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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1931

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Anno LXXIX- Fase. I-II GENNAIO-FEBBRAIO 1931- AN NO IX

DI

r;IEDICINA MILITARE ·

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

Pubblicazione mensile


N.B. - A questo fascicolo è annesso il hscicolo dei RUOLI D' ANZIANITA DEL CORPO SANITARIO MILITARE (Ufficiali medici ed u fficiali chimici-farmacisti in · servizio permanente effettivo) al 1° febbraio 1931. l

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SOMMARIO

Arti 8!iJ!_opatl ed al lettori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , . . . . . . . . . . . . VIli CONGRESSO INrERNAZIONALE DI STORIA DELLA MEDICINA. - ROMA, SETTEM· BRE 1e3o. Profili di chlrurg!li millhrl Italiani. - (OtUl\~gio ù ol Giortmlo <li motlici na milit!ìre al Con· gt'OI!St<ti) . . . . . . . . . . . , . . , . . . . • . . . .. . . .. . , . , . , , , , Caurini.- Du<' i~ienioti militari i lali11.ni <Ic i soco to XVII . . . . . , . . . • . . . • • Casatlni. - l vio uirori itt\liani d e lla Ot·voo Ro~sn. , , • . • . . . . . . . . . . . . . , . . 111 CONGRESSO NAZIONALE DI MEDICINA E D'IGIENE OOLONIALE . - TRIPOLI , OTTOBRE 1980. ' '

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Martoatlo - F ollhrc l'ioorrcnt.to afl'icatl<L . • . • . . . . . . . . • • . • • . • • • • . • • . Patan•. - La (t•biJrc ric:orr:H>ic d" spi roc·b~ctr• Duttùni. . . . . . . . , . . . . . . . . . Tut!. - Un caso ili ut·a•wi<zno '""'tVfl.t.•> lu Cit'<·nuica c •·•·h1t ìvo cou~l •lcrn:donl . . .

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Ttdeachi e Clacclo. - Pru!ili t•• l l uw ·u~-iu 11i ùi chi •·ur~ h• C(}!ouhìlc . . . • . . . • . . . • Nastul. - La tnb l rcol<>sl m·~odi <'rit•·pi •• . . • . • . • . . • • . . • • . . . • • . • • . Lo Monaco Croce Tomman. - lAl malnl'ia nulla. z<•111\ <li :lfur~ul< . . . . . . . . . . . . . . casatin l. - Orme Romano di igicno miliuu·c colouialo in 'l'ripolit.wla . . . . . . • XXXVI CONGRESSO ITALIANO DI MEDIC INA INTERNA. (SEZIONE DI MEDICINA MILITARE) E XXXVII CONQRUIO DELLA BOCIETA' ITALIANA DI CHIRURG IA. - ROMA, OTTOBRE 1930 . Canini&. - Il scn·izio miliLHI'<' o l'inoli'l'lY.7.0 co~t.iluzi•mulisti<-n in binlol:in. o l>Lltologia Plçcoll. - Il th•O morl~oloop;i<·<, ""'WLtlldunalc )>l'<'tluwinu lt (,(: u<:i prcdiSJ>OSti al r cumatle~;mo 3-l't.ieol:u·c n cutn . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... . . . . . Flore. - 'l' ipo nHwfill(lg'i<; o t.w(l ui<·o <' t'fHilituzionf"' • • . . . • . . . • . • • • • • . •• • Giacobbe. - T•·" LI anwn~" >tc i traumi c•·altÌO ·c(·rdJ•·aJi ( <,scln s i qu <'lli da armn da t uoc <l) i n m ed ic ina mili ta.&.L·o • • • • • . ••• . • . . • • . . •• •• • .• • • . • • • • Ma&fiulo. - Uvnu·ibaLv ••Ilo studio de llo o~sifi<:uziuni mus<'olnri post-t•·ann~:ttlcb.e . RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA • . . • • . • • • • • . . • . CONFERENZE IOIENTI FIOHE DEIILI OSPEDALI MILITARI • • • • • NOTIZIE . . •.... ..... ...• .... . .••••.•..•..•.

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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA M/L/TARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE

GENER&LE

DI SANITÀ M.l'LITARE

I - F. T ESTI. -

Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un vo lume di pagine 112 .•.• • .••• •• ..•• •• .• • •.•..•.•... L. II - Ricerche biologiche degli Ufftoi psico-flsiologtoi di aviazione militare. - Un volume di pagine 2311 con 46 figure e 2 tavole ..... . • III - E . SANTORO. - Ferite addominali di guerra - Prefazione del professore N. GrANNEI'TAsro. - Un volume di pagg. 400 con 38 fig. • IV - A. L usTro-A. B ustNOO. - • I gas di guerra • - Impiego ed alletti - Provvedimenti e cura - Un volume di pagine l ~ con 3 tavole micrografiche a colori ••. • . . .• • •... . .....•.••. .. •. V - A. L us·rro. - Brevi oenni storici sulla evoli1Zione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un vo· lume d i pagine 32 con 21 figure ................•......• • » VI - F . CACCIA. - Trattamento e sgombero dei ftatturati degli arti in guerra. - Prefazione nel p:rof. R . D i\r.r.A Veclova. - Un volume di pagine 108 . . • . •. . ..•.• • •...•....•........... . .. •

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( Seqll( 3' pagina cù/la coMr"na)

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.. Agli abbonati ed ai lettori ! I n Italia nessun periodico scientifico pt~b compiacersi di una longevità eccezionale come il GIORNALE DI MEDICINA i\tiLITARE, che col 1931 inizia, • anno di vita. E per ,non venir meno co·n la sua ben nota puntualità, i~ 79° aUa inveterata oonsu.etudi?te, anche per il mwvo anno s·i dispensa dal fare il solito programma, che sta tutto n ella. 8tta florida ·vecchiezza e nella S1ta tradizione.. Sorretto dalla ognor crescente benevolenza e dal consenso unanime dei s1toi fedeli abbonati, in sc·rvizio e in congedo, i q·itali hanno risposto anco·ra •una volta solleciti all'ap7Jello, il GroRN ,~LE DJ l'II:EDICINA 1\flLITABE, che a.ttesta nei fatti i propri propositi, ·intraprende con fede quest' a·lt-ra tap7)(t di suo l1tngo cammino, pubbl:icando il contributo degli ufficial·i medici ai recenti Congressi scientifici naz·i onali e inter-nazionali. E confida che non gli sarà per venire meno quella simpatia intellett1talc e morale, non solo nel Corpo sanitario, ma anche nella sta1npa medica italiana e strani&ra, che lo hanno costantemente accompagnato fin qui e che costituiscono l'in<--itam&nto 1nigliore per sup&rare ogni difficoltà. E fa sicuro assegnamento sulla spontanea ed attiM collaborazione (lella Famiglia san·itaria, allo scopo (li tenere semp1·e più elevato i l p·rcstigio del Corpo e llimostrame i l progresso scientifico col mettere ·in eviclcnza la silenziosa, ma continua e lJroficua opera tecnico-professionrtle fU t1ttti i snoi componenti.


VIli [~ft6RU~~ lftTERftlliOftllE DI U~RIA DEllA MEDJ[Iftl ROMA, SETTEMBRE. 1930 • A . VIli

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Omaggio del Giomale di medicina militare ai Signori Congre~sisti .

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PROFILI DI CHIRURGHI MILITARI ITALIANI '

(Dalle campagne napoleoniche alla grande guerra mondiale)

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Il Giornale lli medici-na. m.·ilitare, fondaLo nel 1851 ai primi albori del Risorgimento italiano da Alessandro Riberi, la di cui nobile effigo è impressa, a titolo di onore e di riconoscE>nza, sulla copertina, volendo attenersi alle a.utiche tradizioni della stampa scientifica, ha dato più volte ospitalità agli stuù i cd alle ricerche di storia della medjcina, che hanno avuto qualche. fortuna anche all'Estero nelJe riunioni bienna,Ji internazionali, che le Sanit.à, militari delle varie Nazioni vanno convocando in Europa dopo la grande guerra mondiale. Così nel II Congresso di Roma del1923 ebbero simpatica accoglienza alcuni appunti sulla meilicina militare dell 'antica Roma; nel IV Congresso di Varsavia del 1927 una riesumazione di J\lichele Bergonzoru , instauratore del Corpo sanitario militare polacco e nel V Congresso di Londra del 1929 una biografia ili Fiorenz~L Nichtingale, la Signm·a dalla latnpaàa. La solenne ricorrenza dell' VIII Congresso internazionale di Storia della medicina in Roma non poteva perciò pa-ssare inosservata da parte di questo periodico, che da 60 anni vede la luce n eli 'Eterna Citt-à. E, seguendo le antiche consuetudini, Ila voluto essere ancora una volta presen te a questa assise J'!.lOndia.le, offrendo ai partecipanti un tenue ricordo, che valesse, in qualche modo, a segnare la data memoranda di questa adtmata sul Campidoglio dei cultori degli studi storico-medici. E per non uscire dai limiti circoscritti della storia della medicina militare, nei quali l1a voluto sempre, di proposito, contenersi, il Gio1'rwle tli medicina milita1·e ha ritenuto degno di qua.Iche interesse la rievocazione di a.lcunc figure più luminose dE'i chirurghi militari italiani dPI secolo xrx, dalla leggendaria epopea napoleonica all'ultimo immane conflitto. Questi profili biogra.fìci fanno parte delJa Collana me(z.ico-militare (fase. 23), pubbliea.ta p<'r cura del }tfjrustero dPlla guerra, Dir<·r.ionc genf'ra-le di san ità militare. P er imprescin1iibili esigenze di spazio, d limithtmo a darne qui, in rapida scorsa, un cmmo sommario :

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PROl!'ILl DI CBIRUROBl IIULITAlll lTAL!Al'I

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I. GIOVANNI AI.ESSANDRO BR.AlffiiLLA. - Nato a San Zenone, in Lombardia, il 25 aprile 1128, si laureò nel 1752 nell'Università di Pavia, e nello stesso anno intraprese la carriera militare nell'Esercito imperiale coma chirurgo di reggimento. Nel 1773, per i suoi meriti insignì, fu nominatQ chirurgo de).la guardia nobile del Corpo degli arcieri tedeschi in Vienna. e, più tardi, chirurgo personale dell'Arciduca Giuseppe, erede al trono. Promosso nel 1780 chirurgo in capo dello Stato .Maggiore e nell'anno successivo elevato alla più alta carica di ispt•ttore generale dei servizi sanitari, fu incaricato dal Sovrano, Giuseppe II, di fare studi concreti circa il miglioramento dei qua-dri del Corpo sanitario militare e l'incremento della sua cultura tecnica. 11 Brambilla riorganizzò pertanto la Cesarea Scuola di applicazione di sanità, aggregata all'ospedale militare di Gumpendorf, istituendo corsi pratici di perfezionamento in medicina e chirurgia, della durata di due anni, ai quali dovevano essere chiamati, a turno, i chirurghi militari meno anziani. Fu inoltre dall' Imperatore nominato direttore della stessa. Scuola, la quale ben presto, per la rinomanza degli insegnanti e per il grande concorso di allievi, divenne insufficiente, e fu perciò trasformata in un più vasto ed importante Istituto accademico, con annesso grandioso ospedale militare. Questa nuova 0IOVANNl ALE:<SANDRO Bll.AxBILLA. Accademia prese il nome di J ose1123-1800 phifinum, in omaggio all'Imperatore, e fu inaugurata il 7 novembre 1785 dal medesimo Brambilla con una magnifica orazione in lingua latina. In tal modo l'Accademia Giuseppina, più che un Istituto scientifico di sanità. militare, si trasformò in una vera e propria facoltà medica dell'Università, con tutti gli onori e diritti inerenti al conferimento delle lauree in chirurgia. Giovanni Alessandro Brambilla si ritirò nel 1795, per le cagionevoli condizioni di salute, dalla vita pubblica o volle godere gli ultimi anni tra.nquilli nel paese natio. Ma purtroppo, con l'invasione francese della Lombardia, dovette lasciare la sua terra predHett.a e trasferirsi a Padova ove mori nel 1800, per cistite. Importante è la produzione scientifica del Bra.mbilla. Oltre la memoria. illustrativa della« Accademia. medico-chirurgica Giuseppina», nel 1769

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PROFILI DI CllffiUROBr MILITAR( lTALlAY(

diede alle sto.mpe in Milano una dis.sePta.zione: <<Riflessioni-fisico-medicochirurgiche n 'e ~negli anni 1717- 80 pubblicò nella stessa città. la Storia delle scoperte fittico-medico, anatomico-chintrgicke fatte dagli uomini illustri italiani, che si può ritenere una prima affermazione della nostra scienza all'Estero. Egli tenne cosi alto in tempi difficili, in mezzo agli onori della Corte Viennese~ il buon nome d 'Italia, allora divisa ed oppressa dal giego straniero. Ed ancora dettò Istruzioni sulla chirurgia milita.re e descrisse un Armamentarium ckiru1·gicum militare austriacum, pubblicato a Vienna nel 1780, il quale non è altro che l'illustrazione dello strumentario donato da Giuseppe II all' Università di Pavia. Il . -~l'ONIO S c ARPA. - Nato a Motta di Livt>nza il13 giugno 1747, Reguì i corsi di medicina nello studio padovauo e quelli di chirurgia in quello bolognese, ed a soli 2!'i anni fu chiama.to dal Duca Fra.ncese.o III a coprire la cattedra di 7 anatomia e di chirurgia, con l 'incarico dell 'ostetricia, nell' Università di Modena, ove fondò un Istituto anatomico modello. Fu anche, succedendo all'Ollivier,per oltre un decennio, dal1772 al J 783, chirurgo in capo dell'Ospedale militare della guarnigione, annesso al grande Ospedale degli infermi e del Reggimento di guardia al servizio del Duca. Perciò egli trova degno posto tra questi profili di chirurghi militari italiani. Nel 1783, per designazione del llrambilla, dall'Imperatore Francesco II fu nominato professore di anatomia nell' Ateneo di Pavia e nel ANTONIO SCARI'A 1802 direttore di quella IJ7H-1832) clinica chirurgica dove si aoquistò fama im peri tura ed ebbe occasione di curare un gran numero di feriti nelle battaglie di Bassigoano, di Novi e della Trebbia delle guerre napoleouicbe. M:a nel 1804 un grave indebolimento della. vista lo obbligò a lasciare, a malincuore, l'insegnamento universitario, nonostante le vive insistenzo dello st<>sso Napoleone I. 'ruttavia, in seguito a nuove pressioni, riassunse nel 1805 la direzione della clinica cbirurgica, che resse fino al 1812,

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rinunziando invece alla cattedra di anatomia, alla quale fu pii1 tardi chi!\mato il Panizza, suo discepolo prediletto. Ma, p er le aggravate condizioni di salute. specialmente della funzione visiva, fu costretto a lasciare definitivamente l'Università nel 1820. Ciò nondimeno, continuò i suoi studi prediletti, senza t ra.scurare le beJJe arti, di cui fu appassionato cultore fìn da giovinetto, tanto che rinscì a raccogliere una. quadreria di gran valore dei più celebri Maestri della Scuola italiana. Mori in Pavia il 31 ottobre 18.32. La fama. di Anton io Sc:arpa è mondiale, p(:'r cui ci limiteremo a.d accennare rapidamente alle opere più import ;tnti. 'l'ra quest~, lo studio sull 'intima st.ruttura delle ossa, sul loro a<>crcseimt'nto e suJJa formazione del callo nelle frat.ture, quelli sull 'innervazion<' del cuore, sui Dl'rvi cerebro-spinali, della vista e d eli 'olfatto e sul sist E'ma gan~lionart> e p lessi nervosi, la monografia sui nervi splancnici . le OSi;('rvazioni sulla. finestra rotonda e sui piedi torti congPniti. Ed ancora, nel campo della chirurgia, le memorie a.natnmo-ch irurgicl!e s-ulle &mie, le riflession·i ed osserva.::ùmi anatomirhe Sll,f!li mwurismi, la dissertazione '' sulla lt•gatura dell(:' princ.ipali arterie degli n.rti, c·on un 'appendice all'opera, sull'aneurisma spontant>o ,, e le note sul tag-lio ipogastrico per la pietra in vescica e sull'idrocele dt>l cordone sp('rmatico. Infine, in quello oculistico, è da rit•oròare il saggio di osservazioni stdle principali malattie deyli oeohi, di cui furono fa, t te 12 edizioni in varie lingue, nonchè le ricerche cliniche ed anatomiche sulle fistole !agrimali, sulla. cataratta e sulla pupilla artificiale. III. PAOLO As~Ar.INI. -Nato a R.t•ggio Emilia lll'l 17fi!) 1 si lau-

reò giovanissimo neJJ'Università. di 'Modena e compì st udi di pPdl.'zionamento a Pavia, J,ondra e Parigi. Nel 1792 fu nomina-to dal Duca Ercole III chirurgo e ostetrico dcll 'osp<'dalc di Santa l\1a.ria. in Rt'ggio Emilia. Più tardi, si arruolò come chirur~o militare n.<'ll 'Arma.ta franc,ese e seguì Napoleone I fino alla caduta ddl"l mpPro: cosi pri'S<' pa.rt(' alla campagna di Egitto, durante la quale pot'ò compit•rc studi importanti sulla peste e sulle affE>zioni oftalmiche; suc('essi vamen te S<'guì la spedizione in Spagna, raccogliendo interessanti osservazioni sulla fPbbre gialla e sulla dissentE'ria; partecipò infine alla disastrosa offensiva, contro la. Russia, e nella tremenda ritirata, costretto per molte ore ad operare Slùla neve, fu colpito da congelazione alle estremità. Per le sue grandi benemerenze acquistate durante qneste ca-mpagne, Paolo Assalini fu designato dall'Imperatore l o chirurgo di Corte e chirurgo primario del Vice Re ed, in seguito a concorso, fu nominato <:hirmgo in capo dell'ospedale militare di l\lilano e contemporaneamente venne incaricato della direzione della Scuola delle lcvatrici c dt'll'annesso hr(o•fotrofio. N el 1807 per gli ufficiali di sanità furono istituiti dei corsi di perfezionamento di clinica medica e di operazioni chirurgiche n<'ll' ospedale di Sant'Ambrogio: come insegnante di medicina, venne chiamato il celebre Rasori t>, come professore di clinie.a e di traumatologia di guerra, il nostro Assalini, a ciascuno dei quali venne accordato il compenso annuo ili 3.000 lire.


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r .::OFILI DI CHIRUROID MILITAlti ITALIANI

Per i suoi meriti insignì Paolo A.ssalini ebbe l'onore di essere chiamato a far parte delle più importanti Accademie, non solo italiane, ma anche straniere del tempo, ed il prof. Giordano, che degnamente lo rievocò in quest'ultimi anni, non esita a riconoscerlo emulo di Domenico J,.arrey. Mori nel 1840 a Reggio Emilia. Vasta è l'operosità scientifica dell'.Assalini. A soli 19 anni svolse in pubblico col fratello Giuseppe 14 7 tesi di fisica. ed a 23, dedicò al pa.dre un importantissimo saggio sui vasi linfatici. Nel 1811 trattò ampiamente del tl'llglio cesareo, della sinfisiotomia e dell'embriotomia e diede alle stampe i Nuovi stmmenti di osteflricia, in cui descrisse un originale armamentario. Lasciò anche pregevoli indicazioni nel campo oculistico, proponendo un nuovo atrumento per la cataratta e compilando un 'interessante dissertazione sulla pupilla artificiale. Clinico insigne ed operatore abilissimo, fu strenuo fautore della limitazione delle amputazioni alle imprescindibili necessitàdel caso in un'epoca, in cui le demolizioni degli arti erano aU'ordine del giorno. Fu inoltre tenace sostenitore dt'lll'allacciamento dei vasi recisi nel t rattamento delle fNite e., s :J necessario, della legatura del tronco principale, sconsigliando l'uso del t orcolare. Affermò ancora, fra i primi, l'importanza PAOLO ASSALllll d.ei lavaggi continui e fre(1759-1840) quenti nella medicazione clelle ferite, usando soluzioni ipertoniche, atte ad attivare una corrente umorale dall'interno dci tessuti verso l'esterno, e fu precursore dell'elioterapia, avendo constatato, sotto l'azione dei raggi solari, una più rapida cicatrizzazione delle lesioni ed una più facile consolidazione del callo osseo nelle fratture. Fu inoltre inventore di parecchi strumenti chirurgici, quali un doppio uncino a molla, un compressore graduale per arterie, una sonda a dardo ed una borsa da campo di pronto soccorso, contenente t utti gli strumenti indispensabili al chirurgo militare. Ma sopratutto è da ricordare che nel 1812 pubblicò in Milano << per gli ufficiali di sanità, sempre disposti a versare il loro sangue per conservare quello dei soldati )) un Ma.nuale di chirurgia, che dedicò al generale Fontanelli, Ministro della guerra. Questo trattato fu largamente diffuso e tradotto in parecchie lingue. Esso è diviso in due parti: nella prima sono descritte le ferite d 'arma da taglio e da fuoco e le emorragie consecutive,

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PROFILI DI CIDRURORI MILITARI ITALIANI

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nonchè la legatura. dello arterie, le distorsioni, le lussazioni e le fratture; nella seconda sono esposti i doveri dei chirurghi addetti alle armate in tempo di guerra e le norme per la difesa contro le malattie infettive, con un cenno infine sui furgoni da ambulanza e sul materiale sanitario. (1). !==~ IV. ANTONIO BOCCAFADAT I. - Nato in Modena 1'11 ottobre 1763, segui gli studi di chirurgia, avendo, fra gli altri, a maestro il sommo Antonio Scarpa, nel patrio Ateneo ove si laureò nel 1785. Nel fel)braio del 1792 ottenne la nomina di chirurgo maggiore d ella. prima divisione della. guardia a piedi del Duca Ercole III, e coprì tale carica fino all'ottobre 1796. Dal1794 al1797 resse inoltre la cattedra di istituzioni chinugicbe nello Studio modenese, e nel 1797 consegui anche la promozione a medico chirurgo di prima classe nel Corpo degli artiglieri cisalpini; e con tale grado fu assunto l'anno S(;'guente in servizio presso la Scuola militare. Nel 1799, con la restaurazione austro-russa, ritornò all 'insegnamento e, rientrati i francesi nel 1802, fu prescelto chirurgo dell'ospedale civile e militare di Modena. Più tardi, con decreto in data 16 novembre 1806, venne eletto a far parte della Commissione dipartimentale di sanità. (l } Qu'lst l proli Il. o1JJ ettatamen: e r.bbozzotl. senza altra prete: a, tranne Q\Iella di o!Trlro un modesto om: gglo sgll•toilC'! della medicina convcm.ti a twma neli'VU I R iunione Interna.. zlonale, l! anno a vLto qualche successo non eolo fra l uoRt rl cultori dc·gll studi storlco- medl cl. primo fra l quali il prof. Gi 1rdano, nuo,·o presi dente della Societa ln tcruazionnlc eù i protcs· sori BUanclonl, Capparonl, Col bor:elll, Castiglion!, Corsi.LI, .l' a'l"uro, Oualino, Picclninl, Uoncal!, roa bauno avuto anche una ~Jmpatloa accrglie1 :m da parte dci congressisti esteri, fra cui i profT. Sudbofl', Trlcot-Royler, J cnnselme. De Alc.,de, Goncoru, M~ìscr, Zombrnskj, De Llnt~ Frltz, Renaud, S iegerist, Gomoiu, BlUkloWicz, Szumo~wskl, ccc. Sono stati apprezzati ancora dal nostri l.ru!igni macatrl dJ chiT1ll'trla. Quali l protT. Ales.•andrl, Donati, Muscstcllo. Parlnvec.chio, sen. P ascalc, Tau~lnl, Tuslni, Toddci, Nigrisoli, ecc. A c.omplement.o delle notizie blogrsficbo su Paolo àPsalinl. Il c!Jìaristtlmo prot. Nlgrlsoll cl ba Inviata la seguente lettera, cbo ben volent ieri qui pubbllcbiruno, rlugrazhtndo l'illustre clinico del sno gentile interessamento: Bologna, 2 ott.abre 1930·VIII. CAllO CASARI:<!,

Mi congratulo à~i bei • Prof\11 di chlrurgbl mllltari italiani • che ho letto aubito con inlere&l!e e p~: 30M beUi e ulUisshlli. SC01"1'eeldo il profilo ddl'ABSalini, sono subito co-rso con la menU a quanto di ltti a~ letto ndla Storia di R~(Jio Emilia del Balletti, ed anche alcune rn>t~ pa.rl icolartg(J'i{l/e, che lo stor ico toreqio gentilmmù tra8Cf'Ì88e per me dai cronisti dd tempo, riUIUlrdanti iL !Ulilto oonlmt88{) dall'AMalini, quando BUlla pubblica t:ia ammazz6 il chirurgo Michele .'l'torini, :nto competitore d.'oS"pedale militare.. Ora io matulo a lei le rn>Hzit mase. percM, se crede, le vubblirhi nel • Giorualo di m cdiciua militare •. li: una macchia qra"e BUl n ome dell'A sscll·i ni. (forse Biti ora, atmen~ nei suoi pnrticolctrl, da moUi non emiliani ignt>rata); ma la 11Uil4 atl(Iflli tttUo. Il Balletti. 8Crio:e: • L'A88{)lini, tl<lto i l 15 ottmaio dell759 da L11zoaro, arcl!ialra dtllu Ducht:SW, sludiaro a Modena, a Pot:ia, a Londra e P11rigi: nel 1778 col frolello CiUStPpe s.;oloe inmtbl>lico H7 lui di fisica e nel 1787 dedica al padre il saouio: Sur lcs vl\h;scnu.~ lfnlpbll~I<IUcs. ;\'el l i!l2 pubblica ·il diiiCorso s<>r>ra un nuot:O strumento per l'r.stra<>iont della cateratta c viene dal Duca cliia· ·malo a R~oio come chiM<rgo e osletrùo dell'ospedaU Ili Santa Maria. E qu• c/1'egl' 'IICC'ide in .,ia ]}!ari il competitore Michele M orini, e trmta ri fugi() tra le S(J/dclle· 11Che francui ..... Il futuro grande chfruruo n on solo /tL ptrdonolo, ma Bi wbt la ectrica ambita • per la oiu.ta opinione •, cJae di lui a~a il paese! ... Bencht richiamato e riconciliata colla famiglia dd·

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PROFILI DI CHIRURGHI MILITARI ITALIANI

Nel 1814 Antonio Boccabadati fu nominat.o dal Duca Francesco I V

medico-chirurgo del battaglione estense e professore di istituzioni chirurgiche e di ostetricia. nell 'Università, e quindi, con altro chirografo del l o gennaio 1816, fu designato medico principale degli eserciti estensi. Morì nella città natale il17 novembre u~:32 . Il Boccabadat.i fu di va.sta coltura scientifica ed anche let.teraria.. Ci limiteremo a ricordare che nel J 805, per l'inaugurazione dell'anno accademico nell'Ateneo modenese, pronunciò l'elogio di Cesare Magati e nel 1819, per la medesima cerimonia, djsse l'elogio di Francesco Tort.i. Questi brillanti itiscorsi, che dimostra-no la sua profonda erudizione anche nel cam])O della storia della medicina, sono pubblicati nelle Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti di Modena, dell'anno 1858. V. TOllfMASO RIMA. - Nat.o 1'11 dicembre 1715 a Mosogno, nel Ca.nton Ticino, consegui nel 1799 la laurea a.d honorem. nell'Università di Roma e si arruolò nello stesso anno, col grado di chirurgo maggiore, nelle milizie, cbt~ si erano allora organizzate in difesa della Repubblica romana, segueudone, dopo la capitolazione. le sorti in Francia. Nel giugno 1800 si trovò con Napoleone I sui campi di Marengo, l'ucciso, w>n torna in p(tlria, uo~ (Ili e.wrciU frmu:c~i come chifltrao a .TaOa ecc ...... • (B,~t.U:TTI, • St.orin di Reggio Enlilin •. PI\S'· IH9 c 66 "L - Uon\'l~iui c Soc. Etlit.orl, Reuuio Emilia, 192!i). E adt&<fl all11 tra&·rizioll~ tlell« crnMCa . J)all~ notizie dei cronisli Uocca ~ V ioni. rist<ltn che le trv.mre tra>~cesi, ctmdoUe dal T'aboi.s, oiun·

u o. Rcaoio il 21 aiuo:~n e ne r ipctrlirorw i l 1° /.uolio 1701\. C i ò prcmc.<so. il Ilreca narra: • A PJIItltlo quP.l ui •>rno che ltt d ;,isiOioe J'nbois s/i l" cn t·erso :11orlenn il rlt~tlorc /i~?ico Assa/ini ut~ise il c/liruroo Mkhele ,l/orini nella vi~ ''lf(li. tldla fle' .lfori, JJf'T lriclrt at>ule a causa d~l/·I)~Jlilalc mililarc, che l'Ansolini si a~:eva ottenuta la currr, che il .Uorini lHcet~a a st spettare Utle incllmbMZ<t. • Commuso l'mnicitlio, rollo /1t(}tft l'As~a/ini. c SQIJTtl(l/7i.unse !11 lr>tp)Hl frtmcCJ>t nella .~ua re· troguardia, che trr>t:t~IJa$i a Sm• Maurizio. spirurmtfo a 'lttrl cmnnndmue il tatto col colr>re, che c-iq cwe:;se foUo p er sostenere la wr~.:~a <lrll<t Romii/Jiico. eli cui. il :llorini si era nem ico clichilrrctto. Ap· 11WtiO per quellifl, soproaailllrlo 1tna pntlttalia dd. soldati r.stensi )Jer ttrrc.rlarc l'.-f~&tli11i, ma, postc. d<Ll CouwriS<..'<aritl !ra11n:se la Cfll'l:ardll trknl oralrt nel Cct1111tllo ci~J. fuo(lil i'!Jo, inoi.mtsc nllo- pattuolilt di

retrocedei-e, muttre l'Assalil1'i, speltaiJa ttllct trtt11110 !raru:c.1e, qvella inlimorit<t ubbid·l t retrocedette. • La nwrtr- cl-d .llurin.i. 1r.tm /u. in f/Uf'.si.Cl vc:ca~ione cW. ni1UHJ contpioniu. per c.sscre ubbuslu.11.Z(' conosciuto per un deciso realista. L'AIISclli.ni "emte in contumacia crimi,wlmtllle proces.•ato, il di cui. pr~so è tultavin. aperto. Ti'rntltmJo diverme chirurgo dcll'Armal<t Francese. Ae(IILÌ llorw.)Hlrie in l·.'uitto. con lui r clrO<'etlelte in Frclflria. diventv ill segrtito Protomedico del Vice Ile tl'Iutli4., tece. di~Jerse PTlxjuri<ini ·~Ila sua pro/essinne con 0.7J1)1atts-o, ed ora s-> tr<>tVJ n .Vavoli con uri.do. Così tm delitto prod~ l~ SU<! torttma. e tanw, ont!e disse beM U P·i {]rwtli.:

• Che uoo atc.~o delitto sorte diverso tl\t.o altri è lnt.to Ho, altri lmpiccoto •.

(Cronaca VJAI<I

J.VWI. -

archivio di Swto <li Reggio Emilio, pug. 75).

ScritJ<:ndtl a ·me nel oenn<:~io tlel 1929, il Balletti aqgittll(Je1Ja: • TI faUo non è cmtlullltO da altri documenti. Non so se t.•istan.o le c«rte del 7JrO<'USo. ma se mlli le intere88llno, ne farò ricerca •. Lui(li. Virtni fu ttn cronista frcuoco t.d ttn rtrd6nle repubblicano. ed an;;lle per questo non prtd es· /lllre sospt'Jillto tli 11ralani mo "rso l' A881tHni. l<.'i.l io ricordo poi di aver sentito ripetere anche t!cd mio amico dott. 1:5/orza , chirurgo primario di /leggio F.:milia: • L'Assalini fece la stta forlrtna ctmmcrz· .COJ'tdo .'-!orini e.. llo rit:vocalo, e c01~ rl<Jlorc. una brutta r icenda, ma la t1CriUl. ,.iptl tl, otulllti tutto. u.'"Rrow NtGRil!OLI.


PROFILI DI CHIRUROBI MlLITARI ITALIANI

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e preso parte alle campagne successivo del 1801 e 1805. Più tardi fu destinato alla. direzione degli ospedali militari di Pistoia, di TJucca c di Siena; in seguito fu trasferito a quello di Milano, ove sostenne un <>same di controllo per la nomina a chirurgo maggiore. Prestò servizio anche alla Scuola militare di Modena, allora istituita. Dopo avere partecipato col reggimento Dragoni della Regina alle operazioni di avanzata sull'Adige, dirette dal generale Massena, fu nominato direttore dell'ospedale militare di Trieste e nel1806 fu richiamato a. ~'lilano come chirurgo primario. I/ anno successivo ottenne la cittadinanza italiana e la nonùna d i chirurgo in capo degli ospedali militari: durante la permanenza dcll'Assalin.i in !spagna, fu designato, in sua sostituzione, all'insegnamento della clinica e deUe operazioni uhirurgiche per i corsi di perfezionamento degli uffieia,J i di sanità. Nel 1811 Tommaso Rima fu trasferito col titolo di professore di clinica alla direzione dell' ospedale militare di Mantova ove ebbe occasione di guarire, con abile intervento chirurgico, il Principe Luigi GonTOlDIA ~O li l )lA zaga da una gravissima (! 77:>- I.H3) affezione. Alla fine dell'anno fu trasferito alla Scuola militare di Modena, nel 1812 fu promosso ispettore di sanità, e nel 1814 fu destinato a. Pavia per impiantarvi un ospedale militare. Collocato a riposo, conseguì presso quella. Università il diploma in medicina e chirurgia per tutto l' Impero e frequentò assiduamente le lezioni del Panizza., del Cairoli, dello Scarpa e d el Moriggia, che vollero annoverarlo fra. i loro amici. Più tardi, fu richiamato in servizio ed assegnato alla piazza forte di Legnago, quale medico in capo, ma, per sopravvenuti motivi famigliari, rassegnò le dimissioni dal Corpo sanitario e(l, in seguito a concorso, fu no~ninato chirurgo primario della città di ~avenna ove ist.itui anche una Scuola di levatrici. Nel 1823, sempre per concorso, fu prescelto fra molti aspiranti a


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PROFILI DI CHtRURGRI MILITARI ITALIANI

chirurgo primario del civico Ospedale pro'\'in.ciale di Venezia e, per i suoi meriti indiscussi, fu nominato membro onorario dell'Ateneo Veneto. -rtl orl in quel nosocomio, si può dire sulla breccia, nel 184~i, a 6R anni. Della poderosa attività scientifica di Tommaso Rima, è da ricordare anzitutto la traduzione della classica opera del Dufouart sulle ferite d 'arma da fuoco, che venne distribuita a tutti i chirurghi dell'Esercito, ed in particolar modo gli studi sulle varici, compiuti negli ospedali militari di Pavia e di 1\fant.ova, che ancor'oggi sono descritti e riferiti erroneamente sotto il nome del Trendelemburg, il quale, si noti, se ne occupò 75 anni dopo. Infatti, sin dal dicembre 1825, il Rima presentò una comunicazione preventiva all'Ateneo Veneto, con la quale rendeva nota la sua dottrina patogenetica ed i dati semiologici sul movimento inverso del sangue venoso, come causa ed effetto delle varici, illust rando con dimostrazioni sperimentali e dando esatta interpretazione sul meccanismo, col quale si conseguiva la radicale guarigione mediante la legatura alta della safena. Anche il fenomeno, così detto, di Trendelemburg, per la dimostrazione dell'insufficienza valvola.re nelle varici degli arti inferiori, deve essere rivendicato a Tommaso Rima, che l 'osservò e descrisse circa tre quarti di secolo prima di lui. A questi chirurghi delle campagne napoleoniche deve aggiungersi Giuseppe Cervi, che pa.rtecipò a tutte le spedizioni, compresa quella di Russia, guadagnandosi la medaglia d 'oro al valore ed ancora Carlo Botta, il quale, laureatosi nell'Università di Torino ed imprigionato per un articolo inspirato a principì liberali, lasciò, appena libero, il Piemonte e passò in Francia, arruolandosi come chirurgo militare dell'Armata. Allorchè le t ruppe francesi. occuparono alcune isole della Grecia, il Botta fu destinato al presidio di Corfù come direttore di quell'ospedale militare. Quivi egli compilò un'interessante memoria stùle malattie predominanti nella regione, con note illustrative, sul clima, Stùla fauna e flora e sulle condizioni telluriche locali. Superfluo è ricordare che Carlo Botta fu storico insigne della nostra Italia c della guerra dell'indipendenza dell'America del N ord, per cui la città di Washington gli eresse un monumento: VI. ÀLESSANDRO RIBERI. - Nato il 17 aprile 1794 in Stroppo, paesello montano in quel di Cuneo, si laureò in chirurgia n el 1815 presso l'Università di Torino e nel 1817 in medicina nell 'Ateneo di Genova; in seguito fu destinato come chirurgo assistente all'ospedale di San Giovanni Battist.a in Torino ove ebbe p er maestro Lorenzo Geri. Nel 1825 fu nominato professore sostit uto di chirurgia, e l'anno dopo insegnante di operazioni chirurgiche e di ostetricia. Più tardi, per lo spontaneo ritiro del Maestro, a soli 31 anni, fu elevato alla cattedra universitaria, e ben presto si affermò fra i più illustri clinici dello Studio torinest>, tanto da essere designato preside della facoltà, chirurgo primario dell'Ospedale di San Giovanni e consnlente di quello 1\fauriziano. Fu anche fondatore della Società medico-chirurgica ed ottenne dopo pochi anni clal Re Carlo Alberto di mutare il titolo in quello più onorifico di R eale Accademia di medicina di Torino.


l'ROFILI DI CRIRUlWlH MrLITARl ITALIANI

Il

Alessandro Riberi deve essere sopratutto qui rit'vocato come instauratore del Corpo sanitario militare. Nominato a 25 anni chirurgo maggiore del Corpo di S. M., dopo pochi anni fu chiamato a far 'Parte del Consiglio superiore di Sanità militare, di cni nel 1843 venne eletto presidente, carica che resse per ben 18 anni, con grande energia e competenz::1.. Durante questo lungo periodo, svolSe opera attiva. ed efficace per la riorganizzazione del Corpo sa.nitario, elevando la posizione morale e materiale dei medici militari, che furono, da allora in poi, reclutati con l'obbligo della doppia. laurea ed attraverso a severi concorsi. Migliorò ancora la loro coltura tecnico-professionale, sia costituendo presso gli ospedali militari le prime biblioteche e promovendo le conferenze scientifiche mensili, nonchè le esercitazioni di medicina operatoria sul cadavere, sia fondando nel 1851 il Giornale di medicina militare ed assegnando ogni venti mesi un premio di lire 1000 per gli ufficiali medici dell'Esercito e della Marina, autori delle migliori memorie originali su temi messi a concorso dallo stesso Consiglio superiore. Eletto, nel 1848, deputato· al P arlamento subalpino per il Collegio di DroALEssANDRo RJDERI nero, difese alla Camera i (I794-186tl diritti del Corpo sanitario e ne magnificò le sue grandi benemerenze in pace e in!'guerra. Dopo un anno, nominato senatore del Regno, diede nel più alto consesso nuove prove del suo grande interessamento, ottenendo una maggiore elevazione morale e più eque retribuzioni per gli ufficiali medici, che fluono compresi tra le cosi dette armi dotte. Carlo Alberto, per i suoi meriti eccezionali, lo nominò medico della Real Ca'Sa, cavaliere e consigliere dell'Ordine Civile di Savoia e membro


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PROFIU Dl CHIRVR CHI MILITARI ITALIANI

del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. Ed il Riberi si dimostrò veramente riconoscente e fu benemerito della Patria per le assidue cure prestate all'infelice Monarca, seguendolo in esilio ad Oporto e ra.ccogliendone l'ultimo respiro. Ugualmente Vittorio Emanuele II ebbe per Riberi non minore stima e incondizionata fiducia.. 1\la. dopo il ritorno dal Portogallo la aalute del grande chirurgo, minata dall 'età e logora dal febbrile, estenuante lavoro, andò lentamente declinando, tanto che egli non potè più attendere alle predilette occupa.zioni dell'e::;ercizio professionale, che da ta.n ti anni andava esplicando disinteressatamente in ogni classe sociale. :Morl serenamente il 18 novembre 1861, pronunciando queste memorabili parole: cc L'uomo deve saper vivere e deve saper morire. Incresca l'abbandono della vita a chi la visse senza. propositi, non a chi ha la coscienza di averla utilmente spesa». Il Corpo sanitario militare, a sciogliere il debito di riconoscenza, volle inaugurare nel cinquantenario della sua morte, auspice S. "M. il Re, un monumento al suo benemerito istauratore nel borgo natio, al cospetto delle Alpi maestose. Alessandro Riberi, per forza di volontà e per prontezza di ingegno, seppe assurgere alle più alte cariche dello Stato e la sua fama valicò ben presto i confini del piccolo Piemonte. Primo in Italia, il 29 gennaio 1847, a pochi mesi della scoperta del metodo, praticò la prima eterizzazione operando un giovane per fiss·wra ani c-um spa.smo; e con gli allievi Fenoglio, Pertusio e Bruno iniziava nella sua clinica una numerosa serie di ricerche sulla narcosi eterea e cloroformica. P er primo ancora eseguì la litotrizia con lo st.rumento di H eurteloup, facendosi fer vido promotore del taglio lateralizzato nella cistot.omia perineale. Praticò inoltre una completa estirpazione del mascellare superiore e con grandfl abilità fu tra i primi a compiere le cla!';Riche operazioni proposte dal Velpeau, Brocà, Lisfranc, Dieffenba.cb e Roux. Propose infine metodi originali per la cura. dell'ectropion, della cataratta, delle fistole saliva.ri e lacrimati, della nevralgia sopraorbita.le, col ta.g-lio e successiva ca.uterizzazione del nervo, per la riduzione delle fratture e delle lussazioni dell'omero, per il trattamento dci piedi torti equini e per l'estirpazione dei calcoli vescicali e delle €'morroidi. Fra le sue importanti pubblicazioni, ricorderemo la memoria sulla cangrena nosocomiale o contagiosa, di cui dimostrò la trasmissibilità, inocula.ndosi egli stesso il virus; l'altra sulla contagiosit.à della risipola; il trattato sui seni, fistole e principali malattie delle vie lagrimati, la memoria. sulla blefaro-oftalmo-terapia operativa, lo studio sullo infiammazioni a ba.se a."~.eriosa e venosa ed infine la relazione al Senato del Regno sul progetto di l('~ge per la Convenzione internazionale sanitaria sulle quarantene. Le lezioni del Riberi, impartite con mirabile chiarezza, furono raccolte dai medici militari Fabre e Pecco in tre volumi, e costituiscono un classico trattato di chirurgia veramente italiano, non compilato, secondo l'invalso costume di allora, sulla falsariga della produzione straniera. E, dopo tanti anni, formano ancora oggetto di consultazione da parte d egli stufliosi.


PROFrL I DI CHIRURGHI MILITARI ITALIANI

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VII. FB.ANCESC9 CORTESE. - Nato a Treviso il 22 febbraio 1802 e laureatosi nell'Università di Padova nel 1823, segui successivamenta nell'Istituto di Vienna un corso triennale di perfezionamento ehirurgico. Nel 1828 fu nominato, per titoli, chirurgo provinciale di Venezia e nello

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FRANCE$("0 CORTE>E

(1802-1 883}

stesso anno, rimasta vacante la cattedra di clinica chirurgica nell' Ateneo padovano, riuscl il primo della terna nel concorso. Nel 1836 fu cbiamat.o all'insegnamento di anatomia umana in quell'Università, ove istitul un importante museo, dotato di 800 preparazioni anatomiche, da lui stesso eseguite.


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P.ROF1Ll DI CHHtUROHI MrLJTAlH ITALIANI

N el 1848, per le sue idee liberali, fu costretto a lasciare la città e fii anuolò come medico di batt,aglione nel 3° R eggimento lombardo; partecipò così alla prima campagna dell'indipendenza, dando prove di valore nella sfortunata battaglia di Custoza. Terminata la guerra, riparò in Piemonte e dal Governo Subalpino fu assegnato, col grado di chirurgo maggiore, all'ospedale militare di Torino, poi a quello di Asti, come chirurgo maggiore in capo. Nel marzo 1849, alla ripresa delle ostilità contro l'Austria, fu destiuat,o chirurgo principale al Quartiere generale della Divisione lombarda. Nel 1859, all'inizio della za campagna, prestò la sua opera assidua e sapiente ad un migliaio di soldati italiani e francesi e ad un centinaio di ufficia,li feriti nella battaglia di Montebello, ricovera.t i negli ospedali di riser va di Alessandria. In seguito, nominato medico vico-capo, seguì gli eserciti alleati ed, in circostanze difficilissime, dopo la gloriosa giornata di San Martino, si prodigò con instancabile attività nel prestare i primi soccorsi all 'enorme numero di feriti, sgomberati sugli ospedali di riserva di Desenzano, di Brescia e di Milano. Nel 1860, promosso ispettore, fu destinato come medico capo per la P ca.mpa,gna dell'Utlità d 'Italia; e per tutta la durata della guerra organizzò efficacemente e prontamente il primo soccorso, trasporto e ricovero dei feriti e malati, sia dopo la battaglia di Castelfidardo e l'assedio di Ancona, sia dopo i fatti d'armi d 'I sernia, del Garigliano e Volturno, sia infine nell'assedio di Ga-eta, dove riuscì a domare in pochi giorni lma gravissima epidemia di dermotifo. Per tali benemerenze fu nominato ufficiale dell'Ordine militare di Savoia. Nella 3a guerra dell'indipendenza italiana del 1866 il Cortese fu dexignato medico capo del servizio sanitario, e per le sue eminenti qualità tecniche ed organizzatrici, fu ricompensato con la menzione onorevole al valor militare. Nel 1867 fu delegato dell' Italia a Parigi alla Conferenza internazionale dei Comitati di soccorso per la revisione della Convenzione di Ginevra, e nel 1871 si recò in missione in Germania per studiare il funzionamento dei servizi sanitari presso l'Esercito pruasiano durante la campagna contro la Fra.ncia. Nello stesso anno fece parte di una commissione istituita dal Ministero della guerra per concretare proposte circa l'ordinamento del servizio sanitario e riuscl. a fare ottenere ai direttori d 'ospedale, oltre la direzione tecnica, anche quella amministrativa e disciplinare, conferendo loro in t al modo tutta l'autorità di comandante di Corpo. Nel 1873 Francesco Cortese fu eletto Presidente del Consiglio superiore di Sanità militare ed in quest'alta carica promosse opportune riforme e miglioramenti negli organici del personale e nelle dotazioni del materia.le e provvide alla revisione e ricompilazione dei regolamenti sul servizio tecnico, sulle operazioni di reclutamento e sulla legislazione delle pensioni. Finalmente nel 1877 dal Corpo accademico dell'Ateneo padova.no venne nominato professore universitario emerito. Nel 1880 fu costretto a chiedere il collocamento a riposo per motivi di salute e trascorse gli ultimi anni nella quiete famigliare. Si spense in Roma il 24 ottobre 1883.

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PROFILI DI .CSTRURCHI .MILITARI ITALIANI

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Dell'opera scientifica di Francesco Cortese, accenneremo anzitutto

alle u Considerazioni pratiche sulle ferite d 'arma da fuoco >>, nelle quali fa un esatto paragone tra gli effetti balistici dei proiett.ili sferici e quelli conici, introdotti per la prima volta nella campagna de 1859, deducendo utili e pratici insegnamenti ; la memoria cc sulle ferite che riportano i cannonieri se parte il colpo nell'atto di caricare ,, e sopratutto la «Guida del medico militare in campagna », opera classica, che in una prima. parte tratta della chlrurgia, di guerra propriamente detta e delle feri te in rapporto ai primi soccorsi (il medico militare sul campo e nelle ambulanze) e nella successiva espone la cura delle l(•sioni in second o tempo negli stabilimenti sanitari delle retrovie (il medico militare degli ospedali). E sono ancora da ricordare le memorie cc suJlc imperfezioni superstiti alle ferite ed alle malattie contratte in campagna ))' lo studio cc sulla istituzione delle compagnie di sanità », la monograJìa « stùle malattie cd imperfezioni più frequenti nelle reclute e mezzi atti a prevenirle ))' che gli valse il premio d ell'I stit uto lombardo di scienze e lettere; la dissertazione «sui Comitati di soccorso a.i feriti e malati in guerra n ed in particolar modo le << Reminiscenze di un viaggio in Germania ,>, in cui d e· scrisse e commentò la meravigliosa organizzazione sanitaria dell'Esercito

tedesco nella guerra franco-prussiana. Vill. FERDINANDO P ALASCIANO. - Kato a Capua il13 giugno 1815, ai laureò in Napoli nel 1839. Le sue benemou·enze come precursore della Croce Rossa formano oggetto di una comu.nicazione, che riassumiamo in breve spazio più avanti in questo stesso fascicolo. Quì ci limiteremo a rievocarlo come chirurgo, ricordando che nel 1841 si arruolò, col grado di medico di battaglione, nell'E sercito borbonico; ma nel 1852, per la sua natura irrequieta e indipendente, abbandonò la ca.rriera militare ed, in seguito a concorso, vinse il posto di chirurgo primario nell'ospeda le degli Incurabili in Napoli ove seppe ben presto mettere in evidenza h sua grande dottrina e la sua non comune abilità operatoria. Né si deve dimenticare la parte presa da Ferdinando Palascia.u o nei consulti, che seguirono numerosi, sulla ferita di Giuseppe Garibaldi, colpito ad Aspromonte al piede destro da una palla di carabina n el pomeriggio del 29 agosto 1862, al Varignano ove, come ricorderemo a suo tempo, il generale fu trasportato dalla Calabria, e visitato d<\ insignì clinici. D Palasciano, che fu tra i primi ad a.ccorrere al letto del generalo, fin dal 7 settembre dia.gnosticò la presenza del proiettile nella. lcsiOIIW, determinante processo suppurat ivo, mentre nel consulto preredcnt.e d PI giorno ·l i proff. Porta, Rizzoli, Prandina. De .Negri o Riboli avevano emesso il dubbio che la palla non si trovasse piì1 nt•ll 'articolazione t.ibiotarsica, ma fosse rimba.lzata fuori . Nel 1864 Ferdinando Palasciano fu norninat.o dir<'t.tore della clinjcn, chirurgica dell'Università di 1\apoli , ma si din1ise dopo app<'na due anni, perchè non volle attenersi agli ordini minist.eria.li di tra•.:;ff'rire la clinica dall'ospedale degli Incurabili in ambien t.i da lui ritenut i poco igi(·nici c per nulla rispondenti allo scopo.


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PROFILI DI CHIRURGHI MILITARI ITALIANI

La Camera. per tre legislat.ure ed il Senato, fin dal 1876, lo ebbero fra i membri pii1 insigni. Fee.e inoltre parte del Consiglio superiore della Pubblica istruzione e rappresentò l'Italia in una ventina di Congressi: fu infine socio onorario di 8 Accademie scientmche straniere e di numerose italiane. Morì in Napoli il 28 novembre 1891. Vasta è la produzione scientifica di Ferdinando Palaaciano. Ricorderemo anzitutto la (lissertazione sull'antrace e favo, in cui riporta una numerosa. stat istica dei ca,si da lui trattati, sia con la. cura aspettante, sia con l'intervento chirurgico mediante incisioni od a mezzo di caustici potenziali o attuali, rivendicando quest'ultimo metodo al Severino; la memoria sull'auto plastica, nella quale attribuisce giustamente a Celso il met.odo così detto francese ; quella sulla litotornia perineale latera.lizzata, in cui fa risalire h~ priorità del processo a .Mariano Santo i quello sulle fratture del femore per arma da fuoco, con la descrizione di un nuovo apparecchio di contenzione. E non meno import anti sono gli or·iginali processi da lui ideati di cura locale della spina F'I!RPIS.\S OO PALASCLI.NO bifida, le memorie e le (l$15-189J) osservazioni sulle anchilosi angolari del ginocchio, in cui propone di associar~> alla rottura delle aderenze la tenot.ornia sottocutanea del tensore della fascia lata ed, eventualmente, del bicipjtc, del semitendinoso e del semimembranoso, preludendo così al trattamento della. mobilizza.zione delle articolazioni i lo studio snl restringimento dell'intestino nell'ernia strozr.ata. e sul modo di dilatarlo per ingnaina.ment,o, nel quale consiglia di praticare la divulsione del lume intestinale col dito infossato attraverso la parete. Ed ancora la memoria sulla superiorità della narcosi eterea fatta col metodo italiano, in confronto di quella cloroformica. Fra i primi, intuì la contagiosità delle forme suppurative nei reparti chirurgici ed allesti inoltre nella sua clinica speciali locali d 'isolamento per i colpiti da t::t,Ji affezioni; nè si deve dimenticare che nelle amputazioni


l'BQJ'ILI DI OBIRUROKI KILI'.U.JU ITALJANI

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delle dita e dell'asta introdusse il trattamento col ferro rovente, precorrendo cosi di moltissimi anni il termocauterio e la galvanocaustica. Fondò infine e diresse «l'Archivio di chirurgia pratica», che giustamente va sotto il nome di u .Archivio del .:Palasciano ».

IX. - FELICE BAROFFIO. - Nato in Milano il 3 ottobre 1825, partecipò nel1848, ancora.. studente, all'insurrezione popolare delle cinque giornate e più_ tardi alla difesa di Treviso contro le truppe del m~resciallo Nugent. Laureatosi a Torino nel febbraiol849, si arruolò subito dopo col grado . di chirurgo maggiore in 2a nell'Esercito piemontese e prese parte alla br~ve campagna, che fìni con l 'infausta battaglia di Novara. Nel 1855 fu destinato a far parte del Quartiere generale della I divisione del Corpo di spedizione in Crimea, e nell'ospedale dei colerosi di K amara curò un gran numero di colpiti, contraendo egli stesso l 'infezione, con serio pericolo di vita. Durante la campagna del 1859, fu destinato, all'inizio delle ostilità., al Quartiere generale ed in seguito, come medico di reggimento, partecipò alla battaglia di San Martino, conseguendo la. medaglia di bronzo al valore militare. Dopo l 'armistizio, fu destinato alFELTCB Baomo l 'ospedale di Milano e, (ISl!5-IS03) promosso nel 1862 medico divisionale, fu trasferito a quello di Torino ove ebbe l'incarico della redazione e successiv!lJDente della direzione del Gùmtale di 1nedicina militare.

· Nel 1864 fu inviato a Ginevra quale rappresentante d'Italia .alla I Conferenza internazionale per il miglioramento della sorte dei feriti in

guerra, ed ebbe l'onore di apporre la firma al più umanitario dei trattati che la Storia abbia mai registrato. ~el1876 partecipò alla 3a campagna dell'indipen.denza italiana, dando nuove prove di eroismo come coman2 - Giornale df m.edicino mfiiton.


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PBO.Iìr:LI DI . cHIBUlWRI· .MILITARI ITALii\N'I

dante dell'ambulanza della 17a.• Divisione. Fu ·ancora .direttore dell 'ospe~ dale. militare. di Firenze e nel 1878 venne promgsso dirett.ore di sanità del Corpo d 'Armata di Torino. Nel 1885 fu inviato ad Anversa quale membro della gìurìa internazionale per il conferimento del premjo della Croce Rossa al miglior t.ipo di baracc.a smonta.biiE>, e più tardi, fu -nominato rappresentante ufficiale alle Conferenze internazionali dPlla .Croce Rossa ili Carlsruhe e di Roma. Nel 1887 consc•gni la promozjone a maggiore generale medico e nel 1892 quella di I spettore eapo di sanità militare. Colpito da bronco polmonite, nonost.ante le a.ssidue cure del suo grande amico Guido BaccelH, mori in Roma il 13 giugno l R93. Mult.iforme è l'attività scientifica di ~"'elice Baroffio, Nel 1858 consegui il premio Riberi per una memoria sulla alimentazione del soldato, redatta in collaborazione col dott. Quagliotti; un secondo premio riportò nel 1863 per l'opera magist.rale stùle ferite d 'arma da fuoco. Ma sopratntto sono da menzionare il << Compendio di chirurgia di guerra n, che fu compilato sulla relazione sanitaria ·della guerra di seccessione americana (1861-65), tradotta insieme all'allora capitano medico Sforza dall'opera monumentale di Barnes ed Otis, e la << sintesi della relazione sanitaria durante la guerra franco-prul>siana sugli eserciti tedeschi», con un'interessante statistica e caswstica delle varie lesioni, classi.fìcate secondo le regioni. Fece anche intcrf>ssanti ricerche sulle malatt.ie ed operazioru dentarie, originali osservazioni sul liqwdo emostatico de-l Cnrei e sull'uretrotomia, e compilò infine importanti relazioru sulle Conferenze internazionali della Croce Rossa e sul servizio sanjtario in campagua, in rapporto al trasporto ed al ricovero dei feriti e malati. X. GIOVANNI FH.ANCESCO I~A NDONE . - Nato ad Entraque, in provincia di Cuneo, il 15 dicembre 1842, si laureò a Torino nel 1866 ed, arruolatosi poco dopo n eU 'Esercito col grado ili medico aggiunto, prese parte alla 3a campagna dell 'indipendenza nazionale, rivelando una non comune abilità. operatoria nel prestare soccorso ai feriti della giornata di Custoza. Nel l 878 fu inviato a Potenza ove si era manifestata una. grave epidemia colerica, e, per l'opera attiva e sapiente spiegata nella repressione del morbo, fu ricompensato con la medaglia d'argento dei benemeriti, della salute pubblica. Designato nel 1 884 alla cattedra di traumatologia di guerra presso la. Scuola di applicazione di sanità militare, fu il primo ad imprimere all'insegnamento nn indirizzo eminentemente pratico e sperimentale. Promosso maf!giore medico nel 1887, esplicò negli ospedali militari di Torino e di Rave.u na la sua particolare attività operatoria, eseguendo, fra i primi, importanti illterventi chirurgici. Fu in seguito direttore dell'ospedale militare di Milano, poi direttore di sanità dei Corpi d 'Armata. di Genova e di Torino. Nel 1904 fu promosso maggiore generale e l'anno seguente tenente generale medico, ispettore capo di sanità. militare. Mori a Rapallo il 20 marzo 1911. Della sua vasta coltura nella specialità, Giovanili Francesco Randone diede illdubbie prove con due importanti memorie: la prima sulle rese-


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zioni; l'altra sulla cura delle lussa.zioni, distor~ioni e contusioni delle principali articolazioni, che furono me.rita.~amente onorate del primo premio in due distinti concorsi Riberi. Fu anche fra i primi ufficiali medici che si occuparono di infortunistica. e di medicina del lavoro. Nell905 e nel 1907, quale rappresentante d' Italia, partecipò ai Congressi internazionali di Liegi e di Bruxelles degli infortuni e delle malat· tie professionali: e nel ~---1909 fu eletto vice-presidente del II Congresso internazionale degli infortuni sul lavoro, che si tenne in Roma. Promosse a n c or a provvide disposizioni nel campo della medicina legale militare e della legislazione sulle pensioni, ed elaborò interessant issime memorie sull'ernia-infortunio, sua riforma e cura radicale, nonchè preziose rilevazioni statistiche sulle lesioni violente nelle forze armate e sull'attività operatoria negli stabilimenti sanitari militari. Nel l906 rappresentò ugualmente l'Italiaa lla Conferenza internazionale di revisione della convenzione di Ginevra della Croce Rossa, ed in quella. circostanza riuscl, fra non poche difficoltà, a fare approvare la sanGJov.&n'l Fl!.ANCBSco R.Alfoon zione, per noi vantaggio(18(2-1911) sa, poichè in quell'epoca al trasporto delle nostre unità sanitarie si provvedeva con veicoli di requisizione, il principio dell'inviolabilità del materiale di sanità delle formazil)ni mobili, qualunque fossero i mezzi di trasporto ed il persona.le conducente. Nel 1909 pubblicò in Torino una pregevolissima (• Guida del medico militare in campagna », in collaborazione ad altri colleghi, nella quale, con grande competenza e chiarezza, trattò tutta la parte riguardante le lesioni di guerra per arma da fuoco e la loro cura, illnst.rando pa.rticolarmente le ferite delle varie regioni ed i più recenti metodi operativi. Merita. infine di essere ricol'dato uno studio completo sul trasporto dci feriti e malati in guerra. per via terrestre, ferroviaria ed acquea, pubblicato in Milano nell'Enciclopedia del Va.llardi.


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' ~XI. PIETRo IMBRIACO. -Nato a Foria di Centola in provincia di

Salerno, i l 15 gennaio 1845, si laureò nel1866 nell'Università. di Napoli e l'anno seguente entrò nel Corpo sanitario col gra~o di sott'otenente medico, distinguendosi ben presto per la sua non comune abilità. operatoria, che ebbe campo di esplicare con grande attività negli ospedali militari di Bologna, Napoli e Firenze, ove fu anche incaricato di impartire agli ufficiali medicì corsi pratici di anatomia chirurgica e di operazioni sul cadavere. Conse.guite per titoli due distinto libere

docenze, l'una in traumatologia Mll' Ateneo napoletano, l'altra in medicina. operatoria nell'Istituto superiore degli studi in Firenze, nell892 fu nominato insegnante di tra.umatologia di guerra e di operazioni chirurgiche presso la Scuola di applicazione di sanità militare, cattedra che resse degnamente per circa 8 anni, durante i quali istitui un museo traumatologico, che a,rricchl largrunente di preparazioni an atomo-patologiche. Fu per molti anni djrettore di sanità del Corpo d 'Armata di FiPDI'!BO Ilf:BIW.CO renze e nel 1907, pro(1841H918) mosso maggiore generale medico, fu incaricato d ella direzione di questo periodico. Nel 1909 fu designato alla più alta carica di t enente generale e di Ispettore capo di sanità. militare, che tenne con onore fino al1911, allorchè fu raggiunto dai limiti di età.. Mori nel paese natio, il 6 marzo 1918. Dell'importante produzione scientifica di Pietro Imbriaco, daremo il primo posto alle ricerche sperimentali sull'azione dei fucili da guerra e specialmente del fu cile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro, eseguite dal 1894 al 1898 in Firenze. In questo lavoro non si limitò a studiare l'effetto balistico dei proiettili sui tessu ti, che avessero qualità più approssimativamente rapportabili ai diversi tessuti umani, ma anche su pezzi anatomici e su animali viventi, dimostrando cosi la loro azione esplosi va e la nessuna azione battericida. per effetto del loro riscnldamonto.

Di non minore interesse furono la memoria sulla cura delle lesioni chirurgiche nelle gneqe passate e future, le osservazioni sull'esplorazione ..... .. \

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delle ferite nelle guerre moderne e sui nuovi mezzi per praticarla, le note sull'asepsi e sull'antisepsi in chirurgia di guerra e sul nuovo pacchetto di medicazione, la conferenza sulla evoluzione storica della chirurgia militare e sulla proporzione dei morti e feriti nelle guerre passate e nelle guerre avvenire. Modificò ancora alcuni processi, come quello di Langenbeck per la resezione dell'anca, allo scopo di risparmiare il gran trocantere e quelli noti di disarticolazione del piede, per assicurare l'integrità dell'arteria tibiale posteriore e facilitare la sezione delle ossa della gamba e quella del calcagno nei processi ost.eoplastici calcaneari. I suoi studi di chirurgia generale e. di guerra furono ancora integrati da quelli non meno importanti sull'organizzazione dei servizi sanitari in campagna, per i quali dettò preziosi insegnamenti circa le norme da seguire per il soccorso e trasporto d ei ferit.i. Dotato di acuto senso critico, già trent'anni or sono, preconizzava fra i primi l'intervento chirurgico nelle ferite addominali di guerra, proponendo l'istituzione di adatte auto-ambulanze e di appositi. ospedali, con personale tecnico specializzato. Partecipò infine ai Congressi medici internazionali di Roma, di Mosca, di St. Louis, di Lisbona e di Budapest, come rappresentante dell'Italia, ed in queste assemblee affermò il principio dell'interscambiabilità delle unità sanitarie, che fu più tardi accolto nelle riunioni internazionali di chirurgia di guerra, che si tennero durante l'immane conllitto mondiale dai vari delegati delle Sanità. militari degli eserciti alleati. XII. LORENZO BONOl\fO. - Nato ad Andria il 14 ottobre 1857, si laureò in Napoli nel 1883 ed entrò l'anno successivo nella famiglia sanitaria militare. Dopo una forte preparazione scientifica, anatomica e clinica., formatasi nella Scuola di Roma, sotto la guirla del prof. Durante, fu designato alla cattedra di tra.umatologia di guerra e di medicina operatoria presso la Scuola di applicazione di sanità militare, che tenne con onore dal 1897 al 1901. Quivi seppe guadagnarsi ben presto l'affetto e l'ammirazione di una. numerosa schiera di discepoli : e l'opera sua fu degnamente premiata con la promozione a ma.ggiore medico per meriti eccezionali. N elle varie circostanze di calamità pubblica, che funestarono l'Italia, Lorenzo Bonomo fu sempre il primo ad accorrere ed a portare il provvido soccorso del suo sapere. Così nel terremoto calabro-siculo dcl1908 prodigò tutto sè stesso nella cura dei feriti, dando per primo l'esempio di una meravigliosa attività.; cosl, durante l'epidemia colerica del 1911 nell'Italia meridionale, esplicò in modo mirabile la sua umanitaria missione, sicchè fn ricompensato con due medaglie d'argento di benemerenza. N è meno proficuo ed attivo fu il periodo trascorso da Lorenzo Bonomo come direttore degli ospedali militari di Ravenna, di Chieti e di Bari ed in seguito come direttore di sanità di Corpo d 'Armata, sia in pace che durante l'ultimo grande conflitto europeo e come direttore di sanità della invitta III Armata, carica quest'ultima che gli valse la promozione a · el giornò maggior generale per merito di guerra ed un lusingh · del Comandante, S. A. R. il Duca d'Aosta. ,,'i\\.\\:O•L;A,. .q?..,

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Nominato diret.tore di sanità del II Corpo d'Armn.ta mobilitato, in pochi giorni ed in circostanze difficili riuscì ad assicurare il servizio sanitario al di qua. ed al di là dell'Isonzo: anzi a Sdraussina. ed a CossegUano, sotto l'intenso fuoco nemico, volle personalmente sorvegliare l' impianto dei posti di medicazione più avanza.t i. Ed allorchè il 24 giugno 1915 le art.iglierie nemich e bombardarono il piccolo pa.ese di Mariano, distruggendo l'ospedale colà. impiantato, T.orenzo Bonomo, accorso sul posto: provvide subito all'immediato sgomhero dei molti ferit.i in una chiesa vicina; e quando questa fu fatta nuovamente bersaglio della furia avversaria, egli continuò imperturbabile ad operare fra quelle mura, eseguendo arditi interventi, e rimase al suo posto di onore. Così nella stessa estate seppe attivare ra.pidamente le misure profilattiche per impedire la diffusione di una epidemia colerica manifestatasi nelle trincee del San Michele e di San Martino. Come direttore di sanità. della III Armata, aumentò sensibilmente la potenzialità dei poi~ti-letto di tutti gli ospedali dipend·enti, portandoli da 15.000 a 40.000, ed in breve tempo attivò la specializzazione dei servizi chirurgici. E nel giugno 1918, durante la. tremenda offensiva SlÙ Piave, diede tutta la sna illuminata esperienza nelle difficili contingenze, provvedendo al rapido sgombero dci feriti e malat.i delle prime linee ed alloro pronto soccorso e ricovero n elle unità san itarie. R appresentò anche l'Italia nelle Commissioni interalleate, che si riunirono periodicaml'nte a Parigi per trattare le piì1 importanti questioni di chirurgia di guerra e fu anche apprezzato insegnante di medicina operatoria nell 'Università castrense di San Giorgio di Nogaro, la quale contribui rapidamente a completare i quadri del Corpo sauita.rio, duramente provati dalla lunga, cruenta campagna. Perciò la croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia fu degna ed eccezionale ricompensa dell'opera sapiente ed infaticabile da lui esplicata durante l'immane guerra. Lorenzo Bonorno partecipò anche ai Congressi meflici internazionali di 1\fosca , Parigi e Roma ove tenne alto il nome d 'Italia con importanti comunicazioni. Dopo l'armistizio, fu nominato ispettore capo di Sanità militare e presidente della Commissione medica superiore per. le .pensioni di guerra: ed in tutti questi d elicati uffici egli portò una. forte preparazione tecnica, non disgiunta da un senso profondo di equanimità. Lasciato nel 1921 spontaneamente il servizio, prese stabile dimora in Bari ove partecipò attivamente alla vita pubblica come consigliere e successivamente c.ome presidente del Consiglio provinciale di quella città. E con voto nn anime della facoltà medica di quell'Ateneo, allora Condato, fu incaricato dell'insegnamento della medicina. operatoria. Si spense serenamente in Bari il 22 gennaio 1926, a 69 anni, tra il compianto unanime, ed in quella Università furono istituiti quattro premi annuali, intitolati al suo nome, da conferirsi agli studenti più meritevoli degli ultin1i corsi di medicina.. · Non è facile riassumere la vasta. e molteplice opera scientifica di Lorenzo Bonomo. Ricorderemo anzitutto le ricerche sperimentali sui trauma.tismi dell'addome e degli organi in esso contenuti, le osservazioni originali sulle lesioni del cranio e dell'enèefalo , il nuovo metodo di cura ope· ratoria. nelle lussazioni laterali della rotola, inveterate o congenite.


PROFILI DI CHIRURGHI MILCI'ARI ITALIANI

Ed ancora la. importante memoria sull'azione dei raggi X sui microrga.nismi, quella sulle varietà anatomie.he della mastoide, in rapporto alle applicazioni chirurgiche, i geniaU mPtodi 4i topografia cranio~cerebrale, in relazione ai moderni studi s11lle localizzazioni del cervello, il nuovo processo per la cura dell'ernia entrale ed t>p igastrica, qu('llo s·una laminectomia laterale, con nuovo metodo di apertura del canale rachidiano, le osservazioni sull'azione dei proiettili dei fucili di piccolo calihro, le note sulle ferite d 'arma da fuoco penetranti addominali, sull'ernia della vescica e sulla commozione cerebro-spinale. Infine le ricerche più recen ti sulla patogenesi vasale delle lesioni da. congelamento, frutto della sua lunga esperienza dell'ultima guerra, gli studi sulle ferite craniocerebrali d 'arma da fuoco dal punto di vista balistico, anatomico e teraupetico, secondo gli insegnamenti del conflitto mondiale e l'organizzazione sanita.ria dell'Esercito italiano nella campagna 1915-1918, con speciale riguardo ai servizi chirurgici ed alla. profilassi da campo. ~, Nè si deve dimenticare la geniale iniziativa, che egli prosegui con vero intelletto d 'amore, dello studio dei risultati LORBI'7.0 Bo!!Ol!O remoti dei traumatismi (1857-1926) di guerra, specialmente delle lesioilì cranio-cerebrali e quella di riunire tutti gli E-lementi storici, tecnici e statistici sull'oxga.nizzazione ~ sul i.wizionamento .dei servizi sanitari mobilitati e di assicurare l 'ordinata raccolta del mate.riale anatomico, t raumatologico, ·balistico, medico-legale, epidemiologico, · profilattico· e logistico p er la costituzione di un Museo scientifico. · :· ,, . ., .

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•• • Alla rievocazione sommaria di queste eminenti personalità. della chirurgia militare italiana, dall'epoca napoleonica ai giorni nostri, ci sembra doveroso fare seguire, come logico complemento, un cenno, se possibile anche più sintetico, su alcuni chirurghi dell'epoca, che, pure non avendo effettivamente appartenuto alla famiglia sanitaria militare, nè essendo stati, diremo cosi, di carriera, ebbero fraterni legami di cameratismo con i medici militari, allorchè la voce della Patria in armi, durante i moti volontari e le campagne dell'indipendenza e dell'unità italiana, chiamò tutti i cittadini a raccolta. I. MICHELANGELO .AssoN. - Nato a Verona nel 1802 e laureatosi nell'Università di Padova, consegm in età inoltrata, attraverso difficoltà ed opposizioni di ogni sorta, per le sue nobili aspirazioni verso la Patria una ed indipendente e per la sua fede religiosa, la nomina di chirurgo primario nel civico ospedale provinciale di San Giovanni e Paolo in Venezia. Appartenne a quella schiera di patriotti, che, come disse Cesare M:usatti in una magnifica commemorazione, « non fecero della Patria carrucola per salire, bensì culto per amore n, ed ebbe occasione di darne una prova tangibile nel 1849, durante l'epica difesa di Venezia, .col prestare la sua opera sapiente ed infaticabile ai moltiasimi feriti rico• verati nell'ospedale militare di Santa Chiara. Fra i tanti valorosi, ai quali pl'estò le sue cure, è da ricordare Ugo Bassi, che operò abilmente di estr~ione di un proiettile in seguito a ferita riportata negli scontri 1aUOJ!liLANGELO ASSON di Mestre, tanto che da lui fu pro(1802-1877) clamato il Napoleone dei chirUrghi. Con geniale iniziativa volle anche occuparsi deUa istruzione tecnico-professionale dei medici militari, impartendo nello stesso ospedale di Santa Chiara un corso pratico di lezioni di anatomia topografìca e di chirurgia di guerra. Mori a Venezia nel 1877. Della produzione scientifica di Michelangelo Asson, sono da citare le cc annotazioni anatomo-patologiche e pratiche intorno alle chirurgiche malattie n, di cui furono fatte parecchie edizioni; una nota: cc Del concetto annesso e da annettersi alJ'espressione cancro in patologia e chirurgia» ed altre importanti osservazioni suUa pioemia, suUe lesioni della colonna


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vertebra.le, sulle fratture del collo ·d el femore e sulle varici aneurismatiche. .Accenneremo infine ad un « Prospetto delle malattie chirurgiche e delle violenti lesioni curate nell'ospedale militare di Santa Chiara » durante la difesa di Venezia e u La scienza e la pratica della. chirurgia, in relazione alla storia politica. e civile dei popoli », nella quale egli si era. proposto di scrivere un trattato di storia della medicina., con particolare .. riguardo aJl'agllistenza ed alla sorte dei feriti in guerra. 1\Ia., disgraziatamente, ·di f{uest'opera. poderosa non fu pubblicato che il primo fascicolo. Il. E USEBIO BERNARDINO LAB.Gm. - Nato a Vercelli nel 1812, morì in quella città nell'anno 1877. Merita di essere qui rievocato per l'opera attiva e piena di abnegazione, esplicata negli ospedali di riserva del luogo in soccorso dei moltissimi feriti dell'infausta battaglia del marzo 1848 a N ovara. In queste laboriose giornate ebbe occasione di applicare su vaata scala un suo nuovo metodo di medica.tura antisettica. Fin dal 1842, riconosciuta la inutilità, e qualche volta anche la nocività, di una grande quantità. di topici, delle più varie composizioni, che si usavano allora. nel trattamento delle piaghe, egli aveva cominciato a disinfettare le ferite col nitrato d 'argento o in soluzione, sl da determinare una. specie di barriera. protettiva sui tessuti sanguinanti o sotto forma. di piccolo cannello, che approfondiva con la punta nelle zone infette, in gu.iea da formare una densa poltiglia degli elementi in preda a. suppura.zione. Così egli precorse di ben venticinque Eus11nxo BllUaotNo LA&OBI anni Giuseppe Lister nel principio (1812-1877) della medicazione antisettica. Ma. il Larghi si deve considerare anche come precursore dell'Ollier nella patologia e nelle operazioni sulle ossa. N el1855 << posò di getto », come egli scrive, il suo metodo originale di estrazione sottoperiostea delle ossa; praticando numerose esportazioni mediante la enucleazione .dal lato perioateo, processo che andò in seguito estendendo a tutte le ossa del corpo ·u mano. Ed acqUÌI!tò infine un altro titolo di gloria come.ideatore del metodo· della resezionelongitudina.le del tarso, attribuita erroneamente all'Obalinski. ill. .AGOSTINO BERTANI. - Nato il 19 ottobre 1812 a Milano, Si laureò nel 1836 a. Pavia. Conoscitore profondo delle lingue, fu incaricato ·d ella traduzione del. manuale di chirurgia., del Ohelius e di altri trattati più importanti della. 11peoialità. ·


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Nel 1842 fondò in Milano la Gazzetta medica,. eol proposito di formare un giornale scientifico nazionale, suddiviso in tante redazioni, quante erano gli stati in cui era ripartita l'Italia. Fra i ntimerosi collaboratori del periodico, ricorderemo Ripari, Scianda, Maestri, Gemelli, Sacchi, De Cristoforis, Prandina, Belcredi, Marozzi, Pierini, Stradivari, Strambio, ecc., animosi patriotti, i quali, dal1848 al 1877, dall'insurrezione del popolo milanese alla battaglia di Mentana, si prodigarono nel soccorrere i feriti combattenti per l'indipendenza e per l'unità d'Italia. Ed Agostino Bertani fu sempre il primo a dare l'esempio di meravigliosa attività: cosl nel marzo 1848, durante le gloriose cinque giornate, fu instancabile nel prestare la sua opera fraterna ai feriti delle barricate, trasformando la modesta sua casa in ambulanza. ed il suo studio in camera operatoria. Fu inoltre dal Governo provvisorio nominato direttore dell'o&pedale militare di Sant'Ambrogio, ed a lui si deve in gran parte l'organizzazione del personale e del :materiale sanitario per la prima campagna d 'indipendenza AGO~Tl!IO DERT.I.NI del 1848. Con ordinanza del 16 lu{1812- 1886) glio dello stesso anno, fu altresì inviato, col grado di ispettore di Sani~ militare, a visitare le ambtùanze e gli ospedali da campo, impiantati fra lo Stelvio ed il Tonale. · Nel 1849 accorse in difesa della Repubblica a Roma, assediata dai Francesi e fu nominato direttore dell'ospedale militare dei Pellegrini; nei fatti d 'arme del Vascello e di Villa Savorelli intensificò tutte le energie, coi· pochi medici disponibili, nell'assistere i numerosi feriti, fra cui Nino Bixio e Goffredo Mameli, e raccolse l'ultimo respiro degli eroici Luciano Manara e Pietro Pietramelara. Dopo la capitolazione dell'Urbe, egli non volle abbandonare la città fino a che tutto il personale sanitario romano non fn sostituito da quello francese. Per Giuseppe Garibaldi, Agostino Bertani professò una particolare devozione e partecipò col grado di maggiore medico alle eroiche azioni dei Ca~iatori delle Alpi, guada-gnandosi la croce dli cavaliere dell'Ordine militare di Savoia per il valoroso contegno dimostrato nella battaglia dei Tre Ponti. Fu successivamente direttore dei servizi sanitari dell'Esercito della lega, costituitosi nell'Italia centrale al comando di Manfredo

Fanti. N el1860 fu con Garibaldi uno degli artefici principali della leggendaria spedizione· dei Mille nell'arruolare i volontari, fra cui un centinaio di medici e nel preparare il materiale sanitario per l'aspra impresa. Egli


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stesso segui il generale in Calabria e in Sicilia e, dopo l'annessione del Regno Borbonico all'ItaJ.ia, fu da lui nominato segretario generale. In questa alta carica studiò con competenza. le riforme della legislazione sanitaria, proponendo ristituzione di una suprema magistratura,, comprendente due speciali direzioni: l'una. di sanità interna, l'altra di sanità marittima. Nel 1866 Agostino Bertani partecipò alla 36 ca.mp3.oona dell'indipendenza come direttore del servizio sanitario dei Corpi volontari e seppe introdnrre notevoli miglioramenti nello sgombero dei feriti , proponendo. fra l'altro, un nuovo tipo di vettura a due cavalli, capace di trasportare cinque feriti coricati Sulle proprie barelle, senza bisogno di trasbordo. Quest'ambulanza. fu premiata all'Esposizione internazionale del 1867 in Parigi. Eletto deputato al Parlamento, si occupò della riorganizza.zione dei servizi di Sanità militare in pace e in guerra e contribuì efficacemente al rinnovamento igienico della Nazione con importanti relazioni, tra cui quella che accompagnò il Codice per la pubblica igiene e quella sui provvedim enti per la pubbHca morale, sicurezza ed igiene, che portò più tardi, nel 1888, alla famosa legge Crispi della profilassi anticeltica. Agostino Bertani mori in Roma il 30 aprile 1886. IV. ENRICO ALBANESE. - Nato in Palermo nel 1834, si laureò nel 1855 in quell'Università. Fu nel 1860 medico di battaglione durante la spedizione dei Mille e nella battaglia di Milazzo, per il suo eroico contegno, si guadagnò la medaglia d 'argento al valor militare. Fu anche chirurgo di divisione dell'Esercito meridionale, ed a questo proposito è da ricordare che coi medici militari Ripari e Basile si trovò al seguito di Giuseppe Garibaldi il 29 agosto 1862 nella dolorosa giornata di Aspromonte, allorchè il generale fu ferito da pallottola di carabina al malleolo esterno del piede destro e da una palla morta alla coscia sinistra. Lo stesso Albanese fu il primo a praticare le cure del caso, e ritenendo che il proiettile fosse rimasto nell'articolazione tibio-tarsica, praticò una incisione sul malleolo. Ma, al sopraggiungere dei dottori Ripari e JBasile, essendo da loro stato sconsigliato, poichè questi, dopo esame sommario della lesione, erano venuti nella convinzione che la palla fosse rimbalzata, si limitò a suturare la cute. .Così il generale fu trasportato su barella improvvisata per aspri sentieri a Scilla, donde, a bordo della piro-fregata Duca di Genovcl, fu condotto alla Spezia, al fotte Varignano. Quivi accorsero sollecitamente i più insignì chirurghi del t<Cmpo : primi i dottori Riboli e Negri, poi, richies"ti dal Ministero dell'Interno, i proff. Rizzoli di Bologna, Zanetti di Firenze, Prandina di Chiavari e Porta di Pavia., i quali, in un consulto tenuto il 4 settembre, constatarono al collo del piede destl'o un~ tumefazione dolente, che si estendeva alla. gamba.; con febbre alta, serotina, per sopravvenuta infezione della. ferita.: ma. si rimase ancora in dubbio sulla. permanenza del proiettile. n Pa.lasciano, arrivato tre giorni dopo, affermò invece, come accennammo, che la. palla. doveva trovarSi nell'articolazione. · Suooessiv.amente furono chiamati a consulto i proff. Partridge di Londra, Nelaton di Parigi e Pirogoff di Pietroburgo, e, mentre il primo


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sostenne la. non esistenza. del proiettile, gli altri, al contrario, ne ammisero la. presenza. nella. ferita. In un consulto generale del 29 ottobre, presieduto dal Porta, al quale parteciparono altri 15 chlrurghi, si procedette a. nuova. esplorazione, la quale, per quanto.incompleta, date le grandi sofferenze dell'infermo, portò alla conclusione unanime della presenza. del proiettile nella lesione. In seguito a. parere dei curanti, il generale Garibaldi fu trasportato a. Pisa, ed il Nelaton inviò da Parigi un suo nuovo specillo terminante con una pallina. di porcellana, col quale si sondò nuovamente la ferita, e si constatò l'annerimento della porcellana pel contatto col piombo, di cui tracce furono anche riscontrate nel pus dal prof. Taesinari, chimico dell' Università. Eliminato pertanto ogni dubbio, il prof. Zanetti procedette brillantemente con una pinza dentata, il 25 novembre, all' estrazione della. pallottola di carabina, che risultò deformata e del peso di gr. 22. Dopo circa un mese, il generale Garibaldi, accomPa{.'llato dai dott. Albanese e Ba-sile, potè imbarcarsi per la. Sardegna ed iniziare la convalescenza a Caprera. Della. Ellllllco ALBADS• ferita. del generale scrissero (t8SH83o> diari il Ripari, l'.Albanese e ne parlò il Sacchi nelle sue lettere, in cui accennò anche agli ottimi rapporti fra. Nelaton e gli amici di Garibaldi a. Pa.rlgi, motivo questo che forse indusse Napoleone III, a.nu:na.la.to gravemente di vescica, a. ricusare l 'intervento del chirurgo francese, che, del resto, non aveva. fatto buona prova. in ana.loga affezione del maresciallo Ney. Recentemente se ne occupò infine il Nigrisoli, in un interessantissimo opuscolo della. chlrurgia. dei primi 100 anni della Società medico-chirurgica di Bologn&. Enrico .Albanese nel 1866 seguì ancora Giuseppe Garibaldi coi volontari nel Trentino, e per il valore dimostrato alla. battaglia di Bezzecca, fu ricompensato con la. croce di ca.valiere nell'Ordine militare di Savoia. E, come medico di battaglione, si trovò ancora col Duce a. Mentana nel 1867 e nei Vosgi nel1871, in soccorso della Francia.. Fu designato in seguito a.lla. cattedra. di clinica. chirurgica. dell' Università di Palermo ove, per la sua perizia operatoria, per la. sua a.bilità diagnostica. e per la sua. vasta cultura anatomo-patologica, continuò degna.men~ la gloriosa· tradizione della Scuola sicilia.na. Morl in Napoli il 5 maggio 1889.


