. ........ .. .. ....
9
13
15
109,8
l
13,
14, 2
114
l
15
16,1
138,3
S(}-59
o
•
•
•
o
•
•
o
•
•• o
•• •• o
.
•
o
••
•
•
o
.
.
.
•
•• o
••
••
o
o
.
.. .
70- 79
.
.... o
80-89
•
o
o
o
...
•
••
•
o
•
.
..
.
...
..
..
.
...
f
Di questi soggetti: a} cinque hanno fino a. 5o gr&d.i di preva.lenza daJl'a.ddome con la. ~edia per il diametro tra.sverso 13,2, per il ~J?letro longitudinale 14,3, per la superficie cmq. 109,7.
371
HODII'IOAZIONI DELLA GB.ANDBZZA DlllL OUOBE BOO.
Tutti e cinque hanno presentato riduzione del D. Tr. di meno di un centimetro; b) cinque hanno fino alO gradi di prevalenza dell'addome con media. per il diametro tra.sverso di 13,2; per il D. L. 14,2, per la superficie 115,5 Fra. questi: quattro hanno presentato riduzioni del D. Tr. di meno di un centimetro; uno ha presentato riduzione del D. Tr. di più di un centimetro ; c) cinque hanno oltre 10° gradi di prevalenza. dell'addome commedia per il D. Tr. 13,5 per il D. L. 14, per la superficie 113,8. Fra questi: due hanno presentato riduzioni del D. Tr. di meno di un cenmetro; uno ba. presentato riduzione del D. Tr. di più di un centimetro; d ue hanno presentato riduzione del D. Tr. di un centimetro. È evidente per i brachitipi puri un minor sviluppo totale del cuore rispetto ai due gruppi precedenti (longitipi puri e misti con carattere longitipici) ed una scarsa reazione all'esercizio fisico. IV. Nei misti di Viola nei quali il tronco prevale sugli arti, ve ne sono sei nei quali il carattere fondamentale è brachitipico, ma il torace prepondera. col suo sviluppo sull'addome, come avviene nei longitipi Si hanno le seguenti medie: Numel'O
Statura
m.
1,60-1,69 1,70-1,79
•
•
o
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•••• •
•
o
•
o
•• •• o
••• o
•
•
•
o
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••••
•••••••••
70-79
o
•
.
o
••••• •
.
.. o
•
•
•
••••
•• ••• •
o
•
o
•
o
•• o
•••
••••••• o
••
Supetftofe
amq.
14,1
16
121,3
4
13, 2
14,9
123
D. Tr.
D. L.
II08PW
Kg.
o
D. L.
2
Numel'O
Pe•o
60-69
D . Tr.
IIOimttJ
Supedlole amq .
5
13,4
15
122,3
l
14,1
17, 6
138
Di questi soggetti: t~) tre hanno fino a 5o gradi prevalenza del torace sull'addome con media per il D. Tr. 12,9; per il D. L. 14,2; per la superficie cmq. 109. Fra. questi: In uno si è avuto diminuzione del D. Tr. di meno di un centimetro; in due si è avuto diminuzione del D. Tr. di più di un centimetro. o) tre con torace uguale all'~dome e con media. per il diametro Tr. 14,1 per il D. L. 16,3, per la superficie cmq. 142. Tra questi: due con riduzioni del D. Tr. di meno di un centimetro; uno con riduzioni del D . Tr. di più di un centimetro.
372
MOD 1FJOA7.10NI Dt:LLA GRANDEZZA DEL OUOM li:OO .
In questi soggetti si verifica. quanto si è osservato nei longitipi puri cioè la forte percentuale di quelli che reagiscono con notevole diminuzione del diametro trasverso. In costoro si ba un carattere di longitipia nella prevalenza del torace sull'addome. V. Infine l'ultimo gruppo dei misti di Viola nei quali il tronco è uguale agli arti ma prevale l'addome sul torace e viceversa è rappresentato da 5 con le seguenti medie secondo la. statura e il peso. N'ODlero
Statura
D . T:r.
D. L.
IIOlrlfettl
m.
Su]lel':Clolo
omq.
l, 00-1,69 . . . . ... . . . . . . . ... . . .
l
12,3
13,3
99
l, 70-1,79 .. .. .. ..... . . .. ... ..
4
13,8
15
126,3
D . L.
Supenlole
N 'ODlero
Pe so
eoggett.l
Kg.
D. 't'r.
cmq.
l
12,3
13,7
99
60-69 .. ....... ....... - ... .. ..
2
13,7
14,6
118,3
70-79
2
13,9
15,4
132,3
tso-59
o
•
••
•
•••••
••
•
•
•
•••
••••••
•
•
o
••••••
•
o
•••••
•••
o
••
Di questi soggetti: a) uno ba fino a 5° di prevalenza dell'addome sul torace con D. Tr. 11,8 di D. L. 12,5 superficie cmq. 93, 7. Presenta riduzione del D. Tr. di meno di un centimetro; b) quattro banno prevalenza dell'addome sul torace fino a 10o con media per D. Tr. 13,9 di D. L. 15,2 superficie cmq. 126.6. Presentano tutti riduzioni di D. Tr. meno di un centimetro. VI. Vi è un solo normotipo puro con D . Tr. 13,1 D. L. 14, superficie 111,3 con riduzione del D. Tr. di più di un centimetro. Cosicchè fra i brachitipi puri presentano la minima reazione del cuore per quel dato esercizio fisico quelli che hanno solo 5o di prevalenza dell'addome sul torace, e la più accentuata reazione di restringimento quelli che hanno oltre 10° gradi di prevalenza, sempre però senza raggiungere la forte percentuale di intense reazioni proprie dei longitipi. Nei soggetti misti nei quali il tronco preva.le sugli arti e toraee e addome sono ugua.lmente sviluppati si ha anche ma.ssima reazione. Nei soggetti misti invece nei qua.li tronco ed arti sono ugualmente aviluppati si ba invece minima reazione.
373
KODf i'IOAZIONI DELLA GRANDEZZA D EI, OUOBE ECO.
Specchio riassuntivo del diametri e della superficie cardiaca secondo l tipi di VIola ,rima e dopo la corsa.
Tipi
Long. pw:i ... . ...
Brac h. puri .... . ..
Numero
Sonetti!
8
15
Misti .............
45
Nonnotipi. .. . .. . .
l
TOTALE •• .•. . •. • •
69
MedJa dl.auletrl t rae vel'lli
s. lltaturQ
,s.
peeo
Media diam etri
longltudlnal.l
Media supel1lol cm
si;:·,s.
s. sta· s. pelli)
peso
tura
13.8
13 .8
15.3
15.2 129.6 124.8
dopo corsa 13.4
13 .3
14. 6
14.4 119.3 117-
•
13- 13.7
13. 9
14.9 108- ll8.9
»
12 -
12.8
13.4
14- 102.2 112.7
»
13.3
13.4
14.8
15 .1 119.2 124.2
•
12.4
13.2
14- 14.8 l10.6 115.6
»
13.1
13.1
14- 14- 111.3 111. 3
li
12 -
12- 13 -
13- 95- 95-
13 .3
13.5
14.5
14.8 117- 119.8
12.4
12.8
13.7
14- 106.7 110 -
a. riposo
medie
~
Quetto epeoohlo dimostra obeo i diametri e la supoJ1lote oa.loolo.tl collo medie at'itmetlcbo eono piO. elevati eooondo U peso ohe eeoondo la s tatura, anobe tenendo conto del tipo mortologloo e d.lmo8tza U valore della dJmenzlone dopo la coma.
Riassumendo dunque con il metodo di Viola. troviamo i cuori più grandi nei longitipi puri. I cuori più piccoli - in media. - si banno con i due metodi nei bra.chltipi. La. prevalenza del tora.oe sull'addome o viceversa influisce sulla. grandezza. del cuore, come sulla. intensità della sua reazione all'esercizio fisico; è difatti relativamente più grande il cuore nei soggetti col torace prevalente sull'addome ed in 5 su 14 di questi v'è nn restringimento del diametro tra.svenro dopo la. corsa che supera un centimetro. In questo gruppo di longitipi, pure essendo scarsa. l'eccedenza del torace, si deve pensare che l'esercizio fisico abbia. infinito favorendo l'aumento della massa. mioca.rdica., meno atta, per rapporti morfologico-costituziona.li, a. sopportare intensi lavori. L'unico cuore nettamente a.umenta.to in toto dopo la. corsa appartiene a.d. un longitipo puro. La. grande maggioranza. dei 69 soggetti presenta deficienza. nelle varie misure morfologiche in rapporto ai valori mediononna.li, ma. non vi è
374:
XODJFIOAZIONI DELLA GRANDEZZA DEL CUORE BO().
alcun rapporto fra questo fattore e la resiswnza fisica di tutti gli esaminati. Vi è invece un'evidente rapporto tra l'aumento della resistenza fisica e la prevalenza dell'addome sul torace, perchè l'aumento della superficie assorbente intestinale mette a disposizione dell'organismo unama.ggiore quantità di energie. CoNSIDERAZIONI.
I cuori che reagiscono con una minima o con nessuna riduzione del loro volume al lavoro muscolare debbono essere considerati come più adattabili al lavoro stesso di quelli che presentano una forte riduzione di volumef I soggetti che posseggono cuori del primo tipo debbono considerarsi più allenati di quelli che posseggono cuori del secondo tipof Qual'è l'espressione dell'aumento di volume del cuore dopo un esercizio intenso! Per rispondere a questi quesiti è necessario indagare le cause che determinano tale reazione del cuore. Esse possono riassumerei nelle seguenti: a) l'aumento del numero dei battiti cardiaci che d~ al cuore meno tempo per riempirsi; b) la variazione della pressione sanguigna; c) l'aumento del tono miocardico per cui il cuore non si rila.s cia più completamente nella diastole; d) la diminuzione della ma.ssa sanguigna circolante per aumento del ristagno nei tessuti che funzionano da deposito e diminuzione dell'afllnsso sanguigno dalla periferia a causa della dilatazione vasale nelle ma.sse muscolari impegnate dal lavoro. a) si sa che la -variazione della frequenza del pollo ba valore compensatorio per mantenere costante, momento per momento il volume-minuto del cuore. Se l'espressione del cuore allenato è la bradicardia relativa che comporta un piccolo aumento della frequenza del polso dopo l'esercizio, è pur vero che ciò si verifica più presto quando un soggetto si è allenato per quel dato esercizio, Quando invece il soggetto abbia raggiunto nn buon allenamento fisiologico, cioè un certo grado di resisteru;a ad esercizi fisici diversi è più difficile riscontrare la bradicardia relativa dopo finito un qualunque esercizio specie se intenso. Comunque nei nostri soggetti la frequenza del polso per uno stesso esercizio (corsa di 600 metri) compiuto da ognuno quasi nello stesso tempo, varia da individuo a individuo, presentando tuttavia delle differenze medie secondo i tipi morfologici. Secondo i tipi cla.ssificati con il metodo di Viola fra 62 soggetti dei 69 sopra-descritti si ha: in 15 brachitipi puri subito dopo la corsa di 600 metri; aumento medio 45,9 puls. al min. 1'; in 7 longitipi puri subito dopo la corsa. di 600 metri, aumento medio 62,8 puls. all'; in 40 misti subito dopo la corsa di 600 metri, aumento medio 47 puls. al 1'
375
1\IODIFJCAZTONI DELLA ORANDEZZA DE L CUORE ECC.
Sono dunque i longitipi puri che presentano la maggior frequenza del polso dopo il lavoro, cosl come presentano il maggior volume del cuore a riposo. Negli altri soggetti l'aumento di frequenza è pressocchè uguale, pure accennando ad essere più evidente in quelli che presentano caratteri parziali di longitipia e specialmente il predominio del torace sull'addome (aument-o medio di frequenza 150 puls. aa l' subito dopo la cor a, di 600 metri, che in quelli che presentano cara tteri parziali di brachitipia. con predominio dell'addome sul torace (aumento medio 45,6). L'unico ca.so di cuore aumentato in totaiiW, àopo la corsa è anche appartenente ai longitipi puri, ma l'aumento della frequenza del polso non è sensibilmente diverso da quello che presentano i soggetti il cui cuore si restringe. Anche Deutch non ha trovato rapporto fra la frequenza del polso dopo l'esercizio e la variazione del volume cardiaco, avendo visto questa variazione eguale in soggetti con aumento di 5 come con aumento di 50 pulsazioni. · Tale maggiore frequenza/ dato il tipo morfologico che la presenta, è da ritenersi espressione di particolare adattamento a.J la.voro del muscolo miocardico, per il più facile presentarsi delle varie cause che espom m o in seguito, in questi tipi cost.ituzionalmente meno atti a fare esercizi intensi, Si ritiene che il cuore sano debba rispondere all'aumento di lavoro piuttosto con un aumento dell'effiusso sistolico che con un :>umento accentuato della frequenza.. Un modico aumento è necessario, per imped're il riempimento f'sa.gerato del cuore, riducendo la durata della diastole: che non deve ridursi però oltre un certo punt-o, perchè si avrebbe una stasi sanguigna per:ferica.. Negli altri tipi morfologici si ha una relativa minor frequenza ed una notevole percentuale di minime riduzioni del volume cardiaco; ci6 permette di dedurre che il cuore, proporzionatamente sviluppato. secondo i caratteri morfofisiologici di ogni soggetto, sa. adattarsi alle esigenze del circo'o, determinato dal lavoro muscolare. variando modicamt>nte la frequenz·a delle contrazioni e riducendo di poco il calibro de])(' sue cavità. b) La pt'UriOfl.e amrwaa dopo corsa di 600 m(>t.ri aumenta. L 'anmento è bene evidente e costante per la sistolica., per lo più @Ca.rso, ta.Jora nullo, per la diastolica. Tenendo anche conto dei tipi morfolo~tci, si ha: fra 51 soggetti dei 69 esa.m inati: medlo dift'e:reul&le
Mx.mm. Ha.
26 misti con prevalenza torace su addome
42,8 42,3 49 -
5 3 7
36,9 37,7 43 -
7 misti con prevalenza addome Blll torace
60 -
lO
43 -
l normotipo . . ....... ... .. . .... . . .. ....
55 -
5
50 -
7 longitipi puri .... . . . ............... 11 brachitipi puri ........... .. .... .. ..
.Aume11to
.Aumento
.Aumento medio 11111. mm. Hg.
TlPl liOJIYOLOGJC1
medio
mm. Hg.
376
MOOlJ'ICAZlO.NI DELLA. GBA.NDEZZA. DEL OUOBE EOC.
L 'aumento della. pressione sistolica come l'aumento della ~tolica., è maggiore nei tipi misti specie per quelli con addome preva.lente sul tora.ce. La differenza fra le pressioni differenziali siatolica. e diastolica. di riposo e dopo la corsa è minore per i longitipi puri nei qna.li è anche maggiore il volume medio cardia.co e ciò è da considerarsi espressione di minore energia contrattile del mioca.rdio. La pressione diastolica in alcuni di questi soggetti è sa.lita di 20-25 millimetri. Nessun soggetto ha presentato diminuzione di pressione. Non vi è alcun rapporto fra la variazione della. frequenza del polso e la va.ria.zione della pressione arteriosa, come non vi è alcun rapporto fra. il comportamento della pressione arteriosa e la reazione del cuore; o) che la. diminuzione dell'ombra. di proiezione ortod.iagra.ftca. del cuore sia da imputarsi ad aumento del tono miocaràioo non v'ha dubbio. Male si riesce ad applicare a questo concetto la legge di Starling, perchè è proprio una fibra la cui distensione è ridotta rispetto alla. distensione che raggiungeva nella diastole in stat o di riposo dell'organismo, che trova il modo di esplicare maggiore energia sistolica., diatendendosi meno nella. diastole dopo finito il lavoro muscolare. In alcuni ca.si è stato osservato che soggetti, giunti al termine della. loro fatica sportiva in istato dL a.ccentua.to e;aurimento, presentavano cuori rimpiccioliti, come se il miocardio soggia.cesse a.d uno stato di contrattura. Queste osservazioni deviano alquanto dal canone, fino a ieri vigente che il cuore risponda alla fatica od allo sforzo con aumento del volume; 41 d) si suole ammettere che per lo meno in un primo periodo durante un lavoro muscolare aumenti l ;. ·massa àel sangue ci'Tcolante e per la riduzione del letto vascolare di determinati t-erritori non impegnati nel lavoro e per la. aumentata pressione negati va del tora.ce, dovuta alle respirazioni profonde e per la spremitura. di organi molto vascola.rizzati quali il fegato e la. milza., e infine per l'aumentato atBusso di sangue alle masse muscolari. Oost al cuore, per ogni diastole, come per ogni minuto, fluirà. una. quantità di sangue superiore a quella che giungeva.. nel riposo. Questi fatti dovrebbero portare a.d un aumento della. distensione diastolica. durante il lavoro, ma, se l'aumento della massa sanguigna è dimostrabile sperimentalmente, non a ltrettanto è possibile fare per il grado di espansione diastolica, anche perchè il movimento del diaframma ne rende impossibile l'osservazione durante il lavoro stesso. L'immobilizzare il diaframma nella posizione inspiratoria profonda è causa di rapide modiftcazioni circolatorie, che determinando rapidi adattamenti del tono miocardico, impediscono di osservare il fenomeno.D'altra. parte non è sempre necessario ammettere nn aumento della. distensione diastolica poichè l'aumento della frequenza del battito basta a. compensare l'aumento della massa sanguigna. circolante. Fra i nostri soggetti ve ne sono parecchi che presentano minime o nulle variazioni dei diametri e della ~uperficie dopo la corsa di 600 metri ma. ve ne sono altri nei quali permane, nel momento terminale dell'esercizio, nn lieve accenno all'aumento dei diametri: in alcuni di costoro è facile osservare ra.dioscopicamente il presentarsi di un progressivo restringimento
MODIFIOAZ10N1 DELLA GRANDEZZA DEL CUORE ECO.
377
dei diametrii cbe portano e mantengono per qualche tempo il cuore ad un volume diastolico minore di quello precedente il lavoro. Tale diminuzione, è in altri soggetti, già rapidamente avvenuta prima che il lavoro terminasse o nel monento in cui era sospeso. Oltre queste cause si possono considerare anche le seguenti : L 'iperventilazwne da lavoro intenso dà luogo a maggior consumo di 2 00 e si presentano perciò fenomeni di ipocapnia e di acapnia per cui diminnisce la. t-en sione del 002 del sangue: anche nell'aria a.Jveolare di soggetti sani dopo un esercizio intenso, la tensione della anidride carbonica diminuisce e non torna al normale che dopo 10' ed anche più dalla cessazione del lavoro. n sangue, povero di 002 , tende verso l'alcalosi e si accumula. nei tessuti ricchi di addo lattico che divengono veri depositi di sangue. Diminuisce cosi la massa del sangue circolante ed il cuore adatta. il calibro delle sue cavità alla minor quantità di sangue restringendosi. Se però la tensione del 001 del sangue aumenta di nuovo prima della fine del lavoro per cessione di 003 dalle sostanze che ne producono con la loro scissione sempre che vi sia l'ossigeno sufficiente per ciò, allora i «depositi» si svuotano ed il sangue affiuis<ie al cuore in quantità maggiore e il restringimento del cuore finisce., anzi talora è sostituito da un aumento (Bancroft - Deutch Hendrson -Krogh). La perdita. di aequa subita dall'organismo col lavoro, che può essere tale da dare fino a 3 kg. di perdita di peso ma che per la corsa di 600 metri è stata nei nostri soggetti in media di gr. 500 viene in vocata come nna concausa della riduzione del volume del cuore, giacchè il contenuto d'acqua del sangue che, come hanno visto Cassinis e Bracaloni, può essere fin del 2,50-3 % inferiore a quello dello stato di riposo, può rappresentare piuttosto una causa della diminuzione della massa liquida circolante. Dice l'lacoby che la difesa naturale dell'organismo contro tali fenomeni è la stanchezza, che, appena sorge, porta alla sospensione temporanea del lavoro ed impedisce l'aggravarsi dei fenomeni sopradescritti; ma, nei nostri soggetti, per cosl lieve lavoro il fenomeno « segnale di stanchezza.» ancora non si poteva dire raggiunto tanto più che ognuno era in condizione di raddoppiare o triplicare il lavoro compiuto senza sforzo e senza. danno. n fenomeno dunque della. diminuzione del volume del cuore ha luogo anche senza. che ci si avvicini alla stanchezza. Deutch, avendo osservato questi fatti in campioni olimpionici di maratona, rit-enne dover dedurre che il manifestarsi non solo, ma soprattutto il protrarsi della diminuzione del volume cardia<Jo fosse espressione dell'aver superato il momento del <<segnale stanchezza». Ma. il protrarsi nei nostri soggetti del periodo di riduzione del volume cardiaco per vari minuti anche dopo finito l'esercizio, pur non essendovi ancora il fenomeno del « segnale stanchezza. n, dimostra che la determinante del fenomeno deve ricercarsi piuttosto nel presentarsi delle diverse altre cause suesposte. Un'ultima causa è stata portata da Hill e Deutch a sostegno del fenomeno in questione: l'aeido lattico, formato durante le contrazioru muscolari, mentre da una parte si rigenererebbe a glucosio, dall'altra si distruggerebbe dando come prodotti ultimi acqua e 002 • Schench e Cra.emer hanno dimostrato che la produzione di acido lattico è massima nelle contrazioru muscolari rapide (corsa ec.), minima nelle 2 -
Oiilrnale di medicina militare.
378
MODlFJOAZJONI DELLA GRANDEZZA DEL CUORE ECC.
lente (sollevamento pesi ecc.), ed Hill ha osservato che nel lavoro intenso la quantità di ossigeno assorbita non è sufficiente a distruggere l'acido lattico formato, stabilendosi quello stato particolare che ha chiamato "debito d'ossigeno ». L'organismo cioè contrae un « debito d'ossigeno >> durante il lavoro che paga. dopo finito il lavoro. Per un lavoro intenso occoue un assorbimento di ossigeno tale da n.on potersi raggiun.gere durante il lavoro e perciò il ristoro si protrae per molto tempo dopo finito il lavoro stesso. Noi abbiamo studiato in 12 di questi soggetti l'importanza del <<debito d'ossigeno >l ma non è il caso qui di riferirne particolarmente. È certo che l'acido lattico che si produce in quantità notevole nell'organismo con il protrarsi del lavoro o per lavori intensi, specie quando l'ossigeno diventa deficiente, fissa le sostan7.e tampone componenti la riserva alcalina fino a saturarne tutta la disponibilità: ad un certo momento non si liber-erà che scarso 002 , insorgeranno i fenomeni di ipocapnia sopraccennati, diminuirà la massa sanguigna circolante e per riflesso si ridurrà il volume del cuore. L'esperienza che Henderson ha fatto è dimostrativa : in animali portati a stati di ipoca.pnia la morte è avvenuta con peggioramento continuo dell'attività del cuore ed alla autopsia il cuore fu trovato piccolo e duro (tetano). Quale sarà dunque, ci siamo chiesti, la migliore risposta del cuore 'f Dopo aver esaminato le varie cause vien fatto di ritenere che sia da, considerare cont-e la migliore risposta quella dei c1tori che per effetto d'un uercizw fisico intenso non modificano o modificano di poco il loro volume. Per ottenere una riduzione del volume di questi cuori basta aumentare la quantità di lavoro e mettere l'organismo nelle stesse condizioni che per altri insorgono assai prima., compresa. la stanchezza. Le più intense modificazioni sono espressioni di più intensi processi di reazione dell'organismo al lavoro muscolare, reazione che è in parte dipendente dal grado di allenamento ma in parte è dipendent-e dai caratteri morfologico-costituzionali dei singoli organismi. CONCLUSIONI.
Per effetto dunque di un esercizio fisico intenso il cuore sano presenta quasi sempre una diminuzione più evidente a carico del diametro trasverso, ma evidente anche, nei casi più accentuati, a carico del diametro longitud.inale e della superficie cardiaca. Le statistiche fatte fra i 69 casi osservati dimostrano che i diametri e la superficie crescono parallelamente coll'aumento della statura e del peso per quanto sembrino minori secondo la statura cbe secondo il peso, mentre il maggior numero di leggere riduzioni dei diametri per effetto del lavoro muscolare è proprio nei soggetti che presentano stature fra m. 1,60-1,69 e peso tra kg. 60 e kg. 69 e il maggior numero di forti riduzioni è proprio nei soggetti che presentano stature fra m. 1,70-1,79 e peso fra Kg. 70-79. Le dimensioni medie del cuore sono un pò maggiori di quelle riportate da Moritz e Hammer ma corrispondono almeno per il diametro trasverso a quelle riportate da Deutch. Dobbiamo però ricordare che si tratta di soldati sottoposti da tempo a periodico, jntenso esercizio fisico, nei quali versosimilmente esiste
MODlFTCAZIONI DELLA GRANDEZZA DEL .CUORE E CO .
379
un « CUOT6 stagi-onaJe » cioè un aumento di volume indotto dall'allenamento. Tuttavia. è interessante notare che tale aumento di volume è maggiore per certi soggetti che per altri: studiando il tipo morfologico e facendo le medie aritmetiche, sono precisament-e i longitipi puri che presentano i cuori più grandi. Questi soggetti sono, per tutte le conoscenze che la morfofisiologia ci ha dato, i meno atti a sopportare lavori protratti e reagiscono al maggior lavoro del cuore, indotto dall'esercizio fisico intenso, con un più facile aumento del volume (1). Cio non toglie che fra. gli altri tipi ve ne siano alcuni che presentano lo stesso fenomeno e nei quali forse si deve sospettarne la. causa in pregresse malattie infettive che l'anamnesi non mette in evidenza. Anche il predominio dello sviluppo del torace sull'addome o viceversa. influisce sullo sviluppo del cuore per quanto in limiti molto ristretti. I euori proporzionalmente più piccoli, nonostante l'intenso lavoro muscolare, li abbiamo trovati nei br~hitipi puri, soggetti che rappresentano il gruppo dei più resistenti alle fatiche, dei più adatti per i caratteri morfofisiologici al lavoro, nei quali tarda di più a manifestarsi il« cuore stagionale». La reazione del cuore al lavoro, se trova entro certi limiti una causa nel tipo morfologico, dimostra in sostanza che la maggior parte dei cuori di soggetti sani ed abituati agli esercizi fisici diminuisce di volume dopo finito il lavoro, diminuzione che colpisce prevalentemente il diametro tra.sve:rso, spesso però tutti e due. Tale diminuzione è lieve (talora nulla., talora di pochi rom.) in 46 per il diametro tra.sverso in 49 per il diametro longitudinale; è invece intensa (raggiunge e supera il cm.) in 22 per il diametro trasverso, in 15 per il longitudinale; vi è aument.o del diametro tra.sverso in l, del longitudinale in cinque, tra i 69 casi osservati. La superficie cardiaca è diminuita in 48, è rimasta immutata in 18, è aumentata in tre. Delle varie cause studiate nel determinismo di questo fenomeno si può ritenere che la frequenza. del polso, sia piuttosto l'espressione della minore tonicità miocardica. e della maggiore difficoltà di adattamento del cuore (aumenta. infatti notevolmente nei longitipi puri che hanno i cuo1·i più grossi) La pressione arteriosa, che è più bassa nei longitipi puri come nei misti con torace prevalente sull'addome indica, entro certi limiti, il valore dell'energia contrattile del miocardio. Persuasive sono le dottrine che mettono in dipendenza. il volume cardiaco dal variare della massa sanguigna circolante per le modificazioni fìsicochimiche del sangue e dei tessuti e per la diminuzione della tensione del C03 e per l'aumento dell'aeido lattico ed infine per la deficienza di O assorbito. Dovendo attribuire a. queste cause il determinismo del fenomeno è naturale che l'entità della riduzione del volume cardiaco sia espressione di intensità varia dei processi meccanici e fisico-chiinici suesposti e che si debba perciò ritenere più adatto al lavoro il cuore che presenta la minima riduzione del volume per effetto del lavoro stesso e meno desiderabile così una forte diminuzione come un aumento del volume del cuore dopo · l 'esercizio fisico. (l) L'lndlrizr.o oosj,ituzionallsttoo e Il esrvizio militare (U. Cassluis) Oior11~J!~ Medw lrw. mili·
tare e Atti XXXIX Oongre!!So medicina Interna - Roma, 1930.
380
MODIFI CAZIONI DELLA GRANDEZZA DEL CUORE EOC.
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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE LABORATORIO D'IOrENE
Direttore del laboratorio: prof. N. BRUNI, tenente colonnello medico
RICERCHE SULLA REAZIONE DI HENRY NELLA MALARIA (*) (FERRO E MELANO-FLOCCULAZIONE ) Dott. Carlo Nannl, capitano medico
L'infezione mala.rica primitiva, faeilme:ute diagnostieabile per la caratteristica sintomatologia. r.linica con Clù si manifesta e per i rilievi epidemiologici, è generalmente confortata dal reperto positivo del parassita ma.larico nel sangue periferico. La tecnica al riguardo, sia per la scelta del momento più opportuno per 11 prelevamento del sangue, sia per le modalità di allestimento dei preparati microscopici (esame a fresco, striscio, goccia spessa) come per l'emocultura. del parassita malarico (Thomson) è tale che si può affermare essere rarissimi gli insuccessi dell'accertamento di laboratorio nei casi d'infezione primitiva non ancora curati. La stessa cosa non può affermarsi per le forme di malaria primitiva dopo trattamento cliininico, per le recidive atipiche con manifestazioni febbrili e latenza parassitaria e più particolarmente per le infezioni croniche nelle quali è frequente l'insuccesso della dimostrazione dell'ematozoario se pure ricercato con i più diligenti e ripetuti esami. Anche il sussidio dei vari accorgimenti, suggeriti da alcuni studiosi, per una immissione nel circolo periferico delle forme parassitarie allogate negli organi interni (ghiaccio, adrenalina, ecc.) o per una riattivazione diagnostica della m alaria lat.ente (arsenobenzoli-Oha1ttriot), non sembra aver influenzato che in rari casi il reperto, per cm tali artifici diagnostici sono apparsi, in realtà, più aderenti a concetti teorici che a risultati pratici. Pertanto numerosi ricercatori hanno avvertito la necessità di trovare nn mezzo diagnostico cbE', in mancanza di nna dimostrazione diretta, potesse rivelare indirettamente la. presenza del parassita malarico nell'organismo. Gli studi al riguardo possono dividersi in due gruppi: l 0 quelli orientati verso la dimostrazione di modifìca,zioni morfologiche ed iato-chimiche degli eritrociti e dei leucociti provocate dal parassita malarico, in analogia con quant o si era già. osservato per altri veleni endogeni ed esogeni. Cosl è stata a più riprese e concordement-e mE>ssa. in rilievo la freq11enza con cni si riscontrano emazie basofile, policromatofile, punteggiate, e un aumento notevole dei monociti (Romby 20 %) nel sangue dei ma larici anche in assenza del para.s sita. Ricercatori dell'autorità. di Ziemma.nn, Ross, Thomson hanno riconosciuto un valore reale alla mononucleosi (10-15 %) come indice di malaria latent-e. Nei riguardi della punteggiatura. basofila., identificata con residill del parassita (granuli cariocroma.tofìli di (•) MemoriA p(!r'\fenuta tn rédazlooe il 26 novembre lOSt·X.
382
RICERCHE SULLA REAZIONE DI BENRY :NELLA )!ALARlA
Plehn) o no (Schilling, Pastore), si ritiene che essa, specie se accompagnata da mononucleosi (Schilling), sia un prezioso indice di malaria latente. Di recente, Pastore ha. descritto il reperto di particolari maeclùe endo ed ext.ra-globtùari negli strisci colorati del sangue di m.alarici, interpreta.ndole come frammenti del parassita in degenerazione. Anch'egli peraltro è venuto alla conclttsione pratica che la loro presenza non può autorizzare la diagnosi d'infezione ma.larica. ma solo incitare il ricercatore a proseguire le indagini per svelare fo,rme parassitarie sicure con le quali tali formazioni sogliono coincidere; 2o quelli rivolti a. dimostrare proprietà specifiche nel siero dei malarici. Ricordiamo le ricerche di Stephens e Oltristophers sul potere agglutinante del siero ma,larico verso gli sporozoiU; di .A.brami e Senevet sulle schizontolisine; di De Blasi, Savtchenko e Baronoff, Ferranini, Thomson, Horowitz, Wla,<;sowa, 1\fanson-Bahr sulla deviazione del complemento. Ma anche per questo gruppo di ricerche i risultati p:ratici sono stati complessivamente poco probativi per essere utilizzati a soopo diagnostico, specie nelle forme di malaria lawnte. Più recentemente (1927) A. F. X . Henry ha proposto e sperimentato una reazione di fioccolazione che per giudizio concorde di vari ricercatori sembra aver portato un contributo veramente not-evole alla risoluzione del problema. REAZIONE DI FLOCCUI,AZIONE DI HENRY.
Principio teorico j01·mt1lato d-a Henry. - Come esistono gli antigeni provenienti dall'esterno, eso-antigeni, cosi esistono gli antigeni di origine interna, endo-antigeni o endogeni, provenienti da-gli umori e dai tessuti sotto l'influenza di processi infettivi od a,Jtro. Questi endogeni per la loro proprietà antigene dànno luogo alla formazione di anticorpi speciali, gli antiendogeni. Nella. malaria gli endogeni sarebbero rappresent ati d ai pigmenti malarici, melanico e ocraceo, derivati dall'emoglobina. Essi nell'organismo malarico darebbero luogo alla formazione di anti-endogeni specifici. Partendo da questo presupposto teorico, Henry è stato indotto a saggiare il potere fiocculante del siero dei malarici ponendolo a contatto con antigeni che, non potendo essere gli endogeni specifici per l'impossibilità pratica di procurarseli, furono dal ricercatore sostituiti con soluzioni di ferro e sospensioni di melanina coroidea, sostanze ritenute omologhe dei pigmenti malarici e pertanto presumibilmente dot ate di equivalente potere antigene (antigeni di sostituzione). TEONIOA DELLE REAZIONI DI FLOCCULAZIONE.
Avvertenze. - Il preleva.mento del sangue deve essere fatto in soggetti a digiuno per il possibile assorbimento parziale degli :anti-endogeni da parte di prodotti del metabolismo del ferro originatisi durante il periodo digestivo. Praticare le reazioni dopo 18-24 ore dal pre!evamento, impiegando sieri ciliari, non iinattivati.
383
RICERCHE SULL.A. REAZIO:t>"E DI BENRY NELLA HALARIA
Non è consigliabile l'uso del plasma floru:rato o citratato. FERRO-FI,OCCULAZIONE. n Metharfer Bouty è l'antigeno inizialmente consigliato da Henry per la sua reazione avendo con esso ottenuto risultati migliori che con gli altri prepar ati di ferro (ferro colloidale, ferro e lipoidi, sali organici di ferro, cacod.ilati, ecc.). Sono utilizzabili le due preparazioni del commercio: soluzione per os al 2%, da conservarsi in ghiacciaia per evitare lo Avilnppo <li muffe, e soluzione per uso ipodermico al 5% in fiale. L'antigeno ferrico è usato alle seguenti diluizioni : 1/300 e 1/600 in ooqua distillata; 1/300 in soluzione saJ.ina al 2f1000. Questi titoli si ottengono praticamente diluendo la soluzione di Metharfer al 2% ad 1/6 e 1/12 per cui si hanno le soluzioni <li 1/300 e 1/600, e quella al 5% ad 1/15 per avere la soluzione di 1/300 che nuovamente dilnita a %dà la soluzione a 1/600. Per molti sieri sarebbe sufficiente praticare la reazione col solo antigeno in acqua distillata ma, essendovi dei sieri di malarici che flocculano spontaneamente in ooqua distillata, è opportuno usare anche l'antigeno in soluzione leggermente salina. n titolo della soluzione salina consigliato da Henry è del 2/1000 essendo rari i casi in cui si debba salire a concentrazioni maggiori per inibire l'auto-flocculazione (sieri iperflocculanti). La quantità di siero necessaria è di c.c. l La prova, eseguita in cinque provette da sierodiagnosi, viene disposta come segue: 1° Schema della Ferro-Fioceulazlone. Nt7MB110 DELLE PBOVETT&
Siero ... ..... .. . .... .. ..... . ..... .
~
l
l
2
l
s
'
6
0.20cc. 0.20cc. 0.2CD cc. 0.20cc. 0.20 cc. l cc.
-
-
-
Mitharfer B all' /~ 00 in H 10 distillata
-
l cc.
-
-
-
H2() distillata. (controllo) ....... . ...
-
-
l co.
-
-
Métharfer B soluzi on(> !'R.· lina al 2 °/00 ••••••••• • ••• •• ••••••
-
-
-
l cc.
-
Soluzione salina. al 2 °/00 (controllo) ..
-
-
-
-
l cc.
M~tha.der B
all'1 / 300 in H 20 distillata. 1
all' 1/ 300 in
Si può istituire anche un controllo comune per più prove, aggiungendo a c.c. l di Metharfer (in soluzione salina. o no) c.c. 0,20 di soluzione fisiologica. a. posto del siero. Tale controllo è necessario quando la. valutazione della flocculazione è fatta col fotometro. Le provettine vengono agitate, poste in termostato a 37o O. per un'ora e mezza, di poi ritirate e lasciate per un'altra. mezz'or a a temperatura. ambiente. La lettura. deve essere fatta. dopo 2 ore dall'inizio della. prova, e non oltre. Le provette vengono, lentamente e senza. scosse, inclinate per due volte allo scopo di sopprimere una eventuale sedimentazione banale
384
RICERCHE SULLA. REAZIONE DI HENBY NELLA. MALARIA
che potrebbe mascherare una flocculazione. Questa. deve essere netta per essere ritenuta positiva; tutte le flocculazioni dubbie o tardive debbono considerarsi negative; attenendosi flocculazione nel controllo siero ed acqua distillata si dovrà tener conto unicamente della reazione in soluZione salina. Recentemente poi Henry ripresi gli studi coll'albuminato diierro, che inizialmente gli aveva dato scarsi risultati per l'impurità del prodotto usato (l% di albumina in eccesso), ha proposto un nuovo procedimento di ferro-flocculazione avendo ottenuto buoni risultati coll'impiego dell'albuminato di ferro Merk. In esso sono opportunamente combinati i due antigeni Metharfer e albuminato di ferro per il rilievo fatto che talora la sensibilità è maggiore nell'uno che nell'altro. Preparazione degli antigeni - Il Metharfer Bouty è usato ad un solo titolo: 1/450 in acqua distillata (si ottiene dalle fiale sterili al 5 %diluendo a 1/22,5; dai flaconi al 2% diluendo a 1/9). L' Albuminato di ferro Merk ai due titoli: 1/4800 a 1/6000 (si ottengono diluendo, la soluzione madre (l) conservata in fiale, a 1/8 e rispettivamente a 1/10) in acqua distillata e all'unico titolo 1/4800 in soluzione salina. La iper-flocculabilità è in generale meno forte usando il siero il giorno dopo del prelevamento. Attendere quindi 18-24 ore prima di praticare la prova. Essa viene cosi disposta: 2° Schema della Ferro-Flocculazione. ncar.ione In a •o distillata.
RE.A.TTIVI (quantità In decimi di cc.)
l'ro..-e N. l
Reaz. In soluz. salina
Controllo Provo. Controllo
l N. 2 l N. S
N. i
N. 6
N. 6
2
2
2
Siero ............. . .......... . ...
2
2
'Métha.rfer B a 1/tso io acqua distillata Albuminato di ferro a 1/ , 00 in acqua distillttta....•...•.... . ... .. .... Albuminato di ferro Q 1/ 6000 in acqua distillata ... . •. . .... . . .. ...... ..
IO
-
-
-
-
-
-
10
-
-
-
-
-
-
IO
-
-
H~o distillata (controllo) .. .. . .....
-
-
-
lO
-
Albuminato di ferro /uoo in soluzione salina 1 / 1000 •• ••• • •••••••••• • •
-
-
-
-
IO
-
Soluzione salina Q 1/ 1000 (controllo) ..
-
-
-
-
-
10
2
1
(l) Pcsa,-e un grammo di albumlnato d forra Merk, metterlo In nn pallone di votro neutro oontenente co. 600 di aut nn bltlisWlata o scal:lare a bagno maria a:&itando di tanto In tanto . In genero ln 2a' lo pagliotte sono disciolto. Non flltrnre perobè delle piccole particelle sarebbero trattenuto dal llltro. :>olo se v'è nn nccosso d.l nlbnmloa occorre filtrare ed allora è neces.oarlo r loorca.re 11\ do.;e o.clattu alla flocoular. lonu ;Jrovnnclo con sieri conos<!iutl (tltolazlonl doll'o.otlgeno). Dopo raftt'tldd&mouto, portare a oc. 600. Questa sohtzlone a 1 600 ò d.lrua In varie ampolle di ve ro neutro. Sterlll.:zaro In autoclave per q attro giorni di eegulto a vapore finente. on • onservare lo soluzioni a maggiori dllulr.lonl. L' .A.. consiglio. dJ USI\re o.mpolle preparate da m ono di tre mesi. l,e soJu,..tont ottenute sono leggermente opacbe, dJ as))(ltto nn pò colloidale. Esse dt>bl>ono esaoro agitato (\1 quando in quando. Dlllldaro dello a.ltemzloni delle soluzioni male sterllizzate od aperto. L'opacltà. nppona srnslblle dello soluzioni swrlll è to.<dlmcnto lstlngulblle dalla torbldezza di quello alterato . .Agit.t&N I!UlliPre prima dell'uso.
RICERCHE SULLA REAZIONE DI BENRY NELLA MALARIA
385
Temperatura, durata della prova e lettura come quelle sopra riferite per il primo procedimento di ferro-flocculazione. I granuli dei sieri positivi sono assai vohtminosi col Metharfer, più fini coll'albuminato. Nelle reazioni forti il precipitato è attaccato al fondo della provettina. Dubitarne ed agitare. Scartare come non specifiche le semplici opa.cità, le reazioni dubbie o tardive. MELANO·FLOCCULAZIONE.
Preparazione deU'antigeno melan·ico. - Prendere degli occhi di buoi abbattuti nella giornata. e dopo tolto il cristallino: 1° ra-ccogliere il liquido gelatiJ?,oso tinto di nero e il prodotto di raschiamento della coroide per ott~nere più melanina; 2° mescolare questa massa gelatinosa, indi aggiungere a poco a poco due volte il suo volume di acqua distillata agitando energicamente e tritur~ndo bene ed a lungo; 3° raccogliere l'emulsione omogenea, ottenuta per la separazione delle particelle pesanti dopo un periodo conveniente (24 ore) di riposo di questa massa gelatinosa, ed addizionarla di formolo del commercio all'l/200. Fare att~nzione perchè alcune albumine possono precipitare. Attendere pertanto 10' quindi; 4° filtrare per cotone di vetro poco pressato, centrifugare il filtrato nerastro in grossi tubi sterili per 8' a 4000 giri; 5° decantare il liquido nerastro sovrastant-e alla parte sedimentata, raccoglierlo in recipienti sterili e conservarlo in ghiacciaia. I recipienti debbono essere agitati fort~mente almeno una volta alla settimana perchè la melanina si mantenga in fine sospensione e sia utilizzabile dopo conveniente. diluizione. Non utilizzare la melanina preparata di fresco, a~tendere almeno un mese ; dopo tale periodo di tempo non si apprezzano più modificazioni di opa.cità. Preparazione d.elle diluizioni.- Le diluizioni d'uso vengono preparate al momento dall'emulsione madre conservata in ghiacciaia. M el'anina diluizione A. - Si ottiene diluendo l 'emulsione madre fino ad avere una opadtà corrispondente a quella del tubo marcato 0,20 nella scala albuminometrica di Bloch (generalmente una diluizione 1/12). M elanina diluizion·e B. - Si ottiene diluendo a 1/2 la diluizione A. Melanina diluiziane A'. - Si ottiene aggiungendo ad una certa quantità di emulsione madre il suo volume di soluzione salina al6/1000 e quindi diluendo ancora con soluzione salina. al 3/1000 fino a{} ottenere la stessa opacità della diluizione A. La prova viene cosi disposta:
386
RICERCHE SULLA REA.ZfONE DI BENRY NELLA HA.LA.RIA
Schema della Melano-Floc:c:ulazfone. Reazione in H'O dletlllala REATTlVI
Prove
ControUo Prova Controllo
--
(quantità in deciml di co.) N. l
l
N. 2
Reaz. in soluz. salina
l
N. S
N.'
3
2
N. 5 l
N. 6
Siero .••. . . .............. .. ......
2
Mela.ni.na. A ......................
10
-
-
-
-
-
Melanina B ................... . ..
10
-
-
9
-
AcqU& distillata. (cont.rollo) ........
-
-
-
-
Mela.nina. B .•..•.. .... ......... ..
-
Melanina. A' . . ..••................
-
Soluzione salina al 30/1)0 {Controllo)
2
-
-
-
-
lO
-
2
2
10
-
-
lO
.Allestire inoltre tre controlli comuni alle prove eseguite su più sieri: 1o cc. l di melanina A + 0,20 cc. di soluzione fìsiologica; 2o cc. l di melanina B + 0,20 cc. di soluzione fìsiologica; so cc. l di mela.nina. A' + 0,20 cc. di soluzione fisiologica; I tubi, dopo agitati, sono posti in termostato a 37° C. per 2h, 45', indi ritirati e lasciati 15' a temperatura ambiente prima di procedere alla lettura. L'aspetto caratteristico all'agglutinoscopio, per le reazioni positive, è quello di fiocchi di neve, aspetto specifico che non inganna. Non sono invece specifici i veli granulosi, i fini granuli; nei casi limite dichiarare le prove dubbie. Non tener conto che delle reazioni nette e indiscutibili. Per sopprimere la sedimentazione eventuale, senza distruggere i grumi, inclinare due volte successivamente i tubi ma lentamente e senza scosse. Henry nel riferire i primi risultati ottenuti esaminando 427 sieri, di cui 216 malarici e 211 non malarici, emise la seguente legge generale: «:in tutti i soggetti malarici in periodo di accessi febbrili la reazione è nettamente positiva nell'intervallo degli accessi; allorchè si è iniziato l'accesso febbrile la reazione si attenua e può divenire negativa verso la metà e la, fine dell'accesso. L'antiendogeuo precipitante è in qualche modo saturato d all'endogeno immesso massivamente nella circolazione». Egli inoltre venne alle seguenti conclusioni : a) la reazione è costantemente positiva negli intervalli degli accessi febbrili a datare da 9-10 giorni dall'inizio delle febbri subcontinue, quando i parassiti sono scarsamente dimostrabili o assenti negli strisci; b) nei malarici cronici la reazione è positiva se le condizioni generali sono scadenti, l'aumento della milza è più o meno percepibile; negativa nei soggetti ben curati, in buone condizioni generali e che non abbiano più avuto accessi febbrili da molti anni ;
RICERC'HE SULLA REAZIONE DI HENRY NELLA MALARIA
387
o) nei sieri non mala.rici la reazione positiva è rara avendola riscontrata solo in casi in cui era in atto un processo emocitolitico. Pertanto concluse che se la specificità della reazione non era assoluta, essendo la manifestazione di un processo emocitoclastico, tuttavia la sua positività si era dimostrata un sintomo prezioso della infezione malarica soprattutto al di fuori dell'accesso febbrile ed in assenza di una possibile dimostrazione del parassita malarico. In seguito (maggio 1930) H enry ha potuto meglio precisare la portata delle reazioni positive eccezionalmente avute in processi morbosi emocitoclastici riferendo come per alcuni di essi ulteriori accertamenti gli abbiano dimostrato l'esistenza di una pregressa malaria. Da ciò l'avvertimento di vagliare accuratamente il dato anamnestico allorchè si hanno reazioni positive in malattie diverse dalla malaria. Le Bourdellès e Liégeois, Chabrelie, Decourt, Bonnet, Adida, Sabatucci, Pozzi e più recentemente Brotzu, Lavergne e Monier hanno sperimentato questa reazione. Nel complesso le ricerche di controllo hanno confermato i risultati ottenuti da Henry e tutti gli li. si sono espressi in favore della reazione, la cui positività si è dimostrata costantemente in diretto rapporto coll'infezione malarica. Tuttavia Le Bourdellès e Liégeois hanno segnalato 7 casi (3 casi di lues, l di cirrosi ipersplenica e 3 di congestione pleuro-polmonare) nei quali i sieri, dimostratisi iperfiocculanti in acqua distillata, hanno dato sierofiocculazioni nettamente positive in soluzione salina senza che fossero dimostrabili antecedenti malarici. Inoltre Lavergne e Monier, nel rendere noti i risultati ottenuti su 119 ammalati inviati alla consulenza delle malattie esotiche dell'Istituto Pasteur, pur concludendo che la reazione di Henry è apparsa loro un elemento « fort interessaut » per la diagnosi di malaria, riportano 4 risultati positivi su 61 sieri non malarici di controllo e 2 negativi in malarici microscopicamente accertat i. Questi AA. fanno peraltro riserva, nei riguardi dei 4 risultati positivi in sieri non malarici, di non aver potuto escludere in modo assoluto una pregressa infezione malarica. L 'utilità diagnostica ed il valore clinico della reazione di Henry apparivano di notevole interesse per il medico militare oltre che per le note difficoltà nell'accertamento microscopico delle recidive mala.riche in soggetti più o meno regolarmente trattati, per l'eventuale possibilità di una più completa identificazione dei portatori primitivi e cronici nei quali alla latenza febbrile s'a<lcompa,.,o-nano sovente periodi più o meno lunghi di latenza parassitaria per cui l'a<lCertamento microscopico si rivela insufficiente. Per il medico militare inoltre la quest ione di una possibilità di diagnosi dell'infezione malarica, allorchè il rilievo clinico e l'accertamento microscopico sono insufficienti, assume un valore particolare in quei ca-si, e non sono infrequenti, in cui il giudizio sanitario è richiesto a scopo medicolegale per i militari i quali all'atto del c·ongedamento affermino di aver contratto l'infezione durante il servizio prestato in zone mala.riche. Pertanto nell'anno in corso ho voluto studiare il comportamento della reazione di Henry in alcuni gruppi di individui, malarici e non malarici. La ferro-flocculazione è stata eseguita usando come autigeno il Me-
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RIOERCBE SULLA REAZIONE DI BENRY NELLA MALARIA
tharfer Bouty, in fiale, al 5% avendo ottenuto risultati meno chiari con l'uso contemporaneo della soluzione per os al 2 %. L'antigeno melanico è stato da me preparato seguendo fedelmente la t-ecnica suggerita da Henry ed usando occhi di bue in stato di freschezza. Prove fatt:e dopo qualche giorno dalla sua preparazione non dettero risultati sodd.isfaceuti per cui le prime sim·o-fiocculazioni furono praticate unicamente con l'antigeno ferrico. Solo dopo un mese e mezzo circa l'antigen.o melanico si dimostrò adatto per l'uso e questo suo comportamento confermò quanto al riguardo suggerisce lo stesso Henry per la « stabilizzazionen di detto antigeno. Non disponendo della scala albuminometrica di Bloch come termine di confronto opacimetrico consigliato da Henry per la diluizione d'uso (diluizione A-A' ) conveniente della soluzione madre di melanina, ho proceduto alla titolazione dell'antigeno melanico con sieri malarici già saggiati con la ferro-flocculazione. La. diluizione conveniente dell'emulsione madre per l'antigeno di mia preparazione si è d.imostrata. quella di l a 10. Le letture, non disponendo del fotometro di Vernes e Bricq, sono state fatte ad occhio nudo o con l'agglutinoscopio. Tale modalità di lettura non presentò difficoltà nelle reazioni positive nelle quali la flocculazione va dai grossi granuli, talora raccolti in ammasso al fondo della provetta, ai granuli più fini per i quali è peraltro sempre caratteristico l'aspetto di fiocchi di neve già ben rilevabile col semplice aiuto di una comune lente di ingrandimento. Allorchè non si distinsero granuli caratteristici, ma solo opa.oità. diffusa nella quale erano mal rilevabili granuli fini, le provo vennero considerate negative. Questo criterio di valutaT.ione, già durante lo prove preliminari condotte per orientarmi nella tecnica, mi è apparso fondamentale per una corretta lettura della reazione. Infatti ho notato a più riprese che in alcuni sieri non malarici si possono talora osservare veli finemente granulosi specie al limite di tempo utile per le letture, quando i sieri positivi danno già una evidente flocculazione con il caratteristico aspetto di fiocchi di neve. I tempi di lettura furono rigorosamente limitati nei termini prescritti dall'A. per le singole prove. Tuttavia. seguendo alcune reazioni durante la. permanenza in termostato ho potuto riscontrare come in molte di esse la flocculazione si abbia già. entro la prima ora e, contrariamente a quanto si potrebbe presumere, non unicamente nei sieri iper-fiocculanti. Questa possibilità di seguire a vari intervalli di tempo l'andamento della reazione mi è apparsa talora utile giacchè, a.vendosi per tali sieri a precoce flocculazione un successivo deposito al fondo della provetta, si ò già illuminati sulla valutazione differenziale con un deposito banale da sedimentazione. RICERCHE ESEGUITE CON LA. MALARIO-FLOCCULAZIONE.
Ho esaminato 138 sieri che possono suddividersi nei seguenti gruppi: a) 24 ammalati per i quali esisteva il sospetto clinico d'infezione malarica. (Osped. Militare - reparto medicina);
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RIOERCBE SULLA REAZIONE DI BENRY NELLA MAI.ARIA
b) 19 malarici, mi~Croscopicamente accertati, in vario periodo di eura. chinini ca e plasmoctùnica (Sez. Osped. Monte Oliveto) ; o) 52 reclute invia-te dall'Ufficiale medico del Corpo con sospetto anamnestico ed epidemiologico d'infezione mala.rica (Corpi Militari del Presidio); d) 13 paralitici progressivi malario-terapizzati o no (Manicomio e R. Clinica Psiclùatrica di Firenze) ; e) 30 individui affetti da malattie varie (Osped. Militare e Ospe· dale Civile di S. Maria Nuova). TABELLA I.
Ammalati sospetti d'Infezione malarica.
8
~e ~
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NOME
~ z
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Note cliniche e dlagnosl
l
R. Giuseppe
1927
2
G. Giuseppe
1921
3 4
P. Biagio G. Sante
1928 1927
5
L. Arturo
no
6
B. Antonio
1930
7
M. Michele
no
8
Cap. T.
1928
9
O. Ercole
1930
10
B. Vitale
1930
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R. Domenico
1930
12
Ma.gg. S.
1924
13
S. Gina
no
14
A. Carmelo
1928
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C. Diego
1927
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1931
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L. Alfredo
1931
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B. Falco
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Febbre tipica- Terza.na prima. verile -Apiressia .......... Febbre atipica - Febbre int-e. stinale da coli ............ Malessere febbrile - Apiressia. Febbre tipica.- Terza.na primaveri le - Apiressia. .......... Febbre irregolare- F ebbre intestinale - Apiressia. ....... Febbre ixregolare- Febbre intestina.le - Apiressia ....... Febbre irregolare- Febbre reu· matica - Apiressia. ... .. .... Febbre irregolare - Estivo autunna.le - Apiressia ........ Febbre irregolare-Terza.na. primaverile. T. 37,8o ..... .. • . . Febbre tipica - Terza.na primaverile Febbre irregolare - Terza.na primaverile - Apiressia .... . Febbre lieve - Cefalee - Malessere generale - Apiressia ... Febbre ~ols.re - Linfogranulomatos1 •... ..... .. . ... Febbre irregolare - Malessere febbrile - Apiressia. .. . .... . Febbre lieve - Malessere febbrile - Apiressia . .... . ...• Febbre irre~olare - Estivo-autunna.le. . 38o ........... Febbre tipica- Terza.na primaverile. T. 400 •......... ...• Febbre tipica- Terza.na primaverile. T. 38,5o ............ . o
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BIOEBOBE SULLA REAZIONE DI HENBY NELLA MALARIA
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1929 Febbre irregolare - Malaria ? Chin.inizzato ~ · 37o . .•• . .. 1931 F ebbre tipica. - Estivo-autun· nale T.P. 380 .. . •...•...•.• 1929 Febbre t1pica- Terza.na prima.· verile Tp. 39,7o ..... . .•.... 1923 Febbre lieve - Cefalee - Ma.-
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lessare generale - ~iressie.. Febbre irregolare a.lessere ~nerale - Apiressia .. .. ... . pere. Fe bre irregolare - Cefalee Pleurite seooa ...... . . . .... +
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Dal gruppo di ricerche indicate nella Tabella I, si rileva : l o che la reazione di Henry è stata costantemente positiva. nelle forme di malaria primitiva e recidiva microscopicamente accertate; 2° che essa è risultata positiva anche se praticata durante l'accesso febbrile, quando il contemporaneo accertamento microscopico dimostrò la presenza in circolo di numerosi parassiti ; 3o che in ammalati con manifestazioni febbl'ili atipiche e disturbi genera.li, per i quali il rilievo clinico e l'esame microscopico ripetuto non riuscirono a far porre una diagnosi sicura di malaria, la reazione di Henry si è dimostrata positiva. allorchè esisteva una pregressa infezione malarica, negativa nei casi contrari ed in quelli in cni il decorso ulteriore fece porre una diagnosi di altra natura. Particolarmente significativi f urono a questo riguardo: il caso n . 9 per il quale la positività della reazione di Henry - rilevata all'arrivo alle armi (gruppo di ricerche o) fuori di ogni accesso febbrile ed in assenza di una possibile dimostrazione microscopica del parassita mala.rico -trovò conferma, alla distanza di un mese circa, nella comparsa di una. recidiva a.ooertata con il reperto positivo dell'ematozoario nel sangue; il caso n. 12 nella persona di un Ufficiale in cui la natura di una forma larvata di recidiva malarica, confermata dall'indagine anamnestica ed epidemiologica, fu confortata dalla positività. della reazione di Henry mentre l'accertamento microscopico più volte ripetuto risultò negativo e negativo era l'indice splenico; infine il caso n. 15, anch'esso con reazione di Henry positiva e contemporaneo accertamento microscopico negativo all'arrivo alle armi, in cui dopo un periodo di servi7jo al Corpo si ebbe un accesso febbrile tipico d urante il quale l'esame microscopico risultò positivo per la terzana primaverile, mentre nel successivo ricovero in Ospedale non si verificarono più accessi febbrili ed i vari accertamenti microscopici praticati non riuscirono a mettere nuovamente in evidenza il parassita malarico.
391
lUOERCBE SULLA REAZIONE DI HENBY NELLA MALA.RIA TABELLA
II.
Malarlci in cura.
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Terz. primaverile 1930-31
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C. Emilio
Terz. primaverile
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s. Vaillant.o
Terz. primaverile
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T. Salvatore
Qua.rta.na. Hl31
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D. Salvatore
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L. Giuseppe
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L. Antonio
Terz. ~rimaverile l 24-31 Terz. primavet·ile hJ2s-.3l Terz. primaverile
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G. Giuseppe
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A. Francesco
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B. Vitale
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s. Carmelo
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P . Armando
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?- 31 Terz. primaverile 1930-31 Terz. primaverile 1927-31 Terz. primaverile 193Q-3l Terz. primaverile 1931 Terz. primaverile H~28-31
R.. N e.zzareno
Ter'L. primaverile 192'2-31 Terz. primaverile 1931 Terz. primaverile 1!)31 Terz. primaverile 1931 Terz. primaverile 1931
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392
BIOEROHE SULLA REAZIONE DI RENBY NELLA M.U.ABIA
n gruppo di ricerche indicate mella Tabella II, praticate in ma.larici primitivi e recidivi, già microscopicamente accertati, durante la cura antimalarica fa rilevare che: 1o la reazione di Henry permane positiva. anche dopo 30-35 giorni di cura chininica, quando la contemporanea ricerca microscopica del parassita malarico risulta negativa {striscio e goccia spessa) e le condizioni generali sono migliorate; 2° pur essendovi concordanza fra l'indice splenico e la reazione di Henry, questa. si è dimostrata positiva anche in casi in cui l'indice splenico era. muto; 3o i due casi con reazione di Henry negativa., che erano stati curati per 30-40 giorni con la. plasmocbina, farebbero presumere una influenza più spiccata di detto medicamento sul comportamento della reazione di Henry, fatto che potrebbe trovar rispondenza nell'azione terapeutie:a maggiore da molti attribuita. alla plasmochina_Ciò peraltro merita conferma essendo l'ipotesi basata· sull'osservazione di due soli malarici. TA.B&LLA
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Reclute con malaria anamnestica.
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S. Pietro C. Giuseppe S. Agostino P. Ercole C. Alfio V. Ignazio V. Salvatore B. Carmelo T. Domenico A. Carmelo P. Giacomo
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C. Primo D . M. Vincenzo M. Francesco L. Luigi M. Ciovanni D. C. Mario C. Giuseppe P. Carmelo
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1927, allega. recidive .......... 1930, allega. dolori reumatici .. 1917, ogni anno febbre? . ..... 1930, lievi rialzi termici ..... . 1922, febbri lievi-cefalee ...... 1913, non più febbre ......... 1923, febbri ogni anno ........ 1927, recidiva. nel 1930........ 1918, recidiva nel 1930 . ....... 1928, di recente-febbre cefalea.. 1927, febbre; di recente cbirunizzato ........... . ........ 1929. 1925, recidiva . .... . .........• 1929, cefalee.-non più febbre .. 1929, profilassi cbininica. 1930. 1929, pro&assi chininica. 1930 . 1929, . ................. . ..... 1929, recidiva. nel 1930 ........ 1930, profilassi chininica. ...... •••••••••••••••••• o
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393
RIOEROHE SULLA. REAZIONE DI Hl!lNllY NELL:A JU.LARIA
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Data doll'lnlezlon e e note ciJnlcbe
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P . Antonino 'M. Salvatore M.Nunzi.ante M. Vito O. Diego 8. Salvatore s. Pietro C. F rancesco C. :.\!ariano s. Nunzio ~L Mariano Z. Antonio
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26 27 28 29 30 31 32 33
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40 41 42 43 44
45 46
47 48 49
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F . Giuseppe C. Francesco S. Francesco E. Giuseppe E. Gioacchino R. L lligi T. Alfonso A. Salvatore M. Vincenzo B. Salvatore T . Luigi A. P asquale L. F . Crocifìsso M. Giuseppe P . Giannantonio I . Rosario O. Giuseppe G. P acifico R. Sal va.tore
3 -
1915, non più rebhri . ......... 1928, non più febbri-ohininizza.to 1924, febbre ogni atmo ....... 1928, ........................ 1924, nel 1926 sciatica .... . ... 1927, recidiva ................ 1927, recidive annuali. ........ 19"....5, non più febbre .......... 1928, febbre ogni anno ........
1929,
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1925, . ............ .. ..........
1921, recidive ................. 1931, inf. di 4 mesi ........... 1930, accertato microscopicamente ....................... 1927, recidiva. nel l 030 ........ 1915, 1929, 1918, recidive annuali ......... 1930, ....... . .... . ............. 1929, 1929, recidive nel 1930 ........ l!H6, ogni anno recidive . .... 1929, recidive nel 1930 ........ 1928, recidive nel 1930 ........ 1926, 1927, recidive ................. 1027, ......................... 192'2, recidive n el 1927-29 ....• 1929, recidive nel 1930 ........ 1925, recidive .................. ••••
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1026, recidive . . .............. .
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1930, - ...... ......... 1927, febbre ogni anno ........
Giornale di medicina milito-re.
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394
JUC.ER t:KE S ULLA. REA;t;IO;>;E 111 HEXR~ .N'ELLA >lolALARIA
n gruppo di ricerche ripor tato nella Tab ella III è stato praticato n elle reclute, giunte alle armi nell'anno in corso, p er le quali gli ufficiali m edici dirigenti il servizio sanitario, in base ai rilievi clinici ed epidemiologici, avevano posto il sospetto d'infezione malarica pregreasa. In considerazione dei giudizi favorevoli dati dai vari ricercatori che si sono occupati della reazione di H enry e dei risultati lusinghieri ottenuti nelle prove di cui ai gruppi a) e b) si ritenne interessante completare l'accertamento clinico ed epidemiologico con le prove di flocculazione e la contemporanea ricerca microscopica. I risultati ottenuti d imostrano che la reazione di Henry: 1° è stata p ositiva nel 84,6 % dei sospetti malarici esaminati. P er i negativi, considerando inoltre la data del contagio m alarico ed il decorso clinico ulteriore, appare eviden te che essi si riferiscono in ma.asima parte ad individui por i quali il contagio risultò di vecchia data. e il decorso clinico escludeva. le recivide; 2° è stata sempre positiva quando coesisteva il tumore di milza, ma anche in assenza di tale sintomo si sono avute reazioni positive con una p ercent uale maggiore del 34,6 %· Nei n. 4, 10, 27 la p ositività della reazione di H enry ha trovato conferma. dopo circa. 5 mesi da che era stata eseguita, per la comparsa di tipici accessi febbrili malarici a-ccertati microscopicamente col r eperto positivo del parassita. Certo non si poteva attendere una simile conferma per tutti gli individui esaminati giacchè la maggior parte di essi già nella vita. civile praticava annualmente la cura chininica e dopo il loro arrivo alle armi essi sono stati chininizzati. Come risulta dalla stessa tabella III, la ricerca microscopica pratieata. contemporaneamente, su striscio e goccia spessa, è stata. generalmcnt& negativa essendosi in solo due casi rinvenut.e forme gameticbe. TABELLA IV.
Paralitici progreStlvl malarlo-teraplzzatl o no.
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M:. Naldino
M. Eh>ira
C. Teresa
P. Alice P. Bianca
D . A. Caterina
G. Enrico
N. Annuoziata
B. Ida
Reinoculato, ha avuto 12 accessi m~rici, è in cura chininica.- Apiressta. . .............. . . ....... .
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Reinoculata, ha avuto 7 accessi malarici, è in cura chininica - Apiressia . . . • . .. . . . .. . . . . .. . . . • . .
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Inoculata 2 azmi fa, ebbe 16 accessi maJ.a.rici. cura chininica. e arsenobenzolice. .................. . .. .
D eceduta dopo o giorni.
Inoculata 3 anni fa, cura. chini ca a.rsenobenzolice. . . . . . . . . . . ...... .
D eceduta dopo 2 giorni.
Inoculata ·i anni fa, ebbe 14 accessi malarici, cura chininica e arseno· benzolice.- Non migliorata, è de· gente al manicomio ............ .
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Inoculata 5 mesi fa, ha avuto 12 accessi me.larici, cura chininica e arsenobenzolice.- Non migliorata, è degente al manicomio ........ .
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Inoculato 3 mesi fs, ha avuto 12 accessi, cura chininice. arsenobenzolica -Dimesso perchè migliorato
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Inoculata 8 mesi fa, ha avuto 10 accessi, cura chininica e arsenobenzolica- Dimessa perchè migliorata ........................... .
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Inoculata 7 mesi fa, ha avuto 10 accessi, cura chininica arsenobenzolica- Dimessa perchè migliorata
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n piano inizialmente stabilito per il gruppo di ricerche riportate nelJa Tabella IV era quello di praticare la reazione di H enry nei paralitici progressivi prima e dopo la inoculazione della malaria ed in questo secondo tempo a. varii intervalli, allo scopo di ottenere una dimostrazione, diremo cosi, sperimentale della specificità. di detta reazione ed una presumibitle indicazione circa l'epoca della comparsa degli anti-endogeni nell'organismo. Varie ragioni mi banno impedito di seguire il comportamento della siero flocculazione nello stesso individuo, per cui bo cercato di raggiungere egualmente l'intento saggiando detta reazione in alcuni paralitici progressivi nei varii periodi dell'infezione ma.larica terapeutica. .Analizzando i risultati ottenuti possiamo dire che:
396
BICBBOB:B SULLA B&AZIONE DI BENBY NELLA lllALABIA
l o essi sembrano confermare che la positività della reazione di Benry è in diretto rapporto con lo sviluppo dell'infezione mala.rica. e più precisamente con un certo grado dì !!viluppo della malattia.. Infatti le prove di ftoecula.zione sono state negative subito dopo la. inocula.zione della infezione malarica., durante il periodo di incubazione della. malattia. e dopo i primi quattro a-ccessi febbrili, divenendo positive solamente dopo sette o più accessi febbrili; 20 nei J>. p. la. reazione di Henry è in genere negativa. quando venga praticata. dopo la cura. chininica. ed a.rsenobenzolica., il che è in a.ceordo col dato clinico dell'assenza. di recidive nei p. p. mala.rio-tera.pizza.ti che abbiano espletata. la cura specifica.. Tuttavia. la reazione è risultata. positiva. in due casi (n. 9-10 della t-abella.) dei quali uno alla distanza. di 4 anni da.lla inoculazione della. malaria. terapeutica. e nonostante la cura chininica. ed arsenobenzolica. TABELLA V.
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Melitense . .. .. .......... Leuceinia Inieloide ...... + Stato depressivo ...... . . Demenza senile ......... ' Anemia a tipo secondario Epatite ................. Cancro dello stomaco ... Lues ................... : Lues ................... Linfogranulomatosi ..... Ulcera genitale ......... Lues ......... .. ........ Lues cerebri. ........... Stato depressivo .. ...... Stato depressivo ........ Paralisi facciale Paralisi organica Episclerite .............. Ulceri veneree .......... Febbre intestinale ...... Ulceriveneree .......... Irite Ulceri veneree .......... Lues Lues Episclerite ............ Pleurite secca .........• Febbre reumatica . .....
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12 13
14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24
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RICERCHE SULLA. REAZIONE DI HENRY NELLA JIULABIA
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L'ultimo gruppo di siero-ftoccnlazioni, riportate nella Taroolla V, ha confermato che la reazione di Henry è raramente positiva nei sieri non malarici. Infatti, solamente in un caso di leucemia mieloide, come ebbe già ad osservare lo stesso Henry, ed in uno di polmonite si è avuto positiva la ferro-flocculazione. Questi sieri c;limostrarono una novetole iperflocculabilità in acqua distillata per cui la lettura fu fatta con la prova. in soluzione salina nella quale il controllo non apparve flocculato all'osservazione praticata con l'a.ggll\tinoscopio. Tuttavia per il siero del polmonitico occorre fare qualche riserva essendo stato usato oltre 48 ore dopo la. sua estrazione. In tutti e due i casi l'anamnesi escludeva una pregressa infezione malarica. Da questo gruppo e da quello precedente risulta inoltre costante la negatività. della. reazione di Henry nei sieri di luetici, non malarici, con R. W positiva. Le 12 prime prove non poterono essere corredate della melanofiocculazione percbè l'antigeno melanico di recente prepara.zione non rispondeva ancora. in modo soddisfaeente alle prove di titolazione eseguite con sieri testo. CONCLUSIONL La malario-reazione di Henry non presenta difficoltà particolari di tecnica, la preparazione degli antigeni ferrico e melanico è di facile esecuzione quando ci si attenga strettamente aJ.le norme prescritte dall'A. specie in riguardo alla stabilizzazione dell'antigeno melanico. La lettura. deve essere praticata nei limiti di tempo utile fissati per ciascuna reazione per la possibile comparsa di tardivi, fini, veli granulosi, non specifici. · . Le ricerche da me praticate su 138 sieri hanno inoltre dimostrato; l) che è necessario si siano verificati un certo numero di aooessi febbrili ma.larici prima che la reazione di Henry ri:sulti positiva, come ba dimostrato l'accertamento fatto sui para.litici progressivi nei quali era. stata inoculata la malaria a scopo tera.peutico; 2) che la reazione è costantemente positiva nei mala.rici, primitivi e recidivi microscopicamente accertati col reperto positivo dell'ematozoario, sia durante il periodo febbrile come durante la cura chininica., entro i 30-35 giorni dall'inizio di questa. Al riguardo i risultati di alcune prove confermano ìl fatto, osservato da Sabatucci, di una frequente positività. della reazione di flocculazione durante l'accesso febbrile anche quando sono dimostrabili numerosi parassiti in circolo; 3) che la reazione è risultata positiva nel 84,6 % dei soggetti con malaria anamnestica, in periodo di latenza parassita.ria, in molti dei quali non esisteva una dimostrabile splenomegalia ; 4) che la specificità della reazione può considerarsi praticamente assoluta essendosi avuti due soli sieri di individui non malarici cbe hanno reagito positivamente alla ferro-flocculazione, per uno dci quali (polmonite) si è fatta qualche riserva. Senza entrare in merito alla questione della specificità (in senso stretto immunologico) del meccanismo di produzione del fenomeno di flocculazione in presenza di antigeni di sostituzione il cui potere omologo al pig-
RI<' ERCHE SULLA ItEAZlONE Dl BENRY .NELLA MALARIA
monto malarioo può essere discusso, si può pertanto affermare che la reazione di Henry per i risultati da me ottenuti, che concordano del resto con quelli degli altri ricercatori, ha dimostrato di essere un prezioso mezzo diagnostico per l'accPrt amento dell'infezione malarica quando l'esame microscopico non è dir<>ttamente probativo. Perciò potrà essere utilmente applicata anche nl'Irt>sercito come mezzo su..'lsidiario diagnostico, come controllo terapeutico ed anche a scopo medico legale per definire una pregressa infezione malarica, determinazione questa che molte volte lascia assai IJerplessi, quando mancano il reperto para-ssitario ed il tumore di milza. RIASSUNTO. L'A., fatta. una. r apida rassogna. dei 1netodi diagnostici della. ma.le.ria., pone in rilievo l'importanza. pra tica. dello studio della. malario-floccula.zione di H enry quale metodo di accertamento diagnostico nelle varie forme di malaria con latenza. paraasitaria.. Riferisce quindi i risultati ottenut.i con l'indagine praticata sopra. 138 sieri: costante positività della. reazione di Henry nei ma.la.rici microscopicamente accertati; notevole percentuale, 84,6 %, di positività nei soggetti con malaria anamnestica e la.tenza. po.rassitaria; necessità che si siano verificati un certo numero di accessi febbrili prima che la. reazione risulti positiva. Per contro nò la positività della. R. W., n è il trattamento chininico entro i 30-35 giorni di cura, h anno dimostrato di esercitare alcuna. influenza sulla. reazione stes.~a., per cui l'A. conclude che la specificità, praticamente pressochè assoluta., ne autorizza l'impiego Pia como mezzo diagnostico ausiliario, sia. come indice epidemiologico.
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IPIDflll DI DI~UftURIIIIHLUHf fRA MILITARI l Rl6610 [lli!HII Prof. LORETO llizzE'ITI colonnello medico Direttore di Sanità del Corpo d'Armata di Napoli
Prof. ALFREDO GERMINO ten. col. medico Capo del Laboratorio di biologia medica dell'Ospedale militare di Napoli
PARTE III. ALCUNE MODERNE VEDUTE SUL PROBLEMA ETIOLOCICO E DIACNOSTICO OELLA DISSENTERIA BACILLARE ED IL VALORE DEl NOSTRI REPERTI O'INDACINE È generalmente ammesso che la diagnosi clinica di una dissenteria non sia facile a farsi, e che non sia possibile la differenziazione di essa dalle forme di coliti acute aapecifiche, senza l'aiuto dello ricerche batteriologiche e sierologiche (Klem· perer e D unner). Se non chè, aasodata la natura bacillare della forma dissenterica, si presenta subito il problema della differenziazione dei bacilli dissenterici e della loro clas· sifìcazione, difficile, specialmente per la instabilità o la variabilità del loro compor· tamento biochimico o siorologico (Lentz e Prigg<'). Dalle più diverse ricerche sui bacilli dissenterici risalta l'individualità del tipo Shiga-Kruse, che si differenzia. non solo per la. produzione di una. energica. tossina dagli altri tipi, nei quali non è del tutto dimostrabile l'esi::;tenza. di un'attività tossica (bacilli dissenterici poco tossici), quanto p<'r una più definitita entità e costa.nz& nei riguardi del suo comportamento biochimico c sierologico. Nel gruppo dei bacilli dissenterici poco tossici, i bacilli di Schmitz e quelli di Kruse-Sonne, posti ai due estremi del gruppo stesso, si lasciano differenziare non solo dagli altri, ma anche fra di loro per il comportamento biochimico e sierologico. D bacillo di Scbmitz è più prossimo allo Shiga-Kruse, sia dal lato sierologico, sia perchè non fa fermentare la mannite; mentre il Kruse-Sonne si differenzia dagli altri dissenterici per la proprietà. di att.nccare il la.ttosio e di coagulare il latte. In mezzo a questi, trova posto il gruppo Flexncr-Y, costituito dal bacillo di Flexner, da quello Y (Hiss-Russel), e per ultimo dallo Strong. Marcuse che ha esperimentato l'impiego del batteriofago del paratifo B di Sonnenschein per la. diagnosi della dissenteria da bacillo Kruse-Sonne (bac. E), potè osservare che il bacillo Floxner, in alcuni sagJri, tuttavia non numerosi, si comportava. in modo del tutto analogo al bacillo di Kruse-Sonne (bac. E). Tuttavia malgrado questi batteri presentino una grande affinità fra. loro nei rap· porti biochimici e sierologici, lasciano d 'altra. parte rilevare una. cosl grande variabi· lità di questi rapporti, che il loro raggruppamento offre la. più grande difficoltà. A seconda ohe fu attribuito maggior valore all'w10 od all'altro fattore, i diversi ricercatori poterono riunire questi tipi in uno o pochi gruppi, oppure farne una ri· partizione m 10, 15 ed anche più sottogruppi, da. rendere quanto mai difficile la. loro presa in considerazione. Korthof dice che i caratteri sui quali ci s i basa. per distinguere i diversi tipi di bacilli dissenterici atossici (fermentazione degli zuccheri, a~glutinazione) sono .n1olto incostanti. Un bacillo appartenente al momento dell isolamento ad uno dei tipi di questo gruppo, può più tardi sopratutto dalle vecchie c-ulture, presentare i caratteri di un altro. .
Secondo Caatellani (1927 ) le dissenterie bacillari debbono essere diviso in tre gruppi\) le dissenterie bacillari propriamente dette, dovute a bacilli {bacillo di Shiga-Kruse) compresi nel genere Shigella • (non fermentano il lattosio, non acidificano la ma.nnite, non coagulano il latte); 2) le pa.radissenterie bacillari, dovute ai bacilli di Flexner, Risa eco. da. comprenders1 egualmente nel genere Shigella (malgrado acidifichino la mannite);
EPIDEMIA DI DISSENTERIA BA CILLARE ECC.
3) le metadissenterie bacillari dovute a germi riuniti nel gruppo Dyeenteroides e Lankoides (gli uni acidifièano illattosio e coagulano o non il latte, gli altri non acidificano il la. t tosio e coagulano il latte). I bacilli dei 3 gruppi hanno il carattere comune di non produrre t}(U in ne.truno dei mezzi zuccherati. Seligma.n trattando d ella batteriologia delle dissenterie durante la guerra, da ricerche molto laboriose, potè allora concludere che esistono 8 gruppi di bacilli dissenterici. l) bacilli prossimi al coli, che producono gas; 2} bacilli del tipo Flexner ina.gglutinabili, senza proprietà antigene marcate ; 3) bacilli Flexner difficilmente agglutinabili, con proprietà antigene strettamente specifiche ; 4) bacilli Flexner difficilmente agglutinabili, le cui proprietà e.n~igen~ sono molto vicine a quelle del bac. Flexner tipico ; 5) bacilli Flexner tipici ; 6) bacilli a. funzione antigene d oppia, che sono agglutinati tanto dal siero anti-Flexncr che da 9uello a.nti-Shiga; 7) bacilli del tlpo Shiga-Kruse difficilmente agglutinabili ; 8) bacilli Shiga.-Kruse caratteristici ; Besredka. da questo lavoro ha. l'impressione che si assista a. differenti stadi evolutivi di un microbo, dai quali manchino degli anelli intermedi. Nègre pensa con D opter, che il gruppo dei bacilli che rassomiglia a quelli di Shiga o di Flexner debba essere scisso; comprendendo fra i dissenterici quelli che non producono alcun sviluppo d-i gcu su mezz~ glucosati e lattosa.ti e ravvicinando al bac. coli quelli che nelle stesse condizioni producono gas, siano immobili o mobili, e morfologicamente simili ai dissenterici. P erò nota che vi sono delle forme di transizione fra. l'uno e l'altro gruppo. Lentz e Prigge adottano la seguente classifica. per i bacilli dissenterici finora conosciuti; A) Il tipo tossico (bacillo di Shiga-Kruse); B). I tipi pooo to88ici. I. - Il bacillo di Schmitz. II. - TI gruppo Flexner-Y : l ) il bacillo di Flexner; 2) il bacillo Y (Hiss-Russel); 3) il bacillo di Strong. III. Il bacillo Kruse-Sonne. Da. alcuni a.utori.i bacilli dissenterici sono stati considera.ti nel gruppo tifo-coli pur differenzia.ndosene per alcuni importanti caratteri morfologici, f1·a. i quali l'a.. spetto più tozzo e la mancanza di ciglia; tuttavia. malgrado alcuni aspetti similari delle loro culture, i bacilli dissenterici, non potrebbero secondo Lentz e Prigge, costituire una sottospecie del gruppo tifo-coli per il fatto che presentano dei caratteri a sè non inferiori di valore e. quelli di questo gruppo. Altro punto delicato è la distinzione sia fra. loro, dei diversi germi provocatori di dissenteria, che dagli altri ad essi prossimi per caratteri morfologioi e culturali, e dai sa.profìti. Alcuni autori fra i quali Vaillard e Dopter, Gay, Black-burn, Lunz ed altri. credettero senz'altro di poter rinunziare da.! punto di vista dell'utilità pratica, ad una esatta differenziazione dei bacilli dissenterici, in quanto che loro, sulla base delle proprie os.'!ervazioni erano venuti alla conclusione che i bacilli dissenterici dovessero considerarsi non como delle spooie batteriche differenti, ma come varietà differenti della swssa specie. Da un'attento esame dei loro lavori, Lentz e Prigge, riconoscono, senza andare più oltre, che le loro conclusioni, poggiano da une. parte sulla mancanza di un piano di ricerche adeguate allo scopo e dall'altra sull'impiego, per la diagnosi differenziale, di sieri poco adatti. Sotto questo aspetto sarebbero specialmente da considerarsi le conclusioni alle quali perviene Lunz dai risultati delle sue ricerche. La straordinaria, forte, variabilità dei bacilli dissenterici dal Jato morfologico e culturale, e sopra.tutto da quello del loro comportamento biochimico e sierologico. resta la. principale difficoltà della loro classificazione.
EPIDEMIA DI DISSENTERIA BACILLARE E CC.
DIAONOSI OULTURALE DIFFERENZIALE.
Tralaaciando le piccole differenze morfologiche, quali si possono rilevare anche da culture su mezzi nutritivi abituali, ci fermiamo a considerare per la diagnosi differenziale, l'attitudine dei bacilli dissenterici a formare ·indolo n elle loro culture; lo S!biga-Kruse ed il Kruse-Sonne rwn jo1"mano mai in.dolo; lo Schmitz lo forma rapidamente, mentre il gruppo Flexner-Y presenta. questa particolarità, che il bacillo Flexner forma indolo dopo 3-5 giorni, m entre l'Y e lo Strong a. volte formano indolo ed a volte no. Ancora. più importante è il comportamento dei bacilli dissenterici, di fresco i8olati daUe feci, verso i diversi idrati di carbonio aggiunti ai mezzi nutritivi, contenenti tornasole (Lentz, Hiss e Russe! ). Già Drigalski e Conradi avevano notato che mediante l'impiego di agar alla. ma.nnite e tornasole era possibile una. differenziazione tra il bacillo tilico e quello di Slhiga.-Kruse, poichè il bacillo tifico con l'acidiJìca.zione del m ezzo lo arrossa, mentre lo Shiga.-Kruse lo lascia. inalterato. Lentz che ha studiato sistematicamente il comportamento dei bacilli dissenterici e di quelli simildissenterici verso gli idrati di carbonio aggiunti all'agar tornasolato, ha potuto rilevare che è possibile differenziare i ceppi di Shiga.Krnse, Flexner e Strong mediante l 'impiego di agar al tornasole, con mannite e CQn 1nalto8i0. Nello stesso tempo His.~ e Russel adoperarono una soluzione all'l % di acqua peptonizza.ta. con l'l % di mannite ed il 6 % di tornRSole; ed Hiss trovò che una soluzione di saccarosio al tornasole poteva ancora. rappresentare un buon mezzo per differenziare il bacillo Y dallo Strong. Sia qui detto che Hetsch dimostrò più tardi, che la. quantità dell'l % d 'idrati di carbonio, aggiunta ai mezzi nutritivi è poca per gli scopi che si vogliono raggiun~ero.
Hiss e Shige. asserirono che anche il bacillo Flexner fermenti il saccarosio con produzione di acidi; però altri ricercatori (Lent?;, Liofmt\DD e Niewr) non ha.nno potuto confermare il fatto. Questa diversità di risultati si deve verosimilmente attribuire alla diversità del piano di ricerche, il che ha un gran valore in queste reazioni biochimiche. Lentz impiega per la preparazione dell'a.gar alla mannite, al ma.ltosio ed al saooarosio prodotti nella quantità dlell'l,3 % di ciascun idrato di carbonio; e dell'l % di ramnosio addizionato all 'a.gar al tornasole, per la differenziazione del bacillo di Schmitz da quello di Kruse-Sonne; entrambi questi germi arrossano il mezzo nutritivo dopo 24 ore, mentre gli altri dissenterici lo IRSciano inalterato. P er differenziare tra. loro questi ceppi entrambi fermentanti il ramnosio, vale il loro comportamento verso la. mannite ed il maltosio, cosi pure la formazione d'indolo. La seguente tabella raccoglie il dati già esposti.
t.orna.sole con aggiunta di
Ag'ar al
l) S blga
Kruse
3) Oruppo Floxner-Y 2) ScbmJt.z
l
Floxner
l Y. l
Strong
4) Sonno Kruse
Ros~o
Rosso
Ro880
Ro~so
?daDDite .................
A%zurro
.Aszurro
Maltc>alo .. ... .. .... .. .. . .
Id.
I d.
Id.
Azzurro
Azzurro
Azr.urro o rosso
~roslo ...... . . ...... .
Id.
Id.
•.O.zznrro o roMo
Id.
Rosso
Azzurro
Rauulosio
Id.
Roa~o
Azzurro
Id.
A7.zurro
Rosso
-
+
+
±
±
-
• • • • • • • • • • • • •• o
Foi'!Da%1one d'lndolo In brodo semplice od In !)I'Q1lo alla trlpalll!lt (In tempo variabile tino a 6 gfornl) . ....... .......
-
.
4 0~
.EPIDEMIA DI l)lS SEN'l'ERIA BAC! LL<\EE ECC.
Dorr ed H etsch modificarono i mezzi nutritivi adoperando soluzioni di zuccheri e nutrosio alla B a.rsiekow; il bacillo di Shiga-Kruse non alt-era questo m ezzo alla mannite, m onti-o acidifica fa.cilment;e la soluzione di maltosio. Il bacillo Flexner produce in entrambi forte acidificazione e coagulazione del m e zzo; mentre il bacillo Y (pseudodissenoorico di Kruse) ed il bacillo di Strong arr ossano fortemont;e la mannite, d e bolmente il mal tosi o, senzn coagulare il nutrosio. In entrambe le soluzioni, il bacillo Y, secondo H e tsch, produrrebbe maggior quantità di acido dello Strong, la d eoorminazione fu fatta con una soluzione lf50 normale di soda caustica. vVolf attribuisce un gran valore alla prova della fermenta-zione della mannite pe r la differenziazione dei b. dissenterici Shiga-Kruse, che non la fermentano mai, da quelli d el gruppo Flexner-Y che finiscono per fermentarla sempre. Anche Fraser insist;e particolarmente sui bacilli che fermentano la ma.rmite; ~gli pensa che i molti tipi d escritti, per la loro azione sul maltosio, saccarosio e d estrina, non siano tipi naturali e stabi1i: il loro potere fermentativo, eccetto che per la mannite può va.riare . In tutti i casi la diagnosi culturale differenziale deve essere completata con le prove agglutinanti con sieri specifici di alto valore, spingendo la titolazione fino al titolo limite d e l siero. Tuttavia se pure i mezzi indicati sono ritenuti sufficienti per la identificazione dei ba-cilli dissenterici, finora conosciuti; essi non bastano pe r le ricerche sugli altri bacilli simildissenterici che si isolano dalle feci; nè vale per questi ultimi che non siano agglutinati dai sieri specifici, perchè n elle feci dei dissen terici si riscontrano dei baciUi dissenterici non agglutinabili. Vale in questi casi rievocare i caratteri della mobilità, d ella. resistenza. al Oram, d ella presenza di ciglia, ecc. Dimitrjevich-Speth e Magovcevic-Schn eide r, ristudiando il problema. della mobilità o m eno dei batteri dissenterici, hanno notato che le diverse culture di dissent;erici (Shiga, Flexner-Y, Strong), insemenzate per infìssioni in tubi di a.garg e latina, si comportano macroscopicam ente come baeilli mobili (loro espandersi intorno all'asse d'infissione). I bacilli prelevati da queste culture ed osservati in condizioni che escludàno il raffreddamento e l'azione dirétta della. luce, presentano un movim.,nto abbastanza netto, per quanto più lento di quello dei bacilli tifici, per esempio. Vi sono però d ei bacilli sicuramente immobili e senza ciglia per i quali si presenta una certa difficoltà n e lla identifica-Lione; fra questi il bacillus alcalescens (Andrewes), il bacillus fallax (Liess, Ornste in) ed alcuni ceppi del bacillus incostans (Braun e U>wenstein, Liess, Ornstein). Il bacillus alcalescens ha attitudini fermentative come il bacillo di Flexner e se ne differenzia perchè fermenta la dulcit;e ed azzurra durevolmente il terreno al siero di latte e tornaaole (Andt·e,~cs). Il bacillus fall.ax e l'incostans danno le stes.<>e r eazioni del bacillo di Schmitz; Brn.un li chiama pe1·ciò, i simili Schmitz; essi si distinguono entrambi dallo Sohmìtz per la fermentazioné del saccarosio; l'incostans si differenzia dal fallax, per il fatto che in mezzi glucosati esso produce gas con intensità molto variabile, donde il nome. A 22° di temperatura i ceppi di bacillo incostante, nel maggior numero si mostrnno mobili; da ultimo Braun e Liess d escrivono un bacillo • sinùl Flexner » (secondo la. nomenclatnra di Braw1, colitis-bacillus) che rapidamente e durevolmente forma nel siero di latte al tornasole, acido e poi alcali, ed un quasi Fle:r:ne1·, ( «quasi Holit is » ), che produce una durevole a{)idificazione del m ezzo di Petruski, nonchè coagulazione d e l latte ed una rapida fermentazione del saccarosio. . Tuttavia dal lato d ella identificazione prima di attribuire qut.8ti appellativi di Bimiglianza, bisogna in ogni IXUJO procedere alle prove di mobilità; alla cultura in agar glucosato, nel Biero di latte, nel latte, e nei mezzi addizionati di dulcite. La bontà d el m e todo usato da Lentz erl Hiss per l'impiego dei predetti idrati di carbonio è stato confermato da diversi ricercatori (Kruse, Shiga, Schmitz, Schroeder e Umnus, Castellani, Pik e F. Bluroenthal, Buttler, Oieszcykìevoicz). Sopratutto la prova della mannite, è ritenuta come la più sicura reazione per la differenziazione fra i bacilli di Shiga-Kruse da quelli compresi, da Lentz e Prigge nel gruppo Flexner-Y.
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Ma ben presto interviene il dubbio sull'att-endibilità di queste reazioni biologiche, sopratutto per la fennentazione del maltosio e del saccarosio da parte dei bacilli del gruppo Flexner-Y. Di recente sollevarono t ale dubbio, Kruse, Ritt-erham<. A ('rnp e Metz; essi esperimentarono sn di un gran numero di ceppi • Pscudodissenterici P (G ruppo Fle::\."ller-Y) :eecondo aveva indicato Lentz, e dopo che per m o l ti _giorni ebbero lasciato in termostato le culture su agnr al t-ornasole con idrA. ti di carbonio, le fecero fluidificare con attenzione, e risolidificare, dopo di che le rimisero in termostato in os.'<ervazion~ ancora per molti altTi giorni. Dopo di che, lessero i risultat-i e riscontrArono che essi erano del tutto contradd.itorii da non poterli confrontar€' con quelli delle reazioni sierologiche, ed utiliz. zarli per una classifica dei loro ceppi. Solo la prova d ella mannite det.te una indubbia cliffer€'nziazione fra. i ceppi Sh·iga-KrtUJe ed i paeudodissente7'ici. Sulla. base di questi risulta ti Pssi «'>'tluserò la provi\ del nil'tltòSio e del suecnrosio da. quelle per la diagnosi differE-nziale dei bacilli dissenterici. Shiga. ha. trovato in un gran numero di ceppi di bacilli dissenterici differenti, alcuni che m entre per il rest.o, e specialmente per le reazioni immunitarie si comportavano come il bacillo Flexner, arrosstwnno inYece la mannite solo nelle prime 24 h. per poi tra.s!formare il colore in azzurro dopo circa. 4 ~iorni. Shi~a dopo questi ri.qu)tati, distaccò i Cf'ppi dal tipo Flexner e ne formò un nuovo ttpo sulla. base d ella. cennata carat.terist-ica. ed insistè sul fatto che l'arrossamento d el mezlGo in primo tempo, eru do,·uto alla scomposizione della. mannite, m entre il successivo vira.ggio di colore nil 'ttzzurro si d ove,·a. attribuire alla scomposizione d el peptone contenuto nello st.('flf<O mezzo nutritivo; per cui egli vide che qui'Sti ceppi perd evano quost'ult.ima p1·oprietà ~;a Yit\ che il mezzo diventava al<lalino, e completamente dopo ripet.uti trapianti. Ono osseiTò le sue ctùt.ure durante 14 giorru c vide che dopo 5 giorru ed anche più presto, le reazioni cambiavano; applicò le reazioni agglutina.nti e pervemne ad una clas.<rificazione d el tutto diver.<a dei suoi ct>ppi dissenterici. Egli viene allo conclusione, COI'Cl(' pure Shiga, èhe ogni clas.'iificazione può divenire rnm eoatenibile. Uguali risultati si hanno da Park e Carey con il bacillo dis.<;ent-erico «Tuckahoe•, il quale lasciava. inalterata. la mannito e producoYEdorte quantità d 'indolo, mentre che nel resto si comporta\·a come m1 ceppo Y ; se n onchè in prove successive fatte alcuni m esi dopo da. Hiss, il bacillo athlcoa\·a rapidamente la mannite e nel rest.o continuava a comportarsi come un ceppo Y. Recent emente i cosidett.i ceppi Saigon di D enit>r e Huet, il tipo '' van Bosch » di Kuenen ·ed alcuni trovati da Bauch, per il complesso dei caratteri rilevati dai 1ot·o scopritori, sono ascrivibili ni ceppi Fle,.:ner, sah·o che non producono alcuna fermentazione d ella mannite. Una vecchia cultura del Ct'ppo « Snlgon " studiat-o da Gardner fermentò la n'lannite e presentò i caratteri sierologici come un ceppo Kruse-S01me, mancano però ragguagli sugli altTi caratteri cnltura.li. Ma. Lentz aveva già precisato che le rea.zion.i da lui osservate, erano dimostrabili con sicuriYJ;Za solamente con bacilli dissent-erici isolati di recente daUe feci, m entre i ceppi di Laboratorio, t.rapianta.ti per lungo t-empo, presenta.no va.ria.zioni d el loro comportamento di fronte al ma.lt.osio; per cui si può leggere nei libri che il bacillo Flexner non fermenti il maltosio e che lo fermenti invece il bacillo Y. Bernha.:rdt e Markoff, suoi allievi, poterono dimostrare con alcune osservazioni fatte su molte culture di baeillo Y e su di un ceppo Fle~-ner, trn.pinntato per lungo tempo, l'inversione spontanea d ell'atti,·ità fermentat-iva di front-e al maltosio; e lo stesso Bornbardt da suocessiv; insernenzamenti del bacillo Y, fntti su a.ga.r a.l maltosio e tornasole, vide prodursi per La prima volta delle colonie figlie a. forma. di bo_ttone, che crescevano sensibilmente di giorno in giorno, l'he a.v«'vano la propru~tà di fn:r fenn~ntare il mal tosi o e la cons€'rvavano in t rapianti su agar comune. Se l!lvece _s1 a.ll~"Sttva.no da. quest-e colonie. delle culture su aga.r comune a becco di <lla~no e SI lascrava.no 8 settimane, e dopo si tra.piant.avano di nuovo su ngar al maltosiO, questo non veniva. più fermentato. Cosi fu possibile a.Uo stesso Bernhardt di far al'<sumero ad un ceppo di Flexner, collS?rvato lunga~ente su agar, la. proprietà di fermentare illattos io, e di otton~re, mocliante passaggt ripetuti su aga.r mRltosio, la formazione di colonie figlie.
El'IDEJ!iLIA DT DJ85El,i"TERIA BACILLARE ECC·
Queste variazioni nelle quali B emha.rdt vede soltanto delle modifica.zioni, si osservano solo con i vecchi oeppi di Laboratorio, e giammai con i ceppi freschi e di recente isolati. Anche Hiss osservò in 3 ceppi di bacillo Y, lungamente allevati su mezzi culturali artificiali, )a. p1-oprietà di fermentare illattosio; lo stesso osservò Kutscher da vecchie culture di bacillo Y, e Morga.n da un ceppo di bacillo Strong, lungamente trapiantat.o. . . Simili d e,·iazioni dal comportamento normale osservarono Kruse e Shiga m vecchi ceppi di:SSenterici, e Twart potè produrre la modificazione del comportamento dei bacilli dissenterici verso gli zuccheri, col procedimento artificiale di allevare i bacilli per lungo wmpo in acqua peptonizza.tn ali' l % con aggiunta del 2 % dei diversi zuccheri; con questo procedimento potè ottenere che un ceppo Kruse ed uno Flexner fermentassero entrambi il saccarosio, m entre prima fermentavlillo solo il la.ttosio con produzione di acido. La. loro agglutinabilità. per6 non pre.:!enta.va a.lcuno. o.lto):'QZÌonc. Martin e Williams osservarono che i bacilli dissenterici fermentanti la mannite, dopo 6 mesi di allevamento in cuJtura, si comportavano verso il maltosio, saccarosio ed altri zuccheri in modo diverso da. quello ohe avveniva se essi vi erano di· rettamente insemenza.ti dalle feci fresche. Barber preparò d elle singole culture di bacilli Flexner, le ripartì in tre serie e le coltivò per 5 mesi: al saggio sull'a.gar mal tosato, trovò che su 21 culture della t• serie, solo 5; su 60 della 2• serie, solo 5; e su 123 della 3a serie, solo urnJ, fermentarono il maltosio. Matsuo e Iza.wa poterono convertire i bacilli Y in bacilli Fle:mer, dopo allevamento per 25 a 90 giorni su mezzi nutritivi fatti con sostanze organiche contenenti maltosio: e Sa.kauohi ottenne, che un ceppo Y, dopo che era. stato allevato per 40 giorni in un mezzo conten ente l' 1,5 % di saccarosio, non fermentasse più n è il saccarosio, il ma.ltosio e la d<'.strina. l caraueri Bierologici 81 mantenner~ inalterati. Schmitz asserisce che i suoi ceppi, allorchè invecchiano, fermentano la mannite; la stessa. osservazione fece K.ruse su alcuni ceppi Schmitz (Pseudo-dissent.erici-Y) dell'epidemia di Dosen e Sartorius ,;u due cepp1 di bacillo Schmitz. Ogata attribuisce i cambiamenti dell'attività. fermentativa. d ei bacilli dissenterici ad una. influenza del batteriofago; egli vide pertanto che il bacillo di Flexner perdeva la proprietà. di fennentaN il maltosio e quello di Shiga-Kruse la mo.nnite;_ Koba.yaschi non potè confennare questi ultimi fatti. Anche lo stesso Kruse rilevò che le vecchie cuJture di Shiga-Kruse possono far fermentare la ma.nnite; per quanto ciò appaia come un ca.so straordinariamente raro, in quanto Natonek e Morishima, che provarono su numerosi ceppi di Shiga.-Kruse, non l'ottennero mai; mentre ciò riusciva loro facile con i tipi dissenterici poco tossid. Ma. reazioni diverse dalla norma si possono avere anche con i coppi dissenterici isolati di /relloo; così si comportarono 3 ceppi Y dell'epideinia dissenterica di Hagenau, i quali arrossavano d ebolmente l'agar tornasole al maltosio; Baerma.nn e ~chiiffner, così pure O. Mayer, osservarono n ei loro ceppi di bacillo Y una legger& colorazione rosso-violetta dell'a.ga.r tornasole al saccarosio. Altre osservazioni circa l' inverso comportamento verso il maltosio e specialmente d ei ba-cilli di~~Sent;erici di fresco isolati, sono riferite da. Ebeling, Ma.nt.eufel, Huth, Wingendorf, H ebewerth, Bruynoghe, Fraser, Bra.un e Liess, Wolfi e Huobschmann. Ebeling e Bruynoghe sostengono di aver trovato ne lle epidemie da bacillo Y e insiem e da Flexner, ed in quelle da solo Y, sia. n ella stessa. epidemia che n elle diverse fasi d ella ma.la.tt.ia.. nello st('JSSO paziente. baoil./i Y e rispettivamente Jt'lexner che n elle prove fermentative verso gU idrati di cat·bonio apparitva1w diver~ti. Sartorius riferì pure che i bacilli dissenterici che fermentano la m!lJUli.te, compresi i ceppi di Kruse-Sonne, si comportano di fronte al maltosio in modo variabile, ad eccezione del Kruse-Sonne che lo fermenterebbe sempre; il saccarosio sarebbe quasi regolarmente intaccato, a.d eccezione dei soli ceppi Schmitz che fermentarono la mannite e di alcuni ceppi di pseudodissenterici D. (Y). Ca.lalb in un ammalato di dif!sen teria, potè isolare dalle feci un ceppo A, che si comportava come un bacillo Flexner, ed un ceppo B che fermentava non solo l&
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mannite ed il maltosio, ma anche il saccarosio; esso non era agglutinato dai sieri anti-Shiga., anti-Flexner, anti A ad anti B; mentre il siero anti B, agglutinava il bacillo Flexner ed il ceppo A. Da un secondo ammalato, dopo il 2° giorno isolò il ceppo A e dopo il 6° il B; A presentò i caratteri del bacillo Flexner, B fermentava il lattosio; questo ceppo non era agglutinato dai sieri anti-Shiga ed anti-Flexner, ma era agglutinato dai sieri anti A ed anti B, mentre il siero anti B agglutinava il bacillo Flexner. I ceppi che fanno fermentare il saccarosio e quelli che non lo fanno fennentare sono sierologicamente differenti; ma. si trovano ancora. altre differenze sierologiche fra i tipi dello stesso gntppo. Per il variare d el comportamento dei bacilli dissenterici verso gli idrati di carlx>nio, Kruse e Manteufel abbandonarono questo metodo di differenziazione, per quanto altri autori, quali H ehewerth, Wingendorf, Sonno, Ma.tsuo e Iza.wa., Fraser, Schild, Levine, Bruynoghe, Braun e Liess, Wolff e H uebscbma.nn continuano a riconoscere il notevole valore che ha la fermentazione della roannite quale mezzo di diagnosi differenziale, per quanto non quella del maltosio e del saccarosio. Braun e Liess, Levino, Fraser, Wol.ff, come pure Matsuo ed lza.wa, vogliono perciò riunire, come un'unica entità batterica i bacilli di Flexner- Y e Strong, sotto la denominazione di bacilli Flexne r (Levine), di bacilli deUa colite (Braun e Liess}, di bacilli dis.~nterici fermentanti la mannite (Fra-<:ser), mentre che Wolff li comprende tutti nel gruppo Flexner- Y. Goldzieher insiste sul fatto che la dis tinzione d ei diversi tipi di bacilli atossici (Flexner-Y-Strong}, non sia giustificata d a i fatti, poichè i caratteri sui quali essa. è ba<:sata (azione sugli zuccheri ed agglutinazione da parte dei sieri corrispondenti) sono molto incostanti e variabili. . D 'altra parte Lentz, Schroitz, Schroeder ed Umnus. Pick e Blumenthal, come pure Butler, insistono sulla. grande sicurezza che presenta questo metodo fermentativo per la differenziazione a fruoo delle culture di bacilli diasettJ:erici, a condizione che si esegua un piano preciso di ricerche e s'impieghino idrati di carbonio, chimicamente tra i più puri. Umnus sostiene che la identificazione culturale fermen tativa dei bacilli dis senterici sia indispensabile ptlr un corre.tto p•·oct:ùi.rutmto, e Somw, BurbEn·, Kut;lnen e Korthof riconoscono pure la necessità della purezza d egli idrati di ca.t·bonio; Sonne filtrava i suoi me-.tzi nutritivi liquidi mediant-e candele di Chamberland (per evitare la scissione del ma.ltosio, del saccarosio e d el g lucosio durante la steriliziazione col calore) e ne controllava la sterilità prima dell'uso. A tal proposito è da tener pre~ente, ;.-econdo Lentz e Pri~ge, che le reazioni biochimiche non avvengono come se due soli corpi definiti siano messi a reagire fra loro; esse rappresentano invece il complesso delle azioni che si svolgono fra più corpi che reagiscono l'uno su l'altro. Ciò si applica specialment-e alle culture in mezzi contenenti idrati di carbonio e proteici (albumose e peptoni). I prodotti di scissione dei primi, hanno come si sa, in prevalenza carattere acido, quelli dei secondi di regola, alcalino. Pertanto l'avidità dei batteri inseroenzati sui mezzi culturali è maggiore per gli idrati di carbonio e per il peptone, a seconda che si trovino liberi nel mezzo, prodotti di scissione più acidi o più alcalini, che influenzano il colore dell'indicatore (tornasole), rendendolo o azzurro o rosso. Può darsi il caso che uno dei componenti il mezzo nutritivo, per esempio l'idrato di carbonio, vi si trovi in quantità esigua e che in seguito all'esaurirsi di esso si abbiano limitati prodotti di scissione, tuttavia. la reazione del mezzo, contrariamente alla. regola., può essere acida; oppure essere alcalina per la presenza di prodotti di scissione di altri componenti, quali il peptone; ed infine che i prodotti di scissione che vi si trovano si neutra lizzino a vicenda., per ultimo compensarsi. Al contrario, può avvenire che i batteri dopo aver esaurito il peptone aggiunto al mezzo nutritivo in pjù forte quantità, attacchino in secondo tempo l'idrato di carbonio, conferendo a.l mezzo la reazione acida. É pertanto necessario di hen proporzionare fra loro le rispettive quantità. dei singoli componenti il mezzo nutritivo e di praticare le osservazioni uel più breve tempo possibile. Ciò nonostante, il normale andamento delle reazioni in mezzi nutritivi al tornasole con idrati di carbonio, può essere modificato dal fatto che l'avidità dei bo.t·
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teri che si studiano ver.so entrambi i componenti il m Qzzo nutritivo, può essere ~og getta a variazioni logate alla. na.tw·a. d ei ge rmi stessi. Ciò non è del tutto raro osservarlo n e i bacilli dissen terici e spocie rwi ceppi K .l'u->El-Sonne, che attaccano più intensamente il lattosio.
LA DrAo:s-osr su-:a.oLOCICA Du'.FEll.E~zL\u,;. Un valore non indiffl!t·ente hanno i m etodi sio't·olo~ici per la diagnosi differen ziale d ei bacilli ùissenterici.• specialru.-.nte l'agglutinazione con sieri specifici artificiali, ad alto t itolo. Kruso potò dimostrare per m ezzo di un si01:o anti-Shiga-Kruse, ottenuto arti ficialment.e dal montone, la differenza fra il bacillo da. lui trovato e quello della. « pseudodissenwria. de[.!li nlienatiu. I primi, che tutta-via. applicar ono un11 differenziazione sistematica dei baciUi dissent~rici e s imildissen ter·ic i col mezzo d ella diagnosi sierologica, furono Ma.rtini e Len tz; i quali con l'aiuto di \m ceppo di Shiga-Kruse isolato dalle capre ed un siero eli coniglio ant i-FlE>xner, poterono dare lo. dimostrazione d ella differenza di specie dei tipi bacillari Shiga.-K.ruso, Flexner e fìtrong, che n elle prime ricerche furono ritenuti identici. La scoper ta. d e.l bacillo Y dn. parte di Hiss e Rt1ssel ci ha fatto conoscere un fatto importante; e cioè due batteri che hanno un diverso comportamento cultui·ale, presentano un apparato ricettore così simile, da non poterli differenziare fra. loro con il m etodo sierodiu~ostico; m entre vi è ormai consenso fra i diversi sperim ontatori che i bacilli di Shiga.-Krusc, di Schmitz e di Kruse-Sonne, salvo eccezioni di n essnn valore rilevato in pratica, hanno nn proprio appal'ato ricettore, in modo che non vi è alcuna difficoltà perchè l'identità delle loro culture aia sicuramente stabilita. per mezzo d ella. r eazione a gglutinante, adoperando sieri omologhi, fino a.J titolo limite. P er il bacillo Kruse-Sonne si verifica tuttavia nn fatto del tutto speciale. Es.o;;o secondo Baerthlein, Sonne, Oerskow e Larsen, Lester, Fyfe, Leuchs e Plochmann, Braun e W eil, Elke les, ì\'lita, Hilgers ed altri, p resenta. le sue colonie su agar di due aspe tti d ifferenti. Le une rotonde, e. bordo liscio, sferoidale, le altre piatte. Quelle sferoidali, a. bordo liscio e dentellate si indicano con l 'appellativo di forme g; quelle piatte, den tellate, con que11o di forrne /l, queste ultime si formano dalle prime per appiattimento d elle forme sferoidali; l'inizio di tale trasformazione è rilevato da Bra.nn e W eil, su forme cosidette a bomba. Non si è mai os.qervato la trasformazione delle forme /Z neUe. forme g. Secondo Bae1·thle in, i ricercatori più recenti sarebber o d'accordo nel ritenere che le forme g e quelle /l si comportino dal lato sierologico in modo diverso; poichè i bacilli d ella forma g si lasciano aggl utinare solo dal loro siero omologo ed a. grossi fiocchi, m entre i bacilli della forma fl, di regola solo dal loro siero omologo, me. a piccoli fioechi (Leuchs e Plochmann, Braun e Weil). I ceppi costituenti il gruppo Flexner-Y non ha.ru10 un apparato ricettore unico e tutti gli sforzi fatti per chiarire il comportamento sierologico dei costituenti queStO gruppo, hanno al contrario ingenerato n el campo d ella. letter atura una. indicibile confusione (Lentz e Prigge). Così, durante l'immunizzazione col bacillo Y dei conigli, i quali si prestano be ne per la. proprietà. di formare relativamente poche coagglutinine, avviene che il siero agglutina i ceppi Y o.gglutina.bili, a.d. un tAsso non più alto d ei ceppi Flexner; tnttavia si trove.no nel tipo Y, anche durante il corso dell'epidemia, dei ceppi che presentano delle variazioni nella loro agglutinabilità; ossi sono poco agglutinabili, e non di rado molto poco a.g~lutinabili (Lentz, Hilgennann, Meyer, Martin e Williams. Sonne, Flu, Busch); qucst1 ceppi acquistano dopo molti trapianti su mezzi nutritivi artificiali una migliore agglutinabilità. in modo che la loro differenziazione con l'agglutina.ziono, diviene possibile r elativamente presto. Però anche n elle culture, dopo trapianti, l 'agglutinabilità dei bacilli Y p resenta un andamento irregolare; da cuUu~:e di ceppi bene agglutinabili possono d erivare coppi completam ente inagglutinabili (Gegen bnuer). Gardner e Walter osservarono irregolarità. dell'agglutinabilità. in diversi ceppi d·~l gntppo Flexner-Y; i sieri anti-Flexnor agglutinarono entrambi i tipi, nello stesso
EPIDE~UA
DI DISSE:-<TERIA B ACILf,ARE E CC .
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modo, fino al titolo limite, (Lentz, Liefmmm e Nieter, Kister. Wolf, Murra.y, P ai e Khrishnan), in maniera che tali sieri non sono adoperabili per una esatta differenziazione dei due tipi. Shiga che cercò di mettere in ordine un gran numero di c eppi Flexner, ottenne da essi sieri immuni che dettero risultati attendibili; dalle sue ricerche risulta. che i tipi Y e Strong sono cosi straordinariamente vicini, che è difficile differenziarli per mezzo dell'agglutinazione; tuttavia Morgan potè con un s iero di coniglio, a.nti-Strong, differenziare il tipo Strong. Murray, ha distinto per mezzo delle agglutinazioni 5 tipi di bacilli Flexner, drsignati con sei lettere V- W - X - Y- Z, secondo Davison si possono trovare nello stesso malato molti bacilli tipo Flexner che non si comportano nello stesso modo verso uno stesso zucchero (maltosio, dulcite, ramnosio). Non vi è poi correlazione tra la classificazione fondata sulla. fe rmentazione degli zuccheri e quella sierologica.; bacilli Flexner che producono le stesse fermentazioni scmo agglutinati da Bieri differenti; e viceversa. bacilli agglutinati dallo stesso siero non produwno le stesse fermentazioni. I ceppi inagglutinabili fanno riconoscere tale proprietà., p el fatto che con essi si possono produrre dei sieri che agglutinano invece sicuramente i ceppi dotati della proprietà. di farsi agglutinare. (Ca.la.lb, Flu, Busch). Ca.la.Ib trovò talvolta. tali ceppi in vecchi casi di dissenteria, verso la. fine della malattia; e poichè trovò uno stipite analogo ad un ceppo Flexner isolato da. pa recchio e lungamente trapiantato, egli credè che i ceppi dissenterici vengano modificati da 001111plesse condizioni dei mezzi nutritivi. All'infuori ~it~esti ceppi, sicuramente inagglutinabili, v ennero trovati ceppi Flexner ed Y i q · figuravano per la. classifica fra. quelli non agglutinabili, nè con siero di stipite nè con quello omologo di gruppo; ma che erano invece rapidamente agglutinati dal 6iero ottenuto per mezzo di essi stessi; si estrinseca su di essi, come sui ceppi del gruppo Flexner-Y, una. proprietà. a.gglutinogena. finora non trovata. (Bre.un, Calalb, Pai, Khrishnan). Anche per m ezzo del metodo di assorbimento di Castellani si dimostra che i tipi Flexner ed Y possono scambiarsi a vicenda e si può con l'impiego dei sieri omologhi ed; e~~loghi, sep.a.re.me un gran numero che presenta agglutinine omologhe per altn t1p1 (Krusé, Rittèrhàus, Kèmp e Metz, Pe.tk, Hàndel, M. Wasserma.nn, Sonne, Hutt, Hilgers, Dienes). Quando in questi casi vengano anche fuori delle differenze isolate nell'esaurimento da parte di un siero di determinate agglutinine, queste bast·a.no per infi. cia.re i risultati che il metodo Castellani può dare, se applicato alla differenziazione dei bacilli dissenterici, come si rileva. dalle ricerche di Posselt e v. Sagasscr, di Knox e Shorer, LO.dke, Morgan, Winter e Mun'ay. Anche Kruse ha. cercato di differenziare mediante il metodo di Castellani i suoi bacilli pseudodissenterici, raggruppandoli in 10 razze diverse, contrassegnate dalla lettera A ad J; così pure Andrewes ed Inrne.n per i ceppi dissenterici del gruppo Flexner-Y che ripartirono in 7 sottogruppi, contrassegnati con le lettere O - VZ. - W. - WZ. - X. - Z. - Y. Non è facile riconoscere quali di questi sottogruppi corrispondano alle razze dei pseudodissenterici di Kruse (Lentz e Prigge). Sa.rtorius da parte sua. fece un'altra classifi.ca.zione dei bacilli dissenterici fer· m entanti la. mannite, e cosi via via, senza che una. vera utiilità. ne sia. derivata a l al problema. etiologico e clinico della dissenteria.. Riassumendo: i bacilli Shiga.-Kruse, Schmitz e Kruse-Sonne sono di regola. agglutinabili, ed identificabili, poicbè nei sieri da essi prodotti, si riscontra di massima. poco o niente di coagglutinine per gli altri tipi dissenterici; se ne deduce che il loro apparato ricettore abbia, come ~ò. si è detto, caratteri di unicità.. La prova. di Castellani su questi tip1 conferma. tali risultati. Tuttavia. non è da credersi che la. identificazione sierologica di questi tipi non presenti qualche difficoltà.. I ceppi Shiga.·Kruse di fresco isolati, sono non di rado difficilmente o del tutto inagglutinabili. (Lentz, O. Mayer, Pa.checo, Hamburger e Bauch, Seligman, Dftnner e Lauber, Lipinski). _ . ~eligman trovò, specialmente verso la. fine della. malattia, alcuni ceppi atipiCI, 1 quali avevano perduto la. loro agglutinabilità. ed in tutto od in parte il loro potere agglutinogeno.
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L'!lgglut:inabil.ità .d i alcuni di q':lesti ceppi atipici potè< essere ripristinata dopo rtpt>tutt traptantt su agar S(>mphce (Lentz, Hamburger e Bauch ), o megliG su mezzi con tenenti l'l 0 '<> di glucos io o lattosio. Bauch tratta alcune culture di ceppi Shiga-Kruse pooo o niente agglutinabili, ·COn una soluzione di clontro sodico, riscaldando la sospensione batterica. a IOOo; ·dopo pmticò su quPste sospens ioni l'agp:lutinazione ottenendo, anche se non sempre, un rapido e notevole aumento dell'agglutinabilità dei bacilli stessi. Almagià potè ottenew il fatto inverso, e cioè abbassare gradatamente l'agglu-tinabilità dei ceppi Shiga-Kruse, mediante il loro trapianto su gelatina. preventivamente sottoposta a cottura; dalle colonie sviluppatesi su piastre di gelatina ott~nne delle culture del tutto inagglutinabili; le stesse furono adoperate per la immunizzazione di un coniglio; ma questo forni un siero che agglutinava poco WlQ cultura di Shiga-Kntse, normalmente agglutinabile. Così pure Amako osservò che la cultura dei bacilli dissenterici nel siero immune omologo abbassa durevolmente la loro agglutinabilità: ne consegue che i sieri immuni agglutinano bene sia i bacilli dissenterici modificati che quelli non trattati, ma non i ceppi omologhi modificati. Park e Collins, l\'larshall e Knox, videro che i bacilli Flexner da essi coltivati in brodo con raggiunta del l 5 % di siero anti-Flexner avevano perduto la loro agglutinabilità e nello stesso tempo anche la capacità a spostare le a-gglutinine specifiche .da un siero anti-Flexner. Una forte diminuzione dell'ngglutinabilità, che rap::gitmge perfino la inagglutimt bilità. pr<'S<'ntano di regola anche le culture secondarie che provengono dalla. lisi del batteriofago dei bacilli Shiga-Kruse (d'Herelle, Elio.va c Pozerski, Fejes, GoiLS e Yaco bsohn, KoboyAschi). Nakamura osserv ò del pa.ri che i ce ppi Shiga-K.ruse capaci di metabolizzo.re l'ammoniaca. se vengono colti,·ati su F!iet·o di coniglio, perdono generalmente la. loro aggl utinabilità, ma non la ca pacità di fissare l'agglutinina specitica.. Però se questi .su-~si ceppi, vengono lungamt>nte coltivati s u terreni con ammoniaca e lattosio, penlono questa Ctlpacità ed anche il loro potere antigene. Dudgeon od Urquhart trovarono in tmdici ammalati di dissenteria in Macedonia, dei bacilli che dal lato culturale apparivano come bMilli di Shiga.-Kruse, non formavano indolo, m a non furono a gglutinati dal siero anti-Shiga-K.ruse standard; n è il s iero immune prodotto da essi a~glutinava i bacilli Shiga-Kruse testo. QuPsti AA. considerarono tali ceppi, da loro indicati come bae. P a ra-Shiga, quali ceppi inagglutinabili di Shiga-K.ruse. Anc he nei bacilli di Schmitz si riscontrano a volte alcune lievi differenze nell'a pparat.o ricet.tore; le rile,·ò Kruse nei ceppi da lui t rovati e. D6sen ed in quelli da. -Schmi t z: ed ns;;cgnò i primi alli\ razza I e gli ultimi a quella Y dei bacilli pseudodisscnterici. Diffe renze rilevò anche Rapaport t ra i suoi ceppi e quelli trovati da Stutzer, i .quali da l Lato cult ura le apparivano comple tamente uguali. Si t rovano anche ceppi difficilmente agglutinabili. (Schmitz, Gehrmann e Ornstein). Gell!mann ed Orn.<;tcin raccomandarono di praticare la reazione agglutinante con bacilli tra ttati prevent ivnmente col calore; Schmi t z con i suoi bacilli, da lui per prim o isolat i nella cpidemitt-, potè ottenere \m'alta coagglutina.zione dei bacilli Schmitz con un siero anti-Shiga- Kruse e rispettivamente un'alta coagglutina.zione dei b. di Shiga -Kruse con un siero anti-Schmitz, preparato con un ceppo proveniente d a lla stessa epidemia. così da credere di essere di fronte ad un ceppo atipico di Shiga-Kruse, indoligeno. D opo prolungati trapia nti, questo ceppo perdè la proprietà. di essere coagglutin ato; dugli a ltri ricercatori questa osservazione non è stata fatta. Circa la differente agglutinabilit à de l bacill.o di Kn!Se-Sonne nelle colonie tipo
g e fl si è già detto quanto era necessario.
Bra un e 'Weil, come pure Grosscr, os~ervarono che i bacilli K.ruse-Sonne sono c ongglutinati dal siero di a.ltri tipi, fuao ad una diluizione massima. di l: 10. Ragionevolmente Mes~orschmidt ritiene che un'agglutinazione di orienta.tamento non basti p er la diagnosi di un ceppo dissenterico; e che molto si ottiene
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EPIDEMIA DI DISS ENTERIA B AC ILLARE ECO.
dalla. titolazione de ll'agglutina bilità. e dalla prova cult urale ins ieme, in quanto si può trattare di colonie molto sospet te, per il fatto che i veri bacilli dissenterici pos110no essere poco o n ienu agglutinabili ed essere paragglutinabili i bacilli e terogene i delle feci dissenteriche. R. Collina cercò in modo difierente da K.ruse di pra ticare l'assorbimento delle agglutinine specifiche; egli trattò un s iero poliva len te c on un ceppo di ::lhiga-Krusse, uno di Flexner ed uno Y, e fElce a.;.<;orbire da questo s.iet·o le og,glutinino specifiche per mezzo di due dei ceppi, mentre che il siero restan te con:>ervava. l'agglutinina. 11p00ifica per il ao tipo. Adam e Davies riscontrarono nel sangue e nel muco delle feci dissen teriche agglutinine specifiche relativamente abbondanti, per quanto in piccola concentrazione, per cui furono proposte da Davies, come mezzo diagnosttco. S econdo Handel può trarsi profitto per la differenziazione dci ceppi Flexner ed Y dall'uso della de viazione del complemento, e da.l comportamento dei bacilli s tessi verso le sostanze batteriotrope dei sieri specifici; Dick ut ilizza le opsonine dei sieri immuni per la diagnosi differenziale. Handel rilevò in tali esperien:~;e che bigna.va. riconoscere anche una qualche influenza di entrambi i ceppi do. lui saggiati s ul siero eterologo, malgrado questa, per quanto impor tante, non raggiunga q uello. esercitata sul siero omologo e perciò non reca. disturbo. M. 'Wassermann ed anche Ritter che ripeterono le esperienze di H ilndel rile varono, che per la inversione del comportamento di molti ce ppi dei due t ipi di ba<eilli dissenterici, il metodo non è adoperabile per la d iagnosi d iffet-enzia le, per la grande muta.bilità. dell'influenza sia dei ceppi omologhi, che di q uelli eterologhi. Agli stessi risultati pervennero, per quello che si riferisce allo impiego del metodo. della deviazione del complemento Kolle, H e ller e d~ Mest~al, come .Pure Ruffere, Wdlmore; mentre Lukes, F1tzgerold e Shorer ebbero r!ISultatl costanti solo col t1po Shiga-KNJ,Be. Amako e Koijma impiegando siero di an imali portati ad al to grado d i imnm niz.zazione, ebbero risultati m olto poco soddisfacenti, o. ca usa delle vnria.zioni di esso; mentre migliori risultati ebbero con siero di animati i quali avevano ricevuto u n a ~la iniezione; si ebbe.r o anche con questo delle reazio ni di gruppo, ma cho non disturba.v&no cosi come quelle che si avevano do. un siero di un animale lungamente immunizzato. Praticamente questi m etodi non possono essere presi in considerazione per una differenziazione dei bacilli dissenterici (Lentz e Prigge). Missiroli riferl che nei fiocchi di muco delJe feci dissent-eriche è contenuta una precipitina specifica, la quale può essere utilizzata per lo. precipitorcazione a scopo diagnostico; questa osservazione non ba solo valore per la facilità con In. quale può proticarsi la reazione, ma ancora dippiù se si conside ri che non sempre riesce la. .dimostrazione dei baci lli di.ssenterici dalle feci. Questo autore stempera i fiocchetti di muco tratti dalle feci dissenteriche in 4-5 volumi di soluzione fisiologica, dopo riscalda a 100o per 15 m inuti; s u questa speci~ di estrat to (così ottenuto) egli esegue la precipitoreo.zione con siero d issenten eo munune (preparato in precedenza). Thomson ed Hirst che hanno esperimentato prat icamente il metodo Missiroli, ~o rilevato che la reazione ba un alto grado di s pecificità. e serve per \ma ra pida. ~Iagnosi della dissenteria, specie della forma do. Shiga.-Kruse e soprat.utto nel pe nodo acuto. ( con t inua) .
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Giorno/e d i m edicina m i litar e.
ISTITUTO NEVROLOOICO " VITTORIO EMANUElE 111 ,. PRO FERITI CEREBRALI CliNICA MALATTIE NERVOSE E MENTALI · R. UNIVERSITÀ DI MILANO Direttore: Pro f. C. BESTA
IMP~Rilftll Dllfift~HI[I DEllA [~l~RAlmnE VITAlE DEfili ElEMEnTI [EllUU~ DElliiU~R ftEllE ~lftDR~MI D' IPERIEn~mnE EftD~[IliJII[l (TUMORI, MENINGITE SIEROSA ED IDROC EFALO)
Dott. Nicolò Musumarra, capitano medico, aso;istente militare
Szeesi, R.avaut, Forster, ed altri autori, a più riprese, hanno segnalato tutto l'interesse pratico che ha lo studio morfologioo degli elementi cellulari delliq1.ùdo celebro-spinale nelle ma.lattie del sistema nervoso centrale. Quale assistente militare delia Clinica Neuropsiclùatrica della R. Università di Milano, Direttore C. Bcsta, bo avuto modo di esaminare qualitativament{} il contenuto citologico di alcune centinaia di liquidi celebro-spinali appartenenti a persone a.ffette dalle più diverse malattie nervose. A mio avviso, i risultati da me ragl!iuuti hanno una grande importa.nza òia.gnostica in quelle affezioni dell'asse nervoso, che determinano un'ipe,rt:ensjone endocranica. Premetto che per questo genere di ricerca è assolutamente necessario un metodo di colorazione che sia elt>ttiva per le di>erse parti che costituiscono la cellnla. vivente, che non esiga nè disseccamento, nè fissazione, manovre queste, che, raggrinzando gli clementi cellulari, ne alterano la struttura , la forma e le dimensioni, e che infine ci renda possibile di apprezzare i diversi stadi dC'Ua vitalità delle cellule. A tal fine mi sono giova.to con vantaggio della colorazione vitale, adoperando la soluzione di wrde di mct.ile-pironina di Unna-P appenheim. È stato osservato che nella nl'llula vivente, costituita essenzialmente tla un citoplasma. da un nucleo e da un nuclcolo, alcune parti di essa si color ano elettiva.mentl'. In base a questa, diversa aliìnità per i colori, nel corpo cellulare sono state segnalate nunwrosc sostanze chimiche di cui le principali e le pit't <·osta.nti sono rapJll'<•sentate dalla cromatina, che costituisce la sostanza fondam('ntale e più caratteristica del nucleo, dalla plastina, che si trova tanto nel citoplasma che nel nucleo, e dalla pircnina, che forma. il nudf'olo. La soluzione roloranto di Unna-Pappcnheim, composta di verde di metile e pironina, è certameut.e il colore più adatto per una colorazione elettiva dei diversi settori oPllulari, per il fatto che esso colora in maniera diverfìa, la cromatina, la pla.stina c la pircnina. n verde di metile è una miscela di metil violetto e di cloruro di metile; esso possiede una marcata basicità ed una spiccata plastinafobia; pertan t o
131PORTANZA DIAGNOSTICA DELLA COLORAZIO NE F:cc.
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colora. esclusivamente la cromatina del nucleo di cui è OOllilidcrato un vero rea.ttivo. !Ja. pironina., sebbene abbia proprietà. basiche, se adoperata in miscele coloranti, diventa un ottimo colore plasmatico capace di colorare la plaBtina del citoplasma e la pirenina del nucleolo, nonch è la plastina e la stessa cromat ina. del nucleo. Cosi che la plaBtina del citoplasma e la pirenina. del nucleolo souo colorate soJt,anto da.Ua pironina et! assumono una tinta rossa più o meno marcata; mentre il nucleo, venendo colorato prevalentemente rlal verde di m etile e debolmente dalla pironina, per il so m mars i dell'etfetto dei due colori, prende una tinta bleu, o bleu-viol a. JJa tecnica di colorazione da me nsa.ta è quella stessa che I<.avaut e Raul usarono per le loro classiche ricerche stù liquido cl'faJo-ra.chia.diano dci sifllitici. E ssa è eccessi,·amente semplice. In un tubo ùa centrifuga a fondo sott ile si raccolgono direttamente tre, cinque centimetri cubici òi liquido cefalo-rachidiano e si lasciano centrifuga.r e per cinque minuti acl alta velocità. D liquido, così decantato, si versa in un altro t.nho, }Jel'chè possa S<'rvire p er le altre reazioni. Dal fondo del tubo sottile, a mt·zzo tli una pipet ta capillare, si preleva il centrifugato e se ne pone qua.lcht- goccia su un -çctrin.o portaoggetti ben pulito. Con un'altra pipetta capillare si versa· una goccia di verùe di metilt\ pironina sul precipitato di liquor che è stato poRto precedentemente S\Ù Yetrino portaoggetti; si mescola leg-germente e sulla diluizione così ottenuta si pone un vetrino copriogg1•tti, <'Yitn.udo di lasciar formare bolli cino di aria; indi si chiude con cera per int pe1lire un rapido djssE:'ccamento e si OSf:eiTa snbit.o al microscopio con obbi<'ttivo ad immersione. Fa.ccio s ubito rilevare che la mauicra d'impn•gm~or~i e di colorarsi df',!!li •~lementi cellulari del liquido in esame è di grande importanza. per quelle d<'duzioni che faTò piìl a.vanti. I n genere un ·attPnta OSH·rva:l.ione rui<n·oseopica ci penuette di os!H'r vare elle non tutt.i gli element-i as~ umono Hlla stessa maniera la colorazione elettiva. -:\1€-ntr<· alcuni d i PSsi si colorano in maniera p rogressiva, altri inv<'c.e si colorano subito elettinunente. Quando la colorazione avviene progr<':)~iva,ment~~. po~~iamo di~;ti ngUt·re in essa cinque fasi diversi.': In un prima. fas<> la cellula rE-siste aJI'impn•gnazion<> del colorante fl<l ('l'Sa può esser·e riconosciuta solt:a.nto pet· la difl'l'l't>ntc rifrangenz;t d<·l ('itoplasma, del nurl!'o e del n neleolo . N<'lla !leconda fuse essa si presenta twll'inl!ienw colornt,a. in ro6SO più o meno marcato (vedi figura l ). J n una tNza fase i diversi settori di !'Sf;fL cominciano a dill'ereuziar~<i; il ci toplasma .si colora in rosa pallidif:simo, tnentre il nucleo eotuincia. ~Lù assu mere il eolore bl<'u, il quale si soVI·apvon<· a.l colore rO!iSO d Plla prima fase (Yedi figura. 2). In una quarta fase è pos~!ibile distingtwre tutti i settori della cellula; il citoplasma è colorato in rosa leggermente più marcato, il nucleo si pr<.'senta tinto in bleu con ancora qualche traccia del coloro rosso primit.i\·o ed il nucleolo appare in rosa netto (vedi figura 3). In una quinta fase infine la cellula. ha preso i colot·i definitivi; il cito-
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IMPOUTANZA DIA.ONOS'l"ICA DELLA COLORAZIONE ECC.
pla-sma è in rosso più o meno marcato, il nucleo in bleu, od in bleu-viola ed il nucleolo in un rosso leggennento più intenso di quello del citoplasma (vedi figura 4). La durata di queste diverse fasi, in generale, è molto variabile. Nei liquidi da me esaminati in media ogni fa.se si compie in 10-15 minuti e per conseguenza in un'ora circa un elemento assume la colora,zione elettiva.. Però non mancano i casi in cui le cellule per colorarsi elettivamente impiegano un tempo maggiore. La conservazione dei preparati di liquido cerebro-spinale allestiti con la colorazione vitale non è possibile, poichè, in genere, nello spazio di 24-48 ore, le cellule si deformano e si dissolvono, trasformandosi in piccoli brandelli informi. Questo disgregamento celltùare avviene gradatamente e dalle mie osservazioni risulta ch'esso s'inizia nel citoplasma per invadere successivamente il nucleo ed il nucleolo. Quanto a spiegare il perchè akuni elementi si colorano immediatamente ed altri progressivamente, per la già. nota cognizione che la cellula assume i colori soltan to dopo la sua morte, io penso con Ravaut e Raul che nel primo caso debba trattarsi di elementi morti e nel secondo caso di elementi viventi. Perchè possano essere rilevati e quindi giustamente valutati i risultati della colorazione vitale è condizione indispensabile di esaminare i liquidi subito dopo estratti, poichè, appena dopo qualche ora dal prelevamento, gli elementi cellulari perdono della loro vitalità., e perciò i risultati sono differenti ed assai incerti. Inoltre questi preparati di liquor vanno osservati con luce naturale; la luce artificiale falsa i caratteri strutturali e tintoriali delle cellule. Nel corso dei numerosi esami di liquido cerebro-spinale da me sistematicamente praticati con la. colorazione vitale ho potuto rilevare con costanza due ordini di fatti. Nei liquor che appartengono a persone sane, o comunque affette da malattie del sistema nervoso che non implicano un impedimento alla circolazione del liquor e conseguentemente un rista,crno di esso, quasi tutti gli elementi si colorano elettivamente in maniera progressiva; invece nei liquor di persone affette da una sindrome d'ipertensione endocranica, qualunque sia stata la causa che possa averla determinata, quasi tutti gli elementi si presentano colorati subito elettivamente ed in una fase d 'involuzione più o meno marcata. Nel primo caso le cellule si colorano elettivamente, attraversando tutte od alcune delle fasi della colorazione vitale, e, dopo essersi colorate, si presentano col citoph~ma tinto in rosso, col nncleo colorato in bleu- o bleuviola e col nucleolo in rosso marcato. Uno dei ca.ratteri principali di queste cellule e che ne contraddistingue la vitalità è rappresentato dal fatto che in esse non esistono modificazioni di forma, di struttura e di volume (vedi figura 4). Nel secondo caao e cioè nelliquor di persone affette da fatti d'ipertensione endocranica, anche quando la cellula di Nageotte abbia svelato una ipercitosi, gli el<' menti cellula.ri possono essere sostituiti completamente da abbondanti detriti cellulari colorati in rosa pallido od in violetto, ovvero
IMPORTANZA DIAGNOSTICA DELLA. COLORA.ZIO~'E ECC.
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possono essere rappresentati da poche cellule morte o poco vit.ali, le quali si colorano d 'emblèe elettivamente e, quasi sempre, presentano evidenti fatti involutivi caratterizzati da profonde modifica.zioni del citoplasma,
del nucleo e del nuclcolo. Questi elementi sono più piccoli e meno colorati di quelli vitali ed in essi tanto il citoplasma, quanto il nucleo hanno una struttura meno omogenea. per la comparsa di zone di rarefa~ione. Quando poi i processi disintegrativi aumentano i limiti tra citoplasma e nucleo diventano, man mano, meno netti e confusi ed il citopl asma assume l 'a.spetto d 'una trama reticolare, tra le di cui mag lie può essere notata la. presenza di vacuoli trasparenti, di granuli di pigmènto ner astro e di goccioline di grasso. Infine la sostanza plasmatica si disgrega in grossi granuli rossastri, i quali con la rott ura della membrana cellulare si distaccano dal resto dell'elemento. n nucleolo, che è l'ultimo a scomparire, assume la forma d 'un punto, o d'un cerchietto colora.to in bleu intenso, nei quali, talvolta, fuochettando, si scorge per trasparenza qualche t raccia del colore rosso primitivo. Rimane a spiegare il perchè in questi casi il reperto cellulare della colorazione vitale sia. costituito o da soli detriti cellulari, o da scarse cellule morte, anche quando esiste un'ipercitosi. L 'interpretazione di questa circostanza, a mio avviso, deve essere ri- · cercata nelle possibili modifìcazioni che gli elementi cellulari del liquor possono subire durante la e~ntrifugazione. In generale, quando le cellule sono veramente vit.ali, una m odica centrifltgazione, quale quella che si pratica per la colorazione vitale, non riesce ad alterarle; quando invece si tratta, come nei casi d 'ipertensione endocranica, di cellule di già profondamente alterate, anche una breve centrifugazione è sufficiente per a.umentare in esse i processi disintegrativi sino a ridurle in frammenti. Le malattie, che possono determinare un ostacolo alla circolazione del liquor e produrre una stasi di esso e per conseguenza un aumento della t<ensione endocranica, sono diverse. Tuttavia le più frequenti sono le n eoformazioni dell'asse cerebro-spinale, l'idrocefalo e la meningite sierosa. Per le conclusioni che farò in fi.ne del mio lavoro riporto qui alcuni dei numerosi reperti cellulari ottenuti con la colorazione vitale n el liquor di p ersone affette da tumore del sistema nervoso centrale, da idrocefalo e da. meningite sierosa, e nel liquor di alcuni lesionati del capo, nei quali pro~ssi irritativi lenti con la formazione di vaste placche d 'ispessimento della dura meninge, di forti ad.erenze cicatrizziali e di cisti voluminose, banno determinato un'ipertensione endocranica. C.a.so I. - Tru8sardi Luigi, di a nni 47, di professione contadino. Entruto in questo Istituto, il 1o luglio 1931.
NOTIZIE ANAMNESTICHE: N ella primavera. dello scorso anno, primo accesso convulsivo. Nell'aprile 19:3 1 un altro attacco convulsivo, cui segui paresi grave dell'arto superiore destro. Da qualche mese, brevi assenze accompagnate da smorfie del viso e, talvolta, da sem~o dì vertigine, indebolimento della memoria, mutamento del cara.t.tere, diminuzione d e l visus; paresi-grave· degli arti di destra.; non vomito, nè cefalea.
IMPORTANZA DtAONOSTIOA DELLA OOWRAZIONE ECC.
EsAME NF:v&oLOGico:
Pupille eguali. Riflesso alla luce ed all'accomodazione normale. Visus diminuito. Campo visi\'O integro. Fondo oculare nol'II.l3le. Olfatto abolito a sinistra. Udito lievenwnt.f• inò<'bolito a destra. Sensibilità superficiale integra. Sensibilità vibratoria indebolitR n sinistra. Paresi grave d ell'arto superiore d estro. Lieve paresi d ell'arto omonimo Ìl1fP1·iore. Pa.resi grave del nervo facciale destro. Riflessi addominali di d <'Stra nssui d eboli. Riflesso rotuleo d estro aum.e ntato e con carattere di spaaticità. E>~t<>nsionc d(•Il'aUuce bilaterale, ma più costante e più netta a destra. Il 3 luglio 1931. Pneumoencefalografia. Il ventricolo sinistro è ingrandito e nella. parte anteriore (frontale) spostato notevolmente verso la linea mediana. Notevole dilatazione dei solchi subdura.li. n 3 luglio 1931. Puntura lombare: liquido limpido ed incolore; pressione aum entata; citometria rilevata con la cellula di Nageotte: 3,9 elementi per mmc. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE:
l) molti detriti cellulari; ~)
parecchie caratteristiche plasmacelluJe di 10 -15 micron di grandezza.
E sso hanno forma ovalare, od irregolarmente rotonda, sono provviste di abbondante citoplasma nettamente granuloso e colorato in rosso vivo, di un nucleo leggermente ovalare, spostato verso la periferia d ella cellula e colorato in bleu-viola, in cui è evidente Io. disposi:c.ione a raggi di ruota d ello lll!l.s se cromatich e che appaiono tinte in un bleu-viola intenso. I nuclei di queste plasmacellule non hanno nucleolo (vedi figure 24 e 25); 3) scarsi linfocit i di 6-8 micron di grandezza., colorati elettivamente e con evidenti fatti involutivi (vedi figtU·e 5-6-7-8-9-lO). DIAGNOSI: Tumore del lobo frontale sinistro. CASO II. - March ·i Renzo, <li tmni 17, tipografo. Entrato inquestolstituto il l 0 aprile 1931. NOTIZIE ANAMNESTICHE:
Nel settembre dell'anno 1930, lievi e brevi crisi di oofulea, malessere vago, vertigini, qualche volta, accompagnate da perdita della coscienza con caduta, o con fugace perdita dell't'qtùlibrio, capo piegato forzatamente in avanti. Nel febbraio corrcnto anno, vomiti mattutini, gravi crisi di cefalea, d eviazione d el cammino verso destra, sonnolenza, BIDemorate~za. Il paziente, talvolta, pronunzia frasi sconnesse, come se st.essc sognando; 1·ichiamato, però, riapre gli occhi ed eseguisce gli ordini con sufficiente prontezza.. \ ES.utE NEVBOLOOICO:
Pupille eguali. Riflesso alla luce d ebolissimo bilateralmente. Lieve strabismo ve1·ticale di tipo incostante. Papille a margini sfumati. Vasi, specie quelli venosi, tw·gidi o tortuosi. Diplopia. omonima. Acutezza visiva. e campo visivo, dat.e le gravi condizioni dell'infermo, saggiati sommariamente, sembrano integri. Anosmia ed ageusia. Sensibilità generale integra in tutte le sue forme ed in tutti i territori. Lieve paresi degli arti ùi destra. Prove dito-naso e tallone-ginocchio oscillanti a destro.. Riflessi corneo-congiuntivalo e faringeo deboli bilateralmente. Riflessi ostoo-periostei ò0gli arti superiori, riflesso rottùeo e riflesso achilleo assenti bilateralmente. RiH!.'sso piantare abolito bilateralmente. 111 o aprilo l U3l. Puntura d el v entricolo laterale dest.ro. n Hquor, che fuoriesce a zampillo, è lilnpido ed incolore. Cit-ometl'ia: l element.o per mmc.
I. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: l ) parecchi d etriti cellulari colorati in violett-o. 2) qualche mononucleato tU 10-14 micron, il quale si presenta subito colorato elettivamente e con segni di disgregazione. Il citoplasma. di queste cellule, piuttosto abbondante, occupa cu·ca la metà. di tutto lo spazio oolluln-re, e si presenta fortem ente rarefatto, tanto da. lascia.re appa.rire un intreccio reticolare t.into in rosa pallidissimo; il nucleo colorato in bleu pallido ba struttura r arefatta e fonna irregolarmente rotonda., od ovale; il nucleolo grosso ed eccentrico si trova sotto fonna d'un cerchietto bleu intenso. Alcune di qut.-ste cellule contengono due nucleoli (vedi figure 18 e l 9 ). Il 3 npril<' 1931. si ripote la puntum vent.ricolaro. n liquido è lf'ggc·rrnente xantocromico. Citomctria: l elemento per mmc. e molti globuli rossi.
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J:MPORTANZA DIAGNOSTICA DELLA COLORAZIONE ECC.
!I. REPERTO DELLA COLORAZlONE VITALE: l) molti globuli ross.i ben conservati e colorati in giallo ; 2) parecchi detriti cellulari ; 3) qualche mononucleato identico a quelli riscontrati nella puntura ventricolare precedente. Il 5 aprile 1931. Puntura lombare, pressione aumentata. Liquido misto a traccia di sangue. Citometria: 3 elementi e molti globuli rossi per mmc.
Ill. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: l) molti globuli rossi ben conservati; 2) molti detriti cellulari; 3) parecchi polinucleati eosinofili e neutrofili di 10-12 micron di grandezza. Questi elementi non assumono subito la colorazione elettiva. Da principio eesi. si presentano con citoplasma abbondante colorato in rosa pallidk<tSimo e con due, tre nuclei colorati in rosso mattone e sprovvisti di nucleoli. Dopo molte ore il citoplasma resta colorato in rosa pallidissimo, mentre i nuclei si colorano in bleu netto (vedi figure 14, 15 e 21); 4) qualche mononucleato con i caratteri osservati nei due precedenti esami; 5) qualche grossa cellula epiteliale di forma poligonale, con citoplasma abbondante, colorato in rosa-violaceo, con nucleo tinto in bleu-viola e con un grosso nucleolo eccentrico colorato in rosso pallido (vedi figura 36). Il 9 aprile 1931 deceduto. Il I O aprile 1931 autopsia: grossa cisti del cervelletto. CASo li. - Barbacitti Fernand{), di anni 33, di professione ingegnere. Entrato in questo Istituto il 10 giugno 1931. NO'.l'IZIE ANAMNESTICHE: Circa quattro anni fa, comparsa di parestesie (formicolio, senso di calore) all'arto superiore destro; quindi contrazioni tonico-cloniche che dall'arto superiore f!inistro si estendevano al lato sinistro della faccia. Dopo qualche tempo, a queste contrazioni localizzate seguiva perdita della conoscenza, caduta e generalizzazione della fase motoria. Nel febbraio u. s., gravi crisi di cefalea, che insorgono spesso dopo i pasti o nei cambiamenti di posizione. Da. quindici giorni, vomito, minore resistenza al lavoro, estrinsecazione delle idee impacciata. ESAME NEVROLOGICO:
Espressione sofferente. Pupille eguali e bene reagenti agli stimoli luminosi ed all'accomodazione. Papilla sinistra a margini sfumati con lieve stato edematoso. Papilla destra più bianca del normale, non però vera atrofia. Acutezza vi.s iva e campo visivo normali. Lieve diminuzione della senRibilità tattile e tenno-dolorifica all'arto superiore sinistro. Sensibilità. profonda lievemente alterata n egli arti di sinistra. Ipocinesia del nervo facciale sinistro. Paresi lieve degli arti di sinistra. Prova di Ba.rani a sinistra deviata all'esterno. Riflessi nasale e faringeo vivaci. Addominali debolissimi bilateralmente. Riflesso dell'alluce in estensione a. s inistra. Riflessi ost..eo-periostei degli arti superiori deboli. Riflesso rotuleo di destra nettamente pendolare. Riflesso rotuleo'ed achilleo di sinistra un pò più vivaci. La radiografia del capo ha • messo in evidenza segni not~voli d 'ipertensione. Il 16 giugno 1931. Pneumoencefalografia alla Bingel. L 'aria non è penetrata nei ventricoli. Il 20 giugno 1931. Intervento operativo. Si asporta in parte un glioma che occupa la regione fronto-parieta.le destra. Il 12 giugno 1931. Puntura lombare: pressione aumentata. Liquor limpido ed incolore. Citometria: 0,3 elementi per mmc. I. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: Allestiti due preparati in tutti e due si notano scarsi detriti ce!Julari. . Il 16 ~ugno 193 1. Puntura lombare. Pressione aumentata. Liquor limpido ed mcolore. C1tomet ria: 2,3 elementi per mmc. e parecchi globuli rossi mal conservati. JI. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: l) numerosi detriti cellulari; 2) parecchi globuli rossi sformati;
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lMPORT.\NZA DIAONOSTICA DELLA COLORAZIONE ECO.
3) parrcchi linfociti di 8-10 micron che si colorano subito elettivamente. Un discreto numPro di questi elementi sono rappresentati da nuclei di forma rotonda, colorati in bleu-ce leste, sprovvisti di citoplasma e che contengono un nuclcolo cccen tr·ico che si presen ta sotto forma di un punto n eras tro (vedi figura 10). Quan do in qur;;ti elementi esisto il citoplnsma, esso è scarso, rarefatto, vacuoli.zzato ed in pnrte staccato da-l re'<to dell'elemento sotto forma di piccoli ammassi di colore rosso netto (vedi fì~n1 ra. 6 ); 4 ) qualche raro polinuclcato neutrofìlo.
CAso IV. - Barbieri Wa11.da, di anni 27, casalinga. Entrata in questo Istitu~ il } O novembre 1927. N OTIZIE ANAllli''"ESTICRE:
Da parecchi m c.si, dolore spontaneo alla region e glutea d estra ed alla. regione lombo-sacralc omonima. Il dolore si esacerba con la tosse e con lo starnuto. In seg ui to d ebolezza agli arti di sinistra ed aJl'arto inferiore d estro, emissione involontaria di urina e stipsi. Non ha mai avuto fatti convulsivi, nè dis turbi oculari. ESAME NEYROLOOI CO :
S<>nsi specifici integri. Discreto grado di scoliosi d ella colonna. vertebrale lomb are. Piedi varo·Pquini. E st-ensione abituale d egli alluci. Ipot rofia.lieve d ei muscoli dHgli arti inferiori. P aresi di forte grado d egli arti inferiori, che sono fortemente rigidi. Lievissima ipoestesia cd ipoalgesio. in corrispondenza. d ei quadranti superiori e medi d ell 'addome. Sensibilità. profonda dt'lle dita dei piedi ottusa. Sensibilità. vibratoria diminuita negli arti inferiori. Riflessi addominali assenti. Riflessi p lanta.ri in estensione. R iftes.<Ji osteo-tendine i degli arti superiori vivaci. Riflessi pa.tella.ri viva.cissimi. Clono d ello. rotula e d e l piede bilaterale. Riflesso di difesa. a. carico d<•gli arti SUpt'riori eu inferiori. Il 14 febbraio J 928. Prova d<>llipiodo\ con puntura. lombare. La. p aziente è rimasta parecchie ore in posizione di Trendele.burg. TI lipiodol non è risalito v erso l'alto. L'S n ovembre l 928. P rova del lipiodol con iniezione occipito-atloidea. di circa 2 eme di lipiodol pcsante. Il lipiod ol s i ò diviso in due parti: w10. ch e è immediatamente caduta, att-raverso il can a le midollare, fino al sacco dura le senza alcun arresto durante tutto il tragi tto, ed una che è rimllSta nella grande cisterna. occipito-atloidea.. Il 30 n ovembre 1928. La pazient-e viene operata di aracnoidite cistica diffusa. Il 1o genn a io 1931. Rientrata in questo I stituto per un trattamento roengenterapico. n 16 gPnnaio 193 1. Puntura lombare: Pressione aumentata. Liquor leggermente torbido e xantocromico. Citometria: l elemen to per mmc. REPERTO DELLA COLO llA.ZlONE VITALE:
l) qualche raro linfocito d egenerato e colorato elettivamente; 2) qualche p lasmacellula. di medio taglio (10- 14 micron) che si colora. :progressivamente. Il citoplasma è nettam ente granuloso, abbondante e colorato m rosso
vivo; il mrclco bleu-viola, di forma. rotonda. od ovalare non mostra. la. disposizione a raggi di ruota d ella cromatina; il nucleolo, sempre voluminoso, è colorato in rosso m o.rcat.o (vedi fì~ure 22 e 23); 3) parecchi d otriti celi ula ri. CASO v. - Ohisini Giuseppe, di anni 45, ingegnere. n l o dicembre 1930. entrato in questo Istituto. NOTIZIE ANAMNESTICRE: A 19 a nni primi do lori ischialgici all'arto inferiore sinistro ai quali segui scoliosi. A 25 anni vione colp ito da ischia lgia a nche o.ll'arto inferiore destro. Questi disturbi ischialgici hanno periodi di rem ission e. Due anni fa., senso di r igidità. e d_ol_ori spontanei alla regione lombare d estra i quali si propagano all'arto inferiore strustro e par t rcolarmente al polpaccio, allo. co.vitò. p oplitea e alla. regione quadric ipita.Je. Gli st.ossi d olori esistono, ma. in grado assai minore, a ll'arto inferiore destro.
IMPORTANZA DIAGNOSTIOA DELLA COLORAZIONE ECC.
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ESAME NEVROLOGICO:
Netta. cifoscoliosi delle vertebre lombari che sono dolenti alla pressione. Sensi specifici normali. Lieve ipotrofia. delle masse glutee e della muscolatura d ei polpacci che è flaccida. Il piede sinistro ha un aspetto leggermente Friedreichiano (lieve graffe delle dita, zona piantare molto inca.vata). Cammino claudicante. Sensibilità. ta.ttile e termo·dolorifica diminuite alla regione Intero-posteriore delle gambe ed al terzo laterale della pianta. dei piedi. Sensibilità profonda. colpita. alle dita. del piede sinistro ed in misura. m eno grave in quelle del piede destro. Dolore alla pressione dei nervi sciatici. Laségne bilaterale. Riflesso rotuleo ed achill~ indeboliti a sinistra. Riflesso piantare in flessione bilateralmente. D 2 dicembre 1930. Puntura. lombare: pressione aumentata. Liquido limpido o incolore. Citometria: 0,3 elementi per mmc. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: }o scarsi
detriti cellulari.
2o qualche linfocito colorat<> elettivamente ed in via di dissolviment<>. Il 19 dicembre 1930. Intervento operativo. S i asporta. un lipoma. extradurale
della cauda. avvolgente a manicotto le radici. CAso VI. - Sala RoBoZino di anni 25, contadino. Entrato in questo Istituto il 2 novembre 1930. NOTIZIE ANAMNESTICHE:
N ell'anno 1927 cefalea occipitale. Nel gennaio 1929 il primo attacco convulsivo, fugaci crisi di al)artria e disartria, lievi crisi di oscuramento della coscienza, durante le quali, l'arto inferiore sinistro rimane rigido. Da qualche anno sonnolenza, indebolimento del visus e vomito. EsAME NEVROLOOICO: Pupilla sinistra più ampia di quella destra. Riflesso alla luce torpido bilateralmente. Paresi bilaterale della convergenza dei bulbi oculari. Nista.gmo oculare negli sguardi laterali. Vmus diminuito, ma non in maniera marcata. Campo visivo integro. Udito ed olfatto diminuiti a s inistra.. Lieve paresi della branca inferiore del nervo facciale di destra. Lieve deficit motorio degli arti di sinistra.. Tremore irregolare alle dita. delle mani. Riflesso corneo-congiuntivale più debole a destra. Oppenheim in estensione a. sinistra. Pla.ntari in flessione. Riflesso rotuleo leggermente pendolare o. sinistra. Prove di posizione asimmetriche negli arti di sinistra.. Sensibilità superficiale e profonda integre. Contegno apatico ed inattivo. Lieve deficit della memoria. · La pneumo·encefolografìa alla Bingel ha dato: idrocefalo notevole del ventricolo destt·o con dilatazione notevole. Idrocefalo minore ed asimmetrico del ventricolo sinÙ!tro, la cui parte anteriore è respinta verso la linea mediana, in alto e posterio rm ente. n 5 febbraio 1931. Puntura lombare: pressione aumentata. Liquido limp ido e nettamente xa.ntocromico. Citometria: 3 elementi per mmc.
I. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: Il preparato si presenta poverissimo di elementi cellulari. Si osservano soltant.o pochi linfociti molto degenerati e colorati elettivamente. Alcuni di essi sono sprovvisti di citoplasma. (Vedi figura. 10). Il 10 febbraio 1931. Puntura ventricolare. . Liquido misto a tracce di sangue.. Citometria: molti globuli rossi ed l elemento btanco per mmc.
II. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: l 0 moltissimi globuli rossi ben conservati e colorati in giallo;
2° pochi detriti cellulari; 3° qualche linfocito che si presenta con gli stessi caratteri di quelli riscontrati nella precedente puntura lombare. n 16 febbraio 1931. Ptmturo. lombare. Pressione aumentata. Liquido nettamente xantocromico. Citomotria.: 3 eleJnenti per mmc.
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IMPORTANZA DIAGNOSTICA DELLA COLORAZIONE ECC.
III. REPERTO DELLA COJ..ORAZIONE VITALE: 10 il preparato, come quelli precedenti, è poverissimo di elementi integri; 20 molti detriti cellulari; 3o pochi grosRi monunucleati di 15-20 micron , colorati elettivamente e con evidenti processi degenerativi. In questi elementi, di forma irregolarmente rotonda, il citoplasma rarefatto e scolorato lascia vedere le maglie d'un reticolo in cui si nota. la presenza di vacuoli trasparenti e di goccioline di grasso; il nuoleo, spostato verso la periferia della cellula, è anch'esso scolorato e rarefatto e racchiude un nucleolo che ha la forma di un cerchietto bleu-nerastro (vedi figura 20); 40 pochi elementi endoteliali di forma affusa.ta., di 15 micron di lunghezza e colorati in bleu-celeste. Essi sono provvisti d 'una piccola zona di oitoplaama in rosa pallido che occupa soltanto un solo lato della cellula ed un nucleolo che ha l'aspetto d'un grosso punto nerastro posto ad 1ma delle est1-emità del nucleo (vedi figura 35). Questi stessi elementi si osservano pure raggruppat i (vedi figura 33). Il 17 febbraio 1931. Puntura ventricolare. Liquor nettamente xantocromico. Citometria: 3 elementi per rome. e parecchi globuli rossi. IV. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: l o molti detriti cellulari; 2o parecchi globuli rossi; 3° scarsi mononuoleati con gli stessi caratteri di quelli riscontrati nella. puntura lombare precedente; 4o qualche polinuoleato neutrofilo (vedi fig. 21); 5° elementi di 4-6 micron formati da. soli nuclei colorati in bleu-celeste e sprovvisti di nucleolo; 6° poche cellule voluminose, di 20-40 micron, di forma irregolarmente rotonda, od allungata e che somigliano a quelle osservate nei tagli del tumore. D citoplasma abbondante, colorato in rosso pi~ o m eno sbiadito si presenta. rtn-efatto e con qualche vacuolo; il nucleo spostato verso un lato della cellula, colorato in bleu leggermente sbiadito contiene 1-2 grossi nucleoli tinti in ros.<:~o (vedi figure 27-2829-30-31). In qualcuno di questi elementi, il citoplasma è cosparso di piccoli gra. nuli rossa.<:~tri, e presenta. delle tracce di coloro bleu-violetto; il nucleo ha un colore indefinito ed è sprovvisto di nucleolo, i suoi limiti col citoplasma sono quaai scomparsi o lo. cromatina si presenta m escolata alla soto.nza plasmatica (vedi fig. 29); 70 voluminose cellule di 30-40 micron, costituite da una larga zone. di citoplasma rosso, leggermente granuloso, da un nucleo colorato in bleu e da un nucleolo groSRO tinto in rosso marcato (vedi figura 26). IliO aprile 1931 intervento operativo. Si asporta un grosso tumore che occupava tutta. la fossa anteriore sinistra. L'esame istologico stabilì di tratt.arsi di un meningioma. Il 12 aprile 1931. Doccduto. CAso vu. - Cazzan'i Guido, dimmi 45, pos<>idente. Entrat<> in questo I stituto il l 7 gennaio 1931. NOTIZIE ANAMNESTICIIE:
Nel dicembre dell'anno 1930 modificazioni del carattere e crisi di cefalea prevalentemente notturne alla regione frontale destra. In seguito vomito, sbadiglio, qualche scossa mioclonica e tremore al braccio sinistro, fugaci disturbi delle. parole., amnesia per i fatti recenti, faciJe emotività., sonnolenza, periodi di eccitazione, apatia, a.nusmia. Non diminuzione del visus. EsAME NE"'ltOLOGICO: Pupille nettamente anisocoriohe, per ma.g giore ampiezza delle. pupille. destra. R eazione luminosa normale. Accomoda.z ione impossibile poterla esaminare, non potendosi ottenere da.ll'ammalnto questo movimento. Visus e campo vi.s ivo integri. Papilla. da s tasi bilaterale. Olfatto diminuito e. destra. Sensibilità. ta.ttile, termo-doloritìca e vibratoria leggermente diminuite nella metà sinistre. del corpo. Riproduzione dei movimenti passivi da parte della mano destra impossibile. Lieve diminuzione del tono muscolare a sinistra. Paresi del nervo facciale sinistro. Lieve paresi degli arti di sinistra. Qualche scossa mioclonioa. all'arto superiore sinistro.
IMPORTANZA DIAGNOSTICA DELLA COLORAZJONR ECC.
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Riflessi osteo-tendinei degli arti superiori deboli. R iflessi addominali e oremasterici un po' deboli a sinistra. Riflesso rotuleo vivace e pendolare a sinistra. Rifiesso acmileo debole bilateralmente. Riflesso piantare sinistro in estensione. Il 18 gennaio 1931. Radiografia del capo. · Sv886mento sellare con scomparsa delle apofisi clinoidec e note evidenti d 'ipertensione endocranica. ll 27 gennaio 1931. L 'intervent,o operativo mette allo scoperto un voluminoso glioma. Il ) O marzO )931. Puntura VCfitricolare. Liquido limpido ed incolore. Pre8Sione aumentAta. Citometria: 3 elementi per millimetro cubico. l . REPERTO DELLA COLORA.Z.IOJ!o"'E VITALE: Jo molti detriti cellulari; 2o pochi mononucleati di 10-15 1nicron, che si colorano subito elettivamente e che presentano marcate note involutive. In questi elementi il citoplasma abbondante è scolorato e rarefatt,o e vi si nota la presenza di qualche vacuolo; il nucleo, anch 'esso rarefatto, di forma rotonda, è colorato in bleu pib o meno sbiadito; il nuoleolo è piuttosto piccolo ed è colorato in bleunerastro, però se si fuoehetta vi si scorge qualche traccia del coloro rosso primitivo (vedi figura 18); 30 pochi linfociti di 6-8 micron colorati elettivamente e degenerati. In alcuni di essi in mezzo al cit-oplasma disfatto si nota la presénza di granuli nel'&Btri, di piccoli vacuoli e di goccioline di gras.'><> (vNli figuro 6-7-8). TI 22 aprile 1931. Puntura ventricolaro. Liquido xantocrolnico. Citometria: l element,o per mmc. e molti globuli rossi ben conservati.
II. REPERTO DELLA COLORAZIO!oo'E VITALE: 1° molti globuli rossi ben conservati e coloruti in giulio; 2o molti detriti cellulari; 30 qualche linfocito degenerato e con gli stessi caratteri riscontra.t i in quelli del precedente preparato. n 24 aprile 1931. Puntura del tumore. S i prelevano circa 50 eme. di liquido cistico, misto a sangue. III. REPERTO DELLA COLORAZIO.N'E VITAIX: 10 molt i elementi irritativi di 20-25 micron (wdi figura 26); 2o pochi mononucleati degenerati di 20-25 micron, di forma ovalare, costit uiti da un abbondante strato di citoplasma che si presenta sotto forma di un reticolo colorato in rosa pallido e da un nucleo piccolo, rotondo, colorato in bleu, sprovvisto di nucleolo e situato ad una delle estremità dell'elemento (vedi figura 17); 3o pochi elementi simili a quelli ora descritti, provvisti però di un grosso nucleolo in rosso netto ; 40 ammassi di piccoli globuli di grasso colorati in giallino ; 50 parecchi polinucleati eosinofìli e neutrofili, di 12-16 Inicron, con 2, 3. 4, 5, nuclei in bleu circondati da abbondante citoplasma in rosa pallidissimo (vedi figure 14-15-21); Qo parecchi mononucleati di 10-15 micron, di forma rotonda, con citoplasma in rosa e con nucleo in bleu che racchiude l, 2, 3, nucleoli piccoli colorati in rosso (vedi figure 11 , 12, 13). Alla periferia di qualcuno di questi elementi si nota una piccola massa di sostanza colorata in rosso vivo (vedi fi~,'ura 16); 70 molti detriti ceUulari; so molti globuli rossi. L' li marzo 1931. Il paziente lascia l'Istituto. Il 30 giugno 1931. Deceduto.
CASo vm. Cantoni Celutina, di anni 30, casalinga. NOTIZIE ANAMNESTICHE: A 26 anni scomparsa improvvisa dello mestruazioni, cefalea fronto-orbitaria ~ontinua, esoftalmo, in~ossan1ento della tiroide, cardiopalmo, dimagramento. Nell'a~osto del 1930 dirrunuzione del visus, cefalea, vomito. talvolta incertezza nel ~amrnmo con l'impressione di cadere in avanti, ronzio auricolare bilatere.le.
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IMPORTANZA DIAGNOSTICA DELLA COLORAZIONE ECC.
EsAME N .E VRoLOaico: Pupille midria.tiche. Riflesso alla luce assente. Lieve strabismo divergente per deviazione verso l'esterno del globo oculare sinistro. Visus diminuito. Campo visivo int.P-~ro. MI\.TCA.to edema. papilla.re bilaterale. Tutte le sensibilità sono integre. Lieve aumento del tono muscolare e. sinistre.. Lieve pa.resi d egli arti di d estre.. Barani pof<iti\'O a df'stra. Riflessi osteoperiostei d egli arti superiori v ivaci. Riflessi rotulci ed nchillei vivaci bila.teralmente. Manovre di Babinski e di B este. in estensione a sinistra. Note di tipo adiposo-genitale. La radiografia. del capo ha messo in evidenza sog-ni d'iperteni'!ione, sella profondamen te alterate. con distruzion e totale dell'apofisi clinoidee. anteriore ed affondamento d el pavimC'nto. Il 14 marzo 1931. Pneumoencefalografia. I drocefa lo spiccato bilaterale con particolare dilatazione d ella parte posteriore dei ventricoli laterali. Il 14 marzo 1931. Puntura lombare: pressione aumentata. Liquido limpido cd incolore. Citometria: l elemento per millimetro cubico. l. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: l o scarsi linfociti colorati elettivamente e con evidenti fatti disgregativi; 2o parecchi d etriti ·cellulari. Il 19 marzo 1931. Punture. ventricolare. Liquido limpido ed incolore. Citom etria.: 0,3 elementi per mmc.
IJ. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: Sono stati osservati soltanto scarsi d etriti cellulari. Il 27 marzo 1931. Puntura ventricolare. Liqu ido limpido ed incolore . Citoroetri a : molti globuli rossi e 7 elem enti per millimetro cubico.
III. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: JOmolti globuli r os::;i sformati; 2o m olti d etriti cellulari; 30 parecchi mononucleati di 10-1 5 micron colorati elettivamente e degenerati; 4° qualche cellula endoteliale di aspetto caratteristico (vedi figura 34). D IAGNOSI: Meningite sierosa.
CASO rx. - Gobbi Riccardo, di anni 17, studente. Entrato in quest<> I stit uto il JOfebbraio 1931. NOTIZIE ANAMNESTICHE.
Il 6 gennaio 1931, Sf'nso di v ertigine, caduta, p erdita d ella. coscienza e fatti motorii gcneraHz.zati. Da qualche tempo torpore fisico ed intellettuale. Esru~ NEVROLOGICO.
Sens i specifici integri. Diminuzione lievissima delle sensibilità tattile e termodolorifica m>lla met.à. sinistra d el corpo. Sensibilità profonda integra. Motilità norm a le. Riflessi ost.eo-tendinei degli arti superiori assenti. Riflesso rotuloo assente bilateralmente. Riflesso achilleo molto torpido bilateralmente. Riflessi addominali d eboli a sinistra. R iflessi plantari in flessione, però quello di s inistre. è più torpido. L a pneumoenct>falografia alla Bingel ha messo in evidenza: ventricoli simmet,·ici, un po' dilatati. Solchi subdurali in qualche punto molto ampliati, specialmente n el lato sinis tro. Sella con apofi.<>i clinoid ea anteriore levigata. D iastasi suturate. Il 17 mano l 931. PuntUJ·e. lombare: pre:;sione aumentata. Liquido limpido incolore. Citometria: 0,6 elementi per mmc. REPERTO DELLA COLORAZION'E VITALE.'
1o molti detriti cellulari; 2° molti linfociti d egenerati o colorati olet.tivamen te; 3° qua lche mononucleato di 10-15 micron color ato elettivaroent~ e con segni involutivi. In alcuni di questi elem enti il nucleo è spostato verso la periferia della cellula e contiene due nucleo li F<otto forma di due cerchietti nerastri (vedi figura l 9); 4o alclmi li nfociti non colorati ancore. elettivamente. Essi s i presentano como g li elementi d ella quarta fo:se della colorazione vitale progressiva, la struttura d e l
IMPORTANZA
DIAGNOSTICA DELLA COLORAZTONE J!:CC.
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loro citoplasma e del loro nucleo non è omogenea, ma alquanto grossolana. Questi elementi, dopo pochi minuti, assumono la. colorazione elettiva. definitiva, però essi invece di presenta.ISi con i caratte ri degli elementi (vitali che hanno raggiunto pro· gressivamente la quinta fase della colorazione elettiva, si presentano sotto l'aspetto di elementi caduti in disfacimento. Difatti il citoplasma è rarefatto e si colora in rosa pallido; il nucleo, pure esso rarefatto, si presenta in bleu pallido, mentre il nucleolo prende l'aspetto caratteristico di un punto colorato in bleu nerastro. Evidentemente si tratta di cellule che la. colorazione vitale ha colto nella. fase agonica della loro vita. DIAGNOSI: :Meningite skrosa. CASo x. Airaghi Giwu~ppe di anni 5. Entrato in questo Istituto il 10 giugno 1930. NOTIZIE ANAMNESTICHE. Al sesto mese di vita prime manifestazioni a. tipo convulsivo. Da qualche anno diminuzione del visus ed instabilità. dei globi oculari. Da un mese crisi di cefalea e, qualche volta, vomito. ESAME NEVROLOGIOO. Pupille midriatiche. Cranio ingrandito. Nistagmo Jo.terale. Riflesso alla luce abolito bilateralmente. Quasi cecità. bila.terale. Atrofia dei nervi ottici. La radiologia del capo ha messo in evidenza.: cranio ingrandito. Teca sottile. Digitazioni diffuse. Diastas i suturate. Sella appiattita. Il 26 giugno 1930. Puntura lombare: liquido Limpido ed incolore. Pressione aumentata. Citometria: l elemento per millimetro cubo. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE: ' l o scarsi detriti cellulari; 2o un solo linfocito degenerato e colorato elettivamente. DIA.GNosx: Idrocefalo. CAso xx. - Mazzilli Giulio, di anni 5, (Curato ambulatoriamente). NOTIZIE ANAMNESTICHE. Ritardo nella deambulazione e nel _parlare, con deficiente sviluppo dell'intelligenza ed ingrossamento della testa. Da set mesi incertezza. atassica. nei movimenti degli arti inferiori, sordità., difficoltà. nella. pronunzia delle parole. Durante la notte, qualche fatto di natura convulsiva.. EsAME NEVROLOGIOO: Pupille isocoriche. Riflesso alla. luce debole. Sta.si papilla.re. Cammino atassico. Diminuzione del visus e dell'udito. Forte ingrossamento del capo con diastasi sutura.le. Puntura. lombare: pressione aumentata. Liquido limpido ed incolore. Citometria: l elemento per mmc. REPERTO DELLA COLORAZIONE VITALE:
l o parecchi detriti cellulari; 2o pochi linfociti degenerati e colorati elettivamente. DIAGNOSI: Idrocefalo.
CASo Xli. - Ex militare Gilio Teos, classe 1888. NoTIZIE ANAMNESTICHE: Nel settembre del 1915, fe rita alla. regione parietale destra. Subito grave pa.resi di tutti gli arti, che andò migliorando col tempo. Un anno dopo la. ferita, capogiri, indebolimento della memoria, mutamento del carattere. Da due anni accessi convulsivi. Es.um '1'-'"EVROLocico: Pupille isocoriche. Riflesso alla. luce normale. Visos diminuito bilateralmente. Lieve ipoacusia. bil:a.tera.le. Grave paresi degli arti inferiori che sono iperestesi. Pa-
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D t POHT.c\XZA DIAGNOSTICA DELLA COJ.OR.o\ZlONE ECC .
resi lieve dell'arto superiore sinistro. Sensibilità :;t)pt:'rficinle leggennento d iminuita. nella m età superiore d el corpo, ment.re è gravemonw compromessa. n egli arti inferiori. Sensibilità profonda alterat-a. nelle dita dei piedi. Reflettività profonda vivace partjcolllrmen te a sinistra. H.iflesso piantare in flt'SI'Ii<~ne bilateralmen te. L'encefalografia alla B ingel ha mt>:>..~o in evidenza.: il ventricolo òe"tro (dal Iato d ella. lesione traumatica del ptwieto.lc) presentn. un liuve appiat,timcnto d el contorno superiore. n ventricolo sinist.ro è fortemente svn.~ato. P untura lombo,r(•: pressione amnt?nta.ta. Liquido limpido ed incolore. Citometria: 3 eiL'menti per millitnetro cubo.
I . R EPEitTO J)ELl.A COI.ORA.ZIOr>.'E VITALE : } O pa.recc·hi d otrit i Ct'llulari;
zo pochi lin fociti colorati c let.tiv·amcnto o d cgcnet·aLi.
I l 2 mnl"'.W 1\)31. Punt.tmt lombare: pmssione aumentata. Liquor limpido ed incolore. Citomr\.l'ia: 17 e lrmPnti p er millimetro cubo.
!I. R EPERTO D~~LLA COLORAZIOl'<"E TIT.U,E : l ) pm'N•chi linfociti rl Pgl'n~"rati e colorati elettivamente; 2) Sntrsi ÙLitriti cd lulari; 3) J>>trecchir~ C•·llulf' di 20- :~n micron, (li formtt irrPgolarmente rotonda, che si preB(lntttn() dnppt·inr·ipio colortl>ti compl!'ltamt'nte in rO!>'lO. Se es.c;e v engono segtùte al microscopio, p er ciret~ m czz'm·tt, si rileva che aildumono progre&;ivam<mte il colore, pn.,'lnndo per lo di ver"'' fus i d t')li t~ coloruziono elettiva. Quando si sono colorate, pt'<'SPn t ano le Rqptf'nti curn.t.tcristichP: il cit-oplasma m olto nbbondn.nte è tinto in ro&;Q ne LLO. ha sl.rutturale!!ge rmentegranulosa e circonda in mnniera irregolare il rmclPo, il quoJo è cQiontto in bleu e contiene un gTO!<.'<O nuclcolo in rosso n otto. QuP><t.e cPllnlo hanno tutti i caratteri di qu(' llo cho più avanti furono d escritte n el caso clinico Vl (vl'di lìgw·a 26). L"TEH \'F.);TO OP I': H \TJ\'0:
Asportata un'ompitt <'iC{ttt·ic.~, ,;j f'adn Pntm una rn.vità ciRtica d olla grossezza. di m1n. noN' clw of'c;upa lo fuetiu rrwdiale rll'll'omìsfcro d<J::;tro •JÙ il murgine su periore corri~>pondPnt"''·
DlM1XO>If :
Epil w;;.-;i1t tmumatica.
Caso XJU. -
Ex militoro Oreco .llracello.
NoTrzu: A]'.;A:\L.'a:sTICHE . 11 4 ~iuJ.!nO 1!11 8, in "<'guito a caduto da un Ml·oplruJO, riportò un trauma. a.l
<'npo. D n. ullo t·a c<'fA.lea, cri,;i p:<ico-mot..>J'Ì<'. vomjl o, t·apu~il·i . Da qualche tempo d cbolt:'7.za rld ltt memoria cd lH~cc>,;,;Ì epilettici. ESA~1E NEVHOLOOICO.
L ieve diminuzione d t>l ,·i;;us a ù~stnt. Campo visivo integro. R iflessi a lla luce PÙ a.ll'nrcomoda;r,iono normAli. No:<.c:nn distu rbo della motilitil. volontaria. Sensibi -
lit.à int<'f.''l'a. H.iflc,;.'li ostc·o-per i•>stci dt:'gl i urti superiori vivaci. Ri flessi r otuleo ed u.chillco vivRe i bihttomlmcuto, mn. di più a sinistra. Riflei'.~i plantari in flession e . R efi et tività ;:;uperticirtle intPgrn. Ltt mdiografìa cmnicn. colla t ecnica di Bingel ha. mosso in evidenza: n otC!\'Ole svasumPnto d c i Yentril'oli latcmli. Puntura lombare!: aumc·nto d ella prcs."ionc. L iquido limpido ed incolore. Citomotrin; 3 elementi p r r mmc. REP F:RTO Dl~LLA COLORAZlON:E VTTAT.E:
Jo il prPpamt.o s i pl'PSOnta pov<·ro di elementi Ct:'llulari;
zo molti ùetT·iti t'<' llula ri;
3° fJt ttl lclw liniocito dq~cnrrato c colorato elE-ttivamen te; 40 parf'l't:'hi gm>=:si <>lrm••nt.i itTitJ\tivi di 20-30 mi~ron (vedi figura. 26); ii"' un g ruppo di dPment.i irritativi (v l'di figma 37 ); 6'J s•:un;e cellule endotd iali di fòrma poligonalc (vedi fìgnra. 32). DIAG::>!OSI: Epiles,;ia traumatica.
IMPORTANZA DIAGNOSTICA DELLA COLORAZIONE Et"C.
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Dai risultati dei reperti cellulari ottenuti con il metodo della colorazione vitale nei ca..si testè riportati si possono dedurre le seguenti conclusioni: l. N elle neoformazioni del sistema nervoso centrale gli elementi cellulari, anche quando la cellula di Nagcotte ha messo in evidenza un' ipercitosi, sono constantemente scarsi. Essi sono costituiti, o da detriti cellulari o da elementi morti o poco vitali, i quali si colorano subito elettivamente e presentano evidenti processi di disintegrazione. 'Per lo più si tratta di medio-mononucleati di 8-10 micron e di linfociti di 6-8 micron. Accant{) a questi elementi, che io chiamerei elementi da stasi, si possono trovare, come hanno segnalato il Szecsi, il Forster cd altri autori, delle cellule di nat ura certamente tumorale; però dalle mie ricerche risulta che questo reperto è raro ed incostante, anche in quei ca,~i in cui il liquor esaminato sia stato prelevato direttamente dai ventricoli laterali, o dalla cisterna magna. Invece è relativamente meno rara la presenza d'nn tipo di elemento, che è rappresentato da cellule voluminose (15-25 micron) che hanno forma irregolarmente rotonda e che possiedono uno o più nuclei ed uno o più nucleoli. In queste cellule il citoplasma è piuttosto abbondante, circonda completamente il nucleo, ha una struttura leggermente granulosa ed è colorato in rosso; il nucleo di forma irregolarmente ovalare o rotonda, ha struttura omogenea ed è tinto in bleu netto; il nucleolo voluminoso ed alquanto eccentrico si colora in rosso cupo (•edi figura 26). Questi elementi non sono caratteristici dei tumori dell'asse nervoso, in quantocbè essi possono trovarsi, con altrettanta frequenza, anche in quei casi dove non esiste certamente un tumore, ma <>sistono soltanto delle reazioni initative del cervello, dell'ependima ventricolare e delle meningi e difatti essi sono stn.ti da me osservati spesso in parecchi lesionati del capo e particolannentc in quelli in cui esistevano processi i.r.ritativi in atto. Questi elementi, che potrebbero essere chiamati elementi i1Titcdivi, non devono essere confusi con le vere e proprie plasmacellule, le quali, senza essere carat.teristicbe dei tumori cerebrali possono anche trovarsi incostantement-e in queste forme. Le plasma..cellule hanno indubbiamente caratteri istologici diversi. In generale, quelle che si trovano nel liquido cerebro-spinale sono più piccole delle fonne cellulari ora descritte (10-15 mic1·on), però se ne possono osservare di più voluminose (15-30 micron); esse sono costituite da un citoplasma più o meno abbondante, colora.to in rosso vivo e con struttura nettamente grjl.nulosa, da un nucleo leggermente ovalare, spostato verso la pf•riferia della cellula e colorato in bleu-viola e da uno o più nucleoli voluminosi colorati in rosso intenso. Il nucleo di questi elementi, comunemente non presenta la caratteristica disposizione a raggi di nwta delle masse cromatiche (vedi figura. 2223); comunque in tre ca.si ho potuto constatare in maniera a-ssai chiara la disposizione raggiata della cromatina del nucleo (vedi figura 24-25). Nei tnmori cerebrali, oltre gli elementi sopraelencati, si possono trovare saltuariamente grosse cellule endoteliali di forma poligonale od affusata, dei polinucleati eosinofili e neutrofili, delle forme cellulari cosi dette di passaggio ed infine globuli rossi che si presentano colorati in giallo.
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IMPORTANZA DIAONOSTICA DELLA COLORAZIONE ECC.
9 Nelle forme di meningite sierosa e d 'idrocefalo il reperto della colora.zione vitale, all'infuori dell'assenza di cellule di aspetto tumorale, è identico a quello descritto per le neoformazioni dell'asse nervoso. Tuttavia è da mettere in rilievo che in queste due forme morbose il reperto cit.ologico è costituito prevalentemente da detriti cellulari e da scarsissime cellule in via di disfacimento che si colorano subito elettivamente. 3. Tanto nei casi di tumore, quanto in quelli di meningite sierosa e d'idrocefalo e particolarmente in quelle forme in cui i fatti d 'ipertensione endocranica sono lievi, accanto ai detriti cellulari ed allé cellule in marcata fase involutiva possono talvolta esistere anche cellule con scarsa vitalità e cioè in uno stadio che il Ravaut deftnl stato agonico della cellula, come pure, ma più raramente, poche cellule vitali; però anche in questi casi le cellule morte e degenerate sono in maggior numero e pertanto esse costituiscono la nota predominante del reperto citologico di queste forme morbose. Concludendo dal complesso delle mie osservazioni possono essere stabiliti i seguenti fatt.i: l. La colorazione vitale ci permette di studiare la morfologia ed i differenti stadi di vitalità degli elementi cellulari del liquido cerebro-rachidiano. 2. La presenza nel liquor di molti frammenti cellulari e di cellule morte o poco vitali con fatti disintegrativi costituisce il reperto più costante e più caratteristjco delle sindromi d 'ipertens ione endocranica. 3. Un tale reperto citologico nei casi di tumore del sistema nervoso centrale e nelle forme d 'idrocefalo e di meningite sierosa, ha indubbiamente ai fini della diagnosi un grande valore pratico, inquantochè esso ci permette orientare le nostre ulteriori indagini diagnostiche verso una di queste malattie, anche quando tutti i sintomi subbiettivi ed obbiettivi sono ancora lievi e di dubbia interpretazione.
L'autore, detto della tecnica e de i vantaggi della colorazione vitale, riporta alcuni dei munerosi re perti cellulari ottenuti con te.) genere di colorazione nei liquor di malati di tumore, di meningite sierosa e d 'idrocefalo e nei liquor di lesiona.ti del capo, nei quali processi irrita.tivi lenti con la formazione di vaste plMche d'is pessimento della dura meninge, di forti aderenze cicatriziali e di cisti voluminose, avevano prodotto un'ipertensione endocranica. Dal complesso delle sue osser vazioni conclude che la colorazione vitale ci permette di seguire i differenti stadi della vita. della cellula ed i processi disintegrativi che intervengono dopo la sua morte e che la presenza nel liquor di molti frammenti celltùari e di cellule morte, o poco vitali, costituisco il reperto più costante é più caratteristico de lle s indromi d'ipe rtt>ns ione endocranica e pertanto esso deve essere considerato un mezzo diagnostico di grande importanza pratica in tutte quelle malattie che dette sindromi determinano. AUTORIASSUNTO. -
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INDICAZIONI DELLA TAYOLA A COLORI. (!). - Cellula. nella. seconda fase della colorazione vitale. 2 - Cellula nella terza. fase delln colorazione vitale. 3 - Cellula nella quarta. fase della colorazione vitale. 4 - Cellula. nella quint~ ed ultima fe se della colorazione Yitule. 5-6-7-8-9 - Linfociti con fatti involutivi. IO - Linfocito formato dal solo nucleo il quale è provvisto d'un nuclrolo sotto f0rroa d 'un punto bleu-nerast.ro. Il - Mononucleato con un solo nucleolo. 12 - Mononucleato con due nucleoli. " 13 - Mononucleato con tre nuclcoli. · · · : . 14 - P olinucleato eosinofilo con due nucléi. 15 - P olinucleato eosinofilo con tre nuclei. 16 - Mononuoleato con una piccola massa di Fostanzn colorata in l'Ot'~O \'ÌVO alla periferia dello. cellula. 17 - Mononucleato degenerato • con nucleo picnotico e sprovvisto di nuclPolo. 18-1 9 - Mononucleati con segrii degenerativi. 20 - Mononucleato dcgenerato con citoplasma e nucleo rnrefutti e cosparsi di vaouoli trasparenti e di granuli di grasso. 21 - Polinucleato neutrofilo. · 22-23 - Pla.smacellule nelle quali non è evidente la disposizione a raggi di ruota della. crom&tina del nucleo.
24-215 - Plasma.cellule in cui è evidente la disposizione a raggi di ruota delle masse
cromatiche del nucleo. 26 - Grossa. cellula irritativa. 27-2[;.29-30-31 - Cellule di aspetto tumorale. 32 - Cellula. endoteliale di fonna irregolare. 33 - Un gruppo di cellule endoteliali di forma affusata. 34 - Due cellule endoteliali unite assieme. 35 - Cellula. eudoteliale di forma affusata. 36 - Cellula epiteliale di forma poligonale. 37 - Un gruppo di cellule irritative. (l) Nota - Le figure sono 11tate prese dA disegni che r iproducono a61J81 fedelm cu tol <'ara l · terl morfolotrlol degli elementi cellulari, quali el oeeernno nelle lmmaetnl mlcrOEcopichl.'.
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01onale d i medicina m ilitare.
l MELANOMI CUTANEI E LA LORO GENESI IN RAPPORTO Al
NEl PIGMENTARJ E AGLI ELEMENTI PIGMENTARJ DELLA CUTE CoMuNICAZlON.E AL XXXVJU CoNOREsso DELLA SociETÀ ITALIANA or Cm:RURGIA
(BARI. 18-21 OTTOBRE 1931-!X)
Dott. Leonvdo Carerj, tenente medjco
Sono stato portato allo studio dei tumori mela notici e di varie questioni ad essi inerenti da un caso clinico che ho avuto occasione di osservare. Si trattava. di un individuo di 66 anni che presentava alla regione sottojoidea su la linea mediana una tumefazione della grandezza e forma di un limone di media dimensione. Dal punto di vista clinico due erano Je note più salienti: la prima, anamnestica, era data dall'essere stato operato, 6 mesi prima dell'insorgenza dell'attuale affezione, per altra. affezione non bene precisabile alla regione sottocla,~.icolare sinistra; la seconda data dal fatto che l'ammalato presentava note di albinismo molto più spiccate itJ quelle parti che per necessità o occasionalrnente, ma di frequente, vengono esposte alla luce; così egli presentava capelli, ciglia, sopracciglia., b arba, peluria del collo (sede del tumore) quasi bianchi, mentre per tutto il resto della superficie corporea i peli erano abbastanza scuri pur essendo la pelle bianca e con qualche lentiggine; egli era fortement-e miope. Nel febbraio 1929 dunque ha cominciato a notare alla regione suddetta la comparsa di un piccolo nodulo duro, spostabile, indolente, indolore, a cute integra e normale, senza alterazioni del colorito, che fino al marzo 1930 ha raggiunto la grandezza di 1ma noce ed in seguito, fino all'agosto 1930, epoca in cui è stato da me osservato, il tumore è evoluto più rapidamente mentre si notava comparsa. stilla cute di parecchie macchie pigmentate, anche su la cicatrice esito del pregresso atto operatorio, e presenza di noduli sottocntanei e intradermici in corrispondenza dei quali la cute stessa appariva bluastra; inoltre comparivano ghiandole ali 'asc-ella sinistra. L'esame obbiettivo fa-ceva not,are alla regione soprajoidea sulla linea mediana una tumefazione della grandezza detta, a superficie bernoccoluta, senza sviluppo veuoso cutaneo, non pulsante, non seguente i movimenti laringo-tracheali, non subendo variazioni col respiro, a limiti netti, di consistenza dura elastica e in alcuni ptmti lignea. Su la cute e sulla cicatrice della regione sottoclavicolare di sinistra si notano chiazze ipercrorniche piccole e i nodnli suddetti di grandezza varia da un p allino di piombo a quello di un pisello. Alla regione ascellare si notava un gruppo di linfoghiandole bernoccolute sformate lapidee poco spostabili e lievemente dolenti. Tralasciando per brevità la diagnosi differenziale, data la anamuesi, il pregresso intervento, la presenza di ghiandole, il rapido tumultuoso decorso degli ultimi mesi non si poteva pensare che ad un t umore sito nel sottocutaneo e maligno, riproduzione probabilmente di quello operato precedentemente. Si pensò dai più che l'osserva.-
I KELANOMI CUTANEI E LA LORO GENESI EOO.
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rono ad un sa.rcoma; noi propendevamo, senza pronunziarci su la natura epiteliale o mesenchimale, per la diagnosi di melanoma basandoci sul fatto che la cute in corrispondenza di alcuni noduli intradermici appariva bluastra. (non si poteva pensare ad un angioma. data la consistenza), sia per le note di disfunzione pigmentigena del soggetto. La nostra diagnosi, nonostante l'ironico scetticismo ostinato di qualche collega, venne confermata al primo colpo di bisturi che sezionando i sottili piani di rivestimento la.sc:iò vedere la massa tumorale simile ad un blocco ùi carbone fossile. n tumore appariva capsulato non aderente alla. cute che venne in parte escissa con la cicatrice sottoclavicolare e i vari noduli cutanei; così pure vennero asportate le linfoghiandole ascellari. Per il decorso postoperatorio diremo che nonostante la comune rigorosa asepsi si ebbe neerosi dei margini e guarigione lenta mediante granulazioni flaccide, torpide senza un vero processo suppurativo franco. L'esame macroscopico lasciava vedere un aspetto lobato con propaggini connettivali che da ogni lobo ~netravano nel parenchima nero suddividendolo in lobuli; microscopicamente si notava struttura alveolare con delimitazione degli alveoli da parte del connettivo e cellule intra alveolari di vario aspetto a seconda degli alveoili. In vari di questi si trattava di cellule piccole rotondeggianti a nucleo vescicoloso con granuli di cromatina spesso ben visibili, ad aspetto epitelioide, non pigmentate. In alcune si metteva in evidenza (verde di metile e pironina) qualche piccolo granulo di pigmento. In altri alveoli invece le cellule appaiono di volume maggiore a spesa particolarmente del nucleo, che si colora meno intensamente, e con riduzione del citoplasma ove però diviene abbondante e diffuso il pigmento il quale aumenta ancora in cellule di altri alveoli che abbozzano prolungamenti protopla.smatici spesso bipolari in cellule fusat.e. La quantità di pigmento aumenta ancora fino alla disgregazione del corpo cellulare si chè molti alveoli non contengono altro che zolle amorfe pigmentarie. Nel connettivo peri e int.eralveolare si nota che gli elementi pigmentari sono scarsi intorno agli alveoli a. contenuto cellulare privo di pigmento, mentre sia cellule pigmentate, sia pigmento libero si trova tra le fibrille connettivali intorno agli alveoli a cont~nuto pigmentario. Tali elementi connettivali sono per lo più fusiformi, ma in genere polimorfì e non mancano neanche negli strati fibrosi della capsula tnmorale. In vari punti si nota che la parete alveolare non è più riconoscibile e elementi propri dell'alveolo vengono a. frammischiarsi con quelli connettivali. L'esame delle metasta.si ascellari fa notare a un dipresso lo stesso quadro istologico con la differenza che la struttura alveolare è ben poco rappresentata perchè tutta la ghiandola. è infiltrata ma.c;simamente da cellule pigmenta.te e non dissimili da quelle contenute negli alveoli del neoplasma. primitivo. Dal nostro esame ci sembra logico dedurre di avere a che fare con nn solo elemento cellulare in varie fasi evolutive che si rendono evidenti con caratteri morfologici, strutturali e di hmzionalità (produzione di pigmento); in quanto al connettivo e ai suoi elementi diremo che molto del pigmento è pigmento libero legato alla funzione pigmentigena della cellula alveolare e alla sna distruzione, che gli elementi figurati possono considerarsi sia come istiociti pigmentofagi sia come cellule degli alveoli che varcano in
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una fa-se massima della loro evoluzione la parete alveolare migrando nel cotmettivo ove assumono morfologia varia per metapla-sia da adattamento; ciò è anche sostenuto dall'aver notato il frammischiarsi dei due elementi alveolari e stromatici in vari punti della ne(}pla-sia. L'elemento pigmentigeno deve avere virtù migratorie in quanto noi l'abbiamo visto raggiungere, seguendo la trama peri e inter alveolare connettivale, le grosse gittate lobulari e lobari fino alla capsula stessa; questa quindi, a parte i fenomeni clinici, non deve deporre per una benignità della neoplasia, potendo gli elementi neoplastici passare dalla capsula nel connettivo circostante e migrare lontano nel derma e nel sottocute; è anche da notare la scarsezza di connettivo nella cost.ituzione del tumore. Prima di addivenire ad una conclusione sulla natura di questo nostro caso di melanoma ci è sembrato opportuno risalire a studiare gli elementi pigmentati che vengono a costituire le ipercromie fisiologiche di date r~ gioni e in date zone cutanee (areola, pene, scroto, grandi labbra, ascella) e in quelle pigmentazioni circoscritte quali la lentiggine, l'efelide, i nei cutanei pigmentari. Per ciò che riguarda le prime siamo d'opinione che nella cute umana esistono mclanoblasti e cromatofori: i primi produttori di pigmento, di origine epiteliale, prima tra questi la cellula dello strato basale e del corpo mucoso di Malpighi; i secondi sono nel derma mesencbimali e non producono pigmento ma lo trasportano e lo fagocitano. Dunque: l o quando nell'uomo si parla di cellule pigmentigene si devono intendere per tali le cellule epiteliali dello strato basale cui può darsi il nome di melanoblasti; 2° nell'uomo non esistono cromatofori che possano identificarsi con le cellule stellate proprie di animali inferiori anche da noi studiate e cioè mesenchimali pigmentigene; se tale nome si vuol conservare agli elementi dermici pigmentati, rarissimi nel derma dell'uomo bianco, costanti nel nero, essi devono ritenersi come cellule connettivali a funzione migratoria e fagocitaria; 3° gli elementi dermici che indipendentemente da pigmentazione epiteliale si riscontrano nelle macchie mongoliche e nei nei blu possono ritenersi come elementi epiteliali dislocati in epoca remota nel connettivo tanto più che rispondono positivamente alla reazione di Bloch come la cellula melanoblastica. Per ciò che riguarda i nostri studi sui nei abbiamo concluso: l 0 che la cellula nevica è unica con stati di passaggio tra quello poco o nulla pigmentato a quello di cellula iperpigmentata detta da alcuni cromatofori del neo; 2° che essa cellula è epiteliale, epidermica a funzione melanobla.stica, avendo riscontrato nello stesso neo pigmentario fasi di passaggio tra cute a strato basale normale, pigmentato (cosi come appare nella. lentiggine e nelle efelidi) e iperplastico con affondamento nel derma di cellule del basale e che assumano l'aspetto di cellula nevica; 3° che cute normalmente pigmentata o pigmentata in certi stadi ftaiologici, efelide, lentiggine, neo pigmentario rappresentano l'espressione di una funzionalità pigmentigena in varie fasi che possono ritrova.r&i.
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insieme e culminare nei nei pigmentari da ritenere come neoplasmi benigni epiteliali e della cui benignità è bene diffidare. Entrati in questo ordine di idee abbiamo ripreso in esame il nostro melanoma e dal punto di vista anatomo-pa.tologico non si sarebbe potuto dire agevolmente se trattavasi di un epitelioma o di sarcoma. Argomenti molto validi ci sono stati dn.ti dallo studio di sezioni di cute che ricopriva il neoplasma, e di normale non pigmentata, e di quella che conteneva nel proprio spessore dei noduli melanotici. Abbiamo infatti potuto vedere proliferazione del basale, approfondamento di cordoni cellulari epidermici nel derma seguendo i linfatici e il connettivo, la pigmentazione di alcuni tratti del basale normale per tutti gli altri caratteri; da ciò abbiamo tratto la convinzione che sono questi elementi epiteliali pigmentigeni cioè dei melanoblasti che soffermandosi qua e là nel derma o sottocute proliferano assumendo nella loro evoluzione caratteri strutturali vari cui si associa una funzione pigmentigena tomtùtuosa. Inoltre si è potuto osservare tutta la serie di gradazione e di passaggio già osservata nella cute pigmentata normalmente, nella ipergenesi pigmentaria fisiologica, nelle ipercromie circoscritte fino al neopigmentario; nel neoplasma si va più oltre: le cellule melanoblastiche profondamente anaplastiche hanno volume cellulare, forma nucleare, situazione reciproca, con scarso connettivo intercellula.re, ricchezza di cromatina si da ravvicinarsi alla. cellula basale e malpighiana. Quindi il neoplasma. melanotico è da dirsi un epitelioma originato dallo strato basale epidermico. Per ciò poi che riguarda i melanomi prendenti punto di origine da nei pigmentari, da due casi esaminati, a prescindere dalla diversità di struttura (aspetto sinciziale) e dalla morfologia degli elementi cellulari che ne costitui1:1cono la polpa siamo venuti al concetto che anche in tal caso si ha da fare con una sola cellula epiteliale, la cellula nevica, che passa da uno stadio anaplastico non pigmentato a quello pigmenta.t.o con degenerazione in fine del protoplasma. Concludendo possiamo dire: l 0 che i tumori mel anici partenti da. nei pigmentari o da. cute normale anche non pigmentata. sono costituiti dai melanoblasti appartenenti agli strati inferiori della epidermide; 2° che tali neoplasmi possono senz'altro dirsi melanomi ra{!chiudendo in tale denominazione il concetto anatomo-patologico di neoplasia epiteliale, quello biologico di produzione autoctona di pigmento e quello clinico di alta malignità; 3° lo stimolo nooplastico agendo aulla epidermide di tratti cutanei non pigmentati e in cui esista un'alterazione evolutiva, morfologica, funzionale, locale o generale quest'ultima, degli elementi melonoblastici ne provoca la proliferazione facendo per cosi dire esplodere il potere melanigeno filogeneticamente insito in essi o alterando tale potenzialità se si tratta di cute già pigmentata; se esso stimolo viene ad agire su fo~azioni pigmentarie cutanee quali i nei provocherà la proliferazione at1p1ca del melanoblasta. nevico maggiormente differenziato di quello c he non sia il melanoblasta profondamente atipico da cui prendono punto di origine i melanomi di zone cutanee del tutto normale e prive di pigmento;
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4o deriva da ciò che sono da. considerarsi molto più maligni i mela.nom.i cutanei insorti da cute normale che non quelli impiant~tisi su zone ipercromiche o su nei pigmenta.ri; questi ultimi del resto non ha1mo nulla da perdere in malignità al confronto dei più maligni blastoni; 5o la. pigmentazione circoscritta v:icariaote, la frequenza. di tali tumori nella razza. bianca più de la nera, l'apparire di essi in soggetti albini (animali e uomo), f::tnno pensare che il mela.noma sia espressione locale di tutta un'alterata funzione del sistema pigmentigeno, in perfetto equilibrio fwlZiooa.le in alcune razze per condizioni di v:ita e di ambiente e che non è inYece conservato nell'uomo civilizzato e bianco; 60 sebbene si pa.rli del 50 % di tumori melanici gua.riti clinicamont~ con la roentgenterapia nel caso di melanomi cutanei non consiglieremo l'uso dei raggi X anche in terapia metacbirurgica sia per la squisita sensibilità reattiva di proliferazione che le cellule pigmentigene hanno verso i raggi (vedi esperienze in proposito), sia perchè da varie osservazioni risulta come i lembi cutanei facilmente vanno in necrosi con colliquazione del cellulare onde il pericolo di peggiorare con le irradiazioni le condizioni troftche.
RIVISTA
S I NTETICA
OSPEDALE MTI.,JTARE DI CASERTA Direttore: colonnello medico dott. Amoz-1NO Z.uFIRO
L'ANESTESIA EPIDURALE Dott. Pasquale Musto, capitano medico, capo del reparto chirurgico
Esiste oggi un grande numet·o di procedimenti anestet.ici, e questa molteplicità di mezzi tendenti al medesimo scopo è la. prova evidente che nessuno di essi è perfetto. Si può dire che ogni metodo anestetico ha le sue complicanze sfortunate e impossibili a prevedersi; che per ciascun soggetto~ per ciascuna regione, vi è tm metodo di scelta; che lo stato generale, la. costituzione, il carattere, richiedono indicazioni generali e particolari che formano l'assillo di tutti i chirurgi. Mi propongo di riferire sul metodo di anestesia epidurale, ma credo non sia inutile, ~acchè l'argomento lo consente, e specialmente per inquadrare nel posto dovuto l anestesia. epidurale, che io accenni con sintesi rapidissima. ai più recenti progressi raggiunti da.ll'anestesia. in gener·e. L'anestesia generale continua ad essere la. grande preoccupazione dei chirurgi; nuovi metodi sono stat.i escogitati, accenno all'utilizzazione da parte del Gosset e del suo allievo Thalheimar dell'a.vertina, dell'alcool etilico tribromato somministrato P._er clisteri; al metodo Garcia. che consiste nell'iniettare per via endovenosa. dell alcool etilico. Ma in genere si è tuttora. fedeli ai vecchi anestet.ici, etere, cloriformio, besoformio, miscela di Scleicb, somministrata con l'apparecchio di Ombredanne e con gli apparecchi ideati da Mossè e da. Besset, facilmente regolabili, a deflusso costante, che permettono una grande economia di anestetico, e potrebbero essere affidati anche a. mani poco pratiche. Progressi notevoli si sono raggiunti nella preparazione, nella. cura preventi. va. delle complica.nze operatorie e post-operat<>rie, ritenute da Galup manifestazioni di squilibrio sensitivo, siano esse motorie, vaso-motorie, secretorie. La neopanca.rpina. (derivato di jaborandi) somministrata a. 20-25 goccie, cinque giorni prima e cmque giorni dopo l'operazione, offrirebbe il mezzo di prevenire questo sguilibrio. L'anestesia snrebbe più rapida, la dose di anestetico richiesta minore, 1 vo· miti diminuiti, il singhiozzo sparirebbe, non esisterebbero complicanze polmonari né ritenzioni di urina. La. ricerca del riflesso oculo-ca.rdiaco (Garrelon-Pascalis) eviterebbe cattive anestesie goneralL Si possono presentare quattro eventualità principali: se il polso è poco rallentato, l'ammalato è un ricettivo e si addormenterà facilmente; se è molto raUentnto, attenzione alla sincope che potrà essere evitata sommini· s~rando dell'atropina; se il polso è poco modificato, l'ammalato è un piccolo re· !->J:>tente e sarà bene somroinistrnrgli un mezzo milligrammo di salicilato di eserina; infine se è molto accelerato, l'inférmo è un grande resist-ente ed ba bisogno di un milligrammo di salicilnto di eserina. D etto metodo è applicabile a qualunque genere di anestesia. La rachianestesia guadagna sempre più terreno. Messa bene a punto da Forgue e Basset, è stata recentemente studiata di nuovo da Chalier, che ne precisa la tecnica, le indicazioni, i risultati ed insiste su di un particolare importante, sull'intluen~ cioè degli spostomenti dell'operati:> sullo stato sincopale. . S1 attendeva molto dalla rachianestesia con la spinococaina, cosidetta anesteBla ~on~rolla.bile di Pitkins, che valendosi di una soluzione pesante e di un tavolo ad Inclinazione variabile, sperava di ottenere un livello di anestesia più o meno elevato, sec~ndo ,la sede dell'intervento. Tale metodo si è mostrato poco o niente efficace. anz1 pencoloso e pertanto è stato abbandonato.
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L'ANESTESIA EPIDURALE
Invece un gran progresso è stato raggiunto grazie alla perca.ina., prodotto di comro:sizione comples."la derivato dalla chinoleina.. Secondo il tasso delle soluzioni vi sono due metodi: quello di Quarella. e quello di Jones. Il primo inietta. fra dodicesÌIIla. dorsale e prima. lomb<1re 2 centimetri cubici della soluzione al 5 X 1000, tenendo l'ammalt\to sdraiato con la testa fortemente
flessa, sottraendo qualche c entimetro cubico di liquido cefalo-roohidi.a.no ed incli· na.ndo il tavolo di sette o otto gradi, se si desidera una anestesia alta. Si ottiene così un s ile nzio addominale assoluto, un!'l. risoluzione muscolare completa, il colorito ed il ra.~piro rima.ngono normali, la tempesta anestetica, lo shock ipotensivo del ventesimo minuto - cosi fn·equente con i derivati della cocaina - non si verifica; l'anestesia dura d ue ore e e più permette le op!'}razioni più lunghe del piano sopraombelicale dell'addome. Il secondo m':ltodo c:m-;iste n'3ll'iniettare negli spazi subaraonoidei, senza preventiva sottrazione di liquido c3[n.lo-r.tchidian.o, una discretaqua!ltità. di soluzione. Per bloccare le comunicazioni spla.ncniche bisogna che la soluzione vada al di là. della radice nervosa della qt1inta dorsale, senza però raggiun~ere le radici cervicali. Ed a tale scopo si ut ilizza la soluzione detta ipoba.rica, cioè di peso specifico inferiore a quello del liquido cofa.lo-ra.chidia.no, soluzione di percaina all'l x 1500 preparata in soluzione di cloruro di sodio al 0,5 X 100. Si iniettano di tale soluzione da 15 a 20 centimetri cubici fra., dodicesima dorsale e prima. lombare; l'ammalato è poi me!lso in posizione ventrale con la testa. in estenzione per un quarto d'ora. Si ottiene cosi una anestesia perfetta, che si annunzia con la paralisi degli arti inferio ri, della durata. di 2-3 ore; i mlL'~coli della parete sono cosi rilasciati che non
esistono ostacoli di sorta. a.Mhe per suture profondissime e delicatissime in pazienti adiposi. È necessario, nell'uno e nell'altro m etodo di anestesia alla. percaina., praticare un quarto d 'ora prima. u na iniezione prep:1.rante di ipoestesina o prodotto similare, o m aglio una iniezione di 5 c3ntigramrni di efedrina, prodotto di azione efficacissima contro l'ipotensione ra..chianestet.ica. I nsomma la percaina., con la sua debole tossicità., con la sua. potenza anestetica, pare destinata. a favorire la generalizzazione della anestesia. ra.chidian n. L'anestesia regionale continua a. fare rapidissimi progressi, specie per opera dei chirurgi francesi, e del Pauchet in ispecie, che in un gran numero d'interventi sulla testa, sul collo, sul torace. s i serve corrent.emente di detta anest-esia. Tutta la chirurgia urinaria. viene oggi pt·at icata sotto anestesia regionale; l'anestesia para.vertebrale per i reni, la. sacrale per la vescica, prosta.ta., uretra, per le esplorazioni dolorose deU'apparato genito-urina.rio; con quali vantaggi - spe· cie negli urinari con bMSa. t ensione arterio:>a, in cui è controindicata la. anestesia generale o la rachidia na - è superfluo dire. Un nuovo m etodo di anestesiu regionale, la cosiùetta anestesia epidurale, uscito vittorioso dall'espefimento di anni, si è aggiunto, sostituendo vantaggiosamente metodi indagi nosi e meno efficaci. E sst\ in breve si è generalizzata nei servizi chirurgici urinarii e gi uecologici per la. bont.à. della. tecnica, la sua innocuità., per i numerosissimi interventi che permette di eseguire in condizioni felicissime. L'ano, il perineo, lo scroto, la ve rg11., la vescica, la prostata, le fos.se ischio-rettali, il retto, la vulva, la. va~ina ed il collo dell'utero sono perfettamente anesteti"<~nti; emorroidi, fì-:>tole anA.li, vescica.li, vescico-vagina li, perineorra.fie, uretrotomie, colport•a,fie, estirpazioni del retto, prostatectomie, operazioni sulla vet·ga., lo scroto, la vescica, la vulva, la vagina ed il collo uterino, si possono eseguire perfettamente. Su questo metodo di anestesia, che ha. una grande importanza anche per noi chirurgi militari, che con una certa frequenza siamo chiama.ti ad intervenire sulla regione ano-genitale, riferirò dettagliatamente. L'anestesia epidurale consiste nell'iniettare una soluzione anestetica nel canale SE\Crale, attorno i nervi della. coda equina, passando con l'ago a traverso l' hialtus sa.crale. Immaginata da Chatelin e Sicard nel 1911, dopo i primi mal riusciti esperimenti cadde nel silenzio, almeno in Francia.. Negli Stati Uniti e nella Germania invece, Bier e Kummel di tanto in tp.nto cQn la tecnica di Bra.un vi ritornarono sopra, ma in complesso non molte volte fu usata e con scarsa soddisfazione de i chirurgi. Finchè nel 1923, lo stesso Chatelin a propo!<ito della prostatectomia
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, ripot·tò l'argomento all'ordine del giorno, deplorandone l'abbandono in cui era. caduto ed invitando i chirw·gi a. sperimentare con migliorata tecnica. Specia.hnente Victor P auchet raccolse l'invito, in breve ne fb;;ò la tecnica in leggi precise, e con la sua arte di mirabile operatore la pod.ò allo stato che attw,'llmente ha raggiunto. L 'anestesia epidurale - come già ho detto - è una anestesia. regionale, una ene~tcsia. sacra.le pet· vin. epidurale, che rimpiazza. vantaggiosamente l'a.nes~ia. s~crale propriamente detta. In questa la soluzione anestetica. dev'essere con•lotta. al punto di elezione, sia attraverso i for i sacrali posteriori (via trl\ns-sacrale ), sia. nella concavità. del ;;acro (via pre·Sil.Crale). Ncll'epiduro.Ie invece, tutto il ca.n.\le sacra.Ie ed i nervi contenuti sono bagnati dal liquido a nestetico, che si dìf fonde in avanti ed in dietro, imbibendo tutt-i i tronchi ne1·vos i, col doppio vantaggiodi una ml\ggiore sempl.icità. e di m inor dolore, perchè una. puntura unica. è sufficiente al posto di diverse, come richiede l'anc:;tcsia sacrale. H a un solo inconveniente, se cosi vogliamo chiamarlo, cioò agisce pe r diffu:;ione, con lentezza anche nel tessuto connettivo lasso; esige quindi da parto del chiru rgo una perdita di tempo eli attesa più lunga, che prnticame nte si riduce a zero nei servizi chirurgici organizzati, co:ue quello del Pauchot, dove gli ammalati vengono anestetizzati da medici specialisti 20-30 minut i prima dell'int-ervento. Primo. d i descrivere la. tecnica. non è inutile t·ictùa.mare qualche ricordo anatomico d oHa regione, allo scopo di renùerne più chiurn la descrizione. L a faccia posteriore del sacro, che a noi particolarmente interessa, convessa ed irce_gola.re in tutta. In sua estensione, presenta: a) n el StilO mezzo la. cresta saorale che termina a livello del quarto fo ro sacmle con due br·anche divergenti in foTma di V e rigontìa.te (corna sacnùi), che limitano L'apet·t.ura inferiore del cana.le sacrale, che s uperiormente te rmina con una incisura circoscri tta dal bordo sup eriore della lamina della prima. sacrale; b) da. ciascun lato i quattro fori sacrali posteriori, di forma ovala.re susseguenti:si su di u na linea leggermente obliqua rispetto alla cresta sacrnle, in modo che il primo è più lontano ed il quinto più vicino nlla linea mediana; c) all'e.<;terno dei fori s i trovano i tubarcoli p ostero-esterni dovuti all'allar~H>mt'nto delle apofisi tm.sverse. D ella faccio. anteriore, c he poco ci rignorda, ricorderò soltanto che è concava n ei due sensi, che presenta i fori sacrali anteriori anch'essi susseguentisi con la m edesima obbliquità. di quelli postei·iot'i. Del coccige ci inte ressa. solo il primo pezzo, che presen t-a da ciasctm lato le corna laterali, che limitano con i bord i latc rnli del sacro l'ultimo foro di coniugazione da. cui esce il quinto nervo sacrale. Dalla base delle corna. sacrali laterali nascono le piccole corna, che salgono vorLicalmente ed articolandosi con quelle sacrali contribuiscono a. limi tare l'hiatu.s sacro-coccigeo. Questo è di forma più o meno triangolare, guarda in basso ed in dietro, il v ertice è formato dal V rovesciato del sacro, La base dal coccige, e l'altezza è pitt o meno, a. seconda. che le lamine vet'tebraH sono più o meno complete a questo livello. Il foro è otturato da. una membrana. più o meno spessa, sia. s otto forma d i semplice setto, sia formata da un vero tessuto fibroso, qualche volta. anche ossifica.to. Questo particolare anatomico ha grande importanza, come dirò in seguito, nella tecnica della pw1t ura, por 1a resistenza varia che può incontrare l'ago. Il canale sMrule, prolungamento inferiore del canale raclùdiano, è di forma pri<unat.ica, leggermente concavo in av!),nti. L a pareto anteriore corrisponde alla faccia posteriore dei cor pi vertebrali, In posteriore è disposta. a. doccia. e corrisponde alle lamine vertobrali sacra.Ii. Lateral mente dagli angoli nascono i canali sacra.li, che continuano la serie dei forami eli coniugazione ed in cui si allogano i nervi saorali; semplici alla loro origine si biforcano per continuarsi in due cuntili, l'uno diretto in avanti che termina al foro sacra.le anteriore, l'altro in dietro al foro saorale posteriore. Detti canali, a differenza. di quelli del resto del rachide, non sono obliterat.i da. fasci legnrnentosi, ma. comunicano direttamente con il tessuto cellulare d el piccolo bacino e del1a fossa ischio-rettale e ciò spiega La relativa faciltà. di diffu· sione dol liquido iniett,ato. . Nel can~le sacrale sono contenuti: a) il cono durale con i nervi della. coda equma, che In generale s i anesta nell'adulto al livello della seconda. vertebra. saorale, c:ioè a circa 6 centimetri dalla sommità. dell'hiaJu.s sacr o-coccigeo,ma qualche volta r.tmonta. più in alto, fino allo spazio lombo-sacrale, e cosi si verifica che alcune punture lombari fatte a questo livello sono bianche; b) il fillum terminale che con
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L'ANE.i!TEStA EPIDURALE
tinua il cono durale e si inserisce sul coccige; c) i nervi sacrali e coccigei che emergono dal cono durale e si dirigono a ventaglio verso i canali sacrali; d) le vene int rasacrali che fo rmano un ricco plesso anastomizzandosi fra di loro e con le vene peri ed extra-ruchidee. Per la mancanza delle meningi rachidee lo spa:>.ìo epidurale qui acquista una larghezza s uperiore che nel resto del canale vertebrale, ed è chia1·o che il liquido anestetico iniettato riempie lo spazio epidurale senza penetrare nella cavità menìngea. P er meglio determinn.re il territorio dell'anestesia in parola, è n ecessario acceunare anche al plogso nervoso sacro-coccigeo.
Il plesso sucrnle è costituilo dnlle branche anteriori dei t-re primi nervi sa· crali, ai quali s i aj<giunge il troco lombo-sacrale e la branca ascendente del quarto paio sacrale. Detti nervi si riuniscono in avanti della grande incisura ischiat ica, formando un tria ngolo con la bltSe sulla linea dei fori sacrali, applicato sul muscolo piramidale, che lo l';e.para dall'osso. Il plesso è in rapporto con gli organi contenuti nel bacino, particolarmente con il ret.to che lo ricopre più o meno, separato per mezzo dell'o.ponevrosi polvica; il cordone del gran simpatico discende l ungo la base dol triangolo; dall'apice prendono origine le branche collaterali - che soltanto ci interessano - e l 'unica branca terminale, il gran de ischiatico. Le branche collaterali si dividono in anteriori e posteriori, noi ci occuperemo soltanto dolle anteriori, che a loro volta possiamo suddividere, al nostro scopo, i n viscerali, genitali, perinenli. Le viscerali forni te principalmente dal terzo-quarto-quinto paio sacrale si dirigono in avanti, verso le pareti laterali del retto, verso il bassofondo della v escica, per gettarsi ne i gangli del gra n simpatico e formare con un intreccio di rami complicatissimo il plesso ipogastrico, i cui rami sono destinati all'elevatore dell'ano, a lla vescica, al retto, alla prostata, alle vescicole seminali, alla vagina, al collo ed a parte del corpo dell'utero. L a branca genitale nasce dnlla divisione del nervo pudendo interno sulla faccia interna della teberosità. ischiatica, cammina lungo la faccia interna della branca ischiopubica, pe rfora il legamento sottopubico ed innerva. la verga nell'uomo e la clitoride nella donna. La branca perinea.le nasce anch'essa dal nervo pudendo interno ed è in-
sieme perineale e genitale. In effetti il suo ramo superficiale o cutaneo si di·
stribuisce ai tegumenti della porzione anteriore del perineo, alla pelle dello scroto ed alla faccia inferiore della verga ; il suo ramo profondo, o muscolouretrale, arriva nel triangolo ischio-bulbare, si distribuisce ai muscoli trasverso, ischio-cavernoso e bulb-o-cavernoso ed alla mucosa uretrale. n plesso sacro-coccigeo è formato dalle branche anteriori dei due ultimi nervi sacrali e dal nervo coccigeo, fornisce dei rami a l muscolo ischio-coccigeo, al plesso ipogastrico, ai tegurnentì della. regione ed a i fasci inferiori del muscolo grande gluteo. Non è possibile termina.re l'ana t.omia della regione senza accennare alla frequenza delle m alformazioni del sacro, le quali hanno i mportanza capitale per la tecnica ed il decot'SO della ane::;t.esia. Frequentemente, in seguito ad un disturbo n ell'evoluzione embriologica., le ultime lamine sacrali sono incompletamente sa,ldate od addirittum non lo sono. Senza parlare della spina bifida vera, nello. quale le meningi accompagnate dai nervi formuno un'ernia all'esterno, ricordo che 110a. volta su dieci l'ultimo, vertebra sacro.le non è, o ò mal saldat a , che spesso si presenta sotto le di ta ditncilmonte palpabile, mal d efinita, bifida. L'hiatu.s sacro-coccigeo risale allora più in alto, e bisogna t emere talvolta di una. discesa. anormale del cono durale fino a raggiungere la t erza ed anche quarta. sacmle. È chiaro con quale facilità in simili casi si potrà fare una rachianestesia a l posto di una anestesia epidurale. Schemetizzata così l'anatomia della regione, vediamo la tecnica dell'anestesia. Il paziente si metterò. in posizione genu-pettorale o orizzontale col v entre
tml letto o sul fianco, curvato a canna di fucile. Dopo. la disinfezione di uso della regione, si cercano cosi i punti di repere: partendo dalla base del coccige e seguendo la. linea mediana. il polpastrello dell'indice sinistro palpa. una eminenza ossea, che è l'ultima apofisi sacrale - sommità. dell'hiabus - ; da ciascun lato si sentono le corna sa.crali, facilmente riconoscibili nei soggetti magri; riunendo queste t re salienze ossee si ottiene un tringolo, nel quale bisognerà pungere per
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penetrare nel ca.nalle sacrale. n punto di elezione di d etta puntm·a è nel mezzo d; una. perpendicolare abbassata. dal vertice, pungendo più in alto o p iù in basso d• detto punto, s'incontrano difficoltà. p erchè l 'ago s'impunta facilmente contro la parete anteriore dal canale sacra.le. }'issati b ene i punti di r epere , con tm ago rigido di cinque centimetri si ptmge rasente ed al disotto del polpa.strello, che premendo fortemente immobilizza la cute nel punto detto del triangolo sacrale. Bisogna infossarlo fino a che si ha In, sensazione di aver perforata la membr ana otturatrice sacro-coccigea, sensazione che può paragonarsi a quelln. che si percepisce pungendo l a polle di un tamburo. Come già si è dct,to qua lche volta la membrana otturatrice è spessa, fibrosa, e, principalmente n ei vecclù, ossifica.ta; in questi casi l'ago deve i nfossarsi con uua certn for·za per viucere la r esistonza, g iar-ehè se si ptmge con d elicatezza l'ago a contatto della membrana può dare la sen sazione d i osso e far credere ad Ulla falsa via. Attraversata la m embrana s i h a la sensazione del vuoto e subito dopo la punta urta cont,ro la parete anteriore d el canale. I nclinando il padiglione di 20 gradi, seguendo il p iano mediano del sacr o, s'infossa profondtunente, per circa 6 centime. tri, l'ago che deve p enetrare facilmente come in '"m t essuto molle. Assicuratisi che non vi è goccio lamento di liquido cefalo-rachidiano, né di sangue, s'inietta lentamente la soluzione. D opo l'iniezione si corica il paziente sul d orso e biso~:,Yfla attendere da 10 a 20 minut i prima dell'incominciare l'operazione. Avviene talvolta, per difetto di tecnica, che l'ago invece di seguire la linea mediana, devia a destt·a od a si nistrn, s i ha in tal caso dapprima una emi-anestesia omolatera.le, e poi d opo qualche minuto l'a.n estcsia. s i estende all'altro lato. Questa è la tecnica classica della puntUI·a epidurale, che con un pò di eser cizio non presenta difficoltà di sor ta; non bisogna però dimenticare che la frequenza delle malformazioni della r egione p ossono r enderla a ssai difficile e talvolta anche impossibile. Quali sono le soluzioni anestetiche da usare e preferire, quanta la quantità di liquido anestetico da i niettare? Fra gli anestetici a nostra disposi1..ione eliminer emo la cocaina , anestetico possente ma tossico ; la stov aina, che segue nella tossicitò., ha un potere anestetizzante breve e le iniezioni sono dolorose; l'urocaina, che determina nodi d'.indurimento nella sede s tessa dell' iniezione. Preferiamo la novocaina, e le sostanze analoghe (neocaina, s.incaina, scurocaina allocaina) associate all'adrenalina, le q_ua.li quantunque meno attive sono di circa sei volte meno tossiche d ella cocaina. La novocaina. passa. con len tezza nella circolazione generale e la sua azione locale, aiutata dalla adrenalina - che con il suo potere ischemico, vaso-costrittore, la rinforza e prolunga - non è irritante per la zona infìltrata, nè compromette la vita lità dei tessuti anemizzati. L a tossicità. di una sostanza è in funzione della massa assorbita nell'unità d i tempo, questa velocità di assorbimento, essendo ridotta per la n ovocaina, il suo impiego permette l'uso di grande qunntità. di soluzione a n algesica, ciò che favorisce l'esten sione del metodo. Molti chirurgi preferiscono la sjncaina Clin, ch e avrebbe il grande vantnggio di non moclificare la. secrezione rennle, n è in quantit-à nè in qualità. Il t itolo d elle soluzioni di d ette sostanze va d a ll'uno, all'uno e mezzo, a l due per cent.o in siero bicarbonato clontrato; i n genere bisogna tener presente che la soluzione più è concentrata e più l'anestef'ia è lunga.. L a quanti tà di lirpù do da iniettare varia a seconda deU'alt.ezza dell'intervento; più In. regione OJ1eratoria è alta, m o~gi ore dev'essere la quantità: per esempio, una iniezione di 20 centimetri cubici di soluzione a ll' l %è sufticiente per la r egione perineale; ne occorrono da. 60 a 100 della. soluzione a l 2% por una v escica; le dosi medie di aggirano intorno a i 50 centimetri cubici. L a durata. d ell'anestesia varia a seconda dei soggetti con la medesima dose anestetizzante. La media è di circa un'ora e mezzo; nei soggetti vigorosi, illicp rido, assorbendosi rapidamente, l'anestcl"ia dura di meno, viceversa nei soggett i magri, deperiti, in cui l'assor bimento è più lento. N ei soggetti n ervosi l 'effetto è lo stesso che nell'anestesia gener ale; in a lcuni si verifica presto e bene con poco liquido, in altri, senza che si sappia il perchè, n o n si ottie ne mai un 'anestesia perfetta. Come agisce l'iniezione epidurale? D ifftrenti ipotesi sono state emesse in riguardo; è verosimile che l'anestesia agisca diret.tamente sui tronch i nervosi attravers o le loro guaine durali nel canale sacra.le, realizzando un'anestesia di conduzione, una sezione fisiologica d ei n ervi.
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Veniamo ora. a.i danni e alle complicazioni d eli'anestesia epidurale. Se la tecnica è perfetta non s i verifica. alcun inconveniente. La cefalea è rarissima., ma può vel"ificat·si se si fa l'iniezione con troppa rapidità, s'inizia allora immedio,tt~.mente e violentemente e cessa spontaneamente dopo circa un'ora, ma.n mano che il liquido viene a. riassorbirsi; per evitarla basta iniettare con lentezza. L a sincope non s i è mai ve rificata, può os:;;ervarsi un'a-cceleramento del polso non accompagnato da altm disturbo cardiaco . Ho trovato nella letteratura segnalati due casi di escare, sembra per difetti di tecnica, la guarigione è stata rapida. La morte può avvenire soltanto nel caso in cui la soluzione anestetica. viene iniettata nel canole raohidiano, eventualità. che può verificarsi nei casi di malfor· rna.zione della. regione, ma di cui facilmente si può essere edotti osservando se dall'ago gocciola liquido cefa.Io-rachidiano. La rottura dell'ago è un'eventua.Htà. rara dovuta nd improprietà. di tecnica o a bruschi movimenti dell'infermo. B isogna incidere e cercarlo. La falsa. via si verifica se l'opemtore confonde la membrana otturatrice per la. parete ossea. del ca.m\le sacrale ed inietta la soluzione nel connettivo sottocutaneo. Si vede comparire una striscia edemntosa., e si avverte difficoltà ad iniettare il liquido. Esposto così la tecnica dell'anestesia epidurale, termino presentando la mia. esperienza su detto metodo. Ho usata la detta anestesia in 109 casi, così divisi: emorroidi 41, fistole 22, asces.'li perineali e flemmoni della fossa ischio-rettale 13, orchiectomie 2, calcolosi uretrali l , ferite della regione perineale l, fibroni rettali l, fimosi 15, pa.rafimosi 8, w·etrotomie 2. Tranne 5 insuccessi, da. imputare più alla fretta di inizin.re l'intervento che a difetto di tecnica, ho avuto sempre ottimi risultati, e cioè anestesie complete, lunghe, senza clisturbo dello stato generale dell'infermo, senza postumi di nessun genere. Le puntw-e, fatte eccezioni di pochissimi casi in cui era evidente una malìorrna.zione della regione, mi sono riuscite facili; la posizione che è più adatta e che più facilmente permette di palpare i punt.i di repe re è quella orizzontale in decubito ventrale. La soluzione anestetizzante di cui mi servo "iene preparata cosi estemporaneamente: fa.ecio bollire in una capstùa 30 centimetri cubici di acqua distillata ed al mom9nto dell'ebollizione vi getto il contenuto di una cartina composta. di 60 centigrammi di novocaina, 15 di bica rbonn.to di sodio e 10 di cloruro di sodio. D .:> p o qualche secondo di ebollizione - una ebollizione prolungata decomporrebbe la. novocaina ed il bic9.rbonato - l'esperienza mostra che la soluzione è sterile. Ho cosi una soluzione al 2%, vi aggiungo al momento dell'uso 6·8 goccia di a.drena· lina al millesimo e ne inietto 15, 20, 30 centimetri cubici. Dopo tale genere di anestesia perdma negli infermi per lliverse ore, e qualche volta anche por più di un giorno, un cert-o grado di ipoest.esia della regione, variabile a seconda degli individui, per cui i disturbi successivi aU'intervento sono notevolmente attenuati. Così per esempio: lo zaffo rettale, tanto doloroso nell'operazione di emorroicli, viene sopportato agevolmente: nelle operazioni sull'asta non si verificano le erezioni nottunle così moleste; nelle infiammazioni aocute scompaiono i dolori provocati dallo stato congestizio e tos.<Jiemico dei tessuti stessi. ]forse ricorrono con frequenza le rite nzioni urinarie post-operatorie, ma cedono con estremt\ faci!ità., applicando una vescica di aequo. calda nella regione ipogastrica. Occorre una certa disposizione morale per ada.ttaro questa. tecnica sistematicamente, no~1 bisogna subire facilmente l'influenza degli ammalat i che hanno paura di sent.u ma.le e preferiscono farsi addormentare, senza rendersi conto del vantaggio di questa anestesia.. Termino questa breve rassegna, che non ha pret.ese di portare cose nuove, concludendo che l'anestesia epidurale rimpiazza. vantaggiosamente quella p~a vertebrale saora1e in tutte le opera,zioni del piano perineo-genitale, che la. vesc1ca è l'organo p iù alto che essa pérme tte di attaccare senza dolore, che la. tec?ica dev'essere precilla., che non bisogna dimenticare sopratutto che agisce per dlfiusione e ~uindi oon lent-ezza, che i danni sono praticnmente nulli ed in ogni caso riparabili.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA l STRANIERA SANITÀ MILITARE. A. LusTJG. - Intorno agli eftetti cutanei di alcuni aggressivi chimici. (L o S_~.:eri mentale, n. l, 1932- X). L'A., che in una. sut\ recente pubblicazione in collnbon\zione coi Dottori Rovida. e F erraloro, Fi-siologia e clinica dei gcUJ da combattimenl.o edita nel 1931 dall'I stituto sicroterapico milane-'36, illustrò ampiamente le proprietÀ biologiche dei principali aggressivi chlmioi di guerra, nell'attuale monogragia parla dell'azione delle Arsine c più particolarmente di un composto organico dell'a.serruco della serie etilenica • la Lewisite •, così chiamata. dagli Americani perchè il primo a preparo.rla fu W. Lee Lewis. I Tedeschi furono i primi a.d usare in guerra le arsine. Essi avevano ritenuto che, messe in libertà, in minime particelle, dallo scoppio dei proietti, avrebbero a t· traversato i filtri delle ma.'lchere allora in uso, ed avrrbbero provocato gravi di· stnrbi per la loro azione irritante (starnuti, tosse, insofìerenza). per cui i colpiti si so.rebbero tolta i;;tintivamente la maschera e quindi avr·ebbero sobita l'azione di gas più letali, lanciati contemporaneamente o subito dopo. L'A. accenna alle ricerche compiute dal Fryri, durante la g uerra, sull'azione biologica di molti compost.i arsenicali della serie alifatica, grassa ed aromatica, ril0vando c he tutti esplicano un'azione irritante locale as."o.i spiccat,a sulle vio aeree e sulla pelle, oltre determinare fenomeni t'ii rias!lorbimento. A scopo militare solo pochi composti furono ~usati e cioè: l'etildicloroa.rsina e la. mctildiclora.rsina. della. serie alifatica.; la. difenilcloroa.rsiM\, la diienilcia.na.rsina e la. difenilamincloroarsina. della serie aromatica. La lewisite che non fu usata in guerra. p erchè preparata solo nel novembre dell918, fu studiata dal 1918 al 1925 da St. I. Green e da Th. St. Prico, da W. I. Pope, da W. Lee Lewis, da. G . A. P erkins ed in Italia da.! Rovida, il quale ne esaminò le proprietà fisio-patologiche sogli animali e l'aziono vcscica.toria. una sola. volta su sé stesso. Essa ha. un'azione irritante simile a quoBa. delle altre arsine ed un'azione vescicatoria simile a quella dell'yprite. D Wedder Edvald n ella sua pubblicazione aspetti med·ici della g1,erra chi mica. (Baltimora 1925), descrive la. sintomatologia r iscontrata negli anin1ali esposti pt>r un tempo variabile all'azione dei vapori di lewisite e le alterazioni ana· tomo-patologiche riscontrate nei casi di morte acuta (cani morti entro 60 ore dall'esposizione) e nei ca.'li di morte ritardata (cani morti 3-9 giorni dopo l'esposizione). Applicata. sulla pelle, o sotto forma. di vapore, o sotto forma. liquida., produce lesioni molto simili a. quelle dell'yprite con queste differenze: che il penodo di latenza. è molto minore e le lesioni si manifestano subito; che essa. libera a.rseruco, dopo che viene ria...'>Sorbita, ciò che può causare avvelenamento e morte anche per dosi relativamente piccole. n Rovida. nelle sue esperienze sugli animali conferma gli studi del Wedder. Dal confronto dell'azione dell'yprite e della lewisite trae le seguenti conclusioni: c la lewisite è per la cute pitt irritante dell'yprite, le sue lesioni si manifestano dopo un periodo di incubazione minore, esse decorrono con maggiore gravità e vengono a guarigione dopo un più lungo periodo di tempo. Ciò è stato in parto contraddetto da altri sperimentatori e recentemente dal dottor. Bi.ischer nella sua interessante pubblicazione illustrata da oltre 100 belle fotografie (Grun und Kreuz Vertag R. Hirnmelheber e C. Hamburg 1932) •· n Biischcr ha potuto fare i suoi interesa.anti studi avendo assistito, come unico medico, dal 1919 al 1925, oltre 2000 operai addetti presso il campo di Breloch alla. distribuzione di un'ingente quantitÀ di muniziom contenenti aggressivi chimici, per oui tutti gli operai riportarono qualche lesione ed alcuni di essi si prestarono anche come soggetti di esperi· mento. Dice a proposito il prof. Lustig: «non esito a dichiarare che la. pubblicazione di Biiacher riuscirà molto istruttìva, specialmente per i medici ohe su questi pro-
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blemi fi.'lio-patologici non hanno che una visione superficiale, ma anche per gli studiosi spcoialjzzati, i quali dallo loro esperie nze di laboratorio vogliono spes...'<O
trarre consoguenze pratiche per l'uomo, mentre la. sola esperienza di laboratorio che è pure indispensabile - non può avere che 1m valore relativo per gli effetti pratici dell'impiego di questi aggressivi chimici di guerra~Riportiamo alcune delle più importanti conclusioni alle quali è pervenuto detto Autore in seguito alle numerose osservazioni fatte sull'azione sulla cute dell'uomo, dei due gM vescicatori sapra ricordati: La Iowisite penetra. più ra.pidamcnto e si spande più largamente dell'yprite. L'infiammazione che essa provoca è sfuma.t.a, invece è nettamente delimitata nel caso dell'yprite. La lewisite ha. tm'a.zione pitt rapida dell'yprite: dopo 12-13 ore dalla. sua. applicazione dà luogo alla forrntvtione di piccole vesciche e, dopo 24, di bolle grandi centrali; al 2° giorno l'infiammazione raggiunge il massimo; invece per l'yprite le vesciche si formano dopo 20 ore o.lla. perife ria dell'infiammazione, centralmente l'intiero tessuto è talmente leso che l'epidermide non ho. più fono. di sollevarsi per formare vesciche, l'acme dell'infiammazione spos.'lo si raggiunge verso il 14o giorno. Se si riesce a. mantenere intogre le bolle da. lewisite, già. dopo 14 ·giorni si può avere la. guarigione; montre nel ca.«o dell'yprite a tale epoca., come si è dotto, si ha. solo l'acme dell'infiammazione. So si a...:;socia infiammazione secondaria, la. guarigione per lowisite può protrarsi fino al 260; giorno, mcntro per l'yprite nello stes.'lO tempo neanche la necrosi si è disto.ccata.. L'infezione secondaria. è relativamente più frequente per l'yprite che per la. lewisite. ll prof. Lustig rileva che il Biischcr non parla delle onychalgio per lesione del letto ungueale da lewisite, di cui hanno fatto cenno altri autori ed in proposito descrive tm caso vorificatosi in un s uo collabaratore, che incidentalmente si era imbrattato con detto composto. Infine ricorda una sua nota pubblicata. nel 1918, dal fronte. nello « Sperimentale • da.l titolo Sugl·i effetti del8olfuro di etile biclorurato, nella. quale descrive i sintomi dell'intossicazione da yprite ed i loro esiti, riassume i risultati delle espel"ie nze
da. lui fatte ed ag!{Lunge che in quel lavoro dette una spiegazione sulla patogenesi delle emanazioni dt~. go.s che, dopo 14 mmi e dopo le nwneroso esperienze seguitesi,
gli sembra ancora. la più corrispondente alle nostre conoscenze sugli effetti di tale tossico. F . PELliEORL.'ft. - La medicina militare nel Regno di Napoli - Dall'avvento del Normanni alla caduta degli Aragonesi (R. Cabia.nca.-Verona., 1932-X). ., La monografia del ten. col. m ed. prof. F. P ellegrini, redo.tta.sullascorta.di una vMta e rigorosa documentazione storica., costituisce un'opera. verament-e degna. di nota e interessante sia. per gli appassionati di storia dello. medicina che per i profani. Edita in bella, nitida veste tipografica, arricchita. di preziose atmotazioni critiche e bibliografiche e a.dorna di numerose raro incisioni, è divisa. in grandi capitoli che da una felice rivendicazione dei primi secoli del :\Iodio Evo, non S(~mpre a ragione intesi da..lla. maggiorMza. come epoca di decadenza e di barbarie, ci ricostruiscono le vice nde della tradizione m edica ita.\o-greca conservataci attraverso i vari cenobi benedettini e perfezionata. nelle scuole ùi Bologno., Pa.dova, Napoli, ~a lerno: di quest'ultimA. in ispecieche per prima. comprese l'importanza. dogli studi anatomici. La. costituzione di Ruggoro II opportunamente stnbiliBce il riconoscimento scientifico della medicina gettando altresì le basi di un ordinamento di polizia. sanitaria. che Fede rico II più tardi a. l larga e completa. P er rag ioni facili a. comprt'ndore vediamo come sopra.tutto alla. chirurgio. spetti il vanto ùi a.ver mantenuto accesa. la fiaccola tramtmdat.aci da. Ippocra.te e come buona parte di tale merito debba. attribuirsi ai medici che seguivano le armate esercitando la privilegiata. loro missione. Da una. dottagliata. rassegna. dell'ordinamento militare dell'epoca, che ci mostra. quanto a.ncho in quf'i tempi fosse bene attrezzato il servizio sanitario e ci offre un qu~o olt_t-emodo vivo dell~ ~rmi ~ pro_i~ttil~ belli<:i _in us?, apprendiamo in quale constderaz10ne fos.~ero tenutt 1 medict mthba.n (mediot Regt e ntedici l\lliliti): ad essi,
infatti, oltre i privilegi onori e ricompense accordati dai regnanti, erano devoluti ·
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l'insegnamento e l'accerta.mento del grado di istruzione dei candidati all'esercizio della medicina e, infine, la vigilanza sull'esercizio stesso e sulle specializzazioni nelle varie branche. Sorge così e si affe rma. una medicina militare che ha. per base la. tra.uma.tologia e che permette a.U' A. di tracciarci un quadro caratteristico dei me· todi di esame e di cura. dei feriti e dell'originale strumentario chirurgico in uso. Un capitolo su Nicolò da. R eggio, medico militare e traduttore delle opere di Galeno, ed altro sul Galenismo, fonda.rnento scientifico della. medicina e della chi· rurgia. in Napoli, danno la misura. dell'opera veramente at·dua. e profonda compiuta. dal Pellegrini che, a complemento della. sua intelligente fatica, ordina., in calce al volume, una preziosa raccolta. di documenti rari e interessantissimi. CAMPANA
Protezione contro la guerra chimica (Sole, Milano, 28 fobbra.io 1932-X, Revue Inter· natoina.le de la. Croix-rouge, mat"Zo 1932-X). Il 27 febbraio, all'assemblea del Sindacato provinciale fascista degl'ingegneri di Milano, l'ingegnere del sindacato di Roma. dott. Giuseppe Stellingwerff dinanzi 1\d un folto auditorio d'ingegneri e con l'intervento di autorità civili e militari tenne una conferenza su questo argomento: Rifugi e costruzioni protettive contro gli attacChi ae-rei. ' L'O. dopo aver esposti quali potranno essere gli attacchi con bombe incendiarie, con armi chimiche e con potenti esplosivi, considerò i mozzi che permettono con relativa facilità. di neutralizzare gli att-acchi chimici o incendiari e ha. determinato la. forza di penetrazione degli ordigni esplosivi, parlando dei materiali di costruzioni che, senza. gravi spese, possono essere resi più resistenti. In conclusione l'O. dimostrò che in questo campo l'opera. dell'ingegnere è assai vasta e necessaria. La conferenza fu vivamente applaudita.
IGIENE. G. SANARELLI e A. ALESSAND&lNI. - Sull'ultraflltrazlone del batteri patogenl. L'ul· travlrus tlfo-paratlfico. (Annali di Igiene, febbraio 1932, n. 2, pag. 65). Gli AA. hanno studiato la filtrabilità. del virus tifo-paratifico impiegando ceppi di bacilli di Eberth e del bacillo i tteroide che, per qualche aspetto, può essere paragonato ad un bacillo pa.ratifico di prodigiosa virulenza.. La. tecnica usata. è stata la seguente: sa.cchetti di collodio riempiti con brodocultura fresct\ di B. di Eberth, chiusi alla. fiamma. o protetti nel punto della chiusura da. una. calotta. costituita. cla. mastice fuso a 1500, venivano immorsi in tubi contenenti brodo ovvero a.ga.r fllùdo a 400; i tubi di a.ga.r dopo la semina venivano raffreddati sotto un getto di acqua. p erchè i sacchetti rimanessero imprigionati nel fondo delle provette. Quindi il mate·ria.le così preparato veniva. messo in termostato a 37°. Gli AA. hanno potuto cosi constatare che sia nel brodo come nell'aj:!ar, rlopo un certo numero di giorni (3, 4, 10), erano reperibili delle minutissime gntoula.zioni e delle scarse forme bacillari che trapiantate in brodo o in a.gar davano luogo a. sviluppo di culture tifiohe solo dopo alcuni giorni; le prove eli agglutinazione specifica, in principio negativo, diventavano positive dopo almeno tre passaggi (in media. da. 5 a. 8) consecutivi in brodo. Mediante sacchetti a. doppia parete gli AA. sono riusciti ad ottenere anche in vivo il pa.•lsaggio dell'ultra.virus tifico dal sacchetto interno a. quello esterno introducendo doppi sacchetti nel peritoneo dei conigli; tale passaggio si constata con qnalche irregolarità e si verifica. in genere dopo 10-15 giorni. . Gli AA. hanno ripetuto in vitro e poi in vivo col B. itteroide le ste.<>se espenonze già. fatte col bacillo di Eberth ottenendo i medesimi ri.'>ulta.ti e constatando che la sierosità. peritonea.le dei conigli ostacola lo sviluppo del B. ittoroide ancora. più energicamente che lo sviluppo del B. tifico. Esperienze eli controllo hanno dimostrato che le pareti dei sacchetti eli collodjo son? attraversate anche dal prodigioso m entre non lo sono affatto nè dal b~ etllo Shiga nè dal vibrione colerico nè dagli sta.filococchi, il che costituisce una nprova delle garanzie offerte dal procedimento sperimentale adottato.
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Gli AA. in conclusione affermano la fìltrabilità dei virus tifico e paratifìco (B. itteroide) attraverso gli spazi intermicellari degli ultrafiltri di collodio e che l'ultravirus rappresenta. una. fa.'>E' biologicamente immatura. od attenuata, non sempre coltivabile in vitro, del ceppo bacillare dal quale esso ha tratto origine; avvertendo che sono sufficienti alcw1i pa.-;sag:gi in vit.ro od in vivo per fare recupe1·are alle formr batteriche primordiali, derivate dagli elem enti invisibili dell'ultra· virus, le rispettive proprietà antigene e pat.ogene originali. Dimostrano altresì che l' ultravirus del bacillo itteroide pa.<~sando nel peritoneo di un animale sensibile può indwTe in quest.o una malattia di lunga durata ma g uaribile, m ent1·e in altri cn.si può recuperare nei tessuti dell'animale la virulenza originaria provocando un processo setticomico. PICCIOLI
F. ARLoiNo e A. DuFOURT. - Sull'autodepurazlone collbaclllare delle acque di fiume . (C. R . de la Société de Biologie, toro. CVI, n . 3-4). In due note successi ve vengono riferiti i risult.ati ott.enuti indagando s ui fattori che intervengono nel meccanismo di autodepurazione oolibacillare delle acque di fiume. Le ricerche sono state praticate su campioni di acque del Rodano por le quali gli AA. avevano consta.tato il verificarsi di una autodepumzione rapida, sep· pure varia per i diversi campioni, a llorchè essi venivano conservati in fur.coni sterili, a tempetature medio di Ioo-Iso C. ed al riparo dalla. luce. Tra i vari fattori determinanti tale autodepura.zione gli AA. rilevarono in particolare: l'azione della luce, di un principio litico, della concorrenza vitale, e l' in· fluenza. dell'inlpovorimont.o dell'ambiente nutritivo. Le indagini, esperite comparativamente su campioni posti in diverse condizio ni sperimf"ntali: luce attenuata, luce viva, filtrazione, filtrazione ed azione del calore a 120o C., dimostrarono che l' n.zion<' della luce è un fattore di autodepurazione ma non il più importante e che il principio litico, contenuto nelle acque, è pure un fatt-Ore notevole di autodepurazione ma la sua azione si arresta ad un certo limite ri· velandosi incapace di distrugge re tutti i colibacilli. Al riguarùo fu notato che i colibaciUi dimostratisi resistenti ad un certo grado di autodopurazione sono ulteriormente resistenti all'azione d el principio litico nnova.mf\nte aj:!;giunto da. acque del Rodn.no filtrato, me ntre si ba la. lisi sperimentando nelle ste·sse condizioni con Colibacilli di recente isolati dalle acque del Rodano o provenienti da ceppi di laboratorio. L 'azione autodepurante, come si rileva chiaramen te dai dati riportati nelle due note, è prevalentemente dovuta alla concorrenza. vitale e solo secondariamente al depauperamento dell'ambiente nutritivo. Che la concorrenza. vitale si esplichi più rapidamente nelle acque a forte contenuto di germi e ra già. statQ os.<>ervato dai vari AA. o qui l'esporimonto comparativo fra le acque del Rodano, con alto titolo colimetrico e notevole numero di germi associati, e quelle di pozzi filtranti situati sui suoi argini, a basso titolo colimetrico e scarso numero di germi associati, lo conferma. per il rilievo di una più rapida aut.odepura.zione colibacillare nei cam pioni di acque del Rodano. Ricerche eseguite per valutare l'azione particolare di alcuni speciali germi, che sopravvivevano più a lungo nelle acque del Rodano conservate in flaconi, portarono all'isolamento di un cocco dimostrat-Osi dotato di notevole attività anticoliba.cillare. Infine l'influenza. esercitata. dalla ricchezza in materiale nutritivo sull'autodepurazione delle acque, è pure risultata evidente per l'aumento ottenutosi n e l numero dei colibacilli, residuati in acque spontaneamente depuratesi, dopo 1'~ giunta. di alcune gocce di acqua. pcptonata.. N ANNI
MoiNE. - La mortaiiU In rapporto alle variazioni atmosferiche. (Revue d 'hygiène et de Médécine preventive, 1931, n. 12).
MARCEL
È nota. e largamente studiata l'influenza che le variazioni atmosferiche esercitano sullo stato sanitario della. popolazione in genere e sulla mortalità infantile e senile in modo speciale. L'A ., con delle tabelle statistiche veramente dimostrative
RIVISTA DBLLA
ST~ll'.A ~tED IOA · ITALIANA .E
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STRANIERA
e con dei clùari diagrammi, studia l'andamento dt.'tla. m.ortalità a Parigi, durante i vari mesi del 1926. Egli divide tutti i decessi registrati in quattro serie di età, e cioè: I o soggetti entro il primo anno di vita; 2o soggetti e ntro il quarto anno di vita; 3° soggetti dal quinto al cinquatanovesiroo anno; 40 soggetti oltre il sessa.ntesimo anno. Da tali dati risulterebbe anzitutto che la mortalitÀ per le prime due serie sarebbe quattro volte più elevata. di quella della. terzo. serie, e che negli individui che hanno superato il sessa.ntesimo anno. la mortalità. sarebbe otto volte più alta di quella dei so~etti da cinque a cinquanta-nove anni. Più alta. di tutte risulterebbe la mortalità dei bambini e ntro il primo anno di vita., e di essa. l'A. studia. le oscillazioni mensili, in rapporto alla. causa morbosa, confermando che i decessi pe r le affezioni a. carico dell'apparato respiratorio, como del resto noi vecchi, sono più frequenti in inverno ed in prin1avera.; mentre nell'estate sono lo affezioni a. carico dell'apparato digerentE> che prevalgono fra. le cause di decesso. È veramente interes<ante lo studio statistico che l'A. fo dei bambini deceduti entro il primo anno di vita. in seguito a. forme ent-erico-diarroiche, dividendoli in due categorie: bambini allatta.ti t~ol sPno ( 17, l % dei decessi); bambini alimentati in modo artificiale vario (82,9 % dei decessi). La mortalità inoltre sarebbe più alta nei primi due mesi di vita, dm·anto i quali colpirebbe in modo più spiccato i maschi, mentre nei mesi successivi sarebbe un pò più elevata. nelle femmine. Riguardo poi al rapporto di m01'talità. tra bambini legittimi e non legittimi risulterebbe che, entro i primi 60 giorni di vita, la percetuale dei decessi sarebbe pitt alta. per quelli illegittimi e più pe r i maschi che per le femmine. Considera infine la ripartizione per malattia di tutti i decessi dei bambini, entro il primo anno di vit-a, a Parigi, nel 1926, e chiude il suo lavoro con l'esortare ad un miglioramento de ll'igiene, sia. alimentare sia del vestiario, dei lattanti, specie nei periodi nei quali le condizioni atmosferiche sono per essi tutt.'alt.ro che ftwore,·oli.
P tAZZA
F. NERI. - La questione del latte ed il problema dell'alimentazione. (Difesa sociale, dicembre 1931, n . 12). L'A. d i questo interPssa.nte studio richiama innanzi tutto l'attenzione degli studiosi sopra una questione dellA. più gn:mde importanza e preciSft.mente sul fatto che in I talia l'individuo medio dispone di m1a razione alimentare giornaliera calcolata. in 2500 Calorie e cioè di una ra-.1:ione a.'>Solutamcnte insufficiente. Accenna quindi alla condanna inappellabile del regime vogc>ttwiano assoluto e ribadisce il concetto di non limitare le proteine allo stretto neces1;.ario e di tener presente la. neces:'lità che almeno tm terzo delle prot.eine ingerit-e sia di na.tma animale. Segnala poi la. deficienza. di'i g•·a.ssi n ella razione a limentare italiana, e, come indice di detta. deficienza, ricorda. lo scarso con<sumo del burro in Halia. Si occupa. quindi della produzione e del consumo del latt.e e dei latticini nel nostro Paese rilevando che di fronte n.lla. notevolis.':lim<l. produzione italiana. di latte e latticini sta. tm conswno relath·amente basso di appena. ,-enti litri di latte all'anno per abitante, soltanto in part-e compensato dal eommmo del formaggio che raggiunge circa i kg. quattro per testa all'anno. Condanna inoltre le spese per consumi di lusso come alcool, caffè, thè, cacao e tabacco auspicando la proclamazione della battaglio. del latte, il cui motto non potrebbe essere quello del latte a buon mercato ma dovrebbe essere in...-ece q uello del latte normale, genuino e salubre. Dopo un accenno a.i requisiti del buon la.tte, l'A. si sofferma sui pericoli della contaminazione, specialmente nei riguardi del bacilli tubercolare e della brucella melitonse ricordando, a proposito del micrococco del Bruco, alcuni interessanti studi personali. Per il controllo della salubrità del latte a.fferma. che il metodo piu adatto è quello delia ricerca del colibacillo che è estraneo alla normale microflora di lJUe.~to prezioso alimento. Si occupa poi della. raccolta, del trasporto. della conservazione, della refrigerazione del latte che dovrebbe essere consumato crudo, !le a ciò non si oppon essero, in pratica., delle serie difficolta.. Accenna in.fine al processo di pa.steurizzazion(' del latte a tempet·at.ura. di 61,56 -
Gi01'1lale di medid1la militat'•.
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RIVISTA DELLA STAMPA
lll:DIC".~
ITAL U NA E STRANIERA
63o C, per t~nta minuti e con clude ch e le migliori garanzie possono essere date soltanto dalle Centrali del latt~ ch e, per la loro organizzazione scientifica e pratica, hanno un fun zionamento ot.timo sotto tut.ti i riguardi. PICCIOL I
C. PERILLl maggiore m edico. nale , maggio 1932-X).
Il valore fislologleo del riso. (La. Scuola Nazio-
Con una conferl'nzn t enuta a. V.:1·ona. in occasione d ella. Fiera Internazionale d e ll'Agricoltura l'A. ha. inaugurato la. 2a campagna. di propaganda. per un maggior consmno di riso in I talia, illustrando il valore alimentare di questo ottimo e tipico p rodott.o nazion1tlP ita.lin.no . ch E' p er lf' su e proprietà. nut.ritive ed energetiche dal prof. D evoto è stato d efinito pane-carne dt'll' operaio. Ha fatto ri lrvare che l' I talia, benchè produca la. migliore qualità. di riso che esista. al monrlo. n e consuma solo kg. 6 pro rxvpite, m entre gli a.nglo-sa.'J.<>oni ne cons umano circa. kg. 40 e gli americani 42. Ha illustra.t.o l'attività de ll'Ente Nazionale Risi, chP sotto la guida. di S. E. il senat.ore a.vv. Aldo Rossini coopPra. indirettam ente A-lla vittorin. d ella battaglia d el grano. D urante la. guerra il prof. Bag lioni poposc liD maggior consumo di ri:;o e di le!l:umi p er i solùa.ti ed alla Commissione Sanitaria I ntoraUeata il colormeUo medico giapponese dott.. Inaba Ryota.ro spiegò ch e il riso, per essere g radito e conservare t u tte le sue migliori pmprietà, deve 88· sere cotto a. vapore. K ell'eser cit.o gia.pponosc si usauo Cfl..'>St" di cottura. p er 12 person e. Il maggiore P erilli. p er cortese prestito d el Direttore dell' I stitu to di Fisiologia di R.omn., potè mostrare una gavetta giapponese che rende pos.-sibile , anche al soldato isolato, di potet· cuocrre il riso col solo Yapore. Dopo aver accennato all"orijline mitica d e l 1·iso, all'uso e norme che n e fanno i Cinesi, Giapponesi ed Inclittni. alla composizione chimica, al suo valore fisiologico per sani ed ammalati, e dopo t'l.Yer trattat.o anche di altri argomenti p er rendere varia ed intet·essante la conferenza, ha. concluso: « DimostJ-ato l"a.lt.o valore alimentare e terapeutico d el riso - rispon d e in pieno ai requisiti ed alle esigenze d ella fisiologia - non ci resta che ricordare il ta.citiano incoraggiamento do! Duco per un maggior consumo di questo cibo p re libato, e augurarci che - come è avvenuto per l' uva - gl'Italiani risponderanno con slancio all'invito di S. E. il Capo del ~ vemo, sapendo di compier e nello stt"sso tempo un dovere verso sè stessi e verso la P atria. •· medico rli complemento. - Igiene della bocca e legislazione odontolatrica. (Editoriale Contemporanea ita.Jjana. Via Olmetto 12, Milano, L. 15).
GASPARINI prof. Carlo, tenente
L'A. tratta in modo completo <h•lla eziologia d elle malattie de lla. bocca e d e i denti e d ei t·apporti pa.togenetici che quest e hanno con a ltt·e malattie dell'organismo. Si diffonde n ell"illnstra.re i vari m ezzi di ig iene bucco-denta.ria individuale nella p1·ima infanzia, n elle allattanti, ndle ge:;to.nti e in alcune particolari malattie d el co1110 umano. Ricorda anche la profìla~si d!'llil. carie dentale, d ella piorrea alveolare e d elle lesioni « prof~.>ssi ona.li • de l s isttlma denta rio; capit.olo questo molto interessant e . La parte dc ll"ig iene sociale è svolti\ con molta chiarezza e in modo Vt>ra.mcmte origina,le e totttlitario . E ssa. com e giustamente dice l'A. n elln prefazione, viene a calmare tula ln.cuua d ella letteratura odontointrica.. P er l' E sercito invoca, oltre ad una assistenza integra le oclontoia.trica anche l'adozione d ella scheda d entaria p er i militari di truppa e l'insegnamento d elle nonne di ig ien e indh-iduale, capitolo m o lt.o b en tmthtto e di notevole importanza pratica e socio.le . La pat·t-e lr·gisla.ti\·a, ch e d eve aver richirsto una. particol~tre compet enza, è uno studio lunp:o c minuzioso. a.nchc p e r i continui ric hiami d ell o varie dis posizioni, è riporto.ta. intPgrn.lmente ed è m es--;a in p•trt icolMe rilic\"o quolla che riguarda i
prov'"·ediroent.i legislativi volut-i dal Regime, che, come d ice l'A . "costit uiscono un uuclco di idee social i e m orali, un organico complesso giuridico, eli logico sviluppo e di stile caratteristico ». Utile, p e t• il confronto che può fare il lettore, è il capitolo che t.ratta dell' inse · gnmnento della odontoiatria e d el tit.olo profes.<>ionalo presso i varii Stati d 'Europa..
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E
STBA~HERA
~ella. • appendice • è brevemote accennato all'importanza mocl:ico -lega.le d ella odontoia.trie., o a.lle. a.s.'iicura.zione obbligatoria. delle malattie dei denti, capitolo quest.o di palpitante attualità, dove l'autore es pone il concetto che le Mutue pos· sono segnare il primo passo verso l'a.~siclll"&Zione integrale. Molto interessante, in fine, sono le noxioni pet· gli esami chimici, rnicrobiologici, istologici, e, specialmente per quelli farmacologici, riguardo alla d eterminaxione del potere battericida. di al· cuni tlisiniettant.i. Il volume, in buona. vt>Ste tipografica., di 270 pagine in sediccsimo, per lo stilE> chiaro e semplice si legge con piace re ed è ra<'. comanda.bile a. tutti i Colleghi, in particolare per quelli che si interessano di ig ien e e di legislazione sanitaria.. E sao è c.orredato di sei tavole fuori tes to, ben riuscite , di cui una. riproduce il futuro lsti· tuto di odontoiatria. • George E astroa.n " d e l qua le è du·ettore il Generale medico on. prof. Amed eo P cma..
MEDICINA INTERNA. Trattato Italiano di medicina Interna, 11. c;ma d··II'Jstitu t.o Biochimico I talia no . (Società. Editrice Librario., 1931, :\'Iila no) .. Il 1'rattato italiano di medicina interna realixza nel modo mig liore ciò che è e d eve ('Ssere noi pz·ogramrua scie n t ifico naziona le d ei nuo,·i te mpi, por l'ema ncipa· zione de lla cultura. meùica italiana da lla sogg(>.zionl' che per troppo tempo l' ho, te· nuta. in un ingius to stato di minodtà verso que lla. degli a lt ri plloùsi. Se è pur vero che le con quiste d ella scienza. non possono essere ch e internazionali, come prodotto uni· ve rsato dt:'ll'i.ngegno umano, non può nega t'Si senza cocen te mmmarico che le nostre gloriose scuole mediche, tanto ricche di t radizioni e St·mpre fervide di il.lu. minata operosità, non hanno spesso a vuto pe r il mondo la risonanza. che meritavano. E p er di piit le passate generazioni dei m edic i itn.lia.ni hanno formato il loro patrimonio scientifico su libri di testo in gran parte stranieri, nei quali non si era mai avuto il disegno e il proposito di pone in gi11.'1ta luce e nelle meri ta te proporùoni contributi dei nostri autori. Tutto ciò ha indubbiamente influito, oltre che sulla. cu.ltw·a., anche sull'educazione professionale con le inevitabili consegue nze dannose sulla stessa. estirow.~;ione dei nostri valori e sulla valutazione d elle nostre possibilità, generando un acqtùescent.e consontimento a. condizioni, cui si ribella ogni modesto amor proprio oo ancor più il sacro orgoglio nazionale risorto n el segno dei Fasci. Così avveniva che tutta una. serie di mi.seonoscimenti (se non semp re di vere a ppropriazioni) perpetrati ai danni d ei nostri centri di studio, trovavano di tanto in tanto eco in appassionate rivendica.zioni, le quali servivano più che altro a. farci misurare il terreno ingiustamen te perduto nelle o.t tl,'ibuzioni riconosciute a. conquiste scientifiche, che figurano indebitamen te come d'altrui pertinenza. e fu· rono in vece precedute da osservazioni o i.utuiziotù nost re o anche furono rilevato di seconda. mano a distanze notevoli di tempo. Se s imili proteste la maggior parte delle volte non valgono a. rettificare indebiti termini di priorità pre valsi nella letteratura straniera , non v'è ragione che non abbiano eco ed effetto ne lla preparazione cultmale d e l m edico italia no. Ed iutine, in fatto di te rapia, no n potevamo certo 88pet· tarci che fosse messo in evidenza nei libri di testo di scuole d 'oltr' Alpe la. incompa· rabile ricchezza d e l nostro vist.oso pa trimonio nel campo d ella. idra.climato logia.. nè che, nl'lle indicazioni c urat ive , non si seguissE-ro crite ri a t.t i ad accreditare , sia pure indiret tamen te, prod otti che ha nno fini to per conq uistare t roppo facilmen te il m er· cato itt~lit\no nella inconseia o snobistica. suggestionP d 'oR..«cquio po.>r ogni idea. ed ogni cosa che ci venisse di fuori con gra vi ripcrc us:;ioni economiche, per il tor to fa.tt.o do. noi stessi alle nost.rc mat ut·e e ben munite industrie mcdico-fa rmo.ceu t iche. . L 'opPrn dunque, cui con tan to successo ba. a tti'SO l'I stit u to Biochimico Ita· lza.no, è altamente m eri tevole e va o lt re semplici opportuni tà didnttiche , inve· stendo condizioni mo z·a.li e mau·riali di g1·ande in oore».'!e. 11 tra.tta.to, dal ptm to di vista editoria le, s i presen ta. in veste d1•gnissima., s u t re vn~unu di 3465 pagine comple:ssh·E', Plegantt•m('n te ri kgati, u1 nitidi carat teri , s u ottu;na. ca~a. con numerose illustrazioni in nero e a. nolori, belle e dimostrativE>. Oh ~ntol'I non hanno bisogno di prc-sentaz-iont~, tanto è chiara la. loro fama. Il pruno volume è diviso in quat tro parti: le malattie da. infezione , le malatt it·
RlVISTA DJoèLLA !.'T.U!PA MEDICA lTAI.IANA E STRANIER A
'degli organi del movimento infetti,·e ed altre, le malattie dell'apparato circolatorio, le malattie del sangue e degli organi emopoietici. Apre la trattazione Domenico C'.esa Rianchi con tm lucido capitolo introduttivo sulle malattie infettive in genere ed è veramente> ammirevole come in poche pagine si sia. potuto riuscire a fissare i concetti fondamentali d el comple.">So argomento. con una. chiarezza ed una conci!lione che semplificano e profilano i problemi che vi sono connessi, al punto di of. frirne al lettore limpidi aspetti sintetici, che permettono ai novizi il più efficace inquadramento d €·gli studi e offrono ai medici utilissimi richiami d'insieme, come non sarebbe possibi le ottt>nere, con dura fatica.. mediante frammentarie comples!le consultazioni bibliografiche. QuC!lto felice esordio dà l'idea d elle pratiche realizzazioni perseguite nel pro· gramma del trattato. Per -..·i.rtì.l di grandi Maestri le materie più ardue o aride sono C!lposte con metodi atti a. 1·enderne agevole la comprensione, con una. lettura attraente che incatena l'att<onzionl' e quasi non fa apparire le difficoltà superate per il disinvolto ammaonimento didattico. Lo st<-->Sso prof. C'-e!la Bianchi tratta, da par suo, in questo volume d elle setticernie, e nella parte delle malattie dell'apparato cireolatorio ha compilati i capitoli di nozioni generali, d ell'esame fisico dell'appat·ato cireola.torio, delle aritmie e d ei vizi congeniti del cuore e dell'insufficienza cardiaca. Guido I zàr svolge, nella. s<>zione delle malattie a. tipo setticernico, i capitoli della febbre tifoide, della tubercolosi, della. melitenso e della peste. L uigi Preti illustra in altra distinta sezione le malatt-ie infettive con sindromi prevalenti di localizzazione {anpea.cute, parotite epidemica., eresipela, difterite, ecc.) Rocco lemma. tratta le malattie esantematiche. li senatore Aldo Castellani ed il tenente generale medico Filippo Rho illustrano le malattie cla protozoi e da spirosorni. Pietro Stazzi svolge la. sezione delle zoonosi e Giulio Andrea. Pari la parte delle • malattie degli organi del movimento infetti\re ed altre •· Le sezioni d<>lle malattie dell'apparato circolatorio, all'infuori dei detti capitoli di Cesa Bianchi, sono di Mario ArC!lu, ed infine Giovanni De Guglielmo chiude questo primo volwne con l'ampia e chiara trattazione, riccamente illustrata, delle malattie del sangue e d egli organi emopoietici. Il secondo volume è diviso in t re parti: le malattie dell'apparato rC!lpiratorio, dell'apparato uropoietico e del sistema. nervoso. Ne sono autori Guglielmo Bila.ncioni, on. Eugenio Morelli, Arrigo Perin, Maurizio Ascoli, Francesco Serio, Nicola. Ca.rraro, Giovarmi Minga.zzini di grande e vemwata memoria, Gioa.ochin.o Fumarola, Ottorino Rossi, Gustavo Mattirolo, Francosco Ga.ldi, Sante De Sanctis. Il terzo volume comprende le malattie dell'apparato digerente e del ricambio, la dottrina. delle costituzioni e le malattie diatosiche, le ma.Latt.ie delle ghiandole endocrine, le malattie da agenti fisici, gli av,·elenamenti più comuni e le malattie da infortuni, per opera {oltre che di autori già citati) di Giovanni Boeri, Antonio Fragomele, Luigi Villa, Luigi Ferrannini, Carlo Lotti. Luigi d'Amato, Giovanni Lorenzini, Luigi Preti, Pietro Castellino, Adolfo F errara., Antonio Ca.zzatùga, Alberico Benedicenti, Nicola Caste llino. Come si vede, al t,rattato hanno dato mano Maestri insignì e spiccate pm-sonalità dell'alta. aristocrazia della Scuola medica italiana e l'opera poderosa, per sapienza di organizzazione prograrrunatica e per abnegazione degli autori che hanno saputo sempre tener prC!lenti i .f ini ed i conflni dell'ardua impresa, può dirsi superbamente riuscita nell"alto intento del benemerito Istituto promotore, quello cioè di offrire ai bisogni del medico e dello studente l'appoggio d i w1a guida e di u.na. consulenza sicura con un trattato di medicina interna. cho sinteUzza. in queJJta branca fandamentale lo stato della sci.enza e degLi studi medici italia.ni, quale a-fjemw.zione ckZ comributc nazionale al pmgt·e.9so scientifi-co mondi.ale.
V. D. B. CHIRURGIA GENERALE. F ERRo-L u zzr. - Contributo allo studio sulla patologia del tessuto germinativo dell'osso. (ll Policlinico, Sez. Chir., 1931, fase. 9). L 'A. illustre. il caso di un individuo che, essendo caduto da. circa. un metro di altezza sull'arto superiore sinistro, aveva riportato frattura. del radio al terzo superiore. F u applicato wl apparecchio gessato con l 'avambraccio fisso ad angolo retto
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sul braccio e sernipronato. Tolto l'apparecchio dopo 20 giorni si notò possibile la. fiessione completa, per ~uo.nto doloroso., d ell'o.vaml>•·aceio stù braccio : impossibili invoce erano i movimenti di rotazione. Poi lentamente anche la fie;;sione andò molto riducendosi e comparvero vivi dolori anche con l'ar ticolazione in riposo. Successivamente l'articolazione del gomito divenne immobile , ad angolo retto con l'avambraccio se.m ipronato. Si notava. ipotro.fia. dei muscoli del braccio e deU'avambrn.ccio e alla palpazione si avvertiva in corrispondenza. della metà pros.<Jimale dell'avambraccio e dell'epifisi inferiore d ell'ornet·o Wl sen::~o di re::;h;tenza più o m eno diffusa, come un callo osseo e.<>ube1·ante e irregolare. Radiologicament e fmttu1·a. cousolidstta in lieve angolazione del radio sinistro, circa due dita sotto il capitello; l'e pitisi inferiore dell'omero si presont.ava rivestit-a. da tulO spesso manicotto di tess uto opnco più o meno denso con ttalci sin quasi sotto la cute. Viene sottopost.o il pa.z:iente ~'operazione; si riscontra. una v asta. proli[erazione di tess uto, in Pt~rt.e cicatriziale, m :parte osseo, con delle creste longitudina.li, che fA.nno qua,;i docc ia ai fasc i mttsco1~- Tale .massa. viene complet-amente asportata e il gioco di flessione deU 'a.rticolaztone è ncuperato. Successivamente però si ebbe di nuovo riduzione nei movimenti per riproduzione di tessuto identico a quello asportato. L'A. discute il caso illustrandolo con reperti rndiogr·afici e anatomo-patologici, ne esamina la patoge n e;;i e conclude non poterai tr·att!\t·e, nel caso in esame, di un processo di comune ossifìctlzione post-tra.umatica. Egli pen,.;a che un accurato studio della fisiologia e della patologia del tessuto germinale os»eo possa assegnare a simili processi patologici non ancora bene inquadrati, il loro posto preci:;o. Nel caso in esame si tratta di « p1·olifemzione atipica del t.e;,.«uto germinativo dell'osso con tendenza. riprodutt.iva e iniiltrativa. • PICCARRETA
L'anestesia loco-reglonale nella pratica del "curage , (svuotamento) cervicale per adenopatle neoplastlche, (Revue de Chirurgie, n . 6, 1931).
CREYSSEL E ÉTtEN:o;J::. -
Nel trattamento chirnrgico delle adenopat.ie cervicali neoplastiche, alla anestesia generale, ordinariamente praticata, g li A.-'\. hanno preferita que lla regionale, anestesizza.ndo le radici del p lesso cevicale e completando l 'anestesia con l'infil· t.razione sottocutanea della linea di incisione. L 'anestesia paravertebrale delle radici del plesso è stata praticata per mezzo di due punti di iniezione. U primo di questi, che è sit,uato un dito trasverso a l disotto della punta dell'apotì.<$i ma.<;toide, permett-e di raggiungere la. p rima e la seconda radice cervicale: il secondo, che è a livello d el tubercolo di Chassaignac, dietro il margine posteriore d ello stemo-cleido-ma.st-oideo e i grossi vasi del collo, consente di raggiungere la terza e la quarta radice. L 'anestesia, così ottenuta, è sufficiente per compiere l 'operazione: gli AA. però hanno associata l'infiltrazione locale della linea di inci.'!ione, al fine di assicurare uua insensibilità assoluta. del campo operatorio. P er l'anestesia. d elle radici del plesso si sono serviti eli novoca.ina in soluzione all'l: IOO, per l'infiltrazione locale di novocaina a ll' l:200. Il p rincipale vantaggio di questo metodo di anestesia loco-regionale è quello di consentire l'intervento chirurgico in individui di età avanzA.ta, in stato di grave denutrizione, con les ioni bronco-polmonari e con les ioni boccali settiche. Tuttavia la tecnica piò corretta non ha evitato l 'insorgere in qualche caso d i accidenti di pat-ogenesi oscura, che non. sem~re sono st-ati superati. L 'aspetto clinico di questi accidenti è caratteristico. n paZiente comincia a. lngna.rsi di dispnea e d'angoscia. precordiale; nello stesso tempo pre.<>enta una. agitazione intensa e diventa cianot ico. Le pupille si dilatano, il polso diventa mpiùo. ~e non si riesce a dominare l 'adinamia., si ha rapidamente l'esito mortale. Tali accidenti più che alla tossicità della. novoca.ina o all'asfissia per edema laringeo e perilaringeo, sono imputabili, secondo Lumière, ati uno choc colloidoclasico, consecutivo a.Jle modifica.zioni dete rminate dal liquido iniettato nei mezzi umora.li. Al fine d i preve nire tali accidenti il Lumière ha. consigliato di aggiungere alla soluzione di allocaina una piccola quantit-à d i iposolfito di magnesio al 5 %· Tale pratica ha dato agli AA. Rotldisfacenti risult~ti nei pochi cu~i, nei quali h anno potuta impi(·gurla. RosA
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RIVISTA DELLA STAMP!• MEDIC A ITALIANA E
STRA~lERA
TRAUMATOLOCIA. l~uccnEs~;. -
Due casi di frattura dell'epistrofeo senza sintomi nervosi. (La Chimr· gia. degli organi del movimento, yoJ. 15, anno t-to).
L'A. deRcdve due casi di frattura d e ll'epist t·ofeo con disloc~tzione d e lla colonna in cui, non osta.nte le gravi lesioni ossee, no11 s i ~ono vedficate complicAzioni a carico d el midollo e delle t·adici. li primo caso è dato da. Llll elett.d ciilta che veniva t.t·agcinato dalla cadut.n d i nn pa.lo, su cui si trovava, per cui batteva violentemente al11uolo la regione oocipitnle e la parte destra del dorso, dportando la frattum della clavicola dest.m e dell'epi~trofeo, s enza presentare alcun sintomo a carico dei uervi cranici, dei I'Ì · Ressi, d ella sensibilità e degli sfint.eri. L'esallle t•acliografico fa<'eva rilevare tma fmttttra dell'epistrofeo in corrispondenza dei peduncoli con C"!h·isione della vert.ebrll in due ft·ammenti, di cui quello anteriore, dislocato in avant.i e t.rascinante con sé l 'ntlante e tutta la testa, costituit.o dal corpo dell'episti'Ofeo, quello posteriore invece rimasto nella sua sede normale e r·appr·esentat.o dall'a•·co pot~teriore. Applicata subito una minerva ges."ata, :>er1za ricorrere alla riduzione forzata, questa fu tolta dopo due mesi e fu rilevato: scompar:m 11><-->oluta del d o lore. movimenti di Ression4? e di estensione della testa quasi normali. limitazione (lei movimenti di rotazione: rlopo 14 mesi dal trauma, l'escursione di tutti i movimenti era diventnta più ampia. Il secondo caso dguarda una contadina cadutn da un t.t•ttm in moviment.o, che presentava una ferita lacero-contusa snlla ::<ommità d el capo e uha rigiflitil completa della. testa. La radiogt·a fia metten~> in eYidem.a i segni di una frattunl del d ente dell'epistr·ofeo con lus.~azione in avanti dell'atlante. Dopo un me<~e rli immo bilità a Letto e dopo aver cercato di mettere la testt1 in buona p osizione, fu applica.t·a una. minerva ~essata, che fu rimo:;.;;a dopo due me:;i, constatando una liJnitnzione dei movimentt rlella testa, che in seguito divennero sempre più ampi. L 'as<>enza d i sint:D!lli midollari n~i due cas! viene SJ?i e~~:ata d~~ II'~. nel primo! dnl f~tto eh~, es.%ndost 11 corpo dell'eptstrofeo dislocato lll avant.r e l·arco poste.rrore runasto 111 ~ede. il canale midollare è divenuto più ampio, nel secondo dalla scarz>a cospicuità delln. disloe&zione iu a-vanti del dente dell'epistrofeo e dell'atlante. In tutti i casi di lesioni verteb•·ali è nece<>saria una esatta diagno."i che deYe essere fatta con l'ausilio radiologico e bisogna considet.· are che dette lé.;ioni non ,..ono ra.re e, quando mancano i sintomi midollari, la cura pii:t appropriat.a è quella della immobilizzazione in una. miner·va. gessata, seu:r.a cercare di ridurre a qualunquE" costo la deformazione della colonna vertebrale. La cnru cruenta è indicata solttmente quando un frammento osseo comprime il m idollo. Una cura appropriata in generale, diminuisce la graviti!. della prognosi.
BuMM. - Rottura della milza in due tempi d'origine· traumatica. (Zentralblatt fi:r Chirurgie, pag. 1314. 23 maggio 1931 ). I rari ca.~i di rottura in due tempi in seguito a trauma della milza sana, si possono spiegare o per il fatt-o c he un ematoma sottooapsulare, originato dal t ra uma, cresce lentamente fino a causare la rottura della capsula splenica, manifestnndosi allora con i segni imponenti di una emorragia intra-addomina!e, o per il fatto che l'emorragia. dovuta a.lla rottut·a della capsula splenica viene in primo tempo ad essere arrestata da un coagulo sanguigno e solo btrdivamente, per l'allontanamento del coagulo, si manifesta un'emorragiu. interna che richiama l'attenzione. per la sua gravità.. L 'A. ripo rtn il caso di una donna la quale J 2 giorni prima del ricovero in clinica, nel salire le scale era caduta battendo col quad rante s uperiore sin istro dell'addome contro Io scalino supet·iore della i'cala, risentendone però solo dis turbi di lieve entità, tanto che dopo ltll giorno di riposo fu in condizione eli ript-endere l'usato lavoro, fino a.Lmomento in cui !':i ebbe una s intomatolojZia minaccio!lll che rese necessario il ricovero d 'urgenza in clinica. Ad un interro~atorio non ris ultò al.c un dat-o anamnestico relat,ivo al traun1a soffet·to 12 giorni pri ma; d'altra parte al riscontro vaginale percependosi un tumore dE:~gli annes."i rli ~ini~t r·ll, e ltl puntura
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ITALIA:\:\ E
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rtel Douglax dim~'ltmndo la presenz11 di sangue libero nell'addome, si diagnosticò un'emorragia per gra."·idauza tuburica. All'intervento si tron) la cavit-à- addominale inondata di sangue: il tumore am1essio.le risrontt·at.o erA prodotto da tm'idroMI· pinge sini$tra; la emormgia si vide provenire da una rottura dell11 milza lungo tutt.Q il ~<no IRto convesso. Si pt·ati<'ò la ~<plenectomiA. Ouàrigione. All'e.~ame del reperto si trovò che si era forn•Rt.O un ematoma sottocapsulare, il di cui inizio si doveva riferirt> al trauma. riportato 12 giomi inn11nzi, ematoma che. determinando col suo accrescimEmt.Q la. rottm·a. della cap~<lllfl ::>plenicn. aveva pro,·oc>tta la grave emorragia eJHioperitoneRie. Dt;BBI OSl
ScROJ. - Ernia pleuro-polmonare post-traumatlca. (Rassegna clinico-scientifica dell'I. B. T., 15 ottobre 1931, n. 10). L'ernia post-tn~umatica d el polmone rappresenta un pl·oce><.-<o patologico abbastanza raro. L'A. ne descrive un caso riscontrato in una ragazza di 18 anni che aveYa riportato un trauma al petto per la caduta di un fascio di le{Zlla che non i\\'eYa provocato lesioni apprezzabili. Circa 3 mesi dopo il trauma si presentò una piccola intumescenza in vicinanza dello sterno nel t~n·zo spazio interco!'<tale, indolente, che si manifestava solo qnand·o la paziente si curvava e scompariva nella posizione eret.t.a e supina, che aumentava sensibilmente coi colpi di tosse; facendo la palpazione il dito si infossava come in tma fos8a erniaria; alla percm;sione suono chiaro polmonare; esame radiologico negativo. Sottopost-a all'opeL·azione si riscontrò w1 vero sacco erniru·ào a paret-i sottilissime costituito dalla plenra; ridot-t.Q il contenuto formato dal polmone e asportato il sacco, fu praticata la chiusura della porta emiaria con plastica. periostale. scolpendo un lembo di periostio e di pericondrio sulla terza costola e un secondo sulla. quarta. I due lombi suturati fr·a loro formarono una. c.opertura. solida e completa della breccia erniari a. Si ebbe guarigione completa che permane dopo 3 anni. L'A. trae argomento da q_uesto caso per riasstu11ere la patogenesi dell'erni.a polmonare congenita ed acquistta e le modalità della cura, schierandosi in favore dell'intervento chirw·gico completato dnlla plnst.ica osteoperiost.ea. PtCCA..RRETA
B,\.RB EY. -
L'amigdala palatlna e U sistema retfeolo-endotellale. (Acta Otorincla-
ryng, vol. 15, pag. 210, 1931). D sistema reticolo-endoteliale, secondo la denominazione di Aschoff, è composto uu..icamente d i cellule d 'origine mesenchimale, polimorfe, inegualmente sparse nell'organismo, come un va.st.Q sincizio, con la proprietà d i prendere i ntensamente la colorazione vitale. Ciò significa che il protoplasma. ha la propriietà di immagazzinare intra vitam sostanze in sospensione colloidale, e fra queste i diversi coloranti acidi; tali elementi possono, in determinate condizioni mobilitarsi nell'organismo. Vi si comprendono gli endoteli dei seni linfatici, delle lacttne sanguigne della milza, dei capillari epatici, del midollo osseo, surrenali, ipofisi ecc. Aschoff vi include anche gli isttociti del tessuto connettivo, cla.smat<>citi, mentre ne esclude i fibrociti del connettivo, l'endotelio dei vasi. Su ciò non si è ancora attualmente raggiunto l'accordo, e va notato che non è stato p reso in esame il tes.<>uto amigdaJico, per cui all'A. è par-so necessario ricercat·e se ma.i tale tessuto ne possa far parte. L 'A. adopera conigli per i suoi esperimenti, poichè nei roditori l'anello di Waldeyer è i ncompleto e nei conigli le tonRille palatine s i riducono a due p iccole tuberosità ai lati del fari nge che stanno fra pliche di mucosa, a struttnra istologica simile a quelle dell' uomo. Con la colorazione vitale ha esaminato le tonsille degli animali d i esperimen to o ltre ~i _v~ri_ 011$~ni sede di reticolo endoteliale, ed ha notato per il tessut.o tonsillare: fibro01tr, UJtlOcrtt, endoteli sanguigni e linfat.ici tut.ti colorati, inoltre gruppi di cellul e nelh~ ma.'!Sa parenchimatosa hanno presa la. colo1·azione "·itale. Deve venire alla
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RIYIST.\
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ST.\:IIP.-\ liEOlC.\
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conclus~one che nell'amigdt\1~ prendono colomzione vitale solo le cellule del reticolo
endot.eha.le, serondo A.'!choft, m :mtre la massa di tessuto amigdalico, detto linfoide, non la prende, e per lo meno s i dovrebb~ e.<>cludore dal sistema. reticolo-endoteliale; che l'amigdala p.1lo.tina. d e l coni~lio contiene elementi poco numerosi del sistema reticolo-enùotel iale.
Ov AMA- - Osservazioni cliniche sul contenuto In Ca nel siero di sangue nelle ma_Jattle auricolari. (Klinik O. R. L. dell'Università di Sendai (Giappone ), da Ze1tsch. f. O. R. L., B. XXXV, 1930).
,
È noto come malattie dt>l sist-ema os.«eo e ricambio del Ca sono in una speciale correln:L.ione. L'A. ha ricercato il contenuto in Ca. nel sangue di otitioi o di oto-nouropa.zienti col metodo <li \\"aa.rJ della microdeterminazione, trovando in individui normali mOSC'hi 10,8 a. 12,0 mg. di., e nelle femmine JII,IJ a 12 m_~· eU., in otitiei acuti nel 70 % contenut? normnle in Ca: in otitici cronici uell'85 %. e con complioe.nw, un aumento che d•venta sorprendente nelle mastoiditi acute, e che ritorna. normale con lo scomparire del processo di flogosi. In molt.i co.-;i di sordità nor·vosa. pure ha notato aumento del contenuto in Ca. Se qu.esto <>i spinga nei processi osteitici, per fatti patologici e biochimici partenti dai focolai in&mmo.tol'i, non »i spiega. nelle sorclita\ nervol:le. L'A. J>?llsa per~ ch_e _l'o.u•!'e!lto in ~a. non sernpt·e sì debba ri~rtare a un pro~ ostetttco, ma l otttvttil d1 rtas8orbunento ho. per sé st~'"ll uno. unporta.nza non t rascurabile. R.>.FFO~Y.
SHlROTO e KAR.UAWA. - Della nocculazlone di Sacha.Geofli nel secreto nasale. (Accad . di medicina di Kioto. Ist-ituto di O. R. L. Zeitsch. f. O. R. LB. XXXV 1030).
Gli AA. riferi~ono che il secreto nasa lP t h uomo con H . W . "' S. G. posi~iva, nel san{nle, dimostra una S. G. positiva nel 24% P untt R. W. positiva ll<'i 4f! %Questa differenza di p erC\Ontuale fra lo due rea7.ioui nel secrl'to nasale vien spiegatA. col fatt.o che per lo. S. G. Ai hn, minor quant.ità di soRtanze per la reazionE< sul acereto na<~ale che n PI sanfZue. Se ht K G. è negativa nel sangue, lo è ~nehP nel secreto nasale, anche se la. R. \V. è positiva.. Cosi n('Ssuna reazione è positivA. nel seereto nasale se ambedue sono nep:ntive nel sangue. Le due N>.nzioni "compaiono rapidamente dal SI'<' roto nn.cqde con ltt· curn antiluetieR>. RAFFO~E
Ricerche 'sperimentali sulla impre,nazlone lonoterapica della rocca. (Acta. Oto-r.mo-lnring, vol. Xvi, fase. 1, 1931 ).
LANDRY. -
Sappiamo d alle e.'~JX'Tit>nze di Fr~el, Shn,rpY: in . otolo~a, e .Chef?n, \\"olff, G_au: thier in urologia, come tn prc:;e~za. dt S?ppuraz~om cront~he di cavità, s.,uzu. le;~tolll ossee profonde, il trattamento rlt r;celta. e quello •ouot.eraptco. . . . In otologia Viggo Sc•hmidt ha trattato con snccE'~\10 pnrecch1 cas1 d1 cole.c:ott>atomn con tale metodo. L'A. domanrlnn!lo~i ~e ;. po;;~..:;ibile spinJZE>re la ionofore;~i ad agire a~zit>hè _su lesioni aperte th•llll <'ll"'"'t\ dd timpano, ad attraVf'lrF<llre una membrana t1mpam<:o. int-atta. eicntrìzinl<'. udcn•nte. e ancor oltre penetrare a t r·averso essa nell'orecchiO interno, ha e"E'gnito i nwi e.:pcrimenti di cui diamo un cenno, riportnndone le eonclu:'!ioni. Teoricaoncnt<' nulla si oppone a quc;::ta pcnetrazio11e ~n profoml~tà: la. ioni~za zione amd non è fenomeno prettamcnte loeal~, t!lt\. un~ 1mpregtu~z10ne da.pprl~H\. regionale, e che si S!:eneralizza tanto rla a\·erst ehmn.'az10n~ per Vla unn~ru~ e mt~tinale. L 'ione mroienmentO!'O oltrepassa le barrtore, Sl!\ll? esse coStitUite ~a. superficie cutanl"n o eia una membt•amh tirnpnno o cornea, ra~gnmge una profomhtà.
CONFERE:::O."ZE E
DIMOSTRA.ZlONl CLINI C'H E ECC'.
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per mezzo della corrente elettrica e procede veicolato a traverso :spa1.i linfatici, più o meno facilitato da condizioni circolatorie, fisiche o chimiche. In qualche istante l'ione anestet.ico raggiWJp:e un cm. di profondità, così Mas ini prati<'a l'anestesia del timpano e Ghilarducci dimol'ltra sali d'argento a cm. 2 di profondità dopo iiO' di ionizzazione. L 'A. nel 1926 esperimenta con sncces;;o la peuetro.zione di ione iodico a traverso il timpano intatto; prosegue nel '28 e nel ' 29 con l' intento di arrivare e. traverso il timpano all'orc:-cchio interno, incoraggia.to dai ri;;ultut.i di B ourgu ignon e Malherbe, e VIene alla conc!H;;ione che la ionizzazione 1\ t mverKO la <'ll$0. rnggitmge l'orecchio interno per In unione vuscolnre fra es'le. Gli e;.perimcnti per 9u!"sta ionizzazione transtimpanica vertono s ui conigli per ora, c viene ndop('rnto l ione magnesio, per !a suo. grande d1ffu.c;ibilità, e calcolando ladifferE>nUI di contenuto !n magnesio nellE> urine dopo ogni ionizzazione seeondo le taYole di Stephane Leduc, e nella rocca sacrificando l'animale. Durante gli esperimenti ~li animAli e i controlli venivano tenuti a regime ipomngnesiaco, avena e acqua dic;tillata. L'A. conclude che l'ionoterapia si deve affan nare nel trattamento delle lc;;ioni <'roni<'he. dell'orecchio medio e intemo, perchè il vanta,::~io di ta!e terapia consisto nel fAtto: che s i ottiene una impregnazione incomparabilmente più important.e d <'ll'orgsno trat tat(), in confronto di altri metodi; che l'eliminazione del medicamento è ritardata : che il magnesio in eccesso è fis~to dnl tessnto osseo (la. rocca nei ;;uo i esperimenti) oltre che dal fegato accumulatore di magnesio di prim'ordint>; che l'eliminazione di magnesio si effettua per via renaiA per Y:J, per 2/ 3 per via intc<:tinnl<'. P. HFO~"E
CDIFEREIZE E OIIIDSTRAIIOII CLIIICHE l EGLI DSPEOA LI Il LI UR I ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi verbali pmsnull alla Direzio ne generale di Sanltl militare nell'aorlle :982-X)
Sanatorio mi litare - Primo capitano medico FrtAS< 'E,;co oe: N U NZIO Espart8ibililà dei margini polmou.ari nelle affezioni ple~tro·po/mol• ori turbecola1·i deUe ba8i. L'O. parla, dal punto di vista anatomo·topog•·a.fìco, d E>lla b RSt> d ella gabbi.a toracica e dei muscoli che vi si in.t:;criscono, del diaframma., d elle pleure con particolare riguardo ai seni infe riori, della base polmona.re, considerandola specialmente dal lato semeiologico. Ricorda i vari fattori che contribuiscono A.ll'ispirazione ed all'espirazione e conseguenti movimenti d ella base, e tratta d ell' ind ice rE'Spiratorio n el normotipo, nel longitipo e nel brachitipo, prospetttmdo le rag ioni a natomiche e funzionali che lo rendono differente nei tre suddE~tt.i tipi. . Descrive il vario comportamento d ella spostabilità. del ma.r!!inl" inferiore polmonare nelle forme di tuborcolizza.zione (pleu•·itl' addonsa.ti,·a, plourit•· adesiva, cortico·ple\U·ite ma.r,::inale, enfì~ema. marginale, a.<;modispnea rifll'><,;n.) e m•lle forme tube rcolari basali <'Ssudativo - casooso, produtti,·o e m is t t> . A NZIO. -
Capitano medico PAOLO DE P AOLI: La bcu:illem ia lulm·1·ulor1'. La. presenza de l b. di K och ne l sanjruP circolant<', clw f. ;.tn.t.a Ol:(!!l'tto di studi m o lteplici. con riJ"Sult/l.t.i però a ssai disco•·clo.nt.i, v ie n e illu~t rnt n d :~II'O. dal punto di ,·is ta storico ed in rapporto ai vali me todi usati por mf'tt('rlt• in r\'id ... nza.; e c ioè ric<'rca dirotta, omogcn•' izzazion<', prova biolog ica o metodo culturale. In particolare si diffonde sul metodo di ricerca. rcccnti.:;sim" del L owenstein c h e tmisce in sè J'omogctWi7.za.zione e la cultura e cho ha. po rtllt o all'argomento n ote,·ole va.lorizzazionc. Vengono inoltre prPs<> in cflame dall'O. le varie localizzazioni tubt·rcolari che possono con maggior frequenza d eterminare l'immisc:iono rli b11cilli di Koth nel -
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CO:->FERF.NZE E DIMOSTRAZIONI CLL.'\"ICHE ECC.
torrente rirC'o la t ori o e lt> cau.<>e che facilitano tale inuniss ione . fra cui i traumi, gli inte rventi chin•rgki ~cc. Lnfine, dopo aver escluso che. coro~ a,·vi('n e per altre forme se tticemiclw . il b. di Koch pos.'m a lungo p ersistE'rP nd sangue circolante e moltiplica.JTis i. d <>scriH· qual~ s ia il d estino di tali bacilli e le loro vie ùi elimina· ziom·. ed illus tra. in ordinE' di frequenza, le principali form(• rno1·bose in cui la ba· oilll'mia tllb<>n:olilrt' è present E'. :\laggiore m t•dico prof. GIOVANNI Piccot.r: Esam e necroswpico. Appuntato u E"i CC. RR. C. G., della. Legiont- t-erritoriale di Bologna. NOTE C'LI-" H 'H:E. L'inft-rmo . fu ricoverato al reparto medico il giomo 8 mano 1932, pe rchè f(•bbricitante da. alcuni giorni con bri,·idi e dolori diffusi agli arti, sudo•·azionl~:~l cadt•re dPila fe bbre . Non ha precedenti morbosi degni di rilievo. Durante la de~enza nel reparto ha presE'ntu.to in primo t empo fatti di polmoni te del lobo superiore d estro. II giorno 15 ai fatti predet.ti si a.jZgiunge la comptusa di t.urgore diffuso alla superficie postero-esterna dell' a,·ambraccio destro con rossore diffuso e s trie linfau!liticht> ,-er'So la radice de ll'iwto. Tali fenomeni si rest·ro più int.t-ttsi il giorno seguentt· e \'CllllPl'O accompagnati da febbre alta. s tttto tos..«ico gen erale . Trasferito al reparto chirurgico fu sottoposto acl intern•nto per cdlulitt> flt'lllmonosa d ell'avambracc io d estro. Alle cure locali si aggiunsf'ro que lle genPmli ('!iero ant.istreptococcico, septoiod nrotropina.), ma i fat ti tlo~istici ebbero mtov~:~ lo<mlizzazioni alla gamba sinistt·a con le stesse caratteristich e di mfiltrati infiammatori l'Stt"si. succulenti, con strie linfangitiche superficiali e profonde che ricbiesl:'ro filtro intervento d ' incisioni ampie e di controaperture per dare esito alliquame sier o -pmulE'nto esistente nel cellulare sottocutaneo e sottofasciale. Altre localizzazioni s i ebbero alla gamba d estra., al gomito sinistro e che culminar ono con artrite sier o -ftemroonosa del ginocchio destro. T ali fenomeni s i s ,·olst•ro fino al 21 mar-zo 1932 e durante dl:'tt.o periodo le condizioni d ell'infe nno peggior~~crono ed il decesso s i e bbt' alle or e 5, 15' del 21 marzo 1932. Fu praticata emocultura ed e-'lame bat.teriologico del liquido sinoviale del gi· nocchio d estro. Risultato: cultura pw·a di st.r eptococco. Diagnosi clinica: S trepf{)coccemia flemnumosa. AuTOPSIA: All'ispt'zione s i nota presenza di rigiditil cadave rica con qualch e macchia ipostatica- nelll' pa1·ti più declivi del corpo. Cranio: A II' a p ertnra. della scatola cranica, si nota aumentata tensione della dura madre. L e n·ne m eninget\ sono congeste, così pure i linfatici attorno ai vasi sanguigni. Negli spazi subaracnoiclei vi è pr esenza di liquido citrino leggermente opalescen te. La pia si s ,·olge facilmente. Non si osservano al taglio d ell'encefalo, eseguito col m etodo d e l \'irchov, fa.tti patologici appt•ezzabili. Torace: All'apo:>rt.ma. della cavità toracica., non si nota s postamento di posizione dei vari visceri del torace . Cuore: Aperto il pe rioa.rdio, si rileva del liquido giallo citrino, pari a tre cucchiaiate. Non s i riscontrano aderenze. Il volurr e d el cuore~ aum entato per ingrandimento del cuore destr'O. Il colorito è pallido. la consistenl.a. diminuita. Non si osservano lesioni ,-alvolari. Polmcmi: Il polmone sinistro è afflosciato, di color grigio-roseo, di volume n ormale. Nella cavi ti\ pleurica corrisponden te non v ' è presenza di liquido: non esistono aderenze. ~t> l cavo ple urico tlestro non esiste parimenti liquido. ma esistono estese aderenze. ~fentre i lobi inferiore e m edio sono di volume, colore. consistenza. n orma li, il lobo sup eriore inn~ce è aumentato di volume, di consistenza epatica. di colorito ro><so-scuro. PrPsa utta particella di tate tessuto e messa. nell'acqua la s i vede affondare . Prati~l-to un taglio lungo il margine esterno, si osserva nella. parte centrale una. cavità. 8-'!Ce:<.'!uale d ella grossezza di tm mandarino, pienn. di liquido purulento. Fatti dPgli strisci dl d ett.o pus raccolto asetticamente, e sottoposti ad opportunto> colorazio ni. si è riscontrato presenza di cocchi Gram-posith·i disposti a catena (><treptof'occhi ); al taglio di d etto lobo, è scomparsa completamente la. caratteristica crepitazione: In s uperficie di se zione è di coloro ro><Su-cupo, l'aspetto granuloso. friabilt>, tllln p l'E"s;;ione si spre me poco liquido non s(•hiumoso. BOLOC N.>.. -
CONFERE~ZE
F;
DBlOSTRAZIO~I
CLINICHE ECC.
4:il
n
AdMme: Non si nota nE'Ila cavit à addominalE' pt'<'Senztt di liquido n;;citico. pcritoneo è liscio. lucente. Nulla d'importlmte nel tubo ~mstro·t>ntN·ico. Fegato: È leggermente aumentl\to, di colorito piut.to;;to pallido. Al tn~lio è ben visibile la st.ruttura. acinosa. M ilza.: È rnodicamenw aumentata di volume a supt>rfkit> tiS<"ia. di color rossocupo, molto friabile alla pr<"S.'>ione. Al taglio si nota Rpiccato aumf'nto della polpa. Reni: Di grandezza t' forma normali, a supel'fìcie liscia. La. capsula si svolge facilmentE'. NE'Ila superficie di taglio la :sost.a.nza C()l"tic.~le ~i prt>:wnta leggermenttl ingrandita, di colot· grigiastro. in alcmlti tratti bene distinta. dalla mitlollat-e, piìt rossa striata: in altt·i t ratti la corticale e lu. midolln.re ><i confondon o. DIAGNOSI ANATOMICA: Polmo,t·ite cf-el lobo /Jt~;periore dest1·o 0011 presenza di un focolaio a8ceaBUale parenchimale. Tumore di mil;;rt da ùtft>:;iolle acuta. 1lfeni11gite aierosa reattiva. Olomerulo-nef'rite acuta. GENOYA. -
Primo capito.no me<lico ER!'ESTO Qt·t~IROLO: Gruppi scmgtdg11i.
L'O. parla dei gruppi sanguigni in genere, dei gruppi sanguigni in rapporto alla ricerca della pat~ r·nità. dimostrando come anche quest'ultima pro,· a. su cui si erano fondatE' tante spt>rl\nze, non sio. d e finitiva. Tratta infinP dei gruppi so.nguigni in r·a.ppot'tO alla trafusione chirurgica e medica a seopo tempC'utico e degli incidf'nti da. essa pro,·ocati, esponendo l~ \'Mie spiegazioni do.t~. -
L'Omeopatia. L'O, parla e:>tesameniR d e lla omw·patia, dE-l suo fondatore . dell'ultimo con· gres.<:so tt>nuto a Roma, del va,->to interes.~mento da t>ssa suscitato. dei principi su cui è bas11t·n e delle ultime scoper·t-e della chimico -fisica, <'he sembrano valorizzarla, prevedendo infine ch e, for~l' a non lun~a scadt>nza., e"sa ;;i fouderil. con la. scienza ufficinle. PADOVA:. -
T~·nente colonnello medico A r.-To:-:ro ROl\IBOt.À: Un wso di .~ifìloderma
maculoso.
-
c;,l e<UJo eli ulcera mista.
T en ente colonnello medico GIUSEPPE St:-:oLrnco: Un ca.•o di albuminuria sostemda da carie dentaria.
PALERMO. - Colonnello medico ALESSA~DRO CIAX~I':LLI, direttore ùi ::)anitù mili · tare della S icilìa: Cannula Sorelli.
L'O. preSE'nta la «Cannula Soresi ~ per l'empiema, da lui recentemente acqui. state. in America ed offerte. all'ospedale. Dimostra il funzionamento pratico e l' utilità di tale cannula. la quale, mentre per il suo speciale meccanismo riesce quasi SE'mpre a vuotare tutto il cavo pleurico del liquido in esso contenuto, permet.te di limitare. qua.c;i sempre, la breccia. chirurgica p er la s ua introduzione nella parete toracica., 11.1 semplice taglio intercostale (senza breccia ossea). Spiega il funzionamento della valvola di gommo. Psistcnt.P fra la cannula ed il dispositivo di chiusura, facendo notare le dift'et'E"nze i!O~tanzia.li fm il sistema Soresi ed. il sistema Morelli (appa1-ecchio per l'empiema). con il qualE' l'aria viene a sostitUU'e gradatamente n el cavo pleurico il pus ma n mano che viene est·n'ttt.o ed a provocare in tal modo un pnemno-torace. . Conclude ~sl?.rimendo h\ personalE' o pinione ch e sia d~ dare "'· prt>fert>nza al s1_stema Morellt. ti quale, se da un canto causa tma ei!pamnone del polmone fo~ ptù l~nta. dall'alh·o però rend e tnle espansione piì1 r~·~o lart> e pill uniforme e pro,·oca m mmor grado la t'ormaziont" d i adet'E'nze. Il t e nent i:' colonnello tnE'rlico SW!'ORI!'O si 1·ipromettc di appli<'are t\lla prima favorevole occ>~--<io nt> la. cunnula. Sorl'si e di comtmiCI\me in >'<'guito i risultuti pratici ott-enuti.
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CO!\FF.IH: -.:ZE E DlMOS'l'R.\ZlONl CLLSIL'IiE E CC.
- T enl'nt€' colonnello m edico RosARIO SI(:!-IORL"o: Le IIUot·e direU il-e nella tua pia chirurgiM drllc ferite rU gu rrra. L 'O. Ìi\ ril,•vnre ch1• lo fe,;te di ~uen·a, com'f. risultato dt\llo ricerche batte·
~iolo~ ich€' t; dttll' l'iò~l'i<·Hz•~ cliniro dd l' ultimo grande' conflitto, pos.'!Ono considerarsi tnqu111atc tin dal pnmo m omento, ma non ancora infette e che tra. il momento del·
l'inquinamento o la comp•~r·:;a doll'inieziont' e.;i;;:te un p~riodo di tempo chiamato ru·ciJJfott.ivo o s idc rant<•. ' . S'intra~t.i<'ne sulll' <'lW>ltteri~tichc bio logich e d i'Ili' vnrie fasi che seguono al fe"':rmr nto! s•. fe>rm~ l!' consitlcra.I·e i proc<·ssi de lla. immunit~ na.tumle e l' importanza. d e1 fatto n d t gunrtgiOne spont-an('t~ d elle ma.lat tioJ inf<'tt ive, secondo le più moderne vedute . Trn.tta in S<'IWÌto dt11l'an~tt<>mia patologica d elle ferite d'arma. da fuoco o dimostra l'?ppot·tunitl\ e l' utilità d el tratta.ml'nto all'aperto di d etto ferite, nonchè la n ecl'SSJtà dd _prt•coce mtc rvl'nto chit·urgico sia t cmporan<'O che definit-ivo, prooisan· dono lo. tccmc•~ e lo Jnodulir.à. . S'intrat!icne in~e sul valore d e'gli antisett.ici dissolventi, dichiarando di prefe . ru-e f1·n. tutt1 lo ~ter1drolo p Pr soluzione Dakin-Cn.n'E'l, di cui ha. potuto fare ormai una t.ugn C'!>p<'rwnza. PF.Hi lUIA. -
::iotl otRne nr<' m edico GIUSEPPB RF.STI\'0: Rott·ure sponf-allce di cu~re .
r:o., d opo unn. brl'V" illustrazione di un caso di rottun\ sp<>ntanea di cuore, espoue i iatt<>ri otiopatoszr n etici di de tte rotture in )'Zenere e dà una sint{'Si della ca.s istica. al riguardo, dall1l quale r isulta che, <~ah·o i rari casi dovuti a iocolai asceg. !'uali di origine pie mica. o gonococcica o a sifilomi d el miocardio, l'SO % dei casi riscontrati n t'lln. let.t-en~tnm. flOn o dovuti a occlusione p er fatti atcromasici doi piccoli e medi rn.mi d e lle arteriE' coronarie, in seguito ai quali vengono a formarsi in· farti più o meno estesi d el rniocardio, che andando incontro a rammollimento, costi· tuiscono un locus mi noris resi.!ttmtiae che sotto la spinta d ella pressione intraventri· eolnrr, Cl>dono, formandofli aneurismi del cuore che finiscono col rompersi. La rottura è .,t.o,to. coust..<l!l.t.a sempn1 suJ!a. parot<> anter·tore d e l ventricolo smistro, nei casi dovuti ad awr·oma..,.ia. o.d eccezione di quello illustrato che trovl\vasi sulla parete po"t •' J'iore. Ro~r.-\. -
Ctlpiwno meùico Lucto :\lATAHAzzo: Caso clinico di maljormazio11e congenita deyU avambracci.
L'O. parla. di un iscritto ~ leva, di anni 22, dall'a~arnn~i familiare e. perso~le n egat-iva, indat.o in oss:r~I\Zt~ne pc~ ~a ma.lfo~a.zr?ne b~ater11;le _e SIIXll'll~tnca d cj:(li avambracci, p er ctu st h_a ~pos.~tbihtà. a. c~mp~ere 1 moVID?enta dt prona.z:~me e di supinazione, m entre quel~t di fi_l'S.'!IOne s_ouo b~n e .complet_t, e, nel 9-u.ale l ~da gino radiografica ha. mes.'!O m ev1dt'nza. smostost ra.dto·ulna.rt congorute a.ssocmte ad alt re malformazioni congenit<l d elle os.'3il. d ogli avambracci (radi curvi, lussa.zione postct·iore d elle teste dd r~idi con o.pla.-;ia d e lle estrl?mità. prossitna.li) con integrità. d ello a.rticolt~zioni omero-cubitali. Esposta. l'importanza c~ell'ind~~e radiografica n ella. ~ostica. di tale a.no· ma.lio. schelctriet"~> e n ella. differenz•aztone d olla forma congemta. da. quella post· trawnatica., ~;i soff<'rma •" pn.rla.re dello numerose ipotesi a.n~nzatc da vari autori per Rpicgo.J'€' r anom.o.lìa. stes,;~, c he do.l 13lu~ent.ho.l o _dt~l ~~olinger ò a._ttrihuit.a. ad un fattore e reditano. da sltn tHl un'anomalta n•gressn·a. d t mdole ataviCa, che ncorde: rehbc la fus ion e d elle o:<.-;. t (Jt>ll'antibt·a.ccio in quei mammiferi che si servono degh Mti anteriod ,;o lo per lo il.pp<>ggio a.l suolo; da altri autori sarebbe attribuita. o.d una vera n.lt<.•raziono ptltologica, acl uno. anomalia di posizione del feto n ella cavità utel'imt, ac:l affezioni" d ell' amnios, ad un'abnorme pressiono endoutot:ina. agont<l. n e l senso del maggior n$c òdl' an\mbraccio, tanto da provocare una difettosa dliie renzinzionc dt·lle due oss.\, cd infine . S('COndo il Lieblin, ad tm qualsiasi fattore patolog ico o.gent<' n elle prim(\ settimane d ello sviluppo embrionario, quando i tessuti: da cui si òitfere uziano poi il radio ed il cubit-o, sono uniti ai due <>stt·emi e separa.tt solo w •lln. loi'O pcH't(• nwdin..
COX.FEBENZE E DIM OSTR AZIONI CLINI CHE ECC,
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Prende la parola sull'argomento il ten. col. medico )[o~ACO. Osserva che il caso illustrato si ricollega al capitolo dei ,·izi di conformazione degli arti. Mette in rilievo che non s i possono coroprendt-ro le malformazioni dP.gli arti senza la. conoscenza della loro formazione normale. Ricorda come gli a rti coro. paiono, nell'embrione umano, sotto forma di bottoni piatti, a gui:;a di palette. disposte parallelamente al piano verticale a.nteroposteriore dd corpo, e ne FWgue brevemente lo sviluppo nell'embrione. I pezzi dello schcle.tro cartilagineo dcri\"ano dalla differenziazione del mesoderma costituente l'a.<;se delle pal<>tte. Le anomalie di questa segmentazione cartilaginea spiegano la assenza congenita di uno o più delle O!>.'>a degli arti. R aggruppa le formazioni segmentarie dE'gli arti nelle t re forme clas.-;icht>, l"ectromelia, l' emimelia e la focomelia. In rapporto alla patogenesi, pure anm1ettendo l'mpo rtanza dell'attorcigliamento di briglie amniotiche o del ('ordone ombelicale attomo al segmento di un arto (Montgomery), e di altre teorie enunciate dall'oratore, esprime il concetto, illustrandolo, che como lo sYiluppo ch'Ile a rticolazioni primitive, secondo i geniali s t.udi del Bolognesi e del Faldino, in Italia. e dcll'Honke e Reyer all'estero, è legato a fattori meccanici ed alla funzione dell'app arecchio muscolare, così la formazione delle ossa degli arti deve essere lc~ata, oltr(• che a fattori fìto~enetici, ai medesimi fattori meccanici t- ftmzionali . ToRINo. - Tenente colonnello medico GIULio MASSERA...'iO: Un caso di tHbercolosi miliare acuta generalizzata dal lato clinico e radiologico. . L 'O. illustra un caso di tubercolosi rniliare acuta e generalizzata, r·iasstUnendone il quadro clinico e necroscopico e trattando poi del decorso delle varie forme di t ubercolosi milia re, acute, sub-acute e croniche; ne mette in rilievo i criteri clinici di diagnostica differenziale, esponendo in ultimo le idee modem e sul terreno iatopatologico e patogenico. La conferenza è completata con l'illustrazione particolareggiattL del r~pcrto radiografico da parte del capitano medico radiologo BoRELLO e dalla proif:'z.ione sullo schermo della diapositiva. UDINE. - Primo capitano medico MARio FIORE: Un wso di infì,ùrato ill/'raclavicolare di, Aeman. Diagnosi clinica e radiologicn, prognosi, cura. -
Prin1o capitano medico FRANcEsco MASSIMO: Un cae o di flemmone del/a, mano e dell'antibraccio.
Maggiore medico FERDINA..'fDO PARE~TE : Un caso di psew.lo-er11wj-roditismo. L'O. premesse alcune note embriologiche circa lo S\'iluppo degli organi genitali, mostra lm inscritto di leva della classe 19ll, della provincia di Udine, contadino·, lmico maschio di genitori viven ti, di tipo morfologico n ormale e con tre altre sorelle a sviluppo normale. Alla visita di leva aveva esibito un certificato medico che lo segnalava come affetto da retrazione del pene e si commoveva, temendo il dileggio dei compagni di classe, compaesani. Il soggetto presenta vistose note di anomalie morfologiche di origine genito-distrofiche, camtterizzat.e dal seguente quadro clinico: Età a pparente superiore a qnel\.a reale, faciee feminea, capelli biondicci, viso glabro, voce esile, tronco ed arti glabri, peluria alle a.'!celle, peli del pube radi e disposti ad ellissi, valgismo dei ginocchi, pene rudimentario quanto una piccola mandorla con glande flaccido, ipospadico, a norchidia, scroto atrofico aderente alla sinfìsi, atteggiato a vulva imbutiforme, con accenno di muco!'a all'apice dell'imbuto, mammelle p endule molto sviluppate, bacino largo con tessuto adiposo sviluppato alle natiche, andatura feminea; sensibilità. SE-ssuale ns.~nte, i m;potenttia coeundi.. Cranio dolicocefalo; stato mentale norma le, p siche a lrt unnto depressa. Esposto il caso l'O. accenna alla patogenesi della anornatia, che è da considerarsi come il risultato di una non comple ta differenziazione e sistematizzazione degli organi genitali, s ia dal punto di vista anatomico che funzionale, poichè, né i ca· ratteri~ell' uno o dell'altro sesso raggiungono la perfezione, pur esistendo in mode rato sviluppo ne-llo stesso individuo. -
:s'OTlZlE
L'O. cita ttlt ri ca.."i di pSI"tu.lo-t>rmafroditismo: quelli pubblicati dal Va.lenti ( 1912), il caso del famoso Zefta Ahaira. studiato in vita. da altri autori e poi dopo morto ( 19 12) ne ll'lstitutQ di anatomia. umana di Bologna, dove tuttora si con · serva.no i suoi organi genitali del tutto femminili; i casi di Filip pi ( 1881); Perrando, .Morioni (1913), Pa.r<Xli ( 19 11 ) e principalmente quollo descritto dal De Napoli ( 1906) in un iscritto di leva d e l distretto militare di Udine. Quest'ultimo aveva. i caratteri morfologici este mi molto simili alrindividno pre.csentato.
NOTIZIE Facilitazione per cure satsojodlche al personale dell'amministrazione della guerra concordate con la società esercente le RR. terme di Satsomagglore. Dùl Uiomrt/.e M ilitare Uf}ìriale. dispenso. 16", S n.prile 1932-X. C'ircoltlre n. 179 (Di,·E>zione. GPn<' rn.lt• di :-ittnità Milit!m•), 7 ttprile 1932-X. Come 1wg li anni prccc•dcnti. an<"he pl'r La prossimo. stagione l'i'ti\"O·autunnale sono state eom·ordate ron lA. Rociei~\ r,;ercentE' le RH.. te rme di Sttlsomaggiore facilitazioni per l'ammis;,ione di individtti a.ppartenent.i alle forze annate dello Stat-o negli alberghi termoli « Edo1wdo Po1-ro » e • Giovanni Valentini •, a turni fissi di quindici giorni cia..-.cuno. l'Il alle st·guenti comlizioni: l. - Tale ammissione pot,rà. avvenire soltanto in base a. designazione peri:Onale che ""'~"~ fatt.a dal minist!~•·o d e lla gnPrt.,.l. (direzione gene rale di sa.nit.à. militare). Gli ufficio li o gli impiegati ao;similati sanmno ammessi all'albergo «Porro n pagando lA. somma complE>ssiva di L. l)30; i sot.tutficio.li, gli impiPgM.i assimilati od i militari di truppa, all'albergo •t Valentiui • ragando L. 370. Entro i primi due giorni di pem111.nenzo. ne ll albergo l'ospite donà. versare l'importo convenuto; i rit·Mdi ne llA. presentazione Sttll'ioizio del turno o la. minore utilizzazione dei tnrni sws.~i non dà.nno diritto a. riduzione a.!Cima, nè a rimborso; coloro che al terzo gio1110 dell'inizio del tutno non avmnno ra.ggh.mto gli stabilimenti, nè notificato A>lia direzione dei mc>d!'simi il loro ritardo, s'int-endono rinunciat.ari alla cura. Tut.ti predet.ti fn.ùrn.nno, oltt'C che de lle cure salsojodiche dell'assistenza. ~ito.ria.. dE'l vitto e dell'alloggio e saranno esentati dal pagamento delle tasse di bollo. ammis.<>ione allo cu1-c e dello p~·rcontttali di servizio, restando, però, a. loro carico il cont.ributo di L. 10 per la tassa di soggiorno. Ai soli utnc io.li g:Pnera.Ji è rist>rvah1. lo. camera ad un letto; gli o.ltri ufficiali, ;~ott.ut'ficiali ed a..<:.;.;irn.i lo.ti Sfl,t·anno ~tbbinati in camera a due> letti; e quando desiderino una camlWA. nd un ;;olo lt!tto dovrarmo pa.gnrf' un supplf'mentQ di L. 50. La. richiesta. P'-''" la carner11. ttd Wl !C'tto san\ t'i\·olto. a t11le uopo dt~li int.eres,;at.i a.lla di1·f'xione dc~Ji i nlht>rghi o potnmno nsufrnirne se ~·d in quanto vi ><ia di!Sponibilità. 1: o m<'
2. - I turni pPt" l'anno in corso stl.l"anno in nttnk'ro di 15 e s i ,;,·olgeranno '' ppr<"-;:>o: 10 dal 16 Aprilt• a l 30 11pril('; zo dtll l o moggio al 15 mt~ggio: 30 dnl 16 maggio al 30 ID>lggio: 40 dnl 1o giugnoa.1 15giugno; 5° d~tl 16 giugno al 30 giugno; 60 dal l o lug lio al 15 luglio; 70 dal 16 luglio al 30 lt1g lio: go dal 1o agosto al 15 ago!Sto;
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:SOTJZIE
9<> dal 16 ttgosto al 30 agoKto; 100 dal to ;.ett~mbre al 15 settembre; u o dal 16 ;;ettembre al 30 settembre ; 120 dal l o ottobre al 15 ottobre; 13o dal 16 ottobre al 30 ottobre; 140 dal ) o novembre al 15 novemb1···: 15° rlA.I 16 novembN' al 30 n ovembrl'.
3. - Tutti coloro che sara.1mo accolti nei p1-edt> tti albt>J'ghi do\Tanno confOJ'Jnars i al regolamento inte rno d e i medesimi e pagare d el proprio e p li'r intero la retta pl't•scritta.. q u~tlunque sia l' infe rmit.à. o lesiont> p e1· c·ui t>sp<.>rimenrano la cura salsojodica. A ci() s i fa eccozione soltanto p er i soldati e caporali. esc·lu:-<i i cnriLbinieri, per i quali l'amministrAzione militare si assume l'on ere (·u mplt>to dt' llo, rura, ohe sarà, peraltro. COitee-88« solo in e<uti speciali. Il p eriodo eli p ermn,nenza ne~li alberghi , p er In cunt. \'l' t'l'iL d .. tnì tt o dn quello della licenza. ordinaria . ,;iAJ'lO stttto. o non, le infermitit o le::.i~>ni riconosciuto dipendenti da cm.u>W di St'r'·izio. 4. - P t.> r ottl'n erc le fa.cilitazioni in pa1·oht gl i llfncia.li. sottultiei!lli ed a ssimilati dovranno prt>senttH'::lÌ all'ospedale milita re piìt vicino con In. rf·lntinl d omanda vista.ta. dal comandante del corpo o capo ufficio e diretti\ al mini.;t..l'o dc•l\n. guerra (direzione generale sani tù milito.re) p er essere sottoposti a. Yisit tt dn. parte di nn ufficiale me,lico, il quale compilerà p er ognuno di o.>:;.~i il mod . :noo (gih 458), segnandovi, oltre alle gt-neralità. la. diagnosi d ella. malattit\ cd il p ar.. r e s ul bisogno de Ua cura richiL·sttt. L 'aspiranUl. ino ltr('. indicherà. m•lla. domanda St(':>Sil. il turno eh!" desidera, renendo presente c he n t·l m est' di settembre la. disponibilitil d ei po;;ti è limitata a. dieci posti in ciascuno d ei dne stabilimenti e, p P.rciò, il minist~·ro d e llo. guerra (dirozionr general e di ;;anitil. militare) s i riserva lA. fac::oltì\. di n<~.~ep:n1we ad altri turni g li individui ch e event.ualment~ non potessero t>:<s•·re nm nw:'si l\ qu ello richiesto. È da a v\'ertire <.>h<', \ma volta as.<;egnt\ti i tumidi c ura. la coneession c di cambi è unicamente in ftwoltà d ella direzione (!egli a.lbli'J·ghi tt.>rma.li, alla quale det'e essere rivolta ogni richiesta al rigtWI"M. I documenti sopra.ccenna.ti debbono essere tru.sm essi al mini~t ~'ro pf>r m ezzo dell'en te che amministra gli interes.'!tlti. Per i soldati e caporali ~i s<>guiranno le nonne della circolare 96 giomal.e ·m ilitare corrente anno, e le propo;,ie modello 2100 sarannno inviati' dallt> dil-ezioni di sanità.
5. - La. società esercente le RR. rerme di SalsomaggiorE' 11\'Verte , poi, che i funzionari tutt-i d ello Stato e le loro famiglie. gli impiegnti ciYili d ei ministeri militari che non sono inviati a cura de l ministero ddla g:uena e le loro famiglie, nonchè le fami~lie d egli ufficiali e dei funzionari civili inviati n. cu ra ù cl ministero stesso sono am-m es:>i à fruire da maggio a novembrt·, p•·p,·j Mcordi d iretti con la. direzione d egli a.lbt•rghi " P orro, e • Va lentini "• di t-ariffe ridott(' (pubblicate n el Giornale M il itare ['ffìciale - N. d. R.). P e r fruire di ta li facil itazioni è indispen sabile che l'intl"t'<'""tlto prPi'•'nti ùoeumenti d ai ()Ua.li I'Ìi<ulti la. s ua qun.lità d ' iscritto n ei ruoli di. tmt1 d (;'ll!' omministra.zioni dello ::>tato. o d i utftciale d t:'llo forze armate dello :-:>tnto. Le facilitazioni sop 1·l~indica.te sono stato stt~biJi t f' in seg uito n d int<>I'C'';samf'nto di questo ministero. il quttlt', pPrò, non assume in ordine ad es'\t.> t\lcunn I'P<;:pon;;abilità.. 6. - Le curr d i Salsomal!giore sono spP<.>ialmente indicot<' pt·I' tutte lo malattie a fondo S<'mi'oloso, linfadeniti ecc.; pi<Lgh e , tmmit i <;upptu·,mti man tenuti da cm.rie; per afft•zioni t.ra.cheo-bronch ia.li cronid t~, e;~cliiS<.' lt• i llbt·rculnri e C(>111p 1'è;;o quelle con.sec.ut.ivo ad ina lazion e di gas asfissianti: p er i C'i.\tal'l'i nnso-ìnrin,:rei; per alcune les10m dn pl'OI!T""sa h w. per a.rtrit.i e ncvriti, p <'r aleunr manifPsto.zioni eli alterato ri carn bio. ll ,'\llinistro: P. C:AZZE RA.
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NOTfZIE
Uso di occhiali per militari! di truppa. Dal Giomale iv.! ilitare Ciffìciale, dispensa 17•, 15 aprile 1932 - X. Circolare n. 189 (Direziont> Gener·ale di Sanità Militare), 14 aprile 1932 - X. È autorizzato l"nso degli occhia li. anche in servizio, pe i milit-1\ri di trllppa, affetti da viz1 di rt-ft·azione, che, secondo il giudizio del medico del corpo. consiglino l'uso predet.to. Le lenti. da n><are in !'lervizio. dovranno e..'!Sere montate a stanghette. È concesso ai rnilitari che giungono alle armi già forniti di occhiali fissi di con· tinuarne l'lL'>O. Gli affetti da \'iZJ (li refrazione sprovvisti di lenti, e pei quali da pa.rte d el medico d el corpo ne fosse riconosciuta la nece.'l.'Jit.à d ell'uso, saranno indati, senza ricovera.rve li, all'o;;;pPdalt> militare più vicino, nei giorni ed ore che il diret.tore di S&uit·à
stabilirà.
L'ufficialt> medico incaricato dal dire ttore d e ll'ospedale proc!:!derà alle prove udatte. n direttore de ll 'ospedale dL'>porril. per il con.seguent~ a cquisto degli occhiali, con i fondi del capitolo • Spesi' ammalati •. Gli occhia li. dopo collaudati dall'ufficiale medico che li ha prescritti, saranno inviati al militare interes.'!ato pel tramite del corpo a cui il militare appartiene. La dis tribuzione degli occhiali sarà. fatta ai soli militari di truppa e per una sola. volta.. La. pre.sent~> circolar<' abroga e sostituisce tutte le precedenti emanat~ in ma· teria. Il Ministro: P. CA.ZZERA. necessari~'\ per stabììit·e le l<·nti
Promozioni e movimenti nel corpo sanitario militare. Colorme\lo ntedico Giovamù CASAPINTA, direttore ospedale Trieste, cessa. dalla carica di dire ttore eli suddetto ospedale, ed è collocato a disposizione comando corpo d'armata Trieste dal 1° aprile 1932-X. Colonnello medico :\ie lchiorre N APOLTTANI, direttore ospedale milit.are Livorno, cessa dalla carica eli direttore d e l suddetto ospedale ed è n ominato direttore di sanità milita.re d el corpo armatn R oma, dal l 0 aprile 1932-X. Tenente colonne llo m<'dico Paolo F.llrsONI, rninist.ero guerra, promosso colonnello con anzianità 13 mat-zo 1932-X : collocato a disposizione e, dall 0 aprile 1932-X è nominato direttore ospedale militare Livomo. Tenen te colonnello medico Guido L APPONt, ospedale militare Roma, nominato direttore ospedale militare Trieste, dal 1° aprile 1932-X. Primo capita no medico Romualdo G&'<ORA, R . corpo truppe coloniali Eritrea, rientra nei quadri asendo cessato di appartener·e al suddetto R. corpo, dal 4 dicembre 1931-X ed è trasferito R. accademia fanteria. e caYalleda. Capitano medico Antonio LECCESE, scuola allievi ufficiali Lucca, trasferito osped a le militare Napoli. L'anzianità relativa dei sot.tonotati tenenti medici, nominGti t\ tale grado con anzianità assoluta 15 dicembre 1930-IX, è stabilita come appresso: Leonardo Ca&ERf; Tullio R uooERI; Filippo ARAGONA; Emanuele Rrccr; Michetino PALA; Leonardo DE LoRENZO; Francesco LINO; l\lichclangelo (..'IUSTIA..>u; Oscar ANDREOTTI; Giovamli CIRILLO; Al berto FEDELI; GillUo LAURI: E!ll'ico BERAll· DTNONE; Oscar Gnu-o::-'1; Francesco SANTAOATI; l\la rio CHlNÈ; Giuseppa LAROVERE; Luigi CASSANDRA; Tullio P .ARRELI,A; Michele REGOlO; Fortunato DELIPSIS; Umberto GASPARRO: S ilvio DEL PEnCio; Dino PALLERONI; Enrico NAPOLrrA!<"I. Maggiore chimico fannacista prof. Giuseppe CAPPELLI, istituto chimico farmaceutico militare, in aspettativa per infer mità temporanee provenienti da causa di servizio, richiamato in servizio effettivo, dal 1° gennaio 1932-X e destinato al s uddetto istituto farmn.ce utico militare. Dal Bolll!tt·ino Ufficiale - disp. 19a - 10 aprile 1932-X.
NOTIZIE
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Primo capitano mt><lico Romu~tldo CANORA; R. ltccR.Òemia. fa.ntm;e. e cavalleria; il d ecreto ministeria.le 8 ottobre 1931-IX è l'(>tt.if1cat<> MI senso che rientra nei quadri dal 29 anzichè da.l 4 dicembre 1931-X. Capitano medico Ma.rio GRrLLI. 66 fanteria, collot•~tt<> in Mpettativa per infermità provenienti de. cause di servizio, per mesi sei, dn.l 9 gennaio 1932-X. Capitano medico Angelo PERRTh"l; infermeria. presidiaria. Bolzano, trasferito ospedale militare Trento. Dal Bollettino Uffwiale - disp. 20a - 8 aprilo 1932-X. Colonnello medico Primo ZANUT'ITNl, du·ettore ospedale militare di Udine, ces.'la dn.lle. c~trica. di diretton~ d e l suddetto ospednle ed è nominato direttore di sanità del corpo armata di Bologna, dal 16 aprile 1932-X. Tenente colonnello medico Stwerio CURCIO, ospedale militare Napoli, è nominato dirett<>re ospe<'lale militare di Udino, dal 16 aprile 1932-X. Primo cn.pitano merlico R<>mua.ldo GANOHA, R. accadt>mia. fant-eria. e cavalleria, è collocato in aspettativa per infe m'lità tempo1·ance provenienti do. cause di servizio, per mE>si sei . dal 29 dicembre 1931-X. Tenente medico Leo T AD DIA, infermeria presidiaria R.avennn, trasferito R. a.cca.demia fantet;a e cavalleria. Dal Bollettino Uffìci,ale - disp. 23a - 15 11.pri le 1932-X. Maggiore medico Francesco CALDAROLA, ospedalfl militare Ancona, promosso tenente colonnello medico con anzianità l 0 febbraio 1932-X. Continua come sopra. Ma!Zgiore modico Giovanni NocE, ospedale militare di Verona., è collocato in ausiliaria., a 8tta domanda, dal 16 gennaio 1932-X. Sarà asstmto in for-z.a dalle. direzione di sanità. militare corpo armata Alessandria. Mtlgf,>iore medico Enrico CoRIGLIANO, ospedale militare di Cat-anzaro, trasferito infermerie. presidia.r·ia. Parma. Primo capitano m edico Vincenzo Ac:osTL~O. ospedale militare di Catanzaro, promosso maggiore medico, con anzianit.à l " febbraio 1932- X . Continua come sopra. p. nmo · · -'-1 e m1'l'rtare d'1 P aCl\pttano medi'co c·mseppe A ugusto COSTA, ospe""' lcrmo. Nei preced enti decreti relativi alla carriera dell'ufficiale è aut<>rizzata la. rettifica del nome da. Giuseppe Augusto in Augusto. Primo capitano medico Augusto CoSTA, ospedale militare di Palermo, è collocato in ausiliaria, a 8'tta domanda, dal 16 febbraio J 932-X. Sarà assunto in fo1-za da.l distretto Genova. Capitano med.ico Giuseppe CucCIA, infermeria presidia.ria. Sassari, in Mpettativa. per infermità. temporanee non provenienti da. cause di servizio. L'Mpetta.tiva. di cui sopra. è commutata in aspetta.tivRo p er infermità temporanee provenienti dtt causo dj servizio. T enente medico Giuseppe SPATAFORA, 11 bE>rsnglieri, promosso capitano medico con anzianità 29 dicembre 193 1-X. Seguirà nel Ruolo al pari gra.rlo Giuseppe Ma.9cia. Continua come sopra. L'anzianità relativa dei sottonotati tenenti medici, che hanno ultimato il corso d'integrazione presso la scuola di applicazione di sanità milit.ar·e. nominati a tale grado, con a.nzia.rtità 1\..'l-">Olut.a 29 ottobre 1931-X, è stabilita come appresso, e con la destinazione a. fia.noo di ognuno indicata.: Pasquale ScADUT<>, 35 fanterie. - F erdinando GIUDICE, d eposito allE>va.mento quadrupedi di Mirandola - T ommaso BARILE, Jo bersaglieri - Evandro D'ATTILio, scuola educazione fisica - Aldo GI USTI, 9 alpini - Natale PtsERCH!A, g:uppo aerostieri - Ft>rruccio FERRAJOLI, reggimento carri armati (battaglione dr R<>me.) - TonunMo SANTILLO, 63. fanteria - Emilio FRANIOfl., 2 costa - Gitùio ~OTTASSo, 8 a lpini - :\lichele Dl MONACO, 5 contraerei a-utocampoJe - Fabri ZIO PASSARELLA, 30 campagna - Salvatore CALABRO', 20 fanteria - Vincenzo PRESTILEO, deposito allr,·~tmento qul'\druprdi di Grosseto - Mario AUGUS'L'I, ~nte (~ruppo di Temi} - Nicola BucciOROSSI, 23 eampngna - Giul'leppe PE, 2 alp1ni - Guido Lu Po, 2 pesante - Antonio .F.WL"'A, 9 pesante Cttmpale i -
G ioruole di medi('ina. 1nilita-re.
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NOTIZtF;
(gruppo di TPramo) - (;lement~ D 'AMORE, 5 posanto -Vito CAM1>1ARANO, 1° centro e!<perienze d'artiglieria - Fedele DE CHIARA, deposito a.lleva.mento quadrupedi di PE>rsano - Sebastiano ÙIPALLOMENI, 4 pesantt> - Antonio D-e R OGATIS, 9 fanteria - Guido MONTAINA, 14 fanteria. - Cosimo ZECCA, 47 fanteria - Umbert.o AMERUSO. 5 gonio - Fortunato PAOLOZZI. 9 campagna. - Ferdinando Dx ~1ARTINO. 4 genio - Francesco PELLEORINo. 28 campagna - Ugo l\URENOHI, 18 campagna. - Giuseppt·' CAPORALE. 11 pesante campale - Vincenzo FEDERico, 18 fanteria - Oionmni CAROlA, 2 fanteria. - Domenico PAPALIA, 24 fnnteria - Cataldo c.unm.LO, battaglione mist.o genio Sardegna - Enrico TROTTA, Cl\vall!>ggori Vittorio J.":mannele n - Enrico CANCELLO'l"l'l, 16 campagna. (gruppo SA...:;sari) - Mario SHIOLA, li bN·Mglieri - Tito BURLA, gruppo artigJjerin. da costa della. Sardegna. Dal BolleUùw Utfìciale - di!<p. 25" - 23 apri le J 932·X. t'olonn!:'llo ml'(lico Pnolo FnrsoNI, Cl's:ut da Ile ftmzioni di capo dhrisione presso il ministero guerra dal to apriJe l932·X. T enente colonnello medico Gino DELOOU, cOR..:;a dall" funzioni di capo sezione presso il ministero guerra dal 1° aprile 1932·X e dalla stessa dat.a. è in\'l•stito d e lle funzioni di direttore capo divisione presso il ministero stesso. Tenente colonnello medico Giuseppe MAFFI. ospedale militare Trento, in aspettativa ~r infermità. temporanee non proYenienti da. cause di servizio. L'aspettativa di ctù sopra è commutata in ospettati,·a. per infE-rmità. temporanee p1·ovenienti da cause di ser,·izio. Capitano merlico Enrico RoMANO, in 11..->pet.tativa. pl'r infermità. prov<~nien ti da. cause di servizio, collocnto a riposo dal 10 settembre 1931 -IX, per infermità provPnienti da cause di servizio. Capitano medico Giovanni .\lANZO, 71 fa.nt~ria. trasferito 2 contraerei a.utocampn.IP. Tenentu medico Enzo DE )lEo. R. corpo truppe coloniali Tripolitania., rie utra nei quadri avendo cessato ùi appartenere al suddetto R. corpo, dal 24 no,-embre 1931 -X ed è t.ra..<~ferit.o all'ospedale militare di Bologna. T enente medico ;'!!urio MEoAS, ea.va.Lieggeri Guide, è collocato fuori quadro essendo stato trosf<>l'it.o, d'autorità, R. cot·po t.t-uppe coloniali Tripolitania, dal 12 gennaio 1932-X. T enente medico Vittorio Rosr, 2 pE>sa.nte, è <>ollocato fuori quadro essendo stat-o tro;.ferito, d'aut-Orità. R. corpo truppe coloniali Tripolitania, dal 19 gennaio 1932-X. T enente medico Ot.tavio PA."<SERA, R. corpo t ruppe coloniali Tripolita.nia. rientra nei quttdl'i avendo cessato di appa.rt~>nere al suddet.t<> R. corpo, dal 26 gennaio 1932-X ed è t rasferito al 46 fanteria. Dal BoU-ettino Ufficiale - rlisp . 26" - 29 aprile 1932·X.
Internato per medici condotti al Sanatorio militare di Anzio. Nol nws«> di maggio ha. avuto luogo nel Sanatorio militare di Anzio un internato di 15 giorni per 19 medici condotti che frequentavano, pre..'!SO l'Istituto • Benito Mussolini • in Roma, iJ Corso accelerato di clinica. d e lla tubercolosi, dirett.o cla.ll'on. prof. Eugenio Morelli. L'int.ernat.o è stato inaugurato il giomo 6 con la. prolusione del dirett.ore, JO cap. med. prof. Federi~o Bocchetti, e s'è svolto SE'Condo tm organico programma. di is t.1·uzioni teorico-pratiche, cui hnnno atwso il direttore E\ gli altri ufficiali del sanatorio, capitani m<>clici Bolla, De Pauli, Mat.arazzo, Sinibaldi e t.enent.e Lanzoni.
l Congresso nazionale di Medicina dello sport. Rorna. 19-21 Aprile 1932- X
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Il l o Con~resso nazionale di Medicina d ello sport. è stato indetto il 19 aprile 1932-X m R<>ma dalla. F edcrn,zione- Medici sportivi (C. O. N. l.). Scopo fondamentale era. quello di far conoscer!' l'importanza dl'>lla. medicina. dello sport
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dal plmto scient.ifico e f<Ooia.le pe r stimola.me lo s viluppo t~.ncb~ n ella nostra. Nazione e per dare alra.ttività d ei medici d egli spor tivi un'unit-à d i indirizzo ed un chiar o orientamento. Quali sieno i compiti de lla. Federazione u di COJ18(~guenza. del medico dello sport è stato detto da chi scrive nel discorso ina.uguraln alla presenza tli S. E. Arpinati, presidente del C. O. N . I. e Sottosegretario agli intt•rni, che ha dato a.ll'orga.nizzazion e d ello sport in questi ultimi anni il più concrf't.o impulso ed ha riconosciuto p er pl'imo la. parte non pic<'-Oia. chf' al medico "Pf'tta ndl'or!!anizzazione scientifica. dello sport. stesso. Nel creare il Co.rutato medico di cultura fis ica con SI'Ùt' in BolojZna n e ll'ottobre 1929, Egli diceva. a.i medici che il loro int.Prvento !'ra llr!!t'nte p4>rchè occorreva. indicassero fin dove si poteva. spin~Ier(J nf'llo sport un giovani:' e fin dove un altro. onde ma.i si dovE"Ssero lamentat•e danni invece cht'l bPn<'fici. Ma. i comitati hanno il torto di rapprPsent.are riunioni di studiosi che di cono e scrivono cose utilissimE~ per le quali manca poi la possibilità di rl'alizzaziont~ prttt ica.. Trattandosi in questo caso di materia m edica. assurdo sarebbe stato p!:'nsare che l'applicazione potes.'l6 essere fatta da istruttori o allenatori che ben sappiamo come presso di noi manchino di qualsiasi p1't'parazione scientifica . p er non dir·e che molto sp es.<lO mancano anche di quella. t!'cni<''•\, tanto che S6 n e sono dovuti chiama.:re dall'estero per il nuoto, lo sci, ecc. PPr applicare le- con clusioni scientiiìche d t>l comitato. non si pot<'.\'a trovt\rO me'a:o migliore de lla presenza d e l medico n ell'a.rnbient.e sportivo. ::le qu.\ e là. qualche società s portiva era già. ricOt'!'i>l. all'opera riPI moclico, lo a,ve\·a. per·ò fatto solo in vista di ev(•nt.uali lesioni tra.umM,ichc . Anche ne lla. fedet-azione pugrlato, dove il medico riveste importanza di ttlliciale federale. la. sua azione si arresta. alla visita prima d ei combattimento per sc~~.rtarP t>ventuali rrullati. al giudizio d ell'import-anza d ei colpi ed alla cura di h~><ioni trawnatiche . Questa, p e.r la Federazione, è rimasta. un'azione di St'COndo piano. Sta in primo piano la conofl(lt'nza. p iù esatta J>?SSibile d~llo s~to di ':lormali~ dei si~goli org~\ni d :ogni spo r,trvo nuovo o anzrano. dellamptezza dr capac•tà. funziOnale dt esst . e {>Gl'Cl<? de lla capncità di adattamento al lavoro muscolare , t•ichiesto dai prLt divet·st t>scrcizi fisici, del grado di robustezza. d'ogni so)l;getto, di resistenza. t\lla fatica., d eiiR. part.icolare t-endenza. sportiva.. Con questi scopi precisament><', aiutato dal P . N. F .. io fondavo nel 1930 la. Federazione medici degli sportivi, che doveva. rnpprt>Senta.re il centro ùi applicazione dì tut.ti gli studi fatti d a l comita~o . Nessun ambiente, nè univeN~ita.rio nè extrauni\'t'r'Siturio, e ra s..-n·rto nè sPrYe ancora a. formare il medico dello sport n e l senso indicato; occorreva tentll'e qualche corso spe<:iale fatto riai pochissimi intenditori, occorreva s?I?ratut~ dest-t\ re con molta propaganda l' interesse per la tm\teria nuova n e i medtCI e negh sportivi. Ed ai medici ri.\CCOmandare: "sopratutto n on t roppo zelo •, per <;tUe Ila t~ndenza che gli st\rdi hanno loro dato di vode t· doY\mf!UC' il caso pat.ologr.~. . Tuttnvia la F eòerazione . fra enormi difficoltà crPak da diffidenzl'. da tnnon ~fondo.ti, d lt mal comprt>.si interessi, da principi antiquati e fortemf'nt<O ra.dic~ti m menti non ancora apert-e >\!lA. compren.'lione [ascista della vita, è •·iusctta. m questo ultimo anno a. fare dci progres.'!i notf'voli, COi\Ì n ell<' società eh(' ne-l pubblrco ed a vedere realizzata una. piccola parte' del suo programma - :;tatut.o regolltmento. . Per. meglio inquadrare i medici n ella socint.h. volle ch e Oil.'!i facl•:;i<t-ro ptu«: dPr constgli direttivi, pPrchè la loro vocE> fos.<~e a..<~coltata dlli capi, oltre che. ~a1 grcgarr ~ ora ha costituito dei gruppi provinciali di consulerru\ fra m edtct e dirige.ntt sportivi, percbè semprE> magp;iore sia l'affiatamento, ~" l'nt.t.idtà si svolga col pteno assenso di chi n ell'allf'na.re lo sportivo d a,·e sentire la parte che SpE'tta al medico e viceversa.. È tempo che cessi la. selezione spontanea, che cessino i danni inftit.ti dallo sport ~agerato rispetto alle capacità. fisiche e che tutti colMo che allo !!port S1 dedicano ne traggano affettivi brnefici. . . . n to Congresso di medicina d ello sport. è st-ato da rne volutamPnte cu·co~,crttto al ~ma valrU<lzi.one fisica dello sportivo e non dell'at leta, pe rchè atleta è uomo amvato, sportivo è oh.iunque inizi la vita degli sports. Questo tema v~sto e compleSRo fu diviso in 4 relazioni. L 'una sulla ~'(J.lutazi<me ant.re>pomet ncc& e m.orjologic.a (muggiore m edico prof. U. Cnssinis) ohe mise in evidenza
460 il valo1·e delle misure antropometriche, così per la d t.>duzione del grado di robustezza come pe r l'idone ità. ad uno più che ad un altro sport e delle mìsure morfologiche allo stesso fine, d ichiarando inutili i molteplici ind ici entrati nell'uso. ~ sopratutto utile allo scopo prefisso il metodo pentenario di Viola e quello morfo· fisiologico d e lla scuola costituzionalistica. italiana. La. seconda. sulla valutazùme <iell'apparato cardio-t:aBale (dott. Viziano) è stata una completa disamina del comportamento d e lla fp:a.ndezza d el cuore negli sports, della pressione arteriosa. venoAa. e capillare, del polso. d ell'elettrocardiogramma., per indicare i limiti per la. normalità. e la anormalit,à nelle varie risposte ed i mezzi per evitare di ragg iungere l'anormalità, che ancora cosl freq uentemente è raggiunta dagli sporti\ri. La tt>rza sulla wltttazùme dell'apparato re.spircu.orio (maggiore medico prof. Talenti ) ha trasc inato l'uditorio ne lle intimità del chimismo organico, dimostrando il grande valore d ell'acido lat.tico come sostanza tos.~ica fondamentale. a causa d el d eficit dell'ossigeno neces-'lario all'organismo durante gli esercizi. Invece la quarta (prof. Bnccia rdo) sulla valutazione dell'apparato n euro-mmcolare ha. messo in luca la cause che. influiscono S\11 rendimento muscolare e su que llo n ervoso, pur dichil\rando che i mezzi pt>r l't>same della potenzialità. del sistema nervoso sono ancora molto inc(;'rti P pitt ci serve l"e~>ame generale d ello sportivo mt>ntre pratica il suo sport. Numerose furono le comLmic(l.zioni e sui temi sopradetti, e sulla funzione del rene e s Lùl'albuminuria. da sport (non da fatica) A sulla pres.o;ione arteriosa media dinamica, e s ulla valutazione del pugile, d ello sciatQre. del mezzofondista e sui traumi da mot.ociclismo, da sci, da calc io. Ma sopratut.to interessanti furon o le comunicazioni sulla importanza che d eve a.<~sumerP lo spo1·t per la donna. n Congresso no n s i è occupato d e lla g iovinetta. per la q uale ha tutte le curo l'O. N. B .• ma ci ella d onna dl\i 18- 19 anni in poi che dall'opera Balilla esula e che vuoi di.U"Bi a Ilo sport. Ed ha concluso che g li sp<>rts in genere. salvo cert.uni bene indicat.i, son u t ili cosi a mantenere il buono sviluppo raggiun to, com<" a perfczionnrlo, e sopmt.ut.t.o a. preparare la donna alla sua fw1zione p rincipale, • la maternità. •· Statist.ic:he numerose sono state portate a dimostn'l.zione che non la stPrilit.à s~gtu' a llt;> pratiche> dello sp ort. - come mol t i s uppongono - ma L& normalt' capa-cità eli gl'ncrarA con piì'l facilità.. Lo sport per la. donna. com e per l' uomo - ha concluso il Congresso - è da ritenersi un attenuatore di quel prrcoce risveglio dei sensi che non pos.<~iamo ri tt'nerf' che un danno a llo sviluppo E'd alla vita della !{ioventtl. Con questo augurio t> con quello che IR. Federazione prenda presto piedP sa.ldo colla funzione dei s uoi adep t i nell'a.mbit>nte sportivo. è stat.o d eciso di fo.r.P il zo Congresso n e l 1933 a Bologn•" e possibilmente di indire il congresso in t~· r· nazional ~ di meilicina dello sport. a R oma. nello steS!!O a nno. I l primo p:erme d fJll~t semina diffic ile è stato raccolt.o. è rigoglioso e promettA) di dare frutti ot-timi. )faggio n' mPd ico pro f. U. C ASSINIS.
Il Congresso di Medicina sociale psico-tecnica applicata agli infortuni s tradali. Roma. ;)-7 Ap1·ile J932 .. X
Il Congresso di psico-tccnicn l' infortuni sla·o.dali si è svolto Jul 5 al 7 a p r ilt> u. se. con 8 relazioni ed una discussione animnta.. talora vivace e s:on-a ta. c he hR dimm!trato l'inte r-esse SIL-,cistat.o dngli argom<'nti eli gu·ande attualità, dato il ra pido progressivo a umentare d ei mezzi eli t rasport.o a motore u l'!c:oppio. Be lla e completa da l punto rli vista pmarnent<' Sbltistico fu la relazio n e d el prof. Oini e del t.;mente colonne llo mndico L. De Bernrdinis, dalla quale risulta un dato f ondnmen tale: eh<> pn•sso di noi, come presso lP a ltre Nazioni, il numero degli infort unati P''" accidt>nti dovuti n m.-zzi ru traspo1·to è in c ontinuo aumento. così ne lle grandi città com<' ndl t> campagnP, ed alla pari ò a.unwntato il numero llni morti ( 4 °/.1 ); r;hf' la mu.ssima f1·cq twnza si ha ne l periodo estivo. qunndo molt i r·i pn•ndono n pilotart;: pC'r godt· t·e le vncanze, non rnnn tt'· nendo qupll 'allt•u amt'n to c he [Il J)('rd(;'J"t' in q~w,;to rome in tut t i gli e:sercizi fisici, la P•~d rO J IIUIZH d t>i movimenti.
NOTIZlE
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Furono fatte a questa. relazione obiezioni varie, specie riguardo ai metodi impiegati per raccogliere la statistica, non con-ispondenti allo scopo prefisso, col cercare di distinguere le disgmzie dovute a colpa ciel conducente da C)Ucllc dovute a colpa del pedone, o all'ambiente eco. Concorrono n otevolmente, nel determinarle, molteplici fattori psico-fisici che i proff. Gemelli e Ponzo hanno considerato rilevando la difficoltà. di fare in tal senso una statistica esat.ta, difficoltà. che risulta. anche dalle statistiche straniere e propongono l'uso cii un modulo spe<'iale da riempire dal vigile urba.no. Insistono sulla. neceRSit.à di risolvere 12 problemi dal Jat,o psico·tecnico per l'oper a di prevenzione, dalle norme stradali che rispettino le tendenze ist-in· tive, alla educazione degli utenti stradali, alle segnalazioni in armonia colle disposizioni psico-fisiche, alla selezione del guidatore, all'eleminA.zione dei gui· datori p~-edisposti all'infortunio, per finil'e alla collttborazione psico-tecnica col prelievo dei dati sugli infortuni ed olia consulenza psico-tf'Cnicn nella sorve· glianza del traffico stradale. Si augurano possa sorgere presto un grande istituto centrale di psico-tecruca applicata, dal quale trarre le nozioni più utili n ella vita ordinaria in <)uesto campo. D i certo il pedone c il guidutort> sono i due elt>monti più importanti. attor· no ai quali si possono racco~liere PIC'menti secondari che concorreranno a tur· bare lo stato psico-nsico di qu elli. r proff. Bove-ri e Ciampolini <'lifatti si sono occupat.i d e l certifìcn.to m edico p er l'abilità. t\lla guida di autovl"icoli, insistendo sulla necessità. di visite rigorose: men tn' i proff. Corberi e Mas..«arotti hanno esposto i mezzi cii esame per ltt sclc7.ione psico-tecnicu d i'i ~ruidn.to1·i di auto· vettm·e ed autobu;;, dirno::~t,·~tndo la molto minor fre quenza di accidenti capi· tati ai ~elezionati con tul ml'zzo rispetto a qut>lli non scle?.ionnti. A q uAsto proposito lo seri v ente ha rifPrito s u quant-o ha. fatto la DirPzionl" Ccnern.le di Snniu\ militare nej::li anni 1929-1930 per la :>elezione di ufficiali e <ii recluti' degli autocentri dei Corpi di A1·mata. TI numero dei non idonei pC'r· ,·arie Cintl"e fu così a:nmde dn dovt;>r"!'!i nbbandonarl" il mPtodo di Psan;o- basato sulla appli()azione rigorosa d el regolamento - · per l'impossibilità di t.rovare sostituzioni suffi.cit>nti ad a.'lSicunlrA i !'Pl·vizi. )faggior impot·tanul assume-rh poi il fotto cbe il 50 % degli scartati era già fotnito di patente da uno o clufl 1\nni. Si imp<ìn e pertanto una r<•visione del rt>golamPnt.o, pt'rchè s i può rinRcirt' ottimi guidatori anche con qualche difetto d el visus o dell'udito, menti'(' si è posto ogni cura. n el migliorare la scuola di guida, in ambiente militare, oftf>· nendo già lo scopo di vedE-re da 2-3 a.nni diminuito il numPro di acridenti dovuto a conducenti autoveicoli militfu·i . È indul'>biamPnte connP.ssO colla possibilità. rlegli aC<'identi il sistt>ma d elle sc•gnala:~.ion:i ottichP ed acustiche, trattato dal prof. Bt>rga.mi. ·he 9Ì è pre<\t'n· t.ato quanto mAi va.qto. Molte propostf' fat.te dall'O. sono di fAcilf' o simpatica a,t,tuazione, alt,r A chiedono st\ldi t!ho gin in pal't·O i no;.tri fisici e fisioloj!i hanno fatt.o . ma che debbono t'sser ora porw.t' sul t.erreno ddla pmt.i..Jn realizza.zioneo, la st.•·ada. Il pedone ripet.o, non è il meno colpevole ed il prof. C'A7.zanig'\ gli ha dedicato una l'tdazione rlalla quR le ri~ulta che .... sarebbe d:1. angurar~i e-gli fol'sP lx·n preparatf• alla vita dt>lla strana d'una g~andt• citt.Ì\, pt'r sap ersi mur>vt>~ <'on minor distrazion e e mag~ore rapidità. di reazione. Nelle maggiori Nuzioni <l'J~uropa e ci'Arnorica si fa già da anni una severa sPit>or.ione psico·tecniC'a e tnttflvia [Zii tlccidenti sono in aumt>nto. D obhiamo ntenere che i metodi di se!eziont1 sieno !nflufficenti allo scopo? No certami'nle. pere h è la buont. scelta e la buona. prepl\ra.zione del conducente val~tono afl t> V i· t.ar(• un numero fon>e doppio di accirlenti. cht> l'enorme e- rapido aumento dei mezzi vP-Ioci di trMporto, le difflcoltà. sempre cre:<centi cieli~~> vinbilith. condizioni molteplici d'ambiente cui non è tn.lora e-st.raneo il fattOri! C;JifO, favori!'lcono P ~n· dono in parte ineluttflbili. . 11 çongresso ha Jumeggia.to problPmi eli grandt> intere~~ pratico frfl i flUt\li pr•m.egg•a C:JilOllo d e lla n ecessità di dare, anche fra noi, n•a~~:rior diffusione allo stnd1o d ella psico·tR.rnica. applh!at.u colli\ creaor.ione di centri nppositi. Maggiorr nwcliPo prof. U. CASSlNTS .
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N OTIZIE
Concorso a 24 posti di medico · provinciale. Con d er1·o to del Mini.->wro d ell' interno d e l 1° fe bbr>l.io 1932-X, pubblicato n<>lla Gazzetta Ufficial-e d el Re'tllo, n. 83 d el 9 aprile 1932-X, P. aperto un conc<•rso p er esami a 24 posti di medico provinciale aggiun t,o di Il crasse nell'Amministrazione rle lla Sanit.à Pubblica. Gli aspirami dovranno far pervenire al Ministero dell'interno ~Dir(W.ione Generale dì Sa.nitì\ Pubb iN~) non più tardi di 90 giorni dalla data di pub blicazione d el d ecreto n '-'lla Gazzetta .Il f)ici.ale, domanda s u CIU'tu. da bollo da L. 5 corredata d ei documenti specificati nel bomdo di conrorso che contiene R.nche il programma particola r<>ggiat o per le prov~ di r>ssune.
Premio ltalo-Argentfno « Alessandro Lustfg ». È ist.ittùto presw la F~Wolt.à di Medicina e Chil'llrgia d ella R. Univ~rsitil. di Fìrflnze il pre mio Italo·Al·gentino d ella Fondazione • Alessandro Lust.ig • da '}Onferìrsi ogni tre anni, al migliore lavoro inedito di Fi'iio·patologia o Immun ologia e Bacteriologia. Pos.<lono concorrere al p1·emio i laureati in Medicina e Chirurgia o-riundi argentini o ita liani, che abbiano conseguito la laurea da non olh-e cinque anni. I concorrenti, entro lt> ore 24 del 20 m~tggio 1933, dovranno p1·esentare alla. Segreteria della. R. Università , Piazza. S. Ma rco, 2, d omanda in carta. legale da L. 3 corredata d a i scgw' nti rlocnm<>n t i: a) C6J't!6Cht.o di hnu·t~u; b) certificato di nascita; r.) cartifica.w di na1.ionalità: d) lavori manoscrit.ti coi q uali intendono pn-'ndert> pi.U'te al clJn corso. I lavori prf'~ontati d evon o t>:>.-;ere inediti, dat tilografati in linguu italiana., contr addistint i con un mott o. ripetuto !<UIIu bustll., non tra-< paren tc, :;igìll~t""', conwnentf>, in una -;chedu., il n om e e l'indirizzo d e l concorr('nt<!. li p remio , unico e indivi:;ibile , ammontante a L . 5000, verrà conferito n on oltre il l" n o vembre 1933.
Nel giornalismo medico. R a. ·.ristn la luce, con un primo ricco numero presentato dal prof. G. Bilanc ioni, la. Ra.w•gna intem .azioru:tle rli oto-rino-lari ngologi.a diretta dal prof. Cui da. (Roma , via. Nomen tan a . 41. Abbonamento L . 30). li nuovo periodico. che l'i pubblica. tre volte all'anno. è ft\t.to per la raccolta di recensioni, rivis te e bibliografia ed ha lo scopo di far conoscer e in forma .«intet;ica ma. completa i lavori scientifici in temaziona.li più r ecenti agli ~<pooia 1 isti ita liani, sì da essere la vera espre5.Sione d el progresso nt'l campo de lla. oto-rinola ringolog ia.. Altro fine propostosi dn.Lia. Direzione ò que llo di divulgare all'estero i lavori ita liani, onde - come scri\•e il .Bilancioni - sarà :re.<;:& non più gimti fì· cala o culdiriUttra colpe11ole da pn.rt,e d ei cult.ori stranieri l'ignoranza della nQ8t.ra au iuità, la. rtU4le non P. cla tra.ar.uranJ~, 8pecie nel fervore rti volontà che 1,-ibra. SJollo i ,çeg11i del l:ittorio. Htl inizi,tta hL ::;ua pubb licazion e la Rivi.~ta di 8tomatologi.a, p eriodico mcn· ;;ile, organ o d ella :-;ociet,i\ Italiana. di chirmgia. d ella. bocca e ortopedia d ...ntofacc iale . La Direzione e Amministr;tzion e sono a. P a1·ma , piazza Ghiaia, 76. La R C'c!t'nzion e a R om a, Ltm~ot.evere l\:lellini. 17. Il Giorna le, c he ::;i presenta in bella veste f:'ditoria le ed è di attraent~ inter c..;«l' por i IR-vori ol'ig inali e n elle diverse rubriche, ha per rurtlttore Alessand t·o _-\ rl otta, v ict>-dirt·Lr,oi'C' Giovanni Corradi. r ed a tt ore cApo Giorgio Coen-Cagli e , p r r co llaboratori, in;;iguì )flw<;tri ., cultori d E'i magg iori C'e ntri di studio d e l
l NOSTRI MORTI
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R es;no. E sso vuole css:et·e l'espon ente ciel lavoro nella specialità con indirizzo tÌipleamente italiano, l'avanguardia più decisa della med·i cina sociale e l'antologia alta e severa della prod~ione nel campo della stoma~ologia, come sc-ienza e come missione mll' Italia mttBsolinia11a rinnovellata e vittorio;:~a.
I
NOSTRI :M:ORTI
Il 7 aprile è morto, all'età di 68 anni, n e l nativo PM'5e di Mioglia. (t.:~'>nvva), il maggiore generale mffiico de lla riserYa Luigi Oddera, Conunendatore de i s;:;. Maurizio e Lazzaro, l'avalit>rt' ~·laUJ·iziano. Laureatosi a C t>OO\'Il nel 1887' t'ntrò subito a. r~~r parte del Corpo ~a.nitario militare, O\'f' p ercorse ininterrot tamen te la Sua lunga t' Op!.'rosa carriera, in servizio pt>rmanente effettivo, fino al luglio del 1925. quando fu collocato in ausiliaria. dtl. colonne llo. al quale grado era stato promosso cinque atmi innanzi per m erito ec · cezionale. Richiamato n e l gennaio succe.'!ivo, ljtta.le presid«>nte d ella commissione medica di Genova. per le pensioni di guena., vi timase tino al 25 maggio 1931 e n el novembre de llo stE>sso anno cons!:'guì la promozione a maggiore genertl.le. Le virtt1 e le ben em erenze dell' illustre Scomparso erano così alte e pu11~ che può dirsi non esservi n e lla. Sanità. :Militare chi non le ricordi o non le conosca.. La religiosa in<'ondizionata ed entu~ia.stica dedizione al dovl:'rt" fu sempre istintiva n el Suo nobile animo ed Egli !;6ppe farvi servirf' , con semplit'l' morlt>stia., tutte le risorse di:' l Suo vivido intelletto, de l Suo s pirito mai pago nell'offerta . del Ruo indomito voler!:' e d e lla s teR>ìa Sua vigoria e pt·esttmza fh;ica.. La. sort.e G.li fu be nigna n f'l con cl•dPre a l ::iuo in!'sauribil•· tl.l'don• cttmpi di attività vari e ardui nt"llt- guerre che si su cC'edet tero durante la Sua. permanenza alle armi. Si distinse in Africa n t>l 1896. In Tt·ipolitt.l.nia. organizzò i !<f'!'Yizi sanitari della 5• divisione s peciale fra difficoltil gravissime per le particolarità d e l teatro d ' opi"· razioni n e lla ;-.ona. di Zua.ra durante il pt·imo pc•t'iOùo di con411is ta, p~r il clima, p l:'r la scarsità. di m ezzi t·d a Lui fu a.utore,·olmen tE> riconosciuto il m erito di essere riuscito a far diminuir~<' la morbos ità fra. lt> truppe . Quindi diresse e condusse a grande efficenzn gli ospedali di Tripoli e di D f"rna !:' wnnc egregiament-e la direzione di Sa· nità d ella Tt·ipolitania. r E>ndendosi part icoltwmt>nt\' bem' mf'.J'Ìt.o n ('lla lotta contro la peste bubbonicn. ch e n el 191-t !'ra minaccioSilomcnte penetrat a n e l territot-io eli oooupazione e specia.lm!'nte n ella. città. e n('ll'oas i di Tripob. Rientrato i.n Italia nel 1916, fu prima capo-ufficio di sanit~ d ella 37• divisione <'poi. a tutto il 1917, ebbe la direzione di St\niLà. del\'intentl t>nza pe 1· i Corpi a di· sposizionl:', dando prova in momenti d elicatiss imi di non comtmP capacità e di grande ent>rgia ed iniziati,·a. Ai primi d e l 191 8 fu invia.w come direttore di satùtà. in Albania, ove seppe fronteggiare còmpiti \'e mmen te eCC('z.ionaJi, per le azimù di guerra, che colà furono in quell'anno aspre e cruente in terr(' imp!.'n·ie ed iuospiti, e per l' as · ~istenza. e la difesa delle tmppe, flagellate d~~>lla malari~~o e dall'inftuenz.a, e continua· mente minacciate dal tifo esantematico. lil\IIR. dissenteria. e dal vaiolo. Due medaglie di bronzo al valore militare, la medaglia. d ' oro per i benemeriti dPlla salute pubblica, la promozione p er merito eccezionale e on orificpnze cavalleresche rimerita· rono d«>gnnmf'nte l'opera di Lui. . Rimpatriato n el gennaio d el 1920, t enne pt·ima. la direzione dell' ospedale di \ erona e poi fu nominato vice-presidente del Collegio Medico Supet-iore, continuando n<l esplicare i Suoi mandati con zelo scrupoloso e con superiore capacità tecnica.. U Corpo Sanitario militare rende commOSl!O omaggio alla memoria d el Generale medico Oddera, la cui opera rimane n ell'ammirata. forza degli esempi, per i quali la vita degli uomini piit eletti può immedesimarsi con le migliori t radizioni delle collettività..