PROI'ILI DI CBIBUROB1 MILITARI ITALIANI

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V. ENRICO BoTTINI. ·- Nato a Stradella nel 1835 e laureatosi a Torino nel 1860, venne incaricato nel 1864 dell'insegnamento di anatomia chirurgica. nell'Ateneo Pavese e l 'anno seguente, in seguito a. concorso, vinSe il posto di cbiru.rgo capo operatore e professore di ostetricia nell'ospedale maggiore della Carità in N ovara ove, per oltre un deoonnio, potè esplicare la sua mirabile attività clinica ed operatoria, che gli fruttò in seguito la suooessione alla cattedra in Pavia del suo grande Maestro, il Porta. n Bottini chiude degnamente la serie di questi profili per ·essersi durante la guerra del 1859 recato spontaneamente a Montebello, dopo la storica battaglia, prodigandosi nel soccorrere i numerosi caduti. { Dobbiamo ancora ricordare fra. · i chirurghi volontari che participa· rono a questa campagna, il prof. Giovanni Bezzi, che fu poi direttore della clinica chirurgica di Modena e il prof. Giovanni Inzani, insegnante di anatoniia umana nella Università. dÌ Parma, i quali, col grado 'di medico aggiunto, dopo la batta-glia di Sa-n Martino diressero due ospedali da campo impiantati a Desenzano, esplicando la loro non comune abilità. operatoria a van· taggio dei ·numerosi feriti. Del Bezzi è da ricordare inoltre che nel disgraziato episodio di Aspromonte, in cui rimase ferito Giuseppe Garibaldi, egli ideò un nuovo specillo, che fu descritto e , illustrato dal Tosi con un breve En.rco BOT'm!ll (1885-1903) articolo in questo periodico; e dell'Inzani che, dopo la battaglia di Palestro, nell'ospedale militare di • Vercelli eseguì importanti interventi, fra cui numerose trapanazioni del cranio, per cui ebbe lodi dal medico capo Larrey, !J.glio del celebre Domenico. Quest-e- notizie ci sono state gentilmente comunicate, insieme a quelle di Carlo Botta, da.l venerando tenente generale medico Luigi •. Montanari, che, quasi centenario, ad una meravigliosa luciirlità. di mente associa una. profonda erudizione storico-medica, ed ba sempre dimostrato una viva simpatia per-il nostro Giornale: e di ciò Gli hlamo vE'xamente grati. Enrico Bottini acqu.j.stò nuove benemerenze per l'opera acSsidua prestata· ai f~i.tj, che affluirono nel 1866 agli ot;!pedali di riserva di Novara sul finire della 3a campagna dell'indipendenza. Fn precisamente in quest'aruio che in una. breve nota «dell'acido .feni~o nella cbiru.rgia pratica e nella ta.ssidermica n espop~ il suo nuovo metodo di medicazione antisettica, applicando l'acido fenico in soluzione acquosa al 5 % : a ' circa 700· ricoverati dell'ospedale di Novara, fra cui molti feriti di guerra, presentanti cangrena e suppurazioni di vario grado:


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PROFILI DI Cl{IRU.ROBI Mn.ITARI ITALIANI

dimostrò inoltre l'azione battericida sui microrganÌI!mr-MRa suppurazione ed un r&pporto costante fM..l'acido fenico ed i microbi. Enrico Bottini" precorse :pertanto Giuseppe Lister nel metodo antisettico e fu il primo a mettere in luce fin dal 1866 il fenolo come disinfettante sovrano. A lui si devono inoltre · numerosi geniali metodi operativi, tra cui quello della cura radicale dell'iscuria da ipertrofia della prost.ata mediante la divisione termo-galvanica, l'asportazione sotto-periostea di entrambi i condili della mandibola per la cura del serramento stabile della bocca e quello della resezione totale del mascellare superiore per via endorale. Per il primo in Italia eseguì inoltre la laringectomia per neoplasma maligno e nel1894- pubblicò una centuria di amputazioni della liingua in seguito a carcinoma. Portò infine un notevole contributo alla chirurgia del gozzo. Mori a San Remo nel 1903 per apoplessia.

* ** A queste personalità illustri negli annali della chirurgia italiana, che si resero benemerite nell'assistenza ai feriti di guerra, dobbiamo aggiunger~> la schiera numerosa dei clinici e d<>centi universitari delle varie specialità, dei medici ospedalieri e condotti e dei liberi professionisti, che nell'ultimo immane conflitto accorsero compatti sul campo dell'<>nore. n Cm·po sanitario, che nell'anteguerra comprendeva un organico di appena 800 ufficiali. medici, nel 1918 potè disporre di 874- ufficiali medici in servizio permanente c di 16.884 delle categorie in congedo. Ma il ri-

MO!UlllllliTO Al JaDICl CADUTI l!( 01)lo11UU. NIILLA So tJOU DI APJ>LICAZIO!IE DI SAlUTA JOLITAJU'l DI Fllo1UZII.


PROFILI DI CHIRURGm MILITARI ITALIA~I

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cordo dell'opera umanitaria di questa falange rosso-cro<:iata è ancora recente per parlarne più diffusamente. Sen~a.mo invece il dovere, nel porré termine a questi profili appena abbozzati, . di· rie.vocare, con orgoglio e con ·pietà fraterna, il t ributo di sacrificio e di sangue dato nell'ultima campagna dal Corpo sanitario, che ebbe l'onore di avere nei duri cimenti la collaborazione dei medici civili, éonsacrando cosi sul ca.mpo della gloria sempre piit i legami di schietto cameratismo. Alla Patria fecero sereno sa()rificio della vita ben 720 medici, dei quali 397 morirono in combattimento, con una proporzione del 118,2 su 1000 medici mobilitati, caduti sul campo dell'onore e di 81,6 deceduti per malattia contratta in servizio, oltre un migliaio di feriti. La sola fanteria, la <<regina delle battaglie n, che a,nche in questo lungo conflitt.o fu tra le piit flagellate, può vantarsi di statistiche più cruenti ed impressionanti. D'altra parte, la concessione di una croce di cavaliere nell 'ordine militare di Savoia, di 255 medaglie d'argento, di 1164 medaglie di bronzo, di 356 encomi solenni e di oltre 1000 croci di guerra al valor militare attestano l'oscuro eroismo del Corpo sanitario e le sue virtù silenziose, che ebbero l'ambìto riconoscimento da parte di S. M. il Re, · primo soldato fra i soldati, il quale si degnò concedere al candido labaro, dalla croce vermiglia la medaglia d'argento al valor militare e l'esaltazione di Emanuele Filiberto di Savoia, comandante dell'invitta III Armata, di Gabriele d 'Annunzio, il poeta soldato coi fanti, sul mare e nel cielo, di Carlo Delcroix, il cieco senza mani, e recentemente di S. E. Benito Mussolini, Capo del Governo, che, in una memoranda visita alla Scuola di applicazione di sanità militare nel maggio scorso, pronunciò al battaglione allievi un vibrante discorso: «Coloro, egli disse fra l'altro, che, come me, banno vissuto la guerra, ricordano le infermerie improvvisate ai margini della tdncea e nelle immediate retrovie, ricordano e valutano l'opera dei medici. Essi mi hanno salvato. Tutti quelli che hanno fatto la guerra sanno con quanta abnegazione, con quanto spirito di sacrificio, con quanto coraggio i medici abbiano assolto il loro còmpito ». Queste parole, che siamo fieri qui in fine di riprodurre, pronunciate nel chiostro luminoso fiorentino ove Sorge, come un'ara, il monumento ai medici italiani caduti in guerra, piccolo di mole, ma ricco di alto contenuto spirituale, che narra con commossa semplicità l 'amore dei superstiti e la. riconoscenza dei convalescenti verso i loro salvatori, rappresen ta per noi lo stimolo più efficace per elevare il pensiero e temprare l'animo al sentimento del dovere.


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vm CONGRESSO INTERNAZIO;NALE DI STORIA DELLA MEDICINA

L ' Vill Congresso di Storia della. medicina, sotto l'alto Patronato di S. M. il Re e la Presidenza onoraria di S. E. Mussolini, fu inaugurato il 22 settembre scorso, presenti le Autorità. civili e militari dell'Urbe, in

Campidoglio. Dopo un saluto augurale del Vice Governatore conte d'Ancora e di S. E. Di "Marzo, a nome del Ministro dell'educazione nazionale, il Presidente effet.tivo del Congresso, prof. P. Capparoni, tenne il discorso inaugurale. · Il Giornale di medicina m.ilitare è grato all'attivissimo organizzatore di questa riunione, alla quale pa.rteciparono ben 230 membri di 23 Nazioni, di avere rievocato nell'Aula senatoria capitolina l'opera dei medici militari romani nella meravigliosa espansione della civiltà. imperiale in tutto il mondo, allora conosciuto: "La statua di Cesare, che impera in quest'aula, egli disse, mi fa in questo momento divagare il pensiero, sn~>citandovi il fantasma di quei grandi conquistatori di popoli, che portarono la civiltà. romana in quelle regioni, che divennero poscia le provincie dell'Impero e costituiscono oggi la più grande parte degli Sta.t.i Europei. «E la Inia divagazione mentale si ferma ai legionari ed ai medici militari romani, a quei medici che per i primi portarono i buoni elementi greco-romani dell'arte clel guarire in quelle lontane terre s~i confini della Patria ''· Segtù infine il prof. Tricot Royer, del Belgio, Presidente della Società. internazionale di Storia della medicina, il quale, a nome dei delegati esteri, recò il saluto e il ringraziamento dei congressisti stranieri, ospiti di Roma. immortale, pronunciando elevate parole di viva ammirazione per l' Halia. I temi principali trattati nella riunione furono i seguenti: l) Come l'Europa nel Medio Evo si difese dalla lebbra, relatore il prof. Jeanselme, di Parigi; 2) Il rinascimento delle scie11ze biologiche nel XVI e vxn e le relazioni coltura.li fra l'Italia e gli a.ltri paesi d 'Emopa., relatore il prof. Castiglioni, dell'Università. di Padova; 3) Sulla necessità. di rendere obbligatorio nelle Università lo studio della Storia, della medicina., relatore il prof. Szumoswski, di Cracovia. Oltre 150 furono le comunicazioni presentate, sicchè il Comitato ordin atore fu costretto a costituire tre distinte Sezioni del Congresso all'Accademia dei Lincci, ove ebbe illustre e magnifica sede. Riportiamo quelle riguardanti la Storia della medicina milita.re:


DUE IGIENISTI MIUTARI ITALIANI DEL SECOLO XVII per il dott. Arturo Casarlnl, tenente col. medico

Nel secolo xvrr, durante il quale le epi1lemie di sc-orbuto, di tifo esantematico, di malaria, di peste bnbboni<·u., di vaiuolo, infe:-;tarono l 'Europa, miet.endo un numero impre:;sionante (li vittime (4.0.000 nel Napol<'· ta-no, nel 1602, per infezione malari<'a, 86.000 nr lln. xola Milano per la famoS<l 1•peste degli untori » rl1•l l li:JO, descritta da l 1\ranr.oni, 40.000 a Bologna e 500.000 nel territorio della Rermhhlica di VenPzin.), l'Italia è antisegnana nel campo dell'igiene JH'r opera R}>CCialmt'nte di Giov;tnni Maria Lancif'i e di Bern ardino R amazzini, eh<> :; i pos:-;ono ritenere i veri precursori della epidemiologia. e d<>lla dif<'!'<l> sociale della. salu te. ~on sarà fuor di luogo di rievoeare, all"inizio di questo tenne contributo di storia della medicina milita.re, Giovanni ~rari a Lauci:si come eJJidemiologo, per avere illustrato, fra. i primi, nu'affer.ione reumatica, detta da l popolo mal clel castrone, che infierì in Roma neIl 'inverno del1709 e che dai sin tomi e dal decorso corri~pond e a.ll'attualc inflnenr.a e per avere studiato cinque epidemie di febbri intermit.tenti e pemiriose, cb lni denominate castrensi, del1e quali indagò minutamente la etioloç:ia, hb clin ira e la t erapia, riconoscendo nelll' esalr~zi on i dl'lle pal1Hli pontine la causa più comune e nella. corteccia, di china il 7Jraesidimn 7HX'?tlia.re speci[ic1tm. Bernardino Ramazzini , gim;t.amcnte chiamato rlal J(oelsc h il padredPl· l' ig iene professionale, è autore dell'opera monumentale " D e morbis artifieum diatriba », nella quale nn apposito capitolo « D e morbis castrensibus>> è dedicato alle malat tie drgli eserciti, di cui, fra lo principali, dcscrivt> la febbre maligna, prodotta da « un miasma velenoso, concepito e radicato

nellat massa del sangue n e la dissenteria. Mi è sembrato pertanto non del tutto privo di qua lche interesse di riesumare in questa riunione internazionale duo scrit,tori italhmi di igiene· militare del tempo, Orazio Monti e Lucantonio Porzio, poco conos<'iut.i, an zi quasi dimenticati, ma che, a parer roio, merita.no di essere tratti dall'oblio, poichè entrambi, si sono occupati fra i primi, con intPHi~<:>nza. e passione, del mantenimento dE'Ha salute dei soldati di tf'rra e di mare, sia in rapporto alla razione alimcnta.re ed agli alloggiament i, r-;ia studiando lo epidemie predominanti ed i mt•zzi atti a prevPnirle ed a eura.rle.

*** Del ''fisico n Orazio l\fouti, fiorentino di na!'lcita, S<'ar:;i:;sime sono l~ not.izie biografiche a noi pervenuto. Nel 1627 pubblicò in Pisa un'opera. dal titolo « Tratta.t.o dt>lla missione dt>l sangue contro l'abuso moderno, dove si dimostra in quanto errore siano quelli che lo cavano in gran quantità e in tutte le febbri putride. Aggiunto il Trattato della Consuetudine, con il modo di governare l'eserciti e naviganti, e delle infermità 1oro1 e loro curazionc ».


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DUE IOTENL.<rrl MlJXI'ARl ITAlJANl DEL SECOLO

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D libro, dedicato all'Ill.mo et Ecc.mo Principe Don Pietro Medici, è scritto in italiano. Nota a questo proposito l' autore, nell'omaggio aJ. Principe, dettato a Uvoruo il 4 marzo 16:l7 : "l\1i è pa.r so ancora bene metter questo mio Trattato nella lingua Toscan a a. ciò ognuno poMa pa.rt.eciparl" della nùa. buona volontà., che non è necessario, che chi non ha la lingua lat ina sia ig norato, et è dovere part.l'cipare qualche cosa alla lingua italiana;

che se Homero, Pla.tone, Ari$totile, Gakno, Avicenna e tanti altri non !li sdegnarono di mettl're in luce le loro opere nella propria lingua, poicl1i• quelli, per Ciiser Gr<'ci, stamporno in Lingua greca e Avicenna, per esser(• Arabo, scrisse in lingua Arabìea. Perehè adunque ho dasdcgna.rmi ioiu metter fuora in qul'sta no:;tra lingua qualche cosa di utilità comune al mondo ? « È ben vero che io conosco la imperfezione mia ùel non parlar bene Toscano, nè ho avuto tempo di fa,rla limare ; ma. tal quale è fatta con la. penna corrente, tale è messa, fuora, E però, per essere difeso dalle linguE>. canine, ho preso, dico, sicurtà di sal v armi sotto la benignità Sua e per t:Lnto gli dedico questa mia Operetta o Tra.ttato, a ciò lcggendolo sappi chl' nò Hippocrite, nè Galeno, nì• Avicenn;~, furono di tn.nto ab1180 autori, mi~ sl bene gl'int «>rpreti loro. u E percl1è io so quanto si dilett-a dolla GuNra, essendo Lei in ciò pratica, per essere stata in vn,lorose impr<'MC 1 tanto in terra, quanto in m are, ho aggiunt o un altro Trattato, dovo si dimostra come si devono governaro i soldati in Guerra, e che malattie sogliono avere, por il più nal.li Eserciti con lo loro eme, o di più un capitolo dell<L consuetudine, dove si dimostra, quanto conto si dove tenere de l'uso in che uno si trova e a m n tarlo come si deve fare >1 • .Mi dispenso da-l dare un cenno del Trattato della missione del sangue, che esula dai limiti di quMta. comunit•azione, e mi occuperò soltan to di quello della Con~netndine. Il Monti anzitut.to afferma l' importanza dell 'allenamento per le milizie terres t re e marit.tima: (((~nanto importa la sol· datosca veccl tia, seri ve al riguardo, si dimostra dn.gli esC'rnpi delli Antichi, in Cesaro Augu:;to, in Alessanrlro il .Magno e in tanti altri, a quel tempo famosissimi 0apita.ni, che, con pochissima gf'nte, vincevano lo inimico abondande di innumP-rabili soldati; solo che qu<' i pochi, l':sllendo assuefatti alle guc•rre, o per questo senza t.imore, sup('ranano quelli che per non h aver mai visto arme erano intimor·iti, c diventati 1)erciò al tutto inutili. E però è ben fatto cho qnclli cho non sono asucfatti a.Jlo fatiche e a.d alt.ri <~sercitii giovevoli e houorati, si vcnghino ad asuefare >1. N(• soltanto a lli' faticll (' ed ai disagi, prosc•gue l'autore, si debono abituare le soldat<>sche e gli equipaggi, ma anebe alla speciale mzione a.limc>utare di f,TJ.1erra nd in particolar modo a sopportare la fame e la sete, a resistere alle vE-glie nott urno nei servizi di scmt.inella e di avamposti, e sopra,tutto ai vari climi, alle diverse sta,gioni ed a.i bruschi squilibri di temperatura. tt .Ma, osserva giustamente il Monti, quelli che vorranno esercita.1·si nelli E serciti o per l\Iare o per Terra, è di bisogno che mutino la vita loro, ma non in un tratto, con il voler piglia.r subito li costumi diversi, ma si bene cercherà di a.s u<'farsi a poco a poco, poichè ogni subita. mutazione è nociva )), Nel successivo capitolo do' Vian<lanti Orazio Monti insegna il morto di togliere nelle marcie faticose lo stimolo della fam e e della sete, e suggo~


DUE IOIENISTl MlLtTARf ITAiLlANl DEL SECOLO X:VH

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risce mezzi assai ingenui e curiosi. Contro la fame, consiglia di fare uso di pallottoline di fegato di maia.le, arrostito con un po' di lardo e di semi di garofano e tritato con midollo di viteUa. di buf', poi mescolato ad olio di sesamo o di mandorle dolci : c< ma11giandone piano piano, si toglierà la fame per lungo tempo ». Per cavar la sete, quando non si disponga di sufficiente quantità di a-cqua da b ere, propone di aggiungervi semi di porcellana, pt'stati con aceto, o soltanto aceto. c< Tali rimedi, a df'tta dl'll'autore, non solo sono salutiferi a viandant.i, ma aneora nelli Es<"rl'iti formati, dove nella necessità mancass<'rO l~ provisioni, e così nelle Città assediate e nelle Navi e Gale.r e ». NPllo stesso capitolo il Monti tratta dell'igiene degli acc;ampamenti, ed o:;st>rva c ht> l'aria è sovente ammorbat.a dai ca(lavt'ri rimasti insepoltii stù campo dli ba.ttaglia. Raccomanda perciò di seppellire con ogni sollecitudine i morti, ma di non riempire comvletamente le fosse, bensì, quando sono pit>ne a metà, di ricoprirle di terra e scava.rne attorno delle altre ; e, se ciò (~ impossibile, ricorrere addirittura alla cremazione, a mezzo di grandi eataste di legno. Consiglia ancora di non piantn.re le tende, per quanto possibile, « dove i:Ìano boschi di noci, o campagne di c~tvoli, o dove siano ma.le berbe e piante o moltitudini di serpi, o dove siano paduli e simili ». Si tra.U,iene in seguito lungamente a parlare dei mezzi pitì. adatti per premunirsi dalle affezioni, che più fa.c:ilmente insorgono nella stagione invernale, e raccomanda al soldato di anda.re ben coperto,« acciò non incorra in qualche paralisia o vero in qualche mortifìcatione dei membri, onde è bisognato tagliarli, senza infiniti che rimagono aglùacciati e morti ''· Prcscivc a.ltresi di<( ungere i piedi e le giunture con sevo di becco o sugna. o burro e fasci!uli ,, e sopratutto ingiunge ai congelati di (( guardarRi da accostarsi al fuoco, poichè maggiormente riceverebbe nocumento e la vita dorrebe molto, ma. si conduchi in luogo caldo moderatamente e si faccino le fregagioni per tutto il corpo ; di poi si unga tutto o per dir meglio si bagni con l 'acquavite di tre cotte overo con l'olio di giglio n. Altre norme pratiche detta il Monti per l'approvvigionam(lnto idrir.o delle trn.ppo in campagna.. Quando la necl'ssità. costrin g~t a bere (< acquf\ corrote e pnzolenti e alle volte verminose, si cercherà di colarle e metterei dentro un poco d'aceto. Q.uando non si può avere acqua dolce, si pmglia della marina, si bolle, o sopra si mettono pezze, le quali ricevono il fumo, o quando souo inzuppato bene di fumo, si spremono e si beve l'acqua, perchè è dolce "· E continua: (( Prima di provvedere alle Kavi Galere o a.lli Eserciti in terra. !acqua da bore, occorre avvcrt,iro che acque sono, cioè se sono in pad11li o pure in fiumi correnti o fontane e guardar molto bene se ivi ci sono herbe cattivo, che tocchino le acque o pure siano morte. Poiohè tali aequo inducono dolori di corpo, flussi di sangue et altri mali a chi le beve "· Ed (lCCO con quale semplicità di mezzi egli procede all'accertamento dell'acqua potabile : <c Gua.rdisi nello [onti, cisterne e pozzi se ci è nt>l fondo qualche cosa putrida, overo qualche cosa untuosa, come pece o grassi, e so non potrai chiarirtene con lo s<'andaglio, o assicurarti della bontà e malitia. dell'acque, piglierai delle pezze di lino bianche e pulite e le metter~ in molle in. detta. acqua. E cosi, senza spremerlo, le caverai e le legherai con


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DUJ.: !GTJ'::<I'TS'I'[ M11>ITAltl TTJ\I,tANT DEL SECOLO XVII

una corda mettendole al sole, ovcro all'a.ria, e, quando sono asciutte, guarderai, che se a.pariranno marchio di qua.lsivoglia colore, sarai eorto che l'acqua è pe~tifera,; se non ci è alcuna ntacthia, poterai berla )), Attraverso questo indagini primit.ive o supnrficiali , si intntvede già l'importanza. data dal Mont i, t re se<!Oli or sono, all'arduo prohlmna. della, provvista dell'acqua potabile por gli E st>rriti e navigant.i. Circa ho~, ra.y,ione alim1·n t~bro d<•l solòato, rgli rac,coma,nda che << il pnnc over biscotto shL fa,tto di buon grano, e ch(' non sia putr('fa.tto, nè habbia èattivo odow~ e sia bene fermentato)), 111 Ntso di neres:;it:\., si potTà. mesr.olare il frumento con or1.o, con miglio o con srga.la, qnantnnque questi c<•rcali abbiano meno pot;rr(• nutriti vo. Raccomanda inoltre l'uso della carnP eli vacca o di bllfalo, << lLVl·nrlo i soldati bi:-;ogno eli cibo gagliardo ..... Le c.a.rni salate, a volere chn faceino nw11o male, siano cotte due voltA> nl:'ll'acqna dolce, mut.an<lo l'acqua. Quan do si può, si cuocano anche i({'.gumi: e più sano è S«'t'virsi drl brodo loro ehr de' legumi ''· In un succcsi!i\'O capit,olo il.ì\lonti espone <<como si devono trattare i Legati delle GalNe, e sol!lati ancora, così di l>~;sc, come quelli che sono negli E sorci ti por Trna. )), <<N on ci è cosa m•!I n. naviga. zione, in paTticohtr<• nelle ga.lero di pHt utilit;1, ossernt anzitutto, clte tcn<>r le ciurme in maniera. tale ehe non carlino !),mmalate, percioehè, oltre che non si può fare qll(~l viaggio che altrui ò.e::;id<'ra,, ne suole na:;;cE>re a.n<'Or a il danno notabile de-lla perdita delle genti : vojchò l<' ma.lattic, cho ivi nascono, sogliono ess<'rf' per il più contagiose e ]WSti(crc, onde ne Sl'gne che, quando due over trP. delle cimmo si amah•no, si ' 'adi di poi stenù<'ndo Pl'r il vascello, div(\ntando tal male Hlliverr;ale (così p uò r:;sPrc m•lli E serciti in Terra), in maniera che pochi sono quelli che o allora o in spatio d.i breve tempo non ~> i infettino. u E pertanto si deve con ogni ing(•gno procurare dell~ sanità lot·o, quale sarà il governarli convt>nient emente e contenerli con quel ordine che comportala sorte loro1 et in prima bisogna, a voler che la ciurma sia sana, che la, sia danarosa, c la~Sciarla t;ravagliaro in comprare e vend(\J'C, perchè, quando ha il comodo, si può benissimo 80V<'nire da per sè stessa, in qu~no dov<' 11i trova mancare )), .Altro, non meno efficace, rimedio, secondo il ì\Ionti, e di << t enere alegra la ciurma e non sempre con tanto timore, poichè è gra.n danno tenere la ciurma sotto il bastone, e così è causa che nel meglio del viaggio la ciurma. si a mala e non si t rova la cagione dove possa venire tal ma.le. Ma invece l<> perturbazioni dell' animo possono assai nel far ca.dere le persone infermP, onde si possono incorrere in quelle febri maligne, che bene spesso diventano con tagiose. Perciò occorrono comandanti piacevoli e rigorosi insieme, ma il rigore uRal'lo al tempo debi to"· In un successivo pa,ra.grafo raceoman<'l.l-1 che (( la ciurma o i soldati negli E sercit i in Terra siano ben vestit.i, in m odo che non patifH'ano freddo e che siano puliti e netti da tnt.te le sporchizir ». Anche i locali dove dim01·ano devono essere ma,ntcnuti pnlit,i, nè esalare cattivi odori: sar~tnno percii> provvisti di ampie porLe c finestre per la ventilazione. ì\Ia sopratutto l'autore insiRte sttlla pulizia personale : ogni qnindioi giorni gli individui si faranno ra dere per t utta. la persona e saranno sottoposti a l bagno, che « in prima rimov<> le la);situdine, SHcondo a,qterge il


DUE 101EN1$Tl MILTTAHI ITALIANI DEL SECOLO XVU

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,·entre, te.rzo induce sonno, quarto f.~trab e, mondifica e manda via le Ru perfluità "· Circa l'ora, del bagno, consiglia qnoll<' dopo il ràncio c< aspf't.ta.ndo che sia digerito il cibo nello stomac·o. n. Appt·na u. r·iti dall'acqna.. i tiOldati dovranno asciugarsi accuratanH.' Dt€ ron panni freddi cd ungersi per tutta la vita con olio di mandorle dolci. "Sogliono le ciurme e i solda.t.i, prosegue il 1\Ion ti, pi;>r dormire vf'st-i ti nei vascf'lli e negli eserciti in tciTa., nncora eSR<'r molestati da grandissima quantità di pidocchi, i quali, non solo imp<•discono. quando si d('ve dormire, il sonno, ma Rogliono far pi}l.glw, rogne e dPhoiPze e fn::;tiòi o a rPndere il corpo tutto amalato. I capit.~ni però dovranno dare ordine che tutti i caporali e sergenti facciano spogliar la solilatesca e farli lavare l<' loro camicie e C('rcare i panni, se d'estate, non pot,endo M't're stufe in rampagna. potranno anda,re a lavarli ai fiumi; c faranno qu<-'sto almeno due volte la settimana ». Come mezzo di distruzione dei pidocchi, H Monti prescrive una polllata a base di olio comune, cera, stafisagria, argrnto viYo, spento con lo :-;puto ; oppure una mescolanza di !landracca, sal nidro e stafisa.gria! stemperata in olio e aceto ; oppure il succo di foglie fresche di tabacco ; ma sopra.tutto l'uso di borsette di tela o di cuoio, contenenti nn quarto di oneia od anoho meno di argento vivo, cucito attorno ht cilltola od applicn.te a

c·ontatto della pelle. I n una seconda parte del libro Ora.zio 1\1.onti tmtta delle malattie J)ÌÙ comuni dei naviganti e degli eserciti, avvertendo opportunamente che non si farà cenno dei rimedi, cc che si soglio no usare nelle spetiP-rio e nelle Ci t là grandi, ma si dira.nno di quelli rimedi, che sono fa.cili a farsi e cl• e por tutto :;c ne pof;sono trovare, acciò ognuno senza tanti travagJj se ne poRsa pre· Ya.lero ''· E in primo luogo raccomanda,, per gli Eserciti, X avi e Galere di portarsi le droghe.più che i medicamenti fatti, ~!tè questi, col tempo, sogliono ribollire e pigliono muffa, onde sono inutili ''· In altrettanti capitoli illustra le varie aiTezioni : anzitutto la f(•bbre maligna, cousigli~Mldo in principio i medicamenti pmga.ti, e ne comnwnta,

partitamente, i vari accidenti, quali «la aridità l~ sra.br<-zza della lingua, hl! 11egrezza, la dificultà dello inghiottire, il gusto dcpra.v:Lto, l'inapctenza, la na.usca, il vomito e so versione, il singtùto, la sincopo, la dificultà nolrespimr<', il dolore dj capo, la vigilia (insonnia), il sonno profondo, il delirio, il sudore, il flusso del sangue dal naso, la colleri<·:t passione, il flus~>o hepatico, hl. diarrea, la starnnta.zione, il dolor di stoma.co, il dolom degli intestini e l'cllngina. ». E di ciascuno ('Spone minut<tmcnte i rimedi fa,rmacologici molto t•mpirici, secondo il con<~('tto ippocratico dell'epoca. Fra le altre malattie più frequenti nei soldati di terra, c di mare, dc:wrive il cc flusso di corpo, detto diarrea, la djsenteria., il tenesmo, il male di punta o pleurite v(>ra, i vermi, i quali si sviluppano per le vigilie immoderate nel st.are o annati n<>lle sentinelle o nel ma,ngia.re cibi putridi o nell'essere stitico del corpo Il, E di ognuna di queste, detta una qua.ntità di ricette più o meno empiriche, comprendenti per la maggior parte un gran numero di ingredienti. In un ultimo capitolo s'occupa delle ferite di guerra., che si possono curar e in due maniere : « o con cura blandieute, procedendo in diversi tt'mpi con il digerire, mondificare, incarnare e cicatrizzm·e o con cura es-


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DUE IGIENISTI MILITARI lTAUANl DEL St~COLO XVU

sicante, medicando con olio, con ba.l!$arni e qllintessenze, le quali, in cambio di putrefare, dissecca e resiste alla putrodine, difendendole dall'alterazione dell'aria"· Consiglia ancora ai feriti di tenere il corpo purgato c di <<cavar sangue, ma in poca. quantità e solo per I'evulsione », nonchè le applicazioni locali di tuorlo d'uovo ed olio rosato od altro digestivo comune, come era molto in uso in quei tempi. Raccomanda infine un rimedio chiamato «liquore di balsamo o billsamo artificiale per tutte le sorti di ferite u, costituito da una quantità di medicamenti : «incenso, mirra, aloe, mastice, ana once una.; trementina venctiana, libre due; olio di abE'rzo, libro meza; fiori e semi di perforata, libre una; valeriana e radiche di consolida, a.na once 3. Il tutto pestato e fatto bollire in bagno per un'ora in un vaso di vetro ben turato, con l'aggiunta di 6 libre di acquavite "·

*** Lucantonio Porzio nacque il 25 maggio 1039 a Positano, presso Ama,Jfi, nel rione S. Croce, e venne battezzato lo fltesso giorno nella parrochiale di S. :M aria Incoronata, come risulta da una copia dell'atto gentilmente comunicatami dal Podestà del luogo, che non mi ha potuto fornire altri dati biografici dell'illustre conterraneo. Frequentò i corsi di filosofia nel collegio dei Gesuiti in Napoli e nel1658 si addottorò in quello studio. N el 1663, fu chiamato, ancora in giovane et.à., all'insegnamento nello stesso .Ateneo e nel1670 fu de.<Jignato alla cattedra di anatomia della Università di Roma. Ma per le sue liberali opinioni filosofiche, pubblicamente professate, che insospettirono il Governo Pontificio, fu costretto nel 1682 a lascia.r o la città od a. trasferirsi a Venezia, ove all'Accademia di Paolo Sarotti svolse parecchie dissertazioni di medicina e di filosofia, fra cui una sulla respirazione dei fanciulli e sui suoi modi meccanici. TI Porzio, due anni dopo, intraprese un lungo viaggio d'istruzione in Italia e ali 'Estero, soffermandosi a P adova, Vicenza, Verona, Trento, Innsbruck, Monaco, Linz, e prese stabile dimora a Vienna. Qwvi, pur non essendo medico militare, ebbe occasione di conferire più volte con molti ufficiali sulla salute delle truppe e di curare un gran numero di soldati dell'Esercito Imperiale di Leopoldo I , reduci dalla guerra contro i ~urchi, i quali presentavano forme gravi di dissenteria, di diarrea, di terzana, quartana e di altre febbri a periodi non bene determinati, di ostruzioni viscerali, ecc., tanto che ne morirono, più per tali affezioni che per ferro n(\mico. Pertanto nel1685 pubblicò in detta città un'opera dal titolo <c De militis in castris sanitate tuenda »,la quale ebbe molta diffusione e favorevole ~coglienza in quel tempo, e fu ph't volte ristampata a tradotta anche in francese da Eidous, col titolo cci\Irdecine Militaire ))' (Parigi 174-l). ll libro è dedicato all'ill.mo od Ecc.mo Rodolfo Ba.ratta, cc Libero Baroni Dornbergensi, Commissario Generali Equitum et Colonnello Sua.e 1\Iaiestatis Caesareae ))' al quale « homini prudentissimo ))' era stato affidat.o dall'Imperatore Loopoldo I «la cura degli alimenti ed il vettova.gliamcnto di tutt.i i suoi eserciti ». Quest'opera magistrale, inspirata, come quella del Monti, alla concezione ippocrat.ic~, si può considerare uno dei primi trattati di igiene e di


DUE IGIENÙn'I MILITARI ITALIANI DEL SECOLO XYTI

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epidemiologia militare, nel quale sono esposte, con chiarezza di forma ed acutezza di critica, interessanti osservazioni sulle malattie E-pidemico-contagiose più frequenti, che allora infierivano negli eRerciti e sui mezzi più adatti per prevenirle e curarle. A questo proposito, osserva il Porzio nella prefazione, clw, m('ntre a Firenze, fin da.l1631, a.llorchè fu invasa daUa peste, era.no state prescritte norme severe per la pronta segregazioue dei colpiti , si dimostrarono d'altra parte insufficienti le misure adottat,e :a Vienna, tanto che, se ai soldati, provenienti da Buda, ovo era scoppiata l'infezione con lma. grande morta lità, era fatto obbligo assoluto di non uscire dai sobborghi, nei quali erano stati confinati, ai tollerava invece che gli abitanti di quei rioni entra.ssero in città per sbrigare i loro affari, diffondendo così il morbo nella popolazion<>. L 'opera del Porzio, ricca di osservazioni profonde, è divisa in quat.tro parti: nella prima tratta delle cause dei morbi castrensi, nella seconda parla dei cibi e delle vivande, che più facilmente si possono provvedere a.lle milizie in campagna., nella terza espone le affezioni òipendenti d~~ll'aria atmosferica, più comuni nello solda.tesche, e nella quarta infine illustra Je malattie degli eserciti, predominanti negli accampamenti. L'autore si dichiara anzitutto seguace di Ippocrate, e, fra i suoi libri prediletti, tiene in particolare considerazione quello cc De Veteris Med i cina,,, nel qna.le, « Omissis vanis disputationibns ac omissa quacumque vana Hipotesi rerum, primum, quaerit ea, quibus borno bene valeat.; ac postmodum ex his morborum plerorumque causas indi1gat n. La prima parte è suddivisa in cinque capitoli: nel primo il Porzio enumera le condizioni, per le quali i soldati si mn.ntengono in buona s~~­ lute nelle gua,rnigioni delle città e piazze forti ove più facile è lR provvista. 1lei viveri, che si rendono anche più digeribili con la, raziomtle cottura, e l'acqua è quasi sempre potabile. Inoltre le truppe sono a.Uoggiate in c.aserme ben protette dall'int.emperie, con letti propri, e sono cosi più efficacemente difese dall'inclemenza delle stagioni e dai brusclù cambiamenti di temperatura. Nel secondo capitolo sono descritte le condizioni opposte di vit:1. ne~U acc-ampamenti, per cui i soldati con maggiore frequenza sono prt>disposti :~d ammalarsi. Il pane si conserva difficilmente e va soggetto a varie alt.erazioni, e spesso si ammuffisce; le vivande si somminiflt.rano per lo ])iù crude o cotte insufficientemente; le frutta sono quasi sempre acerbe, o mar<'e addirittura. E non sempre l'acqua è potabile e disponibile in sufficienteqnant.ità. D'altra part.e, le ore di riposo non sono adeguate alle fatiche della giornata ed il sonno talvolta è interrotto da necessità belliche. Il soggiorno fol'zato nelle trincee (c1micoli8 Bubterraneis) aggrava ancor più i disagi del soldato in campagna. Per l'impossibilità di spogliarsi e di c~~mbiarsi di vesti, "multiplicantur in turmis animalicula optimum sa.nguinem sngentia militum, sordities et himundities adhaerens mombris reddit corpus univers11ro minus transpirabile; ex quo complures morbi fieri possnnt >> . Nel terzo capitolo l'autore passa in rassegna le cause più frequenti della morbosità degli eserciti in campagna, con particolare riguardo alterritorio ungherese. Questo va soggetto durante la stagione invernale, per straripamento dei fiumi, a frequenti allagamenti, che determinano inquinamento dei pozzi e formazioni di paludi, nelle quali, per esigenze t.attichE>,


DFE H:fENI.:;;Tt

~ro.r·r ,u<r

l1'ALJANT OEL SECOLO :ot\'11

non ùi ra(lo si è cost.retti a piantare le tende; il che provoca. lo svilu ppo di febbri terzane e quart.ane fra le solùate:sche. senza contare le frequen ti affezioni reumatiche, che si manifestano per il clima freddo e umido e pei rapidi sbalzi di temperatura nelle ore notturne . . Ottima cli!lpoi;izione è quella di non fare sog-giornare le milizie a lungo nella ste.,;:sa loea litft., m<~ di levare spe~-;~o il campo: tale provvedimento porterà anehe ftd una maggiore pulizia ùe~li a.tten<la,menti, dal quale sanmno asport.tte pitt facilmente le immondizie, le escrement.a e le carogne <li <l>nimali, cl1e sono nido pw·ferito d elle mosche, << in quibus ova deponant " e, moltiplicanrlosi in modo impressionante, si faranno cosi propagatrici di ~ra vi malattie infettive. Negli altri capitoli parla tlell'a,liuwntazione delle truppe in guerra e delle ca.lL»e più frequenti ùi inquinamento dei cibi e delle bevande. Rileva <-\nche ehe il solda.t.o in marcia ha la, cat.tiva abitudine di ingerire grande quantità di ~~eq ua. fredrla e <li faro scorpa.ccil~te di frutta, non sempre mat ure e sane, flpecie cocomeri, meloni , cetrioli, ecc., per cui va soggetto a ùi:s~urbi gastro-enterici, che possono essere caus<t di più gravi affezioni. La seconda parte, che comprende 7 capitoli, è tutto dedic-ata alla ra· zione alimentare ed all'a,pprovvigiona-mento idrico degli eserciti in campagna, che rappresentano uno elci coefficienti più importanti pel mantenimento d ella salute del soldato, la quale è base essenziale di ogni successo~ poichò (( miles ;Legrota.ns et impotens sibimet et commilitonibus suis et ipsi Duci est gravis farcina». Il Porzio parla. anzitutto d<>gli alimenti piìt srmi, che facilmen te si po8sono pt·ovvedere negli accampamenti. In primo luogo il pane, di cui enumera le buone qualità, tanto in mpporto alla materia prima che alla. confezione e cottùra; successivamente, i cibi che ~i possono preparare con la farina, indicando per ciascuno la proporzione ili acqua da aggil1llgere e le modalità di rimescol.amento per ot.t<>uere un omogf'neo impastamento. La farina può essere, o1t.re che di l'rnmento, anche di orzo, di ceci, di fave, ecc.; e per dar meglio sa.pore, si può aggiungere alla vivanda. grassi, rol!marino, pepe, maiorana, ecc. Si occup~~, in seguito, delle varie specie di carni di bue, di pecora, ò.i maiale e di pesce, che (1evono el:lsere minutamente ta.gliate, per cuocersi pii1 facilment.e ed essere così meglio digeribiU; delle uova, cotte o" conquass<\te n con olio; delle verdure, fra cui la lattuga, l'indivia, la cicoria ed anche il ntf<t,no. Fra i condimenti più largamente nsat.i }Jer la preparazione del mucio, ricorda il sale, il buno, illa.rclo, l'olio e fra le i'ostanze aromatiche, il pepe, la cannell~lo, la noce moseata, i semj di garofano, ecc. Infine tratta. degli a.limenti che richiedono una più lunga. preparar,ione e cot.tura, insixf.endo suU 'opportunità che l'>i ano vendut.i a modico prezzo, in maniera. che il solda1"o, anzicbè prepamrli di perl"ona, possa, con 1·isparmio di tempo e di fatica, aeqltiRtarli dal commercio già confezionati. In rapporto a.ll'approvvigionamento idrico~ premesl'o che l'acqua come btWlMHla è più comiglia.bìle alle milizie rlel vino o della, birra, le quali provoca.no un effimero bencssm·e, seguito ben prest.o da annebbiamento del cervello e d:1 es~hurimento di forze, l'antore ricorda come in Ungheria gli eserciti non dispongano sempre facilmente di buona acqua potabile, poichè si deve riconere per la maggior parte a pozzi con falda molto superficiale,


DUB I•;mNJb"Tl MILTfARI t'l'ALlANl DEL SECOLO XVII

e perciò facilment-e inqtùnabile. anche per gli irrazionali sist-e mi ni prelt>vamento. Si trovano invece in migliori condizioni igieniche i pozr.i veneziani, n ei quali l'acqua subisce una metO<lica Hltra.zione. attraverso uno spesso strato di arena ed i pozzi roma.ni e marchigiani. Per la. depurazione dell'aeqna in mo alle truppe, il Porzio ha pot.uto osservare in Ungheria parecchi sistemi per ht filtrazione. Anzit11tto quello rappresent<~to d alL'l> fig. l ctelh~ tavola ann N;~a. , di <'ni ebbe più volte ;t presenziare il t:unziona.mento nelle acque del Da.nubio. ('onsif;t<! in mw specie di barca, completamen te impermeabile, suddivisa secondo la hmghezza in otto scompartimenti mediante t;ra,mezzi triangolari, c·he f!i riempiono di sn.~solini c di sabbia, grossolana, monfli dn, ogni impuTitì\.

L'acqua è imm<'ssa nella. LHHC<t a tnf'zzo di un'apertura inf('riorc a pnw, i!emihmare (XY), munita, di reticella, per impedirf' la penE>trazione cl<>i corpi p,-;tranei, e pai;sa successivamente at.traverso i vari l:\compa.rtimcnt i, che nella parte l'> ttperiorc sono forniti di nn tubo òi scarico, attorno al qual<:' ~ rlispo~t:.~ della gbiaia minuta, a preferenza, della ~'<<Lbbia , per evitare le otturazioni, e così raggiunge l'ultimo vano completam('ntP clepura.tn. ~na volta tamponata l'apertura semilnnare, la. barca si può facilment!' trasb ordare dall'uno all'altro fiume, e può ess<>re anche usata per la filtrazione di acque dei laghi e degli stagni. Un altro m.ezzo, molto f<cmplice, di depurazione è quello riprodotto d<tlla fig. 2. L 'a.cqua viene attinta da un pozzo A , a mezzo di rlne secch ie C e D, allacciantisi a~li estremi di una ftme, che passa, per una carrncòla, ed è ver!lat.a, in 1m l'<'Cipiente cilindrico di legno, al quale fanno sE>guito


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DlJE IOIENISTJ

~ULI'J'AII I ITAL IAN I

DEL SECOLO XV11

altri cinque consimili, fra loro comunicanti e posti a vario livello, progressivamente decre"centc. Ciascnn recipiente è divh;o, a sua volta, longitudìnalmente da un tramezzo, che non tocca il fondo del vaso ed è, al :;olito, riempit.o di ghiaia minuta e di sabbia. l/acqua fluisce successivamente att.ravcrso ai vari eilindri, subendo un lento e graduale processo di filt.ra.zione, fino a Tacrogliersi nell'ultimo reei piente, del tutto depurat-a. Tale sisterua., oltre che ~~i pozzi, si può applieare anche per la filt.r azione dell'acqua. di fiume, di lago o di palude. Ad evitare poi ehe l'acqua, cosi chiarificata, che viene a raccogliersi ru,ll'ultimo cilindro, raggiunga una temperatura più elevata di quella d 'origine, ciò che può tornare di poco gradimento ai soldati, è stato e.<>cogitato un altro metod o, rappreson ta.Lo dalla, fig. 3, in cui l 'acqua filtra t:~, dopo il J)l"tssaggio attraverRo i vari recipienti, è immP:-;t<a in un secondo pozzo B ove può mantenersi all<\ stessn, tempern,t.nra del primo. Nelle fìgg. 4 e 5 sono clisegnati alcuni particolari delle condutture d i tal i semplici sistemi. Nella stes~a. parte il Porzio, pure in~>h; tendo sul principio cbe l'acqua per nso clelle t.ruppe deve essere simplc:r, accenna ad ~~letmi mezzi di correzione, come l'aggiunta di mele, porc, prugne, c fichi, t.agliati a pezzi, op-

pure di anice, di finocchio o di coriandolo od addirittura la preparazionE' di infusi di orzo, melissa, pimpinella, issopo, corteccia di fra.~sino o di quercia, o di erbe raccolte da qualche giorno e lasciate e:>sicare all'ombra e poi pestate e sminuzzate al momento di servirRene. Quest.i uU.imi ingredienti hanno anche un'azione tera.peut.ic:t per cert-e affezioni diarroiche e dissent.eriche. Per tali malatt.ie il Porzio ~~ggiunge che negli eserciti di Leo}loldo I è alt;resì largamente usata l'acqua ferruginosa, ottenut-a. con la ruggine o Iima.turn di ferro e prepara.ta in un recipiente cilindrico, riprodotto nella fig. 6, girante attorno al Jlroprio as:;e a mezzo eli manovelle, imperniate su due ca valletti. La terza parte dell'opera è divisa in sei capitoli ecl ò dedicata alle malattie degli eserciti, elle provengono dall'aria e c1a altri agenti fisici. Dopo a.vere esposto, in un primo C.:'lopitolo, la na.tura e la. composizionedell'a.ria atmosferica, in nn successivo il Porzio viene a trat.tare dell'insolazione, e ne c!(•scrive la sintomatologiu.: lla prima :i JJa rarefazione degli umori, <lilat.a.zione vasale e profusi sudori ; in lolecondo tempo costrizione dei vasi e secchezza della pelle per ostacolat.a. traspirazione dai pori, e talora febbre, rliarrea ed emorragia nasale. Quali mezzi prevent.ivi, l'autore consiglia al solll~tto di non dormire al sole, come spesso avviene, c nelle marcie di provvedersi ùi un adatto <'opricapo. Come primo soccorso, consiglia le frizioni agli art;i con olio ocl a.ltra sost.anza grassa, la somministrazione <li acqua di melissa o limonata, o l '~cqna di pino resino~'<o, la quale "movet urinam et salivam et lympham facit liqttidiorem "· In altri capit.oli l'autore t,ratta. dell'influenza dc~ll'aria delle t·rincee e delle località ove la terra fu smossa di recent.e, dalle quali talora si posliono sprigionare vapori nocivi di carbonio o di zo!Jo. Si occupa ancora delle precipitazioni metereologiche ed in particolar modo della nebbia e della rugiada, in rapporto-alla salute del soldato. Dà iuoltre norme prat.icbe per l'impianto degli accampamenti, che debbono essere situati possibilmente in località non battute dai venti nè in zone umide ove si raccolgono le acque


DUE IGIENISTI MILITARI l'rALIJL'<l DEL $1;:('01.() X\' 11

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piovano. Espone le regole per disporre ed inna.lza.re le fende , in,li(•anclo h• dimensioni e la cubatura di ciascuna e la maniera. di tend€~re i te'Li e di :~s ­ sicura.rli con funi. Parla anche dei ricoveri improvviRati, f'he ~i debbono t a lvolta co~trnire in eampagna con rami d 'alberi, ftoo·nd e, l>assi, ternt ('d an c· la•· pelli di animali. Negli attenùament.i il soldato è costretto a dormir<' ''<•sf il o ec1 a c·a Ili -· biar~;i di rado, per cui i pori della cute si ostrui~;c-ono f<wiluwnte: consif!lia pertanto di p1·aticare frequenti frizioni con olio e di ese~uire esl'rcizi mnRcolari a torso nndo in ambienti asciutti<' ben riparati d ai vt>nti. Le fn·gagioni pot.ranno essere fatte anche con infuso di foglie sN•th~ di tabac·,·o iin piccola quantità di vino, e l'odore steRso del tabacco allontanerà i pa· nts8iti anima.Ii, che infestano spesso la pelle. Nell' ultimo capitolo , il Porzio tratta. delle esalazioni che t'llHiltalln dai C..'\da veri e dalle carogne di animali lasciati inse})Olti. :Riconl a, a q n<•:-:1(} proposito, che i Turchi sono u si a seppellire solamente i ca <htvcri <l<'i loro· (·onnaziona.li ed abbandonan o sul terreno quelli dei nemic·i, inl>iPme alli' <';1 r·ogne dci cavalli, dei cani e di alt.ri animali. Consiglia pNtnnto di pro<·Pdere a.ù tm'accurata pulizia del cn.mpo di bat t.aglin, rimov{•ndo al pii1 presto i cadaveri e le carogne e seppellendoli lont!\ni chtgli a<;(·aJnpamen1 i, i n luogo appartato. La parte quarta del libro è riservata esclusivamente alle maht11 it•. cb e pii1 frequentemente si manifest-ano negli acc.uupanwn t i, ecl È' sud d ivisa in tredici capitoli. Nel primo l 'autore fa una hmga dis:-;erl a zi<me ~; ui medicamenti più adatti a: per st.imola.re il vomil o, per /ieiog-1 icrf' Ldvo, ]Wl' r~l VOrire l'eliminazione dell'urina, del suùore, clelia f;;lliva , pPr MtiV<IJ'(' la dilatazione vasale e per conciliare il sonno n. l\cl SC<'Ondo tnt1 l<b d<•llt• ~ ~~ ­ ,.;t.anze medicamentose, cbe più di frequente sono u:-;ate in <'<liiiJW gna, l H' l' preservare il soldato daUa dissenteria, quali l '<1brotano~ l'a;:;;cuzio in pi1·· cole quantità, la menta crispa, la radice di tormentilla e di i1lex rnlwr. la. noce mo!\cata, che si poli80no masticare o, ridotte in polvf'r(' preudcre l' PII ar.qua o vino. Nel capitolo terzo si occupa dei rimedi per combat.kre h.., cliarn·a, tra cui la ra·dice di torment.illa e l'a-equa chalttbis~ sivc fen ·i. pr~pa.rat<t eon r~\Stinzione dol ferro rovente nell'acqua, e n(ll sueci'Ssivo p a.r la. 1lei m<'lliea.menti piit adatti contro il tifo petccchiale: molto efficace è ht poh·oro Hub ri Pa.nnowici, composta nientemeno cho di 16 ingredie-nti, cd ancora la e<tnfora., il dittamo cretense, la polvel'e di zafferano, la mirra ed aloe. Nel quinto capitolo, contro gli a-ccessi della febbre quartana., il Porzio· c·onsiglia i grani di pepe, in nume1·o di venti o trenta, i !!Pmi di ~:w uapt- , Il' hacche di lauro, la mirra, "la salvia., ecc. P er la febbre t<'rzana ed alcunt' ~Li t n· fl'bbri, a decorso non ben definito, nel capitolo seguente suJ!goriseo J'as!l<'nzio per infusione o distUla.zione, l'abrotano, il rosmarino, il scrpillo, hL melissa, le bacche di ginepro, ecc. E nel capitolo settimo illustra i medicamenti pN· h~ cura. dell'ittero, fra. i quaU l'acqua di radici di gramigna, il rabarba.ro, infu!!O in acqua di cicoria, bevuto a pranzo e a cena o mescolate a vino, ece. Nell' ottavo parla del modo di conservare l'appetito. A q nosi o riguanlu, nota il Porzio, molti lettori incresperanno le labb ra, perchè ne:rli aet:lam-pamenti, in genere, non manca mai l'appetito: anzi, talvolta, manca in·


O V~

l(;IJ.;NIS'J'J MILlT1\Hl I'I'ALIA Nf Dt::L ::;EQOLO X\'11

vece il pane. Può darsi però, che, })er la soverchia abbondanza degli alimenti o per la loro cat.tiva qualità e non approJ>riata confHzione, i soldat.i possono avere avversità. a,l cibo, nel qual caso sono consigliabili i semi di senape, il nai'Jt;urzio, molto diffuso in Ungheria. conosciuto sotto il nome eli creen, lo radici del rafano sii ves tre, che eccit;tno l'appetito e facilitano la digestione. Nel nono capit-olo l'autore tratta della preserva.zione dai tumori di ventrtl "tlalle ostruzioni visc~~rali, suggerendo come rimeclio L'acqua di legno di sa.axafra, l'assenzio, il vino ca,lib~t-o o l'uso frequente di nasturzio. ~el seguenti' indica i mezzi pii1 adatti per prevenire la tosr;e, fra i quali i boli di terebenti mt, di Iiquerizia o polvere rl.i zucchero o miele o burro recente, riscaldato lentamente; così r,w·e le radici di enula campana, Ja maiorana., l 'issopo, ece. Nel capitolo undecimo espone i rimedi piit comuni por lenire il doloro di capo: oltre le frizioni, consiglia la salvia, il timo, la maiorana, la canfora, lo foglie di salvia secca e l 'infuso di rosmarino. Il capitolo dodicesimo è dedicato alla cura dci dolori a.r ticolari, p er i quali raccomanda, alle soldatcscho di evitare gli acidi e di ricorrere al serpillo, al cinnamomo cd alla noce mo.<;cata. Come applicazionE~ locale, è efficace l'uso di pozzuolo di lino, su cui siano fatte ca{i.ere poche gocce di tcrebentina. Finalmente nell'ultimo capitolo parla di quelle affezioni, cbe hanno un sintomo molto importante nella lingua. Molti elementi diagnostici di parecc1ùe affezioni del tubo digPrenw si possono dedurre da l color!' della lingua, che può prescnta.rsi rosea o biancastra o nera,c;tra o dal suo a-spetto, ehe può essere secco, patinoso, rugoso, viscido, ecc. Per la lingua asciutta sono indicati i sali di prunella (3-4 al giorno), sciolti in sciroppo di frutta di more o di rubar idex. P er promuovere la saliva,zione, si prescrivono l 'allume di rocca od i malli eli noci acerbe, macora.ti H cotti in acqua e poi conditi con miele o zucchero. Finalmente por coloro che hanno un'abbondante salivazione l'autore sugg<'risce l' uso di grani di pepe c sopratutto il bere moderatamente. Lucantonio Porzio, pHr le cagionevoli condizioni di salute causato dal <:lima viennese, fece ritorno in Napoli nell'anno 1687 ed in l!egtùt o, per designazione di Gennaro de Bisogno, " primario cattedratico di notomia »1 fu chiamato dal conte <li S. Stebno, ra.ppresent~wte del Vice Re, a SUCIW· dergli nella cattedra di quell'Ateneo, che tenne, con onore e plauso gen('· rale, fino all711. ~l\Iorì. nella stessa città il10 ma.ggio 1723. Della sua att.ività seientifica, sono ancora da ricordare le disscrta,zioni: " Paraph.ra.~.;is in Hippocratis librum d c veteri medicina. )) ed cc EI'lUsistratu~, sive de sa.nguinis mif;sione "• edite a R.oma nel 1681 e nel 1682 ; cd inoltre cc Opusoola et fragmonta de t umori bus ') e cc De motu corpornm (•t nonnullis fonti bus minera.libus », pubblica,te in Na.poli nel1701. Tnt-tn qnt>St.e memorie furono riunite e stampate in quest'ultima città in due volumi, col titolo: cc Opera omnia ».

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*** Mi ~Sono alquanto dilungato nel riassumere lo varie parti di queste flue classiche opere di igiene militare del secolo xvn, presso che sconosciuw alla più gran p arte degli ufficiali medici, percl1ò, a parer mio, meritano di


l PIONIERI l TAI..lANI DEJ..T,A OROf'F: HO~A

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t>ssere tratte dal lungo silenzio e che ne sia scossa la polvere dagli scaffali di solitarie bibliotc•cbe ove sono confinato. Invcro, una volta sfrondate dal1<>. inevitabili disquisizioni lìlosofi<'he e dalla coropl~ssa farmacologia, ca.rattNistiche dell'epoca, moltA norme e moltt> pr<'t;<:rizioni in t•ssc contenute, possono tuttora dt>gnamento trovar posto, dopo tre secoli, nei nost.ri pii1 moderni trat.tati e manuali e uellcl pratiche ist.ruzioni il!it-nichr, cliP l'i Yanno pubblica.ndo per le forze armate. Non si deve, a questo proposito, dimentieare che il '600, come ORSPrva il De R~mzi, è il periodo storico, in cui vi t>rano bensi singol i m~dici scienziati, ma solo allora spuntavano i primi gl'rmogli di una medicina Kci<'nti fica, rd i progre!-!si della pratiea medica erano assai lenti, quantunque r..onùnciass., g-ià a delinea.rsi un decisivo orieutanwnto, per effetto delle varie corn•nt.i filosofiche, verso le os~<>rvazioni spt·rimentali e le scienze naturali. Diamo dunque il doveroso omaggio di riconoscenza a q1wsti dne oscuri pionieri dell'igiene t'l ckll'epidcmiologia milit.a.re, e confido di non aver fatta. opera del t.ut.to vana o superflua. In qu<'sta ]Wrsmtsione mi confortano l(\ vibranti parole, già. ricordate dal prof. C'appa.t·oni nel di~;corso inaugurale rl('l ('ongresso, ello fmono prommciate da~. E. il Capo d('l Governo il Jo agosto 1926 alla Sede romana dt1lla Sociotà degli autori, alla pre~:wn:>:a dellt> rappr(•seuta.nzc diplomatiche, con le quali affNmava la ncceRsità e il •lov('re, da parte nostra, (( di risalire nei E~ccoli le tracce htmìnosc d<'l g"f'nio italiano e d i raccoglierne le viventi cspr<'ssioni, facendo conoscere que~;ta nost.ra, P at rìa in t,utte le manifestazioni della sua at.tività. e rnnltiformc vita )), .i\ii lusingo pNtanto di aver port.ato con tale modt•sta rìPsumaziotw un tenue contributo a questa grandiosa opPra di ricerca e di l'ivalutazionl', <·he earatteri:>:za il momento attuale.

I PIONIERI ITALIANI DELLA CROCE ROSSA (l ) per il dott. Arturo Casarlnl, tenente col. medico ALJTORIASSUNTO

La. realizzazione del prinmp10 della neutralità dei feriti e dei malati in guerra non è conquista recente, come forse potrebbe sembrare a prima vi:;ta, nè la Convenzione internazionale, firmata a Ginevra il 22 agosto del1864, rappresenta la prima tappa, e tanto meno, l'origine di quella grandioRa istituzione, che ora ra.ccoglio tut.te le N azioni sotto il purpureo emblema della Croce Rossa. Come del resto per ogni altro progresso, è st.a.ta oltremodo lenta l'evoluzione di questa idea filantropica, la quale, cvìdentemenw, non si è (l) f.l\ momnrla in o:.:stonsll fa pnrtc !leilll Coi/JUl(• nwliM- mi.lit Mr, (fn,c. 24) pubblici\ W\ d11.l Direzione gt·ncrlllc tli Sanità mlllt/11'<'.

~llniHtcrn !lClll\ trnorra,


T PIONIERT ITALIANI DELLA. CROCE ROSSA

potuta manifestare d'lm tratto, in modo cosl perfetto, per la natura gtessa 1L{•lle cose umane, ma ha dovuto, forzatamente, procedere a gradi, sicchè la Rua storia abbraccia parecchi secoli. E l'Italia anche in questo campo è st.a ta antisrgnana. Se vogliamo in vero risalire alle epoche più remote, potremo constataro ''be :mebc presso i Romani, sebbene nat.i per la conquista e per ciò anilllati dal pr.in('.ipio aMoluto: qu·idq1tùl in hostibus jecit, jus belU defendit, !li riw•la qmtlchc l:;rntimcnto umanit.ario vel'So i feriti e prigionieri di g uerra. Cosi g1i storici ci banno tramanda.t o che da Scipione l'A fricano, da Marco P;tbio, da J?ul vio .b'lacco e dagli stessi imperatori Giulio Cesare, Tiberio, 'l'raiano Cll Alessandro Severo, fino a Maurizio e da Leone II, già i coma.urlanti di eserciti si erano preoccupati della sorte dei feriti, dispoJwndo, sebbene in modo rudimentale, per i primi soccorsi e per il trasporto dPi caduti sul campo di batt.aglia. P<'r l'avvento del Cristianesimo, che stringerà nell'unità della fede t.utto il genere umano, que~'lti principi di fratellanza verso le vittime della guerra si sviluppano e si diffondono sempre più. Già verso il mille, al tempo della prima croeiat.a, gli Amalfitani avevano fondato in Gerusalemme l'ospedale di San Giovanni Elemosiniere, per raccogliere i feriti durante raxRedio, senza distinzione di censo e di grado ed ~t qualunque ra.zr.a o religione appartenessero, e navi genovesi, pisano c siciliane erano a.dibite a.! traspor to in patria dei caduti sotto le mura della città santa.. Col sorgere dei Comuni italiani, l'assistenza sanitaria in guerra si a.fferma maggiormente, gettando solide basi c nuove provv-idenze sono adottate coll'assoldare nelle milizie combattenti chirurghi di valore. Cosl 11<'1 1084, n<'lle milizie del Comune di Bologna è assoldato il celebre chirurgo Ugo Borgognoni da Lucca, il quale, all'assedio di Damiett.a, durante la prima Crociata, si prodiga nel prestare soccorso ai feriti. Allo soldate,~che del Comune di Cremona è destinato, per l'assistenza, in guerra, llll medico << di piaglw e d 'osRa. '' per due soldi imperiali aJ giorno; a quelle di Siena, nel 1230, e assegnato Maestro Bonifa,zio. :Xclla guerra indetta dai Fiorentini nel1259 contro i SeMsi viene di!!posto per l'af!Bunzione di tre chirurghi per la cura dei malati c feriti. Fgualmente, allorchè nel 1321 .Amedo V di Savoia muove all'assedio del <'af!tello di Corbiéres, arruola nelle proprie milizie quattro chirurghi (allorgici), con l!l. retribuzione di quattro soldi viennesi al giorno. Anche il celebre chirurgo Giovanni da. Casarnicciola accompagna (\trio I nelle spNlizioni guerresche; ed altri medici militari del tempo, f~i quali è da.to il titolo di ·regi, provenienti dalla famosa Scuola salernitana, ~Iacst.ro Mamo a,rchiatra del Re Ladislao, Maestro Ferra.rio, al servizio di Gnglidmo II, Giovanni da Procida, medico di Federico II, ed ancora Guido da Vigevano, chirurgo di E nrico VII, Ruggero di Fntgardo, Gn ~liel­ mo da. Saliceto, Lanfranchi da Milano prestano amorevoli e sapienti <:ure ai feriti in combattimento. Questi trovano inoltre un sicuro rifugio nel Carroccio, cbe sui mu11pi eli battaglia. inalbera, 600 anni prima del patto internazionale di Ginevra, il candido vessillo fregiato della croce « rossa, come il sangue sparso da Dio>>. Ed anclle ai prigionieri di guerra viene usato un migliore trattamento.


l PIONIERI ITA.Ll ANI DEL.LA CROCE R0$A

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Ma si deve sopratutto alla O.avalleria il merito di avere introdotto nelle battaglie del M:edio Evo pTincipì più Ufilanita.ri. È già fin dal secolo xvi cominciano in Italia a stipularsi speciali convenzioni fra i bellig<>· ra.nti per un Iniglior trattamento verso i feriti ed i prigionieri. Fra le tanti<', ricorderemo quella del 1652, eonchiusa fra Bernardino da Vimercate P de Montbazin, rappresent.anti del maresciallo di Brissa.c, da una part<> e Giacomo di Provenza, deh·gato dall'Imperatore, da.ll"altra; quella del1553, firmata fra don Ferdinando di Gonzaga e lo stesso marescia.llo di Brissac; CLuella del 1581, st.ipulat.a fra la città di Tournai ed il d uca di Parma, Alessandro Farnese ed infmo quella dcl1650, fra il marcl1esc di Saint Croux <' il governatore de Toiras. Ma scopo di questa mia breve comunicazione è soltanto quello di rievocare, in rapida visione, alcune figure luminose di pionieri italiani della Croce Rossa. Anzitutto, in prima linea, Caterina da Siena, che nella sua molteplice, meravigliosa. attività, in tm secolo qua,nto m ai turbinoso, si prodiga neU'as:;istenza degli infermi, fondando, a tale intento, l'Ordin(' terziario clelle Domenicane, che p recorre di circa sei secoli l'istituzione delle nostre assistenti sanitarie, sicchè, ben a ragione, è stM·a recentmnente proclamata patrona dt'lle infermiere ct·ocerossine. E la sua opera di càrità. rifulge in modo particolare durante la, terribile epid("mia di peste, che funestò la n atla città nel 137 4, nel soccorrere i colpiti in gran numero, affrontando serenamente ogni pericolo rli contagio, e sopmtutto come antcsi~nana della Croce Rossa nell'ac· correre impavida nd aRsistc.re i feriti delle gut'rre frat.ricide che divamparono in Siena negli anni 13G8 e 1371 e dopo la battaglia di Marino del 1379. Sicch è, scrive giustamente Giosuè C<~rducci: 11 ella pa-ssò come un sorriso, e l'effetto della app<uizione di lei era che nella terra delle VNldette ereditarie D<'SSun nemico rimaneva e che nPila battaglia fra contrada e contrada, da torre a torre, di casa in ca-sa ad ogni domanda rispondevasi amore 11, Caterina Beuincasa avrà in seguito, a distanza non minore di un secolo, una n uova emula e non meno attiva se~'l.la.ce, nella piietosa missione dell' assistenza agli infermi, agli appestati ed ai ferit i di guerra, in Francesca Bussa, altra donna italiana di virth eccezionali, innalzata ugualmente agli onori degli altari col titolo di San ta Francesca Romana. Questa, nel 14H, dUl'ante la peste Inicidialc che invaRe l'Urbe, fu Inirabile esempio di carità o di abnegazione e non nsitò aricoveraro nelle sale del suo son tuoso palazzo in Trastevere i colpiti ùal morbo. E n on vi fu furibonda insurrezione di popolo od accanita lotta fratricida per le vie della città, alle quali ella non recasse il conforto di sua presenza, soccorrendo amorosamente i numerosi feriti. Più tardi fondò la Congregazione delle Oblate nel convento di Tor d e' Specchi, stabilendo, fra le prime regole, la visita quotidiana agli ospedali, con l'obbligo di prestare agli infermi, anche se appe· stati, i più umili e faticosi servigi. Fra i precursori italiani della Croco Rosr;a, merita an cora di essere rievocata una luminosa figura di a.pogtolo, al quale l'aureola di santo fu degno premio di una vita di sacrificio, tutta spesa a favore dei poveri infermi. Oainillo De LeUis, seguendo le orme <li un altro grande italiano benefattore dell'umanità, Filippo Neri, ugualmente santo, dopo una vita.


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<tvventmosa, tri1:Won;a, nPllt' milir,ip, 11i ~;ot.t,()pono p!:'r bcn 45 anni alle pih dure e ripn~ua.uti IHl:Ul:;ioni d(·ll·asl\ist.cuza ospc•da.liPra e non esita a. proclamare i malati suoi ~;ignori e padroni. Così, nel 1586, ottiene dal Pontefìcr Bi:>to V di fondare la Congrc~gazionc dei ~finiRtri dogli infermi, h~ qua,le a<;sumc pèr emblema la croce plll'lHU'ea.: ecco, a distanza di tro R<'eoli e rnpr,zo, le remote t>d umili oril-{ini della Croce Hos:>a, germo~liat,e in Uoma per oprTa di un italiano. E p ih eli 300 seguaci di ('ami Ilo De LeUis, sotto !"inseg-na rosso- crociat.a, cla.lla fondazionr dell'Ordine tlno ai giorni nost.ri, iucontr('ra.nno imJl<Wifli mori c glorio11a n.ssistendo i contagiosi delle YariP epidemie, clu~ xcoppiano iu Italia., romr quelle di ti[o e:sa.ntematico del 1588 in Napoli, quella di pesi l' bubbonica d t> l 16~10 in ~tilano e in Bol\>gna, dl"'· xt:riWt magisfralmentt> dal )Ja,nzoni nei p,.m,u8.Yi 8po8i; quc-lltl ùel 165(1 a Xa.poli cd a. Homa e del 174;3 in :J\lef;Rina, fino all(l l ) ÌÌJ recenti epidemie coleriche, che colpir·ono il nosLro paese, in pih ripr<':se, clall835 all911. }fa spceialm~'nte sui campi eli ba.tta~lia questi umili pionieri italiani 1leJla Croce Ros:>a cliHcl<'ro prove luminose di ftùgido eroismo e di ammÙ'('· vole abnegazione n('} sor.con erc i fl'fit.i, a quahmquc nazione appartenesf;f'ro, fmo all'oscuro sacrificio della •it.a. CoRì nella guel'l'a in Ungheria, clel15~)5 o Jt(·lia. sucet'Ssivn, campa.gm.~o clell605 in Croazia cont.ro i Turchi; nnlla. spedizione spaguuola dcll6~5 in Italia, durante la guerra dei 30 anni, r.he dilagò violenta anche nel nostro pat·se dal 16:n al 1631, per la suCC(\Ssione del ducato di ~fantov~l e del j\fonferra.to; ùw·anto la rivoluzione di Palermo del 1H46; nella campagna del1672 del dtt<>.a Oa.r lo Ema.nucle II di Savoia contro la Repubblica geno>esc e nell"assellio di Genova dt<l 1684 da parte dci Franccsci. E venendo a tempi più recenti, nella guerra di seccssionc americana, nelle campagne dell'indipendenza ed unità. d 'Italia, da quella. del 1848-49, nei fatti d'arme di Sommacampagna, Pa-s trengo, Hivoli e specialmente a Santa Lucia, a quelle del18:19 a San Martino e Solferino e del 1866 a Oustoza, dalla guerra franco-prussiana dHl1870-71, da.Jla, campagna italoturca del 1911-12, all'ultimo immane conflitto mondiale, si svolse attiva o benefica l'opom umanitaria di questi oscuri volontari d1·lla pit-.tà, non aventi altra arma che il segno vermiglio della croce, non solo in Italia, .in Francia e nel Belgio, ma anche in Germania (~d in Austria, tanto n.elle mina-cciate trincee, quanto negli ospedali da campo delle prime linee e delle ret.rovie, nei treni e nelle navi di sgombro, coll'as:>istcre migliàia e migliaia. d i feriti e di malati, senza distinzione di nazionalità, di religione e di grado. Altra figura non meno luminosa, degna di essere rievocata fra i pionieri italiani della Croce Rossa, è una gloria di Casa Savoia, Vittorio Amedeo II, che nell691, durante la guerra mossa da Luigi X I V, fremente di 1< J.mnire il Duca in tal maniera da Rerbare il ricordo por tutta. la vita o perchè imparasse a sue spes~ il rispetto che un Duca di ~av·oi: • deve al R<.- di Francia n, nella battaglia. di Carmagnola, che fu favorevole aljp trup· ve del generale Catinat, spinge la sua generosità al punto di t.ogliersi il collare dell'Annunziata, e, spezzatolo, di distribuirlo agli abitanti, cbe, laceri ed affamati, imploravano soccorso. Ma sopratutto è da ricordare un episodio, pl'N!sochè ignorato, che mette sempre piÌI in ma.ggior luce la figma magnanima. eli qm•sto valoroso Principe


r PLONIERl ITALIANI DELLA CROCE ROSS.\

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f;abaudo. Nel settembre 1693 Vittorio Amedeo II pose l'a.<;Redio a Pinf'rolo, occupata dai Francesi, e, prima di iniziare il bombarda.meut.o della, città, fece formale proposta al governatore conte di Tessè di inalbera:re la bandiera bianca su tutti gli ospedali ove erano agglomerati in gran numero feriti e malati, come segno di riconoscimento, per proteggerli dal til'o delle artiglierie. n governatore della cittadella accondiscese volentieri a questa off.-rta uma:nitaria ed il bianco vessillo, sventolante fira il grandinare dei proiE'ttili, protesse efficaeemente questi luoghi di cura dalle raffiche delle bocclto da fuoco piazzat-e attorno ed in gran numero, risparmiando così numerose vittime innocenti. Eeco il principio della neutralità e clell'inviolabilità dei luoghi di ricovero dei feriti e malati in guerra, che già si afferma, q nasi t.re secoli prima che i delegati di 26 nazioni si riuniscano a, GineVl·a per sanziomulo in una Convenzione internazionale. A chiusura di questa mia sommaria comunica.zione, ritengo doveroso far cenno di un altro grande precursore italiano della Croce Rossa, e dei più significativi: di F erdinando Palasciano, eletta figura eli apostolo e di scienziato, il di cui nome, per troppo tempo dimenticato, merita di e~serc tratto dall'ingiustificato oblio e portato alla viva lnce della riconoscenza na.zionale. Chirurgo militare dell'Esercito borbonico, fece parte n el 1848 d<.'l Corpo di spedizione in Sicilia contro i rivoltosi, c per poco non corse rischio di essere fucilato, per essersi offerto al J!enera.Le Carlo Filan.[!eri quale custode della vita dei feriti delle forze avversarie nell'assedio eli Messina. Ed al feroce Comandante, che, p er domare la rivoluzione, gli aveva ingiunto di non rispanniare i ribelli, nemmeno i feriti, egli aveva risposto serenamente che questi, a qualunque parte appartenessero, era.no per lui cosa sacra ed aveva obbligo imprescindibile di soccorrerli c . di proteggerli tutti indistintamente. E dovette la sua sal V<.'Zza unicamente alla grande st.ima e considerazione, che godeva come ch.irnrg'O e come uomo presso lo stesso Jt.e Ferdinando. Per il suo spirito insofferente e per la sua natura irrequieta, lasciò nel 1852 la carriera militare ed, in seguito a concorso, vinse il posto di chirurgo primario nell'ospedale degli Incurabili in Napoli ove ben presto seppe acquistarsi meritata fama di clinico e di operatore, tanto da essere nominato membro dell'Accademia Pontaniana fino dalla sua fondazione. In una solenne cerimonia, tenutasi presso questo I stitut,o il 28 aprile 1861, per festeggia.re l'ingresso del Re Liberatore, Vittorio Emanuele II, Fedinando Palasciano pronun·ciò un magnifico discorso cc sulla neutralità dei feriti in tempo di guerra »1 affermando per il primo che cc le potenze belligeranti nella dichiarazione di guerra dovevano riconoscere reciprocamente il principio della neutralità dei combattenti feriti o gravemente infermi per tutto il tempo della cura». La dissertazione ebbe un grande successo e larghissima eco, non solo in Italia, ma in tutta l'Europa, e fu pubblicata integralmente nell'I mparziale, rivista medica di Firenze. Lo stesso Palasciano ne inviò alcune copie al dott. Appia, membro dell'Accademia e residente a. Ginena, a mezzo del Console generale elvetico, ed altre copie furono spedite a 4 -

Giornale di modicin(l milit(lrc.


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I PlONlERI IT~LIANI Dl!:LLA CROCE ROSS."

Pa-rigi al Ministro degli affari esteri Thouvcnel, per cura dell'incaricato di Francia in Napoli. Due mesi dopo circa, Enrico Arrault, fornitore generale dell'Armata francese, pubblicò una lettera aperta al Ministro della guerra, dal titolo: « N ot·izie sul perjezionmnento llel •materiale deUe ambulanze volanti n, nella q11ale, senza alcun accenno all'opera svolta in precedenza dal Palasciano, di cui doveva essE•re certamente venuto a conoscenza, sostenne il principio dell'inviolabilità in guerra dei medici militari, degli infermieri, delle ambulanze e dei posti di medicazione; ma non vi è alcuna allusione all'idea della neutralità. dei feriti. Per altra via, Emico Dunant, banchiere ginevrino, che da « simple touriste '' M•eva assistito nel1859 alla SMonda campagna dell'indipendenza italiana, mosse la sua crociata, e .nel 1862 pubblicò un libro: <1 Un souvenir cle Solf&rino ))' in cui des cri ve le pietose condizioni dei feriti di quella g-rande battaglia, rimasti per la maggior pa.rt.e senza soccorso e per lungo tempo. Questo libro, tradotto in quattro lingue, ebbe una larga diffusione e forte ripercussione in tutta Europa. E per le sue n umerose relazioni con le più alte autorità, ed anche con regnanti, Dw1ant riuscì a far convocare il 26 ottobre 1863 a Ginevra la prima assembl<•a internazionale per la istituzione della Croce Rossa. Ferdinando Pa.la.rsciano non fu nemmeno invitato L queste adunanze, e nessuno rammentò H suo nome durante h conferenza, nè fece cenno alla priorità della sua idea. Tutta.via, egli uon protestò per l'isolamento che si era andato a poco a poco formando, pensa.tamente o no, intorno a lui, pago soltanto che in quella riunione fosse stato approvato il principio della neutralità. dei feriti, che il 22 agosto dell'anno seguente venne solennemente proclamato in Ginevra da 26 delegati di 16 Xazioni e tradotto in lep:ge internazionale. :ì\'Ia l'attività instancabile del Pala-sciano doveva rivolgersi a più ampi orizzonti. Già nel Congresso medico di Lione del 186-!, di cui fu eletto vicopresidente, ebbe occa-sione di presentaro una memoria <<sulla neutralità. dei feriti in guerra e dello conseguenze terapeutiche », in cui riconosce la Convenzione di Ginevra come una delle pitl grandi conquiste del secolo nella storia della civiltà. e del diritto delle genti, ma fin d 'allora si affrettò a rilevare alcune lacune del trattat.o stesso, fra c~ti, una di grande importanza riguardante la sorte dei feriti nelle battaglie navali. Più tardi, nel 1866, vivamente impressionato degli episodi dolorosi della disgraziata giornata di Lissa, iniziò, da solo, una nuova campagna per ottenere che il Governo italiano si facesse promotore di una revisione della Conferenza di Ginevra., allo scopo di estendere anche ai feriti della guerra sul mare i benefici della neutralità. E dopo un'intensa propaganda, compiuta tra incert.ezze e difficoltà di ogni sorta, ebbe la soddisfa.zione di vedere raccolti dal 5 al 28 ottobre 1868 in Ginevra, i delegati di 14 Potenze per discutere un nuovo progetto di Convenzione interna.zionale. Ma l'Ita.lia anche questa volta non fu rappreS('ntata in quelle adunanze da Ferdinando Palasciano, ed il Joumal de Genéve, che aveva dato per primo notizia della sua partecipazione, dichiarava che ((l'errore era scusabile, in quantochè il Palasciano era naturalmente indicato pér questa missione ».


l PIONIERI ITALIANI DELLA CROCE ROSSA

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Tuttavia, se non partecipò di persona alla Conferenza, il Pala-sciano diede ugualmente la sua efficace collaborazione, inviando a Ginevra, come suo valido contributo, un progetto di riforma della convenzione del 1862, comp:rendente 11 articoli. Ed anche nel 1869, in occasione del Congresso medico di Firenze ed in quello di Bologna dell'anno seguente, e nel1871, con una memoranda lettera diretta al dott. Moyuier, presidelJ.te del Comitato Internazionale di soccorso ai feriti e delle Società giuridiche di pubblica utilità, continuò la nobile campagna, proclamando ovunque l'incliscutibile diritto dell'Italia alla priorità del principio della neut.raJit.à dei f~riti, in confronto della Francia e della Svizzera. All'Italia spetta dunque il vanto e l'onore di aver dato il vero concetto fondamentale della Croce Rossa ed a Ferdinando Pala-sciano di avere sost,enuto per primo, fin dal 28 aprile 1861, la neutralità dei feriti in guerra. ed il principio che « il soccorso da apprestarsi doveva constituire una legge per tutte le Nazioni, un dovere per ogni Governo, un diritto sacrosa,nto delle genti )). E fa meraviglia come nell'opera del Lueder d el 1876 « sulla convenzione di Ginevra dal punto di vista storico, critico e dommatico)) si affermi, che l'Italia non abbia recato alcun contributo; come nel trattato di chirurgia di guerra di Chauvel e Nimier del 1890 il nome del Pala-sciano sia appena accennato fra gli ultimi; che nel BrUish Jtedicul Journal del 1914, in una serie di articoli sulle origini e sullo sviluppo della Croce Rossa presso le varie Nazioni, non sia stata nominata l'Italia, nè vi sia alcuna menzione, anche fugace, dell'opera del nostro grande dimenticato e fina,lmente cbe in una recente commemora-zione di Enrico Duna.nt, fatta dal Consigliere federale Motta a Bema il 7 maggio 1929, nella ricorrenza del primo centenario della sua nascita, non sia sta.to rievocato nemmeno il nome del legittimo precursore ed ancora una volta sia rimasto nell'ombra del silenzio, che lo avvolge da tanti anni. Ho ritenuto pertanto opera di buon italiano di portare in questa solenne adunata di cultori di studi storico-medici, convenuti nell'Urbe da ogni parte del mondo, un modesto contributo alla rivendica.zione dell'umanita,rio principio della neutralità dei feriti in guerra, germogliato sotto il purissimo nostro cielo. La storia della Croce Rossa è storia universale, la quale, varcandC) i confini delle Nazioni, abbraccia in un solo palpito di carità e di fratellanza tutte le genti. Quattro italiani, già. illustri negli annali della Chiesa, di Casa Savoia e delle scienze chirurgiche, in quattro epoche distinte, hanno impresso un'orma indelebile di latina umanità nello sviluppo e nelle tradizioni di questa nobile istituzione. È giustizia pertanto che i nomi di questi nostri pionieri della Croce Rossa sopravvivano nei secoli anche por queste nuove benemerenze, pressochè ignorate, ma non meno grandi e degne di essere tramandate alla posterità.


111 [Oft6Rn~D ftlliOftllE DI MEDI[Iftl E DI lfiiEftE [OLOftiiLE Trlp oll,

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Ottobre 1930

Il 4 ottobre s<.:or:;o in Tripoli, rwl magnitì<;o salone del Miramare venJLe ina ugnra t o il HI Congresso nazionale di medicina e di igiene coloniale, a lla prcsem:a. dd UeggPnle d.el Governo della Colonia. e con l'iutcrvC'nto di tutte le autorità. ciYili e milita,ri. Pre15e per primo la parola il colonne llo n1edico Castigliola, presidente d t> l Com it n.t o ordi nn t ore, il q nn lP ringrazi t'l gli E n ti p n bblici e privati, che avevano dato il loro contributo materiale e morale per ht buona riwwita del CongrP15:;o. P <u-lò in S('guito il Pode:-;tiì. di Tripoli, che io rapida sintesi illustrò i progre:;si igienici Mnseguit.i 1ht1la città in pochi anni, specialmente pe1· quanto rignanla le fogua.ture, l'acqua potabile, le senole, la sanità civile e ma.rit,tima,. Jl COIIIIIl . Maurizio :R,ava, Rt-ggente df?l Governo, in a:ssenza di S. E . il M<tre:;ciallo d'Ita.l ia ·Badoglio, cl1iamato d'urge nza a U oma, con nobili parole, portò il suo saluto a.i congn>s:;i:;ti. I n li ne il colonnello medico Mario tti-Bianchi, nel bn•ve discorso inaugurale, affermò che nell'attuale re~i­ me la storia è bE'lla solo se eeeilatrice di opere nuove, ed anzichè sofferm;nsi su quanto è s tato fatto in passato, trac·<.:iò a grandi linee ciò che dobbiruno fare ancora, i problemi che ci incombono, i bisogni delle popolazioni in fatto di medicina, e di igi enl~ . Nei giorni successivi i lavori del Congr<'sso si segttirono intensi, senza interruzione. I rclatori si dimostrarono tutti profondi conoscitori della materia e svolsero i seguenti temi: l) Febbre ri<lOrreute africana (colonnello medico Ma.rtoglio e capitano medico Patanè del R. Esercito); 2) Framboe:iia (prof. sen. Ga.bhi); 3) Febbre dengtte (capitano medico Alonzo della R . .Marina); !) Tripanosi animali (maggiore veterinario Di Domizio). Numeros i ed imvorhbn t i furono le comunicazioni: alcune s uscitarono intere!lsanti discussioni, come quella del prof. I zar, direttore della clinica medica di Messina, il quale svelò una non so~:>pcttata frequenza dell'amebiasi lnte:;tina le in quella. città. Altro argomento, che diede origine a Yivi dibattiti, fu quello della tubercolosi nelle colonje, e l'occasione fn offerta da una comunjraziooe del t-enente medico Nasta~ i , il quale presentò uno studio su numerose aut.opsic di indigeni tubercolotici e da. a ltre del prof. Tedeschi e del dott. Mazzolani, rispettivamente sulla. tubercolosi in Ciren::~ica eù in Tripolitania.. L 'argomento ven ne cosi affrontn to sotto molteplici aspetti, ed è da augurarsi che questi studi continuino, perchè molti punti meritano aneora di cssf're cldariti . Delle relazioni ttfficia,li e delle 35 comunicazioni di:;russe nl Congresso., riproduciamo quelle presentate dagli uflkiali lll<'dici del R. Esercito. S . E . il Ministro della guerra ha espresso il suo compiacimento p er l 'importante contributo dato dai medici militari coloniali, specialmente della Libia, segna1atogli dal Consiglio direttìvo della Società italiana dii medicina e igiene coloniale. 1


FEBBRE RICORRENTE AFRICANA per il dott. Ferdinando Martoglio colonnello medico, direttore dell'ospedale milital'e di P>tdova. A UTORTASSUNTO

I. DEFINIZIONE. - La febbre ricorl"e.nte af'ricana è endcJUira nell'Africa intertropieale; appartiene al gruppo delle malattie a. rieonenze febl)rili dovute, a parassiti sanguicoli del gt>nere spiroclweta trasmessi da zéecbe; ba come agente etiologico Spirochaeta Duttoni; ed è trasrnessa all'uomo da. una zecca del genere Ornithodorus: Ornith. mo11bata, MuJTa,y 1877 (Dutton e Todd). Può essere trasmessa anche da, Ornith. Savignyi, Audouin 1927 (Bntmpt). Questa malattia, già nota agli indigeni delle regioni ad endemia ed ai primi viaggiatori dell'Africa centrale (Livingstone, Kirk, Hinde), oggi non è più sufficientemente definita da.i nomi t·ic7:-fe'!:er, febbre da zecche africana, febbre ricorrente africana, coi quali, anehe, si suole indicare, perchè in questi ultimi anni si è accertato che nell'Africa del nord:Marocco esiste un altro tipo di febbre ricorrente da zecche dell'uomo, la ricorrente spagwu.ola, scoperta da Sadi de Buen (1922) nella Spagna, trasmessa da Ornith.Q€l.or'lt8 erratic·us (J. Cola.s-Belcour, febbraio 1930, ha dimostrata l'identità di Ornithod&r1(8 maroca.nus, H. Vélu 1919, con Omithodorzt.S erratic1t.B H. Lucas 1849), e dovuta a S7Jirocltaeta hispanicum, diversa da Sp. Duttoni (C. Nicolle e C. Anderson, 1927; H. Scholossberger, F . W. Wichmosen, 1929). Infatti C. Nicolle e C. Anderson (1928) stabiliscono che nel Marocco, in esemplari di Ornith. erra.ticus (m.wrocawtt.s) provenienti da un porcile di Mansouria, si trova una spirocbete, che per l'azione patogcna, per i risultati delle esperienze d 'immunità crociata, per il criterio dell'agglutinazione (saggiato da H. Sparrow, U. Lumbroso e M. Lapidari), per l'identità d eli 'agente di trasmissione e per la vicinanza ed i larghi t'apporti fra il Marocco e la Spagna è da identificare con Spirochaeta .hispa?ticwm; e ne fa.nnno una varietà: Sp. hispanicu-m, v<w. ?na.t·ocanu.m:. Questi autori, inoltre, preconizzano clJe il parassita si debba trovare diffuso nel Marocco, nelle tane dei piccoli mammiferi selvatici, insieme con l'Ornith. erratim/.8 (ma·rocanus); e che nel Marocco debba esistere la, ricorrente spagnuola. Ed effettiva.ment,e P. Hornus (1928), Cha\1bet (1928) e P. Remlinger, Ca,baniè e Bailly (1929) in diverse loca,tità del l\Iarocco osservano nell'uomo casi di febbre ricorrente di tipo spagnuolo dovuti a punture di zecche; P. Delanoe (1929) trova Orn·ith. erraticus (marocan·us) comune in ta.n e di porco spino e di volpe ed infetto di Sp. hisp . var. 1narocanU1n; ed infine C. N icolle e C. Anderson (1930) stabiliscono sperimentalmente che il virus di Mansouria dà all'uomo una ricorrente tipica, identica alla ricorrente spagnuola., e che cc le spirochete ricorrenti marocchine trasmesse da Ornith. erraticus rmarocanus) appartengono ad un solo gruppo, hispanicurn, non div.isibile in specie» . Restando, così, provata l 'esisten za della ricorrente da zecche spagnuola nel Marocco.

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li. DISTRffiUZION E GEOGRAFICA. - La diffusione della ricorrente africana da Sp . .Duttoni appare strettamente legata a quella della zecca trasmettitrice, Omith. 71Wl!bata, Nell' Uganùa pare che le prime osservazioni siano sta.te fat te d a Nabarro (190:~ ). A. R. Cook (1904-) studiò quatt.ro casi all'Ospedale di Mengo, e ritenne possibile che la zecca (bìbo), Argas od Orn-ithodont-8 ?noubata , fo tlile l 'agen te di trasmissione. P. li. Ross e A. D. Milne (nov. 1904) nel distretto di Ungoro, t rovarono delle spirochete nel sangue di otto casi diag-nosticati come tick-fet'er; e la zeeea ineriminata fu classificata come Ornith. Sa.vig11yi, Audouin, V<U'. caer.a, Neumann, da F. V. Theobald. Quasi con tempor a.nea.men te ed indipendentemente J. E''erett Dntton e L. Jolm T odd (luglio 1905) studiarono l 'infezione nella. provincia orientale dello Stato libero del Congo dimostrando per primi, sperimen talmente, l'azione della zecca, individuata in Omith. 1no-ubata; ed il passaggio del vi.r·us dalla zecca madre alle z(•rche figlie. Nell'Africa orientale la malatt.ia è stata scoperta da, KudickE'; è stata osservata poi da Briickner e Werner (1906); e studiata a fondo da R. Koch (1905 ), che verificò l'azione della, zecca, individuata in Orni th. mo·ubata Murray, uguale ad Omith. Savignyi, var. caeca.; seguì la migrazione della spirochete nello uova e riaffermò la ca.pa~cità delle zecche nate da queste nova a trasmettere l 'infezione. La mah:t.ttia. è strata, in seguito, studiata da F. K. K eine e B. Eckart (1913) sulle rive del L ago T anganica; e da O. Wittrock (191~) . Nel Madagasca.r esiste <la lungo tempo (Drury 1702; citazione di Brumpt). È stata osservata da Thezè (1911), Lamoreaux (1912), Sulday (1916), specie nelle regioni oecidl.'ntali, dove l.'siste l'Or·nith. moubata, p are, importato dalla cost.a orienta.Ie africana. In qua.lche zona sembra che le zecche siano scomparse (P. Gouzien, 1924). Nell 'Afriea. orientale se.mbra sia stata importata già da tempo dal n ord; è stata segnalata da Park Ross (1910). L 'infezione si è diffusa nelle miniere del Tramvaal e del Natal p er l'importazione <li zecche infette mediante l'afflusso <li la,·oratori; localizza 7.ioni subito distrutte mediante la sistemazione e l'indurirnento del suolo (P. Gouzien, 1924). Nella Somalia inglese è stata riscont rata da R. E . Drake Brockman {1913). Nella Somatia italiana d~t P. Crovel'i (1918), che potè dimostrare la presenr.a di Ornith. mou.bata. E da M. Reitani ed E. Parisi (1923), in fo colai epidemici dovuti al pullulare di questa zecca in ambienti molto affollati e ristretti. Nell'Abissinia meridionale da P . Doreau (1908); E. Brumpt (1908), inolt re, è riuscito a, riprodurre l' infezione in laboratorio, mediante pm1t-ura. di Orn. mou.ba.ta provenient i dall'Harrar Abissinia. Nell'Abissini a settentrionale, all'Asmara (Colonia, Erit,rea) da F. 1\:Iartoglio (1915), in un indigeno proveniente dal basso pia,no nord-occidentale, con rare spirocbete circola,nti, tra.srni:;sibili diret tamente all'arvicola e soi ricorrenze febbrili (osserva:done inedita). Da F. Costa, nei Tigrai set.tentriouale, in A<lua e in A..'\.sum, in foco lai epidemici (1928) . Nell'Africa o ccidentale, nell'Angola, da l ". C. Wellman (1905 ); le


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numerose zecche locali, ocikopio, classificate da Callllau -come Omithonts Savignyi .A1ul. var. caeca Neumann, sono state poi ritenute idl.'nt.iche a quelle catalogate come O. moubata Murray al Britis h Musenm. E da A. Y. Massey, 1905. Nel Congo Belga la ricorrente e la 7-ecca, Kimputu, O·r n. mo1tbata, sono molto diffuse nel Katanga e nel territorio a sud e a nord del 10o parallelo sud (L Rodhain, C. Pons, F. Va.n den Branden e J. Bequaert, 1912 ). Cosi nel Rubanda e nell'Urundi; (V an Hooff, 1917); nel medio Congo Belga. ed in prossimità di Leopoldville, feb.bre e Orn. mouba.ta sono stati riscontrati da Van den Branden, e V an Hooff (1922). La zecca ha iovaso anche il territorio di Loufimi (F. Van den Branden, 1924). Nel <Congo francese la malattia è sta,ta osservata a Bikié da M. Blanchard (1913). Poi a Brazzaville, Mi cui dintorni Orn. moubata è molto diffuso. Ed in tutto il Moyen-Congo la zecca sembra esista. da lungo tempo, molto diffusa (L. J,eboeuf e A. Gambier 1918). Vi sono regioni, però, nelle quali la zecca c la malattia non sono state trovate. Così in una grande zona fra, il fiume Congo e l'Angola, così nell'OueUè (R.odhain, 1905 ); così. nella regione boscosa del Basso Congo, forse per la sensibilità della zecca verso l'umidità (Rodbain 1921). Per quanto mi risulta, in tutto l'ovest Africa a nord del Congo franC{'Se non erano stati segnalati casi di febbre ricorrente da Sp. Duttoni. Alla Costa d 'Oro il caso di W. Simpson (1908) non potè essere ben diagnosticato; e l 'epidemia constat.ata successivamente ad .Accra si ritieue dovuta al v irus cosmopolita (P. S. Sclwyn-Charke, G. H. Le Fann, .A. Tngram, 1923). Ma nell'aprile 1917 André Leger scopre una spirochet e nel toporngno delle fogne di Dakar (Orocidura Stampflii, J entink), poi trovata anche nei muridi (Mus decwma,n us), che prende il nome di Spirochaeta crocid1t.rae A. Leger. Spirochete successivamente trovata nel sangue di un indigeno da Marcel Leger (192:3); in tma europea, certamente iofettatasi a Dakar, da R. Guillet (1926); in un altro caso della stessa origine da :M:athis, Durienx eù Ewstifeieff (1927); in un focolaio endemico, in indigeni, da Mathis (1927). Tutte queste spirochete, di varia origine, st.ndiate da Ma,t.his (1928) sono state t rovate identiche. Già C. Nicolle e C. Anderson (1927), st.udiando comparativamente Sp. crocidume e Sp. Dultoni. avevano concluso per la loro stretta somiglianza.; ma. successivamente C. Nicolle, Mat.his e O. Anderson (192~) ne stabiliscono la identità; e stabiliscono che Sp. Duttoni è sempre rigorosamente identico a se stesso, tant.o come tipo .Duttoni che come tipo Orocill~trae. Nel Senegal non è stata segnalata la presenza, di Or. 1noubata. III. DIFr··u~rnn,rTA . - È stato const,atato che io epo<'he ph'l o meno recent.i l ' infezione ha invaso regioni prima indenni; e che a ltre v(' ne sono nelle quali la malattia è sconosc·iuta, pnr esistendovi l 'Orn. mmtbata, ma che potrebbero infettarsi per l'arrivo di malati e di zecche infette. La diffusione della malattia è facilitata dalla lunga resistenza al digiuno della zec<'a; dalla ereditarietà dell'infezione in questo paras~ita, fino alla terza generazione (Wellman); dalla grande feeondità della femmina, che può nrrivare a deporre fino a 1217 uova (B. Jogling, 1925);


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dal suo eeckti~mo alimentare, ver cui può vivere sui grossi mammiferi, por<:i, facoceri, (I... L. Lloyd 191.1; E. Roubaud e R. Van Sace~ben, 1916 ; E. Roubaud 1916; J . S<:hW<'f, 19:!7); sui polli (J. Rudhcun, 1920) e su serpent i, g<'t:hi, lucertole. eamalt·outi (Ro1lhain, 1922 ), Sf'nza che questo eocletismo inlluf'nzi !"attitudine d!:'lla zecr·a a t ràSJlletterc il virus (Rodha.in,l922). Qu<•ste <:ondizioni fndlit Hno l't. sai il Jlermanere della zecca infetta nelle abitazioni (P nello tanP) ahhandonaJ·.e, anche da. lungo tempo (Rodhain , UliO); e f;t('i!itano la :;ua dilfu~ione lungo lf! vie carovaniere e, meglio, lungo le viP ordinarie camionabili e quelle fenoviarie, cb~ rendono po:;>:ibili tnt:;porti rapidi a grandi rlistanze di prodott.i ma.nufatti provenienti da. centri infetti, rhP vossono con''ogliare zeecbe infette. s(~JH bnt, che rnmiili tà del snolo, che la zecca sfugge, possa. limitare la. sua e~ransion e (Rodhain 1919); e che la cost.ituzione chimica dei terreni vulcanici le impe1lisca ùi altN:chiJ·e (Van Saceghen, ] 923). J...a malat.t ia è diffnSH1 inoltre, ù a~li svostamcnt.i di uomini pro· veniPnti da centri infetti, speei<~ con mezzi eeleri, per pellegrinaggi, per lavori, ecc. Ma- la questione della. diffusibiliti'~ della ricorrente africana da. Sp. D1ttton'i deve essere studiata a.nche in rapporto con i serba.t oi del virtts. Già R . Koch (190G) aveva indicato sorci e topi come possibili serbatoi; ma gli studi fatti nel nord-Africa, da C. Nicolle e C. Anderson e da Delanoè provano che i piccoli mammiferi selvatici, nelle cui tane vivono, opiti ordinari, Orn. erraticus (ma.rocan~ts) ed Orn . .Norma.ncli, funzionano da ~-;erbatoi rispetLiva.mente di Sp. hispanicnm, va·r. marocan?t·m, e di Sp. N ormandi: zecche e mammiferi si iniettano a vil.:enda, costituendosi, cosi, un cido largamente diffu~-;o e sufficiente ad assicurare la. conservazione del vir·us, .Analoga.mentR, e con ogni vNosomiglianza, Sp . D'lttton·i in natura infetta i piccoli mammifNi, come a D <l knr dove (come Sp. crociàu:rae) è diffuso nei muridi e nel toporagno. Ed è sn di essi, su rosica.nti ed insett.i vori, che Orn. mo~tbata, opite abituale delle loro ta,ne, si infetta; l'invasione delle abitazioni umane da parte della, zecea sarebbe un caso particolare nella. sua. vit.a; e l'habitat normàle di Sp. Duttoni sarebbe rappresent.l>to dai piccoli mammiferi (dai selva-t ici recettivi, in genere) e dalla zecea. Potrebbe darsi, quindi, cb e nuove locn.lizza,zioni in centri 'abitati umani, interpt·ctat.e come maniiestazione di una nuova immigra,zione del conta:t:io, non fo~;:sNo che conseguenza. della diffnsion~ all'uomo, per circostanzE> favorevoli allora, vf'rifir:.tiC'si, <li un vir·us già esil)tente stù po:;to, nei picroli mammiferi, nei I'C'ivatici . Potl'PIJhc cs~Prc utile, pt>n:iò, fan~ lu ;si uùio della, ilist,di.Htzione di Orn. ?ll(,u/lat.a (e di a.ltre zec·<·he capaci di trasmettere Sp. D1tttoni) nelle t a ne dE'g-li a nim;\.li sei va t il'i rccet.ti vi, a larga diffusione, e non nelle sole abitazioni Hlll<ìne, dove la. zecra ptiÒ e~:~iierc :;cono:;ciuta alla popolazione, percuè non ancora. athl<'<·ata; ed esi:stere a distanza di qualche chilometro, come k~ constata t o J,lo~·d (1915) nella Rhode>:ia del nord. E ricere&re ;'{1)· Dutton i in qner-;ti li<'l va t ici H nelle zP<:che delle loro tane, in modo da preei:;are 1;1 su<l di~tribnzione ~eog-I'~Lfic·a, non ~olo ril:lpetto aj focolai di infezionP un1ana, ma. an(·he ri;;pett·o alla infezione (apparente ed ina.pparen te) riscontra t a, iu q nf'.~ti a ni ma li elle funzion:mo cla serbatoio.


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IV. AGENTE ETIOLOCHC:O. - Spirochaeta · D11ttoni, Novy e Kn app, maggio 1906, ha come sinonimi: Sp·iroehneta Kochii, Novy, e Knapp, 1907. Spirochaeta Rossi, Nutta.l, 1908, Spirochaeta Crocidura.e, A. Leger, 1917. Spirochaeta Dutton·i costituisce una speciP a sè che, si differenzia dalle altre spirochete sanguicole per qualche carattere morfologico (C. Schclla.ck, 1907; Uhlenhuth ed Haendl, 1907), per l'azione patogena e per la funzione antigE>na, che ha cara.ttere di specificità. (Novy e Knapp, 1906: A. Breinl ed A. Kinghorn, 1906; ~<\. B1·einl, 1906); C. Frankel, 1907; Uhlenhuth ed Haendl, 1907; l\bnt.enfel, 1907; Strong, 1909; Toyoda, 19Hi; E. Dschunkowsky, 1913; Brumpt, 1921; J. H a.rold St. John e Lewis B. Bates, 1922). L a specificità di Sp. Duttoni è stata riconfermata reeentemente, in modo esauriente, da C. Nicolle e C. Anderson (1927) e da H. Sparrow, U. JJumbroso e M. Lapidari (1928). Classificazione: È stata. classifica.ta in di versi generi: Spi:roehaeta, Ehremberg 18~8 ; l'reponema, Schaudinn 1905; BQrrelia., Swellengrebel 1907; SpirQscha·u.dinnia, Sa.mbon 1907. Vedute t.a~;sinomiche l'Ccenti, pe1·ò, la. riporta.no al genere spiroc1weta (Dobel, 1912; M. Zuelzer, 1920; F. Mes uil 1921). Morfologia: Sp. Duttoni ha un corpo allungato, filiforme, foggiato a. spirale, con il.iverse volute, a sezione appiattita; con ectoplasma o periblasto che si prolunga alle due estremit.à (flagelli degli autori: A. Breinl, 1907) ; con est-remi appuntit.i, non differenz.ia.ti. Non ha nucleo differenziato; ma certamente il parassita è provveduto di sostanza cromatinica (C. Schellack 1907; Fantham, 1911; Swellengrebel, 1907; Breinl, 1907; Dutton e Todd 1907; W. Siebert, 1903). È dotat-o di vivaci 'n1.ovi1nenti di traslazione, che compie indifferentemente per l'uno o per l'altro estremo; di flessione; ed a vite, in senso dest.rorso (J. Commaodon). Alcuni osservatori banno a.mmessa l'esistenza di speciali &rgani di mov·i1nento; di una membrana ondulante (Dutton e Todd;, F ant.barn, 1911); e di ciglia (?'Jetnow, 1906; .T. W. W. Stephens, 1906; Novy e Knapp; Frankel, 1907). l\fa. queste osservazioni non sono st.ate confermate; e le formazioni suddette sono state interpretat~ come pl'Odott.o art;ifìciale dovuto allo stiramento del periblasto in seg-uito alle manipolazioni della tecnica (Norris, Pappenheimer e Fleury, 1905; Breinl e Kinghorn , 1906; Breinl, 1907; Scbellack, 1907; M. Ma.yer, 1908; Siebert, 1908; SCèllack, 1909). In questi ult.imi anni nesstm autore lut più riferito di mero bran a. o di ciglia viste in Sp. Dutioni. Le dimensioni di questo parassita variano molto con l'età, l 'ambiente e la tecnica di eolorazione; e varhtno da un accesso n.Il'altro per lo stesso organismo affett.o (S. St~rling, 1919). Diversi autori si sono occupa.ti della s ua misurazione, anche comparativamente con altre spirocbete sangnieole (Schellack, 1907); ma. con risultati discordanti. Brumpt (1927), dopo studio di numerose forme giovani dà: lunghezza f' 12, spessorE> p. 0,25, con 4 spire: ma trova anche forme di 8-45 J.1. di lnn~hezza con 3-12 ondular.ioni. Una cosl grande variabilità tog-lie valore differenziale al criterio delle dimensioni. Infatti C. Nicolle e C. Anderson (1927) dichiarano che nesflunn. differenza morfologicr~ rlistingue Sp. Duttoni da Sp. hispanicnm, e da. S p. Ol>er-m&ieri.


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V. R[PR.OouzroNJ·J. - Nei vert-ebrati Sp. D uttoni si riproduce per divisione trasversale (e forse anche per divisione longitudinale) e tra8versale 1nultipla. L<'l. divisione trasversa.Le è ammessa da tutti: si origina da un punto centrale, non colora.to, di demarcazione, che si allunga come un sottile pont~C filamentoso, del quale res ta tracc:ia ai due estremi quando i due nuovi individui si staccano (N'orris, Pappenheimer e Fleury, 1905; Breinl, 1907; D. Maàinnon, 1909). La divisione è preceduta da onde, che dagli estremi vanno al centro e viceversa, più volte, mentre la parte centrale si assottiglia e poi si rompe (l<'anth::un e A. Porter, 1909). La divi15ione lougitudinale è stata. vista da Dntton e Todd (1905), e da altri; da Gonder (1909); da Noguchi u,elle cult;ure. l\Ia è stata messa in dubbio da Korris, Pa.ppenheimer e I<'leury (190!5); da. Schellack (1907); da Doflein (1911); da Dobel (1912); da M. Zuelr.er (19~0). Qualche autore ammette la, coesistenza dcUe due forme di divisione (.Mn.rkinnon 1909); al principio della crisi si verificherebbe anche quella longitudina-le (Breinl, 1907) e, secondo qua.lche Oi3Servatore, pure alla fine (Fautbam e Porter, 1909). Brcinl (1907), inoltre, ritiene che, a parte della moltiplicazione per divisione trasversale e lo.1gitudinale rbe avrebbe luogo nel sangue, esista un a.ltro proced.i mento rappresentato dalla frammentazione in gra.nuli di spirochet.e annidate negli orga.ni, che si anotola.no ad anello, si circondano come di una membrana e quindi si risolvono in fini granuli che dànno origine ad altrettante forme spirochetiche. Concezione che si accorda con le osser vn.zioni di F antham (1911) secondo le quali le spirochete pa.togene, nei vertebrati, oltre della divisione trasversale e longitudinale, presentano una divisione multipla trasversale: il protoplasma ai diljpone att.orno a massoline cromatiniche e a un dato momento l'in viluppo periblast.ico, cbe contiene tm certo numero di gra.n uli, f;i rompe e i granuli sono messi in libertà. VI. OOLO&AZIONE. - Sp. Duttoni si colora sufficientemen te con le ordinarie sostanze coloranti, aggiunt.e di un mordente, riscaldando leggermente (Becker, Puntooi, 1930). Ottime colorazioni si ottengono con i metodi a, difl'erenziazione cromatinica (Romanowsky, Giemsa, .Marino, Leishman). È Gram negativo. Lo studio delle spirochete patogeue è stato molto favorito dal metodo della impregnazione all'ltrgeuto, secondo Golgi, Volpino, Bertarelli (1906). L evaditi e .Manouélian (1906) col proprio metodo all'argento-piridina, derivato dal procedimento Berta.relli Volpil1o e Bovero, hanno potuto fare un accurato studio dei rapporti fra tessuti e Sp. Duttoni. Per la colorazione degli strisc-i il metodo della riduzione dell'argento è stato ut.ilizzato da diversi autori; e si hanno: il metodo R.a.vaut-Ponselle alla !argina, che può essere SOI)titnit.a bene dall'albuminat.o d'argento (Pettit., 1930); il metodo Font<Hw-Krant.z con la modifica. di Penido, che sostituisce h~ soluzione di nitrato d 'argent·o all'uno per cento a quella di nitrato ammoniacale di Fontana- (1927); il metodo di A. S. Wartbin e A. O. Starry all'a.rgento-agar (Pett.it., 1930). Il metodo più largament,e u sato è quello di Fontana-Tribondea\1; per evitare lo scoloramento dei preparati si possono trattare, dopo, cou la fucsina fenica secondo Lancelin, Seguy e


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Dubreuil; o col fissatore T. G. Perrin (Pettit, 1930). Risponde bene anche il nuovo procedimento dell' infermiere H. Bidaka (1920). L 'osservazione in campo oscuro all' ultra miscoscopio facilita la ricerca di parassiti rari (C. Nicolle e C. Anderson). Il metodo all'inchiostro di china dà una visione analogfl, con tecnica semplice; ma non dnrebbe immagini molto net.t-e (Pettit, 1930).

VII. l"ILTRABILITÀ. - Sp. Dtdtoni attraversa le candele Berkcfeld n. 9 (Breinl e Kinghorne 1906; Novy e Knapp, 1906) e Berkefeld N. V. W. (J. L. Todd e Wolbach, 1914). Importanti~l>ime a questo proposito le ricerche di C. Levaditi e T. E. Anderson (1919) sulla filtrabilità del virus nella fase nevmssica. VIII. CUL'l'URA.- Questo v-i-rus si può coltivare su terren • artificiali. Nei primi tentativi, iu agar-emoglobina o in sangue defìbriuato, la riproduzione del germe è stata incerta; e, al più, non si è avuta che ht sopravvivenza con conservazione della virulenza (Wellman, 1905; L. A. Williams e R. S. Villiams, 19()6). Il metodo dei sacchetti di collodion con siero di pollo, di scimmia o in agar gluM~ato di Levaditi (.1906) rt\a lizza una vera cultura, con moltiplica.zione del germe. Nelle cultm·e vecchie Levaditi ba visto forme cortissime, mobilissime, dall'aspetto di vi brione, provvedute di massoline di cromatina. C. Duval e J. L. Todd (1909) ottennero culture in un terreno fatto di decozione di sorcio aggiunta di tuorlo d 'uovo e sangue defibrillato, nelle quali la moltiplicazione sembrò ~l>ndasse per pmtssée. Ma è H. Noguchi (1912) che conferisce valore prat.ico alla cultura delle spirochete col suo metodo in liquido di idrocele e di ascite, non contenente bile, aggiunto di un pezzetto di tessuto fresco, sotto olio di vaselina. Egli ha ottenuto una ricca riproduzione del germe con facilità di trapianti e conservazione della virulenza. Ed ba notato numerosi corpuscoli sferici attaccati lateralmente al corpo del parassita, forme giovani corte ed assenza di odori particolari. E. Ungermann (1918), in seguito, semplifica la t-ecnica adoperando con ottimi risultati siero fresco di animali giovani, scaldato a 58-60 C., sotto olio di vaselina; ·terreno che E. Jllert (1923) modifica utilmente aggiungendo pezzetti di bianco d 'uovo coagulato e che, così modificato, dà risultati molto favorevoli a J. A. Galloway (1926) e a C. l\iathis e J . A. Galloway (1926), a questi ultimi per il ceppo crocidume di Sz>. Duttoni. Speciale interesse per la biologia delle spirochete sanguicole hanno le esperienze di coltivazione di Sp. Dutt{)ni, Sp. hispanicum, Sp. h. var . ?narocanum e Sp. NoNnandi fatte da M. Lapidari ed H. Sparrow (1928) s u terreno Ungermann, aggiunto anche di brodo Hartley. Questi autori, in base ai fatti osservati, sono porta.ti acl ammettere l'esistenza nelle culture d.i forme invisibili di resistenza cd « una riproduzione in vitro del fenomeno della ricorrenza n conformemente all'opinione di diversi osservatori (Edru. Sergent e B. l"oley, 1914; e, particolarmente, C. Nicolle), secondo i quali «la ricorrenza nelle iniezioni da spiJ·ochete non è dovuta ad una reazione periodica dell'organismo malato, ma ad un comportamento biologico specifico della spirochete stessa n. Anche J. Moroder (1929) recent~mente,


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colt ivando 8p. D'!lttoni, Sp. hi.~panicum, Sp. h. var. 1naroca.mun ed una spirochete provenit'ntc dall'Angola in ~iero di coniglio o di cavallo, ba ottenuto culture inapparf'nti, capac·i di f'!>SNt> trapia.ntat.e e d infettanti. I X . AZIONE DELL.l TE)tPERA'l't'RA. - Sp. Duttoni resist.e molto bene alle u as:;e templ'rature, poc·o alle :lite. Cresce bene a 30 C., si conserva a. 15-20 C.; tenuta u n 'ora a 45 O. muore (C. Fraenkel, 1907). Fra O e 2 C., in ~<all~llè citrato, con clon1ro di sodio, può v ivere fino a, 105 giorni; mentre rc.;iRte solo 5 giorni alla stufa (Masanori Nagao, 1923). A - 20, in cimici che abbiano s u<'chia.to sa ngue infetto, si conserva mobile; mentre le cimici muoiono (H. P. Ro~;enbolz, 1927). L 'a.ndamento dell'infezione negli animali non s i modifiea !3e tenuti a zero (R. Ross e C. L . William:;, 1910).

X. AZIONE DI SPECIALI SO~'I':\NZE . - Alcuni colori esercitano, in 1;itro, una spiccata, azione su Sp. Dulto11!i, anche a grandi diluzioni, specie il bleu ed il violetto (lj mf'tilene: ma in 'vivo sono inattive. Debolissima è l'a:done dE>l t ripanblen, tripl'lnros:so, trip~wvioletto (E. Pourneau, 1930). P. Papamarku (1927) ll<t ol':"ervato in maniera sicura l 'azione ·in vitro su &p. DnUoni llell'arseno·benzolo, della tripaflavina e di altri derivati della acridina, del tnrta.ro stibiato e dell 'o~sido di antimonio. Una azione spirocbctit:idn, netti::;simn, in vitro ha. il siéro fresco di bue, capra,, montone e qualche volta, quello di porco; sieri, per(J, che in ·vivo non hanno alcuna azione, nè preventiva nè curativa (E. Unboni, 1929). A sc·opo curittivo, in VÌ'w, contro le ricorrenti sono stati usati diversi prodotti: colori delht serie benzidinira: derivati dall'arsenico; compost,i dell'a rsenico con mc>talli pesanti; qualrh(~ derivato aurico; alcuni composti di hisrnuto; il lt.uu·golo, com})O:;to di As. Sb. e Arg. L 'emet.ico è senza azione (Yakimoff e S. Solouzonoff, 1923), anc·hc a dose pretossiea (P. N icolle, 1928; Scbockaert, 1928). Altra. so~tauza , proposta da Kolle, é il sulfoxil-salvarsa.n, sperimentato favorevolmrnte in sorr..i e ratti da S. Suznki (1928); in so.rci e ra.tt.i infetti di Bp. D11t.toni. Schokaert (1928) ba sperimentato l'azione di diversi composti aromatici pentavalenti dell'antimonio, fra i quali lo stibosan sarebbe molto efficace. I,.~ 'a rse nob<>Jnolo t> il novarsenohenzolo Rono le fo;ostan?.c più lar{!a111(.'nt-e usa.t~, con ottimi risulta ti (Yakimoff e N . K. Yakimoff, 1910; J. Rodhain, C. Pons ed F. V an Den Branden, l 911; G. Leg·l'ndre, 1912; E. Conseil ed lil. Bienassit, 1912; Grothusrn , 1920). Sp. Duttoni diventa faeilm<'nte arsenoresistente; qualità che può persistere lHH·he dopo passaggio per zN·<·a (F. Plnut e S. Steiner, 1920); ma che scompare dopo passH.g-gio nel topo ('Phmt e Steiner; P. l\Hihlens e W. Kirsehbaum 1921). Il meecanismo di a.zione è stato !>tudia t o da Levaditi ed Arzt, (1912) nei rn tti: la sterilizzazione si inizia, dopo la 511_7a om dalla l:;omministra. zione dell'arsenobenzolo. Levaditi (19J 2) ha rilevato che le spirochete spariseono tanto più rapidamente dal sangue periferico quanto piil vicina. alla crisi è stata la somministrnzione del medicinale, elle è coadiuvato dall' int.ervento attivo dell'organismo infetto; conct>zione confermata dalle rice.rche di F. Lorentz


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(1920). Le probabilità di sterilizza.zione diminuiscono quanto piit tnrdivo è l'intervento (J. Tomioka-1924). Sembra che l'arsenobenzolo, quando sia sommini ~t ra to contro Sp. Duttoni, dopo il primo accesso non dia più i medesinti buoni ris ultati (L. Van Hoof, 1917; De Rudere, 1917 ). L 'azione sterilizzante di carattere definitivo del novarscnohenwlo sperimeut,a.ta da Strempel (a.pr. 1928) nei conig-li infetti di Sp . D uttoni1 anche per i centri nervosi, è sta.t.a c.onferma.ta. dalle e~perienze di P. Nicolle (1928). XI. Vnwt.ENZA. - La virulenza di Sp. D1tttoni si distingue da qnella del virus cosmopolita e da quella delle aUre spirochcw tnt:>rne:;se da zecche : essa nel complesso è più marcata ed estesa.. Sembra cbc il pat·assita sia dotato di un certo grado di tossicità (S. Schilling e P. Rondoni, 1913). L 'andamento dell' infezione da s1)', D1tttoni. è a pou.~s ée, ad ~tCCt;>Ssi : dopo l'incubazione si ha la s uccessione di diver:si periodi, di durata varia, nei quali il parassita è presente nel sangue ed ai qua.li corl'isponde, in genere, l 'elevazione della tempera.t ura; seguìti, ciascuno, da una c:risi, durante la quale la temperat ura ritorna normale e le spirocl.Jete, ordinariamente, scompa.iono dalla circolazione; ma il sangue e gli organi res tano infettanti e negli organi si t rovano forme spirochet icbe. Con Ja guarigione il parassita scompare; ma può rimanere per parecchio tempo annidato 11el cervello. Alcuni animali contraggono una infezione inapparente, nella quale, cioè, non si riesce mai a, mettere direttamente in evidenza il parassita, m a bisogna ricorrere alla inoeula zione del loro sangue, o del prodotto della triturazione d 'organi, ad animali più sensibili. Negli animali l'infezione è molto marcata, e lascia distinguere Sp. D tdtcmi da S p. Oberrneieri (Koch 1905; Breinl e Kingoru, 1906; Novy e Knapp, 1906). Sono recet tivi scimmie, ratti, sorci, conigli, ca.vie, hamster, sr.oiMtoli, pipistrelli, capre, pecore, cavalli, ca,ni. In parecchi di questi nnima,Ji, in genere, si ha il fenom eno della ricorrenza. Nelle scimmie, l 'infezione assume un andamento nettamente ricorrente, e qualche volta mortale; all'autopsia si trova.oo infa.rti auemici e necrosi nella milza, nel fegato, nel midollo delle ossa. La ripresa dell'accesso è caratterizzata da ipomonocitosi1 la caduta da ipermonocitosi con diminuzione degli eosinofili. Nella ricorrente da Sp . Dttttoni la, formula leucocitaria non presenterebbe dati di valore patognomonico (Van den B randen e V an Hoff, 1922). Nei sorci e n ei ratti il decorso è gta,ve e si ha, il fenomeno della ricorrenza . È comune nei sorci gua.riti la per~;istenza, del vir1ts nel cervello p er lungo tempo. Conigli e cavie con forti dosi hanno una infezione netta e grave; le piccole possono rimanere senza effetto. Cavalli e cani si infettono leggermente. I gatti sembrano refrattari. Polli e piccioni sono refrattari. C. Levaditi ed E. Yam anouchi (1908), però, sono riusciti ad infettare embrioni di pollo e pulcini appena nati. Capre e pecore contraggono infezioni inapparenti. Sp. Duttoni infetta sempre sorci e ratti partendo direttamente da sangue umano; differenziandosi per questo comportamento da Sp. 0bermeieri che, in genere, non si trasmette se prima non si passa a t.tra v<>rso


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h scimmin, (Fulleborn e ~I. Mayer, 1907; Uhlenhuth ed Haendl, 1907; C. Fra.enkel, 1907; D. Riding e I. W . Macdowell, 1927). La virulenza. di Sp. Duttoni è stata studia.ta ultimamente da C. Nicolle e C. Anderson (1927) comparativamente con Sp. crocidurae, Sp. hispanicum e Sp. O,bermcieri. Gli autori confermano la sua speciale virulen:m per ratti e sorci, per i qua.li è u iofinit.amente più patoA"eno che non gli <~itri t'i?··us studiati )); e ripartiseono questi virus in tre gruppi; 1° gruppo, virtls Dutton e del toporagno (poi identificati); 2o gruppo, costituito dal virtt.s spagnuolo che, per la infezione nei ratti, topi, S<'immie, per l'infezione poco netta. nel coniglio e quella ina.pparente nel merione si avvicina ai t;ir·us del 1o gruppo; ma che si separa da essi e dal 1:irus mondiale u per il potere p atog(>nO veramente ca.ra.ttcristico nella, ca via, alla quale dà una ricorrente di t ipo umano, con a<:cessi febbrili, durante i qua.li le spirochete si trovano in maniera costante e numerose n; 3o gruppo, costituito dal v·ir11s ricorrente mondiale, che det-ermina infezioni deboli e di corta durata nei comuni animali di labora.torio, senz<t ricorrenza.; anche nell ' uomo la mn.l:tttia. naturHIC << nppnre già. come la nwno ricorrente delle spirochetosi "· Nel compleslio la virulenza di Sp . Duttoni, qualun que sia la sua provenienza, (vi1·us di Dntton, vir1ts di Dakar uma.no, d~l toporagno e dei muricli, 1-•irus di Bra.zzaville) si presenta perfettamente definita e sempre uguale a, se stessa (Nicolle e Andersou 1928). Tentativi di at.tenua.zione della virulenza, di Sp. Dutt.oni, per fargli acquistare proprietà vaccina li, non hanno dato risultati evideut.i (Mantenfel, 1908; A. Tedeschi, 1910). Mediante 1JÌT1l8 sottopo~to a.J di~;secca­ mento ~t bassa tempcraf'ura, però, sarebbe stata, conferita, l 'immunjtà ai ratti (Ublenhuth ed Haeodl 1927); ed è sta to rilev:~ to che r atti vacc·in:tt.i con vir1u ucciso col ca lore, e quindi infettati, gnariflcono più rapidam ente dci controW se trattati con arsenobenzoJo (L cvaditi, 1912). Qua.lebe modificnzionc della, Yirnlenza Ri osserva nelle infezioni miste con vari trip anosomi (R. Tnmtma.nn , 1907). Sarebbe inteTessante vedere se nell'infezione mista con la, malaria que;;ta SO!lpende l'evoluzione della riconente, come avviene per !.è']J. Oberrneieri, che torna a ml'! nifestar;;i dopo soppres,; i gli acceRsi mah1rici col chinino (E. M:ctzger, 1926 ).

XII. F UN7.IONE ANTTGENA . - T/ infezione da Sp. Dttt.t oni la,scia un <·erto grado di immunità specifica, tanto nell'noniO che negli animali ~uariti, come lE' altre ricorr<'nti sanguieole. Il siero aC'quista. azione preventiva e cmativa; ed è b;tttericida ed agglutinante (Novy e Knapp, 1906). Media nte esperienr.e di immunità crociat.a è st ato differenziat.o Sp. D1tttoni <ht Sp. Obenne-ifri, ceppo amerieano ed emopeo; e sono stati identificati f!nesti due ceppi (Br<>inl, 1906; C. Fraenkel, 1907; Strong, 1909). Questa itnrnunità, secon do qnalcb<> autorf', !1a rebbc in rapporto con la persistenza. di spiroehete nel C'Prvello (Kroo o Btu;ehk!'); ma. alt1·i, pur confermando la lunga p~rs i stén7.<l· dl:'l paraf!sit;t nel cervello, ammettono la esistenza di una immunità umoralt>. La reale er.;i~tenza deii'immunità è stata largamente ricoufcrmat~t da "M:athis (1927); da C. Nicolle e C. Anderson {19271929); da J. D. Allan GrH y (1929). ~elle rea.z ioni immunitarie provocate d ali<> spirochete snnguicole vi


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è produzione di agglutini·ne specifiche (Novy e Knapp, 1906). D comportamento delle agglutinine, secondo alcuni osservatori, sarebbe diverso per le spiroéhete di prima infezione rispetto a quelle delle ricadute (A. Tedeschi, 1910; Onnningam, 1925); conformemente al fatto del![~ resistenza. agli anticorpi formatisi, osservata nelle spirochete che si trovano dopo la crisi (Levad iti e Rocbé, Ma.nteufel, 1907; Jansro, 1918; H. E. Melcncy, 1928). Ma altri non confermano questa differenza nelle proprietà antigene fra spirochete di primo c di secondo accesso (R. Weiebbrodt, 1920; Bn1si!in e R ogowa, 1927; J. D . A. Gray, 1929) . Sparrow, Lumbroso e Lapidari (1928), che Ili sono serviti di preferenza di spirochete df'l primo aeecsso nel loro studio med.iante l'agglutinazione di Sp. D1tttoni comparat.ivamente con altre spirochet-e trasmesse da zecche, non confermano le differenze notate da Levaditi, J ansco e Ounningam adoperando spirorlwte di ncce,-si differenti; e concludono confermando ht specilkità. dell'agglutin azione, ch e insieme con lo studio del pot.ere patogeno e della immunità. rroeiata serve bene a differenziare le spirochete ricoJTen t i; e, lll(•glio degli altri metodi, a metterne in evidenza la parentela. L'immunità da 8p. Duttoni non p;:uva dalla madre al feto; nè ai nuovi nati con l'allattamento (~attan -L arier, 1911; N"attan-Larier e Salmon, 1911). Il processo di immunizzazione contro Sp . lJ1tUon·i dà luogo a produzione di opsonine (A. Tedeschi, 1910); e, dopo uno-due giorni dalla, crisi, di tt·ombocitobarine, di notevole specificità (A. U. Brussin, 1925). La reazione delle precipitine non ha dato alcun risultato (R. P. Strong, 1908-1909). A scopo differenziale, n ello studio delle spirocbete sanguieole, si può utilizzare il -metodo di Pfeiffer (Uhlenbuth ed Haendl, 1907; O. Fraenkd, 1907). La reazione di B<rrdet-Gengou, positiva per la ricorrente cosmopQlita., è stata negativa nelle esperienze di Bruynoglu:.-, De Greef e Dubois (1927) con siero di pazienti infetti di Sp . D11ttoni. ~elle reazioni di difesa che Sp . D1tttoni Sll~'>C'ita nE-gli organi::;mi infetti ha molta importanza il sistema, 1·eticolo-c·ndoteliale in genere e sopratutto la milza. Animali infettati dopo splenectomia e dopo il blocco del "istema retieolo-endoteliale presentano una mortalità. di gran lunga superiore. (J. L. Kritchevslti e P. L. Rubinstein (1927); .A. W. Li~gunova e A. P. Butjagina, 1927; H. E. Meleney e F . .Amelio, 1928; T. H. Amako, 19:30).

X III. LOCALIZZAZIONE DI SP. D UTTONI NEI VJ~ RTEURATI INFJ:::TTL Sp- JJuttoni è nettament~ sangu icolo; e da.l torrPnte cir<·olat.orio è distribuito i n t utto l' org:1nismo, nei tessut.i, dove ri marre bl1e t'stra-cellulare: l'osservazione di invasione di c.ellule (Bertarelli) san•bbe da interpretare come on fatt-o agonico e dovuto a processi distruttivi del parassita (Levaditi e ~ianouélian, 1906). Qnesto ·vint.~ presenta un certo grado di neurotropismo, probabilmente leg~~to ad un partirolare stadio del suo cielo evolutivo. La persistenza del viru8 nel cervello eli an im ali guariti, constatata anche per la ricorrente cosmopoHta, per la ricorrente ;:;pagnuola e per altre spirochete, è molto frequente nei sorci e n<>i ratti (Steiner e Stcinfcld, 1925; R Prigge e M. Rothermunclt: 1927; Brnynoghe e Dubois, 1928; J. D. _.~nan Gray, 1929), E~Ssa non sembra sia donlt<li nd una speciale


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affinità del para~s ita per il te:;suto nervoso, ma a,lla minore quantità di anticorpi che tH.' net,r,wo nel cervello; il c be consent-t> alle spirochete dj sfu ggire alla, cli::;trnzione (Pril!ge e R.otbermundt). Nella sostanza grigia, infatti , pitt ,-:u;<·olarizza t a di quella. bianca, e quindi con minore difficoltà di arri vo delle soslau?.e L>atterièide, lE> spiroehete sono in minor numero rispetto alla sostanza bia.nca, dove sa,rebbero abbondanti (H. Schauder, 1928}. L e esperien~:e di G. J. P ampana (1929) confermerebbero queste vedute: in <'avie guarite di Sp. hispanìcum ba trovaLo, insieme con un potere n(•ttan1ente spirochetic:ida. del sangue, il1Jints nel cervello; e, mentre il solo cervello tra:;metteva l'infezione, una mescolanza, dj cervello e di sa.ngue diven ta,~a non infettante. La persistenza del vir1ts di Dut.ton nel cervelli di ratti, sorci e con igli , quando il sangue non è più infet t.ante, è sta t-a confcrmat<L an<:he recen temen te (H. Schlossberger e F. W. Wichmosco (1939). Molto in1portanti per lo studio della biologia di Sp. D ·uttoni sono le ricerc·,he di C. Lcvaùiti e T. E. Anderson (1928) tinllo s tadio nevrassico di qu(•s1 o viru.ç; rict'H.: hc che U p ort ano a condudere cb e il virus nevrasi<ieo probabilmente è del tipo inYisibile e non ba la f orma spiTocbetica; che esso persilit.e lungamente nel cervello dPI !!orcio, dove è attaccato agli elementi cellulari e che è solo nel sa.ngue che Sp. Duttoni compie il s uo ciclo evolutivo, assumendo la f orma spiro~:.bet. ica. Successivamente, però, C. L evadit i, F. Anderson, F. R. Selbie e R. Scbocn (dic. 1929), pur confermando le osser vazioni dj Busc-hke e Kroo e dj C. L evaditi e T. E . .Anclerson &uJla, assen1.a, in genemle, di forme spirocheticbe del vi r11.s nel cervello infettante di anima.Ji guar.it i, al1'ermano che vi sono delle eccezioni e che il cc virus ricorrenzia le, abitualmente allo stato ultra.microscopico, llUÒ, ù1 cert.e condizioni, compiere il suo e.iclo evolutivo e far capo al h~ forma spirillare » nel cervello. Qucst i auto1·i banno, inoltre, visto che il ·virus nel cervello di questi a.n imali determina, l'insorgenza di una encefal ite che chiam~wo cc encefalite ricorrenr.iale n. XIV. PA ~SAGGIO A'l''l'RA V.F.RSO J,A PLACENTA; o OOL LATTE. - Sp. Duttoni p aRsa d alla madre al feto attraver:-:o la circolazione placentare (Breinl e Kinghorne, 1906; Kattan-Larrier, 1911). Esso può passare anche nel fl1LSSo ?Mst1·1wle (Brumpt, 1908) . .M:a non sembra passi col latte ( J. Gwélessiany , 1927).

xv. CRISI - R.WORRENZA. - n mecC<HlÌSillO della <."risi è stato studjato lungament e da. parecchi o. servatori ecl iuterpreta.to come la ris ultante della lotta che si impegna fra il parassita e l'organismo invaso: essa sarebbe detPrminata dalla djstruzione del parassita mediante sostanze germicide e mediante la fagocito!li. L~ 1·icad11ta s~trebbe dovuta alla :persis tenza di qualche forma diventata siero-resistente, da.lla. quale si originerebbe la nuova generazione (Lamb, 1901; Levaditi e R.ocbé, Manteufel, 1907). EJiettivamente la resi!>ten?.a del :parassita alle sostanze attive si può provocare anclle per contatto, in v itro; e si mant iene nel ceppo anche dopo cinque passaggi per ratto (Levadit.i e Stanesco, 1910). Olt·re di questa concezione d<>lla cri!>i e della ricorrenza, conforme ai principi immunitari sui quali pitt non si disc·nte, se ne è prospetta-ta


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un a.ltra che tiene conto d.i fatti inerenti all'e,·oluzione del parassita e all~ sua attitudine alla resistenza nelle varie fasi. Nell'infezione da Sp. Duttoni si trovano spirochete arrotolaté. a gomitolo, nella. milza, nel fegato, nel midollo delle OSS<L, che per la maggior pa.rte sono distrutte d ai fagociti (Levaditi e Manouélinn, 1906; A. Breinl, 1907). A. Breinl, che ha particolarmente studi:llte que::~te forme, che si circondano di una specie di membrana e appaiono come incistate, h<'L potuto osservare in qualche caso la loro risoluzione in fini grcl>nula,zioni; ed ha enunciato chia,ramente il concetto che questi granuli siano il punto di partenza della nuova generazione del pal'a-ssita nelle successive ricorr enze. Queste forme sono ~tate viste anche nella ricorrente europea; ed è stato attribuito ad esse speciale potere di resistenza: i fagociti distruggerebbero solo le forme vegetative (E. J. Marzinow::~ky , 1922). C. NicoUe (1927) nella sua nota« L 'evoluzione delle spirochcte ed il meccanismo della crisi nelle spirochetosi ,,, in ba.se anche alle osserva,zioni proprie e di G. Blauc, di Edm. Sergent e H. Foley (1914) sulla ricorrente mondiale, meglio conosciu ta, crede si possa rappresentare la evoluzione delle spi.rochete sotto <c tre forme successive: la granulazione indifferente (invisibile, priva di virulenza, forma di resistenza); hl> spirochete previsibile, patogena; la spi1·ochetc adulta, nella quale rivivrebbe la forma ancestrale, saprofita )) (priva di virulenza). L 'evoluzione del parassita dalla forma invisibile a quella adulta, spirochet.ica, sarebbe subordinata al suo a dat,ta.mento all'ospite ed alla, sen· sibilità di questo. «Se l'adattamento è sufficiente e l'animale è sufficientemente sensibile, la spirochete evolve fino alla forma adulta n. C. Nicolle spiega l'accesso come effetto dell'invasione del sangue da parte delle spirochete previsibili prodottesi dalle forme granulari; spirochete previsibili eh~ si trasformano in forme adulte, tipiche, saprofi te, poco o niente virulente che, stimolando ht difesa dell'organismo, sono distrutte dagli a nticorpi. La ricaduta sarebbe dov uta alla sopravvivenza di forme granulari, che sono appunto le forme di resistenza. Le osservazioni di M. Lapidari ed H. Sparrow, riportate sopra, fatte durante esperienze di coltivazione di diverse spirochete sanguicole, rafforzano la concezione, secondo la quale la ricorrenza sarebbe legata ad un comportamento biologico specifico del parassita e non ad ~una reazione periodica dell'organismo infetto. XVI. CICLO BIOLOGICO DI SP. D UTTONI. - L'evol1tzione &i Sp. D 'ttt· to-ni nel ·vertebrato si compie con ogni probabilità, secondo la concezione enunciata per primo da. A. Breiul (1907); le forme ad anello, le forme incistate che si riscon trano prima della cl'isi negli orga1ù, rappresenterebbero una trasformazione delle spirochete dov uta ad un processo riproduttivo che termina oolla produzione di forme gra.uulari, dalle quali ha origine la nuova generazione spirochetica. Concezione che si accorda. perfettamente oon l'osservazione di una divisione multipla per frammentazione in granuli del parassita (Fantham), con le esperienze sulla filtra bilità, che stanno per la esistenza di una fase granulare in visibile del vints (Todd e Wolba.ch); con le osservazioni circa fasi gra.nnlari, iuvi!:libili nelle culture (Noguchi, Lapidari e Sparrow); con gli st.udi sul virus ncvrassico, che depongono per la evoluzione del pnras:;ita dalla form<L in vi;; -

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sibile e granulare a quella spirochetica (Levaditi ed .Anderson); colla interpretazione generale della evoluzione della spirochete (Nicolle). Sp. Duttoni evolverebbe, così, dalla forma invisibile, granulare, che si origina negli organi per divisione multipla, delle forme spirochetiche, alle forme spirochetiche, che nel torrente circolatorio si moltiplicano per divisione trasversale. Nella zecca, dopo il past.o infettante, Sp. Dutloni in breve perde il movimento e scompare dal tubo digerente, in genere al terzo giorno non se ne trovano più; ma riappare sopra l'ovario e nell'interno delle uova (R. Koch, novem. 1905); e in altri organi. L'evoluzione del parassita nella zecca è stata seguita da, Dutton e Todd (1907), che hanno trovate le forme incistate di Breinl, specie nelle glandole di Malpighl, ed h::mno visto che i granuli, che da esse si originano, si t rasformano in corpi a forma di virgola, dai quali poi hanno origine delle piccole spirochete. Tantochè J . L. Todd (1919) vorrebbe, in riconoscimento di questa priorità, che la riproduzione per segmentazione in granuli di Sp. Dutto11i fosse chiamata ciclo dì D1ttton. È stata seg1ùta a,nche da W. B. Leisbman (1909), che si è occupato molto a chiarire il significato dei piccoli granuli che si osservano nella zecca infetta nel tubo <ligerente, nelle cellule dei tubi di Malpighi e nelle uova; e che, secondo questo autore, a,v rebbero origine dalle forme spirochetiche; granuli che, specie in con<lizioni favorevoli di tempemtura (intorno a 30 C.), evolverebbero, poi, nella forma spirochetica. Queste osserva,zioni sono state confermate da quelle di .A. Balfour (1911) e di E. Hindle (1912); ma la sigruficazione dei granuli di Leishman, di uno sta,dio nell'evoluzione delle spirochete nelle zecche, è stata negata da O. R. Blanc (1911); da E. Marchoux e L. Couvy (1913); da O. Wittrock (1913); da L. M . Bétangès (1918). S. B. Wolbach (1914), però, è di parere che, insieme con granuli di natura non }laJ·assit.aria, ne esistano altri che potrebbero essere uno stadio di riposo o una forma di moltiplica· zione delle spirochete. Questa concezione della <liversità delle granulazioni che si osservano nella zecca infetta è posta nettamente da H . B. Fantham (1914): ve ne sono di origine secretoria, oppure dovute a degenerazione cellula.re; ma nella vita delle spirochete vi sono granulazioni di na.ttua parassitaria, che egli ha, ~risto formarsi nell'interno della forma spirochet.ica di Sp. bronchialis e che debbono considerarsi come il suo stadio infettivo. Successiva.mente Leisbman (1919-1921) in base a nuove osservazioni h a riafferma.ta l'origine dei gra.n uli delle zecche dalle spirochete, la moltiplicazione dei granuli, il loro passaggio alle uova e alla nuova gen erazione e la loro trasformazione a temperatura favorevole in forme spirochetiche finissime, molto mobili, specialmente infettanti, forme metaciclicbe, dalle quali originano le spirochete tipiche. Il concetto che a.ncbe nelle zecche l'e"Voluzione di Sp. Duttoni vada da una forma di moltiplicazione granulare, invisibile, che ha origine da.lle forme spirochetiche, ad una forma visibile spirochetica è accettato dalla maggior parte degli osservatorL Ma sulla natura e sulla significazione dei granuli di Leihsm.a.n vi è ancora discussione.


li'EBBRE RICORRENTE AFRICANA

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XVII. AGENTE DI TRASMISSIONE. - Sp. D1tttoni in na,tura è trasmessa. da una zecca, Ornithodorus moubata, che si alimen ta di notte, ordinariamente; e di giorno si nasconde nelle screpolature del suolo, sotto l~ sabbia e le frasche, sotto la corteccia di a.Iberi, ecc. I luoghi infestati difficilmen te si risanano senza speciale intervento. Infezione della zecca. - La zecca si infetta alimentandosi con sangue contenente il virus; e resta infetta ed infettante lungo tempo, fino a 18 mesi (B. Moellers, 1908). Può anche guarire, acquistando l'immunità (Schuberg-Manteufel, 1910; F. Hindle, 1911). Le spirochete nello stomaco della zecea non · si moltiplicano, ma spariscono presto per ricomparire nell'ovario dove infettano le uova in ragione del 5-15-50 % dei casi e dove si moltiplicano (R. Koch, 1905; R. M. Carter, 1907). Le zecche nate da queste uova. sono infette (Dutton e Todd 1905); e l'infezione cosi può passare a.nche alla terza generazione (R. Moellers, 1908). Lo studio della dist1·ibuzione del para,ssita nella zecca ha accertato che esso si trova negli organi genitali1 nei tubi di Malpighi, nelle gla.ndole coxa.li, nelle glandole cefaliche, nelle glandole salivari, nello stomaco ed int~stino, nelle grosse cellule perHracheali, nelle cellule ganglionari del cervello (F . Bindle 1911; F. X. Kleine e B . Eckard, 1913; S. B. Wolbach, 1914 ). Wolbach ritiene che il p:nassita, per migra.re da nn tessuto all 'altro della zecca, non abbia bisogno di una speciale via anatomica. Se.zion ando una zampa di zecca 1I1fetta. si ottiene un liq11ido con tenen te spirochet e, tecnica semplict:>, per esami rapidi (J . K. Manson e L. R. D. Thomson, 1919 ). XVIII. - TRASMISSIONE DEL PARASSITA DALLA ZECCA AL VER'l'EBR.ATO. - Il meccanismo o1·dinario di trasmissione non è rappresentato da lla puntura della zecca: «gli ornitodori adulti si infettano, ma sono incapaci (salvo eccezioni) di trasmettere le spirochete per punture» (C. Nicolle, C. A.nderson e J. Colas-Belcom·, 1928). Solo le ninfe trasmetterebbero l'infezione per puntura (C. Nicolle e O. Anderson, 1927). L'infezione si verifica mediante la secrezione m~pighiana e mediante la secre7.ione coxale cbe contengono il parassita, e che la. zecca, emette quando succhia; secrezioni che convogliano il pa.r assit a fino a,Jla ferita della puntura: infet tandola. XlX. P ASSAGGIO DEL PARASSITA ATTRAVERSO LA PELLE E LE MUCOSE. La pelle integra non è attraversa.ta da Sp. D1~ttoni CM. H onda, 1928). Ma basta una semplice depitelizzazione perchè essa passi (H. Rosenhol7., 1927). Essa att.nwersa la m1tcosa boccale ed oculare (J. Gwélessiany, 1927 ).

XX. ALTRI INSETTI TRASMETTITORI. - Le stomossidi - Stomoxys calcitrans - trasmettono per puntura Sp. Dutto'ni al ratto anche dopo 24-48 ore da pasto infettante (E. Wollma.n , C. A.nderson e J. ColasBelcour, 1928). Le cimici hanno una notevole importanza nella epidemiologia della ricorrente da Sp. Duttoni (ed in quella da Sp. Obenneieri). I prodotti di


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FEDBRE RICORRENTE AFRIOANA

espul~Siooe intestinale delle cimici, che abbiano succhiato sangue infetto, sono infettanti nei primi 5 giorni circa. dopo il pasto. E le spirochete si con"ervano virnlente per almeno 62 giorni nell'emolinfa dell'insetto, che }mò funzionare, cosìl come serba.toio (H. P. Rosenholz 1927). Le cimici infett<', però, non infettano per puntura; ed in esse non c'è ereditarietà dt'll 'infezione (H. P. Ro~enbolz e M. J. Gilbei't, 1927). n 1Jidocchio (Hr1ematopinus Spin·ulostts) può trasmettere il virU8 di Dutton da ratto a nttto (i\f <\.ntenicl, 1908). Col pidocchio umano i tentativi di t.r<~smissione fn.tti da C. Nicolle, L. Bla,izot ed E. Conseil (1913) e dr~ C. Nicolle e C. Anderson (1927) banno avuto esito negativo. Importanti per la loro signifìcazione generale, analogica,, sono però i risnlt<tti positivi avuti da C. N icolle e C. Andcrson (1926) con Sp. H ·i spanicum., anch'essa trasmessa in na,tura da. una zecca, mediante pidocchi infetti da 8-9 giorni, triturati. Ma ht importanza del pidocchio è stabilita dalle esperienze da C. 1\fa.this (1928), che ha potuto trasmettere ad un cinocefa.lo il virus di Dutton, ceppo di Dakar, mediante pidocchi t ritnrati 8 giorni dopo la loro infezione. Questo adattamento di spirochcte t rasmesse da zecche al pidocchio, anche se difficile a realizzare, viene io a.ppoggio alla dottrina che O. Nicolle (1926) sostiene circa il lega.me fra le varie ricorrenti, dottrina che così riassume: «Trasmesse in pricipio unicamente per mezzo dell'ornitodore, le lot·o spirochete hanno, accidentalmente, infettato il pidocchio; poi, diventata più facile l'infezione del pidocchio, esse si sono conservate e si sono trasmesse unicamente per suo mezzo. Il cambiamento d'ospite ba fatto di una malattia èudemica, lt'ga.ta. primitivamente fl.l suolo del centro dell'Africa, una malattia epidemica mondiale, così come avviene quando l'agente di trasmissione della malattia è un pal'assita della pelle dell'uomo, capace degli stessi spostamenti, della stessa espansione di colui che lo porta "· S..u·ebbe molto interl'ssante vedere se l'acclimatazione di Sp. Duttoni al pidocchio si verifica nelle condizioni naturali, dato che esso è largamente diffuso fra le popolazioni africane; e da.to che certamente tutti, o quasi tutti, gli indigeni ammalati di ricorrente da virus di Dntton sono portata,tori di pidocchi. Occorrerebbe che nelle zone di endemia fosse sempre individuata la spirochete (se di tipo Dutton od Obermeieri); e fosse fatto uno studio sistematico dei pidocchi umani per stabilire se ed in quale percentuale ospitano Sp. Duttoni; e se vi sono casi della malattia, nei quali non si poRsa dimostrare l'intervento della zecca, mentre possano sospettarsi i pidocclù, specie nelle mauHesta:»ioni epidemiche. La zecca, che nelle condizioni naturali tra.smette Sp. Duttoni, per quanto ora è noto, è Orn. moubata. Ma nelle condizioni che si possono realizzare in laboratorio non esiste una stretta specificità nella funzione di ospite tra.smettit,ore di una zecca per una dn,ta spirochete. Infatti era già noto che Om. mottbata può trasmett.ere Sp. Obrmneieri (~anteuiel, 1908) e Sp. gallinarum (FiUleborn e M. Ma.yer, 1908); e che il virus di Dutton può essere trasmesso da Orn. Savignyi (Bmmpt, 1908). Ultima.mente, poi, O. Nicolle, C. Anderson e J. Colas-Beleour (1928 hanno potnto trasmettere S]>. gallina1·um, Sp. hispan.icum, Sp. h. va·r maro-


FEBBRE RICORRENTE

AFRIC~A

GO

cawum., Sp. Nonnandi, Sp. Sog(lianum e Sp. D11ttoni (ceppo di Dakar) mediante O·rn. nw1tbata, 01"'/t. Savignyi ed Orn. erratic11S (mm·ocan1t8) (meno, l>er questo ornitodore, Sp. N ormandi); e Sp. D1t1toni e S7J . Soydin-

mtm mediante Or-n. No·rmandi : non hanno no tata lrai'.mis~ione ereditari*L n elle zecche eterologhe, meno che p er Sp. hispanitmn in Orn. moubat(l, ma non oltre la seconda generazione. E sperienr.e di una grandE> import a m a biologica ed epid('miologica, che p01-tano questi autori a penxat·e the 11 pratieamente si può dire ehe il leg-ame che uni~ce in n atura una. spiTochete ad un ornitodore è sohtmeote d 'ordine geogrn fi<:o; m a non vi ~ono fra le diverse spirochete trasmeAse da zecche barriere che nuu po»sano essere tolte. Solo la vita deg-li ornitodori nE'l fmolo mette un limite a ll'es}Hlnl'ione deUe spiroch(>te che e~Ssi trasmettono. Che un a, spirochete in vada, si eRtenda sull'area di un ornit oclorc col qu n.lc non ò stata mai a con t atto, o <'he un ornit odore si t rovi trasportato sull'area di una spirocbrte, lo a dattamento dci due esseri l'uno all'altro seguirà , . XXI. PROFILASSI. La profìhl:::si nella rieorrente afrieana da Bp. D11tto1ti pnò essere imperniata sulla lotta contro la ZC('('a e rontro gli ::u1irnali che funzionano da S(>rbat oio. Nei focolai d ' infezione rli centri abitati, Co8titniti SE'COndo le ordi~ n:.rie ntodalità civili, o cbe vi si avvicinano, l'a zione deve t endere a"t ng-liere le condizioui nece1;sarie all'habitat della zecca. Quindi dist rur.ionc dr i piccoli mammiferi, dei rosicanti, e dei loro nidi n<'lle abitazioni e nelle adiacenze dei centri abitati. E sistemazione del suolo e indurinwnto mc~ diante brecciame compresso e, pos~ibilmente, irront ;.;ione con bitume, <latrame, M C. Nelle abitazioni uguale sistf>mn.zione di'i <'ortili; oppurr, meglio, pavimenta.zione in cemento o con siste mi an aloghi. . .Acr1nato esame ed eguale sist.emazione delle scuderie; c ricerra e CUTll· di a nimali amma.lati, con pa.rticola.re riguardo alle forme inapparenti dell'infezione. Contro le zecche sono at,tive tutte le sostanze disinfest~mt i. In commercio esistono diverse speciali tà, più o meno attive. B. Blac·klo<·k (1912) che ne ha sperimentate, si pronunzia poco favorevolm{'nte. Si può convenjenternente adoperare il petrolio, cbe è ovunque disponibile; l'eRSenzft. di trementina, raccomandata da R. E. Dra.ke (1915); e l'acido fenico, verso cui sembrano molto sensibili (L Leboeuf e A. Gambi<·r, 1918). Se non vi è pericolo d 'incendi, potendone sorvegliare l'uso, ri~;ponde molto bene una miscela. a part i uguali di petrolio e olio essenziale di trementina, aggiunta del 5 % di acido fenico grezzo e del 10-Hi % di etere. Per la disinfestazione di abita.zioni n1sticbe, capanne, (>CC., che non sia conveniente distruggere col fuo co o rimuovf>re, si può u ~>n re con vantaggio la fumigazione di ga.s tossici. Col ga,s Clayton (SO:?) i ris11ltati non sarebbero favorevoli per la lunga resistenza delle zecche, 12 ore o piil, specie delle femruine ripiene dj uova (C. W. Howar<l, 1911). Migliori risultati potrebbe dare l 'acido cianidrico discipUnandone rm;o, che deve, per qualunque applicazione, essere fa t to da, p erson ale specializza t o, secondo norme minute, ben nette, elencate in speciale regolamento e sotto la sorveglianza di tecnici (F. Martoglio, 192 :~) . Tutti i mezzi di t rasport,o sospetti di vekolare gli omitodori (carri, vagoni ferroviari, piroscafi, natauti in genere), specie quelli adjbiti al


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FEBBRE RICORRENTE

AYRICA~A

trasporto di bestiame, fomggi, ecc. e di manuf<"ttti provenienti da zone infette, debbono essere sot.topo!'lti alla dh;infcstazione. D eve essere sorvegliata l' iu t.roduzione nei centri abitati di legna, frascarne, paglia, foraggi, ecc., e di qua.h;iasi prodotto proveniente da loca.lità infestate ù aU 'ornitodore, che può esservi cont.enuto. E dehbono essere ben sorvegl iate anche le correnti migratorie degU indigeni dov ut.e a pellegrìuaggi, ricerca di lcworo, ecc., perchè possono servire, sia a diffondere la spirochct.e (spe0ie i bltmbìni, anche lattanti, che possono portare in circolo numero:-;e spirochete, Grothusen, 1920), sir~ l'om itodore. In ca.mp:tgna, nei viaggi per via ordinaria in zona di endemia, è necessa,rio non accampare nei luoghi di ta.ppa delle carova.ne, percllè quasi certamente infcst.~te da. zecche infette. Bisogna tenersene lontani, far ripulire il suolo d~\ arbusti, frasche, eoc.; ed adoperare il fuoco. Le esperienze di P. C. C. Gttmham (1926) sull':-tzione d el fuoco a diverse profondità dimostrano che, con vcnicnt~mente usato, è utile; non è molto penetrante, però, perchè un lotto di Orn. 11lOLtbnta pos~o a cm. 8 di profondità ha resistito. Qualche utilità, in mancanza d 'alt ro, può a.vere una abbondante irrorazione del campo con acqua p erchè la. Z(:'CCa. rifugge dai luoghi umidi. n m a.teri~t le d 'attendn,mcnt.o ùeve essere adatto: si d eve disporre di un tappeto da tenere sempre unto di petrolio; e di una branda abbastanza alt.a da terra, difesa da zanzariera, ed i cui quattro piedi, possibilmente, siano piazzati in qua.ttro scodelle di ferro, o in altri recipienti similir eventuali, contenenti petrolio. L a. zecc,~ hl\ nemici nàtut·n.li ed ba ma.lattie proprie. Nell'Angola, e forse alt t·ove, Orn.. moubata è attacc<"tto da una muffa ehe lo distrugge (F. O. Wellma.n, 1905) e che si pot rebbe isolare e tentare di diffondere. Nel S ètll Kuru-Kasai esiste una larva di formicaleone che dà la caccia a questa zecca. E molti uccelli se ne alimentano. M a queste ed altre simili cause ambientali di p erdite, nelle ordinarie condizioni di vita della zecca, sono largamente coperte d alle nascite; e quindi hanno un valore molto relativo nella. lotta contro la zecca. a. scopo profilattico, specie in campagna. Rus.;;cr ...,TO. L'A. si occupa d )lla ricorrente africana. d a Spirochaeta Duttoni dal ptmto di vista para'":!sitologico, esponendo nelle linee principali quanto è noto: a) circt~. la ù ~finizio ne, La dist.r ibuzione geografica e la diffusibilità di questa malattia; b) into rno all'agente etiologico : sinonimi, classificazione, morfologia, riprodltzio ne, colorazio ne, filtrabilità., cultura, azione della temperatura, azione di speciali sostanze, virulenz~. funzione antigena, localizzazione nei vertebrati infetti, stadio nevra:;::~ico, passaggio attt·averso la plt\Centa o n e l latte; c) sulla recettte concezione della. crisi e della ricorrenza; d) sul ciclo biologico clelltl. spirochete nel vertebrato e n ella zecca; e) sul meccanismo di infezione della zecca trasmettitrice e di trasmissione del p>r,\'lsita cl>~.lla zecca all'uo tn :>: accennando all'azione di altri insetti nella trasmissione; /) sulla profilassi.


LA FEBBRE RICORRENTE DA SPIROCHAETA DUTTONI per il dott. canneto Pat.anè, 1° capitano medico dell'ospedale militare di 1\fila.no A UTORfASSUNTO

P&E~ESSE. -

L'enunciato del limitato programma prefissomi lasci~ già intravedere come non abbia inteso dare alla pregante relazione una formale veste didattica, che non solo sarebbe stata qui ovviamente fuori di luogo, ma altresl - salvo a. costo di riuscire estremamente prolisso non mi avrebbe consentito di accordare qna e là un certo grado di privilegio allo sviluppo di qualche argomento, fra i più meritevoli, intorno a cui gli autori classici, per ragioni di uniformità espositiva, debbono nece.'3saria.mente mantenersi al q nanto sintetici. Tutt.a la. trattazione della parte clinica. del tema. va riguardata come riferentesi strettamente alla infezione naturale da Sp. Duttoni, ove non sia fatto esplicito cenno alla ricorrente da. Sp. Obmneieri. Della cospicua mole di acquisizioni, che costituiscono il prezioso frulito dei ben noti studi più recenti sulla infezione ter;:mpetica da Sp. Duttoni, ho dovuto limita.rmi a trarre quel tanto di dottrinale e di pratico che mi è sembrato, a suo luogo, opportuno per meglio lumeggiare qualche punto dell'argomento, che necessariamente - salvo fortunate eccezioni - non ha potuto essere fatto oggetto di accurate e sistematiche ricerche in ambiente coloniale. DECO&.<!O E MANIFESTAZIONI MOB.llOSE - INVASIONE. - Dopo un periodo d'incubazione che può variare da 3 a 13 giorni - eccezionalmente, fors e, poco più - ma che d'ordinario oscilla fra 6-10 giorni, la. febbre insorge bruscamente, raggiungendo nel corso di alcune .ore 39,5040o. Nel 70-90 % dei casi manca un vero brivido squa.ssant.e iniziale. L !\ sindrome concomitante è rappresentata da cefalea., rachialgia, mialgie - più. accent.uate agli arti inferiori - dolore dei globi ocula.ri, congestione del volto, talvolta nausee e Yomito. DECORSO DELLA TEMPE&ATUR.A. - È noto che il classico ciclo termico particolare d ella febbre ricorrente è di osservazione tutt'altro che costante nei pazienti adulti, vissuti dall'infanzia in territorio di endemia e tanto più se in condizioni abituali di vita. favorevoli ai contatti continui con l'artropode vettore del virus. Ma.uson e Thornton, ad es., durante una epidemia. di ricorrente d a. zecche nell'Africa orientale tedesca (19171918), in uu gruppo di 103 militari di colore, non trattati, poterono constatare elle, dei 66 nativi della regione, nel 30 % si ebbe un solo accesso; m entre dei 37 rimanenti - di recente provenienza. da località dell'Africa occidentale, in cui la spirochetosi di Dutton è sconosciuta - soltanto in uno (2, 7 %) mancarono le ricadute.


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LA FEBBRE .Rl<;OH I!ENTF. D:\ Sf'IROCBAETA DI.:TrONI

ÙARATTE RI E NUJ!ERO IHWLI ACCESSI FEBBRILI. - . Jl primo accesso dura n,bii' ualmente c1a 2 a 5 g-iorni. t·on temperature vespertine intorno a 39-400 e con rem ission i ma t tul i ne di Ya ria entità, ma sempre incom-

plete . ~f'Jln

ma~giora nza

dt>i t;t;;i la f1•hhrp cade l>er c-risi ac(:ompagnata da sudore v iù o nw no profuso. L a c·;Hluta h' rnlic·a per lisi suole completarsi entro :~6 - .J ~ ore. Qualc·lw ea;;o olrre hl p:1rt it·ohn·it :\ di uua lentn ascensione scalare ùella 1e mpt-ralurn ti. no all';wnH·, e di una ùi:.:cesa liti ca con analogo eom-

portamento. V a notato. tl.tc durante gli al·ces~i di quPst 'ultimo tipo, non raramente le comuni ricer c he 11\icroscopiehe delle spiroc-hete nel sa.ngue p<•riieritv possono riusc-ire n<'gat ive. Il nu111ero delle r ic·;tdute (>, in lin('a di nonua , eli 2-5, raramente di 6-7, eCC<'ZiOiulmPnte di 8 -9. Si }HlÒ tE'nere eome n1Nlio il St'guente ordine cresrrnte di frequenza: 9, 8. 7, 6, 5, 2, 4. 3. Di solito il ll(~Co ndo o, a l più, il terzo acc·esso febbrile riproducono più o lll{'no attenuata, la sindrome dc:l primo. E:si si esauriscono entro 48 ore o 1)0('0 più; le· sne(·e~sive ric·ad.ut~ sogliono dmare 24-36 ore, quando n on s i riduC<LDO - come capita sp<'~so ndl'nlt inHL fase delJa, malattia alle modeste proporzioni di tUla fu gace ;1.scc·nsione termira intorno a 38°. Va nno soggPtt i a molte varianti che ne rendono tliffieile una cla~>sifka.z ione, quale sarebbe desiderabile particolarmente nell'interesse JH'O/l'OOstieo . I n g<·ncre, gli atc(':s:si febbrili tendono alquanto a di. t;tuziarsi p1·ogrcs~ ivamente. Per la pratica si può ritenere eh~ inter va lli di 5-7 giorn i siano })iù comuni fra il l o ed il zo accesso, intervn,lli di 6-10-12 giorui fra, le snceessive rica~dute. R ara mente può not:m;i un com}10rtalllento di;uuetra.lmente opposto, cioè di inter va.lli prog-ressivamente sempre più hrevi. Non mancano infine esempi, per qua.nto e<·c-rziona.li, di intervalli di apiressia di 30-40 giorni. P eraltro t a l volta, ad e~ ., una tentpia insuftìcicnte può con(·.orrere a. dila zionare gli ~w<:essi m'lla maniera, più strana . Quanto è stato detto vale p er il t ipo c.lassico corrente della curva . febbri!<'; w a, come ~ noto, non mancano varietà ed a.noxna.lie di t'iscontro relativamente più fl·eqlrente nei soggetti nuovi-immigrati o, comunque, a nehe· in ca,si tarclivamente ed illlpropria ruente tratta ti. ('osi, ad es., una delle prime ricadute IJUÒ essere n1.ppresentata da, una ascensione termica progressiva di 3-5 g iorni a <:ui Sl~gue una, discesa a na logamente graduale, o})l>ure si pnò pre::wntare rLd un d at.o momento un periodo di una o più settirmme (ti febbre interrnittente, oppure nnn curva. ad ondulazioni ricorda,nti la febbre melitense, ecc. lN'l'ERVALLI DI APlRES:-;JA . -

SINTOMI A CARJCO D EI l)JVERSI ORGANI ED Al'PARECClil - APPARATO DIGERENTE. Dun111te gli accessi l'anoressia è la r egola; la lingua è

pati nosa, nmicla e l':llito fetido. Vomito e nausee penose, talvoJt.a accompagnate da vertigini , sono r<'gistrate con frequenza assai variabile dai di versi osservatori (10-30-50 % dE'i c-asi); an<1-logamento dica,si della, diarr el> (10-30-50 %), che pn ò rivestire l'aspetto di una, vera sindrom e dissenteriiorme a,('cent u;tnll':i duntnte le ricadute.