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I NOSTRI HOBTl
Il 20 aprilo è mo.rto a }lilano, il prof. Baldo Rossi, ~enatore d el Regno, colonndlo medico de lla. C. R. L Egli cm fra i chirurgi più stimati in Italia. Nato in provincia di Milano n el 1868, si era laureato nel 1893. Libero docent.e n el 1908, era stt•to poi nominato direttore di clinica nella. R. Università di Pavia. Ai primi d el 19[5 si rt'cò sulle fronti di combattime nto franco-tedesche per stuòiar vi l'organizzazion e dei servizi sanitari e alrinizio d ella nostra. guerra. si arruolò volontario, col grado di maggiore, nella Croce R ossa Italiana. dando grande impulso e contribnt.o alla formazione d elle ambulanze chirurgiche mobili, che resero alti servizi e di cui una. fu da Lui diretta. dal maggio 1916 fino alla. vittoria con inCt'S.'Sante pas'!ione e con la perfozione de ll' arte in cui era ammirato .Maestro. Fu promosso per m e1·iti speciali e guada.gn<'> una. m edaglia. d'argento al valore. Dopo la guerra e m ritornato all'insegnamento n ella Università di Milano, tli cui fu Rettore dal 1926 fino a. due a1mi or sono. N el 1923 era stato nominato SenH.tore . L'immatura mor:te del prof. Baldo Rossi è stata apprt•sa. con universale cordoglio e Milano IJt\ t ributato solenni onoranze al Suo Cittadino benemerito d e lla. • Patria e della Scienza. La Sanità ì\1ilitare si a%ocia riv.>r<>nte al grave luttCl d ella. Croce Rossa. Italiana con la t>teSSI\ solida.riet.à, con cui le fu affmtellatt\ nd gmnde conflitto.
Il maggior<} m odico d e lla risarva. prof. Pietro Cantatore, nato a. Cerignola. (Foggia.) il 26 roa.ggio 1872, è morto a. Napoli il 26 marzo c . a. Fu richiamato il 18 maggio 1916 col grado di capitano m edico di complemento e 8.'>...-<egnn.to all'ospe-dale mili tare di Caserta. Promosso maggiore, prestò bre ve servizio presso uni tà sanitarie mobilitate ed in seguito rientrò all'ospedale di Caserta, ove rimase fino al 10 ottobre 19 19, dat1\ d a l Suo ricollocamento in congedo.
D irettore retJponaabile: Dott. U MBERTO RivA, tenente generale medico R edattore: Dott. Vmonno D E BERNABDINIS, tenente c olonnello medico (H0i9u5) - ROHA. 1932-X - ISTITUTO POLIC RAFIOO DELLO STATO -
Q.
c.
RIVISTE
~lEDI CHE
MILITARI
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SVIZZERA: RIVISTA TRtM:ESTRALE DEGLI UFFIOIA.LI DELJ.A SANITÀ MILITARE. - Redazione: San. Ober>!tlt . P. Vollenweider , Sohwarztorstr. 26, Berna. Editore: Benno Sohwabe &: o. Ba.sllea. 1/'QIJC. l, mar.zo 1932.
VtiiiQitUtr: Dlltgente esame sanitario a.lle reclute e al congedandi. - lamMn : Sul problema. della morbUltà nel nostro Esercito.
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Al)no LXXX - Fase•. Vi GIUGNO 1932- ~No .X
MEDICINA MILI.TARE · ••
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
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SOMMARIO Gilehrist. - Sttuli o (l()mparat.i\""O ~1111~ perdite cuusatc dai gns c dogli altri me~zi belllol durnnlo 111 gucrr·a moudialc . . • . . . . . . • . . . . . . . . . . . . • . . . . •
Pag. 4Gb
MEMORIE ORIGINALI :
Plana. - La ~icro-ronzione (li 1\:ul.n nclh\ ~illli•lc . . . . . . . . . . . . . . . . Mauettl e Germino. - EPidemia di dissenteria bacillare tro. militari a Reggio Calabria (Continuazione) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Mosehetta. -
Pag. 490 iil3
Contl'ibuto alla conosc<>nza de l morloo di K:Umwel . . . • . . . .
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RIVISTA SINTETICA :
Peeorena. - - I l metabolismo dclla colesterina o sua importanza biologico.
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RIVI&TA DELLA &TAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA:
Actino111ieosl addom;naJe. . . . • . . . . . . . . • . . . Apparecthlo por la proiezione di pellicole radiocraflche . . . Batterlota(ia. Il /enontClW di 'l'worl e la - . . . . ..
Pn~.
5Sl &53
540
Callo osno. Intluem:a della 'thvro:z:in s·ulla /orma::ione del -
5:)J
Ch lrurgla d'ospedale . . • . . • • . • • • . .
550
Difterite. Diagnost·ica ootleriolO{Iicc• dcii<< Epat~splenocrafta . . . . . . • • . . . . Iniezione reumatica (l,). Lezione din·icc• . . lttero e n~mero decli eritrociti . . . . . . . Menlsco dell'articolulone del glnocc<hio. Possil!ilft<l eli rilevare radiourafìcamrnlc rm Trathmentl antlra~lel Jnnocuitcì di ripetuti - t~ell'uvow . .
546 552 547
549 5:;~
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CONFERENZE E DIMOSTRAZ:IONI CLINICHE NEGLI OIPEDALI MILITARI • NOTIZIE . • . • . l NOSTRI MORTI •
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'nbtfonamento è annuo & de~orre dal 1• p:on.nnio al prezzo di L. 32. (Estoro L. 44) Per gli ulficiali medici e cblmicl-farma.cisti del R. Jo:serclto, in servizio ed in cong.,uo, il prezzo dell'a.l>bouaruento ~ ridotto a L. 24 anticipato . .Per i soli uiUciaU modici ( dell'Esercito e della. Mtu:lna), in qualunque posizione si trovino, è ammesso un abhonameuto cumulativo o.l Oior114le di .M edictna Militare ed agli ..dmwl i di Medìci11a N l&mlc e. Coloniale al prezzo ili L. 46 annu e. Il pro;~zo del supplemooto contenente i Ruoli di an.:ianittl del corpo sanitario militare è òl J.... t5, ridotto a L. a per l soli abbonati.
NORME PER l COLLABORATORI. Le opinioni manifestate daJ:~"II .Autori non impegnano la responsabilità del periodico. Al!'li Autori sa.mnuo concessi gratuitamente 60 estratti con copertina stampata, frontespizio, lm· pagi r~atnra e nttmero.zione speciale. l'or disposizione del Consiglio nazionale delle t"icercbe a oia.scun lavoro de ve essere unito un breve autorif.I5Snnto (non più dJ 10 riglle). Le spose per le tavole litogra.fl.ciJe, fotogra.fl.che, ecc. , che accompagnassero le pubbllcazlo:li, sono a carico degli Autorl. l manoscritti uon si restituiscono.
Amfo LXXX· N. 6
OIORIIALE DI MEDICINA MILITARE
GruoNo 1932-(X)
STUDIO COMPARATIVO SULLE PERDITE CAUSATE DAI GAS EDAGLI ALm MEZZI BELLICI DURANTE LA GUERRA MONDIALE < •'0tp ... . ,~
Generale medico dott. Harry L. Gllchrlst, Capo del Servizio chimico militare Scuola di guerra. chimica- Arsenale di Edgewood (!'vfa.ryla.nd)
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I NTRODUZIONE.
Con la presente pubblicazione non ci siamo proposti di dare una. storia della guerra chimica, dell'impiego, sia offensivo che difensivo, di sostanze chimiche nelle operazioni militari durante la guerra, dei rapidi progressi conseguiti da questo metodo di guerra dalla sua adozione in poi , e, infine di tratta.re i suoi a-spetti medici. Nei capitoli che seguono abbiamo inteso esaminare solo quei lati dell 'argomento che riguardano le perdite dovute a.i gas, il confronto di queste perdite oon quelle causate dagli altri mezzi bellici, gli effetti post umi e la questione dell'impiego in guerra dei gas ai fini umanitari. Cosi come sono presentati, i vari capitoli e le diverse illustrazioni sono tratti dal testo delle lezioni tenute ai corsi regolari, presso la Scuola di guerra chimica dell'.Aisenale di Edgewood Md. e presso la Scuola Medica militare, Washington, D. C. L 'Autore di questa pubblicazione si trovò in intimo contatto con i sistemi della guerra chimica fin dali 'entrata in guerra degli Stati Uniti, nella sua qua.lità di ufficiale comandante l'ospedale britannico n. 9 a Roven, Francia, attraverso il quale passarono migliaia. di individui gassati provenienti dai fronti britannici; di direttore medico del servizio gas e del servizio chimico militare del Corpo di spedizione americano dal dicembre 1917 fino alla fine della guerra, ed infine nella sua qua· lità di capo della sezione medica e della sezione medica di ricerche del servizio chimico militare fino al gennaio 1921. Questi capitoli hanno l'intento di dare delle informazioni agli ufficiali che frequentano le varie scuole militari e alle altre persone che si interessano degli effetti delle differenti armi di guerra. Compilando questo studio si è avuto di mira di farlo breve, comprensibile ed attuale, quanto più possibile. Le tabelle ed i quadri grafici inclusi sono compilati secondo dati attinti a documenti ufficiali del dipartimento della guerra e ad altre fonti (l) Con l'autorizzazione dell'Autore di questo Importante studJo, quasi Ignoto eall I tall&n1 . ho provveduto alla 81lA tradu:clone nella nostra llngua. Nel testo originale vi sono un palo dJ fotografie della guerra con gli aagresalvl cbimlcl, ed alcune grafiche, ch'lo hG trascura.to eU fN> riprodurre percbè mi eembrano dJ pooo :lntereeae. e n on Indispensabili alla comprensione del testo. Bo fatto lnveoe qualche aggiunta al flne di mettere In evldenz;a le gravi perdite Sllblte dal nostro valoroso Eser cito, durante la guerra, per ~salvi chimici: e cosi bo potuto correg· gere le mancbavolezze e l e lacune che r!Buardano l'Italia. 1n questa pubblicazione del generale medico Nord-Americano, con U quale pe:rò non condivido del tutto l'opinione da X.ul salda· men·t e &PPOft'lata sulle flnall~ della guerra con gll aQ'ressivl oblmloi. .A. L U8TIU.
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STUDIO' COKP.ARATIVO SULLE PERDITE ECC.
sicure, e l'autore se ne serve continuamente, nella. sua. q~tà di insegnante. Essi sono pubblicati con lo scopo di ra.ffigura.re graficamente certi aspetti e certe fasi della. guerra. chimica che altrimenti potrebbero sfuggire. ·È a.ltresl opinione dell'autore che le nozioni fondamentali qui esposte aa.ranno di valido ausilio per coloro che s'interessano della. questione della. guerra. chimica, delle perdite, degli effetti postumi, e di quanto sia. umanitario il suo impiego. Una. semplice scorsa. delle pagine che seguono convincerà ogni lettore obiettivo che l'introduzione della. guerra. chimica ha. contribuito al mantenimento della. moralità di guerra in maniera. efficacissima., specie per ciò che riguarda la. mortalità. Il numero degli nomini messi fuori di combattimento in confronto alla. lieve mortalità è impressionante e ,solleva la questione circa l'importanza. di quest'arma. bellica. che ferisce ma. non uccide. Naturalmente, la. prima impressione è che nn tale mezzo bellico non debba. trovar posto fra. gli armamenti militari; ma quando si considera quale grave intralcio nn elevato numero di feriti costituisce per l 'avversario, anche in relazione al numero di persone occorrenti per curarli (calcolati da quattro a cinque per ogni ferito), si vede chiaramente che l'arma che ferisce ha una importanza !!trategica. maggiore di quella che uccide direttamente. È sperabile che i dati di fatto qui riportati non solo concorreranno a stimolare l'interessamento per i vari mezzi bellici, ma. serviranno anche efficacemente a. chiarire certi malintesi e certi pregiudizi contro l'uso di aggressivi chimici, pregiudizi fin troppo diffusi. Se tale intento sarà raggiunto, lo scopo dell'autore sarà pienamente realizzato. CAPITOLO I .
Generalità. § l . Generalità. - Per intendere nn argomento cosi vasto come quello che riguarda. le perdite durante la. guerra. mondiale, bisogna conoscere qualche cosa circa il numero degli uomini mobilitati cui quelle perdite si riferiscono. I paragrafi successivi, insieme'alla tabella n. l ed al quadro grafico n. l danno a questo proposito delle informazioni raccolte da. tutte le fonti a me disponibili e che servivano all'intento, ancorchè non assolutamente esatte. Esaminando il quadro grafico, si noterà che alcune cifre non corrispondono con quelle riportate altrove nella presente pubblicazione. Quest'apparente discordanza è dovuta al fatto che in quegli ultimi casi sono considerate le perdite subite dal solo Esercito, mentre al principio queste cifre comprendono anche le perdite subite dalle altre branche della difesa. nazionale. Si noti anche che sotto l'intestazione « uccisi e morti» nella tavola menzionata i dati comprendono non solo i morti in seguito a. ferite riportate in combattimento, ma. anche in seguito a malattie. § 2. Numero degli uomini mobilitati. - Durante la. guerra mondiale 65.038.810 uomini furono mobilitati dalle nazioni che vi parteciparono. Di questi, 8.543.515 furono uccisi sul campo di battaglia, o morirono in seguito alle ferite riportate, o a malattie contratte in guerra. Vi furono 21.219.452 feriti ricoverati negli ospedali. Poichè molti di questi furono ricoverati più di una volta in seguito a ferite successive, questa cifra. è piut-
STUDIO COMPARATIVO SULLE PERDITE ECC.
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tosto ingannevole. Non è possibile dedurre da fonti attendibili il numero di questi ultimi casi, ma è da credersi che es~o sia rilevante. Per meglio illustrare l'argomento si richiama l'attenzione del lettore sull& tabella n. l che specifica le nazioni part-ecipanti al conflitto mondiale, il numero dei soldati fornito da ognuna, il numero totale degli uccisi e dei morti per malattia, il numero degli ospedalizzati, il numero dei dispersi, o comunque mancanti, e, per alcune nazioni, il numero dei casi di gass~r zione e dei morti in seguito all'effetto dei gas. Le percentuali delle perdite, rispetto al numero degli uomini mobilitati, che figurano nella tabella, sono quelle delle perdite subite per qualsiasi causa, comprèsi gli uccisi, i morti per qualsiasi causa, i dispersi, ecc. Le percentuali che sono riportate nella tabella r elativa alla guerra chimica, danno il numero dei morti in seguito a lesioni causate dai gas. § 3. Perdite in generale e proporzionali. - Prima di accingerci a trattare l'argomento delle perdite, sarà forse utile definire brevemente che cosa s'intenda sotto il termine «perdita». Sembra che nella mente della popolazione civile prevalga l'idea che le perdite, riferite alla guerra, comprendono soltanto gli uomini che soccombettero direttamente sui campi di batta,glia o che morirono in seguito alle ferite riportate in combattimento. Tale idea è errata e la seguente dP.finizione di perdite riportate in guerra varrà a correggerla. P er perdite militari s'intendono tutti gli uomini sottratti al servizio in seguito a morte, ferite, esenzione, cattura o diserzione. Nei capitoli che seguono, parla-ndo di perdite causate dai gas o dagli altri mezzi bellici, s 'intenderà solo riferirsi a coloro che furono uccisi o feriti, o che morirono in seguito all'effetto del ga-s o delle ferite riportate in combattimento e che vennero registrati. Può essere che un individuo sia gassato o ferito diverse volte; in tale circostanza il suo caso sarà considerato ogni volta come una nuova. perdita cosiechè, esprimendo le perdite di guerra con numeri, non ne consegue necessariamente che l'entità numerica delle perdite, stabilita nei capitoli successivi, corrisponda al numero delle persone temporaneamente o definitivamente perdute, poichè ogni persona può essere stata ferita o gassata. in due o più occasioni, in ognuna delle quali essa sarà considerata. come nuova « perdita. ». Su 1.009.038 ca-si di gassazione, 78.390 furono mortali. Di questi, alla. sola Russia ne spettano 56.000. Le cifre riportate rappresentano solo le perdite registrate e non comprendono le perdite subite da quelle N azioni dove la registrazione non aveva.. luogo. Dall'esame delle perdite inglesi, tedesche ed americane per gas risulta.. che la maggior parte di queste, a~ompagnate dalla mortalità più elevata, ebbero luogo nelle zone più prossime al fronte. Oiò è particolarmente vero per gli attacchi a. nube. Nelle descrizioni inglesi degli attacchi a. nube che ebbero luogo nei primi mesi della. guerra chimica, si rileva. però che il gas era fatale non soltanto per le truppe che in quel momento detenevano le linee del settore attaccato, ma. che si lamentavano delle perdite anche in. zone più retrostanti. Perdite proporzionalt. - Su 2.039.329 uomini che vennero registrati al Qua.rtier Generale del Ooeyo di spedizione americane per essere arrivati
468
STUDIO COMP.-\RATIVO SULLE PERDITE BCC.
in Francia, 110 uomini su 1000 furono ospedalizzati in seguito alle ferite riportate in combattimento e 6,35 morirono a. causa di queste ferite. La. fanteria subì le perdite più gravi in feriti e morti, i primi essendo 215,66 per 1000, i secondi 12,77. Secondo viene il Corpo d'esplorazione con 52,22 feriti e 3,13 morti per 1000. § 4. JJiffiooltà di ottenere delle informazwni esatte circa le perdite. Praticamente è impossibile ottenere dei dati esatti circa. l'entità delle perdite e la mortalità da attribuirsi all'azione dei gas impiegati in numerosi combattimenti, per la ragione che le condizioni che accompagnano uno scontro violento lasciano scarsa possibilità per fare la differenziazione fra i morti per effetto dei ga-s e gli uccisi dalle granate, dal fuoco di fucileria e dagli altri mezzi bellici. Non c'è dubbio che vi furono anche degli uomini uccisi direttamente dai gas, ma essi devono essere stati poco numerosi poichè in combattimenti campali concentrazioni sufficientemente elevate per uccidere sono difficilmente ottenibili. TABELLA l.
Specifica Il numero degli uomini mobilitati durante la guerra, per Nazione, Il numero degli uccisi e del morti In seguito a malattie e ferite e del dispersi e le percentuali di perdite.
N.UJONJ!i
l l
l
Mobilitati
Morti o uoclsl
Feriti
Mancanti
% delle Totale perdite delle perdite rispetto al mobilitati
Russia. ........
12.000.000 l. 700.000 4.950.000 2.500.000 9. 150.000
76 .3
Francia .......
8.410 .000 1.363.000 4.266.000
537.000 6. 166.800
73.3
Gran Bretagna
8.904.467
908.371 2.090.212
191.652 3. 190.235
35. 8
Italia ... . ...•.
. 5.615. 000 650.000
947 .000
600.000 2.197.000
39. 1'
Stati Uniti ....
4.255.000
126.000
234.300
4.500
364.800
8.0
Giappone ......
800.000
300
907
3
1.210
0.2
Romania. . . ....
750.000
335.706
120.000
80.000
535.706
71.4
Serbi& • •••• . . ..
707.343
45.000
133.148
152.958
331.106
46.8
Belgio .........
267 .000
13.716
44.686
34.659
93.061
34.9
Grecia.•... .. ...
230.000
5.000
21.000
1.000
27.000
11.7
Portogallo .. . .
100.000
7.222
13.751
12. 318
33.291
33.3
Montenegro . .. .
.50.000
3.000
10.000
7.000
20.000
40.0
42 .188.810 5.157.315 12.831.004 4.121.090 22.109 . .o9
52.3
Totale •..
469
STUDIO COKPA.BATIVO SULLE PERDITE E CO,
Morti o uoolal
Mobilitati
N.&.ZIOlii'K
Feriti
Mancanti
•1. delle Totale perdite delle perdite rispetto al mobllltatl
Gennania • .. ..
11.000.000 l. 773.700 4.216.058 1.152.800 7.142.558
64.9
Austria •. . ..•.
7.800.000 1.200.000 3.620.000 2.200.000 7.020.000
90.0
Turchia . .•....
2.850.000
325.000
400.000
250.000
975.000
34.2
Bulgaria. .•....
1.200.000
87.500
152.390
27.029
266.919
22.2
Totale •.•
22.850.000 3.386.200 8.388.448 3.629.829 15.404.477
67.4
lhan Totale ..•
65.038.810 8.543.515 21.219.452 7.75{1.919 37.513.886
57.6
Perdite dovute al ,as. N ..LZIONB
% di morta-
Numero
Morti
Russia (l) .•.•.•.• • •••...• ... . . • . •..
475.340
56.000
11.7
Francia ......... . ... . ......... . ... .
190.000
8.000
4.2
I ta.lia (l) .•.•.•.••. • •••.•.....•...• • •
13.300
4.627
34.7
stati Uniti • .. .. ..... . ............ ..
70.752
1.421
2.0
.....................
180.983
6.062
3.3
•••••
78.663
2.280
2.9
Totale . ••
1.009.038
78.390
7.7
Q ran Bretagna
Genn &n.la. ·
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•• •• •• o
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(1) D&tl non u!llclaU e presumfbllmente non esatti.
Utà
470
STUDIO COMPARATIVO SULLE PERDITE ECC,
È altresl difficile avere qualsiasi informazione riguardo ai mezzi bellici
che inflissero perdite per la ragione che alcune nazioni non registravano questi mezzi. Tuttavia, I nghilterra, Italia, Francia, Germania e Stati Uniti elencavano separatamente le perdite subite per l'effetto dei gas, e queste sono riferite nella tabella. I dati forniti dalla Rll88ia e dall'Italia non sono attendibili. Ciò è specialmente vero per l'Italia la cui relazione mette in evidenza che sebbene il sno Esercito avesse subito solo 13.300 ca.si di gassazione, 4627, cioè il34,7 %, ebbero .esito letale (1). Quanto sappiamo circa le perdite dovute ai ga.s in generale, ci fa apparire evidente che queste cifre devono easere errate. In quanto al fatto che la Russia constata un'alta mortalità. dovuta ai gas, bisogna. considerare che l'esercito fu soggetto a. numerosi e violenti attacchi con gas, mentre la gran parte delle truppe russe non aveva maschere di sorta. e quelle fornite più tardi erano di qualità. scadeate. C'è molta incertezza relativamente al numero dei casi di gassa.zione verificatisi fra le truppe che caddero in mano al nemico, ma secondo quelle limitate informazioni che sono state ottenute, non ci sarebbe ragione di ritenere che le perdite dovute ai gas fra queste truppe fossero superiori alle perdite della medesima natUll'a subite fra le truppe che non furono catturate. § !5. Descrizione di un attacco tedesco con. gas emesso da bombole [2]. P er acquistare una reale conoscen.z a dell'efficacia delle sostanze tossiche come m ezzo bellico bisogna familiarizzarsi con i diversi sistemi impiegati per portare l'offesa. sulle linee avversarie come pure con i fattori che ne limitano l'uso. Veramente, quest'argomento non dovrebbe essere trattato nella presente memoria, ma poichè il nesso fra attacchi a nube e perdite è cosl intimo, sarà bene fare una breve disamina dell'argomento. Le truppe americane non subirono nessun attacco di qualche importanza con nubi di gas quindi tutte le nostre perdite dovute ai gas ci furono inflitte con altri sistemi.
(l) In una mia recente pubblicazione dal titolo: La "'~"a chimica 8ulla nostra fronte (Con· f erenza tenuta alla Scuola di .4ppl~ont di San(td Militare à'i Firenu 11 14 marzo 19S1·1X, Siena stab. Tlp. di Bernardino), bo :riferito come S. E. Il Generale Gandoifo, cb~ preqe parte all'azione ~nl San Mlobele del Carso Il 29 giugno 1916. ove gli a113trlacl aferrarono un vlolentiB• Rimo attacoo con l gas (nubi emesse da bombole), dlcblaras•e ebe In quella giornata crnentiBBima furono m essi tuorl combattimento 8000 uomini (5000 appartenenti ai Regglment110", 29", so-, 11'11 altri ll·Ua 22• Divisione), e l morti per gas si calcolarono a.Uora oll'C& 6000, per oul non et sembrano corrhpondentl al fatti 111 cifre lndloate per l'Italia dal Gllcbrl•t. Se si tiene pl'ellent.e che gli Allstriael dopo Il giugno 1916, impiegarono sulla nostra fronte oltre toagene e la mlaoela cloro + tosgcne, altre specie mloidiaU dJ gal', e obe nella battag'lla dl Caporatto (23 e !4 ottobre 1017) furono largamente lanciati proietti ca.rlobi (li Dlfo.qgene e di Dltenlolo~lna, nbe neUa Be.ttaglla del Piave (giugno 1918) 11 nemico lanciò <'i rea 170 mila proietti a liquidi apeelali obe n el novembre del1917, (Settore del 22 C. A .) e nell'ottobra del 1918 (Piave-VIttotlo Veneto), furono lannlatl dal nemico migliaia di proietti catiebl dJ yprlte, e ohe nel Settori della I, III, IV, VI e vn Armata non si ri•parmlò 11 lancio di ptoletti carichi di bromuro di olanogeno e bromoaootone, si argu lsoe faoll mente, come la .;1 rra della. mortalità. per gas lndloata dal Gllohrlat, deve essere di gran lunga interiore alle perdite subite dal nostro Eserolto per aggt68alvi ohl· miei dur:ante la lunga g'Uerra.
Qu.A.DRO GBAI'IOO N. l.
Quadro crafko ehe spedftca 11 numero 4egiJ uomini mobilitati, le per41te e le percentuali, quest'ultime espresse anche graficamente. Orafioo l\lobWtatl
N AZIONlil
Pel'dtte
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8.9040467
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STUDIO COIIll'ABATIVO SULLE :rB.BDITJI: ZOO.
Gli inglesi subirono delle perdite insolitamente gravi durante gli attacchi a nubi di gas nel primo anno di guerra chimica. Per meglio illustrare questo punto descriveremo un grande attacco a nube di gas sferrato contro gli inglesi durante il primo periodo della guerra. La nube copriva un'area di km. 54 e vi furono dei colpiti dal gas anche alla distanza di 8-10 chilometri dal luogo di emissione. Le bombole erano disposte sopra un fronte di 3270 metri. L'atta.cco ebbe luogo poco dopo la mezzanotte. Simultaneamente all'emissione del gas, i tedeschi effettuarono degli intensi sbarramenti d'artigliera. Al momento dell'attacco il vento aveva una velocità dai 14 ai 19 chilometri all'ora. L'erba e la vegetazione furvno ingiallite dal gas per una profondità di 1000 metri dalle prime linee. n bestiame ed altri animali furono uooisi alla distanza di 3,5 ed anche di 4,5 chilometri dalla linea del fronte. Nonostante che le truppe stessero all'erta. in attesa dell'attacco, per gli uomini delle prime linee fu difficile accorgersi che il gas era stato emesso prima di esserne raggiunti. n sibilo del gas UBcmte dalle bombole era udibile da alcuni punti della linea, ma era coperto del fuoco di fucileria e delle Initragliatrici in altri punti. In alcuni luoghi la nube fu vista alzarsi come una specie di nebbia bianca. L'entità delle perdite inflitte da quell'attacco fu considerevole, nonostante gli avvertimenti che erano stati fatti circolare fra le truppe che, per conseguenza, erano pronte a sostenere l'attacco. In questo come negli altri attacchi con gas, numerose perdite furono causat-e da altri mezzi bellici. La mortalità massima durante gli attacchi a. nube fu sempre segnalata nelle zone di prima linea e nei punti di soccorso avanzati. Ciò è da attendersi negli atta.cchi di questo genere in considerazione dell'alta concentrazione del gas e della rapidità con cui il fatale edèma polmonare segue a.J.l 'aspirazione di forti dosi di gas che irritano fortemente i polmoni. CAPITOLO II.
Perdite nel differenti eserdtl. § 6. Perdite dovute ai gM nell'esercito tedesco [3]. - Le informazioni ottenute dai Tedeschi circa le perdite da loro subite per effetto dei gas sono scarse. In un prospetto della Storia ufficiale sanitaria tedesca. della guerra, alcuni· dati in proposito sono pubblicati dal tenente generale Otto von Schjerning, chirurgo in capo del Corpo dell'esercito tedesco operante. Da quel prospetto risulta che le perdite per gas furono assai lievi, specialmente dura.nte i primi anni della guerra chimica. Durante il secondo anno di guerra vi furono 6178 casi ospedalizzati, cioè 1'1,5 per 1000. Durante il terzo anno, questa. cifra si eleva a 19194, cioè il 3,8 °/oo. Però nel quarto anno di guerra, o periodo dell'yprite, questa cifra balza a. 53321, cioè al10,6 per 1000. I morti per intossicazione con gas furono 2280, cioè il 2,9 % (vedi Quadro grafico n . XIV). § 7. Perdite dovute ai gM nell'esercito francese. Notevoli furono le difficoltà incontrate per ottenere dei dati sicuri dal Governo francese relativi alle perdite per gas subite dall'esercito francese, per la.
473
STUDIO COJU>A.BATIVO SULLE PEBDITB BOO.
ragione che i francesi non hanno mai registrato a parte le perdite dovute ai gas. ·be informazioni avute, anche se non assolutamente precise, bastano per valutare con buona approssimazione l'ammontare delle perdite ed il grado di mortalità dovuta ai gas nell'esercito francese. Concordemente ai dati più attendibili vi furono 190.000 casi ospedalizzati, di cui 8000 eibbero esito mortale, cioè circa il 4,2 %§ 8. Perdite dot>ute ai gas nell'esercito britannico. [ 4]. - Per meglio .specificare le perdite subite dagli inglesi in conseguenza della guerra chimica, sono allegate due tabelle. La tab-ella n . II indica le fasi della guerra chimica, i metodi di impiego dei gas, la natura della protezione indi vi duale. La tabella ili specifica gli attacchi con gas, l'ammontare delle perdite, la mortalità e le percent uali relative (vedi qua dro grafico n. XIII). Esaminando queste tabelle si noterà che le varie fasi non corrispondono a successivi intervalli di tempo, ma che sono determinate dalla relativa conoscenza di certe sostanze chimiche, o dei sistemi di attacco; si noterà anche che le diverse fasi si sovrappongono per dei periodi di tempo abbastanza. estesi. L'ammontare delle perdite per gas subite dalle forze britanniche, è qui riferito con l'esattezza consentita dai dati che si possiedono. Queste cifre devono perciò essere considerate come inferiori alle reali, poichè, eccezione fatta per gli attacchi a nube di gas fra il dicembre 1915 e l'agosto 1916, non sono attendibili i dati circa il numero degli uomini uccisi dai ga.s sul campo di battaglia e che non furono ospedalizzati, circa il numero dei gassati catturati dal nemico e circa il numero di leggeri casi di gassazione che permisero ai colpiti di far ritorno alle proprie unità direttamente dagli ambulatori da campo. Comunque sia, è chiaro che, eccezione fatta per i primi attacchi con nube di gas, le perdite che sfuggono al controllo sono relativa mente poco considerevoli. TABELLA ll.
FASE .
Hetodo d'Impiego
Gas adoperato
NATUJU. DELLA. PnOTBZion lNDIVIDUALI!l
l) Aprile e mag- Bombole .. Cloro ..... . ... .... Nessuna in prin~io; fìnalgio 1915 (6 volte). mente dei bat oli di cotone di nessuna u tilità. a « Lacrimogen i » Nessuna in ~rincipio, in seO. G. Bromuro di guito dei atutJoli di co:rilile. tone, occhiali, c helm~t8 di tessuto • (Tipo P. P. H., e P . H. G.), pochi grandi respira tori a scatola per speClali unità. .. (3) Dicembre 1916- Bombolo . . Cloro, foegen" ... . « H elmet8 di tessuto •, poohi agosto 1916 (5 grandi respiratori a scatola volte). per speciali unità.
(2) Maggio 1916-lu- Proietti
glio 1916.
gas.
.
STUDIO COMPARATIVO SULLE: PEBDITJC ECC.
FASE
Hetoclo 4'impl81f0
(4) Luglio 1916-lu- Proietti glio 1917, fase dei gas. proietti •Letali».
(5) Luglio 1917 in poi (fase dell'iprite
Idem.
N.\TmU. Dm..t.l PJIO'l'JI:ZIONII JlUIIYJDV .\LJII
Oae a4operato
a Fo1186De, difoegene, clO\"opicrinA, e.nche lacrimogeai.
c H elmet.t di tessUto • al principio; piccoli ~iratori a
scatola introdott1 alla fine di agosto 1916. Dotazione completata albrincipio del 1917. c N. C. • · soatituisoe in agosto 1917.
Croce gialla (iprite ), Piccoli respiratori a IIO&tola. Ol'oce verde (fosgeue), disfogene, cloropicrina, in certi casi oloroarsine, croce azzur(cloroaraine ra con forti cariche di H. E.).
(6) Dicembre 1917- Proiettori .. Fosgene. maggio 1918 (16 volte)
Idem.
T AB.li:LLA
(l) 6 .attacchi con emissione di gas da bombolo, aprile e maggio 1915 . ........... (2) Proietti a gas lacrimogeni, maggio 1915luglio 1916 .... . ........... ............ (3) 5 attacchi con emissione di gas da bombole, dicembre 1915-agosto 1916 ...•...
nr.
Mo.r taltt&
Perdite
Morti
(*) 7.000
c•> aoo
-
nessuno
o
..'
4.207
1.013
24.0
(4) Proietti a gas, luglio 1916-luglio 1917; proiettili c letali • (a fosgene ecc.) ......
8.806
532
6.0
(5) Proietti a gas, luglio 1917-novembre 1918; fase deil'iprite ...... . ....... . ...
160.526
4.086
2.6
(6) 16 attacchi con proiettori, dicembre 1917maggio 1918 .. . .......... .. ... ..... ...
444
81
18.2
1i(l. 9831
6.062
Totale .. .
-
(•) Clfl'& lliPPl'OBelmat1va solo di coloro obe f1UOao o'pedallszatl; molti colpiti dal . . . morirono Rul oaDlJ)o di battagUa o tmono tatti prtglon.terl.
STUDIO OOJIP.AlU.TIVO SULUI: PZBDITl!! ECO.
416
§ 9. AttaccAi con emislicme ài gas àa bombole. - Le perdite subite durante questa fase sono sottovalutate: (1), tabella III; fino adesso mancano i dati relativi al numero dei gassati morti sul terreno e fatti prigionieri dai tedeschi. Sebbene questi attacchi siano stati caW!a di perdite considerevoli e di una. mortalità. assai eleva.ta, va tenuto presente che in quel periodo le truppe non erano assolutamente protette, mentre negli analoghi attacchi del dicembre 1915 il sistema di protezioDoe a.llora adottato non era cosl buono come nei periodi successivi in quanto il piccolo respiratore a scatola. che fu in seguito perfezionato, era superiore a.ll'« Helmet di tessuto» sia :per quel che riguarda. il potere assorbente, sia per la facilità. e rapidità. d'applica.zione. § 10. Proietti a, gu lacrimogeni. - Manca.no notizie dettagliate relative a. questa fase della guerra. chimica: (2) tabella. III; ma si sa che le :perdite furono numericamente scarse. Mentre il potere irritante dei lacrimogeni è considerevole, essi non causa.rouo nè serie lesioni, nè morte, e tutti gli uomini gassati poterono riprendere il servizio dopo una breve interruzione. § 11. Proietti co-ntenenti ga,s fortemente irritanti. - (Fosgene, Oloro, Cloropicrina). - Pur avendo daJ punto di vista militare un'importanza. considerevole per il loro effetto irritante, essi non cagionàrono delle forti perdite durante la fase in cui venuero impiegati: (4) tabella m, e la mortalità fra i gassati non fu elevata. Non si hanuo informazioni esatte circa il numero dei proietti sparati in ognuna, o in entrambe le fasi del loro impiego: (4) (5) tabella. III, ma va D.otato che durante la. seconda fase si verificò la tendenza a concent rare i bombardamenti in zone determinate, mentre nella fase precedente fu adoperato il metodo assai meno efficace del tiro sparso. Poiohè 1'80 % delle perdite subite durante la seconda fase (5) spetta all'yprite, il potere offensivo dei gas irritanti non deve essere considerato molto elevato, aJmeno nel caso di truppe dotate di buona disciplina a.nti-gas. n periodo medio d'inabilità causato dalle lesioni prodotte da questi ga.s può essere stabilito in circa. tre mesi. § 12. Proietti conte1lenti sosta,n.ze vescica,kwie (Yprite). - Fra le ilifferenti sostanze tossiche impiegate da.i tedeschi, l'yprite ha provato di essere quella. che infiigge un numero di feriti di gran lunga superiore, feriti che rimangono inabilitati al servizio per un periodo di tempo considerevole mentre la mortalità fra. loro è bassa. Però ogni deficienza nella discipli.na antigas dava. origine non solo ad UD.o sproporzionato incremento delle perdite, ma anche ad un forte aumento della mortaliti\ e della. gravità dei casi. È stata dimostrata. la possibilità. di restituire con opportune misure il 75 % dei colpiti dall'yprite al servizio entro due mesi, ma in pratica questo periodo fu quasi sempre sorpassato ed il potere inabilitante dell'yprite fu assai notevole durante la guerra. Nel1918 i casi di ypritazione furono assai più gravi nei mesi estivi che in primavera., circostanza questa che sembra avere uno stretto legame con la. variazione di temperatura. § 13. Proietti contenenti oloroa,r8i1t4. - Data l'a.zione irritante immediata della cloroarsina., l'impiego di questi proietti dette dei risultati di qualche importanza. Gli effetti fisiologici furono però transitori e pochi
STUDIO COIIPAli.ATlVO SULLE PJCBDlTB BOO.
uomini dovettero essere trattati come dei feriti veri e propri; anche questi ultimi guarirono rapidamente e la mortalità fu nulla. Visto il grande numero dei proietti sparati, questo mezzo bellico si è dimostrato nel suo insieme assa.i poco efficace, a parte l'effetto dell'alto esplosivo. I gas irritanti furono la causa di non più del 20 % delle perdite complessive avute durante il periodo che va dal luglio 1917 alla ftne della. guerra. § 14. Bombardamenti con fosgene per mezzo dei proiettori. - E ssi furono scarsi di numero e per lo più eseguiti su scala modesta; furono causa di un piccolo numero di gassati, ma fra questi la mortalità si avvicina a
quella. lamentata durante gli attacchi a. nube di gas. § 15. n quadro n. II esprime graficamente le perdite menzionate nella tabella. n. III. Esaminando questo grafico si noti che durante la fase dei gas irritanti, che va dall'inizio della guerra chimica alla. metà di luglio 1917, vi furono 20.013 casi di ga.ssazione, come lo indica la spezzata breve. Durante la fase delle sostanze vescicatorie, o fase dell 'yprite, che va dalla metà di luglio 1917 fino alla fine della guerra, vi furono 160.970 feriti come lo indica la spezzata lunga. § 16. n quadro grafico n. m esprime il decorso medio avutosi tra. i soldati britannici gassati con dosi letali di fosgcne o yprite e che morirono negli ospedali britannici in seguito alle lesioni riportate. Esaminando questo grafico, si noti che nella grande maggioranza dei casi la morte per intossicazione da fosgene sopravveniva entro le prime 24 ore. La morte per intossicazione da yprite raramente avveniva durante i primi giorni, sopraggiungendo per lo più al 5o giorno. § 17. Località dove si verificheranno delle perdite. La tabella. n. IV specifica dove si verificheranno le perdite: attraverso tutto il teatro delle operazioni nelle zone di combatt.imento e di comunicazione, nei campi di mobilitazione distanti centinaiia di chilometri, potendovi i gas essere trasportati dai grandi a-eroplani. Esse potranno anche verificarsi nei punti di riserva, nei villaggi dove le truppe saranno acquartierate, e specialmente nei boschi, avvallamenti, ecc. § 18. La tabella n. V indica il rapporto che intercorre fra perdite e mezzi di guerra [1]. Come risultato dell'esperienza della guerra mondiale si calcola approssimativamente che per le perdite dovute ai gas questo rapporto sia il seguente: - l caso di gassazione per ogni 25 proietti d'artiglieria. esplosi, le perdite avendo luogo ovunque entro una zona. profonda 15.000 m; - l caso di gassazione per ogni bombola scaricata., le perdite avendo luogo entro il raggio della. nube di gas; - l caso di gassazione per ogni 6 proiettori Livens scaricati; le perdite avendo luogo entro i 1400 m; - l caso di gassazione per ogni 10 bombe Stoks esplose, le perdite avendo luogo entro i 2300 m. -
STUDIO COIO'ABATIVO SlJLLB PEBDITB :ECC.
Qu.a.nBo GJUJico N . n.
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STUDIO COIIPABATIVO SULLE PlDBDITll: li:CO.
PERDITE SUBITE DAL CORPO D I SPEDIZIO~ .A.III:&KICANO.
§ 19. Perdite dovute ai g<U. - n primo sistematico attacco con gas contro le truppe americane fu eseguito con proiettori nella. notte del 26 febbraio 1918 nelle vicinanze del Bois de Remieres presso Seicheprey. TABELLA. IV.
Obiettivi del bombardamenti con 1• (dove al avranno quindi numerose perdite dovute al eu).
T!:ATBO
Zone di oombaU-imento
DELLE
OPERAZIONI
Zone di comunicazione
l l
Zone occupate da reggimenti Idem
brigate
I dem
divisioni
I dem
corpi d'armata
I dem
armate
Centri avanzati Id.
di collegamento
Id.
base
Campi di mobilitazione distanti centinaia di chilomet ri Zone e posizioni di riserva Piccoli villaggi Boschi Avvallament i Depositi Convogli ferroviari t rasportanti truppe P assaggi di fiumi Croci via
n vento soffiava. dalle trincee n emiche con una velocitl\ dai 13 ai l& km. all'ora, quando alle ore 1,20 ebb e luogo la. prima. scarica, a.lla quale segui una seconda. a 15 minuti d 'intervallo. I proiettori adoperati erano. a. bombe di 178 millimetri senza. alette di guida., cariche di una miscela. di fosgene e cloropicrina. Si valuta che dalle 150 alle 200 di tali bombe fossero lanciate da due sistemazioni, situate, a quanto pare, l'una subito dietro alla seconda linea nemica, l'altra proprio di fronte; esse caddero sopra un'area. di circa. 270 metri di diametro che si stendeva dalle nostre trincee di prima linea. sopra. una parte del Bois de Remieres.
479
STUDIO COKl'ABATIVO SULLB PERDITE li:CC,
TABELLA
V.
Perdite che presumlbllmeate potsoao essere laftltte dal vari mezzi adoperati per lanciare l cas e Je nebbie da combattimento. ZONA D 'AZIONE
RAPPORTO
l a 25
Proietti d'artiglieria ....... ....•..........
15.000 metri
Bombe d'aviazione •....... .. ............. Bombe fumogene •.. . .....................
0-5.500
•
Bombe a mano ..••••. . .. . .. ...... . ...•..
25
Bombe da fucile .• . .......................
250
• •
1 a l
Bombole •... . ............. . . . . . ..........
0-13.000
»
l a 6
Proiettori Livens • ..••..... .. ........ ... ..
1.350
l a IO
Mortai Stokes . . . . .....•.. . .• . .. .•. ... . .. .
2.300
• •
Candele fumogene .....•.•. • ... .. .. . ......
0-2.700
•
Zaini (Kuapsaks) fumogeni . . . . ........... .
0-5.500
•
Aeroplani ........ . .................... . . .
illimitata
Questo attacco fu preav'visato dal rumore di martellamento e dalla maggiore attività nelle retrolinee avversarie di quel settore. Le truppe furono ·avvertite ed informate dell'esatto modo con cui il nemico avrebbe svolto l'attacco. Ciononostante vi furono 95 casi di gassa.zione. L'inchiesta. dimostrò che questi casi erano da attribuirsi alla generale deficienza di disciplina antigas. Fu accertato che l'ordine: «Non togliersi la. maschera fino a quando ciò non sarà ordinato da un ufficiale » fu in pratica completamente trasgredito da tutti coloro che furono gassati e che il 75 % delle perdite era dovuto a.ppunto alla. trasgressione di quest'ordine; perdite queste che Uil. sufficiente allenamento e un'opportuna disciplina. avrebbero evitato. Da allora le truppe americane furono soggette a numerosi atta-cchi con gas ma le perdite furono lievi fino al giugno del 1918 quando si ebbero 6318 uomini ospedalizzati per lesioni prodotte da.i gas. Dal giugno all'ottobre le perdite salgono molto rapidamente, per culminare nei mesi di agosto e ottobre durante i quali esse raggiunsero la cifra di 36.289, cioè il 51 % del totale delle nostre perdite dovute a.i gas. (vedi quadro grafico
n. IV).
,
...
QuADRO GRAFICO N. IV.
~
Quadro grafico che speclnca le perdite subite mese per mese; le percentuali sono espresse anche grancamente. Numero
MB B '&
,
l
Grat lo o
Per cento 1
l
ro
~
S'O
40
50
60
70
80
IlO
100
• CD ~
Q
Febbraio . . .. .. ...... •... . ..... ... .....
95
0.13
l
l
l
l
l
l
l
l
l
l
l
...o
Marzo ......... ........ .... · · .. · . · · · · · ·
535
0.76
Il
l
l
l
l
l
l
l
l
l
l
o
Aprile ....... . ... . ....•...•...........
656
0.93
Il
l
l
l
l
l
l
l
l
l
l
t:)
(')
~
;..
Mag,gio . ......... . . . ........ .......... .
2.638
3.74
l•
l
l
l
l
l
l
l
l
l
l
::!
Giugno .......•.••.....•.•...........•.
6.318
8.96
,_
l
l
l
l
l
l
l
l
l
l
CD
Luglio ............ . ... .. •. . ....... . . ..
9.946
14.10
l
Agosto .................. .. .. . .. ... ..•.
11.939
16.92
l
l
Settembre . . ..... . ...... ............ . . .
9.948
l
l l
14.10
24.350
34 .51
Novembre .......•........ ......... ....
3.667
5.20
lmpreciaato . . . . . . . . . • . . . . . . . . . • • • . . • . • .
461
0.65
Totale ••••
70.552
100.00
Ottobre ........... · · · · · · · · · · · · · · · · · · · ·
E
a ... t:)
l~
1-
~
~
1111
(')
l
l
!l
STUDIO
C0~1PARA'rlVO
SULLE PERDITE ECC.
4 81
§ :W. Perdite subite dal corpo di spedizione americano a causa di tutti i mezzi bellici, cott indicazione del wwmero degl·i uccisi sui campi ài battagl·ia. - ~ella. guerra mondiale il Corpo di .spedizione americano perdette 258.:338 uomini, i marina-i e::;clusi. Di que~ta cifra, 34249, cioè il Q uADRO GRAFico N . V.
OCADkO
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13,3 %, furono uccisi sul colpo o morirono sul terreno prima. che potessero essere raccolti. "' I rimanenti furono ospedalizzati (vedi Quadro grafico n. V). La. parte nera indica l'esatta proporzione degli uccisi o morti sul campo di batta~Ua; la parte bianca indica la proporzione di coloro che furo no raécolti e ospedalizzati. § 21. Detraendo i 34249 uccisi o morti .sul campo di battaglia. dal numero complessivo delle perdite, rimangono 224.089 feriti. Questi furono ospedalizzati. Di questi 70.552 o il 27,3 %, erano gassati, dei quali 1221 morirono, cioè 1'1 ,73 % [5]. Tra i rimanenti 153.537 o il 59,4 %, furono feriti da a.rmi di guerra che non erano gas, 12470 o l '8,1 %, morii·ono. De2 -
Giornale di 1nedicina militare.
482
STUD I O
COMPARJ~TlVO
SULLE PERDITE E CC.
gli ucciai o morti sul campo di battaglia, non più di 200 sono da attribuirsi a.i gaa, in quanto con centrazioni di gas capaci di uccidere entro 12 ore furono raramente ottenute. Aggiungendo questa cifra. a. quella. dei morti negli ospedali in seguito alle lesioni dovute ai gas, si ha il totale di 1421, QUADRO ORAFTCO N. VL
OVAt U Ul[ M O ~ UA lA I ISUI IUZ16NE li OfO ~ZI O.MAU ~UUlA
HllE l UD ITE Il
ISJ S.H, O Il ..-... ...,_ UAil l!An fUJn
~
51t
7.,
AlUl UMI DI ( U(Ul
l 114/ 1 • U IUU
cioè poco più del mezzo per cento del totale delle perdite. D'altra parte i morti in seguito a fl.'rit<> da. alt re armi furono complessivamente 46.519. Questa cifra è ottenuta sommando il numero d ei morti negli ospedali e quello dei morti sul t ~rrc>no. Ciò mostra che le varie armi di guerra che non erano i gas furono responsabili di una. mort alità che ascende al18 % ' del totale delle perdi!<' (vedi Quadro grafico n. VI). § 2::!. Quadro grafico V che mostra come soltO d·istribuite le perdite nel corpo di sp edi::ion~ am N·icano. - P er dar risalto ai dati. la distribuzione dt>lle perdite ò <'SprNlila A't'Ufìramente DE'l Quadro n. V r he è diviso in 100 quadrati, o <:<'ntesimi. 1/ insi<•m<' di questi quadrati rnppre$enta l'ammontare complt-s!livo <lc•Jl(• Jl<'rditE', la cui distribuzione> sarà quindi fatta per quadrati. Dci 258.3:$8 r·olpit i, 34249 o il 13,3 % furono uccisi s ul colpo, o morirono stù ca mpo di battaglia; di qu<>sti, 200 in s~>guito a.i gas; qtu:sto numero ò r appr(•:{(•ntato dalla parle nera rlcl quadro. I rimanenti
•
QUADRO ORll'JC'O N.
VII .
Quadro grafico che sptclftea le cau.se per cui gli uo~inl furono ospedalizzatl durante la guerra. Peri tl Al:t?o:IA
BBLLtOA
-1
N•
C:ndico
l
%
10
20
30
40
M orli M
Gas da combattimento .. ..... .... ... ..... . .... .
l 70.552
.l l l l l l l 31 , 4 l
1.221
...o
Bombardamento d'artiglieria. . . ............... . .
74.883
33,4 1. ,
7.474
()
Shra.pnel ... ... . . .. .... ..... .. ..•......... . .....
33. 787
15,1)
1.985
17.439
7,8 1-
Granate ... . ....... .. ... .... ...... .. .......... .
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1.703
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3. 148
1, 7 Il
83
Sciabola . .............. .. ...................... .
12
Bomba a 1nuno ....................... .. . . .. .. .
880
Baionetta. . .... .... . ......... . ... . . .. .. ... .... . . Corpi contundenti (mazze, hasto11i ecc.) ....... .
q
~
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Pallot.tole di fucile .. . ........ . ... . ........... . .
.
20.420
9, 1 1-
\)6 1
1:1
P allottole di pistola ..... . .............. . ...... .
242
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N on accertata .... . ...... .. .... . ..... . . .. ...... .
2. 491
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Totale .. .
224.089
211
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188
-13.691
..... <Y>
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S 'JTIHO CO)IPAILo\Tf VO !'lt'f,I.E l'Eit!>I1'F. f.:('C.
2:?4.089, o 1'86, 7 %, furono ospedalizr.ati (parte tratt<'ggiala c bianca del Quadro n . VI); di questi, 70.552, o il 27,3 %, <>rano colpiti dai gas (parte trattrggiata d1•l Qu adro n. VI); 153,537, o il 59,4 % erano feriti da altre armi che non i gas. Un ulteriÒre oeonironto della mortalità, conseguenza dell'impiego dei vari mPzzi bellici, è fa.tto nel quad ro grafico n. VU. § 23. L'autore riproduce n ell'originale tma fotografia di un groppo di f<·riti dopo un aspro combattimento con yprite avvenuto su uno dei fronti occidentali t<•nuti dalle forze americane. Dnrant~ quell'attacco vi furono circa 1000 ferit i, molti dei q nali sono visibili nella fotografia in attesa di essere trasportati. D a quanto ~appi a.ruo circa l'effetto degli aggrrssivi chimici e la cons<'guente mortalità,, risulta .che di questi f(lriti, su ogni cen.to persone ne moriranno soltanto due. Se essi fossero stati feriti da; altre armi di guerra, su ogni cento uomini n e sarebbero morti 24. Altro esempio comprovant e che l'uso di sostanze clùmicbe è relativamente umano. § 24. Tabella VI. Il per mille di 1t0mini messi fuor-i di combatti·mento. L'PsperiPnza. della guerra mondiale mostra, che il numero dei combatten ti feriti per varie cause è all'ingrosso quello indicato nella tabella VI. E saminando questa ultima si osservi che i colpiti da gas rappresentano circa il 6 %, mentr!' i feriti con altre a.rmi belliche rappr<'!'lentano il 10 %; che nel caso dei colpiti dai gas, il 50 % sono capaci di camminare, il 10 % TABELLA
VI .
Per mille del feriti In combattimento per varie ca use, con Indicazione della perc·entuale degli uomini! capaci di camminare, di quelli che possono essere trasportati sdraiati oppure seduti e' del numero delle a mbulanze necessarie. ( l feriti av versari sono esclusi). co:-:nxzxo~~:
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1 Ca.pari d i camminare .. . ... .
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. . .r . t ' Trasportati in posizione sdrat~O!Uilll mess1 uon comua ,- , iata. . ... _.. . . . . _. _...... _. L
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Uomini perduti p or altre 1 Trt~~~~o~·~~~i. ~~.~~~~~i~~~.~~~~~ cau..;e 10 % = 100. f Trasportati in posizione sod Uttl. ••••••• • • • - • • ••• • • • • • TOTALE ..•
N. B . - Ogni a.mb uJnnza facendo tre corse, si può dedurre ~:~roporziona.l mente il loro numero.
485
STUDIO COM1'A lt-\TlVO SULLE P .BRDT'l'E E CC.
(leve essere t rasporta.to in posizione :;d1·a.iata. ed il 40 % in pu.sizione St> <luta. Nel caso dei feriti con altre armi b elliche, il 60 % sono capaci di r·anuninare, il 12 % deve essere trasportato in posizione sdraiat a ed il 28 % in posizione seduta. Tenendo conto che un'ambulanza di tipo nor· male trasporta quatt ro feriti per corsa e che ogni amhtùa.nza fa. in media tre corse p er combattimento, il numero delle ambulanze può e: sere approssimativamente stabilito. § 25. Il yuo.dro grafico n . V II specifiNt gli 1Wnllini perd·uti in c011wattimento llal corpo di spedizione a1nerioono dura.nte la g1urra mondiale ospedalizzati i·n 'Francia [6 ] ed il ·numero e la percent·ttale dei feriti per ogni singola a·r ma di guerra; le percenfluali so·n.o espresse graficamente. - E saminando il qua<l.ro si osservi che sebbene i gas da combattimento fossero la causa di 70552 uomini messi fuori combattimento, o ùel 31,4 % di tut ti gli ospedalizzati, solo 1221 morirono, il che costituisce l'l, 7 % del numero totale dei morti negli ospedali; mentre dei J.53537 feriti con altre armi, 12.470 morirono, o 1'8,1 o/o. § 26. T()tale delle perd·ite per gas subite (lal corpo di spedizi<me americano e gas che ne t1uono ca·ltaa. - L a tabella n . VII non d à soltanto il numero total6 dei gassati durante la guerra, ma specifica. altresl. i gas che ne furono la causa ed an che il numero dei casi mortali e dei giorni d'ospedale. Esatninando la tabella si osservi che quasi la metà delle perdite dovute a.i gas sono da ascriversi a quel tipo non accertato. Molti soldat i furono gassati con due o più gas alla volta, il che rende impossibile l'attribuire la causa diretta. ad un determinato gas. Ciò assume grande importanza qua.ndo si VuOI fare la media generale.
Tavola che specifica il numero del gassati durante la guerra, i gas impiegati, la mortalita, l giorni d'os pedale, le medie. N urn cro d<' l
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60
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46
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6.834
66
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70.552
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41 ,6
L'autore presenta fuori h'sto anche un quatlro gralìco (n. VIII), qui omt·sso 1 in cui esprime in cifre il nunwro dei ga.ssati amNir-ani che SI E>bbero nelle >arie didsioni che parteciparono alla guerra.
486
STUO l O COMPARATI\'0 SULLE PERDITE ECC.
CAPITOLO
ill.
Cause responsabili delle perdite dovute al gas nel corpo di spedizione americano. § 2.7. L'introduzione dei gas come arma di guerra fece sorgere un nuovo e molteplice problema irto di difficoltà. Nelle prime fasi della guerra, la serietà. di questo mezzo bellico non era valutata a dovere e non lo fu fino a quando, dopo qualche mese di guerra, il crescente numero delle vittime per questo aggressivo non mise in evidenza la reale gravità della situazione. § 28. L a, diJ:;cipliua antig~ eù il morale delle truppe durante i bombardamenti con gas furono in linea di massima. buoni. Generalmente, l 'a,Jlarme contro il gas veniva dato più che per tempo per provvedere all'applicazione dei respiratori, s<'nonchè per circostanze locali - notte scu.ra, esplosione di proietti t utt'intorno, attacchi inattesi - o perchè le truppe erano spossate da molti giomi d'incessant i combattimenti, durante i quali potevano avere poche ore di sonno c poco cibo, la resistenza fisica degli uomini era spesso diminuita e li rendeva particolarmente vulnerabili dai gas. Bisogna anche considerare c.he buona parte degli uomini erano scaglionati sn vaste aJ:ee, dormivano in armi c spesso, nell'eccitamento e nell'oscurità della notte, molti non venivano svegliati in t empo per applica;r·e la maschera; altri ebbero le mas<:herc strappate dalle esplosioni dci proiettili, inoltre intervenivano altre causé troppo numerose per essere esaminate. § 29. l\1olte perdite occorsero fra gli uomini che restavano nelle zone gassate o che entravano in luoghi inquinati, cil·costanza questa che non potè essere cYitata.. Trasgressione alle disposizioni antigas, mancata remozionc di abiti inquinati, cibo e acqua inquinati, rappresentano pure tante cause di perdite e dei problemi assai seri. § 30. Condizioni atmosferiche, ora del giorno, esposizione prolungata, a basse concentrazioni, mancanza di avvertimenti, costruzione errata.,.di ricoveri, furono circostanze che concorsero in misura notevole ad a umentare le perdite. Non sarà mai detto abbastanza a proposito dei r icoveri, poicllè si ritiene che essi siano stati la causa di buona parte delle nostre perdite dovute ai gas. Era supposto che essi fossero a tenuta contro i gas e che gli uomini vi potessero cercar rip:tro in caso di attacco. In vece essi erano per lo più pcrmeabili ai gas, o, in certi casi, la loro sicurezza veniva pregiudicata dall'entrata di uomini i cui abiti erano saturati di fumi dei gas. Certuni dei cosiddetti ricoveri a tenuta erano delle semplici buche nel terreno il cui orifiz io era coperto da lamiera di ferro corrugato. Certi altri erano sistemati in cantine improtette, senza che si fosse provveduto alla chiusura dell'accesso. § 31. I Sl'guenti braui, tratti da alcuni rapporti d'ispezione del corpo di spedizione americano, sono cUati allo scopo eli meglio 'illustrare le varie cause responsabili delle nost1·e perdite. Questi brani sono riferiti non già nell'intento di fare della (·ritica, ma per indicare lf' lacune nella preparazione militar!~ nppariì€' nei primi giorni di gm•n11. Erano gli infonna.tal'i della Se-
,
STUDIO COMPARATIVO SULLE PERDITE ECC.
:zùn~e di sa.nità del Servizio chi1nico militare a indagare su tutti
487
gli attaoohi con gas che causavano quaJche perdita. Queste investigazioni, quando erano effettuabili, erano dir<>tte dal direttore medico o da uno dei suoi assistenti. L 'oggetto dell'indagine era duplice; primo: quello di aooertare le cause delle perdite subite; secondo: di esaminare i gassati per scoprire delle traccie o dei sintomi che indicassero l'impiego da parte del nemico di un nuovo ~as. Queste cita.zioni di r~lpporti d'ispezione mostrano quale fosse il risultato dell'impiego nella guena chimica di truppe nòn aJlenate in precedenza. Rapporto d'ispezione della . .... divi-sione. ...._ Molti soldati ed ufficiali furono trovati sprovvisti di adeguati sistemi di protezione antigas; e cioè: i respiratori o non erano in posizione d'allarme, o mancavano del tutto; nessun ricovero era seriamente protetto dai gas; alcuni avevano delle tendine arrotolate di stoffa di cot-one. Nessuna sistemazione di primo soccorso per il tratt-amento dei ga,<;sati. Interpellando diversi uomini circa il procedimento che c>ssi adotterebbero nel ca,<;o che fossero gassati, pochi sembrarono avere un'idea dell'argomento. E ssi dichiararono inoltre di non avere ricevuto nessuna istruzione in proposito. La maggioranza degli interpellati dichiararono che essi si sarebbero tolti la masrbera subito dopo cessa,to il bombardamento. L 'ispezione di questa divisione ha messo in evidenza che l'istruzione in certe linee è stata gravemente trascurata; è, inoltre, mia opinione che se la divisione andasse soggetta ad lm viol~nto attacco con gas, le perdite sarebb ero assai gravi. Is1Jeri{)1W della ..... divisione. - .tUla presenza dell'ufficiale della divisione addetto al servizio gas, nun1crosi uomini furono interrogati sulle istruzioni avutP, come anche sul da farsi nel caso che fossero gassati, c la risposta fu che essi non aveva.uo mai ricevuto tali istruzioni. La maggioranza sapeva quando bisogna mettersi la ma-schera, ma pochi sapevano quando la si può togliere. Sebbene le mascbore erano state usate più volte a scopo d 'istruz ione, nessuna annotazione ne era stata fatta sui cartellini. Nelle trincee di prima linea numerosi uomini TCCPntemente arruolati furono trovati privi di maschere. Interrogato, l 'ufficiale responsabile fece la seguente dichi ara.zione: « :Kon sapevo che fosse obbli~atorio di p ortare i respiratori, ed infa,tti io non possiedo il respiratore e così molti miei uomini. Avevo un respiratore, ma lo detti ad un uomo della divisione. Ho tentato a varie riprese di ottenere dei respiratori, ma non ci sono riuscito. La nostra divisione non ha ma.i ricevuto nessuna istruzione circa i gas n. Il12 m.arzo il ..... reggimento fu visitato in compagnia del chirurgo reggimentale. Questo reggimènt.o sembrò essere meglio istruito intorno ai gas rispetto a quelli prima visitati. Vi si trovarono degli uomini che avevano avute le necessarie istruzioni. Adesso si spiega il malinteso di chi fosse ad impart ire quelle istruzioni. Ma sfortunatamente ~li uomini di questo settore operano in condizioni assai poco propizie, per il fatto che sono a.ggregati ai soldati francesi che sembrano interessarsi assai poco della questione dei gas, col risultato che molti soldati francesi furono trovati senza maschera di sorta. Questa rilassatezza da parte dei soldati francesi ha un effetto demoralizzante sui nostri uomini. L 'ispezùme c1el . . . • . reggimento dove 19 ufficiali e 405 soldati furono gassati, palesa quanto segue: molti soldati e ufficiali furono trovati senza un vero €' proprio sistema di protezione antigas. Nessun ricovero
488
STUOlO COMPARATIVO SuLLE PERDITE ECC.
era realmente protetto dai gas; alcuni avevano delle tendine di cotonina. Pochi uomini sembravano sapere quando bisogna applicare e quando togliersi la maschera. Ispezione del . . . battaglwne d'artiglieria JJesante che aveva subito g-ra.vi perdite per etietto dd gas. - Dichiarazione del maggiore comandante: ((Gli uomini del mio battaglione fu.rono gassati non perchè tutte le precauzioni non fossero state prese. Ogni precauzione possibile fu osservata. I respiratori furono porta.ti per varie ore e molte volte non wnnero tolti che la mattina seguente. Io sono convinto che gli uomini furono gassati a. causa del teneno inquinato, cioè dai 'apori o dai fumi celati che restavano ancora nelle vicinanze >>. Le conclusioni dell' i.9pezione della . .... divisione, che aveva sofferto gravi pcrditt>, ftu·ono: 1o La causa. di gran pa.rte delle perdite è dovuta non già a difett.osità. dci protettori, ma alla loro prematura remozione; 2o Lo condizioni atmosferiche si presta.vano per tm bombardamento con gas; 3o Le cause di numerose lesioni stù corpo vanno ricercate nella con· centrazione dell'yprite nell'aria., nel mancato cambiarnento dei vestiti inquinati o bagnati portati dagli uomini, e nel permesso di sdraiarsi è di sedersi sul terreno bagnato e probabilmente inquinato dai va.p ori ddl'yprite. Dall'ispezione di ... che era sta.to oggetto di un attacco con gas, risultò che una grande percentuale delle perdite subite durante quell'at· tacco avrebbe potnt.o essere e''itata se gli ufficiali responsabili avessero badato agli uomini durante l'attacco ed avessero loro fatto presente i pl.'· ricoli connessi agli attacc:bi con gas; ciò non fu fatto percbè gli ufficiali avevano tra,<;cw·ato di tt>nersi informati loro stessi dei rl'golamenti e dE'Ile disposizioni vigenti. Nella divisione c'era una grande pentll'ia di vestiario; il risultato fu che dei soldad americani si videro costretti ad indoi::~a.re l'nn iforme dell'esercito fra.nccse. lnvestiga.:.ione (Ìrca il bombardamento del . . . rr!Jgimento iucoruin· ciato alle ore 20,30 e protrattosi fino alle 23,30, nel quale periodo di tempo dai 12.000 ai 15.000 p roietti contenenti yprite gli si abbatterono sopra. La notte era umida ed il vento soffiava prevalentemente da est per cambiare verso mezzanotte in vento da ovest, col risu.ltato che gli uomini delle trincee di prima linea furo-no colti alla sprovvista e .gassati. Dall'intlaginf' ri::;ultò che le cause principali delle perdite furono: l 0 Difetto di disciplina antigas. 2o Jnsulllcienza dPllc dotazioni antig-as. 3o Hicon' ri non prot.etti. 40 Apertl~ inosservanza dt>lle cli, posizioni antigas da una parte del personale. Riguardo al pere h è d<'lla. ma nr·•mr.<l> di protezione dei ric.onri, fu fatta, la st>gtu•nte die;hianlzione: " l ricon·ri non t'rano a tenuta per la ra· gione che agli ing1·gn('ri incarknti <·ra Rtnto impossibile ottenere il mate· ria.ll• necessario. _gumerosi t·entatiYi cntno s tati fatti per portare a e:otupi· mt>nto il lavoro di coM ruzimw, ma S<'nza ~tl('('<'Sso >>.
•
489
S'f UDTO CO:VtPARATt\·o SULLE PERDITE E CC .
Ispezione de~ . . . reggimento. - La disciplina antigas nel . . . fanteria è la peggio organizzat-a e ciò si deve all'incompetenza dell'ufficiale a-d detto al servizio ga.s. Quest'ufficiale non solo ha mancato di adempiere alle disposizioni prescritte, ma le ha trasgredite. • Ispezione della . . . . . divisione che subi numerose perdite per le seguenti ragioni: 1o Insufficienza della disciplina antig-,18 c dell'allenamento; 2° Poichè l'odore del gas ed il caratteristico rumore dello scoppio dei proietti furono riconosciuti da molti uomini, l'alta percentuale delle perdite non fu dovuta al fattore sorpresa. Il non aver giustamente valutato il pericolo presentato anche da. basse concentrazioni del gas e l'insufficiente cono~cmza delle caratteristiche vescicanti dell'yprite portarono a: a) indugio nell'applica,zione della maschera; b) remozione prematura della maschera; o) remozione a intervalli della maschera durante il bombardamento. Ispezione della .. . divisione. - Violenti bombardamenti con proietti a gas ebbero luogo la mattina del 4 giugno di buon'ora. Il settore bombardato era. lungo 2 chilometri circa e largo 1, situato in un avvallamento boscoso. Il bombardamento cominciò alle ore 2 e continuò due ore, infliggendo 850 casi di gassazione. Il resultato dell'inchiesta è il seguente: L 'alta percentuale delle perdite è dovuta alla mancanza di una vera e propria disciplina antigas e di un morale ele>ato; all'indugio nell'applicare i respiratori e rcmozione prematura di questi; all'aver fatto assegnamento su ricoveri malamente costruiti; al non aver ben provveduto a far svegliare gli uomini che dormivano. Estratto daJ, rapporto dell'Ispettore generale c1ella ....• d·iviswne. Il morale per ciò che riguarda i gas, è in questa divisiout~ molto basso ed è mia ferma opinione che se queste truppe audasscro soggette a.d un violento atta.eco con gas, esse subirebbero delle gravi perdite. Ho notato nelle trincee di prima linea, molti soldati e anche degli ufficiali senza maschera. I ricoveri erano protetti da tendine di stoffa di cotone o di tela da sacco. Agli uomini si faceva credere che simili ricoveri oO'rivano protezione contro i gas. Rapporto circa- 1m attacco oon gM a . .... - ::Uol ti uomini furono ga8sati in una vecchia rimessa, o molino abbandonato situato al centro di una zona gassata. In. seguito al bombardamento gli uomini entrarono nel locale, si tolsero le maschere si sdraiarono per riposarsi sul fteno saturo di ga,<;~ che ricopriva il pavimento. Tutti gli uomini banno dicbht· t•ato che l'odore del gas era allora molto forte, ma che. ciononostantP, vedendo i loro ufficiali presenti senza maschera, pensa.rono che il luogo fosse sicuro. È da rammaricarsi che lo spazio ci impedisca di prodmre altri dati di questo genere, poichè è da credersi elle esempi simiJi serviranno, insieme a queste righe, a dimostrare la, necessità. di una preparazione metodica e di esercitazioni costanti. (continua).
MEMORIE ORIGINALI ,SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SAl>.'ITA MILITARE LA.BORATOBIO D'IGIEXE
Direttore del laboratol'io; ten. col. medico prof. NICOLA BRUNI
LA SIERO-REAZIONE DI KAHN NELLA SIFILIDE Dott. Guido Piazza, capitano medico
La siero-reazione di Ra.hn, per la semplicità e celerità della tecnica, nonchè per la lettura facile e priva di incert-ezze dei suoi risultati, si è largamente imposta, in pochi anni, fra le nuove reazioni di flocculazione che ogni giorno, si può dire, si fanno più numeroseFra tali reazioni, però, poche hanno avuto larga applicazione pratica, alcune per la tecnica ecc<>ssivamente coiuplicata, altre per la incertezza nella lettura dei risultati, altre ancora per la discordanza, notevolnwnt.e rimarchevole, dei risultati stessi al paragone delle altre reazioni, e 1'\0pratutto, della classica reazione di Wassermannn procedimento pratico sorto p<>r primo al lato di questa ultima e delle sue varianti è stato il metodo di flocculazione di Meinicke nel
1917; a questi si sono aggiunti poi, di mano in mano, tutti gli altri fino alla Kahn. In seguito, ad ognuno di tali metodi sono state apportat-e, dalla pratica di varii sperimentatori, delle modificazioni per renderli più perfetti. Si è cercato cioè di accelerare il procedimento tecnico e di rencterc, al tempo stesso, più facile e rapida la lettura dei risultati. In tal modo sono state create molteplici varianti dei metodi primitivi. Col porta.re qualche modificazione nella composizione dell'antigene , aggiungendo delle sostanze capaci di rendere più rapido il fenomeno della precipitazione, il metodo originario di Meinicke è stato trasformato dapprima in metodo di intorbidamento e successivamente in metodo di chiarificazione. Anche la Ka.hn ha subito, specie in questi ultimi anni, delle modificaziooi. Tutte queste reazioni sono eseguite generalmente a controllo ed a conferma della reazione Wassermann, ed in verità a lcune di esse danno risultati quasi più confortanti di quelli della deviazione del complemento_ Per talune poi, come p er la Kahn, si è raggiunta una tecnica semplicissima, per la quale spesso non oceorre neanche termostato, in modo d a po·ter essere usate anche da un medico pratico fuori del laboratorio, per quanto però occorra tener costantemente presente di curarne l'esecuzione in modo minuzioso, fino ai detta.gli accessorii che, a prima vista, sembrerebbero trascura-bili. La rea.zione Ka.hn appartiene a tale gruppo di reazioni di ftoccula,zioue e si è dimostrata ottima per sensibilità e specifì.oeità. Perciò essa ha avuto un successo ve l'amen te rapido. Presentata infatti nell922 al Corpo
LA SlERo-RE... ZIONE DI KAHN NELLA SIFILIDE
491
Sanitario Americano, fu quasi subito adottata, quale metodo ufficialE' dalla Direzione Centrale dei la-boratori del servizio sanitario dello Stat{) del Michig-an ed impiegata oggi negli Stati Uniti, sia insieme alla n•azione Wassermann, sia anche da sola, nei laboratori di ricerche sierologiche della maggioranza degli stati stessi, nonchè in quelli d ell'E sercito e della Marina. Winder e Micael (1926) banno ottenuto risultati a-s sai favorevoli con l'applicazione di questo metodo su larga scala: Greval (1929), invece, avendola sperimentata in India, riporta dei risultati, in verità, meno lusinghieri. Pe.rò è specialmente in America che abbonda la letteratura intorno a questo nuovo metodo diagnostico. Osmond (1928) in Inghilterra, dopo una serie non indifferente di applicazioni pratiche, ha scritto esaltandola, sopratutto per la semplicità e specificità. Fra i lavori che in Italia sono stati fatti su questo argomento, m eritano ricordo quelli del Saccone, Mazzini, Panagia, Saba.tucci. Della Bella, Fratres e Bo ~~i, avendo essi contribuito a diffonderne l'uso. È certo che adottare una reazione più semplice della reazione Wassermann. ma, al tempo stesso, altrettanto efficace, sia per la diagnosi che per il criterio da seguire nell'indirizzo terapeutico, non dispiacerebbe a~li specialisti di ricerche siero logiche e. sopratutto ai medici pratici. La reazione Wassermann, eseguita da competenti ed in laboratori ben attrezzati, dà ris ultati abbastan:r.a esatti, ma lo stesso non accade al di fuori ili tali ambienti e nelle mani di chi non sia dotato di una pratica sufficiente. D 'altra parte poi. non si è ancora raggiunto l'accordo unanime tra i competenti delle varie nazioni circa il m étodo elettivo per la esecuzione di essa. Iniatti è noto che, alla seconda conferenza di Ja,boratorio sulla Riero-diagnosi della lues, (roaggio-giugno 1928) non meno di 7 lnètodi furono messi avanti, larg:ament.c discussi e sostenuti da varii partecipanti. Nella stessa conferenza si ammise anche che << la migliore delle reazioni di flocculazione può essere considerata uguale in valore alle migliori di quelle che sono ba.sate sulla deviazione del complemento ''· Però si avverti che tali metodi di flocculazione, malgrado la loro apparente semplicità, risentono assai facilmente delle più piccole differenze di t ecnica nella <'S"cuzione, e che la lettura e l 'interpretazione dei risultat.i pofisono essere garantiti soltanto da cbi ne ha acquistato larga eS}lerienza. Ritenendo che potrebbe portare non poca utilità pratica l'adozione. nei nostri laboratorii militari. di una reazione che, per la sua estrema semplicità desse, malgrado i frequenti cambiamenti del clima e del personale (colonie), risultati altrettanto soddisfacenti della reazione Wassermann ho intrapreso, sotto la guida del Direttore di questo laboratorio ten. coL Bruni, delle esperienze sulla reazione Kahn, servendomi di un antigene da m e stesso preparato. P&E~lESSE .
La reazione Kahn è, come si è detto, una reazione di flocculazione in uu primissimo tempo e di precipitazione in un tempo successivo, non
una reazione di intorbidamento, fatto questo da tenere presente p erchè, h a speciale importanza per l'esatta lettura dei risultati.
È bene premettere inoltre che,
nella esecuzione di essa, come del
4!)2
LA
~ISnO -itEAZIO.NE
Dt KAH.N .NELLA SIFILI[>E
re~;to sarà, dettagliatamente esposto, ha grande influenza il modo col quale viene C!Wgnita l'agita.zione, noncbè il suo tempo di dl.ll'ata. Infatti, è sotto l'aziono meccanica dell'agitazione che si effettua il fenomeno, tanto rapido, da potersi dire quasi immediato, della flocculazione. Que::~ta è dewrminata dalla mescolanza del serio sifilitico con una sospensione concentrata di una soluzione alcoolica colesterinizzata di lipoidi organici in solnzionP fisiologica, sospensione che Kahn ba improprin,mcnte cbjamata anti~ene (Demanche). La reazione Kahn si applica sia al siero che al liquor, con due tecniche diverse e, per qucst'tùtimo, meno semplice; inoltre essa, per mezzo d ella cosidetta <• reazione quantitativa ,,, permette di valutar<>, con sufficiente esattezza, il 11 q1tantttm >> di reagine luetiche che sono contenute nel siero o nel liquor in esame.
PREP,\:&AZIONE DELL'ANTIGENE.
L 'antigene che si usa dovrebbe, per maggiore proprietà, chiamarsi precipitante )), come molto opportunamente suggerisce il Demancbe, anche per allont.anarne ogni ev(!Utuale assimilazione con la. rea,zionc <li Bordet-Gengou. Tale reagente prccipita.n te risulta di una. soluzione alcoolica di lipoi<li organici (<•stratto di cuore di bue) alla quale, come sostam~a di rinforzo, si agghmge la colPsterina, che, come è noto, è un costituente normale di tutt<4:1 le cellule e liquidi animali. Varie modjticazioni sono state apportate, specie m·gli ntt.imi tempi, alia tecnica. originaria dj Kabn per la. preparazione dell'antigene, ma essa rimane sempre l a più semplice e pratica. Conviene adoperare per lo meno tre cuori di bue, sebbene alctmi siano del parere di portare tale numero ~;ino ad otto, ritenendo di ottenere così un a.ntigene ùi più lunga costanza. per l'azione e di uniformità v<~raruente ottima per la composizione (HooùeTa.ylor-Della Bella). I cuori, dopo essere st.ati accl.U'atamente libera.ti (la tutta la parte grassa., dal tessuto fibroso , dai vasi, ecc., ridotti cosi a, ciroa grammi dueeento <li solo muscolo per ognuno, vengono passati ~bttraverso una comuno macchina trita-carne. n trit.'llto ottenuto, che è bene sia molto fine, viene steso sopra una lastra di vetro o di porcellana e si lascia essiccare per 6-8 ore, preferibilmente sotto una con-ente d'aria. provocata da. un ventilatore elettrico. Dopo questo tempo il materia.le, che già è a.bbastanza asciutto, viene rivoltato e si lascia completare l'essiccamento per tutta la nott<•, anche senza ulteriore azione del ventilatore. Al mattino seguente, di 1\0lito, il t ritato di carne è già ben dUl'o ed allora. deve essere fiuementc polYcrizzato, sia fa,ceudolo passare alcune volte attraverso uu comune macinino da. caffè, s.ia pestandolo a lungo in morta io. Si ottiene così una, polvere sottilissima, dall'odore caratt(>ristico della came secca. Secondo alcuni tale polvere dovrebbe subire un p <•riodo d'incubazim.h~ in termostato a 37°0. prima dc.:ll'ulteriorc trattamento. Hoode e Taylor. m•i loro nunwrosi esperimenti in Jndja, poh·rono constatare che ancht· tUta incul.litzione dj tre sctlimaue non era, snfil<:iento e la pro!UJ1garono a quattro, ott<.•nl'nc.lo poi un ottimo anti~ene. A. vendolo varie volte pn·parat.o in que:>to lahomtoriu, riteu~o che non :;ia necPs~;;ario tale periodo eli incuba:done prolungata. in t,<'rmost~tto, bastando lasciare il ,·asettou reagente
LA S IERO-REAZTONE lH K AHN" NELLA SU' TLHJE
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eonteuente la pohTere ermeticamente chiuso, al riparo deUa luce, anche a. temperatura ambiente per una quindicina di giorni. L'antigene preparato con la polvere di cuore, conservata da oltre tre mesi nelle condizioni anzidette, ha risposto in modo eccellente. Ritengo perciò che, ove questo metodo dovesse entrare nella pratica dei nostri laboratorii militari, specie in colonia, anzichè l'antigene potrebbe spedirai la polvere di cuore, purchè non invecchiata, lasciando poi ai laboratorLstessi le manipolazioni successive, che, di speciale, richiedono il solo apparecchio agitatore. Comunque, la polvere di cuore può benissimo essere impiegata per le due estrazioni (etere-alcool) anche poclù giorni dopo di averla ottenuta. Si pesano gr. 50 di polvere e si mettono in un palloncino della capacità di eme. 500 c~n eme. 200 di etere da amstesia, ag-itando per 10 minuti, preferibilmente, nell'appa,recchio agitatorr , ma a modica velocità, in modo da tenere la polvere in sospensione; dopo questo tempo si filtra attraverso carta, avendo l'avvertenza di esercitare una leggera pressione per mezzo di una spatola, fino a che nessuna goccia di etere coli giù dal filtro. Terminata questa prima estrazione eterea, la. poltiglia ottenuta viene rimessa nel palloncino e, con l'aggiunta di a ltri cmc. 150 di etere, deve essere agitata una seconda volta per dieci minuti e quindi nuovamente filtrata, attraverso la stessa carta della prima volta. L 'operazione si ripete una terza ed una quarta volta, aggiungendo sempre eme. 150 di etere, avvertendo però che alla quarta filtrazione si deve usare una carta. da filtro nuova. La polvere che si ottiene, a.ncora alquanto umida, si lascia in termostato a 37o, fìnchè non appaia perfettamente asciutta e non abbia del tutto perduto l'odore dell'e'tere, per il che bastano 15 minuti; ma può anche lasciarsi per un tempo più lungo a temperatura ambiente. Si pesa quindi esattamente e si versa in un palloncino, sempre di eme. 500. aggiungendo per ogni grammo di polvere eme. 5 di alcool a. 950 ed agitando per 10 minuti, a modica velocità, nell'appart'cehio agitatore; dopo di che, secondo Kahn, si lascia a •riposo per t re giorni a temperatura ambiente (21°), scuotendo solo per 5 minuti prima della filtrazione al quarto giorno. Nelle preparazioni fatte in questo laboratorio, ho potuto constatare, concordemente del resto con quanto hanno trovato altri ricercatori, che l'agitazione frequente giova all'estrazione alcoolica, e che è preferibile procedere alla filt.razione dopo un periodo di 'almeno 8 giorni. L 'estratto alcoolico che si ottiene può anche essere conservato per lungo tempo, senza che perda in efficacia, purchè sia tenuto al buio ed a temperatura. ambiente, avendo inoltre l'accortezza di evitare che il sughero venga a contatto del liquido, ricoprendo il tura.cciolo con un foglio di stagnola. Tra le varie modificazioni, proposte per la preparazione dell'antigeno di Kahn, credo utile riportare quella descritta da Tanner H ewlett nel suo « Manual of Ba.cteriology n, perchè essa permette di preparare un estratto alcoolico e.gualmente ottimo, servendosi della sola gb.iacciaia,
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senza bisogno di ricorrere allo speciale apparecchio agitatatore, del quale non tutti i nostri gabinetti d 'analisi possono essere dotati. Secondo tale tecnica, a gr. 50 di polvere di cuore, ben secca e finissimamt'nte polverizzata., si aggiungie tanto etere da anestesia fino a. ricoprire lo strato della polvere s~ssa. n tutto poi viene lasciato in ghiacciaia per 24 ore, dopo di che si deve fare !\gocciolare accuratamente t utto l'et,t>re che sovrasta la polvere sedimentata, aggiungendo nuovo ('tere, n<'llt- proporzioni della prima volta e rimettendo il tutto in ghiacciaia per altn~ 2! ore. Tale lava.ggio con etere si deve ripetere, sempre colle ~>tesse modaUtà, per una terza volta ancora. Al quarto giorno, ln'\'CCe di fare sgocciola.re l 'etere dall'ultima estrazione, si filtra il tutto, e la poltiglia di muscolo così ottenuta, viene stesa :m una lastra di vetro o porcellana e lasciata seccare completamente a. t.empemtura ambiente, fino a che non sia del tutto scomparso l'odore delreter<>. Quando ciò si è ottenuto, si prendono gr. 20 del materiale secco e ad esso si aggiungono eme. 100 di alcool puro; il miscuglio che ne risulta si lascia per 9 giorni consecutivi in ghiacciaia e quindi per un giorno a temperatura ambiente. L 'estratto alcooUco così ottenuto viene filtrato ed in genere si ba una resa di eme. 70. Dell'estratto alcoolico, ottenuto con uno di questi metodi, se ne prende una certa. quantità, alla qlllale si aggiungono mgr. 6 di colesterina purissima (Merk) per ogni centimet.ro cubo. La soluzione della. colesterina si ottiene facilmente ed in breve tempo, tenendo il matracetto in bagnomaria a 370 ed agitandolo di tanto in tanto. Quando non si scorge più in sospensione alcun granellino di cole-
sterina, l'estratto viene filtrato per carta e poi lasciato a depositare pel' un giorno al buio ed a temperatura ambiente, dopo di che si può titolare. Prima di passare alla descrizione della titolazione dell'antigene, accennerò al materiale ed agli apparecchi occmreuti per l'esf'cuzione della reazione. MATERIALE OCCORRENTE.
Necessitano: 1°) un comune bagno-maria mtmito di termometro, per l'inattivazione dei sieri; :t0 un agitatore elettrico capace di contenere i tubi occorrenti per l 'esame di una quarantina di sieri; 3° prov<>tte: .A) provette per la preparazione della sospensione dell'antigeno, del tipo specia.le a fondo piatto e pareti diritte, che permettano i rapidi travasi; B) provettine p er la reazione, simili a quelle comunemente impiegate per la Wida l; O') provette per l'inattivazione dei sieri. 4° pipette: .A) pipt>tto graduate p er la distribuzione dell'antigene, ne occorrono: 2 da eme. l con 20 divisioni da cc. 0,05; 2 da eme. 0,5 con 20 divisioni da cc. U.025; :! da eme. 0,25 con 20 divisioni da cc. 0:0125; ~ da eme. 0:2 con 20 diYisioui da cc. 0.01. 11 ) :pipr>ttl:' graduate per la ditril>u zione dci sieri in esame, da eme. 0.11 <"On ù divi~ioui eia cc. 0,15;
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0) pipette da eme. 10, d ivise ad un decimo, per la distribuzione della soluzione fi siologica. Apparecchi accessori non indispensabili: l<~ lampada speciale per la lettura dei risultati con lampadina a luce sola.re, che può sostituirsi ottimamente con un comune agglutinoscopio; · 2° apparecchio per il controllo dell'esatto numero delle oscillazioni che l'agitatore compie, contacolpi di precisione, applicabile alla stessa base dell'agitatore. Non dovrebbero supera.rsi le 275 oscillazioni al minuto primo, con uno spostam<'nto longitudinale di va e Yieni da tre a quattro centimetri. TITOLAZIONE DELL. ANTI GENE.
Si prepara una serie di 10 provette, del tipo a fondo piatto, ed in ognuna di esse si pone, con una pipetta perfettamente asciutt.a, un centimetro cubo di antigene colesterinizzato. In un'altra serie di 10 provette, dello stesso tipo, si pongono dosi crescenti di soluzione fisiologica a cominciàre da eme. O, 7 fino a eme. 1,6. È bene servirsi possibilmente di una scarabattola a venti posti, disposti in due serie, uno a vanti all'altro, per modo che ad ogni provettina dell'ant.ig<>no corrisponda scalarmente una provettina con la soluzione fisiologica. Quindi, d'un colpo solo, si versa la soluzione fisiologica della prima provettina (eme. 0,7) , nella corrispondente provetta dell'antigene e, il più rapidamente che sia possibile, si mescolano i due liquidi travasandoli 6-8 volte di seguito da un tubo all'altro, senza. aspettare che siano cascate le ultime goccie. l;o stesso si fa per tutte le altre provette. Si otterranno cost 10 tubi contenenti: I tubo cc. l di antigene piit cc. O, 7 di sol. fis.; II tubo cc. l di antigene più cc. 0,8 di sol. fis.; m tubo cc. l di antigene più cc. 0,9 di sol. fis.; IV tubo cc. l di antigene piit cc. l di sol. fì s.; V tubo cc. l di antigene più cc. 1,1 di sol. fis. ecc. fino a X tubo cc. l di antigene più cc. 1,6 di sol. fil:!. Le sospensioni di antigene, cosi preparate, si lasciano a depositaroper 30 minuti e qtùndi si procede alla distribuzione per la prova della solubilità del precipitato. P er ogni provetta della serie precedente si preparano tre provettine (A. B. C.) del tipo a fondo rotondo, situate una davanti all'altra nella speciale scarabat tola prov d sta dci fori in triplice serie. Quindi, dopo aver agi tato fra le ma.ni per qualche scconrlo la prima provetta della serie prec(•dcute, per r <>ndere ben omogenea la ~ospensione già flocculata, se ne estraggono, a mezzo delle apposite pip ctte, eme. 0,05; 0,025; 0,0125; equivalenti rispettivamente ad
1 1 , , 2 0 40
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lV• .B. - bn. Di t ta T er za n o e C. d i :'li lla no tot·ni"Ce il completo tnbhiM~IIO r>c r In rcnzin no, tra c ui uno spec iale bagno·mnrla ek•l t rlcn l~ot orm, con d ls)Josi l i >o ùlottrot ci"m l<'O nuto•·cguhdo, cnpa.:e di 9l) P•·ovct t lne. Iuolt •·c un il>tiLnt.. ro elcttl·ic o, Clllll\<'O <li olt re 40 lu bl, con conum,lo t~ motorino elet trico m onof'-"<e e r enstalo r<:!(o lt\IOre d l \"elocità, dot a to di ~ scaraùnt l olo <'lJD i rorf in triplice tierl e, diSposti in mo<lo da permet t er e f(~ !ottura conlcmporonea del tre tubi ti i ogni reazione.
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L ~~
~I.,;HO-RE .UrO~'E
DI KA-HN NELLA S IFILIDE
di centimetro cubo e si pongono nelle provette .A. B . O. Lo stesso si fa per ognuna delll' altrl' pro vette contenenti le sospensioni. Bisogna e:;pgttire que:;to trrnpo con molta rapidità per evitare il facile disseccarsi, specie nella stagione es ti va, di così piccole dosi. Speciale cura occorre per giungere con la punta. della pipetta quasi fino a toccare il fondo d ella provcttina o non lasciare cadere l'antigene dall'alto, perchè, in tal modo, una discreta quantità di esso si disperderebbe facilmen te lungo le pareti. Sia in questo tempo della titolazione, che nell 'analogo tempo della siero-rnazione, specie quando si abbiano da esanùnare molti sieri, è cousi~diabil e che un aiuto a.giti, frullandola fra le mani, la provetta contenente la sospensione dell'antigene, per ottenere una perfetta sospensione la.ttescente, ment re, chi opera, procede alla. distribuzione delle tJre dosi da lla provetta precedente. Distribttite cosi le sospensioni di antigene, si avranno 00 provettine divise in 10 serie di tre provette. La prima serie sarà costituita così: Prov . .A. cc. 0,05 di l più 0,7; Pro v. B. cc. 0,025 di l più O, 7; Prov. C. '{>c. 0,0125 di l pilt 0,7. e così le ~tltrt> serie di l più 0,8; l più 0,9; l più l ecc. Ad ogni provettina si aggiungono quindi cc. 0,15 di sol. fis. procedendo con rapidità e si portano le scara.battole nello speciale agitatore, agitandole per tre minuti. Non disponendo di tale apparecchio, si può procedere ad una sufficiente agitazione, frullando energicamente fra le mani le provette, sempre p erò servendosi di un aiuto ed operando in modo che delle goccioline di liqttido non vengano proiettate contro le pareti. Tolte le scarabattole dall'agitatore si aggiunge eme. l di sol. fis. in tutte le provette della prima fila c 0,5 nelle provette della 2& e 3a fila. In uno spazio di t empo addirittura brevissimo, raramente superiore ai 15 minuti, si può comorlamente e, qual3i sempre, macroscopicamente, leggere la titolazione. n titolo dell'antigene è rappresentat.o della serie di tre provette ehe non presentano alcuna flocculazione e che contengono la minore dose di sol. fis. Per es. pottà verificarsi quanto appres~;o : I serie di 3 provette ottenute dalla sospensione l più cc. 0,7 fl.oc.; n serie di 3 provette ottenute dalla sospensione l più cc. 0,8 floc.; III serie di 3 provet te ottt>n ute dalla sospensione l più cc. 0,9 floc.; IV serie di 3 provet te ottenute da lla sospensione l più l lieve floc.; V serie di 3 provette ottenute dalla sospensione l più 1,1 non floc.; VI serie di 3 provette ottenute dalla sospensione l più 1,2 non floc. Nel qual caso. il titolo al quale dovrà essere fatta. la diluizione di quel dato antigene, nelle prove in cui esso verrà impiegato, sarà, di l piit cc. 1,1 ed in genere è que:)tO il titolo che si trova. L 'antigene, una volta titolato, conserva stab1lmente per lungo tempo la sua attività, purchò venga conservato con le precauzioni alle quali si è precedentemente accennato.
L.'\. SlERO- REAZIONE DI KAHN N'ELLA SIFILTDE
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REAZIONE QUAUTATIVA DEL SIERO DI SANGl:F..
Il siero, che è bene sia il più limpido possibile, per quanto dei sieri parzialmente cmolizzati possano dare risultati esatti, deve essere inattivato a. bagno-maria per 30' a. 56°1 poco prima elle venga est' guita la reazione, in modo che si trovi alquanto caldo al momento in cui viene posto a contatto con l'antigene. Ciò perchè è stato constatato che il riscaldamento preliminare del siero aumenta la sensibilità della reazione; quindi è consigliabile, allorchè non si adoperino sieri freschi, ma conservati da tempo più o meno lungo in ghiacciaia e già inattivati, di tornare a scaldarli, per 10' circa, a 56° quando si debba procedere alla reazione. Per ogni siero si stabilisce una serie di tre provettine, poste in profondità nella scarabattola una davanti all'altra. L 'antigene si diluisce esattamente al titolo noto, avendo l'accortezza di non impiegare mai meno di un centimetro cubo di reagente colesterinizzato alla volta, affinchè si possa ottenere una perfetta mescolanza con la soluzione fisiologica. Tale quantità è del resto sufficiente per esaminare circa 20 sieri, ma ciò non toglie che si possano impiegare dosi anche parecchio più alte, purchè i travasi con la soluzione fisiologica possano compiersi speditamente e senza perdita di materiale. La sospensione ottenuta si lascia im riposo a stabilizzare per un minimo di 10 minuti e non oltre i 30, superando i quali diminuisce notevolmente in efficacia fino a perdere ogni azione reagente. Prima di distribuirla conviene ridisciogliere il precipitato fioccoso formatosi col riposo ed otte.nere, agitandola colle mani, una sospensione lattescente perfettamente limpida. In tutte le provette della prima fila della scarabattola si metteranno cc. 0,05 della sospensione reagente; in tutte quelle della seconda fila se ne metteranno cc. 0,025 ; e finalmente in quelle della terza fila cc. 0,0125. È bene ricwrdare, che, analogamente a tutte le altre prove siero-diagnostiche, bisogna stabilire per lo meno tre controlli, o cioè uno con lm siero sicuramente positivo, uno con un siero sicurameute negativo, ed un controllo antigene, onde escludere che questo flocculi spontaneamente. Per le distribuzioni del reagente si useranno le speciali pipette, avendo cura di depositare le dosi al fondo della provetta. La ripartizione de i sieri va fatta nel senso della profondità della scarabattola, dalla provetta A . alla O. in dose di cc. 0,15 per ogni tubo. Quando il numero dei sieri da classificare sia rilevante, è necessario che un aiuto li distribuisca, a mano a mano che avviene la ripartizione dell'antigene, onde evitare il disseccarsi di questo. Nella serie del controllo antigene, al posto del siero, si metterà. per ogni provetta, cc. 0,15 di sol. fis. leggermente riscaldata. Si passa quindi alla agitazione, la quale ba lo scopo di attiivare e facilitare la flocculazione sopratutto con i sieri debolmente positivi. n ritmo più conveniente è di 275 oscillazioni al minuto con uno spostamento di va e vieni di 3-4 centimetri; si è infatti constatato come, superando le 300 oscillazioni al minuto, le particelle del fiocculato tendano a disgregarsi, dando al liquido un a-spetto quasi pulverulento, che poi non facilita la lettura dei risulta ti. I sieri fortemente positivi floc----=-:-:- / . · (_~.Ì\ 'Il\l. • 3 -
Gio'tn(lle di ntedici1l0 milita.,e.
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LA SlERO-REAZTO;).'ll: DI KAHN NELLA SIFILTDE
cnlano dopo qualche secondo e quindi una agitazione di tre minuti è pra,ticamente sufficiente per tutti i sieri. Non disponendo dell'apparecchio, l'agitazione manuale è più che sufficiente, quando si abbia un numero limitato di sieri da esaminare. Certo però che quella meccanica permette una tecnica più esatta e rende possibile l'esame in unica volta di circa 50 sieri. Ultimata l'agitarione si passa all'aggiunta della sol. fis. nella. proporzione di cc. l per tutti i tubi della prima fila, e 0,5- per tutti quelli della seconda e terza fila, scuotendo quindi per qualche secondo tutte le provette. La lettura dei risultati si può fare subito, percbè la flocculazione é già avvf'nuta durante l'agitazione. In genere tale lettura è macroscopica e si può fare comodamente alla luce del giorno, limitando ad una striscia la luce della finestra, col socchiudere gli scuri. Anche senza spostare le provette, riesce facile ed immediato differenziare le reazioni fortemente positive dalle negative. Per quelle che dànno luogo a dubbio è necessario esaminare ogni tubo, alzandolo al disopra degli occhi, ed inclinandolo in modo da osservare solo un sottile strato del liquido. È utile servirsi di una lente biconvessa a fuoco corto o di un comune agglutinoscopio, chiudendo il diaframma quasi del tutto. Certo un apparecchio che dia un ingrandimento troppo forte non è consiglJabile, perchè. si incorrerebbe nell'errore di giudicare positivi dei sieri che non lo sono, scambiando per flocculazioni le granulazioni colloidali normalmente presenti. Por l'osservazione a luce artificiale è comodo servirsi della speciale lampada, che limita ad una larga fessura la sorgente luminosa. I sieri che avranno dato risultato positivo non debbono contenere in sospensione cellule, nè particelle figurate, perchè in tal caso il responso non :potrebbe essere sicuro; in questi casi du~bi è bene diluire cc. 0,1 di siero con cc. 0,3 di sol. fis. e quindi agitare; se si forma un precipitato anche minimo, conviene centrifugare il siero e rifare la reazione. Indiscutibilmente molte delle discrepanze nei risultati ottenuti con la reazione Kahn sono da attribuirsi ai metodi non idonei nella lettura dei risultati stessi. Hood e Tajlor ritengono necessario l'aiuto di una lente per i sieri debolmente positivi. Si distinguono diversi tipi di reazione: l. n liqlùdo può presentarsi perfettamente limpido o leggermente opalescente e contenere in sospensione dei granellini ben visibili all'esame diretto. Questo tipo di reazione si indica con la notazione ( + II. I granellini sono meno distinti e molto più fini di quelli del primo tipo, in modo che il liquido appare carico di una pulverulenza (+ + ); lll. All'esame diretto il liquido appare leggermente torbido e, solo con l'aiuto di lma lente ed in opportlme condizioni di luce, si mettono in evidenza dei finissimi granellini in sospensione (+ + ); IV. n liqtùdo può essere molto torbido e, solo scuotendo il tubo, sotto l'osservazione mediata, si può notare come un fluttuare di finissime ed abbondanti granulazioni ( V. Il liquido, fortemente torbido, non lascia scorgere che qualche rara granulazione appena visibile (+ ); VI. Finalmente il liqlùdo può essere trasparente od anche opalescente e privo di qualsiasi, sospensione (-).
+
+
+ );
+ +);
LA S LERO-REAZ lONE DI
KAH ~
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NEr..L,\ SIFII.lDE
.
La reazione si deve considerare negativa anche nel caso nel quale si trovi una lievissima fiocctùazione solo n<'lla, terza provetta. Per otte· nere il ris1ùtato finale di ogni r ear.ione bisogna riferirsi a l valore medio dei risultati ott-enuti in ognuno dei tre tubi. Per ogni siero, infatti, i I'istùtati non sono identici nelle tre provette e ciò perchè sono diverse le dosi di antigene che reagiscono con una stessa doRe di siero. Un siero fortemente positivo darà il primo tipo di flocctùazion e quasi egualmente spiccata nei tre t ubi, ma il precipitato sarà più abbondante nel primo, nel quale è stata impiegata una pil't forte dose di antigene. Un siero debolmente posit ivo non dà in genere nessun flocculato nel primo tubo, e ciò percllè in tale tubo vengono a trovarsi a contatto poche sosta,nze capaci di flocculare con una dose troppo a lta di antigene, la qual cosa nuoce alla fiocculazione. Questa è più evidente nel secondo e terzo tubo, dato il più stabile equilibrio di reazione tra l'antigene e le sostanze ftocculabili. In considerazione di tale fatto, quando si dispone di poco siero, si può eseguire la rea,zione anche nel solo secondo e terzo tubo. Il comitato di igiene della Società delle Nazioni ba stabilita la nomenclatura. qui sotto riportata per la lettur~ e l'interpretazione dei risultati. SPECCHIO I.
Tecnica della reazione (Demanche). Numero dilli& reazioni
I. Reazione
Elementi delln reazione
II.
III. Controllo negat!V'o Cont rollo p ositivo
IV.
Cont rollo dell' antlg<-no
Sospeu-
SospenSospnnSospen - Solnr.J one Siero Siero Siero aio no si o no ~ione Il>< losospetto negativo positivo colloidale colloìdnle colloiuale colloidale lo~rlc'a ~ i o ne
eme.
C lllC.
eme.
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C111C.
C UlC.
eme.
eme,.
3a fila ......
0 .0125
0.15
0 .0125
0 .15
0.01Z5
0.15
0 .0125
0 .15
2& fila ......
0 .025
0.15
0.025
0. 15
0.025
0. 15
0.025
0 . 15
0.15
0.05
0.15
0.05
0.15
1
l
Ja fila ......
0.05
0 .15
0 .05
Agitn.re per tre minuti
. Aggiungere soluzione fisiologica.
nei tubi deUa Ja fi la ~ lo eme. eme. 5 nei tubi dello. 2a e 3a fi la
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LA SIERo-REAZIONE Df KARN' NELLA SIEJ LJOE
S PECCHIO Il.
Interpretazione del risultati. Risultati ind lvlduali
1:\ omenolaturo del Comitato d'Igiene clelia Società delle Nazioni
Risultato Tubo l •
++++ +++ ++ +
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finale
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REAZIONE QUANTITATIVA SUL SIERO DI SANGUE.
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Questa ha lo scopo di valutare il quanhtm di rca.gine sifilitiche un siero positivo .contiene e di esprimerlo con le « unità di Kahn >> o unità di reazione. Già la stessa reazione qualitativa, con i diversi gradi di flocculazione nei tre tubi, può fornire un criterio approssimativamente esatto della ricchezza in reagine del siero, ma un reperto ugualmente intenso nei tre tubi, come si ba nel caso di un siero fortemente positivo, viene a togliere tale possibilità di valutazione ed a rendere necessario l'i m piego del metodo qu.antitativo. Tale metodo consiste nel diluire progressivamente il siero, mettendo a contatto quantità sempre più deboli di esso con una dose .fissa di antigene, in modo da stabilire quale è la minima qu:mtità di siero capace di dare un precipitato ben distinto con tale dose di antigene. Un altro procedimento consisterebbe nell'invertire le parti, aumentando progressivamente le dosi di antigene e lasciando fissa la quantità del siero. Si stabilirebbe così un limite della dose di antigene « soglia "
LA SIERO - REA?.JONE DJ KAl!N NELLA S I FILIDE
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entro il quale si ha la flocculazione. n primo metodo però offre il va.ntaggio di potere operare anche con una dot>e ntinima di siero. Il Demanche dice che « l'esperienza ba dimostrato che la proporzione volumetrica tra antigene e siero, puro o diluito, più favorevole per questa ricerca è di ].:15. Si a.mmette allora che tma reazione francamente positiva, ottenuta in queste condizioni, corrisponde a 4 unità.. Se il siero è stato impiegato puro si dirà che contiene 4 unità; se è stat{) prima diluito, si moltiplica per 4 il numero che esprime il tasso di diluizione, per conoscere il numero delle tmità specifiche che il siero cont iene». Non mi dilungo ad esporre nei suoi dettagli la tecnica della rea7jone quantitativa, avendo eseguito per ora un numero ben limitato di ricerche in proposito; mi riservo però di comunicare a suo tempo i risultati che ott errò. R ,EAZIONE QUALITATIVA SUL LIQUIDO CEf'ALO-RACHIDIANO.
È condizione indispensabile per la buona riuscita di questa reazione che il liquor sia esaminato al più presto dopo l'estrazione, e, per aversi ri~>ultato
positivo, è necessario che contenga in fortissima quantità le reagine sifUitiche. Per mettere in evidenza le r eagine giova la concentrazione delle globuline, che si ottiene sottoponendo il liquor al seguente trattamento: se ne prendono tre centimetri cubi e si pongono in un tubo da centrifuga a fondo conico, aggiungendo due centimetri cubici di una soluzione satura di solfato di ammonio purissimo. Dopo 15 minuti di permanenza in bagno-ma.ria a 56°, si sottopone il tubo per 10 minuti alla centrifugazione a grande velocità. Decantato il liquido limpido che sovrasta il sedimento ottenuto con la centrifugazione, si discioglie quest'ultimo aggiungendo eme. 0,3 di sol. fis. al 0,9 %, mescolando bene e raschiando sul fondo della provetta, con la punta della pipetta, in modo da ridiseiogliere le globuline. Secondo il Demanche, tale soluzione verrebbe a contenere tma quantità di globuline dieci volte superiore a quella del liquido primitivo. P er la diluizione dell'antigene si procede come per la. reazione sul siero e, per ogni liquor iJ1. esame, si istituisce un sol tubo, intercalando fra i vari tubi dei controlli (controllo positivo, controllo negativo, controllo antigene) . Quando la sospensione del reagente precipitante è stata a riposo per 10 minuti, si agita e si distribuisce in ragione di eme. 0,01, per ogni prova di esame, aggiungendo subito dopo eme. 0,15 della soluzione di globuline, che non deve contenere in sospensione alcuna particella figurata. D opo una prima br<wit>f:ima agitazione manuale, si portano i tubi in agitatore per tre minuti e quindi si aggiunge in ognuno eme. 0!5 di sol. fis. I Uquores fortemente positivi si cliÌarificano del tutto, presentando, dopo pochi minuti, dalla centrifugazione, un ftocculato ben distinto. Per la lettura e l'interpretazione dei risnlt.ati valgono gli stessi dati che per la siero-reazione, per quanto limitati ad un solo tubo. REAZI ONE QUANTITATIVA SUL J,IQ1:JIDO CEFALO-RACHIDIANO.
Anche per la liquor-reazione quantitativa si tiene costante la quantità di antigene, ment.re si preparano diluizioni progressivamente crescenti del liquor, in modo da stabilire la quantità più piccola di esso che è ca-
5!)2
LA STERQ-ItEAZ!OS"E DI KAH:-< N"ELLA SlF!LTDE
pace di dare una reazione positiva in presenza di una quantità. fissa di antigene. Come per la reazione sul siero, anche per il liquor, non ho ancora potuto eseguire un numero tale di prove quantitative da permettermi di trame delle conclusioni. È perciò che non mi dilungo nella esposizione dettagliata della tecnica speciale, ripromettendomi di farlo allorchè esporrò i risultati delle ricerche in corso. PARTE SPERIMENTALE. RICERCHE QUALITATIVE SUL SIERO. IJe ricerche da me compiute si riferiscono ad oltre 500 sieri, che ho raccolto nel periodo di un anno. servendomi, oltre cbe del materiale proveniente dal locale Ospedale Militare, anche di quello largamente favoritomi da varie Cliniche e dall'Ospedale Civile (Clio. Dermosifilopatica, Clio. Psichiatrica, Arcispedale di S. Maria Nuova). In alcuni casi le reazioni sierologicbe erano staw richieste allo scopo diagnostico, in altri a scopo di controllo della cura specifica e come criterio per le ulteriori indicazioni terapeutiche. Il controllo è stato fatto con la reazione Wasserman, la Meinicke (M. D. R.) e la Sacbs Georgi adoperando per la Wassermaun due antigeni, quello prodotto dall'Istituto Sieroterapie:o Milanese e quello della Casa Fresenius. L'antigeno per la reazione di Kahn, da me preparato, ba presentato un titolo di l più 0,9 (un centimetro cubo di reagente precipitante più eme. 0,9 di sol. fis.} Solo in una preparazione ho riscontrato il titolo di l più l. Onde avere un sicuro controllo della Gua efficacia, lo ho paragonato, sempre nelle titolazioni preventiv,e senza siero ed in un centinaio di sieroreazioni, con l'antigeno preparato dalla Ca-sa Difco. (Antigene originale di Kahn). Come è facile intuire, i risultati che ho ottenuti non sono stati costantemente concordanti per tutti i sieri con i diversi metodi impiegati. Infatti è noto che le varie siero-reazioni, proposte per la diagnosi della infezione luetica, non sono capaci di svelare nello stesso tempo un
dato stadio di essa. Così, per es.. , la reazione di Kabn, al pari del resto della Sachs-Georgi, ba dato in qualche caso un risultato francamente positivo anche all'ottavo e al decimo giorno dell'infezione, quando la Wassermann si è mantenuta. nettamente negativa per circa due settimane. È del rest-o un fatto ormai concordemente ammesso che la lues, come a volte presenta delle forme assolutamente resistenti, quasi ribelli, ~~;d un dato preparato terapeuticamente specifico, così ha anche la particolarità eli dare delle forme che restano del tutto silenti con questo o quel metodo siero-diagnostico, come so nel siero oon fossero presenti le reagine specifiche. Gli csa,mi sono stati eseguiti per quasi tutti i sieri dopo un periodo di tempo relativamente breve dal prelevamento, condizione questa che, secondo la maggior parte degli sperimentatori, ha la sua influenza per la esattezza del risultato. Nei casi, del resto in numero ben limitato, nei quali l'esame, per necessità, si poté eseguire dopo 1m periodo di vari giorni (8 al massimo) si trattava di sieri già i:,;olati dal coagulo ed inattivati per 30 minuti a 560 O. e poi conservati sterilmente in ghiacciaia.
LA SIERo-REAZlONI!:
l)(
503
KAHN ~J;:LLA. SJFfLTDE
Questi sieri, al momento della reazioue, sono sta.ti sottoposti ad un lieve riscaldamento per 10 minuti, come consigliano quasi tutti qut>lli che di questa reazione :;i sono occupati.
In 518 sieri esaminati, diversi per provenienza e per tipo patologico, come sarà. esposto in seguito, vi è stato un accordo perfetto nei risultati delle tre reazioni in 482 casi; un a{lcordo relativo in tre casi ed un disa{lcordo nei rimanenti 33 casi, come risulta dai seguenti specchi: III.
SPECCH IO
Risultati concor danti . .:-lumoro do! sieri
Risultati
Dordet
Socbs
wa.~sermann
Georgi
Kahu
+ +++ ++++ +.!.....!..L
F ortemente pos. ( + + + + )
89
P ositivi ( + +)
31
+ +
++
++
D e bolmente positivi ( + )...
18
+
+
.. '
D ubbi ( ± )
3
(± )
(± l
(± )
•••
341
--
-
-
Totale ...
482
o
N egativi(- )
••
•
•
o
o
• •
o
o
•
o
o
•
•
•
o
••
••••
o ..... o
•
o
o
•
•
o
l
'
'
R.iguardo :alla diversa provenienza, per il tipo patologico, i 482 sieri , di cui nello specchio precedente, si possono dividere come segue: SPEccmo IV. Classificazione del sieri con l quali si ebb•e risultato concordante. l.
-
II.
~ Sieri appMtenenti ad i ndividui affetti da forme
Sieri appartenenti a soggetti anni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 210 varie non Iucti<:he 131
III. -
Sieri appartenenti a soggetti sicuramente sifilitici . . . . . . . . . . . . . . . .
89
IV. -
Sieri appartenenti a soggett i recentemente infettntisi di lues o già sottoposti a trattamento . .. . . .................... :. . . . . . . . . . .
52
I risultati discordanti sono ria.ssunti n('l S(•grwnte spec(·llio, con l 'avvertenza che si è ritenuta discordanza an<'.he la diver:;it i\, nella. intensità della reazione.
504
L . . SIE Ro-REAZI ONE DI XAHN NELLA S IFILIDE
SPECCHIO V,
Risultati •lseordantl o ., !;; .!3
§-z: o
Numero del sieri
l 2 3 4 5
2 ....... 2 ....... 4 ....... 3 ....... 8 .......
++ + +++
6 7
3 ....... 4 . ...•..
-
+
++ +
8 9
4 ....... 3 ...... •
++
+
Zi:l
'l'otal~>.
R.
w.
-
-
Sache
Georgf
++ ++ ++
-
-
+
Kohn
Provenienza po.tologlco
+ ++ + ++ +++ ++
Lues secondaria. curata. Lues second aria curata.. Paralisi progressiva curata. Lues primaria curata. Sette for me di lu.e s primaria curata ed una eredo-lue3. Lues primaria curata. ln un caso s ifiloma. iniziale m · Il• giornata con reperto po· si tivo del treponema. -in tre casi lues seconcla.ria. curata.. Lues se:!ondaria in cura. Lues secondaria in ctua.
(± )
+++ ++
33
I n armonia a quanto è statQ ammesso da quasi tutti gli AA. che hanno sperimentato su questa siero-reazione, ritengo che i casi di disaccordo relativo, del resto in percentuale assai limitata, siano da ascriversi, più che ad altro, al criterio di apprezzamento individuale e talvolta alla presenza di particelle in sospensione che possono simulare la flocculazione. Gli 89 casi, nei quali i risultati furono concordemente positivi con le ,·arie reazioni, si distinguono come segue, riguardo alla diversa provenienza patologica. SPECCHIO V l.
Risultati concordemente positivi. SIFILIDE:
primaria. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . seconda.r~a con segni ?iin~c~. : ................ : . . . . . . . . . . . . . . . .
s~onda.rm sen?.a segn1 clmiCl . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . terziaria. con segni clinici.... . ... ............. . . . . . . . . . . . . . . . . terziaria senza segni clinici. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . congenita con segni clinici.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . congenita senza. segni clinici. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . TOTALE
de i caei...
16 14 20 19 14 l
5
89
Per quel che concerne la rapidità di comparsa della reazione i casi di infezione luctica primaria (16), sono riassunti nello specchio VII, in ctù sono riportati i risultati diversi ottenuti con i varii metodi impiegati. Da tale specclùo si rileva come la reazione Kalm sia stata positiva. in qualcbe caso sin dal decimo giorno della infezione, dimostrando
505
t..A SIERO-REAZIONE DI KAJL.'( }o."ELL.... SJFlLlDE
una. precoeità pari alla Sa.cbs-Georgi e precedendo di alcuni giorni la W assermann e la Meinicke. La precocità che la Kabn presenta, al pari della reazione di SacbsGeorgi, nel fare rilevare il primis&imo st-adio della. infezione luetica, potrebbe spiegarsi, secondo quanto hanno ammesso alcuni il., fra i quali Bruni e Tixi nelle loro ricerche comparative sulle reazioni diagnostiche della sifilide, con l'azione rinforzante esercitata dalla colesterina sui lipoidi dell'estratto alcoolico, i quali, nella reazjone, vengono a. contatto con i costituenti -specifici del siero sifilitico. l:iPECC RIO VII.
Precocltà della Kahn nella slfflide ereditarla.
ell
h :o
z;,
l
•
Risulta ti
Dati anamnestici
\yow;or· Melnlckol mann
Sifiloma. da. 5 giorni
l
A ttnolazioni tiacbs
Oeorgl
l
.Ka.bn
-
--- - - · - - - -
Accer tata rlinic. e con dimostraz.ione del Tr.
2
Id.
6 id.
-
--- - - - ---
Ripetuto l'esame al J!OOgiornoV. n .l3
3
Id.
7
id.
-
Presente il Tr.
4
Id.
10 id.
-
--·- - - - ----·- ---- - - -
5
Id.
10 id.
-
---- ---
+
6
Id.
10 id.
-
---
..L l
+
7
Id.
10 id.
-
-
+
..L
8
l <:L
lO id.
-
-
..L
9
Id.
11
++ ++
10
Id.
15 i cl
11
Id.
15
12
Id.
18 id.
13
Id.
20 id.
14
Id.
20 id.
15
Id.
20 id.
16
Id.
20 id.
17
Id.
20 id.
18
Id.
20 id.
id.
id.
.
Esame a l 20o giorno ( + ) v. n. 18.
.
l
+ + ·++++ + + ++ ++++ + +++ +++ ++++ + +++ ++++ Lo stesso caso del n. 2. ..L
T
l
...L ..L l
T'
+ + + + +
•
l
~_L-L-L • l i t
..L 1 T'
++ +++ +..L++ + ++ . .L ..L ++++ ++++ ++ ++++ + +++ ++ +..L++ + + ++ +...L L o stesso raso del ++ l
•
n. 4 .
606
J.A SlERC)-.REAZIO:-"E DT KAHX NELLA SU' ILTDE
I 31 sieri con i quali si eùbe un risult ato nettamente positivo (+ +) concorde con le varie reazioni vanno così distioti: Risultati concordemente positivi ( Numero
+ +).
SPECCHIO VIli.
dei casi
DaU anamnestici
Aonotadool
9
Infezione da. 30 giorni.............. .
curata
4
I nfezione da 7 mesi. . .... , ......... .
7
Infezione da 8 mesi ............... .
3
Adenite bilatet·ale.......... .... .... .
sospetta
5
Ulcera venerea ... .. ............... .
sospetta
3
Adenite iperpla.~tica ................ .
sospetta
R isultato debolmente positivo si ebbe in 18, ca.si cost distinti, p ur mantenendosi la concordanza fra le var ie reazioni : Risultati debolmente positivi ( +),
SPECC HIO IX.
Xumero del casi
Dati nnamne6ticl
Annotazioni
4
Lues da 7 anni . . ........ . ..........
curata
4
Paralisi progressiva ............. .. . .
curata
lO
Pa.r·a.lisi progrtlSsi vtt-.. . . . .... . . . .. . .
all'iuizio d"lla. cu r a
I tre casi rh;ultati dubbii con tutte le reazioni riguardano: SPECCHIO X .
Ca s l dub b l (± ). Numero dei CI~S~
Dut l anamnestici
Annotazioni
l
Epididimi te bilate rale ............. .
sospetta
2
Sifilide secondaria ............ . ....
non curata
50i
LA STERO- REAZTO::-<E DI KARN KEr, r.A S!Fli'!IPE
I 341 sieri clte diedero r isultato concordemente negativo vanno cosi di visi : SPECC HIO
XI.
Risultato concordemente negativo. Numero
Dati anamnestici
Annotazioni
210
Appartene nti a soggetti sani .... . ..
-
131
Appartenenti a !!oggetti affetti da ma· lattie varie . . . . ................ '
-
del casi
I 131 sieri appartenenti a soggetti affetti da forme varie, possono riassumerai come nel seguente specchio : SPE CCHI O XII.
Sieri appartenenti a fonne varie. Num~ro
del caal
Dati anamnestici
Annot.azlon l
r
14
Polmoniti e bronco-polmonit.i ..... .
nei varii s tadii
31
Malaria tetv~:ana. di antica dat.a .... .
recidiva in 2 casi
2
Malaria terzana primitiva .... . . . .. .
9
Febbre t-ifo ide, paratifoide e melitense
2
Tubercolosi polmona.re .... ... . . .. . .
ll
Itterizìa. catarrale ................ .
5
Reumatismo articolare acuto e cronico
4
Cirrosi epatica ...... . . .. . ........ .
53
Malattie varie del ~>i stema nervoso ..
1
(T. 4 = P. 2 = l\I. 3)
forme incipienti
centrale e periferico
Gli esami dei sieri riportati nella precedente tavola sono stati P.;e guiti sia. durante il periodo acuto della malattia, quando la. reazione febbrile era assai intensa, sia in seguito, e piì1 volte, dura.ute la defer vescenza e durante la convalescenza. Costante.mente bo potuto notare che lo stato febbrile non ha esercitato alcuna influenza sul risultato d<'lla rt;>a.zion<>. Di speciale importanza ritengo che sia il fatto di aver a\uto risultato sempre nega.tivo in un discreto numero di forme mala.riche, nt>lle qnali,
508
LA SIERO-Rf:AZJOJ'\E DI K ... B K :to."ELLA SIFJLJDE
qualche volta., la Wassermann può dare le cosidett.e reazioni false positive. Ciò concorderebbe con i risultati delle ricerche di molti .AA. e specialmente con quelli di Hood e Taylor i quali, su 18~ sieri di soggetti malarici, trovarono positiva la. Kahn solo quando anche la. Wassermann appariva. fortemente positiva ed era, a.namnesticamente e clinicamente, chiara rinfezione ly.etica. Gli AA. stessi riferiscono di aver avuto tma Kahn fort.emonte posith·a, <'On 'Yasscrmann pure fortemente posH.iva, in due casi di itterizia, nl'i quali l'a.namncsi faceva escludere ogni possibilità di lues, sia ereditaria che acquisita. A questo riguardo ho creduto bene di eHt~ndere a. tale affezione le mie ric;ercbe, ottenendo ri.<;nltati cost-antemente negativi in tutti i casi. H o cr<>duto poi eh<' J>otes>:~e riuscirt• di pratica utilità sperimentare la
Kahn nei casi di cirro~;i epatica ed ho potuto esegnire la reazione su 4 sieri riguardanti tale ai'f<>zione. Secondo molti, con una certa frequenza, si ritroverebbe nella cirrosi epatica una etiologia schiettamente luetica, a.nche quando l'anamnesi depone per l'alcoolismo cronico, la malaria o la tubercolosi. Tali affezioni infatt.i preparerebb<>ro il terreno per l'attecchimento del virus sifilitico, al quale si dovrebbe poi il complesso C'clata.nte del quadro morboso. Il risultato da me ottenuto è stato sempre concordemente negativo coo i vari metodi di t.>same impiegati. Le forme di sifilide secondaria e terzia.ria, opporttmamente ed a lungo trnt.tate, banno dato. tma reazione di Kahn di minore intensità, ma, in ogni modo, sempre più &piccata della Wassermann e della Meinicke. ~ci casi nei quali le varie siero-rea,zioni hanno dato risultato negat ivo, pur esist~ndo una assai chiara. sintomatologia clinica ed una anamnesi di valore probativo, le riattiva.zioni, prodotte a. mezzo di preparati specifici vari (bismutici, mercuriali, arsenicali) hanno dato una Kahn positiva. solo quando anche le altre reazioni erano tornate positive. 'Ciò è in perfetta concordanza con quanto avrebbero trova.to molti altri ricercatori. In questi casi rit~ngo che possa essere di una certa utilit.à il metodo quantitativo, che permette di conoscere, con la determinazione delle unità di Kahn, qua.le sia la portata di reagine luetiche presenti nel siero o nel liquido racbideo. Tale pos13ibilità eli valutazione sifìlometrica, che lt' altre rt'azioni non ot'frono, fa si che la Kahn possa servire come utile criterio sierologico in molteplici contingenze, oltre che d 'ordine diagnostico e terapeutico, anche medico legale. Per quel che riguarda i risultat.i discordanti, riassunti nello specchio V, ritengo che le cause che principalmente possono mettersi avanti per spiegarli siano due: I. Lfl. reazione Kahn diviene in gPnere positiva, prima ancora della Wassermann, nelle infezioni di data recente; quindi, in tali casi, ripetendo la vVassermann una diecina circa di giorni dopo, si riscontrerà. positiva. n . La reazione Kalm appare dotata di una, Sl'nsibilità. oltremodo spiccata, essendo capace di mettere in evidenza, nel maggior numero dei casi, anche minime quantità di anticorpi luetici. Cosl si mantiene positiva, per quanto debolmente, per parecchio t-empo, nei cas.i sottoposti ad un opportuno trattamento e nei qua.li le alt.re reazioni si son fatte nettamente n('ga.tive.
LA SIERQ-REAZIOYE DI KAH:s" NEI.LA l'òlFU.JUE
509
Da quanto bo :sopra. esposto rit-engo non possa escludersi che, al pari delle altre prove siero-diagnostiche, anche la Kahn possa. dare, in qualche caso, un ris\ùtat.o fallace o paradossale inspiegabilc. A me però non è occorsa tale evenienza. Credo utile riportare il caso citato in proposito da Da.inville e Lancon, nel quale tutte le prove, per quanto accuratamente ripetute, si mantennero n<>~ative in modo costante, pur e.-sendo provata la. presenza del trepon<>ma e pur non mancando tutta la. sintomatologia clinica della sifilide. RICERCHE QUALITATIVE S'l.ìL LIQUOR.
I liquores, da me esaminati, in numero di 185, appartengono, per la massima parte, a soggetti colpiti da forme morbose varie a carico di" l
sistema nervoso. Come è noto tali forme sono ph\ frequenti nel periodo terziario della. lues che nel secondario. Di capitale importanza, per un esatto risultato, è il trattamento preliminare al quale i liquorcs ·devono essere sottoposti per ottenere la concentrazione delle globuline. Queste assieme alle scrine, costituiscono l'albumina del liquido cefalo-rachidiano. Le globuline sono costituite da quP-lla parte di albumina che precipita in seguito al trattamento col solfato di magnesia saturo o -col solfato di ammoniaca a mezza saturazione. Le serine invece vengono precipitate dal solfato di magnesio, solo se prec<>dentemente scaldate ed acidificate. Ora, se nn liquor è normale, ha un contenuto ricchissimo in serine, ma appena tracce di globuline. l\1entn' in alcuni stati patologici, per esempio nelle meningiti, pur aumentando il contenuto in albumina, le serine man~ngono l'assoluta prevalenza sulle globuline, in altri, come nel caso della. infezione sifilitica e delle meningiti a decorso cronico, sono le globuline che prevalgono nella quantità complessiva dell'albumina del liquor. Mentre la mancanza di un eccesso di globtùine nel liquor autorizza. secondo i più, ad escludere una etiologia luetica, il caso inverso, a.<;suml" un valore non indifferente per una. probabile lues, specie qualora coesistano dati anamnestici e clinici probativi. Le reazioni quindi che mirano ad identificare nel liquor i segni di una infezione luetica, sono basate su metodi capaci di fare risaltare ogni aumento, anche minimo, del contenuto di esso in globuline. Tali sono le reazioni di Nonne-Appelt, Ross-Jones, Pandy, Noguchi, Kahn, ecc. , Per ottenere una concentrazione completa delle globuline, mi son servito di una soluzione satura, preparata, a, caldo, di solfato di ammonio purissimo in acqua distillata. (gr. 85 in eme. 100 di acqua distillata ). Tale soluzione può servire per un numero not-evole ,(li reazioni, purchè venga conservata in ghiacciaia e mantenga una reazione neutra. Su 185 liquores, esaminati contemporaneamente con la Kahn, la Wat~sermann, la Pandy, bo avuto un accordo completo fra queste rea· zioni in 171 casi, dei quali solo 43 positi·vi. Questi ultimi appartenevano a soggetti colpiti da forme varie a carico del sistema nervoso: paralisi progressiva, tabe, lue ereditaria con sintomatologia varia. I 128 casi nei quali l'esame del liquor è stat-o concordemente negativo, vanno così ripartiti:
510
LA Sll!:Ro-Rl',AZIO.!'IE Dl KAH:o< NT::LL ... SiFILI DE
I un caso <li meu.ingite di natura non determinata; II un caso di una forma sospetta T. B. C. III 4 forme di meningismo ti.fico. l V nei rimanenti casi si trattava di forme morbose varie come: stati depressivi, malinconici, it1terismo, nevrastenia ecc. I H casi, nei quali il risultato non ha concordato con le altre n•<1Zioni vanno ripartiti come seg11e: SPJECCmo
XIII.
Casi d isco rd a nti. I. -
5 casi di pflralis i progre:>siva.
III. -
2 cas i di dem enza. precoce.
II. -
3 ca.si di epilessia.
IV. -
4 forme di st-ato depressivo.
Tali risultati ritengo che siano da attribuil'si al fatto che la Kabn non è sta.ta eseguita sollecitamente dopo l'estrazione del liquor e che, per scarsezza di materiale, si è dovuta eseguirla con una quantità di liquor aJ disotto di quella prescritta, non ra.ggiungendosi, conseguentem ente, quella concentrazione di globuline che sarebbe stata necessaria per dare una reazione netta. Ad ogni modo si tratta di un disaccordo relativo, in quanto n el maggior numero dei casi la Kahn è stata solo dubbia d<>ve la Wassermann era evidente e la Pandy in qualche caso n cgatiYa. ' SPECCHIO
x [V.
Dettaglio dei risultati discordanti con le varie reazioni. l
::-:umero del c n s l
Knbn
Provenienza patologica dei liquidi cef~lo-racbldlnnJ
(± )
Paralis i progressiv~.
+
(± )
Paralisi progressiva.
---
(± )
Epilessia.
2 ............
+
-
Demenza precoce.
4 ...... .. ....
---
(± )
Forme va-rie di stato ljepressiv o.
3
r • •
• •
•
t' • t • •
R. W.
+++
:? ............
3 ............
.
Panùy
---
OONCLUSIO}.J:. Dalle ricerche da me eseguite, tanto sul siero di sangue come sul liquor, credo poter concludere: I. Che la reazione di Kabn è semplicissima come tecnica e rapidità. nella comparsa. Inoltre l'antigene occorrente per la esecuzione di essa non presenta difficoltà nella preparazione;
LA Sa:no- REAZJONE DI KAH!' NELLA STFU.I DE
511
Il. Per la sua elevatissima sensibilità, specie nelle forme di lues primaria, nelle quali, per unanime concorde parere, è più precoce della stessa. Wasserma.nn, può fornire un mezzo sicuro per la pronta identificazione delle forme iniziali a sintomatologia incerta e può qtùndi essere di aiuto per la profilassi anticeltica; III. Dal ptmto di vista m~dico-legale militare :poi ritengo che possa essere di un certo valore il disporre di un metodo, veramente ultra sensibile, nello svelare dei ca.si di sifilide ignorata, inveterata od' insufficientemente trattata; IV. Nei riguardi dell'indirizzo terapeutico i va.nta.ggi che offre tutt'altro che indifferenti, potendosi da essa giudicare anche dell'effisono cacia della cura con i varii rimedi specifici, soprat utto nelle forme nelle quali la sintomatologia si è fatta sile~te; V. Inoltre essa riesce utile anche a riguàrdo del giudizio di guarigione, per la proprietà che ha di mettere in evide:nza., data la sua più spiccata sensibilità, una quantità piccolissima di rea.gine che può sfuggire agli altri metodi; VI. È pregevole anche per la sua specificità e per l'assenza delle cosi dette false reazioni positive (malaria); VII. Per quanto riguarda in modo particolare l'Esercito, essa potrebbe trovare largo impiego, oltre che negli Ospedali militari per confronto con la Wassermann, anche negli Stabilimenti sanitarii da campo ed in colonia, ove non è possibile avere laboratori ben attrezzati ed animali da esperimento in larga quantità. Perciò si può dir:e che essa ha raccolto i pareri favorevoli di un numero non indifferente di sperimentatori, cbe, in massima parte all'estero, hanno scritto esaltandone la portata e ponendola in primissima linea tra le reazioni di 1locculazione, pur non volendo, con questo, diminuire l'alto valore della reazione Wassermann, che conserva tuttora il primato fra le reazioni siero-diagnostiche della lues. RIASSUNTO. L ' A., dopo avere accennato alla tecnica della rea zione di Kahn per l'accertameo.to della sifilide, espoo.e i risultati o t tenuti in oltre 700 esami, praticati su sieri di individui sifilitici, sani. ed affetti da. altre malattie , ed in liquidi cefalo-ra.chidh:m i di luetici e di ammalati di forme nervose varie. Ha. potuto accertare che, per la semplicità della esecuzione e rapidità. d ella comparsa, la reazione di Kahn è un ottimo me zzo diagnostico per la sifilide, in quanto mette in evidenza tale infezione in un perioùo a ssai precoce. Inoltre ques ta reazione si è dimostrata specifica e s ens ibilissima, svelando l'esistenza, sia nel siero che nel liquor, di quantità minime di reagine luetiche (infe zioni di an ti ca data, lue latente). , Accenna. infine alle ragioni per le quali la detta rea zione pot rebbe essere adottata nei laboratori militari.
BIBLIOGRAFIA.
L., Bou OHF..R R. ecc . - Technique et nwdi{i.c<tti&n cle la réact.ion de Kahn. C. R. Soc. de Biol. 1923, LXXXVIII, p. 854. BLACKSHEAR E. Kahn precipitation Test Compa·red with .Wassermann. Mil. Surgeon LV, 662, novembre 1924. BoAS H. lnvestigation cm J(ahn preci pitat·ion test. Hospita.Istid, 97 febr. 5, 1925 - Abstr. J. A. M. A. LXXXIV: 1464, May 9 1925. BABONNEIX
512
LA SIERO- REAZIONE DI KABN :!<'ELLA SIFILIDE
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B ENITEZ DE HuELVA y
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EPIDEMIA DI Dl~nnTERIABA[IlllRE fRA MiliTARI AREfifiiO [AUBRII Prof. LoRETO MAZZETTI colonnello medico Direttore di Sanità del Corpo d 'Armata di Napoli
Prof. ALFREDO GERliiiNO ten. col. medico Capo de l La boratorio di biologia medica dell'Ospedale militare di Napoli
(Oontimwzilme della parte Ili). PATO GE~ICTTÀ DEI B. DISSENTERICI NEC:Ll ANTMALJ.
Diversi e molti tentativi sono stati fatti per riprodurre negli animali la dissenteria. alimentandoli con sostanze inquinate da bacilli, o direttamente con cultw·e di bacilli; di regola es.<si hanno dato risultati negativi. Invece gli animali sono apparsi molto sensibili alle iniezioni ~ttocutanee, intraperitoneali od endovenose di bacilli dissenterici, sia vivi che uccisi. Dopo una. iniezione di una cultura contenent-e una grande dose di bacilli vivi, i conigli presentano febbre Muta, estremità rattrappit-e, diarrea mista. a muco e sangue, indi subentra la morte, proceduta da un a.bhassamento rapido di. temperatura. Sulla sensibilità dei conigli si notano de lle difft' renzo individuali molto marcate; dopo la tiroidectomia la loro resistenza aumenta {i\Ielnik). All'autopsia si riscontra, oltre l'iperemia dei polmoni e rlei re ni, una iperemia diffusa a tutto l'intestino, compreso il tenue, con tumefazione dell'epit-elio, e delle placche di Peyer. É stato possibile isolare i bacilli dissenterici sia dal liquido con· tenuto nell'intestino, che dal sangue e dagli organi interni degli animali stessi. Ciò Yale tanto p er i ba.cilli di Shiga-Kruse, che p er quelli de l gruppo Flexne1··Y. Shiga riferì, che ne i suoi esperimenti sugli animali, potè isolare il tipo S higaKruse da tutti gli organi, eccetto che dalla milza; tuttaYia Pfhul ed i suoi collabotori li trovarono e li isolarono anche dalla milza. Una gmnde sensibilità verso i bac. Shìga-K.ruse presentano anche i topini bianchi, topi di 15-18 gr. vengono uccisi con una inieziono sottocutanea., intra.peritoneale od endovenosa di 1/ 100 ed anche meno di ansata di bacilli di ShigaKruse Yivi; i topini ammalano dopo circa d\te giorni dall'iniezione {di ba.cìlli sia vivi che uccisi) e spesso non si 1·iesce ad os.c;ervare la contrattura delle estremità perchè subo>ntra •·apidamente la morte. La maggior part.e degli IIJlimali muore dal 2o al 3o, più raramente al 40 o 50 giorno; a volto la morte può avvenire anche più tardi verso il 6o o il 70 giorno; alcuni muoiono anche verso l'So - IOo giorno; in casi ecce:7.ionali anche più tardi. La mor te o e l primo giorno è eccezionale; nei topi che sopravvivono a lla malat· tia, la cont.nlttura delle estremità dura fino al secondo giorno, ne i casi più g ravi anc he di più. Ne i topi morti in forma acuta si riscontra una forte emorraggia delle capsule ~ut-renali, che appaiono di colore rosso inten$0; questo rcpert.o può es.<sere messo in 1·apporto con un"altcrazione delle surrenali che R emlinger e Dumas riuscirono a m ettere in evidenza in ammalati di dissenteria, che erano morti con sinton,atologia d 'intossicl\zione acuta, colera simile. Le cavie sono più resiste nti verso i b. Shiga·Krnsc. In modo diverso si comport n.no gli animali da Ln,boratorio verso le inoculazioni di culture dei bacilli dissenterici poco tossici; si può dire fin d'ora che essi sono in genere molto poco s~ns·ibili. Hilgermann potè uccide re in 24 h. dei topini bianchi con una iniezione sottocutanca di 1/ 100 di ansata di cultura viva di un bacillo a pp»rt,('l nfln!ie al gruppo Flexner-Y; mentre i conigli tolleravano 1/ 2 ansata della stt>ssa. cultura. per via e ndovenosa; tuttavia se i ceppi sono virulenti i conigli muoiono genl'ridment.e git\ d opo :16 ore {Reid, Castellani). Le cavie muoiono con una iniezione int.ruperitonea.le dl 2-5 ansate di cult.ure vive su a.gar, oppw·e di l -2 ansate di culture morte.
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EP!DEMTA DI DISSEl!<""TERlA BAOTLLARE FRA MILITARI ECC.
T ossrNE. P er la. differenziazione dei bacilli d issenoorici si utilizzan o accanto ai m eto<H culturali, che vengono in prima linea, le differ enze ch e si rilevano nella. p roduzione di velen i da. pa.r te d e i germi stessi. Mentre i bacilli Shiga-K.ruse producono una. tossina p ura., bene caratterizzabile, n ei bacilli Flexner-Y e Kruse-Sonne si sono potuti finora. dimostrare con sicurezza solo alctmi veleni, la cui a.zione del resto sembra diversa da. quella. d e lla. tossina. P oco studiato è stato il veleno dei bacilli Schmitz. N e i bacilli del gruppo Flexner-Y, Kraus e Dòrr, così pure Kolle, H eller e d e Mestt·al, poterono dimostr a re, in casi d el tutto isolati, una debole azione tossica. dei filtrati delle loro brodo cuJture ; e gli tùtimi autori ne trovarono anche nell'acqua <li lavaggio di culture su a.ga.r, trattat-e con soluzione fis iologica; tuttavia occorsero forti quanti tà del filtrato o di acqua di lavaggio (c irca. 5 cc. ) per p rodurre una intossicazione n egli animali. Maggiori quantità di sostanze tossiche furono trovat.c n ei filtrati da v. ' Vassermann, Picker e Pribram. 1\leùiante l'azione protratta p er due giorni d i acqua distillata sulle culture in aga.r, Kolle, H eller e de 1\iestra.l poterono ottenere estratti tossici. Una forte azione t-ossica. vien e esercitata dalla emulsione d ei bacilli morti, triturati, che contiene tutto il complesso della sostanza del corpo batterico. Nei conigli trattati con la sostanza tossica del gruppo Flexner-Y, si banno manifestazioni mor bose eù alterazioni anatoroo-pat-ologiche m eno caratteristich e di quelle che sono state osservate in seguito alla introduzione della sostanza tossica dello Shiga-Kruse (Lentz e D ebains). Prinm di o&rni altro, si osserva molto di rade> la comparsa di contratture, spesso mancano d el tutto, e ciò dopo numerosissirne S<'l'i0 di esperimenti (Prigge, Gardner). Nello cavie, i corpi batterici morti producono gli stessi fcnornon.i dci bacilli viv.i Flexner-Y, p er quanto i primi a dosi più a lto. I topi, come si rileva dalle r icerche di Kollo, H eller, e de 'M'estrai, Amako e P riggo, mostrano tma forte sensibilità verso i v e leni dei b. F le xner-Y p er quanto n on nella stessa misura dt>gli Shiga-Kru::;e. N e lle cavie è sopratutto facilo produrre manifestazioni tossiche, poichè dalle esperienze di Pribraro risulta che questi animali reagiscono già alla sola introduzione di p iccole quantità di veleno cont.enuto nei filtrati delle culture in brodo dei bacilli Flexner-Y. Sull'azione tossica de i bacilli Flexner-Y non si può aver dubbio dopo i r isultati delle esperienze riferite; però quest'azione può essere esercitata da altre sostanze che non siano quelle contenute nei bacilli Shiga-Kruse (Flexner); Pribram ed altri sostengono che i b. Flexner-Y sarebbero capaci di formare anche una tossina definita. Le ricerche fatte n egli ultimi anni hanno avvalorato questa ipotesi, facendo rilevare che lo. sostanza tossica dei bacilli Flexncr-Y sia una tossoplasmina (Priggc. de Assis); tuttavia nnche quando questo veleno è contenuto in grande quantità ne l liquido ùi ClÙtttra, non si è riusciti finora. a trarre più sicure conclusioni sul suo intimo carattere. Poichè i lavori di Eisler hanno chiaramente dimost.rato che d ebba. porsi in duhbio tm'attività vitale secJ·etiva di tossine du parto dei batteri; può es.<sere ritenuto, però con riserva, che la sosta.nza tossica, che dr.riva. dt1.1lo sviluppo d ei bacilli Flener-Y nei brodi di ctùtura, pa..,.::a solo in piccola qua.nt.itò. in soluzione. In culture molto vecchie, studiate da Pribram, può vcriticorsi un ot•rto arricchimento di sostanza tossica, d erivante dag li abbondanti drtrit,i batterici che vi si accumulano. In gnncrale si osserva che ltl sostanza tossica dei bacilli Flexm:H··Y solo in minima quantità si sopar·a dai corpi bat.u't'ici, a diffcr('nza. dei b . Shiga-Kruse. Prigge e ùo Assis non 1·iuscirouo a produrre azioni tossiche neanch e con filtrati di brodo c u lture di 21 giorni. Pri~,gc con t inuundo le pr('ccdenti ricE- rch e riferite di K olle, R e ller e d e Mc stra l, potò Cl'<tn.trrc co11 l'acqua disti llata tma g ...1nde quantità di sostanza tossica dai baci lli .Fl(>)>-nPr-Y. Egli scuotc,·a con aequa distillata culture di 2 4 ore per 15 minuti a 58°,.. dopo centi fugant; il lil1uido soprastL1nte veniva. d ecantato con precauzione e se-
EPIDEl\ITA DI DISSENTERIA BACILLARE FR ..\. MILITARI ECC.
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parato dal sedimento, in seguito veniva essiccato nell'apparecchio di FaustHeim; dopo, il residuo secco vl'niva polverizzato. Un estrfl.tto cosl ott.enut.o agiva però in quantità di gran lunga maggiore di quello dello Shiga-Kruse. ottenuto con lo st.esso procedimento; dosi di grammi 0,005 erano s icm·ament.e mortali per i topini bianchi. Ancora più tossico appariva un veleno secco ottenuto da Prigge, col m etodo di Sudmersen ed Eagleton, durante lo stesso procedimento che s'impiegava per preparare gli estratti; dalla sostanza residuata. dai corpi batterici Flexner-Y, si otteneva un ·v eleno secco che uccideva s icuramentn i t.o pini bianchi in qttantità di gr. 0,001. ment-re i conig li erano uccis i. di ma:<sirna ne lle 24 ore, con una dose di gr. 0,0 16. É dn. rilevare che in nn mezzo fortt•mf>nt.e ipotonico, Ad a.ncho dopo riscaldamento, solo una piccola frazione d el velt'no cont~nuto nC'i corpi batterici d e i Flexner-Y passa in soluzione. Per avere WlR- più esattlt cognizione d oli!\ grandozza dnllf• particelle d el ve l eno Flexner-Y, disciolto, ba.~ta rifet•it~i alle e!'<periC'nze di d e Assis, il qua.le dimostra che mentre la filtrazione per candela d e lla tossina dello Shiga-Kruso avviene facilmente, quella della sostanza tossica del l<'le xner-Y non avviene così; e filtrando il liq1tido ot.t onuto pet· d ecant,aziotle. dopo centifugazione dei bacilli Flexner-Y tra.thtt.i con acqua distillata, il filtrato non rive la la pt·esenza di alcuna sostanza tossica. Questi d sultati chiariscono le osservazioni di Pribram, che si allontanavano dai reperti di tutti g li alt,ri autori precedenti; la. ro.gioM potrebbe essere data dal fatto che sono in gioco la qualitt\ delle candele, Ja pressione con la quale si ottiene la filtrazione. nonchè altri fattm·i che possono influenzare il passaggio del veleno Flexner-Y. Le differenze fra il veleno Flexner-Y e la tossina Shiga non l'iguardano solo le quantità atte a prod1trre l'intossicazione degli animali, ma anche il modo di prodursi dogli effetti tossici. ~1entre la tossina di Shiga, come le vere tossine, produco gli effetti noti dopo un periodo di incubazione, le manifestazioni prodotte dnl vel<mo Fle"-"n<'I'·Y compo,iono in modo Mut.o e produoono rapidamonte la morte. Prigge potè stabilire chf) nei conigli la morte avviene nelle 24 ore ed in alcuni casi perfino dopo solo due ore. Quando gli animali non soccombevano molto rapidamente a ll'azione del veleno, non s i trattaYa principalmente di un'azione mortale; non è netmcho stato provato che le morti tardive osservate (dopo 18-28 giorni) fossero in qualche modo connesse con la somministrazione fatta del veleno. I topini morivano molto sp~>sso nel primo giorno d ell'iniPzione, m cntr·e questi animali anche con sommiuistrazione di dosi molto forti di tossina. Shiga-Krusc. solo in rarissimi casi (Frigge, d e Assi<>) morivano così rapidamente. . D e Assis riferì eh(' In sostanza tossica del bacillo Shiga-Kruse produce nei top1 delle paresi, che spPsso dopo molti giorni, sono sPguite da morte ddl'l\nimale; m entre nella. intossicazione da Flex-ner-Y non s i ha un sintoma co&~ cara.tt.eristico. La. capacità a prorlmTe vele-no sembra d erivat·e nr.i bacilli Flcxnf't·-Y da un lungo allevamento su m t-zzi nutritivi artificiali; es.~a può Pssero acon'sciuta anche mediante pnssf\ggio ne'gli animali (Gardner·). Si cornpt·ende ora come- i bacilli d<'i g t·uppo Fll'xnor-Y con il loro disfari· mento, mettano in libE>rtà. ne ll 'intt•stino delle <jUt'tnt.ità. rilevanti di sostanz11 to:::s ica, spf'cialmente quondo l'int.estino è già. leso. come per esempio m'gli itt'tltnll· lati di t-ifo (Ih' jes). La. sostanza tOs.'liCa del gruppo Flexner-Y a diffc rcllza della tossina do Shi~a :Kl'lL<;e avrebbe azione emolitica (Dudgeon), le condizioni nlo'lle quali questa a,·. verrebbe sono ancora poco sturliate. É di speciale impOI-t.anza per carattet·izzare la, sostanza tossica Flcxner-Y il suo comportnmento antigene. Senza dubbio possono <'SS~'rf' dimostrAte nol s i•' ro ili animali trattati con i bacilli Fl<'xne r-Y o con i \:l'leni dn ossi estt·n.tti, d elle sostanze capaci di ncutralizzare i VE'IP.ni st.C'ssi (Gay. Woll ~t\)in, v. Wassurmann, Ficker, Pribram). P erò mediante queste sostanze si rio::<ce 1\ neutralizzare solo un.a piccola parte della sostanza tossica, per cui non è possibile ottenere la neu-
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EI'tDElliA DI DISSE:s"TERU B .-I.CLLLARE FRA li~H.LTARI ECC.
tra.l i zza~ione ùi .ndul'i u.lti, mult.ipli dt>lh.t ~oso m ortale, cosi come per la t.ossina Shrga·l'l.ruS('; ne Wl appr<'7.zablle nrr~echun~nto ck•lle sostanze tossofissatrici. Prigge notò n el siero di conigli tmtt.ati siA. con sostnnza tossica che con bacilli vivi, ;;olo poca quantità di que'!te sostanze nntitO!>Iiiche e ciò anche se essi e rano stati t I'Hrtat i ]W l' \·in ('nd() \'l'nOSil. N t>g li animali trat ta~i non comparq> a.lcuna duri'\'OI~ immunità sia verso l'cstrat.to acquoso. ch e ver·so i bo{: iili Flt>xner- Y o il veleno secco. Molte volte g li ani~ali morivano anche dopo poclw iniezioni. appena veni,·a i~i()tta.ta una ~t!un~t~à conispond~nte tllll\ do:>e mort>llc; solo dopo l' immunizztl'l.rone con ba<·1lh VIVI, Pnggc poto ottenere un siero che lasciava rilevar e una piecola azion<' ant.ito;;.-;ica. Tuttavia qu(•:<to s iPr·o non riuscì mai n nrutral izzar·t>. anch(> adoper·~ndolo in forti quantitÀ. 1' 1.5 d<'IIIJ. doso lNale per· i topi; si trat.tava forse di un sem plice prohmgumrnto delln Yitn. D e Assis pro\'Ò ad immunizzare i CfWtllli YCJ'RO il v e-leno dei baciJij del gruppo FleJmcr-Y cd anche in questi animali, dopo un pr·ohrn!Zato trattamento sottocutaneo <'cl e ndovenoso con veleno sccco o con b!Willi vi,·i, il siero presentò li. mitato potere antitol<sico, con scal'!;i~;;irne precipit.ine. Il veleno FlcxrH•r·- Y, mHnca di qudln. C>\1'1\ttrri~tica attività della tossina . che produce n egli animali quPIIe r eazioni conosciutE' ch e conducono alla formazione <li rlf't.('t·minati e b.:-n d efini t i anticorpi, quali l'an tito:<Sina. Esso si ùiffcn:"uzio. ùalla tus>;ina undw pt·r k· sue proprietà tossicologiche; o presenta nei suoi a;:ppt.ti b iologici m olte analogie con sostanze identificate nel genere di quelle del tifo, pC'r cui si può comprt>nder-e nPIIa classe dellt> endotossine, o cornf' oggi mPglio si dico, d olle tossoplasmine. R e!<ta dt~ stabi lirsi se i diver"Ri cornpon(·nti il gmppo Flcxner-Y producono sostanze tossiche del tutto identiche; i risultati S!)<'rimcntali finora non lo la.sccrebbc•ro ammettere. AOGLUTINAZWNE.
Fin da tempo Shiga e Kruse potf'rono dimost.rare che il barillo da loro scoporto era a~J2;lutina.to dal siero di sangue di molli ammnJati di dissenteria, anche a forte diluizione; mentre che il sinro degli ammalati già gual'iti, come pure di quelli affetti da alt.1·t> malt~t.tie, ?'101~ presen !a~:a taiP propri<·ttl. Qut>sto comportamento verso il bacillo Slliga-Kruse, fu anche riconosciuto verso i bacilli dis!>l'ntrrici del tipo poco to.~siC"i. Il siero di sangue d ci gnarit.i non agglut.ina\'a il bac. Shiga-Kmse oppure lo agglutinn,·a a bus:<>l diluiziont> l : 20 (Pfhul) fino aù l : 40 (Fùhrt. E. Fra<>nkel , .JRcohitz): il bacillo di Sehmitz non era a~llttinato affaU.o (Schmitz) e quello di Krusi'-Bonne in diluizione non sup('ri ore ad l : lU (Braun e \~'l."il. Gros.•wr·). Al contrario i bacilli del grnppo .Ficxncr- Y, crn.no agg lutinati dal si<:> ro ili sangue nm;tno normale a ll a diluizione di l : 50-1 : 80 (Fuhrt.) fino ad l: 100 (Dar·renschccn ). Secondo LnYPI'(;'Il('. MPlnottc P DPb!~n edt•tti, il t11sso di l: 200, l : 300 delle agglutinine pw't f's.-;cre ritenuto specifico. Anch e n (') corso di nleune mulattit> fJllllli il ca.ncro. la tubercolosi. l'osteomi<:>lit e cd alt re. inff'zioni c ronichP, le \\gglut ininf' rh· l siero di sangue vPrso i bacilli dissenl•·1·i('i pos.«ono app•u·ir!~ aunll·nt.ltLe (\"or»chùtz), così è principalmentt' il cnso d PII!• mnlttf.tie t.ifii'hf\ t' parntitieh<'. nonchè nl'i ;;oggetti c he sono stati Ynccinnti contro il tifo, il pnrnt.ifo <'d il col<'rfl.. (P. :::lohmidt, ::ichùnnann, Kutscher. Sd•iemanJl ): quL'Sto f(~Lto si cnn1ll't te nlht ionnnzione di parng!Ziut.ininc per i bac. di f:."Pnt• ·riC'i ne l corso d<"IIP malattie e J·ispC'tth·amPnlc nei procodimen~i d'imrnu1lizzazione . .:\lPntJ'e le pnrngE.dutinine pPr i bacilli l-.lhign-Kruso e Krusc-Sonne non raggiunQ'ono un tus!'< o o ILO; i bncilli d!' l gl'llppo .FkxnPI'-Y, in n'co possono I"!'SI'r't' aguhni11uti da un t<im·o ant i-tiìo-pnmtifo tlno allc'di.luizioni l: 80-1: 60 (Schutz, B. Frnc nkel, Han·cnschNm). X t> con!<l'gue chC' siu p Pr· la prt:'!'< t·nza rl.i agglutinine nom1ali, che di pnragglutininc ne l siero di S<llltçue di nmrnnlnti di ultn· forme morbose, l'agglutinazione p<:r la ùiagnosi di una. di!>scnterio, bucillure con sieri di ammalati o convalescenti può
EPlDEMlA DI DISSENTERI A BACILLARE FR.-. MILITARi ECC.
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;;ervire sempre che la diluizione non sia infE'J'iore ad un tasso di l : 50 p er il bac illo Shiga-Kruse (K.ruse, P fhul, Pilsbtl11'• .l<'fLhrt, Seligmann, Dum1er e Schurmann); ad un tasso identico pe r il bac. di Schmitz (Schmitz); per i bn.ciUi d E'l gruppo Flexner-Y ad tm tasso l : 100, secondo Lentz, Hohn, Fi'1brt, Seligmann, FI-iedemann e Steinbok, Jacobitz. Per il bacillo Kruse-SonnE>, bast~rebbe secondo G ros.c;or 1ma reazione di Widal l : 20. I sier i degli ammalati d i questa forma dissenterica, non contengono di regola paragglutinine per gli altri tipi di;;sPnterici (Baerthlein, Sonne, Brallli e Weil); e d'altra parte i sieri di ammalati di a ltre forme dissent~ri che, ll!!glutinauo i bacilli Kruse-Sonne ad una diluizione non Sllperiore acl l : IO (Bra.llli, Weil, Grosser); solo Wagner riferisce di un aroma lato di dissenteria Kruse-Sonne, il di cui siero agglutinava roPdioc rPme nto i bacilli Shiga-Kruse e fortemente i bacilli Y; tuttavia nell'ulteriore decorso della malattia il siero perdè questa capa<:ità. B isogna tuttavia rilevare come il siero degli ammalati di dissenteria Kr-useSonne agglutina subito, a volte, o solo i bncilli delJe colonie {l, o quelli de Ue colonie g e solo occasionalmente que lli dellE> due forme. . Il siero df'gli ammalati di di;:sonteria Shiga-Kruse non contiene, o solo m quantità molto esigua, paragglntinino p er i ba<>illi di Schmitz e di Kruse-So~e che disturbano la dia.gno;:i (Kruse, Schmitz, Hirschbruch e Thiem, Braun e Weii), mentre secondo il giudizio di parecchi ricercat,od es.<;o contiene di regola abbo~ da.nti paragglutininc per i bacilli del gntppo Flexner· Y; n volte questa agglut.l· nazione può raggiungere lo stesso valore di quella dei bacilli Shiga-Kruso (Thomas, Krage l), od anche sorpassa,rlo (Hohn, Krfl.gcl, PLtobnio ed H ennis). Questa rara reazion <" parado;;so si potrebbe spiegare, secondo le ricerche di D resel e Marchand, per il fatto c he In. formazione de llf' agglutinine per lo ShigaKruse avviene più tardivamente che non quell11. per il .Fiexner, così che le agglu· t.inine per quest'ultimo possono nei primordi della mala.t.tia vl'nir fuori per prime, mentre che nel corso ultel"iore di essa compaiono e po"'"'ono ant~he. avere il soprav· ,·ento le agglutinine per lo Shiga-Kruse. P oichè come abbiamo vis t.o, il siero degli a.mmalati do. Flexner -Y contione molto poche pMngglutinine per i btteilli Shiga-Kruse, ne consegue che si de~er· mina tma reazione ~'gttale o parado;:snle pt>r ammettere uni\. infezione di\. l:ìhif!U: Kruse ed in tutti i casi, (cosa de l rc~=;t.o ram) unA infezione misto, ùa ent ramb1 l t ipi. N ei eMi di infezione mista da. bacillo Shiga-Krusc o Fle>.."TlCr-Y, osserYati de. C:a.y e D uval. da Yehle o Cimrkton, il siero degli amma.lo.ti agglutu1avo. f'ntra.mbt 1 tipi ad unA. diluizione l: 100. ~ Holm e Krit gcl che studiarono alcuni s ieri eli ammnlo.ti da Shiga-Kr·uso col m<.'todo di Ca.stellm1i, ' 'id('ro nhe i bacilli Shiga -Kruse fis.-;avano anche le agglutinine specifiche JX'r i bacilli F lcxner ed Y, mentre questi ult.imi non riusc ivano a fissare qu<"Uo pE>r i bac. Shiga-Kruse. I sieri degli ammalati du b. Schmitz possono agglutinare sia i bac illi S hignK ru.se che quelli Flexncr-Y a d un tasso a lto. a volt•· ug uale a quello p er lo stesso bacillo di Schmitz (Schmitz, Lampi. ùehrmnnn f' Bo.uch.) p erò l'Agglutinazione ~f.'r i _b. Sch~1it.~ a vviene a qrossi fiocchi, mt•nt ro per i b. ì:ihigR.-Kruse a piccoli fwccht; quest ult1ma va con;:;tderatn, quale una paraaylutilwzione, In qualche siero i bacilli di Schmitz flssa.rono insieme le Agglutinine e le pal'agglutininc; ma anche i bacilli Shigo.-Kruso distaccarono da( s ie ro ac·cn.nto alle paragglu~inine specifìrhe. un~t, gt•an pn.rt.e di a~glutinine pt>r lo t;chmi tz. pc~ q_uanto non l1l tale quantitù come gl i stessi bacilli di Schmit z (Schmitz). Alt n rtcercatori, fra i quAli H irsch bruch e Thiem, Gacthgl'ns, Stutzer, non hanno rile vat,o questa specie eli congglntinine. ~a a.llorquando sia i siPr.-i degli ammalati da Shign-Kn1sc che quelli do. F l(lxn P.r -). con~ngono una _q~Iantitil. apprezzabile di pnmgglnt.in iné p<'J" i b . Scht_ru_tz, noo. s~ pno_ e~'*:T'e tmttt m errore dnl fatto che un s i1'ro contCJ tga parRg~lutlDJn~ pez::- gli altrt t•P!· contempo ran<'amente n molte agglutinine per lo Schmitz. perch_e puoò tr':Lt.tars1 d_t unn, infezione mista e le agglutinine per lo Schmitz messe in e:'J· d_e!:l.Z~ m m!l'ggJOrc quant 1t.à. pos.<;ono essere consid<'rate come l1> agglutinine prmCJ~~-li, spc:cJa!Jnente qun~do l'aJ<glutinazione avviene con yrossi {iucch i ed l\ piecol "" fìocclu quella per gh altri tipi.
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EPlU'E.~tlA
DI DISSENTERIA B~CILLARE FRA M I LITARI ECC.
l sieri d egli ammalati da Flexner- Y non esercitano quasi alcuna influenza stti restanti tipi di baciUi dissenterici \Iiìrgens, Auchè e Can:pana~ L entz,. Hohn: Kragf:'l, H ennis, Schmitz, Braun e ~e1l, Grosser); al contrarlO ess1 .aggl~tlllano 1 diversi ceppi di uno stesso gr~tppo! m pa~ a tasso co.si alto per tutt'b, ed m. parte, specialmente nelltt stessa eprderma (Ebehng), così dwerso, che s pesso è Impossibile con la reazione a~glutinante deltti.ero degli ammala.U fare una diagnosi di.fft>.rcnzial~> nell'interno di questo ste-sso gruppo. Anche la. prova di Castellani, non ri esce a dar<> una n ozione chiara sul valore d ell'impiego di questo siero d egli ammalati pe 1· la diagnosi differenziale e ciò secorndo Kruse. Ritterhaus, Kemp e ~lctz. Qualche volta i sieri disSE>ntodci, specialmente i sieri di ammalati da Y, contengono anche paratrglutinine p er i bacilli d e l tifo e del po.ratifo (Hiss e Russel, Duval, }'uhrt, :Soldin . Wolff·Eisnl.'r, Gacthgens, Ma.rek). ~larek tro,·ò in ammalati che ùi n•cent.e avevano soffe rto dissenteria ShigaKrus~ solo agglutinine pC'r il bacillo d el tifo, e nessuna per i dissenterici; ciò dimostra che' le agglut.inine per lo Shig~-Krusc non ~i erano a n cora formate, poichè es.o;e si sviluppt1no p iù lenktmeute di quelle del ttfo. . . . Soldin eh<' potè s<"guire l'andamento d e lle a~ lutmrne t1fiche nel sier-o d egli anuna iAti di disHe n tcria., potè stttbilin' eh<' <>sse n e l successivo d ecorso denla malattin. diminuiscono e molto sp!'Sso spa1·iscono, m en t re n ello stt•sso tempo quelle dissenteriche raggitmgono un valore più alto; pl"r cui la reazione di w·ida.l non dà risultato chiaro, ed occorre' ri correre dopo alcuni giorni al la. emocultm·a. Hupe e W ells pensano che la reozio1w di \Viùul non sia adoperabite n ella 1lissentf't'ia, per la fll(:ilità. con cui i sieri d Pgli arnmalttti producono paragglutinine : ed Unp;ermnnn e Jott<-'n vogliono !imitarne il valore alla diagnosi cliffe,.,,nzi:fll n d ella sola forma dissent<>rica da Shigu·Kruse; tutta\"ia secondo Lentz, Priggo, Sartorius. Straus.<~ <'Ù altri la. r€'uz ion(l di ·widal conserva il suo g r·Ande valor·e pe r la diagnw~i diffe renziale della dh;senteria, che viene diminuito solo in parte . dal fatto clw cs!'la compare rel1"ttintm€'nte tnrcli per una diagnosi prbcoce d e lla forma neuta, m<,ntre acquista maggior valore nt>lla convalescenza (Shiga, Pfuhl, Contu~li ed a ltri); n ei piccoli bambini (Keuper e S lawik); c nelle prrsone di f'tà (Ituffne1· o \IVillmore) essa può mancare del tutto, come ptu·e apparire deboi€' o non comparire n egli arnmolo.ti lt'gJ,!<'rÌ ~· nei CRsi gravissimi (Shiga). Y. F1·irdr·ich. Hratwr. EllernbPck e Frommo. C:ardner. vollero poter dimo.<~trore già fin dal 4", 50 e 6° giorno di malattiR. l'agglutinina specifica ne l sangue d Pgli ammalati eli dissenteria; Luttavia. L cnt7. la t.rovò raramen te prima d el 70 giorno, SJ~f'"-"? in quar:ttità rilcva:1te più_ t~rdi; Sp~ares o DPbon.o verso ~ l(JO giorno, rnontre :Soldrn assen sce che l agglutrmna. è SICuramente dtmostrabtlf' nella 3a sl'ttlrnunu di malo.t.t.io. K e uper e i;lawik trovarono nel siero di sangue dci bambini lattanti ammalati di dissente riit valori agglutinanti molto modi:'Sti; t)Jawik sulla busi:' delle :!'me ricerche crcdf' che n <'i bambini piccoli, a partire dai due anni, affetti da dissenw ri a., vi sia compiPta capucit1ì. a produn·e agglutinino specifiche, od Hamburger trovò n ei bambini più anziani, affetti da dissente1·ia , con grande regolarità., agglutinine dis~·ntorichn. Nt>gli stadi ulteriot·i della mlllllttia e nella. con,·alescenzu. il siero d e i pazienti può raggiunge •·c valori agglutÙli:Ulti alti; e tassi di l : 500. l : 1000 e perHno l : :{000 non sono nffa.tt.o rari (Kntse, L ùùke, Rautenberg, Ll'ntz, Lie fmann e Nie t er, Thomas, Hohn, Krlìgel, Schmit.z, Sonno eù altri). P t!l' questo, ht reazione ùi \Vidal n e lla dis;:;ont.eria, può avere w1o Spt'Ciale flijroilìcato, specie p er l'accortamento di tm.a dia.gnosi retrospettiva. (Straus.'J, Kùst er, .M anson. Bahr, Ebeling, Olitzki ed altri). Grùber e Schl•Niel powrono dimostrare agglutinino dissenteriche persino n el sangue d ei cadaveri di dis:<enterici ·C misurarne la loro attività, in senso dimostm·ativo, pEu·tendo da diJujzione eli l : 200. Durante la convalescenza il titolo d el siero s i abbassa rapirlamente; così. ],osen er t•·o,·ò <i<>po 5-10 m~:>i dalla maltttti<\ diS-'J<'nt~>rica da Shiga-Kruse, solo , ·alor·i tlg~lttt i.rutrlt.i di l : 20, fino aù l : :)0. D1m1nt.e l 't>piclf'mit~> di;;;wntr.rica do. bacillo Y, in Hagenau fu ossctYato la citclut lt dd titolo a.gglut,innnt lo' d e l siero da l : :300 a zero, n ello spazi.o di 14 giorni ( l..l•n lz).
El'IDEMJ A DI DlSSENTEBI A :BACILLARE FRA MILITARI ECC.
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Anche 1\facalister osservò fenome ni identici; m entre Bauer, Ellenbeck o
Frornm . e, poterono dimostrare durante una epidemia da b. Y, dei bambini, la.
presenza di agglutinine specifiche fino a 17 settim.a ne dopo la guarigione. Lucksoh osse rvò che anche n el siero dei dissenterici c ronici la reazione agglutinante si attenua in modo considerevole; tutta,·ia. nelle recidive si stabilisce tm aumento di titolo, a volte considerevole, di l : 200-1 : 500 (Lentz, Negri e Pane, K ùst&r, Macalister). Anche nel siero d egli animali immunizzati artificitl lmente verso i diversi tipi di bacilli dissen teri ci si formano agg lutinine specifiche; i sieri normali in genere contengono scarse quantità di agglutin.ine, specie v erso i bacilli ShigaKruse e b. Flexne r-Y (Debains). Li'idke che ha seguito la fo1·mazione d elle a gglutinine n e i conigli, vide che dopo un p eriodo di hlte nza di 2-3 g iorni dRlla iniezione, il contenuto d el siero in agglutinine cresceva rapidamente. per raggillng~;a·e il m assimo dopo 10 giorni, m entre dopo, in pochi giorni si a.bbaSSI:l-va su ili tm valore medio; dopo sei m esi le a.gglutu:ùne, d.i regola erano complet n m ente sparito dnl s iero. Simonini osservò ch e tratt;ando lo c ulture di bacilli eli Shi~a-Kmse e Fle xner con soluzioni di torio e cerio e&;e acquistavano un potere antigen e più elevato; e Yoshimoto• p e r avere d e i valori ap:glutinanti possibilmente a lt i durante la immunizzazione d ei conigli contro i b acilbi dissenterici, tratta g li animali con iniez ion.i di soluzion e di caseinR. Nella immunizza.zione artificiale degli animali ve1·so un tipo di bac illo dissenterico, si formano n el sie.ro, accanto alle agg lutinine princ ipali che ag iscono sul ceppo omologo, para~glutirùne che a p:glut inano Rnche i ceppi dissen terici eterologhi, e c he p ossono più o meno dinlinui.ro il valore del s ier o s t esso quale m ezzo di diagnosi differenziale . La formazione di tali pa.ragglutinine è notevole n e i c1walli, sp ecie v erso il gruppo Fle xne r· Y; di tal chè. come Oi'.<;erva pure Gay. un Ri<'ro anti ::ìhiga-KrllS(' di <:avallo può agglutina re il baeillo Fle-xner ad un tnsso così a lt.o come il bacillo d i Shiga-Kw BE> st esso. P e rciò il ~:;iero immune di cavallo n on si prf:'sta per ln di>tgno:;i differenziale -de lla dissente ria bacilla.J•e (Park, Colins e Goodwin, ::lhiJW ). S i presta abbastanza il s iero immune di monton e (Kmse). di capre (:Martini -e Lentz) e sopnltutto quello di con.igli, poichè questi tU iimali ìo nnano pochi.s simc paragglutinine che n on anivano ad alterare il risultnto tlt•ll'u)!~Ziutinazione od a disturbare l'andamento de lln reazion e. BAOILLJ ~ON DISSENTERICI, PARAGGLt;TL-,ABrLI.
Una eguale considerazione, per quanto più n ei riguardi degli st-adi tardivi della dissenteria e n elle forme croniche, merita lo studio d el comportamento dei bacilli non d-issenterici, ma paragglutinabili, p er poterne vagliare il loro pre ciso significato dal lato diagnostico. Furono trovati alcuni batteri pa.ragglutinabili, molto numerosi. fra le specie batteriche più diverse, quasi siroildissentet·ici, bacilli immobili, Coli bacilli, st.repto e stafilococchi, i quali avevano la capacità di essere agglutinabili d a i si~ri ant idissen terici Sta.ndard. Sul princ ipio alcuni ricercatori credettero che si trattasse di un fatto che r endeva più difficile la diagnosi d ella dissen teria ed addirittura di. un en-ore n el quale si era incorsi durante le ricerche. Anche Kuhn scrive, in un lavoro r ecente, che alcuni batte ri paragglutinab~Li, isolati duran~ l;a ri cerca n egli alie nati, d ei portntori di bac illi, potrebbero glllsttficare tale opuuone. Essend o stati subito m essi in evide nza e durevolm<'nto separati, alcuni bat· t e ri pa.ragg lutinabili, dallt' feci di ammalati dissonterici ed in s iti a loro vicini. com e da ri ce1·che di K eysser , Otto e Sttkiennikova, si è p ensato sp ecialmen te da Sachs-Miìcke, cho la paragglutina bilità di questi butteri, v erso i bac illi dis;~en te J:ici ti_Pi? i• _d ebba ~i~hiamare l'at.wn%ione sulla presE>nzn. d ell 'anttig<.> ne specifico de1 ~ac 1ll1 ÙISSOotortct coesistent-i e non facilmente dimostrahui, por poter utiliz· za1·f' 1l fe nomeno a. scopo diagnostico, per quanto con la indispens a,bile prudenza,
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· EPIDEMIA 01 DISSENTERIA BA CILLARE FRA l\ULITARI ECC.
come dPl resto aveva. proposto molto tempo prima Kuhn, insieme a. Gildemeister e \Voithe. \Voithe dtt.lla comparSA. in feci di~cnteriche sospette, di bacilli paragglutinabili, nonchè dal risultato ddla. rf'azione di Widal, trasse il convincimen to che, o la persona dalla qun.le provengono le feci non si trova sotto l'azione d ei bacilli dissenterici, oppure che lo è stata p e r breve tempo. In questo caso il re· perlo dei bacilli pflra{fylj(lirwbili avrebb<' il valore di nn vero element,o dia.gnosflico \'Cr:-;o i ba<.· illi dissenterici propriamente deUi, e sostituirebbe la ricerca di questi, per J'occa.«iono non più possibile a farsi. Konrich def<crisse per pr·imo un bacillo immobile apparentemente· assegnabile al gruppo d(•i disscnterir.i. che egli isolò dallo feci di tm soldato, il quale circa sei mesi prima ora. stato atTctto da una forma disSE'nterica Shiga·Kruse; questo bac illo (D. H.) a.pparve dal lato culturale come tm bacillo Flexner, formò anche indolo e non fu influenzat.o dal siero anti-FlQll:ner; presentò inv<>ce un'alta agglutinabilità. vet-so il siero nnti.Slriga.Kruse di l : 10.000 dA. superare di mo1to quella verso il ceppo omologo, il cui titolo raggiunse l : 3000. Egli con questo ceppo (D. H. ) prodn"'!':e nei conigli un siero immwH! che ngglutina\'a lo stesso ceppo (D. H.) omologo, fino ad l : 20.000, ed un ceppo :Shiga-Kruse tipo, fino ad l : 3000. ~h·ntre, in questo caso è da. considct•arsi la possibilitÀ. non freqnent<> c h e nel ceppo (D. H.) si potò riconoscere un Cf'ppo atipico di Shiga-Kruse, è Ja r ih'varsi che una più larga. partecipa.zione offrono batteri che non appartengono affatto a l gruppo dissenterico. Duvn.l e :::;.horN· uovn.rono n elle feci dis..,enteriche, liCCanto a bacilli autentici produttori di l\lca.li, dci coppi di bac. coli i quali erano pure Cl{Jgltttinati, ad alto titolo dal siero antidissenterico. Ult.imnmente Kuhn e WoithE' isolarono dalle feci di nn ammalato di dif<;.enteria, accA.nt.o ad ttn bacillo FleJ~.-nE>r, un baciJI.o coli ed 1mo streptococco, entrambi erano agglutinati ad alto ti·tolo, non solo dal siero anti-Fl.~xner ed nnti·Y, ma anèbe dà sieri di diversi ammalati di dissonteria, cos:ì como fu agglutinato anche lo st-esso CPppo Flexner. Lentz ritiene che in qul"sta occasione si tratti probabilmente di un b. Y , poichè il ca.<>o appartiene alln stessa epiùcmia nella quale furono da lui isolati i ceppi Y clifficilmf'nte agglutinabili. Con tre di tali ceppi furono prodotti sieri immtmi che agglutinavnno tutti i 3 cc·ppi nella s.t.r.ssa mn.nicril. In un lavoro più esteso su questi cq>pi, Kuhn, Cildemeister e \o'i.'oithe riferiscono che n el corso successivo di qudl'upidcmio, t.rontrono in sei ammalati in atto, in duo altri apparentemente guar~t.i, nonchò noi siti vicini agli ammalati stessi, undici ceppi di coli non nncorn clnsi!ificati, i qunli venivano agglutinati a titolo al t.o dai sieri anti·Ficxner ed anti-Y, anche sf\ non fino al titolo limite d ei sif:!ri s·tessi. In tutti i ceppi quosta agglutinabilit.à spMì, e ciò dopo due anni, allorchè tutti i ceppi raccolti, comprf'Si quelli tro\·nti da Kuhn e \VoithE:>, diYcntarono inngglntinnbili dal siero di~<,wnt<'ri co . ::)i è trattat.o di wu:t successiva modifica.v.iono por la qun le Kuhn, Gildemeister e \oVoitho propongono il nome di u Paragghl'tinftzione ~. Poichè es.~i trova.rono solo durante il decorso d e ll'epidemia dissenterica i ceppi parnj!glutinnbili. e non più fra lo persone già guaJ'ite, sono tratti acl ammettere che questa ptwagg httinabilità. .sia tm fenoml'no connesso A.lla stessa mala.ttin e p er la. durata d ol s uo decorso. In altro lnvoro essi rifPriscono che tali ceppi pan1gglutinabili furono da loro rinven uti iu con igli guariti. Bus.'lon ha riferito di aver trovato nell'acqua lli un pozzo un bat.terio appartene nte a.l gruppo Coli, il qun.le era ngglutinato dnl siero anti-Flexner ad un ta~;so straorclintJ.r·iamcnte e lovuLo (l : lOlH.iU ); mentre il siero omologo prodotto con il fOliO ceppo, coagglut.inava il b. FJ<>xner testo ad tm ~sso egualmt'nte fo1·te ( 1 : w.uon
).
llae rth<•ki n t.rovò in sei prigionieri di gucrr!'l. nts!;i. ammalati di dissenter·ia un ceppo Coli variabile, il qnnle era. ag~lutint\to ad alto t.itolo dal siero anti: .Fit•xncr. Il siero rli sunguo dci russi ugglntina\'ft pure i bacilli :Flexner, ed i cepp1 dPl Coli variabile; n elle feci di nno degli amHmlntì si potè dimost.rare la presenza
dei ba.cilli F'le.1mer.
EPIDEMIA DI Dl.SSE N'l'ERlA BA C I LLARE FR A MILITART ECC .
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Egyodi e Kulka. troYarono n elle feci di nnunalati di clissPn tf'ria d ei b acilli che s ul principio sviluppavano colonie incolori sull'ap:nr di Dri!!nlski e di Endo,
essi a.pparivnno imrnobili ed erano ngglutinat i nd a lto titolo dal Riero nnti-dissenteJ·ico Standard, p erò ff'Jmf'ntarono il J:(lucof:io, cd in provo succellsive, eseguite su brodo cult ure e>s;;i nppnt·Yc ro mobili: d opo tmpianti s uccessi,·i mostrarono la propriet.fl; di a rrossare l'agnr d i Drigal ski e di Endo. Si trattava qu indi, di ceppi b. C'oli parugglut inab ili. Fla tzck p otè dimostrare in ammalati afl'f'tti Ò>1 dissC'nteria, due bnc. Coli paragglutinnbili, i q u ali trop inn tati di seguito. rispPttinHn<•nte per 7- 12 m esi, conservaron o tale proprietà. Anche Ebeling durante un'epidemia di ssent eri e>~> da bncillo Y. ed nnche d opo che si era spcnlit"t, isolò spesso dalle ff'ci df'f!li >lmmalati e ri Pi p:muiti, tm gran numero di ceppi non <iisse11leric-i paragylutinubili, :i qnali app11rtcmwn.n o a l gruppo Coli. N on tutti i siori a.nti-Y li ngglntinanmo, J)('J'Ò li >[!.!~ lutinava. bene un siero anti-Y prod otto con un cf'pp o isolato durant.C' D'f'pid1•mio. !'<tessa. Almagiò. OSSf'J'\"Ò tm'epidcmia di ,;.<;cnte ricn che era ;;rata prodotta da. tm coli para.gg{1tl.in.q bile d a l sie1·o anti-Flexn er·. Lo stesso si de-tte per Mante ttfel, il qual1• rim·C'nn<' in fpci veramen te dissenteriche, Coli btwilli paragglutinabili, eh(' E'gli con~;idPrò q ua li p roYocntori d ella malattia disS<'ntl•rica. • Ultimamen te v . Friedrich trovò in alcun i ammn lt\ti di dissenteria 8higaKruse uno stafìJococco par·agglu tinabile. Diverse ricerch e son o state faHe p<'r chia rire l'orig in<' ddlo. paragglutinnbiJità.. Kuhn, Gildem eister e \Voit.he cercat·ono di fa r diventam artilicialntente paragglutim~bili a lcuni ceppi di hac. Coli, iniettandoli, più vo lt.e per v ia <'ndov en osa in conigli che erano stati pn•v<'ntiva.mente immmcizzati ~~d alto titolo contro i bacilli di:'\Sen tcrici; questo procedi mento d et te solo um\ volta risulta-to p ositi\·o. che fu riten uto ins nfficiente , poichè un Cf'ppo d i b. Coli che prima non e ra agglutinato da.! siero ant.idissentcrico, lo di,•rn nl' poi con il sif'rO in quest·ionc fino ad l : 200; mll. e r a pur vero che allo stt'sso tit.o lo l'n.gglutimwa anche il s iero di conigli not•mali. Risu ltati negativi ebbe pure 13usson. il CJtlH le col t i,·ò insiC'mc bacilli dissent erici. coli e stn n lococchi, nell'in!Rnt.o di r entk re questi due \lli.im i po rag:glutinabi li da p arte deJ siero o.nti·disst>nteri co. K Pyro;scr che avovo. condotto le st\•ss<' ricerch E'. in occn.-ione di qn0lle eli Lc•ntz, potè ottenere tma f:oJ·te par·a)!glu.tinabilit.à da. parte d1•l s i<'ro !lnti-Flt•XJlt'r per ceppi di Coli, i quale e rano st>"tti per lungo tempo coltivat i in m(>ni nutritivi a ddiz.ionati di estratt i eli bn.eilli Flexne r , oppu rf' in Vl'C'ehiC' brodo cu ltu rf' di bac illi 1!-.le :-.:ner, liber ate dai bacilli; a riRult~tti id(•ntici pc rn' nnc ro Otto c ~uk i en nikova, essi ottennero una. puragglutil1abil iLà ancoro. più ì orte. St' i bMilli. Coli v enivano coltivati in cult ure eli bacilli Flexn e r, c he <'rano state lis izzatc m edianto il ba.tter·iofag<> Flexne r. Le n tz sulla base de lle ricerche di Kl'~':~:>l.'r, atnnlt'lt<' ehe .i t'oli baci lli c gli altri batte ri che si colti vano in m ezzi nutr itivi nei qw1li siano disci olte sostnnze provenient.i dai corpi de i ba<:illi dis><en terici, oppum l.'stra.tti d c i boc.illi stessi, c iò che potrebbe verificarsi ne lle ff'Ci d egli ammnlnti e nf' i fio<'chi di muco contenu ti in e~c;c, captino l'llntij!<' ll(l dis.'wntf'r ir<> ( l~ aktPrit'tlh'ihcrsubstanz) P m odifichino talmente il loro m etaboli;,mo, da fonnare SliCCl's><i ,·a.ml' II Ll• essi slcssi l ' antigene diRR~ntorico, in modo eh o s ia essi. chE' le loro culture, r estano po.mgg lutina.bili dopo lunghi tmpinnti c por mo lto gPnf'razioni. Questa ipotes i e$rli CJ't:lll e di powrln. avvalot·ftr\} d>tl fntto ch e i top i. che non ospitano n e l loro intestino bacilli Coli pA.ragglutinnhili, alimt>ntoti P<'J' lun~o tempo con brodo cult ure uccise eli ,·ibrionj del colera, p res('nta.nu10 ut'i loro illl'<::;t.ino rl ei bacilli Coli, pnt·a.gglu t inabi li dal sicr·o nnt i-colc ra.. BACILLI DISSENTERICI ATIPICI. - FLORA BATTF;HJCA ASSOC'IATA.
AcCt"tnto a i gl'rmi prO\'Ocntori di d issentf>r·itt. d<> i qunli ;;;i è parl11to. son o :<tati trovati n e llf' feci d c i dissente ric i tutta nna Sf'ril' d i bntwri. con cu rnttc·ri di rtuc·~;to stei><>O g ruppo, i quali appari,·nno sPnza u lcu n nesso ctiolo!fÌCO col prof'f'iòsO dis-
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EPIDt:M f A DJ DISSI::NTERIA BAC!LLARE .FRA MILI!I'ARJ ECC.
senterico, tuttavia rap presentavano più che un reperto casuale (v. Drigalski, Pfuhl, Schmiedicke, L entz Morgenroth, Eckert, Duva.l, Shorer, Tozzey, Stein, Salus, Morgan e Ledingham). Si verifica infatti n e lla dissenteria una condizione del tutto a n aloga a quella che si det.ermina nel colera e n el tifo; e cioè che si riscontrano nei dissen terici alcuni batter i, od anche un solo tipo di bat.terio, senza che si riesca a mettere in evidenza uno dei batt.eri già conosciuti quali provocatori di dissenteria, ed al lora si attribuisce ad essi la causa della malattia (J eh le, Leiner, Martini, Lòsener , Lunz, Loewentha.l, Capitan, Kindborg). . Secondo L entz e Prif.(ge una dimostrazione del loro significato etiologico non fu mai potuta. dare ; con prove dirette a qm~sto scopo si potè a l più mettere in riliC'YO una reazione agglutinante di pochissimo valore, non dimostrativo, del siero d egli ammalati v erso quest.i batte ri, che non ne avvalorava il significato etiologico. Divt>rst· da questf' appaiono lt· circostanze nelle quali D eyke e !Wschad a Costantinopoli, isolando da amml'llati di diil<!cnteria d ei bacilli, poterono comprenderli nel ~ruppo d e i di->.-enterici. D eyke e ReS<:had osservarono a Costanti nopoli due forme di dissenteria; una a decorso mite prodoUa dal bacillo F'le:J.'IleT, ed un'alt.ra. manifestam ente divr rsa dalla prima, in generale una forma a decorso grave, n(>lla quale si poterono ù;olare s[n dttllo feci ùoi malati, che do.gli organi interni, specialmE-nte dalla milza, d c i bacilli bene caratterizzati, coli-formi. immobili, e prive di ciglia. Essi si colomvano bene con i colori di anilina, non resistc,·ano al G1·am; le loro principali propriet.à. culturali erano le seguenti: stilla J!('latina sviluppo di C€llonie a forn1a bottonuta, di solito piatto o trasparenti, che visti' di traverso rivelavano il colore azzurro S~1ll 'agar di Drigalski e Conradi. I f.(<'rmi fermentavano il g lucosio, non itnpa1·tjvano modifica-z ione al Latt.e. procluce,·ano forte formazione d ' indolo dal brodo e dall'acqua pept0nizzata, appemt vis ibile e1·a il loro sviluppo s u patata. Essi arr·o::;s~wano e fermentavano l' !\gar al tornasole alla mannite, ed al maltos io. · Il si•'ro di sangue di un gran numero di ammalati d i questa epidemia, agg lutinava questi bucilli ad una di luizione di J : 30 fino ad l : 50; Deyke con la somministrazione bnccale o r ettale n ei Jratti di culture pure. riprodus.~ \ma t i pica di:>sent<·r·ia mortale , d...Ila liUI\le ritrovò i bacilli nelle deiezioni e negli o r gani interni degli animali. Preparò ancora dai bacilli Sf'condo il metodo di Conradi, nonchè di Neisser e Shiga., una so><tan:t.a tossica che iniettata. pet· via. sottocutanea. negli animali da !"Sperimento si dimostrò dotata di straordinaria azione, provocando in essi contratture e nefd te seguita da. morte. Nello persone guarite ed in quelle Affette da se-mplice d i&JTea non si rinvenne ro bacilli, nè il loro siero di sangue ag!Zlutinò i bn<:iUi stessi. D eyke e R eschad pote rono dimostl'll-1'1' il loro bacillo nell'acqua di una ci sterna. nelle cui vicinanze si erano verificati moltii casi di dissent.eria. l\Jartini e I..entz che misero a conft·onto i bacilli di D eyko con diversi altri disscnt.erici. poterono sostanzialmente confermare i l reperto di Deyke, tuttavia ess.i t·ilovarono oh(• mentre i bacilli arro;;sA.vano l'agar di D rigalski e Conradi con produzione di gas, lascinvano uzzurro l'agar al tomasole con mannite. Anche quando i motivi addotti da. Deyke e Ikschad n on bastino, perchè s i possa essf're d el tut.to s icuri circa il significato et.iologico dei loro bacilli, put·e non si può contestare il diritto di suppone che questi bacilli possano aver ca.usat.o la malattia stes.<;a (Lentz e PriggC'). Tuttavia può sorgere il dubbio, non es.'Sendo st.ati questi bacilli trovati di nuovo in altri parti d e l mondo, che s i tratti doi bacilli indicati col n ome di bacilli para<lisse nterici da. Kruse e da K P.mps; infatti questo ultimo ha. trovato b ac illi simili a quC'Ili eli D eyk e in feci di diversi ammalati di dissenteria, di tifo, e di en terite, nonchè i.n soggetti guariti. in grandissima quantità ed in tali con dizioni da non ritellt>'l'si autorizzato a. confE-rire loro la proprietà di provocar·e la mnl11ttia dissente rica; però ,·olondo icl<:nt.ific!uli con i bacil li di D eyke, egli trovò che i suoi Cli'ppi non et·ano p(ltoye11 i, per i galli. Quando L oc·wen thnl cn'dè di aver nuovamente trovato i paradissente r ici di D eyke o Resc:had, qut>sto secondo Lentz e P t'iggo è un errore, in quanto i
EPlDE~HA OI DISSENTERIA BA CILLARE "FRA ~HLITARI ECC.
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suoi bacilli erano d el tutto mobili, avevano ciglia, mentre i bacilli di D eyke e Rcschad non a"-evano ciglia cd erano immobili (Martini e Lcntz). Due ceppi paradissenterici trovati da Winter, appari,·ano dal lato culturalP id entici a quelli descritti da D eyke e R eschad, ne differivano però pel fatto c he crono agglutinati dal siE:IrO antidissentA>rico ad un titolo rt'lllt h ·a.mente tllto. Egli non potè però dare la prova che i due ceppi potesst'ro considerarsi quali provocatori di dissenteria. Al contrario Rimpau potè provare che un bacillo da lui iRolato era. capace~ di provocare una malattia, c he p resentava il quadro eli una J;rrave intossicazione alimentare, con diarrea pz·ofuflll,, con !l<'ariche muco-SIIn,Ltuinolenti, e che era agglutinato dal siero d ell'ammalato perfin_o acl_ un titolo l : 400. Il badllo s i presentava. dal lato culturale come un baczllo Y, es.'\o p<'rò non era a~~lutinato n f> dal siero an ti- Y nè dagli altri >~ieri anticlissenterici, P si diff<"ronzitwa ancora. dagli altri tipi dissenterici conosciuti , per il suo alto pott>r(• pato~c-no {>E'r le c avie. A. e W. Burov tro,·arono n Pllo feci di un dis.<;('ntt>rico P nPI cont~nuto intRRtinale di un indi,·iduo morto p!'r disse-nteria, dei bueilli ehP dnl lato morfologico e biochimico si potevano itll;'ntificare con i bAcilli Ship;a-Kruse, ma che erano m olto poco o niente agglutinAti dal sif'ro nnti-Shig:a-Kru~; q11C'i bac illi perdettero d el tutto la loro agglutinabi lit.\ subito dopo i t rapianti. Es~i si dimostranmo molto virulenti n<•gli animali do c-~pcrimento. e gli autori li consideravano quali provocatori di una formu di eoliu•; non è drfìnito so essi foso;cro stati d~·i badili Sllign-Kruso atipici. Clayton o Warreu colt ivnrono dalle feci di 4 dis!lt'nterici offc-tt.i da ernia, b acilli i~mobili, che emno llJ.Cg lutinf\ti dal siero dPi puzi(•nti, mn non d a1!1 i a.lt,·i s ieri dif<senterici. Essi non fl'lìTlC'ntorono la. mannite. il ln.ttt> pc( il snccarosio. TllPntre produssero acidi con il maltosio ed il glucosio I'<L in qu!'sto, qualche voltn nncho )Zas. . . , . . . Kel brodo dz Lc>mco 1 bacllh attaccarono 111\"I'<'E" N'jZOiarmc-ntP il malto!"IO. ~lucosio o la dulcite, co~ !on:nuzion<> di acidi e di gas: verso gli altri a nimali si mostrarono del tutto pr1v1 d1 pote-re pato!!c-no. Galli Valrrio considera acc·unto ai bacilli diSSf'ntPriei. il hoc. ('oli Dn;entericum (avente tutti i earnttpz·i del bacillo Coli), ma part.irohwm•·ntP viruiento t'l tOR"<ico; es.<;o csi~!Rrebbe in un gnm numero di casi nei quali non si ri f'f'COno ad isolnrf\ i bacilli dissenterici proprhtmonte detti. D c-!=<deri, come• si è d(•tto. in una epide mia dis~nwrica. in Pie-monte trovò n fllle fe-ci dei malati bacilli jmmohili, che fermentarono In, mnnnitl", non il g luc osio, sllCcarosio e malto!iio; c he non erano patogeni por i conigli e che nom erano agglutinati dai s ieri a?ti-di~«~ntot·ic_i standard. . . Sang:ioz·gi e .Bongtoanntru d escn ssero pure un baczllo. do. loro trovat.o m una g rande epidemia diS:lcntpz•iN\ in P iemonte, che pre:>entò il majZI!;iOr numero di caratteristiche dei bacilli diss<,ntcrici, f'Cnza che· fossero del tutto determinate <l che non ru agu:lutinnlo dai ~ieri stnnrlard. É possibilè. secondo Lcntz o Frigge, che in questi due cnsi si sia trattato di bl\cilli K.ruse-Sonne. D'Herelle dimostrò in una piccola epidemia dif<S(•ntcrica. un bacillo dissenterico molto simile al Floxner, che però non era as.r~lut inalo nè dal siero degli ammalati. nè dal alcuno dei sie-ri anti dissenterici Rtandard. Egli lo considerò qnRic ngonto etiologico di qtwlla epidl'mio. U na notevole oscLU·ità r<'~lll\ pure sul bacillo Mor,~otnn, clw qu("'Sti descri8&' fìn dal 1906 quale provocl\tonl di di;.!'<entf'ria e eh€' hanno t.rovnto pure Castellani. B t•sson e Lavorgnc, Tz·ibondoau o Fichet, Maghl"ru, Thjotta <•d nltri. Morgan trovò a volte ceppi immobili, che distinso col nome di Morgan II e d a volte mobili. )lorgan I ; sC'C'Ondo il loro comportonwnto cultmale il primo. Morg:an Il, è vicino t~-1 bacillo Flcxner. mentre l' ul timo si accoRta al paratifo B ed a l suipostifet·, 1\Iup;heru dPscrh·o il suo bncillo Morgan come immobiiP; Tbjottu c la.s.'lifica i ceppi da lui trovati come bacilli :Morga n Il, tutto,·ia li dl;'scrh·e a ,·olh· immobili. Bl"s.<~On o Lave1·gne elas.":!ificano i loro bac illi come )lorgnn. ma li SE'parano o cttamcntt> doi bncilli dis.'!('ntcrici, pcrchè sono mobili e si av,·icinano d al lato c ulturalP al bacillo coli; nè mnggiorc chiarezza ri~;ulta per il b. C'<':don!'nsis B di Cu.su•llani, che for·mn molto indole; e per il bacillo disseuterieo atipico di R tlm·
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EPIDE:UfA Dl UJSSF:"TERJA BAOILL.~ RJ:: FRA J\fiLITARI EOC.
linger e Dwn.ll:l, che questi considerano p er un bacillo Shiga-Kru.se ina.gglutinabile, m ent.re che p or la fOT!l')tì:Gione di indolo è più vicino al bacillo di Schmitz e p er ultimo è I'ite nuto da .Mu.ymone p er una vu.rietù. d el bacillo di Shiga dal Jato dcll'ngglutiuaziont::, e sirnile ttl bacillo Fkx:ncr ual lut,o culturale; mentre ArmttndD elillo, Pai:<:;;cau e Lemnire lo considerano come un bacillo Morgan piuttosto vicino a llo :::ilriga-Kruse. D'altra pr~rto fl1 puwto dimostrart:: clw per i bacilli para-Flexner di Lancelin e Rklt·atl, di B.ou;.sel, Hrulè,llarat e Pierre ~larit,~ si Lrattava di veri bacilli F'lexner, i qw•li si di::;co~:>ta.vano rnolto poco dal loro tipico comp ortamento; e così per i bac illi para.- H.i~. identifieut.i poi per veri C<'lppi Y. Armand D eli llc, .Pais:.l·rHI a Lemaire ue::;crissèro per ultimo diversi bacilli inunobili i quali ::>i comvona,·ano dal lato ctrlLw·ale come i budlli Flexner, ma c he intaccavano a voltt~ la mo:umitc, a volte il lattosio, con produzione di gas. Tutti questi microbi furono ritenuti con maggiore o minor sicw-ezza da parte d ci loro scupritori, quali agent.i <li una fonna dissenterica. Auche l:lcn:r ~ Luck:sdt d~·::;ct·i:;,;t:ro uu lmtt.c1·iu che essi trovarono n egli arnmn.ltLti, all'i.niuori <ki bwilli i::>higa e .Flt~xner, che dal ltlto culturale appariva yuale un di::lsc nt•·rico, p erò fennenttwa il glucosio. l::ìicè e Bois~wuu, in una f01·roa dis.'l!mtl'rica. non epidemica. dell 'Africa equatorialo .Francese, homno isolato da. 155 soggetti ne ri, 34 volte il bac. Shiga-Kruse, 53 volte i bacilli di .Fiexncr, Hiss o Stt·ong; in due casi il bacillo isola.to aveva la. proprietà del uacillo di i::>chmjtz; cs:;o non famwa ferrnt,~ntare illattosio, la. rnannite, ed il saccarosio, non produç·uvt~ i.ndol.o. Essi ham10 puro tro,·uti un Ce1·to nwnt~ro ùi bacilli pseudodis.;;;entcrici gli uni mobili. gli uh,ri ir:omubili, fcnnentuuti o no a.lcWli zuccb(•ri, con o senza pro· duzion.: dj gns. No'ssuno di c;<.-;i fu Hgglutinato dai sieri t\nti-;::lhiga ed anti-.F iexnor s tundanl, nò es.-;i si mostrarono pat.ogcni per i conigli inoculati per via sottocuHIJlt'll . l,;no d ci ceppi s i riferiva per alCullÌ suoi CtU'tJ.tteri al bacillo Saìgon. Alctmi di quP,;ti bucilli p:;cudodi:<"entcrici, in seguito a. trapianti s uccessivi, mostnuono dulie m ollil·ica.ziotli d ellù loro proprietà fermentative. Dumns ha trovato n elle ft-ci de i dis::;ente rici ed isolato accanto ai bacilli tipici (::ihign·Kl·u&·. :Fic xn.ut·, Hi:ss) dei bMilli di,;scnte rici atipici; egli avrebbe notut,o che n e i priwi g iorni <.Iella malatLia preùomiuano i bacilLI tipici, gli at.ipici si ri:;contnmo n el cor·so d ella. malatt ia ed eccezionalmente in cultw·e pw-e. . . i::lecondo_ le suu veJuLe yuesti b':cilli, che rwgli animali si m~strano ::;prO\·. VlStl ù1 to:;.':>ICttà, rappre:;cutnno deglt agenti d'ùlfèzione sccondo.na. Al!nagià e )lnutoultil t-ro ,·arono irt w1'cpidemia ùissenterica un col~ paragglui iHabile _dal F .lt.:x.ncr e lv. con.sid~nu·ono quale . ngente d ell'epidemia .• . hltda u1 Wll!p>dcm nJ. drJ;.-senteriCa d e1 bttlllbtru a Fukuoka. n e l Uta}Jponc, trovò duo fo nno Ji coli b~i l li }Jt~ragglutinabi.li d a l siero d issenterico, ? 1\larx un pam-coli anche parugghu. inab ile, che dava colonie incolori sull'agar di ~ndo. Un bncillo mobilu d u.;critt,o da. Abo, è pure con:;idcrato quale ugento d1 UD~\ opidemia n e l Ciappone, ed. appartiene, p or tttmnto si può giudicare datla dcscn· ziono incompleta fatt11ne, al gruppo del bac. coli commune. B sso fu agg lu tiu.~to d al siero ù egli ammnlnLi fino ad \ma diluizione l : 300. Anche per ~acilli co ~i pos.<;?n? essere ritenuti i bacilli isolati çt~~, Nègre d~Irantt;J wu1. diss~nt~.::rttt m A lgena; ussr S I present.wano a volte m obili ed a vol te uruuobili, t}runo ugglutù1uLi dul siL'ru ù cgli {tmmidaLi fino alla. diluizione 1 : 41)0, J:>e r ò
fermentarono il g lucosio cd il lat.to::;io. . . Anch~ apparccnuuti a l gruppo coli corumu ne sono da cons iderarsi i bacilli trovRt i dt\ (.; t'i rswold, H ow rnan, EgyC"dy e Kulkn n e i di:;scnterici e ritenuti quu.ll ngenti d elln dissenteria su.•:;,;a.
Capaci di produrre di,;senleria vi sono altri compagni del gruppo colit ifo, co::;ì il bacillo .F o\'cal is alcaligcw:s (Fuhrt) (,l qualche volta il bue. Alcakscens. N elle feci dei di,;!'('J1 t\' ric i ed anche su taluni Oj!gctt.i o cose vicini ad essi, com? pu~e n el la t t e. sono Slut.i trovati d ei gPrmi snp1·otiti, che p er il loro aspotto morlolog1co, sopmtutto per ln manennza di ciglia, pos.-;ono esseu·e rtnnO\·,•rati nd gruppo ili>-senl,·rico, nl qu11 lc sono molto vicini pt>r il loro comport am~nto
EPTDEMIA DI Dll> SENTERTA BACILL ARE FRA MILl.TARl ECC.
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culturale, e che differiscono dai disscnt.m·ici por una o poche proprietà biochimichA. ]i:!'.SÌ tuttavia non sono mai agglut·i nati dai sieri apecifìci. Fra. Questi vanno a.nnove ra.t i: }O n bacillo Fallax; si compo•·ta da l lato cultura)(> come il bacillo Schmitz fe rmenta però il saccarosio (l..iess, Braun e JJOwenstein, Ornst~in ). ' Secondo Ornstein, ne differisce ancora per le suA colonie piatte sull'agar di Endo, a diffE'rflnza delle colonie rilevate de llo Schmitz, che hanno un ma.rginc ondulato e dentellato. 2o TI bacillo incostans; molto simile dal lato culturale al b. Schmitz; se n e distingue p erch (l a volte attacca il saccarosio ed all'infuori di ciò, intacca il glucosio con produzione di gas. La formazione eH gas è diversa nella sua intensità, spesso appena rilevabile, a volte fort.e. donde il nome d'incostante (Braun e Lawensteio, J...ies.<; e Ornstein). Q<uest.o bacillo è in genere immobile, non ha ciglia, p e rò la mnggior parte dei suoi ceppi. allevati alla temperat.ura di 22o, sogliono divenire mobili, ed allora lfl.sciano riconoscere la presenza di ciglia corte. mentre alcuni altri. ceppi, anche a questa temperatura si mantengono immobili. D al lato immw10biologico le culture mobili possono avc1·e un comportamento diverso da quelle immobili. 30 n bnc. alcalescens. Questo germe si comporta in genere dal lato culturale come un bacillo Flexner, attacca però il ramnosio e la. dulcite, m entre lascia inalt~>rat.o il saccarosio. Però, prima di olrflÌ altro, forma nel siero di latt-e al tornasole (Pctrusky) forte quantitÀ. di alcali. tanto che il terrono nutritivo da 6 a 13 giorni diventa. auurro e nel 50 % dei eMi, Jf\ tinta !!.rriva. a scolorar~ri. Andrewes ritiene che il bac. alcalescens sia Wl saprofìta, W e il lo trovò in un caso di cistoniPlite e lo ritenne agente della malatt ia. 40 I bacilli indolo positi'Vi che fermentano il lattosio e che Andrewcs erroneamente comp,·endeva insieme al bacillo Krui*'-Sonne, sotto la denomina. zione di bac. di.spa.ri, non sono stati mai rios.se1·vati. 5o Un bacillo trovato da Liess, che si differenzia dal lato culturale dal Flexner, solo perchè esso non fa diventare azzurro in secondo tempo il siero d i latte a.l tornasole (Petrusky), che invece resta roR-so, durevolmente. Liess rag/Zl"Uppò questo bacillo con quello a.lcalescens sotto la nomenclatura data da Braun di coli·te-u~ruale. ao Un altro batterio descritto ugualmente da Li.ess, come rm simil-Flexner, che egli distin~e come coliti-simi[e; esso si differenzia dal bacillo Flexner, perchè arro!lSa durevolmente il siero di latte al torna.'<oie, comf' il Fle,..-ner, ma non fermenta il lat.tos io, coagula il latte ed attacca rapidamente il saccarosio. Secondo Lentz e Prigge esso è identico al bacillo dispar, inrloligeno, di Andrewes.
(contin u.a ).
ISTITUTO DI RADIOLOCIA E TERAPIA FISICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA Diretto re : Pro f. R. BALLI
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CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEL MORBO DI KUMMEL D ort. Giovann i Moschetta, primo capitano medico, assistente militare
L·a.r~omeoto dello a.rtriti post-traumatiche ed, in particolar modo, del
morbo di Kiimmel, va sempre più a{;quistando interesse sia dal lato clinico che medico-legale, anche perchè, attualmente, l'opera del medico non si limita a.Ua diagnosi ed alla cura degl'infermi, bensì anche alla valutazione dell'incapacità lavorativa che una data affezione apporta al soggetto, ed il Governo >igila con sonuna cura la sorte dei lavoratori con il Patronato Nazionale Infortuni e quella dei militari con le varie commissioni mecljche.. È necessario perciò stabilire in modo esatto e preciso un'entità morbosa, con tutti i mezzi sussidiari di diagnosi ch·e abbiamo a disposizione, appun.to per rendere l'opera di tali provvidenze più proficua; e l'indagine radi61ogica, nel caso del morbo di Klimmel, assume un valore inestimabile, non essendo possibile definire tale entità morbosa senza l'ausilio di essa.. Ci limiteremo ad a.ccennare brevemente alle varie discrepanze degli autori su questa affezione tanto discussa della colonna vertebrale perchè, da quando il Kiimmel (1891) la descrisse come spondilite traumatica~ una. ricca fioritura eli lavori sull'argomento è venuta fuori: da alcuni si nega tale affezione, da a.ltri la si afferma e dalla maggioranza si manifesta. discordanza stùla sua etiologia. Abbiamo creduto opportuno perciò, onde >aiutare l'entità morbosa, riprendere iu esame l 'argomento, specie dal lato radiologico, e descrivere alcuni casi passati sotto la nostra osserva-
zione. Non riteniamo pertanto superfluo premettere alcuni dati sulle attuali cognizioni intorno alla patogenesi, anatomia patologica e clinica del morbo di Kiimmel. PATOGE::'\ESI ED ACCENNI DI ANATOMJA PATOLOGICA. Il Ki.immel descrisse tale alTct~ione nel 1891 quale 1ma successione morbosa post-traumatica ed, in pl'incipio, pensando che vi fosse troppa sproporzione tra una fra ttura sia parziale el.te tota.le della vertebra ed esito, ammise, quale causa dell'osteite rart'facentc e cicli 'a.trotia del t('ssuto spugnoso, con conseguente erosione a settica delle superfici articolari del corpo vertebrale solamente dei piccoli fatt.i contusivi, proclucent.i uno squilibrio nella nutrizione delle vertebre, mentre più ta.rùi diede importa.nza a.Ua pregressa frattura <<da comprcssliorH: dl•l tt•::;suto spugnoso e non all'osteite, ca.usa dell'alterazione ossea ,, ed in questi ultimi anni nuovam<'nte ha ripreso in esame l'argomento, accennando, eome vedremo, acl al'tri fattori. Secondo tale autore tre sarebbero gli elementi essenziali di tale affezione:
OONTRlBUTO ALLA CONOSCENZA ECC.
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l) un trauma,tismo sia diretto che indiretto della colonna verteb rale, generalmente lieve, che dà scarsa sintomatologia sia obbiettiva che subbiettiva; 2) un intervallo di più o meno lunga durata di relativo benessere, per cui il paziente può, alle volte, riprendere il consueto lavoro; 3) una deformazione della colonna (scoliosi o cifosi) con ricomparsa. dei sintomi (dolori, contratture muscolari e disturbi della sensibilità). Vernettil non crede si possa parlare degli éSiti di una frattura ordinaria, ma riconosce un appia,t timento con spezzettamento del tessnto spugnoso del corpo vertebrale che solo in un secondo tempo può trasformarsi in osteite condensante o rarefacente, che Kirmisson e Chipatùt ammisero come ca,usa, per deficente resistenza del corpo, della deformazione della colotma e del dolore tardivo. Wagner, Stolper ed Oberst non danno alcuna importanza all'osteite rarefacente per spiegare l'ulteriore deformazione, mentre credono che un abnorme consolidamento dia origine ad <-ssa in un secondo tempo, perchè viene lesa l 'integrità. dei legamenti e, di conseguenza, turbato l 'equilibrio muscolare a causa dei nuovi sforzi ai quali il soggetto si sottopone, credendosi guarito. ll Gayet all'erma che qualsiasi specie di traumatismo può stabilire uno squilibrio nella giusta proporzione, fra l'assimilazione ed il consumo dei sali di calcio, assimilazione che di continuo si svolge per tutto il periodo della vita dell'osso, e che, per tal motivo, si può avere la deformazione. Della stessa opinione sono Imbert e Via.l. Due fattori, secondo il Clouzet, influiscono, in relazione al trauma, sul corpo vertebrale. Il colpo diretto riportato nella caduta. che vince la forza opposta dalle lamelle ossee e la st.asi venosa, nel senso di Perthes, che porta a strava,si sanguigni, per cui si hanno delle gravi lesioni nel tessuto osseo del corpo vertebrale (infiammazione traumatica con essudazione cellulare e gra<luale assorbimento del tessuto spugnos9, osteite rarefacente nel senso di Kiimmel). Il Caprioli dà assai maggiore importanza, per il prodursi dell'osteite rarefacente nel tessuto del corpo vertebra.le, alla contusione che alla frattura, ed il Fieri ammette, non sapendo se la decalcificazione che si osserva nelle vertebre sia dovuta maggiormente a fatti di origine flogisti ca che trofica, la eonseguenza di una fratt.ura che, poco evidente all'inizio, in seguito si rende pÙt manifesta a causa dell'alterazione della statica della colonna vertebrale che~ stata mobilizza.ta prima che la lesione si sia riparata.. D ifatti moltissimi autori non trevarono alctma lesione in un primo esame radiologico della colonna mentre, dopo vari mesi, osservarono l'alterazione del corpo vertebra.le. Lo Zamboni è di opinione che si tratta sempre di esiti di una frattura iniziale di un corpo vertebrale che, per mancanza di cure adPgua.te, qualch e volta, si rifrattura, dando origine poi, per un rica.mbio alterato della parte lesa, a.Ila forma.zione di un callo incompleto e fragile. I lavori dello Schmorl pare dimostrino la teoria della frattura del corpo vertebrale perchè aU'autopsia di alcuni traumatizzati della colonna vide, oltre le lesioni mortali, delle fratt"ure tra.b ecolari e delle emorragio intraossec che nulla prima le faceva sospettare. In qualche altro caso scoprì delle fratture stellate della
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CONTRIB FTO ALLA CONOSCENZA E CC.
cortical!:' superiore di una. vPrtebra, lesioni molto lievi, con ogni probabilità compatibili con il cammino, e che, ostacolando la formazione del callo. provocher!:'bbero un affondamento del rachide, causa della deformazion{' vcrtebrale e dei sintomi tardivi. Lo Schmorl è d'opinione che, in seguito ad un sovraccarico della colonna, il disco intervertebrale si appiattisce ed il suo tessuto viene stirato. Si producono aUora dell!e piccole fessure della corticale sulla faccia superiore ed inferiore dei corpi vertebrali per cui vengono a fare ernia nel tessuto spug noso di essi delle piccole masse cartilaginee. In seguito al traumatismo, sotto l'effetto della pressione del disco1 la corti<,ale del bordo superiore o inferiore del corpo vertebrale si fessura e ciò deporrebbe come causa del primo stadio del dolore. La corticale compressa, a causa della sua elasticità, torna ad suo posto <t intervallo libero ''· I nfine il disco, e specialmente il nucleus pulposus, tende a fare ernia nell'osso spugnoso, ed in contatto di questa ma.s sa cartilaginea l'osso si rarefà, ed il processo di rarefazione non si arresta che qua.ndo l'organismo può formare, accanto all'ernia cartilaginea, una barriera fibrosa di difesa. Tale a.utore conchiude le sue ricerche ammettendo che nelle fra,t ture per comprt>ssione dei corpi vertebrali può apparire, per il meccanismo che egli indica, delle lesioni gravi anche in quelli lontani dalla sede della frattura. :M:. Leriche non crede che vi sia una frattura, come pure non è quella istologica che provoca ta.le sindrome, essendo la rarefazione un fenomeno secondario o tardi v o, e chiama ipotetiche e poco attendibili le idee dello Schmol'l. La parte attribuita al nucleus pulpos1t8 è per lui esagerata e non ammetto che la sola esistenza di un avanzo embrionario possa modifica.re a tal punto tutte le leggi della patologia dello scheletro. TI Bertolotti è di opinione che la forma origini sempre da una frattura ed il Putti non crede che ad una frattura vertebrale possano far seguito fenomeni diversi da quelli che in altre sedi dello scheletro si producono in vicinanza di una frattura non immobilizzata, non consolidata, ove i poteri riparatori non sono perfettamente equilibrati, ed è per questo che non ne fa una entità clinica ed anatomica ben definita. Mouchet pensa che nel rachide si verifica ciò che avviene nel polso, o-ve spesso, dopo un t.raumatismo, le ossa colpite da disturbi trofici si appiattiscono, realizzando il quadro di una frattura. p er costipamento. L'evoluzione e gli stadi della ma.latt.ia, la produzione della deformazione dipendono dalla lentezza del consolidamento dei corpi vertebrali, formati da t<>ssuto spugnoso, nonchè dalla mancata immobilizzazione del ra<:hide e dalla grande difficoltà di ottcnerla. M. Treves la considera un'entità. clinica nettamente definita sia dal punto di vista patogenetico èhe da quello anatomo-patologico, ed ammette che i sintomi osservati possono essere in dipendenza a dei disturbi neurovascolari come pure ad una frattura frusta, o che la spondilite traumatica ha qualche analogia con i tumori ossei che possono avere, quale et.iologia una contusione e difficilmente una frattura. Virchow e R ecklinghausen parlano di ostcomalacia. H enle ammette oltre ad un'atrofia lacunare, un'alisteresi secondaria a forte congestione del corpo vertebrale ed Oberst esclude come per altre ossa un processo di osteite ra.refacente st>conda.ria al ((trauma>> esito ch'è invece la carattcrist.ica delle form e tubercolari o sifili tiche.
CON1RIDUTO ALLA CONOSCE:-<ZA E CO.
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Il Blainc, in un recente lavoro, dice che il morbo dì Kilmmcl è molto piu frequente di quello che non si creda, e tale autore ha potuto osservare molti casi di deformazione vertebrale di quel tipo, passando in rivista le innumerevoli radiografie d el suo archiv io. E gli ammette inoltre un processo di oste.ite rarefacente clei corpi vertebrali più o meno diffuso, che spesso porta il parziale collasso d!llle vertebre stesse, quant unque il trauma a cui è riferita la lesione sia di per sè di scarsa entità e tale da non determinare r eali fratture dei corpi vertebrali. Altri autori si sono occupati dell'argomento, tra i quali Balu, Bauruler, V. Bechterey, Bcrkloft, Duclaux:. Ewald, Kocher, Hohler, Rossi, ecc. e molti altri che per brevità non scrivo. Tutti sono d 'avviso che la causa efficiente sia il t rauma, ma sono discordi nell'ammettere o meno l 'osteite. n KUmmel stesso in questi ultimi anni (192~) ha ripreso in esame l 'argomento e modificato le sue idee. Difatti dà importanza a parecchie cause che possono essere cosi riassunte: l. - Compressione provocata dalle emorragie intrarachidee e d alle fratture t rabccolari del tessuto spugnoso . 2. - Le fessure che la radiografia può già mettere in e~·idenza. 3. - Una vera frattura per compressione ed una lesione del menisco intervertebrale. Ha distinto perciò l'affezione, a. seconda del suo substrato anatomfco in due forme: ossea e fibrocartilaginea. N ella forma ossea si osserva nei r adiogrammi un'osteite rarefacente dei corpi vertebrali che subiscono una notevole deformazione ed aumento in altezza. delle vertebre. Nella forma fibrocartilaginea, per riassorbimento di un disco intervertebrale, si ha sinostosi fra le facce t<>rminali dei due corpi vertebrali contigui. Lundlof ha studiato dal lato anatomo-patologico tale lesione ed ha trovato nella spongiosi del corpo vertebrale dei piccoli ematomi con rarefazione del tessuto osseo, quando essa non è molto avanzata; mentre nel caso di lesione più antica vi si riscontra la completa distruzione della struttura ossea. R.icerche anatomo-patologiche prat icate da altri autori hanno dimostrato in casi in cui il disco intervertebrale era collegato con l'osso leso, un processo di rarefazione provocato da obliterazione vasale. SrNTOMATOLOGIA CLINICA. - n morbo di Kiimmel è un'affezione della colonna vertebrale che sopravviene in seguito ad un traumatismo anche lieve: quelli che maggiormente ne sono colpiti sono gli uomini di et.à piuttosto avanzata, di professione qua-si sempre coutaùini, meno le domw e raramente i giovani ed i bambini. Il trauma può essere diretto od iuùiretto: caduta per le scale, sulle natiche nonchè uno sforzo per evitare una caduta. È stata verificata l'affezione anche in individui che sopportano delle scosse ripetute al rachide per il loro speciale lavoro (conduttori di trattori, ecc.). Secondo la sua evoluzione tale malat tia è stata distint a, come abbiamo già in principio accenn~tto, in tre stadi : l) Quando il trauma è stato violento si manifestano tutti i sintomi della compressione od irritabilità midollare (dolori intensi al dorso a carattere nevralgico intercostale od agli arti inferiori, nonchè contrattura dei muscoli della doccia vertebrale e parestesie) . La sede della lesioM nel 60 % 6 -
Giornale di medicina mil itaTe.
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CONT.RJBUTO ALLA CONOSCENZA ECC.
dei casi è lombare: o dorso-lombar<', eccezionalment.e cervicale. Osservando il ra.chide, spesso si riscontra. la sporgenza di una a.pofisi spinosa che è più dolente alla pressione. Quando inv<'ce il trauma è stato di lieve ent.ità la sintomatologia sopra descritta è meno accentuata e l'esame obbiettivo del paziente rivela solo una dolenzia alla palpazione delle apofisi spinose. Dopo qualche giorno i sintomi iniziali scompaiono e si ha uno stato di benessere, per cui, nè il paziente nè il sanitario pensa.no ai postumi che, con ogni probabilità. insorgeranno per il trauma.tismo subìto. È questo il secondo stadio dell'afl'<·zioTW. il così dett.o periodo di interva.Uo libero, che può avere la durata di 4 settirnam•, eli ::l o pii1 mesi e qualche volta di anni. Dopo questo prrioùo, facilmente, in seguito ad uno sforzo ricompaiono i dolori, le c.ontratture muscolari; il S<'gmento vert.ebrale colpito diviene rigi(lo, si ha esa.gerazionè (Jpi riflessi con dist.urbi della sensibilità e la colonna. wrt(•brale si d<'forma o in cifosi o in scoliosi. Come chiaramente appare, i ~intom i del terzo pt>riodo ricorda.no queUi dell'inizio della malattia.. con questa ditl'erenza, che nel primo stadio scompaiono tlopo qualc.he giorno mentre nd terzo permangono e si stabilisce la deformazione vertebralf'. Questa è la, sintomatolo.!!ia clasRica del morbo di Kiimnwl che può durare p<>r dur o tre anni, fino a gua.rigione cliuica praUeamen te completa, quando però le condizioni gencra.li del paziente sono bt.JOn(·, mE>nt.re se catti ,' e, può prolungarsi per molti anni. Qnanhmqne i sintomi clinici di tale quadro morboso siano tant.o caratteristici, pure la diagnosi non è certa se non è corroborata dall'indagine radiolog-ica che deve essere sempre pratica.ta nelle due proiezioni classic·lw : antero-postcriore e laterale; quest'ultima. poi non bisog-na mai trascurarla, perchè è proprio qut>lla da cui si rivelano le vere ca.ratteristiche dell'atfezione. È bene premettere che aUo stato iniziale della malattia l 'indagine radiologica, specie se non è praticata da persona competente nelle due proif'zioni surriferite, alle volte può, specie nel periodo di evoluzione della mala.ttia, non dimostrare alcuna alt~>razione del corpo vert.ebrale, raramente ess<'nllo possibile osserva.re linee di fratture di esso o delle apofisi spinose. l'ti secondo periodo la vertebra incomincia a deformarsi, ed assume prima, una riduzione in a.ltezza, e poi la cla.ssica deformazione a cuneo con vertice anteriore che è il segn o cara.tteristico del terzo stadio della malattia. n corpo vertebrale alle volte è sca.vato con aspetto offuscato, confuso, con qualche zona di rarefazione e di addensamento; l'osteoporosi si può osservare nelle vertebre sia a monte che a va.Jle di quella lesa, noncbè nelle proliferazioni periferiche di rinforzo al rachide (Froelich, Bressot, Kumrnc·l, Robineau , Michel ecc.). Nel formtùa.r e una diagnosi di morbo di Ktimmel è necessario inoltre tener presente che alcuni autori, alle fessure che. si osservano nel tessuto spugnoso delle \ertebre e vi8ibili maggiormente ta.n to nelle proiezioni laterolaterali che in quelle di faecia. da.nno diversa interpretazione, e cioè: o di soluzioni di continuo, o di canali dei vasi nutritizii nei giovani, o di vestigia. di essi negli adulti. Per tal motivo la diagnosi radiologica di frattura dei corpi vertebrali, quando il trauma non è stato di grave entità, si rende difficilissima ed è bt>ne, prima di formularla, analizzare anche tutta la sintomatologia clinica che presenta il paziente. Non bisogna intanto dimenticare DIA G:\OST RADJOLOGJCA. -
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che le fratture della colonna vertebrale sono più freqnenti rli quel che non si creda, e cbe molte di esse possono decorrere senza sintomi midollari e perciò difficili a diagnosticare se uon a,J tavolo anat-omico. Le lesioni del midollo, specie prima delJ \>ra radiologica, erano considerate come la cons<>guenza di dette fratture. per morlo c.:he queste non erano ammesse senza la concomitanza di quelle. Erano reputa.te tali quelle appariscenti cui il trauma grave a veva provocato il rapirlo prodursi dei fenomeni paralitici, il più SJWSSO la morte mpi1la del ft'rito. I ca-si che decorrevano con sintomatologia piì1 beni)!na ed in cui i -disturbi nervosi in poco t(• m p o si a,t,t n ti vano. per poi scomparire, erano considerati come semplici <'Ontnsioni della colonna. La nuliologia ha portato pertanto un cont.ributo non inrljfJ't>re.nte O('l\a cliagnosti<•a dellt> lesioni vertebrali ed assume spec.i al~> -çalore col permcttt•re rli riconoscere o meno la presenza di frattur(;' e qainrli di ùift'eren?.iare le Yaric forme di spondilite di Kiimmel da qnelle ehl\ più precisa.mC:'ntt• vanno attribuite ad esiti di fratture vNtebra!i più o m<•no estt>se. PRJ NCIPAJ ,I DlAO:"i08J DJFFERm:-<zuLr.- I,a prima l ~>sione che bisogna differenziare dal morbo w Kiimmel è la spondilit.e t ulwrcolare <:he può essere a.nchc secondaria ad un tra1.111HI· vt·rtebra.le. In quèsta atfc~zioue vi è suppurazione, necrosi e molto mal!g-ior riussorbinwnto di t<.'ssuto os:seo. Difatti nella spondilite di K timm~>l si ha una. ma)!'g-iore n•golarità dei corpi VN'tt!brali, In<'nt.re ehe ndla tubt>rc·olusi la. rarl'fazione è molto più manifesta.. Q.nando la deformazione da ost(·itC:' SJ1t><'ifi1·a è progredita, mai vienP- a mam·are l'add ensamento <-ireostantl' dovuto alla granulomatosi parost.ale cd alla nccrosi <'Onsecutiva. Mai la tnhereolosi vertcbrale decorre sc>nza rip(\rcussioni 1)ii1 o meno accentuate su11P eon(lizioni genera,Ji del pa:dente (febbrt>, rlima.gra.mento. anPmia.• inappet~>nzn. t'CC. ), mt>ntrc il morbo di Kiimmel si svolge semr.a. alcun ris<•nt.iment.o d<>llo stato generale. Nel morbo di Pott si ha, inoltre una deformazione verteùrale molto pii1 spiccata ed infìn<~ ra.sct·sso ossiflu<>nte earatteristico . Anche dalla terapia, si può ricavarE> un altro hnon criterio di diagnosi differenziale fra queste due forme. Infatt.i se m•lla spondilite di Kiimmel appena si scopre la cifosi iniziale, met.tiarno al paziente un corsetto gessato, possiamo in alcuni mesi o in un anno al massimo ottenere la, gua.rigione, mentre lasciando il paziente a sè, sC>nza cura, la cifosi si aggrava, complicandosi con una seconda,ria deforma.zione seoliotica. noncbè con fatti irritativi spinali da lesa funzione midollare. Per ottenere la gua.rigione in vece nella tubercolosi vert-ebrale occorre un t('mpo maggiore. Nella spondilitc post-tifica v'è l'usura della sostanza ossea del corpo vcrtebralc, c.ome pure del disco, che alle volte può totalmente scomparire con la fusione dei corpi vertebrali vicini. Infine iJ procl"sso ripa.ratore a\"viene con l'ossificazione legamentosa che si present.a come una serie di strisce opache, più o meno grosse, che, a guisa di travate, pass~no direttamente ùa un corpo all'altro, senza subìre interruzioni o deviazioni nel punto rl 'incrocio ~on la zona di fusione dei due corpi. Rara inoltre è la presenza d i osteC?fiti che spessissimo si riscontrano nel Kiimmel. Nei tumori della colonna vertebrale si notano in genere grossolane zone di distruzione, alcune volte miste ad irregolari processi di riparazione
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CON'l'R!DUTO ALLA CONOSCENZA ECC.
"o di o;; sifirazionr . PNù i ca.nr ri primi ti vi sono molt.o rari, quasi aero pre ai tratta di metastatii che vPngono in essa osserva.te pe1· cui le vertebre colpite assumono il C<~rattt>r i:tico as petto tarlato. N d la sifilide si ha abit.na.lme.nte prima una distruzione ossea provocata. dalla gomma e poi una prolifHruzione molto inten!'lfll di te;;suto osseo neoformato: prevalt> quindi la iperostosi, CIJn parzia.Li ebumeizzazioni da addensameu t o. È da trascurarsi la 8pOYHlilosi deforma.nte, la s pondilartrite anchilopoictica (Frat>nkel), mentre bisogna differl'nzia.re la nostra forma da lla cifosi eredo-trauma,tica con la. quale può es:-;ere confusa essendo stata, da a lcuni autori, irlentitica.ta con le fratture lati':J.ti della colonna vertebrale. La cifosi ererlo-traumatica, cosi denominata da Marie ed Astio, colpisce individui con tendenza eredit,aria ~1.lla cifosi; e la deformazione inoltre, quantunque sia consecutiva ad un traumatisrno con un lungo periodo intervallare tra lesione violenta e comparsa della gibbosità, è molto [>iù pronunziata che nel Ki.immel. Molte altre affez ioni potrebbero, ad un esame superficia le, essere confu se eon il morbo di Ki.irnmel; ma. avendo però le loro ben definite caratteristiclle, è meglio per brevità. non farne cenno. CAST CLINfO!:
l ) N. A.: d 'ignoti, contadino, di anni 65, nat.o a Venezia e residente ad Albuzzano (Prov. ùi Pavia) , ammogliato con donna san a, ha tre figli viventi ed in ottime condizioni di salute. Non ha avuto, a suo dire, malatt ie degne di nota ad eccezione dei comuni esi:i>ntemi de.ll'infanzia. Secondo quanto afferma, è stato sempre bene fino al 7 febbraio 1930, epoca in cui eadde da un albero, dall 'alwzza di circa 3 metri. riportando una contusione alla regione lomb()-sacrale. Fu ricoverato all'Ospedale S. Matteo di P avia ed ivi trattenuto in cura per 12 giorni e dimesso guarito. Ritornato a<l Albuzzano dopo qualche giorno, in seguito ad uno sforzo, pare abbassandosi pPr prendere un oggètto del peso- di kg. 5 o 6, fu assalito da dolori violenti alla regione lombare. P erdurando i suddetti dolori, che non cedettero a.i soliti rimerli, il curante inviò il paziente all'Istituto di R adiologia per un esame della colonna vertebrale che mise in evidenza quanto· segue: Proiezione antero-posteriore: fatti di rarefazione dei corpi vertebrali e tendenza di esili alhntrite deformante per la presenza di piccoli becchi osaei ai bor1li de.i corpi vertehrali. Di particolare, per quel (;he riguarda la terza. lombare, notevole abba-ssamento del corpo che si presPnta rarefatto ed irrt~g-o lare nel suo contorno, speci~> a destra. Aumento d'a mpiezza, sopra e sotto:;tante degli spazi intervertebra.li (v. rad. l ). Proiezioni:' latero-httt•rale: Schiacchunento e deformazione a cuneo, con base dorsale, df.'l rorpo ddla terza lombare che ha un limitr.e concavo, al disopra del quale si osser v<~.no zone di addensamento interessanti in parte il corpo ed in parte il m eni.~co (v. rad. 2) . Dopo 17 mei'ii dal primo esame il pa.ziente è stato sottoposto di nuovo a visita radiolog-ica dalla quale s 'è rilevato un imponente aument.o dei fatti artritici. e così pure della deformazione della. terza vertebra lombare, nonchè della ra.refazione di tutto il segmento vertebra.Ie lombare. Le condizioni
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generali del paziente sono però discrete. Nulla all'esame df'll 'appa.rato respiratorio e circolatorio, ad ec<~ezione del secondo tono aortico al q nanto rinforzato. L 'esame della colonna vertebrale fa notare lieve deviazione a
sinistra della sezione dorso-lombare. Dolore vivo alla prt"ssione dell'apofisi spinosa della terza vertebra lombare ed ostacolati e dolorosi i movimenti di flessione, di estensione e lateralità. del t.ronco. NeRsun fatto a carico degli arti inferiori: tono, trofismo e movimenti normali, riBessi rotulei alquanto esagerati. Sensibilità. normale. 2) P. P.: contadino, di anni 58. nato a Castelnuovo Scrivia (Alessandria). Nulla d 'importante nell 'anamnesi ereditaria. Da quella personale si rileva che aofferse di poliartrit,e reumatica ali 'età di 17 anni ehe poi recidivò a 39. 1117 marzo 1927, mentre sistemava. il pergolato del cort.ile della sua casa, c:vlde da 1ma S('ala dall 'altezza di 3 metri, col dorso su di nn cancello di legno. Ebbe dei fatti di commozione viscerale, sputo sanguigno e ferita lacero-contusa alla scapola sinistra. Fu curato in famiglia per circa nn mese, e poi riprese le sue abituali occupazioni, qua.ntnnque avvertisse sempre una dolenzia alla regione lombare. Non fece a ciò caso, ma persistendo tale disturbo, dopo 5 m(~Si, sj recò dal medico e questi gli riscontrò una deviazione della colonna vert.ebr a.Je e lo curò con i soliti rivulsivi. Stette bene per altri 8 mesi, ma poi in seguito ad uno sforzo, fu colpito da dolore intenso alla regione lombare che s'irradiava anche agli arti inferiori e che gli rendeva, qualche volta, impossibile la deambulazione. Per ta.l motivo fu avviato all 'Istituto di R.adìologia :per un esame della colonna vertebrale. Proiezione ante.ro-posteriore: Spiccano nel t.ratto dorso-lomhare fatti di a,rtrit.e, specialmente a carico della dorlicN;im a dorsale e prima lombare, nonchè lieve grado di deca.Jcifica.zione in dette vertebre. L 'artrite viene messa in evidenza da b(>..cchi ossei ehe si riuniscono a ponte fra l'una V('rtt"bra e l'altra. Scarsa visibiutà degli spa.zi intervertebrali per inclina.zione dei corpi. La dodicesima dorsale si presenta alquanto acltknsat.a in a.lto e rarefat.ta in bru;so ed a sinist.ra, irregolare e leggermente smussata, verso destra (v. rad. 3) . Proiezione Ja.tero-laterale: risalta subito l'aspett.o triangolare della. dodicesima dorsale con apice Vflnt.rale smnsso ed allungato, portante a.ncora a<lerente, in tutta la sna altezza. la sezione del contorno cbe, evidentemente, per la sua maggiore compattezza ba dimostrato una maggiore resistenza della parte mediana del corpo (v. ra.d. -1 ). '
3) B. G..; di anni M, nato a Va.rzi (Pavia), cont.a.dino. ~ ulla d'unportante da segnalare nell'anamnesi. Il13 agosto Hl30 ca<l~va rla un fienile a lto circa~ m~tri e non sa dire in quale posizione giun~e al suolo; le per· sone che lo soccorsero asseriscono che vi giunse col dorMO. Rimessosi dallo choc si accorse di trovarsi a letto nella. sua casa.. Il medito che per primo ebbe a visitarlo dichiarò t.rattarsi della frattura di d11e costole. P erò, dopo la caduta, il paziente incominciò ad avvert.ire una dolenzia a.l dorso che, in principio intensa, andò poi attenuandosi tanto da poteTgli consentire di riprendere, dopo un mese, quasi regolarmente, il suo consueto la..;ooro. Nel dicembre dello stesso ~n no potò la. ri comp~~r11a, B<"Dza. can$e apprezzabili, d ei dolori alla colonna vertebrale che s'irradiavano a fascia alla parte bassa del tora.ce. Recatosi dal mNlico, questi osservò una Ueve cifosi don;ale della
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colonna.. Persistendo i dolori eò PSSE'ndoRi accentuata la deformazione vertebrale, nel rrmrzo dell931 fu dal medico curante inviato al nost ro Istituto di Radiologia. E. O. : I ndividuo di regolarE' costituzione, discretamente nutrito e sanguificato con organi interni sani. L 'esame particolareggiato della colorma vertebrale fece rilevare alla Sl•zione dorsale nna spiccata difosi; il tratto daUa settima cervicale alle prime lombari è disposto come un segmento di sfera, con convessità dorsale, senza prominenze di singole vertebre. Il rlolore vit!ne localizzato a carico della decima dorsale. Si pratica l 'esame· radiografieo della colonna nelle due classiche incidenze. Proiezione antero-posteriore: il t ratto lo rnbo-do rsah~ è di aspetto alterato anche in questo caso per fat t i artrit id, quantunque di t>ntità non molto accentuata. Si nota il corpo della decima dorsale ~tlquanto abbassatocollirnitesuperior e un po' irregolare (v. r ad . 5). Proif~zione latero-laterale: Si convalida l'abbassamento th·llo stesso corpo tale da dargli un aspetto cuneiforme con apice tronco ventralt•; si tratta si un abbassament<l lieve misurando in altezza ant.eriormente la tn f'tà della parte dorsale. Va rilevato che ventralm('nte il corpo dimostra parecchie zone di addensamento e di ra refazione e la faccia- superiore si pn•$f"nta legg•mnente ondulata ed irregolare (v. rad. 6). 4 ) P. P.: co ntaèlino, di an ni -1 5 . di Dorno (P avia) . Negativa l'anamnesi ereditaria.. Da qUt'lla pe rso nal~ si ril<>va che 1:~ anni fa, da milit.are, ebbe un ca.lcio da un <:avallo alla r<>gione lombare. Un anno dopo. ritornat.o in famiglia. cadde cill> un nJbt•ro battendo il dorso e nel marzo 1'9~9 cadde da un fienile . Tut te le lesioni riportate furvno di lieve ent ità tanto da pote r sempre , dopo pochi g iorni, riprendere il consuet.o lavoro. Dopo l' ultima contusione riportat.a non è st~l>to però più bene essenno sempre tormentato da una dolenzia alla regione lombn.re che non gli permetteva di curvarsi in avant.i. E. 0 .: inni viduo d i n·gola.re costituzione. discretamente nut rito c sanguificato . Nulla au·esame nell·appa.rato circolatorio e respiratorio; addome ben trattabile con organi in sede. L 'esame della colonna vertebra.te nulla fa rilevare, se si eccet.t.ua un dolore che si risveglia alla palpazione delle lÙt,ime vertebre dorsà.li. PoRsilJili i movimenti di lateralità della colonna; quelli d i fll:sl:lione riE'scono doloro:li. N u!La all'esn.mo degli art i sia superiori c.hè inferiori. L ·in chtgine r::td i oll)gic~a. fa rilevn.ro quanto segue: Proiezione antero-posteriore: fatti di a.rt.rite deformante della colonna: a.bbas8amento morlico del corpo della prima lombare erl accentuato a carico di quello della undiccsima dor8ale. Si nota pure lieve grado di rarefazione in detti corpi vertebra.ii (v. rad. 7). Proiezione latero-la.terale: Ben evidenti le irregolarità dei margini dei corpii vert.ebrali e becchi ossei ai loro bordi. Abba,<>samento ventra.le dei corpi della undiccsima dorsale e della prima lombare che pNò non presentano, nel loro complesso, modificazioni struttw-ali da differenziarle notevolmente dalle alt re (v. ra.d. 8}.
Gli ammalati surriferiti 8ono passa.ti sott.o la nostra osservazione radiologica senza però aver potuto ad essi prat icare t utti gli esami di laboratorio che sarebbero stati tanto u ecesiiari, p ercbè dovevano, per loro ragioni spe-
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ciali, essere messi in libertà nella stessa giornata: ma sono stati visitati con molto scrupolo dal lato clinico in modo da poter escludere in essi altre affezioni. DEDuzroNr. - Dalle conclusioni <lei vari autori sopra menzionati, e di altri dei qua.li, per brevità, non abbiamo fatto cenno e sulla scorta delle nostre osservazioni, noi saremmo propensi a ritenere che il morbo di Klimmel abbia sempre per substrato o una frattura, vuoi ùen manifesta, vuoi non riconoscibile nel ra<liogramma, per cui di lieve entità e, secondo alcuni autori, microscopica, o contusioni multiple, ripetute, anche minime, attinenti, direi quasi, allo speciale lavoro eli alcune categorie, quali conta.dini, sterratori, conduttori di trattori, di autocarri, ecc., che possono apportare quelle piccole alterazioni nella struttura dell"osso che poi degenerano. Noi inclineremmo perciò a snpporre che !"alterazione dell"osso si sviluppi lentamente, e di solito, anche lungo tempo dopo il primo trauma che, apportanòo uno squilibrio nella nutrizione sia del disco che del tessuto spugnoso della vertebra, tarata anche per altre cause a noi sconosciute e non sempre ben precisabili (quali fatti artritici, senilità, disturbi endocrini, ecc. ), conduce a quella degenerazione che si riscontra nel morbo di Ki.immel. Non è da parlare perciò di osteite, mancando tutta la sintomatologia clinica e, qualche volta, radiologica di tale condizione morbosa. Prima abbiamo la riduzione in a ltezza, il collabimento della vertebra eppoi la cosid etta degenerazione ostetica; infatti, quando la pressione, anzichè nel s€'nso della lunghezza, viene esercitata sull"osso in senso perpeodieolare all 'asse, si osserva, un rapido riassorbimento di sostanza ossea e ciò anche per lievi pressioni, inquantochè è anche ben stabilito che'' il tessuto osseo <:oro presso in una superficie non cartilaginea, è <li estrema !abilità " (Lericbe, Policard). Lo stesso Schmorl ritiene che anche il trauma da solo non possa provocare la rottura delle lamine limitanti i piani vertebrali, senza il concorso di altri fattori coacliuvanti che !liminuisca.no la resistenza delle lamine stesse, quali sarebbero l'osteoporosi e lo sviluppo deficiente delle cartilagini di accrescimento dei corpi vertebrali. l casi riferiti hanno tutti, nessuno escluso, come etiologia, il trauma, che non è stato nemmeno lieve, ma non talmente grave da produrre una frattura vertebrale. I fatt i gravi sono insorti dopo vario tempo, e solamente nel primo caso dopo quindici ~iorni. In tutti, a nostro parere, ha contribuito notevolmente, olt re il fattore traltmatico anche quello artritico, nonchè l'età. Il paziente· del primo caso è stato rivisitato dopo diciotto mesi ed i fatti dimostrati prima radiologicamente, si sono in seguito molto accentuati. Nel complesso lo stato generale di questo infortunato era discreto e la ritardata guarigione deve essere dipesa dalla mancanza di cure, non essendogli stato applicato nemmeno un corsetto contentivo. Degli altri due casi, presentanti quasi l'identica sintomatologia del primo, e che, per ragioni non dipendenti dalla nostra volontà, non è stato possibile osservare nuovamente, non possiamo dare ulteriori delucidazioni. L 'ultimo caso, non identificabile come morbo di Kiimmel, è stato riportato più che altro per dimostrare come anche traumi a distanza di tempo ripetentesi, possano produrre un certo collabiroento delle vertebre e
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CONTRIB UTO
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lieve ost<'oporo!';i. È il tmnma. difatti, SE'Condo il Leriche, che logora l'articolazione per un mc•ccanismo di ordine -ç-asrolare che produce la rarefazione e il riassorbimento del tNssuto spugnoso: d<•llo stesso parere è pure il Putti, il quale, dopo aver n!'gato il morbo di Kiirnm(·l, nella relazione fatta al Congresso del 1930 di medicina legale, dice che esso non è altro che un caso particolare delle modificazioni sempre uguali prodotte nel tessuto osseo da. un t.raumatismo. Da parte nostra ritl'niamo che il morbo ili Kiimmel possa preferibilmente insediarsi sopra soggetti nei qna.li in conseguenza di traumi pregressi si sia secondariamt•ntc istituita un'artrite deformante clelia colonna. Da.! punto di vista medjco-lega.Ie il morbo di Kiimmel ha dato adito a parecchie disenssioru; e da molti tuttora si domanda se la malattia sia indennizzabile o meno. Quando esiste il nesso causa.Ie fra trauma ed affezione dobbiamo di necessità ammettere la dipendenza da causa dj servizio ed indennizzare sia l'operaio che il militare. A'anti di chiudere ci pare doveroso S<'gnalare la notevole importanza ,assunta dal metodo radiologico nello studio delle affezioru della colonna vert.('brale ed in isperie del morbo eU Kiimmel, il quale per la verit.à, non ili ra.{}o rappresenta quasi una sorpresa dell 'indagine R<intgen in soggetti eolpiti da. traumi il più spesso ignorati. È pPrtanto da :LUgnra.rsi che l'infortunistica civile e militare abbia a fare un ancor più largo uso dell'attualt", dj ta.J<> potente metodo d 'invest.igazione. A U'ì'ORU.SSU~TO. L ' Autore, d opo aver tratt~tto succintamente d elle varie teorie che cercano di spiegare la. patogen esi d el m orbo di Kiimmel, n e illus tra alcuni ca.si d educendo ch e olt.re ~ti fattore traum~ttico alt.re cause possono d ete rminare l'al w rnzione d ella vert.ebra in tale en t ità m orbosa, quali tendenza dell'artritismo, seni lità, ecc . Si augura p e rtanto ch e venga f~ttto un uso ancor più la rgo d ell'indagine radiologica n elle l esioni d ella colonna vertebra\!' sia n ell' infoT·tunistica civile che milito.re.
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9.
CON'fRlBUTO ALL A CONOSCENZA ECC.
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Policlinico. Ca~a. Edit rico Luigi P ozzi .
RIVISTA
SINTETICA
IL METABOLISMO DELLA COLESTERINA ESUA IMPORTANZA BIOLOGICA Dott. Giovanni Pecorella, capit-ano medico
Lo studio do~ ! ricambio do•llc lipine , così fe rvido o rigop:Uoso in qu<'st ' ultimo trcntl' rlnio, ci ha. ttp[N rta.to 1ma v ast.a m•'!.'>::w di lavori s pt•rime nt.ali sull'azionE' biologica e terapt'utic~~ d Pi fosftni<li. de i C<:' rr>b ro;;idi. d ei sulfatidi e d e lle sterine; di quPstt> ultime !<[Wt'ia.lm ente si è avuHl. o si htl. tu ttora una più ricca letterat·ura. sia. p t•r l'importanti,;simo ruo h) gioctlto d a I.Jli<'Ste lipino n<>l ricambio d egli acidi grassi e s ia p••r la loro g rand~> diliu,;irJ!W n<'l regno 1~nimale e vege~,l.lr;> . La divisione d o'!h• St <'rine in zoosterina. prP>~Pntn nPi t-<.•ssuti d ei vertcbrati (spe cie la colt>st erint\ ). ed in fitoswrint'l.. prt~st'nte ne i tr:~uti vr:getali. è di poca o nessuna. importanza e . com e Ofl:'<t>r\'a Tllnnhilu!«•t·. si limit.n. ad una s<'mpl ice isomeria. L a colestprim\, la sH•riml pi(t importan t P d ··l I'P)?:no animn lo~, fu scoperta n e l 1775 rh\ Ct •nr<-~rli m•i calcoli hilinri e po:;cia più pr•lfondanw nte studiata da Che vn' ul che la ritrO\'Ò nt> lla biiC' c h~ 1\.."'::;('J!;nò il nom<>, c he tuttom conserva. in biologia. E ;;.-;o sia allo stat o liht·ro . che allo stt~to ùì <>tt>re in combinazione con gU acidi g r·a>:sì ( oiPico o p>llmit ÌC'o ). è ><t:lta t-ro vata in pi ù o m p no ricchi• proporzioni n(.> gli eri trociti, JWi le ut::ocit i ( H op pe·::5t•y1Pr ). nel si•' ru d i !'<ttnguP ( Dt·nis. Boudt>t e Lccanu ), m•ll•l sostanza n t>rvosa ((:w~rbt· ,_, ù nw lin). n el fegato cui è at.tribuita una importante funzio n<' lipofi><StH ricP (Dro:<doffl. n •-•l la bilt> (C hC'v rpttl\. n <'lln m ilza (Kusonoki), n ni surre ni ( \Vaclwr e Hu.·ek, ('lmuffard. Guy-Lt~rodtt>, Cri~autl, nl':'i re ni (Kle.mpe rer e Muller. \ '\'indhntts, H <>iuPnlwin ). nè l suù on•. ne llo ;;pt•rma. nelle ff'ci, n el tuorlo d'uO\'O (Gobl<'y P. Lecanu ), tw l latte. n PI!a. sost,a nza se bll.CL'O.. nella patina caseosa d e l fl'to e in \'Mi proù o>t t i pato logici (Lass;\i!lne . H enry -Cav0ntu e Lehmann); n el campo vPg<"tR it:> è stata. rit-rovata rw l g r;tno, n <'l p:r>lnturco, u C'i pise lli. ne ll'olio di olivo. e sp<'cinlmente nf'i semi. n l:'lle g•:mme, gt·rrnogli , ecc. accompagnata. costantemen te d a lla lecitina. Questa gn1nd<' diffusione e la s ua presenza costante in tutti F:li elem enti in ,-ia di fo rmazione e di sviluppo h a nno orie n tato Il:' ri~-··rc he dc i biologi a fine di chiarirE> e s tnb.i lire la funzio ne e l'importanza ùi qu<-':;ta lipiua do.l punto di visto. fisiologico cd is t.og<>nt>t ico. Come tutti i lipoidi. lo. colesterina è un importante costitucnt.e d ella m embrana d'in,;luppo d PIIP Ci>llul<' e d r>n'~i alla s ua c;~pt.c i t,o\ di dissolvMe alctme sostanze iJ pote r!>. di pernwa hilizzazion o do~ ll e m<'mbmn" cdlulllri. Dal punto di vist11. chimico. la colt"st<'rinn è un l).lcool monovalen te idroaromatico n on saturo; pPrò la s ua costituzion<' m o l<'colare, malgrado le rice rche di Abderha ldon e di \ Vindhnu;;. n on è p erfPttarn cnte n ota. In sostanza pura è bit~nco madre p>'rh~cPa a forma di foglio linP birifrnnp:Pnti. in>'olubile n elle soluzioni alcaline e n egli acidi dilui t i. con t\.Cqua formt\ una soluzione colloidale; è solubile in C'tere, in cloroformio, in benzo lo ed in a lcool bollent.e.
L.o\ COLESTERlNOCENE I:H. La co lesterin •)gene~i è una re:r.nta quacstio, gin.cchè due dottrinC' si disputano i l t e rreno: la e,;o~tlnll., per cui lfl colest e rina trarr<:' bbe origine soltanto dall'alimentazioni:', e la endoQ:t"na, pPr cui questo. sostanza uovrc bbe e;;sere considerata co~ prodotto di s int o~si d e ll'orp:ani'\Jno. Il Serono, chll è stato tra i primi e più a.pp11s•ionati studiosi de.i lipoidi, in vari lavori spe!'Ìmontali e comunicazioni ne h a sempre >oo;,tenuto l'origine esogena e, p <'r questo A. sono d a. escluùersi sill. l'ipotesi che d e rivi da una ossida.zione incompiPta. d elle sostt>nzt> gra.~s11, a. causa d el minimo tenore in OS.''ligeno di questo corpo, sia l' ipotesi (Fii n t) che d erivi dalle leciti ne o, come vorrebbe Mialhe, da una ossidazione incompleta. Ùt;:g li albuminoidi.
IL Mll:1' AS.OLtS:0.10 DELLA COLF.STERINA ECC.
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Pel Serono unica origine, sorgen te esclusiva è l 'alimentazione, tanto più che l 'organismo fa un grande risparmio di colesterina, ed anche in un recPntissimo lavoro si esprime: Per qucmto riguarda la colesterina, io sono sempre dell'opinione che usa negli organ·~mi ani mali prove1tga dall'alimentazione, la qua/.e ne contiene in quantità superiore al biSO!JI~o: l'organismo an·im(lle ctvrebbe solo[(~ fu nziorte di regolante l'assimi lazione e d i eterificarla, tras/onna11dola Ùl modo adulto alla funzione che deve compiere. L 'affermazione dell'origine e:>ogf'na d ella coleste rina viene sostenuta sia per l'aumento o la diminuzione costante di tale sostanza, a seconda della dieta. più o meno ricca o addi.rittllra priYa di essa. cui furon o sottoposti gli animali i:n esperimento (Bacmeister e H enes, Morgcnro th e R C'ig he r. Grigaut e Huillier. ecc.). sia p er l'atlmento d el tasso colesterinico a st•guito di te rapin. per iniezione o per os della !!Ostanza, s ia ancora pel fatto che introducendo nell'orga nismo fort.i quantità di colesterina con gli alimenti si otti~nc una iperco l ~st crinemia. duro.tura (Hal(e•·) con aumento in toto d e lla frazione lipoidea (Wacho::r e Huech ). Contro tale origino esogena esclusi,·amente aliment.are vi sono però o rma.i \'alide e nume ros(' argom entazioni scaturitt1 da indag ini biologiche, per cui oggiùì il concetto d e lln colesterinogenesi vn orientandosti ne l senso di coarmonizzare nel loro giust.o valor(l le varie sorgenti sia esogene che e ndogeni' d Plla sostanza. Si è potuto infatti rilf>vare sperimenta lmente che Ct\\'ie ed altri animali. tenuti pe1· lungo tempo a ùiet!~ acolest erinica, hanno presentato un tasso colt•sterinico eguale a q uf> llo d ~:~gli altri an imali di controllo mantenuti a dil'ta normah- (Gross. Thnnnh ii.user, B t>urncr. Chauf. fard, Borgatti, Dt' zani e Cattort'tti) e che gallinE> a limentatE' pPr un rn('Se con diN-a priva di grassi e di lecitina [('cero uoYa nf!na lmPntP cont t>rwnti lecitina. g ra;.s i "colesterina. come lfl altr~ tenute ad aliml·nta zio ne no rmnle (Collum. H a lpin, Dr<·sd w r). Huertle osser\·ò il taa:>o col(':::;terinico norma le anche in pPri oclo di digiuno l'd anzi Gardner e Lauder, anche n <.' l digiuno. •·iscontrarono n ei gatti aumento d~> l tasso d e lla colesterin~:t d el sangue. d e l fegato. dt•i muscoli. tasso no rmale ne l CPrve llo, ne l r e ne e m)i polmoni e in,·ece diminuito nel!<> sm·r('nali. Gli importanti rilie,·i fat.ti dai ricercatori rlell'unt~ e d ell 'altra corrPntt' ci !a.sciano molto perplessi in questa difficile quC'~t ione. eppe rò è ormai opinio nE> prevale nte che le due d ottrine s i integrino e s i complt> tinu. L'origine endO$!o.>n n d e lla colesterina è rapprt•sPntata d a ,·arit' sorgen ti, d a. que lla e patica a qud la ··ndocrina e n on ma nC'ano ric<'rc he, che. se pur non rappr!'s E>ntano una ve rità scienti fìcam~>nte irrt>futfl,bile, sono pur tuttavia ùe llc• a!';Sr~i \ 'fl · rosimili ipotesi. D ezani e Cattoretti, a c onclusione d i'Ile loro espC'ri cmze. affN·m,\nO la capacit à d E?It'organismo di forma re p E"r s intE-si la colf.'sterina e l~inoissi l'r c n•dc che (!Uesta sòstanza, olt re che venire dai cibi, sia un prodotto òel metabolis mo di tut.t.t' Le s ingole ce llule d e ll'organismo. nè esclude eh:- q ualc he organo s ia particolarmC'nte d e putato alla cole;;terinogenesi e questa., chE' coarrnonizza in certo modo le opinioni d e i vari cercatori, è una dottrina da m olti ncct•ttata. Un importante c rogiolo di formazione. secondo La ndau. AbE'lous, C'ha ufftl rd (' li\ s ua scuola, è r npprPsentato dalla coli.eccia d elle surrenalli, dal corpo luteo e dalla milza. men t re R e iclwr attribuisce la ma.ssima importanza ne lla colesterinogem•si al fegato, oltre che cons iderarlo come s tazioni' di passagg io, principalme nte pe rc ht> il fc!!ato ha più colesterina in confronto d e l sangue c' poi per l'aumf'nto di questa sostanza n~:>ll 'autolisi e patica., per l'aumento d e lla colesterina d e l f<.'gato nella. gradùa.nza. con ipercole sterinemia., e pe>l nOt·e \·ole aumento d e lla colesterina biliare in seguito a somministrazione di feg>~to. In questo organo, anche secondo le ricerche di Pianese, il s is t,ema reticolo endot t>liale sarebbe la sede (•lettiva d el ricambio d ei grassi e d e i Jipoidi. Secondo Grigaut la colesterina può ne ll'organis mo umano formarsi p()r sintesi in una buona parte dei tessuti; il Flint ne trova l'origine nei grassi e ne lle lecitine; Achoff. Hueck e Jaffè la considerano come prodotto tli accumulo e Klernp erer, con molti altri, opina che la maggior sorgente de lla col~>sterina sia data dai prodotti di disintegrazione d e lle cellule. pel fatto che, ogni qualvolta avviene una dist ruzione cellulare. ne consogue un ragguardevole aumento d el ta..;;so colesterineroico. Seguendo tale asse ne lle ricerche, Labbé ritiene che la colesterina si origin~ dalla distruzione d ei leucociti, Carpentier dalla disintf>grazione d e l si;.tema n e rvoso. Lipsch;jz dalla ossidazione d ei grassi; Abelous e Soulo. invece sono sostonitori d ella sintesi intrasplenica p er l'aumento della colesterina nell'autolisi asettica della milza. e !\larino ed Artom hanno dimostrato ciò anche pel cerve llo e pe r
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DEL L A C OL ~:i';T EHl!'JA E CC .
il fe~ato, pe rve-nendo quindi a lla conc lusione che la. colest.erinogenesi è maggiore ne ll'a utolisi e pa tica e ne rvosa. ::'\t-li' organismo umano tro vas i sotto forma. di colesterina. libera (30 %l e di et~ri di colesterina (70 °()) e la impo rta nte funzione d ella. eterificazione è d evoluta. print·ipa lmPn te agli elt>men t i d el reticolo endotelio, come è stato ampiamente diml•~<trato da Ascbo ff e da Kawamura e loro scuo la, m entre altri AA. opinano che gli f>t-t'ri col<•sterinic i s i fo nnino ogni qual volta intervengano fatti di disint.egrazione dq,di e le ment.i cellulari, per c ui. secondo tali ipotesi, il loro aumento in condizioni patologiche d ovrebbe riportars i alla aumentata distruzione cellulare. .!\1 ETODI DI DOSA GG IO.
Le rea.zioni per la d eterminazione sia qun-ntitativa che qualitativa d ella colest.t>rina sono numerose ed hanno rappresentato per lungo tempo un difficile problt'ma di tecnica biochimica e t utte ha nno il loro lato debole, che le re nde oggetto di ùi:;cus.;.ioni c ritiche. Cite rò. a puro titolo di cronistoria, le reazioni di K umagawa.Sut.o. di Shimidzu, di Liebermann. d i Griga.ut, di Autenrieth e Funk, di Bloor, di Le iboff. di Bloor-Sachett, di Bloor-Thaysen. di Grimbe rt W eill e Laudat, di Bang, di Bang-Condore lli, di Ne uberg Rauc hewerger, di Salkowski. di Leibermann-Buchard, di Kahlenberg, di Lifsc hutz, dj Denigés, di Dorée-Gardner, di Golodetz, di Hager, di Hirschs.>hn, di Tschugaj~ff. di Kreis. di Mayer. di M.oleschott, di Schiff, di Obe rrn'illE>r. di Tanret, di Udrans zky, di W e ltmann, di Windaus, di Grigaut e Sf'rono, di "Vetson, ecc. I m etodi oggidì più in uso sono i colorime trici, che, se non sono proprio i più ~>satt.i pel coefficiente subiettivo d ell'osservatore, banno tuttavia il pregio della. grane! <' semplicità di tecnica e di tempo. Pe l do;;aggio de lla colE.>ste rina libera e d egli eteri colesterinici io ho sempre ad operato il metodo di Bloor modificato da Hahn e Wolff (Z. f. Kl. M. Bd. 92-393192 l ), secondo cui i valori medi d e ll 'uomo adulto nonnale sono: colesterina. totale mf!r. 170-250 %. d i cui mgr. 50-80 % sono rappresentati dagli eteri della coleste rina. Ho adope rato perciò la tecnica seguente: l 0 In un pallo n e t a rato a cc. 50 ~i m e tto no con una pipe tta esattame n te cc. 1, 5
di s iero di sangue e poscia si aggiungono lentamen te alcool ed e tere (non viceversa) nc>lla proporzione di tre parti di alcool ed una di etere, fino a riempire pe r 2/3 il pn.llonf' : si riscalda prudentemen te a bagno-maria, agitando continuament.e, fino ad e bollizione, p oi si mffrerlùa. e completa con alcool ed e tere fino al segno, agitando semprP, dopo di ch e s i filtra. zo a.) Cole8terina tota le . Si fanno e \·aporare fino a secchezza. cc. IO d el filtrato in caps ula di porcellana, in bagno-maria; s i sottopone ad ebollizione il residuo con picco l€' qua n tità di cloroformio per tre vo lte ed O{!Ui volta si porta il volume del liquiclo in c:vnporo,zione fin o a cc. 1-1 ~ - Gli estratti clo roformici vengono raccolti, previo filtro, at.t rave rso un batuffolino di cotone , in un cilindro graduato a cc. IO 1t tappo smeri!!liato, per modo da ottenere dopo il raffreddamento che il filtrato rRgg iunlltt nel cilindro il volume di cc. 5. Si aggiungono poi cc. 2 di a.nidride aeet ica e cc. O, l di ncido solfori co purissimo concentrato. Il miscuglio è agitato e tenn to p Pr 15' n.l buio. b) Eteri cole.steri nici. In una piccola capsula di porcellana si mettono cc. 20 de l filtra.to o tt.enuto in 1°), con a ggiunta. di cc. l di soluzione alcoolica di digit.onina a ll' l %- facendo evapora re a bagno-moria fino a secchcz~a. Indi si sottopone per tre vo lte ad ebollizione il residuo. a ggi unge ndo cc. 6 di tetra.cloruro di carbomo puro ogni vo lta, ed ogni volta s i por ta il volume d e l liquido in evaporazione~ cirr.n cc. l %. in modo che. prPvio filt.ro c on un piccolo imbuto con cotone, tutto 1l lif'Juido raccolto in un cilindro graduato a cc. IO con tappo smerigliato. allo. fine com: porti cc. 4. Questo s i por ta q n indi a cc. 5 con a.ggiunta di cc. l di clorofonnio e p01 con l ' a~giunta di cc. 2 di anidride acetica e cc. O, l di acido solforico puro concentmto, il miscuglio è agitnto e t.t>nuto per 15' al buio. c) In un cilindro a t11,ppo smPri~li a t o !O'aduato a cc. 10, si versano cc. ~ di una solu1-ione di colf'!<t.erina (soluzione così fatta che in cc. 5 di clorofol'TD.IO V l sifl.no contenuti mg. 0,5 di colf'!=<terina. soluzione standa.r d ), cc. 2 di anidride acetica e cc. fl.l di atido solforico puro concentrato; s i agit.a il miscuglio e si tiene al buio pe r 15'.
IL M ETADOL 1 8~!0 DF.LLA C0T. F.1'TERINA I': (;C .
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. Dor:n i 15' di l?~" rma.nenza al. b.u?io. d f' i cilindri dPIIa soluzione tipo. riella colt~ sk•t·malibcra e d f'gh t~ten colt•st<>rmtct. :>t p r-oct>do tllla lt>ttu1·a a.l colorimetro d e l Dubosoeq. coi noti calcoli di d eterminazio ne dd ml:'todo colorimetrico.
Il SE'rono scrive: Se noi esaminiamo nel '!Jivente quali sono le sostanze capac-i di captare l'energia d-el mondo estemo, noi t·erliamo che esse non possono essere le 1>roteine, la cui et·olu-zion-e è nettamente tracciata dagli scambi n-utritizi non reversibili: non sono gl'i ùi-rati di carbonio, prodott i che danno con {,a loro conùmstione mediante l'(>s-s-i.geno delL'aria l'energia specialmente di moto nei vi1;etlti animali (la pianta i mmobile accumula e q-uasi r~or~ consum(~ gli idrati di C<~rbOtlio ); non sono i grassi che hanno all'incirca l'i dentica ju11zione, 11w sono i lipidi. Sono qu-este sostanze che servono di ponte di passaggio per il metaboLismo delle prot eine dei grassi e degli idrati di carbonio. Sono dei veri catalizzatori che p·resiedono, nelle piante e negl·i animali, a tu tte Le rea: ioni ùttraorganiche, accumulatori e distribul<>ri di energie~, 8ia essa provenga dall'esterno sia dall'intrmo del vivente. Quest-a chiara, completa e smagliant-E' d e finizione d e l Serono potrebbe !len'.G'altro fare testo e dispensarci di parlare vieppiù d ella funzione biologica d ello. coleato rina e d egli eteri coleste.rinici nell'organismo umano. La colesterina è dota.ta di azione antitossica ed antiemolitica e Giani osserva che g li organi più esposti ai ve leni e::;ogeni o ad essi più sensibili, come per es. ce rvello, prostata, fegRtO, polmoni. reni, sono i più ricchi di tale sostanza. ChtlUffard e i suoi alli~ vi attribuirono il comportamento d e lla coleste rina nella tubot-colosi po lrnonare alla sua azione antito»Sica , di prott>zione e di s timo lo d ell'organismo. I scovesco trovò che la colc«terina si combina con gli nricti gra-ssi del sangue , i quali hanno potere emolitico e, per questo Autore, l'ipercolesterinemia consecutiva ad intossicazioni avrebbe significato di reazione di d ifesa. In molti stati morbosi, infatti. durante il periodo di stat.o il tt\-'iSO colesterinico si abbassa a volte fo rtemente, pe r poi risollevarsi rapidamente durante la conva.lescenza, mettemlo in tal modo in e vide nza il fatto che la ipocolesterinemia corris ponde sempre allo stato di minore capacità di difesa e resis t-enza orgo.nica e l'ipercoleste rinemia a ' que[Lo di maggiore attività difensiva, quando l'organis mo ha a"'-uto ragione J e lle irH'asioni morbose. Levaditi e Mitte nnilch, Nicolle, Pink, Kleinschrnit hanno dimostrato il potere antigene d e lla colesterina e La.nrlsteine r E' Stanko vich que llo anticomplementare. Sulla funzione antitossica a n t iemolitica della. colesterina v'è una va.<;t.a lette ratura in pro e in contro; tutti però, nella \'&lutazione biologica di quf'sta. sostanza. concordano nel concetto d e lla grande importanza d egli eteri colf'sterinici. Qut>sti a.gi.scono sulla tensione s upe rfic iale modificando note,·olmente le azioni enzimatiche , come veri e propri portatori eli enzimi nell' interno d elle cellule; sono i veri e lementi di utilità e difesa in questa formidabile fucina del ricambio lipoidico; la colesterina li bei!'a, se non è eterificata d tl!l'o rganis mo, rappresenta una sostanza di scarso valore bio logico, di cui l'organismo cerca di li berarsi t"liminandola per la bile, p E'r l'inte· stino. per la pelle, ecc. Ormai si va anche confermando in b iologia. il concf'tto dd vario d Pstino fì. siologioo d e lla colesterina in ra.ppor to a lle varie-sorgenti di qnci"tO lipoidE' ed infatti a quella introdotta con gli alimenti ,·ient> attribuito un compito ed un fine drver·,;(J p. es. da quEJlla prodotta dalle s urrennli, ctri s i attribuisce il presidio difensi,-o d t• ll 'organismo dalle invMioni toss infetti,·e, sia pe l potent<> stimolo che ei<e rctta sulle attività endocrine e sia per La distruzione che opera s up:li ciC'menti spt•cifici a c~u.~t\ d e l suo potere di dissolvimen to e permeabilizzazione d e lle membrt1ne cellulnn. Le modifiche d el tasso colesterinemioo 1wl corso di Yarie affPzioni mo rbose coundidano questo concetto e le ricet·che sperimentali condotte ne l campo farmacologico e t era.pe utico, principalrocn tc da f;orono, con l'ago:iunta di questa lipina m•lla composizione d e i medicamenti, sono prove dimost mtive important issime. d o> Ila. p~u·te che giuoca ne l complesso o difficile ciclo dE'Ile difese, ricoi!truzioni e rf'tntregraztont d e ll'organismo, . . . . · · Una volta accertata e stabilita l'importanza del compito fisiologrco d P t llp(_>•d•, c~e p er la colesterina potrebbe compendiarsi. se non in una vc ra.e propn~ azton<; drssolvit rice d e i germi, in un meccanis mo di neutralizzuzione d e • prodoUt t ,o::JSIC I
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l L 111 F.:TA ll OLJ >; MO
DI~I.I,A COLI>STER INA
E CC.
Jmtg,::iore o minore a !;{'Conda di'Ila capac ità. lipoi<logenica, !>pecie d elle capsule surn •mdi. ò ovvio conw urmtli J'indoginc clinica :Si soffrrmi e dii\ importanza agli eventu a li d1•fi cit formut.i,·i colt.>;;to·rinic i ndle varie condizioni d egli stat i morbosi, traend on <:> vulut.a z.ioni pnl,:tno;;tich t> vd indicazi oni h •rapc utich e. J l meta bo li:<Jno <h•lla cole»t <' rina ùevc e;;;;c• re consitll?rato dal punto di vista. e ndogeno e dnl punto di vi:<t<l ~·soj!cno, a st•conda cioè do•lla. trasformazione che Ja tipina. s ubi,:;cc m· Ilo s t.;>:4..:;o o rguni smo o a t.t m,·t·rso le vie di <'liminazione . Dnl punto Ji vi;;t.u endogeno. ;;<·t'·nndo le rict:' rch e di Kawnmura, di T ocnil",.;sen, di H oppe-Seyle r, t'cc .. tutt.~;~. ht coll)st.!•rina e (!l i o•t.eri coJ..st.-rinici. appt•na format i dalln milza. d a l frgn t o. dni S11rrcni. dal ;;ist•·ma rE"t icolo endnte li rlle , dal corpo lutco, \'engono distribuiti Ili vurii orgo ui e si,.;to •mi !'Otto il controllo n •golnrc di un centro simpAtico ipntnlam ico. dt~ put.n w n Ila s t ir nu luz.ion t:' do•lla cul!•.Sterinogenci'i, cd utilizzati fJUASi compiNam!•nt<', ad N·ct>zione di una. min imtl pan·te. DAl punto di \'ÌSta esogeno invt:'t'e. la colest.o•rinn introd ot tn n l'l l'Orf!alli;:m o con gli nlinwnti, s in.libPra (C'ei..'I.'elkl), si n como f'h'ri cnl.. ~tt:rinic i (t!iallo d\J o\·o. latte, o lio di fq :rato di m t?rluzzo, C'CC.). l"uhisce un ricam bio impo rtunt<'. Qtwsta libera. trasionnata in parto n ei suoi e t<'ri d u lln rn ucosn into·sti11all' cd a.:<su rhita attra\·Pr:<u 1\·pit.-lio do·ll'intt'!'tino t ('nu <>. pns><a nd c ircolo linftlli<·o c>. Httni\'Pr:;o il d otto t o na<'ico princ iprtl e. n el t orri·nte circola t oT·io JH>r esse re di:;t.ribuit a e<lurilizzatu dtti vnri o r j:<)mi c sistt•rni (2\lulkr). L a tra,:;fo,·mnzione in (' t.f'r·i p a r<> n,·,·o•ns::a pt·l ill 1' 0 do·!la SO!'tnn7.1l introd otta e Gooclmann, Ku;:n,noto, But·nwi «t<· r. ccc. hnnn o m(•&:;o in rili P\'O il rapporto costnnt t? tra la col,·st~• rina libPrtl cin;(>luutt:· JWI sanguo• c <ttJ <'Il n elirninat ìt t!t>ll In bile , giacchè il Ì C'gnto f. princ-ipa hm·nt•· d<'plltnto n l ricombio <'>'OJZl'OO, pt" r In iunzi<nw chr hn. di imm ngazzina J•o·. ntlo ri7.Z•lr<' ,. tm.:<f<lrlll>ll'<' !.1 coh:st,•riun in 11ltri d l' l'i,·ari t'd diminarli con In bil<'. Il \ •\'intima!' s uffntg<i con l<' su <' importmtti ricPT'eht• ><1w rimen tali q uf',:; to conco'tto. gi~H·('ht• riu,-cì a tm:<ìo rmnrt~ lu t·opro.:<J r·1·in<t in m· ido iso-litoh ilinico e co><i con In dir;tostnl7.ion,• dPi ru pporri fra ac idi hili;wi r· colo·,;to• rina . potette m ettc:>r e Pvidr·n:r.n IH fat'olti\ d ··l fpgnto di ìo1rmarP ola liP ,.;tvrine l!li ~H;idi biliari, sostanze assai finiti m•• tllla C0IP,.;t\·rinA. l·onw struttura chiutica. Il :-:ièrono dimostrò che la so,-tnnza. l'"erP!fltn con la bi l<' vit> nc solo in pane e liminuta attrn\·o·r:<o il tubo ~t,stro-enterico com <' cop ro:-; t C'rin n c dt c inv<'c<' po.•r circn i l ili v 0 \.' io'n<' ri ns~orhito. dnl\' intesti no. ;\funk. Hnlfcr e \···r~ant hanno tlimu:,tintiu c he, quando il ,;i:;tt>ma collo ida le <h·llr st1' rin t' è no rm nlo•. l'eliminnzion <' <h' lltt Ro:.:t.mz:R t\\'Y Ì<·Jw onclw pt>r la cut.e e in minimH partf' per lo:> gh ia ndt>IP lac ritna li; m n.i attl'fV•.'I:'1'50 il filtro r enate .
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TASSO VIS I OLOCICO !);"El \'ARI ORC A~l E LIQt.:IDI O:WA="ICI.
La colrstcrintl. sin libr m ( :~o ~;1 ), sia eterifìratn (70 °J è prri'rnte in tutti gli
or~Zn ni , t.(:S'<IIti ~; li'luidi orp:l'lnic i i' v't- tutta una !l:amrua di cifr(' d e i vnri ricer c:atori,
che ha uno voluto stabilinw il tasso fi,.i o logico. Qu\'sto pc• rò d t>\'(' nec('f<~ariament e es>~o>re segn>ltO cnn cifn? di ma;;simo e di minimo abbostnnza late, gincchè nel campo ddlc rice rche riguardanti la fi;;iopntolngin d !·i lipoidi in gl' n !'re e d ella col<:>sterina. in particola.re , m·l Slm g ue e n ei tt-:;:;uti, r n t rano in giuoco una somma di svariati e> I(•Jl1!'nti rt?la tivi allo stato gf'11erale di ricrh r zza o di miS('ria organica, ch e rendono difficile anche prr i s ingoli individui stabilire uno. costante p ersonale (indi.ce lipocitiro). che !'t'Imi l' indice sicuro ed immutabile d ella sua capacità di dif<'sa o, come ùi ce C'oncl on ·lli, l'<':<pre;:osion <:' d e l s uo bilancio tossico. Aggiu ngn:<i poi che la note vo le vtlriCtt\ d ci metodi sper imentali adoperati ed i facili t>rrori eli t<'<'nica contribniscono gnlnd<'mente in t.ale diversità. di cifre. Signorelli stnbilì come ,·alor<:> medio ddla colc:>terinemit\ normale in un aduJto s•tno, con ripetuti esumi praticati in S\' arintc condizioni di t,e mpo e di eventi, il tas.«o di gr. O, 166 ~ 0 ; Giani gr. (1,150-0,170 °~ Chnuffard, G uy-Laroc he e Grigaut gr. 0,1500, 18(1 Oi,. Cnn t ieri gr. v.~Oii o~. D <'fay(' gr. 0,325 ~0 e \Y eston {' K ent. gr. 0,29i % ; però la m,•dia. predomimmte cit- i valori normnli trovata dai più è tra i gr. O, 150 % e gr. O, ISO %- Il t.nsso colest erinico ri scontra to n ei vari organi può essere espresso coi seg-uenti vnlori: ne i muscoli O, 12-0, 15, n ei polmoni 1,2:3-1.32. nel fegato 0 , 190, nt•i r eni CI.S0- 1.40, nPi s nrreni 4,2, 5,4, ne lla milza 1, 10- l ,50. Nel cervello, che. n e è p .ut.icolarmonte ricco. raggi unge il valore m t:'dio di 2,6!) 0~ d ella sostanza fresca. L e vario.:?.ioni in più o in m~no a questi indici di valori medi i d eterminano gli stati di ipc r e ùi ipocolostorinemia n elle varie condizioni fi siopatologiche dell'organismo,
IL J\fF.TABOLJSMO DF.LLA COLES1'F.Rl!'lA
l!:rc.
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su coi s i è prodotta e produce tuttora una vasta m e!'<Sf' di la\"(lr1 !<pl'rim<'ntali da parte d e i ricercatori di tutte lEI d isci pline e ~peci alit.à m t>dic h<' e chirurgic.h e . H alfer hl\ m esso in evide nza il rapporto cost a n te ed anzi il para ll<·lisruo fra la colost erina totale ed il numero d t>i g lohuli r ossi. e tutte le moditic.uioni a carico de lla serie bianca, consecutivo e te rapia colest erinica. consisten ti principalmente i.n una n otevole l inlooitosi. É così pure l' aumen to numeri co d Pi g lobuli ros~i. p er azion e dl"l h1 col.-:;trrina. modifica aument.a ndola an che In rf'sistr nza g)obulnn:. lnt ~re;;san ti ric~·rc h P d a l lato em ocitologico ha fnt·t·O anche Cesa.ris · Dem t•l. il CJunlf' ha tn <'Si<O in e\·id t>nza com e, a st>guito di trattamento parente ral e di colesterina . gli t>ri t r ociti pre~C'n t ino una grande ricch ezza di sosta-nza !!ra nulo -fìhtm entosFL. Biirger ha descritto le ipercol t:stirinemio cit olitich e, oss:crvme in molti int\•r:ni dopo m o.lattie infe tt.ive, sia a decorso ac u to (scarlt'L ttina ). e h!.' cro n i(·o (111.· friti cro nich E\) ed un a s t.rana e ra ra ipE'rcolosterin emia endo)!ena tran.~itMio . <' he egli attri. buisce a spr•cia li condizioni di ipe rattività-di alcuni orga ni con mvbi lizzazione d elle r elat ive li pirw. B acmc-i;:;ter e H a ,·er s hanno condot,te molt.e ricerch e ~ullc ipercolP.;t<'rine mie da riwnzione. m e ttendo in ril it-vo l' importa nza d t-1 fatt ore e pato!l;r• no n t·l lo ro df't e rminismo. p t'r cui la ri tt>n zione SM f'bbe in dipend <>nza a. volt" di un abno rmP is pessi. m ento del filtro epati<'O e( l a vol te conSE"·cut.iva a m oditicM:ion i c himiche J e lla so~'<tanza, tali dtt impo•dirne il pa;:;~agj!ÌO A.t t ravcrso il tilt.ro e poLtico. Ciò iJl difformitÀ. dalle v ~dutc cli•lln scuo l t~ francc'S.-:'. cho? in n•ct' a nne tte g ra nde importanza ag li stati dj ipersrHTemlli;;m o. di atti,·ith dd corpo lut t?O ed a t u tte ·~ut.' ll e di>;funzioni endocri ne p roprie deg li ;:;t.nt.i d i gra vithmza . di ptr t•rpr~ rio. di alt Prato ri cttrnbio (gotta, diabete, obe,;itt\). di n d ropatif' . a r tt' ri osek·ro:;;i. t><:o. Sullo• ip.. rco lr.stt>rinr' mie gravidiclw. sostonenclo lt1. t P;;i •lt-lltl r itr·nzion ... d ei lipoidi e na)!andone invece la iperprocluzionP. vi sono pr<'gf'voli ri<:P reh e di ~fauri ae . Ver('('si. D ..:cio e CovA. e >1U qur-·!le consccut.ive a nd rosi e ~td al t t> mzioni d t>l ri cambio i lavori di Rusznva k e di Fischer. St~ rono at-t ribuisce l'aumento del la cole;;t<'rina in t\lttl' le eondizioni di ralkntat.o ri cambio cellulare a llu. le n ta e diflìPi),• tli;;int<•graziom• <h·lla sostnnza. che, n on compiendosi coarmo nicament~;~ con que lla d ei t essuti dn cui pro,·ien e, n e d etermina 1'accumulo n Pila bi le . Stat.i ipocoll;";;t!'rini ci <le i sang ue ~ono st.nt i rilt>\'ati e ~tud i uti in tnttR le o Ji. got-mie p ri marie e- f;econ ùarie . sia n e i rnpport.i 1kl tAsso tot ale. che d PI com portam ento d t>p:li ~>-t<•ri (Burger, B<• tm1cr, H a liPr. C'ant.ie ri. Dominici €' P t•co rella), nt"i corso d e lle e patopu t ie (Pecore Ila), nella t nbf'r colo;;i polmonar<· (U<'ri\J'Ù !' Lemoine, Gri)!trot, \Ve ltmann. Mazz(>o, P Pcorella). nel ltr. ~i fil id c cong••nita e•l acq uis itu (D L• S imon,· ), n ella diltt•ri te (LPrebonliPI·), n PIIa ;:;cn.rlttttina (::-it <· rn ). n d iA. \'Mic<"lla (\.\'PntziPr), n e lle gravi onteriti de lt'inlanzia (Macciotta.), Mgli stf\ti twit.a.minic i (Abraham), n ei neoplasmi (Hoffmann), ecc. ecc. DEDUZIO~J CONCLCSIVE.
L'ipocolest t>r int>mia Òl'f.di ~t ati t.os;:;infPt.tiv1. indice de lla precarictà d e i poteri d i difesa orga nica; l'ipercolt•stori_nt>mia d e lle cri;;i di ri ><ol u zion e e d ella conva lescenza, con a.umcnt.o cleg li eteri. E'spressione di un bila ncio t o;;sico supe rato; la r·e,:;i::;;tenza. a ll'em olis i d egli eri t rociti. in r agione del loro rnag~i orf' o m inore tasso colesterini co n ella membrana c~llulare, souu tali dt"rutmti da dar·ci s ub ito ragioue dr· lla g ramle importanza biologica attribuita a l m etabolismo d ella co l~?st~rÌna n e ll'organismo umano, come presidio di difesa con azione precipua m E'nte antitossica antiemoliticn. Gli esperimenti di R eicbt sull'azione ant.it.ossica de lla colesterina con tro il ve leno di cobra e di Kyes su quello d egli altri serpen t i, di Takaki e W assermann e d i Ignatowski sulla tossina. tetanica, conferma ti su ccessi vamente d a Noguchi, H enri, Vincent. Almagià e Mendes, I scovesco, Mongt>nroth, Minz, ccc. costituiscono g li e lementi basali d i tutto un ricco corredo probat.ivo. Hill e R eismann hanno studiato l'azione d e i lipoidi in rappor to al ricambio proteico, dimostrando sperimentalmente la notevole disgr ega.zione de lle proteine ogni qualvolta si d eterminava un d eficit di sterin e n e ll'organismo. Secondo H a lfer le ghiandole a funzione prevalen tem ente simpaticotonica. eccitano la colesterinogenesi e tutte le sostanze stimolanti le terminazioni d el sistema
H, :ltlnABOL!S MO
Oll:LLA COLI::STERINA l':CC.
s impatico roohilizumo la coloster·ina ne lle StLe varie sorgenti organiche ed esaltano i ceutri r•:golatori d el ric.lmbio d e i lipoidi. La fisiopatolog ia d l:'lla lipe rnia, ormai f<>rvidaroente studiata e valorizzata in tutto il suo compl•~..<so ù etenninisrno, costituisce un campo di importanti indagini e rivelazioni dit~.Wlostiche e proguostiohe ed un prezioso oriouto.monto di provvi· d enze terapeu tiche. BIBLIOGRAFIA. ABDERHALDEN. - H andb. d. biol. Arhe itsmethoùen 1,6. AsELou s. - Cpt. r. d.: I'Acad des sciences. 170, 1920. ABELous et So uLA. - Cpt. r. Soc. de Biol. 83,1920. ABRAHMt. - Klin. W. !l. l 928. AcHOFF. - D eut. Med. Woch. 1923 . A cHOFF. - Vortragt> ueb er· Pathologie, Jena, Foscher, 1925. AscOLI, SrLVESTRI e MARI NO . - I problt>mi d e lla nutrizione, 1920. AL~tAOIÀ e MENDES. R eforrue Med. 1907 p. 5. B AC&rEtSTER e HAVERS . D eut. Med. Woch. n. S, 1914. BE r:r~tl':'R. Manatsch. fm. Kinclh. 19,409. 1921 e XV, 581. BAcllfEISTER e HENES. D eut. med. Woch. 1913, n. 12, p. 544. B urANO. Fisiop4t. cl. e sp. d ella lipemia, 1929. BurANo. Arch. eli Pat. e Cl. Med. W27. B urANO. La Riforma Medica. 1927. BmtGER. Path. Phjsiol. Proped. 1924. B uROER e BEU:ItER. Ber!. Klin. W. 3, 1913. BuROER e BEUMER. Z. f. ex p. Pa.th. und Therapie, 13.1913. BEU?>tER. Zeitschrift f. d. ges. exp. med. 1923. B oacATTI. Il Policlinco (Sez. Medica) 1925. BotWATTI. M. m. W. 1926. CANTIERI. Riv. Crit. di Clin. Med. 1914. CANTIEHI. Rn.c;s. di Clin. e ter. 1914. CllA.UFFARD. -- Archiv. d 'obst et gynec. 1912. CHAUFFA.RD. Ann. d e Med. 9, 1921 e 9, 1927. CAOFFARO. LAROCKE e 0RIOAUT. Cpt. r. Soc. de Biol. 70,668, 1911; 76,529, 1914; Ann. de Méd. 8, 149.1920. CoLLUM. HALPIN, DnESC'HE:R. Journ. of. Bio!. Chim. 24 XI, 1912. CoNDORELLI. Il P oliclinico (Seoz. Pratica) 192 L-922-923-926. CoNDORELLI. Archiv. di Pat. e Clin. Med. 1923. D ' AMATO. XXIII Con~esso ~fed . Int. Roma 1913. DEFAYE. Cholesterinémie Th. de Bordeaux 1912. DENlS. Journ. of. bio!. Ch crn. 29.93, 1917. DE SmONE. La p ec.liatria, 1927. DEZANI. Atti della R. Accademia. di Medicina di Torino 1913. DEZANI e CATTORETTI. Arch. Farro. Se. affini. a. XIV.V.19. DoMINICI e PECORELLA. - Giorn. R. Accad. di Med. di Torino 1931. FrsCHER. - Arch. f. pathol. Anat. 172,30,1923. FLIN'T. - Am. Joum. of. i\Téd SciNlCf'S. 44. ÙARDNER e LANDER. The Bioch. J ourn. 7.576, 1913. CrANI. - Col~sterine miil p. 190. Corno 1917. CoooMANN. - Hofm<.> istt-r's l3eitr. 1907. Bd. 9. S. 9l. CERARD e LE~fOINE. Atti d ell'Ace. d elle Sci~:~nze di P a 1·igi 1891 e 1898. Gr.~RARD e LEMOINE. Cong. di Metl. P twigi l 907. GRWAUT. L e cicle d e la ch-o lésterine, 191~~. ÙRrGAUT e H UILLIER. Cpt. r. Soc. d e Bio!. 27 luglio 1912. Oaoss. - Klin. W. 5, 192:!. HALFER. Minerva :\1Pdica 1926. HALFER. La P tldia.tria, fo.sc. l8, 1920. HILL e REJSMA~N. KL W. 43.7,1921i e 7.1928. HoFFMA.~"N. Ze otralblittt f. gu nek. 1915. HOPPE·SEJLEr. Phjsiol. Ch1-1mie. 595. H OPPE-SEJLEr. W erhandl rler d eutscheu P~th. Geaellschaft, 1925.
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6 - C:iornnle eli medici"a rnilìiOTt.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA l STRANIERA --- ·- --
IGIENE. B. SCHAttLAU. - Diagnostica batteriologica della difterite. (Zentralblatt fi.ir Bakt. etc. Originai<;>, 1932, Bd. 123, pag. 302). L 'A. riferisce di avere sperimentato tm nuovo ten·eno di cult.ura per il bacillo <Iella difterite, di nssai facile prepMazione . Consiste di agar comu11e con l'aggiunta. del 10 % di sangue di montone, che è facile ave re a disposizione in tutti i labo· 1·atori dove si esqwisco la rea:t.ione 'Wos.->ermarm. Il vantaggio sarebbe rapp,ro· sonta.to dal fatto chf' in questo terreno i bacilli difterici conservano, anche dopo numerosi passaggi, la loro forma. caratteristica, mentre nel ten-eno di Looffler, col tempo, la. perdono, come pure perdono la proprietà di colorars.i ai poli. Non solo, mt~- col passaggio in quoRto terreno riprendono il loro aspctt.o caratteristico anche <1uoi ceppi che lo avevano perduto in altri m ezzi di cultura. n terreno suddotto può pure servire per il primo isolamento da materiali inquinati, e le colonie difteriche, già ben e sviluppate dopo v entiquattro ore, con un pò di pratica. si riconoscono facilmente anche dal solo a.spetto macroscopico. Giova. poi notare che, secondo l'A., il bacillo difterico non sarebbe affatto modificato nella capacità ùi produrre t-ossine. T a le metodo avrebbe anche una maggiore sicme:z;za. diagnostica, p erchè darebbe risultati positivi in un numero di casi superiore Rl vecchio tèrrcno eli Loeffier. BRUNI
P. C. FLU e E. RENAUX. - Il fenomeno eli Twort e la batterlofagia. (Annales de l'Institut P>lSteur, 1_932, n. l, pag. 15). • P er lo studio del fenomeno di Twort in mpport<> alla batt.e1·iofa.gia, gli AA. si son setviti di un batteriofago antista.filococcico (B. L. S.) isolato da Grntia dalla polpa vaccinica o di uno stafilococco a.lbo (4a) isolato da Renau.x. Per la tecnica hanno seguito quella indicttta da Gratia, con la sola differenza che, facilit.are il trasporto del materia!~;~, invece di semutare n elle scatole del P etri, si son serviti d e i tubi di a.gar a l 2 %· Hanno tenuto costantem ente l'accorgimento di lavorare seminando in m ezzo umido e ritengono che Ria utile che in ogni tubo si abbia p e r lo meno mo.zzo eme. di acqua di condensazione, aggiungendo, ove questa. manchi almme gocce di brodo. E sR<'ndo inoltro necessario e vitare l'e\·aporazione d el terreno e mantenere un certo grado di umidità, consig liano rli ricoprire s~mp re i tubi con dei cappuc· cetti di caoutchonc. L e ~'sporienzo da loro fatte sono e<;poste con tutti i pai·ti:colari di t.ecnica ed i risultati si rivelano e,·identi. In complesso gli AA., fncendo agire il batterio· fn~o sullo sttlfilococco, hu.rmo r eali:z;:z;ato •il fenomeno di Twort., il quale consisto n ella comparsa, in sono alle colonie di sta.filococco, di \ma. sostanza di aspetto vitreo, la. quale, aH'esnme micwscopico dopo colorazione col metodo di Gra.m e col metodo di Pappenbe im·Gic:>TllSi\,, si l'ivela Gra.m·nogativa e risulta. eswnzial· mente costituita da fini granuli colorati in l'O»SUstro. Qua.lchr volta. fra questi granuli si possono trovare a.ncho d egli statìlococchi I'esis~nti. PuzzA
per
•
P. R E)fLINCER e J. BAILr.Y. -
lnnocultà di ripetuti trattamenti aotlrablcl nel· l'uomo. (C. R. d e la. Socié té de Biologie; T. CVI, n. 7, 1931).
Wh dal 1908 P. Romlinger dimostrò, con esp erienze praticat-e sul cane, ><n Ila. ca \·in e sul coniglio, che la sost.~tnza n ervos11 non appartiene alla categoria. de lle sostanze nd azione nnafìlut-tica. Le numPro;;e prove condott-e sugli animali preparati con inoculuzioni di sostanza ccr ebmle o midollare non dettero ma.i
Rl\'l'iTA DELLA Sl'Allil'A
;\lElHCA rrALIA~A E STRANI ERA
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luogo a. fenomeni morbosi anche se tlt.tuate con il metoclo di Be1;rodkt1., della inoculnzione intra-ce«,brale per i'catenare la crisi ~tnafih~ttica. Che l'uomo ai comporti al rigun.rdo neJJa st.essa. maniera. è anche provato dalla innO<:tùtà delle iniezioni sottocut;anee d i sostanza nervosa che venp;ono praticate ne l trattamento di alcmle malatlie. Tuttavia non è infrequente con;otatare come la convinzione della. innocuitll. eli ripet uti trattament-i antirabici non sia generalo e spesso si vedono. presso gli istitLlti a.ntira.bici, individui, cd anche medici, che temono incon venienti per In necessitA di doverRi sottoporre ad un nuovo tmttamento ant.irabico a qualche anno di distanza da nn primo trattamento subito. P ortanto gli AA. hanno ritenuto u tile riferire tre os.c;ervazioni praticl\t.e in indiviclui sottoposti per n eC<'ssità. a ripetuti trattament.i autirabici, perohò esse sono di tale natura da rassicurare completament-e al riguardo. Infatti nelle tro osservazioni occorse agli AA., comprendenti rispettivamPnte pe1· ciascun individuo, 4 tratt.ament.i antirabici in 4 anni, 2 in 4 anni, e 2 con l7 anni d 'intervallo, le iniezioni fm'Ono semp1·e tollerate in modo perfetto e non furono mai rilevati segni della minima l't'azione locale o generale. Come l'esperimento sugli animali fucen1 prevedere. resta così confermato c he la ripetizione d ella cura Pasteur dopo qualche mese o dopo qualchP. anno non richiede alclllla pn•canzione particolare e non deve far tomere alcun incon\·olliente locttle o generale, suscettibile di essere riferito a fatti di anafìlas.'li. NA~I
MEDICINA INTERNA. A. CEcoNr. n . 19).
L'Infezione rewnatica. Lezione clinica. (Minerva Medica 1932, l
Affrontnre la questione, t.utt'ora oggetto di palpitruite dibattito,. dell'etiopa·togenesi dell'infezione re umatico. ~ compito arduo se si considera il fervore d egli studi di cui è stata. oggetto ed i risultati così discordi fino nel oggi ottenuti. In proposito Ceconi in una magistrale lezione considem e ùiscute con gt·aode acume ed ampiezza di vedute due ptmti molto importanti del proble ma., cioè la natura infettiva d ell'affezione reumatica ed il posto che in essa s petta a lla poliartrite reumatica. La natura infettiva della malattia deve e!;Sere ammc.;sa pPr il modo di pre!Wntami e d ecorrere di es::;n e non può es.->ere messn in dltbhio dai risultati negativi e discordanti eli tutte le ricerche cliniche e speriml'ntali finora praticat.c, dall'assenza di un' immlmità collSE'cuti\·a. a.lla !;Offorta. infezione, dalla mancanza di un tumore spleni.c o. in quanto ciò si os...c:erva anchu in altre malattie di natur11. sicuramente inietti va. (;iò che imprime alla m~t!R.t.tia una carattcrist.ica propria, d i!Tercnzittndola. dalle altre ru·tropatie che insorgono nel decorso di alt.ri proo~'s.cti infctti,·i, è anzitutt,o la grande mobiJiu\ della s intomatologia art.icolarc, por cui abbiamo rapido e frequente tmpasso daU\ma a lle a ltre at·ticolazioni; in secondo luogo è la g t·ande tendenza a!Je recidive, a r itmo del tutto irregolare, cht> vnnno interp.roLM<•, più che dovute a reinfezione, come tm risveglio del virus, che, rimasto laten te per p eriodi di tempo variabili, sotto l'infinenzt~ di fattori non sempre ben preciso.bili, riaccende il quadro morboso che semb1·ava. guarit.o. Qnosto particolarn dà ali 'affezione l'impronta della malattia cronica con ricadute. Notevole infine è l'influenza che tanto sulla gravità e molteplicità de lle localizzM.ioni, quanto s ulle ricadute ha la cura s~tlicilica opportunament-e condotta. 11 tumore cl.i milza infine, che manca nelle prinle manifestazioni della malattia., i;pcsso si osilerva nelle ricadute, il che conferma. la natura infettiva di essa. P er ciò che riguarda il secondo punto del problema, l 'A. dichiara che il campo d ell'infezione rt'umatica è molto pitt vasto di quello d Qlla poliartrite reumatica, pur essendo questa la manifestazione più frequente ed importante, in quanto sono anche frequenti le 1esioni cardiaeho, pericar<liche, plcuriche, cutanee (pcliosi reumatica, eritema nodoso, retlmatismo nodo;;o), oculari (irito) e llE'rvose, t.ra le quali l 'A . èornprende la corea ed escludo il ret~matismo cerebrale, che considera. più che tma complican7..a, una d eviazione nel decorso della malattia. Tutte questo
manif..;;tazioni. qunndo in>'orgon o dumntt' o dopo il rl••corso dt-lla poliartr ite. pO"-"onn t>><sr-t·c cmasici Prntt- <'onw complicazioni, n on così quando insorgono p riJn a ( 1-2 t<f'ttirnttnr) rh•lle monif<'l'ltnt:ioni Rrt.ieohtri. AncorA.. l'os.'«'rvRziom• c lini<·••· dimo!itrn l!he una. recidiva d'infe1ion e reumat ic.a può mnnifeshu-si con .;in< !rom•~ ca rdio-poricat·clica. pleurica o cutanea. m<'nt N' O!.'Tli !••.oione Il· Cfu·it·o d<'ll" Rl't i~ohlr.ioni tuct>; ana logamcntA• in card io· pntiei lo rrcidiva pui• <'"tl·in R~•cal'$i f'"clusi,·Rmt•nt.(' con s indrome <'1\rdittca t' febbN" (f<>hbrf' d<'i Cttrdiopat ici). ( :iusta <1uinrli nppu1-r• la conclusione eh<' rla. ciò si può tt·mTP: 1' in fpziou" t·r•umati<'n :<eoufina dul lu f<i n<il'<>me articolt~.N>. ma può in •,<Jrt-;:sar P anclw a lt.I'Ì orjlnni. le cui !<•sinni pì'ù che compl icnte t\. C]U('Il<' ar t icolari s i dehhono consiclrn1rf' arl f'"'"" coo rd inntl'. ir11 (j llanto. eomun qu·J ri::zpntt o ad e<~;:;~ s i mani. ft•st.ino. !<Ono dullo <;t Ps~o f\1.(\'nt< ' rtiQloai<'<) d l·tPt·minnntt'. :\In v i l! rli più. Non rarum••nt(' l' infpzione rc•umat.ic-11. <>i tirpnl,•st'\ con una. card iopatia, con pleul'ite, con sind r•)me cutanPa o nr· rvnAA. m<'ntr•' inYano si cerct~.no IPsioni a carico delle at·ticolazioni n on sol11 in u.tto. mtt anch ~ n f\ll'unamn.esi. Tale per <>semp io è il cao:;o di un n pkuriu.· di bn•vC' rlumtR. ~<p('!<.<><) r ecidi\·ante; OCCOITP però in prcJposito grand e pl'Ud,·nzn. in quanto RP unn plrurit e in ù:pcnd!'nzu. d ell'infezione reumatica cs i><te. l'd un U.>mpo cosi e 1·a int<'r]n·ettttn ogni pleuritA>. flt.t.un lmcnt.<' p er e-ss~t l'etiologia t.ubt> I'COia r·•• è dP<'iSttmf'nto> pn'pondf•rantf'. In t.ul caRo. quando l'anamnesi è muta. ci aiuta la coesist t>nzA di unu t•ndocardite, data L.~ not<>vole fl·cqucn.:tR:. con cui il c uoro è leso n<> ll 'infe:.::ionc a··~umati ca, sia isolntftment~ ~;ia. e p iù frcq uen wment~. in t'OOrdin>.w.ione all~t affC'zione o.rt.icolare . QuPsta p er taluni autori non manehe· !'E'hbP mui. cd un \ ma m n esi n cgnti va d eporrebbe non per Ja s ua Hssenza. ma per nn d<>cot-so molto m ite a :<int.omatol o~it'l. a. scat'tamcnto rirlotto. Se ciò in molt·i casi p uò C"-'l<'I'C vero, non può f•;.clud<'ffii In pos.<;ibilit-t\ che la. poliartrite manchi ti e l tu tto n eli 'orifòm• del la <'a l'lliopittia. l.'A. pas.'3t'l. Ctltindi R<l unt\ t\Cuta, sucdnta disamintt ùell.'et.iologia. del1'infe7.ionc e ('Onclud \l ch e p(·r q unnto t'Ì!.(wLrda lo streptococco emolitico o a.n om olitico, il viridans <' l'c n t<'t'OCOf'llO, non O><t,llJ rt te l'appoggio di autorevoli ri ce,rcatoi;, è più con><ono, allo stato at-tuale dPI I<' no~tt'f' conosc;enze, consid<'rarli eome conseguenze occaRionali della malattia. Maggiore import>lnza sembra debba avere lo streptococco. specie con ravwnto dC'IIn t-eoria focale, secondo lt\ quale da inifezioni prim.it.in' d<Jnt-a ti t) c tonsillttri il virus (S<:'conclo R osenow principalmente s trcpto· cocchi c loro t.oss ine) san•bbc immes.«o in circolo, d eterminando la malattia in org>mi lontani. Secondo i so-.tf'nito r i cii ttde teor ia. la sopprc:;sione di qu<?Sti fochi dov1-ebbc porta1·c n.II' Pil11uritn('nt o Ò•'ll'i.n fezioru.>, il ch e però si è consta tato in tm nwncro m olt.o ,:.can:o rli casi. D t'l. Schottmiiller è stato allora tentat o il salvntt\g· g io, nmrn<'ttt>ndo che i foc·hi rappr•~sentano il punto d' in$rreiiSO dell'infP:~:ion<', la cui nlirnonta:r.ionc e r c>eicli vnzionf:' sarehbero dovuto a. fO<lolai mcta..~t atici sta· bi litisi n oll 'oi·~t\ni<>mo . fot.:o lai però tinorfl. non dimostrt~.ti e quindi tale opinione r esM solo un'ipc•tesi, p1•r quanto jng•·gnor;a. L n tl'orit~ a llcnrica, ~(·condo In qunl<> In articolazioni sensibilir.zatP da un primo att.ac('o, :;nrcbbcro poi !]:m,·cml'nt0 l e~!' dn. una carica mass ivA. di streptococchi P quindi le manifcS<tazioni 1u·ticoluri e generali dl'lla malattiu sarebbero espl'('-"Sionc• di un () Rcho<:k rf'umRtico. non o>lt ante il <'Ont 1·ib nt.o r!i molti os.-<crvatori che hanno visto tv' i noduli di A~<· hoff Ullll pro,·a d i t>1lo rr>tzione doi tessut-i 1111 'agcnt-tl in· fe ttivo e di'IlO stàto u ll,·rgico. pn•sN1.tì\. per quanto u.ccm•ntMMnte c-ongegnata. parrcchi punti d~hol i e primo f1·fl. tutti la mancam.n di prove sp erirncn ttlli, in qullnto ll()P. s i è mt"Li r·iusciti a dct<J~'Il\inat'f' nè uno stato o.ll~rgico. nè noduli rli A~choff in an ima li ino('u lnt i con lo strc•ptococco. L'A. quindi con<'lude che, per quanto lo strcptococco r il germe che ha in s uo favore più probabilità come agc·ntc (•tiolot::i('O drll'iHf<'zionr- re u.rnntica. p ct· il q u a.le si ò perfino ammesso wm fn~P f!ltrilbilc per spic·;z:are i r~'pr rti batte•·iologici n egativi, t.uttavia. l'etiologia dt'll'i.nfczione ~~·umutict~ è ancon1. d >t d~tprminarf'. Pn:<.'!tL quindi a. com;icll'rurc l' irnporlan za che nella. delucida.7.ione d e l problema pat.ogcJwt i('o dPII'infc>.~:ion!' rcumfltica hanno i nodu.Ji descritti da Aschoff ne l l !)03 c giudicHI i per coat..;;(•nso tmùnime com<> il l'!I'C:IW più oorto, q uasi il marchio d e lla soffe rht infezione I'CIImll tiea. unch e dopo m<) lto tempo. Secondo Grii.ff, Sf'b· bcnr pitl frcqtwnti nel miO<'IIrdio, possono sviluppar!<i dalla testa a i piedi de-1l'o rgna ,jsrno \Jolpit.o, s i locu liz:r.ano n el tes.<~uto connett-ivo las~o e comp~ttto, di c u i ra ppri'Sentano una piu-ticolarn l'l'azion e di fronte a l vi.rns 1'\:llrnR.tico: l'infezione
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RIVISTA DELL~ STAMPA MEDI CA
l'l'ALT.<I."KA kl STRANIERA
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reumat.ica si può quindi llonsiòerare come uno. m~tlattia. sistemati<>a o gramtlo-
mato!'li rlel tr•ssuto connettivo lat>:>o e collagene. Noouli di A:mhoff noi riscontriamo ovunque sono localizzazioni d e ll'infezione e perciò <>he ri~ardl\ lo. poliart rite P. importanw notare che essi si svilnppano nelle fttScie pN·iart.icolari e nei tendini, onrle il dolore ò extrarticolare (sint.omo di Lu:;.;.gue); so!o successi\·amente i noduJi si presentano endoarticolari. Volendo costruh·<> la po.t<~.)genesi de l! 'inft>ziono r<mmnt.ica s ulln baso di fJU!\Ilto sopra è stato esposto, po,;siamo dire che il. virus p<.>net.rnto P<'•~ lt> fauci si localizza in primo t.empo non sulle tonsille, ma sullt\ capsula retrot ons illarc, dove poss iamo OS.'Wrva.ro i noduli carattt>ristici, indi pe•· continui ~\. o piì1 , ft-equentemtmte per vin ema.ti<'a, il virus invade i rliversi orguni t>d a seconda. d Pgli OI"Uani c della r1uant.ità <ii vin1s, si hanno le divf'r-se manirc~ta;-,i oni dPiln malattia. Consideronrio il norlulo di A<>choff oome d•'positario rlel virus •·rmmat ico si potrù cornprcnd.e•-o comA qn('!$tQ, mentr-e è l'espon entè tt\ngibik d ell'infezione, possa cosLituiJ•A il distributore d ello sù~sso viru>', quando ::;otto l'inAUt'!n:t.a. rli fntt.ori non '!empre voJutabili, d opo pet·iorli di l~t!Rn;;a ~\nche ltmj!hi, il vint'> in f!Sli!O si esnlta e riaccend~ il proce;.so sil<-nte in orgnni gi>\ precedcnt.emPnt~:: atW.Ccati. oppw'e invade a ltri organi fino allora non lesi. Dirnodochf> il nodulo di Aschoff, <:> g:ranulornn re umatico di Griiff. rnpprei!entu. il nido di riposo o centro di svt>mamento ove il virus re1m1atico re~ta pH• o meno lurtgnmenU• Iaten•~· o inoffensivo. Ciò ~piPga in molti casi le recidive cnt·att!'ri~tiche nella. fonna morbosa., chP. p erò possono .es.<>ere anche dovute a nuova infezione . li Ceconi conclude che, non ostanre la patogcnPsi dell' inieziont> l"?umutica così AAPO."ta. !!Ì presenti in morlo sugg~ti vo " ttllo stato ll>ttna.le meglio soddisfi il nostro spirito, non si può tuttavia giurare che eff~::tt ivamentEI s ia tale. Basti tenero preS()nte che ci manca ar.cora. l'ele mento e;;,..;enziale, decisive rlel dibattito, il fatt.Qre t>tiologico; inoltre l'I'Speriment.o su animali con inic:t.ioni di matet·ia.le proveni~nte rla ammnlati di poliart,rite reumnticn, pt>r riprodurre il g •·anulomt\ di Asch0ff-Graff, ha. dato fmora risultati tutt'alt.ro che concordi 9 non t.ntt.i ~li AA. nei granu lomi sperimentalmente pt·odotti hanno riconoscitlto il tipico nodulo di .-\schoff; infine lo ~tesso Grii.II a.mmonis.-:e che molta cantt'la O<'Corrf' prima di por.·e con sicm-ezza la diagnosi di granuloma reumatico.
R. D'Ar.ESSAN DRO G. Czo:siCZI':R e S·t·. Mnr..NÀ!l. - lttero e numero degli erftrocltl. (Zeitschrift flir die g;<•samt.e experimentelle Medizin, luglio Hl30, B erlino). Gli a.ut.ori, purtendo dal! 'OSSf'rvazionf! di un caso eU nnerni>t. pernJCIOS!l., nel dur-ante il qnnle ritorna.r e al vatorti primitivo con la remi;:sione de11A. sincb·ome itterica, eseguirono ricerche allo :'!<'OPO di ~'<tabilire se la bilirubina \"ersata ne l sangu<" nPI d~cor;;o dcll'ittf'l'O avesse determinato l'numento d{•gli eritrociti erl in CA"o affct·mativo con quale mc()canil'mo. Già \'twzth e Zih ne i <>onigli e V.'eiss ed Hollo~ nell' uomo, in seguito a somministJ·a.zion~' di bilirubina f>P.r bocca, a.vPvl\nv ottenuto aumento d el nurnero degli eritrociti. Cii AA. condussPro ricerche n e lla prima C'linico. medica di BudaPf'""t ~u 12 C:i'!i di ittero, d eterrninumlo ogni due g iorni il nunw ro dogli e rit.rociti, il contenuto emoglobinico, il contenut.o iu bilirubina ne l sangut'; in R casi lo rice1-che ful'Ono molto dimostrative, perchè all'aumento d ella biJirubina ne l sangue seguì l'anmento d egli eritrocit.i, non porettero però stabilirt1 di quanto tempo l'aumento d ell'una a.v~o preceduto l'aumento degli alti-i. perchè gli ammalati giunge\'ano in clinica giù con it.t.cro abbastanza prommziato; vict- \'<?J'Sa potett.ero t•sat.tamente stabilire ci.., il declinar~ dcll'it.tero e quindi la, diminuzione della bilirubina ne l sangue pr-ecedeva di uno o due giorn i l'abbassamento d el nwnt>ro degli eritrociti. J.e oscillazioni del numero d ei globnli rossi fu abba~tana cospicuo: i'n m t•· lia un milione ed in un cago persino 1.500.000. · Siccome l'abbass.1.men to del uumet·o degli e l'itrociti compan·e du.r anw h.1. convale.<sconzn, quando tutto doveva portare ad un n,umc nto di essi, il rapporto tra aumento de lla. bilirubina nel sangue e aumento rlei glohuli t•ossi Apparve pitl evidente. C'tu d~corso incidentalmente si era. m~tnift>sta.to un ittN·o catat-rftle. il numer" degli eritrociti e ra aumt>ntato s<>ns.ibi~mentc per poi
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• ITA"LlAl'l'.-\ E STRANIERA.
ltiVISTA DELLA STAllfPA i\lEDJCA
Parallelamente alle variazioni d el numer'O (\e!Zii eritrociti ctec:orrf'VllollO quelle ciel contenuto emogloh.i.nico. ·· Si d vvette escludere un'oscilla7.ione del numero degli eritrociti apparentt>, cioè dipenrlente da varia-zioni del contem~to in ae'luo. del siero, in rruanto determinazioni pr~tticate in propo:lito l'isultar·ono nt•gative. (!li AA. p ertanto condo.1dono che le variazioni del numero degli eritrociti verosimilmente sono causalmcnw conc!l.tenate con l 'ittero e con la presenw. dei pigmenti biliari circolanti n oi sangue. Per spiegare poi in qual modo 1'..1umento d ella bilirubine mia determina uh aumflnto del numero degli eritrociti gli AA. pongono duE' ipotesi: o a.um11nto rlell'eritropoiec;i o diminuzione dei p r()('essi emoli· tici. fn favore della prima ipot.osi stanno gli studi di parecchi autori ed ò impor· tKnte ricordare l'os.'!Crvazione di Bonomes, che osservò ~iccata reazione nel mi rlollo o~eo rli giovani animali nei quali eali aveva dt>tPrminato un ittero da stasi. Per l'ipotc~si eli una O'.!tacolata emolisi sta il dato ili fatto che negli ittcrici è aum entata la resistem:a elobular·e. È però opportuno"a questo p u nto osser,·are che non sempre l'aumento della bilirubina nE'l sangue porta ad aumento della rt>siRtem:a globulare, informi in pro· posito ciò che avviane nc.-gli itt,eri emolit,ici, l'alvo che non vogliamo richiamart• in giuoco l'annosa. qrlestione della doppia origine della bilirubina e quindi conciU(Icre che quella di origine anepatocelltùare, propria degli itteri emoLitici non <'Omporta un aumento d ella resistenza osmotica, mentre quella di origine epato· cellul~re, prupl"iu· ù~gli itt.eri pu.renchimat.o:;i o d~ ucdu.aiune importa tale nu· mento. Ciò premesso, si può dedune che all'aumento degli eritrociti nc!Zli itteri oltre che la bilirubina contribuisce forse pure qualche speciale prodot.to elaborato rlal fegato (ormone epatico 1) ; la quE'Stione si ricollega forse anche coll'impiego dell'cpa.t.otorapia. che sì grande impm1rur7.1\· ha nella cma d ell'anemia !"'Inicii)SI.I. ma il cui m,.cetmiRmo d '>\zioc:e f. t ut.tora mol• o rlis1·us<;;o.
R.. D 'AI.E'l'>AN P RO
CHIRURGIA GENERALE. Prof. O. 0RTALI. -
Chirurgia d'ospedale. ('T'ipografia degli Olmi, Scansano).
Questo vohune. di notevole mole , accuratamentfl illust.rato da. numerose e chiar·e fotografie, radiografie e microfotografìe , illu..<~tra l'attività svolta in un periodo di otto anni e rne:~:zo nella sezione chirur~ica dt>ll'Ospedale ch·ilr di RavennA. dn.l prof. Ortali o dai suoi allievi dvtt. A. Badioti, G. Babini e R. Babini. Come bene esprime il tito!., d el libro gli AA. hanno volut.o, illustrando la loro varia e muu~1·osa ca.c;istica (N. 1747 operati), dare una intona1.ione narrati,·a chi' d esta il maggior inte1'€"sse perchè, nei vari capitoli, il lettore tmva episodi chtl ognj giunw gli si pre:ienLano da dsolvere nella pratica di ospE>dale. Ogni argomento poi è discusso con uno sfoggio di dottrina che, senza fare contrasto con la natura descritti va dol libro, rende pat·ticolarmenoo chiare e convi.nc<'nti le considerazioni d el Mrwstro e le sue detluzioni terapeutiche. A tale ... proposito va segnalato il notevole contributo di metodi personali illustrati dal· l'Ortnli in numerose affezioni chirurgiche fra cui dn ricordare iJ metorlo per cura radicale dell'ernia inp;uinale, per la colecistectomia e metodi di cura cruenta ~l incruenta di frattw·e. In XlX capitoli, densi di insegnamenti pratici, vengono illustrati i principnli gruppi di nffezioni chiruqrichf' os.o;;Prvate e tra.ttate. Di particoiE~ro interesse sono i eapit.oli che trattano della plitst-ica pet· lP ri · costruzioni dello scroto, de l trattamento por via retrograda. di stenosi esofagea: quello che tratta con una ct·itica a.ccmata la sintomatologia e terapia delle perfonlzioni da ulcera j:t8strica ~ duodcnule. Mille casi rli rachia nt'stesia, con un solo c-aso di mot·te per paralidi bulbare e scan::issimi incidenti rii altro genere, fanno concludere l'A. per la ~anrle SU(?E'· t·ioritì\ e praticità del metodo pnrchè non usato pe r ant->st.esio al di sopra del dut· fram.ma.
RIVISTA
DELLA STAMPA 1\fEDfCA T'rALIANA E STRANlF.RA
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Opporttmamonte illustrati in due capitoli sono il me todo eli Orto li di pia· stica col taddoppiamonto rlell'aponeurosi del gr. oblir[IIO come vario.z ione della cura radicalP dt>ll"cmia inguinale e quello, pure pel"$onalt~ . di coleci!<tt'<'tomi<t sottosierosa, metodi che hanno dato ag:li AA. felici ri;mJ toti. Una raccolta di 62 casi di mernJ::.r·ana pcricolica e di 895 ca.c;i di appendicite e sue complicanze permetw agli AA. di trame importanti conclusioni pratiche. Di notevole int.ere~e è l'illustrazione di due cosi di ernnt.uria con complicanz<· dell'appendicite che può esporre a fneili errori di diagnosi. Lo sturlio clinico eli 1063 ca,'!i di fratture dà modo di esporre le considerazioni pih pratiche sulla tmumat.olo)lia delle Ol'<$a e di illu.<;trare l 'npparecchio d P-1l'Ol'tali per frat.turo. dell'omero c, fra i vari moui rli cura cruC'nt!l, di esporrP il processo dello stesso A. di osteosint<>si in fratture diafìsa.rie con t•·apianto ossE•o preso localment-e. Altri pregevoli capitoli sono d estinati allo studio delle lussazioni rlello patolo~ia renale ed a 24 casi di !!T>widanza extra -uterina. - Per la 1icchezza de l materiall'l preso in esame, per la chiare?.za c la forma narrativa d e ll'esposizione e per il valort~ critico d egli AA . che ht\nno mirato più che alla esaltazione della. loro opera alla fE>dele obbiet.t.ività, questo libro suscita nel lettorl3 un vivo interes.<;e e si t·accomanda agli ttfficiali medici. DE PAOL[
KnAuSF.. -
Actlnomfcosl addominale. (Zent. Chir., n. 42, 1931).
L 'A. richiama l'attenzione sulla relativa frequenza della localizzazione dell'actinomicosi nei visceri addominali. E particolarmente riferendosi alle ricerche del Friedrich sulla natma delle appendiciti (in 200 casi di tale ma.lattia, 8 volte la cauStt originaria era stata riconosciuta l'actinomicosi ), l' A. espone le difficoltà della diagnosi di natura, precisabile solo con l'esame del _pus e meglio ancom con l'esame istologico di un fr·a.mment.o del tumore infiammatorio asportato. l:n buon indirizzo si può avere gi~ dai caratteri macroscopici del pus, ad aspetto granLul,oso. ' la t l escrtztonc . . . nel qual e Sl..mtet·,·enne A. riporta cl'1 un caso d'1 appen d'1e1te per l 'appendicectomia; il reperto opemt.orio mostrò un'appendicite infiammata ed ingros..<~ata e cit·condata da molto pus. Il reperto microscopico del pus fu uegat.ivo per l 'a.ctinomicosi, mentre l'esame istologico del tessuto IU:<pOl:tato accertò In natura aotino.rnicotica nell'affezione. Dl;BBIOS I
Influenza della lbyroxln sulla fonnazlone del callo osseo. (Zentralblatt fur Chirurgie,. n . 25, 1931 ).
HELLER. -
Già il Baetzner nel 1930, avendo nota.to (Zent. f. Ch. n. 47-1930) che malati c on (Usturbi tiro idei presentavano rammollimenti os.c;ei e difetti di crescenza scheletrica, aveva impiegato in 10 casi la Thyro11:in con favorevoli ri"'ultnt i: si trat.t ant di traumatizzati con- <lifettosu fomtazione di calli di fratturo, o di cusi tli pseucloo.rtrosi. L'A. ha ripetuto la stessa cura del Baetzner, in un malato di 42 anni il qun!e, 5 settimane innanzi, aveva riportato la frattura del collo femoraJe. Le mdiografiE> ripetute dimostrarouo che, malgrado l 'irnpiep:o di cotw enienti apparecchi immohilina.nti, non solo non vi era traccia di formazione eli callo. ma i monconi cl ella frattura mostravano evidenti se!\fli eli atrofia o'lS&a. [n iziata la ~~urn delle iniezioni di Thyroxin, si trovò alla radiografia, giil dopo 2 iJ1iezioni, notevole m i glioramento delle> stat.o atrofico rloi monconi os!>ei, e, clopo lì iniezioni, formazione di un callo giì~ discreto, la di cui evoluzione prosegui regolonncnte, tanto eh €' il malato alla ottava settimana dall'inizio della cum tiroxini<'a, poteva :servir,-i dell'arto inferiore. . Lo iniezioni eli Thyroxin alla dose di J mm_gr. ;;i prati<'nno di solito a di~tam.l\ di u na settimana e si ripetono fino a 6-8 ,·olte. DUBBIOST
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RH' ISTA DELLA S'rAMPA MEr>TCA ITALIANA E STRANIER.'-
RADIOLOGIA. Epato-splenogralla. gin11 425, 1931 ).
KADRUKA. -
(~cweizerische
Mediz. Wochensc., n. 18, pa·
É noto che le so<>tanze colloi<lali introdot·te nell'organismo sono traUenu~ dalle !'ellule del tes~ uto reticolo-endoteliale. Put·hmùo da qÙe'3to concetto, l' A. inietta per via endovenosa un corpo a p~o ><pacifico molto elevato (torio) ridotto allo stato colloidale : dato che il fogu.to c la milza. sono Ol',!ntui nei quali il te'S.!<uto reticolo-endoteliale ò nccumulat.o in notevole mas.<>a, P. po<;.o;ibile vedere radiograficamonte quest·i organi, r€'-'.!i opachi ai mggi Hònt)l'en anche con una qum1tit.à rf'lativnmente piccola eli torio. La. I"'!';tnnzA uAAta è il « thorotrast •, sospe11sione colloidale Btabilizzat.a), a hA..c;e di dios.<~ido eli t orio (2fi % in pe;;o) e di torio metaJiico (22 % in peso), molto affine al già noto " t.ordiol • ma di questo molto meuo tos.c;ica a causa della s ua mag~iore pmezzL\. Dopo provP ;;pe1·imontali favoi·evoli . l'A. ha impiegato il • t.horot.ra.'>t • nell'uomo. con le seguenti modalità: Si comincia con l'iniettare piccole dosi - da O, l O t\ O, 15 ~r. per k~. - e secondo la t.ol lE'ranza. ~i aument.n progresllivamente la dose fino a rn.ggiunjtero 0,30-0,40 grammi p<?.r chilog1·ammo. prat,icando da 4-6 iniezioni endovenose nello spazio di 6-8 ~iorni . Volendos i ottenere un'opncità. 1nedia del fegato e della mib·..a l'A. ha. impie~l\to lA. dose totale di 0,80- 1 gmmn•i j)f'r kg.; se si vuolE! ott enere solo il contorno degli organi, bastano a.nchP quantità minmi. I n mooia, calcolancto come do<;e totale media, pE'r l kg. la quantità. fli gr. 0,80 di " t.horot.rast" s'impiega gr. 48 di sostanz~t. Qut>sta per e,<;.c;erf' iniet.t.n.ta. nelle vene. è diluita in una quantità di !';iero glucoMt·O al 5-10 % pari a. 9 voltf' il volume del • t.horotrnst" impie~ato. Il liquiclo !';terilizznto a ca.ldo e port.ctto RIJR. temperatura del corpo, viene iniett.t\to il più lentament.o che è pos.c;ibile nelle vene. Xon sono st-ati osservati dist.urbi notevoli in seguito alle iniezioni. Di solit.o 24 ore dopo d!tlle iniezioni, dopo w1 clistere eva.cuatiYo, si pratica una, ra<lio~çafia della parte ;;:nr*riore dell't~ddome, in incicleuza postero-anteriore comprendente la re· gione epati<·a e quellt\ ~plenic>a. Questo metodo di epato-splenografia oltre ai dati puramente morfologici, serve eventualment.e a dare element.i per la dimostrazione di alcune loc.a.Jiz7.azioni morbose e di alcune lesioni -par:enchimn,Ji dei clf'tt.i organi: si può dire che nei C'asi nei qnali il procP.<!SO morboi<o (letermina alterazioni anatomiche ci,·co..criH~ (tumori, cisti, 1\scessi). in rela.zione o.d tma completa mancanza o arl una diminuzione del potere fis-;atore locale di front~ al • thorotra.<;t " si hanno delle imma~ini Jacunari con <'aratteri peculiari, ehe pos.'!ono l'lervire a fare orient.are la dia~nos1. In.v~e nel fea;ato cirrotico. nella milza. ma.larica, si haruto delle alterazioni diffuse, come .si vede dallt'l rttdiografìP allt>gate alla comunÌC'Azione. li metodo essendo ancora alle sue prime npplica:r.ioni ha bisojl;no di essere più largamente sperimentato si~J. per quel che riguarda eventun.li controù1dicazioni sia per quel che rign.anio. le appl ic·azioni diaj!nol<tiche. Anche l 'interpretazione delle varie immugini rudiogr'LLfidtt> ehe con questiJ mc~t-odo :si otf.en~ono, fino ad oggi non è coniort.ata da. co:<ì largn. casist.ica clinica e da così conv!'lniente numero di reperti operatoii od auto p t ici, perchè possa servi re di nm·ma nellA. cl:a.~Znostica . DllBBlOST
Possibilità di rivelare radlograflcamente un menlsco dell'articolazione del ginocchio. (Zentralblatt ftir Chirurgie, po.g. 1431), 6 giugno 1931). Sulla base delle com uni osservtlzioni si ritiene che la ìesione di uno dei menischi articolari del g inoechio non si può appre:~.za re radiografica mente. l r eperti railiogra· J1ci at.t.rihlli ti a lesione del m eni~eo sono stati Spf'sso all'atto opemtivo ritrovati eome provenienti da distaechi os::;oi pa,·celltni. Ma. oa;gidì una tecnica radiografica. piit prec.isa fa ritenere m eno rara h~ possibilità. di diagno~ticnre esattamente la lcl'ione <li un mcni;:co. A conforto eli qne~ta tesi viene riferito dall'A. il caso di una donna che 4 am1i prima d(·ll'e:<ome attua lo. in seguito a caduta aveva riportat.o nn trauma al ginoc· eh io: cliniC'a.melltf' ~i sospettò una lesione del rnenisco. La. radiojl;l'afìa <'Oufermò que· sto sospetto, fncC'ndo ri levm·e nn'ombm alquanto spes.«a ma a limiti indecisi, nello :'<pt'l.zio in temrticoln re. All'interveni.o opernti \'O s i trovò strappament.o del menisco mediale lungo la sua in;,erzione ed incarceramento di esso tra il condilo mediale del RcHAl'IRO. -
553
CONFERY.NZE E D11110STRAZION1 CLL'IICHE ECC.
femore e la superficie a.rticolare rlelll\ tibia.. Il menisco fu asportalo. Al eontrollo radiografico postoperatorio si riscontrò - 6 giorni dopo l'intervento - nct.to il profilo dei capi art.icolari e mancante l'ombra ehe prima esisteva nella rima articolare; l'ombra. era rlovuta. perciò al menisco a.<;portato. L'A. r itiene c he l'età a.van1..ata dei pazienti e la cronicitÀ. della lesione di un menisco sono element.i che hanno mae:.u;iore probabilità di rilievo radiog-rafic-o di un menisco. Dt:BBIOSI
Apparecchio per la proiezione di pellicole radiografiche. (Zent. Ch., IO ottobre l9:H).
EICHKOFF. -
Ir: considel'llzicnP dell'impossibilità cii rlimost.mrf' direttmnf'nte lP 11egative ra~iografiche col c-omune negat,o~opio in R>UIEI p.randi o,·e è raccolto puhhlico m.l-
meroso, e delln pocA. c-onveniPnza - p er il ctis)1f'nrlio di tempo e di cl!mat'l) - di Ol'leguire dai radiogmmrni stessi delle diaposi ti ve da. proiC>zione, c-on,::idE'rnto nuche che con questo t rattamento VS\.nnn pt'rrluti i fini dett,l~li, l'A. raC'c·omnnda un apparecchio che permetta lA. dirt>tta proiPzione c!elle ne~ntive racliogmfiche di qualsin!'i !omw.to fino a quello 40 x 40 cm. L'A. a«!'icnra che lfl. p roi ezione clirettn. c!elle rac!io~rrafìe in qnalchf' cnso procura unA. ma.vgiore chia,rezza òell'immagine ~ che- inoltre, facendosi in qnE>sto modo la lettum delle negative, come d'ordinario il ml'dico è abit.uato a, fare, si cvit.ano quelle diffiC'oltà d 'interpretnzione che !li incontrerehhero nella lettura deiiP pos itive, lettura alla quale di srJlito non eti è abituA. ti. DUBBfOSI
COIFERUZE E DIMISTRIZIDII CLIIICHE IULI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceul verbali pervenuti alla Direzione eenerate di Sanità militare nel maggio 198:2-X)
TenentP. me<iico Uoo ~hRENGm·: Ricerche sulla t·ww·n·golazione nel morbo d·i Raynau::l. L 'O. riferisce su eli llll caso di morbo di Raynaud in un pAziente <)11>\rantenne . sofferente rla r.irca l n anni. Dopo n.ver disc usso suiiR> diAgnosi. m t>ttt' ndo in rilievo la sinrlromP. del Ra:vmwd riai lato patog-Ntetieo e dal punto di viRta dci diatmbi circolatori, s i è wffPrmato det.tAf!lintnmentc a considertu'ù l'import.nn:t.A attribuita dagli st.urli (s(-condo le ro:cuole inglesi e t!'dC'SE'he) . compRrsi in C[lH' i<t.i ultimi anni al fattore tii<Sura.Ie nel m.,ccunismo d<>lla reg:olo.zionC' vnSII Ie cut.aneo.. ed ha concluso do,·t~J'Si conc<>pir f' come Sl'gu<' la r<'golaz!one cirrolntoriu: T.-~1 i<C>Stonze di origine g landolare Nl ormonichl' rn<ll1tPnjl:ono il tono d ei pie· coli vasi cutA-nei, e due sistt-mi apport.a no nl r E>gima ci rcoiMorio lt· modificazioni neces.9arie per i bisogrù gene ralt e locali: il >:ist ema nervoso vnsomot01-a CE'nt.ra.h·, retto dtti cent.ri nervosi. che è relativamente pnco rensibilE'. 0d i! ,::istf'm/1. tissurtlll' locale, che è a,utonom0. ma, non di meno, sotto il controllo cifl i cents·i u o:> r vosi (infiu~nza dell'influ!:'SO antirlrit:o). Que,:;to apparato, r!i un 'e~trPma >~<'n;;ibiliM. , risponde con rimarchevole adat.tam<.>nto a tutti i biso~ni locR ii. ma le d<'ttt' trt> speci(l di fatt-ori, per quanto comple><!'li " V!\t'Ì r>~si :>iA.no, non sono i 'loli od agirP. L 'O. P pas!'ato quindi ali 'csposizion<' delle ricerch<'· p!"r!;Onali, in ba~f' alle quali è stato provato il m eccarùsmo di rt>aziotlo d e l sistema circolatorio c ntRnco ne l pazien t o in eRam<', di front.c agli st.imoli chimici, mcrc;è in0culazioni int•·adermiche r.li istRroinH, adren<\liua, pilocarpina, atropina ed aN111a dio;;tillata. <' p('r i risultati ot.tenuti, sempre costanti, tmiformi, <:on una prc-ùuminnnzu. dE'i Jt)nomeni va..«o-co~tritt.ori. di fronte u.ll'azione di qualnnl')uc stimolo, hn concluso, eh<', BARI . -
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COYFERE~ZE
E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.
pur ammeUenrlo l'importanza rlol fattl)rtl t.is:mrfllr nel d~>tP.rminLo;;mo di questo quadro. e~<iste, nel morbo di Raynaud, un part.icolt~rP fat.tore rostit uzionale a base di questa sindr·ome. RoLOONA. - C'npitano mf'dico NICOLA TEDESCm: Va.lore dellrt velocità di sedi· mentazio·n e (V. S.) dei globuli rossi del sangue nei t JOl'i perùxli della sifilide. L'O., prcmPi'i<f• c passa.t.t:- in T'I:L"-S<>gna le ret\zioni di deviazione del compie· mento A di fiocculazione por In sifilide. riferiti i risultati ottenuti dagli altr i AA. in stnti fisiolog:i<'i P. patolc,g;ci n~>lla V. S .. comunioR. numeros<> os!'en·azioni flui valore della V. S. d ei sifilitici n~>i vari stadi, dal premnorale alle forme nervo:'IE'. La. V. S. è s tata esegt1ita. contemporaneamenw al!a R. ·w. e alle reazioni di flocculazione e di intorbirlaml'mto dj Me inid<e, all'inizio, durantf' e alla fine di un ciclo di tt-rupia entiluctica. L 'O. rilP.YI\ il comportamento d ella V. S. in con· fronto alla R. W. e allt" ~L D. R. cd ~1. T. R. e conclude che l11. V. S. non è specifica per In s ifilide(' non ha per questa malatt.ia - come pf'r le altre - alcun valore diagnostico: lo V. S. può essere solo utilizznta come indice di stati pato· logici. .Mog:cri('lrf' medico ANGELO ARO:IIANDO: Un caso di asctU~so polmonare consecttlivo a bronco·polmonite influ,en;;ale.
CACLJARL -
CFITETI. - Sottotenente medico Ar.BERTO D ' ALESSAN"DRO: Azione vitam·i nica degli alimenti nen:ini (thè, matì>. noci di cola e cacao) Stll beri.beri sperimentale. -
Sotto!Rnenh• m edico ANTONIO DI L UICI: Un c:nso di i :lronejrosi de<Jtra simulante una ci~ti da echinococco del fegato.
FmENZE. - T.l mag~ior·A m r.Jico MARIO MonEr.r.r illu'!tra il reperto anatomo· patologico riferent.esr ad un cn,so, clinicamente complesso, nd quale al ta\·olo anatomico fu riscontra t0: Polm onite lobm·e in epa.t:i~azione grigia del lobo in· feriore di siniRtra ed ùt epatizzazione ro88a del lobo supet-io1·e dello stuso polmo•ne. Plew-ite ftln·inosa sinistra. Pleurite fibro ·ac/.('siva destra (di vecchia. daw). Met1 ingite della Vtllla, (ibrino·pnrulentct. Tubulo.glomeruf.o.nejrite acuta. Degenerazioni paren· cJ,imali. P eritonite /ibmsa (di antica datai. 8plenonv.galia da pregrest~a malarin. - Riferisc~> in me1·ito all'autopsia. di un ~oldato, n·nuto a mort\' con dia~nosi clinica di sett icf'mia ac ut.u criptogen<'ti<'a. Al tavolo anatomico. olt1·c i segni gf'· nerici di una. i nfezione 8eflicemir-a acuta (tumore acut.o di mil:w., d€'generl:lZioni p>tre nchima.toso). non fu t•iscontrata alcuna import.ant.e loca'Jizzazione all 'infuori di una ?'accolta. cirCOI!Critta, liÌero-fìbriltOIJa, in C()rrispowlenza d~Ua faccia poateriore dell'angolo lienaltl del colon, Rt'n:t.a IP:sioni a carico dell'intestino. ed alt~ra~ùmi infiammatorie a ti710 emorragico delle linfo·ghial!'lok mescntericJ11~.
Cttpitano m•' dico EMA~UEU: D 'ANGEI.O e sottot.encn t.e medico Rfosoconti c linici e rlimostrazioni anatomo·patolo~ticbe p t!r due casi di bronr:opol111onite inf/ul!nwle ed un CU$0 w rwmingite sierosa p ost..inl1uenzl.l lt•.
GoRIZIA. -
GnJ~F.PPE Jt'ARAKDA:
'f<'m·ntP colonn<•llo m<'dico ALll:ss ..u>rmo ABATI':: Eti?logia, diaguosi e lerapia dell'in jfuen:a SI'C:Oitdo le più 1·ecenti vedute.
Ln-().RNO. -
L'O. parlu dt>ll'cpirlc-miologia <.ll'll'infiut>nzn, trattando de'Ile vm·ie pandemie, specie di qul'llH d e l 191g.[9 o \'t•nendo p oi ttll'nttualt'. • Bs porw le modc-nw vf.• dut-e eircn il modo come uvviene il contagio f'd afferm.a com\: le inf<·zinHi ~<·condl\ ric ud in(!u,·nr.n sittno contagioso pe r conto loro.
.CO~FERENZE
E DntOSTRAZIONT CUNlCHE ECC.
5.)5
l
Viene poi a discutere sull'etiologia <'rl afft>rma che l'ipotesi piì1 ac(·rNiitata f. che l'influenza sia dovuta ad un virus filtrabile primar-io, c he si e saw·isce rapi · rlamente, mJI, che indiret tamente cSt~.l ta il pot,eJ-e pn.togeno di ultl'i germi (ba<:illu di Pfeiffer , stJ•ept.occcchi, pneumooocchi ~, poichò diminuisco le prnpriE't.\ difensive not"rnali d elle ID\tCOi>e delle vie respil.'ator ic e rende p crciò pP~ibili le complicunze più o m eno gnwi. Tratta d e lla diagnosi clinica, d ella profihts.'li s ia individuali? che coiiHti,·a. nonchè d ella. te1·apia, affermando che non vi è una curo sp~cifi cn <' passa in rivista i vari vaccini e si~?ri, a<'CI.'nnanrlo nll'auto><ieroterapia e all'uso d e l s iero d ei convalescenti. Parla piit a ltmgo delle Rt ornosiue C'l?ntanni. c he !!ià 1n ·eva con buon esito ]at-gamPnte \IS>lte in una e pidP.mia rli oltre 400 ca,.:;i twuh\ a C'a>'<f'rta nf' l 1921J, e cbe sono state adoperate anche ora n e ll'Osp edali.' con succ<>s><o lusinghiero. Ci\pitnno mPdico (:r çsl':PPE P~<:nnteONl':: Un caso ili fibrosi d iffu.JSa rlella mammella ma11chile.
MEsSINA. -
L ' O. present-a un ammalato affetto da fibrn~i difft:\.«6 della mammella d cstm. affezione non rara. malgt·ado lo Rcarso numoro d t>i casi finor·a pubblicati. Dopo aver ricordato tutt,e le forme morbose eh•: poss(!DO colpire la m>tmmem!a, arriva alla diagnosi c ne illustra. le varie teorie pa togenet iche. inte rprE>tando lp. fibrosi diffusa come una deviazione forruMiva della fibt·ogen E-si. da met.tE't"e in
rolazione a squilibri ohemio·morfogenetici. NA.'POLI. -
Ma.ggiOl'e medico ARDUINO DE ANGEIJS: Aggre.9sit·i chimici e m ez::l
di di jesa.
L ' O., dopo Wl fu ~acc accenno All'uso dr~tli aggrt>ssid c himici in ~?poche l'l' · mote, t.ratta, de l mrccanismo d i azione E' di qualch<' p e.culiaro CttrattPn' fi..:;icuchimico dei val'i aga:t·essivi in rapporto alla r eltttiva profilns..:;i e cura. classificandoli a secondo la loro azione pat.ogl' nt\ pit't appariscente. P assa qtùndi a trattare più d ettagliM•tmcn te de lla dif~sa : d escl'iH' rapida· m e nte e accenna al funzionamento d ei respi1·a tori <' d E-gli at~t,oprot.ettol'Ì. non tralasciando di far menziontl riPi m ezzi rii fort.tma. P a rla quindi df'i rico\·eri e delle varie pro\'videnze per la costruzione ed oc~upazion.:> di es.<;i; dello prot<'zionl" tattica degli uomini c• d i'i quadrupE>di. Dopo un breve c<>nno sulla bonifica, tmttn d<'ll'organizznzione della difeS>l chjmica e d e l funzioname~nto d e l Re t·vizio sanitorio e c hiude l'esposizione emunt'· r ando lE) norme di prima assistenza e cura da upport.tu·e a i colpiti da gas. MJl.E!e;iore m 0dico VI::-<C.E:).'Zù F:rN.-\ l'J: Cllinaceì e phtiJ!IIochina nelle' pro(ìla88i e c·ura della malaria.
PERUCIA. -
L ·o., dopo di EW<>r accennato al p otere f>lrmn.c o-dinamico delln c hinina t• d egli altri ltlculoidi d<•lla, china, v iPn e a pnrlnr<' ne lla profila::."i e t-ero:~piu chininicn d e l!:a. malaria. fissando. per o~ni sp.eci1• di m a laria., il t E'mpo e la dose rlf'l farmaco da. sommini;;:traro, nonchè la durata di'Ila cura. In ultimo tratta della pla.smochim1., fìs.'31lndo anchE> p er <'ssa il modo E' In qunntit.à. da. somministra,re , e la durata d ella somministrnzionc stessa , s in pl't' In profiln.sst cht> p er ln cm·n della malattin. To.LUNO. - Un caso di meningite spinale tubercolm·e, ,-erili <'nt o>"i nr l solditto ~· D. d e l 5° r·eg;imcnto artigli<.'ria, r.htS>'<l' 191 0, dio:;tretto di Compobas:;o. :tcoyc>t:ato nl 1° r ()parto medico il JO febbraio 1932 con diagnosi di nc \Tal!lill LSCh tatJCa s inistra . -
- ~~ wnente colonnello medico Gn.:LIO .'\L<\.SSEHANO, d o po rim:suntu l'nnumnl':.:i fllrn.1.hare, penmnale r emota E' prossimn d e ll'nmmalnto, <IE'S<"rh·e i dati o bbietti,-i
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CO.SFERENZE F. Dl:\lOSTRA ZlONJ CLINI CHE ECC.
pat-ologici, ril\~vuti a ll ' ingrN:J>O in osp(•dalt• E' il òe<>orso clinico delrllffczione, ca.rat· t.·r izznta <'SS(>nzinlmPnte da um~ p 1·ima fast> di ff'nomeni di irritazionf' radicola.re, e d a una sc<:ondn. fast• C'On ll('j!ni S<'mpre pii• n ett.i di comprt'ssion E' t rasversa. midollui't'; amllizza i disturbi pr<:>~entati d>tl p. <" s pir>gu, con riferimt>nti essenziali alla nnatomia patologica \' illla n <•urolojlia. l'ipot E'si dia!-'TIOstica generica formulata. di s indronw d n, comprP·;sion(• midollnn• d··l S('gm cnto lombo-dorsale, confermata. dulia. rudio!!rafìo, dopo l'introduzinrH' di lipoidul ne llo Rpeco \'CI't("bmle . e preci· ..:nta dallo lnmint>ctomia surrN'siva, c he acc·o.>rtava tm procc!'!lO di pacbimt>ningit.e tu bcrC'o larr. - Il tl"nt' nk C'0lonnl'llo m<'dico STF.F.-INO PERRIEH. prt>messf' ulcnne conside· n\zioni s ulltt diul!nosi diffPrt>nziAIP d••llo. compr\'S>~iont• midolla re- in !!'E'nere. e (ra la C'otnpl'P"'!'imu~ <111 tumn.re e qul' lln dt~ pn(·himr>ningit~. illuMra. con preparat.i mi(·rosc·npod. In lf'>'ionC> granulomatosa. tubl'rcolarP dd cao:o in fJU\>Rtione, Accen· nando alln probabile' <·tiop>ltog<'n <'si.
- TI capitano m t'dico RAFFAELE l'Qli1LLA CI01'1, dopo aver ricordato le on gm1 dPIIa lamim-ctomia. fa lo. cla;:siticll dd lt' compn>,:os ion i midollo.ri eia C'.ause extra. od intmdnra-li t' (j tiPIIf' dfl cousa extn•midollai'P od intramiùollare. Pal'la poscla. dd m C'zzi diagnos tic:i moderni (mchilipiodia~:mo;;i PCC.) e - discu ~!'f' le indica-zioni (JP<'ratori e nPi vari ca~<i - p>li;St-t ad iii11MrnrP l'intt•n·ento da l11i eseguito (la.minectomio dalla 8" vt->rf.<>bra dorsale alln ;!n lombari") ne>l caso in parola. - T f'nen te nwdico MI CHELE REùf:lO: Enure8i e malforma.~ioni rli!lla colonna •·crtebra.le.
L 'O .. d opo b rf'vi c·Pnni snlla fi;;iologia. anatomia e C'linica dell'npparat.o ve· ;;c-icA it' , di~(·ut.e le vnriA t~oric pntogen et.ichf• d ell 't.mur(•><i, trntttmdo, in modo s pr.c ia)P. lt-> altf'razioni de l tratto lombo-,.acralo d ('l rachide. Hip ort.fl i dati st.o.· t i>~ti ci rilPvati fra gli E'nurPtir.i !'!tudi~tti n el n •parto osservuzione durante tut.t.o l'nnno 193 1 e rifc ,·iscc il p\'ni'if'rO e le ri cerch P di numt'rO!li e b<·n noti aut.ori. secondo il cui indirizzo la t-rmpia ottif"ne a lt e P~'~'f.'Pntunli di successi duraturi. - Il mtH!I:(iorP. lll('(li<'o Axr.ELO Ft·sco illnstm un cm:o int.l'rC'ssnnte di bronco· polnwnite bilaJeralP. n tipo emorrnyico. accPrta.ta ut'Croo:copicamentR, durant.e il dec-o~o delln qual(• s i era manifestata. tm'f"ruzi one cutanen mor billosa. T..a compa r:;a di qtwsta PruzionP nv<'\'11 s('{!'lutt.o un nugrn,·um<•nto nE'l d ecorso d ella hronco-p<>lmo nit r•. All'autops ia, o ltJ'P. n lln lf'sione bronco-pol monan~. l'<i a fatt i clo·w•m•rtltivi <kgli orgnni porenchimatosi, null'o!tro d'importante fu m esso in •' \'idPnza. - l i capiumo mPdico CAJHOLI T AnQtTI:-;T illuf-'tm nn ca:>o rli 8efliremia rl'Migitul <'on lol:nlizzozione bronco- po!monore . rifc.>rt'n~ f•si ad nn soldnto operato nlcnni giomi p1·ima p er ernitl. ing11innlt• ed ect-opin. t est-iC'olarP. des t1·a. All'nut.opsia ;o-i t•isr ontr·ò: TOI!8i lli tf'. purulenta. tumore acuto di milza, orga.ni 'JXIrenchimatotJi in • drgl!ll!'r(tz.i<>ne torbido-(fral'l.~a. Bronc<>polm oll i to. L 'nm mc' mic·roscopico d r l pus. pr<•le ,·at o dnll e tonsi lle, fece acceJ'tare la na· tura strr•ptncoecica, ddlo inÌt'Zione . '"''·~illrtre,
Tnn:sTE. -
:\lt\!!gior·c m cdi co ALl-' REDO
Go:-:zALES:
L e i pertensioni.
L'O .. dnpo nv<'r p a i'IAt<) d i'IIft Ptioloj.!ia t> fìs ioplttolog:in. fl<>lle v~tritl fonne dinidk di ipl· rtl' Jtsionf.' P cih1to lo.> w•dute di Bit'r. P<>t<!J·. Machenzie, Bruton, C:nlli ••C'c., i qw,li nffo•nnnno c he nPI mn~:tgior numero di'i cn.<;i P~sn n on è <'hf.> un fpnonwno dif,•n,_,i,·o d f'II'Orl)'>lnisrno p('J' st~l bi l iJ'<' tm nuovu <'qnilibrio, tratt.n delln C'ti l't~ d ~·liC' nt riP fo rmr- ipc? rt<•n~:<i , ..... bn ~ando ln f!nlln diPt.a. e !'lilla sorvfglianza cardi o: rl'n>\ 11', sulla r <'!!O hl-r<' funzion•·' intest inale:'. su lla evf'nttu\le cur a s rx:cinca e sui var1 nwzzi tCl·ap<'llt it" i a cJi,.-po>:izione , trn i qual i il Sitlt1,;f<O, mc>zzi fìsiC'i, chimici, opo· t~rapici. c hirurgici.
NOTIZI E
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Primo r.11pihmo medico :\Luuo FlORE: Un caso di rrrantt!oma tuherco· /.are. Diagnosi ùiffE'l'{'nzio.le fra f.'l"ll·nuJoma tubf't-colnr<•. luetico E" linfogranu. loma o mot·bo di Hod~kin. Cura: norme diNt:tiche . radio tl·m pitt intt•rca llltu tl sommini:<truz io ni di arsl'nico. hHJrni di mnrP.
UDTh"F.. -
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Primo r:~tpit.uno m ed ico FRAl'n:sco l\L\ s~rMo: L'n caso di nefrolitir.tsi d"· stra operaio di n efredomi a co11 Mito / Cll'<lret·ole.
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Maggiorf' m f'clico
ALFREDO \"H:GrA~O:
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doppio di cuore.
N O T I .Z I E Sommlnfstratione a pagamento, da parte delle farmacie degli ospedali mi1itarl e delle infermerie presldlarle, del medicinali e degli oggetti di medicazione agli ufficiali e ad altri personali ed enti statali. Dal Gir.•male M ilitare U!fici<lle, clispen.;;a :>2•. fl mo)'.'!l'io 1932 • X. C'ircolarc n. 220 (Direzione GenE>rale di Sanità ;\{ilitare), 3() 1'prile 19:~2 . X .
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.J\rt. l. - Pos;.ono c;;Qerc ceduti, n ptt?amPnto. m edicinali rd O!!,l!l'lti <ii medi. cazionc oi prez~i indicat-i n e lla tarift"a RhtbilitA d:ll minisu-ro d('lln guerra in !J~:~sc all'art. 'il R d el rt!golamt>nto per l 'amministrazione e la contahilit.it cl<:> i corpi, is t.ituti 1:1 etabili.menti militnri: t o Ai personnli ed ogl.i e nti indicati t l.iill"a.l't. 719 d e l cituto t·egolnm.m to, ossia: o) ugli stabilimenti sanitat·i di alLr't' amministra7.ioni statali E-d a llt> na,·i d e lla R. ma.J•inn; b) S.)!li uflìci ..li ciel R. '.'Sercito, dclla R. marina. d ella R. twronautica ,. clelia R. guardia di .finanz~~. in scn·,·izio !)f'rma ne nte effettivo e tt qudli dellE" l'atto· gorie u in congedo • che si trovino tcmporulll'lltnen t<' in sen ·izin: no nchè 1:1!di uffi· e iali cle lia milizia volontarin. l><'T la sicurezza n n.zionnlc e d e lle rnilizi<' s peciali pure· in Sérvizio; c) agli ufficiali di cui alla lette ra. b) in au;;iliari1\, in disponibilità, in f)On· gedo provviaoa·io ed in as p!'ttM iva; d) agli in:piegati di ruolo d e lle amministrazioni della gucna, d ellfl tll!u·ina E' d ella. a.eronautictt, in so.:>rvi?.io; e) agli impief!A ti di cui alli.\ lett era d) in a spettativa ed in disponibilit>\; /) agli ufficiali in congt;:do provenienti dul sen;zio p ermanr nte effettivo fomiti di pens;one ; g) ai sottufficiali ammoc-liati dd R. •''>Ncito, dello. R. m a r·inn. de lta R . llf'l'O· nautica, d ella. P.. !!nardia di finanza "' :Iella milizia W> lontaria ;;ÌcllrPzzn nnzionnl,• e milizit) ;:;peciali in serTizio; h) ai sottufficia-li d<:> l R. esercito, nnchr ;:;c non flmmog li Hti, che s i tro· vino in località isolate con impieghi spt>c iali (gunrda batter·ia. guarda. mngnz;,.ino. guarda colombaia e simili); ·i.) ai caporali e soldati armnogliuti con fermi\ p crmunent'?. 2o Agli utYìciali rlel rorpo agenti cii pubbliea siCtH-ena. 3" Agli appuntati a.rrunot.:lin.ti de i carnbinit•ri t'<·ali. 4° Ai sott.ufliciali celibi, d ol R. ese rc ito, rl;.-lln R. mnrina, d l~ Ila R. anront~u· tica, d ella R. guar-dia di finanza e de lla milizia volontaria p er la s i•~ urczzn nnzionale e mili7.ie speciali (sia in servizio p ennanenw effettivo, sitl m' i qunclri). 11V(' nti p e r sone di famiglia a carico. 5° Ai marescialli d'a.Llo~io maggiori dei car.~biniol'i reali. celibi. limitahl· m e nt-e al tempo in cui, per malattia, s i fnccit\no cumre in caset·n,a Ynlendosi d elltl f M<:>ltt\ lor9 concessa rlnll'tU~. 39 ~ 'icl rcgolnm..:n to gen emle dt)ll.lll"mu.
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:S01'1Zfl<!
ti0 Agli op&r.,j Ci\·ili deg:H sta1:,ilimenti tlellt\ p;u~l'ra, d~lla marina e della neronautica, inscl'itti n. ma.t.ric11ltt cd a ruolo, orl ope1·ai temporanei invalidi o mutilati di (!'UE'rra, che ~iano r.tati riconoscit~ti anunalati.
i\rt. 2. -- Possono c>;sere prclf>vati d,Jle farmacie militari le so~tanze comprese n ella tariffa dc:oi m edic·inali in vigore, contompluto nei nn. I, II, III, IV. della tnriffa mPcksima, ad ~~cre7.ione delle ::w~ucnti: wrchero, t.ceto, olio d'oliva., miele, vino marsala. É nltresl consentito il pr<'!evrunento clei t ermometri clinici. I reagenti e le soh11:ioni pe r le ricC:'rche chimico·cliniche pos.~ono essere prelevati solo dal,'li ufficiali ,)e! cOJ'PO sanit.urio e veterinario. A~li emi cont.emplati n t?l numero J 9, lettera u) dell'art. l della presenre cir colare, è dEtto llJlche facoltà di pot(<re prelev~:~.re lo stagno A l 'inchiostro (sia indelebile per oggett-i di hianclll>ria, sia quello por ogg~t·ti di panno}. I.'inchiostro P•~ò essere ceduto anche a~Ii stahili menti p enali civili. Art. 3. - Tutte le somrr..initra1.ioni di cui sopra sono fatte ~i pt·ezr.i stahiliti rlalla tariffa ciei m..:dicinali, cr>n l'aumer,to del l (l pe1· conto oltre il valore dei rt'Cipienti, aumentato purt' rl ...l lO pc .- cento. A ÒP.COn>eJ>e dallo luglio 1932 il prezzo di cessione dei medicinali, di materiali rli medicazione e d~!gli altri generi sui quali (in buse alle disposizioni tiel 'l'. U. per lA. finAnzA. locniA) grAvi l'impo~t.A. di commmo, non deve &.:<~Al-A aumentato anche di d etta imposta in più d ella normale quota del I O per cento per spe~e di i[<'Stione, poichè dell'impost-a in paJola, a decorrere dalla dam anzidett.a sarà bmuto cor.to nei prezzi di Lar!ffn.
Art. 4. - · Sono tenute a fare le somrninist.razioni a pagamento, le farmacie d egli ospedali militari e delle infermtlrie di p1·c.sidio. Art.. 5. - La richiesta dei medicinali, ecc., dt~ve essere fatta con l'apposito modello 1\4~. fìnnato dal J·ichiooonte in modo ben chiaro e da un medico o da un vet erinario, a seconda doi cas!. Inoltre le ricette debbono essere cont.ro6rmaw e t imbrate: al per i t p ersonnle militare e Ci\·ilo in servizio, dal comandante del corpo o <htl capo ufficio o ra.po se1·vizio; b) pet· gli nfliciali e !'ottufficiali deliA. M. V. S. N . dai locali comandi dei n ;parti d <> Ila. milizia; per gli uffici t.! i in con!Zedo contemplttti n el n. l o lett. f) del precedente art. l, dal comando del dist.retto o del presidio della. località. ove l'ufli<!ialo J-.a. lo. sua ubiLw1-le rAsidenz~t, o da altra autoritò. designata dal comando ·"tes.<;o; oppure, in se~uito ad autorizzazione dei comandi di corpo d'annata., ancht1 dul ia presidenza d!'llle as:>ociazioni coM.ituitl~ fra gli ufficiali in congedo prcdettj limi tMrunente, in t.al(' Ctl,,;o, u.~li llfficiali facenti ptwti de lle Ae8ocillzioni stes.c:e. <..:li ufficiali in con~(·do prcdct.ti d('bbono altr\lSÌ, se non conoaciuti, presentare, tt· ri~.:hit:"s~<a, il li l •reLto o la. tc:-;;.-s.-.ra ·:li rico no~imento. Art.. G. - Il prelo,·amento d elle sostam:f' in parolt~. s'intende concesso csclu.<:ivamente per uso personali:' ,, di famiglia, di coloro che n e hanno facolt.~. e.i in quantitH. eh~ !lin ri<·onosciutu ammissibile, dal di!·il!ente -!.el ser\'izio chimicofnrmaceutico militare loca le , il quule ha l'obbli~o rli sc;~:oalare al direttore dell'osp.J· dale, prima di e.'3Aud.irlo, quel le richiesti' che ri~messe qna.litativamente e quantitativamcnte eccassi,·o, sempre quando il !<l.l.nital'io che ht\ firmato la ricetta. non giu;;tifìchi ht quantità e la qua lirÌl di c.:•1i tm.t.tMi. A1·t. 7. !!lio separato.
Le ri cclt.e p or le s0stanze velenose debbono c.s«ere redatte in fo ·
A t-t.. 8. - P er la distribuzione dcll'os,;ig•mo ogni fA.J'Illacia di o.opedn.le e di infcrm(?l'ÌA. pr~·sidiarÌI~ tiene n disposizionC:l un cel'to numor·o di bi-Ioni cl.e ''engono conc(';;si in nso tempornn('o contro d<'posito de l relati,·o importo. Art. 9. - n prezzo dei m edicinali, oggef.t.i di m erJica.Lione e recipienti ?eduti a p r•g•tm('nto imm<'dinto agli utlicio.li ed altri pe1-sonali è determinato e spectfìcat'? .lallu farmaeia u e lla parte scconùa della. rice f,tl:\ mod. 648, ed il pagamento n e e
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e$;equito prt-sw la. :-assa dell'wnministm:r.ione dell'ospedale o d ell'infermeria prl'· sidjaria.. t\Jl'uopo, l'uffiC'ialc pagatortl, di mano in mano d :e IC' ricçtr.e !(li sono prPsfln· tate, prt>nde no ta. del loro numcrQ._ d'ordine eri impol't.o, in nn elenec. giornaliero, c, riscosso le somme, restituisce le ricett€' agli a-:quirenti dopo avere indicato la somma da essi pa~ata. nella. parte pri1;.a, ed apposto in calce la pNpria firma. Non occorre quindi il rilac;cio di alrnna quiC't.am:tt. L 'elenco è, alla fine della. g iornata., pr~:>entatu al dirif.'<>nte de lla farmacia, il quale lo confronta con la. parte seco11da d elle ri eet.te, e, .-topo avE-rlo riconosciuto esatto, lo rtlstituisce aU'ufficio cassn. munito d e l suo ?•isto. ln :;e!!"uito a ciò denc E'me-s.<-o il corrispondente ordine di t·iscossi.one con~dl\t-o daiJ'e lcaH'o medrsimo. Art. 10. - La revisione contabil<' d elle ricette di cui ull'articolo pa·ccfldente è effettuata. dall'ufficio d'amministrazione dell'ospedale, anche p er qttelle delle dipl:lndenti infermeriA p residiMie . A tal fine, o~ fannacin fJrende nota. d ulie spedizioni fatte , e tra.<:~mctte al· l'ufficio d'amministra.zione le ricettf:' ('lX!rte seconda) spetlite giornalmente, ori entro quel pel'iodo di tempo - non superiore ad un mese - che l'ufficio di amministri\· :~.ione ritenga eli stabilire. Art. li . - Dal direttore dell'ospedlt.le sono fiS~W.to le orf' p 1•r la distribuzione dei mtldicinali ed oggetti di medicazione a p11gamento immediato, da comunicarsi ngli interessati per il tramit,.- r)oi comandi di presi.lio. Nei giorni festivi la. clistribuzione ò fatta. solo per i casi urgenti. Art. 12. - I reagenti e le so~t.anze pure, pe r uso scientifico, possono e-ssere prelevati pres.w le farmacie milita1-i degli ospedali e delle inft>l·merie prf'sidia.rie anche dai laboratori dello Stato e d egli istituti scientifici governativi.
Art. 13. - Per la somministrazione d egli stupefacenti valgono le norme stabilite dalla legge e dal r egolamento relativo, l'enza eccezione. Art. 14. - Gli spacci cooperativi degli ent.i militari sono autorizzati a prole · vare a pagru:nento dalle farmacie degli ospedali militari e d elle infermarit~ presidiarie alle st-esse condizioni degli enti e personali soprainrucati, i tubett·i di pasta. d ent.i· fricia e di pomata. ant.i!Putica. Art. 15. - P eor quanto riguarda le c<>s.«ioni di cui alla lettera a) rlol n. 1° d el· l 'art. l della. presente si rdJ'lliilenta che il relati,-o ammontare dovrà essere vel'Sf\to in t esoreria sepamtamcnte da quello •ielle altre ce:;sioni, ed imputato all'apposito capitolo del bilancio dj ont.rata. " ant.icipazioni c saldi dovuti », ecc. (Ca po X capi· tolo 190 rleii'P.sercizio con·ente e corrispondenti p e r gli esercizi successivi), in modo che la. ragioneria centrale pos.<;a ottenere, m ediante la. quietanza da. unirsi al ta· gliando «avviso modello 1021 bia ·>, la. rias.<;egnazione al bilancio militare rlelle somme Yersate. Ciò ad eccf'zione d el C!l.SO in cui il minhtero abbia eventnalmente notificato che l'nmrninistra:c:ione govern~ttiva prc lt~vnnte ablbio. anticipato l'importo dei medi· cinali a senso d ell'art. 21 del R. d ecreto 2 febbraio 192S, n. 263. Art. 16. - Le circolari n. 335 del gi.omaU m-il·itare 1926 e n. 455 giornale militare 1930, sono abrogate. Il Jfin·iatro: P. GAZZERA .
Ufficiali medici Jn .. S. P. E. assistenti alle cliniche ed agli istituti scientifici delle R. R. Università del Regno. Dal ((iornale M •ilitare Ufficiale, dispensa 22"", 6 maggio 1932 . X. Circolare n. 22r, (Direzione Generule di Saniti>. Militare), 5 maggio 1032 · X. Dete~ino. che, anche per il prossimo annQ accademico, ufficiali m edici in
S- P. E. stano mviati alle clinich e ed agli istituti scientifici delle RR. wù\'ersità
dE»1 Regno, quali assistenti militari.