LA FEBBRE RICORRENTE DA SPffiOCffAETA Dt''ITONI

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La palpazione dell'addome, nell'assen?.a di spech~li fatti gastroenterici, epatici o splenici, riesc.e inclolente. Eccezionalmente si può constatare, specie durante il periodo d ' invasione, nn risentinwnto dolorifico alla pressione in cOl'l'ispondenza del quadrante inferiore dE•stro. che, per un momento, può fare sospettare un eventuale it1teressamen.lo appendicolare; avvenuta la crisi, anche questo ril\!'ntimento di solito f'COmpare. Salvo i casi complicati da ittero, l'a umento sensihile eli volume e la dolorabilità del fegato non costitu iscono un reperto cosi genentle come è riportato in qualche trattato. Le piit eomuni manifestazioni benigne della Cùlemi;,~, - d'altronde variabilissime per freqnenza ed intensità nelle diwrse (;'pidemie - sogliono obbiettiva.rsi verso il 20-30 giorno di malattia; possono scomparir e dopo la prima crisi o rispettivamente attenu.u·si, per pre;:;entare alternative di accentuazione in coincidenza con i successivi accessi. Le fl'Ci non si presentano mai a.cotiche. Allorchè l'ittero resta stazionario, o, pe{!gio, se cont.inua a. farsi più intenso durante l'apiressia, il prognostieo diventa meno favorevole. È noto che in simili casi, malgrado un tempestivo interv<'nto chemioterapico a.deguato, gl'infermi vanno fatftlm<'nte incontro ad uno stMo di adinamh1. sempre più p1·ofondo, spesso complicato da epistassi ribelli, enterorragia, ecc. FEGATO. -

l\Jn,zA. - L 'ipert.rofia della milza, di un grado tale da, riusC'ire ~p­ prezzabile alla palpazione, è da ritenersi, per la sna inros1 anza, nn sintoma di limitato ausilio diagnostico a.l l'inizio della malattia. Per contro, la splenomegalia relativamente tardiva è la n•gola nei casi di una ce.rta gravità, a comporta mento febbrile prolungato o complicati da itt.ero. APPARATO RESPIRATORIO. Dma.nte gli acces~i febbri li di maggiore importanza, in una certa percentuale dei p azienti - in corrispondenza col vario grado di congestione momenta.nea degli ovgani interni - suole rendersi apprezzabile a. carico dell 'apparato respiratorio 1111 modesto ingorgo delle basi con locale respiro aspro. Qu!'st.i fa.t.ti congestizi sintomatici rima.ngono abitualmente discret.i; piuttosto di rado possono giungere a culminare in una lieve sindrome bronchitica.; ecceziona.lmente - 1-3 % del totale dei casi, salvo l'intervento di sfa.vorevoli circostanze meteorologiche - riescono ad assurgere all'importanza di una più o meno seria complicazione di tipo broncopnenmonitico . .APPARATO CIRCOI,ATORIO. L a tachicardia febbrile - escluse le note modificazioni che può indUl'VÌ la eventuale colemia concomitante è di norma proporzionata alla temperatura; la dcfervescenza è seguita da un certo grado di bradicardia di varia dtu·ata. Talvolta, particolarmente in casi complicati da ittero accenh1ato e persilltcnte, possono manifestarsi segni di una. più o nwno seria compromissione del miocardio, eventualmente culminanti in un accidente sincopale anche a. convalescenza inolt.rata.


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LA FEBBRE IU CORRE~TE DA SPIROCS:AETA DUTTONI

APPARATO URfNARIO. - Comunemente durante gli accessi febbrili si può constata.re la solita ·lievissima albumin.uria. Albuminurie fino a.l 0,5-1 p er mille o poco più, con reperto di cilindri, emazie, ecc., sono eccezionali, di solito rilevabili in pazienti con grave ittero, ·e di regola tardive, se non preesista un qnaluuque stato patologico del rene. SrSTE)l:\ NERVOSO. - È già stato f1Ltt o cenuo alla cefalea e alle polia.lgie del periodo d 'invasione, che possono consid.e rarsi a.lt resl regolarmente sintomatiche pressochè dell'intero decorso degli accessi febbrili, almeno di maggiore intensità. Si può aggiungere che durante i p eriodi intercorren t i di apiressia un buon numero di malati si lagna ancora di un cer to grado di cefalea t emporale, p er cui essi appaiono di aspetto più o meno depresso e svogliat i, p~\rticolarmente di fronte a tutto quanto comport i il più modesto lavorìo di attenzione. Alquanto più particolareggiata menzione sp etta qui ad altri fenomeni a carico del sistema nervoso, che invero sono assai più rari di quelli anzicennati, ma in pa.t·te non priv i anche di un notevole interesse dottrinale, p er i richiami che s uscitano :l diversi fatt i di recente acquisizione sperimentale. Questi sintomi, o sindromi, credo meritino di andare nettamente distinti in due gruppi: l ° F enomeni più o m eno t umultua.ri o brutali, che ricordano molto da vicino quelli che siamo abituati a v edere talvolta insorgere durante il p eriodo di acme di tossinfezioni acute febbrili diverse, e che, nel caso nostro, costituiscono r.ppaunaggio d el primo o dei primissimi accessi, sul cui andamento termico quasi si modellano, non proporzionalmente p er l 'entità, ma praticamente quasi d el tuttto p er la. durata. ~ o F euomeni relat.ivamente tardivi, che p er il loro inizio e decor3o non presentano alcun~ ragolare co nues> ion~ ero nologica diretta con gli accessi febbrili; sono d 'a<;petto e durata assai variabili, potendo essere rappresentati, ad es., da dist urbi funziouali a carico di qualche nerv·o cranico fino a m a.nifestazioni emiplegi.formi o a turbe più o meno profonde della psiche, ecc. Appartengono al 1o gruppo, principalmente: a) le sindromi meningitiche acute, che p ossono ri vest.ire i caràtteri ora di un modesto m eningismo ed ora di una meningite grave; liquor spesso limpido nelle form e più lievi, sempre corpuscol ato in vario grado nelle forme dall'appa.renza di una certa, gravità, con aumento delle albumine totali. N el sedimento ~ reperto costante una n etta prevalen.~a dei mononztcleati (monociti e linfociti). L e alterazioni d el liquor nou sempre seguono di pari pa-:;so l'attenua1.1ione della sindrome meniugea, potondo t alvolta. p ersistere, più o m eno modificate, ma t u htavia bene evidenti, anche p er diver.3e set~im:lne. Il rep~rto microscopico di spirochete nel liquor è addirittura eccezionn.le (Souliè: un caso; Brault e Montpellier due casi, tutti n ella ricorrente cosmop olita; L ebeuf e Ga.mbier: un caso nella ricorrente africana, 12 ore prima della morte); b) turbe psiehiche, talvolta <~ t.lpo semplicemente confusionale, t.alvolta rivestenti ca.rattori di d elirio onirico non eccezionalmente con teudenzi~ a reazioni psicomot rici violente, sono destinate a dileguarsi


LA li'EBBRE RICORRENTE DA SPIROCHAETA D UTTONI

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col cadere della temperatura, e possono ripresentarsi - magari più attenuate - dw·a.nte qualcuna. delle successive ricadute. Appartengono al ~o gruppo: a) la cefalea generalizzata e violenta, ricordante il tipo luetico, spesso, come dicono gli infermi, « a. colpo di martello ,,, Può persistere per settima ne; la puntura lombare vi arreca un beneficio assai limitato; liquor ora limpido, ora opalescente con la solita mononucleosi; b) tutta una serie di fenomeni nervosi sensitivi o motori, che, per quanto possano talvolta apparire assai complessi ed instabili, offrono tuttavia la caratteristica comune di presentarsi con estrinsecazioni periferiche ben definite. Basti accennare alle crisi nevra.lgiformi interessanti il territorio di uno o più nervi cranici o spinali, alle turbe funzionali a. carico dell'ottico o dell'a.cust.ico, alle pa.resi o paralisi del facciale, degli oculomotori, ecc., a.i disturbi della parola, della. deambulazione, della continenza degli sfi.nt.eri, ecc. L 'insorgenza. di questi fenomeni è d 'ordinario subitallCa e tardiva o, per lo meno, eccezionalmente si verifica prima. del IV settenario di malattia. Con eventuali alternative di miglioramenti e di fugaci peggioramenti, i fenomeni stessi sogliono evolvere più o meno rapidamente verso la guarigione. Valga come termine concreto di riferimento, a complemento di questi cenni somma.rii, la citazione di un esempio, scelto fra. i più complessi: Oss. di Briedey, rifer. da ':\1anson e Thomton. - Un ~iovane arabo entra 1'8 F\gosto 19 18 in O.speda.le per febb1·e ricorren te da zecche: il 7 settembre ò colto da un attacco emiple>~:Ìco; (nra.JÌsÌ di f<enso e di mòto d ogli ft.rti di dest ra, strabismo convergente in O. D., rifies~o piantare a bolito, rotuleo esagerato, clono del piede idem, incontinenza d i feci ed urine. L' Il set.tembre: legfo(ero ritorno della soMibilitù. a lla gamba de3tra. ripdstino d el controllo degli sfintel'Ì; la reazione di Borùet Was.<;ermann è neg11otiva sul siero e sul liquor. Il miglioramento pr·osegue nei giorni successivi ed il 30 settembre il paziente è in grado di camminare da solo. Un caso intere<>sant.e con tu1·be tabetiformi della cooniinazione dei movi· menti, disartria, ecc. è stato descritto d a Via llate a.nc he nella ricorrente cosmo· p olita, che, come è noto. dà luogo ad un n11me ro di complicazioni del genere as.c;ai p iù limitato e meno importante che nou la riconente aft·icn.na. La s indrome nervosa. insorse all'ini.zio della convalescenza (5 giomi dopo l' ultimo accesso); il miglioramento cominciò a ma.nife..;tarsi dopo una settimana ed. andò affermandosi progressivamente e rapidamente nei g iorni seguenti. c) fenomeni psichici di varia ent ità. e durata. manifestantisi spesso in primo luogo con disturbi della. funzione mnemonica.

Ad es.; un sottufficia le europeo delle truppe colon ia li, osservato da Van H off, 40 giorni dopo l'apparente g uarig ione di una infezione da Sp. Dutton• a curva febbrile anomala, r ipresenta modica febbre, amnesia retrog•·ada e perdita completa dell'attitudine mnemonica.: reazione di Borclet \Vns:;e•·mann negativa. In u n caso osservato da Limber (Urundi) il paziente, 1m europeo adLtlto, 14 g io rni d opo il primo accesso (tmtta.to) di ricorrent.o rla Sp. Duttoni, hn una crisi epilet tica, che s i ripete il 2 1o, il 250 ed il 2tiO giomo in coincidenza con una nuova elevazione di temperatura. Do po l'ultimo acce.s.~o comincia a maniio:<tarsi amne.sia. ed u no stato ment.a.le a sfondo euforico pue rile con opi::;ocli bru~chi di collera: poco dopo si notano disturbi di incoortl inmr.ione dei movimenti. di:<lttlia, ecc. R eazione di Wa.ssormann negativa su siero e Iiquor, miglioramento ulteriore lenti.'3Simo d elle re.sidll8.te condizioni psichiche a norrm1.li.


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LA FJ;;DBHJ:: R1CORRENTE DA S1'JR0CHAETA DlJTTONI

Quali siano !"intimo meccaniRmo patogenetico ed il snbstrato anatomopa.tologiro ili questi fenomeni nervosi più o meno tardivi non è dato per il momento potere indi<·n.re con precisione. ('e.r to oggi non sembra cbe possa a.nconL ril!uardarsi ll:a le più verosimili l'ipotesi che nella genesi di essi ahhia parte prcpondcrnnte il presumibile stato tossien1ico gener a.le errato dall'inf('zione. Già Bruschkc e Kroo. nt'l 1922, a,veYH no potnto constatar e rhe in topi infetti da Duttoni. e sacrificati in piena infezione, gli elementi spu·o<:lJ eti('i <'rano rept>rihili in val'io numero nella sostanza grigia cerebralP, ciò che venne in parte confermato in SPglJito da Levaditi e coJlahora.tori. JaJmel, nel 1926, in paraliti<·i pro~ress ivi deceduti in piena infezione, indotta, cla t:;p. D1ttloni, riscontrava analogamente spirocbet.e libere nel parencbimn. ecreùrale e più part icolarmrnte nelle zone pPriiericbf', vedendo in ciò una certà. analogia. col comportamento elett-ivo <li ubieazione del treponenta di S<:h<ludin. l noti studi di altri nmue1·osi lllttori, giungendo ad accertare biolof!ieamente la presenza del ,·iru:s, ormai sotto forma invisibile, nel cervello di aninmli infetti, anche dovo lnnghi mefìi dalla sua scompa.rsa dal sangue e cbgli altri orf!ani rn·ofondi, ci hanno svelato ]))'opTietà nenrotropirhe di · Sp. Dntton i, quali in vero difficilmentP avTemmo saputo immagina.re a prim·i. Di parti<·olarc intere~:,;e, infìnr, per il nostro argomento sono le osservar-ioni di L evaditi, Sclbie e Schoen (1930), che, sperimentando con Sp. Duttoni su conigli e scimmie <·:,ttarrine e sacrificando gli animali a varia, distnm:a di tempo dnll'inoClllazione, banno riscontrato che nPlla m<tggioran:m (l'i essi. si eTano stabilit.i fatti di 1ma vera en<:Pfalite («encf'falite ricorrenziale)) ), ('arat1erizzati da infiltrazione monocita·ri<t e plasmacellulare del if'8.~1tto jonrlamPnlale encPfalico P-Il alt1·e,çì ilall'e.çi.çte1zzn di manicotti cellulari pel"iva~Jcolm·i, q·1ta c ld COIIcomitcmti ad un processo di endovascolaritc. Gli lu~.. vedono in quf'sti r eperti più eli una analogia con quelli comuni della, pn.ra.lil)i progressiva, e, vorrE•mmo aggiungere senza di1·e nulla di nuovo, anche per buona parte, c·on quelli della tripanosomiasi. Ed invero, se, restt~.ndo sul teneno strettamente clinico, messi sull'avviso dal <:omplesso di questi reperti anatomo-pa.tologici e sperimentali, rivolgiamo più concr<.'tame11te la nostra attenzione alle analogie che ci può offril'e, in materia, l'infezione luetica., non è senza interesse che potremo rivela re come le sinc7romi nen;ose ricor·renziali. « tardive )) sop·rrtcennatc, con le loro caratterist ielle <li hmHili1ta?'Ìetà, 1:a·l"iabilità ed on<1eggiam ento tli sinto·mi, mostrm10 ctfettit•<'me·nte mw singolctre parentela serneiologica con dh·erse delle nwnijesta·zioni, per lo m eno, della l·ues cerebri .

·"P·

l 0 Serie bianca.. 'l'eu t o di riassumere nei seguenti termini quanto SE.'mbra finora, }~lJHeuo piiL concordemente, aooertato, circa il comportamento della rea.r.ione leuc·oeitM·ia nella infezione da 8p. D~tttoni: a) tlurantc il periodo febbrile: }('ncocitosi prn.tica.mente costante. (10-15 mila JeuC'o<:iU o p i il) a favore dci polinucleati nentrofili, linfopenia e monocitopenia, eosinovenia sempre rilevante (assai spesso eosinofili SANGUE. -

a~senti);


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LA FEBBRE RICORRP.NTE DA SPIROCHAE'I'A DP1'T0:-II

b) dltrante la fase immeiliatamente po.~t-r.ritira (2 -:~ giorni): lencope-

nia frequente, di grado variabile, neutropenia, monodt o:;i not<'vole, modica linfocitosi, eosinopenia ;}ncora pil't o meno a.vverl ibile: c) ilurante il rima-nente periodo di a:pires.sin: graduale ritomo alla norma del numero complessivo dei leu<'ociti. an<'ora neutropeni;t , mentre la mononucleosi volge sempre più a. bvore dei linfotiti; d) protraend{)Si il periodo <li (tpircssia (a.tl es. oltre il 10° giorno) l'equilibrio leucocitario tendo a ristabilirsi <'On un<\ pront.ezz:\ as,;;l.Ì variabile eh• caso a caso. I n genere i primi acl avvieinarsi alla quota abituale propria del soggetto - se non a superarla monH•ntancarnente sono gli eosinofili. Come si vede, non mancano. analogie con l'emog-n1mma di altre malatt ie infettive arcu~ (febbre gia.IL:t, febbre ittero- emorragic<t. polmonite, eresipela , ecc.), in cui a ppunt.o la fase febbrile è notoriamente accompagnata da leucocitosi neutrofila con eosinope.nia pilì o mt>no anceutuata, e la, convalescenza da mononueleosi prevalentemente linfocit ic<l> e da discreta eosinofilia. Importa però precisare anzitutto che, nell'esercizio in ambiente coloniale, gli schemi generali sopra riportM·i non sono utilizzabili se non tenendo conto, come giustamente osserva Sulùe~· , di à ltri fattori. associati nei rigua.rdi dell'iudigeno, la cui formulà leneocitarin, anormn.Le frequentemente, possiede come baso la mononueleoiìi, csprossiont> della parassitosi cronica ed eventualmente della malaria inveterata e dnUa sifìlide di cui è affetto. A titolo esemplifiea.tiYo, valgano le se:ruenti formu le m("die. ridotte alla più sempliee espressione, riscontrate in sog~ett.i adulti, apparentement~ in buona salute, pt'e:'\:>0 diY("r:;i gruppi etnici dell'Africa. rudot d ' A,·igny (>'uitan)

llnnson c Thnrntou ( Africa Orl~rlte)

~{a rot.lt r, egac (L"ad.~ l )

Polinucleati. ............ . . ... .

61 ~o

5~

o. o

:37%

Mononu cieati ..... .. .... .... ..

38%

4:2 06

63 %

Già rilevando i forti scart i fra questi dati, è faci le intu i1·e quanto più grossolano p ossa diventare l'errore qualora~ nel vagliare i risultati ott.enuti nell'indigeno - tanto più se da, un unico esame - si teng<~ com e pu nto d i riferimento la formula cla,ssica dell 'etu'opeo con la sua nota med ia normale (P appenheim, Naegeli) di 67-i-!% pulinuclt'<~ti in tot·ale. P ertanto è ovvio come soltanto eseguendo ripetuti esami - qualora lo speciale in~resse del caso lo esiga - e confront.<l> tHlo i ri~ultati ottenuti, sia nella fase febbrile che in quella di apires;o;ia,, ci si potrà dire in q u a lche mod o or ientati p e1· iutltire entro qna,li limiti stia l'~quilibrio leucocitario fisiologico di quel de~rminato sog-g-etto, Jlt'r poterne poi t r arre quel tanto di ai·"to che è possibile sperare ai fini del giudizio diagnostico ed eventualmente p rognostico.


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LA F EBBRE RICORRENTE DA SPIROCRAETA DUTTONI

2o SERIE ROSSA . - Il nttmero deUe emazie può abbassarsi fino alla. metà del normale, il valore globulare si mantiene di regola inferiore all 'unit.1.. A stato anemico dichiaratosi, è frequente riscontrare anisocitosi prevalentemente rnicrocitica e poichilocitosi. Emazie policroma.tofile, in va.rio numero, si riscontrano alquanto frequ entemente durante gli accessi febbrili più importanti. La resistenza globulare, almeno nella ricouente cosmopolita, non sembra subire profonde modificazioni neanche durante lo stato itterioo (Tournade) .

Oltre alle complicazioni a cui è stato qua. e là già accennato, vanno segnalate, fra le principali, le seguenti: a.) la metrorragia e l'aborto; b) l'otite media suppurata (assai rara); o) l'orchite (rarissima); d) la parotite, rara; ha spesso esito in suppura.zione; e) l'ascesso o la rottura delia milza (rari8simi); f) le localizzazioni articolari, rarissime, sono isolate e di breve durata (2-3 giorni); g) le localizzazioni osteo periostee, estremamente rare, tardive, caratterizzate da. modica. tumefazione circoscritta, dolorosa alla. pressione, si risolvono spontaneamente in pochi giorni; h) le localizza,zioni oculari: figurano con una frequenza. assai variabile nelle casistiche dei diversi autori. Sono indubbiamente Msai pi1't- comuni che non nella rieorrente cosmopolita. Si manifestano più frequentemente nel torno di tempo dPJia seconda o terza ricaduta, ma tal· volta perfino a conva.lesccnza. iniziata. Obbiettivamen te si notano: dapprima iniezione congiuntivale prevalentemente pericheratica, in seguito fatti di irido-coroidito con intorbidamento del cristallino. L 'affezione è d 'ordinario monoculare, l'esito abit uale è la guarigione, comunemente in 1 5-25 giorni. OoMPLICAZI O"NI. -

PRO GNOSI. J.~a lctalità è in genere bassa (2-6 %) in qualche trattato si trova riferito che può raggiungere il 50 %, ed è infatti risaputo che Dutton e Todd ebbero ad ossen-are in una carovana 10 decessi su 20 ammalati di ricorrente.Tuttavia percentuali di leta.lità così elevate sono in pratica da consider~bre come estremamente eccezionali e forse legate più a. particolarissime circostanze contingenti inerenti ai soggetti (sovraffaticamento, ca.restia, ecc.) cbe a malignità del genio epidemico. Negli europei, pure assumendo la malattia un decorso più grave che non nei nativi delle r<'gioni di endemia, la media della letalità. non risulta in conf ronto particolarmE'nte elevata. Da alcuni dati statistici cbe llo potuto ra.ccogliere (v. relaz. orig.) concernenti principalmente l'ex Africa Orientale Tedesca, la. Somalia Italiana, il Congo Belga e l'Uga.nda risulta che su un totale complessivo di 7854 casi di ricorn•nte si sono avuti 178 decessi, pari ad una letalità media 2,2 %, con un massimo di 4,3 % ed un miuimo di l %· RICERCHE DT AGNOSTICR E - a) E SAllfE MICROSCOPICO DIRETTO DEL SANGUE. È il pil1 semphee ('d il più usato, va eseguito in pieno periodo

febbrile, all'ultramicroscopio o a secco. Data la comunemente grande rarità


LA FEBBRE RICORRENTE DA SPIROCHAETA DUTTONI

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delle spirochete in circolo, é preferibile eseguire, olt-re i comun.i strisci,

qualche preparato a goccia spessa; colora.zione Giemsa., ecc. b) ESAME MICROSCOPICO DEI. SEDillENTO DEL Ll ~UOR. - Si può tentare, come è stato detto, con scarsissime probabilità di successo. c) lNOCUJ,AZIONE IN ANDfAL~ RECETTIVI. -

Animali praticamente

di scelta: il topo od il ratto bianco, eventualmeute il comune Mus muscu-

lus domestico. L 'i110culazione (endoperitonea.le) del sangue del pa.ziente può essere tentata. con moltissime probabilità di riuscita a.nche durante i periodi intercorrenti di apiressia. L 'inoculazione del liquor può essere tentata. ancora con una certa fiducia anche a.llor<'bè si abbia ragione di presumere che le spirochete non si presenteranno più in circolo (cure specHì.c:be o periodo tardi-vo); per lo meno in ta.le senso depongono le concordi ricerche in proposito e~;eguite in rasi d'infezione terapeutica. d) EMOCULTURA. - Può essere praticata proficuamente con qualcuno dei teiTeni semplificati (Gn.llovn.y, ecc.), es.: siero coniglio a.ll'l su 6 in liquido di Ringer un cubetto di albume d ' uovo olio di vaselina; scaldare mezz'ora a 56-58° 0.; aggiungere qualche goe<'ia di sangue di coniglio; incubazione a 35-37°. Con un simile terreno Bru:ynoghe e Dubois ottennero in cinq11e casi di infezione terapeutica. 6 emoculture positive su 7 durante gli accessi e 4 poRitive su 4 durante i periodi di apiressia.

+

+

e) RICERCHE SIEROLOGICBE. - È da tempo solida ncq1ùsizione dottrinale che anche nell'infezione da Sp. sanguicole sono riscontrabili nel siero anticorpi diversi: agglutinine, lisine, soRtanzc sensibilizzatrici, ecc.; purtroppo però, la presenza di t ali anticorpi non è così. costante nell'uomo, come sarebbe desiderabile ai fini diagnostici, mentre è l'elativaroente costante nella maggior parte degli animali recettivi.

I. - AGGLUTININE E J.ISINE. - Uhlenhuth ed Hendel segnalarono nel 1 907 il fenomeno della agglutinabilità di Sp. Duttoni me1:1sa a contatto con siero ili <:oruglio immune. Negli studi ulteriori sull'argomento non si tardò a rilevare che col siero di animali suscettibili d'infer.ione più severa, che non il coniglio, si potevano osservare, nelle spirochete cimentate, alterazioni più o meno profonde fino a.lla lisi. Con siero di pazienti di ricorrente cosmopolita Wasilewski, Sergent, Foley, Gillot e Beguet, Toyoda, Bjelocoff e Schubalter, ecc. hanno constatato quasi concordemente che gli ant.korpi a-g glut.inanti sono già svelabili a.lla fine del primo accesso, aumentano sensibilmente dopo il secondo accesso e possono sussistere ancora 10-15 giorni dopo l 'ultima crisi. Risultati pressochè analoghi sarebbero sembrati sperabili anche nella riconente africana secondo :Monteufeld. Tutta-via Bruynoghe e Dubois, vaJendofli di siero di pazienti sottoposti alla ricon-cntotera.pia. e prelevato nel corso della malattia o all'inizio della conva.les<'enza, non sono riusciti ad apprezzare traccia di agglutinazione o di liBi.


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Là FEBBRF. RICORRENTE D ... SPlROCiiAETA DUTTONI

II. - Sg:-;srnrLIZZATRICL - È un f<~tto generalmente ammesso che si<'ri di pa,>~icnti di febbre riconente, cimentati con i comuni antigeni d ella reazion c di Borde t- W ;t.ssennn n n, manifes tn.n o assai irregolarmente un'azione anticompletam(mtare piì1 o meno tnàrca.ta. Non sono mancati tentativi di impiego di a.nt;igeni più specifici: Zilatogoroff, ad esempio, utilizzò gli estratti ac:quosi od alcoolici di milzn., feg.-..to e cuore eli t.opi inietti di ricorrente, ottenendo i seguenti ris ultati: 16 reazioni positivQ su 18 sieri durante gli accessi; 42 positive su 52 dur·ante i periodi intereorrenti di apiressia. L ogica.mente le condizioni ideali, nei riguardi della specificità dell'autigeno, sarebbero sembrati realizza-bili più diretta.mente con l'impiego delle ctùture, ma sfortunatamente in pratica questa aspettativa è andata delusa; ~1d esempio Byclocoff e Schuhalter non hanno potuto registrare risltlta.ti positivi nelln. ricorrente cosmopolita, e Bruynoghe e Dubois nelh1 infezione sperimentale da Sp. Dtdtoni. III.- T&O)IBOCITOBA&INE. -Nel1917 Riechemberg notò che il plasma di nn animale di esperimento che abbia subita l'infezione da t ripanosoma, messo a contatto con tripanosomi omologhi presenti nel sangue di altro animale, ha la proprietà di produrre un agglomeramento particolare delle piastrine intorno ai singoli elementi parassitari. Kritschewsky chiamò trombocitobarine gli anticorpi che int~rvengono nella produzione di questo · fenomeno. Brussi n nel 1V25 osservò che un fatto analogo si verifica nella infezione ricorrente degli animali, e la rea.zionc è st,ata. in seguito, pil\ o meno proficuamerlte, utilizza,ta per fini di studi diversi nel campo sperimentale. Sfortunatamente il fenomeno, spesso evidentissimo negli a nimali, non sembra suscett.ibile di utilizzazione prat ica corrente nella diaguòsi della mah1ttia dell' uomo, in cui si è di moRtrato incerto e spesso addirittura as· seut.e. Zilatogoro.ff ha tentato nella fehbre ricorrente cosmopolita la cutirea.zione alla Von P irquet con a.ntigeno rappresentato dal sedimento di centrifuga?.ione d i sangue laccat.o di paziente ottenendo 6 esiti negativi su 6 prove durante gi accessi, 25 esiti positivi sn 26 prove uei periodi di apiressia, nessuna 1·e azione in altre affezioni. Non è noto qna.nto duri lo st.ato allergico dopo l 'ult.imo accesso. 1tlancauo, per quanto mi consta, rieerche intese a saggiare il valore di questo metodo e di altri analoghi, su larga. scala, nella infezione naturale d a Sp. Duttoni. /) REAZ[ONI ALLERGICHE. -

g) DIAG~osr POST MORTEM. -

Quando, in casi sospetti, non sia possibile eseguire una regola,re aut.o-psia, la ricerca microscopica delle spirochete può es:;ere tentata con qualvlte fidncia nel sucr.o epa.t.ico estratto mediante semplice punt ura, ma non oltre 10-20 ore dopo il dec:c.9so. P ermettendolo le circostanze, l'esame s~~rà esteso anche alla milza, al rene, al midollo oss<lo ed o.l sa.ngue del cuore, gia.cchò, stando a. quanto riiSulta. dalle ricerche negli animali, la scomparsa delle spirochete nel cadavere, fhlmeno sotto ht loro forma visibile, non si verifica nei diversi organi contemporanea mcn te.


LA FEBBA"E RJCORRENTE DA SPIROCHAETA DUT'l'ONI

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Pot.endo tentare l'iu.oculazione negli animali, sarà opportuno valersi di una emul.c;ione preparata da una poltiglia contenente frammenti, oltre che degli organi anzidetti, anche di cerv~;>llo . Peraltro dopo 36-48 ore, con tutti i possibili artifizi, le probabilità di riuscita sembra dehbano considerarsi estremament~ ridot.te. lMllnJNJTÀ - DESTINO Dt:LLE SPIRUCHE'rE DI FRO~TE AL!.B REAZlON[ DI DI:F'BSA DEI.L' O&GAN!SMO Dt;RA...~TE LA MALATTIA E A GUARIGIONE CUNICA AVVENvl'A. ricchissimo e variament~ orientato cout.ributo di

n

rieerche, sulla prima parte dell 'argomento, di numerosi autori (da quelle di Metchnikoff e allievi, fino a quelle più recenti di Grunbaum, Kritschewski, Rubistein, Belezki e Uma.nskaja, ecc.) ci consente di darci nna soddisfacente spiegazione del noto fenomeno della periodica scomparsa critica delle spirochete ~angnicole, ritenendolo essenzialmente come rappresentato dalla r isultante di un fattore predominante nmorale (lisi) e di un fattore coadiuvante cellulare (fagocitosi). Quest'ultimo, come è noto, si vuole oggi asseg-nato, dalla maggioranza. degli st.ndiosi, prevalentemente alle cellule fisse e mobili del retieolo endoteliale, mentre ai granulociti resterebbe a.Hirlato un ruolo secondario. Secondo la risaputa nozione clat>sica, alcuni elementi dell 'agente etiologico, superstiti del conflitto coincident~ non la prima. crisi t.t>rmica, andrebbero a mano a. mano adattandosi all'ambiente immunologica.mente ostile in cui vivono, fino a tanto che, ;t<·quistata la sufficiente resistenza, non sia per essi giunto il momento di moltiplicarsi, dando luogo ad una generazione ormai insensibile alle li:sine ancora presenti negli nmori dell'ospite. L 'organismo fronteggia questa seconda invasione elaborando una nuova lisina, che, come la precedente, opererà., a suo tempo, la solita dist.ruzione e cosi il fenomeno continuerà a ripetersi, fino al n10mento in cui resterà inibita ai parassiti ogni possibilità di moltiplicazione. Oggi, im:ero, questa maniera di 1·appresentarsi il comportamento biologico delle spirochet~ sangu.icole nell'organismo in vaso, non può, come è not(), ritenersi completa particolarment~ nei riguardi della f:tl>e t.erminale effettiva della vita del parassita, che, in realt-à, non coincide per nulla con la sterilizzazione del circolo sanguigno. Dopo le osservazioni di Buschke e Kroo {1922-23), confermate, sia. pure con qualche limitazione isolata, da una folla di ricercatori (Plaut e Steiner, Steiner e Steinfel, Tomioka., Strempell e Armuzzi, Kritl>c:bewsky, Prigge e Rothermundt, Werner, Rosenholor, Owsja.nnikowa e Trefilow, Maineri e Gori, Morett.i, Levaditi e Ander~;on, ecc.) può dil·si entrato nel novero delle nozioni classiche il fatto che il cervello di animali infetti sperimentalmente con Sp. Duttoni può dimostrarsi virulento dopo lungo t.empo che il sangue non lo sia piil e mentre cont-emporaneamente altri organi profondi dell'a.uimale sacrificato si dimostrano avirulent i. In un gruppo di esperienze di Moretti, ad esempio, il cervello di due topiui ftl t.rovato virulento perfino dopo a99 giorni dalla data dell'inocular.ione. Steiner e Schandet hanno osservato che anche il midollo osseo può da-re ricet.to più a lungo che gli altri organi - escluso il eervello - al virus stesso. Non manca però qualche voce discorde, secondo cui lo stabilirsi di questa forma duratura. del virus non rappresenterebbe un fenomeno regola6 -

G-iornale di medicillt.l militart>.


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LA FEBBRE RICO HR}-:NTE DA SPlROCHAETA DUT'l"ONI

re. A determinare qu('sta dis<'repanza di ristùtati potrebbero partecipare differenze di sensibilità dei lotti di animali, pure della stessa specie, usati dai diversi ricercatori; ma non è ad escludere che possono entrare in giuoco anche pa.rticolari proprietà stabilitesi nei ceppi di laboratorio delle spirochete impiegate, per cui solo alcuni di questi si dimostrerebbero più squisitamente dotati di attitudine neurotropica (Kritschewski) . .Altro interE-ssante particolare, riguardo a questa infezione residua, è rappresentato dalla sua straordinaria resistenza ai comuni preparati chemioterapici di elezione. Difficilmente gH sperimentatori, che hanno avuto fra mano un ceppo di Sp. D1tttoni ristùtato altamente neurotropo, sono riusciti a sterilizzare, a.uche con trattamento intensivo arsenobenzolico il cervello di topi o ratti infetti. Anche questo fatto è contraddetto da un limitato numero di autori. Per quanto riguarda l' uomo, poco o nulla di decisivo sappiamo circa la persistenza del virus nel tessuto encefalico, mentre è ben noto che il virus stesso è reperibile, biologicltmellte, si può dire di regola, nel liquor alquanto a lungo dopo la sua scomparsa dal sangue, e ciò nonostante un eventuale energico trattameuto generale specifico. NATU:&A DELL'IMMUNITÀ. - Nessun dubbio che durante il periodo florido delfinfE'zione l'immunità è, per una parte importante, umorale, come è già stato accennato. Però il suo Yalore utile si attenua dopo l'ultima crisi, cosicchè il potere protettivo del siero, se pure era al momento più opportuno nettamente evidente finisce per risllitare nullo dopo qualche settimana o qualche mese; tuttavia gH animali da esperin1ento, e l 'uomo, possono, come è noto, resistere per parecchio tempo ancora ad inoculazioni anche severe del virus. A questo punto la immunità istogena ci si delinea in tutta la sua capacità protettrice effP.ttiva. Sussiste essa quale reliquato «autonomo )) della tramontata infezione, o è, fino ad un certo punto, mantenuta e consolida.ta dall'azione del continuo stimolo {!<immunità da infl:.'zione»), che può venire all'elemento cellulare dalla sopravvivenza wccult<\'' del virus, particolarmente, nel cervello del soggetto'l Allo stato attuale delle nostre conoscenze non credo si pos:;a formulare una ri~posta definitiva, ed assoluta in proposito. Tuttavia non sembra lecito rigettare senz 'altro l'ipote:;i che anche n ello stabilirsi di una soHda immunità nel! 'uomo non abbia ad entrare in giuoco la p ersistcnza più o meno lunga del virus in qualche organo di elezione. E mi sembra che a farei intravedere la realtà di qu<-'sta persistenza si possano utilmente invocare le citazioni della letteratura che riguardano casi, non ('Strcmamente eccezionali, in cui la malattia si è ripresentata nello st('Sso soggetto a distanza di 3-4 mesi; casi che appunto potrebbero interpretarsi come esempi di rieaduta accidentale, anzichè di vPra e propria reinf('zione. Possediamo oggi nn certo numuo di osservazioni sperimentali che ci inducono a considerare più seriamente questa ipotesi. Invero, sia che si voglia credere - come ritengono alcuni AA. - che il virus resti accantonato n el cerv('llo, perchè gli anticorpi si oppongono ad un suo ritorno offensivo generale, sia che- come vogHono altri - la lunga sopravvivenza del virus


LA FI::BHJU: RICORREX'n: DA SPTROCHAt::TA Ol.i'l'1'0:-ll

stesso debba attribuirsi alle scarse possibilità di attacco in loco da parte degli anticorpi (limitata irrorazione sanguigna dE> l tessuto, ecc.), sta di fa.tto che in alcuni degli arùmali apparentemente guariti da tempo della iniezione è possibile rompere questo equilibrio con determinati artifizi. Azmar ba potuto, ad es., provocare nel topo, mediante inoctùazione di t.ripanosomi, la ricomparsa in circolo di spirochete fino a 5 mPsi dopo la guarigione apparente dcll'arùmale. Altri AA., con l'impiego di tripanosomi o di Sp . MorS<uB muris o di eteroproteine hanno potuto rile,·are fatti pressochè analoghi (Savini, Wenion, Vincent, Bruynoghe, t'C'C.). D'L"RA'l'.A DELL'DlMUNI'r.\. - Solo mediante l 'infezione ristùta finora possibile provocare nell'uomo o n egli animali un solido stato d 'immunità più o meno duraturo. Nelle scimmie, almeno riguardo alla ricorrente cosmopolita (Matbis e Leger, Nicolle e collab. Sergent e Foley, Gambier, ecc.) l 'immunità conferita da una prima inf<>zione è di durata variabilissima: da 7-10 mesi a qualche anno; e sembra più solida nei soggetti in cui l'infezione stessa si manifestò più intensa. Circa la persistenza dell'immunità nell'uomo guarito dali 'infezione da Sp. Dtdtoni, possediamo oggi un buon numero di dati precisi eh<> ci vengono dalla pratica della rieonentotcrapia. NaturaLmente ancbe qui le differenze individuali sono notevoli, ma dal complesso risulta che, pm·c infezioni di limitata gravità come spesso sono quelle terapeutiche, riesC'ono a conferire una solida immunità. La durata di <>sRa è stata registrat.a con un minimo di un anno e mezzo rispettivamente da vVerner e da Weichbrodt; Plaut, e Steiner pro pa?ie, l 'hanno riscontrata ancora ' 'alida dopo 2 e mezzo, 6 anni; gli amma.l ati di Sagel erano ancora perfettamente refrattari dopo 5 anni e mezzo~ Bruynoghe e Dnbois non sono riusciti a reiufettare div(>rse donne paralitiche 2 a.nni e mezzo dopo la prima infezione t;(>rapcutica, ecc. È da notare in propooito che nei pazienti inoculati nel periodo di immunità non si è finora colto lo stabilli·si di una «infezione inapparente ))' giacchè non si è riusciti a svelare la presenza di spirocbete nel loro sangue nè biologicamente nè culturalmente, nei limiti di tempo più convenienti. TERAPIA. Il periodo di un reale progrei.lso in materia di terapia delle spirochetosi i>, come è noto, segnato dall'introduzione nella pratica dei preparati arsenobenzoliei di Erlich e collaboratori. Si è in seguito cercato, nell'intento di aecresce.re l'azione parassiticida di questi, di accoppia.rli a metalli p esanti, dotati per se stessi di qualche attività, ma i risultati clinici non hanno, almeno per la febbre ricorrente, consacrata la superiorità evidente di simili preparati. Q,ui mi limiterò ad accennare al trattamento della ricorrente africana pt>r via endovenosa, metodo che merita praticamente la preferenza assoluta. mediante il Neosalvarsan, o prodotti pari (rappresentanti detgruppo degli arsenobenzeni- As. trivalente -)e altresì mediante lo Stovarsolo o prodotti })ari (rappresentanti del gruppo degli acidi arsinici- A.s. pent:n-alente).

a) NEOSALVARSAN. -

L 'azione terapeutica verament~ spiccata di

questo preparato nella febbre ricorrente cosmopolita. è ormai di dominio della. pratica corrente: nell'uomo già una dose unica di circa l ctg. di pro-


LA FEBBRF. RICORRF.NTE DA SPIROCI{AETA DUTTONI

dotto per Kg., impiegata a tempo opprtuno, tronca la malattia in· più d<:'l1'80 % df'i casi. Valgano come esempio i S('gttenti dati di Lorenz: con 0,45 di :Neosalvarsan durante il primo accesso 39,5 % di ricadute; con 0,45 di Seosah' arsan durante il secondo accesso 26,7 % di ricadute; con O,GO di .Keosalvarsan durante il primo accesso 12,5 % di ricadute; con 0,60 di Seosalvarsan durante il secondo accesso 11,2 % di ricadute. È superfluo rilevare che la minore percentuale di faUanze registrata nei riguardi dci ca.<>i in cui il rimedio fu somministrato durante il secondo accesso non è essenzialmente che la conseguenza diretta del numero notevole di guarigioni spontanee ehe si suole verificare nella ricorrente cosmopolita dopo la prima ricaduta. Per contro è classica nozione della notevole cbemioresistenza di Sp. Dlttton-i nell'uomo. Riporto qui le constatazioni di Reitano e Parisi (Somalia italiana). i cui dati possono in qualche modo offrirsi ad un paragone con quelli .sopra esposti: con una sola dose di ~eoia.col (l) di gr. 0,30 il 95 % di ricadute; con una sola dose di l\eoiacol dì gr. 0,45 il 90 % di ricadute; complessivamente di Neoiacol di gr. 0,90 il 35 % di ricadute; compleMivamente di Neoiacol di gr. 2,00 il

3 % di ricadut.e.

È da rilevare che simili risultati si possono già classificare come eccellenti, giaccbè ad altri AA. è occorso di riscontrare un buon numero di casi con ricadute anche dopo dosi complessive di gr. 3,60-4 di Neosalvarsa.u. L 'azione del rimedio alla dose di ctgr. 45-60 durante il primo accesso si dimostra assai varia, spesso sembra abbreviarne la durata, in una metà

o un terzo dei casi r acces:>o è troncato nel corso di alcune ore. Iniziata così, tempestivamente, la cura, l'esperienza dimostra che è necessario continuarla ripetendo le iniezioni ad es., di 5, in 5 giorni ed aumentando la dose fino a raggiungere cg. 75 alla 5• o 6a iniezione, se il rimedio è bene tollerato. Si può pervenire in tal guisa ad un impiego complessivo gr. 3,60-4 di Neosalvarsan, quantitativo che si può considerare l 'optimum per ottenere quel t,anto che è sperabile dal trattamento. In vero, giova ripeterlo, anche con dosi cosi importanti, l'esito è tutt'altro che infallibile e non mancano casi di resist<'nza constatata dopo l'impiego di gr. 5,50 di Neosa.lvarsan. È risaputo che il trattamento iniziato al secondo accesso, o più tardivamoote si può considerarH di efficacia, se non costantemente, assai spesso nulla. b) STOVARSOLO somco.- Iniziando la cura precocemente, la temp era.tura del primo accesso può cadere alla prima iniezione di gr. 0,50, (l l Prodotto Nco><e~ l\'nr~nu-pnri clelri~tituto sieroternpJco milauese.


UN CA,<;O t>I ARANEISMO

OSSERYATO l~ ClftE::-l..U ( 'A, ECC.

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ma più comunemente è necessaria una seconda iniezione di gr. 1 nelle 2! ore successive. Per quanto p ronta possa apparire spesso razione del rimedio nel determinare la fine del primo accesso, tuttavia il suo potere n el liberare definitivamente il circolo dalle spirochete è assai meno l'a.pido. Io alcuni ammalati sono occorsi non meno di gr. 6 del preparato (Van Nitzen). Il trattamento tipo consigliato da Van Xitzen, che lo ha sperimentato con successo per quanto non perfettamente costante, nel Katanga, cou::;iste nel praticare una iniezione endovenosa di gr. 0,50 del prodotto il primo giorno, di gr. l il secondo giorno, di gr. 1,50 il terzo, e succt>ssivamente 4-7 iniezioni di gr. 1,50 ogrù due giorni.

UN CASO DI ARANEISMO OSSERVATO IN CIRENAICA E RELATIVE CONSIDERAZIONI per il prof. francesco Testi, tenente getleraJe medico nella His erva

Trovando mi in Cirenaica nel 1914, rui vennero in Yiati dal direttore d ell'Ospedale militare di Cirene due ragni conservati in alcool, uno dei quali aveva morsicato uno Zapti~, causandogli gravi sintomi di avyeJenamento. All'invio di questi ragni era accompagnato quello della st.oria clinica, alquanto concisa in vero, ma tuttavia suft11ciente a dare un 'idt>a d('i fenomeni morbosi provocati. Riporto i dati della storia clinica: " Mohamed bu Mansnr, di ;tnni 31 circa, di robusta costituzione fisica, senza precedent.i morbosi degni di nota, fu ricoverato d ' urgenza la sera del 29 settembre, verso le ore !!O, in preda a gravi fenomeni di collasso manifcst.a.t.isi poeo tempo prima del suo invio, e causati dal morso di un ragno nélla. sua spalla destra. " I gravi fenomeni di collasso (t•stremo abbatti111ento generale, pallore notevole, ott usit.à del sensorio, pulsazioni cardiache deboli~simc e rare. polso radiale quasi irnperc:ettibile, forte dispnea, sudore profuso} vennero subito combattuti con iniezioni eccitanti, mentn• si provvide anche ad una medicatura locale, calmante e antiflogist.ica. 11 Il matt ino dopo, l 'individuo prescnta.vasi ancora forte1m•nte deLlresso, con polso piccolo fHiforme e raro (40 ptll::;a,zioni circa), dispn~;>a., ::;in gbjozzo, conati di vomito, accentuazioni dei riflciìsi, annria, ment.re i tessuti circostanti alla morsicatura si erano fatti fortemente Pil(•matosi. Praticatasi J'ipodermoclisi cd insistenàosi nella somllliuistrazion(' rlf·gli ('CCitanti, le condizioni dt>ll'infermo andarono progressiYamcnte migliorando nei t rH o quatt ro giorni succcssi,i, fino al ritorno allo sta tu normale. Sel punto della morsieatura si formò una piccola. t'Sl'a.ra., caduta la quale rimase una circoscritta ulccrazionl', che cic<ttrizzò abbastanza rapidamente. Il lO otto br@ le condizioni g(>nerali , p11r qullillto esiti Le:s:sc an-


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t!N CASO DI ARAN!::ISMO OS'>ER\"ATO IN CIRENAICA, ECC.

cora uno sta.to abbastru1r.a notrvol<' di dPhol<•zza. t>rano bnonP e qua.lche giOI'Il"' dopo \";ì,fllll)a(atO VPniH' flillH':ii'U ». I rlll\' ra~ni, c·ht', a ilin• dPIIO lltl'!'so dirPtton· dell'O~:>pPdah·, nùset·o in gr,\\'(' J.Wri<·nlo ht \·ita ch•llo ll!bpti(•, mi \·rnm•ro cla.ssifkati cortl'semente dall't>gr,•gio sig. dott. LodoYico eli Caporiacco, dell 'Istituto di zoologia. della R. Uniwrsit.f~ di Fil·<'nze, dist.intissimo a racnologo. Essi a.ppartPngonu al grtwr!' Lathmdr<'f1t8 e alla specie L. 1'redfcimgullatu.~ (C. Rossi) . Qu('!-;ta SlH:'Cie compres<L nPlla famiglia delle Thermidùlat (a.ranNLe vPraP cribl'llatae) è dett.o c:onmnemente malrnignatta ed è nota da tempo. H a una lungbrzza di l~ millimet;ri circa. Ha l'addome globoso, leggerment(' acnm.inato all'<•strPmità, fornito di trNlici macchie, generalmente rosse . Ta.li mac:chit> variano molto, sia nel c.olorito- che nella grandezza. e n<' lla. forma; sp<·sso ma.ncano completa.mcnt.e, avendosi ~tl­ lora nn eolorito uniforme n<•ro-picco. App~Lrtiene, conw ho th·tLo, alla famiglia della Tllennididar, ehe comprende ragni I>Prl<'ntari , i quali ahitano twi ct:spugli, fra le erbe, fra i sassi d<•l tt•rreno c le infossn.tnre, t• fihmo una l'C'te a curvature orbicolari, stesa, in st·nso orizzont.ale, dalla. quale si prP-cipit.ano con sfrenata audacia sugli insrtt;i c:hC' vi s i impigliano e r he formano il loro cibo abituale, uccidPndoli col loro vt:>leno anche S<' sono di molto ma.ggiori rl<'lla loro mole. n genere Lathrod(·ctus si distingnP poi rla. tntt~> le a l t.r e Thnmirliiiae per avere gli occhi i:ltPra,li rnolto distanziati fra l ot·o, nwntrt• ha in comune con gli altri n1>gni rli questa f::tmiglia i rhl'licf'?·i d<'boli :t(·uminat.i, a margini trasvE>rsi, corti, itwrmi, muniti di 1wli molli, il labhro pia.no, la fronte a.Rsa.i larga. La malmigmttta (• a;;sai riiffnR<b in tutt·:b la rc-gion<' meclitr>nanea,, eomprrl'ie> l<• isolr cd in Jta.lia. t? frequent.<' Jwlla campagna. di Volterra (clonrle il norn0 comune di ragno roltriT!tno). È anche frequente nella. Russia nwrirlionall>, trovaRi in Arabia e a :Madr.ra e non manmt nell'Africa Sl'tt,t>ntrionalP, nt•lla nostra coloniGI! libira P prPcisamente in Cirenaica, come> risulta dn,lla P''~'"<'ntt• C\Otnuni<·<tzi<nw e da una m0moria. dt'l dta.to dott. T~odoYico di Ca.pori:w.co ~ui ragni raceolti tlal sig. Confalon i(•ri e dal ~ig. dott. D <•sio a Giara.bu b , P01to Barclia Nl Hu.t el Fredga ne>gli anni lH:W t• 19:!i. Ag-giungo poi l'lw il g<'U<·r~> Lathrodcl'f.·us, oltre ebe in Europa ~·n in Afric·a, ll;t rn.ppr<·:><•ntanti in Auwril'a f•d in O<:cania, le quali anzi o:-;pitano li' spt>rir• piìt tPmihili, rome il L. jormi<lahili..~ dt'l Chile. il .L. 11wdan.~ dt•l P<>rì1, il L . .u·rli(O o Ktrlipl) P il L. Hct.~M·ltii ch•lla. Suo,·a 7,planchb. L a pn•s<•nza in Cin•uaita eli un •·agno, c·ap:tr<' di ùart' col suo morso gravi lt·Jw!nPn i n c orbo~i. mi ha iniloHo ;t f<ln· a.](;un<' <'Onsid<·r~ziooi ~nl­ l'ara twi:;mo. f Sl'gllPllf i [lllllti fOnclaiJIPI1ta.]j mi :)('111hrauo flegni d\•sam e : l 0 in <:hl' NHn;i~;t· p l'n ra.rwi;;mo, c•omt• t' da. qu:;~.nto tempo(> no~o, con quale

clill'w;ionP si prPRr>nia, <'con qua l<> g-ravità; :!o qu01li nozioni si hanno sull'organo dd YPlt·no 0 f;U] n·IPno rlpi rag-ni, quali sono i sintomi di an·clPnanH•nt o p<>r morso rli rarr no <' quali lP fO J'lliP principali; 3o quali sono l<' SJll'<'iP di ra..!!llO rwri('o]o~e [l<'r l'uo111o Psist<'nti ndlr not;trc colonie c• quali IlPl'r>ssità. ili rir·llkdnoo JWI' uno ~;httlio ttlt'Priorc e <'nmplf't.o sttll'argomento. C'r•r<·ll<'t'Ò di rispondt•rl• a, qtwsti tn• punti. non ~enz<L prenwttl.'r<• <'hf' le os::;c•n·;tzion i i n propo:;i t o furono sp<•sso r·l)n tra.dd.itorit• e ('.h e le fon ti d i studio ~ono ;li q un n t o lintitat<'.


UN C~O DI-ARANEISMO

OSSERVATO IN Clltl<~~ AlCA, ECC.

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1° L'araneismo, nome che comprende gli effetti morbosi cagionati

dal morso dei ragni, è noto da antico tempo. Le più antiche osserva,zioni rimontano ad Aristotele e a Plinio. Seguirono poi quelle del Medio Evo, riferentisi più specialment,e al morso della Tarantol((., il famoso ragno d<>lle Puglie, ma nelle quali le superstizioni e la superficialità dei metodi di osservazione condussero a una confusione fra le più grandi tra il vero tanmtismo o tarantolino prodotto da.lla tarantola e certe affezioni nervose estranee al morso del ragno, che si notarono non solo in Puglia, ma anche in altri paesi, presentanti grandi analogie con quella specie di psicosi di carattere collettivo, che nel 137 4 si diffuse lungo il corso del Reno e della Mosella e n('i Paesi Bassi, e che al giorno d'oggi s<>mbra ancora~ esistere in Abissinia, nella provincia del Tign\. ~el l GOl Ulisse Aldovrandi fece una descrizione completa del tarantolismo, per quanto però non es(mte dalla esagerazione del tempo. Osservazioni pH1 recenti si riferiscono ad altri ra,gni. ma più specialme.nte alla .il!aJmtignatta, con giudizi evidentemente diversi, spt~sso non esenti da notevoli f'S~erazioni, circa la sua pericolo!'ità, sia per gli anima.Ii che per l'uomo; ed un altro italiano, il Toti, studiò con cura l'argomento, avendo avuto occasione negli anni 1787 e 1788 di osservare in 'l'oscana la compa;rsa di una grande quantità di questi ragni, che provocarono numero~ a-ccidenti. Altri autori poi, com(' il Marmochi, il GraRlls, il C'auro, il ì\figuel, l'Hulse. il Gu.ibert, ecc., fecero osservazioni su questo e su alt.ri ragni, in Francia, in Spagna, in R.ussia, in America. Le migliori osservazioni però, perchè .suffragate anche dall'espPrimento, sono quelle fatt<' negli ultimi anni e specialmente in America, sulle dette speeie di ragni e su altre quali la ..')egrstria, perfida, l'Aranea a1tda.v, dj \'erse specie di Oten ns e di Migal.e, delle quali può riscontrarsi un detta.gliato elenco nella ec•!cl· lente monografia dell'illustre fondatore dell'Tstituto Butantan, il pro· fC'ssore Vi tal B1·a,zil, comparsa nel l 9~5, e che è veramentt> un modello d i lavoro per chi voglia dedicarsi a questa specialità. Da tutto questo complesso di osservazioni e di studi resta stabilito

cbe numerosi ragni, sparsi nelle più diverse regioni del globo, sono provveduti di veleno attivo per grossi animali e per l'uomo e sono capaci di produrre una sintomatologia speciale, molte Yolte gravis~ima ed anche in qualche caso mortale. zo Che la maggior parte dei ragni siano velenosi per le piccole specie animali, specialmente per gli insetti, di cui fanno il loro ordinario alim~>nto, è cosa assodata. L 'organizzazione loro è a ciò cleput~~ta. Osservam;i infatti nella maggior parte degli aracnidi du(' glanrlol(', le quali comuni· cano con e:stremità di speciali appendici, eletti cheliceri, organi di presa, e di offesa, costituite da due articoli, uno pit't >olnminoso bmmlt•, ed uno dista.Le a foggia di lmcino cavo, e disposte o liberanwnte in dirrr.ioue d ell'asse del corpo che prolungano a gancio dall'alto al basso, come nelle 1lligale o sotto la parte anteriore del cefalotor.ace e eolloeate orizzontalmente a forma di pinza, come nt'gli altri ra.gni. A que:;ta ditiposiziono di v<Yrsa dei cheliceri corrisponde una diversìtà nèlht forma, e nelht posizione delle glandole, cilindriche e nascoste nella. concavità. del chrlicero nel primo caso, o a sacco e collocate interamPute al disotto della parte anteriore del cefalotorace nel secondo, e fornite di un canrtle escretore,


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UN CASO DI AHANElSMO

0~>."3ERVATO IN <CIREN AICA, ECO.

che si apre in prossimità dell'estremo libero dell'uncino del chelicero. La struttura istologica delll' glandole velenose è diversamente descritta dai vari autori, le dift'erenzt> dipendendo, a quanto pare, dalle condizioni fisiologiche della glandola nel momento in cui venne studiata. In complesso pPrò si può dire che t'ssa è formata da un involucro muscolare, da una membrana basa.Ie, con prolungamenti nell'interno, da cellule epiteliali piatte o cilindriche, a seconda che sono vuote o piene, le quali segregano una sostanza molto complessa e, a volta a volta, si distruggono per mett.erla in libertà. Il prodotto della loro secrezione è il >eleno, che è di aspetto chiaro, leggermente untuoso, a reazione varia ed influenzabile dalla temperatura esterna, più attivo, a quanto pare se la rrazione è alcalina. Gli effetti del veleno furono studiati anche sperimentalmente, ed è doveroso ricordare che, fin dal 1637 il Baglivi e nel 1794 il Toti fecero esperienze in proposito. Le medesime furono praticate in diverso modo, sia facendo morsicare animali diversi da ragni, sia inoculando il veleno. Non bisogna dimenticare però che spesso si ebbero risultati contradditori, dovuti o alla difficoltà di ottenere veleno in quantità. sufficiente, o alla poca uniformità della tecnica usata, o alla identificazione spesso difettosa delle specie prescelte per l 'esperimento. Particolarmente nelle esperienze di morsicatura dirette sull'uomo, si sono avute le più grandi contraddizioni, fino al punto di far considerare innocuo il morso di certi ragni, pur ritenuti per velenosi, come avvenne a.l Borel, al Dufour, all'Erker, c più di recente al Bordet e al Panceri. Certamente bisogna a Q\H'sto proposito, come a proposito del veleno dei serpenti, considerare che le marrifesta:r.ioni sintomatologiche prodotte dal veleno sull'uomo sono sensibilmente diverse, a seconda della specie dei ragni, e che l 'attività sua può '\ariare per tante cause inerenti o al ragno inoculatore (età, grandezza, condizioni di digiuno o meno, modo di pungere, ec.c.), o all 'individuo inoculato (età, condizioni organiche, tare morbose, ecc.), o ad azioni esterne (temperatura, ecc.). È soltanto con una tecnica appropriata, con una. conoscenza esatta delle specie colle quali si opera ed anche, bisogna dirlo, colla vastità dei mezzi a disposizione per t.ali esperienze, che si può arrivare a conclusioni pratiche. Sotto ogni rapporto il lavoro già citato del prof. Brazil è veramente degno di considerazione e può ritenersi rultima espressione scientifica sull"argomPnto. Questo sperimentatore ba usato per le sue ricerche Ctenus ferus, Pert.v, Ctenus nigrivent.r is, Keys, N ephila crm~tata., Fabr, Treclt-Q-na VP?w.~a, Latr, i due prinli ragni apparteocnt.i alle .Araneonwrphae, l 'ultima a.lle Migalomor7>hcte1 t utte specie del Brasile ritenute velenose. Non starò a riferire, anche condensando, gli esiti delle sue esperienze, ottenuti con metodi precisi di laboratorio, e specialmente con l 'uso delle soluzioni in siero fisiologico di veleno secco ricavato col trattamento alla stufa a 37°, col qual metodo i risultati si avvicinano sensibilmente a quelli ottenuti in condizioni naturali. Dirò semplicemente che le esperienze fatte sui comuni animali di laboratorio rlimostrarono l'esistenza di un veleno a~ azione esclusivamente locale nccrosantc, e di un veleno ad azione n eurot.ossica, para.gonabile a qu<>lla dei veleni ofidici più attivi. I vE'leni studia.t.i si prcsen-


UN CASO Dll ARANEISMO

OSS.E RV.ATO IN CIRENAICA, ECC.

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tarono quasi completamente sprovvisti di azione emolitica e compie tamente di azione proteolitica e coagulante, e si dimostrarono molto r esistenti alla bassa temperatura, alterabili al di là di 65o e interamente distruggibili a 100°, resistentissimi agli agenti chimici, fra i quali solo il permanganato di potassa si mostrò di una certa efficacia, capaci di dare reazioni immunitarie e di prestarsi alla preparazione di sieri adatti per un even tuale trattamento curati>o specifico. Queste ricerche del chiarissimo biologo brasiliano mettono in evidenza i principali fatti, sui quali si basa l'araneismo sperimentale e illustrano le passate osservazioni. Consultando la lunga serie di osservazioni fatte nelle diverse parti del globo sull'araneismo nell'uomo, vedesi infatti che, dalle prime e più antiche osserva_zioni alle più recenti, sono descritti sintomi vari 1 ma facilmente raggruppabili in tipi, che da quattro, come proposero Sommer e Greco nel Congresso medico internazionale di Buenos Ayres nel 1916, si ridussero, secondo l' Houssey e secondo il Brazil, a due, che, praticamente parlando, sono il tipo gangrenoso e il tipo nervoso, con tutta la gamma dei sintomi, che va, nel primo tipo, dall 'eritema, alla flictena, alla ulcerazione semplice, alla gangrena, eon risultati di vaste cicatrici indelebili, nel secondo, dai più semplici sintomi nervosi locali e generali fino alle forme più gravi di convulsioni, di contrazioni tetaniche localizzate o genernlizzat.e (come in un caso abbastanza recente di tarantismo, descritto dal dott. Bilotta), di psicosi, di paralisi dei centri del respiro e della circolazione. Esaminando però la non breve casuistica Slù morso dei ragni, due fatti risultano evidenti: che non sempre la distinzione è netta per queste due forme di araneismo e tutte e due possono presentarsi contemporaneamente, e il caso da me osservato lo dimostra, e che ciascuna delle forme non risponde a determinate specie o a determinati g<'neri di ragni, essendo frequente il fatto che le più temibili specie, come quelle appartenenti ai generi Lycosa, Lathrodect1t81 Otenus, Segestt·ia, ece., diano, a volte, sintomi prevalenti or dell'uno or dell'altro tipo. In queste circostanze hanno probabilmente gioco le condizioni individua,Ji, come, ad esempio, nel tipo generalizzato, la predisposizione dell'organismo a fenomeni più o meno gravi a carico del sistema. nervoso. 3o Ed ora vengo all'ultimo punto. Sono molti i ragni pericolosi per l'uomo nelle nostre colonict Quali sonoT Purtroppo non è possibile ancora dare una risposta. l/argomento deve essere ancora studiato, sia dal lato :.:oologico che da quello patologico. Per ora, il caso di araneismo da me osservato in Cirenaica, per quanto provocato da un ragno noto, rimane, a quanto ritengo, isolato, ma la possibilità di nuovi casi e prodotti di altre specie velenose in questa colonia, non può escludersi. Pure, essendo la fauna aracnologa della. Cirenaica poco nota, dal citato laYoro del dott. Lodovico di Caporiacco risulta che, oltrP al genere Lctthroilecius, colle specie L. tredeci?nguttaf;us, C. Rossi, e L. l11.g11bris; L. Duf, (il J(amK urct, delle steppe Kirghise), furono riscontrati il gt•nere Lycosa., con einque specie, di cui dUJe certamente velenose, e qualch<' specie dd gen<-rP Ohiracanthì1tm, ritenute capaci di rlarE> fenomeni locali di una. Cl·rta (>ntità.. E ricordo che nel confinante Egitto <:!5iste una grancle :Miga,ie (Oh etopelma olivacea), il cui morso è stato ritenuto qua.lcbe volta mortalr.


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PROFILI ED

D!PR~~SS!ONI

DI CHlRUROIA COLONIALE

In quanto alle altre colonie, non mi risulta siano stati fatti studi in proposito. Ricordo soltanto che nel volume di studi di medicina tropicale, compa,rso nel 1914, il Di Marzo riferisce che in Eritrea esisterebbe un ragno, detto dagli indigcn.i ra.g-no leccante, il quale, passando sulla cute, depositerebbe una secrezione irritante, capace di produrre fiictene; che per la Somalia non è certo da escludersi la possibilità di gravi accident i pPr la pr<'1><•m:a di ragni v(•lt>nosi, f'SSl·nrlo noto che nelle regioni confinanti sono eonosciute grosse specie velenose, e che il Barrow, nei suoi viaggi m·Ir.Afric-a centra.le, t.rovò usato per avvelenare le freccie un miscuglio di sneeo dell'Amarill8 distica con qnt>llo di ragni pestati. f-\rmpre più convinto dcll:t necN;sità che il zoologo si unisca al patologo nello studio rli quelle forme morbos<'. che traggono origine dal veh·no di cl<'terminati animali, faccio voti che la fauna aracnologica delle no~tre Colonie wnga ampiamente studiata. Sono altresì convinto che questo studio, il quale potrà esstre scgLtito da quello sperimentale e che potrà arricchirsi di nuon• ed interc$sa,nti cognizioni sulle classi affini degli scorpioni e delle scolopendr(>. di etti ogni giorno nuovi esemplari vengono in v iati ai nostri Musei, si potrà allargare e precisare, come per l'ofidismo, uno degli importanti capitoli di patologia coloniale. Hingra,zio vivamt.•nto il dott. L odovico di Caporiacco per la classifieazione dei due ragni, e per alcuni da.ti ~rentilmente trasmessimi. il prof. Rosa, della R.. Università di Modena, pet· avermi lasciati in esame, per il prf'sente studio, i ra~~:ni ora appartenenti al Museo zoologico di quella città, c il chia.rilisirno prof. Belianti, per av<·t·mi messo a disposi7.iOIW la rir<'~t bibliotPmt d<'ll 'Istituto siN·otera.pico milanese.

PROFILI ED IMPRESSIONI DI CHIRURGIA COLONIALE per il prof. Carlo Tedeschi, direttore dell'ospedale coloniale di Derna. e d oH. Vito Ciaccio, tenente colonnello medico, direttore di Sanità. militare di Bengasi

A chi ;, chi<Lmato a pas,;fLrc gran partf' della propria vita,, esercitando la quof idia.ua missio1w di leni1'e il ùoloru tra gt•nti, fra le quali ogni arte (•uropca anPh<: la più br nPfìra, diffieilnt~•ntt• si fa ~trada in sp('cial modo tLll 'inizio, !tll'a rri ,·o, ci or, df'l nuovo ml.'dico in Colonia e ciò per ragioni psicolo~i<·he, rPligiose e soprat.utto prr qnella resist,enza passiYa ed a-ttiva, <<he è da,t.a non Rolo dallo stato di ignoranza, ma dalla « f01·ma mentis )): LH't:P chirurgira. è (li assoluta import.<t nza, tra tutti gli altri metodi di penetr;t.zione paeiliea. 11 barbaro, f'h<' difnda e talvolta tl.'mf' il medico, suggestionato dal ;;uo sa.ntone, chP fa balenm·t· il miraggio del miracolo con la sp('ra.m~a dcll'inunN!ia.l'a, gnn,rigione, daYanti ai miracoli veri della odierna chimt·gia vis<.:et'<lle, davanti all'<Lspol·taziont' di tumori, alla apertura delle grandi cavi t it spla.nc.uiehc, a li 'asportazion<• di proiettili, riconosce ed ammira. fJa ba.sc di }Wnetra.zion<' sanit.aria nelle colonie dei popoli più divoratori


PROFILI ED IMPRE::.'SIONI DI CHIRURGIA COLONIALE

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di continenti, ha infatti assunto sopratutto all'inizio un carattere quasi esclusivamente chirurgico. Tutti i medici coloniali possono a·ssicurare che al Cairo como a Buenos-Ayres, a Gerusalemme come a Callao, a Tangeri conw a t3idney ~ ad Addis-Abbeba come a Schiangai, le Nazioni civili combattono delle ver<> battaglie di preminen za politica con la valentia dei loro mediri e chiruìl'ghi. Disse Chamberlain: (( Helliot ha servito l'Inghilterra in India, pii1 clw tutti i battaglioni Cingalesi ''· Vinta la p rima d iffidenza con un successo, Io sanno pure i nos tri oculisti quanto bene si possa fare: •< Tu sta.r e dopo Allah! - Tu cavare e mettere occhi! n È il saluto indig€'no al collega di Bengasi. Il Tedeschi ricorda cht· un giorno, in cui, in una esplorazione con a.lcnni colleghi militari, inca})parono in un caracol, che non sembrava troppo ben disposto, e pare·va chl' il suo capo non spiana.sse troppo il cipiglio a lle dichiarazioni della nostra sapienza medica e delle nostre intenzioni uma nitarie come la guida. anda>a traducendo. Si vide però quel cipiglio scomparirt> alla parol.a u gC'rara '' e durante il tbe dell' ospitalità, quel capo che non ~weva pronuneia,ta, parola, riYolgcndosi impro>visam(' Utt' disse SPmpli('f'nwnt<': « Ent-a ger:Ha, enta ragèl ». Tu S(>i un chirurgo, tu sei un uomo. Solo chi corrose<' l 'nl'abo può apprezza,re il valore di quel « ragèl '' che poi è il « vir ,, !Mino, detto ad nn infedele. Se, come ha fatt o il collPga Castronuovo, al noi'ìtro ultimo Congresso, nt>lla sua chiara rivista sulla <<ematologia, "• s i dovesse porre il qu<'sito se (•sista una isolata ed isolabile chirurgia. coloniltle e tropicale, si donehbc ris pondere n<'gativament<' . .Ma diremo che il campo dPIIa rhirnrgilt di ol tremare si presenta con profili di>ersi e richiede attività diJt'erenti dalln chirurgia metropolitana. Se pure alcuno può giudica,re la din' rsità di questi J)rofili o differenze come non eccessiva, riteniamo essa. mP.riti di essere conosciuta sopratutto dal collega che viene fr€'sco f r<'Sco in Colonia, pieno di rntusiasmo e di teoria, onde: come parlò l\[urri, il Maestro drlla nostra prati<'a migliore. non avvenga che, s pasimando per l 'originalP, non s'acc-orga che anche l'ovvio ed il comune, vogliono in Colonia non solo stud io, ma pratica., pratira, osservazione ed osscrntzion(•. Ad alcune di queste contingenze che possono capihtre quasi esC'lusi·,·amente al chirurgo coloniale e t ropicalista, vogliamo aecennare. :\:t:alattie squisitamente chirurgiche eomplC'tamente colonhtli , t.Topica.li c. lasciando pure loro il nome di esotiche, che in realtìt non a \T('bbe pii1 ragione di essere, al tempo delle motonavi e delle Yi(• aew~c, non esistono vera.mente. Non è da ritenersi tale per esempio quella d('formità ortopedica. detta 1<1nano ad artiglio delle Caro li n•~ ,,, che ~ freqm•nte fr~t gl'indigeni di quell'arcipelago ed i marinai malesi c Da,~·a<· hi 1lr lla Snnrla, rhC' somigli a al morbo di Dupujtren ed (>. di r agion<' profe:;;~ ionale, òoYn1 a. a continuo st ringere tra. le ultimt' tre dita la fune <l l'i hila.JH·i<·ri fl ella pit·oga, perchè della stessa nat ura esotica. dovrebbe a llora eonf: icteran;i anchc <jnelJ'alt.ra deformità che è il piede Chinl'se o la stenosi V1l~ntre cl a iuflbuJazionc nelle negre. Cosl la tecnica del trattamento del tat.uag-,çrio ddormantC' c di fer ite ~ ono possibili nE>i tropici (frt'ece o lanct• iWVl'h'na t <', pln.r;til'l1e per d emolizione da zanne o artigli di fit>re). La patologia dci paesi caldi, più chf' area chiusa di arqui:ìizioni eli -


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PROFILI ED ni:PRESSION'J DI CIDRURGIA COLONIALE

nic he o tecniche speciali, così da presentare isolati od isolabili campi di inda.gine, t> piuttosto la sintesi dell'adattamento delle singole competenze nei vari rami d('lla clinica. e della. pa-tologia generale nelle divers(\ con~ioni ambientali. Questo fat.tore ambiente è il primo ed il più importante che il chil'urgo deve conoscere, ad esso sapersi adattare. Il compito suo delicato e complesso per natura ha bisogno di molte e molte cose, che vanno dalla cooperazione del personale ad una, organizzazione, che se pur rleve aYere la. cat·atteristiC'a del massimo semplicisulO, tuttavia ha un minimo di necessità; di eui non si può fare a meno in chirurgia. n chirurgo coloniale in molti casi deve saper fare a meno anche di questo minimo indispensabile. Valga una, osservazione: ognuno sa che lo studio, la conoscenza, la preparazione preoperativa rlell'operando costituisce all'incirca il 30 % del successo. Ciò in Colonia è impossibile o quasi ad attuarsi. L'indigeno, che nel chirurgo vede l'occhio e la mano di Allah, non chiede già opera. umana., ma il miracolo; si pres<~nta perciò con fenomenali ed imponenti necessità di inter vento, eon piena tranquillità, chiedendo l'immediata opera del bisturi; come quell'ernioso strozzato da 46 ore che si presentava un mattino fresco fresco dicendo: u Tu curare mia ernia, perchè domani pa.rtire ». E Allah gli Iì1 tanto benigno di non farlo partire per il mondo delle Cri. Onde un primo postulato del chintrgo coloniale è: essere sempre e fJuasi unicament-e J)reparat.o all'urg-enza, alla gravità, e qualche volta alla mostruosità dell'intervento e fare tutto quello che è possibile in quelle speciali condizioni. Ernie spettacolose, cistomi e fibromi di 10-15 chilogrammi, portati con la piì1 stoica indifferenza, nella fede di dover partorire da un giorno all'altro un bimbo addormentato da. decenni, ascessi l'p::1tici, cisti, carcinomi, fratture E'Sposte, passate prima per le mani di tutti i fighì del territorio ed ormai tradotte in pseudo art.icolazioni. Mi piace ricordare altro easo.del Tedeschi: un arto cancrenato per un laccio di crine di cavallo, a scopo magico, ed in p<>rfetto stato di mummificazione portatogli dal proprietario dopo 150 chilometri di cavallo, dall 'interno, perchè lo si facesse rivivere: (< Achim non potere piegare più dita "· Il diSI:,-'raziato era venuto attirato dal successo di una plastica nervosa Jlér paralisi del mediano, da pallottola in un suo concabila. E non si persuase arl essere amputato se non quando gli si disse che il diavolo si era mangiato ormai l'anima, di quel braccio e poteva ringrazia.re ,Allah che non aveva permesso gli fosse mangiata anche iJ resto dell'anima sua. Quando poi gli fu fatto avere dal Governo anche l'arto artificiale, con relativo guanto bianco di f1lo da cavare e mettC>r<', poco mancò non volel'lse amputare anche le altre t re zampe. Per il giovane chirurgo lanciato dalla poesia e dalla Se'Verità df•lle Cliniche alla dura r(~:altà di una tale pratica la cosa non è ;wnza difficoltà e qualche volta anclw senza sgomento. I/opera del chirurgo, come quella rlel medico, è poi legata a tutti i fattori di ra.zza e di costituzione in qneUo eh · ~ il periodo pre e post.-operatorio. EJrli fh•ve conoscere quali sono le aWvità di immunità, la sensibilità al dolore, lo stato di diatE'si a cui i' legata la facilità di più o meno rapida i{uarigione della f<•rit.a, e le più o meno fftcili reazioni infettive: la susccttibilit.à al teta,no. ElemPnti tutti va.riabi lissimi da ra.zza a razza, da clima a clima, f'!t'egli dcn~ fn.r pitssare al vaglio della pratica sua personale; e così non mcnH·iglia.rsi più se in .1Qn giornata p('r una stessa frattura del fe-


PROFtLI ED UfPRESSIONI DI CK1RU&GIA CO'LONIAL.E

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more, togliendo l'apparecchio troverà il savaro beduino con callo perfetto

e l'ascaro eritreo con monconi ancora mobilissimi, o viceversa. Nel primo caso faccia seguire una cura vitaminica, nel secondo una cura antiluetica e vedr à. arridergli il successo. L 'esperienza p ersonale ci ha fatto adottal'e l'uso di nna pa.':ita occlusiva al solfofenato di zinco o di altra pasta bipp (bismuto, jodio, vaselina) nel trattamento delle ferite chirurgiche: la prima ottenuta aggiungendo alla nota an tifiogistina il 30 % in peso di gelatina marca oro, il 0,20Jl000 d i ossicianuro di mercurio e il 30/1000 di solfofenato di zinco; la seconda. mescolando un grammo di bismuto, uno di joòio con gr. 200 di ...-aselina. Il rispetto che ha l 'indigeno per tutto quanto sà di cerotto od impiastro fa si che non accada più di trovare all'atto della sfasciatura, accuratamente raccolto, Slùla rima chirurgica il più svariato campionario dei tre regni della natura, che va daHa cimice alla foglia di menta, dalla conchiglia fossile miracolosa al rotoletto del Kitab. La narcosi è generalmente non solo ben tollerata dalle genti di colore, ma desiderata. Che se è grande la loro sopporta?.ione al dolore, non per .questo ne rifuggono meno. In Derna, per esempio, in questi ultimi tre a.nni la mortalità delle donne indigene per parto è diminuita del 75 % sempli~emente con il largo uso dell'anestesia e delle altre previrl~nze di asepsi. La notizia magnificata che il medico italiano levava il bambino (( dorrnillo 11 ha portato all'ospedale tutti i casi complicati dapprima; e poichè la moda e la curiosità sono femmine anche in Africa., ora è diventato ch ic venirscne all'Ospedale per partorire, mercè anche la presenza di spirito rlPlle buon(' suore, che fanno sì che l'ammalata non veda neppure la faccia dell'ostetrico. La stessa mammana araba: nemica nostra accanita. forse per provare, venne anch'essa a partorirvi secondo lei, ma in sostanza a farsi togliere un cistoma ovarico, che secondo la coll<>ga, era figlio di non si sa quale antico marito, sonnecchiantele nel ventre da circa una ventina di anni. n decorso post-operatorio generalmente è assai rapido, mancando quel grave ostacolo che deve affrontare il chirurgo metropolitano: che è la nevrosi traumatica, e la depressione psicbica con t utte le sue conseguenze sul metabolismo riparatore delle forze nervose e dell'attivi~~ simpatica che, come lo Schiassi ha genialmente dimostTato, ha importanza fond amentale nei processi ripara.tivi. Il metodo generalizzato della pre venzione antitetanica non ci consen te nè di affermare, nè di negare che le razzt> d i colore presentino speciale suscettibilità alla infezione tetanica come alcuni autori hanno sostenuto. Pare elle la predisposizione sia la medesima. Certo non ci consta che casi di tet,ano accad ano nemmeno fra i nomadi e gli aduar di briganti della campagna, dove pure i feriti sono all'ordine del giorno e con ogni 'sorta d 'arma e sono curati alla beduina con impacchi, cioè, di terra impastata.. Può darsi però che in quella zona, in quella terra sia assai raro il b. tetanico, forse per la fort,e irradiazione solare. Il contributo degli indigeni alle forme d ella patologia chirurgica metropolitana è statisticamente, su per giù, eguale a quello metropolitano: appendiciti, ernie, idroceli, varicoceli, calcolosi, deformità ortopediche decorrono come in Europa.


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PROFILI F.D BIPHESSIONI DI CH TR (T.KG IA COLONIAL'E

Così il gozzo cd il crrtinismo l'iono ugualmente diffusi in tutte le razE ritt:uiamo a.Uresì l'IH', tanto l'ulcera gastrica che le forme maligne siano, se non fr(!qucnt.i come in Europa, non così rare~ come si è creduto. :Sarà questione tl:i statistica nt:c·urata.. ZI~.

Per l'Eritrea l)OS:>O dire che i casi di tumori che si presentano alla nostra osservazione sono piuttosto rari: in più di tre anni, infatti, in cui sono stato diri~('Ilte e cbirmgo nell'ospedale di Asmara pochl i casi di tumori benigni (lipomi, fibromi, osteomi) mi è occorso di operare, e pochissimi tumori maligni. Ho osservato però che i pochi casi di carcinomi presentat.isi all'ospedale, pro\'enh<ano presso a poco dalla stessa località, mentre da altre r<>gioni non ne wnivano afTatto. E non è a dire che gli indigeni non ricorr<•sst>ro ali 'ospedale per rssere liberati da tali forme maligne, percM SP v~;>niYano con fiducia per tutb\ le piì1 SYariate affezioni chlrurgiche e da tutte le regioni e ::;pesso da, oltre confine, è ovvio ritenere che anche per i tumori, specie maligni, avrebbero ricorso nH'opera del chirurgo, principalmente quando, lo ripetiamo, dopo il primo tempo acql!istano piena fiducia neU'opera. di QUf'l ta le sanitario. Poicllè la fama c la valentia del chirurgo sono in ragione diretta, oltre rh e del successo, dE•l tempo della suapermanen;;m, cbe gli procura la eonosc<'nza, e la fiducia della popolazione spesso con molta più rapidit-à che in patria. I;asciamo tutte le forme della patologia coloniale che pol:'sono richieder(' r opera chirurgica del medico generico: ascessi, tumori benigni, lesioni da micosi e da miasi, da, p~Lrassiti, nodosità intrart.icolari, ecc.; rwrmctt<>ndoci solo di richiamare l 'atte.nzionc sulla facilità eon cui le ra.r.ze di colore in genere, soprn.tntto la negra, vanno soggette sotto uno stimolo continuo ai tumori benigni (lipomi, fibromi, encondromi, tumori della parot.ide~ ccc.). "Un rapidissimo sguardo sint(•tico meritano in>e<~e i quadri di akunt• sindromi della patologia tropicale che richiedono interventi di speciale t<'cnica chirurgica, di rara a.pplicaziom• nella metropoli. Scorrendo lP varie forme c·las>:iC'lle d(•lla patologia~ tralasciamo il capitolo maln!ria e ·~1Jlenectomia., del quale la chirurgia italiana metropolitana ha scritto i Jliù brillant,i pa.ragrafi. Nelle tripanosi alcuni chirurghi a.mericani hanno operato, sembra, con succPsso, il gOì,';ZO nella forma di Chag;.ts passata allo stato cronico. X Pile leismrmiosi le espundic possono richiedere qual<' be intenento plastico cosmetiro, ma il loro trattamento entra più nell'ambito della radio terapia. La amebiasi Jll'lh sua multiforme sintomatologia, nei suoi quadri, intPres::-a sopratut.to nPII<' nostre colonie il chirurgo, poich~ può dare le più impcm;atc complicanze. Ma di esse non sta a, noi il pltrlarne in un'assemblea doYe ~ono v<>re compet('nze dell'argomento, come un !zar che delle sindromi deiJ 'istolitica l1a pubblicato lo studio finora pii1 perfetto e completo ed i colleghi di Tripoli, che sul paTa.grafo degli ascessi colliquativi del fega-to, hanno porta Lo al primo posto l 'I talia nella conoscenza clinica e nella tecnica chirurgica del loro trattamento. Accennerò solo all'arte dei cbu·urghi egiziani, elle nelle forme croniche ostinate praticano la laparatomia semplice con la st.cs~;a tecnica che nella peritonite tubercolare e ne va.nt.a.no SUCCt'SSO. Qna.Jc poi sia il mecc·anismo d 'azione, non appare <~hiaro e, a quel che


PROFILI ED IMPRESSIONI Dl C.HJRUROIA COLON IALE

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uno di noi potè apprendere al Cairo, D(!pptu·e e:;si lo san no. I guasti (' k deformità delle frarnb esie e delle .'?pirochetosi sono giustiziati dagli ars«?niea.li più che dal bisturi. I n un caso di bronebite cronica del Oastf'llani, ('(>n bronco-anenrisrui notf'voli, alla cura sp<'cifica il Tedcschi ha fatto Sf>gnirl' una toracoplastica completa con asportazionf' a cunf'O riPI trat.to postNinn• della gabbia. toracica di destra, dalla qua.rta. alla nona costa. Il pazi(•ntc è ora in servizio da due anni come zaptil>. Alle 1tlceri tropiche e fageileniche conviene solo acèt'lliUtre. Paragrafo trattato e discusso e non ancora N:a.urito. l:)ul tratt;:unentoloro an<·he chirurgico nel dt>corso anno venne trattato nt•l nostro passato cou~r<':o;:;o dal Rho <' anche da.I TedNwhi. Sullo forme infe.tt·ive da zecche. ricordiamo come SlH'~<So l 'OlH'ra d t'l chirurgo sia richiesta per ascessi secondari a risentinwnto glandularc e talvolta per incidere la lesione primaria. Il bubbone climatico è giustiziabile defmitiYanwnt(' con ampi~~ aperhmL e raschia.rnento, previo trattanwnt.o modifì<'atore con liquido di Calnt o del Durante. Ma è nel campo delle mala.ttie causat<' da cenni e(l artropt)(z.i, fra i<• quali trovansi le sindromi pit\ carattt>ristich(' c speciali dt>lla patoh•~da coloniale, che l'opera del <:hirurgo in colonia trova la f'ua spN·ia.!(• a t ti ,·ità. Le schistosomiasi per le loro complicanze in fstol<> <'polipi e p~r tutta, una loro chirurgia vescicale richiedono spiccat(' abilità tecnic:he. Così si debbono citare le plastiche per a.bboccamento dc•g-li ureteri n<>ll \1ltima. porzione del grosso intestino. Le più gravi forme di inc·rostazioni f> di poliposi vescicale, gli enonni tumori epiteliomasimili del retto e del p<·tw richicd.ono trattamenti e talora gravissime demolizioni. Il 'fedcsch i ricorda tw <:aso pen;onale, ehe io stes::;o Jw a.n1to occa:siorw 1li vedt•re a. Dl'rna, di distruzione, cioè, della parete post<'rior(' d<,lla vesdra ro11 larga. tìstola a canale vescico-rettale. Dopo la cma (40 inirzioni di stiobiosan ), è s tato praticato al p. in posizione del Trendelemburg, l'incisione mediana soprapubica. con cistotomia e fissazione della vescica ali<' pare t i actdolllinali (sifone). Il beneficio di questa. dt'rivazione è stato immediato. l''ac<'ndo contemporaneamente lo za.ffam<'nto dell 'ampolhL, per via. rctt.al!', k cond izioni di questa sono r apidamente migliorat e, cosiccbè per v ia v<'sricall:' il T~df'schi è riuscito ad e~<eguire la plast,ica. che ha pNfettanwnt.c tenuto. TI p. oggi ha, dopo sette mcsi, ancora una piccola fistola, (')w è stata mantenuta per qualche tempo in via prerauzionale. Si trana di un mPtodo italiano (Roth) che si è poi cercato di fare rientrare da.ll 'estcro sotto w ste straniera. Ai colleghi egiziani in questo ramo spPciale della chirur~ia <h•lle Yic urinarie per bilhar?.iosi va riconosciuta vera,men te una 1wrfer.ione tecnica. Della chirurgia coloniale, fa parte il traUamcnto radiPalc• di qm·lla for ma morbosa che non ba t rovato ancora il capitolo nel quale inqmbdrarsi, passando da quello del Kalazar aqmllo della malaria, a, quPllo d~%1 schistosomiasi e più recentemente a quello delle micosi. Jntenrlo qul"lla aplenornegalia detta egiziana, che, dopo anni di malattia, porta, nel più dei casi, il11aziente alla mor te. La splenectomia l< unica ratio ,,, come si prati ca. in Egitto, su larghissima scala, ba oramai stat.istichc brillant i, non solo di successi operatori con mortalità del 9 all'H %, ma anche ùi I'Siti a gmL-


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PROFILI E D lli!PRESSIONI DI CHIRURGIA COLONIALE

rigioni defini tive (30 %). I colleghi Oas tigliola e Lionti ed i proff. Onorato e T es tori potrebbero meglio di noi e con più competenza dire sull'importanza della ech·inoooccosi in Colonia, pur ben conosciuta all'abilità dei chirurghi metropoli tani c dire com 'essa ent ri n el campo delle manualità speciali del tecnico coloniale, per averne trat.tato esaurientemente da anni l'argomt'nto. L 'inuliniasi, speeia.lmente tra le truppe eritree, può richiedere spesso l 'inter vt>nto armato con esofagoscopia e laringoscopia. I chirurghi giapponesi praticano in gravi forme di anchilostomi asi la stomia del digiuno per irrigazioni a permanenza antiparassitarie, analogamente a quanto si pratica m•lla. schistosomiasi intestinale con la stomia dell'appendicE>. Non abbia.mo pratica dd metoclo a cui si è soltant o voluto accennare. Sull'importanza degli a..~caridi come causa e concausa di complicanze in chirurg ia, le osservazioni del Pullè in Italia e di Tedeschi in Cirenaiea dimostrano quan t.o si di,·ersifichino le statistiche tra metropoli e colonia. La filariosi fin dall'antichit.à ha tm paragrafo a sè nella chirurgia come tecnica speciale. L e plastiche d 'ablazione degli enormi tumori d 'elefantiasi richiedono ;.~,b ili tà e tecnica, che solo la pratica in luogo può dare, p er portare a risultat-i di cosmesi verament e soddisfacenti, quali per esempio abili ma ni ottengono col metodo del Cast ellani nella cura dell'elefantiasi degli arti inferiori. È merit o del P emzzi l' aver dimostrat o l 'importanza della porooef alosi nella peritonite perforata dei n egri dell'Uganda. L asciamo la 7n ilce delle sabbie all'abilit à chirurgica dei fighl, che noi difficilmente si riuscirebbe a superare nella rapidità del colpo di mano. con cui, con uno ~ pino, snicchiano il p arassita senza lerlere minimamente i tE>ssu t i.