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NOTIZIE
P otranno a<>pim rt> all'rB.<•~'gn:17.iont> di P.ui trattnsi i mag~iori m edici con non pitl di due uuni di gmdo Nl i C>lpit-ani medki con non meno di tN> anni di di grndo. 'l'niP. as~· J.!l'ltlZion,• stm\ f~tttn pc-r <ìh anno, ~>alvo ill minist·cro la facolt:\ di confcrmnrln JWt· un !'<!•condo anno. San\ limit.utr\ Cl•me S<',L!ue: M rtrm;,,-i J,:Nlici e ca pitun i m erlici: 2 poi<t-i di nssistent-e militare presso cliniche nwrlich1' . Mayyiuri me.dici e cn.pit'Jni ?rtll(/ir.i: 2 posti di a,'l.«isknte militare pre..;so cliniche chieuJ·g;ich~· . Capitani medie:: 2 posti di nssistentl:' militare prt'&SO c liniche n europsichintriche. Capiumi lltedici: 2 po;.ti di M>'ÌS!A=>nt.e militare pres.io clìnichf' ocu!isti~hl'. Capitani mll(lici: 2 posti (\i as.sistente militfl.t•e p rcs.<>o cliniche otorino-la· r-ingoj ttt.ricl:c·. Capif,wi medici: 2 posti di as.«istente militare pr·PSi<O istituti d i radi ologia. Capitani medir.i: 3 posti tli .a.ssistent<-• militnre pt·esso ist-it u ti d'igiene. Capita11i medici: l posto di Assistente militnrt- prr"'>O una. clinica delle mi\· lattie tropicHii. CcqJituwi ?nedici: l po><to di as.">istcnte militar-e pres<;o un istit-uto di anatomia pA>tolog ica. ('apitrmi Medici: l posttt d i a~sist.:nte militare prçsso una. clinica odon· tojntrica. P otra1mo concol-n'rt:1 tutti gli ufficiali d ei gradi r dt\llo anzianità sopra indi· ente - per cia-souna dt>lle specialità - purch~ a.bbinrw J!ih prestut.o servizio nella .spt->cialitil, ste;;sa in qun.lit.à di cnpo reparto o di as.9istònt.e. o pos.c;ano dimost.mre di pos.'l('rlc re in es.c;a. untl huona. p r-eparazione. S~tranno E'Sclusi quelli comunque in nspettat.iva o in licenza ùi convalescenza e quelli che hanno ~ià preso pnrte ttd altri ror,:;i di ::;pr'Cialità. Gli ufficiali. che inwndono concor rere all'ammissione, dovTanno. P"'r il tramite -d e lle rli.rezionì d i sanità, fMne domanda. aJ minisWt'O, direzione generale di &Ulità militare, unendo, eventunlmenw, 'lUCi titoli o documflnti che- cre<ieranno opportuni a dimOJ;trare il ()Q$-'l('s>;o di a.tt.ituditle generica. c :>pecifi('-a. nella specialit à ridtiellw. Nella d omanda dovrà essen: indicata l i\ branca che essi desiderano coltivat-e. sonza far cenno di sede gradit1~, riset·bnnrlosi il minist•~ ro di fare l'asse<gnnzione <ii sua scelta. I direttori di SAnitt\ o(>Ì corpi d 'a rmata fm·anno pervenire dit·cttamerntc a qul'Sto ministero, dirl"tion<' genenll!:' di sanità militurt-, non olt re il31 luglio p. v. le domande ed i docwnenti t~llUC!'<si. accompagnando ciascwut domanda con Wlll> b reve rela· zione la quale ponga in e videnza n on solo i titoli dei ca.nclidati, IIlt\ anche h~ loro attitudine e In loro prepnrllziont~ n e lla specinlità prescelta-. Il n umt-ro dci posti di a.'l.'> i;;tvnte militare per ciru;:ouna c linica. od istitut<• scient.ifìeo. stabilito dalla pNsentt- circolare, non è tAS.<;ativo; pe:·tanto quc.-sto mi: nistcro, pnr ··imone ndu nel nwner'O comple>;sivo di 18 uffida!i da SCC'glicro quali assistenti milittHi. si riSPrv>l di clcstimue a qualche clinica od istituto scien tifico un numero di ussistl:'nti sup<>ri ore a ttucllo stabilito, sced ien~lo ;.emp1-e fra. col01'0 chi' hanno concorso H-Ila st<•ssa >'pecinlitt't, <)ualont i noncort·onti por altre specialità non s iano in nunwro s ufficient{· o, coprir<> i poi'ti p')r le relat ive cliniche o<1 istituti sta· bi li ti o non r i;<ult in o pfiS.'l•JdE>ef' utHl suffidente proparazion~ per potervi csserf' ttSSl'\lflll t i.
Ul i uftìcinli che saranno comandati alle cliniehe od agli istituti scientifici ver· r>tnno di massima, nl •.e t·mine dt>l corso, destirmt.i agli ospedali militari, a seconda delle esigl'nze rlPI SNYizio . Il Mini-Btro: P. GAZzt:&A.
Il motto araldico della Scuola di Applicazione di Sanità militare. TI mornate M ilit(Jre C'{fìrioi.e del 24 maggio 1932 . X (dispensa. 26• - circolare n. 2·1i) riportll i motti araldici concP;:si tti t·coggirnt>nti e corpi dol R egio Esercito in applicazione d e!la lr•g-gr- 21 mAI'ZO l !l32-X, 11. 293.
J..,
NOT.TZlE
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P e r la Scuola di Applica.zione di Sanità militare il motto è t ratto dall' iscrizione sul monumento ai medici caduti in guerra: Fratrii;WJ ·u t vitam 11ervare8 ••. •
Promozioni e movimenti nel corpo di sanitario militare. P AARELLA Achille, tenente m edico 33 fanteria. - È collocato nella posizione di fuori quadro perchè collocato a disposizione miniRtero aeronautica, dal 27 dicembre 1931 -X. PoLVEIUNl cav. Angiolo, mag~ore chimico farmacista jn aspettativa per inÌt~rmittì. provt>nient.i da causf' di servizio. - Collocato a riposo dal22 agosto 1931-IX per infer·mitù. p rovenien ti do. carn:e di servizio. Dal B ollettino r:f!ìciale, disp. 2i 3 , 6 maggio 1932- X . •
:\lASSAROTTI cav. Ginseppe, mngj:!iore generale medico in S. P. E.- Decorato tlella m edaglia Mauriziana al mr r ito militare di dieci lustri. CONCIATOnE cav. Domenico, tenente colonnello medico ospedale militare Li, ·omo. - È collocato in as pt>ttat.iva per infermità temporanee provenienti do. <·ause di servizio, per m esi dodici, dal l 9 marzo 1932 - X. SC'JLLIEtu Vincenzo, maggiore mrdico ospl'dale militare R oma. - Trnsferito osp('dak' militare Ceno,·a. Dal BolleLlùto Ufficùilf, disp. 2fJn, 13 mnggio 1932 · X . :è\lo:-<TA.'-'ARl cav. Att.ilio, tenente colonneUo medico direttote Ospedale militare Torino. - Promosso colonnello, con anzitmità 1° maggio 1932 -X, continuando come sopra. STEJ.LA caY. \incenzo, t enente colonnello m edico. - Collocato a riposo dal 1o febbraio 1932 - X , ed inF<critto nella riserva. I seguenti maggiori medici sono promossi tenenti colonnelli medici con le dest.inazioni sottoindicate. Rossr cav. Antonio, ospeùale militare Napoli. - Destinato ospedale militare Chiet.i. LOJACONO cav. Antonio, ospedale militare Alessandria. - Destinato ospedale militare Catanzal'O. BACCHIALO:rn cav. Adolfo, ospedale militare Genova. - Continua come sopra.. Fusr cav. P ietro, o;,'Pedale militare Verona.- Continua come sopra. I seguenti primi capitani m edici sono promossi maggiori medici con le destinazioni sottoindicate: MANFli:EDI cav. Alfredo, dire zione sanit-à militare corpo armata Napoli. Destinato ospedale militare P adova. FERIUlti Ugo, ospedale militare Roma. A scelta. Continuo. come sopra. DE LEO Salvatore, ospedale militare Genova. - Continua come sopra.. I seguenti capitani medici sono trasferiti all'ente a fianco di ogmmo indica.t.o: PEcoRELLA Giovanni, cen tro chimico militare. - Ospedale militara Napoli. l\fANGIONE Giuseppe, 43o fanteria. - Centro chimico milit-are. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 30a, 20 maggio 1932 -X.
VII Ciclo di conferenze sden tlflche tenute presso la Scuola di Applicazione
di Sanità militare durante l'anno atcademito 1932 - x.
Gli argomenti svolti quest'rumo "nel ciclo di conferenze scient.ifichc presso la Scuola di Applicazione di Sanitit militare, che qui elenchiamo nell'ordine cronologico in cui sono state tenute, riguardano tut.ti la. storia de lla medicina: 1° Tf'n . col. med. Carmelo ~JA:NGANARO: I trattati anterio1'i alla convenzione c1i Ginevra 1864. D iscorso inaugura.Je per l'apertma dell'anno accademico. 2o Prof. Davide GxortnANO, Senatore del R egilO: Lu lmsf~sù>ue del sangue. Ct>!lJli storici sulla Slla evoluzione dal 1700 ad oggi. 3° Prof. Andrea. CoRSINI, della R . Universit•', di Firenze: .L'e'!'p<rimr:.n/(Jo biologico in Italia. i -
Gi6r>tale di medidna mili tare.
NOTIZIE •
4o Prof. Luigi CASTALDI, direttore dell'Istituto Anatomico e della. Stazione Biologica di Cagliari: Dalla morfologia cla8sica alla 11wrfologia sperimentale. !JO Prof. .){assimilinno ÙAl~Ox:-rr, docente di storia. della medicina: Una gloria di Roma a ntica: • M ens sana ùt corpore sano •· 6o Prof. Pras~itele Prccr~mn. della R. Unh·ersità di :\filano: Rivendicazioni it4liane :nal campo delle srienu; mediche. 7o Prof. Arhll"O CASTIC:LIO~. professore di storia della medicina nella. Regia Università di Padova: l~oma ed i l pensiero latirw nella storia del.La medicina. so Prof. Pietro CAPPARONT. professore d i storia della medicina della. R. Uni· versità di Bologna: La sto1•ia della scoperta della circolazione delsangw.. 9o Prof. Alborico BENE OICE~"Tl, professore di farmacologia. della. R . Uni· versita di Genov1t: Lo st"iluppo storico clella terapia sperùnentale. 'l'utte queste conferenze sarAnno, comi? d 'uso, raccolte in volume e pubblicate ~ cura d ella. Scuola.
Il Convegno del chirurgi del Nord d'Italia. Dnl 28 a l !H maggio u. se. fu tenuto a Torino il Convegno dei chiruri$i del Nord d 'Italia, promosso dalla SocietÀ Piemontese di Chirmgia, ed al quale mtervennero. oltre a moltissimi chirurgi dell'Italia Settent-rionale, anche numerosi ed illu::;t,ri esponenti della. chirw·gia stra.tùera, venuti da lla Francia, dall'Inghilterra. dalia Spagna, dnlia. Svizzera, dall'Ungheria. P er la Sanità milit-are parteciparono al Congresso il maggiore generale medico prof. Filippo Caccia, il colonnello medico F errari Lelli, direttore di Sanit>tl. del Corpo d'Armata di T orino, il colonnello medico Montanari, direttore del locale ospedale militare e altri numerosi ufficiali medici. Nella solenne seduta. inaugurale, presonziata da t-utt,e le autorità cittadine, sedevano a l tavolo della presidenza il prof. D onati, presidente del Convegno, il P odestà dott. Thaon di R evel, il generale medico p rof. Caccia. ed i profe&>ori Pivano, Fantino ed Uffreduzzi. D ppo il discorao del P odc>stà, che portò·ai con~ressisti il saluto della. metropoli p iemontese, preso la parola il prof. Ph·ano per l ' Università di Torino e poi il ge· neralc VMcia cho pronunciò il seguente discor-so: A nome del Corpo Sanitm-io :Mili tare e rlel suo illustre Capo, tenente ger~ra.Le medico Umberto Riva, che ho l"onore ambito di rappresentare in questo alto Consesso di M aestri in,aigni della Chirurgùl, in questa nobile Città, ave /t' sempre cost<mte e fulgido il culto della Patria e della. Scienza, porgo il deje·rente ed entusiastico saluto augurale clell<I- Sanità Mil-ita1·e Italiana. E' oggetto per me di pa.rt·icolare orgoglio e soddisfazione la fortunata designazione -che fa cadere 8t'Ua mia. mod-c.~ta persona. l'onorP. di ri.trovarmi qui, nel glorioso Pie7Mnte, ove, appena uscito dalle severe 11ale ospedaliere romane. iniziai, purtroppo nel .~ecolo Rr.orso, la carriera miNtat·e chiru rgica nei 1•ecchi ospedali militari del terrvpo. A l~ggùJ intorno a noi m edici militari il grande spirito del sornmo Riberi, figlio di questa magnanima terra, cl1e fu il prinw grande nostro Capo e che r.on s-pirito chiaroveggente iniziò la tradizione. mai ·venuta meno. del.la perfetta co77"Ì8'p0ndenza tra la sanità militare e qu ..lla cil}i/,P. Tradizim1e che ebbe una sanz·ione so~n.ne ed in· dimenticabile. per fu~i()n~ di &piriti (! di cuori, nella grande guerra mondiale. Fu allora, pt"of. D : mnti, che io ebbi la somma vent·" ra rli riceverti nell'olfPednle da campo da me diretto, quando t1~ fosti ùwiato nel/q, zona di u·u erra, dove colla tua Bciema e la tecnica iMuperabile /(nLI.o bene rendeJ<l?. ai nostri prodi combattenti. Ed è in omaggi.o all'op$ra fervidtlmente falliva 'Ì'rl~iP.me compiuta che il Corpo Sanitario M ilitare, a mio mezzo, fa 1"Jti pcrt:hè questo alti'J Convegrw aqgiu,nga ancora una. pietra miliare nell'a.'l'pr? cam.mùw, senra soste. dell'arte chirurgiC"a, come »P dànno sicuro affidamen-to l'illustre PresVlenle e tu!ti i vali'JTosi Scim.:iaf.i qu.i com·ercuti. Salut/l.t{) du. vh-i applausi, so1se quindi a parlare il chiaris.<:imo prof. Donati, che dopo aver rivvlt,o un pP.n!liero devoto alla Maestà del Re ed al Dune, ricamb iò -con pn.r t ieolare cordialità il saluto r!e l rapp t·Psentante de lla Sanith milit-Sl.re o rese omaggio alle t•utorità cd al Regime, l'empr!' prPsent.e ad ogni n obile maniftJStazionc e vi~ile a.'<S('rtore e promotore ddltt cultura nazionale. Entrando nel merito del Com·egno, fra l'nlt.ro, <:'gli di,;s13 cho la chirurgia è hEln più che una. qu~t.ione di tecnica e di trattmnento: t- una scienza p rofonda che abbraccia tutt.o lo scibile medico.
NOTIZlP.
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Aperti i lavori. pronunciò p er primo la s ua confe renza il ~rande clinico di )fontpeWer, prof. F org ue, sul tern": ciò che la ch·i mrgia clet·e all'crniologia italiana. L'orazione e fficace c sma.glinnte, tutta in onore della scienza e dE'i rnr:tocli italiani, iu accolta da un'imponente manifestazione di plauso e di simpa.tia per l'illustr,, oratore. Uguale successo ottenne il notissimo chirurgo di Stra.shurgo. prof. Le ri che . p~r una sua dot.ta rt~laziono,òocumP.ntata da un interPssantissimo film, F.ull'a11git1a -di petto, la quale può e d avl:l essere tratt,tl.ta. chirurgicamcnt.e , se si vogliono limit-are le sue funeste conseguenze. Nella Reconda giornata si costituirono due sezioni, l'una presif'duta dal Se· natore prof. R. Ra.stianelli e l'altra dai profes'IOri Uffreduzzi e generale Caccia. Furono svolte e discus;-e numerose ed importanti relllzioni e comunicazioni, d elle ·quaH daremo cetmo prossimamente in una breve relazione scientifica d el Congres.'!o, dopo questA note di cronaca eh~ rileviamo dai giornali p oli t ici C' swcialmen tr. dalla ·Oazzetta r:ùl Popolo. La terza giornata s'iniziò di buon mat.tino con una s"rie di ~edute operatorie, t-enut.e nei vari ospedali civili e nell'ospedJl.le militare, alla presenza d ei cougre:;sisti. T erminate le operazioni, che riguRrdtwano tutte d ei r!asi parti('o)arml·nte gravi od ~interessanti, furono ripre&e le c;edute scientifiche in due sezioni sotto la presidenza dei professori Donati e Uffreduzzi. Le di!lCussioni furono sempre ampie pro[onde ·ed esaurienti. I lavori d el Congres."o te rminarono alle ore 19 con un di~corso del prof. Donati, ·che ringraziò i congress.isti por i loro notevoli contributi, rivolgcndol<i particolarmente ai chirurgi stranieri e al gen. Caccia, nel quale egli vedeva la vicinanza spiritualA dei chirurgi d ell'Esercito.
Alle gare militari di scherma. Il giorno 24- maggio, p reMO la Scuola militA.re dj Educazione Fis ica in Roma, .s i sono svolte le gA.re nazionali militari di scherma, alla presenza di S. M. il R e. di S. A. R. il Principe U mberto c di a\t.e Autorità, fra cui S. E. il Ministro d ella ·Guerra. e S. E. Starace. Nel fiore tto, per il quale ~ra in palio la coppa dell'Esercito, s'è classi.ficat.o primo il maggiore medico d~IJ 'ospedale m:litt\re di ~ovara Bertinett.i Marcellino, g ià. spic<'..atamente not.o n el mondo sportivo por altri suoi successi, s pecie alle olim· piadi del 1924 e 1928. È risultato secondo il sottotenente medico Antonio Di Pr&mpero. Lo stesso mttg~iore m edico Bertinetti ha vinta la g ara. divisionale di NovR.ra n ella. spada, nell!!. sciabola e nel fìore~o.
Concorso al XV Premio Rlberf (1928-1934). Lo. Reale Accademia di Medicina. di Torino apro il Concot'!':O al X V premio Riberi di L. 20.000 (mano la tas.'!a. di manomorta) <\Ilo se~ruenti condizioni: a) P ossono concorrere i lavori scientific i di Mgoment.o appartenente alle -discipline mediche in genere pervenuti all'Accademia entro i ter=ini stabilit.i al ·comma d) e tali che s egnino un importante progre.s.'!o nel ramo d olio scibile cui si rife riscono. , b) Sono amm8$si i lavori stampati, scritti o. macchina. in lingua italiana, lati na, francese, ingles0 e tedesca; se i la.vori sono stampati, questi d ovono essere editi dopo il 1927. c) I la.voJ·i Raranno inviati in pie~o raccomandato in doppio e;:emplare al~'Accad?mia, d ella qua.Je ~imarra.nno proprietà. QuaJora. l'Accademia. o.g~iudichi t! premto ad un lavoro scntto, quP.sto dovrà OSSP.re stampato dall'aut.ore primo. che ~adano i due anni dal confPrimento del p remio; l'ammo:-ttare di quPst.o sarà consegnato solo dopo l'invio all'Acoa.dAmia di un d oppio e.o:;omplare del lavoro stampato. d) Sono accettati pe1· il C.oncorso i lavori che risultino spediti all'Accademia non oltrA il giorno 31 dicembre 1934-. In ogni caso, scorsi due mtlsi da questo ler-xnine, il Concorso s'intende chilL'IO, ed i lt~.vori giw1t.i dopo, anche se spediti in tempo utile, non saranno presi in con~derazione. . . e) Gli a:uto~i nella l~t~ra. di invio. accl:l!lneranno alle parti o agli argomenti -p1ù 1IDportant1 dm loro S.."!nttt ed opere che sttmo.no dovere maggiorment-e fissare ;L'attenzione ù ell'A<Y'-ademia. giudicante.
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NOSTRI :M:ORTI
L'Il maggio u. se. si è spento in Torino, nE>ll'etil. d i 67 anni, il colonnello Chimico-farmaaiRta in P. A. gr. uff. dott. Carlo MartlnotU. Quantunque pE>r molti anni la Sua attivit-t\ si sia sYolta interamente presso l'Azienda del Chinino di Stato, i; doYeroso anzitutto ricordare l'opera. chA Egli d E>dicò con grande amore per lungo t<'mpo aii'ES<'rcito, pres'>O cui cominciò a !'er vire fin dal 1Afl5, distinguendosi in spccial modo durante l a. grande g'.lerrt\. Di vi-· vido inges;:no, di capacità organizzativl\ alacre e ~a.piente, il Martinotti, con senRO prntico e hnga. visione dei bisogni rlr·Wora., seppe, come Direttor<:, imprimere al· l'Istituto Chimico-Farmaceutico 1\filita.r e (in quel ~mpo Farmacia Cent:J:ale) qudl'impulso che era urgmto?mente richiesto òalla rgn:vità del momento. Con la creazione rapida e ingegnosa di numerosi impianti. di nuovi reparti, l 'Istituto si mise ben prest-o in grado di produrre e di provvedere largamente alla riclùesta di ogni !'ll'>.'> idio terapeutico m edico e chin1rgico pel servizio sanitario in guerra e in ~l'an parte per quello t !:'r rit.oriale. Tuttavia l'opera di I~ui che resterà più memorabili:'. anche percl:è pit'l t:onosciuta, f: qm•lla che Egli iledicò a!Ja istituzione del Chinino cii Stato con un trentl>nnio di studi, di lotte e di fervirlt~- attivitÀ. Fu principalmente per J'inizintiva e l 'ope ra da Lui svolta, da. prima come ideatore, e in seguit-o come Direttore, che il Chinino di Stato ebbe vita e grande sviluppo in seuo all'Istituto Chimico-Farmaceutico e potè poi affermarsi come una delle più benefiche provvidenze che lo Stato abbia creato per la tutela della salute pubblica. È infatti a tutti noto che, m ercè gli ottimi preparnti del <'hinino statale, distribuitt.J largamente· a prezzo minimo, si ebbe in pochi anni la &comparsa della mJlaria dall'Italia.Settent.rionale e una fortE> diminuzione dcUa morbilità e mortalità in tutta. Ttnlia. :.\1a. bisognava che l'azienda del Ch:injno di Stato si ~mancip'l.i'se dai mercati mondiali per l'approvvigionamento dPI chinino greggio e fu così che il Ma.rtinott.i, il quale in varie circostanze aveva avuto missioni delicate, in rn.pporto al chinino, per le quali dovette recarsi pirt volte in Jnghilteua, nel Bcllrio e in Olanda. ebbe incarico nel 1921 di portarsi in Giava per l'acquisto di un teneno adat·to ali!:' pì~tntagioni cii china. .Questa missione, che doveva forse ledere ineYitabilment~· gravi interessi monopolistici st-ranieri. dette luogo a vi ve polemichE> che ebhero nn;:he un'Pco in Parlamento. E ss(l, ebbe però .il pla uso e l'incoraggiamento di illustri tecnici e d igiPnis1·i e :>ta di fA.tto che oggi l'Il ~tlia, in grazia u quel provYediment.o, po"siede piantagioni di china capaci di soddisfare, per ora a una gran parte, e fra. pochi anni alla t.otalitÌl. del fabbisogno di chinino dell>:t Naziom•. Quando poi hl ultimato in Torino il labora.tQrio por la lavorazione del ehinìno di Stato, opera grandiosa, in cui t>bbe grandif;simn. pa.rtc il C'olunncllo J'Inrtinotti. l'Azienda del chinino, nel 1924 .. dopo 22 a.nru Jalla s ua fonda.zìone; pas'3ò dE>ti nitivamente !il :Ministero delle finanze e a.l Martinott.i r estò la direzione tecnica del laboratorio, che temw fino al 1926, anno in cui ebbe l'incarico 'd ella vigilanza scientifica sul laborato1·io e sui p rodot.t.i. Come studioso restano di Lui pregevoli m emorie sulla costitttzione dei citrat,i rli fe rro, su questioni t ecniche l'l teoriche rigtlardAnt,i il chinino, sulla preparazione dei ch:ineti. e F<U un nuovo apparer.chio per l't>Rtrazione del chinino dalla cort-eccia, che Egli aveva e;::cogitato e fatto brevettare e che ottenne il primo premio all'esposizione di Torino. Era insignito della onorificenza di Granrle t'fficiRio della Corona d'Italia. p er speciali benemerenze, erl era uno dei rappn>sentanti per l'Italia. presso Ja. Commis .'lione intemazional<• P"l' gli s tud i oontro la mnlaria.. Alla m emor·ia dell'illustrP ScfJmparso, c.he la.'lcia di Sè la.rg:o rimpianto e clw fu tanto bPnemerit.o, olt.re cht• òella. Sanitil militare, anche di quella pubblica, il Cot·po Snnitorio r!:'nde revercnt::l oma~gio e porge ai figliuoli commosse condoglianze-. D ott. Fili7ìpo Su.::zi, colonnello chimico-farmacista..
D ireuo-re respon8ahile: Dott. UMBERTO RivA, tenente generale medico M.'. .-i R edattore: Dott. VmGINJO DE BtmNAll.DI'SJS, tenente colonnello medico {4l i!S~J itl)
- ROMA, J.!J:32-X - IS TITCTO POLJGR AFJCO
RIVISTE 1\IEDICHE MILITARI - - -0 -
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ITALI A: ANN AI,I DI ME OICIN A N A\~ AL~ E CQ(,O.NlA L F.. - nirc~ ionc <'t>utr·olc <l~lla sanitlt mililar·c maTittinul. ~lilli8tcro clc:~ll •• :\[al'ina. VtJl I. fi'ctsc. U L-1\ ', JullrZ•J tLpri/e. 1.9'12-X. franco e Manal: Nuove ricorcltc sullo Lci~hmanios i in ;-;,.,·d•·•mn. - Ghlrorr. G li cnz irui nolln <li fe~n. dcll'nrg•~ni~<mo dalle mrllu.ltic. Mlcllelo-ttl : Hu <l i una uuomnlitt dt>lll' ~h inni\•• le soli vari •lc ll 'Ailopbclc:s rll(l.('\llitlCII Ill•. - La Terza:: Ri<'<li'Chf• Sllllll ruuziulll' lll'(llOttJ·ir·c cle lia ipcrloucocito~i tlella. cavitl.'l. pcrit<llllP~Ic. Peluso : f'plrrlf•rtnmin o annoscimcnt•J. Riccroho sperimenta li . - Gt!Gnesl: La nwlaTia elci llonnrlir· (rronlilfttu=i"'w e t•nr).
E STERO:
BELGIO: A.ROH IVES MÉDIOALES B ELOES . - Direzione superiore del servizio dJ sanità dell'Esercito belga (Redazi one: Ospedale militare di l ·lcgl). Fase. I V, a)Jrile 1932. Fanlcl c Gllllltf: I sali d'or·o nella tuhorcolo-<i po lmona.rc. - Bollettino lntttnazionatc. Jl'asc . "'~ mnayio 1932.
Wlbin: I.a funziono rwi medici dei ('Orti! In tempo tU pace. -
Bollettino lntcmulona.rc.
FRANCIA: AR CH I VES DE MltDECINE ET PHAR MAOIE MlLI TA IRES. - Dlrez1on6 d 0l servh lo di sanità, Ministero de lla. Guerra. Fase. lV, aprile, tomo XCVI, 1932. oiiMie e Lullet: La p oli zia Sl\nitario.. nml'l~. im a e t.<'r'J'C~<tl'(' negli Stnti del L c.-antc. - Vlalllt~ e Remontet : C•mtrll.>ulo a llo HI\HII•I <·Jinioo dcll ' ••pat ltl' nrnchin~ir·a COUJro,\.i ,.,., - Bro11ard : SUìlicfe coni ugulo arseno-rc~istcn t.o n for·mtt cri! c'ma to- <q uanmsa. - Lacassagne e Frlesa : C Jce· r azioni genitali pi'Uvocatn col pcr·nwngnnatu eli pota•~io a scovo <.li ~ imul:.i.donc.
ARCJHVF.S n~~ M'F.DJiX!INE 1•:1 ' PUAR)lACH ; N'AVA T. W". - &• r ...-lzlo ~entrale <N l!llllit.à. :\Iìhi· i!ler<• d!lllr• .r.t.~rinu. J;'ao~~ . ~. fl<' l!l<iii<J- mw•:o. Iom•> ( 'XX li. l!l:l2. Hamot: J,a mulu rla ò In rnedi<·i•oa militare rlnrnnt.o la ('OlHJIIL$tiL dell' A l<wr·h•.- Larr~ut : l,'odon· toitLtrit• nella !'1\t\rin" sntto i'nnUo.:o rcgiutc . - Escar:~llg11e: Crl~i uil.ritoidt\ b.laonu. a<:uti..;sin•n, d'origino mercnriult·.
GIAPPONE: GUN' IOA.N- ZAS-'5!. -Pubblicazione ufflciu le del Corpo Sl\n iturlo clcll' Escrcito G!~ppoucse. 'l'ok io . N. 22·6 , aprile HH2 . Taumatau: Alcune> riCei'ChO ~ui gl'lllll ' i ~(J uguigni. - Opwa e Fuj ll : lHs nlt.nli flcll'rsnmc 'tlcllo sputo negli IAorittl di le va d i l\la t.snrama ucltu:u . - Uecla: Hulln fruqucnza. rlc l rno t·bll <li Schratwr. - Salto: Sopra un caso d i uourlto rctrobuibat·e con:<et:utiWL" ~lm1;;ite ma~<;cllr.ro.
I NGH IL1'ER R_<\. : J G URNAL OF T HE RO YA.L A.RMY \\!EniOAL OORPS. - Edito d~ J o bn Dale. Sons a.nd DnnleL;son Ltd, Londra.. Fase. l V, aprile, vol. LVlli . 1932. , CIJfllnt : Stan<lardizznz ionc intcrnr•zionalo del materiale sa ultnrìrJ di <111nparna. - Boyc!: l.tt mulnri ll in Iu<lin. - Art. Ed.: li m~dko in g\Wt't't\ (c•>nlinrw::ito>r). - V! <.:uugrc<~o llii:Cma· ?.ionole d i medicina e fnrmadn milirarc (.\jo. lll:ll) . FU$c. V, ?ltanuio. rol. LV I U, 193 . Mac Arthur: l obh·u rgi c la pe~tc ncll'an tiohità. - Ettlea : Chlntrgill generale nel l 'tl.~i>e;lulc dd h• Socictò. modlcn dl l'ec h ino. - Art. Ed.: Il medico in gnena (còJliinua:;i<me). - Alc•ander Hodd :
L n ùisson tel'iU.
PER Ù:
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R.é"V(S'fA DE SAN'lOAn l\ULI'fAIL - Orgrtuo de l Scr"b.io <'l ì &l.oilio mllìtl\1'0 tlcl f'crit. 'M iniste ro rlellu. Oncrra. l, irnn.. flemwio-dil·rmllrt 111~1, 11. J!l a tG. Ca&ttntda: l.,a c hiru rgia. gon<'l'l\le in pu.r:c o in c·ampngm•. - Ionnos : l,a lotta cm•ko ~li r•.nofcli n ella ..-alle di Uirnnc. - Lorena AraJòn : P r()l\la~~i dclln tnl>orc·olo• i noli'K<I' rùito. - Dblia : l C..rngre:;si intcr na?.i •>nnli di m c<llf: ina e fnr·nliJI'ifl. mi lilm'l . - Rulr E$plno.a: L•• Jll'(!\'a della < melìtinn. lntrndcrnlO- r·ea?. it>no di Rn r·nt•t per· la ~l in{(nosl 1Jt'()l'Ot'C della (chiHe rli l\lnlta . Hurtad>: St.udi •opr1• il so ldato Jlct·uviano . - Gummàn Barròn: Ots i cli !llalu.t·la nella :$cuoia militare dl Cbort·ill<•s.
Anno LXXX • Fase. VII LUGLIO 1932 -
ANNO
x
GI ORN AL . . . .,._. DI
MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
-.
..
·.
SOMMARIO Gilehrist. - Stnd icy corn ronrnth·o su llo tler<litc cunsntc riai gas o dagli a lt ri mezzi bellici ilur<~nlo l u guerra mou tliale (tfln.linua::im•c c tlne) . . . • . . . . . • Png. ;;u;,
.
MEMORIE ORIGINALI: ' Parry. - fl <'ont rollo chimico déllè OI>Cl"<iZIOrll di potatoiliz7.azìone dell<• acctno a nwz~o oli ~ ..~tnnzc clornotl • . . • . . . • . . . . . • . . . . . . . . . . . . • . . J •
Pkcloli. - Tutluc-uur dcllu qn:•litlo cl<:i r·cci pi cnti Fu liOL clo·pur·azione cleJh• o.cq ne col cloro <' somsi hili t.il dci rcltlli,·l- io<licc del cloro Ullcro . • . . • . . . . . . . . . . . . . Eph}em in. cli <lillt.c;euto rii.\. bacilla.ro fra. tuilit.;Ld a. Rcgglo Oalobri(', (OontinuaziOlre e tl11c) . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . .. . .
Mau-cttf o Germino. -
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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA:
Blocco di cuore In cono di appendicite acuta
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Flemmoni derll spazi ceuusart delta mano Malattie celtiche ntU'Eaercito (.U)
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Malattlt da Iniezione (!.c)
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pesta p?lmonare L'epidemi<' di -
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Tarnpomarnenh 'con catpt delle ferite renall. Studio .~Jitrim.enlal.e . Virus wa=inlco L'in~pt>rtauza delle nunr~ ricerche sperimenlali sul -
t;25 7JC>' la tlullrin!l c 1)fr l a
rmuica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA . • • CONFERENZE E DIM08fRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILiTARI NOTIZIE . • • • .
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ANNo LXXX- N. 7 GIORNALE DI MEDICINA MILITARE
LUGLIO 1932-( X )
STUDIO COMPARATIVO SULLE PERDITE CAUSATE DAI GAS E DAGLI ALTRI MEZZI BELLICI DURANTE LA GUERRA Generale medico dott. Harry L. Gllchrist, Capo del Servizio chimico mi.litl~x4"!11J Scuola di guerra chimica- Arsenale di Edgewood (!\faryland)
CAPITOLO IV.
Gas da· combattimento e loro rapporto con la cecità lamentata nel corpo di spedizione americano. § 32. La. tabella VITI specifica il numero dei ca.si di cecità du.ra.nte la grande guerra. La tabella su periore mette la. cecità in rap porto con la. natura. del gas; quella inferiore la rapp orta alle altre armi di guerra. Le cifre di quest'ult ima tabella comprendono anche i casi di cecità avutisi indirettamente dai mezzi bellici considerati. § 33. Il quadro grafico n. I X da il numero e le p ercen tuali dei casi di cecità occorsi durante la guerra. Vi sono specificati: natura. della mutil~ zione, causa, numero dei casi, percentuali [10). T ABELLA VIII. Natura del gas NATt-"R ... DELLA
liUTlLA :iliO ~"E
l
Ignota lprite l'Totale Perdita dell'occhio destro ......... .. ..• . .............................. I d. deUa vista dell'occhio destro . ... ······ ............ ........... .. Id. dell'occhio stnl8tro .. . ... . ...•...•...•. ..... ......... . .. .. .. .... Id. della vista dell'occhio sinistro.·-··· . .. . .•. ...... .... .......... Id. della v:leta da entrambi gll occhi .. •..... ... ..... .. ........ . . .. I d. della v:lsta da un oocblo non speciftcet<> ••••••••••••••••••••••• Id. di un occhio non epecUI.cato .•.. . . - •..............•... . .. ...•..
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Totah ..•
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Cecltà dovuta ad altri mezzi bellici.
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Mezzi bellloi
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NATURA DF.LLA ){ù"TILAZJONE
P::1e IProiotti Slnp·tl fuc.lle Perdita deU'oooblo destro.- ... . ...... .. Perdita della v:lsta dell'occhio destro . . Perdita dell'ooobto sinistro •.•..•...•.. P erdita deUs vista dall'occhio sinistro Perdita di entrambi gU occhi .. .. . •. . . Perdita della vista da entrambi gli ooohl Perdita di Wl occb.lo non a'J)OOI.dcato •. Perdita della vista. da un occhio non a'J)OOI11cato .• .'.......•......•.....••.. dita della vlatadovutaadaltri fattori
T!Xak .•.
13 10
19 6 3 l l
3 5
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Alt ri Totale I:C:U~~~ ~~:~-~ menti
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89
24 43
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8
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25~
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- -1 7
6 10 5
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22:1 o.; 14
30
28 31
8 19
l 7
80
219
33
779
Cecità. dovuta. \ l gas (4 per cento) .•...•.•...•.. . •... ..•. •.. .. .• ·-. ... Cecità. dovuta aa-11 altri mezzi bellici (1!6 per cento) . . . . . • . . . . . •. . . . •.
33 7711
Totah ... 812
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:r;;ntico N. IX.
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Quadro grafl~o che speclllca Il numero e le percentuali del casi di ceclti dovuti a·l gu • e agli altri mezzi bellici.
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NATURA Dli:LJ.A JCCTlL.\ZJOSK
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l Num. l % 1 IO
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16
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1.2 1
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59
7,3
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Perdita 04"chio sinistro .... ........... .... ... .
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l P erdita entrambi gli occhi ... ......... .. .... . l
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Perdita occhio non specificato ............... . l
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T raumatiemo .......... . . .. . ..... . ... ..... .. .
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non gas
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gas
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30
40
50
60
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gas
l Perdita oochio destro ..... .. ...... .......... .
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non gas
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STUD IO CO'MPARATJVO
~ULLE
CAPITOLO
PERDlTE ECC.
v.
Perdite dovute aJJ' yprite. § 34. Esame di 6980 casi d'ypritazi<me con indicazione della parte del wrpo colpita. - Il quadro grafico n. X compendia i risultati della os.sèrvazione di 6980 casi di ypritazione che durante la guerra furono esaminati negli ospedali dall'autore, allora consulente del Servizio chimico militare. L'esame di questo quadro grafico rivela il fatto che le parti del corpo maggiormente colpite, gli occhi e le vie r espiratorie, furono proprio quelle protette dalle maschere antigas, mentre le parti del corpo non protette, lo furono solo in piccola misura. TI quadro mostra anche che su 6980 casi d'ypritazione vi furono 24512 lesioni, cioè una media di 3,5 lesioni per paziente [11]. § 35. V arie <:iroostanze in cui 6980 perBO'ne furono ypritizzate. - La tabella IX è la continuazione dell'esame incominciato. Essa specifica le circostanze di luogo e di tempo in cui la gassazione ebbe luogo, le condizioni atmosferiche prevalenti, l'uso fatto della maschera, e fornisce qualche dato intorno agli allarmi contro i gas. Queste informazioni furono, naturalmente, avute dai feriti stessi e sono perfettamente esatte [12]. T ABELU N.
IX.
Varie circostanze in cui ebbero luogo 6980 casi d'lpritazlone. Questi dati furono ottenuti dagli stessi pazienti.
l N. l
%
1.560 1.540 480 1.260 1.700 440
22,3 22 6,8 18 24,3 6,3
Gassati durante una notte scura. .............. . 3.780 Id . durante una notte di luna ............ . 1.260 Id. durante il giorno . . ................... . 1.440 I d. in condizioni non accertate .. ... ....... . 500
54, l
. Ga..'l-'lati con tempo chiaro .................... . 1.200 Id. nuvoloso .................. . 1.600 \ Condizioni d. umido nebbioso ........ .. .. . 1.880 I atmosferiche Id. piovoso ............ . ...... . 240 Id. non accertato ............. . 2.060
17,2 22,9 26,9 3,4 30,0
Applicarono la. maschera. per tempo ........... . 4.500 Uso Cambiarono la. maschera. .... ...... ..... . ..... . 1.380 d ella maschera Si tolsero la maschera dietro ordinP. ........... . 2.620 Id. senza ordine ... ... .. ... . 2.970
64,4 19,9 37,6 42,6
3.580 3.(00
51 ,3 48,7
{ Gassati all'aperto ................ . ....... . .. , . Id. nei boRchi ............... . ....... . ... . Circostanze < Id. fra. oes!Jugli e macchie ................ . di luogo Id. in t,rincee situate in avvallamenti. ..... . Id. in ricoveri .................. . .. . ..... . Id. in località n on accertate . ............. .
l
l
Circostanze di tempo
Allarmi contro i g1l.8
!
ll
Udirono l'alla.rme contro il gas ............... . Non udirono l'allarme ... . ... .. ....... . ..... . .
18 20,6 7, l
Q uADRO O RAFICO N. X .
~
Analisi di 8.980 casi d'Ypritazione esaminati durante la guerra- dal col. H. L. Ollchrfst. Il quadro specifica la localizzazione delle lesioni, Il loro numero, le percentuali.
l
N•
l
'}~.
Gli
Occhi ...................................... .
1).080
Vie n:lllpiratorie .. . ................... . .... .
6 260
75,3
Faccia ............................ · · · · ·· · · ·
1.860
211, 6
Collo ................................ . ... . . .
8-10
86,1
l
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l l l
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711
80
l
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l l
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12,0 l•llil
Ascelle .................................... .
800
12,5 . . . .
Regione toracica .......................... .
800
11.6
~
Ventre ............. _........................ .
450
li.4
l
900
12,9
Schiena .................................. · ·
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90
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Anche ..................................... .
640
Braccio.................... · . · · · · · · · · · · · · · · · ·
820
11. 7 . . .
:\ta.ni .....•... • .............................
300
-1 , 3
Soroto .................................... .
2 .9-!0
42, 1
Natiche ................................... .
680
Ano ....................................... .
1.670
Gambe .............. ... ................... .
800
11,41• •
Piedi ..................................•....
ll2
l, 5 l
'Il
6,0 ,-
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!l,S ~ -
23,9 l
l
Totale lf'•iolli, ..
l 24 .512, cioà una me1lio. di 3,5 lesioni per pereonn.
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8TUDJO COMPAR.>\TlVO S ULLE PEROJTE E CC.
CAPITOLO VI.
Eftetti postumi dei gas da combattimento (l ). § 36. Anrhe per<'h(> introdott.a. s~nza preavviso e c-ontrariamente a tutte le norm<' bellic-h e vigenti, la guerra chimica sollevò ~'Tande impres-· sione. E ssa costituì anche un argomento ampiamente dibattuto dal1a. st.ampa dalla gu('.rra mondiale fino ad oggi. § 37. Gli effetti attribuiti ai gas da combattimento sono stA.tti molto esagerati e gli agb'T('Ssivi <:himici sono stati resi responsabili di iniquità assai più spaventose cht> non le altre armi di guerra. Ad indurre in errore è stata la sca.rsa conoscenz::t della natura e della gravità delle lesioni causate dai gas, non<'-hè gli sforzi cont inui di cerhmi che apertamente ne hanno decantato gli f'ffet,ti. § 38. In qual misura i gas possono essere rit~nuti responsabili di una lunga serie di sintomi di cui si dolgono tanti ex-combattenti, è una questione an<:ora aperta, ed è anche una questione che richiede una risoluzione. All'azione dei gas è stato attribuito ogni genere Ìtnniàginabile di malattie, infatti si t.roverà difficilmente un organo del corpo umano della cui funzione alt<·rata nel corso o all'inizio d e-l la grandf' lot.t.a per l'umana libertà, non sia sta.to mosso addebito ai gas tossici. § 39. Non yj è dubbio che un gran numero di ex·<'ombattenti, che sono inabilitati e C'be attribuiseono ai gas questa loro condizione, furono esposti a più riprese agli attacchi con ga.t~. Però lllla gran parte di essi fu esposta anche ad a.lt.re condizioni, ognuna delle quali poteva produrre d egli effetti ,consimili. Biso~rna rieorda.re c-he nella loro maggioranza gli nomini che pa.r teciparono a.lla. gnena. mondiale, la.'3ciavano delle beUe a bitazioni, dove esisteva.no t,utt<> le c~omodit.à, e che entrando a far parte delle forze armate., essi adott.ava.no nuovi metodi di vita, tota.Jmente d.iversi da quelli a.i quali essi era.no abit.uat.i. Coloro che andarono in EuTopa furono aequartierati in ogni sorta di alloggi, alcuni sanatoriamente sodclisfaeenti, altri no. Essi fmono aggruppati, mentre prima della guerra j più avevano vissuto fuori del con tatto eli vaste moltitudini umane. Ristùtato delle mutate con<lizioni di vita furono molte malattie con prevalenza di quelle delle vie respiratorie (polmonite), della meningite, della. diftkrite1 ecc. Oo,::ì fu st-mpre durante le vaste mobiH'tazioni. § 40. Nell'anno 1918 ebbe luogo l'epidemia d'influenza che, con la. conseguente polmonite, fu c·auAa di 800.000 ospedalizzati. Ora, le con(lizioni dei colpiti dai gas tosl3ici, sono simili a quelli affetti da influenza. La analogia fra le complicazioni dell<• vie re!:!piratorie <'.ansate dai gaa. e quelle proclot.te dall'influenza fu rilevata in modo part iéolare da Win· tawnitz, Lyle Cummings, Chaulmette e collaboratori. Del resto, l'identità fra gli effetti dei gas e quelli dell'influenza (! evidente. 0) Quesw capit.Qio è svilnJ>paw nel testo ioglel!e In modo unilaterale. lld è quindllnoompl6to sott.Q vari punti di vista e J)flrticolarmente da quello della blbliogro.fia itA.llana. U lettore no tr.overà u~a esposlzioot> c<>mpleta. nel CApitolo VIII. daUa. pag. 207 alla pag. 23'~. del volume: • F unvpalcù)qw. e Clinica dri fl1u. da ccmhnJ.Unumto , dJ Lu.'flia in col~one con G. Rm:i<la e (.J. FerraJQro, e<lito " i\fila>w m:l 11131, per cura ùeii'I&titut.o ::)ieroterapk-<> MHanese. • A. 1,. .
570
STUDIO CO MPARAT!VO SULLE PERDITE ECC.
§ 41. Nel determinare gli effetti postumi del gas tossico in un individuo bisogna tener presenti numerosi fattori, senza una vera conoscenza dei quali sarebbe impossibile giun~ere a delle conclusioni definite. Fra questi si possono menzionare i seguent i : 10 Le sue condizioni fisiche al tempo della gassazione; 2o Le circostanze di Luogo e di tempo in cui ebbe luogo la gassa,zione, natura del gas, durata dell 'esposizione e concentrazione del ga.li; 3o Natura dei sintomi che s~ui rono la gassazione. Loro comparsa. immediata oppure ritardata; 40 Storia esatta di questi sintomi fatta possibilmente nell'ordine cronologico della loro com pars 1: 5o Gravità della malattia che seguì alla gassazione. Numero dei giorni dell'eventuale permanenza all'ospedale. Responso finale. Ritorno in servizio, oppure esenzione dal servizio stesso dietro certificato d 'inabilità. Se ospedalizzato, o no. Se ospedalizzato, intervallo d.i tempo trascorso dal primo manifestarsi degli effetti postumi. § 42. In aggiunta a quanto sopra, bisognerebbe conoscere la sua preceden te storia clinica, comprese tutte le infermità di cui egli soffrì1 specialmente di quelle di natura infettiva.. § 43. Durante la guerra poco o nulla si sapeva degli effetti immediati dei gas da combattimento Sllll'uomo, per la ra.gione cbe era pressocht' impossibile esaminare un uomo gassato prima che fossero trascorse alcune ore, nel corso delle quali molti cambiamenti potevano verificarsi. Questa lacuna nei dati riguardanti un argomento di così grande importanza fu notata subito, e molti f'mi n~>nti medici e fisici intrapresero delle ricerche che portarono a molto importanti risultati. Alcuni di questi sono qui riferiti. § 44. Effetti postumi dci ga.~ da combattimento sui cani esposti .~perimenta.lmente ai d·ifferenti gas in condizioni simulate di gu,erra [13]. Questo lavoro fu eseguito nei laboratori di ricerche mediche dell'Arsenale di Edgewood. Incominciato il l o dicemb re 1921 fu portato a compimento il 15 gennaio 1925. Suo scopo era quello di determinare se le lesioni patologiche persistevano nei polmoni dei cani che erano stati gassati, ma nei quali t utti i sintomi erano in seguito ct•ssati. Nel corso di questi esperimenti tutti i cani adopera.ti furono gassati con dosi letali minime di ogni singolo gas ed in condizioni che si avvicinavano il più possibile a quelle di guerra. In seguito all'azione dei gas, alcuni animali restavano ammalati per periodi d i tempo varianti da pochi giorni ad un mese. Si ritenevano guariti solo dopo che il loro polso, temperatura e re11pirazione erano diventati normali e i sintomi, come tosse e stato depresso, erano spariti. I cani venivano quindi tonuti in vasti recinti dove potevano fare del moto e riprendere le condizioni normali di vita. A differenti intervalli di tempo dalla guarigione essi venivano uccisi ed attentamente esaminati allo scopo di vedere se non \"i fosse rimasta qualche lesione patologica come risultato della gassazione. Nel corso di queste ricerclw furono adoperati 313 cani. Gli effetti di ogni singolo gas sono qui esaminati separatament.e. (Vedi quadro gratico XI).
STUDIO COMPARAT IVO SUI:,LE PERDITE ECC.
571
§ 45. Fosgene . - 95 cani che si ristabilirono dall'intossicazione con fosgene furono sottoposti a.d accurato esame. Di questi, 61 furono uccisi a. intervalli varianti da 2 settimane a 15 mesi dalla guarigione, 34 in parte morirono e gli altri furono uccisi a distanza variante da una settimana a 8 mesi dalla guarigione. Anatomia patologica. - Dei cani esaminati, 68 apparivano normali. Dei rimanenti 27, tre erano affetti da empiema e due da polmonite. Gli altri presentavano delle lesioni come congestione, emorragie, edema e enfisema di varia gravità. La maggior parte di queste lesioni macroscopiche furono anche constatate nei cani che morirono. § 46. Yprite. - Vi furono 58 cani nel gruppo dedicato alle esperienze con l'yprite. Di questi, 40 furono uccisi a. vari intervalli di tempo dalla guarigione, con un massimo di 8 mesi, 18 morirono o furono uccisi ad intervalli che vanno da una settimana a 9 mesi dalla guarigione. Anatomia patologica. - 46 dei 58 cani esaminati apparivano normali. D ei rimanenti 12, uno era affetto da polmonite, gli altri presentavano delle lesioni come congestione, emorragie, edema, atelectasia ed enfisema. Come nel caso del fo sgene, quasi tutte queste lesioni furono osserva te anche nei cani che morirono. § 47. Lewisite. - Vi fur6no 60 cani nel gruppo della lewisite. Di questi, 45 furono uceisi a distanza variante da due a ventun settimane da.Ua guarigione, 15 morirono o furono uccisi nei canili a intervallo variante da una a dieci settimane daUa guarigione. Anatomia patologica. - 45 dei 60 cani esaminati apparivano normali, questi furono i cani uccisi. Quelli morti, 15 in tutto, erano affetti da pol-
monite e uno da bronchite. Gli altri presentavano vari gradi di congestione, emorragie, edema, att:>lectasia, ed enfisema. § 48. (]loro. - Vi furono solo 11 casi nel gruppo del cloro, un numero troppo piccolo per poter trarre delle conclusioni definite. Sette degli undici cani furono uccisi a inter valli che vanno da una a venti settimane d alla guarigione, 4 morirono o furono uccisi nei canili a intervallo variante d.a duo a quattro settimane dalla guarigione. Anatomia patologica. - 9 degli 11 cani non avevano lesioni macroacopicbe. D ei rimanenti due, uno era affetto da polmonite e l'altro da bronchite. Entrambi morirono nei canili. § 49. Oloropicrina. - Vi furono 48 cani nel gruppo della cloropicrina; 8 morirono nei canili e 40 furono uccisi a intervallo di tempo va· riante da una a venti settimane dalla guarigione. Anat<»nia patologica. - Non si constatarono lesioni macroscopiche, eccezione fatta di occal'lionali congestioni, atelectasia, o enfisema, nei cani che morirono. § 50. Metildicl<»·oarsina. - .n cani deUa serie della metildicloroarsina furono esaminati a lla necroscopia a intervalli che vanno da due a sedici settimane dalla guarigiont:>. Di questi, nove morirono o furono uccil!1 nei canili. Gli altri fnr()no uccisi secondo l'ordinario . .4natomia patologica. - Iu 32 dei cani sacrificati non si osservarono lesioni patologiche macroscopiche. Dei rimanenti nove, uno era affetto da. pleurite con aderenze, t re da polmonite, uno da polmonite organizzata, tre da bronchite purulenta e uno da peribronchite cronica.
572
STUOlO C'OMPAR.o\TIYO S U I. LE PERDITE ECC.
l cani uccisi in differenti vcriodi di tempo dalla gua.rigione ,possono essere ripartiti in 3 gruppi come segut': l) animali con polmoni normalìt 2) animali i cui polmoni pre~Sentava.no dt'lle lesioni più o meno gravi, 3) animali che prest'nta•ano d<·lle lesioni croniche. Polmoni normali furono constatati in pochi dei cani uccisi subito dopo la guarigione e la percentuale di polmoni normali aumenta progressivam<>nte con l'aumentare del pt'riodo di osservazione fino al massimo di questo (15 mesi). La percentuale di polmoni normali non è però molto elevata nelle prime cinque o ott.o settimane, mentre dopa questo periodo la normalità dei polmoni- è in grande maggioranza. Le lesioni di una gravità più o meno grande, constatate durante le prime cinque o otto settimane dopo la guarigione, erano principaJmente edema., desquama.zione dell'epitelio alveolare e const'guente riempimento dei bronchi, atelectasia, a volte piccoli focolai tli rea.zione infiammatoria cronica e casuale polmonite. Le lesioni croniche si manifestavano fra la quinta e l 'ottava settimana dopo la guarigione e la fine del periedo d 'osservaziont' e consistevano principalmente in piccoli focolai d 'organizzazione spesso associati a piccole emoiTagie, bronchiti croniche, peribronchiti organizzate, e bronchioUte obliterativa. È evidente che le lesioni patologiche tro,' ate nei cani uccisi a vari intE'rvalli di tempo dalla g11aifigione, erano limitatamenw estese, e scopE'rte all'esame microscopico. Praticamente i polmoni di questi animali apparivano normali. Ciò è in acuto contrasto con quanto :si constatò nei cani che morirono, le cui lesioni macroscopiche potevano essere qua.si tutte osserYate al tavolo a.natomico. § 51. In base a questo lavoro sperimenta.l e fu possibile arrivare alle seguenti conclusioni : l ) ~ella grande maggioranza dei casi, nei cani gassa.ti con cont•entra.zioni letaU, dopo un periodo di tempo che va da un mese ad un anno da.Ua guarigione nt>ssun cambiamento può essere notato; 2) nella minoranza dei casi si hanno lesioni polmonari permanl'nti ma qu~>ste lesioni non sono estese, ben>;ì limitate a piccole zone e sotto forma di focolai d'organizzazione, ingrossamento delle pa.reti bronchiaU con per..uta di elasticità. o occasionale riempimento dei piccoli bronchi con essudato organizzato: 3) tutte que!Ste lesioni si riducono in definitiva in tessuto fibroso. Questa lieve proporzione eli tessuto cicatriziale può difficilmente pregiutlicar(' l'efficienza dei polmoni: 4) poichè i polmoni d ei cani sono più delicati che quelli dell'uomo, è ragionevole concludere che n€'1 caso dell'uomo sopravvissuto all'effetto pel gas - gassato meno gravemente e infinitamente meglio curato negli ospedali - tutte le lesioni scompa.iono poco tempo dopo la gassazione, e che la lieve proporzione della fibrosità che rimane nella minoranza dei casi, può difficilmente essere la ca.usa di una seria inabilità. § 52. Effetti posttoni dei gas tos8ici neU'eseroito britannico [4].- La. seg1wnte analisi dei dati forniti da.I Dicast<'ro delle P ensioni mette in luce il (•ara.ttere generale delle più prolungate inabiliti~ che siano sta.t e viAte per intossicazione con gas, pur essendo impossibile trova-re negli Archivi l'inòicazione del tipo Iii gas cht> fu la ran;;a originaria. ili ogni singolo caso.
574.
STUDIO CO MPARATIVO SULL.E PERDITE I!:OC.
Durante i 12 mesi dall'agosto 1919 all'agosto 1920 le «resurvey board.s » esaminarono 26156 casi d'intossicazione con gas. Molte persone furono esaminate più d'una volta in quel periodo, cosiechè il totale degli individui esaminati ammonta a circa 22.000. Ma di questi 3136 furono subito scar· tati perchè non dimostravano inabilità di sorta, dimodochè la cifra dei pensionati fu ridotta a 19.000 circa. Le perdite subite per i gas daJ.l'Esercito britannico furono, a quanto si sa, 180985. Però molti uomini furono gassati più d'una volta, mentre ogni volta un caso nuovo veniva registrato. È impossibile stabilire il numero di quest'ultimi; è anche sconosciuto il numero dei soprav· vissuti ai primi attaechi con cloro. Con discreta approssimazione si può accettare il numero 150.000 come quello degli individui sopra.v· vissuti all'intossicazione con i gas, che fu, naturalmente, in certi caai assai leggera. Il numero degli ex-combattenti che percepivano pensione nel 1920, a distanza di due o più anni da.lla. data della gassazione, era approssi· mativamente 19.000, cioè il 12 % circa del totale dei gassati. L'intossicazione con i gas fu la causa del 2 % di tutte le inabilità di guerra, delle quali il35 % furono attribuite a ferite ed il 65 % a malattie. Il grado di inabilità causato dall'intossicazione oon ga-s fu generalmente basso, come risulta dalla seguente tabellina che rappresenta i ri· sultati dell 'e.same di un gruppo di 2416 persone, fatto dalle Commissioni durante il mese di settembre del1920. TABELLA
· Orado d'bmbllltà
Nom . Ilei casi
Grado d 'inabilità
%
Num. del casi
X.
%
-
Inabilità d e l 100 %· ...
12 0.49
Inabilità
del
40 %
106
4,3
Id.
d el 80 %·· · ·
3 0.12
[d.
d el
30 %
387
16,0
Id .
del 70% ....
11 0,45 3.15
Id.
del
20 %
840
34, 7
Id.
del 60 %····
12 0.49
Id.
inferiore ar 20 %
720
29, 8
l d.
d e l 50%-···
39 l , 6
Nessuna inabilità .. ....
286
ll, 8
l § 53. Effetti postumi deU'intossicazW.ne con i gas nel corpo di spedi~ americano. - n quadro grafico n. X II mostra come sono ripartiti 2854 ea.si d'intossicazione con gas occorsi durJnte la gue rra nel Corpo di
STUDIO COMPARATIVO BOLLE PERDITE EOO.
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575
Spedizione Americano e scelti a caso da ufficiali medici fra tutti quanti i gassati. Quando fu deciso di intraprendere quello studio, fu stabilito di scegliere 1000 caai per ognuno dei tre gas, cloro, fosgene, yprite, essendo questi i più importanti Ira i gas impiegati in guerra. P erò nel fare la selezione finale fu necessario allontanarsi alquanto da quel':ta direttiva. Dei 1843 casi d'intossicazione con cloro fu possibile trovare delle rf~lazioni sufficientemente complete solo di R38, ed inveet> di considerare solo 1000 casi di ypritazione, ne furono esaminati 16 supplementari per la sola ragione che i dati a loro relativi erano di<Jponibili a quel tempo. Nel fare questo studio fu determinato lo stato fisico e mentale di ogni singolo individuo al termine della permanenza negli ospedali militari oppure al momento dell'abbandono del servizio. Il loro stato fu poi seguito continuamente grazie alla cortesia ed alla cooperazione dell'Ufficio Ve.terani degli Stati Uniti. L'inda.gine continuò fino a tutto agosto 1924, e.ssendo quella la data della pre:;;entazione del Rapporto da parte dell'Ufficio Veterani. Le cifre espresse nel quadro grafico XII, pu.r essendo ~ufficien tementP. esatt~, non lo sono in maniera assoluta e ciò per varie cau s~>, fra. cui si possono mtmzionare errori d 'interpretazione, dati contradittori, casi di ferite associate a lesioni dovute ai gas, inesattezza delle informazioni dovuta, in molt.i casi, alle circostanze del momento come fretta e confusione durante i combattimenti e la smobilitazione. Esaminando questo quadro grafico Ri osservi che di 2854 individui gassati, 85, o il 2,9 % morirono in servizio; 1273, o il 44,6 %, non avanzarono richiesta d 'indennità, non accusando 5 anni dopo la tine della guerra nessun effetto postumo dell'esposizione al gas; 585, o il 20,5%, avanzarono richiesta d'indennità per certe loro condizioni attribuibili agli effetti postumi dei gas, ma queste richieste furono respinte dall' Ufficio Veterani perchè la loro fondatezza non potè essere dimostrata; 315, o 1'11;4 %, portavano evidenti gli effetti dell'esposizione ai gas, ma questi erano di natura banale e doveva.no essere chiariti; in risultato di ciò queste idennità non ebbero un carattere continuo. Il31 agosto 1924, n. 583, o il20,5 % p orc,epi:vano ancora un'indennità per le loro condizioni menomate, attribuite agli effetti dei gas. Dall'esame dei casi che servirono alla compilazione di questo quadro grafico, risulta che dei postumi degni di nota dell'intossicazione con i gas, si può dire quanto segue: vi è preponderanza di effetti persi st?n ti sugli organi della respirazione; vi è una relativa rarità di effetti p e r sistenti sugli occhi e sulle vie respiratorie superiori; si constata una maggiore mortalità dovuta agli effetti immediati o recenti dell'yprite, mentre i suoi effetti remoti si differenziano assai ben poco, o punto, da que lli del cloro o del fosgene; la mortalità in seguito a tubercolosi polmonare in coloro che ebbero postumi da yprite, dopo un periodo di tempo superiore ai cinque anni, è inferiore alla. mortalità per tubercolosi th-a gli altri maschi di corrispondente età, come ris ulta dal censimento d e l 1920.
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STUDIO CO U PA RATl\' 0 SULLE PEitOITE E CC .
CAPITOLe-
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Preliminari circa l rellquati dei gas da combattimento. § 54. Nel1926 una Commissione di ufficiali medici fu incaricata di studiare gli effet.ti residuali dei gas da comba,ttimento. Questa Commissione fu composta dal Presidente dott. Alleo Krause, professore di medicina dell'Università di Iohns H opkins, dall'allora colonnello Harry Gilchrist, capo della sezione medica del Servizio chimico militare degli Stati Uniti e dal dott. Philip B. Matz capo della sottosezione di ricerche mediche dell'Ufficio Veterani degli U. S. A. Questa Commit:sione tenne> la sua. prima riunione nel febbraio del1926 e da allora siede re~olarmt>nt-e. Proseguendo le sue indagini essa sta esaminando 3.014 casi d ' individui gassati di cui esiste relazione nel vol. XIV pa.gg. 280-293 di " Aspetti medici della guerra chimica »pubblicato dal chirurgo del nostro Esercito. § 55. I problemi cardinali posti alla Commissione erano: l) stabilire se i vari gas impiegati durante la guerra lasciano, oppure no, dei reliquati, sia anat()mici che funzionali, dopo nn periodo di circa 10 anni; 2) se l'esistenza di tali reliquati sarà provata, determinare la natura e la gravità. § 56. Fin da principio quest'indagine si risolse in un'inchiesta sui punt i seguenti: 1.) ileterminazione dell'effett.o patologico dei differenti gas; 2) ra{lcolta in tutto il mondo delle impressioni riportate dai militari, sanitari, internisti ed altri, circa gli effetti postumi dei gas da combattimento. 3) analisi dello stato attuale di coloro che negli archivi di guerra figurano essere stati gassati durante il loro servizio; loro ripartizione specialmente secondo dati statistici riguardanti richieste d 'indennità; spoglio di queste richieste e spartizione dei casi indennizzabili e non indennizzabili con riferimento alle storie effettive della gassazione; 4) analisi .specifica ed esauriente delle storie cliniche, comprese tutte le schede « malato e ferito " insieme ai ta.bellini diagnostici, di un buon numero di uomini resi inabili dai differenti gas, dalla data di gassazione e via via, attraverso i vari contatti con l' Ufficio Veterani, fino all'epoca attuale. Requisito di ogni caso scelto per questo studio era quello di avere una. storia clinica praticamente ininterrotta dalla data di gassazione in poi ed anche quello di poter sottostare ad una completa revisione della storia clinica e dell'esame medico prima del giudizio definitivo, ed anche, se possibile, alla revisione di tutti quei dati medici anteriori alla gassazione ch" era stato possibile ottenere. Tutti i dati medici posteriori al servizio dovevano esser ottenuti ed autenticati dal personale medico dell'Ufficio Veterani. § 57. :E} ovvio che la riuscita di una tale investigazione dipende quasi completamente da due fattori: l) che la, storia d€'i gassati sia assolutamentt> autentica;
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STUDJO COMPARATIVO SU LLE PERDITE ECC.
2) che vi sia eontinuità Dei. dati medici dal tempo di gassazione in poi. Fu fatto il possibile perchè a questi due r equisiti rispondessero tutti i casi presi in esame. (l giugno 1928). l / investigazione non (> ancora terminata. Però, al punto dove essa si trova, i risultati dell'inchie.<~ta assicurano già alcune deduzioni di carattere generale alle quali delle eccezioni singole potra.nno ess·ere fatte in seguito. Era intento della Commissione di studiare gli effetti dei differenti gas separatamente. In pratica questo modo di procedere si dimostrò estremamente difficile e tale da indurre in errore, qualora troppo rigidamente appUcato. § 58. Mentre nP,gli archivi d el Dipartimento della guerra la maggior parte dei gassati sono registrati come colpiti da un determinato gas, si può dimostrare oon le prove alla mano che relativamente pochi furono gli uomini cosi gassati. Nella maggior parte degli attacchi con gas, più gas furono adoperati simultaneamente, rendendo difficile, se non impossibile, in molti casi lo scindere gli effetti dei -vari gas. Inoltre gli uomini gassati erano spesso anche feriti da altre amd di guerra.. La Commissione ha anche in ogni occasione tenuti presenti gli effetti complicanti e sovente simulati delle gravi malattie, sopratutto delle vie respiratorie, che spesso intercorsero, o precedettero o forse seguirono la gassazione. In ogni caso, quando si ba notizia di simili episodi. le possibi1i complicazioni vanno prese in debita considerazione. § 59. Con la riserva di modificare, anche notevolmente, la sua opinione in seguito ad accertamenti finali, attualmente la Commissione constata: l ) che a 10 anni dalla gassazione vi sono persone che accusano degli effetti residui (sia anatomici, che clinici), dovuti in definitiva ad un gas o ad una com binazione di gas; 2) che in alcuni casi questi effetti residui si sono fatti se.n tire senza essere favoriti da altri fattori, come le infezioni respiratorie; 3) che non di rado si è dato il caso di complicanti infezioni respiratorie le quali, a quanto si sa.ppilh, potenzialmente possono produrre degli effetti analoghi; però - visto le circostanze - tali casi devono essere claasi1ìcati come reliquati, perchè dovut.i all'azione concomitante del gas e dell'infezione; 4) che il cloro, quando impiegato da solo, ha molto minori probabilità di lasciare dei reliquat i che non l'yprite, o il fosgene; 5) che i reliquati più comuni del gas sono quelli polmonari; 6) che il reliquato polmon:are più frequente è la bronchite di vario grado e gravità, generalmente più manifesta clinicamente che :a natomicamente e con disposizione alla recidiva ed a forme asmatiche; 7) che l'attiva tubercolosi polmonare non è un reliquato manifesto di n essun gas; 8)' che tuttavia, a questo proposito si può aggiungere quanto segue: fino al31 dicembre 1925, 37 casi di morte furono registrati sopra un totale di 837 uomini gassati con cloro e questi casi furono esaminati da.lla. Com· missione. Le ordinarie cause di guerra - come ferite - furono responsabili di una gran parte di questi casi di morte. Su 37, 19 furono attribuiti
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STUOlO CO)IPARATJVO SULLE PERDITE ECC .
a malattie e di quest.i ultimi, 4, o il 20 % furono registrati come dovuti a tubercolosi. Queste cifre sono qui riferite senza commenti. Si osserverà soltanto che la mortalità per tubercolosi tocca il suo massimo, precisamente nell'età. Ìll cui si trovano i malati. CAPITOLO
Vlll.
Relazione fra tubercolosi e gas tossici.
§ 60. Sembra che fra la popolazione civile ed anche fra numerosi medici prevalga. l'opinione che se nn uomo è stato gravemente gassato, l'azione esercitata sui polmoni e causa di disposizione alla tubercolosi polmonare, o almeno, tende a svelare dei focolai latenti. Questa. conclusione è fatta senza nessuna considerazione dei fatti che la potrebbero comprovare o confutare (1). Certamente, deve essere ammf'.-sso che un certo numero di tubercolotici inabilitati al servizio banno anche un precedente di intossicazione con gas, ma d'altra parte si deve tener presente che una. buona parte di persone inabilitate al servizio, percbè tubercolotiche, non furono mai gassate. § 61. Esperienze cliniche di numerose persone che banno dedicato allo studio dell'argomento una lunga attività, come pure i risultati di esperienze da laboratorio, banno fornito adesso delle prove sufficienti per convincere chiunque che la tubercolosi polmonare non è un risultato usuale dell'intossicazione con gas e certamente non è un suo effetto postumo. § 62. Le osservazioni di Corper e Leusch fatte nel 1921 [16] circa. la differenza tra la reazione dei bacilli tubercolari agli agenti leucotossici e quella degli altri batteri patogeni, sono interessanti e meritano di essere riferite. Corper e Rensch eseguirono una serie di esperienze allo scopo di determinare quale fosse l'azione dell'yprite sullo sviluppo della tubercolosi nelle cavie. Essi trovarono in primo luogo che l'yprite in soluzione di gli<>..erolo al 25 % uccide in vitro i bacilli virulenti della tubercolosi umana. dopo una esposizione di almeno mezza ora per concentrazioni al 0,1 % ~ di oltre due ore per quella al 0,01 %· Essi trovarono poi cbe l'yprite alla eoncentra.zione di 0,1 % in glicerolo al 25 % contenent;e bacilli tubercolari umani virulenti, iniettata. ipodermicamente nelle cavie, preveniva. complet9.mente lo sviluppo della tubercolosi; anche al 0,01 % l'yprite aveva una. palese azione inibitoria sullo sviluppo della tubercolosi in questi animali, Essi trovarono pure che l'yprite immessa. ipodennicamente nelle cavie in dosi compatibili con la vita (0,0001 cc. in glicerolo) con un'iniezione singola,. o con tre o quattro inizioni ripetute di quattro-in quattro giorni, non aveva nessun effetto apprezzabile sulla tubercolosi anatomica., risultato di iniezioni ipodermiche di bacilli tubercolari uman:i. § 63. Nel 1922 Conroy, Conroy e Laird [17.] trovarono che il cloro (6 parti per un milione) liberava le acque di fognatura -di un sanatorio per tubercolotici dai bacilli tubercolari. Delle 24 cavie inoculate con acqua presa da.lla fognatura e non trattata con cloro, in. 21 si sviluppò la tu bero) Veegae1 a qu~to propo'lìto a pll(r. 66!> la w la oota.
A. L.
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STUDIO COMPARATIVO SULLE PER O tT E E CC.
colosi. NcRsuna delle 30 inocul.a.te con acqua. di fognatura trattata con cloro si ammalò. § 64. Il dott . A. B. Koon tz [l8] patologo del l.a.boratorio di ricerche mediche . dell'Arsenale di Edgewood, fece durante t re anni ~ mezzo degli esperiment i nel corso dei quaJ.i furono aùopt>rati 325 topi.I gas SJ)erimt-ntati furono l'yprite, il fosgene e la lewisite. · Il metodo seguito per ogni f!erie di esperienze fu quello di adoperare un e.gual numero di controlli e di animali inoculat i con ba-cilli tubercolari. I controlli e gli an imali inoculati venivano trattati con i gas alla me· d esima maniera sia per durata d'esposizione che per concentrazi6b.e. Allo scopo di produrre le relazioni di tempo che potrebbero intercorrere in .guerra fra ga.ssazione e infezione con bacilli tubercolari, differenti gruppi di animali furono inoculati a vari intervalli di tempo prima dell'esposizione a.l gas, ed altri a. vari intervalli di tempo dopo. Nei primi casi si cercò di riprodurre il caso di antiche lesioni tubercolari e di ù~:~terminare se il gas influisse sulla riattivazione o accelerazione del processo. Nel secondo caso .si cercò di determinare l'effetto d~! gas Rullo Rviluppo iniziale d ell'inff'zione tubercolare. In tutt<' le esperienze furono adoperati i topi, perchè in essi è più faeile provocare la tubercolosi polmonare che in q ualsiasi altro animale da laboratorio. Tutte le iniezioni furono endovenose e fatte nella vena. dell'orecchio. In tutti gli esperimenti fu fatto uso di culture, in glicerina e brodo, di virulenti bacilli tubercolari umani. Tutte le volte furono adoperate culture giovani. Le varie dosi furono somministrate in milligrammo per chilo di peso. Per garantire l'uniformità nella determinazione delle dosi, il tluido veniva versato, e la cultura era sempre lasciata ~olare per mezza ora pri.ma. di venir dosata. P er dar tempo sufficiente allo Rviluppo delle lesioni tubercolari, se ve ne dovevano essere, gli animali non venivano uccisi prima di quattro settimane dal giorno della inoculazionc. Ciò dava t utto il tempo neetMsario allo sviluppo delle lesioni. Tutt i gli animali furono ga.<>sati con dosi che si avvicinavano quant-o più possibile aUt~ mortali, pur senza causare la morte L 'yprite ed il fosgene furono prei.lcelti co me gas principa li per le esperienze, perchè essi J>roducevano due distinti tipi di lesioni polmonari. § 65. Conclusioni. - Gli esperimenti dimostrarono chiaramente che i topi gassati con fosgene, yprite e lewisite non pr·esen tavano maggiore dis posizione alla t ubercolosi che gli animali di cont rollo inoculati alla medesima data e con identiche dosi di bacilli. L'esposizione al gas degli animali già. affetti da tubercolosi ben sviluppata, non accelerava il processo in modo apprezzabile. Complessivamente la. t ubercolosi era leggermente lnferiore negli animali gassati che n~i controlli. § 66. Osservazioni cliniche. - Delle numerose persone competenti che si sono pronunciate a proposito della relazione che esisterebbe fra t ubercolosi ~ gas da combattimento, la stragrande llllltggioranza si attiene all'opinione che questa relazione sia ~a. Nel1916 Elliott e Tovell constatarono la tubercolosi dopo la ga.-1sazione in tre soldat i canadesi con una precedente storia di tubercolosi interrotta per alcuni anni. Però nel 1917 Eliott,, che avt>va avuto un grande pratica ·con soldati r~rnpatriati dichiarò: ·« È con
S 'J :lflHO OO MPARA'Cl VO SULLE PEitU!TE E t 'C,
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vi va aoddisfazionc chf; pos;;iamo dichiara re che l 'uso dei gas non sembra avt>r dato un incremento qualsiasi alla tubercolosi. Si temeva che la maggior p<Htce dei casi di gassazione degenerassero in tubercolosi, mentre ciò è aceacluto pochissime volte "· Kel 1919 Elliott dichiarava mtOvamente che fra i soldati t ubercolotici dell'E:Sercito Canadese egli aveva t rovato pochissimi <'a<~ i in cui la malattia era att ribui bile alla gas.;azione. § 67. ::Sel1922, 1\I<>aùe (19) ria..,:-ìumeva i ca,si di oltre 3000 persone esaminate dall' Ufficio Ailsictu·azioui contro i rischi di guerra a Kansa,<; City. A conclusione del suo studio t>gli fece la dichiarazione seguente: u Adesso credo chE> noi potremo dire al pubblico con la massima autorità (basata su quanto è stato os;;ervato in tutto il mondo) che un uomo non ha una maggiore disposizione a lla tubercolosi perchè gassato, di uno eh ~ non è stato mai gassato. § 68. Nel1919, Morris (20] constatò che l'esamE' di antichi casi di gassazione non rivelò negli s puti la pr·esenza di bacilli tubercolari. § 69. S el 1919 :L\-Ieakins e Priestley [21] seguirono 700 casi d'intos:sicazione con gas attraverso tutte le informazioni possibili. In questa serit> di 1wrsone non si constatò un sol caso di provata t ubercolosi polmonare. § 70. Kel 19.1.9, Dennis [~2] esaminò con i raggi Rontg~n il torace d i un gran numero d 'individui gax:-;ati senza constatare ne::;sun caso di tul)('reJlosi. § 71. ~el 1919, Cowen [23] riferendo uno studio «sopra 150 , caRi con p alesi postumi dell'intossiC'azione con gas dichiarò che «gli sputi della grande maggioranza dei pazienti furono esaminati a più ripre:;e ed in varie occasioni ma senza che si veritka::;:;~ un solo caso di presenza di bacilli tubercolari. § 72. ~el1919, Ber~hoff [2-1] faceva parte della Commissione Camp Grant per lo studio degli effet.ti postumi dei gas da combattimento nei soldati che reclama,·ano deUt• pensioni; egli f(•(•,e la S(•guente con('}usiontper ciò che riguarda,·a la tubercolo,;i: L e vittime dei gas, indipendentemente dal tipo del gas t> dalla violenza dell'attacco subi to, non mostrano nessuna marcata prt>disposizion.e ad un'attiva tubercolosi polmonare, od ad una riattivazione di 11:'s ioni polmonari sanatl' o quiescenti. § 73. ~el 1919, l.\1iller(~5]si espresse in questi termini: L'infrequenza dello'sviluppo della t ubercolosi polmonare come risult<lto dell 'esposizione ai gas tossici o irritanti, o delle ferite al torace, solleva la questione se nel ,pas:~ato non si sia sopravalutato il pericolo presentato dalle irritazioni meccaniche o dal trauma come cause stimolanti un'attiva. tubercolosi. § 74. Sandall [26) ufficiale medico del Governo Britamùco, dichiarò nel 1922 che nt>lla regione di Oxford (Inghilterra) non si verificò un sol caso d i tubercolosi fra gli ex-combattenti pensiouati perchè vi ttime dei ga.'i. § 75. A pag. 103 del Rapporto del Chirurgo GenE-rale per l'anno 19:?0, si trova il seguente paragrafo: « Centosettantatrè casi di tubercolosi si v<>rificarono durante il 1918 su 70.552 uomini che erano stati gas:sati in combattimento. Di questo numero 78 erano st.Mi vittime di gas di ti}lO non spt•cificato, 8 del cloro, 65 dell'yprite e 22 del fosgt>ne. Il num(•ro dei eà8i di t ubercolosi per ogni 100 uomini ga,;sati è dunque :?,45. !! -
Giorno/e d i medici >IO m il •: o re .
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STOOIO CO)IPAR . . TlVO !':~·LI.E PERnlTE ECC.
<<Poicl1è la quota annua.le dt>i tubt-rcolotiti i1#t gli uomini arruolati a prestar servizio in Francia fu nell018 di 3,50 e nell919 di 4,30 per 1000, apparirà evidente che la tubercolosi non è più frequente fra i soldati gassati e be fra qtwlli non gassa.ti ». Quanto (l riferit o sopra è assai eloquente. Pt>r dirla brevemente, ciò mostra che nell'anno 1918 vi furono altrettanti, anzi, una volta e mezzo di più casi di tubercolosi pt>r 1000 fra tutte quante le truppe operanti in Fra.ncia, che fra le truppe gassate. Ciò significa che se la gassazione non è un vero e proprio antidoto cont.ro la. tubercolosi, la bassa percentuale dei c·a.<>i di tubt>rcolosi fra i ga-ssati può solo essere attribuita alla cura. ricevuta da questi malati negli oi'pedali (1 ). CAPITOLO
IX
§ 76. - La g1te-~·m chimica. è realmente umanita1ia.- A proposito dell'impi<'go degli aggressivi chimici molto ci sarebbe da dire. Esso fu proibito dalla Convenzione dell' Aja alla, ConfNenza. del 21 luglio 1899 che r ese d'obbligo allo potenze contraenti di non fare uso di proietti contenent.i gas tossici in caso di guerra fra le dette potenze c.ontraenti. Tutti i rapprésentant.i meno uno acconsentirono di rinunciare per sempre a questo mezzo bellico. Il membro che si oppose a quest.a Convenzione non fu alt ri che il nostro rappresentante, ammiraglio Maban; che sostenne essere l'uso dei ga.-; asfissianti non più riprovevole di quello delle altre armi di guerra allora permesse [27]. Egli argomentò la sua obiezione nE>i Kc·guE>nti termini: l) L'obiezione esserE' barbara una dat.a, arma di guerra fu sempre solh.·vat a contro ogni nuovo mezzo di ofiesa. bellica, che, ciononostantP, finiva sempre per essere adottato. Nel ~Iedio Evo ftrrono le armi da fuoco ad essere denunciat~ come barbare. P ;ù tardi Io furono i proietti e più recentemente le torpedini. Mi sembra non pote.rsi dimostrare che i proietti ccm gas asfissianti rappresentino un'a.rma di guerra crudele e non necesRaria. e tale da tion poter dare dei result.ati decisivi; 2) Io rappresento un popolo rhe è animato da un vivo desiderio di rendere la gut:rra p iù umanitaria., ma che ciononosta.nte può veder8i costretto a muovere guerra: quindi si tra.t ta della questione di non privare se stessi, con dei provvedimenti frett.olosameflte adottati, di quei mezzi di cui più tardi ci si potrebbe servire con buoni ristùtati. Cosl a quell'assemblea non ci fu una.nimità nel condannare l'impiego dei gas. L'lùtirno punto del discorso dissenziente del rappresentante arn€'ricano ebbe la sua conferma nelle statistiche cir ca il continuo incremento (l) La ooocczlnoe otthnlstka eU GUchrlet. di Serg<'nt, e di nltd sutl'ioHueJUa. della lnlos· sicnzloue da.ICM nel lo sYiiUI po do:ta. tbc. po'm o narc è s tnta di reoent.o da. plll parli oonfnlatia, (Veli·•vltcb, DclplangoP ed alta·!). In ILn.lia sc no è- occupato in modo particolare Il Maugeri, Il ouale esegui dillgenU o•ser,·azlonl con la. s~orta d egli a l tl <l l'l h\ Oonunlosionc per le pensioni di guerra di Firenze, e oonstat.ò c:be su un toLnlc di 61 lo V'alidi por postumi morbosi dA aggressivi ch imici, 50 1reseoU:•to11o rc~ llqua.li a carico d cll'upparaLo rc·J)I rntorio e di questi a erauo dfettl da t • o. polmooaro batcerlologicluncntA· ncoerlata. E Il 1\taull:Prl dal contront.o delle proprie oeservazlool con le statisti· Ol•e degli altri autori, SO>Cn<·ndo Il ooucetto di Sergunt. conclude obe la forma SI)OOIJica, deve esse,·c messa In rapporto più con le coudit.lonl ùi tèrreno cbo con l'Intossicazione !<Ublta. P~r parto oostm ammut t inmo l'es istellZ(L dl una t,bc. polmonare consecutiva ad intosmc.azlone da gas. Po•r n l tri pnrt iNolnri ~ l conAull.l Il Yolume di LUHlil( e <'OIIa.born.torl, c itato In p l'f)Ce.denY.A, "pagine 227 e S(;J(uentl. A. L.
!;Tn !HO COllll'A.RATI VO SULLE PERDI T•: ECC .
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dell'impiego ~i questo mezzo di guerra e nel fatto certo che se la guerra non fosse terminata 1'11 novembre 1918, esso avrebbe quasi sicuramente co!:!tituito uno dei più decisivi fattori d<>ll'csito finale. § 77. L'uso di sostanze chimiche in guerra può essere certamente ritenut o antiumanitn,rio. Nessuno pretendexà di contestare questo fatto; però bisogna anche pienamente riconoscere che tutti i mezzi bellici del c•onfiit.to moderno rientrano nella stessa categoria. Infliggere ad un uomo la morte mediante un ga.r,; irrespira.bile, o ferire i suoi t essuti polmonari e renderlo, nell'eventualità della guarigione, invalido per delle settimane e dei mesi, non è umanitario, ma ferite dovute al potere lacerante di ogni alto esplosivo che caccia delle dentate schegge d 'acciaio nei corpi umani e la.'!cia al posto dell'uomo come Dio lo ba fatto, dei resti mutilati e deformati, t.a lvolta privi di ambo le braccia, o di entrambe le gambe, o degli occhi, <~o me cosi frequentemente lo vediamo oggi nei nostri Istituti di Provvid enza , non sono ugualmfmte umanitarie. § 78. Molto si è scritto degli orrori dei ga,<; da combattimento e delle diabolicamente crudeli conseguenze del loro impiego. Dopo una diligen te analisi delle perdite riportate in guerra, appare incontestabile che il rapporto della morta.liH~> e dell'invalidità p ermanente causate da questo mezzo bellico rispetto a quelle causate da tutti gli altri mezzi, rappresenta un'inllict-. dell'umanità del suo impiego. La storia insegna che la mort.alità è <.:OHtant.emente diminuita col progressivo aumentare dell'efficac.ia dci sif'te nù di guerra risultati dall'applieazione di scoperte scientifiche. I gll.'! sono l\ùtimo contributo della scienza d (•lla guerra. Tanto l 'espetbnza qua,nto le statistiche della guerra m on lliale mostrano che i gas non solo rappresentano uno dci più efficaci mezzi p(•r infliggere perdite, ma che costit.uiscono anche la più umana t ra le armi di guorra impiegat e in combattimento. § 79. n grado <li uma.nità di una data arma dì guerra può essere misurato confrontando le sofferenze che si patiscono all'atto del ferimento ex n diverse armi di guerra, i loro effe t t i post.umi permanenti e la mortalità fra il complesso dei feriti da.Jl'arrna considf'.rata.. § 80. I gas caus~mo meno sofferenze che le ferite usuali. Il doro, il primo gas impiegato a concentrazione elevata , è un potente irritante, è causa di strangolamento e di sofferenze notevoli , e so adoperato contro t ruppe non protette infligge un'elevata mortalità. Alte concentrazioni di fosgene o di e loropicrina producono tm collasso ista.nta.nco senza sofferenze. Concent.razioni basse non sono dolorose. Le sofferenze causate dall'yprite sono sempre tardive e dipendono dalla concentrazione, dalla durata dell'espo~:!izione e dalla localizzazione delle IÈ'sioni. Dal punto di vista militare un gas che intossica senza dar luogo a soffer enze è assai più efficace di un gas che fa soffrire, per la ragione che il dolore è un rivelatore del pericolo. L'uomo colpito dal gas soffre meno e meno a lungo ch e non l 1uorno feri to da ·qualsiasi altra arma bellica. Nel caso di un irritante, il paziente è completamente fuori pericolo al termine di 48 ore. Le lesioni dell'yprite, sebbene indolori per le prime 24 ore possono essere causa di una permanenza all'ospedale di parecchie sett.imane. P er ciò che riguarda le ferite prodotte da baionettate nel ventre, le ferite di arma da fuoco con lesione di qualche organo import ante, gli effetti degli
584
STUDIO COMPARATIVO SULLE PERDITE ECC.
alti esplosivi che lacerano e mutila no i corpi con perdita degli arti, ecc., ogni commento sembra superfluo. § 81. I quadri grafici che seguono, confrontano la mortalità dovuta ai ga~ e quella dovuta agli altri mezzi ùi offesa bellica ed esprimono graficamente le perdite subite in combattimento dalla Gran Bretn.gna, dalla Germania e dagli Stati Uniti. Esaminando questi quadri si osserverà che ognuno di essi è diviso in due sezioni, l'una che rappresenta le perdite dovuté ai gas, l'altra quelle dovute a-gli altri mezzi bellici, ogni sezione è QUADRO ORA~ICO
N. XIII.
OU.~D P.O (Ufl l O HLLA MOk TALI TA IOYUTA Al DlfflH~TI \if.ZZI 8ELLHI
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divisa in 100 qua-dratini. La parte centrale di ogni sezione rappresenta, rispetto a tutta la superficie della sezione, l 'esatta proporzione della mortalità rispetto al totale delle perdite. Si noterà che questa parte centrale nel caso delle perdite dovute ai gas ' è ,molto ristretta rispetto a quella corrispondente alle perdite dovute agli altri mezzi bellici_ Sarà infine interessante notare la similitudine fra i tre quadri. § 82. 11 quadro grafico XIII è un quadro comparativo che specifica le perdite e la mortalità- subite a cam;a diga,<; o di altri mezzi bellici dall'Esercito Britannico durant e la guerra, eccezion fatta degli uccisi in combat-
586
STUDIO rOM P ARATlVO SULLE PER DITE ECC.
timcnt.o. A scopo oomparath·o il quadro rapprcll<>nta le pc·rditc e la mortalità separatarnt>nte per i dut> ra."i. La mortalità è data dalla parte (l('ntrale e la differenza dell(' dimE'nsioni di questa rispetto alla zona circostante, indica la proporziont> di mort!Llità nt>i due casi. Esaminando questo quadro si ot~~:~erv(•rà che il :3,3 % d(>gli uomini gassat i mori rono, ffi(•ntre dei feriti con altri mez.: ~ bt>lliri morirono il 36,6 %. § 83. Confronto fra perdite e mortalità ca1tsate dai gas e dagli altri mezzi ?lell'csercito tedesco. - J l quadro XIV è ~mìle al precei!f'nte. Da.l s uo QUADRO ORAFTCO
OP.U~O & (t v UTA
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N. XIV.
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esame risuJta che ù<•i 78.663 uomini gassati nell ' Esercito tedesco, 2280, o il 2,9% morirono, mentre dei 4.168.116 easi di ferite dovute agli altri mezzi t1i offesa, 1.806.275, o il 43%, furono morta.Ji il che significa che i colpiti da.i gaa nell'Esercito tedesco avevano 15 volte più probabilità di sopravvivere che non i feriti eon altre artni belliche. § 84. Oonfrmlto fra pcrdiU e nlQrtalitd dovute ai gas e agli altr• mezzi bellici ~eU'esercito ' americaM. - Il quadro grafico n. XV è simile ai preceùedtJ. Dal suo esam e si vt>drà <'he dei 70.752 casi di ga.ssazione, 1421, o il
586
STUDIO COMPARATI VO SULLE PF;R OI'l'E E CC .
2 % ftuonu mortali e che dei 187586 ea.<Ji di ferite dovuto ad altri mezzi, 46519 o il 24 % ebbero osito letale, il che vuoi dire nell'Esercito americano il rapporto fra mortalità dovuta ai ga.'l e quella dovuta agli altr~mezzi QuADRO O RAt'ICO
OUADlO
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DELLA. MOlTALITÀ
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bellici è praticament€' il nwdesimo eh•' twll'e,ercito Britannico, cioè di l a 12. § 85. -
li quadro grafico XVI è un quadro comparat ivo fatto con l'intento di mostrare la nifferenza fra. la mortalità dovuta ai vari mPzzi di
offesa e quella dovuta ai gas in particolare. § 86. La tabella X l specifica le inabilità permanenti, conseguenza della guerra mondiale. Le cifre che vi figurano sono attinte al Rapporto del chirurgo generale dell'Esercito per l'anno 1920. I dati ivi espressi sono abbastanza eloquenti e non hanno bisogno di commenti. Se fino adesso vi è stato qualche dubbio circa. l'umanità dell'impiego dei gas come mezzo di guerra, è da credersi che i dati riferiti in questa tabella lo elimineranno.
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XVI.
Quadro grafito comparativo che etprbne &raflc:amente le pe,c:entuall di mortallti fra l ferit i netlto guern In c:ul l gas non furono lmplecatl e fra l feriti durante la Guerra Mondiale.
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Guerra di Secessione Guerre
F'ranco PrttSAiana
in cui i gas
non furono impiegati 1860-1905
Russo Giapponese
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Nazione
F orze degli wùonisti. . .. · · • dei confederati .....
Guerre io cui i gas furono impiegati 1914-1918
Francesi. . ........... ··· ·· Tedesche ................. Russe •..... . ....... . ... ··
3ti,9 34,0
Giapponetli ... ..... . . . ....
Stati Uniti . . . .
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$ T l; 010 <'0!\JPA.RAT J\t Q S\JJ.LE PERDITE E CC.
).Tessun uomo perdt•t1e ambo lt> braccia e ambo le gambe, come nes s uno aeeoppiò alla, pt'rdita di ambo l(· bra(·eia, oppure di ambo le gambe quella di uno (](•gli a.Itri due arti. 11 uomi ni perderono entrambi le gambe alla cosri a; 1 , entra.mbi lt> gambe al ginoe<:hio: 9 entrambi le gambe al di!lot to del ginocchio; l ambo i piedi, e tre un braccio sopra a.l gomito ed una ·-e-amba. alla, coscia.. n quadro grafico XVII indica il numl' ro delle domande di indennit à annnaJmente pervenute all' Ufficio Vetera.ni da parte di veterani dt>l1a grand(• guerra. Questi dati sono presi dal Rapporto del Direttore dell' tJftic·io Vet t>rani per l'anno 1927. Esaminando questo grafico si noterà che dt>i 4.355.000 uomini mobilitati compreso il persona.le adibito a qualsiasi st>rvizio, 10 anni dopo la guena, 1.071.251, cioè j)raticamente 1?. quarta parte, hanno ava.nzato domanda d' indt>nnità. Si ndrà anchf' che il maggior numero di domand e l' bbe luogo s u bit o dopo la guerra. TABELU XI.
Specifica le mutilazioni degli ex-combattenti. :\lc.>zzl be.> li lei
Nat ura dello mutilazi one
Totale
resp onsa bill
l
G88
l
•
Non g~~ s
l Perdita di 1 o più arti ........... . ... . ..........
4.403
o
4.403
P erd ita di l o più articolazioni .................
4.790
o
-!. 790
P erdita d ella vist.a occhio destro ............ .. ..
307
16
291
Perd ita della vista occhio ,;inistro
289
IO
279
Perdita della. vista ùa ambo gli occJ,i ...........
44
4
40
Perdita della vista da un occhio, se nza che J-Ja specifica to ,.,e dest ro o s inis tro ............. . . .
139
3
136
T otal.e .....
9.972
33
9.939
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•
•••• o
•
•
o
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QUADRO ORAFlCO
XVII.
Indica Il numero annuo di domande d'Indennità di guerra.
Anno
Numero
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20.961
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222.690 191. i88
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590
~TU DfO
COMPARATIVO S TH.LE PERO['I'E
Jo~ CC .
BJBLIOGRAFB. . l. Text Book oo Chemica\1 Sorvice. C<'neru.l ServÌC•' School. Fort Leavenworth , p . 1, eh. n. 2. Officia.i History of the War. Medicai Service. Brit.isb Armr. vol. 2, p. 278, Ch. IX. 3. Prospectus of the Official German Medicai His tory of the War. (Barth, J . A .. Leipzig), Garrison. 4. Official History of the War. Medicai Service, British Army. vol. 2, p. 517,
Ch. xvn.
5. Report of t he Surgeon Generai of the Arm~·. 1920. 6. Army Mcdica.l Bulletin. No. 16, p. 4. 7. Report of the Surgeon Generai of the Arnay 192ù. 8.( Medica.! History of the War. Surgeon Genen~l I:.S. Army, vol. 9-~ pp. 273-281. 10. Roport of the Surgeon Generai of the Anny 1920, pp. 97-102.
XIV.
g: ~ Retained Notes on Mu.stard Gas Cascs during the W ar. Gilchrist.
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591
STUDIO CO?ttl?ARATI\' 0 SULLE PEROITF: ECC.
INDICE Para.grall
1 NTRODUZIONE: CaPITOLO PRIMO : Generalitll
.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Notizie relative alle perdit~ durante la Guerra !'l·f ondiale ........ Numero degli uomini mobilitati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P erdite in generale. Defu\i'zione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Difficoltà di ottenere dello informazioni esatte................ D escrizione di un attacco tedesco con gas emesso da bombole . . . .
1- 5 l 2 3
Perdite nei diversi Esercit·i . ............. ..... . Perdite causate dai gas nell'Esercito T~desco . . . . . . . . . . . . . . . . Francese . . . . . . . . . . . . . . . . I dem Idem Inglese ....... :. . . . . . . . . Attacchi con gas emesso da bombole in rapporto alle perdite. . . . Proiett i contenenti lacrimogeni in rapporto alle perdite . . . . . . . . Proietti contenenti gas irritanti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Idem gas ,·escicanti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Idem Cloroarsina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bombardamenti per mezzo di proje t.tori .................. .... Per~ite s~bìte dall'Esercito Inglese a causa di gas irritanti e vescJcanti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Decorso dei soldati britannici gassati con dosi letali e morti m'gli ospedali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Le località. dove si avranno delle perdite. .. . .............. .... Perdite in rapporto ai diversi mezzi bellici impiegati . . . . . . . . . . . . Perdite n el Corpo di Spedizione Americano. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Totale delle perdite subìte dal Corpo di Spedizione Americano con indicazione del numero degli uccisi sul campo di battaglia Totale delle perdite subite dal Corpo di Spedizione Americano con indicazione del numero complessivo degli uccisi dai gas e dagli altri mezzi bellici e delle percentuali di mortalità. . . . . . . . . . . . Distribuzione proporzionale delle perdite: morti in combattimento, ricoverati negli ospedali, cause. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Perdite causate dai gas nel Corpo di Spedizione Americano duran~ i violenti bombardamenti con yprite sul fronte occidentale P er mille delle perdite in combattimento subìte per varie cause Perdite nel Corpo Spedizione Americano; mezzi bellici che ne furono causa.; specificazione delle perdite . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Differenti gas ohe furono causa. di p erdite; numero dei giorni d 'o · spedale.. . ....... . . .. ....................................
6-26 6 7 8 9 10
CAPITOLO SECONDO:
CAPITOLO TERZO:
11
12 l :3 14 li)
J t)
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19 20 21 22
23 24 25
26
Oause responsabili delle perdite dovute ai ga8 nel
Oorpo di Spedizione Americano ........................... .
..
4 !>
Difficoltà che sorsero con l'introduzione dei gas da. combattimento e che dovettero essere sormontate ..... ........... ... . Disciplina e morale delle truppe durante gli attacchi con gas ... . Perdite dovute alla permauenza. in zone gn..cu'late .... ... ...... . . .
27- 31 27 28 29
592
STt: DIO CO )JPARATI\' 0 .'itJ LLF; PERDITE ECO.
Condizioni di clima e di tempo in relazione alle perdite dovute a,i gas ................................................. . Estmtti dai rapporti delle ispezioni fa.tte nel Corpo di Spedizione Americnno che enunciano le cause d t-lle perdite subite durante gli attacchi con gas ..................................... . Gru da combattimento e loro rapporto con la cecità Numero dei cas i di cecittì. dovuti ai gas e agli altri m ezzi bellici
C A'PITOLO QUARTO:
P erdite dot•ute all'yprite nel Corpo di Spedizione Americano ............................................... . AnHlisi di 6.980 casi d'ypritazione con specificazione della parte del corpo colpita ........... . ...................... . .... . Varie condizioni in cui questi caai ebbero luogo .......... . .. .
30 31 32-33 32- 33
CAPITOLO QUU<TO :
C APITOLO SESTO: Oli effetti postt,rni dei ga~ da combattimento ....... .
34-35 34 35 36- 5~
I gas da combattimento introdotti senza preavviso e contrariamento alle norme belliche vigenti ....................... . 3ii Cili effetti dei gas da combattimento sono grandemente esagerati 37 L'impiego dei gas stigmatizznto perchè causa di svariate malattie 3~ Altre <'ircostanze che vanno considerate in 1·elazione agli effetti postumi dci gas ........... .. ............................. . 39 L'influenza e suo nesso con gli effet-ti postumi dei gas ......... . 40 tmporta.nti fattori c he vanno presi in esame prima di giungere a 41 una conclusione definitiva circa gli effetti postumi dei gas .. Tmportanza della sto ria clinica dei pazienti gassati ............ · 42 43 Il tempo intercorso fra la gassazione e l'esame fisico del ferito .. Effetti dci gas da combat.timento sui cani adoperati a scopo sperimentale ............................................... . 44 45 Effetti del fosgene . . ......... .... .... . .... . ............... . Effetti del! 'yprite ......................................... . 46 47 8fft"tt.i della lewiRite ......... ................... ........... . 48 l~ffct.t i del cloro ................... . ....................... · 49 Effetti della. cloropicrina ........... ... ............ ...... ... . 50 Effet,ti della metildicloroarsina ............................. . 51 Conclusioni dedotte da esperimenti di lnl::oratorio .... .. ....... . 52 Effetti postumi dei gas tossici nell'Esercito Britannico ....... . 53 Effetti nel C01·po di spedizione Amel'icano ..... ........ ...... . CAPITOLO SETTIMO: Prelim·i nari circa i reliquati dei gas da combattimento
Commissione di ufficiali medici incaricat-a di studiare i reliquati dovuti ai gas da combattimento ........... : ............... . Jl problema centrale che si presenta alla Commissione .. ....... . L'import-anza dell'inchiest.a ............. ........ ............ . Du~ fattori che int-eressano l'inchiesta ....................... . Uomini gassati e feriti al m edesimo tempo .................... . L'opinione attuale della Commissione, espressa. con la ri~rva che gli accertament i finali potrebbero modificarl•t ............... · CAPITOLO OTTAVO : R elazione fra tubercolosi e gas da combattimento ... .
Opinione predominante che i gas da combattimento siano causa di tubercolosi ... .. . .. ........................ .. .'..... . . Espe:·ienze cliniche di numerosi studios i che hanno dedicato allo studio dcll'argom~nto una lun!la at.tivitù ................. .
54-57
54 55 56 57 58
59 60-75 60 61
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STUDIO COltPARATl\"0
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P~: RDIT~~
Osservazione di Corper & Rensch a propos ito dell'ypri tc <' della tubercolosi ....................................... .. .... . Il cloro e la s ua uzione sui bacilli tubercolari nelle acque di fo. {Vll\ttu·a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lavoro sperimentale sui topi .......... ...... ............... . Risultato delle esperienz~ ................................. . Relazione fra tubercolosi e n:as;:;azione nel caso dci soldati cann. desi ................ .. .' ................................ . Risultato dell'esame di 3000 solda ti (Meade) ............... . Asc;enLa di hacilli tubercolari negli sputi dei soldati :.-he furono gas· sati (Morris) ........................ .... ................ . Esame di 700 individui ~assati senza che ve nisse ro constatate delle tracce di tubercolos i ()feakins & Priest.lf'yl ... ..... .. . . E same radioscopico della. cassa t oraciea. di individui già gassati, sen.:a. che fossero scopertll delle tracce di tubercolosi (Dennis) Esame di 150 indivi.d ui già gassati senza che fosse ro SCOJX'rti dei ba<'illi tubercolari (Cowen) ........ . .......... .. .... ..... . . Rapporto df.'lla Commissione Camp Grant cirea gli effetti po· stumi dei gas da combattimento ... .......... ..... .. ..... . Sviluppo della tubercolosi polmonare in relazione agli effe t.ti df' i gas da combattimento (:\1illex·) ....... .................... . Assf.'nza dei bacilli tubercolari nei soldati c iH' fmono esaminati (Sandali) ..... . .... ............. ........ .... .... .... .... . P ercentuale più elevata di casi di tubercolosi nei soldati non gru:sati che in quelli ga-ssati .................... . ................. . <::'A. PtTOt.O NONO :
La !JUerra chimica è rela.tivanumte umanilctr-ia . .... .
Opera della. Conferenza dell'Aja riguardo all'impiego di gas in guerra ................................................. . Confronto degli effetti dei gas con quelli dt>gli altri mezzi bellici dal punto di vista umanita rio ............................. . Mortalit.o\ e lesioni permanenti come conseguenza dell'effetto dei gos ................. .... ............................... . De terminazione se un'arma è più o meno umanitaria ......... . Alte concentrazioni di cloro, fosgene e cloropicrina com(• causa di sofferenza. .... . .... .......... ................... · · · · · · · Confi'Onto delle percentuali di m ortali tà nel caso della guerra chi· mica e nel ca.<;o della g uerra condotta con tu tti gli alt.ri mezzi Gran Bretagna. ....................... . ....... . ............ . Ge•mania ........................ . .... .. .................. . Stati Uniti ..... . . . ....................................... . Numero dei morti in seguito alle lesioni prodotte d11i gus para· go118to con quello dei moni in Sf.'guito alle ferite inflitte dagli altri mezzi bellici ... .... . ... . ........................ . .. . Casi d 'inabilità permanente occorsi in g uerra ................. . BIBL IOGR AFIA
5!'13
l•:Cc.
62 () 3
64 65
66 fi7 fì~
69 70
71
72 73 74
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76 77 78 7!l
80 81
82 R3
84 85 86
594
STUDIO CO:Il PARATlVO SOLU: PERDITE ECC .
ELENCO DELLE TABELLE E DEI QUADRI GRAFICI NEL TESTO
TABELLE
N.
T. -
Numero degli uomini mobilitati (per nazione) durante l 'ultima guerra. Perdite e mortalità. . . . . . . . . . . . . . . . 11. - - Fasi della guerra chimica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . "• HL - Attacchi con gas sublti dall'Esercito Britannico. . . . . . . . • IV. - Obiettivi dei bombardamenti con gas.......... . . ... . • v. - Perdite che infliggono i vari mezzi di attacco con g&'l.. 'O VI. - P er mille delle perdite in comba~timento. . . . . . . . . . . . » VIT. - Perdite per gas subite dal Corpo di Sp. Americano.... dei casi di cecità causati dai diffe-renti m ezzi • VJIT. - Numero bellici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . IX. - Varie circostanze in cui 6. !180 persone fÌrrono gassate. . o x . - Grado di inabilit.ò. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » XI. I nabilità permanente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
"
4.6~
473 474 478
479 484 485
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574
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QUADRI GRAFICI. N. a
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r. -
Numero degli uomini mobilitati durante l'tùtima. guerra. P~:~rd ite espresse grafica.mente. II. .._ P erdite inglesi por gas, espresse graficamente. III. - Decorso della m ortalità. per gas, espresso graficamente. lV. - Numero delle perdite per mese, U. S. A. ; percentuale espressa!ZTI\· fìcamente. \' . - Numero d<~i morti sul campo nell'esercito americano, espresso graficamente. V I. - Distribuzione proporzionale delle perdite di guerra, U. S. A.; e<:pre.>:.sn. graficamente. Vll. - Perdite ospedalizza.te. VIII. - Omesso. IX . - Nwnero e percentuale dei casi di cecità dovuti ai ga..'l e agli altri mezzi bellici. X. - Analisi di 6980 casi di ypritazione. XI. - Effetti dei gas da combattimento sui cani. XTT. - Tratta di 2854 casi di gassazione (U. S. A.). XIJI. - Proporzione tra. mortalità per· gas ed altri mezzi bellici nell'esercito britannico. XIV. - I dem per la Germania.. X V. - Idem per gli Stati Uniti. X VL - Percentuali di mortalità tra. i feriti nelle guerre in oui 1 gas no a ftlrono adoperati e tra i feriti dell'ultima guerra.. X VII. - Numero annuo di domande d'indennità di guerra.
MEMORIE ORIGINALI ~CUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARR LABORATORIO DI C H lllliCA
IL CONTROLLO CHIMICO DELLE OPERAZIONI DI POTABILIZZAZIONE DELLE ACQUE AMEZZO DI. SOSTANZE CLORANTI Doti. Walter Parry, maggiore chimico-farmacista
T. I metodi chimici di sterilizzazione delle acque, adott ati dai vari escrr.iti per le truppe in campagna sono ormai fondati esclusivamente sull'impiego del cloro gassoso o di cloro in combinazione tale da venir scisso per idrolisi sotto forma di acido iporloroso, cloro indicato correntemente col nome di cloro attivo. L ' impiego generalizzato di questi metodi di potabilizzazione, accanto ai problemi di primo piano, como quelli riguarda.uti Ja t<>cnica dell'impiego ormai definita. daJla. pratica e dall'esauriente lavoro sperimentale fatto in
proposito, può far sorgere questioni collaterali di minor importanza, ma che debbono fin d 'ora esser prospettate. Un quesito che potrò. presentarsÌ! nella. pratica potrà esser il seguente: Riconoscere se una determinata partita d'acqua è stata opp1,re no trattata con sostanze potabilizzanti. Questione che in via. normale può avere il carattere di controllo permanente o saltuario dell 'esecuzione .effettiva delle operazioni di potabilizzazione; ma che in qualche caso pot rebbe rivestire carattere di questione medico-legale. Riferendoci al caso particolare dei materiali in dotazione all'Eser· cito italiano, si hanno al momento at.t uaJe i seguenti potabilizzanti chimici: 1o steridrolo (l) in t ubetti per la potabilizza.ziono cumulativa di 5(} litri di acqua; di attuale adozione; 2° soluzione d'ipoclorito di sodin, in fiale destinate alla. potabilizzazione di 50 litri di acqua; in uso fino n. consumazione. In u n caso come nell'altro la ncutra.lizzazione del cloro attivo è fatt.a a mez7.o iposolfito di sodio. l quesiti che ci proponiamo di risolvere sono i Sl'guenti: l 0 una determinata partita d'Mqua è stata, oppure no potabilizzata cO'n mozzi olorant·i? 2° la cùmz.zione è stal.a completata colla imccessiva neutralizzaziom? (l) Sleri.àrolo e Il nome brevett.at.o <li una dlcloramlnn aromM.iCfl prep~r&ta dl\lla Ditta Moltenl dJ Firenze.
596
IL COSTROLLO CRIMICO
OF:LL~;
OPERAZIONI ECC.
3° la potabilizzazwne dell'acqM è stata fatta colle p·rescritte quantità di clorante? Occorre tener prcsentP che per i l riconoscime.n.t.o chimico non può farsi assegnamento sulle belle e Sl'nsibilissimP reazioni che valgono a riconoscere la presenza del cloro libero.'Nella. pota.bilizza.zione, normalmente condotta, questo è neutralizzato completamente dall'iposolfito di sodio aggiunto in secondo tempo. 1\Ia. anche se fu trascurata la succe!'!siva neutralizzazione, il cloro attivo si elimina naturalmente col tempo; sicchè la presenza di cloro anche solo in tracce, in queste acque soggette a verifka, sarà un fatto del tutto eccezionale.
II. !Periodo Il tempo durante n quale è possibile constatare la presenza di cloro libero nelle acque potabiliuate e non neutralfuate.
J,a seomparsa del cloro libero nellt> acque potabilizzate con slf'l-idrol.o (o con altro clorante) è legata al modo col quale l'acqua fu conservata. Se la potabilizzazione fu fatta su volwni di acqua piuttosto grandi, specie se l'acqua è stata soggetta a scuotimenti, non è possibile trovare cloro libero dopo 3-6 giorni; impiegando la dose regolamentare di milligr. 3,0 di cloro attivo per litro d'acqua. Per acqua conser mt.a in recipiente di vetro è a ncora possibile rilevare l a presenza del cloro libero ai soli reattivi piil S\'nsibili (orto-tolidina; anafto-flavone e ioduro potassico) fino al 14° giorno, dalla preparaziont>. Quest'ultimo limite di t('mpo può perciò ra})plt'Psentaré unlitrtité massimo entro il quale si può con probabilità di suece;;so Sl'guire la ricerca del doro libero. In caso di const,atata presenr.a di doro libero si ha subito una rispost.a ai quesiti sopra espressi; e precisamente: R.isposta positiva a.l l o quesito; risposta negati1:a al 2o quesito; nulla si può arguire circa il 3o qut"i!ito. Se in"Vece non si può· far assegnament.o sopra la presenza dt>l cloro lib ero, il riconoscimento della potabilizzazione dell'acqua diviene molto arduo, specialmente nel caso si sia aggiunto lo steridrolo senza neutralizzarlo. Questo per un complesso di ragioni che poRsiamo raggruppare e schematizzare nei punti seguenti: a) Piccola concentrazione delle M~tan::e aggi1mte pPr lll potabilizzazi&ne. La potabilizzazione eseguita normalmente. richieclE' gr. 0,016 per litro di miscela clorante, nella qua.lf' la dicloramina organica entra per gr. 0,007-0,008, essendo i.l resto quasi esclusivamente costituito da carbonato sodico, più gr. 0,0124 rl'iposolfito di sodio. In totale si ba un contenuto di gr. 0,028 di sostanze aggiunté contro Wl r esiduo solido totale che n elle acque potabili può arrivare a gr. 0,5 per litro, ossia. 18 volte maggiore; b ) P erfetto bUanciamento tt·a le q11antità di cloro attivo e queUa d'iposolfito destinato alla 1te1ttra.li::zazione, che non laRcia disponibili per un eventuale riconoscimt>nto altro eh~>. tracee d'iposolfito 11011 trasformato.
[L CO:>'TROLLO CI:IUICCO DE:I.LF. OPERAZIO:s'I ECC.
597
Infatt i contro una quantità normale rli milligr. 3,5 per litro si ha una. disponibilità di milligr. 12,4 rl'iposolfì.to sodico che è appunto la quantità teorica sufficiente per neutra.lizzarlo interamente; c) Jl ancan.:a di reazioni m;iclcnti e sen8ibili dei prodotti d'id,rolisi dello steridrolo. Si comprende perciò come il problema del riconoscimento della presenza di steridrolo in un'acqua non possa esser risolto in modo semplice e brillante. Tenendo presente che il procedimento di ricerca chimica deve necesaariamente variare a seconda delle modalità colle quali è avvenuta la. pota.bilizzazione dell 'acqua. occorre prOSJ)ettare il procediment-o analitico ·a seconda delle varie ipotesi che si possono [ornttllare. Ili.
Reazioni date dall'acqua potabilizzat.a con dosi regolamentari di steridrolo (o con altri cloranti) e successivamente neutralizzata con iposolfito di sodio. 1o A 10 cc. circa di acqua potabilizzata si aggiunge qualche goccia di soluzione di cloruro mercurico. Dopo un certo tempo, circa 10', compare un'inalbament o stabile, omogeneo, simile a quello che si ha con una soluzione diluita di cloruri con nitrato d 'argento. L'inalbamento scompare quasi totalmente per ebollizione e ricompare per raffreddamento. Diminuisce ma non scompare per acidulazione con acidi minerali ed organici. L 'acqua comune può dare un lieve intorbidament o bianco (carbouato mercurico) collo stesso reattivo, che scompare totalmente per acidula.zione. zo A 10 cc. d i acqua si aggiungono 2-3 gocce di soluzione di cloruro stannoso. Si ha un precipitato bianco che si ridiscioglie con poche goccio di soda o potassa caustica. Si scalda per breve tempo all'ebollizione. Il liquido prende una. lieve ma netta. tinta bruno camoscio, e, lasciato in riposo, deposita. un lieve precipitato nero o bruno intenso nel caso eli acqua potabilizza.ta con un clo.rante qualsiasi e poi neutralizzata con iposolfìto. li colore ecl il deposito manca orl è bianco nel caso di acqua comune. Per l'esecuzione di questo, come dei saggi successivi occorre accertaré con una prova in bianco che l'alcali impiega-to per i saggi non contenga solfuri nemmeno in piccole tracce. Soluzioni preparate inizialmente con .alcali puri possono contenere tracce sensibili di solfuri se conservate a lungo in bocce chiuse da tappi di gomma. 3° A 10 cc. di acqua si aggiungono pochf' gocce di una soluzione di n itrato d'argento e successivament,e qualche goccia di ammoniaca fino a ridisciogliere il precipitato nero che prima si forma. Si scalda alquanto. Per acqua potabilizzata con cloranti e quindi neutralizzata con iposolfìto, si ha una colorazione bruna del liquido che, per riposo, deposita una p olvere nera e qualche fìoceo brunastro. 4° A 10 cc. di acqua si a,g.sriuuge un granello di molibdato amnion ico, q nalche goccia di acido i<Olforh-o (t~~cl ud<>ndo l'a<'ido n itric·o) t' 8i sca l do. all' f:'bollizione. 8 -
Gior>~ale di medicina 1nilitare.
lL CO::"'IROLLO CBDIICO DELLE OPER.,zro.:-.-r l'.CC:
L ·a equa potabilizzata <là u na dt-bolc colorazione gialla che in seguit-o passa al ·n:rùe ch iaro. (..luc·sta n·azione è la piil incerta , almeno se l'acqua non fu preventi•a-ment,e conC(>ntrata. pNch è ancbe r ll{;qua comune dà una lieve colorazione gia!Ja n<'lle Sti'SSe condizioni; do,nta nrosimilmente a formazione di un compl('s:;o silico-molibdic-o a spese di ac. silicico strappato in trawe al >Hro nel quale si fa il saggio. Con un saggio di confronto con acqna comune si nota però la netta . <li-n:rsità di tono ùelle rispetti>e colorazioni. La r(:a.zionP diviene bell issima se eseguita su ae qua precedentemente cone(·ntrata {almeno ad % del volume primitivo). 5o Ad una certa quantità di acqua si aggiunge un pezzetto di soda caustica solida e si fa bollire per un certo tempo. Si rafircdda e si aggiunge ac. cloridrico eone. in ragione di 1/10 del \Olume dt·ll"acqua e si fa, raffreddar<'. S'introduce nell'acqua una traccia ài un saJe di dimetil-p-fenilendiamina. si fa sciogliere agita-ndo e si aggiunge una piccolissima quantit-à di persolfato potassico. Si ha subito una colorazione rossa intensa che passa lentamente al violaceo se nell' acqua Ha prest>nte iposoltito sodico o anche suoi composti di trasformazione. L 'aequa. comune l>er aggiunta di dimetil-p-fenilendiamina un po' resinificata., conw succede sempre quando si ba a disposizione la. base libera e non i sa.Ji, dà nelle stesse condizioni una. colorazione rosso-bruniccia pih o m(.'no int(.'nsa., però affatto diversa come intensità e come colore dalla. reazione precedente. Perciò è bene far pro>e di confronto con acqua eonnme, che non deve contenere idrogeno solforato neppure in tracce. La reazione sopra detta è di gran lunga la più seMibile di quelle proposte. P er non dare ambiguità le va.r ie aggiunte di sost~nze devon esser fatte nell'ordine da.to. È anche importante che la quant ità di addo cloridrico non sia in eccesso nè in difetto.
Principi sui quali sono fondate le reazioni proposte. Tut.te, direttamente o indirettamente, fan capo alla px·esenza nell'acq ua di tracce d"iposolfit o sodico o di suoi prodotti di trasformazione contenenti zolfo facilmente trasformabile in solfuro sodico in soluzione alcalina. La molecola. orga-nica, dello steridrolo non viene in esse impegnata. E. perciò necessario prfma di passare ai saggi, assicurarsi che l'acqua non contenga iib·ogeno solforato; ossia. non dia le 1·ecuoioni 1-2-3-5 già a jrelldo, senza preventiva ebollizio·ne con alcali. Se l' a,cqua già inizialmente cont.iene tracce d 'idrogeno solforato vuol dire che si tratta. di acqua non potabilizzata; altrimenti l'idrogeno solfora.to sarebbe stato ossidato dal cloro del potabilizza.nte. La. 1·eazione 1t. l è do,--uta. in parte alla precipitazione a freddo ed in aoluzione neutra di carbonato mercurico e forse anche iposolfìto mercurico, solubili negli acidi ed in a~qua calda: ed a caJdo di clorurò mercuroso prodotto per riduziont> de-l cloruro mercurico, insolubile negli acidi. Lt re11zioni n . 2-3 son dovute al fatto cbe per ebollizione con t~olcalj
1L CO:\TROLI.O ('}I!)!I<'O D f:LLF. O PERAZIO:ST :ECC.
;"599
l;iposolfito sodko e forse q_uaJcuno dei prodotti di t rasformazione pr oduce t r acce di solfuro sodico rivelabile a. mezzo di colorazione e precipitazione con sali di m etalli pesanti. ~cl caso nostro i sali stannosi e d"al'gt>nto si dimostrano i piit sensibili reattivi, tanto ùa non necessitare la concentrazione preliminare dell' acqua da. saggiare. Su a"Ùqua concentrata le reazioni stesse son pH1 evidenti, non solo, ma. ò possibile applicarle ad altri metalli (piombo-bismuto). !;a réàzione n. 4 è dovuta alla riduzione del sale di molibdeno 't)entavalentc (incolOl'o) a composto trivalente (bleu) per effetto dell'iposoli. presente. Si comprende perciò come non si debba contrastare quest;a ridmdone con la presenza di acido nitrico, e perciò non si possa impiegare il rPattivo molibdico prt>parato nella maniera t-radizionale. IJa uazione n. 5 pare dovuta a.lla formazion i' di una tia:::ina. a spese <lell'iposolf. prt>sente, e forse an<'he del t.f't.rat.ionato sodico, S('Condo lo schema.
P (•rò il fatt.o che il colomntl' ottenuto non l1a franco colore bleu fa r itenere che nl'lla reazione si formi non bku di metil('n(> solo, come è indicato (laJl'eqna.zione prf'cedt>ntP; ma quPsto. <•d altri composti analoghi.
'
IY. Reazioni date dall'acqua potabilizzata con steridrolo anche se non è stata successivamente neutralizzata con iposolfito. Le reazioni precedentemente indicate son fondate S11lla carattt"rizzazione dello zolfo dell' iposolfito che deve esser p1·esente in un'acqua potabilizzata con cloranti a <'ausa ù<'ll' operazionc detta neu traliz~ azio11e <lei <Jlm·o libero.
Per questo le reazioni indicate coi numeri 1-2-3-4-5 sono applicabili qualunque sia stato il clorante impiegato p er la potabilizzazione. (lpoclorito di sodio o di calcio, cloramine, dicloramine, cloro gassoso). Per riconoscere l'avvenuta potabilizzazione con steridrolo, indipendent em ente dalla presenza. d ' iposolfito nell'a~qua, occorre poter riconoscere i prodotti d'idrolisi dello steridrolo esistenti nell'a"Ùqua a potabilizzazione avvenuta; problema quanto mai arduo. Dalle numerosissime prove fatte in proposito mi ris1ùta. come prova caratteristica e sicura la seguente: 6° Si portano a secco in cap sula di porcellana, anche a fuoco diretto, 50 cc. di acqua. Con un :po' di pratica si può opera1·e anche su 20-10 cc. Si lascia raffreddare e poi si aggiungr no al residuo 2-3 gocce d ii alcool etilico COìié. e 2-3 gocce di acido solforico donc. Si scalda leggel'Dlent e .fino a c omparsa dei primi fumi bian chì. P er la presenza dci prodotti d'idrolisi dello steridrolo si manifesta un odore più o meno intenso, canforaceo che ricorda quelJo del menta.-,tro, dovuto a.l p-ossi-benzoato di etile.
6011
([, CO:'\'"TROLLO CHIMll'C> DEL.I.I•: OPF:Il:\ZIONI
~:CC.
Questa reaz. è data da.ll ·l~cqua. trattata con steridrolo anche quando vi sia presenza d'iposolfito sodico. 7° Il rf'siduo dell'evaporazione a secco di un poco di acqua conticn€' t racce di nitrati d Privanti da trasformazione eli parte dell'azoto amidko df'IIO stet·idrolo. Queste tr;tcce di nitrati posson essere messe in evidenza toccando il residuo secco Ili pochi cc. di acqua fatto su capsula di porcellana, con un bastoncino di vl"tro inti'iso in miscugli di ac. solf. eone. con varie amim: a romatiche o fenoli. Le reazioni dànuo colori vivacissimi. St> m· cita quale-una.: l\llscela di ne. so lfori<'o con<'cntrato pi(l
Color<•r.lo ui ~ ll('<'~~slnuncutc ott.:ouute
l
Difenilamina. . . . . . . . . . . . . . . . .
Azzmro intenso.
2
a--naft.ilamina. . . . . . . . . . . . . . . .
Verde azzuiTo, poi bruno.
3
o-fenilendiamino. . . . . . . . . . . . . .
Verde.
4
Indolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Bruno scuro, poi rosso arancio.
5
Fenolo......................
Verde azzw-ro intenso, poi bruno.
6
Timolo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Giallo, verde intenso, violetto.
i
Guaiacolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Violetto, bruno neras trn.
8
Florog!ucina.. . . . . . . . . . . . . . . . .
Rosso.
9
Piroca.tecllinn. . . . . . . . . . . . . . . . .
Verde intenso, violet-to, bleu scuro.
10
Resorcina......... . . . . . . . . . . .
Verde chiaro, azzurro, violetto.
l1
a.- na.ftolo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Giallo ocra, bruno vurdastro.
12
b- naJtolo.. . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Rosso intenso, bruno rossnstro.
13
Tiofene . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
VerclMtro, poi bleu.
Particolarmente belle ed intense sono le reazioni n. 1-5-6-9-ll:!. Va notato che la ricerca dei nitrati può ritenersi probatoria nel solo caso in cui si sappia con certezza. che l'acqua potabilizzata non conteneva inizialmente nitrati neppure in tracce, perchè colla modalità indicata si riesce a mettere in evidenza tracce non rin:labili coi sistemi tradizionali di ricerca dei nitrati nelle acque. 8° Anche il solo aspetto del residuo secco dell'acqua pota.bilizzata può dare un'indicazione caratteristica. Le acque pota.bilizzate con cloranti diversi dallo steridrolo (cloramine) svaporate in capsula lasciano un deposito polverulento uniforme su tutta la parete bagnata dall'acqua. Soprariscaldando a secco il residuo con un rapido colpo di fiamma, si ha una lievissima abbronzatura uniforme in tutto il residuo per la presenza di sostanze organiche. L 'a.cq ua trattata con steridrolo (o cloramim•) dà sulle pareti della capsula un deposito polvMulento come nel caso dell'acqua comune, e
lL CO:STROLL.O
CIH~ICO
DEJ.LF:
OPER.~ZI O:-I I
Et:C.
60 1
sul fondo della capsula un piccolo strato compatto costituito da strie concentriche numerosissimc. Questo deposito, attribuibile alla parte organica dello sterirlrolo, scaldato rapidamente con un colpo di fiamma dh·iene i nt<>nsanwnte nero. 9o L'acqua trattata con stcridrolo riesce a dare reazioni croma.tirhe con qualche fenolo o qualche a.mina (esclusa l'azione del cloro). I n g-ent>re rappresentano solo un'intensifìcazione. di analoghe rN1zioni date n.ncll.e dall'acqua comune, percl1è spesso dovute al lieve incremPnto d i alcalinità dw presenta. l'acqua trattata in confronto d i quella non trattata, a ca,usa d~·lla prPsenza di carbonato sodico nello steridrolo. Ad esempio per l' acqua pota bi lP di Fire.nze si ha : Acqua potabilizzat,a, con dose normale di Rteridrolo, Pll - ·714. Acqua non p otabilizzata, P l1 - 7,2. Per questo si omettono perchè non presentano intf'reSS(I prat.ico.
V. Conclusioni che si possono dedurre dai saggi, indicati ai fini diagnostici delle modalità colle qualli si è praticata la potabilizzazione dell'acqua. Sull'acqua si praticano le reazioni indicatE' al capo>erso n. III e specialmente le reazioni n. 2-3-5 e la reazione 6 del capoverso n. l V. Si posRono dare i casi seguenti: a) L'acqua dà positira la 1·ea::io·ne i?tdicata al ·n. 6, e ntgatira quelle. del gmppo 1-5. Si conc11iude che l'acqua è stata sterilizzata. con sterirlrolo (o con clol'amine) ma non è stata. effettuata la successiva neutraliz.za.zione del cloro con iposolfito; b) Ni ha po.~itita. la 1·en::ione 6, e po.çiti1:e qul'llc rh•l gr1tp7JO 1 -5. l;acqua è> stata sterilizzata con st.eridrolo, (• su<·c·pssi\amentt> è stata pra.t i<·at.a la nt'utmlizzazione con i posolfito; c) Si Ila negatit•a la reazione 6 e posith·e quelle dt•l gmppo 1 -5. Se si sa con sicurezza che non vennero impiegati <'lorant.i diversi dallo steridrolo, indic-herebbe elle per errore si è a,ggiunto all'acqua il solo ipoiì()lflto rli sodio senza preventiva. aggiunta d t• l pot·abil izzante. Questo caso è prrò eccezionalCI, ed in genere si trattrrà di acqua potabilizzata con clorant.e non organico, vProsimilml•ntt> con ipoclorito eli sodio, di calcio, cloro ga.ssoRo, iodo, bromo (questi duP ultimi rivf'labili facil m<>nt.c• colle. loro 1:\E'nsibili rt'azioni dopo ('Sser messi in lilwrtà dai loro rom posti) e neutralizzat.a 0on iposoltito òi sorlio. d) R imane non consid<•rato il solo caso in cui t'~u·qua sia stata potabilizzata con ipocloriti alcalini orl akalino-tC'rrosi f' succl'ssivamentè si sia trascurata la neut.mlizzaz i o n~. VI.
La potabJiizzazione dell'acqua è stata fatta colla prescritta quantità di steridrolo? La risposta a questo quesito è> quanto mai flifficile pe>r la mancanza di reazioni dPl prodotto ul timo rl'idrolisi dello st.eridrolo eh~· si pr<'stino a{l nna forma qualsiasi d il dosa.mC'nto. )\é p1H'> fo ndarsi sul rlosamento
602
IL CO:)."TllQI, LO ('HDflC(I DEL LI:: IIPER >\ZWYI
~;cc .
delle quantità. residue di iposolfito sodico, essendo molto variabile da caso a caso. Un risultato più attendibile si avrebbe se fosse possibile valutare il tetra.tionato presente nel liquido, la cui quantità è proporzionale al cloro attivo scomparso. a) Dosamento clell'a:zoto. - Parrebbe a primo aspetto poter fon· dare tm dosamento dello steridrolo impiegato dosando la. sulfimide ben· zoica che dovrebbe formarsi per idrolisi dello steridrolo. Basterebbe dosare l'azoto di un certo volume d 'acqua con metodo Kjeldhal, e risa.lire dal con· tenuto di azoto a.l cloro attivo impiegato nella potabilizza.zione sapendo che nello steridrolo si hanno parti 7 ,l di cloro per ogni molecola. dì ammo· niaca. dosata. A parte le difficoltà. del micro-dosamento, perchè un litro di acqua clorata. normalmente dovrebbe dare solo gr. 0,00045 di ammonia.ca. imputabile allo steridrolo p res<>nte, è contestabile che l'idrolisi di questa sostanza s~gll!~ lo schema. ammesso per le cloramine, ossia che tutto l'azoto si ritrovi a fine idrolisi. allo stato di Stilfamidc secondo lo schema seguente: ·La produzione rli nitrati, già segnalata. a. spese dell'azoto imidico, è un sintomo cltc in parte l' azoto dello steridrolo viene ossidato; in parte probabilmente (l rlimina,to come azoto elementare. La p1·oduzion<' di a.c. P-ossi-benzoico (rivelato dalla reazione n. 6) è del resto una eh iara indicazione del come decorra l'idrolisi dello steri· drolo. b) Do:~a.rnc nto <lei .;lomri. - Un ripiego per determinare la. quan· tità di stel'idrolo (o di qualsiasi altra. sostanza clora.nte) effettivamen te irnpiegat.a per la. potabilizzazione dell'acqua. potrebbe esser costituito dal dosamento dei cloruri. Si parte da.l dato che la. dose rngolamenta.re plW la pota.bilizzazione del· l 'acqua è di milligr. 3,0 di cloro att-ivo per litro. La quantità di cloro che si dovrà trovare eitet•tivamente trasformata in cloruro è di m illigr. 1,50 per litro Oilsi~L la, metà esatta (!ella cifra precedente. Questa. quantità dovrebbe aumentare secondo multipli di questa cifra a seconda del numero delle dosi normali di potabilizr.ante aggiunte al medesimo volume di ac· qua. Pet· questo closamcuto è però indispensabile d isporre di un campioni.'· della medesima acqua non pota.bilizzata, per determinare di confronto l'orig inario cout.l'nnto in cloruri, il che limita le possibilit-à di applicazione del metodo. Inoltre il t.losamcnt.o si presenta delicatissimo, perchè si t ratta. di va· luta.re un aumento a.!'lsai debole di cloruri, che nelle peggiori ipotesi può t.•sser solo 1/33 clella quantità normalmente esistente nelle a.cque potabili. (Clot'O aggiunto colla potabilizzazionc milligr. 1,50; e !OI'O tollerato i n un'acqua potabile milligr. 50 per litro). In ogni caso occorre partire d<> volumi rli acqua. superiori al litro; e portarla. per concentrazione a bagno maria fino a 200·100 cc. c) Do.~amt' ntn dell'os.~itla.bilità rlell' acqnc~. - L'aggiunta di steri· drolo c <l'ipo~>olfito porta nell 'arqua. t' h'nH' nti ossirlfl>bili: il primo pm· la. sna
IL CONTROLLO OKDUCO DELLE OPER.-I.ZIO::O."I F.CC.
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molecola organica il secondo p er le sue proprietà riducenti. Un semplice calcolo indica. che la. dose di steridrolo aggiunta ad un litro di acqua ricl1iede per la. completa. ossida.zione milligr. 12 di ossigeno. L 'aggiunta invece d 'iposolfito porta. da solo un aumento di ossidabilità. di milligr. 4,32 di ossigeno per la. dose regolamentat·e di gr. 0,0012 d'iposolfìto per litro. L 'esperienza. del saggio di Kubel indica invece che l'aggiunta di steridrolo solo alle acque no.n modifica in grado apprPzza.bilc l'indice di os· sidabilità. originario dell'acqua. in esame. Anche questo fatto può utilizzarsi come sintomo dell'avvenuta. pota.bilizzazione con solo steridrolo in aggiunta alle reazioni indicate f~l cap. I Y. Invece l 'acqua pota.bilizzata con stcridrolo e successivamente neutralizzata con iposolfito p1·esenta 1m fl.ltm.ento nwli.o di milligl'. 2,23 di ossigeno consumato per litro di acqua e per dose regolamentare di steridrolo impiegata. Se si pensa che il limite di tolleranza per un'acqua potabile è di mil· ligr. 2,5 p er litro, l'aumento risulta notevole~ e fa sempre passare' un'acqua olt;re il limite ammesso. Il dosa.mento si fa. secondo il metodo normale, senza. alcuna modifica. di tecnica, e senza necessità di preliminare concentrazione dell'acqua. Ad es. un'acqua potabile (Firenze) con indice di Kubel di milligr. 1,3 per litro, passa dopo potabilizzazione con ster. ad un indice di 3,5-3,7. Anche in questo ca.so occorre avere un campione della. stessa acqua non pdt abilizzata per determinare l'indice preesistente alla potabilizza· zio ne. Inoltre il dato medio di milligr. 2,23 per litro è soggetto a variazioni, in genere lievi, secondo la modalità. seguita nella potabilizzazione (in ta.lune prove si è trovato persino un a.ttmento di milligr. 2,8); e quindi i dati analitici vanno interpretati con una certa larghezza quando da essi si voglia inferire il numero di dosi impiegate nella potabilizzazione. In gen ere si limiterà ali 'indicazione generica. che l 'acqua è stata pota· bilizza.ta con close uguale, maggiore, minore, della regolamentare, a seconda che l'indice di ossidabilità t rova.to si avvicinerà alla cifra 2,3 aumentata del · l'indice originario dell'acqua, o sarà francame nte superiore od inferiore a questa cifra. CO~CLUS[Q'SE.
D controllo dell'esecuzione della potabilizzazione di un'acqua a mezzo clora.nti in genere e steridrolo in particolare è sempre possibik a qualsiasi distanza. di tempo dall'operazione. I saggi da eseguire sono semplici e nou richiedono materiali o reattivi difficili da reperire. Essi pt~rò per non aver~ false indicazioni vanno eseguiti con cura, s pecie se non ~i è sot.t oposta l 'acqua a concentrazione preliminare.
SCl~OLA D'•.\PPLICAZIONE D I
SANITÀ :\ilLlTAHE
L ABORATOR I O D'IGIENE
Di1·ett ore di la borat<ll'io: Prof.
)Ìt COLA
Bau :-u, t<>n, col. medico
INFLUENZA DELLA QUALITÀ DEl RECIPIENTI SULLA DEPURAZIONE DELLE ACQUE COL CLORO E SENSIBILITÀ DEl REATTIVI-INDICE DEL CLORO LIBERO D ott. Ermenegildo Plccioli, capita no nw d ico
Per la. pota.bilizzazione delle acque, cioè per liberare le acque dei microrganismi patogeni event.ua.lmente contenutivi, sono stati usati mezzi meccanici, fisi<:i e chimici e l 'es~rienza ha dimostrato che la potabilizza.zione chimica., largamente usata nell'ult.ima guerra da tut.ti gli stati belligeJ·anti, è quella che, t€m1to conto delle necessità militari, meglio risponde allo scopo come sostenne il Grixonì, fin dal 1921, al Congresso internazionale di Medicina e Farmacia niilitari di Bnuelles. Fra gli alogeni il cloro, come potabilizza.tore chimico, ha incontrato il maggior favore per la sua notevole a.zione batwricida, il suo elevato potere di ossidazione ed il suo ]>rezzo assai modico, requisito questo che ha una. importanza pratica. di prim'ordine in una grande collet.tività quale è l'Esercito. Il cloro, come è noto, può essere usato sia come cloro gassoso che sotto forma di ipoelorito di sodio o di ipoclorito di calcio. L 'uso degli ipocloriti, per la potabilizza,zione delle acque, risale al 1894 ed è merito del Traube l'averlo introdotto nella pratica , ma il metodo ebbe in principio scarse applicazioni per essere invece più tardi largamente adotta.to e con grande vantaggio da molte città degli Stati Uniti, che constata;rono, subito dopo l'adozione del metodo1 una sensibile diminuzione del numero dei ca-si di febbre tifoicle, come ristùta dai dati statistici. Percbè l'a.zione del clorant;e sia veramente efficaee è necessario però conoscere la purezza dell'ipoclorito e dosare il c.loro attivo che esso contiene potendo col tempo scemare notevolmente il titolo del cloro; di phì bisogna tener present€ ehe l'ipoclorito di calcio è igroscopico e che quello di sodio devitrifica. le pareti della fiala. di vetro nella quale è conservato perchè attacca. i silicati del vet.ro stesso. L'uso degli ipocloriti importa poi l'aumento delle sostanze minerali dell'acqua, a.umento che pera.Jt.ro è minimo e non ha. quindi una grande importanza pratica. Questi inconvenienti, e specia.lmente quello rela t.ivo alle variazioni del titolo del cloro, per il nost.ro esercito sembrerebbero ormai elimina,t i essendo stato adottato, per la potabilizzazione delle acque, 1m prodotto sintetico, ''lo st~ridrolo ,, in cui il cloro è legato ad un a.nello benzolico per l'intermediario di un gruppo solfamidico; legame che, pur conservando al cloro la proprietà di facile dislol:a bilità come <1 cloro attivo ))' dà a.I complesso una buona stabilità, utile alla perfetta conservazione del titolo. Il
TNFI,UE!'<Z..\ DJ<;LLA QUALI'I'.~ DRI R.E(:[PlEXTI ECC.
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p1·ocedimento chlmico in base al quale n-vviene la potabilizzazionc è il segtlente: l'acido ipocloroso (HClO) che si forma dagli ipocloriti o dallo steridrolo allorcbè essi sono aggiunti all'acqua, per la sua instabilità. si scinde fMilmente formando HCl e mettendo in libertà ossigeno (2HC1Q= 2HC1 + 2 0) che agirebbe da agente battericida. A questo proposito è bene notare che mentre per alcurri l'azione ba-ttericida si identificherebbe con nn processo di ossidazione, per altri invece essa sarebbe la conseguenza di un processo tossico che i germi verrebbero a subire da parte del cloro che, fissandosi sulle cellule batterirhe, impedirebbe loro gli scambi nutritizi con l'ambiente. Pulcher, in base a{! osservazioni personali, propende à credere che l'uccisione dei germi sia invece dovuta a.d una reazione chimica che interviene fra il cloro e certi gruppi atomici delle proteine e precisamente i gruppi anùrrici degli aminoacidi che compongono la molecola proteica. La reazione consisterebbe in una sottrazione o in una sostit uzione di atomi di idrogeno. Comunque o che si ammet,ta un 'azione diretta del cloro 1.mi mlcrorganismi o una a,zione indiretta, in fondo quest'a.zione non è, come dke lo Scala, che la risultante di due momenti reattivi: clorante l'uno ed ossidante l'altro. Un fatt.o che va tenuto nel debito conto è c-he il potere ossidante dell'Mido ipocloroso è iu rapporto a.l quantitativo di sostanze organiche ossidabili dell'acqua sulle quali l'ossigeno prodotto e!i~plica la ::;ua. azione prima che sui germi. Poicbè la quantità di sostanze organiche nelle acque si determina col procedimento di Kubel-Tiemann, cioè per mezzo del permanganato pota-ssico, così si è cercato di mettere in rapporto la quantità.. eli cloro da agghmgere all'acqua da potabilizzare con quella del permanga-nato fissato dalle sostanze organiche; ma è noto che fra. le :;ostanzt• organiche bisogna distinguere quelle che sono atta.c·cate dal pt•rmanganato t~ quelle che non lo sono e }Q stesso si può dirt> rispetto al duro. Cosi mentn• il primo ha influenza. sugli idrati di carbonio ed i loro protlotti disintegrativi , il secondo attacca invece le protein<' ~d i loro prodotti di det:omposizione come l'urea. Sta.ndo così le cose, non può esistere nn rapporto co;;tant:<• fra. quanti tà di sostanze organiche contenute nell'acqua e quantità di cloro da. a{!giungE>re per la potabilizzazione, nt> pnò essere invoùato all'uopo il suxsidio dell'Psamo batteriologico, per la determinazione numerica dei germi per c. c., p t>rc·hè i> noto che questo procedimenti) richiede, almeno -18 ore di tE>mpo. &a.turisce quindi il prect-tto d i a.ggì ungert> ali 'acqua. da pot.abilizzare cl<' l cloro in una CPrta quantità e di arrest-arsi quando, con le opportune rea:doni , :;i possa mettere in evidenza, nell'acqua trattata, del c-.loro liber•> an<~he in minima quantità perchè, ai lini pratici, l~t pre8<•nza eli tracce di cloro li bt>ro è per noi gara.nzia sufficiente della avv<>nnta correzione biologica flt'll 'acqua . Jl controllo sulla quantità di cloro da aggiungE>n• deve t>I3SE>re fatto,. anche usando sempre la. stessa. acqua., almeno ogni 24 ore perchè è risa.pnto che, s pecie nelle acque superficiali ed in qudle mal protette, il contenuto di E<ORtanze organiche può variare moltissimo nel corso della giornata . Di fatti una epidemia. di tifo, ùi sicura origine idrica, verìticatasi in H aunovE>r, Fii sarebbe pot.uta evita.re, a. giudizio dE> i competenti, se :;i fOS'ò<' controllatogiorn almente la quantità di cloro da aggiungerE> all'acqua.
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Ciò prelU(':S:$0 7 si <.:omprende la. necl·ssità di avere a portata di mano dei metodi semplici e l'icuri per dosare le piccole quant.ità di cloro libero nelle a-cqne depurate con questo alog('no. I metoili finora ~di'uopo proposti sono eolorimetrici. Quelli all'ioduro <li pota.ssio e. salda, d'amillo, alla benzidina, alla ortotolictina, ::~.lla. ctimetilparafenilendia.mina souo ca.ratterizz<tti dalle speciali colorazioni che a;;rmmono le acque con questi reMtivi in presenza di cloro, mentre quelli al dnlet.to di Iuetile, ro~:so di metile e met.ilaraneio si ba,')ano sulla decolorazione prodotta. dal cloro. .-\.cc·ennerò pl'ima di t.utto alla. l-<ensib ili t~~ di qnPsti vari metodi per rife>rire poi i risultati delle espPl'if!ll?.P da me fatte in proposito: !ODURO DI POTASS[Q E SALDA D'AMIDO.- Qttesto Ò il metodo più antic·o usato per :;n•larc la. pre!ienza del cloro libero nl.'lle acque; Olszweski (' Radestok nsano il reattivo così. preparato : 10 gr. di am iòo solubile, tritumti in 50 c. c. di arqua distilla.ta, sii a.g~iungono a 750 c. c . di acqua diiltillata. bollente, quindi si aggiWlgono -!Q gr. di iodmo dt potas;:;io rlisciolti in 50 c. c. di acqua distillata o finalm ente ;~ c. c. di soluL~ione di idrato sodieo normale cioè fino a reazione debolmente alralina ; quindi si porta il tutto ad un litro. U sando 10 c. c. di TP<\.ttiYo llt' r un litro ili :H·qna questi A.A. assegnano a.J reattivo la sen:-:ibilitù, di 0.1 mg.fl 01. L 'inconnniente che pre:;enta l 'amido <:ome indicatore consiste nell<\ <lifficoltà, pc•r chi non è pratico, di ~~pprezzare al p uuto giusto il cambiamento ùi <·olorP d!tl bleu alla seolorazione allorchò si procede alla titolazion<' cl1'l r.loro libel'O aggiungendo all'acqua la. soluzione normale dN•ima di t.iosolfato sodico. Questo in con venicntc (clw benin te'so non esiste per il chiruico ma pet· la persona non t<>cniea) non ~i ha invec·o usando come indicatore l ':alfanaftofiavone. ALFANAFTOFLAVO:-.rE. - Sostllnz<'L che si trova in commercio anche con la denominazione di cc Ohlorte:st KalùbaWll )) ed usa,ta, dal Barger per la climostrazione di piceolc quant.ità. di iodio. L 'alfanaftofiavone non è solubile in aequa ma in alcool e si usa in qnesta dihtizione: gr. o, l cii alfanaftoflayone in gr. 100 di alcool a 96o lll!giuug••nclo a.lcune goece del reattivo sudrlE'tto ad una soluzione di iodo 8Ì ha.nno qn('sti ristùta.ti: l'ag)!innta di alcune gocce proJ.uce una colorazione b leu che coml)are Rubito; aggitmgendo ancora a gocc~e il reattivo la colorazione aument~ lino ad un punto optimum per virare invece al roflso scuro con u n eccesso di n'attivo. Quando la colorazione è bku più o m~no intensa si può fa.re la. tit.olazione col tio,.;olfato sodico :l.nalogamente a quanto si fa con l'arnido; 1wrò ~mzi che avNe la :;~·olora.zione del liquido, come avviene con questo nltimo i ndica.ton·e si ha invece il cambiamento rli colorazione dal bleu a l ro~a passand o pcl' il lilla. Non bisogna eccedere nell' a.ggiunt.a dell'indicator<- altrimenti la t itulu.zione non ò possibilt>; perciò il reatt.ivo va aggiunto a gocce fmo ad {)ttenere nna manife:-tn colorar.ione bleu.
l::s"ft.'UENZA D~~f-L.-1. QU.-H.ITl DEI RECIPlENTI E C'C:.
IJ07
Selle ricer ehe eseguite dal Barger fu in genere impiPgato un cc. 'li Soluzione; peT traece di iodiO t(ale quantità, fn l'idotta. a C.C. 0,5 0,3 e 0,~. Sempre secondo le ricPrche di questo A. l.'alfanaftoftavonc dà una colorazione bleu:
in sol111zioni neutre fino a. diluizioni eli l : 80.000 ; in soluzioni acide fino a diluizioni di l : 100.000 : in preRPn7.a di elettroliti fino a dihùzioni l : 150.000. P erta.nto con reazione acida si può dimostrare 1,27 mm~T. di ioclio in un litro mentre l'amido svela l'iodio solo quando t>!;SO raggiunge i :!,5_. mmg1·. p<'r litro. il chr· cquiva.Ie a dire che l'amido è la nwtà m.eno :o:cnsibile rispetto all'alfanaftoflavon('. Cot:icchè i va,nta,ggi dell'11So déll'alfanaftotlavonP, in sost ituzionf> ddl'amido, sono i seguenti : con l 'amido occoiTe la scoloraziollP del liquido per titolare il eloro libt•ro men t re con l'a.Uanaftofiavoue si tit-oe c•onto della comparsa, d<'lia Poloraziom• rosa: fatto questo che co~titnisce un indiscutibilc vantaggio SJJeria.lménte quando si lavora con acque torbide e da, part(' di persona lo non pra,tico di ch.im.if'a. Infine l'alfana-ftofiavone svela tma, quant-ità. minore di cloro libero e la sua soluzione si mant.iPne :t lungo inalt~:>rata nwntre quPlla di amido non ha ~;emprc la stessa sensibilità. U1<andu l'alfanaftoflavone come inrlicator(l, non si può purtroppo c-ostituire una sPala <'olorimetriea. perchè Hi urta contro la grave difficolt;) eh•~ la intensità d(•Jla colorazione bleu da esli'o prodotta non è propor7.ionale alla qua ntità ùi (·loro ehe la det~:>rmina. Bisogna ricorrere pcr<:iò al llll'· todo titrimetrico e poichè non ò possibile affidare a.l pratico dE'gli apparN:chi delicati c complicati, co~ì Ha-lm ha. ::tll'uopo ideato uno :.-:pccia l ~ contagocce tarato, della capacità di 5,6 eme, a. p1mta c·apillare, cht' rimanf' <:ompletanwnte immerso in una boccetta. Nel trlltto superio1·e il conte\· gocte termina in un t ubo ad uncino, ~nù qmal(' t•·ovasi una, dilatazioni' a bolla, colleg-ata ad un tubo c•apillare sul quale è adat.tato nn cappu<·(·io
di gomma. C-on la. p r essione delle dita sul ca-ppuccio il contagocN• si riempie, ma solo ti no ad un cer to p1mto in quanto che la capa{·i tà della palla eli ~omma è inferiore a qnt'lla del tubo contagocce. Il vantag-gio che }H'('· senta questo piccolo apparecchio è di dè\re _gocce che non va.riano ma.i n1·lla. loro grandczza., cosiccbè sapendo che 23-26 gocc<' corrispondono ad un c<:. di ~olmdone normale decima di tiosolfato sodieo si può proc:'edcre con molt a iac.ilità e !;Cmplicit~ alla. titola-7.ionr c1cl f'!or.o nt'l f'atupione c1i a<·qua in ~>Sa me. B ENZIDINA. - 11 r catti vo alla benzitlina è, seconùo Olszwt'ski, molto ~<'n~ibih> . Usato in soluzione eloridrica dà una colorazione azzurro-\·erch•
con grandi quant.ità di cloro, vercliccia. con piccole quantità: la S(•nsibilitiì. Msrgnata da Olszweski per questo rcatt.ivo si aggira su 0,03 mgfl. l'l. Ql.lc$to metodo però non è molto appTopriato perchè diverse acque hanno naturalment~ una tenue colorazione verd<' e p er il fatto chE' il mang:arw:-c <'d il ferro, pre8enti anche soltanto in tracc·e, pos:;ono simulaH• la rcar.iouu
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I::O.FLUE~Z -"' DP.LL ... QUALITÀ Dt:I ltJ:CtPJJ':NTI !!:CO.
DIMETI7JP.-\RAFENlLENDIAMINA. - Un altro metodo è quello della lli iDt' tilparafenilE'ndiamiua (cloridrato) che secondo Alfthan avrebbe una 1wnsibi1ità di 0,01 mgfl Cl. mentre altri AA. danno come limite di sensi bilità 0,03 mg/l Cl. O&TOTOLIDJNA. - n tnPlodo della ortotolidina, la quale è un derivato dimetilico della benzidina, dà colorazione giallo-vE>rdastra in presenza di 1ra.cce a-nche minime di C'loro; OlszwE'ski e RadE>stok danno per la ortotolidina una sensibilità di 0,02 mgjl Cl. L'apprezzamen to della colorazione è a!:Sai difficile a luce artificiale e vi ~ ancora da notare che con quPsto reattivo :si hanno colorazioni simili l't quelle del ciOI"O anche con altrE' sostanze quaH i composti di ferro (se in notevole quantità.) i nitrit-i, l(• impurità orgaJliche, i cloruri ed anche altri rorpi. Per le sursposte ragioni I'Ha.hn ritiene questo metodo poco prat ic>o. APPARECCHf PER LA DKfERmN_>\ZIONE nEL CLORO LIBERO. Attualmente _però anzi ch"' ricorrerE> a qtwsti sistE'mi di dosaggio nn po' <·ompli<:Mi e non pratica.bili ùa pt•rsone non tN:niche, sono stati costruiti, per la determinazione del doro nPressario a ciascuna acqua per la sua depura-zione, specia.li appan-'t:<'hi colorimetrici i quali si fouda.no ~ulla proprietà della, ortotolidina di dare, co1M si è <letto, una colorazione giallo-ara.ncio qua.ndo l 'acqua contiene del cloro libero. La qua.ntità, di quest'ultimo si tletNmina confrontando il colorE' prodotto dall'ortotolidina con un colon~ ti p o ott.en u t o 1'1alla mcseolanza di una soluzione di solfato di rame e di bkromato eli pota-ssio. Però ancor meglio ehe l'On soluzioni cJ1e vanno sempre soggette ad alterarsi, la .>\J)l>are~chio Wnlla~e Tk~lll\11 per lo tletcrminazione casa Wallace e Tiernan e la <lei c loro li bero Paterson Engine.-.ring Company l1anno costruito degli appareeclli nei quali il eolore tipo è dato da vetri colorati che non subiscono a.ltcra.zioni col 1.-.mpo. Anche col comparatore di H ellige, servendosi d i nn a-pposito disco, si può praticare con facilità la detE'rmin~ione del cloro lib('ro e l'apparE'cchio indica iu mmgr. la. quantità di cloro contenuto in mille cc. dell'acqua in esamE'. Ma usando quest'appareechio si rleve tener presente l'inconveniente che l'intensità della rC'azione del1a ortotolidina è legata ad un certo grado di a~·idità del mt>zzo indict>. L'apparecchio della Wallace e Tiernan O. è molto pratico e resi st<·nte percbè costruito in ebanite e non è altro che un comparatore
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a due tubi, che hanno al fondo rispettivamente, un disco di retro incnlore l'uno ed un disco di Yetro colorato in giallo l'altro. Essendo i due tubi in ebanite non è fac.ilc ricono:scere il livello del liquido nell'interno dei due recipienti, per modo (·he occorre una speciale precauzione in tale determinazione. A parte questi piccoli inconvenienti facilmente eliminabili, l'apparecchio risponde abbastanza bene ai fini pratici per i quali non è indispensabile una titolazione assai esatta del cloro libero ed ha il v;mtaggio di poter essere affidato anche a per~;onale non tecnico. RICERCHF. PERSO:-<A LI. - ~~·Ile J'iterr·he da me e:-;t>guit<' mi sono pmposto innanzi tntt.o di controllare la sensibilità dE'i vari reattiYi, poi di d etenninare se ed in quale proporzione il cloro può esse>re fil':sato dal materiale col quale 1:1ono alle~t.iti i redpienti pN la potabili.:r.zazionn dE'Ile acque ed infine di studia.re le eventuali variazioni quantitative dt'l r!OJ'o libero nell'acqua dura ed in quella decalcifi4Ca.to. Per il controllo d Plia !Wu:o:ibilitìt i reattivi u ~at i :;;ono stati <'O"ì pn·parati :
01'totolidina : Ortotolidina ..................... acqua distillata. . . . . . . . . . . . . . . . . . acido cloridrko. . . . . . . . . . . . . . . . . .
gr.
0.1
n
2 t)t>
,
lO
benzidina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . acido cloridr:ic:o . . . . . . . . . . . . . . . . . . acqua di~tillata.. . . . . . . . . . . . . . . . .
gT.
4 10
B enziclina :
Parajtmilendia11nina : parafenilendiamina . . . . . . . . . . . . . . acqua distillata. . . . . . . . . . . . . . . . . acido cloridrico concentrato . . . . . .
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90 Hl
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Dimetilpamfenilenr.1iamina : dimetilpara (base) ..... ......... . acqua distillata ...... . . ..... . .. .
gr. l)
l
1000
l oduro di pota8sùJ e salda a·a.m ido: iodnro di potassio .............. . acqua distillata . . .............. . Mido cloridrico ................ .
amido solnb. Erba ............. .
gr. ))
cc. gr.
O,;) =l
100 l
05
'
Reattivo indice Molteni: prodotto originale in p6lvere, costituito da un amido che conti€>ne intimamente mescolato dell'ioduro di potassio.
610
1:"FLUF.)'"Z.-\ DEI.T.A QCo\LTT.~ DJ : T RE CIPIENTI ~:cc.
lJim et·ilamidobt>nzal(leiil~ : clin1etil ..................... . .. . gr. 0,50 )) ac·ido cloridrico concentrato .. . . . . l )) acqua distillata ............ . ... . 100 .Alfanaftof/at·onc: alia.naftoflavone ..... . .......... . gr. 0,10 alcool a 96o .................. . 100 Per il saggio della sensibilità dei vari reattivi è stata usata la seguente 8(1lnzione tipo '; sterid.rolo una fiala (dose per 50 litri) in acqua distillata . .'. . . . . . . . . . . cc. 500 <1etta soluzione è stata quindi titolata con soluzione normale decima di tiosolfato sodico, in presenza della salda d'amido, col risultato che un cc. = a mgr. 0,60 di cloro. Per ogni reazione comparativa il proooclimento è stato il seguente, per ciascun indicatore: in una bottiglia della capacità di tm lit ro venivano versati 500 cc. di acqua comtme alla quale si aggiungeva la soluzione di steridrolo di titolo noto in quantità varia (come è indicato nello specchio) a mezzo di una buretta graduata in rlecimi di eme. ed indi si aggiungeva il reattivo fino ad ottenere la colorazione caratteristica ])E'l' ciascuno di essi. I risultati delle prove di controllo sono riportati nel seguente specchio: ))
Specchio indicante la sensibilità del vari reattlvl Indice. Quantità d i acqua in esperlme n t o
Soluzione !lllldre
Cloro o.ttiYo contenuto in l litro di acqua
tli
steridrolo oggi unta
ReattiYo impiegnto
RISt;LTATO
rom!!''· 0,60 Ioduro di po- R-eazione ottima, color·e azzurro puro che col tempo non detassi o e amido posita. al fondo del recipiente. solubile qualche ctgt·.
cc. 500
cc. 0,50
cc. 500
cc. 0,20 mmgr. 0,24 Come sopra.
Reazione appena apl:'rezzabile. limite di buona viBibilità. di re!J,zione = mmgr. 0,2 di cloro per litro di acqua.
cc. 500
cc. 0,20
mmgr. 0,24 Ortotolidin a cc. 6.
R-eazione ottima, colorazione verde·citdna.
cc. 500
cc. O, lO
mmgr. 0,12 Come s opra.
Real-ione buona, limite d i buona visibilità di reazione = milligrammi 0,06 di cloro per litro di acqua.. Il liquido d opo 24 ore si scolora.
-
J.NFLUKSZA DELL.-1. Qt:.ll. ITÀ. DEI Rt:ClPII·:NTl F:C<; .
QuruJ ti tà.
eli acqua In
e,tperimento
Soluzione
ma.d re dJ
st.erjdrolo aggiunta
Cloro attivo oon tenut.o In 1 litro di acqua.
Root.t.iTo Impiegato
611
l'l.ISL"LTAT()
cc. 500
cc. l
mmgr. 1,20 Reattivoimlice R eazione ottima. colorazione Molteni qual· roS.<;IJ·Violacea che dopo poche cl1e ct g,.. ore deposito. Al fondo del re· cipiente .
cc. 500
cc. 0,50
mnlgt'. 11.60
ComP sopnt.
Reazione buona, con marcata telJdenztt della colorazione <ti ro:::so ·viola.
cc. 500
cc. 0.21)
mmgt·. 0,24 Come sopra.
Reazione as,.:ente, limite di buvna visi bi litè. di reazione = milligr\lrwni 0,24 di cloro J1el'litro.
cc. 500
cc. 0,20 mmgr. 0.24 Be n z i d i n u. cc. fl,50.
cc. 500
cc. 0.20
cc. 500
cc. 0,20 mmgr. 0,24 Dimetilparafe · nilendiam i n a cc. 4
Reazione al limite di vi:;ibilità, colorazione t enùente al verde, fugace, limite di buoml. visibilità di reazione = mmgr. (1, l 2 di dòt'(> per li t t'O .
mmgr. 0,24 Para.fenilend ia- R eazione buona. colorazione mina cc. 2. giallo·verdttstra; limite di buona vis ibilit t\. di reazione = mmgr. O, 12 di cloro per litro. Heazione intensa, colorazione rosea tendente al viola, limite di buona visibilità. di reazione = mmgt·. 0,03 di cloro per litto. Col pas'-'are del tempo la renzione si fa pitt intensa. Ancho con ncqua. non tl'e.tt.ata
l'aggitmta del reattivo dà co· !orazione leggera che invecchiando si rende piìt evidente.
cc. 600
cc. 0,10
mmgr. 0,12 Alfanu.ftoflavo· Reazione intensa e r11pida; line cc. 2 + q ualche cr istallo di ioduro potassico + l cc. di H Cl al lO%.
mite di buona visibilità= mil ligrammi 0,0000568 di cloro pet· litro, colorazione rosealilla che con quantità doppia diventa azzurra.
612
r.:-; FL1:1~NZA DELLA Ql.iALITÀ. DF.I :RECIPrt:NTl ECC.
Nei riguardi dell"alfanaftoflavone vi è infine da notare che la presenzì1. di ammoniaca non influenza. la reazione ment re i nitriti d anno con que:Sto reattivo indicatore la identica reazione del cloro, anche in assenza completa di esso; il solfato ferroso invece presenta una lieve influenza sulla reazione ma non paragona.bile a quella dei nitriti, anche a d ose superiore a questi" ultimi. Giova però notare che la reazione che dà.nno i nitriti, anche da soli, con l'alfanaftoflavone potrebbe, è vero, in pratica generare errore facendo ritenere un'acqua già trattata col cloro quando non lo è, ma. eviden temente questo non preoccupa p ercbè a chi fa le ricerche è noto se il clorante è stato o no a~giunto, a meno che non si voglia ammettere l'inganno intenzionale. Riassumo, per maggiore chiarezza, in uno specchio a parte le quantità minime di cloro rivelabili, in mmgr. per lit,ro, in presenza dei diversi indicatori : Limite minimo di buona visibilità per Il riconoscimento del cloro libero nelle acque.
1:-'lJI("ATOI:E
Quant.ltà minima di cloro rh-elo,biJe in mm{l"r. pt:r litro
Tono di colore corrispondente al co.n tenuto di cloro llldicato
Ioduro tli potassio e amido solubile. . . .
mmgr. 0.2
Colorazione !lZZUI'I"a uppenu. ,·is ibile.
Ortotoliclina . . . . . . . .
mmgr·. 0.06
Colorazione verde citrina.
Reattivo inrlice :\(ol· leni. . . . . . . . . . . . . .
mmgr. 0,24
Colorazione t·osso violacea.
Benzidina . . . . . . . • . .
mmgr. 0,12
Colorazione tendente al ,·erde.
P MRfenilendiamin:a..
mmgr. 0.12
Color·a zione giallo verdnst •·a.
Dimetilparafeni le n· diamina . . .. .. . ....
mmgr. 0,03
Colorazione rosea tendentf> al viola.
AJfnna.ftofia.vone . . . .
mmgr. 0,0000568
Colorazione 1·oseo lilla.
Oou i vari reattivi, cioè con l'ortotolidina, coll'ioduro di potassio ed amido solubile, col reattivo indice Molteni e con l'alfanaftoflavone è stata saggiata anche un'acqua torbida, dopo aggiunta della. soluzione di steridrolo, per controllru-e se l'intorbidament.o modificass·e i risultati e si è riscontrato quanto segue: O &TOTOLIDINA (con acqua torbida) la sensibilità del reattivo è ridotta alla metà perchè occorre il doppio di cloro, rispetto a ll'acqua comune, per avere una reazioue apprezzabile. li limite di buona visibilità di reazione è = a mmgr. 0,25 di cloro per lit,ro.
INFLUF.NZA DELLA QUALITÀ D'El R ECIPIENTI ECC.
613
loil.1tro di potassio e salda d'amido (con acqua torbida) la sensibilità del l'eattivo è ridotta ad un terzo perchè occorre una quantità tripla di cloro, rispetto all'acqua comune, per a vere una reazione apprezz;lbile. n limite di buona visibilità di reazione è = a mm~r. 0.9 di cloro per litro. Reatt.ivo indice M olteni (con acqua torbida ) la sensibili!;). del reattivo è ridotta ad tm t-erzo come per la reazion~ con la srtlùa d 'a.mi<lo. A.lfanaft<Jflavone (con acqua. torbida) la sensibilità dcln•aHivo, n.nche <·vn acque abbastanza torbide, rimane inalterata e l a lclt ura d<·Ila reazione è sempoo possibile e facile. Non si è eseguito il saggio (' on gli altri indicatori pcrcbò essi con aeque torbide dànno risultati molt o più incerti dci prec<>dent.i indicat-ori. 1:-<FI.ù""ENZA DEI RECIPIG::\TI
SULLA DF.Pl' RAZIONE
DELT...E ACQt'E COL CLORO.
Non mi risulta che sieno state httte ricerche a rigua.r do della inlluenza che ha il materiale col quale sono costruiti i recipienti utilizzati per la depw·azione delle acque col cloro. È un problema questo non trascw·abile, giacchè il cloro può essere fissato in quantità maggiore o minore a seconda dei vari materiali. Le ricerche da me eseguite rigu<tl'dano i seguenti m ateriali: legno di a.hete, legno di ca,~tagno, lamiera zincata, cemento e tela. delle ghirbe. Perchè tali indagini fossero condotte con uniformità ed in maniera. comparativa ho usato per ogni ricerca la stessa soluzione di cloro, utiliz?.ando, anche in quest<> caso, lo steridrolo. A tale scopo ho sciolto di volta in volta il contenuto di 5 fiale di steridrolo in 1000 eme. di acqua. dist.ill ~tta ottenendo così una soluzione madre di steridrolo che ho quindi titolaLo, per ogni singola esperienza, con soluzione normale-decima di Liolsolia,to sodico. Ogni esperienza è stata da m e cosl. esegwta: Iu 5 retipienti diversi e cioè: l l l l
di legno di abete della capacità di 50 litri; di legno di castagno della capacità di 50 litri; di cemento della capacità. di 50 lit ri; di lamiera zincata della capacità di 50 litri
venivano versati 50 litri di acqua comune e 25 litri si ven>a.vauo in mta ghirba ili tale capacità; ai primi quattro recipienti si aggiungevano p oi eme. 200 di una soluzione titolata di st.eridrolo, ottenuta nel modo suddetto, e 100 eme. se ne a.ggiungevano alla ghirba. Dopo mezz'ora di contatto, e previa aecmata agitazione del liquido, si prelevava dai cinque recipienti un campione di acqua e quindi si procedeva alla determinazione del cloro libero. I risultati sono indicati nel seguente specchio:
4 -
Giornale eli medicina militare.
614
INFLUENZA D ELLA QU ALITÀ DEI RECIPIENTI E CO.
Specchio Indicante l'assorbimento del cloro da parte dei vari recipienti. Contenuto di cloro
<'~>mi con to
DEL REC11'1ESTE
su uìt.o dopo Qj;!gìuuw clcllo slcrhl rolo
dopo •, 0~1• di co nll.tLt.o
Abete .........
m mgr. 2.4 per litro
m mg r. 0,6
SPEC1F.
Castagno ...... Cemento ... . ..
"
"
Ghirba ........
)l
Zinco .........
))
Il
,,
"
»
• ,,
• •
• "
d i ~Joro
. .VOTF.
Determinazione eseguita col comparatore di H ellige, mmgr, 0,30 lettura della reazione dop o IO minuti. mmgr. 0,7
•
mmgr. 0,7
»
mmgr. 0,8
I dati riportati nel precedente specchio rappresentano le cifre medie desunte dai resultati di dieci esperienze; infatti per assicurarmi che la fissazione del cloro non fosse dovuta a fattori accidentali, ho ripetuto le prove per dieci volte con risultati che, date le differenze minime, possono praticamente ritenersi 11guali e che pertanto non sto a riportare per esteso. Le ricerche sono state eseguite: sempre nello stesso ambiente, con la stessa acqua, nello stesso giorno e contemporaneamente nei vari recipienti. Dalle esperienze da me fatte è risultato evidente che il legno di castagno, probabilmente per il maggior contenuto di sostanze tanniche, è il meno adatto per l'impiego nella potabilizzazione delle acque con lo steridrolo e quindi con il cloro in genere, perchè fissa di per sè una maggior quantità di cloro; mentre la Jamiera. zincata, la ghirba, ed il cemento appaiono i mezzi di impiego pilÌ convenienti. Questo dato coincide perfettamente con i risultati avuti, nel nostro stesso Laboratorio, nell'esecuzione di una serie di ricerche batteriologiche sull'a,zione potabilizzante dello steridrolo su acque inquinate artificialmente e contenute in recipienti diversi, in quanto che, dalle prove eseguite, è risultato c.he, usa.ndo il legno di castagno, occorrerebbe, per essere sicuri della potabilizzazioue, una dose maggiore di clora.nte rispetto a quella ordinaria us<tta per tutti gli altri recipienti. Per la. ghirba sembrerebbe a prima vista che, essendo essa costituita di materia.le organico, dovesse fissa.re una notevole quant ità di cloro, invece si è visto che così non è. Lo scarso potere di fissa.zione del cloro da parte della ghirba è dov ut-o probabilmente alla circostanza che essa è fatta con fibre tessili, cioè con fibre ve.getali costituite di cellulosa incrostata di lignina. Perciò ha in sè quantità di sostanze estraibili d}lll'aequa molt o minori del legno, nel quale inve<'.e le dett.e sostanze estraibili sono di più o rappresentate principalmente da tann ini e da sostanze resinose. A riguardo della ghirba poi il dato sperimentale di indole chimica è coniermato da quello non meno interessante e d..imostrativo fornito dall'indagine batteriologica. Infatti Grixoni alla fine del 1915 fece adot-
615
INFLUE N ZA DELLA QUALITÀ D E l RECil'I ENTI ECC.
tare nella TI Armata., con ottimo risultato, le ghirbe per la potabilizzazione dell'aequa :appunto perc•hè, in ba13e ad accura.te e ripetute ricerche personali, aveva potuto assodare che, inquinando l 'acqua contenuta nella ghirba con ric.che colture in brodo di lbacterium coli e potabilizzandola. quindi con una .fiala di ipoclorito sodico, dopo un contatto di 15 minuti , bacilli del coli erano completamente distrutti. DOSAGGIO CO)IPARATIVO DEL CLORO LIBERO IN ACQUA DURA E DECALCIFICATA. Ho voluto infine eseguiTe il dosaggio comparativo del
cloro libero nell'a-cqua dura e nella stessa acqua decalcificata, a{].dizionata di steridrolo, allo scopo di vedere se la presenza o meno dei s:ali di calcio fa.cesse variare ed entro quali limiti la. quantità del cloro libero. Ho proceduto in questa ricerca nel seguente modo: in 500 eme. di aequa distillata scioglievo una fiala di steridrolo e procedevo alla titolazione di detta soluzione; quindi in due recipienti di vetro versavo rispettivamente: 5 litri di acqua comune (durezza 24 gradi francesi); 5 litri di :acqua decalcificata con l'« apparecchio Zerolit » (durezza l , 5 gradi) in ognuno dei due recipienti a ggiungevo poi 50 eme. della soluzione titolata di steridrolo e dopo mezz'ora di contatto procedevo alla titolazione del cloro libero mediante il comparatore di Hellige. I rislùtati
di 5 determinazioni così eseguite mi hanno dato le cifre medie riportate nel seguente speechietto : Influenza della durezza dell'acqua sulla fissazione del cloro. Contenuto di cloro subito dopo aggiunta deUo sterldrolo
Contenuto di cloro dell 'acqua comune dopo!-', ora
Contenuto di cloro -dell 'acqua
<lecnlcl1loata dopo y. ora
m mgr. 2, l p er litro mmgr. 1,5 per litro mmgr. 1,5 per litro
N02'E
Determinazione ese· guita. col comparatore H ellige, lettura dopo 10 minuti.
Sembra pertanto abbastanza. evidente che la durezza dell'acqua, anche abbastanza elevata, non ha influenza sulla fissazione del cloro. CONCLUS IONI.
Dalle I'icerche eseguite credo poter concludere: I) I recipienti in lamiera zincata, in cemento e le ~h irbe di tela rappresentano i mezzi più adatti per la potabilizzazione cleliE> a<'q~ 1 e col cloro, perchè ne .fissano la minor quantità, con evidente vanlc<Wgio del processo di pota.bilizzazione. Fra le qualità. del legno il castagno è il meno adatto perchè ne .fissa una quantità. relativamente notevole.
616
r:-:r·l .UF:~'\ZA l>F;LLA QUALITÀ l)ET RECIPIF.NTI ECC.
II) D reatti vo più sem;ibile per svelare il cloro libero nelle a.cque po· tabilir.zat.e è l'alfa,naftoflavone, che dà una, reazione cromatica così intensa e tanto evidente da pot<lr essere apprezzata anche da persona non tecnica, indipendentem<'nle dalle condizioni di limyidezza o di torbìdità dellr a.cque. Sar<'bbe pertanto d"'sidct·abile che, come si sono costruiti apparecchi colorimetrici 1)Cr l'ortotolid.ina, se ne costruisse qualcuno anche per l'alfa. naftoOa.'\'one, ma. pmlroppo, in pratica, ('iò non è posf:ibile per il fatto cù!' la intensità dc Un <'olorn.:t.ione prodotta daU 'indi('a.tore non è proporY-ionalc alla qna.nti{:\ di doro tbe la, determina. IU) La. cl ure?.za d<'ll'iH:qua, anche se piuttost.o elevata, non iuflnist•t> !ìul processo eli pota h i li zzazione a mezzo dello steridmlo e del cloro in genere. BIBLIOGRc\FIA. I m.ctocli rli dosa~1gio rli pi.ccole q•u.mtità di cl01·o attivo nelle acque depurale, Annali di Chiruica Applicata, 1930. CnuNo. - CompM dio di i;~iene. Casa. P.ditrice Libt·aria Vittorio Idelsoo, Kapoli 1921. GR.!XONI. Per la rnp 1:Ja. potabilizu:rz.ione r/cll'ar,qu.a in campagna, Tipografia. Enrico Voghera. Homa. 11Jl6 GR!xo~"l'. - La. depurét~ione delle acque potal;ili per l'E.9ercito mobilitato d?u·a,Jte la camparftW di, [!?terra IIH5-·1918. Giornale di medicina militare, 1921, fascicolo VII. HaHN SCRUTZ e PAuum-:s.- Uber dem Chlorlmyseffekt in Trinkwasser. Zeit. fiir Hygiene. Bel. 108, Heft.. 3. PuLCHJ-;R. Sulla dùinjezione dell'acqua potabile col cloro gassoso. Igiene moderna, n. 8-9, agosto-set.tembre 1!127. ScA:T~.-l.. - Applica;;ioni di fisica e chimica all'iyiet"te. Trattato italiano di igiene U. T. E. 'l'., T orino, l !)26. A.NsELMI e CAI, ò. -
•
fPIDEMII DI DJ~nnTEmA Bl[llliRE FRA MIUIAm l R~6610 [ftUBRII Prof. LoRETO ~lAzzETTI colonnello medico Direttore eli Sanità del Corpo d'Armata di Napoli
Prof. ALFREDO GEltML'<O ten. col. medjco Capo del Laboratorio di biologia medioa dell'Ospcdn.le militn.re di Napoli (Conti11uazione e fi,11e (•)) .
CONCLUSIONI.
L 'attenta disamina dei fatti rilevati da tanti ricercatori, che abbiamo raccolto e riportato, ci autorizza malgrado tante discordanze che vi appaiono, di addivenire, sulla ba.se delle nostre ricerche, ad una conclusione diagnostica. Non cade du bbio che dal novero dei germi provocatori della manifestazione di colite epidemica di R eggio Calabria, vadano con sicurezza esclusi i bacilli Shiga-Kruse e di Schmitz; l'epidemiologia, la forma cliniC'a. osservata ed i risultati delle ricerche batt-eriologiche, lo giustificano in modo preciso. Sono stati invece i germi dissenterici del gruppo Flexuer-Y, che han no provocato la malattia, sia come ceppi del tipo Flexner puro, che di altri
meno sicuramente identificabili del gruppo stesso. Già fin dalle primissime ricerche batteriologiche, eseguite sul posto a Reggio, tale concetto diagnostico, per quanto con riserva, fu espresso; le ricerche ulteriori lo hanno non solo coufcrma.to, ma hanno fornito le b a~i per la sna documentazione. È questo un contributo, che per quant.o modèl!to. si aggiunge agli altri, inteso a meglio chiarire l'impostazione di un problPma che è fra i p iìt ardui della diagnostica batteriologica. Dopo l'esperienza che ci viene dal lavoro compint o, ripensiamo, che ciò che risalta in mo<lo assolutamente chiaro è la necessità di SE>gnire ne11H indagini di laboratorio, un piano prestabilito di ricerche, che si mantcnf.!~L uniformp ecl inalterato. È d 'alt.ronde il gr ande preretto sul quale insistono Len tz e Prigge, che sono fra que!li che più e meglio si sono occupati dd problema della rlissenteria badllare. Con l'uniformità del piano di ricerche, mantenuta D(' i mezzi e nPl tA:mpo, sono possibili i raffronti, dai quali risaltano le simiglianze e le dil'i 8imiglianze, mentre il piano dovrebbe essore adottato tht tutti coloro che ::~i occupano dello stesso argomento. ~cl problema di3.aonostico della dissenteria bacillare, malgntdo ta.nt<' discordanze di re]lerti, che diremmo accessorie restano a.Icnrù capisal1l i, ribadit-i attraverso innumerevoli r.imenti, da m~lti r1ccn:atori, e fra i piìt bll
t (•) Lltanabtoibliogrllall.a, molto estesa, allegata n.lla m emoria, per esigenze di spazio sarà pu Il ca a so neg estratti (N. d. R.).
618
EPrDt;~llA Or DISSENTERIA BACILLARE FRA ~ULITARI ECC.
autorevoli, sui quali poggia gran parte.> de.Ua finezza del giudizio diagnostico. E veniamo a discutere di alcuni di essi nei riguardi di quant-o ci è stato possibile osservare. I germi isolati e studiati, hanno presentato sin dallo inizio, caratteri morfologici e tintoriali comuni, identico comportament,o verso il terreno di Drigalsky e Conradi, assenza di vera e propria mobilità., ma un vivace movimento molccolare nel ma.ggior numero di essi, a{)senza di ciglia , dimostrabili con i vari procedimenti adottati, anche con prove ripetut.e per tutti i C('ppi, dopo quattro mesi dal loro isolamento. Sottoposti alle prove ferme.nt.ative per la diagnosi cultural(l differenziale, ·ed adoperando sempre gli stessi mezzi e gli stessi procedimenti, i germi hanno, come si è visto, dimostrato un comportamento determinato. A parità. di comportamento (a-cidificazione) verso quei determinati zuccheri, aventi valore differenziale, ci è ristùta.to che il fenomeno sul quale poggia la più delicata interpretazione è quello della produzione o me?W di ga8. Per mettere in evidenza questa proprietà, ci siamo serviti dell'acqua peptonata al 2 % (Peptone Witte di Rostock), ph\ gli zuccheri all'1,5 % (Schering-Kablbaum) p H. 7,2; sterilizzazione al vapore fluent.e, aggiunta dell'indicatore sterile (tintura di tornasole), asetticamente; controllo successivo della sterilità del mezzo dopo la sua permanenza in termostato a 370 :per 24 h. I mcr.zi zuccherati alla Barsiekow, oppure il brodo semplice, addizionato di zuccheri, non ci hanno fatto rilevare con sifmrezza la presenza del gM, sia con i germi studin,ti, sia con quelli sicnram~ntr produttori di gas, adopera.ti per controllo (ceppi di parat.ifo B ed A). Si è pertanto osservato: che vi sono stat i dei germi che hanno attaccato quei det('rminati zuccheri differenziali, acidificandoli, ma non producendo mai gas, nè all'inizio, quando furono isolati, nè dopo successivi trapianti e per lungo tempo; e sono stati quelli che banno presentato le caratteristiche dei ceppi dissenterici tipo; nel nostro caso del tipo Flexner del gruppo Flexner-Y. Accanto a questi ve ne sono stati altri, il maggior nwnero, che sempre a parità di comportamento con i precedenti ed a.U'inizio, hanno invece prodotto ga.s n('llc prove fermentative successive. Infine altri ancora, che a parità. dei Boli caratteri nw1·fologici, tintor·iali, ecc., hanno attaccato altri zuccheri oltre quelli attaccati dai precedenti, ed banno sviluppatA> gas in tllttti, mantenendo inalterata tale proprietà per tutto il tempo che sono stati studiati. Sottratti dalla discussione questi ult.imi, riconosciuti quali germi avent i caratteri del b. coli immobe (Durham), ed i primi aventi ca.ratteri di germi dissenterici, con specificità di gTUJlpo ed a. volte di tipo dal lato culturale differenziale, restano a considera rsi, quelli che hanno presentato nt>lle prime prove caratteri morfologki, tintoria.Ii e fl.'rmentativi, così c.ome i dissenterici tipo, e che in seguito 11anno prodotto ~as nelle proTe fermentati-ve succc.>ssin~. Da noi sono stati elassifirat.i n<'l gruppo dei coli atipici. La delieatezza dE>Irinterprelazione diagnostica clel reperto batteriolog-ico, si ba!':a. in gran parte stt (pwsto pnnto: dobbiamo r.onsiftrmre questi
EPIDEMtA DI DISSENTERIA BACILLARE FRA MIUTABI ECC.
619
germi come ceppi di b. coli, comunque modificato, oppure quali ceppi atipici del gruppo Flexner-Y, malgrado abbiano presentato in seguito la. proprietà di produrre gas l Può il criterio discriminante del gas, comu.nqtte prodotto, essere sufficiente per escludere i germi in discussione dal numero dei dissenterici tipici, al quale pareva appartenessero agli inizi delle loro prove fermentativel À noi sembra che tale criterio debba avere valore assoluto, se la mancanza del gas è constatata in mezzi adatti ed in c.oncorso con la speoificità. qualitativa delle prove fermentative, per tutto il tempo nel quale l'osservazione si protrae; ma in secondo tempo, se questa specificità. qnalitativa dei mezzi è strettamente mantenuta, ed intervenga solo la produzione del gas, come fatto nuovo, a variare il quadro primitivo, la questione non è del tutto risoluta. Sono i ba<lilli dissenterici tipo, che a contatto ed in simbiosi, forse antagonistica, col bac. coli, nell'intestino di cui quest'ultimo è ospite abi· tua.le, modificano parte dei loro caratteri biologici, assumendo quelli del coli, oppure si verifica il contrario T La produzione del ga.s nei mezzi zuccherati, da parte dei gNmi insemenzativi, è indice di un attacco disintegrativo più energico e più profondo dell'idrato di carbonio da parte loro, con sviluppo d 'idrogeno, acido carbonico e metano, ed abbiamo già. indicato in precedenza ('Ome la reazione del mezw nutritivo varia p er la presenza in esso, di prodott i di scissione e degli idrat i di carbonio c dei proteici, e come le attività fernwntative dei germi dipendano dalla n atura di essi, dalle condizioni di vita cui so~rgiacciono, saprofitica o non, nelle quali comprendiamo an~.: he l(' intprfert;>nze derivant.i da azioni di simbiosi o di ant.ibiosi della flor a associata, };Ulle quali non si hanno ancora. dati prMisi. Le circostanze nelle quali il problema si delinea non sono nuove erl il fatto è stato rilevato da molti autori (Egyedi e Kulka, Flat1-ek, Alma.già, Manteufel, Desderi, Armand Delille, Paisseau, Lemail'(', Galli Va.lerio e altri); tuttavia nei loro lavori non si rileva che il fattore g-as, co!'(ì como ci è stato possibile osservarlo, sia stato vagliato nei termini riferiti. Se dopo le ipotesi formulate dagli altri, ci è consentito avanzarne delle nuove, potremmo ritenere che negli isolamenti dei germi studiati, ra.re volte c i siamo imbattuti in colonie pure di ceppi dissenterici t ipo ]'lexner, mentre nel maggior numero dei casi, le colonie di Drigalski, dalle quali abbiamo attinto, pur avendo aspetto identico a quelle, erano colonie mi· ste, e.oatituite cioè da b. dissenterici, da coli simili e da coli. È da supporsi che questi ultimi in stretta simbiosi con i dissenterici, non erano in grado, allorchè fttrono isolati, di estrinRecare le atti dtà. biochimiche loro generalmente riconosciute; attività che estrinsecarono in gran parte in seguito, allorchè si liberarono attraverso i successivi trapianti, dei ba<lilli dissenterici meno resistenti in condizioni di vita saprofitica. È infatti a.cea.duto che dalle feci di quakhe infèrmo si sono ott<'nute moltissime colonie similari, da ciascuna delle quali sono stati isolati bacilli con caratteri, a.llo inizio, dei dissenterici; ca,ratt('ri che solo qualch<'! CPppo (Flexner) ha conservato, mentre tut.t.i gli altri hanno mani(Pl'tato le proprietà. dei coli at ipici, del coli immobile, (Dnrham), s<>nza però raggiungere quelle dPI b. coli romune di E s<'hNirh. N(•lla )!ranfle ma!!g-iorn nz~~
620
EPIDEMlA DI DL';SENTERIA BAOILLARE FRA liiiLITARI ECC.
de~li altri ammalati, n ella stessa epidemia, invece non si è riusciti ad isolare che solo coli atipici e coli immobili, che avevano però caratteri inizia.Ii dei dissenterici. In questo caso, i coli atipici e gli aJtri, con tutte le riserve circa il loro significato patogen(•tico in concorso con i dissenterici, avrebbero il valore di rivelare, per a ltro jn modo indiretto, la csistenz:a dei bacilli dissenterici e nel nostro caso quelli del gruppo Flexner-Y, isolati in ceppi puri, accanto ad e!:>si, in altri ma.lati della stessa epidemia., per quanto in percentua.le molto esigua nei riguardi del numero dei casi esamina.ti. P er quanto si riferisce all'agglutina.bilità, t u tti i nostri ceppi compresi quelli ascrivibili ai dissenterici, tipo Flcxnt>r, sono stati in primo tempo sempre ·i naggl11tinabili da parte dei sieri sta.ndard; solo qualcuno è sta.t o ag:,!lutinato a basso titolo dal r;i<'ro dPI malato dal quale il ceppo proveniva. Alcuni dci ceppi pii1 lungamente studia.ti; quali il Plattner S, Malchner 2, Cb B, Co 3, sono stati agglutinati da.i rispettivi sieri immuni, a tasso piuttosto elevato. Dopo lungo tempo e m olti trapianti, alcuni degli altri ceppi isolati, quali il No 31, 34, e 35 sono stati agglutinati dai sieri anti-Flexner ed antiY standard (BPrna), a titolo piuttosto alto ma inferiore al titolo limite dei sieri stessi; nonché agglutiMti dal siéro ant.i-ooli ;:;t.anda.td (Bernà) ràggiungendo per il n. 34 ed il 35 il titolo limite del siero. I ceppi erano stati per le prove fermentative differenziali classificati fra i coli at.i p ici.
Possiamo dunque ritenere, che la colite epidemica manifestatasi fra. militari a RP~gio Calabria, nell'estate del1031, sia stata provocata da germi dissenterici del gruppo FIPxner-Y, fra i quali alctuù tipi Flcxner abbastanza chiaramente idem: ificaùi l i: e che se per ultimo occorra rilevare la maggiore analogia fra il complesso dei nostri reperti, e quelli messi in luce da alt.ri ricercatori, ci sembra che essi richiamino quelli che ottennero Deyke e Reschad, nell904 a Cost.antinopoli~ in una. epidemia dissenterica da Flexner, da noi in precedenza riferita, eccetto per quanto si riferisce alla tossic.ità., d('i :1ostri coli atipici, ravvicinabili, ai suoi germi coHfonni, ma da essi differen:dabili per la scarsa tossicità negli uomini (decorso della forma. clinica) e nei gatti; in quest'ultimi esplorata senza però risultati a ttendibili; fatti da fa.rli invece identificare con i bacilli descritti da Kemps e da WintN. Concludendo riteniamo che per la. diagnosi batteriologica di una dissen teria bacillare tipo FJc~ner, bisogna tener conto di tutto il quadro dei germi cbe fin dall'inizio si studiano, aventi ca,ratted iniziali comuni fra loro; ment.rc la diagnosi ai fini clinici cd epidemiologici, vien fuori abbast.anz:a presto, quella ba.tteriologica pura, è costretta a Sf"gnare qualche battuta di a t tesa. Gli AA., dopo a\·er accelUluto all'andamento epidemiologico e clinico di una circoscritta. epidemia di dis;;enteria. bacillare a vvenuta. ti-a militll.ri a Reggio Calab1'Ìa nell'estate 1931, parlano della cura e delle misure di profila ssi adottale e delle ricerche di la bora torio eseguite. Da. tali ricerche RIASSUNTO. -
• RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E S1'RANtERA
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risulta che l 'agente provocatore de lla malatt in. va identificato con i bacill.i del gruppo Flexner-Y, varietà Flexner; ed è m essa in rilievo l'importa nza di a ltri bacilli classificati fra i coli atipici r.i.J1 ,·<'n ut i sia accanto ai bacilli dissente1ici tipo, sia al posto di essi, durante l'epide mia, nei malati e nei convalescenti. Riportano i fatt i osservati e le opinioni di un numt>ro cospicuo di studiosi ai quali s i sono pr~entato analoghe condizioni di la,·oro; n t,g.l iano i riSltltati delle proprie indagini alla streg ua di quelli deg li a ltri e concludono confc rmn11tlo la necessità. di seg uire un p iano preordinato eli ricPr<:h e, che m~wtonu to uniformu nel tempo e nei mezzi, permetta una esattA. comparazione fra i risultati che si ottengono dai dh·ersi ricercatori che s i dedk:a no allo studio dello ::>te::;s o argomento.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MJLITARE.
L. DE BERARDINIS, ton. coL med .. -
Le malattie celtiche nell'Esercìto.
È noto che fin dal 19221a Direzione ~enerale di Sani tà. militare ha attuato una serie di provvedimenti per ridurre, il più possibile , iJ p ericolo rli contagio d ette malattie celtiche nei militari alle armi. L'azione svolta dalla Direzione Generale sutltl~tta è fondata s ui seguenti principi:d . . . . ca - J..Stl . . tuz10ne . . . p er l a pro fil 8S!'i. e · uca.zaone moral e ecl 1gtem cl'a ga l:>mett1
medica. - ricerca. d ei malati - isolamento e cura di essi, !mo a scomparsa d elle manifestazioni contagianti. I primi risultati ottenuti furono incorag~i>\nt.i (l). Nl}lla rùltlziono ruediCO·'i't tttistica sulle condizioni sa.nita1·ie d el R. E sercito dnntnte l 'armo 1929. di prossima pubblicazione, è fatto cenno di alcune caratteris tiche e dd l'andamento, nel tempo, della morbosità per le suddette mn.latt.ie , per le qu1tli, è opportuno dirlo s ubito, si not.a. \ma confortante e sensibile diminuzione. Nell921 furono circa. 18.000 i c urat.i, la prima. volta. llf.•gli ospedali por le suddette malattie, e fra questi circa 5000 per s i(i(icle. N ul 1922, anno in c ui si iniziò l'opera di difesa. cui S(lpra. è stMo brevemenf <" accennato. i ricoverati furono J2.00f) circa; nel 1923, 10.000; nel 1924, 8000 circa; nel 1925 s i aC!gira rono a poco più di 7000; scesero a m eno di 7000 n el1926. a mono di 6000 11el 1927; non m ggiunscro i 5000 nel 1928 e supera.t·ono di poco <letta cifra nel l 929. Queste cifre assolute sono date por fornire al lettore un'idea d el numero d oi militari sottratti, pe r un tempo pitt o meno lungo, al servizio: pitt s ignificative. p e•· la Pfficacia d elle misuro prese, sono, però, le ciire proporzionali a. mille de lla forz•l. media presente alle armi. Esse dicono che la morbosit-à fu di 74,2 nel 1921; d i iiO,O nel 1922; di 37,3 nel 1923; di 30,2 ne l 1924; di 27.8 nl'l 1925; di 26,6 nel 1926; di 23,4 nel 1927; di 20,5 nel 1928; di 20,9 nel1929 . D al 192 1 a l 1929 s i ha, dunque, una diminuzione di oltre 50 pnnt.i. Altro aspetto interessante, sotto il qualo COll\"Ìt•rH> el'aminare tali d nti è quello d el numero degli ammalati per ciascuna ma la.tt.ia e rlclla l'('la ti va mo rbositò.. Per brevità, si fa cenno solta.nto alla. sifilide che. olt re ad es!'<c:>re la più jirn\ve delle infe zioni in parola, è quella snlla r1uale i pro\'vcclimenti pro filattici srmh1·ano avere una ma.ggiore efficacia. (l) Cfr. L . D& BF.P-A.RDI!iiS • La profila.9si anl.icellica nelL'Ji; s,! rcil.o, nell'anno 19'>...3 • . \~ ioru al o dl medicina miUt.arc, 1924, rase. XII; ld. Id. nefl"anno 1924 - I d . id. n ell'anno 19'15, fa'<'· :X:U; Id. Id. u~n·anno 1925 - Id. Id. 1926, fw;c. Xl.
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Rf\"JSTA OF:LLA l'TA~IP.\. MEDICA fTALTANA E STRANIERA
P e r sifìlidl" furon o ricQ\·crati, p er la prima volta. ne i luoghi di cura, 4811 militari n oi 192 1; 3245 n e l 1922; 2616 n el 1923; 1553 nel 1924; 1361 n el 1925; 1045 ne ll926; 757 nell92i: M84 nell928; 761 nel 1929. Co~iccbè i( n llffit:I"O d e i ricoverati per ta)e malattia, p er i( 1929, è Clrca 6 volt~ inferiore a quello d e l 1921. L 'andam<·n to d Plla morbosità. p er sifilide è oltremodo confortant~; da 19,5 per mille d ella forzllo m edia. quale era n e l 1921, è scesa e. 13,2 n el 1922; a 9,8 nel 1923; a 6,2 n el 1924; a 5,2 n el 1925; a 4,0 nell926; a 3,1 nel 1927; a. 3,7 n el 1928; a 2,9 n el 1929, con una. co;;tantl:'. progressiva, sensibile diminuzione, Sf' si f'Ccettua l 'anno 1928, in oui eRM\ fu IPggennente supe riore a. quella. del l 929. Le altre formt.• (blenon-agia.. ulceri veneree) hanno avuto pure una riduzione . sia nelle cifre d ei- ricoverati, sia nella morbosità; però la. riduzione d ella morbosità è molto m ono manifesta per la blenorragia, in cui si è scesi da 20,6°/ 00 n el 1921, a un minimo di 12.6 n el 1928 c e. 13,5 n el 1929. Sensibile appare la dìminuzione della. morbosità per ulcera venerea che da 34, l 0 / 00 , quale essa era nel 1921, è discesa a un minimo di 4 ,2 n el 1928 e a 4,5 n el 1929. • L& morbositìt m f.'dia d el Regno per il complesso delle m&lattie veneree e sifilitiche, n el 1929, fu di 20.9 p er mille d ella. forza m edia. Al di sopra. di tale media. son o le Divisioni militari di Napoli, Messina, Brescia.. Bari, Catanzaro, !Livorno, P alermo e Padova. La morbosità più ba~a s i ebbe, n el 1929, come n e l 1928, n elle Divisioni di Gor izia.. Cuneo, Volosca, Roma. e P erugia. Nel 1929, la frequenza di tali malattie n ei singoli m esi de ll'anno. non offre part icolal'ità. note voli. Le diverse Anni e Corpi dàtmo un tributo diverso a tale morbosità, presumibilmeu te in r elazione con le p eculiari caratteristiche de l r eclutam ento e con le cond izioni di etit c di vito di coloro che vi app art-engono. Fra. i più colpiti ::;on o i militari appartenenti agli auto-tra::;porti, ai carabinieri, ai carri armati. ~1lle con"ipagnie di s usRistenza . al genio, all'artiglieria p~nnte. I m eno colpiti sono g li allievi carabinieri, i granatieri e gli a lpini . Come è fatto n otar'(' n l'lla relazione suddetta, la maggior fr·eq uenza pnò c>s.«ere mr;;.qa in relazimw con l'r.h'mento prevalentemente oper aio e cittuòino che costituisce il r eelntamen to n egli a uto-tr asporti, n ei carri annati, n e l genio.(' . pC'r i carab iu iPri, con il p rt'n1hmt c st ato di celi bato e con l'etk. Le g iovane è til. le r.ondizioni p articolari di d isciplina degli aJlie,·i carabini<o> t'Ì. g iustificano. secon do la re laz ione . la loro minore morbosità, mentre si può presumere chC' pe r g li a lpini s i poS<~ano it1,·ocare, oltre che le caratteristich e del reclutamento, a n che le particoDari condizioni in cui esplica:no il loro servizio, e n e lle quali più difficili o m eno freque n ti son o i rischi d e l contagio. P er i granatieri. che anche n e l 1928 dettero una scarsa morbosità, riesce più difficile presumere le ragioni di tale comportamento, a meno che non si voglia p ensare a una più inten sa ope ra di propaganda e ad una maggiore osservanza d elle norme di profilassi. pitl facili ad attuarsi in una arma la cui forza media present-e è, in nondizioni normali. molto Umita.ta. I dati sopra. riportati segnano una b enemerenza della. Sanità militare, specie perohè la riduzion e d e l numer o d ei malati, c he rientTano n ella vita ci"'ile a l cessare d e l servizio mili t.a re, ha un riflesso sensibile sulla sanità fisica e morale della N azione. D al Not i~irtrin DeiM>qra{ìco. N. 6. 1932. X.
IGIENE. E. VERATTL - L'importanza delle nuove ricerche sperimentali sul virus vaccinico per la dottrina e per la pratica. (R assegna clinico-scientifica - l 5 febbraio 1932, pag. 64). L ' A . ri corda innanzi tutto clw. malgrndo le n~centi conquiste ÙC'Ila mic ro biologia , le n ostrt• c·rmMren ze su lla C'zi olo~ia de l vaiolo umano e quello d c>gli animali (~"IJC'Cic cl<> l va<'cin.o) "''1no anroru itwomph' te p orc hè s i è riusciti finora ad accertare ,.vlo un nunv·rv limirnto di fatti. P<'r c iò dtc rig na.rda i corpu::;coli de l Guarnieri
RH"ISTA DELLA St'AUPA
~1EDICA.
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ILAUANA E STR-1.::-o LERA
tutti ammettono che la loro comparsa è un fenomeno specifico ma la maggioranza degli AA .., contrariamente alla. interpretazione originaria del Guarnieri, negano che i corpi stessi sieno da considerare come esser i viventi per varie ragioni, e spe· cialmente per il fatto che essi si ritrovano solo n elle cellule corneali e mancano nei punti (cute, mucose, visce ri, sistema nervoso) dove pure la presenza del virus risulta sicuramente dimostrata. Sul significato de i corpuscoli descritti da a ltri AA . (P rowazek, Pa.schen , Gor ini, Volpino, Ctl.Wgra.ndc) non è ancora possibile c><primere un giudizio sicuro e definitivo. Ricorda quindi che l'agente patogeno del vaccino e que llo de l vaiolo sono annoverati fra i virus filtrabili e che la maggior parte delle ricerehe sulla filtrabilità sono state eseguite sul vaccino cd esprime la. convinzione che durante la filtrazione per candela una. gran parte del virus viene trattenuta dalle candele stesse. Cirea. i rapporti fra vaiolo umano, bovino, equino, ecc., solo nuove ricerebe potranno portare luce sull'argomento che è t uttora. assai discusso. Accenna. poi alle complicanze nen·oS<" consecutive alla. vaccinazione e, dopo avere brevemente ricordato le ipo· tesi a. riguardo di dette complicazioni, riferisce le ricerche sperimentali del Leva· diti. ;;~econdo il quale il virus vaccinico avre bbe una. affinità prevalente per l'ecto· dt'lrma. ed il vaccino dovrebbe cRsere classificato fra le "ectodermosi • o meglio fra le • epiteliosi » (malattie che hanno sede n egli epiteli, prodotte da virus filtrabili e che farebbero insorgere n ell'organismo malato, dopo la malattia, uno stato di refrattarietà. o di immunità locale). Le « ectodermosi ,, sarebbero da contrapporsi alle • mesodermosi u cioè infezion i a localizzazione primitiva nei tessuti di ongine mesodel"mica., prodotte da batteri, protozoi e funghi inferiori dalle quali l'o1·gaoismo cercherebbe di liberarsi a. m ezzo de lla fagocitosi e della difesa umorale . Partendo da questi concetti il Levaditi ha studiato l'affinità. e l'adattabilitò. del virus vaccinico al tessuto degli organi nervosi centrali concludendo che, partendo da un vaccino ordinario, è possibile ottenere un Yirus che si sviluppa rigogliosamente nel cervello del coniglio del quale provoca la morte. Quando il virus si è adattato a vivere n el cervello del coniglio l'infezione può es.<J(•r e t.rasmessa per via cere brale da animale ad animale e sarebbe da considerarE' come un virus fisso. Qu0$to virus dov rebbe e~cre distinto col nome di neurovaccino da quello di provenienza cutanea, da denominare dermovacC'ino.. . L'A. riferisce infine sulrisnlt.ato delle esperienze condotte n el suo laboratorio dal dott. Catt-aneo e dopo a..-Ewo osservato che non tutt.i i vaccini ma Rolo ale~mi ct>ppi >;peciali si adattano ad attecchire ne l cen·ello.. nfff'rma che la caratteristica essenzia le del n eurovaccino non ha affnU.o l'a.ttitudine ad att.ecchire nel siskma n('rvoso centrale, ma invece una esaltata virulenza. rlel virus. Dimostrata la O$istenza di due tipi di vaccino diversi per il g1·ado di virulenza l' A. si pone il problema dell'origine di questi virus e, prospettata l' ipotesi unic ista P quella. dualistica., esprime la convinzione che esistono due tipi di \"t\CCino con cJjversi caratteri e diversa azione patogena. . Circa l'origine dei due tipi di virus vaccinico l'A. ritiene che la questione sia suscettibile di uno studio sperimentale reso finora impossibile per la difficoltà di avere a disposizione del virus vaioloso .. Conclude afferman do che l'uso del virus detto impropriamente neurovaccino presenterebbe il vantaggio di usare come animale produttore il coniglio e di avere tm mate riale esente da ogni inquinamento batterico. PICCIOLI
L'epidemia di peste polmonare a Condé-Smendou .. GE:>nnnio 1931.. d'Hygiène et de Médt>eine Préventive 1932, n. l).
APPEL .. -
(Rente
L ' A., in qu0$to resoconto di f'pidemia di peste pohnonare ver·itlcatnsi nel j:!f'nnaio 1931 a Condé·Smendou, tralascia la descrizione delle fasi evoluti\·<' dl'il'cpi· rlemia. stessa. essendo st.ate esse rese note dai bolleWni quotidiani . C' 10i occupa invece, in modo al<sai dettagliato,ùelle misure adottate pC'r la campngnt\ antipestosa . Premesso uno schema sugli org(mi direttivi f'd esc•cnti\·i di tnl~> cnmpHgna, nonché s ul materiale sanitario e vario impiegato, nccennn alle carattcri:;tidH' t-opogr~fiche, d _emograficho e di c lima di t.uttn la zon!t C'Oipit.a . passanclo quindi a. dcscr•ve•·e mmutamenw il modo in cui la lotta a ntipesto;-a vt>nne impiot ntat.a e so!!tenuta . Dopo &\·er p!\rlato dello accurate modalif1'1 sf'guìte per l't~<'('<'rt-nml:'nto
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JUVlSTA DELJ.A STA:UPA M€DJCA ITALIANA E S TRA::-ITERA
dei casi iniziali e por il prc levamento dei materiali patologici, passa in minuziosa msSI"f:,rna tutte lo norme profilo.ttiche adottate, s ia d'indole collettiva, cho individuale. trattando in ptwticolar modo d e lla siero-profilassi. Nello. seconda parte d e l s uo lo.voro, svolgo delln intot·es.c;anti considerazioni sulla cp,wst.ione della contngiosità della. p<'ste polmonare, con particolare riguardo nJle caratteristiche del pr••·io(lo d'incubazione f'd allo studio di quelle forme che, inizialmente, si m>mifl'stnno come d e lle b11.na\i cong..:<t.ioni' polmonari; quindi, con lo. docwn<'ntazion<' tli alcuni cusi cl inici vc•·ame.r1t.o dimostrativi, mette in evidPnza l'ofHco.cia. della ,-;~e(•in>lzione preventi,·a, ~tccr·nntl.ndo alle reazioni da siero a da vaccino. Fatta una a.ccumto. crit.ica a lle norme igicnico-prolilo.ttiche adottate duran te l'epickmit~, ne t , J'O.fl doliO dl'dUzioni Vf'rRIOCJltC utili. speCiE' per quanto riguarda l'attuazione su larga. scala dP.IIO pratiche di tlisinfl'zione e di disinfestazione, sngg~'>rendo una serie tl.ii mezzi di rapido impianto e di buon rendimento. Questa ultima. parto d el ln,·oro, ricca di con~ig li i~ti enici dettati cl~ll'espc rienza, corrcclrtta di Hgnre ~l'lwmatiche, pltÒ considcrar;;i, specie p er il medjco coloniale, tma. buonn guida r•'r la profiht,..:!<i contro In pP><te polmonare. PIAZZA
MEDICINA INTERNA. T . PoNT~"o. - Le· malattie da infezione. (Ct\.S>t Editrice Yittorio ldPison - 1932 X - Napoli. l\Iamtale di patol ogi~ e terapia mNlica - in corso di stampa - redn.t.to da-i pt·off. D i Guglielmo. F crrn.nn!ni, Frugoni, Gnsp•trrini, ~fordli, P ontano). Chi ha potuto S(•_gu irf' il corso ufficiale di ma.latt.ie ùa int'ezione, cho l' A. tiene nella R. Univer><ih\ di R omn, ha cert.amcntc ammi,ato in lui il Maestro Slt~o.ce e preciso ne ll'osse rva.zio'ne del l'am.malato, che valuta e discrimina con squisito actttno nlinico i f~nomeni mor-bos i ossewati. da cui rigoros,tmente fa scaturire il giudizio rlia._,crnost-ico e le norme tcr.1peutiche e non vi P. cliffic0\t,'t. d i argomento che non venga da lui allcggcri ttl. c s upcrnt.R. eon nn eloC)n!o chirwo, forbito, elegante. a.ttra.ent.e. Così in questo volnme. dove l'A. trat.ta d elle mttlati'il1 do. infezione, e le s vol!!e con l~ st.es'la chinrezzn. nit.idl'zza e vivacit>t di s tile come n'3lla scuola sempre affL>Ilata ed Httont.a., rliscutA la s indrome morbu::;a che pl''SOn ta l'ammalato in esa.m~;, l'.tzli profonde h\ vnstl.l<l soda cu lt-ur·a da. lui acqnisit11. con studio lungo. continuo. ri~oroso d~JI!I i mnrnalati sia tlal punto di vista. clinico che d olle ind<J.!rini di laboratori.:>, della o:ti t<'cnica ha cono«cPnzll e com potenza pC'rfct t o. e completa. Tl volume di oltre .J.On pa~rine. con nume r·o::o fic:ure. rli C\JÌ alcune a. colori. nitidamente stampa.to o. cura del la Casa Edit.rice V. Idei!'Cln di Napoli . comprendA nna pA.rte l?l'ncrole, in cui l'A. traccia il concetto di malattia. da infezione n !'lla diologia, nn IlA. pn.toj:(cnc><i . nello. t•eazione di dife:m che il )ZGrmE' det-ermina nell'organismo, nell n. fcnomenolo~ia che CMattorizza la malattia infettiva sia come fen0meni generali s ia como fenomeni a carico dei s inc:oli O"J:?;!uti e sistemi. Espone 4uinr:l.i i principi generali dolla di M·nostica d ella malattia infett iva, mettendo nel loro triusto ri1i <~"o e YalutazionP s ia i rlati che si possono trarro dall'esame diretto d ell'ammalato, sia tutti i sm;sidi che il l&boratorio può dare. Chiude la. parte generalo la t!3rapia. ov!' sono svolte con grande chiareZ7a. le cliverso tor!!.pie specifiche: la flierot.erapia.. la. batterioterapia, la chemiote rapia c la terapia stimolo.trice us pe::ifìca. che sì cospicui ris ultat.i hfl ~:wuto nella. cma d <>lle malo.tt.ie da infezione e d el c ni meccanismo rl'a;;iono l'A. fa una dettan;lin.ta. obbictti va e chiara disamina. Conclud!3 che purtroppo allo stato o.ttuair'. a m itlttU.ia cnnclamata, spesso ci t.ro,'iamo scn7.u risorse, onde la grande importanza doll'attua7.iono delle mi<n1re profìlattiche (vacci . nazioni}. Ne lla parte speciale le divorsfl mnlttttin :;ono trattate con diversa a.mpiczza. a secondo la loJ·o importanza clinica ed epidemiologica, ma tutto con lo stesso n·i. gore fli metodo e chiarezza per ciò che ri~lutrda l 'otiolov.ia, patogencsi, sintomatologia, complicanze, anatomia patologica. dia~no;;i, terapia e profilassi, ondo di ognuna la esposizione risu\t.a. oompleta, ed il qnadro clinico eviden te. La grande
RIVISTA D!-; Lr.A STAMPA MF:DICA ITALIA:ll'.-\ E STRANIKRA
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t>~perienza che l'A. ha io argomento fa sl che in quasi tutte le forme morbose co · spicuo è il contrib11to personale. Lo stile sobrio, eleJ<ante e forbito e la dizione sempre rigoro;::amcnte corretta contribuiscono ancora. piì1 pre~io al hworo in tutte le sue parti perfetto ed arrl'Onicn. R. D 'ALESS.AJ'.'DllO
(\lLE. -
Blocco di cuore in corso di appendicite acuta. (The Lancet, 25 aprile 1031 ).
Caso as!'lai intP,ress&nte per la rarità della forma e per la documentazione elettrocardiografìca che ne illu~<tra il decorso. In uìi individuo di 41 nnni che da 5 anni soffriYa di dolori addominu1i culmin~lnti in una tipica forma appe nd1colare, dopo 4 gionci dull'opera:t.ione svolta.c;i in modo regolare, si ebbero i primi disturbi nltornnti il rlocor;;o post-·operat,orio. Il puzicnte a\rvertì malessere generale richiamando l'attenzione sul polso assai irreqolnre, con numerose intermittenze. A due giomi di d i;;tanza ulteriore peggioramento del polc;o, estrema ra.t·ità dei hattiti cardiaci, d olo,·e intenso al torace; tali fatti rcgredirouo solo lentamente. All'e.samo obbiettivo il cuore non appari'"a ingrandito, toni un po' d eboli, ma normali. Pre."Sione nei limiti regolnri. Gli elettroc~trdiogrammi oltre n dnre segni evidenti di blocco pat·ziale dimostnwan.o un altuntlamento di PR e QRS che arrivavano fino al doppio del normale. Casi di blocco rli cnore nelle infezioni furono osservati con frequenza negli ultimi anni e documentati graficamente. Molto noti nel renmat.ismo acuto, son.Q stati descritti pw·e nella difterite. Lewis ricorcla che esso si può 1were ne lle infezioni da piogeni, n~ll'inflnenza, nella. polmonite; notevole un cm:;o di blocco parziale transitorio in una. cist.ite sub-acuta da colibn.cillo. Prohauilmente molti attacchi di bra(licardia. notati nelle infezioni sono do\·uti a forme fug(!evoli di blocco cardiaco. Nel caso cit-ato si può pensare o a un a.bbassamènto della condutthrità del fascio di Ris da tos~ine provenienti dall'appendice affetta o più verosimilmcntf> a una ba.tteriemio. mite con localizzazione nel fascio specifico. L'occorrenza di una tale sintomatolog:ia cardiaca dopo l'appcn(Ucite ci dà un interes.'!ante chirtrimento come una malattia infettiva n.cutt1. può essere il punto di partenza di forme interessanti il miocardio, forme che possono anche pa~~ara prati· camente inos<;erva.te quando, r.ome nel ca.c;o snccitato, non siatlO colpiti elementi squisitamente specifici e di a lta. risonanza clinica. B ERTOLUCOJ
CHIRURGIA GENERALE. CmiLLO. - Tamponamento con catgut delle ferite renali. Sludio spt·rimentale. (Il Policlinico. Scz. Chir .. n. 2, l 032). L 'A. espone i pericoli o le complicanze d ella ncfrot0mia in bA..«c a numero&> statistiche e alle ricerche anutomo-patologiche e cliniche, fntte nelle varie- modalit-à di tampooamcnto nelle ferite e nelle resezioni dd rene. Hutr:hinson e Gott.stein consigliarono dopo l'incisione superficiale del pnrcnchimn di p<'nr, trfll"P ottuSflmrntt· in p rofondità; Oulleo e Dergl" proposc·ro di fm·e In. n cfrotomi~ col fllo m etnllico. Altri AA. proposero vari metodi per l 'arresto d ell'emorragia: p~tnti profondi d1• materassaio, suture profonrlo con fili eU catgut passati du ambo i lntt s u pezzctti di gesso, suture con fili di seta ehe attraversano tutti g li strati fino alla cute , lcgntu· ture dell~ arterie, ecc., infine tamponamento con materiale oJ·gnnlco t'Ì>lR'Sorbibilt>. L'A. passa poi a clcscrivcro i r isultati delle esperienze personali praticate su lx conigli operati senza alcun anestetico con tecnica accmuta. di cui fa dcsr:-izione. . Ha adoperato p<'lr il tampontlmento renalo del cntg ut n. O e 00: immerso m acqua sterile calda, in modo che questo s i rigonfìnsse e p rondt'S!-1<' wl aspetto gelatinoso, lo ha. avvolto su sé stesso tanto quanto ha. ritenuto suiTioient.e, lo ha schiacciato si da fargli a.~orumore la. forma lenticolare e lo ha. adnttat.o alla ferita, ~uturando poi la capsula con punti staccati. La. emosta-si è stata rapida e duratura; la funzionalità ren~tle, SOI!!!Ìftta con l'indaco carminio a mezzo della sectio alt-a e successi va esteriorizzazione degli sbocchi w·etrali, è stat.a ottima. La guarigione è avvE-nuta. rapidamente con com·
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RIYIST... D ELLA ST.Ull'A li!EDICA ITALIANA E STRANIERA
pleta compenetrazione del materiale morto da parte del com1ettivo rena le e s ue· C<Jssivn. org:anjzznzione. L 'organizzuzione corninr:iu alla 40U. ora, e completa ul 100 g iomo, a L 30° si ved e wta solida cicatrice. I frammenti di catgut scompaiono per un proc('sSO di protcoiLo;;i R<'nza fonnnzion~:~ di celhùe giganti. L 'A. pertant-O. conclud.: nfff'J'mnndo cho è pos.c:ibilr in una ferita con rcsczion.e del rene , eseguire il tamponamc>nto con cnt~ut pre parat o secondo una t-Pcnica particolare, che ta le inwrposizionf' <li co. tJ,!ut ussic un• unu. rapida e dun•,·ole emost.asi e che la mnn. canza di fi li <li s utura p t>rmettc una ott.ima funzionalitt\ renale post-operatoriu. M:ANIERl
M. l s ELI.N. Flemmoni degli spazi cellulari della mano. (.J oumal eiA Chirur~ iP, n. 3, marzo 1932). Sono descritto dai \'ari autori 2 varietil. di flemmoni p1·ofonùi d e lla mano: una int.rasinoviale, occupa. lè grandi sinoviali Carpeè, radiale e cubitale, l'altra extrn.sinoviale, si s viluppa. nel t<·Rsuto celhùt.lt'e esistente fra i vari elem enti. I flem· moni d elle g uaine, le tcnosinoviti, sono molto più grtwi. le celluliti sono invcc1-1 più freq uen ti ma più benigne, possono tuttavia divenire gravi per la possibilità di diffusione alle guaine cm·pee; d evono quindi essere ape rte prima che abbiano avuto il tempo di diffondersi: l 'operazione dc \'e esser~> ~rciò precoce e ad eguata, ciò che richiede la conoscenza cSfltta de lla. sede anatomica d ella suppurazione. Le nozioni anatomo-patologichc su questi Aemmoni cellula ri d ella mano sono piut.tosto vaghe e inf';:;atte, p(>r cui l'A. cerca di p l't'Cil!arle in base a!lo studio eli 40 casi osservati. :Eg li d c!icrive 6 varietà di flemmoni cellulari corrispondenti eia· scuno a uno spazio determinato: 5 sono pa lma ri o l dorsa le; d ei 5 palmari uno esterno o tenare, uno int-erno o ipotenare, e 3 d e lla loggia m ediana: pretendineo, rotrotendinco e commissurale. )lentrò gli a natomisti clussici dunque segnalano semplicemente la presenza di wss uto cellula re int.orn o agli oeleml'lnti nobiJj della regione, d agli studi d e ll 'A. riRu lta invece che queste lamine costituiscono d elle \'ere logge pcrfe t-tament.e inclividunl izzn.te, con limit.i e ra pporti costanti e connessioni sempre identiche. Segnondo il metodo del Kanavel. l' A. ha. iniettato in questi sp a zi d e l gesso liquido c he seccandosi ne consc1·va la forma e p ermette d ì studiarne i rapporti; in altri ca.<Ji ha iniet.tato d ella bal'ite p er ottenerne d ei radiogrammi dimostrativi. L'A. descrive minutamente i rapporti a natomici dì quest-i spa-z i, la sintomatologia e l 'evoluzione d oì procesHi fiemmonosi che vi si p ossono stabilir€', le vie di propagazione, e traccin, infine le linee del trattamento chirurgico piì1 adeguato per non led ere i vasi, i nervi e le guaine. PICCARRETA
BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA - - -o- - Come abbiamo già rù;ordato ini::ia.ndo qtte.9ta rtthricf/, nP/ fa-ic;<'"lo dello scor.~o dicembre, la Din?;ione Generale di Sanitii Militare, con sua cirrolarc dd 4 marmio 193 1-IX, dispose che fossero man mano ùmiati al 110st1·o u:,male ~8tmlli dei la•;m·i pubblicati in a.Uri period·ici d4 ufficiali ·m.edici e c/ti.n.iri jarma.ri.,f,i 1]el R. Eseo:ito, a partire dal 1o gennaio dello sle-980 anno . È que.sta la seconda nota che convprende le pubblù:u:imd rirn·ute o di cui 8Ì è at>uta notizia nel primo semutre dell'anno corrente. Gli autori sono pregati di voler se{Jnalare eventuali Oltàssirmi ~ rli allener.rtì diligentemente per Z'atmenire alla detta prescrizione, a che tali periodiche ra.~se,gnc pos.~mtO IJ88M"e esponenti jedeli della produzione <1cient ifica della Sanità '" il itare, ad integrclz-ione della parte 1'i.servata al nostro Oiornale.
BoCCJlETTI prof. Fooer·igo, primo capitano m odico. Una !l'''mde i11 iz ictliL'C~ per lrt lotta contro la tubercolosi. L ' obbl·i{Jator-ietà della cw·tellu rcuiioloyiw nelle lit:uole. Lotta contro la t ubercolosi, n . 5, 1932-X. R iassunto. - L'A. illlL<Jtra l'ordine d e l giorno rll' lla Societ-à italiana di radiologia. che propone la. obbligatorietà. della. ca.rtGila radioloa;i ca n eolle scuole . Prospetta.
il problema in alcuni dei suoi aspet.t i ai fini d ella. impos t-azion e d <>l m e todo ed infine dimostra come soltant-o con la ricerca. d ei tuberco1otici n<'ile coUettiviti\ si possa. far e la vera profil u..<J:~i, e ch e la soiA. impostazione socio1.le pu0 dare m ezzi p er lo studio e la cura d ella t ube rcolos i. C A'IT1GLIOLA Orlando, colonnello medico. Sorgenti term.ltli .sorjnree in Tr-i politan.ia.
Rivista di Idrologia. Climatologia e T e rapia ]<"i'<ica. n. 2. fe bbraio 19:12-X. (R ee. Giornale di Medicina Militare, fase. IV, a prile 19:32-X ). Umberto, magg iore medico. Della importctHUl della i~tda!fine racli ologir..a nei post1tmi dei traum.ati.<tmi d"lla mandibola. Rivist~\ di ra.d.io logia e fh;it".a m edica, vol. V, 19:ll. R iasmnto. - VA., pl'(~me!!.«e a lcune considerazioni fondnment-ali di tecnica, proced e allo studio d el quadro ra.diologico n ei principo.li p ostumi de i t raumat.ismi della mandibola, f!econdo l'ordine se~uente: l ) osteiti croniche p ost-t raumaLiche (fistole ossee}; 2} pseudo-artrosi; 3} callo d eforme; 4) perdi ti.~ lli sostanza o,;:;ea. CuA!ET.T.l
DE BERNARD INJ <: Virginio, tenente colonnello m edi co. Rapporti fra malaria e tubercolosi. Rivista di Malariolog ia, ft~.:lC. I , 19~2-X.
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Lott-a c.ont.ro l!l 'l'ubP.r·colo;;i, n. n, 1932 -X. L ' A. ha rioorcll.t& la riparti7-iono d ci g mppi sanguigni su 255 individui affetti da malattie tubercolari, tra cui lOS d a tubercolosi polmonaro e 14 7 da tnbercolosi extra.polmonaro. Ha trovato prevalen7..a del gruppo O in malat i di tntwr(·C\l.,:;i po hnonare lieve o cronica c preva.leru:a del gruppo A nelle forme di tuberro lo:<i po lrnonnro ed e xt-rapolmona.re gravi. L 'indice biochimico di razza è prevt\lt•ntt·nwn tc " orientalizzato " e solo n ella tubercolosi polmonare g rave è • occidentalizz:tto •·.
Riassunto. -
FADDA Siro, m aggiore medico. Contributo spe1·ùne•ttale ul p mf,/e,Ha della t:ctcci;mzione 1enneriana nei paesi caZdi . Rassegna .C:conomict~ del! IO' Colonie, n. 7-R,
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e C.: A '~OHA Rornut\ld n. primo capitano medico. Su di w~a micro,l1laria. del lepre ( Lwpu'i O":J.lfPiitt><). Arch. I tal. tli scienze m ed iche c olon., N. VUJ , 193 1.
Riassnnto. -·C.: li AA. h:mno d,.scri1 t o una nuon1. micr ofìlrnia. munito. di guaina nùl san~uo di un. lq>r<i) ( Lt\I.'[!U" aegyptiu3) catturato nei di n t.oroi eli A:.:OI'd<~t (B t·it.rca). l'i;;con~n>t.•~
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- Ccr,sistica clinict~ ed ematoloyica di;lle 11rtrie fm·mc di m.alm·ia. dominanti nel bw~•opùwo rl,·lt' E:ritr~ct. Arc1,j,·io l t.n,Ji<\no di scicn 1.~ m c.;!ict>n co lo niali. (a<;c;. X.. 1'1:11.
R iasmnto. - Cii AA. h>lnno stu din.t.o :~~ ca;::i di mala ria ;:;io. dal lato clinico "in. dt~l Jato omutolozico, n el piano occ:itlontn!e dHII ' Et·it •···a. La i"ot·mt\ predominu.n.te è que llo. tl1~ pla<;m oùi urn vivax:, so~11c qunlla da p. p •·o.ecox ed infJ ne qut~Ua do. p. m alt\·t·iac. ]':;::-;i hnnno co.ttumt.Q numet•ose ttnofc line appartenenti tutte alla "P'lCÌC « pyrctophorns cost...lis •·
F t;:-fAio>ti p ,·of. Gaetano, colonnPIIo m edico. La deqenera:i.one ed i BUO·i sviluppi nel cumpo neuro -psichùttrù:o -antropologico in relazione alla medicina l.egale militare. ::>vilu ppi deyenervtivi morbosi nel campo n euro-pqichiatrico-antropologico. },~,. d eyenemzione e le morbosità n~uro-psico-a,ttropolo(liche ·ri~petto alùt medicina Teqnle rni lita rP. Ra.-;se~na ili tìtutli P sir:hiatrici, fa-se . 6, novembre-dicembre 1931-X . (\ ' . C:onfl-'r. nl'!.(li o~pedali mili tari. Giorn. 1\fed . Mi!., nov. 193 1-X).
c: \~ORA Romuo.ldo. p • im<> eA.pitano m eùico. Flora medicinale d ello J eml!n. Archi,·io It al iano ili scienze mt'ld iche colon ia li, ìo.sc. V, 1931.
Bias,çu nto. - L'A. d <'>'C' t'Ì ,.e l~ d ive!'~O pin.nte medioin.ali d t-Ho J emen ed il loro ,·a.ri.o u'<o ndl~ t.en1.piu indigon a . Accanto al nome latino d 'ogni pianta ,.i è q11ello italia no. nmbo, tigrino ed mnarico. -
Su la cont:ale.scen;>:a della uwlaria tropicale: le febbricole pos!·?ltalaricht . Ar· chivio Ita liano di scienze m ed ich e coloni>l.li, fa'Se. V, 193 1.
• R i'tssu:nto. -
L'A. che per lungo t.ompo ha esercitato in Eritrea e Somalia <'d l m avuto OCC!l..<;icme di vcdom molti ca s i di mt~laria, tratta. n el suo lavoro d elle feb· l >l'icolo p ost-mllhuiche che Pgli crede do,·utc a lla tossina. dol p la.smodio ma.larico eh,, tt!!ire bbe s ui eentri termo1·Pgolnt.ori dell 'org<l.n i ~mo. -
Contributo alln slttrlio dd frlflot·i !i.çiorrni e leproaeni in Abi.nin·i a, in A ra 1Ji11
e n!!lle no311'1' Coloni~ . A l'eh. Ttal. di scienze medicha colou., fMc. I X, 193 L Hias"1mlo . - Dal! e ri<'C'rCh>' d<•ll' A. ris ulta che n elle Colonie I talian e la rosi· >:t<'nza. d•·lla r azza e I'P.1mltamcn to <f,~ j gL•rmi co:>tituiscono i principa li fattori t i--iop-cn i c IC'prog••ni. I di;;cencl<mti d-C'l C<'ppo camitico (nt>groicli e n egri) s ono i pirr inlt't,l i. ç1uulli d• !l ceppo :-<emi tico i m t•no infetti. Quindi l'l n <"Ccssario in gag~inl't' In. lotta nntit.ubC'rcolarc cd an li ldJbro~a SJICCiulmente n ei focola i camitici. :'tiAHIOTII-BL·"-"~"lH prof. Giovtl.tmi B att i.;ta., colonnello m edico. Il lat:oro d..Z jon -
ciullo e la lotta contro l.tt 1-uben::olo<~i . L ot.ta contro la Tubercol osi, fa~c . 12. 19:31-X.. )l r:NNO~:-;A Gerardo o T,,,Hnt;XA Fmt•n•,..co. eapitani medic i. Sul/.a tecnica d i r>rcpa ·
ra~ione dr'i vaccini ti(ici. B ollettin o d<'ll'l:;tit.. Sierot. M ilanese, fa.;c. \'.' 1 9:~2.
Riw:>sunto. - Cii AA. hanr10 stndiato l'inAnsso sulla. com;ervazione del potere antigone in vitro o in vivo d e lla tt>mpr ratura. usaLtt p e1· l' uccis ione dei germi. D alle ricorchl:l risulta 1m corto pttraiJelismo tra g rado d i o.gglutinah ilit•ì e potere nggln Lin ogono in v ivo: con:<en •ano meglio qu<'ste due proprietit le sospensioru bat· t-<: riche u cc-iso a vuo C'. in hn~no maria o qucllu ucci>'e in pochi secondi ne l p as.•ug· l!io a.ttn1.YOr.:;o un sottili:Himo trtbo m<'t;\l lico irruoei'SO in b. m. a 70" C. (m~toòo ~ttll~t:.HnO) .
D etL<' sosponsioni con fc ri>!cono al11 ~ Ctwie una immunità at tiva alqu ant.o supe-
l 'ÌIHO tt rpwlla di sos1wnsioni b tttt.orich o uc<'iS<' n pit't alte temperature.
' BIBLIOGRAFIA. MEDICA MILITARE ITALIANA
MORELLI
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Mario, mag~iore medico. Contrib·uto a,Uo studio clelia. tubercoliJsi del pali-
r:rcCUJ. Rivista di Patologia e Clinic&. della Tubercolos;, fa-se. l.
G'onc!UB"ioni. e riMdUnto. - TI caso d escritt.o dall'A. è una. tbc. diffusa. fìbroca.seosa d el pancreas che interessa lo stroma. e il parenchima acino per acino o a diffusione lobulare . Il parenchima è in pi\Tte distrutt.o dalla formazione di una caverna per un processo cronico granulomatoso e successiva. caseificazione. Il processo si diffonde nello stroma e nel parenchima per via linfat.ica ed interstiziale e per continuità, e segue anche le vie Linfatiche pericanalicolal'i piuttosto che il lume del dotto escretore. Il granuloma specifico si forma. nel parenchima solo quando questo è in da. di sclerosi; esso presenta. anche la cellula gigante. Durante lo svolgersi della sclerosi tubercolare l'A. ha potuto confermare quello che era stato da. altri osservato, la trasformazione d elle cellule acinose in cellule insulari e l'ipertrofia e l'iperplasia delle isole stesse. fenomeno r ra.ttivo al processo sclerotico.
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Di alcune maljormruioni pohnonari. Ricerche di 1\lorfologia, vol. X l , 1932. Riassunto. - L'A. descrive un polmone. accessorio destro trovato n el cada.vel'e di un neonato con due giorni di vita. Coesiste,•a !;)chisi diaframroatica destra ed ectopia dell'intestino e d él rene destro. Il polmone accessorio era in parte in cavità pleurica, in pat·te r etro-renale e sottodia.fra.mmatica.. Aveva. la struttura di un pol mone fetale con un'ampia ca.viti\ bronchiectasica cistica.. L ' A. passa in riVISta i casi di p. a. deHa letteratura per discutere la patoge nesi sostenondo la teoria del f ra.ziona.mento di parte del polmon~ prima normalmente costituito, onde queste alternazioni sarebbero da considerarsi come lol>i aberranti , anzichè, se si ammet.tesse la t-eoria. dell'ecces.<>o di sviluppo, come polmoni acceeaori. PELLEGRINI prof. Fl'a.nce;;co. tenente colonnello medico. La 1nedù:ina milit-are nel Regno di Napoli. Dall'avvento dei Normanni alla raduta degl·i .Aragonesi. R . Cabianca; Verona. 1932-X (Ree. Giom. Med. l\1il. fase. Y, 1932-X). PERILI.I Giovanni, maggiore medico. Igiene rurale: mostre ambulanti d'igiene. Per
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ltalia.no di d ermatologia, sifilografìa e venereologia, fase. VI, vol. VIT, dict>mbre 1031. Autoriassunto. - L'A. dopo aver sommariamen te esposto il quadro generale delracnnthosis nigricans e le questioni ad e..ssu. connesse della. pigmentazion e cutanea. melaninica fisiologica e patologica, della acan tosi e della papillomatosi, ed 1wt>r
BlBLTOORAFTA M EDI CA 31TLITARI:: ITALIA~ . .
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prospettat-o la oscura e varia ezi.o-pntogPn<'si della forma gio,·anile. <>spnne un ettso clinico di ac. nigr. in una. bambina di tenera età, ril<'vandonP lf' vari<' particoln.rit~ cliniche, !<pecie l'orticaria concomitante e discutendone la. probabile origir)e. Esprime l' ipotesi che forse tossine di origine p:nstro-<'nt{'J;ca. in tm F<oggotto co"ti-
tuzionalmente prediRposto, abbiano potuto irritnro il sist.t•mn nervoso v<·getativo t'dare un marcato parasimpaticotonismo, of'igine forse. prima ddJ'eruzione orticaroide e poi successivamente dcll'acant. nigr. T ~DDL\ Leo,
te.n ente m edico. Natalitd e mortalità delle popola::io11i nomadi della Marmarir..a. ArehiV:o J t&lia.no di scienze m ediche coloniali, fase. XI 1931. Rias8'Unto.- L'A. ci porta i dati di natalità, di mortalità, e di m orbilità. raccolti pr esso le popolazioni nomadi della Marmarico. accentrate nel campo di Ainel-Gazala nell'ultimo quadrimestre l 930, -e rileva le differenze riscontrate ira gruppi etnici ritenuti di origine berbera e quelli ritenuti di origine araba.
Scpra. un caso di Gang osa in Cirer.aica . Archivio Hnliuno di sci('nZ(' mediche coloniali, fase. X, 19:.1 1. Rios11u11to. - L ' A. desr:rive un caso di G11ngosa osservAto ad Ain-':ll-Gazo.ia in Cirenaica, ne discute i caratteri clinici e riporta le scarsa conosrenzo c he fin'ora si hanno d t> lla. malattia. É il primo caso d i Gangosa d escritto nei n ostri possedimenti coloniali.
Co11tribmo· allo r-tudio della no/Jografìa· degli indigeni nomwli della Mat'marica . Archivio I taliano di scienze mediche coloniuJi, fase. XI, 1931. RiaMunto - L'A. in baso alle personl:tli osservazioni raccolt~ duruntn 1m biennio trascorso n ella .Mo.rmarica. (Oir•'naica) ci dà il quadro ~encrale n osografico eli questa r egione fermandosi poi a. pa.rla•·e in merlo particolare sulle principali fonn•• :morbose risoont.rate nelle popols.zioni nomadi. Osservazioni sul soma der~li Asco.ri .Eritrei nei Rattaglioni della Cirenaica sec-ondo i concetti costituzionali.stici. Archivio Italiano di scienzE>~ mediche coloniali, fase. X II, 1931. · R ia11r.-u••i.n. - L 'A. dalle ricercho ant·r opometriehe rnccolt1, s ugli a~c111·i di Battaglioni Eritrei della Cirenaica, ci rià il tipo medio per l'Eritrea, Abissinia, Somalia inglese, e confrontandolo con il tipo m edio ~-eneto, n e trne i quadri d i Ò·eforma.zione. l
•
TREPICCIONI Emanuele, capitano m edico. D elle cutireaziom: alla l1tbo·rolùw. Lot.;ta.
contro la Tubercolosi, n. 5. 1932-X.
Le cutireazioni tubercolinù;he differenziali. RiYista. di patologiu. o clinica della tubercolosi, fase. Il, febbraio 1932. (Ree. Giornale di Medicina. Militare, fascicolo IV, aprile 1932-X). La.linjogranulomatosi mali.gna. Le Forze Sanitarie, n. 2, marzo 1932-X. Tlu:FILETTI Igino. capitano medico. Urbanesimo e r·ut·alizzazione. Contributo me<li<;o-
sociale. R ivisto. Sanitaria Siciliana., nn. 19-20, vol. XIX, 1931.
Riasattnto. -- Dopo aver accennato aJI'import.anza della ruralizzazione, l'A. e morale del fenomeno "nrban eRimo n ed i vfUltAggi "lln;tari economici e morali cl->e agh individui e alla nazione deriverebbero dal rito-nn delle mas~:~ alla. Yi ta dei campi. Con siderato, poi, ciò che il Govem<' h:::. fat,to e c.:ocora. potrà fare . preYecle una completa ris.,luzione d el fr::>bkmtt, dat0 l'interes.<>amento pers0no le di S . E. Be nito ~[uS<~olini. e~;pone partitarnente gli elementi sfavorevoli dal punto di vi.~to. m edico·l'ociale
VIOLA Dom.enico, capit-ano medico. EBperiPt~"e sulle reazioni deUt: pol1,eri da Bparo,
Bollettmo d ella Società Medico-Chintrgicn di Pa.,;a, fase. l, 1932-X. _At.t.!ori?~nto. - L'A. sperimentò ;.u 38 tip; diversi di polvl:'ri dA. sparo 1e rea:tloDI ch1mJche atte alla diffet'CJlziazione di esse, e le esaminò alla. luce ni "''ood; conclude che la prova specifica della combustione di polveri afumi è fornita solo
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BIBLIOGRAFI A lllEDICA llriLlTARE ITA.LJ .U>A
dalla reazion~ òi v. Grit>s: ne~stm utile oiP.mento può rica\·ar;.i dall'esame deliP poi· veri e loro res idui alla luce di \\'ood, perohÀ solo alc une poche p olveri i.ncombuste sono forn ito d: luminesCE:'nza mentre i t•esidui de lla combustione b11nno st>mpre una stessa colorazione giallastra indifferenziabile. E1:peri.tmze circa l'uso tkll'ruJf08Copio nella ùlenli [ìcazione dei proieUi li . Bollettino d t>llo Società. 1\Jedico-Ciùrurgica di Pa\·ia , fase. 2. 1932-X. AutMi111111.mJ.rJ. - L'A. occupsmdosi d i>ll 'identificazione dei proie ttili secondo il motodo di Goddn.rd e Wait, p er mezzo dei'I'I?SarnP dir·rtto delle riS!ature, h s esp<>rimen tato un appa.r~nchio, l'a'ltol'copio, co.;t ruito sui òi;;ep1i di SOderman, che es&!D· zialmente e un mic roscopio di compensazione; ne de~crive la tecnica e s uggerisce particolari accor~imenti nE'Ile indagini, pe r il buon E'sito de lle quali egli fece ~n· struire 11n0 specit\le d ispositivo, p er fis.~re i proiettili, lo descrive esponendonE' i vanta_ggi. Riferisce i risultat,i di alcune esperienze più dimostrative e conclude che con l'esomP microscopico diretto e con la conseguente document.azione fotop:l'l\fìca s i può. in torna di ident>ifìcazione di proiettili, giungere a buoni risultati.
Un nuovo rapido metodo 8-pettroscopt:co di accertamPnto quantitatit10 deU'088'ido di carbonio nel sangue. Bollettino della Società Medico-Chintrgica di Pavia, fase. 2, 1932-X. Au.toria$su.ttto. - L'A. d E'scrive un nuovo rapido m etodo spettroscopico di pratica o semplice attuazione per l'accertamento quantitativo del contenut.o in CO de l sangue; questo metodo è basato sulla constatazione del t empo di scom· pnrsa delle bande deli'HbCO dopo trattament~ del sangue in diluizione l : 200 con una soluzione ammoniacale di solfato di rame (secondo una formula dell'A. ). L'A. illustrale ricerche sperimentali e riporta due cusi di mort-e, in segtùto ad intos.<~icazione da CO, ne i quali il metodo corrispose per determinare il coefficiente d'avve lenamento. Ne l la\·oro è riportata un'a.mpia bibliografia dell'tu·gomento. Vmo u , LO Saverio, capitano medico. Contributo allo studio deUa necrosi acuta ~el
pancreM. Archivio Ita lìano di anatomia e istologia patologica, n. 4, luglioagosto 1931. Rwssunto. - L'A., dopo avere esposte e vagliat-e le varie teorie emesse daflli Autori, sul meccanismo di produzione della necrosi acuta del pancreas, conclude per l'origine plurivoca di essa. . . Riporta quattro ca.qi, Òsservati in sede di autopsia., in cui nei pnnu tre l'attivazione de l s ucco pancreatioo con i suoi effetti, è legata ad una necrosi dell'o.r· gano, provocata dall'azione di sostanze tossiche su di esso; nel quar to mette m rilievo l'importanza della calcolos i biliare, e quindi de lla teoria canalicolare. -
e REITANO dott. Riccardo. Sulla. interpretazione ezio-patogenetic<J di. un. c~o di atro(t4 giallo-acuta in cor8o di 8plen.omegalia tubercolare. Giornale d1 ClliUCil Medica, fase. V, 1932. maggiore chimico-farmacista. e BRACALONI dott. ~~nzo, capitano chimico-fa•·macista: M()(li fiw.tùm et a.ltération d.e la compo8itwn ~e l'iodobi8muth.aU de 1uiniw; par l ixiv ia/Jion avec l'eau. Joumal d <> Pha:mac.e e~. de Chimie, tllm. XV, 16 m a t·zo 1932, pag. 28 1.
VITA. dott. Gaet,ano,
ZINGALE Salvatore, capita no medico. Sl~lla tubercolo8i primitiva della congilmtiva.
Bollet.tino dell'oculista, 1931.
CUFEREIZE E OIIOSTRAZIDII CLINICHE NEGLI 8SPEOALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEG.LI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceul verbali pervenuti alla Olrazlona generala di Sanità milita re nel giugno 1982-X)
ANCONA. - T enente colonnello medico Gt:mo FEucu~G.ELI: Un caso di KalaAzar. L 'O. parla di un caso di Ka.Ja-Azar, per infezione contratta in un'isola d el :Mediterraneo, a subdolo decorso iniziale. Dimostra la necessità della diAcgnosi precoce del male, parla dell'efficacia della cura specifica con stibional pe>r via endovenosa e delle reazioni rlel formologel e rlel Bramacari, e mostra anche i reperti d egli ~sami eseguiti sul sangue e sul succo splenico prima e dopo la cura. BoLOGNA. - Capitano medico EMAYUEL-e TREPICCIONI: RaJJsegna sintet·ica di fatti e cmJUZit:mi nuove sulla tubercolosi polmonare. Rivista delle attuali posizioni raggiunte nel campo della tisiologia: nuove id<'le, deri\"ate dagli studi e dalle ricerche, che si vanno svolgendo con concordi scopi, mn con risultati tuttora discordi e controversi, nel dominio vasto, complesso, ~ multiforme, della: tubercolosi polmonare. Quest·ioni all'ordiM: ereditarietà delle infezioni tubercolari, convergenza deflt• antiche osservazioni empiriche e de lle nuove ricerche speriment.{l.li, virus filtrabile; concetto della genesi della tubercolosi cronica dell'adulto; divisione bioumorale di Ranke; infiltrato iniziale di Asmann-Redeker; sua rcnle importanza nella dottrina. e nella prt1-tica.. La. diagnosi ctella. tubercolosi polmontJ.re all'inizio; quanto si può ricavare dalla ordinaria semeiotogia clinica e quanto dalle complementari indagini radiologi che. batteriologiche e bio-seriologiche. Valore della determinazione della velocità di sedimentazione dei globuli rossi; reazione di flocculazione ili Vemej; bacillemia. secondo Loewenstein. • , Della terapia, fisica, meccanica, medicamentosa, chirurgica: nuove acquisizroni, risultati conseguiti e conseguibili. CACLIABI. - P r.mo cnpitano medico GIOACCHINO Lo VECCHIO: L'oftalmologia t1elle affezioni croniche dell'encefal,v. L'O. t>onsiderato che l'occhio, oltre ad essere un organo tt sè, ha molt.i punti di cor~tatto con l'organismo e specialmente con l'encefalo, riferendosi a quest'ultima ~~. passa in rapida r·assegna le diverse malattie che apportano noteYole modificaZIOne all'apparato visivo: come frattura della bnse del cranio, meningite cerebrospinale, tumori cerebrali, mielite acuta, tabe>, paralisi generale progressiva, sclerosi a. placche, e pilessia ecc. CASERTA. - .Maggiore medico LUIGI TATABELLJ. L'O. preso lo spunto da un'epidemia da parat.ijo B., 1wuta!'!i nell'f"stntc dello scorso anno in un presidio vicinjore, ed ammessa m1a m AggiorP frequenza n oi sorprendere infezioni del genere col sus.c;idio dei mezzi di !a.borntorio. fa tma minuta disamina del corteo sintomatico d ella malattia, soffermanclosi sulle note cliniche differenziali con l 'infezione eberthiana. . Conclude affe rmando la necess ità di non p osporn' la clinica al laboratorio, g•acchè è sempre la clinica il libro più chiaro, più efficace P più fecondo della pratica lJ\IOtidiana.
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CO~~-ERENZE
F;
DThtO!;TRAZlONI CUNTCHF. ECC.
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CHIETI. ::ìottotenf'niR mP<Iico VINCENZO ZrcCARDJ: La hmzione del reticolo 1'-lttio· citario del Goldmmm nelle forma:;-ioni del callo osseo. VO . si intrattiene lungamente su ricE'rchf' sperimentali da lui eseg~.tit.e s ul reticolo istiocitario e sulle funzioni che es.'!O ha ndla formazione del callo osseo, e conclude i~>«;;erendo che il df'tto reticolo ha wm sola \·era funzione, che ~ quella essen· zialmente fagocitaria. GoRrZrA. - ~ottotenent.f' medico GrusEPPE FABANDA: A1dop8"ia parziale di un militare morto dopo 8 giorni di dep;enza, avendo pn>sent.ato imra vita1n sin to· matologia di f<>bbre intest.inale senza carat.teri particolari sufficienti ad una precisa definizione diagnostica nella nega.t.ività degli esami di laboratorio All'esame necroscop.ico fu accertat-a una classica me-8enterite ttihercolare. -
Cnpitan to medico FEDERICO TERZI: Un C<UJO di a$cesso freddo ossi!flumu in.<;ot·to in modo acuto stù bordo della' cresta iliaca sinistra, senza localizzazioni di origine o di partenza e con sintomatologia subdola.
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Un a:uJo di frattura d.a. contraccolpo della rocca petrosa. d. in se~ruito a colpo da caduta Rul mento a bocca chiusa. Discus:sione clinica e t.rattamento.
LIVORNO.- Primo capitano medico GruSEPPE Rrom: OonsùJerazi011tÌ mediro· legali sopra un caso di artropati.a. di in~erf.a. natura. L'O. riferisce sopra. tm CARO di artropatia del ginocchio sinistro iniziatasi dopo tm trauma riportato in servizio e per ca.uRe di servizio. e che presentò le seguenti cara.tt<>ristiche: limitazione funzionale, movimenti abnormi di lateralit.à della ~Zam· ba sulla coscia, cospicua pE.'rdit.a. di sostanza. osteo-cart.ilaginea del condilo tibia!<> esterno per fatt.i distrofici ed usura del c>.1po articolare, linea di fra.tturadel condilo tibia le medesimo. D ata la lue, della quale alcuni anni fa fu affetto l'ammalato, sorse il dubbio che potesse trattarRi di artropatia tnbetic11.. Mg l 'as.<>enza di qualsiasi alterazione di funzione del sist~m"l nervoso. rilevata con attento esame, e la Wassermann nega· ti va fecero escludere la tabe. • I caratteri clinici ed anatomo-pa.tologici fecero pure escluden> l'artrite defor· mante. Quindi la diagnosi dovette inclirizzarsi verso tma artropatia riflessa post-trau· m a ti ca di cui si citano vari casi e dei quali è oscura la patogenesi. Ed in tal sen.'!o giudicò la C. M. O. che ritenne l'affezione cam~ata dalla lesione {frattura intraa.rticolat·e riportata per cause di ::;ervizio). NovARA. - Maggiore modico 1\hRCELLINO BERTI~ETTI: Caratteristiche dell'epi· demia in/luenzal.e testé decorsa. L 'O., dopo a\rere rapidamente esposto il capitolo dell'influenza secondo le moderne vedute, si è soffermato sulle complicazioni avutesi nei ricoverati durante la recente epidemia (fra le quali. part.icolarment.e interessanti. una nevrite ottica bilaterale post-infiuenzale, due casi di influenza nervosa con sindrome meningitica, caratteristiche polmoniti influenzali a. lento decor.so) e sul carattere setticeroico osser· vato in parecchi casi. Fa infine rilevare la prevalenza dei colpiti nei provenienti da distretti meridio· nali, e l'influenza che gli antecedenti morbosi, fra cui la mala.ria cronica. esercita· rono sulltl gravità. dell'affezione. PALERMO. - Maggiore medico NATALE PLAIA: Oomplica.zioni endo-crani-che del· l'utite media acwa e cronica. L'O., dopo ave rt'l accennato sommariamente all'anatomia descrittiva e to p o· grafica del temporale, dt:>scrive in modo particolareggiato le vie di comunicazion e dell'orecchio o della mastoide con il CE>rvello.
CON"FERENZE E DIMOSTRAZIONI CLWICHI!
~~CC.
r35
IllustJ·a la etiologia d elle malattie dell'orecchio €' tutte le complictmze iner<'nt! alle otiti ed alle mastoiditi acute e c roniche, facendo una lunga disamina sulla diagnosi differenziale fra le varie forme ed accennando in ultimo alla cma chirurgica. PERUGIA. -
Maggiore medico GENNARO RoMANO: Fisio-patologia delle articola-
zioni. L'O., dopo aver fatto un breve riass unto sul meccanismo d(<lle articolazioni, passa a parlare ciiffusamenw dell'embriogtmesi e del complesso anatomico ed istologico di esse (cartilagini dia.rtrodinli. membrana sinoviale, e suo strato reticolo-ist.io· citario, ligamenti. sinovia}, nonohè delle loro proprietà ffìsiche e biologiche in relazione al m etabolismo, al sistema endocrino-simpatico e alle varie cost.ituzioni. Dopo aver tratteggiato tali nozioni, in b~:~se alle pi\1 recent.i ricerche (Rondoni, Rous. Sohade, Fi.~cher, e:cc.}, parla d elle varie reazioni articolari alle influenze esteme traumatiche e infettive, in rapporto al perturbamento di delicate funzioni regolatrici generali, tx-att.enendosi sulle varie lesioni chirurgiche ed esiti di esse, di cui illustra ampiamente il meccanismo e la t.erapia razionale. ROMA. - Maggiore medico Uco FERRARI. L 'O., riferisce sopra un caso d i trinwrite jronto-etmoidale acuta po8t-influenzale, complicata8i con flenmum.e dell'orbita, tra.t.tt\to con ampio intervento alla. KUiiam e seguìto da guarigione. -
Capitano mt>dico prof. CoRRADINO GTACOBBE.
l) Occlmione intutinale da volvolo del diverticolo di Meckel. Dopo aver accennati brevi ricordi di anatomia, di en1briologia e patolo~ia d el diverticolo rli 1\leckel, l'O. ne illustra un cas-o e ne espone il reperto operatorio.
- 2) Pielectaeia da vaJJo anomalo. L'O. riferisce eu di un caso di pielectasia causata da vaso polare anomalo incrociante l'uretere ed illustra brevemente l'intervento praticat-o: sezione tra. legature del vaso anomalo e p essia del rene. che prt>sentava un discreto 11ta.to di ptosi.
' caso di spondilite tuber- 3) Morbo di Pott cervicale. L'O. riferisce su di un colare delle prime vertcbre cervicali con asct-sso ossifluente n el cavo oro-faringeo, ne illustra. il reperto radiologi co e la. t~rapia. -
~Iaggiore medico GERARDO GRA7.IOLA.
L'O. presenta un ca..~o di tumore melanotico primario della congiuntiva tarsale. Dopo la. disamina. del caso clinico procede alla diagnosi differenziale dei tumod dell'occhio e si intrattiene sulla. prognosi e sull'intervento operatorio riguardante il caso p resente. -
T f'nen te colonnello medico 0 RESTE PELLEGRINI. 1) L'O. presenta. un ca~o clinico riflettent-e un militare affetto da. acrocianotriparoBmMca delle utremit.à awperiori, con ipotennia. ed assenza di dolori. Enumera le principali forme di acrocianosi che possono essere prese in esame ne11a diagnosi differenziale, e ricorda le vari€" teorie in mt>rito alla. etiologia e patogenesi dell 'acrocianosi. Riferisce sulle prove clinicbe eseguite nel caso in oggetto e sui benefici ef. fetti ottenuti con le iniezioni di acetilcolina. Conclude classificando la forma. attuale nella sindrome d el Raynaud allo stato iniziale di angiospnsmo. 2) n 2° caso riflette un militare affetto da malattia reumatica con localizzazioni multiple (articolari e viscel'ali ). Il caso si è dimostrato interessante dal lato clinico perchè, iniziatosi con localizzazioni articolari lievi e segzù di endocardite, dopo pochi giorni di cura salicilica non presentava piò manifestazioni articolari, mentre comparivano segni di versamento pleurico e peritoneale, accompagnato da Tialzo febbrile e peggioramento delle condizioni generali. Continuando la cura salicilica,
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CO~F~~RENZE
E
DlJ>IOSTR.\ZIO~
CLL.'<ICBE ECC.
in una set.t-imana circa si e bbs ilr·ia.,sorbimanto dei versamenti e successivamente il mi~lioramanto d elle condizioni generali, permanendo solo gli esiti di endocardite. L'O. ricorda infinE> le varie forme cliniche della. malattia reumatica, ed i criteri in bMe ai quali il caso in og~t>tto rientrava in questa, differenziandolo dalla polisie· rosi te spacifica, alla quale poteva pensa.rsi in un dato momento del corso della ma· lattia. L'esposizione di ciascun CA.SO clinico è seguìta da ampia ed esauriente discus· sione cui p•·endono pa•·te il direttore di sanil.à. col. m ed. NAPOL ITANI, il diret-
tore- dell 'ospedale ten. col. m ed . MONACO e la. m9.g~ior parte degli ufficiali medici prei'lenti. ·
TRE!lTO. - Maggiore medico SALVATORE MURA: 1'wnol'i aottomucoai e aotto8ieroai dell'i-nte8tino. L'O. riferisce su due c!l.Si clinici da lui operati, uno p er Jipoma. sottomucoso d e ll'ultima. porzione d e l tenue, e che fu operato con sindrome di occlusione acuta d e ll'intestino per invaginazione di cm. 60 di tenue nel colon ascendente; il secondo per due teratomi (uno sottomucoso e uno sottosieroso) pure dell'ulti· ma porzione d el t~nue e che determinavano disturbi di circolo enter ico. Entrambi i militari, che avevano prE>.senta.to una sintomat.ologia. oscura. circa la natura del· l'affezione, data la estrema. rarità dei tumori suddetti e che s i prestavano alle più svariate interpretazioni diagnostiche, furono dimessi radicalmente guariti. -
Il trauma nella p::UogeneB'i della tu~ercolosi oateo-"rticola·re.
L'O. sulla base di statistiche numerose riguardanti individui delle variE' classi sociali, molti de i quali non soggetti a considerazioni d 'indole medico·legale f>"lr indennizzi dovuti a infortunistica e che quindi hanno i caratteri di un nesso ezio· patogenetico piò proba.tivo, conclude essere oggi positivamente ammissibile che i traumi, col concorso di idonee condizioni ne! soggetto, possono n elle articolazioni richiamare e instaurare un processo tubercolare da altra sede nella quale si tro\·i in fa..c;e inattiva.. ·
Maggiore m adico FEDERICO BuGLTAJtELLO: R eumati8nw cron·ico ver· tebrale e ap:JwliLosi traUate princip:1lmznte dal p-urtto d·i vista dell'aspetto radio· logico.
TRtESTE. -
L'O., dopo fugace a ccenno alla storia. d ella conoscenza delle affe zioni verte· bra.li croniche, m essi in rilievo i discreti progressi fatti ultimamente in questo capit.olo di patologia. specie p er opera delle ricerche radiologiche, fa qualche richit\· mo anatomo·ront.genografico delli\ colonna ver tebrale normale e passa alla dimo· strazione. m ediant.e numerosi radiogrammi, dei caratteri differenziali diagnostici d ella spondilosi osteofitica o deformante. de lla lomboartria del Léri, della spondil osi rizomelica, d ella forma di B echte rew chiamata, poi, cifosi eredo·traumatica. di P. Marie . d ella spondilosi traumatica o spondilite traumatica di Kiimmel o di Kiimmel-Verneuil o di Kiirnmel e H enle. Enunciate le principali teorie etiogenetiche per la spondilosi rizomelica. e le patogonetiche per le diverse forme d escrit-te, fatta qualche considerazione critica sulle denominazioni improprie e ch e generano confusione, conclude dimostrando: a) l 'importan?.a e l 'indispensabilità, ai fini diagnost.ici, terapeutici e medi· co-lc)!ali. dell'esame radiologico. quant-o più accurato e completo possibiiA, in tut.to le forme dolorose e di anchilosi della colonna vertebra.le e principalment-e dopo traumi, anche lievi, perchè possono esser e svelate lesioni minime dalle quali, tal· volta. tral'(gono oriJ:(ine forme specialmente del tipo Kiimmel-Verneuii-Henle; b) l' interesse dello studio dei ca~i delle affezioni avant.i menzionate per por· tare, possibilmente, un contr-ibuto di chiarimento alla etio·patogenesi eli ess.,, ttncora non sicuramente accertata.
CO:!o."T.ERENZE E DntOSTJUZ!ONl CLn;TCBE ECC.
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Capitano u1edico Nwor.ò Cow~BA : Su eli Wl Ca.!lo di retinite albuminuric.a
-
con particolari riguardi alla patogene.'Ji. L'O. premette che l'argomento, di cui tratterà, possa, a suo giudizio, interessare sia l'oculista che il medico generico. in quanto la retinite è una delle affezioni oculari che ha. più intimi rapporti con la medicina interna. Fa la critica all'appellativo retinite albuminurica, affermando essere p iù proprio il tennine di retinite nefritica. Dlustra un caso di retinite, verificatosi nel reparto meclico dell'ospedale e di cui fu diagnosticata la. natura nefritica dall'oculis ta., dimostrando cosi come spesso l'ofta.lmologo possa facilitare al medico la diagnosi di nefrite. Consiglia pertanto una maggiore collaborazione fra il clinico generico e lo specialista, affinchè da questa collaborazione ne possa s~aturire una diagnosi più esatta e quindi un trattamento terapeutico pronto e razionale. Si sofferma poi sulla sintomatologia e sul reperto oftalrooscopico carattt>ristico di detta affezione; t ratta in seguito delle alterazioni anatomo-patologiche, della cura e più particolarmente della. pa.togenesi; e;:;p one le varie teorie e messe dai singoli autori, dimostrando come ognuna di esse sia suscettibile di critiche e si diffonde a. trattare della interessantis.<>ima teoria di Zur Nedden sulle autocitolisine, che pre· suppone un'affinità biologica. t ra il rene e la retina. L'O. infine accenna a. sue esp erienze personali di controllo su questa teoria, che ha in corso e di cui si riserva. di comunic nre l'esito.
Unn."E. -
Capitano medico FRANCEsCo CoLA: Ascesso del faring e di origi·n e oto·
gena.
-Primo capitano 1nedico MARIO FIORE: Tre casi di eresipela fcu;ci ale complicata a bronco-polmonite. Gli streptococchi quali agenti patogeni (lelle broncopolt1wniti primitive e secondarie. Vaccino e s ierotera.pia.. -
L e principali jor1ne linfatiche della tubercolo8'i polmorwre: Pleurocorticaliti e corticopleuritì. Linfoa.ngio-adenite tubercolare disseminata p eribronchiale e sclerosi peribronchiale diffusa.
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Primo capitano medico FRANCESCO ~iASSL'\10: A ·rtrosinovite purulenta del ginocchio consecutiva a piaga da calzatura. e flemmone del poplite. Artrotomia. Un caso di frattura e8pOsta del crmlio. Trattamento delle lesioni e~·anio-cere
-
braU.
- :\1aggiore medico Gro'ROIO SACCO:'ItA~<: Alcuni casi di brOIICO·polmonite infiuenzale a focolai muU.ipli confluenti. - P~mo capitano medico P.AsQUALL"'O S A~TOLI: Alcuni cm~·i di aSC1!,98Ì palmo. nart vuota.tisi nella pleura e di pleuriti pur-ulente influenzali a <kcorso infausto. -
Endocarditi acute e croniche.
- Tr~ C<l8i ~i pleurite purulenta streptococcica post· in fl ttettza/e curati con punture evacuatave e stero a.ntistreptococcico.
NOTIZIE Trasformazione dell'infermeria Presfdlaria df Gorizia in Ospedale militar.e. Dal Giornale militare ufficiale, dispensa. 324 , 24 giugno 1932-X. Circolare n. 313 (Gabinetto - Ufficio cooroinamento), 23 giugno 1932-X. I n applicazione del R. decreto 19 maggio 1932. n . 581 ( l ), inserto nella. circo· lare 312 del giornale m.iWare c. a., tenuti presenti i bisogni della. divisione miJjtare ili Gorizia, determino ol•e l'infermeria presidiaria di Gorizia, venga trasfonnata in osredale militare, assumendo tutte le attribuzioni proprie ili uno stabilimento di tale categoria. Il provvooimento òovrà es.<;ere attuato !lotto la. di\ta del 1° luglio p. v . Il M ini8tro: P . GAZZEllA.
Concorso al premio Riberi per gli umdali medici del R. Esercito e della R. Marina scadente il 31 dkembre 1932. Dal Gior·n ale militare ufficiale, dispensa. 3oa, 10 giugno 1932-X.' Circolare n. 296 (Direzione gE'nE'rale di sanità militare), 9 giugno 1932-X. Sarà aS8f'gna.t.o un p remio di lire duemila alla migliore delle memor ie red111tte da ufficiali medici del R. esercito e della R. mA.rina sul tema srguente: • L'educazione {taica in rapporto c1lto s1Yilwppo Bonw.tico psich1'co della giove.nti1 ed alle e-Bigenze della vita militare. Modificazioni bio-fisiologiche ind,otte da que8fa ultima. nel giovane 8oldato •· l. - Potranno concorrere !itli ufficiali meclici del R . esercito e della R. marina in S.P.E., anche se a disposizione ili altri ministeri, in aspettativa, in p osizione di servizio ausiliario. gli ufficiali medici di riserva provenienti dal servizio attivo e tutti gli ufficiali medici non iscritti nei ruoli, purchè provenienti anch'essi dal servizio at.tivo. 2. - L 'el'ltremo limite di tempo per la consegna. delle memot-ie alla direzione generale di sanit.à. militare è fis.•;uto al 31 dicembre 1933; quelle memorie che pervenis.~ero in tempo posteriore saranno considerate come non r icevute. 3. - Le m emorie dovranno essere inedite e scritte in lingua italiana con caratte ri chiaramPnte leggibili e possibilmente dattilografate. 4. - CiasCtma m emoria dovrà essere cont-rassegnata da un motto, il quale verrà ripE~tut,o in tma scheda suggellata, contenente il cognome, il nome, il grado ed il luogo di residenza dell'autore. 5. - Ne.~suna delle memorie prt>Sentate potrà essere p remiata se l'autore non avrà soddisfatto a tutte le condizioru poste dal p rogramma. 6. - Le memor ie non prPmiate potranr}o, qualora ne saranno giudicate degne, ottenere una m enzione onorevole. 7. - Verranno soltanto apert-e la scheda della memoria p remiata e le schede ili quelle giudicate m erite voli di menzione onorevole; le altre verranno bruciate senza. essere aperte. 8. - Lo. pubblicazione sul "Giornale di medicina militare • e sugli • Annali ru medicina nava.Je e coloniule • dci motti delle memorie presentate al concorso servirà di ricevuta agH autori. 9. - I manoscritti delle mE'morie p1·esentate al concorso apparterranno ili dirit-to allo. dirPzione generale di sanità militare. con pi~>na facoltà ad es.~a di pub(l) Col detto dc<'reto ~~ stnbillsce io 28 Il numero de{l'll l)spodall militari c-d In 5 quello delle lufermoric pre~irliot'le (~. d. R.).
NOTIZIE
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blicare la. memoria premiata. L'autore di E:'$Sil sarà t uttavia libN·o d i dart> pl;bblicit.ò. al proprio lavoro, anche emendato e moclificato. purchè in questo caso s i facci<\ sì che da una. prefazione o dal tf'!'lto del libro ~>i p ossano conoscere tutt i gli emen· damenti e lEI modifìcazioni introdot.tivi postet·iorm.mt.e all'aggiudicazione d e l premio. Il Ministro: P. GA7.ZERA.
Tariffa del medicinali, degli oggetti di medicatura, delle sostanze accessorie, dei reagenti, dei prodotti chimici purissimi per usi scientlfld, ecc. Dal Giorrut.le militare ufficiale, dispensa 32a, 24 giujmo 1932-X. Circolare n. 322 (Dirdzione generale di sanità militare), 23 g iugno 1932-X.
È pubblicata. la nuova • tarifftt dei mE:'dicinali. d egli oggt>tti di medicatura, delle sostanze acces8orie. ecc.~, la quale andrà in vigore il 1° luglio 1932 in sos;tituzione d ella « t.ariffa • edi:ziom.• l 0 luglio 1931. La nuova tariffa sarà distribui ta gretuitamente a cura d t>ll'ufficio pubblicazioni agli enti indicati ne ll'elenco Sun. l di cui alla circolar€' 126 giornale militare anno 1931. Il prezzo di cia..:;cuna copia rlc•lla ta riffa è di L. 2.50.
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Il M inistro: P. G AZZERA.
BolleUino del corpo sanitario militare. P oLOSA cav. Vincenzo, majlgiore medico a clispos izione· Ministero finanze (coma ndo generale R . ~:ardia. di finanza). P romosso tenente colonne llo m<'rlico. Continua come sopra. CAMMARATA cav. Giovanni. maggiore medi no ospedalP militare Roma (assegnato Ministero guerra). Promol'<so t enen te colonnello medico. C'-ontinua come sopra. MoNTELEONE cav. Vincenzo. primo capitano medico a disposizione 1\Jl inistero finanz e. P romosso maggiore medico e d estinato ospedale mili tare di Padova, c€'ssando d i essere a disposizione come sopra. SANSONI Carlo, capitano medico R . corpo truppe coloniali E ritrea. R ient;·n nei quadri avendo cessato di appartener!' al s uddet to R. corpo dtll 30 marzo 1932-X, ed è trasferito 57 f ante ria. Assn."l Giuseppe, tenente medico R. corpo truppe coloniali Tripolitania. R ien tra nei quadri avendo ces.<>a.to di appartenere al s uddetto R. corpo, d a l 7 aprile 1932-X, ed è trasfe rito 71 fanteria . CAMPAGNOLI Vincenzo, tenente medico o~pedale milittli"E' C'agliari. TI decreto Ministeriale 3 giugno 193 1-I X è rettificato nel senso che l' ufficialf' rientra n Pi quadri dal 24 aprile 1931-I X, anzichè dal23 marzo 1931-IX. 1 se~enti tenenti medici sono collocati fuori quadro perc hè trasft>riti d'autorità. n el R. corpo t r uppe coloniali Tripolita.nia, dalla data a fianco di ognuno indicata: BELLIA Fr·ancesco, li pesante campale. Dal 6 febbraio 1932-X. Cun.'t Mario, deposito allevamento quadrup€>di di Mirandola. Da l 2 febbraio 1932-X. I seguenti tenenti medici, avendo cessato di appartener-e al R. corpo tntppe coloniali Cirenaica, rientrano nei quadri, dal 14 a.prilt' 1932-X e l'"Ono t.rasferit,i agli enti a fianco di ognuno indicati: LA MAGNA Giuseppe , 66 fante ria. CYTRON Lazzaro. 43 fanteria.
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P Acl'>.,ELLO cav. Alfredo, tenen te colonnello chimico farmacista clir~>t.torfl istituto chimico farmaceutico militare. Promosso colonnello chimico farmacista e collocato a disposizione Minist~ro guerra, cessando dalla carica di dircttoru del suddetto istit.uto.
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NO'r!ZI f:
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cav. Naldo. map:!l"ior.e chimico farmacista ospedale militare B0logna. Promosso tenente colonnello e himico farmacista . REv""ELLI Gioacchino, <'>lpitano chimico farmaci~ta istituto farmaceutico militare (osservatore industria le). Promosso maggiore chimico farmacista. Conii· nul'l comf' sopra. Da l Bollettino Ufficiale, dispensa 326 , 4 giugno 1932-X. (!I:tEJUllDl:-11
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)lANCONt crrv. prof. )lichele, magg iore medico Ministero guer:ra (membro colkgio medico legule). Ha sostenuto con e;;ito favorevole gli esami per l'avanza· m ento a SC('lta facoltntiva. al grado super·iore pf"r l'anno 1932-X. MtSITANO cav. Giovanni. mn~giore medico OJ<pedale miHt.are Chieti. Trosfe· rito ospeda1 e milita-re Messina. I seguenti primi capitani meùici hanno sost~nuto con esito favorevole gli esami p er l 'avanzamento a scelta facoltativi~ al !Zrlldo superiore per l'anno 1932-X. D 'ALESSA.."'IDRO Raffaele. centro chimico militare. CoNFALON"E Raffaele, direzione sanità milit.are corpo armata Bari. I Sej2uenti ct~pite.ni medie! sono tras fPriti all'ente a fianco di ognuno indicato: SQUILLAOIOTI Raffaele, ospedale militare Torino. Ospedale militare Napoli. VJTA Gu.ido, 8 campagna.. Ospedale milit>~re VProna. CoLO)IBA Nicohl, 23 cumpagn~. Osp-edale militare Udine. ::;QUILLACI Giu;;eppe, tenente m Pdic<l R. corpo tr·uppe coloninli Tripolitania. Cf'~sa di appartenere al suddPtto R. corpo, rla.l 3 mtuzo 1932 e dalla st€8~ data. è collocato a tiisposizionf' minish·ro a eronaut.ica. continando a. rimanere fuon quadro. RICCI Emanue le, tenente medico gruppo aProstieri. È collocato nella p~i·. zione di fuori quadro perchè trasferito d 'a11torità nel R . corpo truppe colomah Cirenaica dall'S marzo 1932-X. fu.'iDREOTTI Oscar, tenente medico 74 fant.eria.. È coPoca.to nella posiziont di fuori quadro perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Tripjljtania., da.l 12 marzo 1932-X . I segt1enti tenenti medici sono trasf<(•riti a ll 'ente a fianco di ognuno indicato: 'FRA.."'CHINI Giovanni, osp€'dalf' militare BrE'Rein. 24 fanteria. VASTOLA Mario, ospedale militare Novara. 10 genio. ~lr.oA.RO 2\Jichele, ospedale militare Verona, 5 pesante campale. Dal Bollettino Ufficiale, dispesn 344 , 10 giugno 1932-X.
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GARBAC::-<T Giu~cppe, mu)!giore ml'dico O~'>pf'dale militare T01·ino (comandato clinica chirurgica R. univers ità T orino}. Cc-~M di eJ<.,;ere comandato come sopra dal 30 giugno 1932-X. I J<rgnenti primi capitani m edici ce~=<sano da l 30 giugno 1932-X di essere co· mandati quali aR«istmti militlui oli P cliniche Pd istituti universitari e sotto la stE'I'F;a data sono t rasferiti agli l'n ti a fiRnco <ii ognun o segnati: CAPPf.:LLl Alfonso, dis tl't>t.to )lodent~. (comandato clinica medica R. uni.,·er· s it t't :Modena). Infermeria pr<'sidia.rin. Gorizia . . . RH' FO':SE Alfonflo, osp(•clal<' militare Roma (comandato clinica otormolorrn· goiatrica R. unh·crsità Roma). OspPdal<' militnr(• Verona. . ·a. DE C'AT-\ D oml'nico. ospedale milit.are C:t-nont (comandato istituto rodiologJ R .. universit.'l. Ccnon1). Ospedfl le militare Breseia. . ·l\losCHETTA Giovanni. distn>t.to Pa\"'ia (c-omandato ist.ituto radiologia. R. unr v C'rs ità PaYia). Ospedale militare {;dine. I S~'~llf'nt.i capitani ml"dici C":('S~a no dal 30 giugno 1932-X di essere com~ • dot i ()unii a S!;istenti militari nllf' cliniche ~?d istituti nniver;;itnri e, sotto la. ste~ data, sono trnsfr riti agli enti n finnc() di owwno indicati:
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NOTIZl.E
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_ CARBONE Teresio, o~pt-da le militare T01·ino (comnndato clinica otorinolaringoiatrica R. università Torino). Continua c0me sopn1. CASTELLANETA Vincenzo, ospedale militare R oma (r'ornAnd!Ho i~t ituto anatomia patologia R. unh·ersità R oma). Ospedale militare (;c no\'a. CAYA.."'''GLIA Alfredo, ospedale militure Rom>l (comandato clinica oculisticn R. università Roma ). Ospedale militare Napoli. Gumo Giovanni, ospe·dale militare Palermo (comandato clinica chi rurgic~~, R. università Palermo). Continua come sopra. AsTUTo Giuseppe, ospt>clale militare Firenze (comanrhtto clinica oculi!ltica R. uni\·ersità. di Firenze). Ospedale militare !\filano. DEL FATTORE Guglielmo. o~pcdale militare Fircnz0 (comundnto clinica d ermosifilopatica R. universit-à Firenze). Ospl'rla le militare C'nsert n. ScARPA Angiolino, ospe-dale militare Roma (comandato clinica d ermosifilopatica R. unive-rsità di Roma). Ospedale militare Trif'Ste. LoNOO Domenico, ospedale militar-e Roma (comandato clinica me-dica R. unifersità Roma). Ospron.le mili tare Veronn.. SACCHETTI Nicola, ospcdalo militArt• Firenze (comandato cliniNI ne uropsichiatrica R. università Firenze). Ospedale militare Cùinf'. SANTOBONI Umbert,o, osperlnlc militare Gf"nOYfl (<'omanclato cl inica chirurgica R. univel'sità. Genova). Ospedale militare Cn~liari. ZtNGALE Salvatore, ospedale militar<" Genov~t (comnnciato clinica oculistica R. unh·ersit.à Genova). Ospt>dale militart> Trieste. LA.BRUNA Francesco, capitano m edico osp0dale militar<' C"ntonznro. Tral'ff'. ri to ospt>dale militare B ologna. D al Bollettino UfJìciale, dispt>nsa 3nn, 18 giu)!UO 1932-X.
AccARDI cav. Mario, t~nente colonnello medico direttore ospedale militare Messina. È collocato in ausiliaria per r ajZioni di età, dal 16 maggio 1932-X. Sarò assunto in forza dalla direzione di sanità del comando militare della Sicilin. BERTOLUCCI Gino, primo capitano medico os pedAle militn.re Verona. Trasferito scuola applicazione sanità militare (incaricnto ins<'gnmn<"nto n~rp:iunto). T ROINA Francesco, capitano medico 4 genio. Trasferito ~cuoia applicazione sanità militare (incaricato insegnamento aggiunto).
Da.1 Bollettino UtJìcì{Jle, dispt·nsa 3io. 24 giugno 1932-X.
La festa della Sanità militare. li 5 giugno la Sanità militare ha feste-ggiato il suo p:iorno. che qu€'St'anno ha coinciso con lo Statuto. La celebrazion<' della fausta ricorrf'nza si è compiuta nei nostri stabilimenti con raccol te cerimcmie, dm·ant.e le quali ~ono stati distribuiti solennemente ai militari più merite\·oli premi provc>nienti dal sopr·nssoldo d elle medaglie d'argento al valor militare, cii cui è fregiato il Labaro del Corpo sanitario. Nella Scuola di applicazione di sanità militare, al mattino, gli ufficiali m edici e chimici-farmacisti della Scuola e de l Presidio al completo, con una rappre S<'ntanze. degli allievi e della compagnia di Sanità, deposero una ma~ifica corona di quercia sul monumento ai medici caduti in ~ucrra. N'cl pomeriggio, m•lla case rma V i ttorio Veneto, dove è alloggiato il batt.aglione allievi, dinanzi al direttore di Sanità, a tutto il corpo sa.nital'io fiorentino e a~rli ufficiali dell' I stituto chimico-farmaceutico militare, con una ben riuscita festa familiare, s i svolsero gare ginnic~J?Ortive. Gli interessanti esercizi furono seguiti con plauso entu!liastico rla tn~t1 ~ Pre;;enti. I migliori gua.da!Zllai'Ono le m edaglie d'oro, d'argento e di bronzo, mv1&te ~ dono dal Ministero della gut>rra. e diplomi di m erito. Altre medaglie. come negh anni passati. furono conc.~:;.qe agli allievi che nella classifìcaz:ione finale- avevano conquistato i primi posti in g r•mluatoria.
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NOTIZJE
~ell'ospcdale militare di R omu. l a t't>sta si s ,·o lsl' alla presenza d el Comandante ([t•Jia. divisione , generale Zucchi, d el Dit·cttore genernle d elle Sanità militare, tcn. gen. m edico U . Riva, d el vice -direttori' gene rale de lla Sn.nità militare marittima gr n. m edico Falso, d ei m aggiori g en erali m €'dici 1\lnssar otti, Franchi, prof. Caccia. e B ernucci, ~i molti ufficiali s upr 1·iori d elle varie a.mù e corpi e d egli ufficiali medici e chimici fannacist.i d e lla Città con loro fam ig lie . Si d €'g nò anche intervenire il generalo di Corpo d '~rmata S . E. Yacca.ri m edaglia. d 'oro, conva-lrscen to di \111 grave tra.uroatismo d el quale si er a. volu to curare n e ll'ospedale . Fu reso omaggio al monumento ai soldati di Sanità caduti in guerra. n Direttot·c di Sanità dc~! Corpo d ' armat-a, colonnello medico N apolitani, pronunciò un el!:• vato discorso p er ri cordare lo b en em er<>nze d el Corpo, che SRprà sempre manfe· nersi degno d elle sue t t·adizioni e d ell'c:'levntezza d ei propri còmpiti n ell'adempi· mento d evoto d'ogni dovf.'> re . Dopo le cerimonie ufficiali i convenuti si raccolsero lietamente in torn o ai tavoH d e l rinfresco ed ascoltar·ono un riuscito concerto voc.ale. L a fE>Sta.. s ignorilmente organizzata dal direttore d ell'osp edale , tenente co· lonnello m edi co Monaco, ed allietata dal sorriso di numl'T'O::<<' sign01·e e signorine e di unn. gaia. frotta di bimbi, trascorse p er tutti in 01-e d i t:-levata gioia serena, a significare la cordialE• collegia lità, de lla grande famiglia. militl.lJ'e. · A Udine, dinanzi all" più alte autorit à militari e civili, con un forte e sma· g liante discorso d el diretto1 e di Sa nità rolonnello medico Sarti, gli ufficiali medici dell'<>spedale, in fraterna solidarietà militare, scoprirono una. lapide alla memoria d ei Colleghi Friulani in1molatisi alla Patria. N ell'ospedn.le di PaleTmo, alla presenza. del dit e tt.oJ e tent>nte colonnello medico prof. Giordano e di tutti gli ufficiali,' con l'intervento di !ZCn era.li medici in congedo e rli fronte alla !28 compagnia di sanità inquadrata, il direttore di Sanità della Sicilia , colonnello medico Ginnnelli, consegnò il premio con diploma. di benemerenza al soldato più meritevole, rilevando I'On elevate parole il signi· ficato morale di tale assegnazione. n t en ente colonnello meriico prof. Caffarelli pron unciò una vibrante orazione ed in fine. llt>ll'ntrio d ell' ospedale, accanto alla la pide che ricorda gli ufficiali m edici S iciliani caduti nella grande guerra, fu celebrata lo. messa al campo.
Alla Scuola d'Applicazione di Sanità militare.
n
20 ):!iugno pt·esso la Scu ola d 'applicazion e di Sanith. militare ebbero termin e gli esami fillilli che d ettero e10ito favorevole p er 388 su 392 allievi ufficiali medici o p et· tu tti i 55 a.llie"; ufficiali chimici furmacisti.
Corsi di Tisiologia al Sanatorio militare di Anzio. T mttggiori medjci Mnzznc.~one e C<'i e i prim i cnpitani 01('rli<'.i Dc Nunzio e do! loro int.ernato al Sanltt.orio militare di Anzio p er la. durata dj sei m esi, s i sono presentati 8.1Zli esami di p erfezionamento in tisiologia n elle. R. Clinica d e lla. tnbr r colosi e mnla.tt.ie d ell'appnrato respiratorio in R oma. dire tta dall'On. prof. Euf!t>nio :.\forelli. I quattro ufficia.li hanno superato brillantemente le svariate p rove di esame ripor tando il m assimo de i voti. R ecente mente hanno iniziato l 'in ternato i muj.!giori m edici D e Angelis e Ma n· ft·ecli. ·~metti , al term ine
Maschere antigas per la popolazione civile. Il Giorna.le M ilitare Ufficiale d el 18 giugno u s. (dispen sa. 31 8 ) ripor~ la l_e~e n. 551 del 23 maggio c . a. circa le maschere antiga.<; p er uso della popolaz10ne c tv1le. La produ-zione e la vendita dalle ma.scher•' sono lasciate a.ll 'inizi_e.t~vn: dell'ind ust-ria e de l commercio. ma sono vincolate a rilascio dj licenza e dtsmplinate da app osite not·me con facoltà di contro llo da pa..r te d el Centro chimico militare.
:SOTIZIF:
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Nella Società df Medicina ed Igiene Coloniale. La Società di Meùic.i na ed Igiene coloniale ha convocato i l suo Consiglio direttivo sotto la presidenza del prof. scn. Sir Aldo Cnstellnni. Emno prcscnt.i i membri residenti in Roma proff. Gosio, PuUé, Levi del l>~. Vicla, Alessandrini, Pcnucci. capitano medico Spezzaferri. nonchè il vice-presidente prof. tenE.>ntc generale Filippo Rho, venuto da Torino e il prof. Cnstronovo, venuto da Napoli. 1° Il Presidente legge una lettera pervenuta dal prof. Sen. Umberto Gabbi con la quale qu<lSti ra.~segna le proprie dimissioni dnlln carica e da socio per ragioni di età e di insegnamento. Il Consiglio ad unanimità delibera di rispondere al Sen. Gabbi pregandolo di recedere dal suo proposito a di continuare fl dare alla Società l'efficace sua cooperazione tanto appr('zzatn. • 2° Il Segret.a rio capi'tano medico Spezzaterri dà quindi comunicazione della situazione finanziaria e de~numero dei soci. Il Cons iglio fa voti che quei soci che si trovano in Arretrato COl pagamenti o che ultimamente non si sono tenuti in contatto col soldalizio vogliano rientrare a p'.'endiFfl pm·tc alla sua vita. D'altra parte il Presidente eomun;iea le domande eli ammissione di tlltri dodici soci. 3o P P.r ragioni economiche e di praticità si deli bera c he il sod o prof. Jacono, aiuto della R. CIJnica delle malattie subtropieali e trop!rP.E in Roma entri a far parte del Consiglio direttivo; si delibera altresì cho aii'1Jfficio di sej!Tetario, oltre al capitano medico Spezzafcrri, sia nominato anche il prof. Pullé, e che al cassiere economo prof. Levi della Vida sia aggregato il dott. Giuseppe Acanfora nssistenw della Clinica delle malattie subtropicali o tt·opicali. 4° Per ragioni economiche e di praticità è stato quindi deliberato di lasciare l'attuale sede sociale in via Giust.iniani n. 5 e di accojtliPn> eon riconoscenza la proposta del Presidente di trasferirla presso la R. Clinica delle malattie tropicali e s ubtropicali. 5° Su proposta del Presidente il Consiglio dirett.ivo dolibera che una volta all'anno si tenga in Roma una riunione della Società a scopo scientifico e amministrativo. In epoche da determinarsi si terranno congreF<si in quelle sr.di che volta p er volta verranno determinate ed eventualmente anche n elle colonie. 6° Circa le varie pubblica.zioni (Bollettino della Società. resoconti delle sedute, atti dei C"ngressi, cee.) il Consiglio delibera di prendere a.ccordi colla Direzione dei Giornale di Medicitla Militare, cogli A nnali eli M edicina Nat:ale e Coloniale, nonehè col jliornale dfll· prof. C>~stronovo. n rerapi•.o della Società è pres.c;o la R. Clinica delle malattie subt;ropicali e tropicali, Policlinico · 1Jroberto I , Roma.
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NOSTRI :M:ORTI
Il 10 majlgio è morto a d Acquavi\·a delle F on t i (Bari) il tenente colonnello medico non piit isc-ritto nei ruoli Francesco Stella, di a nni 79. Dal maggio 1915 al g iugno 1918 a ,-c,·a prestato f'en·izio nell 'ospedale militare di riserva a Ateneo • di Bari.
Il 12 maggio è morto a Gio,·iuazzo (Bari ), suo pnPs;e nativo, il tenente colonnello med ico non più iscritto nei ruoli ca,-. Agostino PalombeUa, all'età. di anni 70. Aveva prestato ser vizio durantfl lu ;crande guerra, dal maggio 1915 al luglio 1918, presso ospeclnli militnri di rÌS!'J'\·a.
Il 22 maggio, a Francavilla Fontana (Brindisi), è d eceduto, a. 52 anni, il maggiore medico di complemento cav. Gaspare Argentina. Richiamato in servizio con la mobilitazione, era rimasto addet.to a formaziorù sanitarie campali per due anni ed in seguito e ra st.nto comnn dnto in ~<<'rv izi o civile presso la R. Clinica ooulistica di Firenze fino a ll'Il marzo 1919, data del suo ticollocamento in conged o.
n 7 marzo e morto a Napoli, all'età di 57 anni, il maggiore medico di complemento cav. Almerlgo Bacio Terracina. Fu allievo della Scuola. di applicazione di Sanità militare nel 1900 e prestò poi servizio p er un anno, da sottotenente medico di complemento, p resso i Lancieri Vitt o rio Emanuele. Fu richiamato colla mf'bilitazione il 25 maggio 1915 e durante la guerra rimase lungamente in 1m ospedaletto da campo, p ass;ando quindi all'aspe· dale militare di Napoli, fino al marzo 1919, yuando fu ricollocato in congedo. La. Sua opera fu apprezzatissima tanto in zona di guerra che in territorio. Tl 24 maggio è morto a Novara il maggiore medico della riser va cav. Clemente Ferraris. Ave,·a prestato servizio dal giugno 1915 al giugno 1919 p resso gli ospedali militari d i Nova.ra, di Vercelli e d i Stresa.
D irettfrre responaabile: Dott. UMBERTO RIVA. tenente generale m edico R edattore: D ott. Vmonno DE B ERNARDINIS, tenente colon nello medico (4ll0:?4$) -
R OMA,
1932-X -
ISTITUTO POLIORAFICO
DELLO STATO - O . o.
.. RIVISTE 1\'IEDICHE MILITARI - - -o---JTALL\: A:-1);"\L! DI :\1EDTCINA NAVAJ, J•: E COLONTALF:.- Pir~zionr N•nlrak tl elln S!lllltlt mililarc mnritt ll:nn, ):[In l etero di.'Ha Marina. Vot I, Fw;c. V -V l. 11W:IITÌ.O vill!/110 H'l2· X. Yllnlll : RH•~>rohe 6Ul • Sr1>rc·o,·rstis tcnello. •· - Mlrone: ::;opra n no. Jlnrtooc·lln olel • VlnLrunctilus mauritnoious • dello. Sioilio.. - Penso: L•' ci~ti do! • 1'rlchutu<or>M int~·•llnn li~ • · - Peluso: Sulln RT>iroohetosi SilOrimoutnlo da morso olt•l t\!IJO. - Pera : :<i <t<lil) oriti<'o s ul ganf:tlò •f<'novntatiu•>'. - Becchini: Sulla T'lllliUtolt.cr·apio. dC'I cancro tldln JinC'nu. - Olclnnati: C0otrilmto n ll'nuntornia pntologiça ~d "lla. Jij>tOgt•uc><i della nrort~ IJN ~<'<tri CI< I)J<'Itric:l.
ESTERO:
FRANCIA: ARCUIVES DE MS::OECIN€ ET PH.utMACIE ll{lLlTAIRE:-"1. - Di~iono del servi zio di sanit.\, Ministero della Ouerra. Fase. V, mMuio, toMo XCV I , 111~2 . labrlt: Qli o;gom!Jerl Sìlultnrl per vie <l'"t'lua.- olatet: l>clln eo<'ituhillfil nt•nro-nntEcolnrc .
I NGHIT..TERRA : JOUR!\AL OF TEIF: ROY.A.L A.R:.!Y" J!EDlCAT, 'CORPS. - Edito dn. John Baie. Sons and Dn· nlcl«aon Lt.d, Loodrit..• Fa•c. VI, giuono, tol. !,VIII. Hl32 . Entor: M&novi'C' loglslioh<' prol\So una trmndc unità. F•tn1.ionnm<'nto <Ici ~Pr\• izlo AAnitnrio. ThOmJOn: Lo <llsin frzionl. - Art. Ed. : Il medico in guerra (conlilluluiùiiCJ .
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rlnnrh\ Ùc.'ti'F.Bt>rclto ju,goRIIl\· o, ediUI uflllf\ Dh~zionr· !11'1 >'f'r\'l~.lo di ::k\llit/1 Oloolnzionl' t'd nmmiolstl'ùzioHe: os po:-dnlo wìlitare di Uelg-r·ado). N. 1-2. ltmu) I r r. 19:12. M:arkoyftch : { ' n appnrl'cohlo unl.-el·AAie per la t!Ssn.ziont'" I'NI<'n'-i•> n•· tl<·ll•• frlltlnr<' <Idio ossa.C~jewitch: Sulle l~ionl ùcJI'ncchio. - B...nontehki : L<· ìn•lic·,,y.iuru ddh~ uu<!<!t..c~<iu. - 81mlteh: Cont.r ibuto allll 'lll<'AI iunti dell<' Rmcbo nella SC"rbif> ti l'i ,uol. - Spirldonowltch : La rot.tol!'i) uclln milzn con omor·r·agla rit.u-dntu. - 8taitch : L o. pollat't•·ilc rtltmnti<'n II<'Utn P r•:S"O i sol· tinti <! g lì allievi dt>llo ~cnole mili!nri.- Georttwlkh : LI.! lc~ioni dd re ul c low trl.lt.tu urc ut OJ.
POLONIA: LEKARZ WO.TSKOWY. -
Or·srono degli uffioh>li <Ici Sl'rvir.io saoit<\rio. Ccntrnm Wrszknleuh< Snnit. .c;clrnosJnskn -~c;.. Varsavlo.. N. x, 15 aprile L\1:1~. Dzlenytukl : L n. sinost osi promntnro <lollo o•'ln del ortt oi n. - Qaslorowskl M.: l'òer·vi;do ~o.ni turiu neUQ. ntnrino. da. guerra (f"'illin llCJ.Z'ÌOUCJ. - Wertheim : JIIUlcri:l lC' (1i tru~Juu·t (J I•Pr lo l-ìL!'(HI I hl'ftl del fori Li o <Ici J(ti.S!;atl (fine). - Montrfrn-Xakowlc:z M : Slut.isti•·u tlt·llt- t"'rtlit•· f•v r ui(!.:I'<'S.'" i chlmici n e lla guerra rnonclin.le (contìm<(~ll<'). - Malinowskl: c; n ,.,. ~,, di IHIIH>I'u <·er-.,IJrule dell'nngulro ponto-ccrolJclla!'(;. - FlumeJ: Itl<:rtenslonc artrt· ir'~" s pvutt''"'"·
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,V. 0. 1° miJ.I11JiO 1032.
l'llcoUe e Sparrow: Tifo <'Sttnt'cmntì<'o u cl :Messico. - Dzlorzynsk i: Ltt ~i nn~! o-i pr<' llltllllm clcll<· ossa <lei emolo (COIIli>n<.(t.Zione). - Oaslorowskl: !'<l'T\' ìzi o "" 11 ila riu ne Ila HHLI'Ì"" da I!'IIL"rrn (oontinucwioneJ. - Montrym-Zakcwlcz : Statiati<lf• por le l't'l'd l t•' ,,..,. l\lfl':l'<·~,·siv i dd nr it:l u t•lla gnenu. mon<lwle (contin;wzione). - Kruplnski: •l colonr ~<•si ituil<• ...t>• 4JI~c~:O.,'to prilt«' dd IJ!lCSO .<oynttu. tli li':lo). -:- Blalokur: J m odici dnru.nt.e l'in'!'"''"<i~IIW ' ÌIIIi;iclllll'!" tli+t.llll:l· L~.~'~ e loro B<ogr'ftlle (t'QIIlt>uiQZ<<me). - R eo<'I<'On to del C<·nlro d ·,~t t•nzrnuol '" ÙJI u •·lo· t~ oh· rl Jlt:rtotlo ''''' L" ottobre l!lltl ul ~o uovo m !l re l\131.
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SPAGNA: RE:VI S'l'A DE S A.NIDAD .UIL IT.o\R. - Pttl.rblicnzlooe m ensile del Corpo sanitnrio militare. :'llndrld. Fase. V, mMu«> 1932. IGtTaM : Sul mio ca.~o di rctun&l.i smo In rermittcuto. - Gare la Montoro: )la la t t k $1~>ilnaH.
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Fase. V l, uiuqno 1982. llllrtln Santu: R aoblanestesia. - Garcla Montwo: Malatth: sc~~nuli (coflti•ll<(tziom·J.
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dJ]J 'Anno LXXX • Fase. VIII •
AGOSTO 1932 - ANNo X
-
GIORNALE DJ
MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA. GuEJUlA
ROMA
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :
Bruni. - A Jlroposito della sterilizzazione della mcdicatura . . . . . . . . . . . . Flore. - Cranio o costituzioni . . . . . . . . . . ·. . . . . . . . . . . . . . . . . . Sabatlnl. - La. frequenza. degli incisivi sup eriori paletti!orml in soggetti it.nUunt' . 1carpa. - Sul valore diagnostico del vaccino gonococclco nella. blenorragia
Pa.g. G-&5 G-18 658 1169
CAIIITICA CLINICA : De llernanllnlt. -
Un rnro caso di granuloma maligno .
Pa.g. 682
RIVISTE IINTETICHE:
Bertoluccl. - Consldornzioul critiche enll"lmportanza. do! seno cnrotideo In clinica c modiçina. lt!ga.lo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .' . . . . . . . . . . . . ltPeUI. - Roooutl vedute sull'inOuenza dell'organo doll'udito sull'equilibrio endocrino.
Pag. 694 700
CON 9 RE881:
X congresso nazionale della. Società Italiano. di Radiologia Medion . . . • . . . . . . . .
Pag. 703
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA :
Alllto -tltalonale I valori ?ll()r/olo:Jici cranio-/(ICCiali e l' - • . . . . . . Aatcmacclrwzlone antlmen lncococelca In periodo epldemleo (L') • • . . . . ..• Germi patopnl SttL contenuto in - dei Zattiei11d f reschi di Bari . . . . . • lttoro omem~clco Una epidemia a Listxma, à ' - d.'ordine idrica contratta per • os • . Malattia r.. matlcl!t. 8-i.slemazion.e dcUe cO$! dette - . . . • • • • Ulcere tullercolarl La perforazione delle - in perilcnto libero VIa di accon o posteriore Cella acapola (Su una) • . . . . . . . .
CONFERENll! E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NE8LI OSPEDALI MILITARI • NOTIZIE .• . . . . l NOSTRI MORTI . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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NORME PER l COLLABORATORI. Lo opinioni manifestate dagli Autori non impegnano la responsabilità del periodico. A~l i Autori saranno concessi gratuitamente 50 estmtti con copertina stampata, f1ontesplzlo, impaginatura e numerazione speciale. 1 Per disposizione del Conslr;lio nll.?.iono.te delle ricerche o. ciascun lo.voro deve essere nnlto u n breve a ut orio.ssunto (non pitl di 10 r ighe). Le spose por te tavole lltograftob.o, fotogrnftohe, e cc., cbe accompagna.ssero lo pubbllcazio;al, aono a ca r it o degli Autori. I Tll.llnoscr itti non sl restlt.u!scouo.
ANNO LX XX· N. 8
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE
AGOSTO
1932-(X)
MEMORIE ORIGINALI SCUOLA D I APPLICAZIONE DI SAN1TA MILITARE LABORATORIO D'IGI F.NE
("'~~':· · ·. •
• l
A PROPOSITO DELLA STERILIZZAZIONE DELLA MEDICATURA Prof. Nicola Bruni, tenente colonnello medico
•
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Tu un mio lavoro pubblicato in que::;to stesso periodico due anni or sono (l) riferivo su alcune ricerche fa.tt.e a propooito della. t'!terili?.zaziOTw della medjcatura a scopo militare, mettendo in evid~nza le difficoltà sia. a riguardo del procedimento d('lla. ~terilizza.zione iu sf. sia dello- con.c;crvnzione d~lla st.erilità. Per quant.o concerne quest.'tùt.imo problema le difficoltà sono essl'n· zia.lmente mppresentate dalla moda,lità di avvolgimento MI mat~riale e specialm(lnte dal fatto che la cart a usata per gli involucri può essere permeabile ai batteri, in misura m aggiore o ruinore a seconda della qualità di essa. Quella para.ffmat.a, ad f'SE'mpio, che sembrerebbe maggiormE>n te prot(\ttiva, è invece più permeabile di quella pergamenata, E>d :-l>mbedne acquist-ano mAggiore permeabilità. se umide. Accennavo pure al fa.t.to che, usando due involucri anzichè uno, l'inconveniente della penetrazione dei germi può eliminami senza con questo nuocere al procediment o della sterilizzazione in sè. A t.a.le proposito è stato recentemente pubblicato nel Z entralblatt fiir Bakteriologie un lavoro di Rodenbeck (2), che si riferisce al problema degli involucri cartacei usati abitualmente per avvolgere il materi ale sterilizzato. Di questo steRso argoment-o si erano occupat-i precedentemente Konric, Schutz, Kahn e Wa.lter. Ciò dimostra come tale problema sia t utt'altro che t rascurabile, se ~i vuoi preparare del materiale di medi·cazione che si conservi a lungo sterile, come ad esempio richiedono l•~ necessit.à dell'Esercito. Dalle ricerche dei citati autori è risultato che almeno il 50%, ed anche più, del ma.teTiale dato come sterile non lo è affatto. E, naturalmente , anche a Rodenbeck, come a me, sorse subito il sospett.o che l'i.namPnto non fosse dovuto ad imperfetta sterilizzazione,. ma alla penetrazione successiva (l ) s ·auNI: La ~e della m.ecticatt<ra per tUlO militare - Glornl'\le di medlolna mlll• tare 11130, faaclcolo III. (2) Ron&NRECir: Uwer die K eimdichCiok&it papicrnt r r·erbanclsto(Jhillte,., eta. Ze;ntralblatt rur Bakterloloste etc. orl(rlnale - Ba.ud 123, pag. 241 - A.uno Hm.
646
A PROPOSITO DELLA
STt~RILIZZAZIONE
ECC.
dei germi dopo tale proct'r1imento. Per accertar questo, il detto Autore si proJ)OSe due qu~,>siti, cioè innanzi tutto stabilire se la carta che serve per gli involucri ò realmente impermettl:-ile ai grrmi ed in S('Condo luogo l'influenza della modalità di avvolgimento su~la pt>netra~ione dei genni stN;si. Le ricerche da me eseguite furono impostate presso a poco negli stessi termini, cliffcrendo soltanto un po', nel metodo, ciò perchè lo scopo mio era. più specialnwnte quello di controllar~' la. medicatnra preparata per il . nostro Esercito, mentre Ro(lenbeck ha affrontato il problema dit un punto di \'Ìl' ta genern,l<'. Come ba.ttrrio da esperimento per la idcnl if..cazione de11'inquina.mento artifieialment e prodot1 o, egli ha utilizzai o al pa.ri di me un cromogeno, cioè il B. prodigioso. Io prt'fet·ii il })iocianeo pN il fatto che quPst'tùtimo germe è fon;;e ro('no fa.cile ~t rif:coutrarsi in natura. La ragione per la quale Rod<.'nbeck ha pr~fcl'ito H B. prodigioso probabilmente sta nel fatto che il met.odo da ltù usato, come vedremo, pot<•va presentare il pericolo della diffusione della cnltura nrll'nmbiente. Quinrl.i la necessità di usare nn germe pcrfet1 amen te innocuo quale è il prodigio1'o. Con tale germe, col1iva,to in ag~r conmn<', e~rli preparava una. cmtllsione in soluzione ft::;iologica, che l'})rnzzava sulla carta mediante un polveriz~atore.
Per controllare la permeahilità di qm•st'ultima <lÌ è servito di un vaso di vPtl'<l a la,rga apertura, ~<ul fondo del quale collocava delle piastre di agar. Poi chlucleva la bocca ciPl vaso colla carta da e~aminare, fissandola al bordo con un cerchio di gomma, elle stringeva mediante un anello di m€>tallo, in modo da ottenere un'adesione perl'etta. della carta all'orlo del vaso. Che la chiusura fosse perfetta si accertò preventivamente con prove di controllo. Sulla superficie della carta co~;i fì><sata spruzzava,, come ho già detto, l't>mulsionc del B. prodigioso t'lasciava a s<> il vaso per 24 ore, controllando succcs!:!ivamcntc l'eventuale sviluppo del detto germe sulle piastre contenute nel vaso stesso. Le carte sottoposte da Rodcnbeck a controllo sono stat-e quelle che abitualmente si usano per l'a.vvolgimento della mcdicatura, cioè le qualità qui sotto elencate. Ed ecco i risultati ottcuut.i: Qualità della. ca.rta.
Colonie di B. prodlg:loso sntuppnt e
Carta di cellulosa (s ottilE>) . ........... . , . Cat·ta di cellulosa (medio spesson') ..... . Carta. di cellulosa (spes:<<~) ..•. .•........ Cart.a. di cannpa. (sottile) .............. . Car·ta. di canapa. (medio spessore) ..... . . Car t.a. di canapa (spe.>sa) •..• . ..•..... .. Carta di canapa (bleu) ........... .. ... . Carta oleata ....... . ............ .. . .. . Carta pergamenata. (sottile) .....••...... Carta perga.menata (medio spessore) ... . Pergamina (medio spessore) ....... . ... . Ca.rta di seta (medio spessore ) .... .. ... . Cel!ofano (sottile) ... . ............. . ... . Cellofano (spes.-;o) ........ . . .. ......... .
Positivo (nu!Dero$6 colonie) Positivo (numerose colonie) Nejrativo Positivo (numerose colonie) Posit.ivo Negativo Negativo P ositivo (scarse o numerose colonie) Negativo Negn.tivo Negativo Negativo Negativo Nogativo
.-\ PROPOSITO D ELLA STERILIZZAZIONE ECC.
•
647
Come ben si vede dall'insieme di questi risulta.ti, è pit>namentc conf~~rciò è in relazione non soltanto con la qualità della carta stessa ma a.nche con lo spessore di essa. Difatt.i Rodenbeck elice che, s,e la carta- è sottile, anche ad un semplice esame a.l la luce traspa:rent(> si possono rileva.rc in essa qua e là delle piccole perforazioni. E , naturalmente, per i germi questt> perforazioni, per quant o piccole, rappresentano delle ampie porte. Del resto io potei confermare, con reazioni chiiciche, anche la possibilità del passaggio di soluzioni att raverso la. carta, tanto pergamenata come paraffinata.. Sorpren,dente è il fatto che l a ca.rta oleat a si è dimostrata la più Jl~r meabile anche se essa è di spessore abbastanza grande. Ciò, secondo Rodenbeck, è da attribuire al fatto che l a oleazione rende la carta stessa più rigida: quindi più facilmente lacerabil<>. Si confronti qu<>sto con quanto io scrivevo a proposito della carta p araffinat a. Ottima p er l 'avvolgimento della medicazione si è dimostrata la carta .cosidetta di seta., la quale, anche in strato sottile, offre una migliore protezione. E ciò è dovuto al metodo di preparazione, in q·uanto che~ avvicinando più stret.t.amento le fibre, f'SSO dà a.l tessut o maggiore compattezza.. Del resto anche qu('Sta carta, sebbene detta di seta, è composta ugualmente eli cellulosa; differisce da.Ue altre perchè la cellulosa è trattata chimira,mente con liscivia, ed essendo la elabor azione fatta con macchine speciali, l'impasto risult·a più omogeneo. Anche il cellofano, che nella preparazione corrisponde presso a poco alla carta. di seta a.rtificiale, in quant o si ottiene sciogliendo la pasta di legno col solfuro di ea:rbonio e distendendo poi t.ale impasto in fogli, si è dimostrato impermeabile. · La ragione della maggiore irnp<>rrneabilità della catia di seta. e d<>l cellofano, oltre che nella più accurata preparazione, sta anche nel fatto che queste due qualità di carta, data la loro cedevolezza (il cellofa.no dopo inumidit o ), si adattano più fa-cilmente agli oggetti da avvolgere. Un alt.ro fatto ancora è da me.ttere in evidenza, cioè che, pur u sando le carte permeabili, purchè l'inv olucro sia doppio, i germi non passa.no. Ed anche questo collima. perfettamente con quanto fu da me trovato a riguardo della nostra medicatura. In con clusione, le indagini di Rodenbeck, fa.t.te indipendentemente dalle mie e posteriori, perchè i controlli <la me eseguit.i risalgono al 192·8 , e condot te con un metodo un po' differente, giungono presso a poco agli st-essi risultat.i, cioè confermano pienamen te la n ecessità che nella prep arazione del materiale <li medicazione destinato ad essere a lungo conservat o si guardi bene non solo al processo di sterilizzazione, affinchè sia p erfetto , ma si tenga il dovuto conto anche della qualità degU involucri e della modalità di avvolgimento, alt rimenti riesce fmstrato lo scopo della stPri· lizzazione. r.tat<t la possibilità che 1\ttraverso la ca,rta passino i germi. E
CLINICA MEDICA GENERALE DELLA R. UNIVERSITA DI GENOVA Direttore: prof. N. PENDE IsTITUTO BIOTIPOLOOICQ-OBTOOENETICO
CRANIO E COSTITUZIONI <•l Dott. Mario Fiore, primo capitano medico, assistente m ilitare
Lo studio del cranio, iniziato e diligentemente proseguito dagli Antropologi e dagli Etnologi sopratntto per la conoscenza dell 'individuo e delle razze, ha finora interessato - fra i costituzionalisti - soltanto la Scuola francese {Sigaud e Mac Aulitie): la quale si basa, appunto, sulle carat.teristiche cranio-facciali per la classificazione dei diversi tipi umani, dalla stessa Scuola suddivisi in: muscolare, respiratorio, digestivo e cerebrale. Poca attenzione, per converso, è st.ata rivolta dalle altre Scuole costituzionalistiche, allo stesso studio. Ciò che giustamente il mio Maestro P ende rimprovera 1 per il fatto che il mtpo fornisce utilissimi ragguagli per il giudizio biotipologico individuale. Infatti lo sviluppo del cranio risente essenzialmente dello sviluppo del cervello sul quale si adatta {fatto questo confermato anche da recent i osservazioni sperimentali: Oerletti ed Allievi); e quindi dell'influenza delle glandole endrocrine che regola.no la morfogenesi del t.essuto nervoso così come quelle degli altri tessuti del corpo umano. È ben noto inoltre come: nell'iperpittùtarismo: si ha la faccia grande, sopratutto in altezza, osEuta, con notevole volume della. mandibola, naso voluminoso, ecc.; nell'ipopituitarismo: faccia t-on da , pa.ffuta, puerile, naso piccolo, mento rientrante, aguzzo, mandibola. piecola, ecc.; nell'ipertiroidismo: faccia magra, stretta, naso stretto, a lama di coltello, mento aguzzo e rientrante, occhi grandi, ecc.; nell'ipotiroidismo: faccia larga, tonda, succulenta. apatica, occhio rientrante sonna.cchioso, ecc.; nell'ipogenitalismo e ipertimismo: facda se8snalmente n(3utra che ha d el puerile e del femineo (faccia efebica-ferninea). Sitiatta semeiologia si basa sopratutto su dati anatomo-sperimen tali (radiologia, tumori, ecc.). I n base a queste premesse mi sono proposto di studiare: a) il rapporto fra tipologia cranica e rnorfolot,ria corporea: b) la distriburione regionale, in Italia, dei due tipi cra nici fondamentali; c) il r apporto fra morfologia cranica e situftzione endocrina. (t) Comunlcl\2lone letta al XXXVI Coogres•o di llfedlclna intorna dJ Rocna. nella. seduta del 16 ottQbre JQSO. (V . rla.ssuntQ (-/Wm!lle di. medicina mU\fur'-- te.eo. 1·2, 1931-lX). Della. memoria taD.Do parte tabelle antropo•uetrlcbe dimostrative su 16 pagine dJ stampa. obe, non avendo potuto trovar posto sul giornale, sa.r&D.Do pubblicate soltano nesll estratti.
(N. d . R .).
CRANIO E COSTITUZIONI
649
Ho praticato a tale scopo 200 osservazioni su militari del Presidio di Genova. Per quanto riguarda la determinazione del tipo cranico,è noto che i metodi di ricerca. si riducono in sostanza a due: il metodo morfologico di Bhtmenbach e (J.t1ello metrico di Retzius-Broca. Ho scelto q_uest 'ult.imo ricercando l'indice trasverso-longitudinale (indice cefalico) che si ottiene dal rapporto fra la lar~hezza massima e la ma ssimn lunghezza del cranio (gla bello occipitale): I = ( la.rg. ma~s. X 100) lung. ma..ss. A secondo dei valori dell 'indice i crani Yengono classificati come:
Dolicocefali = (I fino a 78); Mesaticefali = (I fra 79-81); Brachicefali = (I da 82 in su). Vero si è che il valore di questo, come di altri indici, è stato molto di scusso (Mantegazza, Sergi, Torok ed altri) per il fatto che crani di diversa forma e grandezza possono avere lo stesso indice; però l'indiéé cranico c'informa, con suffieiente precisione, sul prevalere dello sviluppo in lunghezza oppure in larghezza di un dato cranio. P er quanto riguarda la determinazione del tipo morfologico individuale ho segu ito il metodo di misurazione ed i criteri di classificazione del Viola, e che testualmente riporto (1): A) RILEVAZIO~E DELLE MISURE FONDAMENTALI. -
Le misure da rilevarsi su ogni individuo sono 11, delle quali 6 verticali e 5 orizzontali. Misttre verticali: 1o statura; zo lunghezza dello sterno (daU'incisura giugulare alla. base ili inserzione dell'apofisi ensiforme); 3° lunghezza xifo-epiga:;trica (dalla base ili inserzione dell'apofisi ensiforme al ptmto epigastrico o di incrocio della linea verticale mediana del ventre colla orizzontale a livello dell'estremo margine inferiore del costato); 4° lunghezza. epigastrico-pubica (dal punto epigastrico al margine superiore del pube); 5° lunghezza degli arti inferiori (dal margine superiore del pube al sommo del malleolo esterno del piede); 6° lunghezza degli arti superiori (dal margine dell'apofisi acromiale alla linea interarticolare del polso, essendo le braccia pendenti lungo il tronco). Jltisttre 01-i:::zo-ntali: 7o diametro traverso toracico (misurato a livello della IV costa); 8° diametro antero-poste1iore toracico (misurato a liYello della IV costa); 9° diametro trasverso ipocondriaco (misurato a liYello della metà della. linea xifo-epigastrica: v. s.); 10o diametro antet~o-poste riore ipocondriaco (misurato c. s.); no diametro trasverso del bacino (misurat-o dall'una all 'altra cresta iliaca, nel punt-o della maggiore espansione trasversale). Le misure vert.icali vengono rileva.te a mezzo dello antropomet ro a bilanciere. Essendo il tavolo antropometrico dapprima in p osizione verticale, si fa. salil'e sul predellino da misurarsi, nudo, col dorso cont ro il tavolo, nella posizione dell'« attenti n militare. Quindi si abbassa sul ver(l) G. VJOL.\ lo D& GtO\'.t.NNI: Ja.-orl d e ll'Istituto, VoJ, V. Mlifln O, H ocpll, 1914.
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CRANIO li: COSTITUZIONI
tice la squadra superiore e la si fissa. L'l\ntropometro viene quindi! assieme all'individuo, messo in posizione orizzontale, e, per lo allungamento della statura in questa posizione, la squadra del vertice nuovament-e riadattata. Si tracciano ora rapidamente col lapis dermografìco sull'individuo i seguenti 7 punti di ritrovo: l 0 incisura giugulare (spigolo fra. la superficie anteriore del manubrio dello sterno e la superfìce dell 'incisura); 2o sinfìsi sternox.ifoidea; 3° punto epigastrico; 4° margine superiore del pube: 5° sommità del malleolo esterno del piede; 6° sporgenza esterna massima dell'apofisi acromiale; 7o linea interarticolare del polso. Si procede quindi al rilievo delle misure portando l'indice (scorrevole lungo il margine destro del tavolo e lungo una lastra metrata ivi collocat.a) in corrispondenza di ciascun punto di ritrovo e leggendo i5Ulla lastra. metrata il va.lore delJe misure verticali suddette, espresse in centimetri e millimetri. Per la discesa dell'individuo dal tavolo antropometrico, si porta prima lo strumento nuovamente in posizione verticale. Le misure orizzonta.U si rilevano con il compas:~o di spessore. Le bra.nche rettilinee dello strumento servono pei diametri tra'flversi, quelle ricurve pei diametri anteroposteriori. L'individuo sta in piedi con la faccia palmare delle mani contro la nuca. I punti di ritrovo sono segnati: 1° sullo sterno (trasportandovi il livello della IV costa preso a metà del margine superiore e dell'inferiore della medesima); 2o sull'epigastrio (in corriSJlOndenza. della metà della xifo-epigastrica). A questi due livelli orizzontali, i diametri trasversi si misurano semplicemente accostando le due branche del compasso con modica pressione: i diametri antero-posteriori puntando prima la. branca posteriore contro l'apofisi spinosa corrispondente a quel segmento e accostando poi l'anteriore fino a toccare la superficie dello sterno nel caso dell'antero-posteriore tora.cico. Dappoichè, invece, l'ipocondriaco non offre superficie scheletrica di appoggio anteriormente, questa viene sostitLùta da una sottile lamina ossea trasversalment.e adagiata contro le due ali delle arca.te costali. B) ELABORAZIONE DELLE MISURE. - Lo scopo di questa elabora-· zione è quello di ridurre il ma.teriale numerico, rappresentato da 11 misure, ed un minimnm di elementi numerici caratteristici e fedeli, c.he permettano di tra.durre in rappresentazione mentale le caratteristiche salienti quantitative e qualitative individuali. A tal fine si calcolano con le misure fondamentali l'« indice,, o (( valore n di ognuna delle dne cavità fonàamentali (torace, addome) e degli arti. L'indice del torace o valore tora.cico è dato da.lla moltiplicazione dei suoi tre diametri di alt<'zza, largher.za, profondità (lunghezza sterno X d. trasv. tor. X d.; ant.-post. tor.). La cavità del ventre si suddivide in addome superiore (ipoeondriaeo) e inferiore. L'iudjco dell'addome superiore risulta dalla xifo-epig. X iliam. trasv. ipocondria,co X diam. ipo~oudriaco ant.-post.eriore. L 'indice dell'addome inferiore risulta dalla epig. pnb. X dia m. trasv. barino X diam. ant.-post. ipocondriar,o (in sostituzione di nn diametro ~nt. post. dell'<~dd. inferiore, manc:ante).
651
CRANIO 'E COSTITUZIONI
Da, questi tre indici si calcola l'indi(·e totale addomin;lle somrnando l'indice addominale superiore con l'inferiore; e l'indice tot·ale rlcl tronco sommandQ il valore o indice toracico col valore o indice addominale tot.a le. L 'indice degli art.i risulta da.lla somma: arto superiore arto inferiore. In questQ modo i numeri-indici o valori cavitari sono in stretta funzione matematica dei tre diametri delle medesime, anzi l'indice del ventre è in funzione di sei e quello del tronco di nove diametri. n n nmero indice di una cavità non ra-ppresenta in alcun modo il suo reale va-lore cubico; ma nessuna variazione può avvenire in più o in meno di alcuno dei suoi diametri, senza che il totale valore-indice ne rimanga correlativamente modificatQ.
+
0) VALUTAZIONE DELLA GRAVITÀ DEGLI ERRORI E CLASSIFICAZIONE ANTROPOMETRICA. - Per mezzo della, tabella dei gradi si assegna ora ad
ogni misura e ad ogni va,Iore-indice il proprio grado e lo studio delle proporzioni del corPQ dell'individuo in esame viene così a potersi fare nQn pil'l con le misure reali ma coi loro simboli rappresentati dai gradi: ciò mette da parte ogni calcolo ingombrante e semplifica estremamente il grave problema dei oonfronti proporzionali, mantenendo sempre presente alla, mente per mezzo del suo simbolo, anche il valore quantitativo assoluto di ogni misura. Conosciuta per mezzo dei gradi di deformazione la entità degli errori assolut.i e relativi (di quantità e di proporzione)~ noi ci domandia.mo in secondo tempo se, nella scala di tutti gli errori possibili, essi ra.ppresentauo deviazioni gravi o lievi dalla norma. Come si valuta la gravità degli errori di quantità e di proporzione ! Le eccedenze e le deficienze vengono così a~gett.ivate a seconda della loro gravità : errori da l a 5 (escluso) gradi oostituiscono lieve eccedenza o deficienza ; errori da 5 a 10 (escluso) gradi costituiscono discreta. eccedenza o deficienza; errori da 10 a 15 (esclu.so) gradi costituiscono notevole eccedenza o deficienza; errori da 15 a 20 (escluso) gradi costituisoono alta eccedenza o deficienza ; errori da 20 a oltre gradi costituiscono altissima eccedenm o d eficienza . Lo studio dell'individuo: nei suoi errori di conformazione, si inir.ia, ora, procedendo dai caratteri o errori più globali ai caratteri di sempre maggiore dettaglio; in tal modo si riesce a mantenere viva nella mente la immagine morfologica che oorrisponde alle astrazioni numeriche. Oosl sarà in prima da prendersi in considerazione nel suo va lore quantitativo l'indice del tron<'.o; poi quello delle appendici ed il Tapport.o di quest'ultimo col tronco; poi nel tronco .il rapporto fra le due cavità.; poi nella cavità del ventre il rapporto fra segmento superiore e inferiore. Finalmente si studieranno i valori assoluti e i rapporti fra ognuua delle singole misure di
652
CRANIO E OOSTlLUZIONI
una. cavità, fra l'arto superiore e l'inferiore e cosi via (1). Nella classificazione ho denominati lougitipi gli individui che presentavano prevalenza dei diametri vertica.U su quelli orizzontali; brachitipi quelli con prevalenza dei dia.met.ri orizzontali sni vert.iC'.ali.
Rapporto fra tlpologfa cranica e morfologia corporea. Ciò premesso ecco i risultati da me ottenuti (Tabella .A): Brachicefali
l
Meeaticetall
Numero J
%
Numero
l %
DollcocetaiJ
Numero
l
%
o
24
13
54
6
25
5
21
Brachitipi ..... . ....... .
66
30
45
13
20
23
35
Misti
--
110
58
52,5
20
18,5
32
29
Totale ... · 200
101
Longitipi
••••
•
o
••••• o
••
o
••••••
••••• -
•
o
••
60
39
Risulta a<l·unque che la brachicefalia prevale tanto fra i longitipi qtUltrtt-o j1·a i brach·i tipi e fra i tipi ·misti. M'ancht7rebbe t7ioè q1tel comenso, cui era lecito sospettare: fra lrmgitipia. corporea e dolicocefalia (la u.n lato, brachitipia e brachicefalia dall'altra. I risultati non variano se si f!uddividono gli individui dassifica.ti (longit.ipi e brachit.ipi) se<.',ondo i gradi di errore, come risulta dalla Tabella B: Grado di errore
Brachicefali
Mese.ticetali
l
Dolicocefali
Lieve ... .. ...... . ..
9
3
Longitipi
Discreto
3
2
-
24
Notevole
l
l
-
Alto
•• o
••• •
o
•
•
•••••••
•••••
o
o.
o
o
o
••
o
••••••
Lieve .. . . ..........
Brachitipi 66
~! Discreto .......... . Notevole
•
o
o
••••
o
•••
f Alto . . . ..... . ......
-
-
5
-
11
6
6
11
5
7
5
l
7
3
2
2
Ora nel dubbio che questa mancanza. di consensualità fra il tipo cranico e il rima-n ente tipo morfologico corporeo individuale, sia un fatt-o (l) Per maggiori dettagli contront.arc gli ACrittJ di VIOLA in DE GIOV~NNI- Lavori dell' Istituto- Vol. ll, IV, V.
653
OBANIO E COSTITUZIONI
reale oppure tma conseguenza dello scarso numero d'individui classificati (44 %) se.gueudo rigidamente il metodo di Viola, ho ritenuto opportuno adottare, in un secondo tempo, la classifica di recent~ ideata d al Ba.rba,ra, la quale mi ba permesso di classificare illOO % degli individui presi in esame. Il Barbara,, basando le sue ricerche sul metodo antropometrico del Viola. distingue i longitipi, soggetti cioè, caratterizzati dnlla prevalenza degli art,i sul tronco in: eccedenti {V ari età .A) (Tronco Arti con antagonismo (l a combinazione) {Tr.Ar. deficienti {Varietà D ) {Tr. .Ar. -). Così parimenti i brachitipi, i soggetti cioè caratterizilati dalla l'revalenza del tronco sugli arti, vengono suddivisi dal Barbara in: eccedenti (Varietà B) (Tr. Ar. con antagonismo {3a. Combinazione) {Tr. + Ar. - ); deficienti {Varietà C) {Tr. M. -). E finalmente i soggetti euritmici, cioè a dire proporzionati nel rapporto del tronco con gli art,i, vengono dal Barbara suddivisi in: mac.rosomici a.rmonici {2a Combinazione) (Tr. + = - Ar. + ); tipo medio normale (Tr. O = Ar . O); microrwmici armonici {4a Combinailione) (Tr.- = M.-). (l ) Questa classificazione viene a valorizzare sempre più il metodo di analisi antropometrica ideato dal Viola, in quanto rende possibile avere un'idea esatta sulla morfologia anche di quei tipi che, seguendo rigidamente i eriteri del Caposcuola italiano, risulterebbero come tipi m·isti, inclassificabili. I noltre la possibilità, dimostrata dal BaJ•bara, di scevrare le diverse varianti morlologiche fin qui raggruppate sotto una stessa denomina-zione {longitipi e, rispettivamente, brachitipi), apporta, ulterì:ore conferma alla reale esistenza eli quelle varietà endocrine (dei longitipi e, rispettivamente, dei bra,chitipi) che l'acutezza e la genialità del Pende a,vevano di già identificate. Orbene, seguendo la classificazione del Barbara, eceo i ristùtati da me ottenuti: {Tabella C):
+<
+);
<
<
+> >
+);
BroobJcefall
+ );
>
Mesatlcetall
Numero
l ••
Numero
21
55
69
4• ) Il . ....... . . . •. . ...•. .
5
Totale ...
95
l
Dolicocefali
l
,.
0/
o/o
Numero
6
15
15
29,5
45
37
25
45
30
45
3
27,5
3
27,5
IO
Varianti longitipiche (l• A D) 38 .. . ...... . .. . . . .. .. ...
Varianti brachitipiche (3• B 0) 151 ... . .... . ............ .
Varianti euritmiche (Norm. 2• 46
62
(l) Il segno > slgulftoa che il primo term.iue della formula., apprezzato in gradi della ta Yola di V Iola, supera U eeoondo. Il eegno < slgnt6oo. U fatto tnvorso. E finalmente U segno ataniftoa che i d u e termini sono ID giusta proporzione tra di loro: ba.uuo cioè, uguale valo~.
654
CRANIO E COS TITUZIONI
Da questa tabella risulta che anche classificando più dettagliatamente i vari tipi morfologici i risultati non variano, e cioè la brachicefalia prevale tanto fra i longitipi, qnanto fra i brachitipi. In conclusione: non esist-e ·wn accoNlo fra. longitip·ia. corporea. e dolicocejctlia. da.'/.m lato, nè fra brachitipia e brachicefalia dall'altro. Gli stessi risulta,ti ba ottenuto iJ dott. G. Scaglia st.ndia.ndo la costituzione morfologiC'a di 332 individui, in una zona gozzigena della Yaltellina.
Distribuzione regionale in Italia del due tipi cranici fondamentali. È forse la mancata esistenza di un tale accordo dovuta aù un eventuale prevalere - fra i militari da me studiati - di soggetti provenienti lla q nelle regioui (seLt.euLriouali) chi:! hanno come caratteristi c<~ il prevalere
della brachicefalia Y Il Pitt::nd, difatti, ba messo in rilievo che la braclùcefalia domina fra i popoli abitanti al nord di una line<t ideale Ancona-Roma, e Ja. dolicocefalia o tendenza ad essa, fra i popoli abitanti al sud di tale linea (Pittard l( Les races et l'histoire 1•). JJo stesso Autore spiega questa diversità d ella distribuzione regionale dei due t ipi cranici fondamentali, come risultaut€ dalle grandi invasioni che in ogni epoèa si sono verificate sul suolo d 'Italia, e come conseguenza delle quali permn.rebbero, in Italia, popoli di tre razze diverse: la razza adriatica o diuarica, alta, bruna, braclùcefala della Venezia Giulia; la razza occidentale, bruna, corta, brachicefa.la del Piemonte, quella ibero-insulru:e, corta da.i ca.pelli ricci, dolicocefala del mezzogiorno d 'Ita.lia . A queste tre razze principali bisogna, aggiungere, sempre soeondo il Pit ta1·d, il gruppo tanto intGressa.nte e ancora enigmatico, in rigua.rdo alle sue origini, dell 'Appennino Ligure, del litorale della riviera di Levante, di alta statura e dolicocefala. Ad uguale risultato (tranne che per la, Toscana, indice da, me ot tenuto = 80) sono ~~n c.h'io pervenuto, rivolgendo le mie Ollservazioni sopra circa -100 militari, scelt-i fra quasi tutte le regioni d 'Italia, os:>ervazioni che sono riassunte nella tabella che segue (Tabella D ) : o"' '-.S .,..,
R&OTO Nl
"o
%~
l ~
3 4 5 6
7 8 9
lO 11
12 13 14
d l casi
osservati
Indico ootallco medio
20
84,5
107 9
83, 5
Numero
a ...
Piemonte
. . ..
Lombardia. . . .
.
..
..
.. . . . . ..
..
..
..
..
.
..
Veneto . . . . . . .. .. . Liguria . . . . . .. . . .. . . . . .. .. .. Emilia .. .. Marche . . . . . . .. . . . . .. .. .. Toscana Lazio .. ... .. .. ... .. .. Abruzzi .' .. Campania. . . . . . . . .. .. .. .. Puglie .. . . . . . .. Calabria . . . ' . . . .. . . .. .. Sicilia . . . . . . .. .. Sardegna . .
.
26 4
3 49 6 11
44
9 35 66 2
84, 1
83
84,7 84,5 80,5 79,6 79, 7 79,8 79, 3 77,9 78, l 76,5
655
CRANIO 1;: CO::ITITUZIO.N I
Sarebbero adunque caratterizzati da brachicefalia i soggetti pl·ovenieuti dalle seguenti regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia, Marche, da mesaticefalia i soggetti provenienti daHa Tosca.na, da dolicocefalia, o tendenza ad essa, infine, quelli prov-enienti dal La.zio, Abruzzi, Campania, Puglie, Calabria, Sicilia., Sardegna. Per riprendere, a questo punto, il quesito dal quale abbiamo preso le mosse - se cioè il mancato consenso fra dolicocefalia e longitipi~, e rispettivamente, fra brachicefalia. e brachitipia .non sia per caso dipendente dal prevalere di settentrionali, fn\ i 200 soggetti da me esaminati in primo t.empo, ho riasstrnto nella tabella. che segue la proveruenza degli stessi soggetti (Tabella E) :
l
REG I ONI
BrachfcefalJ
l
!l'lesatlcetall
l
DoUcocetall
M ilitari provenienti da regioni ca·ratterizza.te do Brachicefalia: Piemonte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
20
18
l
~cnbardUa ..... .. ................
26
24
2
Veneto.................. . ... . ...
ll
9
Emilia . ... . . .. ............ . ... . .
4
4
Liguria. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
211
17
March e
3
3
90
75
TOTALE...
l
2
7
2
lO
5
Militari provenienti da regioni caraUerizzate di Meaaticefalia:
Tosca na............. .. . . .........
36
TOTALE...
3ti
9
14
13
14
13
Militari provenienti da regioni caratterizzate da Dolicocefalia:
.
.. Abruzzi .. .. . . . . Lazio . . . .. . .. . . . . .. .. . .. .. ~lie . Calabria . . . .. . . . . . .. . . . . . Sicilia . Sardegn.a .. .. . . .. Campania
o
•
•
o
28
7
8
13
•
•
•
o
3
-
-
3
6
l
4
l
6
l
2
3
12
l
3
8
17
l
4
12
2
-
-
2
74
11
21
42
••
o
••
TOTALE . .
-
656
CRAN~O
1?: COSTITUZIONI
Da questa tabella si deduce come fra i 200 militaTi da me osservati in piimo tempo, prevalgono soggetti provenienti da regioni (settentrionali) caxatterizza,te da brachicefalia ed appunt.o ad tm siffatto prevalere di settentrionali - e quindi di brachicefali - possiamo attribuire la incostanza fra dolicocefalia e longitipìa e rispettivamente fra brachicefalia e bra<'hitipia,, quale abbiamo precedentemente messa in rilievo. '
Rapporto fra tipo morfologico cranico e glandole endocrine. Con quest'ulti!na serie di ricerche mi sono proposto di porta.re un contributo a studi recentissimi del mio Maestro P ende - i primi che siano stati fatti sull'argomento - circa il rapporto che sviluppo e forma del cranio hanno con le glandole endocrine. Secondo Pende, la crescita del diametro antere-posteriore del cranio sarebbe stimolata dalla glandola genitale e dalla tiroide, la crescita del diametro trasverso sarebbe stimolata dal timo e dalla corteccia surrenale, la crescita, in altezza sarebbe stimolata dalla pituitaria; e pertanto i dolicocefali mediterTanei devono il loro tipo cranico aU'a.tteggiament<> iperfunzionale della glandola sessuale e della tiroide, e:timola.te forse dall'azione millenaria del soae e del mare! dalla alimentazione a base di pesci, ecc.; mentre i brachicefali alpini devono la loro forma cranica corta ed alta ad un iperpituitarismo di razza combina,to a ipotiroidismo. P er esplorare la situazione endocrina dei 200 militati da me osservati ho seguito, oltreehè la valutazione antropometrica anche quella morfologica ectoscopica, l'esame sommario dei vari apparati, l'orientamento del sistema nervoso vegetativo; l'orientamento psichico. Le conclusioni alle quali le mie osservazioni mi portano sono le seguenti: I settentrionali sarebbero caratterizzati da : macrosomia (peso medio da me riscontrato kg. 62.5) statura media superiore alla norma (cm. 167,5); lunghezza tronco pressochè normale (cm. 51,5}; altezza, del cranio proporzionata aUa statura e perciò superiore alla norma (cm. 12), scheletro robusto ; mani e piedi voluminosi, colorito della pelle bia.nooroseo, muscolatura ipertonica, bradipragia, carattere positivist.a, ; essi avrebbero cioè, i ca.ratteri dell'iperpituitari8rno. I meridionali invece sarebbero caratterizzati da statura media inferiore alla norma (cm. 164) ; tronco lungo (cm. 53 4 gradi di Vi<>la) ; brachischelia (arti inferiori cm. 75 - 5 gradi di Viola), colorito della pelle bruno, muscolatura tonica, precocit,à di sviluppo sessuale, caratteri sessuali secondari spiccati (pelosW~ Slù petto, ecc.), tachipragia, irrequietismo~ carattere euforico, espansivo, fantastico, essi avrebbero, ci oè, i caratteri del tipo ipergenitale del Pen.de. Esisterebbe, cioè, 1ma coincidenza w:lla di8tt·ibuzione regionale fra la bmchicejftlia e l'ilJer pit.u'itctris mo, riszJettivamf'll,te tra lct flolicocejalia (! z· i PN'-
+
ge'l~italismo.
CRANIO E
COSTITUZIO~'l
657
AUTORIASSUNTO. - a) Non esiste tm accordo fra. longitipia. corporea e dolicocefalia da. un lato, nè fra. brachitipia. e brachicefalia. dall'altro. b) Esiste invece netta. distribuzione regionale, in Italia., dei due tipi cranici fondamentali: Regioni brachlcefale; Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria., Emil!ia., l\farche. Regioni mesaticefale; Toscana. Regioni dolicocefale; Abruzzi, Lazio, Campania, Puglie, Sicilia. e Sardegna. c) La brachicefalia e la dolicocefa.lia coinciderebbero rispettivamente con l'iperpituitarismo e con l' ipergenitalismo. BIBLIOGRAFIA. BARBARA. -
I fondamenti della biotipologia umana.
De signis umorum in corpora, etc. BauOSCH·LEWY. ....,... Die biologie der person. D"ENIKEN. - Les races et !es penples de la terre. FRASSETTo. - Les formes norma.los du cra.ne humain. FRASSETro. Lezioni di antropologia, 1918-1919. Lrn. - Antropometria militare, vol. I e II. OrroLl!:NGHt. Trattato di polizia. scientifica. PENt>E. Endocrinologia, vol. I e II. PEN:DE. - Debolezze di costituzione, vol. I e ll. Pl'.:~!YJ.;. Trattato sintetico di patologia. e clinica. medica, vol. I e II. PrTTARD. Les ra.ces et l'histoire. SrAGLL\. Le costituzioni morfologiche in una zona. gozzigena. VCOLA. In De Giovanni Lavori dell'Istituto, vol. II, IV e V. B.uBARA. -
ISTITUTO DI ANTROPOLOGIA DELLA R . UNIVERSITÀ DI ROMA Direttore: prof. SERG'IO SERGr
LA tltEQUEIIZA DE6LI 16[1!1VI !UPF.RIORI PALffilfORMI In JOmTTI ITALIAni Dott. Arturo Sabatlnl, primo capitano medico, assistente militare
Il dente palettiforme, caratteristica degli incivisi snperiori, nella loro denti:>.ione pl:'rmancnte, fu osservato c notato, in modo saltuario e occasionate, sin dal principio dl'lla seconda mt\tà del sec9lo scorso, da cultori di anatomia e di odontologia, quale varietà morfologica non frequente nei predetti dent.i, SPnza attrarre però l'att.Pnzione degli osservatori circa la sua frequenza ed il suo significato. Tale speciale forma è cara tte1·izzata dal fatto che gli incivisi superiori prt>sentano, nella superficie linguale, una par ticolare e pronunziata <.'avità, delimita.t:a da un bordo di smalto ben evidente, che, partendo dalla porzione cervicale della corona, quale orlo basale, ne percorre i margini laterali, continuandosi nella sua ponione libera. La forma ca.ratteristica, indipendentemente dalle infinite varietà morfologicbe, (l rappresen tai a quindi da un anello di smalto, che varia di ttpessore a seconda della zona che percorre. Questo in linf'e schematiehe sarebbe il dente a paletta, terminologia che richiama la forma della piccola pala da carbone, a margini spessi, sollevati, non quella comune, a margini piani, che non avrebbe alcuna ana.logia con la reale forma del dente. L'indagine su tale caratterr degli incisivi superiori che si vorrebbe includere nella scheda. per la in('.hiesta a.ntropomet.rica da eseguirsi su di una intera classe di leva., con la. dicitura generica di u dmtti a pala ». Ho ritenuto opport·WlO eseguire una ricerca prelimina.re su soggetti. italiani circa la esistenza o meno di tale forma, la sua frequenza, le sue varia.zioni. Premetto che la indagine richiede non soltanto una precisa conoscenza di essa e delle sue diverse forme, ma un ancor più preciso metodo di ricerca, se si vuole evita.rc che una fa.cile osservaoione superficiale dia errori di tecnica ed ancor più di valutazione. ~
Sin dal l 841 il Cara belli aveva notato in un incisivo sinistro mediano superiore <<una lar·ga e profoncla cavità>>. Nel1870 il Miihlreiter osservava <<la loro cor·ona (incisivi superiori) sorniglia irt ge.ne-re ad uno scalpello o ad 1ma pal-Jtta » (1). Il Tonws (1876) sempre a proposito degli incivisi superiori così si esprirur: « la supe·rfìcie Unguale t:m·.yo la gengi1:a termina in, una prominenza, (l) A pnglnc ;,S e 63 dd V. di Odontolntrfo. pt'o.tfQ8 di Sza.bò sono riportate du& figure del Jl!iib.Jrei t<·r, che rlpro<lu<:'ono una. Ynrf ('IA dello. predetta forma, comE> è po.'18lb1Je rilevare dalla ript'oùuzi one: 16 steAAu. !ornHL ~~ O!<:!er,•o. e. pag. 13, tl.g. 20 degli elementi di OdontoiatrJo. di Cbiavaro ed o. pag. 111 6 del .Maounlo tll .Anatomia. dJ Cunnlngbo.m, 4• edlzlon& 1920.
LA FREQUENZA DEGLI INCISIVI SUPERIORI ECC.
659
1listinta talora in un anello di smalto chiamato orlo basale o cingul1tm in anatomia co-mparata . . . . . . nell'angolo dove gli Mli dei due lati si incontrano una profonda buca resta nello smalto, sebbene cib possa considerarsi come una cosa che si stacca dal normale ». Altra descrizione la. tTovia.mo in Zuckerka.ndl (1880). il quale si occupa della forma a paletta degli incivisi superiori senza usare una. specia.le terminologia. · Il Wortman (1886) «incisivi S1tperiori: ... . di tolito q1testa superficie (lingnale) è quasi piatta, ma in alcmti casi presenta una larga concavità cent-rale, la cui profondità può esse·re considerevol1nente aumentata dalla presenza di due o1·li marginali, inco•ntrantisi alla estremità. ra.dicale o apice del triangolo ». Descrizione analoga si trova in Black (1882 e segg.). Ma la descrizione più precisa dell'epoca ci viene data dal Rirrmngha.m: «la superficie poste'·im·e concava della corona degli incisivi superiori è di solito lirnitata 'Verso la ge1~giva da un orlo, a forma di 1\ , noto wl nome di orlo basale o cingu.lum; i d·ue ·rami del 1\ si continuano in alto lungo i lati della superficie posteriore, m entre l'apice è ri-volto verso la gengiva >>. Seguono le ricerche di Arkovy (1904) su 169 crani umani dell'I stituto di Antropologia di Budapest, che dà un primo contributo statistico agli incisivi s. pa.lettiforrm, per quanto dedotto da un esiguo e insufficiente materiale. L '.~. osservò che la presenza del cingulum era completa.mente assente nei roma.ni, raggiungeva il 30 % negli avari, il 53 % negli antichi ungheresi, più del 75 % in crani del principio del XIX secolo, e il 94,6 % in quelli recenti; era presente nei cinesi, ma mancava in quei popoli che conducevano una vita primitiva come i maori e i negri. L'A. ritiene che tale speciale forma sia graduale e proporzionata allo evolversi del sistema di vita dei diversi popoli. L a caratteristica forma a paletta. fu osservata da. Gorjanovic-Kramberger e .Adloff negli incisivi superiori dell'uomo di Krapina. Lo Scwerz fra 193 inciRivi laterali, osservati in crani del V-VII secolo di s>·izzeri tedeschi, notò la, frequenza di f01.Jeola nel 57 % dei casi e ritenne trattarsi di una manifestazione ridotta.. Gli incisivi s. palettiforrm sono stati in ogni modo segnalati e variamente interpreta.ti da diversi AA. senza che sia stata data ad esRi una vera e propria. importanza morfologica. e senza giungere ad alcun risultato definit.ivo circa il loro vero segnificato. È m erito dello HrdJicka aver messo in evidenza, attraverso una Rerie di sistem atiche ricerche, la importanza degli incisivi s. palettiformi (shovel-shaped teeth ), che rappresenterebbero nn carattere generalizzato non soltanto n ell,uomo, ma. nei mammiferi in genere. L 'A. dall'inizio delle sue ricerche (1907) su crani di indiani ebbe ad osserva.re che gli incisivi superiori presentavano in genere una forma che si allont-anava da quella comune nota nei -trattati di anatomia, non solo, ma diversa da quella della maggior parte d ei bianchi e dei neri. Dall'esame portato su materiale scheletrico vario ottenne il 100 % di forme pure e rudimentali di inrlsivi s. palett.iformi negli esquimesi, mongoli, un po' meno negli a.mE\rindi ed ancor meno nei melanesiani (tabella 1). Dall'inda.gine eseguita succeRsivamente su materiale umano vivente, rappresentato da circa 900 studenti
660
LA FREQUENZA DEGLI INCISIVI SUl'ERIOBI ECO.
cinesi, gia,pponcsi, ha vaiani e di altri popoli den·I<~stremo Oriente, inoU.re da mille hianchi e da ottocento soggetti negri americani di ambo i se~si, studenti delle scuole di Whasington e Baltimora, ebbe la possibilità di raccogliere non soltanto un notevole materiale statistico, ma di dare una. precisa descrizione di tale forma e delle sue varietà. I risultati ottenuti dall'A. su materiale umano vivente sono da me riportat-i nella tabella II, per quanto riguarda solo i maschi. Ho omesso le femmine i cui dati variano di poco, e sulle quali non ho esteso 'J)er ora le mie ricerche, anche per le finalità del presente lavoro. Nella predetta tabella si osserva la scarsissima presenza di forme pure negli incisivi superiori, sia medi che laterali, nei bianchi americani e nei negri americani, per quanto complessivamente le varie forme presentino una notevole frequenza. Ma negli havaiani, cinesi, giappone.~i, oltre alle forme pure, largamente rappresentate specie nei giapponesi, l'incisivo s. palettiforme può considerarsi una caratteristica costante. La presem:a dell 'incisivo s. palettiforme osservata inoltre dall'A. in vari gruppi di mammiferi lo ha spinto a ritenere trattarsi probabilmente di nn ca.rattere comune a tutti i mammiferi terrest-ri «capace di offrire non solo dei preziosi confronti etnici, ma anche di rappresentare la pitl insospettata distrib1tzione biologica, insieme con le origini più remote ». Dai dat.i raccolti finora si desume che l'incisivo s. palettiforme fu osservato: nell'uomo di Krapina (Gorjanovic, .A.dloff); negli avari, negli ungheresi, sia antichi cht> moderni (.Arkovy)i negli svizzeri tedeschi (Schwerz): nei bianchi americani, negri americani, amerindi, esquimesi, mongoli, melanesia.ni,havaiani, cinesi, giapponesi (Hrdlicka). Per ora la costante frequenza di tale forma in determinati gruppi di popolazioni, come per esempio quelli dell'Estremo Oriente, acquista una vera e propria caratteristica raziale ed un grande valore per l'Antropologia; la estensione della ricerca potrà in ogni modo meglio illuminarci sulla sua diffusione e sul suo vero significato. L'incisivo tipico palettiforme (fig. l} è generalmente un dente forte, robusto, spe.~so, di dimensioni superiori a quello normllile, col margine libero generalmente più spesso che nei comuni denti. La, superficie labiale della corona è piuttosto breve, con una convessità maggiore di quella comune, a superficie liscia, coi margini più o meno convessi dall'alto al basso. T,!l. caratteristica dominante è data dalla porzione linguale, che presenta una cavità ben definita, piuttosto profonda, di forma varia, la eui base è data dalla parte libera del dente, mentre l'apice si spinge verso la porzione cervicale. Ta.le cav it~ è circondata da. un grosso anello di smalto, che delimita in modo ben n etto la cavità linguale del dente, ed è più frequentemente evidente nelle sue porzioni: cervicale, mesiale e distale. La cavità della porzione linguale cosl delimitata non è accompagnata da alcuna perdita di smalto come è stato notato dallo Hrdlicka e come bo potuto io stesso constatare. Essa è formata dallo sviluppo marginale dello smalto, che sembra. ripiegarsi lateralmente sulla superficie linguale del dente. Non si tratterebbe quindi di un processo di riduzione filogenetica, ma piuttosto di una. iperplasia delle eellule marginali costituenti lo smalto ai fini di una maggiore consistenza.
l
LA FREQU ENZA DEGLI INCISIVI S UPE RIORI ECC.
661
A questa. tipica forma propria degli incisivi superiori seguono forme rudimentali e forme anomale, sia nei rigua.rdi della cavità linguale elle dei bordi. La cavità è appena accennata e di forma la più varia, fino alla formazione di un canale o infundibulmn. I bordi laterali si esauriscono lungo il loro percorso o sono appena evidenti, oppure dalla porzione basale, per la fusione dei margini laterali, si diparte un unico bordo che percorre il d<>nte in senso longitudinale, più spesso in posizione distale, con notevole avvallamento in posizione mesiale. Altre volte dalla porzione cervicale si dipartono una o più propaggini di smalto, che si esauriRcono verso il margine libero. Per lo studio degli incisivi s. paletti formi bo preso in esame 1068 soggetti delle scuole di Polizia di Roma e Caserta, fisicamente sani, esenti da tare ereditarie o da pregresse forme morbose, che abbiano potuto comunque influire sulle condizioni normali della dentatura, eliminando in ogni modo quelli che presentavano l'assenza anche di un solo incisivo. Nella grande maggioranza l'età variava dai 21 ai 32 anni; epoca; in ctù è più facile che la dentizione si presenti sana. Vi erano ra.p presentate tutte le regioni d'Italia, per quanto in proporzioni differenti (tabella III). Ho potuto cosl in vari periodi esaminare 4272 incisivi superiori, di cui 2136 medi ed altrettanti latera.li. Per le mie speciali man.sioDi nelle predette scuole ho avuto la possibilità di riesaminare, in successivi periodi, tutti quei soggetti che presentavano comunque tracce di incisivi s. a paletta, per meglio stabilime la forma e quindi la classificazione, prendendo anche le impronte delle forme più caratteristiche, ~on pasta Kerr, su comune porta-impronte e successiva colata in gesso. Per la ricerca del dente palettiforme non uù sono avvalso del metodo di Hrdli~ka, che ho trovato non privo di inconvenienti. Con tale metodo il soggetto è obbligato alla eccessiva estensione del capo all'indietro, qualunque sia la posizione che voglia. at~swnere l'osservatore, non certo comoda.; la. zona di osservazione, inconveniente ancora più grave, manca di luce diretta. L'esame riesce cosi difficile, ma ancor più difficile è il riconoscimento e la classificazione della forma specie per e11. in soggetti fumatori in cui proprio gli incisivi sono quelli pl.ù anneriti. Elementi questi ,c be occorre tener presente perchè rendono poco evidente e sovente mascherano le caratteristiche morfologiche del dente nella zona da esaminare. Per le mie ricercl•e ho usato invece lo specchietto orale, comune in odontoiatria, e che deve quindi ritenersi il metodo uùgliore, poichè la porzione linguale del dente viene riflessa, ben illmninata, in ogni sua parte. Posto il soggetto a sedere su di una comune sedia, di fronte ad una sorgente ltuninosa., ed invitato ad aprire la bocca, nou eccessivamente, cou lo specchietto orale ricercavo le variazioni morfologiche della porzione linguale di tutti gli incisivi. Tale osserva.zione poteva essere fat.ta ancha a lungo ed in ogni suo particolare, senza stancare il soggetto e l'oss<>rvatore, che poteva rimanere anche seduto, avendo l'accortezza di passare di t anto in tanto lo specchietto sulla fiamm a di una comune lampada ad a.lcool, per evitare il suo .a ppannarsi. L'osser vazione portata così in zona ben illuminata permetteva non solo la precisa valutar.ione della for ma, ma di .
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2 -
Giornale di m6dicfn4 mflit4n.
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66:2
L."- FREQU.E~ZA DEGLI ~CISIVt SUPERIORI ECC.
seguire anche le minime variazioni morfologiehe senza che il nero da fumo, drpositat,o n elle va.rie parti, o posizioni anormali del dente potessero occultame la reale morfologia. L'Hrdlicka ha adottato per la sua classificazione i seguenti termini: shovel (s) le forme tipiche in cui oltre alla cavità era evidente anche l'anello di smalto b en sviluppato e completo; semishovel (s.~) quelle meno evidenti; trace (t1·) per indicazioni lievi ma distinte. Io Lo ritenuto opportuno usare la seguente cla.ssifica.zione:
denti pall'ttiformi di prinw gra.clo: la superficie linguale degli incisivi superiori presenta una cavità. ben definita, circondata da un'anell(l
Fig. l. - PRmo GRADO.
Fig. 2.- SKCOSOO~Gn-'"DO •
•
Fig. 3. -
TERZO GRADO.
ScBEM.\ DEGLI I NCISIVI SUPERIORI PALETT[F()RMI (8uperftole llnguale).
di smalto ben evidente, eh~ partendo dalla porzione cervicale del dente ne circonda tutti i margini, qualunque sia la forma e qualunque sia lo spessore del bordo (fig. 1). denti palettifonni ili secondo gra<lo: cavità del dente evidente, il bordo, più spesso nella sua porzione cervicale, va esaurendosi lungo i margini mesiale e distale, non vi è traccia verso il margine libero (fig. 2). denti palettifonni tli terzo grado: mancanza della caratteristica cavità centra.le, i bordi fusi p ercorrono la porzione m ediana del dente, o più sovente uno dei lati, specie quello distale, esaurendosi verso il margine
LA FREQUENZA D EGLI IN CI S I VI SUP'E:RIORI ECC.
663
libero. Altre volte dalla porzione <'ervicale partono propaggini che si continuano sempre verso il margine libero, delimitando piccoli avvallamenti. Tutte le alt.re anomalie morfologiche, non c!Msificabili nelle precedenti forme, ma che pPr i loro cara!teri fanno pensare a forme rudimentali palettiformi (fig. 3). Tale classificazione risponde non solo a crit eri morfologici, ma più ancora consente una netta e precisa deliminazione tra le varie forme. N ei sogget.ti da me esaminati (1068), gruppo omog.,nco, superiore per numero a ciascuno dei gruppi esaminati finot·a dagli alt ri, si osserva anzitutto la scarsa frequenza degli incisivi s. palettiformi (4,6 % ). Soltanto 50 individui (tab. IV) mostravano tale cara•tere sotto foi'Dlao mista rudimentale, e di essi solo 3 {0,27% ) con tracce evidenti del bordo anche sul mar,sine libero, con cavità ben n etta e precisamente 2 negli incisivi medi e l negli incisivi laterali. N ello stesso soggatto si avevano p erò forme di II grado negli altri incisivi. Con maggiore frequenza 1;i presenta va il secondo e terzo grado (2-1,9%): minime invece erano le forme miste di primo e secondo grado (0,27%) e di secondo e t "rzo grado (0,3/Yz) (tab. V). Nessuna tra.3CÌ':L di tale forma sia negli incisivi inferiori che negli altri denti, per quanto lo Hrdlièka ritenga che il bordo e la fossa l'inguale non sarebbero limitati ai soli incisivi, ma si estenderebbero anche ai c :tnini, e molari, in forme rudimentali, non facilmente distinguibili. Su 4272 incisivi superiori si hanno complessivamente 118 denti (2,7 % ) classificabili nei vari gradi della forma a paletta. Il primato è tenuto sempre dal secondo gra.do {1,3%), mancanza cioè del bordo sul margine libero; la frequenza m~ggiore è data dall'incisivo laterale sinistro (1,5%), a cui seguono quelli medi sia destro che sinistro (1,4% ) ed ultimo l'incisivo laterale destro (1,1 %) (tab. VI). S carsità di risultati che non permettono conclusioni in rapporto alla posizione. La frequenza dell'incisivo s. palettiforme inoltre è così minima negli italiani esaminati, da non poterai paragonare a nessuno dei gruppi di popolazioni studiati finora. Dallo inizio del bordo sulla porzione cervicale del dente al biforcarsi di esso lungn i m ':l.-r gini mesia.le e distale, per ricongiungersi sul margine libero di esso, si ha un graduale processo di proliferazione delle cellule di smalto, nella predet ta zona, con formazione di una cavità centrale. Questo processo morfologico, del quale vediamo la su a graduale evoluzione, a parte una filogenesi pil't o meno oscura, dalle forme iniziali a quelle più complete, va messo probabilmente in rapport-o con fattori di ordiue funzionale, che allo stato attuale delle ricerche non è facile chiarire. Una indicazione potrebbe essere data. dalla posizione reciproca delle due arcate dentarie nelle varie popolazioni. Sono noti infatti i diversi r apporti che le due arcate vengono ad avere, a mascelle serrate in corrispondenza della par te antte'riore, nei vari gruppi razia.li: dalla labidontia in cui i bordi taglienti degli incisivi combaciano, alla psalidodontia in cui gli incisivi superiori sono di poco proiett ati in avanti, alla st egodontia ed opistodontia in cui gli incisivi inferiori restano da 2 a 10 mm. più indietro di quelli superiori.
664
LA. FREQUENZA. D E GLI I'NCISIVI S UPERIORI ECC.
Posizioni queste ultime che portano il piano di ma-sticazione degli in· cisivi inferiori sulla superficie linguale degli incisivi superiori, provocando, probabilmente per azio~e del contatto durant.(' i movimenti della masticazione, l'irrobustirsi del dente in tale zona! att.raverso la caratteristica proliferazione marginale delle cellule di sma lto, per offrire una superfì l'ie Ililì solid.a. Ed allora sorge il quesito se vi è un rapporto fra incisivi superiori palettiforrni e questa diversa disposizione delle arcate nei vari gradi di psalido-stego-opistodontia. Dall'esame di alcuni dati statistici si rileva che vi souo popolazioni le quali insieme con l'incisivo suveriore palettiforme presentano anche psalidodontia, come tedeschi, cinesi, giapponesi, e come io stesso ho osservato nei pochi soggetti esaminati. Non vi sono che gli amerindi nei quali è frequente la labidontia a.Esociata con i denti palettiformi e quindi verrebbe a mancare la concordanza dei due fatti morfologici almeno per i dati stat.istici raccolti finora. In ogni modo rimanendo incerti sulla interpretazione, per la scarsezza delle ricerche allo stato attuale, non si può escludere che una certa. relazione deve esistere fra sovrapposizione delle arcate dentarie e incisivi superiori palettifor~i; interpretazione questa che può essere chiarita. solo da. 1ùteriori indagini. TABELLA. l. (Hrdl.illlta)
lndslvl superiori permanenti degli Indiani americani e altre razze di eolore (Materiale scheletrico).
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665
LA FREQU ENZA DEGLI INCtS lVJ S UPERIORI ECC.
TABEL LA
Il. (HrdJiCka)
Frequenza dei vari gradi di Incisivi palettiformi per denti,
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lN<.:ISIVI LATERALI
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14,3
23, 4
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7, 8
56,9
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24 , 5
66,5
Am ericani negri {307) •••• , .. .. ............... 1228 inc isivi 618 medi e laterali
4,9
i, 6
33
Havalani {21) 84 Inc isivi 4 2 med.l e lateraIl
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42,9
38,1
Cinesi (547) . . .. .. • ••...• . .•.... .. . , .. . .. ... . ...
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2118 Incis ivi 1094 medi e laterali Glapponeal (172) .. ............... . ... , .. . ..... 688 l.nc lslvl 344 n1<.'dl e laterali
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TABELLA III.
Abru7.r.l e i\l ollse .. , ........ . . .......... .... ............... .. Basilicata. .. ...... . .... . . . ..... .. .... .. ....... . ............. . (.;alab.rla. .... . ..... . ........................... .. . . ...... .... . Campania ....... . .... . ....... ... ......... .. . ......... .. ... . Emlll:> ........ . . .... ........ .. ...... .. ..................... .
Lallio ...... . .... .. ..... . ..... .. ... . . . .. . .. .. ..... . · ··· ...... · Liguria . ...... . ............................ . . ....... . ...... . .
N.
60 2( 6-l
306 16 1H
13
.:\lltroh " .... . , ........ . ..... . ................. ... ............ .
23 27
Piemonte .... . ..... . .... . . ..... . ......... ... ...... . . . .. . · ···· Puglia ...... .. ..... .. ........ . ...... . ...... . ....... .. . . . .. .. . Sardegna . ... .............. . . ............ .. . . .... . ..... ·· .. ··
134 34
Sicilia . . .. . .............. .. .. . . . . . ... . ..... . . . ... ... . . ... . . ..
l:lg
Toscana .. .. . .. .... .. . .. . . ... . ..... . . .. ........ . ... .. . .... . . l hnbria . .. . .......... . . . ..... . .... . : .... . ... ........ ... .... . Veneto ... . ..... .. ....... . ..... . ....... . .. .. . ......... . .. ... . Ve.no:ti& Giulia ......... .. ........... .. . . ... .. . . .... . .. . .. . . . Vt<oezhl Trid ent ioa . . .. ...... .... .. .. . . . . . . ........ .... .. .. .
51 12 16 10
1'o ta le .. .
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r_ombardia ....... . ............. . ..... . . . .. . ........ . .... . .. .
17
9
66fi
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Fl<EQt: ENZA D J::GU C\ Cl '< l\' [ St::PJ-:R lORI F.CC .
Classificazione e posizione degli incisivi palettiforml in soggetti italiani. lllra<iO
Indsi ,.o
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23
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19
667
L.\ FREQUENZA DEGLI TNCI>-In Sl'l'ERIORI ECC.
T xaELLA ,.,
La frequenza degli Incisivi palettiformi negli italiani. Numero dei soggct.tJ
l
1068 ..........
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I grudo
1- U grado
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(3) 0,27%
l
li g rado
( !.:2) 2 %
In-In l g rado
l
(4) 0,3ì%
l
III grado
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T o tal« soggt: l ti
(:;O) t , tl "•
(2 1) 1,9 ... J
T A B E LLA VI. La frequenza degli lm:lslvl palettlforml nel vari gradi. I grado
II grado
III grado
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Totale den~l
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Numero clcgU Incis ivi csa.mlnatl4272 ....
0,14 (6)
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Incisi,·! rnedi D. 2136 ....................
O,<X! (2)
l
(22)
o, 28 (6)
1,4 (30)
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0,09 (2)
l
(2S)
0,28
(R)
1,4
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Incis ivi l aterali D. 21SG ..................
0,04 (l)
0, 46 (10)
0,6
(13)
1, 1
(~ f)
Incisivi laterali S. 21S6 .................. .
0,04 (l)
0,6
0,88 (lP.)
1.:;
(33)
Inci.sivl medi S. 2136
(13)
(44)
RIASSUNTO. L'A. tratta della speciale forma che prese ntano gli incisid superiori, nella. loro porzione Jingua.Je, rappresentata da un'anello di smalto più o me no compatto ed evidente, caratteristica costante cii alcune popolazioni specie dell'Estremo Oriente. Tale indagine che si vorrebbe includere nella scheda per la i nchiesta ~ntropometrica. da. eseguirsi sù di w1a intera classe di leva con la dicitw-a generica di • denti a pala•. L'A. premesso che la forma a paletta è esc'ush·a degli incisivi superiori, attraverso l'esame portato su oltre 1000 soggetti, g ruppo omo· geneo superiore per nume ro a ciasl!uno dei gt·uppi esaminati finora, ba potuto osservare a t traverso metodi propri di indagine e di classificazione la scarsissima frequenza d i essa in soggetti it.aliani; ritiene inoltre che il graduale processo dl proliferazione delle cellule di sma.lto della pot-tione linguale del dente va me53o probabilmente in rapporto con fattori d i ordine funzionnle.
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--:-- ....... ........
CLlN lCA D ER:\lOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA Direttore: Prof. P. L. BoSEUU.I
SUL VALORE DIAGNOSTICO DEL VACCINO GONOCOCCICO NELLA BLENORRAGIA Dott. Angiolino Scarpa, capitano medico, assistente militare
In un rec.ente lavoro, il mio Maestro, prof. Bosellini scrive: « Quando si parla di guarigione della blenorragia è necessaria una intesa su questa. parola, è necessario cioè che venga stabilito che non possa parlarsi di guarigione se non quando è scomparso del tutto il gonococco: fìnchè questo perdura nella profondità dei tessuti, in latenza ma vivo e vitale e quindi atto a mantenere in istato di cronicità la malattia, a determinare riacnt izzazioni e meta.qtasi, a contagiare le persone sane, evidentemente non si può parlare di guarigione. Ma come si può comprovare che il gonococco è scomparso ! Ecco il punto centrale del problema della gonococcia, il più difficile, anzi il più delle volte impossibile a risolvere, che perciò ci costringe a parlare soltanto di una guarigione clinica, che è una guarigione di apparenza non di sostanza ». Per parlare adunque di vera guarigione è necessario a-ssicurarsi che non esiste più il gonococco nel blenorragico, ritenuto clinicamente guarito: ardua e difficile è la soluzione di tale questione che è del più alt-o valore pratico e sociale, specialmente ai fìni del matrimonio, e che comporta una grave responsabilità per il medico. n gonococco in.fa.tti, pur esistendo nell'organismo, spesso non è reperibile e dimostrabile o perchè resta rinchiuso nei suoi ripari, tt nelle sue trincee » come dice Ianet, di dove non esce che in certi momenti, o perchè esso modifica i suoi caratteri morfologici e t intoriali. Data la. difficoltà e l'incostanza. di dimostrare il gonococco latente ed allo scopo di poter emettere un giudizio di guarigione più verosimilmente esatto, vi è stata una nobile ed appassionata gara d'indagini t ra gli studiosi. E dalle prove meccaniche, fisiche e chimiche (moto, coito ripetuto, ingestione di vino o birra, introduzione di st.rumenti o di sali d'argento (Ia.net) o di sublimato (Neisser) o di acqua ossigenata (Alexander) nel canale uretrale) si è pervenuti alle iniezioni di proteine eterogenee (Muller), alle prove biologiche mediante la. vaccinodiagnosi (cutireazione, intra.dermoreazione, oftalmoreazione, iniezioni ipodermiche, intramuscolari, endovenose di vaccino gonococ-eico) o la sierodiagnosi (agglutinazione, flocculazione, precipitazione, determinazione dell'indice opsonico, deviazione del complemento). Varie e discordi sono le opinioni dei diversi autori cirra. l'importa.nza da annettersi a questi v~~ri mezzi diagnostici: alcuni sono ormai un semplice ricordo storico poicbè risultati pr(vi di ~;pecifìeit.à, nitri nn,cora tengono
670
SUL \' .\ LORE DIAGNOSTICO DEL , .ACCI!-<0 F!CC.
il campo con succegso e sono giudicati di grande interesse pratico. Non starò a fare la disamina di tali mezzi diagnostici, rilevarne cioè i pregi e i difetti, poithè e:;nla <lal mio argomento: ricorderò solamente che, allo stato attuale. non hast a un solo nwtodo a svelare il gonococcismo latente, secondo la maggioram:a degli autori; ma solo dall'insieme dei vari mezzi cono.,;ciuti si può a vere qualche dato preciso. Ciò premel'sn, io mi occuperò esclusivamente della vaccinodiagnosi e più propriamente del valore diagnostico da. attribuirsi alle reazioni generali locali e focali in seguito a, iniezioni intramuscolari di va~cino gonococcico. È noto c·be i primi esperimenti d'immunoterapia gonococcica da,tano dal1907-1908, ma allora si praticava. l'immunizzazione passiva inoClùando i gonococchi ne~li animali ed il siero di questi al malato. Tale terapia non diè allora, alcun ri:mltat.o. In seguito nel 1909 si passò all'immunizzazione attiva. iniettando al malato dei gonococchi uccisi: i risultati furono allora incostanti. Da qLleli·epoca una ricca·messe di lavoro s'è venuta accumulando per cercare di perfezionare la, tecnica della vaccinazione gonococcica sia curativa che diagnostica. Molti a,utori si lodano di tale mezzo diagnostico, per scoprire il gonococco latente, pu.r essendo i risultati discordi; altri condannano esplicitamente l'uso dei vaccini, a scopo diagnostico, poichè inutili anzi nocivi. H eller è un entusiasta del metodo e riferisce di un gran numero di casi nei quali in tal modo gli è riuscito di svelare il gonococco, mentre gli erano fallite altre prove provocatrici. Adler e Asch os~ervarono, in seguito a iniezioni endovenose di vaccino gonococcico, non solo la comparsa del gonococco, ma anche la sua alterazione dal lato morfologico (più grosso) e tintoria,Je (Gram-positivo) e inoltre l'arrossamento delle lacune di Morgagni, delle ghiandole del Littre, ecc. Brunhs fece esperimenti con iniezioni intramuscolari di vaccino ed ebbe analoghi risultati. Morini riferisce favorevoli risulta,ti in seguit,o all'uso del vaccino Bruschettini. Cappelli ha osservato che spesso il gonococco era reperibile, dopo iniezioni di vaccino, mentre non lo era stato prima, in forme di epididimiti acute e sub-acute e uretrite cronica, con prostatit.e; ma che si accen· tuavano i fenomeni infiammatori con vivi dolori, all'epididimo in caso di epididimite in via di risoluzione ed alle articolazioni in c.aso di artrite, e si potevano avere finanche localizzazioni nuove gonococciche fino alla setticemia gonococcica. Sprinz riferisce anche di epididimiti e artriti insorte in seguito all'Artbigon usato a scopo diagnostico. Maderna riferisce anche sulla proprietà mobilizzatrice del gonococco da parte del vaccino. Cii·ca la interpretazione ed il valore diagnostico da attribuirsi al rialzo termico pro•ocato dalle iniezioni di vaccino !!"Onococcico, varie sono le opinioni emes»e dagli autori. Sommer, per es .. afft•rma che l'elevazione febbrile ùi 2 gradi in seguito a iniezione emlon•no;-;a di 0,1 di Arthigon, in un ad1tlto, è da considerarsi
SUL YALORE DTAG):OSTICO DEL \' A CCI~ O
~:n· .
671
nettament-e specifica per la blenorragi a ancora in altu, probabile se il rialzo è di un grado e mezzo. L'autore, nei casi a tcml)eratltl'a più eleYata, ba osservato un doppio acm~ febbrile, cioè febbre dopo quale: Ile ora dH ll'iniezione, caduta di essa, rialzo il giorno seguente, defervesceuzà: spiega il fatto con l'ipotesi che il p1·imo rialzo t~rmico rappr<'scnti la reazione :l i vaccino da parte dell'organismo in stato allergico, il secondo rialzo rappresenti la reazione dell'organismo al nuovo vaecino costituito dai gonoeoc:c·bi uccisi dei tessuti. Schlassberg e Habermann affermano invece <:be la reazione febbrile, in seguito a iniezioni di vaccino gonococcico, non ba valore as~oluto, poiclhè ai può avere o no in blenonagici e non blenonagici e può essere d'int.ensità e durata variabile. Cappelli e 1\'Iaderna esprimono anch'essi il "Parere che la febbre non ha valore assoluto poichè non costante, non specifica e non uniforme. Circa l'impor tanza ed il valore diagnostico delle reazioni focali in seguito alle iniezioni di vaccino gonococcico, i pareri sono piuttosto favorevoli. Fa-sani Volarelli (1921) giungE' alle seguenti conelusionj: a) l' iniezione diagnost.ica di va<'cino gonococcic:o, nella, g-rande maggioranza dei <:asi osservati, alfe t ti da blenorragia sotto forma di go<:cetta e filamenti nelle urine, senza elementi caratteristic:i di diagnosi, determinò un aumento di secrezione uretrale nella quale si trovano i gonococchi nel 4 7 % dei casi; b) l'iniezione risvegliò forme ancora attive in casi d i blenonagia clinicamente guariti; c) l' iniezione, oltre all 'aumento e comparsa della secrezione e rinvenimento più facile di gonococchi, provocò modificazione citologica dell'essudato (abbondanti polinucleari non alterati, cellule epiteliali vacuolizzate ecc.) che si può utilizzare come criterio diagnostico attendibile nei casi a reperto negativo di gonococco; d) l'iniezione è immune di pericoli; e) l'iniezione provocatrice di vaecino, oltre l'esame batterioscopico e citologico della secrezione da. essa provocata, è un mezzo facile e rapido per constatare la. guarigione. Copelli (1925) comunicò a.lla XXI riunione della Soc. di dermatologia e sifilologia i risultati ottenuti in numerosi casi col proprio Yaccino antigonococcico atossico: ebbe la riattivazione biologica. in 'i6 casi (dopo 1-5 iniezioni) che erano in periodo di latenza, mentre fu negativa in 951 che si poterono quindi considerare guariti. " !aia (1926), usando vaccino gonococci<:o per Yia endoYeno~a, nella ble norragia cronica, ebbe le seguenti reazioni: a) reazione generale cioè prostrazione, dolori reuma toidi, cefalea, rialzo termico (che manca negli immuni) che inizia 1-4 ore dopo l"iuiezione, ra.g giunge 38° raramente 39o-4oo e scompare dopo 3-7 orei b) reazioni di focolaio cliniche, va.rie secondo l'estensione il grado e la gr·avità delle lesioni e la. dose iniettata, alle volt(> r<>azioni nnonuali strane (troppo vive o troppo sca.rse): c) reazioni microbiologiche: non vi è alcuna <"oni spondenz<l tra rea-
zione di focolaio e pres<'nza di gouoeoc-eo.
672
SUL VALORE DIAGNOSTICO DEL VACCINO ECC.
Lande.-;mann e Khodoroff, in un lavoro sul vaccino gonococcico hanno anch'essi affermato che in pil1 di 200 casi di bleuon-agia femminile esso
contribtùsce notevolmente a mettere in evidenza. casi la,tenti, agendo come provocatore e rivelatore. Il prof. Bosellini, a, proposito della vaccino-diagnosi nella blenorragia, scrive che essa.« darebbe il 95 % di positività; con essa si provocherebbero ren.zioni atte a modificare il secreto e rendere visibili i gonocoechi dapprima non dimostrabili. Ma la, risposta della prova va.ccinica, <:ome può dirsi di tutte le prove, non ha nulla di assoluto "· Circa l'essenza della vaccinodiagnosi in generale, secondo gli studi del F errario, essa è in rapporto con lo stato allergico dell'organismo e non è funzione di anticorpi umorali ma è legata a momenti immuni tari cellnlari e qtùndi non può es,;ere annullata o influenzata d a tutte quelle cause che influiscono sulla depressione della difesa organica. E ssa è più precoce della sierodiagnosi ed ha valore essenzialmente pratico poichè non richiede nulla di particolare nè per la tecnica nè per l'armamentario. L'autore studiò la vaecinodiagnosi in molte malattie e concluse coll'affermare che essa fu di grande ausilio. Circa i dettagli delle mie indagini, dirò che ho praticato esclusivamente iniezioni intramuscolari di vaccino gonococcico dell'Istituto Sieroterapico Nazionale, a dose crescente, secondo le istruzioni della casa produttrice, a giorni alterni, in parecchi blenon-agici di vario t ipo e d'ambo i sessi, ed ho rilevato scrupolosamente la reazione generale locale e focale in essi determinaMI. d al vaccino. Non ho trattato alcun blenon-agico in periodo acuto, senza compli-
cazioni in atto, contagiatosi da pochi giorni, poichè la diagnosi della presenza del gonococco non presenta in essi alcuna difficoltà. Mi sono invece preoccupato principalmente delle reazioni ottenute nei soggetti contagiatisi molto tempo prima e nei quali ricerche microscopiche e scarsezza di sintoma.tologia subiettiva e obiettiva potevano facilmente orientare il medico ed il paziente verso un probabile giudizio di guarigione, con lo scopo di constatare quale valore diagnostico sia da assegnarsi, in taH casi, alle reazioni stesse. Ho naturalmente e contemporaneamente praticati vari esami microscopici per la ri cerca del gonococco. Inutile dù·e che i pazienti cronici o supposti guariti, non hanno praticato alcun'altra cura, durante le mie indagini diagnost,iche. Ho sottoposto a iniezioni di vaccino anche va,ri pazienti immuni a~ solutamente da blenon-agia recente o antica, a titolo di controllo, per osservare cioè se in tali soggetti si avessero reazioni simili o meno a quelle avute nei blenoiTagici ancora in atto. P er poter controllare esattamente le reazioni e specialmente quella febbrile ho sottoposto alle mie indagini quasi tutti i ri<'overati in clinica e solo pochi ambulatoriamente i quali, per la loro condizione socia.le, davano sicurezza nei rilievi da fare. Espongo senz'altro in due tabelle sintetiche i risultati delle mie indagini .
T .A.BlilLLA. I.
8
~
Nome
"'
96880
.o
z~
Diagnosi
Orclù--epidid. blenorr. (bit.)
2
l\I. K m.
Id. (sin).
3
S. :\[. m.
Id. (d.)
4
F. I . m.
Id.
6 7
8 9
~ <)
Reazione seneralo
l\l.H.m.
F. P.m. S. N. m.
s. :\f. m. A. C. m.
Id, (sin.)
Id. Artrite blenorr.
Id. Lieve artrito blenorragica.
+ + + + +
+ +
+ +
8 ~
e doee vaccino
Reazione focale e locale
N. 6
D opo le prime 3 iniezioni, a dist11nza di 4-6 ore, 37° 4. 370 6, males!'lero, ct>falea P~''" 4-8 ot·e sudori
++
milioni)
Aumento tranRit.(lrio del do· lore allo scroto doeo le pri· me 2 iniezioni e della se· crev.. uretrale dopo la 3•
Id.
Id.
Id.
Id.
Id,
I ci.
++ ++
N. 3
Id.
Dopo 4-6 ore dali 'iniezione. 37o 6, 38o 2, per 6- 8 ore, in· sonnia. cefalea
iil!
!IO
S. A. m.
o
li iil§
o
Numero
(eia 250 a 3000
(da 250 1\ 800)
N. 6 (da 500 a 4000)
Id. N. IO
(da 250 a 6000)
N. 7
Aumento transitorio del do· lore allo scroto dopo le pri· me 2 iniezioni e della. se· orez. uretrale dopo la 3• e 4• iniezione Id, Dopo la za, 3•, 4• e 5• inie· zione, aumento transitorio del dolore e della t.umefa. zione articolare per 10-12 ore Dopo le prime 3 iniezioni au· mento della quantità eden. sità della secreziona Id.
Dopo le prime 4 iniozioni 37°6, 3So 6, dopo 4- 8 ore, per i ) l O o re, cer,, le•\
N. 5 {da 500 a 4000)
Dopo la 2• iniezione, lieve
~ ..-: > t"' o
IO C'l
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++ o> z o(/)
>i
++
8 o
tl
l'l
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Id. D opo le 4 iniezioni 37o 5, aso, dopo 4-0 oro e per 6-9 ore, S11dori, ccfalon, innppetenzn
++ + +
Ici.
++
Id.
++
(da 250 a 4000)
(/)
> o
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o
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(l
o
...~·
Q>
aumento transitorio dolori articolari, per 6 ore
., o
j
Nome
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sesso
IO
C. A. f.
11
DiRgnOI!i
n gg
Numero
l!: o
dose vaccino
-r=~
t.o
Amnesit,e bilaternle (in J•is oluzione)
r. r. f.
Id.
Id.
+
13
A. A. f.
Cervicite e Bartolinito blenorragica. sub-ac.
+
15
!\f. A. f.
U retro-cervici te blenorrag. riacutizza.ta.
P. P. f, Cervicite blenor· ra.gica cronica
16 17
l
F. D.m.
l P. A. m.
Aumento secrezione che diviene più gialla e densa
Dopo -1-5 m·e, 370 4, 37o 5, per 6-8 ore
N. 5 (da 500 a 3000)
Aumento transit., dolori agli annessi dopo la 2• iniezione
Dopo le prime 2 iniezioni, 370 2, 37° 6, per 4-5 ore
N. 5
Dopo la 2• iniezione, aumento transitorio del dolore alle ghiandole Bartolini
Id.
Dopo la 3• iniezione, bruciore alla. minzione e oompm·· sa secrezione u retrale gialla
Id.
(da 800 6 3000)
N. l
(gocoetta.)
Aumento secrez. uret1·ale che diviene giallastra
Id.
N. 5
Aumento secrez. ut·etmle che diviene ginlla.stra. (dopo la 4• iniezione)
N. 3
1 Lieve aumento goccetta.
S.M. m.
Id.
N. 4 ( dt\ 1500 Q 3000)
20
\ l.'. lt: . on. \
11.<.1 .
· \·
++ ++ ++ + +
Cefalea, 37o l
Dopo le prime 3 inie-.t.ioni, 370 3, 370 7, per ts- 8 ore, cefalea
++
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Dopo H n"t.u.tc.>.id i
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++
ore, 37° (), 37o 6, per
3-4 ore. cofnl&.L, ùolori reu-
l'l t' <1
l'l
aso; per 4-8 ore, cefalea
Dopo la S• iniezione, aumento della go=etta che diviene
<1
++ o~
Dopo 2--4 ore, 37° 2, 37o 5,
(da 800 a2000) l!)
~
t"
o
Dopo 5 ore, 370 4, }Hlt' 6 ore
(500)
N. 2 (da ISOO a 1000)
Id.
8 8
~ g
(da 500 a 1000)
(da 500 a 3000) 18
!1t'llt'l'ttle
Dopo le prime 5 iniezioni, 370 3, aso, cefoleu, insonnia, dolori reumntoidi
(da 250 :a. 3000)
A. G.-m. I_Uretrite cronica
Rt!a~louo
Dopo la 5• iniez-ione, dolore agli annessi, bruciot·e alla minzione e secrezione giallastra uretrQ-i:lervicale
N. 6
+
Rea:tlono !ocale e iol)l\10
ol "" 2&
te
N. 2
P. P. f.
o
o
N. IO (da 250 n 6000)
12
14
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:>
22
23
l B. V. m.
l Uretl·o-pro.~tatito + oron. (goccetla.)
IC.Q. m.
oron. (goccetta)
24 IS.B. m. l
I d.
l
l
N. 3 (da 500 a. 2000)
l a. l'uretra. la 3• inier.ione, Jolore Dopo In 3• in itr.tiuno, 37° 5, dopo ore, per 4 oro, moe proxt,ata; com-
N. 3
-
Uretro-prost.atite
(da 600 a 2000)
U\111 JUit:.t.l(liiO
Aumento secre zio ne uretr·ale
l D o3-4po ore, -t-6 ore, 370, 37° 4.
26 IG. R.m.l
27
I R .V.m.l
28 l R. E. m. l
Id.
Id. I d. Id.
29 l G. 1<'. m. l
Id.
30 l B. R. m.
Id.
l
5
l
le~~ere, cefalea
parsa filamenti posanti nelle urine
N. 5 Dopo 8-10 ore, aumento di+ l (da 600 a 3000) sturbi prostatici, per 10-12
l l l l
-
+
-
l
l
N. 4 (da 800 a 3000)
l
I ci.
N. 3 (da 800 a 2000)
-
D opo 2- H ore, 37o 4, aso, 37o 7, 300 3, p er 4-6 ore, cefnl o~t. inappetenza
N. 3 (da 600 a2000)
Dopo la 3•. aumento bruciore e secrez. uret.ra
l
-
.
l
1- +
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D opo la 2", 370 5, per 4 ore
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l
l l
N. 4 Dopo la 2•, t\umouto secrez. + l (da. 500 a :~000) uretrale N. 3 + l (da 500 a 2000)
-
++
Do~o
ore; aumento secrezione uretro le 25 I M.V.m. l
por l
cero..len.
Id.
Id. lù.
Dopo 4-6 ore, 370 4, 38° 2. 38o 7, por· 3-4 ore
l
o
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Cl
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Dopo In 2•, 37° 2 pol' 3 o ro
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Dopo In 2•, :no ti, (>t'r 4 oro
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Id.
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Id.
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Id.
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Reazione focale e locale
Reazione generaJe
dose vaccino
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33
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80.'!80
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Numero
Id.
P. A. m.
(filamenti mucosi)
-
(da 500 a 3000)
N. 5
Dopo la 2•, ricomparsa della goccetta e filamenti pesanti nell'urina
Dopo lR. 2• e 4", 37o 5, 370 7, dopo 4 ore, per 8 ore
D.L.V. m.
Id.
-
Id.
Id.
Ili.
35
C. C, m.
Id.
-
N. 3 (da. 500 a 2000)
Dopo la 3•, dolenzia tra.nsitoria alla prostata e fila.menti pesanti nell'urina.
Dopo la 3•, 3705, per 2 o re
-
-
37
38 3!J
40 41
P . D.m.
Pregressa. uretrite blen. (filamenti mucosi)
-
Id.
-
F. A.m.
S. G. m.
P.D.m.
(da. 800 a 6000)
Id.
-
-
N. 5 (da 500 a 4000)
Dopo la 3•, 37° 5 per 4 ore
-
-
Id.
-
-
Id.
-
-
N. 6
Dopo la 2•, lieve edema dolo roso transitorio al sito
Dopo la l "• 370 3 p er 4 ore
B. S. m.
I d. (bruciore m-etra)
-
43
T.V. m.
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(da 500 a. 6000)
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-
-
N. 3 (da 1000 a 3000)
42
++ ++
++ -
Dopo la 2• e 3•, 370 5, 38o per 4 Ol'e
-
N.4 (da 500 a. 3000)
-
Id .
-
N. 5
-
Id.
N.A.m.
Id.
-
Id.
C. G. m .
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34
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l
S UL VALOR E
DTA O~ OSTICO
677
D E L VACCL"'O E CC .
T A B E LLA IL
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~ome
~
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sesso
9
~uroc ro
Diagnosi
e
Reazione
R eazione gl.'ot>rate
dose vaccino
locu te
N. 6
-
-
z
l
G:T. f. (vergine)
P soriasi
(dtl 250 a 3000
milio ni) 2
B .R. f.
Id.
N. 2 (500-1000)
-
-
3
P .F . m .
I d.
N. 4 (da 500 a 3000)
-
Lie ve cefa lea dopo la 2• iniezione l
4
R .P. m .
P ollachi ur it1.
N. 6 (da 500 a 3ù00 )
-
Lieve malessere dopo la l a iniezione
C.A. f.
E c7.ema
N. 4 (dà 500 à 3000)
-
Do po la 26 iniezio ne, cefa lea, malessere
S.F.A. f.
I d.
N. 4 (da 800a 3000)
-
Id .
T.R . f .
S ifilide congenita
N. 3 (da 800 a 2000)
-
-
5
(vergine) 6
7
{vergine) 8
M.N . m.
Sca bbia
N. 3 (da 500 a.2000)
-
-
9
N.N. f. (ve1·gine)
Lupus volgare
N. 4 (da 500 a 3000)
-
-
lO
L.P.m.
Lupus eritema toso
N. 3 (da l000a 30CO)
-
-
3 -
Giorna le d ì medicina mil itare.
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SUL VALOR~; Dl ;\ G:-;OBTICO DEL VACCINO F.CC.
Nelle due t~.belle su e:;poi\te ho sinteticamente annotato le reazioni locaU, focali e generali a seguito di ini<>zioni di Yilccino gonococcico, in 53 pazienti trMt~•ti . Ho anche annotato i risultati dei reperti microscopici per il gonococco, l'elativi a eiascun paziente, ottenuti prima e dopo le iniezioni. Nella. prima t;.~bella ho elencati i soggetti blenorragici d'ambo i se::;si, con C()lllplim),zioni in atto e specia lmente quelli cronici a sintomatologia la.t.ente o attennata, a reperto microseopico per il gonococco spesso negati-vo a.lmeno in un primo tempo, e pochi casi di blenorragici pregressi nei quali la infezione non aveva da.to alcuna complicazione, già guariti da parecehio tempo e che presentano solo qual<'he traccia della malattia. sofferta (scarsi filamenti mucosi nelle urine o bruciore nel canale uretrale, ecc.). Nella, second a· tabella invece ho elencati 10 soggetti controllo che non aveva.no mai sofferto i nfezione ·venerea. di sortn, affetti d a dermatosi varie. Ho pra.tica.to le iniezioni intrnmnscolari di vaecino gonococcico, prima. iniziando con la dose minima di 250 milioni di germi, ma poi, visto la iunocuità e tolleranza perfetta. di esso, bo iniziato sempre con dosi maggiori di 500-800-1000 milioni. Nelle iniezioni successive ho aumentato sempre la dose progressivamente: di rado, per troppo intense reazioni, ho ripetuta la dose precedente. Circa il numero delle iniezioni, dapprima ne ho pratica.te pa.r ecclùe in ciascun paziente per rendermi conto delle reazioni provocate dal vaccino, sia in rapporto all 'intensit.à che alla costanza o meno di esse, para.}lamente o meno all'a.umento della dose iniettata. A tal proposito, posso affermare che l'acme delle reazioni focali e genera,Je d a va<:cino si è a .vut.o dopo la 4° o 5o iniezione: dopo queste, continuando le iniezioni ed aumentnndo la dose, non si sono avute reazioni importanti, ma. solo il benefico effetto curativo del va<'ciuo. Convintomi perciò elle le reazioni che m 'interessava.no, da,} lato diagnostico, si avevano dopo poche iniezioni, negli altri soggetti non ho esagerato nel numero di esse, anehe perchè presto il reperto microscopico mi svelava la presenza. del gonococco. Nei primi r.asi anuota.ti nella tabella, trattandosi di orchi-epididimiti unilateraU o bilat.era.li, datanti solo da qualche giorno e non sottoposti perciò a<l altro trattamento vaccinico, ho sempre notato, dopo le prime iniezioni, a distanza media di 4-6 ore, aumento del dolore alla, parte malata, di durata transitoria (10-12 ore) ed anche aumento della secrezione uretrale sia. in rapporto a.lla quantità c>he alla densità.. Circa la prima affermazione di esa.cerbazione c.ioè del dolore, mi si potrebbe obiettare che è andamento generale di tali c.omplieazioni di dare aumento del dolore nelle ore serali, proprio nelle ore cioè nelle quali ho rilevato tali reazioni e annotate come dipendenti dal vaccino, avendo praticato l'iniezione poehe ore prima; ma. devo soggiungere che. tale sintomo io non l'ho rilevato q nasi mai rnu la stessa, costanza, nei giorni nei quali non praticaYo l 'iniezione. Circa. ht S(><'onda a.ffermazione, di aumento cioè della secrezione uretra le, uguale obiezione mi si potn·bb(' fare, e che cioè è andamento a-bitua.l e di tali a fft•zioni di d are più a bhonqante secre:r,ione uretmle, quando inizia la
SUL VALORE; DIAG:-i()STICO DI::L VACCl :SO ~;CC.
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fase di defen·eseenza delia complicazione a tal proposito non bo da ribattere nulla, poicbè non ho potuto notare un 'influenza speciale del vaccino. Dopo poche iniezioni di vaccino, ho anche rilevato aumento del numero dei gonococchi nel secreto uretra.le, ma ciò non ha alcun valore :;pecifico , trattandosi di affezione in periodo acuto. ~ulla di speciale bo da dire circa le reazioni generali, })l'ovocate in tali casi dal vaccino, poichè se è vero che, dopo le prime iniezioni di vaccino, ho in seguito notato assenza di reazione generale, ciò può benissimo spiegarsi con l'andamento del processo che s'a.vviava alla risoluzione. Devo però far notare che le reazioni avute dopo le prime iniezioni avevano qualcosa di caraHerist.ico, poichè ho potuto rilevare che memre non mancavano mai a seguito del vaccino, spesso erano assenti nei giorni nei quali non praticavo l 'iniezjone; e d 'a.ltra pa.rte, anche se il processo era già in via di risoluzione, iniziando in tal periodo la vaccinoterapia, si avevano ugualmente reazioni focali e generali. Nei pochi casi di artrite blenoiTagiea, ho notato anche aumento transit orio del dolore, della tumefazione articolare e della secrezione uretrale, dopo le prime iniezioni di vaccino. In uno di tali ca,<si però, già trat.tato recentemente con sieri e vaecini gonococcici ed in via di risoluzione, ho notato solo lieve aumento dei dolori articolari dopo la 2a iniezione. Dal la.to reazione generale, a,J solito temperatura non molto elevata dopo le prime iniezioni. Dei pochi casi d 'affezioni blenorra-giche femminili due d i essi mi sembrano degni di particolare rilievo: uno {N. 10) di annessite, già a.pirett.ica da 20 giorni, convalescente, da reperto microscopico negativo c da secrezione tenue mucosa scaJ"sa, che dopo la 5a iniezione di vaccino, oltre .ad avvertire transitorio dolore a.nnessia.Je, ha avuto bruciore alla minzione e secrezione abbondant-e mucopurulent.a. alla cervice ed all'uretrd. con preSP.nza di numerosi gonococchi: ed un altro caso {N. 14) riferentesi ad una ragazza già affetta da blenorragia alcuni anni or sono ed operata di istereetomia, d<>gente in Clinica per prurigine, con assenza di disturbi alla sfera uro-genita le ed a reperto microscopico negativo ripetuto di quel po' (li spcreto mucoso va.ginale che s'era potuto ra~cogliere, nella quale, dopo poche iniezioni di va~cino, ricomincia dolore e bruciore ur('trale, con comparsa di abbondant.e pus e presenza di numerosi gonococchi. 'Mi si può al solito obiettare anche in tali ca.si che sono evenienze <'Omunì a ve.rifica rsi, ma io soggiungo che l'importanza diagnostica non è da (lisprezzarsi poichè, a.!l'esame clinico e microscopico, la seconda ragazza
di cni sopra si sarehbe giudicata indenne da, affezione bl en orr~ica e solo la somministrazione del vaccino ba in breve tempo chiarito un quesito òia.gnostico di grande va.lore. Circa i casi pii1 numerosi e più important,i di uret rite o u.retro-prostatite croniea trattati, va.rie sono le considerazioni da farsi in merito alle iniezioni di vaccino gonocorcico. Nella magg-ioranza dt>i casi, a sintomatologia latt>nte o a.ttenuata. di molto, quello che si osserva fli più importante e con lma certa co~;tanza è l 'aumento d ella secrezione uretrale o la sua tl'asformazione da mucosa in mucopun1lenta o almeno la comparsa di goccetta o di filament.i pesanti nelle urine, in quei casi nei l)nali non esisteva che solo qualche tilamt'nto
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~V L
VA[.rtRE
OIAG~ OSTI CO
D E L VACC I NO ECC.
mucoso. T ali manifestazioni cE>rto già impressionano il paziente, nel Sf'nso di farlo orientare VE-rso la logica supposizione di una. mancata guarigione, e devono anche orientare il medico verso tale ipote.~i, poic.bè, 8alvo eccezioni, basta in genere, in tali condizioni, ripetere vari eRami microscopici per scoprire e dimostr-are piil o meno sollecitamente il gonococco che era lat~nte e quindi sfuggito alle ricerche precedenti alle iniezioni. Sembra quasi che il vaccino adunque mobilizzi veramente il gonococco e lo induca a svelarsi. Vi sono, ripeto, casi però nei quali, malgrado le reazioni focali da vaccino, non si ri~sce a dimostrare il gonococco (Vedi K. 18, 25, 30, 31). Ciò nonostante. que!lta mobilizzazione del gonococco è, secondo me, il migliore ausilio da attendersi dal vaccino gonococcico a scopo diagnostico e che, n el caso llpecifìco, è reso bene da, quello da me adoperato. In tali affe:r.ioni blenorragiche croniche le reazioni genera.li consistono, come al solito, in rialzi termici effimeri, di varia intensità, a distanza di poche ore dalla iniezione di vaccino, e cefalea, malessere! insonnia, ecc. Ma la reazione febbrile non è costante e specifica solo dei blenorra gici ancora in atto, poichè, come rilevasi dagli ultimi casi della prima tabella, essa può manifestarsi anche in individui che sono stati in passato blenorragici e sicuramente guaritL Rileva-si invece dalla seconda tabella, che negli individui immuni non si hanno mai vere reazioni febbrili, pur avendo io praticato le iniezioni in soggetti di varia età. e d'ambo i sessi. Aggiungo subito però che nessuna importanza è da attribuirsi all'intensità della reazione febbrile e degli altri sintomi generali, essendo esse varie a second~ degli individui e per cause che ci sfuggono. Infine dirò che la reazione febbrile può anche mancare in soggetti ancora portatori di gonococchi: sono però casi poco frequenti (Vedi N. 21, 32). Tra.endo le logiche deduzioni da quanto ho esposto io posso affermare che il vaccino gonococcico dell'I. S. N. è un preparato che può rendere utili servizi per la soluzione del problema del gonococcismo latente e che non va trascurato, senza per altro dimenticare gli altri metodi di provocazione e riattivazione, anche considerando che è un mezzo di facile applicazione, scevro d 'inconvenienti e che molto spesso dà huoni risultati dal lato diagnostico. Esso dà per lo più reazioni palesi sia focali che generali: le prime sono certo molto più importanti delle seconde. Non dà quasi mai reazioni locali specifiche, ma per lo più dolore passeggero al sito dell'iniezione. Anche nell'assenza di reazioni focali e generali apprezzabili microscopicamente, certo l'uso del vaccino facilita la ricerca del gonococco. Non si deve adunque attendere dalle reazioni alla pro>a vaccinica il responso assoluto e infallibile, per pronunciare solo in base ad esso un giudizio, di guarigione della blenorragia, ma certo è lm metodo diagnostico da non trascurarsi per facilitare la ricerca del gonococeo latente. Pertanto io posso trarre le conclusioni seguenti: a) in seguito alle iniezioni intramuscolari di vaccino gonocGccico dell'Istituto Sieroterapico Nazionale, si hanno nella maggioranza dei blenorragici ancora in atto reazioni focali e generali più o meno cospicue: b) le reazioni focali sono più specifiche e costanti e si banno dopo
SUL VALORI': DIAONOSTICO DEL YAC<'INO ECC.
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poche iniezioni di vaccino e consistono in aumento transitorio dei disturbi subiettivi e della secrezione; c) le reazioni generali sono meno importanti poichè si sogliono manifestare sia ne~ blenorragici ancora in atto che nei preg-ressi o possono mancare, e consistono in rialzi termici di varia intensità e di breve durata, cefalea, a.noressia, dolori reumatoidi~ insonnia., ecc.; d) non si hanno quasi mai reazioni locali sp.,cifiche: nel ca.so affermativo queste consistono in dolore o lieve ed.,ma transitorio al sito nell'iniezione; e) nei blenorragici ancora in atto, anche n(>ll'assenza di reazioni molto sensibili dopo le iniezioni di Yaccino, si ricerca e si dimostra più facilmente il gonococco che era lat~nte; /) qualche volta però, malgrado la presenza di rea.zioni focali, non si riesce a dimostrare il gonococco; g) nei soggetti immuni da infezione blenorrag-ica in atto o pregressa, non si hanno quasi mai reazioni di sorta, apprez?.abili; h) le init>zioni di vaccino gonococcico dell 'Ist. B. ~az. rappresE>ntano nn mezzo diagnostico di notevole valore per la. soluzione d!el graye problema del gonococcismo latente. :\.uTORIASSUNTO. L'autore, - dopo aver ricordato l' importanzfl. socinle della soluzione del problema del gonococcismo latente - tratta ùclla vaccinodi~nosi e ricorda i vari giudizi emessi in proposito da diversi studiosi. E spone poi in tabelle sint-etiche le reazioni locali focali e genel'ali ottenute in 53 pazienti trattati con iniezioni intramuscolari di vaccino gonococci<•o dell'Istituto Sieroterapico Nazionale. Conclude con l'affe1·mare che spE'cialmente le reazioni foC'a!i hanno grande importanza diagno!'tico, specifica; meno specifil'hE' sono le reazioni generali. Esiste però qualche caso con presenza di reazioni foca li e impossibilità di svelare il gonococco. AncLe nell'assenza di reazi01u focali e genen~li, in seguito alle iniezioni di vaccino gonoC'occico, in genere si rlirn()atra più facilmente la prll · senza del gonococco.
BIBL[QGRAI<' L-\. Ra.~segna Clin.
ScienJ., l11t. B, 1., 193ù. BuSSAl.Al. Giorn. It. DermaJ.. e S i j., 19:25. COPELLI. Giom. ]t. Dermat. e ,)'ij., 1925, FARANI VoL.utELLI. - Gazz. Oapcd, e Oli11., 1921. l AIA. - Giorn. l t. Dernwt. e .Sif., l 926. L.v.VTI':RI, Arch. Jt. Derm. Sifil· e l'en., 1927. 'lOR IN L - G<tzz. lntern . .Medie. e Oh:ir., 11124. PET<;HNIKOFF. VaJ.er. y Dernwtol., 1927.
BosELLIN 1. -
'
CASISTICA
CLINICA
OSPEDALE UILITARE DI ROMA
UN RARO CASO DI GRANULOMA MALIGNO Dott. Vlrglnlo De Bernardlnis, t en ente colonnello medico
Il granulou1a maligno cumpie vroprro queRt'anuo il suo primo centen ario d i storia . Fra i va,ri sinonimi s uccerlutisi- nelrign01·anza del fat.torf> etiologico - - con l'int€'nto di ritrovare una nonwnclatura rispondente all e s ue cara tteristiche anatomo-cliniche (linfogranuloma maligno, aùeuia. eosinofila pruriginosa, febbre glandolai·e ricorrente, Ct;C.), esso è ancora. designat o anche col nome di To ~mAso HoDGKIX, che nrl 1832 descrisse 7 casi di malattia caratterizzati da tumefazione delle ghiandole linfatich e con splenom<'galia. e cachessia progressiva. Paré chf' in questo primo abbozzo clinico, senza ricerche accessorie, fossero comprese anche forme non sicuramente d~llo s t esso genere, nè a quel tempo potevano esst>re possibili più precise iden tificazioni. Soltanto n el 189·8 , per opera di STER~Bk:R(;, fu dat o preciSfLre lo caratteristiche istologiche del morbo, di nat ura schietta-
mente infiammatoria, c farne una distinguibile ~ntità nosografica nel ~rrande capit olo delle pseudoleuccroif', intt>se SPeondo la definizione di C'o:"HEB1 (1868), e ciol> eli sindromi clinieh e somiglianti alla leucPmia, S(·nza averne il caratteris tico quadro ematologico. Ora si sa r h e, specialmente secondo lP Scuole italiane, p<'r piieudoleucemia deve intenders i soltanto la v~trietà aleuce>mica nella iperplasia ò el tessuto linfa,t.ico gt>neralr dell'organismo, rin1anendoné così d is tinte le linfosarcomatosi e le granul omatosi, fra cui souo stati t racciati i eunt1ni d f' l morbo di Hodgkin, ancorà- inc<>rti non soltanto }Jer le difficoltà dia,('!nos ticht>, che assai spesso può offrire la casistica, ma, sopratutto per le din>rgeuzl' sempre v ivi:' cd attuali su question i c.he investono la stPssa n atura ed essenza ,della malattia. D ifatti, p er quanto dalla maggior parte degli autori il granuloma m aligno sia considerato come una ma,Jattia linfett.iva da virus sconosciuto, che col pisce l'apparato linfa.tico, determinando la produzione di uno s peciale tessuto infia.mmatorio è! i gramùazione, purt> non manca chi ancora ne sostenga la mttura neo plastica, o lo ponga come in una.zona inter mediA fra i granulomi infettivi ed i veri tumori, :wvicinandolo a quelle neoplasie che, come il sarcoma infettivo dégli uccelli di P eyton R ouss. t,roverebhero il loro momento ot.iogenetico in un virus fi ltrabile. Ultimi, in ordine di tempo, F. P. WERE& e O. B. B ODE, in un rt'rent issimo sturlio (l ) s ui rapport i fra linfogranulomatosi maligna e linfosarcu1natos i, ri tN1gono che i'una s ia una sottospf•cit' d(' ll'altra . ( l ) Jluuchener Jlcdi.zin~che WochtniK'hritt. N . 1\'1 , 6 maggio 193'!, po.g. 744.
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RARO CASO Df GRAKGLOMA
~lALIO!'<O
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In questa morlesta occasioni' non può Pssere rivr<>~a la discussione delle controversie esistenti su l m. di H., giù approfondi h·. Sl·hbene con inceT·ti risultati, negli ampi studi recenl'enwnte apparsi in argonH•nto nella letteratura medica internazionale e speci::~lna•nte italiana, la quale possied<>, fra l'altro, tr<' ricche mono~rafi<' snccPssivamPutl· pubulicatP, fra il 19:.?5 e il 19:29, da TR~~n, TRA)IO~TA:'\O c DALLA \ "or.TA t' PA'l'RIZI (1) . o,·e sono d ibattute con serena critica e con le piu ampiE> citazioni b ibliografiche le avverse tendenze interprPtative (h•i fatti finora aequi8iti alla individualizzazione clinica ed anatomo-patologica della granulomatosi maligna. Il part.ioohlre accenno ~i JHtnti d'affinità del morbo cii Hodgkin con la linfosarcomatosi mi è occorso per darmi conto dellf. difficoltà. ùiagnostil'he, che si clo,ettero superare nel caso ehe sto per rlf'scrin•re e <'ht• df'l rPsto a volte possono essere cosi notevoli, da. non trovare una risolur.ione definiti,·a nPmmeno nell'es~me istologico. Un altro preveuti,·o punto di rifPrimento mi è indispNlsabil<' in quant;o concerne i rapporti, tanto discussi, ùel granuloma maligno con la tuLercolosi. r ,o stesso STER~BERG, annunziando la sua decisiva scoperta sulla struttura del t!'ssuto che porta il suo nome, soRtennP che il granulom:t maligno non foSS(> altro che una '}Jarticolare forma di tuber('ol()si. Questo convincim(>nto ha trovato in SPguito autore-,oli sostenitori per la non rara coesistenza, in una Rtessa glandola, di tessuto di SternbPrg e di tessuto tubercolare e per il riprtuto rinvenim(•nto nello stesso tessuto di bacilli acido-resistenti e rlif!T'antLli di J[uch, che sono stati a ne be dimostra ti culturalmente in cavie inoculate con materia1f' linfogrannlomatoso. VIOLA dt'scrisse un caso, rimasto unico nf'lla letteratuTa, n el .quale a.vvenne che un chirurgo ebbe a infettarsi accidentalmente nell'operare una donnaaffett.a da tumefazioni ghiandolari, dimostratl:'si a,ll'csame istologico di natura tubercolare, e che per inoculazione n<•gli animali deh'rminarono le tipiche produzioni del granuloma maligno, senza tubercoli. .Alla. infezione chirurgici\ seguirono rapidamente lesloni gangliari granulomatose, in cui fu dimostrato il caratteristico tessuto di Sternberg, ma, contrariamente a ciò che è costume del morbo, si ottenne la guarigionP defìniti,a, con l'asportazione delle ghiandole affette e con intensa. cura arsenicale. STEIGER e DALLA VOLTA ePATRIZI hanno osservato lo sviluppo di una tubercolosi miliare acuta in associazione a produzione di tessuto di Sternberg per inoculazione sperimen· ale di ghiandole granulomatose. VASILIU e JRmrxOJU h anno ottenuta la produzione di noduli tubercolari n elle cavie inoculate con materiale linfog ranulomatoso e parallelamente hauno provocate lesioni di tipo granulomatoso con filtrati, sia di coltura di bacilli tu bercolari, sia di materiale tu bercolaro ordinario o proveniente da cavie tubcrcolizzate con tessuto granulomatoso. Gt.:ARDABAS~I e Gn::LIANI (2) hanno sperimentato sulle cavie con materiale granulomatoso a.ppartenente ad una inferma affetta anche da tubercolosi, provocando alterazioni con carattPri di tubercolosi atipica e di linfrogranuloma insieme. Tali lesioni si mantPnnero sempre uguali in successivi passaggi da animalP ad animale, senza che si verifi(l) li:. TRF.!'TI: Il granuloma maligno. r:d. L. Pozzi - Roma, IP25. V. TR.\MO~TANO. Il oram.tmna m"lifrl'"· Ed. C. Rnsso- Napoli , 11>27. A. DALLA VOLTA e(". PATRIZI. Liii/•){IT(nwlnmalm<i l>lfllÌ!Jll(l. - ~:d. Vallar di. 1P211. (2) Ci e. da TRA)IONTA NO. Ricert:he 8'/>erimmtal i B>ùla eti<>IQ'Jia elfi oranuloma maliono
I'a.tboh.>gica, lfl~~-
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cassero comuni fatti tubercolari, pur rinvenendosi nelle lesioni stesse scarsi bacilli acido-resistenti, da cui fu fa-cile coltivare un ceppo di tuber· colosi umana, capace di determinare infezione nella cavia. Queste e molte altre diverse documentazioni cliniche e iato-batteriologiche sono addotte dai sostenitori della etiologia tubercolare del granuloma maligno, il quale sarebbe condizionato a variazioni delle proprietà biologiche, con condizioni di bassa virulenza del bacillo di Koch, ed ancor piu a modifica,zioni individuali del terreno orga,nico con esagera,ta reattività. dell'a,ppa,rato linfatico; onde, come afferma VIOLA, dovrebbe ritenersi che il granuloma maligno e quello tubercola,re a, forma pseudo-leucemica sia,no due varianti del11Wdo direagire del tess1tto linfatico dell'organismo contro un medesimo agente patogeno, il virus tube-rcolare. Però, per quanto notevoli e seducenti siano le prove e le argomentazioni messe a sostegno di tali vedute, non mancano e forse prevalgono gli oppositori, i quali controdeducono da,ti ed osservazioni di grande intel'esse. Si obietta che la particolare fisionomia clinica del m . di H. e il suo decorso, il modo di propagarsi, il tipo febbrile e sopratuttol'esitofatalmente fnnesto non depongono per la sua identificazione con forme tubercolari, tanto piu se da virus attenuato. E se i due tessuti avessero un'unica genesi tubercolare e fossero foggie variabili di reazim1-e del terren.Q organico all'infezione t1tbercolare (VIOLA), mal si spiegherebbe la coesistenza delle due diverse produzioni in uno stesso soggetto, o nel medesimo organo, a volte cosi intimamente commiste da poter essere osservate persino in uno stesso campo microscopico. D'altra part.e di fronte ai ca.si nei quali è dato accertare o sospettare un'infezione o malattia tubercolare, ve ne sono altri per cui manca ogni segno o indizio a tal riguardo ed alle prove sperimentali positive possono éssere èòiltràllposti risultati incostanti, o nega.tivi in modo totalitario, da parte di piu numerosi sperimentatori. Fra le tante ricerche, la piu recente, e forse la meglio significativa per il procedimento usato, è quella di T&A1\10NTANO (1), il quale ha inoculato alle cavie per via linfoglandolare, granuloma maligno puro, preleva.to con biopsia da quattro infermi: con esito sempre negativo per la etiologia tubercolare dell'affezione e per qua.Isiasi altra etiologia, anche eseguendo passaggi fino al quarto animale. Secondo G. JoNA e G. DALLA TORRE (2) i reperti di granulomi tubercolari accanto ad altri nettamente linfogranulomatosi , come la riproduzione (raramente ottenuta) di un tessuto tubercola.re coll'innesto nella cavia di frammenti di tessuto granulomatoso, trovano la loro esauriente spiegazione nella coesistenza dei due processi morbosi nello stesso soggetto. I detti AA. ricordano i casi descritti da Jo~A col nome di tubercolosi terminale, che con insospettata frequenza compaiono a,U'estremo di un processo letale neoplastico, o d'altra natura, e la cui diagnosi può essere talora puramente microscopica; ond'è da ritenere che la granulomatosi, a.l pari df'i neoplasmi, per la. sua azione tossica, ca.chettizza.nt.e, possa determinare condizioni idonee ad attivare bacilli tubercolari latenti in focolai clinicamente spenti, o anche a favorire infezioni esogene. (l l V. nota precedente. (2) G. JONA e G. DALLA T or.RE. Li.nfo:~ranu!oma ma!i.tmo. U Policlinico (Sezione medica) D. l, 1932·X.
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Un altro fatto di grande importanza, che deporrE-bbe per l'autonomia del m. di H. rispetto alla tubercolosi, è la n egati"\ità della. cutireazione alla tubercolina, constatata in proporzioni elevatissime, anche in soggetti ancora in buone condizioni generali, sì da offrire un comportamento analogo a quello che si osserva in altre malattie notoriamente anergizzanti. ~on s'intravvede dunque, allo stato attuale delle nostre conoscenze, un componimento decisivo dei dissensi che vertono sui rapporti di causalità o di interferenza della tubercolosi rispetto al granuloma maHgno, nel cui conto etiologico, d'altra parte, hanno incontrato molto minor credito e scarse o nulle conferme altri momenti determinanti, a volta a volta segnalati da diversi ricercatori in reperti di bacilli difteroidi (specialmente il corynebacterium di Bunting), di comuni germi piogeni, di funghi del tipo actynomices e di parassiti protozoari. Ora sostanzialmente tengono il campo t re ipotesi: il m. di R. è determinat-o o da un germe specifico non ancora scoperto, o dal virus tubercolare, o dallo sconosciuto agente neoplastico. L e due induzioni positive poggiano su notevoli affinità reciproche, cliniche ed istologiche, che fino a. quando il problema sarà sciolto, non mancheranno di esercitare alterne seduzioni, come finora è avvenuto, non essendo n eppure mancata qualche int~rpre tazione di compromesso. In tal senso è interessante, se non persuasiva, la teoria di FRANKEL e MucH, ch e trovo riportata n ella monografia di DALLA VoLTA c PATRrzr. Questi autori vedono nella continua proliferazione de.gli elementi del reticolo, che si ha nel Hnfogranuloma, il permanere di una condizione di esagerata attività dell'apparato linfatico, la quale, promossa in primo tempo dal bacillo tubercolare, anzichè indebolirsi in parallelo all'attenuazione della virulenza di esso, si protrae indefinitamente, coinvolgendo a poco a poco l'intero organismo in uno squilibrio biologico generale. Tale tentativo dovrebbe servire per eliminare il contrasto sopra segnalato fra la malignità dell'evoluzione della malattia ed il preteso stato di at.tenuazione dell'infezione. Il momento patogeno, una volta che il virus tubercolare si fosse impiantato sugli elementi sensibili, non sarebbe piu costituito dal bacillo, ma da.Ua condizione di parassitismo che gli elementi cellulari verrebbero per tal modo ad originare, comporta.ndosi alla stessa guisa di un processo neoplastico sarcomatoso. Rimarrebbe dunque condizione precipua della patogenesi della linfogranu lomatosi una costituzionale esagerata rea.t,tività dell'apparato linfa.tico dell'organismo: ma, se così fosse, il virus tubercolare avrebbe un ufficio affatto accessorio, e tu tt'altro che esclusivo, almeno quando si pu(l dimostra.r(' lo sviluppo della. malattia n eU 'assenza di esso. Purtroppo alle accennate difficoltà dottrinarie corrispondono nella pratica g ravi incertezze diagnostiche, dovute al polimorfismo anatomoclinico del morbo. Il suo inizio, il d ecorso, la dmata., le loca.lizzazioni e la sintomatologia sono cosi diversi nei singoli casi ed a volte è cosl scarsa la convergenza disegni ritenuti fra i più frequenti e comuni, che spesso soltanto l'esame istologico è l'arbitro della diagnosi. Può dirsi che il reperto biopsico ùel tessuto di Sternberg è il solo criterio patognomonico, ma la struttura del nodulo linfogranulomatoso è estremamente variata., e, sebbene raramente, può mostrarsi perfino senza le caratteristich(• celJnle giganti, mentre a volte il Iinfosarcoma e anche tubercolosi atipiche potrebbero dare l'im-
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t'N R.-\1:10 CASO DI C.I:IA!>"IJLOMA M.\LtGNO
prcssione del quadro linfogranulomatoso. Di qui la decisiva importanza ddla c:tsistica, la i'iOla che possa collazionare cd offrire ad attentj esami critici possibilità molt{·plici d 'idt>ntificazione. E tutto ciò io ho riflettuto nel decidermi alla descrizione di un ca-s o particolare, presentatosi alla mia ossc>rntzione e che, pur dopo le molte centinaia consegnate alla lcttcra.tlll'a., pttò avere un certo interesse per Ja. eccezionale atipia clinica. U. A .• t.en entfl pilota A. A. di unni 29. rico\·ernto n ella mia sezione m E-dica d el rE-parto u!lìcinli d l·ll'ospcdnlt' militare di Roma il 19 aprile 1930. ANA !IUI'F.Sr . Nulla di importante n ell'.anamnesi eredo-familiar·e e person a le. Verso la fine di febbra-io 8\'C'\ ' !l cominciato ad avve rtire senso di fastidio n cll'ernitorace anteri ore d estt·o con s~llr·;;i Ì~'nomeni d'indole generale, quali lieve stanchezza ed altPr·uzioni scrotine d ella t empe ratura. Il 1° mnrzo fu visitltto per la pr•ima volta. dal suo medico. che ebbe a n o tare dolora.bili tà int r nsa. d ella. region<' m e>dio-st f'rnale, piìt accP.ntuata. sul s uo mat·gine ù cstl'o ed in corrispond~'nza ddle cartila~ini costali d ello stesso htto. L 'esame d t'l torace mise in e1·ith:nzn >'fregam e rJt·i pleul'ici sul margine pleurico. che quttlche giorno d opo si est.endenmo su tut t t\ In r egione latrrnle de><tra d el torace . T emper-ntura di r;crctn rPmittente . Senso di ambasciH,, m odica di;;pnt-a. Fin dai. primi giomi s i era maniìt>stnto bilntcrnlrnent.e ingorgo d elle linfoglandole ascellari. che era andato pro!:(r•'~r;iYanwnt.P aumentando. Ciro!~ una settimana <lopo (6 marzo), alla bASe d e ll'emitoracc d estro s i ma.nifest.ò lie ve riduzione di suono. che andò in tensificandosi ed estendendosi. tanto eh<! in cinque o sei giorni si ~lf>terminò netta. ottusità. fino all'angolo inferiore d ell11 scapola con abolizione del fr·emit.o e soffio p lPtn·itico. La temperatura, che L'ra andata diminuendo, cominciò di nuoYo ad elllYarsi. Fu es<'guita una ptmtura ~>splorati,·a ch e d etto esito a. liquido citrino limpido con sedimE'nto a tipo linfocitiro e Ri,·alta posit.iva. Dopo tm per·iodo di notflvolo rniglioraml'nto, ve rifìcttt-osi nell'ultima d ecad e di mat-zo, si ebbe tma nuova a ccrn:::ionP febbr·i le e contempomneamente l'cstcnd twsi dclln ottusità all'ernitomce di d estra, che il IO aprile raggitmgP,·a quas i la spina de lla scnpola. Data la dispnea e la tOS$C stizzosa, il 14 aprile fu effettuata aspirazione d i circa 800 c. c. di liquido, cui seguì diminuzione d E-lla t empertttura e migliora· m ento d e i fatti toracici, ma non d ello stato generale.
EsAME OBBTETTIVO. - J.,o staflr+a praeseruJ dell' infermo nel giorno d ell'ingresso all'ospedale era il se~uente : Abito rnegalosplancmco. Cut-e e mucose visibili assai pallide, nutrizione scaduta. Sensot·io integ ro. DE-cubito preferito laterale ~ro. Non edemi. T empe ratura. ascellare 36,8o (mattino). Polso frequente ('llO' ), ritmico, di ampiezza e pressione m edie . Lingua umida con lieve patina. Pupille uguali, di m e dia ampiezza, r eagenti. Apparato linjoghia1ulolare. In entrambe l~ 4-;;eetle e nella regione sottoclavicolat·e di dest.ra t-ume ìozioni multipli', in pa::te isolate, in parte conglobate . di consistenza duro·elastica, ri coperte da cute di aspetto normale. indolenti. spostabili. Il volume ne è molto vario, le maggiori raggiungono la grossE'zza di tU'ta mandorla. Modica micropoliadenia inguinale. Apparato rupirator·io. Torace scamo, asimmetrico; la m età d estra è più espunsa. La r egione sternale è liovem ent.e prominente in corrispondenza della. inserzione osteo-cond r·ale d ella 5a e Ga costola di d estra, ove la pressione suscita dol or e . R espiro di frt'CJ UPnza aumentata (32'), superficinle. · Escursioni respiratorie assai limitate a d estra. ove la base è qua:si completamente immobile. Apice d Pstro r-istretto e abba.'<S<HO. con rl'Spiro rude . diminuito, senza rumori accessori. Dallo st<.'i!SO lato, fino al li,·<'llo dell'angolo Rcapolnre, abolizione del fremìt.o
UN RARO
C:.~SO
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lH (; RA:SlJLOMA MALl<lNO
toraco-vocaiE>, ott.w;ità. apnP.a in b~t!lso, f'oflì.o pl~tu·iC>o JliÌt iu nl~o con riduzione dd ltt voce ascolt:tta. Al d etto l ivo:-llo e•.-id~:"nti i f ét\oii"'cni dd h\ zona, limite; ac· ct>nno al triangolo di Grocco. Nulla di note,·olc nd rimane n te .-tmbito polmonare. Apparato cardio-1•wJcolare. L'itto d ella pnnta non !"i ,-ed t· e non si palpa. Le St>7.ioni del cuore, tnnto a d <>stnl ch0 a s inistra. s i dimo,.trano nl'! limi ti no rmali. L'ascoltazione non fa rile vare nulla di spt'<.'inlc. Ad4ome di forma e ,-olumc normnlC', trllltnbilt?, inùol~·nte. F t>gnto e mi l7.a. non ingranditi. Sistema ·•1ervoao ed organi d ei sensi: nulla <li note ,·olc. DECOHSO DELLA MALATTIA. - Durante la d P_gcnza s'accentuÒ mng\!iOr· m<•nte il progressivo decadimento d elle condizioni gi?nerali, fino nd nn vero l'<tnto cachettìco, qunle si osscrva,·a d opo i primi due me;:i. La tempen\tura., che giò.la St.'l'a d.-l p1·imo giorno t:'l'U sali ta a aso, c;i mnntt? nne f<-b brile pe r lO giorni con oscilll:l7.ioni irn 37,5" e 39°. po i s i l• bbe unn st>ttimana di api ressia, seguita da un a ltr·o p•' t·ioùo di quinrliri f! Ìnrni di morlica fe blwe a tipo coutinuo remittent.e. Per la rimanente clumt.n d•! lln mnJattiu la temperatura si te nne normalmente al di sotto di 3;o con l'IH'ÌSsime t?levAzioui vespertine di qntt.lche d ecimo. Non si cbber·o nuove im·asioni ghiandolari. Le linfoghinndole colpite , specie qUt' lle della regione uscellnre e sottoclnxicolare del>tra. •:lumentnrono di volumE>, ma parve che la progressione non foi'st3 uniJor·me ne l tPmpo e subissf' bensi come dt>i p eriodi eli arJ•es to. Talune l'aggiunsero la l$randezzfl. mass ima. di 1ma noce, senza mai modificarsi ne lla consi;;te n7.a. e sempt't' .ricoperte da ente normale, non adere nte. Dopo qunlche giorno appar,·e ro de i cordoncini duri. monilit'ormi, esili, non infiammati, rilevati l:' UIIit cute. che' clolle prof'>imità d e ll t> inserzioni ost.-.ocon<lraH d ella sa e 6a costola di d ei't.t•a si clit·ige ,·ano n•rso le parti alte d ol torace, pnrallelamcntc al d ec•orso d <'lrnrt<'ria. mammAria interna, facendo capo a. pochi noduli, rle lln grandezza di un chicco eli ribes fino nd un acino d'll\·a, dw·i, indolenti. Di poj i pih ~t'flndi di questi noduli si r~·('l'ro di colodto •·ossohluust.ro. s i rammollh·ono e nel lA loro corrispondomz~t si formnrono piccole ulce ri craterifonni, quasi punto secE>rnPnti , eh ~;; non oltrepassavano lo 8pes;;or<' d e l d erma, senza dolore e con minimi fat.ti reattivi n <>lla c ut.e circostante . Fin dai primi giorni, tenaci di:;turbi dispo?ptici, d olori diffusi sonh nJI'nddonw con crisi diarroiche. Non ai ebbe mai prurito. Non sudori . Il tivollo del liquìdo pleurico, corretto con due toraccntesi, si mnnknne al di sotto dell'angolo scapolare. Rimasero senza risultato li? cure tnPrliche. mentre il trattamento r oent.ge nterapico d ette insignificante b E- neficio tnms itorio. Il p. morì il 19 luglio, dopo 92 giorni di dcgc·nzn. in i~tl'do marantico e con segni dl compressione delle vio r espiratorie, insort·i nPIIe< ultime set.t.imnne e che pot.evano riferirsi alle prime didsioni bronchiali. EsA~n COMPI.Ert!EJ).'TARI. Esame delle ori11e: Albumina in tracce. R eazione deU'urobilina d ebole. Null'altro eli notE-vole. Rea.zione di Wa8sermann. negativa. R eazio11,e bubercolù1ica: Cutil'eazionr• alla v. Pirque t fort emente positiva all'ingresso in ospedal.e, debole dopo due mesi. Esame del liquido pleurico: Limpido, di colore giallo-citrino. Riva lta + + +Sedimento linfocitico. Esame del sangue: All'in.izio d ella. dege nza: g. r. 3.800.000, g. b. 10.500, Rb. 56, V. G. 0,73; fot·mula leucocitaria: neutrofili 90. linfoc iti 3, eosinofìli 2, monocit.i 5. In altro esame d eii'S giugno: g. r. 1.900.000, g. b. 12.500, Hb. 30, V. O. O, 78; formula leucocitaria: ne ut·rofili 82, ~osinofìli l, littfociti lO, monociti 6, metamielociti l. Esame dell'escreato negativo· per il b. di Koch. . Esame radiografico d el torace: A destra velntw·a apicale e sottoapicale mediOcremente rischiara bile, vasta zona di o paci ~h. basnle che n o.-;comle cupolt~ e
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'C:S RARO C ... ::;O DI GRAN ULOMA MALIGNO
seno. l~>p<'!<8Ìmf'nto d ell'interlobo di d est-ra. AdenopatiA. ilare e perilare bilaterale con ghia.ndole di ombra assai pill d ensa. Ghiandole mediastinicbe che velano lo 1>p azio retrocardiaco a lin~llo de lla 4a e 58 vertebra dorsale. P erdita. di d ettaglio n t'!lla visione e rarefazione d ei contorni della 5a e 6• costola di destra in prossimità d ella margino-sternale. Qualche stria nella sottoapicale sinistra. EsAr.1E I'>TOLOGICO. - L'esame istologico di frammenti di linfoghiandole ascellari (asportati per biopsia il 16 maggio), e:<eguH-o con la cortese guida e con il controllo d eii'Istitnto di Ana.tomia patologi<"a d ella R. Università. di Roma, sopra sezioni di frammenti s te!<Si, colorate con ematossilina-eosina, dimostra qt1anto sef{ue: La capsula conne ttivale e lo strato grassoso peri-capsulare deJJa ghiandola. linfatica sono conserntti, menti-e è del tutto scomparso il disegno normale d el suo paranchima; in questo non P. più visibile la normale distribuzione del tessuto linfadenoide in follicoli e corcloni midollari, sepa-rati dai rispettivi seni. La capsula si presenta in alcuni t ratti di spess:ore normale in altri di spessore molto aumentato; in qualche zona e."-Sa presenta piccoli infìltrati, costituiti di elementi a tipo linfoide. Il seno marginale è scomparso in molti trat-ti, mentre in altri è conservato e libero da elementi estranei. Jl parenchima ghiandolare fi sostituito da tm ter;.'!uto di varia ooet.ituzione, rappresentato da element.i linfoidi, cellule a tipo epitelioide e cellule giganti, va.riamente a.o;osociate fra loro, con prevalenza in alcune zone d egli elementi linfo idi, in a!Lre d elle cellule gigant.i o d egli elementi epitelioidi. Vi sono però anche zone in cui compaiono, numero,:;i e prevalenti, gli elementi fu~~&ti (fibroblasti) (V. microfotografia n. 2). Disseminate, qua e là, nei preparati si vedono inoltre zone di necrosi, di varia estensione, nelle quali, mentre è scomparso ogni struttura, si rilevano sopra un fondo roseo, amorfo, dei grtUluli finissimi, corrispond f'nti a residui nucleari (V. microfotografia n. 3). Le cellule giganti sono da a;,criversi al tipo Sternberg, perchè presentano varia dimensione (pur superando sempa·e quella d egli altri e lementi d el t.essuto); hanno in genere contorno poligonall'. t.a lvolta rotondeggiante, ed 1Jn nuc.leo caratteristico, occupante gran parte d ella ceJJul~~,, e d avente una forma bazzuta o gemmante, tale da e:<sere paragonabile al nuc]eo d ei megucariociti. Tali nuclei sono variamente ricchi di cromat-ina, in genere unici, in qualche c€'11ula multipli. Non si rileva la presenza di eosino.fili, n è <li cellule giganti tipo Langhans. Numerose sono n ei preparati le- fi~1re di cariocinesi. Qua e là si notano scarsi residui d el tessuto reticolare preesn~tente (V. tavola a colori e microfotogn1fia n. l).
P <'r quanto il mio primo orienta-mento diagnostico fosse per una grarnulomatosi malig-na, pure questa ipotesi, fino al responso dell'esame istologico, non poteva rimanere se non nel campo int.uitivo. Era facile mettere fuori ca n sa a.!cune delle forme che occorre ana1izzare in tali casi. Nulla depont''a per un g-ranuloma sifilitico: la storia muta per la !ne, la reazione di \"17 assermann negativa., la grandezza. e la distribuzione dt•llt' ghiandole colpite, i fenomeni genf.'rali ed il decorso fatalmente progresRivo, erano critrri sufficirnti a sorpa$sare una simile possibilità. Bastavano ad escludere una leucemia linfatica cronica le circoscritte sedi dei linfomi, il r eperto <:'matologieo con )jufocitopenia e senza elementi immatmi <l<·lla srrie linfoblast.ica. L1 maggior ragione non era da pensare lontanamente ad una leucemia. mit•loide cronica., senza epatosplE>nomegalia nè forme patologiche della, generazione granulocitica, a prescindere dagli a.ltri fat-t.i a<'cessori. Son pote>a trattarsi di una linfoadenosi aleucemica., o p --eucloleucemia vera, per la non compartecipazione della milza, che in questo caso rendeva ancora piu fa<'ile la delicata dia.gnosi differenziale, nonchè pPr l'assenza di una linfocitosi rt:'l:ttiva e per la ma.nca.ta. simultanea g(•Jwra li;r,zazioné della malattia al tessuto em olinfopoietico.
UN RARO CASO DI ORAN uL0J)1b. &ULI(;NO
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Non occorreva poi prendere in considerazione altre malattieancora più lontane di quelle ora dette dal granuloma maligno, ma invece si dimostrava di estrema difficoltà la differenziazione dal granuloma tubercolare e dalla linfosarcomatosi e cioè proprio dai quadri morbosi che - come ho premesso - tanto facilmente si confondono col m. di B. La tubercolosi non era soltanto p:ra n•mente indiziata ma sus~S isteva in significativi fa.tti polmonari; clinici e radiologici, e sopra tutto nella pleurite con essudato a sedimento linfocitico, insorta nel modo elle s'è detto. Notevole la cutireHzione intensamente posit iva ai primi giorni e fatta-si debole solo qua.ndo era sopraggiunto un vero stato cachettico, mentre, come ho ricordato, E>SSa nel gramùoma maligno è cosl frequentemente negativa da. potere essere utilizzata, nella diagnosi differenziale.
L'adenopatia ilare e perilare con ghiandole di ombra assai più densa e le ghiandole mediastiniche, specialmente in presenza dello stato allergico tubercolare e nella concomitanza delle alt re dette lesioni, rendevano plausibile l'ipotesi obe tutte le alterazioni riscontrate a ca.rico dell'apparato linfatico fossero di natura specifica, tanto più che i sintomi ruediastinici, specie all'inizio, non erano di quella imponenza comune ai tumori ed anche allinfogranuloma maligno. Poteva dunque trattarsi di una pseudoleucemia tubercolare, nella quale si sa che le ghiandole colpite posi!ono condurre alla formazione di tumori a lento sviluppo, con scarsa tendenza a rammollimenti, senza aderenze o ulcerazioni della cute sovrastante e con sedi di predilezione, fra le quali son comprese proprio quelle ove erano localizzat.i i linfomi del paziente. D 'altra parte la febbre, che nelle prime fasi avev a coinciso con la ma-
nifestazione dei fatti pleurici, non poteva dirsi che in seguito avesse assunto decisamente uno dei tipi comuni nel m. di H. Vi fu, ben vero, all'inizio della degenza un alternamento di due periodi febbrili con una fase di apiressia, ma poi non si ebbero che saltuarie minime elevazioni termiche, onde sarebbe stato arbitrario parlare dei t.ipi di febbre ricorrente (CARDARELLIPEL e EBSTEIN) o ondulante, che accompagnano la malattia in questione e che d'ordinario ha.nno cadute critiche o remissioni con sudorazioni abbondanti e protratte, quali mai si osservarono nel mio infermo. Ciò costituiva un altro segno negativo che deponeva contro la. granulomatosi maligna, nel cui corso, anche in completa apiressia, possono osservarsi sudori profusi, quasi in forma accessionale. :M ancava inolt re il prurito, cl1e per la sua intensità e frequenza occupa nel quadro della malattia tm'importanza dia.,anostica notevole, tanto che F AVRE propose di contrassegnare l'intera affezione con la dizione eli adenie eosinophilique prttrig~ne. Nemmeno si avverava l'altro termine di quest'ultima definizione, per-chè non vi era eosinofilia e se effettivamente si fosse seguito il binomio sintomatologico di Favre, non vi sarebbe stato modo di giungere alla diagnosi. Per gli altri dati concernenti l'esame del sangue occorreva ricordare che al granuloma maligno non corrisponde una sindrome ematica veramente caratteristica. Si può avere una modica leucocitosi ueutrofila, di solito meno intensa che nel mio caso e con accentuata linfoeit.openia., ma anche nella tubercolosi, nei ca-si d'infezione a virulenza esaltata, si osser va quella che 0ALMETTE chiama formula di difesa con iperleucocitosi, polinucleosi ab-
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UN RARO C ... i'O DI CRAN1TLOMA MALIC!'O
bondantP f' tliminnziorw ro:;;tante dl'Ì linfuciti e d~>gli eusinofili. La monocitos i è aut hl· Ili Dll1'll1:t nell"una e n t•Il 'altra. [orma, ma non esisteva. nel mio inf<'rnto. l n qua nto alla :st·l'ie rossa. fn ril <'ntta olig:ocit€'mia. e oligocrorm•mia cun ntlore )!luhula re pii1 ba,-;:o di quanto comunemente ò dato ossen ·are n <'l 111. di Il. ('fon:(' più r urrii'ponrlentP al lv tipo di LABBÈ di anemia con oC'rodPrmia m•i tu lH•H·oh•ti<· i. J,a. mancanza dd tumore splenico (sebbene qu<>sto non manrhi in alcum• forme- tnb~>rcolari) 1:' la in:;;ignificante compartec ipazione dc·l f<')!ato , rilHata soltanto <la scarsa urobilinuria senza modificazioni dt·ll'org<lno s<·nwiolic:ic<'tnH•nte apprPzzabili, f'rano circosta.n?.e di ecc~>zionale valort' contro il m . dii H. l n quf;'Sta malattia,, secondo alt·uni autori. il tumori' di milza è> fre quentissimo (clal 65 al 75 %: TRE:'\TI, ZIE(;LF:R, DALLA VOI.1',\ e PATRIZJ), secondo a,Hri esiste sempre, anche quando (e non rarnJn<•ntc•) non i, inflltrato dal ~ranuloma, e prest>nta allora i netti <'<trattc•ri istolol!ici del tumore di milza infiammatorio (G. JONA e G. DALLA TORRE). Il f('g:}\to, anch ·esso in una JWOporzionf\ di cir ca il 60 % (TRENTI), è a.umentato di volume, bl'nch(> io grado meno spiccato. P a reva. dnnqne chf' da tutto questo ra.ffronto diagnostico il sospetto di ~ranuloma maligno rice,esse poche conferme, tanto flÌil che anche l'eRordio d t'lla malattia ed il flf;'corso suhacnto non erano nel quadro più comune del m. di H. 1 che suole insorgere. snbdoh1mente e decorrere con una Sp<"eiale eronicità " a spinte ''· Rimane ,·a però la compromissione dello stato gen<'rale>, che appa.riva troppo grave e rapida· per un processo esclusivaniente tubercolare non in fa ~;e di :attiYità evoluth·a polmona.re ed infine si era anche notato che i linfomi non S<'Jroivano un progresso uniform<', ma subivano come delle fasi di arreHo, ciò che a ,-eva fatto pensare alle oscillazioni di volume che possono aversi nel granuloma maligno. U n altro indizio po);iti\'O era offerto d a~li intt>nsi e pPrsistenti disturbi dispf'J)tiei, dai dolori diffusi addominali e dalle '!risi diarroiche, che s'accompa~n a rono pr<'coremente alla rimanent<> sindrome morbosa. Specialmente per opera di GA)f:'\A (l) è difatti •·isaputo ehe il canale gastro-intestinale non è risparmiato òa l granuloma maligno, il quale può localizzarvisi primitivamente, oltre che, in seconclo tempo, dopo invasione delle ghiandole l'etroperitont>a.li: però, sebbene il quadro clinico autori?.zasse nna ta.le ipotesi e fo s. e contro una tubercolosi intt•stinalt', oYe la diarrea è piìl t c•uace e di solito S«"nza clolori , pure manca,·a la normale partecipazione degli organi ipoeontlrinci. In dt>flnitint, ri:; petto ;tlJa, tubercolosi, non s i riuseh·a a stahilirr se le comJwtesse tutto il ca.m po nosograflco o fino a qua,] punto essa foì'S<' iu a:;;~ocia.zione eon il lH'f>f:i tmto granuloma o con la cla~sc dei tumori maligni . Fra qut'sti ultimi potP,-a (•:;c·.luclt>rsi, per ovYie ra)!ioni, una carcinosi c si climostra.Ya poco a.ttl·oclihill> la poRsihilità di nna. ~a.reomatosi. Souo di fatti mri i sar eomi primiti\i delle g-hiandole linfatiche e d·ordinario colpiscono una sola, ghiandola, lHtnno accrutnat i s~imo camttert' infìltrat.ivo e distrutt·i,•o t> spiccata t cnclrnza alle metas tasi p<·r via san~uigna., specialmente nei polmoni e D(·lla cntt>. P otf>vn, però pensar::;i a multiple met.ast,asi ghiandola ri sa.l'l:omato~e, dali 'a);rH·tto psPudolencemico, cliP veramente aYrebbero potuto ingt•twrar<> dubbi (]iaf!nostici col m. di H. , tanto più che l'infermo pr ('(1) O. G A~I:o;A . l.ittJoorallulomt< 1>rimilitXJ dcll ' iuta:tino. A rch iv io delle scie.oz~ medich e, 19 19 .
UN RARO OA:"O D I IJRANIJLOMA M:\Ll(:.KO
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sentava Je;;;ioni della pleura e dellP coste ed è risaputo che d 'ordinario, in tali casi, si tro>a il focohtio primith-o JH'lle sit•r osc e m•lle ossa; rna Je descritt€' altt>razioni, per i caratteri f·linici e p(lr il risultato drgli t>sami complementari, non indirizzaYano verso una si tratta nn tura . Ad ogni modo doYEwa. essere m<>ssa in conto del! 'esame istolo'!iro anrhe l a risoluzione di qu<>sto quesito, non socc:orrendo s nfficif'ntE>mE>nt.<• i criteri relat.h i al deeorso e a.Ue manifestazioni dE>lla sindrome in esame. Così esaminate, fra i tumori, le altre possibilità dia~uostiche, rimane,-a, qnella della linfosar-comatosi, clH', come s-i: d<>tto, pot,e va ess<>ro messa alla pa.ri della tubercolosi pt>r difficolt ~ di riconoscin1Pnto. QuPsta <'ntità. morbosa, disegnat a d a K 1:!'\DRA1' ed intl'grata da P ALTAUF, pu6 colpire tanto gruppi linfoghiandolari di regioni diw·rse senza. dimostrare alcun a tenrlenza alla ~eneralizz a,?.ione, rome el"t<'ndPrsi all' intero sistema l infatico con compacrtl:!cipazioue di altri org-ani. . La liniosarcoroatosi pu6 offrire difficoltà notèvolissime di accertamento. In un ca.so molto istruttivo desrritto rlal D 'Ar.R~'ìANDRO (l) p ersino il reperto istologico di due biopsie non port6, per sè solo, a risultato decisamente conclusivo, ed il giudizio diagnostico dovette anche adag iarsi sulla convergenza degl 'indizi clinici. Essa. ~ la malattia che piì1 rassomiglia al m . di Hodgkin, che a volte non pu6 esserne distinto se non istologiC<l.mente, col rinvenimento delle tipiche eellule f!iganti di Sternberg. Nel roio caso sta.vano in suo favore la mancanza di una spknornegalia (come suole s pesso avvenire), l'assenza del pnrrito, delle sudorazioni e della eosinofilia, Ea modica leucocitosi, spiccatamente nen t rofila, il lu.n~o periodo di quasi a piressia che seguì alle prime reazioni febbrili di non univoca interpreta-
zione. Vi sta.va,no contro le caratteristiche delle ghiandole colpite, poichè quelle accessibili non confluiYauo, come di solito in tale uwlattia, in un unico tumore c le altre a sed e mediastinica, specie se primarie, non dilllostraYano particolare aggressività sui tessuti e sugli organi vicini e non det.tt>ro mai luogo alle immancabili compressioni di vasi arteriosi o venusi, di tronchi nervosi, della trachea, nÈ' dell'esofago, ma soltanto, nella fase t erminale, a comprf'ssione delle prime divisioni bronchiali, vero~imilrof?nte per 1'intP-ressamento del gruppo gangliona.re interbroncbiale e più specialmente dei gangli dell 'ilo, con un moclo simile a quello che, secondo CRUVEILLHJBR, ( 2) , non deve essere estraneo alla morte per astìssia d'un certo numero di b ambini e di adulti tubercolosi >>. Sebbene nella Iinfosarcomatosi la cute possa ac1erire allo masse tumor ali cd ulcerarsi e la propaga:r.ione del t umore an-en ga. per diretta continuità attrave.rsCJ le vie linfatiche e sanguigne, non pareva ch e le manifesta.zioni tegumentarie nel m.io infermo, per la loro entità e circoscrizione e per la lentissima progref;sione, pot<>RS<'l'o riconoscere una tale causa, mentre nessun fenomeno dt•l genere si osserYaYa nella sede delle m aggiori int umescenze, ricoperte da pelle normale e sconevole. Dunque anche per la liufosarcoma.tosi eoncoiTevano scarsi ed incertj Regni ed era,no invece più notevoli le circostanze negative. Ciò faceva iusi~;tentt'nu.• nte tornare, pl'r calcolo di Dlaggiore probabilità, se non di eselu{l) R. D'.~LESSA:->ono, Contributo trllo stullio della /infusarcomutosi. Policlinico (Sezione me· <li <:n}, 1 1131. 1:!) C ii. da A. R.u·JSARPJ, Scu~-eiqlO(fia clcll<' 11/Jc;io11i d~l mcdiaatillO. Stnb. nrtl grafl(!he,
Amnt rlcc. Lll22.
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RAR O
CA ~O
D I Ol!ANULOMA MALION"O
sionc, alla prima. idea eli nn granuloma maligno, clte, contro tutte le apparem~e contrarie, aveva le inesauribili possibilità del suo polimorfismo clinico e pot e q~; dar piena ragione dell 'c~:trenw decadimento delle condizioni ge-
nerali. Era -corrmnque indis pensabile una biopsia ed il 16 maggio si procedette a!J 'asportazionc di un gruppo di linfoghiandole dell'a-scella destra, per l 'esame istologico, del quale ho riferito il risultato. Fu cosl stabilita la diagnosi iucont.ro,•ertibile di granuloma maligno per la presenza di numerose cellule giganti di Sternberg, per il polimorfismo degli elemelllti del tessuto linio~:,'l'anulomat.oso, che contrasta con la mono· touia del t;('ssuto quale si osserva in genere nei blastQmi veri (linfosarcoma), per la mancanza inolt re di lesioni che potessero far pensare ad un processo di nat ura t ubercolare, nella espressione di formazioni tipiche di tubercoli e cioè non cellule giganti tipo I .anghans, non aggruppamenti di cellule linfoidi, non presenza di bacilli di Koch in preparati con lo Ziehl. Ho voluto riportare la tavola e le microfotografie annesse a questa nota, olt re che per la indispensabile document azione istologica del caso, che non aveva presentato nessun'altra sicura possibilità di differenziazione diagnostica, anch e p er l'interesse dei reperti in diversisettoridelleghiandole esaminate. Nel quadro istologico del granuloma maligno si usa distinguere tre stadi. Il primo, corrispondente al periodo iniziale del morbo, quando la ghiandola è ancora piccola, è caratteriz~ato da una spiccata iperplasia con proliferazione più o meno intensa dei centri germinativi dei corpuscoli di Malpigbi, senza o con scarsa partecipazione degli elementi del sistema reticolo-endoteliale. In questa primitiva fase, che normalmente sfugge all'esa.me clinico, non sarebbe possibile porre neanche la diagnosi istologica. Nel secondo stadio le ghiandole sono notevolmente tumefatte e gli elementi del reticolo entrano in attivissima proliferazione, dando luogo ai nodtùi gramùomatosi, espressione della natura infiammatoria del processo. Tali noduli sono costituiti da una ricca varietà di cellule (linfociti, plasmacellule, mastzellen, cellule eosinofili, cellule epitelioidi, fibroblasti), fra cui, di valore riconosciuto patognoroonico dalla generalità degli autori, gli elementi giganti di Sternberg, derivanti normalmente dalle cellule epitelioidi, per divisivne nucleare diretta o p er cariocinesi atipica, cui non partecip:• il protoplasma, come si osserva nel preparato riprodotto, nel quale è ancbe notevole l'assen za delle cellule eosinofile, corrispondenti alla mancat a eosinofilia sanguigna (v. tavola e microf. 1). n terzo stadio, o di sclerosi, è contrassegnato dalla intensa proliferazione del tessuto intersti· ziale con formazione di fibroblasti e di fibre connettivali, che costringono e fanno disgregare e scompa,rire le varie cellule del tessuto di granulazione (rnicrofot. 2). Tanto nel secondo che nel terzo stadio non raramente si riscontrano, come nel mio caso (microfot. 31, focolai necrotici, che non hanno l 'aspetto di masse caseose amorfe, ma mostrano un detrito cellulare derivante dalla distruzione dei vari elementi del tessuto di granulazione. È pertanto degna di rilievo nella mia. dimostrazione la rara sinmltaneità in uno stesso raggruppamento ghia.ndola.re di fatti che d 'ordinario si succedono n el tempo, in r apporto a successive fasi del morbo e ciò naturalmente è in ragione di localizzazioni di diversa data, per una progressiva invasione territoriale del processo morboso.
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llllcrototogr:nfla N . l. V. D E BF:RNARDJ!>JS - Un raro cnso eU oranulonv• nuùigno.
UK RA.RO CAS!) Or GRAJI>'"CLOMA 1\fALIGNO
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Una volta in posttesso di un così esauriente esame istologico, era intuitivo met.tere a carico del granuloma. maligno tutto il complesso sintomatico descritto, ad eccezione dei lievi fatti apicali e (1ella. pleurite destra., che dove" ano rimanere nell'ambito dt>lla COf?Sistcntl' malattia tubercolare, per i segni clinici e radiologfci e per i caratteri dell"essudato, non essendo per altro, nel caso, dimostrabile una inabituale localizzazione del tessuto linfogranulomatoso nella pleura. Anche le manifestazioni sulle inserzioni osteo-condrali della 5a e 6a costa di destra, l'infiltrazione dei vasi linfat ici, nonchè i norluli superficialmente ulcerati, cui tali vasi facevano capo, dovevano, per l'aspett.o clinico e per l'evoluzione, ascriversi al gra.nuloma. Lo sterno ~ le costole sono difatti fra le sedi predilette delle rare forme ost,(>o-p~riostee, prodotte da nodi ed infiltrati che possono determinare rarefazione della corticale e, d'altra parte, sono ben conosciute le manif<'stazioni della lynphogranulomawsis C'lt ti.~, i clù caratteri corrispondono a quelli osservati nel mio infermo, e ne sono noti i rapporti con i vasi linfatici. I cordoncini duri, moniliformi, non infiammati (che non mi risultano descritti), attraverso le due differenti sedi delle formazioni specifiche, potevano essere esponenti di una propagazione diretta per r·ontinuit,J.tem della. infiltrazione granuloroat.osa. nei vasi linfatici, cl1e nascono nella porzione anteriore degli spazi jntercostali, tributari dei gangli mammari interni. Tutto ciò non contrasterebbe con il modo di diffusione locale del granuloma, che ba per sede di elezione quasi esclusiva i glangli linfat.iei~ ma che può svilupparsi d al tessuto reticoloendoteliale nella sua universale distribuzione; né sarebbe un fatto nuovo la proliferazione granulomatosa entro il lume dei vasi linfatici, gi~ dimostrata iRtologica.mcnte in campo polmonare da A. DALLA VOLTA e C. PATRIZI. Sopra tutto, poi, competevano al granuloma maligno le cause precocemente caebettizzanti, a~endo esso agito, nel mio caso, non tant.o per l'imponenza delle sue masse, le cui turbe meccaniche si resero manifeste solo nell'ultimo stadio della malattia, ma pe1·la sua azione tossica specialmente sulla ematosi, analoga a quella di alcuni neoplasmi. RIASSUNTO. L'a. presenta. e discut-e un caso di granuloma. maligno subacnto, accertato istologicamente in un giovane t.rentenne, svoltosi nella coincidenza di una pleurite tubercolare, senza. la consueta inibizione dello stato allergico. con sintomatologia eccezionalmente atipica, mancando sudori, prurito, epato-splenomegalia ed eosinofilia.. Le forma;r;ioni granulomatose investivano gruppi· di ghiandole ascellari, sottoclavicolari e meditlStiniche con limitate localizzazioni alle coste, alla cute ed a vasi linfatici superficiali del torace.
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GioTnale di medicina militare.
RIVISTE
SINTETICHE
SCUOLA D 'APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE GABINETI'O DI MEDICINA LEGALE
CONSIDERAZIONI CRITICHE SULL'IMPORTANZA DEL SENO CAROTIDEO IN CLINICA EMEDICINA LEGALE D ott. Gino Bertolucel, primo capitano medico
Su questo argomento che negli ultimi tempi ha avuto larga eco da. parte di fisiologi e clinici suscitata. specialmente dagli a.mpi studi di H . E. H ering e di C. _He~~· è. op por tune:> fa.l" rilevar~ fin da princtpio l 'imJ>?rt&n2':8. delle ricerche d1 Autort ttaham che gtà trent'anm or sono avevano studtato l'mtluenza dei ridessi delle pareti vasali sulla pressione e sul respiro. Nel 1900 il Psga.no e specialmente il Siciliano in uno studio sperimentale sugli effetti della compressione delle carotidi sulla. pressione arterioF.a., sul ritmo cardiaco, sul respiro, venivano a conclusioni che pur doverosamente soggette a. opporttule modifìcazioni ulteri? ri han no _ce~ta~~nte il. m~rito di aver &Jl:C~ la. strada. a. una. la.rga. messe d1 constataZiom dt mdubbta. unportanza. n Siciliano infatti poteva. stabilire che un a.bbassa.mento brusco di pressione nella carotide primitiva. determinava. fenomeni vasali cardiaci, respiratori e che il t ratto d ell'arteria capace di dare si.znili manifestazioni sembrava esaer limitato al punto di origine della carotide interna estendendosi di poco più in basso. Inoltre alla. semibilità. della carotide sarebbe affidato l'ufficio di concorrere a. mantenere in condizioni fisiologiche lo stato di tonicità. degli apparecchi inibitori del cuore e forse di altri meccanismi nervosi. Questi riflessi protettori, col loro processo d i autoregolazione, rendono possibile, data. una irregolarità, nella d istribuzione d el sangue, il ritorno alle condizioni normali per mezzo di meccanismi nervosi ris iedenti nelle pareti va.sa.li. Nel 1913 il Frugoni in un'ampia serie di ricerche sperimentali sulla glandola. carotidea constatò c he in seguito a ll'iniezione di estratti della glandola. nel coni~lio si aveva dopo un modesto e ini1.iale aumento della. tensione vasa.le une. cosptcua e prolungata ipotens ione assoc-iata a palese ra.refa.zione e amplificazione del polso, con im~;>icciolimento del respiro. Esposti i dat1 w Pagano, Siciliano e Fru~oni non è inopportuno accennare che anche prima non era mancato chi a veva rtvolto la. propria. mente a lla bifo r · cazione ca.rotidea come spri~onatrice di riflessi vaaali. Ricorderemo infatti che tl Cooper nel 1836 osservò che la occlusione delle carot idi comuni determinava ipert.ensione arteriosa e aumento di frequenza. nei battiti del cuore. Il Marey successivamente dimostrò che l'aumen to della p ressione arteriosa. determinava. un rallentamento dei battit i mentre un abbassamento d i pressione dava il fenomeno opposto. Nel 1866 l. Czerma.ck rilevò che una compressione esercitata sul vago al collo produceva un rallentamento del cuore e ritenne che il punto di part.enza d i tale riflesso fosse appunto il nervo vago. U lteriori esperimenti di Nawachlin sul gat.to sembrarono confermare quest e vedute: nel 187 7 il François - Franck tornando sul tema constatò che un aum snt-o o una diminuzione del circolo encefalico ca.usa.va un aumento o una dinùnm.ione dei battiti cardiaci interpretando questi fatti come dovuti a un'az.ione rliratta. della pressione sanp:uigna sui centri ca•·dioregolatori. Nonostante i numerosi dati già. i10ti non è piccolo il m erito d i H ering che con una serie numerosa d i
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.·tcerche riusci a districare notevolmente il complesso argomento, facendo prima di tutto rilevare, al contrario di non pochi dfgli Autori succiiati, che gli effetti sul circolo, cioè la ipotensione e la bradicardia determinate da una compressione al collo non erano dovute a fenomeno vaga.Je ma un rifieASo originatosi a.J seno carotideo. La. regione del seno carotideo, come hanno dimostrato le ricerche di De Castro, corrisponde alla. le~era dìlatazione della prima parte della carotide interna nel punto in cui essa. s1 differenzia dal tronco ccmune. La parete della carotide comune si assottiglia. in corrispondenza del r;eno carotidfo dove lo f.Pt'~>· sore è di un terzo meno in confronto dell'est-erna. Tale regione è ricarr.ente infil. trata da una rete nervosa a terminazioni mnr.eroee nella zona I'Ìt\>ata nella parte bassa del seno carotideo. La. innervazione è semitiva o centripeta. morfolcgica.mente riconducibile a due tipi principali, ad arborizzazioni diffw:e e a ramificazioni circoscritte (glomerulari). Questa disposizione nervora è st.rettaroente limitata. alla regione del seno e le terminazioni sensitive sono situate in modo che esse siano nel modo migliore sensibili ai cambiamenti interni del vaso. La. rete ricett.rice si riunisce man mano in tanti filuzzi nervosi di~posti nello l'pazio intercarotideo che poi formano un tronco comune che si collego, come Hering ha dimostrato, a l n. glosso faringeo al suo injll"esso nella cavità cranic~, tronco nervoFo denominato dallo stesso 'Hering c nervo del seno "· Continuando nell'esposizione dei dati anatcmici e fìsiolcj;!ici ricorderen:o che ~;econdo Hering la. sezione del gloeso faringeo al disopra della sua. congiunzione col nervo del seno sopprimerebhe ogni rifiessività da stimolazione del eeno carotideo. Questa. osservazione non è confermata. da. altri Aut.ori, Heymans, De Castro, Danielopolu i qua.Ji sostengono che sia dal punto di vist-a anatcmico che funzionale bisogna ammettere l'esistenza di altre vie nervoFe. De Castro infatti ha dimostrato che la sezione del nervo carotideo non comport.a la degenerazione degli elementi nervosi periferici. La regione rifies.<wgena ora descritta contrae rapporti di cont.iguità nE~:a i im. portanti col ganglio carotideo, glomus caroticum, posto alla biforcazione del tronco comune della ca.rotide che è una formazione assai vascolnriz:zata Jie:ca di celh>le e fibre nervose con arterie nutritizie proprie le quali nella loro tonaca avventi.zia. poaseggono apparati nervosi ricettori di cui le fibre nervose contraggono rapporto col nono e decimo paio di nervi cranici. Il gaJ:Jglio carotideo non si preeenta quindi a struttura gangliona.re comune nè a tipo di ghiandola endocrina, bensì come tm organo sensitivo ricettore annesso al seno carotideo. In base a. ciò lo Heymans comprende nella. definizione eli seno c.arotidt:o la re~one della. biforcazione della carotide comune, la dilatazione della. carot.ide inte111o, il ganglio carotico, il plesso nervoso intorno alla biforcazione carotidt:a e i filetti ner vcFi che Fi riuniscono nel glosso faringeo. Contemporaneamente alle ricerche anatomiche sono state svolte ampiarr.ente quelle fis iologiche fra le quali a.ccenniamo per ora a quelle di H eyma.ns per il quale l 'enervazione delle zone vaso senEibih provoca una iperten~ione a.r terioea e delle turbe cardiache cara.tterizzllte da. tachicardia, extrasist oli e fibrillazione vt ntricola.re. La ipotensione del seno carotideo ottenuta mediante cr m pressione d el tronco comune determina gli stessi fenomeni. La. diminuzione o addirittura la. soppressione della sensibilità del seno carotideo conduce a uno stato di ipertens ione cronica, acoeJerazione del ritmo del cuore ecc. J,o stato di ipertensione cronica è seguito da uno stato di sclerosi del cuore, del rene, dei vasi e anche delle capsule surrenali. Inoltre l'ins ufficenu rifiessogena del ~;eno carotideo espone i vasi cerebrali a sbalzi di pressione. E cosi non pochi Autori addentrandosi nell'esame di svariati stati patologici ritengono che certe sindromi di ipertensione, ta.chicardia., extrasistoli, sclerosi vascola.re, renale sian dovute a una iJl.S!Ufficenza. a una ipotonia <ielle zone vaso sens ibili regolatrici del tono vasomotorio, della secrezione adrenaliJ1ica e della frequenza del cuore. L'insufficenza. della sensibilità delle zone riflel'sogene può ritrovare la sua causa sia. in una sclerosi vascolare del seno carotideo 8i~t in una azione depressiva della. vaso sensibilità per certe cause patologiche ~umoral i . Per completare i dati fisiologici suli argomento, ~<t-guendo la guirl~t di H eymons se si ricorre alla eccitazione del seno carotideo per compressio11e esterna, il cuore rallenta i suoi battiti e si abbassa. la pressione arteriosa; tale o:r.ione rifle~<Sa può essere sfruttata con vantaggio durante le crisi di ta.chicardiu di e"-trasistoli, ui angina di petto.
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CON'<IOERAZIOl\T C(tLTtCJfE SF I.L'I:\IPORTd);ZA D F:L SF.NO ECC.
E così non è illogico pensare che anche certi stati d i ipotonia, quelle fonne di angioipotouia costittLzionn.le individuate per primo da A. Ferranini, pos.'SQno essere riferibili o. Wl aumento della ri:flessivit.à. e della sensibilità delle zone vasali. Svar·iati punti della patologia e numerose evenienze pratiche sembrano ricevere sprazzi di luce in seguito allo svolgimento di questi studi. Merita di essere quì m enzionato che la eccita-z ione brusca ed energica. del seno carotideo, per tmo choc esterno, per una compressione da strangolamento, per w1a. trazione sulla carotide o sul seno durante un'intervento chirurgico può determinare una inibizione riflessa e nergica. sul cuore che può perfino causare la morte. I~o H~yrn~ns volendo indagare più profondamente l'intimo meccanismo del riflesso regolatore che ha il suo punto di partenza nel seno carotideo affrontò la complessa que~tione dell'a.drenalinemia e della sua regolazione nervosa. È nota l'esperienza di Toltrnade e Chabrol i quali riuscirono a dimostrare che l'adrenalina compie continuamente un'a.zione cardio e vaso tonica, mediante l'anastomosi diretta della vena. s urrena.le di un cane con la giugulare di un'altro cane surrenalectomizzato. Lo Heymans si propose di studiare il grado di adrenalinemia nel m omento in cui la stimolazione del seno carotideo determina l'effetto depressorio, valendosi della anastomosi surreno giugulare, e constatò che provocando una ipoten<sione arteriosa nel seno carotideo isolato si determinava nel cane una maggior secrezione di adrenalina. Al contrario una ipertensione nel senso carot.ideo inibisce la secre<~ione adrenalinica.. Il seno dunque è una zona ri:flessogena, regolatrice d ella secrezione adrenalinica e perciò indirettamente della pressione arteriosa. Se queste esperienze così suggestive ricevono, come sembra, conferma, t.utto il complesso problema dell'ipertonia. vasai e, della ipertensione arteriosa, della secrezione adrenalinica, come pure la eziologia della. congestione, dell'emorragia cerebrale, dell'arteriosclerosi non possono .assere t rattati senza che sia tenuta presente. oltre si capisce agli altri svariati fattori, la funzione regolatrice ed equilibratrice del seno carotideo. E se la diminuzione della sensibilità riguarda anche l'altro importantissimo centro vaso sensibile, l'arco dell'aorta., vengono a mancare i più importanti congegni regolatori e la pressione arteriosa. può diventare minacciosa. Anche qui l'espedmento ha portato la documentazione decisiva; animali cui furono tagliati a un tempo i due nervi depressori aortici e i due nervi del seno, mancando dei due rispettivi riflessi difensivi, Va.Imo soggetti a gravi disturbi cardiaci come tachicardia, extra.sistolia, ritmo bigemino, fibrillazione e l'ipertensione cronica produce ipertrofia cardiaca, sclerosi dell'aorta e dei vasi polmonari e renali con evidenti segni di iperattività surrenale e sovraccarico di colesterina. Prima di passare a qunlche considerazione d'indole pratica è bene accennare alle esperienze di Hering e Danielopolu da cui risultò che l'eccitazione elettrico e meccanica dei nervi del seno carotideo provoca anche riflessi respiratori e iperpnea; d'altro canto ricerche recenti di H eyman.s, Koch mostrarono che se la. pressione interna nel senso carotideo viene innalzata, la respirazione risulta paraliz· zata fino all'apnea. Si sono potuti così isolare entrambi i seni carot,idei e provveduto regolarmente alla loro it·rorazione, sono stati disposti nel circolo carotideo di un altro animale. Le condizioni idrodinamiche e clùmiche possono essere così variate colla. possibilità di registrare nel modo più opportuno gli influssi sulle differenti funzioni fisiologiche principalmente sulla ventilazione polmonare, la. frequenza. e ampiezza resp iratoda. Con questo metodo fu mostrato che un'alta pressione nel seno carotideo come l'alta pressione aortica provocano apnea riflessa respiratoria anche se l'animale Ri trova in uno stato di asfissia alveolare. Reciprocamente ogni diminuzione della. pressione sanguigna nel seno carotideo isolato e irrorato in sito provoca una iper pnea rifleS<~a anche se l'animale si trova. in stato di alcalosi. Questi risultnti mostrano in modo evidente che le alterazioni dell'attività del centro respiratorio possono essere ottenute in via riflessa da variazioni di pressione del seno carotideo. Alt.ri riflessi respiratori s i sprigionano ugualmente quando s i modifichino, le pro· prietà. chimiche dei liquidi di perfusione sinusale: il sangue asfittico, e il liquido di Rin~orer con pH acido determina ltna iperpneu riflessa, il sangue iperventilato e il liquido d i Ri nget· con pH a lcalino scatenano invece una apnea riflessa. Colltt scor·tn dell'a mpia documentazione anat omo-fìsiologica solo in parte riferita S<>H O ormui ubl>tlStt~ nza ntml.et·ose le applic~tzioni pra-tiche. R ecentemente
CO.!"SIDER AZ I O~I CR I TICHE f>ULL' tMPO.RTA:-iZA D~; L SF.NO .J:: CC.
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w.~s."errng,nn ha comunicati i risultati as.<;ai apprel':?~bi li t1ttcnuti applicamlo In compres.<:ione del seno carot,ideo come modo ùi tratttunento di differenti stati dispnoici. Ma qui~ _o ppor tuno insis_t~re sul fatto che il trnsporto ~ei dati "rerùne':J· tali nel campo chntco, come· qua.st sempre accade, non SI compte ·s enza dtfficolta. Cade 1\ proposito il citare un ampio studio ben documentato di :Mandelstamm Itnikoff ecc. i quali hanno esa.mina.to quasi 900 individui ricerr nndo l 'aziOJle della. compressione sinus.a.le sulle contrazioni cardiache. D uran t e lo svolgimento d elle lunghe ricerche hanno, per evitare possibili lacune, im piegnto i metodi ~·n tìci sopra tutto l'elettrocardiografia MSumendo contemporanearnente i dat-i della pressione. Il riflesso carotideo ris ultò positivo 527 volte, 336 in modo n ettis.->imo. Siccom egli AA. esnmìnarono contemporaneamente altri riflessi a tipo veget.ativo quali l'oculo cardia-co, il riflesso solare ecc. unitamente alle principali prove fnrrnacologiche per snggiare il tipo costituzionale arrivano all.a conch11!ione che non s i deve sperare dall'esplorazione coi varii ritleFsi maj!'gi<wi risultllti di quelli che non siano forniti daUo studio delle sti~ate cliniche e dalle prove fmn,acol ogiche. Un punto importante può riferirsi per quanto I'Ì!-!Uarda la dinfU10Stica e l'esplorazione funzionale del cuore. Secondo gli ste!.'.;i AA. lo studio portato su 386 casi mise in rilievo che negli individui normali tm rifleF!!'O carotideo netto esis te circa nel 10 % dei casi. In SO~Z:gett.i presentanti affezioni di natura infettiva. si ha quasi la stessa pro_porzione 12 % mentre nelle lesioni de~enarative si ha po&it ivo circa nel 37 % de1 casi. Si può dire che fra gli individui portatori di affez ioni organiche del cuore sono quelli afietti da le,;ioni sclerofe che presentano riflessi carotidei più netti, verosimilmente in mpporto a. una. pi'Opa~azione della S<.-lerosi a.l livello del seno carotideo come per primo ha supposto H ering. L'a11ali,i accurata. della. curva elettrocardiografica mostra che il rifleFso <'a.rotideo si tradt1ce con un'azione cronotropa. negativa cioè con un rallentamento del ritmo sinuf'ale. Se in conclusione il valore del riflesso carotideo non ha grande importanza 11ella prognosi dell'affezione cardiaca., acquista un silll1ificato MJ>ai alto nello l'ltudio de!Je aritmie, esso permette di disvelare i dis tu1bi latenti di certe funzioni card iache, la. tendenza aHa extrasistolia o al ritmo a uricolo ventricolare o a lillA. diminuzione della conducibilità atrioventricolare. La ricer<'a <ili questi riflessi è sopra tutto irnport.a.nte n.ell'f\ritmia completa e nelle different.i ta<'hicardie. Le indagini eseguioo su un numero così e levato di casi coll'impiego ·dei metodi pitt vari i spianano la via per interpretare osservAzioni cl in id oe via via più numerose che richiamano l'attenzione per il loro sif(nificato pratico e rr.Edico-ll:'gale. I. Roskam ha descritto tm caso che sembra dirnostrn1·e nettr.rn( n te che il ~eno carotirleo può pre.."'entare in modo permanente e ct·onico una iper·eccitabilità estrema che può generare degli accidenti sincopali della pii• a lta lll·avità. Si tratta di un soggetto di 53 anni che ebbe una improvvisa lipotimia per una lieve compres.<oione alla regione del seno carotideo (mettendo~i il colletto) poi ehhe una !!eeonda volta perdita improvvisa della. coscienza mentre stava ccmpiendo una ia.tica; ta.Je disturbo si ripetè ancora mentre radendol"i la barba gli veniva tE~'a la pelle nel collo. Questo sog~etto presentava un discreto stato iperten:>ivo, polFo di normale freguen?.a, riflesso oculocardiaco invertito. L'esome dei vi~ce ri tolll· cici a.ddominah negativo, un po' sclerotica l'arteria radiale. L •efplonnione ciella zona carotideo. all'infuori del seno non dava alcun distu1 bo. La pressione inYece praticata in corrispondenza della. regione del !leno premendo fra. la cartilagine tiroide e l'a.np:olo del mascellare inferiot·e di sinistra provocò una sincope con arrei't.O dei bat~iti del cuore e del respiro durata ancora per 15 :o:etomli dopo che la compressione del seno era CEl-"Sata. Ln stes.'la compre•·!'ione e>"ercit11ta a destra non J>rovocò in un primo tempo alcun disturho ma. ripetuta comparve una sincope di eguale intensità e durata della prima; subito dopo :;enza stimolllzioui il mul~t? ebbe diverse altre sincopi c~e ce;:..<;aron<? dopo la somministrozione di ipotenSivl: La_ Wassermann era negatiVa, a1.otem1a normale. nulla nl <'Hore esaminAto radiolog1camente ed elettrocardiograficamente. L 'A. no n insistette in ~t l tre ricerrhe pe~chè le condizioni ne!Je qua li veniva a trovarei il malato d opo le ~>inropi erano t ah c h e ~ss? non volle p iù sottomettersi alla compre~sione del Eeno. L'A. ritiene esser~ legitknamente a u torizzato in p resenza di un tale in ~ieme di fenomeni. eli far thper:tde~e le sincopi dall'esagerazione della sensibilità del !>t'no carotideo. Dopo la pubbh caztone del Roskam sono stati pubblicati ca~i onnlopl1i. In un accurato sturlio il Rossi della clinica di Zoiu riferi~N' :ou tli un soggetto
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CONSIDERAZIONI CRITICHE SULL 'I&tPORTANZA DEL SENO ECC.
senza fatti notevoli nell'anamnesi, con note non accentuate di ipertensione, lieve ingra.ndims nto del cuore qualche c ilindro ialino nell'orina. Fu sottoposto oltre agli esami ordinari alla prova del rifle.':ISO carotideo coll'ausilio del controllo elettrocar· diografico. La compressione d e lla regione paraca.rotidea. non provoca aJcun fenomeno generale, invece se si comprime sul seno subito a lato del limite superiore della. cartilagine tiroide, all'angolo della mandibola, si determina nel malato uno improvviso m'\lessere con senso di svenimento a cui corrisponde un notevole ral· lentamento del ritmo cardiaco ben documentato nei tracciati. In un'altra paziente affetta da. tabe dorsale a sintorna.tologia. molto chiara è stato fatto dallo stesso autore il rilievo che la compressione dei bulbi . carotidei si svolgeva con tanta maggior positività. se eseguita a destra piuttosto che a sinistra, senza però arrivare a stati sinoopa.Li. Per la interpretazione di questo fenomeno occorre riport-arsi alla struttura del sistema specifico del cuore richiamando il dato già riferito dal Lutembacher secondo il quale il vago simpatico a destra innerverebbe il centro. form~tivo dello stimolo (nodo di Keith e Flack) mentre a sinistra provvederebbe alla innerva.zione del nodo di Tawara; in questo modo la compressione del seno carotideo di destra determina direttamente una bradicardia sinusale c iò che non si può ottenere con la sola compressione a sinistra. Esula dal campo d i queste note addentrarsi nella discus.<;~ione minuta dei delicati problemi fisiologici accennati; comunque è dimostrato che i riferimenti di natura pratica offerti dallo stu· dio dei riftes.'>i carotidei sono molteplici e crescono via via sono sott-oposti alla indagine sistematica. Anche re la.tiva.mente all'epilessia sembra secondo qualche A. offrire possibili sbocchi pratici lo studio dei riflessi vasa.li bulbo carotidei. Come notano Marinescu e Kreindler, già da l ungo tempo l'accesso epilettico è messo in rapporto con disturbi della circolazione cerebrale. Le constatazioni di chirurghi che durante e s ubito prima dell'inizio dell'attacco la corteccia. cerebrale è molto pallida, cessando le pulsazioni e diminuendo le arteriole il loro calibro, mostrano che in realtà. l'a.ttacco epilettico è accompagnato da oscillazioni dell'innervazione vasomotoria del circolo cerebrale. Ma non solo la circolazione cerebrale è negli epilettici sottoposta a oscillazioni ma anche quella generale soggiace a tali alt-er nanze e non solo durante l'accesso ma pure nei periodi intermedi. Il Marinescu e collaboratori ben conoscendo dagli studi di Hering l'importanza del seno carotideo regola.tore d ella pressione cerebrale, ne studiarono accuratamente il meccanismo in 26 epilettici nei quali contemporaneamente venivano registrati il polso, il respiro e le oscillazioni di pressione causate dall'eccitazione sul seno carotideo. Per la ricerca dell'azione vasodepressoria del riBesso sinusale fu usata p u re la pletismografìa.. Sperimentando dapprima in individui normali s i constata che generahnente la pressionedel seno provoca una caduta della curva pletismogra.fica di 25-t5 millimetri. La d iscesa raggiunge il massimo alcuni secondi dopo l'inizio d ella compre.'>Sione ritornandosi rapidamente al cessare di essa la livello iniziale. L 'a.bba.ssameno della curva è dovuta evidentemente al fatto che il braccio subisce una diminuzione di volume per la diminuita massa sanguigna. Ora negli epilettici studiati dagli AA. le variazioni pletismografìche risultarono più ristrette che nei normali, la caduta non sorpassando la media di 5-6 millimetri. Anche la azione rallentante sul cuore in seguto all'eccitazione del seno carotideo si manifestò meno intensa che nei casi di controllo esaminati. Sorge quindi l'impressione che i fenomeni constatati siano da riferirsi a una iposensibilità. dei seni carotidei il che può riMhiararci i sintomi noti della circo~tanza della pressione ~ngui gna e del tono vasomotorio nell'epilettico. Ad avvalorare l'importanza dei riflessi vasali nell'epilessia sono stati fatti studii recenti da Danielopolu e collaboratori. E ssi già da tempo avevano dimostrato che la stimolazione del seno·ca.rotico provoc1n1on solo·disturbi circolatori ma anche alterazioni nel tono di tutto il sistema vegeta.tivo. Avendo osservato nel cane l'ineo~enza di convulsioni generalizzate vennero alla conclusione non trattarsi di convulsiOni che possono essere provocate dal dolore verificandosi anche con la compressione semplicem•mte digitale n è poteovano dipendere da un'anemia cerebrale a causa della interruzione della circolazione sanguigna in una carotide perchè esse potevano verifìcans.ì "-Oche dopo una precedente esclusione della carotide comune. Rivolta l'attenzione alle variazioni ematiche sempre dopo l'eccitazione del seno carotideo si osservarono importanti modificazio ni nel contenuto in calcio potassio e colina con aumento
CONSIDERAZIONI CRITICHE SULL' IMPORTANZA DEL SENO ECO.
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specialmente notevole nel potassio. Queste alterazioni umorali danno verosimilmente La spiegazione dello stato del tono vegetativo che negli epilettici come si sa presenta notevoli disquilibrii. Sulla base di tale risultati sperimentali è stato propo;sto un intervento operativo consistent-e nella resezione del seno carotideo controllandone l'asportazione durante l'atto operatorio che n on è completo fìnchè l'eccitazione meccanica del seno persiste a dare variazioni sulla pressione sanguigna e s ul ritmo cardiaco. Il Danielopolu riferisce che su 6 casi in 3 di essi l'intervento fu fatto bilateralmente, in un caso solo a destra in 2 a sinistra. Si ebbe un certo miglioramento nella metà. dei casi; nell'altra metà. non risultò di alcuna efficacia. L ' A. ammettendo che gli esiti non eossono certo dichiararsi brillanti, riconosce che sulla complessa genesi della epdesaia i dati tratti dalla fisiologia dei riflessi vasali carotidei sono ben )ungi dal portare chiarimenti sufficienti. Intanto colpisce subito la discordanza fondamentale che esiste fra coloro che piò si sono occupati dell'argomento. Se per il Marinescu una riduzione della sensibilità. dei seni carotidei è dimostrata dalle minori variazioni pletismograficbe e dalla lentezza nello stabilirsi del cambiamento, non può non colpire l'orientamento si può dire opposto del Danielopolu, il quale attribuisce all'azione e stimolazione del seno carotideo una notevole altera.zione dello stato vegetat.ivo urnorale che sempre si trova negli stati epilettici. Donde il corollario che la enervazione, la sinocarotidectomia dovrebbe portare un miglioramento e tma prevenzione degli accessi comiziali. L 'esito indubbiamente incerto degli interventi eseguiti sta a dimostrare ancora una volta che anche nel campo che ci interessa la messe dei dati sperimentali, per quanto ricca di fatti suggestivi, è l ungi dal poter essere trasportata nella pratica. Nello studio della semeiologia del sistema vegetat.ivo cui in fondo appartengono i riflessi vasali sono troppo numerose le interferenze, le variazioni non solo individuali ma regionali legate alle varie sezioni del sistema neurooxmonico umorale. Per ·c oncludere se·un largo corredo di cognizioni è acquisito relativamente ai problemi dell'ipertensione deU'ipotensione, della secrezione adrenalica, del circolo encefalico, del meccanismo respiratorio ecc. se particolari evenienze, sincopi e anche morti improvvise interessanti la medicina legale possono essere posti in relazione con uno scatenamento particolarment~ vivace dei riflessi sinocarotidei; nel complesso problema della patogenesi dell'epilessia occorre battere il passo attendendo altri controlli e conferme per non correre il risehio di sopravalutazioni nocive al progresso scentifico e all'interesse stesso d ei pazienti. Esposti sommariamente i recenti studi sul.Ì'importanza del seno carotideo sulle funzioni circolatoria e respiratoria ne viene discussa la loro applicazione specie relativamente all'epilessia riconoscendo la necessità di ulteriori controlli. RIASSUNTO. -
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RI':CF:XOI YEDUTE .'lULL.L"'F LUE~:Z A DE:LL'ORGA:SO ECC.
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:CLINICA OTORINOLARINCOLOCICA DELLA R. UNIVERSITA DI FIRENZE Diretta dal prof. U. L. ToR&JNI
RECENTI VEDUTE SULL'INFLUENZA DELL'ORGANO DELL'UDITO SULL'EQUILIBRIO ENDOCRINO Dott. Carlo Bellelll, capitano medico
Ricerche recenti ed assni interessanti della. scuola. otorinolaringologK!a. giapponese hanno m esso in evidenza alcuni fe.tti che m eritano di essere presi in seria considerazione in quanto, consider/Uldo i rapporti intercedenti tra. organo del· l'•1dito e l'intero orga.ni.'lrno, m ettono in rilievo le relazioni che l'organo acust.ico ha con quella parte fondamentale d~>ll'organismo che è il si'lt ema. endocrino. Le esperienze del Nishihata. e di T. Ha.rada. non sono ancora. complete. N ella loro ultima n ot.a sull'argomento comparsa. nel J apan Journal of Medicine and Science 1931, essi r;i limitano ad esporre i rep e rti istologici ~olo delle glandole • surren ali, mentre invece danno solo alcuni dati ponderali riferentisi alle altre. glandlole endocrine. Il metodo di ricerca degli autori citati consiste nella distruzione mono o bilaterale del labirinto. Nei piccioni, in seguito a tale a t to opE-rator io,. m en t r e si avrebbe un aumen to di peso del fegato m a sopratut.to dei surreni, nella. milza., uell'ipofisi, nel pancreù.!'!, nella tiroide, nei testicoli, nell'ovaio non si ba alcun.tt. modificazione. Come ho detto le ricerche istologiohe sono ancora p erò limitate a.i su rreni: in quest.i organi gli AA. tWrebbero trovato in seguito alla. labiritectomia. m onoa.t.era.le fenomeni ipertrofici ed iperpla.stici: vacuolizza.zione çlelle cellule midol-
RECE:s'Tl VEDUTE SULL' INFLUENZ :\
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lari e loro moltiplicazione, addensa-mento d ei gmnuli lipoide i; a carico d elle cellule corticali si a\'rebbe invece una transitoria iperplas ia. Benchè evidentemente ben diverse siano le condizioni sperimentali, allorquando !:li procede nlla soppressione d ella funzione labi.rintica o all 'as.«<>rdamento mediante lesioni rlell'oreccbio m edio, tuttavia non v 'è chi non veda come le ricerche attuali degli autori gittpponesi si possono fino ad un certo punto ria.Jiacciare ad esp\'rit>nz~ !lià da tcmpo compiute dagli tLUtori italiani (Ceni), ricerche appunto rivolte a saggiare l'influenza che In soppres~>ione dell 'udito può esercitare s ull'equilibrio ormonico dell'or!,!anismo. Per apprezzare nel suo giusto valore l'import-anza che la funzione acustica può 11.vere snl mantenimento d el regolare OfJUi!ibrio ormonir•o esporrò brevemente alcuni dati fondamentali che risultano dalle esperienze d el Cen.i. È però neC'e~rio, a quf:'sto punto, per una esatta comprensione d ei fenomeni cui accennerò in seguito, ricordtue alcuni fat.ti inerenti alle idee enunciate da questo Autore a proposito de i rapporti che intercedono fra si.,tema nervoso centrale e sistema endocrino. Sottoponendo numArosi gruppi d 'animali di specie diversa a traumi organici del E<iste ma nervoso centrale consi!ltenti in mutilazioni piì1 o meno gra"; d egli emisfAri cembrali, il Ceni ha OSAf'rvato l'insorgenza di particolari fenomeni a carico d elle ghiandole endocrine, fenomeni compendiantisi in una reazione diversa di esse dj fronte al trauma: in seguito a quest'ultimo infBtti, mentre la tiroide, i 'lUrreni e l'ipofisi entrano in uno stato di intensa ipertrofia ed iperat·t ività, paragonabile, per quanto riguarda la tiroide, a quello rbe si osserva nel morbo di Basedow, invece le ghiandole sessuali, la pineale ed il timo re~iscono in maniera d el tutto opposta entrando invece uno stato di atrofiR e di ipuattività. Tutt.i questi fenomeni, !ungi da.U 'es~er transitori, si mantenQ:ono per hmghis.osimo tempo ed ancora due-tre anni dopo il t.ra.uma. mantengono pre.<>SOChè invariata la !oro intensità. È interessant-e anzi os.<~ervare ~he, ad es., nelle galline sce rebra.te, di fronte ai contr0lli, la vita !"essutde è notevolissimamente inibita e raccorciata, subentra una precoce senilità Pd i piccoli nati da madri cerebrolese sono sempre num€'rice.mente inferiori a quelli nati de. femmine normali ed assai s pesso sono mo~trnosi e dot.ati di scarsa vitalità-. La persistenza dei fenomeni testè citati, il diverso comportamento, di honte ai tr!l-umi cerebrali dci due sistemi ghiandolal"'i antagonistici (~ruppo tireo-surreno-ipofisario o gruppo antisessua.le e gruppo genetico-pinl:'a.le o gruppo ses...,uale) rendono evidente l'ipotesi che non si tratti di fenomt>ni b~mali e gene rici ma che invEICe il trauma cerebrale agisca in una maniera pitt specifica, tale d11. rilevare la pr~nza. eli particolari rapporti tra cervello ed organi endocrini. Basandosi dunque sui risultati delle sue esperienzo il Ce ni è pervenuto alla <:onclusione che. nec~·ssa.riamente, l'unica ipotesi capace d i spiegare il diverso ed opposto comportamento dei duo gruppi ghiandolari antagonistici sarebbe r;tata quella di ammettere nel cervt'lllo la presenza. di centri regolatori d•,Jlt'l funzioni endocrine, la cui soppressione avrebbe per effetto la comparsa dei particolari fenomeni ora e~::postt che sarehbero quindi l'esponcnte dell'emancipazione, da. parte dE-gli organi endocrini, dai centri s uperiori preformati, a.dibi•i a dirigerne ogni attività.. 2\i:a. appunto pel fa.tto che duplici e di natura opposta !'!ono lt> reazioni dei due gruppi ghiandolari, duplici ed opposti d ebbono esscm• anche i centri che le regolano: Ke , per eff~tt.o d ella scerebrazione le ghiandole ttroidee, surrenali ed ipofisi entrano in stato d'iperattivitt\, necessariamente il centro regolatore ad esse preposto dev'essere inibitore: ROpprimendolo, l'attività ghiandolare , non più frenata, si fa tumuJtuosa ed esagerata. Vice,·Nsa la presenza di uno stat-o d 'ipoattività a carico del gruppo ses.osnale, depone in favore dell'esistenza d'un centro eccitator'6 doli~ ghiandole genetiche e pineale. Provata co~ì sperimentalmente l'esistenza. nel cerv~~llo di due centri distinti d eputati alla regola.zione trofioa e funzionale d el !li:;terna. n E.' rvoso, era molto interessante stabilire se su di questi centri pot-essero avere una qualche influenza j1:li stimoli del mondo estemo apportati ai centri superiori dalle vie sensoriali. Ed è a questo proposito che le esperienze d ella scuola d t>l Ceni si riallacciano all'argomento che mi ~on proposto di trattare, in quanto sono ri,·olte ~mche a saggiare l'influenza che, nel determinismo dei fenomeni a carico dfll si;;tema endocrino, viene esercitata dagli organi sensoriali pitt importanti per il nom1ale svolgimento della vita di relazione: cioi> l'organo vil"ivo e l'orgono uditivo. Le espe -
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RF.C.ENTI VEDUTE SULL' lNFLU!i:NZ.\ DELL'ORGANO ECC.
riE'nze in questo senso furono rivolt-e a provare gli effetti della sopp~ione di questi due organi sia separatamente, sia complessivamente. Gli animali sott~· posti all'assordamento completo non presentano fenomeni a carico delle ghian· dole endocrine d egni di nota. Imponenti invece sono i disturbi che susseguono all'accecamento e che , nella loro linea essenziali', ripetono quelli che già ho ri· ferito a proposito d ei traumi cerebrali: iperattività. del gruppo antifieSSuale ed al contrario ipoattività del gruppo sessuale. Non è però da credersi eh~ l'organo dell 'udito 11ia privo d 'ogni influenza snl d eterminismo rlella sindrome endocrina; la sua importanza, poco marcata nel semplice assordamento. diviene preponde· rante quando si considerino gU effetti esplicati dall'assordamento stE'sso quando sellUa a.ll'u.ccecamento. Negli animali ciechi e ~ordì infatti i fenomeni a (!Srico d e ll'apparato endocrino sono semp re molto più marcati e più persistenti di quelli che si os.'!ervano negli animali semplicemente ac<'ecati. Talchè si può dire che • la aordità. quand'è a.<!.<!ociata alla cecità., aggrava gli effetti di quest'ultima ri· percnotendosi in grado diverso sui due sistemi v isco1rali antagonistici ... • (Ceni· Psiche e vita. organica - Istituto Editoriale Scientifico 1925. Milano). L'analogia d ei fenomt'lni cho sussoguono ai traumi cerebrali e quelli che su~· seguono all 'accecam~>nto od o.ll'a.._"-Sordamento (traumi pRicosensoriali) mettono in part.icolare 6\'icienza. l'enorme influenza che dai stmsi viene esercitata. sui processi biologici d ella vita vegetativa.. Ma quali possono es!lere le cause d elle altorazioni tipi<'he de lle glandole endocrine che succedono alle lesioni def!:li organi sen.<~o1·ia.l i ! É da escludt>r<~i ehe le lesioni endocrine siano l'ùspommte di uno stato di choc traumatico, in primo luogo perchè i traumi da cui d erivano non hanno una ~~;ravità. tale da produrre negli a nimali a.ò cS~W sottoposti quei fenomeni obiettivi che sono propri e <'.arat· teristici dello choc traumatico; in secondo luogo perchè> i fenomeni si htmno non subito dopo il trauma ma parecchi giorni dopo e presentano un d ecorso lento e pro~ressi vo. Escluso dunque che i fenomeni a carico d ell'apparecchio endocrino siano c on.-.eguenza d e l trauma coru;iderato in l':le stes:'lo, è nece:>sario cofulide,·al'e' l'im· portanza d elle funzioni sensoriali nel loro valore fìRiologico che i> quello di appor· tare una serie di stimoli provenienti dal mondo esterno. Nella cecitl\ e ne lla sor· dità. tali stimoli sono soppres~~i o la. soppressione di quMti fattori psichici di ori· gine esterna si ripercuote s ulle fwtzioni endocrine nella ste!l'\8. maniera in cui ~i ripercuotono i t·raumi organici d el cervello. Deri va da ciò, come con.'!t'guenza di notevole importanza, <'ho la d eficienza di stimoli sensoriali provocata dall'accecamento o da\l'as.sordamento. ha il va· lore di un vero e proprio trauma psichico paragonabile per i suoi effetti sul s i· stema endocrino ad un trauma cere brale orjlanico. Como ne i traumi organici d el cervello, Mtirpazione totale o parziale di es.<~o , vengono ad ea'!ere completamen te aboliti i centri viscerali superiori che presie· dono alla regol.a rizzazione d elle funzioni ormoniche, così pure nei tra.mi psichici si verifica lo stesso fenomeno talchè> si può con il Ceni <'oncludcre • che gli sti: moli sensoriali O!'lerdtando attraverso La p11iche una azione attivatrice dei centn vegetativi superiori sono indispensabili per l'equilibrio metabolico •·
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CONGRESSI
X CONGRESSO NAZIONALE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI RADIOLOGIA MEDICA (PARMA 22-24 MAGGIO 1932-X)
Relazione del primo capitano medico Giuseppe Girardi
Il giorno 22 maggio in Parma, alle ore 9, nell'aula magna della R. Università, alla presenza delle maggiori Autorità cittadine, dei rappresentanti di varie Società Accademiche e di circa 500 congressisti, tra i quali i più insignì cultori italiani e stranieri della radiologia e scienze mediche, viene inaugurato il X Congresso Nazionale della Società Italiana di Radiologia Medica. Durante la cerimonia. siedono al tavolo della Presidenza: S. E. il Prefetto della Provincia di Parma, comm. Canuto Rizzati; il presidente della Società Italiana di Radiologia Medica prof. Ruggero Balli; il presidente d el Congresso prof. Armando Rossi; il rappresentante del Sindacato N azionale Medici Fascisti prof. Aristide Busi ed il rettore magnifico della R. Università di Parma prof. Preti. Comunicate dal segretario del congresso le moltissime adesioni pervenute anche dall'estero, prende la parola il .rettore magnifico della R. Università, il quale porge il saluto cordiale dell'Ateneo Parmense ai congressisti ed il ringraziamento alla Società Italiana di Radiologia Medica per aver scelto Parma come sede del Congresso. Mette quindi in rilievo i grandi progressi fatti dalla radiologia in poco più di sette lustri dalla sua origine ed afferma come la radiologia debba oggi considerarsi semeiologia indispensabile alla clinica come è indispensabile la semeiotica antica ordinaria e come questa viene dalla prima completata. Accenna poi all' importanza della radiologia anche nel campo t erapeutico e al continuo perfezionarsi della parte strumentaria. Collclude con l'augurio che dalla discussione sui temi di relazione del Congresso e dalle comunicazioni inerenti, la. Radiologia Italiana abbia ad affermare sempre più il proprio prestigio nelle competizioni scientifiche internazionali. Parlano quindi il.prof. Rossi, presidente del Congresso, il prof. Lossen di Francoforte a nome della Società Tedesca di Radiologia Medica che egli rappresenta; il prof. Busi, rappresentan~e del Sindacato Nazionale dei Medici Fascisti ed infine il prof. Balli, presidente della. Società. Italiana di Radiologia Medica, il quale, con elevate parole, ricorda due Martiri della radiologia, scomparsi in quest'ultimo biennio: Guido Holzknecht, pioniere, gloria della radiologia mondiale, socio onorario della. S. I. R. M., e Gian Luca Piana, pioniere, onore della. radiologia. italiana, socio ordinario. Infine S. E. il Prefetto, in nome di S. M. il Re dichiara aperto il X Congresso N azionale di Radiologia.
X CONGRESSO :SAZlONALE DELLA SOCIF.TÀ ECC.
Terminata la cerimonia inauguraJe ha.nno inizio i lavori scient.ifici con una interessante confNenza dell'ou. prof. Raffat-le Paolucci, direttore della Clini(>a Chirurgica dell'Università di Parma, sull'Mce880 polrnon.are. L' O. mettC' in luce. la differenza tra le precedenti statistiche e quelle Mtuali sulla frequenza. dell 'ascesso polmonare, .fA.Cendo notare come questo ultimo quadro morboso sia pii1 facile a presenta.rsi oggi, non perchè nel passato fos:.;e raro, ma pel grande ajuto che è stato portato alla diagnosi dalla radiolo~ia e 1wr il fatto che, attualmente, nel capitolo dell'ascesso polmonare, vengono c<1mprcse quelle pleuriti interlobn.ri che prima formavano una entità patologica a sè. Dopo aver discusso sulle varie cla.ssificazioni degli a.scessi polmonaTi, dati da autori francesi ed americani, fa rileYare come, fra quest.e, quella che dovrebbe t'ssere la pil't a~tta sia la suddivisione di questo processo patologico in due grandi categorie: l) ascesso polmonare da una parte; 2) cangrena polmonare dall'altTa. Fra questi due estremi dovrebbero essere comprese le forme miste che parteciperebbt>ro sia della prima che della seconda forma.. Si sofferma sulla etio-pa.togenesi di queste due categorie, discut endo sugli argomenti che parlano in favore della via embolica e della via broncogena. Dopo aver dimostrato a mezzo di proiezioni i vari aspetti sotto cui radiologicamente si possono presentare le varie forme di ascessi polmonari t> la importanza che assume in qut>sti casi la broncografia,, tratta brillantement-e degli interventi chirur gici indicati nei singoli casi. Conclude la sua brillante conferenza esortando a tener presente che, se l'ascesso polmonare semplice può guarire con sole cure mediche; tutt(• le altre forme debbono essere tempestivamente affidate al chinrrgo nel giro di poche sett.imane. dalla insorgenza dei primi sintomi. Solo cosi dalla. cma chirurgica si possono ottenere risult.ati soddisfacenti. A comprova di quanto afferma, mostra un certo numero di ammalati che, operati da lui in tempo utile, hanno ottenuto una guarigione rapida e perfetta. Segue lo svolgimento dei temi di rela.zione.
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l o TE:uA: Radiologia delle malattie polmonari acute e croniche.
a) Radiologia delle rnalattie polmonari acttte (relatore prof. A. Vallebona, Genova). Il R. fa innanzi tutto qualche premessa sul tema di relazione; stabiliset1 e delimita gli argomt'nti che verranno tratta.ti e riferisce sulla tecnica segnlta negli esami radiografici. Tratta in genere dei processi flogistici acuti polmonari e broncopolmonari, seguendo una distinzione clinico-radiologica. dei due proC(•ssi. Espone quindi i quadri della polmonite crupale; quelli del periodo iniziale della malattia, quelli del periodo di stato e quelli del periodo risolutivo, dimostrando con la.rga casistica, come i quadri radiologici della polmonite possano essere molto varii e siano solo qualche volta cosi t ipici co~ sono descritti dai >arii autori. Tratta poi della. bronco-polmonit<', mettendo in evidenza i quadri radiologièi di <tu<·sta malattia, aì'léòrà met\ò tipici della polmonite e si sofferma su alcune particolari forme, quali la bronco-polmonite iufluenzale, la bronco-polmonite post -o~.ratoria ed il collasso polmonare, la bronco-polmonite da gas tossici, la bronco-polmonite da b. di FriedHLnder,
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la bronco-polmonite infantile. Richiama i segni sui qua.li può essere basata la diagnosi ·differenziale tra fatti polmonari acuti e fatti cronici, ricordando le notevoli difficoltà che spesso possono presentarsi, specie nel periodo di risoluzione dell'affezione acuta. I nsiste sulla importanza che ha a questo riguardo, l'eseguire esami radiografici ripetuti, allo scopo di studiare il decorso della malatt ia: il solo metodo che in molti casi permettt> una diagnosi differenziale. Tra gli esiti e complicanze dei proe<>ssi polmonari acuti tratta dell'ascesso e della gangrena polmonare, mettendo in evidenza come spesso sia impossibile fare una netta differenzia.zione radiologica tra le due malattie-. Illustra l'utilità in questi casi dei mezzi di contrasto (pneumotoraet• diagnostico, iniezioni di iodoleum). Conclude considerando che lo studio anatomo-radiologico dei processi polmonari acuti non ha potuto avere ancora quello sviluppo che ha avuto, per esempio, la tubercolosi polmonare e ne spiega le ragioni. Ternùna proclamando l'utilità. che esso presenta e augurandosi che il suo lavoro possa essere di movente ad ulteriori ricerche. b)· La Radiologia deUe malattie croniche del polmone (dott. A. Nicotra, Catania).. Il R. premette di essersi limitato a trattare tra le malattie croniche del polmone, quelle che si svolgono su di un substrato ana.tomo-patologico -flogistico, tra le quali primeggia la tubercolosi polmona.re. Pa~sa. quindi diffusamente a trattare di questa malattia, studiandone partitamente: la prima infezione; le manif~stazioni post-primarie ed i varii tipi di reinfezione; ·le caverne polmonari; i processi sclerotici. Descrive minutamente e dimostra con proiezioni di numerosi radiogrammi i quadri radiologici corrispondenti a questi diversi stadii della tubercolosi polmonare e passa quindi a trattare delle lesioni croniche non t ubercolari del polmone, che divide in: malattie da inalazione di polveri (pneumoconiosi); malattie da parassiti animali (lombricosi polmonari, amebiasi polmonare, spirochetosi, sifilide polmonare cronica); malattia da parassiti vegetali (micosi polmonari). Descrive i caratteri differenziali radiologici tra queste diverse forme e tra esse e le manifestazioni tubercolari con le quali possono facilmente essere confuse. Al primo tema di relazione sono seguite molte importanti comunicazioni tra. le quali: << Decorso di una tubercolosi polmonare e guarigione da frenioo-exeresi » del prof. Lossen di Francoforte sul Meno; << Ancora sulla tecnica della bronèografìa ,, dei prof. Alberti e Pierantoni di Brescia; << Sul limite di visibilit1à dei focolai broncopolmonari ,, del dott. Balestra di Genova; <<L'uso del diaframma antidiffusore nella radiologia polmonare >' del dott. Bellini di Bologna; <<La èomparabilità. dei radiogrammi polmonari >> del dott. Chio di Genova; << L 'indagine radiografica dell'apparato respiratorio per quant'o riguarda i limit'i fra il normale e il patologico " del prof. V. :Marigliano di Genova; << Importanza delle proiezioni decentrate nello studio del torace 11 del Prof. Perona di Padova; «Alcune dimostrazioni nel campo della radiÒlogia degli organi toraci ci » del prof. Scbinz di Zurigo; <<Metodi di indagine broncografìoa per opera della otorinola ringoiatria n. del prof. Lasagna di Parma ed altre. È stato poi trattato della n(>cessità dell'esame radiografico di tutti
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i bambini fin dalla. loro ammissione agli asili infantili e della istituzione della cartella radio~afica personale obbligatoria. Sull'importantissimo argomento hanno parla.1lo l'on. Morelli, il prof. Paolucci ed il Prof. Busi. 2o TEMA: Radiologia
dell'intestino tenue e del grasso.
a) Radiologia delle affezioni dell'intestino tenue (prof. .A. Vespignani, Padova). Il R., premessi i limiti entlro i quali si è mantenuto nella trattazione del tema., entra a p~rlare degli ''errori di evoluzione dell'ansa ombelicale)) e poi del duodeno mobile, ·descrivendone le oause e le varietà ed esprimendo il giudizio che non tutte le mobilizzazioni parziali del duodeno sono dovute a persistenza del meso: il duodeno avrebbe sempre un certo grado di mobilità (da solo od insieme al pancreas) e quest.a, mobilità sarebbe più nella seconda che nella terza porzione e di vario grado nei vari soggetti, ma cosi frequente da essere considerata. nei fatti normali. Esposta la morfologia e la fisiologia del duodeno normale, passa a trattare della stasi duodenale e dei rapporti con le stenosi estrinseche del duodeno sottopapillare, elencandone e discutendone le cause e concludendo che, nella maggior parte dei casi di stasi duodenale cronica, lo stato atonico e distonico del duodeno appare il fattore determinante più importante, mentre le varie condizioni anatomièbe di rado sono tali da provocare stasi, senza l'intervento del fattore suddetto. Passando al tenue mesenteriale ne descrive la normale posizione e le dislocazioni nei tumori addominali, il suo aspetto normale e quello che assume nella iperèinesi e nella ipocinesi; descrive le pliche della mucosa nelle varie sezioni del tenue e le loro alterazioni in ca.si patologici, e parla quindi dettagliatamente dci movimenti del tenue, delle alterazioni del suo tono, delle dilatazioni diffuse di esso e delle dilatazioni segmentarie e delle cause che le determinano; parla infine dei quadri della peritonite viscerale fibrosa incapsulante, del tenue nelle anastomosi, dell'ulcera peptica del digiuno, dei tumori del tenue stanosanti e non stenosanti, riportando la diversa sintomatologia radiologica che presentano i carcinomi in cbnfronto ai sarcomi e linfosarcomi. Termina con la descrizione delle sindromi addominali a volte complesse, dovute alla presenza di parassiti intestlinali (ascaridi e tenie: i soli dimostrabili ra.diologièamente) e che possono essere spesso chia,rite dal riconoscimento radiologico della loro presenza. L 'O. illustra con numerosi nwliogrammi gli argomenti trattati. b) <<L'indagine radtotogica 'nelle malattie del grosso intestino» (prof. G. Piccinino, Napoli). TI R., premessa la grande importanza dell'esame radiologico nelle malattie del grosso intestino, dice che l'esame radiologico non dovr~ essere mai limitato al solo colon, ma esteso in ogni caso a tutto il tubo digerente per i rapporti intercedenti fra le varie pa.rti del canale alimentare e la conseguente possibilità che altera.zioni funzionali di un dato segmento possano essere sostenute e provocate da lesioni esistenti in un tratto soprastante e sottostante. Parla quindi dei vizi di posizione del grosso intestino (situs viscerum inversus - situs tranversus-mesenterium commune - distopia coeci superior et coeci inferior - cieco invertito - ernie diaframmatiche del colon - intcrpositio colonis) e dei vizii di conferma-
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zione (megacolon - dolico-colon): descrive le cause di queste anomalie ed i quadri radiologici di ognnna. Tratta poi dei disturbi della funzione motoria e dei disturbi della canalizzazione (occlusione, stenosi ed invaginazione intestinali). Passando ai processi infiammatorii, descrive i casi dell'appendicite cronica, della tubercolosi intestinale e delle coliti. Tratta infine delle diverticolosi e delle diverticoliti; dei tumori del crasso; del1e pericoliti e delle mesecoliti, delle membrane infiammatorie e congenite, delle fistole del colon e termina col mettere in rilievo l'importanza dell'esame radiologico nel colon operato. Per ognuno di questi capitoli descrive dettagliatamente il quadro radiologico coi segni differenziali più salienti p er giungere a.d una esatta diagnosi. Proietta numerosi ra-diogrammi molto dimostrativi dei diversi casi. Alla discussione hanno preso parte i proff. Palmieri, Tandoia, Montanari e Busi. Il prof. Gortan ha riferito sopra un caso di diverticolite ed il prof. Bertolotti sopra un '' segno radiologico di colite amebica ». Il prof. Liotta, direttore di Clinica Chirurgica, ha parlato della sindrome addominale destra, mettendo in rilievo la necessità della coopera.zione tra chirurgo e radiologo. La brillante conferenza ha suscitato animate discussioni, alle quali hanno preso parte il prof. Busi, il prof. Paolucci e vari altri. 3° TEMA DI RELAZIONE: Lesioni da raggi daf punto di vista cUnico e biologico. a) Lesùmi da raggi dal punto di vista biologico (prof. B. Bellocci, Perugia). Il R. premette che si occuperà soltanto delle lesioni da raggi Rontgen e da Radium e spiega come, essendo l'azione dei raggi sempre lesiva con qualunque dose, l'espressione "Lesioni da raggi » diviene sinonimo della frase ,, Azioni dei raggi >> e perciò l'argomento assume notevolissjma vastità e profondità. Divide le lesioni da raggi in due grandi gruppi " voùmtario (a scopo terapeutico) ed involontario (al di là dell'effetto terapeutico) e spiega il concetto della reversibilità ed irreversibilità degli effetti lesivi dei raggi. Tratta quindi dei fattori biologici delle lesioni da raggi, ricordando il fenomeno della sensibilità cellulare alle radiazioni ed affronta il problema dell'azione diretta od indiretta, locale o generale delle radiazioni. Si occupa poi dei fattori 'biofisici delle lesioni sia in diagnostica che in t.erapia e nei professionisti, dividendoli in: f. strumentali, f. tecnici e f. biofisici veri e proprii. Parla dei caratteri generali delle lesioni da raggi, classificando le lesioni in tre grandi grupp~: lesioni locali, lesioni generali e lesioni a distanza. Tratta le cause delle lesioni locali immediate e di quelle locali tardive ed illustra i rapporti tra lesioni da raggi e sviluppo successivo di tumori in situ. Fra le azioni generali immediate tratta, tra le altre, di quelle sul sangue; sull'equilibrio acido-basico e glicemico; delle modifìcazioni nei fenomeni anafilattici, immunitarii, infìammatorii e tossici, nel ricambio gassoso, azotato e salino e sull'equilibrio calcio-potassio e vagosimpatico. Fra le lesioni generali tardive tratta, tra l'altro, della influenza delle radiazioni sulla insorgenza di sindrome anemiche e altre emopatiP, sulla r('cettività e sviluppo dei tumori, sulla influenza che possono avere
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sul feto le irradiazioni extra uterine (portando risultati di esperienza personale} e rlell 'e,·entuale influenza dannosa che le irradiazioni possono produrre sulla discPndenza. Tratta infine dd meccanismo biologico di produzione e di riparazione delle lesioni da rag{!i, parlando diffusamente prima delle modificazioni intime biochimico-lisiche della sostanza vivente const'cutive alle irradiazioni o poi dell'organismo di fronte all' azione ksiva de~ ra-ggi. Porta anche in questo campo largo contributo personale e vedute originali. Conclude ricordando come, per la complessità enorme della radio-biologia, i1 radiologo cosciente si trovi molto spesso di fronte a gravi difficoltà e a non lievi probabilità di pericolo per sè e per gli altri, anche usando con larga intelligenza, vasta cultura e ogni prudenza i mezzi perfettissimi che offre la tecnica odierna. b) Lesioni da ra-d iazioni - Studio clinico (prof. A. Ratti, Milano). Il R. premette di prendere in esame le lesioni dipendenti dall'impiego dei raggi Ront.gen e delle sostanza radioattive. Parla quindi della etiologia delle lesioni da raggi, stabilendo che se la causa fondamentale delle lesioni da raggi è la somministrazione di una dose eccessiva, questa produce però danni diversi a seconda del modo come è avvenuta la somministrazione e delle circostanze concomitanti. Ricorda poi i fattori concausali, generalmen te non specifici, i quali concorrono nel produrre alterazioni dove le radiazioni per sè stesse non avrebbero nuociuto. Distingue le lesioni in acute e croniche; in professiona.li ed extra.-pr~essiona.li. Passa. quindi in rassegna le une e le altre, elencando gli organi ed i tessuti che più frequentemE}nte possono essere colpiti e descrivendo il decorso di ogni singola. manifestazione lesiva. Nelle lesioni professionali, che hanno soprattutto carattere cronico, sono quasi esclusivamente colpiti determinati tessuti. Il primo posto è tenuto dalla cute e specialmente da quella delle mani. Nota la frequenza colla quale vecchie lesioni .cutanee dànno luogo allo sviluppo di epiteliomi con carattere di spiccata malignità, sebbene a lento decorso. È questa la causa delJa morte di molti pionieri della radiologia. Conclude dicendo che se oggi nel campo delle lesioni extra-professionali, con la tecnica e le conoscenze moderne, il pericolo di lesioni da. raggi può considerarsi praticamente scomparso ed imputabile solo all'impiego delle radiazioni da, parte di persone poco esperte, non specializzate, nel campo professionale invece il problema dei danni è tuttora. aperto, particolarm~n~ per il medico radiologo che, in ispecie durante gli esami radioscopici, deve considerarsi n(:'lla impossibilità pratica di una protezione completa; onde la necessità che il radiologo, a tutela della sua integrità, possa ottenere quelle condizioni che diano la maggiore garanzia di protezione e quegli aiuti èhe gli consentano di risparmiare sè stesso, in una attività intensa e continuativa, inutili esposizioni alle irradiazioni. Termina ricordando i martiri della radiologia e porgendo l'augurio devoto della giovane generazione ai numerosi radio-lesi italiani, parecchi dei quali presenti al Congresso. Alla dis-cussione sul terzo tema di relazione hanno preso parte i Proff. Salòtti e TUI"ano, i quali hanno a<:cennato e discusso della capillariscopia come metodo di ricerca. sull'azionP. delle irradiazioni.
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RIVISTA DILLA STAIPA HDIC! ITALIANA l STRANIERA IGIENE. M. E. MA...~OUSSAKIS. -
L'autovacclnazione antlmenlngococclca In periodo epidemico. (Bull. de l' Ace. de Médecine, T. CIV, n. 30).
Delle frequenti indicazioni della vaccinazione antiroeningococcica l'A. ne considera due in particolare: il carattere di a lta letalità. di ~rte epidemie n on ostante una sieroterapia razionalmente condotta e la. elevata proporzione di p ortatori di germi nel corso di epidemie ma.ssive che si possono verificare nei reparti di truppa. Nella prima. evtmienza. egli p resume che l'iue ffica.cia. della. !!Ìerowrupit~. 11ia da ricercarsi in una ragione di stretta specificità antigene dei diversi ceppi di uno stesso tipo di germe, non potendosi incriminare il siero usato perchè in epidemie contemporanee, e dovute allo stesso tipo di meningococco, si sono ottenuti risultati terapeutici efficaci impiegando lo stesso siero. A questo riguardo l'A. si limita a segnalare la necessità che gli Istituti sieroproduttori arricchiscano le loro collezioni di tutti i nuovi ceppi d i meningococco dimostratisi resistenti alla s ieroterapia. L'indicazion e precisa di tma. autovaccinazione con vaccini freschi e asRolutamente specifici è più ampiamente dimostrata per la. seconda evenienza presa in considerazione dall'A., e ciò in base ai risul tati otten uti in tre epidemie di meningite da. meningococco occorse in reparti di truppa ad Atene ( 1927 ), La.rissa. ( 1929) e Calamata. ( 1930). Le speciali condizioni di acca..<;ermamento e la sca;rsa disponibilità di locali, esistenti in tali occorrenze epidemiche, fecero ritenere inattuabile un programma di profilassi basato s ulla ricerca e l'i.J:Iolamento dei p ortatori, dato che questi risultarono di proporzioni elevate (dal 70 al 30 % ), p er cui furono adottate le seguenti misure profila.ttiche: mantenimento delle migliori condizioni igieniche dei reparti: lavaggi del rinofaringe con soluzione salina ipertonica. (60 p . 1000) ogni tre ore, e vaccinazione, con un ceppo di meningococco isolato da l liquido cefalorachidiano dei malati, per t u tti gli uomini dei reparti. Un part.i colare di tecnica usato dall' A. nell'allestimento del vaccino fu quello d i colt ivare il meningococco in brodo all'uovo contenuto in sacchetti di collodio introdotti nel peritoneo di cavie. In tutte e tre le epidemie, di cui una. con spiccati caratteri d.i gravità, si ebbero ottimi risultati (rapido esaurirsi dei casi di malattia e del numero dei portatori) e l' A . non ha. alcun dubbio che essi siano da ascriversi a ll'uso di un vaccino di recentis.'lima. preparazione e di assoluta specificità antigene. Egli pone inoltre in rilievo come questo metodo di a.utovaccina.zione, che tale può in effet to considerarsi, offra. il vantaggio di insignificanti ed eccezionali (4 % reazioni febbrili al disopra di 380 C.) reazioni vaccina.li in confronto dell'uso degli stocks-vaccini, che provocano frequentemente reazioni gravi e violente. tali da. costituire una delle cause prime della mancata diffusione della. vaccinazione antimeningococcica nella. prat1ca corrente. NANNX CoRMIO A. - Sul contenuto in germi patogeni del latticini freschi di Bari. (L'Igiene Moderna, dicembre 1931, n . 12, pag. 353). L'A., considerato che fino ad oggi diversi ricercatori si sono occupati de lla ricerca. dei germi infettivi nel latte e solo pochissimi di quella dei microrganismi patogeni nei derivati del latte, ha. ritenuto utile studiare la flora. batterica dei latticini freschi di Bari, tanto p iù che nelle Puglie questi latticini sono uno degli alimenti piò accetti alla popolazione, e quindi di maggiore consumo. I campioni di latticini freschi esaminati, prelevati direttamente dal mercato, sono stati 18 e prflcisamente 6 provoline, 6 ricottine e 6 scamorze. I germi pa.togeni isolati dalle pro: voline sono stati: il ba.cterium coli, lo streptococco, lo sta.filococco, il micrococco d1
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Bruco (2 stip iti) e r ari bacilli acido-resistenti, dei quali non fu possibile ottenere la cultura.. Dalle ricottine in un solo ca.so fu isolato lo stafilocoooo piogene aureo. Dalle sca.morze sono sta.ti isolati uno stipite di microcoooo di B ruce, lo sta.filococco piogene ed il bacterium coli. La tecnica. seguìta. n elle ricerche è stata. la. seguente: prelevamento, con le dovute norme di asepsi. dalla parte centrale del camp ione del latticino di un piccolo frammento che si stemperava in soluzion e fisiologica. sterile in un tubo sterile; con la. sospensione cosi ottenuta. si allestivano preparati microscopici e culture piatte in agar glicerinato, a.gar fegato ed aga.r Sa.bow:au d mentre agli animali da esperimento (conigli e cavie) veniva. inoculata. o la sospensione ot· tenuta. col pezzo di latticino oppure l'acqua di lavaggio d elle culture piatte. Il fatto che su 18 campioni è stato isolato p er ben tre volte il melitense, vale a dire n e lla. proporzione del 16,5 per cento, induce l'A. ad invocare una. efficace pro· paga.nda, intesa. a. convincere il pubblico sui pericoli derivanti dall' uso del latte non bollito, ed una. attiva sorveglianza d elle Autorità. sanitarie sui metodi adottati nella p roduzione dei latticini freschi. PICCIOLI
R. J ORGE. - Una epidemia a Lisbona, d'lttero emorragico d'orlrtne idrica contratta per " os ,.. - Nosologia-:Batteriologia-Epidemiologia. (Off. Inter. d'H ygiène Publique, gennaio 1932, n. l ). La nota. presentata dall'A. al Comitato permanente dell'Ufficio mterna.zionale d'igiene pubblica, p er riferire sulla epidemia d'ittero che ha in.fìerito· a Lisbo· na dall'agosto al settembre 1931, costituisce uno studio completo ed interes..'!Snte della spirochetosi ittero-emorragica. per il carattere di revision e ed aggiornamento che sulla. scorta. del vasto e documentato materiale, lo J orge ha potuto f are al riguardo di alcuni concetti dottrinari dominanti. Il quadro clinico, vie ne dall'A. messo in particolare rilievo per il raffronto fat· tono con lo schema nosologico della febbre gialla. che, pur non avendo nulla in comune nè etiologicamente nè epidemiologicamente, presenta. una. sirniglianza di andamento clinico che deve esser tenuto presente, potendo talora costituire ra· gione d'incertezza. diagnostica all'inizio di un'epidemia.. L e concorda.nze (inizio brusco, termo-algico, col caratteristico « coup de barre» ai lombi; la. remissione febbrile nella stessa fase d ella. malattia) come le discordanze (durata. diversa della. remissione, caratteri dell'ittero e del vomito) sono messe in chiaro rilievo, ma. l'interesse maggiore di ordine clinico è dato dalla d escrizione di epifenomeni settici a. cat·ico della. pa.rotide n e l decorso della spirochetosi ittero-emorra.gica, il che è una. novità. clinica, importante, e per sè stessa., e per il legame maggiore c he viene così a stabilirsi nella sintomatologia delle due malattie , giacch è se tale ri!ievo non era. ancora. stato fatto p er l'ittero emorragico, l'Alva.renga. aveva segnalato tali pa.rotiti durante una. epidemia. amarillica. d el 1857. n parallelismo fra le due malat-t ie - morbo di vVeil e f. g ialla - trova anche riscont ro n ello studio ana.tomo· pntologico d elle lesioni viscerali per cui la cosidetta. « necrosi di Councilman • n on dovrebbe più considerarsi esclusiva d ella. febbre gialla. ma. comune alle due malatt ie . L'epidemia di Lisbona ha inoltre permesso all'A . di fare un controllo de l valore delle ricerche biologiche risulta.ndone una defì.cente p rontezza., e talora incostanza. di r esponso nei riguardi d e lla. dimostrazione della spirochaeta ict ero-h~morragiae di Inada. sia direttamente nel sangue o nelle urine sia. a m ezzo rlell'inoculazione nella. cavia, mentre sarebbe confermata la. prontezza ed infallibi lità dell'acce rtamento fornito dalla. sierodiagnosi, col procedimento del Petit.. Ma., al cli.sopra. di queste particolari acquisizioni di ordine clinico e sperimen· · tale, l'interesse maggiore di questa nota. è dato dallo studio epidemiologico c h e dimostra chiaramente l'origine idrica per • os » dell'epidemia, modalità. di contagio fino ad oggi gen eralmente ne~ata. nei confronti dell'unica ammessa. d ell'infezioni:' idrica por contatto attraverso la. cute integra. o con soluzioni di continuo. La. nota. si chiude con un paragrafo in cui l'A. accenna. alla diffusione sem-
pre mo.ggiore oggi segno.IA.t.a pel' la spirochetosi ittet•o·emorragica., specialmente dopo c he la. fonte di molti errori, dovuta alla. confus ione con la febbre gialla. pe r la <'rronoo identificazione d ella pseudo-leptospira di Noguchi, è stata. messa in evi· d enza alla. Confer enza di Dakar n oi 1928.
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MEDICINA INTERNA. CEcoNI A. - Sistemazione delle cosi dette • malattie reumatiche » - Conferenza clinica (Minerva. Medica, n. 21, 26 maggio 1932).
n capitolo delle malattie reumatiche, n on ostante il fervore di studi numerosi, specie in questi ultimi tempi, è ancora uno dei capitoli della Patologia più irto di difficoltà e più tormentato. L'A. che precedentemente si è occupato delle singole malattie reumatiche, cerca in una lezione riassuntiva, sinottica di procedere ad una sistemazione razionale di esse e vi si accinge con ottimismo e fiducia.; critica anzi severamente gli autori, che con eccessivo scetticismo e diffidenza, non ritengono allo stato attuale praticabile una classificazione, giudizio che ha perniciosamente influito sulla cultura del medico, distogliendolo dallo studio di un argomento ritenuto confuso e confusionario. Definisce anzitutto come reumatiche le malattie a che interessano muscoli, ossa ed articolazioni in quanto sono caratterizzate dalla sindrome reu· matica », quest'ultima. caratterizzata da dolore e conseguenti alterazioni funzionali. Nella sua sistemazione l'A . segue in generale la classificazione della • Lega. internazionale contro il reumatismo », classificazione derivante direttamente da. quella di v. Miiller per le artriti e che distingue forme infiammatorie e forme generative, sebbene per quest'ultima è ~:~tato riconosciuto che il processo infiammatorio non è del tutto assente nella loro patogenesi. Procede quindi alla seguente sistema· zione, tracciando per ogni gmppo e per ogni forma morbosa in esso compreso l'etiopatogenesi, la sintomatologia e la terapia. Nel primo gruppo delle artriti infettive acute e croniche comprende: a) la polie.rtrite acuta reumatica o reumatismo articolare acuto, manifesta· zione morbosa parziale, per quanto importante, dell'infezione reumatica o granulomatosi reumatica. Di essa. l'etiologia è tuttora oscura o per lo meno molto discussa, il decorso è cronico. con frequenti ricadute, con complicanze svariate e numerose. Caratteristico dell'infezione reumatica, e quindi della poliartrite reumatica è il reperto dei n oduli di Aschoff-Tawara-Graff, ritenuti come serbatoi e distributori del virus reumatico. La poliartrite reumatica ha il suo rimedio specifico nei sal ìcilici. b) l'artrite e poliartrite acuta secondaria. Si manifesta in seguito a malattie infettive a germe ignoto o noto (setticemie strepto·stafilococciche, blenorragia, tifo, pa.rat.ifo, pneumonite, malattie esantematiche, tubercolosi, sifilide); è mono- o poliarticolare; il versamento è sieroso o purulento, a volte manca del tutto; dolore intenso. Esito: guarigione o anchilosi. Talvolta consegue alla siero-terapia, anzi nella scarlattina tale evenienza rappresenta circa la metà dei casi. Costituisce un gruppo di artriti molto eterogeneo ed il giudizio diagnostico si basa s1ùla conoscenza della malattia primitiva; per le forme luet.ìche è di aiuto la sìero-r('azione di W asef.'r· mann. La cura è ca.usale: sieri, vaccini, autovaccini, t.erapìa antiluetica. · Se il versamento è purulento e non ha. tendenza a rinssorbirsi, occorre l'opera del chirurgo. Inefficaci i salicilici, e ciò costituisce un buon carn.ttere differmziale. . Nel 2° gruppo delle artriti o poliartriti infettive croniche primarie o secondarie s1 comprende: a) la polia.rtrite croni<'a primaria o più esattamente polia.r trjte cronica primaria anchilosante, pEli' distinguerla dall'artrite deformant.e con cui spesso v eniva e viene confusa.. È più frequente nella. donna che nell'uomo, !'li manit( Stu verso i 4()' anni, si inizia subdolamente, con dolenzia alle articolazioni <ielle dita, cui seguetumefazione infiammatoria e poi anchilosi; la lesione, in primo tempo paraarticoJare, ha decorso ordinariamente lungo, con alternative di remissioni e di esacerbazioni, ma progressivo; s i diffonde succ&sivamente alle altre articolazioni e non risparmia quelJe della mandibola e della colonna. vertebrale. Un compone>nto importante del quadro morboso è l'atrofia. dì gruppi muscolari, il che spiega in parte l'atteggiamento vizioso· dell'arto; essa si stabilisce quando ancora l'articolazione compie . dei movimenti, quindi non è da interpretarsi come atrofia ex non usu. Et10logta oscura. Diagnosi di solito facile. T erapia sintomatica. . b) la ~alattia di Stili o poliartrit.e cronjca primaria dell'infanzia. Colpisce qu.u;1 esclusivamente i bambini n ei primi due anni, h a sintomatologia molto si· mile all'artrite cronica. anchilosante; inizio a volte subdolo, a volte tumultuoso, s'accompa!Vla spesso a perica.rdite e ad esantemi; decorso da pochi mesi a un anno;
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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANTI':RA
esito ordinariamente letale. La posizione della m. di Stili rispetto alle altre artriti croniche non è definit.a., da alcuni si considel'a come successione della polia.rtrite reu· matica acuta., il che però è poco attendibile. L 'etiologia evidentemente infettiva, non è conosciuta; il reperto di streptococco viridans deve essere considerato come infezione aggiunta. L'A. ritiene che il gruppo d elle artriti e poliartriti croniche infettive secondarie complica inutilmente la sistemazione delle forme morbose di cui si occupa, essendo e:-~se conseguenza della corrispondente forma acuta. Le artriti d eformanti (30 gruppo) sono denominate artrosi, perchè si ritiene che in es.'le prevalga l'elemento d egenerativo, per quanto se mpre coesista. l'elemento infiammatorio. In seguito a. logorio dipendente dall'età o da strapazzo fisico sono lese le cartilagini articolari, per cui i capi osse i, non più protetti, vanno incontro a prolifera.zione ed ipertrofia. e quindi alterati n ella loro conformazione. Di esse si ha una forma primaria o idiopatica nel malum coxae senile; mentre tra le forme secondarie, intese nel senso che la malattia è riferibile a causa più o meno nota o che. la. cartilagine è attaccata secondariamente a. lesione epifìsa.ria o per l'una. e l'altra causa. assieme, sono comprese l'oste ocondrosi dissecante o m . di P erthes; la l• e za malattia di Kohler, la m. di Kiembock, le artriti dipendenti da malattie del ricambio (artrite uratica, alcaptonurica), da lesione del sistema nervoso {artriti tabetiohe e siringornie liniche); l 'artrite emofilica. Nel 40 gruppo comprende il reumatismo cronico della colonna vertebrale, che ha la stessa e tiologia e pa.togenesi delle artriti anchilosanti e deformanti e quindi può rientrare ne i re lativi capitoli. Il reumatismo muscolare primario costituisce il 5° gruppo delle oosl dette malatt.ie reumatiche. D i t~tle frequentissima forma morbosa, l'A. dopo aver brevemente ricord11ta la sintomatologia, tratta la e tiopatogene.si e rimette in onore quella basata. su modifìc~tzione fisico-chimica dei colloidi della fibra. muscolare sot.to l'azione diretta d el freddo - miogclosi di Schade - e che avrebbe la sua manifestazione in que i nodi o indurt\rot~nti muscolari palpa.bili sul muscolo ammalato. La malattia si giova delle iniezioni locali di soluzione fisiologica o glocusata, dei comuni analgeseci e J e i preparati aalicilici. Utile la termoterapia, quando la sinto· matologia accenna a diminuire. Molto oppo1·tunamente l'A. mette in evidenza i criteri che devono guidare il medico nella diagnos tica di tali forme morbose e fa rilevare come spesso senza il doveroso apprezzamento d ei dati anamnestici e clinici si metta la diagnosi di re u· matismo o di gotta, me ntre poi si tr'ltta. di affezzioni che nu.Ua hanno da ver\ere con l 'ttna o l'altra malattia. Ricorda l'aiuto che possono portare al giudizio diagnostico lo studio d el ricambio purinico, purchè fA.tto da persona. esperta ed in istit.uto ben attrezzato, lo studio dell!t velocità. di sedirnentazione degli eritrociti, che è attmentata nel reumat ismo cronico infettivo, mentre è n ormalenell 'artrite deforman· t e, ne lla. mialgia rewnatica, e nella ne nalgia; nel suo apprezzamento però occorre se mpre guardarsi da errate interpretazioni, in quanto tm a.nmento della velocità di sedimentazione può dipendere da focolaio infettivo localizzato altrove P magari latente, che nessun rapporto ha. con l'affezione articolare. Utilissima l'indagine radio logica. Per la t!'rapia, dopo aver ricordata la cura salicilica, la terapia. stimolante d etta. impropriamente prot.einoterapia aspecifica, la terapia fisica, nelle sue diverse applicazioni, e l'importanza che MI processo di guarigione ha il riaccendersi del p1·ocesso infiammatorio, mette in rilie vo l'utilità d el soggiorno in appositi stabili· m enti balneari. l vi le pratiche di te rapia fisica, l'ambiente nuovo con la suA. attrez· zatura e le sue distra.~:ioni, la suggestione, che il personale addetto sa esercitare s ul paziente. influicono favorevolmente sul suo spirito, onde egli hl-<>cia tali luoghi di cura lieto e rinfrancato, anche se lo stato delle sue articolazioni è rimasto presso a poc•.> invariato. Dalla disamina fatta con molto acume dall'A. risulta ·però che in t.ale !'liste ma.zione sono comprese forme morbose. che per quanto interessanti muscoli, ossa ed articolazioni, sono qLtanto mai disparate per etiologia., patogenesi e sinto· mat,ologin, per cui, senza gittngere allo scetticismo degli autori, che allo stato attuale d e lle nostre cono!:lcenze non ritengono possibile ttna sistemazione delle così dette malattie re un1aticho, si deve Lutta.via riconoscere che non sempre in essa. è age vole l'orientame nto diagnostico. R. n'ALEsSANDRO
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lTALIAN~
E STR ANIERA
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A. SABATINt, primo capitano medico. -
l valori morfologlcl cranlo-facdall e l'abito costituzionale. (Rivista di antropologia, vol. XXIX, 1931 ).
L 'A. nell'attuale pubblicazione prosegue le prece denti ricerche, già riportate in qu~o Giornale (fase. V-X, l93l), circa la importanza dei valori cranio-facciali in rapporto all'abito costituzionale. Premesso che la forma del capo, e sopratutto queiJa del viso, è assurta presso determinate Scuole a vera e propria dignità morfologica per la determinazione del tipo di costituzione, fino a considerare caratteri puramente etnici quali ca.ratteriatiche costituzionali, egli tratt.a in una rapida sintesi il concetto di razza e co~tif,uzione. Successive,mente l'A. esponP- i risultati d elle sue osservazioni, attraverso l'esaro& portato su 350 so,~?:getti, d ei quali ha determinato sia. il tipo cranio-facciale ohe l'abito costituzionale, com~ si osserva dalle numerose e ricche tabelle che riporta, senza che sia stata messa in evidenza una qualsiasi correlazione morfologica nel senso di una brachicefalia con euriprosopia nei brachitipi o di una dolicooefalia con leptopro aopia nei longitipi. Egli viene alla conclusione che la testa nei suoi valori morfome· triei fondamentali non trova corrispondenza nella morfologia della costituzione, come se la vita vegetati va o di relazione non influi!•se sulla sua struttura architettonica sottoposta a leggi più stabili della mutevole individualità. morfologica. L'indice cefalico o facciale, così come è attualmente considerato in Antropologia, per la definizione delle razze, porta che una caratteristica raziale dominante in gruppi di individui diventa una caratteristica costituzionale dominante del corrispondenw tipo morfologico; poichè se la razza si pu6 determinare mediante l 'indice di lunghezza-larghez7,a. dei principali valori cranio-facciali, oltre che per altri elementi, tali valori sono indifferenti per il problema d elda costituzione.
CHIRURGIA GENERALE. P. Wn.MOTB E J. BAUlltANN. - La perforazione delle ulcere tubercolari In perltoneo libero. (Journul dc Chir., tomo 39°, n. 4, o.prilc 1932).
Le perforazioni in perit<>neo libero delle ulcerazioni tubercolari dell'intest.i no, d E'terminanti una perit.onite acuta. non sono frequenti. in ,gf',nt>re quest{l perforazioni si compiono o in un'ansa vicina o in una porzione di peritoneo limita.ta da ade· renza. Gli AA. riferiscono che, su 18 oS&•rvazioni raccolte rli -pf'ritonit,e acuta, diffusa da perforazionP. dell'intestino tubercoloso, compresi i <·asi personali, Ili sono a carico del tenue e 3 del grosso intestino. I tre tipi classici della tubercolosi i11testinale sono dati dalla forma ulcero· <:a.~eosa (con perforazione in peritoneo circoscritta n flemmone pio·stercoraceo), dalla forma st.enosante e dalla forma ipertrofìca. Gli AA. nmmettono che a queste bisognerebbe aggiungere una forma che e volve rapidamente verso la perforazione senza dare il tempo al perit<>neo d i rcay.ire, m ediante In formazione di adeI."E'nze protettrici. Come accade nelle forme polmonari molto recenti a t.ipo evolutivo, in cui la perforazione di un tubercolo sottoplew'ico poi pleurico, si determina nella grande cavitl\ pleurale dando luogo a un pneumotorace totale, così una tubercolosi intestinale che evolve rapidamente può dare lnogo a una p erforazione senza che il peritoneo abbia il tempo di difendersi. La perforazione tubercolAre che determina una peritonite diffusa, può essere o piccola da tre a quat.tro mm. di diametro o grande come una moneta di nn franco e può essere o unica o multipla. In quelle piccole la. mucosa e la muscolare sono distrutte in una. est~nsione maggiore che non il peritoneo. Nelle vicinanze delJ' ulcerazione la s i<'rosa è s parsa di granulazioni grigie il che dimoetra la rapidità d ell'evoluzione d e lln forma.. Qualche volt-A. la. perforazione è ricoperta da una falsa membrana. In parecchi cosi è st-ata riscontrata. una adenopatia mesenterica rilevante. Il ve rsamento perit<>nNtle può essere dato da una sierosità torbida o da pus franco o da pus misto a feci. Circa l'andamento clinico della peritonite acuta. si distinguono secondo alcuni autori due forme; una stenica e una astenica. Il bilancio dei- successi f' d egli insuccessi operatori dà, su 18 casi, tre guarigioni operatorie, negli altl"Ì casi non vi è stato alcun int.ervento o l'operazione è stata fatta dopo parecchi giorni. L 'intervento, fatta. diagnosi eli perforazione , deve essere precooe; l'essenziale è
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di chilulere la perforazione. La tecnica. proposta è quella per le perforazioni intesti· nali tifiche; sarà opportuno rendP-re più solido l'affondamento d ella perforazione con peritoneo parietn.le. La prognosi lontana d e ve essMe riservata, come in tutti i ci\Si di tubercolosi viscerale.
R. DUPONT E H. EvRARD. - Su una via di accesso posteriore della scapola: sue applleazlonJ al trattamento del pilastro di questo osso, In particolare. (J ournal d e Chir. Tomo XXXIX, n. 4, aprile 1932}. Gli AA. propongono la seguente tecnica per aggredire posteriormente l 'ar ticolazione sca.polo-omerale e La scapola. sopratutto in corrispondenza. del suo pilastro. Questa tecnica, molto semplice, approfitta degli interstizi muscolari senza timore di ledere il nervo circonflesso. n soggetto viene coric11to in decubito ventrale con la par te superiore d el to· ra.ce sollevato da un ClL'>cino di sabbia di cui le due estremità poggiano sulla faccia anteriore dei monconi della spalla; braccio in elevazione. Si fa una incisione rettilinea. sul solco che separa. il d eltoid e dal gran dorsale; detta. incisione si inizia. sul braccio a. livello della parte inferiore della. salienza. del· toidea e termina in corrispondenza. del bordo spinale dell'omoplata tagliando obliquamente la direzione del margine ascellare della scapola all'unione d ei due terzi superiori col teno inferiore. Si reclina in alto il deltoide, in basso il gran dorsale. Appare il piano muscoltJre profondo costituito da. tre muscoli obliqui in alto e in fuori (sottospinoso grande rotondo e piccolo rotondo} incrociati dalla lunga ponione del tricipite. Si deve riconoscere l'interstizio fra grande e piccolo rotondo; d etto interstizio è limitato in basso dai vasi scapola.ri infel'iori, che vengono legati, in alto dal tendine della. lunga por--tione del tricipite. Si penetra nell'interstizio, il grande rotondo viene divaricato in basso, il piccolo rotondo in alto; compare allora, messo a nudo, il bordo ascellare della scapola.. Con una sgorbia. si libera la faccia anteriore e la faccia posteriore dell'omoplata; durante questa. manovra la lunga porzione del tricipite p rotegge il nervo circonfte...~o. In questo modo non è leso alcun muscolo. Questa via posteriore sembra a~li AA. indicata per alcuni interventi s\ùl'art.icolazione e sulfa. ~ca.pola. e specialmente per alcune fratture dell'omoplata. (fra.t·
tura del bordo ascellare- pilastro della scapola). L'indicazione operatoria è particolarmente per le fratture del corpo della scapola con lesione dal pilt!Stro. Gli AA. riportano un caso di frattura del pilastro dell'omoplata con spostamento angolare dei frammenti e oon distacco di un piccolo frammento esterno, operato oon la. tecnica suddesoritta e oon osteosintesi mediante placca di Sherma.nn, fissata con tre viti. Il recupero funzionale completo avviene in veticinquesima giornata. Gli AA. terminano dicendo che, per quanto un solo ca.so non permetta di stabilire l'eccellenza del metodo, hanno creduto di pubblicare questo lavoro per portare un contributo allo studio delle indicazioni operatorie nelle fratture della. scapola e far conoscere questa via dì accesso posteriore che è capace di rendere grandi servizii nella chirurgia della. spalla. PLAS'UNA
COIFEIUZE EDIIISTRllllll CLIIICHE IEBLIOSPEDILI IILITIRI ,
ELENCO E SOMMARI DEG.LI ARGOMENTI TRATTATI (Dal procaaal Yerbali pervenuti alla Oirtzione a•nenta di Sanltl mllltara nel luglio 1982-X)
BoLOGNA. -
Maggiore medico EMANUELE VITOLO: L'ozena, con presentazione di
inf~rmi.
L'O. parla prima dell'incertezza che domina. sulla natura e sulle cause d~l l'ozena, con caratteri e predisposizioni individuali; riferisce quindi sulla. anatomia. patologica. e pa.togenesi colle diverse teorie a.nlltomiche, infiammatorie infettive, diffondendosi sul bacillo mucoso di Loewenberg-Abel, sul bacillo f!imildifterico di Belfa.nti e . Della. Vedova, sul bacillo P es e Gradenigo, sul coccobacillo fetido di P erez e sulla contagiosità secondo detto autore. Quindi parla d ei sintomi e dell'aspetto rinoscopico dell'ozena.toso, delle diverse terapie che si qono wmte e delle cure attuali, accennando anche a.d. alcuni esperi menti da. lui fatti circa. la c ura. va.ceini<'a. A completamento della. conferenza ha presentato dive~i casi clinici. Per ultòmo ha. accennato anche all'articolo dell'Elenco infermità coi provvedimenti medico-legali da prendere n ei riguardi di d etta malattia.
CASERTA. - Primo capitano medico PASQUALl!' MUSTO: Dimostrazioni anat07rtO· patologiche. Carabiniere S. V. deceduto il 15 aprile c . a. DIAGNOSI ANATOMICA. -- Glioma molle. dell'emi8jero cerebellare de8tro in gran parte degenerato. Sold!t.to Z. M. deceduto improvvisamente il 28 aprile c. a. DIAGNOSI ANATOMICA. - Embolia dell'arteria coronaria 8ini8tra con. con8ecutivo i·n farto aMmico del cucre. Cm:E-n. - - Sobtotenent;e medico PAOLO D~;: GBJ;:GOKI5: La oura delle aiero8iti con la dieta acltn"Urata e la 8ommini8trazione di Ca Cl1 (Metcx.W del BZ.Um).
Colonnello medico prof. GxovA~"NI BATI'ISTA MARIOTTI-RIANCm: Il 8erviz·i o 8anitario durante le manovre con i quad'r i d'Armata. TI conferenzi~re. Direttore di Sanità d'Armata n elle manovre suddette, dopo aver fatto per quanto consentito, una. rapida esposizione dell~ principali innovazioni contenute n elle bozze di stampa per il servizio sa.nit!U'io m guerra, illustra brevemente la. natura. del terreno di manovra., con speciale riguardo alla possibùità di riforniment,i idrici, alla. natura, situazione ed importanza delle sorgenti. alla. p ota.bilità o meno delle acque, ed alla. viabilità in rapporto ai mezzi di sgombero de i feriti, e parla. dei mezz1 per provvedere al bisogno. Passa quindi a fa.ff! una rapida. crit.ica sullo svolgimento d ella manovra. ne i riguardi del servizio sanitario: sulle disposizioni date rlagli organi sanitari dipendenti , specialmente in ra.pporto alle dislocazioni di unità sanitarie da campo. . Accenna quindi a.i complessi e sempre crescenti compiti degli Uffici.ali m edici rn P!We ed.in ~uerra, alla. necessità. che essi, pur specializzandosi in qualche materia, restmo pnnc1palmente Ufficiali medici, i quali d e \•ono sempre essere in grado di FTRENZE. -
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CONFERENZl: E DIMOSTRAZIONI CLINlOHE ECC.
assolvere tutte le esigenze del sel'\dzio sanitario, ed in special modo, deil'igìene m.ili· ta.re e della. tra.uma.tologia di guerra.. Conclude ricoròA.nrlo !11. nMAR."ità. che gli Ufficiali mfldici si ten g11.no sempre a.l corrente dei progressi della scienza, non t>olo, ma anche di tutte le sempre cre· scenti innovazioni nel servizio sanita.r10, per es.c1ere all'altezza del compit.o loro affidato. LtvORNO.- Maggiore medico GIOvANNI RAoo: Broncopolnwniti da infiu~nw. L'O. parla dellA. epidemia influenzale della. t ruppa della. Divisione, iniziatasi nell'autunno del 193 1 e rapidamente incalzante nell'inverno dell932, favorita dalle speciali condizioni climatiche avverse e da.U'affiuenza delle giovani reclute, venute alle armi nel periodo cuJminant.e dell'epidemia stessa. Tratta deila storia dell'influenza e deJJe moderne vedute sulla et.iologia. di easa.. Passa. in rassegna tutte le varietà di broncopolmoniti osservate fra gli ammalati avuti nel reparto medico e infine dice della terapia usam. Si sofferma sulla. terapia stomosinica. mettendone in evidenza. i principi su cui è basat-a, le modalit.à di. servirsene e i vantaggi ottenuti dR. eS$&. • Fa. rapido accenno alla terapia sintomR.tica come ottima, indispensabile, coa· diuvante di quella stomosinica. e termina. con una confortevole, incoraggiante statistica di guarigioni e di vittorie inspera.te. MEssiNA. - Capitano medico GIUSEPPE PERRICONE: Un caeo di ipopl.czM renale nwnolaterale e a m-esenterium. commune" twllo stuso scggetto. L'O. riferisce un ca.'!lo di • mesenterium conunune » e di ipoplasia del rene 'iiniatro, reperto necroscopico in un soggetto decerluto J?E.lr broncopolmonite. Ricorda come, pur essendo difficile porre ir; vita la diagnosi della prima mtl.l· formazione, la tecnica radiologico. ne può dimostrare l'esistenza con molto van· tc.ggio p er la. diagnostico. di alcuno smdromi go.stro-inteat-ino.li.
Nel rene ipoplasico riscontra formazioni epiteliali tubulari, che giudica come resti inut.ilizzati della parte escretrice dell'organo a riportal'ipoplasia renale a difetto del tessuto metanefrogeno. NAPOLT. - Tenente colonnello medico prof. ALFREDO GERMINO: I>inW8trazione anatonw-patologica. Marinaio D. V. deceduto il 2 aprile 1932 al 10 reparto medico. DIAGNOSI ANATOMICA. - Broncopolmonite destra 8tW·totale, pleurite adesit>a fthrosa remota, ipoplasia ca.rdio-aortica; pancreatite cronica induralivn o sclerosante, rigon{UJ1nento torbido e degenerazione jalin,a, degli elem~nti renali. Jpertrofw. tiroùiea e rle.llu corticale delle 8urrenali. RlFERIMENT! CLINICI ED ESAME ISTOLOGICO. - Il soggetto ne) corso di un diabete grave, rivel.tt,osi di origine pancreatica all'esame Wlatomo·patologico, è stato colpito da una grave localizzaziono sub·tota.IE>, broncopneumoruca a destra, di naturll. grippale. Le condizioni di minorata consistenza organica, sia per fat. tori costituzionali {ipoplMia. carclio-aortica.), sia per fattori morbosi ereditari e personali remoti {diabete pa.ncreatico e pleurite fibroM adesiva), hanno impart-ito un oaraf.t.are di speciale malignità alla broncopolmonite, decorsa peraltro, a con· suJta.re !R. cartella clinica, in maniera del t.utto subdola. !}indagine istologica condotta. Rul pancrea.q, ha fatto rilevare una notevole atrofia. del tessuto glandolare con sclerosi e retra.zione cicatriziA.Ie del tessut.o connettivo fibroso·iperplastico . Qua. e là sono apparsi dei noduli a.denomatosi nel parenchima, n onchè fonna-zioni, che Bi sono interp1·etate come tentativi di rigenerazione e di nuoformazione rlegli isolotti di Langorhans. L'e--mme della tiroide ha fatto pure ril.evare fatti di iperplasia connettivale d ello stroma., con noduli adenoma.tosi sulla parete di parte dei follicoli.
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINlCEE ECC.
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Le indagini istologiche condotte su alcune part i dell'encefalo, hanno fatto rilevare alterazioni a tipo nettamente cellulare, che sembrtmo iniziarsi con tmo stato di turgiditè. d ella cellula, con modifica.7.ioni dei grtmuli dì Nissl e d ell'apparato neurofibrillare. A volt-e si è riscontrato aspetto vacuolare ciel protoplasma, a volt-e atrofia e disintegrazione del neuronc. I punti specialmente colpiti sono apparsi il globus pallidus, il nucleo c~ntrale d el vago, la formazione reticolato. grigio-pontobulbare, alcuni nuclE:i mediani di detta formazione e gruppi di cellule situate intorno al nucleo rosso. Si sono riscontrate lesioni attorno all'acquedotto di Silvio e nei gruppi cellulari a pigment-o nero, così pure focolai emoJTagici a ivello nel nucleo della bandeletta ottica (formazione grigia della regione tubero· infundibolare). L'infermo risultava d eceduto in coma. -
Maggiore medico GIOVANNI VASSALLI: Un 0080 grave di lupwt del tUl80 guarito con la roentgentfrwpia.
L'O. e!'pone un caso di lupus del naso che aveva invaso il lobulo, le pinne na..<>ali, P. l'interno delle narici. Fu ricoverato con diagno~i di • epitelioma del na,s o • dopo sei mesi di inutili tentativi di cura, p er la roentgentera.pia. La biopsia dimostrò trattarsi invece di lupus. Previo trattamento detergente, fnrono fatte tr~ applicazioni di roentgenterapia., la prima al 25° giorno di trattamento deter~ente, la seconda ventun giorni do·po la. prima, la terza cinquantaquattro giorni dopo la seconda, con un trattamento coa.diuvanto di bagni di ra~i ultravioletti. Quindici giorni ciopo la terza applicazionE> il soggetto poteva considerarsi guarito.
PALERMO. - Capitano medico GIOVANNI Gurno: l dolo:ri addominali; loro genesi e roa.nifP.stazioni. L'O., dopo aver in modo esauriente prospettate e t-rattate le varie teoriP. (Ma· ken7.ie, Le nnll.Dder ed altri) sulla genesi del dolore viscerale e dopo avere accennato alle vie di conduzione d egu stimoli ritenuti adeguati, per qualità e concentrazione, a Ruscitare dolore nei visceri addominali, passa acl esaminare la recett ività dei vari tessuti componenti ciascun viscere (mucose, tuniche muscolari, parenchimi, legamenti, sierose) e dei plessi vasali e gangli nervosi ad e~i att.inenti. Mett-e quindi in particolare rilievo la recettività dolorifica di ciascun organo addominale in base aJla sua struttura anatomica ed alla nmzione fisio- , logica. • Per ciascun viscere addominale prospetta quindi i prinnipali stati patologici d'indole chirurgica, mettendo in evidenza la genesi, i caratteri e le particolari manifestazioni dolorose di maggior valore diagnostico ·e clinico.
PEauou. -
di rifou,to.
Capittmo medico 1\Lutxo (hANNANTONI: Smaltimento dei prodotti
L 'O., dopo aver riassunto il s istema di canalizzfl,zione d elle acque cloacali neU 'impianto eseguito a Bagni di Montecatini, illustra. il progetto, che attende d'~re applicato, circa la depurazione delle stesse acque. Ai vari sistemi di depur~ton~ naturale si è dovuto, per ragioni di ambiente, pr-eferire la depura'àone brologtea. artificiale che sarà ottenuta. mediante le fo~ settiche e i letti batte· rici... Dopo a~er ricordato la ftmzione meccanica, chimica e biologica. d elle fosse settJche e d e •. letti bat.terici, l'O. ha conclu~o rilevando la sicurezza igienica. che tale provvedimento conferisce nella depurazione delle acque cloacali.
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NOTIZIE
Maggiore chimico farma.cista. dott. EMlLio IsoLA: Le pianù otfi· cinali neUa terapia, nella farmacologia e neUa industT'ia. L'O. s'intrattiene sull'opport.unità di una. migliore organizzazione indust.riale e scientifica per la valorizzazione d alle piante medicinali, di oui il nostro P8.6!!6 po~:<Si ede unA. Bora. variata e molto ricca, sì da. offrire materia per q ualsiasi specie di m edicamento. Illustra l'impiego, nel campo della farmacologia. e della tera.· pia, di tati piante e dei (liversi prodotti di Ca..:;e italiane ed et~tere, ormai larga.· m ente in uso. · Passa quindi in rapida rassegna i vari problemi interessanti l'erboristeria mettendo in particolare evidenza i vantaggi e la favorevole influenza., che una razionale coltivazione e raccolta, la. natura e preparazione del terreno adatto, l.e condizioni di clima e di stagione, l'uso di appropriati fertilizzanti, la. scelta e selezione dei semi ecc. esercitano per ottenere piante ricche di p rincipi atthri le droghe corrispondenti a.i giusti caratteri botanici ed a. titolo noto e costante. Auspica l'elaborazione di un Codice Internazionale che disciplini con cri· teri uniformi il commercio delle droghe nei riguar di dei loro caratter i di pu· razza e di dosaggio, attualmente variabili da un p aese all'altro. Accenna infint> alle benemerenze d el Governo Nazionale Fascista. anche nel campo dell'erboristeria.: colla. legge del ~ennaio 1931 ha opportunamente di· sciplinato la. colth•azione, la ra.ccolta ed il commercio delle piante officina.li; ha i!ltitltito il diploma di erborista. e corsi speciali anche per i militi forestali, per· chÀ possano proteggere la fiora medicinale del sotto bosco. ~ stata inoltr e nomi· nata ed insediata., pre~:<So il Ministero per la Agricoltur a e le Foreste, una. Commis· sione consultiva, ool compito di studiare e preparare i provvedimenti volti a~· l'incremento ed alla migliore utilizzazione del patrimonio erboristico medicinale ed essenziero; campo di azione che offre larghe possibilità di risorse, sia dal lato economico che dal lato scient.iiìco.
TatESTI!:. -
NOTIZIE BoHettlno del corpo sanitario militare. ZoNA Demetrio, capitano m edico 5 pestinte campale. Trasferito infermeria presidìaria Cava d ei Tirreni. Dal BolleUino U{ftcùùe, disp. 393 , 1° luglio 1932-X. AccoRINTI cav. Vincenzo, tenente colonnello medico a disposizione Mini· stero aeronautica. (f. q.). Rientra nei quadri avendo cessato dì $Sere a. disposi· zìone del suddetto Ministero, dal 31 marzo 1932-X ed è trll8ferito ospedale mili· taro Firenze. GIALLO:\lBAROO Oreste, m>tggiore m edico ospedale militare Trieste. Tra.sferit{) ospedale militare Bologna. FERRI Antonio, capitano medico a disposizione Ministero colonie per inc.a· r ico civile in Somalia (f. 9·>· Rientra n ei quadri a~ndo cessato di essere a. d i· sposizione del s uddetto Mmistero, dal 16 giugno 1932-X, ed è trasferito al 23 campagna. ' I seguenti tenenti m edici sono collocati fuori quadro perchè trasferiti, d 'au · torità, nel R. corpo truppe coloniali della Tripolitania, da.Ua data a. fianco di eia· scuno indicat,a: GRELLA Ernesto, 2 costa. Dal 16 febbraio 1932-X. SPINOSA Giuseppe, 4 gl'nio. Dal 27 febbraio 1932-X.
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NOTIZIE
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I seguenti tenenti mediei avendo cossato di appartenere al R. corpo truppe coloniali della Tripolitania, rientr11.no nei quadri dalla data a fianco di ognuno indicllta, e sono trasferiti agli Anti sot.t.oindicati: A&cu&t Nicola, 5 camp,gna.. D31 19 maggio 1932-X. GEM){A. SR.lva.tore, 89 fant.etia.. Dal 14 aprile 1932-X.
Suzzr cav. Filippo, colonnello chimico farmacista a disposizione Ministero guerra. É collocato in ausiliaria per ragioni di età, dal 26 !US!Z~io 1932-X, ed am· messo al trattamento previsto dalla legge 8 gennaio 1931-IX, n. 29, articoli l , lettera b), 9 e 14. Stlrà assanto in forza dalla direzione di sanità militare del corpo d'armata di Roma. P&tcoLo Alfonso, tenente chimico farmacista infermeria presidiaria. di Parma. É collocato in sospensione precauzionale dall'impie~o. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 40•, 8 luglio 1932-X. CA.SAPtNrA cav. Giovanni, colonnello medico. Collocato a riposo dal 1o maggio 1932-X per anzianità. di servizio. FaDDA cav. Siro, tenente colonnello medico R. corpo truppe coloniali della Sorn~lia (a disposizione Ministero colonie con incarico eivile) (f. q.). Cessa dalla posizione di eui sopra ed è Msegna.to al suddetto Ministero, continuando nella posizione di fuori quadro, dal Jo aprile 1932-X. So&BARA cav. Emilio, t.enente colonnello medico ospedale militare Udine. É collocato in aspettativa. per infermità temporanee provenienti da. ca\llle di servizio, per mesi sei, dal 5 aprile 1932-X. l\IERLINO '\Tero, primo capitano m edico ospedale militare Roma.. É colloca.t.o in fl.usilia.ria, dal Jo eennaio 1932-X. Sarà assunto in forza dal distretto Roma. GroNGO Francesco, primo capitano medico in a..~pettativa per infermità proveniente da causa di servizio. Collocato a. riposo, dal l 0 aprile 1932-X per infermità proveniente da causa di servizio ed illl'critto nella riserva. GERMANO Gillòeppe, primo capitano medico ospedale militare Udine. Tt·a· P.ferito o~peda.lo milit-are Savigliano. TERZI Federico, capitano medico 24 fanteria. Trasferit.o legione CC. RR. Firenze. MoZZANA cav. CRrlo, tenen~ colonnello chimico farmacista. istituto chimico fll.rrna.ceut ico militare. É nominato direttore rlel ~uddetto istit.uto, dal 26 mag· gio 1932-X. MARINI Carlo, maggiore chimico farmacista ospedale militare Livorno. Trasferito ospedale militare Brescia. Dal BolleUino Ufficiale, disp. 42•, 15 lnglio 1932-X. CO'SANt 1\Iariano, primo capitano medico, legione CC. RR. Livorno. Collocato a riposo dal 21 novembre 1930-IX, per infermità provenienti da cause di servizio di guerra, in seguito alla liquidazione di un a2segno ..innovabile di 7a categoria, dal 21 novembre 1930-IX. GE~NARO Luciano, capitano medico ospedale militare Udine. É colloclltO in aspettativa per infermità temporanee non provenienti da cause di ~ervizio, per m esi quattro, dal 27 aprile 1932-X. ALBIZZA'rl'I Davide, tenente chimico farmacista ospedale militare Palermo. É collocato in aspett.ativa p er infermità temporanee non provenienti da cause di s ervizio, per mesi dodici, dal 9 'm<l.ggio 1932-X. I seguenti vincitori del concorso, indetto con decreto miniswriale 18 gennaio 1932-X, sono nominati tenenti in S. P . E. nel corpo sanitario militare (l'uolo ufficiali medici), con anzianità a.,qsoluta dalla data del decreto di n omina, con l'Ì· se rva di anzianitl\ relativa e con do~orrenza degli assegni dal to agosto corrente anno (R. decret.o 22 luglio 1932, anno X). Essi sono rlestinati ai corpi a fianco di ognuno indicati e si pregenteranno il mattino del 10 agosto c. a . agli ospedali militari pure a fianco di ognuno indicati:
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NOTIZIE
CAGNAsso Giuseppe d i Celso, sottotenente medico complemento, 5 alpini, Milano. Zon:.o GiusepJ>fl di Pasquale, sottotenente medico complemento. l arti· glieria. montagna, T orino. SALSANO Pietro di Adelino, militare di t ruppa in congedo, l artiglieria mon· tagna, Toritto. CUTULI Francesco di Pietro, sottotenente medico complemen to, 3 alpini, Torino. DI GmRGI Pietro AJfredo di Antonino, sottotenente medico complemento, 2 artiglieria montagna, Milano. TAGLIA.FERRI Enrico di Antonio, militare ùi truppa in congedo, 3 alpini, Torino. MAzzou Fernando di Emilio, sottotenente m edico complemento, 3 alpini, Torino. lAsCONE MACLIERI Giuseppe di P asquale, sottotenen te medico complemento, 4 hersaglieri, T orino. MANDò Alfredo di Giovanni, sottotenen te medico complemento, 12 fante· r1a, Trie.c;te. 0Tl'AVIANO Fausto di lt'lich~Ie, sottotenent-e medico complemento, Z artiglieria montagna, Milano. Auci Guglielmo di Vincenzo, militare d i truppa in ·c ongedo, 3 genio, Milano. R ossi Bonifacio di Pasquale, s ottotenente medico complemento, l a lpini, Alessandria. !ADEvAIA Francesco di Vincenzo, sottotenent.e medico complemento, Scuola. centrale art-iglieria, Roma. SmiANNI Carmfllo di Carmine, milit-are di truppa in congedo, 2 r a.diotele· gra.fisti, AJessandria. GABl!IANELLI Lorenzo d i Gu.iscar<io, sottotenente medico complemento, 3 fanteria, Palermo. ZAo.un Antonino di Marco, sottotenente medico complemento, Scuola. cen· tralfl del genio. Roma.. SAL'F.RNO Alfon'3o dli Giuseppe, sottotenente m edico complemento, 14 1\rt.i· gli eri a. campagna. (distaccamento Taranto) Bari. · LIBERI Federico di Giuseppe, sottotenente medico complemento, 93 fllJl· teria, Bologna. ELISEI Carlo di Giovanni, sottotenente medico complemento, 6 artiglieria pesante campale, Bologna. TERRANA Salvatore di Vincenzo, sottotenente medico com plemento, 13 fan· teria, Bari. 'l'EoNI Giulio d i J..\ligi, sottotenente medico complemento, 7 alpini, Udine. GORI Giovanni di Francesco, sott.otenente medico complemento, 3 arti· glier itt mont,agna, Udine. PISTILLI Giulio di P acifico, sottotenente medico complemento, 55 fanteria, l Tdine. DASTOLI D omenico di Saverio, sottotenenente medico complemento, 8 al· pini, Udine. D 'ANNA AJfowo di Angelo, sottotenente medico complemen to, 151 fan· teria, T rieste. TooLIA Oanio di Ca.nìo Vin~enzo, militare di truppa in congedo, 7 alpini, Udine. ANAGNI :.\fario di Alfonso, sottotenente modico complemento, 4 alpini, To· rino. DE RENSIS Emilio di Vincenzo, sottotenente medico complemento, 4 alpi· ni, T orino. RmAUDO Antonino di Angelo, sottotenente medico complemento, 2 alpini, Alessandria. DE ANDREI!! Giuseppe di Francesco, sottotenente medico complemen to, 9 ar· tiglieria pesante (distA.c camento Zara), Bologna. MODUGNO Francesco di Nicola, sottotenente medico complemento, l alpi· ni, Alessandria. GRANDE Pasquale di Carlo, wttotenente medico complemento, 6 alpini, Verona.
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Z.umEt.LI Antonio di Attilio, sottotenente medico complemento, 9 bersa.Bologna. !AOCARINO Giuseppe di Antonio, sottotenente medico complemento, 4 fanteria, Palermo. VICENTINI Antonio di Alfonso, sottotenente medico complemento, 6 alpini, Verona. Ab:ULLO Mario di Domenico, sottotenente medico complemento, 3 artiglieria montagna, Udine. MARESCA Cor rarlo di Ricca.rdo, sottot.enente madico complemento, 6 alpini, Verona. REBUFFA'l' Giulio di Orazio, sottotenente medico complemento, 9 artiglie ria campagna, V arona. CAVALIERE Gino di Domenico, sottotenente medico complemento, 26 fanteria, Trieste. LoMBARDI Mario di Vito, sott,otenente medico complemento, &5 fanteri a, Palermo. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 43a, 23 luglio 1932-X. ~dieri,
TEDDE cav. Giuseppe, tenente colonnello medico direttore ospedale militare Firenze . Promosso colonnello medico continuando nella carica di direttore del ~uddetto ospedale. I seguenti maggiori medici sono promossi tenenti colonnelli medici con le d estinazioni sottoindicate: l\fiADONNA cav. Antonio, direzione sanità militare corpo armata Ba.ri. Continua come !!Opra. Seguirà n el ruolo il pari grado Cammarata Giovanni. PETlTI ca.v. Pasquale, R. accademia artiglieria e genio. Continua come soprtt. MAZ?.OCCONE cav. Camillo, ospedale militare Bari. Continua come sopra. RICco' cav. Ettore, ospedale mili tare Bologna. Continua come sopra. D 'Ar.ESSANDRO Raffaele, primo capitano medico centro chimico militare. Promosso maggiore medico a 8celta e destinato alla scuola di sanità militare (inS(:)gnante t itolare). Seguirà. nel ruolo il pari grado M cmteleone Vincenzo.
I !'eguenti primi capitani medici sono promossi maggiori m edic:i con le destinazioni sottoindicate: CALv ANI F ederico, l granatieri . Ospedale militare, Trieste. DUliBIOSI Emilio, 93 fanteria. (comandato scuola applica7.ione sanità militare). Ospedale militare Gorizia. FRA~CHINI Giov!lnni, t-enente medico 24 fanteria.. Promosso ca.pit nn o mt'l· -:fico. Continua. come sopra. PAPALIA Domenico, ten~nte m edico 24 fanteria. È collocat.o in aspettativa per infe rmità. temporanee non provenienti da cause di servizio, per m esi sei, dnl 27 maggio 1932-X.
I sesroenti vincitori del concorso, indetto con d ecr eto ministeria.le 18 gennaio 1932-X, sono nominati tenenti in S. P. E. n el corpo sanita.r io militare (ruolo ufficiali chimici farmacisti) con anzianità. a.s.<Joluta. dalla data del decreto di n omina, con rieerva. di anzianità relativa e con decorrenza d egli assegni dal 16 luglio 1932-X (R. D. 28-7-1932, anno. X). Essi sono stati destinati dal 16 luglio 1932-X, agli e nti a. fianco di ognuno indicati: CoLELLA Vittoriano di Carlo, sottotenente chimico farmacista complemento. I stituto chimico farmaceutico. SANTEUSANIO Mario di Giuseppe, sottotenente chimico fp.rroacista. complemento. Ospedale militare Trieste. TANOREDl Gabriele di Salvatore, sottotenente artiglieria complemento. Tstituto chim ico farmaceutit'o.
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NOTIZIE
ROTTEOLTA Enzo di Antonio, sottotenent~ chimic:> farmacista complemento. Istituto chimico farmaceutico. MELCBIONNA Ettore di Pasquale, sottotenent e c imico farmacista complt>mento. Ospedale militare Verona. BocCHINI Francesco di U rbano, sottotenent.e chimico farmacista complemento. Ospedale militare Bologna. SANI Carlo di Giuseppe, militare di truppa. in congedo. OSJ>tldale militare Udine. LONGO Fulvio di EmanuP.le, tenente genio complemento. Ospedale militare Livorno. T!r.RRANOVA Salvatore di Michele, militare d i truppa in congedo. Ospedale militare Trento. SEVERINJ Giuseppe di Carlo, sottotenente chimico farmacista complement-o. Ospedale militare Bari. PORTELLI Giuseppe di Pasquale, sottotenente chimico farmacista complemento. Ospedale militare Palermo. GAMBARTNI Giuseppe di Pietro, militare di truppa in congedo. Ospedale militare Caserta. AUDISIO Giulio di Pietro, sottotenente chimico farmacista. compleme~to. Ospedale mi l ita,r e Alessandria.. SAIA Mario di Onofrio, sottoten cntn chimico farmacista comp lemento. O sp edale militare Cagliari. VECOLI Norberto di Giuseppe, militaJ"e di t.ruppa in congedo. Ospedale m iijtarc Palermo. Dal Boll'.ttino Ufficiale, disp. 45a, 29 luglio 1932-X.
Per gli orfani del Medici morti In guerra. Si è tenuta in Roma, sotto la presidenza del tenente generale m edico D ella Valle , la seduta annuale ùel Comitato nazionale d'assistenza agli orfani dei m e dici morti in guerra, con l'int.ervent.o dell'on. prof. E. Morelli per il Sindacato nazional·~ dei medici, del sen. prof. Simonet·ta per l 'Opera nazionale di a.C<Sistenza. agli orfani dei sanitari ita liani, d ei rnppresentanti della. Direzione generaJe di sanità. d ei Ministeri della Guerra, della Marina., della Aeronautica. ecc. Il segretario generalf' 1° cap. med. prof. Bocchetti ee;pose in lucida re lazione quanto è stato fatto ne ll 'anno decorso p er gli orfani A.'lsistiti, traccian do quanto resta a farsi per essi fino a tut~o il 1942. Que>:ta relazione e quella ammiu.istra.tiva, da cui risulta l 'entitA de llo sforzo fatto e la accuratezza della gestione, vennero a pprovate con plauso da tutti i presenti ; in particolaro .l'oo. l\foreW e&presse il completo consenso d el Sindacato dei Medici. che influirà. affinch è tutti gli Ouiini compiano il proprio dover o, essendo risultato che qualcuno di essi non lo h a. anrora fatto in rapporto a,llli orfnni in parola. Vonnero pure approvate le varie ini~iative (medaglie di benemerenza, libri di scienza italiana m c&c:i in vendita pro orfani. ec9.) del prof. P. Piccinini, ch e, sedut.a stante, versò lire sot.temila di r ecente incasso effettuato mediante ta li ini1.iative , che avr anno ulte riore sviluppo. Su proposta d e l ]o cap. mcd. prof. Bocchetti, del quale venne encomiata. l 'opera fattiva e continua, si approvò che venga attuata, -per tutti i medici d i I talia, tma speciale e dizione, artisticamente illu!\trata, d el discorso d el Duce ai medici italiani; e che sia chiamato a fa.r parte del Comitato di assistenza agli orfani d ei medici morti in guorra il comm. dott. Cesari, d ell'Opera nazionale oria.ni di guerra. (Da. n Policlinico, sez. pratica, N. 26, 1932-X).
Vlo Corso Internazionale di perfezionamento per Medlcl. D a l 12 settembre al 2 ottobre c. a. avrÀ. luogo nell'allll,l. n•agna d ella. R. Università di Milano il IV Co1-so Internazionale di perfezionamento per Medici, ineietto dai la fondazione T onmrkin di New- York
NOTIZIF.
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I temi annunciati in programma. investono argom<mti di grande importanza
e i profeliSori conferenzieri sono fra i maestri più insignì del mondo medico int-ernazionale nelle materie da ciascuno tratt.ate. Dal 12 al 14 settembre avranno luogo conferenze di n eurologia (neurosifilide, sclerosi a placche, poliomielite), dal 14 al 15 sarà trattato d ella vaccinazione antidifterica., dal 15 al 21 degli ormoni, dal 21 al 23 vi saranno conierenze varie a soggetto libero, dal 24 al 27 si parlerà dello affezioni del cuore e dal 28 settembre al 1° ottobre del cancro. Yi è in programma anche una cerimonia celebrativa, per il 23 settembre, in onore di Roberto Koch e di Carlo Forlanini con discorsi, trasmessi JX'l' radio, dei proff. on. Morelli, M. Ascoli, B. C':r0sio e di oratori tedeschi. Sono organizzate delle escursioni sul lago Maggiore, sul lago di Como, sul lago di Lugano, a Lugano, al Sanatorio di Agra, alla Certosa. di Pavia., nonchè visit.e agli istituti e cliniche rlella città, fra. cui l'Ospedale Maggiore, l'Istituto Sieroterapico Milanese e g li Istituti statali di assistenza sociale. Le sale d el Circolo Littorio della R. Università. di Milano saranno a disposizione dei partecipanti al corso. La città di Milano darà un ricevimento a. palazzo Marino ed altre autorità. e enti organizzeranno serat.e e trattenimenti musicali e danzanti. Le iscrizioni si fanno presso il Rettora.to della. R. Università e la tariffa per tutto il corso è di L. 100. Sono anchE' convenut-e speciali tariffe ridotte con gli alberghi e le pensioni cittadine. La segreteria r.lella fondazione Tomarkin stabilirà dal 7 settembr e al 2 ottobre L932, nel palazzo dell'Università. (Corso Roma. 10), un suo speciale ufficio provvii!orio. La. stessa fondazione ha espresso vivo desiderio di accogliere al coTRo numerosi medici militari, ripromettendosi di render loro fecondo di risultati e gradito il soggiorno a Milano ed offrendo anche occasione di rapporti personali con i Signori ConferE-nzieri. É da augurarsi che ll:li ufficiali medici che lo potranno, in ragione della. loro rE'Sidenza e delle osigenze di servizio, profittino, come meglio possibile, di questa eccezionale occasione, la quale costituisce un avvenimento scientifico internazionale di prim'ordine e può render loro proficuo vanilaf!gio di aggiornamento culturale in t-emi per i quali vertono questioni di grande interesse e di attualità.
Concorso a premio per un lavoro su di un tema di lnfortunistia. Il Comitato organizzatore del VI Cong:r(>SSO internazionale drgli Infortuni e delle Malattie del Lavoro, tenutosi a Ginevra nel 1931, istituisce un prtm1io unico di mille franchi 8Vizzeri, da. assegnarsi all'autore del miglior lavoro originale e inedit.o sul tema seguente: Valore dello stato anteriore nell'apprezzamento delle c<»l-8eguem:e di un infortunio 8Ul lavoro. Sono ammessi a concorrervi i medici di tutti i p aesi. Il premi·o sarà Msegnato in occasione del prossimo Congresso internazionale che si t-errà a Bruxelles nel 1935. Gli scritti dovranno pervenir e, in due esemplari dattilografati, al S egretario Generale del Oongruso di Ginevra, sig. dott. J ersin, Rue cle la M onnail, Genève, prima. del 31 dicembre 1934. Essi saranno redatt.i in francese, in inglese, in tedesco o in italiano. L'autore conserverà la proprietà della sua. opera, ma. egli dovrà pubblicarla entro l 'anno successivo e.ll'asse~azione del premio. Il Giurì sarà composto dall Ufficio del Comitato organizzatore del Congresso di Ginevra. I dattiloscritti dovranno essere inviati senza firma e recare, invece di <;uesta, un motto, il quale sarà riprodotto Ru di una busta suggellata e contenente il nome, l 'indirizzo e i titoli del candidato.
I
NOSTRI :M:ORTI
Fra la generale costernazione il 10 giugno u. s. moriva nell'Ospedale mili· tare di Chie ti Suor Luisa Maria Siracusa , Madre Superiora delle Figlie di Carità.. La lunga e nobile esistenza di carità. e di misericordia di quest'Angelo consolatore ha profondamente commosso; e, nonostante la recisa volontà. suprema de ll'estinta e la francescana modestia delle consuetudini poBt 1nortem dell 'Ordine religioso, per il bene ch' Ella profuse a piene mani, Le furono tribu tati, come ad una. Santa. solenni e d impone nti funerali. Suor Siracusa, di .cospicua prosapia., a 18 anni abbandonò gli agi e le gioie terrene per dedicarsi - toto co-rde - alla sua mistica vita di carità, spargendo dovunque con generoso s lancio od inesaw·ibiJe bontà la. Divina Provvidenza.. Dopo circa un ventennio di permanenza in Istituti di educazione ed all'Ospedale Militare di Moss.ina viene a Chieti, ove , con istinto e passione di madre e di apostolo de lla. più coraggiosa abnegazione, compie per un quarto d.i secolo, nobilment~. l'alta .m issione d 'assistenza al nostro Ospedale. Fu gran Dama di beneficenzt,, e ne lla storia della carità. cristiana una in. comparabile sacerdotessn.. Ogni s uo a tto tende al bene altrui. I ntuisce, conosce le amarezze e le miserie, e corre ad alleviarle. Pwdiga la sua opera di pietà. incessante, che non ha limiti, con naturale semplicità, senz'alcuna ostentazione, dimenticando sè stessa e schivando vanità ed onori. · Non vi è malato, non vi è sofferente, non vi è misero, non vi è infelice che non se la vede d 'accanto ne lla sua disperata invocazione; e la sua carità. lenisce, conforta. consola! Aiuttl. il !'l()ldu.to puveru, il :wlùut-u ch"' ha [lll;ciato lu ma.ù~ vecclùa, la moglie inferma, il figlioletto e le sorelle nubili senza mezzi. Aiuta i congiunti di a.m· malati gravi, le vedove bisoWtose, devolvendo interamente le proprie rendite in sussid.i, e non un soldo per sè. Ne i quattro anni di guerra fu mà-abile nella santa sua missione; e. vigile, attiva, instancabile, e largiva la sua oper a divina a centinaia. e centinaia. di malati e foriti, sparsi in sei Ospedali di riserva, compreso quello d ei prigionieri di guerra; e la sua apparizione era tanto gradita ed ÌU\'0· cata, sempre salutata con gioia filiale da tutti indistintamente. Le giornate vuote di bene p el prossimo erano per Lei giornate nere e non vissute. 1\iai sorda per chicche.<;Sia.. Tutto quello che lpotè dare dette con fervore ed umiltà di asce ta, generosa e prodiga come una. Regina. La dolce e sera.fìca figura di questa umile figlia di carità, che trascorse tutt.a la. sua nobile esistenza. fra i nostri soldati, prodigando loro ogni sorta. di bene, si erge ora radiosa come una divinità. E giusto e doveroso quindi rendere omaggio alla sua santa memoria, ricor· dandola con commossa. riconoscenza e la più profonda d evozione. Dott. Felice Barile, ten. col. medico.
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D irettore r"...,0118abile: Dott. UMBERTO RIVA_, tenente generale medico ...-,., R~e: D ott. Vmornto D E BERNARD INIS, tenente colonnello medico
---------------------------------------------------------(5101091) 1932-X li.OlU.0
ISTITUTO
POLIOJU:I'IOO
DELLO STATO -
Q.
O.
RIVISTE l\tiEDICHE MILITARI FRANCIA: ARCHIVES DE MÉDEOINE E T PHARMAClE ~fiLITAIRES. - Direzione del ser•lzlo d i eanltà, Ministero della Gueua. Fase. Vl, giuuno, lomo XCVI, 19~2. Cllnlfn: La tubercolosi osteo-artlcolare nell'"E: serclto. - Le Bo1trdellh e Plcot : L'impiego della radiologia nella ldoutfflcazione cl el hl tube•·colo~l polmonare. - Le Bourdellh e Plcot : T rattamento del retllllatlsmo blenorrngico con lnier.i oni in tr..vc noso di s iero antigonoccico. DrtJfaa: X el settore di Douaumont (25 ottobre-!! nn,·embre 1916).
I NGHILTERRA : J OURNAL OF T HE ROYAL ARMY MEDIOAL OORPS. - Edito da Jobu Baio. Sons and Da· ulolsson Lttl, Londra. Fase. I, luglio, rol. T.I"X. 1932. Rlélìlrdi6R : Espei'lmentl con tro tipi di c!h~hle reggi-barella. - F'lndlay: La nùcro-rcnzìone dì ).[ci· nlckc. come controllo della. rca.:dono di Wn.• serrna.nu. - Nlcllolls: Funzionnmrnto di un po<:~to d1 8llllstaruento per malati e fer iti. - Clewet: Atfczioni dontarie e servizio mili tare. Pllllllps: Recenti rlccrohe flslologlcbe nel palombari. ·
POLONIA: LEKARZ WOJSKOWY. - Organo degli utnolall tlel Servizio sanitario. Centl'nm Wyszkolenia Sault. 0<\rnosla.ska 45. Varsevla. N. 10, 15 maggio 19S2. lfltlcb: s ·w le vacolna.zlonl antltl.tlchc. - Neyman : TI conteout.o <Il urea n el sangue e ne lla salh·a nel succo gastrlco, nonch è negli essudati plcurlci, e li suo valore clinico. - Dtlen:ynlkl : I,a slnostosl prematura dello ossa del cranio (continu.ttZione e /Ìt~r). - Gaslorowskl : Sl'f\'izlo san i· tarlo nella marlnn. da guerra (cnntinlt<tzione r fine). - MontTym l akowlcz: ~tat i~tir.a dello perdite per nggress!vl chimici nella guerra mon<lialc (r-onUnwtzvme). - Re•oconto del ccntt·o d'Istruzione sanitario per il periodo dal t• ott.ohre 1030 nl 30 no"Vetul>re 11131. N. 11, 1° giugno 1932.
Waii&Wa: Il <~Crvizlo sanitario della. t• armntn durante la. dlfcsn dciii~ t!'stn di pout.e •li \nrsa,·it~ nell'egosto 1920. - Betnwskl: La. cura degli O..'lCessi c clello lntlamm17.1onl colla soluzi one di bicarbonato d1 aodlo a 3 % . - Plsan:ryt: Lfl reazione Burdct-\Va..<!<('rmann e In re>tzlone citocollca. - Montrynt-lllkowil:z : Stntlstica. del c J>Crdito per llf,'l:t'CSsivi chimici nclln gucrm mondiale (continuazione e fine). - Maunek: I/anestosia. lombarC'. - BlaJokllr : l UlCdicl durante l'Insurrezione nazionale del 186.3-ISR4 e loro biografie (r<Jlllinzwzion•). - Re<ocont.(.l del oontro d'istruzione sanitario per il periodo dal t• ottobre 1930 nl :l•> noYembrc 1931 (continuazione).
ROMANIA : REVISTA SANITA.RA MILlTA.RÀ. - Red.a zlone e ammlnio~trazlone: QqJ)<ldale militare • Regina Ells&bet~;t • Bucare<!t. Ji'a'JC. rv, aprile t932. NiCOIUIIu: Un r.a.so di asfissio. per ossido d! carbonio, incidento d'M· iazioue. - lllesca : ('onsitl cra· zioni ra.diologicbe sulle fratture dogli sciatori. - Olotan e Blma: Asc<.'~so subfrcnlc>o g•""~'"o· operato o guarito. - Abramowl'l : Il sorvizlo sanitario per l gnss1\ti sw campo di battngHa. If'a~. V, ·maggio 1932. OprtMU • aonea: Un C~U~o di peritoultc pneumocoocica primith·a in nn f•mr.iul'o. - DracvJescu: Tensione arteriosa media. - Mbru A•rel: Il tratt.a monto dell e PSNUIO- nttrosi c}(•Ila diaft~l rernornle secondo nuove ricerche. - Fhl Vlctor : r,;sumi mcdloo- lcgfili negli .w,·olcoruncnti.
8TATI UNITi: THE MTLlTARY SURGEON. - Army Medicai Museum &od Llbrary, Wo.shlngton. Fa.sc. >M!lf/ÌO n. 5, ~ol. r.xx. !932. BalnllrWct: Relazione del VI f',ougrcsso Internazionale di Medicina. c Fa.rmnc il\ militl\rc - .Aja, Giugno 1931. - Lelf: Intosslca~iono cron ica di\ bismuto. - Klrk: T.a c ura e lo sgo mbt•ro del tmttumti. - Sklnner: Otto anni di cst>erienu~ n ell'lstmzioM tlegli tLffl!lia.H modici della rll!erva. - Mieli le: Tra..'> porto di masserizie a m ezzo t! i autocarri. - Wetmore: Cllmtleggio tu'l'lstico. Fase. gi.U{ITW, n. 6, ool. LXX, 193~. HiHllllll: Uure dei gassati. - Mlc:llle: La rUota. negli ospedali mllltml. - Suman Balnbridge : Rclnzlone clel VI Coogros'!O lntcrua>:ionale di .\leclicinA. c Fn•·mn.cin mUltare. Ajn. giugno 1(1a1 (rontinuoziotw).- s. Dlulo: Un uuo..-o bnttt•rlcldn uol la oura dell'uretrito unterio•·c di nutnrn blenorr;~!ca. - See~y: Visita a llo. colon ia dci lebbrosi <li Culion. ~VIZZERA:
R!VISTA TRIMESTR.A.LE DEGLI UFFICIALI D E[,T,.A. SA.N l TA liUT.lTARE. -Redazione: San. Oberstlt. P. Vollonweidor, Schwarztor>~tr. 26, .Berna. l!:dltoro: Bonuo S.,bwa!Jc &. C. Basilcll. Fa.~c.
2. (liUf1710 10~2.
Baamann: Sul problema della. morb!lltà. dol nostro Esercito (C011tinuc:z.zione c fine).
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':J!fl Anno LXXX • Fase. IX SE'ITEMBRE 1932 - ANNo X
GIORNALE DI l
DIREZIONE ED AMMINISTR.A ZIONE Mll'fJBTBBO DBLU GUERRA
ROMA
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :
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Guido. - T.tl pr6i!7 <li )[Cit?.or~Lyon nello s indron\1 aseoc lnte dcll'fLddomc destro . . • .
Png. 72G
O~!.STI~A CLINICA:
:-5u di alcuni Cll:;i di doruH.tLitc do. tremeutiurt . . . . . • . . . . . . . . • . . MOIIestlnl. ::.. Su di urm formaziouo ostcoblnst.ornatosa u cort•zzH nel <.'t>llulo.re 6nttocut llO<.'u
Maueltl,.-
RIVISTE SINTETICHE:
d'Alessandro. - L'o~ploruzion<' funziouo.lv del fegato . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . RoSll. - )lcceu ul~mo 111 Jlrodul!inm•. Pi nlnrn nrotogla c r•nrn1ol i<·U?.i<Jni Mllr· frutture dCI· J't!llJLIJl•t,... .... sc:ht~t\ taudlc Ucu·rminatt· liu ~n l1•i d 'tnuul dn fuot•o . . . . . . •. .
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA:
BatteriOfago ,;.;/,./ÌJ) ~111/(1 .•i>ll/d<>.-d t/r/ ribrimu· rle/ l'lll eru ,.,., Difterite Sttu!io sull'iuulltlllittì locnlc nd1'' . .. . . • . .. . Edutntlono fts lca o pressione media . . . . . . . . . . . . . . . Emos;tasl P.il ' t'Tf:br .~periuH!Ji fftli :tull' - rmt !llfCZi (JiulH(ti<:i,
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Frattare della spina Iliaca ;anteriore interiore . . . . . . . . . ... . . Guerra chimica (La) . . . . . . ~nin<c basilare ~t1gena asintomatica C tmlribttlv cli,iru . Chi111iC•t, cilo-/;nltrrinlt~!iNt ,. IUIU · t<rmu--IJldulrJ(Jit•u
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Num lsmatlca c medicina militare . . . • • • • • • • . . . • . . . . . . . . . . • . 8inctromi westlbolarl o slnctroml cerebellari . • . . . . . . • . . . Tubertclosl latente Pw) "'"' tlitt/ti1IO$CO/lict pulnwnau altirarr un /!k'OlflÌJJ di - 1
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OIPEDALI MILITARI , NOTIZIE • ••. •• l NOITRI MORTI .
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ANNO
LX XX· N. 9 GIORNALE DI
MEMOR I E ORIGINALI
DiNttore: Prof. N. LEOTTA
LA PROVA DI MELTZER-LYON NELLE SINDROMI ASSOCIATE DELL'ADDOME DESTRO (Argomento eomnnicato al 38° Congresso della Soc. Italiana di Chirurgia) Dott. Giovanni Guido, ca.pibaoo medico, a.ssisbente milit.até
La semeiologia delle vie biliari si vale oggi della prova di MeltzerLyon, e delle altre da essa derivate (Stepp-Katsch), per mettere in evidenza stati patologici di grado diverso e diversi anche per natur~ e sede. Einhorn nel 1910 comunicò il modello ultimo della sonda duodenale, che oggi in piccola parte modificata va ancora sotto il suo nome, e rese noto le moda.lità d'uso di essa ed i risultati ottenuti. Fu Meltzer, poi, che nel 1917 comunicò che facendo giungere nel duodeno dei cani, attraverso la sonda di Einhorn, una soluzione di solfato di magnesio in prossimità dell'ampolla di Vater, la cistifellea rispondeva contraendosi ed eliminando quindi la bile in essa contenuta. Egli propose di adottare tale tecnica anche per l'uomo ed infatti nel 1919 Lyon, seguendo tale indicazione, t rovò che inst.illando appunto nel duodeno dell'uomo una soluzione al 20 % di solfato di magnesio si ottenevano tre qualità di bile che egli, per distinguerle, chiamò A, B, O. Va.ri e numerosi sono stati in seguito i tentativi rivolti a modificare la tecnica di tale esame, specie nell'intento di potere ottenere il succo duodenale nel più breve tempo possibile, onde evitare al paziente la lunga attesa di una o più ore. Furono cosi costruite sonde portanti olive di diversa forma e più o meno pesanti, sonde di gomma piombifera per rendere possibile un controllo radioscopioo del punto raggiunto, sonde rese più rigide con l'introduzione nel loro lume di mandrini metallici lisci o. a spirale e furono inoltre ai pazienti somministrati farmaci di diversa specie onde procurare un rilasciamento dello sfinwre pilorico e agevolare quindi il passaggio dell'oliva metallica dallo stomaco all'intestino. Più recentemente, infine, si cercò di fare sorpassare alla sonda attivamente il piloro e fa r si che in pochi minuti si potesse raccogliere il liquido duodenale e quindi la bile. Sembra spettare a Jutte la priorità del sistema di guidare opportunamente, con movimenti della mano, la sonda duodenale dallo stomaco
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LA PROVA DI MELTZER-LYOX NELLE SI:\'I>ROMI ECO.
verso ed oltre il piloro del paziente, e ciò naturalmente sotto il continuo controllo radioscopico. L'ideatore di tale tecnica faeeva precedere all'introduzione della sonda, fornita di mandrino metallico, la somministl;'azio~ di bicarbonato di soda, che, neutralizzando in buona parte h l.cidft.l!Jdel succo gastrico, evita lo spasmo del piloro e ne procura ~ve~. h rila.s~iamento, p~rmettendo così _più facilmente al corpo estraneo, metallico e di gomma, d1 procedere rapidamente oltre. r t Trossarelli nel 1925 fece conoscere la tecnica da lui adottata per le sue ricerche nell'ospedale Mauriziru:1o di Torino. Egli, riferendosi al metodo di Jutte, sostituiva al mandrino metallico una sospesione di solfato di bario, o una soluzione di bromuro di sodio al 30 % di cui riempiva il lume della sonda che si rendeva cosl. opaca; fatta quindi penetrare questa nello stomaco la faceva progredire attivamente, sotto lo schermo radioscopico, prima lungo la grande curvatura dello stomaco e poi at traverso il piloro. Quest'ultimo .Autore dice: 11 essere giunto in vari c.asi in 4 o 5 minuti nel duodeno ». Ma egli non porta una statistica ed io mi dichiaro a priori non troppo ligio ai facili entusiasmi di chi am· mette che la prova di Meltzer possa essere eseguita su vastissima scala ed ambulatoriamente come si vuole sia fatta in Germania. Ho provato ripetute volte per fare progredire attivamente la sonda sotto il controllo radioscopico, secondo le indicazioni di Jutte e Trossarelli, ma devo confessare i miei insuccessi che ritengo non dovuti a mancanza di speciale tecnica, sia pure radiologica, che in questo c.aso non esiste. N on mi sembra troppo facile infatti spingere con la mano verso il piloro solamente l'estremo della sonda quando questa sia stata introdotta in sol tempo nello stomaco per tutto il tratto sufficiente a che la oliva possa giungere nel duodeno, come alcuni autori indicano. In tal caso, quando il segno che misura i cm. 70 si trova alla rima dentaria, indubbiamente l'estremo della sonda si è attorcigliato più volte nello stoma-co, ed allora, con qualunque pressione o spinta esercitata dalla mano dell'osservat ore col controllo radioscopioo, ben difficilmente si riuscirà an indirizzare l'estremo fornito dell'oliva metallica, e solo quello, giusto all'imbocco pilorico ottenendo attivamente il passaggio in pochis· simi minuti. Le pareti addominali del paziente più o meno spesse ed il guanto protettore dell'osservatore aumentano tali difficoltà. Nè si riesce più agevolmente quando la sonda sia stata introdotta solo sino al segno che va dai 40 ai 50 centimetri, come altri .Autori indicano, perchè allora bisognerebbe immaginare che le dita dell'osservatore potessero quasi pinzare l'oliva ed avviarla verso, ed oltre, la valvola pilorica. Tali manovre radiologiche se diventru:1o facili per un corpo estraneo isolato e libero nella sacca dello stomaco o per una massa opaca liquida da spingere e spremere come si vuole, non riescono egualmente agevoli per la sonda di Einhorn che, trattenuta nella sua continuità all'esterno, si trovi solo sporgente od anche attorcigliata nello stomaco. Io stesso, nell'intento sempre di abbreviare la durata dell'esame, ho anche provato qualche volta di guidare in certo qual modo rapidamente la sonda, una volta penetrata in giusta misura nello stomaco, cercando di attrarre l'oliva metallica verso il piloro fa.cendo agire accon·
LA PIW\"A DI MJ::L'rZER·LYON NELI ,E SINDROMI ECO.
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ciamente, aJ.l'esterno della parete addominale, una calamita. Ma i comuni nuclei di ferro calamitati si sono dimostra.ti insufficientj e le prove fatte con un'elettro-calamita non sono esse anche riuscite, forse perchè il campo magnetico di cui disponevo era troppo limitato e poco spost.abile in ogni senso, essendo esso fissato ad un pesa.ute stati'o e fabbricato per l'estrazione dei corpi estranei metallici dalla cornea. Ma il mio, come tutti gli altri tentativi di tecnica per giungere nel più breve tempo possibile nel duodeno con l'estremo della sonda, meritano nuovi sforzi ed altre riprove nell'intento di eliminare questi insuccessi. Gli Autori Francesi, quelli che molti studi hanno dedicato alla semeiologia delle vie biliari, sono concordi, si può dire, nel ritenere che altra maniera. non v'è di ottenere direttamente della bile che quella di ricorrere al sondaggio duodenale, con le modalità dapprima indicate da Einhorn. Io non posso che condividere tali idee e penso anch'io che la prova di Meltzer possa a volta richiedere, per l'espletamento, da una a parecchie ore e che pertanto essa talvolta metta a. buona prova la pazienza dell'infermo e dell'operatore. :Ritengo anch'io inoltre che tale delicata ricerca clinica debba essere eseguita in Ospedale e non a casa dell'infermo, per l'ausilio radiologico che il più delle volte si impone come necessario controllo, specie quando ci si presenta, come appresso dirò, qualche caso di dubbia interpretazione. N el dare, assai brevemente, qualche accenno di tecnica mi riferirò solo a quei punti che nelle mie ricerche mi sono apparsi i più importanti sorvola,ndo quindi sui vari momenti della prova di ~Ieltzer, ormai ben nota nei particolari a clù di essa si è valso. n paziente, convenientemente preparato a subire l'esame, deve essere tenuto a digiuno da almeno 6-8 ore. Al momento dell'esame gli si farà bere un bicchiere d'a-cqua (gr. 300 circa), resa fortemente alcalina dal bicarbonato di soda (Jutte). È stato anche consigliato da alcuni di somministrare all'infermo già due o tre giorni prima dell'esame, ed il giorno stesso, qualche farma-coche esplichi il suo potere sulle fìb1·e muscolari liscie dello stomaco e dell'intestino, onde inibire lo stato di spasmo pilorico e favorire così iR. passaggio della sonda nel duodeno. Fra tali sostanze quella preoonizzata sarebbe naturalmente l'atropina (Sarles et Garcin). Ma a me sembra. che l'atropina. possa turbare in qualche modo· ì risultati della provo. di Mcltror, porcbè se non v'ò dubbio o.lcuno che questo alcaloide possieda proprietà paralizza-nti sulle terminazioni nervose del vago (motore) nel territorio dei muscoli lisci, è d'altra parte provato che il vago stesso ha. fibre secretrici per le ghiandole ga,striche. La sua azione inibitoria si manifesta dunque chiara anche sulla secrezione dell'acido cloridrico e del succo gastrico, oltre che sulle secrezioni pancreatiche, della bile e delle cellule mucipare (Marfori). Inibendo tali. secrezioni la prova di Meltzer viene ad essere alterata nei rapporti dei vari costituenti del succo duodenale e della bile stessa, e complicata. anche, giaoohè fra i più semplici accorgimenti per controllare se la sonda. sia giunta nel duodeno è appunto quello di provare se il liquido estrattO/ abbia r eazione acida o alca.lina.
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LA PROVA DT M ELT7.ER - LYON NELLE SINDROMI ECC.
Nè, come ho detto, all'azione paralizzante dell'atropina possono sottrarsi le fibre muscolari della cistifellea e del dotto coledoco, al cui tono viene richiesto, in un dato momento, l'espulsione di tutta la bile accumulatasi nella cistifellea. Piccoli accorgimenti di tecnica verranno poi a facilitare, caso per caso, la buona riuscita. della prova. Essi sono devoluti ad ovviare le varie cause che possono ostacolare il passaggio della. sonda dallo stomaco nel duodeno. Cosi per vincere la ptosi e l'ectasia gastrica, accompagnate quasi sempre da atQnia, il più delle volte basterà rialzare dal piano del letto il bacino d el paziente, secondo il suggerimento di Ohiray; così nei soggetti in ctù insorgono facili spasmi pilorici, se il liquido alcalino non è stn.to sttfficiente a fare rila-sciare il piloro, si potrà usare una sohtzione di novocaina (Bombi) da fare giungere nello stomaco attraverso la sonda stessa o con la deglutizione. Circa la posizione che il paziente deve mantenere, ritengo che la migliore sia quella seduta, con inclinazione del busto a destra e in avanti, onde evitare che la sonda ricada col suo estremo metallico nella. grande tuberosità dello stomaco ed ivi permanga p~r molto tempo. La posizione semi-seduta, a letto, è anche buona, sempre qua.ndo l'infermo sia girato sul fianco destro. ESAME DELLA BILE . .A) EsAME :r.tAo.&osoOPICO. - Una volta ottenuto il succo duodenale e con essa la bile .A., occorre iniettare attraverso la sonda del solfato di magnesio al 30 % ed aspettare quindi che il liquido continui a defluire dalla sonda: questo costit uirà. la bile B. Quando il deflusso della bile si inizia alcuni minuti (da IO a 30 minuti) dopo l'iniezione di solfato di magnesio nel duodeno, e si compie in tempo piuttosto breve (da 3 a IO, I5 minuti), si può essere qua.si certi che la bile ottenuta. è quella proveniente dalla vescichetta. Mel primo concetto di Lyon, veramente, per bile A volevasi intendere quella del dotto coledoco che defluiva dopo IO, I5 minuti dall'instillazione di solfato di magnesio. Io peraltro, seguendo i più recenti studi di vari Autori ed associandomi a quella che è la terminologia oggi più in uso, riserverò il nome di bile A solo a quel secreto che defluisce spontaneamente dalla sonda, appena. essa è giunta nel duodeno all'altezza dell'ampolla di Vater, prima ancora della instillazione del liquido atto a provocare, per riflesso, la contrazione della cistifellea o il rilasciamento dello 's fìntere di Oddi. Per bile A intenderò dunque quell'unione di secrezioni che provengono dal duodeno stesso, dal pancreas e dal fegato . Sarà bene adottare tale distinzione, perchè, non potendo a priori saggiare n el soggetto in esame la risposta che darà. la cistifellea ai liquidi iniettati n el duodeno p er provocare lo svuotamento di essa, solIato di magnesio o peptone di Witte (Stepp ), si correrebbe l'alea di ritenere ancora per bile A quella che invece potrebbe essere già. della. bile cistica, che può defluire anche in breve tempo. Quest'ultima dunque si chiamerà bile B e bile O infine sarà quella
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ohe si otterrà. dopo lo svuotamento della cistifellea e rappresenta. la bile proveniente dai canali epatici e dal fega.to. Ai fini del presente studio la maggiore attt>nzione va rivolta, come b€n si intende, all'esame della, bile B e dirò quindi brevemente di alcuni caratteri macroscopici di essa. Questi vertono specialmente sui due dati principali ra.ppresentati dal colore e dalla trasparenza. Ci si aggiunge poi un terzo dato ed è la quantità di bile B raccolta. I caratteri macroscopici di colorazione deiJa bile B devono essere indiscutibili, tranne in alcuni rari caF:i capitati anche sotto la mia osservazione e che citerò in seguito, (Vedi ad es. il caso numero XVI). M. Chiray dice: « pour parler de bile B on doit, recueillir une bile seconda.ire qui se dt'fférencie de la bile primaire au moins du simple au duble quant à le tt!neur en pigments "· Nei casi dubbi, come si vedrà, è necessario il controllo radioscopico e st' occorre bi~ogna ripetere l'esame quando una prima volta non si è potuto avere la bile B o si è rimasti incerti sui caratteri di essa. Variazioni nell'intensità del colore possono facilmente aversi, quando si pensi che la cistifellea ha certamente una capacit à di assorbimento di acqua e quindi di concentrazione delle altre sostanze contenute nella bile: la tinta bruna caratteristica può dunque presentarsi più o meno marcata a. seconda che le pareti della coleciste abbiano o meno conservata la loro integrità anatomica e funzionale. Anche un'ipersecrezione gastrica può, durante la prova, fare mutare i carattf'ri di colorazione e di alcalinità della bile B, pf'r il paR!\aggio del succo gastrico nel duodeno, dove si mescola con la bile stessa. Può verificarsi anche il caso che a volte la bile B cominci a definire a.n che prima che sia stata pra,ticata l'iniezione di solfato di Mg, per semplice stimolo provocato dalla presenza dell'oliva meta.Uica e della sonda nel duodeno, come può accadere di vedere prolungare oltre il normale il tempo di svuotamento della coleciste. Queste variazioni dalla norma potranno lasciare qualche volta incerti sull'apprezzamento esatto di qualche dato ma, come ho detto, un controllo radioscopico varrà a dissipare ogni dubbio. Cosi vi possono essere varie tonalità di traspa.renza della bile che da una a-ssoluta limpidezza può passare ad un intorbidamento completo. La bile cistica può essf're di per sè torbida per flogosi delle vie bilia,ri, ma giova notare che anche una immissione di succo gastrico e duodenale può dare l'intorbidamento. Per l 'interpretazione più esatta dei cara.tteri estt>riori di una bile tocca dunque attendere sempre un 1·eperto più esatto che può solo essere dato da un esame microscopico. II. EsAME MICROSCOPICO. - Gli elementi istologici eventualmente contenuti nella bile vengono rapidamente alterati dai fermenti di essa e pertanto si rende necessario che l'esame ist.ologico sia praticato non appena ottenuta la bile. Ma mentre un esame macroscopico e chimico della bile .A si rende presso che inutile allo scopo di studiare la funzione delle vie biliari,
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Ml:: LTZER·LYO~ NELI~E
S l :-IDUOMI ECC.
l 'esame microscopico di essa è invece n ecessario per stabilire utili raffronti col reperto della, bile B dello stesso soggetto. I campioni prelevati debbono subire una centrifugazione prolungata p er 15 m' ed il sedimento va esaminato a fresco: non ho mai ritenuto necessario procedere ad una colorazione, per l'esame microscopico. Questo metterà in evidenza la natura ed il numero dei vari elementi contenuti nel centrifugato. Per tma bile A normale il r eperto è costituito da scarse cellule epiteliali voluminose, di forma cilindrica o cilindroconica, che rappresentano sfaldamenti della mucosa gastrica o duodenale, da qualche leucocito, da alcuni cristalli di forma e natura varia, da residui alimentari e fiocchi di muco. Tali elementi sono assai scarsi e talvolta uno o più di essi possono ma.ucare. Una bile B norma.le mostra rare cellule cilindriche o p avimentose, qualche leucocito e al solito alcuni cristalli e qualche fiocchetto di muco. Alla presenza di globuli rossi in scarsa qua,nt.ità, sia nella bile A che in quella B , non è stato m ai dato dai vari Autori alcun valore p atognomonico speciale, essendo possibile che microtraumi della mucosa ga· strica e duodenale sia,no prodotti dalla stessa sonda. Che se poi altri dat i clinici indirizzassero verso una diagnosi di ulcera in atto o di t u mori dello stoma.co o del duodeno, la presenza del sangue in quantità. più o m eno considerevole ed a carattere costante, potrebbe avvaloraTe, sia pure con molta circospezione, una diagnosi di tal nat ura e sede. Ma se la cistifellea e le altre vie biliari sono sede di processi patologici, immancabilmente si troverà nella bilP, e specie in quella B , un reperto che il più delle volte da solo basterà ad indicame la nat ura. Cosl processi infiamma,tori del coledoco, del cistico, della cistifellea, nouchè delle vie epatiche, vengono rilevati dalla presenza di leucociti polinuclea.t i in grande quantità, più o meno m arcata a seconda lo stato della flogosi, da numerose cellule epiteliali di sfaldamento spesso portanti p igmenti di bile, da muco ed infine da una variat a fiora batterica. Una colecist.ite calcolosa darà per reperto, in aggiunta agli elementi menzion ati, anche la caratteristica. presenza di cristalli di colesterina) Qualche volta possono trovarsi nella bile, sia pure raramente, calcolini macro e microscopici: nell' ultimo dei casi da me citati ho potuto notare appunto la presenza di qualche calcolino microsco1)ico. Elementi istologici speciali infine, come grandi cellule a nuclei multipli ed atipici, possono denotare la presenza di tumori delle vie biliari ed in tale caso appunto la coucomita.nte presenza di sangue sarà costante ed imponente.
III. - E SAME cHn.uco. - La ricerca chimica dell'urobilina può dare un certo responso solo quando l'assenza. o la scarsezza. di essa è iu rapporto con un ittero che può essere completo o non: la quantità di urobilina. rinvenuta. nella bile pot rà quindi dare qualche elemento per giudicare d ella. p ervietà del coledoco. Ma. limit i e dati certi sulla. quantità d'urobilina non se ne possono stabilire onde giudicare da essi lo stato delle ultime vie biliari. A meno che non tratta.si di occlusione completa del coledoco, ma in tale caso è ovvio che mancherà il rinvenimento della stessa bile e I'i ttero sarà completo, con tutto il quadro della sua. sin tomatologia.
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La. maggior parte degli Autori nega qualsiasi importanza all'albumi· nocolia. Alcuni sostengono che albumina in buona quantità. sia stata trovata anche nella bile di soggetti indenni da qualsiasi affezione delle vie biliari e che, per contro, stati sicuramente patologici di queste abbiano fatto rinvenire modioa. quantità. di bile. Secondo me, se non si possono fissare anche qui dei limiti ben sta.· biliti, tuttavia non può, essere negato a priori ogni valore alla presenza di una certa quantità di albumina nella bile. Negli itteri oa.tarrali infatti ed in genere in tutti i processi infiammatori delle vie biliari che precedono, come è stato dimostrato, la coleli· tiasi, è logico ed è natura.le che debba verificarsi un'iper od un'ipo atti· vità. secretiva dei dotti biliari e della cistifellea al cui epitelio di super· ficie è devoluto appunto la funzione secretiva del muco (cellule a calice) e dove un liquido siero-mucoso viene anche secreto dalle ghiandole della mucosa. La sostanza che conferisce alla bile la proprietà. filante è ap· punto la. mucina (nucleoa.lbumina), che al calore precipita in reazione acida.. n coefficiente normale di mucina nella. bile della cistifellea è, secondo Hammarsten, del 4, 438 % e tale coefficiente potrà. facilmente variare, in aumento o in diininuzione, a seconda dello stato patologico delle basse vie biliari. Cosi uno stato oa.tarrale o infiammatorio di queste darà un eccesso di mucina, mentre nelle flogosi croniche con iperproduzione connettivale e sclerosi delle pareti delle vie biliari è più facile che la secrezione di tale nucleo-albumina sia in difetto. IV. - ESAME BATTERIOLOGICO. - Tale esame è stato qua.si del tutto trascurato nelle Inie ricerche, sia perchè la presenza di eventuali gerini contenuti nella bile B ha una importanza a-ssai relativa, se si pensa a.l percorso fatto dalla sonda prima. di giungere nel duodeno, e sia perchè l'isolamento e l'identificazione dei vari gerini, lavoro lungo e difficoltoso, esula da.l campo delle mie ricerche che vuol essere quello pratico, rispondente a.i bisogni della clinica per la valutazione della funzione delle vie biliari. D'altro canto è risaputo che il fegato, nella. parte funzionale escre· t iva. che gli è anche riservata, è capace di eliininare molti gerini che gli giungono col sangue e che, ad es., durante una infezione tifoidea una delle principali vie di eliminazione del bacillo di Ebert h è appunto il fegato. Sono stati sondati 30 pazienti: di essi 10 presentavano affezioni del tutto estranee all'apparato gastro-enterico (ernie, varicoceli, traumatismi gravi) nei qua.li ho voluto praticare la prova di Meltzer perchè i reperti normali mi servissero come terinine di paragone di fronte a quelli degli altri 20 inferini che presentavano invece una sindrome d'addome destro con o senza litiasi biliare. Nei priini ho riscontr&to che a.coa.nto ad una risposta pronta della coleciste a.ll'iniezione del solfato di Mg, risposta avuta sempre in un tempo che ha oscillato fra. i 10 e i 25 m', si è avuta una. quantità. di bile B che, come massimo, non ha mai superat o i 55 cc. n colore giallo oro della bile A e quello bruno della bile B non sono mai mancati: a. queste due colorazioni ha sempre fatto seguito quella. gia.llo-bruna della bile epatica (bile 0).
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Accant o a questi caratteri macroscopici normali si è costantemente avuto anche un normale reperto microscopico degli elementi costituenti la. bile proveniente dal coledoco, dalla cistifellea e dai dotti epatici. L'albumina è stata rinvenuta sempre in scarsa quantità, ad eccezione di un solo caso (inferma affetta da varici) in cui esisteva invece in quantità. notevole. Elencherò i seguenti 20 casi clinici, per cia.c;cuno dei quali riporterò succintamente i dati della prova di Meltzer, con riferimento solo alla bile B, quindi l'esame radiologico ed accanto alla diagnosi il reperto operatorio e quello iato-patologico. Nei casi di maggiore interesse, ai fini del presente studio, riporterò anche i risultati dell'esame batteriologico della bile prelevata direttamente dalle cistifellee asportate, nonchè quello delle appendici trovate lese da processi infiammatori in diverso stadio, di linfoghiandole prelevate nel territorio dell'addome destro e di alcuni ritagli di quelle briglie aderenziali che furono rinvenute fra. viscere e viscere e fra questi e le pareti addominali. CASo I. - G. S. - Prova dì 1\1eltzer: si raccolgono, dopo 15 m' dall'iniezione di MgSO '• 30 cc. dì bile B bruna., opaca, con abbondante albumina, discreto numero di leucociti {media. di 3 per campo microscopico), ·muco in abbondanza, qualche cristallo di colesterina, rtt.rì cristallini amorfi. E8a;me radiologù;o: gastrectasia. da. spasmo piloro-duodelUIJe {lo spasmo è sostenuto da. un' ulcera.). Colon deformato da. pericolite. L'appendice partecipa. all'infiammazione del colon. Di.agnoBi: ulcera. gastrica. Appendicite cronica di antica data. P eriviscerite adesiva. Reperto operatorio: stomaco notevolmente ectnsico; in corrispondenza. della. pa.rs pilorica si rinvengono due ulceri. La coleciste aderisce media.lmente a.l mesocolon trasverso. Il duodeno si presenta. ricoperto da sottili membrane ripcamente vascola.rizza.te che si continuano in alto con la. coleciste ed in basso con il mesocolon. In mezzo a tali a lerenze è frequente il reperto di cicatrici raggiate che stirano in basso la coleciste e che tendono ad addossare il colon trasverso con il duodeno. Nulla a carico del digiuno e dell'ileo. L'appendice molto lunga aderisce per tutta la sua. estensione alla. faccia. esterna del ceco e del colon ascendente sino a.d arrivare con la sua estremità fin quasi l'anp:olo epatico del colon. Tutta la. metà destra d~l colon è avvolto. da. membrane, la cui ca.ra.t.teristica. è quella di presentare qua. e là delle fini cicatrici raggiate. Il grande epiploon aderisce estesamente all'ascendente, all'angolo epatico ed alla. pYima porzione del trasve rso. L'ultima. porzione dell'ascendente e la. prima. del trasverso si presentano addossati l'uno all'altra. Le linfoghiandole ileo-coliche, le mesocoliche, le mesenteriche. le epiploiche e q uelle poste in tutta prossimità del cistico si presentano alquanto aumentate di volume. Appendicectomia, liberazione delle aderenze. Gastroenterostomia posteriore trasnsmesocolica ad an.<>a corta. {Prof. Leotta.). CASO n. - M. a. Prova di Meltzer: si l"accolgono, dopo 20 m' dalla iniezione di MgSO ', 30 cc. di bile B bruna., appena. opa.oa, con modica. qll&ll· tità di albumina., scarsi leucociti {media di 2,5 per campo microscopico), muco in discreta quantità, assenza. di crista.lli di colesterina.. Esame mdiologico: l'appendice .si inietta. dimostrando un calibro disuguale ed in corrispondenza della sua estremità una. cavità ripiena di bario che le fa assumere un aspetto di clava; è dolente fortemente alla. pa.lpazione. Ulcera. mediogastrica e pilorica. P eriviscerite. Diagnosi: ulcera doppia. Appendicite cronica. di vecchia. data. Perivisc~rit.e. Reperto ~atario: grande epiploon sclerotico, retratto e con cicatrici stella.te, stirato in alto in parte a. destra. in parte a. sinistra verso la piccola. curvatura dello stomaco. La metà destra. dell'epiploon stirata. in alto va a.d aderire
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tenacemente al colon trasverso che dal grande epiploon è stirato in alto. La cistifellea. è tutta contornata da aderenze e presenta un colorito grigio chiaro: sulla faccia. inferiore e superiore del fegato numerose cicatrici stella.te e lineari, madreperlacee. Tolte queste aderenze e liberato il colon tra.sverso si nota. come in un piano posteriore la. cistifellea., o meglio il suo colletto, e le vie biliari aderiscono al duodeno (2& e 3a porzione). Sullo stomaco si notano due ulcera.zioni bene palpa.bili dall'esterno come due ispessimenti callosi della. parete e precisamente una. più grande in corrispondenza. della. piccola. curvatura. (porzione medioga.strica.) ed una. più piccola. in corrispondenza del cingolo pilorico. Sulla prima. aderisce tena.cernente la porzione del grande epiploon stirata in alto, sulla. seconda aderisce la porzione del medesimo stirata. in alto e a destra ed aderente alla cistifellea.. Oltre a oiò si notano aderenze a carico del colon ascendente ed angolo che si trova. fortemen te aderente alla parete mediante aderenze fibrose e velamentose. L'appendice lunga., ritorta, con corpo estraneo e rigonfiamento a clava presenta. nel mesenteriolo numerose aderenze e cicatrici. Inoltre una porzione del grande epiploon si porta a. sinistra. ed aderisce saldamente alla paret-e ricoprendo la milza. Nulla a carico degli annessi. Appendicectomia ·e liberazione delle aderenze. Gastroenterostomia. posteriore tra.nsmesocolica. ad ansa corta (Prof. Leotta.). CASo III. - G. A . - P rova di Meltzer: si raccolgono, dopo 20 m' dalla iniezione di MgSO •, 26 cc. di bile B bruna, opaca, con buona quantità. di albumina, discreto numero di leucociti (circa. 3 per campo microscopico), muco ln discreta quantità, sca.rsissimi cristalli di colesterina. Esame radiologico: appendice aderente con angolatura stabile. Ulcera duodenale. Diagn.osi: ulcera. duodenale. Appendicite cronica. di vecchia. data. Periviscerite. . Reperto operatorio: stomaco piuttosto grande che presenta, proprio in corrispondenza. della. vena. pilorica., una cicatrice di aspetto bia.nC8.1'Jtro, irregolare,
della grandezza di una. moneta di 2 soldi, dura-fibrosa, che ispessisce notevolmente la parete gastrica.: essa è sicuramente l'esponente di un' ulcera gastrica. La parete post.' dello stomaco presenta. delle aderenze cosicchè non è facilmente mobilizzabile. Il duodeno è ricoperto da fitte aderenze velamentose in tutta la sua. porzione e che si estendono dal collo della. cistifellea. la quale peraltro, per l'aspetto esterno, per il volume, forma e spessore delle pareti e contenuto si presenta come normale. Le stesse aderenze vela.mentose ricoprono il ceco, il colon asc., l'angolo de· stro e la metà destra del colon tra.<Jverso; le stesse si estendono anche fra ceco, colon asc. e parete. Un processo di flogosi cronica. è riconoscibile sul grande omento, sul legamento gastro-epatico e sul legamento gastro-colico sotto fonna di cicatrici stellate, di infiltrati, di ghiandole linfatiche ipertrofiche. L'appendice piccola., retra.tta, ha. posizione interna ed è seppellite. in mezzo a fitte aderenze: essa è ritorta in alto ad angolo retto ed è certamente stata sede di un proces;;o distrut· tivo, poichè nelle caute manovre di liberazione delle aderenze essa si tronca vicino alla base. Prontamente con una. Kocher si chiude il suo lume cosicchè nessun contenuto di essa si versa in cavità- addominale. Appendicectomia e liberazione delle aderenze. Si termina con una gastroenterostomia posteriore tra.nsmesocolica ad ansa corta (Prof. Leotta). Ricerche batteriologiche: Dalle linfoghia.ndole meso-appendicola.ri si ha sviluppo di streptococchi e così anche dalla. linfoghia.ndola del collo cistico. Dalle linfoghia.ndole della grande curvatura dello stomaco nessun sviluppo di germi. CASo IV. - D. O.- P rova di Meltzer: si raccolgono dopo 15 m ' dall'iniezione
di MgSO ' , 30 cc. di bile B bruna, opaca, con buona quantità di albumina, buon
n umero di leucociti (media di 4 per campo microscopico), muco in buona quantità., rare cellule di sfaldamento della mucosa delle vi.._e biliari. EBame radiologico: appendice con ritardo nello svuotamento. Deformazione della. coleciste. .Diagnofi: appendicite sub-acuta..
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Reperto operatorio: Nulla. a carico dello stomaoo e del duodeno. n ceco con meso lungo è situato quasi nel mezzo della cavità addominale ed è mobile: la appendice, con irregolarità nel calibro e con qualclhe aderenza. si porta all'esterno. Scarse formazioni m embmnose sul ceco e colon ascendente e trasverso. Nulla sui visceri d ella. metà de.stra dell'addome. Appendicectomia (Prof. Leotta). Dopo oltre due mesi dall'atto operativo la prova di M. L. dà: bile B bruna, limpida. con scarsa quantità di albumina, rarissimi leucociti ben conservati (0, 75 per ca.mpo microscopico), ne>~suna cellula. delle vie biliari). CASo V. - L. P. - tprova di Meltzer: Si raccolgono, dopo 20 m' dalla iniezione di M:gSO', 20 cc. di bile B bruna, quasi limpida, con discreta quantità di albumina, buon numero di leucociti (media di 4 per campo microscopico), discreta quantità di muco, rare cellule di sfaldamento d ella m11COSa delle vie bi liari, rari cristalli di colesterina.
Eaame radiologiro; Defor~ione del ceco e appendice. Diagi'Wtti: Appendicite di recente data. Pericolite adesiva. R eperto operatorio: Nulla a carico dello stomaco, duodeno e grosse vie biliari extraepatiche. Negativa l'esplorazione del digiuno e dell'ileo. L'appendice appare alquanto ingrossata e rivoltata su sè stessa. n m esenteriolo alquanto retratto, aderisce estesamente &l cieco. Quest'ultimo, il colon ascendente e la metà destra del trasverso appaiono avvolti da sottilissime membrane. riccam ente vascolarizza.te. L 'angolo splenico del colon appare alquanto retratto verso l'alto per la. presenza di cicatrici che ispessiscono il legamento freno-colico. Le linfoghia.ndole situate nel mesenteriolo, quelle ileocolicbe e le mesocoliche appaiono alquanto aumentate di volume. Appendicectomia, liberazione del colon dalle m embrane che lo avvolgono (Prof. Leotta). Dopo tre m esi dall'atto operativo la prova. di M. L. dà: bile B bruna, quasi limpida., con scarsissima quantità di muco ed al'b umina., rarissimi leucociti (0,50 per campo microscopico}, raris>ime cellule epiteliali delle vie biliari. C:ASO VI. - M. G. - Prova di Meltzer: Si raccolgono, dopo 15 m' dalla. iniezione di MgSO', 25 cc. di bile B bruna, quasi limpida., con buona. quantità di albumina., discreto numero di leucoci~i (msdia di 3,5 per campo microscopico), muco in buona quantità.. rarissime cellule di sfa.lda.msn.to della mttoosa delle vie biliari. E,jame radìologico: Appendice molto dolente. Pericolite. Bulbo duodenale irrequieto. Diag1W$i: Appendicite di datd. recente. Periviscerite. Reperto operatorio: Nulla a carico dello stome.oo. n duodeno si presenta. avvolto da membrane aderem:ia.li. In un tratto esso aderisce a mezzo di fini lacinie fibrose con il grande epiploon. La colecisti ai presenta stirata medialmente per la presenza. di una briglia cicatriziale che unisce il corpo d ella oolicisti stessa. con il duodeno. Le m embrane aderenzia.li poste tutt'intorno al duode no si continuano direttamente con il m6i!ocolon trasve~o. In mezzo a tali aderenze si rinvengono delle cicatrici ra.g~iate . In prossimità. del cistico si rinviene una grossa linfoghiandola del volume ai una. grossa nocciuola. N egativo l'esame d el digiuno e dell'ileo. L'appendice s i pre.ienta alquanto alterata: è più lunga della norma ed è
&derente estesamente al cieco. Il mesenteriolo è retratto ed aderi<Jce al peritoneo pa.rietale corrispondente. Ceco, colon ascendente, trasverso per quasi tutta la loro lllllghezza si pr<l3entano avvolti da m embrane aderenziali sottili in alcuni tratti, spesso e ricca.mente va.scolarizzate in altri. L'angolo splenioo del colon aderisce a mezzo di cordone fibroso al peritoneo parietale corrispondente. Le linfaghiandole del mesenteriolo appendicolare, le m esoooliche e le mesenteriche si presentano al q lli\nto inq;rossa.te. Si libera. la. c:>lecisti ed il duodeno dalle aderenze, si asporta la grossa. linfog hiandola. po.sta in prosJimitil. del cistico e quindi si pratica. l'a.ppendioeotomia liberando il colon dalle aderenze che lo avvolgono (Prof. Leotta). R icerche bat.teriologiche; dalle lin[oghiandole del mesoappendice nonchè d!\ quJllt\ d el collo cidtico si h11 sviluppo di strep~ococchi. Dalle linfoghiandole d Jlla g1'<lnle c urva.tut·a. d:~llo stom!l.co nei!Sun sviluppo di germi.
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Dopo quaranta. giorni dall'atto operativo la prova di M. L. dà: bile B bruna, limpida, con assenza quasi completa di muco ed albumina., rarissimi leucociti integri (0,50 p er campo microscopico), nessuna cellula di sfaldamento epiteliale. CASO VII. - R. a. Prova di Mel.tzer: S i raccolgono, dopo 10 m' d alla iniezione di MgSO•, 30 cc. di bile B bruna, q uasi opaca., con discreta quantità di album.ina., buon numero di leucociti (media. di 5 per campo microscopico), m uco in discreta quantità, rarissime cellule di sfaldamento d elia mucosa d elle vie biliari. Esame radioLogico: Appendic ite con p eri visceri te. Diagnosi: Appendieite di recente d at.a con p eri\'iscerite. R eperto operatorio: Nulla a carico dello stomaco e del duodeno. La metà d estra del colon tra.sverso ed il colon ascendente con il re lativo angolo ed il cieco sono coperti da· e3ili membrane velamentose che si lasciano assai facilmente separare dai visceri. Il colon ascendente e l'angolo colico destro sono lassamente aderenti alla parete addominale. L'appendice gros.'Ja, fortemente iniettata n ei suoi vasi sanguigni, aderente ai t essuti vicini (mesenterici) ha irregolarità nel calibro e n el rivestimento s ieroso. Il mesentet'iolo, fortemente retratto, è aderente in parte all'ultimo tratto del mesentere. Non si riscontrano a lterazioni importanti a carico d el grande e piploon, che non aderisce affatto a sinistra. (Si p relevano ghiandole linfatiche d el meseu tere e del mesonteriolo). Si esplora l'ovaia e la tromba di d estra che si presentano di forma e di aspetto perfettamente normali. Appendicectomia. Liberazione delle aderenze (Prof. Leotta). Ricerche batterioLogiche: Dalle linfoghia.ndole d el meso-appendice e da quelle del m e.ientere alto si ha sviluppo di staffiloeocco albus. Nulla. dalle altre linfoghiandole. Dopo circa tre m asi dall'atto operat ivo la prova. di M. L. dà: bile B bruna, limpida, con assenza. di albumina e muco, scarsissimi leucociti ben conservati (0,70 p er campo microscopico ), rarissime cellule di sfaldam ento d elle vie biliari. CASO VIII. - R. G. Prova di Meltzer: Si raccolgono, dopo 20 m ' d a lla iniezione di MgSO •, 30 ce. di bile B bruna, quasi limpida, con discreta quantità di a lbu mina, buon numero d i leucociti (circa 5 per cam po microscopico), muco in discreta. quantità, rare cellule di sfaldamento d ella mucosa delle vie biliari, rarissimi cristalli di colesterina. D iagnosi: Appendicite di recente data con p eriviscerite. Esame radiologico: P ericolite d ella m età destra ed appendicite. R eperto operatorio: Nulla a carico dello stomaco. Duodeno coperto da tenue m embrane velamentose che lo legano la8samente alla cistifellea la quale presenta verso il fondo un solco ed una. cospicua d eformazione a. tipo di gemma. Peraltro la ciste non presenta particolarità d egne di nota.: il contenuto è liquido. Il duodeno è inoltre legato dalle stesse aderenze al colon trasverso. n cieco ed il colon ascendente sono ricoperti d a membrane le q uali legano il colon ascendente fortemente alla parete: l'angolo colico d estro è fissato tenacemen te a canna di fucile al l 0 tratto del colon trasverso, il quale fin verso la metà destra è pure ricoperto dalle s olite m embrane ed in parte alla 3a e 4a porzione d e l duodeno. Il grande e piploon presenta. segni di flogosi cronica (cicatrici stella.te, cordoni fib rosi) e la s ua. m età s inistra, stirata verso sinistra, aderisce in parte al polo inferiore della milza. Il colon discendente è aderente for temente a lla parete m edianta gittate fibrose, tenaci, biancastre, che ricord ano in tutto quelle notate a d estra.. L'appendice ritorta., aderente, irregolare nel calibro, fortemente iperenica, è situata all'esterno e addirittura seppellite. da aderenze fra cieco e pareti. L iberazione d elle aderenze. Appendicectomia. Accurata colilisi. Genitali interni indenni da lesioni (Prof. L eotta). D opo setta nta. giorni dall'atto operativo la prova di M. L. dà: bile B bruna, limpida, con rarissimi leucociti (0,80 per campo microscopico) scarsa. quantità d• muco, rarissimi cristatli di colesterina e pochissime cellule e piteliali d elle vie biliari •
C.&so IX.. - F. F. - Prova di Me ltze r: Si raccolgono, dopo 12 m' dalla. iniezione di MgSO ' , 35 co. di bile B bruna, opaca, con discreta quantità di al-
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bumina, buon numero di leucociti (circa 4 per campo microscopico), muco in discreta quantità, rari cristallini microscopici. Esa·m e racliologico: Appendice n on visibile. Dolore vivissimo sul margine interno del cieco. Diagnosi: Appendicite aeuta raffreddata e periviscerite. Reperto operatorio: Duodeno ricoperto da veli membra.nosi vascolarizzati in corrispondenza d ella 1a e 2" porzione, le quali in parte vanno a fissarsi al mesocolon e al mesograstrocolico: in queste formazioni nnatomiche si rinvengono cicatrici bianche madreperlacee a forma di stelle e cordoncini. La. cistifellea è del tutto indenne da aderenze nè presenta alcun che di importante rigu_ardo alla forma, aspetto, volume, pareti e contenuto. D colon ascendente, il cieco e la m età d estra del trasverso sono coperti da aderen:~:e membra.nose che in parte si estendono al duodeno, in parte alla parete, fissando tenacemente il colon ascend ente alla parete; queste si fanno più fitte e più tenaci in corrispondema del cieco il quale dalle medl"sime è incollato assieme a li 'ultima porzione dell'ileo ed alla parete d ella fossa iliaca d t>.stra. talchè l 'appendice non è affatto visibile. Dopo avere liberato tali aderenze p ericecali si presenta l'appendice la. quale è grossn, con rigonfiamento a. clava nell'estremo distale , dura, infiltrata, ritorta su sè stessa, a. forma di chiocciola. Aderente ed infiltrato il meso appendicolare; numerose ghiandole linfatiche ileo-cecali. Appendicectomia e liberazione d elle aderenze (Prof. Leotta). Ovaio di d estra un pò ingrossato e cistico. A sin. notasi il legamento sospensore della milza. non infìltrato, nè aderente. Dopo venticinque giorni dall'atto operativo la prova di M. L . dà: bile B bruna, limpida., scarsa quantità di muco ed albumina, rarissime cellule di sfaldamento d elle vie biliari, rarissimi leucociti (0,20 per campo microscopico), nessuna formazione cristallina. CASO X. - F. M. - Prova di Meltzer: Si raccolgono, dopo 20 m' dalla. iniezione di MgSO 4, 30 cc. di bile B bruna, quasi limpida, con discreta quantità di albumina, buon numero di leucociti {media di 4 per campo microscopico), muco in discreta. quantità, rare celhùe di sfaldamento d elle vie biliari. Esame radiolog-ico: Appendice con differenza di calibro. Diagno8'i: Appendicite acuta. raffreddata. R eperto operatorio: Non si ri<;contra. nulla a carico del tubo gastro-duodenale e della. cistifellea, tranne qualche tenue formazione velamentosa sul cieco: nulla si riscontra a carico d el colon ascendente e d el tra-sverso. L 'appendice ha sede interna., ltmga, tortuosa con segni evid enti di flogosi recente: è p erò libera. Aderenze e ghiandole liniatiche ipertrofiche si t rovano nel mesenteriolo che è in parte aderente. Appendicectomia {Prof. Leotta). Dopo trenta giorni dall'atto operativo la prova di M. L. dà: bile B bnma e limpida., scarsa quantità di muco ed albumina., rarissime cellule di sfaldamento d elle vie biliari, scarsissimo numero di leucociti (0,30 per campo microscopico). CAso XI. - V. D . - P rova di Meltzer: Si raccolgono, dopo 15 m' dalla iniezione di MgSO •, 25 cc. di bile B bruna, quasi limpida, con discreta. quantità di albumina, discreto numero di leucociti (media. di 3,5 per campo microscopico). muco in discreta. quantità, rarissime cellule di sfaldamento d elle vie biliari, as~cnza di cristaUi di colest-erina. Esame radiologico: Appendice grossa. ben visibile. Pericolite d el colon ascendente. Duodeno stirato a. d. da aderenze. Diagnosi: Appendicite cronica. P eriviscerite. R eperto opemtorio: Nulla. a carico dello stomaco. Tenue membrane velam entose ricoprono la.ssamente il duodeno. La cistifellea non presenta caratteri particolari por la forma. esteriore e non contiene calcoli; essa è a. pa.reti piuttosto flaccide ricoperte, verso il collo, da qualche aderenza velamentosa che va a fissarsi all'angolo colico. Cieco e colon ascendente sono ricoperti da membrane che legano in parte quest'ultimo alla parete. Segni di flogosi cronico. si riscontrano sul grande epiploon. L'appendice è aderente al cieco, ingrossata, irregolare nel suo calibro, a pa· reti iperemiche e dure.
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Appendicectomia., liberazione delle aderen7.e (Prof. Leotto.). Dopo sessanta giorni dall 'atto operativo la prova di .M. L. dà: bile B bruna, quasi limpida., muco ed albwnina in pochissima quantità, qm\lche leucocito ben conservato (0,80 per campo microscopico), rarissime cellule di sfaldamento delle vie biliari. CASo XII. - T. P. - Prova di Meltzer: Si raccolgono, dopo 20 m' dalla. iniezione di MgSO~. 30 cc. di bile B bruna, quasi limpida, con discreta quantità di albumina., buon numero di leucociti (circa 4 p er campo microscopico), muco in discreta quantità e rari cristalli di colesterina, qualche cellula di sfaldamento delle vie biliari. Esam,e radiologico: Appendice con differenza di calibro e dolente alla palpa· zione. D~agno~ti; Appendicite sub-acuta.
Periviscerite.
Reperto operatorio: Nulla a carico dello stomaco, duodeno e cistifellea. Sul cit~co e sulla porzione destra del colon trasverso e sull'ascendente si nota il principio di aderenze sotto forma di t.enue membrane fortemente va.scolarizzate che avvolgono specialmente il cieco. L 'appendice è nettamente alterata con rigonfiftmento del calibro ed aderenze. Appendicectomia, non si con.'!ta.ta nulla. a carico degli organi genitali interni (Prof. Leotta). Dopo ventotto giorni dall'atto operativo la prova di M. L. dè.: bile B bruna e limpida, con assenza di muco ed albumina, scarsissimo numero di leucociti (0,20 per campo microscopico), rarissime cellule di sfaldamento delle vie biliari. CASo XIII. - A. V. - Prova. di Meltzer: Si raccolgono, dopo 12 m' dall'iniezione di MgSO\ 30 cc. di bile B bruna quasi limpida, con discreta quantità di albwnina, discreto numero di leucociti (3 per campo microscopico), muco in discreta quantità, assenza. di cristalli di colesterina. Esame radiologico: Appendicite. Diagnosi: Appendicite ricorrente (da 8 mesi). Periviscerite. Reperto operatorio: Nulla a carico dello stomaco e del duodeno. La cistifelia. di apparenza e forma normale presenta un'aderenza filiforme a cordoncino dovuta al grande epiploon che è infiltra.to specie nella met.à. destra che si è portata in alto. Si taglia questa aderenza; peraltro le pareti ed il contenuto della cistifellea non mostrano alcun che di notevole. Aderenze tenaci si notano nel colon ascendente il quale è aderente alla parete; notevole un grosso cordone fibroso, lungo, libero di circa m ezzo centimetro di diametro che lega la parte più alta del colon ascendente alla. parete addominale. L'appendice, impiantata in sede normale, presenta irregolarità ed un forte rigonfiamento a clava; a direzione verso l'avanti e l'esterno, circonda. la faccia anteriore del eieco e si viene ad impiantare fissandosi fortemente alla fossa iliaca destra.. Aderente è il mesenteriolo. Liberazione delle aderenze. Appendicectomia. (Prof. Leotta.). Dopo cinquanta. giorni dall'atto operativo la prova. di M. L. dè.: bile B bruna., e limpida, sca.rsi:~sima quantità di muco ed albumina, rarissime leucociti (0,30 per campo microscopico), rarissime cellule delle vie biliari. CAsO XIV. R. A. -
Prova di Meltzer: Dopo 25 m' dall'iniezione di
M:gS0 4 , si possono raccogliere a. stento, mediante aspirazione con una siringa.,
appena. 6 cc. di bile B molto densa, di colorito marrone, con abbondante albumina abbondantissimi leucociti, grande quantità di cellule di sfaldamento delle vie biliari, abbondantissimi cristalli di colesterina. Esame radiologico: Colecistite calcolosa (colecisti esclusa). Deformazione del margine interno del cieco. D~gnosi: Colecistite calcolosa.. Appendicite cronica. Periviscerite. R eperto oper~rio: Nulla. a. carico dello stomaco e del duodeno. La. cistifellea alquanto ingrandita., di colorito bianco-cereo, non prElS€'nta aderenze. La palpazione fa rilevare numerosi calcoli grossi. Colecistectomia secondo lo regole dell'arte. Si constatano inolt re aderenze a tipo velamentoso, sull'angolo destro del colon, sul colon trasverso (metà destra) e sul cieco. L'appondice lunga, con irre-
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golarità di calibro, è situata. all'interno e sepolta. in mezzo a fitte aderenze che ricoprono il ciooo ed il mesenteriolo che si presenta fortemente retratto. Si pratica l'nppendicectomia e la. liberazione delle aderenze (Prof. Leotta). Reperto istologiGO: La mucosa in molti tratti appa.r e sfaldata in alcuni piuttosto ben conservata. Da. essa si affondano delle brevi cripte rivestite da epitelio con gli stessi caratteri della mucosa.. Elementi d'infiltrazione parvicellulare ai limiti della sottomucosa con la muscolare e tra. questa. e la si erosa. Modica reazione c onnettivale si riscontro. in alcuni punti del contesto della. muscolare. !spessimento della. parete dei vasi sanguigni. CASo XV. - G. G. - · Prova. di Meltzer: Si raccolgono, dopo 22 m' dalla iniezione di MgSO', 20 cc. di bile B bruna., piuttosto densa, con abbondant-e albumina, abbondantissimi leucociti, grande quantità di cellule di sfaldamento delle vie biliari, abbondantissimi cristalli di colesterina, grande quantità di muco. Esam.e radiologico: Calcolosi biliare. Pericolite de11a. m età prossimale del colon. Appendice non iniettata. DiagnoBi: Colecistite calcolosa. Appendicite cronica. Reperto operatorio: Nulla a carico dello stomaco, leggere e tenue formazioni velamentose sul duodeno. La cistifelia. appare di forma, dimensioni, aspetto esterno e pareti normali. La palpazione fa rilevare però presenza di piccoli calcoli nel suo interno. Scarse e ltlSSe aderenze legano il collo della cistifellea al duodeno. Tolte queste si procede alla. colecistectomia.. Su tutto il colon ascendente, sulla metà destra del trasverso e sul cieco si notano formazioni membranose. Il colon ascendente è aderente alla parete. Appendice lunga., ritorta, con sede interna, presenta numerosi ingrossamenti e cicatrici stellari sul mesenteriolo. Appendicect{)mia, nulla a carico degli organi genitali interni (Prof. Leotta). Reperto illtologico: Mucosa piuttosto ben conservata, con cripte ben visibili. Assottigliamento di tutta. la. parete della. cistifellea., con ispessimento del solo ~:Strato sottot>it~roso co~:~tituito ùa c01mettivo lasso. CAso XVI. - G. C. - Prova. di M:eltzer: Si comincia. ad avere la bile A dopo circa 4 ore dall'introduzione della sonda nello stomaco. La bile ottenuta (30 cc.) è di colorito giallo-oro, torbide., con abbondante albumina, cellule di sfaldamento delle vie biliari (cellule appiattite), abbondanti cristalli di colesterina e muco. Dopo 5 m' dall'iniezione di MgSO', continua a. defluire una bile (bile B't). di cui se ne raccolgono 20 cc., di colorito appena. più scuro, ma con gli stessi caratteri macro e microscopici della. prima. bile. Dopo ancora, la. bile va ridiventando leggermente più chiara, ma. conserva quasi immutati gli stessi caratteri di prima ad eccezione del muco che vi si riscontra assai più abbondante. .Esame radiologiGO: Colecisti completamente esclusa. Disordine delle ultime anse del tenue. Appendicite. DiagnoBi: Appendicite cronica. Colecistite calcolosa. Periviscerite. Reperto operatorio: Grande epiploon stirato in a.lto e a. d. che, stirando in alto il colon trasverso a guisa di un angolo, si fissa tenacemente sul margine inferiore del fegato. Liberata queste. tenace aderenza a forma di ventaglio si può scoprire la cistifellea. e le vie biliari: la prima si presenta piccola., sc1erotica., raggrinzata., di colorito giallo-grigiastro; il suo rivestimento peritoneale è alterato, le pareti fortemente ispessit~. Tutto attorno ad essa si notano fitte aderenze con il grande epiploon, il colon trasverso e sopratutto fra collo della cistifellea e prima e seconda. porzione del duodeno. Si procede all'isolamento della cistifellee. la quale è assai a.òerente a.! fegato sul qua.le rimane, dallo scollamento della ciste, un tessuto connettivo bianco scleroso. Dato la grave a.lterazione della parete ad un certo momento si apre la. cavità di essa in un punto e da questo fuoriesce una concrezione calcolosa e piccola. quantità di pus denso, cremoso, biancastro. Assenza completa di bi.le nella cistifellea. Sempre a grande cavità. peritoneale ben protetta, colecistectomia e drenaggio con garza jodoformica della regione sotto-epatica. Si va quindi ad esplorare il colon trasverso ed il colon ascendente nonchè il cieco che si trovano ricoperti da. membrane che si fanno pib fitte sul margine esterno d el colon ascendente e fissano questo alla parete. Sul grande epiploon ed
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il mesocolon oltre che ret1·a~ione e sclerosi d el tessuto si vedono cicatrici bianca· stre a forma. di stelle e di cordoni. Il grande om en to è stirato a sinistra ed ade· rente per piccolo tratto al polo ìnferiore d ella milza. Appendice lunga, flessuosa, con irregolarità di calibro, aderente alla faccia interna del cieco; il mesenteriolo retratto ha cicatrici r etratte ed in parte aderisce a ll'ultimo tratto del mesentere. Appendicectomia, liberazione d elle aderenze (Prof. Leotta.). RicerChe bat-teriologiche: Dall' appendice si ha svilup po di coli e diplococchi; daJla coleciste si ha. sviluppo di coli. Reperto istclogioo: Si nota una profonda. atrofia della mucosa. ed una. ricca proliferazione connettivale che ba invaso tutti gli strati d ella parete della. cistifellea. che per tali ragioni ba acquistata una. struttura. prevalentem en te fibr osa. Elementi d ' infiltrazione parvicellulare sono qua e là visibili e riunit i in accumuli. CASo XVII. - M . P. - Prova.· di · Mèltzer: Si· ~~ccoJgOifO, dopo aò ~ de.ll' inizeione di MgSO', 20 cc. di bile B molto bruna., torbida., con abbondante albumina., numerosissimi leucociti in gran parte d egenerati, abbondante muco, cellule di sfaJdamento numerosissim e e cariche di pigmenti, grande quantità di cristalli di colesterina.. È da notare che questa inferma, due o tre minuti prima che si iniziasse il deflusso della bile B, venne colta da una tipica colica epatica che durò alcune ore. EBa'l'l'te radiologioo: Colecistite calcolosa. Appendicite. Diagnosi: Colecistite calcolosa.. Appendicite cronica di vecchia. data. Reperto operatcrio: Cistifellea. assai gt·ande, di colorito bianc~tro con evidente alterazione del rivestimento sieroso, ispessim ent o d elle pareti contenenti numerosi calcoli. Si notano !asse aderenze fra. collo della. cisti e duodeno: queste vengono rimosse. Colecistectomia p er via. anterograda.; si n ota. grande vas co· larizza.zione del letto epatico della. cistifellea.. A carico del colon trasverso, colon ascenden te e relativo angolo non si ri· levano a.lternzioni degne di nota.. Solo il grande omento nella. sua. m età destra (. stirato in alto ed aderisce in parte alla faccia. inferiore del fegato; !asse aderenze legano il colon ascendente alla parete. L'appendice lunga., flessuosa, irregolare nel calibro, non presenta gravi alterazioni tranne che aderenze a tipo Jegamentoso, bianche madreperlacee, che si trovano nel m esenteriolo. Si pratica l'a.ppendicetomia. (Prof. Leotta.). Si rinviene anche l'ovaio di destra alquanto ingrossato di volume e portatore di numerose cisti a. contenuto sieroso delle quali una p eduncolata vien e estirpata.: tromba normale. La sezione della. cistifellea. asportata. fa veder e che essa. contiene oltre 50 calcoli poliedrici, di colorito scuro, di cui uno grosso quanto un cece. Ricerche batteriologiche: Dal1a coleciste non si ha. alcun sviluppo di germi; daJl'appendice invece e daJle linfoghiandole del meso-appendice si ha sviluppo di coli. Esame istologico: Mucosa atrofica e desquamazione d ell'epitelio; atrofia e scler osi della tunica muscolare; ispessimento dello strato fibroso n el quale si trovano le note di una infiltrazione parvicellulare a focolai, con disposizione preva· lentemente periva.sale; ispessimento delle pareti vasali; ispessimento della sottosierosa. con fatti emorragici. CASo XVIII. - C. F. - Prova di Meltzer: Si raccolgono, dopo 28 m' dalla. iniezione di MgSO', 15 cc. di bile B bruna, d ensa., torbida., con abbondante albumina, numerosissimi leucociti, abbondante muco, numerosissime cellule di sfaldamento e qualche cristallo di colesterina.. Esame radiologioo: Colecistite caJcolosa.. Pericolite della. metà d. Appendice non visibile. Diagn08i: Appendicite cronica. di vecchia. data.. Colecistite calcoloSB. Pericolit~.
Reperto operatorio: Nulla. di notevole a carico de!Jo stomaco. La. cistifellea ha. sede normale; appare ristretta. di diam., allungata, di forma cilindrica, di colorito biancastro opaco, avendo il rivestimento sicroso perduta la sua lucen· tezza.: le sue pareti sono infiltrate, ispeseite, il contenuto è formato da bile e
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da calcoli. Essa è aderente la.ssamente al colon trasverso, piil tenacemente al duodeno: si libera agevolmente dal primo, meno bene dal secondo la compa.t.tezw. delle aderenze. Nelle manovre per liberare queste ultime si apre sulla parete della cisti una piccola cavità dalla quale fuoriescono alcune gocce di liquido chiaro. La cavità. addominale era in precedenza esclusa mediante pezze da laparatomia. Si sonda l'apertura artificialmente prodotta e si conc;tata che la piccola cavità non comunica nè con lo stomaco nè col duodeno, nè con la cavità della cistifellea e delle vie biliari (il liquido fuoruscito non ha infatti caratteri nemmeno di una bile profondamente alterata). Liberata la cistifellea per tutta la sua lunghezza, si pratica la colecistectomia per via anterograda. Assai aderente per la (iogosi cronica è il rivestimento sieroso alla faccia inieriore del fegato, ta.lchè in qualche punto esso rimane aderente alla ghiandola. D colon tra.sverso trovasi come pinzato e ritorto ad ansa {canna di fucile) verso la cistifellea ed è ricoperto come l'angolo d., il colon ascendente ed il cieco, da fitte mernbrane velamentose fortemente vascolarizzate. L'angolo colico d, è però libero: l'ascendente saldato alla parete. L'appendice in sede normale è a.':lsai aderente, rigon.fiata. a clava, con irregolarità del suo diametro, intensamente vascolarizzata: organi genitali interni liberi. Appendicectomia, liberazione delle aderenze (Prof. Leotta). (La cistifellea sul suo margine mediate a contatto col duodeno presenta una piccola cavità limitata da tessuti logi:Stici aventi carattere di neo-produzione infiammatoria. La piccola cavità va. interpretata come residuo di raccolta purulenta pericolicistica. Essa non comunica affatto con la cavità cistica). Ricerche batteriologiche: Dall'appendice, dalle linfoghiandole ileoceeali e dalla colecisti si ha sviluppo del bacillo del paratifo A. Esame istologico: Mucosa atrofica, epitelio desquamato, tunica muscolare atrofica, tunica. fibrosa ispessita, sclerotica con vasi a pareti molto spesse; fatti d'infiltrazione pa.rvicellulare a. disposizione perivasale. Numerosi elementi, a citoplasma acidofilo, si trovano in pro~imità della sottosierosa. CASo XIX. - B. G. - Prova eli Meltzcr: Si raccolgono, dopo 30 m ' dalla iniezione eli MgSO•, appena 4 cc. eli bile B molto bruna, torbida, densa, con albumina abbondante, numerosÌ$Simi leucociti, nonchè abbondanti cristalli di colesterina. È da notare che dopo 8 m ' dall'iniezione di solfato, l'inferma venne colta da leggera colica epatica accompagnata da una brusca elevazione fe bbrile che raggiunse i 39°, 3 e che scomparve, per crisi, dopo circa 4 ore (febbre epata.lgica di Charcot). Esame radiologico: Colecistite calcolosa. Stiramento del colon ascendente verso l'alto e verso l'irlterno (aderenze). Appendice con differenze eli calibro. Diag?Wtti: Colecistite calcolosa. Appendicite cronica con perivisce rite. Reperto operatorio: Nulla a carico dello stomaco e del duodeno. La cistifellea piccola, atrofica, cilindrica, ha colorito bianco-grigiastro ed è attorniata da fitte aderenze che ne rendono scabra la superficie. Tali aderenze la legano fortemente al duodeno da una parte e attraverso il grande omonto, che è stirato in alto e a d., alla faccia interiore del fegato e al colon trasverso; questo, in corrispondenza dell'unione f ra 3° d; e 3° medio, fa un angolo che è stirato in alto verso la cistifellea. Questa ha pareti ispe.':l.'!ite e contiene numerosi calcoli poliedrici. Disinserzione dolla cistifellea dal letto del fegato dove è tenacemente aderente: colecistectomia secondo l'arte. Il colon ascendente ed il ceco s i mostrano ricoperti da tenaci membrane neoformate: tenacissima è l'aderenza del colon ascendente alla parete mediante le ga~enti piatti bianco-madreperlacei. Appendice lunga, ritorta, irregolare nel calibro: sul mesenteriolo si notano numerose aderenze e cicatrici stellari. Appendicectomia, libon:~.ziorlo di tutte le aderenze sino a riportare il colon nella sua originaria situazione (Prof. Leotta). Nulla a carico dei genitali interni. Ricerche batteriologiche: Dall'appendice e dalla colecisti si ha sviluppo di staffìlococco albus in ctùtura pura. Esame ist:ologico: Mucosa atrofica con cripte bene evidenti: corion ispessito per attiva neoformazione connettivale; in prossimità. dell'epitelio di rivestimento
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della mucosa, attorno alle cripte ed alle gniandole, si nota abbondante infiltra· zione di elementi parviceliulari, principalmente costituita da linfocitì. Sottomucosa e muscolare sclerotiche; ispo!!simento d elle pare ti vasa.li; fatti di infiltrazione parvicellttlare diffusa. in alcuni punti. a focolai in altri; ispessimento della sottosierosa. a focolai emorragici. CASO XX. - F. R. - Prova di M:eltzer: Si raccolgono, dopo 25 m' dalla. iniezione di MgSO', 20 cc. di bile B bruna, molto torbida e densa, con abbondante albumina., numerosissimi leucociti in buona. pa.rt.e d egenerati, numerosis· sime cellule di sfaldamento, cristalli di colesterina in scarsa. quantità, qualche calcolino microscopico. Esame rculiologico: Cieco a chiocciola ade re nte. Fatti di pericolite di tutta la. metà. destra del colon. Diagnotti: Appendicite acttta di recente data. (3 mesi). Colecistite non li· tisiaoa. P eriviscerite. Reperto operatorio: Il grande epiploou a:lerisce estesamente al peritoneo pa· rietale d e lla regione m esogastrica. Si dis:'locia.no tali ade renze: nulla a carico dello stomaco. La. colecisti si trova. completam~nto inglobata da.ll'epiploon che con essa. stabilisce delle estese e tenaz~ aderenze. La faccia convessa d e l fegato aderisce a mezzo di fini lazinie fìbro3e con il dia.Era..n'lla; la.. faccia concava aderisce con il grande epiploon ed in qualche tratto con la metà destra d e l mesocolon tra.sverso. Nulla. a carico del digiuno: le anse dell'iloo stabiliscono tra di loro delle aderenze a m ezzo di sottili m embrane, poco va.scolarizzate, che s i lasciano facilmente dissociare. L'appendice, notevolmente al ~•·ata., pt·esenta un evidente inginocchia· mento, in corrispondenza d e l suo punto medio; il ris pettivo mesenteriolo si pro· senta retratto ed in parte aderente al cieco. Quest'ultimo, il colon ascend ente. il tra.werso e la prima porzione d el discende nte si presentano ricoperti da membrane riccamente va.scolarizzatfl. L 'angolo splenico del colon aderisce al peritoneo parietale corrispondente. A carico degli annessi si mettono in e videnza delle ade· renze. Durante l'esplorazione d ei diverili visceri, si nota la presenza di noduli della. grandezza da. un chicco di canape ad una. nocciola., di colorito grigio-~ial · !astro, costituiti da una. sostanza che ricorda. quella. delle produzioni tbc. St ha l'impressione però che trattasi dell't~sito di progress i a scessolini acuti. Le linfo· ghiandole d ei vari meso si presonta.no alquanto aumentate di volume. Si libera la colecisti dalle aderenze che stabilisce con il grand e piploon e si pratica la colecistectomia: zaffo sottoepatico. ::>i dissociano le ade renze d ella faccia concava d el fegato, il grande epiploon ed il mo.socolon tra.svet-so: si liberano le anse d ell' ileo, si reseca.no le aderenze poste tutt'intorno al colon e quindi si pratica l'appendicectomia (Prof. Leotta). Ricerche batteriologiche: Dall'appendice si ha sviluppo di coli e te tracocchi; nessun sviluppo di germi dalle linfoghian.dole mesenteriche e dalla coleoiste. Esame istolog·ico: La mucosa è leggermente ipertrofica., e pitelio di rh·cstimento ben conservato: formazioni adeno-pa.pillorna.tose con stroma. connettivale centPale ricco di elementi cellulari allungati e di globuli t•os.<:Ji libe ri. La sotto· mucosa è ricca di connettivo e di va.si sanguigni dilatati e ripieni di sangue. La twlica muscolare è invasa da cotmettivo nel quale sono rilevabili le note di una infiltrazione parvicellulare.
Sarebbe fuori luogo ed inopportuno s'io m'ingolfassi nell'esposizione di queste mie ricerche, che vogliono avere carattere essenzialmente pratico, nella vasta e quanto mai controversa. etio-patogenesi della calcolosi biliare; n è sarebbe opportuno eh 'io faoessi, sia pure nel modo più succinto, una trattazione anatomo ed iato-patologica delle colecistiti e della colelitiasi. Molti sono i testi stranieri ed italiani dove tali argomenti sono ampiamente trattati col conforto di una vasta rassegna letteraria. Fichera, in un recente lavoro, si occupa delle forme di « colecistite senza. calcolo, lipoidosi, d i cistifellea a fragola e litiasi della vcscicola biliare» fa. una larga trattazione di tali forme cliniche e porta il suo valido contril -
Gi<mtal6 di medicinG militare.
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buto personale nella valutazione dei vari momenti etiologici, della. sintomatologia, della diagnostica e della terapia. Per quanto concerne la storia. cUnica. dirò che in un certo numero di colecistopatie, il 5o dei casi secondo Filippini, esistono a carico degli infermi pr~>cedenti morbosi di natura infettiva come l'influenza., il reumatismo articolare, la mala;ria, e sopratutto il tifo. In quest'ultima alcuni autori (Foi;'Stl;'r, Birsch e molti altri) vorrebbero adirittura ritrovare l'ctiopat ogenesi della colelitiasi. Può esistere un'ipertermia con elevazioni termiche pil1 o meno accentuate e rapide, con ca.ratteri di febbricola (febbre epatica di Groeco), oppure la febbre può addirittura maucare come si è visto nei tre quarti degli infermi presi da me in istudio. N el caso XlX ho potuto constatare la c-aratteristica febbre epa.talgica di Charcot, insorta appunto durante nna. tipica colica. epatica provoca.t a dal sondaggio duodenale. Il sintoma dolore, a tipo colico più o meno accentuat o, è ben difficile che manchi nella, storia clinica: esso costituisce buona parte della sintomatologia sulla quale si fonda la diagnosi di colicistite, con o sensa calcolo, sp~>cie quando a completare il quadro clinico si aggiunge l'itt<'ro. Ma accanto a.i dolori tipici d<'lla coHca epa.tica, insorgenti all'ipoc.ondrio d., che si irradiano posteriormente verso la colonna vertebrale ed in aHo verso la spalla, dolore eh<' si esacerba alla pressione sul punto cist.ico e che presenta il segno di :Murpy, può esistere una sintomatologia a.ssai più vaga che riproduce piuttosto quella di una a.:IIezione gastrica.. ~ausee
e vomiti accompagnano spesso dolori non bene localizzati daj pazienti, che sogliono rivelare anche sofferenze a..lquanto meno intense di quelle reali con sintomi che insorgono dopo i pasti, come senso di peso allo stomaco, pirosi, ernt.tazionni, salivazione abbondante. È questa la. forma dispeptica delle colecistopatie sulla cui sint.omatologia hanno specialmente insistito Moynihan, W. Mayo, Cbiray ed altri. Filippini dice che nei casi in cui si presentava tale sint.omat.ologia gastrica, con sospetto di ulcera, al controllo operatorio mai tale dubbio venne confermato da lesioni anatomiche. Nei casi riportati da Ficbera, tale sindrome dispeptica si presentò nel 34,5 % dei soggetti. La moderna. clinica esige però che nelle affezioni di un organo, a~to alla diagnosi di natura, sia posta anche quella funzionale dell'organo stesso, onde indirizzare il concetto curativo verso una scelta terapeut.ica più adatta. Senza porre in eccessivo valore ora l'uno ora l'altro met.odo di indagine, si può oggi asserire che, fra tutti gli altri, quelli che dànno dei reperti abbastanza sicuri sono la prova di Meltzer e la colecist-ografia. A proposito di quest'ultima· indagine debbo dire che, senza. sottoscrivere alle conclusioni di quanti pretendono dare incondizionat-O valore ad una colccistografl.a, questa ha senza dubbio un gra.n de significat-O diagnostico, specie quando il reperto radiografico è sorret to dai dati di una prova di :l\leltzer. Molti chirurghi e radiologi, specialmente americani, sostengono l'importanza della colecistografìa negativa e la ritengono più sicura, nella sua interpretazione, della colecistografìa positiva. Sta di fatto che una cole-
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cistografìa positiva non può escludere l 'ipote~i di una vescichetta biliare ammalata e ciò specialmente in tutte le forme di colecistiti non litiasiche. È risaputo inoltre come a.lcune volte il s(mdaggio dned~nale, procurando un vero e proprio drenaggio biliare, rende positiva una colecistografìa che altrimenti con tutta probabilità sarebbe stata negativa. Questa eventua.lità, per considE'razioni d'ordine opposto, rende scettici molti osservatori nell'attribuire un valore dl:'cisivo ad un ~·ììame radiogra.fico negativo. Per altri i risultati incerti, come ad es. una immagine non precisa della cistifellea che può apparir e come leg-germente sfumata in grigio, fanno aumentare le riserve e i dubbi nell'interpretazione. E il disorientamento cresce qua-ndo i reperti operatori appaiono in contraddizione con le cokcistografie. In questi disparati criteri di valutazione credo che la giusta misura, come sempre, sia nel mezzo: e mentre un.a prova di ì\leltzer ben chia.ra e precisa non può oggi da sola bastare per una diagnm;i di certezza, cosi alle esisgenzo diagnostiche non potrà da sola rispondere decisamente una colecistograJìa, positiva o negativa, sia pUl'e otwnuta con tutti gli accorgimenti di tecnica atti a fugare ogni dubbio di interpretazione. :Ma una diagnosi di coleciste ammalata dopo che l'indagine radiologica abbia nettamente fatto apparire la cistif·ellea esclusa e che una prova di Metlzer sia stata sicuramente negativa (valga a tal riguardo il criterio del controllo radiologico e dell'esame ripetuto), può assere posta a cuor ,:;icuro. Naturalmente non mancheranno in tali casi i gravi sintomi clinici che varranno a rafforzare il valore delle ricerche. Citerò a questo punto i casi XVI e XIX in cui ad una prova di :Mclt.zer negativa completa nel primo e parzialmente, ma con dati negativi tanto caratteristici nel secondo, corrispose una colecistografìa anche essa negativa ed il controllo operatorio dette la più ampia conferma dei reperti della prova funzionale e radiografica. Il mio Maestro ba sempre voluto ch e alla prova di :à1eltzer seguisse l 'indagine ra.diologica per trarre dai due reperti comparati le relative conclusioni diagnostiche. Gli esami microscopici della bile B nei casi riferiti, pongono chiaramenw in evidenza che in tutti quegli infermi in cui all'atto operativo furono trovati alterazioni più o meno gravi delle vie biliari, esisteva la presenza di notevole quantità di leucociti, di cellule di sfaltamento, e nella maggioranza anche si rinvennero i caratteristici cristalli di colesterina. Esisteva poi anche muco in abbondanza e quindi albumina. Tale complesso di elementi patologici stava dunque a denotare tutta una. serie di affezioni delle vie biliari che da un semplice processo catarrale delle vie più basse saliva fino all'entità morbosa più stabile e più grave quaJ'è la colelitia&. Se la presenza di leucociti nella bile sta ad indicare un processo flogistico in, atto nel eerba.toio cietioo e l'epitelio di sfaltamen.to ~dvela che l'integrità anatomica, e quindi funzionale, della tunica mucosa è in piccola o in grande parte compromessa, anche la sola presenza di ooleswrina dice che turbe funzionali esistono nel ricambio colestNinico per il quale la cistifellea funge come organo intcrm<'dio: dunque alterazioni funzionali ed anatomiche.
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L 'esamf' batteriologico poi ha svelato la presenza di batteri in qualcuna delle colecisti as portate all'atto operativo. Ciò collima. con l'opinionf' della maggior part.e degli autori che non pongono più alcun dubbio stù rapporto esistente tra bacteri· e formazione di calcoli. Secondo le ricerche di Naunyn la causa, diretta della calcolosi risiederebbe in una a.ngiocolite desquamativa da infezione batterica. Le cellulé epiteliali in sfacelo della cistifellea, e qualche volt.a dei dotti biliari, noncbò i secreti albuminosi che determinano una precipitazione di bilirubinato calcico, costituirebbero il s ubstrato di materiale per la costituzione dei calcoli. I batteri infine sdoppierebbero i sali degli acidi biliari, che mantengono la colesterina in soluzione, e determinerebbero quindi la precipitazioll(• di questa e quindi la calcolosi. Le principa.Ii cause determinanti dunque della calcolosi vanno ricercate nella infezione batterica della bile t" delle vie biliari e nell'ipcrcolesterinemia. Ciascuno di qu('sti duf' fattori, preso isolatamente, avrebbe la proprietà necessaria ma non sufficiente p er provocare la formazione di calcoli. Fra i pazien ti presi in istudio e affetti da colelitiasi la cistiiellea fu trovata sicuramente infetta nei casi XVI, XVIII e XIX. In tutti gli altri casi l'esame microscopico deponeva per una flogosi delle vie biliari con precipitazione di caratteristici cristalli di colesterina. Nei rimanen ti infermi, con S.A.D. semplice la bile B fece rilevare i segni di una flogosi con caratteri d 'intensità più o meno marcati: bile torbida, con presenza di buon numero di leucociti, di cellule di sfaldamento della mucosa delle vie biliari e della cistifellea e con presenza anche di cristalli di colesterina in qualcuno dei casi (III, V, VIII), o di cristaJlini amorfi in altri (I, IX). I n questi tùtimi pazienti, fra le altre lesioni, l 'appendice fu sempre t rovata in preda ad alterazioni macroscopiche tali che ne indicarono l'ablazione. Orbene L'esame batteriologico dei citati casi XVI, XVIII e XIX diede anche risultato positivo nei terreni allestiti con iusemenzamenti dell'a.ppendice, dando luogo a sviluppo degli stessi germi riscontrati nella cistifellea. Caratteristici infine i casi XVIII e XIX in cui, nel primo, d agli insemenzamenti dell'appendice, d'una linfo-ghiandola ileo-et.•cale (prelevata prima dell'ablazione dell'appendice), e della coleciste fu potuto isolare il bacillo del paratifo A e nel secondo lo stafilococco albus. Nei casi di appendicite acut,a o sub-acuta, all'esame positivo p ('r ctùture di germi (III, VI, VII) ha corrispoRto, come abbiamo visto, anch<, un reperto di bile flogistica. Fra t utt i i ca-si di S.A.D. senza colelitiasi sono da segnalare il III e VI in cui linfoghiandole del mesenteriolo appendicolare e del collo cistico diedero ugualmente sviluppo di streptococchi. Le gareuzie assolute di tecnica curate sistematicamente dal dott. Cimino in tali ricerche batteriologiche, debbono dissipare ogni ombra di dubbio riguardo ad inquinament i o ad interpretazione dei risultati. Dando una rapida scorsa a.l campo delle ricerche batteriologiche s i trova che in quest'ultimi tempi vari autori italiani e stranieri riportano percentua.Ji abbastanza alte di risultati positivi nella dimostrazione d<>l-
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l't•sistenza di germi a ,·olta eguali, a volta differenti, nell'appendice e nella coleciste.Lippmanu comunicò che in 18 casi di colelit-iasi aYeva ottenuto costantemente una fiora anaerobica pura o mista a comuni aerobi. ~rto gli accorgimenti di tecnica si son venuti affinando e col praticare insemenzamenti con poltiglie di parete cistica o col materiale ricavato dal raschiament.o delle mucose, la presunta assoluta sterilità della bile è stata. del tutto destituita. In condizioni normali la bile e le pareti vescicolari possono, per contro, essere considerate sterili. Bili aspirate durante interventi chirurgici per affezioni addominali del tutto stranei alle vie biliari stesse, hanno infatti ripetutamente dimostrato tal~> stato di sterilità. Dopo quanto, assai br('vemPnte, ho riferito, appare evidente la concatenazione morbo~:~a fra appendicite c colecistite. L'anello di congiunzione non si sperde e va~a in ampie volute nel segnare l'intimo nesso fra ptmto di partenza e quello di arrivo. Le sindromi associate dell'addome destro costituiscono un argomento di palpitante attualità, magistralmente trattato pochi mesi or sono al 38o Congresso di chirurgia, dal relatore prof. LEO'l'TA. Per l'orientamento e la comprensione. del vasto quadro anatomopatologico e clinico io rimando, chi lo voglia, alla ponderata lettma. della citata relazione. È n che si può trovare una chiara divisione del grande gruppo delle sindromi dell'addome destro basata principalmente su dati anatomici sempre reperibili, purchè rie~:rcati , e dove la tra.tta.zione della pa.togcnesi, dell'anatomia patologica e quella clinica sono messe al giusto punto per un'esatta interpretazione ed un razionale criterio curativo. A me sia lecito citare soltanto, fugacemente, l'OJ)inione di altri autori, sul connubio, direi quasi, fra appendicite e colecil)titt>.. Cosi Pollart riporta 41 casi di appendicite associata a colecistite; lloere e Frank nel 40% dei casi in cui esisteva una colecist.ite hanno riscontrato anche appendiciti. Worschuetz in 128 casi di affezioni della cistifellea ne trovò ben 95 con partecipazione morbosa di organi addominali. Keher sostiene che nella. colecistite calcolosa esiste una diffusione flogistica al coledoco, al peritoneo ed alle linfoghiandole del legamento epato-duodenale, alla testa del pancreas. }:[oynihan, W. Mayo, Scultz, ed altri ancora, rif(•riscono esst•rvi casi in cui l'infezione è tanto grave che oltre lt• le::;ioni della cistifellea sorgono alterazioni infiammatorie del piloro e che queste vanno poi a terminare in ulcera. Nigrisoli P., recando il suo contributo, dice che talvolta in sindrome di colecistite calcolosa non si trovano affatto a.d(~rcnze: ma solo una colecisti rigonfia, con pareti di apparenza normali. Nello studio delle appendici prelevate dai carlaYf•ri Aschoff, Marti e Longbitano ri:;contrano una percentuale di lesioni in tale viscNe che va òal 50 al 70 %.
Genkin ritiene., riferendo su 15 casi di colecistect omia associata tl11volta ad appendicectomia, che le lesioni appendicolari siano anteriori a. quelle della colecisti. A tali conclusioni ptorvicne anche GiuJiani in 6 ca.<>i di appendico-colecistite. Coplcsco anche giudica la colelitiasi come una consC'gttenza dell'ap-
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pendicite. Erdmann riferisce che su 270 interventi per affezioni della vesciclu·tta biliare e?;li dovette a.sportare in 137 casi anche l'appendice. Il mio }fa-estro da più tempo in tutti i casi di colecistite ba sistematicamente a,~portata anche l'appendice. Jonhson SC1~n.a.la che su 100 oolecist.ectomie, praticate da 5 chirurghi americani, 52 volt<' fu a.!)portata anche l'appendice. D'Agata, nei vari ca.si di ~:~iudrome appendico-colecistitica praticò l a sola appendicectomia. giaccbè a.ll'iutervento ebbe a. constatare a carico della. ch;tifellea llOio pareti opacate ed ispcssite con qualche aderenza. Egli ott.('nne la. scompariH\ dei sintomi clinici a carico della cistifellea e di ciò e!Jbf' confPrm 1, a.Ua. biop~ia, in un caso in cui si impose un nuovo a.tto opera-tivo per ernia lapa.ratomica. Forni riduce al minimo (6 %~) le abla.zioni di appendici nei suoi casi eli chirurgia delle vie biliari sostenendo che <<i rapporti tra colecistite ed appt>ndicit<' non sono affatto dimostrati )), Nei 30 caé riportati da Fichera, l'asportazione dell'appendice era stata, in precNlf>nza, praticata una sola volta ed egli si astenne da.ll'asportarla in a,ltri casi, giudicando ciò del tutto inopportuno. Ho voluto riportare qua.si per esteso i reperti operatori dei 20 casi presi in istudio, apptmto perohè essi mostrano chiaramente come le affe· zioni delle vie biliari mai resta.no completamente isolate come entità morbose a sè. Qu·a ndo v'è una colecistite, con o senza calcolo, essa rientra nella sindrome di addome d. cd occupa in essa una buona. parte del complesso quadro morboso. Oggi dunque non possiamo concepire le colecistopatit> come malattie isolate dell'addome, ma le dobbi amo collegare con a.ltre affezioni e, quando è possibile, cercare di quali esst siano la conseguenzfl. ed a quali altre abbiano inveC(> dato origine. In ba,<;e ai reperti avuti nelle prove funzionali delle vie biliari, nonchè a quelli anatomici dell'atto operatitvo, e a quelli isto-patologici, coll'appoggio anche della letteratura citata in proposito nel testo e in tutta l'altra com· pulsata, io credo che sia abbastanza dimost.ra.to che il primo inizio di una colecist.it{' debba, nella ma~giora.nza. dei casi, essere riferito ad una. affezione dell'appendice o del tratto viciniore del grosso intestino. Una flogosi a-cuta del cieco o del primo tratto del colon ascendente rappresenta, come è facile spiegarsi, il primitivo focolaio di infezione da cui, comE' successione morbosa, si potrà avere la peritifiite, la. perioolite, la mesenterite, l'epiploit.e, la colecistite e la pcricolecistite e perfino, come alcuni AA. vorrebbero, l'ulcera gastrica e duodenale. Ricorderò che Braithwaite nello studio delle vie linfa.tiche dall'angolo ileo-cecale allo stomaco dimostra che non solo tale percorso sia possibile aUa.linfa, ma ammette anche l'esistenza. di comunicazioni linfatiche sussidiarie o aberranti che vanno dall'appendice alla cistifellea o, meglio, alla ghiandola cistica. Irger e Dragun ~tfierrnano pr·esso a poco la stessa cosa quando dicono che la. catena dèi linfatici esistenti giustificherebbe il percorso del prooosso infettivo dall'app<>ndiet~ aJla colecist.e. È rlunque l'pif'?;abile come, per via. linfa.t,ica., l'infezione possa propa-
LA PBOVA DI JlELTZER·LYON DELLE SINDROMI EOO.
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garsi al trat to viciniore e ai tratti più alti dei meso, alla ricca rete linfa· tica. degli epiploon, alle sta.zioni linfatiche dello stomaco e si può così avere l'idea di come si possa stabilire l'insorgenza, la diffusione, e poi lo sviluppo di t utto quel complesso di lesioni morbose che vengono oggi riunite nel vasto capitolo della sindrome di addome d. I microrganismi ospiti abituali dell'intestino, quando vengono virulentati da altri fattori microbici o da cause occasiouali atte a determinare e a favorire l'impianto e lo sviluppo di una infezione, possono attnwersare le pareti stesse dell'intest.ino e determinare angiocoliti, appendicite peritiflite. Ma un'altra via di propagazione assai più importante esiste: a mezzo della corrente venosa portale (vene ileo-ceca.li, vena mesenterica superiore, vena porta.), germi provenienti da. un focolaio appendicolare o tiftitioo pa'3sano dal tratto intestina.le direttamente nel fegato e, poichè questo ha il potere di eliminarli, pervengono nella cistifellea e nelle vie biliari con la bile che, come abbiamo vist.o, permet.te la vita e l'attecchimento di vari germi. • Dieulafoy indica. appunto tale via come quella che sicura mente porta il processo infettivo dall'appendice alle vie biliari. Anche da Walt her l'origine delle colecistiti è attribuita al colon, aL cieco e all'appendice. Spero che dopo quanto è stato fatto nelLa nostra. Scuola. e dopo quanto h c. det '.o e cit.a.•o di a ltri AA. sorga. un m'l.~giore in teres;e intor no al valore della prova di Meltzer-Lyon quale valido sussidio semeiologico nella comples~:~a diagnosi delle sindromi dell'addome destro . CONCLUSIO~I.
Le ricerche fatte in soggetti normali, in un gruppo d'infermi affetti da a ppendicite acuta o sub-acuta, e sugli infermi affetti da sintomi associat i dell'addome destro con colecistite calcolosa od alitiasica, dimostrata anatomicamente all'atto operativo e dal pezzo asportato, mi consentono di porre le seguenti conclusioni: 1° che in soggetti a vie biliari perfettamente normali la prova di Meltzer-Lyon rhponde C03tantemente dando indici normali di funziona.lit:*; 2° che in t utti i ca~i di appendicite acuta o sub-acuta {'SÌ· stono alteuzioni della bile B che si present a. t orbida con nn buon numero di lellcociti e di cellule di sfaldamento della cistifellea e delle vie biliari; 3° che tali alterazioni della bile B scompaiono in seguito alla appendicectomia in nn periodo che oscilla da 20 giorni a qualche mese; 4° che in tutte le formi di colecistite non Litiasiche la prova di Mel· tzer-Lyon mette in rilievo lo stato desquamativo della mucosa delle vie biliari, nonchè la flogosi di esse, la concentrazione della bile ed il suo contenuto in cristalli amorfi; 5° che nei oa.~i di colecistite oa.loolosa si hanno dati comuni a quelli della colecistite alitiasica, ma con caratteri di maggiore intensità che denotano lo stato purulento della bile B;
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6o che la presenza di cristalli di colesterina è un fatto quasi costante nelle colecistiti calcolose, m en t re tali cristaJli possono a volte anche essere riscontrati in colecistiti senza calcolo; 7° che la prova di 1\feltzer-Lyon è c.apaoo di fornire dati a$:Sai importan ti sullo stat o di t onicità delle pareti vescicolari (t~mpo di avuotamento) e su quello di pervietà delle vie biliari e della. cistifellea. (quantità di bile B). so che i valori della prova di :M:eltze-Lyon possono ritenersi in pratica come sicuri qua-ndo vengono vagliati con ogni accorgimento. E pertanto può ritenersi che la prova di Meltzex-Lyon sia un validissimo ausilio semeiologico nella diagnosi anatomica e funzionale d(:'lle vie biliari di cui possiamo valerci con tant a maggiore sicurezza quanto più precisa è la concordanza t ra i risultati di (;'ssa ed i dati radiologi ci e clinici. AUTORtASSUNTO.- L'A., dopo aver esposto le principali modalità di tecnica della prova di Meltzer-Lyon, espone i risultati avuti nell'esame della funzione delle vie biliari in infermi affetti da sindromi as.c;ociate dell'addon!e destro. L'A. ha potuto constatare che nei casi di appendicite acuta o sub.acuta si ha generalmente bile flogistica e prende spunto da tale fatto per fare brevi consi derazioni sull'etiopatogenes i delle colecistiti. BIBLIOGRAFIA. BOMBI. - L'Ospedale Maggiore. N. IO, 1930. BoRom. - La litiasi biliare. Tipogr. Sociale C. Sironi. Milano, 1921. CHIRAY ET MlLOOBEVITCB. - Medicine et Chirurgie pratiques. Masson, ed. 1925. CBIRAY ET PAVEL. - La. vescicule biliare. Masson ed., 1927. CmRAY, LoMON ET ALBOT. - Presse Médicale, N. 89, 1929. CIGNOZZI. - IJ P oliclinico. Sez. Chirurgia., 1915. EINBORN. - Klin. Woch., 1922. E~tuANI. Arch. l tal. dii Chir. Vol. XIX. 4. FìCHERA. Arch. !tal. di Chirurgia.. Vol. XXVI, 3. FORNI. Aroh. ita.l. di Chir. Vol. Xlii. I UTTE. - Terap. Ha.lbonianatsh. 1921. KEB:R' - Urban und Schwarzenberg, Wien, 1917. MAYo W. - Stu-g. Gynecol. and Obstertr. 1926. MoYNIBAN. - Soc. de Cbir., Pa.ris, f. XX, 1928. MELTZER-LYON. Journ. of t he Amer. med. assoc., 1919. MusCATELLO. - XX.."\: Congr, Soc. I tal. Chirurg., 1923. NwaosoLI P. - Minerva Med . Vol. VI, 1926. PoLAcco - Ann. !tal. di Chirurg.• Vol. XIX, 4. SARLEs ET GAROIN. - Arch. des Malad. dell'appareila digestii, Vol. XX, J93l. ScBUPFER. - Riv. crit. di Clin . .Med., 1923. STEPP-GmsSEN. - Zeithsc . f. Klin. Med., 1920. TADDEI. Policlinico sez. Pratica., n. 9, 1929. TARs rtANo.- Rii. Medica, n. 11, 1928. ThoSSAUELLI, - Policlinico. sez. Chirurgica, 1925. VIOLATO. - Ann. !tal. di Chirurg. Vol. IV, 2.
CASISTICA CLINICA DIREZIONE DI SANITA MILITARE DEL CORPO D'ARMATA TERRITORIALE DI NAPOLI
SU DI ALCUNI CASI DI DERMATITE DA TREMENTINA Pror. Loreto Mazzettl, colonnello medico, dirett.ore
Nel decorso aru1o si manifest·arono, presso alcuni opera.i del R. arse-
nale di Napoli dei casi di dermatite che furono ritenuti dipendenti dall'impiego di acqua ragia e mi fu dato l'incarico di studiare la forma morbosa, accertare le cause che l'avevano determina.ta e suggerir{' i rimedi atti ad evitare che potesse ripetersi. n numero complessivo degli operai che contempora.nea.mente ammalarono di detta dermatite fu di 14 appartenenti a due specia.li categorie: coloritori ed aggiustatori meccanici. I primi, che presentavano tutti i ca1·atteri dell'intossicazione saturnina cronica (disturbi ga-stro-enterici, contrass{'gnati da periodi di stitichezza alternati a diarrea, carie dentaria, gengivite, positiva la reazione del Reves per la ricerca del piombo nelle urine), aveva.n o adoperata l'acqua ragia per diluire i colori e per detergersi le mani; i secondi appartenevano alla categoria degli aggiustatori m eccanici ed aveva.no adoperata l'essenza
allo scopo di sgrassare parti metalliche di affusti. Per quasi tutti la storia clinica ed i referti dell'esame obbiett.ivo si corrispondevano ed erano concordi nei particolari evolutivi delle lesioni cutanee le quali furono piuttosto ribelli al trattamento curativo. In costoro si notarono lesioni a tipo eczematoso localizzate alle mani, sopratutto al dorso di esse, agli avambracci, in qualche caso al viso {'d in un caso allo scrot.o , ma, in linea generale, furono risparmiate quelle parti cbe gli indumenti proteggevano dall'azione delle sostanze irritanti. Le lesioni osservat,e non offrivano nulla di tipicamente ca.ratteristico e la loro sint,omatologia non si discostava un gran che da quella cbe nei trattati troviamo descritta com{' provocata, da.U'azione di un numero infinitamente vario di sostanze irritanti. Si t rattava di una dermatosi diffusa al dorso delle mani {' Mlle dita., qualche volta più intensa a destra, e costituita da zone rilevat~, infiltrate, gementi, di colorito rossastro, a contorni irregolari e poco netti, a voltè solcate da ragadi e ricoperte da pustole di grandezza variabile. La dermatosi, che era accompagnata da notf'>o1e sensazione di bruciore e di pnuito, in vari ca.si si diffondeva agli spazi interdigitali ed aJJa faccia laterale delle dita. Come si vede si trattava di una dermatite di natura eczematoirle non secondo il concetto francese ma secondo quello <kgli a.nt i chi mf'dici greci i quali chia.mavano eczema qua.Isiasi dermatosi caratt<'rizzat a, com{' lo dice la parola, dall'eruzione di piccole vescicole, eruzionP clw si manifesta>a in soggetti a tegumenti costituzionalmente itTitabili pt:>r cause occasionali
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varie (Truffi). Del resto anche secondo la scuola tedesca, e contrariamente a quanto si ritiene da,lla scuola francese, non è assegnata importanza. di sorta al criterio etiologico ed ogni dermatite che si manifesta con prurito, vescicole ed a,r;suda.zionc è chiamata. eczema. Come abbiamo detto queste forme di dermatite che presentarono i nostri operai furono att.ribuite all'azione diretta della trementina sulla cute e tutti i trattati di farmacologia e di malattie del lavoro a.coonnano, per quanto in maniera molto schematica, alla relativa frequenza delle dermatosi da t rementina. Ma, in qual modo l'essenza riuscirebbe a produrre le lesioni d i cui ci occupiammot La funzione meccanica protettiva della cute, ch'è una d elle t ant.e funzioni a cui presiede il mantello cutaneo, risiede sopratutto nelle cellule dello strato corneo, che, per la grande quant ità. di cheratina. che contiene, rende lo strato stes::;o impermeabile alla maggior parte delle sostanze. A ta.le difesa contribuisce la secrezione sudorale mantenendo, con la. propria. acidità, compatto lo strato cheratinico che in ambiente alcalino si rigoufierebbe e potrebbe in tal modo essere facilmente attraversato. L'a,sserzione dell'Anselmo che cioè i linfatici della cute potevano con le u loro boccucce l) assorbire t.utti i m edicamenti che si volessero per tale via int.rodurre nell'organismo, non fu confermata d alle esperienze del Ma.geudie e del Claudio Berna.rd i quali negarono che la pelle integra potesse la,<;ciar passare medicamenti o veleni i quali quindi non potevano penetrare nell'organismo so non dopo una prolungata applicazione che alterasse lo strato di protezione. Ed oggi, mentre è accertato che la cute intatta non assorbe acqua. o sali in essa disciolti, è ammesso un assorbimento di principì chimici sciolti in solventi diversi dall'acqua, per esempio in alcool, etere, cloroformio, od incorporati con sostanze grasse o con idrocarburi. Senza addentrarci in tali quistioni e senza accennare alla cosl detta ca.ta.foresi elett~ica, cioè all'assorbimento cutaneo a mezzo della corrente elettrica, è certo però che la. cute assorbe gas e vapori e n'è una prova inconfutabile l'antico u so della botte di Modica che serviva. per l'assorbimento dei vapori di mercurio. Ora, secondo le vedut,e dello Schmiedeberg, l'essenza di trementina, che è una sostanza volatile, eserciterebbe la sua azione a. mezzo dei suoi vapori che, penetrati per diffusione negli elementi dei tessuti, agirebbero come sostanze estranee, e, irritandoli, finirebbero per provocare la dermatite. Questa, per quanto riflette l'essenza di trementina, è quasi sempre dovuta a cause di natura. allergicfl. per cui t ra un gran numero di operai, che in condizioni uguali maneggiano la suddetta sostanza., solamente pochi acquistano, dopo un tempo più o meno lungo, una particolare sensibilità. alla sostanza stessa ed ammalano della predetta forma. morbosa. Allo scopo di meglio chiarire l'etiologia delle lesioni di cui ci occupiamo sat·à n ecessario dire due parole sul concetto ed il meccanismo dell'allergia e vedere quali forme morbose possono essere raggruppate nel quadro di quelle allerg\che. Col nome di allergia il Pirquet. designava la proprietà dell'organismo di mod.ific<l.m, dopo un primo contatto con una determinata sostanza, il grado ùi n~a..: i()u~ verso la stessa.. Ad esempio, prat.ica.ndo un'iniezione di
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siero eterogeneo ad una cavia si manifesta in qneRta uno stato allergico per cui, se dopo una dozzina di p:iorni dalla prima iniE>zione sensibilizzante se ne pratica una seconda. si sviluppa nell'animale uno shock anafilattico di estrema violenza. L'animale cioè ha. reagito alla seconda iniezione, cht> per gli effetti che produce si suoi chiamare esplosiva, in manit>ra diq~ rRa di quanto non abbia reagit.o alla prima e ciò per lo stato di all <·r~ia cht' in eliSOsi era determinato. Le sostanze capaci di determinare lo stato allergico si chiamano alll·rgeni e, penetrati nell'organismo, darebbero luogo alla ' produzione di una reagina specifica che in secondo tempo, incontrandosi con altro allergem' darebbe luogo al processo allergico. Questi allergeni sono sostanze estranee all'orga.uismo e po;;:;ono raggrupparsi in tre categorie: sostanze cllimicbe, agenti fisici e sostanze organizzate, essi possono penetrare nel nost.ro corpo per di verse porte e determinare reazioni generali e locali. "' Secondo il D oerr, per poter ascrivere a cause a.UNgiche, per eRempio, una. dermatosi occorre che essa risponda ad alcuni requisiti di etti i principali sono i seguenti: 1 0 Ohe l'individuo si comporti verso una determinata sostanza in maniera diversa dalla generalità di quelli che trattano la sostanza stessa . Di molte persone, per esempio, che si tingono i capelli non pre senterà lesioni e non reagirà che quella dotata di una particolare predisposi.zione. 2o Che si possa dimostrare la presenza della reagina mediante una delle reazioni cutanee ben note, come la cuti o l'intradermoreazione o la prova del tra~porto pa.ssivo della reattività. speciale dall'individuo allergico ad individui normali. Questa. prova di Prausnitz-Kustner e che viene indicata colle lettere P. K. consiste nell'iniettare nel derma, generalmente nella regione laterale dell'avambra-ccio, di un individuo normale 1/10 di cc. di siero dell'individuo allergico, inoculando dopo 24 ore, nello stesso punto , la stessa qualità dell'allergene puro o convenientemente diluito_ Per la considerazione però che, trattandosi di dermatosi, le reagine dovessero trovarsi in maggiore abbondanza nella cute Konigstein ed Urbach proposero di inoculare non il siero di sangue dell'individuo allergico ma il liquido aspirato da una bolla prodotta nell' individuo da un vescicante (metodo K. U.) procedendo, per il resto, allo stesso modo di quanto si pratica. col metodo P. K. Se la. reazione è positiva si nota un'arrossamento che insorge precocemente o ta.rdivamente mentre ciò non si osserva nell'altro braccio dove, per controllo, fu inoculato siero normale ed allergene_ Il Dr. Levi che nella clinica dermosifilopatica della R. Gniwrsità di Firenze ba. condotto recentemente a termine un pregevole ed accurato lavoro sulle dermatosi allergiche annovera tra quest.e quelle pro,-ocat~ da. trementina e, tra i numeroii casi da lui osservati, ne descrive cinqnl' p rel'entati da. un decoratore, da un tipografo e da tre verniciatori. Naturalmente queste dermatosi sono classificat-e tra quelle di natura allergica perchè rispondono, secondo le vedute del Doerr, ai requisiti cui abbiamo più innanzi fatto cenno. Riassumendo, il processo allergico sarebbe una reazione fl'a allergt:>ne
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e reagina che determinerebbe lesioni in quei tessuti in cui tali sostanze vengono ad incontrarsi. Noi sappiamo però che un'operaio può lavorare per dieci, vent'anni e più con una determinata sostanza senza. risentire alcun disturbo e presentare poi, tutto ad un tratto, fenomenii morbosi. Egli avrebbe dunque impiegato un lungo periodo di tempo per sensibilizzarsi a quella determinata sostanza per la quale l'organismo e la cute avevano opposte le loro difese. Con quale meccanismo questa difesa si effettua noi lo ignoriamo e non sappia.mo se si tratti di una neutralizzazione dell'allergene, di una inibizione alla produzione delle reagine, oppure se, pur formandosi queste sosta,n.ze, vengano a mano a mano neut.ralizzate in modo da. non essere sufficienti a.llo scatenamento della reazione allergica. Dall'inchiesta esperita in proposito risult.a che negli anni precedenti tra gli operai dell'Arsenale non si erano verificati che con grande rarità forme cutanee da riferirsi all'azione d ella trementina. ~folti operai, per ragioni del loro mestiere, avevano maneggiata tale sostanza ma nessuno si era ammalato ad eccezione di qualche raro individuo nel quale si era determinata una speciale sensibilità che a sua volta aveva provocata la dermatosi allergica. Ma le forme che cosi numerose, improvvisamente e contemporaneamente si presentarono tra gli operai dell'Arsenale, potevano ascriversi a cause allergiche'f Per il numero cosp.icuo degli ammalati, per il fatto che tra alcune categorie ammalò la quasi totalità degli operai, come per e.sempio acca{}de tra i coloritori dei quali ne ammalarono sei su sette, fecero nascere il sospetto che più che ad azioni allergiche si dovesse pensare ad un effetto tossico dovuto ad una speciale qualità di t.rementina. E questo sospetto trovò una conferma nella constatazione che le forme cutanee di cui ci siamo occupati, si cominciarono ad osservare dal giorno in cui giunse in .Arsenale una trementina che pare provenisse dalla Macedonia e che gli operai asserivano ema.nasse un'odore speciale. Ritenendosi quindi che in can;;a della tremèntina adoperata si fossero determinate le forme cutanee osservat e e che di conseguenza fosse stata nociva. per impurezza in essa contenute o per altre cause, si comunicò alla Direzione dell'Arsenale che non doveva più essere adoperata la partita d'acqua ragia incriminata e se ne chiesero dei campioni per sottoporla ad esame chimico. Giunti i campioni e praticato l'esame in parola si ebbero i seguenti risultati: CARATTERI ORGANOLETTICI:
Aspetto: limpido; Colore: leggermente giaJlognolo; Odore: aromatico caratterst.ico; alqua.nto pungente.CARATTERI FISICI:
Densità al loo: 0,8692; Indice di rifrazione a 35: 66o (Burrorefrattometro Zaiss). Alla distilla.zione frazionata pa,-;sano: · tra 153 e 160 l 'l %; tra 160 e 175 il 50 %;
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tra 175 e 180 il 30 %: tra 180 e 190 il 10 %: residuo e perdite il 9 %. Le frazioni al disopra di 170o lasciano nettamente percepire l'odore dell'olio di canfora. CARATTERI CHIMICI:
Reazione al tornasole: neutra; Reazione di Herzfeld (olio di legno di pino): positiva: Reazione d.i H alphen-Grimaldi (legno di pino): positiva: Reazione di Utz (legno di pino): positiva; Reazione del silvestrene (legno di pino): positiva. Da.Ue ricerche e determinazioni eseguite e dai ca.ratteri e dalle costanti riscontrate, nel campione inviato per l'analisi, risulta tratta.rsi di essenza di trementina commerciale mista al 20-25 % di olio di legno di pino e contenente anche quantità indeterminata di olio di canfora. Com'è noto sotto il nome di trementina s'indica un'oleo-resina contenuta nella. corteccia di varie piante appartenenti alla famiglia delle conifere ed alla sottofamiglia delle abietinee. Praticando su alberi robusti, di una trentina di anni, incisioni che, senza intaccare il tronco, recidano i canali escretori della corteccia fuoriesce da questi l'oleo-resina che si raccoglie in speciali recipienti. La trementina è costituita da un olio essenziale od essenza di trementina e da un residuo, solido a temperatura ordinaria, che va sotto il nome d.i colofonia e che costituisce i quattro quinti della quant ità totale della trementina. Il quantitativo dell'olio esRenziale, che è quello che stabilisce il valore delle varie trementine, è assai vario a seconda dell'origine e, per la stessa specie di pianta, è tanto maggiore per quanto minore è la strada che la resina deve percorrere dall'incisione al vaso raccoglitore e cioè per quanto minore fu l'esposizione all'aria. e quindi l'evaporazione del principio volatile. L'olio essenziale di trementina si ottiene generalmente distillando la resina addizionata al 30 % di acqua; cosi, con tale di-,tillazione in corrente di vapore, si evita d'innalzare la temperatura e di far pMsare oll (oli di resina) che distillano a temperatura più elevata. Si ottiene in tal modo una emulsione che lasciata a riposo si separa completam(•nte in due strati: l'acqua e l'essenza. Oome redisuo infine della d istilla.zione si ha la colofonia.
L 'essenza di trementina grezza, che va sotto il nome di acqua ragia, contiene come impurità tracce di acido acetico e di acido formico , e, anche rettificata, non può esser considerata come un corpo unico ma come un miscuglio di idrocarburi corrispondenti alla, formula 0 10 Hw L 'acqua ragia viene con grande fa-cilità sofisticata con petrolio, etere di petrolio, altre sostanze resinose di valore inferiore, benzolo, oli leggeri di resina, olio di legno di pino, ecc. ed il Villavecchia, nel suo trattato, dopo aver descritto i caratteri dell'essenza genuina ed averne enumerate le costanti fisico-chimiche avverte ch'essa può << essere sofisticata anche se p1·esenta caratteri fisici, peso specifico, pu.nto d'eboLizione e grado t·efratto-
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n1eitrioo 1~m··mali o rientrante nei limiti riferiti pe1· le esBenze genuine pe1·chè quei carattm·i possono essere stati corrett·i con 1niscele di vari aduUeranti opportunamente sceliti >>. Due per6 sono le sostanze che con maggiore frequenza. vengono unit~ all'essenza di tremt>ntina a scopo di frode perchè di questa hanno un valore commerciale minore: gl; oli leggeri di resina. e l'olio di legno di pino. Abbiamo visto che come residuo della distillazione secca e frazionata di tale sostanza. si hanno i cosidetti oli di resina. Le parti che distilla.no fino a 250° costituiscono appunto gli oli leggeri di resina chiamati in commercio << pinolina )) e che vengono usati in luogo d('ll'essenza di tremt>ntina sia nella pittura che per sgra.cssare le macchine. Le part.i invece che distilla.no olt re i 250o costit uiscono gli olì pesanti di resina adopera ti per preparar<' gli unti per ca.rri. L 'olio di legno di pino è invece un prodotto che si ottiene nella fabbrica.zione del catrame vegetale. Praticando la distilla.zione dei tronchi e dei rami delle conifere si ha, oltre n.Ilo spirito di legno, degli oli volatili che, raccolti, raffinat i, costituiscono l'essenza di pino od olio di pino. L 'olio di pino proveniente dalla Russia viene in genere chiamato impropriamente essenza di trementina russa.. Anche l'olio di canfora che si ot tiene sottoponendo alla distillazione i t.ronchi, i rami, le foglie e le radici del la.u rns canphora si trova qualche volta unito all'essenza di trementina allo scopo d' innalzare il peso specifico ed il punto di ebollizione. L'essenza di trementina quindi che era st.ataadoperata dall'Arsenale conteneva, come impurità, un forte per cento di olio di legno di pino e quantità indeterminata di olio di canfora; ma poichè non poteva attribuirsi a queste due sostanze la causa delle dermatiti osservate essendo, sia l'una che l'altra meno irritanti che l'essenza di trementina pura, si ricercarono quelle impurezze, i fenoli per esempio, che normalmente si trovano specie nell'olio di pino grezzo. La ricerca fu però negativa e negativa fu altresì quella del tetracloruro di carbonio. Ad ogni modo siccome per le ragioni già riferite si aveva la. certezza che l'essenza. di trementina adoperata dagli operai fosse loro riuscita nociva si comunicò alla direzione dell'Arsenale che la part.ita d'acqua ragia incriminat a non doveva. più essere usata e, dopo aver riferito del forte quantitativo di olio di legno di pino in essa contenuto, s'in.vit6la prefata Direzione a far esaminare, prima di immettere nel magazzino, eventuali altre partite di essenza che dovessero essere incettate dal commercio. La supposizione che la dermatite stessa dipendesse dalla speciale t rementina di provenienza dalla Ma-cedonia adoperata. per un certo periodo di tempo presso l'Arsenale di Napoli trova conferma nel fatto che, cessato l'uso di detta essenza, non si verificarono alt re forme di dermatite, nè recidivarono quelle guarite. Com'è noto poichè gli operai sono per legge assicurati, i casi di dermatite furono denunciati alla Cassa Nazionale delle Assicurazioni come infortuni ma con esito negativo, difettando, nella specie, l'elemento causa violenta voluto dalla legge per la risarcibilità.• Gli operai vennero giudicati affetti da malattia del lavoro e non da lesione da trauma poichè, secondo la legge
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Italiana, l'Assicurazione copre solo il rischio dell'infortunio non quello della ma.lattia professionale e, sempre secondo le di~posizioni legali in vigore l'infortunio, per essere considerato come tale, deve essere sempre legato a causa violenta in modo tale da essere quasi conRidera.to come sinonimo di trauma. Non v'è chi non veda la grave manchevolezza del1a legge in tale materia. Si risarciscono infortuni di minima entità e di nessuna conseguenza ed egual mjsnra non si adotta pt'r gravj maJattie professionali che possono rendere inabile permanentemente al lavoro un opNaio e magari condurlo rapidamente al sepolcro. Ben giustamente, nel P arln.mento Italiano, il Vaccelli asseri che questo modo di procedere era ingiusto, come ingiusto sarebbe stato chi, lasciando impunita l'azione lenta dell'avvelenatore, volesse colpire solo quella violenta dell'assassino. Onde il Ferrannini, nel suo bel trattato sulla medicina del lavoro sostiene la necessità di equiparare le malattie professionali a.gli infortuni per risolvere con giustizia la quistione. L'estendersi delle industrie che di giorno in giorno fanno aumentare il numero delle malattie professionali imporrebbe che si risolvesse in tal senso la quistione lasciando fuori dalle assicurazioni solo le mala.ttie delle quali il lavoro non è causa diretta. Come abbiamo visto si sono notate manifestazioni cutanee alle mani, agli avambra.cci (porzioni distali), al viso ed in un caso allo scroto, e tranne in quest'ultimo caso sono state risparmiate le parti del <!orpo protette dall'a.zione della sostanza ;rritante. Queste lesioni osservate furono riferit-e. come già si è accennato all'azione dirett,a e protratta dell'acqua. ragia sulla cute, ma per le alt.re lesioni nelle quali l'acqua ragia non aveva agito direttamente, od almeno con le stesse moda.lità, si doveva evidentemente ricorrere ad altre interpretazioni. Esse potrebbero essere spiegat-e ammettendo che i ripetuti stimoli cbe avevano agito sulla cute avessero determinato in alcuni una. sensibilizzazione speciale dell'organismo per cui, in secondo tempo, per cause anche passeggere, come schizzi di trementina sul volto, vapori di questa sostanza., toccamenti con le mani bagnate di trement.ina, si sarebbero potute produrre le lesioni st-esse. Per quanto riflette la. cura dei nost.ri ammalati essa fu quella comune alle dermatosi professionali e che può essere compendiata nel sottrarre l'infermo dall'azione di quelle sostanze che avevano provocata l'insorgenza della malattia; curare la dermatite con i comuni medicamenti sintomatici; cercare di correggere il terreno rintracciando E> possibilmente sopprimendo quelle cause che avevano contribuito a rendere meno valida la barriera cutanea. Come abbiamo accennato, in alcuni dei nostri operai la dermatite si mostrò ribelle alle varie cure consigliate dalla terapia dermatologica e si notarono altresì forme. recidivanti anche dopo ch'essi vennero allontanati dal loro consueto lavoro. Uno degli operai, che aveva presentata una forma durata un anno intero e che non era guarita usando i comuni medicamenti, ricorse con buon successo alla' radioterapia. . Vi.sto che per le ragioni accennate, gli operai non poterono avm·e mdeiUUzzo di sorta daUa Cassa Assicurazioni Infortuni, il Ministero della
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Guerra conce:;»~;> loro un suJ>sidio per compensarli, oltrechè della parziale perdita di salario, anche delle spese relative alla cura. Poichè la nostra Dirl!zione Generale di Sanità Militare richiedeva, oltrechè delucidazioni sulla forma morbosa, anche notizie sulle eventu:ltli cause che L'a ,revan.o provocata e stù rimedi proposti per evitare il ripetersi di simili dermato»i, che, per la gravità di alcune forme, per la loro tenacia e dtuata, rappresent,ano un danno economico notevole sia per lo Stato che per l'operaio, diremo che l'esame chimico, pur non avendo messa in luce, nell'acqua ragia esaminata, speciali sostanze che potessero spiegare l'insorgenza contemporanea in un gruppo cospicuo di operai, della forma morboila di cui ci occupiamo, tuttavia, assodò in modo indubbio, che l'essenza, acloperata non era affatto pura ma doveva considerarsi come un miscuglio di essenze nel quale l'olio di canfora entra.va in quantità. indeterminata e l'olio di legno .di pino al forte tasso del 25 %Tutti gli autori che l)i sono occupati delle derm.a.titi da trementina pur non riferendo con sicurezza per quali moti vi mentre il maneggio di un'acqua ra.~tia, è innocuo, un'altra invece può riuscire nociva, sono concordi neL ritenere più dannose quelle essenze che non sono pure o che sono commiste ad altri olì essenziali come appunto nel caso nost.ro. Per quanto riflette le misure di profilassi da a dottarsi la prima fu quella di proibire l'uso dell'acqua ragia, fino allora adoperata, e come già abbiamo visto la scomparsa delle derma.titi giustificò pienamente il provvedimento preso. Per le ragioni già accennate abbiamo ritenuta la forma cutanea di natura tossica, ma poichè anche a.doperaudo essenza di trementina pura è possibile che si determini qualche forma di dermatite, così sarà necessario (lSa.minare con cura gli operai allo scopo di scoprire ed eventualmente escludere dal lavoro part,icolare qualche individuo predisposto e particolaqnente sE>nsibile all'azione di questa sostanza di per sè stesl)a irritante. Non sempre è facile e qualche volta opportuno che gli operai ricorrano all'uso di guanti come mezzo di protezione; essi sono poco pratici, spesso dannosi perchès'imbevono della sostanza irritante e la mantengono al con tatto delle parti delle quali, per giunta, impediscono la traspirazione. Cosa assai più proficua sarà invece dotare le sale di lavoro di lavandini in modo che gli operai possano, il più sovente possibile, allontanare l'essenza rimasta sulle loro mani mediante opportuni lavaggi saponati. E poiohè l 'olio essenziale è volatile tanto che si assorbe in discreta quant ità anche per le vie respiratorie e, penetrato nell'organismo, si accoppia all'acido glicuronico e si elimina per i reni impartendo alle urine, forse per os:>idazione dell'essenza, un gradevole odore di violetta, sarà necessario anche curare l'assettamento igienico dei locali di lavoro provvedendo ad una aerazione che permette l'allontanamento dei vapori nocivi. L'Ufficiale medico che dirige il servizio sanitario dell'Arsenale è stato invitato ad impartire le norme igienico-profi.lattiche del ca.so e ad istruire gli operai onde met.tano in pratica i mezzi necessari per preservarsi e non contrarre la dermat ite professionale. Gli operai coloritori per esempio, furono messi sull'avviso dei danni che loro potrebbero derivare dall'uso riprovevole che ha questa categoria rli lavoratori, eU det.ergersi le mani con l'essenza e si provvide che g li
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aggiustat ori meccanici ponessero nell'acqua ragia i pezzi da sgrassare a mezzo di pinze o di tenaglie senza immergere le mani nell'essenza. Adottando tutti i provvedimenti consigliati e cbe debbono essere estesi a tutti gli operai eh& ma.n~ggiano sostanze irritanti quali: oli, catrame, unti per carri, ecc. si rimcirà. ad evitare, o per lo meno a limitare per l'avvenire forme di dermatiti professionali cbe con tanta frequenza si osservano nelle officine e che inducono danni economici molto più gravi di quanto comunemente non si creda. RIASSUNTO. - L 'A. descrive varie forme di dermatiti da trementina. che, per essere sopravvenute contemporaneamente in un numero cospicuo di operai, fur ono ritenute di natura. tossica e dipendenti dall'uso di un'essenza di trementina impura per contenere commisti altri oli essenziali. D opo aver accennato alle derma.tosi allergiche, tra le quali di norma si raggruppano loe d ermatosi da trementina, l'A. parla delle misure igienico-profilattiche adottate. B IBLIOGRAFIA. CENTANNI E. - Tnttato di Immunologia 1921. DEvOTo L. - Ou.t~ ed e>r'gani interni in alcuni rilie,,i Bemeiologici e terapeui.ici· Riforma Medica. 1930. DEZA.NI S. - Trattato di Farmacognosia. Unione Tip. T or·inese, 1920. FERRANNINI L . - M edicina d el Lavoro - Valla•·di 1928. GALLIO. - Trattato di Fannaco logio. e T erapia.. GAUCHEB E. - Trattato malattie d ella pelle. GouoE:aOT H . - La dermatologie en c.lientèle - Maloine - P aris, 1932. HOLDE D. - Huiles et Graisses, 1929. LEVI O. - O&tef'vazioni e ricerche au alcuni caai eli dermatoai allergiche. - Clinica D ermosifilopatica. della R . uniYersità di Firenze, 1932. MONTESANO V. -
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Giornale di medici~ militare,
SU DI UNA FORMAZIONE OSTEOBLASTOMATOSA A CORAZZA NEL CELLULARE SOTTOCUTANEO <*l Dott. Paolo Modestlnl, tenente colonnello medico
Nella letteratura rari sono i casi fino ad ora descritti di formazioni ostco-blast.omatose nell'uomo. Il primo fu descritto da Lubarsch, che lo chiamò « adenoma osteblastomat.osum 11 o « osteoblastoma adenomatosum » sviluppatosi nel midollo osseo della tibia. . Nel 1909, al XIII Congresso della Società tedesca di patologia, Scbla-gt'n haufer riferì su di un tumore, che invadeva quasi tutto J'o mero destro di una donna, da lui asportato chirurgicamente in seguito a frattura spontanea, ed i cui preparati microscopici, osservati da Herxebimer, misero in evidenza l 'analogia di struttura con il caso descritto da Lubarsch. rr i"rxehimer istesso asseri di avere osservato un caso identico, però non pubblicato. Hansemann, nel1910, descrisse un altro ca.so di osteoblastoma io nn piccolo tumore estirpato dal coccige, presentantt.si incapsulato e grande quanto una piccola pera. . Il Dr. Bignami Francesco, ncl1926, descrisse un V caso di osteo-blastoma sviluppatosi alla mano sinistra di un uomo di 45 anni, in corrispondenza. del TI metaca.rpo. Tutti i pazienti vennero a morte con sintomi di cachessia e con riproduzione del tumore. . È venuto per tanto a costituirsi, come scrive il Bignami, con i casi su ricordati, un nuovo gruppo di tumori dell'osso caratterizzato: a) da una s peciale struttura cbe si manifesta con neoformazioni, speRso cistiche, di connettivo, rivestite da cellule del t,ipo degli osteobla.sti e c he arrivano a tale grado di maturità. da produrre anche tessuto ostcoidc; b) dallo sviluppo infiltrativo con distruzione dell'osso invaso c dei tessuti vicini; c) dalle proprietà cachettizzanti. Tale gruppo, per la fa,cile riproduzione del tumore e per la morte del paziente che ne conS('gne con sintomi di cachessia, è da annoverarsi quindi tra i tumori maligni.
Non mi è stato possibile accertare, dopo l 'ultimo caso descrit to dal Bigna,mi, pubblicazione di casi analoghi. Quello sul quale mi appresto a ·riferire mi sembra di un certo interesse, sia per la sede di sviluppo, poicbè a differenza dei casi fino ad ora segnalati non si è sviluppato nè nel tessuto (") Comuolcazlono ol XXXIV Congresso tlella Società Italiana dJ MedJclna Interna.
SU DI UXA FOR:ItAZIO:-.tE OS'I'I!!OBI.ASTOMATOSA .ECC.
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osseo, nè in contiguità di esso, ma nel t<'ssuto c<>llulo-adiposo sot.tocutaneo senza avere alcun rapporto con lo Rcheletro, sia per la diffusione assunta dal tumore in SUJ)erficie. Ecco in breve la storia clinica,: Soldato C. Goffredo, cl. 1901, distretto mil. di Genova, t.rasferito in Sanità dall'Arma dei CC. RR. nella quale poco prima era stato arruolato, perchè affetto da otite media bilatera.le catarrale cronica eon ipoacusia. Precedenti ereditari diretti e collatcriali nl:'gat-iYi. Ha goduto sempre ottima saint<>, nega lue (Wasserma,nn negativa), non è bevitore, nè fumatore. Ba esercitato il mestiere dt•l colono prima, del cal'l'ettiere poi ed inJine, quello d<' l falegna.me. Non ricorda di av<>re riportato lesioni traumaticlle, nè di essere andato soggetto a caus<~ t raumatiz:r.anti continuP, sia pur lied, in dipendenza dei mestieri Psercitati, se Eli eccct.tui il movimPnto <'SI:'guito giornalmente per adoperare la pia.Jla e la sega. Circa un anno e-mezzo prima d<>l suo trasferimento io Sanità not.ò, accidentalmente, in corrispondenza di'Ila parete post.ero-interna dell'a- · scella destra., una tumefa.zione sott.odPrmica, dPila grandezza di una vecchia moneta da due centesimi, indolente, sia alla prrssione, come durante i movimenti dell'arto !mperiore corrispondente, di consistenza duro-lignea. Non fece caso ad essa, non procurandogli alcun fastidio. Qirca un mese prima che si pr('sentasse alla mia osservar-ione, nel ramazzare, fu colpito da crampo doloroso all'ar to supt>riore dPstro; nel farsi d<>l ma.~saggio si accorse della presen:r.a sotto la cute del Jato intPrno del braccio, in prossimità del margine libero del gran pettorale e del gra.nde dorsal<> di una placca, di consistenza dura, molto più grande di quella notata un anno e mezzo prima in corrispondenza df•lla parete post.f•ro intPrna della ascella destra, indolente e mobile sui tessuti sottost.anti. P alpandosi la superficie laterale destra del t orace, sia ant-eriormente, cbe posteriormente, not6 pure, sotto la cute, formazioni resistenti al tatto, indolenti, ad eccezione di una, localizzata alla spalla in corrispondenza della spina Rcapolare, che gli procurava, alla palpazione, vivo dolore puntorio. D ato il reperto su sè stcsRo notato ricorse alla ·v isita medica. E. O. Individuo di robust.a eostitnzione fisica, con masse m11Scolari b en e sviluppate e toniche, con pannicolo adiJ)OSO abbonda,ntc, n-pparato scheletrico regolare. Arti inferiori e superiori normalmc·nte svihip}Jati in ogni loro sezione; nessuna anomalia della cute e degli organi ad essa ann f'ssi: sistema pilifero normalmente sviluppato. Nulla, di anormale a carico de1le ghiandole a secrezione intf•rna, visibili (tiroide, testicoli); i vari organi toracici ed addominali risultano normali per topografia e per funzionalità; nulla degno eli nota a ca.r ico dr Ilo apparato n<:>rvoso cPntral~ e perift•rico, nonchè degli organi di senso sp<>cifico, ad ecc(>zione di quPllo dell 'udito che presenta i sPgni di una otite media cronica bilatera.le ca.tarrale, con ipoacu sia di lieve grado<> quindi compatibile con il servizio milita.re. Alla ispezione la regione interna del braccio ùE:'st.ro, ne•! suo terzo sup eriore e le r~gioni laterale e po:;trriore dell 'emi torace dest,r o, fra le linee as<wlla.re media e angolare della scapola, appaiono lèggermente più prominenti d elle omologbe di sinistr a.
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SU DI U':S'A FORMAZIONE OS'rEOB L ASTOMATOSA. ECC •
.Alla palpazioue sulla regione postero-in terna del braccio destro, al suo terzo superiore, notasi, al di sotto dE'ila cute e nel tessuto celluloadiposo sottocutaneo, una piastra della lunghezza di circa cm. & e della larghezza massima di circa cm. 4, a supe.rfìcie lievemente scabrosa ed a margini d entellati, mobile sul piano muscolo-aponeurotico sottostante; su di essa è mobile la cute, che ba il suo aspE'tto normale. I n alto, in corrispondenza della parete postero-interna dell'ascella, tale piastra si continua con altre numerose consimili formazioni, di grandezza ''aria, continue una all'altra ed estendentisi alla parete latera.lc e posteriore del torace destro, quasi a corazza, raggiungendo posteriormente ed in alto la spina della scapola, in basso, sull 'ascellare posteriore e sull'angolare della scapola, l'undecirua costa, di Jato la nona costa, sull 'ascellare anteriore, oltrepassanti all'indietro di poco la linea angolare della scapola, anteriormente l'ascellare anteriore. La consistenza di tali neoformazioni è dura, lignea, la cute che le rico· pre è in tutto normale e mobile su di esse. Palpando le parti dello scheletro a.ccessibili non si nota.no scabrosità, esostosi, iperostosi, ecc. L'esame radiografico dà, il reperto di cui alla figura n. l. Si aspor ta una delle tante piastre sopraccennate e precisamente quella esistente alla spalla destra e che procurava al paziente dolore alla palpazione. Si tratta (v. fig. 2) di una scheggia a forma di bidente della lunghezza di circa cm. 5, della larghezza massima di cm. 2, Y:! e dello spessore di circa cm. Y:!: dei due denti uno è a punta, l'altro smmso. La superficie esterna della scheggia è leggermente convessa, l'interna è pianeggiante: i lati sono un po' frasta-gliati e mostrano delle frangia fibrose in via di ossificazione. La scheggia ossea ha l'aspetto tipico, delle ossa normali piatttl. L 'osservazione macroscopica, fa, rilevare, in mezzo a due lamine ùi tessuto compatto, uu trabecolato di sostanza ossea spugnosa e quella microsco· piea, fatta per chiarire la struttura ossea del pezzo, conferma Ria la struttura spugnosa della part.e interna, come la struttura compatta della parte esterna. L 'esame microscopico del frammento osseo suddetto, previa. decalcificazione e colorazione con emat ossilina ed fosina, presenta le caratteristiche seguenti: (fig. 3) solo in alcuni tratti è dato constatare la pre· senza di un t essuto periostale, che riveste frammenti di tessuto osseo: mancano osteoblasti nello strato interno, come pure sulla superficie delle trabecole ossee. Queste, di varia forma e grandezza, si dimostrano costituite da una porzione periferica uniforme, tinta in rosa dalla eosina, separata da un orletto irregolare, t into dall'ematossilina, che si rinviene circa l& medietà delle trabecole. Mentre nel tratto periferico sono pochissimi gli osteoblasti, man mano che ci si avvicina alla parte delle trabecole limitant i il midollo delle ossa, le cellule ossee sono più numerose e dimostrano tutte evidente il nucleo e la cavità che le circonda (fig. n. 4 ). Le trabecole ossee, come quelle della sostanza. spugnosa, delimitano spazi midollari solcati da amplissimi sinusoidi e con elementi del midollo in varia quantità, con prevalenza in alcuni tratti di midollo fibroso (fig. 5). In alt ri tratti il midollo presenta. tutti i caratteri
SU Dl U NA FORMAZIONE
OS TEOBLASTOMATO S.~
Fig. 1.
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SU DI UNA FORMAZI ONE OSTEOB J.ASTO!IfATOI:A ECO.
di quello grasso. Talora nelle trabecole ossee si osservano formazioni, p er quanto scarse, simili ai canali di Havers. È dCJ!no d'interesse il fatto che nelle vene, che decorrono nelle tra.bt-cole ossee e n(lgli spazi interposti, si osservano numerosi E'lementi cellulari nuclE'ati simiJi a. quelli che si ritrovano stilla parete dei sinusoidi, i quali sono accumulati in alcuni tratti come nel midollo osseo ordinario. Talora il midollo ORSeo fi broso in vade anchn le tra.becole ossee, sostituendole. Solo alc une trabeeole ossee presentano rivestimento di osteoblasti in serie: in questi tratti è dato sorprendere talora degli accumuli di osteoblasti insieme ad altri elementi della serifl apparentemente fìbrocitica, elle nel complesso hanno l'aspetto di una neoformazione blastomatosa. Gli accumuli osteoblastici sono cosi individuaJizzati e talora. così ricchi di elementi specifici del tipo epitelliale, da apparire come la. neoformazione princi pale. P erciò il carattere della. ncoformazionc blastomatosa è confe:rito da-gli osteoblasti. .Ampi e numerosi vasi del tipo capillare (fig. 6) solcano tale formazione. In altri tratti si tr ova un tessut,o cavernoso costituito da amplissimi capillari rivestiti da tessuto connettivo molto ricco di fibre eò clementi della. serie midollare. Alla periferia di queste Fig. 2. - a) Superfic ie o~terna. si rinvengono trabecole ossee contenent i capillari e rivestimento osteoblastico. Si rinvengono anche rare cel,lule giganti da corpi stranieri, non disposte nellt' lacune di Howship, come nel riassorbimento d('ll'osso. n reperto sopra riportato, ri~orda precisamente quanto è detto dal Kaufmann a pag. 948 del suo tra.ttato di Anatomia patologica, lùtirna. edizione tedesca: detto autore infatti si cRprime in questi termini: « sono . descritti come cmoangioendoteliomi tumori che ricordano talvolta, con le loro cE>llule simili a.d epitelio piatto, ma con alveoli ripiPni con sangue, in qualche modo gli adenomi, gli adeno-cacrcinomi, oppure anche i sarcomi alveolari e che e~·entualm <>n te possono essere confusi con metastasi di tumori {carcinomi - ip<>rnefromi). Questi tumori preferiscono le estremità. superiori della diafisi dell'o mero: talvolta il tessuto del tumore produce tra.becole osteoidi irregolari anastomizzantisi, oppure trabecole ossee
SU DI UNA FORJ11AZI0Ni;; OSTEOBLASTOMATOSA ECC.
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Rpesso informi. Tali tumori sono stati descritti rect>ntcmente come osteoblastomi, per i quali si reclama un certo posto tra i sarcomi delle ossa e che rappresentano sistemi di travate osteoidi, od ossE'c, tra le quali, in 1mo stroma a forma di rete, giacciono accumuli di osteoblasti posti uno accanto all'altro, alla maniera di epittlio, i quali ricoprono anche le travate, come un rivestimento epiteliale ed in cui talvolta originano anche formazioni papillari n. Nel caso in esame, tenendo conto dei tratti di accumuli di osteoblasti, sia sulle trabecole ossee, che tra esse, talvolta in gran numero e dello sviluppo assunto dalla neoformazione ossea, i> da ritenere che si tratti di una formazione osteo-blastomatosa originataai nel sottocutaneo da elementi mesenchimali sviluppatisi nella direzione degli osteoblaati. La formazione del tumore può aver data non recente ed essersi manifestata con sintomi solo quando ha raggiunto un tale aecrescimE'nto da comprimere nervi ecc. e dare i sintomi dolorifici. !;a struttura varia del tumore, evidentemente osteoblastomatosa in alcnni tratti, angiomatosa in altri e precisamente cavernomatosa, dimostra che nella zona di sviluppo probabilmente esistevano difetti di accrescimento, in modo che in alcuni tratti, Fig. 2. • h) Superficie interna. prevale lo sviluppo dell'elemento angiobla.stico (cavernoma), in altri tratti quello dell'elemento fìbroblastico, in altri infine la formazione di osso spugnoso. Questo rapporto di formazione di osso, di tessuto oste.oide, di midollo, di vasi nel sottooutaneo non meraviglia quando si pensi allo stretto rapporto del grasso con la formazione di tessuto midollare nel midollo delle ossa lunghe e .a lla possibilità da que~~to della formazione di teRsuto osteoide. Era molto importante di conoscere l'ulteriore decorso della malattia., che ba notevolissimo interesse più che per la formazione eterotopa di ossa con midollo, già nota in molti casi (atrofia del bulbo oculare - necrosi anemiche, ecc.), e che è attribuita alla capacità di elementi mesenchimali sparsi in tutti i tessuti di riattivarsi e svolgersi producendo tesRuti diversi, per la formazione osteblastomatosa di cui ·sono noti pochissimi casi nella letteratura. e che può comportarsi come un sarcoma ed anche per star
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bilire se in effetti il caso ora descritto era da porre fra. gli ost.eoblastomi ma.ligni. Ciò mi fu possibile avf'ndo potuto rintraeciare il soggetto dopo cinque anni da quello in cui esso era venuto sotto la mia osservazione. Egli era in condizioni generali non più floride, ma. deperito e sensibilmente anemizzat.o. Negativo fu l'esame degli organi interni. J,o sviluppo
Fig. 4. -
Oculan 3 - Oblriettiw 7.
Dimostrazione di osteobla.stl Intorno a frammenù di trabecole oiW!e.
notevole assunto dalla neoformazione, limitava s~nsìbilmente i movimenti dell'arto superiore destro e quelli di la.teralità del tronco, per cui la neo~ormazione aveva da tempo costretto il paziente a lasciare i lavori gravosi. Il decubito sul lato df'st.ro riusciva all'ammalato molto molesto. La detta neoformazione ossea si era estesa notevolmente in superficie ed in profondità, specialìnènté àlle regioni postero-interna del braccio déi!tl'O e postero-laterale destra del toraee: essa rivestiva l'emitorace destro quasi a corazza giungendo in basso ed anteriormente all'arcata costale, raggiun-
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SU DI UNA FORMAZIONE OSTEOBLAST0Mi)T08A ECO.
gendo l'emicla.veru-e e posteriormente la paravertebral€'. J;a regione posteriore ed interna del braccio era interessata nei suoi due terzi superiori. In varie zone il tumore aveva preso aderenza intima con la cute da una part-e e con l'aponeurosi di rivestimento del piano muscolare dall'altra: in alcuni punti del braccio, ove la massa ossea faceva corpo con la
Fig. 5. - Oculare 3 - Obbiettit>O 1. Tessuto fibroso neU"!ntorno di tunp!e lacune cbe Includono vasi sanguigni. Nel tessuto fibroso trabecole 011800 e osteoblasti di rivestimento.
cute, questa prcsentava.si assottigliata, di colorito cianotico e prossima ad uleerarsi. Il paziente accusava astenia ed impossibilità. di compiere lavori di fatica per il dolore che si risvegliava all'arto superiore destro ed al torace, durante i movimenti d<>l bra.ccio e del tronco, ebe si presentavano assai limitati.
SU DI UNA
FOR~lAZfONE
OSTF.OBLAS:C0MAT0SA ECC.
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Dato lo sviluppo a ssunto dal t umore, lo stato generale del paziente molto scadente, le aderenze pre~<e da,l tumore stesso con i tessuti circostanti, non vi ha dubbio che il ca.Ro in esame sia da porre fra gli osteoblastomi maligni. Il qnid agendnm sarebbe stato l'ablazione del tUDlore allorchè fu dia.-
Fig. 6. - Oculare 3 - Ob!ridtit)() 7.
Ner vi e va.sl della sostanza spugnoSI\.
gnostica.t.o in primo tempo, quando ancora cioè, esso era non molto diffuso in superficie ed aggredibile in tutta la sua estesione. Di risultato incerto sarebbe stato invece l'eseguire l'a tto operativo demolitore allorchè ebbi a rivedere l'infermo dopo cinque anni, dalla prima visita, per lo sviluppo preso dal tumore stesso e per le aderenze intime da esso prese con la cute e con i tessuti profondi in vari punti del tronco e del braccio, dati questi che non avrebbero consentito una completa ablazione del tumore stesso. Il paziente però, rifiutò di sottoporsi all'atto operativo _sia, in primo, che
768
SU DI UNA FORMAZIONE OSTEOBLASTOMATOSA ECC.
in secondo tempo, quantunque gli fosse stata fatta present-e Ja natura non benigna del male. Posto il tumore in esame fra i maligni è chiaro quale abbia ad essere il provvedimento medico-legale conseguente: l'inabilità assoluta e perma.nente al servizio militare in ba~e all'articolo 14 dell'Elenco A delle imperfezioni ed infermità esimenti dal servizio militare. Per quanto riguarda la dipendenza da causa di servizio della infermità, invocata dal militare, è pure evidente come non possa essere ammessa e per la natura del tumore, e per il suo lento decorso, nonchè per la data. della sua insorgenza, certamente anteriore alla chiamata. alle armi del paziente e per non essere intervenuti durante il servizio militare prestato dal paziente stesso, eventi di servizio tali da, poter assurgere a cause determinanti lo sviluppo della ma,latt.ia stessa. RIASSUNTO. -
Dopo avere n.ccennato ai vari casi esistenti nella. letteratura.
(in complesso cinque) di osteoblastoma di Luba.rsch, l'A. espone quello venuto sotto
la. sua. osservazione in un soldato, caso interessante, sia. per la. sede del tumore (tessuto·cellulo adiposo sott<>Cuta.neo del braccio e di parte dell'emitorace destro), che per la. diffusione a.'lSUllta. dal tumore in superficie. E sposta. la. storia clinica del paziente e la. topografia della neoform.a.zione descrive l'esa.m~ macroscopico e microscopico eseguito su una. scheggia. ossea costituente il tumore. Dal reperto microscopico l'A. giudica. trattarsi di una. formazione osteobla.stoma.tosa. origina.ta.si nel tessuto cellulare sottocut.aneo da elementi mesenchimali sviluppatisi m•lla direzione degli osteoblasti. Tratta del provvedimento medico.Jegale da prenden.:oi nel caso in esame, ed in casi analoghi, provvedimento che non può essere se non quello di inabilità assoluta. e permanente al servizio militare. BIBLIOGRAFIA. Lu:aARSCH·ARBErr. - a. d. Path. Anat, Abt. d. Ki'nig. Hyg. Inst. Zu Posen. Wiesba.dcn, B crgmann, 1901. SCHLAOENHA.UFER. Vert. d. D. Path. Ces. 13 Tag. 1909. HERSCHEIMER. Hid. HANSEMANN. Zeit. f. Krebsforschung. VIII.l910. BIONAMI. Il Policlinico Se:t. medica, 1926, pag. 502 e seg. KAUFMANN. TTatta.to di anatomia patologka pug. 936·948.
RIVISTE
SINTETICHE
SCUOLA D 'APPLICAZIONE Dl SANITÀ MILITARE ÙABINE't'TO DI ::\f~DIOIN"A LEGALE
L'ESPLORAZIONE FUNZIONALE DEL FEGATO Dott. Raffaele d'Alessandro, ma~giore me dico
RooEa, n ella prGfazione alla • Bibliothèque des grands syndromes » dì cui si iniziava ne l 1924 la pubblicazione sotto la sua direzione, scriveva che attualmente lo sforzo dei clinici tende, basandosi su dati sperimentali e s u m etodi clùmici, a scrutare quali sostanze sono eliminat.e dalle cellule di un determinato organo, quali sostanze sono trattenute e quali infine sono trasformate, mentre fino a p oco fa l'indagine clinica affinava il s uo acume p er riconoscere le lesioni anatomiche di quel determinato organo. Oggi tale indagine si trascura forse un po' troppo e si cerca principalmente dì stabilire il valore funzionale dell'organo in esame con indagini complicate e delicate. Tutto ciò certamente non semplifica l'esame dell'ammalato, in quanto richiede, olt re l'esame clinico, tutto un attrezzamento per indagini speciali, con p ersonale bene preparato. Al contrario p erò molti problemi fisiopatologici e patogenetici da tali ricerche hanno avuto luce a volta addirittura m eridiana. ed il problema diagnostico e terapeutico si è notevolmente avvantaggiato dì esse. Per molto tempo l'importanza dì un organo era giudicata dal suo volume, cosl era ritenuto troppo voluminoso per dover servire alla sola. secrezione della bile il fegato: questa fu un'intuizione geniale. Progredl ne ll'esame di tale organo l'indagine sperimentale, la chimica biologica portò con tenacia e metodo le sue ricerche sull'animale, cui era stata provocata una lesione epatica o addirittura epat.ectomiz· za.to, e sull'uomo epa.topaziente e la importanza funzionale dell'o1·ga.no cominciò a rivelarsi in tutta la. sua. complessità. e molteplicità.. Certamente delle la.cune e dei punti oscuri tuttora permangono ma, considerando le nostre conoscenze quali erano fino a pochi anni fa, il progresso è enorme. Allora l'esaro~ fisico del fegato ci permetteva di riconoscere una m alattia solo q ua.ndo era già molto progredita, essendo il dolore, le modìficazioni di volume, di consistenza e di forma. del fegato manifestazioni sempre tardive della malattia che in esso evolveva.. In diretto rapporto con le molteplici e complesse funzioni del fegato sta il numero oltremodo grande di metodi di ricerca proposti allo scopo di esplorarne la funzionalità, m etodi a. volta relativamente semplici ed accessibili anche al medico pratico, a. volte complicati e delicati per cui occorre personale tecnico specificamente preparato e laboratori bene attrezzati, m etodi infine sui quali il giudizio n on sempre è concorde e definitivo. All'So Congresso tedesco dì terapia K ontschalowischy, relatore sulla diagnostica funzionale del fegato, confessò che u è difficilissimo ascrivere lo stesso apprezza. mento che abbia. pieno valore non soltanto ai m etodi dì diagnostica funzionale, ma anche alle funzioni del fegato • tanto esse sono straordinariamente complicate e diverse: giudizio che attualmete non si può che confermare. D fegato, posto come una barriera tre. il tubo ga.stro·enterico e la circolazione generale, ha funzioni importanti e complesse; dì queste noi descriveremo succintamente le deviazioni ed i metodi di esplorazione, infine il s ignificato fìsio patolo~co dì esse in rapporto ai diversi stati morbosi. È necessario però premettere che no1 non p ossediamo finora. una. prova caJ?e.oe di saggiare in toto lo stato fun· zionale dell'organo, in quanto può avverarsi che mentre una funzione è lesa. più o meno gravemente, un'altra resta perfettamente integra.
770 FuNZlONE BlLJOE:-IETIOA.
Una dello funzioni del ft"gato p.iit importante e pdma conosciuta. è quella formatrice della bile, di cui il pigmento piì.t impo.r tante è la bilirubina, d erivante datl'emtttinn., prodotto quest'ultima di discnte{Zrazione della emoglobina: è generalrncnre ammesso un rapporto diretto tra processi emobtici, che mettono in liber tà emoglobina, e bilirubiiwgent"si. Contro la teoria classica, che ammetteva la formazione della bilirubina esclusivamente nel fegat.o, teoria cpatocellula.re, sorse .la teoria d ella formazione della bilirubina anche n elle cellule dell'apparato reticoloendotediale o anepatocellulare, sostenuta da WIDAL, Mac N EE, AscHOFF ed HrJM.~Ns VAN DE BF.RGH e che ba ricevuto la sua dimostraziono> più sicura da lla. comparsa. di un colorito itte rico nel siero di sangue di animali epatectomizzati, noncbè in ricerch e cliniche. Quindi allo stato attuale nbbiruno bilirubina di origine epatocellula.re e bilirubina di origu1e anepatocellulare. di significato fisiopatologico affatto diverso, ben distinguibili fra loro per il divi'J'SO mo(io di reagire al diazonio, in quanto la prima. reagisce diT·ottiLment.(.• ecl è propria dO?gli itteri da ritenzione e parcnchimatosi. mentl·e l'altra reagisce indirettflmente, cioè previa aggiunta. di alcool ed è caratteristica degli itteri emolitici. Tutt-ora discussa è la quistione dell'identità o meno d elle òue bilirubine, sebbene degli AA. r ecentem ente ammettono, sulla ba.<>e di n uovi contributi di ideo e di fatti, ancora p erò discordanti, due tipi distinti di bilirubina. La bilirubina, versatasi con la bile n e l tubo gastroenterico, viene ridotta per azione dei microorgnnismi intest.uHtli in parte in bilina, in parte in bilinogeno, il cromogeno incolore corrisponden te, che per ossidazione si trasforma rapidam en te in bilina; una parte di questa è e liminata con le feci (st.ercobilina), \ma parte viene riasso1·bita e per la vena porta giunge al fegato, dove viene di nuovo trasformata in bilirubina (circolo entero-epatico della bilina). Ma se il fegato è in qua lche modo leso nella sua funzione o se la quantità eli bi1ina. che ad e&:<o arriva è eccessiva, allora tale trasformazione non avviene oppure non avviene in totalità e la bilina pa:::sa. nrlla circolazione generale, per essf\re eliminata. p er il r ene sotto forma eli urobilina, dimostrabile con uno. delle tan te reazioni proposto allo scopo. Di conf;P~uenza l'urobilina è un r eattivo srnsibilissimo dell'insufficienza. Ppatica. HAYEN però osserva che l 'w·obilina è un prodotto speciale della cellula epa · tica malata., per cui non è più in grado di trasformare il cromogeno dcll'emoglobma in bilirubina, ma riesce solo a trMformarla in urobilina, rli modo che anche secondo questrL interpretazione I'III'obilina. è il pigmento del fegato malato, mentre la bilirubina è il pigmento d~l ff'gato sano. Lo stesso HA YEN però ha dimostrato, e le esperienze di LJ<:SNÉ e RAVAUT lo hanno confermato, che non sempre l'urobibnnria è dovuta all'insufficienza epatica, in quanto l'urobilina può anche prodursi in seguito a distruzione g lobulare ed è in diretto rapporto con l'intensità di essa, quindi un'ori~ine ematica cloll 'urobilina e che avrebbe la sua conferma olt.re che in rice1·che sperimentali, anche in o1:servazioni n egli itteri emolitici, in cui l ' urobilinuria è la n'gola e la bilintbinuri~t ò l 'eccezion e. Però so l'urobilinuria d'orig ine ematica f'i'istc, Pl'i'a ò molto più mra di q1wl la di origine epatica e non p ermett<() quindi un 'in terprPtazione gen erale della quistione. Nella bilf' abbiamo ancora i sali sodici di due acidi a.zotati: l'acido glicocolico e tauroeolico. prodotti dal la combinnz ione dell'acido oolalico con la glicocolla e la taurinu. sosttmze derivanti d n lla disintegrazione della molecola albuminoidea e forse dalla distruzione dei globuli rossi. L'acido colaJico invece, che è l 'elemento più importante dei sali biliru·i e rrgoln l 'escrezione biliare, è ritenuto come prodotto del g licoge>no Ppn.t.ico; ma le ricerche piì1 r ecenti portano ad ammettere stret.ti rapporti di esso con la colesterina, di cui e:::so rap pre:::Pnt<'robbe tm elemento del ricam· bio intermedio; anzi GnroAUT ammett.e rccisamento che la colesterina si trasformi in acido eolalico. Se n t'ssuna prova. sicUJ·a h a a sua dimostrazione la teoria classica cho ammetto cho la sintesi dogli elementi cho vanno a fonnare i sali biliari avvenga n<'lla cd lula epatica, non più siom·o fondamento hn la teoria, da altri sostenuta, dell'origine d0i sali biliari ne l sangue. Ciò evidentemente in dipendenza d ella mancanza di unn. trcnica sensibile por dimostra.re piccole quantità di sali biliari n el sangue, non ostante le rP<'Cmti modificazioni apporta.te da GrLBERT, CHABROL e BERNAltO olia reazione classica di PEl'TE:-<KOFER.