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P er ultimo pot rebbero i chirurghi coloniali dire tutto tmo sveciale capitolo su quelle che sono le -micosi chirurgiche llei paesi caldi; c:1pitolo del quale solo da poco sono stati scrit ti i primi paragrafi~ ma che, a mano che le osser vazioni vanno estendendosi, assume nella bibliografia della medicina coloniale importanza notevolissim a. Avviandoci alla conclusione di questa esposizione molto sommaria e modesta di osservazioni, di i mpressioni e di opinioni p ersonali, ci resta da riprendere, a mo' di conclusione, con un breve accenno, la questione fat ta a.l punto di partenza . Si è parlato di chirurgia coloniale e di chirurgia delle regioni t ropicali; m a non piuttosto ci sarebb(' convenuto parlare di patologia e clini~~ chirurgica ambien tale' Così, come esistono ai t ropici sindromi <li una stessa malattia diverse dalle metropolitane, si pot rebbe allora parlare come di una chirurgia anche di tma p ndiatria, di una dermopatica, di una p sichiatria, ecc. coloni~~le e t ropicale. Dove diverso è l'organismo, diverso è l 'ambiente, diverse sono le correla.d oni normali e p atologiche. Non si è ritenuto :td ogni modo errat a. erl inutile cosa accennare a quella diversa cc facies ,, che, al chirurgo, chiamato a p restare la propria attività olt re mare, può presentare l 'arte sua . Primo per tutto un orcline di dati di fatto assai diversi da quelli che si presentano ai colleghi europei e che costituiscono t nt.t o un insieme di cose, a cui il tecnico devesi adattare, per le quali deve formarsi ment alità diversa, esser pronto a fronteggiare


LA Tl:BER('OLOSI !oo'"F,(:Ll ERITRF:T

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diverse esigenzt', diverse r t'azioni individuali, bisogni e necessità tah·olta impensati, a cui la tecnica delle clini<:h e il più d{•lle ,·olte non lo h<t preparato. Colgo rocca-sione per ringraziar t> il collega TE>tl<·scbi dt·lla fraterna. colla bora,zione e dell'avviamento e stimolo allo stuclio clelia patologia colonhtle locale. che ha dato ai miei medici milita ri della Cirenaica, e particolarmente a quelli che sono rimasti a Derna, con ri;;nltato di o;;:wrvazioni già rese di pubblica ragionE>: sopra.tut.to 11 sui gruppi sanguigni » e s ugli ((studi di <'Mtita?.ione e di razza "· Ho l'onore di pubblicanwntt> dichiarare, con molto compiac-inwnto <' soddisfazione, sulla fratE-rna cooperazione c:he t>siste in Cir<' naiea fra mt>dici civili e militari: :No n a:; t ii, n ie u te interfen•nzP od in ,·iùir:> , non più il distacco nell'azione fattiva e bE>net1ca fra il meciico in divisa, e quello in ùorghes«>, ma cooperazione >era, stima reciproc·a e •icr:>nrll•>olt> ronside-

razione. Di modo che da questo perfetto accordo, come è facile comprt>n· dt>re, se ne avvantaggiano molto i singoli nella. quoti(liana fatica, che è dt>l medico d 'oltrE> mare e moltissimo se ne an·antaggiail senizio, rht> diwnta così più agile, più sbrigath·o più e.fficact> e fattivo .

LA TUBERCOLOSI NEGLI ERITREI per il d ott. Nastasl Antonino, tenente )Dedico, capo reparto infettivi dell'Osptldale coloniale « Vittorio Emanuele III • , rli T ripoli

n problema della tubercolosi negli ascari eritrei, cbP pareYa dcfiniti>amente risolto nella sua patogenesi, è tornato nuovamente allo studio. n colonnello medico prof.l\fariotti-:Sianchi, alla mia venuta in Colon ia, mi consigliava di stucliarlo con la collabora:>:ione di altri collt>ghi dal pttnto di vista clinico, immunitario e radiologico. Circostanze spcriali hanno i mpedito uno studio così ~·asto. Tutttaùa, a>Pndo avuto occasione di f'Reguire, coll'aiuto del capitano medico dott. Santoboni, rautop~ia. di a scari libici ed eritrei deceduti p er tubercolosi, sono stato colpito ila alcune caratteristiche anatomo-patologkbe, che mi è sembrato importante rile>are e che possono - a mio modt>sto parere - mettere in luce il problema della patogent>si. I primi ossenatori (2\faccagno, Panara) riconobbero rhc in Eritrra u la tisi vi è piuttosto frequente >• e<' comunissima vi è la. srrofnln. e la tubrr<:olosi ••; è p erò doveroso riconoscere che detti _'\.A, si riferinmo sopratutto e qaasi esclusivamente a .Massaua., sca.lo marittimo obbli~ato sulla Yia <klk I nclie, e perciò in continuo contatto con popolazionj tubt•r(·olizzate e capaci p ertanto di trasmettere la malattia. Infatti, sia altri studiosi del tempo piozzetti e .àru1aratone, per (Jnauto quest.i m eno assolu to del precedente), chè pii1 recc•nti (De ~fn.rzo, Fi~rro, :Bevilaequa, Bini) escludono la prest>nza della tubercolosi nell'altipiano 7 - Giornale di m eJicina militare.


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LA TUBERCOLOSI NE(;Ll ERITR EI

abissino, lonta.no dal mare e fh~lle grandi vie di comunicazione, o riportano i pochi casi riscontrati d i infezioni contratt~ da europei immigrati. Dello stesso parere è il Gri~oni; e Ciotola rileva che, mentre in epoca anteriore al 191 O i casi di tubcreolosi erano 1·arissimi in Eritrea, si fanno invece più frequenti da quando le truppe eritree vengono trasportate periodicam<>nW in Lihia. La rt'<:ent.issima Missione scientifica diretta dal prof. senat.on~ Gabbi constata che la tuùercolosi nel bassopiano occidentale è ancor o~~i rarissima. Tutte queste ossNva.zioni collimano con la. nota teoria emessa dal Sana.relli e con l~' osst•rva~r.ioni che si sono fatte in popola.zioni che mai erano state in contatto con la civiltà. Sconoseiuta dapprima, la tubercolosi si era venuta manifestando in queste popolazioill in modo allarmante, con forme gravi evoluti v<', mortali, non app<>n~~ ('SSÌ V('nivano in contat.to con individui tubernolizzati, apportatori della civi ltà; forme gra.vi, evolutive, mortali, eh~ si spiegano con l'assenza di una immunità. tubercolare in dette popolazioni, le quau, di f ronte alla infezione, sì comportano come individui assolutamente vergini. n fenomeno riceveva la sua. più grande conferma, durante la grande guerra nelle truppe africane trasportate in Europa. Lo stesso fenomE-no si è visto accadere ai nostri ascari erit.rei trasportat i in l;ibia. Essi aruma.Iano c soccombono di t ubercolosi in modo sempre più allarmante; ed alle osservazioni degli AA., già citati, si sono aggiunte anche quelle ùel Lionti in Cirenaica. Scnonchò, nell' ultimo Con&rresso di medicina ed igiene coloniale, il colonnello medico Matiotti-Bianchi, occupandosi dell'argomento, si chiedeva se i dati pubbicati rispondes8ero realmente a verità e poneva di nuo\o sul ta.volo il problema. se negli ascari eritrei la infezione covasse nelle glandole ilari dei polmoni, come a.vviene per i nostri soldati bianchi e se la vita militare con i suoi strapazzi la rivelasse, oppure se questi giovani indigeni, ilepaysés, abbiano contratto l'infezione sul luogo della nuova dimora. D Mariotti propende per la prima ipotesi, e giustamente pensa che occorra eseguire delle ricerche in proposito. Nell'Ospedn,le coloniale di Tripoli, dal marzo al settembre 1930, sono state esegtùte diciasette autopsie di individui morti per tubercolosi, dieci di ascari eritrei, sei di ascari e civili libici, una in un indigeno del Fezzan. Nell'autopsia, di nove cdtrei, oltre ad nna gra.ve tubercolosi polmonare a carattere aeuto ditiseminato, spesso con vaste caverne e con tenaci aderenze pleuriclw e frequente tubf'rcolosi intestinale e peritoneale, si è sempre nota.to tm imponente partecipazione delle glandole di quasi tutte le regioni: ma specialmente di quf'lle tracheo·bronchiali, mes('ntericbe ed ascellari. Dette glandole, di grandezza variabHe rla un fagiolo ad un uoYo di piccione, tal volta isolate, ma spesso riunite io grossi pacchetti, si presenta,'ano quasi tutte in completa dt~generar.ione caseosa. Credo valga la pena accennare ad almeno uno di questi casi. Un giovane indigeno del Fezzan, dell'apparente età. di 22 anni, venuto R. Tripoli da quasi un anno pet· ra~ioni di lavoro, viene portato d'urgenza all'osperlale in coma e con sintomi <li epilessia jacksoninna ed emiparesi sinistra. La R. W. nel sangue e nel liquor diede risultato negativo. Nel liquor, fuoriuscito quasi a bampillo e con aspetto lievemente opalescente, si formò un evidentis-


LA TUBJ::RCOL0$1

:-;~:t:Ll

ERITREI

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simo reticolo di 2\'lya, nel quale non si riscontrarono bacilli di K och. Su tutto l'emi torace sinistro ipofonesi e rantoli a medie e piccole bolle. L ·a. visse due giorni senza. rirrendet·e la coscienza e venne a. morte con l'a,cceutuazione d ei sintomi cerebrali. Si fece diagnos i di tubercolosi p olmonare sini«tra e di tubercolo cerebrale solitario, comprimente la. capsula interna d ectra. Al ta\·olo anatomico si riscon· trò: polmone destro sano e libero; tubercolosi diffusa del polmone <:inistro e pleunte adesiva totale. Enorme pacchPt!o delle glandole del mesentel'(', c he apparivano tutte ca.seifìca.te ed erano di grande:t.7Al. variabile da un uovo di piccione ad un fagiolo; caseificate erano pure tutte le glandole della piccola curvatura dello stomaco. n cerve'lo appariva leggermentè edcmato:;o; tutt-a la rneiùnge sparsa di piccoli tubercoli, che si nddeusnvauo in es»udato, in COITi· spondenza del chiasma; tutta. la. scissura. di Silvio di destra ern orcupatn da un essudato. che teneva. aderenti le due labbra del solco. N'el terzo medio e nel terzo ~:>uperiore del labbro posteriore della scissura. di H.ola.ndo di destra si notavano una diecina di n oduJi, della grandezza variabile da un grano di miglio ad un pisello, a.ppartenent.i alla m eninge, duri, dj Q()lor·ito giallustro, e che s'infìJtravano nella sostanza cerebrale, usurando la.. :?\ulla nell'intemo del cervello .

Anche in qut>sto giovane fezzanesc dunque si è notata la medesima intensa compartecipazione delle glandole al processo tubercolare, constata.ta. negli eritrei. n caso, sebbene unico, è molto dimostra,tivo in quanto i me(lici c be sono stati nel Fezzan- e il dott. Lo Monaco può dichiararlo - non hanno finora. mai avuto occasione di constatarvi casi di tubercolosi. I n tutte le autopsie dei libici invP.ce, sia civili che militari morti per tubercolosi polmonare, non si è mai riscontrato questa. imponente compartecipazione delle glandole, le quali si p1•esentavano soltanto lievem ente ingrossate per infiltrazione semplice, con qua e là qualche punto di degenerazione caseosa. Questo fatto si è riscontn•to in una sola autop:5ia di un vecchio Scium Ba-sci eritreo. Un idea abbastanza chiara. delle lesioni, che presentano alla autopsia questi ascari eritr ei, si può avere esaminando la figura 219, riportata nel vol. II dell'Ascho.ff, a pa.g. 304, riferentesi ad una tubercolosi miliare acuta disseminata in un polmone infantile, derivante dalle glandole bronchiali caseifìcate. Tale lesione, quasi costante delle glandole, credo pos~a. illuminare sulla. maniera come gli ascari eritrei si comportano di fronte all'infezione tubercolare. n quadro descritto si avvicina in modo Ìlltpressionante al quadro della tabe meseraica, appannaggio della tubercolosi infantile, che si riscontrerebbe cir<!a nel trenta per cento delle autopsie in gent>rale di bambini tubercolotici (Cozzolino). P er questo, .credo si possa pensare che gli ascari eritrei rea.gisca.no alla tubercolosi appunto come i bambini, come individui cioè assolutamente nuovi aJ.l'infezione, che non hanno avuto modo di crear(>, JWr immunità acquisite, attraverso molte generazioni, o per minime infezioni deri>atf> dal lungo contatto in ambiente inietto, qual'è quello dc-terminato dalla civiltà, le resistenze sufficienti a preser varli dall'infezione grave, massiYa. Lo stesso fenomeno si vede accadere, oltre che nei bambini, anche nei giovani delle campagne, che vengono in città a prestare soerYizio militare. È noto cbe nei primi mesi di vita, la penetrazione di cariche bacillari morbigene nell'organismo infantile ha valore di prima infezione: il bacillo tubercolare tende ad oltrepassare il punto di penetrazione e ad


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LA TUBERCOLOSI NEl<LI ERITREI

invadere le ghiandole linfat iche ed altre parti dell'organismo; si ha-nno allora, sopratut to, manifestazioni di tubet·colosi gh iandolare, sierosa od os· sea e sono numt>rosc le forme disseminate. È risaputo pure che all'inoculazione di bacilli della t.ubercolosi in una cavia nuova, sa.na. segue regolarmente l'in vasione dei gangli tributari della r egione inoculata ed in seguito la generalizzazione del pr oc<>sso; in una parola, l 'infezione ha w ndenza a non rimanere limita.ta. ma a propagarsi a tutto l'organismo; contrariamente a quanto acra<le in una.:cavia, che abbia. già in evoluzione un processo tubercolare ed alla quale si pratichi una seconda inocula1.ione di bacilli tubercolari. X on altrimenti accadrebbe negli ascari eritrei, individui vergini all' infezione~ sui quali il primo contagio determina subit.o gt·avi manifest azioni, che rapidamente si disseminano a tutto l'organismo. Esclusa la lue, si può affermare che le malattie mediche più freq11enti negli ascari eritrei in Tripolitania siano quelle dell'apparato rl'spiratorio e che quasi sempre si tratta di forme tubercolari. Anche tra, le malattie chirurgiche dominano le forme di tuber colosi ghia-ndolare, ossea e peritonaie; molto interessan te è la lesione descritta dal Castigliola, sotto forma di infiltrooioni ghiandolari isolat-e nel mesentere e pilì specialmente DE'l mesocolon e nel mesenteriolo dell'appendice, che molto spesso venivano confuse con appendiciti acute. La. tubercolosi polmonare ini?.ia spessissimo con una pleurite o con una emottisi; ha 111n decorso evolutivo rapidissimo ed in pochi giorni si vedono lesioni iniziali trasformarsi in cavernose ed in pochi mesi si ha l'esito letale. Chi ha seguìto le truppe e.ritree nell'interno, sa che non sono rari i casi di ascari, che muoiono per emottisi o per tubercolosi acuta fulminante durante le marcie. Un'importanpa, tutt'altro che indiffer ente, deve anche avere in questa rapida evoluzione, sia l'associazione della lu.e, frequentissima in questi individtù, che il fattore costituzionale, e molto suggestive sono a questo proposito le ricerche di Tedeschi e Lorenzini sull'indice biochimico degli ascari eritrei. Non credo che per gli eritrei valga l'affermazione che siano le fatich e d ella vita militare o l'allontanamento d:tlla loro pa-tria a detern1inare in essi, già infet ti, m1a malatt ia grave, mortale. Gli ascari eritrei vivono nella loro patria una vita tutt'altro che comoda; l'abissino è nomade per eccellenza, trasc-orre un 'esistenza miserrima in tuguri oscuri e luridi, cihandosi di poco e bevendo acqua sporca e melmosa, che raccoglie nelle pozzangher<', e sarebbero bastati questi soli coefficienti a determinare- se tubercolosi in essi vi fosse stata prima dell'avvento della civiltà - una rapida ed enorme mortalità. È solo ora che fra essi .comincia la tubercolosi, ed è solo ora che essi incominciano a pagare al bacillo di Koch il loro terribile tributo. I soldati mE>tropolitani - veramente depaysés- contraggono la tuhE>rcolosi in Tri politn.nia con molto minore frequenza., con form<> molto meno gravi e chQ tP.ndono a localizzarsi, e da.Yvero i nostri soldati non tTovano nell'interno condizioni di vita migljore degli ascari, perch(• i disagi sono gli stessi, le privazioni uguali. Eppure gli ascari, abituati già per la loro vita in pat.r ia a fatiche e disagi, ammalano e soccombono di t ubercolosi in modo da non r<>ggere confronti, sia rispetto ai soldati nazionali che agli ascari libici..

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LA MALARIA NELLA ZONA DI ?IIU:RZUK

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Perchù questa differenza di comportamento, di fron te ad una medesima infezione fra i soldati nazionali e gli ascari eritrei, se sia gli uni che gli alt ri si trovano di fronte alle medesime fatiche, se sia gli u ni che gli altri sono dei depa:lfRés1 Gli ascari eritrei, abituati ad una vita di stl'nti e di privazioni, abit uati alle lnnghe marcP-, non dovrebht•ro rPsistcr e piìt o quanto i nostri soldatif Il fattore, che det.ermina in queste truvpe di colore la impressionante morbilità e mortalità pt>r tubercolosi, deve adunque 0.l:!SE'l'P un altro, un fattore diverso, che deve ess<·re ricercato appunt.o in una diver~a n-'azione dell'organismo all'infezione. Mentre i nostri soldat i, provt>nienti da paesi civili, e perciò crouicamente infetti da tubercolosi, hanno già. rla anni il loro focolaio latcnre in un punto qual:>iai'i dell"organismo, focolaio cbe li ba già quasi immunizzati e li rende più resist<'nti all'infezione, negli ascari eritrei questo focolaio non è mai esistit.o, in quanto essi mai si sono trovati continuamente er~p osti aU 'infezi<1ne 1 ed, una volta tro~ aticisi, sono stati colpiti in pieno senza che il loro orga.nismo abbia. avuto il modo o i1 tempo di reagire alla infezionf' massiva,. È - cCimo di c~> il tianarf'lli- la sorte di tutte le popolazioni E> di t utti gli individ11i ehe pt>r la prima volta si trovano di fronte al bacillo di Koch. Certo occorreranno altre riccrc•he ed altri studi !;U di un gran numero di casi. Questi fenomeni però devono indurre ad istitu ir~. t:utt.o un Ren'izio profilattico speciale, 8(' si vuole che aneh<' per gli eritrE>i non si verifichi quanto è successo per a.ltre popolazioni vergini di inf<'zione tubercolare. Gli ascari, riconosciuti affetti da tubercolosi, vengono riformati e rimpatriat.i. Giunti in patria, vengono abbandonati a.l loro dt>stino t>, n<>lla ignoranza assoluta del pericolo che essi mppresentano p<'r sf. <·per gli altri, diJTondono spa.vE>ntosamcnte la malattia. È perciò necessario costruire in J<~ritr<•a un sanatorio pet· ricoverarvi t.u tt.i gli infetti; cd è alt.r.-::;ì ne<·essario ricercare sistematicamente in tutti questi individui la prcsc•nza ùi focolai latf'nt.i mediante le reaz.ioni tubercoliniche e sierologicbc' t>.d iniziar<' c>ventualmente~ nt>i easi adatti, la va.ccinaziont>. antituberc>ola.m su larga rwala.

LA MALARIA NELLA ZONA DI MURZUK per il dott. Tommaso Lo Monaco Croce, tenente medi<'o direttore dell'infermeria eli ~{urzttk (Fczzan)

I.a regione che at tornia Murzuk, c:tpital!' nel b't.•zzan. post.a tra il 2H 0 00. il 2n° parallelo, costit.u isf'<> J' H ofra, <·h t> in a.rabo signi fì <·a, conca. Det.t a. region<> ha una falda frt.>at.ica molto Rnpt>rfieialt> <' fa part<.' clel ba<"ino di raccolta delle acque che vengono dai diVt'rfli sistt>mi mont:tni, c.h<' circondano il Fezzan (Tib<>sti, 'l'assili, Alture di 'l'ummo a snrl; Gt>bel c>s Soda, H arugi ~eri a nord). Dentro l'abitat.o di 1\fur:r.uk, prima d<>ll'inizio dell'attuale lotta ant.imalaric!t, N;isteYa.no h1·n qna.rantatinqnc> puzzi.


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LA lltALAitlA NJ•:LLA ZON A DI J\lURZ UK

La piazza antistante al castt>.llo era una vasta palude del diametro di un eentinaio di metri; il castello Rtesso nel suo lato nord e a sud-ovest era cireondato da grandi paludi. Subito fuori le mura nella parte sud esis teva la zona dell<• vere grandi paludi e delle sebke. Erano vasti !aghetti, d<>l diametro di un c<'nt inaio di metri, delimitati da rive anfrattuose con abbondante vegetazione palustre. Nella pianura sabbiosa <'he circonda l'abitato, nelle oasi ad)a<>enti esist-evano poi i grandi pozzi per il sistema. di irrigazione agricola.. Questi pozzi sono in genere S<'ava.ti ad imbuto, con apertura slabbrata, del diam etro di 5--:- 6 metri e profondi 3--:- 4. Detti pozzi, quasi tutti si trovano in stato di a bbandono. Essi si estendevauo per un rag~o di oltre due chilometri. J,a vegetazione p alust.r c era. formata da cannuccia d 'acqua (fragrnitis vulgaris), da giunco e da lemma.. Chi, prima dell'inizio della, lotta a.ntimalarica., non è stato a l\:hmmk, non può avere un'idea della l'norme massa di zanzare che infestava l'abitato e del puzzo acre. e fastiflioso che esalava dalle paludi. Si trattava d i vere e proprie nuvolaglie di zanzare. Da.I giugno di quest'anno, epoca in cui ebbi dal sig. colonn<>llo medico C'astagliola l'inc:ariro della lotta antimalarica a 1\'[urzuk, incominciai a C<Ltturare a.Iat.e e larve di zanzare. In giugno la massa degli insetti era in ma:<l;iTUa part.e data da c·nlr:r; poche l arv ~ di anofeli ai tJ·o,avano n elle p alnrli. Ma, w rso la fine di S<>tt;embre e dura,nte il mese di ottobre, le a,nofeli lla,nno pn'liO il sopray,·ento sulle culieine; ciò si t ro va in corrispondenza. del maggion' numero di a<'<'I' Ssi malariei che avvengono proprio in questo mese. J/anoff•le, <;IH.' abita in queflte r E>gioni iuxta-trOJlÌ(:a.li, appa,rt.ienP alla sprcie Multicolor del genere l!f?J::omyn. JJe nova v«;>ngono E'messe dalla :r.anr.ara adulta unite fra di loro pl."r i lati più lunghi in formazione di nastri, che vanno da pochi millimetri fino a t.rc c pilt C\('nt imetri. Sono di colorito nero e portano ai poli una frangia poco larga, che serve da apparecchio idrostatico. J,e uova sono completamente dissimili da quel1e della specie affine dell'A. H i.~p(miola e Tt1rklwdi (V. F. W. Edvard, entomologo del British 1\fuseum di Londra - R evisione delle zanzare: t rad. del dott. R affade). La larva. studiata già da F ol e.v (191~) e da Langl;'rOn (1918), ha la testa occupata da una mac<·hia nera, ad eccezione della fronte e del cli· p eo, che sono pitt chiari. L'.insPtto adulto presenta sul margine costale dell'ala, tra la costa a la sub-costa quattro macchioline nere s hiadite. Le larve vi\·ono in ac.qua limpida, quieta, e resistono a fort i salinità (proba.bilmentc a 200o di durezza totale). Nei pozzi, dove l'acqua ha tma durezza minore (36o), eRsa. non si tro v~t. Amano le anfrattuosità delle paludi o dei pozzi, tra gli spazi lasciati d all 'intricat<t rete della v<.•getazione lacust.re o in piccole pozz:a ngllere sot to le piante di tamerici o di ghm co. Resistono a forti temp cra.t ure (36° 7 37o) . CrNIO cbe a temperature più alte non sopravvivino. A proposito di tempera.tura, ho potuto osservar!' che, m<>ntr<> la temperatm·a a.mbit·ntale al sole durante le orP pomeridia,nP Ili aggirava al di sopra dei 6:1o, nei nidi dove res ta.vano l<' larv(', <·o~:ì h<me ombrati dalla. n•gt·tar.inne paln:;tn•. la tempPrìllura si mantt•Ut>\·a po<--o a.l di là d!'i :~.'iiJ .

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LA MALARIA NELLA ZONA DI MURZUK

L'alata trova rifugio nelle case. Le case dell'abitato di Mnrzuk sono fabbricate da poco pietrisco e da una sorta di mattone pi(·colo, di forma ovale. Questo materiale, tenuto assieme da terra impastata, lascia un disegno infmito di buche. In queste buche le alate stanno rintanate durante il giorno, al riparo del caldo e della luce, pronte ad uscire, durante le ore della sera, avendo, per cosi dire, a portata di mano sangue da succhiare negli individui, che dentro le case o fuori nelle adiacenze riposano durante la notte. Le zanzare trovano la concorrenza biologica feroce, ma sempre insufficiente, in scianù enormi di libellule e di pipistrelli. IJa A. 1lf ultwolor è stata trovata anche nel basso Algerino e nel basso Egitto. Per farmi un'idea delle condizioni epidemiologiche malaricbe della regione, il dott. Buttà, medico del 2° gruppo Sahariano, ed io ci siamo messi a ricercare l'indice splenico della popolazione. Per misurare i tumori di milza, invece di usare la solita terminologia; debordante 1, 3, 4 dita dall'arcata costale, abbiamo usato il metodo proposto dal dott. Hacket, della. Rokeffeller Fundation. Secondo questo metodo, lo spazio interposto fra l'arcata costa,Je e l' ombellico e quello fra l'ombellico e l'arcata pubica viene diviso in tre parti, che vengono distinti con numeri l, 2, 3, fino all'ombellico e I, TI, III, incominciando dall'ombellico in giù. Le milze non palpabili vengono .classificate col segno N e le palpabili, dopo profonde inspirazioni, col segno P. Cirre proporzionali

CiCce assolute )!JLZA

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Totale milze debordanti. .

Gli indigeni esaminati furono 576 (cioè più della met.à della popohtzione), di cui 126 bambini, 450 adult.i. . Queste cifre esposto a me sembrano di e~trema importanza. Come sp1egare che una zona cosi altamente malarica, in ctl.i mai sono state praticate misure profilattiche o rli bonifica (i turchi avevano colmato durante la. loro dominazione una sola palude e tlistriùui vano, di tanto


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LA M.u.ARIA Nl':LLA ZONA DI .MURZUK

in tanto, qualche po' di chinino), come spiegare così poca percentuale di splenomegalie ~ È vero che nelle forme terza.ne maligna acuta si trovano frequentemente modicissirui tumori di milza. Ma qui si tratta di forme croniche in individui che per tutta la loro vita sono stati in zona rna,Ja,rica, c perciò soggetti ad annuali iniezioni. Del resto, i frequenti esami ematologici praticati in questi individui senza spl<·nomegalia (in alcuni ho fat.to anche iniezioni di adrenalina) sono stati sempre nega,tivi. K on è a parlare di zoofilia di anofeli e di antropofobia, sia perchè animali sono in scarsissimo numero nel F ezzan, sia perchè le anofeli ci beccavano frequent.is:.;imarucnte e con insist.enza. Non è a parlate di speciale resistenza organica delle zanzare all'infezione del plasmodio, di cui parla il prof. Alés:.;andrini di Roma, a proposito d ell 'anofelismo senza malaria, perchè la ricchezza di Plankttere proprio, per la grande dureY.za dell'acqua, dev'essere scarsissimo. Si tratta di immunità relativa ' O si tratta di incompatibilità tra sifilide e malaria, opinione già emessa da,l sen. prof. Gabbi, percb~ nel F ezzan, come ne.l rimanente della. Colonia, la sifilide è diffusissima' E con estrema fr<>quenza osserva.r e le stigmate della lue ereditaria nei bambini Fezzanesi (triade di Hutckinson, crani natiformi c svariati sìfìlodermi negli adtùti) . Questo è il problema che il dott. Nast,asi ed io ci siamo posti e che è oggetto di un nostro lavoro, già in corso. Le forme più frequent.i di ma.laria sono date dal JJlasmodimn precox: meno frequenti sono quelle date dal vivax. IJa malaria, come facilmente s'intende, è in forma cronica. ~ on ho visto però forme di cachessia palustre. E dire che ci troviamo di fronte ad individui depauperati dalla fame e d agli stenti. Si pensi che, prima della nostra occupazione, quasi tutta la popolazione si nutriva di radici di una. sorta di pianta spinosa, chiamata dagli indigeni Agul e di polvere di cellulosa di palma (fakris) . l/acme epidemiologico corrisponde alla m et~ di settembre e ai primi di ottobre. Ciò è in parte spiegabile, perchè in questi t.empi avvengono dci mutamenti sensibili, sia nelle condizioni di nutrizione della popolazione, sia in quelle climatiche ed ambienta.li. Gli iudigen.i affamati per t utta l'annata si rifanno d(' lla hmga astinenza mangia.ndo grande quantità di datteri acerbi (i mesi di settembre e ottobre sono i mesi dei ·dat teri). 'l'utto questo mater.ia.le ingerito agisce meccanicamente come spremitore della milza, con relativa messa in circolo di f'lementi parassitari. Ma altri fattori vengono ad esercita.re la loro azione; in questi mesi vengono i Ghibli e con essi i cambiamenti di temperat ura, oscillazioni di radiazioni solari, elettromagnetiche, fenomeni di ionizzazione dell'atmosfera, cose tu tte che stimolano indubbiamente gli organismi viventi (v. prof. livento). Coll'abbassamento della temperat ura autunnale, si ha poi l'optimum di vita del plasmodi1tm. falcipent·m , il quale, t ra i plasrnodi, è il più esigente di condizioni termiebt> nel corpo della zanz:bl'1b (v. prof. Ilvento). Gli aecessi febbrili vengono agli indigeni con non forte elevazione termica., tanto che permettono ai pazienti di coutinuar<~ le loro oocupazioni. K on ho visto mai 1m caso di morte per malaria. Del resto, i m udir d i Munmk, eli Tra.ghen, di Gudua mi hanno asserito clH~ ne:.;suno muore


ORME :RO.MA..'IE D'IGlENE Ml.LITAlt.E COLONIALE lN TJtlPOLITANI:\

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di ques te febbri, che iniziano con brividi e finiscono con sudorazione. Per contro, per chi viene dalla costa, la malaria assume un aspetto grave. Ho potuto osservare tre mercant i .Misuratini, n>nuti a Murzuk e colpiti da malaria (plasmolliwm preco.c). In tutti e tre si (~ manifestata in forma grave ed in uno in forma comatosa. Come noi ci siamo difesi dalla malaria l Si è iniziata l'opt'ra delle colmat.e (giacr.hè, pt•r condizioni che è facile comprendere, è inutile pcm;are ad opere di );Colo 1li iWCJua o di impianti irlrovori od altro). J,e colma.te prOC<'dono ron arnmirabih• celerità, ma ancora non sono definitive, pur a.Yendo il Comandante della sottozona dato grande e tenace impulso. L 'oJ>t'ra piìt pTofìcua è stata quella della pic<·ola bonifica,, int<-sa come picrole rolmMP, rlistC'rbamento, spargimento di verde di Parigi. Il verò e di Parigi si è il imostrato larvicida egregio, sebbene si è dovuto spargere non ogni 10 o 11 giorni, ma ogni 4 giorni, perchè i venti sempre nominanti ne faet:'ntno a !Tondare i granuli. A tal uopo, creai tra gli indigeni stessi la milizia antimalarica. Questa aveva lo scopo di eerc:ue le aequo cont('nenti larvt>, <•, :wcondo i casi, di colmarle o di spargen-i il verde di Parigi. L'op('ra della piccola boninea è stata continua e senza quartiere, talmentt:' tlw, prima che io part-issi, le anoff'li si ridltcevano a nn numero insignifìca.ntte. Ma il punto basalt' d<'lla lotta antimalarica è! stata la protila, si bisettimanale di chinino. Io sono piem~>mentc convinto che, se fra i :300 nomini fra ascari e nazionali, che hanno r<'sidenza a Murzuk, si sono aqtti solo tre casi di malaria primitiva, ciò si de,·e ascrivere alla pl'ofiJal<si ('hininif'a,. La ragione di qu(>sto mio convincimento sta in questo: ehe i tre uomini colpiti dalla malaria erano t.r<' uomini, ai qnali, per rag"ioni ;;pe('iali, avevo io sospeso il chinino pt'l' venti giorni. I malarici indigeni poi, e per la continua distribnzione di chinino e per le freque nt.i distribuzioni rli orzo e farina c per il rinnovato laYoro sotto la quiete protettrici~ 1'l ella nostra dorninaziOIH', se m brano rivivere un'altra vita.

IRMf RIMAftf D'lfilfftf MlliiARf [lllftiAlf In IHI~OliiAftiA per il ùott. Arturo Casarlnl, tenente col. medico

Chi ha occasione di visitare il Museo archeologico di Tl'ipoli, rccl'ntemente riordinato nf'lh• aule superiori del Castello, potrtl. osst:'nare in una delle sale, che seguono immediatamente l'atrio, due stele inscritte di marmo, rinvenute nel1928 (fig. 1), dura.nte l'avanzata vittoriosa. delle nostre truppe in ·loca.lità. di Bu-Ngem, stilla grande strada caro,·aniPra, che, da J3uerat el Hsum conduce ad Hon e di 1à prosegue per ::X.bha fino a ~1ur­ zuk; e precisam~nte a 142 chilometri cla But•rat ed a 180 da Hon..


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O:RlllF: RO!IlA.~E D'IOlEJ);""E !IULITARE COLONIALE I N TRlPOUTAl\J:A

Quest.~ stele, i di cui calchi, per ordine iii S. E. il Capo del

Governo, furono inviati al Museo imperiale di Roma, ove si trova-no espost-i nella sa.la della Tripolitauia, sono state scavate in tm castntm romano, che fu già descritto da.I Lyon e dal Duveyrier e recentemente fu oggetto di studio da parte del Bartoccini, del Zoli e del Petragnani. n campo risale all'epoca di Settimio Severo, come ristùta da un'iscrizione incisa su una lastra di marmo, rinvenuta dai nostri soldati nel rimuovere la sabbia, che sormontava la porta occidentale. Trattasi di una dt>dica. a Lucio Settimio Sev~;>ro E'd a l\Iarco Aurelio Antonino Caracalla, coll~;>ghi nell'impero, ed a Geta, figlio minore del p1imo, nonchè al legato Quinto Anicio Fausto, romandantP della Ill legione, governatore della Numidia, poi della 1\lffiia, che portò a termine la costruzione del castrum. Il nome di Gota è Atato in seguit,o abraso con la scalpellatura., oome in altt·e numerose E>pigl'afi. dopo chE> fu ucciso da Caracalla nel 212 d. C. L'iscrizione ò datata dalla decima potestà b'ibunicia di Settimio Severo, clw corrispondf' alla quarta di .Antonino Caracalla, osflia all'anno 201 d. c. n castrmn, tracciato con pianta rf'ttangolare, risponde perfPtta.mente ai canoni della <'astramentazione romana, misurando m. 1~1 di lunghezza e m . 86 di larghezza, coi quattro :F ig. 1. Iati orientati secondo i punti Rhl\'~nhnento dì UM st ele nel r~ttncm di Bu-Ngcm. Cardinali e COn due Strade che si incrociavano ad angolo retto, secondo le regole di tutti i campi trincerati. Esso era situato sul declivio settentrionale di una collina e disposto in piano degradante; era inoltre circondato da mura ben difese, formate da un ammasso di pietrisco e calce, rivestito da blocchetti di calcare, con quattro porte ad arco (fig. 2), una p er lato, costruite, con le norme dell'architettura ma-ssiccia e regolare del tempo, in pietra da taglio e munite di torri. In questo campo vennero alla luce, nella zona d'intersecazione delle due vie, a>anzi di pilastri, a se1:ione rettangoJa,re~ disposti su tre fila, che, secon do la maggioranza degli archeologi, indicherebbero il posto del praetori11m., forse non molto distante dal vaJet1u1inari111n.


OR~lE ROl\1ANE o'IOI.E NE MILITARE

COLONIALE IN TRlPOLITANIA

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Nelle vicinanze furono inoltre rinvenute delle piccole camere, a volte centinate, costruite con mattoni cavi in coccio, cilindrici, a forma di anfora, in.castrati l'tmo nell'altro secondo l'arte edilizia del tempo per aumentarne la leggerezza, e poi murati. A questi vani si trova annesso un ambiente più vasto, che, per la struttura e sue dimensioni, indubbiamente rappresenta i ruderi di una pi8cina termale, profonda circa un metro e

·,

~'lg. 2. -

Rovine del Cil4lrnm di B u·Ngcm: port.n occidentale.

mezzo. Questa, senza volta, è abbellita da due colonnette, cui facevano prospetto, incastrate nelle pareti, le due Jesene, già. ricordate. La prima di queste, in lettere latine eleganti, dell'altezza di 18 (}entimetri reca la seguente iscrizione: CENTl'ltlO JJEG. (rONIS) n r Aro. (USTAE) FACfENDUlt CUltAVIT.

Come si vede, è inciso su di essa soltanto il grado, senza alcun'altra indicazione del nome di chi volle dedicare la stele. Anzi la riga, che speci· fica la legione, è scalpellata, forse per ordine di Gordiano III, che nell'anno 238 d. C. sciolse questo reparto, il quale si era reso colpevole di insubordinazione per avere sostenuto Capelliano, legato di Numi.dia, contro i due .primi imperatori Gordiani, ed ordinò che ne fosse cancellato il nome da ogni monumento, disperdendone cosi la· memoria. Soltanto sotto Valeriano, la III legionf' venne ricostituita nei quadri ed assegnata:· nuovamente a presidio delle provincie Africane: per tale amnistia, la legione potè riabilitarsi e rivendicare le sue tradizioni, provvedendo al restauro delle epigrafi dei vari monumenti, in cni era stato cancellato il nome. Dal pnnto di vista storico-medico, assume maggiore importanza la seconda di qu~ste stele, riprodotta nella fig. 3, la quale è ricavata da una fotografia, gentilmente favorita.mi da,l p·rof. Gtùdi, direttore del Museo di Tripoli, che sento qui il dovere di ringraziare per la cortese accoglienza.


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ORME ROMANE D'lGlE~E MIUT ARE COLON IALE IN TRJl>OLITANIA.

Sono ugualmente grato al Comando del Genio della Tripolitania per avermi inviato le altre due fotografie. Trattasi di una lunga inscrizione, incisa in lettere romane, che nell'originale sono alte 4 centimetri e sono riunite talvolta a formare degli int,recci simili a monogrammi. Esse sono disposte, senza punteggiatura, su 36 righE.', di cui quelle pari sono spostate di circa due lettere verso destra, in confronto delle dispari. Le prime lettere iniziali dei versi dispari formano, in una. specie di a~rostico, il nome di Q. Avidius Quintianus, che, evidentemcnt(', è l'anonimo centurione della Il I legione .Angusta, ricordata nell'iscrizione della prima stele. Se il nome Avidius corre })OCO di frequente nelle epigrafi e monumenti ftmebri clella provincia libica, molto comune invece è quello di Quintianus, a,c;sai diffuso fra lo milizie afrim~ne, appartenenti ai cast1·a lambesiani. L' inscrizionc, contenuta in una modesta cornice lineare decorativa, occupa quasi tutta la stele, la quale, c.ome la precedente, è alta m. l, 76 e larga cm. 34. Trat.t.asi di tma dedica in versi senari giambici, molto armoniosi, ciascuno dei quali è diviso in due metà perfettamente uguali. P er comodità dei lettori, e per ragioni di spazio, ometto il testo latino e mi limito a darne la tra.duzione, avvertendo che è il centmione quello che parla in prima persona:

.

<<CONDUCENDO AVANT I 11< QUESTA FORT EZZA l ?>fiEI SOLDATI AL COMPLETO , MEDITAI A LUNGO DI DARE FORMA CONCREl'A AL VOTO FATTO DA NOI TUTTf ANCHE PER IL

RITORNO DELL'E<;ERCITO, IN MODO DA TRAMANDARLO

ALLA

p .)STERITÀj FRA QUELLI GI À }'ATTI E QUELLI CHE L O SARANNO. M ENTRE' RICERCAVO J.'RA ME I NOMI DEGLI DEl, CUI CIÒ CONV ENGA, H O RINVEN UTO ALl'INE IL NOME E IL NUME N DELLA DEA DA. CONSACRARE IN PERPETUO IN QUESTO L UOGO, S E CO!i!DO I NOSTRI VOTI. FINO A CHE VI S IANO DUNQUE DEVOTI DELLo\ SALUS 1 NEL MODO CHE HO POTUTO, H O AVVALORATO IL i'iUO NOME E A

'I' UTTI HO DATO .FRA COSÌ

GRANDI ARDORI, SU QUESTE COLLINE SE:IIPRE OO PER'l'E DI SABBIA, LE ACQUE VERE DELLA SALUTE, AFFINCR È, NU01'AN DO TRANQ UILL-\M ENTE , LE PERSONE ABBIANO I L MODO DJ ALLEV[ARE LB VA'MPE ARDE~Tl

D:~L 1\tu'l'EVOLE VEN1'0

DI MEZZOGIORNO E DEL SOLE. Cosi A TE, CHE SE~TI IL GRA~DE BENF.FlCI O DI QUEST' OPERA E SE:NTI RISOLLEVARSl LO SPIRITO DEL TUO ESSERE AR.'>O DAL CALORE, NON DISPIACCJA DI E SPRIME U E LA L ODE Sil\CERA DI CR I VOLLE PER IL T UO B 8NE CHE TU FOSSI SANO, MA PROCLAMALA l'lE~ ALTO, ANCHE PER C:> MPIACER E A SALUS ».

Siamo dunque in presenza di un centurione romano, di cui, per un capriccioso acrostico, si è potuto rintrac.ciare il nome soltanto da pochi anni, il quale <-giunto a Bu-Xgem con t ut to il suo dista,ccamento, forse per cambio di guarnigione, di rit.orno dalle spedizioni in Orient.e, a questo ùastrum, situat,o a ben u :>. chilomet.ri dalla. cost.a., e, da bravo comandante, nonost.ante il lungo e disagiato cammino nel deserto, è riuscito, senza la.o:s ciarne indietro alctmo, a portare felicemen te tutti i legionari alla tappa stabilita. Ora egli ha voluto realizzare il voto che i suoi dipendenti avevano fatto c.ertameute prima. di mettersi in marcia per rendere grazia agli Dei del viaggio oUimam<'.u te compiuto fino alla sede.


•

ORME ROMANE o'IOlENE MI.Ll'l'ARJ-: COLO:-<lALE IN TRIPOLITANIA

Come si può constatare ad nna prima lettura dell'inscriziont>, questo condottiero, cui non manca una certa vena poetica, dopo maturo esame, p ensa di fare cosa che torni di giovamento, non solo all'anima, ma anche al corpo, e costruisce una piscina, una specie di frigidarium o vasca da. nuoto ove i soldati possano trovare qualche sollievo alle Cl vampe ardenti del mutevole vento di mezzogiorno e del sol<' n . E, si noti bene, come num.en tutrlare, fra il numero infinito di divinità, al contrario di Lu('io Tettio Eutico, il quale. come ci atteRta un 'altra inscrizion<> rinvenuta nei }Jressi del Castello di Mergheb, offrt> i su(li beni, Ja. sua villa e tutte le Rue ricchezze a Venere, egli sceglie la Dea Salus, alla quale ba voluto t•sprt>ssamente dedicare una costruzione pratica e certamente molto gradita per i legionari della vexillatio, costretti a soggiornare in un pac(lse desertico, minacciato dal ghibli soffocante, che solleva turbini di sabbia e riarso con tinuamente .dal sole rovente. Trattasi pertanto di un vero squarcio poetico, concepito con insolita vivacità, ma nello stesso tempo con chiarezza di immagini, o meglio, mi si permetta l'espressione, di un inno alla Salute, scritto però non nel classico latino, ma in una lingua piuttosto volgare, propria del popolo. Anzi l'inscrizione è infarcita quà e là di non pochi errori e dissonanze; ma si devP usare grande indnlgt>nza all'autore, uso più a maneggiare la spada che Ja lira, specialmente qua.ndo si pensi alla vita aspra degli accampamenti, trascorsa forzatam(lnte dal centurione nelle estreme regioni libiche dell'Impero, in mezzo a milizie rozze e per nulla istruite. Tale inscrizione, che fn recentemente t ema di interessanti indagini da. parte dci prof. Baccbiani, Bartoccini e La.vagnini, è un documento archeologico importantissimo, che ci

Fig. 3. -

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SU>l~ con l"lnscrlzlone ncroatica di

Q. À\"ldlo Qulnz.lnuo.


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ORl\H; RO~tA."<E D ' lr:lEXt: M!LITARF. COLO:\'IALE 1~ TRIPOLITA~IA

ammonisce come, a clir;tanza di 18 secoli, i centurioni, nel piantare le inRegne vittoriose eli Roma Imperiale su queste remote regioni, inttùvano già l'importanza dell'igiene militare e sopratutto dell'acqua e della pulizia personale delle milizie operanti nell'Airica, e sélltivauo già la necessità e l'efficacia del bagno per i soldati, reduci dalle marce attraverso il deserto senza ombre, sotto il cielo senza nuvole. Non altrimenti, senza quPsta, dirò così, istintiva cosciet~za igienica da pa.r te dei comandanti, si potrebbero spiegare le meravigliose spedizioni del 19 a. O. del proconsole Lucio Cornelio Balbo Minore, nipote del Maggiore, che, con la. XIV e XV legione, della forza di circa 25.000 uomini, da Tripoli raggiunse, con la prima, in 25 giornate Ojdamis (Gadàmes) ed a.ttraverso la terribile Hammada el Homra si addentrò nel paese dei Gararnanti, occupandone la capitale (Germa), e con l'altra, dopo avere conquistato Bu-Ngem (Boin), percorrendo la carovaniera di Sokna ed il valico del Gebel es Soda, si impadronì di Brak (Baracu-m), as~:>oggettan<lo così al dominio imperiale tutto il vasto tenitorio, che fu chiamato Phasu.nia. Perciò, quantunque non fosse cittadino romano, gli furono decretati gli onori del trionfo. Nè meno grandiosa è l'operazione militare condotta nel 37 d. C. dai Consoli Ottimio Fiacco Materno e Svetonio Paolino, che, impiegando quattro mesi, spinsero le legioni all'estremo dell'Agisjmba regiu e portarono le insegne vittoriose fino al Sudan, estendendo così i con-

tini meridionali dell'Impero ai monti di Tummo. Questa stele, con la sua concisa dedica in versi alla dea Salus, mi fa ancora sovvenire alla mente l'imperatore dell'epoca, IJucio Settimio Severo, l'homo 1WV1t8, nato in terra africana a Leptis Mania, che egli abbellì con sontuose terme e palestre, fra le più vaste e più ricche delle province dell'Impero, per cui i concittadini, anche per riconoscenza dell'eccezionale nobilitazione loro concessa dello J us Itali<ntm, furono orgogliosi di chiatlljl>l'Si S e7Jtimia·ni. Questo uomo di guerra, condottiero di eserciti, imperatore spiccatamente militare, superò abilmente la crisi del <'Ontrastato Impero, iniziando, tra il culmine della gloria ed il principio della decadenza, la monarchia assoluta ed il diJ:itto della conquista, consolidata dal favore delle legioni. E mi richiama alla memoria quanto di lui ci ba tramandato Dione Cassio, lo storico contemporaneo, circa la sua vita sobria ed attiva, improntata alle più severe norme igieniche: cc Si alzava al mattino e si metteva subito al lavoro. Poi, passeggiando, si occupava degli affari di Stato. Si recava puntua.lmente al Tribunale ed attendeva al suo ufficio con grandissimo scrupolo. Lasciava ai contendenti tutto il tempo che essi chiedevano, ed a noi senato,r i, che giudicavamo con lui , concedeva una grande libertà di opinione. cc Rimaneva in Tribunale fino a mezzogiorno. Poi montava a cavallo più che poteva o si allenava in esercizi fisici, prima di entrare nel bagno. Faceva una abbondante cola.zione solo o coi figliuoli. Abitualmente, dopo colazione, dormiva e, appena sveglhlto, sempre passeggiando, si intratteneva con letterati greci o la.tini. La sera prendeva. un secondo bagno e desinava con i famigliari e con gli intimi, perchè


XXX\1 CO::OWRESSO lTALlL~O DI MEDIC! ::oi"A TNT~:RXA, 1-:Cc.

ll l

non soleva fare inviti a pranzo e riserbava i pranzi sontuosi per i giorni, iu cui non poteva assolutamente farne a meno ''· Qu~mte buone reg-ole per mantenersi sani in queste poche righe! Mi è sembrato perciò che non fosse una semplice e vana curiosità storica riesumare in questa riunione scientifica, che si tiPne per la prima volta. in Co lonia, la stele del comandante della III legione Augusta, la quale rappresenta, a parer mio, un prezioso cimelio della grande opera civilizzatrice di Roma Imperiale, decretata già. d a l dittatore CPsare come dovere del Governo , segno di dominio, piil che di art.e, impronta d i

volontà incrollabile, più che di contemplazione esteti<·a! In questo periodo di meravigliosa rinascita delle nostre terre libiche, i~ ~ui i figli di Roma hanno gettato nuovamente i sc>mi fecondi di una ClVllt·à e di una nuova era, continuazione ideale delia potenza d.i nostra gente, dopo tanti secoli di barbarie e di ignavia, in cui era immerso un popolo. dominato dal fatalismo della miseria e della fame, è giustizia riev~care la nobile figura di questo oscuro centmione, che considera la Dea Salus come la vera divinità tutelare della Ve:rillatio e fa costruire una piscina per tradurre in pratica le prime regole elementari della difesa delle legioni dai morbi tropicali. Ed è cosi con~nto dell 'utilità di questa costruzione che se ne compiace egli stesso ed affida ai suoi soldati, per propizia.re la Dea, il còmpito di esprimere non solo la lode sincera, ma di proclamarla ben alta. Quinto A vidio Quinziano si può pertanto ritenere come uno dei più remoti precursori dell'igiene militare coloniale.

IDYI C0ft6Rf.S~O ITAliAftO DllfDI[IIIA lftlf.RIIA - ~fliOftE DI MfDiliiiA MILITARE EXIDII [0ft6RESSO DEUJ SO[Itlì HALIAftl DI DIIROR61A-ROIA, OTIOBRE 1930-11 Il 13 ottobre scorso ebbe luogo in Roma nelr.mla. dellil R. Clinica meùica l'inaugurazione del XXXVI Congresso di meclicina intema,, sotto la presidenza del prof. sen. Maragliano e del XXXVII Congre:;so flella. Società italiana di Chirurgia, sotto la preRidenza del prof. AJC>:;:-;anùri. Nella prima riunione, le relazioni ufficiali poste all"ordine ciel giorno furono le seguenti: t o Diagnosi differenziale tra organopatie e 11evTosi viscemli (relatori professori P. Castellino e Scala); :.? 0 L 'edem<l polmonare acuto (prof. Frugoni); 3o Il servizio militare e l 'indirizzo co~ titnzionali­ stico .in fisiologia e patologia. (maggiore medico Ca>:~inis); ,to Diagnosi e ~e~p1a. delle ema.turie (professori Ferra t.-. e Lasio ), in com une con la. Società 1talia.na di Ohirurgia. TI te~a d i relazione del Congresso di chirurgia fu il seguente: Tratb\~ento d et traumi cranio-cerebrali (esclusi quelli d 'arma. da fuoco): relatori d prof. Egidi, il capitano medico Giacobbe per la chirurgia militare ed i


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IL s~: H\"IZlO ~ULITA.RE E L'CNDJRl7.ZO

CO~"Tl'ITZIONALISTI('(), ECC.

professori Alberti e lbscherpa circa il su~sidio nl.diologico nel tnLttamento di questi traumi. Per genti le Olllaggio al Corpo sanitario, hi. prNsidèDza fl ella Sezione medico-militare fu al.fitla.ta ai Generali medici present-i: C'iò rhe òimostrò ancora una volta . ed è motivo di grande compiacimento per il Gio1'nale di nM<licina militare. quanto siano saldi i vin(·ou di fraterno cameratismo, già cement.Mi nella grande guen·a, che uniscono la medi('ina. milìta.re a quella r ivilf' n<•l progn'sso della srienza a beneticio dell'umanità. Puùbli('hia mo gli autorias unt.i delle relazioni ufficiali del maggiore medico Cas,;ini:s e del capitano medico Giacobbe e òelle comunicazioni svolte d<~ a-l tri uf'fì1·iali medici in queste dm' importa n t ii riunioni annuali:

IL SERVIZIO MILITARE E L'INDIRIZZO COSTI· TUZIONALISTICO IN BIOLOGIA E PATOLOGIA <t l per il prof. Ugo Casslnis, maggiore medico d irettore del Laboratorio dì biologia e fisiologia applicate de lla Dit·ezione generale di Sanitt\ militare - Farnesina, Roma A UTORIASSUNTO

L'A. inizia l'argomento facendo varie considerazioni sulle misur<~antro­ pometriche in uso per il giudizio di idoneità a-lle armi e discute l'importanza di alt.re misure, riguardo al concetto di robustezza o debolezza di costituzione, e dei cosl detti indici di r obustezza (Li vi! Pignet, Quctelet, Koby, ecc.). All'E>mp1rismo e complessità della maggior parte di tali indici dimostra preferibili le H misure fondamentali di Viola, che, con criteri scientifici, permettono di stabilire i tipi morfologici del vari soggetti. Tipi morfologici, che ormai sono ben netti n elle loro carat teristiche fisio-psicologicbe e che permettono entro limiti più sicuri di considerare le capacità funzionali, fisiche e psiehicbe. Tuttavia nf'ssuno studio, a base morfologico costituzionale, è stato finora fa.tt o sistematicamente nell'Esercito, per cui l'A. rit.i('ne necessario premettere i risultati delle sne osserva,zioni prima di ent.rare in discussione e trarre eventua.li conclusioni_ 'l'ali osservazioni furono fattf:' su 478 militari, parte di classe anziana, parte reclute; 120 malati dei padiglioni di medicina deii 'ospedalc militare eli Roma e 400 fogli di riforma. Risult ò all'A. r h<> n elle clas:;i anziani' rt>stauo in pre>alenza, bi·acltit ipi e long itipi mi:;ti, mentre nc~llc classi nuove si trovano preva.Jonti i longitipi puri. Anche nel gruppo degli a mmalati, tntti appartcnf'nti alla cla.i>se anzia.na, trovò prevalenza aC<'entuata òi bra<'hitipi pnri e misti. 1 soggetti dunque a minor resistenza flf.;ica, (longitipi) si t'liminano spontaneameu te; qu<>lli che r<>stano appa.rtengono ai minimi g radi dE.'ll'ectipia e (l) La rolulliour In uleliso hl parto ilplln Collcmo mrr(iro- mililore (rn~ç. 2'•) pubbllontn d o l Ministero d<·ll;l !(ucrra, Dlroztou c gcucrnlc di sunltà m.flitH r <', e Stlt'à ln\'int.n it• don o ngllabbouotJ.


lL TIPO MOR'FOLOGICO COSTITUZIONALE P REDOMlNA'NTE, ECC.

l )3

si trovano perciò pii1 vicino al tipo mNUo-normalc. IJa loro facilità acl ammalare è ugualt> a quella dt>i brachitipi, almeno per quanto riguarda le comuni malattie acute. Per giungere a tali conclusioni, l 'A. ha compiuto aneht' nnm<'rose ricerche SJlerimentali sull'ampiezza di capaeità funzionale di vari organi - nei diversi tipi - in rapporto alla resistenza al lavoro muscolare intenso, dell(' quali fa una c>sposizione minuta. Considerando eh(• il soldato deve. dedicarsi ad tma vita. t>min('ntemen te sportiva, discutt> Le qua.!it.à, dei vari tipi morfologici pl.'r la riuscita nei diversi sports, e conclnd<' cù.e la notevole quantità di longit,ipi cht• entra nell'Esercito non darebbe così ell.'va.ta proporzione di eliminati duranti' la ferma, se, riconoscendone il grarlo di minor reRistenza, fossero allenati eon criteri adatti alle loro capacità fì ~ iche. Espone poi i crit<'ri per LE> o:;~wr­ vazioni sul ca,rattere, sul temperamento, ecc., e le deduzioni ehe se ne debbono trarre in rapporto ai tipi morfologici div(•rsi. 'l'ra.tta quindi dei metodi in uso p<'r la visita di leYa e pre~so i corpi e loda le att;ività esplicate, sp<>cie in qucst ·anno, dal f'orpo sa.nitario m.ilitare colle modifica.zioni apportate al nuovo libretto personale del solda.to, che iniziano veramentt> il pc>riodo dPll'indirizzo costjtuzionalt• Jwl senso proprio della parola. Si augu1·a che anchP gli indki di Livi "' Rossi Aiano adottat-i com(' mezzo sussidiario e rapido cti oriPntamcnto. Quanto a.i servizi specializza.ti, dopo aver ritorctato l'inizio del nuovo metodo di sl'ler.iont> introdotto per la scelta d('i 'Piloti il 'ar€'O'J)lano. che ri tiene più completo ovf' fossE> stabilito anchE> di deh>rmina rt> il tipo morfologico d 'ogni soggetto, parla del metodo, introdotto qnE>st'anno, per la scelta dei conducenti d'autoveicoli militari , e di qua.nto si .farà pl.'r la scelta dei telegrafisti, ferrovieri ecc. La Sanitl\ militare >"a attrezzando pn•sso i più importanti ospE'rlali laboratori ~;ufficic>nt.i a qnc~;ti st•opi cd in Roma ha cr<•ato un completo laboratol'io di biotipologia, <>, s<>conclo i <:on<•t>f.ti rlei maestri della nostra scuola costituzionalist.i(·a, va allar~ando, con vf.'òntt• df.'l tutto moderne e collilont• ai nuovi bisogni. le applicazioni di quei mPtodi, cbc, data l'organiZzazione df'll'Esercito, si rendono inclispE>n:;ahili JWI' un'a.datta Sl'elta e prE>paraziun(' <li ma.ssc chE> si rinnovano l!empr<' .

IL TIPO MORFOLOGICO COSTITUZIONALE PREDOMINANTE NEI PREDISPOSTI AL REUMATISMO ARTICOLARE ACUTO per il dott. Giovanni Piccoli, maggiore medico dell'Ospedale militare di Bologna AUTOR I ASSUNT< l

Le ricerclw fatte ùa.IL\. sono un'applicazione prat i<:a ddl"odi..rno indirizzo costituzionali:;tiPo, C'h(' ~'<i l· in(·omin<'iato ad adottare m•ll'E:;Ncito nello stuclio dci militari :>ani ('d a.rnmala.ti. L'A. ha !irt•lto il rPnmatisnw articolare acuto, primi('ranwnh> pPreh(• i.· nua rlt'll<' mnh~t l it· più frequenti nell'Esercito, secondariamente• pérPhò il n•umn.ti ~ Jnu art ieolar<' acuto P cronico sono oggetto di intt>m;o stucUo pre;;Ro tuttr• !(• nazioni cl«·l mondo<' Il -

Giornnl.e di medicina militare.


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IL TIPO :UORFOLOGlc.;O COS'I'lTC:ZlONALE PJlEDOMl:SA..".:TE, ECC.

t ema di congressi nazionali c int.ernazionali7 lH'.r i numerosi problemi ancora in:soluti che presen tano, specialmente d~l lato etiologico, costitttzionale e terapeutico, considerato i notevoli danw che arrecano all'economia sociale colpendo e minorando tanti esseri umani nella loro capacità lavorativa. Quantunque non s i possa più mt•t tere in dubbio !"origine inf('tt.iva del rcum<tt ismo articol:u·e acuto, non ostante ehe l'identità del germe non sia stata ancora accer tata, tuttavia è un fatto ormai eonstatato cl w allo S\' iluppo della malattia, oltre che l 'agente init>ttivo c alcune cau ~e oecasionali deter minant.i, occorrono anche delle cause costituzionali predisponenti, senza le quali le prime non avrebbt'ro alcun •·alore, sarebbero cioè n ecessarit•, ma non sufficicnt.i all't•splosione della forma morbosa. Bl'nza, J'ipotl'si dt•l tl'rreno costituzionale predisponente non ci ~; i potrcl>be rt'IHlerc ragion<· di tanti fatti t ra i quali ad esempio, la contra2.ione della malattia da parte di individui di età. gioYane e non ::tduJta, e t ra quelli, solo da parte di akuni tJ·a i tanti che pure l:!i t rovano ndle stesse identiche condizioni di Ptà, di sesso, di alimen tazione, di tn!l.rizione, d 'igiene e di httic·a, di vita insomma., come si possono vl:'rilicare n ell'amb iente milita.re. P er il fatto che qul'Sta. prcdisposizione co~tituzionale. è ereditaria, come l'.A. per mezzo di stati:stiche ha pot.n to <:onsta,tare, ess~·ndo assolutamente esclu::;a. d agli a.ut ori la trasmissione diretta dell'infc>.z ionc nPi òiseendenti, tranne che in C'a.::;i spl'cialissimi di trasmissibilità dalla ma.dr<' con t a le malattia in atto al feto attran•rso i vasi placentari, deve ritener;:;i ereditaria non l'inf<·zione reumat ica, bensì il terreno costituzionalc favore,·ole all'att('(~chimen to del ger me di tale malattia, terreno clw J)er essere t.rasmissibilc pe1· via parenterale, e,ostit.uirebbe una diah•si. Questo terreno diat<'sico, che da alcuni AA.. (Boucbard, B esnier, ecc.) venne ident.ilicato eou l'a.rt.ritismo1 l'A. ha potuto constatare che non ba nulla di comune con la diat('si artritica, giungendo alle St('Sse con clu~ioni del Barbier, del B e/,ançon, di M. P. WE'ill. Poich(o la costituzione di un orgttnismo è stabilita, corue è noto, dal tipo m orfologico di esso (abi· to) e dal suo modo di funziona·r<• e di r eagire (temperamento), essendo forma e funzione strt>ttarnl'ntf> collegate t.ra loro, occorre identificare l 'abito e il tc•mpentmento prNlominanti n<'g li organismi dE'i soggetti preclisposti a.J reun1Mismo art.icola.re acuto. L 'A. ha voluto a ppunt.o rinf>reare- il tipo morfologico pil\ frequ<'nte su dut>C<'llto militari, <·hC> già i)oJfenwro la poliartrit l' reumatica, su individui cioè della stesila Ptà, dPIJo stesso :::er.;so, posti nelle stesse condi zioni di \"ita, appartt•nt>nti a tuttP le ~M·mi <' corpi, in ma,ggioranza però alla fanteria , o nati nella gran part<' n<•llt> n •gioni Emiliane, sulla cui popolazione è stato già st.ahilito il t.ipo lllt'dio normal.-. L'.A. oltre ehE> per le ragioni già t•spost e, hn, ritc•nuto interesr;autf' J'inda.gare quale dE'Ile due form<' di tleviazione (c•ctipi) che si clist:w.cano in senso oppost.o dal normotipo, vit-ne colpit.a a pr<'ferPuza dal reunutt ismo al'ticolar t> acuto, cioè SC" quPlla caratterizzat a da clC"ficiC"nza <lC>I t.roMo e quindi delle SUl' ca\·ità splancnicbe ri~:pN.to alla lunghC>zza dc•gli arti e perciò di preva.lPnza eh•gli orga.ni deli n. Yita di r<'lazio1w »u qut'Ui della vita vegetativa (l 0 ('. M, <li D<' Gionwni, longiliuei o mi<·ro:>JIIam:n iri itt•l VioJa,), ov vero

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IL TIPO l\lORFOLOUlCO COSTITUZIONALE PREDOMI:s'ANTE, ECC.

Ili)

l'altra, elle è caratterizzata da esubera.nza del tronco e quindi delle sue cavità splancniche sugli arti, con prevalf>nza perciò dd sistema della vita vegetativa su quella di reJa.zione (3° C. :à'J. di De Giovanni, brt>vilinei o megalospla.ncnici del Viola), p<>r il fatto che ht poliart.rite rC'nmatica è una malattia, la qualt! ma-nifestamente colpisr<> iJ sistema ddla, vita di relazione. Il metodo usato per l 'eF:ame ant.roponwtrlCo e morfologieo-clini~.;o è quello del Viola, el1e è in Jta.Jia per lo meno il più diffuso! prt>~entando quanto di più completo e pit't razionale esiste oggi, in quanto che le misure fondamentali e i loro rapporti che egli prende in considerazione, logicamente scelti per il loro significato morfologico e funzionale, ci danno una idea esatta del g1·ado di sviluppo raggiunto dai due principali sistemi organici, cioè de1la vita vegetativa e della Yit a di relazione e delle relat.ive proporzioni che intercedono fra di loro~ e ciò in base alla fondamentale '' Legge dell 'antagonismo ponderale »7 chi' il Viola ha sco-perto, fac~>ndone flùcro della sua dott rina. L 'A., dopo di aYere d<>trrminato in ciascun individuo i 9 rapporti ritenuti dal Viola fondtmwntali e indispNl · sabili per la classifica.zione del tipo, ba. ricercato ancht• altri 4 rapporti proposti dal Fic·i, i rapporti cioè tut la juguJo-pubica (diametro longitndinale. del tronco) c i djanwtri orizzont,ali del tronco stesso, pot(•ndo qur~to assun1er(• un carattere longilineo o brevilinro indipt•nMnt.ement(• dal rapporto tronco-art.i. Jn base ai criteri d('llt> classitknzioni Viola e Fi(·i, tra i 200 militari esisterebbero 145 longitipi (75,5 %), 18 brachitipi (9 %) e 37 misti (l 8,5 %). I soggetti predispost,i al reumatismo arti(·Olare acuto sarebbero quindi secondo i risultati dell'A., l011gilim•i e non brevilinei, come ha affermato il P~?nde. L'A. ha inoltre preso in considerazione la recente rlas:;ifitazione propost,a dal Barbàra: che si fonda. essenzialmente sulle ricerehe del Viola, sull'esistenza cioè di 2 tipi umani ca.rattf•rizzati da un ant.agonismo qualitativo di comportamento p er lo sviluppo del tronco e lo s \·iluppo degli arti, e s ul fatto che tanto la bra~.;hitipia, quanto la longitipia. possono accompagnarsi a valori di tronco, tanto eccedenti, quanto deficienti, o sul concetto ch e il tipo umano medio è caratterizzato dalla formula Tronco O = Arti O. In base alla classificazionE:' del Barbà.ra, le formo longit.ipi<lhe ascenderebbero a 161 (80:5 %), le bracbitipicbe a. 38 (19 o/o). I normotipi sarebbero rappresentati da 1 solo individuo (0,5 <},,). L '.A. ha inoltre applicato ai suoi 200 militari la rt>centissima elassific&zione del Viola, molto più compJeta t>d esatta ù«:>lla pr«:>cedente e che contempla la determinazione del valore so1natico, del ti7Jo mot·fologi<'o. dell'et-r01·e 81Jecifìco, dell'errore generico. Dal lat.o dei valore somat·ico, risulta che detti militari sono in grande prevalenza risp('tto al t.ipo medio normale, dei microsomici: 148 (74 %l; vi sono inoltre 42 nH•galosomid (21 o/o), e 10 normosomici (5 %):Riguardo al tipo mo·rfologico, risultano: longitipi H 2 (71 %), bra.cbitipi 6 (3 %}, misti 52 (26 o/o ). L 'crrot·e S1>ecifìco, equivalente C'ioè alla media delle deficienze de.i rapporti fondam entali eh<' carattt·rizza,no il longi tipo, è rappresentato da cifre in prevalenza di deficienza, nlNlia. Esamin~~do_ in_ modo più dettagliato i cru·atteri morfologici di t.nli so~gctti longiline1, risulta che la rnaggioranza appartiene ai non puri, caratteriz-


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IL T IPO MOitFOLOOIOO COSTITUZIONALE PREDOMlNANT€ 1 F.CC.

zat i dalla mancanza della stigmata longilinea nel rapporto addomet orace; e:;ist,e in essi una certa prevalenza dell'addome sul torace, e prer.ilìamPnte la s uperiorità del valore del diametro t rasverso-ipocondriaco :m quello trasverso-toracico; presenterebbero cioè la. caratteristica di ~were le regioni ipocondrhtche sviluppate in senso laterale, con tendenza cioè, non essendo ancora adulti , allo sviluppo delle cavit.~ ipocoudriacbe. Pl't.ssando ad e"'!aminare la .~tatttra, si è constatato che solo l '11 % ha Rtatura. uguale alla media normale, il 43 % l'ba eecedente, il 46 % l 'ha deficiente; però tanto i valori ecced enti quanto i deficienti, oscillano int.orno a quelli cent rali o paracent:rali. Ra ffronta.ndo inolt re il peso corporeo alla statu-ra. sulla base dt'lla sca.la del Bouchard, ris ult a che 1'85,5 % presenta un peso al disotto d i quello normale e solo il 14,5 % ba un p eso al disovra del normale: p erò tanto le de fl cienze che le eccedenze sono di grado molto lieve. È intt'res::;antc il fat t o chP i soggetti (29 ) con eccedenza di peso appartengono ai brachitipi o ai misti. Gli indi vidui -predis posti al rruma.t ismo articolare acuto sarebbero quindi d t'P:li iponnt riti, carattere del resto p erlùiare d t>lla. loro costit uzione microspla.ncnica . Lo st.ato d 'iponntrizione, f'Sistente in t'ssi, verrebbe indirettn.mente a eonfNrnar<' come. il terreno costituzionale diatesico in loro presente sia di verso da quello art rit ico rht• è g<ml'ralmonte caratterizzat.o, ad eccezion€' dello stato ncuro-art rit ico, da i-pcrnntrizionE'. L· A. ha inolt re rir.<'rcato nei sogg-<'t ti in r same la presenza del s!!gno di Stille.r: che il Viola €' Fici bann o riscont rato in forte percen tuale (90 ~{, ) n oi longitipi (ectipi s:tni) e costantement c assentl' nei brachitipi (ectipi s ani). Nei militari in esame, l' ha t rovato presente solo nel 20 % dci casi, a ppartenen t i quasi t utt i al tipo long-ilineo puro. Tale rep ert o corrisponde con quant o si è in loro riscont rato all'esame dPl tronco, presentante cioè i carat teri longilint'.i, ad ecc~>zion o di una stimmata alle regioni ipocondriache eli carattere braehit ipico. Con ciò ci si può rendc1· conto della. ragion(' llella debole p ercen ~u al l:' di presenza del seg-no dello Stiller in tanta preponderanza di longilinPi ; n ello stf'sso t,empo talf' constat.a.zione vient' a confermare In. giustezza i!ell 'opinion(' Pspr f'ssa dal Viola sul significato morfologico costituzionalf' di tal(' sf'gno cost.alf', eh(• deve ri t~>n ersi lPgato ('. ioè !\illa. co:·t,ituzionc morfologica. lon~rilint."a. iper('volut,a, e non da considerarsi c·ornl' stigma di s rwciali form e morbos(• come vorrebbe l o Bt.iller.

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TIPO MORFOLOGICO CRANICO E COSTITUZIONE per il dott. Mario Fiore, capitano medico,

assistente militare presso la R. Clinica medica di Genova

Per consiglio del mio l\fa{'Stro, prof. P{•nde, ho ~s.,guito una serie di ricerche sul tipo morfologico cranico in rapporto alle co:stituzioni; argomento oggi tanto più iut,ert>ssa.nte, in quant,o studi recenti spP.rimcntali, sembrano aver dimostrato che il cranio s i adatta, si plasma, diciamo così, sul sottostante (.lerveilo. Il concetto direttivo delle mie ri<'N'che è stato quello di studian•: a) il rapporto fra t,ipologia cranica i' morfologia <'Orpore:l; b) la distribuzione regionah', in Italia, dt>i due tipi eraniei fondaJU('ntali; o) il rapporto fra, tipologia cranica e situa.zìon<· endocrh1 a,. Ho praticato a. tale scopo duecento osserYazìonì su altret.tanti :;olda,ti presi a easo nel Presidio di Genova, adottando per le misma:doni il noto metodo a.n tropometrico di Viola, pf'r il C'ranio il metodo mf'triro Hl'tzi"us -nroca, classificando, come si usa nel nostro I stituto: braC'hirt'fali i crani con in<lice superiore a 81, mt'sa.ticefali qtwlli con indic·e fra 7fl <>d 8J, dolieoN' fali qu<>lli, infine, con indice inferiore a i9. ('omuni<>o i primi risnlta.ti ottentlti, ris<>n·andomi di <:ontinuar(' le indagini in proposito. Per rispond<'rE> a l vrimo quPsito, ho rag-gruppato, RN•ondo Viola, i biotipi in tre categorie <'d in rapporto ad ognuna di qu<>~;h· categorie ho st.udiato la p er centuale dell<' varif'tà morfologich<' craniche. E eosì df'i 24 longit.ipi trovati; J i) (ossia 52 %) pr('~entano tra n io bra<"himorfo; 6 (30 %) cranio mesa.timorfo; solo =~ (:.!0 %) <"ranio dolocomorfo. Dci 66 brachitipi, inv<'e(', 30 (ossia. 45 %) sono bm<·hitefali; 13 (19,5 %) mcsaticefali; 23 (~4 %} dolico<:efali. D~>i 110 mi~;ti, infim~, :18 (ossia, 63 %) sono brach.kdali; 20 (22 %) mf'saticl'fali; 32 (35 %) ~;ono dolicocl'fa.li. Q11.rsti ·r isultati mi <tutori::zmw a r:onc-1 ndere che non esiste rapporto fm c1olicoeefalia e longiti·pia., ·nè fra bracliicefalia e brar·hitipia , come xarrbbe,

a priori, da attmcler.~·i dalla gra11de legge biologi('a degli errori, c• come ~;i diee comunemente e .~i trova scritto swi libri. P er risol v~;>rE' il SePOndo que~;ito, mi è stato nt'l'<'>'iìario <>kvarP a 400 circa il numE-r o d<•ll<~ misurazioni craniche, con la sr\'11 a di /l(Jidnti appart-enenti a quasi tutto le rE-gioni d 'lt.alia. I Yalori nt(•di d<'IJ'intlice cda.lico 1 da m e ottenuti per lt• div<>r!'ie regioni, si aceord ano in litwa di Jna!'i:;imu, con quelli ott110uti dagli altri AA. (fra cu i mi è ''a.ro ric·ordare il nolitro Livi), tranne che per la Toscana (indice medio = 79,5 contro 1'8~ .3 dt•l Li-vi). R iassumenclo in poche parole, ho riscontra.to: Brac·hic<·falia m·i popoli abitanti a l tli sopra di una lint>a idt>ah• che uniS<'(' Roma <'<m Anrona.; dolicorefaUa, o tendenza ad essa, in quelli abitant.i al' di sotto.


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TRA'r.'l'AMENTO DEI TRAtDU C RANlO ·C~:J:tF;BR ALI, ECC.

Esi.~te rlunq ''e: almeno per l 'l tali a, 11.na. netta rlistrib·u ;;io ne 1·egion file dei dne tipi cranici fondamentali. Per il tt-rzo ed ultimo quesito bo preso Lo s pnnt.o da studi recenti d<'l mio :\faestro prof. P ende, il quale ammette, per lo meno in via di proba bilità, che la crescita d el diametro antero posteriore del cranio è st-imolata, nell' uomo, da lla ghiandola genit.a,le e dalla tiroide; quella d el dia.mt>tro tra.sverso dal t imo e dalla eorteccia surrcnale; la crescita, infine, del diametro di altezza, dalla ghiandola pit.uitaria. Ho p erciò voluto esplorare sotto questo punto di vista la costituzione dei 124 settentrionali e dei 76 meridionali capitati alla. mia osservazione. E bbcno, mi è ris ultato (come a.ttNJtauo l(\ mie tabelle autropome· triche riassuutiv(' e le varie fotografie raccolte) che fra, i soldati settl:'ntrionali si notano s pessissimo individui con st.at,ura s upE>riore alla media, et·auio largo ed alto, faccia lunga t' ln.rga. mani e piedi voluminosi; note somatiche queste che fanno pensare ad un iper pit.uitarismo preponderaute. Viceversa fra i ::~ oldati meridionali si incontrano con frequenza tipi facilrnente idont ificabili col tipo i pergenitale del P <•nde, e cioè con statura un p ò inferiore alla norma, cranio lungo c stretto, arti inferiori corti, tronco lungo, tora.c:.e preponderante, c:u·atteri srssuali primari e s~cond ari ben sviluppati, s pPsso accompagnati da 1m1coc.ità (li sviluppo sessuale e con ca.rat.tero, come è noto, euforico ed espansi vo. Per con::~og uenz~~= eJSi~tl'l·rbbc tmc~ coincidenza nrlla d-i.~tri.b·u,zione 1'1'giolwle, fm la bl'lM!hir!cfalia. e l'ipf'rpitui.tal'ismo, ri.~pettivrunente f-ra la rl?li r.ocrf al ifl e l' iprrgrnitah<~mo. Riltssumendo: c') non esi::;tet·cbbe rapporto [t'a longitipia- c rlolicocefalia,, nè fra bracltit ipi<t. e bru.chict>fal ia; b) es iste in vece r1etta. distribur.ione t·<·giomtlP d P i due tipi cranici fondamentali; c) hb b rachieefalia e, viceversa. la doliC\OC\,falia coincidono con l 'ipt'rgf'n itn.lismo e, riS]lett.iva me n tt:'. con l'i pPrpi tuihtrisrno.

TRATTAMENTO DEI TRAUMI CRANIO-CEREBRALI (ESCLUSI QUELLI DA ARMA DA FUOCO) IN MEDICINA MILITARE per il dott•. Corradlno Giacobbe, capitano mtldic·o, dell'ospedale militare di Roma

La grande importanza,, che. anche nP-1 vasto campo della medicina. milita.rn, a':lsnmouo i t ranmi rranio-ccrcbrali, risulta ò.alle 257 Of;Servazioni prese in considera.ilione ed occorsi' nell'ultimo dcce.unio; osservazioni, delle quali è stato possibile avere diretta.rncmt;H dagli ospe1lali militari del R egno e da quello coloniale di. Asmara notir.ie dettagliate sul nwccaniRmo di pro1lur.ionc e stùl'nntità dclht lt•sionP. snl trattam<'nto r.ondot.to. sugli <'Siti rHCtmti e. in parecchi casi, anclw su qneUi Iont-a.ni .