L'F.SPLORAZIO~Y. FU~7.10~Af.E
DEL FP:GATO
771
La bile attraverso i dotti t'Scretori ,-iene continuamente dal fegato versata nell'intestino nella quantità quotidiana di 500-1000 cc, per cui un'occlusione pennanente e completa delle vie di defitL<;.io dPtermina il passtlJ.tJI;ÌO ne l sangue dei componenti d ella. bile in quantità s<:>mpre crescente. fino a lla morte. La. bile, ristagnando nei dotti e ne i capillari e pMici, attraverso i capillnri sanguigni o, secondo i più, attraverso i liufa.tici giungo noi sangue, si avrà 1m pcrvm·timento della cellula. epatica, che, non potendo più scn.ricar·e il suo prodotto dì secrezione nelle vie normali ostruite, lo versa nei linfatici e nei vasi sanguigni: si cost,ituisco uno stato di colemia.. Sono questi gli itterì da occhL<~ione. Durante il decorso di malattie infettive, per azione sulla cellula. epatica dei germi causa dell'infezione. si manifestano fenoml'ni ittcrici. dovuti secondo alcuni ad un'angiocolite obliteranto e quindi aventi lo stesso m('('<'tlnismo d egli it,teri da occlusione, secondo altri dovuti ad un processo infiammatorio o degenerativo della cellula epatica e che ha per collS('guenza un'insuffici<'nza funzionale della cellula stessa. Negli stati infine di esagerata emolisi si manifC'!!tano sindromi itteriche, la cui interpretazione patogcnctica è tuttora ogg<'tto di palpitante dibattito. L 'ipotesi di STADELM,Uo'N, ba&J.ta sulla aumentata df'nsità o vischiosità della biJe, quindi più difficilmente rlefiuibilo attraverso le vie biliari, trov{t dilticoltà ad essere accettata in quanto l'ispt'ssimento d ella bile è tm fatto più supposto che bon dimostrato; inoltre non spiega perchò in tale stnt.o si verifichi solo la ritenzione dei pigment.i biliari e non dci F<ali. I sost~nitori dell'origine anepatocellulare d ello. bilirubina spiegano più facilmente gli ittt-ri emolitici, ammettendo c he la bilirubina., formata in ~rande quantità negli e lementi del reticolo-endotelio, è in parte ritenuta. per un'msufficienza funzionalo relati\'a della cellula epatica, mentre ciò non avviene per i sali biliari e gli altri compon<'nti della bile. Quf'sta bilirubina passa poi neU'u· rina, raramente come talt.>, di solito previa trasformazione in urobilina. In conclusione t ra lo du<' primo categorie di itteri t;• la l<'rza lfl. difff'renza essenziale sta in ciò, che nei primi la bilirubinfl. formatasi in quantità nonnule non può venire eliminata per ostacolo al deflusso o per alterazioni funzionali della cellula epatica, negli altri im·oct> la C<'llula epatica è intatta, mo. la bilirubina non può venire tutta eliminata, p t>rchè in qunntità troppo grand!'. In questi stati morboRi l'indagine clinica ò orrlinariam('nto insufficiente, è invece l'esame funzionale cho di solito risolve il prohlcma rliognostico. Esso verttordinariamente sulla ricorco. nell'urina doi pigmenti bilil\ri, dt·i fit~li biliari, doll'urobilina e deU'urobilinogono. La p!'<'i'<<>nza dei pigmenti <' sali bi liflri, rlimost.mta con lo note reazioni di GMELIN, MARF.CHAL ed HAY, d opon<' p~'r un it.tero di origine epo.togeno e la persistcnza dPlla rit{'nzione d ci sali biliari depone senz'al~ro per un ittero da occlusiono mt-ccnni<'.a sia intrinse<•a che ostrini)('Ca. Ciò trova conferma. anche nell'u.i.<~enza protratta della sostanza colornnt<' delle feci, della stercobilina. L'urobilina invece, dimostrabile con uno dei soliti metodi della fior"PSC<'nza verde con i salj di zinco. si può constatare tanto negli ittci"Ì emolitici quanto in alcuni stati di ritenzionl' biliaM' laH•nte (nella cirrosi alcoolica. degenerazione grassa dol ìegato, cancro del fl'g>lto, fqmt-o <'ardiooo), espon<'nto S<'mprt- rlell'inl<uffici~>nza funzionale dell'organo, r"t'lat i,·a o assoluta, S(>nza lesion<' o con ksione d e lla cellula epatica. L'urobilinogcno ro.pprl'srntn WlO !'!t.a.dio cromogono pri'N•dentc dell'nrobilim\ e dall' urina appena crnc:;.~~~ scompar·e, pe rchè sotto l'azion<' dc•lla luce e dell'aria ~'<i trasforma in w·obilina, di cui hn lo steHso significato fiRiopo.to logico. J,a s ua I'Ì· cerca va fntta su urinu. appeno. um<'o;i:'ill a mozzo della rooziono di I~ HRLICH alla parn.dimet.ilamidobenzald(•idc, ma ordino.riam'enw è comprc>SI\ ll(•lla ricerca e dosaggio dcll'urobilina. Contributo non meno importante all'esplorazione- cJ,·Jio. funzione hiligenet.ic-a. del
fegato apporta la r·icerea <'In <!<'terminazione elci t.\ bili.-ubint>mio, praticata a mezzo della rtiazorcazione proposta da H.DJANS VA~ DF.N Bl!:ROR c che ha portato un notP· vole progres.w n~>lla i~emciologia dt'srti itteri. Già pl'('~'ed<'nt!'mente ho riferito che la prcst•Jua di hilil"\lbina rca)rcnte ùirt'tt.aml'ntc al dinzonio ~<ta a dimostJ·fl.re una bihrubinemia di origine t>patog~•na. cd è propria d<'gli itt<'ri da rit(•nzione meccanica e di qul'lli di origine epnt<>·ct•lluiMe (itt,cri part'nchimnt-o:ii), mentre la constatA· zione di bilirubina a r·cazion,t• indir't•tta. è caratteristica dl'llt\ bilirubinemia di origine
772
L'ESPLORAZIO~""E FUNZIONA[,E DEL FEGATO
anepato-cellulard, propria. d egli itteri emolitici. L!l. distinzione introdotta. da LEPEa:N'E della. reazione diretta. in pronta., diiMica e ritardata. si è dimostrat-a a.rtifiC'iosa., in quanto queste reazioni rientrano tutte nelle reazioni dirette e hanno Io st-esso significato. La. dimostra.zion3 dei sali biliMi nel sangue ottenuta. sia. con la reazione di P.E'lTENIWFER, moQ.ifica.ta da. GlLBERT, CKA.BROL e BERNABD, che col metodo di GAMMA e GIORDANO fondato sulla costatazione di proprietà emolitiche del siero contenente sali biliari, orienta. il nostro giudizio diagnostico verso l'ittero da. lesione epatica, m entre la. loro assenza d epone per l'origine emolitica. di es.'>O. Un metodo indiretto, semplice p er dimostrare il p assaggio d ei sa.li bili.a.ri nell'intestino e quindi la. lot·o azione sull'a.ssorbiment.o dei grassi è quello di LEMIE&&E e B&ULÈ e consiste ne lla. ricerca d egli emoconi di MilLLER o globuli grassosi nel sangue, m ediante l'ultramicroscopio, due ore dop::> la. somministra.zione di 60 grammi di burro. Queste granulazioni brillanti, mobili appaiono nmnerose se il deflusso della. bile è normale, sca.l'se se è ostacolato e mancano addirittura se l'occlusione delle vie biliari è assoluta.. Tale metodo ha avuto conferma. dalla. determinazione· della lipemia. praticata n elle stesse condizioni. Infine, p er ciò che riguarda le ricerche ematologiche, va considerato il comportamento della resistenza. osmotica. dei globuli rossi saggiata col classico metodo di HAMBtJ&GE&-VIOLA. È questo un fenomeno biologico ancora. oscuro, malgrado le numerose ricerche di natura fì.'!ica e fisico-chimica, ma che ha grande valore n ella. semeiologia. d egli itteri, in quanto un aumento della. resistenza eta. per l'origine epatogena, mentre una. diminuzione, nonòstante le rarissime eccezioni riport-ate, con resistenza. normale od anche aumentata., depone p er l'origine emolitiéa. dell'ittero. L 'esame del succo duodenale è tm metodo di r ice rca che ci p ermette di esaminare direttamente la composizione delitto bile, quale dal fegato viene emessa nel duodeno. È un metotio di esame che a mezzo della. sonda. di EINHO&N si pratica. facilmente, nonostante le riserve di taluni autori, purchè si proceda con metodo e senza. fretta.: la. introduzione della. sonda. richiede da. una a due ore prima di giungere in duodeno, il che noi constatiamo con l'aspirazione di un liquido g1a.llo-oro. r e r la nostrn rice r·ca inte r e8$a. distinguere la. bile del coledoco, da. quella. della cisti-
fellea e da. quella. prodotta n el momento dell'esame dal fegato e ciò si ottiene iniettando a. mezzo -della sonda. 200 cc. di soluzione di solfato di magnesio al 25 % oppure secondo 8TEPP la ste!>Sa 9.ua.ntità di una. soluzione di p eptone Witte a l 5- 10 %- Allora. dopo pochi minutt si potrà aspirare prima. la bile del coledoco o bile A, poi una bile di colore p iù intenso, che è quella. della cistifellea, la. qurue si svuota. in seguito e. contrazioni spe.stiche, bile B, ed infine la bile C di provenienza. diretta. del fegato . Già l'aspetto del succo duodenale ci fornisce dati importanti, in quanto se appare iporcolora.to, depone p er lo stato p leiooronico della bile, proprio degli itteri emolitici, mente è scolorato nelle malattie del fegato, in cui la p roduzione della bile o il suo defiu.'lso sono comunque ostacolati (itteri da ritenzioni, cirrosi epatica, atrofia gialla acuta., ecc.}. Un giudizio più sicuro si avrà da.l dosa.ggio della. bilirubina. nel succo d uodenale col metodo di HE&SCHE&, modificato da GHI.RAY e LEBON: si m ette a contatto in una. provetta. acido nitrico e succo duodenale e si nota. la. diluizione alla. quale il succo duodenale al punto di conta.tt<> con l'acido nitrico non dà più lo strato colorato in bleu, propria. della. bilirubina., il che indica. che la. bilirubma travasi in quantità inferiore a l : 40.000. L 'esame d el succo duodenale è complet.ato dall'esame citologico, batteriologico e dalla. ricerca. della lipasi, p er ciò che riguM'da la. secrezion e pancrea.tica, allo scopo di ottenere altri dati utili al giudizio diagnostico. Grande importanza. va. data. alla ricerca e dosaggio della etercobilina. M:a è opportuno premettere che il suo dosa.ggio è sempre approssimativo, in quant<> con tutti i procedimenti finora proposti si riesce a.d estrarla. solo incompletamente. Con to.le riserva possiamo ritene re che un aumento cospicuo di essa. è proprio de~li itteri emolitici. L 'assenza d ella. stercobilina indica il mancato deflusso d ella. bile nel duodeno e la sua presenza. invece indico. che tale deflusso avviene; però ricerche cliniche e sperimentali hanno dimostrato che questa seconda deduzione può non essere esatta., in quanto, in seguito a resazione del coledoco in cani, si è potuto constatare la presenza della bilina fecale e ciò in quiUlto la bilirubina ritenuta nel sa.n-
L'ESPLORAZIONE FUNZIONALE DEL J'EOATO
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C!\11' si può eliminare attraverso le pareti intestinali, come at.trnverso il latt.c ~ lo IM rime, eil essere presente n elle faci. Si completi\ J'flsame <iella funzione biligenet.il'a ilf'l fegato m ediant.o prove inilirette e rli que.'lt.e le pin comuni sono, olt.re nuella eli LEmERRE e 'Bnur.È già citata. qualla ili 'BART,Ocoo o dell'anment.o della hilirnninflmia in RN.n1it.o a somminist•mzione di 100 ltl'ammi di sansrue rli bue. il che dopane <" p er a.Jt.Pt·azione rlf'lla hilip:enesi e p flr profonda alterazione d ella cellula epatica. fl la prova di Rl':RGMAN"'N'· F:n;RO'M', nPila. ouale, in seguito acl iniozione enrloveno!'>a òi 7 cont.igrAmJili di bilirubina. la bilirubinemia nel soggetto normale ritorna al valol'e iniziale dopo circa 3 ore e mezza.
FuNZIONE OUCOOENETIOA O GLTCOPESSICA E GLIOOMOilTLI7.ZATRtCE . Nonost.a.nt~ il continuo apport.o di zul'chet'o al sangue con la rligestione. e t-nlora in quantitt\ consirlerevole. il ta..•;so glicemico in conrlizioni normali varia entro limiti molto riS~tretti: e.c;isi'A quindi un m eccanismo rt>go latorfl. chl3 Cr.. Rl':RNARD slxl.bilì essert~ fum:ione ilei fegato. Rit,ua.to tra l'intestino. che forni;;ce lo zncC!Iwro. a g li onzani che lo consuman o. il fe_ga.to immagazzina più o meno zucch(>rO sot.to forma <'li glicrureno e tra..-sforma pil'l o mAno glicogeno in zucchero s~>condo i biso~mi ÒPgli organi. Cla.«Sica ~.st.a l'esp~rienza. di B&RN'ARn: alla leao.tura clelia \'Ema. port-a seguiva ~~;licosnria.. che a.ument~'\va rlopo somrninistmzione di zucchero all'animale in A..<~perimento; n ell'applicazione alla clinica di talf.' risttltat.o sperirnf'nt.ale la glicosuria alimAntare fu rii'Anuta. inciict> di onrln~iono totr~ole o pat-zia.le della v enn. porta e poi manifestazione rli lesione rlella cellnla epatica. metodo di indagine funzionale !<Atruit.o per molti anni. Tn seguito p erò fn constatat.o che in gravi insnfficif.'nze epatir.he la prova della R:licosuria alimentare era nega.t.iva e po!=<itivR. invece in sogget.t.i sani: poi in alcuni in<livirlui sani !R. ~licosuria. compariva dopa l'inu:Ast.ione di 50 IZTammi rli zncchet·o. ment.rfl in altri ne occorrAvann grammi 350. cioè vAriava ent.ro limiti molt.o ampi il coefficiente individuale di utilizzazione ò fl llo zucchero; infine ti.1 osservato, e ciò è molto importanw. che ancha altri t.esl"ut.i d ell'organismo e spPcialmente i muscoli avevano a.t.tività glicopes~ioa e glicolitica. ~fa. al fenomeno in e.'lf\me n on è e.c;tra.nea l' influe nza. di altri organi. cosi il p>lncrea.<~ col suo ormone. l'insulina. favorisce la funzione glicogenPtica d el fl'l.!at.o PÒ inibisce, la gclico~J:enolisi, mentrA agiscono in sanso oppost.o i surreni ('.on l'adrenalina. flnde un'iperglicemia a glicosuria può òeporre anche p er un'insuffieienza. panCt'f'l\tica.. mentre nella prova rlella glicosuria a limentare l'ipoglicflmia consecutiva all'ipenrlicemia pnò inriica.re sia una lesione epatica come uno stat.o d'iperinsuli:uuo lnfìm1 sul risultat.o dPIIa prova hanno 111- Iom influenza i disturbi di assorbimento in~tinale e della permea.bilità ,-ena.lfl. Altra. constatazione òegna di rilievo è che non estranen alla determinazione del f<'nomeno i> la nl\t.ura dello zucchero impiegato, in Quanto si è visto che il lOVltlosin e piò il !lt'\lnttosio pa.~ano solo in minima qua.ntit.à at.travorso il fogat.o onda il rE'!'<t.o è tutto polimerizzat.o in glicegeno. p er etti la le vulosnria e lo. galat.tosuria alimentarA esorimono mel.!lio un'insufficienzA. funzionl\l e polimorizzl\tt'il'e del fegato. Orrlinariamonte quind i viE>n e pmticl\t.a la prova d P.lla le\rulosuria alimentare (prova di STR AUSS} e quella d ella galattosnrin (prova. eli BA IJl':R). Par lA. prima prova si sommini<~trano al paziente a rligiuno gr. 100 eli levnlo~io e si e;,;a.mina l'urina emessa. prima. ò f'llla prova e poi Clnclln. emesM. dopo e raccolta ogni due ore per almeno tre volt-e: in es.'ISI. in condizioni n ormA.Ii non Clave P.<Hnpat·ire n~ glucosio. nè levulosio o almeno non suocrar·e la qmmt.ità rli tzr. 0.60-0.70. L'insorgenza rlella. diarrea fn1stra. i risultati ciella prova, che, secondo STRAU'I'l. è positiva n elle cirro~<i e nell'ittero catarrale. P er la szalattorw>ill si somministrano gr. 40 di galattosio sciolti in 200 gr. di thè e si n\CCol!:li"' l'urina ogni 2 ore per almeno 12 ore: la prova è po!!itiva quancio la qmmtit.À. rli ~ralatto!<io eliminato !'>upera i 3 grammi, p erchè quantità inferiori hsmno valore molto dubhio. Secondo 'B... Ulì:R la prova è p ositiva n ell'ittero cats\rrale e nella cirrosi SPOondo 1'0NTETTI. mentre è negativi\ n egli itteri da stMi fl n ei tumori. '{A. da tali prove, le qun.li con.<>arvan o pP.r altro iu clinica ili!!cret.o valore. nei ca.<~i limiti !!pe.c;so non è possibile trarre conc!uc;ioni diagnoiltiche; non ò estrl\nea poi l'inflnen1.:a non tra<~cura.bile ciel fattore renalo, al qunl e si è cercnto di ovviar!' p ortando la ricerca direttament-e sul Sf\ngue.
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A talo scopo al pnzicn te n di ~inno. prcvia. dekrminn.zionc ddla glicemia, si somrnitliM.r·ano 40 g r. di ~lncofiio e poi dopo 11 ora, 1-2-il ore si determina la _glicc· mia sceondo il microm•'todo rli 1h~a : si st·l~bili~cc In cun·a p:licc•rnicn. Normn.ln1cnto la. glice mia n.umcnt.a di e:r. 0.10 0,30 °{., n l'lln. pt·imn c se>conù a de!Rrmin~tzionc e p oi ealo. Wlr ritornA.re alln. normo. in 3 cwe . mcntre negli cpn.topnzi<>nt.i il tn~so j!Jiccmi<"c> pnò Rfl.)ire fino a l 3 % e n on ritorno. alla n oTmfl. primo. di 5-6 ore, secondo ln. grn.vità cklln. lcsiont1 <'patica. 'l'AR<:TTANO. ndla C'linil'll· eli Bmmr, in S<'!!uit.o a Rom mini!'.Lrnziono di f!lucos io in C) Hn,ntitil. C"Orrisp onde>nto a C:J'. l ,;,o p e r l.. g. di p l'SO del corp o a l O cpntop n.zif.'nti, ha s tnhilit.o la f'lln·n. trl icf'mica cnpillare o Vf'noSit e la nnrva d ifff'rPnZill.lo v enol'o -cnpilla rc v <'ncnd (l Alla conclu!<ionc • .-,he la g lict>min. difl'<"re nzin,l(' è in linea ~cncru.lc tanto pif1 h O$AA. quna.t.o più grave è la l<'sioue funziom~l o che colpisco il f1•gnt.o » o c·he in tnl cnso :<:p•'!">:o manca In. fa~o ipopolic·emica con.l'<'<·u· tiva., pct• r11i loi~'ognn. ammt' t.t crl', secondo FAT.TA. clH• n dl0 gruvi epatopnt i<' t'si>< t.e anche una d,.fìc·i('nza funzi oual<! dd pmvTcns, fattore dt\ tl'u l'r prcscn to n l'l la valut~tzione d<'1lo, provA. l\foft.i nutori d e>t('rminnno dopo somminist m.zion e eli l 00 !!:r. di lcvnlos io n.l sogg:et.t.o a cliainno, il comport.nmento cklla. cm·vn gli<'Pmi<'n nd solito moclo. Così Bi.iTTNElt l' XF.I 'nAn~, dtt ric·crch c praticate su soggetti snui, sn ammalati nJI'<'tti da m m·ho di Br~sf'dow, tir<'ot.ossicosi e \'aRonf'm·o~i . sn n.mmn.lnti n on epato pazienti e t>u Ppntopn7.i('nf.i. giun~ero l'l. r om•h1Rioni m o lto imporMnt.i o propri11.mente nei ~ani d0po il carico rli h~,· nlosio il t~w:o g liccmif'O a umcn tò ra2giungen do il valor <> ma.fls imo rlopo mPzz'ora · l o ra. in op:ni modo com(' n1<'dia talt• vnlorP non sup <>rò di mgr. 2(V?5 quello inizinle, dopo 3 or<' In g lir·<'mia ritoruò nlht n orma . N0g li a.mmalnti dd se<'ondo ~ruppo (7 casi). in 3 si \'l1bC'ro cmve n ormali, in 4 c u•·vo glice>mi <'he piì1 alte con ,·alori iniziali n.hnorme>m <'ntl' alt.i (mgt•. 131-1 :~ 2 °;,', ) con salita dopo il cnriro di jrlurosio fino a mgT. 175 dopo mrzz'orn. N (',C!I i nmmnlat.i n on epat~>paz if'nt.i lo cm·vr ~li<'cmicll<' furono quasi n ormali, cccC'tt.o in a lcuni cardiac i con f<'c:at.o da stosi. il che è f!V'ilmC'nt.<' compr<'nsibile. <'l!lrnttcristico fu il oomportnmf"nto ilPlla cm·,·n. !!l i~'<'mica D('gli ('p atopa· zi<'nti. Jn un primo ~uppo di 4 ittl' T'i cntarm.li, i pr·imi ~ n on pl'<'!'C>llt·a rono forto nscc>nsionf', !=:l'hb<'n<' nd Jo e :Jo clop o 3 or<' il vnlore jrliccmir·o non t ornò a l valor e inizink. il 4° caso im·rr·e. clini(·nmC'ntc nolto ,~:znwf' , p1'C'~<'ntò nsct•nflioni 110t..cvoli d0lla cut·,·n dopo rn!'7.z'orn pd un'orA.. ma dopo 2 oro rit.ornò al valore iniziale . In 1111 2° ~nppo (li ensi cii co1<'1'istit.e acuta o snh·n.rntn.) s i osscrvò eleva zioni' S('ll· l'ibile d el valore glieenico. che in nn Cttl'O mu~itms<' il m n:<simo ri<>po 2 ort': in 7 cn.s i il vnlore n dig iuno fu alto ed in 7 infìnc dopo 3 ore non discese nl , ·alm·o inizio.le. In 3 casi rli cokPi!;t,it<~ cronica e:i con!'.tat.(J n ei primi 2 curva gliN>micu norm nlo. in uno alquAnto nnor mnlr, p erò vi PrA !'OSp<'fto di carcin oma, n on potuto aecrrt l'l re. p ereh è il p nzi('nt-<' non v olk sottop(lr-,..i all'indu!lini t'l']flt.ive. n 4° g rnppo compT·Pnd<'Yn. 4 crn:i rli cnrr inomn, eon iHC'ro: ordinnriamCJJt.e in t.utt.i il valorf' iniziale fu nlto. l'<'lcvazionr di'Ha curYa g-lic('miea. fn nnch<' notevolo e l'ima!'c m olt-o n.lt.nanchc dopo 3 or€'. In 5 p azi<'nti rli cnrcinoma senzto i twro la curva gli('(•mif'n. portt>ndo da un vn.lor~ inizia!\' n ormnll" drcor!'f' quM<i r egolar· rn<'nie. eecet t o nel quinto, in cui a ll'att.o op<'mtivo si riRcontrò rurcinomn. gnstrico con Pst.csa m ctnst.asi cpn.tica. Tn fi ne· in 3 SO!!C!t' f.t.i Cfln Pirrosi <>pnt i<'n In <"IUTa tdtt' Pmica de('orsc n<'Hnmrnte ttnorm alc <>d in m odo rlifferC'nt('; in 2 Yn.lor<' inizin.l<' bol'so. in l n.lto; in t.ut.ti <'O!=:pi<'W\ ~?lcvn.zionc dP11n. curvA-, rhr r imase alt;a dopo 3 ore, in nn cnso m gr. 35fi % dopo 3 ore e nllor0 mnssirno d<'lln curva . Gli AA. conclnrlono 1'11e il valore d 01ln. provo., allo ,;copo dPIIn ciin.[!'tlnsticn funzionolc ciC'l f<'gnt.o. è f']Pvntn in quanto. in hR Rf' ai fntti o!'-~Prvnti, el'!'i !'ono d<'ll'avvis(l chr con la somministmzion<' di k\'nlr'lsio TIPg]i <>patic i l'i ottl"n_!!on o Clii'V(\ glicPmicho e!=:pont?nti dirf'tt·i eli nn cìist.urbo ckl ric·tunhio moterinlc cel lula re d el f<'g·at.o ('(l esclurlono quAlRiosi comprntl"<'ipnz.ionC' cld p::tn<'rc·ns. PETRES. HEINr\'KE e cl<' ESPIJ>,'l': cie!ln. cliHiC'a nwdicn. l' chinn·!!i<'n. d i " ·urzburg son0 vr.nnti ~tll<' Rt.f"SS<' conoh1!'iflni: h111mo ri lf'\'ato la !'q1:is ito. ~'<C·nsiuil i h\ cld m E'torlo p ra.t ieo ndo ri!:crf'he !'11 c irro, 300 ~<:nv-p:<'t ti. n ello. mngt!ionmzn, Ò<'i quali il giudizio dingnof:tico fu conf<'rmu.to all'Atto o pE'rnt.i,·o o a.ll'autops in. Chctone.mìa. - ConnP!'SO <'On lo. funzionr l!lif'Opf'!=:Sicn clcl rl'~nto è il modo eli comportnrsi dei chet oni n el snngu(', cl1e secondo SEELIG aumentano per dcfit'iento
L'ESPLORA.ZIO~E TITXZI0~AU<: DEL FEGATO
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aprt·0vvi,l!io nlttn<'nl-<> tkl ~lirnf!;<'no nd f<'qllt,o n l'omnnrJ III} vi~'ne di~tmbato l'im piP~to <' l'util i7.zazinnl' di idntti di cnrhonio <'omhn;.t ibili. C'ib pcrh no n ''~C'ltt<k , S<'('o n do Ellln K:-~ rho l'ip<'rchf'toncrnia diprndtl. nnche cin. incompl<>t.>l M:::ìdnzinnf' rlPl f!'gn.t o ammalnto dcu:li acirl ì gmo:l'li infc>t·iori: da. riil l'ìmportanz;t dl'lln. <irterm in n7. ion e c] pJin. cht't,onemin. C)ll~tle mrt-oclo d ì <'!'plorazion<' fnnzinn:tlP <1~> 1 fc•gtti l'l. D0111lN1CI ed ÙLTVA riscont.mro no ipPrrh<'iOnf'tnin nr<::li <'prttici mwh<' lif'v i. i'ìF.F.r.tr: co~tant-E' m<'n tf> ha ril"con t-rat.o jn S<•l!!!~'ttÌ <'nn nl!rrnzìoni p :u<>nchimn.li cld ff'gnt-o a11mcnt.o d Pila chc>tonl'mìn.. aumc>nto n o n cost nnt<'m<•nte ossf'n·ato <la Snn:Tn( f'd in Oj!ni modo, Sf'comlo C)nr~t,o !1\lt-ore, non sempre proporzionale n.lla g ravitò. della malatt.in,. TO~C'ANO. nl'lla C'linicn m<'dico. di Roma, 1111 d"tr-rminat.<l In <'h~t.on rmia sin in rp!lt.opAZÌ<'nt i s: ia in ca ni AvvPlt•nati Mn olio fo:=:fnrn,to Nl F- v~>nut.o ai S<,~Uf'nt.i ri:=:nltnt-i: in S:O!!J!<'t.t i C'on ]l'f'ion<> difTusa c~d par<'nrhima rpatiPO costan· h'm<'nte ha J'Ì:O:C'Ollt.rA.t{l anmrnt-o d !'lln rl tC't"n<'min. ('n:=:i p uro ndlo ~compPn'>o cnrcli!tCo e in mnlat.tic inf<'tl-i,·e. i l eh<> e\' Ìd <'nt~mrnte è da m~>t-t0rt' in rapporto con un ' nl tC' rn7.ion!' fu nz ionalo dd f~>gato d ipendcntt' o da dist u rho circol:tt ..)t•io o daJio et.nto infct.t.i,·o. Nelle ricrr ch<' :=:perim<'ntali s11 rnni trnttnt.i con olio fClsforato ha pur<' n otn.to un a u mento d<'llct chC't-on(•mia. eh<' prN!TNiint. f'f' pm·r non ~;~mprt> pl'Oporzionalm<>nt<'" r~'g-01AJ·m<'nie, r0l prol!l'<'Ùir" rh•lln lr:=:ion f· t>pnf.icn . L'A. mette talP ll·lltll('llt-o con probahilitit in rnpporto c.ltrl' C'h<' alln di:-;t.urhtlln fnnziono :;!lir.,pi'S.<:i<'ft. c J!l i<·ogenoliti<'a. ckl ff'tmto. nnd1!' acl nn n.lt t·o fnttor<' flt.tnalml•n t e non anrorn, bE'n pt'<'<' ÌE:flbilf', con s<'<'ntivo alla !C'Rione e p nlka c che disturba direttamPntc il ricambio dC'i chetoni. Il dosnf!l!io rl<> i rm·pi ch<'ton id si prnt il'a col m<'toclo PT.,.C'Tl:O:<;EN.EN<: n:r.n T sul snnp:ue ckt~lbnmin izznto e l'nc<'tonc cliFtillnto t- closat.n iodomrt.riromcnte meciiantP una soh tzionr> N'. l O n i iposolfito eli sodio. KormalmPnt;(! n(ll SU11!!\ tC si risrontmno ROIO tl'arcie min imo n i essi. Acido lnfliro - Dalla comhu!'ti0n<' clrl g-li cosio n el lavoro muscolarP- l'i forma
ncirlo l t~t.t.i co . che m•i POI!!l'et.t.i 8rtni virnC' rlnl frgat{) rit rnsformn to in gltwo>io, ondo la sna p <'rer>nt-uA.lf' n f'l ;:nn m H' n on supt'rn 10-20 m g r. p<'r (!Cnto. 1111 mmwnto quind i d(.•ll n. Jatticidc'mia ~nr!"bbe indir:e di insufHci<'nza fnnziona.Jc <'pn.ti<'n.. Ric<'rchc p~'rÒ d i Do~rTKTCI e 'RORF.TTO hnnno in proposil-o cnnstatnto in \'!Wi stnt i mcn·hosi (0pnt-opatie, cnrdiopat.iP, Pmoprtti€'. <'ce.) valori o~>:Ai vnr in.mf'nt<' o~rilhmti, SPnzu clw sia po~><ibi lt• clrdlll'l'O ckll€' normf' fil".'<<'. ,\.ATmFTF.T.n e CRF.l-:l"Fl nnalo_gnmcnto hnnno ri!"contrnto rh(l l'mtnl<'nto d!'ll'llcido latti(•o negli epatopnzienti non è n è grandE', n è co><t-ante così da pot.<'l' <>ssero consi<krnt o RC'p:no dinf!llOSl.ico u ti l<' P. p r0ciso. P er tal<' rirf'l'<'fl. si p rntira la pt•m·a di Am.r:R e LA l'nE, cioè si clt'tC'nnina l'acido lat.tico nf'l SSUli.''He. ind i si frt un'iniE'zionc ('ndovt:'no~n. in l O m' di 3 g r. rli 11\t.tat,o cii sodio sciolto in 50 c. c . di a<'qua. 11i nnmco d<'tPrmim1zi0nc dC'Ilo. littJ.ir·irkmia., ('h C' n C'i sogg!'t-t.i sani dopo l O m' ritorna n.l vn.lore nnrmal~, ment-re n<'gli c p tlt.op azìnn t,i t-Rk ri torno a "''V ÌE'nP pii'l to-1'di. anC'ltt:' nopo un'ora. P~r la detcrmina7.ion e risponde bene il proce<limE'nto di C'HEJ;(.t: -DF.NrGJ!:s. F UNZIONY. Sl •r, Rlf'~ll310 -~ZOTATO.
Ln nozion<', ~ icm·am<'nk il<'f'JUÌ!<itn, di a.V<'l'CI il fr,:wt.o ln, proprieti~ rli ciisamin arE' !!li o.min oa<'idi con formazione di arnmon iaC'n. e quincl i di u rea. ha Slll!'~erito num er osi metncli di c-sp lorazion<' funzionnlr dcll'ori:!ano in r npport,o l'\ll' ~ lnbora zionfl dd le• M:::tanzf' nzntMP. Infat.ti m•llc <'pn.l~lpt~t-il' ~i O!>SI'rvò rliminnzionC' d('ll'nrf'l\ n <'ll'urirta rd anm<'nt.o df'l l'nmmonrr.ea. Pc•1' r<'ndt' l'<' piì1 CYid <'nto tnlc f<'nomt'no ( : n . BF.R'l' e C'AnKOT propo~ro proYI' di cari<'o. cioe la :::omminiRlrnzionl' d i 4-5 gr. d i a<'etato . cit.J•n.to o carbonato eli ammonio: mC'ntrC' n ei sop:g!'tt,i normali a tale cmi <'o :::i aYr<'hbp tm corrispond!'nt.<' aumrnto n ell't>liminnzimtt' d<·l!\trcn, n <'c:li t'p ntt)pA.zic·nti invf'('c> si nvrl'hhf' nn nnnwn to proporzinn nle n<'ll'<'lirn in nziono (]<'1 l':ammoniaca n<'ll ' urina. T al i ril"ultnti non fm·ono confl'rmoti. in qwmt.o in !'Ogg<>tti ancho con )!nwi l<'si oni cpnticlw. confr>rmntR 11lrnut.op-<ia. l':>.mmonint•a sommini strato. fu nn<'or·n trn!lfm·rnf!.tn, in urNL. Att.unlrnl'flte l'num,.ntn.t-ll. l'lil11 i!l:u:ionC' di ammoniara pc>t' l'nrinn n~>gli <'patopn.i('nt.j è intt.'rpr<'t.ata ('Omt' r<'nzinno r <·nak· eli <'omprn~o a ll'aciC'losi ''h c ;;pr-;so ocrompoJ)'nn, I'E'pnt.opatioC'. mnmon ine· n. p r·orlottn. dagli epiteli rC'nali a spesa d ell' urea.. In O)lni modo p orò la diminuita eliminazio ne
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dell'uroa.. quando rt\ggiung<1 IHH\ corta ontitil.. ò sompro ospnnont·o <li alt-oratf\ fun-
zione epatica. Allt\ d atet·min:·\Ziono di <l•ltt.i Vll.lori ll•'ll' urin1. <lltri hil. pre fo rita quella prat,ica.t.a ><ul :lil.n!~uo. m'l. t~ntn nell'un CA.'iO c he nel l'àlt.ro l'import>UlZ>\ <iel fattore renale non Il tril'IClll\\bilo. onde Baoors- <'-<lme int.lic0 di lesione np:\ticn por il ricambio azo tato J>l'l'f<"ri,.cc la <i•~terminazione d e ll>\ differonzt\ fm l'azoto totale e l'azoto u1·eico. cii'> ch<3 egli c hiama. azoto rllSiduale (co•·risponden to a Jivorsi materiali azotati: a•umn niaca, aminoacidi, a c ido urico. croatint\, occ.). il cni valore nE'i !!O~gP.t.t.i norm>~.li non supera !!;r. 0.10 ~~. di ;;ioro. esso t1 p;)co inflttenzato <lall'alimenta.zione e dai fattori renll.li. annvmt.a nelle opa.topatie ed in diretto rapporto con la g raviti\ di esse. Mag;'"iore importa.nztl. sembra avere. com o ilvlice di ln:>ione e patica. il comporta'l'lon to d oi. pro<iotti d oll'irlrolisi d <11lt' p1·otf'ine. cioè g li aminoacidi. i 'lnali, giunti al fcg,~to p er la. ven,~ porta, sono p•·ivMi d ei g ruppi aminici o disami111\t.i. mentro i gmppi molecol!~ri rosidui ;;ono impi og•~ti in parte pé!r la sinto><i 1lo~·li idrn.ti rli ca.rhonio o d ei grM<>i, in pMtl> bmciati, una piccola parte circola ne l san~ue etl ~) impie'.!>\t.\ p:)r la risco,.;t.it.nzionP. <le i protopla.:;mi cellulari lo~orati. na ciò un nuovo mozzo rli ,:;tudio doll'in~u''fic ionz•\ epatka: fu constn.ta.t.o che ment.re nei sn.ni l'azoto a.minico ne ll'urin<\ sta all'è\zot.o totale n:;-l rapporto di O. 50 a 3,5 °~ . negli epatic i tf\lo rapport,o pnò giun~oro fino a 13.4 "~ (cirr'Osi di Laenn M). T1\le •·apporto appare piìt !Widont.e se si ri~orra a prova di rarico, somminist.rando cioè un aminof\Cido e preferibilmente glicocolla., l'aminoacido di cui mf'glio si può d cterminR.re la quantit~ e ch11 piìt <lou:li o.ltri è rle.<J.minizzahile n elrorgani~<mo sano. In tal moòo s i con,:;tatn. c he mentre ne i sani ne vione e liminA.t.a per l'urina solo uno. piccola rraziono, negli ep::~.tici si ra.g~itm~ono valori porsino rlel 60 e !'IO "~ rlell'amino!\oi<lo in~c rito. A tali pr\WO è st!\to obbiettat,o che non è estraneo il fattore renale, onde si ò st.:~bi l ito rli condurre l'esame d oterminantlo la curva <iell'arninoacidemia provo(}ata. B uFA:qo per ciò inie t,ta por via cnrlovenosa gr. l ,2 <li ~licoco lla.. determina l'aminon.citlomia prima ed un quarto d'ora. mozz'ora n·l un'ora rlo po l'inie zionn ec! hn. potuto consti\tare che ment.re nei sogt;tetti S!l.ni s i ha un\ tbba.ssn.mento r!BI valore clc'll\ \minoaciùeruiA.. che ritorna poi d opo mezz'ora o •m'ora al valore inizialo. ncll'in~u"fici ')nz;\ op '\l·ÌCA. inve~e il valore d AII'R.minoacid(!)mia aumenta o r!'l~<tn. a.H,o p m· tutt.a la rlur:1.tn. d oll 'osp:)rirncnto. L'A. noutrf~oli:z;za l'interferenza clc,ll':,zionc rliJ<f\tninBnt.e d oi mu,:;coli t.onendo il sog1~etto a ripo"O completo. mentre ><C<'>~ l ione lo la via endovenosa. ovvia alla can'>ll di orrore cle rivante d t\1 rliffo,·ento pote re i\<>Sorh<'nte d ell'int<>st.ino. La cnrva a.minoac icie micl\ si è d imo~trat.'\ n.lt~'\ oltre c ho nelle ep!\topn.tio, n.ndu'l nelle M.rcliop!\tie in shto cii sco moen:;o, nella fehb re t.ifoide, ne lla s ifi lide ~ l è- ><ornpro nsp<men te di nno st.1.t.o rli sofferenza tlel fe~!\too. P or la d Ptot·rnin.:r.zione tloll 'i'l.zoto aminico si 11.rlopor11. il metodo d el dos:-\ggio gi\'!Omot.rieo di v. ~C.YKF:, che dà. un t >\'!"!O aminon.c irlemico no1•male cii gr. 0.12 0.22 °{., . Sulle rnot lifìc~zioni d el ric!\mbio n.zots\to com!3 esponente rii !osio ne e patict\ occorre porò fa ro rlcllo ri~a rve . A pre::~ci n . lm·o ch1.i distnrhi della pormcabilit<\ rr nn!P, pos<>iMno a.vt3ro n ni r>1.pirli rlirnilgr·amonti. come in ce rti itteri infott.ivi
un'cst\lt.<lziono del m~ta.boli · mo t\zotn.to, chl) pr-rò non ò n'.lponente di un' iporfunziono epo.t.icn.. FUNZIONE PBOTEOPF.SS IC.o\.
Contr11.ril\monto :tll'o piniono òi AoDI~ I.tH.U. nF:"l ò stato dimostmto che so st:mz<' prowic ho non ancorn. C<Hnplot.l.rmmto di;;int.ogrc\tc lalbumoso, peptono ) p ossono a.t trrwflr:'lf\rn la p'\rot.~ int.ost·ina.lo e p nr la veal ;\ porta ginngere al (egl\t.o ovo von~ono a rrestn.to e<l ul torio rmnn to oln.bo·m te primi\ d ella loro immissione in c ircolo: funzione protoopa•<>ica. Un' in,.nflì~innz<J. d r l fc:zM,o p'lrtll.nto porme t.t-o il p :a.'!.'l11.g!{io <Li quest'! sost.\nze non complotf\mcn t.e eiA.bor1\te ne l circolo generalo. tlove ('sse d ctormin>\no morlitì.cn.z:ioni molt.o Cl\rM.toristicho lahbn.s.samonto d olln pl'i'.s~iono su t<'riosn.. IBHnop·mio. con invnr,;ion•) < l~>llu. formniA. lottcocit.n.rio., neu tro. ponin. relativa): lo shock Pmocla.o;ico. \V mAL, AartA)If o J ANCOVE~CO su questi tln.t.i proposN·n unn. provn n tt.n. a rnott.orP in cvirl(;lnza. un'insufficienza funzioi'U\le del fegat.o !\Oche latente. Al !-loggotto n 1li~inno erl n rip:Ho. pt•ovia cnntR. dci hm-
J.'JoJSPLOR.AZIONE FtrNZIONAt.F.A.DJ;;L JrEOATO
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cociti e determinazione della pt·essione sanguigna, vengono somministrati in uno. sola volta gr. 200 di le.tto, indi o~;,rni 20 m' si det.ermina la pressione ed it nume1·o de1 lcucociti e così pe1· 4-5 volte. La provu. è positiva quando si ha abbassamento tlollo. pressione, dtminu~ione dci leucociti con nt•utropenia.. È stato anche osservat-o amnonto della ve locit.l\ di seclimentu.zione degli e ritrociti, aumento della. resistenza osmotka, aumento della coagulu.biliti~ del sangue, piastrinopcnia.. È questa la crisi emoslasica tligPstiva di \VwAL, la quale nell'insullicienza epatica compare ordinariamento dopo :W-40 m' . Tale prova è diversamente giudicata. Jh:ntre da alr.uni AA. (BRuti:, ÙAltuAN) per la S\.!Q. semplicità, sguisit.u. sensibilità. e specifici t!\. t\ll'organo in e:;ame ò rit.enut;a preferibile a. tutte lo o.lt.re p•·o\·e fìn'ora proposte, da. •~Itri invece si è osscrva.Lo che la c1·isi tltnoclasica. può c!'sere anche provocata dall'ingestione di zu<·cheri, grassi, acqua, col massuggio del legato; inolt.t-e la leucop~.•nio. e la. m' utroponio. non sono car~;~,t.teri:>tiche tlt:llu. crisi, m quanto possono anche essel'o l'o11'et·tO di reazioni vusomotorie (~Ila punture ed alle emozioni in soggetti ntgotonici. Ohbiezione piia gran" poi è lt~ seguente: reazioni posit-ive sono stntfo os..'<Crvate non soltanto negli epatica, ma am:he in ~;~,anmu.lt\ti di t~ltri ot·;mni e INJ'j'iino ne i sani. tii dove però riconoscere che in molti casi la CI·isi cmo;;IMiCt\ digestivo. di \.\ rnAr. ùà utili 1i:l:>egnamenti sullo sto.to funzionttlo del fegato. F UNZIONE ANTITOSSICA.
È da tutti riconosciuto che funzione importantissima del fegato è quella di fissare i veleni circolanti di qualsiasi genere, neutnol izza.rli ed indi ~H minar li o con la bile o con l'urina.: in tale funzione spesso il fegato rest.a leso. Sono stati proposti diversi procedimenti per l'esplorazione della funzione nntit.ossica dell 'organo, procedimenti basati suJla I'iceJ·ca nell'urina di sostanze ordinariamente neutralizzate dal fegato o sull'impiego di sostame coloranti e di cui si determina la motlalità di eliminazione con adatta tecnica; gueste ultùno indngini coRt ituif'cono l a cromodiagnostica, che da alcuni autori è consitlero.ta. dist inta.mente dalla funzione antitossica, distinzione però che non appare giustificata. l NDICANURIA Il fegato ha il compito di fissare e neutralizzare i prodotti della f~;~rmentazione intesr-ma.le, onde la constatu.zione <;i'indl•c(Lllo nell' m·irm è segno evidente e precoce d'ins1tfticienza. epatica.. Gn.BER'l' e WEIL hanno al rigttardo proposta la prova dell' indicanu1·ia provocata., la quale consiste nel somminist• ttre un gr. di indolo al soggetto in esame e quindi ricercare l 'iudSC~:mo nell'urina. Il valore di tale prova è alquanto discusso, in quanto es;.a. sarebbe risultata positiva in soggetti con fegato completamente sano. ULiclffio~nJRIA Per RoGER un buon metodo di esplorazione della. funzione antitossica del fegato consiste nel determinare nell'urina le variazioni dell'acido glicuronico, il qutWe normalmente esiste nell'urina prover.iE'nte dnl glucosio })Cl' ossida.zione e si elimina combinato a. prodotti tossici di cui libera l'organismo. Secondo ROGER tali combinazioni glicw-oniche avvengono principalmente nel fegato, onde in caso di insufficienza funziuna.le di esso 1a glicuronuria viene a mancare e non ricompare neppme se si somruistre.no al soggetto in esa.mt> so~;tanze formatrici di acido glicuroruco, glicuronuJ'ia provo<'ata., r1cerca qu011ta sqttisita.mente sensibile. A ta1e scopo si somministrano al soggetto 60 ctg. di canfora o in ostia o in capsuJa di gelatina. oppure si fa un'iniezione di olio canforato, si dàimO contemporaneamente alimenti ~uccherini. Si t•samina l'mina emeesa all'atto dt•Ha somministra.zione della canfora e poi quella IO.Ccolta dopo (ogni due ore) per d~ter minare l'a.cido gliomonico. Se la 1unzJOne epatica è normale si ha. un auruento intenso e permanent.e dell'acido g licuronico, se e leggeimente lesa s• constata. la. pi esenza di esso, ma poi p1·esto scompare; nelle gravi les•oni del ff:gato la pflova resta senza effetto. La ricerca dell'acido glicuronico ne ll' urina. si può pru.ticare trattar.odo 5, ti cc. di mina fresca con egual volume di acido cloridrico concf'ntra.to eù un cc. di soluzione all'l %di ne.Jto-resorcina; il tutto si fa bollire per l m', indi si raffredda, si aggiunge et.ere e si e.gitu. L 'acido glicuronico con la nultOJ <'Sorcina. forma un composto solubile in etere, che si colora in bleu o Josso viola. Trattando analogamente una soluzione titolata di acido gliomonico si ha una ><eu!~\ colorimetrica cumpione per la deterxni.nazione quuntitativa.
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t.'l..:sJ'I.OnAZlONE FUN7.JONALE Dl::L FEGATO
SOSTANZE COLORANTI O CBO~!ODIAONOSTIOA l:ASTAWNE ha proposto l'unpjego di bleu di ml)t.ileno por l'esplorazione della. funzionalità opatica.. Si iniettano al 80g6ctt.o sotto cute J cLg. di IJlou di meLilone sciol~i in l cc. ùi acq·.~t~, iml: si rteerca h~ so-,tauzu. coloranLO nùll'urina raccolta dopo mezz'onlo, 1-2-3-4 ore e poi ad intervall: più lungbt. Ncll' i~tdividliO sano l'elimint>zruuo si ioiz1a th;po mezz'ora o mggiungo il massimo in 3-4 or•"; nell'epatopaz••.:l:te Ili\ ..:C(} l'urina, raccol~a ogru due Ol'tJ, rnos1.n~ un t>limiouzione inte l'mittente uel1a :;C'st,mza colorante (glaucÙrin. inLet'J Otttonte dt l:HAUFFARD), il numero e la. l w' ~IJoz.:a ,ii tu.! i mtertnittl'nze s:uebiJero in rupporto <:on la gravità dullo. lesion e epatica. • tul:.! indagma è sta w obbJOttaLo che la glaucuria intermc tLOnt.e non è che c:;presgiooe w un let.:.>rnoJ;o pit• gcmerale, cioè dull'it.mo intorwitwnte dell'climina.zione urirmria pres..,o gli ept~ttci u.d O:i.'3u, :;oi.u sovrapponiiJili le curve della quantit1\, d e l p eso >iJJOCt. co o dulia. eliminazione dell'ur.;a, ò qu111di indico de i disturbi della ftwzwue ro.:nu.le nell'upatopaLtO d pntt.icao.h.mte di in~o::rprotazione diflicile, in quanto i reni n oll'•Jpt<Lopa.tm pu:;:;-:-no essere lesi inuipendenwmente da essa e falsare i risultati dolla ricerCil., non essunùo possibile discriminare ciò che è dovuto alla. lesione ep:J.ttca e ciò è dovuto al a lu:sioue renate. Tale ricerca p erciò attualmente è poco adopt:rata.. Più adntto è ri (,(muto l'impiego ddla totru,cloroftalciua, in qm\ndo questa. sostanza imettata euùovonu. \'tonu 111 m<~o..-;,;;ÌJnt4 parte eliminata con la IJi](} e solo in tmcco per l'orino.. Alla ricerca e dosaggio della SORtanza colorante n e lle feci è statà sostttuita. quella su' succo duoùcmde dstru.t.to con o;onùa e in ultimo da. .H.os~;~n'liAL il dosaggio :>ul sung•te. Lu. tccnic~~o Ji H.os~~'.rllAl.. con:oiste noll'iniettaro ontlovcn~~o al soggct.t-o in Ctiatne por ogni kg. di p eso dd COI'.IJO 5 mgr. di wtru.cloroitu.leino. :;CJOiti in z() cc. ùi ucttua. Dopo L.J m' 1-2-3 OIE> si prelevano l\J cc. di sang~•o e s~tl siero si do:-;a. lt• so:%tmzi\ color·ant.o mediante appostto colorimetro. Norroalmonte ùopo lO m' non si ri;:;conua che il 7-5 % dt!llt~ so:;tanzu , cho scompare dol t.uLto dopo tm'or.a, montro n gli ep;>~ici la si può ancoro. dimo· strare dopo 22 ore. ''-· A tult~ ricerca sono state fatte varie obbiezioni: è stato osservatO che in opa.topa.t.io leggure si ha um\ più l unga potmanonza della sostanza colorante che non in alt.ro con gmvi 1(...-;iolll del puronchillla opat.ico; por ùti. nello cin·osi gravi. Ciò può trovo.ro sptu~az ionu mol~o attcndtbile m un'olimiua.zione componsatrice d ei r eni, the nollo gruvi lesioni opa.tiche tJ.:;:;umono, p"r quanto è posstbile, una. supplenza Iunzionalu. Bi:;ogna poi somprù t.onure presunte che, dati:: lo molt.opJjci funzioni del legato, in u11a uat.a eput.oputia una l'unzione può ~oro tw·bata. e l'altra. rostar0 non-n aie o quasi, cosi n cll'ittAwo catarn.~ole ò molto alterata. la. funzione eliminatri<:e ù e1 pigmumi e lo altro sono uor·mali, contrariamente a ciò che avviene nelle cirrosi o n oi ncoplasmi gruvi. Lll prova quindi può non essere corrisponçh;nte allu. gnJ.vità do1la lo..;iono <Jpatica. t\.nè hl:) i tessuti ~orbono Wla maggiore o minore quantitil. di .:;osttlnza colorant.e e ciò influisce sui risultati doll'esaroe. J3i;;ogna. infine tener presento che in tale prova hanno grande importanza lo cellula di .KUPFEit,rapprcil(.)Jltanti nel i eguto de l reticolo· endotelio, in quanto pare accerliata che sono e:,so che fissano la sostanza colorante, cioò hanno funzione cromopossicu., mentre la cellula L•patica avrebbe fmnione Cl'Omogoga.. Ctò prorncs;;o bio;ogna pur l'iC<)llosc,·ro che J' i ndt~gine ila sempre grande valore ed è un re!l.ttivo S<Jnsii.Jtle uolla di:;.funz.iono opt\tica., di[Jondente sul da 1esionc dl·Ue cellule epatiche, sia da. lc:;ione de lle ccllulo dt 1\:uPr'ER. H.icordo a.ncot·o. In prova doll'ind>\CO-cMminio proposta da HATIEOA.NU. Si iniettano n ei muscoli CLg. 16 a 24 ùi so:>tnnza colorante sciolta. in 20 cc. di acqua e si ricerCt> nella bdo raocola• col sondaggio duodeuale la. soswmza stessa, che nei soggetti normali cotop~u·c dopo 20m' dall' miezione e ra.ggiw1ge il massimo dopo 2·3 ore, menLre tale uliminazione non ha luogo o è molto nto.rdata nelle lcswoi di ffuse del pt~oronchiJUa. <:>pa ti.co e in tutte le fonue di iltero. Anello qui btsogou tonertl p.ro:;eotu l' imponauz!l. delle cellule ùi KuPF.ER, il cui bloccaggio (itt>oro da ostruzione, itt<-ro epato-tossico o sperimeuta.lmente ottonuto) ha. pur cl'ietLO WlU scompa.r:;a molto !unta della sostanza colorante du.J siero d el sangue.
779 Fì:TNZIONE E M00RA''UCA.
Il fog~to nella vita orobrionale ha funzione emopoietica, nella vita extrauterino. invece ha la funzione di dis~rugl.!ero in concorso con altri organi, gli eritrociti invecchia.t.i e fissarne il forru, come fis.;,a anche il ìerro alimentare. Questa p1·oprie~ò.. d t\ alcuni con:>iderata come pan.icolare fuzioml del fegato, funzione marziale, verosimilmente non è che un'altrt\ espressione d all'importanza. di esso come organo tìsf;atoru dei prodotti del rict\rubio. È fatto inolt re comune mente osservato che nell' insuffic ie nza epatica si stabilisce una discrasia urn l'l.Lica (sindrome di insutlìcienza. emocrasiufq dovuta a d 0ticiento fonna1.iono d i fi brinogono, per cui si osservano tutta unt\ serie di fonomeni, che poi scomp~tiuno con la riparaziono d ella lesione filpatica.. 'l'ra essi sono po:r·tanLo da ricercare: 10 11 tempo di coagulazione - I diversi m etodi proposti p er d eterminare il tempo di coag ulazione d el sang ue sono ancora i.mperfett.i, in quanto diversi fattori {tompen>LUI'>\, forma del recipien te dove e:;sa avviene, quant1tà del sangue, modo di pref(wurlo) possono infiuìro s ul f('nomeno. P tH· ciò. mentre i ri:>ult.ati o t.Le· nuti con divor,;i motodi no n sono fra loro paragonabili, s i pos:;ono invoco trutTe uti•i conclusioni dulie ricerche I>ru.tiCI\t.e con lo SW<~so metodo. Normalmente il tempo di coa.g uluzione col motodo VI.ERODT è di 9 m', col metodo !3i.rRKER è di 6·7 m', col mototlo AcRARD ~ BrNET, in cui si adopcmuo recipienti con olio di va.'òellina, è di lO m' . Nolle a ffezioni epatiche si ho. un prolungamento d el te mpo di coagulazione, che in alcuni casi è o.vvonuto. dopo 45·60 m' ( WEtL ), 13J::UNHARD cita in proposito un cuso di osteomiclite cronica., in cui in seguito all'estrazione di un dente si e bhe emorrag ia mortale; l'alteraLo processo ili coag ulazione del sang ue fu spiegato da unn estesa d egene razione ~:uo.i loide del fe-
gato.
·
.
2o T empo di emonagia. - l~ ricerca più significat iva e piì1 costante a manifestar.;i nell'epatopatia. ìSi d etermina con la prova di DoKE-WErL, che consiste noi pmticare mediante l'ngo di FnAN t:'KE w•a puntura. al lobulo d ell'orecchio e si raccoglie su carta bibula ogni mezzo minuLo il saogue cho fuoriesce. Normuhnmtto dopo 3 m' ces.-m lo stillicidio, mentre negli epatici dura molto più a lungo, persino !:lO m ' . 30 qualità d o! coE\gulo. - Negli e patiei il coag ulo non si rotrae, il siero separatosi è più g iallo che di norroa, indipendentemente dalla coesistenza di ittero, il coaugulo si spùzze tta ed in fiue s i drssolve dopo un giorno, ml'ntre nel sauo la dissoluzione uon si inizia prima eli una settimana. 40 Determinazio ne d el fibrinogeno. - Si può praLico.re col metodo refraLtoroetrico di LEE.NDEHTZ; si ha tiiminuzione di esso ne llo cinosi, noll'ittero du rit<>nzione (} cat.ar rale ed aumento ne lle malattie infettive e tossiche dol fegato. ln ultimo, secondo W .EIT. n cll'insnllìcienza epatica si ha ancora diminuzione d olio pia.'òtrine, il cui numero, che normalme nte si aggira su 220.000 per mmc., da ricerche praticate da. HRtrOr nella Clinica Modica. di Pisa, scese a. 150.000 in quattro casi di cirrosi atrofico., cirrosi biliare, fegato cardiaco, ru. di HANTI; a. 120.000 in 2 ca.<>i di m. di HANOT e c iuosi cardiaca e d a 100.000 in una ncoplasit~ epatica. Volendo però esprimere un giudizio sull'importanza di tali indagini si può ·ritenere cho la doterrnin!~zione d ell'insuJlicicnza emocrasico. d el fcgn.to non hu. quel valore assoluto che a tutta prima le si potre bbe assegnare, in quunto i fe nomeni che la camtt.orizzo.no cvmpu.iono alqlllmto tardivamonte e qui11di tale ricerca hu. valore clinico minore di altro ben provt\te per lungo. osperienza e più precoci. RrcAMOIO DELLA Cù i.I~ST~:IUNA.
Il f<•gato 1': l'o rgano omunto rio princ ipa le d l'lla. colesterina, la q11nle viene eliminata o come tale con la bile o p n!via :;cis::;ionc d <·gli c-wri colest.erini(\i, cioè crtt.«formnzionc d ello. cC>I.:;:;tl'rinu in ac;iolo cohliico, combirmzione di yum;Lo con ltl. tn.IIT·ina <' lt\ glicocolla eù cHmina zionc ::;ot.to ìormn, rli tnuruco ln.to o g Jicocolato di soda. C HAif FFARD pari!~ di un·ip!·r(·o l<•::;tl·riw•min. d a rit<'nziono di ongine e>p~tticn, che è Ct.r·u.ttcr·i~tica Jng li itt.c•·i da J·itonziono.
7SO
L'ESPLORAZIONF! FONZlONA.LE_DEr._FEQA.TO
C.Al'RA, nella Clinica di PENDE, so~toponendo individui a prove eli carico di co1esterina, è riuscito a stahilire tipi di curve colesterinemiche <ilvcrse, a seconda che il fegato funziona norma!monte, iperfunziona o ipofunziona. Somministrava n <.ligiuuo 4 gr. di cvl~stt:•·ina sciolta m :tUO gr. di latte ed indi determinava Il\ colest!:'rinemia prima della somministrazione e dopo mezz'ora, 1-2-4 ore. La cw·vu m'rmale em carat-terizzata da rapida ascesà e ritorno al valore a digiuno nella qUiwt.a ora.; la curva da iporfuuzione epatica era caratterizzata da mo<!ico innalzo.· mento rispetto a.l valore di partenza e ritomo 1·apic.lo ad esso nella terza ora; la curva. da msuflicienza funzionale epatica. era caratt.<::rizzuta da un modico aumento 1'ispetto al valore iniziu.Je, uumonto pm·ò progre:;sivo e che raggiungeva 11 mass1mo nella quarta o•·.a. RICAMBIO IDRICO.
Ricerche sp erimentali c cliniche ben condotte hanno stabilito che il feg&.to per un complicato apparecchio di interruzione nelle vene epatiche e forse per uno speciale ormone, prende parte import.mte nella. regolazione del ricambio idrico dell'organismo, st-Imolando la funzione renate escretrice dell'acqua. I metodi per saggiare questa. particolare twJZiono del fegato sulle modificazioni della diuresi e '!ul grado d'idremia che si stabiliscono nel soggttto dopo somministrazione di una <.lewrminata quanti~,à eli acqua sono diversi. Cos1 nella prova di ADLER aJl'individuo a cligiWlo t>i somministrano 1000 cc. di infuso eli thé e si raccolgono poi ogni mozz-oro. le urine, di ~ui si dewt·mina lo. quantità e il peso specifico. Nel soggetto normale tutto si elin1ina in 3-4 ore, come pure nell'ittero lieve o nella colelit-iasi. mentre nelle gravi cpatopatie e nelle metastasi eli tumo1·i si ha un ritarrlo nell'eli· m inazione ed una dcfìciento cap acità di concentrazione. In tale prov<~> se oontemporanea.mt)nt~> si determina. il numero degli eritrociti, si può anche , ·aiutare il grado di idrcruia. È ovvio che t.ale pt·ova prt>Suppone l'inwgrit;è. della funzione renale. Con la pr·ova t!i LANDAU e l:'AP al soggetto in esame a. digitmo e dopo conteggio dlli globuli rossi si iniettano endovenu 1000 cc. di soluzione fisiologica e si praticano dopo un quarto d'ora, mezz'ora, 1-2-3-4- ore conteggi dci globuli wssi; si ctctcrmina rosi il grado d'idremi<l provocata., cioè la. diminuzione relativa del numero degli eritrocit-I in un determinuto volume. lliei soggetti normali, come nell'ittoJ·o emo~itico e meccanico, l'idremia scompare dopo un'ora, mentre nelle epo.topatie occorrono 3-4 ore. Ltt- pro\·a non è praticabile in individui affetti da malattia. renale, da. ci.rtosi con ascite cd edemi. Ancora il valore della. positività delle. prova nei VL\&Otonici è infumato o limitato per l'inten·ento eli altri fattori eatra.nei. Alt-ri AA. hanno prop osto la determinazione del grado d'idremia. mediante la valutazione del cont-enuto p eJ·centutlle eli emoglobina come indice deUu ùiJ.uizione del sangue, ma taio metodo colorirnetlico p er IE:gget-e oscillazioni non dà risultati sicuramente attendibili. R :\.I'OPORT in una. serie di ricerche su soggetti sani, epatici e su animali ricercò le alte1-azioni chimico-tisich~ che si producono nel sangue dopo un carico di acqu11, determinando Je modifica.zioni della. ,-elocitè. eli sedlmentazione degli eritrocit.i, essendo stabilito che questa aumenta con l'aumento della. cliluizione del sangue e diminuisce con l'aumento rlell& densità cii esso. Per tale ricerCI\ adoperò il solito metodo di WESTERGRE~. Al soggetto venivano somministrati gr. 1500 eli acqua a digiuno e cile be veva in m ezz'ora.; si determ.ina.va la velocità di :redirnentazione prima e 40 m'dopo ultirnatrt l'ingestione deU'o.cqua. In 115 soggetti sani i due valori furono identici oppure presentarono a.l~rae z!oni del tutto insignificanti. In 21 cpatopazienti invece i due valori ottenut-i furono differenti: in 5 lo. differenza. non fu molto sensibile, mentre negli altri fu a.bbastunza accentuata ed in un caso di siiilide epatica raggi unse il valore di IS mm. nel senso dell'aumento, mentre in un caso di cirrosi ipertrofic.a la differt>nza nel senso della. diminuzione fu di mm. 66. In 2/3 delle osservazioni la variazione fu nel senso dell'aumento della. velocità di sedirnentazione, in l/3 nel senso della diminuzione. ldent.ico risultato dettero ricerche su cani in condizioni normali e con lesioni cputi<"he sia con avvelenamento da. fosforo, sia. con legat·•ra. del coledoco e consecutivo ittero da. Ptasi. In tutte queste ricerche si presuppone l'integrità della funziuno renate. P e rtanto, pw· con le dovute riserve, l'A. conclude sull'importanza pro. t ico. della ricerc'~ per la. diagnosi di alterll.ta funzione idroregolatricf' del fegat<~.
t L'ESPJ.ORAZIONE liUNZIONALF. DEJ, FEGATO
CoLLOlDO -
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REAZIONE Dl TAXATA.
È basa.tà sul pri.nripi<> che in presenza di so;;to.nzt' proteicho la. soluzione <.li sublimato produco col c<~.rl>ouato 01 souio unn. soluziontl colloidale di ossido di m<'!rcurio, che- con la fuc:siua s i coloru. in uzzuiTO·viola. 1n conùizioru patolo· giche del mezzo si ha tlo<•culttzione- del terreno o un cambiamento ili colore. JE~·ZllE R., della CUruna m edica di Basilea, ha sperim~n~to il suo comportamento nellA affezioni epatiche ed f. venuto t\lla conclusione che essa dà. risUltati attendibili: i.n tut-ti i casi di c irrosi si è avuta sempre tio(·culazione con intensità pro· porzionale allu. gto.vità. della malattia. E&"Sl:~ e legata. all'aumentt> della fraz10ne globulinica del siero o del liquido ascitico ed è generalment-e positiva nei CliSI di gravi lel'ioni d<:l parend11ma a patico. P erò 111 coesistenza di altre malattie (per ca. nefrite), che turbano la compo~·izione del siero, toglie ogni valore alla reazione. Procedimenti p et• esaminare la. funziono del fegt\tO in rapporto al ricambio dei grassi, dello zollo e del teno hanno valore pn1.tico Jilrut·ato c molto ctiscus..<!o, il che, almeno allo st<l.to uttunlo dello nostre conosceuze, dispensa dal trattare di essi.
CONCLUSIONI. Dalla disamina dei vari procedimenti di esplorazione funzionate dt:>l fegato, procedimenti nccessariameni.e molteplici . in rapporto a!Ja molteplicità ed importanza delle funzioni dell'organo, risulta anzitutto che in molte funzioni del fegato non si può escludere l'i.ntP.rvento e la collabot'a.zione di ultri organi, onde in ca.c;o di lesione ili esso si stabiliscono dei compensi, che non sempre permettono eli mettere in evidenza un'insufticienzA. funzionale del ft:>gato e che quindi può re!<tare fino a un certo punto lnU>nte. Co!'ì il ricambio della colesterina e dello zolfo è notevolmente inbuenzato df\i suneni; anzi CASTELI.INO in rapporto ad altri sil1tomi: ipotensione arteriosa, ipostenia muscohue, ipoglicemla, melanod~rmia, ammette una si.nergia epato-surrenale; i saggi della funzione proteica e quello della funzione idroregola.trice sono subordinati all'il1tegrità della funzione renate. l risultati positivi o negativi ottenuti con una determinata t·icerca non sempre permettono di tWlmettere o escludere un'insufficienza dell'organo in quanto cne, per la complessità funzionale di esso, può accadere che non tutte le sue funzioru siano contemporaneaménte ed i.n egual gra<io alterate, ma solo parzialmente, onde può darsi che la funzione biligenetica sia lesa più dell'uropoietica e glicogenetica e vicevel"sa. Tali dissociazioru tunzlonn.li, già ben conoreiute in patologia renale, debbono, su.lla base di fatti ormai bene accertati, essere ammesse anche ndln patologia del fegato. Necessità quindi che l'esplorazione funzionale di esso sia indirizzata a saggia.rne le v~~;rie funzioni. I.a complessità e la difticoltà della ricerca non sono ragioni che debbono prevaler~ e consigliare quindi limit.aziorù o riduzioru. Bisogna i.n ultimo tener presente eh~ la cellula epatica, a protoplasma altamente ditterenziato in rapporto alle sue molteplici attività biologiche, è ìacilmentR lesa in ogni infezione. in ogni intossicazione, in ogni distw·bo di cu·colo. Tali lesioni a volte sono leggere, tacilmente ripa.rabili ed è la piccola insufficienza epatica che in questi cas1 si stabilisce, altre volte l'offesa alla cellula ep atica è ma&:iiva e brutale 11 ei avrà la 1·apida soppressione funzionale di tutto il tega.to, oppw-e sarà lenta ma progt·essiva e l'elemento nobile dell'organo sarà sostituito da tessuto scie· rotico: ei stabilisce così il quadro grave della grand~ insufficienza epa.ti~a.. Tale i.nsufticienza funzionale, almeno nelle prime manifestazioni, non è sempre 1·ilevabile all'e$tlme clinico, che di solito dà sogni appr<>zzabili nei gt·ndi avanzati dell"aiiezione. Solo l'esplm·uzione funzionale dell'organo nelle sue mo!t.eplici manifestazioru può dare ragguagli attendibili e precoci, che permettono un giudizio diagnostico sicuro e l'attuazione di un'adatt.a terapia, tanto più effìcac~e, 'lua.nto p iù tempe-st-ivamente impegnata.
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L'ESPLORAZIONE FUNZIONALE D P!L FEOA.TO
RIBBLIOGR AFIA, ALZONA L. La junzione clel fegato nei carrHopatù;i in,rtagdta con laJcurva amm.ino-acidemica. ?l{inerva .M.edica l U30 n. 51 . BERRETTA F. P. L'insufficienza ept~ticc' nella febbre tifoùle. Accwlemia mcilica ùi Genova, 15 ottobre 19::10. BRuor A. Con.trilnl4o chiutico alla sindrome ll'Ùlttufficien-:a emocla.aica del fegato. Riforma medie>~, LS)26, n. 9. BiiTTNER H . E. und. NF.UHAU!> R. Der v erlaul der Blutzuckcrlmrve nach LiivulosebelcUJtung und IJeine Bedeutu•I{J fur dic funktionellc Lebcrllutgnoslik. Zoitschrift. fiir die gesamte exporimentolh~ ì\[Qtl izirl, Bol'ii11, Dezemb(~r· 1U3l. DELL' A CQUA G. Prove fun~ionali del legato con spr.cit'le rig·ur,rdo alla prova del galcUtosio ed alla crornocoloscopù,. La Clinica .\ledi c>\ Italiana, 1!J:!S n. l. Do)UNJCI G. e Or,IVA F:. Nuo ve e-~perien~e s ull'impie7o tiell'n.cidosi p er l'esplorazione funziOitale del fegato. Att.i R. Ace. m edica di Tol'in.o, 10 lug lio 1931. Do~IINlCI e RosmTTO. TAL determinazione quantitativa dell'n.cido lattico nel sangue in condizi<mi normali c patologiche. R. Ace. medica. di Torino, 17 luglio 1931. 1\ucuEr,t F . - SplenonwgaJ.ie cmwli-t1:Chc. Rdazione 25o Congt·esso di Medicina intorna., Pozzi, Roma 1929. PENDE N. Trattato sintetico di Pt~tologia e Clinic~ mcrli('a - Vol. 2 0 Principato, Messina, 1928. PEl'ERS F., HEINtCKE E . und DE L'E<;PT ~E. - Uber eir~e klinische Metlwle cler Leberfu.nktionsprufwtg. Zeitschrift flir dic goso.n t.e ox p orimontcll€1 ì\Icdizin, nerlin, jwli, 1931. PoRAK R . Le,.q syndromes endocrinien.9. Prc face H Roger, Doin., Pal'is 1924. RAPOPORT :M. Die Was.9erbelastung (1./.s cliagno.sli.~che Ji'1~nktion.~pmbc der Lebe-r. Zeitscrhift fur die gosu.mto ex pel'imento!le )fcdizin . Borlin, Oktobor, l93l. RIVOLTA C. Guida metodica all'esa1ne funzionale degli organi intemi. Milano. SEELIO S. Experùnentell klini.9che Unter<J'UChungen an Leberkranken , zugleich ala Beitrag zur funktioneUe Pathologie der Leber. Zeit. f. die gcs. oxp or. l\1edizin, I uni, 1931. SER GENT E . Traité de pathologie médicale. XII Foio ot pa ncréas. 1\1aloine, P aris, 1923. TAR.SITANO A. La glicemia diffcrenzwle capillaro - venosa nelle malattie del fegato - la riforma Medica, 1931 n. 39. TOSCANO c. - Sui rapporti fra chetonemia e stato funzionale clel fegato. n P oliclinico. Sez. P rat.. 1932 n. 9. ToscANO C. Sulle variazioni della chetonernùl nelle affezioni epaJiche . I1 Policlinico. ~ez. P al't. 1932 n . 2. VF.:RATTI E . Patologia generale. V o.llardi, Milano 1930.
SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE GABINETTO DJ THAUMA'l'OLOOIA
Di rettore de l Gttbinet.t.o: do t.t. A. l\1.<\T,ICE , mnggiore medico
MECCANIS~fO
DI PRODUZW~E, SINTOMATOLOGlA E COMPLIC:\ZlONI DELLE FRA.TTURE DELL' ETMOIDE, ESCLUS~~ QUELLE DETERMINATE DA COLPI D'ARMA DA FUOCO Do tt. Guido Rosa, capitano medico
I traumi dell'etmoide sono stati poco studiati, perchè, in genere, sono conco· mitanti a lesioni g ravi e complesse d ei tessuti molli e dello scheletro della testa., per le quali la lo.-,ione etmoidale pa.ssa inosservata o assume una importanzadel tutto secondaria . Aggiungasi ch~> , anche se isolati, sono sempre di diagnosi piut· tosto del icata e dillicile. La mancanza eli uno studio dettagliato e completo sul· l 'argomento è forse, principnlmunte, ùa attribuirsi alla loro gra.nde rarità. Noi più recent.i trattati dì traumatologia, di chirurgia clinica e <li otorinola.· ringoia.t.ria, i tali t\ni ed osteri, si t ro va no appeno. vaghi accenni ai traumi dell'etmoide: la letteratura in genere, e noi rig uardi della casistica e nei riguardi della. patogenesi di tali le.'> ioni, è piut&osto scRraa. Negli ultimi anni soltanto sono stati studiati alcuni casi clinici di tmmni d e ll'etmo ide e si è cerca.to di portare un contributo più o meno comple to a llo studio di ossi. J\ia so la scarsa frequenza e le difficoltà. d ella diagnosi non hanno consen tito uno studio dettagliato di tali losioni e ne giustificano il relativo scarso interesse dal punto di vista a nntomo-clinico, altrettanto non s i può dire se esse si consi· d era.no da ~m a ltro punto di vista, quello cioè d ella facile possibilità di complica· zioni, principalmen te di quelle infe ttive. RICORDI ANATO~llCI .
Non è superflua la premessa di alcuni ricordi di anatomia topogra.fìca dell'et· moide, p er avo.r e presenti i numeros i ra pporti di esso con altre parti dello schelet ro e con cavità d e l cranio e d ella faccia. L 'etmoide si articola con ben undici ossa.: col frontale, con lo sfenoide, con le o!'lsa· palatine, con le ossa nasali, con i mascellari superiori, con Le os-sa unguis e col vomere. Esso è in r apporto con la cavità orbitaria, la cui parete interna è in pa.rte formata dall'os planum o lamina papiracea.; con la. cavità. cranica, per mezzo d ella lamina cribrosa>, e con le fos.;;e nasa.Li, concorrendo a formare parte d el setto e d elle pareLi laterali p er m ezzo della lamina ve rticale e delle mas.'Je laterali. Soprattutto import.anti sono i rapporti dell'etmoide con la cavità cranica. A tc~l proposito basta ricordare che la cavità cranica è sepa~at.a dalle cavità nasali semplicemente daJ.la lamina. cribrosa, la mina di tessuto osseo compatto, sottile e fra-g ile, attraversata da nUtnero.'li fori, per il passaggio de lle divisioni d el nervo olfattorio, d elle ramifica· zioni delle arterie etmoida li, ùe i vns i linfatici e dei sottili prolungamenti della dura madre. P articolare importanza ha la fessura etmoidale, occupata da.un prolunga.· m ento d ella dura madre che, a l di sotto d ell'orificio, si continua. e si confonde con la membrana pituitaria. Olt,·o i SUJ'l·icordt'\ti rapporti di seda, di continuità e di contiguità, hanno valore le correlazioni e lo conne:;.sioni linfatic ho tra la ca.vità nasale e quolln. endocranica, attraverso l'etmoide.
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1\U~CCANISMO
DI PRODUZIONI!:, SDITO?rlATOLOOlA ECC.
Dagli studi di Sobwa.lbe, Axel K ey, e Retzius è sMto rilevato un ve~ e proprio sistema di canali linfatici della pltuitarit~., che t;Ì continuano, attrave~'SO 1 forami de lla lamina cnbrosa, direttamente con l'arucuoide. • Questi canali .linfatici sono da. considerarsi dei veri e propr1 diverticoli d oHa cavità aracnoidea e subaracnoidea. •. (Testut). Le correlazioni linfaticbe tra le fosse nasali, le collu.le etmoidali ed il contonuto endocranico, ci spiegano la facilità di propagaziolle di processi infiammatori dali~:~ fosso nasali e dallo cavità et.moidali alle meningi ed al cervello. MECCANISMO DI PRODUZIONE DELLE FRATIURE DELl'ETMOIDE.
Quanto è stato precedentemente detto ci sembra sufticiente a. dimostrare l'importanza che debbono assumere i traumi dell'etmoide. La scarsa frequenza di tali lesioni ne giustifica egut\lmente l'interesse, per l'eccezionale gravità del decorso e la. gravità delle complicazioni immediate e ltardive. Le lesioni traumatiche dell'etmoide sono costituite dalle fratture, siano esse prodotte da colpi d'arma da fuoco, siano esse prodotte da altri aganti. Le fratture dell'etmoide determinate da colpi d'arma da fuoco non sono isolate; esse si accompagnano quasi sempre a fratture della parete estema o superoesterna dell'orbita, a grav1 lesioni dell'or bita, interessando spesso le masse Jat~rali di ambedue i lati, come ebbe ad osservare il Citelli durante l'ultima guerra. Più frequentemente però sono unite a vasta distruzioni dei tessuti molli della faccia e dello scheletro della faccia e del cranio. Rammentiamo inoltre le imponenti distruzioni della base cranica, soprattutto d ella. volta orbitaria e dell'etmmde, prodotte da. colpi d'arma da fuoco, tirati a scopo suicida, nella regione sopraioidea. Nel Museo di 'l'rauma.tologia. della Scuola di ~anità Militare di l< ii·enze esistono alcuni pezzi anatomici, molto interessanti, che illustrano il decorso di tali ferite d'arma da fuoco e le distruzioni dei tessuti molli e dello scheletro d ella testa. Nel maggior numero dei casi la lesione Ot;SOO. interessa principalment~ l'etmoide e le volte orbitarie. L 'etmoide è ridotto a piccoli frammenti della. lamina perpendicolare e delle masse latex·ali. Si tratta evidentemente, in questi casi, dJ pw·e e semplic i curiosità anatomo-patologiche, per· chè la morte immediata è la conseguenza. di tali ferite d'arma da. fuoco. Le fratture che bisogna prendere in particolare considerazione sono quelle detenninate da altri agenti, che non siano 1 colpi d'arma da. fuoco, specie quando la._ frattura dell'etmoide costituisce o l'episodio più importante o l'unico episodio traumatico. In che modo e con quale meccanismo si producono le frattw·e dell'etmoide? Da quanto risu.lta da.Jl'osservazione clinica e dai risultati delle ricerche sperimentali (tra.ttw-e sperimentali della base cranica, propagate dalla volta) si potrebbe concludere che esse possano determinarsi: a) per azione diretta dell'agente vulnerante (frattura diretta); b 1 per propagazione della linea. di frattura da. ossa. vicine - fratture della volta cranica e aelle ossa. . nasali propagate - (frattura indireua). FBAT'l'UIUI: DIRETEE.
Le fratture ditette sono possibili soltanto per quella.pa.rte dell'etmoide che, per la sua sede,, può essex-e colpita da un agente vulnera.nte, che produca o meno contemporaneamente lesioni di alt.J:e parti dello scheletro o di altri organi. A tale proposito sono molto interessanti le OSStJrvazioni cliniche d ellfabroni e dei. Bombelli. Questi Autori hanno riferito su tre casi di frattW'a d ella lamina pa.pu·acea dell'etmoide, di cui due causa.t• dal punLaJ:• di un ombreUo ed il terzo per l'urto della faccia contro w:w. canna di sambuco, in seguito alla caduta da w1'albero. Qualche altro caso tlllalogo si riscontra nelJa lettet·atw·a medica (tra cui WlO descritto da Gay e Arloing, prodotto dal dente di una forca da fieno) ma è logico pensare come qualunque istrumento, più o meno appuntito, possa ledere l'os pla.num, sia accidentalmente o a scopo òelittuoso, sia che la testa urti direttu.mente contro l'agente traumatico. l:ii tratta, in altri termini, del meccanismo analogo ad altre fratttrre, come quelle della volts. crw.uca., che possono determinu.rsi rklpettivamenw p er l 'azione dt~li ·~ente
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vnlnrmtnto in moto sulla to~tn. o per u rto ololla. testa contro un corpo solido o rosìst.f'n tc (Jtt:l.ls iMi. N'olio frattnro rlell'os plannm, q•mlnnctuc ;.in l'n.~ento d eterminante e In sm~ fM mA., si tr11.tterl\. sf.lmpre r!i frat t.nro' o.spo:;.te, <:-~«Anel o inter<'s.sati i tes.<>ntì molli corrisp ond1m t i :tl m'\rgino orbit;1.rio inferiorn o C( u :llli •hll'angolo interno d ell'occhio. Sc> la fon'\ viva d~ll 'a.gente v nl nem n to ?i scn.•·.'<a, s i avr·à soltanto la lesione rlella. la mina. paoirM'l!l.: se invece c~,;a è pintt0>to elrw·~tn, ~<i avrà insie me anche la rottnra rl ella frcv~ili.:;.;;im9 p.l ret.i de lle CP.llule etmoid t~.l i. Si può facilmen te irnma.a:in;tre llolt resì com~ nn corpo molt>O ~•ppnnt.i to , fornito òi buona. forza di penetrazione, con direzione <lA.I b!~"l'>O in >\lt.o e d a ll'est.orno a ll 'interno, possa ragg itmgere la IA.mina c ribrosa ~. n.ttrav<'~rso 'lne'< ta, p onotr·Me nc ll n. cavit.iL c ra nica. I nclip:mdon tA m')nte rl:1 flnesta po:;-;;ibilitll. è •la tonc>r presen te che nello fratturo <if'll'os pla num. t!Pt'lr'm in n.te sooon rlo il mOOCt\1\i'lmO rli azion~ in a vanti d escritto, si può pro•lnrro la. fmtt.nra d•)lla. la mina. cri bmc:R.con il mf'Ccanis mo de l contraccolpo. A tale o•·opo~i to è molto importl\nto il ca.so d.()! Bombelli in cui si ebbe insieme frattu ra. J ollr\ l>tmin·l. pq,pir·.tc J<t l'l rl.clln. hl.mÌnll. Cr'ibro;m.. Qul'.<>to autore. non n.va n':lo ri l·~vM.o A.lcun t r'>\mi te diret to t ra i dr1e focolai di fr·attum, g iu'ltn.m?n tR d o,.nn'!O c he h fr,\ ttlll'n. dolht larnina c ribrosa. non poteva. esSflrfl stat-a oro•lottn d ir1~t.t~\mon te rlA.I merlosimo agen te vnlnera.nte. che a.vf:IVB prod ot.to f1uella rlel1'0'1 plm1nm. Riffli'On! lo~i a llf:l o>.'<lllrV>tzioni cliniche fl agli studi sperimon tA.li eli 11.l t.r·i Autori. il R'lmh•'lli conclusfl cho il mqcca.nis mo di azione, capace rli s piegA.ro la. n n.t.n rl\ d elho l.esiono. d ovo,:;so eS.'Ii)t'C solo q uello d el contraccolpo. Pe rc iò. per a ziono d irM.t.a.. si hanno fr·a.ttur{'l rle lla lamina po.piracea e d elle ce!· l nlo e tmoida li. sole o n.'!~o~ill.to a q n~lle d olla. htmina crihrosr~. Que::;ta di!'!tinzione potò, se ha vrl.IOr A rla l p11nt.o di vi<;ta. mmvn<mto a natomico, n A ha uno relativo dal punto di vis tn flol 1l:>co r..,o. rlello co•nplic>l.Zioni e do~l i esit i. Ne l primo caso (fratture dflll'o<~ pla.nnm e cielle cnllulo otmoitln.li ) ili tratterà di lesioni che sono >~icuramente al di fuori tlel contonu t.o cra nico. ne l soconùo CO.;jO può A. versi, anzi s i hn d'ordinario le;;ione d ella <lurA. rna<lr" . N~ l l 'u n cn;;o e n ell 'alt ro p <:>rÒ l 'impo r·t,\nza e l'interesse principalfl sono d ati 1hlla fn.cilità. con cni s i cloterrninm1o prOCPt<i'i settici menin~"'i e cerebra li. più 'lhe rlnl h1. :o.Plle. d•\l!a e;;tertsione d.~lla fnotturu. stessa. e dalla pos.~i bilit.;\ di intores'lare la dura mcninge. 'FBATrURE INOIR'F.TTE .
S i fn.rà u na e"'po<~i'liono piu t t.osto brovc dolle fr.:1.tturo indir·ottc corno quollo cho vengono, molto rttrtl.mr n t.o, a ll 'o,:;sorvazione clinica o a rprell ttanatomo-pntolo~ica nei così frequen ti t ranmati:imi cranici e fMCÌt\li. La ~ca.r;;n. frequenza. doI lE~ frattnre indir·t~tto, imtdiato d n.lla volta cra nica. è d a attribui rsi principa lmen te ad nna. condiziono di f>\t.to Ana.t.o mica.. 1 É noto che l'etmoide concorre a lla fo rma zione di uno d ei punti di mag!rioro rosistenza. d r)ll'ovoi,le crn.nic>\. d el pila<>tro a n teri ore o fl'ont.o -etmoidale. Quindi, per urt i de lla voltR. c ra.nica (ro,gione fronta le ) la. lin0>1 rti frattura orrtinariamen te daiiH. sf(urvn!l. dol fron tA.Io. ><C~ttonrlo la vol ta orbi ta.ria, <>i estende fino n! forarne o ttico o a lla fes'Jm a sfeno·s fonoida.le. Noi trauml\t.ismi di m>l.~gioro inten..c;ità. la linea di fratt\ll'a P ' l Ò oltropa_"qaro tale limite ed eswnrle rsi in sonso antere-posteriore fino a ll 'occipite (frn.ttma. pa.ro.mediana della ba.'!e). Questo non d imostra. in modo 1\"'"oluto, che le fe>~.c;ure clelia. volta cranica deh· bn.no neco;;~>\ri,~.monte ir-rit.diarsi o.lla ba">O. seguendo l ' in terpi lastro fronto-sfenoidala: q11alche volt>l\' . ln. linP!l. eli fra.ttura se·.?;u9 un d ecorso A.t ipico. Sono stati d escritti d ei casi rli frattun\ d el fr·on tn.le irr.\ rJiA.tfl. a lla la.mintt Cl'Ìbrosn. rlAll'etmoide non solo, ma sono stati a nche illustrati d ei re pflrt i a natomo·p>l.tolos:ioi di fratture propagn.te dall'occipite a lla. fo~sn. c rt\nica ante riore, con intores.'!amento d ell'etmoide. Nei rlue ca.'>i òi Quénu o Tonon. in uno la lin1~ •li fmttura. pa ramorliana. in avanti inw re-'I.Sil.VI\ la gwndf\ d ell'etmoi(l e a finiva. a ll'o.pofisi crist:.agalli, nell'l\ltro seguiva il bordo d estro d ella lnmina cribrosa. Sono stati p u re rle.'!Cri tti doi eMi di frattm·a t msversa d ella lamina cribrost\, por irradia zione 'lOOOnda.rin. d n. nno clo~rli in tarpiiA.Stri fronto-sfenoida.li. Il dato u.natomico rlolla mag~i ore resistenza d el piiAAtro anteriore, per il quale In.'!linea di frat tma si propagi\ <li solito a lla bll.<~e. seguendo il tratto osseo tra. esso ed il piiMtro orbito-sfenoi1htlo. è in contra~{rliziono con i dati pw·amente teorici d el meccanis mo d elle frat t u re della baso cranica per contraccolpo.
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MECCANIS JII O DI PRODUZIONJ;, SL.'<TOMATOLOCIA l!: CC.
Secondo il concetto di Saucm·ottc, Snbouraut t?.d a ltri, pnru,r.:onnnte il cra nio ad uno sforoide, da un punto colpito d ella volta s i propaghcrcùbo una scos.~a uniforn1e a tutte le pareti; di queste si fratturercbbcro a dis tanza i<nltnnto i punt i mPno !'E's istent i, come se fossero colpiti òirE't.t amC'n tl'. • Qu«?sti punti di minore resist<'nza sono specialment.e le bozz.e orbitnrie e IR la mina crib rosa <IPil'et,moidc • (For~ntc) . Si dovrebbero ammt?ttere perta nto fratturo eh, Ila lamina cl'ibrosa pe r un niC'ccanismo di contraccolpo, senza che vi fosse alcuno linE'a di propo)!nzione dalla volta. La teoria del contraccolpo. pPr spiegare le fratture isolate dci la lamina cribrosa rlell'otmoide, per urti sulla volta cmnica, !;(>Condo il conccttn di SnucProtte c Sabouraut, n on solo non è dimostrata da sufficienti dati sperimC'n tali e fisici, ma non è neppure corroborato da tllcuna casistica clinica. Si è quin<li nc·l campo delle ipotesi che per giunta, in alcuni punt i, sono in contrasto con doti anatomo·fìsiologici. generalmente ammessi. P f'r quanto si riferisce alle frntt.ure ind irctt.e d cll'rtmoidc por propagazione di linee di fratture dalle ossa nasali, gli Autori ne nmmcttono la p ossiùilità, nlmcmo nei traumatismi violen t i (Huot): m a le piò scrn pol<>sc ricerche fatto nella letteratura m edica non hanno dato l'Rito a d alcu n caso ò ci'Critto d el grncre. Deve trattarsi eviden temen te di even tualità eccezionolmPnte rare. Kon bisogna dimenticare che l'etmoide è profondamen te situato t'd nbbastmw.n prot.d t o d n Ile nlt.r e Oi'-"U della fnecia. e d el cranio. P er In suo stf'sro posizionc offre ai trnumaf ismi nasali un bersaglio piccolissimo, costi t uito dalla lamina perpend·icolare, disposta in senso sagit· tale, e dalle masse laterali, bf'n protetto dai mnscf'llllri C' dnl frontale. P erchè la. frat tura d elle ossa na..c:ali possa propagarsi all'etmoide è- necessnrio che il t.rauma.tiemo sia di eccezionale violenza e d etermini lesioni molto estese delle altre ossa. della. faccia e del cranio. Delle fratture indirette d ell'etmoide quind i bisogna. prendere in mal!t,'Ìorc, se non in unica considerazione, qt1elle propagate dalla volta cranica c precisamente da.l frontale e dall'ocoipitale. Le altre p ropap:ate d a lle ossa nasali e q uelk prodotte con il mcccani!'imO d el contraccolpo, se t,eoricamente possono anche avct-si, non hanno avuto alcuna conferma clinica e sperimentale.
SINTOMATOLOGIA E DIAGNOSI. FRATrURE DIRETI'E.
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Non è facili' t racciare un fllladro clinico, Ria puJ'(' scm plic<'monf<' schC'mat.ico. delle fratture dirette d ell'etmo ide, data la scarsa cARist.icn. ed i sintomi rilevati poco chiari.In queste frnttt1re p ossono essere anzit utto di guida In forma d ell'agen te vulnerante e la sed e della lesione. Lesioni d ei t.essut.i molli !<Ottorbi tnrii, dell'angolo interno d cll'occhio, prodotte d a ngen ti traumatici piò o meno nppuntiti, debbono !>empr<' fHI'c sosp <'ttor(' c he siano state interessate In paret<' interna dell'orbita e la lamina pnpiracen d e ll'etmoide. La specillazione cauta del fondo d ella fm·ita . con la percezione discontinuità nell'osso sottostan te, può essere ut.ilissimn n fornirci dot i !;'icmi. L 't>pistassi unila.torRle è anche un segno da pre11dcrsi in gronde considerazion e. I mmediatamen te d op o il trnumn si ha. d'ordinnrio una emorra~a nasale bilat.cralo; ma la persistenza di e.<:Sa da u n solo lato d eve l'f'SCrE' tenuta presento, perohè è espregrione di lesione d ella pArte alta della fossa naF.~I!e di q uel lato. La comunicazione sta.bilitasi tra fosse nasali, cavità orbit nria e tE'SS11ti molli periorbitnrii, dPtermina in qm-st-i la p t?notrazionP di a l'in. ~i ha coi<ì il consecuti vo formarsi di enfisema sottocut-nneo, che per lo pi'b è distribuito alle p alp<'brc e a l dorso del naso, ma. qualche volta può ragghmgero diffusione pin ampia od t'St<'ndf'rsi alle ~n1ancie e perfino n l collo. Oltre che dalla insorgenza dell'enfìf'ema sottocuta neo, pii't o mPno difì'uso. se tale sintoma manca, come può man care (t.rovando l 'aria )a, sua, libera via di uscita attraverso la disnontinuit,à dei tegumf'nt.i ) In comunicazione tra cavità nasale e la ferit.a. cutanea, attra.v erso la !t?sione rlcll'os planum, può mE'ttersi in evidenza, prat icando caut.amen te una irrigazione antisettica della fcrit.n. Il liquido di lavaggio s i vede così fuoriu scire dalla narice corrispondente al lato colpito. ·
lllfl!CCAXIS MO DI l'ltODUZIO~E, !>l.N:J.'OMA'l'OLOGIA ECO,
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Tn tutt,i i casi non d cvfl tra.~;curami l'esame radioj'(rnfi~o, che, da. solo, in 8t!Sen7.a. di altri sintomi o, quando In sintomatologia obbiettiva. non è chiara, può mettere in evidenza la lf's ione ossC'a . In gl'nere, A.lmeno pf'r quanto è riferito sulla sintomatologia. presentate. dai pochi casi descritti nella le tteratura, i precedenti segni, tutti o in parte, non man· cano mai e sono sufficienti ad una esatta diagnosi. Lo st.esso non può dirsi quando contempor8.Ileamente esiste lesione della la· mina cribrosa, d eterminatasi o per azione di retta d ell'agente traumatico o col mec· canismo d el contrnccolpo. La partE'cipazione della lamina cribrosa al processo t.raumatico ckve essere sempre sospettat.a nelle ferite d elle regioni malari e del· l'angolo inter·no de ll'occhio, con frattura dE>lla lamina. papiracea. In un primo tempo può mancare Qualsasi SE'g no che fa<>cia anche lont.anamente pensare all'esistenza di una lesione de lla lamina cribrosa. Possono aversi semplice· ment.e i segni clinici obbiet.ti.vi rilevati, allorquando il trauma ha interessato il solo os planum. Ciò si verifica in genere , quando non sono lese le meningi; in questo caso invece due sintomi di indubbio valore per la di~osi e p~r la prognosi debbono essere cerca ti e valutoti: la fuoriuscita di liquido cefalo-rachidiano dal naso o la. presenza di sangue n E'l liq uido rachidiano estratto con la. puntura lombare. La fuoriu!<cita più o m eno abbondant.o di sangue dal naso può occultare il flusso relativamente sca rso d el liquido cefalo-rachidiano. Quando l'emorragia nasale ò cessata o diventa scarsa. e persist.e invece scolo sieroso dal naso, con provenienza. dall'al to de lla volta. allora f> ben chiaro che si è in presenza di lesioni della lamina. cribrosa e d elle m eningi encefaliche. C'erto non bisogna aspettarsi la fuoriuscita di liquido limpido. cristallo di rocca. che abbia tutti i caratteri fìsico.cbimici del liquido cefal o-rachidiano: se così fosse, la dia~osi emergerebbe chiara. e sicura.. li liquido cefa lo-raC'hicliano si mescola a.Jie normali c patologiche sierosità prodotte d a lla mucosa p it uitaria ed ai liqnidi, essudati o trasudati nel focolaio d i frattura. Ciò non significa però che esso debba perdere assolutamente tutti i suoi caratteri. Va p ra ticato per c iò, in tali casi, un esame chimico molt.o awurato, che, mettendo in rilievo d elle offi nit.il. sost.an~>.i ali di tale liquido sieroso con quello normale cefalo-rachidiano (t=;c arsa albumina, molto cloruro sodico) può fare escludere og ni diversa interpretazione. Non d eve trnscurarsi la punt.ura lombare; anzi quest·a deve essere praticata sistematicamente in tut ti i casi di frattme dirette della lamina papiracea dell'etmoide. Bs.~a è di g rande aiuto per confermare, non per escludere però in modo assoluto, l'interessamen to della lamina cribrosa e d elle meningi. Sul valore dia gnost.ico e su quello curativo (Quénu) della puntura lombare n E>lle fratture della base cranica si è detto e sì è scritto molto, specie da Autori francesi. 8 0nza volere entrare in meri Lo a l suo valol'e tern.peutico, innellabilmE>nte, come nelle f ratture de lla b11se nraniea in gf'nE'r,.., in quelle d ella lamino cribrosa ha indiscutibile v nlorc dinf..>nost.ico. Perciò in ~;imili traumi essa non va mai trascurata e bisogna ricercare le alterazioni d el liquido spinale, soprattut.to n ella sua composizione ci· tol o~ica., p t>r la presenza di e lementi corpuscolati della serie rossa.. La presenza di traccio minimo di sa ngue. escluso, ben s'intende, quello proveniente dal pa~ggio d ell'ago attraverso i tessu t i m olli d ella regione vertebrale. depone sicuramente per lo int.eressamento della lamina cribrosa e d rlle meningi. Poco ci si può attende re d all'esa me radiogrofìco, data la sede, le dimoDEioni e la forma rlf'lla lamina cribrosa. QuE>sto non vuoi dire che tale sussidio diagnostico d ebba essere trascurato: spesso ptrò fornirci dei dati certi e risolvere, nei casi dubbi. OS!ni questione. Riassumendo nelle fe rite sottorbita li e dell'angolo interno dell occhio, prodotte cl A. corpi di forma allungata e appuntit.a (punta li di ombrello, forche da fieno, pezzi ili lc(!nO, ecc.) biso~a sempre prospet.tarsi la possibilità ifj fratture dell'etmoide. La lesione di una parte di questo (lamina papiracea) può essere rilevata da vari s intomi: sintomi. direi qmlsi, generici d e lle comuni fratture e cioè deformazione d ella pa r t.e, crepitio osseo, e<;c.; sintomi sp('ciali per l'os.'lo colpito: emorragia nasale unilnterale, enfisema sottocutnneo, palpebrale. nasale, genieno, comunicazione tra cavità nasnle e ferita cutanea. A questi segni clinici vanno a.g giunt.i i dati dell'l~sn.mA radiogr·afico. I.o scolo dal naso di liquido cefa lo-rachidiano, più o meno alterato nella sua. strutt ura, la presenza di sangue: nel liquido rachidiano: estratto con la puntura. Iom·
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ME C CANISMO DI PllODUZION"E, SIN'IOMA'fOLOGIA ECO
bare, depongono sicuramente per una frattura della lamina cribrosa e per lesione delle meni~i. La mancanza. di questi due ultimi sintomi non esclude in modo assoluto tali, lesioni, potendo. specie in un temno immediatamente consecutivo al tmuma. man· care o non essere M:evolmente rilevabili. D'ordinario, in un periodo di tempo pitl o meno lontano dal trauma sublto. tanto lo scolo dal naso di liquido cefalo-rachidiano. quanto la presenza di eane:ue nel liouido spinale. sono sempre presenti, a meno che non si tratti di semolice lesione della. lamina. cribros11., senza. alclma parte· cipazione della menine:e. evenie nzA. questa piuttosto difficile n. verificarsi, data la struttura. e l'intima aderenza. delle. dura madre alla. sottostante lamina cribrosa FRAT'l'UBE INDIRETI'E.
La trattazione dettagliata dellA. sintomatologia su biettiva. e obiettiva delle fratture indirette mi porterebbe molto più in la. dei limiti. imposti mi dal presente lavoro: d'altronde. oer ciò che ri~XuardR. i sintomi veri e propri. direi quasi. pato_gnomonici delle lesioni interessanti I'etmoirle. cadrei in una :mperflua ripetizione, avendo già accennato ad e.~si. tra.ttR.ndo delle fratture della lamina cribrosa. prodotte o con meccanismo diretto o con Cl nello del contrt\f!colpo. Certo netle fratture indirette i sintomi generali. quelli cerebrali. fl quelli delle lesioni concomitanti rendono il quadro clinico molto complesso: la lesione dell'etmoide molto facilmente passa inosservata: se rilevata costituisce senza dubbio uno rlei fattori non trascu· ra.bili per una prognosì riservata..
COMPLICAZIONI. Si è riportato in avanti. nei ricotvli di anatomia.. lo numerose correlazioni emolinfa.tiche ed i rapporti di continuità tra l'endocranio e la volta delle fosse nasali. Questi ci spiegano la facile possibilità di complicazioni settiche dei trauma· tismi diretti dell'etmoide. Germi portati dall'agente vulnerante che certo non è asettico (puntate eli ombrello) o normalmente esistenti nelle cavità nasali, trovano nei tessuti mortificati dal trauma. nel san_~e abavasa.to e ra.l'..colto, un ottimo terreno di cultura al loro sviluppo e al loro moltiplicarsi. P ertanto essi. o direttamente o con le loro toR· sine. se~uendo le numerosissime vie linfatiche tra volta. delle fosse na.<~~.~.li e meninJZi. o attraverso i prolun~menti di queste, determinano processi settici m eninJZO-encefa.lici Più o meno cHffnsi. il cui esito è abitualmente la morte ,del -paziente. Che il punto di partenza di tali processi infiammatori sia la. sede d&lla. lesione è dimostrato dal fatto che nei ca~i. nei quali è stato uossibile praticare l'esame neoroscopico si è visto l'infiammazione avere ori~ne dal tratto di meniin~e corrispondente alla. lamina cribrosa., wtto for-mu, di strie purulente, che si irradiavano in senso anteroposteriore (Le Fur). Un altro punto intere.~sa.nte. mes.~o anche in rilievo dal Fabroni e dal Bombelli, è l'insorQ;enza tardivA. di complicA.zioni meninG:ee da fratture dell'etmoide. Queste infezioni. possibili e frequenti nelle fratture della base cranica in genere. già studiate e descritt.e dal Kroenlein (Spa.etmeningitis) sono pa.rticolarment.e più comuni nei traumi dell'etmoicie ed ancora oiù pericolose per la. prognosi. d'ordinario infausta.. Non è il caso dì discutere se l'inlrorgere ritardato di tali Aomplicazioni debba mettersi in rapporto con il lungo periodo dì la.tenza. dei germi o con il distacco dal focolaio di frattura. dei tessuti mortificati, che apre le vie linfatiche. precedente· mente occluse. e permette ai germi e alle loro tossine di pro-pagarsi dalla. volta nasale e dalle cellule etmoidali alle meningi. Importa. di più tenere presente che i processi infìa.mmatorii menin_a:ei, nei traumi etmoidali, sono pltJ frequenti di quanto si po!!Sa pensare, il che si s-pie~a oltre che con le numerose vie linfa.tiche, con i normali rapPorti A.na.tomici della dura madre che, attrav-erso i forn.mi della Jn.minn. cribrosa. ai continua direttamente con la mucosa della. volta. nasale. Noi tre ca...~i del F11.broni e del Bombfllli ben due ebbero complicazioni meningee ed entrambi mortali. In tutti e due l'insor~Xenza. della. meningite fu tardiva: rispettivamente a distanza di 14 e 18 jllorni dal trauma. A nessuno sfn~ge il valore di questo dato nel senso che bisogna essere ben cauti nel formula.re prognostiai, quando si ha il semplice sospetto di una. lesione
MECCANISl\10 DI PRODUZIOl'.'E, SINTOMATOLOGJA ECC.
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dell'etmoide e quando il decorso favorevole della lesione e l 'assenza di qualsiasi sinto.ma meningo-encefalico faccia pensare che ogni possibilità di complicazioni sia scomparsa. Bisogna tenere sempre presente la facilità di tali complicanze iniìe.mmatorie tardive, per non errare nel giudizio prognostico. Concludendo delle fratture dell'etmoide hanno maggiore importanza pratica quelle dirette. La possibilità di esse deve essere tenuta prPsente nelle ferite della regione sottoorbitaria e deU'angolo interno dell'occhio, determinate da corpi di forma appuntita. La loro importanza è sopratutto dovuta alla facilità di complicazioni infettive endocraniche. complicazioni che insorgono con peculiare frequenza tardivamente nei traumi dell'etmoide, sia interessata o meno la lamina cribrosa. AUTORIASSUNTO. - Premesse alcune generalità circa la frequenza e l'importanza dei traumatismi etmoidali, sono trattate le fratture dell'etmoide, che a seconda del meccanismo di produzione, sono distinte in: fra.tture dirette e fratture indirette. Esposte le cause più freq uenti e più comuni, trattato piuttosto dettaglia-
tamente il meccanismo di determimu:ione, viene descritta la. sintomatologia obiettiva di tali traumi. P er questa parte sono esposti semplicemente i sintomi inerenti alla lesione dell'e tmoide, lasciando da parte la sintomatolo~ia generale e quella delle lesioni concomitanti. Si richiama l 'attenzione sulla fac1lità di complicazioni settiche meningee da frattm-e dell'etmoide, come il fattore che conferisce la maggiore importanza a tali traumatismi. BIBLIOGRAFIA.
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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MILITARE.
E. MALTESE, Generale di Divisione. - La guerra chimica. ( c Esercito e Nazione •. - Fascicoli l ; 3; 6; 9; 1931, e 3; 4; 1932). In una serie di sei articoli pnbblicat.i su • Esercito e Nazione •, il Generale di Divisione Enrico Ma.ltese, Direttore del Centro Chimico Militare, espone un quadro sintetico dellt\ guerra. chimica considara.ta. nei suoi diversi aspetti. qualfl fu duranto il conllitto mondiale e quale potrà svolgersi eventualmenw in avvenire. Il primo articolo è destinato ad inquadrare le idee dP.i lettori. In esso L'A. considera. il diritto e la neces.<>ità della guerra. chimica, concludendo che è· logico ammettere che quando essa fece la. sua. prima seria. comparsa, nel 1915, non era. in realtà vietata, per il semplice fatto che non era. prevista, e per cio non r i sulta. bene specificata. n elle precedenti convenzioni. Nel dopoguerra. molte Nazioni hanno convenuto nel divieto di impiegare &ggressivi chimici. ma è da prevedere che nessun protocollo impedi.rf'bbe ai popoli di considerare come sup rema necessità il valersi di ogni mezzo idoneo a. garantire lo. propria siclU'ezza. L'A. fa. rilevare: come il p rogresso della. civiltà moderna. si basi ~mpre p iil sulla scienza e sull'industria. chimica; come sia. facile tnJ.sforma.re una at.trezza.tttra. chimica di pace in attrezzatura. idonea a. sc.opi bellici; come le statistiche di guerra. dimostrino sostanzialmente che le percentuali di morti siano, in proporzione, molto minori fr11. i colpiti da aggressivi chimici che non fra i feriti d'arma. da. fuoco. Queste tre caratteristiche rendono ogni divieto di guerra. chimica \.lila ben fragil e cosa., che molto probabilmente sarà spezzata. dall'urto delle forze contrastanti, esa.lt.o.te dalla viol~nza. della. guerra.. · Ria.s.sumendo rapidamente il pas.sa.to il Generale Maltese osserva che nel conflitto mondiale si impiegarono sopratutto i gas soffocanti fugaci {mediante emissione da bombole o successivamente per mezzo di artiglierie e proiettori Liwens): l'iprite comparve solo sul finire della guerra., e non fu usata. che con p roiettili. L'impiego di aggr~ivi chimici avvenne solo su fronti stabilizzate; manc6 la guerra. aeJ-eochimica. Jn un E~ventuale conflitto avvenire si avrà invece lat-go impiego di tossir i persistenti (tipo iprite), lanciati da.ll'a.rtiglieria. e dagli aerei e, anche, spruzzati direttament~ stù terreno, con mezzi terrestri. J,e sostanze tossiche saranno, inoltre, impiflga.te nelle retrovie, e con probabilità anche nel tt>rritorio. È pero doveroso di rifuggire. nellfl previsioni, da ogni esagerazione nel valut-are le possibilità d ello. guetTa chimica che, pt•r vn.ri fatt-ori, non altererà sostanzialmente le forme di un eventuale conflitto ;
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:uvvenir<', sopratutoo se esercito e n azione sa.ra.nno, ancho spidtnalment2, p repa rati alla dife1•a. , Trottando, nd secondo rwtìrolo, della offrsa. chimi.;)8. ~ d ella s11a preparazione, l'A. aecenna d1o fra 1e varie centimtia. di oos~ici <>tud!,lt i ed f'sp erimentuti dura.nt.c: la guerra solo pochissimi riu::<cirono n rop ernre la prm·a d ell'impiego sul campo \h bRtt.ar(lia. Dà ootiv.iP di camt.tl.•re chim ico, fi.;ico, to!>Sicologico, sui principali a.ggr~s sivi SÒffocanti, lacrimogeni , irrit-anti e yescicatQri usati dm·ant;e ill9li\-l 8 e che ron molta probabilit-Ì\ sarebbero anch e <juelli con cui potrebbe esf,(:'re iniziata una f?UCI'I'R. chimica futura. Espone la organizzat.ionl'l d eli<' •·icerchc che in quesw campo s1 compiono n elle prmcipo.li Nazioni d el m ondo: Gem10.nia, Stati roit.i d 'Ameri ca, Inghilt en-a, Francia., Russia. Son o po1 ampia.n1ente illustrate le armi c la tattica d ell'offesa chin:ùca. L 'artiglieria. sarà anche in questa ci.rcQSt.anza largamente impif'gu.ta. E ssa presenta sol~ punt<> d ebole ed P. che il proietto chimico richied e nf'ces.' lariamente l'imp•t>go di m ott<> m etallo, di eie vat.o cost-o E', n el r aso speciale , di scarso rendimento. L 'A. dist.ingue i proiettili chimici a seconda delle speciali finalità, in tre categorie_: soffucanti, n eutralizzanti, infett-anti: a d ognuno di quest.i t-ipi di proiett-i corrisponde un analogo tipo di tiro. L'aeronaut-ie& avrà pure molto impiego, specialmente se si pot.rà adottare con l~ezza. il sistema d ello spruzza-mento dj liqujdi p ersistenti da basse quote. Le irroraziooi con oossici persistenti fat,tf> da t elTa con mezzi vari, sono oggi ooa.:Isiderate largamente dai rego lamenti eli vari e~erciti. L'iprite è particolarmente aoòa.tta p er questo impiego. n meoodo di lanciar~ i• gaH come nube è adatto solo per la guerra stabilizzata: è pero previsoo. eccezionalmente, anche in guerra di movimenoo. La semplice emissione di gas, da bomhole, con la quale si inizio la vera. guerra chimica n el 1915, potrà essere ripetuta, ma ben difficilmente; i lanciafiamme pot-r.a~:mo ancora comparire wi campi di battaglia. Sebben e il m.a re non oostituisca. un ambien te molto favorevole all'impiego degli ~ressivi chimici, anche le marine, soprat.ut.to de. guerra ma anche m l'lrcant-ili. d ebbono inte ressarsi alla guerra. chimica, con partico!a.re rigu ar d o al problema dei nebbiogeni. La difeSil chimica fonna oggett.o del terzo capitolo. Di eF.Sa. l' A. esamina. i con oetti del pasaaoo e i moderni, e rileva che m entre l' Aggressione con cloro d ella.. primavera. d el ' 15 colse di sorpresa. gli alleati, un fuliuro conflitoo troverà. preparati almeno spiritualmen te, popoli ed P.sercit-i alla guerra chimica e quindi alla..
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La tecnica di questa mira a prctf'ggel'e innanzi tut-to gli organi d el r espiro e gli oochi: l'A . descrive i progressi ()Ompiuti n el campo d ei mezzi di difesa indi\'idua.le· dalle prime maschere alle moderne, ed illustra la maschera da guerra italiana mod, Peona, i principali tipi di m aschere estere, alcune masch ere p or popolazione civilel''m gli altri mezzi di protezione individuale a l di fuori della ma.c;chera., sono ricordati gli speciali v estiari protettiv i, i calzari €1 i guant-i antipritici. L'A. considera poi il problema della difesa collettiva, richiamando alcuni' criteri fondamentali da seguire ne ll'e.ttuarla e prc~pettando i vari aspetti che tale difesa pi'Ca(>nt.a. La bonifi~~ chimica, d e l tert'flno e d ei materiuli , è i.nrlicata come un altro m ezzo di dif~ e n e sono accennate le va.1 ie p oSilibilità. A completamcnt.o di queste notizie, l'A. ptula. d ella. cura dei colpiti da aggressivi chimici, e delle p ratiche da compiersi (utilizzando i materiali con tenuti in uno sp eciale pacchetoo di medicazion e o sotto. ponendo i colpiti a sp~ia.li bagni), p er evitare o ttlmeno at.tenuare i danni pl'odot-ti dal contatto con sost anze caustiche. Illust-rati i criteri a cui deve informarsi l'opera dell'ufficiale p er ottenere una effi~ace clif~ chin:ùca sul camP:O eli ~a~aglia., ~ lu~eggiata. ~'importanza d ella proteztOnc te.tttea, e la grande variet-à d1 nsorse di cw un ufficu~le addestra.oo e d ' iniziative. pu6 sempre disporre per attuarla. Il qnarto articolo tratt.a della p reparazione d ell'esercit<l alla difesa chimica. La. preparazione dovrà. cominciare dai quadri, e dov.rà crearsi, anzitutoo, la m ateria. di ~ldestramenoo. pi ~1uest.o so~o esposti i ca~ C!3Senzial!, .che è presun:ùbile possano vo.lere per qualsJ881 forma. di guerra, considerando che 1 tatoori fondamentali d ella _ lotte., anche in caso di intenso intervenoo chimico, non cambieranno. L'addestra-
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mento dovrà avere uno sviluppo armonico ed elastico, ed es.'!lere accompagnato dalla opportuna e necessaria preparazione morale. Viene poi illustrato \ID s ignificativo esempio di guerra chimica, tolto dalla. guerra passata. Si tratta ciell'episodio veri.fìcatosi ne ll'aprile 1918, sul fronte di Fiandra, iD cui i. tedoochi, giocando opportunament-e con l'impiego di vari aggressivi (fosgene, iprite, arsine, ecc.) riuscirono a conquistare il monte Kemmel che fino ad allora e ra risul tato imprendibile. Altro esempio è suppo~to nel quadro di addestramento di un battaglione di fanteria, di cui vengono ricordat.i i vari dispositivi per la difesa chimica. Un esercizio tattico di battaglione è largamente illustrato e documentato con schizzi e fotografie. Il quinto capitolo tratta d elle offese chimiche sul tetTit.orio nemico. Premesso che es.<Je potranno essere p ortate soltanto (o in grandissima p revalenza) mediante aggressioni aercochimiche, l'A. si domanda se gli aerei lanceranno di preferenza. bombe scoppianti o tossici, come saranno lanciati que•.,ti ultimi, di quale specie saranno, quale effica(;ia avranno sui c entri territoriali. Vari elementi porterebbero a preferire come più rodditizio l'impiego di materiali esplosivi anzichè di quelli chimici che, fra l'altro, hanno pochissima azione distruttivt~. sulle cose. Ma è tuttavia probabile che una guerra futura cominci coll'essere anche aet·eochimira, e che i due tipi di aggressione si coacervino, avendosi sui grandi centri abitati bombardamenti e.;plosivi e quindi a. gas, e sugli oh biettivi di modesta estensione, norma.lmente bombardamenti esplosivi ed eccezionalmente bombardamenti (o spruzzamenti) a gas persiHtenti. \ Come t.ipo di bomba Titiene l'A., che almeno per le grandi città di tipo europeo, all'aeronautica convenga impiegare bombe non superiori al p eso di circa 100 chilogrammi. P1·opone a scop o di a.ddes~ramento questa prova: sop ra una carta rappresen· tante la pianta. di una città, ma notevolmente ingrandita., (superficie 2-3 m .2 ) e nella quale s iano messi in evidenza, a colori, i punti più importanti e vitali, fa.T cadere da. alcuni m etri di altezza. un migliaio di di.'icbi metallici d el diametro di cm. l, simuJlanti un carico di 100 tonnellate di bombe da 100 chilogrammi, lanciate da. aerei. Os.~erva.ndo dove cadono i dischett-i e tracciando per ognuno, sulla. carta, un ce rchietto che ne rappresenti il cont.orno, si avrà un'idea. abbastanza approssimativa del danno che le 1000 supposte bombe possono fa.x·e sulla città bersagliat-a. Ri.pe· tendo la. p rova con 100 dischetti di 20 millimetri (simulanti lo stesso carico di 100 tormeUa.te di esplosivo ma eli viso in bombe da 200 chilogrammi) si osserva che è più efficace, a parità di p eso totale, l'aggressione praticata con le hombe più piccole. L'A. ha. praticato questa rappresentazione di bombardamento a.eroo di piani di città sopra zone di Torino e cii Milano, rilevando dati assai interessanti circa il numero delle d emolizioni, la importanza. degli edifici colpiti e anche il presumibile numero di vittime. e concludendo che i danni di un bombardamento ad esplosivi (volutamente presupposto in libe ro svolgimento, non contrastato) sarebbero gravissimi. T d anni che p otrobbe produrrc- un bombardamento con uguale quantitativo di tossico sono difficili a calcolare. mt~. cert.o molto minori nei riguardi d elle persone e immen.'>amente minori p er ci6 che riguarda le cose. È probabile che l'aeronautica faccia. uso di aggressivi persistenti e previ\lent.emente d i iprite, impiegata m ediant-e irrorazione. L'A. considera nei particolari un attacco con ~as soffocanti e indica i mezzi pratici eli difesa. (fra cui fondamentale la maschera) da mettere iD atto, sia individuali che a carattere collettivo, ricordando la. fugacità. di quest.i gas. Tratta. infine anche dell'attacco con iprite, m ettendo in evidenza la. necessità di praticare una rapida e ampia bonifica delle aree scoperte d e lla città, e indicando i vari mezzi fi.c;ici e chimici idonei a questo scopo. Il sesto articolo tratta dell'addeiJtrament.o e della collaborazione del p aese. Sono dati esempi pratici di organizze.zionfl di ricoveri collettivi, attrezzati contro i gas. ad uso d elle p opolazioni civili delle città. Uno d ei problemi essenziali eli questo attrezzamento ~ quello di assicurare abbondante quantità di aria. respirabile. Tale obbiettivo pu6 raggiungerai iD tre modi diversi. cio~ utilizzando ris~rve di ossigeno, o rigene· rando chimicament-e l'aria d ell'interno ciel ricovero, o filtr·a.ndo l 'aria. ùa.ll'esterno. Tutti e tre questi m ezzi sono descritti e illustrati. I problemi della propaganda. e d ell'addestramento cominciano già ad essere risolti all'estero, ma talvolta con esagerazioni e deviazioni non utili al fine p roposto.
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I mezzi i.mp.iega.ti !~<>D?: l>ubb'l~ca.zioni special_izzate, .~rsi d'ist~zio.ne, ~rcizi di attacchi aere1, e;;erc1taztom p ra.t1che da parte dt collett1v1tà. (scolan, gmne.sb, pompieri ecc.), istruzioni scolastiche. Anche in Italia ci si sta mettendo sulla buona strada, con il funzionamento presso il Ministero clelia guerra di un organo interrninisteriale per la protezione antiaerea del territorio. Ma. l'opera. è delicate. e difficile; l'A. rit.iene chea.des."B possano concorrere tre grandi forze, oi<>t'> la. Scuola, la Chiesa. e le formazioni giovanili, e traccia le grandi linee di que;;te. collaborazion e . Dlustra i mezzi sussidiari di protezione, come l'oscuramento, l'annebbiamento e il mascheramenti>. L 'oscuramento, studiato e organizzato in tempo, è reso facile dalla. illuminazione elettrica.. che consente la. manovra delle luci. P er gli annebbiamenti di JZ1'8.Ddi obbiett.ivi territ.oria.li manca. una. sicura esperienza d(.>] tempo di guerra e cò~tituiranno qu!nd! una no.vità.. L'affidamento che vi si _ripone. è inc:inB:~ di qualche mccrtezza di ordme pmt1co. sopra.tutto per Il\ proteziOne d1 obb1ett.tv1 di vasta !luperfìC' ic. Anche il mascheramento interessa specialment-e i piccoh obbiet.t.ivi, e p otrà. avere per essi buon giuoco, specialmente ov~ si a.dott.ino criteri di varietà. Concludenòo, l'A. lumeggia. tre idee fondamentali, che ri..."}>>CChia.no lo st~to attuale dE~l suo pensiero sulla guerra. chimica.: 1o La. prepa.tazione drlla. nazione alla. difesa. chimica. è rela.t.iva.mentc ardua, ma possibile. 2n La difesa. chimica , anche ne i riguardi della popolazione ch·ile, ha molte risorse, che occon-e pero bene ad~ttt.a.re alle varie caratteristiche d(.>lle persone da proteggere. 3c L'esercito f> un ambiente di gra.nòe e wvcro addestmmento anche alla guen-a chimica. Gli articoli del Generale Maltesa sono illustmti da. munerose fotografie original i, da. schizzi e disegni, e chiusi con un cenno bibliografico aulle opere ch e è utile consultare in tema. di gueJTa. chimic.a. Numlsmatl ca e medicina militare (Esculape, n. 8 - ago;:.to 1932). L'A. dopo av!W sommariamente accennato a.ll'nssistenza. sanitaria. pr(l..'\SO gli eserciti dell'antica Grecia. al servizio prestato dai medici vulnerari ai legionari di Roma., che delia chirurg ra militare fece una. vera. specialità, ai medici militari del m edio Evo, sofformandosi a tal riguardo specialmente sui fì.sici addetti o.i grandi condottieri, sui m.yres e sui mlt·itre-rnyres, passa rapidament-e in rivista tutto lo sviluppo del servizio sanitario militare francese. E, prendendo quale punto di partenza Théodoric de Héry, primo chirurgo militare ai tempi di Francesco l, ricordata l'op~>n.\ del P aré, medico eli Carlo IX e di Elll'ico Ili, del Pigray, chirurgo di Enrico IV sotto d el quale sarebbero stati impiantati i primi ospedali militari, giunge subito al regno di Luigi XIV che perfezionò il servizio sanitario presso le truppe colla istituzione d ei chirur~hì reggimentali, e a quello di Luigi XV, clw·a.nte il qu~tle il Quesnay, suo medico particolare e valoroso scienziato che s'occupò con passione dei fenomeni prodotti dai proiettili delle armi do. fuoco, creò 1.liU\ schiera di allievi degni del m aestro e del ricordo della. n azion e francese. Accennato quindi ad una prima suddivisione in medici e chirurghi degli Ufficiali di sanità, tanto addetti agli osped~tli quanto alle truppe, ~tvvenuta. sotto il regno di Luigi XVI, e ricordato poi il valore d el P ercy, del Sua.cerotte e del Noel quando la. Francia metteva. ben 14 armate in campo, passa alla. crenzion e del primo orga.no direttivo, la. Commissione di l:;a.nità (l 794), ben subito trasformata. nel Consiglio di Sanità (1795) e alla suddivisione gerarchica in classi dei tre ranghi degli Ufficiali costituenti il Corpo Sanitario, dei medici, cioè, dei chirurghi e dei farmacisti mili tari ( 1794 ). Attribuisce nahu·almente a. Napoleone tutto l'onore e il vanto di una. bene intesa organizzazione della chirurgia militare francese. E, a questo proposito ricorda come l'Imperatore abbia confermato quanto la Convenzione aveva disposto t'6lativ~e~te a l. Consiglio di Sanità, ~tbbia creato gli ispettori generali dei quali 1u1o de1 cap1 fu l' JIIu!<tre Larrey, a C<Ù spetta il merito pa.rt.icnlt~re della. introduzione delle ambulanze volanti, e abbia dimostrato sempre coi più simpatici esempi CHAJ.<LES FLO.RANCE . -
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quell'interessamento e quella cura per il Corpo sanitario militare, quell'affetto e quella stima per i suoi migliori rappresentanti che la storia dirà. ed elogerà. sempre. A Charles Flora.nge, valente num.ismatico, e specialmente al suo curioso spirito inda.gatore del passato non poteva sfuggire l'occasione di rico·rda.re, rifacendo la. storia del Corpo Sanitario francese, alcuni particolari della divisa dei medici militari, e preci~amente dei bottoni, dei qua.li riporta le successive trasformazioni. Cosi, a cominciare dalla. prima. impronta ( 1775) rassomigliante assai da vicino alle concentriche spire di uno di quei gasteropodi che frequentemente si trovano pietrificati, pone sott'occhio al lettore le varie modificazioni, fra le quali troviamo un fascio legato e sormontato da un berretto giacobino e più tArdi dal gallo (17921804), l 'aquila sormontata da una corona imperiale sostenuta, a sua volta, da W1 serpente (1805-1815), poi ancora una biscia fra. le cui spire sta un nodoso bastone (1820-1835), e infine nuovamente un fascio attorno a cui si attorciglia il serpente in mezzo a rami di alloro, impronta assai simile a quella usata anche nei tempi più m0oderni, fino all'inizio dell'ultima grande guerra. (1914). La. rievocazione di questi particolari di numismatica potrà. forse far sorridere qualcuno, ma non certo chi ricorda che anche « in nummi-B hiatoria ». PELLEGRINI
IGIENE. A. BESREDKA. - Studio sull'Immunità locale nella difterite. 2a memoria (Annales d e l'I nstitut Pasteur, 1932, volume XLVIII, n. 4, pag. 438). Que.~to lavoro fa seguito allo studio sulla vaccinazione antidifterica per la via outall6a, pubblicato dall'A. lo scorso anno, nel N. 5 degli stessi Annali. Tale studio metteva in evidenza. la. possibilità di provocare, assai facilmente, l'immunità antidifterica locale senza l'impiego della tossina., ma. semplicemente radendo la. pelle, o meglio anco.ra.. frizionando la cute, prima rasa. con una crema. di lanolina. L'immunità ottenuta. è limitata. alla zona. cutanea. che ha subito tale trattamento. non riscontrandosi più anche a pochi millimetri dalla zona stesso.. Inoltre tale immunità comincia a. manifestarsi 24 ore dopo il trattamento,raggiuugendo l'optimum dopo 3-4 giorni e perdurando da 13 a. 15 .giorni in media.. Il meccanismo col quale si produce questa immunità. è ancora. poco chiaro, e l'A. non sa se attribuirla. ad una it·rita.zione delle termina.zioni nervose della. pelle, prodotta dall'azione meccanica del rasoio, o a.d un r.erto grado di ispessimento che lo strato epidermico acquisterebbe con le frizioni di la.nolina.. L 'A. si è proposto in questa. m emoria. di studiare solo se quest~:~. immunità si lascia. influenzare dalla antitossina. difterica. Dn.l complesso delle esperienze che ha fatto al riguardo e che dettagliatamente riporta, risulta che, quo.lunque sia il trattamento prep!l.ratorio che si pratica nell'animale, cioè sia che si proceda prima alla frizione della cute e che si iniett.i in seguito l'antitossina, sia che si operi in sen~o inverso o cbe si compia. contemporaneamente il doppio trattamento. il risultato è presso a. poco lo stesso: col m ettere in opera. questi due fattori, specifico l'uno, aspecifico l'altro, si arriva a preparare la pelle in modo che essa possa. sopportare d'un tratto una. dose elevata di tossina difterica., superiore a. quella. che sopporterebbe qualora fo~se stata. semplicemente rasa e frizionata. Cosl, grazie a. questa. tecnica, riesce po~sibile di rendere più attivo il processo d 'immunizzazione e di ottenere, in un tempo relati vamente breve, una. immunità cutanea specifica, sicnra e strettamente locale. L'A. ritiene che la cuti-immunità antidifterica. locale potrà. i.n avvenire di''<'ntare progressivamente generale.
·PIAZzA
W. DooREN'BOS. Studio sulla slmblosl dd vlbrlone del colera col batteriofago. (Annali dell'Istituto Pa.">teur, aprile 1932, pa.g. 457). Ne!l corso di 1·icerche sull'emolisi, il Doorenbos mise in evidenza. la proprietà, da. parte del vibrione colerico isolato ùi recente, di agglutinare i globuli rossi di m ontone sia a temperatura di 370 che di Qe> e riusci a. stabilire che il potere agglutinante fl strettamente legato all'età dolio, cultura in ql1anto che è presente durt\llte
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la fase iniziale di sviluppo su mezzi artificiali per scomparire man mano che la cultura. diventa. più sviluppata. e ciò perchè le emoa.gglutinine sono inattivate nelle culture da altri prodotti biologici che compaiono meno precocemente delle amoagglutinine e che, una volta presenti, neutralizzano l'azione di queste ultime. Lo studio di diversi ceppi di vibrioni, fra i quali 6 isolati nel lazzo.retto di J is.CJr-Thora, ha permesso all'Autore, applicando il metodo d'analisi dei caratteri biologici dei vibrioni, nelle fasi diverse del loro sviluppo, di constatare che un ceppo di vibrioni con sviluppo di solo sei ore emolizza. il sangue di cavia mentre lo stesso ceppo dopo 24 ore di sviluppo non lo emolizza più per la sopraggiunta comparsa nella cultura di a.ntiemolisine. L'A. poi ha. studiato l'influenza del batteriofago anticolerico sulle varianti dei vibrioni pervenendo. dopo uno studio assai dettagliato e preciso, alla conclusione che è possibile, per mezzo del batteriofago di d'Hèrelle, di trasformare in vitro un vibrione agglutinabile in uno non agglutinabile; un vibrione non e molitico in uno emolitico; un vibrione capace di dare una reazione dell'indolo debole in un vibrione fortemente indoligeno e di isolare dallo stesso ceppo dei vibrioni agglutinabili e non agglutinabili, emolitici e non emolitici. L'A. cioè è riuscito 'a. riprodurre sperimentalmente in 'vitro le stesse t rasformazioni, n ei caratteri biologici del vibrione colerico, che erano state osservate da Crendiropoulo nei vibrioni colerici isolati da. cadaveri di colerosi. PICCIOLI
MEDICINA INTERNA. N. TSA.'MBOULAS. - Può una dlafanoscopla polmonare attivare un focolaio eU tubercolosi latente ? (Munch. med. Wsçhr, 22 aprile 1932, n. 17). L'A. dall'osservazione ripetutamente fatta. di persone, che, senza. alcun sintomo clinico o radiologico di lesione tubercolare dei polmoni, dopo (anche poche ore) l'esame ra.diologico del torace. che era. risultato negativo, presentavano segni evidenti di tbc. polmonare, intraprende una serie di ricerche per stabilire se ia questi casi non si tratti di un fenomeno di attivazione di un focolaio latente sotto l'azione dei raggi Rontgen. A tale scopo sottopone ad esame ra.diologico del torace, della stessa durata. soggetti sicuramente sani e soggetti sicuramente affetti da tbc. polmono.re e per rilevare lo stato biologico della tbc. pratica., prima e dopo l'esame ra.diologico stesso, ricerche che per esperienza ormai lunga risultano di valore incontestato, e propriamente: determinazione della velocità di sedimentazione degli eritrociti, determinazione dell'albumina totale del siero del sangue, del comportamento delle diverse frazioni di albumina, del ricambio bMale e della temperatura del corpo. Nei soggetti sicuramente tubercolotici i valori ottenuti dopo l'esame radiologico del torace sono costantemente spostati, rispetto a quelli ottenuti prima e si notano alterazioni che di solito si osservano nelle reazioni di focolaio, mentre manca tale spostamento n ei soggetti sani. L'ipotesi che detto fenomeno negli ammalati di tbc. polmonare s ia do\·uto ad un'azione diJ-etta. sul sangue, la cui composizione fisico-chimica nella malattia è molto labile, è dall'A. dimostrato. non :>Ostenib ile, in quanto ricerche praticote su tubercolotici polmonari hanno dimostrato che, mentre tale spostamento, indice di reazione di focolaio, si ha dopo l'esame ra.diologico del torace, manca costantemente dopo che negli stessi soggetti, con adeguato intervallo di tempo, sono sottoposte all'azione dei raggi parti del corpo lontane dal torace (coscia., bacino). P er tanto l'A. conclude che l'aumento della velocità di sedimontazione, le alterazioni della. composizione chimic& del sangue e l'aumento della temperatura constatato in tubercolotici polmonari dopo l'esame ra.diologico del torace r;ono in· dice di stimolazione ed attivazione di focolaio esistente, ma latente; interpreta quindi con tale meccanismo le esacerbazioni cliniche passeggere che si constatano t alvolta in tali ammalati dopo esami ra.diologici. Infine spiega tale attivazione ammettendo che la lesione tubercolare in questi casi, pur as.~ndo muta clinicamente e ra.diologica.mente, sia giunta a tal grado di evoluzione e si trovi in tale stato di labilità per cui ba..CJta l'azione eccitante di un unico esame ra.diologico per determi· nare la reazion e di focolaio e la esplosione della malattia; ciò analogamente a quanto
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avviene in seguito ad irradiazione solare od oocasionalmente ad introduzione parenterale di albumina. In considerazione del modesto numero di osservazioni (26 in tutto) l'A. non ha pretesa di venire a conclusioni definitive, ma. ritiene opportuno lo studio della quistione su materiale più abbondante, onde avere a disposizione dati più numerosi per la giusta interpretazione del fenomeno.
R. n 'ALEssANDRo H. V AQUEZ E DE CluxsEMARTIN. - Ed.ucazlone fisica e pressione media. (Bull. de l'Acadéroie de Médecine, t. CVII , n . 12, marzo 1932). In relazion.e ai quesiti essenziali che si è chiamati a. risolvere ogni qualvolta si voglia attuare l'educazione fisica con sani criteri, quali cioè: la valutazione del soggetto nei riguardi della possibilità di sottoporlo all'allenamento senza danno e le modalità di attuazione dell'allenamento stesso nonchè dell'apprezzamento dei suoi effetti, gli A.A... hanno condotto alcune ricerche presr;o la Scuola. d'educazione fisica di J oinville, limitando le indagini all'apparecchio circolatorio. I mezzi, o cosidetti criteri, di valutazione più complicati sono stati trascurati nel loro studio perchè incompatibili con le n ecessità della pratica. Fra questi anche l'esame del cuore allo schermo radioscopico richiedendo esso apparecchi specit\li di uso non comune e non permettendo sempre una facile valutazione differenziale fra una. dilatazione attiva. (Sta.rling), fisiologica. all'inizio dell'allenamento e una. dilatazione passiva da "surmena.ge • in soggetti predisposti al cosidetto « claquage » del cuore. L'esame radioscopico viene pertanto considerato dagli AA. sopratutto come un metodo di controllo nei casi di difficile valutazione. Fra i procedimenti pratici sono stati presi in considerazione: la frequenza. delle pulsazioni e la misura delle pressioni massima e media, prima e dopo lo sforzo. La misura della pres.<>ione minima è stata. trascurata perchè la. sua valutazione, data. l'incertezza. dei dati forniti dai metodi ascoltatori e pa.lpa.tori {Fabre), richie dE'!va la raccolta delle cmve oscillometriche, il che non era. conciliabile con le necessità pratiche. L 'esercizio di prova., cui fmono sottoposti una quarantina. di militari allenati o non, fu p er tutti indistintamente: una corsa di 300 metri su pista.. In base ai risultati ottenuti, gli AA. sono venuti alle seguenti conclusioni: l) J..a muggiore o minore accelerazione del polso dopo un o,<;ereizio faticoso, ad es.: una corsa di 300 metri, non costituisce un criterio di &sclusione o di ammissione. Tutto al più il ritardo eccessivo, superior& ai 5 minuti, nel ritorno del polso al ritmo normale di riposo può essere consid&ra.to come un segno sospetto che, pur non gi ustificando una eliminazione, deve suggerire un allenamento prudente, m&todico e sorvegliato. 2o) L'elevazione anormale della pressione mt\S8ima. al disopra di 150 mro. H g è un segno sospetto, che suggerisco di ricorrere ad altri procedimenti di investigazione. P er contro la instabilità di detta pressione dopo lo sforzo, come anche il periodo di tempo che intercorre per il ritorno alla norma di detta pressione, non sono da prendere in considerazione nei casi singoli, quantunque questo ultimo rilievo ci dica in generale che il ritorno della pressione massima. al s uo punto di equilibrio sia più pronto negli individui allenati. 3°) L "elevazione della pressione media al disopra. dei 110 mro Hg, indipendentemente dall'età dell'individuo, è un sogno sospetto per cui si deve ricorrere agli esami sussidiari di laboratorio non dimenticando tuttavia di usare grande prudenza. durante l'allenamento anche quando questi risultino muti. La stessa importanza ha uno scarto eccessivo di detta pressione, sia di 20-30 rom Hg in più subito dopo lo sforzo, sia. sopratutto di 10-20 mm in meno nei minuti che seguono allo sforzo e ciò indipendentemente dallo spostamento della pressione massima. Imp ortanza maggiore si dove attribuire alla lentezza. esagerata. (da 3 a. 5 minuti) nel ritorno della. p ressione media al livello normale. 4°)P er contro le condizioni di buon allenamento sono caratterizzate da una stabilità se non costante, almeno abituale, dellt~ pressione mediA. in contrasto con la variabilità del polso e della pressione massima e, n ei casi in cui manchi ta.le stabi'ità, da tm ritorno istantaneo o non mai oltre i due minuti di detta. pressione al punto di equilibrio n ormale. N ANNI
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CHIRURGIA GENERALE. Ricerche sperimentali sull'emostasi con mezzi biologici, con particolare riguardo alla chirurgia cranlo·cerebrale. (Il Policlinico, Sez. Chir., 1932, n . 2).
PAcETTo. -
I mezzi di emostasi più frequentemente adoperati in chirurgia si possono dividere in: mezzi meccanici, fisici, chimici, biologici. Se tutti sono applicabili, con ottimi risultati, nelle comuni contingenze della chirurgia pratica, in alcuni interventi, come a.d es. quelli cranio-cerebrali e quelli su organi parenohimatosi, fegato, milza, rene, eco., soltanto i mezzi biologici hanno la loro razionale ed efficace applicazione. Numerose ricerche sperimentali sugli animali, l'esperienza. clinica. di numerosi interventi chirurgici hanno dimostrato il reale vantaggio dell'emosto..<~i biologica. Questa è stato. applicata con varii metodi, adoperando tessuti del medesimo individuo o tessuti d1 altri animali. Nel campo sperimentale e in quello clinico le ricerche sono state portate a studiare il potere emostatico dei varii tessuti ed organi e tutti gli AA. sono concordi nelJ'assegnare il primo posto al tessuto muscolare e successivamente all'omento e al tessuto adiposo sottooutaneo. Attribuendo pertanto la capacità di emostasi non alla semplice azione meccanica del tessuto vivente, ma principalmente al contenuto di questo in sostanze che favoriscano la coagulabilità del sangue, sono stati fatti anche degli esperimenti in vivo e in vitro, con risultati però alquanto incerti, sul potere emostatico degli estratti di tessuti che possiedono in così alto grado tale potere, quando sono applicati sotto forma di trapianti sulle sorgenti di emorragia. L'A. ha. ripreso in tale senso gli esperimenti, preparando con tecnica. speciale estratti di tessuto muscolare di coniglio e di piccione e applicandoli su organi pA.x·enchima.tosi, fegato e milza. in preda a forte emorragia. Tale estratti, oltre ad essere privi di inconvenient,i e perfettamente tollerati, n elle varie esperienze eseguite, hanno dimostrato possedere un'azione e mostatica eguale e forse superiore a quella. del tessuto vivente. È sperabile che tali ricerche siano riprese da altri AA. e che i l'isultati ottenuti dal Pa.cetto siano pienamente confermati, p er la possibilità di avere, nelle varie contingenze della. chirurgia pratica, sempre a portata. di mano tali estratti emostatici di facile e sicura applicazione, senza essere obbligati a ricorrere a trapianti con tessuti viventi, che, se hanno dei vantaggi, hanno anche degli inconvenienti, specie per i pericoli inerenti alla trasmissibilità di malattie infettive.
RoSA LA.DtSw.us ROTKBART (Budapest). - Fratture della spina Iliaca anteriore Inferiore• (Dal • Zont. f. Chir » 26 marzo 1932). Sono comunicati due cosi - corredati da radiografie - di frA.t,tura della spina iliaca anteriore-inferiore, lesione rara a. constatarsi perchè di solito l:lSSa si manifesta senza repe rti obiettivabili e con sintomi dolorosi vaghi attribuiti ad altra origine. É quasi impossibile diagnosticare la lesione sonza l'indngine .radiologica, ed è perciò che di questa lesione, prima dell'era rttdiologica raramE~nte ricordo.ta n eiJa le t.tcratura, n ei tempi recenti si comincia a r.ont.are un certo numero di casi. ll primo caso dell'Autore, riguarda un giovane diciannovenne il quaJe in 8el<'llito ad una caduta per istrada, risenti vivo dolore all'anca destra e difficoltà alla deambulnzionc. La radiografia mostrò strappamento della spina iliaca ant.erio•·e-inferiore, con formazione eli un frammento grosso come una. nocciuola, frammento che t,roYavasi spoRtato due djta. trasverse in bas1•0 della sede della spina iliaca. anter·iore·inforiore. n secondo caso riguarda un uomo trentottenne il quale in seguito ad una caduta riport.ò egualmente frattura da strapprunento della spina iliaca anteJ·iore inferiore, con spostamento del frammento libero lateralmente ed al disopm della zona cotiloidea. n meccanismo di produzione di una ta.le frattw·a, tenendo presenti le condizioni anatomif'he della regione, può trovarsi: l <:>) nel fatto che, verificandosi un trauma. che provoca una fonata. rotazione esterna od tma spinta. della tes~ del femore verso il piano ventrale del corpo, il legamento del Bertini viene strappato
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nel punt-o della sua inset-zione; 20) o nel fatto che una violenta. ed istantanea contrazione del capo lungo del muscolo estensore della coscia viene a determinare il distacco della zona ossea in cui dett.o capo muscola re s'inserisce. · Du:8BIOSJ
Miglioramento della narcosi eterea mediante elevazione della tempe. ratura di evaporazione dell'etere. (Da.! "Zent. f. Chir. »n. J 3, 1932).
M. TrEo&L. -
È noto come molti degli inconvenienti attribuiti alla narcosi eterea, specie quelli a carico dell'apparato respiratorio, sono stati attribuiti al fatto del trovarsi i vapori di e tere, spec1e quando questo viene somminitrato col sistema a gocce, in uno stat-o di forte concentrazione e ad una temperatura notevolmente bassa, condizioni queste di certo nocive per il sistema respiratorio. I tentativi già fatti da altri AA. di ottenere un'elevazione della temperatura dei vapori di etere nel punto ove essi si formano per l'evaporazione della sostanza., hanno avuto una pratica applicazione in un piccolo apparecchio di facile e sicuro impiego ideato dall'Autore. Nelle sue parti principali questo apparecchio consiste in una camera centrale al disopra della quale si trova un recipiente graduato contenente l'etere; quest-o si fa gocciolare, con l'intensità che si desidera., nella camera centrale sottosta.nte che è ripiena di pezzetti di pietra pomice. La camera centrale è munita. nella sua parte inferiore di due tubazioni: una che apporta in essa l'aria necessaria per l'inspirazione e l'altra che (munita. di un raccordo) va. alla. maschera. da anestesia, nella quale evidentemente arriva l'aria. dopo che ha. attraversato la massa della camera centrale ove avviene l 'evaporazione del! 'etere. Tutta. la camara centrale è circondata. da un ampio cilindro cavo formato a manicotto-amovibile nel quale è contenuto dell'acetato di sOdio. Prima. di iniziare la narcosi, questo cilindro a manicotto viene tenuto per m ezz'ora in acqua bollente: in questo modo esso viene ad assumere una temperatura di circa 60o, temperatura che si mantiene anche per 3-4 ore. Ponendo il cilindro a manicott-o intorno allu. camera centrale, questa. in meno di mezz'ora viene ad assumere nel suo interno una temperatura di circa 450, temperatura che p er l'apporto dell'aria necessaria all'inspirazione, come anche per l'effetto della evaporazione dell'etere, si abbas&"\, ma non mai al disotto di 30°-32°, essendo stato controllato che questa. è la temperatura della miscela di aria e di etere quando viene inalata. dal paziente. I vantaggi del m etodo consistono oltre che nel fatto che dato l'aumento della temperatura si ha un forte grado di evaporazione dell'etere così che i vapori non sono molto concentrati come con le altre modalità di eteron a.rcosi, anche nel fatto che la narcosi non è accompagata dal pAriodo di eccitazione come nelle alt.re modalità di eteronarcosi. Inoltre la narcosi a ·.rviene rapidamente, si mantiene con quantità limitate di etere ed è seguita da un rapido risveglio. L'A. pur riconoscendo che un giudizio su argomenti che riguardano la narcosi può essere tratto solo da statistiche numerose, dichiara che dalle sue esperienze ha ottenuto narcosi profonda già dopo 10-15 minuti dalla somministrazione dell'etere, impiegando per tutta. la narcosi da 40-60 cc. di etere (si trattava di interventi vari, anche addom.inali). Oltre a potersi controllare esattamente la quantità di etere usata (dalle indicazioni dell'apposito cilindro graduato soprastante l'ap· parecchio) con questo sistema, raggiunta la narcosi la si mantiene anche per lungo tempo con lieve consumo di etere. TI risveglio dalla narcosi è rapido e di solito non accompagnato o seguito da disturbi generali. Non sono state mai osservate complicanze broncopolmonari postnarcotiche e neanche segni d'irritazione dell'appa· recchio respinl.tot·io anche in quei soggetti che prim11o dell'intervent-o soffrivano di tosse o di bronchite. Questa mancanza di complicanze broncopolmonari viene dall'A. m essa in conto appunto al risveglio rapido che si ha dopo la narcosi. L'apparecchio può servire anche per inalazioni di os.<>igeno, essendo fornito llmgo il tubo di inspi.l'azione di un'apposita presa alla q uale si può innestare un re· cipiente contenente ossigeno. DuBBIOSI
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OTO-RINO..LARJNGOLOGIA. E. Rl113ALTELLI.- Menlngite basilare otogena asintomatica. Contributo clinico, chimico, cito-batteriologico e anatomo-patologlco: (ll Valsava, febbraio, 1932-X). La gravità delle complicanze mening~ da fatti suppurativi otitici, per la n ote. comunicazione dell'orecchio con la cavità cranica, impone la esatte. valorizzazione di alcuni sintomi per giungere alla precoce diagnosi di m eningite basilare otogena, onde praticare subito l'inderogabile ed opportuno intervento. Difficile è il còmpito di diagnosticare un'affezione meningea. in un otitico, poichè tale complicanza spesso decorre in modo subdolo ed esplode solo quando ogni rimedio riesce vano per la salvezza dell'ammalato. L'A. sulle osservazione fatte su quattordici ammalati, ricordando che p er primo solo il tavolo anatomico ha rivelato • la meningite bas ilare complicanza di fatti suppura.tivi auricolari acuti o cronici » espone la valo· rizzazione da dare ad alcuni fatti locali e generali che si verificano su tali infermi. La sorveglianza continua della suppurazione auricolare, la caratteristica cefalea, la lieve alterazione psichica e del polso, la. variabilità della temperatura, l'iperp ressione del liquor e le varie ricerche di laboratorio esaminate attentamente e con una. certe. base di esperienza clinica. possono far decidere per l'intervento imme~ato coronato alle volte da successo. Dopo un breve accenno alla terapia medica. e chirurgica l'A. riferisce che su quattordici casi osservati solo in nove fu possibile intervenire chirurgicamente e su questi si ebbero due soli s uccessi. S. VITALlìl BARRÉ. -
Sindromi vestlbolarl e sindromi cerebellari. (Revue d 'oto-neuro-ophte.-
lomologie, n. l, 1932). Considerati come due fratelli siamesi le sindromi cerebellari e vestibolari son ora completamente isolate e ben differenziabili. A quelli che negavano tale autonomia, per le connessioni anatomiche fra. apparecchio vestibolare e cerebellum, si può obbiettare che come ~i aon separate Rin· dromi seiL'iitive e di moto dei nuclei grigi centrali, che pur hanno molteplici connessioni con le formazioni che li circondano e li contengono, anche dal punto di viste. anatomico come embriologico, si separano le sindromi vestibolari dalle cerebellari. TI Barré esposta la. sintomatologia delle prime e delltl seconde fa una accurata disamina dei vt~.ri segni patognomonici. Lo. m aggior parte delle prove fan rilevare disturbi della componente dei movimenti volontari nei cerebellari, onde diametrie e asinergie. I segni che caratterizzano i disturbi vestibola.ri son alquanto differenti, e ri· velano particolari turbe del tono, onde deviazioni lente nei muscoli volontari, mai pitl accentuate da un lato, me. sempre bilaterali, nella lesione di un sol le.bi · rinto. Coal i di'iturbi del cammino differiscono da. un cerebellar e a un vestibolare: nell'Wl.o è tituba.zione della. m arcia per il disordine o asinergia. dei movimenti, mentre è conservato l'equilibrio; nel vestibola.re la marcia. è oscillante, all'insaputa del soggetto e pur rimanendo sinergici i movimenti, n ei vari segmenti, vi è una. indecisione perchè è essenziale e primitiva la perdita dell'equilibrio e disordinato il giuoco di pulsione. Il cerebellt~.re a letto presente. disme tria. e asinergia n ei movimenti, come in piedi, il vestibolarfl, a let.to esegue i pitl fini e precisi movimenti con gli a1·ti, senza errori. RAFFONE
COIFERUZE EDIIOSTRlliOII CLIIICIE IULI DSPEDILI IILITUI ELENCO E S()MMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal procenl verbali pervenuti alla Direzione aenerale di 8anltl militare nell'agosto 1982-X)
Capitano medico RtccARoo ZANFAON.\: R icerca dei gnvppi sangu0-ni. L'O. che ha. recen temente eseguito la ricerca de i gruppi sanguigni n elle reclute di Sanità, dopo aver trnt.ta.to degli studi fatti al riguardo, parla d elle div;sioni n ei quattro gruppi di datori di sangue e d ella tecnica necessaria.. Illustra. quindi l'importanza m odico-legale e ne l cnmpo med.ico-clllrurgico d ella trasfusione del sangue, dimostrando i metodi ed i m ezzi per eseguirla.. Cln:ETt. -
LrvoRNO. - Maggiore m edico CoR::-iELIO Rrzzo: Atrofia acuta del fegato- ln814fìc ienza epaJ:in1. L'O. riferi:-;co su di nn cn~<o di atr ofia ac11ta. del fegato in un soldato ricoverato per ittero cat.nrrnln e dec(lduto dopo 65 ore di dt:genzo. ospcdnliom. Si intmttion o sulla pn.togt?JWfli. 1\•ziologin, sintomtltologia, anatomia patologica, diagnosi differr>nziale, pn,gno~i e c ura. d i q u<'st.a gravP malattia, emettendo l'ipot.Jsi che l' insuffkicnzn g:mE>mlr fun zionale del f~>gMo, la <1ua le è la causa dell'atrofiH., debba attribuirsi allot Ct>s><ttzione eli una attivitÀ sccrotiva. intema o del h•gato o di qualche n ltra glandola endocrina por la notn correlazione funzional e di <'S'io, in analogia. n quanto succ,•do m•llc morti pC'r insuffi cienza a cuta. d r l panr.reas, delle t iroidi, paratiroiùi. PC'C. e<·c. L 'itt.ero caturrnle pnò J•appn•sent>lJ'C lo stadio prodromico dell'a. a. del ìe gtlto. dal1tt. quale non è distinguibile se non nel periodo conclamato. quanùo il fe~tlto si è rim pirr·iolito <' nPllt> 01·im• compa.io110 la loucina. e la tirosina, H.minoacidi, ""Jll'c~si on,l rlC'lla dist.ruzion<' dPile c<'llule npatiche. Nel ca~o l'ifpr·it.o. il 6 kbbmio <'sist('\'11. ancora in~mndimcnto del fegat.o; la mattina dPII'~ si potè constfttnre, a lla pf'rcus:<iono, rim-picciolimcnto d ell'organo e nt•llo l'tr;;so g i(lmo l'inft' nno decPrl<',·a dopo soli otto gior·ni complc,:;sid di malattia. La lliHgnosi fu conf<·rmnta <hd l 'autopsi>~. )'IESSINA. -
Capitnno medico GIOVAl''BATTISTA FlSICl:IELLA: Concett·i sci.enL?fìri
mv<lemi suL valore della sierotera.pia antidijterica.
L'O. dallo st nclio di num('rosE> stat.i;;tich<'. od in base ll.lle \'E>dut-e scientifiche modome sul va.lm·e clelia si<'r·o -t.<>.rapia antidifterica, t r ao le s<•f!urnti conclrt!<ioni: 1° il !"i<'l'o antidifterico hn, ~<icu ro valoro profiJntt.ico contro la difterite'; zo il <;Ìero norma le di cavallo n on dimostra a lcun pott>re protìlattico contro dotta. infE>7.ione; 3o il badllo della. diftPrite svolge la sua azione pat.ogena. pAr mezzo drlla. ~<HA. esotoss ina, la to;;sina difterica è 1ma; 40 il siero and ififtl'rico t> tmo, esso non h n. diminuit.o il suo pl'(~zioso ,·a lore nf'lla aura de lla 1liftcrit.e; 50 l'andamento dt>lln. m orta.lità p0r clift.>•J'itt>, srgnalll.ta in pitt pnrt.i, d evo consider arsi dovuto ad tllh~ ma.ggiot•e <':;tl'n~ione d ella infoziono difteriNt.. d et.t?rminatn, da fattori a noi scon o !i(•iut.i. alla compn l'>lll dei cas~ ipc'J'tos.~ici <>.di foJ'mt~ con probabili 1\.Qsociazioni bnttl'riche: 6° la 1:urnt della mortu.litit p~>r diftl'rito. con:;;idl•rata n elle Sl.H' grandi !in~• . è andat·a in modo indubbio ~ntdatamento abbassanùo~<i. HmiA. - Capitano medico prof. CORRAt>INO GI ACOBBF.: Sarcoma pulsaute del jemo,.e. L'O. rife risca su un caso di tumore primitivo pulsant<J del femore (sA.rcomtl), ne illustJ'R. il quadro clinico. l'at.to op<'rati ,·o e l'esamP istolojlico. D opo aver e.cC<'nnnto n.lla din~nosi differenziolc con altre affezioni, ri chiama particolarmente l'11.t-
CONli'E RENZI!l E Dllltt:OSTRAZIOI!."l CLINICHE EC'O.
SOl
tenzion e sul fatto che p ossono riscontrarsi tumo1·i nelle ossa a carattere pulsante, i q uali sono spes.'lo meta.sta.tici da neoplasmi tiroidei o surrenali, ed in cui può anche talora. rt~Stare ignorato il tumore p t-imitivo. -
Capitano medico D OMENICO L o BIANCO: Osservazioni auldecOT80 e.mlù~ cura
deUa n~-eningite cerebro-spinale epidemica. L'O. p rendendo spunto da due Cttl'li capitati sotto la sua osservazione, s'int rattiene a parlare suUa profiJa.<~si e cura della m{lningite cerebro-spi.na.lo epidemica. Dalla osser vazione poi e dH.U'esame critico del decorso di essi. specie in riguardo alla condotta terapeutica. applicata, avanza <ielle ipotesi originali. La conf~renza è tratta. da un lavoro di prossima pubblicazione. Alla discussione dei casi clinici presentati prendono par te il Direttore di Sanità. colonnello medico NAPOLITANI, il Direttore interinale dell' ospedale tenente colonnello medico CRISOIONE ed il tenente colonnello medico PELLEGHINI. TORINO. - Capitano medico TERESIO CARBONE: Dvmostra:zione aruuomo-patologica. Soldato C. L. d el 91° fante rii1, classe 91. 1. distretto di To1·tom~. deceduto il 9 agosto 1932 al reparto otitici. DIAGNOSI ANATO~IICA. - Esiti di maatoidectomia. Pachimeningite puntl~nta circoscritta. Leptomeningite purulenta. Trombos-i settica del seno trasverso di deatra. TRENTO.- Capitano medico AN'lELO PERRINI: La dieta di Gerson nella tubercolosi. La dieta di Gerson H orma.nn.sdorfer nel 1925 suscitò entusiasmi e speranze nei riguardi della t e t·apia d ella tubercolosi. Gli elom enti di essa che, secondo gli autori, possono svolgere azione terapoutica sono i seguenti: 1o la soppressione del sale da cucina; 2° il forte contenuto d i sali minerali; 3° la. riduzione dogh idrocarburi (detti fu.ttori non sono p erò uuive1~almente ammessi ); 40 la fone somministra.ziono di gr.tssi; 50 la riochezza in "itamine degli. alimenti, senza però eccedere ne Ua vitamina D; 6o la sommini«trazione di olio di fegato rli merluzzo fosfo1·ato (questi ultimi ft\ttori sono unive rsalme nte ammessi); 7° l 'acidosi, da molti ritenu~a pet·icolosa p erchè il bacillo di Koch hn un accrescimento più energico su terreni con r eazione un po' Mida. od anfotera, che su quelli neutri o alcalini. Esaminando i risultati avuti dai vari aut01·i che espirimentarono il nuovo metodo, vediamo che la mag~iore parte è d'accordo nel ripuòiarli ne i rigutudi della tubercolosi polmonare; per essi la nuova dieta non solo non è n eUa tubercolosi polmonare utile, ma può ri uscire anche dannosa. Differe nte invece è l'opinione d ella ma!Sgioranza nei riguardi delh~ tubercolof!i chirurgicr~ e sopratutto cutanea; qui in rMltil. si sono avuti dei risultati ottimi e in quest.e forme di tubercolosi la efficar:ia d el nuovo regime dietetico è dai più riconosciuta. -
C•tpitano chimico far maci8ta dott. DoMENrco MrLLINO: Ga rtUt~ione dci li-
quirli ùt biologia. Grandi:>.~irna. è l'impot•banza. della ricerca de li 'acidità e dell 'a.l<"alinità n egli esami. biologici. Il comportamento d ol cuoro isola.t.o dimostnl. n,<;sai b ene la squisita sensibilità d ei tes'!nti viventi alla più piccola reazione nd m ezzo ambiente; l'atti· vitlt dei fermenti, lo sviluppo delle uo~·a e tutt.e le attività funzionali dei tessuti o del!.~ celluJe si svolgono in un m ezzo che ha. una data reazione chi.mica., m entre si arrestano non appena questa si sposta sensibilmente in qualsiasi senso. Il terreno propizio p e l' lo ~vilupparsi dei microorganismi patogt~nj è sen.<Jibilissimo a ogni variazione dell'acidità e alcalinità d ell'ambiente in un intervùllo qua.<Ji impercettibile. La 1·en.zione vera. di una. soluzione dovrà essere d eterminata con m etodi chimiei-fisici mediante i quali è possibile stabilire il numoro degli idrogenioni H + e degli id.rossilioni (OH) - liber i, cioè attuali presenti in essa. La misura della
OO:NFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLfNJCHE E CC.
conNmtrA.zionll di'gli ioni idroR.o;ili è indicata. in morlo Remplicfl con )'p_c;ponent,e della potenza. di l O p 1·i vat.o ùol segno meno (-); l'esponente così usato viene denominato pH. Invece di dire che la concentrazione d egli idrogenioni in una data soluzione è I O-7 si ùict• che d,·ttu soluzione ha wt pH7. Il pH si d etermina, oltre che col m etodo elettrometrico - dot.ato di alta pre cisione - a.nc·hc coi metodo colorime trico. Questo consil!'te nel paragonare la tint-a d el liquido in esame, a cui è stato aggiunto tm indicatore appropriato, con una serie eli soluzi01'li tampone, a pH crescente e g ià stabilito, contenenti il medesimo indicatore. Una soluzione tampone è una soluzione c.ara.tt.erizzata. dalla scarsa sensibilità. all'azione di una certa yuantità. di acidi o di ba.<;;i anche forte, la. cui aggiunta fa. vnriare nppena di poco la reazione originaria d ella soh1zione stessa. La mis ura clelia concentru.zione d egli idrogenioni nel sangue è una ri.c erca di notevole importanza. Quando si vogl ia calcolare da rm iato il valore pH d el sangue e dall'alt-ro la quantità di anidride curbonica in esso contenuta, è possibile renders.i conto dello stato in cui d etto gas viene a trovarsi nel sangue. :Fondandosi !!U esperienze eseguite sulla ,-ariazione d el pH in una soluzione di C02 in acqua pura e in una soluzione ne lla quale è st.ata. aggiunta rma certa qtmntità. di bicarbonato sodico, neilt~. quantitA approssimativ~mente cont~nuta nel sangue, si è stabilito che l 'anidride carbonica contenuta nel sanb>ue si trovi in uno stato tale che, dissocinndosi, dia ioni (HC03) allo stato di bicarbona-to di sodio. D sistenm tampone acido carbonico e bicarbonato sodico ha un'importanza. specialo come sistema regolatore della reazione d el sangue. La. quantità di bicarbonato sodico contenuta nel sangue rappresenta una risel'va di alcali, la quale è pronta. a compensare ogni eventuale formazione di eccesso di aeidi. E quando nell'organismo si stabiliscono delle condizioni che tendono a far diminuire progressivamente la quantità di bicarbonato sodico contenuta. nel sangue, come nel coma diabetico, ò necessaria. la. somministrazione di bicarbonato sodico, o pe-r os, o per iniezioni endovenose di soluzioni di detto 1mle. Maggiore medico FEOERIOO R UGLJABELLO: Dim08trazione analomopatolog-ica. ~ Soldato C. F. d el 151o fanteria, deceduto il 6 luglio c. a.. per colpo di calore. DtAGNOSl AI'<ATOM:ICA. Esiti di pleurite de8tra conmtenti in vaste e tenaci aderenze pleuriche di vecchi.a data; congestione di quasi tutti gli organi; lie1;e ipopla8ia cardiovascolare. Il1·eperto d'autopsia, che si può considerare negativo quoad cawram mortis, acquista valore in ragione del quadro sintoma.tologioo premortale O.'>SQr-vato noi soggetto, perfettamente analogo alla sindrome che presentano i colpiti da grave colpo di calore: vomiti, agitazione, convulsioni, stupore, incontinenza. sfìnterica, midriasi, respirazione e polso accelerati, rantoli mucosi nei polmoni, rigidità nucale. E poichè nei colpiti da colpo di calore il reperto d'autopsia non dà che con~e stione polmona.re, d ei visceri addominali e dei centri nervosi, così come è stato trovato nel caso in esame, si conferma quale causa. della morte il colpo di calcre in individuo pre<li8p<Jsto princip<~lmente da idiopatica in,(Jufficierna ca-rdiaca e forse anche dagli esiti della pregressa pleurite. TRIESTE. -
Capitano medico FRANCESCO CoLA: Afcmìa da stenosi mitralica. Fi.siopalogia ve.stibol4re.
UDINE. -
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Primo capitano medico MARIO FIORE: Reperti normali t patologici del pH sanguigno. Valore della de terminazione del pH sanguigno nelle nefriti croniche, ittero catarrale, tifo, polmonite e setticemie.
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Primo capitano medico FRANCEsco 1\hssmo: Pneumotorace ed en{idl'f'IID traumatico. Pa.togenesi. Sintomatologia. Cura.
NOTIZIE Esami per l'idoneità all'avanzamento ad anzianità degli ufficiali medici in S. P. E. da iscrivere sul quadri di avanzamento per il 1933. Dal Giomale militare u(Jìciale, dispenst~ 4311 , 27 agosto 1932 xo - Circolare n. 430 (Direzione generale p arsonald urnc io.li), 25 agosto 1932-X. Gli esp erimenti per l'idoneità. all'avanzamento oo anzianità d egli ufficiali medici in S . P. E ., compresi n ei limiti di anzianità p er la iscrizione sui quadri di avanzamento per il 1933, avranno inizio presso l'ospedale militare di Roma. sotto le seguenti date: 8 novembre 1932 - esperimenti p et· l 'avanzamento ad anzianità dei cll.pitani medici; 17 novembre 1932 - esperimenti p er l'avanzamento ad anzianità dei t-enenti medici. .........._ Gli ufficiali chiamati agli espel'imenti dovranno presentarsi all'ospedale m ilitare di Roma alle or e 9 del giorno precedente a 4uello d'inizio d egli esperimenti stessi. La commissione esaminatrice è fissata come segue: T. generale medico Rr vA cav. Umberto, pr~idente; Colonnello m edico VoLPE cav. Mazzini, membro; Colonnello medico 1\fA:R.TOOLIO cav. F erdinando, tnembro; Colonnello medico SANTAMARIA cav. Alberto, membro; T. colonnello m edico MONACO cav. Arturo, membro; T. colonnello medico SIMULA cav. Ubaldo, membro; T. colonnello medico PERRIER cav. Stefano, membro; T. colonnello medico Srmsr cav. Guido, membro; T. colonnello medico BASsi cav. Giuseppe, membro; T. colonnello medico M.AUOF.RI cav. Nicola, membro; Capitano medico MAZ7.ARONI Giacomo, segretario.
Il Ministro: P. GAZZERA.
Nomina delle commissioni tecniche per l'esame del titoli scientifici deglf ufficiali medici e chimici-farmacisti da Iscrivere sui quadri di avanzamento a scelta per Il 1933. Dal Giorn,ale militare utfwiale. ctispensa. 408 , 13 agosto 1932-X. Circolare n. 405 (Direzione g€1neral~ personale ufficiali), Il agosto 1932-X.
Le commissioni t ecniche. di cui al par-agrafo 65 della circolMe n. 207 d el giornale militare 1926, p er l'esame d ei titoli scientifici degli ufficiali medici e chimici-farmacisti da iscriversi sui quadri di avanzamento a scelta per ill933, restano tissa.te come segue: P er gli ufficiali medici: Tenente generale medico RIVA cav. Umberto, presidente: Maggior generale medico MAssAROTTI cav. Giuseppe, membro; Maggior generale medico CACCIA cav. Filippo, membro. Per gli uffì,cìali chimici-farmacisti: Maggior generale m edico M:A..<;SAROTTt cav. Giuseppe, presidente; Colonnello medico NAPOI..ITANI cav. Melchion-e, membro; Colonnello chimico farrrw.cista PAGNIELLO cav. Alfl-edo, m~mbro.
Il Ministro: P. G:\ZZERA.
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Bollettino del corpo sanitario militare. GrLLONE cav. Carlo, colonnello m edico direttore sanità militare corpo armata Bologna. È ooUocato in ausiliaria., a domanda, col trattamento economico previsto dalla. legg e 8 gennaio 1931-IX, n. 29. articoli 2, 9 e 14, dal 1o aprile 1932-X. M:AUOERI Nicolò, tenente colonnello medico scuola applicazione sanità militare. A<>Segna.to minis te ro guerra dal l o a gosto 1932-X. CEr Filiberto, capitano medico 5 campagna. Trasferito centro chimico mi· litare. DE VITo Gustavo, tenente medico in a.~pettativa. per infermità proveniente da ct~.usa di servizio. Colloca to a riposo dal 14 mat·zo 1932-X per infermità proveniente da catlll& di !!~rvizio ed inscritto nella ri!!erva.. CAS':!ONE Antonio, tenen te medico R. corpo truppe coloniali Tripolitania (f. q.). Avendo cossato di appartenere al suddetto R. corpo rientra nei quadri, dall ' ll marzo 1932-X ed è tras fo ri to all'inJerm~ria presiùiaria di Rave nna.. CIRILLO Giova.ruti, tonan te m edico 7 ca mpagna.. É colloca to -nella p o!!izione di fuori quadro pe rcllè trasf<'rito d'autorità nel R. corpo truppe coloniah Tripolitanio., dal 26 marzo 1932-X. Dal B olleUino Ufji(; iale, disp. 46•, 6 a gost o 1932-X. GERULU cav. A.ndrea, colonnello medico, diret tore sanità militare corpo armata Milano. E coiloca.to in nus iliaria per ragioni di età, dal 26 giugno 1932-X, col trattamen to economico pre visto dalla legge 8 gennaio 1931-IX, n. 29, articoli l lettera. b), 9 e 14. l\'IoNc:uzzr cav. Umber to, tenen te colonnello medico osp edale militare Novara.. É colloca to in n.spcttativa. per infermità temporanee provenienti da ca.u.~ di se rvizio per ml;jsi d odic i, d al 25 maggio 1932-X. Sc.umtA G iovanni. primo capita no m edico osped a le militare Tre nto. É collocato in ausilia t·ia, a dom cHVÙJ, d a l 16 maggio 1932-X. N t.mRA Anto nio, cApit11n o m Ari i co 46 fant.Arin, in R."pAt.tn.t.ivn. p Pr infe rmitÀ. tem· poran'*' provenie n ti da ca.ui!e di servizio. É richiamato in servizio effettivo dal 2 giug no 1932-X e destinato 4 fanteria. AIELLO Giuseppe, capi tano medico 59 fa nteria. in a.<;petta.tiva per infermità temporant:e non provenien t i da cause di servizio. É richiamato in servizio effet· tivo, dul 23 giug no 1932-X e d estinato o::~pedale militare Cagliari. PoTENZA Luigi, ca pittmo m edico 2 fanteria. Tras[erito l granat.ie ri. Da l B olletti no O{ficia le, d isp. 48". 13 agosto 1932-X. LA R occA cav. Pa olo. ma.;;~iore m mlico ospedale milit are Padova. É collo· cato nella posizione di fuori q ua.rlro perc hè collocato a disposizione ministero aero· naut ica, dnl 10 maggio 1932-X. n 'Ar.ESSANDRO Ant imo, capitn... v modico 89 fanteria. É collocato nella posizione di fuur·i q uadro perchè t rasferi to d 'autorità R. corpo truppe coloniali Cirena ica, d a l l 7 m tLggio 1932-X. L o MoNACO Crooo, tenonte medico a dis posizione ministero aeronaut.ica.. li rl ocrcto mini sterial~ 3 novembre 1931-IX è ret t ificato nel senso che l'ufficiale cr>~iitt di a p ptLrt.enore al R. corpo t ruppe coloniali Tripolitania, ed è collocato u. cli;.posizione ministero aeronau t ica., dall'Il dicembre 1931 X, anzichè dal 17 di· Cf'mbre 1931 -X.
I sottonotu t i tenenti medici sono collocati fuori quadro p erchè trasferiti di autorità nel R. corpo t ruppe c olonia li Tripolitania, dalla data a fianco di ognuno indicata:
ZoccALt :Fort unato, 9 a lpini. D a l 30 aprile 1932-X . Z OPPI Zelio, 8 alpini. Dal 3 maggio 1932 X. MARMO Achille, tEmen te medico R. corpo truppe coloniali Eritrea. (in sopran· numero con incarico civile) (f. q .). Cessa. d.i appartenere al suddetto R. corpo dal
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27 agosto 1932-X, dalla data s!.essa. rientra nei qun<lri ed è trMferito ospedale militare Roma (comtt.ndat.o al campo clim~~otico di Anzio). T,REV&S Aristide, capitano chimico farmacista. R. corpo truppe coloniali Tri · politanie. (f. q.). Cessa. di appartenere a l suddetto R. corpo dal 2 agosto 1932·X, e dalla stessa data rientra nei quadri ed è trasferito ospedale militare Livorno. ORLANDO Teodoro, tenente chimico farmacista R. corpo truppe coloniali Tripolitarua. (e. disposizione ministero colonie) (f. q.). Cessa di appartene1·e e.lsuddet.to corpo, dal 14 luglio 1932 X, e dalla. stessa data l'ientra n ei quadri ed è trasferito infermeria pt~idiaria Parma. Dal Bollettin.o Ufficiale, disp. 50•, 27 agosto 1932-X.
VII Coagresso Internazionale di Medicina e Farmacia MUltare. (Madrid, 29 maggio-4 giugno 1933) Sotto l'alto patronato di S. E. il Presidt>nte della Repubblica. Spagnola..
Regolamento del Oongres8o.
n regolamento del congresso è quello che è stato adottato dal Comitato Permanente per i congres.~i p recedenti. Le relazioni non devon o sorpassare le cinquanta. pagine di testo e dovrii.Il.nO essere inviate al Commissariato generale prima dBl 31 dicembre 1932. Non si ga- · rentisce l'accettazione di quelle che arriveranno con più di quindici giorni di ritardo. I titoli e riii.S.~unti d elle comuni.car.ioni da p ro:lSentai'Si al Congresso dovranno essere inviati prima dal 10 marzo 1933 per poter fìgurare nell'ordine del giorno. Senza ga.ronzia. da parte del Congres.'3o d'esRere messe in dis<mssione, potranno P,ssere rimesse al C.oi'IlJ'IÙSsal'iato generale tutte le comunicazioni su argomenti liberi, eli cui sarà reso conto durante le sedute, se il t empo lo permetterà. Queste comunicazioni saranno pubblicate integralmente o in parte, riservandosi il ColDÌtato Permanente il dil'itto di scegliere i t t:lm i che presentassero interesse per i congrf'ssi sncce~ivi. Lavori del Congre8so. Come nbbit~mo gih ricordato nel fascicolo di marzo, i tl'mi del Congresso son o i seguenti: l . Principi generali <:he devono presiedere all'orgcmizza~ione sanitaria di una
na~ione in ca-so di guerra
e applica~i<me alle cliver.~e formazioni clelle pre-scrizioni della nuova Convenzione di Ginevra. (Relatori: Spagna e Svezia) . 2. Le vaccinazioni preventit>e nelle annate di terra, di ma.re e dell'aria (Re· lutori.: Spaynct. Gran Bretagnct e Oiappone). 3. Il t1'attamento dei casi chirur{fici eli prima ur{Ji'/ltza. alla fronte, in guerra di movimento. Concezione di una formazicm.e specializzata: sua orgawizzazione materiale e suo ·impiego dal punto di 1-istc~ tattico. (Relatori: Spagna e Belgio). 4. Uli aliment·i C'CJ/l.9ervati jarenti parte clclla •razione p1·escriUa, aia i n tempo <li puc:e, RÌ<.l in cwwpagHu. Loro modo di prepura~·io'lle e luro a-twliiJ·i.. {HI'latori: Spagnu e Svi.zze1·a). n. Studio comparati-vo rlell'orgcmizza::.i()ne nelle rlire·r.9e <tmwte di term, di mMe e dell'aria: a) rl.<' i servizi orlontoùt.trici: b) clei .~Prvi:i a.m.lnini.,lmtù:i.. (Re/,atol'i: SpagM-, Me88ico e Paraf!Uay). I r.ongt'<lS.'>isti elle de;;idi1r!ls~•·o veder disuusKO un rema nei Congn·;;Ki Rt•gu<'nt i. llO\T:tnno f amp donmndtt nl df'lcgnl'o dt>l proprio paPse c, Rl'\ 'qtwRto non è •·~tpprf>Stmttlto, al Sl'grt,turi o del Comitato Pm·mo.nt-nte, tenenLe colonnello mcd.ù:o Voncken. Al Hmnine del Congresso d i Madrid si tc• rroil la. III sezione deii'Uffi<·io Intern azionale di Documentazione di Medicina Militare. Il -
Giornale di medicina militaTe.
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[ <JCri~ione dei C•mgressisti.
n Congres~o invita a prendere parte a.i suoi lavori, oltre i delegati ufficiali,
tutti i medici, ft~.rmasiRti, chmti'lti e g!j ufficiali di amtnini.stra.zioM che a.ppade>n· gono o hanno a ppartenu to a lle a rmate di term, di mare e dell'aria dei paesi che t'anno plU't.e <lolla. Soc:iet,à delle Nazioni. Il servizio vet.erìna.rio militare sarà ammesso, a titolo eccezionale, a. questo Congresso. Condizioni per l'i.~crizione: 30 peseta.~ por i partecipa nt i; 20 pesetns per le s ignore e i ragazzi; l 5 pesetas per g li studenti. Questa iscrizione dà il dirit.to di ricevf\re le comtuucazioni ufficiali e di a.o;si stere gratuitamente a lle cerimonie organizzate d a lla Commissione del Congres.-=;o. Il versamento delle quow si d ove fare direttamc nt;e .allo a~cnzie ufficiali d e.! Congresso, versando l'importo a.llt\ tesoreria. del Congres~o f~fini11t.ero d ella Marina) con vaglia postali internazionali, traveller.~ chèque., o in conto corrente d el CongreF<so alla Banca Mercantile e Indu:!triule di ::'\Iaòrirl. Sarà in•;at;a la tessera del Congresso. la cui prcsent.t~.zione è indispensabile por ottenere le riduzioni che 5n.ruuno concesse. Si pregt~ d'iscriversi il pi(t presto poss ihile . e;:;sendo le iscrizioni chiuse il 1° aprile 1933. Dopo questa data n on sat·à ammesso n cs.<mn r ecla m o con c:e1n ente i servizi relativi al Congresso.
'l'enuta. I congressisti militari sono pr('gati vivamente di assistere alle fe.-;t e e rice vimenti in uniforme, c he è p et•messo indossare n el territorio spagno lo duranw la durnta de l Congresso e n elle escursioni. Così anch e è permesso portare le armi che fanno parte d ella di visa. Gli inv iti porteranno l~ indicazioni di galt\, mezza galla , o servizio, per i nulitari, per i civili, nonch è per le signore.
Ricevimerlti, fes$e, esct"~Sion.i. Numerose foste s i svol.goranno durante la durata d el Congrei)So: verbenas e corride; avranno luogo esc11rsioni a Toledo, Segovia, Alcala, Aranjuez e all'Escuriale, a condizioni eccezionali. Senza cambiare di m olto il percorso per e da Madrid, come anche il prezzo d ei biglietti, si prepara UlU\ seril• di itinerari che permetteranno di visitare, a ll'andt~.ta e al ritorno, le città pitt interessanti della Spagna.
Comitato di Signore. Un comitato di Signore organizzeri\ una serie di ,·i;:;itc che, insieme con le marufestazioni artistiche e mondane, pennetwranno di renderai conto d ello sviluppo scientifico e sociale della Spagna. P ersonalità del mondo intellettuale fammi ·
nile sp!\gnolo daranno coufet•enze. Viaggi e aUoggi. L'agenzia Cook (vagoni-tetto) s i incaricherà di facilitare in tutti i p11$i la e missione d ei big lie tti con la riduzione concessa dalle compagnie ferroviarie, mt\rittime e aeree. In queste agenzie !li. po t.ratmo ugualmente prenotare i b iglietti per le escurs ioni, riducendo così il d en aro da portare con sè. Si racoomt~.nda l'impiego dei liravellers-chP.queJI per evitare il cambio n e i d iversi paesi che s'attraversan o. Per pt·enotare g li alloggi v i sa.r·atmo granrli faci litazioni. Un servizio s peciale d'informazioni sarà pront·O in tut.te le stazioni e le fron ti.,re. Il personale addetto porte rà un bracciale giallo COlll l 'iscrizione: • VII° Congresso intemazionale di Me riicina e F a rmacia Militare"·
SOi
NOTIZIE
Album. Un album contenent.f' h- i'otografk d c i c<.mgn•s:.;i>~ti <' il r esoconto d e ll,• St~lut(' (' d elle cerimonie costituirà un ricordo d urat.uro ri PI Con!?l'c:-;.-;o. I COil~ I'PSciL-;ti sono prq:(uti dj in\·iare al Commis..'lariato w·nerale òel Congresso. Ministero della Marina, a .\1.a<lrid, contemporaneamente ulla loro iscri zione, unll fotografia con la t-esta che dovrà. avere la dimon>;ione minirrut eli 3 cm. Ne ll 'a lbum tignrera.nnn i Presidon t i d 'onore e il Comitato P ermn.nonte, i d .,.IPgati e i congros· sisti e loro fami~li e, rt~~t.:(ruppati p er paesi, n uru"\ tll.vo la. compn.rativa d e i dis tint.ivi de i m odici e farmacisti . militari eli tutte lo nuzioni.
Corso di perfezionamento In medicina coloniale. Pre;;so la Scuola di Patologia. Coloni11lu. istit~tita n ella R. Unive rsità di Modnna, e che ha sod(' n ell' [Rtit.uto di Pato logia Coloniale (vi~ Camatta 2), avrà luogo 1111 corso por laHrt' ut.i in .\[eùicina-Ch.it·urgin. e Zooiatria, per ottenere il dipl oma eli ~>pccialistt~ in .\fedic in1\ Coloniali'. Tute COI''!O che ha la. dtll't~t..'\ di llll anno scolastico, 8.\Th inizio il vent.uno dic<•rnbrt•. 11 prog rAmmA comp1·~n.IA i ,.,g111mti insngnnmonti: Patologia. d elle malattie coloniali. l gieno coloniale . _ Prnt OZ<>ologia-E lmi n t ologia-En t.omolo~ia. Batteriologia· Sie rol ogia. !\falt~ttie cutanee da. ifomiceti. Allo ll•zioni teoriche si alternano esercizi pratici e dimost.rativi, essendo l'I sti· tuto fornito di abbondante materiale scientifico e tii laboratorio. L'Istituto rt'l:ta aperto tutto l'anno. L e to..<;~;;e ammontano a L. 1825, m età. pàgubili all'atto dell'iscrizione met.Q 11.lla fine del corso.
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Il 20 agosto è morto a Rra., suc.o paese nativo, il tene nt-e gonorale medico in congedo Grande U fficiAle Domenico Morino, all'et,!\ di anni .81. Dal 1874 uJ 1897 aveva prestato servizio in reggimenti di cavalleria. e presso ospedali e direzioni di sanità. Fu poi direttore degli ~li di Ravenna e di Milano e, dal 1900 al 1903, direttore di sanità dei Corpi d armata di Alessandria e di Mil.mo. 11 25 aprile 1907 venne assunto alla direzione della Scuola di applicazion e di sanità militar>e, ove rimase fino a quando, il 3 ottobre 1912, fu collocat-o in posizione ausiliaria !>t'r ragioni di età. Richiamato in servizio 1'11 maggio 1915, tenne la d irezione di sanità della l a Annata. dal principio della guet·ra fino al l O dicembre 191i. In tutta que~~ta Sua lunga., distinta cat-riera Egli dette sempre opera encomiabilissima. e si rese benemerito rlel cotpo sanitario per Suoi segnalati servi~, Rpecie quale dir~ttore della Scuola. di Firenze, ove seppe guidare con i p iù illummati criteri l'educazione milit-are e tecnica Hpecializza.tfl. degli allievi, che colà sì avvicendarono in sei anni accademici. Particolarmente in guerra ebbe modo di dimostrare tutto il Suo tfl.lento organizza.tivo, il carattere adamantino e la. inesauribile, fattiva operosità, informata a.(J una. sacra conc-ezione del dovere; c.iò che Gli fu autorevolmente riconosciuto nei ~~:iudizi degli alti Comandi, che si lodarono dì Lui per avere impresso ai at~rvizi sanitari della J• Annata cs.~nzialmente cat·a.t.tere di a'!$0luta. praticità, in modo da rendeme il funzionamento sempliee. elustico t' rispondente Rempre ad ogni circostanza.. E così anche nelle crisi più g1·a.vi prodotte dagli avve· nimenti milita1·i (offensiva anstriacH. nel Trentino della. primavert~. 1916, l'itirata. dall'Isonzo nel novembre del 1917) gli sgombri e i rifomim~nt i poterono essere pari. alle necessità, come sempre fu vigile e coronata do. pieno successo la vasta. opert~. dj
difP<m dalle epidemie cMtrensi. Il Corpo Sanitario militare si inchina riverente alln mt>moria dt>ll'illustre Gcnt>rale e ne ricorda. iJ Nome ft·a quanti più l'onorarono con le loro opere e le loro \'iJ·tn. Il 22 luglio è morto a T orino, a 58 armi, il maggiore medico di complPmonto gr. utT. Ernesto Rossi conte di l\Iontelera. Richiamato il 18 febbraio 1915, prestò primtt. servizio pre!';SO il <leposito do•l 3o Reggimento alpini e poi, fino al 4 luglio 1916, nell'Ospedale militare •< Pietx·o :Vlicca. " in Torino, dando prova di dist.inte qualità profe.'!Sionali ed elette doti morali e milit-ari. Il l 6 luglio è morto a Faenza il maggiore medico della riserva cav. Augusto Zaccarla. Aveva pre~tn.to sen·izio neg-li ospedali di ris~rva di Pordenone e di Farnzn per lA. durnta de1la guflrra, adempiendo sompre egrE>giament.e ogni Suo don•n•.
Direttore reapon8abile: Dott. UMBERTO Rrv.&, tenente generale medico R et:Wttore: D o tt. VIRGlNIO D E B ERNARDINIS, tenente .colonnello medico
(5101664) -
ROMA,
1932-X - ISTITUTO
POLIORAFIOO DELLO STATO - G. o.
RIVISTE 1\'IEDICHE MILITARI ----------0---------ARGENTI!\ A: RJ<:\'JSTA rH: lJ A SASJDAD ;IIILTT An.- Jlit-czioue gcnernlc rli sault,). ~ !ln lstero deUo. Gucrr tt, 1\ueno~r-Ajre!. Fo.1<c. VI, norCJnòre-<liCe111hre 11131. HlldObN: ~·r~lzlo sanitario in pace t'in guerrn. - Squlrru : (l n n o,·o trottamcuto •li T imhrcll Fishcr. - ,,tacfll:ote : Due Cll<li di f ratturn •Ici ma.s~ollnro lnfnioro. l~'asc.
J, (l''nHtliu-J ~~hbrtn'l) Hl:32.
Lenno: L'f•tltuLo d'fgi<·rw dcll'l•:,.~ r<Jito. - l!al'bltrl: Il ~cr·v ir.io •llnilnrlo •lnrnulc la. l!'ncrru moodin lc. - Donowan : Ri\·i•ta <Ici cnsi Clinici os<l·r·vnlì no,l ·L· plulir:liouf' ddl'o~pcdn l e militare ccutrnlo.
BF.LGTO: .\:RC II tvF.S ]lfi:;nlC: •\T.IèS n F. LO ES. - rlir•·r.ione s nneriort> uel St' rdzio di eonità ùell ' l::serci t o hOll{n (lk<ln1.i011e: Ospedalo militar(• di J,h·!!i). lt'a;;c, VI. fJi~t(ftU> I H:\~. Elewaul: lJeoioni cl<'l """'-o otti~o ndlt· fr·.. tturn rll' l f'ranio. - G•lmy : Snuvo metodo di c-nru d"ll'crnin inl:'rriunh'. - Bollettln> lnlerllarionale.
FRANCIA: ARCIJIVF.'l DE !\-1ltDEOINJ1: ;.;T PI1ARMACI11: l\fiLl'l'AlR&l. - Direzione del ser vl t.lo d i sanltb , \ilnlstcro dulia Guerra. l~asc. J. luo/in. lomo XCV[(, 10~2. Bonntt: I!loo e tC'cnit·h •· nrocl<>rn<· r·~lntiv(' n l trnlrnru<· ntu dcii<· ioft·?.l<>ni nc-nt•• rl<•lln nu\no. -· Sarrosto: F<•tilll oll'ih• ""'" "· [d<.O<' ,. (,(>f•llién IIW•h·r·ua. - olunquet : l •ll\' N<i ~rll~l>llrll' nLI rl!-lla ~ifilidc nt·ll't!.:ert'it u . V ohard: Un ett~o •li ~pir·fwhOI•) ... i ittPro ('nlorragi<·a.. - Jame: Rt•Ju 1.iom• suil•• JH'Ofllnl!Si <li'IIC malatti•· ,·cm·r·c<' neJI·,.s,·rcil!• in ll'tiiPC> di p01·e . .:\nCnTV I•:>~ T\E ~tRDTCf~E
ET l'lf ·\R~L\C'H; SA VAT.E~. - S<'n·ir.io contmlc •Il ~n nltlt, ;\l'fnl· dcllil )ftu·ina. Fase. ll. II(Jri/t'-·{fiiiUI/11, lvmo (.!:\:\ r. Hl:\~. Qutr~&al d4s Essarts e GuJ de Cnonni6res: ·' twvn ln<·hic,tn !'lnlla ,·nc<'iuazionc pr<'vNtti\•n d<'lln tulourcolosl. ~lèrO
I NGHILT E RRA: JOU&'<A.L Oli' T HF. ROYA.L AR.:I!Y .:lfED ICAC CORPS. - 8dito da John Ralo. SoWI and Dnnlcl•son T,t<l, [, nndra. 'Fa.c. lt. t·ol . TJTX. 1 0~2. Smith: "" T>><i<'Onr'\'l'n~i n~ll'l·:-('r'(•ito.- Bhttam : 'fi'(O C:l~i d i • tiro) (.ropiCA I~ •. - Oompton : r,,., rneningile CCI't' ioro- spitul lo' . - Galwey: .\kuoi prnhkm i ~nniin ri ~u ll 'u,·n·l•·nnrrtcnto rla. ypritc.
"11""'"·
POLON.TA: LEK A..HZ \\'O.JSKO\VY. - Clrl!'o.no ùcgli u ffichtU tlel Sc r~i zio san itario. Ccotrnm Wrszkolenin San it. Gòrno~Jasl•n -lf•. Vt<l'$<Lvir.. N. 12, 1;, 11i1<11"'> 1!1:12. Nelktn: r:rri~ip<>ltJo cnme ('Ompl1 ~1\zioue tloJiu mallttlir· llrl'rltnli. - llufwld: )t~rringit<• ~Ì"rOSO (linfo<'ilicrt) clunmlo la p n•·otito.>. - Wa ll (òrsk l: TI 1rai tnnwu Lo •h·lln tubcr<·olosl <1<'11\;c(•hio r:on t.oht•prol.iua. - Wall~òra : [l scrvi:r,lo sanitur·iv delia 1• llrnl!tlll <lurnul<' hl di!c' Il d~ lln lusuo <li pouto tli Vnrst\' 'itt. ot: ll'n~o,:to l!o:!ll (confinttu.zù>tte c {i·u t') - Fiume!: Pr·o,;..,ionu rn~<.lit•. RPAC~A:
R J•;v I ST A D 1•: :-!A >:T n.'\. D ~lTLIT.\ R. - l'niJI.Jiknzioo<' m e nsile del Cnrp o snuitnrlo milit-I! re . "IW•·itl. Fa.><c. VU. luvliv 1932. EtUIIan: Sindrome <ii....;enter·icn oculare. - Martin Santo•: &cblnn<>ste.<in (rmdiot~m:ionr) . - Ga!rcl• Montoro: ~ln lntl.it> se~snuli (t"•tt·in.unri01lt).
Ji'asc. VIU ttiJo.•lo 19:12. Sai&IV : Lo gucrrn chimico u H disarmu qualiln1i<"O.
::>TATI UNITI :
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TH P: ~!LlTARY ~URGEO N.- ArmY Medlca.l l'<1useum a nd I,ol~&r~\ ~~~lrilft!)ìl'- 1 Fase. luulio. n. 1, col. LXXI. !932. , • ,<· • . , , . :1 , ·: ~ , MltYin: 13ronohle ttnsil\ cronica . - Qrl ... lnew : A lcuni com mentii ~Wf oltn<> !tllà ' ·IJr'òJIOStn dl'i po~ti di smiAt~uuonLo in guerra. - Sea111an Baln!lrldce: !tclazlom: del V ! Congwsso inturunzlonnl o di M:od ic ina e ~·.wmac in militare. Aja, giugno 1931 rcorll~r~uaziollc). - StGt~e: L'azio ne dci lipoidi uclla fissazione del çompl~mento . - Fnnell: Clinlcn por ammalati di febbre ed a.s.u•u'dn 1: :no. Fase. a(JQ8UJ, n. 2, tJOl. LXXI, 1932. Lee H.-t: O !l'erta dJ una targa all'Associazione messioauu tki modici militari. - Qarrlson : Disser tazione sul cnducell. - s. llmmona : Influenza d e lle r11alattie cvi<lemlche nello primo con· q ulste dell'Emisfero occidentale. - Myll • SchWrtc: Infermità llsiobe e rnenta ll nello reclute. Bllu: Occlusione i rJtostlunle acuta, - Dll'by : Sgombero per via ucrcu.
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Anno LXXX - Fase. X OITOBRE 1932 -
ANNo
X
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERo DELLA GuERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
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SOMMARIO
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' . MEMORIE ORIGINALI : caulnls. - Ri~<'rcb c $UJ!o ~c·amuio ga~•o~o rc~<piratorlo dopo la corsa In militari In ullonrt•uc n\.0 . . . . . . . . .. . ... . Troina. - Rlc;-:rchc S\llln cupncit il \'italc pnln"'"'''~· R~aa. - A'l'l oni nlìa dell'nra oria a scellare . . .. . •.
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MEDICINA LEGALE MILITARE: ' 6i!l,;IISSO. - La causalità di scrYi?.iO In mc<liciua Je~o~••lo militare . • • . • • • • • . . • • CteiP.nanl. - l : nn Jlroposla di attnaJità : Ja. cartella radlologlca obbligatoria del torace pot reiJ hù e~scru IH ihllta ncii'X:seJ·c ito ? • • • • • • • • • • • • • • • • . • • • • • •
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CONGRESSI : \'ffi Conferenza dell'Colono Int<>ruRzionale contro In t.u beroolosl, XIV Congresso Internazionale di ftRiologin • . . . • . . . .
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RIVIITA DELLA ITAMPA MEDIOA ITALIANA E STRANIERA:
A..emla euenzlale lpocromlca Sull' -
e 8tH>i rnpporli Ct)ll l'anemia ptrnici<Jsc•
Ba~lllo h"rcotare Ricerl'he Rull<> cultur a diretta del -
da alcu11i prodotti pcrloloqil'i . Brucellosi (Le) - t:l n pericolo sociale . . • . • . . . • • . . . • • • • . . . • . • • QaiJI Ylzloal del COllO 4tl pltllt L'ablo::iMJP f empcmmea e la riposizi<Jne del1~/0 peroniero
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nellratlamento operatorio di certi - . . . . . . . . . . . . . . . . •
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Ol!*lll vitale polmonare MDII lnaulllclenaa naaale rupiratorla (La). . . . . . . . Labirinto Le ntoàifica.tnon.i d.elle mem!lron.e del- da perf.tt.•icmi allotonìchc MmHio wneree a Getlan ftl 1118 at 1131 (Le). . . . . . . . . . . . . • Patertcc:l La r ese::ione rl•lleASulo crllularc nel tmttamntfo dci - . Simulazione (LCI) . • . • • . • • • • • • . • . . . . • • • . • • . • . . Statistica Cltlle porllte nelle ultime ruem (La) . . . . . • . . . • . . . . . Sllerllizr.lzlono doliO ~~eque potabili La pratica mnericcma altunlt· 11cr ùt - . Trasfusione Ilei sanpe cltratau Un nuo'o diSJIMiti.ro per la - .. Ulcera ~nlca dello stomaco di orlrlno tnaumatl~a ({:) . . Venertl n trattame1tl0 dci - in tempo di ouerra . . . . • • • .
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI NOTIZIE . • . . . . . ' . NECROLOGIO . .
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ANNO LXXX -N- 10 OIORMALE DI MEDICIMA MILITARE
OTTOBRE
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MEMORIE ORIGINALI D IREZIONE GENERALE DI SANITA MILITARE L ABORATORIO DI BIOLOGIA. E
FIS IOLOGIA ApPLICATA
(Farnuina, l{O:maJL~~~
RICERCHE SULLO SCAMBIO GASSOSO RESPIRATO-
RIO DOPO LA CORSA IN MILITARI IN ALLENAMENTO Prof. Ugo C.Ss lnls, maggiore medico
Le ricerche di questi ultimi anni sulla contrazione muscolare hanno approfondito le cognizioni sui fenomeni fisico-chimici che la determinano e sopratutto sul rapporto fra ossigeno e contrazione. Bill aveva già dimostrato che la contrazione si compone di due fasi: l'una anaerobica al di fuori cioè della presenza di ossigeno, la contrazione propriamente detta, sarebbe espressione della scissione del lattacidogeno in glicogeno, a.cido latt.ico ed acido fosforico la cui eliminazione aumenta nelle urine (Embden); l'altra aerobica, il rilasciamento, durante il quale coll'aumentare del sangue che fluisce al muscolo aumenta l'ossigeno . L'acido lattico in piccola parte, con l'ossigeno affluito si risint,e tizza a glucosio, in parte attraverso prodotti intermedi poco noti o ignoti può dare acido piruvico (Emden), acetaldeid(\ (Nemberg e Collab) procedendo la disintegrazione fino a prodotti di escrezione (00 2 e corpi chetonici) oppure verso acido acetico che potrebbe venir distrutto o generare acido diacetico o anche offrire possibilità di risinteti2{zare ancora glucosio att.raverso laboriose trasformazioni. Quel che è certo si è che l'ossigeno più che servire al fenomeno « contrazione >> sembra dover servire a ristabilire l'equilibrio delle modificazioni chimiche determinate dalla contrazione st.essa distruggendo nella combw;tione gli acidi formati specie l'acido lattico cb~ fra. t utti predomina. L'acido lattico si trova normalmente nel sangue nella proporzione media del 0,015 %, cresce in tutti i casi di diminuita ossigenazione dd sangue ma cresce specialmente per effetto del lavoro muscolare. Tutte le modifica.zioni della riserva alcalina nel lavoro muscolare sono da attribuire principalmente alla formazione dell'acido lattico. Le più recent i ricerche sulla sua importanza in diversi esercizi fisici si debbono a Schenk e Oraemer che in occasione delle Olimpiadi del 1928 ne fecero argomento di studio. Essi osservarono che l'aumento dell'acido lattico nel sangue è rapidissimo e in diretto rapporto con l'intensità del lavoro compiuto: è maggiore per la corsa di 200-400 metri nella quale sono coperti 8 metri al secondo, che nella maratona nella quale in media. sono coperti quasi quattro metri al INTRODUZIONE. -
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.. ~.ndo. Inoltre la quantità dell'acido lattico del sangue continua ad a.u·
ç ~on,tare per 6-10 minuti dopo fini ta.la corsa e specialmente per le corse più
· veloci, mentre non varia sensibilmente nelle lunghe corse (10.000-40.000 metri). J)fa anche nelle corse veloci è più accentuato l'accumulo con l'aumentare della. durata di esse e cioè è maggiore per la corsa di 400 metri che per ,~ella di 200. Questo fenomeno è dipendente dal fatto che la qua.ntHà d~ _acido lattico contenuto nel sangue è in rapporto con la potenza sviluppata che è nella corsa, funzione della velocità. Schenk e Craemer videro anche che nella lotta greco-romana e nel sollevamento di ~si l'aumento di acido lattico nel sangue è minimo, mentre nel pugilato, che si avvicina alla corsa rapida per intensità, l'aumento corrisponde quasi a quello della corsa stessa. L'acido lattico si elimina per le urine in media, a riposo, nella quantità di mgr. 11 all'ora e per gli stessi esercizi suddetti l'aumento dell'eliminazione segue le stesse proporzioni dell'aumento nel sangue: esso è eliminato in quantità maggiore per le corse di 400 metri, di 300 metri con ostacoli e nel pugilato. L'acido lattico si elimina anche per il sudore che ne contiene talora il decuplo del sangue ma più al principio che alla fine delle sudorazioni, (Snapper e Grunbaun), ed è presso a poco eguale nei canottieri che hanno fatto 2 km. di gara e nei giuocatori di calcio dopo una. ripresa di 45 minuti. n comportamento dell'acido lattico per esercizi di diversa intensità e durata è dipendente dalla quantità di ossigeno assorbitadall'organismo durant(l"e dopo l'esercizio. Abbiamo veduto come, secondo la dottrina di Hill ormai accettata, l'ossigeno sia particolarmente impiegato per il ristoro dei muscoli lavorant i. Esso agendo sull'acido lattico e sui lattati accumulatisi nei muscoli ne determina la scomparsa ossidandone nelle contrazioni lente circa la quarta parte con formazione di acqua e coi mentre per 3-4l'acido lattico, come si è detto, si ricombina a formare nuovo glucosio e glicogeno. Ma quando le contrazioni sono rapide, quando il periodo di riposo concesso ai muscoli è sempre più breve, la quantità di acido latt.ico ossidato sarà sempre minore e la quantità quindi che rimane nei tessuti sarà sempre maggiore accumulandosi in modo da non permettere una ulteriore produzione di lavoro e per la modificazione che esso determina nella riserva alcalina e nella reazione del sangue, e per le alterazioni che si provocano nel metabolismo dei tessuti, e per l'influenza che tali fattori esercitano sulla rea.zione del cuoro e sulla sua resistenza al lavoro. Bill ha. dedotto che negli esercizi intensi che chiedono notevole rapidità di contrazionè muscolare, come nella corsa di 100-200 metri, si abbia formazione di gr. 4 di acido lattico al minuto secondo, con aumento del contenuto di acido lattico nel sangue da 0,01 al 0,20 % ed ha calcolato che un litro di ossigeno possa distruggere gr. 7 di acido lattico. Per cont~:a. rio ogni litro di ossigeno in meno, assorbito durante il lavoro, determinala permanenza in circolo di gr. 7 di acido lattico. Calcolando la quantità di ossigeno assorbita durante esercizi fisici diversi ha visto che la quantità che viene assorbita "durante il lavoro non è sufficiente per distruggere l'acido lattico formatosi. Cosi ad es. in un lavoro di 20 secondi si producono 80 gr. di acido latt.ico che per essere dist.rutti chiedono circa lllltri di ossigeno.
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La. ma,r;sima quantità di ossigeno finora assorbita in un minuto è stata trovata di litri 4,2 cioè in 20 secondi di litri 1,4. Questa. deficienza di assorbimento dell'ossigeno necessario alla distruzione dell'acido lattico Hill la ha chiamata «debito di ossigeno » ed ha veduto che l'organismo paga il debito che contrae durante il lavoro non appena finito questo, prolungando per un tempo che va da pochi minuti a più di un'ora l'aumento dell'ossigeno assorbito in rapporto a quello assorbito nel riposo. n debito di ossigeno più grande osservato finora è di 19 lit.ri corrispondente ad un accumtùo di acido lattico in tutta la massa muscolare dell'individuo del 0,35 %, quantità verament,e considerevole. Il ristoro e' raggiunto quando l'ossigeno assorbito è ritornato al valore di riposo. La durata di questo periodo in rapporto non solo con la diversa intensità degli esercizi ma col modo come lo stesso esercizio è eseguito e può variare anche per uno stesso soggetto che compia lo stesso esercizio con intensità diversa. Per un lavoro breve e moderato il ristoro si fa in pochi minutii per un lavoro prolungato il ristoro si potrae, come si è detto, per parecchio tempo. Il periodo di ristoro, secondo Hill, è formato da due fa,s i: una prima fase nella quale il consumo di ossigeno si abba-ssa rapidamente, una seconda fase nella quale diminuisce lentamente fino a che t-orna al normale. Di queste fasi la prima è messa in rapporto con la distruzione dell'acido lattico accumulatosi dai muscoli: se però la quantità che si forma è abbondante, si diffonde dai'muscoli nel sa.ngue dove ò ossidata più lentamente. La seconda fase corrisponde alla distruzione di questo acido lattico diffuso. La. prima è dimostrabile oltre che dall'aumento del consumo di ossigeno anche dall'aumento di produzione di 00,. La seconda invece cosi per la diminuzione òi a.'Ssorbimento di ossigeno che per la ritenzione di 00 2 Il quoziente respiratorio varierà di conseguenza nelle due fasi, sarà alto nella prima, basso nella seconda. ScoPo DELIJE RICERCHE. - P artendo da queste interessanti osservazioni di Hìll e della sua scuola abbiamo voluto studiaro un gruppo di 12 sottufficiali in periodo di allenamento fisiCilogico durante un corso semestrale per istruttore militare. Si è scelto un solo esercizio, la corsa di 600 metri, cercando d'indagare: a) n comportamento dell'assorbimento dell'ossigt>no, dell'emissione del 00. a riposo, subito dopo la corsa e di 15 in 15 minuti per una ora circa, studiando per quanto temp<i dura il debito di ossigeno di ciascun soggetto in rapporto col tempo impiegato per la corsa e con il tipo morfologico-costituzionale del soggetto stesso; . . b) il valore della capacità vitale, dell'escursione toracica, della ventllazlone mettendo questi dati in rapporto con il debito di ossigeno. METODO SPERIMENTALE. -· Ogni soggetto era tenuto a riposo seduto e veniva fatto respirare con maschera del Tissot attraverso uno spirometro dal quale di 15 in 15 minuti erano presi campioni di aria che si analizzavano all'apparecchio di Haldane. Quando si avevano dati costanti nell'emissione del 001 e nell'assorbimento dell'O al m'si faceva compiere al soggetto la. corsa di 600 metri, al termine della quale egli rientrava subito in laborat orio (nè si perdeva tempo essendo la pista davanti al laboratorio). Seduto di fronte allo spirometro il soggetto respirava per dieci minuti si
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raccoglieva il campione dei primi 3 minuti, talora quello degli ultimi 3, che si analizzavano. Dopo 5 minuti di riposo si ripeteva la prova per altri 10 minuti e cosi di seguito fino ai 60 o 90 m'primi dopo la. corsa.. I soggetti erano tutt.i clinicamente sani, di età fra i 22 e i 24 anni, con eguale periodo di allenamento ma con un grado di resistenza al lavoro diverso e dipendent.e dalle qualità morfologico-costituzionali di ognuno. OssERVAZIONI. Dei dodici soggetti dieci appartengono ai tipi misti di Viola, due sono brevilinei puri. Tuttavia questi dieci differiscono fra loro per parecchi caratteri. SETTE presentano il tronco meno sviluppato degli arti con sviluppo defioiente rispetto alla mcdin., UNO ha il tronco meno sviluppato degli arti ma entrambi eccedenti rispet.to alla media; in due lo sviluppo dell'addome eguale a quello del torace, in cinque lo sviluppo dell'addome è maggiore di quello del torace: dei longilinei dunque con caratteri secondari dei brevilinei. Altri DUE banno lo sviluppo del tronco superiore a quello degli arti, ed in entrambi l'addome di eguale sviluppo del torace: prevalenza dunque del tipo brevilineo ma equilibrio di sviluppo fra le due cavità contenenti gli organi della vita vegetati va. La capacità vitale si mostra deficiente in due soli scendendo sotto i 3000 eme., ma l'escursione toracica è sotto la normale solo in uno, mentre in sette è eccedente dalla normale (la normale è di cm. 6 ). La maggioranza dei soggetti ha Q R = l, 3; 0,80; un solo lo ha. piuttosto ba,sso ( = 0,60). Il tempo impiegato per la corsa è oscillat.o fra. i 120" e 160". Se si vuol tener conto delle osservazioni di Hill il quale dà per ogni xninuto secondo una produzione, durante il lavoro, di gr. 4 di acido lattico, si avrebbe una produzione oscillante fra 480 e 640 gr. cioè fra 240 e 266 gr. al xninuto primo. La quantità di ossigeno necessaria per distruggere queste notevoli quantità di acido lattico oscillerebbe fra litri 34 e litri 39, al m". 1\fa . il calcolo è basato sul pt·esupposto che ogni soggetto produca una stessa quantità di acido lattico al m", il che non può essere, poichè questa produzione è legata sopratutto al ricambio 10a.tcriale di ogni soggetto, all'adattamento dei muscoli al lavoro, al grado di allenamento, alla facilità di ossidare l'acido lattico messo in circolo in un determinato tempo ed elixninarlo per le vie urinaria e sudorale in altro deterxninato tempo variabile da soggetto a soggetto. In quest-e condizioni sta la diversa resistenza degli individui allo stesso lavoro, la diversa riuscita sportiva nello stesso esercizio. A noi sopratutto può interessare, non avendo determinato la quantità di acido lattico prodotto e circolante nel sangue od eliminato per le varie vie, di SPguire il modo di comportarsi degli séambi gassosi subit o dopo finito l'esercizio e per un'ora successiva. E si vede subito come diverso sia questo comportamento nei diversi soggetti. Nel soggetto 1o si ha un assorbimento di ossigeno, nel primo minuto immediatamente successivo alla fine della corsa fatta in 160", di 610,5 vol. cioè un aumento rispetto alla quantità assorbita in riposo di 232,1 vol. In seguito l'assorbimento di ossigeno è inferiore alla quantità del riposo. La ventilazione che era di litri 8,6 al m' a riposo sale per la corsa
RICERCHE SUI.LO SCAMBIO GASSOSO RESPffiATORIO ECC.
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a 16,5, ma ritorna nella prima mezz'ora dopo finitala corsa a litri 7,7 al m'. Con il ritorno della ven tilazione al normale ritornano anche al normale o un po' al di sotto del normal~ gli scambi gassosi. Si può ritenere questo soggetto un tipo misto, con arti prevalenti sul tronco e con sviluppo addominale eguale allo sviluppo toraci co, con m.1.65, 9 di altezza, con kg. 55,5 di peso, la cui O. V. è di 3300 eroe., la cui ampiezza toracica è di cm. 5,5, con lunghezza del t ronco di cm. 54,5 e con lunghezza degli arti inferiori di cm. 71,3. Tale soggetto ha un diametro cardiaco trasverso di cm. 12,6; un diametro cardiaco longitudinale di cm. 14,2: i diametri non si modificano sensibilmente col lavoro. Il suo qnoziente respiratorio sale subito dopo la corsa pE'r la notevole quantità di 00 1 eliminato, ma ritorna presto al normale. Egli ha una capacità di ristoro veramente rapida. Il II soggetto per la steRsa corsa fatta in 140" present,a un aumen to della quantità di ossigeno assorbito nel primo minuto subito dopo la corsa di 506,9 vol. risJJetto alla quantità assorbita in riposo, ma continua ad assorbhne sempre una quantità maggiore che nel riposo fino ad un'ora dopo e cioè 250,5 vol. nei primi 15', vol. 142,5 nei 30', vol. 134,5 nei 60', quant ità che vanno progressivamente scendendo verso i valori di riposo, che però non si raggiungono entro un'ora dalla fine dell'esercizio. La emissione .di CO, subito dopo la corsa sale a 540 vol. in più e progressivamente diviene minore e raggiungo le quantità di riposo dopo esser sc1 so Eotto questo entro 1m'or a . D Q. R . leggermente aumentato per la corsa sct>nde
rwlo ai 3/4 d'ora dopo, dimostrando co.si nettamente la seconda fase d'i Hill. (v. Tabella complessiva). La venWazione da litri 9,5 a riposo sale a litri 18,6 dopo la corsa, resta a 10,4 per un'ora e subit o dopo torna a litri 9. Questo soggetto è un tipo misto. H a metri 1,633 di altezza e kg. 55 di peso corporeo, con capacità vitale di 38 O con ampiezza tor a.cica. di cm. 7,5 con lunghezza del tronco di cm. 54,4 e con lunghezza degli arti inferiori di cm. 72,6. I diametri del cuore (DT = 12,3 DL = 13,9) per effetto della corsa diminuiscono sensibilmente. La sua capacità di ristoro è a.~sai più lenta e tardiva. del soggetto precedente. Il III soggetto impiega anche 1 40" e presenta nel m' subito successivo un aumento di assorbimento di 0 2 di vol. 1 220,8, mezz'ora dopo = 114,8; un'ora dopo = 122,8. Riduce più rapidamente del soggetto II la. quantità di ossigeno che assorbe, il che iudica che distrugge più rapidamente l'acido lattico formatosi o che va fm·mandosi pur non arrivando ad equilibrare il suo scambio gassoso entro un'ora dalla fine del lavoro. I n questo la seconda. fase di Hill compare accentuata alla fine dell'ora. con emissione di piccola. quantità di 00 1 rispetto alla notevole quant ità di ossigeno assorbito. La ventilazione da litri 8,3 sale a litri 26, dopo mezza ora è a lit ri 12, dopo un'ora è a litri 8. In questo soggetto il tipo è misto con arti prcvalE'nti sul tronco e con addome preva.lente sul torace. La statura è di m. 1,606, il peso corporeo è di kg. 69, la C. V. è uguale a 2500 eme. e l'ampiezza toracica è di cm. 9. La lunghezza del tronco è di cm. 53,1 e la lunghezza degli arti inf(•riori è di cm. 75,9. I diametri del cuore sono di cm. 15.9 per illongitudinale e di cm. 15,1 per il t rasverso. Per effetto della corsa il cuore è ridotto di volume.
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RICERCHE SULT.O SCAMB IO GASSOSO RESP.tRATORIO ECO.
La capacit:1 di ristoro oè abbastanza rapida, pur non presentando grandi squilibrio del Q. R. Il IV soggetto assorbe dopo la corsa fatta. in 160" vol. 457,6·di ossigeno in più, ò.opo quindici minuti 65 vol., dopo mezz'ora 72 e solo dopo mezz'ora presenta forte diminuzione del 00 2 emesso e caduta del Q. R. Il soggetto è un tipo misto con tronco prevalente sugli arti e sviluppo a.ddominale egua.Je a.llo sviluppo toraci co. J,a statura è di m . 1, 76; il peso corporeo è di kg. 69,5; la lunghezza del tronco è di cm' 55,6; la lunghezza. degli arti inforiori è di cm. 76,9. I diametri del cuore sono DT = cm; 14, DL = cm. 15,7 e por effetto della corsa presentano marcata diminuzione. La O V è di 3500 eme. L 'escursione respiratoria è cm. 6. La. .ventilazione da 10 litri al m ' sa.le ò.opo la corsa a 21,6 e ritorna normale dopo mezz'ora. La capacità di ristoro di questo soggetto si può ritenere rapida se pure non completa. Il V soggetto è un brevilineo puro. Dopo la corsa fatta in 145" l 'assorbimento dell'O aumenta n el primo minuto di 337,8 vol. al minuto, dopo quindici minuti di 509 vol. che r estano tali dopo mezz'ora, in questo momento tuttavia la quantità del 00 1 emesso resta. sempre di 252 voL superiore a quello emesso nel riposo e il Q . R. si abbassa. La ventilazione da 10 litri sale a 21,4 ed è a 19 dopo mezz'ora.. La O V è di 2700 eme. L 'escursione respiratoria è di cm. 6. La statura è di m. 1.61,5. Il peso è di kg. 53,5. La lunghezza del tronco è di cm. 51 e la lunghezza degli arti inferiori è di cm. 72. I diametri del cuore sono DT = 12,4, PL = 13,5 e per effetto della corsa si restringono. Il ristoro si fa attendere. Il VI soggetto ha un Q R basso in riposo e per effetto della corsa, ch e compie in 135", assorbe 479,4 vol. di ossigeno in più che scendono fino a 15 in più, per risalire a 55,2 e dopo lm'ora a 197,4. Il 0 0 2 emesso che cresce dopo la corsa di 895,6 vol. al m ' in più del riposo scende a 16 in più per risalire a 161,1 o ridiscendere a 100 in più. Il Q R presenta due discese che possono appartenere al secondo periodo di Hill. Il ristoro si può considerare non del tutto raggiunto. Anche la ventilazione da 11,4 litri sale per la corsa a 28,3 scende dopo 15 m ' a 15,6 o resta prcssochè tale p er tutto il t empo di esperimento. Il soggetto ha tronco prevalente sugli arti con eguale sviluppo di addome e t orace: tipo misto a carattere brachitipo. La. O V è di eme. 3600. L 'escursione respiratoria è di cm. 7,5. I,a statura è di m. 1,84. Il peso è di kg. 74. Il tronco è lungo cm. 68,3. Gli arti inferiori sono lunghi cm. 84,9. I diametri del cuore sono DT = cm. 12,7 ])L = cm. 14,5 e p er effetto della corsa diminuiscono marcatamente. Il soggetto VII impiega 150" a fare i 600 metri od assorbe nel primo minu to succrssivo alla flne della corsa 454,4 vol. di ossigeno in ph\ che ariposo, quant ità. clw dopo 15 m' scende a 159,8 vol. in più e dopo un'ora. a 105,6 in più. Come al solito dopo mezz'ora il Q. R. presenta un abbassamento. In questo momento in questo soggetto, come nei precedenti, la ventilazione è diminuita ma la p ercentuale di ossigeno assorbito si eleva notevolmente in rapporto alla minor quantità di aria che passa per i polmoni. Difatti la ventilazione da litri 9,6 a riposo sale a litri 14,16 dopo la corsa, quindi a 10, a 7,9, a 9,6, impiega un'ora per tornare al normale attraverso un periodo di oscillazioni con forte abbassamento.
RIOEROKE S ULLO SOAM:BIO GASSOSO R"E:3Pl RATORTO EOC.
•
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A questo periodo corrisponde il maggiore relativo assorbimento di ossigeno che è di volumi 53 per mille. Il ristoro non è raggiunto entro l'ora di esperimento. La C V è di eme. 3600. L 'escursione respiratoria è di cm. 10. Il tipo è misto con arti prevalenti sul tronco e con addome prevalente sul torace, con lunghezza del tronco di cm. 56,5 con lunghezza degli arti inferiori di cm. 78,3, con statura di cm. 174,8, con peso di kg. 64. I diametri del cuore sono: DT = cm. 13,2; DL = cm. 14. Il cuore reagisce alla cor sa con lieve riduzione del volume. n soggetto VIII impiega 134" per la corsa ed assorbe subito dopo 738 vol. di ossigeno in più c4e a riposo, quantità che scende subito a 125, 115 117 vol. più che a riposo, cioè r esta. pressocchè costante per il resto del tempo di esperimento. Il Q R scende subito e tende verso la fine a risalire. Anche in questo soggetto non possiamo parlare di ristoro raggiunto, poichè il debito di O continua ad essere pagato oltre un'ora dopo finito il lavoro. È bene evidente la secondi'~> fase di Hill cioè la fase corrispondente alla distruzione dell'acido lattico diffuso nel sa.ngue per la diminuzione del CO, emesso. Questo soggetto è un tipo misto con arti prevalenti sul tronco ed addome prevalente sul torace. La statur a è di m. 169,4. Il peso è di kg. 64,1la lunghezza del tronco è di cm. 53,8. La lunghezza degli arti inferiori è di cm. 75,9. La C V è di eme. 3600. L 'escursione respiratoria è di cm. 7 ,5. D ei diamet ri cardiaci il DT è di cm. 11,5 e il DL è di cm. 14,5. n cuore reagisce al lavoro con accentuata riduzione di volume. La ventilazione da. litri 8,7 al m' a riposo sale a 22,2 dopo la corsa, scende a 9,2, 8 e 9. Anche in questo caso col discendere della ventilazione a 8 litri corrisponde un assorbimento relativamente alto di ossigeno, cioè volumi 47°/00 • Il soggetto IX compie la corsa in 134", assorbe dopo la corsa vol. 428,3 di ossigeno in più, che scendono subito a vol. 54, a 100, a 44 per finire dopo più di tm'ora a 18 in meno della quantità assorbita a riposo. n CO, emesso diminuisce rispetto alla quantità di riposo dopo 45 m': a quest-o momento corrisponde la brusca riduzione della ventilazione, l'assorbimento di quantità relativamente massime di ossigeno (volume 51 °/ 00) e l'abbassamento del C0 2 emesso con relativo abbassamento del Q R. Il ristoro si verifica in poco più di mezz'ora. Il soggetto è alto m. 1,61 e pesa kg. 54. È un tipo misto con arti prevalenti sul tronco e con addome prevalente sul torace con tronco lungo cm. 51,5 e con arti inferiori lunghi cm. 72,5. Dei diametri cardiaci il DT è uguale a cm. 12.1 e il DL è uguale a cm. 13.4 Il cuore reagisce al lavoro con scarsa riduzione del volume. Ha O V = cc. 2900 ed escursione respiratoria = cm. 7. · J.~a. ventilazione da. litri 6,6 sale a 16 per scendere a. 10,6, 7 e 5,6 quando il debito è pagato. Il soggetto X compie la. corsa in 120". È il tempo più breve impiegato dai 12 soggetti esaminati. L'assorbimento dell'ossigeno sale nel primo minut o dopo la corsa di 760,4 vol. rispetto al riposo, scende progressivamente a vol. 93, 77, 26, assorbiti, entro un'ora, e dopo l'ora risale a vol. 59. Il Q R si abbassa subito, il C0 2 diminuisce rispetto al riposo solo dopo un'ora come in tut ti gli altri casi. In complesso in questo soggetto, che è il più veloce, il debito è pagato bene e presto, con nessuna diversità di quantità di 0 2 o di 00 1 rispetto agli altri. È un tipo misto con arti eccedenti sul tronco e addome eccedente
816
RICERCHF; SUf,LO SCAMBIO GASSOSO RESPIRATORIO EOC.
di poco sul torace. Ha statura di cm. 162,5, peso di kg. 55,5. Ha tronco lungo ero. 51, ed arti inferiori lunghi cm. 7 4. Ha diametro cardiaco traaverso di ero. 13,8 e diametro cardiaco longitudinale di cm. 15,3 il cuore non varia sensibilmente il suo volume per effetto del lavoro. La O. V è di eme. 3100. L'escursione respiratoria è di cm. 9,5. La ventilazione da litri 5,3 sale a 19,2 e scende nell'ora a 8, 7, 5,4. Il soggetto XI impiega 135", assorbe dopo la corsa 489 vol. di O in più che scendono nei primi 15' a vol. 86. Entro un'ora l'O assorbito diminuis0c rispetto a.Ua quantità di riposo di 121 vol., di 3, di 15. Il Q R si · abbassa progressivamente per risalite al valore di riposo dopo un'ora. La ventilazione da litri 9 al m' sale a 30 e ridiscende a 12,5; 6,6; 8,5; 9. Questo soggetto è brachitipo puro. È alto m. 1,60, con peso di kg. 58, con tronco lungo cm. 50,6, con arti inferiori lunghi cm. 70,8 con o di eroe. 3400, con esèursione respiratoria di cm. 8. Il diametro trasverso cardiaco è di cm. 13,2, il diametro cardiaco longitudinale è di cm. 13,5: i diametr, diminuiscono lievemente in seguito al lavoro. Questo soggetto presenta, come il soggetto 1, un più rapido tempo di ripristino: il debito è pa.gat.o presto e completamente. Infine il soggetto XII impiega 160", assorbe vol. 801 di O in più subito dopo la corsa e si avvicina al soggetto III per la forw quantità assorbita; scende però progressivamente, rapidamente a vol. 159,6 - 64,3 in più e al compimento dell'ora ne assorbe vol. 84 di meno. Il 00 2 presenta la solita curva, aumenta cioè notevolmente appena finita la corsa, cala. poi al di sotto della quantità emessa in riposo, facendo discendere il Q R . .Anche questo soggetto ha un ricupero normale. U suo cuore, il cui elettrocardiogramma dà una netta preponderanza ventricolare sinistra, si comporta abbastanza bene reagendo però aJ lavoro con marcata diminuzione del suo volume. J.Ja ventilazione da litri 10 sale a 33,3 per scendere 13,8 = 11 = 9, = 8,4. I1a O V è dt eme. 4600. L 'escursione respiratoria ò di cm. 9,5. Si tratta di un tipo mist o con arti prevalenti sul tronco o addome prevalente sul torace, con statura di cm. 177 ,5, con peso di kg. 62,-l, con tronco lungo cm. 55,9 ed arti inferiori lunghi cm. 82 14.
r
CONSIDERAZIONI. Sono stati scelti per l'esperimento casualmento in grande maggioranza dei tipi misti con caratteri della longitipia, cioè con predominio dello sviluppo degli a r ti (sistema, della vita di relazione) sullo sviluppo del tronco (sistema della vita vcgetativa). In essi però vi è la prevalenza dello sviluppo della cavità addominale sulla toracica, quindi un indice della maggiore quantità di energie a disposizione, che si deduce dallo sviluppo relativo della superficie assorbente intestinale. Questo che è il carattere fondamentale della brachitipia, per il quale i brachitipi sono tra i soggetti più resistenti in genere alle fatiche, lo ritroviamo in queato gruppo di soggetti misti nei quali la prevalenza dello sviluppo degli arti può esser('< considerata una condizione favorevole per la riuscita nella col'sa e la prevalenza dell'addome come una condizione favorevole per distribuire all'organismo le en·ergie necessa.rie a ben equilibrare le varie funzioni tra loro.
•
,. 817
RICERCHE SULI,O• SCAJ\IBIO GASSOSO RESPmATORIO ECO.
Adattamento degli organi al lavoro, che si traduce in capacità. di rapido ripristino delle funzioni modificate dal lavoro stesso. Dei 12 sogget.ti esaminati, 3 mostra.no una capacità di rapido ristoro, pagano cioè il debito di ossigeno contratto dura-nte il lavoro in un periodo brevissimo dopo finito il lavoro. Di essi due sono misti con caratteri di longitipia, uno è un brachitipo puro. Degli altri soggetti quattro hanno tendenza a raggiungere il ristoro entro un'ora dopo il lavoro e sono tre misti con caratteri fondamentali della longitipia ed uno brachitipo puro. Cinque mostrano molto ritardo a pagare il debito di ossigeno e sono quattro Inisti con caratteri di longitipia, uno con caratteri di brachitipia. Lo specchio seguente dimostra la differenza fra i gradi del valore degli arti e del valore del tronco e fra i gradi del valore dell'addome e del valore del torace, a seconda del tipo la cui formula è riportata nella tabella complessiva.
fra. il val ore addome
.............. . . ..
ao
.oo
lO
}o
..
lO
lO
50
40
~OME
Caroli + + Crudo F erri +
•
•••
•
••••
•••••
o
•••••••
Zollo +
•
o
••
o
o
o
•• o ••
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•
o
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.. .. . .. .. . . . .. . .
lO
60
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20
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20
50
. . . . . . . . . . .... . .. . .
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go
!{O
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go
20
o.
•
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.. •
•
••• o
o
•
Giardino Tovicb -
•
o
o.
Schifano -
-
o
•
o
••••
o
••
o
o.
••
••••••
... . . .
••
o
••••••
o
••
... .. B oschet + + .... . . . . . . . . Bova. +
e Il valore torace e viceversa.
l
Mussolin + +
Asprea
DUJeronza in gradi
DUfeJ'('nza ln gradi fra. il valore a.rtl Cd 11 valore tronco e viceversa
•
o
••••••
Cola.ngelo + .......... . . . .
+ + indica i soggetti a rapido ristoro
+
•
»
a. meno rapido ristoxo
,
•
» che non si avvicinano al ristoro entro un'ora
dopo
l'esercizio.
Risalta subito il fatto che non vi sono spiccate differenze fra i soggett.i che presentano rapido ristoro ( + + ). In media non superano i 5° di prevalenza sia rlel tr;,nco sia degli arti e gli 8° di prevalenza dell'add me sul t t-race. Minori Svno ancc~ ra in medhL tali differenze nei s:;ggetti che
818
RICERCHE SULLO SCAMBIO GASSOSO BESPXRATORIO EOC
tendono a pagare il loro debito di ossigeno, entro un'ora. L 'esame della. capacità vitale, dell'escursione respiratoria, della reazione del cuore al lavoro, in genere normali, non aiutano di più a chiarire la diversità del comportamento. Sono per di più tutti soggetti con buono sviluppo degli arti inferiori, di peso corporeo proporzionato all'altezza, con un assieme quindi di caratteri che li fanno ritenere particolarmente adatti al lavoro m118Colare. Nonostante l'eguale periodo di preparazione alla corsa si può attribuire il diverso comportamento degli scambi gassosi, al diverso grado di allenamento, alla diversa misura di capacità di adattamento alla corsa e sopratutto al diverso cbjmiamo organico per cui la quantità di acido lattico prodotto e la rapidità di sua distruzione ed eliminazione mostrano differenze individuali non esattamente definibili senza ricerche sistematiche. Ad eccezione di un soggetto (VIII) in tutti gli altri il Q R subito dopo 600 m. di corsa sale, ma sopratutto in due (I e XI) sale notevolmente. Questo aumento è legato all'aumento della ventilazione che provoca eliminazione di abbondante 002 mentre l'assorbimento di O pur aumentando si mantiene sempre al disotto della quantità di 00 2 emesso. La produzione del OOz. non è soltanto in rapporto col lavoro muscolare, con la produzione di acidi che smuovono dalle basi l'acido carbonico e con la distruzione degli acidi stessi e del glicosio, ma è in rapporto con la intensità della ventilazione polmonare le cui cifre riportate per ogni soggetto dicono chiaramente quale aumento in litri, si .aia avuto per ognuno e come ciò possa favorire l 'aumento di emissione di 001 • La ventilazione è indice della velocità impiegata dal soggetto nel fare la corsa, poichè la vediamo aumentare di 4 volte in chi corre a m. 300 al m', come in chi corre a 276 m. al m', e di tre volte in chi corre a 250 m. al m', mentre aumenta solo del doppio in chi corre a 230, 240 mt. al m'. Cioè la ventilazione aumenta con l'aumentare della velocità, ma, nei nostri soggetti almeno, non è un indice del bisogno al minuto primo di O. Se il bisogno di O per metro di percorso fosse costante, il bisogno di O al minuto aumenterebbe colla velocità in maniera lineare, come dice Hill, il ·che dovrebbe corrispondere ad un aumento anche della ventilazione. Invece il bisogno di ossigeno cresce molto più rapidamente di quanto non cresca la ventilazione. Il che non implica l'osservazione di Krogh e Lindhard che il consumo di ossigeno ò una funzione lineare della ventilazione, dato che l'ossigeno assorbito non è tutto quello di cui l'organismo ha bisogno in quel ÙCJ,Lo J.UOlliento.
Le nostre osservazioni sono circoscritte allo scambio gassoso dopo finita la corsa e non riflettono le modificazioni aello scambio gassoso durante la corsa stessa. Sono però sufficienti a dimostrare, come si è visto, la rapidità o meno del ristoro di ossigeno come sono sufficienti a dimostrare quello che Hill chiama il « coefficiente di ristoro ». Il quoziente respiratorio -egli dice- ha durante il lavoro un costante valore che dovrebbe conservare durante tutto il periodo del ristoro. Invece nella. seconda fase di questo periodo la quantità di 00 2 eliminato, come si è visto, diminuisce marcata.mente. Conoscendo però il Q R della prima fase del periodo di ristoro e la. qnantità di O assorbito, basterà fare il prodotto di questi due valori per ottenere la quantità di 00 2 che avrebbe dovuto essere eliminata e, sa-
RtOEROH E S ULLO SOAMBlO QA.SS030 RE S PffiA.TORIO EOO.
819
pendo quanta ne è stata realmente eliminata, la differenza indicherà la quantità trattenuta. P er es. nel soggetto I il Q R dopo la corsa è uguale ad 1, 7, la quantità di O assorbito è uguale a 610, al m', il prodotto sarà. 1037,0, quantità. di 00 2 che avrebbe realmente dovuto essere eliminata: invece ne sono stati eliminati 1023 volumi la differenza essendo di 14 volumi che sono stati trattenuti. Poichè il numero delle molecole di acido lattico distrutto è eguale al numero di quelle dell'anidride carbonica trattenuta e poichè una molecola di acido lattico è distrutta da tre molecole di ossigeno, per ottenere il coefficiente di ristoro bisognerà dividere il volume dell'anidride carbonica trattenuta per la terza parte dell'ossigeno assorbito. R = vol. 00 2 trattenuto 0 3. parte ossigeno assorbito. Questo coefficiente dà, secondo Hill, un criterio del ristoro per ogni individuo e merita di essere ulteriormente studiato. CONCLUSIONI.
Dall'esame degli scambi gassosi eseguito per un'ora dopo finita una corsa di 600 m. in 1 2 soggetti sani ed abituati a questo esercizio da un egual periodo di tempo, risulta che vi sono alcuni soggetti i quali riescono a distruggere quasi tutto l 'acido lattico formatosi durante la corsa in modo d'averne poco da eliminare e distruggere dopo finita la corsa, e ve ne sono altri i quali chiedono un t empo variamente lungo per distruggerlo ed eliminarlo e raggiungere cosi il ristoro completo. È importante, per quanto non sia. del tutto dimost rativo di questi due modi diversi di comportarsi, conoscere il tipo morfologico-costituzionale la capacità vitale, l'ampiezza di escursione toracica respiratoria., la tend enza. a riuscire meglio o peggio nello sport praticato, il tempo impiegato per coprire il percorso stabilito che è indice della. velocità. e quindi del lavoro meccanico compiuto. È anche importante seguire la variazione della ventilazione che è tanto maggiore quanto maggiore è la. velocità, ma che solo incompletamente esprime il potere di ristoro del soggetto, partendo dal presupposto che in media. qna.nto essa è maggiore tanto più ossigeno si assorbe nell'unità. di tempo, quindi tanto più acido lattico si di.s trugge. Soltanto però l 'esa.me ùegli sca.ru.bi gassosi, la. deduzione del Q B il calcolo dalla quantità di ossigeno assorbito in più di quello assorbito ariposo e della anidride carbonica eliminata, mostrano nettamente il modo di comportarsi di ogni soggetto in rapporto al iavoro compiuto e quindi all'acido lattico formato ed alla. facilità di distruggerlo in un tempo maggiore o minore. Questo esame dimostra che vi sono dei soggetti, anche abit uati a. quel dato esercizio fisico , i quali continuano a produrre quantità. abbondanti di acido lattico ed abbisognano di un tempo relativamente lungo per distruggerlo. Questo fenomeno è certo dipendente dal modo di far l'esercizio, ~ioè dal non aver studiato ed adottato il movimento più economico (Hill lo
~
TABELLA COMPLESSIVA
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I ÙAROlJ
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Tipo morto!. (VIola)
-
Tr.-< a . ad. - - To.-
(J(), Oassoremeseo bito Q. R. al m' al m' riposo vol. O• 760 vol.
.
tempo
00, emeseo O assorb. CO, vol. al m' al m' m' vol.
c.v. - 3400 E.R. - Cln. 7.5
16()"
+ 6-14,6
c,.v. - ssoo E.R. -
0111. 6
IV MtrSSOLIN c.v. ~
3600 E.R. =cm . 6
890
930
140"
218,5
+ 540 _,
-!
c.v.-~
370
1326
E.R. - om. 6
V I GIARDINO
c.v.- 8600 E.R. • cm. 6
280
77,7 -
26
- 78,6 0,96
884,4
+
5,6 -
359,0
-
-
78,7
-
-
l
374,.
fo68
330
360
392
352,6
-
-
506
+ 130
+ 249, 5 -
40
+ 141,5 +
2
-+ 184,1 1,1
-
-
--
-
0,90
8 00
~
480
444 + 117
368
483
+ 114,8 + 151 + 122,8
-
8o e
-
-
-
00 00
o o
00
l, 3
4«, 6
410
~
+ 459,6 + 40
+ 65
759
+ 511,8
+ 387,8
-! 479
.. 509
1,8
l
,924
1260
+
886
-
339,:!
392,2
-
31, ~
+ 72,2
-
0,90
l
759
+ 0,62
~
587,8
136"
misto
777,6
UJ
791,8
l
r.cJ, - - To. -
t'l
0,92
1036,8
145"
250
. l -
360
520
0,83
160"
320
misto
Tr. - > a.
0,80
352
725,4
1586 + 1220,8
+ 666,2
-
:d
:d
o.u
misto
ad.-> To.-
70
3-61,9
1,2
+ 999
l
Tr. - >a.
Tr. - < a.
-
l, 2
U.G "
366,2
39-~
misto
ad. - - To.-
CO, vol. O vol. CO, vol. O vol. CO, vol. O vol. m' In' al m' al_m' a l m. al m'
00
l V 8cmJrANO
+ 232, l
308
l, 7
mJsto
Tr. - < a. ad.-> T o.-
dovo ore 1,15
a
610,5
1()23
1
lll FERRI
dopo l ora
Corsa
mJsto
Tr. - < a. ad.->To.-
dopo 90'
O -voi m'
vol.
QR
0,81
Il CRUDO
dopo 15'
600 metri
438,6
378,4
subito dopo Lavoro eseguito
479••
890
490,2
l, 3 -
-
-
-
474
642
-
-
+ 252 + f\09 o. 70 459
+ 16,6 + M,& + 1411,1 + 15,6 + O, 78
1,1
-
-
-
-
686,6
-
~
o l'l
~
. 759
532
-
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IlO, e • 187,.
Oa73
-
-
..... VII .AsPB&a.
c.v.- 8«100 E.R. - om. 10
ITr. - < a. + l SSG ad. - > To. -
807,2
180"
732
c.v.- 8600 E.R. • om. 7,5
Tr.-<a. ad. -> To.-
380
261
460
460
+ 4!'>4, 2 l + 124
+ 397
misto
184"
mlato
U2, 8•
-
19,61+ 111,51+ 1$4.41+ 10S,8•
-
999
+ 735,6
+ 738
-
309
352
21
+ 91
328
470
l, 8
304
3~6
2 l+ 12,51-
0,84
0,86
l
418,71
0,82
l·
1065,6
1,2
845,61
+ 152,8 l+
0,97
l
VIII lOVIOH
761,4
376
378
351
211 l+ 115 l+ 21 + 117 0 ,92 0,80
;l
= ~ l'l
IX Zou.o
o.v. - 21100 E.R. - om. 7
Tr.-< a.
+
ad.-- To.-
297
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misto l
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c.v.- 3100 E.R. -cm. 9,5
Tr.+ >a. ad.-> To. -
201
120"
288
brach. puro
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843, 3 l
318
280
~64
+ 546, 3 l + 428, 3 + 148,2 l + 54 1,2 o, 79
,_ 17
l+ 100
1209, 6 l
898,4
+ 1008,6 l .,
760,4
0,84
445,2
461 , 7 l
364, 5
11
0,80
331,21
276
l+ o. 77
245
0,80
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-t 163,5 l+ 223, 7 1+ 76 l+ 03, 21+ 44 l+ 77 1-
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+ 106,5 l + 86
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0,84
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c.v. - 4600 E.R. - om. 8,5
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+ 159,6 + I n9, 6 + 54 + 64 l
0,78
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0,87
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-
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386
386
84 1- 84 l
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~
8 22
RICERCRE~SUJ.I.O SCAMBIO GASSOSO llESPJRATORtO ECO.
chiama a movimento standard ))} che d'altra parte non è possibile conoscere che attraverso prove sperimentali. Coloro che raggiungono prima il ristoro banno in media spicèati caratteri bracbitipici, maggior capacità di adattamento dell'organismo al lavoro, forse banno raggiunto più presto un grado di allenamento più avanzato e, se non producono meno acido lattico, lo distruggono e lo eliminano però più presto. Sono in tutti bene evidenti, più presto o più tardi, le due fasi di Hill: quella del Q R elevato, espressione della distruzione dell'acido lattico accumulato nel muscolo, e quella del Q R abbassato, espressione della distruzione dell'acido lattico diffuso nel sangue. Quanto è più breve la prima fase tanto più presto i muscoli ritornano alla completa capacità lavorativa; quanto è più breve la seconda fase tanto più presto l'intero organismo riacqnista l'equilibrio chimico-fisico che gli può permettere senza danno la ripresa del lavoro. BIBLIOGRAFIA. un d CR.é.Eli!ER. - D er eitlfluss _scl.werer Korperl. arbeit ecc. Erg. sportant. unters IX. Olymp. Amsterdam pag. 58-81. Berlin Springer 1930. SNAPPER und GRUli!DAUl\1'. Id. pag. 199. Berlin, Springer 1930. MILL. LUNO. and HuPTON.- Parte VI. Croc. R. Society B. vol. 97-1924. Parte VI-VII, 1925-1927. S c nENK
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KIIOOR - LINDRARD. -
SCUOLA DI APPLICAZIONE DI · S.'\...l~ITA .MILITARE GABINETTO DI MEDICINA L E<GALE
RICERCHE SULLA CAPACITÀ VITALE POLMONARE <•> Dott. Francesco Troina, capitano medico
Fra le varie mansioni, comuni a quelle del medico civile, il medico militare ha pure quella di valutare le minorazioni residuate da pregresse lesioni e forme morbose al fine di stabilire se un soggetto possiede l'idoneità al servizio militare o se cessa di averla in seguito a malattie o lesioni sopravvenute durante il servizio stesso; è chiamato ancora, in pensionistica, a giudicare le conseguenze lasciate da una malattia o lesione riconosciuta come contratta in servizio e per cause di servizio, e ad apprezzare le rivalutazioni funzionali ed il quantum relativo ch e tempo ed opport,une cure possono determinare. Ad assolvere però simili compiti con completa obiettività non sempre riescono sufficienti i comuni metodi di esame diretto ed assa.i spesso si rende opportuno ricorrere ai mezzi di indagine funzionale, mezzi indiretti che, bene scelti e saggiamente applicati e interpretati, possono aiutare.i non infrequentemente, saggiando e determinando la funzionalità degli organi e sistemi inter essati, a emettere il difficile e delicato giudizio medico-legale. Questa opportunità è stata ancora recentemente ed autorevolmente riconfermata al XXXV Congresso Italiano di Medicina Interna dal ten. colonnello Delogu nella relazione su « Lesioni croniche delle vie respiratorie in rapporto alle esigenze della vita mmtare n; in detta relazione, fra le indagini funzionali indicate come utili, vi figura la dete:rmina.zione della capacità vitale polmonare. È appunto perciò, che partendo dal concetto che la misurazione della capacità vitale del polmone può rendere utili servizi nella valutazione clinica e medico-legale di diverse forme morbose e relativi esiti e può svelare inoltre, assieme ad altre prove, alcuni deficit funzionali dell'apparato respiratorio in relazione con manifestazi()ni poco evidenti di forme tubercolari, ho voluto iniziare delle ricerche allo scopo di studia,re nei soggetti avuti a mia disposizione le questioni seguenti: 1° Quale sia la capacità vitale normale teorica del polmone negli uoinini delle varie regioni d'Italia, all'età di 22-26 ann i, e quali abbassamenti sotto la c. v. teorica possano presenta.rsi normalmente, in eguali condizioni di ricerca ed a parità di valori antropometrici, senza. che queste ipocapacità relative assumano particolare significato clinico funzionale.
Con quale dato antropometrico e con quale formula, relativamente semplice e di facile applicazione, si possa determinare meglio la e. v. teorica normale. 2° Se esistono apprezzabili differenze tra gli elementi nati nelle diverse regioni d'Italia..
c•) Memoria pervenuta In redazione il 22 febbraio o. a.
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RICERCHE SULLA CAPACITÀ VITALE POLM:ON.ARE
3o Se, in rapporto alla minore o maggiore c. v. posseduta. dai sogg,!tti normali, vi sia una maggiore o minoro morbilità verso le comuni mq,la.LLie e verso quelle dell'apparato respiratorio. 40 Se sia po!'!sibile porre in evidenza qualche rapporto di utilità pratica tra la c. V'. e i diversi valori costituzionali. 5'l Quali possibilità. pratiche offra infine questo mezzo di indagine ftmzionale nello svolgimento dei problemi della medicina legale militare. P er • Capacità Vitale • ( capacità respiratoria, capacità di Hutchinson, capacità polmonare apparrento di Mathieu ed Etienne) si intende la massima quantità di aria. che può esseri) respirata previa le piì:l profonda inspirazione, oppure la m~~!Siore quan.tit~ di ari11. ìn;piro.bile dopo una forzata espirazione; risulta. quindi cost.ituita dalla somma. d eU'aria corrente o respiratoria, d ell'aria complementare e d ell'aria di riserva. Più semplicemente la ca.pa.cit~ vitale (c. v. ) è rappresentat.a dalla differenza tl'f\ la. capacità polrnonare t.ota.le e l'aria residua. Gli apparecchi che servono alla. d eterminazione della. c. v. n ell'uomo sono detti spiromctri e se ne trovano in uso di vari modelli, fondati tutti s u due tipi originali: l' uno, tipo campa.na ad acqua. (deii'R•1tehinson), l'a.ltro, tipo contatore a gas (introdotto dal Mosso). Comunemente la. c. v. RÌ determina con la. misurazione in fa.se espirat.oria. La. c. v. è legata. a moltis.'lime cause di variabilità., che fanno si che difficilmen te i ris ultati siano concordanti in tutti i soggetti. Per pote1· arrivare quindi A.lla conoscenza di tutti i fattori capaci di influenzarla, nonchè il valore e la costanza. di ognuno, sono occorsi lunghi e pazienti studi e ricerche che harmo oramai messo in chiaro molti punti importanti la. cui nozione è es.<>enzia.le per la. prat.ica. o.pplica.zione di questo metodo d'esame funzionale. Il merito delle prime ricerche s petta aii'Hutchin.'!on, che, sin dal 1846 (dopo aver costruito lo spiromotro che portA. il s uo nome}, mise in evidenza. l'importanza delle variazioni che la c. v. normalmente subisce in reiA.zione particolare all'altezza dol corpo, e segnalò i rapporti esistenti con l'ampiezza. t.ora.cica., col peso, con l'età e persino con l'aspetto generale dei vari soggetti, put: essendo ancora. lontano il pieno risveglio negli studi costituzionalistici. Queste ricerche de ll' Hutchinson, rimasti ve l'i capisaldi per gli ulteriori studi, ebbero scarso seguito per molti anni. Riprese noi 1917 ad opera. di Peabody e di Wentwort, e condotte intensamente dagli stessi e da altri autori, in quest'ultimo d ecennio hanno permn.qso l'accumulo di u.na. estesa letteratura che ha. portato a cognizioni inconkovc>rtibili s u varie que.c;tionì. Obietto princip11le eli tutti i ricerca.tori è stato quello di determinare la c. v. normA.Ie teorica. e di mettere in chiaro i rapporti e le leggi che ne regolano la varia.biUtà fisiologica., onde pote r giungere, poi, alla applicazione pratica. del metodo in diverse indug ini cliniche nelle.quali p otrà essere di qualche aiuto tanto da. sola come dato clinico in sè, che unito ad altre ricerche affini riguardanti la. complessa funzionabilith respira.to1·ia. Non sarebbe pos~ibìlo, infatti, stabilire le deviazioni dalla norma., nè tanto meno trarre le relative deduzioni clinico-diagnostiche, se prima non si accertano i corrispondenti valori normali teorici, ricercati, con criteri antropometrici, roorfologici, e con molti altri di natura. varia.. "Errore troppo grossolano sarebbe, poi, il con.<Jiderare indistintamente di 3500-3700 c.c. la modja d ella c. v. normale per il nostro organismo, come talora leggesi nei libri di semeiotica.. Tale cifra in realtà può rappresentare, se riscontrata. in individuo di alta. statura., una o. v . ridotta persino di 1500 o. c., mentre al con trario può costiLuire una c. v. superiore alla normale , se rilevata. in un soggetto di ba.<>sa statura.. L'osservazione anche più sommaria convince subito che la c.v. normale teol'ica dj un soggetto va calcolata in bo.se ai valori 1~ntropometrici e morfologici d el soggetto ste~<>o che ogni volta si piglia in esame. In questi fa.tt.ori vanno ricercato le principali cause della. variabilità, sebbene a.cca.nto ad e.c;si se ne trovino anche delle o.lt1·e, ltl cui influenza è differentemente valutata e discu.'!Sa. Avanti di entrare nc>U'argomento delle mie ricerche, affin· chè riesca più agevole, per quanto sia possibile, evitare le frequenti ripetizioni, e
JtiCEHCHE !':Ul LA Càl'ACn'À VI1'.~LE l'OLlltONAltE
82.;
sopratutto prrchi- piÌI c hiare appaiano le diverso quistioni, faccio pn:x:edere un cenno rapido ;.ui vari prohlt-mi che lo st.udio d ella capacità vitale de l polmone ft~ -sorgere.
Varlatllità della C. V. In rapporto ai fattori fisiologici. C. 1'. P j(lftori antropometrici. - L'Hutchinson rilevò sin dal 1846 che la c.". S<'gut> rigor-o!'mnente le "a.riao1.ioni d e lla st.atura del corpo; a. identico risultato più rl"cent.emente ( 1917) p<•r\'P.nnt>ro puro Pl:'abody e Wentwort. · Lundsgt'U\rd e Van Slyke. nel 191 R studiMono i rapporti tra c. v. e capacità t.oracica ricn,·andone una formnla mediante lA. quale s i può stabilire la c. v. nor· mal<' teorica dnlla capacità toracica.. Successi\'ll.mcnt<' il Drt"ycr ( 19111) ricòrcò i lt>g>,mi esistenti con diversi altri valori antropom<>trici. quale il pt>!<O rlc l corpo, la circonft>renJta toracica e l'altezza del tronco, e stabili alcune costanti. Dopo uno !'<t nel io comparativo sulle costanti segnalate dai vari A·Utori, W est ( 1920) ,confermat.en e alcune di Dreyer, propose due nuove formule n elle quali cercò .<J.i fissare i rll.pporti stabili tra la c. v. e stat ura, e tra c. v. e superficie del corpo. Pure M~·e rs. in uno studio apparso l'arulo snccessiYo, ricercò comparativa-
mente il valore dPlle Fonn\Jlo note e indicò le imprecisioni di ognuna. Propose a.ltrt> formule nuove e commlico\ i risultati di ricerche sulle r elazioni <>Bistenti tra c. v. e l e diverse misure somatiche, piì1 importante fra tutte quella con il peso ò el COi tpo. H ewlett e Ja.ckson pubblicarono nel 1922 altre due formule 1iscontrate pi~1 eosta.nti n ellfl ricerche condotte su st.udenti di collegio: la prima p er il calcolo <Iella c. v. dall'altezza, la seconda per il calcolo dalla superficie d el corpo. Recentt"mente il Pio lti ( 1929} in l 000 m isttrazioni effettuat-e su elementi italiani, n ella quasi t·o talità del Piemonte, ha trovato che la c. v. teorica si det.ermina con n111!lgiore appros.<simazione dalla circonferenza. toracica, e che buoni risultati pure sì ottengono dall'altezza, dal p eso e dalla sup erficie del corpo (calcolata questa con la tavola di \V. M. Boothby e R. B. Sandiford, secondo la formula di Dubois); esclude il dato <<volume toracico ~ perehè cl~1 luogo frequentemente ad erronei risultat-i. Introduce nuove costant,i e formule ch e p er i risultati si avvicinano molto d i più alle cifre d e lla capaciti\ vitale m edia riscontrata sui numerosi soggetti d e lla nostra razza, appartenenti in ma.'lsima al tipo brachicefalo. O. V . e cost·it<uzione morjologica inditiduale. - Nel 1894 V. Romano ricercò n ella clinica di D e Giovanni la variant.e morfologica. a spiegazione della variante fisiologica della funzione orgarlica e pervenne nlla conclusione che la c. v. del polmone è m assima negli individui della seconda combin~Woione morfologica, minima in quelli della p rima. combinazione, mentre nei soggetti della terza. i valori fWiromctrici stanno vicini tanto a quelli d ella. seconda che agli altri della prima. combinazione, a seconda. della prevalenza toracica o addominale nel valore del tronco. Quest.o diverso comportamento delle cifre della c. v. in rapporto al tipo morfo. logico dei soggetti sani verrebbe conservato in quelli malat·i nel conseguente abba.'lS3mento dei valori dovuto alle cause morbose. Tale A . trovò pure che tra ematosi e c. v. esiste una buona relazione, entram· be essendo espressione funzionale del tipo morfologico R ecentemen te Schiassi, Atzeni e Piccaluga ( 1930), dopo un breve richiamo ad alcune ricerche del Maestrelli, hanno rilevato che. oltre ai fattori antropometrici ch e avrebbero valore in linea generale, la spiegazione del comportamento diffex:ente della. c. v. da soggetto a soggetto stà nella variante morfologica e sopratutto nello ' stile del torace. Questi A . A, eseguendo le loro osservazioni su 42 brachitipi, 68 lon· gitipi e 82 normotipi della zona Cagliaritana, aventi età variabile da 20 a. 40 anni, ' hanno elaborat.o i valori in maniera da potere rilevare l'influenza del tipo roorfologico alla. parità di volume toraci co, peso, superficie corporea e statura. Do. dette osservazioni sarebbe risultato che a parità di p eso, volume toracico e superficie oorporea la c. v. si trova maggiore n ei longitipi rispetto ai brachitipi, m entre a parità di sola. statura la c. v . nei brachitipi sarebbe maggiore di quel che non sia. nei 2 -
Oiornale d i medicina
militare.
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RICEJ.tOHE SULLA CAPACITÀ. VITALE POLMOX.o\.RP:
longitipi, e ciò per la forte differenza. esitante nel volume tora.cico dei due ectipi. Con eguale cubicità tora.cica, invece, la. c. v. sarebbe superiore nei longitipi, media. nei normotipi e più bMsa. nei bra.chitipi. La. ragione di ciò stà nella grande inclinazione delle costole e nella. maggiore convessiti.\ della. cupola di&fra.mmatioa. che per· me ttono nei longitipi una maggiore ampiezza. ndle escursioni respiratorie. C. V. e raz.:a. - Tra individui a.ppa rtenent.i alle ùiver;;.e razze esist{)no differenza. talora now voli. Secondo Foster e Hsich gli l).mericani d egli Stati Uniti hanno una ca.pacitt\ vitale superi ore di cit·cn. il 25 ris'petto o. que lla cho si ha nei cinesi. Pres.o;'o. poco uguale differenza hanno trovato Edwa.rds e \Vilson nelle loro misurazioni sui bambin.i bianchi e negri. Una riduzione sembra pure esistere, per qua.nt.o meno forte d e llo preced enti, negli Europei rispett-o t\g li Americani. Scorrendo ancora le cifre d olla c. v. che i va1·i A. A. ne lle loro ricerche sullo s ingole differenti popolazioni d ell' Europa hanno osservato, si è indotti o ritene re che differE-nze bene app rezzabi li esistano anche nella. stessA. Europa tra gli elementi nordici e quelli d e l s ud.
C. V. al età. - Cresce dal 70 anno in poi in mi.nit) ra prog res.o;iva e raggiunge il m assimo a. 30 anni per incominc ia re a discottdCJ·e rt uindi s ino a. 60 anni (Hutchinson) (Prima. d ol 7° anno è praticamònte impos>~ibil o s tudiarne il comportamento}. Dello stesso parore non si mostrano P eadoby, 'Ventworth, D~ycr e 1\Iyers i quali negano all'età ogni influenzo. s ino al 50° anno. Pro e cont r·o questi due concetti si schierano Sica.rd, Edwa.rtls e \Vilson , ~' in trich e D ' H cucquenville, m entre con numerose !ltn.tis tiche P1·att c Moersch osservano che la c. v. maga;io re s i 1m dai 20 ai 30 a.nn..i rii et.Ì\. · Put· tra. i discordi p!lor-eri, allo s tato d elle a ttuali conoscen:z;e , può rit-enersi eh.: la. c. v . segno. la curv11. d ei procps.o;i evolutivi ed involut h·i d e U'orgartismo ne i s uoi organi e sist.emi e s ia m1\s:>im1\ nel p eriod o de lla. vita in cui maggiore è l'elMticitil. polmonare, de lla. gabbia toraci ca. o l'en erg ia de i muscoli respirn.-tori , fo.tt{)ri che a ssic· m e o is<)lata.mon te costit uiscono la rag ione d e ll' influenzo. cho l'ct.ù. osercit.a. sulla. c. v. d ell'indi \•iduo. C. V. e sesso. - La. d onna. ha il 25 % rn·.mo d ella c. v. d ell'uomo (Hutchin· so n-Moersch · Ba.cmeister, PE~schcr) . N ei bambini secondo Edwarùs e WLlson la diffP.renza esist e pure tra i due sessi. ma è meno apprezzabile. avendosi soltanto una diffe renza d el 3,7 %· C. V. m e.9M·nazionn. e graviian:za. -Monte leone non ha notato alcuna in· fluenza n.ppl'CZZ>\bile delle funzioni mcst.rua li sulla o. v. Ancho la gravidanza in fiO stcs.<>a non ò capace di apport!\re modifiche ne lla ca.pacit1'1. vi tale d<>lla d onna. (Drcyer}; p r r Mon teleone e p er Adde..•1si il verificarsi di · riduzioni d e i va lori spirometrici ne l cor·so d ' una. gravidanza, o nel puerperio, può costituit•e un s<'.gno di complicanze ro;;pirat.orio, renali, di disturbi nell'equilibrio acido-bas ico, o di un vizio e ardia.c:o sino alloro. a d ecorso muto (caso di Monteleone). Secondo M,vors, Wi t tioh. J l"nnings e 13e ll nelle gravidanze normali si possono avere solo lievissimo riduzioni c he scompa iono subito dopo il p a rto. C. V. e po8izione d el corpo. - Differen t i sono i risultati spirometrici nello stesso soggetto a. seco1hda. d d le posizioni do l corpo; ricercata. in posizione erott.a si ha la c. v. mo.ggiore , mentre v nlori leggermente piì1 bassi si riscontrano nelle mi· su razioni in p oRizione sedum e ancora meno in quella orizzontale. Queste differenze di valore tra i dati raccolti osservando il soggetto in p osizione eretta e in posizione orizzontale si o.ggirano intorno alla 7,5 % e possono raggiungere anche il l O % (Poabody, Chesoor ù lu·istie , Beams, Rabinovitoh, Rubow, Ha.sselbach, Bohr). C . V. in ·r pl-z:;ione ai pasti. - Dop o un p!\Sto abbondante i valori dellt\ c. v. sogtumo una riduzion e di circa 200 c. c. rispetto a quelli che si ottengono a digiuno o a clistanza d ei p asti. (Hutchin.<>on . Moersch). Ciò sarebbe in relazione, seconòo alcuni autori, alla distenzione dell'addome, che, spingendo in alto il di afr>~.mmg,, ne impedLc;ce le ampie escursioni, mentre, S('· condo altri, sarebbe la conscszuenza di lma minore volontà di sforzo che in genero sonta. ogni soggetto d op o una copiosa ingestione d i cibi.
RWERCR~; SU(.T,,<\ CA .P A CITÀ V!.TAT. E POL:'JIONAitl':
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C. V. e aUit·u dine- pres8'icne atmosje·r ica - inliu<'nze fìsù;he e l'/, i miche amb?'en-
tali. - Non e.<>istono nella letteratura ris ultati di osservazioni compiute in montagna.
Dreyer ha pot-uto studiare l'azione dfll volo prolungato a grande altezza e ha. osservato che in tali conrliziorù si d ett>rmina. un abbassamento d ella c. v. Da un tale rilievo si potrebbe dedurre - ;;cblwne altri fattori possA.no influire durante il volo dctcm1inando riduzione ciP Ila. c. ,._ - eh<' l'o.ltitudine col consPguente abbassament-o della. pressiono atmosfel'i(·a agi.~ca n <'ll'uomo fac<'ndo cUminuire i valori della sua. c. v. La t.cmpemtLH't\ amhiPnt.e con l1• ,:uc m odirì.ca.ziuni pet· Lemon e Moersch non avre bbe e ffetti cost.anti, ma dalla ma~gi oro.nzl'~ degli o.utori si ammet-te che la c. v. subisca una certa influenZI\ d e lla temperatura e ddl' nmidità d eU'iwia ambiente. Lindhard ammettA~ p:>r.,;;ino Unt\ vari11.zione dipenrl<'nte dalla luminositi~ e dalla oscurità d ei locali o,·e l•• ricerca s i effettua. Il Bohr, fa.c<'ndo r·('spirare Aria. di ttmhic-nti con alta concentrazione di C 0 2 e aria con p erc<'nt-uale di ossigeno note,·oltnf'nt<' ridottn., non ha osservat-o morufìche nella c. v. d ogi i individui esaminati. Durante lo !';Corso inverno in alcuni sop:geLti obbligati a. respimre l'aria di ambienti carichi di anid t·ide carbonica, fumo di sigtìri e s igarette, polvere , ecc. alcune misurazioni spiromctricht• pra.t.ict~tc n t.t\le s~;opo mi pc t·rrùsoro di rile,·are con cos tanza abbassamenti <.l... lla c.v. di 300-500 e.<'.; in t-a le riduzione però, per qna.nto in buona p>trte dipendé'nte Ja l••gp:l:'ri l'atti irridat.h·i de lla muco;;a d e lle prime vie aeree causa.ti d a ll'aria viziata e dn.lla nicot ina. non r da oscludere ùel tutto una certa influenza d ovu ta. alla m aggiore coiwontt·aiionc di anidride carbonica. Cosl(tn~a d•i lavori s pirometri.ci e L'arialdlità della. c. v. per si i moli psichici. Se nello stesso sog~ctto si d etermina lo. capacitlt ,·it-n.lo iu giomi diffe renti, ma nelle iden t iche condizioni, le divm·se misuraziorù lasceranno vedere al massimo de lle piccole diff!"renze. (Pcabocly-Went\Yorth). Dura.nte le- mie ricerchi' Le varie mi>mrazioni ripetute ne llo s~~so soggetto con qualche g iomo d'int.f'n ·allo l"d in c.Q:W\Ii condizioni non mi fcc<"ro ved ere quasi mai differenze superiori u 50-100 c.c., salvo i casi nei quali n el fmttempo erano intervenuti ftlt.t.i nuovi capaci di apportare modifiche noi ,-a.lori spiromc t-t·ici, quali, ad •'sempio, rn!Treddori, irritazioni fari.ngo-truchenli da ('f'\'t•ssi di fumo o inalazione di p oh·eri, ùi man i~·m clw al pa"'i'!l.j!p-io d..tl'nria nt.tra,·er·;,;o le prime· \'ic aer<"e, provocandosi to::;.:;e o fl.lt,ri !>peciali r·ifkssi, ost-acolavano il normale compiersi degli att.i respi •·a~or i con l'ampiczz 1. necessaria ad una esat t:J. determin•1.zione. Ove si escludono i pochi cas i di quest'ul~ima Sp!'cie, si ebbe a constatare una perfc•t.t•• costanzn di valori. Ciò, p erò, è da mettere anche in relazione con .In preci· :,;iono <:!w ft~e ilm entc ò possibile raggiunge1·o solo nei soggott.i osservati (modici) data la !=:pCC"ia le comp<'tc·nza derivante dali~.~> cultura professionale di ognuno di ('s.<;i, la
qutde p t•rmctt<' \'U unn. precisa e5tensiono deg li atti n ecessari ad una esatta d ot ct·-
minaziono spirometriCt\. Indubbia, invece. è l'influenzu d ei vari stimoli psiclùci; è ben noto infatti che le emozioni riducono momentaneamente le quote spirometriche rispetto a. quelle prese in piena trnnquillitì1, mentre tut te le volte cho in un esaminando si desta lo spirito d 'emul ttzionc n <" risulta tm innfllzamento d ell'abituole valore de lla c. v. aumento che alcLmo vo\t.(• può essN·e anche sensibile. Ris~~olto. a prima vista, ino)t.re, la. differenza che può csi::;tere tra due dete rminazioni prese nello stesso individuo; una. trovandosi il soggott.o solo con l'osservat.oro, l'altra presa in,·ece alla presenza di altre pei'Sone, spl"cialmente compagni, amici, conoscenti; l'interpretn?.ione di questi differenti valori è abbastanza chiara.
Lavorf) - Fatica - Debolezza ge11-erale - Allenamento e. c. v . - DurAnte e dopo il lavoro che non comporti sforzi continuati o fat iche di UIU\ cert.a intensità, specialment.e durante e dopo quello abituale all'individuo, non si hanno evidenti :riduzioni d ella o. v. Quando invece sopravvengano fatica e stanchezza la misurazione fa rile\rare abba'lSamenti talora notevoli. Peabody e Sthurgis av1·ebbero osservato una diminuzione del 26 %negli individui con debolezza. muscolare generale patologica. In alcune misuraziorù fatte allo scopo di osservare il comportamento dopo una marcia tranrtuilla. di ba.ttaglione ho potuto osservare in parecchi individui abbassamenti 200-300 dci .c. rispet.to ai valori riscontrati avanti di iniziare la marcia.
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lU('El !CII E ~ v i l A ('Al'ACITÀ VITAlE POLMO.!'ARE
Si ci(' Ve t·itt·nt' n' q uindi c hn il lavoro E' ~li esercizi mu><colari che per mancanza di allr~namento o per eccc~<si di sfo rzi pro,·ocano fati ca e stanchezza poi'Sano determin a re ne i soj:!:gctti chE> ,-i sono sot toposti de lle riduzioni che si a ggirano intorno al 10-1 5 °., dci ,·alori normali, ment r<' ncll~cn- oro muscolarr. abituale, anche d'una certa inte nsità, tali diminuzioni sono soltanto del 5 ~o Lo sport esercita mol ta influenza sulla capacità v itale d!"l po lmone. A pat·ità rli fatt ori antropomNrir i o morfologici, dj dol~ soggetti ho. c. v. pii• eleva ta qu<:'llo eh<> lm fa tto e fa pitt spo•·t e d e!<(' rc iz! a U'aria libera, perchè questi s oggott,i. oltre a l freque nte maggiore sviluppo elci volume toracico. posseggono una maggiore E>norgia TE'spira t oria ed una mnggioro f'f(tens ione dei &ingoli att.i del respiro deri vanti dalla p ar tecipazione di t.utto il tomcc come sist-ema osteo-muscolare chiamato in giuoco n e i movimenti vari e come or,gano <:'he devi' rispondere cptindi con \ma più attiva funzione n ·spiro.toria. Ciò si può rendere evid<'nte in un'osservazione spiromotrica cho si inizi all'arrivo alle atmi di giov•mi re<clut.e che non abbiano mai coltivato gli sporte: le cifre della c.'"· sveleranno in simili casi un n.umento progressivo dci valori in accordo con il progre.'lSo e l 'allenamento r<'a lizzato negli ese•-cizi ginnico-sportivi impartiti. Questo fatto è particolarmente evidentt> ne i soggetti con segni leggeri della. cosidetta insufficienza respiratoria essenziale. Non è da trnl';CUiarsi, però, la poss ibilità che una a l iquota di simili amnenti Aia da mette1-si anche in re lazione con l'allenamento spirometrico specifico: infatti, se un soggetto si. presenta allo spirometro ripetntamente in giorru successivi, si avrà. come r isultato nn aumento dei valori della c. v. aumento che è dipendente da due fattori, uno dovuto alla maggiore precisione che l'individuo a.cqllista ool J'ipetere le pro~·c , l'altro dipendente dall'all<:'namento ai ben definiti movim<"nti respiratori re lativi alla ricerca in qur~<tione .
Alcune variazioni della C. V. nel campo patologico. Non essendo p ossibile, senza uscire dai limiti fissati per qucsto studio trattare dettagliatamente tutte le variazioru ohe nel campo patologico la c. v . può presentare, ricorderò molto succintamente, o distribuendole in gruppi, le principali forme morbose e malformazioni che possono abbassare, in relazione <liretta e indiretta con la natura patologica stessa, i valori d ella c. v. del polmone, cercando ili prospettare altresì qualcuna d<:'lle più importanti questioru sulla interpretazione dei fatti.
Apparato respiratorio. - Lo ~;~tenosi ed al t ro speciali malformazioni, i processi infiammatori deUe vio aeree inferiori (stenosi nasale, ipertrofi~c\ doiJa tonsilla faringea, ipertrofia notevole dolle tonsille pa.Jatinc . come ha dimostrato il Prof. Bilancioni e come ho avuto occasione di osservare nel corso delle mie ricerohe), danno abbassamenti d ella c. v . talora note voli. Ogni affezione croruca dell 'apparato respiratorio, s ia essa plemica che broncopolmonare, può dotermjnare riduzioru più o meno forti secondo il grado e la forma del processo morboso. Ne lle forme tuberoolari (Bendove ), comprese le sclerosi ed i catarri apicali anche all'inizio, nelle quali può cost ituire un at'gno di a iuto diagnostico e una guida nel giudizio sull'ulteriore decorso, (Nouvion), l 'abbassamento è evidente (dol 30 al 50 % secondo Edward e Wilson) e si nanifcsta con. costanza nelle prove rip<'· tute; per Hewlett la riduzione della c. v. nella tubercolosi polmona.re è in accordo alle altetazioni anatomiche ed al decorso di esse. La ricerca però in simili casi va fatta sempre con molta cautela, specie nellr forme ulcerative, se si vogliono e vitare le spiacevoli sorprese. Nella cura della tuberoolosi polmonare a mezzo del pneumatorace artificiale la ricerca sistematica e cauta della c. v. può avere valore iliagnostico e prognostico c può a..qgumero speciale importanza nei riguardi della tecni<:'a operatoria (Monaldi ). Inutile e sconsiglia bile <}Uesto. ìndagine riesce nelle affezioni ooùte dell'albero t·ospiratorio m ·llr f1nali. sebbene lo riduzioni della c. v. siano sempre ragguardevoli, pot.r<'bbo procurare inconv<'nicnt.i gravi . Le di ver'l'!o ld'fezioni che producono compr<:'88ioni, e che comunque ledano con ( Jllul:<ia.«i m omento patogenctico (part~lisi, ecc.) ht normale ampiezza della aerea·
RTCEROHE SULLA CAPACITÀ V M'A r.~~ I'Ol.i\10:\I"ARE
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zionc polmonare o limi t ino le n:>t'ml.li ascut·,;ioni d ell.a. gabbia. toracica o d el diaframma, ca~ionnno ridu.z ioni d e lla c . v. E~i:;t~ anc,;ra una foi'lna in cui si ha m n1·cato abb tssamonto d e lla c. v. senza evidenti rapporti con alternzioni itnatorno-patolog iche : è la cosidett.a "insufficienza t•espiratot·ia et;;~E'nzia.le • che si ri11contra in dipend enza di particolnritil. costituzionali dell'individuo o <li st~1.ti di d e bolezza general e c h o possono essere alle volte anche trans itori (anemici, astenici, d eperiti), n ella quale in:;nfficienzn., ol.tre alle basse quot-e spiro m e! •·i che od al ralle ntamento te nnint>lf' dd la w•locitil. tli rC'spirazione descrit.to dal Ro;,;.~ntht\1, s i ha la riduzione do i valori pn~>urnntonwt t·iC'i, del débit respiratorio ed alt.ri ,.;~Jgni di ipofunzion~<liti\ rl'spiratoria. Oltre alla formt1tl'in.·mfficienza rospiratoria. essenziale completa si poRSono avere due forme incomplet e : l'apic7-le d el Brocc ia e lo. bttBt~le di Ro;senthal. E bene tener prosente entrambe queste duo formi'<' saperlc distingut!TC' pnr non ctldere nPI fu.c ilò errore diagnostico rispcttivamentC' di tub€'rcolosi npicA.l(• P. di pa.mlisi d el dittft·amma. In qu este for·me di insuffi-;iflnza fum:ion>ll e s i tratta cli ipocapacità clinamica es;.enzinle che mùdatta ginnn...o;;ticn. J'es pimtoria, conw r(•centemente ha illustmto il T en . Col. Medico De logu, ri e»Ce a ,·incero, dando comP l'isultato il reCuperO d ella n ')l'ffiflle funzione e COn l}!le~t>L lti1Che rlC'i \'lt)OJ•i d!'Jia C. V. M(daftic di ouorc - É anc or.:. oontl'OVèr;~::> ~<' i vizi O.l.r·.;liu.~i b e n <>o:npNl.Bati pos.<Jano abba..«c;are o ·non i vi~lo•·i !>pirom%rici. m -mrt\' è A.cc·:>rti\t u. e be ne e vidente la riduzione 1wi p .•rio li di !;'!ornp •nn o n •ll:t in ;u ffbie nzJ, <:drrlil'tea di discreto grado. · P er Oppitz invece la rle!Rrmina7.ione de>lla e. v. anch e nella inRuffici~>nzi\. cnrdiMa lieve lascerebbe vcden>un abh,\ssamcnto t le i valori normali nncora prima della scompama d €1i ~oliti sr' grli clinici, p L•tendo r:os tituire in questi cns i un Sl'gno adatto a richhmare l'a~tenzione. Le m on t' :\foor.~ch. P euborly f' 'Wentwort.h amnwt,t ono un,\ granclo influnnza fisiologica clcll'•1ttività Cil•·diaca sulla c. v. norma ll', m a nl";,romo l'. sist.onza di variazioni importanti d ella c. v. in dipf"nclenza d elle aff••zi,mi morboso d el cuore non accompagnato(~ dtl. f!Compon'lo. Tn due o:l<;i di insufli.'}it' l17.11. organi(·a d ella mitmll' ebbi occasione tli O~'<C'rvare una riduzione ddla c. v. rispct t.ivamonte di 2-l.l %e d el 25. 1 %. Qufmdo noi ctwdiopazienti in f!O~nito t\ sforzi in.~orl!c di!<pnoa è sempre f110ilo osservare unfl. o. v. diminuitA. in. rAlazione all'intensi te\ d ella <lispnea.
Addome. - Le mu.latti l" a d eco•·;;o cronico, ttntudo p•·oducono un notcwole aumento della, pressione endo-addominale e inn•~lzamento del diaframma, riducono la quantitÀ. d'a•·ia che può <.~'!ere contenuta n t'Ll'apparato respirat.orio. L ewis, però, facendo variat·c ll:l. presi!ione endo-addominale in alcuni animali nmlstotizzati spt:rimentalmen te. non notò diffe1·ertte nei vttlori dclll\ c. v. tJgmtli ristlltati div~>rsi autori a.vrebbC'ro osservato in p ttzicnti c:on tumori cnonni de ll' addome . C'ontril.riamente a t n.li conce tti n ella. pratica. p arò. p Pr lo pii! si ritiene ctw tru1to i grossi tumori che lo affezioni do lorosn clell' addome.l!li uni p er lu. consecutiva ipotonia e l'i nntLI:i:amento de l dinfmmma, le altre por le contrazioni di difesa che immobili7.zano il clia.fmmma-. dian<> modifìcnzioni <Iella capacit,i~ vitn.le pohnomwo alquanto ttppr.•zza.bili a .<r conclA. <kl grado e dell'intensità d ei fenomeni Cll1o il processo morboso p•·o,·oca. Rù;a.mbio matériale - Di..~emlocrinie. - Olt.t·o ht gnw<' dc boli"ZZt\. di costituzionf', l'obef! itil o le varie adiposi riducono i vi\.lori normali dl'lln c . v. clesunt.i tanto dal calcolo sull 'altRzza che dA. quello ;;culla supt:-rficie d el corpo. (Pratt, l\1yers, Howen Byron). N ello sindromi di Fl.aittni- Basedow la diminuzione de lla c. v . polmonaro (Pea.body e Wc ntworth, Mn{: Kinlay e Rabinovitch ) snrcbbe in re lazion e inversa all'aumento dei \"ttlori d~>l metabolismo basale (Rabino,·it.oh). Tale abbas.c ;amento osservabile già nnche n olle formo iniziali d ella malattia, quando ancora gli altri sogni caratterist ici non sono comparsi, potre bbe costituire (ltùndi un segno di nn cerio valore ncll'indirizzartl verso la giust.a diagnosi. Secondo Lemon e Moersch l'ipocapacità che si ri;;contra nel gozzo eeoftal· mico è da r iportarsi a u n certo grado di scompen.c;o c-ardiaco che accompagna le sindromi basedowiane.
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JIIC.I!.ROUP. SUl LA CAPA<:l'r.~ VITALE J·OB10.KARE
Le attuali ricerche sono state condotte su 925 giovani medici e chimici farmacisti: 585 prescntatisi a questa Scuola di .Applicazione di Sanità Militare n el gennaio 1930 per compiere il prescritto Corso Allievi Ufficiali M:edici e Chimici Farmacisti, e gli altri 350 su elementi analoghi del successivo corso 1931. T ali elementi, di (·tà \'ariahile da, 22 a 26 anni, all'atto della loro presentazione alla Scuola vennero sottoposti ad una a·ccurat~ visita. medica e nei casi di dubuio si procedette a tutti gli esami speciali allo scopo di potere escludere ogni sospetto sul pieno posses:so della salute. In questa selezione furono cosi scartati tut.ti i soJ;!getti in condizioni minora.tt>. Contemporaneamente all'accertamento dell'idoneità fisica si procedette alla. raccolta. dci seguenti dati, rilevando! i a corpo nudo: statura., peso, perimetro torarico (ricercato secondo la te.criica in vigore nel Regio Esercito), va,Jore costituzion<llc desunto dai criteri morfologici, antropometrici e funzionali, daH' indic<> del Pignl't e dalla formula di Von Noorden secondo i coe!Ticienti da me studiati c modificati per le vaJ.·ie altezze. Per tutte le mismazioni spirometricl.le venne adopera.to il comune spirometro di Cha.l'les Vcrùin, costruito ùa.lla Casa G. Boulitte, e taleappar<'ccbio fu controllato t' t:wato in prec('denza., introducendovi un volume di .aria noto. Allo scopo di evitare poi ogni possibile influenza non legata ai fattori individuaU, le misurazioni della c. v. vennero prese per tutti i soggetti in posizione eretta e pr<·sso a poco alla st.(·ssa orcL (precisamente dalle ore 9 alle 10,30). In tal modo si poh5 escludere ogni azione dovuta all'ingestione rloi uibi. Nelle ore precedenti le mis urazioni i candidati non furono mai sottoposti ad alcuna fatica fisica, avendo avuto qualo unica occupazione sola.mente quella di assistere a una o due ore di lezioni in aula. La c. v. venne ricercat,a sempre n ello stesso ambiente (•d in condizioni pressochè uguali di temperatnra, prt•ssione atmosferica, umidità c lnn1inosità. A vanti di procedere alla spirometria fu fatta: una pratica dimostrazione della tecnica facendo vedere la rnaniera di estendere sino al massimo l'inspirazione e quella di diettuare l'espirazione: regolando la velocità d'immissione dell'aria espirittoria d<'ntro l'apparecchio, sino a completare l 'espirazione forzata; questo secondo tempo (espira.zione.) da iniziare dopo aven· chiuso le narici ed avere ottenuto il perfetto adattamento delle labbra alla bocrheruola rlello spirometro in modo da impedire che una qualsiasi quantità di aria sfup-gi;;se all'esterno s<>nza. venire segnata da.ll'a.ppa.recchio. P er ogni soggetto si fecero tre dclermina~ioni della c. v. c di esso si segnò quella indit'ltn ~ e la cifra. più alta rngginnt a nelle tre prove. Gli indici del qt•adra.ntH in ogni singola mismazione venivano accura1anwnte rimessi a posto ed il quadrante ste><f;O veniva ricoperto dall '&Il· posita custodia allo Fcopo di impedire che il candidato potesse leggere i1 va lore man mano raggiunto nel corso della ricerca stersa e ne pote!'se quindi, un poco volontarian:onte o per altro fattore psichico, influenzare i risultati. Per ra,gioni partit!olari ogni individuo si IHOVÒ allo spirometro in 1nesenza di altri ca.ndidati. Di ciò r<arà tenuto conto e si discuterà nei risultati.
RICERCHE SUT.LA CAPACITÀ VITALE POLMONAR
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La. c. v. venne ricercata anche negli individui trovati meno validi ed -eliminati all'inizio del corso 1930 per imperfezioni od infermità portanti alla. riforma od alla ass('gnazione peJmanente ai soli servizi sedentari. Le .cifre di questi soggetti, ricavate ccn eguali accorgimmti c tecn1ca, furono sc•gnate però in un gruppo a parte. In quest'ultimi elementi venne saggiata. pure la resistenza respiratoria facendo eseguire allo spirometro 10 misurazioni consecutive senza intervalli t> calcolandone la media aritmct.ica, nonC'11è il comportamento della curva di decre>SC(>nza dei va.Jori spiromerici nei J O atti n'spira tori. Se inne!!ahile l> I 'Pii ÌS !.t-Jl7.::l ni l'Vici l'n t i l':,)}li:OJ·ti tt a fattori an tropometrici e c.v., non è m<no vero elle in questa relazione non sempre risultano perfcttaru<:nte conispondenti gli uni all(• altre in maniera. da fornire risult ati sempre costan1i. Basta infat.ti detPrminare in qualche !>Oggetto la c. v. roale e confrontarla con qu ella teorico-media-normale desunta dal calcolo sul valor<~ antropometrico c costituzionale dell'individuo per accorgersi , come non infrequent<'mcnte possa accadere d i riscontra.re differenze che n on son o assolutamente riferibili a fatti morbosi riducen ti la ftmzione, ma che devono (;'Ssc-r·e considerati piuttosto come oscillazioni di norma.Jjtà, un valore personale, cioè, come tant'altri , non legato strettamente ad alcun fatto morfologico eviden t(;', e la cui intima essen za non è ancora ben pr<'cisata. Se sì dà uno Rgua.rdo a,Jia letterat ura fino ad ora pubblicata è facilf convincersi chr tut.ti i ric('rcatori, come si è detto, sono d'accordo ormai n ell'ammetter<! l'esist(·nza di legami tra la c. v. ed alcuni principali fattori somatici quali l'altezza del corpo , il perimetro toracico, la superficie cutanea, il peso,il volume toracico e l'altezza del tronco; ma il disaccordo incomincia quando si traJta di stabilire quale di questi fattori o:fl'ra maggiore valore n t'l calcolo dflla c. v. tceorica per la concordanza alla quale conduce n ei con front i della c. v. realo nei vari individui, e eh e tale concordanza riesca. maggiormen te· a mant<>nere n<'l variare d<'l fa ttore antropometrico st.;sso. Ed è qui appunto che il contrasto diven ta maggiore; e, forse, la ragione di ciò sta in parte nel fatto che i gruppi etnici sui quali gli autori banno eseguito le loro ricerche hanno un fattore ant ropometrico caratteristico e prevalente col qual<' si aecoròano un po' anche gli altri fa,ttori somatici. È logico pensare quindi che sol valore medio del dato ch e si ripete con maggiore frequenza in una regione c su una ra:zza determinata, i diversi autori abbiano fatto le loro dN!nzioni e stabilito le loro formult', basa 1e cons<'gu('ntemente su gli indici di frequenza a ca.rattere lo<'ale. A parte p('rò OP:Di considerazione sta di fatto eh<' la maggioranza d('gli autori che si sono occupati di tale questione accordano ormai una certa pr<'fcrcnza alla statura f>d alla sup(•rficie d el corpo.Non è da pensare però che a questi du<' valori si possa attribuire nna assoluta precisione nel calcolo della c. v.; soltanto dovrebbe ritenersi che nella pratica applicazione portino ad una m~giore eoncordanza tra i valori della c. v. teorica e quelli della c. v. r eale dei vari individui normaJi, c perchè> offrono nello stesso tempo una relativa facilità di calcolo. Per tali r agioni, pur avendo fa.tto delle osservazioni compat ative nei Tiguarrli d('i vrincipali fattori antropomctriC'i, mi sono partieolarmente oc-
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H.!OE:RORF: SU!.l.A 0 .\P lCU'À Vll'AI:.E T'OLM ')NAltE
cupato di quelle rifl ettenti la st~.ttura ch e, oltre a farci stabilire nella migliore m <tniera poss ibile la c. v. b orica con la quale poter con(rontare quella. trovata in un dcterrninu,to soggetto, offre pure la più fa<Jile e piÌl sp edita appl1cazione nella prat,ica.. È qui da pr~cisarc che p er .stabilire la c. v. t eorlca normale sulla scorta del ((dato , statura, esistono diverse formule, nessuna delle quali, però, è del tutto esente rla ct·itica, e che talora possono condurre ad attribuire cifre di c. v . superiori orl inh!riori a quelle che si hanno normalmente, poichè i valori ot t enuti con le vario formule, spesso, non seguono con quella n ecessaria proporzionalità l 'aumento o l'abbassamento dei valori della statura, ciò sempre a prescindere da tutte q uelle differenze di valori trovate dai vari osservator i qu:.li dipendenti da. fattori di razza, dal grado di s,· ilnppo d el l 'intclligl'nza., dal regime di vita, ecc. della massa degli elt~menti umani presi in con~itlm·azione. Q !te-.St<' formnl e possono così riassumnrsi: Formula di Hutchinson c. v. = Statura in cent. x 20. , Formuln. di West c. v . = Statura in cent. X 25. F •>rmula di Myers-Le Roy-Maeder c. v. = (Statura in C<'nt. X 63} - 6655. F ormula di H ewlett-J ackson c. v. = (Statura in cent. x 50)- 4400. Formula di Piolt.i c. v.= (Statura in cent. X 47 ,66) ·- 4146. NeHa tavola P ho riportato in diagrammi la c. v. calcolata p er le stat.ure da m. 1,50 a 1,90 secondo le formul e sopracit-at.t\ onda poter confrontare fra di loro il valor(\ riferibile a dette formule e poter vedere poi, quale di esse si avvicinano di piu i valori medi risultat i dalle mie osservazion.i p er le stature da m. 1,54 a m. 1 ,90, pure tradott i in diagramma così da stabilire la formula piu rispondente per il calcolo d ella é. v. teorica s ul dato statura negli elementi presi in esame. Da questa tavola si rileva ch e, secondo ognuna. di tali formule, la c. v. è r apprP.sentata da una linea. aseendonte quasi retta che ha un punto di partenza proprio ed una rapidità di ascesa chE>, col variare dell'altezza del corpo è differente per ciascuna di esse formule. Ris ulta a prima vista, come del resto en• già noto, che la linea di W est e quella di Hutchinson sono le pit't inesatte perchè tma è troppo alta per le b asse stature e piuttosto bassa n elle statnre elevate (punto di partenza alto ed andamento molto piano dell'ascesa che non riproduce adeguata· mente le variazioni in rapporto all'aumen tata statura), mentre l'altra dà. valori b assi g ià sin d alle piu bas~te stature, errore che si accentua. sempre più rnan mano che la statura cresce. Quella di Mycrs-Le Roy-~facder attribuisce c. v. nn poco basse nelle basse stature ed un poco alte nellE> stature elevate (linea con ascesa rapida). TJe linee stabilite secondo le formule di Piolti e di Hewlett-Jackson sono in vece quasi parallele tra loro e mantengono nell<>. diverse stature una differenY.a variabile solamente da 100 a 200 c. c. di c. v.: fra le due la più elevata è quella di H ewlett-Jackson. E saminando i tracciati della c. v . secondo le formule di Piolti, di H ew·lett-J a.ekson e quello basato sui valori medi trovati · nelle attuali ricercll e si osserva ehe quest'ultimo trac.ciato si a vvicina e segue di piu que!l(}
RICERCHE SULT.A CAI'ACITÀ Vl'CALE POLMONARE
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R I C.I!:R('lJE SULT A CAPACI'l" À YJTAJJE l'tJJ ?.tONARE
di Piolti, l'il>petto al quale resta leggermt"nte superiore n elle altezze che vanno da m. 1,55 a 1,80 e se ne allontana nettamente solo nell'ultimo tratto pf'r i valori piu alti riscontrati nella c. v. dei soggetti a s tatura molto elevata (m. 1,80-1,90), men t re quello di H ewlett-J ackson si mantiene piu <'levat.o quasi in t.ntto il percorso, e ciò, considerate le particolari qualità d ei nostri l"lementi, fa giudicare quest' ultima formula troppo alta, per la nostra razr~.
Se si considera la differ<>nza costante e modica di solo 100-150 c.c. di c. v. in piu, esist·(·ntc sino ali<> stature di m. 1,80 tra le m edie da me rilevate e quelle pubblicate da Piolti, appare assai logira e sufficien te la spiegazione di tale rilievo basata sui tre seguenti motiYi: a) che le osservazioni riguardano individui dj età di 22-25 anni, epoca della vita in cui a parere di tutti gli A.A. si ha la maggiore c. v.;= b) cl1c i soggetti esaminati (750 medici e 80 farmacis ti) si devono ritenere per cultura profession ale particolarnwnte atti a r<>alizzare ed a r<'ndere in numeri la massima c. v. posseduta, cosa. questa non sempre facile a raggiungerai in a ltri elem<'nti; = c) ehe come f.n a.C<'ennato in precedenza, ogni soggP.tt;o, per ragioni non attinenti alle ricer·che, dovette sottostar<' alle pr·ovt• iìpirometriche in presenza di altri compagni(' quindi sot.to l'i nftu~·nza dell'<'mulazione e della maggiore volontà di sforzo. A quest'ult imo motivo (man cato isolamento durante la determinazione spirometrica) crcrlo, però, non si debba attribuire una gt·ande importam~a in q na.nt.o che questi soggetti, p er avere essi nozione che la c. v. rirlotta non è e.-sprcssion(' di una perfetta normalità ma rappresenta al cont.t·at·io un fn~qnpnte appa.nnaggio di stati morbosi e di costituzioru deboli, e per il f.t tto ::;t!!SSo ch e nessuno, a meno che n on sia spinto da illt>citi mot iYi, d<~si<lera a.pparirc minorato o meno valido di fronte agli altri, certamen te misero tutta la. maggior attt-nzione, energia e volont."ì. come avrebbero f;\tto, se la sphometria fosse stata est>guita in completo isolamento dei singoli clementi. Poi il fatto stesso che dmante la det~rmina zione il candidato non poteva. l<>ggere e seguire i movimenti degli indici misuratori, poichè il q uadran te dell'apparecchio,. prima di iniziare la misura.zione, veni~a ricoperto con l'apposita custodia, contribuirebbe ad escludere una buona parte di tale influenza. A conforto di questa convinzion e posso citar~ i risultati avuti n elle prove di controllo nelle quali volli rifare ad alcuni soggetti, SCI"! ti a caso, la misurazione in assenza completa di alt re persone, risultati che mi confermarono pi~o•n am<'ntc il valore del!<> pr< ced<'nti dett>Iminazioni, av< ndo constatato s< m:rre ident icità o differenze che non sorpassaYano i 50 c. c. Con ciò non int<>ndo esc.ludf'r<' l' infln<:'nza dello sphito d 'emulazione nella det<'rminazione deJJa c. v. ma voglio solo <'Sprimere che in gt·uppi di elementi formati, come quello prescelto, da medici questa, influ<'nza può ~onsiderarsi poco apprczzabil<>. Tenen do presente le esposte considc~ra?.ioni, si può ritenere qmndi cb e una buona concordanza esiste per le stat.ur.u che vanno sino a m.1,80,tra i valori dt~ me osservati e quelli che ci fornisce la formula rli P iolti; ed è soltanto nelle statnre molto elevate (superiori a m .l.80) cltl' si riscontra 1ma notevole discordanza, poichè l 'ascesa d<'i valori nella lin<'a costruita sulle
a.ttuali o~sl'rvazioni è piu rapida di quella che indica la linea di Piolti. Si tenga presente che il numero di individui aventi tale st atura ch e ho
RICEUCRE ~ULI.A CAPACl'l'À VITALJ!: POLMON.ARE
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potuto esaminare non è tale - osservazione che del resto può farsi anche al Piolti - da autorizzare conclusioni affermative. D'altra parte anch e questo stesso autore ba notato nelle sue osservazioni che la c. v. reale Sllr<'bbe superiore n <'lle altissime stature a quanto la sua stessa formula prevedeva. Infine, come si può osservan' nel l 0 dia.gramma, p<'r essere la. linea di Hewlett e J ackson in massima parte più Plevata, sia pure leggermente, di quella che ci viPnc indicata dalla. media constatata n<'i nostri casi, è da. ritenere la loro formula troppo alta, pPr la nostra razza, poicbè la differenza in piu sarebùe sta t a certamente più m an· a ta se si fosse trattato eli medie tolte da osservazioni spirometricbe eseguite su elrmcnti di qualsi~tsi altra ma.ss1~ dirlerente àa qlll'lla particolare qui presa in esame. Nella t ahella. A ognuno può facilm<>nte rendersi conto della precisa. differenza, numerica Psistrnte tra la capaeità mndia osservata e quella calcolata, con la formula di Piolti per le stature cla m. 1 ,54 a m. 1,90 centimetrica.mente separat<'; si r il<>Ya ancora quale nun1PrO di rasi venne esaminato in ogni. variazione centim<'trica df·lla slatn1·n. e qual!.' c. v. massima. e minima si ebbe occ!lsion<' di constatare; per qut·i!t' ultima. ancora se ne ind ica la ridnzion<' pl·ret'ntnale rispetto alla rcla,t:iya <'. v. media oRservata. Nella tavola. II sono riprodott<' graficanH'ntl' le nniazioni massime riscontra te per ogni statma, in 1.m S(•nso e nell'alt.ro, in rnpporto ai valori medi d!'lla. c. v. ril)Contrati. D elle tre linee quindi , qnPila superi(JI'e a rappn:.>sl>nta la pitl elHata c. v., la mc•dia bi valori più frequ<'nti, la, inferiore c le piu basse cifre notate. l~ bent' si tPnga. presente che l<' linee estreme (superiore e inf~>riore) indieano valoTi riscontrati anc-he una sola volta per ogni .stat ura .e mostrano quindi le masl'dmc oscilhu:ioni che possono osscrvarsJ. Nei ('asi in cu.i si rl)bP a notare riduzioni di una certa entità, allo scopo di potere csclndcrc la dipendem:a da even tuali form e morbosH passate inoRservate ai preced('uti accertamenti e non rilevabili clinicamente, vennero eseguite altre prove funzio11ali quali la ricerca del débit r<'spiratorio a mezzo della maschera di Pe<:h e la. pneumatometria con l'aparccchio di Wa.lrl('mborg; in alcuni casi ancora si procedette all'esame ra.d iologico dd torace, il quale risultò compl<'tam(•nte n<'gativo, salvo in un solo soggetto in cui poté osservarsi un ingrnndimento delle ombre ila.ri ch<' però non giustificava la riduzione ossc·rTata. La pneumat<>metria segnò spessissimo valori normali anche in tali casi e solo in alcuni di essi il Mbit respiratorio inoicò qualche z;iduzione in accordo all'a.bbassamento della c. v. constatata. I,a. mPdia g(•nerall' de'Ile rid11zioni risultò dl·l 1 ~, 7 % e la. maggiore (21,4 %) vt•nne notata una sola volta nella statura di m. 1 :64. Allo scopo di potere stabilir!.' ancora 8(' questi valori ridott.i fossero in disaccordo solo ('01 calcolo preveuti>o della r elativa c. v. teorica basata sull'altezza del corpo, ;olli confrontare la c. v . trovata in questi ca.~i con quella teotìca calcolata in rapporto al p(•so, al perimeh o toraci co ed alla. superficie corporea, ma anche da q uesto confronto pn,lìEO a poco risultò la riduzione già osservata, mentre il grado di essa coincidPva o era superior<' a quello rilevato fu rela,zione alla statura. Emerge così che rispetto alla c. v. media osservata esistono riduzioni che si aggirano intorno al 15 % c <"he esse non possono int.erpreta.rsi come
TABBLLA
Sta turo
C. V. c. v. ~~ cnlcoiata media ::>., torm. Plol ti osservata
a_
z-c m
c. c.
c . c.
c. \7. minimo. osservata
Dbni· nuzione
c. v. rnMSfma osser-çata
o;.,
c. c.
l
3193
3230
-
-
l , 55
2
3241
3300
2930
l , 56
7
3289
3370
1,57
6
3336
3390
3280 301)1)
1, 58
11
3384
l , 59
11
l, 60
16
C.V. me<lfo. calcolata form. Pioltl osservata
c. c.
c. o.
l
4230
3450 18,4
2, l
3670
1,74
35
4146
4250
3500 17,6
2,6
3600
l, 75
41
4194
4310
3620 15, 7
4920
9,5
3750
l, 76
35
4242
4330
3800 11
5000
3450
2800 18,8
2t:!50
.1, 77
28
4289
4350
41100 8
4900
3431
3480
2.860 17,8
3000
l, 78
25
4337
439()
31l50 16,8
49ò0
3479
3:)00
2900 17, l ~
4000
l , 79
16
4385
4450
4100
4100
1,80
14
4432
4520
4(100 11,5
4000
l , 81
11
4480
4620
4000 13,4 Ci 4280 8,9 · io
18
3574
\
3622
3540
3100 12, 4
3600
3000 16,6
3610
.,.,
.$; ~
3000 16,8 p; c:
l, 64
42
3670
3690
2900 21, 4
1, 65
43
3717
3740
3230 13,6
3790
3280 13, 4
l, 68
58
3765 3813 3860
3820 3900
3100 18,8 3320 14,8
bi)
4330
l , 82
9
<t 'O Q)
s
4830
l
4528
4700
7,8 ~
5000
-
u520
c-
M
Q)
o
l, 84
2
4623
4!)50
4200 15, l
4200
l, 85
2
4671
4940
4:200 14,9
l 86 ' 1, 87
-
4718
-
-
-
-
l
4766
G220
-
-
-
5340
4900
8, 2
5780
-
-
1, 69
42
3908
398()
33ò0 15,8
4.600
l ' 88
3
1,7()
46
3956
4060
3300
1.8. 4
4fSOO
1,89
l
4861
5470
1,71
45
4003
4.140
3370
18,5
4700
l, IlO
l
4909
5560
-
1.72
59
4 051
4 180
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Il:
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52
l
4099
l , 62
l , 67
%
c. o.
44
3527
54
Dhni· nuzloue
C. V. massima osservata
l, 73
22
l, 66
C. V. minima osservata
-
l , 61
25
00
c. v.
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83ì
~spressione di stati mor·bosi, ed in conseguenza il riscontra l'E' nell'individuo riduzioni che non oltrepas~'<ano il 15-20 % non può costif.uhe a prior i uu
segno di allarme, ma deve intendersi piutt.osto come un dato cb e sta ad indieare l' utilità. di investigare pil1 dettagliatamente lo stato del sog:g<>tto. Quf'ste liE>vi ipocn.pac.ità, quando si possa escludere l'origine rla ca.usf' morbose o debilitanti , sono da interpret.arsi qua li espr('Ssioni di .insufficiente
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1.10 ~ddestramento ai larghi movimenti
185
respiratori, indipendente da fattori insiti nell'organismo e dovut.o ad una abituale a ttività. fisica generale piuttosto scarsa. Sono questi i soggetti che, raggiung<>ndo un certo allenamento nell'e·ducazione fisica. e sportiva, lasciano vedere, fra gli altri benefizi, anche i -cospicui rialzi nei valori della c. v. in confronto alle cifre preced<'nt.emente possedute.
838
RICEHCRE SUl.T, A CAPA ClTÀ \"l'rALE POLMO::-IA.RE
O. V. e infl.uenzct regionale. - In vista. della notevole estensione cheha il nostro Regno in gra.di di latitudine (dal 47 al 36) e date le differenze· esistenti in Italia <lal punto <li vista antropometrico tra gli abitanti delle diverse regioni, alcune d<'lle quali con caratteri propri, ho procurato di vedere, sia pure in maniera appro!lsimativa, considerato il numero esiguo degli eloment.i che ho potnt.o sfruttare a. tal fine, se tra gli Allievi Ufficiali Medici c Chimici F a.rmacisti prov<'nienti da, regi.>ni differenti si rendesse evidente, a parità di fattori somatici, qualche difft>renza nella c. v. da interpretare come dipendente da un'inHtteUiHt regionale. Con tale intemlimento ho con[rontato la c. v. trovata in 200 a llievi ufficiali medici aventi valori soma.tici qua.si uguali (statura., pt>:;o, pP.rimetro toracico e grado di robustezza) e che :>i corrispondevano n elle stature da m. 1,65 a. 1,71. In base allt· rPgioni ùove erano nati e cresciuti vennero cosi snddivivisi nei quattro seguenti gruppi: l o regioni insulari (Sicilia e Sardegna.) n. 46 ; 2o regioni merùlionali (Campania, Ptlglie, Basilicata, Calabria) n. 53; 3o regioni centrali (Toscana, Marche, Umbria, Abruzzi e Molise, Lazio) n. 50: 40 regioni settentrionali (Piemonte, Lombardia, Tre Venezie, Liguria ed Emilia) n. 51. D a tale cRame non sono riuscito a rilevare l'esistenzili ni differenze apprezzabil i nella c. v. degli inllividui dei 4 gruppi di regioni, poicbè i valori spirometrici medii si corrisposero sufficientemente. 1!1 necessario, però, osservare subito che negli individill esaminati alcuni caratteri razziali, almeno da un punto di vista fnuzionale, vengono a trovarsi soppressi o ridotti dalle identicità del sistema eli vita (nel sonso piu vasto) condotta., sicchè verrebbero quasi ad omogeneizzarsi. Per br<>.vit:ì c· per mancanza di spncialo valore si omette la tabella riguardante q1w;;t.i cl a ti. La morùilità in relazione alla G. V . - Nel confronto tra e. v. reale dei vari indiv idui c quella tcori<:a cal<!olata in qualsiasi maniera e con qualsivoglia. formula avviene spesso di osservare in pratica. differenze di valori che possono atorintrc sino all5 % ed, eccezionalmente, anche al 20 % in piu o in meno della mctlia normale senza che ta.l fatto possa attribuirsi ad origino morbosa. E l'.ìllt.c infa tti, come si è a.nche visto in precedenza, un numero discr<'to di individui n<'i quali la c. v. è inferiore a quella prevista dai calcoli fatti nella rnaniera piu rig-oros:.t, tanto sulla base dei fattori ant-ropometrici che :;ulla variante morfologiea in genere, come pure su quella Rpociale rigu;.ndanto lo stile toracico. Alla stessa gnisa vi sono soggetti con c. v. superiore alla m1•ùia. È v ero pure che qn<'ste oscillazioni nurm~riche sono da considerarsi come fisiologiche, ma non si può escludere a priori che con tale deficienza od eccedenza di valore non abbia rapporto, se non una vera e propria predisposizione o refrattarietà, una qualsiasi fa.cilità o particolare resistenza a contrarre processi morbosi generali, oppure quelli particolari dell'albero respira.torio. QueRte considerazioni m'hanno invogliato a studiare l 'esistenza o meno eli una eventuale fa.cilH,à o resistenza alle malattie comuni da part,e degli individui avi' n ti c. v. nguale a q nella tro'ç'ata come media normale, ed in
RICERCHE SULf.A C....PACI T À VITALE P OLM ONARI'.
83~
q 11elli con ipoca.pa.cità od iperca.pacità relative normali, cioè con valori spirometrici pu ba.ssi o piu alti di quelli m edii, pnrchè non riportabili a fatti morbosi precedenti o in atto, nè a fenomeni di debolezza generale e costituzionale. A tale fine ho ripartito i miei soggetti in tre gruppi sulla guida della c. v. polmonare da ognuno presrn ta ta. I rilievi sanitari sono stati tratti d al registro d ei ricoverati all'Infermeria di Corpo e dal registro degli ostledalizzati; alcuni rilievi sono tolti pure dal registro della visita medica giornaliera . Sulla scorta di qnPsti dati e da osservazioni personali è stato possibile ricostruire cosi lo stato di benessere e i fatti morbosi ai quali sono andati incont ro i giovani Allievi Ufficiali Medici e Chimici Farmacisti durante i cinque m esi e mezzo di ciascuno dfli d.ue corsi, svoltisi dal gennaio al giugno 1930 e 1931. In talA lasso di tempo non si può dire che gli allievi siano stati s ottopo~ ti a fa tich e eccessive nè ad intemperie intense, ma. non si può nepp11re affermare di cssrrne stati risparmiati del t utto; essi infatti qualch e volta fecero delle marcic e t iri di a ddestrament.o sv-oltisi sotto la piogg ia ed altri r!gori invernali. In verità., però, nn tale studio basato su un periodo di tempo piuttosto hreve al quale resta circoscritta l'osservazione dell'eventuale verificarsi di fatt i morbosi, non può condurre a conclusioni sev ere sotto ogni a.spetto; sarebbe indispensabile per poter arrivare a chiarire una simile qtw:->tione nn piu vast.o c variato m:1.teriale nma.no, a sopratntt.o un periodo di osservazione piu prolungato, onde poter rilevare se diverso o non sia. il comportamento della resistenr.a indivi(luale alle ma lattie, a seconda della ma,ggioTe o minore c. v. dai sogget ti posseduta. Ciò nonostan te mi sembra di far cosa non del t utto inutile riferire sommariamente i risultati, pur avan7.ando le r iserve impost.e da.i limiti di tempo fra i quali furono contenute le osservazioni. Gli 830 elemen ti \ennero divisi in t re gruppi: il p rimo format.o da i soggetti con c. v, ag~irantE>s i sulla· media normale (vedi tavola 2a, lina b) il secondo, ipocapaci relativi, avent i cioè c. v. sotto la merlia (linea c) r·d il terzo iperca.paci relativi aventi c. v. superiore alla mP.dia (lineH. a) . A limitare le oscillazioni dei valori mcdli si stabill di includervi tutte le v ariazioni di et::ccd(mza e di deficienza inferiore al 5 %. L e forme morbose verificat esi dt1rante il periodo di perma.nenr.a alla Scuola, negli 830 Allievi in og~etto, escluse le forme traumatiche e quelle altre -prive d 'importama p C>r l'argom~to, quali ascessi, dermat.osi, ecc ~ furono cosi. raggruppate: a) malattie e.xtra-respiratorie: forme reumatiche ed effim ere; b) malattie delle vie aeree superiori: angina, faringite e laringotracheite; c) vie aeree inferiori: catarro bronchiale, broncopolmonite, congestione polmonare. I casi piu numerosi si riscontrarono nel gruppo a e n el gruppo b, mentre il gruppo e risultò formato da forme di bronchite cata rrale, da nn sol caso di broncopolmonite e da. uno di congestione polmonare. Ripartite cosi le forme morbose nelle tre categorie di soggetti, Slùla guidadella c. v. polmonare posseduta in periodo normale da ognuno di ta.Ji malati, ctopo averne t.ratte le relative percentuali, si è potuto rilevare che in tutti e tre i gruppi d' individui, tanto le malattie dell'albero respiratorio-
•
840
niCElWHF. SULLA CAPACITÀ \"ITA!.E POI.:r.JONA.RE
(vie su1wriori e•l inferiori) che quelle extra-respiratorie! si erano presfntate in eguale percentuale e con la medesima approssimativa inttnsità. Ciò farebbe JH>nsare che le variazioni della c. v. t>ntlo il campo normale non siano esponenti di particolare importanza nella morbilità abituale. Sarebbe importante, però, potere approfondire un simile stud.io su una collettività cbe offrisse la possibilità di un'osservazione sanitaria protratta per un periodo di piu anni, ed a,llora, forse, le conclusioni potrebbero anche riuscire differenti.
•
C. V. e valori cost,i tuziouali. L"inftuenza della variante morfolo"Fca nel comportamento della c. v. non è ancora perfettamente defirut.a; però dalle ult,ime ricerche ru Schiassi-Atzeni-Piccaluga sono emersi elementi di notevole importanza nella valutazione della capacità stessa. Infatti se l'apprezzamen to di un determinato fatt<>re antropometrico vale a farci prevedere quale dovrebbe essere la c. v. di un soggetto appartenente a dati grnppi etnici, non si deve dimenticare che lo stil~· morfologico, e piu ancora quello del torace, rappresenta un fattore che non si può affatto trascurare. Così, se la p erimetria (l la volumetria toracica, ancheisolatamente prese, fanno prevedere un corrispondente valore della c. v., non del tutto uguale al pr ~vtsto può risultare il valore reale trovato nei due opposti ectipi toracici, e ciò der.iva dal fatto che l'espansione respiratoria del torace differisce tra brevilineo e longilineo per l'ampiezza dei movimenti. Difatti se si considera. che nei tre tipi morfologici si ha un'incHnazione delle costole ed tma curvatura del diaframma che Rono di grado maggiore nel Eongitipo, medio nel normotipo e minore nel brevitipo, si deve logicamente dedurre che ciò abbia influenza .sulla c. v. per il grado different.e dell'espa-nsibilità toracica. possibile. P er queste ragioni deve sorprendere meno la constat.azion e, frequente nelle osservazioni spirometriche, quella cioè della coesistenza di individui della stessa statura, ma di tipi antitetici, fra i quali, se il grado di ectipia. non è molto forte, non si ha quella differenza di c. v . polmonaJ"e clte a prima vista si sltrebbe supposta, e ciò perchè la. maggiore cubatura del torace che si osserva nel megalosplancnico, rispetto al microsplancnico, viene a trovarsi tutta, o in buon!\ parte, compensata da.] fatto che i microsplancnici nei movimenti respiratori massimi possono sfrutta.re qttesta nwggiore inclinazione . · delle costole e la maggiore convessità del diaframma, fattori, infatti, clw permettono loro una più ampia dijatazione respiratoria del torace. Le attua,li ricerche ltanno confermato che il comportamento della c. v . nei riguardi del tipo morfolologico si esplica nel senso segnalato da Schlassi, Atzeni e Piccaluga, e cioè la c. v. a parità di statura è maggiore nel brevilineo rispetto al longilineo se la difft>renza, di volume e circonferenza toracica tra i due ectipi è assai forte, mentre se questa differenza non è notevole la c. v. può essere addirittura piu elf'vata nel soggetto a,ppartenente alla vrima combinazione morfologiea. Sotto questo aspetto, dunque, solo l'apprezzamento dello stile t.oraci<:o e del suo grado di ectipia in rapporto a!Ja statura ci può rendere meglio edotti sul giusto valore della c. v. in un cteterminato individuo. Si può inoltre st>gnalare che nei 925 medici e farmacisti che bo avuto -campo di osservare (95 dei quali eliminati p er minorazioni fìsic1te nei pri-
RICERCHE SULLA CAPACITÀ VITALE PO T410'N'ARE
841
ruissimi giorni) a parità di peso, superficie corporea, perimetro e volume toracico la c. v. osservata, messa in relazione alla statura, venne trovata piu alta nei soggetti appartenenti alla l a combinazione morfologica di De Giovanni, media nella 2a, e piu bassa nella terza. Però si deve aggiungere su biro che con l'innalzarsi del grado d'errore morfologico anche nei microsplancnici si assiste ad una riduzione dci valo1·i spirometrici ed alla perdita della surriferita superiorità di tipo morfologico, come s'è potuto rilevare specialmente dalla riduzione presentata da. quei soggetti che vennero eliminati in seguiw a riforma per segni di debolezza di costituzione (ectipia di grado piuttosw pronunziato). Volendo ancora rendermi conto del comportamento della c. v. nei riguarcli dell'orientamento metabolico del soggetto, giudicato approssimativamente dallo sviluppo degli abituali depositi di grasso, dalla deficienza od eccedenza di peso in relazione alla statura, e da alt.ri criteri morfologici, ho suddiviso i miei 830 soggetti sani in un gruppo formato da soggetti orienta.ti verso il biotipo anabolico ed uno da quelli orientati verso jJ catabolico, nel senso del Pende. Così ho potuto vedere che, a parità di statnra, piu frequentemente la c. v. è maggiore nel biotipo catabolico moderato di quel che si rilevi nel biotipo auabolico di egtlale gra-do, mentre n el n etto accentuarsi dPU'orientamento metabolico individuale in un scni:O o ncll'altJ'O si assiste ad un abb assamento dei valori <lella c. v. in tutti e due i biotipi, abbassamento che, in genere, }luò considerarsi proporzionale al grado d'errore metabolico ed al quale si accompagna pure un analogo comportamento della resistenza e della forza respiratoria. Le moderne yedute sulle costituzioni hanno fatto modificare alquanto la concezione di debolezza e di robustezza di costituzione che nel giudizio erroneo rlei profani - ed ancora di parecchi medici - si identificano rispettivamente nella povertà e nella esuberanza di certi attributi morfologici. Oggi, invece, secondo il concetto del Pende, condiviso ormai univer salmente, la robustezza ò da,ta dall'armonico sviluppo delle parti e delle funzioni, di maniera. che l'individuo, per le adeguate riserve di energie vitali che viene a possedere, può resist~re alle aggressioni dell'ambiente senza a.mmahtre o combattendo vittoriosamente. Nella robustezza cosl intesa sta la salute, ma le due espressioni possono considerarsi differenti nel t empo; infatti l'una rappresenta, come dice il P ende << l'equilibrio stabile e persistente >> mentre l'altra indica semplicemente cc l'equilibrio labile ». N el debole, quindi, può risiedere anche la salute ma essa riveste i n tale caso il carattere di precarietà, b astando una cauaa anche minima per distmggerne l'equilibrio. Conseguentemente si rleve con.~irlerare ug11a.lmente rlehole tanto chi ha sviluppo esuberante di muscoli, di sangue, di proporzioni, ecc. che ogni altro il quale abbia deficienza di tali attributi costituzionali. Quesw concetto è ormai acquisito anche in :Medicina Legale Militare; difatti ogni falsa robustezza viene valutata agli effetti dell'idoneità alia medesima stregua della gracilità, perchè gli individui che presentano l'una o l'altra di queste deviazioni dalla normalità media non possono offrire nel 3 - Giornale di medicina militare.
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RIOERCHF. SULLA CAPACITÀ. VITAT,E POLMONARE
servizio militare che press'a poco lo st esso scarso rendimento, mentre, d'altra parte, dalla vita collettiva e dal medesimo servizio, possùno ritrarre uguali danni nella salute facilmente turbabile data la !abilità del suo equi1ibrio. Ciò premesso, come dato ausiliario nell'apprezzamento medico legale di una costituzione, la c. v. JlUÒ renderei molte volte utili servizi, dato che Ja sua determinazione può farci intravedere, dal grado di riduzione o meno rispetto ai valori medii normali, se esiste armonia evid('lnte fra struttura morfologica ed una delle piu importanti funzioni organiche, cioè la respiratoria, giudicata attraverso i valori spirometrici. E qul è opportuno domn.ndarsi se può il risultato della determinazione della c. v. polmonare in un soggetto, messa in confronto con il valor e t.eorico normale determinato sulla base delle nozioni attuali, indirizzarci e oontribruire al giudizio di robl!lstezza o debolezza di costituzione nel senso già espresso, e quale valore si possa concedere a tale p1·ova in Medicina L egale Militare. Certamente, accanto ad altri rilievi funzionali ed a quelli obiettivi diretti, questa prova può fornire un elemento di indirizzo; può essere in pari tempo un dato utile nell'apprezzamento del valore d'lma costituzione e del grado di un vrocesso morboso. Questa prova., infatti, pot.rà dire, in certo qual modo, se tra forma generale del soggetto e funzione dell'organo respiratoio, esiste una certa armonia, come abitualmente si ha nella maggioranza della normalità (pnr esistendo, in vero, individui normali o di buona. costituzione nei quali questo rapporto è mantenuto solo {'Dtro limiti un poco piu ampi) oppure potrà inrlica.re se tale armonia· di rapporto tra c. v., di· mcnsioni e forma del corpo è turbat.a perchè i valori non corrispondono nemmeno con approssimazione relativa a quelli previsti. In quest'ultimo caso si rende sempre necessario ricerca.re, prima di att.ribuire aJJa riduzione iJ significato di uno dei ta.nti segni della povertà di energia vitale che caratterizza.no la debolezza di costituzione, se ta.le deficienza non sia phlttosto espressione di fatti morbosi che un accurato esame' clinico potrebbe svelare. Va da sè che, avanti di considerare attendibile un qualsia.si risultat<> della spirometria, è sempre necessario osserva.re bene in ogni singolo caso la maniera nella quale il soggetto esegue la determinazione, onde poter vedere se l'iAspirazione è stata estesa al massimo, se l 'espirazione è stata iniziata dopo l'n,dattamento delle labbra alla boccheruola dell'apparecchio e portata. a compimento completo. Molte volte, a.nche senza precisa cattiva volontà del candidato, accade di osservare individui che non riescono a mettere, spesso per mancata comprensione, nei singoli atti occorrenti alla determinazione quella energia richiesta, oppure (casi piu rari che appartengono a quelli che Nouvion chiama incontinenti respiratori, e dei qua.li ho potuto osserva.rne tre) che non riescono a fermarsi alla fine dell'inspirazione massima neppure quell'attimo che occorre per imboccare la boccheruola ed a chiudere le narici prima di incominciare l'espirazione, cosicchè una parte dell'aria è già sfuggita senza attraversare lo spirometro e quindi senza essere misurata. In questi casi di imprecisa esecuzione della spirometria è facile assistere a notevoli shalzi nei valori indicati dalle tre misurazioni necessarie per trovare quella maggiore da segnare quale c. v.
RlCERCKE SULLA CAPACITÀ. V"I TALE POLMONARE
Quando le tre prove sono b ene eseguite, si nota abitualmente eguaglianza e decrescenza liev e dei trP valori; mai sbalzi molto forti. Nella tabella B riporto le riduzioni percentuali della. c. v. polmonare di 50 soggetti eliminat i all'inizio del corso perobè non idonei al servizio incondizionato, tralasciando di trascrivere i risultati degli :altri 45 individui scartati, poichè l'origine fisica o morbosa che diè luogo al provvedimento non poteva avere - come del resto si ebbe a constatare spirometricamente - alcuna· influenza sulla c. v . Di 22 individui ch e presrntavano i comuni segni di debolezza di costituzione solo tre possedevano una c. v. normale, mentre negli altri 19 si rese evidente una riduzione che ristùtò in otto casi di oltre il20 % (raggiungendo in uno il 34,9 %), in quattro di oltre il15 %, in cinque di oltre il 10 % e in due solamente inferiore al 5 %. In un buon numero dei casi esaminat i, dunque, si poté notare cosi l'esistenza di uria riduzione piu accentuat.a di quella che normalmente si ebbe ad osservare quale massima (vedi tavola 2 linea c) negli 830 soggetti sani e normali ed in 9 casi inYece essa rientrava pE>r grado entro il limite massimo rilevato nei sani; l)erò si osservi che noi sani simili c. v. ridotte potevano rilevarsi solamente con frequenza molto minore mentre invece n ei deboli di costituzione (debolezza che n ei casi in oggetto non era poi delle piu fort i, tanto è vero che nella visita passata al ConsigLio di Leva nel loro v entosimo anno di età erano sta ti dichiarati idonei) era.no molto piu frequenti . .A ditierenziare ancora quest-e ipocapacità s'è visto che nei deboli di costituzione la resistenza respiratoria è pure abbassata, di modo che nelle prove spirometriche ripetute senza intervalli il valore numerico di ognuna di tali prove scende piu rapidamente e la c. v. m edja (nel senso aritmetico) delle dieci provo risul ta conseguentemente piu bassa n ei deboli di costituzione di quel che avviene nelle massime ipocapacità riscontrabili nei soggetti sani e normali. Nei due casi di lieve obesità la c. v. si mostrò solo leggermente ridotta (9 1·1-5 %) se messa in relazione con la statura, mentre confron tata alla superficie del corpo - rapporto che è piu logico fare in questi soggetti - risultò rispettivamente del17,1 e del 23,7 % · Riduzioni piu evidenti per grado si ebbero n ei quattro casi di sclerosi e di catarri apicali di assai modeste proporzioni e nei quali, salvo nno (15,2 %), furono fortomen te superiori al 20 %· In tutti i nove casi di esiti di pleurite essudativo e nei due di catano bronchiale cronico si notarono costantemente riduzioni oscillanti intorno al 5 %· .Abbassamenti lievi si ebbero a constatare nei 5 casi di n evrosi cardiaca, m en t re nei due di vizio valvolare della mitrale b en compensato la. c. v. si dimostrò ridotta del 25 %· Le riduzioni piu forti si notarono nei 3 casi di deviazione del set to nasale con stenosi notevole, nei quali la percentuale di riduzione oscillò intorno al 30 %· · Si può dire dunque che quasi costantemente in tutte le forme morbose n elle quali era prevedibile un qualsiasi abbassamento della c. v, la spirometria lasciò osservare riduzioni dei valori spirometrici molte volte concordanti anche nel grado. Qnesti rilievi potrebbero, in certo qual modo,
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RICERCHE SULLA CAPACITÀ VITALE l'OLHONAiilE TABELLA
B.
La capacità vitale nelle forme seguenti : Debolezza dJ costituzione e deficienza di perlra. toJ>M.
C. V. ridott.a. del 20
lnsu11loienza mltraUca organica
Catarr.i apicali e sclerosi
% c. v. ridotta del 30,5% C. V. ridott.a. del 25.1 %
Id.
id.
21,9%
I d.
id.
34,8%
Id.
id.
22,7%
Id.
id.
15,2 %
I d.
id.
20 %
Id.
ici.
23
I d.
id .
25,6%
Id.
id.
22,8%
I d.
id.
22,2%
I d.
id.
34,9 %
Id.
id.
18,1 %
Id.
id.
17,3%
Id.
id.
16.8%
Id.
id.
16 %
Id.
id.
Id.
Id.
id.
24,1 %
%
Esiti pleuriti
Ne·vrosl cardiache
c. v. ridotta del 16.8% c. v. ridotta del
8,1 %
I d.
id.
14,8%
Id.
id.
6,4 %
Id.
id.
11 ,3%
Id.
id. .
19,3 %
Id.
id.
18,7%
Id.
id.
6,1 %
I d.
id .
25,6 %
I ci.
id.
4,4 <}0
Id.
id.
18,5%
14,6 %
I d.
i et.
11,7 %
id.
13,4%
Id.
id.
14,1%
Id.
id.
12,5%
Id.
id.
16,8 %
Id.
id.
,,2 ~{,
Id.
id.
4,7%
Id.
id.
11
Id.
id.
12,8%
Cntarro bronchiale cronico Ol
IO
c. v. normale in tre casi
DeViazione ectto nasale con stenosl
C. V. ridotta. do! 10,1 % id.
I d.
C. V. ridotta del 33,4 % id. 17,6% Id. 28,5 %
In un caso c. Y. normale
Id.
id.
OBESITÀ N egli stessi soggetti :
Riduzione della. c. v . ri· :seotto alla media. stabilita sulla statura ... 9, 4:% - Q/_
l) t O
Riduzione della c. v. ri· spetto a quella. prevista dal calcolo sulla superficie corporea ... 17,1 %
23,7%
24,1 %
RTCERCltE SULLA CAPACITÀ YITALE POLMO~ARE
portare a d attribuire alla determinazione spirometrica un'importanza medico-legale che sarebbe certamente eccessiva anche a non tener conto. della loro esiguità numerica. Infatti se la ricerca della c. v. polmonare in questi casi ha dato risultati dimostranti una certa relazione con i dati emergenti da un attento esame diretto dell'individuo, non si può n egare d 'altra p arte che alcune almeno delle riduzioni osservate n on si possano riscontrare anche in soggetti normali ; cosi non sempre le diff<·renze dalla norma furono cosl sensibili da poternt> trarre affermazioni decisive. Le ipocapacità spirometriche dei df'boli e minorati da malattie possono, quando il grado di riduzione non è tale da sorpar;sare il limite delle massime oscillazioni normali, in qualrhe modo essere differenziate - come . ho potuto vedere spPssissimo - mrctiante la ricerca llella media di 10 determinazioni consPcutive senza in tervallo e con l'osservare contemporaneamente la rapidità delle diminuzioni dei valori; cosi si v errebbe a sa.ggiare approssimativamente la resistenza e la forza respiratoria (P esch er) e nel caso in cui la riduzione sia espressione di debolezza orga.nica o con seguenza. di un processo morboso, si assisterà ad una netta. diminuzione della r esistenza respiratoria dimostrabile dall'abbassamento notevole della c. v. calcolata sulla. m e(lia di 10 misumzioni consecutive e dalla rapidità. di diminuzione dei 10 singoli valori. F orse un risultato piu dimostrativo ai fini medico-legali potrebbe fornire la determinazione dell'indice dinamo-spirometrico di N ouvion, indice che non m'è stato possibile ricer· care. Tale A. determinava la c. v. prima attraverso un tnbo di sezione normale e quindi per ricercare la forza respiratoria., che è realmente la piu atta a svelare lo st.ato funziona.le dell'app arato respiratorio, inseriva degli ostacoli graduati progressivamen te, segnati coi numeri XL, XX, XV, X , dimodoché in ogni determinazione della c. v: il ca.ndida.to p er far p assare l'aria era costretto a vincere una resistenza maggiore, risultandone col progredire del grado dell'ostacolo interposto un corrisponden te abbassamento nel valoro della c. v ., valore che è quindi propor· zionale alla resistenza incontrata al passaggio d ell'aria attraverso ]•ostacolo ed alla forza e resistenza respiratoria del soggetto. L 'indice dinamo-sp ~rometrico d ' un sog~etto eosì è indicato dal valore della c. v. ricercata senza. interposizione di ostacolo, diviso per la quantità d 'aria passata attraverso l'ostacolo X: Capacità vitale 'tà. d' ana · pass. a t.t r. ost . X quan ~ 1 '
. d'
= m 1ce
di
. . namo-s p1rometnco
Qnanto piu basso è tale indice tanto maggiore è la fo r·za respiratoria . L 'indice inferiore a due, secondo Nouviou, indicherebbe ·normalità funzionale, m entre gli indici superiori a due deporrebbero per lo stato deficiente della resistenza respiratori!\-. Una indiscutibile importanza può avere infine in Medicina J,f.1gale Militare la determinazione della c. v . per stabilire il r(!eup<'ro fu nzionale dell'apparato respiratorio n egli esiti di malattie e d i lesioni traumat.ich e, potendo ilare in tali casi qualche indicazione quantitat.i...-a. s ul ricupero, indicazione che può essere alle volte più interessa.n te ùi quelle deducibili dai semplici dati clinici. ·
.,
RIOEROBE SULI.A CAPACITÀ VITALE POLMONARE
Concludendo la ricerca della c. v. polmona.re in Medicina Legale Militare può rappresentare un element-o di utile apprezzamento nelle debolezze di costituzione ed in diverse malattie respiratorie ed extra-respiratorie, ma da sola è mezzo infido e facilmente falsabile; se concorda. per6 con altri segni clinici e funzionali, e preso quindi come dato ausiliario, può essere tenuto in buona considerazione, ed essere di buon aiuto nelle ricerche medico-legali. Chiudendo questo lavoro sento il dovere di esprimere al ten. col. med. prof. Francesco Pellegrini - già insegnante di med. leg. presso questa Scuola di Sanità - la mia riconoscenza e i miei piu sentiti ringraziamenti per avermi suggerito il tema e per essermi stato illuminata guida nella compilazione. RIAssuNTO. L'A., ricercando la c. v . del polmone su 925 allievi ufficia.li medici e chimici farmacisti (quest' ultimi ra ppresentati da meno del decimo). 830 dei quali sani e norme.li, iba potuto vedere che la c. v . n ormale teorica. si determina. abbastanza bene per la semplicità e per la relativa approesimazione dei risult-ati dall'altezza del corpo o. me'Zzo della. formula. di Piolti; che lo. c. v. osservata, t ranne che ne lle stature superiori a m . l ,80, corrisponde sufficientemente a quella. determinata teorioa.mente a. mezzo di tale formula, poichè le differenze di 100-200 c. c. osservata in più tra. tali elementi è da attribuire al maggior valore dipendente dalle particolari conoscenze di fisiologia e dagli sporta dalla maggioranza coltivati; che esiste un discreto numero di soggetti norme.li in cui la o. v. può essere rappresentata. da va.lori ridotti. rispetto a quelli della media di frequenza, di circa il 16 %; che fra. gli elementi suddetti. in dipendenza della regione di nascita., non ha. scorto differenze apprezzabili nei valori della c. v.; ~be nei 5 m esi e mezzo di permanenza. alla Seuola. non ha potuto rilevare alcuna particolare morbilità o resistenza alle comuni ma.lattie in questi elementi suddi· visi in tre gruppi aulla guida della maggiore o minore o. v. poeaeduta; ha potuto notare che esiste una certa deficienza dei valori apirometrici nei deboli, tanto per difetto che per eccesso di attributi fisici ed organici, come pure in aleune malattie, coaicchè tale determinazione con oppo rtuni accoTgimenti può qualche volta. essere utile in medicina legale militare quale dato ausiliario da considerare nella valutazione 888Ìeme agli al tri di maggiore importanza.
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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANIT A :M ILITARE GABJNETTO DI T.RAUMATOLOGIA
Direttore del Gabinetto: dott. A . .MALICE, maggiore meclico
ANOMALIA DELL'ARTERIA ASCELLARE D ott. Guido Rosa, capitano medico
Alle numerose varietà di a.nomalia d eli 'arteria ascellare, descritte da.i vari Autori, ritengo sia di un certo interesse anatomico ed anche chirurgico segnalare tma. varietà da me casualmente rilevata durante gli esercizii di medicina operatol'ia a.Ua scuola di Sanità Militare eli Firenze. Procedendo alla ricerca dell'asc"'llare nella sua terza porzione, con taglio praticato alla ba-se del cavo dell'ascella, in mezzo all'abbondante tessuto grasso della regione, h<> trovato un 'arteria, che per la sua superficialità, per i suoi rapporti con il fascio nervoso, per il suo calibro relativamente piccolo, per la mancanza di collaterali, non mi è parsa l 'ascellare. P ensando di essere di fronte ad una anomalia di tale arteria, ho isolato gli elementi della regione e li ho st>guiti in alto e in basso, per rendermi esatto conto del comportamento dei vasi. Ho rilevato quanto appresso : A un centimetro al disotto del margine inferiore ùel piccolo pettorale, l'arteria ascellare si divide in due ra.mi di egna.le calibro. Uno di questi, più superficiale, uc·l cavo dell'ascella, è sit nato in avanti e lateralm('nte aJ nervo cubitale e n0l braccio segue il n('rvo mediano, con il quale ha i rapporti ddl'arteria. oJn<>raJe. Dà in alto tm ramo collatera.le, discendente in basso, che segue la faccia anteriore del grande dorsale·· e del grande rotondo e si risolve in numerosi rami p<'r il muscolo tricipite, e al braccio dà le collaterali ulnari, superiorp ed inferiore. Alla piega del gomito si divide in: radiale e ulnare. Il secondo ram<;~ di suddivisione dell'asC('llarc, posteriore e più profondo, è situato t ra le due radici del mediano. In questo tratto dà una grossa collaterale, che è in rapporto con il muscolo coraco-bracbiale e con il sottoscapolare: dopo un decorso di tre centimetri daJI':1>lto in basso, questa grossa collaterale si divide in due mrni: uno che si aecompagna al nervo lungo toracico (mammaria esterna), l'altro ehe entra nel triangolo omo-tricipitale e passa nella regione scapolare (scapobre inferiore). I). ramo posteriore di divisione dell'ascellare fornisce pure le due cir- · conflesse omerali, anteriore e post(•riore. A livello del margine inferiore del. grande dorsale poi si divide in due rami: uno che si approfonda e si distribuisce con le sue terminazioni alla ma-ssa muscolare del t ricipite e un alt ro che si immette nel solco di torsione dell'oro ero, t ra i due vasti, accompagnandosi al nervo radiale. Numerose varietà di anomalia dell'arteria a.sc('llare sono state descritte; esse sono riportate n ei più completi trattati di anatomia descrit-. tiva e di medicina operatoria.
ANOMALIA DELL' ARTERIA ASCELLARE
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Una delle più frequenti è rappresentata da.ll'em~rgenza dall'ascellare di un grosso ramo, da cui si distaccano, çome da. un tronco comune, tutte le collaterali dell'arteria ascellare (Durante e Leotta.). In molti altri casi, per quanto viene riportato nella letteratura, si tratta invece di anomalia . di origine dei rami collaterali, come ad es. origine della mammaria interna, delle scapolari superiore e posteriore, della omerale profonda dall'ascellare; origine della toracica., della circonfl.esss posteriore e dell'omera.le profonda dalla scapolare inferiore, scapolare inferiore sovente doppia, ecc. Il caso da me osservato prèsenta molta analogia con uno descritto da Malice. Nel caso di Mali.ce perO la mammaria esterna origina da.ll'at~ool lare, come normalmente, gli altri rami originano dal tronco principale di suddivisione dell'ascellare, che si continua come omerale profonda.: il ramo
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Anomalia. dell'BBOOllare.
t• = A?terla. a.soollnre. 2• - Ramo anteriore di divisione obesi oon· tJnuo. nell'omeral!e. s• - Ramo posteriore. 4o - Arteria a.oromlo·toraclca. 6o - Ramo mtui()Oia.ro p.er 11 tdolptte. 6• - oollatera.le uware superiore. 1• - Collaterale ulno.re inferiore. s• - Ramo mueoolare per l musooll bicipite e bmobJale anteriore.
go = Radla.lo. 10o - Ulnare.
u o = Tronco mammarlo--soo.polare oon : 11' mammaria eslerna e 11" - polare Inferiore. 12" = Clroondessa anteriore. ts• - Clreondl898a J)08teriore. H 0 - Hamo mu110olare per Il trlclplte. 11">0 ~ Omerale profonda..
omerale però è di proporzioni molto ridotte, rappresentando per il suo calibro non un importante ramo di divisione. L 'interesse del caso da me osservato è duplice: anatomico, nel senso della particolarità. dell'anomalia, operatorio per le applicazioni chirurgiche. D ramo che deve coill!iderarsi ascellare nella sua terza porzione, per i suoi rapporti con le radici del mediano e con il muscolo cora.co-brachiale, per l'origine del maggior numero delle collaterali, è senza. dubbio quello posteriore. L 'altro ramo più superficiale, di calibro abbastanza grosso, che si continua. quale omerale al bra~io e si suddivide aJ. gomito in radiale e cubitale, se nel cavo dell'ascella. ha. dei rapporti diversi da quelli dell'ascellare, al braccio invece costituisce la vera. e propria. continuazione dell'ascellare. Conseguenza pratica ne deriva che nell'allacciatura. sul vivo, per aneurisma. dell'omerale, nel primo tempo della disarticolazione della. spalla col metodo Durante, eoo. in casi di anoma.lia. del genere, si incontra. dapprima un vaso arterioso che lascia dei dubbii, per il suo ca.libro, per i suoi re.pporti
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ANOMALIA DELL' ARTERJA ASCELf. ARE
con il fa-scio nervoso e con i muscoli, circa la sua identificazione: proseguendo nella ricerca, si trova un'altra arteria che è situata tra le due radici del mediano e dà le collaterali. Quale dei due grossi rami è l'ascella.reY Quale dei due si deve aUacciart>' In ogni caso si effettuerebbe sempre un intervento chirurgico in.sufficiente, allacciando uno solo dei due rami. R esterebbe pervio o quello superficiale o quello profondo con tutte le collaterali e l'emostasi sarebbe insufficiente nella disarticolazione della spalla alla Durante: trattandosi di aneurisma dell'omerale e allacciando a monte della dilatazione aneurismatica, non si potrebbe garentire in modo assoluto la vitalità dell'arto superiore, data l'anomalia di origine dell'omerale profonda, l'incerto sviluppo e la probabile conseguente insufficienza del circolo collaterale. Per queste considerazioni di indole anatomica e chirurgica bo creduto opportuno illustrare que.sto caso di anomalia dell'ascellare, che deve essere t-enuta present-e negli interventi chirurgici sopradetti. AUTORIASSUNTO. È descritto un caso di anomalia dell'arteria ascellat-e ed è rilevata l'importanza di essa dal punto di vista anatomico e chirurgico.
BIBLIOGRAFIA.
MAJ.XCF.. -
Trattato di Medicina Operatoria. Un caso di anomalia dell'arteria o~ccilnre. - Gior. M ed. Mil. 1924
T!:sTUT. -
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D u RANTF. E LEOTTA. -
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MEDICINA LEGALE MILITARE O'iPEDALE MI LITARE DI BOLOGNA
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LA CAUSALITA DI SERVIZIO IN MEDICINA LEGALE MILITARE Prof. Gesualdo Giarrusso, tenente colonnello m edico
NAla mia pratica. meciico-legale di questi ultimi anni mi è occorso di rilPvare che la nuo,-a eoscienza sociale derivata dalla larghezza di vedute ehe infom1ano la legislazione protezionistica ed assistenziale d el lavoro, ha cteterruinato, come ncll'infortunistica, anche nel campo della pensionistica mmta..·e, una ma~:riore accentuazione del movimen to delle controversie inerenti alla valutazione della causalità lesiva di servizio militare. Forse a questa. maggiore accentuazione banno contribuito, sotto altro a.s petto, anche le. recenti dottrine fisiopatologiche sul costituzionalismo e stù meccanismo di insorgenza dci morbi, ed i nuovi metodi di indagine diagnostica specie a riguardo dei mezzi complementari di laboratorio. La ricerca del causa.Jismo dr lla lesività e la sua esatta identifica-zione, lungi dal giovarsi di QUI'Ste nuove acquisizioni scientifiche, si è venuta maggiormente complicando per la maggiore estensione dei confini che le acquisizioni stE>sse hanno apportato· nel ca.mpo della pat.ogenesi e per il dibattito sempre apPrto nPlla scienza in merito alla loro fondatezza ed al loro spcdra.l ~ signilicato nell'ambito della patologia. Dal lato -giuridico, il problema d<'l causalismo nella mutualità. cauzionaria dell'infortunistica comune, dato il fon1lamento medico-legale E-Stensivo e comprensivo che lo impronta, si suole presentare tntt.Mia passibile di concrete soluzioni, ma n~;>lla mcrucina legale mmtare (lel riscbio di ser vizio, questo problema per le suaccennate incertezr.e srit·ntificlle e per la restrittività dei termini giuridici su cui deve essere nN·essnriamente fondato, è divenuto in quE>sti ultimi tempi, piu di frE-quente, complicato di serie difficoltà valut-ative, tanto da dare piu sp<'sso appigli a ricorsi e ad appelli che, esaurite le vie ordinarie, Yanno a !inirr sul terreno del contenzioso. Coscien za sociale di'l lavoro e complessità seh:ntiliclw, nonchè restrittività di rapporti giuridici, hanno reso a-dunqne, qnesto problema, forse maturo per essere ripreso in esame e non mi semhra perciò fuor di luogo richiamarvi sopra l 'attenzione. Il primo punto che retHl<• llifficile c contmstat-o il problema medicolrgale dPlla pPnsionistira pri\-ill·giata militare riguarda il concetto di causalità uoi\"oca, su cui è fonda t o il presupposto giuridico della legge. Questo concetto in • erità. molto restritti vo, si prest>nta a.lquanto ostico alla men-
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talità rivendicatoria di chi ripete diritti emergenti dal danno lesivo di servizio, perchè effettivamente il suo rigorismo regge poco il pa1·agone con l'andamento moderno di previdenza e di assistenza sociale contenuto nella nota larghezza di vedute che inf01·mano nella infortunistica ordinaria le leggi protettive del lavoro. Allo stato attuale della medicina politica, non è difatti tanto facile spegarsi il divario che esiste fra i presupposti di legge nei due campi previdenziali , specie se si tien conto delle condizioni analoghe dei due stati giuridici similari, in eui si v engono a trovare i militari di carr!era. e gli altri prestatori d 'opera nel campo sociale dP.l lavoro. La legge p ensionistica del 1905, vecchia di oltre ventisette anni, appariva di già ormai sorpassata n ei suoi punti principali, dai nuovi criteri previdenziali ed assistenziali del diritto sullav o1·o e sulla tutela economica del prestatore d'opera, e non è facile perciò rend<>rsi conto come essa, longi che dall'es!>ere avvicinata a.l diritto suddetto, si sia pot uta invece maggiormente distaccarvela col R. decreto 1024 del 1928. li militare di carriera è da considerare, a nost ro avviso, un prestatore d'opera alla stessa stregua di un qualsiasi lavoratore e non appare equo il constatar e come nell'infortunistica del lavoro si possano riconoscere, ogni giomo, quali danni essenziali indennizzabili tutte le piccole miserie conseguen ti (in modo diret t-o o indiretto) dalla lesività accidentale, mentre DPll~1 lesività di servizio militare si debbano esigere ancora rapporti giuridici e nessi causalistìci estremamente r estritt.ivi e cosi circoscritti e limitati, da rendere quasi inaccessibile il diritt.o al risarcimento. Data questa situazione incongrua c'è da temere che qualche istituto periziale militare, inf:pirandosi ad una condotta medico-legale di opportuno adattamento o di equo livellamento (principalmente in tu tti quei casi in cui pietatis causa od h01101'ÌS causa rendono umano qualche proV\:edimento ripara.tivo), pt•r temperare l'eccessiva rigidità della lf'gge, abbia a forzarne l'interpretazione formulando giudizi valutativi impront.ati a larghezza di a,pprezzamento specie in ordine alla causalità lesiva ed all'occasionalit.à. di servizio nelle loro effettualità morbigene. Ci sembra, dunque, che non sarebbe forse inopportuno rivedere i fondameutj giuridici rlel rappdrto di causazione di servizio non solo per meglio adeguarlo alle esigenze che la prassi ordinaria e la giurisprudenza inspirata dal Collegio Medico Legale, hanno ormai rivelato come necessarie ed eque, ma anche per aver un indiriz7,o unico di condotta peritale ed evitare che adattamenti e ripieghi maldestri od inadeguati, adottati da p erit i non sempre provvisti della dovuta competenza e del necessario or ientamento medico-giuridico, diveJJ.tino eventualmente fonte di arbitrio o seme di ricorsi gravidi di lunghi dibattiti contenziosi. Ed ecco uno dei punti di ordine giuridico, riguardanti questa questione, in cui sarebbe opportuno tornar sopra ller rimaneggiare il concetto medicolegale militare della causalità ili se-rvizio. Com'è noto, i fondamenti giuridici della dipendenza da cause di servizio sono contenuti negli articoli 40 e 41 della legge 5 settembre 1895, n. 603 e n ell'art . 18 del R.. decreto 1024 del 1928; questi fondamenti improntano il rapport o di causalità ad una. ristrettezza di termini sia medici, che legali, che, se sono applicati coi criteri di rigore voluti dalla legge, non dànno adito, che a pochissime possibilità di risarcimento, fo1·se soltanto
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a quelle che si riferiscono al rischio traumatico specifico contenuto nell'uso dei mezzi propri del servizio militare. È noto che la legge sua<lCennata esige prima di tutto n la prova ,, sul fatto di servizio allegato come causa dell'evento lesivo e poi richiede che nel « Eatto di servizio , sia contenuto allo << stato virtuale » il pericolo della lesività proprio del servizio militare (rischio specifico - art. 40); richiede inoltre che il nesso di causalità lesiva col fatto di servizio sia diretto (esclude cioè l'occasione di servizio - art. 41 della legge) ed esige che la. ca.usazione dell'evt>nto lesivo sia unicamente dipendente dal fatto di servizio (esclude la concausa) e con esso in r apporto causalistico e cronologico mediato (escludo l'intervt>nto di momenti causali intermedi e pretende azione di attualità della. ca,usa n el deterillinismo del danno lesivo - art. 18 del R. decreto 1024 snccitato). E questo non è tutto, c'è ancora da tener presente che la u prt>stazione di servizio ,,, nel senso voluto dal legislatore, presuppone non la <<sola presenza passiva di servizio n, ma << uno stato di attività di st•rvizio, o determinato da ordine di superiore, o dai doveri regola.ment~1ri in<>renti all'ufficio del servizio stesso ,, (art. 40 della<< leggen), e ciò perchè può <•sst>rvi prestazione di servizio sèil.ZS. ca.usa. di Sétvizio e, viceversa, ca.usa di servizio senza prestazione di servizio. P er esemplificare allo scopo di chiarire questi concetti che sembrano dei bisticci di parole, si pensi al militare che si trova in caserma perchè arruolato, il quale scivola casualmente e si produce una distorsione mentre si reca ad ~quistare delle sigarette aUo spaccio cooperativo; egli riporta in questo caso la lesione durante la prestazione del servizio, ma non per causa di servizio, ed invece, un carabiniere, non comandato di servizio, che viene ferito proditoriamente da malfattori a causa deUa sua qualità di agente della forza pubblica, riporta la ferita per causa di servizio senza che coesista la prestazione di servizio. Come si vede, aUe restrizioni riguardanti il rapporto giuridico della, causalità, si aggiungono questi altri inerenti alla densità del risc.hlo specifico cd al u momento » di servizio. Se si pensa che il diritto alla pensione privilegia.ta ed alla risarcibiUtà del danno di servizio si basa, in fondo, su una. specie di contratto di lavoro (il militare di carriera è a,ssunto ~onH' prestatore d'opera e il militare a ferma obbligatoria compie un servizio necessariamente imposto da ragioni di Stato), risalta evidente il divario che esiste t.ra il gravame oneroso delle condizioni di lesività voluto dalla legge militare e la. larghezza dei presupposti giuridici della mutualità obbligatoria negli altri campi sociali del lavoro. Dinanzi a questa situazione di dil'itto si è dovuto interpretare il concetto giuridico del causalismo lesivo di servizio riguardando la causa sotto riflessi medico-legali di apprezzamento periziale ampio e si è dovuto ricorrere anche aUa valorizzazione giuridica d ella causalità sottò l'aspetto deterministico, frazionandone il criterio univoco previsto dalla legge per utilizzare quella parte preponderante di essa in rapporto diretto col fatto di servizio, che avendo efficienza di detenninismo lesivo ne poteva rivestire la figura giuridica di causalità unica. In altri termini al ca.usa.lismo lesivo , si è dovuto sostituire il determinismo l esivo. Del resto, il concetto di causa raramente è legato ad una. sola condizione; l'effetto per lo piu risale all'influenza di piu condizioni anche quando la spinta causale appa.ia. da un certo punto di vista, unica. Si sa che la causa non è che quel concorso
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LA OAUSAl.lTÀ DI. SERVI ZIO ECO.
lli condizioni necessarie e auffici~nti a detenninare un dato effetto o un ordine, o una categoria di effetti. Nell'azione di qu<'ste condizioni limitrofo, la causalità, nel senso giuridico di essa, deve essere ricercata in quel momento condizionale che ha efficienza di determinismo lesivo nell'effettuazione del danno. B asterebbe, pertanto, che al concet,to di causa richiesto dalla legge attuale, si aggiungesse un suffisso che ne qualifichi l'importanza di determinismo lesivo per rendere la l<•gge. piu consentanea alle esigenze sociali del diritto moderno del lavoro e piu sicura e serena l'opera valutativa del perito. E del resto, non è neanche di ragione logica escludere completamente la concausa nel senso radicale cont~mplato da,l la legg(·, perchè anche quando per comodità o per nect'ssità tceoriche o lcgiferativo si rappresenti la causa sot.to l'idea unitaria, ('SS~~ nt>lla rea.Jtà ma,teriale risulta dal complesso di piu coefficienti eausalistir.i C'h<', operando sullo stesso piano, portano ad uno l< stato ''che si chiama « effetto , _N ella disamina di questi coefficienti si trova, per ognuno di essi, un 'azione rl('terministica di varia portata.; è dalla eriti<.'a. selettiva e valutativa di questa portata che deriva il concetto di causalità di va,lore giuridico nei sensi previsti dai food~ìmeriti legislativi. La concausa, dunque, si può anche ammetterla nella valutazione e nell'apprezzamento dt>ll'origiue genetica della lesività di servizio, ma si deve p('rò pretendere che E>ssa nel concorso fattivo scientificamente omologabilc, abbia tale peso di inftuenr.a deterministica da poterla fare assurg~>re a. dignità di causa unica e farla t'ntrare cosl nello spirito della ll'ggc ai fini medico-legali c-he la ispirano. Certo, quando si ha a che fare con una condizione patologic-a concreta e costittùta, b('nchè latente e silenziosa, anch<• S(' il mom('nto concausa.l e, ehe è servito a rivelarla, magari sensibilizzandola contingentemente, sia legato a un fatto di servizio, esso non può assurgere, ai fini giuridici della sua valutazione, a figura di causalità deterministica e coonestare cosi il fatto patologi<;o preesistente, e lo Stato sarà allora in pieno diritto di declin a.r e l'onere della risarcibilità, ma se il fattore concausalistico contingente ha agito nel senso patogenetico di rinfocolamento o a dirittura di riacce.nsione di un focolaio sopito solleva-ndo un incendio sterminatore, questo fattore concausale viene a campeggiare sul ten-eno medico-giuridico della causalita come causa.Jismo puro e semplice dell'evento lesivo ed assurge perciò arl importanza di determinismo esclusivo sebbene non monogenetico. Così tante volte a ccad e nella valutazione medico-legale degli stati tubercolari. E riguardando la legge sotto l'incidenza dell'art. 41, anche l'occasionalismo di servizio può assumere qualche volta la figura di « occasione causalità ))' quando, p. es., la sua correlazione con la pericolosità dell'ambiente militare risalti evidente ed e.fficiente sul determinismo morbigeno. È noto che spesso tra le reclute, nel primo tempo del loro arrivo alle armi, si manifestano casi di meningite cerebro-spinale, di morbillo, di scarlattina, di parotite ecc.; se si vuol riconoscere alle condizioni d'ambiente ed al trapasso brusco del tenore di vita di dette reclute, l'azione di una vulnerabilità specifica, queste condizioni possono assurgere a dignità di coefficienza causa.trice di valore positivo e riconosciuto. Sono queste condizioni di ambiente che attualizzano il trapasso di virulenza del germe dallo stato latente innocuo a quello efficien te nocivo, costituendo quella correlazione causalistica di preponderanza determinativa della morbilità piu indietro
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accPnnata; nè vale obiettare a riguardo l'ubiquitarietà di questi germi, perchè essi posRono vivere in condizione di saprofìtismo innocuo e non costiture perciò elemeot.o, etiologico di attuazione della dannosità. Del resto, in questi casi, la situazione è identica a quella che si verifica per la tubercolosi rispetto all'inOuenza deterministica dei fattori di servizio propri dell'ambiente, ormai general mente ammessa. Come si veùe, anche l'u occasione di servizio n può a ssurgere talvolta ad importanza eausa1istica determinativa di lesi dtà ùi servizio ma.Jgra<lo l'esplicita esclusione che na fa, nella legge, l'art. 41. Causa frazionata, concausa, occasione possono rivestire al,le volte la figura giuridica di causalità pura e s<:mvlice assumendone l'aspetto uxùvoco contemplato dalla legi~;lazione militare. P er essere piu ortodossi, però, nell'applicazione di questi criteri, e non costituire cagione di incertezze o di controversie valutati;-e ed int.(•rpretative, sarebbe forse più opportuno che il legislatore chiarisse questi concetti nei fondamt•nti medico-lega.U della legge dandone una, sanzione anche discreta e limitata colla codifica.zione del principio nel diritto informativo. E sarebbe bene che anche l'art. 18 della legge 1024 piu indietro citato, venisse alquanto attenuato negli est.rcmi giuridici della concentrazione del risclùo specilico (causa unica, diretta ed immediata). La legge militar e delle · p~nsioni privilegiate sancisce l'equiparazione tra ferite, lesioni ed infl·rmit.à ed estende perciò il beneficio della risarcibilità non soltanto alla lesività ingenerata dalla causa Violenta., ma anche da quella derivata dalla causa lenta e diltùta. L esioni traumat.iche e malattie, dAnno eguale diritto all'indcnnir.za,biHtà., e la deri vazione dal servizio viene uxùformemen te consid<'rata. in <li peudentemcnte da lla. quali t::\ causa.Jistica (si tratti di fatiche, di traumi o di perico1i) purchè insi t a. nel fatto di servizio; ma come si fa a risolvere ìl prob!Pma medico-legale della dipendenza da cause di servizio delle ma.lattie quando si pretende la cautwlit.à unica, diretta ed im11tedial(t? Attenendosi a questo criterio di singo1arismo etio-patogenetico, nessll.na malat tia rientrerebbe nei termini previsti dalla legge, perchè m~.ssuna malattia, a rigore di t ermini, riconosce un etiologismo nettamen te univoco ed effe.t.tnalmente diretto <'d immediato. Oltre il problema medico-legale ad etiologismo batteriologico l,)iu sopra accennato, in cui va sempre considerato e valutato quanto spetta di r<'sponsabilità morbigena all'etiologia mi crobica e quanto al dctPrminismo empirico estrinseco che potenzia l'cflicienza patogc:netica dell'agente batterico, si presenta quello inerente al costi tuzionalismo cbe vil•oe a r~1pprcsentare nella valutazione causa.listica, una contl~usa preesistente, e ta.lvolta preponderante nel dinamismo patof!enetico dt•lla malat.lia. Alla stregua delle recenti acquisizioni della clinica e ddh~ patologia non si può nPgare che l'elemen to individuale concorra al pari ddle condizioni morho~>e e delle alterazioni organiche e funzionali alla patogenesi della lesività accidentale e sop1·atutto alla morbilità di questa, lesi vi là; specie nelle malattie nervose funzionali e nelle psiconmuosi, quest{) elemen to concausale preesistente ba importanza vistosa cd esercita peso grandissimo nell'effettuazione dello stato morboso oftrendo un terreno 01·ganico fert.ilis:;imo per l'attecchimento di cause pa.togcue anche S<'mplicemen w vsicogenetiche a fulcro utilitario ed a leva rivendicatoria. Si devono escludere senz'altro, con criterio
I .A CAI.:l"ALlTÀ DI S E.ItVIZIO ECC.
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preconcettnale inspirato all'art. 18 del R.. dE'creto 1024, dalla causaUtà di servizio, le infermit.à a substrato organico costituzionale anche quando risultino sensibilizzate o magari concretizzat<· da evenienze di servizio a risrhio spccifir.ot E allora tutte le anomalie costituzionali del sangu.e degli organi emopoietici, le anomalie dell'appa-rato respiratorio e di quello digerente, le dismorfie costituzionali a c-arat.tE>re ipol•volutivo o disvolntivo a tipo meiopt•agieo o iperplastieo, così fn·qnentement~ esibite dai radiologi ad autenticazione e documentazione di sindromi subiettiYe non altrimenti obiett-i"vabili, sono altrettante concause pronte a rieaccian· nel nichilismo le aspirazioni rivendicatorie d('i danneggiati da cvl'nienzl' di servizio le quali abbia,no efl'ettualizzat o sta,ti morhosi o abbiano accentuato stat.i fisiologici lirrùnari non ancora nettamente ast:rivibili a.l criterio empirieo di malattia, trasferendoli nel campo eYidcntt• della patologia. Certo, tutti gli sta,ti costituzionali, sia.no a carattere ipostenico o iperstenico, sono altrettante cause efficienti P<'rma,nenti , a potenziale pat.ogenetico pTonto, faeilmente sensibiUzzabilc, completamente atto a determinare trapassi di morbilità latenti in stati di morbosità patente. E se l'art . 18 pecca di rigorismo in alcune contingt\nze, come quelle che abbiamo più indietro sfiorato , non è mai tanto provvidenziale come in questi casi, p~r d emolire appetiti di profittatori spregiudicati sempre in agguato per dar « l' assalto alla corriera "· Quante volte leggendo relazioni di visit.e medico-collegiali non mi è occorso di rilevare ingenuità di semplicismo e di superfìcialismo nelle deduzioni etiologiche e causa,listiehe da eventi di servizio assolut.amentP " innocenti " della r esponsabilità lesiva che si era loro caricata dagli int eressati. Ma se non è giusto prestarsi al giuoco dei profittatori spregiudicati, è anche opera di probità medico-legale ponderare con la massima att enzione e col massimo scrupolo sull'elemento cansalistico di servizio allegato per valutarne l'importanza patogenetica sull'evento leviso ed ~scht derla, od ammetterla, con piena coscienza scientifica e morale. Negli apprezzamenti di quest.i causalismi impuri, in cui il fattore. pa.togcnetico costituzionalistico giuoca, un. ruolo di notevole entità, ad evitare ingiuste supervalutazioni di ipotetiche lesività di servi;~,io o svalutazioni eccessive od arbitrarie, si impone sempre una critica rigorosa e nello stesso tempo serena dell'importanza deterministica del fat.tore concausale empirico. Critica scientifica e soprattutto cosci<' nza clinica e valorizzazione dell'esame obiettivo, si impongono anche negli apprez;~,amenti medico-legali delle indagini biologiche di laboratorio, tenendo sempre presenti tutte l<' cause di errore cui esse espongono, non solo per la mancanza di ·precisione degli elementi anamnestici e catamnestici, fornit.i, con le spiegabili reticenze opportunistiche, dagli interessati, ma anche per le difficoltà. dell'esecuzione tecnica, per la mancanza di cooperazione materiale sincera del soggetto e per la delicate.z za dell'apprezzamento individualistico Sp(~Sso basato sulla moda di dare frettolosi attributi patologici a segni o ad ombr(' casuali ed accidentali e magari in contrasto con l'esame clinico. Ricerchi' di sangue occulto, siero-reazioni ematologiche, radiografie con pasti opachi , r adio-indagini della colonna. lombo-sacrale, cutireazioni, dosaggi di aeidità gastriche ecc., tutte prove spesso incerte, talvolta, a carattere labile o liroinare, anche in medicina legale, come in clinica, devono esser t enuti 4 -
Otonoale di medicina mllitaf'e.
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LA CAUSALITÀ DI SERVIZIO ECO .
e ome elementi di valutazione di ordine secondario, 1ascia.ndo in primo piano il posto ai risultati dell'esame clinico a cui va sempre richiesta non soltanto la diagnosi clinica, ma anche quella medico-legale, la quale, oomè noto, è principalmente \ma diagnosi etiologica e patogenetica piuttosto che semplicemente organica, o ana.tomo-patologica, o funzionale, o antropopsicologica. P er questo dicevo all'inizio di questo mio lavoro che i nuovi metodi di indagine diagnostica, specie a riguardo dei mezzi complementari ili laboratorio, lungi che chiarire e semplificare il problema medioo-lega.le t·tiodeterministico ba,n contribuito talvolta a complicarlo ed a renderlo più oscuro. Come si Yede da quanto bo sommariamente esposto sulla causalità di servizio della nostra medicina.-legale, se la materia scientifica che la informa è da p e.r sè stessa di difficile penetrazione e valuta.zione perchè a-ttinente a ma.teria biologica che, com'è noto, è a confini elastici ed a consi»tenza labile, la sua legislazione allo stato presente della medicina sociale mutua-Ustica e protezionistica, non mi sembra che risponda a pieno allà nuova coscienza pubblica ch e il vigente diritto sul lavoro ha ormai diffuso in tutti i ca.mpi della prestazione d 'opera, e non sarebbe p ertan to inopportuno se si ' 'olesse rivederne le b a-si del r apporto giuridico sia per intonarle alla tutela economica promulgat.a dallo Stato Fascista in tutti i campi del lavoro, sia per dare al perito militare l'opportunità. di contemperare le esigenze del diritto militare con quelle delle disciplil1e mediche. esamina i fondarnflnti giuridici del1a, caus&lit,à dj servi:lio contemplati d tllla leg islazione che .informa la medicina legale del dirit.t.o alla pensionistica. privilegiata ed alla risarcibilità del danno per eventi lesi vi di servizio. Ne fa la critica riferendosi alle leggi di mutua.lità obbligatoria e d i tutela economica che vigono nel campo sociale del lavoro; mette in rilievo ir divario esistente con ìa. legge militare e pro«petta l'opportunità di u na revisione dei presupposti giuridici del risa rcimento del ùa.nno di servizio per intonarli allu nuova coscienza, sociale derivata. dal diritto sn.J lnvoro promulgato dallo Stato Fascista. AUTORIASSUNTO. -
L'A.
0:-iPEDALE MILITARE D
FIRE NZE
Direttore: C. TEDDE, colonnell() medico
UNA PROPOSTA DI ATTUALITÀ: LA CARTELLA RADIOLOGICA OBBLIGATORIA DEL TORACE POTREBBE ESSERE ISTITUITA NELL'ESERCITO? Dott. Carlo Crespellanl, tenento colonnello medico
Nel X congresso nazionale di Radiologia Medica tt:nutosi a Parma nel maggio u. s. è stato approvato dall'assemblea un ordine del giorno favorevole all'istituzione nelle scuole della cartella radiografica obbligatoria del torace, con la quale si tende a rintracciare in tempo i soggetti con lesioni tubercolari iniziali del polmone, per pot.e.r effettuare tm'efficaoo opera di prevenzione antitubercolare. L'istit,u?.ione della cartella radiologica, obbligatoria del torace è indnbhiament-e un mezzo efficace di « depistage » delle lesioni specifiche inizia,}i del polmone ed è da augurarsi cbe sia presto un fatto compiuto a condizione che venga attuata con tutte le migliori garanzie, sia per quanto riguarda la t-ecnica radiografica da adottare, sia riguardo ai criteri discriminativi, cbe debbono guidare nella valutazione dei 8egni radiologici. Tale cartella dovrebbe costituire la cc carta di identità del tol'ace »ed essere quindi la prima di una serie di r adiografie, elLe potrebbero essere ripetute o in epoche stabilite, o dopo talune manifestazioni morbose dell'infanzia. Iu tal modo è consentito di seguire n(•l h'mpo l'evolversi di ma.lattie pleuro-polmonari negli scola,ri. Il consenso unanime <la parte di un·assemblea di radiologi e di clinici, fra. cui anche gli onorevoli proff. Morelli e Paolucci, per questo potente mezzo di lotta a,nt.itubercolare~ del quale già da. qualche tempo si ammetteva l'utilità, e la cui attuazione pratica troverebbe per ora un ostacolo nella spesa non indifferente che essa comporterebbe, mi dà, occasione di prospettare un quesito: se sia cioè il caso di studiare anche nell'eser cito l'istituzione della cartella radiografica obbligatoria del toraoo, per quanto le finalità di taJe istit.uzione posr:ano presentarsi alquanto diverse da quelle che hanno indotto a consigliarne l'obbligatorietà nelle scuole. Nel caso nostro due sono i vanta.ggi principali che t.ale cartella radiologica del torace ci ofire: 1o la possibilità immediata di constatare all'atto dell'arruolamento l'esistenza di afiezioni polmonari insospettate, che non si manifestano all'esame fisico del soggetto, lesioni silenziose anche se progredite, il che consentirebbe di escludere dall'arruolamento i soggetti ta.rati negli organi respiratori; zo) la possibilità. di documentare l'assenza di alt~razioni polmonari radiovisibili all'atto dell'arruolamento. ll primo vantaggio sa.r ebbe igieiùco-profìlattico e rientrerebbe nel programma generale della lotta sociale contro la tubercolosi in quanto im-
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U:-'A PROl'OSTA DI A'fTUALI"l'À ECC .
pcdircbb<' l'immissione n ella collettività militare di soggetti malati o predisposti, s usc<•Hibili di conta.giar0 prima o poi altri 1wggetti. D secondo vauta.ggio, economico, sarebbe importante p(~r l'amministra.ziùne militare in quanto le darebbe un mezzo efficace per assumere in servizio solo militari indenni da tare pleuropolmonari, poicbè la cart~lla r-adiologica «netta. >i dovr{'bbe costituire la << conditìo sine qua. non n per l'assunzione in servizio. Il T. Colonnello Medico dott. Walther dell'esercito svizzero ha compiuto da-l 1927 al 1929 l'esame radioscopico a tutti i militari della divisione di Zurigo, - circa 20.000 uomini - ed ha trovat-o l'lmo per cento m'Ile reclute e il 4-5 per cento nei Roldati, che, pur avendo subito le varié visite medicht', avevano segni radiologici di t.ubercolosi polmonare. Dall::\ cifra di 2.009.738 franchi svizzeri, pagati dalla cassa di assicuraziono militare, per 50 milita.ri V<'mJti a morte o riformati per tbc. polmonar<', pari a. circa 40.000 franchi sv. per ciascuno di essi, egli concln.dP · la gmnde importanza ceouomica della eliminazione dei ca.-;i di tale malattia dalle fil(· dell'esercito. Il Wiewiorowski h:l. ottenuto percentuali più has~e nelle ricerche radiologiche sistcmaticlw ei'fettuate nel personale di polizia t<'d(•sca. Su 1.369 so{rgetti 6 erano ammalati di tbc. polm. pari al 4-,3 per mille. Ciò non di meno non voglio parlare dPlla convenienza di comprendere tutti indistintaml'nte i militari nell'ohbligo della cartella radiologica d<'l torace. Troppe difficoltà vi sono pe.r attuarla nei militari aventi obblighi eli leva. Acc.enno solo aUe più import,anti. Oltre alla spesa per la provvista. clel mat.eriale fotografico ad ogni chiamata di classe 1 si richiederebbe una vasta organizzazione del servizio radiologico, il quale a~sorbirebbe un personale notevole, e, per quanto questo pott•sse esi!ere addestrato, non riuscirebbe a disbrigare.in tempo, conia dovuta rapidità e sicurez7.a, il lavoro per il eontigente di uomini chiamato alle armi, ment re costituirebbe un serio intralcio alle operazioni di chiamata della classe, con quali danni per il regolare funzionamento del servizio è facile immaginarsi. E però per i milit.ari aventi obblighi di leva possiamo ritenNe sufficienti, ad effettuare l'eliminazione· dei soggetti sospf'tt i di malattia, i repa.rti di accertamento (lia.gnostico per malattie polmonari quali funzionano attualment.c negli ospedali militari. Piuttosto sembrami che l'adozione di tale cartella radiologica obbligatoria del torace potrebbe essere studiata, per i militari ed impiegati in fìervizio continua,tivo (ufficiali, sottufficiali, carabinieri~ guardie di finanza, ecc.) sia. dell'eRercito come delle varie forze a.rmate dello stato, all'atto della loro assunzione in servizio (*}. r,a radiografia 30 x 40 potrebbe per tali soggetti es.sere eseguita presso il gabinetto (li radiologia dell'ospedale militare più vi<:ino alla sede della visita medica ed <'-SS(~re richie~;ta solo per gli individui che dalla visita stessa riportarouo giudizio Iii idoneità. Però a tale radiografia dovrebbe esser!! subordinato il giudizio definitivo di assunzione in servizio. Il radiogramma. dovrebbe essere quindi conservato entro opportuna custodia fra le carte matricolari dell'interessato, ovvero presso un ente in(• ) Presso lo Scuole militari. per le visito di roolutamonto degli &lllovl ufBcltùltn S.J>.E., es istono adatti Impianti radiografici con espt~rto per:;onalo, allo 8COPO di procedere ad Cl:JI\mi dd gl' nere con ogni pio vnsto. Jndlcaziono (N. d. R).