TRATTAM_ENTO DEl TRA tr~H

CHA NIO·N:R~~D RALI,

1-:cc.

ll!J

I n p roporziono al numero totn.le delle freqnt?n t i lesioni traumat.ic h\" 1

quelle cranio-cerebrali, e.~cl•u.9i i trcr wm.i da anna da f1tnco, ra7J7Jrexentano . nu,d'ta l'l O/t o· ~n Oirca l'eziologia, predominano naturalmf'nt.t> le can~<' inerE-nti allE' particolari contingenze della vita militare; assumono inf~tt.ti ~pecia.le iroport:\nza i t ra.uma.tismi da caduta da ca.Yallo, rla. ralc•io òi quadrupedE' (eavallo o mulo), da incidE-nt i a.viMori, ecc·. ~ella. sta.tistica n on sono comprese le frt•cruentissimt• lt-sioni trauma,tic.he localizzate ai soli tessuti molli e non a.ccornpag-nat:f' d:~ !Sintomi commozionali. È da tener pr<'Sf•n tf> però nel trattamf'nto rli tali lesioni che il pericolo di infezione è grave. In ricerl'h<> prat.ic·atf' ~ pC'I'ialmC:'nte f1 U soldat i di ritorno dali~:~ m~\novre o dal campo (A t ti Sor. [tal. Clti1·.: Anno 1928; M·inerva 1l!ulica, 1929) il R.t>lat.ore ha infatti riscontrato éostant!•mPntE> nel cuoio call~Lluto la. presem;~ eli una ricca e varia !tora ba.tteri(·a. In materia di t ratta.ment.o dei traumi cra.niu-c·('l'f.>hrali, (• rla. notare quindi come quPf:tO debba considerare ~mch~> !'f'rte misur!' I>roflJa.t ticlw, che opportunamente vengono praticate nell 'E serc·ito: taglio !' orto rloi capE·lli, siero-t,("ra-pia a.I\,t it<'t,aoica. in tutte le sohur.ioni rli (·ont-inuo, a.nche

minime, del c uoio capelluto, ecc. E eosì pure è nert>ssario pr<'mettE>re com€' sia indis pensa.bilr u na esat ta diagno:>i, eh<' possa indirizzarci sullt• modalità curative. Occorre pE'rtanto nn t>i:ame met odico t' d aN:urato df' l ('l'ani ol<'~O in tutti i minimi dettagli, da c ui seattu'iS!'t' l'incli{'a.r.ionP l) nwno all'int(·rvent.o. l ,e prime curi:' in cn.so di traumat.ismo eranio-cPrt'bTale sono logicamente dirette a vin<~ere lo st-ato di ::;hock con t-utti quei vari tnE>zzi larl!t•mentc a disposir.ionl', non solo nelle infermPl'iP d('i Corpi e nelle sal<> mf'dichc dei c-ampi di aviazione, ma a.nr·h<> prt•i:f:O ll• t-ruppt> in ma.rria o in manovra (zaini e eofani di Sfl>nitàì. ~uperato il primo shork (lo stato ~ i oè di commozione o eli contus il)n<· ('òmpatibile con la vita.) !' dopo nn 'acrura,ta, pTott>r.iorw cl t> Il t> evc•nt·tHlli fprit,e con materiale asettico. il medico re_ggimentaiP. prov,·Pderà ~; uhi to a far trasportare con le più sm·upolofle pr-ecauzioni il c>ra.niolf'~O in ospe,lal<'. È qui ch\• verrà igt.ituit.o il vero t ra.t.tamE>.nto di cm a . P<'r la commor.iorw Cf'rPbrale Remplic<>, SPnza, frattura. è stata praticata una atteguata, enrft sintoma.t.ica (borsa ò.i _ghiaN:io snl <·rtp0. inirr.ion i nccitanti, ecc.); solo in rari nasi, p(•r pnrsistrent.f' <·Pfa.IPa. i> ~tn. to ri tennt0 oppo1·tuno rieorrere a puntnre lombari, sf'guite cla, ra.pirlo mig-lioramento. L 'intervl:'nto i1mneclùtto è sta.t o prat.ien.to solo iu clut> casi pr<.'sso l'infermeria del luogo, autorizza1.o dalla ra.pirln. Nl a.lla.nnantr insorg-rnza di segni di compressione ed anche per l'eccessiva òista.nza rlaU'or;perla.le. ~Pg-li ospedali l'intervento è stato ili r t>gola pratica.to prrrnremrnt" (RnporMo cioè lo stato di commm~iont> o di contnsiollP com pn-t.ihiiP C'o n la >it.a) tutt<' le volte che esso ò stato r il;enuto nf'cessario. Le semplici ferit1~ pericraniche sono stat<' tra.t-t-a.tf' ron accurn ta. clt•t ersione chirurgica e nella. quasi totalità ~;brisdi a.te 1wr sf·oprirf' sospettP frattnre, le quali alla loro volta h!\nno !lp<'f;so inrli(·a,t,o la t·-l·aniN·tomia o una semplice trapanazionf' esplorat iva . ~elle f rattw·e 1;11poste della. volt.a. l 'int<'rv<•nto <\ Rf.a,to coRt nntt>nwntP praticato all'infuori dd casi in m1i la intensità. d<'llo s ho<'k o la gnwità


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1'.RA'lv.rAME NTO DEI TRAUMI CRANIO·CEREBRALI, ECC.

di lesioni concomita,nti non hanno permt-sso un trMtamento tempestivo. Esso è consistito n(}ll 'accurata detersione del focolaio , nella ~dssione dei bordi cutaut'i, nell'asportazione dd frammenti ossei liberi e dei coaguli, nella sutura della breccia cturalt> e <le l lembo cut,aneo, ~on chiusura eompleta. della ferita o ecct>zionalmentt> con la applicazione di pi~colo drenaggio. J vaota,ggi immcrliati t' consecutivi derivanti da tale tratt.amento si rill'va.no c hiaranwntc dai risultati ottenuti. X ei casi invece, in cui ratto op(>mtivo è stato necNsS<triamente tardit'o, i rjsult.ati sono stati poco soddisfacenti (complicazioni infettiw). Anebe le fmtt.ure chi1(8f. (lella volta con avvallamumto o CO?mnin·ute non s i prt>stano a di\'ei'gcnze c.irca il loro trattamc•nto; l'intervento precocr è indicato, faC('ndo eccezione soJo p er quei casi in cui l'avvallamento rapprPsenta un :;cmplicl" appiattimento della normaJo curvl\.tura c.ranica, specie se il focolaio di frattura corrisponde a tma zona m-uta e quando non esistono sintomi di aun wntata pres:>ione. L e fratture linra.ri .~rmplici della calotta cranjca non hanno in genere hixogno di intervento chirurgico; in qtwlle l~sposte si è in genere proçved uto solo all':.wcurata disinft•zion<• della ferit.a. regolarizzandone i margini con la esci:;sionc ampia rldle pa.rti contu:;e o comunqut• mortifit!ate, con t"hiusura completa della soluzione di cont.inuo, salvo part.ieolari controindicazioni. X elle frattnrl' li nE'ari (·biuse della volta è stato praticato l 'intervento in quei casi, ju cui sono stat,i rilevati Regni di irritazione o compressione (da fra,mment.i ossei o da cmtatoma). l n ogni ~.:aso però 1\i è data grande importanza alla aecur~~t.a. cli:;infe;.iont> della rt'giont> contusa, come se esistesse una vera <' propria :;oluzioue di continuo. Le fratture dellrt. 'POU<t irrad.iate alla balie' , quando le Jt;sioni proprie èlc:>lla volta uon llanno determinato una indi cazione nett.a all'int;C!rvento, sono Rtate trM.t~ttt• con qnl'lla c unt sintoma.t.ica, che è st.ata costa.nwnwnte applicata nt>JlP fra.tture limitate alla sol.a base. ~elle fm.l/.ure drlla. ba,.çe, particolarm<>nte 1wi casi in cui era da presumt>rsi la integ-rità della. dUl'a, la puntnra. lombare è st·ato il trattamento di scc:>lta (ipl'l't·t·nsionP); scrnpolosament<• è stn ta Sf'mpre pra.ticata la pulizia. delle cavità naturali (Ol'C('Chio, naso, fa ringi-'). In base:> a,lle o:-~::;er vaz ioni ra.cc:olte non risulta che sia sta-ta rnai praticata la trapanazione sottotf'mporal<', che t.ron'rà ad o~ni modo la sua. appli(~r.ionf' in luogo rlella puntura lombari-' DI-'i c·asi di blocca-ggio del jommrn magnmn <~ sopratut1 o nei casi di compressione localir.zata. È però qtwsta ltna. trapanaziotw sintomat.ica per conseguem~a, tlecom])ressiva è vero, ma set:ondaria e non primitiva (prt>Venti va), nt>l senso con cui l 'intllnrlono Cushing e De l\Iartel. Circa le r.mnplica~·ioni injf'flit;t i· da rill'va.re conw qurstc> si sia.no dimostra.tt> di pa.rticoJa.rP gra \'ità. Tn ttP l t~ volte in cui la meHingo-encrjalitr. si <-. manifestata, l'esit.o è stato fatale. La. s iero e la protf'ino-tc>rapia. ,-a.nno ad OJrni moclo tcntatP, tt-twnrlo pres<•nte che vi sono dt'.i casi in eui una lllt'llillgite di origine ba:;a le può localiz,mrsi, come una p{•ritonité, e in cni l<('gni òi localizzazione p l' rmct-tono di intervenire con qualche speranza di sncce~so (Vulliet). Ad inff'zione couclamata, potrà aYersi Yant;tggio, molto rtubùio clf'l rt>st.o1 lla. nna trapa.nazion(' bassa dellt' due


TRAT'.C.UU:NTO DEI TRAUMI CRAN!O· CEREBRALI, F;cc.

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regioni temporali con drenaggio sottodura.le. È da. raccomandarE> anche il trattamento immediato di iniezioni endovenose di urotropina, cl.le passando nel l-iq'IWr, può impedire la vita a gerini poco virulenti. Per gli ascessi cerebrali il trattamento non può essere che operatorio ed immediato: l 'ascesso deve essere la1·gamente aperto e larg-amente drenato. Quanto alle sequele, è da tener presE-nte specialmente la epile8sia iackson:i.ana, in cui, quando dopo un oon[!rno periodo dj at.tesa non si rileva attenuazione ma anzi aggravamento dei sintomi, è indica.to l'intervt'nto. Nolla sindro'me soggettiva, che comunemente si riscontra nei tra.umatizzati del cranio (cefalea, abbagliamenti, vertigini, insonllia, irritabilità), spesso associata a modificazioni del liqtwr (fllevazione della pression(', aumento dell'albuuùna), le punture lombari sono indicate per fan• scomparire od attenuare tali disturbi. Per diruinwre l'aumento della pressione endocranica, tanto nelle. lesioni acute che croniche, Howe raceomanda il glucosio per venmn in :soluzioni assai concentrate; con tale mezzo anche il Relat.ore ha rrcentt•mente ottenuto buoni risultati. Nei casi di cefalea e di vertigini croniche, dipend('nti da adereuzt.> meningee è da tener pre~;ente il 'metodo di Pcnfield, il quale ha proposto di iniettare dell'aria per via lombare, previa adc•guata sott.razione> di liqt1or. L ' aria provocherebbe una reazione immediata Rot.to form a di <·-cfalf•a e di vomito, cui però seguirebbe la s<.'ompm·sa definitiva dei disturbi nel 60-:- 7 O % <lei casi.

**• È opportuno acc<>,nnare ai ris·~tlta.ti complessivamente ottenuti. J)Oichè essi indubbiamente indicano il valore della cura srguita. Da.J. p11nto di vista della mortalità, su <!57 casi di l<·sioui cranio-eucefaliche, si lamentano 44 decessi (17 ,12 %), di cui ben 21 banno a,vnto luogo nelle v rime 3(i ore. Ciò pot.rebbe far concludere col J o belin ~h e il gra.nde 1wricolo dei

traumatisrni cranio-corebrali non è la iniezione, ma che la. g-ravità è dovuta invece alla intensità. della contusione e alla compressione più o meno diffusa per emorragia e alle con:seg-uenze bulbari clelia ill<·rtt'n· $iOn e. È però da notare che quasi tutti i ~ l deceduti nell!> prime :3ti orc>, (:ompresi gli operati, prcHentavano anche gravi lesioni toraci('he ed addominali (incidenti aYiatori, investimenti). Nei rimanenti :.!3, 7 sono morti in un pl;'riodo vario cla, c-inque giorni ad un mese per meningo-enccfalite- di cui 3 non operati e 4 sott.opolit-i ad intervento qualche giorno dopo il trauma- e 4 per aseC'si:ìo rl-'n·brale dai 15 ai 30 giorni dopo !"intervento, che è stato pratil:a.to t.t~.rdimcmt'tttr. Altri 5, pervenut.i al chirurgo dopo qualche giorno dali" epoca del trauma, sono decedut i per asces~:;o cerebrale. da 1< prei!J"c'SSa fratt.ura. espot:;ta d t• Ila \' Olta )). In uno, con va~:;ta. frattura dd frontal<' e spavpola.nwnto della massa cerebrale, la morte - avvonuta dopo oiJ·oa un mPI'lC~ - i> da riferirsi a. copiosa e continua perdita di l-iquor proveniente. at.traverso la perruta. ili sostanza flel lobo frontale, dal vent1·icolo laterale rlPstro. In un altro la morte si è V('rificata improvvisamente dopo 1 nwst> dalla


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TRATTAMENTO DEl 'I.'RAIDII CRA.NIO·CEREBRALI, ECC.

guarigione per accesso convulsivo (~). In 5 infine la morte è stata d~ter­ minata per complicazioni a carico dell'apparato respiratorio, che sono state riscontrate in fratturati della base (polmonite ab ingestis). Tale ev~­ nienza, secondo Priboiano e .Jorosian, non è infatti r ara. a riscontrarsi. Gli esiti 1'ecenti possono considerarsi buoni, se si considera che raramente ò stato necessario ricorrere a. provvedimenti medico-legali. Dei pazienti riveduti a <iistanza, molti, anche quelli cbe avevano patito gravissime lflsioni cranio-cerebrali, non hanno presentato dist.nl'bi degni di notll.. 'l'enaci talYolta si sono mostrate le sindromi subiettivo, le cefalee e le vertigini accessuali, specie quando la commozione encefalica(! stata associa,ta a commozione labirintica. Tra i riesaminati rilt>Vasi un solo c.aso di ~pilcsR ia post-traurnatica., guarita peraltro dopo un secondo intervento, diretto a rimuovere le aderenze cicatriziali e a riparare la pt'rdita di sost.anz:a. ossNl•.

*** X on si insisterà a.bb~~stanza sl:ùla. importo.nza di una scrnpolo~a. prepam:;ione del campo operatorio, che deve essere praticata con la massima diligt'nza da. pE>rsonale bene add<'stra.to. L 'anntr:.~ilt quasi sempt·e usata è 11tata la locale, che per mette anche di poter operare trnendo il p . in posizione .9edt~ta. Non sempre però è possibili:' tene>re i m·aniolesi rt cavrùcioni .<?urli un serlia., poichò questi, allorchè . sono iiottopo~ti ad inten·ento, Ri tro>ano per lo più in istato comatoso o soporofio. l n tali casi è opportuno, tenendo presenti gli indiscutibili vantaggi che dt>rivano dalla sop·ra-Bleva.zione del capo sul tronco, di mantenere la testa. el e n~ta. o con cuscin<>tti di sabbia o con una convenient~ inclinazione del capo. E così pure non è sempre effettuabile l'anestesia locale ($tato di eccitamento); in questi casi, e ciò allo scopo di evitare le facili complicanze a carico dell'apparato respiratorio, si è dimostrata di grande utilità. l 'ant-st<>~; ia mist.a, locale e generale con la mor fina. o meglio con prepar·ati oppiacei misti . Kei casi gravissimi (stato ili incoscienza) l'intervento è stato praticato senza anestesia di :;ort.a. Circa la scPlt<~ clell'incisione, il criterio è stato vario; generalment•t> è st~bta usata l'irwisione a ferro fli OfWtùlv, specialmente negli intt-rveuti sulla rt>gione t emporale .. .Nelle ferite-fratture sono state utilizzate lo soluzioni di continuo dei tessuti molli determina,te dal trauma, dopo verò complt-t.a. ed ampia escissione dei bordi contusi della ferita. Selle crrmiot.omie è st;ata pnoticata accuratamente la emostMi tempol'fl'l'/.ca (lel c1w'io capelluto, per cui rispondono assai bene speeialmente le pinzl' di Alei>sa.ndri, che sono a larga presa e con curva che ~i adatta a.lla convessità. del cranio. Quanto all~L toilette ossea nelle fratture comminute, giova. ricorita.re che il cilirw-go deve sacrificare il m(lno possibile i frammenti ossei. È da rilevare come si sia dimostrata possibile e raccomandabile la chiusura immediata anche nei traumatismi aperti (nelle ferite complesse o trattate tardivarnente il ta,mponamcnto con:;et·va sempre le Rue indicazioni).


TRATTAMF.~"TO

DEI TRA01\U CRANIO-CE!IEBRALI,

ECC.

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La guarigione asettica delle ferito cranio-ct>rebrali (> un fattore importante per la reintegrazione l'l>natomica <ielle brE>cCi<• osseE> non molto estese ed anche per il ripristino funzion i\.lc delle localizzazioni 1wrvose. L 'intervento precoce e la chiusura 1>e1· prima-m garantiscono dalle suppurazioni, che, mentre ritardano o impediscono il procrsso di riparazione ossea, contribuiscono anche alla stabili7.zM:ione di t>l)iti più o nwno gravi (epilessia, ecc.). Il tema del t rattamento <lei traumi cranio-cerebrali dictle luogo a<l ampia. discussione. Fra i numero);i oratori, pre;;e la parola. il colonnello mejico prof. l<'. Caccia: Anch 'io desidero compiacermi, egli disse. con il relatorc prof. Egìlli per la fina. accurata e verament-e completa rE>lazioue, ma lo avrei fa.t·t o tanto più volentieri se le 1me belle considerazioni e le utili dednzioni pra.tiche le avesse potut.e compiere su ma.tcrìale di st,udio nelle nnmero~e e granrli cliniche itl~liane e negli important,i cEJntri osperlalieri nostri, come. per gli os petlali militari, ha fatto il rela.tore ca.pitano merlico Giacobbe. A quest.i nulla dico per la. sua rchzione per mgioni intuitive. Egli appartiene alla mia famiglia eò è st.n.to mio assistente per pa,rE>eehi anni. Mi sia perme:~so qualche commento :mila rt'lazione del prof. Egidi, b<L-;ato snLLa mia personale e;.;perienza.. La mia ~~ at istica numero~à c!i biop-:ie operatorie conferma l 'opinione espr<'f;!l!~ dal relatore pro f. Egicl i che nelle lesioni ehc colpiscono lill tr;),tto ri!<t.retto della. tN·.a cranica, a semplici fes;;ure del tavolaf.o estrrno con i~pondono serupre f ratture comminute del tavolato int.erno. Anzi l•ggiungerò cl1e non nll'è volte ho riscont.r,•to che le schegge clelia vitrea avevano laeera.to la. tlum ed erano rimaste infisse ncll<~ so;;;tanza cerebrale o nei seni venosi. Doncle la raziom~Le rlNiuzione cl 'intervenire sempre in easi elci genere. Ho letto molte volte, e lo riferisce ~buche il proL'Eg-iùi, elle con l'ap<'rtura clella dura madre <c l:!i hanno a larneot-at>e J.ICr.lite di liquido con::>id e revoli tlannose per sè e pericolose ». .l.J<lo mia. esperieiJ:r.a. non conferma tale o<;.;Prvazione. )lai ho osservato per.lit e a bbon1lanti d i liquido pericolo:;e oni miei oper<~.ti. Quale!1e ec~;;o eli dect•:>:~o invece ho con~;tatato in ~;eguit.o a.d apertur,~. dei seni Jatcra.li (linferaghL}. Ho letto con compiacimento nelh~ relazione ehe le emie cerebrali, stmzzate attravet·:>o fori nel cranio pircoli. ~i curano ingrandendo il foro. Fin da,ll915 in b~~se alle mie prirne osservazioni di ferit~ cmnio-encE>f<~l i che di guerra, io facevo ed }~ttuavo con succe.<>so una tale JH'Oj)Otiizione (Appunt.i di c!ùmrgia di guerra - Giornale lli medicina ?nilita1·e, ottobre 1915). Il prof. Egidi, a pag. 88, dice che nel easo di apertura chirurgi<·a lit'lla <ILu·a, questa 11i incide a croce o a lembo. L <\ mia esperienza, come ho già rilevat.o nelle mie pubblica.zioni in propoi$it.o, mi ha portato a pre.ferire il taglio a lembo, per chè è pi\1 facile l 'event.uale sut.ura E' prin(·ipa.lmente più res istente. È un piccolo dettaglio, ma può a \'ere la ~ ua i.Ju portn-nza. pratica. Ilrelatot·e, a pag. 94, ;;cri ve « q tumto l)i il ra.pi<Lamcnte 8ale h~ pre;;sione encefalica, tanto p iil presto compare il pericolo; quanto piit breve è );t at~t la compressione, tanto piit probabil(' è il riprii:itino funzionale "· La gra.ncle


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UOTI'ltlBli"TO ALLO STUDIO DELLE O$SU'ICAZ10Nl POST·TR., U1\1ATlCKE

verità d i tale asl'\er to l 'ho potn t a con::;tat a 1·e cle visu nei ea»i ùi ernia cerebrale vohuninosa, n ei quali ogni t-entativo di riduzione fa,ceva subito in~>orgere gravi fenomeni di reazione cort.ieale e di rlist.urbi bulbari, i quali immediatamente cc::;:;av~no, smettendo la compressione (Verli l. c.). Infine mi llia pf.'rtneK:;o <bn(·be riferire il ris11itato clelia mj~ espcrienzu sulla qnc~tion~ clelia ripamzione delle brecc+' ossf'e f'raniche. Il prof. Alberti, nfllla sua magni lì ca, rehtzione, a.fTerrna che le brec<~ ossee cr aniche s i ripanLno ron te:;:;nt·o fìbrol'o. Ebbene. in un lavoro fa.tto nell 'ospedale milita.re di Bologna sugli Ci:iit,i lontani (10-15 anni) dci t'raumatismi cranio-en<·efa.lici e sul quale ho già riferito al Congresso int.ernazionale di medicina militare di Varsavia (luglio 1927), ho potuto osservare che nelle bre<'ce ossee non molt.o grauil i (lino ad un mafisimo <liametro rli cent.: 2 circa.), con ctecor~o u;;ettieo o qual'i, si era formato un te->;~;nto o:-;teoide molto resist,ente, cnn a:;scnza di ogu i pulsazione f'emhra le e con sin toma di Va.lsa l va. nega ti v o. All'e,:;tme retti iogra li co, e~eguito da.l capitano medico Comelli, f<i è o~sE>rvata i'imlllagine mdiologil'<1 presiìo a voco a.na.loga, mostrata dal pruf. Alberti negli esiti delle pla~>tiche craniche con innf>sti aut<Opla.stici non <·1·anici (tibia., costole ecc.).

[OnTRIBUTO ALLO UUDIO DRLE OUifiCAHOnl M D!COllRI POU-TRAWTICHE per il dott. A. Magliulo, ma,IZ'~iore medico, dell'oi'p eclale militnre di Firenze AUTOWIASSUNTO

.Basanrlosi :milo sf uclio clini('O di J 4 easi di ossifica.zion<• m nAt'ulare pol"t-traumati<·a. <' suJln :;tudio istopatologico cti nn cmso di ussitirar.ionP. del muscolo br~chialt> ant<'riort>, fOI'matof'i in st•J!uito a lussa.zione pofill'l'Ìore del gomi to, l'A. port.a 1111 ron t rihnto pPrsonalP alln patog<>nc'si rli qut>Sta particolare' fo1·ma. di t1ssi lieazione l'l t>rotipif'a, 1?. qlJill<>, da Ile ossPn-azioni df'll'A. risulta. <•W>In•rsi fonrtam<'nta.lmt•ntl• . :<<•conòo h1 modalità proprie <lc>ll'os-\i fi<-a?.iotw d il'(•ttn. rn bas<' a qtt<'~to n•pprt o, l'A .. pur non c>sclud<·ndo in modo assoluto cb e (·Pllul<> com ph>tamen t~' cl i th•rrm,ia t<> i!Pl eonnctivo int<•rfas<'icolare dC' i mus<lOii pos:;nno, att.ra.v<'f"O f<•nomt'ni di meta)Jlasin., fl,('qui~:tare cara.ttE>re Pmbriona.l<• f' suc·c<•ssiYarnE>nt <' oric>ntame>nto t>volut.ivo ,·et·so il h•ssuto osl'\eo, mc:>ttc> in l'virll'nza la poi>sihilità d<•l pro<·<·sso di os:o:ilìr·a.ziont> rlir<>tta dPlle N•llu IC' connl'Hi vali a ca rattt•re ~>m hriona.IP. le q11ali in fun1.ionc di osteobla.sti r.ost i1ttis('ono lanwi!P os~w<> P si cliil'N<•nziano in <:C'llule osset•, fa.t.to C'lw non Sf'mln·a. N<St'l'(' linora f\JC'(·P r tato Hl'llo Rt.mlio fii qu(•st<' pa.rticolari rwoformazioni usf>f'l' Pnclomu~<·o htri. ( ,<• os~wn·azioni. <'lini<'ht· riport.ntl•, h::tpno fornit.o argomf'nto a riveder<' tutta la. part.(• riguarda.ntt• i r~na.tt.c>ri auAt.om<>·clinici, tra i qmili merita ricordo il Y«•r~o;anwnto c>matiro, chP si aocompfi$Zn a, quasi Sl'mprP a quc>stt\


RIYL'n'A DELLA STAMPA 1\lf;OICA ITALIANA ,E STRANIERA

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lesioni e che costit.uisce elemento di concorso alla formazion<' di depositi di calcio, che a loro volt.a ra.ppresentano il ma.terial<' rhe vhm(' fornito al giovane tessuto connetti vo nella sua defìniti va evoluzione o:-;sea. Pertanto l'A. distinguE' le semplici calcificazioni da t'mat.otna, ù allo vere e proprie ossificazioni. Completa l'argomento riE'saminando il valore dPi clati che l'indagine radiografica forni sce alla diagnostira. di tale forma morbosa e fa una minuta cri t.i<;a dei va.ri metodi cura ti vi, in rapporto s pecialmente ai risultati finora ottenuti rlall 'esperùmza cliuiea, 1-liacol traMa· mento incn1ento, che cr uento.

RmSTA DILLA STAMPA MIDICA ITALIANA ESTRANIERA "'.A

H. E. 'LTER. L · esa m~ radwlorricn dei coscntt1 e delle reclute nell'esercito .wizzero (Acta Radiologica, ottobre 1930). È not.o che nell'f-lsercito s vizzero da. va•·i nnni si pratica sn larjZtl scal>~ l'esame radiologico dei coscritti e delle reclute. Il \Valthet·, colonnello meùico della 5ù Di· visione -(Zllrigo) enumera i co;;picui vantaggi derivanti a lle rrrnndi uniti\ che nelle operazioni di leva e reclutamento I'Ìcorrorto t\ll'ausilio mrliologico in modo totnlitario. L'import.anza pratica di esso risiede pi'Ìncipalmente nel fatto che oo:sì è molto pitl facile e rapido fonnat·si un concett.o SLtllo stato dei polmoni che non col sussidio degli altri mezzi ordinari. Ciò ha molto valore dato il numer·o l'ileva.nte di inùividui che debbono essere giudicati in un tempo p or lo piì1 rist•·etto. L 'A. discute anche l'opinione assai diffu~ e riaffermntu recentemente dal Sahli in un periodico svizzero che la diagnostica fi;;ica. dei polmoni dia ,.;pes:.o maggio ri risultad dell'esame •·adioscopico e radiogrnRco. C'erto vi sono dt:i casi in cui rascoltazione degli apici dà un resultato che non si lnscia. cont.rolhtre radiologicamente. Ma che alte•·a.zioni risultanti alla percussione non ::si traduca•w in W l buon quadro radiologico non è dtenuto verosimile dall'A. Al cont.ml'io l'esame ra.diologico delle reclute ha posto va•·io volte in evi<lonw e:.h•:;e altem· ziotù che osservatori esperimentati non potevano dimostnll'o colln percussione. Ciò può accadere ed è accaduto non di melo in casi tll lesio•ù binpicali, specialmente forme indurative, per le ragioni ovvie clell'ussenza del critet·io diff(wenzinle nel Sltono comparativo; presuppost.o come ben s i COmjJre nde, l'indagine forzatamente rapida (60 individui per mattina). A suffragare l'importanza medica. e sociale rlell'e.'>t>me •·adiologico nell'esercito nella. sua totalità, l'A. ha elaborato numerose statistiche comprendemloci le a ltl·e divisioni dell'esercito svizze•·o dove l'esamo t·a·Jiologico non viene n.pplicttto in maniera. cosl integrale. Fino ad ora sono 3 le Divisioni nell'esercito svizz(wo che ricorwno in form •l diremo massiva. all'indagine radioJogica: 22 scuole d.i reclutamento d 11 esi\i dipendenti hanno nel periodo 1927-20 demmciato un caso di tube•·colosi; le :~2 scuole di reclut-amento invece dove non s i ricorre regolarment.e n que.~to metodo hnnno denunciato invece nelle stesso tempo 15 casi di tubercolosi polmonare. È import.a.nte in fine notat-e che uno studio del servizio svizzero pe•· le pens i.oni militari ha accertnto che la scuola di reclutamento dove s i è ri co•·,.;i al la sistemnt ica. indagine t·adiologica ha~tno in ~ene1·e CMi rli tubercolosi a~ volte in meno delle rimanenti. Fh:IITO(ilXCL


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.Rl \'ISTA DELLA Sl'AMPA ;\U:DI CA

K oHLF:R. -

Pieloym{ia per t'ia rettale (Zentralbla.tt fiir Chirmg ie, n. 37, 1930).

lTALl.A~A

E STRANlERA

L'A. pur· r·icnoscendo la superioriu\ della p ielografìa endovenosa per· l'ÌC· chez7.o. di ombre di contrast o e per la maggiore COl"tmw.a. dei reperti, pocihè il metodo endovenoso non può esser·e sempre con siderato del tutto innocuo, d opo aver accennato a suoi tentativi per ottenare pielografie per via orale, descrive un metodo d i pielografìa retta.Ie. Requisito e~;;;enzinl e della sosta.uza impiegata della pielografia per via t·ottlille o pe1· via orale, deve essere la. facile ~lubiJità. e l& sicura assorbibilità. della sostlmza. {!<ali organici d'iodo) attraverso il t ratto di tu bo gastrenterioo impiegato per Ja ricerco. I Sti li organici d'iodo sono q u asi pe1· niente o solo difficilmente assorbiti nello stomaco o n ell'inte,;t.ino tettue, menke che sono assorbiti per la massima porte dall' ultima tratta deLI'inte!<tino crasso. u n 'altra conti'OUldicazione all'uso di q uesti sali per- via orH io s i trova nel ratto che le soluzioni impiegate quando attraversano le an1<e dell'inte:::tiuo tenue co11 la. loro ombra dist·urbano. fiDo a cop1·h'e por· la massima parte, l'ilnmagine renale. Le modaliti\ ui tecn ica per la p ielografin rettale .;ono: due ore prima d ell'esame si pratica ttn lavaggio int-estina le . P er quest.a r·icerca, come del r<."Sto l'A. ne ravvisa la. n ecos.<:ità anche per la. pielo!,•'l'afia endovenosa, occorre uno speciale compre.->sore ureterale, consist,ente in una fMcia di gomma piir a mpia d elle ptueti anteriori dell'addome, fis,;ata con flue cin)!hie intoruo a ll'addome e portante nel m ezzo uJln for·mnzione a vescicn ela><tita che collegota con una d oppia pera da ins ufYiato•·e, s i può gonfhue fino ad esercit.ure tma conveniente compre;;sioue. Mezz'ora prima della priJ110 radiografia si iuietta il più in alto ch e si può n el retto, la soluzione preparata s ul moment,o ed addizionata di X-XV gocce di laudano, è preferibile che il m a la t.o re~'<ti a !'<edere. D opo mezz'o1·a s i' applica il compressore e s i fa la radiog1·afia con Potter·Bucki. Il compressore è ut.ile oltre ch e per effettuare il r·istagno ureterale, anche, al lato sinistro, p er impedire l'usct>A<;u, del liquido di contra.<.;to. Ma a nch e se questo risale fino alla flessura. colica lienale, l' immag ine rEmale n on n e risulta t mba ta.. Se occone, dopo un quarto d'ora dalla prima radiogra.fìa, se ne fa ~una seconda. Di solito con Ja compressione unilaterale si r endono visibili entrambi gli ureteri; se ciò n on si verifica si esegue la compre>;.-<ione verso l'alt.ro lato. In CM<O di deficiente funzionalitil. r·enale. l'interpretazione d ella ricercn piEIIOgrafica ò infonnatn a.gli stes.<>i principi come quando s i >!Ogue la vi.a endovenostl. La quantità di sostanza da. iniEittare (varia !'lecondo i varii preparati), è indicata dall'A. per quanto v i s ia da notare ch e - dato che la via rettale non assicura un assorbimento completo - a.nche un ecccs.<~o di sostanza non procura danno. In ogni caso, se un'ora, dopo l' iniezione ret.tale, non avendosi alcuna immagine pielo~rnfìca, si può supporre umt deficiente ftmzionaliti\ renale, è facile con un lavaggio in testina le aspo1·tan~ la massima pa•·te della so!'<t anza iniettata. Lo ~'<tesso A. il K ogler in collaborazione con lo Ziogler, in un articolo comparso nella rivista " Der C'hirurg • fase. n. 2 1, novembre 1\130, pag. 973, mette in luce: 1° I va ntaggi d ella pielografia per via r ettale, ricerca ch e può essere e.'<eguita senza. a lcun inconveniente anche in una. visiti! ambulatoria, cosa che non s i può fare per lo. pielografht enrloveno!<a; 20 L'inno0uità d i questa ricerca che dovrebbe sostituire la pielografia endovenosa in tutti i c11si nei quo.li si p\lÒ giudicare ch e, dato lo stato morboso, l'int r oduzione d'una gran de qu~~nt.ità d' iodo potrebbe r iuscii·e pericolosa (affezioni renali bilaterali, con cattiva funzionalità, st.ati tireotossici, tubercolosi avanzate). D u urnos r.


CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceul verba.ll pervenuti alla Direzione generale di san ità milita re dal 1° al 81 dicembre 1930:

BARI. - Maggiore medico GIOVANNI MJ.SITANO: Debolezze di costit·uzio11R. Bor,oot>A. - Coloru1ello medico Vrrrmuo SARTI: Ancora in tema di endocrinolor~ia . - Capitano medico F ILIPPO MAs.3A: A r!gressil1i chim.id e prevaknte aziot1il asfissia.nte usati nelt'ultinw, g·u erra ; avvelenamento da acido c-ianidrico e<l intossicazione da ossido di carbonio. - Capitano medico FILIPPO MASSA: Agg~essi.,i chimici di g~U!rra a p rrvalenle azione vescicatoria. ed aggressivi chimici initat~ti. - T enenti': medico ENzo DE l\IEO: Psicologiu e costitttzÌOIU!. - Sottotente medico MARINO ÙRTOLANI: Le moderne cognizioni intorno alla et·io-patogl'nl'si cll'l rachitismo e riproclt~-Zione spernnentale della malattia.. HRESC"tA. - - Colonnello medico ALBERTO FoRESTI : I.l nuovo elenco ,felle imperfezioni ecl infermità. Commumti e raffronti. - ~ottot enente medico HoDRIGO MALINn·:RNO: Variazioni volumetrichl' del sangt~-e circolante per effetto deU'ùJt.atnina. - Sottoteuent e medico MICHELE SARTJ:RANA: Comportam.f!nto del potere coayulanle del1Ja1l{/Ue nei distretti circolato-ri, 81Xle d·i lesioni chimrgiche. CHIETI. Maggiore medico Al-FONSO ANr:ELILLO: Alterazioni sintomatiche della pelle. - Sottotenente medico MARIO MASOARF.TTJ: Ghimulola ini-('Tstiziale ed imH'81o te8ticolare. - Sottotenente medico GuoLlF:LMO PAciFici: 111alaria estivo-a.utunnale e sua. pen~ictosità.

FIRENZE. Ln -oR::!IO. epatite.

Maggio•·e medico CoRl-.""ELlO Rrzzo: La poliomielite anter-iore acuta. Ca p itano medico RuooERO DE H rERONYML'3: Su di. Wl~ ca.so di

Tenente colonnello meclico MARIO ACCARDJ: La poliomielite ontl!'l·iore acuta. - MAjlgiore medico ANTONIO L OJACONO: I n qrwle re(Jione, del polmone ha inizio radiologicament~ la tubercolosi polmonare cronica. l\f.n.,\::!10. - Capitano medico l\Luuo CroYI:o~r: Splenomegalie primititv: c secondarie. L e leucemie. ~ APOLt. - Maggiore medico GIACINTO F ELZ&'II: La poliomiel'ite anterif)re a•·uta. PADOVA. - Maggiore medico GIUSEPPE BuoLTARI: Cttlllure dei te.ssuti - Sncchi em&rionari - P08ttiJJìli applicazioni pratiche. PALERMO. - Maggiore medico D oMENICO CERNIGLIA: La poliomielite anterùrre acuta. - Maggiore medico GIOACCHINO PASSALACQUA : La lotta cmtitubl!rcolare. PERGOlA. - Maggiore medico VINCENZO SL>~'API: Il sùuomo • clolore • nelle malatt·ie d eU'addome. ' .... ... . .......~ TORINO. - 1° C'apitano meqico "J?-<.icTno SANDULLI: L'dioterapt"a nella larinyite tubercolare. ·,· : 7~..,.., TnrESTE. - Maggiore medie~ E NRICO L o MBARDI: Diagnosi , pro(ilalJ8i e terapia della, malattia da siero. · ·· - :Maggiore medico LORENZO PELLEOJU.NO: La poliomielite ruueriore acuta. L'DL'<i'E.;;; 1° Capitano · ~jcq PASQU~INO SANTOLI: La poliamielite anteriore

:VI ESSINA . -

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NOTIZIE VI Congre110 internazìonale di medicina e farmacia militare ' L 'AJA -

(;Ief!.NO 1931

Da llo a.l 6 JZÌu~no p. v . av rà. luogo a l'Aje. il VI Congresso internazionale òi ·medicina e farmt~cia milit~tre. 1 temi ga nemli. po>;ti ttll'o rcline del gio rno, son o i seguenti: l" Rflclntt~mant.o, formazione e perfezionamento d ei medici e farmacisti m.ilitn.ri. (Relato ri : Pnes.i Bossi e Jugoslavia). 2'' P~ico nev rosi 1li {!uerm. C ii effetti immedil\t.i e lontani della guerra sul ;;i>;tem>t n 9rvoso d ei combattenti e d ei non combattenti. (Relatori: Francia e Stati U nH.i d ' Ameri c•t). 30 l pr·ocos1;.i eli emol'tn.si sul campo di batt.aglia. Stando.rdizznzione del materinJe di p rimi\ rrr·genztl e delle condizioni della su a. applicnzione. (Rel~ttori: Paesi B~<~.ssi e Jt uliu ). · 4<> PropM·•~z.i one e conser·v~<~.zione delle fiale d i m edictrmenti in uso nel ser vizio :>~tn it ario d o!o(li esere iti e d elle armat-e. (Relat.ori: P aesi Bassi e R omania). 5" l posturni dei tmwntLtismi di guerra dei den ti e del moscellare inferiore. (Relatori: Pne:<i Ua11.~i e Poloni a). I l Comitato ol'l:nnizzntore s i intere.~erà per g li alloggiamenti dei Congressisti, siA. t\ L\j>t.. :sia a :-h·heveningen. st.azione balneare dist.a.nte km. 3 da quella città, s it.uo.ht i 11 n n par·co met•a viglioso. 11 C:r>mit ,\t.o e"ecu t.ivo organizzerà per l a circostanza, sotto la presidenza del m erlico pr·incipale di t n clas.'<e De ne·Kamp, una. Esposizio ne storica dei servizi &Ulitar· i rle tre"3reit.o. d ella mn.r·ina e d ell'a.eronaut.ica, che comprenderà fotogr afie. docu m ~ nt,i Vt\ri. :'it.nunontari, materiale sanitario in genere, uniformi di ufficiA.li m ed i<'i. t'N!. P,w ogn i :<c·hiMiment o. rivo lgersi a lla Direzione tli sanit-à del corpo d 'armf\tll di Roma e a lla. Direzione del Gionwle rli mR{licirw rnUitare . Nomine e ricompense.

Il capit,ano m edico r go Reitano h a recentemente sostenu to brillantemente pre.c,.c;o ht H. l · ni versitit di Roma l'esame di li bera docenza in batteriologia ed in imt nuno lc.gia, coll!'1l'~IICtHlo il r elat.ivo diploma. Al mnggi<lt'e medico Antoni0 13a.,ile è stata conferita la meùaglia d'argento ttl merito dd la Croce Ros.-;a Italiana. p et l'attiva collaborazione svolta a favore dell':\.:<,.;ocia.,ione olia. Conferenza. diplomatica di C:inevra del 1929, aliA. XIV Con· foren za f nlcrnazionnle del la ( 't·oce Rossa a Jlruxclles e presso la Commissione per l1\ st,LLIIdurùi;-.za~.ion e dc>l materiale sanitnrio. Au:li egJ.Cgi cnllaborHt.o ri il Giornale di me~.licina m.ilitm·e esprime le più !<el1 ti te congrut.uln.zioui.

Diretrore responsabile: ARTURO CASARI);I, tenente colonnello medico (3lù:J:li2) -

RO~IA,

l \!30-IX -

ISTITUTO POLlORAFICO DELLO STATO -

G. C-


VII - S. S ALINARI. - lllsegnamenti dell'urti na guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 2" tempo. - l'refa7.iò ue dol p rof. R . ALEsSANDRr. - Un volum e di pagine 190 .. . .... . L. VIII - A. CASARTNI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un volume d i pagine 28 con 5 fìgnrè .. . ....... .. .... .. . . .. . . . . l IX - A . CASARtNI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume d i pag ine !l2 con 16 figure . . . .. .. . • . . .. . ..•..... . • X - N. R oDtNÒ. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volu me ù i pagine H .. . . .. .. . D X I - A. CASARINL - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un volume d i pag ine 232 con 97 figu re . . . .. . ....•.. . . .. . . .. . Xli - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volu me di p~t!.!ine 36. X III - S. SALINARt. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume d i pagine 250 . . . . ... . .. . . . . ... .. .... . l XIV - F. CACCIA e S. R wcr. - Le occlusioni intestinali (escluse le emie strozzate). - Un vol ume d i pagine 28 . .. . .•. ... . .. . ...... • XV - G. GRIXONI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloni&li. - Un volume d i pag ine 240 con :l car te googr1tlicho t X VI - S. SALTNARI. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pag ine 240 . . . .. . . .. .. . . . . . . . .. . . X VII - A. CASARINI. - Per le nozze di diamante del "Oiomale di medicina militare,.. - Un volu me ùi pagine 60 con !J figure . . .. • XVIII - B. P AL11HERI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volu mo di pag ine 72. XIX - G. i\'I.EMMO. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Gn volume di pngine 50 ... . .... .. .. ..•• . ... . .. ..... .• l XX - A. CASARINI. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. - Un volu me d i pagine 750 con 155 fig n.re . . .• .. . .. . ... . .. l X XI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratiftche nell'Esercito. - Studi e rioerohe (1927- 1929). - Un vol ume d i pa gine 126 . . • • .. . .. . . XXII - G. P rcco Ll. - Lesioni del midollo spinale per traumatismi in guerra. · - Un volume di pug. 90 con 19 figure . ... ..... .. . . • ... • . . » XXIII - ti:· CASARINl. - Proftli di chirurghi militari italiani. - Un v o lume di pag ine 80 con 23 fh;nre . .... . ....... . .. . ... .. . . .... . . X XIV - A. C ASAR.INI. - I pionieri italiani della Croce Ro.s sa - U n volu · m e di 80 pag. con 22 fì~ ure .. . ... . . . . . . ..... . . . ... . .. . . D XXV - U. U.AS'ltNIS - Il servizio militare e l'indirizzo costituzionalistico in biologia e patologia. - U n volume d i 11 2 p ngine . . .... .. ...... . . . •

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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINI. - La guerra di ogni giomo. Note pratiche di fisio par,o log ia e di igiene per le f orze arma te. U n v olume di pagine 360 con 106 figure- R oma, 1930 .... . . .. ...... . . ...... .. . . ...... .. .. . ...... . L. 20 A. CA.SARtNI. - Polonia e Italia - Un fascicolo di 20 pagine con 4 figu re. l 3A. CASARINI. - La c Signora dalla lampada • (Fiorcm;a N igh# rgale) - U n volwne di p o.g. 56 con 18 figure ........ . . . ... . . . . . .... .. . .. .. . 1A CASARINI. ~ La fatica nella vita militare. Memoria p remiata a l concorso Riberi, 1905 . Un volume d i pagine 330 con 6U figure. - R oma, 1908 l 12 A. CASAlUNL - Le malaW.e e gli infortuni nella vita milìtare. Memoria p remiata al concorso Riberi, 1906. - Un vo lume di pagine 402 con tavole grafiche e sta tistiche - R oma, 1908 .... . .. . .. . . . . . . .... . . 18 Cong!eSSO Internazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 1921). Relazioni ufficia li d el Corpo snnitario milita re italian o ... .... . . . 6D Cougreaso internazionale di medicina e farmacia militare. (R oma, 1923) Atti del Congresso, v ol. I . - Relazioni u fficia li. - Un v olume di pagine 416 con tre tavole . .. ... .. ..... . . .. .. . .. . . .. ....... . .. .• t 35 n Congresso internazion&le di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) . A t ti del Congresso, v ol . IL - Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume d i p agine 600 con 33 t avolo e l!l incisioni .• l 60 m Congrego Internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Congresso e comunicazioni. - U n volume di pagine 88. • 1IV Congresso internazionAle di medicina e farmacia militare. (Vn.rsavia, 1927) - U n volume d i pagine 116 con 4 figure . . .. ....... . . . .. . . » 8V Coogreao internazionale di medicina e farmacia militare. - (Londra. 192!l) Un volume di pagine 124 c on 19 fìgttre . .. . . . . .. . ......... . l 8-

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE : lto~U

- llinistero della Guerra, \'ia XX Settembre - RO!tiA

CO:'\"DIZI0:'\"1 DI ABBO:UJIE:'\"TO. l. Il Giomale di medicina militare ~l pubbUctt Il primo giorno di ciascun mese, fn rasck'olo di quattro fogli di starupa nl roeuo. 2. L 'nhbonamento ò ann uo o d.:corre dal 1• gennaio. 3. Il proz?.o d•·ll't>hbonamento è : Per l'Italia o Colonie ...... .... .. ...... .............. . ......... .. L. 82Per l'Estero ....... .. .... . ..... .... .... ... .. . . .. ..... .. ... . . .... . •M -

lo Unlin . .. .. .. .. .. .. .. .. ...... a ll'Estero......................... .

Un rnsclcolo sepnrnto costa ... •.... .

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11 SUI'Jllcrncot.o contenente l Ruoli di In ItaUn......... . . . . . . . . . . . . • l& an.tilmità ctct corpo ~anUario ml/l/rtrc all'Estero.. . . . . . . . . . . . . .. .. .. .. . • 18 · costn: 4. Per ~~~ uffidnll medici c ch imici farmaci~ U del R . esercito (In servi?.io at tivo , In posizione nUI!lllarin, dJ C(ootpiemento , delln. riserva cd n ripo•o> il pi'('ZZO dcil'abbonomeuto è r idotto a L. :t6 antlci1)ale eil Il prezzo dol supplc~~tento ò ridotto n Lire S p~r 1 soli abbonali. - No n !<! t.raamett ono r lcovutc por gll abbonamenti personali. 5. Non SI acccttnno rcc.lnno i trn.'ICOI ~l trenta giorni d nlla spedir.lono del nlornalo, cbe 8l 'lf · fet tua t egolnrmcut-o n~ primo di ogni mese. 'frascci'S<l tnle l~rmi no . l fa.«Cicoli richiesti vengono ape· diti, se d ispou.luiU , solo n pagamento. G. l signor'! nbboonti militari in clfcttf çltlt di servizio pa(l'heran no l'ìmporto daJI'nbbo nament o . per mezzo (\oi rlspottil'i comnnlil tll cor po o tllr(!Ziou• . -1 ··V · '?.. Por l ao ll ufficlnll med ici (d~II'Jo:S<:rc!L(\ e rielln Mn riDA). In qual unque posl1.ione si t ro'rlno e ·ammesso u q ABBONAMJ~NTO CUMULATIVO a l C:it>rnale di medicina milUare ed lllfll ..f1UtaU d( medlcit}« nat~ale e colo11iale al prezzo di L. 4!i a m me. S/ ... f li br nl si f:1. lo sconto del l O per cento, ma soltantc· per gli abbonamenti delle persone e degU enti non militari.

XOit!tiE PF.R LE PUBBLICAZIONI. t. l lavori ori~lnnll, le n CJtc. le rldstc - dnttliOflrafatl o rorlttJ a mano - devono e>cou pa re un solo Jato del fCM:Iio. O!'.<;ere nel t esto <letlnitivo t>P. t·arvt ..r. ed nccuratnmente corretti e rtvedotL d~U Autori. ~i rn specia le mccouutndll?.iono che quelli S<-rittl n . mnno e1auo ben leggi blU, per modo di evltnre Ofnll rlubblo di lntcrpr<·t~ zio nc. In NIBO contmrlo. In Direzione !Il vedr ebbe costretta n so· spenderne là pubhlicn1.iOIJO. l lnvor l l>re..-1 snr;J.nno p rc(t>r!U. Le opininni man!Cestnt.e dagll Autori n on lmpegun no la res ponRabilitll del pcr!odlco. :E victnta In r ipt·od uzlooe del lavori originali. 2. Por disporuzìone tl.;l Cooshrlio nnzloonle dello r lcerobe, l 'Autore devo unire aJ lavoro nn breve a ntorla.ssnnto (nou p i !l di l O r iglw) . 3. Salvo cusl cccczlonalf~sluù, In corrczlooe rlclle boz?.o st~rà f nttn dalla redazione anzlcbè dlllfiJ Atlt o ri. per non nncoiar c Il lavoro t ipoo;:r nf\co agli l.nevitnbiU ritllrdl postnJI. Le correzioni st r aor dinarie fntto dagli ~ utorl sn•·auuo loro at!deiJitntt:. 4. J,o spco;c pe r le tavolo lltogrnfkhc, fotogrnftcbc, ecc., che ac.()()m pagnassero le memorie sono o. carico clcgll Autol'l. Le tlgnre da riprodurre devono essere n itide, con lettere e diciture a 011rattcrl Kra •Hll e t ali che rl'""tino ben l~gibill dopo CYco~uaU riduzioni. L e blbUogratle lunghe BI· pubblicano solo negli estratti. 5. Gli 011tratti sonn di duo tipi: - Tipo .d) scnzn copertina e colla lmp!llflnatura e numer a· zlono del rascicu l<l. - 1 ipo B) con copertina stampatn, frontespizio, l.u>pnginatura e numerazione apooia lc. 6. Agli ~ut.ori Bnranno concessi grnt uitnmcntc 25 estratt i tipo ..f. - La rlrblcsta di estrat ti• In plb e quellu. di estratti tipo Il saranno a. enrico degli Autori sl<:ssl. 7. Il prcz1.o degli estratti, per gli Autori dello m emorie cbe li r lchlcdttoo, ~ regola to dali&

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l l'er ugnl centinalo n H re 200

160 170

80 120

Gli estratti mi110ri di u n toqlio si c.'OnlaM rome foqlio intero per le Mdit~anoni di 100 uti'CUti o meno.

Ptr rmclli che superano tm f f/Oi ifl. le Jrazi<mi in r.>iti , r11'- non tuperano il mezeo too!io, $1. co,..

tono come m•l<l, purcht però l'ortlina::ione Mn sia in/ed·.re a 50 copie. 8. I wuu•.scrittl non Rl r cRtituiscono.

(:3 1U;!:l'i':!) - RO)lA, 1!'\31)-{X - lSTll' t.. TO POL!GHA n CO DELLO STATO - O. O.


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1/.)'J Anno LXXIX· Fase. III MARZO 1931 - AN NO IX

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

Pubblicazione mensile


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MI NISTERO DELLA GUERRA (D IREZIONE GENERALE DI SANIT À MILITARE}

Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito : 1896-1907.

TELEFONI : 43-283 H. T. - 21-84 R. M.

SOMMARIO MEMORIE ORIQINALI :

M•talllrft. :-Importanza ollnirn e m edico -legale dell'eplle_•sin tardiva n el crn nlolesl di guerra . . . . . . . • . . • . . • . . • . . . . , .. . . • Otnl. - Sullo oondllr.ioni aanlt-arie del R. Esercito n el J92f. . . . . . • • . . . . . . . . •

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Pag. 120 161

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OAIUIITICA CLINICA: P'Ornl. Tetta. . ~.;.

S ullo rotlniti da a~ba!C liumcntp. . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . . . . • • Ln cura. de i tracoma con SRD.!;'UO di u cgro . . . • . . . . . . . . • . • . . . . •

Pag, 16S 171

NOTI! DI IGIEHI!: ,RATIOA :

Reltalll. -

L o zecche.• • • • . • • . . . . . . • . . . . . . i • • .

Pa\l. li-l

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA E STRANIERA . • . • • . . . . . • . . • . . OONFEREIIZE IO lENTI FIO HE D!aLI OSPEDALI MILITARI . • . . . • . . • . . • • • • • • l NOSTRI MORTI • • • • • • • . • • • • . • • • • . • • • . . . . . • • . . • . • • • • NOTIZIE . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . • • . . . . . • . • • • . . . . . . . • •

Pag. 181 186 18i 18S

PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITAR E PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DtREZfONlil

Ol>NERALE

DI

SANlTÀ

1\ULITARE

I - F. T EST r. - Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112 ..........•.....•• • • • ••.•.••• . • L. 7 II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-fisio!ogici di aviazione militare. - Un volume di pa ~ine 2311 con 46 figure e 2 tavole .. • . . . • 15 III - E. S ANTORO. - Ferite addominali di guerra - Prefazione del professore N. GrANNETTASLO. -Un volume di pagg. 400 con 38 fig. • 30I V - A. LusTIO·A. B usrnco. - • I gas di guerra • - Impiego ed et!etti - Provvedimenti e cura - Un volume di pagine 104 con 3 t avole miorog-rafiche a colori •......•.•.••.. . .•.•...• .•• • • 12 V - A. LusTro. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un vo· lume di pagine 32 con 21 figure ...... . ... . .... .• ••. . ••• • , 7VI - F. CAOOIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. D ALLA Vedova. - Un v olume di p agi ne 108 ..•..•..... •. ...•..•.••... . ••• • • _ . .. • 6-

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(Seq~ 3' pagina tkUa OOJH'rUn<J)


MEMORIE ORIGINALI ISTITUTO NEVROLOCICO VITTORIO EMANUELE 111 PRO FERITI CEREBRALI

CLINICA MALAniE NERVOSE E MENTALI - R. UNIVERSITÀ DI MILANO Direttore prof. CARLO BESTA

IMPORTANZA CLINICA E MEDICO-LE~ALE DELL'EPILESSIA TARDIVA NEI CRANIOLESI DI GUERRA per il dott. Mu.sumarra Nicolò, capitano medico, assistente militare

Che i traum:i del capo "{>OSSano produrre anche a distanza di tempo quella. ignota alterazione della corteccia cerebrale ch'è detta epilessia, è ormai un fatto di vecchia ed assai frequente esperienza. Non pertanto lo studio dell'epilessia tardiva consecutiva ai traumi del capo riportati dai militari in guerra mi è sembrato non scevro d 'interesse per considerazioni d 'indole clinica e per la grande importanza medicolegale che questa., forma. morbosa assume ogni qualvolta al perito vien posto il difficile problema, se essa. sia legata o no al pregresso trauma di guerra. Quale assistente militare dell'Istituto Nevrologico Vittorio Emanuele III, largamente attrezzato per la cura e lo studio dei feriti cerebrali di guerra., creato e diretto dal mio Maestro Prof. C. Besta, bo avuto agio di studi_a.re numerosi militari con lesioni del capo, chirurgicamente guarite e nei quali i disturbi epilettici sono comparsi dopo molto tempo dal trauma di guerra. L 'analisi minuziosa e precisa di questi feriti e del numeroso materiale clinico raccolto dal mio Maestro e da lui messo a mia disposizione, mi è valsa a procurarmi dei dati clinici molto importanti ed atti ad illuminare i vari problemi che si collegano all'epilessia traumatica tardiva. Nell'intento di eliminare la questione della. predisposizione, dei numerosi casi da me esaminati ho tenuto conto soltanto di quelli rappresentati da craniolesi normalmente costituiti ed immuni da ogni tara nevropatica. e psicopatica.

•*• Prima di passare alla descrizione della sintomatologia. che questi epilettici di- guerra presentano, desidero accennaJ'e brevemente ai criterii clinici e alle ricerche che mi sono stati di guida nello studio di essa. Per l'esatto apprezzamento dell'insieme dei disturbi presentati da. questo tipo di ammalati necessita un esame nevrologico minuto e pre, ciso in cui non deve mancare il sussidio di una serie di prove diagnostiche speciali le quali richiedono una larga esperienza di questi feriti ed un ambiente convenientemente attrezzato.


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IMPORTANZA CLINICA E MEDICO-LEGALE, ECO.

Per ciascun ferito è stata raccolta un'anamnesi accurata, avendo fermata la mia attenzione su tutte quelle notizie che comunque fossero state utili ad accertare le condizioni di salute di questi feriti . prima del trau- ' ma di guerra, a potere escludere ogni tara morbosa personale e amigliare ed infine a poter stabilire eventualmente un nesso tra i disturbi da essi presentati ed il trauma riportato in guerra. Il momento d'insorgen2ja ed il modo di evolversi della malattia sono stati oggetto di attento studio·e ciò allo scopo di meglio vagliare i disturbi di questi infermi Questo notiziario anamnestico è stato quindi completato da un esame nevrologico minuzioso e per quanto possibile esatto. La motilità, la sensibilità nelle sue varie forme, i riflessi superficiali e profondi, lo stato psichico di questi feriti sono stati accurata· mente esaminati coi metodi più fini di esame. • A tal fine mi sono anche giovato con vantaggio di quelle serie di prove felicemente preconizzate dal prof. Beata, le quali ci permettono di mettere in evidenza i più leggeri disturbi da lesione organica del siate. ma nervoso che in genere sfuggono coi comuni metodi di esame Intendo riferirmi a quelle prove atte a svelare tutti i più fini disordini della. direzione dei movimenti, della capacità di mantenere gli atteggiamenti volontari ad occhi bendat.i e della capacità motoria e funzionale dei singoli gruppi muscolari. Alcune di queste prove, usate comtmemente in questo Istituto, meritano di essere ricordate, anche percbè esse costituiscono un capitolo veramente nuovo della semeiotica e della fisiopatologia della corteccia cerebrale. Dirò innanzi tutto delle prove capaci di mettere in evidenza l'esistenza di disturbi nella direzione dei movimenti volontari e che sono caratteristici delle lesioni parietali pure e delle lesioni cerebellari. Tali prove variano a secondo della. parte del corpo che si voglia esaminare, cosicchè alcune prove sono ailatte per i movimenti del collo, altre per i movimenti del tronco e altre ancora per i movimenti degli arti, le quali ultime diversiftcano a secondo si tratti degli arti superiori ovvero degli arti inferiori. l. Per i movimenti del collo: s'mvita il paziente, che sta in piedi o seduto e col capo eretto, a toccare con la punta 9-el naso un oggetto (può servire il dito dell'osservatore), situato a circa trenta centimetri davanti al soggetto ed alquanto in basso e quindi lo stesso oggetto spostato di trenta centimetri dalla. linea mediana prima verso destra e poi verso sinistra. 11 paziente, eseguito il movimento, deve riportare il capo nella stessa posizione di prima. n movimento deve essere eseguito prima ad occhi aperti e poi ad occhi bendati, inoltre esso de-ve essere ritmico e lento. Mentre gli individui normali eseguono questi movimenti in maniera. sicura e regolare, in condizioni patologiche si osserva una deviazione a destra od a sinist.ra del capo del paziente. 2. Per i movimenti del tronco : il soggetto, stando in piedi colle braccia sollevate verticalmente, esegue ad occhi chiusi, movimenti di flessione e di estensione del tronco.


IMPORTANZA CLINICA E lfEDlCO-LE(:ALE• ECC.

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In condizioni patologiche, si può osservare che, durante il movimento di flessione, il tronco ruoti verso destra o verso sinistra e che il raddrizzamento non avvenga in maniera perfetta, rimanendo il tronco più o meno ruota.to rispetto al suo asse vertica.le. 3. Per gli arti superiori rispondono abbastanza bene le prove seguenti: a) la prova di Baranj modificata dal Besta la quale viene fat.ta eseguire nel seguente modo: il paziente, seduto in fa~ia all'osservatore coi due indici estesi e poggiati sulle sue ginocchia, d eve portare contemporaneamente e con movimento ritmico e lento i suoi due indici dalle ginocchia ai due indici dell'osservatore, tenuti orizzontalmente e simmetricamente 30-40 centimetri più in alto e riportarli quindi nella ste.ssa posizione di prima. l'fl't}-· ~ome . per le pro_ve pr~ceden_ti, anche. questa _Prova deve essere ~~~:~ esegmta pnma ad occhi apert1 e p01 ad occhi bendat1. ~ ...:;·.: In condizioni di malattia, si osserva che uno dei due indici devia in c-..:~.j direzione varia. Nelle lesioni parietali devia l'inruce controlaterale alla .:/\,:1\ lesione cerebrale; invece nelle lesioni cerebellali devia l'indice dello stesso~:<.tf- ~.,. ·. lato della lesione. G~ 1 ' •• La stessa prova può essere eseguita :l.nche in posizione eretta; inoltre '\~...'~ .T!·' :· ·:.::• essa può ancora essere modificata nel senso che i due indici del paziente, ·~>·: invece di percorrere una linea. vertica.le, debbano percorrere una linea \{~) obliqua verso l'interno o verso l'esterno, a secondo della posizione dei due indici dell'osservatore; b) il paziente deve toccarsi prima con l'indice d 'una mano e poi con l'inruce dell'altra mano la punta del naso, oppme il capezzolo omolate:rale, fermando il dito al punto al quale è arrivato. 4. Per gli arti inferiori. a) al soggetto in esame, prima ad occhi aperti e poi ad occhi chiUJsi, si faranno percorrere all'innanzi ed a ritroso 10-15 metri. In condizioni di malattia il paziente devia verso destra o verso sinistra; b) il soggetto, stando sul lett o in posizione supina, a gambe parallele, solleverà, prima a~ occhi aperti e poi ad occhi chiusi, un arto verticalmente fino a toccare con l'alluce la mano dell'osservatore, situata 35 centimetri al rusopra e poi deve riportare l'arto nella posizione di prima. La stessa prova può essere eseguita dai due arti sollevati contemporaneamente. Nella. prova ad occhi chiusi, in condizioni patologiche, tanto nel movimento di sollevamento che in quello di abbassamento, si osserva una. deviazione di uno degli arti, a secondo della sede d ella lesione cerebrale; c) serve pure la classica prova di tocca,re col tallone il ginocchio del lato opposto, fermandolo sul punto di arrivo. Detto cosi schematicamente delle più comuni prove che si devono usare per mette.re in evidenza i disturbi della direzione dei movimenti, riferirò brevemente su alcune altre prove capaci di rilevare i disturbi della capacità di mantenere gli atteggiamenti volontari degli arti ad occhi bendati e che sono auch'essi caratteristici delle lesioni del lobo parieta.le.

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Ili'IPORTA:-<ZA CLT::OOCA E MEDICO-LEGALE, ECC.

Un individuo normale. riesce a mantenere, anche per lungo tempo, ad occhi chiusi 1m determinato atteggiame.nto. Nei casi di lesione del lobo parietale in genere si osser va che l'ammalato non è più capace di mant-enere gli atteggiamenti volontari. Per scoprire un tale disturbo possiamo servirei delle prove seguenti : • a) s'invita il paziente di stare all'impiedi, ad occhi chimi, con le braccia accosta.te al tronco, colle avambra-ccia situate ad angolo retto sulle braccia e con il carpo e le dita delle ma.ni tenuti in istato di tensione antagonista. In casi di lesione parietale, può essere notato che il braccio controlaterale alla lesione si allontani alquanto dal tronco o si sposti alquanto all'innanzi o all'indietro, che l'avambraccio si iperfletta o si iperestenda, mentre compie un movimento di pronazione o di supinazione e che infine il carpo e le dita si fl ettano. b) s'invita il paziente, che sta all'impiedi ed a occhi chiusi, a tenere le braccia allargate ad angolo retto sul tronco, le avambraccia in posizione verticale e le palme delle mani con le dita divarica,te rivolte in avanti. ! ~' In condizioni di malattia si possono osservare mod.ifìcazioni di posizione a carico d'uno o di tutti i segmenti dell'arto controlaterale alla lesione cerebrale. Tali modifi.cazioni del primitivo atteggiamento, che sono il risultato d'un equilibrio dinamico diverso, non vengono percepiti daJ. soggetto e quindi sfuggono al suo controllo. Oon altre prove ancora possiamo riuscire a mettere in evidenza la diminuita capacità di misurare, di regolare e di controllare i movimenti volontari destinati a scopi determinati. In casi di lesione parietale se l'ammalato, in piedi, a occhi aperti e con le braccia accollate al tronco, fa un movimento energico di estensione delle avambraccia, ferm ando bruscament-e il movimento quando le avambraccia hanno raggiunto la. posizione di angolo retto con le bra.ccia, si osserva che l'avambraccio controlatera1e alla lesione va oltre il termine fissato. Lo stesso risultato si ottiene se dalla posizione di angolo r etto delle avambraecia sulle braccia si dice al paziente di flettere energicamente le avambraccia e di fermarle bntscamente prima che le mani tocchino le braccia. Non m'indugio di più nella descrizione di tutt-e le numerose prove descritte dal Besta per l'esame della funzione della regione parieta.le dell'uomo, poichè una descrizione completa di esse mi porterebbe lontano dall'oggetto del mio lavoro. Però desidero dire, con le parole dello stesso Aut-ore, che: i t'isu{tati

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co·mpZessivi d.elle diverse serie di p·rove descritte conco1·dano nel dimostra1·e che se la ?'egione parieta.le n01t ha funz·i oni m..otrici propriamente dette (queste s·pettano esclusivamente alla f-rontale ascendente ed al piede delle tre frontali), ha però i1nportanza fmtzionale grandissim.a q~tam-do si tratta di regolare, di coordinare e di t'C'Ilc1ere annonica.mente sinergic1te le cont-razioni (U muscoli o gnt.ppi · •twuscola1'Ì per t·endere i 1nm;imenti ad.atti allo scopo, (1ando loro, la misura, la forza , la cli1·ezione ed il. ?'itmo ?~eces sa rio.

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Dll'OrtTA:SZA CLINICA E ltJ::DICO- LF.U .... LJo:, E CC-

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Circa il meccanismo fisiopatologico dei disturbi accennati siamo ancora. nel campo delle ipotesi, però certamente i disturbi della sensibilità. profonda e il deficit del tono muscolare giocano in tale meccanismo un ruolo importante, mentre non si può escludere elle il lobo pa-rietale nell'uomo abbia per sò una influenza direttiva e regolatricc dei movimenti. Inoltre in questi lesionati del capo sono stati praticati l'esame fisicochimico del liquido cerebro-spinale, l~t pneumovcntricolografia. alla Bingel, la Wassermann nelliquor e nel sangue, l'esame vestibolare, l 'esame dell'occhio con speciale riguardo al fondo ed a.I campo visivo, ecc. :Sè sono state trascurate tutte quelle prove chimiche atte a-d esaltare ed a mettere in maggiore evidenza a.lcuni disturbi di questi ammalati. · A tal fine hanno corrisposto abbastanza b ene la piloca.rpina, l'a-drenalina e l'etere solforico, sost.anze queste capa-ci di esaltare i riflessi tendinei e periostei nelle lesioni corticali. Da questo rapido accenno ai metodi clinici adoperati si scorge facilmente con quanta cura si è cercato di identificare le sindromi obbiettive anche lievi in questi epilettici di guerra.

•*• L 'epilessia traumatica tardiva è polimorfa, ed essa può presentare tutte le possibili combinazioni, le quali non differiscono da quelle che si osservano negli epilettici comuni. Tut tavia in essa possiamo distinguere due gruppi. Un primo gruppo è rappresentato da quei casi in cui, dopo un lungo periodo di apparente guarigione dopo il trauma, la malattia esordisce con convulsioni epilettiche completamente sviluppate. Un secondo gruppo, più numeroso del primo ed in cui mancano le convulsioni epilettiche conclamate, è costituito da un quadro clinico polisintomatico ed incostante in cui le forme anomale e rudimentarie dell'accesso epilettico e gli stati epilettoidi vi sono largamente rappresentati sotto le forme le più varie. L 'andamento dei casi del primo gruppo è presso a. poco il seguente: al trauma n~lla maggior parte dei casi seguono perdita della co~cienza che può durar~ parecchi giorni o settimane e fenomeni plegici o paretici di grado diverso. Questi disturbi però in un forte numero di casi gradatamente scompaiono ed il ferito in capo ad una convalescenza relativamente rapida guarisce e può persino ritornare alle sue abituali occupazioni. Questo stato apparente di guarigione può durare anche degli anni, quando un giorno l'infermo, senza una causa apprezzabile e senza alcun periodo premonitorio, viene colto improvvisamente dal primo accesso convulsivo . .Al primo attacco epilettico, che può presentare una delle tante forme di cui è ricca la lunga gamma dell'epilessia, ne susseguono alt.ri più o meno lontani l 'uno dall'altro.


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IM,PORTANZA CLINICA E MEDICO-LEGALE, ECC.

Queste manifestazioni epilettiche comprese in questo primo gruppo non differiscono clinicamente e patogeneticamente dalle crisi epilettiche che insorgono nei feriti di guerra. subito dopo il. trauma. Esse pertanto fanno parte della grande famiglia dell'epilessia dei cra.niolesi di guerra. A questo punto devo dire che il Beata, dallo studio preciso e scrupoloso d'un numero veramente grande di epilettici di guerra, ha saputo trarre dei dati clinici di grande importanza e che rappresentano dei principii base per la conoscenza. di questa forma morbosa. Data l'importanza di tali dati e dato che essi hanno trovato piena conferma nei casi clinici da me studiati, desidero accennarne alcuni: l. Che le lesioni superficiali della. corteccia. provocano più fa.cil· mente gli accessi convulsivi che non le lesioni profonde con vasta perdita di sostanza cerebrale. 2. Che la capacità. epilottogena della corteccia è massima per le lesioni del polo frontale e che essa. diminuisce man mano che la lesione si avvicina alla part;e posteriore del cervello. 3. Che gli atta~chi epilettici in ogni cranioleso hanno un inizio ed un modo di svolgersi costanti e che essi non differiscono da quelli presentati dai comuni epilettici. · 4. Che ad ogni regione della corteccia cerebrale colpita corrisponde una forma epilettica costante. A nessuno può sfuggire l'importanza dei risultati clinici, testè enunciati, specialmente di quelli che si riferiscono al rapporto esistente tra il modo costante d 'insorgere e di svolgersi delle manifestazioni epilettiche e la sede della lesione corticale, ed io ritengo che sia particolarmente utile il sofferma.nni in una breve descrizione sul modo di svolgersi degli attacchi epilettici nelle lesioni delle diverse aree corticali. Nei feriti del polo frontale e cioè quell'area costit uita dalle tre circonvoluzionii fronta.li (escluso il loro piede che ha funzione motrice) e dalle circoncoluzioni orbitarie, si ha il tipico attacco dell'epilessia essenziale. In questi casi, l'attacco epilettico s'inizia senza fatti premonitorii, con perdita improvvisa e completa della coscienza, caduta brusca al suolo, cui possono o non, seguire manifestazioni motorie. Quando alla perdita della coscienza seguono fatti motorii, questi sono caratterizzati da una fase tonica generalizzata e simmetrica, alla quale segue una fase clouica pure essa generalizzata e poscia rilasciamento ge· nerale e sonno prolungato. , n m1mero e la gravità di queste manifestazioni motorie aumenta quanto phì la lesione è vicina alla frontale ascendente, cioè ai centri motori, mentre esse tendono ad assumere il caraUere emilaterale ed opposto alla lesione. In questi feriti sono assai frequenti gli eqtùvalenti di natura psichica: assenza, fughe, vcrbigerazionì incoscienti, scatti di furore, ecc. Inoltre il cosi detto temperamento epilettico è caratteristico di questi lesionati; essi difatti presenta,no grande instabilità dell'umore e del carattere, impulsività spesso violenta, periodi di depressione alternati da periodi d'intensa agitazione, diminuita resistenza a tutti i fattori tossici, ecc.


IMPORTANZA CLINICA E MEDICO-LEGALE, ECC.

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La. maniera. di presentarsi delle manifestazioni epilettiche in questi feriti del. polo frontale ci dice chiaramente che esse sono essenzialmente a. tipo psichico e che. in esse il fatto motorio è d'importanza secondaria.. Nelle lesioni pure della. zona. motrice, formata dalla. frontale ascendente ,e da.l piede delle tre frontali, si ha. la. classica. epilessia. Jackaonia.na. e cioè, con manifestazioni motorie tonico-clooiche che s'iniziano costantemente nei muscoli o nei territori muscolari che sono in rapporto con la sede della. lesione cerebrale per diffondersi prima. alla metà del corpo controla.terale alla. lesione e quindi all'altra metà del corpo. Nelle lesioni superficiali di questa. zona i fenomeni convulsivi si propagano da un muscolo all'altro con distribuzione radicolare, mentre in quelle più profonde i fatti tonici sono più estesi, comprendendo parecchi muscoli fin dall'inizio dell'attacco motorio. I muscoli paralizzati non prendono parte all'attacco convulsivo ed inoltre i feriti della zona motrice non perdono subito la coscienza, per cui essi assistono alla fase iniziale dell'attacco. N ei feriti con lesione dell'area sensi ti va, la quale comprende la pa.rietale ascendente, gli attacchi epilettici incominciano sempre con manifestazioni di tipo àensitivo (sensazioni anormali di formicolio, di dolore, di bruciore, ecc.), le quali vengono interrotte dalla comparsa di fatti motori. Tanto le manifestazioni sensitive che quelle motorie sono a tipo radicolare; esse, inoltre, banno come punto di partenza lo stesso gruppo muscolare il di cui centro motore corrisponde anatomicamente a quello sensitivo,- per cui, se in una lesione della parte inferiore della parietale ascendente i disturbi sensitivi sono comparsi nei muscoli della ~accia, in questi stessi muscoli si manifesteranno i fenomeni motori per poi estendersi ai territori muscolari vicini. Anche in questi feriti la perdita della coscienza è tardiva e cioè essa si presenta quando i fenomeni motor1 hanno invaso i muscoli della metà opposta del corpo. Nei lesiona.ti del lobulo pa.rietale, il quale, come più avanti è stato fatto cenno, presiede a funzioni sensitive di ordine superiore, quali la direzione dei movimenti e la capacità di mantenere gli atteggiamenti volontari, l'attacco epilettico è caratterizzato da sensazioni anormali di movimento, (senso di scuotimento o di spostamento d ' una parte del corpo che invece è ferma). Queste sensazioni possono rimanere isolate oppure può seguire ad esse un vero e proprio attacco motori o di tipo J acksoniano. N elle lesioni dell'area visiva, formata non solo dalla scissura calcarina, ma da tutto il polo occipitale, le manifestazioni epilettiche sono rare. Quando esse esist ono, incominciano sempre con disturbi sensoriali visivi di tipo elementare (sensazione di luce eccessiva o di oscuramento di tipo emiopico). L'aura visiva può restare isolata oppure può segtùre ad essa, perdita della coscienza con fatti motori controlaterali alla lesione e con deviazione coniugata degli occhi verso il lato opposto. In questi feriti dopo la crisi epilettica, per un certo tempo, rimane una diminuzione del visus a tipo emiopico.


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IMPORTA."'ZA CLISI CA E )IEDICO-LEGALE, ECC.

Infine nei feriti dell' area acustica, che comprende le tre circonvoluzioni temporali, gli attacchi epilettici sono estremamente rari. Se essi esistono, come in quelli dell'area visiva, sono preceduti da un'aura acustica caratterizzata da un disturbo sensoriale a{lustico di tipo elementare ((ragore assordante, fischi, ronzii molesti, ecc.), alla quale possono o non S{•guire la perdita della coscienza e fenomeni motorì per lo più coutrolatt>rali alla lesione. -, Quanto è stato detto sin qui, ~i riferisce agli attacchl epilettici delle lesioni pure delle diverse aree del mantello cerebrale; im·ece nelle lesioni che comprendono contemporaneamente zone corticali diverse, gli attacchl convulsivi possono insorgere con manifestazioni cliniche dell'una o dell'altra regione corticale colpita. Così ad esempio, nei casi di lesione contemporanea del lobo frontale e della zona motrice i fenomeni di tipo frontale si associano con quelli Jacksoniani, così che in essi l 'attacco s'inizia con perdita. brusca della coscienza cui seguono i fattori motori di tipo J a{lksoniano. In questi casi inoltre nei periodi intervallari si osservano manifestazioni di natura psichica, come quelle descritte nei feriti del lobo frontale. I ca.si che costituiscono il secondo gruppo sono molto più nwnerosi ecf' essi sono caratterizzati dal fatto che l 'accesso epilettico classico è sostituito dalle forme più diverse dell'accesso epilettico anomalo e rudiment-ario ovvero da stati epilettoidi. Il complesso di questi disturbi può talvolta rappresentare un periodo di • passaggio o di attesa per l'esplosione degli accessi epilettici concla.ma.ti ed allora esso a-ssume l'aspetto d'un periodo prodromico. P erò numerosissime volte questo periodo di sintomi vaghi e multiformi può rimanere tale per tutta la >ita dell'infermo senza che in lui compaiano le grandi crisi epilettiche. Come si vedrà più avanti, i disturbi presentati da questo secondo gruppo di feriti, non sono niente affatto meno gravi dell'epilessia completamente sviluppata ed essi inoltre costituiscono un problema assai importante dal punt-o di vista medico-lega.le. In questi feriti, accanto ad un gruppo di sintomi subbiettivi e spesso atopici esiste un altro gruppo di sinton:ù obbiettivi e localizzatori, i quali, per essere molto lievi, possono sfuggire ad 1lD esame affrettato e superfitiale. Tuttavia, se è possibile per il singolo caso rintra~iare nel complesso dei di ·turbi subbiettivi ed obbiettivi di questi feriti una delle tante forme anomale di epilessia od uno stato epilettoide, non è però possibile dall'insieme di questi disturbi delineare un quadro clinico costante. Ciò si spiega facilmt'nte se si considera che quasi sempre ogni cranioleso pre~entà un gruppo di sintomi a Rè, cht> se sono sufficienti a caratterizzare la forma di epilessia di cui egli è affetto, non sono certamt>nte tali da poterli estendere ad un gruppo esteso di feriti del cranio e quindi tali da poter giustificare un quadro clinico gt•m•rale. Da qui la necessità di doYcrci contentare per questi feriti di accennare ai sintomi principali e più costanti che, senza regola fistia, ora si presentano isolati, ora a~!;ociati.


IlllPOltTA:•<ZA CLINI CA E

MEDICO-L~~OAT,E,

ECC.

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Il decorso clinico di questi casi, in genere, presenta le seguenti caratteristiche. Al trauma, dopo i transitori distw·bi della coscienza e ai fatti più o meno gravi di paresi, che abbiamo visto nei casi del primo gruppo, segue. nn perio~o di apparente guarigione. A distanza di pochi mesi e talvolta di anni dal trauma di guerra, questi traumatizzati del capo cominciano· ad essere disturbati, ma non eccessivamente, da una cefalea relativamente poco intensa. Essa può presentarsi in punti diversi del capo; ora è localizzata al.la. fronte, ora al vertice, ora alle tempie; raramente si presenta a tipo emicranico, invece in un buon numero di casi, ad esr:;a si accompagna una iperestesia superficiale e a tipo nevralgico in corrispondenza della. cicatrice. Uno dei caratteri esr:;enziali di questa cefalea. è che essa si presenta. sotto forma di crisi, più o meno lontane e che si accentua. dopo ogni occupazione mentale o sotto l'impressione di forti emozioni o di fattori varii, come la. tosse, lo sta.rnuto, gli sforzi fisici, gli sposta.menti bruschi del corpo, ecc. Le crisi di cefalea, prima. leggere, grada.ta.mente diventano più intense e più vicine tanto da cpstituire infine una grave sofferenza per questi feriti. La cefalea di questi infermi è legata con molta probabilità a modificazioni momentanee della pressione del liquido cefalo-ra.chidiano, prodotte da turbe emodinamiche cortico-encefalicbe. Per lo più al disturbo cefalea si ac~ompagna. o segue, a breve soadenza di tempo, la comparsa. sa.ltuaria di fugaci vertigini. Questi infermi, mentre conversano tranquillamente, mentre camminano, mentre giocano, ecc., improvvisamente avvertono una nebbia. davanti agli occhi, una. sensazione di disquilibrio, un senso di mancamento. Però essi quasi sempre hanno ancora il tempo di evitare la caduta. brusca per terra, riuscendo ad a.ppoggiarsi a. qualche sostegno o sdraiandosi in qualche posto. Tali crisi vertiginose sono molto fugaci, poichè dura.no in media pochi secondi o pochi minuti e non sono quasi mai accompagnate da perdita. completa della coscienza, ma. solta.nto da. un grado più o meno forte di obnubilamento di essa. Esse inoltre abitualmente si presentano sotto la stessa forma nello stesso ferito; raramente sono a.ccompagnate da. leggeri fatti d'irritazione motoria più o meno estesi e che possono essere rappresentati da tremori, da contrazioni fibrillari, da lievi fenomeni paretici, da. contratture, da crampi, ecc. Questi leggeri disturbi d 'irrita.zione motoria rappresentano certa.m ente dei dati di molta importanza ai fini di stabilire la diagnosi di sede di queste lesioni cerebrali. In tali feriti i disturbi psichici non tardano ad apparire. Nel maggior numero di essi si nota uno stato più o meno accentuato d'inattività, di pigrizia, di torpore. Le funzioni psichiche, senza. essere gravemente compromesse, sono tuttavia rallentate.


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I:!IIPORTANZA CLINICA E MEDlQO-LEGALE, ECC.