U~A PROPOST.<~c DI ATTUALITÀ ECO.
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caricato di tenere al corrente l'archivio radiologico. La cartella radiologica del militare od impiegato dovrebbe essere dat.a poi in comunicazione a tutte le commissioni medkhe le quali in seguito dov('ssero pronunciare un qualsiasi giudizio medico-legalo, sia per invalidità temporanea o permanente, sia !)E'r dipendenza o meno fla eventi di servizio di lma dat,a infermità.. Si intuisce facilmente quanto grande sarebbe l'importanza medico-legale di tale documento radio~rrafìco ove si pensi che l't'E>istenza di reliquati rafliovisihili di malattiP plPurOl)Olmonari pregreSfH': a-nelle se essi sono lieYi t• non inabilitanti potranno suggerire p iù tardi una valut.azione ben diversa dci momenti etiologici invoeati dall'interessato per Rpicga.re l'insorgenza di malattie cht• si fo:;:wro maruiestato durante il servizio da lui prestato. Succcde già. fn•quentenwnte di constatare alla radiografia l'esistenza di sclerosi polmonari, (li deforma.z ioni pl<>urodiafr:ammaticlte, eli add en~>a menti plelU'omediastinici, di ispe:;simenti scissurali e periscif'surali, di calci 6.cazioni parcnchimaH e sottoplcm·iche, di obliterazioni dci seni costofrenici c così via, in soggetti che chiedono nn periodo di lict'nza o di a,~petta tiva per ma.lattia pleurovolmonarc recente e per la, quale è già. stata ri conosciuta la dipendenza da calL'ie di servizio. La rnòiogratìa, che viene est'guita. soltanto in tale occasione, dice chiaramente ed in modo indubbio elle il soggetto hA~ gli esiti permanenti di un'antica malattia. pressistente all::L sua assunzione in servizio. Se invece il soggetto fosse stato sottoposto alla. radiografia del torace all'epoca della sua, a.r;sunzione in servizio o non s~lrebbt· r;tato allora giudicato idon<'o, ovvero la commis:;ione metlica avrebbe negato poi la dipendenza, da caust' cti servizio per i reliquati di una malattia preesi:;tente. Si potrebbe trovar modo di compensare la nuoYa spesa risnll ante dalla istituzione della cartella rndiologica, anche prescindendo dal fatto che un'economia sarebbe già realizzata dalla diminuzione degli al"segni per convalescenza o per invalidità temporanea o permanente. Si potrebbe cioè tuld>ebit.are in tutto od in parte la. spesa aglj stessi soggetti, che domandano di essere a,c:stmti in servizio contim1ativo presso le forze armate dello stato. È neooss~~rio però tenere twl d('bito conto le difficoltà di tecnica da, superare per talt> postula,tu l'adiologico. S'iutt'ndc che l't',;ecuzione dt>lle radiografie dovrebbe è:-;:)ero perft>tta. Attualmente l'es1•rcito ò convenit•ntementc attn' ?.r.ato in apparecchi ra~iologici con buoni impianti terriLoriali, il p<>r~;onalo addetto al servizio radiologi<'o vi('ne continuamente addt'strato cd è all'altezz~L del suo compito. I dat.i tecnici per l'Psecuzione delle radio::rrafie polmonari dovrebbero essere stabiliti in modo da consentire uniformità. di risultati radiofotografici anclhe con apparecchi diversi. E qua,Je altra organizzazione si potrebbe prestare a ciò meglio di quella militaret Nel recent e congrt'Sso di radiologia medica ho comunicato a.lcune norme éhe dovrebb ero PS!lt're t·enute prt'scnti per uniformare la tecnica, condizione questa indispent\a.bile per ottenere in t:poche di verso e con apparecchi diversi radiografie fra loro paragona.bili. Pot.rò in segtùto tornare sull'argomento dal punto di vista. tecnico. BaMa ora aCC('nnare a.i punt i ai quali t.a.le unificazione deve essere a.pplicat.a, e cioè: distanza cost:mte fra anticatodo <' pellicola; dispO:$izione verticale del soggetto; tipo unico di tubo radiogeuo con eguale di1m~n$ivne del punto foca-le; eguale tipo di chfiNsiai eguale tipo
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UN"A PROPOSTA DI ATTUALITÀ. ECC.
di schermi di rinforzo; t>gnale tipo e marca di pellicola; eguale composizione del bagno rivf'la,t.ore; eguale temperatura di sviluppo; inoltre dovrebbe essere indica.t.o il tipo del fascio ra{tia.nte in rapporto ad ogni specie di a.pparrcchio rad.iogeno; durata della posa in rapporto al vario l!pessore del torace in esame; fa.'!e rf>spiratoria in cui praticare la radiografia.. S'intende che, emanando u n•·unica direttiva t-ecnica, questa dovrebbe est>ero scrupolosamente o~:~servata da parte dei gabinetti rarliologici militari. Si debbono così ottenere dei buoni rhmltati. Oltre quant.o ho sopra. esposto, altri potrebbero essere ancora i vantaggi della cartt!lla iu parola, comt> ad f>t><:mpio la possibilità di studi statistici sulla frequenza di malatt.ie polmouari, in taluni soggett,i in rapporto ai precedenti radiologici riscontrati, st-udi che potrebbero essere eseguiti per i molti anni (li permanenza del militare in servizio, e cosi di seguito. Queste ed altre osflervazioni che potrebbero essere fatte aumenterebbero le possibilità, utilit.arie di tale istituzione. Ho creduto enunciare fin d'ora tale qu(>sito perchè il momento è il più opportuno per un contributo di idee da parte di colleghi militari radiologi in pro o contro tale innovazione. Ad ogni modo lo studio della questione, qual uuque possano essen· ora le sue risultanzP, non t>arà deli.ntto inutile per l'avvenire, data l'importanza che va assumendo il servizio ra.diologico miUtare di pari pru~so coi perfezionanwnti della tecnica, la quale comwnt.e una precisione sempre maggiore nei risaltati <li semeiologia radiologica.
CONGRESSI
VIII CONFERENZA DELL'UNIONE INTERNAZIONALE CONTRO LA TUBERCOLOSI (AJ A - 6-9 SETTEMBRE 1932 - AMSTERDA.,l)
l /Olanda., che è tra i l'a<·si Euro,wi uno di qu(•lli che hanno ma~gior mente risentito dei benefici di una sistematica lotta an ti tubercolare, h <'n compresa. ed incoraggiata da.lla sua Laboriosa e fattiva popolaxionc, eh<· dell'igiene e della pulizia deHa propria casa ha un vero culto, non poteva essere R('de piu opportuna di 11n cosi importante congresso internazionall.• di tisiologi, Clù ba dato il Suo .Augusto Patronato S. l\f. la :Regina Madre d 'Olanda. Organizzato in modo incomparabile rlall ' .c\ssocia:~.ion~ Centrale Olandese contro la tub<>rcolosi e pr~?siednto dal prof. W. ~oolen,il Congresso ha riunito il numero veramente imponente di oltre ottocento tisiologi provenienti da ogni parte del Mondo, fra cui rappresentanze Ufficiali di 42 Nazioni. La rappresentanza italiana, oltre ad essere dPllc piu numerose, con 82 partecipanti, si è fatta notat·e per la parte veramenw notovole presa ai lavori. La Sanità militare italiana aveva in,7 iato in rapprcsentanr.a ufficiale il col. med. Mariotti Bianc.hi prof. G. B ., Membro dell'Unione interna?.ionale contro la tubercolosi ed il capita.no m edic.o De Paoli dott. Paolo e conta.va fra i congressisti i l l0 capitano med. prof. Fedcrigo Bocchetti, correlatore al congrl'sso e ml'mbro del Consiglio diretti vo d eUTnione internazionale ed il maggioro mcd. dott. Pietro Rinaldi. Una trentina di congressisti italiani hanno raggiunto l'Olanda compiendo un interessantissimo viaggio ni istrur.ione, organizzato dalla Federazion e Italiana Nazionale Fascist.a per la. lotta contro la tt<bercolosi, att raverso la Svizr.era e la Germania facendo pa.rte d el '-riaggio con la navigazione fluviale sul Reno che- è pa.rtieolarmt>nt.c suggestiva_ In questo viaggio di istruzione i congressisti it-aliani, tra cui erano S. E. il prof. R. Paolncci, l 'on. Morelli, il prof. n.. _-\lessandri e molte altre personalità scientifiche, ebbe1·o cordialissime accoglienze nei centri sanatoriali di Leysin, ove ebhe.ro modo di ammira.re in particolMe la clinica del lavoro dt>l pro f. Rollicr per la ried ucazione al hwo1·o dei mal ::tti di tubercolosi chimrgica. Sedute chirurgiche furono inoltre tenute in loro onore fla.Uc Cliniche di Berna e di F rancoforte su casi rli ehirul'gia toraco-polmon::ue. La sera del 5 settembre il comitato organir.zatore det congresso predis pose un signorile ricevimento a carattere intimo in un magnilieo padiglione del bosco di Aia, ovo ebbero luogo i primi inr.ontri (!, scambi di cor· dialità fra congressisti t'dove il prof. J. D . Hefting di~?de a tutti il ben\·enuto e l'augurio a nome del Comibtto antitubcrc·olare Oland<·s<'.
CONGRESSI
Il mattino del giorno successi v-o fu destinato alla visita del dispensario an t.i tubercolare dell'Aia, che è certo un modello di tali istituzioni. La seduta inaugurale solenne ebbe luogo nel pomeriggio del giorno 6, alle ore 15 nella sontuosa ed austera Sala nei Consiglieri, nel Pa.l azzo del Governo, all'Augusta prese-nza di S. M. la Regina Madre d'Olanda. e d i S. A.. R. il Principe eonsorte dell'att-uale Regina Guglielmina. Dopo che il prof. W. ~ oolen ebbe af3sunto la presidenza della sedu ta, il Presidente del Consiglio dei l\lnist.ri, S. E . Ruys de Beerenbroock ·portò a.i congressisti il saluto del Governo e della Nazione Olandese e, con l' au g-urio di una ricca messe di frutti dai lavot:i del Congresso, dichiarò apt'rta l'VIII Conferenza internazion ale contro la tubercolosi. Successivamente il pl'of. W. Noolcn tenne il discorso inaugurale uffi<'iale, nel quale fece , in rapida sintf'si, una rassegna delle principali conquiste ra-ggiunte, da un secolo ad oggi, nel campo della tisiologia e mise in particolare rilievo l'importanza del centenario che ricorre questo anno tlell'illustre studioso di Scienze fisiehe olandese Antonio van J.~euwen tlo('ck, che fu tra i primi ad usare di un microseopio che costruì con le proprie mani nel 163:l. L' Oratore continuò esaltando l'opera eli R. Koch e mettendo in rilievo che· qucst.'a-nno ricorre il cinqua,n tenario della sua scoperta del bacillo tubc•rcohm•. Chiuse il suo discorso portando il saluto ed il grazie di tutti i tisiologi olamlN;i ai colleghi convenuti in cosl gran numero da ogni parte del ~fondo.
Pr€'se in n11.imo la parola il prof. Lcon Bernard, Segretario dell'UnionP Int<'rnazione contro la tubercolosi, il quale presentò gli omaggi rlPYOti e riconosc·Pnt.i dell'Unione e dei Congressisti a S. l\'1. la R·egina 11aùrP ed a,lJa, Casa RPgnante tntta che dimost.rano quanto interesse nutrano per la, dift>f'.a. rlrlla salute del loro Popolo. Porse inolt.re ringraziamPnti a-1 Governo, ('d al Popolo Olandese, cbe, per t.radir.ione, offrono la piu larga ospitalità a tutte le manifesta?.ioni tt>ndenti al hen<:> dell'Uman ità cù alla pace i\Iondiak che tiene all'A ia il suo tribunale ~;n premo. Fra nn di scorso c l'altro ebb<·t·o luogo manifPsta,zioni di arte di una dclica,t,czza, squ isita con l'esecuzione eli mistici cori eseg;uit.i, in maniera perfetta, da.Ua Società Corale PalE-strina. Questo programma musicale C'ontribuì, n e ll'au st~rità dc11'ambirnte, a conferire alla solennità della cerimonia inaugurale tm cara.ttere quasi religioso. ~ei g-iorni successi d 7 ed R, nella, sala del Giardino Zoologico dd l'Aia ed il giorno 9 nE-ll' Istituto ~.;olon iale di Amsterdam, si svolsero scgn<~nt.i t.rmi di rf'la.zionc: l 0 'J'F;MA: 7 Rettem bre. pro f . Giulio BordPt ).
Rapporti fra l'allergia e l'Immunità (p<:>r U
JJ ·mustre rt>latorc ha ~·saminato il problema sotto i punti ili vista piì1 disparati, ma sopratutto basandosi sulle risultanze dell'esperienza clinica e. ;;l'condaria.mf•nte, su quelle delle rictwche di laboratorio e sperimentali. Ha concluso che a.llo stato aHuale delle nostre conoscenze l'allergi<l> d('ve eRst•ro considerata un fa ttorc u ti! e, senza potere sottilizzare fino ~
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qual punto. L'all<•rgia non ra.ppreseuta pE'rò, s<>coudo il R.elatore, che W1 fattore minimo nei rigmwdi dell'immunità, capace però di fa.r trabocca-re la misura in senso favorevole quando i fattori difensivi stiano quasi per equilibrare quelli morb!geni. La diltt•r<'nza che poi, a parità di stato allergico, si verifica nello stato immunit.ario di'i vari indi"idui, si spiega, s<·condo il Relatore, colla spicca.ta ,·ariazione dell'immunità. naturale, clw fa sl che, in taluni soggett.i, lesioni tubercolari guarisrano anc;he senza dare alcun sintomo appn•z?:auile. l;o stato allergic•o può c·ostitnire per questi casi una influenza prot<>t tiYa in pi\1. Sono seguite le correlazioni Hullo nt,esso t(•tna, fra cui, degna di rilieYo quella del vrof. Ottolenglù di Bologna clw Ltu. pro::;pettato nuovi intcr<•ssanti quesiti che invPstono il <'ampo della prolìhH$Si. Altri importanti corn•lazioni sono state svolt.c da.i proff. B. Jjangt>, Cummius, Dcbrui, De Da rany, Alderskoff, J ensl.'n, Kiurka, \ Vallgren, White, ed alla cliscussionc partf'eiparono oltr1• tt·enta oratori, fra cui il prof. E. Maragliano, elle rivendicò la priorità degli studi rlella scuola italiana E'Il i proff. Cost.al);tini e <:apuani. l i -:rEMA: La crisoterapia della tubercolosi wer il dott. L . Sa.y<').
n Relatore, che si è intoressato fl(·Jla cura della tubercolosi con i sali di oro, fin da i primi inizi della scoperta di Uollgarù su tale nuovo metodo cht•mioterapico, passa prima in rassflgna i vari prodotti che, dalla scoperta. della sanoc:risina in poi, si sono andati rooltiplitanùo. Di ognnno esamina.lfl caratteriRtiche chimiche e l'ar.ione sia sp<'l'im<·ntal(' eh(' clinica. Afferma di a;yere esperimenta.t o personalmente quasi esclusivamente con la sanocrisina per pot('re avere. per un solo prepal'ato largo campo di eslwrien?:a, e critica i cercatori che, al contn\rio, si sono sen-iti di troppe c -diverse preparazioni senza fermarsi su qua.leuna. Discute sullf' closi da usare eù è rlf'l parer<' che, per avere ris ultat:i appl't'7.· zabili e dut'aturi occorra servirsi di elusi alte; da un centigr. fino a due ctg. per chilo, con un ~ dose complessiva da 10 a 12 gr. di S3.nocrisina per gli adtùti. Afferma che gli insuccessi di molti ricercatori dipendono dal non avere essi rag-giunto mai queste dosi. Sostiene che possono essere trattati <;on molto successo a nche i bambini, e elle possono aversi buoni ristùtati anclw n<'lla cura ospedaliera cd ambulatoria e specialmente nE'i ca.si iniziali cd a tendenza essudat.iva non troppo accentuata. L'efficacia si manifeswrebbe sopratutto col riassorbimento de,:!li essudati, scomparsa di lesioni, S(;Omparsa dl·l bacillo dagli sputi e persistenza delle guarigioni superiori.' alla no1·n•a, SIH'C ÌP SP la eura È' associata alla collassoterapia Ammette la pos~ibilità di iutolleranze pt:rr>onali lino ad un t.asso dd 10 % cir ca ma, in complesso, si (Jimostra molto favorevole a. questo mezzo di cura. in cui riconosce un vero progrt>Si>O pd trattamento della tubercolosi. Conferma il suo dire con la pn•senta.i,iOnn di interessanti radiografie. l Correlatori, dott. Amborson, Amcuille, profi. Booohetti, Burrel, Fa.ber, Jaquerod, Resekti, Sch rocd<'r, e Yaltis si dimostrano in complesso meno en tusiasti della crisoterapia che non il .Relatore e fauno riserve sulle indica?:ioni e sulla J)Osologia..
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COSùRESSI
In particolare il Primo Capitano medico prof. Federigo Boccbetti, riferendo rlei risulta.t i ottenuti nel Sanatorio militare di Anzio s u malati trattati in collaborazione col Maggiore Medico Cei e coi Capitani Medici Bolla,
1\filetti e Filibeck, e su casi trattati all'Istituto Benito Mussolini, ha sostenn to chf> i sali di oro devono esst>re usati con grande prudenza, per lt> reazioni ('CC<'ssive che possono produrre, e obe le ri.osi devono esser<' strettamentt> individualizr.ate. Comunque ha, sostenuto, ·ottenendo i maggiori consensi,cbe i sali dì oro non possono per ora che oostit uire un rimedio accessorio a. quelli finora· SO\'nHli: la climatot(·rapia in amhiente Ranatoriale e la collassot.era.pia. Seguì una animata discussione cui prt>sero parte oltre cinquanta. orat.ori, fra clllÌ principali i proff. Saye, Bernard, Duma.rest, e, tra gli italiani Carpi, J E'mma, Urizio <'C'apuani. III TEMA -
Assistenza postsanatoriale (per il dottor Yos).
Il Relator(', Direttore di un Sanatorio popolare in Olanda, ha studiato con grande diligenza l'argomento cbP. ba· messo perfcttamt'nte a ·punto, dimostJando JH'l'Ò quanto si sia ancora lontani da.Jla soluzione di <losì assillan te problema. 'Part.icolarmcntc ncUe Kazioni in mù l'assistenza dPi tubercoloti'ci è affidata in prevalenza all'iniziativa privata, i mozzi di assistenza postsanatoriale si dimostrano di difficile collegamento con le istituzioni di cura e fra di loro. A part.e questo, è da rilevan· eh e nelle N azioni che da maggior tempo si interessano della questiono e che hanno istituite, o Colonie agricole postsanatoriali oppure Officine e labonttori industriali annessi a luoghi di cura, od indipendenti, si sono già notati i buoni frntti , nel sE-nso di un minore aggravio delle istituzioni di cura ed assistenziali. Da. segnalare è l'efficacia cbe l'educazione o la rieducazione al lavoro, svolta già in ambiente sanatoriale, dimostra per l 'assistenza postsanatoriale snceessiva. che ne viene molto facilitata. Canou e fondament.ale dell'assistenza postsanatoriale deve e.ssere sempl'e, qualunque no sia il t ipo, l'assoluta snbordinazione alle esigenze mcdich~· d(·~li assist·iti. l<'ra i Correlatori hanno svolto temi ò.cgni di not.ai proff. Blanoo, Bre!lky, Brieger, Olbw~cht, Guinard, Heitma nn, P attison, Stewart, Williams, ma in particolare ba suscitato approvar.ioni la tesi dimostrata dal Correlatore italiano on. prof. Morelli, cùe illust1rò il modo con cui è stata risolta l'assistenza postsanatoriale in ltalia per oltre Yenti milioni di assicurati alla C.N.A.S., crE'an do uno F-tretto collegamento, che l'O. ritien€' indispensabile per il successo di tale assistenza, fra il Sanatorio cd i Centri postsanatoriali, in modo che i dimessi dal luogo di cura possano, oolloro lavoro, produrre maw riali che verranno smaltiti poi dal Sanatorio stesso, così da risolvere con certPzza il problema piu grave rl.el collocamento d('i prodotti del lavoro . .Anche su questo argomento la discussione fu molto animata e profieua. l' d porta,rouo il loro contributo, fra gli italiani, i proff. Ma.Ian, col. medi('O Mariotti-Bianchi, Ronzoni e Sagona. ..Alle or<' 17 del9 settembre, nelle sale dell'Istituto Coloniale di Amsterdam, ebbe luogo la seduta di chiusu.ra ò.el Congresso in cui il Se-gretario Gem ·rale dell'Unione Internazionale contro la tubercolosi, prof. Leon Bernard, <•bbe pa.role di vivo Plogio per l'attività della Fcdora.zione Ttaliana Kazio-
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naie Fascista per la. lotta contro la t.uberculosi e rievocò la granrle opera di Carlo Forlanini di cui sorgerà quanto prima in Roma il monumento sorto n testimonianza della riconoscenza mondiale. Rispose. ringraziando·a nome· della rappresentanza italiana, il Primo cap. m<'d. pro L Boechctti che esa.ltò l'opera SYOlta dal prof. Leon Bernard per l'Unione Internazionale contro la tubercolosl. JJa sera del giomo stesso, all'Hotel Oa.rlton, ebbe luogo un sontuoso banchetto ili cb..insura. Ricchi ricevimenti fnrono ofl'<'rti ai Congr('ssisti dalla Municipalità di Aia e da quella di .:\mst<'rùam <', durante questo ultimo, ebbe luogo la proiezione eli un interessantissimo film illustrativo dei colossali lavori di prosciugamento dello z"~idersN•, che banno dato all'Olanda una nuova ricca prodocia. Molto opportunam<'nte, n('i quattro giorni successi vi al Congresso furono organizzate gite di istruzione alle varie Istituzioni antitubercolari Olandee;i. In modo perfetto è stato disimpegnato il delicato srrvizio ili informazioni di posta., ecc., da pa.rte della S('greteria del Conp-esso. A sede della prossima Conf(•rPnza TntHnazional<>, eh<' avri\ luogo nl!l 1934 , è stata, f;<'elta Varsavia. Dott. P. DE PAOLr, cazlilmw medi,co.
XIV CONO RE SSO INTERNAZIONALE DI FISIOLOGIA .àlla presenza del C1tpo d~l Gon:•rno i129 agosto si è inaugurato nell'Aula Giulio Cesare in Campidoglio il XIV Congresso interna?.ionale di Fisiologia, al quale hanno partecipato 37 Nazioni e 1200 delegati. Nella precedent(> adunata dei fisiologi, avvenuta a Boston tre auni or sono, per vivo interessamento dei proff. Bottazzi, Foà e Yisco, v~>nne stabilito che il H° Congresso si dovesse svolger(• a Roma. n Congresso, brillantemente riuscito per la sua perfetta organizzazione. ha avuto un'importanza superiore ai precedenti, sia per il numero delle relazioni c comunicazioni, che per il numero degli intervenuti. 'fra qut•st'nltimi figuravano le più eminenti p<>rsonalità. degli studi fisiologici: Paulow, Aberalden, Hill, ~'unck, La pique, Bottazzi, Baglioni, Karrcr, D 'Herelle. ecc. · Il prof. Rill (premio Nobel) tenne il <liscorso inaugurale. Il soggetto svolto da Hill, che brevemente ria:'!suroeremo, rignarda la produzione di ca lore che è misnra degli scambi energetici, nei museo! i e nei nervi, allo stato di riposo e durante le varie fasi dell'attività funzionale. Con pochi tmtti l'oratore narra come fu indotto a intraprendere qut::sto genere di ricerche per suggerimento di un altro grancle tìsiologo inglese, rli Langley; ancora sotto l'impressione dei risultati gii\ ottenuti da. Fletcher e Hopk.ins sul metabolismo mat-eriale dei muscoli, ristùtati che oostit\liGcono il motivo della massima parte della;voro <'seguito dal1910 in poi per mettere
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in cltiaro gli scambi di energia. nel muscolo e quindi per intendere il processo tli rP~taurazione eh(' in questo si svolge. · Solo nel1926, però, fu possibile misurare anche la prodm~ione di calore nei nE>rvi; ed anche nei nen' i si manifestò un processo di restaurazione che è stato il principale oggetto dell'inda-gine. J;oratore accenna a.lle ~>normi difficoltà che ha dovuto superare per rendere i metodi noti d'inda-g-ine fisica t.anto sf'nsibili da poterscne S(\rvire per dett'rminaro quantità di ca.lore cosi piC('Ol(• come quelle che si sviluppano nei muscoli, e soprntutt.o n'l'i IH'l'Yi. Si w·nsi C'he il calore iniziale che si sviluppa in un nervo, mentre è p~>rcorso da un impulso singolo, è solo la qna.rantamil!Psima parte del calorf' iniziale prodotto da 1m muscolo che compie una sing:ola. contra.zione.
Nei nostri ~ssuti, quando I'SSi sono att.ivi, si svolgono parallelamente <'angiamenti c:himici e ternùci. Ebbene, in questi ultimi anni è stato fatt.o, con vero succwsso, il confronto di'gli uni con gli altri, così nei muscoli, come nei nf'rvi, c si è visto elle il calore iniziale, il calore anaerobico tardivo~ il calore di restaurà.zione, tutte queste varie porzioni del calore totali' prodotto 1la essi durant(• e dopo quella che siamo soliti chiamare attività, e che è solo l 'a.ttività manifesta o appa.riscPnte, hanno trovato il loro posto nel quadro hiochimi<·o, la loro corrispondf'nza ai già not.i can~riamenti chimici. Oltre i ca.ngiamenti chimici c termini, nei muscoli (non nei nervi) si :5volgono cangiament.i nwccanid, a qtwlli coorclinati. Ora. è stato osservato che le condizioni mcecani<•h<· eli nn muscolo, pl'r es. la lungheu.:a di esso, QSsia la sua t.t•nsione iniziale, es<•rrita nn 'influenza notevole sull'energia che in esso si trHi;forrna fJll~.ndo si contrae.
J progressi fatt.i in qlwsti ultimi anni nel campo della biochinùca e della trrmodinantica muscolare e n<~nosa sono veramente meravigliosi, ed ora dobbiamo, dice l'O., consolidare le nuove posizioni raggiunte. :Ma. già appariscC' all'orizzonte della fisiologia di qtwsti due meravigliosi tessuti, per mezzo dei quali ut•i si Rentc e si reagisct> agli stimoli del mondo esteriore, un altro ordine di ricerche, ancora più fini e profonde di quelle chimiche e tcrntiche. ~on si riesce a. rile''ìlre differenze istologiche fra le fì~re muscolari di una ta·r· tarnga osservate in eRtate c di inverno e poeo rilevanti sono quelle che si rif'See a scoprire tra il muscolo dell'ala eli una mosca. e quella di un rospo. Eppure quei muscoli differiscono profondamf'nte per la durata minima di eorrente atta a provocare la, cont.ra,zione (cronassia). La eronassia di nn tessuto non può dunque dipendere dalla sua struttura visibile. Essa deve dipPnderP dalla strut.tura moll•colare, dalla organizzazione muscolare dei suoi elementi morfologici. u I progressi nella scienza - dice l'O. - si fanno per sa.lti. l! prossimo salto, dopo il chimico ed il t<·rmodinamico, sa.r à probabilmente nell'ambito della struttura molecolare d«'i tessuti ed esigerà lo studio dPlle loro proprit>t>à cristalline ottiche o •l'altra natura ftsica ,,_ I /0. torna quindi a parlare in modo speciale dei nervi, del calore ehA producono, dell 'ossigeno che consumano, del processo di restaurazione, ecc. u Prima di tini re voglio tentare egli dice - ili rispondere a una que;;tione generale: pNchè spendiamo tanto tempo e tanta energia nello studio •li questi proef'ssi element.a.r i nei muscoli e D<\i nerYi' l 1a storia della chimica n d(.Jht fiRica ci Ruggcrisce la, t·isposta.: Percbè spendiamo tanto tempo a
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studi.are la conrlizione dell'elettricità per i gas! Ness~tno poteva rispondere che tale studio avrebbe r,ondotto f\i raggi X e alle valvole amplifica-triei, da un lato, alla massima parte della mod~rna Hsir.a teoriea, dall'altro. Carlo II d 'Inghilterra non rise in faccia ai tìlosoti della Società R eale di J,onrlra, che peTdevano il loro t empo a pl'lsare l'aria~ Chi può prevedere le lontane a.ppli cazioni pratiche dei risulta-ti di ri<:erche puramente teoriche'f t> J,a massima parte rlei progressi sono sta.ti fatti studianùo i rapporti non prevedibili nè previsti che sono emer:;i durantt> le varie ef!perienze; rapporti che difficilmente si sarebbero potuti attribuire a puro caso anziC'hè ad una legge naturale. Così è anche per i muscoli e i nervi. Noi non possNliamo fino ad ogf,!.i una teoria concorde tirca il meccanismo clelia loro attività; però sono stati osservati rapporti non prevedibili della stessa natura. I fatt·i ai quali si è accennato: cangiamenti chimici e termici, organizzazione molecolare, cronassia, restaurazione seguente all'attività, relaziooP fra calore prodotto e condizioni m<•ccanicht> dei tessuti, proprietà. f'lettrir.ht', non sono questi fenomeni sparsi. Però non sono ancora unit i in una teori<t omogenea, ma sono inclici di un ordine fondam entale che sta dietro di loro. Potremo tardare assa,i a. raggilmger<> lo scopo, ma ci f\ lt>.cit.o guardare con fede al successo, che non mancherà. Il vasto campo che olfr<' la Sl:il•nza fi siulogiea venne convenient<·mente suddiviso in cinque sezioni . .Kella prima sezione furono svolte le comunicazioni che si riferiscono alla Hsiologia del sist,ema muscola.re e <li quello nervoso, a problemi fisico- chimici di fisiologia cellula-re e a questioni generali di chimica fisiologica. · Nella seconda sezione vennero fatte comunica?.ioni riguardanti i ft·nomeni respiratori e circolatori e i problemi di ematologia e i fenomeni digestivi in relazione alle ghiandole annesse all'apparato gastro-enterico. La terza sezione ha trattato le a7.ioni enzimatiche, la fisiologia dell<· ghiandole a . secrezione interna, l'azione dell'insulina, le questioni relatin agli ormoni e alle vitamine, le ricerche sugli onnoni sessuali, plaeentari, ipofi sari, sulle ghiandole surrenali, sulla gla.ndola pituitaria e sull'ipofisi. Nella quarta sezione sono state trattate questioni relative al ricambio e alle proprietà fisico-chlmiche dei suoi prodotti e problemi di fisiologia wgetale. Nella quinta sezione erano eseguite solo dimostrazioni pratiche su animali. Inoltre sono st.ate tenute tro conferenze: quella inauguralo da Bill, della quale è stato riportato il breve sunto; da S. Karrer che ha tratta.to dei ea.ratinoidi e della vitamina A e questioni di biochimica e di cbirrrica fisiologica di grande interes8e; da Paulow che ha parlato sulla fis iologia dell'att.ività nervosa superiore. Nel dare un rapido sguardo al gran numero di comunicazioni accenneremo brevemente a quelle chi". possono più interessa.re dal punto di vista pra· tico riguardanti i problemi di maggiore attualità. Y. H enderson di N ew H aven riferisce sopra il controllo chimico della respirazione e in specialmodo sul meccanismo di azione di piccole sottrazioni di ossigeno nell'aria. inspirata e sulle applica?.ioni pratiche di questi risultati ,
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COXGR ES::Il
Cl)me le inalazioni di anidride carbonica nei casi di asfissia da ossido di carbonio, da narcosi prolungata, nell'aafissia del neonato. S. Baglioni di Roma riassume i risultati di ricerche sugli orga.ni di senso, chli Ct'ntri nervosi e del sistema cardio-va.sale allo sopo di differenziare i diversi meccanismi secondo il loro modo di reagire alla st.imolazione <li sostanze chimiche dota.te di azione speciale ed elettiva. S. Dontas di Atene comunica su rapport.i della quantità d'acqua dei t essuti e la polipnea termica. M. Carnia e Lorenza.ni di Parma comunicano sui rapport.i tra pressione toracic.a negativa e pressione atmosferica. F . Verza.r di Basilea t·samina i meccanismi delle diverse form e di rego• lazione del respiro. O. Meyrhof di Heildelberg tra.tta il fcmomeno della contrazione muscolare dal punto di vist.a chimico. D 'Ancona di Siena rifcris<'c sulla struttura. della fibra muscolare nel riposo e D<'l la\·oro. C. L. Gemmil c B. A. Ribm'io di Baltimora riferiscono sul contenuto <li fosfati e creat.ina lld sangue dell'uomo affaticato da intenso lavoro. E. Atzlcr tU Dortmund, autore rli un pregevole t rattato sulla fisìologia del J:n·oro, lJa rifet·ito sugli influssi dei movimenti della parete toraciea nei riguardi dtlla cuna dielettografica e delle moilificazioni di Yolume d!:'l cuore. M. C. P a.trir.i di Bol o~rn<t <:omunica i risultati delle sue ricerche sulla fa.tica del braccio e del cervello. E. Christ<msen di Kopenha.gcu riferisce sulle modificazioni del volume ùel cuort', durante il'la.voro Jisie:o, impiegando m etodi di ricerca chimica e lì sico-chimica nel sangue. E. A. l\1ull<'r~di Dortmuud-Miinster riferisce slùla fatica. e sul ripristino dPlle forze nel lavéro mnscolan,• statico. U. Lombroso di Palermo riassume in forma sch eroatica le ricerche inizin,te da trent'anni e riprese rccentementt' allo scopo di determinare la complessa ftmzione del pancrras sull'assorbinwnt.o d('i lipidi e. sul loro metabolismo intermedio. B. I. Sbarsky eli Mosca tratta il problema della nut rizione in rapporto con le necessità di lavoro dei dinrsi mestieri. I. Spaddini di Sieua riferiste stù sistema. reticolo-endoteliale in rapporto a ll 'origine delle piast.rinc e al proces::~o dell:1 coagulazione d el sangue. A. B. Macallum di L ondra ba trattato rlell'origine dell'emoglobina. M. Maino ru :Milano riferisce i ril!nlta.t i dei suoi studi sull'azione dell'ormone follicolare sull'andamento dt>lla gravidanza., resi possibili dall'uso dell'ormone puro ottenuto per la prima volta. in Italia due anni addietro con metodi originali di estra.zione. A. R.ossi di 'Napoli rifPriscc SlÙ cont<'nuto in 00z del sangue in relazione <~olla. natlll'a acida o basica degli alimenti. S. H ermann di Praga t ratta. dol ricambio dello zolfo nell'organismo. I. La Barre di Bruxelles l'iferisce sui rapporti tra ipersccrezione gastrica e ipoglicelnia. B. Amantea ili Roma tra.tta della epilessia sperimentale riflessa e riferisce sui risultati dt>lle ri<!crche sue e dt>gli allievi sull'azione e sul dosaggio del fattore nntiuc•uritico.
RIVISTA DELT,A STAMPA li!EDICA l'rALIANA E
STRA~IER A
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G. U. Bujlsma e J. W. Le Heux di Utrecht riferiscono sul significato del pericardio nella fisiologia e patologia della. circolazione. V. Dnooescbi e Carolin di Padova riferiscono sulla trasfusione del sangue formalinizzato. Questa. breve, rapida e incompleta rassegna degli argomenti pin importanti svolti in questo XIV Congresso lnterna~ionuJe di Fisiologia., in cui il contributo italiano è stato notevole, dà. un'idea dell'importanza e della vastit.à dei problemi che la fisiologia sperimentale umana,, animale e la chimica fìsiologi.ca e biologica devono affrontare per il progresso di questa Scienza che è pura cd applica.ta insieme. Dott. G. G IORGI, maggiore ml'clico.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MILlTARE.
r. - La statistica delle perdite nelle ultime guerre - (Leka.rz \Vo· jskowy - T omo 20; n. 2, 15 lnglio l932).
KAWlNSKI
L'analisi d ei dati statistici riguardanti i fe ri ti e malati dma nt.e la g uerra mondiale induce l'autore alle seguenti con chL<>iorci: l. Le pe rdito causate dall'azione diretta del n~>mÌ<'o sono talmente aumentate durante l' ultima guerra cho esse hanno sorpassato lJUOJlo dovute a mala.ttiu. 2. Tuttavia. le perclite cau.sMo da lle rno,k~tti•~ restano sempre a.').-.a.i elevate e costituiscono il problema. da risol\'ere per parte delle Sttnità Militari. Grazie al progresso della scienza medicn, i sen·izi sanitari militR.ri sono riusciti ad arginare molte malattie cont<.tgiose, come il vaiolo, il coJera, la fe bbre t.i· foide che devastavano gli eserciti durante le g uerr<' precedenti a.:quella mondiale. Si è saputo prevenire anche a lt.r e malattie, ma è e Yidcnte che vi sono sempre delle sorpre.ose, come que lla dell'epidemia tanto difftL'3a e mortale de ll'influenza. nel 1918. TI numero di malattie non epidemiche non ò dim.inttito durante la grande guerra, nella quale anzi e aumentato, ciò che ci permet·t e di supp(Jrre che la re:;i:stenzt\ organica dei soldati è stata piuttost.o minore. Il successo della terapia in questa g uerra è stato g randissimo, quando l'or· gan.izzazione del servizio ~;anitario è Stl~to perfetto. IAt. mcuicina profilntticu e l' igiene hanno sempre il loro vasto cnmpo d'azione ne ll'avvcJl.Ìre. È facile comprendere che l'educazione fisica cliventa. una. q uest.ione di primaria importanza. ln1ìne si d eve particolarmente tener conto del nuovo mezzo di comba.tt.imento introdotto per la. prima. volta nella guerra mondi a lo, cioè degli aggressivi chimici e sopra.tutto dell'yprite. n numero delle lesioni dovute ai mezzi chlmici durante l'ultimo periodo della guerra mondiale occupa. il secondo posto, dopo le ferite ca.u· sate dal fuoco d'artiglieria.. Le perdite probabili della pro;;.sima guerra, tenendo conto del suo carattere, dell'equipaggiamento tecnico, della. lotta aerea, non saranno punto minori di quelle della guerra mondiale. In tempo eli guerra gli ospedali e gli altri stabilimenti por feriti e malati hanno una funzione importantissima, non soltanto dal punto di vi.s ta. terapeutico, ma anche per il m orale del soldato, poichè l'esperienza della grande guetTa ci ha fatto conoscere che vi sono state ricoverate, per tempo più o m eno lungo, enormi masse di feriti e malati, corrispondenti a tre quarti del numero totale dei combat·tenti.
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lH\"lSTA DELf.A !>TA.MPA 1\lF:DICA I TALI AN"A E STitANlEIIA
DROZYNSK.t L. -
Il trattamento del venerei I n tempo di guerra (Lekarz Wojskowy
- Tomo 20, n. 2, 15 luglio 1932). Condusioni dl'll'aut-ore : l. Ogni inf<'ziono· r(•ccnh• (bil'llOITHJSÌ>l. sifilide, ulcE-ra n1olle ) devo essere curata in un OSJ.>I•dnil' sp<'cializza.to lino al iA. seompt\I"Sa degli accidenti contagiosi. ~on do•\·c inizi;ars i In cura prima d<·lln di ~tj.m o.-;i, nò tmspo•·tare i malati da un'ospedale illl'altro. Gli osp~!dali p<>r \"<·r~t•n• i, dislocl\ti m•lla zona di tappa, sono tt'nuti ad imiaro di tanto in tant.o d<'i mo•dici >"JI('<'iuli:sti al <·entro di :smistamento per fare una cernita esatta dei malati da, rico,·f'rarc. 2. Occorre ch e il primo trai tn.mento dogli accidenti l'Sterni della sifilide sia assa.i inton 'lo .. e cominci al piì1 pn::sto pol',;ibile (preferire l'~u-senobenzolo al bi · smuto, ma somministrarli tutt'c dun ). Lu curti- ulteriore doYe <'SSCI'e nmbulatoria. Tal(' c1.ua Bpl'tta: a) su una fronte st.a.hilizznta.. ai nwdici d ci corpi; b) in una fronte mobile, in t empo di riposo al mt•rlico d el corpo o. se d è tm ospedale spocializzato nelle ,.it'in!UlZ(', al dispensario <.li qnosto ospedale; c) nel territorio n nrllt~ zona di tappa, come al punto b). 3. Non si ctn-crAn.no mai in o;;porlaiP le umtrit.i po:st-gonorroiche catarrali, a. meno eh<> no:n ,·i si>l.llO d cllo complieaziuni. In qu.a-nto alla goccetta milit.a.re, alln prost.atit.e. f'CC., non v'è bisopw che siano curaw dttrant.e h•- guerra. 4. Non sarebbe nt!!ioue,·ole tcuet·e i venrrei lontani dalla fronte a. causn dell'oneroso trattamento. Per il bc n<1 <l••lla Nazione è pre[t•ribile sr~erificare piuttosto i sifì lit,ici che i soldati sani. Conn·tTcbbo anche invi~:~•·e i venerei dopo la cur·a. ospcdalieil'a. di1·ettamente alla fronte o anche privAru dolio licenze. 5. D en'l' essere rigoro,;umP.nte combat.tuta la s imulnzione delle malattie veneree. che alla fronte non è •·aro. 6. Quanto a lla cura. scr vir><i csclusivamf'nte df'i prodotti nazionali: a) pe1· la blenort·agia wntal·e la cura abortiva solo s~ si può sperare di lron<'arc la malattia. Nella maggior ptwte de i casi si prescrin•mnno delle iniezioni di sali d 'argentò e dci gra nfli hwaggi, e ,·entualmenté le une e gli a ltri; si può inoltre ricorre re alte iniezioni di ntt'Cini o di d (lr·ivt\ti acridinici. b) per la sifilide: "' par. 2. c) por l' ulcera mollf' si de,·ono aggiung<'rc alla cw·a locale le iniezioni di vaccino. specialmente quando vi SO!lO delle complicazioni. 7. Compiu ta la cura, l'ospeda.le dei venerei invia a.l medico d<>l cor po una cartella. che comp~nde : o) la dcscrizion(' esat-ta df'lla malttttia e della cma; b) le proposte 1·i~:,.rua.•·danti il ;:;crvizio militare; c) il piano delle cure ult.eri ori. · S. Durante lu. mobilitazione non. d ebbono ess<:'re rinviati ,.<'nerei, ma bi· sogna arTuolarli e curarli come sopra si è detto.
IGIENE. A. ALESSANDRINI e M. PACELLI. - Un pericolo sociale- Le brucellosi (con prefazione di A. Ilvento) Roma, 1932. Ediz. Annali d'igiene. L. 24. Il titolo eli qunsta bella e accurata monografia indica quale sia stato lo scopo che ha guidato g li AA. nel compilarla. Un ventennio fa avrebbe potuto forse sembrare un'esnger·azione l'urlclita1'0 le brucellosi quale un pericolo sociale; oggi invece appaiono d ol tutto giustificate lo preoccupazione degli igienisti per il diffondel1!i dell'infezione dovunque esistono allevamenti di bestiame ovino, caprino, bovino e suino. Nonostanto le molte notizie sparse qua e h\ nei vari periodici e le monografia pubblicate in questi ultimi anni sull'nrgomento, mancava. ancora tm lavoro che, ai fmi pmtici, si fosse occupato largamente della epidemiologia e della profilassi dell'infezione brucellaro. L'opera è divisa in 7 capitoli: Diffusione dell'infezione nel mondo - Parte batteriologica - Le fon ti di contagio - Profilassi antibrucellare n e i caprini e n egli ovini, nei bovini, nell'uomo. L ' ultimo capitolo tratta del latte nei rapporti della febbre ondulante. Gli AA., di
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cui l'Alessandrini, per le sue ricerchè e i suoi studi" di batteriologia e di. epidemiolo gis sulle brucelle, è uno dei più indicati per compiere q uest'utile fatica., seguendo l'in dir izzo tracciato, son riusciti a dare una visione chiara e precisa dell'importante problema. L'esposizione è semplice e piana, i vari capitoli si presentano armoni.e i, la bibliografia. abbondante, compilata con molta diligenza. · V edizione è corretta ed elegante: chiara la riprodttzionc d elle figure. È da augurarsi che questa monografia diligente ed aggiornata sia molto lettn dai medici e largamente diffusa: abbia cioè la fortuna che m erita. · REITANO
PICCIOLI E., capitano medico. - Ricerche sulla cultura diretta del bacillo tubercolare da alcuni prodotti patologici. (Bollettino lat. Sier. Milanese, fasci · colo VIII, agosto 1932). L ' A. ha studiato su 50 espettorati e 15 essudati vari quale è la tecnica più confacente por la omogeneizzazione del materiale patologico dal quale si voglia
coltivàre il bacillo tubercolare, servendosi sia. del terreno del Petra.gnl.\fii che di quello de l Petrof, e quale dei metodi di color&'Gione Ziehl. Luisi e Cèpède, modifi· cato dal Germino, dà i migliori risultati, pervenendo alle seguenti conclusioni: }o circa la omogeneizzazione re.ccomanda il metodo P etragnani e quelli agli acidi minerali cloridrico e solforico, alla concentrazione rispettivam e nte del 15 e del IO % ; 2o come mezzo di cultura ritiene che sia da preferirai il terreno del Petra· gnani a quello del P etrof per la precocità di sviluppo ,per la. maggiore abbondanzn, delle colonie del bacillo tubercolare e per l'elevato powre di inibizione su i germi comuni; 3o per quanto riguarda. la tecnica d!i colorazione consiglia di adottare largamente nella pratica di laboratorio il m etodo Luisi che riesce a m et.tere in evidenza i germi specifici in numero maggiore di t.utti gli altri metodi e quello allacto-bleu alcoolico soprattutto consigliabile ed u~ile ne lle colorazioni in serie. G. Trxi.- Le malattie veneree a Genova dal1918 all 931. (Igiene Modern&, 1932, n .3). La guerra mondiale, oltre alle ripercussioni esercitate su talune malattie in· fattive, come la tubercolosi e l'influenza., per il profondo sconvolgiment<> apportato nelle condizioni sociali dei popoli, ha influito in modo particolare sulla diffusione delle malattie veneree. L 'Autore fa un quadro veramente dimostrativo d el bilancio che ha avuto la diffusione deHe malattie veneree dal 1918 alla fine d el 1931, prendendo in consi· derazione i casi registrati in tale periodo dall'Ambulatorio Celtico Occidentale di Genova. I 41.286 casi considerat.i sono divisi in 5 gruppi di età. ed in due grandi categorie: naviganti e non nav;ganti. Dalle tabelle numeriche risulta che le malattie veneree, aume ntate smisuratamente dopo la guerra, come in tutte le altre nazioni che avevano combattuto, cominciarono a d ecrescere dal 1920, seguendo una. para.· boia. discendente che ancora non si arresta. La s ifilide ritornò ad aumentate verso La fine del 1929, o0ome del resto in quasi tutti i paesi civili ed, anche oggi, questa recru· descenza, della quale l'Autore cerca di stucliare le cause, sarebbe in pieno sviluppo. L'ulcera venerea invece, segna una curva continua.mente degradant.e. Per la blenor ragia, mentre in senso assoluto si è verificata una diminuzione, in sen so relativo le cifre denunziano una. situazione allarmante, di gran lunga preponde rant.e sulle altre malattie. Purtroppo le misure profilattico-t.empeutiche, delle quali oggi disponiamo. sono ancora poco efficaci nella lotta contro il gonococco, o le difficoltà. sono anche aggrava.t.e daiJa prostituzione clandestina. ed incontrollabile. L'Autore prende poi in particolru-e considerazione la teoria della perdita spon· tanea di virulenza da parte del treponema e quella recente del Levaditi sulla così detta fase aspirochetica del treponema stesso. Infine tratta della frequenza delle malattie veneree secondo l'età, conclu· d endo che più colpita è quella. fra i 16 e i 20 anni e suggerisce un complesso di m02zi educativi, igienici, profilattici e di bonifica umana, atti a sa.lvaguru·dare d al contagio le nuove generazioni. PIAZZA 5 -
GioTnale di mediçi,a militare.
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E. lMBEAux. - La pratica americana attuale per la sterilizzazione delle acque potabili, (preammonlacazlone e doro). (Revue d 'hygiène, t. LIV, n . 4). L'A., che da tempo combatte alcune correnti francesi favorevoli all' impiego di dosi infime di cloro o d'ipoclorito (verdwù~ione) per la potabilizzazione delle acque, riporta. in questo nuovo studio la. pratica attualmente seguita dagli americani per La sterilizzazione delle acque potabili, con l'uso di forti dosi di cloro (superclora.zione) il cui eccesso viene neutralizzato per sopprimere il gusto e l'odore sgradevoli impartiti all'MC{tin.. R itenendo ormai dimostrato « a.d abundantia.m • come occorra. proporzionare e variare le dosi di cloro in relazione allo stato dell'acqua, l'A. riconosce al procedimento americano garanzia. assoluta di sicurezza. Tra. i procedimenti per togliere l'eccesso di cloro-quali l'uso del solfito o tiosolfato di sodio, del permanganato di K, del carbone attivo in polvere etc. -gli Stati Uniti vanno adottando in prevalenza il trattamento con l'ammoniaca, la quale in presenza di cloro dà luogo alla formazione di cloroamine, poco stabili, variabili nella formula di costituzione (mono-di-tricloroamine} sia in dipendenza della quantità di ammoniaca come del pH delle soluzioni. La. pratica attualmente in uso è quella. di mettere prima l'acqua in contatto con l'a.n:unoniaca sotto forma di gas anidro, in dosi variabili de. 0,20 a 0,50 parti per milione, e di aggiungere poi il cloro o l'ipoclorito nelle quantità richieste de.lle condizioni dell'acqua. li trattamento col cloro può essere ripetuto una seconda volta ed in tal caso si fa. precedere una. nuova. aggiunta di ammoniaca solo nel caso che non ne risulti pre.'36nte dopo la filtrazione (post-aromonia.ca.zione e post-clora.zion e}. Allo scopo di conoscere se il trattamento con l'ammoniaca ritardi l'azione antisettica del cloro, e qtùndi stabilire la. durata. minima di contatto necessaria, in relazione sopratutto al fatto che a. Chicago l'acqua giunge spesso al consumatore poco tempo dopo il trattamento di potabilizzazione, Gerstein e collaboratori conducono da tempo interessanti studi sperimentando col colibacillo nelle acque del lago di Michiga.n, che alimenta la città.. I risu ltati e le conclusioni di Gerstein, riportate dall'A., dimostrano che: 1° Il trattamento con l'ammoniaca, che precede quello col cloro, richiede un contat.to minimo di due ore fra l'acqua e l'antisettico, dopo di che l'azione battericida. si dimostra più spiccata con questo trattamento che con la clorazione ordinaria. 2o La temperatura dell'acqua. ha importanza nel senso che un a.tunento al disopra dei 200C. Mcresce il potere battericida. 3o L'aumento della torbidezza dell'acqua diminuisce il potere battericida. 40 La. potabilizzazione è più rapida per le acque acide poiohè gli alcali distruggono le cloroamine. Inline l'A. segnala l'aumento considerevole degli impianti americani sia. per rendere le acque meno corrosive come per correggerne la durezza. NA..."ml
MEDICINA LEGALE. P. CH.AVIQ:-IY, generale m edico. sto 1932).
La slmulazlo:ne (Paris médical, n. 34, 20 ago-
In medicina uno studio sulla. simulazione d eve essere, in gran parte, una lezione di modestia.. Non si deve infatti pensare che le migliori possibilità siano dalla parte dei periti: al contrario esse sono in favore dei frodatori, ai quali, prima la grande guerra. e poi la. estensione delle assicurazioni sociali hanno aperto in.sperati orizzonti. Né si deve poi dimenticare che alcuni di essi sono preparati, istruiti, aiutati da medici, che, pur essendo il rifiuto della professione, sono nondimeno t\Stuti e rotti n ell'arte della frode, A volte si sono a.vute delle organizzazioni in grande stile; al tempo della guerra era sorto in Francia un grande ospedale con personale medico specializzato, infermieri ed amministrazione propria.. In esso si fabbrioavarw i tumori con iniezioni di paraffina. Quando la polizia, finalmente avvisata., vi fece una sorpresa., l'ospedale era già stato abbandonato. D el resto la. simulazione è un fenomeno umano e sociale che si esplica in tut.ti i campi, può invo.<>tire lo più varie attività, estendersi alle classi più elevate ed essere
RIVISTA DELLA STAllll'A MEDICA ITALIANA E STltA.l'HERA
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abilissima anche presso popolazioni primitive. L'A. ricorda, fra. l'altro, famosi trucchi di antiquari, ~ mentiti records dell'aviatore Callizo che aveva sofisticati gli apparecchi di registrazione, il caso di un malfattore del centro d'Africa. che per rubare gli animali di un gregge simulava, con uno stampo, pedate di leone sulla sabbia e quello di un autista. (che poi si seppe essere un giudice istruttore), il quale avendo travolto ed ucciso un viandante, ne portò il cadavere all'ospedale di Montpellier, dileguandosi subito dopo. Tuttavia l'accertamento della simulazione in medicina legale è una questione di grande interesse e singolarmente difficile. In un primo tempo essa erasta.ta studiata da punti di vista che la riducevano quasi esclusivamente a problemi anatomo-cbirurgici e di medicina interna. Dopo gli studi di Charcot sull'isterismo, dal 1880, si cominciò ad indagare quale importanza avesse questa malattia nella genesi e nella interpretazione <lì un certo numero di malattie simulate. Di poi, pochi anni più tardi, apparvero le nuove concezioni sul pit iatisroo, che tuttora costituiscono uno dei credo della presente generazione medica, ma che non è detto ch e debbano essere confermate in avvenire. Lo studio delle simulazioni deve essere quanto mai prudente e circospetto e specialmente i giovani medici debbono considerarne la difficoltà e stare in guardia sulle gravi possibilità di errore, cui possono andare incontro anche i più abiU e perspicaci. Villard ha descritto il caso di una recluta che riusci a fingero cecità totale in quattordici mesi con osservazioni in vari ospedali. Le prove scientifiche e di sorpresa erano riuscite sempre tutte negative, ma, nonostante i fondati sospetr.i di simulazione, il mistifìcat<>re fu riforma.t<> e dopo la riforma .... ricuperò tosto la funzione visiva. :Ma si deve anche non dimenticare che l'errore può verificarsi con conseguenze est.remamente gravi per l'esaminato. Durante la guerra si sono avuti dei giudizi errati a.~i deplorevoli in futto di mutilazioni volontarie. Diverse sentenze della. Corte di Cassa.-t;ione hrumo fatto figura.x-e in prima pagina del GiCJnlale U{fwiale, in modo particolarmente penoso, nomi di periti, i cui giudizi avevano comportato condrume capitali, riconosciute in seguito come del tutto ingiustifìcate. Una volta i chirurgi rinvennero una scheggia di granata nella. ferita di un soldato che era. stato condannato a mort-e per autoferimento, su perizia eseguita a Verdun. Il perito fu dispensato dal servizio attivo e rimosso dal grado. Alcuni di questi errori furono dovuti all'ifp10ranza, in cui s i era, sulla natW'a e sul valore medico-legale del collaretto di prose?,ugament.o, che può trovarsi fino agli estremi limiti di tiro e pertanto non è affatto caratteristico, come a torto fino ad allora si era ritenuto, delle ferite e contatto. L'A. aveva ragione quando, al princi,Pio deUa guerra, nominato perito per le mutilazioru volontarie, domandò alcuni gtorni di tempo per fare delle esperienze di tiro col fucile tedesco, di cui non conosceva gli effetti aUe distanze prossime. Questa sua ignoranza era uguale a quella degli alr.ri perit;i, alcuni dei quali tutta"<~ria non esitavano a pronunciarsi. Il perito poi non può affermare che vi è stato un aut<Oriferimento, basandosi soltanto sulle constatazioni medico-legali dirette. Egli deve limitarsi a stabilire se il colpo è stato inferto a breve distanza, e questo quesito è già. arduo a risolversi. L 'accertamento della colpa non può farsi se non con l'inchiesta diretta. a stabilire le circostanze di fatto. L'A. cont.i nua il suo interessante studio ricordando un suo errore in un ca.c;o di siringomielia ed esempi notevoli nei quali gli fu dato correggere impropri giudizi medico-legali. In un soldato che tre periti avevano dichiarato del tutto idoneo al servizio e che si diceva incapace di compiei-e lavori di forza, egli ebbe ad accertare l'esistenza di un'ernia inters~izia.le. Un soldato che in Siria aveva contratto una grave dissenteria e si lagnava di dolori ai piedi, che gli rendevano assai penoso il cammino, avev11- finito per essere considerato come simula.tore. Ebbone un esame radiografico dimostrò l'esistenza. di un focolaio di osteite della faccia posteriore dei due calcagni. In un caso di infortunio automobilistico non si voleva dar credito a disturbi subiettivi, che poi si dimostrarono sostenuti da. una distorsione sacroili aca.. Spesso si è dubitato di dolori, a volte estremamente ~rsistenti, accusati da a lcuni feriti in corrispondenza di antichi focolai eli frattW'a; m alctmi di essi l'A.
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e M. Fc:mtaine hanno dimostrato radiograficamente l'ésistenza. di una 011Cwporo.ti doloro8a.
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Se compulsia.mo gli a.nticlù trattati, riguardo alle simulazioni noi siamo ora in grado di icrentilìca.re, s ulla base delle conoscenze attuali, errori medico-legali dovuti alla ignoranza del tempo su questioni di patologia. clùa.rite da studi succes· sivi. Ma noi ora. potremmo ugualmente ingannarci su forme che non sono ancora t>sattament~ conosciute, come è avvenuw in un recente p8S86to per i postumi d e ll'encefalite letargica. Un capitolo che mt'ritere bbe di essere largamente sviluppato, in ragione delle sue speciali difficoltà, è quello della simulazione in peichiatria.; questioni di t.al gene· re sono d evolute a psichiatri provetti che debbono porvi t.utta la loro sagacia. A Parigi un famoso topo d 'albergo riuscl per tre volte a evitare sanzioni penali simulando la pazzia. Sembra anche opponuno che si proceda. a. perizia. ps ichiatrica quando si trana di mutilazioni sconcertanti. Ne l 1927, a Vienna, fu condannato a quattro mesi di detenzione l'ingegnet"' Emilio Mar<'.k, che, con l'aiuto di familiari, si era amputata da sf.> stesso w1a. ga.mb-1 per riscuoter<' il premio di un'a.Silicurazione di dieci milioni di fr anol-J ,Lipulat.n poco r.empo innanzi. L'A. richinma particolarmente !"attenzione s ui problemi inerenti all'isterismo e al pitia.tismo in medicina lf>gale e su alcuni ties ed atteggiamenti, come la campto· connia, su cui possono influire adatti t.ra.tta.menti psicotera.pici, nonchè sulle a.lgie non organiche recentemente rimesse allo studio da Gelma. In ogni modo la simttlazione non amme tte diagnosi di intuizione, ma bensì esigo una diagnostica differenziale assolutamente completa e ben condotta. E sa· rebbe utile anche una opportuna campagna presso i pubbliei poteri e presso il pubblico, che troppo volentieri crede all'infallibilità della. diagnosi in fatto di simu· )azione e trova divertenw l'avventura di un medico che è messo nel sacco da un simulatore, senza cons iderare che in definitiva è sempre il pubblico che paga, poichè lo frodi ft\nno a.ument.a.re il p rezzo d elle e.eeicurazioni sociali e sugli infortuni. In tal senso una legislazione imprevidente, che non tendesse a scoraggiare i froda· tori, sarebbe uno dei principali fattori d ella. simulazione. RAMOND E CrlNE. -
L'ulcera cronica dello stomaw di origine traumatica. (La
Presse Médica.le, 1932, n. 29). Può un trawna de terminare, in particolari circostanze, una. lesione gastrica suscettibile di passare allo stato cronico! In caso affermativo, può l'affezione ga· st.rica, così determinatasi, paragonarsi dal punto di vista clinico ed evolutivo, a.ll'ul· cera gastrica. rotonda di Cruveilhier? Tali quesiti gli AA. si propongono di risolvere, riprendendo lo studio d ella origine trauma.t.ica. di alcune ulcere gastriche e appor· te.ndo ad esso un contributo p ersonale clinico. I n realtà, n ei casi descritti ed illu· strati dai varii autori, sopratutto in Germania e in Francia, se il fattore traumatico non è mancato ed è stato di una certa intensità, non si può sicuramente, almeno p er la maggior parte d ei casi, ad esso attribuire il valore di unico fat.t.ore etiologico. in qua.nto In preesistenza di turbo gastro-intestinali fa. piuttosto pensare che la. le sione ulcerosa gastl'ica precsistesse in forma latent~ al trawna e che questo ha solo concorso a mot terla in evidenza.. Nei due ca-si osservati dag li AA. invece si tratta di individui, i quali in perfetto stato di salute e di benessere, senza alcun precedente gastrico, sono colpiti da un t rauma piuttosto violento alla region e epigastrica e a.ll'ipocondrio sinistro. Imme· diatamente dop o il trauma., si sono manifestati i primi sintomi di una. lesione gastri· ca: dolori epigastrici violenti, vomito, r matemosi, me lena, ecc. Tali disturbi, che in un primo tempo, immediato al trauma, si possono considerare come diretta conse· guenza di esso, a distanza di te mpo si sono in certo qual modo modificati, a.ssu · mendo le caratteristiche cliniche dell'ulcem cronica. d ello stomaco. In en trambi i casi l'affezione s i è protrnt.ta. p er lungo tempo, mantenendo l'evoluzione clinica dell'ulcera cronica., con p ar ticolari ca.rattr ri d ei dolori epigastrici e delle contempo· ranee turhe funzi onali ga-stro-en teriche. con decadimento delle condizioni di nutri · zione e sanguificazione, ecc. La. diagnosi c linica in tutti e due i casi è stata. pie na · ment-e conformata d a ll'osu.mè radiologico, che ho. localizzato la lesione ulceroAA olia piccola. curva tura. In uno d ei casi è stato necessario praticare l'intervent o
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chirurgico. D opo la. la.paratomia, l'esame dello stomaco ha m es:>o in rilievo l'intima aderenza. e la. fissazione d ella piccola curvatura alla faccia. anteriore del corpo d ol pancreas. Si è praticata una gsstropilorectomia alla P éan. Dallo studio dei casi osservati, dalle ' considerazioni c irca. le c ircostanze in cui il fattore traumatico può essere invocst.o n e lla genesi d i alcune ulcere ga.str ich€'. sembra legittimo e sufficiente a~li AA. attribuire a tale fattore una import.a.nza nf'lla or igine di certe ulcere. Il più d elle volte, quest e non hanno l'evoluzione p eriodica. nel senso clinico, dell' ulcera r otonda d ello stomaco e p erciò sotto questo punto di v ista non possono paragonarsi all' ulce ra di CruvE-ilhie r: quE-sto dipencle dal fatto che le ulcere gastriche di origine traumatica sono p er lo più M!'<ocia.te a fatti di pe ri· ga.strite p iù o m eno intensa, ch e spiegano beniss imo le pnrticoltlrtà cliniche ed evolut-ive della. malattia, i vivi dolori che si a ccont.ua no n egli s fo rzi, l' intoiiE- ra.nzì\ ga.strica., la p ersistcnza d e i varii disturbi, Pcc. ROS A.
MEDICINA INTERNA. Sull'anemia essenziale lpoeromlra (cloranemla achillea) e suoi rapporti con l'anemia perniciosa. (Munch. med. W sohr , 17 aprile 1932, n. 17).
H ANS SOHULTEN. -
L'A. con tale d enominazione d esigna una part icolare formo. di anemia caratte. rizzata. da diminuzione degli eritrooir;i, dell'em oglobina. de l valot·fl j<lobulare. dn microoitosi, poicbilo ed anisooitosi; accompagnata spesso, ma n on constantemente, a disturbi gastrici, ipo e raramente anacloridria. Tale emopatia è stata attualmente oggetto per la sua. frequenza. di numerose pubblicazioni, frequenza però dO'Iruttl al fatto che con gli attuali metodi di indagine è stata più facilmente idemificabilEI e differenziabile dalle altre emopa.r;ie. Sulln forma. mo1·bosa., ad etiologia. non nott1., onde la d enominazione di essenziale, hanno certamentf' grnnde influenza la e reditarietà. ed i disturbi ga.strici, questi ultimi a volta. leggeri ed anche a..'l:Sonti. a YOita molto accentuati fino a lla. achilia, onde la d enominazione di oloranemia achilict~-, proposta da qualche autore, denominazione però non sostenibile in qwmto l'achilia può mancare; a volte coesisto glossite. n fattore ereditario non va inteso solo come eredita.rie tt\ emopatica. specifica, m a anche, per cosi dire, emopatica. gen erica, in quanto possiamo constatare n egli ascendenti e n ei collaterali non solo la. s tessa forma morbosa. ma u.nche altro omopa.tie e n on raramente, in casi· sicuramen te accertati. l'anemia perniciosa.. P er la coe.'!isten?:a. dei disturbi ga.st.rici, frequentemente in ammalati di a nemia ipoc J·omioo. essenziale si è fatta dia.gno.'li di malattia di Biermer. A questo punto l'A. l!i diffonde in una. minuta analisi dei caratteri differenziali d elle due emopatia e dei recip roci rapporti, che noi qui succintamente ricordiamo. Etiologicamente ha importiUlZI:\ l'e redità. nel senso sopra notato: le due malattie possono comparire ne lla stessa fami· glia o isolatamen te, ma anche successivamente nello stesso soggetto; forse hanno uno. radice costituzionale comune probabilmente da. ricercare in n.ltcrazion.i d el succo gastrico. N ell'anemia perniciosa, che colpisce indiffcrcntemon ttl i due sE'ssi, sono costan ti la g lossite e le gravi alterazioni della secrezione gastr ic.a., m entJ·e tali di· sturbi possono mancare nell'anemia ipocronùcn essenziale, che d 'nltronde colpisce di preferenza. il sesso femminile. Caratteristica importante d ella prima è la. mac1·oc itosi con ipercromia, valore globulare cioè superiore all'unit,à, m entre Jl('lla S<-"Conda vi è microoitosi ed ipocromia; nell' una il colorito d ella outo è p a llido -gialliccio n ell'altra è pallido-bianco; la. bilirubinemia. e bilirubinuria, fortemente aumentate nell'anemia perniciosa., sono n ormali o solo leggermen te numontaoo ne ll'anerni., ipocromica essenzia le. C'rirerio infine diagnostico differenziale importantis.<~imo ò que llo e.1· arlittt:an· tibus, cioè il reurapeu tico. La t erapia epatica. ch e sl brillanti ris ttl tati ru.ccoglie n ell'anemia. perniciosa, riesce del tutto inetlicace n e ll' anemia ipocromica essenziale, n ella. quale s i ottengono risultati cospicui con la cura m a rziale ad alte dos i. Ctwta· mente in alcuni casi di anenùa. perniciosa, nonostante lo generose sorruuin istra.ziot1i di estratto epatico, non si raggiunge un buon risultato, se tale terapia n on è integrata. con preparati marziali. È da. sospettare in t a li C'll..'li la COf'sistenza. d elle due forme morbose, l'una accnnto all'altra, la. prima. con fenomeni eclat.anti e preYa.lenti e l~ ~onda. ~n ~ordina.1 L ' A., senza. dare una r isposta. precisa , propende per tale ulttma 1potest, rtcm·dando la. comune eredit-arietà omopatioo e la. frt>qttenv>
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ftiVJgTA DELJ,A l'!'l'AMl'A MEDICA ITALIAliA E S TBASIERA
coesistenza di distmbi gastrici. Evidentemente, nonosoonte il fervore degli studi che hanno portato così grandi progressi nelle nost>re conoscenze, il capitolo dell'emopatic ha ancora molti pumi n otevolmente controversi o addirittura oscuri; la ridda cJ•escenw, incalzante delle denominazioni, delle nuove fonne morbose, delle opi· nioni e d elle teorie par.ogenetiche r elative è la pro,·a più evidente della non sempre p erfetta conoscenza e sistemazione di essE>.
R. D'ALESSANDRO
CHIRURGIA GENERALE. A. B.<\SsET.- L'ablazione temporanea e la rfposlzlone del malleoto peronlero nel trattamento operatorio di c:ertl c:alll viziosi del c:ollo del piede. (Journal de Chir. n . 4, aprilo 1932). In tre casi di fratture malleolari prese in origine per semplici distorsioni e trattate come tali, l'A. è ricorso a un trattamento che gli ha pennesso di correggore i })9Stumi anatomici e funzionali ch e n e erano residuati, ottonendone risultati molto sodrlif!facent.i. Nei tre casi citati vi era frattura d el malleolo esterno, diastasi tibio-peroniera e spostamento d ell'astragalo in fuori. In due casi vi era. anche frattura de l malleolo interno con spostamento in f uori d el frammento inferiore trnscinato dall'astragalo. In nessuno dei casi vi era. frattura marginale posteriore dt:llla tibia. Lt ùue ùi que.osti CW'!i, capitati alla sua OfiServaziunt:l r isp6ttiva.mente ùopo 17 e dopo 13 giorn.i, l'A. tentò, sotto anestesia, la riduzione m anuale· dello spostamento, applicando poi un apparecchio gt'SSilto, ma le radiografie di controllo dimostmrono l 'insuccesso e la insufficienza. della riduzione . Fu deciso quindi l ' intervento cruento in quest.i come ne l terzo caso capitato all'osservazione dopo 93 giorni dalla frattura. La tecnica seguita nei tre casi comprende essenzia.l.mente: a ) l'ablazione temporanea del frammento malleolare del p4>rone frattur8.to; b) la riposizione in sede d ell'astragalo; c) la soppressione delle neoformazioni ossee svilup patesi al disop1·a e fra la tibia. e il p erone che si opponevano assolutamente a.lla correzione d eill\ diastas i; d) l'avvitamento d el frammento roe.lleolaro esterno, conservato e avvivato, sulla tibia anche essa. avvivata, donde creazione di \liUio vera tibia bimalJeolare, costituendo così come una stecca sulla faccia. esterna dell'astragalo che si oppon e alla riproduzione del suo spostamento in fuori. L ' A. precisa. che, trat.t.andosi nei suoi casi ili frattura già vecchia, fu impos · s ibile , p er accedere alla. faccia profonda. del malleolo, abbassare questo facendolo girare intorno ai legamenti inseriti sulla punta di esso (manovra di Duva l) poichè vi Pra indurimento e retrazione d ei tessuti fibrosi perimalleolari e ossifìcazioni che univano il malleolo alla tibia. Non r estava quindi, come risorsa, che praticare l'ablazione temporanea del malleolo, tagl iando da principio tutti i legamenti ch e vi si attaccano e scollando progressi va.mente. L'A. consiglia, nel caso in cui è avvenuta la consolidazione completa del frammento malleolnre col pcrono, di sezionare questo p iù in alto del primitivo focolaio di frattura. Appena liberato il frammento è m esso in riserva in compr esse imbevute di s iero fisiologico tiepido, sino all'esecuzione d egli altri tempi: soppreasione delle neoformazioni fibrose ed ossee, avvivamento della tibia in corrisponenza. del punto dove normalmente si adagia il malleolo peroniero, riposizione- dell'astragalo. R egolarizza.to infine anche il malleolo e avvivatane la superficie, lo si a pplica sulla faccia esterna. avvivata della tibia a cui si fissa solidamente con una. o due viti. Gli ottimi risulta.ti ottenut.i consentono all'A. di ri tenere superiore ai comuni m etodi operatorii questo speciale procedimento di ricostruzione del mortaio tibionstmgalico. PICCAllRETTA
J. DE RoNGEli!ONT E F. CAROASSONE. - La resezlone del tessuto eellulare nel trattamento del raterecci. (L a Presse Médicale, n. 33, 23 aprile 1932). In un gran numero di infezioni delle dita la semplice incisione non basta per assicurare la gua.rigione. La. resezione fino aJ tessuto sano presenta dei grandi vantaggi sulla. incisione. La n ecro.':!i cellulare che si ha. nei pawrecci è accompa· gna.ta. da una reazione infiammatoria consistente in una infiltrazione consecutiva
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alla vasodilatazione, rapidamente totale, sia dal lato palmare che dorsale. Dopo un periodo di circolazione a.uiva. si ha tma fase di stasi, con pelle violaeea che rappre· senta. un vero e proprio stato di apop lessia, per cui il tessuto cellulare sottocutaneo di88ociato offre a lla infezione una estensione facile e quasi brutale. È vantaggioso sopprimere d'emblée la totalità dolla zona infetta nelle celluliti delle dita., non solo per evitare l'estensione dell'infezione, ma anche per r idurre nel la. sua. intensità e nella sua durata. la reazione infiammatoria. L'esciss•one deve essere fatta. con le forbici ed è nec088Srio togliere il tessuto malato fino ai te88ut.i sani. Gli aurori illustrano con disegni la tecnica eseguita. Al livello ùel polpastrello s i pratica l'incisione classica arciforme, sì da costituire una larga valva palmare e scoprire anche la faccia dorsale fino a vedere la falange tta, la fine della guaina del flessore profondo e il punto dove terminano i vasi ed i nervi. Si escide il tessuto sotrocutaneo formando una breccia dove si mett.ono dei drena~t_gi pcrforatii. Ogni giorno si introducono ne ll'estremità dei drenaggi uno o due cc. di SO· !uzione di Duban o di Dakin. In alcuni casi ~li AA. hanno praticato sùi lati delle dita delle incisioni molto est.ese. In casi di celluliti dorsali gli AA. riproducono il disegno di una incisione che mostra la escissione ampia del tRssuto cellulare. ln linea generale la resezione del tessuto cellulare cambia rapidamente l'evo· luzione dell'infezione l'd anche nei cas i avanzati permett~ di conservare la funzione del dito. PLABTINA
OTO.RINo..LAIUNCOLOCIA. GIUSEPPE
Sc.u.oru. -
respiratoria. -
La capac:lti vitale polmonare nella lnsufftclenza nasale (I l Valsalva, n . 3, marzo 1932-X).
La capacità vitale polmonaro è stata oggetto da parte di molti autori di Ja.,·ori importantissimi riguardanti specialmente gli effetti d<'lla impervie tà. o d<'lla stenosi delle vie aeree superiori sulle condizioni anatomo-patologichc dci polmoni e sul ritm(• respiratorio. Dagli studi fa.t.ti si rileva che vi sono con tradizioni che possono es.c;ere anribuite a cause diverse, Non molt.o studiato è ~Stato l'argomento riguardante la capacità vitale degli stenotici nasali. Essendo già stati fatti gli s~udi in argomento sugli adenoidei, l'A. ha voluto osS('rvare le eventuali modifìcazioni provocate da.Lin stenosi nasale sulla capacità vitale, escludendo i soggetti nei quali il disturbo ~rl\. prodotto principalmente o esclusivamente da vegot.azìoni adenoidi. Egli per la misura della capacità vitale si è servito di uno spìrometro ad a.cqua di Huwbinson. col quale ripetendo pazientemente le ricerche è riuscit.o quasi sempre anche n ei soggetti più restii ad ottenere una prova sodisfa.cent.('. Lo studio è stat.o fatto esaminando 98 casi (47 uomini e 51 donne) di insufficienza nn,-mle respiratoria ed inoltre è stata misurata nei vari individui la statura, il peso, il perimetro toracico e calcolato poi anche la. superficie del corpo. Con questi calcoli l' A. stabilisce qual11 ca.paeità. vitale i soggetti avrebbero dovuto avere in rapporto ai caratteri antropometrici rilevati e trova negli uomini una media C. V. pari a 92,74 % (pari allo norma) e nelle donne il 9 1,03 % · Nei maschi poi trova. una diminuzione della C. V. in rapporro alle medie stabilite come normali nelle età corrispondent.i. Alla fine del lavoro esposto con ricchezza di dettagli e citazioni dei più importanti studi al riguardo, l'A. giunge alle seguenti conclusioni: 1° la capacità vitale polmonare è diminuita. in rapporto alla statura. del corpo nella insufficienza. nasale respiratoria; 2° l'insorgere dei disturbi da insufficienza nasale nell'età pubere può es· sere spiegata. dalle profonde modifìcazioni somatiche e psichiche subite daU'orga· nismo in tale periodo; 3° la diminuzione della oapaeità. vitale è probabilmente spiegata. sia dalla alterazione della meccanica respiratoria determinata dalla respirazione buccalo. sia dal tnancato stimolo che l'aria ispirata porta fisiologicamente sulla mucO~fl. nasale; 4° q uesta d iminuzione è una delle cause della insufficiente resistenza cho f anno r ilevare gli stenotici nasali quando s i sottopongono a. faticosi esercizi fisici. VITALE
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P ERONI E Bozu. -
Le modllleazlonl delle membrane del lAbirinto da perfualonl allotonldte. (!st. di Anatom. pat.ologica. dell' Un iv. di Milano - Archivi it. di O tologia, rinol. Jaringologia, n . l V, J932 ).
Il n euro-t>pitelio labiTintico è estremam en te sens ibile aJI'ambiente, e le alterazioni cadaveriche si iniziano in e."!Bo molto pr~cocementc con fen omeni di rigont-inmento e scoppio cellulare. In clinica frequentissime le gravi m oclificazioni funzionali d el labirinto cocleare o vestibola~ ne i gravi stati tos.->ici plasmntici. che portano a s tati idropici labirint.ici. Wittmaack e a llievi suddividono la ptt.tologia labirintica., non di origine infiammatoria, in d t>generaziono laqirintica genuina. (ipotonica) e d egen erazione post id ropica (ipertonica-idropica). Tn terapia è noto il V1111t11.ggio che s i ottiene con la terapia osmotica in alcune s indromi vertiginose labirinticho. Le r icerche degli AA. son volte a stl~bilire <:Juule contributo porta lo studio di stati di ipertonia sperimentale de!J'orecchio inoorno su problemi an cor a insoluti di fine istologia d el neuro-~pitelio labirintico (rttpporti d ella m embrana tectoria con l'organo di Corti e costituzione delle cupole d e lle cr~>ste ampollari). Le ricerche di W it.tmaack ve1·tono su esperimenti eseguiti influ enzando lo s tato osmotico endolabirintico pe1' m ozzo di soluzioni ricche di idrogenioni o di idros.silioni; g li AA. invece inRuenzano in maniera più fisiologica lo stato osmotico. e quindi la. pressione endolabirintica p or mezzo di perfusioni bl1Sali con soluzioni ipertoniche o ipotoniche. L e perfusioni ipertoniche, d ecompre:;sione dell'endolinfa e forse anch e azion e idrofila. d ell'ttmbien te ipertonico, producono un(l sm embramento d elle formazioni cupolari, sicchè son di\ distinguere n ettamente i filamont,i cromatofìli liberi ondeggianti, p erchè privat.i d e lla sostan.za interfibrillare t.ra.<>parcnt.e, mentre n ell'organo dj Cor t i si ha inCUI'vam en to verso l 'alto d ella membrana t.ectoria, avvizziment.o d elle cellule più nobili d ell 'organo. M:emln·ana tectoria e organo d el Corti m08tran o di reagire con grande sensibilità e in modo caratt.erist.ico a llo variazioni di pres.<>ione d ell'endolinfa . Ora ritenendosi che i p rocessi sensitivi dell'audizione si producono dai mutamenti pressori del sistema cilio-sensitivo-m embrana t.ectoria, per movimenti dell'organo ·d i C-.orti o d ella m embrana tectoria, le varie pressioni dell'endolinfa causano sposta.menti che hanno per bflSe di allontanare o avvicinare queste formazioni con innalzamento o schiacoiamento d e lle cellule d el neuro-epitelio. Acl analoghe considerazioni è p Ol· tato d el t.utto recentemente anche il Wittmaack, che studia da lungo tempo la teoria d oli 'audizione su le basi istologicho. Creste e formazioni ampoUari sono sensibilissime ai mutamenti di pres.\l.ione ottenuti n e ll'endolinfa con le p erfu11ioni allotoniche, mutamenti di preASione che gli AA. rit.cngono l'incihtmcnto più adeguato per le tcnninazioni sensitive vestib olari. RAFFONE
TERAPIA. F. BELLEt.Lr. - Un nuovo dispositivo per la trasfusione di sangue dtratato. (Riforma medica, n . 36, 1932). 11 valor oso e giovane A ., d ell'l stituw di patologia chirurgicadeli' Università di Napoli, già tanto noto n el m ondo dogli studi per la sua importan te p roduzione acicntifica, ha ideato per la trasfusione !l~l sangue un nuov o dispositivo, che n e lle sue linee schematiche consta di una gross>t fiala da ipodermoclis i, a capacità nota. A nn'a.pertura ùi essa si innesta un b reve t ubo di gomma a cui si innesta nn A.go groS.'!O (q uello da ipode nnoclisi senza buchi latoJ·ali è ottimo ); all'apertura superior!~ vi è tm a.lti'O tubo ùi gomma ch e si innesta a un Potain. Si aspira la soluzione citrato. ( l O cc. tli soluz. t\1 5 % p er ogni 100 cc. di sangue da prelevare), si chiude con un klemmer il t.ubo di gomma e si fa con l'aspim tore il vuoto. I ntrodotto l'ago nolla ve na del dntorc, s i apre il klemmer o il sangue verrà aspirato. Esso vien poi tmstuso al t·icevcn to sotto Lieve pressione : a tale scopo serve il Potain come pompa premente . Duranto il prcleva.m ento e la t rasfusione, badare a che il tubo di gomma non si pieghi troppo a gomito ò impedisca l'tt!Tlu..c;so o il d efltll>.>;O sanguigno.
RIVISTA " DELLA STAMPA MEDtC A ITALIANA 'E STRANfEBA
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L'uso del Potain non è strettamente necessario: l'aspirazione del sangue s i compie facilmente anche con la bocca, e la trasfusione può farsi o con una doppia pera di $Omma. o contentandosi della. sola pressione atmosferica. In questo ca.so è necessano che il tubo di gomma del capo inferiore sia più lungo, affinchè il liquido defluisca. da una certa altezza. Tale dispositivo di for · tunaèstatodall'A. miglio. ra.to con alcune piccole modifiche. Si tratta, come mostra la figura, di una fiala graduata da 350 cc. a doppia parete e con tubi di vetro ricurvi, il cui ca· libro è uguale anche nel punto maggiore della cur· va, in modo che non vi siflollo filtro.zzature. L'estro· mità di ciascuno dei tubi è accuratl mente levigata. Al tubo inferiore si innes ta la gomma, aBsai wrta, e cioè circa 20 cm., e o. questo. un raccordo metallico, a perfetta tenuta sia Iso per l'ago, a cui dovrà innestar s i, che per la gomma. Al tubo superiore, rilo o curvo nel senso OPJ?Ol:!Lu a quello inferiore, si mnesta un t u bo di gomma sufficientemente l u'ngo (80-90 cm.), alla cui èstre· mit.à (n. 4) viene applicato l'aspiratore. Si può in quesoo tubo inserJrne uno di vetro con ovatta ste· rile per illtrare l'aria. La fiala interno., graduata, è q uella che raccoglierà il sangue; t ra la futla inter· na e l'esterna resta delimitato uno spazio (n. 2) riservato, durante l'inverno, all'immissione attraverso l'apposito foro (n.!3) di acqua tiepida (40 C.) per conservare a l sangue la. s ua. temperatura normale. In ambienti assai caldi la do.pp ia pru-ete . basta ad evttaro la di· spersione di calore, e si può pt'1-ciò fare a meno dell'acqua tiepida. L'A. descrh•e con diligenti particolari la tecnica più apprOJll'iata. per fim· piego d el suo a.ppareccbio, che presenterebbe i seguenti vantaggi: è ridotto al m inimo il contatto del sangue con l'ambiente C~Stcmo; il sangue, CSS<>ndo aspi· rato e non cadendo dall'alto, i globuli rossi non subiscono notevoli alterazioni; non è n ecessaria alcuna manovra di agitamento in quanto il sangue si Jnt>scola quasi da solo alla soluzione citratata; con l'aspirazione gli strati più suJl('rficiali, molto ricch i di citraoo, bagnano le par('ti della fiala a. vantaggio degli strati sotr(l-
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CONFERENZE E t>lMOSTRAZlONI CUmCHE ECC,
stanti, e tali strati più alti, che sono stati i primi a essere prelevati e che saranno gli ultimi a essere iniettati, essendo i più carichi di citrato, resistono meglio alla coagulazione; per l'assenza di qualsiasi rubinetto o vite non è possibile che il sangue coaguli più rapidam ent.e p resso quelle parti. Ostacolato è il raffreddamento d el sangue per la p f('senza d ella doppia parete. In conclus ione, si tratta di un apparecchio assai semplice, che ognuno può costrui rsi da sò. cur vando alla. fiamma. i tubi di una fiala. da ipodermoclici, e rinunziando alla doppitt camicia di vetro. P er evitare il raffreddamento d el sangue basterit ravvoJgere la fia.la. con garze imbevute in acqua. calda.. L'A. si diffonde nel lavoro a parlare della. d eterminazione rapida dei gruppi sangui~i. d<' ila sc·elta d el d atore, dei pericoli e incidenti d ella trasfusione, del valore d el sangue puro e di quello citratato, in base alla sua numerosa casist.ica personale.
. COifERUZE E· DIIOSTUZIUI CLIIICHE IULI OSPEDALI IILITIRI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi verbali pervenuti ~ella Direzione &enerale di Sanltl militare nel uttembre 1982-X)
Capitano m edico ER?t!Al\'NO ANNARU?tUlA: La l1'ipafla.vina nella cura della bleMrraqia.
CHIETI . -
L'O. riferisce sulle numeroso ricerche fatte in questi ultimi anni di mezzi te· rapeutic i che diano una maggiore gara nzia nella cura della blenorragia. Tratta quindi dei prept\rati acridinici, e perciò della tripafiavina, studiata per la prima volt.a dà Benda, e éhe è stato dimostrntò àvere unà spiccat-I\ àzione bàt· tericida. P er incarico avuto da.) Dire ttore d ell'ospedale, ten. col. medico BARILE, quale capo d el reparto dermoceltico, discute su alcmù casi di blenorragia trattati nei mesi di giugno, lugilio, agost{) col sudder,to medicamento. I ricoverati per blenorragia e suo complicanze nel trimestre sono stati 50, di cui molti curati con la tripaflavina per via endovenosa in soluzione al 2 % .L'O. illustra particolannen te 12 casi. in cui la forma acutt\ di p rima ma.nifestazione è guarita in un periodo di tempo che va da un minimo di 8 ad un massimo di 30 giorni. Sono g uarite anche bene le forme subacu te e quelle complicate, che non cedevano ad altre cure prima sperimentate. L'O. rammen ta infine l'impiego d e lla tripaflavina. in altre forme morbose . (para· tifi, m enengite cerebro-spù1ale, piaghe, uJcerazioni, fist{)le tubercolari, polmonite grippale, ecc.). Sottotenente medico R osARIO CATTANEO: La tri;paflavina nella cura della infezùme blenorragica .
?rlEsSINA. -
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PALEnMo. nefroai.
T ene n te colonnello medico RosARIO SwNORINO: Un caso di idro-pio·
L'O. si riferisce al caso di un soldato del 22o t oggimentò artiglieria da campagna, proYeniente dal campo e trasferito d 'urgenza dal 10 reparto medico al reparto clù· r urgico. Si trattava di tm malato di idro-pio-nefrosi acuta destra, ìn gravi condizioni ge· nera li, con accessi febbrili intermitt.enti, ematuria e piuria.
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CONFEUE!'Z~~
E DIAJOSTHA Z10.S f C Lf.S i t' HF.
1-:c<·.
Fu operato di urgenza di:nefrectomia d estra, rapidame nte e senza incidt·nti ; però il paziente decedette dopo circa 30 ore per adinamia ctwcliaca, nono stante c ho la funzione de ll'altro rene fosse sufficien te. L'O. s'intrattiene a considerare il caso, nel quale l'tmtops ia osciuso l'esi.stt•nza di malattie conoomitànti. Dimostra l'utilità della discus.;:;ione. trattando a. fondo Stl nei casi di idro-pio-nefrosi acuta di orig ine ematogPna, senza cnlcolosi e senza tuber· colosi, sia preferibile praticare la nofrectomia p1·imaria o la nefros t.omia, seguit-a da nefrectomia. secondaria alla distanza di quindici o venti g iorni, :;enza t ra lt1SCin re d i far cenno d ell'esplorazione d el valol"(' funzionale de i reni. e, quando se no ha. il tempo, degli esami generali, adottati in chirurgia generale. Conclude che, mentre te oricamen te è opportuno sapere attendere e praticare la nefrectomia secondaria q uando le condizioni genert~li dl'll'ammalato sono mig liorate, nel caso in esame fu necessario eseguire la nofrectomia primaria, perchè le pareti del rene erano ridotte al minimo spessore, talchè si temc,·a da Wl momento all'altro l'insorgere di una stindrome sotticemica improvvisa. n rene, della grandezza approssimativa d e lla testa di un fanciullo, era compie. ta.mente distrutto da numerosi ascessi concam€'rati. Si pensò inoltre che l' infermo, una volta superato il grave trauma. d e lla nefrectomia. di nNt·ssità, sarebbe gua rito in breve volgere di tempo, senza complicazioni. In ogni moòo, qualunque sia per essere: la condot.ta. d el chirurgo nei casi di idropio-nefros i acuta. di origine ematogena, i ris ultati operato ri d ~ regola, come nel CtlSO presente, non sono brillant,i. TRIESTE. -
T enente medico UlltBEH'ro AMERUSO: Atrofia gù.tllv-acuta del fegato-
L 'O. illustra un caso di epatit.e acuta (atrofia g ia llo-acuta dd fegato) sopra,·venuta in un militare rico\'e rato per itterizia catarra le, Dopo essersi intrattenuto sulla patogenesi delle epatit i acu te e Sp<'<'ia lmente sulla. etiopatogen rsi e sulla mod erna classificazione degli i tteri, viene alla C'Onclus ionc che og~i non si considera piil, come un tempo, l'atrofia giallo-acuta d el fegato come una. malattia a sé. ma piutt 1,. sto come una fa~ terminale fli affezioni epatiche diverse che lt'ùono profondam(•nte il parenchima. Primo capitano medico EDOARDO CAR\' A GIO: Dissenteria a111ebica. L' O. parla de lla d issen teria amebica; no illusti-a la. patog~nrsi, i cri t-t-ri pc1· un a. esatta diagnosi clinica e batteriologica. la prognosi, la cura e la profilassi, facendo presente quanto s ia necessariia specialmente per i medici militari l'esatta conoscen· za di tale forma. morbosa, ormai, purtroppo, diffusa anche in Italia e in genere nE< Ile regioni a clima temperato, ove assume forme piìt miti, meno t ipiche e quindi piìt difficilmente riconoscibili. -
Primo capitano medico FRANCESCO DE N UNZIO: Sindromi di tubercolizzaziom!. L'O., dopo aver parlato d ella meccanica t-espiratoria in rapporto a ll'età, ttl sesso, al biotipo individuale, alla posizione d el corpo, si soffe rma stdle s indromi di tubercolizzazione palese ed occulta. Formula i caratteri che IR. differenziano dallo forme di tubercolosi polmonare attiva e manifesta. Si soffcn mt sullo stromiti e s ulla pachipleurite, m ettendone in eviden7.a i segni clinici e radiologici, g li esiti; s ull o. sinechia pleurica, enumerandone i d ati clinic i, statistici e dinamici; sulla plcuroeo,·ticalite con particolare riguardo a.i mezzi di differenziazione dolio cr<o>pitazioni dagli altri rumori avventizi, con cui possono. essere confus i; s ull'enfisema marginale ath·· r enziale e sui caratteri differenziali con quella sosta nti va e sulla sconcordanzn fru reperto plessico e reperto radiolog ico; sull'asma meccanica ed i cm-a-tte ri ohe la d i· stinguono dall'asma. essenziale. -
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Capitano medico A.NoxoUNo ScARPA: 1'erapia orale antiluetica con Gl'8e.nic(lli pentavcùeJttti. L'O., dopo aver ricordato in rapida sintesi le varie tappe succodutesi ne lla to·
rapia a.ntiluetica umana, fa m enzione dei primi esperimenti di Ehrlieh su d erinlti arsenicali, nei quaJi l'As è pentavalente, in varie spirillosi e t ripanosomiasi a nima li .
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~O'rlZUJ
dei successivi benefici effetti conseguiti in terapia e profilassi antiluetica um.ana. dalla. Scuola Francese (Fournea.u, Na.varro, Martin, Clemen t, Simon, ecc. ecc.) a mezzo del derivato acetilico (stovarsolo) e fonnilico (treparsolo) dell'acido oeaiarninofenila.r sinico, somministrati per via orale, ed infine dei successivi incoraggianti esperimenti da. parte dei numerosi Autori su mediçinali di tale natura. Analizza poi dettagliatamente i vari attributi, pregi e difetti, tolleranza ed efficacia. dei derivati arsenicali penta.valonti somministrati per via. orale e, sulla. scorta della. ricca. letteratura oggi esistente e di un caso personal(• di grtwe intossicazione da uno d i tali p reparati osservato nella clinica d ennosifìlopn.tica. di Roma, l'O. conclude mettendo in rilievo la. pmdenza, l'oculatezza, la scntpolosa sorveglianza ed il metodo da. seguire in una. cura antiluetica. con tali medicinali. Capitano medico SALVATORE ZINGALE: Cheralile disciforme di Fuchs. L'O. presenta. un caso di cheratite disciforme di Fuchs sopravvenuta. in un soldato affetto da meningite cerebro-spinale epidemica, evenienza che egli definisce rara.. Ri tiene cho questa. concomitanza. porti un contributo alle moderne vedu te di Junius sulla eziologia. d ella. cheratite disciforme che da questo autore è considerata di origine neurotrofica, pet· interessamento degli elementi trofiei della. cornea. -
UDTh'E. - Primo capitano medico CARLO CALLIGARIS: Esercitazioni di microscopia. clinica.: parassiti malarici in 'L'(lrie faJti di sviluppo.
Tubercolosi polm<mare nelle varie evoluzioni cl-iniche. Capitano medico FRANCESCO CoLA: Un 0080 di setticemia streptococcica da otite influenzale. Primo capitano medico )lARIO FIOU.E: Un 0080 di broncopolnumile a tipottel· ticemico ·i n soggetto ipos~trrenaUco.
Un 0080 di inst~{fì.cicnza a{)rl'ica. Primo capitano medico FRANCESCO MASSIMO: Frattura deU'astragalo. ~faggìore medico NICOLA P ESCE: Un caso d-i cardio-valvolite mitro-aortica.
Capitano mcùico NICOLA SACCHETTI: Stato di depressione e neurastenia .
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Sintomi dif}erenziali degli accessi con·vu~9ivi epilettici, ùterici e simulati.
NOTIZIE Modificazioni ai programmi per l'avanzamento a sceHa facoHativa al grado di maggiore medico. Dal Giornale miliiare uOìciale, circolm'O 483, dispensa. 48, 17 settembre 1932-X. Con R. decreto n . 1098 d el 5 agosto 1932-X, pubblicato sulla. Gazzetta Ufficiale n. 210 de l lO settembre 1932-X, il paragrafo 4 d ell'articolo l del R. decreto 26 febbraio l 930, n. 291, t·osta. così modifiettt.Q: • Pro\'a f!Critta su argomenti de lla. ~<p<~cialit.à. medico-chirurgica. che il candidato coltivn ». • L 'allogato 5 tmito al predetto R. d ecreto 26 febbraio 1930, n. 29 1, è sosti tuito Jo.ll'a.llega.to seguente:
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IS'01'1ZlE
Procramma decU esami per l'Idoneità all'avanzamento a scelta (facoltativa ) a magpore me4Jee. Oltre le prove, di cui a ll'allegato 3 d el R. decreto 26 febbraio 1930 n. 29 1, i candidati dovranno sostenere a .l tre due prove di esami: 4. P rova scritta su argomen t i d e lla specialità medico-chirurgica ch t> il candidato coltiva. 5. P rova pratica di anatomia patologica. P ROVA 4a. -
Prot'(I scritta.
Durata della prova: 7 ore. Modalità: le specialità m edico-chirurgiche sulle quali i canùida.ti possono chiedere di sostenere la prova scl'itta sono fis.~1te comt> scp;ue: Medicina interna, chirurgia gene rale . neuropsichiatr·ia, oculist ica, ot,o-rino-laringoia.tria, dermosifilopatia, ig ien e. I candidati. prima dell'inizio d e lle pro\·e d'esame, dovrarmo dichiarare JX''' iscritto in quale d elle sopradotte materie intendono sost.enere la pro\·a scritta. La commissione giudicatrice assegnerà a.ltrettant.i t emi pe r· quante sono le speciali tà indicate dai candidati, e ne d a rà comunicazioni' ai candidati riuniti . Questi svolgeranno i temi, senza aiuto di libri o di roanos<'ritti. e li cons('gneranno alla commissione, ne l tempo sopra stabilito; sar·a.nn o poi chiamuti a l~·ggerc il tema. svolto. d~do alla commission e, se richiesti, chiarimenti sugli argomenti tratt.ati. P ROVA 5. -
P rova pratica di anatomia patologica.
Durata d ella prova: a vo.l ontà della commissione . Modalità: questa prova anà luogo n ella sala anatomicadell'ospE! dale militare e consisterà nella interpretazione d elle alt.erazioni a natomopatologtehe riscontrat-e in un cadavere o in pezzi isolati e nella d iscussione t'(>lutiva. Visto, d 'ordine di Sua. Maestà il R e : Il M inislro per la gu~a: ÙAZZERA.
Bollettino del corpo sanitario , militare. GuALDI V incenzo. capi tano medico ospedale mili tare Verona in aspettativa per infermità tem~ranee non provenienti da cause di servizio. - Dispensato, a cùmlanda, dal servtZio permanente. ed iscr itto, col propro grado e con la propria anzianità l luglio l926·IV, n el ruolo d egli ufficiali rli complemento del corpo stesso, dal 1o luglio 1932-X. Sarà assunto in forza dal distretto Firenze. CAMPAGNOLI Vincenzo. tenente merlico ospedale militare Cagliari. - Collocato in aspettativa per infermità tempor·anee non provenienti da cause di servi· zio, per mesi ventiquattro, dal to maggio 1931-IX. VIOENTINI Antonio, tenente m edico 6 alpini. - Al provvediment,o pubblicato ·nella dispensa 43 d el B ollettino uf!ìciale 1932-X, pagina 2455, per quanto riguarda la paternità dell'ufficiale, d eve leggerai « Alfredo » anzicbè « Alfonso •· Dal B ollettino Utfteiale, disp. 536 , 3 settembre 1932-X. VENDRA 8alvatore, primo capitano m edico ospednle miliwrc Milano, sospeso dall'impiego. - È rimo~o dal g1·ado. VENTURA Vittorio, tenente medico 3 bersaglieri. - P romosso capitano m edico n el corpo stesso con anzianità 16 lug lio 1932-X, continuando n ell'attuale destina· zione. D a l BoUettino Ufficiale, disp. 556 , IO settcmbr_!;! 1932-X.
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NOTI ZTE
C.nrERAl'-'ESI cav. Dino; maggiore medico in aspettativa per infermità provenienti da. cause di servizio. - Collocato a riposo dal 27 maggio 1932-X per infer mità provenienti da cause di servizio. L IPANI Antonino, capitano medico 4 fanteria. - Assegnato ministero guerra. Dal Bolkltino Ufficiale, disp. 56a, 17 settembre 1932-X.
Nel Consiglio Nazionale delle Ricerche. Con dect-et.o di S. E. il Capo del Governo è stato rico~<titu ito il Comitato Nazionale per Ja ~Iedicina nel Consiglio Nazionale delle Ricerche. A far parte di esso è stato chiamato in qualità di membro il Maggiore Generale Medioo Prof. Giovanni Grixoni. Fra i membri pe r la carica vi è il Direttore Generale della S~tnità Militnre.
Celebrazioni delle scoperte di Koch e Forlanini. Durante il corso di alta cultura medica, promosso dalla Fondazion e Tomar kin in Milano, del quale già demmo notizia e cho fu solennemente inaugurato i1 12 set tembre alla. presenza di S. E. A. Solini sottosegretario all'Educazione nazionale, il prof. Gosio illustrò degnamente la pen;onalitù. scientifica di Roberto Koch e il pro{. )faurizio Ascoli magnificò la più importante conquista nella cura deUa tubercolosi, fatta da Carlo F orlanini col pneumotorace artificiale, al cui sviluppo dette opet-a preponderante la Scuola I taliana specialmente per merito dello stesso prof. Ascoli e dell'on. prof. Eugenio Morelli, discepolo prediletto e fra i più illustri del sommo Maestro, del quale è proclamato erede scientifico. n prof. Morelli, n ello stesso com·egno, a sua volta rievocò con una appassionata orazione le. luminosa figura dal grande italiano, benemerito della Scienza e dell' Umanità, purissima glorie. del Genio latino. In altra parte del Giornale è detto della fervida celebrazione della scoperta di F o rlanini alla. VIII Conferenza Internazionale tenutasi all'Aia nello scorso set· tembre. Anche la. Società Argentina di Tisiologia, in seduta straordinaria e con l'inter. vento delle più alte autorità politiche e no tabilità mediche, ha solennemente commemorato il prof. F orlanini nel cinquantenario del pneumotora.ce arti.ficiale, annun· ciato nel 1882 e affermatosi in faticosissime battaglie scientifiche fino al ricono· scimento ufficiale, avvenuto nel Congresso internazionale oontro la tubercolosi del 1892, proprio in Roma, ove prossimamente sorgerà. il monumento al grande Scienziato per sottoscrizione mondiale.
Il Congresso Internazionale dell'Aviazione Sanitaria.
n Comitato permanente per i congressi internazionali deU'Avia.zione sanitaria ha stabilit.o che il II. Congresso si tengn a Madrid dal 5 all'8 giugno del prossimo mmo. TI Comitato di organizzazione ha per .Presidente onorario il prof. C. Richet di Parigi, e per P residente effettivo il prof. Léon Gardena!, vice Rettore dell'Un iver· si tà di :Madrid. È istituito un scgrotariato generale i m:mato di segretari medici ed aviatori dell'aviazione sanitaria e di q uella civile. Si tratteranno al Congresso i seguenti teini: 1. Costruzione degli aeroplani sanitari. P aesi relatori: Francia. e Spagna; 2. La sicurezza sotto ogni aspetto degli aeroplani sanitari. Paesi relo.tori: Spagna, I talia, S\·e1.ia ; 3. Le controindicazioni medico-chirurgiche del tra..~orto in aereoplano sanitario. Paesi relatori: Spagna e Belgio; 4. n Corpo di Sanità dell'aria. Paesi relo.tori: Spagna, Inghilterra, Polonia. P e r informazioni: T . Colonnello Medico Von Baumberghen-Barquillo 15, ì\Iadrid.
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9° Congresso Internazionale eli Storia della Medicina. Si è svolto a Bucarest sotto il patronato di Re Caro!, che ha presenziata la .seduta Ìl'augurale. . La n umerosa delega.zione italiana era guidata dal sen. prof. Giordano, presidente d el!a Società internazionale di Storia della Medicina, ne facevano parte i professori Castiglione, Piccinin.i, Capparoni, Prunas, Tanfa.ni, Favaro e altre persona· lità mediche. n sen. Giordano ha parlato, applauditissimo, sui mezzi in uso nella Repubblica di Venezia per la difesa con tro la peste, e il prof. Ca.pparoni sopra. un'opera del oea.rdina.l Castaldi, circa i sistemi usati a Roma dttra.n te l'epidemia del 1656. n px·o· iessore Simonini ha. trattato del servizio medico-chirurgico negli eserciti durante il
:Medio-Evo. Da Il Policlinico, Sez. p ratica, n. 39, 26 settembre 1932-X.
Primo Congre5:50 della Società Medlco-<hirurgica Abruzzese. Dal 25 al 27 settembre si è tenuto in Aquila. il Primo Congresso della Società medico-chirurgica abruzzese. Del Comitato d'onore facevano parte i generali medici d'Angelantonio, Corbi, prof. Sa.ntucci e px·of. Caccia. Oltre varie ed importanti comunicazioni sono state svolte e ampiamente discusse le seguenti relazioni: Epatocolangiti II'IJbacute e lente. Relatore prof. Leonardo d'Antona (Siena). Etiolcgia e pro(U,aui della tubercol08i. Relatore prof. Giovanni Petra.gna.ni {Siena). Osteomieliti acute. Relatori p rof. Attilio Cermina.ti (Teramo) per la parte chirurgica; dott. Muzio Muzii (Pescara) per la parte radiologica.. La Sanità Militare, invitat~, pex delegazione del D irettore Generale era •·appresenta~ al Congresso dal Generale Medico prof. Filippo Caccia., che nella solenne seduta. inaugurale ba. p ron unciato un tlpplaudito disco1·so p er porgere alltt. Società Medictt. AbiUzzese il saluto augu.-ale dei medici militari. L 'Orato1'e ha reso omaggio allo feconde opero del lavo10 e dell'intelletto che onorano la generosa T erra d'Abruzzo e alla nobile città dell'Aquila, ricca di g loriose tradizioni, rinnovellata. e p rogredita nel fervido clima ft~sciita. H a detto della utilità dei congressi medici che segnano le tappe ascensionali dell'art.e sanitaria e stabiliscono vincoli di solidarietà p ra.fessiona le e mor·tt.le, in quella. :ratei'Dità. di animi d i cui s'ebb e meraviglioso esempio nell~ grande ~erra. Ra lurueggiata l'importanza. d e lla partecipazione della Sanità Militare a queste adunate, oltre che per l'universalità d ella coltura medica, pet· ls. preparazione spirituale ai supterni doveri verso la. Patria e l'Umanità n ei conflitti fra i popoli. Ed ha concluso con le pa10le di' un illustre chirux·go militare, lo Stromeyer: per adattare alle circostanze di gu.e'ITa i principi della medicina ordinaria, c'è bisogno più di carattere che di erudizioM; e il catattere, come scriveva Bretonneau a Trousseau, è la prerog~t.iva principale dell'uomo, più rara e p iù alta che non quella d ell'intelligenza. Il Generale p rof. Caccia ha. presieduta una delle s edute ed ha svolta una interell8ante comunicazione sui Congressi Internazionali di Med icina e Farmacia Militare, d el cui Comitato p ermanente egli è m embro per l'Italia. H a illustrata
la grande portato. di tali convegni, nei qmtli fin da l tempo della pace si con-
cxetano fra le sanità xnilitari di tutto il )fondo vaste intese ed indirizzi nell'orbita dei patti fra le Nazioni civili per la neu tralizzazione ed ass istenza. dei fon·iti sui campi di battaglia e per le alt! e p t·ovvidenze sanitarie e di profilassi. Ha accennato infine a! valido contributo a queste as.<:~ise intemaziona.li d elle nostre d elegazioni, che n elle capitali straniere ovunque s'ebb-ero calde accoglienze, avvivate dal senso di rispetto e di schietta simpatia per l'alta dignit.t\ che il Fascismo ha restituito agli Italiani all'estero. Il prof. Arturo De Amicis ha fatta una conferen7.1l. su Gli Abruzzesi nella storia e nella gloria della Scwla medica Napoletana. I lavori del Congresso sono stati intervallati da. riceviment.i, git.o tu•·i.'lt.icho o visite a stabilimenti sanitari della regione.
RONALD ROSS Una nuova perdita oggi registra la scienza. Da Londra giunge notizia della morte di Sir Ronald Ross, già da tempo minato da numerosi acciacchi e che nell'inverno scorso era venuto in Italia, sperando che il nostro sole ed il nostro bel · cielo ridonassero a lui la salute. Ma tutto fu vano! Dire dell'opera di Rosa non è semplice, perchè questo grande scienziato non illustrò solo la medicina con la sua grande scoperta, ma fu anche poeta e matematico. Nato in India da padre scoz· ze5e (Ufficiale dell'esercito) e da madre inglese 75 anni or sono, in un paese alle falde dell'Himalaya, giovanissimo fu inviato in Inghilterra per compiere gli studi ed, ottenuta la laurea in medicina, entrò nell'esercito, e, come medico militare, tornò in India, che tanto lo attraeva. La passione per lo studio lo portò ben presto ad interessarsi del problema della malaria, ch e cosi larga strage mieteva in quelle lon · tane regioni. E fu dal suo incontro con Patrick Ma.nson nel 1894 che presero le mosse le ricerche sulle zanzare in rapporto alla trasmis· aione delle febl>ri pa.LU8tri. D nome di Manson, che fu il primo ad avere questa idea, se pure mdirizza.ta verso un concetto diffe rente a riguardo della modalità. di trasmissione, non può essere disgiunto da quello d i Rosa. Difatti in tutto il periodo delle ricerche Sir Ronald fu sempre in relazione col suo maestro, ed anzi le lettere che gli scrisse con i disegni primitivi dei parassiti costituiscono oggi uno d ei cimeli d ell'Istituto Rosa di Londra. · Fu a Secunderabad, in India, che il 20 agosto 1897, Ross, allora maggiore medico, vide per la prima volta nello stomaco di un anopheles i parassiti delfa malaria. P erciò que l giorno era da lui ogni anno ricordato e festeggiato come il « MOIJI[Uit,Q day • e gli dedicò una delle sue più belle poesie (In exile). La scoperta non fu scevra di difficoltà. nè di controversie e purtroppo destò una vivace polemica con autori italiani, durata parecchi anni. Ma la scienza ufficiale ha onnai a lui riconosciuto il merito della priorità, senza che con questo sia diminuito d 'import.anza il contributo portato dai nostri. Come riconoscimento dei meriti conquistati, dopo un'accurata inchiesta, nel 1902, gli fu conferito il premio Nobol per la medicina. Ltu;ciata. l'India, fu chiamato e. dirigere la Scuola di medicina tropicale di Liverpoo l, dove rinla.se parecchi anni, e, nel 25o anniversario della scoperta, da un gruppo di ammiratori· fu fondato a Londra l'Istituto che ne porta il nome (The R08s lnstuute and Hoepital jor Tropical DiB~u), del quale furono nominati condirettori sir Willirun Simpson ed il no.stro Senatore prof. 4Jdo Castellani. Ed è nel suo Istituto che Sir Rona.ld ha chiuso la sua esistenza terrena. La scienza e l'umanità tutta, ch(l tanto a lui debbono, si inchinano riverenti dinanzi o. questo grande scienziato, che lascia traccia luminose. dell'opera sua, senza nessunn ricchezza., perchè purtroppo la povertà fu la compagna degli ultimi suoi anni. BRUNI D irettore re8pOnBabile: Dott. UMBERTO RIVA, tenente generale medioo R edattore: D ott. Vmornxo DE B ERNARD INIS, tenente colonnello medico (5102218) - ROMA, 1032-X - ISTITUTO
POLIORAEICO DELLO STATO- Q. o.
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RIVISTE 1\tiEDICHE MILITARI - - - - -o---- ITALIA : Al\KALI DI MEDICI:'\ .l NAVALE E COLO);IAJJK - D irezione ceutral(~ della. sa.nltt\ militare mari ttima., Mini ~tero dolla ;',larina. J7ol. II , Fn.sc. I- n , lr'{Jli<>-agn~la 1~:12 . Molli : Studi sugli critroconti (V. ScbiUing) ucll'o.nemia. l)ornlciosa, nella ma.Jarln. c in altre malattie. - Mlcllelfttl : Esiste una • Dartonclln. B!ìtra<:horum • 1 - Ricerche ~perlruoutali. Pen•o : J,a • Entamoeha. vesicalis '· - Btancau: I nfluenza. delle tossi ne ti flebo sul tasso di gloousio del r;an~rue. - Trombettl : Pnralio;i generalo progressi va e mulnriotcr·f•J>ia. Con.>i<.lcrazionl cii meclicl on l!'gale militare .
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POLONIA: LEKARZ WOJSKOWY. - Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Oeotrum W yszkolenla Sa.ntt. Ghrnoslaska 45. Va:rsavfa. N. 1, 1° luulio 193:!. Kawlnskl: La statistica clellc perdite nelle 11lti mo gncrro. - Balltckl : Uuo l'gu.Ìrdo allo ;tato sanitarin doll'e.•orcit.o polaoeo nel pcrloclo 1 1122-10:~1 secondo le statistiche mili tar i. DI'Ufnt kl : Il trattamento dei l'C no~el tluranw lo- gucrrn. - lllal>tlll': I medici durante l'ins urre?.lone nazionale del Hl!~l-l>.t!H e loro ùioo;rllflic {((>ntinu~zion e} - Czyzewlcz: lJ servizio sanitario noll'eKe,·c ito tc•lc~co durante i pr·imi ur111i •!oli•• grande guerra.
f ·"' . 2, 1~ luulio 19?.2.
Kllltlintkl : Il pnoumotorace· spontaneo dt•l 1mnt.o clì l'l<~ta ra.dlologico. - Ka•lnakl ; La. stati8tlco. d ello perdite nello u!thno guerre (c:<mJinttatione e fine ). - llabock l: Uno sguardo allo stato sanitario doll'c.•ercito poln.cco nel p~rlodo 1922-19l!l S(:contlo le qtatletlche mU ituri (ccml.inuc~· zione). - Drozynskl: Il trattamento d oi vener~ l <hlmnto la guerra (C011Jinuozicme e fine} . Krupinskl : l prodotti farmaceutici d'origine poht~ca .
ROMANIA : R EVIST.A SANITAR.A ì\HLIT.A.R.\.- Redazione c n.utntinl~trazlone : O.spoolale militure • Regina ElL•aoot,ta • Bucarest. Ft/.SC. VI- VII, (JitC.(]YIO·I,yliil 10H2. Nolca, Arama e LUp!l(esco: S indrome ottit·o-striatn. .ron mioclonlc fn.·r ia li , lari ngo-vcio-pah\tino,
doll.n. lingua o dogli art i dì sinistra. - s~batenno: Cousidertt>.ioui su ll a YaCC'inaz iono dogli adulti con B. C. G. - Blrttlceano : Consi<lor·a..z ioni i~to-patolo,;:lchc o <'liu ico-ternpouticl~o sullo s tudio delle cellu liti ..-.e rvlco-occipi tnll. - Mavro: li trattmucut<> tic il n. J!Sel.ldo ·artrosi della dìa.ftsi rcmoralo In rapJ)orto n. nuovo r icerche.
SPAGNA: REVISTA DE SA.NIDAD i\flLITAR. -Pubblicazione mensile <lei CnrJ>n snoit11rio milit.nro . '-fndrid. F ase. IX, setttm./lre 1932. Martin hntos: Rncblaneetosia (cnntimwzioM:). - Gatcla Montlll'o : l\Ialo.ttic sessuali (conlinuti.Zi<ìltC) .
STATI UNITI : T H E MILITARY SURO 6:0::-1. - Arm:V Medicai Museum a nd Lfbra.ry, Waslllngton. Fase. settembre, n. 3, ool. LXXI. 1932.
Mehter: Alcune osset·vazionl sullo stato allct-gico. - Ceres : Inciden ti di ,·o lo ncll'n\'"inziooo nn."ale. - Reed: Stucli biometrici sugli uCfloinl i cl oll'eacrci to dt~li Stntl Uulti. - Allcn : Pohnonl to ·ntiPil''l.. - Roddlt: San Luca fu me. ileo 1
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Anno LXXX - 'Fase. XI NOVEMB RE 1932 - A NNO X l
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA
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~Ubblicazione mensile
ROMA
SOMMARIO Il nostro n•OYo ospedale di Palermo . . . La eaurma d~D''" compacnla di sanlt* .
Pag. 8811 893
"'EMORIE ORIGINALI :
Pllollflo, - S11lle prove 1li attitudine funzionale del mlocardio nelle insufficienze hl.t entl
Pag. 89t
CASISTICA CLINICA: D1blllosl. - Conc•·ez ioo<' cni<'etlo•n in n t>Pcn rlic•' lnllamm~tta C&JIOIII. - La co.luio-t.orapìa noli•· Mfezloui pu l mouarl LLcuLc:
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MEDICINA LEGALE MILITARE :
De Bemll'lllnll. - Lo arltmJc del tuorc fu rat•Porto alla idonoll à al scr>llliO mflitarc . . .
Png. ll'lG
RIVISTA SI NTETICA: Mallce. -
Etlovntogeu<'Si delle urctcMtl
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CONGRESSI:
XXXVITI Cougres•o dello. SociNit ltalinun di nwdiclna in·t erna . X XXIX Cnugress·• dolla Sodetà flalia•m d! ch ir•u-gil\ . l Congrc.<sn l Lllornazlonnlc d'ì~J;Ione m odltorranca. . . . . RIVISTA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA E STRANIERA ;
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• Attbrln • l risultati /Ì110T(I oil eu ut.i cliuim col nttO<O anlirtJCuc•rirrt si·••teti('fl cuore t trauma . . • . . . . . . . . . . . . Gutreetomla lA• ciliusur u d rl capo du()(/cnale nella - . . Il meolco si dlnm . • • • . . • . . . . • • . . . . • • . . Parassiti malarlcl Sul pasS<l(JIJÌO dd - ucllif]uido cere/>r~JJ."Ilalt e lor o CQIII'JX!Tlam~mto VUIKI le cu11dele porose . • • . • . • • . • . • . . • • . . • . . . • • • • . . • • • . . Raclllanu toala mi accidenti ora~'i inunediuti !Lellc. - loro po/t'1Jell f $i c lof'O trattamettto . Rotlutemento Esame radiolO!lico preve11lito nel - dei t:CIIor.tar. 11~r la • Reìch8wehr • • Terapia pratlea SPtmli di - . . • . • • . • . TullercoiOtl ..dm/Tienie rurale c - in Jlolia . . • . . . • • . . • . • • • . . • • . . l
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CONFERENZE E DIM08TRA%10NI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI •. NOTIZIE • • • • . • l NOSTRI MORTI . • . • • . . . • • . • • • . • • • • • • . • . . •• •
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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento ò annuo e decorre dal 1• genualo al pre~zo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali medici e cll imici-rarml).oistl del R. Eserolto, In eervlzlo ed !n c ong.,do, !l prezzo doll'abbooamooto è ridotto a L. zt anticipate. Per i soli ufllcfl).fl mediai (dell'Esercito e della Marina )., In. qualunque posizione al trovino, è o.mmesso u n abbouo.mento cunmlati,·o al Oùmu:de di Medteill4 Militare ed agli Annali d' MediciiUl Navale e Coloniale al prezzo di L. 45 annue. 11 prezzo del supplemento contenente i RU<Ili di anzwnttd del c11rpo 11mUarlo mUUGre è di L. 15, rifiotto a L. 8 per i soli o.bbouau.
NORME PER l COLLABORATORI; Le opinioni maolf&state do.~ll Autori non Impegnano la resooneabllità del periodico. ~li Autori so.mnuo conoes.'i gratlll t.amente 50 estratti con copertina stampate., Lronteaplzlo,lm• paglno.tura e n umera.~ione speciale. f>er disposizione del Consigllo naalooo.te delle r ioerob& a olas~un lavoro deve essere unito un breve autoriasaunto (noo pill di 10 r ighe) . Le spose per te ta.volo lltogratlolle, fotografiche, eco.• cb.e BO!)()mp&gna.aaero le pubblloaalo::ll, tono a <:ari~o rlogl! Aut(>rl. I manoBCrltti non si restituiscono.
ANNO
LXXX- N. 11 GIORNALE DJ MEDitiNA MILITARE NOVEMBRE 1932-(XI}
IL NOSTRO NUOVO OSPEDALE DI PALERMO
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Il Decennale della Rivoluzione ha consacrato un altro notevole avvenimento per la Sanità Militare: l'inaugurazione deJJa nuova sede dell'Ospedale Milit.are di Palermo. Il vetusto ex convento S. Cita, già sede dei Padri Domenicani e poscia dell'ospedale dell'esercito borbonico e che per oltre un settantennio aveva ospitato fra le !!ue vecch ie mura l'ospedale militare di Palermo, malgrado i molteplici adattamenti rnan ma.no resisi' necessari per le sempre crescenti esigenze della tecnica nosocomiale, era divenuto troppo inadatto ai moderni bisogni di un grande stabilimento sanitario. Il Governo Fascista, con alto senso di comprensione, ba provveduto a tale deficienza, attuando rapidamente 'l'allestimento del nuovo moderno e ben attrezzato ospedale che ora sorge nella parte più sana. e luminosa della città, nella località già occupata dalla villa Stagno, tra il verde dei giardini olezzanti delle zagare della Conca d 'oro. Esso occupa un'a.erea di mq. 51.000 con un fronte di m. 235 nel corso Calatafimi, il magnifico rettifilo che allaccia Palermo con la vicina Monreale, mèta tul'istica per la b ellezza dei suoi panorami e lo splendore dei suoi monumenti. Sul fronte principale della va.s ta aerea occupata dallo Stabilimento, a. sinistra dell'ingresso, un grandioso fabbricato, già villa patrizia dei principi di S. Elia, dall'ampio scalone di puro stile settf'..centesco, accoglie la direzione ed i vari uffici, i gabinetti dell'ospedale ed il reparto uffiiciali. Una grande terrazza corona tutto il fabbricato e permette all'occhio di spaziare tra una fantasmagoria di colori nella ma.estosa visione panoramica del mare, della Conca d'oro e dei monti che la circuiscono. A destra un altro corpo di fabbrica accoglie i servizi di accet-tazione ammalati, di pronto soccorso e farmacia. In due vasti, grandiosi fabbricati a dtw piani, con ampi cortili interni e circondati da lussureggianti aranceti, banno sede i vari reparti ospedalieri dalle bianche luminose corsie, dotati dei più moderni ed igienici impianti accessori. Il complesso dei reparti consente la comoda ospedalizzazione di 500 infermi. Otto altri distinti padiglioni, opportunamente dislocati nel vastissimo giardino, sono destinati a cucine, bagni, lavanderia, disinfezione, teatro anatomico, magazzini, scuderia, gara.ges, alloggiamenti della compagnia di sanità. All'angolo nord-est trovansi gli alloggi delle suore in prossimità d ei quali è in costruzione la cappella, a quello nord-ovest gli alloggi degli uffiaiaJi-
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OSPEDA LE MILITARE DI PALERMO P lantmetria g e nerale
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LEGGE~ DA
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Scr'<"izlo d l a.ooottazlonc o tarma· ooutiCO li Sor\'tzlo guardl_aL Gabinetti vnrl, ttepo.rtl UNi<'lall, lJirozlono od .-\Jominl4trazlono C Anoato Suore, Chiesa, Protesi dontariA U Reparti: Ortlllmicl, Otltlcl, Modi·
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L'allestimento edilizio del grandioso stabilimento, curato nei suoi più minuti particolari con vero intellett-o d 'amore, in armonica collaborazione del Genio e della Sanità militare, segu endo le illuminate direttive delle supreme Autorità dell'Esercito, ed il ricco, moderno arredamento tecnico
PnOdP~;'I"l'()
PRINOIP.U.E DELL'OdPEDALE.
permetteranno anche all'ospedale militare d1 P alermo di mettersi a livello d egli altri migliori stabilimenti del R egno. Coi suoi ricchi impianti, concessi con largher.za,dalla Direzione generale di sanità militare, esRo è ora in grado <li far front(• a quahmqne esigenza si~ n el campo delle indagini diagnostiehe che in quello dell'applicazione dei più moderni presidi terapeutici. Seuza iutratt.cnerci su una minuziosa descrizioDA analitica del magnifico complesso ospedaliero, in cui l' arte edilizia si fonde armonicamente alla bellezza del h10go cd alla ricchezza e proprietà del più mod>(:'r no arreda· mento tecnico, n e riportiamo uno schizzo pla.nimctrico con vedute del prospet to principale t' di uno dei viali del parco. La cerimonia d eU'inaugurazione era fissata per le ore 10. K C'l cortile d ' ingresso, prospiciente al palazzo della rur'ezione, riccam ente addobbato, erano ad attendere le Autorità: il generale medico Franchi in rappresentanza di S. E. il Ministro della guerra, il colonnello' medico ·Giannelli direttore di sanità militare della Sicilia, i generali el\ i colonnelli medici in congedo, il direttore ed una rappresentanza. dell'ospedale militare di Messina, le rappresentanze di tutti i Corpi del Presidio, nonchè un folto gruppo Ili ufficiali medici di ogni grado.
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IL NOSTRO NUOVO OSPEDALE DI PALERMO
Riceveva gli .i11vitati il direttore dell'ospedale tenente eolonnello medico prof. Giordano, coadiuvato dai suoi dipendenti. Ptmtualmente a.lle 10 giunsero le Autorità cittadine e subito ebbe inizio la cerimonia inaugurale con la benedizione che fu impartita dal cappellano militare
U)<Cl D RI VIALI DF.L PARCO.
capo Don Ribaudo e che si svolse rapida in un profondo generale raccoglimento. La brevità del tE-mpo, per la vasta mole delle altre opere cittadine da inaugurare, non consenti che si pronunziassero discorsi. S. E. il Prefetto tagliò poscia il rituale nastro Trico[ore che chiudeva l'accesso ai padiglioni e seguito dallo stuolo delle .Autorità e degli invitati fece il giro di tutti i locali, esprimendo t>arole di ammirazione e di compiacimento, come ne ebbero tutti gl'intervenuti, per il magnifico ospedale che arricchisce la nuova collana delle opere militari vulute dal Regime per la maggiore grandezza della Patl·ia.
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LA CKSERMA. DELL'8• COMPAGNIA DI SANITÀ ' - --.o·- - -
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Il 28 ottobre u. s., ricorrendo il Decennale dnlla Rivoluzione Fascistar nell'ospedale militare di Roma in forma severa e solenne fu inaugurata la caserma dell'Sa compagnia di sanità. Impartì la rituale benedizione S. E . Bart olomo.si, Ordinario militare. Il ten. colonnello medico Monaco, direttore ell'ospt~dalt~, pronunziò un elevato e vibrante discorso inaugurale. Seguì la visita dei locali dP-lla casorma., Intervennero alla cerimonia il ten. generale medico Riva, direttore genorale della Sanità. militare, anche in rappresentanza del Ministro d.ella guerra S. E . Gazzera , il generale Baffigi, in rappresentanza di S. E. il Comandante del Corpo d'annata, numerose autorità civili in rappresent anza del l\finistet·o dei lavori pubblici, del Genio civile e della direzione generale della Sanità pubblica, ufficiali della R. Marina e t utti gli ufficiali medici del Pre11idio di Roma.
La caserma sorge 'tra i giardini del settore di villa Fonseca. Grande e arioso fabbricato in cemento armato, ser vito da scale (li marmo e con pavimenti in ceramica cres, è capace di contenertJ circa 800 uomini in spaziose camerate. I servizi igienici sono stati curat i in modo particolare: latrine individuali, lavatoi, orinatoi, docc<', bagni c barberia. Per i sottufficia.li sono adibite quale alloggio spaziose canwrc distribuite centra.! mente nei vari piani; in piit sono stati creati un circolo con annessa. sala d a pranzo, .cucine e bagni.
MEMORIE ORIGINALI
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CLINICA MEDICA CENERALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI SIENA Direttore prof. C'A R I.O GAMN A
SULLE PROVE DI ATTITUDINE FUNZIONALE DEL MIOCARDIO NELtE INSUFFICIENZE LATENTI Dot.t. Stanlslao Paollllo, capitano medico, a&ist.ente milita1e
Sono noti vari metocli d 'inr1a.gine tWr giudicare lo st.at.o funziona.lf' del miocardio. Alcuni eli essi ric.hiedono appare(·chi e tecnica particolari, altt-i sono di pratica attuazione e applicabili ovunque. Qu<>sti ultimi $Ono n aturalmente i più numerm;i e snuiati, ma non t,ut.t.i, a mio modesto parert>, rispondono ugualmPnte allo scopo che. usandoli, il clinico si prefigge. Quando l'insufficienza cardiaca ?- r('sa manifesta da uno stato di scompenso circolatorio, possono sen1brarf• inutili le prove funzionali, ma a.Uorchè nP. soggettivamente nè> ohiPttiYamente C$Ì:itono fatti riferibHi a f.lcompenso circolatorio le prove funzionali possono sPrvire di aiuto n el giudicare una latente insufficienza. Fra i metodi pratici alcuni ~<ono pio comuni, altri meno noti, tn tt.i quanti sono, a. giudizio d1~i cardiologi, da adoperart> con prudenza t> con d iscPrnimento, dando la prPferenza. alle prove più complesse e tenendo cont.o dei vari esponenti dell:\ funzionalità miocarrlica. Il Grossi in una monogralia apparsa. nel 1928 ha dato una. classifica· zione di tali metodi . J.>iu 1·ec('n temente IUvolta nella sua u Guida all'esaro(' funzionale degli orl!ani int.erni ••, volumetto diffuso fra i pratici, segue t al e classificar.iorie a.pportandovi qnalcllc piccola modificazione. Il Segre nella sua r ect"ntiKsirna compl<'ta monografia sulle " malatt.ie ilrl miocardio • si at.tiem• alla c.lassifieazione òel Grossi con moliificazioni minin1e. E gli a{iotta il !>t'jrllt'Dte s<·hema.: A ) Met()d i che serro no ad a7Jprc:r.:arc il tono cl cl .~istemct nervoso vegetati1·o co:~tituitu dai due RÌ~iiFm.i a·ntagonisti simpati<-u-pa·r asirnpati.c.o oke rcgolrtlto l'attlomati.~?no ih-l C1tOte. Tali metodi non ci sono di aiuto quando voglia tllO [ornLa.rci un concetto dPll'energ:ia di risPrva del mioca.rdio in risposta a. maggiori ri ehieste di la.voro cui non sia abitu:a.to. R) Jf etntli dte servono a rileva.re le va:ri.a zioni di volu:nte del ctwre in segttito a lwcoro. Tali variazioni possono es!'icr e r:·.evate o con la plPssimt>tria (riflE>~:'ìO orto<"anliHf'O rli I..iviPrato, riflc·s~o a(ldomino-cardiaco di J,ivil·rato, rPazionP di tonicità di O. Minerhi, ecc.) o con lo scbermoradiogeafico, confronta11<lo v er sovrApposiziom· il dia.gramrua ottenuto òopo l'ini<·zione eli 1 cc. <li adrrnalina al oj00 con q1wllo ott.en uto prima dell'in iezione (l luhois, Wu.gni•J', Lot>per). ( ') .lfPlodi ,folld•lli Mlilf v.uiazirmi drll'i.ttlt nsità riPi toni cardiaci in .~l'fJ!tilo n lm•oro ( l ){•yoto, A\"stnt, R(·h1isth).
SULLE PROVE DJ ATTITUDINE FUN7.IONAJ-E EC<:.
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D ) .Jf,todi fo-ndati sullr. variazi<mi della freq1~en::a del pol!IO con i cambian~enti
di posi::im1e del 1:orpo e eon il lavoro. Va,ri autori (Mendelsohn, Gallavardin, R amoino, R Prz, Lia,n , ecc.) hanno descrit to ciascuno un metodo proprio. In sostanza la differenza consiste n<•lla maggiore o minore intensità del lavoro richiesto al euOl'f'. Dna prova Sf'mplicc è <{Uella. proposta dal L jan. Rsila consiste n el fare <'SI•guire a.ll'<'sanunando un minuto rli corsa, stando sul poRto, con il ritmo di due p.assi per secondo. Lo st<'sso autore propost> 11na. Sl'conda. prova consist<>nt e nel sollevam ento di nn p<'so di 5 kg. oltr<' la tl·sta ogni lO" per l '. Questa seconda prov a. r ichiE.'d <' uno sforzo u•aggior<' l' può mettere in <'Vidf'l,lza delle deficienze fnnziouaH ehe potrebbf'ro con la prima prova riman1!re inosservate. E ) Metodi fo ndati 81tllP variazioni della pre.~RÌO?le arteriol$a (lforitz, 1\iaraglia.no, Lit.ten , 1\fosl<'r ). F ) -~ ctodi follilati sulle va1'iazioni ilel polso e della pressione arteriosa {Katzenst~in-('arda.relli. Breccia, Meldolesi e 1\lilani, Varisco, Martìnet, .Amblard ecc.). U n metodo comunemente noto, quello di Ma.rtin<>t, consta di òue prove: una statica e 11na diman~ica (20 ft es~i oni t~ulle gambe). G ) M eto(li fon eletti 81t reperti respira loti. Qul\lchf' nH' t orlo (A u hf'rt in) si vale tiell(• stesse prove del mt'40do Martinet a,ggiung<'ndo ai rili<>vi d<·l polso e della pn'ssion e art€'riosa. quello del num€'ro degli atti r<>~>piratori e il giudizio di sufficienza funzionale miocardic!L si b aserE.'bbP anche sul tempo eh<' la dispn~a. da sforzo impiega a scomparire. Galli (l\fala.tt.ie del cuore e dei vasi, 1920) h a richiamat o su qu<>sto punto l'attenzione, rile-vando che il rapporto fra a.tti respiratori e rivoluzioni cardiache può SC<.'ndere in soggPtti con lin suffi eienza cardiaca ad 1:2. H) M etodi ergon~etrici: sfigmobolometrici (Sa h li}, energomctrici (Cristen). I ) Prove fanncwodinarnit•he. J,} Jtf etodi u.rolugici: tasso urinario eli N a(' l (Va q ut•z P Dignt' ), urobilin ogeno nell'urina (Mep' r), quantità urinaria diurna e nottnrna (Q.uincke). l\f } .~f etodi emcbiochimici: misurazione della portat a eireola.toria. (I,oewi e Schrotter). N) M etod.i mwbiofi.sici: visl~osim etTia (Rirsch e Bek). O ) Metodi vari: misurazione di'Ila capacità vitale, metorlo pletismografico, prova di Stu.gne e Mosler, prova di Galli, ecc. Oltre ai metodi prat.ici indicati secondo lo scht•ma adottato da Segre, debbo ricordarne altri che, pur non essPndo alla por tata dd prat.ico, coRt.ituiscono una ri<:(•rca spesso preziosa: P ) .M ctodi gr<tfid: cardiogramma, f'l<>ttrocar•l iogra.mma, sfigmogramma e fl ebog-ramma. Q) Pressi,Q'Iu' vc~10~~a. (Clau<lc V illarf't ). R) Tonometria. capillare (Salvioli). Ai metodi sopra acc<'nnati SI' n 'é aggiunto rl'centem<>nt.- un alt ro p er opera di Vaqucz e dPlla sua scuola, un metodo che porta innanzi un concetto quasi radil'aJmcnte nuovo: la prexlli<me m<•dur. n termine di prcssiont media si riscontra in alcuni t ratta.ti con il si~ificitto di valore medio (merlia aritmetica) dt>lle due pressioni estreme. l.a. pressione media invece, o pressione effi caCR, l> la pressione costante eh<' as!licura, il dt•ftusso del sangue nei vasi. Potain aveva not.ato che ndl"int-ervallo dl'llc pressioni estreme, la
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SULU: PROVE Dl ATTITUD L"IJ! J'U~ZIONALE .ECC.
pressione pàSS~~ per una serie di oscillazioni di valore ineguale e variabile. P a-chon n el 192:L durante le sue ricerche aulla. dinamica. cardiaca, notò che l'oscillazion e massimale o indice oscillometrico del suo u schema. circolat-orio n corrispondeva non alla pressione minima coro~- si era fino allora creduto, ma alla pressione media. Dopo P achon nessuno si occupò più di tale argomen to. Vaquez-Kisthinios-Papaioannu nel1931 h anno ripreso lo studio della pression e media speriruf'n t:mdo su molti soggetti. Queste ricerche hanno avuto per scopo di valut.are la pression e nei diversi periodi dell'esistenza, nei due sessi, n elle circostanze fi siologiche che fanno variare l e pressioni estreme. Hanno trovato fra. 10 e 25 anni una pressione media di 80-90 mmHg al Pachon ; fra ~5 e 50 anni di 80-110 e oltre 50 anni di 90-120. Piu frequen temen te hanno riscon t rato: fra 10 e 25 anni 90 mmHg, fra 25 e 50 anni 90 mmHg e oltre i 50 anni 100 mmHg. Anche in un uomo di 80 anni ~li A~. hanno trovato 90 mmHg. In conclusione: dalla giovinezza, a.nzi dalla fanciullezza alla vecchiaia. la pn•ssione media varia soltato di 10-15 mm.Hg, fissità questa che contrastPrebbe con la mobilità d cllc pressioni estreme. In quanto al sesso gli Ad.. concordano nel rilevare che mentre la P.Mx è pitl. bassa n ella donna, altrettanto non avviene per la PM, che ~presso a poco uguale nei due sessi. N è la mestruazione, nè la digestione modificano la pressione media. Anche la prova cti Klemperer , che consiste nell'immergere un braccio in acqua caldissima e l'altro braccio in acqua fredilissima con l'effetto di un abbassam en to della pressione ntl primo e un innalzamento n el secondo, non modifica la Pl\1. In qua,nto al lavoro muscolare gli AA. affermano che un lavoro moderato non può al>portare n el valore della PM una modificazione sensibile. E a tal proposito n~centement.e Vaquez-De Chaiseroartin, studiando il comportamento della prt>ssione media dopo una prova severa (corsa veloce di m. 300) in soggetti allenati e in soggetti non allenati, sono venut i alla conclusione che l 'elevazione della P:!\( al di sopra. di 100 mmHg è un sintomo di anormalità, qualunque sia l 'età dei soggetti e che Io scarto eccessi v o di questa pressione dopo la prova. atletica, specialment-e se p ersistente dopo lo sforzo per qualch e tempo, (> ngnalmen te un sint.omo di anormalità. Gomez e Lajoie (Presse Médicale 1932) hanno studiato le modificazioni della pressione arteriosa e specialmen te della. pressione media dopo lo sforzo in sogggetti normali e in ipertesi. La prova cui sono stati sottoposti tutti i soggetti consisteva in una corsa veloce di m. 200. Gli A.lL sono giunti alla con clusione che la pressione media. non si modifica dopo lo sforzo n ei !log~etti nonna.li o con ipertensione m edia. senza insufficienza carrliaca, aumenta. nPi casi di ipertensione arteriosa accomp agnata da insufficienza· cardiaca. In I talia lo studio della pressione m r.ùia ha già prodotto qualche lavoro. J... apiccirella, in seguito ad alcune prove di orien tamen to fatte. rit.iene possibile che la pressione media venga determ.ina.ta usando lo stigmoro<lnometro R iva Rocci. Rit ien e a proposito ehc la vibrazione che si avverte alla radiale con il metodo palpatorio di Ehret durante l 'innalzamen t.o della pressione entro il manicotto, corrisponde alla pressione JU(•ùia ; usa.ndo, come è preferibile, il metodo ascoltatorio <li Korotkow la pressione media corrisponderebbe al piu fort e dei toni aeui\tici così come a ll 'oscillometro Pachon corrisponde n.ll:~ l11 'lRiìin1a osuilla?.ione.
. spLLE PROVE DI A.'l'TITUDI~"'E FU~ZION'A.l.E :E CC.
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Volterra ha con(lotto ricerche cliniche onde controllare ed estendere quelle com-unicate dalla ijcuola di Vaquez. B a esaminato soggetti nonnaJ.i, ipotesi, iperteai esst>nziali e renali, cardiopatici; confronta i propri risultati con quelli degli autori francesi. Amatucci h a stuclia,to il comportament.o della pressione m<'dia in 35 tubercolotici polmonari, riscont.rando nella maggioranza dei casi valor i normali e in lesioni evolutive valori piu bassi. Dopo aver accennato con la dovuta brevità ai vari metodi d'esame funzionale, desidero premettere qua.lche aecl'nno di fisiopato1ogia circolatoria e discutere su ciò che può essere il valor<;J delle prove funzion ali del cuore. Secon,lo lfering la prèssione sanguigna r<•.gola per mezzo dci n ervi aortici e del n ervo del st>no caroti<'o il tono del parasimpatico, H quale si eleva con l'elevarsi della pression e sanguigna e si a.hbasa con l'abbassarsi di essa.. I Tegolatori della pressione sanguigna sono dunque al tempo stesso i regolatori del tono del paTaslmpatico. In modo particolaore con l'elevarsi della pressione sa,nguigna si eleva il tono dei vasocostrittori coronari del cuore e dei bronchi e con l'abbassarsi di quella si ha il fenomeno contrario, sempre che altri coefficienti non contrastino tale correlazione. Hering facendo ricerche di p ression e potè dimostrare l'esistenza di antagonismo secondo il quale la pressione del seno carotico eleva, mentre quella della carotide deprime il tono del parasimpatico. Passando dalla posizione giacente a quella in piedi, la pressione sanguigna diminuisce in uri primo tempo n elle parti piu alte del corpo e sopratutto al capo e nell'aorta ascendente, dalla quale partono i rami arteriosi che vanno al centro regolatore della pressione sanguigna (n. del seno e nn. aortici). Purtnttavia essendo nel normale tale diminuzione di lit•ve entità e con· sorvandosi quindi abbastanza d evata la pressione Ranguigna, non si avverte alcun disturbo. Con l'abbassarsi \lella pressione sauguigna. n elle parti piu alte del corpo, si abbassa altresì il tono del regolatore della pressione stessa, il cuore batte allora piu razpidamente, cresce la 1·esistenza allo svuotamento del Vt'.ntricolo sinistro e anche la pressione sanguigna finisce per aumentare nuovameJ!te. Allorquando qut~sto meccanismo regolatore non entra rapidamente in funzione perchè il miocardio è s[ornito della energia di riserva necessaria per vincere l'aumento della resistenza, il passaggio dalla. posizione giacente a quella in piedi determina un notevole abbassamento della pressione, abbassamento che può durare parecchi nùnuti e produrre uno stato di ipoemia cerebrale caratterizzato dalla comparsa di lipotimia. Ciò può Vòrifièarsi peta.ltro quando la pressione è relativamente bassa già n ella posizione giacente o qua.n do i vasi cerebrali siano ristretti per fatti di arteriosclerosi o quando il meccanismo regolatore della pressione abbia subito delle alterazioni a causa del troppo l~<TO Tiposo a giacere divenendo torpido o quando agisca.no nt.ri di tali coefficienti. Laubry e Doumer (Presse Médicale 1932) ::;otto la denominazione di "ipotensionc ortostatica » riportano tm contrihuto di einque casi nei quali gli infermi lamentavano un senso di vertigine qttaudo passava:p.o dalla posizione clinostatica alla ortostaUca e presentavano un fort~ squilib:rio della pressione arteriosa passando da una posizione all'altra (abbassamento). Insistono nell'affermare che di tale sindtome si può parlare solo quando l'abbassamento della pressione è not.e,,olo e du-
raturo.
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SULJ. E PROVE l>l ATTl'IUl>l!iE FUNZIONA LE EfC·
Bradsbury e Egglcston IAmerican H t•art. Journ. St. Louis, 1925) b anno riportato osservazioni del genere. Gli autori fran cf'si p l.'nsano che la pato~cnesi di tali cc ipoteruioni '()ttostatiche 'l sia da mt•ttcre in r('·lazione con una d('fìcienza del meccanismo regolator«> della pressione. E di fronte a una prova dinamica com(' si comporta il cuore Y Con l'aument.o dellP. rt>sistenzE' periferiche dovuto al lavoro muscolare (contra.zione arteriolare) viene richiesta al cuore 1m a maggiore somma di lavoro: 1ma piu Pncrgica conll'ra.zionc ven t ricolare, una massa sangui~ piu copiosa lanciata ad ogni sistole. L 'insieme di fatti - con t razione vf'ntricolare, masRa sanguigna lan<'.iata ad ogni RiRtole e resistenza opposta. daJ. letto circolatorio ad ogni ondata - con t ribuisce a. manten erl.' lo stato pressorio in travasale e se tutt.i questi elcmf'nti n on hanno uguale importanza sono però tutti c tre necessari. È n aturale che un aumento di t utti e t re questi coefficienti det('rmilni in un apparato cardiovascolare nonnale un anm('nto dPlla pn•ssion(' intravasal~; ma Re il cuore è insufficiPnte vengono a mancar<' (luP d('i tr(' fattori di aumen to pressorio: la piu ene1·gica contrazione vt•n tricolar(' c la n tal!gior mas8a sr~ nguigna la.n ciata arl ogni sistok. A $N'Onda del graùo di immfficit' nza, in S(•guito allo sforzo pot.rPrn o av('rc: 1 o un aumento pn'sRorio minimo; 20 uno st ato di equilibrio, cio~ nessun aumento prNISOrio, percbè aJl'a.umento di rf'sisten za del letto circ.olatorio il mioca.rdio insufficien te risponde con una poco energica contrazion(' ven tricola-re; 3o una d iminuzione della pressione quando il miocardio ~ inca,pace di ma-ggiore energia. Il cuore insufficiente è condannato al riposo, al riposo assolut.o. Ed ora esaminiamo un po' quelli che sono gli esponenti della funzionali tà. cardiaca: A) lliodifiva.::ioni" del pol.so. - l Ja fl·equ~a delle sistoli cardiach e si modifka normalnwnte con la posizione del corpo e con le condizioni ftsiologicbP di esso; varia a sr·conda. dell'età, del sesso, della costit uzione individuale; si modifica. normalmente ;'l.ncor pili per condizioni di lavoro ml!ls<'olarf' e per condizioni ambientali, pF!ichiche, ecc. e si modific-a in misura. diffcrentl' in re!aziont> al particolare equilibrio simpat-ico-parasimpat ico e da qu('ll' imJ,ronta r eattiva individuale che caratterizza le funzioni della v ita di relazione. }: natma.le che tale modificazione abbia normalmen te \ma escursione ampia di Yalod e che non si possa costringere entro limit i ristrc•tti, <:ome occorre frequen tt>mcntc di lel!~ere. Maggior~ importanza ha il t.empo Cb(• il polRo impit•ga p<>r ritornare dopo la prova dinamica alla non11a., cioi• alla sua cifra di partenza ~' per quanto an ch e quest.o dato sia suscett ibile (li una certa ela~ticità riferibi1e a condizioni di adattamento inrlivirluak, pun· non si lHIÒ dis(~onoscere che quan to migliori' f> l'efficienr,a. funzionah• dt•l cuor(•, tanto ntinor tempo il polso impiega, per ritornare alle SII(' C'onùizioni di t•quilibrio. F.d io ritengo a, questo punt.o che le cifre rlat.e da alcuni autori come~ lirnitC' di norma.l ità sia.no troppO: ('\('vatt>. P er le prov" <:lw comunE'rrH.>nt<> si usano in cliniC>a il polso dei soggetti gio-çani df'vc ritornar«> &Ila uorma l'nlro un minuto, non più. H o visto cht• sono
SULJ.E l'ROYt; DI ATTI'lUDtNK J!'UNZIONALE ECC.
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suffici<'nti nE> i piu 40" 50", m('ntrt> non sono pochi i soggetti che ritornano alla d fra di partt>nza. dOJJO 30". E ad una frequenza eccessiva che importanza bisogna dare t ~(· dopo una prova dinamica il po1Ro oltrepassa d(' l doppio il valore di pa.rt('nza,! bisogna ritenere di trovarsi di fronte ad anor- . malità. Questo criterio sarà ~:onfcrmato se l'ecc.eseivo aumento di frequenza permane per oltre nn minuto. Ad aumento di frequenza ecce.ssivo corrisponde per lo più un ritarrlo nPl rit,omo alla norma, ma non è infrequentt' rli registrare dei casi in contrario. B) Modifica::wni di re.~pir(J . - La frequ ~nza, di'gli atti respiratori è normaJ.u ~ente proporzionale a q uell<l. rlelle sistoli càrdiacbe. Lo sforzo produce per effet.to immediato oltre un aumento delle sistoli anche tm aumento degli atti respiratori. I~a proporzione fra atti ret~piratori e sistoli cardiache che è normalrnentP di Yl, Y.t deve const>rvarsi anehe durante la cosidetta dispnea da sforzo, ta.lchè aWau111ento eli nn atto respiratorio dev<> corrisponder<> un aumento di t.re a quattro sistoli cardiache. .Analogamente dopo lo sfort-o il tempo che. impiPga il polRo per ritornare alla norma doVl'ebbe corrisponderE' al tempo che impiega il n•spiro. ('iò avviene jn tf'Oria. In pratica invece a.v viene che pot.endo il ritmo e l'ampiezza del respiro essere potentemente influenzata rla.lla volon tà MI soggetto, mentre ciò non è del polso, il normale rapporto fra. atti respiratori e sistoli cardiache può essere not.t-volmentt• modificato. Si potrebbe però stabilire una distinziont>: una cosa. f. la dispnea, intesa nel Renso clinico di r espira-
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zione difficile, una cosa è la tachipnE>a., cioè: la frequenza. aomentat.a degli atti respiratori. In ll.l'guito allo sforzo con l'aumento d~\la freq llenza. del polso (tachicardia) t~i ha altresì aumt>nto della frequenza del respiro (ta()hipnea), ma si può a-nche avere rlispnt>a, caratterizzata da· bisogno intenso ·di respirare accompa.,crnato da resistenza vall.siva delle vie aeree; questa dispnea che ha naturalmente le sue gradazioni e le sue sfumature è effèttivamente sostenuta da una insnffici.cnza. relativa del cuore. Nel soggetto normale la dispnea insorge dopo sforzi n1olto intensi che chiedano l'intervento attivo di tutti i museoli del corpo, la tensione della volontà, dell'attenzione, il rispannio di ogni energia non nect•ssaria, e. rirl ucano l 'attività respiratoria al minimo (corsa veloce, lot ta, pugilato, soll<•vamento pesi, ginna-stica ai grandi att.rezzi, ecc.), ma- in un Rtlggt>t.to a c-uore insufficiente la. dispnea da sforzo può a.ppa.riro in seguito ad esercizi meno intensi. Ai fini pratici non r.rerlo ch e si possano ricavare dati' precisi sulle modificazioni del respiro, perch~ tanto la dispnea che la tachipnea sono influ enzat~ dalla. volontà ed in quant.o alla djspn ea. non abbiamo punti di · riferimento per stahilire dove finisce la norma. e dove <'oruincia la anormalità. C) M odifìmtzioni della prcxsùme arte-riosa massima. - La pressione arteriosa ma-ssima o pressione sistolica a causa. della mutevolezza dei coefficienti che la determinano, può variare entro limiti abbastanza ampi fra soggetto e soggetto e n ello st.esso individuo a ser.onda delle conilizioni flsiologicht> in cui viene a trovarsi. Il May CMeò.. Clin. 1931) riferisce che su 518 soggetti sani di età superiore ai 15 anni la pressione sist.olica variava fra 100-145 mmHg; per un individuo al 60° anno di età consirl{'ra normale una pressione: sistolica fra 140-160. P.reeedentemf:n te il Lian (J,e Scap('l, 19~ 5) dava come normali ~e seguenti cifre:
900
SULT,E PROVE Dl ATTITUDINE FUNZIONALE EçC.
a) Adulto medio mmHg 130; b) Adulto fortE' mmHg 140;
o) Adulto debole mmHg 120. Il Lillsada (Biiorrna medica, 1925) trattando delle variazioni orarie della pressione arteriosa, ha r iscontrato che> normalmente si ha per la m assima un abha!!samento notturno di 12-25 mmHg. Un inna.Izamento si ha per contro dopo pasti copiosi e durante l'attiv ità muscolare. Si è già ch•tto oomc nel normale ad uno sforzo co1Tisponda. una t>levazionc della pressio11e massima e come questa elevazione sia in dipendenza di condizioni individuali (allenamento, costituzione, emotiv ità, ecc.), di condizioni ambientali (tem{leratura, pressione at,mosferica, ecc.), e purchè l'efficiènza cardiaca sia ottima, sia in dipendenza altresi della entità dello sforzo st.esr~o. Ho accrnnato piu innanzi alla emotività come causa, €'ftìcien te dell 'aumt>nto pressorio. Il Maranon (La medicin:a libera, anno 7o, n. 359 ) !SÌ è occupato appunt.o dell'errore emozjonaJ.e indotto nella determinazione della pre;ssione arteriosa istituendo ricerche su 62 ammalati ed h a riscontrato ch e in uno stesso soggetto fra la pressione massima rilevata la prima volta che si presen tava alla sua consultazione e q nella rilevata nn paio di giorni dopo v i era una. differenza in meno variante fra O e 60 mmHg. Vero f' che il contingente degli ammalati esaminati fn sopra.tutto di donne di 40-50 anni con dist urbi circolatori ed endocrini, ma ad ogni modo sembra che una influenza sensibile abbia l 'emotività sulla, pressione artflriosa. Mentre un lavoro modera.to non prorlucH nel normalP. modifica.zioni notevoli dell:a pressione massima, lo sforzo può produrre delle modificazioni che piu che per l'ampiezza,, sono rla prendere in considerazione p er la d urata. Uno sforzo anche gra.ve ma. breve produce normalmente un forte a.umento della pressione nmssima subito rlopo la prova, ma il rit orno alla norma avviene t antv più rapidamen te quant.o piit efficiente è il cuore; per gli sìorzi prolungati invece l'eleva?.ione della pressione sarà IDilliO accen t uata, ma il ritorno alla norma avverrà più lentamente. Un cuorn insufficiente risponde allo sforzo con una contrazione ventricolare relativamente meno energica rlel normale e l'aumento pressorio è minhno, può esserf\ nullo e può essere sostituito da un leggero abba,ss~ mento a s~>condo del grado dell'insufficienza stessa. Il ritorno alla no1·ma della cifra di pressione sal"d. tanto piu tardivo quanto meno valide sono le condizioni del cuore. Nella prova statica l'insufficienza cardiaca si comporta con tm abbassamento che, se non è considerevole come entità assoluta, è però prolungato e p uò non av ersi affatto il ritorno al valore della -posizi one clinostat.ica. D ) Mollifica~ioni della p1·M~ione arteri.osa media. - Tutto quanto 1·iguarda. la clinica di questa pressione è stato ampiamente illustrato nei la.vori d i Vaquez e della sua scuola. Già !li è detto delle conclusioni cui sono finora giunt.i q nes ti A.A. Qui basterà schcma.ticam€'nt e ripet.ere ch<', esSPnrlo la pressiont' media, la costante idraulica dell'apparat,o circolatorio, essa. non cambia, con il mutal'e delle condizioni fisiologiche, del seaso, fino a un certo punto anche <l~ll'rtà, e subisce delle modifìca.zioni inse.nsihilì a CA.usa del lavoro ruodl'ra.to. Lo sforzo in un euore norma.le produce una elevazione ttì porhi mmHg-, ment.rc in nn cuore insufficiente tale ele•·azioue sarfl. più se-nsibili'. L 'elP.V<b:.done della pressio.ne media dopo lo sforr.o è> istanh11wa OPi so~_gl't.ti a cuore n ormale, mentre noi cuori insuffi-
SlJL{.I'J PROVE DI AT'rJTUDIXE FUNZIONALE ECC.
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cienti il ritorno a!la posizione d'equilibrio può tssere ritardato per parecchi minuti. E) Modifì('azioni drlla p·ressùme arteriosa mi11.irna. - Vaquez e la sua scuola, con l'introduzione in clinica della pressione media hanno altresì riformat-o il concetto della pressione minima. Secondo questi A.A. tale pressione avrebbe perauto non poco del suo valore. A ogni modo è certo che la pressione diastolica è come quella sistolica susc~ttibile di modifìcazioni per condizioni soggettive, ambientali, ~;tatiche e dinamiche. n Lia.n ha trovato nell'adtùt.o normale le cifre seguenti che ammette come fisiologiche: · a) Adulto medio mruRg 70-80; b) Adulto forte mmHg 90 ; o) Adtùto debole mmgH 65. Il Luisada (Riforma medica, 1925) trattando delle variazioni orarie della pressione arteriosa ha riscontrato nei normali un innalzamento della pressione dia.~tolica durante le ore notturne di 10-20 mmHg. Diminuzione della PMn si ha. nella sudorazione profusa, nell'esposizione prolungata ai raggi solari e nella fatica, stati in cui si b:a vasodilat.azione periferica ed aumento del letto vasale percbè i c;apillari aumentano la superficie di deflusso. Quando l'efficienza ca.rò.iaca. sia ottima, lo sforzo imposto da una prova dinaruica modiftca di poco la P:Mn in piu o in meno; ma se il cuore è insufficiente, la pressione minima dopo lo sforzo aumenta e viene a ridursi la pressione differenziale per il temporaneo abbassarsi della PMx (legge della convergenza di Liau). Ricerche personali. - P er consiglio del prof. Carlo Gamna, Direttore della R. Clinica Medica di Siena, cui va il mio ringraziamento, ho volut-o rivedere con vario materiale clinico la risposta funzionale alle varie prove adottando, per avere nn criterio piu esatto, 1m procedimento fisso. Hanno servito da spunto alle ricerche due recenti pubblica.zioni di Schellong che avrebbe osservato nno speciale comportamento degli ipofisari alla prova statica e la coincidenza di due casi adatti a tale ricerca. in persona di due giovani ricoverate al Policlinico di Siena. Ho istituiw anzitutto una serie di prove su soggetti normali ed ho scelto a tal uopo 25 giovani maschi, dell'età di 21 anni in media, in piena attività fisica e risultati all'esame clinico genm·ale del tutto sani e robusti. Dovendo in un secondo tempo esperimentare su soggetti ammalati e particola.r:mente su ammalati dell'apparato cardiovascolare, ho scelto per la funzionalità. miocardica una prova dinamica unica che, se lt>ggera per i sani, non riuscisse troppo faticosa per i malati. Ed ceco il mio procedimento: I 25 soggetti sani vennero esaminati in cinque riprese ciascuno (complessive· 125 determinazioni) allo scopo di poter st.abilire una media di rilevazioni per ogni soggetto ed ho seguito questo metodo anche per gli ammalati riscontrando fra una rilevazione e l'altra quasi sempre delle piccole difierenze. Le prove vennero eseguite sempre nello stesso locale, l!empre alla stessa ora e nelle stesse condizioni fisiologiche. La temperatura ambiente era di 15° circa e gli esaminandi nstivano tutti una camicia, un farsetto e mutand!! di lana, pantaloni ampi di panno, gambali di cuoio, calze di
902
SUI..LE PROVE DI ATTITUDISE FUNZIONALE E OC.
lana, scarpe p eRanti, n essun copricapo. Gli esperimenti vennero eseguiti nelle ore pomeridiane a cinque ore di distanza dal pasto pomeridiano. Prima deUa prova fu mia cura di parlare a uia.scun esaminando Rpi<>gando semplicemente in che cosa consistessero le prove ste~se e mostrando gli apparecchi allo scopo di ridurre al minimo l'errore emozionante. Una !!elezione potei fare anche a questo riguarrlo scartando dalla prova qualche soggetto che ~ià in posizioM cUnostatica presentava tachicardia emotiva. Le prove cui ho sottoposto t,utti gli esaminandi consistettero n ella rilevazione del polso, d.ella pression., massima e della pressione minima nelle seguenti condizioni. l" Iu posizione ctinosLa.tica (completo rilasciamento mul!colare); 2° In posizione ortost.atica (30" dopo eseguito il movimento di pa.ssa~gio dalla clino alla orto posizione) ripetendo la rilevazione per ogni minuto successivo e fino a tre minuti. 3° Dopo uua prova dinamica (superare quattro ra.mpe di complessivi 60 scalini in 30"; flettere successivamente il tronco in avanti ad angolo r etto sugli arti inferiori toccando con le dita delle mani le punte dei piedi per 10 volte in 30") ripet-endo le rilevazioni per ogni minuto successivo e fino a otto minuti. Per non perdere tempo durant-e la prova dinamica gli esaminandi h anno tenuto il b1-acciale de1lo sfigmomanometro. Por la determinazione della pressione arteriosa mi sono servito di un comune apparecchio Riva-Rocci con bracciale alto 12 cm. usando il metodo a.RcoUatorin di Korotkow. Ho a.pplica.t.o il manieotto Rempre al braccio destro con avambraccio flesso sul braccio in angolo di 45o. Non mi suno valso della deterroinar.ione della pressione media perchè da alcune prove di orientamento eseguit-e mi è risultato che la pressione media determin ata con l'oscillometro Pachon non si modifica nè dopo la prova statica nè dopo la prova dinamica, forse per la sca.rsa entità dello sforzo cui vennero sottoposti gli esaminandi. La media delle rilevazioni dei 25 soggetti esaminati viene riportata in una ta.bella dalla quale risalta. una lievissima diminru;ione delle due pressioni dopo la prova statica e un modico aumento della frequenza del polao, un anment.o sensibile delle due pressioni e della frequ enza del polso dopo la prova dinamica, il ritorno alla norma entro qualche minuto. Stabilito il comportamento norma.le, son passato ad esa.Ulinare vari gruppi di ammalati applicando ad essi lo stesso metodo usato per i sani e mantenendo la stessa prova dinamica con la sola attenuante di permettere, quando le condizioni generali lo richiedessero, lm tempo un po' piu lungo p er compiere gli esercizi indicati e ri.spettiva.m<>ntc 45" p er le scale e 45" p er le flessioni del tronco. TABELLA
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78 74 74 74 130 125 125 125 00 85 82 82 82
SULLE PROVE D I
ATTITUDI~E
FU:"ZIONALE ECC.
903
E d ho incominciato con gli ipotìsari. B e. A111eliu, di a. 15, da Sioua, rico..,·orn.ta dal 24- ll -193 l nl"llu R. Clinica. D ornwsifìlopat.ica d i Siena pP.r a•~A- Celsi generalizzata. Dehbo n.ll!l. cortesia del Direttore rie ll11. R. Clinica Dfllmosifì lopa.t.ica prof. Barl!accinl che qui ringrazio, se ho pot-uto publioare questo caso. Nnll'anamne11i p nrsouale notiamo: fomtzione rit.at'Ciata, retUna.tiRmo ~:~.rticolll.re aeuto 11 12 anni g uf.\r·ito ;;enza esiti, a 14- anni ti· foide complicata ad en cefalite durante la. convalc:>cf•n;r.t.-., dd lu q un le i capelli caddero rovidamente e totalmento, ricrebbel'O 1:1-ncora in sc~uito a. curo sulla regione nucale, poi ricaddero. Mestruata a. 13 anni, di;;menorroicn. D a ll'ull".ima g rn,\'6 mnl11.ttia persiste cefaleu a cerchio, saltuaritt., Clli St>guono vertig ini c qualcht' vo lta vomit.o. L 'esam e obiett-ivo fa. r ilevare: età apparen te maggiore d ella reale, muscoli in buon o stato cii t rofìsmo, adipe m olto abbondante in i;;pecie nll'nddome, a i tinnchi, allo re.gio:•i mt~.rnmaric e agli arti infe riori, cuw florida, mucose \·is ibili rosee. 1\la.nca.n:r.a tot-ale d ei capelli. Polso molle, piccolo, 8'1 11.! 1° ritmico, ug uale, PM:x 102 ·- P~In ~O (RR) A{Jpena acce nnuta una paresi d el facciale desLro . L'esam e d el collo non fa apprezzure a.lternziotù a carico. Torace ampio con spR.IIe a lte q uadrat-e. R eperto polmonare n o rmule. Cuore in limiti. Torù d eboli, ma puri. Addome arrotondato da un denso strato di adipe, trattabile, indolent.e. F egato e milza in limiti, reni impalpabili. Genitali esterni ipopl~<;ici, scarsi p eli al pube, glandolt' mammarie scm'!lam ente sviluppate con piccoli 08.pezzoli e areole ipocromiche. Arti superiori hen proporzionati, arti info1·iori adiposi con leggiero valgisrno d e lle ginocchia. A carico del siswma n ervoso, olt.re a-1 deficit facciale destro già accennato, si n ot-a una leggiera disatria. P s icMtenia. Esame oculare n agat.ivo. L'esame radiologi co craniale conclude per un t-u more endoseli are a. prevalente sviluppo sinistro con altert~.:doni del cavo sellare nei suoi elementi clinoidi anteriore e posteriore di un luto (SfLlotti). Negativo il reperto urinario: negative nel siero di sangue le R. W. ) f. T . R. M. K. R.
Statura cm. 152 - Grande a.perturtl- c m. lo l. Alte:r.za. Rtemale cm. lo. 7 D iametr o wraci(Jo trasve rso c m. 32.2 D iametro toraci<'o anteriore post eriore cm. 22. l; Xifo-epigastrioa n. 18.65; Diametro ipocondriaco traf!verso cm. 31.2; DitUDetro ipOC<Jndria.co ant. poswriore n. 27; F.p igastr io-pubicn cm. 22; Diametro tra.~:werso d el bacino n . 32; Arto super iore cm. 47; Arto infe riore cm. 72,5. Valore del t ronco 46.1; deviaziona: 2-1; Valore d egli arti 11 9.5; deviuzione: -- 3 Tip o co~tituzioilll.le: bruchitipo. Dato il sospetto clinico di n eoplasia ipofisario., ho sottoposto In paziPnte ad una serio di prove funzion ali cardiache secondo il met-odo giù d rscri t to otteuencio d elle rileva?.ion i analoghe n quelle di Schellong in forme clinich P !'Simili.
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904
SUL!,Jo; PROVE DI ATTJTUDJKE FU!'ZJO,.-Al.E E CC
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La tabella n. 2 BE. AMELIA. .; Rllcvazlon.l
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105 100
85
85
80
Pressione rninjrna .............
60
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62
50
50
50
50
50
55
dirnost.ra l'anrlamen to di tali prove o meglio il risultato medio della serie istituita.. Si noti l'abbassamento pressorio dopo la prova static.a, abbassamento che raggiunge un livello notevolménte basso sia in senso assoluto che rela.tivo alla cifra di partenza; il })Olso divieno tlopo la pro•·a st.essa abnormeruente frequente e il rapporto pulsatorio pressorio si modifica scarsamente nei minuti successivi al passaggio <li posizione. T;a prova, dinam.ica venne compiuta nel tempo stabilito come norma limit.e (30" + 30") ed il risultato fu pressoch(> normale. La paziente fu lungamente dcgl'nte in Clinica. Dopo circa due mesi le condizioni soggettive c ohiett.ive erano migliOl'ate: scorupar~;u la. cefalea e il vomito; il peso corporeo diminuito di alcuni kg. , ridot.to l'adipe, aumentata la •ivacit.à psichica, poteva lavorare alcune ore del giorno senza. accusare stanchezza, meglio regolate le mestrua.zioni, sempre accennat.a la disartria. In quel tempo ho ripetuto le prove funzionali miocardiche rilevando un comportamento assai prossimo a. quello normale. n decorso e altre indagini radiologiche istituite in questo interessantissimo caso che i nostri dermatologi banno particolarmente st.udiato concludono per un idrocefalo interno cronieo. Gr. Giseldo.~,, di anni 17, da. Siena, ricoYf>ra.ta in ('liruca Medica Generale dal 15.11.1931.
Diu.'}Msi.: Sindrome di Friilich. N ell 'anamnesi notiamo: m e!'trun?:ioni a. 16 a.ru1i in·f'~olari per ciclo di rit.orno (!l m esi). Molto magra. fino a.ll'€'tà rli 14 anni, cominciò in seguito ad ÌI.IgraJ>Sare sempre più fino ad umentare di oltre 20 kg. il p eso corporeo in poco piì1 di un &llDO. Sente !>posso freddo e non rief<ce a. riscaldarsi; ha sonnol~tna; se non viene disturbata, s i assopisce anche in posizioni non comodo; è sempre ;otanca, spossata.. Negli ultimi tempi ha. notat.o caduta. di cu.pelli. T/esam e obiettivo fa. J'ilevare statura n otevolmente inferiore alla m edia, muscoli, ipo ton ici, adipe molto abbondante specialmente all' addome ai fianchi, alle r egioni mnmmurie e a lle coscie, cute leggermente pallida. P 0lso molle, piccolo, 78 a ll' l "uguale , PMx 100- l'l\1n 58 (R.R.) Negativo l'esame del capo, do! collo, d el toraee . I ton i <'llrdiac i !'Ono d eboli e lontani, non sono appre zzabili altemzioni a cari<'o. L'addome ha un d en so strato di adipe che lo r ende uniforn1ùmc.mte arrotondato. Nulla a carico dei visceri spla.nonici. Gli Ol)ta.ui genitali e;;terni sono ipoplasici con mucose pallide scarsi peli biondi alJ?ube; gland ole mtJ.rnmaric poco svilup paLe con capezzoli scarsamente pigrnenta.tt e piccoli, alle a scelle; sviluppo p ili i ero noJTnalo. Gli arti superiori sono corti, le mani tozze; gli arti infP.riori corti, adiposi, i piedi t ozzi.
906
SULI.E PROVE DI ATTITUDD<E FU.!-IZIONAT.E ECC.
Riflessi cuta nei, rnucofii. e t.:ndin ci t.orpidi, p::;icastenia.. N cf(u.t.i,-o l'esame dell'urina, ne~st.ive n el siero d i sangue le reazion i d i Wassemann e di Meinike. L'esame morfolog ico del sanhru e da un repPrto prcs;ooc},.'. no•·mn.le . Glicemia a digiuno 0.90 °/00 . .:\letubol ismo basa.le : - 4. L'esa.me re.clio logico craniale fa n ota.ra: selhl con dorsurfl e;;C'u.vt•ta, e lo ngata., lamina qundrilater·s 1·iha.ttuta. posteriormt>nte; SclZTli d i h~.rnon~ endo>;olhue (Salot.t l). L'esame oftalmolo~,; ico conferma il sosp.:-tto di lc;;innc ipolìsm·ia. (Mo re lli ). A n t·rop0'111ftria:
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Statura cm. 15(1 - 11mnòe a pertura cm. 1~4; Altezza. sternnle cm. H; Diamet.ro toracit~o t.ra.~ver'So . cm. 24.5; Diame tro toracico ant. p ost.er. cm. 20: Xifo -epignst.ric.t cm. 14; Diametro ipo<·ondr. Trtu;vt': J'!;O cm. 25; Dinmetro ipocondr. unt. po::;ter. cm. 2~; E p i;:.'a.<;trico ·pubicA. cm. 17 ,5; Diametro t ra,.,·erso d e l l>o.dno cm. 25.5; At·to '>llp e riore cm. 45; Arto inferiore cm . 03; Vnlore d e l t 1·onco 24.3 - devi nzic nc : O Valore d o.)!li arti: 108 - clc·vi;tziom·: -· 12 Tipo C'ostit.uzionalo: hracltit ipo.
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n comportamento di questo enso di fronte alle prove funzionali del cuore è analogo al precedente e permette di fare le stesse considerazioni. La paziente viP.ne riesaminat.a clo)!O un paio di mesi durante i quali lta seguito una intensa cura opoterapica preipofisaria e tiroidea. Le funzioni mestruali hanno ripreso; il pl"SO corporeo è dinùnuit.o di 8 kg., n.o:n vi è piu sonnolenza. I .e prove fùllzionali dùl éttore rlànno l.tll r eperto pressochÈ> normale. Ho· esaminato in seguito un'ammalata di mixerlema e una di Bas<!dow, due estremi di una endocrinopa.tia; il mixerleroa era in deciso miglioramento e la. pa?.iPnte aveva ricuperato quasi l'aspetto normale, l'ammalata di Rasctlow nun si prestò alla serie di rilievi iniziati perchè lasciò la Clinica soddisfatta di un leggero miglioramento. In entrambi i casi non ebbi un r epert.o caratterh;tico ed ometto pertanto di riportarli. Avrei voluto (e sarebbe st.at-o interessante) sperimentare su qualche addisoniano, ma non se n'è present.ata l'oc(Jasione. Ho fatto numerose prove sn convalescenti rli malat.t.ie infettive acute (22) seguenò.o i pazienti dal prilllo giorno in cui lasciano il letto fino alla dimissione dalla Clinica. D ei soggetti esaminati 12 erano convalescent.i di 2 -
Giornale di medicina militare.
906
SULLE PROVE DI ATTITUD.L"E
FU);ZJO~ALE
ECC.
pneumonite crupale, 6 di broncopolmonite confluente, 1 di meningo-encdalite parotitica, 3 di scarlattina. Le prove dc~lla funzionalità cardiaca vennero praticate durante i primi cinque giorni dopo lasciato il IHto per una Yolta al giornv (nei primi due giorni fu esegu ita la. s la pron1. !'t.ati<:a) dopo una setthr.a,na (12a e 13• giornll.ta di convalescenza' le proYc fnrono ri}Jetnte dn e volte e finalmente prirua délla dimissione ancora dne volte. A seconrla di'Ila. gravità dèlle m~lat.tic soO'erte dai J>azienti ho rilevato delle dilrerenzc n d com1)ort amt>nto alle pro n~ funzionali. E così mentre nE'i trt> scarlattinosi le modificazioni si discostarono dalhl norma in misura minima, nei sci bronc-opneumonitici si ebbero altera.zioni più cvid(·nti. I convalescenti chf' dettero un reperto pil\ caratteristico, e dichtmo pure, piu grave furono i pneumonici crnvali di cui riporto i C{h'>i più int('l't'~santi. G. F.1t,7ntitJ d i a . 5 L da Sic·nn, rl co, -,,,.HI o in C'l inic~t Mf'dica dall'8 1.19:l2 p(•r pneumoni te crupo.le a loCtllizznziom• bilntt•s·u lc•. Kdl'tmamnesi notiamo; tifoide a ::!2 o.nni, pncurnonit<' a 4<f. nnn i, prof<'ssionc iN<nlubre (RJ1t~zzino) t'lsercitnta fin dalla giovi swznt, nbuso di al<'olit·i. All'in,..rrcsso in (' lioi<·ll. c>ra. E'viclentt> nn focalaio pneumonico asinistrn in c.ampo inferiore; dopo dtH' giorni fu ri.,<'Ol lt l'flto un nno,·o focoltl.io in <'ampo mPCiio d Pstro, T t.•mpemt.um fra 39o. .t0° p<'r SC' Ì giomi; pO I!<O 100-120 al 1° P.:\1X 110-115, P.Mn 60iU mrnHg. Al Ri,·a-Hocci: rf'!<J)iro :~6-48 nl l ' di spnoi<'o: ilprimot<.>nosimnntcnn e lcg-uc rmunte cupo, il 2° tono vihl'llto. in sn uiornnta si cbb~ crisi. La risoluzione fu molto lenta. il respiro conR<'J'\'Ò timhro s<,flinnt<' sui duH focolai per oltre dieci giorni dopo la crisi. ln !$}" g:iomn.ta il pn.zientfl cominciò a 11-wttrsi.
J.a m~o~rlia ilelle rilcva?.ioni pratica.tt' in questo caso rislùta dalla tahrlla ~. 4. TAB~:LLA
C. EuGENIO. -
Convalescente di pne-umonile crupale ..;
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Si nota in t's~a una forte ipott·nsione statica persi~tente ol t re il tempo sbthilito pPr la- prova, ac·c(lmpagnata da ahnorrr,e aumento il.ella frequenza elci pols(l; la proya. òiua.n.ie:~ tlw ,·etme compiuta nf'l tempo di 45" + 45" ha dato un r t>pcrtu rl.i netta inRull'ir.i~·nz:a.. Dopo 13 giorni di con vakscenza, prr essere piu ehhui, dopo 13 giorni ' clacchè il paziente a vpv~ lasriato il h'tto, le provo funzionali segnavano un k)!~d'O n\igliotiin\Nll u dt' II' \'ITì<'i~·nzà ca-rdiaca e in 36a giornata di dè.gehZa, allorchè il pa2-il•nt<' v,•ni,·a dinwsso , il rl"lH'rto della prova ftmr.ionale compiuta nrl tempo eli 30" + ~O" <'ra sodd isfacente. P ermaneva una leggera ipott:'nsione statit'a. TraM~òrsi altri 30 j!iorui ho riveduto il paziente in an•l.Juh~torio ed ho rii"t'Olll rato nunua.li i reperti della prova st.atica e della proYa dinamica .
907
SULLE PROVE DI ATTITUDINE YUNZJOlNALE F.CC.
n. AU•erlo, di a. 45, da Coi!ta.lpino, ricoverato in Clinica :\fedica. dal 28.2.1932 per pneumonite crupale destra. Nell'anamnesi noti••mo: quattro pt-ecedenti pn!"uruoniti; dall'ultima sono trnscor'!li quattro anni. All'ingresso in C'lini ca ara evidente un focolaio in campo inferiore siniBtro. A-stenia profonda. Temperatura pe r cinque giorni fra 38.5-39. 7; polso molle 102-122 al l ' PM'x 1(12, P~rn 60 mmHg al Riva-Rocci: respiro dispnoico 32-40 all', }o tono velato alla ptmta. In 7 8 giornatt~. di malattia si ehhe crisi. La risoluzione fu particolannente lenta e le condizìoni generali del pa'l.iente, per r1uanto migliorate, si mant.flnnero poco sorlisfacenti per mar<'ata a.stl'nia, in(lppetenza, to.~<~e stizzosa, punte fe bbrili serotine fino a aso. P er questi fatti fu !>Cguito un tratta.· mento proteiooterapico. n respiro si mantenne soffi>tnte sul focolaio per circa quindici giorni dalla cri.'!i; in 258 giomA.ta di d egenza il pu;1.iente cominciò finalmente a. levarsi. L e ril.eva.zioni praticate u ei pl'int i ciuque giorni, sintt~tizzat<>. in una media, appaiono (lalìa. tabella X. 5 ·rABELLA N. s
G. ALBERTO. -
Oonmlescente di pneumonite crupa.le
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e costituiscono un reperto simile a quello del caso prcccd<>ute. Ometto per brevità Iii ripetere le considerazioni ~ià. fatte per quPll 'a.ltro. Qm l'andamt'nto clella connt.lesct>nza. fu piu lungo e già a èi!>.t<mza. eli 42 giorni in Clinica, allorchè il pazimte venne dimt>sso, persiste.v a un I'e'Perto eli lieve insufficienza cardiaca alle pr·ove funzionali. l{ivisto il sogrretto in ambul::i.t.orio dopo rlue mesi dalla dimissione, ho notato un miglivJ·amrnto gen erale e tanto il r ept>rto rlol~a, prova statica qua.n to q nello della prova clinamica. app3rivano di poco inferiori alle medie normali. P. Pilippo di a. 21 dn Siena., ricoverato in Clinica. Medica ({al 2.3.1932 per pneumonite crupa.le a localizzazione bila.ter·ale. Dnll'anamnesi notiamo una probabile tifoidea. qnindici anni. All' i.ng re;::so in Cl i· nica. era. evidente un focolaio pncumonico in campo medio destro, dopo due giorni \7pnne riscont.ra.to un secondo focolaio in campo inferio re s inistro. A~t<>n il\ note\o"Oie. T emperatura 39,2-40,4 per cinque giorni; poll:"o 98· Ll5 al l ' , P~Ix 125, Pl\1n 75 mmHg. al Riva.-Rocci, l'espiro dispnoico 40·48 al l ' . I t o ni ca rdiaci si mantennero in principio netti e validi, v erso la crisi il 10 tono s ulla punta si (eee ve lato. In 1a giornata di malattia si E>bbe la. crisi. La ri:>oluzione fu rapida o per qnl\nto iJ r·espiro man tenesse un timbro leg~erment.e soffinnte sni focol~~oi pe r unn.dincina di giorni dalla crisi, si e bbe un pronto ricupero delle forze a untJ. euforia sorldis fncnnti. fn 15" gior· nata di malattia il paziente l~cia. il letto.
908
FUNZIO~ALE
SULU: PltOVE DI A'l"TITUDINE
ECC.
Riporto nella Tabella N. 6 TABELLA N.
P. FlLll'PO. -
6
Com;alescen:te di pnemnonite crupale.
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la media delle rilev-azioni funzionali rlei prtUù cinque giorni di con v:aleSC(•nza. 11 reperto è rli lieve insufficienza . Dopo una settimana il reperto era di poco inferiore alla trH~dia normale e alla vigilia della climissione che avvenne in 25a giornata , era del tut.t.o normale. Ris ulta dai casi illustrati che sono, ripeto, i più caratteristici di una serie rli 22, 0ome l'ipott>nsione ortostatica rih:vabile allo sfigmoma.nomctro rientri nel qttadro drlJe insufficienze cardiache in genere e non possa. essere considerata espressione patognomonica di un gruppo di malattie, st>condo il concetto espresso da Schellong. L'abbassamento della pressione sistolica fu in tutti i casi non inferiore ai 15 u...ruHg, in qualche caso 1·a.ggiunse i 25 mmHg e si mantl'llne in ruedia sui 20. La prova dinamiea fu possibile eseguirla in qualche caso al 3° giorno di convalescenza, n ella maggioranza dei ca-si al 5o giorno, men tre la prova statica fu cominciata fino dai primo giorno. Dopo la prova clinamica il valore prcssorio in nessun caso raggiunse quello della posizione clinostatica. Il polso divenne piccolo e frequentissimo per parecchi minuti, il viso pallido, il r espiro dispnoico, un lieve senso di vertigine insorse subit.o dopo la prova e fu necessario fare. appoggia.re i pazienti al braccio di un inferro..i<ere. I valori più bassi si ebbero nei convalescenti di pmeumonite crupale e fra questi particolarmente quelli che andarono soggett.i alle forme pili gra \i rwr estensione del processo morboso e per alt•a tossiemia. Dobbiamo ammettere in tali ca<~i che la fibra miocarclica subisca un'alterazione tossica astenizzan tc transit.oria per lo più, e che le pneumoniti a ripetizione inducano nel miocardio dcUe vere e proprie lesioni degenerative con ipotensione pern1anente. H o esaminat;o 12 fra cardiopazienti e ipertesi. n i essi 6 erano affetti da insufficienza mit.ralica pma, 2 da vizio doppio mitra.lico, 2 da insuffici<-n za mitro-aort ica., uno da ipcrtcnsione essc>nziale e uno da ipertensione renale. In alcuni di qu esti pazienti non ho potuto eseguire molte prove funzion;.~.Ji a causa delle condizioni di scompenso circolatorio piu o meno gra vi. l\Jj sono pertan to liw ita.to a poche p rove nei primi giorni dopo l'ingres1:0 in Clinica ed ho rilevato delle m~·di e per ciascuno. In queste medie è evidente un abnorme aumento d<>lla. fr<'q uen za del polso sia dopo la prova statjca ebe dopo la prova dinamica e un comport a.mento della pressione arteriosa ch e ha la caratteristica di un·ampia pressione differenziale in posizione
909
SULLE PROVE DI ATTITUDL"ffi FUNZIONALE F.CC.
l
clinostatka. con una convergenza delle due prr.ssioni estreme dopo la prova ctinamica. Di questo gruppo di pazi-enti riferisco su quelli che clinicament-e e smche soggettivamente erano esen ti da s~crni di scùmpenso circolat,orio. · C. Oltvaldo di a. 21 da Castelnuovo; ricoverato in Clinica. Medica dal 2.4.1932 per tubercolosi renale, insufficienza. aortica. e stenosi mitra.lica. 11 Nell'anamnesi notiamo: bronchite nell'infanzia, crescenza stentata; reumatismo articolare acuto o. 15 anni, nell'adolescenza costante astenia e inettitudine a lavori di qualche entità, facile dispnea allo sforzo. Negli ultimi tempi sono apparse coliche renali con urine emorragiche e per questo si presentò in Clinica., quivi si trova. che il soggetto è portatore di una insufficienza. aortica associata a stenosi e insufficie=..a mitra.lica.. lnoltre si palpa. il polo inferiore del Nne de'ltro globoso e dolente; piuria., ematuria modica., cilindruria, bacilli di Koch numerosi nel sedimento uri.na.rio. La cromo-cistoscopia. con iuda.co carminio o cateterismo degli ureteri fa rilevare una ulcerazione tubercolare del fondo vescicale in corrispondenza. dello sbocco ureterale da~tro. Prima del trasferimento in Clinica Chirurgica. dove venne poi opers.to di nefrectomia d E>.stre., ho eseguito tre volte le prove flmziono.li del cuore in questo soggetto che non presentavo. alcun sintomo di iruufficienza. all'esame fisico. ~ella t.abella n.
7 TABELLA N. 7
C. ·osv ALDO. -
bumtficienza aortica e stenosi mitralica ...; o
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ripùrto la m~dja di t.ali rilevazioni che fUI·ono di n et.t.a. insufficien;r,a cariliaca e specia.Jrnente in SE:>guito aUa prova dinamica. S. Innocenza di a. 72, da. Siena, ricoverato in Clinica ~iedice. dal 28.2.1932 per reumatismo articolare acuto con endocardite. _ Nell'~mamnesi notiamo: reumatismo articolare acuto a. 64 a.nni cui residuò dispnea allo sforzo e ta.chicardia, coliche sa.turnine negli a.nni successivi ril~:~ribil i alle. professione esercitata. di tipografo. All'in~o in Clinica venne riscontrata una endocardite reumatica in atto con flogloSl poliarticolari ancor vive. Scomparsi dopo una cura salici! ice. le ntamente i fatti articolari, il paziente rimase lungamente degent.e per e:;iti deformanti articolari e per lo stabilirsi di una insufficienza. mitra.lice.. I n 35a giornata. di malattia il paziente cominciò a levarsi: i fatti articolari erano regrediti léggermente, il reperto cardiaco evidente. Non scompenso circolatorio .a.ll"esa.rne fisico. Dopo alcuni giorni praticai una prima prova. funzioru~le del cuore con il metodo solito cot\Cedendo il tempo di 45" + 45" per la prova dinamica; ua. secondn. prova. feci il giorno successivo; altre due prove una settima.nt~. dopo.
910
SULLZ: PR0\"1!: DI AT1' I'l'UDI:SE FU!'IZIONAI.E ECC .
La media di queste quattro rilvvazioni appar<' nt>Ua t.abt'lla. n. 8 con la. cara,tteristica. di netta insufficienza. TABELLA N.
S. IN :SOCENZO. o
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S . Alessandro di a. 54, da Siena, ricoverato in Clinica Modica dal 3L.3.1932 per ipertens ion e e.-<senzia.le . N ell'},J.namnt?si notiamo; n<>gli ultimj qnnttro anni disturbi riferibili a. intossicaz.ione saturnica (il p. è ope t·ai o presso l'<>fficina del gas). All'ing r es.«o in Clinica s i r isconLra: ipertens ione arteriosa di alto gt·ll.do 235115 (R.R. ) Mcc ntuazione del 2° tono aortico; non sono rilevahili alterazioni seterose at-toriali fJ('riit•richo c del sist.cma cardio aot·t.ico, nè d ella fmtzione r enale .
S ella ta.hl'lla N . 9
N. 9
TABJo~LLA
S. Au:sSAND.&o. ..;
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riporto iJ comportanwnto Ili quest.o itwr teso alle J)rove funzionali del cuore. J ,a, carat tt'l'isl ica di tale H'llerto è rappr(•sentfLta da una cert.a. rigidità dei v:llori prcs~;ori alk du._> })l'OYe mPnt.re la frcqnenza del polso~ del tutto normn.lP. P. Emilio di n. 20 da Colle Vn,l <l'Elsa, ricoverato in clinica medica. dal 15.2. 1932 p or glome rulo nc frite M llttt ililiu.<~t\, iportons ione renale . Nell' anamnesi: nulla ili notevole fino all'nttale rnala.t t ia che bt\ iniz.io brusco con dolore lilla. loggia renoJe sinistra, f~1bbre, emat.uria, dopo alcuni giorni di tregua nuo,·a. pousseè feb· hrile, dolore alln loggìn. re nale destra, forte ematuria, stato generale grave . All' ingresso in Clinica. si notava. un valore elevato de lla pressione arteriosa 165-95 (HR) polso dicroto, tono aortico vibrato o. caudato; si palpava bene sia. il rene dl'ntro che il sinisLro, ua po' ùo ltmti; rep erLo urinario di glomerulo nefrite con alt.a llllbumim.inurio. ( 30 ~ 0 ) . Lo, cromocistoscopia con l.a prova. dell' indaco carminio ed il catcteri:::mo dc~l i meteri con l'esame comparutivo chimico roiorosco-
zo
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SULLE PROVE DI ATTITU DINE li'UNZIONALE ECC.
pico delle urine prelevate da ciascun bacinetto permisero di rilevare una. doppia nefropatia. Tras<'orsi quindici giorni e diminuita. notevolmente l'albuminuria e l'ematocilindruria, scomparsa la febbre e il dolore locale, p<>rmaneva una presBione art.eriosa elevata (155 /85), un polso discretamente duro, con accenno a dicrotismo, uno sdoppiamento ne( 2o tono aortico, ipostenuria.
I 1e prove òPlla funzivnalità caròiaca iniziate in 15a giornata, diE-dero una media di rilevazioni che ri110rto no!la tabella N. 10. T AB E I.LA N: 10
P. EMILIO. -
Grrwmerulo-nefrile di fjusa, ·ipertensione renale ..; ., c
.::
Ril6\'Q7.ÌOU!
o
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3'
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90
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3'
5'
8'
90
90
78
94
Pressio n a massima ............
160
150 150 150
150
155 152 150 150
Pressi ono minima. .. - . .... _...
85
80
so
95
90
Polso
•••
o
•
o
••••••
o
••• o
••••• o
•
95
98
85
80
so
Abbia.mo in questo caso modifìcazioni da insufficienza caròiaca di lieve entit-à , ma significative. l;o stesso paziente riveduto dopo un mese dalla diwissione in ambulatorio pn•sr.ntava un amm·nto rlell 'iperten~iùne con sindrome rU glomcrulonefrite cronica ecl anche le prove funzionali cardiache davano un rerpert.o eli netta in~ uffieknziL, pur sc·nza che ~i riscontrassero segni fisici di scorupenso circolatorio. CO~CL "C8IOXE .
Scopo delle mie ricerche è st.atu di riassunwre quanto allo stato attuale si convsce flulle prove funzionali del cuore nella l>ratica clinica. Ho pro· spettato i facili errori in cui si può ca.òere nPlla. \TalutazionP di e::;se sia per difetto di tecnica sia anche più per la na.tnrale fisiologica variabi· lità dei repetti cardiovascolari in dipendenza ili fatti che b isogna cono· scere, prevedere e di::;criminare caso per caso. Stabilit.o un met<,do per sintesi dai numerosi descritti con qualche mowfi<'azione personale, ho rilevato anzitutto su soggetti giovani normali e n<.>lle migliori concEzioni di efficienza fisica la otuva funzionale fisiolo~ica. Per la. neerssità di av· plicare IJOi ai soggetti mah~ti la st~sAa prova dinamica adottata per i sani ho dovuto limita.re in quPsti la richiPsta di lavoro. •\vrei potuto con un lavoro l>Ìl1 intenso, con uno sforzo più tenace per 1a prov.:~ dinamica saggiare meglio la risposta funzionale dPll'a.ppara.to rar<1iovascolare nel normale; ma la stessa prova sard.1he stata inapplièa.bile ai soggetti debilitati che ho scelto p er le mie espcriellhe coll!parative. Se la prova dinamica: fu leggl:!ra per i sn.ni, lo stesso non può dirsi per gli ammalati uhe per sostent!da dovettero n~cessariamente impegnare le forze di riserva del cuorE> rlando un saggio sufficientemente probat.ivo della !Jropria potenzialità cardiaca e delle condizioni di stato nel
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SULI.E PROVE DI ATTITUDINE FUNZIONALE ECO.
proprio apparato circolatorio. Dall'entità dinamica della prova risulta anche un criterio di valutazione della insufficienza cardiaca. Una volta stabilita la maniera con cui il cuore normale risponde allo sforzo e stabilito altresi il comportamento del cuore insufficiente, è fa-cile attua-re una gradazione dello sforzo richiesto per avere una risposta. funzionale proporzionata allo sforr.o stesso. Ciò ch e è di capitale importanza in questi casi ~ eli procedere prima al rilievo su soggetti normali. Ma un 'altra ragione c'è p er la quale bo preferito una prova dinamica leggera. a una intensa. T.a ragione dell'allenamento. In un soggetto non allenato la risposta allo sforzo (> ditTerente che in uno allenato. Le modifìcazioni
indotte dall'allenamento nel cuore normale hanno un aubstrato anatomofunzionale fì~io1ogico, ma un cuort! che raggiunge l' insufficienza per un lavoro woderato che dovrebbe r appresenta,re it miniruum energetico compatibile con la vita atti va e per il quale esist.b un allenamento costant.c! si trova nelle stesse condizioni di chi ha superato il limite che la cvstituzion e individuale irupone all'allenamento stes~;o e deve far macchina indietro per ritrovare il proprio equilibrio. Sicchè mentre p er i sani una prova dinamica piu forte può •lare la misura di una maggiore capacit.à funzionale per virtu di allenamen to, p er i malati di insufficienza cardiaca. invece una prova dinamica leggera è particolarmente adatta per saggiare la misura dell'insufficienza stessa e tanto piu grave sarà l'insufficienza quanto piu leggera sarà la prova dinamica capace di rilevarla. Nei casi piu gr avi ba-sta la prova ortostatica a rivelare l'insufficienza, poichè nessuna prova dinamica è attua.bile. Ho riscont.rato in due casi di sindl'ome ipotìsaria anteriore un comportamen to an::tlvgo a quello osservato da Schcllong, comportamento che riguarda la l:lola prova sta.tica (abbassament,o notevole) ma che non ba un significato s peciale e si inquadra nella risposta funzionale delle insufficienze. ~on è stato possibile per ragioni indipendenti dalla mia volontà sperimentare esaurientemen te su altri endocrinopat.iei. In un n umeroso gruppo eli convalescen ti di malattie acute ho trovat.o alle due prove, statica e dinamioa, una risposta funzionale di netta insufficienza; insufficienza temporanea e gradualmente~ r apidamen te ove più ove meno risoltasi con il migliorare delle condizioni generali. In un gruppo costit uito da vizi ca,rdiaci senza, scompen so circolatorio ho ottenuto un reperto tipico. E sperimenti su soggett.i ipertesi essenziali non h anno dato un reperto caratteristico rilevabile e differenziabile sostanzialmente dalla norma, mentre in un iperteso rena.le g-rave banno rile vato u11a latente insufficienza carcliaca. AUTORIASSUYro. L 'A. dopo una rapida l'assegna dei m etodi d'esame funzionale del mioca.rdio, discute sul valore da attribuire a lle singole prove e s ulla interpret-azione clinica da do.re alle modificazioni cardio-vascolari indotte dalle prove stesse, descrive il met.odo adottato per stabilire un tipo di modificazione normale sperimentando s u soggetti so.ni; r iporta q uindi i tipi di moclificazioni rilevate su endocrinopazienti, convalescenti di malattie acute, cardiopatici e iper tesi, mettendo in evidenza lo caratteristiche dei singoli gruppi e l'utilità clinica. delle prove esperite.
• SULT.E PROVE DI A'l"l'I't'UDINE FUNZIONAT,J:.: ECC.
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CASISTICA CLINICA SCUOLA D' APPLI CAZIONE DI SANITA :MI LITARE GABINETTO DI TRAUMATOLOGIA
CONCREZIONE CALCOLOSA IN APPENDICE INFIAMMATA Dott. f mlllo Dubbl·osl, ma.gg~ore medico
I reperti di corpi estranei provenienti dall'esterno e fermatisi nell'appendice; quelli di concrezioni rndiovisibili come leg~ere ombre per formaziolli originatesi in sito nell'appendice (coproliti); quelli di v-eri calcoli appendicolari formatisi intorno a corpi estranei giunti nell'appendice dall'esterno (com'è tra gli altri il caso riferito dal Busi di tm pallino da caccia rivestito di sali calcarei, rinvenuto nell'appendice), o di calcoli radiovisibili format isi per deposito di sali calcarei intorno a massctte fecali indurite (coproliti) sono oggi innumerevoli nella letteratura medico-radiologica. Riguardo alla preSlmza. di ombre radiovisibili a carico dell'appendice, bisogna tenN conto delle vere c proprie infilt razioni calcar·ee dell'interno della cavità app<>ndicolare e di quelle manifestazioni più rare di calcifica.?.ione delle pareti appendicolari stesse: qnesw infiltrazioni quando si rivelano radiolog-icamentc hanno l'a,<>pctt.o che ricorda in parte laforma del lume e del corpo a.ppendicolare poichè tali lesioni non sono di solit o circoscritte a focolaio unico ma hanno una diffusione più o meuo estesa. Ma oltre cbe a ca.rico dell'appendice, la presenza di un'ombra calcolosa nel quadrante inJcriorP def!tro dell'addome, è oggc·tto di dia.gnosi differenziale di sede e di natura., diagnosi, anche usufruendo di tutti i mezzi acoof!sori di ricerca, spesso molto difficile. Solamente la radiografia stcreoscopica, eseguita però quando si è insieme pra.ticato tm mezzo di indagine complementare (vario secondo le esigenze cki va.ri casi: pielografia ascendente o discendente, replezione del grosso intl.'stino con un mezzo opaco o trasparente) può in qualche caso di maggiore difficolt.à dare la ri:<posta decisiva. Infatti ancl1e le radiografie fatte in posizione ortogonale riescono a fare loca.lb1zure geometricamente l'ombra opaca in un determinato punto, ma non sempre permettono la localizzazione precisa dell 'organo che è sede dell'ombra anomala riscontrata: si tratta di organi di -piccolo volume (ure1.(•re, appenclice) od anche di o:rgani che possono subire spostamenti n(•1Ja loro topografia o nella loro c•:o;tcnsione (gruppi di linfo glandole addominali) o di organi del tutto mohili (a.ppondice, intestino ed annessi) . Perciò stabilita l'esistenza ili una concrezione calcolosa nel quadrante infN'iore destro dcll 'a.d<lome, occorre determinarne la sede e con questa i ra.vport i, p('r fare la diagnosi di natura, essendo noto che vari sono i r<'pNti di piccole formazioni radio-opache nell'addome per cause patologirhc di varia uatnra e di vari organi. L '<'sa.me clinico del malato orienterà le ricerche per precisate la diagnosi, ma spesso, spl•cie nelle forme, che sono le più comuni, di appc-
CONCREZIONE CALCOLOSA IN' APPENDICE D1FlAMMATA
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diciti che durano da l111ngo tempo, i reperti clinici pur co.nfermando la possibilità diagnostica di un'appendicite, mostrano che il processo o si è esteso o si è complicato, e concordemente la sintomatologia in qualche caso è cosi dubbia che non lascia con sicurezza porre la diagnosi tra appendicite ed un processo di natura e di sede differente: cito ad esempio i procesRi a. carico del gruppo glandolare ileo-cecale. P er l'appunto in questi casi nei quali la sintomatologia cliniea non ha u.n valore assoiut.o e nei quali esistono pur fondati motivi per ammettere l'esist~nza di una appendicite, è interessante distinguere tra appendicite ed a.ffezione del tratto ileo-cecale e del gn1ppo glnndolare omonimo. Inoltre l'esito di u.n proceRso infiammatorio a carico di tali glandole può essere (secondo il Coordiner con una percentuale notevole: lfi % dei casi) la calcificazione glandolare. Anche qnesta evenienza complica la diagnosi, poichè col reperto radiografico è relativamente facile stabilire l'esistonza di questa calcificazione o concrezione calcolosa, ma ò molto difficile stabilirne la sede. Ma olt re questi casi nf:'i qu~tli si tratta di affezioni di organi in istret ta. vicinanza di ra.pporti anatomici e funz ionali e nei quali non è neanche raro il trovare una compartecipazione del processo nei vari organi, sono citati nelle letterature turb<' urinarie quali esponenti principali di infiammazione che si è visto all'atto operat.ivo risiedere nell'appendice. Tipico a proposito è il c:'aso riferito dal Dano: la radiogntfia di un bambino il quale soffriva di ematuria. pollachiuria e tcnesmo vt'scka.le, rivelò la presenza di un'ombra opaca nello stretto superiore del bacino a. destra: all'intervento operativo ri~nltò trattarsi di un caleolo appendicolare. In molti c~J><; i l' immagino radiologica, coll'ombm si rilcv:L in segu ito ad u.n esame di orientamento s ull'addome. ::;enza l'irnpiC'go di alcun mezzo di contrasto. In ogni caso biwgna essere sicuri che l'ombra opaea non proviene da cause non patologiche o da cause facilmente amovibili e perciò si praticherà prcventivamente un accurato clistere di p1Jlizi<t per essere ~ icuri dell'allontamento di scibalc· feca.li indurite o dt' gli evrntuali coproliti cbe possono dare ombre racliovisibil i. Per casuali condizioni, la dimostrar.ion<> dell'ombra calcolosa 1mò essere, Sf:'nz~L alcun artifìr.io faci litata, dalla presenza occaf;iona.lc di raccolta di ga.s nell'intestino. Limiteremo la. dh;cussione dell'argomf'nto alla questione che c'intcressn., riferendoci all'oss<'rva?.ione ili un ca.'lO cl ini co di concr('zioue cal· colosa in appendic.e infiammata. Tutti gli element.i diretti ed indiretti, anatomici e funzionali a ca.rico dell'appendice e del tratto ileo-CN!ale, utili ai fini dia.gno:;tici, si po~s ono avere dall'osserva.zione radiologica con mezzi di contrasto opaco (cli!>ma e pasto barico), faccn·do ripetuti ed accura.ti ('f:a.mi ra.dioscopici e radiografici, eventualmente contrassegnando la concrf'zione m~lcolo:a con un filo metallico fissato estcriormf'nte in corrispon<h'nza della n•gione int<'ressat.a. n ca.')o clinico che riporto è stato oggetto di psame e cons(•cutivamente d'intervento operativo nel Reparto Chinugia drll'Os pcdale militare di Firenze. Le ricerche radiologiche relative furono <'Sf'g\litc nel Laboratorio Radiologico dello stesso Ospeòah' .
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CONCREZI ONE QAJ,COLOSA IN APPENDICE INJ!'IAMMATA
Il soggetto ò un soldato di Sanità F. C. della classe 1909. Fu ricoverato il 16 novembre 1930. Nella storia personale del soggetto vi si trovano degne di rilievo solo le notizie di pregressi fatti dolorifici a carico del quadrante ·inferiore destro dell'addome, iniziatisi circa 5 anni fa e ripetutisi intercorrentemente con intervalli varii di alcuni me.'ii. Le crisi dolorifiche che duravano 3-4 giorni erano sempre accompagnate da febbre e da coprosta.si. Negli intervalli tra gli attacchi del male il soggetto non soffriva alcun distrurbo né generale né intestinale. Al momento del ricovero in Ospedale, richiesto per un nuovo attacco dolorifico, l'infermo si presenta in buone condizio1ù generali ed in lieve stato febbrile., con addome leggermente meteorico, dolente anche spontaneamente in tutto l'ambito dei due quadranti inferiori ma con maggiore intensità. in quello di destra. Tralascio per brevità di riportare i risultati delle ricerche di Laboratorio e quelle dell'indagine clinica, e mi limito a rife rire solo quello d'interessante che dal lato positivo fu riscontrato. D opo qualche giorno di degenza, l'infermo che aveva avuto alvo chiuso, ebbe una scarica. di feci putride; da allora la sint,omatologia dolorifica scemò notevolmente; era così possibile anche da una palpazione superficiale rilevare nel quadrante inferiore destro una tumefazione di conformazione presso a poco ovalare, delle dimensioni di un uovo di gallina a grande asse diretto in senso quasi parallelo alla piega inguinale a circa tre dita. trasverse al disopra di questa., tumefazione che per quanto apparisse localizzata profondamente nello addome, cioè addossata alla parete posteriore di a questo, tuttavia presentava limiti abbastanza netti, superficie regolare; la sua consistenza era duro-elastica.. Alla tumefazione, che non era particolarmente dolente alla pressione, si potevano imprimere discreti moviment·i di spostamento nel senso longitudinale; gli spostamenti nel senso t rasversale erano quasi impos.r;ibili. Un primo esame radiografico eseguito dopo un clistere di pulizia mostrò la presenza di una concrezione calcolosa, di configurazione irregolarmente ttilmgolare, ad aspetto stratificato, con strati esterni più radioopachi in confronto rli quelli interni (Rgrafìa n. l ). L'ombra opaca si poteva localizzare rispetto alla linea mediana del corpo lateralmente all'ultimo segmento della colonna lombare. Da un consecutivo esame radiografico praticato durante un clisma opaco non si ebbero particolari segni di alterata conformazione a carico del colon: il cieco appariva nella. sua. sede normale, uniformemente riempito del mezzo opaco, Radiografia n. 1. normalmente configurato. Anche la pressione esercitata sulla tumefazione (contrassegnata da filo di piombo fissato sulla parete anteriore dell'addom e ) e gli spostamenti passivi indotti sulla tumefazione stessa, non procuravano alcuna. modificnzione apprezzabile deJlla configurazione del colon. Lo sfìntere del Varolio si mantenne continente durante tutto il tempo dell'esame. Consecut ivamente fu eseguito un esame radiologico servendosi del pasto barico, seguito ne l suo p assaggio attraverso il tubo gastro-enterico. Nulla di n otevole p er a.spotto e funzi ono a carico dello stomaco e de l duodeno. Nonnale per tempo e p er aspetto il passaggio attraverso il tenue. Si notò solo che il tempo impiegato pe r raggiungere il cieco, fu prolungato alquanto oltre la norma: la testata. delia colonna bat·ica riempì completamente il cieco dopo chca 7 ore da.ll'ingestione del pasto barico. Fu importa.nte seguire ra.dioscopica.mente questo pa.ssag~o nel tratto dell'ansa ileo-colica. All'esame . del soggetto giacente sia supino che bocconi, non si vedova nettamente t·ieropita l'ansa terminale dello ileo, e solo di tratto in tratto si vedeva un piccolo rivolo di sostanza opaca passare nel cieco. Anche dall'esame delle radiografie eseguite a soggetto in posizione verticale ed oriz.zonta.le n el tempo in cui si era iniziato il passaggio del pasto dall'ileo nel
CONCREZIONE CALCOLOSA IN A.PPF.NDICE INFIAMMATA
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cieco, non si riusciva a vedere disegnata. l'ansa. dell'ileo ma. di questa si poteva seguire il decorso dalla. disposizione regolarmente allineata. che avevano assunto piccoli ammassi di sostanza radio-opaca, che dimostravano l'aspetto della detta ansa. soggetta. a compressione che ne spezzettava il contenuto nei periodi nei quali l'intestino era. rilasciato. Cercando di vedere anche in questo periodo l'influenza che esercitavano gli sposta.menti passivi della tumefazione (specie quelli verso il basso) sulla massa barica contenuta. nella parte che veniva a corrispondere all'ansa. terminale dell'ileo, si notava che a questi sposta.menti in basso corrispondeva un allontanamento della massa. barica. Le profonde inspirazioni ed espirazioni non dimostravano limit.azione di mobilità. del cieco. J.'aspetto del cieco non presentava caratteristiche particolari: la progressione della colonna barica mostrò solo un notevole ritardo nel passaggio attraverso il colon distale. Malgrado ripetuti esami in varie incidenze, l'appendice non fu dimostrabile radio logicamente. Fu posta probabile diagnosi di concrezione calco.losa. in appendice infiammata, tenendo conto de lle notizie anamnestiche che parlavano in favore dell'esistenza di un processo appendioitico ricorrente, della. forma e della sede della tumefazione addominale, dei rapporti che essa assumeva con l'angolo ileo-cecale e della stretta relazione che detta. tumefazione assum eva con l'angolo ileo-cecale (Vedi Radiografia n. 2). Eseguita. l'operazione per procedere all'appendicectomia, si trovò una tumefazione con una vasta. zona di aderenze medialmente al cieco e p•-ecisa.mente tra questo e l'ultima porzione del tenue. La tumefazione che ero irregolarmente allungata era rappresentata dall'appendice grossa. e tumida, che presentava due rigonfiamenti bene palpabili, dei quali il più grosso era situato verso la ba.~ di impianto ed il più piccolo verso la. punta. della appendice. Liberata dalle aderenze, si esegui col termoca.uterio la a.<;porta.-
zione dell'appendice, affondandone il moncone. Dopo aver peritoneizzato il mesenteriolo e la porzione infero-posteriore del cieco si riparò la. ferita. delle pareti addominali. L'appendice asportata. fu sezionata: si trovò alla. sua base d'impianto un calcolo dell'aspett{) esteriore fecaloide. della grandezza di una. mandorla, costituito di sali di calcio. Il decorso operatorio fu del tutto no•·· male e seguito da guarigione.
Radiografia n. 2.
n quesito <liagnostico nel caso esaminato, anche eliminando dalla discussione la possibilità di un calcolo ureterale (poichè gli esami mlativi ed i segni clinici lo escludevano) e perciò limitando la diagnosi differenziale ad un campo più ristretto, offriva non pertanto notevoli difficoltà, per stabilire esattamente la sede delL't concrezione calcolosa. Anche senza passare in rasse#!Ila tutte le cause che possono dare origine a formazioni radio-opache nell'addome dei soggetti maschili (calcolo urinari, calcoli epatici, coproliti, floboliti, calcificazioni di glandole linfatiche neseraicbe e della parete dell'addome, calcoli peritoneali, appendici epiploiche calcificate, cisti di varia natura ed origine, calcificate, ecc.,) e volendo limitare il nostro esame alle lesioni che possono più frequentemente dare un tale reperto nel quadrante inferiore destro dell'addome, per la diagnosi difierem:iale non si può fat'e a meno di prendere in considerazione le più comuni affezioni che possono dare tm reperto che può servirei di guida per la. diagnosi differenziale del nostro ca.so. Un quadro abbastanza caratteristico per aspetto, per sede e per dist,ribuzione è quello offerto dai fleboliti, ombre radio-opache che compaiono
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CONCREZlONE CALCOLOSA IN A'PPE!'i'DICE !NFIA.MMATA
per Io più nell'ambito del})iccolo bacino. Ma essi si presentano con l'aspetto di piccoli e multipli calcoli rotondi od ovali a contonri regolari, a densità omogenea, disposti frequentemente lungo la zona interposta tra la spina ischiat.ica e la branca orizzontale d·P.I pube; molto spesso essi si riscontrano bilateralmente, con l'Mpetto di essere disposti su tm'unica direttiva sui dne lati. I.1e maggiori difficoltà per una diagnosi differenziaJe, i fiebolit i possono generarle con la calcolosi uretcrale: quando, esistendone le indicazioni in base alla sint.omatologia clinica, si fanno le ricerche speciali con i mezzi di contrasto sulle vie urinarie, le radiografie in incidenza adatta e specialmente le stercoradiografie, serviranno a complt>tare la diagnosi. Nel nostro cago la grandezza, la form~t, l'::tspetto, l'unicità della concrezionli' Jacevano el'cluderè trattarsi di f:leboliti. La mancan:r.a assoluta di ::;intomatologia obiettiva e snbiettiva a carico dell'apparato urinario, nonchè l 'a~petto e la forma della concrezione caJcolosa., contribuh·ano a fa.rne escludere la localizzazione nell'urctere. Si poteva pensare a.lla calcifica7.ionc delle glandQle mesenteriche, uno degli esili a.i quali vossono andare incont ro tali ~landol~ qnando sono sede di un'affezione specifica (per lo più la tubercolo,.i). TI reperto di una calcifica.r.ione addominale non è p+>rò facile - anche con l'esame radiografico che pur rappres<mta a tale riguardo il più predso m.-zzo d'inda-gine - rif<>rirlo senz'altro ad una localizzazione delle glandole meseraiche. I dubbi che insorgono in casi simili non trovano grande confort(J neanche daU'oss<'rvazione dei segui obiettivi e subiett.ivi locali, come si verifi.cava appunto nel nostro caso, poichè questi segni sono inconstanti e quasi sempre comnni ad altre affezioni addominali, delle qnali anche nei particolari riproducono la sintomatologia.. Questa. difficoltà diagnostica è maggioro noi casi più rari ma egualmente numerosi di affezione a localizzazione primitiva nelle glandole meseraiche, mentre la diagnosi è in certo modo fa.cilitat.a nei ca.si che sono secondari ad affezione specifica, facilmente dirnost.rabilc, dell'intestino o degli altri organi addonrina li. L'aff€'zione si può manifestare in modo a.cuto, con ~t.tacchi intercorrenti od in modo subacuto. La forma acuta si ma.nifesta con forti dolori, febbre, segni d'irritazione peritoneale, pre-:entando perfettamentfl il quadro addominale di un malato di appendicite. o di ulcera duoflPna.le o di colecistite. Fella magl[ior parto dei calii i dolori sono local~zzati nella regione della fossa ileo-cecale. Praticando l'esamfl locale- del malato, si percepi::;ce una. tumefa_r,iont> a ~; upcrfi cie non re_golare. più o meno spostabile secondo che hn. sede nel mest•nl ere o nel rne~orol ()n. nrande ainto all'ontt•rpret~tzioM dei reperti loca.U è portato dall'e~a,mc _gen<>ral<· del mala.to, pot<>ndosi in t-al modo inquadrare nel quadro clinico genera le del SOI-!,!!<'1 t o la. lesione loca.lc. L'os~<f'rvaz ion e dell'l}abitul', delle condizioni degli altri organi ed apparati, ddle conclizioni attuali dt>lla nutrizione in relnzione a qnEille abituali, l'esame (kll'andarrwnto deUa tempe1·atura le reazioni biologiche, sono molto utili per avvicinarsi aU'esa.ttezza della. diagnosi. li GEBREu; in proposito consiglia di riv~dere con particolare ri~ard~ perchò d<'St ano SPmpre sospt•tto, tutti i casi nei quali si è fatta d1agnos1
CONCREZIONE CALCOLOSA JN APPENDICI': INFIAMMATA
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di appendicite cronica 1 quando i soggetti sono afft>tti da aff<'zioni specifiche in atto o già l'pente e cicatrizza-te delle !dandole C<'rYic~ li. Similmente la stessa osservaz ione gt>n<'rale del soggetto moRtra., nelle forme che simulano un'appendicitt', che il m alato in gt'n<'re non ha un aspf'tto così grave come suole av<'rlo nell'appendicite acut a ed anche in quella ricorrente, e che, se si tratta di attacchi intercorrPnti, que;;t i nello forme di origine glandolare hanno un decorso in genere ad t>voluzione più lenta che non negli attacchi a.ppendicitici. Certo è clH~ frequenti sono gli ('1TOri ùia.gnost ici con a lt re affezioni, delle quali si dimostra la vera natura in st-gnit o a.gli intt·r>f'nti opE'ràtivi per n.ppendict•ctomia.. D D avidovitc cita due casi rl<'l g<'nrre: uno di essi op1•rato per appendicite acuta, mostrò che l 'appE'ndice era del tutto indenne: e:>isteva una tumefazione nel mesf'nt(~re riferibile ad un proC('sso glandolarc, tumefazione che inci<>a diede esito a materia le puriforme nrl qual P. si ri<;coutrò il bacillo di Koch. I .'altro ca.<so, n<' l qual<> s'int Prwnne pPr una. forma di appendicite cronica, pre!>enta.va nna tuowfa:l.ioue di origine t!'laudolare del mesentere, loutana drtll 'appendice. Si è insistito stù quadro dt'De atl\•zioni spceiiiche dello glandole mesemiche, percbè tali affezioni non sono rare e perchè esse vanno frequentomente incont ro a calcificazione. n Gchrels ritiene in propo~:;ito che ,, h dimostra.zionn di glandole calcificate riE'fiOO in un gra.n m•mNo di ea>~i, anche in qtwlli re>latiYamente reC("nt i ». Ciò che interessa appunto agli effetti del nostro studio. I calcoli perit oneali che in seguito a tali proc11Ssi si possono onglna,re, possono avere varia ;;edo ma con gra.ndc frNtn<'nza si localizzano n ello parti bas.·e dei quadranti inferiori doll'addomc e nell'ambito del b acino. Essi, se talora possono mentire per la loro sede la localizza,zione particola.re di un calcolo in uno degli organi contenuti nelle dette regioni, hanno la caratteristic.:'t di presentarsi come ombro non mai a piccoli fo· colai unici, ma a zone irregolari per forma e per aspetto, essendo formati da nuclei più opachi riuniti in una mass~~ di minore opa.cità, ma.-;sa che è formata da tcs~; uto a struttura c dPusità non omogenea: nell'insieme una tale ombra dà spesso l'idea di un agg-lomera.to d i ombre div(~fSI:.'. n più spesso queste concre?.ioni peritont.>ali 80no fisse, ma sono numt•rose lo osserva,zioni di simili concr<'zioni mobili, nt>l ::;('nso che la loro f<eùe può variare attivamente o pa~;s ivamente e ciò in grado mt~ggiort'l o minore secondo la mobilità della quale gode normalm<>nte l'organo che è S<·de delle formazioni calcolose stesse. Queste poRf<ono <.>Ss<'fo a.nchl' N;pre. 8iont• radiolog-ica rli una forma.zione pla~>tica mùcificata prritom'alr in S<'gnito a p~·ritoni te Rpccifìea. localizzata. Ma la peritonite tuberrolar(', SJWt:ÌP la. forma fibrosa., come <LUChc 1a tubercolosi ileo-cecale, si distinguono difficilnwnt e dalle forme specifiche delle glandole meseraichC', e si pnò dire uno dl'i pochi dcm1~ nti di:;tintivi, che si rit ro,·a peraltro solo IH~i casi che dMano da l ungo kmpo, è costit uito dal fat to che la t ubercolosi il<lO·CI'Cale finisce col provocare una stenosi più o meno grave del tratto int.f'stinaJe aO:dt.o, ffi<'ntre che l a. malattia delle glandole mcsen teriche di soli t o non iuftnisoo sulla c~Lna lizzazione intestinale.
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CONCREZION~
CAL COLOSA IN APPENDICE INli'IA.MHATA
Un processo del t utto analogo al precedenl;(> è quello che si verifica nelle glandole linfatiche della parete posteriore dell'addome, e che può portare egualmente a depositi calcarei od a vere calcificazioni glandolari. Esse si presenta.no con un quadro non caratteristico per sede perchè la affezione può a.versi a carico di ognuno dei numerosi gruppi di glandole linfatiche dell'addome (gruppo delle iliache estorne, ipogastriche, iliache, lombari, sacrali), nè caratteristico per aspetto, presentandosi tali ·opacità come delle ombre più o meno irregolari, più o meno grandi, a contorni poco netti, a deru;ità non omogenea, talora mostrando nel loro ambito dei nuc.ki di maggiore calcificazione, in modo da dare all'ombra. come un aspetto spugnoso. Nel nostro ca~o l'a~petto radiologico dell'ombra calcarea non consen1iva, di rif1•rirne l'origine ad nna gla.ndola linfatica calcificata. Infatti si aveva un'ombra unica a limiti netti ad aspetto chiaramente di concrezione calcolosa, mostrant-e un nncleo formato da sostanza abbastanza permeabile ai raggi c delle st.ratifica.zioni concentriche intorno al nucleo, fatte da sostanr.a la di cui radio-opacità. si poteva ritenere pari a quella dei sali di calcio. Caratteri qut•st i, ben differenti, come si è villto, da quelli delle calciJì.car.ioni dPlle glandole linfatiche. L 'aspetto su descritto della, concrezione calcolosa, orientava nettamente il giudizio diagnostico verso l'rsi!"tenr.a di un vero ca.Icolo appendicolare, formatosi, come d.cl rl•:;to è il modo quasi comune di loro forroa.r.ione, iutorno ad un coprolilo. Inoltre, concordemente a.lla sintomatologia. clinica, si trovava nell 'esame mdiolo~ico ancora. ·una conf<'rrna per la diagnosi di appendicite, nel fa.tto della mnncatu, im•zione appendicolare col pasto e col clisma. barico.
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N'ella. presente nota, dopo avere esposto il caso clinico di un malato nel quale la radiografia mostrava la presenza di una concrezione calcolosa nel quadrante inferiore destro del!'addome, concrezione che dal· l'intervento operativo fu dimostrata 1m calcolo appendicolare in appendice infiammata, si fanno presenti le difficoltà per una diagnosi djfferenziale di sede e di natura delle concrezioni calcolose del c1uadrante inferiore destro dell'addome. AuTORIASSUNTO . -
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BIBLIOGRAFIA. Die appendicuùtche. isolierte M esenterialdrii8on-tuberkulese und ihr SchikBal in weit.eren Ve'l'laufe. Bei t. z. Klin. Chi r. 192i. DA.NO. Calcul appendiculaire. Jotunal de Rad, et d'Electr. N. 5. 1931. DAVIDOVlTC. Contribulion' éi l'ètude de la tuberculose cles ganglio-ns mèsenteriques. Presso nlèdicalc. N . 73. 1926. G~::mmLS. Die Me.~enterùlidriison-tuberkulose. Deut. Mcdiz. \Voch. N. 41. 1919. St:TRERLAND. Shadows of calcified areaa in the bony pel1>-is. Radiology, III. BAGC. -
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S. 69. Sulle for mazioni opache che si ·ri.scontrano nell'addome con parli· colare riguardo alle cisti dermoidi ed alle cakificaz·ioni della milza. La Radiologia ~lcdica.. Fa..c;c. 4. 1930.
V ALLEDONA . -
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OSPEDALE MILITARE DI MILANO Direttore: tenente colonnello medico C ARrtiELO lANNI ZZOTTO
LA CALCIO-TERAPIA NELLE AFFEZIONI POLMONARI ACUTE D ott. Flaminio C8pelll, sottotenente medico
La t-erapia calcica. ha acquistato, soprat utto in questi ultimi anni, una importanza veramente straordinaria. Le sue indicazioni si sono andate roan mano estendendo, dalla medicazione ant iemorragica, che è la più antica, alla antispasmodica, alla antiinfettiva., ecc. Ricorderò brevemente quelle che si possono considerare le più recent i applicazioni del.la. terapia calcica nei vari campi della patologia; informandomi specialmente alle segna.lazioni fatte dal L.event. Fra le applicazioni antiemorragiche sono da ricordare : la. melena dei neonati, le emorragie persistenti di origine chirurgica e ginecologica, le malattie del sa.ngue, come la porpora e l'emofilia. Per la sua azione antispasmodica il calcio viene utilizzato nella tetania. cron ica e postgravidica, nello spa~mo della. glottide, ed anche come preventivo degli iJ;teidenti della puntura lombare. Sono state pure ooDAigliate iniezioni endovenose di soluzioni concentrate di cloruro di calcio contro i vomiti della gravidanza e cont ro diverse diarree acute e croniche. L 'Ba.a!è, inspirandosi alle analogie bacteriologiche esistenti fra il bacillo di Koch e il bacillo d i H ansen, ba. tentato un trattamento calcico della. lebbra. Egli si serve, e sembra con buoni risultati, di iniezioni endovenose di 150 cc. di una soluzione al 2 % di cloruro di calcio in due serie di quindici iniezioni, separate da quindici giorni di riposo. n calcio è stato pure utilizzato per combattere la colica saturnina (Bauer; ecc.). Tale terapia venne sperimentata con buoni risultati anche presso la. clinica del lavoro di Milano. Alcuni autori pensano che i vantaggi che ne derivano siano in rapporto col fatto che il piombo può fissarsi stabilmente nelle ossa e la somministrazione di calcio faciliterebbe tale fissazione (il Teleky consiglia iniezioni di gluconato di calcio alla dose di 10 cc. pro die, di una soluzione al 10 %). Altri pensano invece che il calcio agisca nella. colica saturniua semplicemente come antispasmodico. Ritengo ora opportuno esporre con qua lche particolare i tentativi compiuti da diversi autori nel campo delle affezioni polmonari acute. Fin dal 1 893 un medico inglese, il Combie, si st'rvì dei sali di calcio come cardiotonici nella polmonite. Nel 190'i il calcio fu usato, pure da autori inglesi (Stephens, Cree, ecc.) nelle polmoniti con iusuffici('nza del mioca,rdio. Nel 1 921 Arnstein e Schl<'s inger r ichiamarono l'attenzione sul sinergismo dei sali di calcio e della digitale. Il SodoYina poi 11el 1926 ha notato che le iniezioni di cloruro di ca-lcio iu soluzione al 10 %, associato s-
GioYnale di medicina militau.
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LA CALC!O-l'ERAPiA Ni;:r, r.B AFFEZlONf ECC.
alla digitale, nella pohnoni t~ franca, portano ad una defervescenza rapida, in poche ore, con una risolu?Jione totale del processo infiammatorio in 4-6 giorni. Il Girard pe nsa a tale proposito che il calcio possa eRsere utile nella polmonite anche per le sue proprietà antifiogh;tiche; per le quali viene usato nelle pleurit i. Egli h a raccolto 14 osservazioni: si tratta in genere di polmoniti franche e i risultati o t tenuti sono ver-amente soddisfacenti. L'Autore ha notato che il calcio agiscE' benevolmente sullo stato generale del paziente, determina una defervescenza completa o quasi alla prima o alla seconda iniezione - ta,le influsso è meno n{'tto nelle broncopolmonit i - e infine at,tenua palese mente i segni fisici. Notevole anche il fatto che la diuresi subisce un aumento. In un caM di congestione polmonare l'effetto fu dei più netti. In due ca~ i di polmoniw allo stadio di epat.izzazione grigia, il calcio non ebbe influenza sulla evoluzione fatale, che si compi in 24 ore. In altri due casi fu pure inefficace: nel primo vi fu una ripresa febbrile che non s i è potuto s piegare, nell'altro si trattava di un etilista. Un'ampia casistica viene riferita dal Kaffler, il quale prende in COtli>ide razione varie malattie dell'apparato respiratorio: difterite, polmonite, bronchit-e, ecc. La nota azione ant,iessudat.iva e antispastica del calcio, spinse l'autore a tentarne l'uso in un caso disperato di stenosi difterica. n successo fu tale che egli se ne servì in a.lt ri cas i consimili, sempre con felice risultato. In molti piccoli pazienti la calcio-terapia ha potuto evitare l'intubazionc o la trachcotomia. P er ciò che riguarda l 'uso del calcio n ella polmonite, il Kaffler dice che esso era quasi del tutto dimenticato in Germania, quando venne di nuovo raccomandato dal Korbsch nel 1929. Il Kaffier ha adottato sist ematicamente tale t erapia in tutti i casi di polmonite e broncopolmonite con buoni risultati; egli consiglia la duplice somministrazione di calcio per via orale e per via parenterale. Interessanti sono pure i dati raccolti dal Kayser, il quale esamina la situazione attuale della t erapia della polmonite. Per ciò che riguarda la siero-terapia, basandosi soprattutto sui risultati di una inchiesta. promossa dalla Dtsch. mcd. Wschr, egli ne mt>tte in evidenza le incertezze. Vi è chi usa sieri polivalenti e chi invece monova.lenti; alcuni poi considerano la siero~terapia come una protcino-terapia a..'!peeifica . n Kayser riferisce quindi 18 casi di polmonite trattati col calcio associandovi impacchi alla P riesnitZ', espettoranti e un infuso di digitale. Anch 'egli osserva che l'andamento della malat'tia assume in seguito a questa cura un carattere benigno, e riconosce che l'azione antipirettica e antiessudativa del calcio appare tanto più evidente quanto più presto si inh:ia la cura. Già dopo lo prime somministrazioni di calcio i segni fisici fanno riconoscere un avviamento alla risoluzione del processo pneumonitico. Quando la t erapia viene iniziata in seconda giornata si ha in genere la ct·isi in quarta giornata. T.1a crisi appare abitualmente dopo tre o quattro giorni di t erapia calcica. Qualche volta la risoluzione a.vv(mne per lisi. L'a utJre osservò pure in alcuni casi la scomparsa dell"espettorazione. Oosì accadde in una polmonite centrale che, sospesi gli impacchi e gli espettoranti, fu tmtta.t a semplicemente con calcio e digitale; io pochi giorni ossa si risolse senza traccia di espettorazione. In nessuno dei ca~i tra.ttati rwguirono complicazioni.
LA CALCIO-TERAYIA NEI.LE Al'F'EZIQ:-;1 ECC.
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*** In base ai dati suesposti, ho pensato di sperimentare tale metodo di cura delle affezioni polmonari acute, presso i Reparti di Medicina dcll'Osperlale Militare ili Milano. Seguendo le indica.zioill degli autori, ho p1·aticato iillezioni endovenose di una soluzione al 10 % di gluconato ili calcio, alla dose di cc. 10 pro llie. Contemporaneamente però al trattaml'nto calcico, vPnnero somministrati ai pazienti dei cardiotonici (infuso di digitale, inieziotti d 'olio canforato, ecc.) e qualche volta furono usati revul:>iYi locali. Ho così raecolto dieci osservazioni fra polmoniti franche, bront:opolmoniti e Wl ca,<;o lii cong1•stione polmonare. Tutt(> in giovaill fra i vE-nti e i ventun'anni. I risultati pii1 brillanti si ebbero in due soldati della 3a compagnia tli sanità {vedi casi I, Il) nei quali si pot(} fare una diagnosi tempestiva di polmoni'te franca e iniziare la cura in seconda giornata. Conformemente a quanto riferiscono il Ginnù ed altri, ottenni in questi casi una defervescenz~L rapida con tma proporzionata diminuzione della frequenza del polso. Anche i fatti obbiettivi locali e il dolore si risolsero rapidamente. In uno di essi', si era anche notata la presenza di un piccolo vt>rsamento pleurico cbe si ria.ssorbì spontaneamente in pochi giorni. Nel solo caso ùi congestione polmonare il risultato fu plll'e soddisfacentissimo. La temperatura cadde per C'risi subito ùopo la. prima Imt•zione di calcio; scomparvero in ventiquattro ore anche i fatti ol>biettivi, il dolore toracico o l'espettorazione. Per ciò ciH' riguarda le bToncopolmoniti dirò subito che i vantaggi furono meno evidenti. Due casi di broncopolmoillte a tipo influenzale, in soggetti alqu!tnto clPperiti·, non parvero per nulla risentire dei benefici dE'Ha calcio-terapia, che in uno di essi non poté impeùire la formazione di tlll empiema che condusse rapidamente a morte l ' individuo. In altri due casi la terapia calcica è stata istituita parecchi giorni dopo l'iillzio della malattia e non si ebbe alcun va.nta.ggio. Qnando però si intervenne non oltre la t rrza o quarta giornata, si ebbero buoni r isultati (veili caso TII). Riferisco ora alcuill fra i ca.si più tipici. to CASO - Soldato Zanon·i Otello, 3"' Compagnia sanità.; 21 anni, c.~mcriore da 5 anni. A. F., il padre morì di polmonite all'ett\ ùi ~O anni. Due fratelli morirono in tenera età. Un fratello è attualmente am1ualo.to ùi pl,•urite. Null'a ltro di notevole A . P. R. P olmonite a. sette armi. Non bevitore; modico ftunatore. A. P. P. Due giorni or sono in pieno benossero ò stato colto da ft~bbre e levata, preceduta da brivido. Dolore puntorio doll'emitomce s inistro. Da. ieri la scarsa tosso con espettorato fibrino·ernatico . AJvo stiptico da clue giorni; diuresi regolare. E. 0., 5 febbro.io 1932, soggoJtto tl.ormotipo. Cute ùi colorito rosl'o. Panicolo adiposo ben conservato. Muscolt•tura tonica. I mpalcatura scheletrica r r-l"{ola.re. Lingua pa.tinosa, arida. Apparato respi1·atorio: f. v. t. lievemente rinforzato alla base dell'emitorace sinistro. Nella zona di proiezione dol lobo inferiore sinistro si nota. ipofonesi spiccata.; ascolta.toriamente si p ercepisco un respiro netta mente soffiante. Nulla. a carico d el rimanente ambito respin\torio. A carico dell'apparato cardio·vascolo.re s i nota: aia cardiaca nei limit i; toni cupi su tutti i focolai di ascoltazione. Polso frec1nrnte ( 120) ritmico. R espiro 36. T o. 38,8. Pre;scrizioni: infuso digita le, iniozioni olio ct~.nfot·ato, iniezioni calcio.
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LA CALCIO-TERAPIA NELLE AFFEZIONI !.':CC.
H 6 febbraio 1932: T 8 37, l pf('scrizioni: id. id. Il dolore che il paziente avvertiva è completumente cessato, il polso s i mantiene in rapporto con la temperatura (88). R. 26. L 'espettorato è ancora fibrino-ematico. Obbietti~·amente si nota. un ac· cenno alla. l"isoluzione del focolaio polmonaro. 7 fe bbraio 1932: T 8 37 P. 72 R. 22 il focolaio polmonare è quasi completamente risolto. Condidizioni generali del paziente ottime. 8 febbraio 1932-: T" 36,6, sospesa l'iniezione di calcio si prescrive infuso di poligola. 20 CASO - Soldato Sandr-i Ferruccio: 3& Compagnia di sanità; 21 anni, di professione bracciante A. F., la madre sofferse di polmonite. Null'altro di notevole. A. P., il giorno precedente al suo ricovero fu colto da febbre alta., dolore dell'emi· torace destro. toRse con <>carso escreato, cefalea. Alvo diarroico. diuresi re,;rolare. E. O., soggetto di robusta costituzione fisica, ben nutrito e sangui.f icato.-Lieve cianosi al volt-o. Lingua impaniata. Nulla. a carico dell'apparato circolatorio degli organi endo-addominali. A carico dell'apparato respiratorio: nella metà inferiore dell'emitorace destro ipofonesi che s i trasforma in ottusità alla base; soffio bron· chia.le in corrispondenza della zona ipofonetica con qualche rantolo inspira.torio sotto-crepitante F. V. T. aumentato. 18 aprile 1932 To 39,7, P. 95, R. 35, prescrizione: iniezione calcio, infuso digitale, iniezioni olio canforat-o. 19 aprile 1932 T o 39,5 P. 90. R. 32, prescrizioni id. id. 20 aprile 1932 T o 38,5 P. 56. R. 24, sempre presento soffio bronchiale ecc.; sospeso infuso digitale. 21 aprile 1932 To 37,1 P. 60, il paziente accusa. notevole miglioramento. 22 aprile 1932 To 36.7, sospese iniezioni calcio. Dopo alcuni giorni il soffio bronchiale è scomparso, la ba.w del polmone destro espande poco durante i movimenti respiratori. •
3o C ASO. - Soldato Sim.on~tti Gi1MP.pp~>., Savoia Cavalleria, 21 OJ')J)l. A . sofferse in tenera età d ei comuni esantemi dell'infanzia. L'attuale malattia ebbe inizio tre giorni or sono; fu colto da intensi brividi di freddo seguiti da rialzo termico notevole. Attualmente soffre d 'insonnia, cefalea dispnea, dolore alla base dell'emitorace destro. E. O. Soggetto normotipo. Cute e mucosa visibili rosee, panicolo adiposo in buono stato. Impa lcat1.1ra schelet-rica regola-re. Lingua impaniata umida. Toraco: ampio, simmetrico. Ottusità alla base dell'emitorace d estro sino all'angolo d ella scapola. F. V. T. conservato. Rantoli a piccolo bolle prevalentemente inspiratori. Nulla a carico degli altri organi ed apparati. 30 aprile 1932 T 0 39,3 (ore 20: 39,9) P. 100 = R. 34, si percepisce qualche rantolo anche alla base di sinistra. Prescrizioni : iniezioni olio canforato, inie?.ioni calcio, infuso digitale. l maggio 1932 T 0 38,8 (ore 20: 39,6) da ieri sera subdelirio continuo. 2 maggio 1932 To 38,8 (ore 20: 39,8) continuo subdelirio. Tinta del volto ten· d ente al cianotico. 3 maggio 1932 T 0 37 P. 96. R. 46, espettorato più abbondnnte, ruginoso. L'ammalato è uscito dallo f!tato di subdelirio; compaiono rantoli di rit-orno. 5 maggio 1932, reperto polmonare quasi normalizzato. La temperatura ~i mantiene subfebbrile per qualche giorno ancora; pure per qualche giorno persistono rantoli alla ba.<>e dell'emitorace destro.
P er ciò che rigua.rda il meccanismo d 'azione del calcio, abbiamo già accennato piu sopra come gli sia universalmente riconosciuta un'azione coadiuvante della digitale, come cardiocinetico. n che non sarebbe sufficiente per spiegare l 'efficada del calcio a modi· ficare, n el suo complesso, il quadro clinico della polmonite. Viene anche riconosciuto al calcio un potere antiflogistico che agirebbe qui in quanto, per la diminuita essudazione, il processo edematoso può >enire arrestato (Chiari; Rotolin).
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LA CALOIQ-TERAPIA NELI.E
AFFEZIO~'"l
ECC.
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Hamburger e altri banno pure riconosciuto al calcio la capacità di esaltare il potere fagocitarlo dei leucociti. n calcio a.gisce poi certamente come sedativo; il che ha molta importanza sia per il senso di tranquillità da cui viene a essere dominato il malato, sia p<'r l'efficacia che può avere nel combattere i deliri febbrili. Ricorderò infine la. nota teoria dell'Ebrlicb che mette in rapporto la polmonite lobare con un stato di ipersensibilità aspecifica del sistema vasale, provocato da processi infettivi di varia natura; il Lauche inoltre considera la polmonite lobare come u1;1a vera e propria reazione anafilattica. Tale suggestiva interpretazione, osserv.a giustamente il :Messina, sebbene non esente da critiche, potrebbe forse anche in questo senso giustificare l'uso d el calcio nella polmonite. In conclusione, sia in ba-se a quanto riferiscono gli autori come per quello che io stesso ho direttamente ossen-ato, si può senz'altro affermare che la calcio-terapia è assai utile nella cura delle atiezioni polmonari acut~ . Tale utilità è sopratutto evidente nella polmonite franca, quando s'intervenga. tempestivamente; cioè nei primi due, tre giorni di malattia. Vi sono per6 delle forme bronco-pneumoniche, impiantatesi in soggetti anche giovani, ma particolarmente deperiti, che assumono un andamento assai grave. In questi casi la somministrazione di preparati di calcio si è mostrata ineffi.c~. riferisce dieci casi di aff~'zioni polmona.ri acute trattati con inie zioni endovenose di gluconat.o ùi ca.lcio. T ale terapia si è mostrata sopratutw efficace ne lle polmoniti franche, quando !!i è intervenuto tempestivamente; cioè n ei primi due o tre giorni di malattia. _ AuTORIASSUl!'o'TO . -
L'A.
BlBI.IOGRAFIA. TheAmflric. ~fe<.lic. J ourn. ( ll aprile 1931). CHIARI e JANUSCBKE. Are. F. Exper. Path. (1911, vol. 65). COMBIE. Pra.ctitioner (aprile 1893). CREE.- Brit. Med. J. (s. 1175-1907). GIRABD. Bulletin CMnéral d. T e rapeutique ( 1930). HAMBURGER UND HEOKMA. '"Biochcm. Z. {Bd. 9 1908). KAmE:a. - Medizinische Klinik (1930 - 45). LYSER MUNCH. IvlEDIZIN. Woch. (1931 n. 5). KORBSCB. }:l. K. (1929 - 37). LEVENT. Gazzette D es Hopita.ux {27 maggio 1931 ). MEYEB. - Ther. Gegen {1930 - 7). MEssiNA. - Federazione medica (n. 4- 1932). RoYSEE. Veutsch. Med. Wocb. {1931- 5). RoTBLIN. Z .. exper. Med. {70,5 - 6 H). TELE:KY. - M. M. Wochen. {27 febbraio 1931). BAUER, SALTER, AUB. -
MEDlCINA LEGALE MILITARE
LE ARITMIE DEJJ CUORE IN RAPPORTO ALLA IDONEITÀ AL SERVJZIO MILITARE Dott. Vlrginio De Bernardinis, tenente colonnello medico
LE DISPOSIZION I DI LEGGE.
I Nuovi elenrhi delle im]Jerfezioni e delle infermità 1·igua1·danti l'attitttdine fisica al servizio milita1·e, sanciti con R. decreto del 26 settembre 1930, portano fra le cause di riforma il blocco del cuore completo ed incompleto, insieme con l 'angina di petto, con i vizi valvolari organici del cuore e con le malattie dell 'endocardio, del miocardio e del pericardio, riuscite ad esiti insanabili di qualsiasi grado (art. 75, El. A). Sono indicati dist.intamente i distu.1'hi funzionali del cuorr, di ogni specie e natura, purchk gravi e permanenti, dopo il periodo delle rivedibilità negli iscritti di leva e, nei militari, dopo infruttuosa cura e licenz e di convalescenza, che pos~;ono durare fino aJ termine della ferma di leva (art. 76, El. A). Fra le infermità che limitano l'idoneità al servizio militare sono comprese le nevrosi cm·diache, accentuate e persistenti. che non raggiunga.no il grado d'inabilità (art. 9, El. B). Dunque con questa nomenclatura., necessar iamente concisa e generica, le aritmie, quali esponenti di disturbi: della eccitabilità e conducibilità cardiaca, quando non siano a corredo d i cardiopatie altrimenti definibili, possono 1 nei diversi casi, dar luogo a. tre ordini di giudizi, a seconda che s'immedesimino nelle così dette nevrosi cardiache, o siano comprese nella più vasta. indicazione di gravi disturbi funzionali d 'ogni specie, o determinino un blocco del cuor? completo o incompleto. P uò dirsi che nessun punto della medicma legale militare offra maggiori difficolt.à e metta a più dura prova l 'a-cume e la preparazione tecnica dei periti, per obbedire a disposizioni, le quali tendono n <'l miglior modo ad adeguare i provvediment.i alla diversa entità di un medesimo genere d i dissesto. È infatti cosa ben ardua stabilire con esattezza - per forme che sfurpano da modalità costituzionalistiche o contingenze tossiche fino ai più gravi stati morbosi - ove incominci una apprezzabile riduzione della idoneità al servizio militare e ove si stabilisca una assoluta inabilità temporanea o permanente. Per ridurre le possibilità di errore occorre fondare la propria determinazione su criteri rigorosamente scient ifici, dimostrandosi spesso fallaci quei metodi superficiali d'esame che prescindano dalle progredite acquisizioni in qnesto capitolo intricato della cardiologia, la cui dottrina finora consolidata è in gran parte di recente definizione.
LE ARil.MIE DEL CU ORE ECC.
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BREVI BICORDI DI AN ATO?tUA E DI FISIOLOGIA. P er intendere il vario significato delle ari tro i~ e valutarne l'importanza ai detti fini, non può essere superfluo ricordare sommariamente alcune nozioni sugli ordegni promotori e regolatori del ritmo cardiaco. P er lungo tempo si è discusso se l' impulso all'attività ritmica fosse una funzione del sistema nervoso, oppure dipendesse da condizioni e stimoli intrinseci e se la conduzione peristaltica dell'ondacontrattile, con il regolare succedersi degli stati di contrazione, espansione e riposo dei diversi segment i del muscolo cardiaco, si fact•sse per la via dei n ervi o per quella delle cellule muscolari. Siffatti contra~ti fra. la. teoria neurogena e la teoria miogena, che possono dirsi non ancora definitivamente risolti, in passato traeva.oo origine da comuni osservazioni, come l'influsso del sistema nervoso sui cambiamenti fisiologici dell 'attività del cuore, che, rispondendo ad emozioni psichiche, modifica la frequenza delle sue pulsazioni, onde Aristotile ne aveva fatta la sede den·anima ed ancor oggi, nel linguaggio figurato, esso è il nobile organo delle passioni. P er contro era st.ato osservato fin da Galeno che il cuore staccato dal corpo continua a pulsare per un certo tempo. Con opportuno trattamento il cuore isolato degli animali a sangue freddo può continuare a contrarsi per intere giornate e quello di animali a sangue caldo (del gatto, per esempio) fi no oltre un'ora. Era dunque innegabile che le condizioni dell'attività ritmica risiedessero nel cuore, indipendentemente dai nervi che lo mettono in rapporto col nevrasse e la cui azione non poteva essere che accessoria. Così era lungamente pre·v alsa la dottrina ha!Jeriana, essenzialmente miogena, fino a quando, fra il 1844 e il 1852, REMAR:, LUDWIG e BIDDER non ebbero scoperti nella rana i gangli intracardiaci, mentre già era stata affermata la funzione centrale dei gangli del simpatico. Risorse allora con apparenza di maggiore fondatezza la teoria neurogena., cui conferirono miglior credito le famose esperienze d i STA:-i~tu~ , il quale nel 1852 osservò che, se si applica una legatura al cuore della rana fra seno e orecchietta, il seno continua a pulsare e l'oreccbietta e il ventricolo, dopo un breve tempo d'arresto, riprendono a battere con un loro proprio ritmo più lento e indipendente da quello del seno. Invece, con una legatura fra orecchietta e ventricolo, il seno e l'orecchietta continuano nel ritmo normale ed il ventricolo, dopo una pausa di varia durata, torna a pulsare con un ritmo suo proprio. Parve che il ganglio di R emak, situato a livello del seno venoso, fosse il centro automatico dei movimenti ritmici del cuore e che il ganglio di Bidder, in corrispondenza del solco atrio-ventricolare, fosse come un motore accessorio di natura riflessa, che entrava in azione per l'eccitamento della seconda legatura sulla sua. sede, mentre il ganglio di Ludwig, nell'ambito del setto interatriale, avTebbe avuta un'azione inibitrice. Ma questa nuova dottrina neurogena non resisteva a!Je critiche dei sostenitori dell'avversa concezione, i quali obiettavano che le contrazioni ritmiche del cuore sono manifeste fin dai primi giorni della vita embrionale, quando nell'organo non vi sono affatto elementi nervosi, che la velocità di propagazione dell'onda contrattile è troppo
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lenta per ammettere che avvenga per via nervosa, che infine sezioni interessanti le connessioni nervose non impediscono il progredire della. contrazione, e frammenti di cuore, anche piccoli, conservano, per virtù intrinseca alla fibra muscolare cardiaca, la facoltà di battere ritmicamente in adatte condizioni di esperimento, senza dire che i gangli ner· vosi del cuore, essendo di tipo simpatico, non potrebbero presiedere a.d una. funzione essenzialmente motoria. Non pu6 essere qui il caso di seguire con ulteriori specificazioni l'interessante dibattito. Attualmente è noto come sia in netta preva.· lenza la teoria miogena, ma non per le accennate eccezioni negative, che trovano forse equivalenti controdeduzioni. Difatti non solo nei primi giorni di vita il cuore è privo di cellule muscolari, ma con le dette se· zioni non vanno distrutti gangli microscopici e fibre nervose, che si trovano distribuite diffusament.e nell'organo. Inoltre in alcuni movimenti, come quelli della. deglutizione, la conduzione nervosa è assai lenta. La vera ragione di prevalenza invece risiede negli studi embriologici ed anatomo-fisiologici che banno condotto alla identificazione nel miocardio di fasci e di nodi di speciale struttura, cui sarebbe commessa tutta la funzione eccito-conduttrice. Una volta si credeva che le orecchictte e i ventricoli fossero separati da<< un deserto di tessuto connettivo))' ma già nel 1876 PALADINO descriveva, nel cuore umano e di altri vertebrati, il fascio muscolare che da.gli atri si continua ininterrottamente ai ventricoli e che ora va col nome di His junior, il quale lo riscoperse dieci anni dopo. Tale fascio è costituito da elementi che ricordano le fibre cardiache embrionali, di maggiore eccitabilità automatica e di più lenta conduzione. Esso si continua in alto col nodo atrio-ventricolare, descritto da TA WARA nel 1906, e che trovasi nel solco interauricola.re, vicino alla inserzione della valva destra della tricuspide. Decorre nello spessore del setto interventricolare, suddividendosi nelle due branche di destra e di sinistra, che si arborizzano in una fitta rete di ramuscoli terminanti nel reticolo sotto-endocardico di Purkynie, che tappezza le pareti delle cavità ventricolari. A livello dello sbocco della vena cava superiore, nell'orecchietta d€'stra, vi è il nodo seno-auricolare o sinusale, identificato nel 1907 da KEITH e FLACK, che circonda l'orificio del vaso e si estende in basso per circa due centimetri lungo il solco marginale. I due nodi, come il fascio e il reticolo, sono costituiti anch 'essi da cellule muscolari di tipo embrionale e posseggono numerose fibre e cellule nervose. Tutto questo insieme di elementi costituisce il cosi detto sistema speC"ifico del c1wre, che ne governa il ritmo. L 'impulso nasce nel nodo sinusale P si estende «come un 'onda liquida n simultaneamente e con uguale velocità, di circa un metro per secondo, attraverso la museo· 1atura delle orecchiette, ove, secondo alcuni AA., non pare vi sia.no fibre specializzate di conduzione, mentre per altri risulterebbe dimo· strata l'ipott-si dHlla SJ>('cificità funzionale dei diversi fasci di mu.scola· tura, che dal seno si irradiano alle diverse regioni delle orecchiet.te (1). (1) L. CO:<DOI<ELLJ •
Fisio/qui,z e .lle<iicino, fll8('. IO, 1930.
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LE ARITMIE D EL CUORI<; ECC.
Lo stimolo quindi raggiunge il nodo atrio-ventricolare e. si propaga al reticolo di Purkinje, attraverso il fascio di Paladino-His e le sue branche in circa 6 /100 di secondo. Questo tempo è in maggior parte impiegat o ad attraversar e il nodo atrio-ventr:icolare. Sembra dunque che i miogenisti abbiano r agione, in quanto sarebbe un particolare t essuto muscolare di più accentuata eccitabilità automat ica a dominare i segmenti più torpidi, il cui ritmo rimane latente in condizioni normali. Ma con ciò non rimane spiegata l'intima essenza, forse non perseguibile, del fenomeno, nè può dirsi ad esso estraneo l'elemento nervoso, riccamente distribuito in tutte le parti del cuore ed in modo speciale nel suo sistema specifico. F ra le incertezze tuttavia. sussistenti, ora si afferma con notevoli consensi la nuova teoria che metterebbe l'attività. miocardica in dipendenza di uno speciale ormone cardiaco. D sistema nodale elabora difatti particolari . ostanze atti ve~ le quali, se anche non sono state ancora isolate, pos~ono tuttavia essere elassificat~ fra gli ormoni, ormoni ela.borati nel 11ito stes~o dove essi debbono agire ed a qn!:'.st.a attività endocrina s arebht> do,·nta. la rt>golarità del ritmo e la perfetta successione delle va.rie fasi della rivoluzione cardiaca (l). Ad ogni modo questi richiami gen(•rici. sebbene appena. accennati, già eccedono il mio limitato programma. Occorre qui invece p orre qualche altra premessa d;ordine generale. Le proprietà speciali del miocardio consistono nella produzione e conduzione dello stimolo, nella eccitabilità, nella contrattilità e nella tonicità. Le prime quattro di queste caratt eristiche funzionali sono a.ncbe indicate rispettivamente come potere cronotropo, dromotropo, batmotropo e inotropo. La eccitazione e la conducibilità sono funzioni del sistema specifico, le altre sono proprietà. fisiologiche insite nella. fibra cardiaca, la quale del resto, come avvien e' normalmente per le orecchiette, ha anche facoltà. conduttrice. Così pure il miocardio vent ricolare, ove la conduzione dello stimolo avviene t.>Sclusivamente p er mezzo del fascio, qua ndo questo sia interrot to in una delle branche, può trasmettere l 'eccitazione attraverso il setto per via transmiocardica. n nodo di Tawara ed il fascio contengono dei centri di automaticità. accessoria, capaci d ii sostituirsi con più lento ritmo a quello del seno, quando siano interrotte le normali vie di conduzione. Si può avere cosi o il ritmo iqio-nodale, che è quello che si osserva nelJa prima legatura di Stannius, o il ritmo idio-ventricolare (30-40 p. al minuto), che corrisponde agli effet ti della seconda legatura. La funzione del miocardio e del sistema. eccito-eondutt.ore è legata a leggi affatto speciali. Contrariamente a quanto avviene nei comuni muscoli striati, che possono rimanere in istato di contrazione perman ente fino all'esaurimento delle loro riserve energetiche, il miocardio, dopo essersi contratto, p erde momentaneamente tutta la sua contratt ilità, per entrare in uno stato refrattario, durante il quale non risponde ad alcuna eccitazione. Ugualmente il sistema conduttore, dopo il passaggio di uno stimolo, entra in una fase refrattaria. Così l 'organo (l) C. FoA - Rauegna cliniC<l-sci~nl"i{ica, fa.sc. 5, 1932.
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U! Al\ITMIF,; DEl. CUORE ECC.
è disposto alla su a funzione ritmica per alterni periodi di contrattilità e refrattarietà, che determinano le sistoli e le diastoli. Inoltre, quando il cuore è in grado di reagire alla eccitazione, purchè questa sia suffi.ciente, indipt·nrlentemente dalla sua intensità, si ottiene sempre lo stesso risultato, poichè il cuore vi risponde con una contrazione completa: o tutto o niente. I nerYi extracardiaci, il vago e il simpatico, influiscono sull'atti"ità dei CE-ntri automatici per adeguare il lavoro del cuore ai bisogni véliriabili dell"organismo e per rea,zioni a stimoli estrinseci. TI vago è il nervo inibitore e la &ua stimolazione diminuisce la conduzione intra.cardiaca e fa rallentare i b attiti del cuore; quello di destra ba maggiore azione sul nodo del seno, quello di sinistra agisce più specialmente sul nodo e sul fascio at.rio-ventricolare. Il simpatico, al contrario, accelera il ritmo sinusale, abbrevia la durata d ella diastole e della sistole e aumenta l 'eccitabilità cardia-ca. L 'equilibrio dell 'azion~ antagonista di questi due nervi, a tra.ve.r.::o mecca.nismi umcrali 1 è in rapporto a diversi fattori o alla presenza nel sangue in determinate proporzioni di un certo numero di sostanze, più specialmente di pro· dotti di secr('zionc gh iandolare. Essi sono rispettivamente in dipendenza del centro moderatore, nel bulbo, che corrisponde ai nuclei del vago e del centro aceeleratore, nella regìone midollare cen·ica.Ie superiore. Su ta.Ii ct>ntri agiscono eccitazioni sensitive o psichiche riflesse, che fanno acce!Prare o rallentare il cuore e possono perfino provocarne l'arresto, comt> J)er esempio avviene nella sincope cloroformica per irritazione dell<' terminazioni nervose del naso, o nello choc addominale per rifl ~:ss i gastro-intestinali. METODI DI 1:.\DAGI:"E.
In fatto di disturbi del ritmo cardiaco l 'esame clinico diret.to conserva, come sempre, tutto il suo valore, e ad esso occorre riferire i risultati degli esam i strumentali per le deduzioni sintetiche emergenti da ogni ordine ùi indagini. Però in nessun altro- campo si dimostrano utili e spesso indispensabili i metodi di precisione, non ·potendosi in mol •i casi giungere ad un sicuro giudizio diagnostico di modo e di sede, senza la re~dstra.zione grafica o elettrica, e quest'ultima. in particolar modo. L 'istrunwnta.r io a nostra disposizione è in quest.i ultimi anni assai progredito e mC>glio maneggevole, sì da avere quella portata pratica che può diffonderne l'uso e non !imitarlo alle laboriose investigazioni, che una volta Sl'!llbravano riservate esclusivamente ai centri di studio. D 'al· tra parte non credo che sia opportuno fare un largo uso delle prove fa,rma.co-dinamiclte, per le quali non sempre nel nostro ambiente è dato o presunto r ass<>nso degl"interessati. Prima d~ll 'a,vento d eli 'elettrocardiografo occorrevano lunghi preparati d e pazienza eroica per mettere insieme i vari tracciati. Lo sfìgmogramma, il ca.rdiogramma ed ancor più il flebogramma fornivano e forniscono inrlicazioni preziose, ma n ella pratica corrente il rendimento numerico rlegli esami non poteva che essere limitato, quando
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ILE ARil'l'>UE Dl':r. C'liOiiE
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invece ai nostri scopi giova sempre una maggiore speditezza ed un più sicuro automatismo, che consen tano di far fronte alle inca,l za.nti tnmultuarie esigenze d ei periodi di reclutamento. L'elettrocardiografo realizza queste condizioni, specialmente in suoi recenti modelli non troppo costosi c meglio trasportabili. Questo prezioso istrumento, che mal ci guida suno stato della contrattilità cardiaca, ci dà invece le 1 iù precise indicazioni sui disturbi dcll 'eccitabilità e della cond11cibilità. Possiede sui tracciati meccanici il vantaggio di uua più facile iscrizione dei battiti auricolari e ventricolari, ci permette di d istinguere con maggiore certcr.za le extrasi11toli ventricolari destra e sinistra, è il solo che riveli lo stato di fibrillazione d('lle orecchiette ed i disturbi di e.onduzione, non soltanto della. porzione auricolo·vt·ntricolare d el fascio E>ccito-motore, ma anche delle sue branche di divisione. Di front e ~li altri metodi grafici, che possono fallire allo scopo - come ricorda SEBASTIAXI eon le parole di T. LEWIS (l) - l'elettrocar(liografìa è l'?dtimo gi1,dizio eU appello ed è q11asi infallibile. Come si sa, questa decisiva conquista, eh<' ba sE>gnato il più brillante progri>sso della cardiologia moderna, fu resa possibile dal galvanometro a corda di HEINTHOVEN, costituito essenzialmente da un filo di quarzo argentato, estrema.mt>nte sottile (due micron), posto nel campo di nn potente dettromaguete e st•ns ibile a.lle debolissime forz e elettromotrici del cuore; ond'è possibile st-guire l'onda di eccitazione att-raverso il miocardio, nelle variazioni di pot.enziale elettrico che essa produce, ed ottcnerue, mediante i dispositivi ~tcC('SSori dell'~~ppa rE>ccbio, la fedele immagine fotografica nell'elettrocardiogramma. Le correnti elettriche cardiache sono d<'rivate in tre modi diversi, collegando l' apparecchio con il brac·cio destro e il sinistro (l a derivazione). o col braccio destro e Ja gamba sinistra (2a derivazione), o col braccio sinistro e la gamba sinistra (3a derivazione), stabilendo così dei rapporti comparativi, ntilizza.b ili a seconda della pre>alente influenza di ciascuna delle sezioni del cuore. L 'elettrocard iogramma normale presenta su una linea isoplettrica tre caratteristiche onde, designate con le lettere adottate da EINTHOVEN (P, Q, R, S, T), di cui la prima (P) coincide con la sistole auricolare, la seconda (QRS) col principio deUa sistole ventricolare e la terza (T) col suo termine. La prima costituisce il complesso a.triale (P), la seconda c la terza forll\ano il com7Jle.~so ventricolm·e (QRST). Possono sembrare ingenui questi superficialissimi cenni, che non dànno idea delle osservazioni da compiere sulla forma, sull"ampier.za, sulla direz' one e la, durata dei diver~i a.ccidenh dei trar<.: iati elettrocardiografici. lo vi son ricorso soltant.o, come per le altre generiC'h e premessE' di riferimento, nella considera?.ione chf' chi sia d<'dicato a tutt"altr"ordine di studi può gradire anche ricordi di cose elementari, quan<io sarebbe impossibile e inopportuno , in qut?Ma occasione, ('stend(·r~i maggiormente in preliminari. (l) A. SEUAbTIANI. -
l tiistur!Ji d el rilmo Cl/1"(/inc<•. Ed i t. Pozzi • R Ollii\.
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LE ABJTMIE DEL CUORE ECC.
ÙLAS:SIFICAZJO:'\ E
DELLE ARITMIE.
La steflsa dicitura di aritmie a molti :autori non è bene accetta, poicllè non sempre risponde al suo significato etimologico, essendovi delle aritmie con loro proprio ritmo, sia pure anormale; ma la parola è consa.crat.a dall'uso e da tutti è intesa nel suo giusto senso, onde può essere utilmente conservata nel linguaggio medico corrente, in luogo di altre nomenclature meno concise e, direi, meno eleganti. Seguendo la definizione di CESA BIANCHI (1), per aritmie del cuore .si intendono le diverse modifìcazioni nella normale frequenza, a1npiezza e modo di .~twcessione dei movimenti cardiaci. Le classificazioni sono molteplici e può dirsi che siano diverse presso ogni singolo a.utore, a seconda che si sia seguito un criterio etio-patogenetico, o quello di gravità, o il diverso genere del disturbo. Cosi, per esempjo, v 'ha chi divide le a,ritmie in cronotropiche, dromotropiche inotropiche, rispettivamente per la loro consjstenza. in produzione o conduzione anomale degli stimoli o in alterata contrattilità del miocardio. LUTEMBACHER (2) le distingue in due grandi classi: la prima. raggruppa i disturbi di ipereccitabilità sinusale (tachicardie sinusali) ed ipereccitabilità dei centri secondari (extrasistoli, tachicardie parossistiche, aritmia. completa con fibrillazione auricolare e ventricolare); la seconda, i disturbi d 'inibizione e comprende le bradicardie sinusali, i disturbi di conduzione seno-auricolare e intrauricolare, i disturbi di conduzione auricolo-ventricolare (blocco semplice, incompleto e completo o dissociazione auricolo-ventricolare), l' inibizione del centro autonomo ventricolare, i disturbi di conduzione delle branche di Paladino-His (vari blocchi di branca), i disturbi di conduzione delle branche di arborizzazione (blocco d 'arborizzazione) ed infine i disturbi latenti di conduzione. :::>EBASTIANI tratta, in distinti capitoli, della tachica.rdia e bradicardia semplici e aritmie sinusali, dei disturbi di conduzione (blocco c~diaco e suoi vari tipi), delle extrasistoli, della ta~hica.rdia parossistica, della produzione di nuovi centri del ritmo, del fiutter auricolare, della fibrillazione auricolare, del polso alternante. Fra quest.e e tante altre, a me sembra che ai nostri scopi possa. convenire la classificazione adottata da CESA BIANCHI, pur presentando l'inconveniente, come ammette l'autore, di riuniré talvolta sotto la stessa d enominazione fenomeni diversi per etiologia. e pa.togenesi. Daremo pertanto successivamente uno sguardo alle aritmie fìsiok>giche, alle a . extrasistoliche, alle a. tachicardiche, all'a. completa, alle a. bradicardiche, al polso alternante. Il vantaggio di quest'ordine di studio può essere dato da una primitiva generica individualizzazione clinica di forma., che poi consenta di risalire ad una più precisa identificazione di specie e di gravità. Naturalmente non può trattarsi che di una rassogna affatto somma.ria, con la ricapitolazione dei segni clinici fondamentali e le indicazioni dei casi che richiedano controlli strumentali per sicure applicazioni medico-legali. Irti
Trattato 1/<lliono di metlicina itllema. (2) R. L cn:M'<ACIH"'· - LtUJ lrottbles Jon.ctionnels du c:oeur. Edit. 1>tamoo-Parlgl. ( 1) 0. C~:'<A BI.\); C fH. -
l·!t l., '•
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• ARITMIE DEL Ct:ORE ECC.
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À.RIT.MIE FISIOLOGICHE .
La tachicardia e la bradicardia fisiologiche saranno trattate, per la loro specie, nei paragrafi successivi. Pur non avendo significato patolog ico, aritmie di questo genere hanno importanza. quando rimangano a corredo delle circostanze che le favoriscono, oltre il fattore genericamente predisponente che è l'età giovanile dei nostri soggetti, e cioè in ragione di stati di debolezza generale e di sindromi neurotiche, che vanno valutate nel loro insieme, dando a tal genere di disturbi del ritmo valore condizionato e integrativo. L'a. ?'espiratoria, o a. giovanile, consiste in a nrnen t o della frequenza del polso nella inspirazione e rallentamento nella fase espiratoria. E ssa è dov ut a ad influenze in via riflessa dell'attività respiratoria sul vago. Si attenua e scompare con la fatica, si accentua con atti del respiro più lenti e profondi. Le a. ortostatica ed emoti·va possono trovare anche posto fra le a. tachicardiche semplici. n nome ne dice l'origine. Queste a. sinnsaJi sono rilevabili all 'esame diretto, senza alcun bisogno di mezzi tecnici. .AB.!TMIE EXTRASISTOLICHE.
Le extrasistoli, sulla cui oscura patogenesi qu.i non è possibile intratt en ersi, sono contrazioni premature, nascenti, al di fuori del seno, nella stessa. parete delle orecchiette o nel fascio di P. H. e sue branche. Secondo il punto di formazione dell'extrastimolo, si dividono in ventricolari, auricolari, atrio-ventricola·ri e sinusali. Si è detto che quando il miocardio è stimolato, entra in uno stato refrattario, d al quale esce gradualmente, tornando a riacquistare man mano la sua eccitabilità, sì da. poter rispondere a stimoli di proporzionata intensità ed efficacia, ancor prima che dal nodo del seno scocchi il ritmico impulso successivo. Una volta determinatasi, per un extrastimolo, tale contrazione prematura, il miocardio torna ad essere refrattario e cioè non in condizione di poter rispondere allo stimolo sinusale imminente, ma bensì a quello successivo, in modo che risulta raddoppiata la distanza fra le due contrazioni ventricolari normali; men; tra fra l'extrasistole e la contrazione normale intercede una pausa., detta compensatoria. Questi precisi rapporti di tempo si hanno nelle extrasistoli ventricolari, per le quali può anche avvenire, se il ritmo è lento, che l'extrasistole si intercali fra due contrazioni normali, nel caso che il ventricolo esca dallo stato refrattario, in cui l'ha indotto l 'extrasistole, prima del ritorno del successivo stimolo normale (extra sistole inte·rpolata). Le extrasistoli auricolari non sono seguite da pause esattamente compensatorie, poichè l 'extrastimolo, originandosi nell'orecch ietta, si propaga anche in via retrogra-da e, raggiungendo il seno, vi determina l 'insorgenza di una contrazione, che annulla lo stimolo ivi normalmente nascente; cosicchè per la contrazione successiva dc,·e intercedcn• uno
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ARTT l1l E D&L CUOJU: ECC.
spazio di tempo uguale a quello di una pausa normale. In tal modo s'intende che la pausa. extrasistolica è allungata del tempo che lo sti· molo impiega per giungere al seno. :Nelle extrasis toli atrio-ventricolari o nodali l'extrastimolo si parte dal nodo di Tawa ra e si propaga contemporaneamente in alto e in basso, onde l'orccchietta e il ventricolo si contra.ggono a breve distanza o simultaneamente, a seconda delle relazioni di tempo in cui sono inve· stiti. È molto discusso se esistano extrasistoli sinusali, le quali però, per il loro pun to· d 'origin (l, non possono presentate differenziazioni apprezzabili dai cicli normali. Di gran lunga più comune, rispetto alle al tre, è l 'extrasistolia veotricolare, che si osserva nelle proporzioni di 50 a l. Ora a noi interessa, d al nostro punto di vista, in questo importante capitolo dei disturbi del ritmo, ricordare quali sono i più fidi segni clinici che possano condurci alla diagnosi e al giudizio medico-legale, sempre nel! 'inten to di ridurre i controlli st.rumentali allo stretto indispensabile, per l 'uso parsimonioso che ne consiglia la disponibilità necessariamen te scarsa di m ezzi, di tempo e di personale. ' Le extrasistoli, in genere, non producono danno sensibile alla circolazione, perchè lo scarso r endimento del ventricolo che si contrae in extrasistole è compensato d al più forte riempimento cbe il ventricolo subisco nella lunga pausa successiva. Sono spesso in rapporto a stati di n ervosità generale, ad emozioni, ad intossicazioni, specialmente da. tabacco, e a disturbi della sf('<ra digerente, come quando, ad esempio, siano dovute a distensione gastro-colica, non tanto per ìl fattore mec-
canico della distensione, quanto per un'azione riflessa nervosa. In molti casi non determinano alcun disturbo, in altri il paziente si accorge dell'irregolarità del ritmo cardiaco, avvertendo le lunghe pause dopo l'extrasistole e paTticolarrnente l 'urto della sistole normale successi va, che, a causa della intensità e del volume del sangue espnlso, produce una. specie di colpo d'ariete che scuote il petto. In alcuni pazienti si hanno delle algie brusche e istantanee, oppure una impressione dolorosa all'epigacstrio, o una specie di costrizione laringea con una piccola scossa di tosse; in altri si verifica un 'angoscia sproporzionata. che rasenta la lipotimia (GALLAVARDIN) (1). Le extrasistoli, sebb ene possano osservarsi in tu tte le cardiopatie, non sono, da sole, mai sintomo di affezione organica del cuore. Esse si osservano con m aggiore frequenza negli individui con cuore sano che in quelli con cuore ammalato (SCHERF) (2) . L 'esame clinico può essere negativo, perchè la stazione eretta e la emozione posson(), accelerando il ritmo cardiaco, far scomparire le extrasistoli. Quando ciò non avvenga, i caratteri del polso ne rimangono mo cl i fì<>a,ti in modo variabile. Le extrasistoli precoci, che seguono di poc·o la contrazione sinusale preccdent.<', sorprendono il miocardio nel mom ento in cui ~~sso è appena uscit,o d alla sua fase di ineccitabilità , di modo che la sua contra,zione prematura m anca di forza e trova it Rer . C'uoro e Cil'f'ola>.ion o. mag1<IO 19~0. (2) Ree. Cuore e cirr.o laY.iOnll, llJILggio 10ì7.
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ventricolo non ancora riempito di sangue. Essa provocherà. la chiusura anticipata delle valvole atrio-ventricolari, ma non pot.rà. forzare le sigmoidi. In questo caso alla palpazione delle radiali si ha. intermittE>nza semplice e completa. Ma - contrariamente a quantò si osserva nelle pause ventricolari per disttll'bo di conducibilità - l'ascoltazione del cuore rivela durante l)intermitt<'nza radiale la. contrazione 'Pft>matura, la quale, sopravvenendo dopo i due toni normali, dà. ·un ritmo a tre tempi, per l'aggiunta di un solo tono, essendo rimaste chiuse le valvole sigmoidi. n tono aggiunto è brusco e scoccante, prr la troppo rapida. chiustll'a della valvole atrio-ventricolari. Le ext.rasitoli precoci che non si trasmettono al polso, sono sempre d'origine ventricolare. QuE>sto è un dato che possit>de un certo valore nella diagnosi clinica fra extrasistolia ventricolare e auricolare, per il resto assai diffit·ile senza tracciati. Quando l'extrasistole è pil1 tardiva., il cuore ha rienpPrato in gran parte la sua energia, il ventricolo è ripieno di sangue, eU gnisa che l'extrasistole sollPva le valvole sigmoidi e laneia un'onda chr si trasmette al polso, ma in modo piit debolt' del normale. All'ascoltazione del cuore si percepisce un ritmo a quattro tempi, i primi due dovuti alla sistole normale, gli altri due alla extrasist.ole. Le extrasistoli, quando sono rare, compaiono come degli accidenti isolati. Se sono assai frequenti e si frappongono senza ordine alle contrazioni normali, possono fin giungert>. a confondersi con una aritmia completa. Il riconoscimento è impossibile se vi è note-vole tachiaritmia; se il ritmo è più ra.ro, ai riconosce~a.nno per essere premature e di t imbro scoccante e pil1 brusche. Si può anche spesso osseTvare che, facendo muovere il paziente, l'irregolarità dovuta ad Pxtrasistoli scompare, mentre quella dovuta ad aritmia completa si accentua. Tuttavia, se ciò costituisce un fatto assai frequente, esso è ben lungi dall'essere costante: altre volte è l'eser cizio che · fa.vorisce la comparsa di extrasistoli (SEBA!'!TIANI). Altrimenti le extrasistoli possono riprodursi r('golarm(•nte, da.ndo luogo ad un ritmo non normale ma costante (aUoritmic~). Se si intermezzano a. ciascuna pulsazione normale, determinano il così detto ritmo bigemino del c~wre. In questo caso, a seconda che l'extntsist.olc si trasmetta o meno al polso, si avrà. bigeminismo ext.rasistolico o polso p.çeudoalterna;nte o fal:w polso lento, onrle possono oceorrert' le rispetti ve diagnosi differenziali col blocco parziale e totale, con la brarlica.rdia sinnsale e col vero polso alternante, come fra -poco accenneremo. Quando le extrasistoli si ripetono dopo due o tre pulsazioni normali, si avrà trigeminismo o quadrigerninismo ext.ra.sistolico. In modo analogo può anche avvenire, sebbene più raramrnte, che gruppi di extrasistoli si presentino dopo ciascuna contrazione normale. Infine le extrasistoli possono riunirsi a salve, che abit.nalment.e sono di scarso numero (da 8 a. 10), ma che possono anche dar luogo a. parossismi tacnicardici prolungati. Con questo sguardo d'insieme all'aritmia extrasistolica, appare chiaro come sia r elativamente facile orientarsi clinicamente nei casi, infinitamente pih numerosi, in cni non concorrano le accennMe pos-
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sihilità. di errori diagnostici ed ai quali soltant o può essere riservato l'esame strumentale di precisione. Si sa che l'elettrocardiogramma. ci mette a nche in grado di distinguere con R.ssolut a precisione i vari t ipi di extrasistoli: e, per quelli ventricola.ri, a. suo mezzo, si può stabilire se le extracontrazioni si originano nel ventricolo destro o nel ventricolo sinistro. ma indagini d i tale genere possono essere non indispen sabili ai nostri fini pra.tici. C'osi pure, quando il dissesto della [unzione cardiaca appari:sse in tale evidenza da non lasciar alcun dubbio su un giudizio d' inabilità assoluta e col solo sussidio delle osservazioni cliniche si giungesse ad un sufficiente orientamento diagnostico di forma , potrebbero essere trascurate rice1·che accessorie d'indole puramente dottrinaria, come, per esempio, nel caso di extrasistolie in cardiopatie organiche. Rimane però sempre un certo numero di casi nei quali anche un'osservazione protratta, l 'allontanament.o di cause presumibilmente influenti sul disturbo, le varie risorse dell 'esame diretto, ripetuto in condizioni varie, ed ogni altro espediente, lascino perplessi Slùlaclassifìcazione della forma e sulla sua interpretazione medico-legale, specialmente quando si sia negli incerti confini della idoneità limitata. Sarà. questa la volta di ricorrere all'eletrocardiografo per le sue infallibili chiarificazioni.
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ARITMIE TA CHICA RDl CHE.
J,a tachicardia semplice sinusale che sorpassi le comuni reazioni ad eccit.azioni riflesse va anche sotto il nome di sind1·ome da sforzo, instabilità cardia,ca, nevrosi cardiaca, termine, quest' ult imo, cbe ricorre· nell'Elenco. I francesi, per gli studi fat tine durante la guerra; la chiamano coeu1· i1·ritable, coeur de soldat. Subiettivamente si accompagna a sintomi penosi: d ispnea al minimo sforzo, a nsietà, dolori, oppressione precordiale, palpitazioni. Il ritmo è frequente, t uttavia l'accelerazione non sorpassa le 150 pulsazioni al minuto e non raggiunge le grandi cifre delle tac h icardie parossistiche eterotope. Nei casi gravi il piccolo volume dell'onda sangwgna nel corsodi queste tacbic:u·die. che si compiono a spese della diastole, mantiene uno stato lipotimico. che può andare fino alla sincope. La. circolazione cerebrale ~ insuffi ciente, le tempia bat tono, gli ammalat.i accusano ronzii alle orecchie, obnubilazioni, punti lwninosi dinanzi agli occhi, a volte tentennano. Dei fenomeni vasomotori accompagnano le crisi di taehicardia: rossori della faccia, sudori freddi, salivazione. Si osserva inoltre un accentuato stato di emotività, tremore delle dita. Ho tolto dal I JUTE11mACHER questo efficace e colorit o quadro della tachicardia semplice, la quale per altro può presentarsi con infinite variazioni di intensità e gravezza, tali da lasciare adit o a criteri prevalentemente sub iettivi nei giudizi che devono porla nei limiti previsti dall'art. 9 dell'Elenco B. Secondo GALLA y ARDI~ nella tachicardia si osserva abitualmente aumento di pulsazioni al mattino (al contra.rio di quanto avviene in condizioni normaJi), con IE>ggera elevazione della temperatura e della pressione artl·riosa. Giovano p~>rò soprattut.to ripetute osservazioni
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sulla instabilit·à. del ritmo, prr cui, anche allo stato di riposo, senza cause evidenti, possono verificarsi bruschi e notevoli aumenti delle pulsazioni; e servono, prr le nostre indagini, le prove che si ottengono col passaggio dalla stazione orizzontale alla stazione eretta e con gli esercizi fisici, che determinano delle variazioni assai superiori a quelle fisiologiche, con un piì1 lento ritorno Ail ritmo normale. Astraendo dalle tachica.r die sintoma,t.iche, come quelle da insufficienza cardiaca, da febbre, da anemia, da morbo di Basedow, tubercolosi, ecc., occorre Ct'rcare i segni coesistenti e il grado di una simpaticotonia costituzionale, quale si riscontra nei microsplancnici longilinei iperevoluti, poichè, comunque, le tachica.rdic sinusali dipendono dal sistema. nervoso extracardiaco, per squilibrio del sistema vago-simpatico, con ipertonia assoluta o rela.tiva del simpatico, in ragione dell'e· quilibrio umorale e specialmente di quello delle sostanze messe in circolo dalle ghiandole a· secrezione interna. J,UTEì\fEACHER richiama l'attenzioni'\ su quadri sintomatici particolarmente studiat.i durante la guerra e che: per noi, possono avere particolare importanza nella speciale rliflicoltà di un adeguato giudizio medico·llo'gale. c( Vi sono dei soggc·tti che non presentano delle malattie di cuore o del sistema Pmatopoietico, ma una debolez:M" funzionale di una parte di questo sistema: insufficienza del miocardio, della ventilazione polmonare, debole valore funzionale del sangue. Q,ul'sta debolezza è congenita o n.cqnisita in s<>guito a malattie tossi-infettive. r,a si osserva negli individui a pctit.~ tem péramcnts, arlattati ad una vita sedentaria, esente da ogni sforzo fisico. È così che la guerra ba. rilevato questa sindrome latente in un gran numero di persone, rompcndone condizioni di equilibrio. È la sùtrl?·ome da sfm·=o di I.Ewrs . «Cosi come viene indica.t o qu(•sto squilibrio, dipende da cause multiple. Le tachicardie che ne risultano si presentano in clinica sotto forme ed in condizioni etiologiche ~arie. ({ In alcuni soggetti e specialm('nte presso i fanciulli, i convalescenti, i nevrastenici in istato di depressione nervosa, la tachicardia si manifesta quando abbandonano la posizione orizzontale. {( Quest.a tachicardia. ortost.atica è stata descritta. da. Guy e GRAVE. Essa. si associa assa.i spesso ad ipotensione arteriosa e ad aritmia respiratoria n. Ricordo che sindromi analoghe furono p1·ofìlate, in sede di discussione, al Congresso della Società it.aliana di medicina interna dcl1930, da l~RRR.ATA, che insistette sulla delicatezza del compito di chi deve giurlicare delle attitudini alla vita militare e della resistenza alla. fatica per t·ali forme, che si trovano al confine della. patologia e per le quali un equo orientamento non può essere disgiunto da un diligeut.e s tudio delle capacità funzionali di ciascun soggPtto, come ilei resto si usa nella nostra corrente pratica medico-IPga.le ospedaliPra. La tachicardia emotit'a può anch'essa assumere vario grado di intensità., a partire dalla esag!'rata reazione alle eccita.zioni psicù iche riflesse, fino a stati tacùicardici che po11sono prolungarsi per sett.imahe e mesi (come se ne son visti durante la gtwrra) e eh~ possono ct>S~<n·e spontaneamente e d 'improvviso. Tali casi. secondo VA<n: t:z, talora
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coincidono con sindromi basedowiane più o meno caratterizzate. Io stesso ebbi ad osservare questo fatto in un militare scampato ad un silm·amento e che per circa dieci giorni presentò tachicardia e tremori accentuati. Secondo altri autori possono anche ·mancare relazioni di sorta con disturbi tiroidei. Per l~ sua natura e per la pa.t ogenesi, per la rarità e la gravezza, Ja. tachi<:a1·t.1ia parossistiea è tutta un'altra cosa., onde può apparire incongruente parla.rne con le tachica.rdie semplici sinusali. Ho detta la ragione di questo raggruppamento per fini pratici, e del resto, comunque si raccolgano i disturbi del ritmo, è difficile evitare di mettere insieme forme in diverso senso divergenti. Questa malattia, detta di Bouveret dall'autore che la descrisse nel 1889, con~>isto in attacchi parossistici di tachicardia di frequenza. eccezionale (150-300 p. al minuto), che si ripetono a distanza. di set.tima.ne, di mesi e di anni, di varia durata, da pochi minuti a. più giorni, con intervallari stati di benessere. Può essere IJreceduta ed occasionata d a strapazzi fisici o emozioni, ma la maggior parte delle volte insorge senza cause valutabili. Gli attacchi si manifestano e cessano bruscamente, dando luogo a di versa sintomatologia: se brevi, determinano sensazione subiett.iva. di cardiopalmo, stato ansioso, sintomi a tipo anginoide; se di lunga. durata, possono condurre alla insufficienza. acuta. del cuore ed anche terminare con la morte. U viso dell'infermo è pallido con espressione angosciosa, il polso è piccolo, difficile a contarsi, la pressione arteriosa rimane normale o s'abbassa leggermente. Il respiro al principio non è modificato, ciò che contrasta con la estrema frequenza. del polso, poi compare dispnea con tosse ed espettorazione sanguigna. All'ascoltazione i due toni si eguagliano e, nei cardiopatici, scompaiono i rumori prcesistenti. I metodi grafici dimostrano che il ritmo è anormale, non soltanto per la frequenza, ma per l'origine atipica dello stimolo. Si tratta. difatti di un ripetersi prolungato di extrasistoli, riunite in serie per la durata dell'attacco. Gli elettrocardiogrammi le rivelano nelle loro caratteristiche immagini, diverse a seconda del focolaio eterotepo d'eccitazione, che, come per le extrasistoli, può risiedere nelle orecchiet.te o nelle diverse parti del sistema specifico·, dando luogo alle forme vent·ricolarc, . attricolare e ·noda.le. La identificazione clinica della tachicardia. parossistica. non è difficile, per i caratteri con cui essa si _presenta e cb c già la differenziano dalla tachicardia semplice sinusale. Questa, sottoposta. alle influenze del sistemfl. nervoso extracardìaco, subisce infinite variazioni; l'altra, una volta scatenata, continua immutabilmente nel suo ritmo per tutta la durata della crisi e non si otterranno pertanto modificazioni di sorta nel cambiare di posi~ione deH'infermo e nel fare eseguire qualche esercizio. Naturalmente la diagnosi può es$ere impossibile quando non si assista all:l. crisi, ed in tal caso possono servire gli esami accessori e l'interpretazione del racconto dell 'infermo e dei presenti, prolungando l'osservazione per uUeriori constatazioni e prendendo in.fìne largamente, dopo l'accertamento, quei provvedimenti temporanei cbe sono previsti dall'art . 76, Elenco A•
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Possono inoltre incontrarsi difficoltà di diagnostica differenziale con l 'aritmia completa, di cui ora faremo cenno, e che può anche essa insorgere in forma par<Jssistica. Ma, oltre che dalla minore frequenza e dalla irregolarità e mutabilità del ritmo, il nostro compito è agevolat o dalla identificazione di cardiopat ie organiche, con altri segni di insufficenza cardiaca già costituita, di cui l'aritmia complet a è spesso grave espressione. I n questi casi non cade nessun dubbio p er l' applicazione dell' art. 75, Elenco A. TACHJCARDIA AU RICOLARE.
In questo raro disturbo del rit mo, che corrisponde al flutter auricolare degli inglesi, detto anche tachicardia parossistiea pm·ziale, si hanno contrazioni frequen ti ( 200-350 al minuto) delle oreccbiette, cbe si succedono ritmicamente. Vi corrispondono contrazioni vent ricolari in ragione proporzionalmente inferiore, secondo un blocco incompleto, per lo più regolare, atrio-ventricolare (come meglio ricorderemo in seguito), p er cui ad ogni ~ o ~ o 4 pul sazioni auricolari si h a, una pulsazione ventricolare. Queste proporzioni possono spostarsi in vario grado e può anche scomparire il blocco, determinandosi in tal caso il quadro della tachicardia parossistica. È difficile identificare il fl utte?" senza aiuto di tracciati grafici e può anche non essere sospettat.o, quando il polso conserva un ritm o di frequenza normale o di poco aument·ata. Gli attac9hi possono essere di vario gra .lo e di div ersa dm·ab~ . Se è dat o assistl"rvi, può essere p ercepit o il disuusso «t ono auricolare >> ~~ va notato se le ondtùazioni vPnose della giugulare sono ass~Li più frt>quent.i d~l polso radiale. Anche con l'osservazione ra<lioscopica può essere rilC'vata la frequenza delle contrazioni auricolari. ~on sono rare dell(\ intermittcnze, che possono essere distinte dalle extrasistoli dalla manca.nza del reper to ascoltatorio. Si difterenzia dalla tachicaràia parossistica, oltre che per gli accennati Sl'gni clinici, p er la frequenza, in genere molto minore, e per la Sttb itaneiÙ\. con cui a. volte si ott iene una temporanea r iduzione del grado di blocco per st.imoln,zione del sirupa,t ico in s<>guit;o ad esercizi fisici a nche modici. Il ri1ttter, cbe p er sè stesso ingcn era noteToli disturbi funzionali e può condurre, se dnratlll'o, a gravi fatti d 'insufficienza cardiaca, deve essere tenut o present·C in ogni ipotesi diagnostica vicina. P er esso è indispensabile l'esame elettrocard iografico e, qna.ndo fo sse accertato, dovrebbe comportare l 'appliea;r,ione dell 'art. 75, Elenco A, poten dosi immedesimar~ dal punto di vista medico-legale con il blocco del cuore incompleto. ARITMIA COMPLETA.
Questa frequente e grave form a, detta ancl1e follia del cuore, deliriu·m cO'rdis, e con minore proprietà, polso i:l-regolare perr>ctuo, o aritmia perpetua, è caratterizzata da profonde alterazioni del ritmo, anzi da una vera aritmia. nel senso letterale della parola; bene apprezzabile alla semplice pal})a.zione del polso ra diale, affatto irregolare ed ineguale p er la
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varia successione e la. diversa a.mpie;>;za. delle pulsazioni, la cui frequenza. è per lo più discretamente aumentata (100-1~0). Per questi cara.ttcri si differenzia facilmente dalla aritmia extrasistolica, con cui del resto può anche ossociarsi dando luogo a manifestazioni combinate. A base del disturbo sta la cos1 detta fib1·iUa ~:ionc aurict•la.re, per cui nelle orecchiette, in luogo delle contrazioni ritmiche normali, si ha.nno tremit i fì.brillari disordinati. Solo alcune di queste eccitazioni cont rattili riescono a passare, senza atcuru~. regola., nei ventricoli lungo il fascio, dando luogo a contrazioni che si alternano con pause di ineguale lunghez7.a. I tracciati graflci traducono un tale disordine del ritmo con accidenti diversi in ciascun tratto, sen1.a più ripetizioni periodiche delle varie inftessioni e Mftessioni, di g uisa che pnò dirsi che non vi siano zone sovra.pponibili. Nell'elettrocardiog ramma mancano i sollevamenti P, poichè non si hanno, difatti, vere contrazioni delle orecchiette1 le cui fibrillazioni invece determinano delle piccole oscillazioni (f) ininterrottr. e al'!sai frequenti (da 8 a. 15 per secondo). I complessi ventrie.olari si dimostrano di origine sopra-ventricolare, stante che l'eccitaJr.ione proviene dalle orecchiette e si propaga per vie normali, aa.lvo naturalmente la coesistenza di blocchi di branca o di extrasistolia. ventrieolare. P er quanto riguarda la nostra rassegna, non occorre ripetere che questa form a di aritmia la massima parte d(>IJe volte costituisce l 'appan· naggio delle cardiopatie specialmen te scompensate, onde sono non necessarie ricerche di precisione, rimanendo essa assorbita nel giudizio medico-legale della malatt.ia determinante. Vi sono però dei casi di fibrilla ;ione par•JSSislica con tachieardia, senza coesistenti lesioni cardiache, che non è possibile qualificare se non si assiste all'att acco, constatando l'irregolarità del battito cardiaco, tanto più che le sensazioni subiettive sono confondibili con quelle d('gli altri disturbi del ritmo. Prolungando l' osservazione, sarà possibile imbattersi in un qualche accesso che d'ordinario dura molte ore. Sono queste ad og ni modo evenienze a ssai r aro, chè eli r egola l'aritmia complet a è definitiva tanto cbe fu anche chiamata perpetua, e ta1e, per sò stessa, può rimanere per lunghi anni senza altre complicazioni (a.rit·mia svlitaria di Vaquez), salvo la continua mimLccia. di accident.i più gravi. Ciò si spiega. p er l 'ufficio secondario che hanno le orecchiette nella circolazione, onde, se pur fisiologicamente inattive, come avviene nella fibrillazione, possono non aversi conseguenze gravi per lungo tempo, malgrado i disttubi che ne conseguono pe-r la irregolarità delle contrazioni ventricolari. L 'aritmia completa solitaria non trovf!> un esatto posto n ell'Elenco A Nl a rigore di t.ermini, dovrebbe essere classificata nell'articolo 76 ed im port.are cioè provveaim<>nti temporanei di reviclibilità o di lh:cuza.. Sembr,' r Pbbe prrò mf'glio opportuno che fosse spostata fra le cause di riforma immNlia,ta, per il suo Se'vero significato, costitue.ndo di p<>r sè stes>~a una condizione di inf<>riorità e di debolezza del cuore e poichè anche la forma parosRist.ica in genere prelude a quella permanen te. Del resto pn6 qui valc·re, e a maggior ra.gione, il crit<>rio medico-legale interpretativo de'l flutter . con il quale l 'aritmia completa ba diretta afl'ìnir.à pa.tog<•net.ica, secondo gli studi di L!.!.\'. rr->, che fa dipender e
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entrambi i disturbi da una anormale propagazione d ell 'onda. contratt ile. Di1atti può bene intendersi (}he si verifichino condizioni analoghe a. quelle del blocco. poichè in defmit.iva le disordinate conttn.zioni v~n tricola.ri con.'"'guono allP. voche- ondulazioni a.urico1:..ri chf' non r• ·~< ta.no biC' cca.~ e.
ÀRITJ\!IE BRADICARDICHE.
Questa classe di aritmie è dovuta a disturbi d 'inibizione e di conduzione del sistema specifico ed è caratterizzata da anomala rarità del polso. Occorre p er6 distinguere dalle vere bra,dicardie l e bradisfigmie, l e quali, come abbiamo osservato nelle aritmie extrasistoliche, non sono esponenti del ritmo ventricolare, in quanto che a contrazioni d eboli e premature non corrisponde il polso radiale. Le bradicardie che tra.ggono origine d al seno sono totali. In esse il rallentamento è a. spese d ella diastol e, rim a.nendo normale il tempo di conduzione a.trio-vent ricolare. Possono essere congenite o acq1tisite. Queste ultime in genere sono sintomatiche e vanno consider·ate con gli stati mo1·bosi che le determinano (ittero, uremia, tifo, orecchioni, miningito, tumori ed emoragie cerebrali, intossicazione d a piombo, cla tab acco, da digitaJe, ecc.). Nelle bradica1·die congenite, il ri tmo è da 45 a 50 p., raramente scende al disotto di 4 o, con variazioni n el corso della giornata sotto l ' influe-nza della fatica, di emozioni e d 'altre conting<>nze, come avvirn<' quando il ritmo è governato dal st>no. Il S('no difatti è particolarmen te sottoposto all'azion e del sistema nervoso e.xtracardiaco e le braclicardie sinusali sono di regola dovute ad. eccitazione del vago. Il riflesso oculo-cardiaco di DAGNINI è l a prova più caratteristka di queste tachicardie n ervose, n el cui ordine rientra la stessa m·it-mia respi'r atoria. Le bradicardie congeni te~ ha.nno talvolta carattere familiare e possono non d eterminare alcun distm·bo; Pccczionalmentc dànno stati lipot imici con estremo pallore, senza perdita eli coscienza. Dovr ebbero pertanto trovaJ.' posto fra le aritmie fisiologiche, e del resto vann o anche con questo nome, o con quello éli polso raro fisiologico. Sono però spesso esponente della costituzione vagotonica o para.simpa.t icotonica e possono
accompagnarsi agli altri noti fenorurni di ipereccitnbilità della sezione parasimpatica d el sistema neurovegetativo (tensione ar teriosa generalmente bassa, specie la minima, senso d 'angoseia, accessi d'asma, nausea, vomit-o, spa.smo int<'stinale, diarree, stomaco ip('rtonico, ipersecrezione salivare, emicrania, tendenza alla miosi, ecc.). H anno dunque importanza, non tanto per sè stesse, ma p er la sindrome nervosa di cui possono far parte e che va attentamen te studiata per la definizione delle condizioni di cui all'art. 9 dell 'Elen co B . Le bradi cardie parziali o dissociate hanno precisa indicazione medicolegale, percbè il blocco del cu01·e che le determina, cornplr to ed incompleto, è tassativamente previsto d all'art. 75 Elenco A e noi dobbiamo accertarlo in ogni grado e in ogni form a; cosa che, come vedremo, non è sempre agevole coi soli mezzi clinici.
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ll blocco si ver.iftca quando lesioni organiche o funzionali impediscono o ostacolano la conduzione dell'eccitazione per il tramite del tessuto muscdio-nervoso del sistema specifico. Se l 'interruzione avviene fra il nodo del seno e l'orecchietta si ha il blocco seno-auricolare con fenomeni che corrisponderebbero a quelli che si osservano nella prima legatura di Stannins sul cuore di rana. Questa forma è assa.i discussa e da taluni negata, poichè, come sappiamo, lo stimolo si trasmette dal seno a.Ue orecchiette eccentricamente, per il diretto tramite de'ile fibre muscolari, onde non sussisterebbero analogie con ciò che avviene nei vertebrati inferiori. La questione è ancora allo studio, le osservazioni sono rare, gli esperimenti sugli animali non decisivi. La forma più frequente di blocco è quella atrio-ventricolare. Lo stimolo nato dal seno, dopo essersi diffuso alle orecchiette, attraversa il nodo di Tawara e la parte superiore del fascio, con notevole lentezza, per poi diffondersi alle branche e al reticolo. Allo stato normale si calcola che fra l'inizio della sistole auricolare e quella ventricolare interceda un intervallo di tempo da 1/10 a 1/ 5 di secondo. Un intervallo più lungo che ra-ggiunga i 3i10 già autorizza ad ammettere un disturbo di conduzione (blocco semplice). Se il ritardo è più forte, di tanto in tanto può osservarsi mancanza di un battito ventricolare (aritmie accidentali, da distinguere d a.Ue extrasistoli). Se ancora maggiore è l'ostacolo si ripete regolarmente la mancanza della contrazione ventricolare (blocco in~c01npleto), poichè per ogni due, ra.r a.mente tre ed eccezionaJ.men te quattro stimoli, ne passa uno soltanto (ritmo 2:1, 3:1, 4:1). Quando la conduzione del fascio di His è soppressa, tutti gli stimoli sono bloccati e il governo delle contrazioni ventricolari è preso dai cent ri locali di automaticità accessoria; si ha cioè il ritmo idioventricolare, che, come s'è detto, è assai più lento, verificandosi condizioni analoghe a quelle della seconda legatura di Stannius (blocco completo o dissociazione atrio-ventricolare) . Se l'inten·uzione avviene in una delle due branche del fascio di Paladino-His (blocco di branca), l'eccitazione si propaga solo per la branca integra, ma per via aberrante transmiocardica, passerà anche all'altro ventricolo. Questa via di fortuna, attraverso un tessuto cattivo conduttore, è molto lenta e la contrazione dal lato del blocco avviene con qualche centesimo di secondo di ritardo. Anche il blocco di branca può essere completo o incompleto. n blocco d'arborizzazione è molto discusso e non può avere che importanza teorica. Il blocco può essere determinato da alterazioni organiche del fascio e sono queste le forme permanenti e più gravi, dovuto assai spesso a lesioni sifilitiche o a miocardite reumatica. Si osserva anche transitoriamente nel corso di altre malattie infettive, come la difterite, la febbre tifoido, l 'influenza ed ancor più ~o stesso reumatismo articolare acuto. Vi sono poi i ca.si dovuti ad intossicazioni per sostanze le quali agiscono direttamente sul vago, o, in modo antitetico, stimolando il simpatico (digitale, strofan to, cloroformio, nicotina, adrenalina, ecc.). Sono frequenti infine i blocchi funzionali d'origine vagale, senza altre cause o le~ioui dimostrabili, in ragione della spiccata azione del va.go (specie
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di quello di sinistra) stù r;odo di Tawara, come è sperimentalmente dimostrato con la stimolazione del nervo, che può rallentare o sospendere la conduzione dello stimolo dall'orecchietta al ventricolo con conseguente polso raro. Questi ultimi si presentano nelle più diverse forme, complete o incomplete, permanenti, transitorie, o di gradi permutabili. La forma organica più grave è la classica sindrome di MorgagniAdams-Stokes, che si manifesta con vertigini, convulsioni e sincope, insieme a-d un rallentamento spesso imponente del polso (fino a 20, 10! p. al minuto). Per la diagnosi dobbiamo valerci della sintomatologia clinica per quanto sia possibile, ma in questa classe di disturbi, che consistono essenzialmente in alterati rapporti fra le diverse sezioni del cuore, può essere spesso assai difficile giungere ad una precisa definizione senza l'elettrocardiogramma. Terremo sopratutto presenti, nei casi di blocco incompleto, i criteri che ci fornisce l'ascoltazione del cuore per la differenziazione dall'aritmia extrasistolica, poichè, nelle intermittenze del polso, non si percepirà il ritmo a tre tempi delle extrasistoli precoci bradisfigmiche. Per il blocco completo la diagnosi potrà essere relativamente agevole quando si accompagna con i gravi segni del morbo di Adams-Stokes. La immutabile lentezza del ritmo, incapace di accelerarsi con le prove di lavoro, ci permetterà di distinguerlo dalle bradicardie totali. Può essere anche rilevato, quando sia possibile, la maggior frequenza delle ondulazioni venose sul collo e la loro indipendenza dal polso radiale. All'ascoltazione potrà essere percepito il «tono auricolare n. Su questo dato semeiologico, che abbiamo già ricordato a proposito del fiutter, esistono notevoli divergenze. Molti autori negano all'orecchietta l a capacità di produrre un suo tono e, ad ogni modo, esso in condizioni normali non si avverte, perchè sopraffatto dai toni ventricolari. Talvolta è dato avvertire dei piccoli urti lontani, sordi, che seguono un proprio ritmo indipendente da quello ventricolare e che secondo alcuni sarebbero dovuti alle sistoli isolate delle orecchiette. Altri invece mettono un si:ffatto reperto ascoltatorio in relazione con extrasistoli del ventricolo, ma sembra innegabile che il cosi detto tono auricolare possa essere percepito anche quando non si verifichi una tale coincidenza. !l riflesso oculo-cardiaco non sempre dà utilizzabili indicazioni sulla eventuale coesistenza di uno stato di vagotonia, poichè può dare risultati diversi, secondo la variabile sensibilità del simpatico, fino ad esserne invertito. Per la identificazione di un blocco di origine vagale è di decisiva importanza la prova dell'atropina, che come si sa, paralizza le terminazioni cardiache del vago, oppure l'inalazione del nitrito d'amile, che con maggiore prontezza apporta gli stessi risultati p er la. sua azione sul centro cardio-moderatore del bulbo. Tali prove n aturalmente non modificheranno affatto blocchi completi indipendenti da influenze nervose. I n ogni caso rimarranno al di fuori di ogni possibilità di identificazione clinica i semplici ritardi di conduzione ed i blocchi di branca. Dal punto di vista medico-legale ogni grado di blocco comportala riforma, ivi compreso il blocco semplice, che non è mentovato nell'E-
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lenco, ma che molti autori non distinguono dal blocco incompleto. La difficoltà rimane tutta n ell'accertamento di quelle forme non identificabili all'esame clinico, e che spesso possono essere inattesamente rivelate dall'elettrocardiografo, come avvenne in un mio ca,go che sto per esporre. POLSO ALTERNANTE.
Questa particol are forma di aritmia è indizio dell'alterato potere inotropo del cuore ed è caratterizzata dal continuo alternarsi di una. contrazione forte con un'altra più debole, come può rilevarsi alla semplice palpazione del polso radiale. Si osserva n ella degenerazione miocardica, nella stenosi mitralica, nell'angina di petto, ma può anche apparire transitoria.mente nel corso di malattie infettive gravi, come la polmonite, la difterite, il tifo addominale e nella intossicazione da digitale. Potrebbe essere particolarmente confuso con il bigeminismo extrasistolico ed una tale difierenziazione diagnostica, quando non fosse alla portata dello comuni indagini cliniche, dovrebbe essere affidata ai mezzi di precisione, per so·r prendcre i caratteri specifici delle due forme. L 'elettrocardiogramma del polso altemante dimostra che i successivi cicli cardiaci si presentano tutti della stessa lunghezza e che i complessi atrioventricolari sono di forma normale, contrariamente a quanto avviene nella aritmia extrasistolica. Il polso a.lternante non è tassativamente previsto nell'Elenco e va. interpretato in ra.gione dello stato morboso che lo determina. Però, quando mancassero condizioni causali intercorrenti, occorre ricordare che, anche in assenza di valutabil i lesioni cardiache, questa grave aritmia. è sostanzialmente inemcndabile e di severo pronostico. UN COMPLESSO CASO ESEMPLIFICATIVO.
Come si vede, io ho compilato un succinto prontuario delle varie specie di aritmie, commentandole nei riguardi dell'idoneità al servizio militare e segnalando le maggiori difficoltà d'Mcertamento clinioo. Quale significativo esempio di applicazione pratica, ora mi permetto riferire un mio ca.so assai complesso e dimostrativo. Ai primi dello scorso anno fu l'icoverato nel mio reparto medico, all 'ospedale militare di Roma, il metropolitano B. A. di anni 28. Senza precedenti morbosi ereditari nè personali, egli narrava che circa tre anni innanzi, nel chinarsi a raccogliere un oggetto, avvertì d'improvviso dei colpi retrosternali ed un maJesscre cb e lo costrinse a sdraiarsi. n disturbo dilegu6 in breve tempo, ma di seguito ebbe a ripresentarsi più volte, ad intervalli irregolari di scttima,ne o di mesi, indipendentemente dalle sue occupazioni di servizio e dallo sta.to di riposo o di lavoro. In una di queste occa:-ioni, palpandosi il polso, ne notò impressionanti irregolarità. Di seguito gli attn.cchi divennero più ravvicinati e di maggiore durata e, dopo esami e cure esterne ambulatorie, riparò in ospedale. .Al suo inj:!resso fu rilevato: Soggetto brachitipo puro, in ottime condizioni generali di nutrizione e sanguificazione. .Al polso si apprezzavano
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intermittenze per ogni tre battiti. Con prove di lavoro le intermittenze si facevano più frequenti, sparivano con prolungato riposo. All'ascoltazione del cuore si percepiva per ogni intermittenza del polso nn ritmo a tre tempi. Null'altro di notevole all'esame clinico. L'esame elettrocardiografico, eseguito dal maggiore medico prof. Cassinis, dette i tracciati riprodotti nella tavola annessa. Nel primo elettrocardiogramma (2a. derivazione) si osserva, per tre cicli, che ai complessi atriali (P) seguono i complessi ventricolari (Q R S), ad una distanza molto superiore a quella normale e difatti, tenuto conto che la velocità. della carta sensibile era di mm. 40 al minuto secondo, tale distanza si ragguag lia e 2/5 di minuto secondo, cioè doppio del tempo massimo normale che, come ho ricordato, intercede fra la sistole auricolare e ventricolare (blocco sempl·icc atrio-1;entricolm·e). Segue una extrasistole ventricolare, che annulla il 40 ciclo sinusale. Il 5o ciclo si presenta a distanza doppia dal terzo, con gli stessi caratteri dei primi tre. Per il resto dell'elettrocardiogramma non riprodotto, si o ' servano gli stessi fenomeni, con extrasistoli che si ripetono ciascuna dopo tre complessi atrio-ventricolari ('luadrigeminismo extTa,s istolico ). N el secondo elettrocardiogramma, preso in prima derivazione dopo una breve prova di fatica, le extrasistoli si ripetono p0r cia.Rcun complesso atrioventricolare (bigcmi ni.~mo cxtras·i,~tolico) . Non è modificata l'anormale distanza fra le contrazioni auricolari e ventricolari. D terzo elettrocardiogramma, est>guito in 3a derivazione dopo prolungato riposo, dimostra sempre la p ersistcoza invariata dell'allungamento di tempo fra i complessi atrio-vcntrkolari. Il compl!'SSo ventricohtre iniziale (Q R S) è di ampiezza superiore alla normale (che in media è di 8/100 di secondo) e prt>senta una e.-idente incisura stilla R, mentre la T è invertita. Sono tutti questi segni caratteristici di un blocco <li branca., 1emporaneo, non essendosi osservato nrgli altri tracciati. Non più e:x:trasi.~to! i. L 'aritmia extrasistolica dispa;rve rapidamente con la. sonuoinistrazione della chinidina, almeno p er il tempo di degenza, che fu assai breve. D caso può essere notevole pPr la coesistenza di complessi disturbi del ritmo e specialmente per il bloccò di branca, che è raro osservare in via temporanea, ma soprat,utto serve d 'esPmpio e può servire da conclusione. L'aritmia e:x:trasistolica,, già. individuata clinicamente con la palpazione del polso e l 'ascolta.zione del cuore, si accompagna~·a con disturbi dromotropici di ben diversa portata medico-legale, che solo l'elettrocardiografo poteva mettere in evidenza. Quest{) esempio potrebbe confermare una qualche utilità. del mio modesto lavoro, se effettivamente fossi rÌlL<;cito a prospeLtarc in questo poche pagine i problemi diagnostici e modico-legali inerenti ai disturbi del ritmo cardiaco. RIASSUNTO, - L 'A., dopo brevi prerru~--se goner>tli, pre<enta qmtdri sinottici delle aritmie del cuore, che e<>~tmina nei rigum·di della idon eità. a l servizio mlli~re. Met,te in evid1mza - a nche s ull>t .scorta di una comple.~~a e rara osserva.Zl~ne personale - le po.;sibilith e le dif'ficoltà d 'accertamento clinico in conf1·onto d~1 ~e~zi di precisione e prospetta. ind1rizzi tecnici i11terpretativi delle disposiz!oru di legge, che prevedono ùiverso g rado d"innbilità per i vari d istUI·bi del r1tmo cardiaco.
RIVISTA
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SINTETICA
SCUOLA D I AP PLICAZIONE D I SANITA MILITARE GABINETTO D I TltAUMATOLOGIA
ETIO PATOOENESI DELLE URETERITI D ott. Alessa ndro Mallce, maggiore medico
T procossi infìmnmato!'ii dell'uret.erf' po>~sono essere causati da agent.i chimici o da agenti infl'lttivi. Gli agP-nt.i chimici possono provocare liDO stat.o infiammatorio del condotto per I'a:r.ione irritant-e che esercitanù f'ulln. sua. paret-e. CP.snris-Demcl, nel trattut.o diAnatomia. Patologica do! Foà, ricoròa le ureteriti tossiche <'au.c;a.te rla balsamici, dalla cantaridina. e dagli olii ClS'Ienziali e liminati dal rene. Si t.ratW. per lo pil'l di tmo. forma catarrale; l'e:>umo delle urine rac-colte mediante il cateterismo dell'uretoere dimostra la presen:r-8. di cellule epiteliA.Ii, leu<'ocit.i ed emazie; le culture restano sterili. La mag~ ior part.e delle ure tcriti è rausata òa g<'rmi infettivi, fra i quali vanno rirorda.ti il bu.cterium coli, i l bn.cillo de l tifo, l'enterococco e g li altri germi della Ilor~int.est.inal e, lo stafilococco, lo strepto. lo pneumo, il ~onocoeco etc. N o tavole importanza ha i l bMi Ilo del la tubercolosi n1~lla etiologia delle urewriti. Le indn.gini pra.tictl.w ~ulla tubr rcolosi dall'apparato urinario ed i reperti operatorii e di autopsia dimo!'ltrano la ft·eque nw partecipa1.ione del eondott.o al procf'ss:o specifico. Raramente l'uretcre è. sede primitiva od isolata nella localizza1.ione rlel bacillo di Koch sulle vie urinarie; quasi sempre l'infezione è secondaria a quella del rene, talvolta della vescica. È stata osse rvata e descritta la sifilide d~lll'urcwre (Morgagni, Ha.dden, Proksch, Thompson, Lewin, Palma, Roberts etc) ed è cit~1to nella letteratw·a. qualche caso di nctinomicosi del condotto. forma quest'ulima rarissima, che si accompagna quasi oompre ad actinomicosi del renE>, ma che fu vista anche propagata dal colon ascendent.o t'l d.A.Ila voecica {f:umming e Nelson). I germi cap~tei di infott.a.re l'uretere possono provenire dall'est-erno, como nelle ferite del condlotto, o trovars i ne ll'organismo stesso. In quest'ultimo caso possono t>ssere diffus i in ~ircolo, come nelle malattie infettive ll:enerali, o t.rovarsi localizzati in focolai mor!bosi più o meno lontani dall'uretere, più spesso nell'int-estino·, negli organi genitali e nel connettivo pelvico, nel rene e nella vescica. L'import-anza p~.~otogPnetica de ll'intestino nei processi infiamm.at.orii delle vie urinarie Ì:' s t,at.a- ben dimostrata "' l'Heitz-Boyer ci ha indicato la classica. sindrome A.ntero-renttle. Il colon, l'appcndicA, il retto costituiscono spP.sso il ptmto di partenza dei germi capaci di infettttre l'uret<>rc; fra i d etti organi ed i l canl!.le escretore del rene esiRtono rapporti anotomici, connessioni v~tScolari e linfatiche tali da spiegare la loro relazioni patogenetichlol e la predominanza dei processi infe t.tivi dell'uretere destro nelle afl"l'zioni flogistirho del colon e ne ll'appendice (Laqwè>t·e). Anche fra gli ot·~ani go>nita li intemi della donna, il connettivo pelvico f'd il canale eseretoro d~l rene e<1ist.ono rapporci anatomici, connesaioni va..'lcolari e linfatiche atti a permett.e1·e Il~ diff1J'1ÌOI\~ di nn proce~so infiiUlll1latorio dai detti organi a.ll'uret.ere. La pos.~ibilità. dell'infezione esi~te anche ne ll'-uomo, data la vicinanza del condotto all'ul t imo trat.to d<:' l •lcforcnte, alle vc>scichotto seminali, al111. prosto.ta. ed in 1tlto ai vasi spcrmati<' i ed ai liuJ>l.t.ici pro,·cnicnt.i dal testicolo. La maggior· p a r te d•' i procl:'ssi infìammA.torii dell'uretere trae però origine da quelli dol rene e ddla ve~Ci(·t~.. F'ra rene, urotPre e vescica esis tono i più strct.ti rapporti anatomici e f1U1zionali, le pitt intimo connessioni vascolat·i e linfatiche, per cui è fa· c i le i ntcndore come la patologia dc ll'trreterc s ia strettamenw legata a quella del rene c della Vl'l'cica e come le infezioni di quost.i organi possano diffondt'lrsi con facilità al comlof.t{). J gN·mi es i~t~'nt i nr ll"orgAnil'mo po~;:.ono ra.ggiungnre l'urotore per propagazione dirNta da un focolttio infiumma.torio viciuo, per vi.a ematica, per via linfstica o per mez7.o dcll'urilu~. l t;'~'rmi tlifiusi in circolo o loru.liznu-.i in focolai lontani dall' urowreseguono la via. eant\f iua od urog<•na; qtw Hi e~<i<;tenti in focolai vicini e ne l n•ne o nella vescica, olt re
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che per le d ett.e vie possono ra.ggiung~r(> il condotto p er la vin linfatica o propagarsi ad esso per di.ffu.~ione diretta n ella continui t/t dei t.es~uti. E sempi molto dimostrativi ci sono dati dalla. ur~terite da. bactoriun1 coli e da q uella t ubercola re : i re lat iv i ba· cilli, a seconda d oll u loc>l.l i...znzione pt·imitiva. possono mgg itmgere l' ure ter e por via ematica o linfatica, p er dit'fu.sione dirota n ella r.ontinuità d e i tessuti e per m tlzzo de ll'urine. L'urina infetta proviene in gent>re da l rene; t a lvolta, n.:! l reflnsso va<>cico-renale, può risalire dulia v escica.. Il r eflus."' ve:;cico-re nale costituisco un fattore ptl.tO~t'nctico importante n e llo sviluppo d e i processi intìt:unm atori i d e l condotto (Lépou t rc , Rn\'a.«ini ). Com e per gli altx i organi, però, anche per l'uretere lo. ~>oln. preRen?.a di gf'mli patogeni nel s uo lume non ba..<>ta, il più ùe lle volte , a dC'tenniuare la flogoRi. In m olt i ca«i c.li batteriuria, inìat ti, l'urina ric<'a di ge nni, pa.<~.«a nPl condotto ~>en~r.a a lter a rne le pareti. Alhn·llht, servendosi ctel cateterismo urt•tt:ntl<.', constati >n e lla $lt\:'Ssa })(' t-:<Ona da un lato pie lite e d u.ll'altr o bat.teriuria. Le e<>perienzo fatte pl"r provocare un processo infìmnmntorio d elJ' UJ'etere m ediante la. semplice int roduzion e di germi patogt•ni n e l suo lune sono riuscit e il più d elle volt ~ negutiYe. Fa.voriseono l'insorgenza di w1a llrett'rite settica l? li scars i poteri eli resistenza e di eli fesa. dell'or~anismo e soprat,ut to le alterazioni delle paret.i ure tertdi e la !ltasi di urina n el condotto. I traumi. i calcoli, )(l sostanze to»!licho e liminate dal r <'n<', alterando la norma le struttura d ell'm·etero, fMi li tano l'att PCchimento dei genni. La sta.«i di urina, quale nf' s ia la cau«a, mcccRnica o d inamica. provocn la cadut.o. d ell'epi telio e prolunga sott.o una pressione i<~ll pt>rior·e alla nonnn il contatto d e lla pureto distesa. con l'ttrina infetta. H anno importanza a questo rig unrdo i rest.rillf!i· m anti e l'atonia doll'urotcro: i restring imC'nt i pus,.;ono pn:Cl'd<'rc e favorire le infe zioni del condotto (Duvc rg~>y); per quanto rig ua rda l'atonia, è stato bt>n dimostrato, e Stdanesco-Galatzi l'ha cnnfe rmo.t-o, ch e la per·dita. d" lla dinamica r<·~go la patoogia. cle ll'uretere: l'atonia determina la. s t asi, qur'sta favorisce l' infPzione. A U'l'ORL\..."!SUNTO. - L 'A. riassum e le attuali con o;;cenze sulla etiologia e sulla patogflnesi d ei processi infirurunat<Jrii dell'uretere. BIOBLIOGRAJ<' B.. B ONNET ET CARTOTO. - 1.'·u bercoluse iléo-coecale (tatuli.sée dans t'ureti>:re. Soc. Med. et Chir. Marseille 1931. B UROESS. - The appendix and U?·imtry coli infections. Brit. Mcd. J o 1u·. 1924. CJmZELITZER - Bei~rag zur ftiimatu rif nach A1>J>Pnd. Ze itschr. f. Uro l. Vol. 16, 1922. C t; lllli1ING R 2o<"ELSON. - Actinon~yc . of theurilwrylra<;t . Surg. Gyn an il Ob;;t.. 1929. Vol.-!9. GIOJA - Contributo alla corwscen::a dRUa nefropicloci.stùe colibacillore con~<ecutiva ad appendicit-e subacutarer.idivante con stipai oroni-ca. t;oc. Mecl. (:hi r·. P avia 193 1. HADD:EN.- Obstruktiott oj uret~r by cqpomna. T ra ns . of t lw pn,th. S0c. of L ondon l Si>5 . .HErT".l B OYER. - Syndrome entéro -rénale et lPsù>n.i rle l'urélre postéri.eur et cht col vésicat 23 Sess. Ass. Fr. d 'Ur. J our. d ' Ur. 1923 V; 16. LAQUI€RE.- Relalions ctu re·i n droit et de l'appendice. Jour. d'Uro l. 1926. L ÉPONTRE.- L e rejlu.' ré.~ico-ur·éteral. 21i Coug r·. Assoc . .FI'Rn. d 'Ur o l. J our. d ' Ur. N ovem. 1926. L EVIN. - Die 111jphilitischen Erl.·rankunyen & r Hamwege. Ze it f. rro l. ] 923. PALMA.- S'Ìiphilis do ap'JI<lrelho ttrinar·io . 'l'hèse Rio d e Jan.•iro 1927. PERI.MANN .~- Zur pathologie des m·eters. Z(>it. f. Urol. 19 ~l l. PttAKSCH. - Uber Sy{ìlis d er Iiarnleite.r. Arl'h, fur. D ('nn.:ttologie und. Sytìlis 1899. RA v A.Srx r. - R e flusso L•cscio-renale. T rieste 1926. RonER'l'S. - S IM:cltl.re oj the tueter CU180CÙ.1./cd tl'ith lti·~S. Atluntic 'Ml'Ù . Jom. 1928 Vol. XXX I. Ronl.NSON.- Origin of tubercular urelerilis. Ann. Gyn. t't Pl"d. Boston l !109. STEFANESCO-GALATZL- Sur la dynumique desorrrmes 1uina·ires . J ou r·. d 'Urol. 1!128. THOMPSON. - Sy(ìl·i s of the gen·ital organ$ of the male a.11d lhe urirwr yorgcms. Amcr. Jour, of Sypbil, 1921 Vo l. V. USLAND. - A ppendicitis und l n/el;t ion der /lamewege . 11ec.l. R e ,•. JU22 N<> l.
CONGRESSI
XXXVIII CONGRESSO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI MEDICINA INTERNA
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li Ul.àtt.ino dol19 ottobre nella R. Clinica medica. di Romafu inaugurato il XXXVIII Congr~sso ùdla Società italiana di medicina interna da S. E. il l\linistro ùt,ll'educazione naziona.le On. Ercole, con la partecipazione di oiTca cinquecento congrt'ssisti, fra cui i più ilhu;tri clinici e patologi i taliani, alla prc~enza delle maggiori a.ntorità, ~anitarie dell'Urbe. La Sanità militru.·~ era r~1ppresentM~~ dal mai!giore g('HN<tlc medico Franchi. Prese per primo la parola il Yenentnùo lJre~;idente della Società, senatore prof. E. ~i<lnllgl ia.no, che rilevò la fausta coincidenza del Congresso con i f<'steggiamenti per il primo d<•cemutle della Rivol\lzione Fascista.. L'insigne oratore concluse nei segucnt.i termini il suo vibrante discorso: << L'orrlinE\ di marcia test è da.to dal Duce è quello di andare sempre ava.nt.i c sempre av~Lnti marceranno le r-cuolc mcdich<~ italiane, liete che il RR-gime a.bbia dato ai lavoratori qul'lla coscienza scientifica n azionaJe, cht• per lo adrlietro ma.n ca va. Ora noi possiamo con giusta fier<'zza gu::~.rdare in faccia ai la.voratori straùieri., scderci da pari a pari a fianco loro, parlare nt>.i conv<'.gl'\Ì int<'rnaziona.li la nostra lingua materna ripetendo con legittimo orgoglio il motto dei nostri avi: Civi.s Rumctmt.s s·u1n. E questo lo dobbiamo al Duce )). Parlò quindi il Prl'sir1cnte del Comitato ordina.tore prof. Cesare Frngoni, che, dopo aver rivolto il suo lJcn.siero riverente aJJa memoria di Vittorio Ascoli, porse ai convenuti il suo saluto augurale, rilevando l'imJ)Qrt~mr.a llel Co~rr<·sso lJCr le poderose rela.zioni e per la somma e qualità delle comunicazioni.
Su hit o òopo Ja, cerimonia iuaugumle fluono inizia.ti i lavori d<:-l Congrt"S:;o con Lt di:::.cHssione 1kl primo tema: l'ipertensione arteriosa come autonoma <l i~fu n7.ione e malattia. n prof. Enrico (h'eppi di 1\'Iilano t,>RpO;(' i punti fonrla.meutali della sua rcbzinne uJfic·ial<·. gi~t distribtli\a, a.i eongressisti, sotto forma di tma monografu:t co:;l d<·n:-}t 1li dottrina. ndl'e;.;amc molt<'plice e comp<:'ndioso dell'arduo .-d a,tttul1• argom<•nto, da n on TlOI <'T cs:;er<: ria.ssunta nel brevé spazio riserva.to a. qm·st~l sommarie noti zie. Dal cornpli'SSO d<·llo sue osservazioni il R.ehtl on' venlH.' a.Llo conc.lu~ioni riconoscendo alla sindrome ipertensiva q m'si i e a m.t t f'ri- balie: 1. Un'impronta er<'ctita rio-co~tituz ionalc favorevole alla patologia funziona.lf> t'Ù orga.nica d~>H'a.ppa.mt o art.,rioso e dei vise.eri che più ne dipC'nllono (cuori-', r{'ni, Cf'rvt•llo). Un substrato endogeno ad orientamento
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simpatico sulle proprietà. del sistema. circolatorio e sui fattori neuro-umorali dell'equilibrio tensivo. 2. Una. risultante funzionale - l'ipertensione - riconducibile per i suoi caratteri ad un eccesso sporadico o permanente, assoluto o relativo, diretto o indiretto dell'azione sirnpatico-adrenalinica. Risulta.ute provocata, da fattori diversi, capaci di operare sull'equilibrio neuro-umorale del circolo in senso solidale alla tara endogena: fattori endocrini, nervosi centrali e periferici, va-scolari, renali. 3. Un'impronta clinica diversamente orientata in accordo col diverso prevalere nel disquilibrio ipertertensivo dell'elemento cuore-aortapletora (pressione si;;tolica) o dell'elemento angiospasmo {pressione diastolica). Seguì una elevata discussione alla quale presero parte i proff. Pende, Giuffrè, Frugoni, Ferrannini, Baglioni, Sabatini, Are:u, ~[eldol<•;;i, Schiassi, Condorelli, Volterra, Landolfi ed altri illustri cougre:;sisti, apportando tutti vasto contributo scientifico-clinico allo studio del tema. Il secondo tema su L'Amebiasi era stato affidato al prof. Guido Izar di Messina che ha redatta una esauriente relazione, nella quale si trovano esposte, discusse e definite con profondo senso critico-clinico e con notevole apporto personale le moderne co~oscenze in argomento. Sono not~voli nella relazione i passi riguardanti i contributi della. · Sanità militare. Il prof. Izar rivolge particolari ringraziamenti al Direttore generale, tenente generale medico Riva, «che ·mise a disposi-zione tutt·i gli ospedali milit<wi d' Italia, i-wviando un mat1wiale eli per sè solo preziosissimo >> . Rileva (( i dati pru:isi e completi che pMmettono di distingu.m·e fllumti dei 78 casi di colite a1nebica spedalizzati dal 192:l al1931 siano di origine a1ttoctona e quanti siano di origi.ne itnportata (colonie, Brasile, AnMrica, ecc.). I n q1testi dati viene sempre in testa la Sicilia con 14 casi autocton·i, srgue dappre.sso la Sardegna con 13 ca,si, a distanza Napoli e Bologna con 9 casi, Roma con 4 ca.si, Fi·renze con 3 casi, Verona con 2 casi, Trieste con. l caso>>; il che dà modo al Relato'l'e di corroborare sue osservazioni sulla statistica gen<>rale ufficiale, specialmente in riguardo a Roma e alla Toscana. A proposito di focolai endemici nel qnarlro di endemia. dell'amebiasi sono citati particolarmente « <l1t.e esmnpi più.t·ecmti tra-t ti dalle p1·e<.ise storie cliniche fornite dalla Diuzione di Sanità militare. Il primo 1·igt1.anla 1tna, piccola epidemia con 7 spe(lali zzati s·poltasi in Av('rsa nell<t 1033 compagnia distrettuale clal 23 al 25 l1tg1io 1927. H srMndo 11.n a e7Jidemia CO?~ 12 speclalizzati scoppiata fm i militari c1e.U' Isola della ì1f a.l7<la.lena dal l-uglio all'ottobre 1931. In entl'(wnbi qw•sti episodi Za rapicH.tcì e contMnJlOI'fln eitcì di insorgenza clel quadro morboso in soggetti che nw:i avevan,o sofferto di furbe enterocoliohe e la sintomatologia comwne, ·mrntre attest.ano prr ttna infezione con ceppo unico virulento, non rscluàono che eletta infr~ionc possa a11e1· atwto come fonte qualc1mo degli stessi ammala.ti, già amcbinsico cronico e fJt~indi portatore, riacut.izzatosi sotto l'influenza di specia.li itn]JOnde.rabili condizioni ambiente)) . Purtroppo il Relatore non potette pe.rsonrt.lm(•ntc int<>rwnire al CongreRso, per lesioni, fortun~t~ment<> non gravi, riport at<> in un incidente automobilistico. La trattar.ione dd tema. fu a-~r>1.mta dal prof<'ssore Maurizio Ascoli e ne seguì. una importante cd appassionata diseusrdone
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con l'intervento dei pro.ff. Viola, Boeri, Pontano, D evoto, Marotta, Penso, Pullè, Caunavò, Sorge. · Nella terza giornata i congressisti si adunarono in seduta generale con i partecipanti al XXXIX Congresso della Società Italiana di chirurgia, che simultaneamente si svolgeva nella sala della biblioteca al Policlinico. P er la parte medica fu trattato dal Pro f. Luigi d'Amato il terzo tema di relazione s1ùle epatiti croniche, del quale erano anche relatori, per la parte chirurgica, il senatore prof. Pascale e il prof. Chiarelli. Quest'ultima. seduta presentò particolarissimo interesse per il sommo valore delle relazioni e per la discussione alla quale, fra i clinici medici, int-ervennero i pro.ff. Pende, Ferrata, Saba.tini, .Antonelli, Luzza.tto, Condorelli ed altri. Al congresso furono presentate ed in parte svolte numerose comunicazioni su vari argomenti, produzioni pregevolissime d i tutte le Scuole mediche italiane che, come disse il Sen.a tore Ma.ragliano, stanno a significare il fervore di studi e di ricerche che anima la rinnovata coscienza scientifica. nazionale.
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XXXIX CONGRESSO DELLA SOCIETA ITALIANA DI CHIRURGIA Alle ore 9 del19 ot.tobrc, ha aV11t.o luogo a Roma nella sala della biblioteca medica al Policlinico Umberto 1° l'inaugurazione del XXXI X Congresso d<llla Società Italiana di Chirurgia. N umerosissimi i congressisti rappresentanti tutte le regioni d'Italia, presenti tutti i Direttori dello cliniche chirurgiche e d.,gli illtituti di patologia chirurgica del R-egno, numerossimi primari di ospedali, aiuti e assistenti degli istituti chirurgici e molti ufficiali medici. Al banco della presidenza siedono S. E. l'on. Ercole, Ministro della, Educazione N azionai .. , il prof. Roberto Alct;sanùri, clinico chirmgo di Roma, pml'itlen\if>. del Congresso, l'on. Morelli, p1·esidente del Sindacato Medico Fa.<;cista ~azionale, S. E. Spano, presidente dell'Amministrazione degli Os})l·dali riuniti di R.oma, il prof. Busi. preside d(·lla l<'a coltà l\Iedica di Roma, anche in ra.pprN;enta.nza del Rettore S. E. l'on. R-occo, il g<'nerale Medico prof. Ca.ccia per la Sanità 1\[ilitare, il ra.pprescntante della Sanità Militare :Marittima e del Se.r vizio M<'clieo dell' Arconautica, il sen. Guaccicro e l'on. Fiorct.t i, rapprewntant.i del Sindacato Medico, i vice presidenti della. Società, proff. Giovanni Per<'z e Riccardo Da.lla Vedova. Il prof. Alessa..nùri, ricordato come la Società festeggi il cinquant<'~imo anniversario della sua fonùazione, fa gli auspici p<Jr un lavoro fecondo del Congresso, accennando alla copia dei contributi it.aliani alla chirurgia, che si sono imposti ncll\ùtimo decennio all'attenzione monrl.iale dei chirurgi per l'origina-lità. deUo ricercb<', per la perfezione della tecnica chirurgica e per gl'indirizzi nuovi portati alla chinngia,, grar.io specia.lment<' all'intima. coll:-l.borazione colla Società di Medicina Interna. R-icorda come i chirurgi
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italiani possano guardare con orgoglio al lavoro compiuto nel Decennale e che per ì. risultati si inquadra in quel vasto movimento innovatore della vita nazionale voluto ed attuato dal Fascismo e che oggi ci induce a guardare fiduciosi al futuro sotto la guida del Duce che giustamente può considerarsi nella Sua opera diuturna come il chirurgo che, asportata la parte malata, ridà la salute e plasma il nuovo corpo della Nazione. Vengono commemorati i Soci scomparsi e particolarmente il compianto senatore Baldo Rossi, al quale era stat a affidata la relazione sulle peritoniti acute. I lavori svolti al Congresso dai discepoli del Maestro rappresentano, come hanno rilevato i professori Donati e Fasiani, la migliore commemorazione dell'indimenticabile scomparso. S. E. l'on. Ercole con un alato discorso dichiara aperto il Congresso. Nella mattinata è stata svolta la prima relazione sulle peritoniti acute. Relat.ori ne sono i proli. Rossi Baldo e Fumagalli R. (Milano), ten. col. med. prof. Casella D. (Roma), dott. L. Mucchi (Milano).
1° hi\IA DI RELAZIONE: I. - Le peritottiti acute (Prof. sen. B. R.ossi (t) e prof. R. Fumagalli). D opo importanti considerazioni d'indole generale relative alla complessa fisiopatologia della grande sierosa pcritoneaJe viene chiarito il concetto di peritonite nel senso se si debba considerare perit.onite solo quella di origine b~~ttcrica od anche quella cosidetta p. clinica ed è riferito un ampio studio sulla batteriologia delle peritoniti acute. Accennate le principali note di a.natomia e patologia generale, seguono brevi considerazioni cliniche in rapporto alla diversa fìsionomia generale delle peritoniti acute- p. tossiche, p. purulente, p. subacute, p. parziali e lo studio bio1ogico dell'affezione relativo alle modifìcazioni chimiche del sangue (riserva alcalina, cloruremia, a.zotemia), alle variazioni quaJitative e quantitative degli elementi morfologici, allo stato della funzione renale ed epatica. Quanto alla diagnosi è posta particolare attenzione a quelle forme definite quali ,< pseudo peritoniti n; sono discussi i vari fattori di gravità e gli alement.i su cui si fonda la prognosi. n trattamento è svolt,o dettagliatamente prendendo in considera,zione i concetti generali dell'indicazione o meno all'intervento, le cure pre-o:peratorie, il problema dell'anestesia, quello dell'evacuazione dei liquidi essudati, del lavaggio, d-el drenaggio, ecc. Vengono infine studiate, stùla scorta del ricco materiale casistico avuto a disposizione, le singole forme, anche le più rare, di )X'ritoniti acute. Dal complesso dell'ampia relazione emerge tutta l'importanza che - principalmente in questo vasto capitolo della patologia - hanno una diagnosi pront.a. ed nn intervento tempestivo. II. - Le perltoniti acute nella pratica ospedallera militare (Ten. colonnello medico prof. D . Casella). La dotta relazione del ten. colonnello medico prof. Ca.<>ella, della quale prossimamente sar~ pubblicata nel nostro giornaJe tm ampio riassunto, è stata vivamente applaudita. Particolari parole di elogio ~r il rclatore hanno avuto i professori .Alessandri, Donati e Fasiani..
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III. - L'indagine radlologlca nelle peritonitl acute (Dott. L. Mucchi, relatore per la part-e radiologica). Il Relatore ha avuto occasione nel primo semestre del corrente anno di praticare l'esame ra.diologico su circa 80 peritonitici, usufruendo di un clinoscopio a motore col quale quasi sempre si poté a.nche sollevàre il paziente in posizione semiseduta. L'"~:~ame, prat icato con le più scrupolose precauzioni ed evitando in modo a~5soluto la somminist,razione di qualsiasi mezzo di contrasto, è sta.t o ben sopportato dai malati. Fra i segni cliretti rilevati, che indicano un processo infiammatorio peritoneale diffuso e oircoscrit.to, vanno ricordati : visibilità radioscopica (quando è esso abbondante) dcll'essuda1o, che può mostrarsi nei cambiament.i di posizione dcll'amma!c"Li o; immagini radiografiche di essudati scarsi, interposti fra le anse nwteoricbe e fra queste e la parete addominale, talvolta non diagnosticabili clinicamente; lume intestinale sempre rotond(ìggiante non a forme poliedriche, come si riscontn~ nel meteorismo semplice diffuso. Per le peritoniti circoscritte: immagine radiografica dell'ascesso, rappr<'seutatn. da una zona ovalare opaca circondata a semicerchio da anse intestinali mcteoriclw; de.formaziOili varie de.\ cieco e dell'a.soendente, contrastati dal gas, dovute a compr~sRione da. parte dell'ascesso e ad infiltrazione ed edema della pnn·te intestina-le. Segni indiretti: l'ileo paralitico; l'infiltra;done edexnotosa delle pareti ad<lominali, svelata dalla ~comparsa delle. norma.li immagini I'adiograficbe delle fascic muscolari e di grasso della pru:cte swssa e dalla scomparsa dell'immagine dei muscoli psoas; le alt<.->ntzioni di posizione e di mobilità del diaframma; le reazioni plcuriche. Particolare importam.a nelle peritoniti da perforazione ha la presenza. di gas, che si può meglio rilevare sui radiogrammi e che a.pparendo precocemente - nel sospetto di una perforazione - può talvolta bastare a decidere la diagnosi. Drscu~SIONE DEL TE~U DI nELAZIONE.
CtUASSERil'\'I (Roma). Ricorda tra le sindromi peritonitiche quelle dovute ad ematomi retropcritoneali in emofilici. Nelle perforazioni da tùceri gast,riche è fautore della resezione. Ritiene che la mort-e nel coleperitoneo sia dovuta a riassorbimento di sali biliari. Nelle forme da appendicite le più g'l·o,vi sono quelle con (.lll!\udato putrido; in questi oasi ha avuto buoni ri'itlltati con l'Anticoli Serum. PELLEGRINI A. (Chiari). Si interessa particolarmente dell'indagine ra.diologica nelle peritoniti acute. Afferma e illust.ra l'importanza di que.ste ricerche che ri<>soe innocua nei malati anche gravi. Tale ricerca deve essere est<'sa sistema.t ic<tmente in tutte le affezioni addominali acuw. P er quanto riguarda la perforazione t ifosa bisogna insiswre nel propagare la necessità. di una. cliagno~ i e di un interven to precoce. Forse ciò può essere ott.euul o con l'aiuto dei radiologi. F .l.SIANr (Paùo,a.). Elogia la. rela~ione in cui vede onorato nel modo miglio1·e il defunto prof. 'Rof'si di Milano. Indica come l'intervento precoce r}1J'prc~enti l 'ohbiet.tivo piit importante e il ristùtato migliore nella. cura delle peritouiti. Illustra. dati diagnostici ed operativi.
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SGA.MBA'rl (Uoma). I nsiste stilla impor tanza diagnostica della rea-zione specifica sulle orine ut>lle peritoniti acute. I risulati dubbi sono dovuti a fatti di debole reazione da parte del peritoneo o da errata tecnica ed errata. osservazione . . l3EDABJDA N. (Vat-~to). Si soffcrm.a particolarmente stùle JX=ritonit i traumatiche di cui illustra ca-:;i molto interessanti. BAGGIO G. (Cagliari). Fa notan• cl1e la ragione della mancanza di cicat rizzaziont> nelle perfora.zioni dt>l t.ubo gastro-enterico suturate è imputabile al rllitagno del contenuto c per talt- ra-gione consiglia l'ap}llic·azione della sondina gastrica a permanenza. Per evitar(' i laparoceli po11t-operatori dopo drenaggio nelle pt•ritouiti da appendiciti consiglia l' incisione a. lembi da. lui proposta. SBRozzr (]"ano). Insiste sul tra,tta-mcnto chiu::;o m·lle peritoniti con.{l!amate (i O casi su 81) . l risultati ottenuti col trattamento chiw:o sono supeTiori a qut>lli ottenut.i con dr<•naggio. PuGLISI ALLEGRA ('Messina) . ~elle prime ore è fautore della, resezione nelle perforazioni ga::;t ro-duodenali. Dopo le 12 ore procede subito alla. gastro enterostomia, poi, chiusa la fl·rita laparotomica m('diana, fa una se·conda incL~ioue sott.o l'arco costai<· a destra e sutnra la perforazione drenando poi la loggia sottoepatica. Su 18 ca,-;i così trattati ha 14 guarigioni. Nell'applicare la gastroenterot-~tomia. non usa gli entero:;tati. CIMINO (Palermo). Ricorda un caso di p{'rforazione da paratifo che mentiva una perii onitc di origine appeudicolarc. I nsiste sulla necessità .di indagini sierologichc sistematiche. Ro~Zl.NI M. (Bari). La. rachiauestl;'!lia ha il vantaggio di determinare nel peritoneo l'apertura. dell'alvo. La. R. A. non va. applicata negli ipotesi. D ON ,\TI M. (1\tlilano). Rileva la vastità del tema. Xclle p('rituniti t rau matiche, nella prima fase, il peritoneo è ISOlo conta.minato o, tolta la causa. ·di infezione, si ha la guarigione . È <lifferente invece l'esito quando il malato sia t rattato nella fa,'!e di pt-ritonite vera e propria. N ('Ila prima fase, se si tratta d i perforazione da tùcera. gastrica., pratica la n•~<ezione come l'appendicectomia ncll 'appcndicit+> perforata o l'annt•ssectomi.a in tma annessite pur ulenta e perforata. "Nella seconda fa.sc le operazioni lunghe -e inda.ginose aggravano le condizioni dell'a.mmalato e sono da evitarsi. Applica l'anestesia rachidca quando ht pressione sanguigna non sia ancora. abbassata; in questi C.'l·l'li è bt>ue dare la prefert•nza all'anestesia epidurale, a quella coi ga.-;, all'a-nestesia local<'. Nell'ulcera perforata dello stomaco la suttu·a. semplice della p<>rfora.zione è una cattiva OJX=razione . La sutura invece va praticata dopo recenta.zione dellil. perforazione associa.ndo una gastroenterostomia.. L'esame radiologico è utilissimo in molti casi, sia p<'r la diagnosi che per la sede ed estensione della peritonite. Esita ad accettare l'('ntcrostomia sull'ileo; riti('nc inutile la gastrostomia. P er quanto riguarda. il drt>naggio non crede elle si pos~>ano fare -confronti fra t rattamento chiuso e ap<•rto, tutt'al più Hi può dire cl1e ancht' estendendo il t rattamento chiuso si possono ottenere ottime pt>rccntuali 4i guarnigione. Crede adatt.o il dr('naggio alla 1\fikulicz nelle peritoniti pelviche, meno nelle alt re sedi, in cui llSa un tubo di gomma. e una striscia d i garza. I n tema di drena.ggio occorre essere eclettici, come r<•gola pra6 -
Gi~rnale di medicina militar e.
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CONORE:-<S T
tica. gf'nt>rale si potrebbe di.n• che n<•ll<· prime dieci o dodki ore si dt>>•e chiudere; poi drenare. Couclnde cho la cura delle pt>rit.oniti acute <i.eve av~>re per ba.se il trattamento diret to o indiretto della lesione primaria, che a seconda del tempo int~>rco r'.~o può o non essere curata, ra.dicalmenw. La peritonit(' non e'lige di n• gola nn tr3>1 tamf' nto proprio n Pila fa!le primaria, nPJla fa-;e :>f'CO·ndaria. occorre sia tra.t t ata (colla.rgolo . drf'naggio ).
U - T.J.- :)1A DI REr..AziONE: « Epatiti croniche (comprese ie cirrosi) , . D opo la complf>ta e dotta rdaziom' del prof. D ' Amato (di part.e medica), eht> - trattando d<'lla t<'rapia. - fa, rilevare come la cura medica non fa.ccia vedere spe:-;:;o dei succe:;lli <' che pertanto i chirurghi sono stati tRnt;bti a sost ituire le cnre erut>utc a quPlle. medichP, ~f>guono i proff. Pascale e Chiaricllo. I relatori, di parte chirurgica, ecrcauo di fare una sintesi ù<'l probl('ma delhb cino~:>i in moclo che IJt terapia po:isa ~>S!iE'Te indirizza1·a non solo all'org~tno il fegato - che pPr la sua sintoma.tologia predominante richiama particolarmente l'attenzione, ma anche a quegli organi rlai quali è part.ita ]'infezione primaria. Su ciò imistono particolarmente i relatori, che ricordano che agli antichi cliniei non era. sfuggito che e.erte congestioni epatiche potef.lsero eRsere l'E>spr{'ssiollC <li disturbi gastrici, sopratut.to dE-lla dilatazione dello stomaco o dell'infiamma.zione deli 'intestino. La conseguenza pratica delle vedute e delle citazioni dei relatori sarebbe che, per quelle forme di epatiti imputabili a disturbi intestinali, ad appendicite e. così via, la prima cura è di togliere la eausa f'xtraepatica , o ID(~dicalmente o chirurgicamente. Allorchè la. cirrosi si manifesta con l'ascite o con splenomf'galia, si prE-senta la possibilità di altre operazioni. Nmnerosi al riguardo sono i contributi degli italiani; basti ricordar~> Schia.;;si, Talma, Pascale. Con l'operazione di Talma. si favori.-;ce, com'è noto, la circola.zione collaterale. Quando nella cirrosi biliare si as:socia l'ingrandimento della milza, dà buoni ris ultati la spleneetomia, che è par t,icolarmente indica.ta nel morbo di Banti. Nelle cirrosi biliari a milza grossa., se coosMte l'a.<;cite, è bene associare alla splenectomia, secondo il precetto di T ansini, il metod<> di Talma. Dr;.;<.:U:'\SII\NE f;UL TE~l.\ DI RELAZIOI\"E. ALESSA NDiti 1{. CRoma). Indica zioni ch.inwgiche nella cura delle epa-
titi croniche. - Vi sono alcune forme di epatiti croniche in cui non c'è lliscm;sione sull' intervento op~ra,torio, e cioò le epatiti consecutive a occlusione delle vie biliari, a lesioni dell'intestino e specie dell'appendice, quelle con!;ecutive a colecistite, dette epatiti o cirrosi biliari. In queste è più fre quont~ la di!Iusione dalla. ci:;tifeUea al fegato c'be viceversa. Quando n on ve11.gono operate precocement•' possono chiamarsi 11 di intervtmto ritardato !lj la cura n.e è Il!. colecish•ctomia o il drenaggio delle viP biliari. ~ella. cirrosi a tipo atrofico C~iorgagni-Laeunec) l'inter vento chirurgico é diretto non solo a.ll'a\;Cite, m.a anche alla cnra della lesione epatica , in quanto la diminuzione della pressione portale permette il ripristino funzionale e la rige m~rar.ione d<• Ile cetlule Ppa.t iche. L ' ascite, olt.re che all'ostacolo
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d~l circolo portale, è doYnta>ncht> a una altC'razionE' dt>lla. cra.-;i sanguigna' come dimo~trano esperimt>nti in a.nimali por1 atori di fistole eli Eck, in cui il pasto carn('o pro,;oca la comparsa cla.ll"a-:.>ciìt• che manca con dit>ta carboilirata. L'operazioll(: di Talma., molto usa.t a, dà solo talvolta. ri>:tùtati ùi,.;eretì. La fistola ùi Eck rf\ppr(•:;(•nta nn intervento troppo grave. "K~lla mia Clinica Ghirou ha esf>g'uito un ' una~tomor;i frR un ramo tklla me;;eutt·rica inft>riore <' la vt>na, ilhwa con :;ucc~:s:so in un Cà!$0 su qua.t tro; I1ozzi un'anastomosi più facile fra. la Yena m<•!:enteriNL i'uperiur<' *' la, cava. (l o ca:w (·o n su cOl':- so) . Credo che su quPsta via si possano ottt•nNe d~·i ~ucct•sssi JHu·ell0 Ja cura venga fatta. all'ini7.io. l /esito fa.ta.Ie d<·lla malattia induce a e:st<·n· dere l'indicaY.ione. · Nel gmppo d~:"ll<· eirrosi iprrtroflc·he carattNe comune è la sph•nomegalia accentuata c il fa.tto cb'.' ht milza è spe:;~o l'organo primitivamente colpit.o. Esf>mpio tipico il morbo <li llant i in cui la splenectomia 'dà guari· gioni cimat ure; così la splenogranulamatosi siderotica di Gamna, la spl<>nomegalia egiziana ecc. ){a m·lmorbo di Hanot l'inteqm•tazione non è nt'tta; se anche non >:i acCt't ti il concdto di Eppinglu~r di nn'affl:!zione epMoilienale è certo eh(' la. splt-nectomia può ùare risultati not(•voli. Nei casi grad si potrebbe da.r<> la pn>few·nza allà legatura dell'art<·ria splenica fatta in un primo t~mpo e in seguito alla splenectomia. È in questo campo che una più stretta collaboraziont' fra mt·ùi<:o e chirurgo darà i ristdtat i migliori. LEO TI' A N. (Pa.lermo ). Epatiti croniche tla le11ioni primarie di organi dell'addome de.~tro. - L'O. C('rea di porta,re un contributo alla. f;Oluzionc dt'l problema dt!lla possibilità di cirro~ i da lt>sioni croniche primit ive del tubo gastro-intt:stinale, posto da Tuffier, Moté, Achard e Rossle. Egli ba potuto <•sPguire l'esa.m!:' anatomico maero- e microscopico del feg<lto, mNcè una biopsia <'patica praticata durante il relativo intervC'nto, nelle più svariate affezioni croniche dell'addome, come: ulcere g~tstriche o duodenali, <:olccistiti, periduodeniti, appendiciti croniche, pcricoliti ecc.; aff<·zioni chi" rientrano tutte in q nelle lesioni clw l'O. ha raggmppato nt>lla. sindrome addominale destra St>mplice o con c·olccistite o con uleera gastrica o duod(·nnl<:. In tnth• qucst~ lesioni l'O. ha potuto vedere la esistenza di epatiti di grado vario, talor a molto intenso, e(l in quakbo caso anche aecompagnate tla liquido libero nel cavo periton(•a.lc. Tali epatiti si manifestano cou lesioni in parte parencbimatosc ma prevalentemente intm·,;tiziali, a. carico degli spazi porta.Li, che vanno dagli accumuli leucocita.ri alla neoproduzione di connettivo, con alterazioni dei canalieoli biliari E'd aumento ed ispcssimento del tessuto reticolare. Queste epatit i non sono nguali alk lesioni epa.t iche ù(•llc cirrosi, ma. si avvicinano molt.o a quelle recentcment<• dimostrate <1a .Albot nt:>lle biopsie di a lMolisti in pf'rioclo 'f)rea;;cit.ico e '{)Otrebht>ro benisRimo rappresentare le fasi iniziali di un proCE'sso che in a.lcuni casi può a•er esito in cirrosi. SoLIERI (Forlìi). Nei casi di sintonia patologica dell'addome dt~stro non ba mai trovato alterazioni a tipo cirrotico; per lo più invece un fegato ingrossato molle. In questi casi dopo l'appendicectomia ha praticato una colecistostomia.
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Ha .abbandonato l'opt•razione d i Talma. Ha usa t·o la i\~ziont- tra-swr1-a del retto sinistro e l'innesto dell'omento nello spazio rimasto dalla r(•t ra· zione, s~nza avere avut.o ril;ultati soddisfacen ti. .A.NztLr.OTTI (Livorno). Illustra casi di epatiti croniche curate chinlrgicamente. !ion ha ottenuto buoni risultati con l'operazionf> di Talma nella. cirrosi atrofica. Sca:rAssr (Bologna). Illustra il s uo metodo operatorio - la spleuocleisi- che ha proposto nella cura della cirrosi atrofica. Insiste nel fanos~rvare che l'ascite è dovuta solo in parte all'ostruzione m<>ccanica dd circolo portale, ment.re ha Rpeciale importa.nza l'alterazion<> d<'lla cra:;i sanguigna.. CAS'riGLIONI (Milano). R-iferi~>ce il ri:mltato incoraggiante ottenuto in un caso di sindrome epato-splenomegalica con modica emolh;i trattato t-on la legatma della splenica. associata all'operazione di Talma. Il prossimo congresso avrà. Iuog:o nell'ottobre 1933 a Pavia.. Prf'sicl<'n t•· del Comitato Ordinatort> ò il prof. Fichera . Il tema di relazione della Società di chirurgia è: Il drena·!HJiO delle rir biliari (der ivazione della bile). Quello in comune con la Soci<'tà di )feòicina Int~rna è: Malattie dovute a lesioni delle pa1·a.tiroidi. Durante il Congresso sono state tenute numerose ~'<'dute opNa.torie. Il prof. Alessand'ri Roberto defu clinica chirurgica eseguì in un caso (li ulcera digiunale p<>st.-ga-<>troenterostomia una rcsczione gastro-duodenodigiunale segttito da gastro-digiunostomia secondo Polya e digiuunstomia, una pielonefrot.omia.; nell'ospedale Benito Mussolini un'apicolisi toracoplastica per tubercolosi pohnonare. Altre sedute operatorie furono tenute nel II padiglione del Policlinico dal prof. )fargarucci c nell'ospedali· del L ittorio dal prof. Chiasserini. Prof. Corradino Oiaoobb{', capitfl.no medi<'o.
l 0 l CONGRESSO INTERNAZIONALE D'IGIENE ME~ITER!RANEA MARSIGLIA ; 20-25 SETTEMBRE 1932
D giorno 20 settembre in Marsiglia, nel grande anfiteatro anatomico di queHA Facoltà di medicina, venne solennemente inaugurato dal Ministero della. SalutA pubblica della Repubblica francese, il primo Congresso internazionale d'Ig:ien~ m editerranea, r:i.unitosi sotto la. presidenza onoraria. del prof. Roux, direttore dell'Istituto Pasteur e del senatore Honnor.at, già Ministro della salute pubblica. Presidente effettivo del Congresso et·a il prof. :\farchoux dell'Accademia di )fedic!lla. Il Congresso si prefiggeva lo scopo di iniziare, con questa, un.a serie di r:i.uniorù periodiche di scienziati di tutte le Nazioni mediterranee, per uno scambio di idee sui risultati dei loro lavori e delle loro esperienze: per esporre le norm.e di profi.lassi .adottate n ei singoli paesi contro i morbi esistenti nel bacino del Mediterraneo ed i risultati conseguiti; per discutere sulla linoo di condotta. da seguirsi contro l'in·
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vasione di nuovi morbi: pt> r costituire, insomma, una specie di codice di igiene pubb lica. al quale tutte le Nazioni bagnate dal 71Jedit-twraneo dovrebbe t·o ispirarsi. Data l'import.anza. della riunione risposero all'appello m olti Stati, inviando le loro delegazioni ufficiAli: erano infatti rappresentate al Congresso l 7 Nazioni e Protettorati. !}Italia. era rappl'('sentata. da una. delegazione, presieduta. da S. E. il prof. Dante D e Blaai. Accademico d 'Italia e costituit-a dal prof. Lutrario, già direttore l!enerale di sanità pubblica., d elegato all'Otfice inte.rnatiO?wl d'HygièM publique; dal ten. colonnello medico Costa, d elegato del Ministero della guerra; dal maggiore m edico R. M. J.aterm.. delegato del Ministero ù eUa marina; dal dott Cortesi, dalelegato del Ministero d e lle colonie; dal prof. Pecori e dal prof. Sampietro, rappresentanti il Governatorato di Roma e dal dott. Tommasi Crudeli, delegat-o del Ministero dell'interno (Ditezione generale della Sanitil. pubblica). Fra i delegat.i rlelle altre potenze erano eminenti personalità d el mondo scient.ifìeo quali il p l'of. Nuttal della. Università òi Cambridge per l'InghiJterra, il prof. Cantaeuzene per la. Rumenia, il prof. Sadi De Buen per In. Spagna ed altri. Prese per prim o la parola il dott. Ribot, sindaco di Marsiglia, che portò il saluto d ella Citt.ì. a.l ministro ed a.i congt'Pssist-i in es.«a convenuti per uno scopo cosi umanitario. Seguì un elevat.o discorso d el prof. Marcoux, che, dopo aver rivolto un defe rt·nte saluto ul ministro cd alle altre autorità, accenn6 bi-e\·emente agli scopi del (;on~rresso, alle malattie mediterranee c he trovano nei nostri climi le condizioni stagionali favorevoli e gli ospit.i intP.rm:ediarì che li t rasportano e concluseringraziando !Zii intervc-nut i di avel'<' risposto all 'appello ed augurandosi che qu<'RÌO primo con vegno se~>'lli l'inizio di una fattiva collabol'azione, da part.e degli studiosi di tutt-i i paesi. a.U'opera sunita.ria intemM.ionale d ella quale si gettano ora le basi ed alla f~ tlalt) essi, con la loro scienza e col loro lavoro, assicurE-ranno ilsuccel!lso pià complet o . • Prese quindi la parola il ministro, che, dopo \ ID bre \·e, ele,·ato discorso, òi('hiarò aperto il Congi'68SO. Esaurita la parte uffi<-iale, vennet·o iniziati neUa stessa mattinata i lavori sotto la presidenza. ciel prof. Nuttal e del prof. D e Blasi, con la. prima. r elazione ufficiale presentata dal prof. ~~i rle B1wn sulla SpirochetoiJi spagnola. In essa l'autore, dopo lm cenno st-orico su questa malattia, ne identifica l'a gente etiologico in tmo spirochete sen:~-a morfologia speciale, ma che possiede proprietà biologiche sufficientem ente caratteristiche e tali da poterlo oggi consiù erare come un.a ~pecie a Rè - 'L'l·eponema (o Borrelia) hispanieum - S. De Buen J 926 - che può essere coltivata, con I-elativa faciJità su diversi terreni culturali. Prima caratteristica della febbre ricorrente spagnola. è la. facilità con la quale il virus si conserva nei comuni animali da laboratorio. La malattia si presenta particolarmente nei m esi estivi e colpisce a prefert>nza gli adulti e, fra questi, quelli di sesso maschile. É lma malattia molt.o frequente in Spagna, ma per essere !rtata descritta anche in alem1e regioni del nordAfrica, m erita oggi il nome òi q febbre i.spano-a.fricana ». L'affezione è trasmessa da una specie di ornithodonts, non ancora nota come vettrice di spiroeheti di una febbre ricorrE~nte (O. orrat,icus), che può conservare il virus pe1· parecchi mesi, fino a 15 (Nicolle, Anderson e Colas B elcour, 1930), e t;r·asm etterlo ai suoi discendenti. La febbre ricorrent-e spJlb"llOla. è di lunga dm·ata.. un m ese o più e può dar luogo a cp.ta.ttro. cinque o anche più accessi. Es...a present-a il carattere dì essere una malattia che guarisce sempre spontaneamente , ma che risponde male t~! tratt.amento con ~li arsenicali. La facilità di spedizione d el virus con zecch e infettate ed anche in piccoli tubi eli sangue e la sua innO<:uità, hanno pel'ml'sso di ntiliz7.arlo quale agente piretot era.pico, per quanto i risultati che con esso si t~On o ottenuti s iano in generale infe riori a queUi ottenuti con la m a.huiotorapia. Alla inte•·essante re lazione sl'guiron o: una comun.ièazione de l prof. Nicolle sul le jebln-i ricorretzti dci pae.~i medit~rranei; tUlll. del prof. Fra.nchini s u u1u' febbre da zecche, prodotta dalla ptmtura di Ornitho•ioru.8 Franchini ed a.lt.re importanti comunicazioni S1.tllo s t esso argomento. Nel pomerigr,rio vennero ripresi i lavori con interf'ssanti comunicRzioni sulla
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CONOltERST
polizia Rlmitaria marittima, sulla cli.matoloo:itl. e sulla prote?.ione dei molluschi commestibili. Tnt.oressantissima. fra le altre . una comunicaziont> del prof. Bunau-Varilla snUo l'et·d,""nizzazione dPlle cwqu.e. li 21 st•ttembrP, sotto la prC'sidenza dfll prof. J or!Ze , pt-e~id t~n.to del Con..'!iglio suprriorf' d"ig:iene del Portogallo, il prof. Burnet IC'$se la sua importante relazionu sulla eziologia deUa febbre ondt~ù:mte. n.f'lla quale. fltt.to cenno dei rapporti f ra meliren.si.~ 1> nòort11s. e descritta l'epidemiologia. delle brucellotti nell'uomo, studia i camt.tt-ri hntt~>riologici ed il potere patogeno dellf:' lwucc'lle. Basandosi poi su11 metodo d i Huddles0n, ritiPne cbe la migliorE' lille& di condotta, da se[!Uirsi noi casi di infezioni da bruc«:>lla. sia la ~<eguente: far('. per ciasclm caso. i più esatti riliE"vi epidt·miolo.[!'ici: isolart> il microbo del recPtto.re e quello del datore e studiurli parallela· ment P: (lc t.errn.iJllll"nC", RAAiem(> ai caratteri batteriologici. quelli biochimici mediant~ l'az.ionP inibitrice d ei colori (tionina o fucsina baairnl. st>eond o la tecnica. di HudòJeson: m.PcUonw lA. produziont' cii H2Si medin.nt.e la fermentazione del glucosio. ::iagl!iMe l 'aj!glutinazionc col si(•1·o degli organismi infettati e con sieri preptuati part.P ndo da. ceppi determinilti con certezza. t:ng!!uti·e la vinùenza sulle ~:~cirnmie, con le dosi considerate come infrtt<i per iJ meliten!le, osservando lo sviluppo . in questi anima.li, del potere agglutinante e d(>lla s~nsibilitil alla. melitina; in.'!emem{.ure il sangue e ripet-ere periodi.cameut.o l'em ocultura. Conclncle, infine, che . in un ambiente do,·e Bi manif€'8ta la febhrP onduln.ntco. è ciel più alto int.ert>sse det.el'lTiinarf', medinnt.~.> la intradPnnorenzione alla mf'litina, l'indice di infEYLione., come s i pratiM con la t ubercolilla per la tuber colosi . JJ"importante rolazionc, fn seguita. rla numerose cvmunic.a.zioni !!uUe meli · tococcie e da nna. comlmicaziotw supplumt>ntare clc>l prof. Ll"groux, che riferl Ru di un rmm.'o metodo r/i vacc-inazione contro la mOrtiU e la pe.çle. );',•l pomt>rigg:io, prf>Ridentf' il prof. Chretien. Direttore d«:>lltl. Hanità pubblicu di :\ralta, vcnnt'ro fatte~ importanti comunica.zioni sttlla lei.shmaniv~i. fnt cui um\ d el prof. Franco. della Univrrsità di B ari, sulla lcish.ma.niosi in Sardegna.; una d e l prof. .F rnnchini. dell'UniverRità di t\1odona. sulla IPislummiosi nelle colmùe italiane del nord-Africa od una del dott. Mazzolani di Tripoli, stùla. leish.maniosi viscerale infantile in Tripolitania.. Lo. ::~.a l'!edutn drl Congrf'S!'<O. wnut.a,«i il 22 ;:;etrombre. nmnc onorat~ dalla visita del MinistN drll'educa.z.i.one nuzionale che, di pa:>sajZgio per .Mar!liglia, , ·olle port.nrc> il S\10 saluto 1\Ì congres.<~isti . Ad un indi1·izzo di ben venuto, ri\·oltogli rlnl prof. :\fa.rchoux, il mirustro rispose con nn elavato di;:;corno. TI prof. Btn·twt pre::~Pntò q uindi la sua. rc>lazione SII la dengue. Jn <'SSA. l'autoN>, premessi alcuni cenni storici, n(> csponP la RillLomatologia e l'anatomia patolo~Zica n e st.udia. 1\·picJPmiologia., la natura rlel virus, il suò potere pàtogeno $ugl ianimali ed il meccanismo di trasmis.'!ione, insistendo Aull'importanza della. presenza. di Stf'gom;\·a fM;ciata nel manifestarsi delht malattia e. dopo alcune con!liderazioni sulla immunità conferita dall'infezione, conclude che la profila~i può riassumcrsi n ella lotta contro la. stegomya e n ella vaccina?.ione preventiva. Poichè la dengue con.feriRCe immuniti~. è indicato di tent.are di va<'I'Ìnare contro di e!l...a e poichè nè il siero di con,·al ~scent.i. nè il , -irns \lCCiRo. sono capad di c•onferire l'immurut.à, oceone t.Pn· tarf' eli \"tLCCÌnAre con un virus ancora vivente. Cita, a qucgto riguardo, le esperi<'nze fatte dtt ILù in collaborazione cun Caminop(>tros, col ";rus biliato, durante l'epidemill della Grt'<!ia, tw lla qualtJ h11nno osservato che una\ prima inoculazione di Yirus biliato inntti\'O (al 1·15 di bil~>). segllita. a distanza di 15 giorni da una inoctùazione di viru;1 nttivo (al l -20 di bi lc l conferisco l'immmùtt\ contro una inoculazione di virus di dengu e molto attivo (siero di ammalati). Ouesti fatti, secon do il Blanc. d.imo;:rt rano C'he tma va<'c·ins.zion.e contro La dengue, per qu~mto di pratica non <-Or· r entP nè comoda, è possibile. S"g trirono: tUla interessant.e discussione ed importanti comunic.azioni, frtl le C)tttdi nolf'vclli qw'lle dt'l prof. Frunchini sulla febbre da. pappatae~: e dei proff. :::ilt'fanopulo "' ('alinikos sui ropporti fra dengne e febbre gi<~lla t>d altre sulla. bila.r..iosi l'l sulla febhre tijoide Nt'l pom<•rij!gio. sott.o In prc-sid0.nm del prof. Lutrario, continuarono ltJ comuni· cttzìcm i sulla dissrutericc . sttl colera, sulla malaria, alcune d elle quali venuero nppc'nR nm·r-nnHI•' pu•· permetter<' ui con~n·,..si!':t i di rrc11tsi a ,·isitare l'importante purcv di
CI):-JOKESSI
-ostricoltura. ùi ~lari-iglia. dove i m o llusrhi ~.<ono alll'vati in a c·qua di marn conentl!. filtrat-a col procedimento ('habal o st<' ri lizzata rol metotlo di Btmeau- VH.Tilla. D giorno 23. sotto la. presiden1.a del prof. Stefanopulo. del~>_guto d e!Ja Grecia. il prof. Lutr~J.rio present.ò la sua pregevole reiA.z ione Su i proce6~ti moderni di dera~ tizuaione deUe n<~vi. In <'SSO. l 'Autor e, d opo lUla completa rivista di tutti i procedimenti che oa~i s i impiejl'ano cd una f'&~tta criti<'tl. di ci~:~scuno rli essi. conclude che, perchè un proct'Mo abbia rc,ale etlìmcia. SII nmt nave, occon·e che cs.<;o sia accom~ gna.to da. WU\ lotta senza tregua nei port.i e nelle loro adiacenze. Il proce>38o di scelLa, eh<' supera. tutti gli altri, ancht> se realizzato con m ezzi eli fortuna, è il ml -proofìng, JX>rchè colpisce i l male ~:~ll 'ori~inl' e sopprime 1!:' cond izioni essenziali all'istinto ed Alla biolo~ia d ei r·Atti. S~>guono in .secondo p inno le fumigazioni. pPr le lJUt\li l'autore non man.ifenta al cuna p1'ei l'ren7.a; qualunqtH' ng<'nte. p11rclrè impi1Jgato con· CUJ'it, può da.r e ris ultati soddisfac~nt.i. Ven gon o infim• i procc>ssi arl ~zione ausiliare e circoscritta (\'eleni, trappolt' . ,.i1·us, e<·c.) i qua.!i possono nondimeno rendere buoni r isultati quando s i t rntti di na-..-i non t roppo ini~>staw E>rl impediscono, con 11:1. loro azione continua e JX'l'Sistentc, 1m aum ento d ella popolozione m urina. Per terminare l'a.utoJ·p· ritiene che, oltre nlla scelta d t•l procecliment.o, occor1·e w1 elemento della mag_!!iore importanzA e cioè la cosc iHt7~ d el pericolo costituito dai ratti O. la collaborazione da ~\l'te di tutto iJ JWr-sonAic di un~;~. nnn1 ne lla lot.ta. contro eli essi. L 'importante relttzione. ascoltAta con grandt> in teresse da tutti i congressist.i, venne seguita ti a vurie comunic1:1zioni :milo st f'sso argoment.o e fili alt re importanti qnest,ioni. N el pomttriggio st•fp.Jirono le comunica1.ioni sulla tuber<>olosi e sul le malattie \cn eree. Il giorno 24, sot.to lu pr~sirlenza del prof. Ni<:ollt•, 'iii prof. Olmcr prC'.;t>ntò l'uJma. r~lazionc• rlf' l Con[.lres;.o, f'ulla jebb'I'P e.9ml/etllat1ca mediterranea. che iu Ascoltat-a con la più grande attenzioni" per l' int.('r·<'sse d1f.• l'tlrgOmf'nto sus<:it.n. Nellt~> s ua r e lazione l'autore t·iaNiumo tuttt- lP conoscenze a tt-I ra li ;;u tal<~ malattia. nei riguardi d ella clinica, d eU'epidemiologia e delle indttgini spcrim~:mtal i . Olmer È' rlol parer e che la fe bbre t>sa ntemat.ica, o~s<·rvat.a in molt.e regioni del ba· cino mfltHtermneo, in PoJ-togaUò f' in Runw nia. si!l> da considerarsi com e un'entità m orbosa diversa., dal punt o di \'ista c linico, epidemi olngico e sperimont.ale, dal voro tifo esantematico, dal morbo di Brii!, dal tifo mnrino e ndemico o,;.->un·uto a T olona, a Brest, ad Atene. Egli ravvicina. invece la f~b bre esante!YUlt iet~ ~t Ila fobbre delle montagne rocciose e alla febbre ftu\'iale <1<~1 Giappone. All' importante reluzione i'lt'S{UÌ, dopo una hr<· ,·e ùiscuss ion e, 1ma comunicazi<me d el prof. Nicolle stillo febbri esantematiche dei paesi medit<!muw i, n elle quali l'illust·re scienziato riport-a le fe bbri e~antematirhe d el mediterraneo a t.re tipi, e cioè tifo storico, tifo b enigno o murino e fièvn boutonne-u8e. Mentrfl è facile separare le due prime. f., SPf>SSO molto difficile distingu ere il tifo murino dalla fièvre bouton n euse. Seguirono le com\Inicazioni del prof.. P ecori sulln febhre esantematica (o t ifo estivo h e1ùgno) a Roma; d e l prof. CAstronovo ~:ulla f1'hbn' esantemati<'.a a Napoli; ed altre varie comunicazioni, t utte importanti, sullo st.c;;.;;o argomento. Venne molto apprez.zata. fra le altre, una (·Omtmicaziont-. dt•l n ostro ] o capitano meclico prof. Rt-itano e d Pl dott. Boncinelli, n Pila q\Ut le gli uut-ori riferiscono su imp ortanti ricerche sperin1entali su lla febbre esant,•mat.ica m edi t,ciTanea e:;ul suo virus. Nel p om er iggio ùHilo stesso giomo il CongTesso aprn·ovò alcmu importanti ordini d el giorno che sara.nno trasmrssi alle autorità <'Ompctenti dei paesi int1•ressati P rese quindi la pat·ola il prof. Imbert, D t.-can o rlcUa. Fneolt!l. (li MarsigHa, cho òisse della grande soddisfazione clt>lla Facoltà per A\'t'l'f' avuto l'onore di a<:cordHre ospit.alità al Congresso e di ave1·e partecipato alla s ua preparazione . NolringrAziu re g li scienziati frnnce!li ed este1·i per le loro rc ln.?,ioni e rorotnucazioni, formu lò il voto che da questo congresso d eriviHo incontesta.bili hPnr-fici p er la m edic ina mediterranea. Il Renatore Honnorat, uno d f'i primi idl'ìttor i del Cong-resso, n e d ecarrt.ò la meravig liosa riuscita aYendo Psso r·accolto in w·ta sorta eli accademia scit•uziati d i tutti i paesi, uniti per corobnttet·e la soffPr~·n:r..t e r l'tt liz7Arl' una d('lle piìt b,·llc .opere u mane che questo m r dit Prmn eo, culla dt•lltL civiltà, abbia mt\Ì conosciuta. Infine, il pro(. l\Jarchoux, t'Spn·ssc i suo i ring-razJttrncnti a. t.utt·i color o c ho cooper aron o alla otì.ima riuscita dd Cougr <'SSO e comunirò ai congr<'SSisti la d1•cisione
IUVISTA D!o:Ll,A STAMPA l>tEDICA I TALTA"A E STRA='lERA
d el Comitato p ermanente internazionale di igiene mP.diterranea, di radunare ili CongresRo ogni tre a.nni e di accettare l'invito dell' Italia. per il prossimo Congresso, che ·si ten·à in una c ittà ancora da dostinarsi, nell'autunno 1935 o nella. primavera 1936. n Capo deiJa Delegazione italiana; S. E. il prof. Dante De Blasi t'on nobili parole. as:sicurò ai congressisti del futm'O conJlres!'o le più cordiali accoglienze· da parto del Governo italiano, e , rnndendosi interp1·ew di tutte le d elegazioni eRt~re. espresse al p•·of. Marchonx i più sentiti ringraziamenti per le corteRie ricevute. Venne cosi chiuso quEl!lto primo co~resso, con piena sod<lisfazione di quanti vi hanno partecipato, i qtuLLi st~l·bano tutti il pi<'l gradito •·icordo d ella. cordiale accoglierl7A avut.a., nella (:ertezza che I'JUesta •·iunione. degna della civiltà medit.ern:mea .. n on rimanga open1. vnna. Dott. F. Coi!T.\, ten. colonnello medico..