La memoria dei fatti recenti, l'attenzione,_ la percezione, l'ideazione &Ono diminuite e più o meno compromesse. Questi feriti avverto}\o un senso di stanchezza e di sforzo per ogni lavoro intellettuale anche leggero. In essi inoltre gradatamente si stabilisce il cosidetto carattere epilettico. Individui prima gioviali, calmi, riflessivi, ordinati, diventano poco per volta ira.scibili, emotivi, disordinati, di cattivo umore con note spiccate di ipocondria. Nella maggioranza dei casi i disturbi psichici non raggiungono un alto grado di gravità, ciò non di meno si possono osservare anche delle forme gravi, specialmente in quei feriti che hanno ecceduto nell'uso di sost-anze alcooliche, nel fumare, ecc. L'aJ.cool, la. caffeina, la nicotina ed in genere tutti i fattori tossici anche in piccole quantità, sono maltollerati da questi infermi e generano quasi sempre un peggioramento dei loro disturbi. Devono essere ancora ben valutate tutte quelle manifestazioni sensoriali a tipo elementare di cui possono essere affetti un buon numero di questi infermi. Alcuni di questi infermi avvertono di tanto in tanto delle sensazioni anormali di movimento, come ad esempio: senso di scuotimento o di spostamento brusco d ' un arto o di tutta la persona che sono invece fermi. Tali sensazioni possono rimanere isolate cioè ad esse non segue perdita completa della coscienza, nè accessi convulsivi. Un tale tipo di disturbi deve richiamare la nostra attenzione su una assai probabile lesione del lobulo parietale. Altri ammalati invece con lesioni dell'area. visiva e cioè della scissura calcarina e del polo occipitale accusano soltanto manifestazioni sensoriali visive, come sensazione di luce eccessiva, abbagliamenti, senso di oscuramento della vista, ecc. Vi sono di quelli ancora con lesioni delle circonvoluzioni temporali che si la.mentano di manifestazioni sensoriali acustiche sgradevoli come ronzii molesti, rumori assordanti; fischi, ecc. In questi epilettici ed in quelli del primo gruppo esistono inoltre numerosi ed importanti sintomi obbiettivi, i quali molte volte sono lievi, per cui sono svelabili soltanto con i più fini metodi di esame. Così le funzioni della vita vegetativa di questi infermi, cbe di solito danno l'impressione di essere normali, ad un più attento esame presentano spesso una grande instabilità. Non è raro riscontrare in essi modificazioni della. pressione sanguigna e del numero dei battiti cardia-ci. Nè sono rare le crisi d'ipotermia e le turbe vasomotorie sotto forma di accessi di rossore o di pallore del viso. h1a ancora più interessanti sono i numerosi e fini disturbi del sistema nervoso che questi feriti, apparentemente sani, possono presentare. Con un esame nevrologico accurato si apprezzano in un buon numero di essi disturbi motori di cui gli stessi infermi non si sono mai accorti. Sono tutt'altro che rari i lievi fatti di paresi a carico di nno o più arti.

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IMPORTANZA CLIN ICA E MEDlCO-LEOALE, ECC.

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Un fatto da rilevare è che i disturbi motori di questi cra.niolesi per lo più si presentano sotto la forma di una assai lieve emiparesi controlaterale alla ferita cranica. Però non sono infrequenti le monoparesi, mentre assai più rare sono le forme di paraparesi per lesioni sincipitali. Può capitare ancora di osservare qma.lche caso di paresi omolaterale per una lesione da contraccolpo dell'emisfero opposto a quello direttamente colpito. Nè mancano in questi feriti, se convenientemente cercati, i disturbi del cammino caratterizzati da un'apdatura paretico-spastica o atassica, le alterazioni del tono muscolare sotto forma d'un aumento o d'un deficit di esso, a secondo della regione cranica colpita, tm'a.simmetria della reflettività. profonda la quale è sempre aumentata dal lato del corpo in cui esistono i disturbi" pa,retici. I riflessi superficiali in genere non presentano modifi.ca.zioni importanti; molto raro è il segno di Babinski Però in un discreto numero di casi p1.1ò essere rilevato, con le manovre di Babinski, di Oppenheim, di Beata un 1.ieve accenno di estensione a ventaglio delle dita di un piede; segno questo, che per quanto non abbia un significato netto come l'estensione dell'aJluce, non di meno non è certa· mente vuoto di significato clinico, poicbè esso sta sempre a dimostrare un risentimento della via piramida.le e cioè un r isentimento cerebrale. n riflesso rotuleo a tipo pendolare, espressione del diminuito tono muscolare, è spesso legato a lesioni della regione occipitale e p ertanto esso costituisce un dato clinico non trascura,bile per tal genere di lesione. Nè devono essere trascurati i fini disordini nella direzione dei movimenti che numerosi di questi feriti possono presentare. Gli studi del Baranj e del Besta hanno dimostrato 1il gran.de interesse clinico che hanno tali alterazioni nei craniolesi con lesioni parietali pure e con lesioni cerebellari. Le conclusioni cui è pervenuto il prof. Besta non lasciano alc111n dubbio sull'esistenza e l'importanza di esse. Pertanto nello studio dei craniolesi, da me esaminati, mi sono giovato con grande vantaggio delle interessanti prove eh 'Egli, fin dal 1918, propose per la ricerca di questo importante gruppo di disturbi. Tali prove, se accuratamente e metodicamente eseguite, :riescono quasi sempre a. mettere in evidenza. in questi craniolesi le più fini altera· zioni nella direzione dei movimenti, mentre permettono di localizza.re in ogni caso e in modo preciso la parte del corpo in cui <'Siste il difetto funzionale. Che tali ricerche siano di grande importanza lo dimostra anche il fatto che il difetto funzionale, ora accennato, può costituire il solo di· sturbo motorio consecutivo a le~ioni p~\rietali, senza dire ch'esso può essere ignorato d agli stessi infermi. ' In generale però ad esso si a-ccompagnano disturbi paretici piÙ! o meno gravi ed aumento dei riflessi tendinei e periostei. Inoltre dette alterazioni colpiscono il più delle volte la funzionalità dei due arti della stessa metà del corpo, raramente restano localizzate ad un arto o ad un segmento di arto e meno ancora a.l tronco e al collo.


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ll\IJ>ORTANZA C.Ul\10< E M.EDl.CO-LE:C:ALE, ECC.

\a qui ricordato che tale g<'nere di disturbi, pur non essendo esclusivi delle lesioni parietali e cerebellari, per le nostre conoscenze attuali, devono essere considerati ca.ratteristici per dette lesioni cerebrali. Queste alterazioni però per le due diverse sedi non hanno lo stesso signiticato clinico, non riconoscendo esse lo stesso meccanismo di produzione fi sico-patogt·netico. I disturbi nella direzione dei mo1imenti nei ca-si di lesione parietale sono di ordine puramentE~ sensi ti ..-o, cioè (•ssi sono il risultato d'un disturbo della. sensibilità profonda e precisamente della st>nsibilità di posizione degli arti, che in tali casi si estrinseca in una incapacità da parte del ferito a riprodurre a occhi bendati gli a.ttt>ggiamenti segmentarii. Gli stessi disturbi invece presentati dai feriti del cervelletto, oltr.e ad e8f>ere meno netti e precisi di quelli che si riscontrano nelle lesioni pariatali, sono dovuti ad un disturbo motorio e cioè ad ipotonia e ad una minore validità funzionale di determinati gruppi muscolari, per cui essi, non essendo legati ad alcun disturbo sensitivo, vengono ugualmente presentati da questi feriti, :lia che essi compiano dette prove ad occhi aperti on·ero bendati. Speciale interesse hanno ancora i disturbi della sensibilità di questi Jesionati di guerra. La sindrome sensit,iva. da essi presentata è a-ssai varia, di grado diverso e quasi sempre controlatera.le alla lesione cranica.. Essa, per lo più, è caratterizza t a da leggere parestesie di sede variabile, da gradi diversi di ipoestesia della sensibilità superficiale e profonda, da alterazioni del senso stereognostico e del senso di locafuzazione, da dist,urbi di mantenere ad oechi bendati gli atteggiamenti volontari dl'gli arti. Per lesioni di'ila cort-t>ccia pari.etale, si ha spesso emipoestesia controlatE'rale, con tendenza, al prt>donù'o od anche all'esdusiva localizzazione su~li arti o su uno solo di essi e con tendenza a crescere d'intensità da.Ua ra.d ice dell'arto verso la sua estremità. Per aJtro posf:ono essere osservate anche delle ipoestesie a. sede atipica con distribuzione pseudo-radicolarc. e pseudo-segm<'ntaria. I disturbi della capacità di mantenere ad occhi bendati gli atteggiamt>nti volontari degli arti hanno un va.lore clinico particolare, essendo essi caratteristici delle lesioni del lobo pariet,ale (Best<l>}. Esf:i, come è s.tato det.to più avanti, si accompagnano molte volte ai disturbi nella <lir<'zione dd moviml;'nti; tutta>ia possono anche presentcusi isolatamente. Perebè un tal tipo di alterazioni, spt'cie quando sono assai lie,;, pos a es:>ere sv<>lato, O<·corrono qul'lle sp<'ciali prove proposte da tempo dallo stt•sso prof. Be ta . C'irca il meccanismo tìsico-patogenetico di qnestP alterazioni, lo stesso Autore. che larganwnte si è occnp;lto dello studio di essE>, ritiene che le moditicazioni degli att<'{.rgiamenti ,-olontari in questi erauiolesi non siano in rnpporto eon un rila~<.:ÌlUlH'IltO o con una diminuita tensione di al· cuni muscoli o gruppi muscolari e quindi con fatti di paresi di questi, ma con una mt;>uo precisa co=-eitmza. che il ferito ila clt>ll'equilibrio dinamico ruuscolart>.

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l~!POBTANZA

CLINICA E MEDICO-LEGALI•:, ECC"-

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n trofismo muscolare di questi feriti in generale non è interessato. I disturbi trofici, che si riscontrano in pochi casi, sono quasi sempre poco accentuati ed essi ce-rtamente sono originati dalla immobilizzazione protratta della parte del corpo paretica o dai disturbi della sensibilità di cui è a.f fetta la maggior parte di questi malati. Fra i disturbi sensoriali occupano certamente il primo posto i disturbi oculari. Nella maggioranza dei casi di lesione occipita.le, subito dopo il trauma, si stabilisce una cecità completa, la quale molte volte è temporanea. Tale cecità- in genere, scompare dopo pochi giorni dal trauma, essa però può durare anche diversi mesi. Quando la funzione visiva ritorna, gli infermi quasi sempre non lamentano alcun disturbo a carico di e.c;sa e, se interrogati, rispondono categoricamente che la loro vista è normale. I nvece un esame accurato dell'acutezza visiva e del campo visivo per lo più mette in evidenza dei disturbi che altrimenti sarebbero rimasti ignorati. :Mentre l'acutezza visiva in generale o non presenta alcun disturbo o soltanto una leggera diminuzione, il campo visivo invece è quasi costantemente alterato. L 'alt-erazione consiste, il più delle volte, in una emianopsia omonima laterale. Questa forma è quella che di gran lunga si riscontra e per essa il lesionato non vede che gli oggetti situati da uno dei lati L'emianopsia omonima in tali casi è di origine corticale ed essa denota l 'esistenza di una lesione endocranica e cioè del lobo occipitale del lato opposto a quello in cui si verifica l'abolizione del virus: la lesione cioè è incrociata rispetto al campo temporale perduto. Le altre forme di emianopsia e cioè le forme che vanno sotto il nome di emianopsia eteronima., orizzontale superiore, orizzontale inferiore, a quadrante, binasale sono estremamente rare nei nostri feriti. Ciò che deve essere rilevato è il fatto che l'emianopsia. omonima laterale, oltre che nelle lesioni del lobo occipitale, può essere riscontrata., ma assai di rado, in lesioni di altri punti della corteccia cerebrale. I n tali casi molto probabilmente si tratta di lesioni da contraccolpo, che abbiano potuto ledere in uno o più punti le vie ottiche endocerebrali. Nei casi di lesione oceipitale sono frequenti anche gli sco tomi negativi che si manifestano sotto forma di lacune del campo visivo. Si hanno anche dei casi di lieve restringimento semplice bilaterale d el campo visivo, per lesioni di punti diversi del cervello e che sono di difficile interpretazione. L'udito di questi feriti può presentare una diminuzione funzionale di grado diverso. L'esame della funzione vestibolare spesso ci permette di mettere in evidenza o un'alterazione, ovvero una semplice irritazione la.birintica. n valore d'un tale apprezzamento diagnostico è evidente, rappresentando il labirinto non acustico un organo periferico per l'eqtùlibrio stat ico e dinamico del corpo.


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IMPORTANZA CLl.S1 CA E MEDICO-LEGALE, ECC.

N oi possiamo saggiare la funzionalità di detto organo, utilizzando nn suo prezioso rifie.'lso: il nistagmo. Questo sintomo può esistere spontaneamente, ma esso per lo più deve essere provocato con speciali artifici. TI Clivio, che in questo stesso Istituto ha praticato l'esame vestibolare a numerosi epilettici di guerra, è pervenuto a risultati interessanti, che credo utile accennare. Egli è riuscito sempre a dimostrare che nei frontali puri (ossia. senza. lesioni motorie) esiste un'eccitabilità maggiore dell'apparato vestibolare omola.terale alla. lesione cranica. e che invece nei feriti pa.rieto-occipitali la stessa modificazione si riscontra nell'apparato vestibolare controlaterale. I reperti sono stati uguali per le diverse prove adoperate; cosi che gli stessi risultati si sono avuti, usando la prova calorica di Ba.ranj , la prova di Kobrak e la prova galvanica. L a costanza di tali dati, secondo lo stesso Autore, non lasciano alcun dubbio circa la partecipazione dell'apparato vestibolare ai processi distrottivi della sostanza cerebrale. Però essi, per le cognizioni attuali, non sono ancora. tali da darci un'esat ta spiegazione circa il meccanismo patogenetico del disturbo labirintico che questi feriti presentano, nè sono tali da permetterei di stabilire quali siano le alterazioni anatomiche che un tal disturbo determinano. A questi quesiti attualmente lavora Io stesso Autore, il quale con nuovi studi e con ricerche sperimentali sugli animali, non dispera. di spiegare i punti rimasti insoluti di questo interessante problema. Ottimi servizi ci rende a.i fini diagnostici l'esame fisico-chimico del liquido cerebro-spinale di questi feriti. Questo importantissimo mezzo d 'inda-gine, che oggi, dopo un lungo periodo di tentennamenti, fa parte della pratica. neurologica ~orrente, non può essere omesso nello studio degli epilettici di guerra, senza non volerei privare d 'un aiuto veramente prezioso. In questi lesionati del capo le modificazioni fisico-chimiche del liquido cefalo-spinale sono frequentissime ed esse, sono certamente in rapporto con una. lesione organica del cervello. . La pressione è quasi sempre aumentata ed essa in media raggiunge i 40 centimetri cubi di acqua. A nessuno sfugge l'importanza. che una. tale modificazione ha in questi infermi. Molti autori, i quali non sono molto lontani dal vero, sostengono che molti dei disturbi subbiettivi di questi epilettici, come la cefalea, le crisi di vertigine, i ronzii anricolari, l'oscuramento momentaneo della. vista, le fugaci assenze, i diJ;turbi vaso-motorii ecc. siano legati ad un aumento della pressione cndocrouica, la quale, in numerosi ca-si, è determinat a da un aumento della pressione del liquido cefalo-rachidiano. Le reazioni globuliniche più comuni, quali la Nonne-Apelt, la Pandj, la. Weichbrodt, la Takata-Ara, in numerosi casi, danno una leggera positività che certamente deve essere messa in rapporto con un leggero stato infiammatorio meningo-encefalico.


IMPORTANZA CLINICA. E MEDICO-LEGALE, ECC.

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n dosaggio dell'albumina dà per lo più un leggero aumento. La citometria, premesso che il reperto fi.siologico del liquor nei nor• mali debba essere inferiore all'unità, in media nella. maggioranza dei casi si sono ottenuti 2-3 linfociti per millimetro cubo. n reperto dell'albumina e quello citologico, come si vede, sono paralleli a quello globulinico anche per ciò che si riferisce al loro significato clinico. · Se la radiografia del cranio ci rende certamente dei servizi importanti, permettendoci di scorgere l'esistenza di ispessimenti ossei cicatriziali, di zone di rarefa.zione della vitrea, di avvallamenti di questa lamina ossea, di schegge ossee o metalliche rimaste in sito, ecc., essa però non ci permette di apprezzare tutte quelle fine alterazioni, che in seguito ad un trauma cranico, . anche leggero, possono interessare la stessa sostanza cerebrale, le quali invece sono svelabili con una recente prova diagnostica di grande valore. Voglio dire della pneumo-ventricolografìa alla Bingel, la quale per lo studio di tutte le affezioni cerebrali costituisce un mezzo d'indagine di estrema importanza.

Essa tuttavia ancora non è entrata a far parte del bagaglio delle indagini comuni per inel!istenti pericoli che a questa prova alcuni autori attribuiscono. A sfatare l'esistenza d'infondati pericoli, desidero riferire che in questo Istituto il prof. Besta ba fatto praticare la pneumo-ventricolografìa a centinaia di ammaJati e di feriti di guerra, senza che il minimo • incidente si fosse mai verificato. TaJe prova è di tecnica assai semplice; essa difatti consiste, nel prelevare con la solita puntura alla Quincke dal canale racbideo, 30-35 centimetri c.ubi di liquido e nell'iniettare in esso con una comune siringa uguale volume di aria la quale va ad occupare i ventricoli laterali, distendendoli, come 'dimostrano chiaramente le radiografie del cranio praticate negli infermi che tale prova subiscono. Mentre nei normali si ha un uguale riempimento e quindi una uguale distensione dei due ventricoli laterali, nei casi di epilessia traumatica, poichè limito le mie osservazioni a questo solo gruppo di feriti, si mettono quasi sempre in evidenza. delle a.lterazioni cerebrali di molta. importanza. Questa prova, in molti di essi, ci svela l'esistenza di uno svasamento o di uno schiacciamento totale o parziale di uno, ovvero di entrambi i ventricoli laterali, oppure ci svela una irregolarità di forma di essi. Queste aJterazioni dimostrano in maniera indubbia la presenza di lesioni cerebrali localizzate, alle quali si deve attribuire la causa di molti dei disturbi nervosi presentati da questi traumatizzati del capo, mentre forniscono molte volte l'esatta indicazione d'un intervento operativo. A ciò si deve aggiungere che con tale prova talvolta. si riesce a scoprire delle alterazioni cerebrali di grado notevole, anche in quei fer:,iti i di cui disturbi sono minimi. Un maggiore valore diagnostico deriva a questa prova anche dal fatto che i casi di epilettici di guerra, che sono stati operati in questo Istituto, banno sempre dimostrato un'esatta corrispondenza dei risultati da essa. forniti con la sede anatomica della lesione cerebrale.


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IMPORTANZA CLINICA E liEDICo-LEGALE, ECC.

Dai grandi ~antaggi e dalla mancanza assoluta di pericoli che questa prova presenta è facile desumere come essa debba meritare una maggiore diffusione ed un più largo consenso da parte di chi s'interessa aJ delicati problemi di neurologia. Difatti a tale concetto sono state espressamente dirette le r ecenti comunicazioni che il prof. Besta ha fatt.o su questo importante mezzo diagnostico, nell'ultimo Congresso di radiologia medica tenuto a Torino .

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*** L'importanza medico-l('gale pensionistica di questa grave forma morhosa non ha bisogno di troppe parole p·er essere dimostrata. L 'epilessia è una malattia assai gra"e, poichè l'epilettico, oltre ad andare incontro lentamente ad un indebolimento psichico, egli è anche esposto a numerosi e gravissimi pericoli. Egli può essere colto d al male, mentre per motivi di lavoro, sta su ... impaleature o comunque su posti da cui è facile precipitare daJ.l'alto, con le gra>i consP.guenze che ciascuno può supporre. Durante l'attacco convulsivo è frequente la morsicatura della lingua con emorragie talYolta impom'nti, senza dire che la morte può avvenire per a,-;fissia da spasmo del diaframma. A questi gravi accidenti vanno ancora aggiunti i gravi fenomeni p sichici di cui la gran parte di questi malati sono affetti ed allora facilmente s'intui11ce come i pericoli e gli inconvenienti cui essi sono esposti siano più numerosi e più gravi di quelli ai quali a prima vista si possa pensare. n carattere epilettico di questi infermi ne fa degli individui antisocievoli, poicbè essi per eA:SMe violenti, facilmente irritabili, egoisti, incostanti, vengono riguardati come persone pericolose e poco desiderabili e come tali bussano im·ano alle porte della vita e del lavoro, perchè i posti dove la vita ed il lavoro fervono rima.ngono chiusi per questi pov('ri relitti di guerra, i quali condannati alla miseria, all'umiliazione, presi infine dalla spira del vizio, intossicati dall'alcool, dalla nicotina a poco a poco scendono tutti i gradini della scala che porta all'abbrutimento umano. Speciale riguardo meritano ancora quelle crisi psicopatiche che vanno sotto il nome di fatti preaccessuali e postaccessuali. Durante quesw crisi l 'inf('rmo, in uno stato di aberrazione epilettica con accer;si di violE>nta agitazione, corre senza meta, compie atti antisociali, fra-cassa tutto ciò che gli capita tra le mani, ovvero inveisce contro le persone sulle quali talvolta si scagtia, infierendo con colpi su colpi. Le ste se crisi sono piu frequenti in quegli epilettici che sono affetti d.a quella forma di epilessia detta larvaJa, la quale sE.'nza alcun dubbio, costi t ui!'ce la forma più grave dell'epilessia e che sfortunatamenw molt-e volte ril\contriamo negli epilettici di guerra. Gl' inf<'nni afiett·i da questa forma di epilessia, in uno stato di obnubilamE>nto dt'lla cosciE>nza compiono atti insensati di estrema gravità, eome incendi, violenze e i più efferati delitti.


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Un epilettico di guerra da me visitato, durante il sonno ha tentato per ben due volte di strangolare la moglie, senza che al suo risveglio avesse ric.ordato nulla del suo gesto violento. · Nè può essere dimenticato che questi ammalati, lasciati a se stessi, possono avere delle crisi di dipsomasia cioè l'impulso periodico ed irresistibile a bere smoderatamente con grave peggioramento dei loro disturbi per l'azione spiccatamente nociva che ha l'alcool sulle condizioni particolari di questi infermi. Da questa. breve e rapida esposizione dei maggiori e più frequenti inconvenienti e pericoli, cui per lo più è esposto l'epilettico, si scorge facilmente il perchè gli epilettici di guer:ra meritino ogni nostro riguardo ed il perchè ogni nostro sforzo debba essere rivolto verso il raggiungimento d' una giusta valutazione clinica dei loro disturbi, la quale ci deve servire di base per nn corrispondente ed equo trattamento medico-legale. Dal lato medico-legale pensionistico, dobbiamo subito rivolgerei una domanda. La diagnosi di epilessia può essere fatta al di fuori della constatazione degli accessi epilettici ' Le nostre più moderne conoscenze su questa malattia ed ii nostri mezzi attuali di indagine scienti.fìca ci autorizzano a rispondere affermativamente. Se c.osl non fosse noi ci troveremmo nell'impossibilità di pronnnziare una diagnosi di epilessia nei numerosi ca.si di forme rudimentarie dell'accesso epilettico, nei non meno numerosi casi di stati epilettoidi, iin quei soggetti con attacchi .convulsivi rarissimi o con attacchi convulsivi notturni, che possono essere ignorati dai familiari e talvolta dagli stessi infermi; il che equivarebbe a negare l'esistenza stessa di queste forme di epilessia, che ormai da nn pezzo sono acquisite alla c.onoscenza scientifica di questa forma morbosa. La diagnosi di epilessia. all'infuori degli at~acchi convulsivi completamente sviluppati ed al coperto di eventuali tentativi di simulazione si basa snlla perfetta c.onoscenza. della complessa e svariata sìntomatologia di questa malattia e delle singole forme dell'accesso epilettico, su una anamnesi per quanto più possibile esatta, la quale ci possa fornire una precisa descrizione déi disturbi lamentati da questi craniolesi ed infine, su un mìnuzioso ed accurato esame clinico, che ci permetta di apprezzare tutti quei fini segni obbiettivi che in generale si riscontrano in questi infermi ed ai qlllali più sopra è stato aceennato. Indubbiamente i fini disordini nella direzione dei movimenti e della capacità di mantenere ad occhi bendati gli atteggiamenti volontari, i disturbi del cammino, i lievi fenomeni plegici e paretici, l'asimmetria della reflettività profonda, la presenza di un accenno di estensione a ventaglio .delle dita d'un piede provocata con la manovra di Babinski, i disturbi anche leggeri della sensibilità superficiale e profonda, le alterazioni oculari caratterizzati da una emianopsia. laterale o da nn forte restringimento concentrico del campo visivo, l'apprezzamento d'un'ipoeccitabilità labi· rintica. o di disturbi della capacità uditiva, le assai frequenti modiftcazioni fisico-chimiche del liquido cefalo-spinale, i risultati importantissimi della pn~uventricologra.fia, ecc., costituisc.ono un complesso di sintomi tale da. 2 - Giornale eli medicina mi!ltaf"e.


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fMPOltTANZA CLIJio"l CA E MEDICO-LEO ALE, ECC.

poterei illuminare, volta a volta, la strada che conduce alla diagnosi di questa grave forma morbosa, anche in quei craniolesi di guerra con sindromi che ad un primo e superficiale esame possano sembrare puramente subbiettive, come quelle consistenti in cefalee, vertigini, disturbi vasomotori, leggere assenze, ecc., la di cui valutazione medico-lega.le non è invero delle più facili. ~fa la fatica del perito non cessa con l'aver stabilito la diagnosi di una delle tante forme di epilessia. Il problema medico-legale pensionistico di questi epilettici di guernt. è più complesso ed esso presenta altri aspetti non meno importanti. Si tratta innanzi tutto di stabilire quale tempo massimo può trascorrere dal trauma di guerra alla comparsa delle prime manifestazioni epilettiche. Su questo punto gli autori sono molto discordi. Vi sono di quelli che ammettono come limite m assimo un anno dopo il trauma di guerra; altri che assegnano invece limiti ph\ ampi. Il limite di un anno è assai breve, ed esso urta con quanto ci capita di osservare tutti i giorni. Fra i militari da me esaminati, questo limite oscilla fra un minimo di pochi mesi ed un massimo di molt.i anni, persino di 14 anni dopo il trauma. Ciò d 'altronde è conforme, con quanto molti altri autori osservarono in feriti del capo di altre guerre. Ad ogni modo da questi semplici dati bisogna dedurre che le nostre eonosceuze attuali non. ci pe.r mettono di stabilire in maniera precisa il tempo che intercorre tra trauma di guerra e comparsa del morbo epilettico ed intanto sarebbe veramente arbitrario e perciò non equo il voler fondare il nostro giudizio medico-legale su un punto così controverso. Un altro aspetto medico-legale pensionistico di ben maggiore importanza ed assai complesso è certamente costituito dal fatt,o di dover stabilire un rapporto sicuro fra il trauma di guerra ed i disturbi epilettici di questi lesionati. Per poter decidere su una tale intrigata questione occorre fare una minuziosa ed attenta disanima di numerosi elementi. S'indagherà intanto sull'esistenza di eventuali tare neuro-psicopatiche familiari e personali, sulle condizioni di salute dell'infermo prima del trauma di guerra e sulle sue stesse abitudini, aUo scopo di poter stabilire la sua entità fi sica. e psicbica e di poter escludere eventuali fattori tossici (alcool, nicotina, morfina, ecc.). . Con la scorta di notizie precise e degne di fede si esaminerà il momento d 'insorgenza della malattia ed il suo modo di evolvere e ciò al fine di potere accertare se la causa. trauma di guerra da sola sia stat.a capace di determinare l'epilessia o se assieme ad essa abbiano concorso alt ri fattori, come !orme morbose tossi-infettice larvate o disturbi emodinamici di origine cardio-vascolare, disindocrinica, ecc., ovvero ancora di poter stabilire qua nto nella determinazione del morbo epilettico spet ti al trauma di guerra e quanto all'eventuale coesistenza di cause morbose costituzionali o acquisite prima o dopo il trauma. stesso. A questo punto dobbia mo subito dire se l'event uale predisposizione di questi feriti a diventare epilettici o m<•glio l'esistenza d 'un terreno costituzion aln, sia veramente necessaria perchè il tra.mna di guerra dia origine a manifestazioni epilettiche.


IMPORTANZA CLIN I CA E .MEDICQ-LE(l ALE, ECC.

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Mentre alctmi autori sostE>ngono che perchè si det-ermini l'epilessia. in seguito a trauma del capo occorre sempre un terreno ccst.ituzionale, cioè è necessario che nel paziente esi ~tano tare ereditarie (lues, alcoolismo, morfinismo, ecc.), altri autori in ve( e ciò neg-ano. Se indubbiamente il terreno costituzionale favorisce la comparsa del morho epilettico nei trauma.t izzati del capo, però esso non è assolutamente necessario. D'altronde i numerosi casi di epilessia traumatica tardiva da me esaminati, sono costituiti da individui certamente immuni da tare ereditarie costituzionali. Ma se i risultati di una esatta valutazione di tutti questi fattori è utilissima e facilitano il còmpito medico-lega.le, essi però da soli non sono tali da. poter stabilire con tutta sicurezza un rapporto tra il trauma di guerra ed i disturbi di questi epilettici. Questi risultati devono essere completati e sostenuti da tutti quei dati obbiettivi che devono t'ssere rilevati con un esame nevrologico accurato. Quando in questi inferrrù la pneumoventricolografia mette in evidenza uno svasamento od una compressione di uno , ovvero di entrambi i ventricoli laterali, quando l'esame del campo visivo ci svela una forma grave di emianopsia, quando esiste un'asimmetria della refleUività profonda., ovvero esistono alterazioni nella direzione dei movimenti e della capacità di riprodurre gli atteggiamenti volontari:, quando l'esame del liquor ci dimostra un risentimento meningo-encefalico, quando l'esistenza di questi sintomi ci parla chiaramente per una indubbia. lesione della sostanza cerebrale e questi segni di lesione organica corrispondono alla regione cerebrale colpita, il rapporto tra trauma di guerra ed epilessia non può nè deve lasciare alcun dubbio. Fatta la diagnosi di epilessia, accertato il rapporto tra trauma di guerra e questa malattia, il perito in base ad una esatt.a valutazione di tutta la sintomat ologia presentata da questi craniolesi, deve ancora determinare l'entità. dei loro disturbi, dire se essi sono a.d esito definitivo, ovvero sono suscettibili di miglior!l.meuto o di peggioramento ed infine fissare il grado d 'incapacità lavorativa. Concludendo, la semplice discussione di alcuni soltanto dei principali elementi di confutazione ci dimostra quanto sia complessa e di.fficile la soluzione del problema medico-legale pensionistico di questi epilettici di guerra. Però bisogna convenire che tutte le difficoltà di questo problema non ci vietano di raggiungere ugualmente la soluzione. Ques~ difficoltà possono essere da noi superate, tutte le volte, che, liberi da ogni schematismo e da ogni prevenzione, a>ffidiamo la soluzione del problema medico-legale pensionistico di questi inferrni ad un esame nevrologico minuzioso e paziente, non omf>t,tendo le più moderne indagini scientifiche ed una cernita accurata di tutte qn<'ll<' notizie anamnt>Rtiche, che, a volta a volta possano illuminarci.

*** Detto dei metodi di efiame, riassunti i dati clinici pil1 importanti, che lo studio di un cent inaio di epil<'tt.ici di gnerra mi ba forniti, dato un rapido sguardo alla questione mcdico-lega,ie pensionif:tica di quest i ler;ionati, per


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IMPORTANZA CLINICA E r.tEDICO-Ll;:(IA):.E, ÈCC.

brevità e per non stare a ripetere dei casi clinici perfettamente somiglianti., mi limiterò a trascrivere sommariamente le storie cliniche soltanto di alcuni C!l'Si, che mi sono sembrati a.ssai dimostrativi, riportando per alcuni di essi le radiografie del capo eseguite dopo l'insuffiazione di aria nei ventricoli laterali col metodo di Bingel. OssERVAZIONE CLINICA

I. -

Ex militare G ... Giuseppe, olBSSe 1888.

Dati anamnestici. - Nell'anamnesi eredo-familie.re del paziente non vi sono fatti morbosi degni di rilievo, nè te.re neuro-psicopatiche. Anamnesi personale remote. negativa. È ammogliato con donna apparentemente sana, le. quale non ha avuto aborti. Un figlio vivente è sano. L'infermo fece parte della grande guerra. !1'29 ottobre 1915 fu ferito da una scheggia di granata alla regione frontale Rinistra. Ebbe perdita della coscienza. che riprese alcuni giorni dopo. Non ebbe fatti di paralisi, nè disturbi della parola. Sino al giugno dell'anno 1927 stette apparentement-e bene. N el giugno del 1927, mentre il paziente era in giro, durante una partita di caccia, venne colto all'improvviso da. perdita della coscenza e cadde, battendo violentemente la regione parietale destra. n pM.iente s'accorse di qualche cose. soltanto al risveglio, quando sentì vivo dolore alla spalla sinistra. Nella stessa giornata., dopo poche ore, ebbe un altro at.tacco della stessa gravità acoomp&gna.to da. morsicatura della. lingua. Da allora e.d oggi il paziente ha soffert<> sempre di atta'cchi convulsivi. Le convulsioni sarebbero precedute da grido e soppressione brusca delle. coscenza con fatti motori generalizzati. Nei periodi interva.llari soffre di manifestazioni di natura psichica sotto forma di BSSenze piuttosto lunghe (in medie. durano 20 minuti) e di vertigini mai seguite da fatti convulsivi. n paziente non sembra che presenti lacune mnemoniohe dei fatti passati, asserisce di aver ricordato sempre bene. Quanto eJla memoria dei fatti recenti, essa sarebbe piuttosto indebolita, sopratutto in rapporto ai periodi immediatamente consecutivi agli accessi. Non vi sono moditìcazioni del carattere, dell'ini. ziativa, della vivacità. m entale, ecc. Dati clinici. - Esame clinico generale negativo. Trofismo normale. Si osserva v.asta soluzione di continuo, avvallata, pulsante, in rapporto topo~co col seno frontale sinistro e con l'omonimo polo frontale. La soluz10ne di continuo è disposta con l'asse maggiore paraìlelo all'arcata orbitaria da cui dista centimetri tre e mezzo. Tale asse maggiore è di centimetri cinque, l'BSSe minore è di quattro centimetri. All'esame del sistema nervoso si mette in evidenza le. seguente sintoma· tologia: Motilità. - li paziente è sempre stato destrimane. Pupille lievemente e.nisocoriohe: S. <D. Deficit lit;!ve bilaterale della convergenza, rima palpebrale destra un pooo meno aperta della sinistra. Iridi reagenti agli stimoli luminosi ed alla aooomoda.zione. Stazione eretta possibile e normale. Il VII paio dei nervi cranici è lievemente ipotonico a destra nel distretto orale. Masticazione, deglutizione e linguaggio normali. Ipocinesia lieve di tutta la metà. de.<>tro. del corpo. Nella prova di arresto brusco degli arti superiori l'arto di destra sobbalza. Semibilità. - Nessun disturbo della sensibilità. superficiale nelle sue varie forme. Steregnosi e discriminazione tattile integre. Lieve alterazione della sensibilità profonda., per ciò che riguarda la direzione dei movimenti e la capacità. di me.nt.enere gli atteggiamenti volontari nelle. metà destre. del corpo. Ri/le88i. -Lieve asimmetria della refietti1ità. profonda per il prevalere dei riflessi del lato destro. Riflesso piantare in fie.'l.<>ione bilateralmente oon qualche accenno estensorie dell'alluce del piede destro. Riflessi addominali, corneale. nasale e faringeo presenti e normali. SENSI SPECIFICI:

ViBUS. - 10/ 10 in ambedue gli occhi. Campo visivo. - N orma le. Fondo OC1lla.re. - N ormalo;


llta'ORTANZA CLINICA E MEDICO-LEGALE, ECC .

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Udito. - Lieve ipoacusia a sinistra. Weber lateralizzato a destra. Rinne positivo-norma.le. La membrana timpanica. sinistra è atrofica con placche di calcificazioni ; Labirinto non aCUIItico. - Tpoeceit&.hilità bilaterale, ma più spiccata a destra; Gu8to. - Normale. Olfatto. - Normale. L 'esame del liquido cefalo·ra.chidia.no ha da.to i seguenti risultati: Pressione iniziale 40; terminale 24, dopo l'estrazione di cc. 35 di liquido limpido ed incolore e l'iniezione nel canale rachideo di cc. 30 di aria; pos itivita. marcata delle prove glo· buliniche di Pandj e del mastice e benzoino colloidale, lieve Jinfooitosi con 1,3 • linfociti per mmc. Negativa la reazione di Wa.ssermann nel liquore nel siero di sangue. Pneumoventriwlografìa. - La pneumoventricolografia ha messo in evidenza: l'aria è penetrata soltanto in parte nei ventricoli latera.Ji che si presentano ambe· due a.Jterati, sia per volume che per forma e contorni. Il volume è più ridotto in quello destro, dove i contorni sono irregolari e sfrangiati. Esiste inoltre una zona rotondeggiante, posta al davanti del cpmo anteriore in cui è ra.ccolta una lieve quantità di aria. DIARIO. TI 30 gennaio 1930 il paziente viene colto da un attacco epilettico che si è svolt-o nel modo seguente: grido iniziale e perdita improvvisa della coscenza alla quale sono seguiti scosse tonico-cloniche generalizzati; durante l'a.c. cesso convulsivo tutti i riflessi profondi sono piu evidenti a destra dove è anche accennato una inversione del riflesso piantare. Al risveglio il paziente nulla ricorda e fortemente spossato cade in un sonno profondo. ·

.

Questo caso clinico è abbastanza t ipico e dimostrativo, poichè esso corrisponde assai da. vicino al quadro sintomatologico presentato dagli epilettici appartenenti al primo gruppo, nei quali, come è stato detto, al trauma di guerra segue un periodo più o meno lungo di apparente guarigione (nel nostro ferito esso è stato di 9 anni), il quale improvvisamente viene interrotto dalla comparsa del primo attacco convulsivo completamente sviluppato. Gli accessi convulsivi inoltre in questo caso riproducono il tipico at· tacco delle lesioni pure del polo frontale caratterizzato da perdita. improvvisa. e completa della coscenza, da caduta. brusca al suolo, da fase tonica.-clonica genera.lizza.t.a, da mancanza. di segni premonitori e . dalla presenza di equivalenti psichici, sotto forma di assenze, nei periodi interva.lla.ri. Manca nel nostro ammalato un vero e proprio carattere epilettico. Un'altra considerazione da farsi è che i fatti obbiettivabili sono assai lievi rispetto alla. gravità dei disturbi presentati dal paziente, tuttavia essi, per quanto lievi, sono però sufficienti per fare ammettere una. lesione or· ga.nica del polo frontale sinistro. OssERVAZIONE CLINICA II. -

Capitano di complemento B ... sig. Aldo,

classe 1895.

Dati anamnutici. - Nell'anamnesi eredo-familia.re del paziente non vi sono fatti morbosi degni di rilievo, nè tare neuro-psicopo.tiche. Anamnesi pemona.Je re· mota negativa. E' ammogliato con donna apparentemente sana, la quale non ha avuto gravidanze. E ' sempre stato discreto fumatore, non bevitore. Il 21 agosto 1917, in seguito a. scoppio di granata, riportò ferite multiple alla regione fronto-parietale sinistra, alla. spalla, ed al braccio destro, al polso e alla mano sinistra, alla. coscia sinistra. ed alla. regione posteriore dell'emitora.ce sinistro. Appen~ ferito perdette la coscenza, che riprese dopo otto giorni. Ebbe com· plet& amne~ua, afasia ed agrafia.. Non ebbe fatti plegioi e paretici. Con una lunga


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UIPORTANZ.o\ CLINICA E ?lfF:DICQ-LEOALE, ECC.

e laboriosa rieducazione il patrimonio mnemonico distrutto potè venire solo in parte ricuperat-o; riacquistò bene dopo qualche anno l'uso della parola e della scrittura. L e sue condizioni migliorarono al punto dn poter ritornare alle sue abituali occupazioni di rappresentant-e. Dal novembre 1928 l'ammalato incominciò a soffrire di crisi convulsive gravi, con urlo iniziale, perdita improvvisa e totale della coscienza, caduta al suolo, roor:~o della lingua, i!Chiuma alla bocca, contrazioni tonico-cloniche interessanti particolarm ente la metà destra del corpo: crisi che losciano l'ammalato gravemente esaurito Questi episodi convulsivi si sono da allora ripetuti con frequenza sempre IDI\g· giore, nonostante un energico ed ininterrotto tratt-amento Redativo e vanno progressivamente a.ssumendo carattere di estrema gravità, come intensità. e durata. Anche le cr·isi di afasia e le brevi assenze, d i cui già. l'ammalato soffriva qualche tempo prima dalla comparsa degli accessi epilettici, in questi ultimi periodi sono diventate più numerose. Nel tempo stesso il Berrone ha notato una maggiore difficoltà. nell'uso della parola e frequenti inceppamenti e balbuzie. una labilità mnemoni<'a notevolissima, perturbazione del carattere, facile irascibilità ed emozionabilità, per cui si trova in ano sta.to continuo di agitazione. Dati clinici. - Esame clinico genera.le negativo. Trofìsmo normale. Alla regione frouto-parietale sinistra si nota una vasta cicatrice pulsante. Presenta inoltre perdita del carpo dell'arto s inistro superiore e cicatrici in piì.t parti del corpo chirurgicamente gunrite. All'esame del sistema nervoso si osserva la seguente sintomatologia: Motilitd. - Il paziente è stato sempre dest1·imo.ne. Pupille isocoriche, bene reagenti alla luce, alla convergenza ed all'accomodazione; lieve ipocinesia facciale destra, leggera deviazione della lingua verso destra. Motilità del capo, clel tronco e degli arti normale. Stazione eretta possibile e normale. Nessun di.sturbo del cammino. • Semibilità. - Zone di anestesia ed ipoestesia. per tutte le forme della. sen· sibilità superficiale alla mano ed all'avambraccio sinistr·o, pa.rticola.rmente sul territorio del nervo radiale; leggera alterazione della se11sibilità profonda nella metà destra. del corpo con lieve, ma cost.ante asimmetria ùi attitudine degli arti superiori nelle prove di posizione ad occhi chiusi. Ri/le.JJ8Ì. - Asimmetria dei riflessi tendinei piuttosto vivaci in toto, per pt-e· valenza di quelli del lato destro; riflessi addominali e crel"llasterici debolissimi; riflessi plantari in flessione bilateralment-e. SENSI SPECIFICI :

VisuB. - 10/ 10 in ambedue gli occhi. Campo viflivo. - Integro. llondo oculare. - Normale. Udito. - Ipoacu.'<ia bilate.r·ale. Weber lateralizzato a sinistra. Labirinto non llCU8tico. Notevole ipoeooitabilit-à. labi.rintica a destra. Gusto. -Normale. Olfatto. - Normale. EBarne del liquide cefalo-rachidiano. - L 'esame del liquido cefalo-rachidiano ha dato i seguenti repet·t,i: Nonne-Ape! t e Pandy negative; Weichbrod.t positi_va; albumina: 0,05 X 1000; benzoino colloidale: 000013331000000; mastice nega.ttvo; citometria. : 1,3 linfociti per mmc.; negativa la reazione di "Vassermann sulliquor e sul siero di sangue. Radiogra(ta cranica. - La radiografia cranica dopo iniezione di aria nei ventricoli laterali, ool metodo di Bingel, ha messo in evidenza oltre alla. perdita~ sostanza. ossea in corrispondenza. della ferita., un'enorme sfiancamento del ventriColo laterale dal lat-o della. ferita, particolarmente in corrisponden:r.a del polo fl'ontal?• il quale è stirato verso l'alto e verso l'est-erno quasi ad affiorare alla superficte cerebrale.

L 'ammalato di cui è stata ora trascritta la storia clinica, pur av<>ndo dei punti di contatto col caso precedente, se ne differenzia per certi dati clinici veramente tipici e che sono di particolare importanza. Il modo d'insorgére


IMPORTANZA OLINlOA E 1\LEDICO-LEGALE, ECC.

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e di svolgersi degli accessi epilettici nel nost.ro ammalato ci ricordano il tipo di attacco convulsivo che è stato descritto, quando si è parlato delle lesioni contemporanee del polo frontale e della zona motrice~ in cui le manifestazioni di tipo frontale si associano con i fatti motori di tipo ja<!ksoniauo. L 'attacco nel nostro caso insorge con -g rido iniziale, perdita improvvisa della coscienza, caduta brusca al suolo, cui seguono fatti motori che incominciano nella metà destra del corpo per poi generalizzarsi. Come p er le lesioni contemporanee del lobo frontale e della zona motrice nel nostro ferito nei periodi intervallari, si osservano assenze, crisi di afasia ed a volta ' anche fughe epilettiéhe; inoltre in lui è spicca.tissimo il temperamento epilettico con perturbazioni gravi del carattere e dell'umore. Un altro dato, che merita d'essere considerato, sono le crisi di afasia motoria, certamente in rapporto con una distruzione dell 'area di Broca (piede della terza frontale sinistra) ed i gravi disturbi di ordine psichico, che devono ·richiamare la nostra attenzione su una ph'l vasta lesione del polo frontale di sinistra. RadJogramma fig. 1. Ma un dato che mi è sembrato estremamente importante e dimostrativo è il risultato della. pneumoventricolografia. alla Bingel, la quale con la dimostrazione di un enorme sfiaucamento del ventricolo laterale sinistro, particolarmente in corrispondenza del polo frontale, mentre ci spiega in maniera indubbia tutta la sintomatologia presentata dal nostro invalido, ci dimostra in maniera altrettanto chiara, il rapporto che esiste fra questa e la sed e della lesione cerebrale (vedi radiogramma fig. 1). OssERVAZIONE CLINICA III.

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Ex militare R ... Carlo, da. Gorla Maggiore,

cl8886 1898.

Dati anamnutici. - Nell'anamnesi eredo-familiare del paziente non vi sono fatti morbosi degni di rilievo, nè tare neuro-psicopat.iche. È nato a. termine da. parto normale, ha avuto allatta.ment.o materno. Normali i primi atti fisiologici. Anamnesi remota. personale negativa. Nega. di aver contratto la. lue e le altre malattie yeneree. È modico bevitore e fumatore. È ammogliato con donna apparentemente sana, la quale non ha avuto gravidanze. n paziente ha preso parte alla grande guerra,


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IMPORTANZA CLINICA E MEDICO-LEGALE, ECC.

Nell'aprile dell'anno 1917, in combattimento, fu ferito alla testa da una sc.beg• gia. di gra.nata. Subito dopo la. ferita rimase per 40 giorni senza conoocenze.. In seguito a. detta. ferita fu colpito da. disturbi della parola. a. tipo disartrico e da tetraplegia. Detti disturbi persistettero piuttosto gravi per cuca tre mesi; dopo essi lentamente regredirono sino a scomparire quasi completamente, all'infuori di una lieve paresi dell'arto inferiore destro. Nel 1920 il paziente cominci& a soffrire di crisi di cefalea. a localizzazione frontale ., di fugaci vertigini, senza perdita della coscienza. T ali disturbi prima lievi a poco a. poco peggiorarono sino al punto da disturbare eccessivamente l'infermo. Da circa 3 anni saltuariamente (in media. ogni 2-3 mesi) ha oscuramento della. vista e senso di vertigine con tendenza a caduta. per terra. Egli però rie!ice, quasi sempre, ad evitare la caduta brusca al suolo, sdraiandosi in qual<:he posto, nella quale posizione rimane per pochi minuti, con lieve obnubilamento della coscienza e con tremore a larghe scosse alla gamba ·destra. Accusa inoltre diminuzione della memorie., cambiamento del carattere e dell' umore e formicolii all'arto inferiore destro.

Dati clinici. - Esame clinico generale negativo. In corrispondenza della regione fronto-parietale sinistra si not.a una vasta. cicatrice, avvallata., pulsante e fortemente aderente ai tessuti sottostanti. Il sensorio è libero. Si nota. un certo grado di rallentamento ideativo e di debolezza della attenzione volontaria. Umore indifferente, contegno normale, interesse all'ambiente piuttosto torpido. La memoria dei fatti recenti si mostra. alquanto indebolita. Trofìsmo normale. All'esame del sistema. nervoso si mette in evidenza la seguente sintomatologia. Motilitd. - Il paziente è sempre stato destrimane. Pupille isocoriche, reagenti alla luce, a.ccomoda.zione, convergenza. Nulla a carico dei muscoli roimici. La. lingua viene bene sporta dall'arcata. dentaria. Masticazione, deglutizione e linguaggio normali. Nulla a carico della motilità del collo e del tronco. Nessun disturbo nel cammino. Stazione eretta. possibile e normale. Ipocinesia nella metà destra del corpo; nella prova. di sollevamento contemporaneo tanto degli arti superiori che di quelli inferiori, l'arto di destra. viene alzato più lentamente e più faticosamente e lasciato ricadere prima. e più pesantemente del sinistro. Ser.,.,nbilitd. - Lieve ipoest.esia ta.ttile, termo-dolorifìca e profonda in tutta. la metà destre. del corpo con lievi alterazioni nella direzione del movimento e nell'attitudiue di mantenere gli atteggiamenti volontari degli arti ad occhi bendati nelle prove del Basta.

R i/le8$i. - Lieve asimmetria. dei riflessi tendinei per il preva.le1·e dei riflessi del lato destro del corpo. Riflesso piantare in flessione a sinistra e con accenno a ll'estensione dell'alluce a destre., che si mette in maggior evidenza. con la manovra di Schaeffer. Riflessi addominali piu esauribili a destra. RiBassi comeale, nasale e faringeo presenti e normali. SENSI SPECIFICI.

Vi$tt$. - 10/ 10 in ambedue gli occhi. Campo VÌ$it.-'O. - Lieve restringimento semplice bilaterale. FfJ'TI<W ocu.lare. - Normale. UdiW. - Lieve ipoa.cusie. a. sinistra. Labiri?uo non acu8tico. - Netta ipoeccitabilità. la.birintica e. destra. Gll$tO. - Normale. OljattQ. - Normale.

Esame del liquido cefalo-rachidiano. - L'esame del liquido cefalo-rachidiano ha dato i seguenti risultati: pressione iniziale 40; pressione terminale 34 dopo l 'estrazione di cc. 35 di liquido limpido incolore e l'iniezione nel canale ra.cbideo di cc. 30 di aria.; lieve positività delle reazioni di Nonne-Apelt, Pandy e del benzoino colloidale; albumine. 0,07 per mille; citometria: un linfocito per mmc.; negativa la. reazione di Wasserma.nu s ulliquor e sul siero di sangue. Radiografia cranica.. - La •radiografia cranica, dopo iniezione di aria nei ventricoli laterali col metodo di Bingel, he. messo in evidenza una lieve asimmetria dei ventricoli laterali, per dilatazione di quello di sinistra.


IMPORTANZA CLINICA E MEDICO-LEOALE, ECC.

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I disturbi presentati dall'invalido Rimoldi, sono i tipici disturbi che si riscontrano negli epilettici che costituiscono il secondo gruppo. n nostro paziente non presenta attacchi epilettici completamente sviluppati, ~ delle manifestazioni epilettiche rudimentarie, caratterizzate da oscuramento della vista, da senso di vertigine con tendenza alla. caduta al suolo che il paziente riesce ad evitare, da leggero obnubilamento della. coscenza e da lievi fatti di irritazione motoria sotto forma di scosse ampie all'arto inieriore destro. N el nostro ferito, pur mancando il tipico temperamento epilettico, esistono però dei dist.urbi che ricordano un tale temperamento, come la facile emotività., i lievi cambiamenti dell'umore, i brevi periodi di depressione alternati da periodi di lieve agitazione. Le sue funzioni psichiche, se non sono fortemente modificate, sono certamente ra.llen tate. Ma ciò che merita una maggiore considerazione è costituito dal fatto che il complesso dei disturbi vaghi a carattere epilettoide presentato dal nostro ammalaw è sostenuto ed avvalorato dai risultati dell'esame nevrologico. L'asimmetria della reflettività profonda, l'accenno di estensione dell'alluce del piede destro, i disturbi della sensibilità superficiale e della sensibilità profonda, le alterazioni nella direzione dei movimenti e nell'attitudine di mantenere gli atteggiamenti volontari, i lievi fatti di irritazione motoria all'arw inferiore destre;>, la lieve positività. delle prove globuliniche, lo svasamento del ventricolo laterale sinistro messo in evidenza. dalla pneumoventricologra.fia., ecc. costituiscono certamente un complesso di disturbi che, senza alcun dubbio, sono in rapporto con la lesione cerebrale di guerra e che spiegano esaurientemente la sindro~e subbiettiva. presentata dal nostro paziente. OSSERVAZIONE CLINICA IV.- Ex militare G ... T ... Giacomo, classe 1888. Dati anamnutici. - Gentilizio negativo. Nessuna. ereditarietà neuropsicopatica. Anamnesi personale remota negativa.. È ammogliato con donna. apparentemente sana. Ha. due figli che sono sani. La. moglie non ha. avuto aborti. NE!!a la lue e le altre malattie veneree. È modico fumatore e bevitore. Ha preso parte alla grande guerra.. Nel settembre del 1915, in combattimento, fu ferito alla tésta da una pal· lottola di fucile. Subito ebbe perdita della coscenze.. Si riprese dopo 24 ore. Eh~ p~ralisi completa degli arti inferiori, grave para.paresi degli arti superiori e al;>~h· uone della funzione visiva. Dopo qualche g~orno la vista ritornò. I fatti plegtct e paretici invece migliorarono gradatamente e lentamente sino a. )asciargli soltanto lieve paresi ne$li arti superiori e nell'arto inferiore di destra. e paresi di grado notevole nell'arto inferiore sinistro. Dopo circa. un anno dalla lesione celebrale incominciò ad avere lievi vertigini, inoltre incominciò a notare diminuzione della me· moria, mutamento del carattere, facile emotività., periodi di depressione psichica alternati. da periodi di lieve agitazione. Questi disturbi, a poco per volta, sono au· mentati e da circa due anni, al senso di vertigine. si a-ccompagna osow-amento della vista, lieve obnubilamento della coscienza con tendenza a caduta. al suolo che il paziente riesce ad evitare. Qualche volta invece al senso di vertigine segue immediatamente oecw-amento della vista e perdita completa della coscienza con caduta brusca per terra. e con convulsioni tonico-cloniche che insorgono nella metà destm del coryo e poi si diffondono all'altra m età. Le cri.;,i epilettiche in questi ultimi tempi, sono d1ventate più frequenti ed hanno assunto un carattere di maggiore gravità. Dali. clinici. - Esame clinico generale negativo. Lungo la. linea sa.gittale del ~po, ~PO!ltata di un centimetro verso destra ed a ero. 16 dalla glabella si nota una c1catnce mfoasata, pulsante, esito di una pregressa ferita di arma da. fuoco.


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li\Ll'ORTANZA CLINICA E :MEDICO-Ll!:ùALE, E CC .

L 'esame d el sistema n ervoso ha dato: .Motil·ità•. - Pupille isocori che, bene reagenti alla luce, alla. convergenza ed all'accomodazion e. Parosi grave all'arto inferiore d estro e paresi di grado notevolmente piil ~~:rave all'arto inferiore s inistro, dove ttttti i movimenti sono limitatissimi, specialmente in corrispondenza d el piede. La stazione eretta non è possibile; la. marcia è soltanto po!'<sibile con l'aiuto del bastone. Ipertonia muscolare agli arti iufe riot·i pn.rtil'olarmente in quello di sinistra. Paresi assai lieve all'arto superiore sinistro. SI!1Utibilit.à. - Ipoanestesin lieve n ella metà superiore del corpo per tutte le forme d ella sensibilità. superficiale; tale disturbo nelle parti pih basse del corpo man mano divent.fl. più grave sino a. raggiungere la forma di tma vera e propria anestesia in corrispondenza delle dita dei piedi e pat·t.icolarmente nel piede sinistro. Sensibilità. profonda gravemente comprome»sa negli arti inferiori. :-)enso stereognostico diEcretamente conservato. Notti disturbi d ella direzione dei movimenti e nella capacità di mantene1·e gli a.tte~iamenti volontari. Rifl essi. - Netta a.s:immetria della reflettivith profonda, la quale a s inistro è vivaciS$ima. Clotio della r otula e d el pied e di sinistn1. Rifl es~'>o piantare in flessione assai torpido bilnt.eralm ente. esso inoltre non s i compie in ma.nient normale nel piede sini;<tJ·o , in quant.ochè cou la manovt·a di Bnbinski non si ha flessione delle falangi delle dita, ma flessione in toto di queste. Tro{itm1.0. - Ipotrofìa muscolare rli grnrlo discreto agli arti inferiori e specialmente in quello di sinistra. SBl'SI SPECIFICI:

V·i sus. - Occhio destro ~ ; occhio sinistro ~~· Campo t·ùri?·o. - Integro. Fondo oculare. - Normale. Udito. - Lieve ipoacusit\ bilaterale. Labirinto non acu.atico. - N on:nale. Gusto. - Normale. Olfatto. - Normale. E,~ame del liqttido cefalo-rachidiano. L 'esame del liquido cefa~o-ra.chi­ diano ha dato i seguenti risultati: prer;sione iniziale 40; terminale 28 dopo l'estrazione di cc. 30 di aria; Jeggem positività delle prove globuJiniche: Nonne-Apelt, Pandy, benzoino colloidale; discreta linfocitosi con tre linfociti per mmc. Wasset·IQ61.nn negativa sul Jiquor e s ul siero di sangue.

Radiografia oraniw., - Ln radiografia cmnica dopo l'iniezione di ari!.\ nei ventricoli Jatenui col metodo di Bingel ha messo in evidenza: ambedue i ventricoli sono irre~olari; il det<tro (dal lato della le.'\ione t.raumatica. del parietale) presenta \m lieve o.pvinttimento d el contorno superiore nella sua parte mediana; il sinistro è invece regolare di forma e di contorno con un forte sva.samento verso l'alto della sua parte mediano-anteriore. Diario. - I l 20 aprile 1920 le condizioni dell' invalido, essendosi aggravate notevolmente, per quanto riguarda i fatti para.plegici, la frequenza e la gravità degli accessi convulsivi, indicarono l'intervento opet·ativo, che è F~tato eseguito dal chirurgo prof. L. Losio.

I ntervento operativo. - Ane>;tesia generale morfino-eterea. Incisione param ediana. Si scolln la gnlea ed il periostio, scoprendo i mat·gini dell.a breccia che sono molto spessi ed eburn ei. Si allarga la breccia, resega.ndo i bordi con la sgorbia e si crea tula perdit.a di sostttnza della ampiezza di una antica moneta da 5 lire, es.<>a. supera a s inistra la linea mediana ed espone il seno longitudinale. Nel centro della zona è evident.e un'ampia cicat.rice, densa, stellata., retratta. Si re>;ega questa cicatrice, intaccando lateralment-e la parete del seno che viene chiusa con sutura laternle. Allontanata la cicatrice. s i cade entro \ma cavit1\ cistica che occupa la faccia medialede ll'emisferoed il margine s uperiore corrispondente: la cavità ha l'ampiezza di una noce ed è sepimentata da esili !'etti: contiene liquido chiaro.


IMPORTANZA CLINI CA :E MEDICO-LEGALE, ECC.

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Si resegano i sepimenti e quelle piccole cicatrici retratte che s i affondano visiQilmente nella sostanza grigi~.\. Sulla breccia ossea si t rasporta un lembo d'innes to ricavato dalla tibia. D ecorso regolare. Si tolgono i punti in ottava gion11ata. 20 luglio 1930.- L'ammalato si trova tuttora ricoverato in questo Istituto. Dopo l'intervento chirurgico i fatti J;>legici sono rimasti invariati; il paziente è migliorato sensibilmente per quanto nguarda le manifestazioni epilettiche, le quali

sino a. oggi, non si sono pi~ ripresentaoo.

In questo caso clinico l'intervento operativo ci ha reso grandi servizi, poichè ·esso ci ha confermato i dati clinici dell'esame nevrologico e della pneumoventricolografia. La vasta cicatrice cerebrale che interessa certamente le parti più alte della frontale e della. parietale ascendenti di destra e la presenza della. cavità cistica della. grossezza di una noce che occupa la faccia mediale dell'emisfero destro ed il suo Illar· gine superiore, spiegano in maniera indubbia e completa il quadro sintomatologico presentato dal nostro ferito ed in particolar modo ciò che riguarda i fatti motori e sensitivi degli arti inferiori, il modo di insorgere e di svolgersi' dei fenomeni convulsivi, le alterazioni della direzione dei movimenti e della capacità di mantenere gli atteggiamenti volontari-; Radlogramnm fig. 2. come pure giustificano tutti i fatti reattivi, i quali sono di particolare importanza, perchè essi spiegano il peggioramento lento e progressivo del nostro ammalato. Questi ultimi fatti si comprendiono facilmente se si t ien conto che questi craniolesi, oltre ai fenomeni di focolaio, in rapport o con la lesione ct-~­ rebrale di guerra, presentano dei fenomeni r eattivi locali (nel caso nostro essi hanno det erminato la formazione di una grossa. ciste) che sopprimono la. funzionalità della sostanza. cerebrale sottostante rimasta illesa in un primo tempo e producono fenomeni irritat,ivi generali più o meno intensi, come le cefalee ostina.te, le vertigini, i distur.bi ·vasomotori, gli accessi epilettici, ecc.


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IMPORTANZA CLINI<CA E MEDICo-LEGALE, ECC. \

Tali conoscenze banno una grande importanza agli effetti della cura, poicbè in tali casi i fenomeni irritativi accennati, molte volte, .possono diminuire e qualche volta anche guarire co.n interventi operativi diretti ad asportare le cicatrici e le produzioni patologiche irritative ed a chiude~e 1 la breccia cranica. Merita ancora una speciale a,ttenzione il modo di evolvere della malattia nel nostro paziente. .All'inizio della malattia l'epilessia nel caso nostro, era rappresentata da, leggeri attacchi epilettici anomali e rudimentarii, come quelli che sono stati descritti, quando si è parlato degli epilettici che formano il secondo gruppo; solo più tardi e cioè, dopo questo periodo di passaggio costituito da sintomi vaghi, si manifestarono gli at.ta.ccbi epilettici completamente sviluppati. Gli epilettici di guerra da me esaminati e che presentano un tale decorso della malattia. sono piuttosto numerosi; fatto questo che mi autorizza a pensare che gli attacchi epilettici rudimentari e gli stati epilettoidi, pur potendo rimanere tali per tutta la vita di molti infermi, rappresentino in molti altri pazienti non delle manifestaziont epilettiche definitive, ma soltanto un periodo di attesa più o meno lungo dell'attacco epilettico completamente sviluppato. Prima di finire questa mia nota dèsidero ricordare che la pneumoventricolografia del nostro paziente ha dato dei risultati veramente evidenti ed istruttivi, i quali banno trovato pieno ·riscontro nell'atto operativo (vedi radiogramma fig. 2). Ex militare B . . . Luigi, classe 1888. Dati anamnestici. - Gentilizio negativo. Nessuna ta.ra. neuro-psicopatica Anamnesi personale remota. negativa.. Nega la lue e le altre malattie veneree. Non è ammogliato. Nel 1918 fu ferito da scheggia di granata. alla parte superiore della regione parieta.le destra. Cadde senza coscenza e si riprese dopo_ qualche ora, e.oc~.d~ dolore al capo, debolezza generale e confusione delle 1dee. Non ebbe diSturbi paretici. Nel 1922 il paziente a.Yrebbe cominciato a soffrire di accessi convulsivi che si manifestano con senso di vertigine, perdita. della coscienza, e con convulsioni tonico-cloniche che insorgono nella metà destra del corpo per poi propagarsi nell'altra metà.. Tali accessi epilettici compaiono con varia frequenza (uno al mese, uno alla settimana) talvolta sarebbero preceduti da grido. ~i, in questi ultimi tempi, si sono aggravati per frequenza ed intensità. L'ammalato i1:1 0ltre accusa diminuzione dell' udito a destra., debole:u.a della vista e debolezza mnemonica. Dati clinici. - Esame clinico generale negativo. Trofismo normale. L u ngo la linea. para.mediana del parieta.le di destra si nota una vasta. cicatrice avvallata. e pulsante. Sensorio libero. Risponde bene alle comuni domande, per quanto l'attenzione volontaria appaia piuttosto labile. Intelligenza mediocre. Contegno corretto. Affet-tivit-à. bene att.iv~hile. All'esame del siste~ nervoso si mette in evidenza la seguente sintomatologia.. Motilità. - Presenta ipocinesia di lieve grado ai due arti di destra, dov~ tutti i movimenti sono ben conserva.t.i, però essi sono piu astenici di quelli degli nrti di sinistra. Questa. differenza aumenta in vicinanza. dei periodi post-accessua~i. Sf_u· mature di ipotonia del VII nervo di destra, nel dist.retto orale. Arcata. pala.tina.he: vemente pitl hassa a destra. Masticaziono, degluti:r.ione e fonazione integre. J,tevt di9turbi nella direzione dci movimenti e nell'attitudine d1 mantenere gli atteggiaO sSERVAZIONE CLINICA V. -

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IMPORTANZA CLINI CA E MEDICù-LEOALE, ECC.

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menti volontari a destra. Autocontrollo, ad occhi chiu.'li, conservato. Stazione eretta possibile e normale. Deambulazione sicura e simmetrica. Se talvolta il cammino devia, ciò avviene verso il lato sinistro. Sensibilità. - •.<\Ilo stimolo ta.ttile e dolorifico il paziente asserisce di sent ire meno netta.mente in tutta la metà. destra del corpo, compreso il viso ed il cuoio capelluto. La sensibilità profonda. è ben conservata. Nessun disturbo della stereognosi. Ri!luai. - Riflesso corneo congiuntiva.le, nasale e faringeo presenti e normali. Riflessi rotulei ed achillei presenti e normali bilateralmente. Riflessi addominali normali. Con l'iniezione diagnostica di piloéa.rpina si ottiene una lieve, ma. netta asimmetria della refiettività profonda. di de::~tra, rispetto a quelli\ di sinistra.. dENSI SPECIFICI : V~us. -

1;4 occhio destro; 10/ 10 occhio sinistro; Campo 11isivo. - Integro. J!"'()11J}.o oculare. -

Normale. Udito. - Ipoa.cusia bilaterale ~di grado discreto, specialmente a destra. Labirinto non acustico.- Ipoeccita.bilità labirintica a destra. GU8to. - Normale. Olfatto. - Normale. Esame cklliquido cefalo-rachidiano. - L'e~ame del liquido cefalo-rachidiano mostra l'esistenza di lievi fenomeni infiammatori: pressione iniziale 42; terminale 27 dopo l'estrazione di cc. 25 di liquido limpido ed incolore e l'iniezione nel canale rachideo di cc. 25 di aria; lieve positività. delle prove globuliniche: Nonne-Apelt, Pandy, mastice; netta linfocitosi con qua.ttro linfaciti per mmc.; W assermaJln negativasulliquor e sul siero di sangue. Radiografia oranica. - La radiografia cranica dopo iniezione di a.ria nei ventricoli laterali col metodo di Bingel ba messo in evidenza l'aria ha riem~ito in par'te i ventricoli laterali ed in parte i solchi subdu· ra.li. Si nota un modico riempimento dei due ventricoli laterali, a contomi abbasta.nza netti, con un evidente e persistente sva.samento del ventricolo sinistro, sebbene di grado lieve. Soluzione di continuo regolare nella zona pa.rieta.le Radlogramma fig. 3. alta paramediana. di d&stra.

L'osservazione clinica., ora. riferita., ra.ppresentll. un caso tipico di lesione cerebrale da contraccolpo. n nostro paziente con una lesione cranica. dell'osso pa.rietale di destra, presenta un quadro sintoma.tologico omola.terale alla ferita. cranica e che


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DfPORTANZA CLIN ICA E MEDICO- LBOALE, ECC.

perta.nto deve essere messo in rapporto con una lesione dE>ll'emisfero cerebrale sinistro. Che la. lesione cerebrale nel nostro caso sia a sinistra, non può lasciare alcun dubbio, perchè, mentre i disturbi della sensibilità superficiale, l'a-simmetria della reflettività profonda, i fatti di paresi, i fenomeni motori d<'gli attacchi epilettici, le a-lterazioni della direzione e dell'attit udine dei JllOVimenti volontarì sono nettamente a carico della metà destra del corpo, la pneumoventricolografìa, contrariamente a quanto si osserva comunemente in tut.ti gli altri casi, mette in evidenza un netto e costante svasamento del ventricolo laterale del lato opposto alla sede del trauma cranico, fatto questo, che è certamente in rap-porto con l'esistenza d 'una lesione cerebrale di sinistra e che concorda perfettamente con i risultati dell'esame clinico. O SSER VAZIONE CLl:SICA VI. -

Rx militare C ... Nnzzareno, classe 1889,

celibe. Dati anamnesti-ci. - Nell'anamnesi eredo-faroiliare del paziente non ,·i sono fatti morbosi degn i di rilievo, nè ta,re neuro-psicopRtiche. Anamnesi pe1-sonale remota. negativa. Nega la lue e le a lt.re malattie veneree. È modico hevitore e fumatore. Nell'agost.o del 191 5, in combattimento, fu ferito da una scheggia di granata alla regioni! occipitale. Subito dopo la ferita ebbe perdita completa della coscenza, che riprese dopo 5 ore. Ebbe pare,c;i di grado discreto agli arti di destra e cecità completa. Non ebbe disturbi della parola. D opo qualche settimana la funzione visiva si riprist.inò, così a nche i disturbi della motilità. guarirono, ma un po' più tard l (due mefli dopo la ferita). È da circa un a nno cho il paziente soffre di brevi crisi di cefalea. a localizzazione fro n tale, di sonso d i v ertigine proceduto do. osc.uramonto della. vjsto. 'o con t.endenza tt caduta per terra, che l'infermo riusciva sempre ad evitarE!, perc})è_ non perdeva completamente la. coscienza, ma. aveva. so,ltan t.o un leggero ob1;1~~b.ila.J'!lento di essa. Il 12 gennaio corrente anno, men'tre il paziente pu.rlava tranquillamente con alcuni suoi /?arenti, a~ertì oscuramento d~lla vista seguitò s4bit.o da poche sco~<~e brusche dell arto super1ore destro e da perchta completa della éoscenza. con caduta al suolo. · ' Dette crisi epilettiche da aiJora si sono sempre presentate a_llo stesso modo, ma molto distanziate l'uno. dall'altra. ( 1-2 mesi): esse inoltre s i alteh1ano irregolarmente con manifestazioni di tipo rudiment.ario. · : · ·.: L 'a-mmalato inoltre, accusa diminuzione della forza 'muscolare nella met.à destra. del corpo. Asserisce di non aver avuto disturbi di o rdine psichico.

Dafti cli nici. - Esame clinico generale negat.ivo. Trofìsroo normale. Nel lato s inist-ro della regione occip itale si not,l!- una vasta cicatrice avvallata e pulsante. ~ensorio libero. Att.c~ione volontaria. jli'Onta. Intelligenza normale. Contegno corretto. Affettività bene o.tt.iv&hil~. Ali esame del sistema nervoso s i osserva la seguente s intomatologia. • 1"lotili.tà. - Il paziente e stato sempre destrimone. Pupille isocoriche, bene reagenti alla. luce, alla convergenz-a ed nll'accomodazione. Nis t.a.gmo laterale in ambedue p:Ii occhi, ma piìt evidente a des tra.. 1\fotilità. del capo, del tron()O e degli arti possibile e nor'ln11le. Si apprezzfl soltanto lieve ipoc inesia negli arti di destra. Stazione eretta poss ibile e normale. Nessun di!>turbo del cammino.

S en. sibiJ.ità. - N cs;;un disturbo della RE>nsibilità !>uperfìciale e profonda. P resentn. soltanto lieve alte razione della direzione dei movimenti negli art.i di s inistra. R i flessi. - 1 rifle;osi ro t.ule i sono vivaci bilnt.erolmente con qunlche prevale rl7.& a s inis t.ro.; e>~c;i inoltre sono a tipo spiccatamente pendolare, particolarmente


IMPORTANZA CLINICA E !II:EDIOO-LEC:ALE, ECC.

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a sinistra. Riflesso achilleo torpido a sinistra. Piantare in flessione bilateralmente, ma. m olto t-orpido a sinistra.. Riflessi addom inali presenti e normali. Riflessi corneale, nasale e faringeo normali. Vistu. - 18/t0 in ambedue gli occhi; Campo visivo. - Si apprezza restringimento bilaterale, a tipo emiopsico, esso è però molto più pronunziato nell'occhoo sinistro dove dal lato nasale la per· cezi one è quasi escl usivamente centrale. Nel lato temporale dell'occhio destro si apprezzano inoltre degli scotomi negativi. Fondo oculare. - Normale. Udito. Lieve ipocausia a sinistra. Labirinto non actutico. - I poeccitabiHtà di grado notevole a sinistra. G'UIJto. - Normale. Olfatto. - Normale. E8atne del liquido cefalo-rachidiano. - L'esame del liquido cefalo-rachidiano ba. dato i seguenti risultati : pressione iniziale 36; terminale 30 dopo l'estrazione di cc 40 di liquido limpido ed incolo ro e l'iniezione nel canale rachideo di cc. 30 di aria. Le prove globulin i che son o state negative. W a.ssermann nel liquor e nel siero di sangue negativa. Radiografia cranica. - L a. radiografia. era.· nica do.po l'iniziezione di a ria ne1 ventricoli latera li ha messo in evidenza: il ventricolo laterale sinistro (dal lato della. lesione) è irregolare di forma, ma netto nei con· torni ed è più dilatato di quello destro. Pre· senta poi un prolungamento del corno posteriore che raggiunge la soluzione di continuo dovuta al trauma di guerra. con la quale coRad logrnmma n. 4. munica.

L'osservazione clinica, che si riferisoo all'invalido Cattaui, ha un interesse clinico speciale, in quantocbè essa rappresenta uno di quei rari casi di epilessia di guerra in rapporto con una lesione della regione occipitale. L 'importanza di questo caso diventa ancora maggiora per il fatto che tutta la sintomatologia da esso presentat.a riproduce fedelmente i caratteri clinici d'un tal tipo di lesione. ll Cattani, dopo il trauma di glllerra, oltre ai temporanei disturbi della cosci~nza ed i lievi fatti di paresi degli arti di sinistra, ebbe cecità completa che durò soltanto pochi giorni. D'allora egli non ba più avvertito alcun disturbo visivo.


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I MPO:QTANZA CLINICA E MEDICQ-LEGALE, ECC.

Invece l'esame del campo visivo ha messo in evidenza una emianopsia omonima laterale più accentuata nell'occhio sinistro è la presenza di scotomi negativi nel lato temporale dell'occhio destro Un ta.l tipo di disturbo, como è stato detto più avanti, si ha nelle lesioni del lobo occipitale. ' Le manifestazioni epilettiche inoltro nel nostro malato, riproducono il tipico attacco convulsivo dello lesioni dell'area visiva; esse difatti incominciano con un'aura visiva sotto forma di oscuramento della vista, cui segue perdita della cosoonza e lievi fatti motori controlaterali alla lesione. Talvolta nel nostro ferito all'aura visisa non segue perdita della coscienza, ma soltanto un leggero obnubilamento di essa, cui si accompagna senso di vertigine. A prescindere dai dati clinici, testè riferiti, in questo caso il risultato della pneumoventricolografìa è d'una evidenza tale, che da solo basterebbe a far stabilire la diagnosi di lesione del lobo occipitale. Essa, oltre ad aver mosso in evidenza un forte svasamento del ventricolo laterale sinistro, ha mostrato che il corno posteriore di questo ventricolo comunica direttamente con la soluzione di continuo dovuta al trauma di guerra. n reperto veramente dimostrativo ed istruttivo di questa pneumoventricolografia, mi ha indotto a Tiportare due radiogrammi di essa; uno in sezione frontale (vedi radiogramma fig. 3) che dimostra lo svasamento del ventricolo laterale sinistro e l'altro in sezione laterale (vedi radiogramma. fig. 4) dove si può osservare ehe lo stesso ventricolo, oltre ad essere dilatato, è in comunicazione a mezzo del suo corno posteriore con un vasta soluzione di continuo della sostanza cerebrale del lobo occipitale. AUTORIASSUNTO. L'autore, dopo aver accennato ai criteri ed ai metodi clinici di esame seguiti nello studio di un centinaio di casi di epilessia tardiva consecutiva a. traumi di guerra., tratta della complessa e varia sintomatologia. di questa. malattia, ne fissa. i principali aspetti medico-legali e quindi riporta. alcune· osservazioni, cliniche molto dimostrative, di cui discute i dati clinici più salienti. Egli riesce cosi a dimostrare che in questi epilettici di guerra. accanto ad un gruppo di sintomi subbiettivi esiste un altro gruppo di sintomi obbiettivi, che molte volte, per essere assai lievi, sfuggono ad un esame nevrologico affrettato e che in ogni caso è possibile trovare la. soluzione del difficile problema medicolegale di questi relitti di guerra.

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MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ 1\tiL.lTA.RE -

Div. 2".

~Ullf (~ftDilmni ~AftiiAHif ·Dfl R. f~fR(II~ ftfl 1~l~ per il dott. Alfredo Corsi, ma.ggifJre medico

Sono in corso di stampa le relazioni medico-statistiche sulle condizioni sanitarie del R. Esercito negli anni 1921-1922, 1923-1924-1925 e 1926-1927; prossimamente sarà pubblicata anche quella sulle condizioni sanitarie nel 1928. Da quest'ultima sono tratte le notizie della presente nota,. .1l forbosità.

Nel1928, su una forza media presente di 242.111 uomini di truppa, rieoverarono negli stabilimenti di cura 166.478, dei quali 138.631 per malattia e 27.847 in osservazione. Dei 138,6:31 ammalati ricoverarono negli ospe dali militari 70.005, negli ospedali civili 7.152, nelle infermerie di corpo 61.474. Sicchè su 1000 uomini presenti 115 furono ricoverati nell'anno in osservazione e 573 in cura: di questi 289 negli ospedali militari, 30 negli ospedali civili e 25-1 nelle infermerie di corpo. Giornalmente, sempre su 1000 uomini presenti, 21 erano degenti negli stabilimenti sanitari per cura, o per osservazione, c propriamente 15 negli ospedali militari, 2 negli ospedali civili e 4 nelle infermerie di corpo. È chiaro, che il numero dei degenti è in rapporto, oltre che col numero degli entrati giornalmente, con la durata media della degenza di ogni malato, che nell'anno in esame fu di 17 giorni negli ospedali militari per gli individui in cura (di 4 per quelli in osservazione), di 20 negli ospedali civili e di 6 nelle infermerie di corpo. Cause piò. frequenti della morbosità furono i leggieri stati di malessere generale (251,8 per 1000 ammalati), ai quali si possono riunire le malattie infettive di breve durata (30,4) ed il reumatismo muscolare (21,2); seguono, a grande distan za, il catarro bronchiale a.cuto (83,4), i catarri gastro-enter ici (78,0), le malattie della pelle e del tessuto cellulare (77,4), le malattie della bocca e delle fauci (77,3) e le lesioni violente accidentali (68,6). Tra le altre malattie dell'apparato respiratorio predominaxono le broncopolmoniti, le polmoniti e le pleuropolmoniti (complessivamente 11,6) e le pleuriti (9,6); dell'apparato digerente le ernie viscerali (6,2) e le appendiciti, periappendiciti e peritoniti (3,9). Vanno anche segnalato: la febbre tifoidea (3,7); il morbillo (7,2) e la scarlattina (0,4); la difterite (0,1), l'influenza (24,6), la parotite epidemica (18,9), la dissenteria (0,1); l'eresipela (1,3); la blenorragia (28,3), l'ulcera venerea (8,0) e la sifilide (8,0); la malaria (12,3); 8 - Giornale di medicina milita-re.


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SULLE CONDIZIONI SAN"ITARIE DEL B. ESERCITO NEL 1928

il reumatismo articolare a~uto (6,8); la tubercolosi dell'apparato, respirato-

rio o generalizzata (2,4), degli altri organi (2,4), sospetta (3,5). Le malattie dell'oec;hìo raggiunsero la proporzione di 14,9, dell'orecchio di 22,6, del naso e dei seni di 8,3. La rnorbosità fu minima nella divisione militare di Pola (392 su 1000 presenti), mas~ima in quella di Napoli (800). Delle altre divisioni ebbero un numero proporzionale di ammalati superiore alla media (573) quelle di Verona (687) , Bologna (674), Chieti (664), Torino (661), Firenze (661), Piacenza (641), Salerno (641), Ancona (623), Messina (614), Livorno (606), Bari (602), Alessandria (580); inferiore alla media quelle di Genova (399), Bolzano (430), Novara (449), Palermo (475), Brescia (494), Catanzaro (495), Cagliari (497), Padova (500), Udine (509), Gorizia (509), Ravenna (526), Cuneo (537), Roma (546), P erngia (551), Milano (557), Trieste (567). Helativamente alle armi o corpi la morbosità più alta si ebbe nelle compagnie di sanità (734 su 1000 presenti). Seguono i granatieri (716), l'artiglieria leggera (708), i bersaglieri (703), la cavalleria (701), gli allievi carabinieri (674), il genio (650), la fanteria (648) e i trasporti (646). Molto bassa invece (207) fu nei carabinieri e inferiore alla media (573) anche nelle compagnie di sussistenza (523), nei carri armati (540), nelle compagnie di disciplina (542), negli alpini (547) e nell'artiglieria pesante (572). La scarsa morbosità, che risulta per i carabinieri, in parte è reale ed in dipendenza della maggiore età, del ma,ggior numero di anni di servizio e quindi del maggior grado di allenamento; in parte, però, dipend>e dal fatto che un buon numero di essi viene curato nella caserme e non figura in gen erale nelle rilevazioni statistiche. ' In quanto alla distribuzione per mesi dei casi di malattia nell'Esercito, gli ultimi (ottobre, novembre e dicembre) furono i più favoriti dell'anno con una proporzione di l , l al giorno per 1000 della forza presente. La proporzione più ehwata si ebbe nel maggio (2,2) in coincidenza con l ' arrivo delle reclute alle a,rmi; elevata fu pure nel luglio (2,0) e nel marzo (1,9). Causa predominante dell'aumento della morbosità furono le malattie di lieve entità e .prima di tutte i leggieri stati di malessere generale.