RIVISTA DELLA STAMPA IIDICA ITALIANA l STRANJERA ---·---
SANITÀ MILITARE.
Esame radlologlco preventivo nel reclutamento _del volontari per la " Relchswehr ,.. TI Ministro germanir>o <Iella « Reichswehr >• ha er:nana.to. il 6 ft>bhraio scorso (Reich.sge,<ru-ndheitsbl•.tlt. 19:32. png. 206), una ci t·cohtre in cui ,·iene innan:r.i tutto· rilevat.o come. par~>Cchi o volt•~ . m·~li ultimi t.empi, ~<iano stati re,qpin.ti dei volontari come non idonei, ori nnC'he rinviati come inabili al s1-wvizio, e ciò in seguit.o ad e<;ame radi ologico pr·t~tÌ(:nt.o all'.ntt.o dell'incorporarnento od a n che breve tempo dopo la visit•a medica tl'ammÌii!<ÌOnEI, avt>ndo la radioscopia rivelata l'flsist.enu d 'un'affezione polmonal'l~ . PE>r evitru'fl difficoltà, si1t pt>t' i ):tià incorporati che ~r i postulanti, e dato che n on tutt e le gnarni~ioni <lispnngono in proprio d'in~;t.allazioni radiologiche e quindi non snrebhc possibile procedere n ila 1 adios<'opia di tutt.i i volontari, negli ospedali militari. all'atto d ell 'a.mmisRione o d ell'innorpora.mento, si fa. obbligo ai volontari incorporundi di fot·nirc al corpo in cui rlebbono essero amme.'!.qi un certificato nvlioiClgico rilasniato o dal oli!!pensario antitubercolare più prossimo o da un med ico specialista. candidato devE! faN~i praticare tale ~me radiologico a proprie spese, ed il eertificst.t.o relativo d ovi' esqere tra.'lme8.w al corpo dallo ste..<oao di~ptmsario o rispet· tivament.e rlallo speciali.st.a. A Rua volta. il corpo s'incarica. di trasmettere il certi· ficato medesimo al medico milit.a.ro che dovrà effettuare la ''isita. ~~&nit.ari.a. d'incorpommen t.o, a nlf'no che il m edico del corpo non abbia gi!\ rleciso, di~:~tro lt'l risult.anze d el certificato sulle Nndizioni polmonari del postuJante. che questi è • inabile al ::~ervizio milit.nre •. In quest'ultimo caso il candidato viene edotto dal corpo stessoche la ;;ua. domanda non può essc re accP.ttat.a. Da L?ttct contro la tt~ÒP.rt;OlQ.,Ì, fase. 9, Rett. 1932- X.
n
IGIENE. OtTor. E:-<<au D. Am biente r urale e tu bercolosi In ltalla , St.a.b. ti p. t·i•mhi, l 932).
(Relazione, Bologna,
11 prohlema J ('Jia tulwl'<'o]o:-;i nHII O Ntmpagnt> ha, dirn giusW.mente Ottolenghi. importanza fondRmt'ntnle pt>r l 'Italia. in quant.o è dalle campa!(ne che la nostra. naziont' tn\ll il maggior rPddito. Non solo ma lt' difftt'!ione della tùbercolos i è a.lt.rf·~ì indire del grncto di ovnh:zione dt•lle varie oollet.t.ività. sociali, in quanto è in strl'tta r ..lt\zione con lo eor11 Li""ioni economiche. cnlt.ttrali ed igienicht• dello r.oilet· ti viti\ S I c·sse. Per tale rnot ivo i.l probl"lma della Lnbercolosi n eil 'ambiente nu·al o, d· •l <Jilltle tutti riconoscono la. importan~.a. fu trattttto come argomento principale
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RIYISTA
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S TAMPA MEDICA
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i; TltA:->I ~~R A
al rvo Cong•...~->o Xa ....ionalc pe r la lotta cont.ro la tuhe rcolo><i. t<•nutof<i a Bolo~a. nell 'otto bre 193]. E I"Otto!Pnghi ne fu il rt>latore (\'l'di c1twsto sws..;;o ~i orna le fa'>!•. n owmbre 193 1). Ora dalla R elnzion e rf'centem tm t.e pubblicata t. documenta t o con numerosi d111i statÙ!t-iri. <"hP difticiiP rÌP!'<ce pot.f'r convenientl'mPntl' r·Ìai<litllnf'rl'. innanzi tutto <'hf' la mortalit.\ p(>r tui>Prrolosi. sia totAle r;:he polmonnrr. f. d'ordinari o m eno !.!ra,·e ne~li nmbi~·nti rumli che non n ei cPntri urhtlni e cht' Jll'r •·i~pNto a lli' vari&r;;~ioni de l R.el!no t'l<:<a. decrc•sne mnn nu1.no ch e ~andiamo rh1l nord \'f'TRO il sud .. La ra~tione d e!Ja. minor diffus ione d l·lla. tubercolosi al sud !<hU'f.'bhe n eUa influenza risàn~ttrice del c li ma e nel mmot con tatto che hanno un rro finora le famis::lie rurali con gli ambi enti citta<lini, a. causa d <'lla manC'I\nza di Ìtlr·ili mE>zzi di c•>municazione. Sarebbe poi st llt H. n otata , in alcuni dPi compartinwnti piìr ÌJltt•n;;anwnt~ ntrali, uni\ maggior~ morta.litè. fra l'dem t:>nto femminile ch e n on fra 'l' "' llo ma,;<'hill". E queat.o st-arebbe in re lazionP, sia con la dcfìtientis:-;inul. igit·nP dc·lla donna nelle campaj:!ne . Ria col fatto c hr. data la forte emi,~ZTazi onr· m>ls('hi 1~ . l"o•lo•nw nto femminile so~tituisc<' in lru·~o~:a misura gli u omini nei duri lavori t·amp•·stri. P.:1· c,uant.o riguarda Il\ morbositlt. '*·bhflnE'. come u rugio111• os-c<t•t·va Ot t olr.tlghi, s ia as.<>ai d.iOicile 1111 >;icuro app•·pzurnt·nto. in 'l'wllf· loeRiit il d on• fu possi· bile _accertarla con tUla Ct·•·ta pi'PI!L'iinn~ . ri~'<tll terd-,b., jJiuttosto do •\'tl!n. r«-)!giungt:nd o in alctme zo nt• il 30 pPr J ()Ol) e piìa. E sembrerl'bhe a prirnu. \'Ì>~ta s trano clw. t E'n Pntlo conto •li •ti•,·:<tfl. t>le,·ata morbosità, si continuai!:<e a pal'lnre dd pcr·icolo df'll'inurb.-Hnrnto p,.,. il cont.ttto che i rurali (militari. emigrant i, t1Cc. ). \'f'IWndo in ci1tÌi. contrttggnnn con l'ambit;>nto c-ittadino , largamente i11fPtto, t)1Ullldo anc he ru•llt> Ctllllflll~IW la tuhl:'rcolosi ha cu~ì vasta diffusioni'. P•·rò l'A . [a giusta.m(•nt~ o;.:wn·t~re r h P ' ''").di tllnbienti rurali t.rat.tl'l.~i di focolai f11111iliari isuln t i, mentrE' rwll 'n.n.bit·nt., cittad ino il virus si può dire ubiquitario . Quindi m•lle ea m ptlg-JW mu.ncht•rd>hc qu..Jin l<>n:a. continui~ ti.Zione dd virus. rhe sarehbt> poi yu e lla che n•·•llt\ pop<.llttziunl:' cittadina dt•termin~·rebbe la vaccinazione spont.lnt•A.. I>~~. r·fl.gione poi df> ll 'olt>,·tlt,a morbosit~ di n lcum• r egi<>ni rura li potr.,hbe t rovars i sia. n elle cat,t ive condizioni sanitarie d ello a bitazioni cki ('unrndini. in rotazione specialm..,nte all'affol l am~>nto. sia ne ll'a lim.-ntnzionP molt i) spNJ:;o i'ICar!ltt, si•~ infme n ella. mancanza di educ·azione igie11i c·~:~. <l~lla uut,_..;,l. A conclusione de ll~t relazione l 'A. invoca un 'ad ('gunt.a opPra di ·w~wn izzazionopt•ofila~tku. anche n elle campa.1!11e . se ,·ogliarno r·cdi m .:rlt.! d,d fla!!~·llo t ulwrcolnre . IJ RI~
G. AsoiONE, E. )L\RIOTri. - - S.d pa ;sagglo del parassiti malarld nel liquido cerebrospinale e loro comportamento verso le candele porose. (Rh· i~ta rli ~lalariologia., fase. IV. luglio-agosto l Q32 ). Gli AA. hanno eseguito una serie di l'Sperienzo filtrando. per ennde lo B erkefeld V ed N, cinque cumpioni di liquido cere bro-!!pinale e . poH' candele Berkefeld V, cinque campioni d i sangue appartenenti a pazienti malari zzati. Sia il liquor che il sangue furono sempre prelevati dtu'ill1~e l'u.c<'esso fe bbril€1 c dopo che l'Paa.m~ microscopico tl€11 snngue aveva accer·tato la prp:<enzn ti•' Ì ptwnss iti m circolo: il primo neJIRo misura di 15 c . c. JX•rfettamt>nk limpido, il ;:;!',condo nella. quantità. di r, c. c. <"he venivano mescolati, ul momento d ì:'! pn>Ji,,·o, t·on -1 5 c. c. di soluzione Ìi!otonicA. di cit.n\to e cloruro sodic:o. Le ca.nd!'llt> pE'r la filt-raZione. s t erilizzat-e in autoc•Ja,·e. <·rt~no niiO,·e e n mnero opportunamente controllate con irulufflnzione di ><ria; p+>r 1>1 li h ntz.imw f(li AA. H:<Al'QrlO la pompa a caduta d'&qua di Fischer irnpi•·•!!t\!ld o a li lt.r'lll'~· il liq uor m eno di Lm m inuto ed t>flettuanclo lfl. fil tri~ziont~ del Sllngue in ~0 - :30 minuti. Ottenuto il lilt.ruto VPnnf". di vo lt-a in volt.a. con t.n•llnta l"int<'!.'Titò d··ll€' cun d ole, fa.cendOYi pMSat-e una brodocult ura di bacillo Jift•·rico. il Jiltmtv dc· Ila qunlc ri.<tultò sterile sia al controllo micro!;Copico c he a quellù culn u·n lf'. L'esame microseopic•o d ei liltrat.i di li•1Hn1· e di Sflngm· f u ~;pmpr... rwgnt.ivo p••r il para.'IRita malarieo m•m:rf.' la inot•toltlzione di IO o. c. d.i ddti (iln·nti. pm~icntn nndovena e nel <·tt\'1) r'tu·!:idl'n di fJH Zit•nt i. s i0u rfUI H'Hk n on mahtric·i, riprodu:;,;o ><t•mpre l'infezion e m nlurit"a ctopo 111- 12 j!iorni di inc·ubnziono•,
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RIYISTA DELLA S TA:\!PA- MEDICA ITALIANA 1!. S1'RANtEUA
La ricPrca dei pat·Msiti nel Stmguo ,-.ircolant<) ed in quello della milza. nei · p1\zient.i malarinati coll'i.n oculltzione òi filtrat-o, fu negati,·~ nei primi a ccessi febbrili ma risulta positÌ\'n nPi suCCPS.<iiYi, m eno che in quattro ammalati; gli _,\A. pt>rò riuscirono a riprodur!'(• l'infe7.ione inoculando il sangue di due di qu-~t.i in alt ri paziPnt.i n•~Ì quali poi la l'icerca dei parassiti risultò po~itiva. Gli AA. hllru10 in c01·so altr·P ric~>rche intR,'It' a. chiarire se efl'ettinnn<.'n te, como Sf'mbra. il para~><itn d"'lla fl' t7.!lna lit';'ve paAAi at.travorso llll& fase tiJu·nbìle nel suo ciclo di ~,·iJuppo asf's>~ttale . I~ 'intf' r!:'s."'Jnt~> ;;tu dio i: cotT(>clHt.o dal protocollo d elle esperi~>nz!:' e~;e_guite su 14 ammalati ~· dai tmcciati. d oiJe curve febbrili òai quali si riiE',·a eh~ gli acc~i n•m rag,l!iunsc·ro mai t.-mpemturt> t>levat.e. PrccwLT
MEDICINA LEGALE. F. KUJ,BS L. H. S·f!l .\ t:S". - · Cuore e trauma (Kiinischc \VodH•n><<'hrift, 17 sett<>mbro
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Ci>'t sp(·r·itnl•ntnlmr·tttc> <'l'li ~tMa dimo:;tratil. la prorluziorw (li <'rnorra!!'iP (;> n lh•r·iiZ.ioni n.-1 cuor<'. ~t:11z<t dw l« cuk P la paret·t· torat•ira foss.,ro n•>to,·olnwn.t~· intt' ressatc, nwdiantP traumi di mod(•ratn vit>lcn7..a. In <[llt'Sti t··sp<·rimC'nti s i nota,·ano spesso marcati' oscillazioni d t'l piJlso e d<'lla pr·P~siont' : imtnPdiat.aml'n t t• dopo il tl'anma lr. frequenza e ii ritmo <>r·ano altA'>n1ti (hradic.ardia o tnchicar·din. PSt r·ac;istoli isolate l' a. gruppi). A lJlWSti dLo;;turbi circ<:>lntori non sempre cunisponrl•'''lll10 lP altnra.zioni rilevato post mortem.. Spt-cialnwnh: negli nnimu li morti :-<uhito dopo il t.rauma non si potP\'nno Spt>S'!O ri;;ciJnLrflt'\J d elle lt>sioni co>~ì importanti pr•r !;piPgaro l'insufficit'm.a. ncutu cardiuca. Gli AA. hanno Crt'duto •tuindi opport.uno ripr·end erf' gli <>sperimt•nti ponHndosi tlllt'!>ti quesiti: FE- si po~sa datv l a dimr>M raziotll' anatomic-a di'Ili" ultcruziuni rwllu fr,.quenu• ,. ritmo ca rdiaeo -- se traum i. più voltf' ripetuti dànno una pii! fort(• 1'NI7.ione n l'll'animale - ><P il cuon•. prec~·den.tcmentc~ nltt:' t'ato in qual!<iu~i modo. n •agisnt di\'('l'>ttlmcnt t~ da c1udlo sano. Fu così praticata in un primo lotto di animali, cani c ga.tti, una Sl"rie ripetnln di traumi, in un a ltro lott o ftt pot.uto ot-tenere \IDEI. insufTicienza t~.ortica artificiale ; a un gruppo di coni!!li fu ><omminiF=t.rnt,a dall'adrenalina intravena e (•O)(>sterina per 08 pAr potPr;;i an>r:~· uno stnto di arteriosclerosi. altri animali furono trattat i con digita.lintl e ti•·oxin~t a•l nltc- dosi. 1\ tttt> le prove dimost.rarono concor<iflmente che negli >tnimttli prima :»mi la ript-tizion.e dei traumi n on produce aumento deli1\ rf'azione po"t -t raumatica. Al contrario il cuore ùanneggia.t:o meccanicamenw (vizio ar-t.ific ial!·) o chimicanwntt:" (dif!Ìtale. t iroxina, adrenalina) reagisce tanto irlt<>nsamentc eh!:' 11011 di rado anche dopo traumi di relutiva intensit.à si hu la mor·tc a.cutn curdiaea col quad1·o della. fìhrillf~zion(' vent.r icolare. In molti d t'gli t)t'limali co~ì trattMi t• che fur·ono pot-uti seguire coll'fllt>tt.rocardiogra.fo si notò spc~;so una. r:adut.a dt>l tratto RT, con invt>rsione rlell 'onda. T ma s iccome questi f11.tti ebhr>ro du r·a.t a. prov\"i,;oritt s i può arum('ltt.f•re uno spa-<>mo passeggero nel campo df'll t> coronari!'. Q\testr> ri cc·rehe t•~'''<mti colla l oro documentazione Rtn1mcn.tale ~rmet.tono <li es~{'t'f' utili?.zatt' n••l campo dt'lla clinica. La. t[IWStione so il cu ore già leso rl'a !Zi;<ca pitr fadlnwnt<· a un trauma ha un interesse pratico n ella inforttmisticn. Anche nell'ambi•mt t• mi litare s i ><on pot.n t i spPsso osservare stati di b radicardia in soldtlti in pr-eda a l'!lflllrin·H' nto fìsil'o e non ò da escludc:>rsi che in questi soggett-i a ,-oitt~ spossati da nn aupt·r-allf'mtm<'nto !<portivo 1m trauma. anch e leg~ero come può cnpitarc nt·lln sc h~·t·ma . nel pugilato, ec<'. po<'sa fa r·e insorgere una fìbrillnziono ,.<•ntric~'>la re ac-uta. (;li AA. corwludono il loro atudio rilt>vando eh~-> i ris ultati t•spost.i p c-rmH 1ono 11nciH· il pat•nllelo I)On la morte acuta ca1·diaca dopo tNumi in indiYidni in ru i !<i riscontrano f~Ltti estC'\'3 i di arM~riosclerosi . QuPsti casi di morte a!'uta. c•mlia<·n si riaiiHcria no for·11e alltt fìbrillazi0ne Vt'ntrioclare ot-t P.nuta nt>gli -t~llimnli •·e.~i 1\ rt<..-i o~<'t.-roti<· i C'Ol tr.ntmnc-nto ncircno.linico o cl'>lc~>terini<'o snindi~to RERTO Ll:CCl
rtCVI!'TA DELLA STAMPA
M~~DICA
I'l'ALTA:-.'A F: STRAN(ERA
CHIRURGIA GENERALE. Foncm:. - La chiusura del capo duodenale nella gastrectomia . St.runwnti <.li Hnl t l e di 'on P f'tz. Apparecchio di Donati. (RI:'\"IIt: de Chirur~il". <JtLObre Hl32 n. 8). ' 'L
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La chimmra a fondo cieco, ermetica t• sicura, di'l capo cluo(INmiP m•lla gn.<>tn•ctomia, t: rfin·nu tn. a llo stato atfualf• rh•lla ch i ntr·~Zia g<lSfrica, una Cflll'fltione di i:rnporwnza c>~ pita! e, data la prominPnza lltflmiL' rl!•lla re~Pzione ~hl!' tPndP a genPraliz:~,ar:>i " dÌVC"Ilire nntf;'J'Vt•nto di ;;c·elta 1\JJ('hl" m •llù <'birur,_rÌa dt•lJ'u}cC'I'R g>~ Stl'iC'A. e dtmtknule. t- ln pn;:~izion c di primo •·ango. rom!'! ((•r·nica di sc~ltu. in cui vengono a piaz7Ali'~<Ì i procc•ssi di ana,;t <>m<>'ii l!>~~<twdi~itm>~k quilli In Bilh·oth If" o meglio anconl i suoi cl<·•·intt.i (nwt t~<lo eli R('ir·lwl P ulyu ,. nwrodo di Hofmt'isti'J'Finsterer). In tutti i granrl.i c<•ntri opc·rRtori dc·l mondo infutti, sin pl:'r il <'Uill'J'{l eh(' pt•r 1'ulcem gastri('n e duorl<·nalt•. la r esf'ziuJw gastri<·Sl hSl sostituii o OJ'l111Ji la jZHXt J'f)entcr~tomi>l. E e>i-:\ p<>rf!hè i risultnti IC1nt11ni ddlìt J'• 'S<'ZiOnf' sono npp!ll'!'li mirditH·i senza c!u: dò sin a spN;e eli un mug-~rior rischio opPrnt-orio. l.e stat ist ic·hl' fnmit•' dai vari AA sono com·incf'nti: il Finstl'J'('J' hn pnllicilt o oltn' 200\lrP<;r-zioni J!fliltrich~>; la sua m E'din di m ortalità nella l!'astrectomia pc-1• uk-Pra si mnnti,•nt• nl di solt{l del 5 ~~ e in qu••st i u ltimi atu\i t! SN·sa <.1 3.4°.,. cifra clw non è: s,..usibilnwnt(' piì1 .alt.a di (I'J(•IIA ('h(' la IDR!!g'iOJ· plll'tl' dt•i <:hil'lll'ghi dtt fJt'r ]n, !!IL:Sti'O('Hti'I'ORtOm itl. Una condizionP indi~<pNll'abi l t• fJf'l' la huona riuRe>ir,a cl€• lla gastrPctomia è la solidità dellt: suture e quPsta 1.1 sua ,·olt,a ha per condiziont• il loro stut-o di non te-n sione. Biso~TJU.\ c lw lo stOmaco non ti•·i sulla lint>A. di sutJu'R. so~to l'azion(' c[,..lJa p eristalsi, pen·hè non vi sia p<'ricolrJ di disgiunzione e <i i con~l'guent(' i.nf(•zione p eJ'itoncH h>. T,'A. illustm ampiamant.f' quPF<tP ,-c-flute e si ferma poi in pa•-ticolar rnorlo Rulla t.ecnica di chiui'lura de l capo duodPnniP, poichè nna buonn. tu•rt-e "•'gli in,::uccessi è rlovuta a ll'insufficieuzn di <Jlii'Sta. ~'<u tu J'IL E il Fr>n:~ue (>"*'cn·n ('hn son o sopratutto lf' imp(•rff'zioni tN•nich<• di'Ila c hin~unt ('hl' JH'f'fl<lrano Jn. sua c)pi;;t:Pnz.a. ·en'ingegnosu F<oluzione m cccanic.a per otteJWJ'<· comodarnl'nte e rapidanwnt.P una chiusura st>mplicr l' flicura è stata reo.lizzatn dni rlamp;; a ('hiu:::unt mf'tallicn. qualj lo strumento di HuJtl P l'appEU'f'<'('hio p erft·zionalo di \'On Pi'tz e sop!'Htutto l'apparcc('hio del D onati. Qu<..-sti strumenti . scri,·e l'A .. H<"mpl ificnflo In t••cnicn dt• lfn l'lu1nra "' la rPnrlono spcdit.a, scnzn S<'apito dPIItt precisione. In chiJ'I.Jrgin gnstJ·i<'a. :-spccialnwnte nl'i cancerosi, lo st1.1to di <ll('nutl'izione del malato. la diminuzi01w df'lla sun •·t•s ist·enza allo shock, ci obbligano S)JI\'!SO a far pr(•st o : qu1'>'1:Ì nppn l'(•r:chi po~'lono dunqm~ 1-enderci ottimo servizio. abbrc·,·iando il tempo tklla chiusura. " Noi :;;iamo sm·presi - scrin~ testualmentE' il F orgue -- di vo•dPI't' la IC"ntt•zza di cPrtf' rt>>;f'zirmi gastriche in qualchf' Clinica st.ranicru: si tmtta. F<pc•sr;o di du f' m·f', du,.. Ol'C' f' ml:'zza. tre orA fli durata dcll 'intC'n·ento. Ho visto inn•cl:' il mio amico Prof. Donati c•s(•guire in una mezz'ora 'l.ma lar~a. rescziont> per cancTo clf'llo ::.tornaco; ho \•istoopemre molt.i chirurghi francesi e stranieri. e ho rarmnente assistito n tum. r ealizzazione tecnica c·osì rego]are e in:;;icme così sollet·ita; mi è parso che uno dt-i punti int~·ruSStlnti dt-lla ~ua t ecnica opt-ratoria rnpida e sicura RÌ.3. pE>r lA chiusura del capo duodenal€', l' impiego cJpJl'appnrecchio che E'l!li c1·e ò e pn•sentcì n el f~>hbmio l93J alla So('. Piemontese di ('birurgia, E' del quale ha j,, sE>guito (aprile 1932) presentato un mode llo :Semplificato, con la èollaboruzionc in![cgnosn dd co;~trutt ore Mare lli ' · P{('CAltnETA
F. DoMENECH-ALSINA. - · Gli accidenti gravi Immediati della rachianes t~ia, loro patogenesi e loro trattamento. (Journal d e Chirurgie, Tomo XL, n. 3. IP32 ). Cii acci~emi gravi e gli ahbas.."iimenti II.CCPrltuati della pn·s><iune sangtli!-'1la
~opo la r_achutne!'ltt~<;ia son o eccezionali sopra tutto S(· si limi tu. i l sw> impiPgo u!(li
mterventl i!Ottombellicali. Schilf e Zit·gn er hannù fatto dt·Jdi cspE•riml'nt.i >~ui cant, passando un filo intoruo nlla dura madri'. prl'\'ÌI.I lamiJwc-tomìa, che strius:wno. senza ledere il midollo, n Jj,·(•llo dt'llu YlT \'C'rtt'bra dOJ~tl <' (<•l'lpC'l'Ìt:nze ddlu t·••-
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.H:IVJSTA l>EL.bA
"'TAMPA MJ>.DICA lTALTANA E STRANIERA
szione lomb~H<> }; a liwllo d~> Ila t f' II verwbro don~nle (••sp(·rienze rlella regione cerÙI'HIP) e nli(' dul' alwzze indicatfl (ttSperit<nze ùella rrgione dorsal€1). Ht'llnno osservJttA) ch P J'an•·.<.1,.-~ia n livPJlo d f'lla r-eg ione lombat·e dà luogo aci una caduta debole clt·lla pres:-~innc: qtwlla dPlla. r'ti(ione toracica ad un ~randP. abbassamE>nto mentrequella dPIIa rt' JlinnP ('l'I'\'Ì<·alt' fa discendere molto la pre;:;sione " fa ces.<;are la re· spi nt~iorw >;~• n on ,..i f. pt~lt.if'ill<1 in pl'weden:r..a. 1~:~- rf'spirazionA artificiale . Le espe· ri,..nzt- do•gli AA. conft•rnwnQ in put'ttl quelle di Schilf €> Zif'gner con la differenza. <- h~ Ht•ll'tttW"'Lt:sin Cl' t·vicalo• U\ morte n on è fatui.< ttn<:he dopo la pat·nloo respiratoria che sf'gue al contatt.o di una Ro luzione conel>ntMita di anf'l"tf'tico con i centri hulbu.ri, piut.tosto la morfA.t s ui cani si pttò attribuiro ad un inc irltmt.e cardiaco t;f><•ondario. (:Ji AA. hanno fntto le loro •'spc•rienze s u 15 e<~ni. Prf' \' ia anest.ooia generale con clor·a.lose :ht~>mt o pmt iCt\t() ltt ll:uninectomi>r.. poi la. rac hiarrPI'lte.qia. con soluzione di n<>v()(·Hina·SOpt'>1,J'I' ninn ?lliJ'ltPr· I ..ucit:s da .3 a 7 cc•ntg.. sew.~cr., eBtrar·r~ PI'Ewentivamtmtt• clf'l liquido cf'falo·rac hidinno. a n.1.rie al t<'ZZP: lombarfl, dorsa le bassa, domale al ta. epn·icale sPnw l(.·gnt.urn prE'ventiva. della <lm·a. madr<l. qualche volta C·on le~ntum ~dio. mnni t'rà di ~chilf t' Zieg~wr. H at\110 (l~l·rvatò c-he l'iniezione lcnnban· e d orsale ba"-"" i' Sl'i!llit>r. da u11 abh nssa.mf•ntv p oco accent\tato rlella. pres· siorw. <>lw Ìlll'C'ct• ù ril <'\'tlllh' n<'lln t~rh·sto~t:>ia rnc hidin.ns dor:>ale alta. Questo abb,ldAAmPnto tli pt·••ssione l> do n tto ad una turba VtMOmotoria, non è modificabil~ dulia cnfl't>ina. Ìll\'('('(' :-~i ris<•h-c· con l'ini.:>zion<· Pll<l<l\'Pnosa di adremr.lina. In una <'><JWrito"n'l.>l gli AA. spi··~•mn il rno·c<>aui.«mo d l'lll\ m<11·tr con l'ipotc•ns ione in c ui l'ilrresto r c::spirnt<wio i' F<(•<'ond;nio nlla mone;anza di pr·<>s;~ionP. To un .a ltro cnso J'ndre mtl inu si dim ostt·a insu fJ'i,·i f'nt A 11 rinl:.-.are lu prPssionH c· il rospiro si arresta; c·on J'ini<'zionP o•ndov,.na. di ona ~,u in.a s i riprt·n<l<' il l.uttito del cuore, la respirazione ~ si ria lZi\ la prt•s;;;iotw. L 'ancsl('f<ifL mu;:si\'a ottenuta pPr· init~ziono nscnmh·nte al limite di'Ile r ep;io•ti c:(' r\'icttle e dOJ•sole è ~<ernpr" m ort.al<' in ass!'nza. di un t.mttamento anegua.to, m nntrE' non lo è con piì1 df' bvli dosi. Quando la r·E>spirazione Cl"ssa prima che la prE'~siont' sc·endtl a O ~<i inc<•mincut. a.Q init'ttarc, l'wlrerur.lina che da !'Ol.a non ba.· !clt e t·c bb<' a :;al.\'a.re il cant' st- non si pmti(:t1;:;se la rtlspiraziono artificiale . I.a. paralisi r espira t.()ria n on è mortaio a condizione che la rt•spira.zione arlificiale sia fa.t.ta tE'm pE'stivaml"ntE'. La pa.rali:i!i respiratoria si spiega con l'uzione esercitata dagli an estetici s ui cr.ntri e così anche l'abba:;.i amento d ella pressione su cui ha ra~one l 'aclt·Pnalina a cui dl'\'.f!Sf!CT'f~ unita la respira?.ione al·tificiale. P er e liminare gli arr<".sti re~<piratori primit,ivi. btmchò rari, ma non e-ccezionali, s i può ricorrere simtùtaneament.e a 3 m ezzi teraP.Cutici: rtJSpiraziono artificiale, m edicazione cardiact\ tonicu (ounbu.ina}, quando il m edicamento vasocoscrittore è in;;;ufficienl~. ed infine somminist.razione rti vasocoscrittori. Burch b Harrisou hnnnù rlimostrato l'c ffica.cia de lla e fellrina. TI h1\·0!'o è illu;;tra1 o eia una numerosa serie di ohiaris.'!imo grafiche, respiro.· tcrrie e <IPlln pt-es.-;ion o ;:anguigm~. prese Stull 'arte•·ia f•1morale . MANIERI
TERAPIA.
W. Knro-rH. -
l risultati finora ottenuti In clinica col nuovo antimalarico sintetico· "Atebrln " (Rivista di Malariologia, Anno XI, fase. III, pag. 353). L'Autore fa una t·a...:;segna. 10intetica. dei lavori finora comparsi sull'azione anti· m a la ricn dell'Atf'brin . Gli studi di Sioli, P eter, Miihlens, in forme di terzana primi· ti va t•d in parali t ic·i infe ttati artificialmente di t erzana, lumno dimostrato che l' Ate brin d etermina. In scompnrsa dal sangue periferico sia degli schizonti che dei {!nm~>tociti, f'd impedii!('!' le recid ive . tant<> c liniche ch e parassitarie. I lavori su cc•·"siv; rli Miihlenii e Fischc r· port.sno a con cludt\N'I che, n ella terzana, l'Atebrin è. ri~<petto a ll'az ione swdi schizonti, f>t'l' lo m eno puri a.l chinino puro. G:reen trovò· <-he sebbt'ne n on ~i p nfl.'5ll ammPttere tma diffl:'renza es;~f'nziale, tra. l'azione del <-binino e qm'lla dl"ll'Atl•brin. nt'i ri~'1.tnrdi della. scomparAA dal sangue periferieo df'g-li 1'\chiwnt,i dt•l vin1.x P. ri~utrd o all 'nziont" sulla f<>bbre, pure l'Ate brin evita le recidh·t' con mnggior<' .;ic:urcz1.a dr>l chinino. Napirr, Olt$ Gupta, Orenstein, Cornei· son r itt:o~oru, dw. ndill t.erzu.na, l'Atebrin faccia. s<:omparire prima. gli anelli del Yi vnx, poi le forme v<'gl"tativEI e da ult,imo i gam!'to<.'it i. Inoltre P eter e Comelson hanno t r ovato chè l 'ru;socin?.ione dc ll'Atcbrin alla plMmochitlA rende minore i~
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!165 num<>ro d<·lle recidivE'. analogamentE' a quanto :~wvi <>ne colla cura combinata ehi· nino-plasmochina. N e lla quartana l'Ate brin da sola darebbe pure ristùtati favore · voli, per quanto i gametociti scomparirE>bbf'ro dal sangu(• periferico pitt lent~mente che sotto l'nzion<' della pla.<>michina. Quanto alla estivo-autunnale, tutti gli AA. sono rl'accordo ne ll'ammettere che l'Atebrin esercita una azion<' 8p<'C'ifica snjlli schizonti, mentre non t•sercita alcuna azione sui gametociti. Molto int('ressanti sono al riguardo lt> os.-;m·vazioni fatte da Eckha.rdt nei bambini n egri d ell' Africa oriE>ntalt>; in rtuanto ctimoRt·I'Emo che tmo dei più import.ant i vantap;gi d eiJ 'AtPbrin consisk ne lla durata. a&'lai breve d e lla cura. James, Nicole Shuthe hanno potuto dimostrare che i singoli ceppi di Pl. fak·iparum, ad onta. delle concordanze morfolog:iche, si comportano clinicamentP., biologicamente e t erapeutiCilmentf' in modo diYt>rso e c ht> s u que:>ti ceppi, diffi· ciJmentP. influenzabili, l'azione d e ll'Ate brin-plasmochina fa scomparire in 4-6 giorni anelli e sflmiluno e riduce di molto il numf'ro d elle re<'idive. L'Atebrin può t>sser e data senza preoccupazioni nella febbre emoglobinurica ed è ben tollt>rRt.a da soggetti ch e hanno idiosinc ra..<;iA. per il chinino. D etermina un miglioramento rapido d elle condizioni grn<>rali, non dà effetti accessori e, solo quando la ><i u.-<.'SO(·ia alla plasmochina. può dare qualche disturbo ga.<>trico. Data la lentezza con la. <juale viene eliminata, l'Atebrin pare ch e possa a vere anche una azione profilattica. PIAZZA Spunti di terapia pratlc!l(con pn' ft\zione del prof. L. D 'Amato)- E <tiz. Rinasc.enza med·ica, - Napoli, Via Cesario Console, 3 (L. 40).
In questo libro, di 200 pagim•. sono t.rattat.i gli argom~·nti di tempia pilt not~ v oli o piia attuali con assoluta chiar<•zza s<'cond o le acquisizioni scientifiche m eglio a~p:iornate. Il lavoro (· suddi·dso in 45 capitoli compilati da diversi valorosi autori , i quali, com<' autort-volmente os.<>ervl\ il prof. D'Amnto, hanno a.<>solto assai b en e il loro compito e si sono mantenuti ,:;trPttamf•ntr n ei limiti della più sana e sobria prnt ic it.à, pr<'fl'rcndo quasi srmprP qu<':«t ioni n PII<' quali v'è qualche n ontà d a diffonden• o ,.i sono norme preci;;<' da indicare al m edico pratico. QuPsta prcg<>volt' ant.ologia di t e rapia mod erna ragiona-ta facilita opportuni e rapidi ori C'ntam~>nti nf."i più importanti problf>mi d i Cttra, che specialmente ora presentano tante difficoltà, anchP prr d'fPtto di'Ile' speciali condizioni del m ercato farmaceutico. pe1· cui spesso nell'f:'S<•rcizio prh·ato si finisce quasi per disimparare J•art<'l del ricettan:', rifugiandosi nella comoda preRcrizione delle specialità medici· nali, senza sempre rendersi conto dAlla posologia e del m eccanismo d'azione di ciascun m edicamento negli stretti confronti d e i singoli infermi. Come per le curo farmacologiche e fi'liche così anche per il trat.tamento profilattico, igienico, dietetico e per ogni altra indicazione· i precetti terapeutici sono sempre offerti con immediata evidenza in un disinvolto e conciso inquadramento dottrinario, che subito uQ conto pers uasivo dt>lle ragioni scientifiche dei metodi consigliati, ond 'è che il v()lume può cosei<>nziosrunenk raccomandarsi ad ogni medico pratico. ln qut'sta stt>ssa rubrica può e><-«er e presentato un altro libro edito da Rina· scettza u..e<lica: Il Medico si diverte. È un alcgante volume di 190 pagine (L. 40) di dilettevolissirna ricrea-zione, fatto tutto di an eddoti umoristici e ricchissimo di spiritose caricature. Vi si ritrovano s ituazioni comiche che ofl're l'esercizio dell'arte medica, senza. che questa ne venga mai offC'AA, tanto è il buon gusto che ha presieduto alla compilazione dell'originale lavo.ro. che veramente serve a far buon sangue. Da quando la medicina è uscita dal suo empirismo, per impiantarsi solidamente sulle scienze sperimentali e d'osservazione, può bene, senza pericolo di minorazione , riguadare gli immancabili aapetti risibili d elle umane d ebolezze. Non sarebbero più ormai possibili le mortificanti caustiche satire deiJa letteratura d ei secoli scorsi contro i medici del tempo, i quali scontA.vano nel decoro le ingenue basi dPl l·o ro esercizio. Se torna.<>se al mondo Molière dovrebbe trovare altri spunti per il suo umorismo, chè ormai nessuno p ensa di colpire di scherno o di dileggio una cla._--se di lavoratori cui è confidat-a, in ragione di difficili ed inalienabili competenze. il più ricco patrimonio umano n ella tutela. deUa. salute fisica d egli individui e d (' Ile collet~i~tà. Tuttavia la vita vi.<JSuta. forse in n essun a ltro campo offre ma.ggiori occaa1oru, che mettano a nudo comiche fatuità dello spirito, come n e i rapporti fra medici e clienti.
N c·llo scorrere il libro n on è possibile t ru.ttenere il ri!'!o dinanzi alle espressive vis:m e ttt> caric-ntmali, che riproducon o tipi e figure che ci sembra d 'aver tutti incont-rati, o n el leggC're aneddoti briosiss imi, che dò.nno un po' di riposo e di ristoro a l con tinuo travaglio ù 0gli studi t.} alle pene e ~Ue d elus ioni d ella vita professionale. É dunque anche questa. una forma di t.erapia. psichica, che può giovare pure al Jrut.Iato . o dircn tam-:nte o att ra.n'I'SO la g ioconda serenità ric uperat a ùal suo medico, qut~.ndv si sa l"influenUL c!P.U'animo Lie to s ulle azioni umtlne, ed il pregio d ell'opera t> ancor più note vole se !<i cons idf'rano le d itlicoltà. eli una !lan a ed efficace lotteratura umoris t-ica.
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COIFERUZE E OIMOSTRAZIOII CLINICHE IEGLI OSPEDALI IIILITlBI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI
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(Dai processi verbali pervenuli alla Di rezio ne generale di San ilà millla re nell'ollobre 1982- X)
ANCO~A- -
T en en te colonollo m odico Gti1:00 FELICrANGELl: [; n cMo <li angina necrot ica a.grant~loc-itica.. L 'O. presenta. un caso di angina necrot.ica agmmùocitica manifc>stata.si all'i-
nizio con le oarattc t·istich e d ell'nng ina di P laut- Vincent. L'incsora hilc proced ere d e lla. nc:·crosi affatto influenzata. dalle cure arsonobenzoliche locali <'d endovenose, il persis t ere d ella febbre continua remittente , portarono nonostan te la presenza di for m e fu!<o-spirillari n e i tessuti n ecrotici, all' el'lame d el san gue che d ette leucopenia ( 1250 pe r mmc.) e 18 polinucleati su 100 con un eosinotilo, un monocito e SO linfocit i. L'O., dopo aver parlato clelle diaJ<nosi diffet·e nziali. ddla re lativa rarità. d el m orbo, delle a ngine monocit ic ho e rlpl concetto che la forma di ~ hultz d e bba considerarsi più una s indrom e ch e una. forma. autonoma, acc-('nna all'inutilitit. n el fattispecie d e lla trasfus ion e sangLùg na c:;eguita. con sangue pmo E'd alla radioUlrapia delle ossa. lunghe ch e avrebbe dato in qualche caso buoni risultati. Alla discm•sionc presero parte il colonnello m<'dico prof. C r AL"RI erl il m nl!:gior·f' 'In<'d ico P .-\LU:\rBO . -
:\faggi ore m edico Gn;sEPPI~ P ALUMUO: Gruppi sanf711igni e tr:t.~jusione di RmJ.gt,e. Indicazione d ella trasfusion e . T ocnica d ella. t rasfus iont•.
L'O. accenna bre,·em ento a lla ricerca d ei gruppi sangnigni, parla doi gra,·i inconvonieuti c ui si andava incon tro in pllSsato a causa d ella incompatibilità di essi (agj:tlutinnzionf', emolisi) ne lla trn>Jfusione . P arla d ella tra...;;fusione prat icata con so:;ta.n'.Ge anticoaugulanti (citrat o di sodio) e de i vanta_ggi di es."!a se esqruita c on sangue puro. Fa un brPvo acc('nno a.i casi in cui la tra.sfusiono è nettam ente indicata.. Mo;;Lra o Ùf'><cri ve d ettnsrliamcn te la. s iringa Jubé e ne fa v edere prat.icamente la Sf'mplic it.à d e l funzionam<'nto . D e!<Cri\·e minutamente la po!<izionP da dare al datore: Pd n l rict>vc•nte ne lla trn;.fnsione t-d il modo e la scelta. de iJe vPn o 'J)f>t' semplificare <.< t'<'tHI(!rP possihilo. eù t'd io. portattt di t utti, la t.rasfus ionc . Pat·la d ella storilizz•tzion e dt-lle ,-nrio par t i c he- compon gono la s iringa J ubé . Tcntltlto colonne llo m edico pt·of. PAOLO H.Olll8Y: Qtte&tiol~i di pro/ìe di tempi« della t"bercolosi. 1.'0. rif~-> ri!,!CO s n re-centi qu e;;tioni di profìlnssi e di terapia. d ella tubercolos.i. ln;;i;<tt• >mila tlf'('C><'Iith di pr·ovvod e re p orchè s ia resa pratica comtme la. vaccinazione antitubet·c-o lnro d c i mili tari con valescenti di maln.ttie la cui etiope.togeneei
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CON"FERENZP: E
DIMOSTRAZIO~ I CLI!'ICH~;
1-:CC.
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è legata ad azione piìl o meno attenuata del bacillo tubt•r<·olM<> (pleuriti essudative, SE'cche. ingorghi glandola.ri, s tati ù.ì e»aurinwnto non rapporta-bili a cause apprezZilbili ). · Ricorda le osservazioni sul poter e ant.itubE'rcolan> dt>ll'anidrid.e car bonica (fornaciai. fabbri) ed i t:istùtati di alcuni stuùi di C'astt·lli s ull'andnmvnto dell'in· fczione tubercolttre sperimentale. Secondo Cf\I('Rti ultimi studi gli .a nimali (cavie) tenuti al buio completo sopravvivono ltll'inoculazione de l virus tubercolare pt>r un P•·riodo di t.empo assai più lungo degli alt ri tenuti a. luci mouocromatic-he o a luc~' diurna. LlVOR~O.
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- Capitano medico R OBEltTO LA R occA: Injrz.ione joca/R rkntale. L ' O., dopo M'Or premesso che là denominazione ùi ù;fezione focale d-entale corrisponde m eglio a que lla già in uso di "oral l<epsis "• t•sscndo i f('nomcni morbosi, con sintomatologio. sub-acutà e cronica, conseguenza. ùi focolai orali localizzati, pa_...;;a ad illustrare la teoria dell'infezione focalu (kntnle enuncint11 primariamente da Hunter e poi ripresa dal R osenow, che n e diUlostrò .;cicntifìcamt>nte l'importanza. . L 'O. non condivide il parere degli odontoiat.ri inglesi ed americani di vedere in ogni dente ammalato un focolaio di infl:'ziono da toglit' J'e 1:' . pur non m•gando la corrispondenza tra ma.la.tt.ie di denti e procl:'ssi patologici di organi lontani, è contrario a. questa. tendenza demoliti\·a, potomdosi con una cura co;:denziosa ed accmata ottenl:'re la guarigione del foco laio settico. lllu."'tra., poi, diversi Cii.Si clinici di italiani e stranieri in cui. risulta il fonda· mento clinico della teoria dell'infezione focnlo dentnle e conc lude affermando che il sistema denta.rio non può es.'lerc conside rato come una ('ntità ind ip~ndente dal re st-o de ll'organismo avendo la fisiologià e lt~. patologia ùc U'appm·l\to dentario degli stre tti legami con gli altri sistemi organici, p er cui necessita praticare una profilassi dentaria in modo da. rimuovere qualsiusi fo<:olaio sl:'ttico t>ho pos;sa trasformarsi in una infezione focale.
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Primo capitano medico GrcsEPPE SceoErn: Stol'ia c/Pgli antil·uetici e cura della s;'fìlide. L ' O. fa la storia de i vari rimedi antih•E·tic i. rl\llle (Ql'O ~lpplicazion i pratiche e ùei loro inconvenienti, descrivendo minutamentE' la tecnica rigorosa. delle iniezioni endon•ndse dei pre parati salvarsanici e di quelle intrumnscolnri degli attuali pmparati insolubili di bismuto. Espone i criteri moderni della. terapia antiluetica, rile~·ando le ragioni ch4:> àncor oggi inducono a non esser ligi a(! un solo rimedio antiluetico, neanche all'arsenobenzolo, che, pur essendo in modo inèli.,cutibilc uno Jci pitt eroici rappresentanti della chemioterapia, non pre!!en·a sicnrnmente dalle ncuro-recidive e dalle forme meta.luetiche. Descrive quindi l'applicazione nei vari st.aùi della inìo:'zione della cura combinata As + Bi (preferita dalla l'lllilggioranza de i terapisti) o As+H g, e consiglia. di st>guire con interesse gli ulteriori ristùt.ati scientifici delle iniezioni l'ndolombari d egli arsenobenzoli ed i risultàti pratici de i preparati liposolubili di bis muto pre conizzati <lal Fom·nict·.
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PADOVA. - )faggioro medico GIUSEPPE B ucr.IARI: Cn caso eli adenoma cistico riella tiroicl• {.,'n 0080 dd. nw1·bo di Pel!Rgr'ùl i- Ve<la. -
Casi di artrosinov·ite. Trattamento chirmgieo. Apparecchi gessati .
- Colonnello medico FERDINANDO MARTOVLro: Un caso di spostamento del cu-ore: a sinistra, quale esito di pleurite essudativa destru.
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Clt '\FP.R~'\ZE
E Dlllt0S1 R \ZlO~ l CL.l !'ICUE EQ<;l.
Maggios-e m E'd ico \ ' tNCENZO MONTEr..SON.E: P1•e~Jeniadone di rasi dillici vari.
- T enente colonrwllo medico GrusEPPE SINGLITICO: Un caeo di epidermcliai -bollosa ereditaria. s pecie alla piant.a dei piedi ed al palmo delle mani, in un iscr itto di le ,·a.. Un caso rli illiosi generalizzata. Un caso d i cheratosi sinti1Uitri.cc6 delle estremi~.
PALF.:rmo. acuta..
l\Iaggiorc ml·dico DOlltENlCO CERNWLtA: La clin·i«J delù~ malaria
L'O. csordi>'c:e affermando che la diagnosi di t:nalaria acuta, se è facile nella .maggioranza dei casi in cui l'affezione si presenta coi ricorrenti particolari accessi febbrili as.~ocia.ti a l ttunore di milza e a tutti gli altri sintomi correla.t.ivi, tuttavia. riesce abbas tanza difficile in quei ca..~i in cui il tumore di milza ancora non esist-e o semiologic.amentc è difficilmente rilevabile, nei casi di malaria. larvata e special.mente nei casi di m.alaria perniciosa. Indi rife riste intorno ad un caso di perniciosa ma.larica fe bbrile a tipo car· -dialgico, Sf'guito da d ecesso (riscontrato ne ll'ospedale militare di Palermo), il quale per l<1 :;intomatologia subiettiva ed obbiettiva poteva. simulare una. setticop ioemia o una angiocolite suppura.tiva. Non ostante la ricerca d e l parassita malarico s ia riuscita negativa, con la giusta valutazione dei sintomi differenziali si è potuto formulare una pronta diagnosi, che è stata. confermata dalla. presenza di parassiti malarici nel materiale spll'nico estra tto poet-mortem, o dalle alterazioni a.natomo- patologiche riscontrate alla sezione cadaverica. L'O. espone inoltre due altri casi di malaria perniciosa, d ei quali uno a t ipo gastralgico e l 'altro a tipo bulbare , verificatisi in militari tuttora degenti in ospedale e in via di guarigione, m ettendo in rilie,·o i sintomi differenziali con .altre affezioni di diversa nat ura. Succes.'li\'amente espone la. sintorn.atologia d e lla forma. maJarica perniciosa -coleriforme , di:;senterica, delirante, meningitica, eclamptica., emiplegica, emorragica, emoglobinuriea. diaforetica, sincopale, algida., scarlattiniforml" e comatosa febbrile e afe bbriJe e pe r ciascuna. di es.~ discute dettagliatamente i sintomi più important,i, in base ai quali è possibile differenziare tali forme di perniciosa dalle altre sindromi cliniche simili e di etiopatogenesi diversa. Prosegue accennando alla malaria sub-continua. ed espone i sintomi più importanti a. m ezzo dei quali si. può differenziare tale affezione dall 'infezione tifoidea, -collR quale fa<lilmeu te può essere scambiata, e me tte in rilievo l'assoluta nece,ssità. di ripe tuti esami speciali di laboratorio che devono suffragare il concetto diagnostico. In ultimo accerma alla sintomatologia d elia. malaria terza.na, quartana, quotidiana, benigna, rncttendo in rilievo i s intomi che valgano a differenziare tali forme da una febbre settica, da un ascesso indovato in organi interni, da una pielite, da una colecistite acuta, dal Kala.-Azar d ei bambini e degli adulti, dalla leucemia acuta, dalla linfo-granulamatosi acuta, dalla. sifilide, dalla. tubercolosi e dalla fe bbre nerv·osa. PERUGIA. - )la)!giore medico GEl\"NARO R oMANO: Trattamento chiru1-gico d.elle artropatie cron-iche. L'O. espone breYemente l'etiologia, l 'anatomia patologica il meccanismo d'azione d ello artropatie croniche che distingue in primarie (costituzionali, secondo Payr e da disfunzione endocrina, secondo Schanz, Pommer, Spitzy) e Becondam ·(da infezioni, traumi, reumatismi). Accenna alla profilassi in individui ereditariamente predisposti per una. debolezza latente articolare e che dà Euogo alle manifestazioni della. malattia per cause svariate: surmenage articolare da ragioni professionali, sportiYe. ecc ., o in individui che abbiano già subiti interventi chirurgic i .articolari (rid uzioni d i lussazi.oni, correzioni di deformità, ecc.). Profilassi che con-
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CO!'FEREN7.E
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D.DiOSTBAZTO!'<I CLT!'ICHE ECC.
siste principalmente n el consigliare la scelta. d el m Pl'ltiere e nel proibire esercizi s portivi nocivi. Sintetizza le manifestazioni cliniche de lle varie artropatie e analizza i tre sintomi gravi quasi cost anti: dolore, contrattura., riduzio ne d ella mobilità art-icolare . D opo un accenno alle curP extrachiru rgirhe (balneo-termali, ha~no di luce, diawrmia, roentp:en terapia, stasi nllR> Bier. ecc.) noi loro meccanismo d 'azione e n ella loro varia efficacia, dice della scelta della cura strettamente chirurgica., isolat.a e associata. alle precodt:~oti. spieganrlone le indicazioni e i 1·isult-ati. D et.ta cw·u va. applicata quando tutti i m ezzi cons<>r,·ativi sono falliti e l 'arttr-ite c ronica ha Wia gpicca.t-a wnrlenza al peggioMimento . Può t'SSere f'Xtra-articolare (allungam ent.o cruento dei muscoli contratturD.t-i. allung<~mento plastico dei t e ndini, ca.psulutomia, ecc. \ ed intra.-articolare (finest,ra sinovinle . drenaggio . sinovectomia, a1t.rotomia, artroplastica., artrode:<i ecc.). L'O. ilh1stra a m·he gli intervent i - recentem ente applicati - per la correzione cir colatoria (simp•~tectomia pori- artet iosa, gan~lionect.omia). Parla poi rlelle indicazioni p~r le varie n.r·ticolazioni. Infine conelude che la scelt-a dell'opernzion e !!i d Pw• d ecidere cnso por caso, secondo l'orà . lo st.uto general e, la sede e il gntdo d e lla lesione, ecc. Controindicazioni son<.l: l'età avt>.nzata, cardiopatie, ecc.
Ro)u. - · Capitano m edico D oME'!<ICO Lo BIANCv Tre casi d i malauia di C(}nor e Brucii. Prendendo spunt.u da he casi capitati alln f'lla oss1•rvnzionP n r l reparto infetti.,.; d t'll' oflpedal e militare di Roma, l' O. fa unn disaminA. dell ~ [ebbri n tipo eruttivo tifo-Rimili. Dnlltt rassegna criticu. e dalla presentazione cl t'i casi secondo l' O. sorge e vidente l'iden tità di qn e-st.a ft:tbbre eruttiva O!lllervat a in R oma con la feb brt:> di Marsiglia la fièvre bou.tonneuse, la. febbre esan tematica. osRervAta. in tutto il bacino del :Vfedi terraneo. L'identitl\ di quest.e febbri c he, Sf'Cundo l' O . sarebbero tutte da raggruppar e sotto la d enominazione comune, più comprensiva, di ad ermot.ifo t•stivo enrlemico "• è evident-e anche con il m orbo di Brill. che sarebbe l'anello di congiunzione e colle~amento tra il tifo esantem atico clas.«ico e questo gruppo di fc hhri. Sull'argom ento pre nde la parola. il p rimo capitano m edico professor Uoo REITANO.
L'O. a segtùto rlf'lle ricerche sperim~>n t.al i compiute in collahorazione con B oncinl"lli presso l'Istitut-o di Pa-tologia geroerale eu R oma e dallo studiù ,iella lt~t t.eratura cred e di poter giungere alle soguen t i conclusioni: 1°. Il gruppo d elle febbri esantemat-ic he d escritte sotLo diversi n omi n el bacino m editerraneo a partire dal 1910, a.nal ugam ento ari altN:l io•·mo m o•·bose s imilari osservate in m olte regioni d el m ondo, ~u ebbero una filiazi on e dirett.a dal capo stipite tifo eAAntematico classico. 2° n criterio unicista. è avvalorato dal com portamenl;o gierologico, dalle prove sperimentali sugli animali <la laboratorio e s ull'uomo, dalla presen za di Rickott.<sie . 3° Le fini difftmmziazioni cliniche n on s~>mbrano s ufficient-i a stabilirE> tmità. n osogrt\fìche a sè stanti. Tutto l 'ar~omento è da studiùre con cri t.E>ri uni tA.ri e specialment e dal punto di vista epide-miologico t'l s perimen t.a le . 4° La. questione ha notevol ~ importanza p!'r l'E sercito, n"'i riguardi d ella. .l!;en esi delle e1Jiùemie ili t ifo esantematico, e non può quindi non richiamare l'attenzione di tutti gli ufficiali m eciici. n •lù·ettore cieli 'ospedale t en. colonnello m edir.o Awru uo M OXACO s i congr atula con gli vratori p er le dotte ed esaurienti es po,:;izioni e con clude con l'ammuttero <'l he allo stuio att uale delle conoscenze la forma clinica. riscontrata n ei cnsi in e-«ame, come tutte quelle s imili descrit.te da vari oss,;rvlttori, ò dt\ considerarsi com e forma a.ttP.nuata ùi tifo p et ecchiale cl;u,~i<>o, con il qua lB Yi sono in comune la immunità reciproca., le le~<ioni i;<topatologic he . la re•<zion e di W eil-Felix e la. presenza fii Rickettsie, m entre n e diffe risce pe r il dt:Jcot·.;;o b~nis.,'llo, por il vettore (zecca e n on pidocchio).
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Giorn'l!e di m edicina t~ulitnre.
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NOTIZIE
- Cupitnno medico prof. COllRA.t>TNo CucoBBE: Dimostrazione pratica deUa tecnica della trasfusione sanguigna. L 'O., fatto un cenno della. ric('I·ca dei gruppi sanguigni e d ella sua. applicazione nella pratica della trasfU!~ione di sangue, descrive Ja tecnica. 1·elativa con la. siringa di Jubé.
n t en. colonnello medico Awruno M ONACO prende la. parola sull'argomento. l\fette in rilievo che l'indicazione precipua della trasfusione di sangue resta. sempre J'imp!"ovvisa e grave emoraggia, quando ciOÈ', a. rigore parlando, la perdita globulare sorptiSSa il limit~ consentito per la vita.. La trasfusione eli sangue però può utilmente esse1·e impiegat,a JX'r r endere possibile una operazione in un vecchio, per esempio, con t&sso cmoglobinico basso, od anche in soggetti troppo anemici. Circa la tecnica. ricoJ"da altri due metodi di trasfusione di sangue, che potre bbero avort~ utili applicazioni in pratica e cioè: la. trosfusione diretta (in di!< uso) mercE'l la cannula di C1·ilo o bi,·alve di Elsberg od anche a m ezzo di tubi di vetro o d'ar~ento paraffimtt-o; la trasfusione d). SWlgue reso incoagulabile mediante il cit-rato di sotho o m ediante il neosalva1oan (o-IO centig. ~>econdo Castigliola). UDINE. - - Primo cupitano medico CARLO CALLtCAlUS:
Un caso di epatite tuber-
colare (lapara.tonùa esplorativa).
- Priml) capitano medico ~L-\RIO From:: Sindrome da alterata funzione dei aurret~i in alr.uni malarici c-ronici (astenia fisica e psiclùca, mela.nodennia). Tewpia. clùnino-ru-scnobcnzolie&. - 1\fnggiore meòico NICOLA PESCE: D1le caBi di vizio organ·ico d·i cuore (uno mitro-aortico ed uno d'insufficienza mit.ralica). Commento degli articoli 75 e 76 dell'El. Infermità. -
Primo capitano medico GAETANO R oNGA: (:n cCUJo di c-ri8i nitritoide da inieP atog<"nesi-cura.
z~:one enrlove-rwsa di arsenobenzolti.
- Maggiore medico Gmnoxo SACCOM.U.'l: T1·e casi di peritonite (una fìhrino· plast.ica e due siorosP. ). - Primo capitano m edico P ASQUAJ.INO SAJsTOnsor,A: Due casi <li pleurite con t>er· samento c01rl]>licati a 1J8ricat·<lite fìbtinosa. Appurecchio Morelli per la pneumotorace ntC'si.
NOTIZIE Corsi allievi ufficiali di complemento, medici e chimici farmacisti Alla data del 20 )Zennaio 1933 S\Ttlnno inizio i corsi allieYi ufficiali per la nomina a. sottotencnte medico e chjmico-farmacista. di complemento, presso la scuola tU app licazione di sanità. militan· in Firenze . I predetti c01'Si avranno la durata di cinque mesi, cioè fino al 20 giugno 1933. Le domande, corredate d ei prl'SCritti documenti, su carta da. bollo da L. 3, doVTa.nno essere indirizzate al comando del Corpo d'Armat,a di Firenze e presentate a.l Comando d e l corpo dai militari a lle armi e ai Comandi dei dist-retti di residenza dai militari in congpdo, non più tardi del 20 dicembre 1932. Alla fine d t· i cOJ·si g li allievi dichiarati idonei n egli esami a sottotenente saranno invint i in lieenut, n on c:omputal>ile ne lla fm·ma, in attesa. della nomina a sottoten ente e della clliamuta . pt• r prl•stnr<> ad un corpo il servizio dj prima nomina. I promo;;"i anuu no l'obhligo ùi ultitnure col grado di sottotenente la ferma di 18 Ll.)f'$i, se uscritt i a ferma ordinaria.
971 Per· chi abbia compiuto in prt"CPdPnu• ta le ferma, il sen·izio da ufficiale non potrà, .ad ogni modo, e:'<.<>ere inferiore a. t re m esi. I promossi asl:!t'gnat,i a ferme minori di Jo, 2o o 3o grado, ocl nscJ"it,ti a ferma riducibile, od a ferma. minima, e que lli ai quali s ia !>tato solo riconosciuto il titolo a tali ferm e dovranno prest-are set·vizio da ufliciale fuw al compimento della r ispettiva ferma di le va., p er un tempo. però, uon inferiore ai tre mPsi. Dal Giornale M ilitare Utfwiale, disp. 52a, 8 ottobre 1932-X. C'ire. 52.
Bolltttino del corpo sanitario militare Vincenzo. ma~giore m t>dico ospedale militare B olo&•na.. - Trasferito inferm e ria presidiaria Ravenna. CIOTOLA Albf'rt.o, primo capitano m e<lico a disposizione ministero colonie per incarico civile in Eritl'(>.a (f. q.). - É di~:<p€'nsato a d.omandc,, dal servizio permanen te, ed inscritto, col proprio grado e con la propria anzianitl• (28 luglio 191 8), n el ruolo degli ufficiali di complemento del corpo ste;;,;o, dal 16 luglio l 932-X. Sarà assunto in forza R. corpo t.ruppo coloniali Eritrea. CrAMPOLU.LO P ru;;quaJe, capitano m edico R. corpo truppe colonifl li Tri poli tani.a (f. q). - Ces.'la di appartenere al suddetto R. corpo, rlal 12 lug lio 1932-X, e dalla stessa data rientra. nt>i quadri <>d è trn1>fcrit.o 4 berAAglieri. . FEoELT Alberto, tenente medico $Cuoia. Ct>ntrale educazioni' fis ica.- É collocato nella p osizioni" di fuori qua dro p c>rchè trasf t>rito d 'autorità nel R . corpo truppe coloniali Tripo li tania., dal 31 magi{io 1932-X. MAZZA:RACCHJO Bernardino, tenente chimico farmacista ospedale militare Verona..É collocato n ella posizione di fuori quadro p erc hè trasferito d 'autorità n el R. corpo truppe coloniali T1·ipolitania, dal 14 giugno 1932-X. NASCE Francesco Paolo. tenente chimico fMmacista ospedale militare Cagliuri. - E collocato nella posizione di fuori quadro p e rchè t rAA(erito d 'autorità. n el R . corpo truppe coloniali Tripolitania, dal 5 lug lio 1932-X. D a l Bollettino Ufficiale, disp. 60°, 8 ottobre 1932-X. 0TERI
DE LEo cav. Salvatore, maggiore medico ospedale militare Geno,·n. - É collocato in aspettativa per infermit.ì. ternpor,lnee provenienti da cause di servizio, p er mesi dodici. dal 30 luglio 1932- X. D al Bollettino Ufficiale, disp. 61•, 15 ottobre 1932-X.
VIOLA cav. Pietro, colonnello m edico capo ufficio sanità com a ndo militare dl.' lltl. Sardegna e direttore os pedale militare Cagliari. - Cessa dalla. carica di capo ufficio del suddetto comando e di direttore d el s uddetto ospedale ed è nominato diiettore sanità Inilitare corpo a rmata MiJano. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 63° ,22 ottobre 1932-X. 1\Io&RONE Luigi, capitano m edico l cost.a. - É collocato in a~;pot tatint per infermità temporanee non prove nie nti da cause di servizio p e r mesi dodici, da ll' 11 luglio 1932 X. NASTAcSI Antonino, t e nente m edico R. corpo truppe colonia li Tripolitania. - Promos.<~o capitano m edico n el corpo stes.':lo. con a.nz iunit.il. 16 lug lio 1932-X. Seguirà n el ruolo il pari gn\ÙO V enlum Vit torio. Continua come sopra. PROTO Antonio, tenente medi co ospedale m ilitm·e Ver on a . - É oollocuto m•ll•t. posizione di fuori quadro, p c rchè collocato n d isp::>~;i r.io n c> ministero o.cronn utica, do.! 18 luglio 1932-X. D.al Bollettùw Uffìci<~le, dis p. 65o, 28 ottobre 1932-X.
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NOTIZIF;
Onorificenze P er l'anniversario dt-lla Marcia su Roma, su proposta di S. E. il Capo del Governo e dì S. E. il Ministro dt-lla Guerra, son o state concesse le seguenti onorificenze nell'Ordine della Corona d'Italia. In con8idera.zicme d·i 8peciali benemere1ne: Grande Ufficiale: T enente generale medjco UlllBERTO RIVA; Cavaliere: Primi capitani medici FRANCJo:sco l\IASSIMO, DETTORI GxovAN:n e capitano medico GIACOMO MAZZARONI. In oonsiderazione di lttt1ghi e buoni servizi: Ufficiale: Colonnelli medici VITTORIO SARTI, ALESSANDRO CliAN.NELLI, GAE· TANO FUNAIOLI, MELCHIORRE NAPOLITANI, PRIMO Z \:1'-'UTTI.NI, CESARE P ENNETTI EDMONDO BAYON, Rm•OLINO CtAURI. MAURIUO B'EOF.I, GLAUCO CaSAORANDI. ALFREDO MOL!SANf, ATTILIO MONTANARI. Cavaliere: Magg:iori medici SALvATORE DE LEO, RAFFAEI.E D'ALESSANDRO, FE· DERICO C'AL VANI, maggiore chimjco-fannacista GIOACCHINO RE\"'ELLI e capitano me dico RAFFAELLO PEPE. Su proposta del ill/in1st-ero delle Colonie è stato nominato caYaliere n e llo stesso Ordine il capitano medico Grov A~'NI F uccxo.
Libera docenza Con cordiali fe licitazioni per il distinto collega, siamo lieti di annuncia-re che il capita.no medico DoMENICO VIOLA ba conseguito l'ab.iliJ;azione alla libera docenza in m edicina legale. •
XXI riunione della Società Italiana per il progresso delle Scienze Da.l 9 al 15 ottobre u. s. si è svolta in Roma la XXI riunione della Società Jta. liana p er il Progr<'sso dPile Scienze, alla. qua.le hanno presso parte l 753 congressisti. {)011 oltre 700 comunicazioni. Essa ha acquistato quest'anno speciale importanza perchè inserita, per dispo.'3izione del Capo del Governo, n el quadro d elle manifesta· zioni per il Decenn:nle della Rivoluzione Fascista. L ' inn.ugurazione ha avuto luogo in Campidoglio, neUa sala di Giulio Cesare che raccoglieva per l'occasione. come in un sol fascio. tutte le forze scientifiche della Nazione. Speciale solennità dava la presenza del Capo del Governo, la cui parola, vivamente attesa, ha suscitato il più vivo e-ntusiasmo ed il più sincero ed ampio consenso. « La scienza pur essendo universalistic.a deve essere aderente aUa vita del popolo » Egli ha d etto • eil occorre sopra tutto lm·orare con metodo, con tenaci(! Fd in silmzùJ •. L 'att~>s& paro!~ d el Capo del Governo è stata sopratutto di conforto e di incitumento ai giovani, che si iniziano noll'arduo cammino. Dopo il saluto del Governatore di R oma prese la parol.a S. E. Marconi. n ella sua qualità di PresidE-nte del Comitato ordinat.ore. « A Vo·i , Du.ce. io voylio dire anzitutto che ~Jesta adunato. solenne è 1'n atto di fede fa.sdsta., ed '!ma ri.conoscente a{jerm~z·ione deU'opera compiuta dal R eyime per il prfJ[Jresso culturale e scienMfìco del Paese, opera poderosa. ma sopratutto opera coordùwt~. feconda di ri<rultal·i •. Il discorso inaugurale è stat.o tE-nuto dal Ministro d~·lla Educazione Nazionale On. Ercole, sul tema: o Dal Risorgimento al Pas·ci81no ». Nei giorni successivi si i> avuto lo svolgìmc>nto delle numeroSf' comunicazioni nei va.ri Ist.ituti Uni,·ersit.u.ri dPil'Urbe, fra le quali segnaliamo que lle df'l Proì. Frugoni sui proble-mi di ìpersensibilità n ella patologia umana, del Prof. Bottazzi su l Il• vìtaminf', de l iProf. Bonanni s ui rimedi antimalarici, d el Prof. S. E. De Blas i Rulla igie ne d<' Ile città. dt?! Prof. D<'vot.o s ulla cura d ell'ulcera gastrica, del Pro f. Sergio Scrf{i s ullc f!l•nti del suolo di Roma attraverso i tempi. :-:ip<'ciole importanza ha a,;sunto la sezione di Antropologia, presieduta dal Prof. i:il'rgio i=iergi, s ia per il numE'rO che per la varietà ed importanza delle comunicazioni S\·olte, fru )p qua li qtwlle di due no::;tri colleghi: il magg. m ed. prof. U!!O C'lt.-;><ini><: La mi,~llm l'lei d iomet1·i tnracici in confronto a. quella dP.l perùnetro nel giudizio di idoneità (l.oJicrt. comunicazione eh<' ha ott.l"nuto uno dei 25 premi del De<'ennale dt>IIH Ri,·nluzione F>~Rcista. M•sl'gnnti aiiP migliori m emo•-ie inedite prE'Sf'ntaw cdiscusse- al l'ongrt•s::<o; dotuzione off·•,·tA. dA.l Capo del Governo, a spmpre maggior
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prova del Suo interes."'l!.mf'nto a favorf' di coloro ch~> si decli<'ano alla ricPrca scientifica. Dobbiamo essere lieti di tale premio che implica il riconoscimento dt.>ll"importante argoment-o trattato dal Cas.~ini~;~ e chr inveF!tP una djba.ttuta qu1•stione di indole .mjJitare. TI lavoro del Cassinisis F!arà. pubblicato per intero nel nostro perioruco. Il Jo Capit. med. Arturo Sabatini ha p N'S('ntato e discusso Il' seguenti comunicazioni: a) Gli inci8iui auper-iori palet#formi in SOIJrfetti itnlùmi; già pubblicato n e l nost-ro giornale, ed in cui, in ba.sc> ai risultat.i ottenuti, è i!tata pl'O.'!pt>ttata. la scarsa. importanza eli tnle indajZine perchè sia. E>Sh~l>a ad una intt•ra clu.'>Se di lc·va. b) Sulla zigodattil-ia del zo e 30 dito del pierle umano. c) Le variazioni del rit-mo atagionale di nataliJ.à in Italia (Sabatini e Tallarico): un importante problema al quale gJi AA. si sono deilicati da tempo. tendente a. dimostrare lo speciale ritmo di ipergeneticità primaverile e quindi di ipernatalità jPmale nel mezzogiorno d'Italia.). d) La morfologia delle impronte digitali mUa ddùtqwmza minorile (Sabatiru e Lucifero), che porta alla condusione comi' i rilievi cutanei non prP~ntino speciali caratteri, né iJ predominio di determinate forme nei so~~l'tti anormali di fronte a quelJj nonnali. Sono stati t.rattati inolt1-e i &"guanti argomenti: Prof. Frassetto: a) Rapporto fra ~tatura, peao e perimetro toracico nei sold<Jti iU1liani. b) Dati a.nt-rop(}metrici e costituzionalistici relativi ad •una ce11turia d·i ascari tubercolotici polmonari. Prof. Genna: Stato auuale delle dottrine delle costituzioni secondo la scuola italiana. Prof. Pende: Il biotipo individuale umano ne1: suoi rapporti ool biotipo rflz·iale e col biotipo regionale, ecc. • Importante l' ordine d el giorno ,·ota.t.o dalla prt'drtta seziont' all'atto clelia sua chiusura. tendente ad una maggore autonomia dellE' ,·arie scienze ant-ropologiche. Le sedute di chi usura si sono tenute n ella R. Accademia d ei Licei. A. F;.
VIII Congresso nazionale d( Il' Associazione Italiana Fascista per l'Igiene Roma. 19- 2-1 ottobre /9 .12-X Il giorno 19 ottobro 1932, n ella sala di Giulio C"I'AAr~ in Campidoglio. vPnnc:~ inaugurato, con l'intl'rvento di S. E. il RottOs<'gretario di Stato pPr I'Eclucazion(' nazionale. I'VJIIo CongrN•so nazionale ddi'As.'<ociazione italiana fus<'ista per I'Ip:i<'n<'. Rappresentavano la Sanità milit.J.H't' il t•o lonn..llo ml'dico Rizz.nti per il clirrrtore generale tent?n ~l' ~enerale m edico Riva, il t~·n. coloruu>llo ffil'dico Costn t>d il capitano medico Spezzaferri. La Sanità. militare marittima l'ra rapp1·esentata clal maf(giorc> medico Giudicn. il Corpo sanitario dell'Aeronautica dal colonnl?llo nwd. R. l\1. Andruzzi, dal mttgg. med. Zuddas e dal capitano rnl"d: Cacciapuoti. Apri la seduta S . E. il GovernA.tore di R oma eh~' portò ai congr('~<;isti il ~<aiuto augurale. Seguì quindi un elevato discorso di S . E. il prof. Danti' De Blasi. Acca{it>mico d'Italia, presidenti' na.zionalP. dE>II'A;.sociazione. il q1utl!'. d opo twN'f> ri,·olt.o un pensiero alle luminose figure dei proff. Scra.,·o. P a.g liani. P Ga rd E•nghi. d l?i quali la scienza rimpiange la recPnte perdit a. <·~<pose gli scopi fomlam,•ntali ddi'A'4sociazione e ne illustrò le Opt'Tf' finora compiuto(". Prese infine la paro la S. E. il SottosE>gretario di Stato pPr l'Educazione nazionale. che, tracciata in poche lini'P la storia d ell'igil'n!' da Roma ant ica ai no:;tri tempi. dichiarò aperti i lavori dt>l Con~trPAAO . Nel pomeriggio, pres.'!o In st?dl' d~•ll'liffìcio d ' Tgif'nt> dd Go\'Prnntorato. dopo Il?' commemorazioni del prof. Sciavo. del prof. Pag li tmi fl di'l pr·of. (3orclE>nghi. ;.i iniziarono i lavori con la important-e relazione del prof. Filippo N t'ri ~u La d~JYit-m zione dei rifiut·i liquidi e le B"JU applicazion-i, seguittl da alcurw comunie>l7,ioni sull'interessante questione. La mattinata del giorno 20 fu dedicata a lln visita nll'o!>pizio marino nl Lido di Roma.. Nel pomeriggio \'ennf'ro riprt>si i la ,·ori del con p-resso su l ti:' ma: /~ btm ifi<·he nella lotta contro la malaria. Riferirono i proff. P e<'ori. Esc·nlar· c Val lP con i<' loro not€-volissime relazioni, alle quali S<'ll;uì una dPttaglint.H <'><po;;izionP fatta d11l Dr. \ '(·Ila. se-~etario dell'As.'lociazione nazior1>1lr coml:attt>nti. su ll'incl'fmPnto d,•,·ivnto lllil' opere di bonifica dall'attività dPi combattrnti. Seguirono lP. cc:municnzioni dc>l rrof. Ottolt>n)lhi. d.-l pr·of. A~<<•Ì OI\(', J<>l ) O c·np.
med. prof. Becch etti ed altre. su imporhl nti Ar·gonwnti.
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NOTIZI €
Nt>l p0m<'TÌ I!~ io dt>l ~Ziorno 21 il prof. ùioYanni Ors i, ·uffic iale S&nit.a.rio d e l C o · munl' di :X~tpoli . pr(•:.;c·ni ò la 1ma. rP I~lZÌ Ont' su L'nttività e le jumioni d~gli uffteiali san itttri e del personale dei laborator·i nel/a. organizzazion~ sanitaria nazi.onale. SuJrirnportant~> arg-omento intf'rloqui il prof. Jl vento, ,·ice dit·et.tore gen erale clc·lla Sanità pubblica. il qunle diehiart'>. fra l 'altro. t>AAere intenzione d ell'Autorità. cc·ntrale di t•lenll'e sempre pit1 la dignità de ll'ufficiale sanitario, conferendogli s rwc iaiP nutonomia nei centri minori. Fnron o quindi s volti.' importanti comunica?.ioni, fra le quali una d e l capitano m ed. :\1idulla su L 'a pporto dell'o1>era nazùmale Balilla at progresso igienico deU.a N azione. La. matt inata df'l 22 corrent e fu dedi<'ata alla visita ai lavori d ell'Istituto B enito Mn><~oliui. al Sanatorio di P orta Furba.. d ella Cas.~• Nar.~:ionale Assicurazioni socinli. ed all'fst.itut.o Nazionali' mt>dico-farmacologico Se rono. Ke l pomet't!41;ÌO. sotto la pt·esiclenza de l prof. Il vento, proseguirono le comunicu.zioni scien t ifiche fra le q uali una notevolis.c;ima del Dr. Ambt•osi su L 'endemia go:.:zo-crPtinica t'd una d el mnggiore med. P e rilli Sulle vÙJ'ite. peri,odiche per i eani e attff.e mo.stre ambulanti d'Igie1.e. Tf' nninute le relazi oni. ll.'ISUnse- la prf'side-nza, vivame-nte applaudito, S. E. il prof. D E> BIM i. il qua le, d opo avt•re espresso In sua soddisfAzione per la riu."!cit.rt df'l CoH)n'esso, al quale fwf'va at.teso un comitato presieduto dal prof. Pecori, partecipò la nominn, R ~oci be n<'mf'rit i dell'As.<~ocin:r.ione. del Governatore di Roma, del Sottosel!"etm·io di l:ìtato On. Postiglione , dei proff. Tito Gualdi, Francesco Abba, e Orazio Caro. Ve nnf't'O in SCi'~uito approvati alcuni importanti ordini d el giorno ed infine fu tkcil<o di convocare il congrCi'SSO ogni du tJ anni c fu stabilita. la prossima riunione pt•r l'anno 1934 a Bnri. Fll!·ono infine inv iati t el('gJ·ammi di omaggio e di d evozione a S . M. il Re. a S. A. R. il Principe di Piemonte, a l Duce ed a l ::ÌP)V'Ctnrio dE'l P. N. F. AJI 'illdomani d f' lla c hins u.ra. d ('] Congn :s:w tutti i Congre.o;sist.i fec<-ro un sopraluogo n t' ll' Agro P ontino. JX>r vis it.u·e le gr~tndiose <)poro di bonifica cs<•gui te duJI' As sociaziono nazionale dei combattenti. X el ef' nt,ro de ll' Agro. d ove ,.:ta sorgendo la Città cii Litt.oria, i Congressisti \'isitarono anche l'ambulatorio nntimalarico, dove il prof. Alessantlirini espose i ri sultati ch·lla profi lassi an t ima.larica. CosTA.
IX Congresso delta Socittà Italiana di N~urolo~ia D a l 5 all'8 ot tob re s i è svolto a )'lotlena il IX° Congresso della Soc. It.al. di Nf' ~tro l nlo( ia. chi! YPnne solennemcntt> inaug w·ato alla presenza di S. E. iJ Sottoi<egrc-
tat·io all'Educazione Nazionnle, de l R-ettore d ell'Università e di tutte le Autot·itA ci vili P militari di Modena. Il Congres.<~O- pl'('l:òit;dut.o dttl Prof. A. DoMggio, l' insigne titolare della cattedra di n t>u rupsichiatria d~>lla R. Univer sità. d Modena - si iniziò colla. trattazione dell'iJn ilOI'l a n te tcm ~ di re lazione sui Conceui auuali di (t8iopaJ.o/,ogia d~l mte.ma e..<trapimm itl.de. s volto con profondità ~d eleg:am..a cW.l P rof. L . D e Lisi alla pre..c;enza di pi ì1 di w1 C< ntirwio di congressisti. Nelle sette sedute del congresso seguirono ci rca 70 comtmi<:tw.i.oni con cernent i prcssoch è tutti i campi d ella n eurologia. Quest.ioni nnutomo-cliniche e sp••rim~·ntnli s-ul sistema €'xtrapiramidale e s ull'apparato n euroenclocrino. JJrob.lt>m i rd•ltivi alla dia~ ostica e alla terapia delle forme neuroluetich c>. 1\rf(Otnt:ut.i nu·i di c l ini~1. di anat.otnia patologira, d'istologia. e di fisiopatologia ~u ,; \·ari•tte sindrvrn i twu rologic-ht> e psichiche, ecc. furono comunicati t> discussi dai num ero»i congre:;:sisli. fra i (tun li si not•wnno quAAi tutti i t itolari di cattedra d ,•Jla ;:pN·ialitù t'mo lti d ir('tf,o t·i di Oi~pC'dali pi~ichiatrici. Del no:;t ro C'ot·po ~unitario avo \·,,t p il.rtecipat:> a.l Congre3SO lo scri vent~l. che illustr > <lll'tti<C rit:erche istoputologic 11e suU"insulil~izza.zione speriment.ale ed un~ p "Jrtic'llrll'l' jONWIZÌO/Ie rfi~ nt'Pf(t/ i(·a rfpi fl>l t?!Jlei. N .. ll'ultima giom,t t,, d e l r:o n;rt't';so fu fatta un'inbre.>santissimn visita a.ll,\ R. Ac•('ack-min \1 ditHt'<' c; lw offl'i a tutti i num~·rosi inte tTcm uti un S.Jntuoso vor.n m t. d'm""'' '· Tn t nlp •W<·•t,..icuw furono prn nunzi nt.•·• A.lt.A A. patriot.ti<>h A ~>sprl's.'IÌoni a:t gut·,l li dul Oir•·t.t ore dt ·ll ' A<'<;HdPrnj>~. P d11l Pru:;iùen te dellt\ Società di Neurologi.\. Cupitano m edico prof. CAnr.o Rrz zo.
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NOSTRI 1'\II:ORTI
Il 17 ottobre è morto in Roma, all'età di 78 Anni. il tf'n cnw g< nt'nlle m edico in Legicnc d'onore, Cavaliere Magistrale d e l Sovrano l\lilittue Ordine di :Molta. Laureatosi a Napoli noli 'agost.o del 1879, dall'ottobre di'Ilo ste><so anno \'cnn!' a far parte del Corpo Sanitario ì\liJitare. Prl'stò Sl'rvizio con rerarti di ianteriil, d 'alpini e di ca.valleria fino al 1896, quando fu nominato a!<si:;tcnw militare pres.-;o la clinica chirurgica. di Canova. ove rimt~SC per due anni accademici. In ::wguito tennt• reparti chirurgici, prima a Ca.<;rrta e poi, dal 21 dicembre 1902. a Roma. fino al 22 gennaio 1911. Con questa data fu nominato dir·rttore dell'ospedale dì Pa<.loni e successivamente di quelli eli Cava dei Tirrt>ni e di ~Iilano. Durante la guen·a ebbe le direzioni di sanità. del III e del VI Corpo d'Armata mobilitati. Fu poi chiamato a reggere la direzione di sanità del Corpo d'Armata di Roma, ove rimase fino a l J o marzo 1919, data del Suo collocamont.o in congedo. Se queste sono le tappe principali della Sua lunga carriera, onorata in ogni ~'TI\· do e per ogni manBione del costante elogio di'Ila ::;uperiorità, sar·ebbe difficile di~c in modo adeguato d elle preclari doti d el Suo intellt>tto. della Sua valentia proft>!'s ionale, della purPZ7-t~. d el Suo animo, di tutte le virtù militari e civili c he fec€'ro dd compianto Generale \LUa de lle figure più Ltlte e distiJlW d el Corpo Sanitario Militure. Solo chi ha avuto la ventura eli servire con Lui o ai Suoi ordini può far fede dell'avvincente fascino esercitat.o dalla eapienza f' dalla eagp:ezza del professionista umanissimo, dalla dirittura del carattere l' dt~Ua re ligiosità eh 'Egli poneva. n e li 'adempimento del dovere. raccogliendo in sè ICI prerogat.ive più in,:;ipli di chi sia chiumato a. tenere posti ùi responsabilità nell'ardua e nobile vita dellu armi E come visse così seppe morire, senza sgomento, nc·lla tranqui lla coscienza cong~·do Grande {;fficialE' Giuliano Ger urao, CcmroenJatorP dPlla
di ave.r vissuto utilmente la sua intRmerata e laboriosa giornata t~JTl'na. La Sanità :Militare onora la venernta mt'moria dell'illustre Generale e si O..'l· socia con il più Yivo rimpianto al cordogljo della Sua eletta famiglia.
n Jo ottobre è morto improV\--i~11mente a Perugia il maggiore medico in s. p. e . cav. VIncenzo Slnapl . Nato ad I tri (Gaeta) il '27 ft>bbrnio 1884, si r ra laureato a Napoli ne-l 1909. NE'l novembre dello steFso anno fn ammf'sf:o a lla ~cuoia di Applicazion e di Sanità Militare, conBeguendo la nomina a sottotenente medico di compiPmento il 7 luglio J 9 1O. IJ 2 aprile 1911 fu promosso tenente m edico in s . p. e. Prestò prima servizio rPp:gimentale e poi all 'infermeria presidiaria. di Gaeta fino all'ottobre 191 l. }~n quindi mobilitato per la Libia con un ospedaletto da campo, pre!SlSO il qu4le rimAse a H oms fino al febbraio 1913. Tornò nuovamente a H oms nel dicembre 1914 e rientrò in ItaJi:a n el gennaio 1915. Durante la guerra italo-austrinca in ,·ari pf'riodi dirNcc;r il scn -izio FRnitario di un reggimento mobilitato e fu comandantt<> di sezione di l'n nità e dir<'ttore di ospe daletti da campo. NeJ marzo 1919 fu per la terza volta in v iato in Tripolitanit\ a l Comando della 51& sezion e di sanità e quale capo uflìcio dE'Ila 38& d ivnRione. . Rimpatriò n el luglio successivo e fu assegnato al coll~'f(io ml•dico JWr Il' JWn:-:ioni di guerra pres.'IO l'ospedale militare di R oma. Dul 2 d icembro 1919 al J U luglio l !)22 tenne la direzion e dell'infer meria p•·csiùiaria di Gaeta e fu quindi trasferito nll'oFpe· dale militare di P erugia. Era decorato d ella croce di guerra, della m<'dn.glia di bronzo per i bE'n<'rnC'I'Ìt i deU~ salute pubblica ed autorizzat.o a fregiarsi d~.: Ile insef!ne di 11ffkiHlc ddl'onlinf• di Damlo 1°, conferiteGli dal Governo Jd ~l Ontt>negro . Ave\·a ottl:'nul<> un encomio del Co~~do. de lla 29 8 divisione m obilitata per la cflicace lotta da J~ui condotta contro l 1nfezmone colerica. . ~ ~utte l~ prestazioni del Suo sC' n ·izio. in pace e in guerra.. il mn,l!giore m l'dico Sm.apr Si era drstinto per ottimE' quulità militari. pl'r il Suo spi•·ito di i niziuti,·a e di
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I 'SOS·rR.I MORTI
organizzazione, per innat-e d oti di cuore e di intelletto. La Sua. immatura. fine è appresa. con profondo dolore dal Corpo Sanitario ove Egli aveva servito con pura fede e con fattivo entusiasmo. Rivolgiamo il nostro m esto pensiero alla consorte e ai figli de l car o Scomparso, associandoci con commosso animo al loro tristissimo lutto. Un altro triste lutto segna la Sanità Militare C<>n la. perdit.a. del maggiore medico in s. p. e. cav. Giuseppe Renato Valdamerl, moroo il 2 novembre a. ~filano per un investimento ciclistico. La stampa cittadina si è r esa int-erprete della profonda cost-ernazione con cui fu appresa la tra~ica fine d el nostro compianto collega n e l Suo ambiente di lavoro, nel ceto m edico e da qu~tnti conoscevano ed apprezzavano le Sue doti di uomo, dì ufficiale e di professionista. Dopo il mortale infortunio fu amo· revolmente assi!ltito n<•ll'ospedale militare e furono in vano tentat-e le ~iù strenue cure. La sa.l'l'l1a fu composta. in una. camera ardente e fu vigilata dai cru-1 compagni nello st.esso stnbì !!mento ove da anni si svolgeva la Sua opera, tanto apprezzata. e al quale aveva dato il grande tributo delle Sue spiccate qualità organizza.tive e d e ll'i· n E>sa.uribile Suo sla ncio ne lla preparazione e sìf<temazione de lla nuova grande sede. I l rito funebre fu una imponente manifestazione di stima e di rimpianto ed ora le Sue spoglie riposano nel camposanto di Crema. Sua città natale . Il maggiore Valdamt>ri. nato il 5 ~f>nnaio J8g6, da.JJ'ottobre 1910 apparteneva al Corpo Sanitario militare . Era m1 dtstìnto igienista e batteriologo. Aveva preso parte alla guerra itaJo.t.urca nel 19 11 -1912 e per t.utta la durata della ~erra !taioaustriaca. aveva servito presso reparti di truppe mobilitate e con urutà. sanitarie campali, distinguend osi <-gr egiamente per le Sue qualità militari e professionali e guadagnando 1ma m edag lia di bronzo al valore ed un encomio solenne. Era st.a.to ferito il 23 agosto 19 16. I l buon camerata lascia in noi il vivo ricordo delle Sue opere e d elle Sue virtù e la nostra m cstizìa è quanto mai profonda e sentita, poichè Egli fu particolarme nte amato n ella nostra grande famiglia per l'innata s ignorilità del Suo animo e per lo squisito spirito di collegialità. Con queRti sentimenti porgiamo commosse condo· glianze alla d ere litta con.-;orte che vide strapparseL<> al fian co da si crudele destino
ed a tutt.i gli altri congiunti con i quali dividiamo l'aspro cordoglio. Il 20 ottobre è morto ne l Comune di Quindic i (Avellino) il tenente colonnello m edico ne lla riserva cav. Eugenio BevilacQua. Ave,·a preso part.e, come uffic iale di complemento richiamato in servizi o. alle campagne d'Africa ( 1896), di Libia (19 11 - 12) e alla grande guerra, durante la quale prcst::> ser vizio prima presso il 7° reggimento di fanteria m obilitato e poi in ospeclali da campo e d el territorio fino al 15 aprile J 9 17, quando fu esonerato pe r servizio civile. La Sua opera fu ovunque apprezzat.a. per le Sue ot.time qualità professionali, organizzatrici e direttive. Il 19 settembre è morto a. Barletta, Sua città nativa. all'età di 78 anni, il tenen te colonnello m edico in congedo Angelo Ciccarelli. Durante l'ultima guerra ave va prestato servizio nell'ospedale militare di riserva di Taranto.
li magg iore m edico di complemento cav. Tommaso Carpentieri è morto il 26 agosto c. a. a San Martino Sannit.a. (Benevento), all'età. di 58 anni. Dal 1915 al 1919 a,,·e va prest.a.to servizio pres.'!o l'osp edale militare di Napoli. TI giorno 1 l ottobre a Roccarain ola (Nola) è morto il maggiore medico in cong<'do cav. Gaetano Cataldo di anni 66. Durante la grande guerra. dalla mobilìt.a.ziono al gPnnnio 1917. aveva prestato sc~rvizio in ospedali di riserva e quale direttor e dì un treno attrczwto.
D i.reU()re reapoMabile: Dott. Ur.t BERTO RIVA. tenen te gen erale medico R edattore: Dott. Vmonno D E B ERNARD INrs. tenèn te colo1mello medico (510250.>) - lW!'IlA 1932-Xl, - IST ITUTO POL IOR A.FICO DELLO S TATO. - o. O.
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RIVISTE 1\'IEDICHE MILITARI ---------0---------ARGENTINA: HEVl!-'TA DFJ LA S A:--.'lDAO :.\ULTTAil. - Dir.·zione gencrulc di !'lì llilt\, Minis t ero tlOIII\ Gucrru, Ducno.;- Aires. F <t.IIC. Il. murzo- ,.prile l'IJ~. 8qYIA'U : n nuovo t l·attamento di Tllubrell Fi~IH'I' ((()1t/iiii((I~ÌOI11~ l' /inr} . - Ba!!Jietl: li :-orYir.lu K!mitario ncli'OSl'rt it.o tod<J:wo dumnte la ~.rn,.rrH tl i IJO~izillOO. - Matta e Q.ltatdl: Su no 1~1\<'0 di ~tcnosi urot'talo traumt\t.icl\ c s uo t ranamc nlo ch irUI't:Ìt'O. FwlC.
rrr. "'''0UÙ>'f]il6(fll0 HI:J2.
Rentreria Bettnln: Rnlln reazione eli Dir·k. - 8ar~ ltrl: li ~<'1'\'17-lo •anitnri o Ot·ll'e,;èrcitu tetlt•,cu , <1ur11n to la gucrrt\ motHlrult•. La guerra di mont>~gnu. "l't'l'l'c ~ wno tcrr1lol'luli.
FRANCIA; AHCUIVES DF: Mfl:DECIS'J.~ F:T PIIAR~lACII<: :'-IAV J\T, I·:S. - Se r,•lzio ccutrulc di sanità, )lini· "loro della M~<rìoa.. }<',se. li!. l •uliooo8ttlcm/~re, iu111o C XXll , 1\IJ~. Aftrut : PiC>rro Dm:et. - Qrirancal c101 EsP<ts: :'>t•ll' ~" .nknni •Il into"-<i<>uzio ne •ICI\'ll l u a.ll'n~o ul prod ot ti detti • hiln mo- mft>llil'l) . a bOI'olo <Il IIU\' i tlll gUCI'l'U. - Baron: Ln 01/l larit\ mello busi d'açiazionc di Kuro ui.Jn c di ::;ic\1- .\ hmt:d.
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GIAPPONE: GU~· IDAN-ZASSL -
Pnhblicuzi ono uJllcitd c del <'O~I'O l:'lln l tario <lcll' E~cr,.ilo GiappO I\L'8e. 1'oklo. N. :l:ll, sdltm tbrc 10:12. Kato : Aziono d o! divor.<i or noui s ulln lun7.ionc <'tìl'dhacs.. - Osawa: Yu ~ ut.a.ziono Qnnotltat iY!l d ctnntcnsità clol toni C>lrdln~ i io condizioni no rm u li c ptUOlHI(khc. - Sono4a: Es ;1crhncuti ...-ull'eter~t.rl.\llilwto tU un t u·norc.
INGHILTE RRA : JOUR:"\' AL OF TJJE RO\" .\L AHMY MED!C,\L COR I'>S. - l·:•lito da .fohn llnlc . ::;o n~ unti On· n1elsson, Ltd, Londm, Fu&·, Hl, .~rllrm/Jrc. 1·ol. LI X, 1~:1~. KtiiJ : Ambulanze da ca milO. - Smllh : f).stnrbi n~n·.,~i funzlnnull n ell'('s~rcl t o . - Jti'Yh : T ntf .. tamento ternrJeutico d e lla nmln.rln co u plnswocbutn , chininn è tl uwl,rin. - Morhn: ~;tioln~if• e trattamento dt'l colpo di calore.
POLONIA: LEKARZ. WO.TSKO\VY. - Organo dogli u ffiola.ll del So!'..-1:!:10 sanitario. Contrum Wrszkolonia. S a ni t. Gt\rnos!Mka. , 5, Va.rsavla. N. 3, 1° agosl.c - N. ~. 1;; ttyw#Q - ,, .. J, 1° ~cllem/n'c - .\'. C., 15 settembre 1113~. Mlllak : Applìoa.uono del catute~mometro J>Or I' O!<a.uc d ell't\zio ne N>lorlftc•~ dci tek~utl d el vcstlmenti (N. s, 4, 5 c 6). - Zembnuskl : .Al<: nui rili e•·l suJ ia clim::nosi pr<'r•)(;è llèl cnnt·ro d ella. lingua (N. 3). - Balleckl: Uno sg1mrdo u llo stnto sauitnrio tlcll'esorc ito po ltll'<·o nel Jltlriodo lll!l:!-1!'31 secondo le ~tatist.lclto mlll tn d (.V . 3, /ili<') . - Loj wa: Biot·himiSlllll del tc.•suti cnncero~l (.V . 3). - llalok• : I mt·•lid •inrnnto l' iu;ur•·•' ziullc naY.Ionolc ùi gcn· ~:mio 1&13-186~ e loro biografie (.\'. a, 4, 11, cotttit<u(t). cnrnwicz: Il <ct·viziu ""uit.o r io nell'c· sercit.o tedesco duranto ! primi :mni clelia J.tl'ttn.l e guorrn (.\'. 3, ~. 11. rm•~inuun) - Ht'•ocouto
del C<'Dtro d'Istruzione •nn lt~ti(t p e r Il pcrit•do d~>i 1• ., t,tobrc al 311 no.-ombro 1!131 ( .\' . 3, continua). - .lanimwtkl: La gue rra d ifonsh·adlll punto eli ç f ~t u cugenl'ticn (.\'. 41. - ~ aalenakl: Sul cancri primltlvumcnte multipli e s ullo li'\'lluppo d<>i eancri " foru la l Ul\tltivli (.\' . 4, 5, 6o ccmlinuu). - Z•towakl : Il processo d'llnl\li~ i vcr ~coprire l>iN·o iC quan tità •li pot roUo uel PW! d'un 86C6!'8o (N. 4). - k&reckl: S ulla cura radléale <ldl'crnin lnguh.lnle ( S. 5). llfWakowsltl : L'esame radio logico o la reazione •Il Biern.n('ki uc i ct"'i di wlwrcolosl so~pottu (N. u). - lleclrer : Il profcs~ore Jonn Ztd~wski (.\'. li). - Kuekankl: Oh'tt• 1\llt.i<UarmitJhO (N. 6). - ~wakl : Qunrantatluo casi di tra.sfuslouo ili sangue In Mrcztoui cb!rurKicbc ( .Y. U).
ROMANI A: REVISTA. SANIT.A.RA M[LlTARA. - Redazione o a.mmlnist;razlo no: Os pedale militare • Regina Ell~abett& • Bucarest. Fase. VIll-IX, C'fJOSio-set.tcmbre 11132. ante- : Ecletnn cronico tosaico della fa.ccin consecutivo ud una pnn~inu~lt.c bllnterall'. - Ouml.t,.ICO-Popowlcl : lportrofta o lperplu~in clclln muscolutura gasw·ic-~> uol <·•)l'SO tll'lle a•ffr?.lonl eli .qu~sto organo. - Aurei : Il trntt•~mouto d e llo ~·~ond<•·A.rtro>i tltdJIL diull~l h·m<Jrnie "'-'<'Olldo nuovo ricerche (contin>~azinn~< e fin. <'). - Paplu: ìllezzi di ~!(< •mhro dulie Jl rime li neo. - 8alclae· ~lclllta : Rapporto Rclontitlco sull'a tth · ltll. clel f'ana.torio mllil.l\1'\' • Jo~lcu~< J•:r:lc liùo •. - Pttntcll : ezzJ ch lmic1 dl combattimento hnplcgatl comu mczzJ di dì;iuf<);tuzionc.
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Anno LXXX - Fase. XII DICEMBRE 1932 - ANNO Xl
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE
·.
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
L. \ • • •
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SOMMARIO
Estrclto - Annt X •
Pag . 9i7
MEMORIE ORIGINALI :
Plccloll. -
Rfccr cbo sull'l!<ola mcnt.o del baci llo dJ K ock dal sangue dei tubercolosi secondo . • . . . . • . . . • . • . • . . . . . . . . . . . . • .
il m etodo eli Looweru;toin
Pag . 1179
CASIITIOA CLINICA : &lacobk. -
T or sione ocuta della. cistilollca
Pag. 991
RIVISTA SINTETICA: S"ttl. -
G!J element i bi ogenet ici nolln fisio logia. vcgota lo c d a.nhn f<le • . • . . • . . . •
Pag . !l<JS
OONGRE881 :
X X X lX C<l ngrosso della. Società Tta.l:a.n c\ (li chlrUI'I(In. - R ifossuo to rlc Ua rt•lazioue miU · tl.\c·e: Ou~na. - Le p cr iUmiU cu:ctl c n e lht p r atica ospcdalicr a milita re . • . . . Cucmnis$ione Internaziona le p erma nen t.o cJI et>l.n d~<rdizzf\Zione del materiale sanitnrio
Pag. 10119 10~6
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA : AUas thoracoscoplcon . . . . • . • . . . . . • . . . . . • . • . . Duollano-s tlnterfttomia anterlor. . . . . . • . . . . . lhJattla di Nicolas o fawre .')tut/v> ~/i•Jlo;i<·n c pfll<>ur~tico tl.cll<t Malum blparletalt senl19 Un caso di - . . . . . . . . . . . Paralisi a tipo radlcoJart da puntura di ze ~~e1 Un ctrso mnll•> raro di Rontpndla~t~oatlca Limite del n om ucl.c nl inùri llel 7uctolof/Ìco i u BlndrenH~ tllmoralo da arkrloselwval cerebrale . • . . . . . . . . . Trlpcll - Il Lido delle palme . . • . . • . . . . . . . . . . . . Tu•er•c9losl R icerche spcrirtcetcluli. sulla itmuunizzaziane d eUe c<•vic v e rso la - •nedumte e.'lfrutti panuw Uci . . . , . . • . . . • . . . , ,
• • . . . , . . . . , . . . •
CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI NOTIZIE • •. . . . . • . . . . . . . , . . . . . . . . AUGUSTO MURR) , • . . • . . • . • • • . • • . • • . • • • INDICE GENERALE · DELLE MATERIE PER L'ANNO 1932 • . INDICE DEGLI AUTORI . . . . . • . . . • . , . .
Pag. 111:!0 lO !li 1 ('12~ IOa~ 1 0 '1~
1031 J03:: 1 02..~
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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abuoua.moa to ò nnouo e do ~orro dal 1• gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). l'or gli ultlcìalt crco llcì e ch lmlci ·farruacisti del R . Esercito, in servizio ed l o cong.,do, 11 prezzo doll'al>uooa mouLo è ri•lotto a L. 24 a ut ici ~ate. l'Or l soli utllcJial i moJici (rioll ' EtiOr 1ito o doli a Marina), In qua lunq ue posizione el tro vino , è a cnmesso u n al>hooarnouto ouruuia.tivo a l Owmale di .11edicina Mitllare ed agli .d n11<11i di .M edicina Na11ale e Oolo,ti r•l'- al prer.zo <ii L. U a nnuo. Il pr·u~r.o del s uppleiUonto co ntenen te l R"oli d! anzianità del C9r 1JQ san i tarw milUa re ò di L. 15, r idotto a L. 8 por l soli a b l>onatl.
NORME PER l COLLABORATORI. Lo opi ulonl ma :•Hostato da.gll Autor i non Impeg nano la resPQnsabi l! th del periodico. Ag li Autori saronno concessi gratuitamente 50 estratti con COJJOrtlOA stampata, rrontosplzlo, lm· paglntlt\lra o n ucnora>:iono specio.lo. t>cr olisposlziooo del Consl~::lio na7.iooale delle r ioerebe a ole.scu n lavoro deve - l ' t i unlto u n brm•e auto ria.~sunto {noo più di 10 r ighe). Lo ~ pese per lo tavolo lltogra!lobo, t otogmlloho, ecc., che aocompagnaa981'0 le pubbUoa&lo.:11, .ono a <'a r l<'o dogli Auto ri. I manoscritti n on ai restituiscon o.
ANNo LXXX - N. 12 GIORNALE DI MEDICIKA MILITARE DICEMBRE 1932-(Xl)
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ESERCITO - ANNO X
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È questo il titolo di un ~legante libro, riccamente illustrato, compilatQ a. cura del Ministero della Guerra. edito da L e Forze Arm-ate, e che si
fregia della seguente prefazione di S. E. il Capo del Governo, della quale è riportato l'autografo:
Questa succinta monografia 'sull'Esercito nell'ann~ X, ~ da raccomandare 'Vivamente all'attenta lettura non soltanto degli ufficiali, ma del pubblico in genere. L 'Esercito ~ 11.n organisnw complesso che non può essere giudicato, se non da chi lo conosce intimamente. Ora dopo dieci anni di Fascismo si pt'ò affermare quanto segue: l o L 'Esercito, e con qu.esta parola intendiamo dire sopratutto i quadri, cio~ gli ufficiali di tutti i gradi si trova nell'orbita del Regime e 'Vibra della stessa pasBiotl,e cht animò le Ca;micie N tre nel 1922. Ogni dubbio è semplieemettte ingiurioso. I n questi ultimi giorni che ho passato a contatto oon immense 11U>ltitudini in molte città, ho veduto n egli occhi degli utfìciaU - mescolati ad ascoltarnLi tra la folla o serrati nei ranghi- ln·illare la luce dell'enttLSiasmo pi1.'t vivo. Gli ufficiali, attraverso l e leve, sono più di ogni altro in grado di valutare la profonda trasformazione fi.sica e morale operata dalle organizzazioni de~ Regi11te sulle nuove generazioni italiane. 2° L 'Esercito ~ oggi sempre meglio att·rezzato per l'adempimento dei suoi doveri. Dal punto di vista morale la situazione è ottima. Non esagero, ma sono profondamente con1,-into di quant<> affermo: oggi il 11U>rale del soldato italiano ~ il migliore del mondo. Quanto alla preparazion-e materiale i p1·ogres:;i realizzati in questo decennio sono stati notevoli, specie i•n mpporto ai mezzi, i quali - non bisogna dimenticarlo sono n ecessariamente in rapporto colle possibilità finanziarie dello Stato. 30, L 'Esercito, oggi, liberato completan~ente - grazie alle organizzazioni politico-militari del Regime - da ogni compito di tutele dell'O. P. e da altre estranee mansioni, p1tò de<licarsi - ani?na e muscoli - al suo obiettivo supre11U> che è la preparaz-ione della guerra. Quello che io intendo per preparazione della guerra ho spiegato nell'apnw del 1925 discutendosi al Senato le riforme mil·itari e s1wcessivamente im 11U>lte occasioni, specie durante il periodo 11 el quale diressi il Ministero della Guerra. Quanto ai rapporti tra ufficiali e s-ubo1·dinati, essi de-vono essere inspirati ai più stretti semi di cameratismo. Il Comandante Supreuw non deve disdegnare di accompagnarsi e parlare con. l'ultimo fante. Cos-i faceva N a-
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~SEHCIT-Q- AN )'IO
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poloone coi stroi « grognards ». E ne otte-neva ri8poste passate alla storia. U1t di net~e, N apolemw si accostò a un soldato e gli domandò: - Hai molto freddo, vecchio n~io f - :No, Sire, qU4ndo vi vedo ho Clildo! È con questa devozione dei gregari verso i capi, è co-n questa umanità dei capi verso i gregari, cke il cemento delle anime si salda e &i vincono le
fiÌOr'M al passaggio terribile d.ella Beresina, fra una tempesta
battaglie.
Roma, 3 novembre 1932-XI. MussoLINI. Come è detto nella. presentazione e<litorìa.le, l'opera. offre in un quadro com· prensivo, completo, convincente, le caratteristiche e le attività del nostro Esercito. nei loro molteplici a,r;petti, diversi per natura. ed importanza., ma. armoniosa.ment.P. legati in perfetta. unità. La. parte espositiva. è breve, sintetica: meno di 50 pagine. Del BE>rviz.io sanitario vi è scri tto ne i SE'guanti r.e rmini: • L 'opera dei 8anitari dei corpi e degli otJpedali è di prezi08o aU8ilio al comando ~rchè a&9'icura al 8oldato condizioni d,i vita igienicamente 8ana e a88Ì8t.ecnza proV1Jida ed uperta durante l'infermità. I n tal gui8a, e cioè graz·ie alla 8ani.tà (ittica, 8i tTYre dali~ unità il ma~simo rendin«ml<l. · • Di ciò è alta~~ bene~riro il corpo sanitario militare, che quelle cure prodifla e quella asmtenza presta con illuminata scienza e con il più. elevato cameratismo. • L'organizzazione 08pedaliera militare è cons&na ai tempi nuovi. I grandi ospe· dali, le infermerie prellidiarie e gli aUr~ i.stiituti Banitari militari dtùrpongono di impianlt: e attrezzamenti Bcienti(ìci modemi88imi, mentre la preparazione di t'UU<> i-l materiale mobile per la guerra 8i adegua alle più 8evere esigenze •· •
La. ~rte dimostrativa. è realizzata. con un complesso organico di 227 nitide illu· stra.ziom fotografiche, fra. cui vedut.e degli ospedali militari di Milano E' di Verona. del Campo climatico sanatoriaie di Anzio, d ell'Iati tuto chimico-farma.ceutico militare, d ei laboratori scientifici della. Scuola centrale di educazione fisica. alla F ar· nesina., di mezzi mobili di ricovero, di apprestamenti igienici.
L'opera è in vendita, al prez%() di L. 6, presso: l'Amministrazione de « Le Forze Armate » - Via dell'Umiltà 83-C Roma. l'Ufficio Pubblicazioni del Ministero della Guerra - Via XX Settembre - Roma. tutte le principali Librerie d'Italia. Per gli appartenenti alle Forze Armate dello Stato che facciano domanda per via d'ufficio è concesso lo sconto del 35 per cento. Per le spedlziQJtl individuali e per quelle non militari aggiungere l'importo della spedizione postale fn L. l ,60
MEMORIE ORIGINALI SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE LABORATORIO D ' IGIENE
Direttore del Laboratorio: tenente colonnnllo medico prof. N. BRUNI
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RICERCHE SULL'ISOLAIIENTO DEL BACILLO DI IOCH DAL SANGUE DEl TUBERCOLOSI SECONDO IL METODO DI LOEWENSTEIN (~> /./'~~ Dott. Ermenegildo Plcdoll, capi tono medico
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Gli studi suUa. ba.ci1lemia tubercolare banno già da molti anni messo in ;~_:;) luce il fatto che all'inizio della malattia, e qualche volta anche durante il decorso della mala ttia stessa, i bacilli di Koch possono riscontrarsi nel sangue; fin dal1866 il Villemin e l'anno successivo W. ~1:a.rcet riuscirono a dimostrare che, prelevando dal coniglio infetto o da ammalati di tubercolosi il sangue ed inoculandolo per via. sottocutanea al coniglio Rano, si riusciva. a trasmettere a quest'ultimo la tubE\rcolosi. Nel1884 Weichselba.um in tre individui morti di tubercolosi miliare acuta potè, con l'esame microscopico del sangue, mettere in evidenza i bacilli tubercolari, e Lustig, Gosselin, Vaquez in casi simili trovarono i bacilli nel sangue sia durante la vita che dopo la morte dei pazie-nti. Da ricerche di Baumga.rten dell'ultimo decennio del secolo scorso è risultato che nelle prime ore dopo l'inoculazione all'animale del materiale tubercolare si ha una diffusione nel sangue di bacilli di Koch, che però scompaiono ra.pid~mente; poi qua.ndo, molto piu tardi, le lesioni locali sono divenute estese si ha di nuovo diffusione di bacilli nel sangue, ma in numero non molt-o rilevante. Ed il fenomeno studiato da Baumgarten è stato successivamente confermato da altri Autori. Per il cane Zagari dimostrò che dopo circa tre ore dall'ingestione del materiale tubercolare si aveva già una bat.teriemia. Furono anche studiati vari metodi di ricerca diretta del bacillo di Kocb nel sangue: così Bezancon e Philibert adottarono il procedimento alla soda, mentre Jousset introdusse il metodo che va sotto il nom('. di ,, inoscopia ,,, che consiste nella digestione del coagulo sanguigno da parte di un succo gastrico artificiale. Sabathé e Dugne ricercarono invece il bacillo nel sangue, lasciato coagulare spontaneamente, nel tratto che separa il coagulo dal siero. R osenberger infine consigliò di r accogliere il sangue in soluzione fisiologica citratata al 2%, di lasciar riposare 24 ore in glùacciaia e di prelevare poi con pipetta un po' del sedimento, spontaneamente formatosi, sul quale praticare la ricerca. Molti altri A.A.. proposero metodi diversi (alcool, antiformina) e quasi tutti, per quanto in misura varia, sarebbero riusciti a mettere in evidenza i bacilli tuberc-olari non solo ìn soggetti ma.lati ma anche in quelli apparentemente sani. Assai interessante in proposito è la osservazione del Caussi( ") Memoria pervenuta ln redazione Il '1.7 settembre 1982·X
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RICERCHE SULL' ISOLAMENTO DEL BACILLO DI XOOB: ECO
mon, il quale, studiando il valore rispettivo delle varie tecniche impiegate per svelare la bacillemia tubercolare ed adottando un procedimento personale più sensibile degli altri, ebbe risultati sempre negativi ogni qualvolta la concentrazione dei bacilli in un eme. di sangue era inferiore a mille. Dati questi risultati era naturale che si tentasse anche di colti va.re il bacillo di Koch direttamente dal sangue.e lo studio della bacillemia tubercolare, connesso a questo moderno mezzo di indagine~ (> oggi di piena attualità per gli studi del Loewenstein, il quale, lilla. ricerca microscopica del germe e alla inocular.ione del sangue sospetto alla cavia., ha sostituito un metodo personale, fondato sulla omogeneizzazione del sangue e sulla cultura del ba,~.:illo di Koch in un terreno che porta appunto il suo nome e che egli ba man mano opportunamente modificato per renderlo sempre più adatto e meglio risvondente alle esigenze del germe. T erreno ori:Ji·nale del Loewenstein e succes.~i?le tnodifù:he: Fosfato monopotassico .................. . .. . gr. Soliato di magnesio . . ...... . .... . ..... . . . . . » Citrato di magnesio ......... .. ... .. .. . ..... . .A.sparagina . . ....... . ......... . ... . .... . .. . . Glicerina ... .. ... . ........................ . Acqua distillata q. b. a. . ..... . ......... . .. . ))
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20 1000
per ogni 120 gr. della soluzione si aggiungono sei grammi di farina di patate. Sciogliere a caldo (acllndo bollire per un quarto d'ora; lasciare riposare poi un'ora a 56o O., indi aggiungere quattro nova intere sbattute e dieci eme. di soluzione sterile al 2 % di rosso Congo. Agitare, filtrare per garza, distribuire in tubi, st.eriliz1.are 4-5 volte a 70o C. per due ore. T erren.Q del Loewenstcin (prima modifica): Fosfato monopotassico ......... .. ..... . .... . Citrato di sodio ............ . .... . .. .. . . ... . Solfa.to di magnesio . . ......... . .. . .... . ... . Asparagina ......... ..... .............. . ... . Glicerina ........ . . . .................. . ... . Acqua distiUata q. b. a. . . .... . .... . .. . .. . . .
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60 1000
per ogni 150 eme. della, soluzione aggiungere sei grammi di farina di pa.tatce. Sciogliere come nel primo terreno; quando tutto è raffreddato aggiungere quattro uova intere ed il torlo di un quinto, agitare, aggiungere cinque eme. di soluzione sterile al 2% di verde di malacbite. Filtrare, distribuire, sterilizzare come per il primo terreno. Terreno del Loewenstein (seconda modifica): Fosfato monopotassico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Citrato di sodio •. . ........ . ............... Solfato di ma.gnesio •... . ... .. .. . ... . ..... Asparagina .......... . .............. . .... . Glicerina . ........... . ................... . Acqua distillata .. ........... . ........... .
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0,2 0,2 0,2 3 60 1000
BICEROBJI: SULL'ISOLAMENTO DEL BACILLO DI XOCH ECO.
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Ad ogni 150 eme. di q1resta. soluzione di asparagina aggi1mgere sei gra.rumi di farina di patate e dodici eme. di glicerina, poi sterilizzare, agitando in bagno-maria per un'ora. ed aggiungere quattro uova intere, il torio di un quinto uovo e delle perline sterili di vetro. Agitare fortemente ed agwungere o 10 eme. di soluzione sterile al 2% di rosso Congo oppure 5 eme. di soluzione sterile al 2% di verde di malachite. Filtrare, distribuire oece. Tec:nica dell'enwcultura 11ec<Yndo il -metodo del L oewenstei·n:
Si prelevano dieci eme. di sangue dalla vena del gomito del paziente con tutte le cautele della sterilità (disinfezione della cute con alcool e tintura. di iodio, sterilizzazione accurata dell'ago e della siringa) e si versano in una provetta da centrifuga contenente tre eme. di soluzione sterile di citrato di sodio allO%. Si agita leggermente, quindi si centrifuga a forte velocità (5000 giri al minuto) per almeno dieci minuti, e poi !li decanta il plasma. Si emolizzano quindi i globuli rossi del sedimento con un ugualo volume di una soluzione sterile di acido acetico al 5 % e si centrifuga di nuovo per cinque minuti. Si decanta la soluzione acetica contenente l'emoglobina, si lava due volte il sedimento con acqua distillata ed infine si semina il sedimento in 4-5 tubi per mezzo di una pipetta. I provettoni vanno tenuti orizzontalmente in termostato e paraffinati. Dopo 7-8 settimane si controllano macro e microscopicamente i tubi seminati. Anche questa tecnica originale è stata dopo un po' modificata dall'A. il quale, avvenuta l 'emolisi ed allontanata l'emoglobina, che nuocerebbe allo sviluppo del bacillo tubercolare, consiglia di prooodere ad una prima semi.na della massa poltacea e di trattare il resto del sedimento con soluzione di a~do solforico al 15 % per ciuque minuti, .nel caso si abbia ragione di pensare a. probabili inquinamenti, ed infin.e di lavare con acqua. distillata, centrifugare e seminare nei provettoni il materiale così trattato. Successivamente il Loewenstcin ha usato l'acido acetico non piu al cinque ma al tre per cento, e piu recentemente all'tmo ed anche al 0,33 %, ed ba precisato che l'aggiunta dell'acido è necessaria sopratutto per favorire la sedimenta.zione dei bacilli tubercolari; così pure ba avvertito che per allontanare l'acido si può lavare con acqua distillata soltanto o con soluzione di potassa al ~ %. Da circa un anno in luogo dell'a-cido acetico il Loewenstein ha adoperat-o u.na soluzione di saponina Merk al2 %, cb e darebbe una emolisi migliore di quella data dall'acido acetico, ma, dopo ave,re a lungo sperimentato con la saponina, ?l tornato all'uso dell'acido acetieo all'uno o al 0,33% ottenendo risultati eccellenti, mentre con la saponina non riusciva quasi mai ad ottenere colonie di bacilli tubercolari visibili macroscopicamente. RISULTATIIOTTENUTI DAI VABJ ElCERCATORI COI. METODO LOEWENSTEIN.
Con la. sua tecnica personale il Loewenstein sarebbe riuscito ad isolare, mediante emocultura, il bacillo di Kocb non solo da pazienti affetti da tubercolosi e da reumatismo articolare acuto ma anche da ammalati affetti da a,ltre malattie quali: la sclerosi a placche, la schizofrenia, la coreal la nevrite
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RICERCHE SULL'ISOLAMENTO DEL BACILLO DI KOC.H ECC.
retrobulbare, l'eritema nodoso, l'asma bronchiale. Le-percentuali di'positività raggiunte sarebbero, secondo l' A., le seguenti:· .. nella tubercolosi polmonare il 40% circa; nella tubercolosi renale il 60%: nella tubercolosi laringea il 65 %; nelle forme di tubercolosi ossea il 50%: nella t ubercolosi oculare il 75%; nella tubercolosi cutanea il 55 %; Questa tecnica. insomma risponderebbe in pratica cosi bene da poter assumere, in presenza di una infezione supposta tubercolare, la stessa importanza che ha per il clinico la reazion e Wassermann in presenza (l,i una. :infezione supposta sifilitica. Le ricerche del Loewenstein hanno naturalmente richiamato l'attenzione di numerosi ricercatori, i qqali hanno sperimentato con varia fortuna il metodo. Da noi i seguenti A. A. che si sono finora oc· cupa.ti dell'argomento hanno avuto risultati completamente n ega.tiYi: l o Sigon in 16 casi di poliartrite reumatica.; 2o Corelli in 14 casi, comprendenti: 4 polisierositi in periodo acuto, 2 tubercolosi polmonari ulcerose, 2 meningiti tubercolari, 2 morbi di Pott con ascessi freddi, 2 osteoartriti tubercolari, una tube-rcolosi ·mt1iat:e ed una tubercolosi oculare in soggetto precedentemente polisierositico; 3° Muggia (comunicazione al Congresso di Microbiologia Milano 1931) in 9 casi e cioè 4 di tubercolosi polmonare cavitaria e 5 di reumatismo articolare acuto; 4° Favero (comunieazione al Congresso di Microbiologia Milano 1931) in. 40 easi scelti fra ammalati con lesioni pòlmonari a tipo fibrosclerosante, e con un complesso davvero cospicuo di prove culturali; 5° Minucci del Rosso in 35 ammalati di tubercolosi medica e chirurgica, in 2 casi di reumatismo articolare puro ed in un caso di reumatismo a tipo Poncet-Grocco; 6o D'Antona in 30 ammalati sospetti di baci1lemia tubercolare; 7° De Benedetti e Ga.llotti in 11 casi di tubercolosi polmonare a. processo evolutivo; so Bianchi in 1.ma serie di ricerche di controllo sulla presenza. del bacillo tubercolare nel sangue circolante; 9° ~iannetti in 34 casi dei quali 11 di reumatismo articolare e 23 di forme tubercolari varie. Risultati negativi ebbero pure diversi altri A. A. fra i quàli Holm, Izard e Thiry, Bingold e Spier, Kallòs, Dohn, Kadisch, ~anteufel·Holtgrave, Vemer Engel, Horster, Koch, Philibert, Oekonomopoulo, Papanikolaou c Joannides, Dettling. Più fortunat.i invece sareblJero stati questi altri ricercatori: l 0 Saenz che ha studiato 300 campioni di sangue ed ha ottenuto 18 culture di ((bacilli a.cido-resistenti "' delle quali 11 sotto fòrma di m.icro· colonie; 2° Domingo che su 215 ammalat.i (sicuramente tubercolosi. 172, affetti da reumatismo 8, affetti da altre malattie 24, individui sani 11) ha ottenuto solo in 10 casi risultato positivo con 8 cult ure macroscopiche e 2 microscopiche;
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RICERCHE SULL 'ISOLAMENTO DEL BACILLO DI KOCH ECC. ~ t•~"'· .......
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3o Massa, Battistini, Roncoroni, che su 24 casi studiati (tubercolosi polmonare 21, tuberc. renale 1, reumatismo articol~re acut-Q l, linfogr.w.ulonla l) ottennero solo una volta (liufogranuloma) lo sviluppo di colonie macrosco-piche del bacillo tubercolare, che presentò, secondo gli A. A., alcune deviazioni dalla forma tipica.; 40 Nanu, Jonnesco, Stefanesco, che su 21 c~si ebbero risultato positivo 2 volte e cioè in 1m'ammalata affetta da peritonite bacillare ed in un paziente affetto da reumatismo articolare acuto con endopericardite. In quest'ultimo caso gli A. A. affermano di aver constatato, .dopò 12 giomi dalla semina nel mezzo culturale, presenza di bacilli poco o punto acido-resistenti e quattro giorni piu tardi, cioè al16° dalla semina, dei tipici bacilli tubercolari venendo cosl implicitament-e ad ammettere che il bacillo di Koch, in ima fase relativamente precoce del suo sviluppo, .è .poco· o punto acido-resistente, per acquistare solo più tardi tale caratteristica proprietà. . ' . 5o Troisier e D e Sanctis Monaldi, i quali, dal sangue di ammalati affetti da infezioni acute certamente non tubercolari, seguendo la tecnica derivat-a dai lavori di Loewenstein, e sopratutto da. quelli di Petragnani, ottennero il 4% di positività per tubercolosi nelle emocnlture effettuate e riferirono con particolare dettaglio 3 casi, , nei quali riuscirono ad isolare dal. sangue dei pazienti 3 stipiti tubercolari del tipo umano e cioè: in una ammalata affetta da endocardite infettiva maligna impiantatasi su di un antica endocardite reumatica; in un soggetto affetto da polmonite (pneumococcica.); in nn paziente affetto da meningite cerebro-spinale acuta provocata da un meningococco tipo 1\ A )). 6° Di Natale (comunicazione in data 9-Vll-932 aJJ.a.. Federazione Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi, sezione del Lazio) che su 19 casi di tubercolosi miliare subacuta e cronica otte.nne emoculture positive per il ba.eillo di Koch in 11 con una percentuale di circa. il 58%· A conferma della non permanente bacillemia questo A. cita alcuni ca.si nei quali l'emocultm:a, ripetuta diverse volte sullo stesso paziente, non dette risuftato sempre costante. 7° Zanelli (tesi di specialità in tisiologia, Roma; 1931) che su 120 casi ebbe due volte sviluppo di bacilU acidu-resist&nt~ (in entrambi i casi esisteva una tubercolosi renale); 8° Cellina che ottenne in un sol caso, su 60 esaminati, sviluppo macroMopico di bacilli acido-resistenti identificati come bacilli 'tubercolari. Risultati positivi avrebbero avuto ancora: Nils Levin, Bessau, Schwarz, Ederle e Krilch, Jontofsohn, Schwabacher, Unverricht e Dosquet, Armand, Delill~ e Manseau, Mach, Pollak e qua.lcbe altro. RICERCH.F; PERSONALI.
Passate cosi in rasRegna molto .rapidamente le particolarità. tecniche del metodo ed i risultati ottenuti dai Yari sperimentatori, riferirò ora sulle ricerche .d a me eseguite su 46 pazienti (43 affetti da tubercolosi medica
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RICERCHE SULL'ISOLAMENTO DEL BACILLO DI KOOII ECO.
e 3 da tubercolosi chirurgica) scelti con particolare cura fra i tubercolosi affetti dalle forme più gravi e avanzate della. malattia. Nello specchio seguente ho riassunto le notizie diagnostiche relative ai vari gruppi di pazienti che, per la natura della malattia e per il quadro clinico presentato, potevano, nella gran maggioranza, essere fondatamente ritenuti sospetti di ba.cillemia tubercolare: (1). Numero del 0&31
Malattia da cui era affetto il razlen t e
.v o te
23...... - .
Tubercolosi polmonare ulcero-caseosa bilaterale
5...•..•.
Tubercolosi polmonare destra o sini· stra ulcero-caseosa.
2 ... - ....
Tubercolosi polmonRre s inistra con caverne
Due dei pazienti del primo gruppo erano affetti anche da. laringite tubercolare ed un. altro da nefrosi; 8 di questi ammalati decedettero nel corso delle ricerche, dopo un mese o poco più dal prelevamanto del sangue.
4. . . . . . . .
Tubercolosi polmona.re bilate rale con caverne
6. . . . . . . .
Tubercolosi polmonare bilaterale fi. brosa
3. . . . . . . .
Tubercolosi polmonare sinistra fibrosa
l. . . . . . . .
Morbo di Pott con ascesso ossi fluente
l. . . .. .. .
Coxite tubercolare
l. . . . . . . .
Borsite tubercolare al gomito
Per la tecnica mi sono attenuto scrupolosamente a quella consigliata dal Loewenstein senza apportarvi la benchè minima modifica, curando anzi di rispettare le norme dettate dall'A. anche nei minimi dettagli. Anche il terreno è stato preparato secondo le indicazioni prescritte ed ho usato sempre quello al verde di mala.chite del quale ho controllato la bontà insemeuzandone qualche provettone con cultura. di tubercolosi umana edottenendo sempre sviluppo, verso il 12°-15° giorno, di colonie di bacilli di Koch. Ciò a.no.loga.mente a quanto avviene nel mezzo culturale di Petra.-
gnani, del quale quello del Loewenstein può considerarsi una modifica per l'aggiunta al terreno dell'asparagina invece del peptone, quale sostanza. apportatrice di azoto. Prima di iniziare le ricerche sui pazienti tubercolosi ho creduto opportuno procedere ad un saggio preliminare del metodo citra.tando 10 eme. di sangue prelevato da un uomo sano, addizionandoli con tma ansata di sospensione omogenea di bacilli tubercolari, ottenuta col procedimento proposto da Oalmette, e sottoponendo quindi il sangue, cosi artificialmente inquinato, al trattamento suggerito dal Loewenstein. ( l ) D evo alnuof nu91 a lla c:>r tcsl!1 del pro l. A.lessandrl e del dott . Catelanl, deU'ospedale
di Cél:-eg~i. cbo qUI aonti t u·nE>rll"' r iu)fruzio .
RICERCHE SULL'ISOL.AKP!N'TO DEL BACTLLO l>I :KOCB ECO.
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Il risultatO di questo controllo fu la prima volta nt>gativo per risultare invece positivo una seconda volta allorchè la quantità di bacilli tubercolari aggiunta al sangue cit:ratato fu doppia della prima. Questa esperienza mi permise così di accertare la bontà del metodo Loewenstein e di stabilire che occorre una concentrazione assai elevata di bacilli nel sangue perchè la emocultura risulti positiva. Una volta eonvinto della bontà del procedimento iniziai le ricerche sugli ammalati, scelti con particolare criterio, seminando con ogni sedimento di sangue in esame 5 tubi, e cioè 3 dopo il solo trattamento con acido acetico ed altri 2 dopo quello complementare con acido solforico al 15 %; mentre altri due tubi v enivano seminati con mezzo eme. di plasma
citra.tato. Per maggiore esattezza aggiungerò che 19 campioni di sangue furono trattati con acido acetico al3 % ed i rimanenti 27 con acido acetico all'uno o a.l 0,33% e che con l'acido in concentrazione piu ridotta. ottenni sempre una pili completa. emolisi, probabilmente per il fatto che l'acido a-cetico in concentrazione del 3% coagula troppo rapidamente la parte proroica del sangue tratten endo così in parte l'emoglobina. Insemenzati i tubi con 0,30-0,40 eme. circa di sedimento JlCr ognuno essi venivano paraffinati e messi orizzonta.lm('nte. in termostato in modo da portare il materiale di semina a contatto con tutta la superficie ·d el terreno, in uno strato assai sottile, prolungando il periodo di p ermanenza. nella stufa a 370 C. fino a 90 giorni. Ogni mese procedevo ad un controllo delle culture sia esaminando le colonie S'tiluppatesi e sia raschiando con l'ansa la superficie del t erreno anche se, come n ella grande maggioraJi?.a dei casi, esso appariva macroscopicamente sterilt> ed allestivo poi due preparati che coloravo rispettivamente col metodo dello Ziebl e con quello del Luisi. All'infuori di qualche inquinamento da germi comuni (cromogeni, muffe) non ho mai notato macroscopicamente n elle provette seminate sviluppo dli colonie tubercolari e non ho mai ottenuto reperto microscopico positivo per il bacillo di Koch. Solo una volta, ed in uno solo dei cinque tubi seminati, notai la comparsa. verso il decimo giorno di una colonia pigmenta.ta in giallo-arancio che risultò, all'esame microscopico, costituita da bacilli acido-alcool resistenti. Sulle proprietà morfologiche, culturali e pa.togenc dei quali riferirò ora con qualche dettaglio ritenendo, forse, non del tutto privo di interesse il reperto da me ottenuto per i possibili errori di diagnosi che pqò, nei tentativi di emocoltura, determinare l'isolamento di bacilli acido-alcool resistenti, confondibili, almeno per alcuni caratteri, con gli autentici bacilli di Koch. CARATTERI MORFOLOGICI DEL GERME IS OLATO.
Il microrganismo isolato si presenta sotto forma di tm bacillo di m <·dia grandezza (alcuni elementi sono pili grossi, altri più piccoli) diritto o leggermente ricurvo, disposto sia isolatamente che ad ammassi, ad angolo, a V. Non si colora con i comuni colori di anilina che assai d ebolmente, ò acido ed alcool resistente ma il corpo bacillare non si colora uniformemente; è pili colorato ai poli ed in qualche elemento anche n ell'interno del bacirUo esistono delle granulazioni metracromatich e; altri 'b acilli presentano una.
986
RICERCHE 'SULT.'I SOT.AM:ENTO DEL ' lSACILLO. DI KOCH BOC.
metà o· un terzo del corpo tinto intensamente con fucsina ed. il rimanente colorato assai debolmente. È parzialmente Gram-positivo in quanto il violetto non colora tutto il bacillo ma solo una parte di ·esso e preva.lentemènte le estremità. Osservato in goccia pendente il germe non presenta. moviq:tenti di traslazione, ma appare dotato di m·o vimenti oscillatori alquanto vivaci (movimento browniano). Non è possibile dimostrare la. presenza di ciglia (metodo Loeffier, Eulcher) nè di spore (metodo Alessandrini). Appena 'isolato il germe venne trapiantato sia nel terreno dove si era spontaneamente sviluppato (Loewf'nstein) che in altri mezzi culturali ed i-n un primo ·tempo non si' sviluppò che nei terre'fli all'w:rvo ~ glicerma '(Loeu:enstein, Petragnani, P etrof) per adattarsi solo in secondo tempo e gradualmente a crescere su· mezzi piu semplici quali: brodo glicerinato, agar glicerinato, patata glicerinata, agar glucosato, Petragnani senza glicerina, Dorset e finalmente anche sul Sabouraud. Caratteri culturali del germe Isolato. l\1ezzo di cultura
CoiUportamento del germe alla temperatura di 37° c
Brodo comune
Assenza di sviluppo
AAAenzà. di sviluppo.
Brodo glicerin.
Dopo 8-12 giorni sviluppo in superficie sotto forma di pellicola, senza intorbidamento del terreno sottostante; dopo circa 20 giorni la pellicola superfi-. cia.le è assai bene sviluppa· ta, ram piea anche sulle pareti del me.tl'accio e presenta. une. tenue pigmentazione gialloarancio. Alcuniframmentidel• la peWbola distacoe.tisi da que· sta cadono al fondo del matraccio.
Sviluppo cor1 gli stessi caratteri della cultura. a 37o C. ma. un pò più lento. '
Latte
Assenza di sviluppo
Assenza di sviluppo.
Bile
Idem
Idem
acqua peptonata.
Idem
Idem
Gelatina
Agar·aga.r
'
.
Sviluppo lentissimoesce.rsissimo, anche dopo un meae, lungo il canale · d'innesto, senza. fluidi · fica.zione. SvUuppo assente anche prolun· ~tmrlo fino a 20-30 giorni la. p<'rmanenza in te rmostato.
Assenza. di sviluppo.
RIC'ERORE SULL' lSOLAloi.ENTO DEL BACILLO DI KOCH ECC.
Mez.zo di cultura
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Comport&mento del germe a.llu temperatura di
as• c Sviluppo buono dopo qualche giorno sotto fo•·ma di patina pigmentata in giallo ·arancio, umida, lucente, a. margini regolari, facilmente dista.ccabilo dal terreno ed emulsionabile in soluzione fisiologica.
Sviluppo discreto ma più le nto.
Sviluppo come in aga.r glicerinato ma un pò più l ento.
Sviluppo di.~reto ma. più lento.
Agar sangue eli IDOlltoOe
Sviluppo assai scarso e stentato anche dopo prolungata pennan euza. in termostato, con scarsa. fonnM.ione d e l pigmento.
Sviluppo appena. accennato.
Pergola
As;enza eli sviluppo.
Assenza di sviluppo.
Loeffier
Sviluppo quasi assente.
Idem
Patata glicerina.ta
Sviluppo rigoglio""o d opo 6-7 giorni sotto forma di patina., fortemente pigmentata in giallo-arancio, di aspetto cerebriforme. Sviluppo abbondante, precoce: patina intensamente pigmen tata, umida, lucente, & margini regolari, a superficie unifonne, p oco aderente a.! terreno sot· tostante. Sviluppo come nel terreno glicerinato ma più lento. Nessuna. differenza con la cultura. in P e tra.gna.ni. Sviluppo assai lento, pigmentazione meno accentuata.
Sviluppo buono con caratteri ident.ici.
Sviluppo come nel Petra.gnani.
Sviluppo come nel P etra.-
. Agar. glicerinato
.~ Agar glucosa.to
Petre.gnani co~ glicerina
Petragna.ni non glicerina.to Loewenstein Dorset Petrof
Sviluppo buono, precoce, senza differenze apptezzabi li con la cultura a 37o C.
Sviluppo un pò piil lento. Nessuna d.ifferenza. con la cultura in Petragna.ni. Sviluppo lentis.'!imo, tardivo.
gnani. Saoouraud
Sviluppo buono con patinasimil" a quella dell'agar glucosa.to. Assenza. di s viluppo.
Sviluppo lento e scarso.
Agar glucosato in alto stratO con olio di vaselina
Assenza di sviluppo lungo il canale di innest.o, formazione di un piccolo dischetto di patina. nel punto di contatto fra a.ga.r ed olio di vaselina.
Identico comportamento d e lla cultura. a 37o C.
Agar glicerinato in pia.strà (Maimone)
Sviluppo app<>na accennato.
Sviluppo appena accennato.
Br<?do al fegato
A.'!.'!enza di sviluppo.
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.RICt:RCHE SULL.ISOLAlilENTO DEL BA CILLO DI KOCB ECC.
POTERE PATOGE:-10 PER CAVIA E CONIGLIO DEL GERME ISOLATO.
Col germe in esame furono inoculati per via sottocutanea con un eme. di emulsione batterica in soluzione fisiologica., pari a.d. una ansata. di patina culturale, due conigli e sei cavie. I due conigli e due delle sei cavie sopportarono senza danno l'inoculazione e sopravvissero, mentre quattro cavie, del peso medio di 400 grammi, morirono rispettivamente dopo 10, 12, 13., 21 giorni col seguente reperto alla necroscopia: assenza di lesioni anatomiche caratteristiche al punto di inoeulazione eccettuata una lieve reazione infiammatoria in via di regresso; peritoni te essudativa (da 8 alO eme. di essudato) con versamento, in due dei quattro animali, dell'essudato anche nella cavità pericardica.. L'emocultura sia in brodo che in agar comune e glicerinato nonch(>. nel terreno di Loewenstein risultò, per tutte le cavie decedute, sterile. Dall'essudato peritonale, molto ricco di polinucleati, non si isolarono germi di sorta. L'essudato di una cavia morta di peritonitc, inoculato ad altre due cavie per ' 'ia sottocuta.nea. (circa 5 eme. per cavia) determinò la. morte di uno degli animali in 15 giorni con lo stesso reperto necroscopico delle precedenti mentre l'altra. cavia sopravvisse. P er i carn.tteri morfologici, ctùturali, tintoriali e per il discreto potere pa.togeno per la cavia questo germe, a mio parere, potrebbe essere compreso nel gruppo dei batteri acido-resistenti (tipo mycoba.cterium phlei (Moeller) Lehmann e Neumann, mycobacterium aquae Galli-Valerio) che vivono nell'ambiente esterno allo stato saprofttico e che non hanno niente a vedere con la tubercolosi, giacchè l'ipotesi che essi rappresentino tm adattamento saprofitico del bacillo tubercolare non poggia su solide ba.si. R .r SULTATO DELLA PROVA BIOLOGICA NELLE CAVIE INOCULATE CON SEDIME:-<TO DEL SA!"GUE DE I 'l' UBERCOLOTICJ.
In 22 casi, stù 46 presi in esa.me dal punto di vista culturale, prelt>-
vando 15-20 eme. di sangue invece di 10, in modo da avere a disposizione una maggiore quantità di sedimento, praticai, con Io stesso materiale adoperato per la s<•mina. nel t erreno del Loewenstein, la prova biologica., inocu'lando una cavia per via sottocutanea con 0,50 eme. di sedimento. Delle 22 .cavie inoculate 10 morirono in un p eriodo di tempo fra 1-3 mesi senza presentare all'esame necroscopico la benchè minima lesione o alterazione di natura tubercolare; in un caso n el quale la milza si presentò aumentata di volume e moruliforme furono allestiti anche dei preparati istologici ma l'esame nùcroscopico non mise in luce che uno stato di leggera iperplasia dello stroma, senza nessun carattere di specificità. P er tutt.e le cavie morte dopo la inoculazione del sedimento di sangue fu praticata la emocultura in brodo ed in agar comune con risultato negativo in sette ca.si e positivo per lo stafilococco negli altri tre. Le dodici cavie sopravvissute alla inoculazione non presentarono· segni di me.lattia ni> diminuzione del peso e, sacrificate dopo il quarto mese, risultarono perfettamente sane. La prova biologica pertanto deve considerarsi nega-
RICERCHE SULL'JSOLAME~TO DEL BAOILLO DI KOCJI ECC.
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tiva in quanto che su 22 animali inoculati 12 sopravvissero, 3 morirono per setticeinia stafìlococcica e 7 per affezioni sicuramente non di natura tubercolare. CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI.
I risultati da me ottenuti per la ricerca del bacillo di Koch nel sangue dei tubercolosi sono stati negativi tanto col metodo culturale del Loewenstein come con la prova biologica nella cavia. Il numero dei campioni di sangue esaininati, appartenenti a 46 pazienti, dei quali 43 affetti da tubercolosi po.ln10nare avanzata e 3 da forme chirurgiche tubercolari, non è certo molto grande e la negatività dei risultati, ottenuti da un complesso di oltre 300 semine, malgrado la osservanza scrnpolosa di ogni detta.glio tecnico, non Ini consentirebbe di formulare giudizi assoluti sul metodo e sulle sue applicazioni pratiche. Tuttavia per le seguenti considerazioni: 1o Che lo studio è stato condotto su ammalati affetti nella quasi totalit\\ da. forme assai gravi di tubercolosi e scelti con particolare cura fra quelli che clinicamente dovevano essere ritenuti in preda a bacillemia tubercolare; 2o Che la tecnica della ricerca culturale è stata accuratamente osservata in ogni suo particolare; 3o Che la gran maggioranza dei ricercatori che si sono occupati di questo argomento ha avuto risultato costantemente negativo, sono indotto
a pensare: 1o Che la presenza del bacillo tubercolare nel sangue circolante dei tubercolotici, come già dimostrò con le sue ricerche Maoohioro, anche nelle forme piu gravi della. malattia, è assai rara e costituisce l'eccezione; 2° Che le eventuali poussèes bacillari sono cosi fugaci e con iminissione in circolo di cariche bacillari Ininime per cui solo una fortuita coincidenza può consentire l'isolamento culturale del bacillo di Koch dal sangue dei tubercolosi; 3o Che n è la. febbre nè lo stato piu o meno avanzato della malattia possono costituire per il ricercatore indizi probativi per il reperto bacillemico nel sangue; 40 Che, allo stato attuale delle cose, l'isolamento del bacillo di Koch dal sangue circolante deve essere considerato come questione ancora allo studio e non come un sicuro mezzo diagnostico. AuTORIASSUNTO. - L'A. ha esaminato a. scopo culturale 46 campioni di sangue, appartenenti quasi esclusivamente a tubercolotici polmonari, servendosi del terreno del Loewenstein ed osservando rigorosamente la tecnica consigliata. da questo A. nonchè eseguendo, per controllo della ricerca. culturale, in 22 casi su 46, anche la prova biologica sulla cavia. I risultati sia delle prove culturali che di quelle biologiche furono sempre negativi, analogamente a quelli ottenuti dalla maggioranza dei ricercatori che si sono finora occupati della interes."Sante questione. Per cui l'A. è indotto a ritenere che nelle forme tubercolari, in periodo ava.nzat-o, la bacillemia è assai rara e che i bacilli compaiono eventualmente in circolo per un periodo di tempo così breve ed in numero cosi scarso che solo occasiona.lmente si riesce ad isolarli in cultura.
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RICERCHE SUT.l..ISOLAMP.: NTO DEI. BACILLO DI K OCB EOO, BIBLIOGRAFIA.
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.CASISTt .CA
CLtNJCA
OSPEDALE MILITARE DI RO~JA Direttore: tenente colonnello medico ARTURO ?.Im<ACO
TORSIONE ACUTA . DELLA CISTIFELLEA ' Giacobbe, capitano medico, capo reparto di chirurgie. · Prof. Corradlno
La cistifellea - come a«lenneremo pit't dettagliatamente in seguito pub p resentarsi mobile e rivestita talora anche totalment-e della sierosa peritoneale, anzichè essere immobile ed adagiata, come normalmente, nella nicchia scavata nella faccia inferiore del fegato. Tale particolare disposizione, che dagli A. A. tedeschi è stat,a definita col nome di «W andergallenblase » e dai francesi con quello di (( uésic-ule flottante >>, può deterrnina.re d elle crisi dolorose violentissime legate a vizi di posizione e angolature della cistifellea, a-derenze e compressione su organi vicini. · L a torsione della vescichetta biliare, che non va considerata un'entità nosologica a sé ma solo un aspetto particolare del quadro generale della u cistifellea mobile »1 può paragonarsi al volvolo di altri organi addominali sia per il suo meccanismo che per la sua sintomatologia e le sue conseguenze anatomiche. Essa è poco conosciuta e -come fa rilevare Brocqrappresenta quasi sempre una sorpresa operatoria cui bisogna tuttavia essere preparati onde opporle il solo in~crvento logico ed efficace: la colecistectomia. Credo pertanto opportuno, dopo aver riferito un caso occorso rect•ntemente alla mia osservazione, trattare particolarmente di tale affezione, che - a causa della sua sintomatologia varia e complessa e della sua eccezionale rarità - presenta serie e talora veramete insormontabili difficoltà diagnostiche B. A., di anni 21, da F ere ntino, contadino. Ricoverato d'urg~nza. in Ospedale il 29 àprile c. a . con diagnosi di «gastralgia •· Nessun precedente mol'boso degno di nota. Riferi.<~ce che il giorno innanzi (28 aprile ) è stato impr·o vvisamenLe e in pieno benessere colto da. dolori vivissimi generalizzat i a tutto l'addome, ma con particolare localizzazione all'~piga.:strio. Non vomito. Durante la. notte i dolori sono dirnimtiti; permangono tuttavia, ma eli lie\'e entità., all'atto del suo ricovero in o~pcda.le. Nulla di obbiet t ivo si rileva. a enrico dell'addome, ch'è ben trattabile. Non febbre. Non ittero. Altre crisi doloro~. di breve durata, si sono ripetute il 30 aprile e il giomo successivo. Nelle pL'ime ore pomeridiane del· 3 magg io il pnzienw è collio da. dolore • a colpo di pugnak • all'epigast rio con vomito ripet\lto ed arrest.o di gas. Viene chia.~JU~.to il l\fedico di guardia, che trova. il p. in posizione !rCnupett<ora.le in preda. a. dolori fierissimi e riscontra un addome contratto, di durezza !ignea. Polso bra.dica.rdico; temperatura afebbrilo. Esamino l'run:rn.ala.to dopo circa cinque oro da ll'inizio dol "dramma. addo minale •· l dolori non sono stati calmat i cla. un'iniezionu ùi morfi na pra ticata subito
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TORSIONE AOUTA DELLA OlSTIJ'ELLEA
ùal medico di guardia nè dalla. applicazione di ooa borsa di ghiaccio sull'addome; sono andati anzi progressivamente aumentando d'intellllità t-anto che il p. implora di essere al piil presto sottoposto ad atto operativo. La lingua è SflCca; fa.cies ippocratica. Addome contratto, ligneo, dolentissimo - anche alla palpazionesuperficialissiroa - !~pecie all'epigastrio; squisita ipereatesia cutanea. N1ùla a carico degli organi tora.cici. La persìstenza del vomito, l'intensità del dolore, lo stato di contrattura dell'addome, l'arresto di emissione di gas, l'aggravarsi delle condizioni 'generali mi fanno ritenere opportuno di proporre un intervento immediato, che viene accettato. Ritenendo trattarsi di perfot·azione d'ulcera gastro-duodenale decido d'inttlrvenire in conseguenza. Intervento: Anestesia generale con etere. Lapa.rotomia mediana xifo-ombelicale. All'apertura del peritoneo scola St'arso liquido siero-ematico e si mette subito in evidenza la cistifellea grande quanto un uovo di ta.cchina, a pareti tese, di colorito nerastro; aderenze recenti la riuniscono al duodeno e all'epiploon. Rimosse le aderenze col duodeno e con l'epiploon la. cistifellea. appare libera, spostabilissima su un meso che s'inserisce dall'apice sino al terzo p1'088imale del corpo della vescicola., la quale ri!~ulta nettamente attorcigliata intorno al ci.'itico per oltre un giro e nel senso delle lancette di un orologio. Sezione del mesocisti, legatura a porte del dotto escretore e dell'arteria cistica; 'lO!ecist.ectomia. Drenaggio sottocpatico; sutura pa1ozia.le delle pareti. Esame de,( pezzo asportato: La. cistifellt'la aperta. presenta le sue pareti molto ispessite e contiene liquido nero, filante, leggermente torbido. Esame istologico: La mucosa è distrutta; non restano tracce di epitelio nèdielementi glandolari; tutta la sottomucosa è intìltrata di leucocit.i. Fatti di necrosi avanzata a. enrico deUe pareti. In tutto lo spes.'iore della ci.'itifellea. si trovano in quantità considerevole colibacilli, le cui culture ne hanno rilevato ugualmente la presenza nella bile. Decorso post-operatorio: I vomiti e il dolore cessano immediatamente dopo l'operazione e l'alimentazione viene ripresa progressivament-e. Alvo regolare. L'ammalato si rimette rapidamente. Rimozione del drenaggio in quarta giornata e medie&tura. nei giorni su<'cessivi sino a cicatrizzazione completa., che avviene in decima giornata.. L'addome è ben tmttabile ed indolente in tutti i suoi quadranti. N<=lgli ultimi tre giorni però la temperatura comincia. ad elevare ed il paziente il l il maggio soccombe con segni di •gangrenapolmcnare» (forma bronco-pneumoruca).
La prima osservazione pubblicata di torsione della cistifellea risale al 1898 per opera di WANDEL. .Altri casi furono in seguito man mano resi noti (SETT, Musru:M, MAYER, FrscRER, BRADER NERBJWRN, KUBIG). Nei lavori d'insieme sull'argomento comparsi nel 1924 sono raccolti da TAsso AsTÉRIODÉS solo otto casi e da DAux invece diciassette. Nell'anno successivo FISCHER riunisce dodici casi di torsione completa e diciotto di torsione incompleta. BOLOGNA in I talia nello stesso anno porta a ventiquattro i casi conosciuti nella letteratura medica, ai quali nel 1926 vanno f1ggiunti due casi di FISCHER1 uno di FIFIELI>, '\lllQ di M,utiNACCI1 uno di DARAIGNEZ ed infine uno di CECCARELLI, per un totale cioè di solo trenta osservazioni. Nell'aprile del1930 CoSTANTINI riunisce trenta.tre ca-si pubblicati e nel luglio del1931 BROCQ porta a t rentacinque le osservazioni conosciute, di cui pe1·ò solo trentadue si riferiscono a vera torsione acuta. Casi di torsione lenta sono stati lo scorso anno illustrati in Jta,l ia da FINUCCI E CALISSA::-iO.
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ClSTlFELLEA
Aggiungendo ai trentadue riferiti nella letteratura quello occorso alla mia osservazione possiamo portare a trentatre il numero dei casi noti di volvolo della cistifellea. È doveroso p erò rilevare che non tutt~ le osservazioni vengono pubblicate e che p~rtanto è da ritenere che la frequenza di tale forma morbosa deve coDBiderarsi certamente maggiore. Che l'età. e il sesso, fa notare CECCARELLI, abbiano una certa influenza n ella comparsa della torsione sembra sicuro, poicbè questa si è vista quasi sempre nei vecchi (dai sessanta ai settanta anni) e specialmente nel sesso femminile. BROCQ a sua volta nota che « le volvulus de la vésicule biliaire est un a.ccident qui ne se voit guère ~e cbez les femmes ageés ». Ed infatti in trenta.due casi in cui il sesso e l 'età sono segnalati si ba che ventisette volte trattasi di donne e cinque di uomini. L'età piu avanzata in cui è stata riscontrata è di ottantotto anni; si è osservata a.ncbe (caso di Daux) in una bambina di undici anni. Una almlFrme motiliut della cistifellea, dovuta a rapporti anormali della vescicbetta biliare col peritoneo, è, come abbiamo sin dall'inizio accennato, fattore predisponente di essenziale importanza perchè il volvolo possa. verificarsi, cbé la torsione della colecisti in condizione anatomicamente normale non è possibile. La vescicbetta biliare, oom'è noto~ è situata sulla fa.ccia inferiore del fegato, subito lateralmente al lobo qua{lrato, in una depressiqne larga ma poco profonda detta. fossetta cistica.. ln conispondenza di essa il perit.oneo che tappezza la faccia inferiore del fegato si solleva ed, applicandosi sulla faccia libera della vescichetta, la fisss. solidamente alla fQss~~ta sottostante (TESTUT). TaJora la cistifellea, anzichè essere adagiat~ s,ulla fossetta cistica e riunita al tessuto epatioo da connettivo lasso e dp. vasi, può esservi congiunta con una. plica proveniente dal peri toMO: che, dgpo averla avvolta in modo più o meno completo, terxnina 4l1,U1 mesocisti forma di vela '' di cui il bordo inferiore si inserisce alla faccia superiore del\a colecisti e quello superiore raggiungere la fossetta cistica (CECC,A~ELLI). IJ m.esocisti può essere di altezza varia e si rinviene secondo TESTUT nell,O % qei casi; ASTÉRIADÉS l'ha riscontrato nell2,4 %, SIRAUD nell6 % , RAYl\"AL n~l5 % ; JACQUEMET nel 3 % ; DREVER su cento autopsie l'ba trovato cinque volte; SussLow accenna a sei casi su centDquarantacinque persone esaminate. Tale disposizione del peritone~ .rispetto alla. cist.ifellea (normale in animali inferiori oome il coniglio) ·è sempre congenita e può rendere la vesciclletta flutt,uante, libeJia nella .ca.vità. peritoneale, spostabile, passante come un ponte, al di sopra del oolon trasverso ed ascendente, per arrivare sino alla fossa. iliaca destra. A seconda del suo grado di spostabilità. la cistifellea, come è ovvio, può assumere i rapporti più vari. È stata trovata infatti anche die· tro al cieco, a volte nel oontenuto di ernie ombelicali, provocando così dei disturbi simulanti uno strozzamento erniario (SEX>CERT, TmEL, SUTTER). :t stata riscontrata altresì in qualche punto d~lla linea aJba (VIALLEJ e nella letteratura sono riferiti due casi in cui la cistifellea è stata rinvenuta nell'anello crurale destro (osservazione di J,ANZ) ed in quello di sinist.ra (osservazione di SREY). Su le basi anatomiche suddette è facile comprendere come in alcuni ea~i la cistifellea per la sua grande mobilità e per la sua forma paragonabile a quella di una., pera sospesa al suo picciuolo possa andare incontro a gomitature sul collo e sul cistico, a torsioni:' c gangrena. (( a
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Giornale di medici11a. mi/ilare.
TORSIO~
ACuTA D ELI.A ClSTIFELLF.A
P erò come osserva JALIFEm., non sempre anche con questa. disposizione si arriva al volvolo della cistifellea., così come non tutte le cisti ova~ riche a lungo peduncolo subiscono ·un movimento di torsione; perchè questo fenomeno si verifichi occorre che intervengano dei fa.t.tori ch e chiameremo determinanti. · Varie sono le t.E'orie, che cercano di spiegare la torsione della. cistifellea sul suo peduncolo. See-ondo la teoria emato - dinamÙ'a di PAYR (emessa dall'A. p er l~ torsione dei visceri addominali in genere, ma con p eduncoli intensamen t-e vascolarizzati; milza, cisti ovaricbe, testicolo, omento) in seguito a una pressione sanguigna continuata le vene finiscono per dilatarsi, divengono turgide e serpiginose e se lo stato di congestione persiste si trasmette a tutto l'organo atta.ccato al peduncolo provocandone la torsione. PA YR. infatti, aumentando a.rt.ifìcialmente la pressione venosa, è riuscito a determinare la torsione della milza su un cadavere e quella dell'epiploon su cani. Tale teoria p erò non si adatta al c~U~o della cistifellea; viscere cavo, pochissimo vascolarizzato, il cui peduncolo è formato essenzialmente dal cistico e da un arteria o due accompagnare da .qualche vena; n è S8lnbra. p ersua-siva - come fa rilevare CECCARELLI -!?idea di KRAm.Ex. e ·cioè che in quest'orga,no l'ufficio delle vene, nel meccanismo di torsione, possa. essere esercitato dal cistico. · •. Altri .A. A. invocano la ptosi dei. visct»'i addmninm.i, iZ meteorismo, l'lUlinamia, che trovando una cistifellea mobile, a peduncolo lungo, sovrappiena per fatti meccanici di angolatura o per fatti funzionali, ne favorirebb ero o provocherebbero la torsione (FISCHER, MAYER). 11 DAUX fa rilevare che « l'intestino può diventare un vicino perico ~ loso. JJe sue contrazioni peristaltiche sottomettono la colecisti ad un mo>imento incessante; essa in certo modo rulla aulle onde intestinali e può finire per torcersi >>. Lo st,esso Autore ritiene inoltre che per lo sdcYppi4mento. dell'a.·cistica il dotto escretore viene a trovarsi in mezzo ad nna specie di ansa va.scolarP, da cui - allorchè la cistifellea. è mobile - può in certi casi rimanere strozzato. Ne risulterebbe così stasi biliare ed aumento di volume della cistifellea., condizioni ·quest.e fav orevoli alla torsione. Secondo CECCARELLI <I si può·a.nche supporre che le viv9.9i contrazioni con le quali la cistifellea pendula e ripiena di liquido cerca vuotarsi del proprio contenuto, anzichè esaurirsi contro il punto fisso dove risiede l'ostacolo, possono imprimere all'organo movimenti di lateralità e di rota.zion e intorno al suo p eduncolo n, La calcolosi non è un fattore indispensabile. Su trentatre casi da n oi considera.ti la presenza· di calooli nella cistifellea. è segnalata. infatti solQ dieci ' 'olte. Il gradc di torsione della cistifellea può esser vario e si verifica generalmente n el senso delle lancette di un orologio; talvolta l'attorcigliamento è appena accennato, più frequentemente invece raggiunge 90° (SUTTER), lSOo (STRAUSS, DAUX, DARAIGNEZ} ed anche due giri completi (M AYER). L e altera-zioni anatomo-patologiche. sono, come è ovvio, in . dipendt·nz:1 del grado <li t orsion e e dE>Ila consecutiva alterazione di circolo <·he ne d(·ri,·a.
TORSl0!'-7. ACUTA .OELLA CISTITELLF.A
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Importanza hanno anche la. ·quanWà. di l!('rmi che a.l momento si trovano nella cistifellea o che sopraggiungono nel foeolaio di gangrt'cna da organi che abit·ualmente n e contengono (come l'intestino e gli ultimi tratti del coledoco) e che portano alla infezion e della vescichetta. Nelle torsioni di 900 e di l SOo, in cui il del~usso della bile contenuta nella cistifellea è - sia pure in minima l)arte - ancora possibile, le alterazioni sono lievi; in tali casi si ba in genere il quadro della colecistite cronica. In due casi di torsione di 180° (SUTTER, DARAIG1"EZ) la cistifellea è stata però riscontrat a l)rofondamente alterata. , Gravissime sono invece le alterazioni della cistifellea nella torsione che raggiunge un giro o più, in cui si verifica all'inizio iperemia p assiva con edema da stasi, cui seguono disturbi irreparabili di nutrizione a carico delle pareti vasali (trombosi e infarti emorragici), portanti alla gangrena dell'organo. All'apertura dell'addome sovente si riscontra liquido siero-sanguinolento. lJa p erforazione della cistifellea è segnalata solo n el caso di WENDEL. In ricerche sperimentali nel cane, BoLOGNA ha potuto controllare che la torsione di 180° porta ad alterazioni di lieve entità delle pareti della cistifellea e raramente an infezione; quelle di 360o e più determinano lesioni gravissime dell'organo sino alla n ecrosi e perforazione con consecutiva peri toni te e rapida morte dell'animale da esp erimento. CECCARELLI a sua volta ha osservato nel cane, in via. sperimentale, che la torsione della cistifellea di 180o determina costantemente lesioni della parete, che permettono l)erò sempre la sopravvivf'nza dell'animale e che la torsione di 36oo determina stasi grave, emorragie, qua.ai sempre la gangrena dell'organo e che spesso si ba - con lo sviluppo di microrganismi nella. ,bile - peritonite settica e mort.e dell'animale in due o tre giorni; n ella tersione di 72oo e più si ha lo stesso gangrena della, vesci~betta. biliare e morte rapida dell'animale e solo eccezionalmente, quando non intervengono fatti sett.ici, può organizzarsi un circolo collaterale, p er cui si determina un'atrofia con esito in sclerosi. In base alle sue ricerche CEC<JARELLI viene alla conclusione che fattore importantissimo della rapida gangrena è la presenza della bile, che agirebbe in due modi e cioè; l) perchè i germi contenuti nella cistifellea possono svilupparsi ed esaltare rapidamente la loro virulenza per l'Matto terreno di cultura che trovano nella bile, aggravando cosl le lesioni già prodotte dalla stasi sanguigna; 2) perchè il contenuto liquido della cistifellea, allorchè essa è attorcigliata, vien e a trovarsi sotto a una certa pressione e quindi a-gisce meccanicamente slli peduncolo e su tutto l'organo, determinando u,n disturbo di circolo assai maggiore <li quello che si veriDca in una cistifellea vuota ritorta in egual grado. M acroscopicamente le cistifellee ritorte banno per lo più aspetto r eniforme, colorito nerastro e superficie ricoverta spesso da essudato fibrinoso; la loro parete appare notevolmente ispessita; il contenuto è quasi sempre un liquido nero filante. Istologicamente le alterazioni più marcate, speciP a ca.rico della mucosa, si rilevano verso il fondo, talora così gravi da non esservi più traccia di struttura. La sintomatologia è varia a seconda the la torsione avvenga in modo acuto o subacut-o. Nel volvolo - che a noi p~Lrticolarm ente interessa si ba. un qua:dro imponentissimo, che è stato ma.gistralmentc descritto da
TORSIONE ACUTA DELI, A CISTIFELLEA.
:MONDOR (<e Diagu()stics urgents u): cc Un début dramatique, un syndrome
d 'occlusion ou de réaction péritonéale et, semblant bien pédiculée ou non, en connex.ion avec le foie, une tumeu.r ferme, mate, douloureuse et su.rtout en forme de rein. Tout cela, chez une vieille malade débile, qui n 'a pas le facies très altéré, qui est sans fièvre, mais qui souffre abominablement. Bien que l'état général so it rassurant, il faut voir là un drame abdominal; ce n'est pas une péritonite; il y aurait de la fiè"V-re, un facies grippé, un pouls rapide: ce n 'est pas tme occlusion paraJytique; on pense plutòt à une occlusion pa.ralytiquc autour d'un foyer infectieux de cholécystite. A cause des douleurs, on intervient et l 'on trouve: une vésicule noire, volvulée par t;otation axiale autour de son canal excréteur n. I fenomeni clinici iniziano bruscamente con dolore a colpo ài pugnal~, la cui sede- non è sempre ben precisata dal paziente, talora - come nel nostro caso - localizzato alla, regione epigastrica o all'ipocondrio destro oppure generalizzato a tutto l'addome. Il dolore, tlerissimo, è seguito da vomit.i insistenti, abbondanti, biliari, fecaloidi, da arresto di materiali fecali e gas e non è calmato dalla morfin.a . La febbre per lo piu si istituisce tardivamente e t.a.rdivamente si manifesta anche la facies ippocratica; il polso si mantiene più valido e meno frequente che nei perforati intestinali. La palpazione può, talora far rilevare una cistifellea dilatata e dolentissima. Personalmente a noi, dato lo stato di contrattura delle pareti, non è riuscito, ad un esame accurato e minuzioso, di percepire la, caratteristica tumefazione reniforroe di cui parla MoNDOlt e che costituisce indubbiamente un segno a,gsai particolare per cui può essere possibile di pensare a un volvolo della cistifellea. Nessun antecedente - come nel nost.ro caso - permette quasi sempre di supporre un'affezione a carico della eist.ifellea. ' Data la sintomatologia accennata si comprende agevolmente la difficoltà della diagnosi, che prima dell'intervento sarebbe stata formulata tma volta. soltanto dal KltAHLEL in una donna sessantaquattrenne, la quale presentava << sotto il bordo inferiore del fegat-o una tumefazione della grandezza d ' una mela ed eccessivamente dolorosa 11. Le ipotesi diagnostiche più varie sono state emesse dai diversi osservatori: · appendicite acuta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4 volte colecist.ite acuta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5 volt.e idrope della cistifellea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 voit.o empiema della cistifellea . . . . . . . . . . . . . . . . . l volta perforazione d'ulcera gastrica . . . . . . . . . . . . . 3 volte occlusione intestinale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ~ volte rottura di cisti ovarica . . . . . . . . . . . . . . . . . . l volta La prognosi è infausta se non s'interviene tempestivamente; la vesci· cola torta evol ve infatti verso la gangrena e la perforazione e l'infermo non sopravvive oltre la quint a giornata. Per contro nei casi in cui l'intervento è rapidamente praticato la percentuale delle guarigioni è assai elevata. La cu·m pt•r concorde pa.rere dei diversi .A • .A. non ammett.e discussioni; operare al più presto e pratic~ne l'ectomia della vescichetta. biliare <'on dren a~gio d t>lla loggia sottoep a.tica. L a colecistectomia. infatti, allor<:hè si è intcrvt'n uti in tt' IDJ)O utile, prima cioè della comparsa. di fatt.i lo<·èl.li e generali irr<'pa.ral>ili, h a dato tm numero notevole di guarigioni an· che in forme gravi,:;sime (68,9 %).
TORSIOS'E ACUTA DELLA CI.;;TIF.fo:I.LEA
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RIASSU~TO. L'A. nescrin• un ca~o <li • voh-olo dd la. ci~t-ifellea •, ne espone la. parte semeiologica e clinica e< l illustra. ii qnadru anatomioo t> il rneccanesimo pu.t ogenetico dell'affezione.
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RIVISTA
SINTETICA
SCCOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE LABORATORIO J)J CHI MI C A
6ll ElEIEftTIII06EftEII[I ftElll FIIIOL0611 VE6ETILE ED D ott. Giuseppe Scotti, tenente <'himico-farrna.cista
Quando, nel ;;ecolo scorso, i fisiologi s tabilirono le categorie di sostanzf' organiche necessarie per l'alimentazione dell'uomo e degli animali !luperiori suddividendole in: sostanze proteiche, carboidrati, grassi, furono contemporanetlmentt> precisati, sulla via tracciata da Liebig, quali fossero i componenti necessari alla vita delle piante, e fu dimostrato c he oltre di 00~, H 2 0, N libero e nitrico, le piante avevano bisogno di fosforo, calcio, magnesio, ferro, potessio, solfo in quantità pih o meno note,·oli. Il trinomio «sostanze proteiche-ca.rboidrati-grassi • nell'alimentazione d e ll' uomo ben presto si dimostrò ins ufficient-e a spiegare l'affermazione troppo semplicista dì molti, che cercavano di stabilire la dieta normale dell'uomo normale in base a dei valori energetici espres.~i in calorie dei tre singoli gruppi di sostanzt>. La scoverta delle vitamine e d i altre sostanze simili valse ad aprire nuovi orizzon ti alle vecchie teorie-, presentando così nuovi e multiformi aspetti dell'interessante problema. Se ancora non è definita la costituzione cbirnica. delle vitamine. se ancora incertezze e dubbi possano sussistere sul loro meccanismo d 'azione, resta però dimMtii\to che esse non sono dei fattori indiretti dell'alimentazione e che perciò è improprio per esse il termine di • fattori acce.~sori ~ poichè in realtà sono elementi neces.">Brii ed indispensabili quanto gli altri tranne che tale carattere di necessitA è quantitativamente minimo. Siamo di fronte al mer<wigliso per quanto complesso quadro degli « infinitamente piccoli chimici • di cui quantità quasi imponderabili posseggono un'elevatissima funziòne biologica. . Accanto a questi complessi organici riscont rati negli animali, ad opera di Be rtrand e collaboratori furono trovati constantemente negli organi vegetali, e negli alimenti che ne derivano, tracce di sostanze minerali, che, lungi dal rappresen - . tare delle impurezze delle piante da cui provengono, hanno la loro ragione d'essere anche se per ora non sia ben chiara e definita la loro funzionalità. l mezzi sempre più sottili ed ingegnosi che la tecnica. analitica. offre e.i suoi sperimenta tori ha permesso di svelare nelle piante quantità minime di altri elementi la. cui funzionalità biologica può uguagliarsi a. quella. de lle vitamine nell'organis mo animale. Così anche nella fisiologia vegetale l'antica. cl~ifica7.ione degli elementi minerali nccE>ssarii allo sviluppo delle piante si è mostrata insufficiente ed ha dovuto cedere il posto ad una più vasta e ra;r.iona.le concezione sull'importanza presentata da ognuno di essi. Anche qui questi t>lementi intervengono come fattori • catalitici » con un meccanismo d'azione non ben definito nei s uoi dettagli, ma che riesce a. spiegare fe nomeni enormeme nte comple~i nei loro risult-ati finali . È questo uri mezzo sottile e potente per ottenere risultati imponenti con mezzi addirittura infimi nel senso quuntitativo: principio già applicato largamente e fe licemente in una flerif.' numc>rosissima di altri problemi chimicì e che nel campo delle applicazioni biologiche ci hanno resi edotti come la natura si giovi principalmente di queste enormi ri::ren ·e d'<'nr rgia per il suo meraviglioso lavoro di sintesi. DiOicoltà pratiche che impe~liswno di (lefì.nire la vera funzionalità degl·i ele-me11ti minerali tlelle pionle. - Stabilita così t t>Oricamente la funzionalità di questi f'IE'mt' nti m•l riwtubCIIi:-~mo Yegetnle, non era. pt•r·ò A!f<''·ole il provarne sperimentai-
OLI ltLEMENTI
BlO GE~'E'nCl
NELLA FlSIOI.OOIA ECC.
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mente la validità.. È ovvio che dalla scorta di semplici dati analitici non si potesse comprovarne' la partecipazione nello sviluppo d ei vegetcali; la presenza nello ceneri d elle piante non è bastevole a d efinirne la. fun:rionalità. fisiologica. , I diversi elementi minerali, che entrano come costituenti d elle piante, son o soggetti a subire, una volta assorbiti, tm'evoluzione assài varia ed tma pat·te di uno stesso e lem ento può•svolgere a volte un uffic io fisiologico ben diverso dali~ rima· n ente. Di alcuni com e C. H , O ed in parte anche N, P. S ben si conoscono la disloca· zione e la funzionalità. ·nei diversi momenti d 'attività. degli organismi vegetali; altri invece sono legati intimamen te alla molecola organica per formare parte del plasma attivo e funzionante; ed una parte di questi a ncora può, dopo una serie di processi metabotic i varii , · ritrovarsi nell' organismo allo stato di combinazioni organiche od addirittura inorganiche .Comunque .è facile constatare la p resenza di tutti questi e lem enti nelle cen eri quando venga opportunamen te distrut ta la. sostan· za organica. Quello, che però rende difficile e malagevole l'esame di questi numerosi proble mi è l'insufficienza dei mezzi di ricerca a n ostra disposizione. Come già. si è d etto la determinazione d elle ceneri non .può renderei edotti sul significato biologico di ogni elemento che le costituisce; per avere un indice biochimico sicuro occorrerebbe ch e le ceneri d eiJe piante ri.s pecchias.<>ero fedelmente la forma di combinazione n e lla q uale i diversi e lementi si trovano legati nelle piante. Valga il caso d e l fosforo: ben differen te valore ba l'atomo di·fosforo, che si riscontra in parecchie m embrane cellulari più o meno inerti e lignifìcate; altro quello che entra nella molecola della fitina; tm ben diverso valore ha l'nzoto nit rico da quello pro· teico d el nucleo e d el protopla.sma. La d etenninazione delle cen eri in c toto • non ci dà quindi alcun indice sicuro circa la distribuzione e · la funzionalità dei varii elementi nelle piante; vale solamente a renderei in parte edot.ti sul « quantum • n ecessario per il metabolismo d elle piante stesse. Elusa la speranza ch e semplici risultati analitici potessero risolvere il complesso problema, l'unica soluzione che si presentò alla mente de~li studiosi fu la ricerca di un m et<>do sintetico che avesse potuto mettere in luce l'utrlità di ciascun elemento. P er questi studii gli organismi microscopici o quelli che si prestano ad essere c oltivati in culture pure rappresentano un comodo materiale di ricerca. Fu infatti, · con q uesto mezzo che Pa.steur constatò com e una piccola quantità. di ceneri minerali formate in gnm parte d 'acido fosforico, potassa e magnesia. esercitasse un~azione favorevole sullo.sviluppo d elle Mucedinee in presenza di acido tatarico, wcohero e di un alimento azotato. Pib tardi il Re.ulin si servì di un ftmgo l'• Aspergillus niger • per le sue ricerche c himiche sulla vegetazione: questo fungo si sviluppa facilmente in terrerù liquidi· E~li riusoì ·a preparare un terreno nutritizio· adatto per lo sviluppo del fungo con delle 808tanze minerali analoghe a. quelle, che si riscontrano nelle oeneri delle piante e studiò come variasse tale sviluppo a seconda. che operava nel terreno completo o in un terreno differente per l'assenza di un determinato elemento. Esclusi i costituenti essenziali ed indispensabili per la vita delle piante, le minime quantità. d egli altTi elementi minerali costituenti il terreno nutritizio, mostrarono volta per voltia. l'influenza. marcati.ssima, ·che esplicava sullo sviluppo d el fungo. L 'asaenza di uno di essi ne•riduceva lo sviluppo gradualmente benchè in modo quantitativamente differente. Risultati m eno persuasivi anzi talora cont radditori si ebbero quando si volle passare all'eBperimento su vegetali superiori per le difficoltà sperimentali e la complessità. maggwre del fenomen o. · Purtuttavia dati conf>Ortanti sull'influenza fav-or evole d i d eterminati elemen t i minerali suUO' sviluppo demle piante ve ne sono e numerosi: potremo citare i lavori di Aghuloor~ studiò l'influenza Ué l boro sulle culture di mais, di Brencheley, Collings, ·Sommer e Dore sull' importanza del boro nell'economia vegetale, di· Stoklasa, ~~rand ed ~gblon ~he ottennero dati molto prom ettenti sull'influenza dtlll'allu· ·nuruo nelle chltoie dt barbabietole. · E~ti minerali ad ·azione catalitica. - Nelle posizioni centmti del 1° g rande pertodO' di Mendeleieff vi: sono 5 ·t'lem entJi, che son o sempre present i ne l te":èno !"grario e. cioè: ferro, manganese, zinco, rame. titanio (e for!le anche l'ar· 8E'mco) m quant.rtà talvolta minima, la eui funzione biochimica- è n ettamente provata. ',
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GLI ELEMEN'l'I lHOGEJI.'ETICt "JI.'ll: LLA FISIOLOGIA ECC.
Ri,er,·n.ndooi di ·studiare la funziono importantisaime. riservata. al ·magnooio. che sembra. entrare n el complioo.to biochirnis mo vegetale e come elemento plastico e corn\l elemen to ca.ta.litico, diamo un rapido sguardo ai 5 elem enti snelencati e la cui importanza n ella fisiologia ve!ZPta.lfl non ·è pari certame-n t.o alle quantità contenute nt>lle piante. Il ferro, cui è stato attribuito lo ~tesso carattere di neces.':laria ed indispensa· bile presenza per la vita dello piant-e. ove si ritrova sempre in quantità più o meno notevoli, pur non entrando a far parte d ella. m olecola della •clorofilla. ne favorisce certamente la formazione; osservazione questa scaturita dal fatto che nelle piante povere di ferro assimilabile si riscontra la cosidetta. « clorosi • delle piante verdi. Inoltre, ~econdo Gola, il ferro n elle piante acquatiche regola il fenomeno d e lla r espirazione int-erven endo come trasportatore d 'ossigeno. B enchè nel terreno il ferro si trovi in quantità enormi rispetto ad un altro elemento il rame; pur tutta.via è notevole il fatto che nelle piante ~i riscontri in quantità. lieveme.n te superiori se non uguali e talvolta inferiori a quest'ultimo. P er il Mn, pur n on esr~endone stata dimostrata la rigorosa. necessità malgrado le numerose ricerche fatw, purtuttavia si ammette che esplichi una funzione utile per le piante. • Le prime ricerche sul M n si devono a l Carradori in I talia, il quale giè. ave va notato l'azione stimolànte dei sali di Mt~ specie sulla germogliazione. Le ricerche d el Picard s ulla diffusione d el Mn n ei diversi organi d elle piante non apportarono a lcuna radi cale soluzione al problema. Si debbono al Bertra.nd gli studii più importanti sul compleAso argomento. Questo A. nei suoi lavori sulla la.ccasi, fennent.o os.c;idailte isolato da. diverse piante d el genere· Rhus. ebbe agio di constatare che l'azion e ossidant.e di questo fermento era. in diretto rapporto con la quantità di J! n presente. · · Fu questo il punto di partenza per la preparazione dì numerosi concimi a ba.1•e di M n, i quali però, nella. pratica attuazione, non dettero i risultati sperati, nnzi ince rti e eontraddittorii, non disgiunti dal {atto che le ricerche dei vari spet-imonta.tori erano inizialmente erronee. Le ricerche dello stesso Bertra.nd sull' • Aspergillus nigeP • coltivato nel liquido di Raulin convenientemente purificato· dimo.<Jtra.rono infatti che questo e lemento aggiunto in dosi crescenti, sempre però al di aotto di una diluizione di l : 2000, esercita una notevole e favorevole influenza. sullo sviluppo del fungo c h e anche arrivando ad una diluizione di 1/ 10 10 manifesta. tale sua favorevole azione . P er lo Zn, la cui presenza ·e ra stata· già. osservata n el veleno dei serpent i (e la éui tossicità sembra in diretto •rapporto al contenuto in m etallo) nel timo, n el fegato, n ei cen t ri nervosi eco .• i lavor i di Bertrand e Beason riuscirono a stabilire che talt> element.o è Wl componente normale delle piante d ove si trova in quantità. \·ariabili e localizzato specie nelle parti periferiche come d el resto avviene per il .llg, Cu, Mn. Tale distribuzione, che presenta. tante analogie con quella d e lle v ita· mine negli animali, è davvero peculiare e vale a confermare l'affennaz.ione del De lezenne cioè che gli organi più ricchi in sostanze a tipo vita.minico nei mammiferi !<Ono anche qne lli più ricchi in zinco. l'Azione catalitico. di questo · elem ento fu dimo;<trato dallo Janvilli6l· nell' • aspergillus niger •. Questo A. trovò che l'aggiunto. d! 1/ 25000000 di Zn al terreno nutriti.z io aumenta lo sviluppo d ella mufia di eire& la ruf'tÀ. N egli Rnimali (Bertrand) il contenuto in Zn varia con l'età: è caratteristico il fatto che nt>lla p rima età dimjnuisca. durante l' allattamento e r isalga rapidissima· mente dopo lo svezza.mento. Nell'adulto il tenore in Zn è costante tranne n ella. · ,·ecchiaia ovt? riprende a crescere. ::)(•concio BArtra.nd lo svezzamento naturale sarebbe imposto fìsiologicament.e dalla povertà clf'l latte in zinco in specie, .e di elementi catalitici in genere. 11 latte pove ro in Fe, Ott, J1ln, con un cont.enuto in zinco di 1/ 1000 non basta a. rifornire i m >lmrniff•ri di questi elemcmti di cui hanno nece.;sità imperiosa. specie n ello stadio di crescenzn. Al momento in cui non si ha più equilibrio tra elementi cnt.<li t ici forniti od il fo.bbiso!Zno momentaneo a vvien e lo svezzamento. Anche il Titn.n io i> p rP>wntP nAIIA pianffi come negli a.nimali aecondo i lav ori di Btortrand ~ Voronca.. Nelle piante ,;emb1·a predomini n e lle parti verdi anzichè in q ue lle parenclumatose, che hanno >~O !Jra.tutto una ftmzione di riserva. Negli .ani-
·GLI P'..LEM&N PI BIOOEN I'.TICI :'o> ELLA Fl::lTOU"J GIA
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mali gli A. lo hanno riscontrato in proporzioni molto differenti sooonùo gli organi e secondo la specif\; sembra però predomini n~i or·osta.ce i e nei moUusctù. Per il rame fu il Sarzeau a. dimostrarne la presenza. in varie pianto e parti di piante. Anche negli animali è ormai dimostrato che il rame ò un componente normale dei p igmenti ematici: singolare è la. proporzione di questo elemento. il 0,38 °0 , nell'emocianina. dei molluschi e de i crostacei: propor<~ione. che risulta. tlSSE're uguale a. que lla del ferro nell'emoglobina. Sul contenuto e sul valore della. p resenza del rame nelle piante, dopo i lavori del Sa.rzea.u, le ricerche furono continuato da Bizio. }lalaguti, De Luca., ecc. i quali confermarono le esperienze del Sarzea.u; per:ò i loro lavori furono oggetto di vivaci crit iche poichè non si cre<.lette .in principio attribuire al rame alcun valore biolo· gico. Più che alla sua funzione biologica si è sempre pensato alla sua azione tossica siccbè una volta constatatane la. presenza nei vegetali. tutte le ricerche hanno subito quell'orientamento. Introdotto nella pratica agraria. lo si ricercò in alcuni prodotti agricoli alimentari allo scopo di accertare come venisse assorbito e tl'a.twnuto. Cosl fu fonte di nwnerose ricerche l'ipotesi che nei terreni coltivati a vigna. il rame. potell:;6, in quantità. rilevanti, agire in senso favorevole allo sviluppo delle pi11nte. In tutte queste r icerche il rame però veniva considerato un elerntmto utile ma non neceSI:!t\rio al metabolismo vegetale. Furono te a.ccurate e brillanti rice rche del Qua.rtaroli a dimostrare c he esso è anche un el~mento fisiologicamente nect-ssario alla vita delle piante stesse. Sulla scorta dt' i dati ottenuti rla.tl'anatis i di più di 300 terreni italiani, l 'A. ha dimostrato che il rome è costantemente presente i quantità. variabili che oscillano da un minimo di 10 mlò(r. ad un massimo di 35 mgr. e forse più. Il rna.nga.· n ese senza. dubbio si ri t rova in quantità molto superiori: però negli organi più vitali delle piante la quantità. di questi due e le menti è pressochè uguale. Secondo il Quartaroli la. notevole tiiffere.nza di. distribuzione d ei di,·ersi elementi nelle piaht.e parla in favore di una loro diversa funzionalità fisiologica. Così mentre tita.nio e zinco abbondano nelle parti verdi delle piante cioè negli organi più ricchi in clorofilla., il rame abbonda anche nelle radici e talvolta nelle parti etiolate. Non solo, ma le ra.dièi ricche in rame danno tutte le reazioni comuni delle ossidasi: non è improbabile, quindi, che vi siano OSllidasi in cui l'agente attivo sia il rame, come ne lle lacca.si il manganese e ne llP sucrasi il magnesio. E ve!Ù&mo al ma.gnesio: questo entra ne l grande quadro dei costituenti minerali delle piante con caratteristiche tutte propt-ie e con funzionalità biocltimiche ben nette e differenziate. È ovvia ormai l'esistenza del magnesio in tutte le cellule ,·iventi: infatti lo si ritrova un pò dapertutto, in tutti i tessuti ed in quantità apprezzabili. L'analisi ponderate sulle ceneri delle fanerogame, crii.togame e di alcune .alghe·e ftmghi ce lo rivelano in quantità. variabili lia.l O. 3 al .O, 7 %- Naturalmente questtl cifre sono suscettibili.di variazioni entro limiti abba'!t.anza larght. poichè bixogna terwr conto e delle specie analizzate e de l periodo di wget.azionE~ ed a.ncora dd la cornpò· sizione chimica del suolo. · . . Le foglie verdi ne contengono· d più: la quant.itil. di magnesio in ques ti organi può arrivare, secondo alcuni autoFi, sino a l 15 o.~ . Genen~lmente però tale percentuale è compresa entro limiti che variano dal 2 al 5 %· . Oli organi però maggiormente riechi in magnesio sono i semi, dove t~i riscontm m dosi notevolmente più .elev.ate che nelle foglie. Singolare fooomeno questo la cui importanza viene·accresciuta dal fatto che tale elemt>nto pn~dornina. nei rwmi anche sul calcio, col quale talvolta è completamente a-ntagonistico, confermando così il suo valore eminentemente biologico. Negli organi animali è cliffuw da.pertutt.o; nattu-almenW in quautit>\ variabili da organo ad organo·. Tale diffe t·enza di contenuto tli o~ .;ingoio organo parlerebbe in favore di un suo diverso stadio 6sioloj:l;ico: sono recent.i gli ,;tuùi del 1:3re· tea.u che ha notato come il magnesio diminuisce nel cervPilo e ne i testicoli quando l'uomo invecchia. . Una tabella comparativa sul contenuto in magnesio· dei diversi organi e te3· sut.i umani ci rende edotti che tale .elemento predomina sul calcio nei muscoli, noi ceryell?• nei ~ticoli analogamente a quanto avviene ne lle pi11nte. Qui sarebne Jogtco ·Il porsl un quesito: quest,o elemf'nto, uni..,·en <alrnt>ntt• diffuso, rappre~ntt~
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GLI EI.EJ\fENTI BIOOEKP:TICI
~'F.LI,A
FISIOLOGIA .F.CC.
per gli esseri viventi un'imprescindibile necessità? Ed in caso affermativo qU&l'è la sua. funzione n elle reazioni biochimiche? L'affermare che un dato elemento chimico è indispensabile alla vita, significa che in sua assenza i fenomeni vitali non possono esplicarsi o per lo meno la loro evoluzione viene enormemente ritaTd&t.a, deformata quasi ne ll' intensità senza; e nella durata. Senza carbone la vit.a. non è pos.'!ibile: sotto i più diversi, i più multiformi, i pii1 incessanti aspetti essa. è il caleoi. d oscopio d f'lle intrinseche prop1·ietà di questoo eleme.n to. Al magnesio, quale fatt;ore biogen etico, toccherebbe w1 posto d 'onore come è riservaw al carbonio! Nelle esperienze de l R-aulin già riferite nei confronti degli altri elementi minerali d e lle piante, il liquido nutritizio con teneva circa 75 mgr. di magnesio per litro cioè il rapportoo era di 1/ 13000. Allontanando ìl m11gnesio dal ruezzo di cultura la quantità in peso di Aspergillus, che cresce nel m ezzo, discende da 100 ad 1,1. Janvillier nel 1913 con dei terreni di cultura poco differenti da. quelli del Raulin trovò che in &.'!senza. di magnesio non si ave va alcun sviluppo del fungo ed affermò allora che tale elemento era indispensabile per la vita delle piante. Le ricerche dello Janvillier furono confermate dal Canal, il quale in un mezzo inf46menzato con conidii di Aspergillus niger dopo 4 giorni di stufa a aso non otte1me alcuna vegetazione; solo aggiungendo una traccia di un sale di magnesio s i ave va lo sviluppo dei conidii, che progrediva per aggiunta di qualltitè. serrlpre cr:e scenti di questo elemento al terre no fino ad tme. concentrazione « optimum • oltre la <JU&.le intervenivano i fenomeni di tossicità. Analoghi risultati hanno fornito altri individui criptogamici confermando ancora una volta il valore biogenetico del magnesio; cosi le ·rieerche del Linosier suUa biologia « cleii' Oidium lactis n hanno condotto agli steSBi risultati ottenut i con altre varietà di funghi. Anche per l'Oidium lactis lo sviluppo nel mezzo ambiente era. propor2:ionale alle quantità di magnesio presenti fino ad una concentrazione optimum che si aggirava inwmo ad 1/ 2000.
':!• t•
Il magnuio nei vegetali ewpe,-.Wri,. - Le ricerche sui vegetali superiori non hanno pe rò però permesso di t rarre d elle conclusioni definitive. Incerte e contraddittorie sono talvolta le varie ipotesi sul valore biochimico degli elementi minerali perchè i metodi di ricerca, come già prima si è detto, sono tutt'altl"o che perfetti e sicuri.
Così mentre alcuni come il De Sa\lSS\JJ'e, Boussingault ritengono il magnfl8io un e lemento indispensabile per la vita delle piante, altri•come il Davy, Solm Horster ed il Raulin negano questaaffermazioneeconsider an o il magnesio come un e lemen to accidentale e quasi inattivo. N e a risolve re la dibattuta contesa erano state sufficienti le numerose ricerche di laboratorio· del Saohs, Knop, Nobbe e Detner, i quali tutti ammettevano la preSE'nzà del magnt>sio nelle piante e ne confermavano il·caTattere di assoluta necesaità.. · Le difficoltà che si sono incontrate e che si incontreranno ancora malgrado la valentia d e i varii sperimentatori sono di natura prettamente tecnica e n on fa cilmente superabili. &eo p e rch è p or le piant.e fanerogame il valore de lle ricerche rimane sempre contraddittorio e non comprova la necessità 1\SSOluta del magnesio per il loro cic lo biologico. L e soluzioni nutritive ben si prestano rer d~li organismi inferiori in cui non si ha nessuna differenziazione di cellule; ma si prestano invece per i vegetali superiori, poichè uno studio sistemati<'o del fenomeno viene ostscolat o dalla <'OmpleSA& st.rut.tura cellulare; le soluzione nutritive poi non rispecchiano affatto le condizioni naturali in cui la pianta vive: se facendo a'}>pello a tutoo le sue risor se d 'adnttamento -la pianta riuscisse a compiere il proprio ciclo biologico, n on sarebbe facile const.n.tare· gli eventul\li inconvenienti verificantesi nella. discend enza. Ma astrazion fat.tn da questo come eliminare la quantità di magnesio (nel n ostro cnso) pre!'! Emte n ei semi 1 N el grano per esempio ve n ' è contenutaunariservaap pre2ZAbile ; bisognerebbe a llora coltivare la piantJI. in liyuidi nutritivi privi dell' elemento per varie generazioni per poter poi rit..-n ere trascurahile tale quantitÀ. È ovvio t'be non è posRibile m et tersi in ta li condizioni per s vllriate ragioni, che !ungi dal risolvere il problema lo complichert'hbero aumentandone le cause d'errore. Ma l' una ipote!!i non 4>S<'lude l 'altra e la coesistenza di ambedue sarà sempre g iustifìcA.ta fin eh f. suo;.'< illt·or anno gli stessi dubbi e lt'l st-esse incert.ezze. Non si può quindi a fle rmat'e c he il majZnellio intervenga nel ·fenomeno di aocrescimento delle
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OLI ELEUF.N ri BIO O El>"F.TrCI NF:LLA FISIOLOGIA E CC .
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piante come f.a .ttore indispensabile, ma non è nemmeno da esclndere t.ale suo ca. rattere di necessità assoluta. Perchè un elemento fisiologico possa esssere comide r ato come tale è aecessario che partecipi od accelleri un dato fenomeno biochimico della. pianta.; per esempio l' ac~re.«cimento. Rsppr&.~enta.ndoci graficamente tale fenomeno per il magnesio otteniamo una curva che nel r amo ascendente mostrerà sensibili aumenti p roporzionali alle qu11n· tità. di elemento presente. Tale proporzionalità poi 800mpare e raggiun to l'optimum la curva t\88UIIl.erà un andamento rettilineo più o meno marcato a seeonda. la· tolleranza. dell'organismo verso dosi elevate dell' elemento. Bruscamente poi la curva discende; i l che significa che subentra una nuo,ra fa.se : qlte lla tossica dE>U'elemento. E J1azion e tossica d el magnesio è dimostrata e dalle sue spiceate proprietà antisettich e verso i batteri i e dalla prova sperimentale che si verifica. sospendendo d e l carbonat<l di magnesio in un' acqua, dove germogliano dei semi di lupino; es.-w riesce nocivo per lo sviluppo delle giovani piante. !\fa que llo che s' impone con la sua innegabile evidenza è la seguen te esperienza: un li quido di cultura, ch e contenga un mgr. di magnesio per litro è tossico per l'AspergilJus niger; lo stesso fungo non può pt>rò vive re n ello st (''SSO liquido in cui questo elem ento sia completamente lloSlWnte.
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lmportanw . del magnuio nel metabolis-nw animale. - Anche per ~li animali il magnP.sio sembra sia un elemento biogeneticamente importante; a questo proposito cite remo le esperienze di L afayette B . Mendel o T. A. Osborue che sott<lpom~ndo d e i wpi ad un ' alimentazione povera in magnesio constatarono d egli evidenti fenomeni d i caren7.a; solo assoggettandoli ad una dieta contenente rso % di ma· gnesio i topi p oterono riaversi .. P iù interessanti e conclusive le esperienze del L eroy che somministrò a d ei topi bianchi d e llo swsso peso cd età (26 giorni) una dieta-tipo non contenente più di l / l 00000 di magnesio. Quest.a arresta la crescenza dAi wpi in un pt'riodo che ,.a da l \}o al 13° g3omo ed in 24-3{i giorni ne provoca la morte. Aggitmgendo alla stessa die ta. 25 mgr. di 1\'I~ s i ha l'accrescimento e lo sviluppo degli stessi t<lpi. L'esp erienza perfettamente dec1siva per i topi può anche g~nera.lizza rsi nei confronti degli altri animali, dovendo logicamen te attendersi d <'i riJmltati d el tutto analoghi. T ale caratt<'re di assoluta necessità potrebbe c!'l!!ere contraddetto se si potc;:se sostituire il M g con un altro fllemento a h ti chimicamen te affine senza che perciò r esti alterata. la funzionalitA fisiologica della pianta. Esperienze condotw in quflsW seu.<;Q col B r rillio hanno dimos trato che ciò non è possibile avvalorando co!:'ì ancora una volt.a la t-esi ch e conlliùe t·a. il magnesio 1u1 elemento n eces<>ario ed inso!:ltituibile .
Azione biogenetica del magnesio. - P er renderei conto d el comportam<>nto biogenetico di ques to elem ento è n eces..<>ario considerarlo sotto un duplice aspetto come elemento pla.stioo cioè come elemento rostrutt.ivo d egli organismi A com e e le m ento catalitico con una funzionalit-à piit eminen t e c più at.tiva p er la sua attitudine a reagire anzichè come masSa. n e l senso pii• rigoroso d 111la parola.. F. già. not.o da molto tempo per le rice rche ò f'>l Wills t.ti\tter che la. clorofilla è nn compo~to organo·magnesiaco in cui l'at<>mo di Mg entra come cost ituente del nucleo centrale ed è- legato agli atomi di azoto a. m ezzo di una m elocala polipirrolica. F. alla proprietà caratteristica del magnesio, esclusa o~ni azione biologica, che la clorofilaa deve la sua azione fonrlamentale: la ridu7.ione fot.Q<}himica de-l Cf)t· Il magnesio è anche nn co!ltituent.e importante d e!la. molecola d ella fitina che si ammette sia in parte un sale di magnesio de ll'etere esafosforico dell' inositf'. Lo s i ritrova ancora sotto forma esolusivament.e minerale, come ·foKfato di magneRio, n ei te88Uti, n ei .Jiquidi umorali, n e i prodot.ti di secrezione e<>c . 'l'aie forma di combinazione mineraJe, che si riscontra pil1 ~f'neralmente. spiega il perchè fosforo e magnesi~eiano intinttl.mente lep;a ~i n ei fenomeni biochimici. n fosfato di magnesio la-!orma pt~ dissooiahile dell'acido fos foJ•ic o, può fR<>ilmente pore in lib!.'rtf\ questo amdo eh~ OC<'()rn> per la sintesi d egli elementi imm~diati · n!.'cessarii alla forma:r.•one de. nuclroproteidi m f'ntre il rna~ncsio t>n tra a far parta della molecola della c lorofilla. • Come ~osfato di m agnesio-fitinato rli ma~nesio quest.o <>lemenw prende part•· al metabohsmo d e lle piante v~Nli; ~t.to la prima Fo m1a cvrnt• wicolo d i tNI ~<IJòftar• ·
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dell'scido fosforico, sotto l'altra. come riserva facilmente idrolizza.bile dello stesso acido. Si è constatato da. vt~.rii sperimentatori che i semi a. riserva. oleosa sono pii! ricchi in mat?nesio che quel.li a riserva di glucidi e che delle alghe allevate in terreni poveri di questo E!lemento non contengono sostanze grasse. Questo dimostrerebbe la nec~ssità della s ua presenza. per la formazione di queste tùtime. La pitl importante e fondamentale funzione del magnesio però è quella. che esercita n ella molecola della clorofilla· meccanismo complesso, meravi~lioso nello st.esso tempo chA, secondo il ~1aquenne, ci rende forse edotti sulla funz1one attiva di questo elemento n elJa fonna.zione dci carboidrati. Da. tutt.e quest.e considerazioni. rla.i numerosi dati analitici di cui siamo in possesso, si potrebbe arguire che il magnesio sia il grande catalizzatore sintetico delle piant.e. Ma la complessità. delle reazioni biochimiche, cui il magnesio p rende parte ed il cui meccanismo ancora. non è ben noto, non ci permott.e di giunge1'6 a. quest.e brillanti conclusioni· si arriverà solo quando BW'anno definit.e le sue caratteristiche funziona lità biochimiche. lnflttenza d el magnesio sui complessi dia~<Latici. - Oltre al lavoro di sintesi sembra che il m~~ognesio ent.ri a far part.e dei complessi diast.ntici, che funzionano da demolitori della molecola organica.; "; è qui un'analogia di comportamento col manganese, che il B ertrancl dimostrò essere l'agente Pccitan t.e l'attività dellalsccasi P con altri elementi minerali, che posseggono la stessa. peculiare proprietà. Chimicament.e ciò si può spiPgarc ammettendo chP. tutti questi metalli, i quali formano facilmente dei perossidi, possano agire sui fermenti ossidati come trasportatori di ossigeno. Il Tribot trovò che una sucrnsi ottenuto pPr precipitazione con alcool dal lievito di birra era. t.anto più attiva quanto maJZgiore era. il suo contenuto in magnesio; da quest.e ricerche p erò non si può concludere che il magnesio sia. il mezzo attivante ladiasti\Si,perchèpurifica.ndolaoltre il magnesio viene diminuito anche i l contenuto degli a ltri sali minerali. Il Canals inYece trovò che fosforo e magnesio esercitavano un'azione nettt\mente favorevole suU'a.ttivitÌI. della sucrasi; che solo precipitanrlola con alcool dallo soluzioni acquose 'la si paralizza. Con l'aggiunt-a di un sale di magnesio l'attività diastatica. riprenrle in parto, influenzata naturalmente dalle dive rse concentrazioni idrogenioniche. Canals !!iunse a queste conclusioni dalle sue esperienze; egli con statò che' dializzando lo. sncra.<1i, anzichè diminuire veniva anentat11- le. sua attivit-à, malgrado s'impoverisse in magnesio. Ciò far01bbe p ensare all'esist-enza di una certa quantità di magnesio non dializzabile legata a l complessq diMtatico. :Ed allora sottoponendo una pseudo-solm~ione di sucrasi all'azione dPIIa norrente elettrica il magn esio n on dializzabile dovrebbe ritrovarsi al polo positivo unito al n•sto della. micella collaiciaiP.; il mngnesio, sotto forma minemle, deve invece separarsi al polo n egativo. · Qw~sta esperienza conclusiva indusse in Canals, che riuscl a mett.ere in evidenza il ma!pl <Jsio lngato alla micella colloidale, e non dializzabile quindi, nella diastasi ad affermare che il magnesio faccja parte int.egrante del sistema diastat.ico della s,ucrasi. I concimi mag>~eltiferi e la loro i•~•p<»-tonza in ag·r icoltura. - · Do. quanto finora si è detto, 1·isulta evidont.e l'importanza. del magnesio nell'economia vegetale e non ~arebbe fuori posto pensare all'opportunità di somminiRtrare a.l terreno agrario un concime rnagnesifex·o sotto fol'ma appropriata. Il classico trinomio « fosforomwto-pota.ssa • oggi si è dimostrato non es.<~ere più·sufficiente al m etabolismo delle piante. Somministrando al ter reno concimi chimic i a base di soli questi 3 elementi ~i potrebbero verificare gli st.essi inconvenienti che s i hanno nell'uomo sommini:shando~li alimenti sintetici privi di vitamine. . E"s i dovrebbero es:;ere int.egl'ati con altri concimi i cui costituenti minerali sn.r cb i.H.:ro que).{li st.essi che abbiamo visto influenzare così decisamente lo sviluppo tle lle piante. P or primo forse al m.Lgnesio si potre bbe attribui re un postu d'impor· tn nzl\ fo ndamentale. · Non tutt i pt•rò. e lo abhia mo già. notato, attribuiscono a questo elemento una. funzionalità biolo12:ica co~ì e levata; quindi non rit.engono necessaria, come il VillE>, ragg iunta. di un cuue;irne ruagnesifero >~.1 terreno arabile, ritenendo che la quantità
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già preesistente nel terl'('no sit~. per sè stessa sufficiente per i bisogni delle piante. Lo Ja.nvillier, invece, confuta la t esi dl Ville e ritiene che la concimazione magne· sifera. sia fondamentale per l'agricoltura, T erreni a scarso in ma~esio o terreni in cui sistema.ticamente diminuisse la. quantità dii questo elemento vanno incontro a sicuri ed inevitabili fenomeni di carenza magnesife ra. Lo Janvillier cita molte esperienze fat.te con concime magnesifero, che però ' non t.utte hanno dato risultatt soddisfacenti. Ciò indubbiamente, secondo l'~<\. va attribuito a difetti iniziali quali pe r esempio: la. scarsa conoscenza del contenuto in magnesio del suolo, la forma di combinazione minerale sotto cui l'elemento è s tato aggiunto al terreno: egli preconizza l'impiego razionale d el • concime me.gnesifero " vale a dire che prima di procedere a .tale concimazione bisognerà studiare accuratamente e minuz10samen te tale problema. onde evitare le numero cause d 'errore, cui si debbono imputare i da.ti incerti e contraddittorii finora. ottenuti. Bisogna tener sempre presnte la grande legge dell'equilibrio, che regoÙI. i rapporti mutui di questi elementi n el suolo e da cui non ci si dovrà mai scostare se si vogliono ottenere dei risultati soddisfacenti. Ad un terreno povero in azoto, fosforo, potassio , è inutile e dannoso aggiungere. un concime magnesifero; la sostituzione degli elementi fra di loro, almeno per alcuni, è stata. dimostrata inutile. lnv~rtire per es.: il rapporto Oaf M 11 significa. arrivare a dei risultati catastrofici, poichè spostandosi dai limiti di questo rapporto entrerebbero in gioco i fenomeni tossici dell'elemento prepondera.nte, a.nzichè l'azione sinergica e cumulativa di entrambi. Qui non si vuoi prescindere naturalmente dall'azione prepondera.nte che indubbiamente la flora. batterica avrà sui concimi minerali come sostiene Effront. Troppo vasto è il campo che si offre all'attività. d ei batterii per poterlo trascurare: le. disgregazione tlelle rocce, i fenomeni di umificazione, quelli di a<~Similazione dell'azoto atmosferico, la disintegrazione d ell'azoto proteico, con gli interessanti pro· cessi di nitrificazione e di d enitrificazione concomitanti ecc. impongono la loro netta superiorità come fattori qualit.ativi e quantitativi ne lla biogenesi de lle piant.e. Ciò non diminuisce però il valore che gli elementi minerali hanno n el biochi mismo v egetale solamente il loro impiego d ovrà essere razionale e coordinato. Solo coRi si otterranno i ri sult~ti voluti come lo dimostrano le esperienze dello Janvillie r che ha ottenuto un aumento d el tasso d'azoto ne l frumento da 1,74 % ad 1,90 % mediante somministrazione di concime magnesifero. Avrebbe quindi il magnesio influenza sulla quantità e sulla qualità d el raccolto non solo, ma sembra ancora. che preservi le piante da alcune malattie. È nota ad es. l'azione dei sali di magnesio sulla. filos8era.. Aumentare il tasso di magnesio nel suolo, significa. alimentarlo nei tessuti vegetali e quindi con l'alimentazione somministrare all' uomo ed all'animale tm alimento più ricco in magnesio. Veramen te per arrivare a ciò bisognerebbe .st~bilire ~uel'è la quantità minima di questo elemento necessaria alla. vitA. fisiologica. dell uomo e d ell'animale. Solo io ba.se a questo dato si potrebbe conoscere se l'alimentazione è ricca o deficiente in I!lagileBio e naturalmente apportarvi le dovut.e modifiche. Purtroppo non si conosce in quale misura partecipi al metabolismo organico, nè quale sia il suo equilibrio fisiologico con gli altri elementi minerali nella. razio ne alimentare. Secondo Richet e Lapicque l'adulto soggetto ad alimentazione mis t-a ingerisce circa 400 mgr. di magnesio, cifra però trova ta. esagerata da Lematte che la riduce a. 214 mgr. cosi ripartiti: Magnell.lo In mgr.
AUmenti
Pane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Carne . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Latte,,, • • • •.,., • .. •,. • •.,., .... , Uova . .. .. . ...................... Legumi e frutta . . . . . . . . . . . . . . . . . . Patate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Fonnaggi . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
gr. » D
N. gr. »
»
500 250 150 l 2000 2000
20
81 8 11 12 15 36
31
Vino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 600 5 l tazza di caffè . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12 Il 20 % di magneeio ingerito si el imina per via fecale e per il sudore.
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Gl.I El.EMF:~Tl B IOGJ:::SI':TICI N.ELI.A FISIOLOGIA :ECC.
Il ma~nesio con8irluato dcù punto di ~ista jarnuu;o dinamico. - Per ultimo vo~liamo ricordare che la dAficienza d el magnesio d el n ostro regime alimentare è stata. riscontrati~ da molti pa.tologi. Questi hanno studiato l'azione n el magnesio dal punto di vista. farmacodina.mico e l'hanno riscontrata. ben e fica in moiti casi: il Chibret. il Fiessinger, il Duba.rd trovarono chs ritardava l'evoluzione d ei tumori maligni epiteliali.il Robin constatò che il tessuto canceroso tendeva a fissare alcuni e leml'nti minera.li come il magnesio, calcio, silìcio. Anche Reding e Dustin di Bruxe lles ottt.>nnero risultat i soddisfacenti iniettando per via intramuscolare del magnesio n e lle recidive e n e lle meta.stasi carcinomatose. Ma sp<-"<lia.Lmente al D e lbet s i d ebbon o i maggiori e più esaurienti studìi in proposito. Il D e lbet, studiando il mezzo onde aumentare la difesa cell~are contro i microbi e pensando a quei sali che s i son o rive lati capaci di provocare la. partenogPnesi artificiale, trovò che il c loruro dì magnesio in soluzione al 12,1 °/00 aumentava notevolmente in vivo ed in vìtro l'at.tività d ei g lobuJi bianchi. Tale manifestazione d el c loruro di magnesio rA. la d esigna. col nome lti • azione citofilattìca. ». Questo fu il punto di partenza. di s ue nume rose ricer-che . che gli permisero di constatare ancora. che il tna.gnesio esercitava la sua azione ben efica. rallentando ad es.: i fenomeni di avitaminosi n ei topi ed, in alcuni ca.<:~i, i cancri innestati agli stessi topi. Il D elbet considera la. dieta normale povera in magnesio e consiglia di com· pletarla. con l'ingestione di cloruro di magnesio. Inoltre lo preconizza. come uno degli agenti prev entivi del cancro. Con ciò non dimostra, nè vuoi dimostrare c h e la carenza tna.gnesifera. sia. l'agente specifico determinante il cancro; ritiene solo che un organismo con tenente qua.ntità n ormali di magnesio può ben difendersi dalle numerose cause che danno origine al cancro. Seguendo questo pensiero il D e lbet, con l'aiuto di Robinet, ha esaminato la statistica d ei casi di cancro in Francia secondo le varie regioni. Ha potuto così costruire una carta di ripartizione d ei casi di cancro, da cui risulta che là dove il terreno (e quindi l'a.cqua e gli alimenti) è ricco in magnesio, si hanno pochi casi di cancro. m entre l'inverso accade se il terreno è povero. In Italia non r isulta. sia stata. costruita una carta del gen ere; sarebbe però interessante costruirla per conosce re se .l'ipotesi avanzata dal Delbet corrisponda ad una coinciden_~ fortuittr. opp\ll'tl a.d. UM ~~~~ltà d'importa~ inC~~~lOQl~"bile. Sarebbe quindi da attendersi che in alcune nostre regioni a costituenti nettamente ma.gnesiferi come le Dolomiti, in alcuni distretti a rocce spepentinose {Liguria·Piemonte), a rocce ernttive antiche, i casi di canoro dovrebbero essere nulli o quasi. Ciò solo una statistica per regioni potrebbe dircelo. Il D elbet conclude i suoi lavori attribuendo à 2 cause lo stato di ca.renw magnesìfera dell'organismo: 1o l'sdo'perare n ell'alimentazione il cloruro di sodio raffinato invece d ì quello greggio che contiene dall' l al 2 % di cloruro di magnesio; 2° alimentazione con farine a. tasso d 'abburrattamento elevato; 3° alimentazione con vegetali poveri in magnesio a causa della. deficienza. n el terreno di questo elemento. Effettivamente non abbiamo dati sufficienti pe r poter comprovare l'ipote-Ai d el D elbct per quel che concerne la deficienza. in magnesio dei vegetali. Nelle fnrine lo Janvillier, che ha a questo scopo analizzato tutti i prodotti ottenuti dr~lla macinazione d e l frumento, ha trovato che sono le parti periferiche tle l seme quelle più ricche in magnesio e che quindi con una farina. abburratta.t.a al 73 % ruomo consuma su 110 mgr. di magnesio circa mgr. 151,5 ossia. il 14 «}0 •
• Gli elementi bioJenetici minori nella fisiologia animale ed umana. - Si è ac-
cennato al la pr·Psonza. costante nei vegetali dei più importanti element.i chimici appartenenti a lla. categoria degli elem enti biogenetici e alle relazioni che gli (•Jernonti hanno con la v ita. animale in quanto la vita vegetale rappresenta. i « po.bulum • n el quale l'animo.le sceglie i complessi n eces.c;a.ri alla sua esistenza. . Ma col pe rfl'zionarsì della ricerca. il numero di ele m enti si amplia sempre d1 pil1 specie dA. qu~tndo l'analis i spettroscopica. è venuta in aiuto all'analisi ponderale. Si tratta di e lom cnti con tenuti in gen ere in tracce non dosabili ponderai· m ente (per lo più inferiori ai mgr. per kg. dj sostanza vi v ento). Non di tut.ti è s tata
GI.I I!:LE.UEN'l'I BlùGE:-lETICI
.S~Lf.A
FI~TOI:.OGI'A
ECC.
10:)7
t~.ncora. dimostrata la presenza costante in ogni organismo e
pE-rciò non si ha la. prova. si trR.tti di elementi di assoluta necessità fisiologica. o biogc·netici e non sem· plicemente utili o s.<>ia elementi e.ttivat{)ri. Per qualcuno l'accertamento di quE>sta necessità p11.re fonduta. su bas i inoppu· gnabili. Citeremo qua1cuno di questi elemc>nti not~~ndo che la. costante presenza in un tessuto ad elevata. funzionalità è già di per se stessa indizio di alta. funzione fisiologica.. · Pi\.\SS8.ndo in ra..'lsegna. i varii e lementi chC' si son trovati in tracce negli organi animali ed urrumi ed alla loro localizzazione poss iamo anzitutto accennare come nel sangue umano si sia constantemente notl:Lta la presenza. de i seguenti elementi chimici: 1o elementi propriamente plastici: sodio, pota!!Sio, calcio, magnesio, fosforo; 20 elementi biogenetici di prima importanza: ferro, rame, manganese tita.nio, silicio, zinco; 3° elementi di a.ncoz·a non chiara funzione, ma la cui presenza è costante argento, boro, alluminio, cromo, .cobalto, piombo; 40 Elementi ri.\lcontrt\ti solo saltuariamente: stagno, stronzio, germanio. Accennia.m o a qualc he localizZa.zione di questi elementi secondaru specie negli organi umani:
Argento. - Esiste normalmente in tracce nel cuore, nel sangue, n f' i reni. diaframma, e sembra si accumuli ne ll'utero e nelle ovaie. Sembra anche che in questi organi le. quantità di argento sia tale da poter procedere anche ad un microm etodo di dosaggio. È interessante. se confermato, il fatto che (:Qutoit e Zbinden 1030) la quantità di argento diminuisce molto quando la reazione Wa..'!S('rmann si presenta positin\ così pure per la presenza di tumori. Alluminio. - Si accumula nei polmoni·rene·cuore·ca~ule surrena.li. Fu d osato (Underhill ·Peterm;~.nn·Gross·Kause) nel sangue (0.2 1 mgr. p er c.c.), nei reni (0,87 mgr. p3r 100 gr. di organo). In minime quantità. si ritrova in tutti gli organi, in tracce lievis3ime ne i t est.icoli e nel pa.ncreas. Proviene dagli alimenti ed è stato trovato in q_u~ntità sup3riore nelle uova, nei legumi, n elle farine e nelle frutta. Si elimma. in gcn3rc p9r via. gi\Stro·intestinale come per il fosforo, ma indipendent::~m9nte da questo; in minor quantità·pcr le urine (0,5 mgr. in 24 ore al massimo). Ororn'.J. - Si trova in tracce determinabili solo spettroscopicamente in tutti gli organi; un p~ più accentuate n ella tiroide e nel diaframma.. Oobalto e nikel. - Questi elementi, compagni del ferro nella classificazione periodica, sono stati rinvenuti largamente ne lle ceneri dei vegetali. Si rinvengono pure in tracce n egli organi umani. Sembrano accumularsi nel pancreas, ma sono assenti nel fegato. '
Piombo. - Relativ.amentc abbondanle in tutti gli organi specie nel pancreas, fegato e tiroide. La tracce più deboli si hllnno nelle ovaie, ute ro e diaframma. Va notato che la l.a.rga diffusione di questo mataUo specie nelle pitture fa si c he l'umanità sia soggetta ad una continua inalazione di composti di piombo. È noto come il piombo eserciti una intensissima azione tossica sulla divisione cellulare. Le tracce di piombo che si rinvengono negli organi umani potrebbero provenire da una disae minllzione e localizzazione e lett.iva di caratt-ere patologico indipenden te da qualsiasi attività. funzional e di questo elemento.
S tagno. -
diaframma.
Abbonda. in tutti gli organi specie nella. tiroide, nel cervt}llo e nel -
.Oro_. - Da molto tempo e ra. nota la presenza. di oro n elle cen r ri di qualch~ lammarra. R ecentemente B. Rng nA.r lo ha tro,·ato in mol te ~Ol'ltl'tnze vegetah ed organi animali spiegando il numcat.o r·iconoscimcnto da parte di sp•' rimentatori precedenti col fatto che esso è t.ra. <cinA.to d1d piombo ne l dosamento .di questo e lemento.
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OU ELEMl::NTI BIOGE:SETICI t;ELLA :YIS IOLOGI A ECC.
Ecco qualche qua.ntitativo riscontrato: mgr.-oro per kg. dJ sostan za
Urina. .............................. . 1·0,1 Sangue ............ ·................. . 0,3 Jo'egato (bue) .............. . ......... . 0,2 Cervello (bue). . .................... . 0,014 A,·ena .............................. . 0,2 Vino e sidro ....................... . 0,1 Acqua potabile . ................. .... . 0.046 per litro.
La micro·radioaUività. - Come s i vede man mano che l'investigazione si H.ffina il numero degli elementi chimici ch E:' si rivelano utili e nccessarii a lla vita si accresce sempre di più. I nuovi elementi riscontrati n egli organi veget·ali ed animali si dispongono nei periodi più elevati della tavola del siAtema periodico d egli elementi. Col piombo arriviamo alla soglia del gruppo d egli e lementi radioattivi. Si può nfferrmwe che questi e le menti sian o totalmente estranei alla materia vivente! L'affermazione n egativa non è più possibile dopo le esaurienti ricerche di Zwaardemacker ( 1925·1930) che arriva, come con clusione dei suoi lavori, all'affar· rnazione c hi' gli at1tomatismi miogcni sono sottome!'si alla bio·radio-attività, che è portata agli organi d~ d et.erminati m etalli. Il pitt diffuso degli elementi micro-radioatt.ivi sarebbe il potassio per la sua de bole em is.~ionc di mggi {J, ma non sarebbe il solo elemento at tivo. Qualunque e lemento radioattivo si può sostituire al potassio purcbè introdotto in dosi tali da d~re un irradiamento equivalen J:.e. Così ne l liquido di Ringer 3. 10· 6 microgrammi di radio sono equivalenti a 32 microgramroi di potassio nel mantenere i battit.i cardiaci. Ma lo sviluppo di questo argomento ci porterebbe a.<>Sai lontano da una parte ai misteriosi raggi mitogenetici e dnll'a.ltra alla. questione se moltt> di queste azioni stimolanti date da d eterminati elementi siano dovut.e a variaziohi di fattor i fisici (carica elettrica di valenza, ionizzazione) piuttosto che a vera e.ttivit.à chimica. Sono ormai cla!lsici in questo campo i Lavori del Loeb; ad es: quelli sulla parte. genesi, sulla suddivisione cellulare nelle uova d i animali marini. Queste sottratt-e a.ll'acqua. di mare pe riscono se introdotte in soluzione isotonica di cloruro di sodio. L'a zione tossica di quest.o sale è però soppressa se nel liquido s'introduca una defi. nita quantità di un elemento qua.hmque (calcio, magnesio, stronzio, bario. nìkel zinco) purchè bivalente od una quantità diversa di e lemento triv&lent.e (alluminio, cromo, I E>rro ).
t'ONCLl:SIONR Il progr<'dir<' d e lle ricerche dimostr~ che la. vitR. organizzata non può essere mantenuta dai soli pochi elementi che l'annliRi gro~solane. dimostra come costi· tuenti normali della materia vi,·ente. La maggior parte degli elementi chimici (forse tutti) vi partecipa in misura assai diversa con diversissimi meccanismi chimici e fisici. In definitiva. si ha un ciclo ininterro t to tra terra e materia vivent<> a cui partecipano tutti gli all'menti. Li materia vivente presa nel suo comples..«o rappresenta di fronte alla terra, considerata. come serbat.oio delle sostanze e lementari, l'ultima clelle stratitifica· zioni geologiche, una • biosfera • ove la materia, inerte ai nostri occhi, acquista tutto quel comples.c;o di caratteri che comprendiamo col nome t.'i.ta ed attraverso al r1uale tutti gli elt>menti sono costretti a p1n•..-.are in perenne ciclo.
CONGRESSI
LE PERITONITI ACUTE NELLA PRATICA OSPEDALIERA MILITARE(*) (RIASSUNTO DELLA RELAZIONE Al XXXIX CONCRESSO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI CHIRURCIA) ~rof. Dante Casella, tenente colonn~:"llo medico
Le peritoniti acute nella pratica ospedaliera. militare non presentano la varietà ed il numero che si è soliti osservare n ella civile, poichè oltre a mancare quelle provoc.ate da affezioni degli organi genitali interni della donna, che nel determinare le peritoniti sono forse solo seconde a quelle dell'appendice, anche quelle di altri visceri in genere si presentano piuttosto rare. La ragione di ciò è inerente alla costituzione stessa delle forze armate, che nella. grande maggioranza è formata da p el sonale giovane e che alla prima nsita di leva e successivamente .a i Corpi viene selezionato, tanto che si può ritenere, che quelli incorporati per i1 prescritto periodo di ser- • vizio, sono elementi oltre di originaria buona costituzione, esenti da quelle malattie il cui decorso può essere causa di lesioni atte a provocare la perironite acuta. Gli altri, che per la lunga ferma raggiungono una certa età, sono sottoposti a periodiche visite cosi dette di rafferma, che permettono una eliminazione di quelli che, per essere affetti da malattie croniche dell'apparato digerente, che comportano un decadimento dello stato generale, non danno affidamento di un ulteriore buon rendimento nell'esercizio delle loro mansioni. Questi militari di carriera, inoltre, tranne in alcune grandi città, raramente sono aggruppati in grossi nuclei, ma per la loro particolare funzione di polizia giudiziaria e tributaria, Reali Carabinieri e R. Guardie di Finanza, sono sparsi in località quasi sempre lontane dai grandi centri, sedi per lo piu di Ospedali Militari, ed è ovvio che qualora in questi sopravvenga un'affezione acuta ed improvvisa siano ric.overati n ell'Ospedale piu vicino, che, per lo scarso numero di quelli militari, è .quasi sempre uno civile. Pure così circoscritte sia nel numero sia nella varietà, il problema delle p eritoniti acute, in particolare per quant.o riguarda la diagnosi precoce ed il sistema curativo di esse, non si presenta meno grave e complesso. È merito della moderna chirurgia d'urgenza d'aver dato valore a. segni iniziali che, controllati al tavolo operatorio, costituiscono oggi gli elementi piu preziosi per una diagnosi precoce di peritonite acuta, e la cui valutazione ci porta quasi sempre all'esatta localizzazione del viscere malato che l'ba provocata. (") A seguito del resoconto del X :X:XTX Cong-res~o della ~nei età Ttalil'na cl l Chirnrv:fa, pubblicato nel precedente fosoicolo, r!porl inli!O quc.· to amf'lio ri>J•~unto della rt>lo•lone rniJitllre. elaborata dal ten. colono. medico pro(. })anw Ca>ellu, che s>ebbe alti dogi ed ununitnc con·
senso (N. d. R.). S -
Giornale di medicina militare.
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LE PF.RITQ:-;ITI AC\JTE ~ELLA PRAT.lCA F.CC.
·Questi sintomi pertanto hanno valore intrinseco particolare in dipendenza della loro precocità, trascorso un periodo di tempo, che può variare a seconda del grado di difesa e di resistenza che la sierosa peritoneale può apporre all'infezioni', questi tendono a generalizzarsi, ed il quadro della peritonite diffusa si delinea, nascondendo .nella sua uniformit.à ogni localizzazione di sede. Stato questo che qtùndi ne stà ad indicare se non la fa.sc terminale, uno stadio così avanzato da rendere la diagnosi di sede assa.i dubbiosa, la prognosi ris~:rvata, la cura aleatoria. LE PER.!TU::"\I'N DA UI.L'ER.E GA ~TRO -D UODENAI, ( PERFOR.\TE.
Come improvvisa., durante il sonno, nel lavoro, a. passeggio, dopo un pasto, o a digiuno da. pa.rrcchie ore, a dieta rigorosa o appropriata., è la perforazione di un'ulcera gastrica. o duodenale, cosi cost~Lnte ed immedia.ta ne è la reazione pcritoneale, che solo eccezionalmente può limitarsi alla sede della perforazione. · Un dolore atroce immobilizza il pa.ziente, c gli impedisce di compiere qualsiasi modmento, è il dassico colpo di pugn~Llo o meglio di pugnalate che si susseguono con un crcsc<'ndo spaventoso, che gli vietano di grida,re il suo dolore, che lo fa.uno ri'Spinll'<> superficialmente, mentre il viso assume . l'aspt>tto tragico dell'ambascia. che lo per·~·ade. · Il dolori' è st.ato aY\'Prt.ito udla parte alta dell'addome, irracliantesi ora alla spalla d('Stra. ora alla sinistra, e che la pressione modicalo risv<'glia piu acutn.mPnte e lo~Llir.za ora allo ipocondrio destro, all'epigastrio o in alto a sinistra, indicazioni prer.ios<> poirhè esse tali si conservano così caratteristiche per poche ore, perehè il liquame che è fuoriescito dall~l· perforar-ione e ehe è stata la c msa, coll'irritazione del peritoneo, del violento dolore, continuando a (lellnil'e, o per effetto della gravit<ì. spostandosi nei punti più d<'clid, lo irrit<'rà successivamente, provoeando in altro zone il dolore che può nascondere quello iniziale di partenza, e oscurare ùL diagnosi. Immediata, assoluta è la reazione dei muscoli a questo stimolo irritativo e doloritì.<·o in ispccie dei retti, contrattura così tenace da dare la sensazione di una consistenza particolare !ignea che da prima localizzata alla parte alta, ben presto, per eccitazione dirett.a dei nervi sensitivi spina.ti innervanti il peritoneo parictale, si diffonde a tutto l'addome che si presenta immobile, rigido, av,7 allato, e. tende in breve a divenire sempre piu generale e totale, che n}siste alla narcosi genera.le, e non si attenua se n on quando la peritonite è già ad uno stadio avanzato ed i poteri di dif<'sa vengono meno. Con la fuoriescita del contenuto viscerale dalla perforazione, si può avere quella di g~ts, e la percussione rileverà un suono chiaro ti m panico n ella parto piu elevata dell'addome, in sede pi\1 frequente della ottusità epatica che scorup}tre, zona timpauica spesso mobile che segue le varie posizioni che il pa,ziente può assumere o sponta.neamente o imposte.gli, ma che non tarderà. a confondersi con la risomLDza ructeorica dell'intestino, se questo vienr esaminato a dist!tnza di qualche ora, quando la peritonite avl"~ sviluppato il suo decorso. Questi sintomi, se esistono contemporaneamente rendono indubbia la.
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iliagnosi, ma non sempre come ht Séomparsa ddl'aia di ottusità epatica è costante; però la sua ass(•nza, per qua.n to sintomo negatiYo, pnò contribuire a negare la diagnosi di perforazione, come accadde in un ca.so recente a Donati che, all'operazionf' es<'guita. per un giusto scrupolo, rilevò non trattarsi di }Jerforazione, mt'ntre ad _\l<•ssandri in una di:\gnosi in<·erta, la sua presenza gli pt' rmi:se di atierma.re l'csistrnza di p<'rforazione e deciderlo all'intcr>ento. Lo stesso dolore, così cara.ttt•ristico m' Ila. s11a dra.mmatìcità.. può subire modifìcazioni in dipendenza. dell 'am piczza della perforazione, della quantità e qualit-à del contenuto YiscPralf' che si versa nel cM·o addominale, dello stato dellt• paroti gastrica o duodt>uale, piu o llJ ('llO alterat<> dal lH'O CI'Si\o cronico ulccroso, e dalle condizioni gettNali d<'l pa.zi('nfE•. Può pertanto iJ dolore non essere così brusco e laccrant<·, m~t a.umenta.r(' a g-rad i sino a rendersi intollerabile, può esser~ impro>Viso e • ioll'nto ed in S<·g-uito attenuarsi in modo da permettN't' <LI p:lzientc anch<' ùi dormirP, e farlo ritenere essere uno dei soUti accessi <Li quali è abituato, se il Yoruito, rt·nlatcJnesi, il sinf!hiozzo e la rieon1parsa del dolon• atroce, dopo airuno or<' di questa rPlativa tranquillità., non lo rendt'ss~ro edotto che qualche fatto ben piu grave n e è l'origine. P er la sua costanza, pf'r la, flua intensità JWI' In sua iniziale localizzazione e pc·r il fatto f'hc mai tPnclc• ad attPnuarRi. la eontrattma. mmwolare è il sintomo piu sic·uro e talP. st' unito agli antr•cedt•nti g-astro-<1nnrlt>nali, cla darei gli d <!l1ll'nti pt•r una diag-nosi di prrfor<lzi<HH> t' di localizzazion e. anch e quando la prc•s1'nza di'i ga~ è a!;st•ntc P il dolore non ha carattc_•ri ùi spec: ifìcità.. . Gli altri sintomi che sono soliti a riseontrarsi piu o nwlJO prt>cocc·nwn te e con maggiore o minore coshtnzrt, non sono p<t rticohtri di queste alTezioni, ovvero indica.no uno stato già asauzato della peritonitc e tc·ndono quindi a confondersi coi sintomi c6muni alle pl:'ritoniti in g<'nrre. Così il vomito, la chiusura. dell 'alvo, il mrtcorismo, il comportnrnento della temperahu·a e del polso; altri infìue come l'entlst•ma sottocutan<'o è cosi raro ed ecc<'zionah•. ch e la ktt<•ral'\tra non nè cita che due ca.si, e la sua assenza nulla toglie di >alore agli altri sintomi presenti. Dobbiamo riconoscN·e che alcuni casi, aneli<• visti precocemen te, presentano una diagnosi imprecisa, né tah,olta a.nche a ventr(' aperto le difficoltà sono minori, specialmente in casi di piccola lesione: in quE>ste circostanze molto opportuna è la t('cnica proposta clal Gibson, di somministrare al paziente, prima dell'intervento, una soluzione di sostanza colorante per bocca, metodo che .Alessandri impi<>gò con suCC('Sso in p <lorf'Cchi casi, in particolare in uno in cui si potè dimostrare una doppia perfornzione. P er quanto rigual'da la Sl'(le se clinicamente, come a.ft'erma Donati, la sindrome pilorica può confondt·re ulcere si t uat<> presso il piloro sia dal lato gastrico che duodenale, anatomicamente ht discussione non ha motivo di essere, poichè il limite sia, esterno, vena piloriC'a., sia interno fra s tomaco e duodeno, è sufficientemente netto p er potere fare una diagnosi esatta; la difficoltà può sopra vvenire quando si tratti di ulcere calloi$e e vaste, ma dobbiamo osscr>::tre che se anch e ta.lvolta l'ulcel'a duodenale si craterizza, se anche si a pprofonda o diviene callosa, molto pi u f1w1uente questa evolllzionc è nell' ulcera. gastrica.
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LE P ERITO:"I TI ACUTE KI':L.LA. PltATlCA ECC.
Come la precocità nel rilevare i sintomi iniziali è condizione principale per stabilire una dia,<Yllosi pressochè precisa di sede di una peritonite acuta, cosi lo è per quanto riguarda l'esito della cura. n criterio dell'ora grava su tutte le statistiche, e se può !asciarci pensosi l'enorme differenza di risultati che poche ore d 'intervallo hanno sul decorso d ' una affezione,
esso però non ci deve impedire di intervenire in qualsiasi momento, ogni qualvolta lo stato del paziente ci offra una sia pure tenue speranza di riuscita. Guarigi oni considerate al di là di ogni possibilità stanno a dimostrare r esistenze locali e generali insperat~, P. che n oi n on sia.mo spossu in grado di vagliare. L'atto operativo qualunque esso sia d cv'<'ssere eseguito in perfetta. risohtzione deUa parete addominale, che in questi casi è particnlarmonte cont ratta, però essa dev'essere subordinata· allo stato generale del paziente. Quando possibile è da preferiirsi la rachidea per la risoluzione completa. muscolare e p~r la flaccidità dlel ventre, e anche perchè gli incidenti sono assai minori che con gli altri m etodi e facilmente prPvedibili e prevenibili . L'intervento deve avere lo scopo di salvare la vita. del paziente e di guarirlo per quanto è possibile definiti vamen te. Questi due scopi non S!'mpre possono essere risolti contemporaneamente, ed è n rcessario alllma. che si tenga conto dello stato generale <' locale del perforato, e che la. r esistenza di esso diminuisce rapidam en te, proporzionalmente al ritardo d<>ll'intervento e dell'infezione sempre più grave del p eritoneo, e dell'intos· sicazione ca.rdiorenale. L'ideale, la resezione, se può rappresentare l 'optimum della. cura, dev'essere subordinata allo stato generale del paziente, e locali dell'ulcera; nei casi in cui questa non è controindicata, P Alessandri la preferiRce alla sutura semplice con affondamento seguita da gastrodigiunostomia, poichè se i risultati immediati che si Qttengono colla resezione sono ugua-li, b en diversi sono i vantaggi che da questa si hanno circa gli esiti d('finitivi: la. maggiore sicnrezza della guarigione, poichè allontana la possibilità di un'ulcera peptica post-operatoria, che può in ,seguito anch'essa perforarsi a sua volta, e per la possibile esistenza, ora constatata sempre più frequente. eli ulcere multiple, di cui può a nche esservene una perforata olt·re quella riconosciuta. Donati molto opport unamente così ria.ssume il sistema curativo: non sono favorevole alla sola sutura, ma consiglio la sutura J>revia possibil· mente escisione dei margini callosi completata con gastroenterostomia, e per -poco che l 'ulcera sia estesa e mal suturabile, rcsezione. La cura. della peritonite è variamente esercitata secondo i casi e gli indirizzi personali dei ch irurghi; in linea generale la migliore condotta, è la detersione a secco accurata del liquido sparso nell'addome, il lavaggio abbondante p eritoneale è da ritenersi manovra inutile se non dannosa, poichè mentre non può servire alla detersione completa del cavo peritoneale p<'r i suoi uwnerosi recessi, sembra piuttosto favorire il trasporto a distanzà di quei germi e detriti alimentari in zone remote e non ancora torrw contaminate. Per quanto riguarda il drenaggio, se si opera neUe prime ore la ehiu· sura completa, anche con presenza di liquido libero nell'addome che sia scarso e addo e che si sia potuto asportare con una detersione aocura,ta a secco, è stata praticata. da parecchi e con successo, però la quasi totalità dei chirurghi applica il ùrena,ggio, che non bisogna portare alle estreme applicazioni, puichè è impol)slbile, per quanto numerosi e posti nellt' più sva.riatc zoo~:, che la detersione della cavità possa essere completa.
LE PEIUTUNITI ACUTE NELLA. PRATICA ECC.
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Allorqua.nùo la pf>ritonite ~diffusa., Jaboulay e quindi Léo nel1924, al Congrlo'llSO di chirurgia <t :Parigi, proposero, come intervento sussidiario, la ,gailtrostomia, per mezzo dcUa quale si potrebbe praticare il htvaggio e drl'nare <:ontinuamente lo stoma(}O disintossicando in tal modo l 'operato, per lo SYllOtanwnto continuo dt>,i liquidi; sopprimerebbe inoltre il vomito, il singhiozzo, l<> nausee, ed i pro<lotti tossici intrngastrici verrebbero cva,cuat.i per mezzo della sonda. Inol t re il liquido deglutito favorirebbe per via t·ifh·ssa il ristabilimento della pl'ristalti intef!tinale, risvegliando la tonicità ga:stri.ca. Dtc-llo stesso parere è ùeton, 0gli utilizza la perforazione stessa ùcll'uJcera c v'int1·oduce una l\Ialecot o una Pczzer a. perfetta contenzione, prMica anche una gastroenterostomia complementare. In 'i6 giornata la sonda è tolta e l 'orificio gastrico si chiude dopo poeo tempo e così la pat·ete addominale. I risultat i sarebbero stati soddisfacenti H %, di mortalità, per gli ammalati operati nelle prime nove ore, ed il 52 % dopo queste. Willia.rns e WalslJ esl'guirono anch'essi la gastrostomia, ma con modifi<·azione in rapporto ai drenaggi praticati, in 'quanto un primo drenaggio perforato piuttosto grosso è introdotto nello stomaco verso il duodeno, t•d un secondo più piccolo è fatto passare attraverso il primo a.lla seconda porzione del duodeno. Il primo avrebbe lo scopo di evacuare i gas ed i liquidi f!astrici, il secondo permettert>bbe l'idratazione precoce del malato. l risultati ottenuti, come dalle statistiche presentate, sarebbero che su 24 casi di ulcera gastrica, operati nelle prime 2·1 ore e dieci do·po, ebbero 20 decessi compresi i dieci opera.ti tardivamente, su 124 ca~i di ulcera duodenale, 106 operati nelle prime 12 ore e 18 dopo, ebbero 26 decessi, fra questi, (lieci casi operati tardlvamente. Nei nove operati nei nostri Ospedali la tecnica fu indirizzata dai singoli casi, in ogni modo fu applicata quella che desse, a parere nostro, la massima sicurezza di salvezza del paziente, affondamento con o senza escisione dei margini del'ulcera, sutura e gastroenterostomia complementare quando la va,'Jtità dell'ulcera, o l'escisione ampia praticata, poteva far temere una stenosi del viscere tale da comprometterne la funzionalità. Ai poteri di difesa del peritoneo previa accurata detersione a secco fu la.'iciato il compito di risolvere l 'infezione; talvolta un semplice lavaggio <:on etere ed un drenaggio locale mantenuto per pochi giorni e le solite risorse per rialzare il tono car<liaco e renale ne coadiuvarono l 'azione. La percentuale di guarigione fu del 55 %, se si tiene conto cho alcuni di (:'Ssi pervennero al tavolo operat-orio in ore avanzate e in condizioui sia locali, sia genera,li assolutamente precarie, e che quelli operati prccocemenw si salva,rono nell'SO % di'i casi, dobbiamo ricouoscere che il risultato Op('ratorio ottenuto fu soddisfacente. LE PERITONITI ùA PERFORAZTO::'<E DI ULC'ERA 'l'fFOI;A.
I casi prcsentatisi alla, nostra Otisenazione di p1•ritunite da, perforazione in corso ùi un proc<·sso ulcNoso intt•stinalc, furono complessivanwnte nove c:on esiti in guarnigione df'l33 %, cifra eh c, clata, la partieolarc gr avità !lcll'afl'ezionc e per alcune circostanze di tt•mpo si può ritl'ncrc buona, Furono la totaliti~ tlPterminat(• da ]Wrforaziom· di tllrt•ra iutestinale Elwrtb.iana. tranne· una. da para tifo H, e dobhiamo connmire col l'OP clw, ~c f'Stst.~' daJ lato rnorfologico hL d i:;tinzionl' d l'i ,.:bri C<"ppi lmttPric·i, non così è e;luara dal lato cl inico, poiehil ~> i po,;sono aHre tut li i g-radi di ,·irul<·u:r.a c·_ tntt<' 1c ~ompl~(· an:r.(' clw si o:sscorYano nl'lht inft•zinn<' tific·<ì, nm Rt•mlJra. s 1 l?re~cntmo p1ù rare, ('ons tata?.ionc che noi rill'\' Ì<tlllO tH·lla nu ~>tra ,.; t H tlS tJCa.
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Ll': PERtTONJTI ACU~'E NELLA l'}{ATTCA ECC.
La rarità dl'lle l?eritouiti da perfora:doue di ulcera tifosa nella nostra pratil·a. sia in rapporto ai casi colpiti dal morbo, sia anche in rapporto a, quell<· che (o dato oRservare nell'ambiente civile, rit.onjZo dipenda dal fatto che i militari tutti vengono sottoposti a,Ua Yaccinazioue preventiva, che ba reso il ntulwro degli ammalati di febbre tifoidea assai inf:eriore <·he per lo passato, e in queJli che ne vengono colpiti, la malattia si presenta con n.nda.mento nH•no grave. Inoltre essendo sin dall'inizio, sia pure ta.Jvolta ~:on diagnosi incerta., immediatanwnte rico,-crati n<•gli Ospedali. questi mahtti vi ric<' Vono cure appropriate che, eseguite tempestivamente s peci<· twl p<·t·iorlo più JWI'iroloso, rendono h• per·forazioni dell'ukera più ra.re e quanrlo qut>St«' si ,·erilìeano pìit fal'ilnwnte dominabili. Da.IJ<' decluzioni c·h<' abbiamo tratto dai ca1<i oss~>rvati, che trovano la piena conferma d<•~tli altri o;;s<>rvatori, risulta che la perforazione in caso rli infl'zione tifoidea. alldominal~>, è Henienza temibile gi~ nello stadio in cui si h a. l~ formazionl' dell 'escara. però di quN;ti periodi quelli che più fn•qtH'llt<'mentl' riguardano il chirurgo, per le gravi complicanze che yi ~i possono d!'tc·rminare. sono il terzo, in <·ui si ha la caduta ddJ'csca,ra cd il formarsi d<•ll'ulc·era. t•cl è il più pt'ricoloso pCl'ch~ la perforazioni' sorprrncle il paziente in Jlit·no ac·mc della, malattia, in g-raYP sta.to di intossic·azìon(· gt'IH'J'alt• e(l in partic-olarfl drpr·!'ssione m·r·vosa. e eanliaca. e il quarto. in eui l'ulcera può approfondirsi pt>r infiltr·azione e nl"crosi d ei t<•ssuti. La. 1wrfornzionr, oltre che per il trmpo in cui si produce. sarà tanto più gran·, a :H·conrla <h'lla sua arnpi<·zza., se UJli('a o multiple. se qtws1 <' sieno tanto -.;icine da confluire, così da esrlu dere completamente uu Sl'l!mento in ti•;; t in~tle, e da provo('are nn a -.;era innondazione peritonPale, o distanzia.te da complicare, per il tC'mpo che si dC've impiegare a riecrcariP, <'per .la tN•niùa, l'interv<'nto. E brn 1·aro che il pazil•nt~>. pur a.vendo il sensorio ottuso e si trovi in Rtato di !'lnhroscit'nza. non R\'V<.'rta J'a....-vPnuta pe.rforazione. l..':'n dolore acutissimo in uno clt>i quadra.uti addominali, il più spcs11o (90 ~ ~ ) l'infPriore di di'stra, lo sv<'glierà dal suo torpore, ed il m<•dico a<'corso potrà constata.rr la caduta della febbre sino anche a 35 crntigra.di. il polso Pvan<·s<·en te, frequentissimo, sudori freddi; J>O<'O dopo il meteorimo, la difPsa mu;;colar<', lo renderanno edotto che il dramma si an·ia rapitlissimo a.Ua fì1w, e la tragica, maschera. della facics abdominalis. con l 'astenia . danosi dt'lle <'stremità., singhiozzo, chiuderà la scena, se l 'immf>diato int<'l'n~nto chirurgico, talora vero deus ex machina. non riesce a risollt>Yarc. il Ripa.rio r far considPrare episodio ciò che ineluttabilmenH• sarebbe stata la finis (lramatis. , Sono stati dC'8critti altri sintomi della peritonite pel'forativa, com<> la comparsa 1li ottusitil. ai f1anehi, la scomparsa dell'aia, di ott.usità <'pati(·a. nn rwnorP di sfn•garnt>nto che si a{.· verte applicando lo stetoscopio nel punto ow (• stato a,·nrtito il rlol01·e trafittivo, oppure mo....-endo l'ammalato su <li un fianco il dolore segue lo sposta.m<'nto (Bro;vu) 1 l'Psame mdioscopicu proposto 1lal Hmwo, JWr m<'zzo del quale si può ossen•are una bolla d'aria 1·lw s i spoilta eon i movimenti, quello del FcdC'rici, per cui i toni cardiac·i <·be si tmsnH'ttono pl'l' tutto l'ambito addominale scompaiono a man o a lllano c·lw si forma 1'rs1<udato. Akuni di essi1 conw la scomparsa di ott.udtà <·pat it·;\ . (• ~; intc,ma 111'ezioso se pr<'eoc~>, e se è osservato prima clw l'inv;ìdt•nt l' nwh·ori:o.mn non tra).!g-a in inganno. Di aknui la rkPrra ~ l)eri l·nlox;\, <'di altri . c·onw l'nttnsit:\ 111(1bil('~ !\ono indizi già piuttosto avanzAti tlt·Ll. u \'\' l'Ili! t a d ill'li si OUP d< ·l eon t !'ll li t o int PstinalP e COUSf')YUen te g'PilCrali zzarsi rl··lla [Wl'itpnit<•. t' \'<•nit·nza qn;tn1o mai (kpt'('<'abile.
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J.E PERITONI1'1 ACU TE NF.f.LA PRATI C.~ t:CC.
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TI dubbio chf' spesso sorge. specie· quando i sintomi non sono cosi chiari e precisi, è so si trovi in pt·esenza ùi una pllritonite p~rforativa, che richiede l'int.ervento immediato, o da propa~ar.ione, per la quale la cura medica bene spesso È'> tale da portare alla smt risoluzione. T..a de~:isione è talvoUa. cst.remamente difficile, come giust amen t è f~L o;>r;ervar~ :b'errio, e certi criteri a cui si era, -roluto dare tma grltndP importanza, come la sintomatologia più brusca e tumultuoi:ia nPlla prima, piìt ;;uhdola ndla s<w.onda, l'abbassarsi repentino d~.>lla temperatura n<•lla Jl~'rfurazione, cd il suo elevarsi nella peTitonit.e da propag<Lzione, non hanno valore decisivo,poteuclosi avere peritoniti p<>rforati,·e acl esoruio iul:lidioso e non S<'gnalate dall'abbas!:>anwnto 1lell;t curva ter111ic:.a. Du<• <·asi cht noi os:;ervati I!Ono dimostrativi, poichè n(• l primo la. tem pt•rat ura Pra. (li ;~8 .8, e si t rovò una perfora.z ioue ampi~t, e nl'l 20 COn ti'lliJH.'I':lt Ura an.5, vi l' I'<Lilù due perforazioni. Così dicasi dt•l piH'UlllOperitom•o dlt', rpnuulo i'Sist<·, a~!;ieu•·a, la diagnosi di perforazione, ma la s ua aitfwnza non la c•~:;c·ludt•, pcrd1è quando la quantit.ll di g-as nel pcritonco è scarsa. Otl i mu~;(·oli dt>ll'<ttltlomc sono fortemente contratti . il timpanismo può uotl st a.hilirsi o rc·n<lt•rsi p ~dt•se assai tardi, quando la diagnosi diltPn•nziaiQ ha Jwrduto ogni valore. La peri toni te cla. perforazione d :et ult: !"nt t ifira, è pt·tta.n to evt•niPnza tale da, porre in pericolo ilumiJwntc la vit a. d t> LpaziPnt<'. che viene sorpreso quando l'orgaoi,m10 SUO Si trova, in [)I'Nia alla l[l'an• i.ntossieazione, O <:hc a.pp!:'na da voco si atl:accia alla <·onvalPscenza, e quindi estt•nuato da.Ua. lotta subita., e tutti sono concordi ul.'ll'a.mnwttt·r<' ('Ile quest i mabti lafitùiati a sè, a.lle proprie sc·:u;;;t• risorsi?, c a qn<'lle che può tla.re una cnra. interna, sintom a.t.icr1, senza ececziont· m uoiunu. ~ G ul'l lett l' ( l !l~-! ) a,ltc•rma ehe essa uc:cid<• pressocllè a colpo sicuro più vt>lo<.:eill<!n(e eht· lo aUre peritoniti per le condizioni preeeùPnti d<·l lllaLHio. rapid,wtentl' p:-;aurito dai proces::~i t.ossiemici, e riti<•ne dw i casi di pt·rforazione, guariti coll<t cura ineruenta, non siano che delle fai.~~· p(•rfora.z iuni o di quelle pw1tiformi eli un folicolo solitario perforato in eu i, g-ià prima tll'll'a,· vt•nut a p('r[orazione, si era. formato tut.t'intorno \Ula rea?.iotw di JH'l'itonite acl(•:-;int. L'intervento immediato s'impone qua.Ji riH• sieno l<.' condizioni gt•nt>ra.Ii del paziente; però è indubbio che nun ostant(' questo la prognosi nmano sempre riservatissima. Essa può essere modificata: 1o D al tempo intercorso dall 'an·f.'Dilta perforazione all'atto operativo; quanto esr;o sarà più brev~, tanto mag-giori saranno le probabilità di salvezza., poicbè la peritonite nou si è ancora prodotta o sa.rà appem" iniziata. ~ei nostri nove si ebbero tre guarigioni e sei clecrssi, i guarit.i furono operati a l -4 e 12 ore dall'avvenuta pNforazione, i deceduti dall •sa alla, 24a. ora. 2° La da.t a dell'inizio dell'infe?.ione t ifoidr: Rf' la 1wrforazione av· viene in piena intossicazione, cioè nel l)Priodo d<'lJ ·a('nw. l·intt>rvento avrà minori probabilità di esito fdice clw si è prodotta dtu:a.nt ~ il periodo di dofervescenza e di convalesc·en?.a, così pnrt' rlicasi (lPUa Yirult'nza magg-iore o minore del bacillo che ha prodotto l'illfc•zionP. JWr lo st<tto toR:;it'mito ch e produce. 3° Le modalitcì, dell'interwnto <-hirnrgi<:'o, quanto qm•sto è nwnu t.raumatizzante e nou disturba, ma, aiuta. i potPri difPn~ i,·i naturali c1PlJWriton(~O .ed è rapido. tanto mag-giori sat·aww l<' l'robabilitù. dPL s n<·<·~·sso, mai come m questi casi il chirurg-o più clw dcU 'o pl'ra~.:ion t' bril lant<' dC'Y<.' pn•oc·cuparsi ~ell'e~ito imnw<liarò d<'ll'intPt'Hnto; rimandando a tl•mpi migliori, eventuah att1 operativi radieali.
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LE P E RITONITI ACUTE NELLA PRATICA ECO.
Da quando Leyden nel 1884 consigliò l 'intervento chirurgico dt'lle perforazioni e ne propose la sutura, che fu eseguita con suceesso dal Mikulicz e dal Wilson, si può dire che ogni chirurgo, che interviene in questi casi, applicò il suo metodo, dei quali a·lcuni aooo così gravi, e per il traun1<l che producono, e per il tempo che richiedono, da scartarsi senz'altro come pericolosi, a.Itri, se 1·isposero al caso particolare, sarebbero dannosi il volerli generalizzare. n chirurgo non si deve dipartire dal concetto che il perforato, in qualunque periodo egli l'operi dell'avvenuta p erforazione, in qualsias i stadio della malat.tia si trovi, è sempre un intossicato, il cuore ed il sistema nervoso in generale, il peritoneo in panicolare, si trovano in condizioni tali che il minuto gli è prezioso e che un trauma, sia pure lieve non necessario, può essergli fata.le. Cito per sconsigliare senz'altro, tranne i casi assolutamente indispensabili, di perforazione così ampia e di confluenza di perforazioni la cm sutlU'a compromett~rebbe irreparabilmente la canalizza.zione dell'intestino, la « resezione » che secondo Guelette dovrebbe comprendere la totalità dell'ansa colpita; le statistiche in proposito sono sconfort.a.nti. Così pure l'esclusione dell'Rnsa. colpita prnpost.a da.l Soligoux (1908) , sia con anastomosi ileo-ilea.le, sia ileo-colica, non ostante il parere di Guelette che lo considera trat.tamento di elezione, perchè permette il riposo di tutto il segmento intestinale alterato, si deve ritenere intervento troppo traumatizzante. Come pure l 'esteriorizzazione dell'ansa, se può rispondere in ceni casi in cui la perforazione sia troppo ampia ed estesa lungo l 'asse dell'intestino, o quando in vicinanza vi sieno altre perforazioni o ulceri che minaccino di perforarsi, è da considerarsi anch'esso intervento d 'eccezione, per i pericoli cui si espone l'ansa esteriorizzata. Alcuni di questi atti operativi si dovranno per cosi dire subire e praticarli quando le molteplicità delle perforazioni confluenti e lo sfacelo dei tessuti periulcerosi sono tali da non permettere interventi più semplici e più rapidi quali la ccsut.ura semplice•) con o senza. escisione dei margini dell 'ulcera proposta da Leyden nel1884 e la fistolizzazione della perfnrazionP alla parete a~dominale proposta da Escher (1910), e sostenuta da. Duval (1910). In un caso che si prestava ho cercato di conciliare e riunire i pregi di questi due interventi, cioè praticai, dopo recentazione dei margini dell'ulcera perforata, una doppia sutura in catgut e seta, e quindi applicai su di CSSfl. un lembo di epiloon, però invece ili abbandonarla, misi, previo drenagg-io del cavo di Douglas, sotto l'ansa una compressa arrotolata in modo che questa affiora.sse, S('.nza però fissarla con sutura alle pareti dell'incisione laparatornica, e ciò allo scopo che se i punti o parte di essi non aves-sero te.nuto, il contenuto intt>stina.le avrebbe trovato la via di deflusso esterno senza invadere la cavità addominale. In terza giornata si era formata una fistola, percbè una parte della sutura non aveva tenuto, p erò il contenuto intestina,Je si era. versa.to tutto all'esterno. Fistola che in breve volgere di tempo si chiuse spontaneamente e con essa la parete addominale, e il pazi<>pte guari p <>rfet tamente. Andte pt•r qtu•ste forme di peritonit.i, dibattuta, è la questione se si dt•.hba o non proct>dl'te ai la va,ggi, alle irrigazioni più o m eno abbondanti e g-enerali dt•lla ca,·ità addominale, sia con soluzioni fisiologiche o antisetti· tht•, sia con t•tPré ee<ì. La mà.g-gior p a.rte dei chirurglù l'hà risolta con ra hhandonare q ut>:;ht pratica che. a. vrPscindere dalle considerazioni sp sia, o da.nnos<t in q1wst(• JH'ritoniti, in cni le anse intestinali sono quasi sem· p re erwnUl'lllt'nh• 'liln-ta t e P ta.li ùa OI'C' Upare tutto il cavo peritonE'ale <'
J.F. PF:RITO!oo-:tTI ACUTE NELL.-'. PRATICA ECC.
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recessi, oltre non a.s solvere il suo principa.le compit<l, il detersivo, fa.rebbe perdere un tl•mpo prezioso; esso è pertanto da sconsif[liarsi. Opportuna e sempre. utile è la detersione a secco con compresf!(• che a~portino, senza traumat.izza.re: e pos:;ibilmente senza inutili spostamt'nt.i di anse, che potrebbero det.erminare una eviscera.zione, le sostanze <! i liquidi versatisi nella cantà.. A sl'cooda le circostanze, dr<>na,!!gi S('mplici o mtùtipli, opportunamente coUo<:ati e la-sciati, specie se si tra,tta di tubi di gomma, o eli vetro, il minimo indispensabile, perchè la. loro permanenza prolungata a contatto dì anse già sofferenti, potrebbe determinare dE'cubiti, provvederanno ad assicurare la fuoriuscita all'esterno dei residui elae la posizionetU Fowler fa~ilitem. Importante infine èil sapere dove deYc farsi l'iucisiom• addominalein modo da cadere con quasi a.~soluta precisioni' suU·an sa perforata o almeno nelle sue immediate vicinanze. 1 dati ana,t-omici e patologici, il fatto che la perforazione nel 90 % dei casi avviene negli ultimi cm. 60 del tenue, e nel 10 % nel colon ed appendice, e quelli clinici ci dara.nno i ndirizzi pressochè precisi, e nei casi oocezionali in cui l 'infezione abbia invaso altri segmenti intestinali, che non sia l 'ultima porzione dell'ileo, l'accurato esame dei sintomi obiettivi e subbiettivi può con grande a.p prossimazione farci dia.gnosticare la sede della avvenuta. perforazione. La la.parat-omia mediana sottombellicale risponde nella maggioranza. d ei ca.<>i, essa ha anche il pregio di dare luce notevole in modo che si possono esplorare, senza tra.umatizzarne di soverchio, regioni vicine e di permettere un drenaggio pressochè completo. La pararettale destra si presenta opportuna, quando il paziente nettamente avrà accusato il dolore improvviso e violento nella fossa ilia.ca destra, più o meno in corrispondenza del punto di liac-Burney, e la constatata difesa della p arete, ci darà la quasi assoluta certezza di trattarsi di una perforazione intestinale in tutta vicinanza d€'lla valvola ileo-cecale, o ultima porzione dell'ileo o dell'appendice. La scelta del genere di anestesia in questi pazienti, sempre pii1 o meno intossicati, è delicata; quella generale, sia pure col cloroformio, è pericolosa, dato lo stato di depressione in particolare cardiac-a e nervosa del paziente, per quanto l 'Arcangeli ritenga che esso abbia un'influenza b en efica sulla malattia fondamentale, almeno per qualche giorno; più sicura è l'anestesia regionale, per quanto con essa si sopprima solo la, via nervosa centripeta e permanga intatta l'eccitazione psichica, essa è sopra tutto indicata nei peritonitici a sensorio torpido. Ottima negli altri casi è l'associazione a.noci"a di Orile, cioè associare alla anestesia regional<>,. q nella generale con poche goccie di etere o cloroformio fatte aspirare all'att.o dell'operazione, in tal modo si evita sia l'eccitazione fisica. sia la psicbica, e si impedisct• l'esaurimento nervoso dei centri. Come conclusione si può dire che l'inten"ento C'lairHr~ieo. nelle peritoniti da perforazione tifica, è qut•llo che solo pnò ùan• la, j!tHtrigione; esi'lo dovrà essere eseguito in qualsiasi ora, solo lo sta.to preagonico pot,rà. distogliere il chù·urgo <la compiere qul'llo che io considP'I'o nn dovere. Il d ubbio diagnostico, quando i 1<intumi, sebbf'Uf' non pre\'isi, fa<:eiano ammettere la possibilità elle lo stato pNit.onitico :-;ia. in dipt.> ndPnza, •li una aYvenuta pPrforazionl', dey'essNc risolto con J'intl'rn•nto. LE PER.TTONlTr ACUTE DA .\PPEND,C'JTE.
Sub~?la, ?enza. sintomi prf'mouit.ori o lli cosi li(· V(' l'lltil ft cla. l'SsPrP per lo lHU chu pazienti trascurati o c•onr-;iderati C'Ome t:Pmplici clil!turhi
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LE PJ::RrrONITI ACUTB
~'ELLA
PRATICA ECC.
da imhan-l7.ZO gaRtrocnterico o da raffreddamento. tali da sorprendere quindi nel più completo bt•n<'r-;sere, n elle ordinarie occupazioni, e raramente con rif~:rim c u to a precedenti attacchi, è l'appenrlie ite di cui ci interessa la com·omita.nte peritonite, sia da p ropagazione, sia da perforazione. La p eritoo ite, s p ecie la di ttusa, è pertanto couseguenza pitì di un'affezione at~uta <:h t' non c ronica dcU 'appendice, e ver il fatto che è solita a mani.ft•s t ar~>i fra i :!0-:{fi anni, è nel nostro ambiente, come nel civile, la piì1 nHnH•ro;>a, e tale ùa occupa.n:l, quasi in tot.o, il ca.mpo d ella patologia llclJ'atl<lc)I)H> ac uto , e p er ireqttPnza l"80 °~. da supera re di gran lunga tut ti J.{l i altri nl'lla. patogent~S i delle perit.oniti. r ea ~ i IH'C•!wntatisi a ll a nostra osst• rv~tzione di appendiciti a.c ute Sf'lll plici 1:' appvlldif'itt:> ~u·nt e com plicat e a p~>ri ton iti, nel quinquennio 1921-31 1wi rep;uti dl'll'OspNia iP )lilit.art> tli Roma , Clu·ono <:omplcssivamcnw 227. Tli (•f;SP . qu aranta. fu pl'l"I.'Ì:la.t.a, la dia.gnosi ~~~tavolo Op('tatorio di appendir.i t(' (·a t an al(' st·m p l ice . c Ìll q nanto m a.cro:s<:opiC'amentc non fu da to ri!Pvnr<· altuu interl·ssanwut o a ppar("ntP s ia dt>lla siE'rosa v iscE>rale sia parictalc· . l' st•nza pr<·sPnza app r~>zzahil<· di liqn i<lo m·l ea,·o peritoueale. P ur ritPllPtt<lo c·ltt> insienu· a ll'infiammaz ione d(•U 'appendice, cos ta,n w sia la n •az ioni' IIPI la. si<·rosa, però non a n •ndonP risc·on t ra.to :wgni prf'e isi, q uc~:~t t• non ri., ult n,uo nt·lla JII'P:wn te stati:stiht. !1jR:;<' g-uarirono t u tte per prime. LP ap]w tHii<·it <· rwlll' multi formi le~ ioni a uato micho complicatesi a. pt:>ritoHir<· a<:uta s in d i't propa.gazione sia da J>E'rforazione furono 18 i con 14 dt>tT ss i. \;' g rwriti 11 :1. con una. peret•nt.ua lP ciel 9:!,5 %· E s:w ra plH'Pfil'nt ano il com pl<·sso tklle a ppt>ndico-p<·ri toniti ricoverat-e nPi rPpa rt i. pokhè qua!P fosst• il periodo d t•ll 'attc•zionc, quale lo stato di g ra \'it à.. furono tutte Opl;'ra.te. Situata nonnalnw n te ne lla fo ss~L ilia.c a Ùl'Stra nella s na metà interna in prossimit à· tl<:llo stretto superion~, l'appen1lke può aRsumere, all'infuori di pror;l't~t'i ;lderenziali infia-mmatori cronici, lt• più diVPrse po:>izioni , tanto c-ht• Hristow pc::r· stabilil'nt> i vari d <'.corsi, costm ssc una rosa come quella dei nnti. ileui C('n t.ro è il punto di )bc-Burney. In dip(•Julentement'e da queste anomalif', per cui i fenomen i morbosi ùt>lla c·olit·a àJliWilldieolarP e della peritonit e consc'J!Uentt>, si presen tano <·.on una si ntonmtolog-ia ili locaJi zzaz iont~ bt>p. ùiv1•rsa dalla normale, t'eOnc~:rtantt· pure t~wolta. è il quad ro clinico che può offrire una comune a ppendi(' itt aeuta. X nn s<>lllJH'e esiste un ntpporto tra l'entità delle h'siorli stesse, la gravità dt!i sintom i ('(l il cl t'corso dcll'atiezione, come pure t ra l a. gravit à dell'a.p pentlic it<> e quella peritonit.ica. Appendiciti anat omicamente leggere possono compli<:al'si (·on pt' ritoniti gra,,·i:;si.mo diffuse, eosì purC' non sono ra.ri i ca si di iwli,·idui elte so pport ano ambulatoriarnl'nte la presE>nza di cospicul' t,unwfazioni perititliti<:he, risultanti da un·aut,cntica appendicite perforatà non a nr·ora ~qwn t a. 'l'al<· <:ont ra:;to e \'i<lt>nte tra h'Sione anatomica e mauifC'stazioni s intomati<:ltt> conferisce· una particolare com pleRsità a l quadro clinico di cui noi dohhiamo t<·n..rt• il massimo conto, pN' non a.ttarilarci in una C'lll'a ehe po tn·hiH' <'~S Prf' (onte· di gn w i delusioni. J l ,·ol.. r· diii t ingnl'l'l" lt• !l li \' fasi d(·ll·attacco ae uto appendicitico e p eritoni t ico a 11' in izio d P Il' a<· tes~o {o fWm p re ùi lfic:ile, ben s pesso i m possihih· : l'iclt·nt it ~L ('O lltt·rtq HJl'atwill'~ e l'inizio bru~>co llei sintomi tanto s i eouion · dono, t·hl' i: cla ri t(• rH•rs i dH' ni'Sli tiTl attacco app<mdkolarc, a.n che il piir li<•n•, ncm t'i a<·l·nmpr~!!ni a d 11 na \'On~mitant<> n •azione pt"ritonl•ale. l li tu t li i sint·••m i t· h e si posso11o iniz ialmt>ntl• ri:;contrare in una appNl· di(·O·Jh•ritonill• n<·t1tn nJOlti , qua li i hri,·idi òi fn•ddo, h~ fel>bre , Jo stat o
L!: PERt'J'O~Tt ACUTE NI::LL.\
PHATICA ECC .
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<lt>l polso, del res piro, il Yomito o conati di vomito, ln stesso dolorP che può t•ssere a.vvertito contt' una dolPuzia diffu ~ a. a tutto l"ad•lome, con tPndt>nza nelle prirot' ore all'aee«>nt.uars i e a rc•nder si intollerabile, hanno un valore relativo, poic·ht> possono s ubire v<trìu.z ioni a S1•ronda (leUa St' nsibilità e psic he individua.lé, od o:>sen·a.rsi in corso di tu t t'altre aJ[ezioni. Cara t l eristico, pr«>zioso ect inPfltti vof'a bi le sin toma è l n di ft>sa m usf'olare; d1e è s<'mpre penosa, e !Wrsist't>nte, dt~· tah·olta th~ sola., a s.~l·nte la. feb bre, con lJolso sos tenuto e ,·alido, può ...~st·n~ s utnei(•Jltf' a stabilire una diagnosi di peritonitf'; ('SSa può <•.-;St•re rlill'nlla a tutt<L la paret<' adt!ominall•, e tale p ers istt>re q ua.ntlo E'ssa s ia gt•nera.l izza t a, ]Wl' l' a.ppt·nd ice pt•t•cot:(•lllent e cangrenatasi e pNforat as i: contt' dopo po('IW ore può lotali zzarsi nel quadrante· inferiori' di tlt·~tra, tna. r ltt.• in ogni c·a~;o è indici' di una /.!l'a·ve in(c•r.ione, f! ia, purt' <·it·eosnitta, l'lt<· il dt',Jore piit \ ' Ìnu-P cltc· l'l i ri:;ve~dia. in llll d a to punto. ne riiPVPrib la SOT'!!t•ntt•: t ome l'i[WT'Pstt•s ia cutam·a, potrà !WC'OUÒ.O Kirm iSì'Oll, (·it a t o cl a )Loneah·i. in d i<·;u·ci r <\ V\'(•Jlll t a IH'I'fora.zione appen•lic>olarP. Jl mt-tt-ori"nto p ii t o m<'n o eYit1•·o t(' a ;p, ·on•l<t <l<·llo ~-; t a l o d i e o n t rat t n ra. d cllf' mal)~e muscolari, P C'llf' tHivolta i• rilt•va,to a ll' ini;,io solo di'Ila twr(·uHs iom~ per il s n onu timpa.nit·o <litruHo. s<·nza. ap prt·zzabili alt1· razioni dc·! volmne dc>ll 'a<hlonH·. è un sintoma.. f' ht> unito a ll 'arr .. ~ to tk llt> I'Pci e da i gas, e <la. noi t·ost;~n tt-nwn t(' os,;<•t'\'<tt o. di indnl>hio valori:' dia,guo:>tico cleJ ditiondpr;~ i df'!J'inliammaziont' a ppt>ndicola.n· a-lla :lit•rosa, nwntrl.' il persist.ert.> tlelra.Jvo a pN!o l' il m a nift•o:;tarsi dt>lla. llian(•a, tra nne twi casi di una peritooit<· a<'utissima. iV1' 1':5t't ti<·a.. ci ha orit·ntat o VPrso al tre a.fl'er.ioni non apJWndiC'itid tè. Il >ersamc•nto u elli' p <:- riton.iti cliiTHsf', !lia d !ll pt·opag-azione. sia ùa pn·forazione, al m<>no all'in izio t' JH'r la l'l'la t iva R<· arli iti~ ti i <~liRo, \:' pl'l' il ntPteoris mo quasi St·mpre pronutwia.to . non i:> ta.le da, tlt·lt·mtinare di'Ile ,-a,dazioni plt>ssichP as.~olu tt', e m•lla. [ossa. iliac:~L tlc>stt·a in qu<'sti casi si avrà più un'ipofc..n elii timpa nit";H hP non una \'t•ra. ottu ~ it à-," SI' non s i stima imprudenza, nPlla, pos iziotle in gwltllThio, piit <'1 11' twlla. Iat·t:·J·;dizzat.a. del pazientl', ques t a potrà. aunwutan:! t'cl t•sst·r~ inclic-a1 a eo11 ma~gior JPr rcisione. Così pure ben diffic:ile è che si pcJsxa. notan· la scomp<Lrsa di'Ila ottusità E>patica, e nel caso c he si a bbia, darle l ' intt•rpret aziont~ èhl.' i gas Kfug-giti •la un'appcnclice perforata., possono an~rla provoeata. L:t :wdt• :;tessa del Yiscere. l'edema dellt> parl't i eli <:>sso che oblittora l>PnP fl JW:sso il lume ('('COappenclicolare, l'accollarsi e interporsi di nwso e d.i anse, f<tiHlO si c·he, SPppure si abbia uscita di gas, q ucsto non possa nss(•rr di tale Pnt it i~ t la. determinar<' una variazio nt· plt·ssiea eosì e\·iiLPntl'. Nulla di più l'TI'a t o il vol<'r fornnùarP imi it·azioni progno:; t id te all'inizio di un 'appendico-peritonit<> at'uta. F n ·tpH·nlt·m<·nt<· c·i & oct·or:~o di dover operare sotto l' impn•s:o;ione di una ll intomatolo~ia gc•twmle c l ocalE' di UOa })eritonit·e rlifl'll8<t JH'l' aftJ pl•ndicite ]ll' rforata C c·a,ngTt'llèlta, in cui l 'animo no~t.ro già consid(•ra.\'a la ~r1H'sa probabilit à di ii U(' ('l'~~o. e l 'intervento non mostrò che un'a.ppt' ntiil'.il t' acut:1 ipt·n·mi•·a. c·ou:,rt>sla, aum{'ntata di volumt>, ('.on scar:-;:1 n·azioll!' JWritorH•a lc, <•d il tlt·t·on;o postoperatorio rapido, favm'<'vOlP t> 1lumtuw l·onft·t'llt Ìl ilr~> jH'l' lcl bicJpf;i(-o. Oo!:iì a scarsi rilit>"i lotali P so pr:-~~ utt o gt·u('rali di pazil·nti . l'IH• v<·nivano colti imprOY\'i:-;amt>ntl', in un ··Ps•·n ·itaziout•, a pa:-;sc•g-gio 1wl più <:ompleto benesSN E', da un dolon· violc·nto alla fw;sn iliat;t tlt>:-;tm. C'hP tutto,_ infine, n<>ll'ins it>me fa('('Ya pn,::;p .. ttan• un atlate·u ac u to cli una s emplice appendieitP. [t•c·l• ri ~t·ont t ·o llll n·pl•rto qnan to Jllai gJ'a \·t> di
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LE PERITONTTI AC'GTE NP.LLA PRATICA ECC.
una perforazione o cangrena di essa, con abbondante pus più o meno libero nella cavità peri toneale, tanto da portarci a una prognosi quan to mai rist>rvata. Così pure predsata. la diagnosi, molto guardinghi dobbiamo mostrarei nel prospettare l' ulteriore decorso dell'affezione, in ba8e ai sint.omi constatati e alle moclifì.<:azioni di essi. Il pericolo di un improvviso cambiamento del quadro deve da noi essere SE.'mpre tenuto presente; alla remissione graduale e costante sia dei sintomi generali che locali nei primi giorni, può improvvisamente suss(~~uire, senza ca.usa apparente, una rapida. modificazione con tutta la sindrome di una peritonite diffusa, anche in quei casi dove, poche ore prima, l'insieme faceva sperare in una regre.-,sione progressiva dell'infiammazione appendicitica e in una sterilizzazione di un focolaio purulento, che tutto lasciava supporre bene circoscritt,o e protetto da vaJide barriere già costitl1itesi. L 'assoluta pre-ponderanza delle appendiciti, 80 %, nel provocare le peritoniti acute, ci permettono di considerarne la cura alla stessa stregua, salvo dettagli di tecnica. e di opportunità, di rimozione più o meno radicaJe, della sorgente di infezione, degli altri visceri endocavitari, e le varie tappe per le quali si ò giunti all'attuale sistema di cura, ci dimostrano che essa ~ la risultante degli esperiment i di gabinetto sulle particolari proprietà della sierosa peritoneale, e della osserva-zione dirett,a, sugli ammalati. Indubbiamente oggi, la precocità dell'intervento e la rimozione della causa che ha provocato la peritonite, ed una più esatta valutazione dt>i poteri di difesa della sierosa, ci permettono decisioni che in passato neppure ci si poteva prospettare e di coiU!iderare la chiusura totale dell'addome cofne la normale soluzione più comune a seguito dell'intervento praticato. È certo che se si interviene precocemente, e se la sorgente dell'infezione si è potuta rimuovere, e se la detersione a secco è stata per quanto possibile accurata., il peritoneo ha nel complesso armonico dei suoi va,ri poteri, ·potenti mezzi di difesa t anto più validi, quanto meno sono disturbati nella loro funz ione, e la chiusura totale dell'addome di cui a buon diritto si può considerare precursore il Solieri (1900) m entre non espone gli infermi ai pericoli che in passato si ritenevano gravi, evita a questi il dolore. e gli inconvenienti a volte pericolosi delle successive medicature, delle manovre di rimozione dei drenaggi, della formazione di t'stese aderenze e laparoceli post-operatori. Partigiani convinti della chiusura completa dell'addome, anche degli strati superficiali della. paret(', che noi ci riserviamo di controllare a. distanza ili qualche giorno dall'intervento per una eventuale suppurazione, dobbiamo con venire che vi sono circostanze in cui il drenaggio è non solo opportuno, ma necessario ed indispensahile. Con il Donati e 1\farchini (1931 ) ne riconosciamo l 'utilità sopratutto nei pa.zienti di età molto avanzata e eon uno st.a.to generale notevolmente sca{lente, che danno scarso affidamento sui poteri na.tura!i di difesa.. L 'a,n(•st PRia, nella quale noi ci siamo valsi, oltre che per ragioni di opportunità, fu ndla quasi g-eneralità dei casi la rachldea; quella regionale nei casi di p(' ritouit·.e éircoscritta., o in l)azienti a paJ·eti addominali sottili e con scarso nwtrorismo: ed infine in pocbif;simi la g<'nerale eterea, quando lo stai o di al{it.azione dt>J sogg~'t t.o o la sua, psiche t.urbata, ci perm<.'tt,eva di Ruppone eh P non a \'l'l'nlllJO mai potuto ottenere diversamente quel si ll·nzio cl(·lla n·giom•. cosl n•·cess;u·io anche questi mala.ti. 1/incisiom• la p:-~ra toru iC'a n<• i casi rli dia.gnosi sicura di a.ppenùicoperiton itc fu Coi! taut~ml'llle quella •ti Lennand.-r-Jala.guier; essa ci ba
T.l::
Pt;RITO~lTI
ACUTE .1\ET,L.\. PRATICA ECC.
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St>mpre permesso la piit ampia luce della re~ione; opport unamente prolun~ata in aJto e in basso, ha reso po:-sibilt' ritrovare e asport·< t re l'appendice qualunque fossero la sua posizione e le aderenze con al tri visceri, mt'ntre le altre incisioni, proposte anche recentemente, presuppongono una cer tezza assoluta di una s<•ùe del vìsc~>re, che noi sappiamo qua,uto sia invece mutevole e non rispondente ai sintomi rilevati, e obbligano a sucCf'ssivi prohmgamenti incisori, non sempre n•golari e taJvol ta lesivi di masse muscolari. Concludendo possiamo affermare che r appendicite non ha qua-si mai un andamento regolare che ci possa dare affidamenti sicuri sull'ulteriore suo decorso, i cambiamenti sono quasi sempre bruschi, improvvisi ed impensati, e possono segnare un'impronta tra~ica. Non consideriamo l'ora •lell'attacco: una. appendicite intatta, non operata in 3a-4a giornata, ci porta al rischio di perdere un tempo prezioso e ci costringerà. quasi sempre ad intervenire in 5u o 6a giornata, per diffusione conclamata di una peritonite da perforazione. Si a sporti l'appendice, e come nota ~foncalvi, non solo quando essa si presenta subito nel campo operatorio, ma anche quando sia nascosta in una massa aderenziale, ·ed occorra qualche sacrificio di tempo per individualizzarla e qualche cauto maneggio per isolarla ed asportarla, anche per via so t tosierosa.. Se l 'emostasi è sicura e la detersione a secco accurata, e se ilmoncone appendicitico si è potuto affondare, si chiuda: il pcritoneo più è lasciato alle sue forze non disturbate, meglio si difende e più facilmente si rende padrone dell'infezione. In caso contrario, un drenaggio piccolo di garza ci darà il deflusso d el liquame ematico ed eviterà raccolte ascessuali. Sì sostenga infine a seconda le circostanze il paziente, con l'ipo-fleb o e rett<•Clit!i 1 tonici cardiaci, e cul'c sussidiarie ili sierot.crapia. LE PERITON ITl
POST-T.RAU:~I ATlCHE.
Kell'Esercito, l'alto senso di dis<:ip1illa. il sentimt•nto (l'onore elevatissimo, l'eliminazione già nel primo periodo aJle armi degli epilettici, dei deficienti morali, l'internamento nelle Compagnie di diMiplina dq~li indiddui che già ebbero condanne per delitti contro le persone, f~Lnno si che le ft>rite in rissa d 'arma bianca o da fuoco sìcuto assolutamente eccezionali, tanto che non è dat<>, nella sta.t.istica df'l qninqm·nnio di tutti gli Ospedali militari, rilscontrarne nessuna; come pure la scru polosa attcm:ione esercitata nei campi di tiro e manovre, nf'lla rivista alle armi, rt-nùe quelle a.ccict ~ntali rare, cosicchè nelle forze armate tranne le ferite riport.ate dagli a~enti dell'ordine pubblico per arrel!tare individui facinorosi, i traumi che provocano le peritoniti acute sono le comuni cadute, calcio di cavallo, passaggio di una ruota sull'addome ccc. L'azione contusiva comunque si eserciti, per compressione, per schiacciamento, per contraccolpo, calcio di cavallo, colpo di palla, passaggio di una ruota, sforzo violento, cadut.a da grande altezza sui piNli, o sulle natiche, sia essa rapida e violenta, continua e }{·nta, determina delle lPsioni più o meno gravi a seconda dello stato di rilasciamento ùcile pareti addomina li,_ della direzione in mù si è esercitata, e sopratutto dello stato maggiore o mmore di ripienezza del viscNe che viene <:olpit·o. Lesioni che possono a ndare. dalla perforazione immediata del viscere con veri f'ITctti di scoppio, alle lesiOni vascolari con esclusione ili un intf'ro sf'gmento e succ1•ssiva smt cangrena immedi~tta o ta.rdiva, eù alle sugg1.:ll~Lzioui cchimoticlte parieta.li, con formazione di escara e pt>rforazion<> alla caùuta ùi essa.
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Le PeJU'l"OXn'I ACt"TE l'ELLA PltATTC"A ECO.
I sintomi 1wr potPr ~>tabilire un·~tYVt'nuta perforazione di un Yiset>re <'ndoc~a.vitario
per contusione d eli 'addome. sono alrinizio assolutamente incerti , <· J'a,namnc•si che ci indi<'a il grave trauma. subito, passal!t.do di nna ruota. caltio di <'a,·a,Jlo c<'c.. , può darci indicazioni di probabilità ma non ar;solnl'<' 1li h~:-;ioni viscNal i, <' sP non si ha f!ubito, Pvtmi<>nza abbastanza rara~ un talC' ,.<•rsamento copioi'O eh(' dia ttn'ottusiHb mobile nei punti più dec·livi e la fuoriuRcit a rli g:u; ciH' sopprima l'ou.usità epatir.a, i sintomi n<• Ile Jlrimc or<' po:-sono confondprsi c·on qndli d<'llo shock. L\'sanw d<•ll'atldome ci dar:\ dr~gli indizi di capitale import.a nza: la contrattma addominale SJH'<'iP sr> un._ila.tt"raJe, è per Hildehrand e pPr H ar. mann un ::;p~mo patognomoni<-o vifJ<:Prale grav<>, specialmente dello stoma.co <' dc•ll'·intt>stino,"" pl'r nauù<~ t (19:,$:2), è un vero sPgno di allarme, ma bisogna chr non ~ht limitata nl· al punto contuso, uè provocat.a artificialmente dalla mano clar t'splora. È un sc•guo eosì preci~o cht" su 37 casi non l 'aHt>bbero mai trovato in difc>tto, e tale da consigliare l 'intt"rvento imnu~ di ato; come la, sua as1wnza lo farebbe E>selurlNP. Questa ultima. conclusione è troppo assoluta, non sono nm 1 c·a:s• chP òopo un trauma il Yentre del pazi<'nte f;Ìa prrfettanwnte palpahil<' e ciò non irnpeclisçe, quando esistono gli altri sintomi, che. Il<' non intpn·ien<•, ali 'auto psia si oss<'rvi una perfor a.?.ione ecl n.nth e m nlt i p l t'. Il ml'l'coriRnao ra pidamt"n te progre~>si v o co,tituise<• un sintoma <'!!Ualnwnl'<' importlhnte e tanto lo sarà più, quando avpar<' rlOJ>O a1l·un1~ or<' da.JL'inc·id<'ntf•. La sco m parsa. d<•ll'ott usità epatiea. eh t' può <'S"<' re o no. eoucomitantt• alla difl'sa. muscolare, è un S<'!!JlO prE>d~o, quando però un nw~orismo acc1•nt ua 1o o la. mar<·atn flistf'nsinnc ile> Ilo l'tomac·o o del colon non !!li tol~a.no o~ni ,·alore. l n fine Clave! (HHI) f:t•gna la un sintomo precÒt'e d i IPsion(' ,·is<:l'ndt• d l'Il 'arl<lome, che egli an<• h br Ristcma.t.ien mente ossen-ato Ìll a.lc·uni (~asi. P chr Ri pri'R<'l1ta ncliP prime 10 or<' dell'a.vvf?nuto trn.umn,; lo <;llianaa il « trt•mbloh•nwnt., tn•molio peritoneale, o ~ Sf'gno liquido pcritoncal<' minimo "· De,·e ·l'SSt're ricercato in assenza della contrattura. addominalP che in l!<'lll'I'e non si è ancora manifestata; per r it'ercarlo s i mrtte il pazirnte iu drcnbito supino a. cosce· piegate, si appoggia, la fa~(~ia rn\ma.re cl<•lle ult.irnc quattro dita sulla fo:;sa iliaca e d('primendo la parete arldominaJ<', con p icnoli r;olpi rapidi si imprimono alla par('te stessa dei moviml'l'tt.i ontlulatorii che si risolvono in due senzazioni: tattile e visiva. Qnella t:at.tile è data da una, specie di tremolio gclatiforme dovuto alla JH'rc•·ziont• di anse intl:'stinali cl1e gallt"ggiauo su un pò di liquido e vengono ad urtare sotto le dita.; la visiva è data da tma trasmissione alla p arètP opposta, Ili questa ondulazione, specie di traduzione visiva dell'ondeggiamento; l 'abbondanza di grasso della pa.rete o dell'epiploon o presenza ò i liquido in uno stoma< ~o dila.t.ato possono trarci in inganno. La. diaj!nosi di !H'de, qua.l e sia il viscerr perforato, spesso ci sarà fornito dai st·gni (·ont.nsivi, ecchimo;;i N'C. provocati sulla parete addomin ale dall'a,gPnte t.raumat.izzant,P-: ho det.to spesso, perchè non è infrequente il caso claf' questa non pn•senti alcuna traccia del sofferto trauma~ o che alla contu;;io•w in un a regione co rTi ~ponda. Ja lesione di tlll viscer<• a distanza, spt>ciE> qnanrlo 1\ ripi~·no d i mat<'!'ie o di gas che sfuggendo abbiano fatto da 0n;;einPtto a.l vi;werP che ha Stlbito la contusione, ,nentre queste a.ccumuIan<.lo:;i in mai'sa, in un aHro !Wt1nre drl viscere che sia munito di valvole o a.n:,rolato, !'ì lll)is<·a, p<'t' Hl'l'E'Sto <h·llt• ma.trrie o dei gas, gli t"tl'etti di :;coppio. }Ha. éOll\<' ]Wr h~ diag-nosi diiTt>rPnzia.l~> fra perfora.zione v iscerale ed emorragia intf'rna. <'osì la rli a~nos i eli l'W<h', cta.lla.to clinico, ha un vaJore r el ativo JH'I'(·hi:> rint PrVClltO, diagnost.icaq·.a, )u, p('rforazione, S'impone, e poicJaè sa,ppiamo t•he h<'llP spesso la lP!lione non è unica, L'esplorazione accurata,
J.E PERITO:\I'ri ACU TE NELLA FJIA1'ICA l·:cc.
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e s istematica, sp<>Ci<' qullndo il ,·isc<'fe l<>so snsp<'ttato i: l'intt•;-;tino, si rende nect•ssaria; rampia la.paratomia mediana. i> <·on~i:.{liabil(', e•l •" qll(·lla che me:,dio di tutte si pn•sta, a.m pii a ta a s('conda rlel n•pc•rto, a tu t ti ,gli interventi e i drenag~i c·h~ ei dirnolitra,<;sero nPt·t·Hsari. Alcuni cllirurg-hj considf•r.tlHlo the le probabilità. tli gu;nigione sono tanto più grancli qua.nto l'intP-rvrnto è più prr<·ore, lo propongono a tutt;i i colpiti di violf'uta contusiont' all'a.ddouw, IH,irhì- loro 1Wmbra nH' no pPricoloso di [a.r con'NC all 'in[ortnna.to i rise hi tli 1111a lap;~ra tomia e~;plorati,·a, che tli perdere uu tempo prezioso e risconlran• i primi s;intomi di una, rea,ziouo poritoueale. Partigiano a~soluto di un in.tPrvPnto prt•eocis;;imo quali siano Il' eonclizioni d<>L pf~z ientP , poi(·h1\ im>~oì'pdtate sono ePrtP rei'>liiit<'nzf' Titali in taJ.uni oTganismi, quanrlo la rlia.gnosi di JWrfora?.ionf' e di ~<·dP. pt•r Rintomi inequivocabili, è indubbia. ritP.ngo ('he Iwgli al'tri t;a-.~ i una. pmdent-e aspPttativa rl.i qualehe ora.. s ia piìt giO\' HOI<' <:hl' di danno all'int'ortnnato; t<'mpo elle sarà impiegato a I'i<~lr.arne le forzt• e aH'o:;~wrva,zion<~ aeC'nntht dt>i sin· t o mi in atto. sui p<•ggiora rnt>nt i e m ig li<>rif• c· h P Ùl e~si possono M!lt·rvarsi, tiltll'insorgl'nza di altri piit prt>t·i;;i e c:hiaritic-atori (')w , <:t'Si<ato lo stato di a.mbasda, o di abbattinwnto·•ld par.i~·nte, possono pt>rtnPtiPrd una tlinguosi più sictna. Un.a llllparatomia (> s<•mprc> un tra11ma, c-li<' Ili Hg-giung<> al ptw·r dPnt,,~ e d.tP. pnò non t'S!.\NP toUPrato. in pa,rt i<·ola.re quando int l'n·PJT<·mo su SPgn i iuN•T'ti che ('i obblight•ranno ad uua. s plo rar.iww nwturli<·a di tutti i vistl'ri. a llo svolgimento di tutta la matass:L in!\'st inaln, JWr la rit·f'rea <li <JIIl'lla ]Jerforazione (')H• ]HIÙ 111111 f'sish• l'l': es:<a Sarà, Jun~a Ìlld<lg Ìll<Jf;::t e di f'H'T' l'l; sressa sola , eli gra \'C' pt•rieolo p('r il pa.ziente. Nel pa,l'lat'<' d<>lll' pt•i"itonit.i ;tt·nlt• IWI' fN·itP Jll'ndrant i nPll'<HltlonH•. spontaneo si volg-o il JWnsipro a tptPIIc dl'tPrminalr· lll'l' nzinni lH•IIic·lw, e in part.icola,J·e di qtu•sl<t ultima g"ttt·na, <'lw twl tnn1pn clrlht traUlnatolog ia ed in specie di q1u•II;L dPll'addonw ha sc•.! !nato una prot'oncl:t C'aratrt·ri· stica, c he la {liffel'l'nzia dalle pass;t-te per l'impronta dt·ll'estt·c·ma gTH \ ità impressa alle ferite. Può ilembrarc strano <'!H• una fPrita d'arl1lf1 hiant·a o cla fnoC'o non elia elementi suJficienti pt•r an·<,rman• l"t•sistrmm o nwuo di'Il a. pPtWtt·ar.ionl:', e ammessa questa, il rieono:>cc•n· rw ,.; shwo oppure no Ll•sioni visc·.. rali, quali siano i visc.-ri lt> ·i, e quali:' il )!rado fip ll f' fc•ritc· riportate. Nè i caratteri della, [c'rita, nè il JWr('orso eompiuto dall ' ;~rma. por;sono talvolta da.rc i un esaurit>nte aiuto; un proiettiLI' può compiere.• i pii1 strani percorsi Sf'Uza proclurre alcuna lt·s ione vis,·t·r:tle. lWilr.fl nt•mmeno intPressare la sierosa., mentre fPrit<•, c!ht• poRI'ono a tutta. prima pt'P:·wntnre i caratteri d i una ferita a sHon<~ di breve pt•rcor:-o, si rilc•nmo, dopo pot·hf' ore, gravissime per una peritonite acnt.a, pPr<·hò i duc> fori entno fori di entrata di due distinti proiettili, o SP vc.>ra k sione n. sc•l'one, il proi<•ttill' può avcro determinato la frattura eli nn osso <;.on mohili?.zazionn deliP l'dwggc che avranno leso il pcritonl'o e l"int('stino. A queste incert,.•zzH si clc>bbono a.g:.{illlll!('fC qnt>IIP clc>tNminatl.' dalle ferite di un viscere extt·a-peritmwale <'Il<', p l·r il fatto <ii avere mvrHwti :più o rneno estesi di continuiti~ <·on la sit•rosa p ('t'iton(•ale, fa si clw h· materie settiche uscite rl~Lllft pf'rforazion" int\ltranu il (·.mttJPtt iYo parapNitoll<'\ale, veng-ono a contatto con la f<wcia, t'lilHnn. dt'lht s ierosa. <·lw s pesso Rcoll.a.no dalla paretf', P tktPrmin;lno l"infiOt'~t'nza. di fatti iTTitHti,·i l' rifles.; t, e quindi un compl~!Hf>O :<intoma.tico <'lw, in p1·into rnonwut·o, può simulare la periton.ite pcriorMint.. lnvcro vi sono sintomi che fl'tamlo sono pn•iwnti ltanno un valore
1024 rl~>cisivo
p•·r la Jll'llt'trazionc, come altri decisivo pet· la eoncomitante lesione YiscN ale. ma non sempre è dato ris<'ontrarli. Il prolasso dell'epiploon o ùi qualche YÌS(·err. aHà un valore pato~nomonico di lesione d<>lla sierosa, come la fuoriltsrita di bile, oltre> indicare una. lesione del f<>gato o della ci:st.ifellea, ci JlUt') indicare la lesione della prima porzione del duodeno: la fuoriuscita di san~uE" misto a sostanze alimentari, una. lesione d ello stomaco, cosi la presenza di feci liquide quPlla del tenue. e di solide del colon e del peritoneo. solo quando, pN la topografia deHa ferit.a e per altri e.lementi, si può escludere che sia stato leso una delle porzioni extra peritoneali di esso. . È l'aro riscont.rart> dunnte le prime ore cbe seguono il ferimento tm apprezzabile mut-amento nel volume e nella forma dell'acldome; è collo svilupparsi del metl'orismo che il ,·olume aumenterà e l'addome assumerà la forma lllobosa. La contratt um lell~era o grave, diffusa o circoscritta, non manca quasi mai nelle ferite dei visceri -endocavitarii per61 perchè acquisti il valore di segno patognomonico, occorre cbe abbia quella durezza da giustificare la denomina.zione di addome !igneo, cioè che nessuna manovra possa, vincendo la rigidità, determinare la depressione della parete; essa è il ~vero segno principe che, indicando l'avvenuta perforazione, mostra anche la profonda irritazione della. sierosa prodotta dalle materie versate nella sua cavità. Per quanto nulla di specifico abbia il dolore sia spontaneo che pro·vocato alla palpazione, pure accompagna più o meno costantemente le ferite penetranti e si può dire immancabile a.lla palpazione profonda. n timpanismo pre-epatico, che Jobert per il primo rilevò come sintoma di pneumo-peritoneo, per cui l'area di ottusità epa.tica si dimotra. ridotta o addirittura scompa-rsa, per la presenza di ga-s libero nel peritoneo, mostra in modo assoluto, quando non vi sia una ferita transdiaframmatica con lesione del polmone, l'avvenuta p erforazione di un segmento del tubo gastro-enterico, sintorn a però, come ho già detto, che tt>nde a scomparire per il .rapido as:sorbimento del gas, qualora non si riproduca cost.antemente attrav·erso una ferita bf'a.nte o non sia confuso con il meteorismo. Così pure important.c· è l 'ottusit.à mobile dei fianchi cb e si riscontra nei grandi versamenti liquidi, por quanto non precisi la lesione se ùi un vaso o di un viscere parenchimatoso o cavo; sintoma però che come il timpanismo pro-epatico, deve essere ricerca.to precocenwnU> prima che il metcorisma, possa nasconderlo. All'irritazione p eritoneale segue la paxalisi viscerale. con alvo chiuso alle feci e ai gas, con iscuria eù in segllito oliguria. Concludenclo: questo rapido cenno sui fatti rilevabili con l 'esame clinico dei traumatizzati ci dimostra come la soluzione dei vari quesit.i, quali si impongono al chirurgo davanti a una lesione dell'addome è tutt'altro cbe facile. Se lo studio delle ferite, delle condizioni ?enerali del pa.zientce e dei vari fenomeni riflettenti in modo particolare l addomf.'1 molto spesso ci può fornire un giudizio diagnostico preciso, talvolta ci lasciano incerti, tal'altra ci può indurre in errore, e la stessa sintomatologia peritonitica non è .sempre indizio così sicuro che ci permetta di eliminare ogni dubbio che non si tratti di fenomeni paraperitonea.lì, tanto le graduazioni e le modifìcazioni sono di lieve entità, e sulla cui valutazione, bene spesso non è possibile fare a.ssegn amento per la dia.J!nosi differenziale. L a laparatomia esplorativa prect>duta dallo sbrig-liamento ampio della. f~>rita a llora. s'impone; il semplice sbrigljamento 1 in caso di ferit.e di viscere cxtntperitoneale, può ritenersi fine <t> sè stesso, poichè la presenza di liquidi settici, matorie, può giustifica.re la sindrome peritonitica.
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LE PERtTO~'ITI ACUTE h""ELLA PRATICA ECC.
Negli altri casi l'unico vero intervento è l'ampia. Iaparat.omia e la immediata. dt>Ue lesioni ))' essa è la sola condotta logica ed aecettabile, l'unico atto del gran dramnra su cui ~ possa riporre fondata speranza, ed alla quale ci siamo sempre attenuti, ea il 31 % di guarigione, negli operati nelle prime ore dell'incidente, sta 9. dimostrare, che' più che alla maggiore o minore gravità delle lesioni, il·811é'cesso è in relazione alla brevità del tempo intercorso fra il trauma e l'intervento, precocità che permette di intervt>nire quando il peritoneo è semplicemente contamina.to, o l'infezione è allo stato iniziale. . « diligente ricerca e riparazione
ModestA> pertanto è il contributo che noi abbiamo porta.w neL campo delle peri toni ti acnte, ma lo riteniamo non privo di interesse in quanto, par.tigiani convinti dell'intervento precoce e radicale, per guanto possibilEb allo scopo di rimuovere la sorgente d 'infezione e da compiersi quali ,siano le condizioni del paziente e lo stadio dell'affezione, abbiamo potuto cosi constatare e confermare tutto il valore di quei sintoJ.Pi che è vanto della. moderna chirurgia d' urgenza di aYer fissato per stabilire una diagnosi di stato peritonitico, in confronto di quelli classici che ne indicavano,piuttosto la fa.se terminale. · Inoltre sulla base dell'esatta valutazione dei poteri di imll}.unità. locale, di difesa, e di lotta della sierosa peritoneale, frutto di un lavoro sperimentale e clinico in particolare delle Scuole Italiane, che non ha ma'i avuto sosta, riteniamo di poter confermare anche tutto il valore di un sistema curativo, del quale, nel campo nostro, i nostri illustri predecessori dell'Ospedale Militare di Roma si possont> considerare antesignani, e che pochi anni or sono non ci si poteva neppure prospettare., Per esso si potranno ottenere tali successi da ritenere possibile, quando precoeit~ di intervento e abbandono di ogni limite di ore, circa il momento di, esso, sarann_o considerati da noi tutti assiomi, che l'infausta prognosi del' passato «la morte è la fine abituale del peritonitico >l si tra{lformi in quella del Moty << di peritonite non si deve morire )). · · ' l
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• - GiOTnals df msdicfn~J mil!ta1'e.
·COMMISSIONE INTERNAZIONALE PERMANENTE DI .STANDARDIZZAZIONE DEL MATERIALE SANITARIO Nei giorni dallO al17 ottobre decorso si è t~nuta a Ginevra la 7a. sessione della Commissione int.ernazionale di standardizzazione del materiale sanitario. . Vi intervennero i rappresentanti della Sanità militare dei seguenti -Stati: Belgio, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Pae.si Bassi, Polonia1 Romania, Spagna, Svezia, Svizzera. Furono trattati i seguenti argomenti: 1·. Ba1·clla standardizzata:
La Commissione fu chiamata a giudicare in merito ad un concorso &lilla barell\ll di campagna standardizzata, indetto dal Comitato interna.tionale della O. R., che aveva pure offerti due premi; il primo consistente in ·una medaglia' d 'oro e 1000 franchi; il secondo in una medaglia d'argento e ·aoo franchi. · Nella vreoedente sessione erano stati fissati alcuni dei principali re·quisiti richiesti per le barelle sottomesse al concorso; quali le dimensioni7 il peso, le divisibilità.. in due parti uguali scambiabili; l'articolazione mediana, la trasportabilità. a bandoliera. Ogni barella fu sottoposta a rigoroso esame, noncbè a provo pratiche :di carico e scarico, di montaggio e smontaggio fatti di giorno e di notte, di trasporto, con carico di 100 kg., in terreno difficile, allo scopo di saggiarne · la robuste?:za. L a barella prim~ classifìcata fu quella dell'Esercito svizzero (Weber); la seconda quella della C. R.. di l~otterdam. 2. B enda e·mostatica.
Nella sesta sessione la Commissione decise di indire un concorso snlla benda emostatica a scguito d<•l voto emesso dal 6° Congresso di medicina e farmacia militari (' fissò le S('gucnti principali condizioni, cui la benda doveva rispondere: e.~sere semplice, poco ingombrante, di fa<lile applicazione anche da non medici, di facile conserva.zione, non lesiva dei tessuti. Il Comitato internazionale della Croce Rossa aveva offerto due premi: il primo, medaglia d 'oro; il secondo, medaglia d'argento. Furono inviati al concorso otto esemplari dei quali uno del dott. Conti Igino del nostro P aese. La Commissione, da un primo sonunario esame, non credette avere tutti gli elementi por poter procedere a decisioni definitive ed incaricò il rappresentante della Germania di continuare gli studi e gli esperimenti sugli esemplari in possesso e su altri che fossero presentati in seguito e di riferire alla prossima sessione. ~.
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3. Materiale sanitario ddlc·"truppe iti ìffj:..~·eo. Snll'argomento la Oommil'lsion~ <J,-;coltt~ e discu!!'< O 100 m pporto della,
Gran Bret~crna (Surgeon Cornmandcl' O. i•'. O. S:tukcy ), :P.resenta.to da,\ maggiore gen. med. D. J . Collina. 4. Adattamento deUà, barellt.4 di cmnpagMJ, sttmt/a,;-itizzata ai veicoli di requisizione. Già in precedenza aveva r ift>rito ::~ul t omn. il genr;-nle mNI. RouppoJ't, Capo del Servizio sanitario dell'E :-;crcil o .Poh~cco . lfn l"l,pporto complHm en tare lo stesso Generale pwt~cntù n.ll:t 7" sessiou<'. N oa <'Ssnndo egli pututo intervenire, lo fooe W ustral'ù da1 colouuèllo m ed. J( n.winski~_ delegato della Polonia, il quale mosti'Ò o fec~> VP<l" l'l' in funzione v:tr'i dispò:;itivi pcl' adattare le barelle ai vP.icoli di l'C'11li>Jii':h, lt', alruni v"r:mvmte ingezno&i. 5. Trasporto clei feriti e malati i ·;1. ·uWtllllfln<l:
Tale argomento fu svolto ù nl colo!lnello Thowaut\ 1 farmacista capo del'Esercito svizzero. Egli si l it11Jtò a tl<'xcrive1·e i mezr.i s::mitn.ri di trasport.o impiegati nell'Esercito svizzero, J<bllH>nt amto che n.ll'invito f::ttt.o dal Oomitato internazionaJe della Croco R OiS;1J n.i servizi d i sa,nit,i\ e ~tl1e Soeì(>t,à n azionali di detta associazione eli invin.ro doemuenti, clis<•gni, modelli concernenti tale tema, nP.RSttnt) :>.vP.va rislJOfl t.o. 6. Placca di ùlt:ntità. (.\Teù;>,g{iOù\lir'.o di riwnosr·illl Ollto).
Fu relatore lo stesso Oo!onucUo T!h)i~tii,JlU. Prec('derl t.PJ.aente egli aveva praticato esperienze su p lacche fa.tt,c ù i dJVcJ·si met.a.l ti (dum lluminio del~ l'eser cit,o polacco, zinco dcll' EMerci l,o t.'dPsco, m aiJit•chort dell'esercito francese, ccc.) allo scopo di Sfl{!gi;trnv b t\!:;ist-ew.a <1JI!'~ ione degli agenti chimici, dei gas di comba.Ltimeut.o, d t·i l)roclotti dt%1 putref~t.Z ione del calore vivo, ed aveva. conclui!o 1\lw n<'ili3ttU<1J rti esse pn'ilf'ntava .i r equisiti richiesti. Quest'anno ha r iferit o i l'i:mltn:. i di nuovtl N:perienze fat.t<· con placch e di ncci(}io sp eciale Krupp1 1li n,c}cmio inglcso inos:iklttbite, rli a n t iCOl'roidaJe (miScela, di alluminio t}l:\ %, SiJiCÌO l %, lU<tL\ga.Ilt'Se 0 15 %, mar gnesio 0,5 %), concludendo r:lw i l ml't 1il·> da pre f~'rm;\ ò l 'a,nciaio ind!!sidabile. La Commissione approvt'> Ja t•cl:t~:ioue ed incarict) il rcln.toro di cout.inuare gli studi sul mezzo di gml 1 >ou:~iJ ue della placca (catenella). B ASSI.
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IQENE.
O. CASTIGLIOLA colonnello medico.- Trlpoll.ll Lido delle palme. (Editore F. Caco,pardo, 'l!ripoli )• · ' Quost.o .lavoro, spigliato nella forma., con nitide e suggestive illustmzion.i, ha sopratutf.o il pregio della originalità,' perchè ci ha illustrato per la prima V.dlta la riviera tripolina col dettaglio · dei suoi coefficienti geografici e topografici e a ei suoi fattori climatologici in· rapporto alla .aero-elio-talassoterapia, la g~,tale ivi è spiccatamente sedativa nella calda stagione. ed eccitante nella. stagi'one ·opposta. ' L'A. dopo aver descritto tutti gli stabilimenti balneari, che si distendono su quella. suggestiva. rivi era, :6~; in modo chiaro e con dati positivi, le indicazioni terapeutiche di quel clima marino ed insiste sulla. sua. utilizzazione nella fresca stagione; speci~ dai giova.n.i individui a. ricambio torpido, per i quali giova la frull~ta fi~logica. Propone al riguardo che si usufruisca.no i comodi locali in muratura. già esistenti in quel lido (Colonia Marina C. R. I. e dell'O. N. B.) organizza.ndovi delle Scuole permanenti a mare. . ...... . . ' . .. . BERTABELLI E'. 1\·l oruoNDJ C. - Ricerche sperimentali sulla Immunizzazione delle cavie verso la tubercolosi, mediante estratti pancreatlcl. (.Annali di Igiene, settembre 1932, n. 9 pag. 598). ~
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Gli AA. si sono proposti di studiare se gli estratti pancrea.tici di bue e di . gallina, inoculati per via sottocuta.nea., ad animali recettivi alla tubercolosi, sono . Cl!opa.ci di conferire loro una forma qua.lsiaai di resistenza alla tubercolosi sperimentale. . ', Gli estratti pancrea.tici venivano così allestiti: 25 parti di pancreas fresco erano portate a 100 còn soluzione fisiologica; il pancreas era tritutato finemente e lasciato ih soluzione fisiologica, per 8 giorni, in ghia.ccia.ia. Indi si si pressava il tutto ai Wtrava per garza e poi per carta Chardin; il filtrato veniva. conservato in ghiac-
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' Le emulsil:>ni bacillari erano preparate partendo da colt ure all'uovo di b. tubercòlare umano· e bovino e stemperando un'ansata di coltura in 20 eme. di soluzione fisiologica sterile, contenente delle palline sterili di vetro, ed omogeneizzando l'emuh!ione mediante sba.ttimento prolungato. ·L'emulsione quindi, filtrata per garza, serviva per le iniezioni infettanti da praticare alle cavie scelte come animali da -esperimento. ol n tratta.ment.o pre\·entivo consisteva in 12-20 iniezioni sottocutanee di estratto pa.ncrea.tico •('CmC. 0,5-1) intervallate ogni 3-5 giorni:. Dopo alcune settimane di riposo le cavie venivano infettate mediante inocula.zione all'inguine di eme. 0,1 della emulsitme bacillare già ricordata. I risultati furono i seguenti: le cavie controllo, inoculate con eme. 0,1 della emulsione infettante di T . U. o di T. B. non resistettero alla infezione sperimentale mentre quelle preventiva.mente trattate con estratti pancreatici (ed in modo particolare quelle inoculate con estratto pa.ncrea.tico di gallina.) dimostrarono di resistere meglio alla inocula.zione di prova., sia di tubercolosi umana che di quella bovina. tanto che un discreto numero di animali sopravvisse. Gli AA. senza. formulare conclusioni, dato il numero limitat.o delle prove eseguite. ritengono che lo studio sperimentale sull'azione e sul comportamento degli estratti pa.ncrea.tici meriti di essere ripetuto ed esteso per trame, eventualmente, qualche corollario pratico. PICCIOLI
RIVI STA D ELT.k S'I'AMPA li1EDlCA.
ITAT,IA~A E STRANIERA
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Studio etiologico e patogenètico detta mlf.. lattia di Nicolas e Favre (linfo.nanulomatosi inguina.le suhacuta, ;~llcera-.vet
L EVADITI, RAVAUT, L EPINÉ, Scl'roEN. -
nci'OO a.denogena, poradenolinfìt<>). (Annales de l'lnstitut Pastcur 1932, \·o,;
l wne ~AS , n. l , pa.g. 2~) 1 • .
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In qLtesto lavoro, veramente completo. diviso in nove capitoli, corr·Pc!at.o di chiare tavole imostrative, gli A.A. espongono le ricerche sperirnentnli da loro ' fa.tto sulla linfogra.nulomatosi ingui naie, tenù enti a sta bi ur-e la. na.tur·a. ù el vi rus ed it mooca.niismo pa.togenetico dell'infezione. Ri epilogati i risultati delle ricerche esè• guite sullo stesso argomento da H ellestrom e WMS6n, trattano la proveniellza eli· nica del materiale patologioo, del quale si sono serviti per·. le inoc~ioni n elle scimmie. Su otto prove di tale inoculn.zione , impiegando l'estratto d e lle glo.ndollil inguinale di ammalati, il risultato fu positivo sette volte, i l che autor izzerebbe a.d ammettere che il virus della malattia di Ni.colas e Fan-e si trova quasi sem pre nei gangli inguina.li, qualunque sia il carattere e J'e,·oluzione c linica ·della infezione!. Però l& virulenza dei diversi estratti isolati è varia, tanto che mentre alcuni resi• stono a.d una serie n otevole di passaggi, altri perdono quasi d el tutto la loro attività. anche a.! secondo passaggio. ( Inoltre l'infezione sperimentale può d.a.1-e talvolta nella scinunia ùna. forma.lar· vata di linfogranulomatosi. Dalle ricerche degli AA. risulta poi evidente che il virus specifico si trova soltanto nel tessuto linfntico d egli a.m.mal11.ti. Riguardo alla natura di tale virus essi avrebbero dimostrato, al tempo stesso di H <'llerstròm e Wassél'l'. la. filtra.bilità attraverso candele Clu1mberlo.nd- L -, B crkefeld- V..:, filtra.bilitill. non costante e dipendente forse dal diver-so grado ùi concentrazione dei germi n ella emulsione. Risulterebbe ancora. che tale virus è patogeno per la maggior part.e d elle specie d elle scimmie e si presta t\ dei pru:;saggi in seri e . Gli rst.mt.ti isolati <!H ll'uomo sono dotati di una. virulenza varia sen7-a. che sia possi bi k st.abi !i re una r«'in.zione trl), il modo di comportarsi di t-a.le virulem..o. e l'and.a.mrnto clini co dell>l ID>\lattia. An! che dopo numerosi passaggi n elle sciimmie il virus conserva il suo potere patogcno per l'uomo. · . . t Perde ogni attività. quando sia stato tem't to por 30 minuti a 60o, mentre lo. mantien e, per una decina di giorni, se conservato a due gTaùi sotto zero. Conti·ariamente a quanto avviene per i virus delle ectod ermiti neurotrope, questo. virus diviene rapidamente privo di virulenza conservato in glicerina o allo stat-o S<'eco. formolo lo stel'ilizz.a., m entre l'acqua. ossigenata. lo iodio la bi le sembJ-crebbl·ro in. capaci di alterarlo. Sottoposto a lla elettroforesi, si concentra nl polo positivo. Tutte le prove di cultura in vitro ed in vivo sono risu ltate negative. Oltre nlle scimmie ca. ta.rrine ed ai sorci, gli altri animali da. esperimento non sembrtJ-r E'bbero r ecettivil. Esposta la sintom.atologia caratterist ica dell'iilfezi.one sperimentale, il reperto i stopatologico, le vie di peuetrazione più adatte per il virus, gli AA. dimostrano, con numerose esperienze, come, nelle scimmie inoculate pe r via intracerebrale, avveng.._ ww. generalizzazione del virus. Infine le loro t•icerche sperimentali proverebber<l: l O) che le scimmie che sopravvivon o alla inoculazione di virus per la via. intragan.: glionare, acquistano uno stato di n etta r efrattarietà verso w1a successiva inocula, zione intr006rebr≤ 2°) che non riosce fa.cilo vaccinnre le scimmie con delle .ini e· zioni sottocutanee di virus fi-esco; 3°) che il siero deg li a.mmalttti , dopo un certo tempo della malattia, acquisterebbe il potere di n eutl'alizzare in vitro ,l'a.gcnt+ patogeno della linfogra.nulomatosi di Nicolas e Fan·e.
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PIA2ZA. .l
CHIRURGIA GENERALE.
GossET e LoEwY. novembre 1932).
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Duodeno-sftrlterectornla anteriore. (Journ.a.l de Chit·urgie,
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I p rincipali sintomi dell' ulcera. duode nale , l'ipercin osia, la stnsi e l'ipet·aci dit~ gastrica., sono dovuti alla. contrazione e allo spa.<;mo d ello sfintere pilorico o souo •da q uesti aggravati. P er tali rapporti d e ll'acidità gastrica con l'attività dello s fi ntcre; n el trattamento chirurgico dell' ulcera. duodenal.e, la semplice ga-stro-enterostomia d eve considerarsi un trattamento incompleto, in quanto che le rccidive'lllcerose lfi
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B(V.I!'.TA D EJ,LA STAlltl'A M:El>IOA lTAJ,IA.NA l'! STRA.NlERA
dl!bbono al piloro làSCJ:l.to in sito. ·L<> Rt-csoo deve dirsi delle varie forme di piloro· plastica, le quali, soziona.ndo il p tloro soltanto, si addimostra.no egualmente insufficienti. Gli AA. al fine di prevenire le n :cidive ulcerose, consigliano di p raticare una AScissione combi nata duodenale e sfintcrica, collBistente nellaresezione della parete auterioro del bulbo duodenale e doi due terzi anteriori dello sfintere pilorico e nella riunione con suturt1. m ediana verticale dei bordi laterali d ella b reccia trasversale. ·Perchè tale d elicato itl.tervento possa praticarsi con facilità, è necessario che il duod eno sia mobi le o mobilizzabi le e che 1\Jloora abbia sede neila parete anteriore, quando il ùuorlr11o è bssato da aderenze iu.fia.mma.torie e q uando l' ulcera ha sede e uporiore o inferiore, l'escissione ò d iffici le e non può esse.r e praticata. con sicu· lle'.lZU..
Noi CMi tmttu.ti ron que:;ta ormrazione dngli AA., gli esit i operatorii e la ra· p ìdità della guarig io1le sono stati sorprond<'nti: gl i operati si sono potuti levare da lO a. 16 giorni clt~ll ' ir ·t• ·rvento ed ha nuo ripmso assai rapidamente le loro abituali occupazioni . Q uanto ai r if':ll ttt.\ti lontani, gli AA. si riportao.o ai rislùtati r iferiti da Judd e da Deaver, che llRHHO g t·n.nde esperie11za <.lol tratt.uutC·nto chir urgico d ell'ulcera duo· denn.le e che ha.uno 11l.r,!!amente applicato i l metodo d ella resezione d ella m età a.ntot·iore d<'Uo sfwl;çn· pifò1·ico in tr otti ùoi !oro caRi . Gli AA. sono olt t·e,nodo soddisfatti di tale metodo orX'rat<>rio in casi di ulcera t'CCOnte su duodPno mobile. p<'l"('hè fra tut.ti gli interventi per ulcera duodenale è i.l .p iù semplice o più Ji.siolc!_:!iw, iJ• qt·anl.c• e lle determina un abbassamento d ell'a· ciclità gru:ltrica c0·1 il m tmagg io !!a tumle <Wllo stomaco. RosA
I<ADIOLOGJA. F . CovA. -
Atlas thoracoscoplcon. (::::rlit. Sperling. e Kupfer, l\fila-no).
La toracoscopia ossia l'esplot-Mion<.· endoscopica d ella pleura, da pleuroscopia. •, applicazione alla pt\tologia plew·o·polmounx-e d~:~Ue ri cerche sperim entali di Kelting (Q>ngresso tti Amburgo d el iUOI) permette l'osservazione diretta e lo studio d egli aspetti d ella cavità plemica distesa. da un pneumotorace. Questo mezzo d i f'ioerca è sta~ di grande aiuto ai ti:,ivlogi sia confermando e chiarendo molti punti d's:matomin. po.t.ologica. sia appottAndo nuovo vedute e concetti ne11a fìsio-pato· ·togià J et pnt>umotoraco ten:Lpeutieo. D i particolare i ntercsse si ~t poi dimo::;trato nello studio delle aderenze pleuriche che ha permce.~o di o:'~<amiuare con precisione nolla loro forma, situazione, ampiezza, rendendo in tal modo possibi le l'opontzi<•ut• ~be va sotto i l nome di operazione del Jacobens (1912) d eUa rooez iono oio~. sol~to i l controUo endoscopico mediante l'ansa. g!l.lvanictt, di quello A.d<'tvnze che imp<.•diF<cono la w.a.lizza.zione completa di un pneu· motorace tora.peuti<:o e ùi cons('guenza ilripo::so ùel polmone. So la toracoR<:opia, però, noi ri~:,rtuwdi della tecnica « pur richiedendo speciali f)..(',corgi menti Pd esattezza e met<>do nell'ftpplicazione » non presenta notevoli dif· ticolt.à., pur norHtin1@llO non ha pt:(;'i'O qn<·llt~. ùit'fusione che merita, per le incertezze cho il pl'incipiau to incont ra n ello. let.tuxo. d el reperto endoscopico: n ella. visione (•tuloscopica. D i grande a i uLo e utilità m ~(·O, {.X:It.ant<> l'Atlas Thoracoscopicon del dott. · J:t' . Cova, edit<> i n f'lrgAnto veste ti pogra fi<·a. do, Sperling e K iipfer di Milano, che m ette sotto l'occhio di cltj s'ini:Gia. a llo. u.t·nc<'""-'(•pia w1a. studiata. serie di quadri che ripl'orlucono in tri croutia le va.rie lt">iion.i p lp.m·o·pol.monari viste al toracoscopio. I pcim.i t ro qua.<lri d ell'atlante rip•udll(:Ono la viRione endoscopica normale della. eu· polt~ plourica e clol <'avo plPurico < .k :,l.ro (ll;i rtiHt,ro. Ne i seguenti 38 q uadri vengono passati in ras.~egnn. i reperti p>~.t.ologici del cnvo pleurico, le val·i e forme di pleuriti , ·t.·ven>amen ti pleuriei e g li esiti di pleurite, lo varie forme di tubex·colosi, di sifilide ~ cli neophwrni dell11. pleura, lm ca:;o di frattura. costale con pneumotorace t;ra.lllJl,R.t ico di em i n. diA.frau:u.na.t.ica. e le v~wie fot·rne di aderenze pleuricbe.. N<•gli tùti m i nO\·e quadci v<'ngouo t·ipt'Odotti i vari momenti dell'operazione di Ja cobcus nE'Ua n-'1><'/.ioue di adeJ-cuze t~. tenda e ·COrdoni formi e le manov1-e per la
RIVISTA DELLA. STAMPA liCEDl CA n'"AM:ANA . E STRAN'IERA-
10SIJ
sezione di un vaso arterioso centrale contenuto in una aderenza. cordoniforme centrale. La. perfezione delle figure a tricromia che riescono molto dimostrative e l e note esplicative che in tre lingue, italiano, tedesco, inglese uccompagnano ogni quadro descrivendo in modo succinto mA. complrto le lesioni che vi si riscontrano erichiamando l'attenzione sui pa•-ticolari pil• irnpo1·tanti, rendono la lettura dì q.uestò atlante interessante cd utile non solamente a chi s'occupa. della. specialità :ma a quanti desiderano tenersi al corrente d ei modrrni mez:d d'indagine fra. i quali certa.. mente la toracoscopia, per le sue applicazioni pratiche e terapeutiche, va sempre più dimostrando la sua importanza. nel campo della patologia pleuro·polmonarè. SIN'Il!A.LDt
Limiti del normale ~d inizi del patologico In Ròntgendiagnostlèa. Traduzione della VI edizione tedesca. di Albcrti e Mombelloni (Sperling e Kupfer S. A. Milano'.
ALBAN KoHLER. -
In bella e n itida veste tipografica la cn..<m Nlit.rice Sperhng e Kupfer dj Mihi.Do ci presenta un'ot.tima traduzione ita.lin.m\ d r lla. c lns..,;ica oprra d el Ki.ihler, la quale è stata ripresontata ai ctùtori di radiologia nella sua sesta ed izione, edizione notevolmente più ricca. di figure e dì schizzi d imostrativi, e p iù completa. dì citazioni bibliografiche che non fossero l'edizioni precedenti, di cui la. prima risale al 1910. L'Alberti ed il Mobelloni traducendola in bolli::;Simd e chiarissimo italiano hrumo certamene reso un utilissimo e graditissimo servizio a tutti quei colleghi.• rad iologi, che avendo scarsa o nessuna dimestichezza con la lingua ~rlesca. non avrebbero potuto ricorrere alla consultazione d ell'opera originale del Ki.ihler per una g i usta interpretazione di tutti quei referti ottenuti durante i loro esami·· radiologici, che presentando lievi e poco evidenti deviazioni dagli aspetti de ll'anatomia radiografica normale lnsciano spesso il rad iologo, specie se non molto esperto, indeciso se considerarli del tutto normali o nettamPnt.e patologici. R esterebbe disingannato qoel radiologo che sperasse di trovare nell'opera del Ki.ible r un trattato completo, sistematico dì somiotica e di diagnostica radiologica, con un'estesa trattazione ed una vasta esposizione drllo varinzionj roorfòlogicbe che le divorse malattie inducono nell'organismo, ef'sPndo essa opera fatta, oomo ili ce il Ki.ihler stesso nella prefazione alla prima ed :zione terkscà, per quei radiologi che vi vogliano trovare un ausilio p er la int.<'rprctnzionc di q uei re ft'rt.i che presentino o sembrino pn~sentare lir'-i e poco evi denti d eYinzioni dai noti aspetti d ell'anatomia radiografica norma le. È per una giusta ed eMotta intRrprotaziono doi fatti minimi, clellè Jc,,.ioni iruzìali che il radiologo, specie se non esperto, tr<>Ya n t> ll'opem ciol Kohler un aittto importantis-simo ed l.tti liS$imo p<>rchè il potf'r riconoscere e ginst.amento int.erpretare una Jesione ai suoi pr.imì sintomi è forse tanto impo•·t.ante, se non eli più, quanto il poter faro iliagnosi di una affcziouo conclamata t>rl a seg.1i manifesti e ciò per un esatto e tompe~tìvo indir izzo tcrap<'uti<'O. Nell'opera del Kohlor, quale vione prrl'!c:ntata. dn.lht traduzione dell'Aibcrti e Mombolloni , molti se non tntti gli argomenti :::ono tati notevolmt>nte ampliat.; in relazione ai progressi fatti dnlla R ontgenrliagno~tica neg li tùtitni anni e fra questi in pn.rticolar modo quelli •·i~uarclimt.i lo s tuclto del lo stomn.co o d ell'intestino e delle rispettive mucose, quelli riguarùa.Jlti i l cuoro. i polmoni, ecc. Ai singoli capitoli, d1e, preceduti do. una p11rto genrmle, compongono l'opera e che sono opportunamente raggruppati in un tutt.o armonieo, e ù iRposti in modo che faci lissimo è la r icerca e lo stuùio dell' Mgomt>nto d<'::;idN·ai:o, e di cni ognuno riguarda. uba. parte dell'organi smo umano, Rono a.n ll t>,:;f;i schizzi e schf'mi tìsiologici, i dati più importanti, le dimensioni dì d eterminati organi . schizzi delle m oJtoplìo; varietà scheletriche della mano e del picd€', tabe lle indicanti le· dofonnm:ioni dE)Il'ombra. cardiaca. determinate nella telerad iog.'auo. dalla. proir?.ionc foNti<', i dati relativi all'epoca di comparsa ed a ll'ordine di successione doi nuclei di ossifìcazione dei vari segmenti schelet.rici, i l numero e la disposizione delle varie ossa sesamoidi. Lavoro dunque utilissimo questo che l'Albt~rti e 1\lombolloni hrumo voluto Jal'e traducendo in itauano l'opera del Kohlor, la quale , Pllf non prestandosi ad
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RIVISTA DELLA ' STAMPA MEDICA rr.&U:ANA E STR.L"'''BBA
uno studio sistematico della ra.dìognostìca per la. necessaria. brevità con cui sono trattati i vari a~gomentì , e di cui alcuni sono appena. accennati, troverà. certaniente un dègno posto sul tavolo di lavoro dei cultori d ì R ontgendie.gnostica. .. L. l'tlATAR.A.ZZO N,EUROLOCIA.
C. Rizzo. - Un caso di malum blparietale senile (Morbo di Koehler) (Riv. Pat.. Nerv. e Mcnt. Fase. 2. 1932). Una donna d i 66 anni con IIU\nifesta.zioni isteriche a 30 anni, gastralgie a 48 canizie a. 45, menopausa a 56, nel novembre 1931 riferì che da due mesi soffriva dì t:in'cc uggia • continua al capo. senso dì testa vuota dove aveva notato due « os.<;ì rì t ti » s ui due p(l;t·iotalì. · Negativo l'esame neurologico. Palpando sui parieta.lì l'A. riscontrò un avvallamento simmetrico, costituito da due doccie decorrenti dall'avanti all'indietro, con il· labbro esterno prominente da dare l'impressione di due escrescenze 0!3SOO lineari, quante un dito, s ulla parte mediana. dei pa.riotali, parallele a.lla sutura. sagittale. n cuoio capelluto pon a.dlJriva a.l pia.no osseo. \\"assennann del sangue negativa. • Raùiografia: le regioni parietali presso il vertice perdono l'aspetto osseo, come se uno sfumino le avesse cancellate; in proiezione occìpitofronta.le lo spessore osseo è ridotto al _minimo. Esiste oblitera.zione totale dciJc suture che potrebbe essere ~na. crani o ·S\nostosì fisiologi ca. L'A. -cQnfossa. di aver pensato mentre interrogava l'amma,lata a reumatismo , della galea . con punti d'inserzione muscolare dolent.i, ineguali bernoccoluti che pà.rmo l"imprus.o:;ione di corpi estranei o callosità nella sostanza muscolare: ciò in ~monia col fatto cho i disturbi da.tava.no da appena due mesi. , . Esaminato il cranio, scartò sabito tale ipotesi e quella di iperostosi da.ppoichè quella che ~mbrava un'i pertrofia ossea era i l rilievo osseo normale in contrasto con la. zona. ossea contigua atrofica e perciò più bassa. ', . ·.Mancando segni ra.diologici e clinici d'ipertensione endocranica e di localizza. ,iione non.era il ~l.So di sospot.tar·e una neopla.sia.. , · Pertant-o, esclusa. ogni osteopa.tia con iperostosi, trattandosi di atrofia ossea. tavvalora.ta. dalla radiografia) fece diagnosi di atrofia senile per ria.ssorbimento lacunat·e cioè di malurn bipa.rieta.le senHe. · Ricorda· una donna descritta da Ra.viola, che presentò fin dall'inizio dolori continuativi ai pa.riotali che divennero intensi e nello spazio di tre armi si accorse che le os..o:;a · s i avvallavano gradatamente. • Ciò posto l'A. rilevato che la sua inferma non ebbe dolor i e che si accorse dell~trofia avari.zata ùi botto, ne deduce che questa doveva datare almeno da. qualche auno.. _ · In merito all'etiopa.togenesi: Wirchow ponsò ad un riassorbimento locale delle ossa dovuto alla pr·essione e allo scamimonto dei muscoli d el cranio; altri, a. fenon\eni invo l~1tivi da. senescenza; altri infine a disturbi neurotrofici. Raviola. ritiene che fenomeni d'involuzìone senile con cause neurotrofiche e ~isturbi di cirçolo sul punto leso diano luogo a un processo di atrofia locale. ·L'A. coO.clude che data la simmetria. addirittura geometrica, quasi sorprendente con cui la lesione si manifesta, a. prescindere dalle considerazioni riguardanti i l metabolismo del calcio ed i fattori vitaminici ed ormoni ci ad esso collegati, è incline a credere che alle cause neurotrofiche spetti il primo posto nel determinismo ùi questa singolare malattia. CRISlCIONE l .·
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.4.. PAciFico. - Un caso molto raro di paralisi a tipo radleolare di puntura di zecca. (Riv. Pa~ol. ne rvosa e mentale. FMc. 3, 1932) . .'
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. VA. prernette che tal unì generi di zecche a parassi tìsmo obbligatorio provocano la pirophismosi e la spirochetosi in alcuni animali domestici; che a Creta n elle pecore e in Austra lia. anche nel cane, nel gatto e nei bovini fu rilevata paralisi del
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RIVISTA. DEf,LA STAMPA MEDICA ITAT.IA~A E S1'RA..,..IERA
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treno posteriore o dei 4 arti, convulsioni con esito spesso mortale dovuta a zecche del gruppo I xodoidi fissatesi sulla. colonna. vertebrale e nuca.. Anche in patologia. umana. la Tic!k Fever o febbre ricorrente africana., la Sima.mushi, febbre da. fiume o giapponese, la Spotted Fever o febbre petecchiale delle Montagne Rocciose, una speciale febbre esantematica. osservata in .Francia e in Tunisia sono dovute a. Ztleche come agenti vettori. La. Tick Pa.ra.lysis dei bambini e giovanetti riscontrA.ta. in Australia. e nell'America. del Nord ricorda iJ quadro della. poliomielit.e infantile: impro\·visa po.resi delle estremità, seguita. in breve tempo da completa. paralisi eli moto, senza disturho de!Ja. sensibilità. A volte precedono brividi, convulsioni, febbre, e l'attacco può essere seguito da. morte per paralisi respiratoria.. Sono stati rinvenuti de~li acari (sul pericra.nio, parte esterna. dell'orecchio, sull'n.scella) del !?enere D ermacentor capaci sperimentalmente di trasmettere la paralisi ad animalt domestici. In Italia le punture da zecche sogliono dare prurito, mucchie ecchimotiche locali, talvolta. lievi tumefazioni, ipotensione, polso filiforme, respirazione frequent.e. L'A. espone quindi il caso clinico di un contadino che punto da una zecca., fissatasi per 24 ore sulla regione ascellare destra, presentò subito fatti paretici e disturbi sen.c;itivi nell'arto superiore dest.ro con distribuzione a tipo radi colare a. carico del c. 8, D. l e compromissione del c. 7 soltanto. Escluse le paralisi intermittenti da malaria, le ra.dicoliti luetiche e le p. J-adicolari da costola cerv. o ipertrofia. delle apofisi trasverse della 7"'vertebra C., pone la. domanda in qual modo può aver agito la puntura da zecca. Ricorda pe rtanto che le zecche mentre pungono col rostro succhiano sangue all'ospite e gl'iniettano una speciale saliva irritante proveniente da ghiandole racemose dette velenifPre da Pagens~ker.
E probabile che detta. sali n!. contenga delle neurotossine analoc;he a. quelle accertate in alcuni scorpioni e at·acnidi, analoghe alle lisocit,ine di Dclejenne e di Belfanti riscontrate nel veleno de l cobra, sc01·pione, api, ecc. In ultimo, l'A. riferendosi a quanto dimostrarono sperimentalmente Gui11ain e Laroche ammette che la Je,:;ione rad.icolare presentata dall'inJem1o a monte del punto d'inocula.zioue trova. come analogia con la t ossina (toxone) difterica. assai affine alle zootossine o veleni animali e alcuni viJ:·us come l'erpetico che risultano spiccatamente neurotrope. L 'infezione si propaga lungo i cordoni ne1·vosi, risalendo verso i centri come un trasporto lungo i nervi delle tossine e del virus. Conclude che ulteriori ricerche sulle zecche capaci di provocare lesioni nervose, in dipendenza di fatto1·i individuali ancora oscuri, potranno precisare le vi o di propagazione nell'ot·ganismo delle presenti tossine o veleni inoculati. CRISOIONE CA.RDONA: Sindrome tumorale da arteriosclerosi cerebrale. ('Riv. di patol. nerv. e ment. 1932, fase. 2o). . Descrizione di un caso clinico de lla categoria. dei pseudo-tumori cerebrali ma che l'A. preferisce denominare sindrome tumorale da arteriosclerosi cerebral( basandosi sopratutto sui ristùtati dell'esame istologico. Nel caso in discussione l'esame clinico del paziente fa pensare in primo tempo, per il corredo dei sintomi psichici, a. una. para.l.isi progressiva. o a un tumore cerebrale: questa seconda. ipotesi ò più tardi av-.alorata daf reperti del liquor (fuoriuscita a. getto sotto forte pressione e quindi arresto, reazioni di Nonne Appelt, di Pandy, di Ta.k.a.ta-•.t\ra. positive, W asserma.nn negativa., albumina 2,50 per mille, linfociti 2 per mm3 ) e ancora. dal decorso clinico, perchè dopo la. puntura. lombare il paziente cade in l?rofondo torpore, compaiono sintomi bulbari e temperatura. febbrile (38°), condiz10ni che si aggravano il giorno sncccssivo conducendo a morte il malato. All'autopsia. l'esame .istologico del cervello rivela invece fatti arteriosclerotici evidenti (lacune di dic;integrazione, rammollimenti in ripa-l'azione, fibrosi dei capillari, neoforma.zioàe vasale, ecc.) insieme con lesioni da. alcoolismo cronico {leptomeningite fibrosa.) con una gliosit esuberante n eiJa regione della base. Fatti da.i quali l'A. è indotto a. ritenere che l'arteriosclerosi cerebmle può riprodurre il quadro clinico di un tumor ce-rebri. CAlO'ANA.
t.DIFERUZE E OIIOSTRAZIUI CLIIICHE IEBLI OSPEDALI IILITIRI E LENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI T RATTATI (Dal processi verbali pervenuti alla Olredone generale di Sanlll militare nel novembre 1982-XI)
Tenente colonnelJo medico Guroo FELICIANGELI : Su di un ca.ro di tifo ed uno di ma.la.ria d·i. diOicile diagnosi per la strana $Ìntomatologia da eaai preaen-
A NCONA. -
taJ,a,,
L'O. presenta un caso rive latosi poi pt"r tifo con l'emocoltura e la sierodia.gnosi, che si manifestò con splonolllcgn.lia t.nlrncntf' rapi da e notevole, con difesa peritonel.\le a.ccentuatis.<;ima sui quadranti alti, fobbro a 40o e vomito,-da far pensare ad un addome acuto p ri ma, alla malaria e ad un ascesso de!Ja milza, dopo. La. diagnosi fu fatta, ciò nonostante, prima delle ricerche di laboratorio e l ' ulteriore decorso della malattia fu normftle, a ll' infuori dell'enorme tumore di milza, pnr non essendoci statft malarill. in prcccdc·nza. L'O. illustra poi un caso di malaria in un individuo di 36 anni vissuto sempre nella città di Ancona che si pt·escntò con accentuata eligoemia, datante da ci rca due mesi, con notevole tnmorP di milza scn7.a aver avuto, a sua detta, mai nessun accesso febbrile, tanto da fn.r pensare, al primo esame obbiettivo, ad una. leucemia. L'esame del sangue fece, in primo tempo, pensare a ll'anemia perniciosa, ma r icerche ulteriori, durante un legg€'ro rialzo termico con forte cefalea, fecero rinvenire il plasmodio della ter7.ana primaverile. Due sctt.imane di cura chininicaportarono i g lobuli rossi òa .?.100.000 a 4.200.000. Maggiore merlico OnESTE GLALLOMBARDO: Un caso di blt:/aro-ptosi unilaterale, cu;qui.sil.a, periodica. L 'O. presenta il caso clinico di un soggot.to che dal 1927 viene, pe1· la. terza volta, colpito da blefaro·ptosi all'occhio destro. Espone la st.oria clintca e dopo aver fatto l'esame obbiettivo e accennato all'anatomia della regione, s'intrat~iene sulle varie forme eli pt·Of<i palpebra]<'. Indi, pass.:1.te in ras:;egna le varie sedi di localizzazione periferiche e cent rali, esprime il parere trattarHi, nel caso in esame, di localizzazione corticale. S'intrat.tiene poscia sulla etiologia delle paralisi oculari ed infine, dopo aver messo in rilievo ill'isultato negativo ottenuto da tuttll le ricerche ~Uniche e di gabinet.to, conclude per la natura tossica dd caso presentato. B OLOGNA. -
Sot.totenentc medico VINCENZO LAPxccntELLA: Sulla prea$ÌQrle arteriosa. L'O. rlopo rapidi cenni storici sulla sfigmomanoroetria passa in rassegna i metodi palpatorio, ascoltat.orio ed oscillatorio di apprezzamento pressorio ed istit1ù ti i confronti dei dati fomiti dai vari metodi analiz7Al i diversi valori: massima, minima, differenziale e media dinami<'.& e sostiene la necessit.à di dare un g iudizio d iagnostico basandosi non sopra un solo e lemento ma. su tutti valutandoli in sé stessi e noi loro reciproci rappo rti . ~ Part.icolari accenni fa su qul'llo che deve es~re il met.odo di studio dei soggetti sospetti di ipertensione e-ssenziale c sulle variazioni pressorie in rapporto alle costi· tuzioni, nl sesso, all'ct1\ al clima, alle ore e sotto gli sforzi. Caldeggia i l p lù largo uso della ricerca della pressione arteriosa nei sog~etti eret.istici, neurotici ed emic1·a nici che spesso sono da ri tenersi ipertcsi essenziali nella fnse delle oscillazioni. FrnENZE. -
- SottotA:'twnte mPllico SAL\7 ATOR.E Nmo: CQriBiderazioni medico·legali e cliniche 8Ulla pnet,mo11ite lruwmatica.
OONT.ERENZ:E E DIMOSTRAZIONI OLINIOHE ECC.
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GENOVA. - Tenente colonnello medico PIETRo Porum: Sulle retiniti da abbagliamento. L'O. dopo aver accennato a lle lesioni che possono provocare sulla ret.ina. le sorgenti di luce molto intense, ne delinea la patogrnesi, riportando le varie teorie che non hanno ancora portato a risultato ben definito. Descrive un caso capitato sotto la sua osservazione in un militare del genio in servizio alla. foto-elettrico.. -
Primo capitano medico Ems"F.STO QuEJROLO: Importanza dell'esame del sangue in clinica. L'O. dopo aver parlato della composizione morrologica e chimi<:& del sangue, d e lle numerose indagini che su di esso possono esserf' espletate ed ac<'ennato a ll'alì·annarsi della scienza medica in tomo a questo capitolo della biologia che dai molteplici st.udi finora perfezionati sempre più confenna l'antico« Ex snnguine vit<t~ », entra a trattare d el compodrunento del san~•e ne lle malattie infettive, dimostrando come in tutte, anche in quelle per le quali l'indagine di gabinetto non viene comunemente richiesta, essa sia invecP. util is.<>~ma sPmprc e talvoJt.a disc!'Ìminatri<'e. Parla infine particolarmante ed estesamente dello st.at.o anf•mico e leucemico, dell'anemia splcnica, delle afl'o:nioni pa.ra..."Sitarie e delle sindromi emoxTa.giche, accennando in ultimo anche alle anemie provocate dai ra ggi X. CoRI7.IA. - Primo <'npitflno medico ALVHEDO CAPPEI.LI: Un ooao di enterit.o dissenterijorme emorragica curata con successo c>on l'emetina. - Un CIUJO di ti fo addominale. -Capitano medico EM:ANUELE D 'ANGELO: Un ca.9o di, ulcera sospetta del duodeno. Un caBo sospetto di tUJcesso pararenale.
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Un caJJO di plettro-polmonite aini.stra. Un ctUJo di grave contusione toraco-addominale con conseguenti fatti peritoneali e pleurici senza l<'sioni scheletriche.
LlVORNO. - Sottotenente medico TEODORO G&TSCB: Il metodo di Schiller pe-r la ricerca de:i bacilli di Koch in sputi negativi. Schiller nell925 pubblicò il suo metodo per la dimostrazione dei bacilli tubet·· colari in sputi inizialmente nC'gativi coi comunj metodi micJ·oscopici. E gli c},iuma il suo metodo colturale, espresione cho aveva creato de lle Cl'itiche sovere specie da Ka.ba.n e Seidenberg, i quali ultimi sono riusciti a d imostrare che il metodo di Schiller non è un m etodo colturale, ma un metodo di atTicchimento. Comunque sia, dal punto di vista pratico i l metodo è di semplicissime. sintesi e facile a.ppli · cazione tecnica e dà dei risultati molto soddisfacenti in maniera clhe eliSo pos.'38. essere raccomandato per qualunque laboratorio batteriologico. Compoaizicne del terreno Schiller: glicerina 75 cc., acqua dist. 25 cc., glucosio 2-5 gr. Tecnica: 1-2 cc. di sputo vengono mescolati con uguale voltm1.e del liquido Schil1er, poi si porta tutto in termostato a 37o C. ovo lo si lascia per 24 o 48 ore. Le prune r icerche si fanno già dopo lo 24 o 48 ore. ' Primo c:apitano medico GmsEPPF: Rwm: Tumore del 30 superiore dcU'<m1ero. L'O. ha presentato un caso di ostcite fibro- cistica del R cklingalJsen localizzata a l 3° superiore dell'omero sinistro. Egli ha disru~so dal lato anatomo - patologico l'osteite fìbro - ci~tica. e l'osteo - sarcoma gigantoceUulare di Vitchow, che tanti punti di contatto hanno fra loro, tntendone ltL diagnosi d iffercnzil1,lo, che si è ri aervat.o <:ii confermare con l'esame i!'<tologico del pezzo. Hn, parlato d ella. terapia e della. tecniCa operat<>ria dell'interYent<>, concludendo che è necess11rio in tm primo -
CONFERENze E DWOS'r.KAziONI OLINICliE EOC.
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tempc tentare la <'ttra conset·vativa raschiando il focolaio osteit.ico ed in secondo tempo, se la. cura conservatrice non avrà buon esito, ricorrere a.lla. resezione ed al trapianto antoplastico mediante una. stecca di perone fissata alla glenoide. Capitano medico GIUSEPPE PERRIOONE: La trCUJju.fti.one del sangue. L'O .• dopo di avere accennato alle indicazioni sia chirurgiche che mediche nelle quali la trasfusione dà. effetti sorprendenti, espone le norme che bisogna seguire percbè non abbiano a lamentarsi inconvenil'nti pericolosi. A tal uopo parla dei gruppi sanguigni e del mocio come determinarli e consi,'!;lia di servirsi sempre di dat-ori universali, così dJJ. essere sicuri di evitMe l'agglutinazione, che precede quMi sempre l'emolisi. Rileva la opportunità che tali datori di sangue siano sempre sorvegliati e sottopost.i p eriodicamente a. visita medica rigorosa, in modo da r igettarli qualot·a. avessero a conta~iarsi di malattie infettive (sifilide, malaria ecc.). l\Iostra la sirmga. .Jubè in dotazione nel pronto soccorso degli ospedali militari, mettendone in evidenza i pregi ed espone la tecnica operativa da eeguire. Esegue infine praticamente sulla fe morale di due cani la trasfusione di sangue. :\:IES!>INA. -
PADOVA. -- 'M aggiore m edico GIUSEPPE BuGLIARI: Un ca.w di idrocele comunicante a sinistra e<l emia scrotale sin/Ultra. Diagnosi differenziale. - Un ca-90 di sindro11w addon~i.nale <kstra, (appendicite cronica, colecistite e periduodenite). - Un caso di co:vite tbc. -EsecuziOne di apparecchio gessato immobilizzante. - :ùfa.ggiot-e medico VINCENzO MONTELEONE: Un caso di 8inusite jronlale. - Un <XUJO di nevroS'i carfliaca. -
Semeiotica polmonare. Un caso di ga.stril.e acuta.
- Tenente colonnello medico ANTONIO ROMBOLÀ.: Tumore varicoso diffuso a tutta la ma1w sinistra, congenito. - Un ca.so eli lussazione congenita deUa spalla sin·Uitra. - Un caso di distroft,a mt.tscolare de;ll'arto inferiore rlestro, a signi(wato f/.Bio-patoloyico incerto. - Alcuni ca.si di esiti di ple·" ·ril.e. Considerazioni in rapporta alla più o meno conservate. idoneità. fisica al servizio militare incondizionato e criteri generali circa il giudi:.:io medico-legale in merito. Un ca.so di i'IUJu{ficienza mitralica compensato. PALERMO. - Maggiore medico SAVERIO SAVARINO: La terapia immunitaria deUa congiuntit-ite blenorragica. L'O. presenta. un caso di congiuntivite blenorragica, curato, oltre che con il solito trattamento locale, con la vaccinoterapia (GonoliiDIIB). Dopo un rapido a.c· cenno alla sintomat.ologia. ed alle compLicanze della grave affezione ocula.re, espone n moclo esn.uricnte le moderne vedute sulla sua terapia. pat.ogenet ica, riferendo i risultati ottenuti da vari osservatori, sia con l'impiego dei sieri che con i preparati proteino-colloidali e cou i vaccini. Essendosi egli costantemente gi.ovato del trattamento misto uei casi da lui curati e nei quali ha. potuto sempre notare rapida regressione dei fa.tti flogistici, scomparsa della secrezione purulenta entro la seconda settimana di cura, assenza di complicanze corneali o rapida risoluzione di esse, come nel caso ohe presenta, in cui una piccola ulcent. corneale deL segmento inferiore, forma.ti!Bi in seconda giornata,
CON"FERENZE E DIMOS TRAZIONI CLINICHE ECC·
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rimase aupel'fìcia.le e loca.lizza.ta, e riparò rapidaru ent~ con rest itutio ad integrum della funzione dell'organo. perviene alla C'o nclusion<': Che, puF non potendosi nf'lla. cura della <'Onginntiviù> hlenormg.ica rinunziare affatt-o al trattamento locale, che ritiene però da solo insuffici•mte per le frequenti sorprese cui può dar luogo. è doveroso i~t-ituire sistematicamen te e precoc~'mEmte il trattamento vaccinico, cui attribuisce il ,-alore di mezzo etlicacissimo di cura collaterale. TORINO. - T enente ml'ùico FERNAJ.\'DO M"AZZOIJ: Il rnctodo sclerosante nella terapia delle omorroidci - D ell'uso di una nuova sostanza sclerotizwnte (chinino) nella pratica..
L'O. parla. d ella te1·a.pia coagulant-E> e sc lerosante mediante iniezioni locali nelle emorroidi e ne illustra i vantaggi rispetto alla terapio. cruenta. Espone quindi i risultati ottenuti adoperando una. nuovt~ sostan7.a sclerotizzant.e, i l cloridrato basico di chinino, su una serie numerosa di casi curati all'ospedale m ilitare d iR oma, a quello di Torino e nella pratica priYat.a, concludendo che con ta.le so;;ta.m.a si pos sono curare tut te le flebectasi e emorroidtvie est.eme, in qual;;iasi stato esse s i trovino, in una. sola seduta.. - T enente medico E NRICO TAOLIA.FERRI: Contributo a.ll.e moderne 1,·edu~e .mlle ferite penetranti del bulbo oculare e dell'oftalm-i a simpatù;a. Dlustrazione di un caso clinico. L'O. dopo avere, sulla ba.<Je di dati statistici, messo in evidenza. la relativa rarità delle feri te penetranti bulbari, ne tratt-eggia il momento etio-patogenetico, n e mette in rilievo le principali complicazioni ed esiti. attardandosi poi sulla terapia medica. e c h irurgica di esse. • Specia.le attenzÌOntl rh·olge alle ferite de l bulbo interessant.i il corpo ci liare, eer la. maggior frequenza con cui esse dànno luop:o ad oftalmia simpatica. Dallo studio eli numerooo statistiche di autori Italiani e stra.njori, egli è d 'avviso che questa forma morbosa sia abbastanza rara. ai nostri giorni. Riassume poi i principali rep<~rti i st-o-patologid della. malattia e , d a llo studio di essi, fa. scaturire nlcune considerazioni ma sopratutto l'attenzione intorno ai rapporti della. malattia. con la tubercolosi ed emette l'ipotesi che i momenti etiologici di essa non sono soltanto da. r icercarsi n elle modalità più o m ono diffe1-onti di un trauma. o m~Ua qnantità c qualità. di germi o tossi ne introdotte, ma. forse in condi1.ioni locali dell'occhio leso, che, sia dal punto di vista clinico che ana.tomo-pa.tologico, ancora ci sfuggono. TIIustra infine un caso clinico di ferita penetrante bulbare. ne discute le varie possibilità. tempeutiche, giustificando l'intervento de molitore con ~>so.uri enti considerazioni di ordino prognostico.
Unn.'E. - Primo capitano medico FRANCESCO 1\!AssrMo: Un caso d·i coxite tubercolare, Sintoma.tologia clinica. T erapia. -
Primo capitano medico GAETANO RoNGA: Un caso di p8()rias-i delle mani. Un caso di tUcessi m ultipli periuretraU.
-
Primo capitano medico P ASQUALINO SANTOLI: Un casodinefrit.e cronicacon
accesri uremici. Patogenesi dtlle ipertenaùmi. Dimostrazione pratica. d ei vari appa-
recchi miauratori della pressione a rteriosa. Discussione sui reperti di la boratorio <Jonfermanti la diagnosi. Terapia. - Due ca8i di diabete insipido. Patogenesi. D iagnosi differenziale. Terapia. - Nevralgie ischiatiche. Diagnosi differenziale. T erapia..
N O T l z ·l E Cure balneo-termali. Dal Giornale m-ilitare ufficiale, circolare 605, dispensa 61°, 25 novembre 1932-XI. Nella pros'lima. stagione inv{lrna.le, presso lo stabilimento balneo-termale di Ischia, sanumo effettuati due turni di cure: 1° turno: dal 1o febbraio al 15 febbrt\io. 2o tumo: dal 20 febbraio al 6 marzo. Le visite di anunissione avranno luogo da l 20 dicembre c. a. al 10 gennaio 1933, presso gli ospedali militari e presso quelle infermer ie presi diarie che iidirettori di sani ti\ cr'Cdera.nno opportuno designare. Es.':!El saranno effettuate da. due ufficial.i medici, dei quali uno superiore e le relative proposte (modello 2 100 del cat.) ver mn· no compi lat.o secondo lo norme ed i criteri stabil iti dalla circolare 96 giornale mili· tare c. a . Essendo la dù~ponibilità dei posti aBaai limitata nei turni di cure invernali, le commissioni m e.didte inoltre·r anno proposte soLo per coloro che abbiano reale ed urgente l:risogno di cure balneo-termali, riuurwfan<Lo le altre ai turni della stagione eativo-autun· nale. Ciò non por·tanto, il ministero si riSOr\'a di stabilire un terzo turno di cura per la prossima at.ugione invernale, qualora. se ne ravvisi la necessitò.. Le proposte stesse, insieme ai relativi documenti proscritti per ciascun visitato, saranno trasmesse al direttore di sa.rutil. del corpo d'a.rma.ta competente. il quale, d opo averle A.<;runinate con le modalità di cui al n. 35 dPll\'1 " Norme per il servizio balneario militare, ediz. J928 », lEI trasmetterà volta pf'r volt.a questo ministero direzione generale di saui tà. militare - non pitr tardi d el 15 gennaio p. v. P er quanto concerne le defìnitive as.'>('j..rnazioni,,la partenza. degli ammessi ed il t rattamento ad essi di'voluto, varrarmo le disposizioni e norme amministrative ri. portat-e nella sur·ric:ord~tta circolare. ll Ministro: P. GAZZERA
Bollettino del corpo sanitario militare. È revocato e considorat<> come non avvenuto i l R. decreto 22 luglio 1932-X, nella parto t•ht• s i rifC'risca alla nomina a.l p:rado di tenente in servizio permanente oJTottivo noi corpo sanitario militare (ruolo ufficiali medici) dei sottotenenti di com· plemento nel corpo stesso· GADlliAl'BI.l,I Lorenzo di Guiscardo. D'AN~'A Alfonso di Angelo.
I scguent; sottot-enenti di complemento dd corpo sa.nitario militare (ruolo nffi· ci ali rncdici) latu·ea.ti in medicina e chinu-gin, vincitori del concorso indetto col dc· eroto rninisteria le 18 gennaio 1932-X, souo nominati in servizio permanente ef. fett,ivo, nel corro sanitario militare (ruolo ufficiali m edio! ) con anzianità asso· Juta 5 agosto 1932-X, e con riserva. di anzianità relativa e con d ecorrenza degli assegni dal l O agosto 1932-X. Essi, destinati ai corpi a fìnnco ùi ognuno indicati, sono comandati agli ospe· dali, pure a fit~nco eli ognuno inùic;ati, per [requentarvi un corso pratico d'istruzione tecnico-professi o naie. CrtESCIMA..."'~-'0 Bernnrdo di Leoluca, Ospedale milirore Firenze. J COStclo. M AXIA. Cosimo di Raffae le , 78 fan.
toria.
Iù. id. Milano.
NOTIZIE
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CAMPAGNOLI Vincenzo, tenente medico ospedale militare Cagliari, in aspettativa. per infermità temporaneo non p rovenienti da cause di wrvizio. L'aspettativa di cui sopra e commutata in Mpettativa per infermità temporanee provenient~ da cause di servizio. DE MEo Enzo, tenente medi C'o ospedale militare Bologna. - È collocato in aspet. ta.tiva per infermità temporanee provenienti da cause di servizio, per mesi sei, dal 13 settembre 1932-X. · Dal Bollettino Ufficiale, disp. 67°; 4 novembre 1932-XI.
FioRE Geremia maggiore medico infC'rmeria prOilidiaria Ravenna. ospedale millta.re Bologna.
Trasferito
I seguenti capitani medici sono confermati per l'anno accademico 1932·33, ,quali assistenti mi litari, presso le c liruchf' ed istituti scientifici universi tari dol RE'gno a fìnnco da ogmmo indicato: Cliuina medica R. università Siena. P AOLILLO Sta.nislao, distretto Siena. Clinicd chirurgica H . università R oCALCAGNI Amato, ospedale militare n1a. Roma. Istituto di radiologia R. università RIPARI Enrico, 8 genio. Roma. DELLO Joro Giovanni infermeria preClinica oculisti.ca R. università P a rsidiaria P arma. ma. MORINO Enrico, 92 fanteria. Clinica owrinolaringoiatrica. R. uni\'C'I'Si t h Torino. PETITBO~
Ludovico, capitano medico ospedali' militare Tor ino (comandato assistente militare istituto di anatomia patologica l~. università di Torino).Trasfer·ito ospedale milit.are Roma e comandut.o i;;tituto di anatomia patologica R. univet'Sità. R oma per l'anno scola;;tico Ht32.33.
I seguenti oa.pitaui medici sono trusferiti all'ent.e a finnco di ognuno indicato: FARAONE Antonio, scuola allievi uffiOspedale militare Udine. ciali complemento P o la. PECORELLA Mariano, 78 fanteria. Scuola allievi ufficiali complemento Poli\. Os pedale militare Goriziu. LISTA D omenico, cavalleggeri Alessandria. iANNIZZOTTO Antonio, 49 fanteria Id. id. Catanzaro. 1 Dal Bollettino UOìciale dlsp. 68 • ll novembre J!l32-XI.
GONZALES Alfredo maggioro medico Oflpl'dale militu.re Trieste. - 'l'rusfurito ospedale militare Roma o comnndato per l'anno accademico 1932·33 quale ac;;;istente militn.re pr<>s.~o In cliniesl. owdica. della. R. univer-sità di Roma alln, quale s i dovn\ presnntare il 10 dicc •mbL·e 1932·XI. RAFFONE Alfonso, primo capitano m<'uico o~<ptYinlo militnre Verona.. - È collocato nella posizione di fuori quadro p erchè collocato a disposizione ministoro aeronautica., dal l settembre 1932-X. RICCI Antonio, primo capitano medico 6 pesant-e <'..ampalc. - Comandato per l'a.no accademico 1932-33 quale assistente mi litare presso l'istituto di radiologia della R. università di Modena, alla quale si dovrà presentare il l dicemb re 1932-XI. PtoOARRETA Francesco, primo capitano medico ~'<Cuoia applicazione sanità militare (insegnante aggiunto). - Ucssa dnlla e>1.rica di cui sopra ed è trasferi to ospedale militare Roma e comflJldato pres;;o In cli nica odontoiatric·a dcila R. università di. Roma a.llu qnale si dovrà presontt>re iJ }o dicembre 1932-XI.
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NOTIZIE I seg uenti capitani medici sono trasferiti come appl'E'6.'!0, e comandati alle cli-
niche e isti tut.i scientifici de lle R. università del Rogno, a tianoo di ognuno indicati. nellu quA.Iità di nssist~nt.i milit,Ari pPr l'anno acCAdemico 1932-33. Ess' si prescnt~
ranno alle cliniche ed istituti m <"desimi il mattino dello d icembre 1932-XI. MAsAA Filippo, dire7.ione sanità corOspedale militare Bologna (istituto p o armata B ologna. igiene R. università di B ologna). BELLELLI Carlo, 6 bersaglieri. Ospedale militare Roma. (clinica. oto· rinola.ringoiatrica R. università di Roma). ZANFAGNA. Riccm·do, ospedale mili· Ospedale militare Napoli (istituto "a.re Chie ti. igiene R. università Napoli). DE CESARE Giannino, 26 fanteria. Distret.to Pisa. (istitutO igiene R. univ ersità P isa). CAMPANA Antonio, scuola applica. Cessa dalla carica. d i cui contro ed è zione sanità mili tare (insegnante tra.'lferito ospedale militare Firenze a ggiunto). (clinica. neuropsichiatrica d ella R. università di Firenze). PALERMO Carmelo, 12 p esante camClinica chirurgica R. università. di pale. . Palermo. CoMEs Sebas tiano, 231 fa m e rin. Os-edale militare Milano {clinica ctorinolaringoiatrica. R. università di Milano). M.Al-1-zELLA GilLSeppe, 50 id. Ospedale militare Milano (3• clinica medica R. università Napoli). Sc::rORTTNO Salvatore. reggimento Clinica oculis tica. R. università Bologna.. · carri armati. LEONARDI Domenico, osp edale miliOspedale militare Roma (istituto igiew.re Trieste. ne R. università Roma). CASTELLI Gia mbattista, 8 alpini. Ospedale militare Padova (istituto igiene R. università Padova.). PaNARA Carlo, l rlldiotelegta.fìsti. Ospedale militare Roma (clinica n europsichiatrica R. università Roma). TAGLIAFIERRO Armando, 6 genio. Clinica medica R . università Bologna PAOANO :Michele, 8 be rsaglieri Ospedale mi lita.re Genova (clinica oculistica. R. università di Geno,·aì. Da.l Bollettino Ufficiale, disp. 69o, 18 novembre 1932-XI. I soguenti capitani medici sono trasferiti all'ente a fianco di ognuno indir.ato: PxcciOLI Ermenegildo, scuola appliOspedale militare Chieti. cazione sanità militare. DE Vxvo Giulio, 2 radiotelegrafisti. Arsenale R. esercito Napoli. I soguenti tenenti medici sono trasferiti a.U'ente a fianco di ognuno indicato:
ClEtti Vincenzo, l radiotelegrafìsti. 2 minat.ori. SnUAl'<"Nl Carmelo 2 id. l id. Dal Bolletti no U(Jìciale, disp. 7!•, 25 novembre 1932-XI.
Onorlftcenze Per l'anniversario della Marcia su Roma, sn proposta. di S. E. il Capo del Go· verno e di S. E . il J\linistro della guerra, il maggiore generale medico Fn.n>ro CACOIA è s·tato nominato commendatore della Corona d'Italia. Sono state concesse le seguenti onorificenze nell'Ordine Coloniale della Stella. -<l' lta li a : Commendatore: ColoWlelli medici LoRETO MAZZETTI, ORLANDo CA.STIGLIOLA. Uilicia lo: Tenente colonnello medico ~mo FADDA, maggiore medico 0JACINT().
.. NOTIZIB
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FELSANI, primo capitano medico TOMMASO SA.RNEt.LJ, capitani medici .M:ARIO I ASEL· ANTONIO NASTASI, CrosEPPE .BARBrERA. Cavaliere: Maggiore medico AGOSTINO RITUGCI Cunrm, capitano medico ANTONIO FERRI, tenente meclico ToMMASO Lo MONACO CROCE.
LI,
Onoranze agli Umcfall Medici caduti in Eritrea. La direzione dell'Ospedale Coloniale • Regina. Elena • in Asmara, in occasione della visita di S. M. il Re in Britrea o dell'i naugurazione d el monumento-ossa.rio a i caduti nelle bat.t.aglie svoltesi al confine merid;onale della. colonia, prese l'iniziativa per il collocamf'nto sulla fr·onte de ll"Ospedale dj tma lapide a ricot·do d<'gli Ufficiali medici morti noi comhattimenti di Dogali, Amba. Alagi e Adut\: capitani Ntcou GASPA.RRI, MAURIZIO OREFICE, ANTONIO DE MlcHEu, tenenti ANGELO FERRETTO, EDOARDO JACOPETTI, TEO'l'lNO ~ARMAZ, PASQUALE CuPELLl, GIUSEPPE PISTACCHI, ANOELO MAGLIO, sottotenenti FRANCE· sco ALTA:\10RA, F.MILJO DORATO, GAETANO MICOIOBÈ. La lapide fu scoperta il giorno 5 ottobre all'Augusta presenza dj S. M. il Re. Il direttore dell'ospedale, }O capitano
medico di complemenw prof. A. Ciotola., pronnnciò un discorso commemorativo esaltando il valore del Corpo Sanitario l\filitare in Eritrea. confermato ufficialmente da quaranta ricompense al va.lor milit.aro, concesse ad ufficiali medici in quell'epoca.
Docenti e spedaUstl. Nella sessione d'esami per il 1932 sono state approvate con votazione unanime dalle rispetti ve Commisf>ioni le libere docenze del tenen te colonnello medico VIRGINIO DE BERNARDINL'! in patologia speciaJP medica e del capitano medico ARTURO SABATrNI in antt-opologia. · Il tenente colonnello Rocco LovAOLIO c il mtpitano medico Guroo ME7.ZETT1 hanno conseguito con pieni voti assoluti il diploma di specializzazione, rispettivamente in medicina interna ed in radiQlogia. La Direzione dc·l giornalt• s i c >mpiace vivamente di questi succe.~i ed è sicura d'interpretare i sentimenti dol Corpo Sanitario por~endo cordiali felicitazinì a i bravi colleghi che hanno saputo conquistare cosl note voli titoli di studio.
Ili Congresso della Socle~ oto-neuro-oftalmologlca e l Congresso della Socle~ radlo-neurò-chlrurglca. Dall' ll al 13 ottobre s i sono svolti a Bologna il III Congt·esso della Società Oto-neuro-oftalmologica ed il I Congresso d e lla Società R.adio-neuro-Chirurgica. La seduta inaugurale ha avuto luogo nell'aula d e lla R. clinica ne urologica alla pre-
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Gion.ale eU medicina militaTe.
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AUGUSTO MURRI
s~nza dc~ll e m aggiori autorità cittadine e di numc rosissimi congressisti, fra i quali ,-,~ri e notabi litil. !'«'imtifich~ ita liane e st.rani~re. I l discorso inaugurale è stato
tt· nuto d a ll'illustre prof. Ceni, direttore dlo'lln clinica n eurologica dj Bologna. Il prof os.'-Orlo' CaNina ha. lett.o la snn r<·la zione sul tema: • lA> stato attuale del/.(~ chirurg·W, ipoji.~aria •, presentando numrro~ i casi da ltti operati, e i p roff. D i Marzio e F e rrer i In rl.) la:r.ion e sul te r.na: • Neuriti ottiche di origine sinu.sale ». Sono seguite nume ros iss ime comunicazioni riguardanti argom~nti comuni alle varie specialità. I l prof. Cavina. ha eseguito alla prt>Sf'n:r.a d ei congre::<RiRti due S(."<fute operntorie con brillanti inte rventi s u ll' ipofi:si. Il h•rzo giomo de l Congresso i partecipanti si sono recati a F crrar·a, dove sono continuati i ilwc>ri. ~ono s tat.i offrrti t~i con~tr<>><si sti tm ricevimento dal Podestà di Bologna, uno (hd Pod<>stl\ di Fm-rum. uno daii'Amtn inistmzione provinciale di F !'rrara e due btmclwtti d n lla Socit•th Oto-nPuro-oft a lmologic.a. Frn. i congrPssisti s i n otavano i pr"ì>fL: $. E. Paoluc:c i, scn. Viola, Bilancioni, Ovio, Donati, Besta., F a.c;iani, I3c rtolot.ti, Avala, Rossi. Bu~aino, Endt• rlt', Pa hnieri. Culiceti, Ales.<mndri. Sorra, ecc. e tm gli stmniC'ri i proff.: l3an·é di ~tra.c;burgo. presidC"nte de lla Societé Oto-1teuroopltfulmologique, Wt'i l. Bur·gnon, Laskiewicz. l\khmowski. D o>l no"tro Corpo erano prcs!'nti il t Pn . (·ol. m E>!ù. Modestini. il ten. col. m ed . prof. Giarrusso, il ma~g. rn•·d. p rof. Pitcoli. il magj:!;. m cd. Cornelli ed il ten. m ed. D e ..\leo. il quale ht'l comunicttto un contributo clinico(.![[.() studio delle sindromi comnw::imwli tanlive.
AUGUSTO MURRI Augusto Mttrri è morto l' 11 novembre a Bologna. L a Medicina I ta liana ha perdut<> con l' in;;igne :\laestro uno dei suoi apostoli più fervidi ed illnmirHtti. Vissuto n!'l periodo storico più decis ivo per il r inno,·a· m onto medico, Egli è stato fra quelli che hanno tracciato le nuove vie alle scienze d e lla Sfl.lute. ponendole tl.J ~<ervizio d ell'arte, da Lui professata ed insegnata come Olipressione al t issima d nll"inte llotto e d e llo spiTito wna.no. Nato a F ermo 1'8 settembre 1841, crebbe in una dura scuola d.i dolore e di pl"ivazioni, quale fu p e r Lui l'ambient-e familiare, ove formò il Suo forte carattere s ull'esnnpio del padre, perseguitato cd e:siliato d opo essere tato d eputato d olln. Costituente romana, e della madre, che con eroic i sacrifici seppe far bastare poveri mezzi a lla ed ucazione dci munerosi suoi figli. Laurc•atosi a. Firenze , dovet.te a<:CE'ttare una condotta. n elle ) {arche, mu, vint.a una, borstt <li siudio, si r<·cò a Parigi e a B Pdino nelle scuole di C'harcot, Trous>Wt~u. Frerichs e Tra ubo, 1'1-<;Simi lando n t•lla !:i tut alta m en to i precetti e le VE'dur e rlei l'UILP:'!tri :stranieri p er (onde rli cogl'iJlclirizzi d e lla Scuola italiana, già anche <'>'l>ll sulla via d el progt•osso n ei nuovi studi e m etodi c linici, che poi do,·evano trovare in Lui i pilt fa.tl.i,·i imptùs i. Tornato in I talia, e~<· r<· i tò in pro,rincia con somma distinzione. A lfredo Oriani lt~iò detto di lui che nrfl il p iù ymnde dei merlici condott•i. Ma le sue pubblicazioni ben tost<J lo ri,·clarono a Uttido Baccelli . clw lo volle- con sé e ne potenz iò il valore, fttec•ndo sl che foi'RC' ns,.unt<). AnC'ot·A. gion\ni,.~imo, nl l 'in~cgnamento, n e ll876, quando ,;u lì i'ullu Cllttcdro. di Hvlognu, ove r·irnMo p er quo.ntnt'anru, fino al compimento d ei J imi t i di età. Tuiti sanno quanto dL•coro n quale rin()mnnzo. Eg li Sl'ppe acqillstnrr n el mondo ulla suo. Scuolu. L a Sm\ pn:ziosa. prodnzionc scientifica Lo rese celebre anche
AUGUSTO MUR.RI
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fuori dei confini e non gli mancarono riconoscimenti d i alti consessi, come que llo de lla "Berliner Medizinische Gesellschatt », che lo e les.se Suo m embro onorario, con una d istinzione riservata soltanto a pochissimi stranieri fra i più a lti esponenti della coltura medica internaziona le. Le grandi benemerenzf:' e le S11e ecce lse virtù ne fecero una de lle personalità s imbolicamente superiore e furono a nche cantate dt:~.i nostl'i Poe ti in tma immagine di D 'Annunzio ed in una commovente pagina di Pascoli. Nel Suo nobile animo non potevano albergare se non puris~imi sentiillenti verso la Pat.ria. vefs<i n.::,~rci to. Ne l be ll'articolo conm1(•mo1·at ivo del prof. Vitali, apparso su Il Policl inir.o (sczionf' pratica, n . 48) sono ripo rtati due brani di lettere nelle quali appare tutUI la :;ua mag nanimità. Nel marzo 1915 co,;ì Egli scri,·c,·a al colonnello m C'clico L. B<'rnardo. direttore eli sanità de l Corpo d'anruita di Bo logna: • .ella potrebbe ccmandcmni sicuro di eseere obbedito feà.Unumt.e in qualunque opera t·ole.sse affidarmi, nnn nelle alte, qtwle forse la benignità ln«'• per m~ pote.sse tenl<trla d'assegnarmi, ma CMtche in una umile, poichè
per me, come per mollissimi. ht nobillà dell'u(fic1·o non può in que.~lo essere determinala ®Ua. 'IIG~U1·a dell'azione data . 11u~ doll'a111ore p&r la uo,;tm Patria. illl(stre, che nO'n. reclama che i.l ·r ispetto del :mo di rillo negato/e (i110ret dall'altrui prepotenza. ». In altra occasione, quando più aspra era la nos tra. gue JTa, esalt.ando il valore dci nostri armat.i, Egli vat icinava la , . j t ttwia ed i tempi mtovi: • Pe1· fortuna i 110stri colda.ti 8Ì battono bene e ({tu:tndo saremo d iuentflti padroni della terra noatra, e dei ·m onti nostri, quando saremo finalmente liberati da quesl'cu;uleo che ha lacemlo i l nostro cuore per tutta la 1,-ita col pensiero eli 'l'renlo, eli 'l'rieste, delle Alpi, allora gli Italiani metteranno giudiz·io . .... ».
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La Sua grande memoria è affidata a llo schiere d'allievi, educati dal Suo cuore e dalla Sua sapien7..a, ed ancor più agli studi che ~~~gnttrono vere scoperto ne lla patogenesi di molti morbi. Sono particola rmente notevoli i lavori 1'1\tlla emoglobinuria da freddo, con il caratteristico SP.gno c he va col suo nome, s ull'itterizia grave, sul potere regolatore de lla te mpe rat ura a nimale, sulle origini de l re::;piro periodico, sul valore curativo della digitale, sul morbo di Addison, sul' ins uffic ionza. plur-iglandola.re, Stllla sifilide cere brale. sui t umori d <!l cerve llo e del cer·vcllt-tto e molti altri. 1n tutte le più mem orande conquiste de l sapere è sempre virtù di pochi ele t ti l'intuizione de i grandi mis teri della natura. e la vis ione ampia e r<'mota. di problemi universali, che possono esser-e afft"Ontati e sminuzzn.ti da fìtlungi di s tudiosi, solo quando vi sia proiett,a.ta la luce del genio. Cosl è che la. figura. di Augusto Murri giganteggia. nell'infaticabile travaglio per il progresso de lle conoscenze mediche.
INDICE GENERALE DELLE MATERIE IP ER L ' ANNO 1 932
AUGUSTO MURRI BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ....•. . ...•..•....••.••.... , . •..••.. o
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CONFERENZE OLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ALLA SCUOLA DI APPLI· CAZION'E DI SANITÀ MlLITAitE •..•.........•.••.••.••......•..•.. D1scOitSO DI S. E. IL CAPo DEL GoVERNO AI MEDICI ITLAIANI (FA.SC. II) EsERCITO - A11.'NO X .......................... ..... .............. . GILCKRIST DOTT. Ha.RRY L . - Studio comparati"''O sulle perdite w ·ruate
dai gaJJ e dagli altri m ezzi belli ci durante la guen-a nwndiale . . ... .. .
lL NOSTRO NUOVO OSPEDALE DI pALERMO .•... . . , .••.•• , •..•....•. . •• LA CASERMA DELL'83 COMPAGNIA DI SANITÀ .. •..•.•.•. . . . .. . ...•.• • • , RONALD Ross •....•.. • ••..•........••...•.•••.. . . . . . . . . . . . . . ••. .•
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Congressi. X CONGRESSO NAZIONALE DELLA SoCIETÀ ITALIANA DI RADIOLOGIA ME· DIOA .•••.••. ... .... . . . . . . .... .... .... . •..•.•.•• .... , •••. , ... •
VIII CONFERENZA DELL'UNIONE INTERNA.ZIONJU.J!J
OONTRO LA TUBEROO· LOSJ • • .•.•.•.•..•...••... ... ........••••••...•.. . . .. ..•••...•.
XlV CONGRESSO INTERNAZIONALE DI FISIOLOGIA • • , •.). ... . .... .... ••• ,
XXXVIII CoNGREsso DEL'LA sociETÀ ITALIA!-rA DI MEDICINA INTERNA .• XXXIX CoNGRESSO DELI..A SOCIE'l'À ITALIANA DJ ORIRUROIA , . , .• , , , .• CASELLA. Le peritoniti acute nella pratica 08pedaliera militare ...•
Jo CONGRESSO INTERNAZIONALE D'IOIENE MEDITERRANEA , .. , .. ... , , ••• CoMMISSIONE I NTERNAZIONALE PERMANENTE DI ST ANDARDIZZAZIONE DET. MATERIALE SANITARIO .. . . . . . . . . .. . • .. •••....... , . . . . . ... .••.•. •
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Memorie originali. BRUNI prof. NrcOLA, tene nte colonne llo medico. - A proposito d e lla sterilizzazione d <'lla m edi c atura... . . . • . • • . . . . . . . . . . . . • • • • . . . . • . • . . . CACCIA prof. FILIPPO, mag giore g e n e rale medico. Note ana.tomo-clinic h e, pa.togen e ti c h e e modi co-legali s opra un t r aumatis mo cranico -e n · cefa li co.. . . . . . . . . . . • . • . . . • . . • . . . . . . • • . . . . . • . • . . . . • . . . . • . . . . • . . . CARERJ' LEONARDO, ten e n t.o m ed i co. I m ("lanom.i c utanei e la loro gen esi in rapporto ai nei pigmontari e agli e le m e nti pigme n tari dello. cute .. . . . . • . . • . . • . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . • • • . • . . . . . . . • . . • . C.t.ss rNis pro f. U n o, m aggio re m ed ico. - M o difi cazioni de lla. grande zza del cuo r e dopo lu. corsa. in. milita ri in a ll e n a m e n t o • . . . . • . . . . • . . . . • . .
INDICE GENERALE
DELLE MATERIE P"ER L'ANNO 1932
Id. - Ri oercbe sullo scambio gassoso respiratorio dopo la. corsa. in militari in a llenamento ........................ . ............ . Id. e AniLA.RDl GIULIO, capitano ch:imico farmacista. - n c loruro di sodi o nel lavoro muscolare del soldato ................... . C.&STEI.L.Uo"ETA VINCENZO, capitano medico. - La. « Mesonecrosi • della. aorta e sua. importanza. nella. patogenesi della. rottura. spontanea del vaso ........ ~ .............••.................................. CoNFALONE RAFFAELE, primo capi~o medico. -La. dissenteria. bac illare di Rodi-Egeo . . . •.......................................... . .. Id. - Ricerche sperimentali sull'influenza. reciproca. delle vaccinazioni a.ntitifica. e jenneria.na. ............................... . . . FloRE M.&n.xo, primo capitano medico. - Cranio e costituzione .... . . . GRIXONl prof. GIOVANNI, maggiore generate m edico. - Il vitto del soldato italiano alla luce delle moderne conoscenze fisiologiche , ..... . Guroo GIOVANNI, capitano medico. - La. prova. di Meltzer-Lyon ne lle sindromi associate dell'addome destro .......................... . MARMO ACHILLE, tenente medico. - Sul valore pratico delle prove con la tubercolina. ................................................ . MAzzETTI prof. LoRETO, colonnello medico e GERMINO prof. ALFREDO, tenente colonnello medico. - Epidemia di dissenteria. bacillare fra. militari a Reggi <O Calabria. ....... .... .. .. .. ......... .... ...... ... . MoscHETTA. GxovA.NNI, primo capitano medico. - Contributo alla. conoscenza. del moroo di Kummel .......................... .... ... . MuSUMARRA NICOLÒ. capitano medico. - Una. nuova reazione globulini ca. sul li quor . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .................... ... . Id. Importanza. diagnostica. della. colorazione vitale degli elementi cellulari del liquor nelle sindromi d'ipertensione endocranica. . .. ....... .... . · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · NANNl CARLO, capitano medico. -
Ricerche sulla reazione di Henry nel-
la. malaria. • • . . . . ..... ... ......................... . ........... . PAOLILLO STANISLAO. capitano medico. - Sulle prove di attitudine fun zionale del mioca.rdio nelle insufficienze latenti ............... . . . P ARRY W ALTER, maggiore chimico-farmacista. - Il cont.r ollo chimico de lle operazioni di potabilizza.zione delle acque a mézzo di sostanze clora.n~i ..... ... ............... . ................ , . . ... , , ..•...... PIAzzA Gumo, capitano medico. - La. siero-reazione di Kahn nella. sifilide . ........... . .............................. · ... · .. . · · · · · · Pxccxou ERMEloo"EGILDO, capitano medico. - Influenza della qualità dei recipienti sulla. depurazione delle acque col cloro e sensibilità doi rea.tti vi -indice del cloro libero ................................. . Id. - · Ricerche sull'isolamento del bacillo di Koch dal sangue dei tubercolosi secondo il metodo di Loewenstein .......... . . .. . . RosA GUIDo, capitano modico. - Anomalia dell'arteria ascellare .... . . SABATINI ARTURo, primo capitano medioo. - La. frequenza d<'gli incisivi superiori palettiformi in soggetti italiani .... .............•.. ScARPA ANOIOLINO, capitano medico. - Sul valore diagnostico del vaccino gonococcico ne lla blenorragia ...... . ........... . ........ . . . TREPICCION~ EMANUELE, capitano medico. - Perfezionamento dello strumentario per tora.cometria. .... ................ ...... ..... ....•.. TRoiNA FRANCEsco, capitano medico. Ri eerehe sulla. capacità vitAle poùnona.re . . . . . . .... .. ............ .. ................. , ... , ... .
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INDICE GENERALE DELLE !otA.TERIE PER L' ANNO 1932
Medicina legale militar.è. CAMPANA Al>-ro~"lo, capitano medico. - A proposito di fughe immotivate nell'ambie nte mi litare ...... .... .... . .. . ...................•.... COLAJANNI prof. GrusEPPE, capitano medico. - n tJ'MOrua in rapporto alle esigenze :del servizio militare .... .. . . ... . ................ . . C&ESPELLANI CARLO, tenente colonnello medico. -L Una proposta di attualità: la. cartella radiologica obbligatoria del torMe pot.rebbe essere istituita nell'E sercito? . . .. .. ..... . .. .. .... . . . ................. . . DE BF.RNARDINIS VIRGnno, tenent-e colonnello medico. - Le aritmie del cuore in rapporto alla idoneità a l servizio militare . .. . . .. . . . ... . FILOGRANA P ASQUALE, capi tano medico. - La valutazione dello stato di inabilità a.l losoro proficuo .. . . . , ...................... ... .. . , .. . GIARRUSSO prof. GESUALDO, tenent-e colonne llo medico. - La diagnosi di ist-erismo i n medicina legale militare ........................... . Id. - La. causalità di servizio in medicina legale militare . . . .
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Casistica clinica. CAPELLI FLA.llfiNIO, sottotenente medico. · - La calcio.tera.pia nelle affezioni polroonari Mute •.• .. ........ .. . ....... .. .... . ...... ... .... Pag. DE BER:s"ARDINTS Vmcamo, t-E>nent.e colo.nne llo med ico. - Due casi di reu· ruatismo cerebrale iperpiret,ico a deccrso Mutis.<;>imo ... ... .... . .. . » Id. - Un raro caso di granuloma maligno .... .... ..... . ... . » DunBIOSI E MILIO; maggiore medico. - Concrezione calcolosa in append ice infiammata ... . .......... ..... . . .... . . ... ............... . » lM:PElUALE CESARE, m aggiore medico. - Sulla tubercolosi della lingua . » GIACOBBE prof. CORUADINO, capitano medico.- Torsione Muta della ci stifellea .... ... ...... . ... . .. . . . . .. . . .. . ............... . . . .. . . . MAZZE'l"l'' prof. LoJt.ETO, colonnello modico. - Su di alcuni caai di dermatite da trementina .. . .. . .... . . .. . •.. ...... . ........... . . . : . . • MoDESTINT PAOLO, tenente colonnello medi<:o. - Su di una formazione ostooblastomatosa a corazza nel cellulare sottocutaneo .. . ..... . .. . • MONGuzzt UMBERTO, tenent-e colonnello med ico. -Sindrome combinata di eredo-atassia cerebellare di Pierre Marie con morbo di Friedreich in un cnso sporadico con reperto infiammatorio del liquor ......... . » ~
921 301 682 914 100 991
749 758 214
Note di igiene pratica. BRUNI p rof. NICOLA, tenente colcnnello m e di co. - Quando dev'essere praticata la iniezione preventiva di siero antit-etanico • . . . . . . . . . . . Pag. M.uu:NGO LoRENzo. colo•mello medico e R,oornò NICOLA, capitano medi co. - Su lla importanza. d eiJa potabilità delle acque nella epide • miologia de lla. truppa in camp~1gna. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
108 308
Riviste sintetiche. BELLELLI C'AULO, capitano medico. - Recenti vedute sull'infiuenza dell'organo dell'udito sull'equilibrio endocrino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag.
700
B ERTOLuccr GINO , primo capitano medico. -Considerazioni critiche sul-
l'importanza del s~no carotideo iu c linica e medicina legale .. . . . . .
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INDICE GE.N"ERALE DELLE MATERIE PER L'A.)<NO 1932
' 1047
D ' ALESSANDRO RAFFAELE, maggiore m edico. - L 'esplorazione funzionale
del fegato .... . ..... . ..... .. ...... . . .. . . .... .. ............... .
Pag.
769
MALICE ALESSANDRO, maggiore medico. - Etiopatogen esi delle urete riti MusTO PASQUALE, capitano medico. - L'anestesia. epidurale ......... . PECORE~ GxovAXNT, co.pita~o m edjco. - TI m eta bolismo della. colesterina e sua rmportanza. btologtca ................................... . PrcCIOLI ERMEl<"'EOILDO, capitano medico. - La vaccinazione antivaiolosa. RosA Gmno, capitano medico. - Mf'cc.ani~mo di produzione. sintomntologia. e complicazionj df' lle fratture dell"et.moide, escluso quc'lie determinate da colpi d'auma da fuoco •..•....... . _ .................. . SCOTri GIUSEPPE, tenente chimjco.fa.nnacista. -Gli elementi biogenetici nella tisi ologi a vt'ge>tale ed ani male .................. .... ....... .
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998
Rivista della stampa medica italiana e straniera. SANITÀ MJL1TARE. Aggcresslvl cbimlcl (Intorno auli eUr iti, c•llanei di. alrun·i) - L usTra ....•.........•...• AViazione (L')sanlta..ria nella guerra moderna - $ BLCK&Lr!: ••••• ••••••••••••••••••• Fughe nell'esercito {!.e-) - GAUTIHER .... , .. •.••.•••.•.. ......•.....•.•...... Gangrena e medicina di guerra - MAson r .•.......••..•.•.........••........••• Oaa da combattimento (Prote~~>ione contro i - ) .................... . ............... . Guerra. chimica (Proiu:um~ contro In- ) ... ...• ......... •.•........••.•............ Guerra cbhnlca (l,a ) - MALTI-'.SE ..•........• ..• ......................... .' .... . Guerra moderna (Qw•lt carattere tUIS<L71~.t.r!l una nrwva-1) .. . ....... ................ . L esioni e trattamento dell"into~sicazione da gns di comhattim<'nto - PORM•OT . . ... . Logi~tica (.Vote di lris.~uta. Il ser•·izi.o sanitario twil'am><tla del Cad.ore) l'&or.r:-: t. •. Malattie celtlcbo nell'Esercito (Le) - DE B~:R;\ROrsrs ............................ . Manovre di dite&\ aerea di Kiushiu. (0)Jerc di soccorso tklla Cr oce Rossa f/Ì<L!)IIOn~sc in oc·
Ptr{J.
437 2:!6
47 44
S2:i
430 7t 0 3~3
46 228 621
326
CWtWM delle - ) ..•....................•...................•..... . .•...•
Medloinamllitarc (La)nel RCilUO di :-inpoU. Dall'avvento dei l\ormannialla ca<luta dùgll Aragonesi PE~1.ECHU1<1 ••••.•. ..•.• ••••.• ••••..••..••••••.•• •••••.•••• Numlsmatlca e medlclua. mllit.are - F~ORA:>:Or:: .•.••••••••••.•••.•.•••.•••••.•••• Prollla.ssi antltubercola.re dell!'escrcito In Fmucla. ................................. . Protezione giuridica. delle popoll1zi onl ci vili contro l danni della guerra aereo·chlmlca. . . . Reclutamento (Esanw: rodi.olopico pret•cnti1:o t!.tl - dei •·olontari Jltr la • R'i~hs••·-hr •) .• Responsabilità medica nella :pratica della DlCdlci.na militare - COST&OOE'r· VRt nonw ·
<l38 7 \)3
125 226 000
:à'lA.ZEL •••••••••••••• • •. • • • • • • • · · • • · · • • • • • · · · • · · • • • • • • · • • • • • • • • • • • · • • • · •
45
Statistica delle perdite nelleultlmeguerre ({,a)- KAWl:>:SKI .•.•••••••••••..•••••.• Venerei (Il trattam~mto d-ei - inlcmpo di 01<erral - DRoz n(:lK r .................. . .
871 8i2
IGIENE. Antodopurazlone collbaeillare (SulL') d t· Ile acqne di ftumo - ARLOr.-<G· Du~·ounT ..... . .Alltovacolna.zione antimeulllgococclca In periodo epidemico u-·) - i\l ASOUS~AIW~ ..... . Baoillo tuberco lare. (Ricerche &ttlla etutura direltarl~l - tla alcuni prodotti ?Jatol(J(tit-i) -
Poy.
440 709
PICCIOLI •• .• •••••.••••••.•••••• •.• •••••••.••••.•••••• •.••..•. .. .•••••••••
873
Batteriofagi&. (l/fenomeno di Tu·orte la - ) - FLU·RI':NAOX •••.•••..•..••••.•••.••• Batteriofago (Studio ltlllla lrivWios i, delllibrorn: del colt'ra col - ) - Oouu>::>:HOS ••. •••••. BruoeUosl (Le - . Un perico1.o sociale)- ÀJ.!,".SSANDHJNJ·PAC EI,Lr ••••••..•.•.••••••.
5-16 i ù-4:
Dl1esa. della razza (Per ltt - ) - CORF.T'l'J .•... •.•.....•••.•.... .....•.•.........• Difterite (.Diag1ì0<1tica balteriolO(fica della - ) - Scanr.A o •....•.•.•......•....•.••. Difterite (Studio 8Uil'itlltnunità locale nella-)- BK'"'IU:OKA.. .. .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Encefaliti post-vacolnall ( /,e ) nel loro rapporti cou la vaccinazione e con le oucofnliti po!lt· infettive e dìssoroiuate e<-uto ...... .. . .. .......... .. ................. . .... . Germi patogenl. (Su/ c011temtto i >l - tll"i lati iCi1li fr~schi di l/ori ) - C'o rnrr o .......... . Igiene della. bocca o legislazione odontolatrlc:a - UMW.\RI:"I •..••....•••••..••..••• Ittcro emorrnglco ( Una epidemia a IAsiJmoa d! - d"origi~~e idrico cuntruttu per • O$ • ) JORG& .•••• •• ••••• .••.•.••..•••..•. .••••••...•.••••.•••.•.•. ...•..••• •••
Si2 2:.H i>-16
i94 320
700 H:.! 710
1048
INDICE GP:NERALE DELLE MATERIE PER L' Al\" NO
Latt.eed il prohl!'madcll'nlimentnzlono. (Laquulio>ledd - l - ~ERI Nalattln di :-.:trola.Hl ~·avrl'. (Sitmioeti<Jlov'co e l>(tlopf>uolico della - ) -
1932
. . ..•.•.•••.•••
Paq .
-141
LBYA[)tTt, RA·
\'Al"T, Lt:I"ISt:. Snw~::< .. .... ...... . . . ........ . ............ ... .... ....... .
1029
~Jal(tl tlo dlt \"i nH< fl lt.mhili c ~co uo•ciuti .. ..................•.......•..............
126 2211
:Malattie Infettive hMteri<'ht1 ........................ ... ........ .. .............. . Malattie trl.181lli:<Sibl li. (/nfl·ut,.~a tklle ~tla.u'<mi r dd/e pì.ouvt sullo eo:olt..::ione di alcwte - ) P-'QL:<:T •.....• ...•• •.•• .• ••••••••.•...•.. . . •••••••. •..•.•. , •.•• ••••••.•
230
Mnlattlu veneree a Genova d a l 1»1 1! al 1 9:ll (Del- TtXI ..• •• •.••••..••.•••••••••. M ormoni (l - , la 1>il't iui~"U!ta <kUe sette religiose) - PF.ntLt.J ..•• .•••••.• ••• •• ••••• • Mortalità (Lo) in n:.ppoo·to allo variazioni o.tmosfcri<·he - A!OJ :<E•••••••.•••••••••••• 1Par ll.!lMitl mal ariel . (8od paA8fi!I(IW dei - nelliq"i<lo cerrbr o·spina/e e loro com oortamenio
873
tJerso le ca nrkle porose) -
Asctosth\:f.\nwrrt .. ...... . ....•..•.....•.•....•
Pe~te pohnonare. ( 1, 't71 fllemirJ di- a CowP Smemwtt) -
AI'I'RL ... ... .. . . ....• ......
Repcrt.o batteriologl<·o (1>11/) <ti sot.tc c&Si di angina - L UO LI .••. •.•••.. .•• •.• •••.•..• iRit<O (Il l'a/or e !isiA>IO{TÌf"<J dd - J - P f:ntLLI. •.•••...• .• . . ••••.• •. ••.•.•.•.• . •••••• , StcriJlzzazion o delle acque pol.ah.>ill. (l.l~praUca america n" a1Juou 1>er la - l - [ MB&A •• X Trattamenti a ntlrahici. Um•ac•~i.td eli ripeluli- ncll"w>mol- RR~tLil<Gf:R·B.HLLV .• TrlpolJ. (Il [,ido lidle palll•e ) - CASTIOLIOLA ••.. •.•• ••••• ••• •.•••• ••••• • • ••• •• •• Tnber<.'Olosi ( Ambie>tle ntml~ e - in llalinJ - OrrOLKSont .••••••••••••••.•••••••••••• Tnberc<>lo•l (Rìcnrhe s~rim~nt•tlì. l<ttl/tt irw'TI••nizzn:;ione delle cn cie verBo la - median,le CJ!lrttlti ptmcreolid) UtmT-'Kt:LI.I, :\loouosm ..... . ......... , .. ....... . .. . Ultratlltmzlono (Sa/Cl dei IJP.ttcripat,ogerù. L'ultravirus tifo ·m)arotlllco - SANARELLI· .AU:.'Ii!ANOnl!'ò l •...• .•.•••• •••••• •••.• .• . •••• • • . •• . •.•.•.•..•• . •••. • • •• •••
VJMJij vacoinloo. r T: i mportanza dd/e nuo"·' ri .erche ~Ptlri•nemali 11ul per la p rat-ica) -
232 -t-IO 001
623 327 H! ~i-4
516 000
960 i39
43g
per la dolirina e
V tm-'ITI ....... ............ . .... ..... . . . ...... . ........ .
622
MEDICINA LEGAI E Cuore e trauma - 'KULBS·STRAU8.~ •• •••.• •• •.••••..••••••••••• • .••••••••• •••. •• • Paq. S forzo o varici - DI E 7. . . ••.•••••••••••••• .•.••.•• •• ••••• ••• ••••.. • .•••••••• • .• Siroultu:l one o,a) - CIUVIOSV • • •• •• •••• ••.•..• .•• ••• •••••••• . •••• • • •••. •• ••••• TnherooloRI polmonare (l,u) consooutiva a t raumi toraci cl - ROI!Bit:ft •.•..•• •••.••• •• Ulcera cron ica dello stom~>co di origine traumatica (L ') - RoMo:<n-Cnt:-:E .. . ... . ... .
062
S28 8?4
S28 S76
MEDICINA INTERNA. Abi to costituzionale (l calori n•or/OlQfJic-ì cmnia·/acci<die l' - ) -SABATI SI. ••••••••.• Pau. AJbumJna urlnarlo.. (Ricucile sulle eoeuluaU alterazioni biologicM. de/.1' - ttei ne/rofìei \ -
7 13
Ù II'RIAl<l • M AJtf'OJ.OSùO . ..•.•.• .•••• .••.••• ..••... •••• .••••.•.• • ••.••• •. •
3211
Albunùnurio. (La C(I<Uiade/1' - ,_.,Ua M/rottO - DEL BAER~: ••••• •••• •••••• ••• •• •• •••• Anumla esfl()nzlale i pocro:ulca. (.Sull"- e suoi rapporti con l'm.em ia perniciolla)- Sc nUL-
23S
TI':S .• •• ••••• ••••••••• •• ••••••••••••••••• ••••• • • ••• •• • •• •••••• •••••• •• •••
B acillo <Il 1\:oc'h. ( ro ..rrilmlo rtl7Jroblema deU"elim in<Uiatte del - altrarerso il re>te clinica· mentr 80>10) - l)CX" I ~IO .•...•• .•••••• •••• •••.••. •••.••. •••• .•••• •••.... ••• B loooo d1 cuore In cor8o di aJJrJCndlclte acuta- COLE •.• ••••.• ••.• • . .•••••• ••••••.•• Colesterina od oterl colc>tt•rlnlci d el sangue nel corso di atTezionl e patiche- P ~:conELL.'\. Cutireazioni (Le) tniJercollnll'oJe dl!tcrenzlall - TREI"IOCIOSI ••••••••••••••••••..••• Educazione fisica o prc~slone media- V AQUR:>:·CIUJS&~I.UlTI S ••••••• • •••• , , ••• ••••• Granuloma mnllgnn (Rirerchc 81Mril11~nlali sullaeliolwiadd - l - TnAMO:>TANO, •• • ••• I nfezione mala.•·lca r<·C'icll\•n. (Il r<lìCrto clelsmwue tull' - ) - PAl!TOlUL • .••••••• •••• . • Infezi one reumatiCI\ · [.' • IA'zio11e r-lini<Yt. - C"v.cONI .•.••• • , •••••••••••••••.••••••• H tero e numero dogli eritrociti - C :r.O>:H'7.f:n· MOLSÀ R ••••••• • • . ..••.•• ••••••.•• •• Lobo nntllriore lpofl~l\rlo ( U >t n"Ol"O sin.IQmo a carico tùl cirrolo eia i•un•Oìeicn.za del - ) :-l<:'ll~:t. I.{>Sil . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. . . . . . . . . , , • , • •••••••• ••.•• ..••••••••••
Malattie dn inlctiono (l.el - PosTA NO .. . .• . •...•• •.. .. . ... _ . . ...•••••• , . • .. . ..• • Malattie reum(lllc•bt• (SiRII'II>azira u; dcllr c<~sì cieli~ -J - C'EOONI ....................... . Occlusione lnw~tholll<' (l,tt sitlllmn•• umortLl~ clelt" - Nuo~o • hutio BPtri.r~tenl<tle) - Oos-
m 830
62.5 -lS S29 796
330 23!> ~·7 i>~9
2S3 624 ill
SKT·I.l t:<~;T..(;ououN•~·I 'K1'1T· Ou-r" tLLHl .... ......... .. ........ ••...•...•• ...
w
Scorbnto nfl":rhnonl.Uic ( .1/ucli{ll'a..'"'ioni cù://(1 ln!U'J)J!Il Ut>/tLIIe<• e oastrictt >te/lo-. (!Cttlribulo tula c·utW8<>' •<Za cù-1/' eterolopic et)itelioli <kllo ston•·•co) - Gnosoou . .. ..•... . ... TubCN.'()lOSI l(ltentc. (/JLU) U>Ul dìCJ}MWSCOp(a po/U.OtWre altit"Ort' ttn /000/aio di - 1) -
3'29
•friAMUUJu\Ci , , , , , , , , , , , , • , , , , , , , , • , • , • , , , , , , , , . , , o • • • • o~ , • . ; • , • , ; , , , , , , , , ,
7QS
Trattato Italiano di medicina interna ....... .•.........•.•.•• ........ ........ .....
443
INDICE GENERALE DELLE MATERIE .PF.R L'ANXO 1932
1049
CHIRURGIA CENERA1E. Actlmicosi addomlm•lc - KR.\t:RP. Aneste<lia dlret.t.a dol cavo p<'ritoncale - FlA 111"1"1·1 .....• ..... ........ .. ............ Anest.e~la loco- rcg.onnlc (/.'. m·lln prntkn rlc·l • rurt\lro • (•.vuotamento) cervknt: per ade· oopntio noo t•ln.Mtic· ho -
l' lu·:,·~:-tt-: L·ETIY.~~~-=
551 129
............................... .
Angiomi (8w;/i ) del mu.;noll ~trlati r·on qwrlrh~ cor..-iàer(l,i<'Jroe a r-itltt.nrd<> dc/ICI llfll(>f}elt~"'i tUt/l-i au(J·i.crmi i1l (Jill~tre. U" l<'!' OLI •..........•......... , . , . , ............ , Asc:es8o (l.' 1 oSileo do l Hrodio - M <Hl u>:R\'R<; ••.••• ••••••••••••••••••••••••••••.••• Calli vlzio•l elci collo d(' l piode. (/.'alr/,eion~ tcu•?orml<'tl,. In riposieione dd mfll/~olo pero· niero nel tr•tltan•enlo Ol)erCII.orio rli urti -
)-
230 133
878 551
13.\t<:•Y.T ....... . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Callo o..seo (lnrlw:nza ~Ila 'l'h•!rOrin$«1/tt/om..·•zhme dd - \ - H•:1.1.1m .............• C'hlrurgin d 'ospcclnlc - <)1!'1'.\LI . . ....... ... ........ .... .... . ............... • ...• Cistifellea o fragola. - Pa<'f'AL\!0,\ ......... . .... ...... . . . . ..................... . Coliti. (Sui/(ICI<rachin<rui.ccLF/tUe - ) - BOTTO·MI C'f"A ..................... . ....... . Ouodeno·sHnt.erectomla antorlore - GoAAP.T- L<H<:w v ............................. . Emost.asl (Ricucht xt~<'rin•~nt•oU ."<où/' - ron m •zzi bio/oyil'i. 0011 {Jflrticolarc ri(lt1flrda alla cio irW"(Jia uanic·c.udmtl · l - P .\l't:'l'TO ... ...... .•.. ........................• Epilessia yac k~onia11a po•t tr,.mnat ici\: rdl~r-i di l'ura ch'irumietl rtLZimutl.r . t:11wstmti e pion.Oo.yyio in. ch.ir14FUiu r .. ,.,.!Jru.lf! -
ALt-:..'-~A.S uru
aso 49
331 lll20
i97
............................ ..
Esofago (Spc.llffll,() e~<o/llfleO N>rtcom ' l.mle a "'tfull i c <Ltll' - } - !\l o.~ 1m ................. . Falan.glzzazlono(!.a) del pr.lmo mct.o.carpo - 'l'n: ,.ica indicazio"i e risulta t.i - lloN Nt::T.. CARC'A!!!IONP. ••.••••••••••••••••••• • ••••••••.••• , •••••••. •• •••••••••• •••• •
134
Flemmoni degli sPI\zl cellulari della n> ano - I MKt.l s •.•••..•• .. ...••••.•.•.•••• • •.• J.o~ratture della spina. lllacj. ~nterlore inferiore HoTIIBART ....................... . . . OIIO!treetomJa.. (La chiu.• ur<< del ~ap o tlu()(k1wù IUUa - ) - ~'OIWUE ................... . Interventi cbJrurglcl clelia parte profonda della. regione plo.ntar e. (Via laterale ai ftec.uso
6ZE 797 963
TOK MAKOW .•••••••.••••••••••••••••••••••••••••.•••••• . ••
130
di aùutti-) -
~l&l.formazionc del Kt\ero ·Cot·<·i~t<• .<;tu/io llll<ù•»>•~·clinico e srvJuio eli clnssilic llzirme
ftooaum· Hovuu ..... . ..... . .............·.......... . . ... ....................• Morfina. (l.'inle::io~ enMvtm.OijfJ di - 'tua/e at~~ilio diaun08tico tlclù• JlCr!lon.iU) - Cs aa..nt:BRA~UT .. . , ......................................... , ............. . ... . Naroosleterea. ( Mi(Jiiaram!:IIW del/• t - >n•di<mù elc,,.zione clelia te m Jeratura di et'«J)ora· zùme lkU'cterc) - "l'I&OP.I•. ..................... . . .. ...............•....• Ost.eomJellte dell'anca - Sot>UR •••.• •••.. ••..••.•....•••••.•.....•..••.•••...• Patereccl (La r aezioru:lkl t~.ssu.to «llulore nel trcdlamenlo dei- )- DE RoNo~:MOl'IT·CAR· -
135
798
135
878 2M
CA >01!0 N t:. . . . . . . . . . . . •... · . · . · . . . . . . . · . . . . . . . . . . . ... , ... .. . . . . . . . . . . . . . . . .
Peritoneo (Siocr.li 8perime·u.luli sodl<<reaUiltuZ<I larau àd - ) JtachiauCI!WSIO.. <Oli accUùnli or••vi imm~fliati llella -
Aòi<a ........... . ....... .
loro rwt.osre>le •i e loro trctltttmelll.o).
- Oo&n:s~:c·u· A tRINA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Reazione (Stùln) omociMica Cltellt·l'lazza nel tumori maligni- H~:STIYO ............ . lt_,zlonc (Lu)sottedlaframmatlca ciel vagbl - Pa~:n1 ... ....... ........... ..... . . . ::>u tnra del nervi (P<Lrticol.ariditecnica 11~tltt - l - HIC'IITim .. ................... ... . . Svuota menti gaogllonarl del collo (A propusUo deii<L l.t!c"ica lkr1li- l - REIT7.·MA RTIN ·
963
1ao 236
237 330 62!'>
COL>WN ••••••••••••••••••••••••• . •••••••••••••.••••••••••....•..• , . . . •••
Tam ponamente con catgut dolio ferite ronalt. Sflulio spcri.m entale - CIRILLO . . ....... . T essuto germlna.tlvo dell'osso (Contribui-o allo Bltulio su.llc• pu.lologi.« del - ) - ~·~amoLuzzi .......... • ....................................... . ............. Tubercolosi PQimonaro ( lndiCJJti oni e r-i$tdlctti. ltclla lorc•t:Opllls/.ictt e clel piom .a:l!lio ••cii,.
cura della - ) -
4H
AL~.:S>!A lWRI . . . . . . . , . . . . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . , . . . . . . . . . . . . .
127
TubcrcolooJI ilòlmònsro <Oura chirtvuica cldlo - ) - MAUitV.fi ... ..... . . ............. . Ulcere tubercolt\rl (/,fl ptrforfl <'iÌQn.e fÙ/k - i n periloneo Ubcro) - Wlt.MO'fll · 13,\ DIANS , .. Urot.erostemlalntcetlnalc ed ureteroRtomia cutunca - GIL>:NTO ..................... . VIa dJ acoosso posteriore della scapola (Su ,.,,.,) - D ut ·os't'·i!:VRARO
128 713 238 714
TRAUMATOLOCIA. APTIBI"Ccchlo a esteMionc cont.l nua per Il tn:>ttom~nto dC'IIC f·rl\tturc COlllJ'I irate deiJn gamba- Hvcc.• Nu ....................................................... Corpo e8traneo nel rene. (Mi(Jrcuione rli - l - Oo-n·..rn:tN.. .............. ........ . Dlsterslone del ginocchio. ( illterceut<> prect ce in ""caso <li - . Ablazione di fra71ut~llli 08· se\ liber-i) - LKRI CII~: .... , ......... .. ...•... . , .... .. ....... , , , . . . . . . . . . . Dlstoi'Bion.l gravi dol ginoeollio. l'l'rlllta,ttlll<J chirurgt('(> il'nn!MlialcJ ilt'!le -) - OubAith. Ernia pleuro-polmona.re JIOt!t·trau matlca - SonoJ... .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
PCI(I.
332 237 332 2~S 4~ 7
1050
I:-iDI CE O~NERALE DELLE 1\L\.TEBU : PER L".U."NO 1932
Frattura fl ell"epi ~troteo senza sintomi nert"osl. (Due cosi di - ) - LoccRF.!lV. .......... . Pao. Frattura isolotn d(' Un prima rostoln dastotzo ruu~colare - POR7.El.T ...• • • • • • •••••••• Fratture dcll·estrcmitiÌ ~ uperiot"<l della ti hla ( r·orolribttlo olio stw.liu dtllc - ) - TRAnocco E'rotture l~olate delle ll.J>oftsl trasverse vertebrall - H K.'!SR . ........•.• . . ... ..... .. • Lu~SilzionP ca rpo·mcterarpca (t"n ca11n rli - ) - BcR:>rEt$n:R .••. . •• •. ••.•..•• . . .. • Rottl\trU•ldho milzu in clue WllWl d "urigi11c tmumaticn - l l l "l t M • . • . . • . . • . . . . . • . . . . •. 'l' razione t'O l 11lo - l'l"TTJ . . . . . • . . . . . . . • . • • . • . • • • . • . . . . ... •••.•.•..••... .. . . ••.••
44'6 l>l
33.1 23'S l :W H -6
333
RADIOLOGIA. AJ>tlnrec•·hlo t)('r la pt·oic>.ilone di po.:lllc-ole ro<liograllcbe -
Etcll KOtT.... . . . . . . . . . . . ..
Pao.
M>3
Arteriugroua~ (L'l- 1~.\t,ff·f!~ .. ,.,.,.,.,, ~ ... ,,, , , .. , , , . ~ . i • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • •
A t las thorac::o~coJ>it•un - Co,·., ..........•....•.. .. .....•.............••......... Embolia polmonat-e. ( UirPrcht rllilii)Cintmfl/fl!Jr<t/iche :<perin&("nl(l/i sttll" - ) - .l\.\ECEW· .J.\SK>: tt . . . . . . . . . . . . . ... .......•• .. ......•... . ......•••... , .••.......•..
Epnto-spJ.,nl)gralla - K ,umt"KA ......... . ........... . ................. . ....... . . Mcnisco <h:ll"nrtlt•ohtzlouc <Ici gluocchlo. (Possibilit ri di rile•·orl! radioura{icrm~tnlt un - ) -
!"\t' ll.-\I'IJl()
&52
• • . • • . • . . • . . . . . . . . . - •• . • . . • • • • . . . . . . . • • • • . • • • • • . . • .• ••••• ,.
Prolczioue ~~ corpi e~trauci sul la cute ( .lloduHt<i per segnar. d~trcmt.e la rodioscopia la - ) -
), ,\ O'LII ' Il .•• , , . . . • • • • • • • . • • • , . . . . . . . . . . . , • • . • . • . , ••••••• , , , • , ••• , •.•••
2-10 1031
Ri>ntgcndhtgno!itka. (Limite dci nonna/e cd in i =i del putolouico ù• - ) l;:l'ìn.Lt:R .••• . •• •
NEUROLOCIA. EpilcsRia tr•~utnaUcu. (Contributo <•Il"(lnatomia vatoiooica ckil' -) - R oSTA X. . • • • . • • • • • Pau. l\talum ulp!Lrh,ulle eoulle (Un cu80 dii - lhzzo... . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . i\Iuscolatura s l rlala ( L 'es(lme cN11ico del/et- in cotulizioni di riposo) - i\ft:LDOl.F.SI.. • • • • Pura H" i 1\ ti v o radi<·olore ola puntura di zecca <t"11 caso111.01loraro di)- PAClt"lCO . . . . . . • Si ndrome t\lmnrale do arterl osc lcroal cerebrs.le - CAttl>ONA. .. .... . ........... . .... Tumori del s i•tt'nUl lll' n ·oso ccutrn lo (Il rxzlore d.:i mclodi biopsichici per la tli<tg1wsi "dei -) - FortRl"ER .. . ... . .... . ... .. .. .. . . . ... ..... .. .. .. . . . .. . ... . . .. .. ... ... .. .. .. . .
2~0
1032 240 1032 1033 50
OTQ..RINQ..LARINGOLOGIA. Amigdala pala.tlna (L'l e Il sistema reticolo -endotellate- BARBE V...... • • • • • • • • • • • • • Po,g. l.lnlbur.ic. (Slltdi sull'essenza dello- l - K o.\ t DA.... .. .. . . . ..... ... ...... .. ....... . . ca nel ~ioro di ~anguo nello malattie aurico lari (Osserv(lcioni cliniche sul contmuto i11 - l -
447
133
Ù \" A~lA ••••• , •••••••• ••• •• , •• • •• , • ••••••••••••••••••••• , ••• , •••••••• •
Capo.clt:"t \'i tale p ohnonat-.:· 11eUa ln"ufllcicnza nasale respiratoria. (l,u)- SC'ALORt. ••••• Cofnlee ( U - d"oriyine tWSfli C)- SABONON ...........•.... .. ...•... ... . . ... . .. .. .
879 131
Cbeuliu·imrnuutc~a pla ( L o-
•ulle otiti nwdie purulenl~ croniche col>~~todo Do.ichrs) 1\tS S IK: .... . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . ••..• . ..• . •.••. . ...•••••.• , Cisti ([,e l odontop;l'nC -.<;lotti io clini("() e nvtOtli operatori. - ADl.F.R ••• . ..•.••.••• • ••••• Flocr·nh•ziooe di :-\ar,1•s·ùcorgi (Vello l nel secroto nasale- SmnoTTp·NARAZAWA .•.. .. . Iml> t('guu7.lt)ne ionotcra)oico. dello. rocca (R-icPrclle BPtriment.Q./i s·tùla. - ) - LANTlR ,. .. ... . Labirinto. ( /.e modiJicodoui dtlle nt.eml>rane del - da perf.,si<mi o.ll®nie11<'!) - PERO~,. UU"-ZI
••••••••••••••.••••••••••••• • •• • • ' • • •• •••• • • ••••••• • •••••••••••••
Lari ogi ti t n hcrco lo rl c1." n,.oorlo~ ione dd p/esso retro·ca,rolico larinr~eo di Fl a/ler e le si•npaltcertrun.Je /Jrriarltrimu: ncllr- )-
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Dl'RA!':TK . . . . . . . • . • . • . . . . . . . • • . . • . .. . ...••
Mculn~tl t(· hW<Ilnr<· ntnp;t•nn a~intomal i<- n. Crmtrlb.dn dittico, chimico, cilo·batkriole>g;co e unultJfii.IJ•JIOIOlUftiro _HLfUAl.:ti':LLl . . . . . • . . . . . . . . . . • • • • . • . • . . • . . . . . . •.••.. .
l\Hrurazlone del rumore in n ,-i azione - YoSSI'DA · Ytn6· DA tT6·TO!<R17-ò .• ... . ...... . .. Ri~cr,·a n leali na .lei ~lllllr'Jt: e lus ullìdeoza rc~ pirntorla do. stenosl nasale e lperplasla ton· òilltii'C -
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• . . . . . . . , . . . . , •• . •.• •• •.. , ••• ••• •• , •• • • • •••• , , ••••.. •
~ego o dt:ll><lUIQ d' .\<!amo. ( l:oulrilm1o (ti/o ~tuilio della f/.<iQ)Ialologi(l rlelle< dey11.ti=ion.:)J41-: l•( )o li:/. •.••...•••.••..•••••...•..••....•.••.•••.••.•• • •..•••• • •. • •••••••
•
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Pau.
964
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S:U
Sìntlromi ,-c~tibolurl c ~inrlroml ç.,•·o:bclla•·i - ll.lRolt;" ....... . ... . ...................... . .
TERAPIA. • .-\ tehrl n •. (l ri.•ttlluh /Ìiwro oltrmtli in eli 11iC<l col fluo•· o on/imolnrico s intet ico - l IWTH
l<. l·
• • . . • . . . . • • • . •• . . • . . . • . • • • • . . • . • • • . . • • . . . • • • • • . • • • •• • • • • • • • • • • . • •
Chi neto (lO 11dltl cu ra clelia mal~trla - ~r.~s r-A . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . •
INDICE GENERALE DF..LLE MATERIE PER L'ANNO
1!)32
Fango termale. (A tiMJr lkl- .•ti{!l i rln>W'11li morftJI()(Jici c "'"l/(< rr~>i.<lcn oaulul>u/nrr del san · 11ue. in inditùlwi nor-n~ali. t putoloqici) - 1'R1 v ..:J .r.l~ 1. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il medico si diverte . ......................... . ................................ . Insufficienza renale. (1'rutiiJIIICIIto tiroidt•o e rari ioluafliu m;Jr - ) - :'!Hil.J,t:J~ .... . ..••... Prodotl.O chimico farll) a.ccntito italiano. (l'a i/ - ) - PAF<R.\\' AI'O . ••.•••••••• .•.. .••. Sali di ealcio nei focolai di fratt.ura ( l ni;:~Ìfllli <li) - llirrrr hl> •vrr i "'"n/ari - 1101.1.0..... .• SoJuzioni nlOdl(ku.t.ri<.'i t li ('n lot. cl ' un u.JrJ,· inut)l"tl ~i~Jn(' -i nl'r'lf"'"" 11rlk or.r ·il l ratt(l· 111 ettl<1 dt'ttli w~ cns,,.i tuht:n'tJirtd ) -
1051 Paq.
336 96~
334 121 335
~TI ·~ t.t\NI • . • . • . . . . • • • • • . • . • . • . . . . . • . . . . . . • •
335
Sor!'ent.! teru1all sotrurce i n Trfpnlltania - l'AST I (lLI OI.A • . • • . • • • • • . • • • • • • . . . . . • . • . • • Tempia pratica (Sp11tllf rli - ) ........ ..... . ..... . . ...............•. ... ......... Trasfm"lnne del ~auguc d tra tato • f' n nuovo diSJ10Sif io·o p rr l •r - l - ll~a.J.EJ.u ........••
336 965
880
Conferenze e dimostrazioni cliniche negli ospedali militari. Pagg. 52, 138, 241, 342, ••11, ~sa. 63~. 7Hi, ~oo. 882, 966, 10:.14•
• Notizie. Alla f::lcuola di Applicazione di Snnitù mi li turo ................................... l'n(}(!. Alle gare militari di scherma.. .......................... .. . . ................... Pao. Assocll•zlone I nt<lrnMionalo di ll~iowrapla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . • Bollettino del corpo sanlt~>rio militare ........ ............ ........ . .. .... .. . ....... Paoo. .
35~. 642
f•tl3
359 151. :t51. :lfi2, 456, (161, 6:!9, 71:$, $04. ~5. 971. 1038
CelebrM:Ion.i delle scoperte di h:ocb e Forlanini. . ... . . ............. .............. Pao. 88(1 VII C iclo di oonferon •.e sclentlflrhe tl'nut<:' pr(>"~o la. Scuola <li Applicazione di Sanitt\ mllltaro dunmte l'tmno acN•dcntico t !I:.S:!·~. . ..... ..... ......... ....... 561 Commemorazione dc.l professori::;, E. Antouio Dionisio Vittorio Ascoli o.li'Accademla Lancl slana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 354 Concorso per la nomina. a tenente in ::;. P.};. nel ()orpo ::;auitario • . . . • . • . . . . . . . . . 147 Concorso Internazionale per tln bendaggi n emostatico.............. . .......... . ... 25:l Concorso a 24 posti di medico pro,·fndnle. ............... .. ... . ......... . ....... 4U2 Concorso al V Premio Rlberl (19~:1-19:!4 ) ... . ....... .. .... . . .......... .. . . . . .•... 5C~l Concorso al premJo Rlberl per gli utl\<-lalì medici del n. Esercito e della R. Marina. 638 Concorso a premio per un lavoro su di un tema di infortunistica .........•..••... 723 152 Conferenze al Dopolavoro del >On.ist.er" della guerra . ...••...... . .........•... : • . 58 IV Congresso della se'lione l taliann della Società Internazionale di M.icrobiologla . .. . I Congresso naz1ona.le di JliCdicina. dello sport ................................... . Pauo. 2!)4, ~ ji! lD..XI Congresso deii'As8ocinziom· ftallona d'Idrologia e V raduno talassoteraplco na.· 254 zlona.le ..... .. ... . .............. ........ ..... · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · Pao. 25t IX Congresso medico sil'iUano .......... . .......................... . ..........•. 460 II CongTesso di Medicina s <>dnlo tl.«ìro-tccuka 1\flplìcnta agli lnfo•·tunl strndnU .... . VII Co ngres~o Internazfonnlo di ?.fcdklna e FnrntnC'Ia ;\{ili taro ................... . Paq{l. 253, 805 II Congresso Internazionale dell'Aviazionto' !"A.nitaria ...... · · ..........•... . .•...•. Paq. 886 81!7 IX Congres~o Intcrnnzfon~tlc di StiH'Ia d<: Ha Medicina •.. . .................. . ..... 887 I Congresso delia Soclet•\ 1\>le<llco·chirurglca Ahruzzcse ........................•.. 9i3 VIII Congresso nazionale doli'Associazione Italiana l:'a.sci«ln por l'igiene ..•.••..... I .h. Congresso della Soci e! •\ Italiana di Nenr<>iogin............................... . 9ii lll Congret<So della Società O t o-ncuro·oflalmolagìca e I Cougresso dello Società Radlol OH neuro-chirurgica ........ •...... ........................ . ...... · ..... · · · · . 6-12 Corsi di tisiologia al s .. natorio militare di Anzio ................................ . 9i0 Corsi allievi umciaU di comp lemento x:nedltll e chimici farmaciHti . . •.........••..... 2~5 Corso di onltura in medicina lega io e nelle a.sslcumzloni sociali ................•... 2;;6 I V Corso di cultura medica a Varese ......................•. . .......•......•... 722 VI Cor so lntcrnazfonalo di perfezlonamcuto per nllldic l .................. ........ . 807 Corso di perfezlonaruento in modi cina colunhtle ... ...................... ...• .... . 248, 10:.18 Cure ba.lneo,tcrmall .............. . ... .. .... . ............................•...... 3:.t; Decalogo per la catupnjfna antitubercolare ... .................................. . DJ<~cl p Uno. di guerra ..... ...•.... . ................................. : . .........• 2à2 Esam.i per i_'ldoneltù all'avauzamE'nto ati A.nziQnitil d<'.:Cil utlitlull JJif'tlid in S. P. E. 803 da lacnvere sul Qundri di M•auznmcntu JICr il l \1:!3 .•.......••.....•....... · ·
1052
INDICE GENERAT.E DELLE ?olATERIE PER r.'ANNO
1932
F'acilftazioni J•Cr cure sai~Olotli<'ho al peNJonale dell'amministrazione della guerra con· cordate con la soclctù esercente le RR. terme di :58Js omaggloro .. ... . . . . . . . . PDlJ. -l!>' Il Convegno do! ehlrurgi del Nord d'Italia...................................... 502 Il motto aralcUco della ::>cuoia di Applicazione di Sanità militare . . . . . . . . . . . . . . . . • . 500 I modici Italiani r'er Il riso.......... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . $7 Internato al snna.torio mUltare di Anzio........ ...... . .....•...........•........ 1!>2 lntemato 1>0r medi ci cc>cHiottl al ~anatorio militare di Anzio ............•........• 458 l problemi della tullQN'Alo~l ... .. ........ .... •••....• ..•.•.••.. •.. ...... .•.. .... ss La resta della Ranit" militare... ....... ..... ........... . ................••.•.... 6U La prcmJazione del lavori scientl11co·l!OCiall sulla tubercolosi ......•...••.•.•...•... 8!)8 La gcntcnza nel processo di LubecciL. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . $7 LlmJtl d.l anzillnit..\ Jlt'r l'iscrlzlooo s ul quadri di a'l'anxamento a scelta fa.coltatlva por l'anno 111:!2....................................................... ... ISl L'lnaugura?.lom• della campagna antitubercolare.................................. 3r.3 Ma.schore antigas per l& popolazione cJvlle •...... : . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . 642 Modltlcazloni al programmi per l'avanzament-o a aoolta racoltatlva al grado dJ mag· giorc medico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 884 Nella Società. di MedJclna ed Igiene ColonJale ...... 11 • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • cus Nel Consiglio Nazionale delle Rloorehe. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . 886 Ne l giornalismo n1ed.lco •.............. ........................................... PQ{)(J. 59,153,462 Nomina dello commi~~Hionl tecni che per l'ooame del titoli scient!Hcl degli utnciall me· dlél e cbhn.icl·farmaclsti da Iscrivere sul qua.drl dJ avo.ruta.mento a. scelta per Il 1933 . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . • . . . • . . . . . . . . . . . • . • . . . • . . . . . • . • • • . . . . . . . . POfi. 803 Norme per l'appll~•l<lone doli•\ legge su ll'lndennJtà s upplementare per gli uftlclali del Regio Jo:~ercito............. •...... ...... ..•.•.....• ...• ........ ........ • . S7 Norme per ~>Sslcuraro Il servizio sanitario militare nel presidi sprovvlgti d.l ufllciale modico .•....................................•..•.........•.•.•...•..... . 246 Nostri nuovi docenti e specialisti ..•........•..••.......••...•........•...•.•.... Paoo. l C.l, 972, 1~1
Onoranze agli utnclall med.lel caduti In Eritrea .................................. . Onor!llcenze • ...••...............•......•...........................•...•...••. Per d.ltrondcre nel pubblloo la fiducia nel prodotti farmaceutici nazionali ..•.•.•.... l'or gli orfani del medici morti In guen:a .....................•.•....•...•.....•. Prelnlo I talo·Argentino • A.les!l&ndro Lustlg • •...... ... ........•.•.•.........••••• Rloovero del mJlltarl negli stabilimenti sanJtarl civili ........... . ................ . ..X :>.I RJ unJone della Società Italiana p er Il JU'Ogresso delle Scienze .•.............. Scuola superiore dJ malarlologla...... .... ... .. .. ...................... •.... ..... S iero antit<JtanJco.......................•............•.•....................... Società ln tcrmu:ionale <li Endocrinologia........................................ . SommJnistrazlone a pagamento, da parte delle farmacie degli osf)()dall mllitarl e delle Infermerie pre.<ldlarlo, del med1c1Dall e degU oggetti dl medicazione agli ufficiali e ad altri personali od enti 11tatall ............... ...... ............ .. .... . Taritra <lol medicinali. degli oggetti di mod.lcatura, delle sostanze acoossorle, del rea· genti, del prodotti cbimlcl l>urisslml per usi sclentlftcl. ecc..... ......... .... . Tr&Sformazlone doll'ln[crroeria J>reAidl.a .rla di Gorizia In Ospedale lnllitare•......... . ·ufllciali medici fu S. P. E. a•slst!lntl alle cllnJcbe ed agli Istituti sclentiHol delle RR. Unl\"ersltA del ltcgno ............................................... . Un primato dolla :,ianltà Militare•.............. . .....•............ . ...•......... Uso di occhiali per militari d.l truppa..... ....... .... ... ........................ .
• •
1~1 1C.2 ,972,10~0
152 722 4f2 S5
9i2 15:1 67 1bS
557
639 638
I nostri morti. Argent ina 0Mpare, ml\1rglore medico dJ complemento .. .......•.... ......• •••.....• Daclo Terracina Almerigo, ma~orglore mèdlco dJ eomplomento .................. .... . lJovllacqua Jo;ugcoio, tenente colonnello medico della riserva •.......•..•...... . .... lllauchl Vlt.torio, pt·lmo capitano medico In S. P. E ... ....... ••...•... ............. Cantatore PluLro, maggioro medico d~;~! la rlwrva.................................. . (lartml 1AliiCI. mogglore m etlil'O della. riserva ............................••........• èarlXl"tluri Tommaso, mu.ggl ore medico rli complecneuto .........·.......... ........ . Catnldo Oootano, IDllllJI'ÌOJ•o modico In conl(todo .................................... . Cervllfnl Ulovannl, t<•nentA} gc.mcmlc medico In congedu ............ .•....... ..... •• Clccarolli Angelo, tcoùuw colonnello cttcdlco In congedo ........................... . Do,·a Emilio, knon te uolonncUo mcdl<'o In congedo MS<Jluto.....................•.
POI/.
644 6H 976 155 46i 156 976 076 1!56 ~76
60
1053
INDICI!: DEGLI AUTOR I
Ferraris Clemen te, maggiore medico della rl~rv&. . ..•............................ Foresti Albe rto, colonnello medico In S. P. E. ...... . ....... . .................... .t Gerund o Giuliano, tenente gonen>le mecllc·o l n congedo.......................•.... landolo Costantlno, tenente generalo medi<-o In ~-oop:edo .. . ... .................... . Martlnot.tl Cnrlo. colonnello obimloo·Cannncl ~ta In P. A . . •.... .. .. , .•.. .• .........• Morino Domenico, tenente generale medico In <iOngedo..• .......... ... ...... . . ... .• Mosca L nlgl, maggiore medh·o d ella riserva...................................... . Mo.•cblni Enrico, maggiore gcrwrale mcdlc·o In l'On!(edo . . ......................... . Oddera Luigi, maggiore g eoorn le medico della riserva .... . .... .................... . Palombeila .~ostino, tenente C"olomtello n'tellico non Jlil) Iscritto nel ruo li. ..... .... . Las<ltti Gilll!eppe, tenente colonn<·llo medico di comp lemento...... ................ . Roncall Demetrio wocote oolonnollo m ~<li<'o della rì•cr,·a ........................ . Rot<sl Baldo, colonnello medll'o della C'. H. T.. ••. •. •.••....•..•......••..........••• Rossi Ernesto. mìlJtgiore mè<llco di rom J>Ierneuto ........... ... ........•........... &•urlno Dn\' ldo, capitano modko in :;.P.K ...................................... . !"inapl Vincenzo, maggiore medico In :-ì.P.E ...... ...... .......................... . Siracusa S uor Luisa. l\lt..ia, ;\ladro tinpcrìora •Ielle Fi!!'lill cii C'nrit•\ ...... ..... ..... . So li Teobaldo, tenente <-oionncl lo mcdl(·o di comJ> Ic•nwnto..................... . .. . Stella I<'ranoesco, teuent.e colon nello modico non pii'! IS('rltto rwl ruoli .............. . T ommaai Iacopo. tenente colonnello mecllco In congedo assoluto ........•.......... Valdamerl Giuseppe Renato, maggiore medico In S. P. E ........................ . Zu.<·caria A.ugn~to, maggiore medico della ri !5érva............. •....... ....... . ....
6H Hi4
075 350 564 80S
60 350
468 64-1. 60 860
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1175
724 360 644 60 976 608
INDICE DEGLI AUTORI Pag. A.UATE ..• , , ••••••• , • • •
ADILAROI
0. , •• , • • • • . .
BASSI ••.•••••••.• , • • • • •
1026
BATTIBT!NI C....... ....
346
554
BAU MANN
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UROAIUTIA
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ADLt:R., . . . . . . . ,., • •• ,
8ELFANTI S .. , . . . . . . . . .
A.LESSANDRI
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9(,3 ,:1:18 7110 880 70i
13 ! R . .. , .. , . • 127. 235, 950. 954
AL:&SSANnRtm A •.• • • 4 39, 872
BEJ,J.Jo:LLI
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883 882
8EHTARA!.l.l ... , • • • • • • .
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A..N7.rLLOTTI •••• , •• •• , • •
956 236
Br;:ltTISETTI M. . . . . . • . •
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ARLOINO F. , ••. , • . . . . . • AJW:IfANDO A .... . . . . . • . ASCIO N:& 0 .. . . ,.. . . . . . . •
623 HO 554 961
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aoccm:'M'l F .... 138, 627. Sll6 BOLLA L............... t:lil JJOSNF.T .. .. .. .. .. • .. .. BORDET 0 .... , . , . . . . . . Bni!Clll Q. . • . . . . . .. . . . DOTTO Ml<·ca A • ..• , • • • •
1:14
!liU :I:I!J 3:1 1
CACCI A
Pag. F ... ... ........ 253,
~57,
CAMPANA .~............. CANiliOO III E .......... , C APEI.Ll
~·.... . . . . • • • • •
A.. . . . . . . . • . . tn:J5 . . . . . . . • . . 801 <'AI<{'.\I;!'OI<E: F . .... 134, 878 CA IWOSA • • • . . • . . • . . • . • 10!1:! CAIIHOI<F. '1'.
CAHI-~H.J L. . . . . . . . . CAt<VA (IJ.Jo ~l.......
l 'l6, 229 D ..... 253. '!151, 1000 ' A_. ' NlS U. . . . . . . . . . . . . 01. :11.5 1. 4[)1!, .)60, 1109 CA>!n:t.LASt.:'rA V. • • . • . • \182 CA>''I'IUJ.IOI..\ o. :!36, 627, 102.\< (;ASSAOKANO I Q .• , . .
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(5l03707) - ROHA 1932-XI. -
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Direttore re8pon8abile: Dott. Redatrore: Dott. Vmonno DE
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tenente generale medico tenente colonnello medico
ISTITUTO POLIGBA.J'ICO DELLO 8T.t.'.l'(). - G. c.
RIVISTE 1\'IEDICHE MILITARI
---------0--------ITALIA: ANNALI Df 1\fEDICfNA N.A VALE E COLO:-I'l.ALF.. - Direzione centralo doUa sanità. militare marittima, Mlnletero della Marina. J?ol. II . Fw;c f Ll- lV, selttl-rìlbre-<~llobre Hl32. • Zapnse :, I processi s uppurati vi ciel polmone di natura. non tubercolare. - Matte l : F auna ano· follgena o malo.rlt\ nt>l medio Sooboll. - Mlclltltttl: Sul r<>J)erto dì Lo iRhmanle libere nel .;angue periferico. - Yannl: Sopra nn Cestode para.." l!lta del Vnt>ano del .!\ilo.
EST E RO :
ARGENTINA: REVISTA DE L A SANlDAD :\tTLIT.\ R. - Direzione generale dì san ità, i\Iinì,;tero dolio. Ouerra, Buenos-Aires. Fuse. IV. lugl~fiOo~to J<l32. MHin~etlll t Ptdrazlnl : Evolu?.lone <" perfezionamento del servizio farmnccut.ioo nell '!.IOlc rcito. caatex, Ontaneda t Merto : ~;ucefnle~<ra!l•l. - Waldot'p : .Accm·tamcuti uull'icloneitù 1\sica. Mirll utflclall. - Owldlo: L'letìtuto d'igìt:no <lell'e~crcJt.o. - Batti Ieri : 11 ~01'\'lz io igienico durllJlte la guerra mondiale. - Roenlnl Plurrt : .Acocrtnmontl modico-miliUlri. - Ontaneda t Lopez : .Blotl pologin.-.'\ntropou1ctrl di Viola o di )lartin.
FRANCIA: ARCBIVES DE MRDECI~l<: ET PRARM.ACfE l\ULITAIRK'3. -
Olrc~i<'n~ del scrt'izio di sanità, Ministero della Ou~rrn. Fast:. II, ago8lt>-s~Utmbrc, tomo ~C\11, 19a:.!. Lt•ller: 1\oto di farmaoo·dina.ruir:a. - Petoqaln e Fr•Jawlllc: Con t ril•ut.o allo SLHtl io <ICI rl~ult 11 ti d Glia t't>Coìnnzlone Q.S;~nr·iat~L an ti t lfo-p:nnt.if!<:a cd am.icliCu: rfql. - Bolotte: O t i ti mc;<lic IH'Utc a lungo <lccorso o mast.oiùHi lnt<·ot.l.
Fase. UT. otlo'•re, tomo 'XCVH, 1932. olawslon e Sciali: L'lmmunotomrla c<lll tl.ltrnti unth·ìms u battt'rh•fngì. asr.ossi dol po lmone.
Delaye e HIICOJict : Gli
INGIDLTERRA: J OURNAL OF TU8 ROY AL AR:IIY :1!8DI<'AL CORT'S.- B<lito <il\ .Tohn Date·, Sons o.nd Da· nielasou, Ltd, L ou<lra, Fuse. IV, olloiJr··-\·, noumhre, 1'01. LlX. J~3Z. lloyd : Ul teriori ri ~eroho sui camttcrl o sulla l•lns<iftc·•zi<lnc <Ici hnr·illi ui•>entc1·i d ehc ft'rJn<·n· tano la lll!UIIlitc (Fase. rv e V ) . - ~a,.., la: 'fmtWHncut o k i'III'<:Ul ÌM d (·llu 111u h>rit\ ''<'Il pln· smocbiou, chln inn cd alebrin (Fe~..<c. lV. (i>U') . - Woodcoc:k: Coll•f•kra~ioui ;nliH naturt\ dei virus co a spt•C"'ink r·igunrdo n.rl a l,·nni hl\'ll l'i rt•t·l~: Jf i (FttRc. IV c V). - Mansell: V a<·,·tna/.ìoni llontro l'ioflnenza. (Fa.'iC. lV). - Kldd ;. Il sc1·vizio sanitario r<'~glmt·ntnlt• n.-llu guc rru m nclo-rnu (Ftue. V). - Tenu Propositi: (',anso tklh.l loll'<ill it<' o Hll.!tzi di prev cuz i•Hw , """ " fwCìllle rlguardu ttl servi~io nell'c~l'rdto e lll·lla mariJH• (Fase. V).
J UGOSLAVIA : VOJ XO-SA.Nt'rE·r.'>Kl 0 LAS NI K . - Ri.-i~tlt t.· i IIW~I r;t l <' di ' <H! r>n·<. ftll' lnar·i~ o Jll l'did nn vrtt•· rinarin clell'<lRCr•~ilo jHgo sl~v ... •·<li tn <lnlln Uirt·zionr. r!cl ~•·1vl~.io di :-:anitl• (H<'c lnzion o <'<i amrulnistmziouc: OSJ•u<ia lt. wilitnrc <l i JJdJ;I'U<it•l · .\'. :1, lonw Ili, l O:J2. PetTo-t'"": tiuUc !'tnio. - Markowltch t Nlkolojewltch : Un raro ca•o <li l'<'rf,rnzi<Hit· •rontnnf•n eli n l(l{' l n tlell't:s ufug-o. - RouYidltcll : L' lrl<·l'l •'n la. - Tnsltch : L'i mmun it ìl :111t u lifll'rif'» n H h· n· l'nnato><Siua di H nmon c suo im piq;ll pt~~so gli adu l t i. - Branowat<hkl: L•· "~'''~è ,r.,,swtla· lizznzlone in un t't' part-o chintrgictJ,
ROMAJ.'I'IA : REVLSTA SA.NITARA MILITAR.\.. - Rodn:dono e antmiui$Lr:l7.iouo: O~pedalo militare • Regina Ell.<;aoot,ta • Bucarest. l!'u.sc. X. otl<~l>rc 1032. amlano, 8rata.- e Lupu(tl«<: AS<:CJ\80 tll.'l lo ho f1'u11 h ilo ~Ill iRI ro in unn hamhiuu eli due mesi. Bratesco e Raeoftano: Vnlumi n •l"O il'et·s~tJ ocr.:lu·ulc tlt•ll'cmis f<:ro "ini~L1·o. - Optesco e llleaco: Sn un cn11o di morbo di H.e<"kl in ghn11"c·n.- St Gian e CoSie$CO: H i>n ltulo ro·moto di mt'nstril · g11lect-outin. - Dlaclcow: Etlll\ngimtlà tH!.lt•C'IOI'O- cnngiunti\·alo 11>'8ol:i11 l o t\ un liufn ngìmun <le l sopra cciglio ed omanglomn. •h·ll!'- vol t.a pnlalinn.
STATI UNITI : TRE MILITARY SURGB:ON. - Army Modloal ll!usoum and L lbrar y, WasbJogton. Fase. ollobre n. ~. rol. LXXI. 1932. Alh. .rn: Sulla- lstitu:tlone di ~tcnerali mcclicf' Rp cclnlistl coosulc ntl. - 81mmons: Ln, med iclna mUlto.re pl'(lvontlva oome fM.toro vlt.alu nello. difv~11 nnzlonalu. - S~elew : Settit'emià 1nouin· gococclca. - Fruldln: La scuola d'ip;ituO' e di nlt'dicinu. tro(Jic.tlo <li Londr11. - Keely: A nestesla a.vertlnlca n ella ohirtu~ia uelf'oL-cb.io, UtLSù e gola. - Russe!: l!:~uuo clinico degli Impiegati govornatlvl In Mnnila.
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SUPPLEMENTO AL FASCICOLO V del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE -
(ANNO LXX X- 1932 x)
MINISTERO DELLA GUERRA
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RUOLl D'A NZIANITÀ DEL
CORPO SANITARIO MILITARE (UffiCIIUIEDIU El Ufrltllll [8111[1-FIRIIDSTI 1ft SERIIZIB PEBilftfftTE EffiTTIIOJ
ROMA l sn nrro PoucRAFICO DELLO STATO LIBRERIA
1932 -ANNO X
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SUPPLEMENTO AL FASCICOLO V del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE -
(ANNO LXXX- 1932 x)
MINISTERO DELLA GUERRA
RUOLI D'ANZIANITÀ DEL
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CORPO SANITARI. O l\IIILI1 ARE (0ffi[IILIIEDIU ED Offl[llLI tftllltHIRII[JSTIIft SERIIZIO PEIIIftfftTf EfffTTIIO)
AVVERTENZA
Gli abbonati, cbe riscontrassero nel presenti ruoli qualche errore od omissione per te In· cllcallonl cbe loro riguardano, sono pregati di darne sollecita comunicazione alla Direzione del Giornale di medicina miUtare - Ministero della Guerra - Roma, valendosi dell'apposito mOdulo cbe trovasl a pag. 5.
ROMA ISTITUTO PoucRAnco DEllO S'TAro LIBRERIA
1932 -ANNO X
(4106542) - I stituto Pollgrnftco clello Stato - Q. Capponi -
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1032
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AGGIUNTE E VARIANTI af Ruoli di anzianità deglf utficiall medici e deglf Ufficiali chimici - farmacisti In servizio permanente effettivo
Pag·i na .................................................... ............................................................................................ ..
Grado ............................... ................ ................................................................................................ Casato e N ome .................................................................................................................................. Data di ni\Scita................................................................................................................................. .
Luogo di n ascita . ............................................................................................................................. S.tato civile ...........:............................................................................................................................. Titoli accademici .............................................................................................................................. D ecorazioni e ricompenso ,. ..........................................................................................................
Campagne .......................................................................................................................................... ..
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..................................................................................................................................................................... Anzianità. ..............................................................................................................................................
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.....................................................................................................................................................................
Posizione
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A ....................................... addt. ........................................................... 19 ...... .
L'UFFI CIALE
Si prega staccare e spedire d' ufficio AL PIU' PRESTO Il presente modello, colle aggiunte e varianti, alla Direzione del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE- Roma.
CENNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MILITARE Ptlrnn flol H3 L uno osistot"a un vero C l rp-. M•nitarlo ncll'F.sorcì: o: vi ernno del o;aultnrì, dogli ospeda li rc~~imentali, seDZa unità. di Indirizzo. Ro Carlo Albcrt.o, con n. V. dd U •liccrnhro 18:! l, Iniziò il r iordinamento del servizio sani· tarlo coni•• oreazivue degli O~Jlcrlnli •nilitn•·i divl~iom~ll. In sostituzione dl quelU regglmentnU. Con succcs~ivo R. V. do! 22 clicembre t 832, l>~~itul i l Oonsi~lio superiore di sanità milltaN, cui vonno um~tntn l'alta direzione clol sorvt>.lo. o con altro n. v. del i giugno 1833, emanò tutto lo norme ordiuntit"C o regolamentari rolatl\·c a l porsont\IO ed a l sor\-izlo sanitario militare, con assimlhl?.lono a l gt'Mli militari. Con n. V. do! 5 settombt·o I S·l 3 furono apportaLI nuovi rndicnll ordluamentl, r endendo obbligatoria In doppi,\ lauron in modici o!< cd in clli rurgh\ por l'nmmis$ione noi CorPo. e con n. D. 31J ottobre 1850 si fusero lo due cntogorle di medici e chirurghi In quella di medici mlli· tt\rl, dhst ìuti io mctllci di tlivL~iOilO, di rog'%'imento o di bl\ttl~.glioue. Con H. D. del 13 ottohro I S51 (urono soppresse te ìnfcrmcrlo regglmontnll e di pr0$ldlo e sostituite dngll ospctlnll succursali, che funzionarono alla dlpondcnzn di que!U dlvl~ionnll. Con R. D. del IO ottob re 1855 fu stabilita. una nuoça gerarchia, con l't\Sslmilazlono al gradi militari e fu c reato Il grn<lo di mNlico aggiunto. Con legge del 28 gi~no 1865 nv,•ouuo la tu~loue dol Co r po sanitario doll'Eserclto Sardn con quelli dello altre pro\·incle. Con lC!!'!l'O del 30 settembre 1873 tn con(erlto 11 grndo effettivo ngll uftlcla.lf del Corpo sanitario militare, od Il Consiglio superiore di snult.\ tu sostituito dal Comltnto dt snnlt.à mlli· taro, cbo col 1• not"ombre l 8!17 a.'lSunsc la dououllnozl<mo <Il Is pon<Jrato di sanità mllituro. C'.<on In sto.'>6a logge Curouo istituito 16 Ulrezlonl <Il sanità m ilittlro od nltrettnnto compagnie di sanlt.à, una I>Cr ogni Divhsiouo. Con logge del 22 marzo 1877 le Direzioni <Il ~anltà milit~>ro c lo compagnie di Sflnità Ctuono portate a 20, c con legge del 22 giuguo 1882 ridotte a 12, una por Corpo d'arrnat.a. N el 1923. cot•l'nbuUziono lll 3 Corpi d'armata e la cronzlone di uo nuovo Corpo n Triest.e, l o Dirc~loni di M nit.t\ o ciit)Oudonti COU\l)t\golo furono ridotte'" 1O. Nel 1926, col nuovo o:rdinru:nontc.
doll'.Jo;sorcito, fu rhlristil\l\tn la ntrczloue di sanità. di Alessandria, con rcl•~tlva compagnia di sanità, c fu Istituito uu ulllcio •Il snnltll. a C~IIMI con l" l \!• comJ>II!tnla di sanità. Con R. D. dcl20 uprile !9ZO l' lspet.torato tU a.tnità rusOP!li'O.'!So e sostituito dalla Direzione ccntrn.lo <11 snuitìl militato, che già. funzionava fin dnl !917 como Dirozio·.1o generale del ll!iuistoro tl.c lla guerra. Con n. D . u.l20:l del 6 luglio 1925, turouo mtltulti 3 Ispottorntl di sanltH.dl ztlna, con Sfide n htllano. l•'ireuzo o Nnpnli, diretti da. m;~ggiorl generali medici. Con R. D. n. l :21 <lei H ottobre 1926, ''enooro ptà Pt'lrtlcolarmcnto determlonte le nttribuziouJ del mllggiorl generali me<llol Japcttorl e fissati l Corpi d'armata e l Comandi rotlltarl di loro glnrisdiziono. Con n. D. n . 1025 del 4. novembre 1926, Il numero dogli stnblllmentl sn ultarl tu fissato come soguo: 11 OS(Jcdali mili tar i pt·incipall, 16 OSJIO<lali milltarl sooondarl o 8 tnrcrmorie pre.;ldiarfc. Con R. D. n. 15:19 dol 5 agosto 1927 Il numero dello dlrczlonl di sanità. militare o quello delle compngnic di aanltà venuo rlspettlvamento stabilito ln 12 e In 13. Fu porta.nto costttult{l tu Udl.n o l'lP compagnia di sanità o quello della. SicUla e della Sardegna presero la nume· razlouc di 12• o J 3• • Con R. D. n. 327 del 23 febbraio l!l2S la Direzione contrale di ~anltà militare llS!!UUSC h• donomlnazlono eli Direzione generalo di sanità mUltare. Con circolMo n. 40 l del l li luglio l!l~8 ru soppresso l'ospodalo mUltare socondnrl o dJ Ve· nozla. Oon circo bue n. 7 l 9 dol i • novo•nbro 19Z8 l'lntormerla pr0$ldlarla dJ Livorno tu tra$(Ot· mata In ospodalo mllitaro secondario. Con n. D. n. 2195 dol 23 dlcombre 1929 furono aboliti gli Ispettorati d! sanità di zona, ru dostlnato un magttlot' geucrllle medico alla <llrezlone della Scuola di o.pplloazlone di Blloltà nllUMro o duo rurouo lll0$91 a dlsposlziono per studi ed !$POzioni. Oo!l R . D. leggo n. 2225 del Z3 dlcembro 1929 eu abolita la dlstlnzlone di ospedali nillltnrl princlr,all c s~coudarl.
La Scuo'a. di nl>piic a?.ione dì ~anltù miiìttno ru btll tlitn Lo Fi renze con rt . D. 16 novembre 1882 per i mftituri el i 1a c;tegod a la u~ntl In me<il<'i uu. e ohirurgin, nsPit·antl Blln nomi= a sottolenente di complemento. Dal 1900 In poi furono anclte s,·olti corsi integrativi e core! sp()('la ll per uftlciall medici In S. P. E. Dal 1912 gli nllle,•i fur ono ammc•sl alla !';cuoio col grndo di sottotcncnte medico di complemen to, pre,·io nn corso trimestrnlo pr~S:>O le cl ire>.ionl di snn itl\ militare. Durante la. guerra mondinlo o dal 1920 al 1!12(, non s i tennet·o corsi di u!liclall modici di complemento. Nel 1922 si iniziarono corsi Eemcslra ll per ufficiali medici e clllnlicl fnrmaclstl di complemento, asp irnutl alla nomina, In ::!. P. E, Con circolare 73 del O. M. 102~ furono r!Prlet inntl eorsl tl·lmestr1\l! I>er gli Mllirllntl alla nomina a sottotenentA mt>dJco di complemento, pre,·io uu corso di ls! rudo oe m ili. ta.re rll tre mesi, P~sso un reggimento J l fanteria. Dal 1!125 furono a.c colti anche l laureati !n <Cbimico. e tormncin, nsplrnuti alla nomlnn a sottott.mcnte di complemento nella spcclalitù, Con circolare :nn d el O. )!. 19~6 fo a bolito U ('OI'1lO trlm c,str(,lo presso l reggimenti e venne ele,·atn a cinque me•! la durll\a del cor:so :Pl'C•bO la S('uola, fr0(lucntato da tu t ti l laureati in medicin a e chirurgia e In chimica tarmncla, che hanno ~nperato l 'esnme di abilitazione aU'eserclzio protcs. looale c con obblighi di le,·n.
RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE. L
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?IIEDAGLIA D'AROb:NTO AL VALOR ?.ULI'l'ARE • Per -gli importanti servizi resi nella campagna di guerra In Libia 1911·1 2 , O\•e !'\\stremo pericolo non fu IIJnito nella gmnde, umana opera pi eto~a •· - R. D . 19 utnnaio 1913.
II.
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MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR liUL11'ARE per la campagna di guerra 1915-lll. • lo,;tclncnblio, modes to, sereno, oon!t>rtando di cure e di amore 1 snuguin antl !rntclll negli ste;sl ~l munti d ella lmttnglla o scltto le Implacabili lontano offese nemiche, u ette co~tanto, mirabile esempio di ardore e di valore. di sprezzo del p ericol o c di d ('Yozlone al do,·ere (1 915·18) •· R. ]). 5 (}'ÌU:fiOO Hl~ O.
I ll. -
MEDAGLIA D 'O RO per l'op eri\ dAta ndl 'o~cas loM d el terremoto del 28 di· ccmbre 1908 In Calabria e Slcilln. - R . D. 27 ?nQOOio 1\Hl,
J V.
MEDAGLI A D 'ORO al m erito della s alute pubbUco.. -
-
R. D. 15 nwrzo 1922.
ORGANICO DEGLI OI'F'ICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P. E. ( uooe 23 aJ>rile 10:11, n. 539). I. .t)
UFFIO.IALI MEDICI
ART. tt : Tenente generale 1 ; Maggio ri genet ali 3. T OTA LE : '·
B) ART. 27 : Colonne lU 25; Tenenti colonnelli 87 : Maggiori H5; Caplto.nl 373 ; T en enti 205. TOTALE: 835, li. -
'UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI
4 ) ART. 27: Col onnello 1; Tenenti colon nelli 4.; Mngglorl 2~ : Capitani 36 : Sub nl-
ternl 38. TOTAt.l!: 101,
SPIEGAZIONE DEl SEGII INOICAITI LE OECORAZIOII ELE lBBREYilliOII. Ml\l.
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t. q. Dl.sp. Min. com. L. D. aas. mll. Di r. geu. san. mll. Dir. capo dlvts. !no. Capo s<:z. !ne. ConJ>Igl. l ne. Coli. mcd. leg. Dir. San. Dir. san. osp. Dir. osp. tnr. A.M. Soz. ù!slut. Centro autoru.
Medaglia maurlzlana. Can•llcre del SS. Manrl zio e La1.zaro . Id. dollu. Corona d '!talla. Id. coloniale doUa Stella d'Italia.
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da,·nntl ai st>gnl dello decorazioni sopra Indicate
OmnCro~
Orande Utllolale. Commendatore.
Ul!lctale.
Medn!:lin d'oro poi bonomerltl della snlute pubblica. Id. pel bcncmorltl del terremoto 1908. .ltlednglln d 'argento nl va lor mllìtare. Id. al vnlor civile. Id . pel benemeriti della sal ute pubblica. Id. pel bent>merltl del ten-emoto del 1908. Medaglia di bronzo nl vnlor UJUltare. Id . al vnlor civile. Id. pel beoerneriU della salute pubblica. Id. pel benemeriti del terremoto del 1908. Croce di guerra al valor militare. Croce al merito di guerra . Med~glia commomorativa por le cnrnpa.gne d 'Africa (1 ). ld. per la cnmpagua della Cina ( 1 ). Id. per l a campagna della Llbla (1). l d. per la campa gno. Jtnmo-austrlo.ca 1916-18 ( 1). I d. lnteralloata della VIttoria. Id . dell'UnitA d'I talia.. Id. pel benemeriti del terremoto del 1908. Croce d 'oro con corona. per anzianità di serYizlo Id. per anzianità di servizio. Dlstinth·o d el mutilati. Promozione per merito di guerra. Aspettativa per Infermità. ASP<~ttati7a per motivi pri,·atl Sospeso Impiego. fuori quadro A disposizione del l\1in!storo. comandato. Libero docente universitario. ns.sbtente mllltu.re. Direzione generale di st1rtltA ll11lltnre. Direttore ca.po dlvlsiono Incaricato. Capo sezione lncnr icato. Oonslgllorc Encaricato. Oolle~lo medico legale. Dlr'OIIIone d i snnltè.. Direttore di !aollà.
osped.lle mllltare. Direttore d<.>ll'oapedale mllltnre. Infermeria p resldiarin. Aiutante maggiore Sozlone di d lslntczlonc di corpo d'armata. Centro automobi listlco. o. a. corpo d'armata. Se. di appl. san. mil. Scuola di applicazione di sanità mllltal't'. Ins. tlt. Insognanto titolare. Ins. tlt. agg. Insegnante a«(unto. t st. chim. rarm. mll. I stituto chimico rarmaccutloo mllltnro. Centro chim. m\1. Centro chimico millr.are. o. amruogliat.o. c. celibe. v. vedovo. (l) I numeri esponenti Indicano te campagne.
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16. 3.27 7. 7.10
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Cagliari., ..•.. 11. 6.82 Rom by Paolo, 9f,4)"''"• ~ ,.,., •. , ..., l d . Cagliar!
l. 9.27 16. 8.08
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Milano
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Padova.
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Id.
Torino
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Id. Bari
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18
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TKNKNT! COLONNELLI HKDIOI
ANZIA.NITA.
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L UOGO
CASATO E NOME
DI NASCITA
DECORAZIONI E CAMPAGNE
POSIZIONE
di
di
grado scrvtzle
dal n. 57 al n. 67. a Avezzano
(A- 29. 3.8i Do Bernard!nis J7iruinio•••
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Guerra -
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Id. Firenze
18.12.27 16. 8,08
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Id. Bologna
l. 6.28 10. 8.09
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D isp. Min. Colonù. (Cirenaica}
l. 1!.28 16. 8.08
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Osp. Roma
12. 6.28 16. 8.08
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Palombara Sa· 21. 6.81 Forti Iuino, <J!o, O. bina (Roma)
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Osp. Roma (com. Min. 11.12.27 16. 8.08
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26. 7.28 16. 8.08
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7. 9.28 16. 8.08
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CUJ!Il)
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5.10.28 16. 8,08
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I d. Palermo
6.1l.Z8 16. 8.08
Id. AleiiBIUldrla
l. 1.19 16. 8.o&
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(SeOtU) TE:-IE:o;TI C'OLO:>NELLI l\rlWIOl
19' ANZIANITÀ
DATA LUOOO
CASATO E NOME di
DI NASOR'A
POSIZIONE di
DECORAZIO NI E CAMPAGNE IJ W!Cita
di
grado &ei'\'Ulo
dal n. 68 al n . 79.
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® I U•lf•lf•U
Osp. P iacenza
l . 2.29 16. 8.08
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Id. IJvorno
l. 2.29 16. 8.08
a Cann&(Cosenaa) 8. 6,81 Pit.relll Nicola, U, cio, O. <P '"'",
I d. Cb feti
7. 2.29 16. 8.08
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16.10.29 16. 8,08
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13 11.29 16. 8.08
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16.11.29 16. 3.09
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2.12.29 10. 8.09
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Min. Guerra (Capo sez. 17.12.2810. 8.09 lnc.ar.)
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LUOGO
ANZIANITÀ
DATA
OAS.:I.TO E NO:UE
di
DI NASCITA
POSIZIONE di
DECO RAZI0 :-11 E CA.MI'A GNE
di
grado servt&lo
dal n . 80 al n . 92. a
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7. 6.82 llassl OiiUici>Pt. c!:, O , O. 00. ~ ....
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Min. Guerra (1188.)
2. 1.10 10. 8.09
Oap. Milano
2. 2.80 10, 8.09
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11.10.30 7. 7.10
Id. Alcsaa.ndrla
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7. 7.10
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7. 8.8.J F l u m o (r e d d o l'ù•cen.w, t§:, 0.0. ~. +. !P "'·", ~ ..,.,...,..., ®. @.
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Dùp. Min. o<>«>nu (Uffici o mUite.re)
16.12.31 7. 7.10
Osv . Trieste
16.12.31 7. 7.10
Osp. Ancona
l. 2,32 7, J,lO
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H..LOOIORI MEDICI
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L UOGO
ANZIA:>IITÀ
DATA
CASATO E NOME P OS IZlO:-IE
dJ DI NASCITA
m
oasclt11
di
DECORAZI0:\1 E C.U!PAONE
dJ
grado SP.rvlslo
MAOOIOR! MEDICI.
Dal n. l al n. 10.
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Id. AJe•Pnndrla
22. 9.18 7. 1.l0
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Id . VeronA tarlo)
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Disp. l'olin·• .FinaiiU
s. 7.09
13.10.18 7. 7.10
Coll. med. leg. (&88.) 13.10.18 7. 7.10
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(88· 13.10.18 21. 6.08
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S. A :polllne.re 17. S.82 .Manooeooe Camillo, <§>, 0. l!J, 4), Ch le t ln o ~ ,.,,., •. ,..,., @, @, (Chieti)
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P alormo •••. •• 30.11.82 Rlooò EUore, O. I!J, 4) "'"", ~,,. .......... @!, @ ••
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Oap. Bari
21.10.18 .. T.Ot
I<L Bol~na
2T.10.18 8 • .,.ot
22
(St01St) MAGGIORI MIU>IC'l
..
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LUOGO
3
Dl NASCITA
'a
s
AI\ZLUIJTÀ
DATA
CASATO E NOME
di
al
nasolt.o
POS.IalONJl
4.1
DECOllAZIONI E CAMPAGNE
1\1,
gr6do sen1aie
dal n. JJ al n. 22. 0
V11.>to (Chieti) .
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Min. Ooloftie H.lO.t8 T. f.tO (Somalia)
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Dir. San. To rino. 27.10.18 8. T.ot (lafenJeta)
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27.10.18 16. 7.U
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Osp. Palermo
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Id. Vorona
27.10.18 1. u o
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27.10.18 8. 7. 09
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S. Angelo MUX&.• T. 6.81 Circo GitUiep~. ro(~to)
tlt•H•lt,
®, @,
+. a;, t+
111.11,
~
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Martina Franca 27.12.82 B&&lle 4nlonio, + . O. O. E). ~. ®, <D un-ta ~tu-tt1 ~ . uta.te-u, ® , @ <Taranto)
o Atella (Potenza) 2. 8.82 Graziola Gerardo,
+. O. O. +. IIJ, Osp. Rom.a
27.10.18 8. 7.09
<D. ~ tt••st•U•U1 @), @, ~
.Montesarchio (Belle<rento)
8. 9.83 Parente FtrdiruJndo, c§>. ~.®.et\"''"
Id. Udine (eecretado)
7.11.18 8. 7.09
Id. Bologna
7.11.18 •. s.09
Domcaico, c§>, O, +. ®. cD ,.., ..., Id. Varon• • x-.. .... .. lll. 1.82 Greco ® .......... ®. @
7.1L18 21. 8•08
o
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1
~~@. . t
Sarno (Salerno) 24. 1.81 Ot.erl J'(nctn:o, cja. ~. et\, •• ~ ....
·-··", ®.@
+. ®, et\ "''"; Dir. TOI!ÙlO • T rl rutè. (Cuneo) 7. 2.84 Muratori Oarlo·Felice. gNtariO) 1 @, • • + S~r.n.
~ t\i•II•U•II 1 ~
(Ile-
'1.11.18 7. u o
(Segue) loUOOIORI MEDICI
A NZIAN I T À
DATA
CASATO E ~OME
LUOGO
P OSlZlONE
dJ
DI NASCITA
23
dJ
D ECORAZIONI E CA)IPAONE
naeclta
d1
sra<to sorvt.a:lo
dal n. 23 al n. 34.
+... ~. ~- ~ ,,.. Osp. Palermo
a
Partinico !ermo)
T
Mt*lna.. . • . . . 111. 11.81 Ruggerl .4?®nitw,
a
So.!ozr.o (Oonoo)
(Pa.
3. 1.86 Savarino Sùtlerio,
+. O. +. 4;1, ~ .
t.. T.84 Bocca Tilc, +. ® .... ,........... 4;1 ' 11 ' 11,
bpeU. ;n/erm.
T.11.18 27. 6.07
Osp. Torino
T.ll.18 7. 7.10
Id. Firenze (~e~rret6rlo)
7.11.18 8. 7.09
Id. Alessandria
7.11.18 7. 1.10
Id. Kllano
7.11.18 8. T.<HI
Id. Savljrllano
7. 11.18 7. f.tO
®"''", @, @ . a
Atontocattni Val di Cooina
6. 1.83 Vannocci Qui n/ilio, +.O. !!), 4;1"""", ~ ....,........ @, @. • •
+
T.ll.l8 T. T.10
(Pisa)
o Cegllo M-pico 18. 1.81 Snma Conmo, @, ©. •
(Loooo)
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Carlentini (Sira- 19.11.82 Seato .4nloairw, :§o. O, @, ITJ, (f) m-u, ousa) ® ""''""·", @,@
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TorTiglla nova )
(Go- 112,10.83 Croalglla ErorisJo,
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Napoli. ....•.. 30.12·89 Do Angdle .4rduino, T· 0, (f), (!j, ~ u •·tt~Jf·U . @, @
I d. NaJ)Oll
7.11.18 8. 'f.CHI
a
Itri (NII.J)Oll )
2T. 2.U SIMpi J7incen.zo,+.~.(f), @.,..,,.,,....,
Id. Perugta
11.11.18 1. 'f.to
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17.11.18 '· 1.10
Osp, Bol08UB
17.11.18 7. 7.10
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S. Bonodotto dol 12. 2.81. Camcranoai Di11.0,
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T ronto a
Bon011taro (Rog· glo Co.Jabria)
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1. 2.83 Porcara 16100ro, +, 4>"'• ® ......., @>, @,
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Torloo .••.••.. ii.ll.St. Valonto GWaccAi no, • · :!:. O. (f).. .
Id. .A.la88&1ldrla (ae- 17.11.11 f. T.lO )l'rOWirlo)
(Stl/t~ ) )l.t.OGIORI lfltDI OI
24
., o
LUOOO
8
DI NASCITA.
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ANZI.A..N ITÀ
DATA
i=
CASATO E NOME POSIZI ONE
di
dJ
DECORAZIONI E CAMPA.ONE DIU!OIUL
dJ
gTadO s ervta:io
dal n . 35 al n . 46. a
Oastollu oolo de' 10. 2.81 Oolormlnl L1,i(li. <§•, O. O.(!;)"'·" ·", Sauri (Foggia) [!J, ~ .,..,........ @, @,
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a CIU!nlo i\Ion!er·
+. O. O. O. ~P- M{n. .4tr~ 17.11.18 7. 7.10
7. 1.84 Arn 4chil1e,
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Cica
............, (2), Osp. B•·o.<ole.
17.11.18 7. 7.10
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14.12.84 Del Vasto Oilueppt, • ·
O, (!;) '"·", ~ ,., .....,.,. @, @
pob~'ISO)
Dlr.lnt.pres.Ce.va.del 17.11.18 8. 7. 011 Tirreni
(Sn·
2.10.81 VIggiano Alfredo,+. I!J, (!;)........
Id. Udine
17.11.18 8. 7.Oli
o A.slogo (Vleonza) 16. 8.84 Ferrari Giovanni .4urtlio, +.O. ®, ~~ ®. @, •
Di.,<p. llfi11. F(nanu
17.11.18 7. 7.10
o Rllcslmuto ( Agri- 18.11.82 Orlllo Girolamo, c§>, ~. +. (!;), ~ .,,. gouto). ,.. .,..., @, (0-
Dir. San, Palormo (se- 17.11.18 7. 7.10 aretarlo)
Torra c a lcrno)
+.
a
.............
Roma ...... .. 18. 9.82 CogUati-Dczz.aOi«acppe, C.J!I.O, O, I!J, CD. ~ ta•-••·U-Jt, @). @
Osp. Roma
17.11.18 15. 4..09
~. @ ,.,.,. . .,.
Id. Caserta
11. 11.18 21. e.OT
+. lfl,
I d. Roma
17.11.18 8. 7.0t
+. O. O, I!J, .Min. Guerra
17.11.18 8. 7.011
+',
+. +.
a Caserta(Napoll)
9. 2.82 Plcazlo .4ntonio, ", @, @
a S. Plotro A.vel-
7.11.83 Perllll Oiot>anni, .J!I, O. O
lana (Campobasso)
a
~. ~ '", @), @
Pescina (AQ.ulla) 14. 8.83 Ippolltl Arnaldo, • ·
®. (!;), ~ ............. @). @, •
a S.Oiorsrfodl Ca· 2 6. 2.83 Mlgneani Francuco, tanla ~ . ....., ®. @.
+
o Oallu.rato l ano)
+, +. (!J, Cf)n•-u, Dir. San. Verona (se- 17.11.18 8. 7.011
(?.11· U.11.85 Blnaa-hl .4lberlo, cio. 0, 0, ~ 011· " ~. ' "'"• @.@,
+
gretarlo)
+, lXsp. M'n. FiMIIU
17.11.18 7. 7.10
(SeQ'IU) MAOOIORI Ja.DI OI
AJI;ZlANITÀ
DATA
LUOGO
CASATO E NOME di
DI NASCITA
n&.SCita
l'OSlZIO l'\ E di
DECORAZIONI E OA.M PAGNE
di
grl\do servizio
dal n. 47 al n . 57. a Maddaloni CNa· 28. 7.Q5 Corclonl Corradi11o, ~. +. ®. ~.,,. poli)
a
Roma.........
O~p. ('nt;t'ria
...... ®. (!lJ
3.11.80 Rinaldl P i dro, • · +.O.~.~
....... ~. 10. • •
17.11.18 7. 7.10
....... Disp. Min. ~eronau-- 15.12.18 8. , .10 lka
o
Marclanlao (Na. poJI)
6. 2.83 AdJnolft Salçarore, ·~. O. q) '" · ", @ >U •If•l7·11, @, @
Os p, Trieste
o
Feltre (Belluno)
5. 6.83 Go~tgio Emi/io, + . O. ~ . !!), ®.Q'), + .
Dir. !4nn. Bologna (se- SI. 3. 23 8. 7.09 gretMÌo)
®"" "• ~. ©
a Nooeralnterlore u. 1.82 Vitolo EmnwtnMlt, ti>.(!], 4}, ~'"'"' O.p. Bologna (Salerrno)
" ''", @, ©
a Siracusa....... tS. 1.84 Bordone Carmelo, •§•, O. ltl, ~ .,,.... • .,.,.. @, @,
+
31. 8.23 & 7.09
31. 3.23 8. 7.09
Se. centrale 00. RH. 31. 8.23 7. 7.10
Firenze
a
Montel eone di 22.11.86 Perrettl Cristoforo, <H,, O. O. 4)"'·", ~ tJt•U·II, ()!), @ Calabria (Catanaaro)
Leg. nll. aarab . Roma
St. 8.23 16. 7.11
a
Camandona (No· 29. 1.82 Sogno Armando, <E•. q)... • • • . . • • . . vara.)
Osp. Torino
81. 8.28 1. 2.09
Id. Catanzaro
SI. 8.23 l. 8.09
+. ~ . ®, q)
Id. Bari
11. 8.23 16. 7.11
+. q),
Dirp. Min• .Finanee
81 3.23 10. 8.1&
+.
a Serra S. Bruno 26. 8.82 Tedeschi O«umno, ~. O. O. B. (Catanzaro) I!J, ~. q) ~ . ............ @,@ o
Bari ••••••••.. Hl. 7.M De L180 Carlo, JU• II
o Torino . . • • • . . . S. f.U Rattazsl Tullio, @,@
~ ..,.,........
{Se~) UAOOJORJ .W&IJICI
26
A.NZl.A.NITÀ
DAT A LUOGO
CASATO IC NO:\tiC di
l>I NA.BCrrA
POS IZIONE di
DECORAZIONI E OA.l(PA.ONIC no.solt.a
di
;rodo s ervl.z:lo
dal n. 58 al n. 68. a Santo. marina 3. 4.84 Pellegrino Lort~~o. c§>, O, ({;) "''"• (Sulcrno)
•n· n, ... ..... tu.u. tu.n.
~
Osp. TrlostAI
31. S.2S 10. 8,10
, ..... ,.,.... ,
@,@
c
Cagliari . • • • • .
1. 1.84 Zudd88 Silt1ic, •• c§>, Q.
~ "'' ",
DO.p. Min. .dercrna11- 31. S.2S CO. 3.It fica
a
Napoli...... . .
6. 9.86 Mancini Lvlg(, cf>. O. 4j"'·", ~ , ....,•.
....... @ , ©. .
Dfr. San. Trle' t.e (Il& 31 3.23 30.11.08
gretarlo)
a
A.rroclfes (Bue· 12.12.83 Gatti Gi~ppe, +.€3.+ ,q;, ® .,,. nos A.yros) ....,..., @. @
4speU. (nltrm.
c
Al08.S4ndrla .•. 13. 1.86 Talenti Cuore, <F. O. ~ +. 4), ®'"' ...... @, (lj). L. D. In tlslol. appl. all 'a ,·liUIJono
lXBJI. MI"• .der-· SO. 8.24 16. 7.ll
a
Palm i (Reggio 20. 8.83 Loprostl 4 nl<mlno, Calabr ia ) ®'"'"''"", @, @
31. 8.28 J. ll.lO
t ica
+. ~. +. 4), Coli. 1ned. l~galo (oo· so. 8.24 16. S.ll grotarlo)
+',
Id. Id. Id. (membro)
so. 6.24 1.6, 7.11
a Veroolll. ••.••• 21. 4.86 Bortlnetti MQI'Cdlltl(), • · +.O. +. 4), Osp. Novara
so. 6.2. 16. 7.11
a Murot1 (Sassar i) 12. 3.88 Manconl Michele, <i'. q;), 9 ,... ....,..., @. @, ~.L. D. ln otortnola· rlngolatrla
a
ello. +. 4), ®'"'",
I d. Bolotroa
IO. 8.24 16. f.U
cf>, q;) • n·U·II·u,
Id. Caaert&
SO, 6 2J UL 7.11
ello. +· 4). 9 .,,.,,.,
Id. Genova
so. 8.24 15. 7.11
Fano (Peearo). 19. 7.86 Ploooll GWvann1, @,@
a Lenola (Na poU) SO. 8.81 TatareUJ
Lui(7(,
® "''"•@,@ a
Tonolglla (Gono- 21. 8.86 Imperlale c-rt, va) .,... @, @
(Seoue) )lAOOtORI MF.:DtC t
27
ANZIANI T À
DATA LUOGO
CASATO E NOME POSIZIONE
di
DI N4SOITA
nn salta
dJ
DECORAZIONI E CA.l\IPAGNE
di
l;l"a.do servi zio
da.l n. 69 a.l n. 79. c l\tondovl(Cuneo) 6. 7.86 Basso Gi.Gv. Ballista. +.
,..,,_., @, 'W
a
~P&llll.Oli(Piea)
3ll.tli.M Clonini Giulio,~. C>. O.
+. <!), 9 .,,. Osp. &vigliano
so. 8.2. 16. 7.11
+. ~ ,,.....
30. 8.24 16. ' .11
Id.
Fl.reiUe
...... @). @, <!)
a Caaaldun,l (Be- SO. 1.86 Romano Gennaro, c!>. Q, ~ +. @, nevento) <!), I!J, ~ .,,_,.. @), @. >le a
Gfove (Per1lgla)
o()
.MD.u&ra
6. 6.85 Marinncol Mari.nc, @ , @, +, ~
Id. Pe.r ugla
+.·<!), ~ '"'", Di8p..Mì,.. 4~rcmm.Uico. SO. 8.24 16. 7.11 ltU•U•
Osp. Milano
so. 8.24 16. 7.11
a Castel S. Loren- ll.lO.lW Ma1leo IA•ioi, +.O.+. @ "''"'"• @),
Id. Napoli
30. 8.24 16. 7.11
c
Spezia .•.. .. •. so. 3.85 Sabo.tlni d.nuclo, :§>, <!), ~ tti •H1 @, @, ••
I d. Torino rio)
(segreta- so. 8.24 16. 7.11
a
Meduna. dl LI- 17. 9.M Se.coomani Giorow,tJ!o, ~"'-"• @, @, venza (Tremo) <lì"'""', "'·", +
I d . Udine
,30. 6.24 16. 7.11
a
Mirto (M688lna) 2. 9.83 Machl Seba&lianc, +.O.®, ®"''"""•
4 speU. interm.
30. 6.24 16. 7.11
(Tra· 26. 6.86 CasteUI Epi!anio,
pau\)
zo (Salerno)
+. ~.
ltl ... ta, ~ ~ lll~ lf· lf·U
~.
1 @), @, +
@, <D'll•ll-1,·1•. L . D. in otorina· larlngolo.trla
@), @.<!)• •
a
Prootda (Napoll) 99. 1.83 Costsgllola. .Anlonw,
+ .O, § , +.
Osp. Ba.rl (ae«reta.rlo) SO. 6.24 16. 7.11
@,<!)
a Suoc»vo(NaPOll) 7. a.u Palwnbo Oi~~ Jis,C>,O.+, @".. tlf•lt•ll,
@. @, 4:)
Id. Ancona
so. 6.94 26.11.10
28
(Se{ltU) HAOO !ORI Id ED ICI
DATA OASATO E NOME
L UOGO
~
..,
di
DI NASCITA
ID
nasoltn
POSIZIONE di
DECORAZIONI E OAMPAONE
di
grado servLIJe>
dal n. 80 al n. 90. a Samburo·Znbnt 11.10. U Camplsi BaldassttTTe, +. O. Q.~,.,. Osp. Milano ., ..... @. @,
a Croma (Oro·
6. 1.86 Vnldamcrl Giuseppe, +, O. ttt~n ·u (2), @, Q),
mona)
SO. 6.U 15. T.U
~
(011'g'(lntl)
+
~
.,,.
a Aorodla (Avo!- 21. 8.83 Vnllsf\111 Giovanni, + . + . ~ ....... @, lino) @, (J)•u.u, •n~u
+.
a
Ontanla .••.••. 24. 7.86 Plvcttl Franeesco. O. ®. ~ .,,. ..,....... @, @, ~ ....,., ~. o{•
a
Schio (V Icenza) 31. 7.8:> Dal Collo .Auquslo, @.4)
+.
Id.
Id. (setrretarlo)
Id. Napoli
80, 6,2, 16, 2.12
Dir. San. Palermo (lcfenJata)
so. 6.24 16. 7.u
+. +. ®""'", @, Osp. Verona +. ~ ,,...,....,,
a S.StornnoCI\ma· 21.11.86 Coro lglln Domenirt>,ii:, etra (Moesloa) @, @. 4) ......, ...... "'"
SO. 6.2( 15. T.ll
so. 9.2. 16. 7 ll
Id. Palermo
so. 9.24 1 4.12 SO. II.'U 16. 7.11
a
Andria (Dari). 16. 1.81 Cl.-lta Ra(!cuù, 4 . O. +. ~ .....,..., ® . @.4)
Id. Bart
a
F rnnoavllla 2S. 1.86 Al'g'(lntlnaGiot>. BaUiskl. +.@,+, ®. (Leooe) (f), ~ I U•I I •II, @, @, ~ IU•11 Ul•l•.
DiBp, Min. ...CU01\a11• 81. 3.26 16 7.11 t i ca
1
~
a Casa m a rolano 10.10.85 Graziano Carmine, ~• • • (l;! "'·11•• •
Oep. Napoli
31. 8.26 16 7.11
(Napoli)
n Palma Monto· 18.11.86 VaJola chiaro
<Aeri ·
+',
N~areno,
~.,,
'Ì!'.
..,..., @, @, 4)
O. O. O.
ld.
Piacenza
St. 3.26 16. 7. 11
gente)
+. ........,..., Dir. San. lWlano <- Sl. &.26 6. Q.OI
a Q\tanta. • . . . • . 11.10.81 DI Stefano Gitue1111e. ~ ®. <D ....... +
@.o .• .• .
gretarlo)
29
(Seqtu;) MAO O!Onl MEDICI
ANZIANITA.'
DATA
LUOGO
C ASA'rO E NOME
POSIZIONE
di
DI NASCITA
DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita
di
di
grado servizio
dal n. 91 al n. 101. v
Noci (Bari) .. , . 6. 8.84 Gallo .Arturo, ~. O. @ ,,..,..,,.,....,
®, @, <D tu-n~u-u • • • +
0 81). Roma
a. Bari. . . . . . . . . . 26. 6.8 J Donadeo JliUQrio, o!-. @ .,..,.,., @. Id Bari
31, 3.25 16. 6.11
31. 3.26 15. 7.11
@, <D'"' ", © •• a. Mezzana. Bigli 27.10.83 Cel Isic.Wro, cjf., O. @
Id. Cagliari
31. 3.25 15.12.1()
a. S. Giuseppe (Pa· 28, 8.86 Sonaert Gi11seppe, ,§>, +, ® .,..,..,, Id. Palel'llJo
31. 3.25 15. 6.11
~. . .. 4'), ~. [!}
(Pavia.)
@, @, cl)
!ermo)
o Calico Ligure 12. 2.82 ScunnvinO Y.eOZnno, :il. +, [), ())..
Id. Milnno
:10. 6.25 ao. 1.11
Id . Triest e
30. 6.26 31,12.1()
(Genova)
a
Partinico l ermo)
(Pa- 12. 6.81 Ginllombarllo Oresle, :jl>, ®""'"'''" @!. @. tt~•u-ta, tu
+'
a. Càlabrltto (A· 10.11.81 Carlu<'cl RatJacle, velli no)
a
+. O. + 4') '"'" Min. Guerra. (Co ns . 31. 8.26 1.11.11
" ·", @. @, @ ,,..,.,.,
+
lnca.r.)
Canale (Cuneo) 14.12.83 CMcttA. Cesare, tj., f>ll', +, cl),®"'"", So. apl)l. a.t·t. e genio
30. 9.25 1. 6.11.
@, @••
a
Regalbuto (Ga· 16. 8.84 Terranova Alf/o, te.nla) '"'', @, @, <D
c
Montalcino (Sie· na)
c
Roseto Vtùlorte <Foggia)
+. O. +', ~.,.,.. Aspdl. interm.
6. 1.87 Angellol A11l<mio, ~. C. O, O.
~.
31.12.26 15. 6.11
Di r. San. Firenze {iglo· 31.12.25 10. 3,12;
utsta) 6. 2,86 Do Ccfl'are Vincenzo, <jf>, O, +, @, 4') Osp. Savigliano
31.12.25 15. 6,11
30
(.SeOl<e) M.\GG !ORI :IfE DICI
o
L UO SO
....tSo
DI NARCITA
...m
ANZIANITÀ
DATA
1: o
CASATO E NOME di
POSIZIONE d1
DECORAZIONI E CA.i\ lPAGNE nascita
d1
grado servido
dal n. 102 al n. l 12.
+, +. ~.,,.,....... Osp. Cactlarl
a Sassari ........ 13. 6.81 Aromando ..lf nqtlo, ...... 9 "''"" ~. @, + v Termini !more·
9. 8.88 Folcon Umberto,*·®. ~
O U•t.......... Dlr. San. Trt!ato (18te- :n.l2.26 10. e. n niata)
"" !Palermo)
a S.Elln a Pianisi t 6.10.85 DI Palma Virn:enro, olfo, ({)" '·", ~'"'"• (Campobasso> @, @, +• (!}, +
+·
a
3l.U.26 10. 6.11
+.
4) tu ..u, tu ... u, tu .u, Siracusa. • • • • • 8.11.86 C-ass:lnta Uoo, ® ,.,... , @, @. +· L. D. 1n t!~lologla applicata all'oduculone
+.
Os p. Bari
29. 3.26 15. 7.11
Id. Roma (oom. la· 2». a.u 10. s.a bor. llslol. blol. ape p licata)
.fts lcn
7. 9.80 Pcdrtnl.4nlo1aio, +. O.®.~. ~"'·", @. {t,'\ • · (lì'" .......
41pell. mterm.
211. 3.26 26.12.10
L onigo (VIconzaJ f . 8.85 Searp!Prl Ce8art. O. ~ ....... ,., ~ "''
Oap. Verona
2V. S.26 15. 5.11
o Slssa (Pnrllla)..
a
+
t l f• U•It•
a
Trani (Bari)..
®t ~ •
2.12.85 Blol Domenico, +.4>. ~"''"'", (2),@,
Aoo.mll. tant. o oovall. 29. 8.26 10. S.U
• • ®, <P, .......
+. •• +. ({), ~.
a Trapani . . . . • • 26. 5.85 Olgllo Rooeo,
~
a Caluso (Torino) tl. S.85 Passera 7'ancred(, ~1J. Q)' """ , " ''" •
,,..,...,.,., @,@. lX8p. Mift. 4eronau- 29. 8.26 15. 6,11 Hca
+• ~ '"'"'"• @. Id. W. Colonie (Eri· 29. 8.16 16, ..11
+, +
trea)
a Assisi (Perugia\ 21.12.87 Malmono.DooaUno,clf>, ~ ......., ..., @, @. <P • • •
+
o
+.
Bari ......... 28.10.85 Cristin! Al/redo, ®. ~ .,, ..,..., @, @, • • ~ t lt•II•U.•l.J•tt, Q,
+
Osp. Roma
i9. S.l!6 10. U t
Id. R oma tarlo)
(IIOQ'ro- 111. 7.26 16. Ut
(Segue) MAGGIORI MEDIO!
o
ANZIANITÀ
DATA
~
o
LUOGO
o ~
Dl NASCI TA
...
31
CASATO E NOME di
POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE
nascita
00
di
di
grado servizio-
dal n. 113 al n. 124. 8. 8.86 Angellllo .41ton8<J, cl!>. O, q)"''""", ~ .... @,@. • • ©-
a
Nola (N~polll
a
Canicattini (81· 26.10.86 Le. RoooaPaolo, ~.0. 4)"'·"·", ®"'' ra.cusa)
t 1t-u-u.
®, @
+', +•
a Noicattaro (Bari) 25. 9.80 De Caro NkfJia, =*'• ITJ, q)•<>·•• @ .,•..,. .... @. @, • ·
a
S. GlUJIOppe Ve- 21.10.84 Catapano EduarlÙ>, rlf:, ®,...,.,... @, e nviano (Na· @, q), ' "·"·", +, poli)
c
Partlnlco
+·
ler.mo)
(Pa- 28, 8.87 Paa!alacqua GioaccMM. :f•, O. (%>, ~ .,,.,.,., @J, @,+, o§<.
O~p.
Chieti
28. U6 15. 6.U
Id. Padova
l . 1.27 l , &.12
.&8pett. (nferm
6. 1.27 10. S,12.
Osp. Genova
13. 2.27 IO. 3.12
Id.
16. 3.27 l. 1.13
+. O. 0, ® So. appl. san. mll. (lns. 3!, 6.27 16. 1.1S +. +· tlt.)
n
S ansevero (FOII'· 7. 1.88 Mo.lle)e .&lusandro, g!a) ....... .,.,..,.... @J, @,
o
Con vere a no 28.10.83 (Bari)
~·anelli Jlitanbmio,
+• ®'"'"'"""·" .&spett. interm.
Caivano (Napo li) 30, 3,88 D'Am!JroRIO Oill.l'eppe, + ,O, O, q), ~ ..... u' @, @,
a
Siena • .. •. .. .. 30.11.88 Biaglni Gioronni, @). @. ~ ··
o
Colletorto (Oam· 29. 3.88 Maetra.ntonlo Jlineenzo, o!fo, U /r,(l>'"· Id. pobo.eeo) u, 19 ''"'', @, @, ~-
a
C a sacalenda 11. 2.86 Corsi
+.
+·
.;r, 4), ~ "''"·",
+',
(Campoba.sso)
M088lna
•
l. 9.27 18. 6.11
@ , @ 4ì"'·"·"·••, + , o§<.
o
o
Palermo
.41{~, cj!l, O, ® ,.,.,........ <D ............, @, @ + . o§<, ~-
7.10.8i Bonaccorso Letterio, @.1. @.
Osp, Torino
l. 9,27 10. 8.12
Id.
F'ircnze
6.11.27 28.12.11
Alossandria
13.12.27 28.12.13
Min. Guerra (Cona. lncar.)
13.12.27 !0. S. li
+, <D,+, ® ....., Dir. San. Udine (eegro. 113.12.2'7 10, 8.12. tarlo)
(Stoue) )U.GO IO RI Mli: DIC I
32
ANZIA NITÀ
DATA
LUOOO
CASATO E NOME POSIZIONE
di DI
~A.SC lT A
nnsoit.a
di
DECO llAZIONI E OAMP.AONE
dl
grado ser,.izio
dal n. 125 al n. 135. -a L o n t l n l
(Si· 23. 0.87
racusa)
.&
a
Bn~rlin •"f·llo Federico, <j!>,
u-••, @, ~ì, o{•
O. (9, +, 9
Amlrin (Dari) •. l i. 6.86 Pomo Frlirt. T . e '"""'"'"• @. ~.
!V ..,.,..., +
R oocndebaldl 25. 4.85 Rruno Carlo, t!>. 4ì ' " , (Cuneo} ~- :t;_,
+
~
c
Ripa ca n d ida 13, 1.85 (Potonza)
......., <r-. ,r-., .
l'u~co Anooro. :§o()). ~""''. @,@', ~.
+, +
&
Tcrrono,-a )tar - 12. 7.88 Do Ca~tro Jona::i.o, :§o, <O. ~"'-" . @. J{hcrltn ('l'ra· ;i];, pa ni)
1-
Gauosa (Dnri)
+
18. 1.81 PeSI'!!
,\';et~la, ~.~.O, +,
g,......,,
13. 12.2 7 16. l. IS
Id. B ologna (sogre- 13.12.27 IO. S.U tarl o)
~c.
o Cagliari• • ...•. 17. 6.86 C'!unbn7.7.!1 Mario. e§.>, !V'"·" . ~
Osp. Trlost.a
al!. utt. Brà
13.12.27 I O. S. l2
f:o. a p pl. oav.
1. 1.28 t. u~
Osp. Torino
11. , .28 10. 3.a
Dir. San. Udine (Igienista)
l . 6.28 ~S.t!.IS
Osp. Udine
l. 6.28 l. t.l!
@, @,+ &
P iatto (~O \•arn) 30. 7.86 GUJ1::0 Pirrl110, <jJ, 0. <0, e'"'""",
Id.
Novara. (A. M .) 12. 6.28 l. '-''
Id.
Firenze
@, @, . o Frignano l\lag. 27. 7.88 Ml\ltliulo .Alfonso, :§o, 4}, ~ ' 11 ' 11 "" " 11, gioro (NnpoU) @. @, +, c!!•. L. D. In p atologia chi· r urgica
a Comiso CUSII)
(Stra - 25. 8.8G :"cillicri Vincenw, :§o, 4ì m -u-u-u. @, ~ .......,., @. @, ~ • ••• ~
+
6. 7.28 !8.12.13
$ . 7.28 1. Ut
Td. RoD14
• .a Sperlonga (R o m a}
t. 6.84 Trm l Paolo, tt'• ()), ~ .,,...., ..., @, Se. a li. utr. Se.Jerno
+. +
20. 8.28 l . U !
{8e(TtU:) MAOOIORI MEDICI
33 ANZIAN ITÀ
DATA LU OGO
CASATO E N OME di
DI NASCITA
nat'Cita
POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPA GNE
dal n. 136 al n. 147. c
Durazzano (Do· nevento}
z•. 8.83 Telese 'P'1nt"enzo. +. 4}, @, @, ~.
+
di
di
grado
~ervi,zlo
•
~ •••·n·tt•u,
Osp. Firenz e
7. 9.28 8.10.10
+. ~ ''"'"
Id. rt lessandrla
16.. 9.28 !Il. 3.12
a
Acq Ull!ormosa 10.10.85 Buono Demetrio,+. ((;!, (Cosenza} @), @,
a
Co~eor.a • • . • . .
6. 6.88 (lorlgllano Enrico, • · c§o, O. ((;! "'"",
Inf. pres. Parma
6.10.28 l . U!
a
Bibbiena (Arez· 12. 2.90 Ferri Guido, • +O~®((;!, @"''", zo) @, @. +
Centro chlm. mJI .
w.u.zs 6. s.a
a
Can o a sonza}
Osp. Livorno
l. 1.29 l. • 12
a
Ferruzzano 12. 2.86 Mlsltano Giot>amli, +.O. <P.~ ......... , (R. Calabria} @. @.
Id.. Chieti
l. 1.29 l . ~.12
c
Bernezzo neo)
Disp. Min. A eronautica
l. 2.29 16. 1.13
+
@ ...... ....... @, @• • • +
'*'•
(Co· 19. 8.87 Rago Giooonni, O. ((;! "'·"·"·" ·", @ ......, @ , @, ••,
+
+
(Co· 27. 2.87 Meinerl Luiqi, lll... lT•ll
1
+, Q. q;)
®, @
11 ',.. 1•~tt, ~
.a
Vlesto (Foggia} 12. l.S. Cessltto nob. patrizio di Ra>cllo Francesco, cJr. ~. <P"'"", •
Osp. Bari
l. 2.29 l. U2
a
Sperlonga eRo- 24.12.88 Trani Nata Uno, + . O. ((;!, ~ ............,
Id. Perugia
7. 2.29 l. U2
Id. Verona
20. U9 6. 6.a
ma)
@, @. +'
Caldarola {Ma- 22. 1.88 Oritl Filippo,
a
cerata)
@. +
'*'· 4},
~
ltll•lt
• @,
c
Nicosia (Ca· 13.11.86 Maetrojannl ..dnlonino,c§o, cpttt-u, ~ tanJa) '"''", @), @
Id. Bari
9. 5.29 1. U2
a
Castrovillari 22.10.86 CassaneeeGimevve, c§o, ® ......, 4}"•· {Cosenza) "•® .,,..,..., @, @
Id. !\llpoll
26. 6.29 l. U2
S -
Bltolo dt a...Wnità ckl Corpo .anitario 1niliklre.
(S<'~) MAGGIORI JC&J)JCJ
.. o
~ o
;; ..,
CASATO E NOME Ili
DI .SASCITA
cn
nasci t~
• a
ANZIANITÀ
DATA LUOOO
POSIZIONE DECORAZIO:SI E CAMPAG?\E
l<)renze •• . . . . . 20. 3.88 MorelU Markl, ~.
~ . ...........,
(0,
::\Jnnrrodonla 11. 6.85 Guerra Vincen:o, i;,~.~.,..,. ......, ~. @. ~
(Foggia)
dJ
~ado
servlalo
dal n. 148 al n. 159• Oep. lo'trense
@. + a
dJ
6. 1.29 28.1US
R. trv,ppe ool. (TriPO- 23. 7.29 29. U 2 lltanla)
a
Napoli ........ 31.1 0.87 D e .Martino no~. ti:, ~, ..., ..., @. @, il),
Osp. Napoli (etabUlm. 26. 7.29 1. 1.11 I sobla)
a
Tlavo ( Pinceow) 1.10.87 ~ Pudrazzl .4rrloo,<H:,O, G.~.,,.,.....
Id . Fireoae
5.10.29 l. t .IS
I d. Palermo
16.10.29 16, l.tS
+
... ®.@. + '
a Castllllamm&.J"\· 10. 7.87 Plala Nola/,,
+. 4),
~ ......, @), (IJi
(Trapani)
a S . Paolo di Cl vi· 22. 7.86 Lombardi Em'ico, +, G ,,..,..,.., ., . Sosp. itllP. tate (jo'oggln) ....., + ...... .... ........... . Osp. NaPOli e ,..,.,......., @;,+. +. L. '"·", D. lu
a 1\ap«h •• • ••• , 26. 4.89 FelSBol Oiacinlb. U
O,
~.
~
81.10.29 18, 1,11
13.11.29 111. J.lS
~
clln. o curopslchlatrlca c Sa,·oca(Messl.oa) 7.11.87 Toernno Y incen.ea, <j!>, Q,<!)'"·"·", ~ tU•U•It•lt, @), @.
+'
a
Pellezr.ano (Sn· 18. 7.87 Floro Geremia, •!:·...............
Id.
Udl.oe
6.11.29 16, 1,11
Dlr.lnr. pree.RaTeona 17.11.29 18,U.13
lerao)
S. SoOa di Epl ro 13. 1.91 Duglfnrl Oiuseppe,lj:,Q. ~ .......... ~. (Cosenza) @. @
081). Pado"a
2.12.29 !. ~18
c n l p a tra uson o 28. 8.85 Cellio l L'ViQi.oH=,~. ~ .., •.,.,.,.,@ @.+
Id. Hreecla
17.1S.29 l lO.!'
Id. T orino (-
. mU..} 17. 1.30 21. 6.U
o
(Ascoli PIOODI')
a
Belgirate vara)
<l'lo· 22. 4.88 GariJagnl Git~aeppe, <f',O.~'"'"'"'"· ~.
QD
(SeutU) JUOOJOBJ ldiWIC'l
ANZIAN I TÀ
DATA LUOGO
CASATO E NOliE di
DI NAS01TA
na&Oita
POSIZIONE di
DECO HAZIONl li: CAMPAGNE
di
dal n. J60 al n. 171. a
S perlonga (}(o. ma)
a S. Oluaoppe VoIIUVIano CNII·
+, ® . <P. ~..,...,
4. 6.114 l::lcaUau .4./bcrlo.
.4..Bpetc. fft/enn .
2. 2.30 1(\. 8.12
@, @ . .
So. appJ . (A . M .)
l. 6,81 LangeUa Frottcuoo, +.O. O , lP'"'"
san.
m.U.
2. 2.so 16. 1.1a
?Oli)
a S. (,'roce Carne· O. 6.l!ll Fallla Giollottni. rjo, <P .,..... ~ "'",._ rlna (Siracuea ) ....... @. @. + • •
CoU. mll. Roma
a
Andria !Bari) .. !6. 1!.87 Cieco Gùn>annl,t§o,O.Itl.~"''", @.@
Oep. To'l'ioo
l . 5.30 28.12.13
a
Roma..• •.• ..• 26.11.87 :'lflkosl Emilio,
+. ltl . . . . . ..... · · · ·
Id. Tr!em
2. 6.30 28.12.13
c
Barlett a (B ari)
Flrenr.e
11.10.30 18. 6.15
a
Samugheo (Cn- 11. 6.88 Mura Salcaure .4ngelo, T, 4;1, ~ " ''
Id. T >e n t o
-.12. 4.31 28.12.13
4. 2.8!1 Lample EdO<ITdo,tJP,cP''''""• ~ .......... @, IY), L. D. oculisti oa
Id. Verona
3. 8.31 1.10.l4
11.9.87 Comelll Umberto, +,O. O.~,,..,..... @,@
Id. Ancona
l. 7.31 28. 3.12
allarl )
a Sanluri (Cn· gllarl)
a
Cento (Ferrara)
• . 1.84 Batt.aaUa Gi'XJCehiM, rjo, <P. ~ ,,..,.. tn·••, @, C, ••
,..... @,@.
Id.
~
a Terracina <Re· 27. 8.81! uoru:oJo~ .41/redo, +. o. O , v . ® '"" ma) .,,•., \.Y),@ a
8. 11.31 28. 6,U
Id. Trento. (.A.. M.)
14.10.31 21. 5.16
tarlo)
Isola del Gran 10. 8.88 Tattonl Fiùrw, rjo, 4;1, ~. ~ ....... Saeao <Teramo) ' "'", @. @,
+
o MonteltoaallOIIO 21. 3.90 OascllaBenedetto,tJP,O.<P•·"', ~.,.. (Matera ) ,..,...., @, @. L . D. in otorl·
~p.Min.AI'!'nnaut~a 25.11.31 1.10.a
+.
nolarlngv>atr la
l
(scgr&-
1<1. 'l'riCIIte
l
(Seqw) II&OGIOIU •
!?
LUOGO
ss <D
DI NASCITA
o
ANZIANITA
DATA
j;
PB.UII 04PIT&!U IIOIIDICI
CASATO E NOME
di nasciUI
POSIZIONE di
DECORAZIONI E OA!I1PA.GNE
di
grado aervb1o
dal n. 172 al n. 178 o
Rooonatl (Jiaoe. 13. 1.86 Giorgi Gio1'(l(o, r&ta)
@
+• o. 1%), ~ "'"", @, Osp. Roma
16.12.31 28.12.13
o Montepulc la n o (Siena)
5.10.89 Cb! m enti Ferdinando, +. i-..... . .
So. ali. utf. Monoaltert. 16.12.3118. 5.U
a
a. 1.89 Glannottl zx,..,, <ft, ~ "''""", @,@
Id.
Montepulciano (Stona)
ld.
Id.
Luoea
a Frattamag-giore t'l'. 1.M Peuullo Luigi, +. ~ m-"· 11, @). @ Reo!. mll. Gaeta
l. 1.32 l. lO. H
1. 1.32 28. s. a
(Napoli) 0
Flronze .•....
a. 6.87 Tarobl Virgilio, +,ID, ~.......... @, @.
a Cast l g Ilon del Lago (Perugia)
+• +
+. 0, 1%). e •u+
8. 8.91 Blanohini A.crisio, ........., @). @,
i-. <ft, O
a Mammola (!Wg. 2e.10.87 Agostino l" gioCalabrla)
Osp. Bari (Oom. pres. RodJl
1. 1.32 28. S.U
Id. Firenze
18. 1.32 1.10.14
I d. CataDI;aro
PRIMI CAPITANI MEDICI.
dal n. l a l n. 3.
a Saviano (Napoli) ti, ~.87 Manfredi .d.ltre4o, +. ~. a
Sommatino (Cal- 18.11.86 Vendra Salllaton:, ID"'"", tanle&ettal "', @, @, •
a
Castellammare 15.10.88 De Leo Sal'Dalcre, (Salerno)
~ ..,....
Dir. San. NapoU
'· 3.11 !8. ti.U
Sorp. (mp.
4. 3.17 16. IU3
+ .. . .......... Oep. Genova
'· 3.17 6. 1.14
37
(Segue) PIWIO CAPITANI .ID:DIOI
.... o
:;:;
s
..."'
LUOGO
ANZI ANITÀ
DATA
CASATO E NOME POSIZIONE
dJ
DI NASCITA
dJ
DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita
tf)
dJ
grado oer..Uio
dal n. 4 al n. 15• .
+
a
Bari. ......... 27.10.87 Monteleone 1"\AemCO, +, • ~. 4) tJf.ll•.u, ~ tU.•.lf.11 (Y), @, 1
Di8p.
a
Roma . . . . . . . . 11.12.88 Calvanl Fedn-ioo. ~ .,,.,.., ..., @, @
l granat.
'· 1.17 t. ,,u
o Vico Equense 3Q. 6.88 DubbiosJ Emme,-& •...•. ........ (Napoli)
91 fant. (oom. !0. appl. san. m.IJ.)
l. 8.17 6, 6.U
Bari. . . . . . . . . . 11. 1.88 Pepe Ra(lculJc, O. 4), ~ .,, .....,..., @.
Osp. Ancona (A. M.)
" 3.17 28. li.l'
Id. UdJne
'· 3.17 28.12.13
a
+
Min. Finan.u
®+ a
Taurasi (A velli- 18. 6.87 Santoll P~M. 4) ........... . no)
a
OalllO<'.hic (Po-
' · 3.17 28. 6.11
1. 1.87 Fiore Marie 4),
+...............
Id.
Udllle
'· 8.17 28.12.18
a
VarzJ (Pa..-!a) .. 21. 8.86 Canepa Rcmolo,
+· ....... ... . ..
Se. appl. fant.
4. S 17 l. 9.1S
o.
A.rpaja
Al'l!. R. E. Napoli
'· 8.17 6, 1.10
tonza)
(Bene· so. 7.81 Amoroso Barlci<YrMc,
+...... ....
vento)
s. 1.84 Cappelli .<redc.O.O.O.~"'·".~.© Distr.
o
Sala ConAillilll. (Salt>rno)
a
M l s ter bianco 14, 1.88 Souderl Giuuwe. 4), (Catania) @.@, +
o.
Mllddalonl CNapolJ)
mil. Modena (ass. mU.)
1
Oep. Messina. (A. M.)
2. 9,88 Ra1Jone ..fl/01180 .................
Id. Roma (aes. mll.)
4. S.17 28.12.18
IXsp. Min. Finanae
4. 8.17 28.12.18
a TrentJ.oara (Sa- 17.11.88 CAvallo Evtlenic, lerno)
l. 8.17 21. l.lll
@,@
4),
~ tU•U••It•ll
~ ....,••.,.,..
'· 8.17
11.11.16
(Segue) PBIMl 0 •\PIT.LNI lf&DIOI
= o Cl
LUOGO
s ...,
D1 NASCITA
Gl
A NZIAN IT À
DAT A
l>
OAI:IATO E NOME
di
C1l
naaclta
POSIZIONE
dl
DEOORAZlONI E OAXPAGNE
di
grado aerrtclo
'
dal n. 16 al n. 'D. Fin aln Emilia 25 1.88 O uaraldi Carlo, <§>, O. ~ ....... . .. (l\! o• lena)
Oenov& cav.
6. S.l7 28.12.1S
a Paglieta (Cb l eU) 25. 5.87 DI Nella Nicola. 0 ...... - .... . ..
2 art. camp.
4. S.17 17. 9.U
o S. Mari n Castel- l 5. 1.86 Rosi ello Luigi .. . . . . . . . . • • • • • . • . . lnbnto (Sa· l orno)
OsJl, Cagliari
29. 4.17 1.11.16
a :-locorn Tnferiore 17. 4.89 D'Aieseandro Rat!ooe.... .. .......
Centro cblru. mU.
29. 4.17
t.to.u.
Dir. San. Milano ( lglen18ta)
29. 4.17
1.10.14
c
(Salerno)
Patanè Carnu:lo, CV ...........,. •• • • . • •
c
Giarre Cataola) 6. 7.89
a
~lestre(Venc:>:la) 25. 2.88 De Carll Gustaro
'
<P. . ......... . ..
tew. terr. CC. RR. Pa- 29. 4.17 1.10.14 dov ..
a M od l ca (Siro- 23. 9.00 Barone Oi<wann•. <P. ~ ......, @), 75 fant. CW!8)
a
29. 4.17 1.10.14
@, •
Perugia ....... 14. 4.88 Caterlnl Federico,
~ .... ,. ...... ,
@),
51 ld .
29. 4.17 15.10.H
@. • 7. 0.88 Catarzl OttoMn<>, <P. ~'".@, @...
a
Peccioli (Pisu) ..
a
rtatlool (llfatoral 26. 2.89 Slllettl MU:Jaele, (;)}, • • ~ , ...,•• ,..,.,
l>i8p.Mj>t ••1mnwtttfca ii. 4.17
.So81>· jm71.
1.10.1t
29. 4.17 1.10.14
@.@ a Ovada IAie;;san· T. 9.89 Cortella Francesco, cf>, 0. Q, ~. i-, drla)
•· <P '"""• ®
o S . Hlr~~tlo Platani 21. 9.8 9 Ouarnaccla Girolamo, lP .,......,....... ( Agrlgo.>nto)
...
*·i-
Otrez . San. Aleeeandrta t!l. -&.17 l.IO.U
(oom. - · dildnfes.) R. truppe coL (Trlpo- 29. 4.17 1.10.14 litnn la)
39
(Segut) PRIMI OAPITL'i'l llliWICI
LUOGO
IlAT A
ANZIANITÀ CASATO 11: NOME POSIZfONF.
di
DI NASCITA
DECORAZIONI E OAMPA.ONE
di
di
grado B<1'Yislo
dal n. 28 al n. 3t. a
lschlt.E'Ila (Fog·
8. i.88 De Cnta Domenico, Q.. .... .... ..
Osp. Genova (ass. mJI.) . 29. 4.17
1.10.14
N)
a Grotte dl Caetro 25. 8.89 Sperapani E/pldio. ~ .,. ......, ®· .!J)
S aran a t .
29, 4.1 7 1.10.14
( Roma)
a
Ca.1tl(tllono Mee· 17, i.88 Moscbetta OWt>msnL . ..... . .. ..• . I!Cr Raimondo
Dlstr. mll. Pavia (nas. \!9. 4,17 1.10.14 mU.).
(Teramo) a Clro (Catanzaro) 4. 6.89 Sabati n! Arturo. +. O, ~. @ , -9 .,,. 111•ll ..U, ~~ @.
a
MonteoaJTo Ir· pino (Avellino)
11.11.87 Foozone L<Jrt:nZO, .p . ... . .......•.
a
Collotorto (Cam ·
6. t.89 Do Bernardo Fran. .4nlonw,
®. @ • •• +
pobQS90)
/)(fp,
Mi n. In Inno
29. 4.17 1.10.14
• O lstr. mll . Ua r t
e"•·••. 21 art. oamp.
i9. 4.17 1.10.1'
a
Bitonto (Bari). 18. 3.87 Modugno Don~nico, O . . . . . . . . . . .
/Asp. Min. Co/Qnie 29. 4.17 1.10.14 (Trlpolltanla)
a
:\loto (Genova). 19. 8.88 Ma n toro Lorenoo. <io, e"''"'", ®· @
.11&~1. imteru1.
<[) t tt·1t• •
a
Monteverde (A· veUino)
6. 0.87 Booohottl FeduiQo, • · cJP, t , O. ~ . <D, ® .,..,•., , ®. @. • . L. O. In Igiene e Usioloa1&
Oep. R o ma (com. c.•m· 29. , .17 1.10.14 po ,;an . .Auzlo )
a
Catanzaro.... . 18. 9.87 De Parla .411Q1Uto, <ti",.,., e"•, ~. @ 28° art, oamp.
a
r,lvomo . .... . .
l . 8.U
'!~~Poleae Ndw, O.~•••·••·or·••, ~. @
di tt.tt.88 Snort Pompeo................... Orvieto (Po·
a Monteleone rugta)
29. ,,17 1.10.1•
l
.4<11)eU. in/e r m.
25. 8.17 l. 6;16
Oap . P crnlfl& (A. M.)
t 3. 8.17 1.10.1'
40
( Segue) PRIIU OAPITANI m miC"I
LUOGO
ANZU.l \ITÀ
DATA
CASATO E N O.ME
di DI NASCITA
POSIZIONE DECO RAZ IONI E OAHPAONE
nnaoltn
di
di
grado servizio
dal n. 40 al n. 51. a
Alossandrin • . . 16. 8.89 Ferrari U(IO, +, O . . . . . . . . . . . . . .
Osp. Roma
23. 8.17 1.10.14
a
Rodi Garganico (Foggia)
3. 1.89 De Nu nzio Franu8CO, ®, CV, ~. ' "·"
Id. Trieste
23. 8.17 24 1.15
c
Noto (S iracusa ) 6.12.9~ R eitano Uflo, O • • @ , ~ @, :Q). L . D . In batterlologin ed humunologia
*· ,,._,,.,,
I d . Roma
23. 8.1 7 2-1. ua
211 art. oamp.
93. 8.17 24. 1.16
2
93. 8.17 u . 1.16
c M o n tooa.stello 10. 3.90 Piccottl Egidio. (AieA81l.ndrla) @, @, ~ a
Pont{' S. Pietro 28.10.89 Cattaneo Achille,*· O. 4ì. ~ "' , ~· (Dergamo) @, •
a Giu gliano In 4. 2.90 ~arnelll Campania (Nn· IS;!.@ poli)
c Salorno
T mnmaeo, /t @
Id.
IXsp. Min, Oolmtu (E· 23. 8.17 ll4. 1.15
rltrea)
9.12.90 De Cesare L uiO(, ® " '·10, @), @. L . D. In radiologia ed elettroterapia
I d. Id. .def'onatttica
25. 8.17 31, 1.16
Caserta (A. M.)
23. 8.1 7 H. 3.16
Udine
23. 8.17 14. 3.15
a
Casagiove (Ne.- 30. 6.88 Centore .d ntvnino, ~ ,,..,., @·, @... polll
ÙI<J).
a
Gottasocca (Cu· 13. 7.87 OermaDo Gi ueep pe, O. @"'·". ~. @ noo)
Id.
a SannleandroGar• 26. 6.88 Pac!JJI .J.I/rroo, O .. .. .. . < •••• •. ganlco (Fog· glal
c
a
mont.
74 fant.
Capanno ri (Lucca)
S. 8.9Q Bertolnecl Gino, O. ••. ®"''''""'"• Osp. Verona
Caatropignant~
13. 3.89
(CamJ)Obasso)
o
S3. 8.17 18. 3.11
ss. 8.17 13. 3. 16
@, @ Sp~nuolo
Vlgorlta Nicola. @ •••, 6/),@
+.O. Colleaio mll. Napoli,
93. 8.17 28. 5.14
( ~fUW.:)
0
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1
LUOGO
DATA
I'RUU
C AP1TA!O
ANZJA NlTÀ CASATO E NOME POSJZJONE
dJ
DI NASCITA
'h
n
MEDH..J
dl
VECOR.A.ZlOJ\1 E CAMPAGN E
di
nascita
dal n. 52 al n. 64, "
Motta 8 . GIO· vanuJ (Reggio
9.10.87 Soambla Gioranni,
@•"·••·", @., (y,.
O~p. Treot o
23. 8.1 7 Il. 4.1 6
2 a raou t.
23. 8. 17 13. 6.16
CoJAbrla)
11
caeca.. one(Ce.m· 18. 2.86 Mosuro ~vrtlio . . . . . . . . . . . . . . . . . poba88o}
o Moconeel
(Ge· 12, 2.87 Quelrolo Emilio ~- U <§-, O.
O~p .
Geno..-a (A. M.) 23. 8.17 28.12. 13
nOYII)
. Colunie • Saiuno (Cuneo) 21. 2.86 Chlabrero Carlo Luigi .......... /Xl! p( Eritrea )
23. 8 .17 30. 6.16
a Ouar41alflere. 22. 1.89 Buoci P Mlo, ~ . ......"."• @, @, + ·.
23. 8 .1i 30, 6.16
~
3!(11.
6 gonio
(Oampobaeeo)
c Genova ..• •...
8. 6.87 Callgaris Carlo,
+................ Os p . Ud.JDe
• Siena •• • .... . • 26.10.86 Gramegoa OiOtJ<Jnnf, + .......... 3 alp. c Caaale ( Aleesan • drla)
3. 4.90 Ganora Romtuùd4,
c Malori (Salerno } U!,ll.90 Oootalone Rat!rule, ,..... (it, @. +a
1 . (&, ~ .......... .4~<ptU. i nftr m .
@, ~. 4) .......... . . ~a-.~. +
23. 8.17 17, 6,16 23, 8.17 17. 6.16 23, 8.17 24. 6.16
+, ~. <D. ~ .... Dlrez. :::an . Bar i (lgte- ll3. 8.17 24. 6,16
Siracusa •. ...• 19.10.90 Trombatore Jlin=,
olsta ).
Se. nll. u1J. '" erona
23. 8.17 2 1, 6,16
Osp. \'l'roDII
28. 8.17 8. 7.16
.. . . . . . . . . .
1<1. Oenova
23. 8.17 17. 6,16
6. 4,89 Cnrvagllo Edoardo, 0 , Q , ~ - l'!J, ~ ............. @). @, ••• 4;l
Id. Trlr-.tc
23. 6.18 l , 6,18
~ ..,.,.......,
@,@, •• 6. 10.83 SoallsiJgoorio, ~ .. ,.,..,.,, @). (Ùi ..
a
.Alcamo (Trapaol)
c
A voUino...... . 12. 5.89 ~ Sandnlll Pietro, O
a
Firenze · · • · · ·.
.!!
DATA
~
LUOGO
s .!
DI NASCITA
o
A.NZIA.N lTÀ CA..SATO E N OHE POSI ZIONE
di
7l
nascita
di
DECO RAZIONI E OA..)(PAGNJt
di
ara do servl.do
dtil n . 65 al n. 76. a Lanciano(Chletl ) 16, 6.81 Do I'MQUil Oi !Ue/l'l>e, *·O, ~ ,...,•. .......... @), @, ••
Leg. terr, 00. RR. N a- 23. 6.18 l. 6. 16 poli
e "''",@>. Olr. Sau.
a
S. Valontloo (Salerno)
9, 6.86 Dc l>larlnla Aurelio, <D. (!), • •
a
NaPOli
6. 6.91 Ciotola -l lberlv, @" •·••·u·u. ~. @, L D. ln patolotr la chlrur· gioa
Dùp. .Mi". Col onie 28, 7. 18
6. 6.87 s .crotta Oftueppe . . . . . • . . . . . . . • • .
~
e.+.+'.
Bol~a
ts. 7. 18 1. 6.18
1. 6.15
( EriLrea )
a
Voghera (Ales· sandrla)
a
Torroonoala(Sa· 26, 8,87 Girardi GitUeppe ~ ' " . ~ " ''"'".u, !orno) ~. ~. •'ò· Q).
O~p. Milano
28, 7.18 1. &.11
a
T everola (Na- 19. 4. .89 Pooorario Ra/!iUU. O. ~ -<D. ~"'' p o!J) ,...,.... , @), @,
Id. Firenze
28. 7,18 1. 5.16
9 bore.
28. 7.18 1. 5.18
l>Up. JIV... F'nmue
28. 7,18 t. 5.18
Oap. P&lermo
28. 7.18 t. 5.16
. Id. T orino
28. 7.18 l, 6.16
+· + +
a Torm.olna(Roma ) 10. 3.88 Salvini Cefm't, ~ ""' '' '"'" • @),@
a
r.fclego.ADO (MI· 29.10.89 Monti Cadano, ~ .,..,. ..., @), \il), +
C11ut.
28, 7.18 il. 5,18
la no) a
Oan~rl(l'alormo) 28. l .ill <À:OIIneo Sanlt, Q ,
9 m·u·u·lt, @,
:tP. • a Vaz zan o (Ca· 15.11.8f tanzaro)
e T oramo . ......
a
Luclano-Fu:IO~
@), @
Felice. ~
ti ••U•t'
2. 6.111 Vetuschl P~ •. . . . • . . . . . . • . .
Roma ......... 15. 7.88 D 'Amico Qi~Ueppt, ~.,..,. .... @. Q>
I d . Bolopa ( A. M.)
28. 7.18 1. 5,111
Dtstr. mtl. Roma
18. 7. 18 l. 5.18
43
(StQUe) PBIMI C.\PITA!U MEDIO!
LUOOO
Al'ZUNITA
DATA
CASATO E NOME POSIZIONE
dl
DI
NASCITA
DECORAZIONI E CAMPAGNE
nascita
di
dJ
grado servl.sto
dal n. 77 al n. 88. a
F r o s l D o D o t 3.1Z.89 Docl n& Camillo . . . . . . . • . • • • . . . .
Disp. M(n. Oolonu
28. 7.18 1. 6.16
(Somalia)
a Oallorta (NapoiJ) 9.10.91 Soflo Santi . O . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Oap. Padova (A. M.). 28. 7.18 l , 6.16
9'"'"'"'"·
Id.Savigllano(A.M.). 28.7,18 1. 6. UI
c l\'lonasterolo
1. 2.8e Brunetti Giu.seppe.O.
@.@
COuinoo
c Caivano (Napoli) 25.12.89 Lanna Leonida,/r <P m , ' 14 , ®. 9 ............... @i, @
+• +•
10 rt.rt. ves. O&Jnp.
.a Castel planio 27. 8.90 Ricci .dnl<>nio. 9 i Ancona)
(iD, @,
6
tU•If•lf•ll,
Id.
id.
22. 9.18 1. 6.16
Id.
22 9.18 1. 6.16
a S. Gh:lllano Mila· 2. 1.91 Carlmatl Giuseppe,(), ® "'·••·"·", @ , Dir. San. Milano
22. 9.18 1. 15.16
••
@.•
neee (Milano l
.a Reggio Calabria 13. 8.87 Suracl Bruno. 0,
®.@••• +
a
S. Romo (Im~ zia)
*· <!!:. ®, e ,,.......,,
8.tO.IU Plgatl GioM·nni, ~ , ® OU•li•IT•ll, ® , :Q).
+................
*·
Oep. Udlne
13.10.18 t. 6.111
2.12.90 Dattilo QituJq>~. :jf>, ~~~~·••, ® .......
Id. Rom&
13.10.18 1•. 6.16
+
tanzaro).
.a Diso CLooce)...
22. 9.18 t. 6.16
22. 9.18 t . 5.16
-() Sperone (Avol- 10. 6.90 Ronga Oadano, Uno) ~ ,.,...- .
<Ca·
+. (!;"'·''·"~'. Id. Trlest~ +
22. 9.18 t. 5.16
51 fant.
.. D e r uta (Pe- 20. 7.110 Magn.IDI Enea, rug:la)
-o Iaoursu
Osp. Milano (A. M.)
e
IU•lt-lt,
~.
•....., @i, @
2. 7.90 Buco! PIUqU41e ........ . ... .... ..
l
Id. Milano
(Segue) P l tOP CAPlT.t..Nl MEDICI
ANZIANIT!
DATA LUOGO
CASATO E NOME POSIZIONE
di
DI NASCITA
DECORA:l.IONI E CA.M.P AONE
di
nascita
di
grado servislo
dal n. 89 al n. 100. a
:\torbcllo (Alee- 27. 3.88 Coloro bara Guido, O . . . . . . . . . . . . sandrla)
a
Saluzzo (Cuneo)
a
Oordl~hcra (Por·
Osp. A lessandria
13.10.18 l. 6.1G
6. 7.90 Morino Enrico......... .........
92 faot. (asa. mll.)
13.10.18
26. 8.92 Chiesa Emanuele
Osp
Alessandria
13.10.18 1. 6.JG
Id.
Piacenza
13.10.18 24. 6.16
1. 6.1«1
to :\laurizio) a
Ucno ... a . . . . . . . 16.10.90 Solerl Gfoea11ni. @, @, +
'*'· O.
~. ®"''"·"·,
a Mantova . . . . . . 16. 3.89 {lJ Capra Leonlda. ® "'"", @, @ . . o Aquila........
7. 8 .88 Proper?.f-Corti B tneddlo, <1), ® " ' " , ......,., @, @
Id. Bologna
13.10.18 l. 6.18
Leg. terr, CC. RR. Lazio
13,10.18 l • .5.1«1
a
Cassano Irpin o 29. 6.91 Massimo Frllt1Ct$CO, ®"'"", @, @. ;l.J (A voU ioo)
Osp, Udine
13.10.18 l. 6.16
a
Bonito (A \"cl- 27. 3.90 J\fllcttl Ernmo,Q........ ... .. ... Uno)
Id.
\"erona
13.10.18 l. 6.15
&
Ripacandida (Potenza )
Id. Ca~erta
13.10.18 l. 6.15
a
Corato (Bari). . 19. 3.90 Plccarreta Frauesoo, O. ® "''"'", Se. appl. saD. DUJ. 13.10.18 1. 6.15 (1ns. ngg.) @, @
4.12.89 Musto Pasquale,
o Monteleone <Ca- 11 8.110 Froggfo tanzoro) @, @
a
C>.+.. ... .......
.Fra11«.SOO,
® .,,_,._,_,_..,
S. Maroo Argon · 16. 6.89 Manfredi · .drnaldo........... ... .. tano(Coaonza.)
9 arta camp.
13.10.18 l. 6.15
Ul fant.
13.10.18 l. .5.18
(StOUej
.!!
A.:-iZU.NIT À
DATA
;:
c;
LUOGO
.s ...•
DI NASCITA
PRUil CAPITANI MEDIC I
CA.SA.TO E NOME POSIZlONf;
di
!7)
DECORAZIONI E CAMPA.ONE nascita
di
dJ
~··ado
servizio
dal n. 101 a.l n. 112. a S. Storano dJ Ca- 27.11.89 Zaffiro Giot>a11n(, @ "'''', @. @ .... mastra (Mee·
21 art. camp.
27.10.118 1. 6.UI
a Gangi (Palermo) 11. 6.811 Lo Vecc Wo Gioaccllino, O. @ , .,....
Osp. Ca«llarl
27 ,10.18 l. 5,16
9 tu·••.
3 art. carup.
27.10.18 l. 6.16
Dtatr. mll. S iracusa
27.10.18 l. 6.16
69 fant.
27.10.18 t. 6.16
22 art. camp.
27.10.18 }, 6.16
Klna)
....... ®. @, • . 4,')
o Solarino (Siro.CUSO.)
6, U2 D'Agostino @. @ • •
.tfoo~ino,
11),
..
a Sortl.o o (SI r a • 25. 4.110 Casaooe Giuseppe, -9 ............. ®. @. ~
Cll8a)
a Guardia Santra· mondi (Bene· Tonto)
3. 2.90 Do Binalo Otl·i do, O, ~ ..................,
®. :w. • • +
(Cate - t'T. 6.88 Salomone • Nicosia o la) ®.@. •
Giu.sep~ . ~ ,
@ ........,...,
...... 1.11.86 Cipollina Uluse, O .............. 12 bers.
l!7.10. 18 l. 6.18
10.10.111 Dettor1 ~-Maria,@ ,,. .,. ....... @,
17.10.18 l. 6.16
a
Milano
c
OsUo (Sassari)
0~. Cagliari (A. H. )
@. + a Dologo.a...... . t?. 7.91 Glongo Franco, O. @ '""", @, @,
+ Aspt:U. (n/erm.
a Sora (FroeinODe) 2• • 2.86 Vendittl Emilio, O. @ ,,..,.. ....., (\1),
27.10.18 l. 6.1 6
Int. pres. Sassari
27.10.18 l. 6,1 8
o Scafati (Salerno) , .. 6.90 Budl Ra(fade •••••...• . • , •• .. •. ..
Osp. Aleesandrla
27.10.18 l. 6.16
o Moncucco T o- 11.11.87 Borollo ~- Giu&eppe, ~ ............. r lneee <Alee· @.@, • • • sandrla)
Id. T orin o
27.10.18 l. 6 l 8
@
l
(Sequ~) PIIIIO OAJ'JTA.NI :& OA.PITA.NI JUDlCJ
.. o
LUOGO
2
DI NASCITA
"' ='
s
ANZIANITÀ
D.4TA
CASATO E NOKE
di
ttl
nascita
POSIZIONE di
D ECORAZIONI E CAilPAGNE
dJ
lrt'&do servùdo
dal n. 113 al n. U6. c Torricella Sicu· ro. (Teramo)
a
&. 3.86 Merltni C amalo, ~ .,,.,..,.,., @, @'.
226 fant.
27.10.18 t. 6.16
~ tU~Jt,
26 art. ca.mp.
17.10.18 1. 6.16
@, ~ ....
Oep, Livomo
17.10.18 t. 6.16
Monte San Pio· 28. t.87 Mlg.na.nl rWorW, ~ t U •U•»l•1t, @,@ tro (Bologna)
Id. Bologna
27.10. 18 l. 6,16
• • q)
S. Geono.ro INa.- t8. 6.89 Do Bernardo Framuco, @,@ J>OIJ)
Gitueppe., *· o. q), .. Flgllno(Firenzo) 11.10.87 Righi ....... @,@. +
a
CAPITA.N I MEDICI.
dal n. 1 al n. 6. o Bitonto (Bari).. 2.11.87 Ambrosi Luigi. Q, <t>. @,@, .
~ •u·u·u,
Gioia Tauro 13.12.86 Giannetti Bernardo, oj!o, <Regg. Calo.brio.l @.@, +, q)" ..,.
~ .. ,...,.,.,
a
Ba.rl
o Castro 6 Il p p o 11, 2.89 Messl.na. .J.noelo, ~.,..,_ @, @, (), (Oirgeutl) a
a Gualdo Ta.d l n o 19. t.90 Nan.nl Carlo, ~ ""'''"''"• @. @, (Perugia.). ~
Se. centr. fa.nt. (Civ!· 31. 3.28 6. 3.17 ta.veccbla.)
+ Dtr. San. Udine (oom. 31, 1.23 5. s. n sez. dia.lllf.)
Piea •..•..... 29. t.89 De Hierouymls R'UOoero . .........
o Saviano <Na.JI()li) 6, 3.90 Allocca. .J.ntonio. q), @. +
Lei'. terr. CO. RR. 81. 3.23 6. 3.17
08JI. Livorno (A. M.) 31. 3.23 6. s.n
+ Se. appl. Bali. mJI. (1DB. Il. 3.23 5. U7
"''"• @
aa.)
28 fa.nt.
st. s . 23 6. s. n
( S~e)
o
C.i.PITANI
KEDIM
ANZIANITÀ.
DATA
;
LUOGO
.s
DI NASOITA
o
CASATO E NOME POSJ7.lONE
dJ
~
7.1
naecita
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
dJ
grado s ervll'lo.
dal n. 7 al n . 19. a Serra s. Bruno 10. 1.00 TedeacbJ Nicola, ~ .,..,......., @, @ (Catanzaro)
+. +
Qsp. B oiOlfD&
31. 3.23 6. s.n
a Oo61nall (AYelUno)
1. 1.87 VItale .Vicow, ~ ' """, ~.@, ....
Id
Torino
31. 3.23 19. 3.16
.. Ml\ntova. . • . • •
6.10.88 Urtoler 1-'t:Ntanào. . . . • . • . • . • . . . . .
• · art. pes, camp.
31. S-23 6. 3.11
a C'atl\nla ....•. . 20. 2,92 LlpanJ J11tonino, ~.,, ....... ®. @, O. ' Can L
®. rn. 11). • •
a Priocca d'Al ba 9.12.00 Carbone T ert${0, (Cuneo)
c
(S?,, (lì,
+
~.
,,..,........
A.I('!OSOndrla . . .. 13. 1.00 Oatti Giovantti .......... ........
a Oennva , • , . ; . 26.1().89 Borngno
o.
Oiu~eVPt
@.©, . c
~
~tU•U•U•If
S an M i niato 12. 7.00 Froelol Dino, O. ~ ,.,.,...,, @, @ (Firen.we)
Osp. Torino ( 8 68, mU.) 31. 3.23 6. 1.11
!ll fant.
31. 3.23 6. 3.17
Regg. genio ferr.
31. 8.23 6. S.l 7
6 bere.
31. 3.23 5. 3.1 T
a :\folfetta (Bari ) 13. 6.92 )fagrone ..4mtd~, ~ •u-n-u, ®. @ 4 •rxlt. tnterm.
..
Avellino.......
8, 9.88 La bruna Franct$co • ....... . ......
o Daaolloe (Bene· u . 8,92 Lcpore F'rant:t$00, .......' <Y). @. • vonto)
+. ~.
o Al v l t o (Fl'OSI· 28. 2.93 Mazzenga Oiacom.o, DO-
~ t .U•It•l1•
31. 3.23 6. 3.17
31. 3,23 6. 1.11
Osp. Catanaoro (A. l'd.) 31. 3.23 6. 3.17 IX8p.Min. Aeronautica 31, 3.23 16.12.1 T
+ .. . . .. .. .. Otp. Padov a.
SI. 3.23 6. 8.1 T
)
a Cns aloermellJ SO. 6.90 Boldl Teruio, c!>, 0.~.®.~"''"'"'11, R cgg. art. oa•. (Aiceeandrla) <YJ, @. +
31. 3.23 6. s.n:
(.')CDmJ C.LPIT.tcNI M&OIOI
LUOGO
A.NZI.A.NITÀ
DATA
OASA.TO E NOME POSIZIONE
di
DI NASCITA.
di
DEC'ORA.ZIOI\1 E CAM I'A.ONE
dJ
naeclta
da l n. 20 al n. 31. .a
Turi (Bari)., •. '· 2.91 CaJ,tellaocta Jl'in«nzo, ~. ~ " ''", ~@
Oap. Roma<-· mU.)
SI. 3.23 18.12.11
.a
Nola (Nnpoll)
t . t.91 Sca.la Enrico, ~.
~.Min.. krorsaullca
St. 3.2S 5. S.17
.a
Paola (Cosoozn) lt. 1.91 Clodnro Ra(fatllo. ~- O. ~. ~ "''''· 9 IU~lt•tf•lt, (y}, @, • •,
Oap. Nnpoll (A. M.)
St. 3.23 5. 3.17
·<:
Foggia •.•••••. 28.Jl.91 Pcwretla Oiot.'<!nni, ~ "''"'"•
~ "'• @ , @
•. •.
+
w
+,@. Centro chftll. tnU.
.a Romn •• • ••••• 8. 3.92 Potitbon Lod<>vie:)................
31. 3.23 5. 3.17
Oap.Torloo (&se. miL) 31. 3.23 5. 3.17
Minturno (Nn· 12.11.87 Fedele Pasquale. o.~.~,.,.,., ®.:.Q) poli)
Id. Milano
31. 3.23 5. 3.11
a Corleone
(P &· l T. 1.89 Gennaro l.iuciano, ~ .....,..., @, @.
Id. Udine
St. 1.23 5. S.U
lerruo)
L. D. In olloloa ooulistloa........ .
.a
.a
Gloloaa Ionica 10. 6.89 Ro<llnO Nicola, (R. Calabria)
+
o Flcamr. (M0811lo&J 1,,2,92 Ferra.loro Oi~Ueppe, ~. @. @. + ,... S
Dir. San. Alessandria St. S.23 5. s.u (Igienista)
~
Giovanni lo 21.10.89 I,orla ffiooanni, O, q), Flore (Coaeoza) @, @
~ ,., ..,... ,
Centro chlm. mi l.
:sl. S.23 5. S.l1
~ .,,.,........
Min. Guerra (11&!.)
Sl. 3.23 5. U7
T &lp.
31. S.23 5. S.IT
a S. Prleoo (N a· 12, 8.111 DI Monaco Parùk, ® . . . . . . . . . . . . poli)
.o Ceri&'llola (Foggia)
2. 2.90 D'Eugvnlo &11/onio, O. ~ .,..,.......,
(21. W•
+
Leg.
terr. 00. R.R. SI. S.2S 5. 3.17
Trieste
LUOGO
A~ZlANIT.!
DATA
OASATO E NOME
di
DI NASCI TA
POSIZIONE di
DECORAZIONt E CAMPA GNE o.aaclta
di
grado sen'lzlo
dal n . 32 al n. 44. a
Monopoli (DariJ
S.12.88 Dama ba f4>nardo, ~ ..........
®. lQJ
+. ~ . Dir. San. Bari {com. 31. 3.23 5. S.l7 t l'z. d lalof.)
3. 8.89 Pagnotta Umberto, q> ~ "''"·", • ·
a
Napoli ..•• • ..
a
Vlll amooterchl 10.10.86 Albertl Ettore, ~ ,.. ..,, @1. :Q}, (Arezzo}
c
PortJcl (Napoll}. S. 4.90 Torre Sal~otorc, tè:. ~ ............. (\?,
®.w
+..
R. !troppe col. {Ciro- 31. s.ts 5. a.t :7 oalca) 17 art. camp.
31. U 3 5. 3.17
31 taot.
30. 6.S4 5. S.17
Osp. Novara
30. 6.~ lS.lU1
Id.
so. s... 16.12.17
©. + S. Remo C im~ rla)
a
2. 1.90 Deoza Ro(fade, ~. q:) . ........, ~ ou·u, @, @,
+. +
o S. Gloseppe Ve- 17. 9.91 Cola F r ance1ro. O.
~
~.
,,...,....... ®.
Udine
@, .
IOVI&DO (N&•
POU),
a
Siena . • . • • . • • • i6. 2.112 Maaea Ftlfppo . • . . . . . . . . . . . • . . . . •
Dlrez. S an. Bologna {com . eez. 4le.tnf.)
30. S.U 16.1S.l 7
o
Oefaltl {Palermo} i0.11.9t Le. M arti oa Ro.orlo, O. ~ ...,•..,... ,
711 t aut.
so. 6.24 l. 3.18
~. ®, +
o
Chi aramonte 2$, l.e:l Ia110lsaotto .dfiiOttio, ~"''"'",@.@ 41 Goltl (Sira011ea)
a
Terni •.•••• . •• H. 7.113 Parlel E ?tn(o, O. ~"'·""", ®, @.
a
Ba ri. .. • • .. . .
o
VIcari {Palermo) 13.l0.9t Lo.meodola FiliPPO.. . . . • • . • • • . . • .
a T aranto • • . • . . •
-
8. 6,0
Bellsarlo Oiulfo, (~;), ~ ' "• ®.@...
8.12.98 F18obett.l Oiuuppe .. . . . . . • • . . . . . .
Rvoll di 01Uitmfl4 dd COITJO S anitano militare.
Id.
30. 6.~ 16. 11.17
8 art. Pt't. oamp.
30. 6.~ l. 9.\10
Oap. Flreuc!. (A. M.)
30. 6.24 1. 11.210
S7 fan t.
30. 6.24 l. ll.lO
111
so. 8.24 1. u o
Id.
50
(Segue) C'.APITA~I l\!EDICI
.!1
o"
LUOGO
..,.,o
DI NASOITA
..
ANZIANITÀ
DATA CASATO E NOME P OSIZIO NE
dl
111
nascita
DECORAZIONI E OA.liPAUNE
di
dl
grado aeMi%1o
dal n. 45 al n . 57. a
Nardò (Looce). 11.12.92 FlloiriUla Pu$quale • • . . • • • . • • . . • •
a
Gioia del .Marsi 23. 2.93 Oianna utonl Mario 4ì, (Aqnila) @, @.
+
o Badolato
Dir. ~an . Flreru:e
® ,....,.... Dfstr. mil. P erugia
{Ca· 27. , ,9•1 Pultronc Rat!aele, ~ "'"", @, @ • •
30. 9.2' l. 8.21
Sc.appl. ean.mil. {lns. 30. 9.lli 1. 8.21
ta.oz.a.ro l c
s o. 6.2~ s. 8.19
lli'lf.l
Napoli. • • . • . . 18. 2.96 Ca vaniglia .41/redo • • • • • • . . . • . • . .
c R oma ••..•••. 26. 9,92 Slnlbaldl Guglielnw,
~ ,..,, @,
lW·
Osp. Rolll& {ass. mll.)
Id.
Id.
(com.
30. 9.U 1. 8.21
cam· 30. 9.U 1. 8.21
1>0 san. A DJ:IO)
c
Ma gli an o del Marsi {Aquila)
2. 9.91 DI LoreDJ:o Odoardo.... ........ ..
a R ossano C'a.labro 16. 7.95 Guido G~Mnnl {R. Cala bria)
* ...............
a SquUiace {Ca· 17. 6.96 Squllla~lotl R atlaele. ~ "'·". @, @. tanzaro) a
Portici {Napoli)
0
Sortino racusa)
c
Sas!arl. • • • • . .
8. 1.95 Gazllone ..fn~nìo , ~ '"'"""· @, @ .
(Si· 11. 9.9, A.stut? Oilueppe, ~''''", @, @ .
3. 8.~ Murru Giaco m,,
+·.
+, ~ "''"'", @. ©
a Messina. . • . • . . 18. 6.96 Ma9trogla~omo Guido,~.,,., ...,@,@
a
Or o t t a ferrata. (Roma)
t. 3.92 Tappi Primo, Q. . . . . . . . . . . . . . . . .
Se. ali. uff. Spoleto
so. 9.2, l . 8.19
Oep. Palermo (ass.mil.) 30. 9.2, l. 8.21
Id. Torlno
SO. 9.U l. 8.21
Se. tiro art. Nettuno
30. 9.U 1. 8.21
Oap. Flre~~J:e{ass. m1J.) 30. 9.U l . 8.21
l 'l fan t .
so. 9.1, l . 8.21
3
SO. 9.U l. 8.21
Id.
Oep. Brescia (.~ .M.)
30. 9.U l. 8.21
(Segue) CAPIT~:SI YEDIOl
DATA
LUOGO
61
A NZIANITÀ CA SATO E NOME
di
DI
N.A.SCI'rA.
nascita
POSIZIONE di
DECORAZIONI E C.BIPAO~E
di
grado servizio
dal n. 58 al n. 70, c Napoli . . . . . . . H, 8.94 Palmlerl Alfredo . . • . . . . . . • . . • . • • .
Distr. mil. :Milano
so. 9.24 1. 8,21
(Napoli).
3.10.9! Turano Ratlael~......... . .... . ...
70 font.
so. 9.2! l. 8.21
a Partinico (Pn·
2. 2.96 .A. vcUone Gaetano . . . . . . . . . . . . . . • •
65 Id.
so. 9.2! l. 8.21
c
~ola
lenno)
c Carlentini racuaa) c
(SI·
2. 2.94 Fallla Salvatore ....• . ..........• .
Bonorva (S as - 23. 6.93 Nnrra ..fnlon<~. ® "', ~. @ . . . . • .
8 art. pes.
30. 9.24 t. 8.21
.4spdt. ìMerm.
so. 9.24 t. 8.21 so. 9.24 l. 8.21
Bari)
a
Torino . . . . . . . 26. 9.96 Rossi 111 a rio (bi, ®. ~ ,., .,..,.,., @ , @
Qsp. ::!avigliano
a
Boscomar.:ngo 11.11.90 Do Mlobdl s Corra®, ~.,, ...., ...,(0,@
R. truppe col. (Trl- 30. 9.24 1. 8.21 polltanla)
(Alessandria)
o ~va del Tirreni 30.10.96 Ferrl.J:ntoni.o, ®.~ ..,.,.. .,...,@,®+ · ,DUJI. Min. Colonie (Salerno) (Somalia)
30. 9.24 1. 8.21
a Cuneo .•.••.•. ~6. 6.96 Brezzi G'ovanni, /t. ®"''"'", @, @ Int. pres. Parma
so. 9.2! l . 8.21
a
Partinico (Pa• 26. 6.96 Passalacqua RaQaele ®"''''..' '",@,@
18 art. oamp.
30. 9.2! l . 8.21
!ermo) a Se c o n d Igliano H. 6.91 Donsanto A·mt:d<o. (Napoli) @, @,
+
~ "'·,•·•J·J •·••~•,
o VIttoria (Sira- 19, 6.9! Coltro ne Salvatore,~"'""""'", @. @. cusa)
a
AUgusta (Sira- 22. 6,93 Pattavlna DC111Unieo ........... , . OliA)
Se. alJ. eott. Nocera 80. 9.24 1. 8.21 Inferiore
DiSp. Min. Finali«,
SO. 9.2! 1. 8.21
Id.
so. 9.2! l. 8.21
Id.
Id.
o
;: o
s
.3
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E NOME
LUOGO di DI NASCITA
rJJ
n a scita
POSIZIONE di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
cii
gredo set'.'\zlo
dal n. 71 al n. 83. o Venafro (Cam-
3.12.96 .\louzo
Ruoutero... .. . . . . . . . . . . . .
SaTola ca.-all.
30. II.U 1. U1
Oap . Bar i
30. 11.24 1. Ul
Dir. San. Bololfll& (lgleni;Jta)
so. 11.2. t. 8.1
94 tant.
30, 11.24 l . S.t
a art. C&lllP.
30. II.U
POba&lO)
3.1(1 92 MD.Sumarra NicolO . . . . . . . • . • • . . . •
a
CatanJa..... . .
a
Napoli ..•..•• Il, , 4.0. Fluwc Guolìtlmo.
~ .......
@. @ ..
a S. Gregorio Ma- 111. 8.00 Ootrredl Luigi. ~ .......... @, @ .. . lftlO (Salerno>
o Acerra (Na polf) 18.10.86 Btt\tlgfl ooc bi ichtle .....•..•.•••. a
Salem i (Tr'&· 23.11.94 Patti GiuuPr>e pani)
a VIta a
o.~
.,........u, @, Dir. San. Ve rona (com. 30, 11.2t 1. 8.!\
@, •· Q;! ''' • '"
T rapanJ) 17, 8.114 PerrlconC! Giueep~. ~ . ...... @, @ ••
Ca-no al Joo1o 17. ,,90 Diana Etl{lenio, ~ •••·"·", @, @ . . (Ooeensa) •
o Soan n o(Aqulla) 17. 8.9t Del Fattore Guolid!M, ~ ' "'"'" • @, @ o
t. 8.!
Formicola (Na· l'l. 8.11t O!ullano Celelltirw, 8 ,,..,..,,..., @, @ polf)
e S. A p o l llnare ft. 6;tl ldaUon l 4 1Mriqo.. . • • • . • . • • • • • . • .
ses. dlaln f.)
Oep. M-Ina
30. u• 1. 8Z
I d,
30. 9.24 l. 8.21
Bar i
I d, F lrenze(a.sa. mll.) 30. 9.S. 1. 8.!1
Labor. ptrotecn. R. E . 30. tU t Capua
t. 8.21
4 wpttl. inf erm.•
1. 8.21
30. II.U
(NaPDII)
o
C a etelg rando (Potl>nn)
8. t.OO Ouparrtol Nico/4, ~. • · <bi .~ "'• Dir. S.O. NaPOU (com. @, @ 1011. dlelnt.)
a l'Nana CB r l n· l t . 1.95 Poten.Ea Luigi, O ..... ....... , . . . dlsl)
2 tant.
so. 9,21 1. 8.tl 31. s.u
o. s.u
(S cOtte) CAP11'4SI J4!/.DICI
LUOG O
DATA
53 ANZIANITÀ
CASATO E ~OME POS IZIONE
d1
DI NASCITA
di
D ECORAZIO NI E CAMPAGNE nascita
di
grado servizio
dal n. 84 al n. 96.
*· *·
~.,,_,..,
...,
a
Barra f rau ca 16. 3.UO Paraninfo .:l.nuelo, (Caltanissetta) ~. @
a
Naro (AgrJ8en · 16. 4. 91 On.strono,·o G(lelano, +. ~. 4), ~ ""· to) '"''"'"• @. @
c Oasalvelloo Ma- 2. 4.96 Lista Dometti:o. • . • . . . . . . . . . . . . rina (Salerno) a
Portolaodolfo 16, 7.91 R!naldl Orazio . • . . . . . . . . . . . . . . . . (Benevento)
a
Aolreale (Cata· 21. 9,92 Foti A lfio, ~ .,..,..,,.,., ~. @, nla)
a
S. Severo (Fog- 23. 4.91 Ca ssa no Lorenzo,*· ~" ''", @!,@.
+·.
IO bcrs.
Dietr. mll. setta
31. 3.25 16.12.17
Caltanls· 31, 3.26 1. 9,20
Cav. Alessandria
31. 3.25 l. 8.21
15 faot.
31. s.u l. 9.20
Oap. Palermo (A. l\f.)
31, 3.26 1. 9.20
+ A s11ett. in/erm.
31, 3.26 l. 8.21
g1a)
c
Pa,aaoica quUa)
( ..... 31. 8.95 Giacobbe Corradi no, ~'""",+,\ti, @,@l
*•~"'. @i, @, \ti
Osp. Roma
30, 6.26 l. 4.22
a
Salento (Saler· 21. 1.97 S<:arpa .:l.ncrioHno n o)
c
Andria (Bari)
17. 8.98 1'reploc.lonl
Eman~ù.......... ..
Id. Bologna
30. 6.26 l. 4.22
a
Noto (Siracuaa)
21.8.91 A...-ollo Caro Guido . . . . . . . . . . . . . .
Id. Palenno
30. 6.26 l. 4.22
a
Mormanno (Co- 30. 3.97 Pandolft Edoardo ~ '", @, @ . . • • senza)
Id. Bari
30. 6.26 l. 4.22
a
Palermo
13. 9.96 Lo B ianco Dom~ ni~o .. ....... .. . .
Id. Roma
30. 6.2.'5 l. 4.22
a
Roma . · · · · · ·
22. 7.92 Oelan.zè Cdutino, ® '""", @,@.
+· Id. Firenze
30. 6.26 l. 4.22
Id.
Id.
(ass. mll.)
SO. 6.26 t. 4.22
(Seguç ) OAPITAKI MEDIO!
ANZIANIT1
DATA CASATO E NO~lE
LUOGO di D I NASCITA
POSIZIONE DECORAZI0:!-."1 E CAMPAGNE
nascita
di
dJ
grado servizio
.
dal n. 97 a l n. 109. ~
Ostuni <Brlndtsl) 22. 6.96 Santor>"o la DomenWo, ~
e "'"", @, @. Osp. Napoli
o Pescina (Aquila) 6, 6.96 T a rq ul.ul Oairol' . . . . . . . . . . . . . • • .
a
Duoolano (Be . 12. 4.96 Bellelll Oarlo . . . . • • . • • . . • . . . . . • • • novcnto)
a
Vittoria
(Slra- 30. 6.93 Paolll lo Stan'-slao, 4ì, e'"""""'",@,
@. +
maa)
a
30. 6.25 1. U2
Id. Torino
30. 6.26 l . 4.22
6 bere.
30. 6.25 l . 4,22
Dlstr. mD. Siena (&S.'<. 30. 8.2.5 1. 4.2'2 mll.)
Palermo . . . . . 11. 6.91 Pavone Giuuppe, ~.
e .,,..,..., @, Oop. Palermo.
30. 6.25 l . ~-~
@,4)••. 30. 6.26 L l .i~
c
:\ardO (Lecco)
20.10.90 Mauierl .4.lberlo • • • • • • • . . • • . . • . • .
Scuola appL san. mll. (!ns. agg.)
a
Nicolosi (CatanJa.)
4. 4.96 Loogo Domenil'o e"'·",@, @, • • !t).
Osp. Roma (888. m!l.) 30. 6.26 l. Ui
a Palermo
6.ll.96 La Rocca Roberto !t),
e •U·II @. @. 88 fant.
80. 6.2.5 l . ' ·"
a
R omano Lom- 8. 9.90 ltforl .4tmU>ale • . . • • . . • . . • • . • • . • • bardo (Bergamo).
Osp. Plaoenza (A, M.). 80. 6.2.5 1. U!
o
C a s t e Il a btLte
I d.
RoiDA
30. 6.26 l. U!
a Aquila. . . . . . . • 2. 1.9.5 Sandrettl ErMeto... . ... ........ .
Ars. R. E. Torino.
so. 6.2.) l. ' ·"
4. 7.96 Cipriano Sal~atore .. . . . . . . . . . . . . .
MJu. G uerra (ass.)
30. 6.20 l . Ut
8. 2.96 Matarazzo LtiCW • • • • • • • .. • .. • .. •
(Salerno)
a
Teano (Napoli)
a C o t a !Il ! ermo)
(PII·
l , 1.94 Pernice Vincenz<>.
e "'" @. @ . . 8 rant. 11
,
30. 6. 25 l. t.Zi
55
{Se!]ttC) OAPlTA:St l!EO!CI
ANZIA:-<ITA
DATA LUOGO
CASATO E NO)!E POS IZIONE
di DI NASCITA
DECORAZIONI E CA:\lPAONE naeclta
di
ùl
grado ser,·izlo
dal n . 110 al n. 121. a
Vaira no (Na- 16. 6.97 Zanragoa Riccordo ~ - ~'", (YJ, @.
Oep. Chieti.
so. 6.26 1. ua
poli)
a
Vittoria (Si· 26.10.98 Salmè Eltt>re........... ..... . . . .
a
Ott. aut. R. E. Bolo- 30. 6.26 l. 4.22
gna.
racusa) (YJ,
5 art, pes.
30. 6.26 l. {.22
Se t t l n g l a n o 26, 1.96 Virgilio Sa cerio . . . . . . . . . • .. . . . . .
Osp. Mll&no
so. 6.25 l. 4.22
Id. Verona
30. 6.26 l . uz
26 rant.
30. 6.25 I, U2
36 Id.
30. 6.26 l. U2
Osp. Firenze.
so. 6.25 1. 4.22
Palermo • • . . .
6. 1.96 Monastra Salvalore.
~ ,.,•.,...,
@ • •. a
(Catanzaro)
7.11.90 Palmera Ugo, ~ ,,.,•.,..., (YJ, @, •·
a
Napo!J • . . . . . .
a
Napoli . • • . . . . 17. 3.97 Do Cesare Giannino. . . . . . . . . . . • .
o Ariano di Puglia (Avellino)
o
2. 1.97 Purcaro Giuseppe • . . . . . . . . . . • . • •
Petrlzzi(Cat.an· 16. 6.96 Aracl'i .J.ntonio . . . . . . . . . . . . . . . • . zaro)
c
Dir. San. Milano (oom. 30. 6.26 1. 4.22
S. Stefano Qu i· 18. 9.93 Cacciatore squlna (Agri· ~. @.
eez. dia!nt.).
ge.n to). o
Ca l v l Risorta (Callerta)
8.12.95 Zona Demtlrio, ~. ~"'. @), @.. . . .
6 art. pes. camp.
30. 6.26 1. t.22
a
Caserta CNapoli)
2. 8.97 !ase lli Mario .. . . . . . . .. . .. • . .. ..
Oap. Roma (A. M.) .
80. 6.25 1. t.22
a
sa~sarl
DiiP· Min. .J.eronau·
9.11.25 9.11.25
*· •· .....
• . • . . • 15.11.81 Carruoclo .J.ntonino, :if, ~ .,.,.,..,., ®, @ , I!§J, L. D. In clio. ocuUatlca.
tica.
(&ow:)
56
....
LUOGO
.s
DI NASCITA
u
.!!
CAPIT.t.NI MEDIC I
ANZIANITÀ
DATA CASAT O E NOME di
w
na scita.
P!)SIZIONE di
DECOR.\ZIONI E CAMPAGNE
4J
grado servizio
dal n. 122 al n. 134. o
Roma
• •
•
•
•
a o
1.1 1.80 Fem~ttl Vtrg(l i t, •••••••••••••..
Di~p.
l ii n. ..feronau·
9.ll.26 9.11.25
t l ca a
..
Rom a
•
o
•••••
Ferentfoo (Roma)
21. 6.86 Al888lo Paolo • •.•••••••••••••••
Id.
Id.
fd.
9.11.26 0.11 26
2. 6.79 Sterbfnf En1 ~ ••.• • • • ... ••••••
Id.
Id.
fd.
9.11.26 9.11.25
a Catania ...... 26.10.89 Hldulla Carmela ..... . .........
Oep, Roma. (eom. O. N.BalUla).
9.ll.!6 9.11.25
s. Giuseppe Iato 22.11.82 Terranova Sal111Hore ••••••••.••.
DUp. Jt(n. .44!TOft4U'
9.11.26 9.11.!4
c
(Palermo)
tica
o Arnara (Fro!!l· 29.10.80 Salvatori GUQlul mo • • • • • • • • • • • • none)
.4•fJdt. in/erm.
9.11.26
a Taranto . . . .
86 !ant.
31, 3.26 1. U2
1 alp.
SI. S.28 l. t .2i
o Ta,-erna (Ca- 13. 8.96 PasFante Carmtne ............... tlnzaro)
ll7 art . CaJDJJ.
31. 3,28 l . Ui
a Torino . . . • . • . 11. 6,96 Rluo Carl o, Q, <P. ® ............, ~. @. L. D. In clln. neuroP61· cb latri a
Osp. i\Jllano
1, 7,26 1. 7.23
a
VIterbo ..••. . 17. 8.97 Mazzaronl 04acomo, +<P. ® "',@, @
Min. Guerra
1. 7,26 1, 7,23
a
Ariano dJ Pu- SI. 8,98 CalcapJ ..fmato, <P ~ "'• @,@...
Osp. Roma (ue. mll.)
1. 7,26 1. 7,23
c
Vitnlaoo (B~· novento)
17. t.97 Giudice CamUlo • • • • • • • • • • • • • • • • 9.12.97 Solaldono Bartolomeo, (iii), @.
~.
e '""
11 ,
+
9.11.!~
eU. (A nllino) a
Ales~andrla ...
27, 9,93 :YocaOabe Carlo,
e.,..,,..,..., @,@ l art. mont.
l. 7.26 l. 7.!!3
(Srou.e} CAPITANI MEDICI
LUOGO
DAT A
A~ZU:NITÀ
CASATO E NO :IlE POSIZlO~E
di DI NASClTA
nascita
57
di
DECORAZIONI E C.HIPAGJ'IE
di
grado servizio
dal n. 135 al n. 146. a
Bitonto (Bari) 23. 5.96 Perrlni .tlnotlo, ~ ..,.... ®. © ....
c Gerace Marina H. 3.95 Glurleo .1\licht.l.t:, ® .,...,.,..., ~. @.
Osp. Trento
l. 7.26 l. 7.23
8 genio
L 7.26 1. 7.23
Scu ola appl. san. miJ.
l. 7 26 1. 7.23
(Reggio Ca l. )
o
Palena <Chieti )
3. 3.98 Campana. .4nlcnio, ®'"'", @ , @ . .
(ine. a~g.)
a
a
Aidone (Calta - 25. 1.94 Piazza .4.nl<>nin<>, nlssetta)
~ ., •• .,, @,@ . .
Lec. t err. CC. RR. Ca·
l. 7.26 1. 7.23
glinrl
Gioia del Colle 25. 6.95 Pa,·one .dntonw, ~ , .......,..., @, @.
Osp. Piacenza
l. 7.26 l. 7.23
9.11.95 Oualdi Vincenzo, <O. ~ .,......,..., @. @.
.dsptll. inJerm.
l. 7.26 1. 7.23
9.12.99 Amorosi 08t'aldo, ~ "'• <:i/), @ . ...
Id. Id.
l. 7.26 t. 7.23
Dlstr. m!J. Barletta
l. 7 26 l. 7.23
Se. ali.
Ca·
1. 7.26 l. 7.23
c Modena. .... . . 6. 1.97 Adaml Fd~. ® 111 , @, @. . . . . . .
Dir. San. Trieste (com. sez. dlstnt.)
l, 7.26 l. 7.23
a Napoli. ·. ... . • 9. 5.97 Trifìlettl loino, ®"'·••, @, @ .. . . .
Leg. t err. Messina
RR.
1, 7.16 l, 7.23
Regg. mieto a rt. delln Sardegna
l, 7.26 l. 7.23
(Bari)
o Ffden.zla (Par· ma)
a Chieti . . . . . . . .
+
c C al tac 1 ro n e 30.4.900 Nlcastro .drturo .. .. • • • • . .. .. .. . (Catania) a
c
C&mleo ousa)
(Sira- 12. 7.97 Bertone Giusep pe,
Chiusa Sclafani (Palormo)
~ ..,.... fl;, @..
sottu:tJ.
serta
7. 2.97 LomLardl SaZmloiY, ®m, @, @ ..
CC.
(Segue)
58
.!!
-" -;:
LUOGO
DATA.
CAPITANI
loiEDlOl
~NZIAJ'IT1
CASATO E NOME P OSIZIONE
di
di
DECO RAZIONI E CAMPAGNE
DI NASCITA nasci ta
di
grado s er..-lzlo
dal n . 147 al n. 159. c Montano Antilia 26. 1.97 Del Senno G-!ovanni, ~ "'. @, @ . (Salerno) o Sortino (Siraou- 22. 3.99 a st uto Girolamo, sal
~ •••. @, @ . . . .
l fant.
l . 7.26 l. U3
6 art. pes.
l. 7.26 l. 7.23
Osl). Firenze (ass. ml.l.)
1. 7.26 1. 7.23 l. 7.26 l. 7.23
a
Asooll Piceno . H. 6.97 Sacchetti Nkola, ~ ..., @1, @ ....
c
CMtelbottaoclo (CampobasAO)
5. 8.97 De Lisio Giot!anni, ~ ......, @1, @..
Reeg. ~n.lo lagunarl
a
Catania.. • . • .
2. 1.~ Aiello Giuseppe . . . . . • • . . . . . . . . • •
Alpelt. interna.
l . 6.27 l. ,.22
a
Fano (Peearo).
5. 10.98 Ripari Enrico
8 genio (al!S. miL)
l. 6.27 l. 6.2i
~ 011 ,
@, @ • . . . .
pont.
o Montepulciano 25. 9.98 Marocco Luigi ~. ~ •" ·'', @, @. ••
l . ~.27
l. 6.24
(Sit>na)
o Genova ...... 9. 7.901 De Paoll Paolo ................ .
Osp. Roma (co m. campo san. Anzio)
o B lsocgllc (Bar!) 28. , .97 Barbiera. Maurangelo, ~ 010 , @, @ So. appl.
san. mll.
l. 6.27 l . 6.24
1. 6.27 l . 6,2,
(lns. agg.)
a
Salt>rno • • • . • . 30. 4,$8 VItale Salrt<dore 4;1, ~ ....... @, @.+
lO genio
a.
Nave!U (Aqulla) 11. 6.98 Plccloli EnneneqUdo, ~ 0 " , @ , @..
Se. appl. san. (lns. aa.>
a T eramo .. . ... 23. 6.93 Dazio FronceiiCO,
+.o
o
~
. ....... fj), @.
Molfetta (Bari) 16. 2.99 S pa.gnolt-ttl GaLUeo.... • • • . • • • • • • .
1. 6.'.17 l. 6.24
tnll.
l . 6.27 l. 6.24
'2 Cant.
l . 6.27
l . 6.2,
4-Bpett. mot. priv.
l . 6.117
l. 6.24
(.Seow•) CAPITASI MEDICI
59 .oUIZIANIT1
DATA Ll.iOGO
CAS ATO E NO:'IIE POSIZIONE
dJ
DI NAS CITA
dJ
DECORAZIONI E CAMPAGNE
nascita
d1
grado servizio
dal n. 160 al n. 172 o Gibellina {Tra· panl)
3. 3.96 Palt•rmo Camkllo . ~ '"· @, ~ -.. .
12 art. p~s. camp.
a
3.11.97 Santo l;onl Umberto...............
Osp.
Pll'nza (Siena)
Oeno'l"a (ass.
1. 6.27 t. 6.2t
l. 6.27 1. 6.24
ruU.)
+. 3 genio
a
Palermo .• . • . 25. 3.99 Viola Dom~>tico, ~ " ' ·".. ~. @ .
a
Cetona (Siena) 23. 8.96 Cortlcdli Mauro, ~ .,..,., ~. :Q).+.
a
Cn~ellarl
•• . . . .
8. 8.97 ScWrru Oi.usfpfJ(, O . . . . . . . . . . . .
I G2 fa.nt.
c
Sclaoca (Agri· sento)
9. ll.96 Barbiera Giuseppe. 4;\ ••••.••.••.•
R. t-ruppe col. ('l'rlpo· li t ania).
1. 6.27 1. 6.2,
a Strlano(Napoll) 21.11.95 Gatti .drturo............. . .......
l 2 art. camp.
1. 6.27 l . 6.24
7
1. 6.27 t. 0.2!
Id.
l. 6.27 l. 6.2.
c
Accettura (Po· tenza)
6. 6.99 Maggio Pietro, ~ • u ·u, @, ;jJ) .. . .
Cav. Firenze.
l. 6.27 J. 6.2.
a
Noto (Siracusa) 20. 4.96 Carpinteri Ern-esto, ~ .,.,., ()7, @,
Osp. Geno" a
l. 0.27 l. 6.2.
c
B elpasso
•·
(Ca· 30. 9.98 Comes Sebastiano, ~ •u,
+. @ , .W . 2Sl fao t.
1. 0.27 l. ti.2~
tanta)
a Tricarico (Po· 11.7.900 Gagliardi PasqWlle... . . . . . . • . . . . .
Dìstr. mU. Torlao
l. 6.27 l. 6.24
Id.
l . 0.27
tenzo.) a
Pott:nza . . . . . . 30, 6.98 Salvati Glweppe . .•.......• •• •..
c
Palermo . . . . . .
l. 2.96 Manzella Giuseppe, ~ .... @ . @ . .
ldL Napoli.
50 fa n t.
l. (l.2!
l. 6.27 l. 6.2t
60
l .!
.. o
3c m
ANZIANITÀ
DATA LU OGO
CASATO E NOME di
DI NASCITA
nascita
POSIZI ONE di
DECORAZIONI E C.L'dPA GNE
dl
grado aer\"la!O
d al n. 173 al n. 185 c
Pal,•rmo ...... 1.1.10.99 Plcorelta M aria no ... ... ..... .• ••
c
Dclpa.so ( <:a - 13.12.!!8 Ougllclmlno Lucio, tanla)
a
Licata (Agrlgen· 12. 2.06 D'Angelo E mcmuelt, ~'""", !ti , @, @ t o)
a
Tropl.'a (Catanzaro)
c
Trani (Bari) . .. 15.11.900 SJ)I.'z:tafcrrl .4 utonw . ....••• ••••••
9, 6.98 COC'Cia Gìmep~.
TI tant.
e. @, @ ..... C:w, No,· ara, lnf. Ptes. Gorizia
e ....... <it.@. • · 20 rant. Dir. San. Roma (com.
l . 6.i? t. 6.24 l , 8.27 l. 8.24
l . 6.27 l, 8.24
l . 6.27 l. 6.24
l. 6.27 l. 6.U
eez. dlstnt.). o CeFarO (Mtlsslna) 24.2.900 Zlngalo ~alçatore, CV • •••••••••• •••
c
Bagheria (Pa·
7. 9.900 Sotortlno Solçalore•..... ...•••••.
Osp. Innova (aaa. mfl.)
I. 6.217 l . 6.U
Retnf, carri arm.
I . 8.27 t. 6.24
Leg. terr. OC. RR. Pal ermo.
), 8.27 l. 6.24
9 art. pee.
l. 8.27 l. 8.24
l~rmo)
c Rutigliano
•.
8.12.911 Va)CDZIUIO Giwep~, Q ,
(Barll
~
a cata nia .......
6. 9.98 Fenga &IQordo.
e •u·u, 6t,
e ....... @,@ ....
en•·••, ~.@; . T8 tant.
c
Castella bate 22. 6.97 Gammarano Yinctn:oo, (Salerno)
o
P ad U Il (BilnC· 16. 7.98 Fat uo E11rioo, ~""'' ~. @ , vento)
+ .... .l)Up. ,,un. Oolonu
c Mola dJ (Bari) 29. 1.94 Glgaow Donato, ~ "''", (5t, @.
a
l. 6.27 1. 6.24
l . 6.27 l .
uc
l . 1.28 1.
e.u
(Eritrea).
+' .. Cav. Sa lu.uo.
Torino ....... 24. 6.92 Sanson l C arto ...................
67 raut.
], 1.28 1. 6~
\Segue) 0 .\ PJTANI lri':IJI CI
G1
ANZIAr-.1T!
DATA CASATO E NOME
LUOGO di DI NA.SOlTA
nascita
POSIZIONE di
DECOR.AZIOl\1 li' CAMPA G::\E
di
grado Solrvlzlo
dal n. 186 al n . 198. o Partinico (Pa- 22. 6.97 Cnnnlzzo Stbastiano, e.@. @ ....
21 rant.
l. 1.28 l. 6.24
Se. aU. utr. Palermo
l. 1.28 l. 6.24
Palermo....... 13. S.9G In!ontlno .Sinume, ~ '"• @l, @ ....
l gento
1, 1.28 l. 6.24
a Caserta ....... 21. 11.9 7 Clg,;la MariQ, O. ~ 1 11 ' 11, @ , @ •..
62 la n t.
l. 1.28 l. 8.24
a Avellino ...... 28. 8.96 Labruna Viitorino, ~ "', @, :!J). + ..
T bera.
l. 1.28 1. 6.2~
a Altamura ( Barl) 28.10.96 Sardo ne 4. lllollÌQ, ~ .... @, @.. . ..
10 rant.
1. U8 l. 6.24
o Gragnano (N a-
Inr. pre3. Parma (aas. mll.)
l . 1.28 l. 6.U
!ermo)
c Palermo..•.... o
8. 9.98 Calvello Sa/çalore Q, "'"'' •••••••••
1. 1.98 Dello l oto OiQpanni •••••• .•••..••
poU)
o Tr e quanda 22.10.94 T crtl Fecùnco, ~ ............. Q, +. 2f. rant.
a Batl .. . • • . . . .
5. 8.96 Capoti Gmann(, ~. @, @. ® .... .
a VestSauè (Tori· so. 8.95 • Manftedl Orult ~ •, +, ~"'·"· DO)
ll. l t,
®, ~
o Caserta(Napoll) f..12.87 Papa <Hn11ar0 ...... , , •••• • • , • ,
a Motrherno
l. 1.28 l, 6.24
Gò. @
(Siena)
(l'a- 18. 8.9S FortUJl&tl Pktro ...... ... , • • • • •
Oap. Bari (A. M.)
l. 1.28 l. 6.U
f. al p.
6. 6.18 26. 7.15
Leg. terr. CO. Botopa
6S fant.
RR.
6. 6.28 22. 7.12
6. 5.28 l. 5.16
via)
a Òalaaol betta 7. 9.89 VIta (Calt&DJ.IIetta)
Guido........ .. ....... ... 8 art. camp.
6. 6.28 6. us
(Stque) O~PlT.L!II KEOICl
6:!
.E >
o
LUOGO
ANZIANI TÀ
DATA
CA S ATO E NOME PO SIZIO.SE
di DI )IAS CIT.\
na•clta
dJ
DECORAZIOXI E CA:UPAGXE
di
grado serrlzfo
dal n. 199 al n. 211. a S. EUa a Pia· 2().11.89 Colalnnnl OìoU• PM, ~ u :-IC·ll·IC L. D. nl•l (Campolo clinica ocullstlca . • . • . . . . • • D i•p • .u in. bas•o) tica a
Brn (Cuneo)... 16. S.st Lucca Cuthbort Oug/i.(/mn ,?', 1 11.11 ~ t U•)fo.lt •h.U, ~ ~
a
C
Trani (Bari) • • 20. 6.88 Laurora Car lo, ~ ,.,_,._,_.,,
+. O, t
a Cas te l nuovo 26. 3.86 D 'Ettorres Oi•UCPM. ~ '"'"'"'",
n
6. 6.28 6. 6.28
I d. W lano
6. 5.28 6. 5.28
Id. Chieti. (A. M.)
6. 5.28 6. 5.28
+ Lcg. terr. OC. RR.
6. 6.28 6 . 6.2~
Torino
Dooolno <Fog· g la)
6. 5.28 6. 5.~8
+. Il,. Osp. Udine (A. :M.)
+. •h *.
a Cortona a :Uare 30. 3.88 Croce Guido, ~ ,.,_,..., "', (Chieti) @, ~
AC1'0 IUJU-
·
Osp. Roma
6. 5.28 6. 5.28
S. 5 90 CcnU Gerardo, ~ m·tt-u-u . • • • • • •
Spolettlf. R. E. Roma
6. 5.28 6. 5.~8
6. 5.83 Nlcotra Saltalore, ~ ,.,_.,.... • • • •
Lego. terr. Livorno
co. RR.
6. 5.28 6. 5.28
L«JeeSe .Jnlomo, ~ "'• O
Osp. Napoll
6. 6.28 6. 5.28
Id. Verona (A. M .)
G. U8 6. 5.28
Roma .....••• 31. S.S4 Mez.aettl Guido ••.•••••••••••• _
" :ulraoda (C..m-
pobasso) a Giarre (Catania)
c Elena (Caserta) 25. 6.8t
t ...u..t.e
...... . .
a Sassari .. •....
7. 4.91 Corda .Jntonw, ®
n
Il. 8.88 Faraone Ant.>nlo,oji:,~. 9"''",+@' ,. So. all. 111!. P ola
Mottola ('raranto)
a Portloo s. Benedetto (Forli)
lt
1
6. 5.28 6. &.28
~IU • II•U, ~~ @
9.10.88 Bonelll .d. tlrtlw, ~ "'""_,. ••• • ••••
a A.-o!a (Slracu;.a) 28. , .84 Calvo .Jlt(ICtl, ~ ,.,_,._,,.,,,
Dir. San. Fi.reOJe (com. ses. dlsiDI.)
+ .. . .. 41 fant.
8 6.28 6. 5.!8
6. 6.!8 6. 5,28
(Segue) OA~ITASI MEDI O!
63 A~ZL\NITÀ
D ATA
L U OGO
CASATO E NOME PO~IZIONE
di
DI NASCIT A
tU
DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita
dJ
gra do s erruio
dal n. 212 al u. 224 a Motta S. Lucia Sl. 6.88 Notarlan.nl (Catanzaro) o Vallata (ATei-
Pi~fi.ZQ. . .... . ...
.. 81 fant.
1.9.900 Rosa Guido ..... • . ....••.•......
Uno)
6. 5.28 6. 5.28
Se. appl. ; an. ( ins. agg.)
ID!l. 25. 6.28 25. 6.28
c
Roma..... . . . 28.6.900 Plastlna Mario . • . . . . . . . . . . . . . . .
81 !aut. (coro. so. appl. 25. 6.28 25. 6.25 san. mil.)
c
Capua (Napoli) 28.1.900 Soafè .&medea •. .• •..••. ..• •••• •.
157 !d.
o Terranova (Caltani$Setta)
9.7.900 Falcone &Oam .....•.... . • .. ..
c
Solopaoo (Be· 18.11.000 Loona.rdl Domm~ . . . . . • . . . . . . . . nevento)
c
Corleone leriDO)
(Pa- 13.6.900 Lipari
D~m~enico • • . • . • . . . . • . . . . .
25. 6.28 25. 6.25
Dì$p.
.llin. Colonie (Eritrea)
25. 6.28 25. 6.25
Os p. Trieste (A. M.)
25. 6.28 26. 6.25
Di~p.
25. 6,28 25. 6.25
Miu.
~tronuu·
lira
a
Mot ta d'Atrer· 2,. 7.97 Fl\lDlllora .&nloftino, Q, ~ "'"11 , ~. IDO (MeSirlnA) @. •
MJn. Guerra (aae.)
25. 6.28 26. 6.25
a
S 1> l n a z z o l a 29. 7.98 carrara Nicold Acùlmo, ~ "', (Barletta) @,
9 &enlo
25. 6.28 26, 6.25
c
CanlcatU (Agri· gente)
Min. Guerra (aae.)
25. 6.28 25. 6.26
+
'· 8.98 Contrlno
@.
~.
Ferdinando, ~ '"'", @,
+', ~ "'·"
c
Aglra(Catania) 27.8.900 Troina Frrmcuco +, ~..........
.& genio
25. 6.28 25. 6.25
c
Napoli • . • • . . • 27.11.98 Caliendo MicMle. ~ ' "'", @, @,
0!'Jl. T or ino (..\. M.)
25. 6.28 25. 6.26
a
Sas'!&rl • . . - · • ·
•
5. 6.99 B ua Giuum>e ... • • • • • • • • • • . . • • . •
Id. A>ea~andrla (A. M.) 25. 8.28 26. 6.25
(8tOut) O.t.PI~.llfl :llltDIOI
l
DATA CAS ATO E NOME
L UOGO
P OSlZIONE
dl
S !! m
Dl NASCITA
A N7.U.NITÀ
DECORAZIONI E OAMPAGNE no.'!Clte.
dl
di
grado
~erYlz:lo
dal n. 225 al n. 237• .a
Bari. ...•..... 12. 3.!18 \'l mercati Lu{#i . . . . . • • . • . • • . • • •
o Paupls! (Bene· ~l. 7.99 Bianco G>ov. Ba#Uia, ~ "'· ~. vento) @.
+
26. 8.28 25. 6.2~
98 f&nt.
Dll'. Sa.n . Torino (com. 25. 8.28 26. 6.25 sez. dlslnt.l
a .Noto (Slracw;a)
6. 8.99 Cultrora Francuoo, . • • • • . . . . . . • •
l art. pee. camp.
25. 8.28 25. 6.2~
a
}'orino (A.'rel· Uno)
l. 1.99 Santuccl Giuseppe, ~ "'.@, @, +·
Osp. NaJ)OU
25. 8.28'25. 6.2~
c
Tortorella (Sa terno)
3.1.900 Tancredl Urbano Q, ~.
282 faot.
25. 6.18 25. 6.~
o
Sauuolo (Mo- 2•.10.09 Grilli Mario ••• • • . • . . • • • • . . . . . . dona)
.4-Sf)tlt. ~nterm .
25. 8.28 25. 6.~5
c
Roma........
+. 4,;."'·"·
' · 8.98 Bolla L\1!(1(, ~ "'"", ~.@.......
c Cautano (Be- 25. • .99 Mat.arazso Se,alìno +,~"·",®.~ novento)
·c Grumo Appula
8. • .98 Ciccimarra Godano, ~ "'"", ®. (t.
Osp. Roma (com. cam- 25. 8.28 S5. 6.2~ J)O sa n. A.IU:Io) Min. Guerra (ass.)
25. 6.28 25. s.u
Osp. Bari
(Bari)
c Riposto (Ca- 8.10.900 Vast a GfuePSN ................ . tanla)
c Partinico (Palermo) a
!l. 1.97 Lodato ~e. ~ on-u, ®. @.. . .
Meeilna •..... 11. 2.!l8 Call Dvmen~. ~ '", @,@......
R. truppe col. (Tr!J)O· Utanla)
u . 8.28 25. 6.!~
Id. Id. id.
u. 6.28 2s. u~
Leg. t41rr. OC. RR. Mi· 2S. 8.28 25. S.!~ l ano
.a
1l' arne se (VI· terbo)
8. S.97 B rigantl .oilnlonfo, ~ "'"" ""• @, ®.
(Id.)
+ 11 fan t.
65
(S COVt) O.t.PITUII ta:DIC:I
., l ;;
L U OGO
Q
DATA
Al'\ZIANIT A. CASATO E NOME POSIZIONE
eH
s
DI NASCITA
srTI
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita
di
grado servizio
l
dal n . 238 al n. 250. Paoliel (Ren e- 23. 8.91 Dlfaoo .4uqu.<to, ~ "', ~ @. ... . •
Mln. Guerra
25. 6.28 25. 8.25
Napoli ....... 24. 9.119 Dava 4rluro .•• . ....•..........
16 o.rt. ~amp,
25. 6. 28 25. 6. 26
o Molfetta (Bari) 28.8.900 Fontana Nicol<j, 4) .•.... • ••..•••
9 pcs. cl\lnp.
6. 7.28 25. 6.26
c
Spolett. R. E. Torre
9. 7.28 25. 6.25
a
\'ODto)
a
Napoli .. , , . , .
l. 1.98 VI casola Gìu.sep pe.. . . . . • • . . . . • •
ÀJUlUDZI&ta
o S ol&coa. (Agrisento)
l. 1.98 MagUeotl Fra11- .. . . . . . . . . . . .
161 fant.
16. 7.28 25. 8.25
a
Aslra (Catania) 25.4.900 Colombrlta Filippo . • . . . • • • • • . . • .
66 ld.
1. 1.29 25. 6 .25
a
Napoli . . . . . . .
7.2.900 D'AieA~andro 4f1Hmo............
811 Id.
1. 1.29 26. 6.26
o
M o 1 a a a a n a 13.11.98 Ma.gnanl 4bele .. .. • .. .. .. • .. .. (Massa)
61 ld.
9. 7.29 9. 1.28
c
N lo o e l a (Ca- 3.3.901 Maatrolannl Dtcto . . . . . • • . . . • . • tanla) •
Can.ll . Monferrato
"· 7.29 9. 7.28
o Paltonno ...•.. 10.9.901 Pfun <Nidc......... . ........
84 rant. (com. so. appl. san. mll.)
9. 7.29 11. 7.26
o Ca.uanodi Tra- 6.6.901 Caatolll Gia~ mlsno. (Verona)
. . • ••. • •. .
8 a.lp.
9. 7.29 9. 7.28
o Petronà (Catana aro>
6.1.901 Carpino Rodollo .. .. .. .. • .. • .. •
Il fant.
Il. 7.29 "· 7.2.
o Bacheria (Pa!ermo)
1.1.901 Caputo Bl4qlo .. . • • • • • • • • • • • • • •
R. truppe ool. (Trtpo-
9. 7.29 Il. 7.28
6 -
.Ruol( di a!UianUd del Corpo SafiUarlo mUUilf'll.
lltanla)
&6
LUOGO
~ .. m
DATA
ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIONE
di
DI NASCITA
DECORAZIONI
di
E CAMPAGNE
nascita
df
grs4o B«Tf.do
dal n. 251 al n. 263. o Dari . . . . . . . . .
13.11.900 Tagllallerro .Armmwlo. • • . • . • • • • •
c Bellos~ardo 21.12.e6 MortOne Luiq( ~....., •••• • • @, ®· (Salerno)
Il aenlo
9. 7.2e 9. 7.28
1 art. oo.ta
9. 7.29 e. T.•
o S. S t.ef. Qui&QUI· 16.3,901 Aronlca Ferdinan® • • . . • • . • • . • . S7 tant.
9. T.29 9. 7.11
na (Agrfa'al . to} o R&guaa (Stra- 17.9<,901 Blundo Lu(q(.................. ous a)
20 art. oamp.
9, 7.29 9. 7.26
c An&lo (Roma).
1 oontroar. autooamp.
9. 7.29
l radlotelesr.
9, U9 9, 7.18
4.3.901 J'lllbect GiUHPJI'-.. • • • • • • • . . • • •
c Arpino (ll' rosl- 21,2,901 Panara Carlo • • . . • . . . • • • • • . . . • none)
a Palermo . • . . .
9,2.001 Zurettl S aloolcre
+- . . . . . . . . . . . . 8G. all, u1!. Milano
c IUJ:zlconi(!Wg- 6,10.900 Sta&'Dlttl Fraru:uco •••••..••••• gfo Ca labria) o Cervinara (Avelllno) c
5.8.901 J'ucofo Gioi>Gn1d ••••••• • •••••••
1t art. oamp.
9. 7.211 9. 1.16
R. ttouppe ool. (So-
9. 1.211
e. ue
U f ant.
9. ue 9. ue
6 art. camp,
9. 7.211 9. 7.i8
DUp. Mi"' .Aereottav· t ka
9. T.ill 9. T.te
Dùp. Min. (Erltrw.)
9. 7.29 9. 7.26
poli)
o Livorno . . . • . . 29.1.'001 Ce! Fafberto . • . . • • . • • • . • • • • • • •
(Sa- 11. 2.115 Galdl FlorWno,
a. U6
malla)
Galan o (N a · 11. 9.99 Ar.narumma ENIIGIUIO, e •u, @, @.
o Polli c a lerno}
9. 7.tlt
a. T.26
~,. ... ,...,
@, @. .
c Giuliana (Pa· 7.12,901 Bella Yi~tet!UO • • • • • • • • • • • • • • • • lermo}
Colon( e
(Se(I1U) 04PIT4lU Ml:DJOJ
.. o
.!?
LUOGO
ANZIANITÀ
DA'l'A
CASATO E NOME
Ili
s
DI NASOIT.A
3 m
nascita
67
POSI ZIONE d1
DECORAZIONI E CAMPAGNE
d1
grado servizio
dal n. 264 al n. 276. c Al c am o (Tra· pani l
6.4.901 Gregorlnt P~tro •.••••••••••••.
77 tant.
9. 7.29 9. 7.26
Palermo ......
6. 1.902 lna'1'1a Lorenzo .• ••••.•••• ......
12 gen:o
o. 7.29 9. 1.26
c Palermo ...... 11.4.901 Tcma.selU .4.t~lonic •........... .
Dir. San. Sicilia (com. sez. dfsfnJ.)
9. 1.29
o C aete llamare 19,!1,901 Colom b a .Yicol6 •.•••.•..•.•••. OoUo (TTapani)
23 art. camp.
9. 7.29 9. 7.26
a Trani (Bari >..
8 bcra.
9. 7.29 9. 7.26
6 art. camp.
9. '1.29
a
•• 9.99 Papagno M ichele • •.••••.•••••••
c Lercara (Paler· 10.10.901 Battaglia JI iclltlc • mo) a
Palermo •.••..
c VIggiano (P otensa)
1.10.99 :Manglone G1useppe,
.••.. . ••••.
e ..,.,.. @, @. 43 fant.
8.11.98 DI Rago Pr08J)ero, ~. ®. @ •...
o Laurito (Saler- 10.6.901 Pansuto Filippo •· •...•...•.•.
o. 7.26
o. '1.26
9. 7.29 9, 7.26
u. 7.26
ll9 Id.
9. 7.29
16 art. camp.
9. 7.29 9. 7.26
12 t.ant.
u. 7.29 o. 7.26
•o Id.
9. 7.29 9. 7.28
DO)
c
PouuoU
(N a·
7. 2.99 Mirab ella Olmul(o ~. ~ • •..•.•••
poU)
a 16.1.900 Croceo • Sanl'froGfoTann! (Salerno}
Gi~ppe •..•••••••...••
c Aptoe <Be ne- 22. S.99 Paracona ~tro,
vento)
c
eu•·n, • . @, @. 10 art. pes.
CaetlgUone di 20.12.97 :Morgantl Poolo, ~"'·". • · @, @. Garla&'II&Da (Massa)
l
6 alp.
9. 7.29 9. U6
9. 7.~ 9. 7.28
68
(S<'Qrte) CAPlTANt )O;DtOI
LUOGO
~ ~
DATA
ANZIANITÀ CASATO E NO?.fE POSIZIONE
dJ
dJ
di
grado
ser~lzlo
1. 1.so
o. 1.te
DECORAZIONI E C..UtPAOXE
DJ NASCITA
nascita
dal n. 277 al n. 289.
Vito................. OaTall. Aona
o Svln&Zzola (Barl)
7.6.900 Calogero
o Sasstul. . • • • . .
8.2.901 IdJnl Francescc. . . • . • . . . • • • . . • •
'6 fant.
1. 1.30 9. 7.26
a Salvitelle (Sa · 23, 2,95 I m brenda M altee, ~.,.•.,.,., @, @. terno)
SO
Id.
l.
o Torino. . • . . • • 21,10.99 De Ales!ll EvlUio . . • • • • • • • . . . • •
56
id.
l. 1.30 9. 7.26
(Na-
8.1.900 Montone ..trluro . . . . . . . . . • • . . . .
7
Id.
l. 1.30 9. 7.18
Rame.ooe. (Ca· tanta)
7. 7.900 Flalchella GWtnbattuta. . • . • • . . . .
S a.rt. oo.ta
l. l.SO 9. 1.24
o Te.r ranove.(C&l• 19. 6.98 Mil&n& Gculano, •· ~·". @. @. .. t&nlssetta)
11 art. oamp.
l. l.SO 9. f,t6
M tant.
l. 1.30 9. 7.26
o SaTf&no
uo 9. 7.18
poli) v
a
Buccino {Salar. 2,.1.900 De Lucia Ra/1~ . . . • • . . . . • . • . no)
c Centuripe (Ca· l B. 2.97 Draao Calogero O. O. ~m-n,@, @, 27 Id . tanta) •
l. 1.30 9. 7.26
o VIagrande (Ca- 9.10.900 Nlcoloel ..tntonw. . • . . • • • • . . • . . . tanta)
2 art. pes . oamp.
~1. 1.30 9. 1.26
o Paternò (Cat&· nta)
,.8.900 ChiAra Giuseppe • • • • • • • • • • • • • . .
8' fant.
l. 1.30 9. 7.26
o Messina......
6,1.900 C&mPII&'na GfJ811()re.............
6
a Roma •••• • • , • n. 8.83 Ped.roU fR'IUe'P!Hl . . . . , • • • ••• • , • •
Id.
OIIP. Roma
1. l.SO 9. 7.ll6
(.Seout) OAPITA.NJ MEDIC'I
LUOGO
~
69
ANZIANITÀ
DATA CASATO E NOME POSlZIO:-\E
di
DI NAWITA
..:> tF)
nascita
dl
D ECORAZI ONI E CAMPAGNE
d1
gt·ado servlzlo
dal n. 290 al n. 305. c Sora (Frosinone) 11.11.99 Bruni Bruno • • • • • • . • • • • • • • • • • .
16 fant.
1. 1.30 9. 1.26
a Napoli.......
6.9.900 Cf ampolillo Pasquale........... .
R. t ruppe col. (Tri polltan la).
1. 1.30 9. 7.26
Roma... .. . • . .
8. 1.91 Nol'lenghl ~lberlo .. • • • • • • . • • • • •
90 fant.
1. 1.30 9. 7.26
Di$;J. ,lJìn• .&crona11·
1. 1.30 9. 7.26
c
a Bergamo .• • •• 21.11.89 Rodriguez Feliciano, ~. O. O.+. ~ I U •1. . U•U1 il) •lt. (0, @, ~ c
VIttoria (RII- 30.11.95 Ce.rll ~ntomv gusa)
( ic(J.
.. .. .. ....... .... Id.
a Konte S. Savino 16. 2.93 Faenù .t!do •• •• • •••• • ••• •• ••••
Id.
Id.
l. 1.30 9. '1.26
4 geo lo.
l. 1.30 9. 7.26
2 contraer. autocamp.
). 1.30 9. 7.26
A spf.tt . inJerm.
l . 1.30 9. U6
Osp • .NapolJ
9. 6.30 9. 6.27
3 contraer. antoeamp.
9. 6.30 9. 6.27
+, ~. ~"'• @, @ Plem. Reale C&vali.
9. 6.30 9. 6.27
+, t~... . . .. . . R. truppe col. (Cir&
9. 6.30 9. 6.27
(.UOzzo).
c Torre
A.nnun· zlata (Napoli)
a
2.10.98 Mao zo GioMnnf • • • • . • • • . • • • . •
Piana del Greci 25. 7.99 Ottccla Franc«co • • • • • • • • • • • • • • (Palermo) Lucano 19.10.900 Mennolllla Gerardo • •.• • ••••.•..• <Potenza)
o Muro
c Nicastro
(0 Il· 9.12.901
Santoro Nkvlfn<» • •. . ••••••• • ••
tanzaro) a
Spaccafo rn o
4. 9.99 FlorldlaFr aiiCaco
(Ragusa)
c
Salemi (Trapa· nl )
4.7.901 Calla Skfano. ~.
nalca)
c
San Oa t a l d o 9.9.90 l Malre. C«are • • • • • • • • • . • • • . • . • (Oaltanlsetta.)
Nizza cavaiJ.
9. 6.30 9. 6.27
o
Canicatti (Agri· 14.1.901 Granata Salt10tort • • • • • • • • • • • • • gento)
19 art. camp.
9. 6.30 9. 6.27
c Grle s (Trento) 27. 3.99 Tanzer France1co. • • • • • • • • • • • • •
4 bers.
9. 6.30 9. 6.27
c
44 fan t.
9. 6 .So 9. 6.27
R l p n o an dlde 18.10.900 Mosto Michele. • • • • • • • • • . • • • • • (Potenz a)
(Sl q!U) CAPITU.~ ![!;DICI
10
DATA LUOGO
~ .Cf)
A.."'ZIAKITÀ CASATO E NOME
POSIZIONE
di
DI NASCITA
nascita
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
d1
grado serndc
dal n. 306 al n. 3 16. 0
Tn6a (Messina) 12.8.901 DI Maggio Francaco,
+ . . . . . . . . Se. all. sottu.«. Rl.etJ
o Licata (Agri· 21. 1.98 Bonelll Arturo ••••••••••••• ••• gento) c
Nocera Inlerlo· 23.9.901 Borzelll GCv!KntnC. • • • • • • • • • • • • • re (Salerno)
o Ariano di Pu· 18,,,901 Iallllarone GtMro80. • • • • • • • • • • • gUa (Avell1no)
9. 6.30 9. 6.27
3 art. pes. camp.
9. 6.30 9. 6.27
7 Id.
9. 6.30 9. 6.27
Id.
Id.
2 bera.
9. 6.30 9. 6.~1
c Pietra m o n te· 27.9.900 Torella Gto!Xlnni.. . ........... 68 fant.
9. 6.30 9. 6.27
massimo (Foggia) o
Montem~lore
12.10.901 Drago Damtano, . • • • . • • • • . • • • . ' oontr. autoo&mp.
9. 6.30 9. 6.2l
(Palermo l
o Angri (Salerno) 21.2.901 De VIvo G'tdV>,
+ . . . . . . . . . . . . 2 radioteletrr.
o S. Bartolomeo 7.,.900 Campanella .4rriqo . • • • • • . • • • • • 3 art. pea.
9. 6.30 9. 6.27
9. 6. 30 9. 6.27
In Galdo (Be· n evento)
o Manltedonla 27.6.901 Garzla Lorenzo .. .... . . . .. . ...
68tant.
10. 6.30 9. 6.27
6'
16. 6.30 Il. 8.~7
(Fonia)
o Rego.lbuto (Oa· 8.3.900 Oa3tan.a VC11ct11Z0 • • • • • • • • • • • • •
Id.
tanJa)
o Leonforte (En-
na)
8.7.900 Lanerì 0WMCC11Cno,...... ... . • •
Lee. ali. CC. RR. (bel. 16. 9.30 9. 8.27 Gaeta)
(Seq1te) OAPITANI & TENENTI M EOlO!
.!!
i: 'S
LUOGO
s DI NASCITA 3
f1)
DATA
ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIONE
dJ nascita
11
dl
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
grado servlzlo
dal n. 317 al n. 321. o Bleacqulno (Pa· 6.1.900 Marino Sal1latore +............. 6 alp.
l. 4.31 9. 7.26
Iermo)
o Caivano (NapoU) 19.10.97 D' Ambroalo Ale..<:$0ndro • • ••••••• a
Oetatn <Paler· 2. 2.98 Prlvttera Bmetùtto . . ..• ... . ... .
l art. pee.
16.12.31 9. 7.26
1 art. oamp.
16.12.31 9. 7.26
2 genio
29.12.31 9. 7.26
11 bers.
~9.12.31
Osp. Brescia
u. 8.23 a . a.zs
A.epelt. (nferm.
9. 7.26 9. 7.26
mo c Rloola (Clampo- 18. 8.98 Masola Gi~ppe ••.••• • .•. •• ••• baMo)
c
Bf.eaqulno (Pa· Iermo)
s. 1.99 Spatatora ~useppe.+ • ••• • ••••.
9. 6.27
TENENTI MEDICI.
dal n. l al n. 5. o S&88&rl • . • • • • • 24. 6.89 Franohinl Giovanni , Q, ~ .............,
@,@,+' a Paunl
o
(i'ogla)
6. 8.82 Manoppelll GerardQ.. • • • • • • • • • • •
Bellona (NapoU) 7. 7.93
Della Clos.pa Donunico ,, •••••••
I d.
Id.
9. 7.26 9. 7.26
+ . . . . . . . . . 1 bers.
9. 6.27 9. 6.27
a Leontorte (Ca· 10.7.908 Ventura VUlorio Enumuek...... S ld.
9. 6.27 9. 6.27
o Gangi
(Paler· 28.10.000 B alaame!U ~'ppo,
m o)
tenia)
72
( S eQtU) TENl:NTI M&DIOI
.,
= ... o
L UOG O
.,o
DI :-;'ASCITA
"'
ANZIANITÀ
DATA OASAT O E N OME
dJ
~
rTJ
nascita
P OSIZI ONE DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
di
grado servl.zlo
dal n. 6 al n. 16. c Se rradlfnlco 4.12.96 IngUma Jnudeo, • • ..•• • ••• . •••
..A.spdt, in/erm•
9. 6.27 9. 6.!T
Id.
id.
9. 6.27 9. U7
R. truppe col. (Trlpo·
6. 5.28 6. U8
(Caltanisett.a)
c Sala Consilina 17. 7.97 De VIto Q,staw, +
••••
•
••
•
•
o
o
(Salerno)
c C h ere n t rea) c
(Ed· 20. 1.96 Nastaat ..A.~nino •••••••••• • ••
litania)
Pl.&a ........ 18. 2.93 SottlnJ Oietlanni .. ... . . . . . . . . .
1)(8p. Min. Colonk
8. 6.28 6. 6.28
(Ciren.a lca). a
Dadoll (Catao· 22. 7.98 Procopio B ellarmino ••• • ••••••.
Id.
id.
Id.
(ld.).
6. 5.28 6. U8
Id.
Id.
Id.
(ld,).
6. 6.28 6. us
UU'O)
a Partinico (P a· !ermo)
l . 4.97 'Marobeee ..A.goslfno Q, +, ® ,.,.,., @
83 fant.
6. 5.28 6. 6.!8
22
id.
6. 6.28 6. 6.28
c Palermo .• • •• 12. 9.97 PernJce Ji"i~ • • • • • ••••••• • •
Cav. Guide
6. 6.28 6. U8
c Petl'aiJa Sopra· 14. 8.98 Lio Giuse-ppe • ••• ••• ••• •••• •• • na (Palermo)
9 alp.
6. 6.28 6. 5.28
c Bolano (Campo- 2. 3.91 Colaool Francesco • • •• , ••••• • ••
3 nrt. mont.
6. 6.28 6. us
a
Matera . • .• •• 16. 2.92 Paladino Paolc •• • ••••• • • , • •••
a Gang i (Paler- 30. 8.98 Purpura GiOt>aMi •••• • • •• • • •• • m o)
baaao)
(Segut) T~'iENTI XEDIOI
73 ANZIA.NI'r A
DATA CASATO E NOME
L U OGO
PO:-:>IZIO.:-I E
di
DI NASCI'rA.
di
DECOIL>\ZIONI E CAMPAGNE nascita
di
gt•a<Jo servizio
dal n. 17 a l n. 27. a
Torre S. Su san· na (Leooe)
Osp. Verona
6. 5.28 6. 6.28
13 !ant.
6. 6.28 6. 5.28
Caacina (Pisa) . 24. 2.93 Chlelltnl Guido . • . • . • . . • • • . • • .
Osp. Cagll ari
6. 5.28 6. 6.28
a· Tblesl (Sassari) 19. 9.95 Serra Giww pe • • • • • • • • • • • • • • •
10 art. camp.
6. 5.28 6. 5.28
c Caltanissetta . • 12. 7.96 Gentili .Alessandro.. . ....... . . .
33 fan t.
6. 5.28 6. 6.28
c Pletrabbondan - 19. 6.98 Vassoio .A.nlonfo •• • •• • •••••••• te (CampobaSBo)
D tsp. .3.fin. Colon ie CTrlpollto.nla)
6. 5.28 6. 6.28
a S. Valentino To- 11. 4.93 V118tola Mario. . . . • • • • • • • • • • • .
Osp. Novar a
6. 5.28 6. 6.'28
a S perlonga (Ro·
4. 7.95 Prot.o .Antonio . •• • •• , • • • • • • • • •
1. 2.98 Zlcchlerl
Lwne • . • • • • • • • • • • • • .
m a)
c
rio (Salerno)
c Calabritto ,·eiJino)
(A·
7.4.900 Megaro Mtchdc. • • • • • • • • • • • • • •
Id. Verona
6. 5.28 6. 5.28
o MJ&Umerl !ermo)
(Pa·
2.12.99 Baudo .A. nlonto • • • • • • • • • • • • • • •
R. truppe col. (Cire· naica)
6. 5.28 6. 6.28
2 eJp.
6. 5.28 6. 6.28
Cav . v. E. 11
6. 5.28 6. 6.28
c S. Miniato (Ft· 29. 6.97 Pelllofnl Fcrronle • • • • • • • • • • • • . renze) a
Olvltaveoobla 21.11.92 Borghi Lconida. . . . . . ... ...... (Roma)
ANZUNITÀ
D4TA
L ~OGO
CASATO E NOME POSIZIONE
dJ
DI NA.o;CITA.
d1
DEOORAZIONI E OAKPA.GNE nascita
dJ
grado _.vldo
dal n . 28 al n. 40. c Carin o le (Ca· 23. 6 .95 Gentile Jl'(lOft9tlo • • • • • • • • • • • • • aerta) a
.AsooU Satrlano 21.1. 2.92 IppoUto .4naelo-Mk~. • • • • • • • •
18 art. camp.
S. 6.!8 6. 6.U
47 tant.
a. 6.28 s. ua
(Foggia)
a S. Harla C. V. 21. 2.95 Aveta
Fl"(lfiCUCO ..... ........ . 18 Id.
Cl. 6.28 S. UB
(Ca•erta)
s. 6.28 s. ua
o S lraouaa • • • • . H. s.9S Lo \'eooblo mu,eppe • • • • • • • • • •
Osp. Trento
o Bellosguardo 8.1000 llarmo .4chUk ... . ............. (Salerno)
R.truppeool.(Eritrea) 1!8. 3.21128. 3.ta
o CaeUone Vero· 10. l .G02 Lorenzln.l Gi_,.,... . . . . . . . . . . nese (Verona)
id. Id. naloa).
o Amantea (O o. 21. 2 GOS Florlo Uao .. • • • • • • • • • • . • • • • • •
81 Cant.
Id.
(Cire- 18. 3.!9 28. 3.ta
18. 3.211 28. 3.ta
~enza)
o Roma •
. 20. G.G02 Marlotti·Bianohl Gtlclfldmo.. • • • • •
o Oalrllarl
• • :!S. 8 G02 Leo GW.eppe • • . • . . • • . . . . . . • • •
o Piove di Cento 1,. 7.GOI Taddla Lec .. . . • . . • • • • . . • . • • • • (BololfQ&)
R. truppe ooL (Trfpo- 18. 3.!9 28. 3.H Utanla) .DYp. MIA. Colonie (Eritrea)
28. 3.211 28. S.H
R. eoo. fant. cav.
2:8. 3.21128. 3.211
.llfm. Oolonu (Erltren)
lXsp.
o S ll88arl.
•
3. U01 .Ma• ala .ilf(ll'(o • • • • • • • • • • • • • • • • •
~. 3.211 28. 3.211
o Parma . • •
28. 8G03 Negri PWro...................
92 !&nt.
o Melito di
10. 2.G02 eouolloo Fe4t:rlco ............ .
R. truppe ool. (Tri.Po- 28. a.ta 28. 3.29 Utanla)
N~
poll (NaPOU)
18. 3.H 28. 3.29
16
(Segue) TIUQNTI MIIDIOI
•
~
,
LUOGO
i
DI N ASCITA
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E NOH.E PO SIZIONE
di DECORAZIONI E OAMPAGNE
nasci ta
CIJ
di
dl
grado servlslo
dal n. 41 al n. 51. o Val c uarne r a 8. UO l Lo Monaco Or~...... . .. . .... (OUtrotlioTan·
Di"P· Min. AtrollaU- 28. 3.29 28. 3.211 tfca
nt)
o VIttoria (S l r&- 12. 7.901 La ~a
Gimeppe............ 6 6 tnut.
38. 3.29 28. 3.29
0118&)
o catania
• •
1. 1.901 S qulllaol Giweppe.. . . • . . . . . . . . .
Disp. M in. .teroruzu· 28. 3.29 28. 3.29 Uca
o Vlllatranea SI· U. 9.902 Art'ab11810 Oi~ . . . . . . . . . . . . oula CA&Ttlreu· to) o
Monte Marano 16. 5.903 Marigliano QW~la1u1( • •••••••••• (Avellloo)
R. troppo ool. (Cfre. 28. 3.29 28. 3.30
naloa)
o Oampl BlleMto 10. 8.901 Tardnocl Mario •• •••••••••.••.. CJ'Ireuse)
Id.
• 18.11.903 Cernta'llaro M~••••....•••••
Id.
o Trapani
o Nocara (Ooseu·
.
a 8.i02 Arourt N~ • .•••••••.••••. ..
za)
28. 8.29 28. 3.29
11 c ento
Id.
Id.
(Id.)
28. 3.29 28. 3.29
Id. Id. (Eritrea) 28. 3.29 28. 3.29
Id. Id. Id. (Trlpoll· 28. 3.29 28. 8.29 tanta)
o Baronllal ( S a· 9. 1.901 AlelllliCD6 NW>la. .............. . terno)
zx,p. 111in. Colonu
o S. Marco del Or.- S. 1.903 .À.ll8lnl Q(u~eppe •••••• . •• . • •••• voti (Bene·
7l fant.
28. s.29 28. s.29
(Eritreal
28. S.29 28. 3.29
vento) c PetronA (Catan· 10. 2902 S oal%1 Cormi ne•• ••• • •••••• • •••• aaro)
ZX,p.
Min. Colonk
(Som alia)
28. 3.29 28. U9
(Segue) TENENTI MBlll OI
76
ANZIANI TÀ
DATA L UOUO
CASATO E NOME di
DI :-<ASCITA
POSIZIONE di
DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita
di
grado sen1.tfo
dal n. 52 al n. 63. c
Geraci S 1 c u l o 1u0.001 Parute. Giouann' • • • • • . • .. • • • • • • (Palermo)
c Chieti
•
12. 1.000 ?.ambra EltlWe .. .. ..•••• . .••• . •
Rea. art. legg.
28. 8.29 28. 3.29
Di87J. Min. .4erona·u- 28. 8.29 28. 3.29 tka
a
VIzzini
CCo.t&-
3.12.002 Curiale VUo .••••••...••••.•.•.
n la)
R. truppe col. (Trl· 28. 3.29 28. l!.Z9 poUtania).
o Altamura (Bari) t i. 5.001 Lucente P~.. . . . . . . . . . . . . .
Id.
Id,
Id.
(Id.). 28. 3.29 28. 3.29
2. 1.001 Giultaoi .4ùandro. • • • • . • • • . . • . .
Id.
Id.
Id.
(id.). 28. 3.29 28. 3.29
c Ponte ValteUJ-
na (Sondrio) o Galo.tlna (Leooe) 22. 8901 Lagno. Donal41 • • • • • • • • . • • • • • . . .
IXsp. Min. <Somalla).
Colonù 28. 3.29 28. 8.29
o Marsala (Trapa- 17. 9.903 Olaca.lone SUtrio • • • • • • . . • • • • • . .
7 art, ca.m,p.
28. 3.29 28. 3.29
nl)
c Nola (Napoli). • 15. 2.003 'l'este. Uqo . . . • • • • • . . . . • • • • . • .
R. truppe col. (TrfJ•o- 28. 3.29 28. 8.28 polfte.nla).
a Cassano MllrlfO 11. 2.002 Sleto Eugenio .. . ....... . ..... .
Id. id. naloa).
(Bari) c Benevento
• 25. 8.000 Parrella .4clrilù. . . . . • • • . . . . . . • .
Id. (Otre- 28. 8.29 28. 8.119
lXttp. Min. .4eronau- 28. 3.29 28. 8.211 tka
a S. Chlrlco Ra- 19 ...898 CampagnoJJ Vincenzo, ® ""• @, @. paro (Poten-
.4spttl. inferm.
118. 3.29 28. 8.29
'3 taot.
28. 8.29 28. U9
za) c
L:rskovo (War· 15. l.OM <-'Ytron Lau4ro. • • . . . • • • • . . . . • • savia)
(Seoue) TENICNTJ KZD IOt
DATA
LUOGO
A='ZlANlTÀ CA..'ATO E NOME POSI ZIO:-;E
dJ
DI XASC ITA
dJ
DECORAZI0:-11 E CAliPAONE
di
na!K'Ita
dal n. 64 al n. 74. o San VIto N or- :!9.10.902 Leo Oi4ccmw ..•••••••.•••••••• mannl) Brin·
R. truppe ool. (Trl- 28. 3.29 28. 3.29 polltanla)
dlsl)
9. UOI Figari .A.lwto .. . . . . . . • . • . . . . . .
o Sassari.
Min.. Colonie
JX$p.
2&. 3.29 28. 3.29
(!;omalta).
c Leoce
•
o Palermo
c. 7.901 Gemma Salflalore.. • • . • . . • • . . • • •
• • 18. 3.902 Scaglione ~arn:uco.............
28. 3.29 28. 3.29
89 fan t.
Leg. tcrr.
cc. RR.
28. 3.29 28. 3.29
Roma
o Serdiana (0 a· 8. '-001 l\UIAla-..."eoobl g I l a r l)
Mario........ .... So. oontr. Clvltavco- 28. 3.29 28. 3.29 obla
o Ca.aslno (i'roal· 12.. 8.002 Vertechy 0\otl(mn\ .. . • . • • • • • • • . none)
R. truPPe coL (Tripo- 28. 3.29 28. 3.29 litania).
a Mondrag one 8. 1.000 Pal.mlnlello P~ .. • . . • • • . • .
21 tant.
28. 3.20 28. 3.29
(Napoli)
a Caeeano Mnrge 31. 8002 Laacaro 41/rwo .............. . (Bari)
(Caatro- 26. 6.1102 Cleri Vince~ • • • , , , • • . • . • • . • • .
R. t ruppe col. (Tripo- 28. 3.29 28. 3.29 litania). Id.
Id.
(Id.). 28. 8.29 28. 3.29
8. 4899 Canclello Francuco, 4:). • • • • • • • • •
Id. Id. naloa).
Id.
(Cire- 28. 3.29 28. 3.29
a S. GloTannl In· 2. LIlO l Paneera Ottatrlo. • • • • • • • • • . • . . • • carico (l'l'Oli· none)
' 6 f ant.
o Agira
Id.
giovanni)
o Frattamaggiore (Napoli)
28. 3.29 28. 3.29
78
(8~) TRNENTJ )(Bl)IOI
~ ~ Q
LUOGO
...,o
DI NA~OITA
.s
ANZIANITÀ
DATA CASATO E NOME POSIZIONE
dJ
(/)
nascita
dJ
D ECO RAZIONI E CAMPAGNE
dJ
lrrado servii! o
dal n. 75 al n. 86. c
c
Bo v a (Reggio Cal!lbrla)
s. 6.008 Foti GWootmi .. .............. .
nalca)
Roma .. • • . • • 16. 2.004 Andolrato MariQ • •••• • • •• • • • •.
o .'l. Martino In 18. 4.002 Coloz.za Ofooonn( .•.•.••• . •.••. Pensilis (Cam· pobasso)
c Pisa . . • • • • • . . 27. 5.006 De Meo Enzo. . • • • . . . • . . . • • . . • • c Mantova . • . • •
R. truppe col. (Olre- 28. 3.29 28. 3.29
6.11.005 Aooardl .Jnton(o • • . • . . . • . . • • . .
Id. Id. Id. (Trlpoll· 31. 1.30 31. 1.30 tanla)
I d.
Id.
Id.
Osp. Bologna
(id.) 31. 1.30 31. 1.30
31. 1.3o :n. 1.30
R. truppe col. (Cire- 31. 1.30 31. 1.3& nalca)
o 0e<'a (Ouueo). .
o. 8.003 F rancia .Adolfo. . • • • • • • • • • • • • . •
c S. Teresa di Rl· 8. 2.008 Za!Aro Edoardo •• • • • • • ••••• • ••
Id. ld. ld. (Trlpoll· 31. 1.30 :n. 1.30 tanta)
Id.
td.
Id.
(Id.). 31. 1.30 31. 1.30
• · 2.002 Labellarte Ora6to • •••••••••••••
Id. Id. natca)
Id.
(Olrc- 31. 1.30 31. 1.30
c Roma, • • • •. · · 28. 7.008 Romano (JamiUo. • • • • • • • • • • . • •
Id. Id. lltanla)
td. (Tripo. 31. 1.30 31. 1.30
c Pastena <Roma) 11. s.oos Bartolomuool Dommico • • • • • • • • •
Id. id. nalca)
Id.
(Clre· 31. 1.30 31. 1.30
Id.
Id.
Id.
(Id.) 31. 1.30 31. 1.30
Id.
Id.
Id.
(Id.) 31. 1.30 3L LSO
va (Messina)
a
c
Gioia del Colle (Bari)
Pietrapertosa 25. ~.002 Lapenta In~o ...•........ (Potenza)
c Castiglion Fio· 28. 2.003 Ollverlo ..Clmu • • • • • ••••••• , •• •
ren. (Arezzo)
i9
(Segue) TENENTI MEDICI
"'
~
o
.,o
.s
A~ZUl,i"IT .A.
DATA LUOGO
CASATO E NOME di
DI NASCITA nascita
Ul
POSJZlO~E
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
grado sen-fzlo
da.l n. 87 al n. 98. c Milazzo (Mes· 31. 5.902 lnu>e.Uomenl Rosario . .•..•••••• aiDa)
c
Rutin o terno)
Id. Id. !d.
(Sa- 6. 3.903 Longo G"i'lB"PJJe •. •••.•.•••.••.
(TrillO· 31. 1.30 31. 1.30
lltania)
c Bari .•.•.•. . •. l. 6.905 Mennlllo Francesco
c C&lvl
R. truppe col. (Cl re- 31. 1.30 31. 1.80 n alca)
••••
•••
l
••••
(Napoli) 16. 8.903 Izso .drdu(M •.•• . • . •. . .. ... ••
Id.
Id.
Id.
(Id.) 31. 1.30 31. 1.30
Id.
id .
!d.
(C1re- 31. 1.30 31. 1.30
Dl.'ica)
o C&llllltello (R. 22. 4.903 Cassone .JfllQ11io• ••••.•••••••.•
rnt. pree. Ra,·enna
21. 1.30 31. 1.30
CAlabriA) ~
o Altamura (Bari) 10. 7.902 Prelte Maf'W •• ••••••...• .. ••••
n. truppe col. (Cire· 31. 1.30 31. 1.30 naiea}
c S e oon dtallano (Napoll}
o
3. 2.903 Gomefi De AYala Avqu81o ••• • • ••
Id.
Id.
Id.
s. Gresorto dl 13. 9.903 Bonelll Mkhele ••••• .. •••••• ••
Id.
Id.
id. (Trlpo- 31. 1.30 31. 1.30
Ippana (C&t anzaro)
litania)
c Roma ...... .. 11. z.ooo Aleandrt Gtacomo • ••••••••••• • •
o Caloamo
(P a-
(Id.} 31. 1.30 31. 1.30
6. 1.903 Pe.settl Ferdinando . ... ........
lermo)
JJin. (Somalia)
Di~p.
Coloni~
31. 1.30 31. 1.30
R. truppe col. (CII·e· 31. 1.30 31. 1.30 nalca)
• o Sassari ....... 28. 2.904 Medas Mario
•• •
••••
l
••••••••
a Roma . . . •.... 29. 6.902 Moret tl Gio~X~A"' . . •••• , • , •• • . .
Id. Id. id. (Trlpo- 31. 1.30 31. 1.30 litania) Id. Id. nalca)
Id.
(Cl re- 31. 1.30 31. 1.30
80
(Segm) TBNBNTI MEDICI
ANZIANITÀ
DATA Ll;OG<J
CASATO E NOME POSIZIONE
d1
DI
NA!' ~ITA
d1
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
grado servizio
dal n. 99 al n. t 10. c l<' rattama.gglore 19.ll.003 Olo r d.a no (Napoli)
o R oma • • . • . . .
(}iusep~ ••••..••••. •
1. 6.901 Ros i Jl'ittorW . • • • • • • • • • • • • • • • •
R. truppe col. (Cire- 31. 1.30 31. 1.30 na!ca)
Id.
Id.
Id. (Tripo- 31. 1.30 :u. 1.30
litania).
o Turo (AvelLino) 6.11.005 Stis.l M atteo •• • • • • •• • •••• •• •••
c Catania ..• . . 16. t0-95 B ellla Franc&SCO ® ""·"•", @, @,
c Limbadi (Catan
Id. (CI're- 31. 1.30 31. 1.30
Id. Id . Id. litania.)
(Tripo- 31. 1.30 31. 1.30
:n. 1.30 31. 1.30
2. 8.902 1\fassara Gaetane •••.•.• •. .•••.
Id.
Id.
Jd.
(Id.)
27.2.902 iloccall F ortunato • ••.•..•...•. •
Id.
Id.
Id.
(Id.) 31. 1.30 31. U O
Marzano d ' .Ap- 13.10.902 D e Quattro Nicola ••• ..••••••. pio (Napoli)
Id-
Id.
Id.
(Id.) 31. 1.30 31. 1.30
zaro)
c
+·
Id. Id . nalca)
S . S tefano d'A· spramonte R.
-
Calat•rla) c
o Canna (Cosenza) l . s. os Tarsia Gitt8tp<pe .dntonw.. . . . . . . .
6 contrae. autcc.
31. 1.30 3t. 1.:W
c Castelbuono 28.11.901 MaztolaV,ncm.zo + . . . . . . . . . .. (Salerno)
7 art.pee.
31. 1.30 31. 1.3(1
c Sesea Aurunca (Napoli)
R. t r oppe col. (TrillO- 31. 1.30 31. 1.30 litania)
2. 5.002 Ore!la Erft#to • •••.•• • .•.•••••
:n. 1.so 31. t .so
o .Anoona. • . . . . . 18. 3.002 Zoppi Zel\o . • • • . • • • • • • • • • • • • •
8 alp.
c Cefo.ltl mo)
R. truppe col. (TriPo· 31. 1.30 3 1. 1.311
(Paler· r,. 1.003 Spinosa Gimeppe . • • • • • . • • • • • • •
Utania)
81
LUOGO
ANZIAN'IT!
DATA
0.\8ATO E NOME .POS l ZIO N E
di
DI NASCITA
nascita
dJ
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
grado servizio
d&J n. 111 al n. 123. c T orrltto (Bari) 20. 7.904 :\ferourlo R«ro • • • . • • • . • • • . . • •
R. troppo t'Ol. (T ripo· 31. 1.30 Jt. 1.30
litania) c :\>fa~e alubrense 8.11.901 De Gregorio Ouet<J.rvJ• • • • •• ••••• (Napoli)
IX~JJ.
o Napoli . • . . . . . 24. 5.90~ Carerj Lwnordo ••••• , ... , , ..• ,
l bord.
15.12.3015.12.30
19 art. camp,
15.12 .3Q 15.1:!.30
9 bora.
15.12.3015.12.30
o Meealna • • • • • • •
t . «..90~ Ruggerl 7'1ùlio •••••••...••....
o VIlla S. Glov. 16. f>.90S Aragona Filippo • ••.••••..•••• CR. Calabr ia)
o Firenze.. • .. .. n. 6.904 Hlcol
Emaftt~l:t.... • .. .. .. .. ..
.Min.
Colonie 31. 1.30 :H. 1.30
(Somalia)
R. trappo col. (Cl re· 15.12.30 15.12.30 no.loa)
o Lu rus (Sas.~arl). 13.12.905 Palt\ MicluUrw.. . . . . . • • . . . . • • . o
VIggiano (P o • a. 1.904 De Lorenzo vonardo...... . ....
.1 al p.
15.12.30 15.12.30
Cav. Alo~eandria
15.12.30 15.12.30
Oep. ali. qua<lr.
15.12.30 15.12.30
tenza)
c
o
Carinola (N a· 3. 8.905 Llno Fra~f!C(). • • • • • • • • • • • • • • • poli)
rt a p o n e (P o·
6. S.90S Crletlaut
Mic~angtio. . • • . • . . . .
PeNano 30 art. oamp.
15.12.30 15.12.30
tensa)
o Napoli .. ..... . 81. 1.903 Andreottl Osc11r .. • • • • • • • . . • • • .
o Card.Jnale
(Ca- 14. 7.904 Cirillo Olotlatmi . .•• , • . . . . . . • • • .
R. truppe col. (Trlpo- U>.12.30 IG.12.30 litania)
Id.
Id.
Id.
(Id.)
15.12.30 15. 12.30
So. oentr. edu o. ds.
15.12.30 16.12.80
tansaro)
c
Oetmo (Ancona) 16.11.908 Fedeli .Alberto•. • , , • • • • • • • • • • • •
6 -
Ruolo di a1ulanftA MI Corpo tanltarlo milftars.
l D ATA
LUOOO
CA SA TO E NOJiE
di 01 NASCI T A
nascita
POSIZIONE dJ
D EOO HA ZI ONl E C.!JoiP... G NE
dJ
dal n. 124 al n. 131. e Sora (~'rosi· 29. 5.908 Lauri DODO)
c Nnvoll . . • . • • .
a
OostlgUone (Aror&zo)
Giulio.......... .. ...... t art. pee. (gr'IIJipo J5.1 2 .SO 16.12.80 Ter ni)
8. 8.002 BornrdiDone Enrico •. ,, . . . . . • . .
Io' . 22.11.001 OrironJ O~M. • • • • • • • . • . . • • • • •
o no.mncoo (C a· S. 9.006 Sa.ntngatl Frati CUCO. , , •••••• , • , •
63 fant.
16.12.30 16 .12.90
11 art. t>ee. oamp.
15.12.30 l5 . t2.SQ
'
art. pee.
15.12.30 1a.12.sv
tnnla)
o Bovalin o (Thl(r· glo C.)
1. 6.003 Chlnè ./lfor io •• •• • • , •••. •• •••••
R . truppe col. (T rlPO· 15.12 .30 15.12.30 llta.nla)
o Trani (Ba t l) .. 27.8 .005 Lsronre Oiuup(;e........... . .
Se. tiro art. Nettuno
15.12.80 16.12.30
o FrlgnBllo (O a • 14.2.004 ~dra L uigi.. .... ......... eetta)
2 art. costa
15.12 . 30 15.12.30
o Montoro Su p. 18. 4.008 ParreUa Tullto.. . ..... ... .. ... (AYeUJno)
2 art. pee.
15.12.30 16.12 .30
o CMtlgUone (Qn. 8. 6.003 Reggio Michele . ... . .. . .......
68 fant .
16.12.80 15.12.80
2 al p.
15.12.80 15.12.80
ta.nla.)
o A p l c e (Beno- 26. 7.004 Do H pale Fortunato . • • • • • • • • . . . vento) c Moselna .• • , .•
14. l.OOS OMJ>arro Vm~to..... . .... .. .. 28 art. camp.
o Napoli ....... li. 7.005 Del P erclo
15.12.30 15.12.90
SilfXo. ...... .... ... 2 ceulo
15. 12.30 15.12.30
66 tant.
15.12.80 16.12.80
o Palermo . . • • . . 21. 3.906 Palleronl D irw • •.•••••••• • • , • •
. (Segue) TEN'&S'M MliDI CI
8l ANZ!A.NJTÀ
DATA LUOGO
CASATO E NOME dJ
DI NASCITA
nascita
POSIZIONE dJ
DECORAZIONI E CAXPAGNlC
dJ
grado .;cni ,Jo
dal n . 137 al n. 110. c L81JC111'i (Paler- 15. 7.902 N apolltanl Enrico • •••• • , • • • • • • . mc)
8 ut. oamp.
16.11!.80 15.12.30
o Palermo ..... 16.3.90~ Scaduto l'a8(1tl4lc • • • • • • • . . • • . . .
36 fant.
29.10.31 29.10.31
o
Palermo •.... 20.1.90~ Giudice Ferdinotulo • . . . . . • . . • . .
c
Na.polf . . . . . . .
c
B u cc hl a n i co 3.!l,g06 D'Attillo Euandro (Cbletl)
c
9.1.90i Barile Tommaso . • . • . • • . . . • • • . • .
DeP. ali. quadt. ldi- 29.10.31 29·10.31 randola l bere.
29.10.31 29.10.31
Se. oentr. ed. ds lca
29.10.31 29.10.31
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29.10.31 29.10.31
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29.10.31 29.10.31
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carri armat i 29.10.31 29.10.31 (batt. Roma)
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6 oontr. autoo.
28.10.81 29.10.51
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Sapri (Salerno) 26.9.906 C&mmatano Vito . • • • . . . . . • • • . •
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Calabritto (A.· 20.7.906 De Chiara velllno)
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Dep. aU. quadr. Per· sano
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29.10.31 29.10.31
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LUOGO
DATA
85
ANZIANITÀ
CASATO E NOME POSIZIONE
di
DI NA!<OITA
di
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dal n. 164 al n. 177. .c
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29.10.31 29.10.31
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29.10.31 29.10.31
29.10.31 29.10.31
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6.8.903 Mlrengbl Uoo . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.1.808 Federi co l'incenzo . . . . . . . . . . . . . .
s. Martino di 2:{.4,905 Gargta Giot~<~nnt . . . . . . . . . . . . . . . .
Id.
Id.
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29.10.31 29.10.31
18 fr.nt.
29.10.:!1 29.•0.31
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Id.
29.10 31 29.10.31
24
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29.10.31 29.10.31
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c
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29.10.31 29.10.31
4.7.901 CanceDotU Enrico .. .. .. .. . .. .. .
Hl art. camp.
29.10.31 29.10.31
26.3.904 Slmola Jl.fario . . . • • . . • • • . • . . . . . .
11 bere.
29.10.31 29.10.31
Gruppo art. costa della Sarcletrna
29.1C.31 29.]0.31
c Roocalvecoe (VI· 16.9.906 Burla Tit{) • .. ... ............... terbo)
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dal n. t al n. 4. Molti (Potenza). 31. 8. 77 Pagnlello dott. -"lire®, U cjF, • · L. D. In cblm. brom.
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6. 5.28 6. 5.18
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6. 5.28 6. $.28
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c Ri bera (Agri· 10. 6.900 Frtscla Pietro ..•.•.•••.... . .• . gente)
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S. Gregorio Ma~o (Salerno)
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Frosolone (Cam· 11. 3.899 Prloolo dott. 4.l{fJMO, poba.sso)
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Moltetta (Bari)
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28. 3.29 28. 3 29
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Vitulazio (Na· 5. 9.1101 Ponuoli dott. Fratt.eeSCo •..••.• . poli)
Id. Roma (com. oam· 28. 3.29 28. 3.29 po s an . Ande)
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28. 3.29 28. 3.28
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o Ver onB.
80.11.904 Martin l dott. Luitfl . ...........
JlspeJt. in.ferm.
14. 2.30 14. 2.30
o Montevarchi.
7. 3.903 Bernlul dott. FQl!co.• ••.••••.•••
Ist. ohlm . rarm. !Ilil .
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o Pisa.
28.10.003 Rlparbclll dott. Robtrto .. .. .....
Osp. Ftrewr.e
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4. 8.904 Ureste dott. Baldo . •.••....•• ..
Jnr. p rea. Oorillla
a. 2.3o H. 2.30
o Alessandro u. 4.904 Carll~l dott. Fudinmulo . •.•..••• Rocca (Agri· gen to)
Oap. Genova
14. 2.90 14. 2.30
o Castellanetta
12. 7.903 Mazzaraooblo dott. Bernardino . , , .
Id. Ve"ona
14. !1.30 14.2 .30
Caronia
8. 2.903 RlooardJ dott. G\tU<eppe •• • • • • • ••
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u. 2.30 H. 230
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nomina
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8.10.07
sottogrado tenente
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COLONNELLI ME DIO( a
s. Giorgio Mar- 20 . 9.7o QJ Grassi GiudeiJI>e •· ·:j>, +. ® '"'- Osp. Napoli (com. Dir. reto (R. Calabria)
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Napoli)
PRIMI CAPlTAXI MED!Ol
dal n . l al n. 7. a Loool (Meesioa) 13. 8. 80 (il Zlogalcs Gittse)>pe <l!". @,@
+. ~··", Aspelt. in/erm.
a Cetona (Siena) 23. 6.79 Rosi Aldd~.................. . o
NapoU ...• •• • 20. 7 .so Marino Gctek&no • • • • • • • • . • • • • • •
a Sarzana.(Sp e · 28. 4.88 (iiToneU!Canlilto~ • •", @, @ .• . . z 1a ) o
Boscoreale (Na- 23. 12.87 Cirillo GitUJeppe,. •-. . . .. . • . . • . . poli)
a Cairo (Egttto)
1. 1.00
li~ Montlnl Gi<tvarmi 4,
Di~p. Min.
Id.
19.10.16 27. 6.07
l merrw
11. 3.17 3. 5.15
Id.
Il. 3.17 23. 2.02
Id.
Leg. torr. OO.RR.Ge- 11.3.1710.6. 15 no'"a ~P. Min. I nterno
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26. 8 .17 SO. 5.15
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a Cetrano (C o- 9. 6.90 • Laino Rosario:§;,+, 9"'"", @, @
Dir, San. Roma
27.10.18 l. 6.16
Di8p. M iu. l nUrflo
31. 3.23 16. 5.16
eenza) CAPI T A NI MEIJlCI
dal n. l a l n. 3. a VIterbo .•• • , •
7, 6.89 Paolucol .Alberto c§s, • • 9 •"-", @, @,
o Oeroblo (AqnUa) 17. 7.fl7 QJ PeoUU .Antonio +.~·"·", @, @ .
Sez. plr. R. E. Bologna 81. 3.2318. 5.16
o
DI.$JJ. Min . Ecìuc~on.e 30. (l .24 1. 3.18 N atiorral~
LaveUo ( P o • 1!4. 9.81 Provvldenr:a S at>ino,. , .. , , • . • • •
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Uftlciali Chimici Farmacisti ~
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Data
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A.Dafa.
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POSIZI ON E D ECOR AZIONI E CAMPAGNE
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nomln& a di sotto· grado tenente
MAGGIORI CHIMICI FARMACISTI
a v l l l a m a g11a 26. 6. 83 Battagll.ni Ovid<l lr .J>. <P. S.,._,..,._,.. {Chletl)
DUp. M in. Ool<mw u;. 1.21 16. 6.11 pffr iftOIIrlco ciW.
( TrlpoUtanJa)
RIPARTO DEGLI UFFICIALI IIEDICI E CBJMICI-FAIUIACISTI IN S. P. E. FRA I DIVEBSI COJIIIAHDI, CORPI ED UFFICI
MINISTERO DELLA GUERRA. Dlrnlone generale di sanità mJHtare.
Oolr<Di'l Mtdico·LeDalc.
Riva Um~rlo (direttore 16Derale).
M.G.M. FranchE LuiDi (pr~ldente).
T.G.)l,
1tl.G.M. lll.asllarotU Gi.ttu.npe (a d.lspotdzJone).
Col.M. (A. R. Q.J P&68ern Errole (membro).
(Id.)
M.G.M. ('.acola Filitmo
Col.C.F. !Juzzi FiliJJ{I() (Ispettore del servizio farmaceut.lco). Col. M. ,:;:l•nt.a Maria .4/berto (capo dJvlsioneinc.) id.
(Id.
id.).
T.C.M.
Delogu Gino
T.C.l\1.
Fiorenza ](11Ultio (co.po sezione inc.)
T.C.M.
De Bernardinls Virqinio (com.-redatt. Glorn. m ed. mil.)
T.C.M. Sini si GuidQ (co.po sezione lnc.) T.C.M. Costa Ft:rtJ.Sto
(Id.
Id.
Coi.M. R!.uutl Gimeppe (soetlt. presld.).
id.)
Co!. M . Mollsanl ..41/rtdo
(Id.).
M.M.
Commn.:ru tn Giovanni (a..«s.).
M.M.
LoprestJ .Antonino (segretario).
M.M.
Mancon.l Jlichele (membro).
Laboratorio di fisiologia e biologia applicata M.M.
Ca.ssinls Uao (com.)
Laboratorio di chimica e bromatologia applicata.
T.C.M.
Bassi Oituwppe (oss.).
M.M.
lppolltl .Arnaldo.
M.M.
Carlucci Ra/fael!!- (oon81g)iere lnc.)
M .M.
Corsi .41/red<l
(Id.
C. M.
Lo: i a
(MB.).
C.M.
ClprfanoSulvu!orelh!.).
T.C.M. Bruni Nicoia
(ins.
tlt.).
C.!«.
Mauaroni Giocomo
T.O.M. Manga.na.ro Oar~M!.o (Id.
ld.).
0.!4,
Fl uiDa!'& .Antonino (ass.).
T.C.M. Mauge:ri Nico/6
(id.
l d.).
O.M.
Cont l'i :no Ferdil'lando (Id.).
M.M.
Mallce .4lusandro
<Id.
Id.).
O.!.{.
Me.tara.zzo Serafino (Id.).
M.M.
LangeUa Francesco (A. M.),
C.M.
Blfano ..tugusto.
10 O,M. Dubbiosi Emilio (com.) .
.Abbr_,.......,_.
Gin l'anni
C.O.F. Aùila.rd!l Giulio (com.).
Id.)
Scuola di applicazione di sanità militare.• M.O.J\1. Orl:-:oni Giovanni (direttore).
~--..,..••· T.G.M.: tenente generale medico; M.O.M.: m881fior generale medico: Coi.M.: COlOil;euo ruecUco; T.C.M.: tenente oolonnello medico; M.M.: maggiore medloo; C.M.: capitano medico • •:M.: tenente medico; Col.C.F.: oolonnello cblmlco·fa.r macleta: T.O.C.F.: tenente oolonnello ob!iIIllco.fan:naciste.; M.C.F.: m881fiore cbimlco· farmaclsta; C.O.F.: capitano oblmlco-rarmacieta; T.C.FL tcneDte Cbimioo·farmacista.
96
(Seq~)
RIPARTO DIWLI O II'P'lOIALI r.lBO!OI Il: OBIMJOI·P'ARMAOI8TI S:CO.
1•.C.M. Piccnrrctu Fr(ltl('t,<co (In~. >lglt. ). C.M.
Nannl Carlo ( Id. Id
C.M.
Pultrone Raffaele (Id. id.).
C.l\t.
Manlcrl
C. M.
Cmnpantl- .tiMoni<:> (Id. Id.).
C.r.I.
Barlllern Ma•1ranoelo. (Id. I<J.).
C.M.
Plocloll Ermen.eqifd,. (id. Id.).
C.M.
Rosa Guido
C.M.
Plaatioa Mario (oom .)
C.M.
Pla.zza Gt<lilo (Id.)
~!berlo
(id.
lrl.).
(Id. Id .. ) .
Scuola d"appl. di cavalleria. M.M .
Scuola d'applicazione d'artiglieria e genio. M.M.
Istituto chlmlco-fannac.eutlco militare di Firenze. 'T.C.C.F. Pagniello .&lirt'i" {di rettore!. 'T.e.e.~·.
Mozzana Co l'lo.
M.G.F.
Oorrota Oarl o.
M.c.~·.
Vita G~tam1.
M.C.F.
Cappoll1 Gi.uxtt>Pt.
)l.C.F.
Musso E7\ric •.
M.C.F.
Cortassa .Silvio.
M.C. F.
Palmi eri M <rrio.
M.C.F.
Giorgi G1oroi.>.
C.C. F.
Revelll Gioocchino (com. comlt. mobtl. lndustr. N apoli).
c.c. F.
Bracaloni Lorenzo.
C.C. F.
Pesaolamo A nqelo.
T.C.F.
O otl'redl Ettore.
T.C.F.
B ernini Fa8CO,
M.M.
Bini .Domenico.
T.M.
Taddla Leo
Accad. mJI. d'artiglieria e genio. J'Jf.M.
Ingraval le Alfredo.
Scuola di guerra. 'T.C.M.
l:'errlcr Stefano.
?t:{.l\1.
Pallln Giovan11i.
1o.c.M. :'ìpn~nuolo Vlgo r lta Nk·•la
Comando scuote centr. mlllt. T.)!.
~faanla-Sccoll l
Mario.
Scuola centrale di fanteria. C.M.
OlaUllettl Bernardo.
Scuola centrale di artiglieria. Scuola centrale del genio.
-------·--·---------·---·---Scuota centr. mitit. di educaz. flska. T .M.
Fedeli A.lbtrlo.
T.llt
D'Attillo E1•andr o.
Scuola di tiro d'artiglieria. C.M.
Gaglione Antonio.
T.l'>I.
La.rovere Giu~eppe.
Scuole allievi ufficiali e sottufflclall. S c'UO!a A. . U. B ra.
Scuota d'appl. di fanteria. OC.M. Canopa. Ro'IYUilo.
PeUtl Postrtwle.
Collegi ml1itarl.
Comando Corpo Stato Maggiore. T.C.M.
Casetta Cesare.
Accad. mll. di fanteria e cavalleria.
M.C.F. Pa.n•l Waller (lna. tlt.). 'T.C.Lo'. Scotti Giu~ep; t (!•l. agg,).
Cambuzzu Mario
H.M.
Bruno Oar lo.
{Segue) BI PARTO DIIOLI tll!'J'IOI.&.U !IODIO! •
OIIIV10t- J'41Ul401BTI
CblmenU Ferdmtmdo.
Scuola ..f..
O.M.
u. Milano.
97
Servizio chimico mUltare.
Scuola J.. U. Mot~calini
}{.M.
ltOO.
M.M.
Ferri Gu~.
lOO.M. D' Alll68nndro Raffaele. C.M.
Pecorella GinMnni
O. M. Ferraloro Giweppe. M.C. F. P lacidi Ettore.
Zurettl Sai'Calore.
Scuola A. U. Verona.
O.C. l'.
l OC.M. TrombnLore Vincen:o
Gugllelmlnettl Bllrio.
Stabilimenti militari d.l pena. ReciiUOrio militare.
u. Pola.
Scuola ..f.. O.M.
~·araouo
P ozzullo Luirti..
..f.nton(o.
S~'U<lla
M.M.
M.M.
..f.. U. Lucca.
Direzioni di sanlhl di Corpo d'armata e stabilimenti sanitari. DffiEZIONS DI S~NITÀ
Glan.nottl Di-no
DEL CORPO D'A.JUlATA Dt TORt:NO,
Scuola ..f..
O.K.
Di Lorenzo Odoardo
Scuola ..f.. M.M
u. SwWo
u. 8ai6NIO.
Ool.M.
Ferrari·LeJU Francesco (direttore).
M K.
YlgUaol Fttkrlco (Igienista).
M.M.
Muratori Carlo Ftlk:e (segretario).
O. M.
Bianco GiotJ. Batti.ta (com. soz. dlslnf.).
Trani Panlo.
T .O M. Montanart ..f.llìllo (dJrettore). SMIO!a ..f.. U. Palernw.
O.:M.
Calvello Salvarore.
T.O.K. Gatti Dionigi. T.O.K. lla88eraoo (}(ulio. T.O.M. Oggoro Cu,.f'e.
O.M.
DI Maa:glo Francuco.
Scuola ..f.. S. Caurto.
O.M.
Bertono Giuseppe.
M.M.
Bocca TUo.
M .M.
Soguo Armando.
M.M.
Sabatln1 ..f.ft{Jdo (segretario).
M.M.
D'Ambrosie Giweppe
M.M.
F usoo ..f.nge!o.
M.M.
Cieco Glooann,.
Scuol4 ..f.. S. Nocera In/tlr'iors.
O.M.
Donsanto Amedeo. 7 -
Ruolo di an•lanità del CoTJ)o ranitario militare.
98
(Seqt<e) RIPARTO DltOLl U7J'IOLU.J IIBDIOI B OBDflOI-II',UI.JIACI81'1 &00.
C.M.
Vitale Nicola.
O.H.
SQulllaoiotl Ro/loelt.
o.M.
Tarqulni Cairoli
T.O.M.
O.M.
Callendo M(cMJe (A. M.)
T.O.M. Savlnt Gualtiero.
011{)«1Gle militare di GenU~XI.
Porru Pietro (direttore).
M. O. F. Vo.lenti At>tonino.
M.M.
Baccblalonl Adolfo.
O. C. F.
ZinJ Gicvamai..
M.M.
Imper:lale Cesare.
T.O.F.
Roito Fe<krico.
M.M.
Catapano Eduwtlo.
Ospedale militme di NO'Dara. T.C.M. Oa.lottlno Carlo (direttore). T.C.M. MOnlfll%zi Umberto. T.C.M.
Panagla Antonino.
M.M.
Bertlnetti Marcellino.
M.H.
Ourgo Pierino (A. ?>L).
C.M.
Denza Raffaele.
T.M.
VMtola J'lfario,
M.O. Jl'.
Arpino Pie!ro.
1o.c.M. Quelrolo E•~&ilio E~. (A. M.). }O,O.M. Sand'llll Pietro. C.M.
Carpintlerl Francesco.
M.C.Jl'. Fortunato L&mat-do. T.C.F,
Carlisl Ferdinando.
Ospeclak mUitare di Satriqltarw. Coi.M. Bedei Mawizi:> (direttore).
DIREZIONE DI SANITÀ DBL CORPO D'ARMATA DI ~J.MDBU,
ColM.
10,0.11. De Leo SaltxJiore.
Marengo LA>r enzo (direttore).
M.M.
Crosiglia Eoori4to.
M.M.
Basso GiO'D. Baltillta.
M.M.
De Cesare Vincern::o.
1o.c.M. Brunetti GituetJpe (A. • .M.).
T.O.M. Carbone Vincenzo (segretario}.
c.M.
1 o.c.M. Oorte11a Frarn:esco (eom. sez. dlsJnf.).
M.C.F. Aorossato BrlneM/1tldo,
C.M.
Rossi Mario,
Rodlnò Nicola (Igienista). DrREZTO:-:E DI SANITÀ
DEL CORPO D'AIWAT.&. DI MILANO.
T.c.M. S urdl .Domenico
(diretto~).
T.O.M. Ciarlo Sil.,io.
Ool.M. Oerulll ...tmJrea (dire! tore).
T.O.M. Buonopo.ne Carw.
M.M.
DI Stefano (J(ulle'pf)e (eegTetaliO)·
M.M.
Lolnoono Anl<mw.
1o.c.H. Patanè Oar~ln (lsfeulsta).
M.M.
Suma O<~simo.
1o.c..M. Carlmatl GW&eppe.
M.M.
Valente Gv>acchino (segretario).
O.M.
M.M.
Mnstraotonlo Vincenzo.
Buono D~ melrw. M.M. t OC.M. Colombara O..ido. IOC.M
Cllle' a Em<lll1Ullt.
IOC.M. 13udl RaJ{llel c.
Cacotatore .Vomen(co (oom.. 11111. dlsinf.)· 08'pedale mUUare di MliQ'/10.
T.C.M. Iannlzzotto Carnt<!w (direttore). T.C•.M. Landriaul Boòertc.
c.M.
Bua Giuseppe (A. M.).
T.O.H. Camortano Pietro.
H.O. F.
Alvlglnl Giorqi,o.
T.C.M. Tenagll" ~.
c.o.v.
F'el'tllrie B:llV<IloH.
M.M.
Sesto 4nlcni110,
(Sec74U) RIPARTO DKOLI UJ't'IOIALI MXDJOJ
M.M.
CasteUI I<:rJ(/anw.
M.M.
Camr1si 11oldal!sa re.
M .M .
Va14amerl Gi~U~~~ppe (aearetarfo).
M.M.
&anavlno Ze//ìrino.
1o.o.M. Girardi Giu,vcm)c.
lOO.M. Suraol Bruno (A. M.). l oo.M. B aoot Pa-<quale. O.M.
Fedele PC18<Juale.
C.M.
Vlrgfllo Sac.:rl o.
C.M.
Rizzo Carlo.
C.M.
Laarora Carlo.
M.O.J'. D'Alessandro Luigi. T .C.J'.
Nooeotlnl Dino.
T.C.F. Saaoa .J.lus11ndro. Ospedale milit are di Br~
T.O.M.
Seoohl Fraru:tlJCo (direttore).
M.M.
Ara .J.cAi/le.
M.M.
Celllnl Luigl.
C.M.
Tappi Primo (A. l\!.).
T.M.
Francblnl OiOfJ<mni.
T.C.I<'.
l'attUo .J.noiolino.
T.O.M. Gazza .J.lulandro (direttore).
a CUIIU OI·J'AR.illA<'IBTI 11:()(), DIRBZIO- DI 6MIJT.i. DEL CORPO D'ARMATA DI VERONA.
Col. H. Bernardl Luigi (dlrettoro). T .C.M. BerteUI Enrico (lglen.lllta). M.M.
Mlgnemt Francuco (SC~rt'Gtario).
C.M.
Patti GhtMpJ: e (com. se.. disln!.). On~edalc
Col. M.
militare d' V crona.
Bayon Edmondo (direttore).
T.C.M. PelleariJll Fra11.cuco. M.M.
Fual Pì.t:tro (6elfl'tltarlo).
M.M.
Fiorini Muzio F etruccio.
H. M:.
Oroco Domenico,
M.M.
Dal Collo .J..uUU<~to.
M.M.
Scarpten o-e.
l\i.K.
Ortft Fili r'T'O·
M.M.
Lampls Edoardo.
1o.c.M. Bortoluool Gino.
lo.C.l\1. Scullsl Ionazio. lOO.M. MUottl Ern.estn. C.M.
Palmera Uoo.
C.M.
Corda ""'J&lonio (A. li.).
T.M.
Proto .A.>Itonw.
T.l\1.
Megaro MicAele.
M.O.F. 'Marra Oiustp~.
T.O.M. Rampt Putro.
M.M.
Vajola Nauaruw.
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Mori .J. nnUwlt (A.M.).
o.M.
Pavone .J..ra~.mio.
O.C.F.
Bragglo OiocannL
O.C.F.
OMOfalo Yito.
T.C.F.
MuuraocbJo Bemordi-.o.
Col. H. Ponnetll Cuore (direttore). M.M.
Mura Sol(/(Jtore.
M.M.'
Tattonl FileM. (A. M.)
T .C.M. Vlsoontl GltUe'fYPe (direttore).
100.}.1.
&ambia Gioeallni.
M.M.
CorlgiJAno Eftrico.
C.M.
Pettini .ti..JI(1elo.
O.M.
Brezzi QWca:rm{.
T.M.
Lo Vecohlo Giuseppe.
C.C.ll'.
JIWIDO DomellWo.
T.O.J'. Prlcolo .J..I/ONO.
100
(.S~U!U) RIPARTO DB(JLI OFFIOIALI M&DIOI E CBliOOI·FARMAOI8Tl &CC.
ln/ernw:ria prt~'idia ria di Bolzano.
OtJ)edale milUare di Bolo(1114.
T.C.M. Flcrro JJit:Mle (direttore).
T .C.M. ModeetlD.i PaoùJ (direttore).
T .c.F.
T.C.M. Olarru88o Guualdo
Licata Salralore.
T.C.M. Iapooe .411Umio. M.M.
Riooò E ttcre.
M.M.
Oterl Vi netnZO.
Col. 111. Volpe llftutìni (direttore).
M.M.
Peroara IUdoro.
M.M.
Ma ncini I.ui(li (sC&'I'1)tarlo).
M .M.
Vltolo Enummle.
M.M.
Folena Umbem
M.M.
Picooll Oioomm(
C.M.
Ade.ml Fcli~ (<'om. sez. dlsint.).
M.M.
Pomo Ftl~ (segretar io).
DlREZIOXE
DI 8ANIT1
DEL OORPO D'ARMATA D I TRIESTE.
(Igienista).
1o.c.M. Vctu110bl PIJSQ\lalt CA. M.). Ospedale milil<1rt di Triule.
T.O.M. Lapponl Guido (direttore). T.O.l\I. Flumofrc<l<lo
VinceH~o.
M.M.
Adlnolrl Salvalort.
M.M.
PoUegrluo Lorcwo.
l\I.M.
OluU ombnrdo Orclll<.
M.M.
BugUarollo Feckrico.
M.M.
Mnssl Emilio.
M.M.
0 oll%nles Al/re.lo (segretario).
l OC.'M.
Capri!. ucmida.
1 o.<.;.M. Mignanl Vittcrio.
C.M.
Tedoscbl Nit:ola.
C.M.
Treploclonl Emanuele.
T.M.
De Meo Enzo.
M.<.:.F. Oberardinl Na!do. T.C.F.
Spadaveoobla Domen(Co.
Col. M.
Claurl Ro«>lino (dlrot.tore).
l O.C.M. De l\Ullzlo F ra'IIC'eaco. l O.C.M. Car\"ngUo Ed.oa·r do. l O.C.M. Plgatl OW1lanni.
l OO.M. Montlnl Oi0t1anni (lnv. guerra).
C.M.
LeonardJ Dom=ico (A. M.).
T.O.M. Felici&Jl8t!U Guido. T.C.M. CaldarolA Francuoo.
M.C. F. Isola EmiHo.
M.M.
Pa.lumbo Gimeppc.
T.C.F.
M.K.
Comolll Umbtrw.
ZanelU .4/btrlo.
1°.C.M. Pepe Raf/aelw (A . M.). OIICK~IONR DI 8ANtTA
M.O.F. M.Joboll T eodorlco.
DP.L OORI'O D'ARMATA DI BOU>ONJII
Ooi.M.
Znnuttlnl P rimo (direttore).
lt! .M.
Oaggla Emilio (segretario).
1oo.M. Do Marlols ..4u,·elio. C.M.
Massa Fili PI o (com. ses. dlsinL).
C.M.
Fiume Ouolielmc (Igienista).
Infermeria vruidiarla d( Jùn'tniiQ. M.M.
Floro Otremw (direttore).
T.M.
Caaeone A ntonio.
T.O.F.
Palmerlo Pidro.
(Segue) RIP.~Jn'O DII:OLI OTJ'IOIALJ 'MEDIOl E OIDMIOl·FARMACI8TI ECO.
DlllltZIO!'IE DI 8ANIT1 DEt. CORPO D'ARMATA DI
Ooi.M.
101
D!Jl&ZION E DI 8 ANtT1
FmEsZ&.
DEL CORPO D'ARMATA DI
RoMA.
Marlottl Bianchi Gtov. Bnttiata (direttore\.
Col. M.. Napallta.nt Mdch i.orre (dinlttore).
M.M.
De Carla .dDO&tiiiO (a~tvio).
T.O.M. Fabrlst Nfco/4 (lglen.l sta).
M.M..
Àlll'&llnl .dnlonio (~enista).
T.C.M. Battl8t1nt Camilw (searetvio).
c.M.
Flloc.rana P~W~UGZe.
tOC.M. Laino &s1rio (lnv. lrUCrra).
O.M.
Bonelll .durelio (oom. eez. dteln!.).
C.M.
Speuaferri .dmonio (com. eez. dltdnf.).
Oapedal<! militan di Firmu.
T.O.M. Tedde Giw.epr.e (direttore). T.C.M. Monaco .drt uro (direttore).
T.O.M.
Aooorlntl Vi ncenzo.
T.O.M.
CrespeUa.nl Carlo.
T.O.M.
Casella Dante.
:M.M.
Va.nnoocl Quintilio (; egrota.rlo).
T.O.M.
Crlsclone Gaetano.
H.M.
Clonlnl Giu!io.
T.O.M.
Oandldori Enrico.
:M.M.
Bla.glol G~ni.
T.C.M.
Torlut .dntonio.
}f.M.
MIIQ'IIulo 41/lYMO.
T.O.M.
De Bernardlnls Vtroinio (Oom. Mtn. Guerra - redatt. Glorn. med. mJJ,).
ll.M.
Tele~~e
T.O.M.
Forti Igino.
M.M.
Morelli Marw.
T.C.M.
Lu<X:I .4mtrl{lo.
M.M.
Podraszl .drr(qo.
T.C.M.
PeUegrlnJ Orute.
M.M.
B att~~~rlla. Gia.occM no.
M.M.
Grasiola Gerardo.
M.M.
Blo.noWnl .dcriaio.
M.M.
Coa-llati·Deua Giuseppe.
M.M.
Perllll GWI>anni.
M.M.
Gallo ..Mturo.
M.M.
Ca.&slnie Uoo (com. labor. 1Wol. blol.
Vincenzo.
JO,O.M. Pecorarlo Ra//~. C.M.
Bellsarlo Giwio (A. M.).
C.M.
Oelaii.IÒ Celatino.
C.M.
Ara.orl .dnl<>n\tl.
M.O.F.
Farina Fdict
applicata), M.M.
Malmone Dooalino.
T.O.F. Ouratolo Lore-tu:o.
1\t.'M.
Crl8tlnl .dlfn® (eegretario).
T.O.F.
H.lf.
Sclll1erl P't~een=o.
MM.
Giorgi Giorgio.
RIParbelll Rooerto.
to.o.M. Ferrari Uoo OoLM. lf'rlsonl Paolo (direttore).
l OC.M. Reitano Uoo.
T.O.M. Abate .dlt s&andro.
lOC.M. Dattilo GiU8eppe.
ll.M.
Rizzo Cornelio.
C.M.
Giacobbe OoN'OCHno.
M.M.
Ra4ro G(omnni.
C.H.
Lo Bianco Dolntftfco.
lOO.M. Rlaht ~ppe.
O.H.
Matarazzo LucW.
c.M. C.M.
Iuelll Mario (A. H .).
O.lf.
De Hleronymls Ruqgero (À. M.).
X.c.J'. M&rint Cwlo.
Mldnlla CCJ1'111do (com. O. N. BaUJJa).
lOt C.M.
Meuettl Guido.
M.M.
Olvlta Ra8ade.
C.M.
Pedroll Giuup~.
M.M.
Don&deo J7fftor4o.
M.C.F.
Lomb~>rdl
Manlio.
M.M.
DI Pnlma J1(ncenzo.
1o.c.c.F. Labruzzo M enolli.
M.M.
Cassltto Fran,c,ACQ,
O.O.F .
AdllN"dl Gitùio ( oom. !ab. ohlm. bromat. applicata).
M.M,
Ma.~~troJ e.nnl
M.M.
Tarohl YVvtllo (oom. pree. Rodi).
O.O.F.
De Marco Craare.
C.M.
MU4wnarra Niool6.
O.O.F.
R l.zzo Gati4'M.
C.M.
Diana~.
C.C.F .
Cor.....U J'(clro.
C.M.
Pandol tl Edoanlo.
T.O.F
Frl·ola Pidro
C.M.
Cap1ltl G'-ai {A. M.).
C.M.
Ctoolmarra Gaetano.
M.O.F.
Sa vino JIUo.
T.C. F.
De Boo.edlot.IB &/laek.
OsP«lale milita~ df PtrU(Ila.
T.O.M.
Rinaldl Ono/l'io (dir~ttore).
M.M.
Slnapl Vincenzo.
M.M.
Romano Gennaro.
K.ll.
Trani Nalalino.
1o.o.M. Se,·erl Pom~o (A . M.).
M es.
MoU.sanl J&-ciardo.
Campo climatico eanatartale di .dnaio. t•.O.M.
Boccbettl F ederigo (diret tore).
C.M.
SinJbaldt Guqlielmo.
C.M.
De Paoll P (wlo.
O.M.
Bolla Luigi,
T .o.F.
Pouuou li'NlMUCO. Dmt:Z!OSJ!l DI 8ASITJ. DEL CORPO D'ARMATA DI BARI,
Ooi.M.
Teooe PMqUale (diret tore).
M.M.
Mladonna .dltto"fo (lleii'MtariO).
1 OO.M.
Oonfalone RaOaU. (Jir1enl.eta.).
C.M.
Barnaba Leonardo (oom. - · dWnf•).
.dltto"ino.
Oapedale mUUare di Ohfetf.
T.O.M.
Barile Felk:e (di rettore).
T.C.M.
Pltrolll NU:ola.
M.M.
~Ilio
M.M.
Mlaltano GWtlanJ&i.
C.M.
Zanfacua J&cordo.
O.M.
Crooe Gllfdo (A. M) .
.dl/omo.
DIREZIONE DI SANITJ. DEL CORPO D'AIUIATA. DI NAPOLI.
Col.M.
Kauottl Lorelo (d.lrettore).
Col.M.
Gr&SIII GitUerrpe (inv. di guerra) (oom),
T.C.M.
De PoroeUinls Carlo (tgtenlsta).
T. O..M. G&llottl Glo11an"i (secretarfo).
t o.o.M.
Manfredi .dl/n.do.
O.Jrl.
GMJ~Mrinl NUiolG (OOJD. NS. 4!slnt. ).
Ospedale
Ost>edalt milUare d( Bari.
mUilare d( NapaU.
T.O.M.
Alfonso Luigi (direttore).
Col.M.
GrMill Q(u.pPe {1n•. diii'Qelft) (oom. Di r. San. Napoli).
De Liso Oarlo.
T.O.M.
Collttl .Silvio.
Oostaciiola .dtdolllo (eecretarlo).
T.C.M.
Forino Sdl~ <-.r•tario).
Ool.M.
Caaa&T~t.DdJ
T.C.M..
Lov&IPJo RoociJ.
K.K.
Kusoooone CamUlo.
)(.)(. M.K.
Gl4uoo (direttore).
(St1711e) BIPAilTO DIIOI.T t71"FT01AL1 IOtDICI E CRIXTOI·PANU CL8TI II:CO.
T .C.H .
Oermlno .Alfredo.
M.M.
Roeal .Antonw.
M.M.
Do Augelis A.rduino.
M.M.
Mo.tfoo Luio'l.
Coi.M.
Sarti Vittorio (ùlret toN).
M.M.
Vo.sso.UI Gio1Hlnni.
M.M.
Bonaooorso Le/lerio (segretArio).
M.M.
Graziano CCJ1'm!11~.
M.M.
De Caf!tro l ano&io (I!Penlst.a).
M.M.
Co.ssaneae 0iU8eJ)J)e.
C.M.
M-Ina .A n(1do {com. aez. dls.),
M.M.
Do Martino lloberto (com. stabU.ltlcbla).
H.M.
Jo'elsanl Giacir~.
C.M.
CiodaJ'O RaQaeUo (A. M.).
T.C.M. Curcl o Sm~trio (direttore}.
C.M.
!!'antoreola Domenico.
T.o.H.
Sorbara Emma.
C.M.
Leocesc .Antonio.
M.M.
Parent.e FenlW.tmda <"-"tArlo).
O. M.
Santuccl Oiuse,m e.
M.M.
VIaggiano .Alfredo.
O. M.
Mennonna Gerardo.
M.M.
Saocoman! GWt'(llo.
M.M.
Peeoo Nloola.
Toecano
DlR~~ION.
DI 8AKJTJ.
DEL CORPO D'ARMATA DI UDIN E.
T .C.O.F. Regard PWro. C.C,F.
De P a lma Fili:I/XIo
M.M.
T .C. F .
l-'ochl Robulo.
t O,c.M. SantoU Po«<tfttlf " o.
081)edale militnre di Ctli!e1'14.
Vi~.
l OC.M.
Flor e Jlfario.
l OO.M.
Germano Giuseppe.
l o.c.M.
Callga rls Carlo
Col .M.
Zatllro .Antonino (d irettore).
1 OO.M.
Ronaa Gaelano.
M.M.
P icazto .Amomo.
l oc.M,.
Maeeltno Fraru:esco.
M.M.
Corclonl Oorraàtno.
C.M.
Oonnnro Luciano.
M.M.
Tatarelll Luiqt.
C.M.
Cola Francf!IIC().
l DC.M.
Centore .Antoninn (A . M.).
c.M.
Lucca Cuthbert Gualielmo (A.. M.).
lOO.M
Musto Pasqsuùe,
.M..C.F.
Slccardl Guido.
C.C.F.
DI TulUo Odorlfto.
O~pedale mil~
di Calan.zar o. On>ed4le milltort di Padolla.
T .C.M. Pomlnl Guido (diret tore).
M.M.
Todeeohl Giacmno.
Coi. M. Marlogllo Ft• difWIAIIo (diNUore),
:M.M.
~ostino Vincenzo.
T.c.M. Romb oll\ .Aulonlo.
c.M.
Labruna Ff'QIICt400 {A . .l>t.).
T.C.M. Slnglltl co Giuseppe,
C.C·J',
Chlotalo BWoio.
M.M.
La Rocca P aolo.
K.M.
Bngllarl Giuseppe.
1o.ox
So11o &nU (A. M.).
)(.M.
Gelormin! Lulg( {direttore).
C.M.
Kauenca Giacmno.
o.c.J'.
l'antoad Lvl9i
T.C.F.
Sea're
11"__..
l Oli
104
(S~guc)
RIPARTO DltO L I OYrloaLl XlmlOt & OBDIIOI·P'.UUUOt8Tl ECO.
lnfe r~ria pre~idiaria
di Oori.W.
T.C.M. Grosso VitlQrio (direttore). c. M.
D'Angelo Et~wnuele.
T.c.F.
CrCI<toe Baldo.
DIRitZIONK DI BASITA DEL CoMANDO MILITAR K
T.C.M. Ind eUoato Gltueppe.
1°,0.)(. 8oodet1 CR.seppe (A. K.).
Perrtoone ~ppe.
O.X..
X..O. li'. Gr!cnanl Evqeftio. UJ'J'IOIO DI SANITÀ DEL CoJU..NDO MILIT.t.l l& D&LL.t. S.t.B.DBO N A.
DELLA SICU.IA.
OoLM.
Glannolll .dlessandro (dJrettoro).
M.M.
Grillo Gir olamo (segretario).
M.M.
PlvettJ Frtm<!~BCO ((Igienista).
C.M.
Tomn.aelll .J.nl~io (oom. sea. dllllnt.),
Col .M. VJol.a PUtro (Mpo u.l!lolo).
Ool.M. VIol a I>Cetro (direttore). T.C.M. Romby P~Wlo.
0B"Pt.d'ale mil.itare dl Palermo.
?sl,M,
Col Ilfdoro.
T.C.M. Giordano Gimeppe (direttore).
M.H..
Aromando ...4nuelo.
T.C.M. Salem ...4lusandro (~lo).
lOO.M. Roelollo Luigt.
T .C.I\L D'A.floardo Saloalore.
T.C.M. Calfarelll Benedetta. T.O.M. Slsnor loo Rosario.
l OO.M. Lo V eoobio GioaecM110.
lOC..M. Dettor l GWe. Jlarla. (A. H.). T.M.
Oblellln1 Guido.
M.M.
Circo Giuseppe.
M.M.
Savar lno Scwerio.
M.M.
Oernlglla Domenico.
M.M.
Su oso rl Giuscvpe.
M.M.
Passamaoqua Gi.ooocMno.
T.C.M.
M.M.
Plala Natale.
1o.c.M. VendJttl Emil(o.
100.1\L
Centlneo Sante.
T.O.i'.
C.M.
Foti ...4l(io (A. 1\L).
C.M.
AvoUo Caro Gutdo.
C.M
P avone Giu.epflt,
T.C.O.F'. Oor radl &mo. T.C.li'.
A!blz.ze.tl Dcwide.
M.O.F. Lay Dino. T.O.ll'. Naaoè P'rGnct«o P a.olo. I nfermeria. PI"U1diaria. di S . - l . Simula Uba.ldo (dJrettcae).
RJooardJ CR~pe.
Legione Allievi CC. RR. M.M.
Perrettl CrUlo/oro.
O.M.
Lanerl GioMCChino (bel. Gaeta).
Scuota centrale CC. RR. Firenze. M.M. Bordone Oa.rmdo.
T.C.M. Aooazdl Mario (dlrcttoro). T.C.M. Brlsncllo Sami. T.O.M. De Domenloo Frat~Caco.
Lecfoni territoriali del CarabioJerf Reali. ...4' - ' dria..
(Se~)
RIPAR'l'O DBGL! OYTTOULJ JOII)IOI a OJUKIOf·l'ARMACIBTI ECO.
106
Palerm<1.
Ancona.
C.M. VtJen.zano Giuaeppe, Roma.
Bari.
T.M. Soaallone Franeaco. T orln.o
Bologna.
aH. D"Ettorree GitUieP1'e,
O.M. Papa <#n.m~ro,
B ot.an.o.
Tr~.
C.M. D'Eqenlo Anlon.fo.
CauUaM. C.M. Plaua Antonino.
__ ............_..________________ Calanwro
,.,
Fir~.
RealmentJ granatieri e fanteria dlllaea. 1°
uranat~.
1o.o.H. Cahanl Federico. Gei'IC'D(J.
l OO.H. Tonelll OamU/o (In v. ~rt~erra).
..r.ano. lOC.H. Proper&t-Cartl BeMdetto.
2° uronat«en.
1o.o.:v. llOAu~ Aurelio•
so qnmtJ~Cm. to,o.H. Sperapanl Elpfdw.
L ioorno. O,M,
Nlootra 8al'DQ/qre.
1° lankria.
O.K. Del Senno GfoNM(. M euifta.
o.K.
Trlftlettt I !rlrw. Mflano.
O.H.
Cali .l>o1Mnico. Napoli.
1o.o.H. De Paequa Of~ Padom. 1o.o.M. De Oarll Chutooo,
20 tarakrl4.
o.:v. Potena Luig(. T.M. Ganria Gio«<a1ln.i. 30 Jafltn(a,
O.H. Maetroctaoomo 01114o .
106
(.Segue) IU.PARTO J>IIGLI CWIOU.LI MJWWI
5° ttmkrla.
C.M. Oampacna GaJJPGre. 6° l anterta.
C.M. Pernice V(nccnzo. 7° lanlerio.
C.M. Montone Arturo. so tanlffia.
a OJPIOOI·J'J.BilA.CIBTI &00. 190 ftlttlma.
C.M. J'leohettl GiVMJ>pe.
zoo f<mkria. a.M. Cooolo. CX1Ueppe.
T.M. Calabrò Salflatore. 210 lantu1a.
C.M. Cannlzzo Stbastiaw.
to.c.M. Beretta Gi~ 220 JanleMa.
9° l anterta.
C.M. Carpino &d/Jljo.
T .M. De Rogatls Antonio. 100 fankria. C.K. Sazd<me AnltmW. 11° fanteria.
C.M. Briganti Anltmio. 120 fanteria.
c.M. Mirabella Claudio.
T.M. Purpura ~ni. 23° fanteria.
T.M. PaliiiiDiello PaMJUa~. 2~0
fankria.
C.M. Terzi Federico. T.M. Papalla Domen!co. 26° fanteria.
C.M. De Cesare Giannino.
130 fanteria.
T.M. Zloobierl Leone.
ao !anUria. C.M.
.AnnanDmna E rnumno.
T.M. Montaina Guido. H;o /anleria.
C.M. RlneJdl On:lzW. 16° fanlerllt..
lOO.M. Manfredi Arnaldo.
270 fanleria. C.M. Drago Calogero. 2so Janterllt.
a.M. Alloooo. ..tntoow. 290 Ja71lerla.
o M. Di Rago PrOfiPe"O. 30° fanteria.
C.M. Imbrenda Malteo. 17° fanteria.
C.M. Murru Giacumo.
31 o tanterw.
a.M. Torre SalflllloH. 180 fanteria.
T.M. ATeta Francuoo. T .M. J'ederloo Vincenzo.
3 3° ttJfllerla.
T.M. Gentfli ..tle&~andro.
(.Segue) RIPARTO D&GU OJ'IriOULI IUD101 • OBIJilOI•F4.1 UL\0 18TI KOC,
s.o /GAÙri4. ().M:. De Luola Ral!aek.
'ro ttinlcrf4. T.M. JppoUto .Anoelc.r.fichele. T.Jd. Zocca Cosimo
350 /anima.
<l.H. B:runJ Bruno. T.M. Scaduto Pa.tqUalc.
·t9° fa~. O.M. Ia nnlszotto .Anlo~&.fo. 500 fanleria.
O.M. Manzalla Giuseppe. 51 o tcmkrla. 370 ttmierla.
l OC.M:. Magn!nl E1UO.
O.H. Aronloa Ferdinando. 5 2° tanUrl.a.
aa• fanUrl4.
1o.o .M. C&terlnl Ftdmco.
T .K. Florlo Ul/0. 53° /anUria. iOO tanùrla.
C.M. Fortunati Pfdro
C .M. Oroooo Gius~pe. 64° tanUrla. 4 1° /~.
C.M. Calvo .Attillo. 4 20 fanteria.
<UI. Dado Francuco. 63° fGAUirliJ. C.M. ~one Ofu.~.
T .M. Cytron L.auGro. 4 ,o /cmlerla. O.H . Musto MicMle. 45° fcmlerl4.
C.X. IdJnl F rancuco, 46° !cmkriiJ.
T.K. Pansera Oti<Wio.
O.M. Castana Vincen.:o. 550 !anUria.
O.M. Colombrlta Filip po.
sso fa nteria. O.M. De Al ossi Et~a~~f.o. 570 tankrla.
O.V . Sa nson l Carlo. 58° tantma. Q.M. Oanta Lorenzo.
59° tantma. lOO.M. De Biuto Guido.
107
108
(8euue) RIPARTO DY.{JLI UJ'J'IOIALI KXDIOI B OKDIIOI-li'ABMACISTI B0C.
620 t antma.
C.M. ~ala Mario. 63° !ankrla.
T.M. Berard1none Enrico, T .M. SantUlo T•.murnuo. 660 fanleria.
790 /at&Wia.
O.:M. La Martina ~arlo. 81° /anùrl.a. O.M. Notariannt Vi~.
O.K. Plutana Mario (com. ao. applio. &aD.). 83° /attkrla. T ,M. Paladino Paolo.
O.M. Avellane Gaoltanc. T.M. Palleron1 Dine.
8~ 0
fanteria.
o.H. P1aua Gvido (com. 8(). appl. 11&11.). 66o tanlel'i4,
O.M. Chiara Givst'/)pe.
T .M. La Magna Gi1l8eppe. 350 fanteria. 570 fanteria.
C.M. L&mendola FfHppo. 680 /anima.
O.M. Torella G!O'Mnni. T,M, Rll8i1o Michd~. 70° !anima.
C.M. Tufano Rc.f!aù.
O.M. Gludloe oomazo. 88° fanteria. C.M. La Roooa Roberto.
89° tanltrl.a.
0.111. D' A..leasandro .J.nt(mo. T.M. Gemma Salt~atore. 90° fanteria.
C.M. Norlenahl .J:lberto, 71• tanUri4.
T.M. AsslnJ GiU~teppe. 730 /anima.
C.M. Gammarano Vinetnt:O. 740 /anltrl.a.
l OO.M. Pacllll .dlfredo.
91° lanlerl.a.
C.X. Gatti Giotla11ni. 920 laaieria.
T.M. Neetl Pietro. 93° fanlerlD.
1o.o.M. Dubbloal Em.Uio (com. ao. appl.~a~~.). C.M. VImercati Lu~
7 50 /anUrie..
10,0.J4. Barone Giollaftni.
~o
lanlerl.a.
O.K. Ooftredl Lviqi. 770 /anler-W.
C.M. (Iregorln1 Pietro. 7 so tan#ria.
C.M. PeooreUa Jlal'i<&IW
161o Jankrta.
O.M. M.ajrUentt F~. 1520 /a!!Wia.
e.M. Sob!rru G"-ppe.
(Seoue) R II'A.RTO DEOLI U J'J'IOU LI lml)IOI J: O BUOOI•J',UUUCIBTI ECC.
eo bersaolurl.
1570 fanlerlo.
100M. Salvfnl Cesare.
O.M. Soatè .Amedeo.
T.M. Arii80DO. JNlippo. 2250 fanlula.
o
l o bersaql~rl.
l 00 M. Merllnl Camillo.
C.M. Paraninfo .Angelo. 23 10 fankrùl.
u o ber..aolierl..
O.K. Oomee Seba~(a rlo.
O.M. Sp atatora Giuuppe. 23 20 tanl~ia.
T.M. Slmolo. Mario.
C.M. Tanoredl Urba11o. 120 bertaolierl.
Reggimenti di bersaglieri ciclisti. l"
100.14. 01poJ11no. Ult88e.
bersagl~rl.
Reggimenti alploJ. T.M. Balaamelli Filippo. 10 alpfnl.
T .M. CarerJ L<on.ardo. T .M. BarUe Tommaso.
O.K. Solaldone Bartolonam. 2" alpini.
20 bersaglieri.
O.M. Iannarone Gent.roso.
T.M. PolllolnJ F errante. T.M. De Ll pale Fortunato.
30 bersaol~rl.
T.M. Pepe Giuse1me.
T.M. Ventura JTillorio·Er114nuek. 30 alpini.
'o
beraaol~.
C.M. Taozer Francesco.
ao bersaoiUrl. O.K. Froet.nl Dfno. 6" bersaglieri.
O.M. BelleUI Oarlo. 1o bersaoiUrl. O.M. Labruna V(Unrino.
ao bersaolWri. O.K. PaJ)11811o M(ckh.
1o.c.M. OramOfC!la G0oonnt. T.K.
P ala .1\!lclaelino.
,oalpini. C.M. Man!redJ Orute. 50 alp(ni.
C.M. MOra'Mtl Paolo. oo a/p(n(. C.M. Marino SalcaJore 70 alptn(.
C.M. DI K onaoo P urid4.
l Oi
110
(Seoue) IUP""Jn'O DltGLI urJ'IOULI IIIJIDIOI Il OlnllllOJ-PAIIJUOISTI 1100.
so olp(n(, C.M. C«Bielll G. Battf&la,
Caoalle~J«rl
NMMO.
O.V. GucUelmlno L11c(o.
T.M. Zoppl Zdw. T.M. BottMao Giulio.
Oaoalleuueri "''-•wlrla.
C.M. Lista Dommloo. 90 alp(n(.
T.M. Llo Giuseppe. T.M. Oluetl Aldo.
Realrnentl di cavalleria. Nuw. Caoolkrlo.
T.M. De Lorenz;o Leo?tardo. Pkm<mle Real4 C.alleri4.
C.!4. Floridia FrQfl«aco. c~m~lleuum ~.
0.)(. Manio E'Wtro.
C.M. M&lr& OUMe.
T.M. Borghi Leon.lda. T.M. Trotta Enrico. Satltrla CaiiCillerlo.
C.M. Alooso Ruqgiero, CaiiCilltUUtrl G1rilk.
T.M. Pernice P'incen.zo.
Depo.Bilo allemmento quadrupedi Mirandola.
T .!4. Giudice Ferflin.ando. Deporilo alleeomenw ovadrupedL o-to.
T.J\1. Prestlleo J'inccnZQ.
Depo11iw alkoamento qwGdrvpedi Prrf411W·
T.M. Lino Francuco.
T.M. De Cblara Fedele. Oaoalleuutrl Monlet'l"alo. c.M. M88trolannl lXclo.
Oeno~>G Caoollerlo.
1o.c.H . Ouarald1 Carw.
ReuimentJ di artJcUerla da camplllll· 10 a~. da ccmpaQ~tC~..
C.M. Privitera Bmed«W.
tG ari. da ccmpaqM.
1o.o.v. DJ Nella Nfcol&
Oaoalltgger( Salt1.eo.
O.X. Olpzate .Dotlct<l.
so ori. da oamP~IQ~~a. lOO.V. D'Aaostlno ..AgOIMrto.
(Seot~e)
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RIPARTO D80LI UFFJOULI . .DICI a OIITMlOI- rABlUCIBTT 11:00.
cari. d4 Ca>llpoqft(l.
O.M. Stalrnlttl Fra~~<:uco.
T.M. Gentile Vi lanqelo.
60 MI. d4 campcona.
O.M:. Ce! Filfberlo.
T.M. Mlronghl Uoo. 190 art. d4 campaa- .
so OJ"C. da campagna.
C.M. Granata SalooLor~.
T.M. Ruggorl Tullio.
O.M. Battaclla M \ckde. 70 art. d4 campal/na.
2 00 art. d4 campagna.
C.M. Blundo Luigi.
T.M. Glacalono SHow. so art. da CGmpagna.
n o eri. da -J10111'4. 1o.o.M. De Bernardo Francuco ..tlllon"'.
O.H. VIta Guido. T.M. NapolltanJ Enrico.
220 art. d4 CGmpaqna.
go art. da CGmpacmc.
l oo.M. Jl'rotnrlo Fral!Ce!ICO.
T.M.
180 arl. 44 CGJ~tpagna.
Paoloul FortunaJo. 100 art. da campoono.
T.M. Sorra Gi.ueppe.
10C.M. Sa lomODII Oi~ppe. 230 art. da campaona.
C.M. Colomba Nicol6.
T.M. Bucclgro~sl Nicola. 240 arl. d4 campagna.
uo art. d4 ca mpagna. O.M. Mllana Ooetano.
10 0.11. ZaiJirc GÌOI>frnnl. 260 arl. da campagn4.
120 art. d4 campaq7t4.
O.M. Gotti ..trluro.
10C.Jf. De Bernard o Franer.~~Co. 1 60 arl. da campag:na..
130 OJ"C. d4 campaun4.
O.M. P asaala.oqua Rai/IIIIÙ.
uo arl. d4 eampogfta.
10.0.M. De Parla .J.uqv#o. 270 ari. d4 campaqn4.
O.M. Passante CCII'Mi M.
O.M. ButtJ~rUone Michele. 2SO art. da Campaqn4.
1 50 arl. d4
~~
O.K. Panzuto FUippo. 180 art. d4 c••t~IIDIICL
a.M. Bava .&rluro. T .K . Cancellottl ]';nrico. 170 ari. N~.
O.M. Albertl EUore.
T.M. Oasparrc Umberto.
T.M. Pellegrino Francesco.
tiO cari. d4 carA~ 1o.c.M. Plccottl Eofdw. 300 art. da campaa-.
T.M. Cristiani M LcTu lanoelo.
T .M. Passarella Fabrizio.
111
112
(Se171U) RIPARTO DEGLI W.IOI.I. LI JUmiOI K CBDflOI· · ·UUIACISTI KCO.
Reggimenti di artiglieria da montqna. to ari. da monlaqno. C.M. Mocaftjfhe Carlo.
u o arl. fJU. campale. T.K. Grifoni 08CIJr'. T .M. Caporale Giuseppe. '1 ZO art. pes. campale.
20 art. da montauna.
C.M. Palermo CIU"'nelo.
1o.c.M. Cattaneo .J.chilte.
so art. Ifa montauna. T.M. Cole.col Francesco.
Regglnwntf dJ arlfgllerla pesante. l o art. Pfl.
C.M. D'Ambroalo ..4ltuandro.
Reggimenti di artiglieria pesante campale. l o art. pt s. campate.
O.M. Cultrera Frarn-uco.
zo art. pes. campale. O.M:. Nicolosi .dnlonfo. 30 art. pes. c<•mpale.
C.M. Bonelll .dr/w o. 40 art. pes. campale.
C.M. Urtolor Ft'1'71llndtJ. 50 art. ~- campate.
C.M. Zona IHmdrio. 60 art. pea. campale.
l OC,M. Ricci .J.ntonto. 70 art. ·p es. campak
C.M. Borzelll Q(m:anni.
so art. pes. campale. C.M. Parlai Ennio. 9" art. pa. campale.
C.M. Fontana Nicold.
T.M. Farina .dnl<mino (gruppo Teramo). l 00 art. pes. campale. l OO.M. Lanna Leonfda.
20 art. pu.
T.M. Parrella Tullio. T.M. Lupo Guido.
I O art. pu. O.M. Ce.mpanella .J.rrlqo. (O art. pu.
T.M. Lauri Otuli{). (gruppo Ternf). T .M. Santagatl Francuc.J T.M. Augusti Mar'o <rruppo Terni). T .M. ImpaUomenl Sebastiano. 50 art. flel.
O.M. Monastra Salf'atore.
T.M. D'Amore C'Z~meflte.
so art. pee. C.M. A3tuto Otrolamo. 'fO art. poe.
T.M. Mancia J7(n~.
so art. pea. O.M. Fallla SalfiQWre. 110 art. pes.
C.M. Fenga Edoardo. 100 art. pee.
o.H. Paracona P{elro.
(S~!7Ue )
C.M.
113
RIP.UtTO DEOLI UFJ'IOU.LI lCJtDIOI & OBI!oiJOI•J'AIUUOI8TI ECC,
Reggimenti di artl&llerla da costa.
Stabilimenti et'Artiglieria
l o art. da c08la.
.dr&ntale R.E. Napoli. 1°.C.M. Amoroso Bartolorneo.
Morrone Luigi.
.Jrtmale R.E. Tor(no.
20 art. cla (ns/a.
C.M. Sandrettl Ernuto.
T.::\1. Cassandra L11iqi. T.i\(. Franlcb F.milio.
30 art. da CO$ta.
__ _________ - - -- ..
C.M . FlsloheU a Gi4mbaJ ti.81a. .P(rotecnico 1t. E. GrupJ)o art. da c()8!(1 della Srrrd··gnu ,
BolOfi'M,
0.!11. P eollll A.11kmlu (luv. j'Ue tta),
T .J\l. Burlo Tito. Rrggiml'nto artiqlùr ia a caeaiZ,
C.M . Boitll T~r~sio. R.qoim~nlo 'll'li!)li~ria
ltauitra.
T.:ll. Paruta Gi~J'~anni.
---............._......_....______ PtAt~trif/c(Q
Rtooimenlv mi~to artiqlieria dr/la Sar.ltona. C.M. Lombardi S alcolvrt.
R.E. Liri.
-------·-St)()ltftif/cfo R.E. R0na..
Reggimenti confroaerel autocampall.
C.M. Conti Gtrardo.
1o controaerei. nutocampale. C.M. F!Ubeok. m-.
Laboralorio Pirottcn{co R.E. CCIJ)VC. C.M. Glnllaoo Cdutino.
20 controaerti autocampalf.
C.M. Manzo Gi~J'~anni.
Su . lfacc. apoldl. R.E. T orre .dmatmZ!a/a.
O.l'>L DI Caaoia Gi~L<~em~e. ao controatrti attfocmnpalt. 10 centro up. art. Nettuno.
C.M. Sautoro N icoli no.
T.M. CnllUilarano V·i lo 4 o controaerd autocamfXI]e.
C.M. Draeo Damiano. 60 controacrd autocampalc. O(fit'inQ ovlomob. R.E. ~Jolqgrw,
T.M. T arela Gi1Uef1panlon(o.
T.M. DI lllonaoo lllichelt. 8. -
C.M. Sal mll EttON.
nuolo di antianitd del CorPO san€tario militare.
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(.Segue) RIPARTO DEGLI URtot.U.t IODI01 & OlliXlct•r.UUU.CISTI :&OC.
Realmentl del a-nJo.
Centri automobilistici 1o centro otdomobìlutico.
10 r egg. ~~eAfo.
C.M. Wuttuo S(mOM. 20 ce.~tro automobiliftico.
------·--·-····--·-··----30 ce11tro au~autico.
20 regg.
C.JII, Maacla OlU4Wpe. T.M. Del Perclo Silcio.
--··---··-··-·-·····-············· - -40 centro automobili8t ù-o.
(leftio.
30 regg, gm(O. O.lll. VIola D ommko,
, o regg. gmw.
so centro omomobili8tico.
C.M. Troina Fraftcuco. C.)(. Faell.ll Al4o T.lll. DI !llarti.Do Ftrdiftaftllo 60 regg. (ltnio .
1o.c.M. Buooi Ptdo.
T.M. Ameruso Umberto
·------··----···---
60 regg. (ltnio . C.lll. TalrllaJierro Armatt4o.
·----·-·---··--100
cmtro alllomobili.•lico.
70 regg. (lttlto.
c.M. CortacelU .llfOIU'O.
so regg. geft(O, 110 emiro aiiiQmobUi8tico.
C.lll. Glurleo M ichele.
·----------····--·······
90 regg. llt Mo.•
C.M. carrara Nicol6 AIÙlmo. l 00 rt(l(l, (letl(O.
130 c~tro aulom.obìli•tico.
C. M. VItale Saleatore. ll O Tf«<, j!Mlo,
Reggimento Carri ArmatJ.
T.M. Arcabaseo O!U$evpt,
C.M. SoiorUno Sulrol<we.
T.M. FerraJolJ FerrtU:CW.
120 r'e(l(l, jNft(O, C.M.
IDgrla LorMCO,
(Seaue) Rll'4RTO DEGLI UYI'I0 14L1 JO:DIOI lt OBJXJOI·PARIUCJ8TI ECO.
•
Barlt:Ua.
Rtaa. aenio J)Oftlùri e laqvnari.
C.M.
De Lisio Gim>anfti.
116
C.M. Nloeetro .A.r/ur o. Bari.
10 r t ua. uenio radto-ttlearatlni.
1°C.M. Foru:one Lorenw.
C.M. Paoart. Carlo. 20 n:aa. aenio radlo·ùlearotbll.
B el luttO. C.M. De VIvo Giulio. R t aa. aenio ferr"O'O{eri.
C.M.
Boraeno Giu$eTJ~
Ballaqlione mi$ù> oenio della Sardegna. T.M.
BolOQM.
CannJJio Cataldo. Gruppo atr'J~tftri.
T.M. Plseroh la Natale.
StabiUmentl del Oenlo.
Doleano.
___ ___ _________________ ..
Off'c'na eU c~truriofti ae•tiv miW. (PmM).
Distretti militari.
Drucl.a.
Cagliari.
Off'c'JW B.T. cd E.T. (Roma).
- --·-------..··········--·-·-..-
..
C al tani&Sdl4.
C.M.
C'NtronoTO GaetaftO. Campoba&w•
.A.qrfoento. Ca8<'rta.
C tua~. .A. neon a . Catania.
-----··-···-·--............................
Cai4Maro.
.A.q11ila . OhWi.
Como.
CaknZC.
Crem011a.
116
(Stque) RII'Ain'O DI'!OLI urnur.t.Id MEDICI 8 OBUCICI•F.U liUC1.8 'Tl IKl('.
Cuneo.
M~.
.... ....... ........... .... ....... .. .. ..................................... Ferrara.
FirtfiU.
M tssl- .
························ ···········4···············································
·· ·····················~·-··· ··········
MllaM.
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For/t.
·················································································
Palmlorl A ltrtdc.
Mondoot.
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··· ······ ····· ······ ··· ······-····~·
..
··················································································· N(Jffi(Jra.
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Lecce. ········· ·········· ·································· ········ ·····--···· ··· ···· ··~~··
Orllf41o.
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PalerMo.
11'7 P arma.
Sacile.
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Sulerno.
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Sarz-ana. C.M. G!&nD&nton:f Mario.
Pesaro.
Sa110na.
S assari.
---
-----·······-···-..
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.............
Pisa. Siraeu#a.
1oc.:M. Cassone Givse,Jpe,
Poia. Spole/o.
................_,
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__________ ________________ Sulmona.
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Rar~muz.
Toramo. •
R <'OOio Calabria.
Teramo.
ReoOio Emilia.
Torino
Ronw. JOC.M.
C.M. GagUatdi Pu~a e.
D'Amico Gi1Uitppe.
Torlcmu.
··············
··· · ············ ·~···· ········ ···············
······················· ..
··-..---·-----··------
118
(Seqve) BIPARTO DIW LI UFJ'IOULI IIBDIOI l: OBIXIOI·J'A.BIUOL8TI BOO.
UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE COLONIE.
Trapa~(.
Trmto.
___ _____________
__..
..
Ufficio militare.
I. -
T.C.M. Fadda Sir o.
n. -
Tremo/w.
Tripolltaala.
Col. M. Cutlcllola Orùmdo. M.M.
Trmso.
Guerra YtnoeMO.
to.c.M. Guarnaccla Oirolmno.
l OC.M. Modugno DomeniC<~. O. M.
De MicbeUs Corrado.
C.M.
Barbiera G(useppe.
C.M.
Vasta Giuse~.
C.M.
L odato (}(upare.
c.M.
Caputo Bùrqio.
C.M.
Clampollllo P a~.
TM.
Nastasl .d~ino.
T.llrl.
Vassollo .d~io.
T.M.
Mariottl·BianchJ GvQHelmo.
T .M.
Cossollno Federlro.
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T.H.
.A.r-~'1111
T.M.
Curiale Yito.
V eroe/l(.
T.M.
Lucente Pasquale.
--------..·-·-------- -..--
T .M.
Giuliani .dlealldro.
T.M.
Teeta Uoo.
T.M.
Leo Giacomo.
T.K.
Vertech:r Gi~nni.
T.JI.
Lucaro .dlfrtAlJ.
T.M.
Cleri Vincenzo.
T .M.
Andolrato Mario.
T.l\1.
Colona Gi01>anni.
T.M.
Francia .ddol/o.
Triute.
Varue.
Verona.
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_____
__ ___..._______ ......;..
Ni«Jl4.
..
(&ow) BJPJ.RTO DaJOLI t7frl01.\U lmDIOl •
OBililOl-r.UUUOIBTI .00,
T.M.
Zafftro Ecfoardo.
T .li.
Slllto Evqenio.
T.M.
Romano CamUio.
T.M.
Co.nclollo Francuro.
T .M.
Longo Gimeppe.
T.H .
Foti Oi011anni.
T.M.
Menntllo Fran.etJICO.
T.M.
AooardJ ..47U<inw.
T.M.
Bonelli l\lich<:!<.
T . M.
~ledas
T .M.
Labellerte Ora.-io.
T.M..
Roe l P ittorio.
T .M.
B artolomuool Domenico.
TI(.
Bellia F't'anc~.
T.ll.
Lapenta lllnocen.o.
T.M.
M888ara (}adano.
T.ll.
Ollverlo .J.lwe.
T.M.
Zoooall ForluMto
T.M.
Impo.llomeul Rosario.
T.M.
De Quattro Nicoi<J.
T.H.
IZZO .J.rduino.
T.K.
Orella Ef'1W'to.
T.M.
Prelte .Mario.
T .H.
Splnoea Givseppe .
T.M.
Oomoz De Ayala .J.uguslo.
T.M:.
1\lerourlo R~.
T.M.
Paaettl Fertli11and0.
T.K.
Andreottl Oacar.
T.M.
Morettl Owranni.
T.M.
Olrlllo Gloranlli.
T.M.
Giordano OiiUqpe.
T.M.
Oh1nè Mario.
T.IL
Stlel MaUeo.
T.M.
Rlool Emat~utlt.
Jlfario.
M.O.F. Batt~ Gvido (lDY. ,uerra).
C.O.i'. Trevee .J.ri$1ide. T.O.F. Zodda .Aldo.
xv. - Eritrea.
T.O.r. Orlando T~ro.
I II. -
Cirenaica.
M.M.
P&tltlera Tan.eredi.
1o.o.M. Sarnelll TommG<IO. T.C.M. Claca&o Yilo.
1o.c.M. Chlabrero Carlo Luigi.
0.11.
Paauotta Umberto.
lOC.M. Ciotola ..4lberto.
O.K,
Calla S~tano.
c-M.
ralbo Enrico.
T .M.
Sotttni ~nni.
C.M.
Faloone Raffaele.
T.H.
Prooopto Bellarmino.
O.M..
Bella Yincen:o.
T.M.
Haroheee .J.Q!Oiiitto.
T .M.
Marmo Àch"".
T.ll.
Bando ..4Jtl01rio.
'l'.M.
Leo Gi~Ueppe.
T.M.
Lorerudnl ~eppe.
T.M.
M&eala Mario.
T.M.
Marfai,lano GiOVallll·i .
T.M.
Oern'-llaro Mich<:lt.
T.M.
Tarduool Mario.
T.M.
Alemrcna Nicol4.
119
(8~)
120
RJP.un'O DIWLI UPFIOU ..LI IC&DIOI S ORUUCI-F.UUU.OI ~ TI 1100.
v. - Somalia. M.M.
Rl~ucoi·ChlonJ .J.Qo~tliiO.
1°.C.M. Deolna CamUlo.
UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'AERONAUTICA. Coi.M. Funaioli Gaetano. T.C.M. BtJ.la
Al~rto.
CM.
Forrl Antonio.
T.C.M. Kereu Rotoli11o.
C.M.
Fucolo Giovanni
T. C.M. Marulli ..41bcrto.
T.M.
.ScaJsi COMilÌM.
M.M.
Del Vasto GiWJefJpc •
T.M.
Lagna Donalo.
M.M.
R•naldJ Pietro.
T.M.
l<'fgarl Alberto.
M.M.
Zuddas 81/vio.
M.M.
Talenti Ce8arc.
T .X.
Aleandrl Giacomo. M.M.
Marlnuccl Marino.
T .M.
De Gregorio Gaetano.
M.M.
Argentina Gin11. B allista.
M.M.
Giglio Rocco.
M.M.
Mcl nerl Luftlf.
M.M.
Casella Bcn~leUo.
UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE.
JO.C·M:. Catarzl Oltorino. JO.C.M. De Ce•n~e Luigi.
T.C.M. D 'Anna Gitueppc.
C.M.
Lepore France«o.
C.M.
Scala Enrico.
C.M.
C1UT11oclo ..4..Lo~tino.
M.M.
Polosa Viccmo.
M.M.
!.l'errar! Giomnni Aurelio.
c.M.
Ferretti l"argilio.
M.M.
Bfoaghl AUHrto.
C.M.
Aleselo P ao'o.
M.M.
Rattaul Ttùlin.
C.M.
Sterblnl E11rico.
C.M.
Terranova SakxJiore.
c.M.
Marooco Lu(Q(.
C.)(.
Colafaonl Giuse,>pe.
C.M.
Lipari Domenico.
c.M.
GaldJ Fù>ri<mo.
C.M.
Ro~ea Feliciano.
c.~t.
Cari! Antonio.
x.oo.:M. Montaleone l"(nccMo. 1o.c.M. CaYaUo Euoento. JO.C.M. Monti Guttofto.
C.M.
CU!trone Saloot<m:.
C.M.
PattaT:Ina Domtnioo.
121
(Segue ) RIPAKTO DEGLI {'FPJOlALI KSDICJ E CIIIKJCJ·P AIUUC18TI .&00.
T.M.
Lo Monaeo Cr~~.
T.M.
S<iullla.c l Giu.sewe.
T.M.
Zambra Ettore.
T.M.
ParreUa .4chillt.
UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'INTERNO. l o.c.M. Sa batlnl .4rhlro.
}o.c.M, Rosi ~le~ (In•·· di lfll.erra).
1o.c.M. Marino nauarw (tnv. di guerra). l OC.M. Ch'lllo Giu6ttJpt (Id.. Id.
i d).
Paoluool 4/bcto (Id. Id.
Id.)
C.M.
UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'EDUCAZIONE NAZIONALE. C.M.
Pron-Jdepza S ca;ino (!nv. eU guerTa),
INDICE ALFABETICO
A Abate .4/U8andro Accardi Jllorin
19 13
..-nton;o
18
AOCOrintl P'inceneo 15 A~to Ermene· (!Uào
75
58 50
St 51
Av eta Fr!J3~eec<~ H ~voli o Caro O uiào sa
86
Adaml Fel(Ce 57 Adilardl Giulio 89 Adlnolft Saltlalore 25 AgOAtlno P incenzo 36 Aiello Gimrppe 58 Albertl Ettore 49 AlblY.sati Dau4de 91 Aleandrt Gwcomo 79 Alem81Pla Nicol4 75 Al~o Paolo 66 Alloneo Luioi 14 Allocca ~ n/onio 46 Alonzo Rug(Mro 52 Alvlglnl Gior(lio 87 Amhrosl Luigi 46 Ameruso U~rlo 86 Amorosi Osmldo 57 Amoroso lJarlolo· meo 37 Andolfato .Mario. 78 Andreotti Osror 81 A ngeiiUo .d lton81J 31 Angolini ..-ntonio 29 An narnmma Er• m~Jnno 66 Ara Achille 24 Aracrt 4t~lonio 55 Aragona F'il(ppo 81 A.roabasso Giuuppe 76 A rourl Nicol4 75 Al"lrentlna Oio. Bat·
tuta
Assinl Giuseppe Astuto Giroluwo Oi11eeppe Augusti .il!ario A \'elione OcuJ«no
28
Aromando A ngelo 30 Aronica Ferdinando 66 Arpino Pidro 88
B Baccblaloul <l.dolfo 21 Balla .J.Iberi<J 13 Balsamelll Fmppo 71 Bnrblora GiusevPe 59 Mtmronuelo 58 Bnrile Feliae 13 Tomma•o 83 Barnaba Leonardo 49 Barone Oio1>anni 38 Bartolomncol ~ menico 78 Da.sile Antonio 22 Dassi Ofll.$tJJne 20 Basso OìOfl, B utti· Ila 27 Battaglia Gioacch1"o 35 Michele 67 Bnttaglini Guido 94 Battlstlnl Camillo 17 Baudo Anlanio 73 Bava Arturo 65 !Jayon Eàmmulo 12 Bedel Maurizio 12 B~llsario
Giulio
49
Bella Vincenzo 66 Bellelll Carlu 51 Bellia Francesco 80 Berardlnone Enr ico 82 Hcrnardl Luivi 10 Bernini FoRro 92
Beretta GiuR~ppe
42
Bortelll Enrico
16
Bertinotti Marcel· lino 26 Bertoluccl Gino 40 Bertone Giuseppe. 57 Biaginl Giovanni 31 Bianco OiOtlannt Battista 6{ Diancbloi .J..:risio 36 Bifano 4u(IUSio 65 Dinaghl _-flbtrlt> 24 Bini Domenico 30 Bluodo Luioi 66 Bocca Tit<J 23 Boocbcttl Federioo 39 Doldl Teruio 47 B olla Luiui && Bonaocol'!'o Utterio 31 Bonelll Arturo 70 Aurelio
62
Michtle 19 Boroguo Oimeppe 41 Bordone Cam~lo 25 Dorello Oio. Oiu· seppe
Borghi Lcunida Bonelll Gio·vanm Bottasso Giulio. Bracaloni Lorellw Bragglo Giovanni Brezzi Oiouanni Brtga.nt.l Anl<l-nio Briguglio Santi B•·nncttl Giuseppe Bruni Brw10
45 73
70
83 89 89 51 M 15
43 69
Nicola
17
Bruno Carlo
32
Bue. Oiweppe B ucci Paolo
63 41
Pa$qurlle 43 Jluocigrossl Nicola 8! Budi RaO,el~ 45 Bugllnrello Ftàtriro 32 Bugliar! OiuseJJpe 34
Buono Demelrio 33 Buonopnoe Carlo 20 Uurla Tito 85 B nttlglionc .lfichele 52
c Caccia FiJippo Caooiatoro D o 111 e·
nm
9
M
Call'arelll Bmeàetto 19 Calabrò Sal'Miore 83 Calcagni Amato 66 Caldarola Francuoo 20 Call Domenico && Calla BlefatW 69 Caliondo Michele 63 Callgarls Carro 41 Calogero Vito 68 Ca l vani Federico 37 Calvello Sa/tl(ltore 61 Calvo ..-uilio 62 Oambazzn Mario 32 Cameranesi IXno 23 Cammarano Vito Si Camma r ata Oio• vannl 21 Camoriano Pidro 17 Canwngna Gaspure 68 Ce.IDPBIPlOll Vinc. 76 Campana ..-ntonto 67 Oampnnella 4rrl(lt• 70 Camplsi Baldassare 28 Cancellottl Enrico 85 Canolello Froncuco 11 Candldorl Enrlco 17 Caoepa Romolo 37 Cannillo Cataldo 85 Canulzzo SebaetWno 61 Caporale Giuseppe 85 Cappelli 41/rcào 37 Giuseppe 87 Capra Leoniàa 44
(S(()tu) ISDICE ALFABI<TICO
124
Caputl Gioearmi Ca puto Bio(Jio Carbone Vinceuzo T ere8io Carerj Leonardo
61 65 t!!
47 81 Cartl ..tn.tonio 69 ùnrimatl Gi!U'efiJJ• 43 Carllsl Ferdinand<J 92 Carluccl RoOaele 29 Carpln t eri En1-c111to 59 Carpino Roàol!o 65 Carrara Nicol<) A(/elrno
sa
CArrUcclo ..tn~onino 55 Carvaglio Edoardo 41 Casagrandl Glau~o 12 Casl\plntil Giovanni 11 Casella Bt'lltdetto 35 /)aule 15 CtìSettn Cesare 29 Cassandra Luigi 82 CA1>sanese GitUieppe 33 Ca.MsA.nh Lor11n:u 53 Ca!l8inls Ugo 30 Cas!litto F rana<co 3:l Cassone ..tnl<mio 79 Giuseppe 45 Oaata.na Vinccn~o 70 OnstellanGtn J' i n ' cenzo Calltelll E1Ji!nnin
48
27
Giambattista 65 Caatlgllola Orlmtdo 12 Castronov11 Gc1el. 5:l Catapano Eduardn 31 Catnr~l Ottorino 3!1 Caterloi Fe<krica 38 Cattaneo .J chi/le 40 Cavallo E!lfltllio 37 Oa vnol~lla .d ltrtiiJJ 60 Cel ldidora 29 Filiberto 66 Collini Lui(ri 34 Centloeo Same 42 Centore .dntonùw 40 Cerniglia Domenico 28 CernJgllaro Michele 75 OhlabreroCnrloT.uigi41 Chiara Giuseppe 68 CbJeltlnl GuiàQ . 73 Chi esa E111mwtle 44 Ohlmentl Ferdi· nnndo 36 Chlnè Mario 82 OhJofalo BWflio 90 18 Clacclo Vito Cl n m p oliJlo Pa-
squale
69
C~orlo Si/t'io 18 Cianri Rusolirw 12 (;icclmarm Gaelano 64 Clocc Oia~>anni 35 Cicrl Vincenzo 77
ùl~:ala JlJ aria Ciad~tro Uo(Jar!llo
61 48 27
Cloulol Giulio Ciotola A /b.,rto 4.2 Cipollina Ulid•c Cipriano Salvatore 54. Circo Gitu.enpe 22 ClrUio Giovanni 81 Giw<e,,T,e 93 Clvltil l?aOoele 28 Cocda Giuseppe 60 Cogli n t l· D~z1.a Giu24 '<'PPe Coln Francesco 49 Colaccl FranNsco 72 Colalaonl Gits8e.ope 62 Colltti Silt.'i" 16 Colomba N1.cold 67 Colombarn Guido 44 Colombritn li'ili1>1JO 65 Colozzn Oiavanni 78 Cornelll Umberto 35 Comes Sebasti.(mo 59 Conciatore Do m t· n i-co 14 Conh•lonc R<lO(u/e 41 Conti Gerardo 62 C o n t r l n o Ferdi· >l.Mlllo
Cultrone Salrotore 51 Curatolo Lorenzo 91 Curclo Sa~rio 15 Curiale Vito 16 Cytron Lazzaro 16
63
C'OI·clonl Corradino 25 Corda ..tn'onio 62 Cmlgli uno Enrico 33 Oorradl Nunw t :i Pietro 90 Remo 86 Co1'81 .&1/redo 31 Corta68a Silvio 87 Cortella Fra11cesco :lS Cortioclll Mauro 59 Costa Fauslo 19 Costagltoln Antonio 27 Cozzoltoo Fekrioo 74 Cre8pellnni Carlo 18 Creste Buldo 92 Orlsciooc (:Joelano 15
Cristiani Miche/anodo SI Cristlul A /Jredo 30 Croooo Giuseppe 67 Crooe Guido 62 Croalglin Evarìl:lo 23 CUccia Framese ' 69 Cu ltrern Fra11crsço 64
D D'Accardo Salr.a.tore 18 D'Agostino ..tuostino Dal Collo ..tuqmlo 211
•5
D'.Alcs~nmlro .J.nti-
tlto
Luigi Ra(Jaele D' Aml>rosln Giu-
65 88 38
31 .<«iaudro 71 D'Amico Giusepp~ 42 D·.A.Jnore C'lenwnle 8~ D'Angelo Emanuele 60 D •An nn Gimeppe 16 Dattilo GitUitP'Pe •3 /ieJJ1Je
De LI pale Fortutwio 82 De Lisio Giooonni 58 De Liso Carlo 25 De Lore•1ao L«r twrdo 81 De Lucia Ra(lrule 68 Della Cloppa Domenico 71 Dtlllo l oto Giollauni 61 Delogu Gino 14 Del Perclo Sileio 8:.! Del Senno Giot:anni 58 Del V aRto Gimtf)pe 24 De Marco Cesare 89 Dc Marinls .dure/io 42 De Martino Roberto 3-t De Meo E'nzo 78 De Mlcheli ~ Corrodo 51 De Nunzio Fran40 Dcnza Rat!aele 49 De Palma FilipJJO 89 De Paoll Paolo 58 De Pasqua Giv-
e-
UJIIHI
42
90
De Parla ..<fu(I1Ulo 39
D'Attillo EM1ulro 83 Duzlo Frmw<sco 58 Do A lessi EOOBio 68 De Angclls A rduino 23 D e B<' DO<lictl.s Raffaele 91 De Berardinls Virginio 18 De Bernardo Francescn ~6 Francuco- .d. n·
De Porcelllnls Carlo 16 De Quattro N(Co!a 80 De Roga.tie ..tntonlo 84 D ' Ettorree Givseppe 62 Dottori Gi010. A-1 aria 4~ D'Eugenio Anl<mio -18 De VIto Gustnoo 72 De Vivo Giulio 70 DJa.na. Euoenio 52 Di Ca~olt1 Giu· BI!P'()e 65 Di Lor<'uZO OdooNlo 50 DI Maggio Fran· cesc·1 10 DI Martino Fer<lt •
..tft9(olino
Ionio
39
De Blaalo Guido 45 De Cnris A ooslino 22 De Ce.rll G'U$Uleu 38 Dc Caro Nicola 31 Do Castro Tonozin 32 De Cata Domenico 39 De Cesare Gio11ni,w 55 T.t~lirri :lO Vincenzo 29 De Chiara Fwelr, 84 Occiua Camilla 4:1 De Domenico Frall· ' esco 19 De Gregorio Oa~no 81 De Hlci•ouymls Ruuuero 46 De Leo Salvatore 36 Do! Fa.tlore Guulirl52 mo
nawlo
86
DI Monaco ParUù Michele 83 DI Nella Nicola 38 Di Palma Vin· cen~o
30
DI Rngo Pr08'Prro 67 DI Sto ta.uo Giu-
seppa
28
Di Tulllo Odmisio 89 Dona<leo Vittorio 29 Dons·mto Amede<> 61 Drago CalO{Jtro 68 Dam44no 70 Dubi.Jiosl Emilio 37
126
(Seom) ISDICE AIJ'ABE'I'ICO
F Fabri?.i .Vi(n/a Fadda Siro Fs.etul .&!do Fuilla Oiovam•i
l(l
20 69 :l/i
Salvator~
51
Falcone lla!Jaele li'al bo Enrico Fanelli Vitan.l.or•io Fanto?.zi Luioi Faraone .J.ntonio Farina Fel~t
63 60 31 89 112
87
F' ortnnato Leo1wrdo 88 Fortunati Pietro 61 foti .-1 l/io 53 Giovanni 78 l•'ranchi Lttiyi 9 li'l'anchlni Oiòllcmni 71 Francia A.àol/o 78 Franlch E111ilio 8:1 k'rlsola Pi•: to-o 91 Frìsonl Paolo 12 Froggio F rancesco H Froal uJ Dillo 47 Fucclo Gi,.,..,.ni 1;6 Fnna.loli Oaelczno Il Fusco .tJ. 11gelo 32 Fusi Pietro 21
.t.l.ntoniuo
Fedele Pa811uale Fedeli A lberln 81 Federico Vi ncen::o 85 ~·ct:ciangeU Guid<J 20 Felsa.ul Giacinto 34 i<'<'nga Ed(ll>rdo 60 Form oli Ferrt«'A:ÌO 83 Fcrra.loro Giu· deppe 48 Ferrari Gim:.,J1ts>el.lo 24 Uvo 4(1 Ferrari Lelll Fran· IO
CU<!O
Ferraris Sa!rab>re Ferretti VirgUiQ Ferri Antonio Gt•ido Fferro Michele
90 51 33 16
Figari .&U>erlo
77
56
FIIIIJek Giu~~eppe 66 F'llograna. Pasquale 50 Flore G-.remta M Mario 37 Fiore nza l gnazio 15 Flol'inl Muzio Fer-
ll2 Flschettl GiulltP'Pt f9 n •cclv
Fi~ichella
Giam -
batluta 68 Ffnmnra .J.ntonfno 63 Fiume Guqlklm<l 62 Fiumefreddo· Vm· cenzo 20 F loridia FI'UftCUco 69 Florio Uuo 74: P'oo h1 &~'-' 9} Falena Umberto 30 Fontllnn Nico/IJ 65 Fonzone Lorenzo 39 Forino Salualol'e 16 Forti l uinc 18
Uaggia Emilio 25 Gagliardi Pasquale 59 Gaglione .ilmmaio 50 Galotti no Carlo u Galdl Flortano 66 Gallo Arturo 29 (JalloLtl Gioua11ni 19 Gammarano Vi?l· r.enzo 60 Ganora Ro11maldo 41 G$rbngni Giu.,em•e 3! Gargl& Gio•:anni 85 Oarofalo Vito 90 Gnrzla LortftZO 70 Gasparrini Nicnla 52 O a.<> ;>arro U mbertn 82 Gatti Arturo 59 ~iui 16 Gìot~a.mi 47 Giuseppe
26
Gar.za Alesscmdro 13 Golanzè Cel·•• liuo 63 Gelorm!ni l111iui 24 Gemma Salr>a 'ure 77 Gennaro L11ciano 48 Gentile Vi.tanqelo 74 Genttll .<slandro 73 Germano Gi•~eppe 40 Germino AlfredO' 17 Oerulli ..4-ndr ea 10 OhcrMdhri Ncdtfo S6
Oiao•wttl Hernardo 46 Ginonottl Di11o 36 Git\rrt1880 Gc111Wido 15 G igtLnte Dowtlo 60 Giglio Rocco 30 !5 Giougu Franco Gior<lnoo Giuseppe H Gitc~:n ~
so
Oiorgl Gioruio m. Oioroio t. Glt'ardi Giuseppe Giudice Camillo /i'erdin.an•lo Giuliani .J.Ieandro Oi ulia.no Celestino Gi urleo ~Michele Giusti Alt/o Goffredl EIIOI'c Luioi Gom1111 De A yala
36
88 -12 56 l!:l 16 52
57 83 91 52
.J.uqu81<1 i9 Gonzoles 4/fredo 3ft Oorrot& Carlo 87 Gramcsrnn Giovanni J 1 Granatn Sal••al-ll'e 69 Grassi Gius• vr e 93 Gra~iono Carmine 28 OraY.IOla Gt!'ardo 22 Greco Domer~ico 22 GregOrio! l'ktr o 67 Grolla Err~ulo so Ori Il F iliPI>O 33 GrironJ Oseas> 82 Grlgnanl Eugenio 88 Gri Ili 1f.fal'io 64 Grillo Girolamo 24 Gr'lxoni Gi0t1anni 9 Grosso Villano 14 Gnaldl Vincenzo 57 Onaraldl Carlo 38 Guarnaccin Gis>nla· 38
nlO
One rrs P inceneo 3-l Gngllelmlnett l S!l~tio 89 Ongllelmino Lucio 60 Onlflo Gim:anni 50 Ourgo P ierino 32
t
Giooa.luue 8iC~ • 76 Giacoi>!.e Cocradino 53 Gfullomhardo Oreste 29 Gin nn >nbnf M rtf'io 50 Glannelli .,C/essanclro 11
l&nnarone Ckneroso iO la n n In otto Otw· melo
A.nlonio
14 49
Iapooe A n Ionio lS Iuselll Mal'io 56 I dlnJ Frarwesco 68 Imbrenda Matteo tiS Impallomeul Rosa· I"ÌO 79 StbastiaM Sol Imperlale C~.sare 26 Indellcnto Giuseppe 20 Intantlno .Simone 61 Ingllm& .&medea 72 [n gra \'alle .tll/redo 16 Ingria u>r'-nM 67 li•POJit.J As>naldu 24 lppollto .dnqelo Mi· chele 74 Isola Emilio Si I1.zo .&ràuino i9
L ],abellarte OraziA> 78 Labnzzo Menotli 88 Lallruua Fronc~seo 47 J1iltoli110 61 La.,.na Donalo 76 L d. Mago a Oiuseppe i fi La.ino Uosas>io 93 La Martina Rosario 49 L&mcndola Filippo 40 Lan1pis Edoardo 35 Lnndrlani Roberlb 15 L&norl GWI:acchirw 10 Langell& F~o 35 Ln.una Lwnida 43 Lapenta Innocemcr 78 Lapponl Guido 15 La Roooa Paolo 31 nn/ICI to
54
La••were Gi•1se.?f e 82 Lasoaro .&lfredo 77 Lauri Giulio 82 :Lauror& Carlcr 62 Lay Dfno 88 Looceee .&nlonio 62 77 Loo Giacmno 74 Gi~ Leonard l Domenico 63 Leporo Frltffceaco 47 91 Llo&ta Sal6atcre Lino Fs>amaéo 81
Lto Gftl.<t !l pe Llpanl A1uonino LI'J)&rl Domenico Lista lJomen icn
n
47
63 53
126
(St!ll'el INDICE: ALFABETI CO
Lo Bta.no 1 DomrnWo 53 Lodato Gaspare 64 L ojacono .dnlonih 21 Lombardi Enrico 34 M(lnl·io 86 Sal L'<ltore 57 Lo-Mon1100 Oroce 75 Lo,n go Donv.nwo 54 GiiiSetme
79
J,oprostl ilntotLi•w 26 Loreuztni GiUllep~ 74 Loria. Giovanni 48 Lo,·aglio Rocco 17 Lo Veoohto Gioac· chino 45 GitwJppe 74
Lucca-Cutbhert Guglielmo Lucente Pasquale
62 16
Lucci dmcriqo 19 Luciano·l•'uscl\ Felice 42 Lupo Guido 84
Mari no aaet<Uw 9•3 .Salllalore 7l lfarlnucci .llllrino 27 :Ua.riotti · Btan · eh t Gio. TJatt. 10 M a r lotti · Bianobl Guglielmo 14 Marmo .4chiUe 74 Marooco Luio• 58 Marra OiuJJeppe 88 Martin! Luioi 9".1 Mart og tl o Ferdi· n1mdo 12 Ma rulli A llterlo 20 l\Iaaalo. Mario 74 Masalo.-SeoohiMa rlo 77 Maeola GiUllep~ 11 Masst• f.'ilippo i9 Massara GaeJano 80 Mnssarottl G i useppe 9 Mas,;eo S otle•"io 89 )!a~s c.-u no Oiulio 16 Mti8Si F:milio
M :IIacht Sebastiano :\latTeo &uirri
27 27 )!alti Uiuseppe 19 Maggio [>i,t ro 59 Mogllentt Frtmcescu 65 Magllnlo Alfonso 32 Magnanl .4bek 65 Magnlni E11ea 43 Magrono Amedeo 47 Malmono Douali•w 30 Malra Oesare 69 :lfallco .d leBdonàro 31 :lfallozzl .4 m erigo 52 :l!ancini Lui~ti 26 )fanconl llfi.chele 26 :\Ianrrcdi Alfredo 36 A nwldo
44,
Orule 61 llauganaro Cor· melo 18 Mangione Gitu~eppe 67 !\lanieri .4lberto 54 lian~ro l.,ore,nw 39 MAnuppeW Ge•ardo 71 :llanHHa. Giuuppe 59 Ma.Juo 69 Karuhese .4qosUJtO 72 lfar!'ngo Lo~n:w 10 Marlgilano Gi<>Mnn( 75 ~farini Carlo 86
mooo-i
35
Massimo Francesco 44 :\1o.strantonlo Vill· CeiLZO 3! Jlfastroglacomo Gui· do 50 :llastrojauul A nto· nilto sa Dccio
65
Mata: azzo Ltlcio 54 Sera/lno 64 Maugcri N'Ìl'ol6 20 l'l!azzaraoohio BernarditvJ 92 Mav.aronl Giacomo 56 Mazzonga. Giacomo 41 llfazzcttl Loreln 10 Ma.zzocoono Ca· mi/In 21 Mazzo! a V incemo 80 Medas .lfa,.;o 79 Megaro Mi ·hele 73 ~1et uorl 1Atirft
33
Mennillo Francuoo 79 Mennonna G era rdo 69 Merou,.lo Rocco 81 Morou Rosolino 19 Merllnl Ccuwi.l/o 46 Messina .dS{]dO 46 Meuettl <Nido 6g )lindonnn A ntonio 21 ):floholl 2'eodorico 87 Mldulla Cannelo 66 l\Ugnanl Viltorio 46 llflgncm i France:aco 24
Milano. Gaei<&M 68 ){tlotti J-;mesto H lllllllno Domt n k<> 90 llllrabella Claudio 67 Mirengbl Uoo 86 Mlsltano Oiouanni 33 MQIUlro .d:urelio Il Moe&flghe Carlo 56 Modestlnl Paolo Modugno Dome· nico 39 Mollsaul .dllrtdo 12 R(cciardo 88 Monaco Arturo 13 MontLstra Salootore 55 ~l ou~:uzzl Umberto 15 84 Montalna Gllido ì\lootanarl .Jtlilio 13 Monteleone Vin·
cen.a
NorlenghJ .41berlo 69 Notariaoni J7i nceft-
.eo
63
N11rro Antoni o
51
o Oggero Cesare Ollverlo .4lnu Orlando Teod~ro Oterl Vinca~eo
lT 78
91 22
p
Nann1 Oarlo 46 Kapolltan1 En~lco 88 M elchi or'rt 11 Naecè Francesco Paolo 92
Pacilll 4lfredo 40 Pagnlello A 1fredo 86 Pag notta Umberto !i9 Pala M.:Chelino SI Palermo Cam~la .59 P ala d tno Paolo 72 Palmera Uoo 55 Pal.merio Pl.eLro 91 Palmlorl A 1/redo 51 lofario 88 Palm.luello PIJ4(1UIJle 77 PaJuml•o Oi11seppe 27 Palleroni D iM 82 Pana.gla. Antonino 18 Pa.nara Carlo 66 Pan<lolfl Edoardo 53 P a.neera OUmrl.o 77 Panzuto FiU'PPO 67 Paolillo Sta>lUioo ~ P a olozsi Fortu~ 86 Pao'uocl .4lberto 93 P&J~G ~nnoro 61 l'ape.goo Michele 67 Papalla Dom.mico 85 Paragona Pietro 67 Para.ninlo .J >L!J~Io 53 Parente Ford i · na,ndo 22 Pnrtsl F.nnio f9 Parrella A chU/e 76 TuUio 82 Parrl W aller 87 Paruta Giol>ann( 76
Nr.sta..«t ..tnl~mfM
Paeottl Fertl~••ttnd<l 'l9
37
:llonti Goeltmo 42 Montlni Giot:anni 93 Mo ntone .4rluro 68 ){orolll M ario S4 Morettl Oio~~i 79 Mo rgantl Paolo 67 M..,rl .4!lnibale 64 llorluo Enrico 44 Morroo " LuW( 66 Mo Hchctta. Gìo· ~:anni 39 Mozzano. Carlo 86 Mura Sal't;atore 35 Muratori Carlo Fe· l.:Ce
22
~furru Giacomo
50
Musso Enr·ico Si :Unsto Pasquale H MrclUie 69 Mus\tmarra. Nicolò 52
N
N etrrl Pl.eLro Nlcaetro .4rturo
Nicolosi Antonio Nlcotra Sal!Hlfore Nocentlnl Dino
1Z
a
57 68 62
90
Passalacqua Gioac· ch i11o
31
Ra(!cule 51 PassllDte Curmmt 66 Pasearella Fabrie\o 83
(&gw) INDICa .l.LI' ABI!:l'ICO
Puaora Tancredi Patan~ Can~Ulo
30 38
Pat tavlna Domeni· 51 Patti ()(uuppe 5l! Pavone .Antonio 57 CXust~ M P eolll ; 4ntonio 93 Peoorarlo Ra6ade 42 P ocorolla Giovanni .Mariano 60 P e cl ra zd .4 rri110 M P<,.l rlo l ~7lW li (O 30 PedroU Giuwppe 68 Pcll ogrln i r.'ro"ncesco 16 Or u le 20 Pellegrino Loren~o 26 hancesco 85 Pelltolnt Ferrar.te 73 f'on nottl Ce~<are 12 Pepe RatToello 3i Ghuevve U Poroara. I~idoro 23 Pcrllll Giovanni 24 Pornloo Vinceneo 54 Vmceuo 12 Perrottl Crisio/nro 25 Perrloonc Gimepve 52 Porri or S le/atlo 16 Perrlnl .dnqelo 57 Peece N icola 32 Pessolano .dnqe/o 89 Petltbon Lodottico 48 Petltl p ,,8Quole 21 Penullo Ltdql 36 Pian!!. .d nion(no 57 Guido 66 Pfcazlo .Antonio U Plccarreta France00
.co
44
P loololl EmlttlfDildo 58 Pleooll Gtovannf 26 Plcoottl Euidio 40 Plgatl Giovanni 43 F1serohla ~atale 83 Pltrolll N ico/4 19 Pl vettl France1co 28 Piaci d l Efiqre 88 PIAla Nalale M 63 P1441tlna M RJ"io Poloeo N ello Polo3a V!nceMo Pomlnl Guido
39 21 H
Pomo Felice S2 Porro Pietro 13 Potenza LuiOi 62 PouuoU FroAcuco 91 Prelte M orto 79 Preetlleo P'ift«11J:: U Prloolo .dl!OMO 91 Prlvltera Bene· detto 71 Procopio Bel!arm'M 72 Properzi ·Curtl Be·
«
nedetto
Proto .df~W!do 73 Pronldon%&Bc:wino 93 P ultt·on o RatTaele 60 Puroaro CXwevve 55 Purpnra ~ 72
127
R~Fdicia110
Rolto FtMrlco Romano Gll1ltl4ro Ouraiilo Romby Pao/4 Rombo!.& Antonio ltonga Godano Rosa G•ido Rosi VUiorio .Alcide Roslollo Lui{)( Rosai AtlÙ)tltn Mario Ruggorl A111onino Ttùlio
69 92
27 78 17 16 43
63 80 93 38 21 61 23 81
s Q Sabo"ol A nuelo 27 .Arturo 39 Quolrolo Emilio-Er· Saoobottl Nicola 58 nuto 41 Sacoo manl Giorgio 27 Salom dkutmdro 17 Salm6 E#ore 55 Salomont' Giu1eppe 45 R Sal vati CXuteppe 59 Salvatori GtiQlUlnw 56 t'it'9!!"'liiP-· Sal vini Cuore 42 rtatfono Al/o Sandrottl Ernuio M Ra3o Giovanni Sandulli Pidro 41 &mpl Pietro 10 BaUD& .dùumtdro 90 llnttazd Tullio 25 86DFOlll Carlo 60 ltPgard Pietro , ti F'f"'ncuco82 R eggio llficllde ~2 S a n ta -Maria .<fl· nolt.Ano (f(/0 .., berlo 12 Revclll Gfoacclrinò- ~ Sant!Uo TomnWJRa 83 RlccardJ Glvse11Pt O:J I ) Santobonl Umberlo 69 Tllccl A n Ionio b Santoli Pa~qt~alino 37 Emanuela 81 Bnntoro Nicoli110 69 Ri ccò F:llore 21 Sa ntoreola Dome· Righi Giu&efiJ)e 46 nico M
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Orario 63 Pietro 26 RIJ)IU'bolll Robulo 92 RlpiU'i Enrico 68 Rltuool- Chlnnl A· oo•«no 22 Riva Umherlo 9 Rizzo Carlo 66
Sardone .<fnionio 61 Sarnolll TmnmafQ 40 Sartl ViUorio 10 Sanrlao Sauri<> 23 ~aYinl Gualtiero 19 Savino Vito 87 Boaduto PtJS(lU(Jle 83 Soaf6 .4maieo 63 Soacllone ~ 77 Scala Enrico 48 Scattati Alberto 35 Scallel 1(171(U(a U
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Bpeuaterri .dnionio 60 Splnoea GI~Ue~ 80 Sqn11laol GiUIIJflfle 75 S q n Ili a o l o tl Ha/·
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Tappi Primo 50 Tarchl Virgil~o 36 Tarduool Mario 75 Tat•qu lnl Oa(rolC 54 Tarala GìV&tTJJ)eQn· Ionio 80 Tatarelll Lui{Ji 26 Tattonl Filenc 3b T ecce Pasquale 10 Tedde Giuseppe 13 Tedeschi Gi.acomo 25 Nicola
Tellta 76 Tomaselll ..:fntonto 67 Tonelll Oami~ 93 Torella Giooanni 70 Torre Salvatcre 49 Toscano Vincemo 34 Tran.l N aloUno 33 Paoln 32 Tt~ pl oolonl E ma· nuele 53 Treves .<frUiide Trl Hlettl luino
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v Vajola 1\"auar enc 28 Valdamerl GiV&eppe 28 Valente OioaccMno 23 Valenti ..:fnfcnf.no 87 Valenzano Giv8t'Pt•• 60 Vaonoccl Quinlilio 23 V assalii Giooanni
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