Mortalità. \

Il numero complessivo dei morti nell'anno fu 810: 3,3 per 1000 di forza. media prf'se.nte. Negli ospedali militari morirono 473 (6,76sn'l000 ricoverati), negli ospedali civili 196 (27,40) e nelle infermerie di corpo 4 (0,07); fuori dei luoghi di cura, presentii al corpo 102, presso le famiglie durante la licenza 35 (9 in licenza breve, 6 in Jicenza ordinaria o straordinaria, 13 in licenza di conv~~Lescenza per La malattia che causò la morte, 7 in licenza di convalescenza per altra malattia). Vi è una cosi notevole differenza eli mortalità tra i ricoverati nei diversi luoghi di cura, p erchè i militari affet.ti da malattie gravi e mort:~li, che eccezionalmente ricoverano nelle infermerie di corpo, costituiscono sul complesso dei ricoverati una percentuale maggiore per gli ospedali civili che per gli osp~lali militari: in questi, infatti ricoverano ammalati gravi e anche ammalati leggieri, in quelli ricoverano di


SULLE CONDlZlONI SANITAltiE DEL R. ESERCITO NEL 1928

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norma soltanto coloro che per la gravità delle loro condizioni non possooo raggiungere l'ospedale militare prossimiore. La cause più frequenti di morte furono le malattie dell'apparato re!ipiratorio (26,3 per 100 morti), la tubercolosi (16,8), la. febbre tifoidea (12,5), gl'infortuni (10,0), le malattie dell'apparato digerente (7, 7), l'influenza, nella quasi totalità con complicazioni polmonari dichiarate, (5,2) e i suicidi (5.00). Tra le malattie dell 'apparato respiratorio predominarono la polmonite (12,3), la. broncopolmonite (11,9), la pleurite (1,4); tra le affezioni tubercolari predominarono quelle a carico del polmone o generalizzate (12,3), delle meningi e del sistema nervoso centrale (2,6), dell'intestino e del peritoneo (1,1); tra le malattie dell'apparato digerente le appendiciti (3,1). JJa. mortalità relativa più elevata si ebbe nella divisione< di Gorizia (6,48 per 1000 della forza media), con 38 casi, dei quali 9 dovuti alla polmonite o broncopolmonite, 6 a lesioni violente accidentali e 6 alla tubercolosi, e nella divisione di Bologna (5,34) con 57 casi, dei quali 29 dovuti alla polmonite o broncopolmonite, 6 alla. febbre tifoidea e 5 alla tubercolosi. Delle altre divisioni ebbero una mortalità superiore alla media (3,35) quelle di Cagliari (4,87), Ancona, Bolzano, Verona, Salerno, P erugia, Cuneo, Novara, Bari, Livorno, Catanzaro ~ P ola (3,38 ); inferiore alla media quelle di Alessandria. (2,12), Brescia, Udine, Trieste, Messina, Padova, Palermo, Torino, Milano, Genova, Ravenna, Roma, Napoli, Chieti, Piacenza. e Firenze (3,30). Dato però il numero esiguo dei morti delle singole divisioni, non è possibile trarre deduzioni circa le ragioni della maggiore o minore mortalità in esse verifica,tasi. La stessa osservazione ba valore per la proporzione dei morti secondo l 'arma. cui appartenevano. È tut.tavia. notevole la bassa mortalità negli allievi carabinieri (1,67), elle viene subito dopo quella dei trasporti (1,39); inferiore alla media (3,35) fu anche nel genio (2,33), nE-lle compagnie di sanità. (2,73), nell'artiglieria pesante (2,94) e nella. fanteria (3,23). La mortalità relativa. più elevata si ebbe, invece, nei granatieri (4,79) con 10 casi, dei quali 5 per tubercolosi t 3 per febbre tifoidea e 2 per broncopolmonite, e negli alpini (4, 73) con 58 casi, dei quali 12 per lesioni violente accident.ali, 11 per polmonite o broncopolmonite, 7 per tubercolosi , 5 per febbre tifoidea e 4 per influenza. con complicazioni polmonari dichiarate. Mortalità superiore alla media ebbero anche i carabinieri (3,72), i carri armati (3,71)1 i bersaglieri (3,68), l'artiglieria leggiera (3,51), le comp~Lgnie di sussistenza. (3,45) e la cavalleria (3,42). L'andamento della mort.alità dumnt.e l'anno fu abbastanza regolax:e, con un massimo di 1,44 al giorno per 100.000 di forza media in maggio ed un minimo di 0,50 in dicembre. 1 morti nel mese di mat!gio furono 155, dei quali 39 per polmonite, 39 per broncopolmonite, 26 per influenza con complicazioni polmona.ri dichiarate, 14 per tubercolosi e 5 per suicidi; a giugno furono 104 (1 ,05), dei quali 23 per polmonite, 23 per broncopolmonite, 13 per tubercolosi, 6 per lesioni violente accidentali e 4 per influenza con complicazioni polmonari dichiarate. Si può quindi affermare, che in qnesti mesi e specialmente a. maggio la causa di morte più importa.nt,e sia stata la polmonite e la broncopolmonite, di natura nella. maggioranza dei casi influenzale, che infierì.iin alcuni preilidì sopra tut,to tra le reclute presentatesi alle a:rmi verso le fine di aprile.


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·SULT.E CONDIZIONI SANITARIE DEL R. ESF:RCITO NEL )928

.. .

Perdite pm· provvedintenti medico-legali. I milit&ri eliminati in seguito a ra.ssegna furono complessivamente 24.683, dei quali 18,711 nei primi due mesi dall'arruol.a.mento per malattie ritenut-e ad esso anteriori (75,8 per 100 del totale) e 5.972 per malattie ritenute posteriori all'arruolamento (24, 2 per 100 del t-otale). Dei 18.711 eliminati per malattie anteriori all'arruola.mento 7.875 furono mandati rivedibili, 1.773 in licenza di convalescenza e 9.063 riformati; dei 5.972 eliminati per malattie posteriori all'arruolamento 151 furono mandati rlvedibili, 3.678 in licenza di convalescenza e 2.143 riformati. Furono, inoltre, sottoposti a rassegna 1.8-14 militari per parziale deficienza di attitudini fisiche, venendo trasferiti di corpo, e 114 militari in congedo, riformati. Per conseguenza il numero dei militari sottoposti a rassegna, senza tener conto di quelli dichiarati idonei, sale a 26.641. Considerando soltanto le eliminazioni avvenute per infermità ritenute posteriori all'arruolamen to, come quelle sulle quali abbiano pot ut-o agire le conclizioni speciali della vita militare, si rileva, innanzi tutto, che su 1000 di forza media presente furono eliminati in seguito a rassegna 24,66, dei quali 0,62 mandat.i rivedibili, 15,19 in licenza di convalescenza ed 8,85 riformati. Causa più frequente di rassegna furono le malattie dell'apparato respiratorio (19,7 per 100 eliminati); subito dopo viene la tubercolosi (19,0); seguono Le malattie del sistema, nervoso (11,6), la debolezza di costituzione e il deperimento organico (9,1), le malattie dell'apparato circolatorio (7,7), dell'orecchio e del naso (6,8), le ernie viscerali (6,6), le malattie del sistema osteo-articolare (4,4), dell'organo della vista (4,0), dell'apparato uro-genitàle (2,8), dell'apparato digerente (2,4), la malaria e suoi esiti (1,1), le malattie del sistema endocrinosimpatico (1,0). Invece le rassegne per malattie ritenute anteriori all'armolamento furono causate innanzi tutto dalla debolezza di costituzione e dal deperimento organico (30,2 per 100 eliminati); seguono le ernie viscera.li (9,9), le malattie dell'apparato respiratorio (8,4), dell'organo della vista. (7,4), dell'apparato circolatorio (7 ,2), la tubercolosi (7 ,O), le malattie del sistema nervoso (6, 7), dell'orecchio e del naso (5,3), del sistema osteoarticolare (4,9), dell'apparato urogenitale (2,5), la. malaria~ suoi esiti (2,0), le malattie del sistema en<locrinòsimpatico (1,6) e dell'apparato digerente (1,4) . In generale si può affermare, che nei primi due mesi dall'arruolamento le eliminazioni proporzionalmente più numerose sono causate da infermità o imperfezioni, sfuggite alla prima visita ai Consigli di leva, che si riferiscono a tutto il passato morboso delle giovani reclute e che meno facilmente possono rimanere n ascoste o inavvertite per qualche tempo, come la debolezza di cost-ituzione, i difetti e le dificienze del torace, i vizi diottrici, le ernie, ecc.; in seguito, invece, sono causate da infermità, che o richiedono un tempo più lungo per la loro constatazione, come quelle ùel sistema nervoso, o si appalesano e si aggravano sotto le armi, come le affezioni tubercolari, o insorgono con più frequenza durante il servizio militare in individui sele-


SULLE CONDIZIONI SANI'l'ABIE DEL R. ESE'RCITO N EL

1928

165

zionati e lasciano postumi inabilitanti, come alcune malattie acute degli apparati respiratorio e digerente. Ebbero una proporzione di eliminati per malattie post-eriori all'arruolamento superiore alla media (12,34) le divisioni di Trieste (20,17), Roma Genova, Ancona, Verona, Firenze, Alessandria, Napoli, Padova e P alermo (13,40); inferiore alla media quelle di Brescia (4,47), Fola, Novara, Messina, Cagli~ri, Gorizia, Udine, Salerno, Bolzano, Livorno, Milano, Torino, Piacenza, Catanzaro, Rl:lvenna, Chieti, Cuneo, Bologna, Bari e Perugia (12,25). Le compagnie di sanità ebbero, come per la morbosità, la proporzione più elevata di eliminati in seguito a rassegna (21,02 per 1000 presenti) e ciò è anche da mettere in rapporto con la tendenza, sulla quale è stata ricbiamat.a. l'attenzione degli ufficiali medici, di trasferire in sa,n ità sogget.ti che presentano tare morbose non compat.ibili col servizio speciale. Seguono i carri armati (19,80), le compagnie di disciplina (19,09), i granatieri (18,69), i trasporti (16,67), il genio (14,09), la fanteria (13,84) e le compagnie di sussistenza (13,41). Ebbero la proporzione più bassa gli allievi carabinieri (4,01); inferiore alla media (12,34) i carabinieri (9,02), i bersaglieri (9,94), gli alpini (10,24), la cavalleria (11,48), l'artiglieria leggiera (11, 77) e l'artiglieria pesante (12,08). _ilfovimento degli infermi negli stabilimenti sanita1·i. Interesserà infine conoscere il movimento degli infermi nei singoli ospedali militari ed infermerie presidiarie. Nello specchio, che segue, sono indicate le medie giornaliere dei de· genti. L 'ospedale di Roma ebbe la media più elevata (462 degenti al gior· no); sebruono gli ospedali di Torino (281), Palermo (273), Verona (239), Na;poli (234), Milano (226), Bolognfl. (223), Udine (218); quindi quelli di Firenze (192), Trieste (178), Ba,ri (167), Genova (164),Caserta (155),Messina (143), Livorno (109), Alessandria (103); per ultimi quelli di Brescia (100), Pentgia (96), Padova (92), Trento (86), Piacenza (80), .Ancona (73), Chieti (70), Savigliano (64), Cagliari (G4), Nova.ra (61) e Catanzaro (50). Delle.infermerie presidiarie ebbero le medie più elevate quelle di Cava dei Tirreni (85), di Gorizia (78) e di Parma (68); .seguono quelle di Bolzano (56), di Sassari (45) e di Ravenna (22). Per bene apprezzare·, però, l'attività di ciascun luogo di cura bisogna anche conoscere la media giornaliera degli entrati e la permanenza media di ogni malato: questi dati sono raccolti nelle ult.ime colonne dello stesso specchio. Si rile~a così, che l'ospedale di Roma ebbe egualmente la media più elevata di entrati sia in cura (24 al giorno), che in osservazione (23). Seguono, per gli entrati in cura, gli stabilimenti di Torino (17), Paìermo (13), Verona e Napoli (12), Milano (11), Bologna (10); Udine, Firenze, Trieste e Caserta (9); Messina (8), Bari e Genova (7), Alessandria (6), Livorno e Cava dei Tirreni (5); Brescia, Pfl.dova, Trento, Piacenza, Ancona, Chieti, Savigliano, Cagliari e Gorizia (4); P erugja, Novara, Parma e Bolzano (3); Catanzaro, Sassari e Ravenna (2). Per l'osservazione si ebbero le seguenti medie giornaliere di entrati: l~ Milano, 17 Genova, 16 Bologna, 15 Napoli, 14 Verona e Palermo, 12 Firenze, 11 Torino, 10 Trieste,


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168

SULLE CONDIZIONI SANITARIE' DEL R. ESERCITO NF.L 1928

9 Bari, 8 Udine, 6 Messina, Alessandria e Padova, 5 Livorno, 4 Brescia e Perugia, 3 Trento, Ancona, Savigliano e Cava, 2 Caserta., Piacenza, Chieti, Cagliari, Novara, Catanzaro e Parma, l Sassari, meno di l Gorizia, Bolzano e Ra. v enna. La permanenza media di ogni ricoverato per cura., a prescindere da quella del Campo Sanatoriale di Anzio {246 giorni) e del Convalescenziario di Cava dei Tirreni (54)1 fu di 25 giorni negli stabilimenti sanitari di Parma e Perugia; di 24 in quello di Brescia; di 22 in quello di Novara; di 21 in quelli di Gorizia e Bari; di 20 in quelli di Catanzaro, Livorno e Udine; di 19 in quelli di Piacenza, Trento e Firenze; di 18 in quelli di'Padova e Bologna; di 17 in quelli di Bolzano, Ancona, Trieste e Palermo; di 16 in qt1elli di Cava, Alessandria, Messina, Caserta, Genova, Milano e Verona; di 15 in quelli di Ravenna, Sassari, Cagliari, Chieti, Napoli e Roma; di 14 in quelli di Savigliano e di Torino. La permanenza per osservazione fu di 7 giorni nell'infermeria presid.iaria di Bolzano; di 5 nell'ospedale di Milano; di 4 negli stabilimenti di Chieti, P erugia, Brescia, Caserta, Udine, Napoli, Palermo e Roma; di 3 in quelli di Sassari, Catanzaro, Cava, Cagliari, Savigliano, Ancona, Piacenza, Padova., Messina, Genova, Trieste, Firenze~ Bologna, Verona e Torino, di 2 in quelli di Parma, Gorizia, Trento, Novara ed Alessandria; di l in quelli di Ravenna, J.ivorno e Bari. La notevole disparità di queste ultime cif.re va anche attribuita all'applicazione minore o maggiore della osservazione ambula.toria nei vari stabilimenti. In ultil1lo, riguardo alla mortalità, l'ospedale di Roma ebbe il maggior numero dei morti (80) con 8,28 per 1000 usciti; seguono gli ospedali di Torino {44) con 7,13, Bologna (38) con 10,72, Verona (38) con 6,81, Milano (37) con 8,82, Napoli {30) con 5,97, Udine (26) con 7,13, Palermo (25) con 5,12, Trieste (24) con 7,03, Firenze (24) con 7,56; seguono ancora gli stabilimenti ~;anitari di Gorizia (21) con 1 5,26, Bari (17) con 5,81, Cagliari (15) con 10,38, Messina (14) con 4, 77, Piacenza (14) con 9,00, Anzio (12) con 42,55, Bolzano (11) con 9,32, Caserta (11) con 3,25, Livorno (11) con 6,13, Padova (10) con 6,88, Parma {10) con 9,91, Genova (10) con 3,46, Trento {10) con 5,83, Ancona (9) con 6,63, Cava dei Tirreni (9} con 4,99, Alessandria (8) con 3,78, Perugia (8) con 6,76, Savigliano (6) con 4,00, Brescia. (6) con 4,75, Cbieti (6) con 4,33, Sassari (6) con 7,47, Civita vecch ia (5) con 5,08, Novara (4) con 4131, Catanzaro (4) con 4,91, Ravenna {l) con 1 ,78.


· CASU 'ISTIC.A

CLINICA

OSPEDALE MILITARE DI FffiENZE Direttore: tenente colonnello medi<'o G. TEDDE

SULLE RETINITI DA ABBAGLIAMENTO per il dott. Pietro Porru, tenente colonnello medico

È ormai noto che una sorgente di luce molto intensa e localizzata, può

provocare nella retina delle lesioni, riconoscibili all'ofta.lmo scopio e che molte volte rimangono deftnit.ive. Le prime constat-azioni del genere ebbero luogo in occasione di certe eclissi solari che avendo suscitato grande interesse in persone che guardarono il sole a occhio nudo o che f·ecero U!SO dì occhiali poco affumicati, erano state la causa di molti abbagliamenti gravi. Faeger riporta che in seguito ad un eclissi dell'anno 1851, quattordici persone furono colpite da disturbi visivi gravi. Parimen ti nell'eclissi del luglio 1879 il Mac-Dolmsour descrisse numerosi casi di osservazioni dìmost.rative capitati nell'Ospedale oftalmico di Losanna. Il Siegfried nell'eclissi del giugno '90 ha constatato parecchi casi a Zurigo e nel maggio 1900 in varie altre città d ell'Europa . I disturbi osservati consistevano in una« retinìte diffusa» o in una coroìdite essudati va fl>lla qua.le residua va in molti casi, in cui non si aveva una completa guarigione, una diminuizione dell'acutezza visiva sotto forma di un piccolo scotoma centrale che prende il cara ttere di uno scotoma nègativo, ma che si manifesta tutt.e le volte che il malato cerca. di distinguere nettamente i dettagli di nn oggetto lontano. I disordini retinici prodotti però rlall'azione della luce elettrica, di cui mi voglio occupare, devono essere studiati separatamente perchè le OOlservazioni banno dimostrato aversi lesioni della retina differenti da quelle che si banno nei casi da abbagliamento solare. Oltre la. luce solare e la scintilla elettrica altri corpi luminosi possono esser capaci di produrre fenomeni di abbagliamento della retina, come il ga.s ossidrico ed ecet.ilene, il metallo od il vetro in fusione, i raggi X c le sostanze radioattive, ma gli studi ed i reperti clinici su tali argomenti sono tuttora oggetto di speciali studi. I disordini funzionali che si producono per l'azione della luce elettrica consistono in un abbagliamento immediato, di una durata variabile secondo gli individui, da qualche minuto ad rma o due ore, a cui succede un eritrospia passeggera e dopo una diminuzione più o meno pronunziata. della visione centrale e periferica. In genere si nota un restringimento concentrico dal campo visivo per il bianco e per i colori, restringimento che non è però in rapporto con l'importanza della visione centrale: il senso luminoso è molto spesso abbassato fino ali 'emeralopia.. Le alterazioni retini che furono ben descritte e studiate dal Terrien, che in un importante lavoro ha potuto raccoglìere 45 osservazioni di disturbi


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SULLE RETINITI DA ABBAOLIAMENTO

visivi di origine elettrica riguardanti quasi tutt~, meccanici o conduttori di macchine della Metropolitana di Parigi che si erano trovati esposti all'azione delle scintille di un corto circuito a. breve distanza.All'esame oftalmoscopico si dimostra un intorbi1lament.o diffuso della regione papillo-maculare che, secondo il Terrien, ricorda una corio-retinite sifilitica, senza però che si riscontri intorbirlament.o del vitreo. Il Fuchs, che pure si è occupato dell'argomento, ha riscontrato alterazioni della macula lutea ed in corrispondenza di questo punto uno scotoma centra.le che per lo più rimane persistente. Le modificazioni della pa.pilla e della retina sono in genere la regola ed è raro che faccian difetto; la retina ha perduto la sua trasparenza e si nota la presenza di un intorbidamento della papilla con bordi non netti, sebbene rilevabili: i vasi non sono aumentati di volume. Sebbene le lesioni oculari prodotte dalla luce elettrica siano rare, pure trattandosi di accidenti che andranno aumentando, specie nelle grandi città, con l'estensione delle industrie elettriche, data la gravità dei disturbi oculari che si determinano, la difficoltà che ~:;i prova qualche volta a riconoscerli e sopratutto a valutare la loro durata, aumen ta ancora l'importanza del loro studio. Parmi perciò non privo d'interesse riportare un caso capitato sotto la mia osservazione e che ho potuto seguire nel suo decorso: Storia clinica di: ~:1. Ermanno, cl. 1902, distretto militare di Novara. Anamnesi famigliare e personale remota negativa: non ha mai sofferto di malattie oculari. Ar· ruolato sotto le armi fu de.~tinato al Reggimento Genio di Firenze. Riferisce che durante le istruzioni, dopo un prolungato servizio alla foto-elettrica e precisamente alla fissazione dei carboni in funzione, senza i prescritti occhiali, ebbe a notare forte offuscamento di vista che rimase persistente specie all'O. S., tanto da costringerlo a. chiedere visita medica e fu fatto n coverare in Ospedale. All'esame obbiettivo s i nota; individuo di robusta costituzione fisica in buoni\ condizione di nutrizione e sanguifìcazione negativo l'esame dei varii organi interni. Negativa la sieroreazione Wa.sserma.nn. Negativo l'esame delle urine. Esame oftalmico ; O. O. Palpebre e anne.<;Si normali. O. O. U riflesso pupillare è ben conservato alla. luce, ma a sinistra la pupilla rimane meno lungamente contratta che a destra e si dilata rapidamente anche qua.n· do si proietta un fascio luminoso molto illtenso; il riflesso all'accomodazione è pure ben conservato. L 'esame oftalrnoscopico fa rilevare; O. D. alone bigio della retina attorno alla pa.pilla. O. S. numerose chiazze di rotino coroidi te maculare: papilla alquantp de· colorata con margini indistinti; regione peripapillare alquanto edematosa. l'Acutezza visiva è; O. D. visus = 2/ 3 con cilindro - 1.50 asse 105 O. S. visus = 1/ 12 scarso nò migliora con lenti. Il campo visivo 6 pressochè normale a destra, si ha: Per il bianco = T. 90o; N. 60o; alto 60o; basso 55o » rosso = T. 550; N. 450; alto 40o; basso 350 " verde = T. 40o; N. 400; alto 30o; basso 35o a sinistra; Scotoma centrale relativo assai esteso Per il bianco - T. 550; N . 40o; alto 450; basso 450 • rosso - T. 450; N. 350; alto 400; ba..-.so 35° » verde - T. 30o; N. 25o; alto 200; basso 20°


SULLE RETINITI DA ABBAGLlA!ItE!'I"TO

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L'esame al fotometro del Foester, dopo l'adattamento della retina all'oscurit-à per un quarto d'ora non dà un minimo luminoso sensibilmente superiore alla norma. La visione dei colori è ben conservata. I disturbi visivi rimasero permanenti ed invariati dopo un anno dalla lesione, per cui il .militare fu sottoposto a provvedimenti medico-legali.

Anche in questo caso furono osservate nell'O. S. le8ioni della regione papillo-ma.culare e la persistenza dello scotoma centrale che, secondo il Fuchs, è uno dei sintomi più frequenti in questa forma di retinite. Le esperienze praticate per delucidare la patogenesi di qneste lesioni non hanno ancora portato a risultati ben definiti. Lescarett e Mettej non banno potuto dimostrare a lcuna modificazione certa del fondo sull'occhio di conigli e di cani che avevano esposto alla lnce di arco voltaico. Terrien ha constatato sui cani che le alterazioni anatomiche si riducevano ad un leggero edema della ret.ina. Widmarck riuscì a constatare che queste alterazioni retinicbe consistevano in macchie grigiastre accompagnate da un édema della retina e da una degenerazione più o meno eccettuata dei suoi elementi. Birch-Hirsclefeld ottenne gli stessi effett.i in occhi però privi di cristallino, per cui egli ritiene che l'azione nociva della luce elettrica appartiene a i raggi ultravioletti, raggi che ir1 un occhio normale sono in gran parte intercettati dal cristallino. Il Fuchs ammette che in questa forma di retinite l'infiammazione risiede specialmente negli strati esterni della retina come risulta dalle temporanee alterazione dell'epitelio pigmentato: nelle altre forme di retinite ad accezione però della sifilitica, sono invece attaccati d i più gli strati interni della retina. Una. questione di difficoltà. estrema, specie per quanto riguarda la medi0ina-legale, è quella del pronostico, giacchè è difficile dai sintomi osservati valutare la durata probabile dei disturbi visivi. L'esame ùel campo visivo e dell'acutezza visiva non danno che dei risultati insufficienti. I disturbi isterici e la simulazione devono essere diligentemente studiati ed esclusi quando si tratti di valutare i reliquati delle lesioni oculari prodotte dalla luce elettrica. Quanto al trattamento, ma-lgrado i vari i tentativi iatt.i è presso che nullo: non si sono infatti avut.i risultati sicuri e decisi nè per l'azione della corrente costante, nè per l'impiego dei sudoriferi, revulsivi locali, noce vomica, nitrito tl'amile. AUTO RIASSUNTO. - L'A. illustra un caso di retinite da. abbagliamento di cui ha potuto seguire il decorso, confermando il reperto oftalmoscopico, già da altri riscontrato, di lesioni della regione papillo maculare e del campo visivo. BIBLIOGRAFIA. GoNIN. -

Lésions oculaires causée par la foudre. Ann. d'ocul., 1904. Traité prat. di malad. de l'oeil. Ambliopie et amaurose par décharge électrique. Arcl1. d'Ophtal.,

MAKENZtE. -

PANAS. -

xxn.

TERRtEN. -

d'Ophta~ .• XXII.

Du pronostic des troubles visules l'origine électrique - Arch.


LA CURA DEL TRACOMA CON SANGUE DI NEGRO per il dott. Ugo Testa, tenente medico l

direttore dell' infermeria di Zella (Tripolitania)

La emoterapia. del tra.coma è stata già. largamente sperimentata sotto varie forme ed effetti, specialmente, per opera dell'insigne oftalmologo prof. Arnaldo Angelucci, in questi ultimi anni. Sulla sua utilità. pratica vi sono state discussioni e controversie, mentre sulle origini scentifiche di tale metodo non si è potuto che elevare plausi. Io sono stato spinto ad eseguire delle ricerche tenendo presente che gli individui della razza negra non vanno facilmente soggetti a contrarre la congiuntivite tracomatosa. Rilievo che assume grande importanza, quando si noti che tale esenzione riguarda anche coloro, i quali vivono in località. dove il tra.coma si può quasi dire endemico. Le mie osservazioni sono state compiute in Zella (Tripolitania), dove la popolazione è rappresentata da una promiscuità di arabi e di negri. I primi, appartenenti alla ra,zza bianca, sono quasi tutti affetti da forme tracomatose, mentre i negri, pur vivendo in continuo contatto con essi, non presentano alcuna manifestazione patologica a carico delle congiuntive. Ed è bene premettere, senz'altro, che lo ragioni di contagio sono numerose e svariatissime, essendo completamente ignorate anche le più elementari leggi di igiene. Si aggiunga subito il fatto che le mosche passano continuamente dagli angoli interni di occhi ammalati a quelli di individui sani senza essere da questi scacciate, perchè tale gesto contra.'!terebbe colle loro convinzioni religiose e sociali. Dunque il contagio esiste, ed è anche di notevole entità. in quanto si esplica col trasporto, a mezzo delle mosche, del vinl.S o del microbo traco· migeno da un individuo all'altro. Ora la osservazione di tanta differenza di potere ricettivo della infezione tra bianclù e negri non poteva passare senza spiegazione. E sistendo tutti i mezzi atti a favorire lo sviluppo, la ragione di tale refrattarietà era forse da ricerca,rsi in uno stato di immunità congenita? Se mai questo dubbio fosse stato realtà, si poteva senz'altro ammettere l'esistenza di speciali anticorpi, i quali avrebbero potuto servire a scopo terapeutico. , Perciò con la istituzione delle seguenti esperienze mi proponevo contemporaneamente di accertare che la non ricettività nei negri dipendesse dall'esistenza di anticorpi, e cioè di un potere a carattere ematico-costituzionale, e non da particolare struttura congiuntivale, e della possibilità dell'uso di tali anticorpi come cura più o meno efficace dei tracomatosi. Ho pensato di servirmi di organismi giovani, cioè individui che presentassero tracoma allo stato iniziale, perchè convinto che, quando si sono determinate delle alterazioni pla.c;tiche a oa.rattere degenerat ivo, ipertrofìco, nessuna azione fosse più sperabile da una cura di natura ematica.


LA CURA DEL TRAC0li:IA CON SANOUE DI NF.GRO

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Ed eccomi alla descrizione delle mie esperienze: CWJo I . - Bigiabbo ben Hamed, di anni 8, da Misurata. Ha. genitori viventi e sani, come pure due fratelli ed w1a sorella; nessuno in famiglia ha mai avuto malattie oculari. n piccolo arabo non è st.ato mai ammalato; si presenta di buona costituzione fisica con normale sanguifìcazione delle mucose visibili. Organi e sistemi deUa vita vegetati va. e di relazione integri. All'oi<servazione l'ammalato 11i presenta colle palpebre di O. O. chiuse per uno Rtato di naturale difesa aJJa. luce. Ad un primo &~ame non si nota tumefazione delle palpebre, nè secrezione notevole di muco. Divaricate con facilità le palpebre le congiuntive visibili appaiono leggermente iperemiche, in special modo nelle porzioni laterali alla con1ea; nulla di notevole a carico di quest'ultima. I fornici infe1·io·ri presentano la mucosa arrossata, ma non vi si notano granulazioni nè altre altern.zioni. Arrovesciata prima la palpebra sinistra, e poi la destra., si O&<>erva lo stesso reperto, e cioè le congiuntive tarsali tempestate di noduli tipicn.mente tracomatosi, presentanti un punticino, bianco-gri~astro, al centro di una sporgenza papillare, crateriforme, della mucosa congiuntivale. Sono sicuramente in presenza di una congiuntivite tracoma.tosa nella sua. fase iniziale, e perciò nelle condizioni da me desiderate per tentare la cura ematica eterologa. Intanto mi ero dato alla scelta .di un bell'esemplare di razza negra, ed ero riuscito ad individuarlo in Abdallo. ben Sa.id, di anni 25, da Jefren, di sanissiroa costit~1zione fisica, che non aveva mai sofferto malattie e specialmente a carico degli occhi. D opo aver vinta la rilutta.nu> del negro, gli estraggo un centimetro cubo di sangue da una vena del braccio destro, che subito inietto nella. natica destra del piccolo Bigiabho. É bene not-are che in precedenza nes.c;una. cura era stata mai èSeguita., e che io mi a ffretto a dare ordine perchè da quel momento nessuna medicina venga. adoperata. Nei giorni success ivi mi limito ad eseguire lavaggi con soluzione borica onde evitare depositi d i mucosità e per poter seguire meglio gli eventuali resulta.ti del mio tentativo tera.peutico. L'iniezione era stata praticata il 2 settembre, ed il giorno 6 dello stesso mese, cioè dopo quattro giorni, mi è po~ibile constatare che le granulazioni descritte innanzi sono in una fase net.tamente regressiva. Tale regressione si rende ancora più manifesta nei giorni successivi finchè al decimo giomo mi è dato di osservare che le congiuntive sono ritornate al loro stato normale, pro.'Jentandosi Lisce al ta.t.to e ben lucenti alla vista. n l ieve arrossamento delle porzioni bttlbari delle congitmtive, come pure dei fornici inferiori, è scomparso. L'infermo può benissimo tenere gli occhi aperti, non avvertendo più la necessi t.à. di difendersi dalla luce.

Caso II. - Seliro ben Amurat, di anni 5, da Sliten. Ha genitori viventi e sani, che mai hanno sofferto malattie oculari; solt-anto un fratello di S anni deve essere stato affetto <ia tracoma perchè presenta sulle congiuntive tarsali di entrambi gli occhi le a lterazioni cicatriziali tipiche di un processo tmcomatoso preesistente. n piccolo Selim si presenta di sviluppo superiore a quello che consentirebbe la sua tenera età; è di sana. e robusta costituzione; non ba mai sofferto malattie degr1e di nota ed ha iptegri gli organi e sistemi clelia vita vegetativa e di relazione. Soltanto da poco tempo i genitori si sono accorti di una abbondante secrezione mucosa, che si deposita ai margini delle· palpebre del loro piccolo, e del fatto che questi non riesce a tenere bene divaricate le palpeb1·e. D ifatti a ll'osservazione il bambino si presenta con notevole restringimento di ambedue le rime palpebrali, fotofobia. La secrezione mucosa è di poca entità. Divaricate le palpebre non si nota a lctmchè a carico della cornea nè della congitmtiva bulbare nè dèl fornice inferiore. Invece, arrovesciate le palpebre di O. O., le congitmtive tal'Silli ed i fornici superiori appaiono tempestati di granulazioni tipicament.e tmcoroatose: Si notano C?rpiccioli grigi, che si scorgono benissimo attro.verso la congiw1tiva, lucidi, appia.tttti, della grandezza di OV1ÙÌ di rana.


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LA CURA D EL TRACOMA CON SA..,.GUE DI NEGRO

Anche. in queato caso mi tJ:Qvo in presenza ·d i un tracoma. dirò coeì florido, e chiaramente allo stato acuto. Dal buon negro Abda.lla. estraggo ancora un centimetro cubo di sangue, che inietto nei muscoli della natica. destra. del piccolo Selim. Senza. ripetermi, osservo anche per questo le cautele descritte nel primo caso, ~ dopo otto giorni le granulazioni tra.comatose si sono riassorbit.e. GMolJI.- Abdusala..m ben Amura.t, di anni 8, da Sliten. È fratello di Selim che è oggetto del secondo caso: inutile perciò ripetere i caratteri del gentilizio. Questi è stato affetto da tra.co.ma. circa. un'anno fà e difatti, allo stato attuale, mancano del tutto i segni di una fase acuta. Invece l'infermo ha assunto quel ca.ratterist.ico atteggiamento del viso dei tracomatosi di vecchia. data.; presenta un rigonfiamento lieve dei bordi delle palpebre superiori con tendenza. all'entropion. Divaricate le pe.lpebre, con una certa difficoltà s i osservano subito due o tre cicatrici oblique a carico delle congiuntive ta.rsa.li O. O. Dtmquè nessun dubbio di trova.rrài in presenza. di un tracoma nello stailio cica.trizie.le; infatti vi è assenza. completa. di papille e di granulazioni. Senza alcuna speranza. e fiducia di poter o·ttenere qualche risultato, mi decido ad iniettare un centimetro cubico di sangue di negro anche in quest'infermo. Bandita. ogni altra terapia. diretta., attendo mi risultato. · Dopo poco più di dieci giorni le cicatrici sono soltanto diminuite un po' nella loro consistenza. ed io mi riprometto di ritent.are. É bene aggiungere che in nessuno dei tre sottoposti a tale metodo di cura ho avuto ad osservare disturbi di indole generale.

Queste le osservazioni nella. loro schematica verità. L'azione terapeutica va ricercata certamente nell'esistenza di anticorpi specifici, di cui gli individui della razza negra sono forniti per una. conquista progressiva di adattamento, e per una vittoria terminale sui germi della malattia. Il valore non indifferente di questa affermazione non tocca a me stabilirlo. Ma indubbiamente la creazione di possibilità terapeuticbe, a carattere rapido e definitivo, può rappresentare un passo innanzi nella lotta contro una malattia che colpisce endemicamente intere razze. AuTORtAssU:r-."TT: L'A. ha sperimentato la cura del tracoma con l'iniezione endomuscolare di sangue di individui di razza negra. Nei casi descritti ha ottenuto risultato favorevole.


NOTE DI

IGIENE PRATICA

DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DEL CORPO D'ARl\iATA DI l\ULANO

LE

ZECCHE

per il prof. Ugo Reitani , capitano medico

Questi fastidiosi e pericolosi acari, di cui è stat~t lungamente studiata con la biologia la distribuzione geografica., ra,ppresentano dei vHri nemici per l'uomo e per gli animali domestici. L'intE'resse entomologico degli specialisti, che dedicano la loro attività allo studio degli I xodid i, ò superato dall'importanza che tali acari as~;umono nella trasmil!sione di talune malattie infettive. E non ancora il campo delle infezioni1 che presnmibilmente son causate dalle zecche, è del tutto Asplorato, specie nelle regioni tropicali. Se si,pono poi mente ai da.nni ingenti che esse arrecano al best,iame più utile all'uomo, si comprende l'interesse considerevole che hanno in medicina veterinaria. . Nelle nostre colonie africane, in cni tali acari a.bbonda,no, i medici ed i vaterinari militari hanno bene imparato a valutarne tutta l'importanza, e si deve in gran parte a loro se oggi un gran numero di esemplari delle specie di Ixodidi esistenti in colonia è stato ra.ccolto ed inviato, per l'esatta ciMsificazione, a nostri valenti parassitologi.

Ancora a loro si deve se parecchie ma.lattie infettive causate dalle zecche sono state riconosciute e studiate dal punto di vista clinico ed epidemiologico. La presenza di determinate specie di Ixodidi in taluni territori è un'indice prezioso per lo studio di malattie infet,tive endemiche e del brusco insorgere di epidemie. J1a famiglia degli Ixodidi che abbraccia munerosissime specie, si divide in due sotto(a.miglie: Ixodina.e ed Argasinae. Sono acari a pa.rassitismo obbligatorio, temporaneo od errante, che vivono cioè stùl'ospite solo per nutrirsi, e si trovano tra le erbe, nei cespugli, nelle tane di anima.li, nelle stalle, nella sabbia, nei siti più svariati, ma flempre più abbondanti ovo si raccolgono animali, ove c'è sporcizia ed ove più fa,·orevoli sono le condizioni climatiche ed ambientali al loro sviluppo e alla loro riproduzione. Senza soffermarmi stùla morfologia esterna degli I xodidi, il che uscirebbe dal eampo t.ra.cciatomi, dirò soltanto che lo studio della rnorfologia interna ha permesso di chiarire talune modalità nella traRmissione di malattie infettive; tubo digestivo, tnbi di Malpighi, cavità. goner a.!i, muscoli e ghiandole coxali sono le parti che piÌl interessano il medico rwrchè possono con tenero germi infettanti, che spesso· persistono por lungo tempo nel corpo dell'acaro. Le zecche si attaccano per mezzo delle zampe, mirabilmente foggiate per ben aderire, preferibilmente noi punti in cui la pelle è piit sot.t ilf\ e delicata, non risparmiando tuttavia le altre parti; la forano a mezzo dci


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LE ZECCHE

denti del' rostro che, per un gioco di muscoli, agiscono come sottilissime seghe, approfondi'lcono la piccola ferita e vi conficcano l'ipostoma, mentre le mandibole o chelicero ser vono come punto d 'appoggio per farlo meglio penetrare, e cosi riescono a succhiare il sangue deU'ospito su cui si son fissate. Durante l'atto del morso si crede che le ghiandole salivari versino una certa quautità. di secreto nella ferita; la natura di questo liquido richiede ulteriori studi. Nuttal credo che esso abbia azione tossica. Sempre durante il succhiamento la zecca spesso emette daUe ghiandole coxali del liquido in cui possono essere contenuti dei germi patogeni. La fissazione all'ospite in genere è cosl stabile che non si riesce a staccare l'ixodide senza romperne il rostro, che resta confitto nella piccola ferita; e quindi si consiglia di narcotizzarlo a mezzo di cloralio idrato o di benzina o anche d'impedirgli la rospira,zione soffregando semplicemente la parte con olio. Così la zecca si stacca subito spontaneamente. La quantità di sangue cne possono succhiare lo femmine adulte ovipare è considerevole, tanto che il corpo aumenta fino a venti volte deUa sua n.bituale grandezza e posare dieci volto del peso primitivo. La digostione è assai lunga ed il sangue succhiato è tutto digerit.o ed assorbito, per cui le zecche resistono gran tempo al digiuno. La femmina sazia si stacca spontaneamente dall'ospite e comincia a depositare le uova,, che' in ta.l une specie sono numerosissime; compiuta la deposizione dell~ uova, muore. Dal· l'uovo nasce la lar va esapode che còrca agilmente, in luogo acconcio, l'ospite per fissarvisi: quindi si trasforma in ninfa ottopode e successiva.mente in zecca adulta,. L 'accoppiamento avviene generalmente sull'ospite, e in quest'atto il maschio può infettare la femmina: i germi, trovando ambiente adatto nel ricettacolo seminale della femmina, possono ottimamente svilupparsi ed invadere le uova, dalle quali poi si svilupperanno larve infette. Vi sono zecche che compiono tutto il loro ciclo evolutivo in un unico ospite, altre che han bisogno di due c a.nche di tro ospiti di versi. Mentre le ixodina~ pungonò indifferentemente di giorno e di notte e non temono la luce, le argasina.e hanno in genere abitudini nottwne, somigliando perciò e per la loro predilezione a nascondersi nelle fessur e. alle cimici. Vi sono zecche che si trovano preferibilmente in un dato animale, che rappresenta per loro l'ospito di elezione; ma questo carattere è ben lungi dall'essere costan t-e, perchè molte zecche possono pungere indiffer entomeuto l'uomo e gli animali più svariati, specie nel loro stato adulto. Mentre talune compiono rapidamenw il loro pasto altre :restano fissate all'ospite per alcuni giorni. D ata la grande prolificiti\. delle zecche, l'ubiquitarietà di talune spe· cie e la possibilità della trasmissione ereditaria di germi patogeni, il pericolo della diffusione di malattie infettive all'uomo ed agli animali appa,ri· rebbc gravissimo o difficile a frontoggiaro. Se ciò in realtà avviene in talune circostanze, esistono tuttavia delle condizioni che valgono a limitarne i danni. Intanto le zecche hanno dei nmnici naturali implacabili (uccelli, formiche, imenotteri, reduvidi, e gli animali stessi su cui si attaccano) e inoltre certe condizioni climatologiche, come ad esempio la siccità assoluta, arrestano la loro riproduzione. Sembra poi che le infezioni si esaul'iscano attraverso le successive generazioni.


J,E ZEOO.RK

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In genere il dolore ed il senso di molestia. che gli ixodidi apportano ce n la loro puntura sono subito avvertiti da individui dotati anche di moelica sensibilità; tuttavia gio·va. tener presente che nei nativi di regioni tropicali e qualche volta anche in inelividui di razza bianca, non molto curanti della

-propria persona e poco osservatori, la puntura può pa,'ìsare ino!lrservata. In tali casi solo ad un esame diligente della cute del paziente il meelico può Rospettare od anche accertare l'avvenuta puntura dell'a-caro. Anche gli animali che ospitano tali parassiti cercano di liberarseuc come meglio possono. Le zecche son causa non infrequentemente di a lterazioni locali che possono rivestire una certa gravità. L 'Argas reflexns può apportare, oltre al dolore, gonfiore ed eruzione eritematosa, mentre il sito della puntura è ma rcato per anni da una cicatrice; l'Ornithodorus moubata produce vivo rlo-lore e gonfiore locale agli inelividui eli razza bianca e l'Ornithodorus tn:ricata può dar luogo ad erlema diffuso, vomito diarrea, eruzioni u rticarioidi, sudorazione, brivieli, cefalea., fèbbre, fenomeni eli evidente natwa. tossica che hanno qualche riscontro con quelli indotti da altri aracnieli: localmente poi, nel sito della puntura, si può formare un'ulcerazione lenta a guarire. L 'lxodes ricinus apporta spesso gravi dermatiti, seguite· da a~cessi, lin!angiti, linfoadeniti. Si tratta in tali casi certament-e eli infezioni da piogeni; del resto qualunque z-ecca, meeliante la puntura ed il grattamento ch.e ne consegue, può aprire la via, olt re che ai comuni microbi della SUll· pruazione, anche in qualche caso a germi altamente patogeni (ad es.: bacillo del carbonchio, della lebbra) . È st.ato dimostrato che uno dei principa.li moeli di trasmissione della tularemia - la nota malattia eli cui tanto si è scritto in questi ultimi anni - nello stato di ~fontana e regioni vicine, è costituito dalla puntura di zecche (Derma.centor A.ndersoni, D. Occidentalis, ed altre specie indeterminate), con maggior frequenza nel mese eli marzo. Le ricerche fatte in Norvegia per st abilire se i ca.si eli tularenia colà verifìcatesi fossero stati causati da zecche non hanno finorn avuto risultat.o posit,i vo. Ricerche analog)le sono tuttora in corso in Russia. Sono anche note gli stueli eli Noguchi sulla possibilità eli trasmissimw della Bartonella bacilliformis, agentt> eziologico della febbre dj Oroya, per mezzo eli una zecca (Dermaoontor A.ndersoni) Cl). È stato descritto da eliversi autori in Africa un quadro morboso, caul'! ato dalla puntura· di zecche, che pare debba considerarsi come una maJ.at.tia a sè e non come un•infezione da piogeni. Si tratta, come è noto, della. << Tick bite fever » malattia a esito generalmente benigno, che s'inizia dopo una o due settiman.e dalla puntura, e che è caratterizzata da febbre alta., violenta cefalea, dolori diffusi, linfangite ed adenite dei gangli liniatici prossimi al sito in cui l'a-caro si fissò. Di questa forma morbosa, che dura una o due settiman.e e che cessa improvvisamente, sono in partioolar modo colpiti i bianchi da poco giunti nelle zone tropicali. Il quadro morboso ricm·da il pseudo tifo di Schi1ffner, il Kedani, e talvolta è stato anche confuso con la peste bubbonica. Ma altre malattie le zecche possono &pportare, che per brevità noi rlivideremo in tre gruppi: l o spirochetosi dell'uomo e degli animali; (l) Recontement.c Blano e Caminopetros banno rtrerlto all'.dcad. des Scienas di Parigi, ..ru U~ po~~elbllttà da lla. trasm1!!81one del ltflla-ll7.ar per meuo di aeoobe (Rbip. salii".)·

' -

Gi01'1Wit di mBdiclna mflfta-rto.


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2° piroplasmosi degli animali; 3'> malattie dell'uomo ad eziologia tuttora sconosciuta e sulle quali regnano molto inoortezze nella patogenesi e nella posizione nosologica. l . La febbre ricorrente da zecche ('fick fever), trasmessa da divers11 specie di Ornitbodorus, ba speciale importanza nella vita coloniale, anoho dal punto dj \'ista militare, perchè oome è stato osservato in pareoollie circostanze, può metterè fuori uso per diverse settimane interi reparti di trnpp(1 di colore. Sono state doscritte, come è noto, diverse spirochete trasmesse da Rpecie diverse di Ornitbodorus (Spironema Duttoni, Sp. Hispanicum e sua varietà marocanum, Sp. normandi, Sp. crocid ura~, che, oome è stato dimostrato, può anche essere patogeno per l'uomo, Sp. venezuelense, diffuso nell'America Centrale) che apportano quadri morbosi con aspetti clinici ed atteggiamenti immuno-sierologici va.riameot€- giudicat.i. Praticamente, si può dire, come sostiene Cb. Nicolle, che il legame il quale unisce in natura una spirocheto a un Ornithodonu; è soltanto di ordine geografico; non vi sonc tra le diverse sphochetosi, tra-smesse dallt• zecche, barriere che non possano essere superate sperimentalmente. Si riesce, an os., servendosi dell'Ornithodorus moubata, a tra~mettore lo Sp. Crocidura.o di Dacka.r, lo Sp. Hisp. o il Maroc. Le stesse spirochete possono essere trasmesse da Orn. Savigny e Orn. Maroc. Fuori dal campo -sperimentale, si può tuttavia affermare che, salvo qualche rara eccezione, ogni specie di Ornithodorus alberga una 8tt:t particolare spiroehol<· e la trasmette. Ma ciò che più importa dal punto di vista pratico e che t' noto da pnrecchio tempo, si ò che le zecche trasm(lttono alla prole le 8pirochete: nelle uova sono state dimofltrate i parassiti che non distur·bano il loro ulteriore sviluppo. Un fatto, che è stato oggetto di contesta.zioni, ma che ormai sembra bene assodato, si è che nel corpo dell'acaro la spirocbet\1 passa per tma forma metaciclica invisibile, dalla quale poi, con meccanismo non ben definito, si riproducE' Ja, fase visibile. Al di !lotto di una da.t.a temperatUl'a le zecche perdono la proprietà di infetta1·e. Le modalità con cui avviene l'infezione sono ormai ben conosciute·; le spirochete sono eliminate con le deiezioni e con liqlùdo coxale e pen<'trano nell'organismo attraverso la piccola ferita prodotta dal rostro della zecca, facilitate in ciò da.I grattamento o comun.q ue da azioni meccaniche. Uscirebbe dai limiti imposti a questa breve nota l'accennare soltanto alla sintomatologia. ed agli aspetti clinici della febbre ricommto dfll zeooht-: dirò soltanto che è molto diffusa nell'Africa tropicale e che nella nostra Somalia. si trova allo stat.o endemico, che si riscontra altresì in talune zont· dell'Africa settentrionale e della Spagna., nell'America eent1ale ed a.nclH\ in alcune località dell'Asia centrale e dolla Persia. D serbatoio più .importante del virus è l' uomo; taluni roditori selvatici tuttavia sono da considflrarsi come dei serbatoi natm·ali. J,e zecche steRse, per la loro lunga possibilità di infetta.re e poc la tra.~missibilit-à del virus nelle uova, sono anche da a-nnoverare come vori o propri serbatoi naturq,li, Oggi da parte di molti laboratori si tien conto di queste modalità biologiche, cbe permettono di conservare virulente le epirocbeto nel corpo della. zocca in determinate condizioni, per invia.re il virus a grandi distanze


'LE ZECCII'E

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con grande facilità ed economia, sia per ricerche scientifiche, sia a scopi turapeutioi (piretoterapia nella paralisi progressiva). Tra le spirochetosi degli animali, trasmesse da diverse specie di zecche, ricorderò soltanto quella dei gallinacei, che apporta una grande mortalità. Servendosi dell'Argas persious, Marchoux e Salimbeni fecero la scoperta della parte che assumono le ~ecche come ospiti intermedi: scoperta questa che è stata feconda di ulteriori studi, numerosi osservazioni e di notevoli risultati. 2. Gli ematozoi che le zecche possono trasmettere agli animali ntili sono, come è noto, lo Babesie o Piroplasmi (Theileria, Nuttalia: ~icollia, Anaplasma, ecc.). Taluni di questi protozoi, come a,d es., la Theiloria pa-rva, tra-smessa ai bovini più ftequentemente da.I Rhipicephalu:; a.ppendiculatus, apportano danni ingenti, causando una mortalità che giunge fino a.I 95 % degli animali colpiti. Nel corpo dell'acaro, secondo molti Autori, il piroplasma compirebbo un ciclo di vita sessuale. Certe specie di zecche son capa.ei di trasmettere ~>reditariamonte l'infezione alla prole, analogamente a qua.nto avviene per lP. spirochete. Oltre i bovini, anche gli ovini possono essere colpit.i dalla pirosplasmosi con un'alta mortalità. Cosi pure gli equini ed i cani. La stessa Rpecie di Babesia che colpisce un determinato genere di animali può N~Rere t rasmessa da zecche diverse . . La piropla.smosi è malattia diffusa nelle più svariate regioni, essendovi tntta.via delle zone maggiormente colpite. Gli anapla.smi, una volta considerati come dovuti ad alterazioni globulari o ad artifìzi di tecnica e oggi riconosciut,i come dei veri ematozoi da a.nnoverarè tra i Jl)iroplasmi, apportano ai bovini a<tulti una. malatth1. ~nneralmente mortale. Le regioni particolarmente colpite sono quelle del ~ud Africa e dol Sud America. Non mi soffermo stùle varie modalità con cui avviene la trrunnissiono th·i piropla.smi agli animali; a.ecennerò soltanto che per talune specie di Bahesie l'infezione sperimentale si ottiene soltanto mediante la puntura ctf\lle zecche. Un posto a pa.r te meriterebbe l'a-ccenno alla possibilità di trasmissionll di alcuni Tripanosomi per mezzo degli Ixodidi. 3) Fra le rmtla,t.tie a eziologia tuttora non ~en conosciuta. o comunque incerta trasmesse dall<t zecche, è da annoverare uno strano qnadro mor'boeo, di cui oscura. é a.nche la patogene.~i chiamato cc para.lisi dH zecche )). Tale malattia, osservata nell'uomo e negli animali nell'Africa, nelht America del Nord ed in Austra.lia, insorge improvvisamente con fenomeni paralitici più o meno ~ra.vi dopo cinque-sei giorni, ma talvolta dopo poch<~ ore, dalla puntura della zecca, che può portare a morte l'individuo colpito, di preferenza i bambini. Le diverse ipotesi per spiegare tale malattia, r. he pu?l essere confusa con altre sindromi morbose (si nota spesso f(•bbre, stato stuporoso~ diarrea, crisi convulsive) non sono dol tutto ~oddisfa-centi.

Il Derma-centor Andersoni può causare la cc F ebbre maculosa dell(J ) Ton tagne rocciose » malattia ad elevata mortalità, simile al tifo osantema-

t,ico, sulla quale ormai esiste una ricca letteratura.. n virus che, secondo


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L J!: Zl!ICOJIE

la. più gran parte degli .Autori, è da annoverare tra le Ricket.sie è conteunto nel corpo di una bassa percentuale di zecche, che possono tra.smet torlo ereditariamente, e sembra che sia inoculato all'uomo non meccanicamente, ma a mezzo del liquido salivare. In talune località dell'Himalaia è stata notata una malattia simile. trasmessa però da altt·e specie di zecche. Dalle ricerche di Megaw, poi, sembra che esistano nelle regioni tropicali dei quadri morbosi, a.<ssa.i simili al tifo petecchia.le e che attendono ulteriori studi, apportati dalle zecche. In talune località in cui si osservano delle febbri a carattere sporadico, che ricordano per taluni a.<spetti il tifo esantematico o i[ morbo di Brill , non è improba-bile che le zecche abbiano una p arte importante. Parecchie osservazioni epidemiologiche farebbero ·a.mmettei·e che la <)()SÌ detta<< febbre esantematica» o «febbre {li Marsiglia » a. lungo studiata da Olmer, Pieri, Burnet ed altri, e che fors~ si potrebbe ricollegare, per taluni a.<spetti clinici, alle forme di tifo esantematico a carattere benigno o alla malattia di Brill, sia trasmessa da zecche (Ixodes ricinus, RhipicepbaJus sanguineus). Questa concezione è confermata dal fatto ohe tal(\ forma, morbosa è assai più frequente in campagna. e che colpisee individui eho vivono in dimestichezza eon i cani; parecchi malati hanno narrato eli essere stati punti da zecche, in altri è stata osservata l 'escara residuatlt òalla -puntura, in alcuni infine è stata trovata qualche zecca. ancora at:taecata (scroto, ombelico, ecc.). Anche per la «febbre papulosa di T unisi, per la « febbre eruttiv~t eli Tolone, la « febbre escaro-nodulare del Portogallo n, per la « febbre oruttiva del Carducci », osservata a Roma sin dal 1920 e studiata a lungo dal Pecoti - tutte infezioni che, insieme alla febbre di Marsiglia e ai casi di tifo sporadico b enigno, si possono ricongiungere in un unico grandt~ quadro nosologico - è da pensare. come del resto lo con fer mano ~lcunr precise osservazioni, che gli agenti di trasmissione siano Je zecche. Poichè tanti sono i pericoli e i danni origina.ti dagli Jxodidi, como ho assa.i rapidamente a,ccennato, è necessario di evitare, qua.nto più è· possihHe, la puntura di tali acari; nello regioni tropicali in special modo le providenze igieniche debbono essere a,ccuratissime, sia per la profilassi individual e, sia per quella collettiva (ripart.i di t ruppe in marcia, c.arovane. battute di caccia, esplora;zioni, impianti di aziende). Quanti son costretti a vivere, come di frequente accade in Colonia, all'aperto in accampamenti, ~o;otto tenda, debbono avere particolare cura della propria persona e non ignorare come le zecche siano dei temibili ectopar assiti. Le truppe in marcia non dovranno mai sostare in località in cui si sia so.fformato del bestiame o carovane di cammellieri o che siano siti abit uali -di mercati periodici, perchè sicuramente vi abbondano le zecche. llisogna evitare, per quanto è possibile, che i militari dormano s1ùla nuda terra; e quando ciò fosse nooessario è opportuno prima di sbarazzare il terreno di erbe, cespugli, frasca.me, detriti vari, ove possono facilmente aml.Ìdarsi le zecche. Alcuni anni fa in Soma,lia un'epidemia di febbre ricorrente, studiata. d a me e dal Parisi, tra gli ascari di polizia, è stata t roncata mediante somplid misuro di pulizia e di piccola muratura in cnserma,, con la provvidenza ùi


Lll ZECCB!l

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far dormire gli u.omm1 su brande o alti angarob. L'abitudine·di taluni bianchi di stare a piedi e gambe nudi in casa nei paesi tropicali è da combattere perchè espone facilmente allo punture di zecche oltrecbé di altri paraasit.i. Le abitazioni siano sempre ben ptùite, intonacate ed imbiancato periodicamente, siano abolite lo fessure, le screpolatnr(1 ~n lk mura, sugli intonachi, nelle porte nei mobili; non si tengano animali domestici in casa n si dia tma caccia spietata ai piccoli roditori. Pw·troppo taluni in Colonia ~on presi dalla mania di circondarsi di anim!l.li d'ogni genere, (dalle scimmit' a.i ca,oi, agli uccelli, alle ga.zzelle, alle iene, agli sciae!l.lli e perfino ai carnivori più fel"oci) con i quali yjvono in grande dimestichezza, accrescendo così il pericolo clelle infezioni. Altri, anzichè sul letto, preferifwono di dormire alla foggia. orientah1 t~n stuoie o su tappeti. JJe ricerche fatte per utilizzare una qualche sostanza chimica o 1m miscuglio di sostanze, innocua all'uomo e che potesse sel'vir~ utilment(l a ricacciare le zecche, una sicura profila-ssi chimica individuale insomma. n.oalogamento a quanto è avvenuto per la profilassi chimica individuale C\Ont.ro i pidocchi, non hanno finora ragghmto completamente lo scopo. È consigliabile tuttavia~ quando, per necessità di cose, si devono attraversare località notoriamente infestate da zecche, di ungersi in precedenza,, specialmente gli arti inferiori con qualche pomata insetticida (poicbè si sa ehe la difesa meccanica costituita dagli stivaletti, gambali o stivali alti 0011 garantisco del tutto dalle zecche che possono pa<>sare attraverso le aperture). Giunti a casa, non bisogna trascurare ma.i di esaminare accuratamente o tli farsi esaminare la persona, e di soffregarsi con benzina per sbarazzarsi rapidamente delle eventuali zecche che, non ostantc tntto, fossero riuacit<' ad attaccarsi in qualche parte del corpo. Forse tutte queste misure potranno sembrare a qualcuno ooageratt~. ma chi ha vissuto in Colonia o comunque in regioni a larl!hissima diffusionP eli zecche, ha. imparato a proprie spe~e l'utilità di tante precauzioni. · Nelht lotta contro le zecche patogene per l'uomo o per gli animali, se si vogliono avere risultati proficui ed evitare inutili spesf~. occorre stabilire innanzi tutto un'inchiesta entomologica per accertare ulmmi punti tli capitale importanza: a) la distribuzione di que~:~ti parassiti e l'abbondanza su certi animali, sp~iahnente su quelli domestici; b) l 'influenza dei fattori tisici naturali, allo scopo di utilizzarne alcuni di essi per la distruzione delle zecche; ") ospiti sch7atici e domestici e loro mezzi di difesa naturale; d) resistenza tlel1e zecche e loro localizzazione sull'ospite. Incendi di boscaglie e di cespugli, disboscamento ru.zionale, inondazione, sono mezzi in grande stile che non sempre ~ssono essere utilizzati. Quando si abbia da fare con luride capanne dl indigeni, di poco costo, ò meglio distruggerle addirittura col fuoco; quando si t.ra,tta invece di abitazioni di un c~~rto valore è utile, oltre le altre misure di piccola manutenzione edilizia, eli servirsi di petrolio o di oli pesanti e di sbarazzarsi dei piecoli roditori selvatici, che servono ottimamente da. ospiti allo zecche (specialmente por la profilassi della« fobbre maculosa delle Montagne rocciose n, questa ultima misrua è indispensabile). Da t.aluni Autori è stata preconiz-


RIV(gJ'A DELLA STAMP.~ 1\U;DICA

ll'.~LTANA

P: S'rRAN l P:RA

r.ata e fatta attuare l'utilizzazione di mammiferi lanosi cho raccolgono in ~o nnmerosissime zecche e che agevolmente distruggono (montoni, zebù, l:mfali). P er la distruzionfl delle zecche sull 'ospite con procedimenti chimici vi sono diverlli sist1.mri: acqua patrolata o petrolio o miscugli arsenicali, dte tuttavia non sono scevri di inconvenienti - benzina o t-rt>mentina. a:::sai utili e di effotto pronto - l a pomata al solfo sublimato di Galli Valerio e quella al cloroformio, :particolarmente consigliate da Alossandl'ini - e a.l t re sostanze insetticida diverse, più o meno utili~ la-nciatM Ra,pientomeut.e in commercio. Questi ed altri mezzi escogitati , che per brevità. non enumero, sr. possono apportare dei benefici efffltti là dove l'allevamento dol bestiame ì• limitato, non dànno risultati soddisfacenti in quella provincie o in quei paesi in cut domina, <lata la grande est()nsione degli a.l1ovamenti, lo stato lJrado del bestiame. In tali cond.izioni una misura di polizia sanitarin nffica.ce ò q nella d'impedire l 'ingresso del bestiarue, proveniente da zone infntto, in paesi indetmi. Bisogna dol pari a-ssicurarsi prima che le zone in (· ni si immette del bestiame giovane, di fresco arrivato, siano immuni da j nfezioni.

RIVJSTA DILLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA Boz:a. - Contributo aUo studio della. tubercolosi polnwnare nei vecchi. (L a. Medi· cina Italiana, n. 6, 1930).

L'A. richiami\ l'attenzione s ulla importanza che hanno i \-occhi nella diffu· sione della tubercolosi e sul pericolo che essi rappresentano allorchè. considerat.i f•ome affE>tti da semplice catarro bronchiale e non come tubercolosi quali realmente sono, continullJlo a. vive1·e in seno alle famiglie e spesso a contatto quot.i<liartO con i bambini che, per la loro età e le loro condizioni fisiche speciali, :-;i trovano in uno S)Jeciale stato di 1·ecettività all'infezione tubercolare. Accenna quindi l'A. alla patogenesi della. malattia nei vecchi ed a.Ue difficollìl !·he incontra il medico per pervenire alla dia~nosi di tubercolosi polmona.re nei pazienti sulla sos.<>antina. e ritiene che il miglior su><.<>idio, per accertare in quest.i ;:oggetti la diagnosi, sia dato do.lla. indagine ra.niologica a p1·ecisamente dalla. ra.diogmli.u. più che dalla ra.dioscopia. Cito. infine il caso di un vecchio tubercolotico di 108 anni, che ha avuto 0('· rasiooe di etudiare all'Ospizio Umbe-rto I di Roma e che rappresenta tma ven1 t·aritì~ nella. letteratura medica italiana. e straniera. PrcciOLI.

BoTTA.Z.ZJ.- Il lavoro m!U8colare (Atti Congre.iSo delta Società. per il progresso delle Scienze - Bolzano-Trento, settembre 1930). In questo. riunione l'A. ha parlato della fisiologia della\·oro muscolare ed hn riassunto lo stato attuale delle nostre conoscenze suj processi biochimici e termodiuamici che si svolgono nei muscoli quando lavorano. Ha poi spiegato come la contra.zione muscolare sin una forzo che YS contro!· lato e coordinata, perchè si compiano colla dovuta regolarità i piÌI importanti fra gli effetti di essa, cioè gli atti volontari.


lltVlS'fA DJ>LT,A STAJit:PA ){EDlCA lTAUANÀ F: STRANIERA

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Ha. esposto, quindi, i va.ri fattori che determinano la forma, l'intensità, lo. condizione dei movimenti e quelli che permettono si rimettano in condizioni ta1i da poter lavorare dopo che hanno lavorato e si sono stancatiA tale riguardo l'A- ha passato in rassegna le fup.zioni organiche, per l'intervento delle quali i materiali occorTenti sono somministrati ai muscoli in quella. maggior quantità. e con quella maggior velocità che è resa necessaria durante e subito dopo il lttvoro. Per quanto si r-iferisce alla nutrizione del lavoratore, l'A. ha dimostrato che i muscoli per contrarsi e poi, restaurarsi hanno bisogno non solo di idrati di carbonio (zuccheri, farinacei}, ma anche d i proteine d 'alto valore fisiologico, quindi anche carnE>e, oltrechè di grassi, di sali inorganici, di vitamine: se l'operaio, quant.o più alto diventi il suo salario, tanto pH1 spende per introdurre nel suo regime i cibi carnei, ciò è l'espressione di un bisogno fisiologico. L'A- si è insomma. dichiarato contrario ai sistemi di vegetarianismoHa. successivamente illustrato le profonde modifìcazioni che durante illa.vor·o muscolare subiscono la r·espirazione e la circolazione, perchè il sangue sia in gra.do di ·trasportare ai muscoli attivi lo zucchero e l'ossigeno, che loro occorrono in piò, ed ha. spiegato il concetto del debito dell'ossigeno, cioè di quella facoltà provvidenziale, che i muscoli hanno, di assorbire, dopo aver lavorato, una quantit.i~ di ossigeno maggiore di quella, che assorbono durante il riposo; e ciò per un certo t.empo finchè l'organismo ha così saldato il debito, che aveva contratto con essi facendoli lavorare. L'A. si è poi soffe1·mato sul meccanismo dell'allenamento, che ha per effetto un maggior rendimento del motore umano oltre a una maggior perfezione dei movimenti inerenti a qualsiasi forma di lavoro. Per effett.o dell'allenamento, l'economia sul lavoro è tale che un buon corridore_ au es., consuma circa venti litri di ossigeno per una corsa di trn miglio in sei minuti, mentre uno non allenato, dato che possa correre colla stessa velocità. ne consumerehbe non meno di 54 litri. Così pure negli individui allenati il polso dopo nno sforzo ritorna più presto che m·gli altri 11.1 ritmo normale: in un minuto e mezzo dopo una corsa. rli 100 metri, in non meno di 4 ore e mezza dopo una corsa di 8 chilometri e in un tempo variabile da sei a nove dopo una di 16 chilometri. Se l'acceleramento del poll"c> persiste oltre i tempi indicati, è indizio di cuore non molto valido e di scarsa attitudine agli sport.<> e all'atletismo; ed a.llorn. si riscontra. insieme anche l'accelemmentu del respiro. Concludendo, nell'uomo che ltwora, non solo sono attivi i muscoli, ma quas i tutti i grandi sistemi organici; di conseguenza la. scienza del lavoro è, innanzi tutto, fisiologia dell'uomo che lavora., che equivale a dire fisiologia dell'intero or·ganismo umano. É necessario pertanto che ogni forma di lavoro sia disciplinatu da. norme scientifiche, per stabilire le quali è opportuno che anche in Italin sorgu un istituto, nel quale i problemi scientifici, meccanici e tecnici, biochimici, psicofisiologici del lavoro, possano e.'l86re oggetto di indagini speriment-aliPorNDECKER.- Quali medicinali si possono consigliare neUa tubercolo8i ? (Wiene•·

Klinische Wochenschrift, n. 8, 1930}. Non esiste veramente un medicament.o che possa venir definito pm·ticolarmento adatto alla cura dolio. tubercolosi. Tutti i rimedi posti in commercio o chr vRnt.ano anche questo effetto, non sono altro che rimedi diretti contro l'ingoi i Rintomi. Tuttavia. anche tm trattamento s intomatico può riuscire utile. n t rattamento sintomatico, oltre a togliere oert,i disturbi molesti al malato, può esercit.a•·t' anche una buona influenza sullo stato generale, per cui il favorire l'espettorazioni', il diminuire la tosse, l'arrestare le emorragie saranno sempre indicati e potranno infiuire non poco, sia sullo stat-o generale del paziente, sia. sul decorso della malatti11 s tessa. Nelle varie indicazioni possono certamente venir usati svariati medicinali, che troppo a lungo sarebbe l'elencare. Basterà pertanto accennare brevemente n quelli che si dimostrarono meglio idonei nel trattamento dei tubercolosi. Per favorire l'espettorazione, il liquore anisato di ammonio ha dato sempre buoni risultati. Qualora il catarro sia. molto denso, si potrà a questi aggiungere un po' di joduro sod ico, per quanto, in casi di ipertiroidismo o di grave tubercolosi aperta, ci sia il


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RIVISTA DELLA S1'Al\U'A 'M EDICA ITALtA N"A .P: STRAN tF:RA

pericolo di una reaziont- di focolAio. QuAle osp~>tt.orante da usarsi per un periodo piutt.ost<> lungo, è molto inrlienlo lo f>c iroppo di guaiacolo eomposto. Se lo. sto.si &>c.-etoria va congiunta a di;.pnea. e e. disturbi e.smatici, si avranno buoni effetti dalla ~omministrazione di piccole dosi di jodio o di qualche preparato a.drenalinico, sin naturale che sintetico. Nel caso che i preparati a.drena.linici non 11.vessero effetto, si potrà. prescrivere qualche cardiaco. Il rimedio principale per la tosse rimane sempre la codeina, coi vari suoi deriva.ti. Nell 'emoftoe ltl somministra:>.ione di sale per bocca, le iniezioni di olonuo di (•Alcio endovena, accompagnat~ da iniezioni ipodermiche di olio canforato, i ,·n.ri prepat·ati ca.lcnrei, anche per via orale, poi quelli biologici port.A.no a sicuro effetto, e questi ult imi specialmente allorchè le iniezioni di cloruro di calcio e di olio <'fl.nforato non raggiungono l'effetto desiderat.o. Sari\ un grave en•ore la prescrizione di morfina, quale sedativo clelia. tosse, poichè può facilmente produrre l'attivazione di focolai da aspirazione. P er combattere l'aumento di temperatura, il piramirlone è quello che ha de.to i mi~liori risultati. Quale nntidotrico, nei sudori notturni, qualche prepal'nto di salvia non mau-

<:herà di de.re buoni effetti. Per quanto concerne i distm·hi gastrici dei tubercolosi, questi non presentano nulla di speciale. Trattasi, di solito, di dovere combattere l'iperacidità. Nei casi invece di ipoacidità. o di anacidità. la J?OPSina. con acido cloridrico o qualche stomac.:hico sortiranno l'effetto. Nei casi dt totale mancanza. d'appetito sembra che l'in~<ulina possa. essere molto utile, per quanto queste iniezioni, specialmente in processi gravi ed attivi, non riescano del tutto innocue, pur avendo un effetto passeggero, come la somministrazione di preparati a.rsenica.h. I preparati nutritivi non hanno bisogno di venire usati, ad eccezione dell'olio di fegato di merluzzo. Se la terapin ;;i!icica possa essere utile, è cosa che attende ancora una conferma dalla pratica. J~a. diet.n, va regolato in conformità dei ca-'!i. CASTIQLIOLA. -

Da. Tripoli a. Murzuk. r rripoli, Ca.copa.rdo, 1930).

In occasione del 3<> Congre.9So di Igiene e di medicina coloniale, tenutosi a 'l'ripoli nell'ottobre scorso, l'A. hl\ molto opportunamente pubblicato importanti osservazioni, per lo più originali, sulla nostra Colonia, soffermandosi in particolar modo sulla conJìgurazione geografica e tecnica e sulla organizzazione sanitario. dei territori recentemente riconquistati. Anzitutto l'A. distingue la Tripolitania propriamente detta dalla Sirtica, differendo quest~ regioni notevolmente nell'aspetto geografico, e della prima ne fa tre zone: fa.scìa. costiera, zona predesertica e Sahara tripolino, fornendo di ciascwta, dati interessanti. lllustra successivamente in forma brillante la regione del Fezzan, con la sua capitale Murzuk e con gli altri centri di Gha.t, Uaul el Chebir e en Enamus. Espone in seguito alcune osservazioni sul clima della Colonia in rapporto alla temperatura, ai venti ed alle pioggia, sulle risorse idriche e sui mezzi di approvvi~ionamento e di depurazione delle acque per la. truppa, fra i quali ha dato buoni risultati l'epuratore Genestous. Si occupa ancora della popolazione della Tripolitania, europea e indigena, e di questa ne descrive le tre razze caratteristiche: berb6ra., o.ro.ba. o nogra. Infine viene a parlare dell'organizzazione sanitaria civile, con a capo una Direzione di se.nitt\, che estende la sua giurisdizione nella zona costiera do. Pisida. 1\ Tauorga. e quella più vasta militare, con altra direzione di sanità., che si occupa del restante territorio della. Colonia. Questo è suddiviso in quattro zone, nelle cui l'ledi di comando sono impiantate infermerie principali fisse, mentre altl'l' dodici infermerie secondarie sono istituite negli altri centri. Inoltre ogni battaglione di indigeni libici ed eritrei e ciascun gruppo sa.hariano costituisce nella propria sedP nna infermeria di corpo. Il vero e proprio servizio d'assistenza ospedaliera. per indigeni, europei e militari, è assicurato da.ll'ospeda.le coloniale Vittorio Emanuele m di Tripoli, che può disporre di oltre 600 posti-letto. Le due direzioni di sanità. hanno funzioni ben distinte, che si completano a vicenda. in perfutto accordo.


niVISTA DELT, A S'l'Al\fPA i\ffiDICA ITALI ANA E STRANIERA

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L ' A. infìno elog io. l'opot·o. ~ilonzio~a dei me<lici militari in Colonio., molto ricercata e rispettata, i <tuali s i a.ùttttfmo T'apidamonte n.l nuovis;;imo a.mbiont.e. l:lm·ebbe però oppOl·tuno che prima. della loro par· tenzu, d a lla Metropoli g li \IIlicinli merlini ç.lestinati in Colonia seguissero un corso teorico-prt\tico di patologia e di igiene lt'O· picale, e prima di raggiungere le loro sedi prestnssero un primo servizio nll'ospnd!tll' di Tripoli. L'A. è ù 'avvi;;o che i nostri medici colonia li dovrebbero essere t utt.i volontari, ben preparati e scelti.

Di8turbi alla. colonna vertebrale neoli amputati alla coscia. (Miinc hener m edizinische W ocben schrift, n. 32, 1930).

KARFTOL. -

TI numero deg li amputati alla coscia, che si rivolgono a l medico per disturbi e sofferenze sono numerosi. E ssi accus1.t no a lle volte do lori, ma pil1 spesso vaghi tlistmbi non ben d efiniti. Soltanto, in seguito ad un ripetuto esame di parecchi Ct\..'li si osserva trntt11.rsi dj un (leterminnto fenomeno. Naturalment.e nell A. maggim· pMte d ei Ct\$i s i tratta di monconi operati ripetute volte, per vtu·io rag io ni. All'esHmc <lelmoucotHl nulla s i trovHo di pa rt icola re, mo. a ll'esame rndiologico :;i o:s:s~l'VUII Oltlt e­ nl.zioni a lla colonna vortebrale. Se questo fatto riesce accertato all'esame mdiologico, basta togliere il caricamento alle spalle, prodotto dalla fissazione d ella protesi, perchè il paziente ~>i accorga istantaneamente di un enorme sollievo. Nella massima parte d ei cnsi appunto ò s ufficie nt-e che la prot-esi siA. fis;:Ma, nnzichè a ll ll- spalle. come avviene il piiì delle volte, ttl bacino, per cui la colonna vertebrale no n è costretta a sostenere nlcun peso, n on dando così piì1 luogo a disturbi di sorta. RtTIU. - l traumi ckUe 088(t ckl metalarso. (America.n .Tom·nal of Snrgeon, luglio, 1930}.

I n una discussionesullefratture delle osso. m etatarsiche, l'A. reca molti d ettagli ttnatomici concementi il meccanismo dei movimenti del piede in t•elnzione alle fu nzioni delle ossa del met1ttarso. Queste ossa cou i lo r·o nttucchi costitui;:con o un gl'llppo scheletrico intricato e compatto, con muscoli e legrunen ti di sotegno e tli moto. La loro forma. complessiva risponde a quelltt eli un 'ttrcnta in senso longitutlinale e trasversale; uu traum~ ad una di gue:ste ossn o ai suoi muscoli o a i leg amenti delle sue articolaz,ioni, altera tutto il complesso scheletrico e necessita quindi un trattamento adeguato. L a frattura di un os;;o metatarsico pliò essere c ausata da trauma d irotti o indiretti e lo. pià frequente e comune frattura è quella. d el cp.1in to met.atarso. L a frattu~ra. può esset·e accompagnata o no dt:t dis loct1,mento dei frammenti, essere :-;emplice o composta., ed o,vere serie conseguenze per fenomeni settici e d'infezion e. I s intomi dopo subìto il t rauma sono quasi sempre iden tici: il piede diven tn dolentissimo e completttmente inabile all'uso, il dolore è aggnwat.o dal movimento, mn. in molto co.si gmvi possono anche es;:ore ma.~cltornti i sintomi soggettivi, specia lmente quando il paziente è in istato di shock. Vi è una camtteristica d e pressione a l punt.o ove è avvenuta la fratt.ura; il c re pitlo può essere pt·e.'3ente, ma anche mancare e la mobilitA d ei fmmmenti non è Rernpre di possibile riscontro. I raggi X debbono sempre ossere impiegnti p er la diagnosi precisa.. Lo. cura comporta l'immobilizzazione d el piede per non me no di t.!'o settimll.no ne lle ft·n.tt\Lt'O oomplici, e pot· qu!~tt.ro uolle fra.ttul'e co mplica t o. (.Juando viene l'imosi'lo. l'ingesi'l!\tu ra, d ebbono ist-ituirsi mnsi'•1J;(!!i e movimenti, facilitati do.llo. immersione in bngni t iepidi. Que llo fra t t ure comminute, che dc hiedono l'a;:;porto.zio ne d ei frammenti, devono essere trattate in modo d a pormettere la susseguente ricostruzione de l mot.atarso. KUNZ. -- Sieroterapia. nella peritonite ( ~< Zentralhla.tt fiir Chirurj.!:io "• n. 45. 1930).

Dopo avere accennato alle alte c ift·o di mortalità nelle peri tonit.i da a ppendicit i perfot·nte, e specificato c he il tmttamcnto siel'Ote t·npico non ><ostitui~co l 'opera chil·urgico., d ella qua le noll s i può fA.re a mono in ><imi li casi, rntt :o;!'r·vo l'lo lo a <'oad iuvarln, l ' A. parla d el tr·attamcnto s iorotempico dc lln. pt' rit ouito tln ttpp!lndic·itc porfom l n.

o - Uiornalo Ili "'cllici1111 miliw•·e.


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CO:SFERF:NZE SOIENTtFlCHE>; DE!:Ll OSPEDALI

MILlTr~Rl

Nei primi t.ontativi, seguiti p eraltro da incomggianti risultnt,i, s'impiegò il siero anti-coli. Ma dal 1928, consectttiva.mente agli ol"iento.menti dati dalle relative t·icerche bat.teriologiche, si ammi8e che il carattere ùi gravità deUe peritoniti da. appendiciti era dovuto alla presenza ed a ll'azione to.':l.':lica del bacillo ttnAerobio dell'edemn gn~-;oso. Le ricerche sulla fiora anaerobica d ella nppettdice in condizioni normnli e patologiche dimost.mrono anche Ili presenza del b~tcillo per·frinj?ens, ed in appendici, gungnmose pe rforate ftu·ono tr·ovnt.e da 3 a 4 specie di nnaerohi. In :<eguito a quest.e ricerche si URÒ a scopo cnrnt.ivo nn ,;iero polivnJente ant.ig,wgrenoso. Il l\{icltel e Mathieu, su 3!l casi gravi di appendici gun~t·enose t.mt.tate co11 dosi generoso di questo siero, ebbero 32 guarigioni. Tale tr·attamentto s ie roterapico si diffu>;e e dn, alcuni autori fu prnt.icato dopo le appendicectomie, nnd10 profilat.t icarnente. Ancora più attivo fu ritrovato il s iero antignngrenoso combinato con altri ~tieri {preparuti :;econùo il 1-eperto batteriologico) come con s iero n,nti-coli ed nntistreptococcico. Un s iero molto usl\.to in Franeia è composto di s iero nutipt'l'frin~cns, >tnti.;porogen<>~<. anticedernatiCirit, 1\ntivibrio :;epticus, ant.ihjstolitic u>". :)ecomlo il \Veinberg, la miscela di questi sieri un·ebbe anche w ùw;ione non :;pPcificu, nf'l ;;en,;o c-ho agirebbe fttvorevolmente altrcsl nei casi nei q unii non ~<i è a·iu,.c>iti a dimostral·e lo. pre.'lcnza di germi anaerobi, intervenendo allora l'aziono dei :;ieri miscelati n re11uere inoffon:;ivo il germe dominante e nd abbns_<;ar·e cosi lo. virulenza rli tutflt la .fiorn hatter·icn, fino a renderla inoffensiva. Gli Aut.ori tede:;<'hi, pur aderendo nl concetto dell'importanza dei ge1mi amwrobi, hanno iu.sieme tenuto in consi<lertlzione nnche la i11fluenzt~ d e l bncillu coli nello per·it,oniti do. CLJJpendiciti, e con~eguentemE>nte il s iero dn essi usato è compost.o d1~ tUUl mi,;celn. n part.i eguali i siero ~n ti-coli e di siero aut.ignngt·enoso. (Quest'ultimo è quol'<i ident.ico fil siet·o Rntignngt-enoso Uflllto in Fr·ancia, dal quale differisce solo per !11. mancanza del compouente antiflpot·ogeuos, ri t-enendo gli AA. tedeschi il hacillo sporogenes come non patogeno). Su 37 malati, tutti con forme gr·avi d i peritonite diffusa, tra.ttnti con questo ~iero, si ebbero 4 morti (mortalità 10,8 %), mentre che su 48 casi, IUHecchi ù t•i ttuali anche senzn segni di diffus ione, l'li ebbero 13 dect>S.'< Ì (mortalità 27 %)· DunsiOsr.

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOM.E NTI TRATTATI (Dal proce'Si verbali pervenuti alla Direzione generale di sanità militare dal 1° gennaio al 28 febbraio 1931)

t o capit·nno meùico FED"E:Iuco BocCRET'rr: L'en(ìst'ma. Capitano rneclico GuoLm(,)10 StNJ BALDI: Bulltt difJmtusi. de/la. tubc1·· colosi art-icola.rc. - Cnpitano medico GO'CLIELMO SnHBALDI: La tnbercolosi gùuulnlo-linfatica. - Cttpitnno mt>dico GmSP:PPF: Fn,mF.GK: P neumot.oroce bilttit'roll' . - T enente chimico-farmacista FRANCF.sco P ozzuor.I: A ne.~tetic-i e :>f.npejacenti. BARI. ì\laggiore medico Ca~uLLO l\'IAZZOCCONE: Diaynosi e [J1'"/ìlflslli de/111 ANzro. -

-

tubercolosi polmonarr .

CM!!i:RTA. - 1 0 cnpitano medico PASQUAT..E MusTo: Btenosi i l eo-c<Jlirh l:\ da mem· brane pericoliche. Maggiore medico CalU>tEI~O BoRDONE : Glicosurie. e diabete. . . . FIRF:NZE. - So ttoteneute med1co GAETANO ARRIOO: B11l meccmnsmo d t aZ'/011 e dei diuretici mercun'ali. Sottotenente roeùico J.m ERO T.ECCHINl: Bttlle recenti ar,qui.sizioni terapeu.tiche nel campo dell'anemia perniciosa pro{ffessiva (epato e yasttro-terapia).


l NOS'l'lll MORTI

187

Livoa:s-o. - Mn.ggiorc m e1lico GIOVAN N! RA<>O Un caso di 11wnilùwi bronch·ia le. L'O. IJremett.e che le mico><i ùell 'app>~rat.o rEISpiro.to rio m entiscono la tubercolo~i polmonare . Accennt\ a lla sintomatologia, a ll'anatomia patologica, alla dia~mol:li , t~llo. profillu;.-<i, p r·ogno»i e ctmt d elle m oniJia."i, e in ultimo disc ute un caso di bnmtomo ~r.ilinsi d tt lu.i os-<ervato n ell'e.~r·c izin pr·ivatiO, facendo 11\ dingnosi diffOJ·enzin le co n la tu i)ereolosi e la sifilide polmonare e m et tendo in eviden:~.a il rifml· tato cur·ativo col jod \lro di potussio. Il caso d escritto si e r·a prel:lentnto l:lOtto form•t (li un lieve cahtrro bronchi n le cronico, il cu.i dcc01·;;o uniforme e lieve fu in tor·rotto dal mn nifosto l'.•i d ello, emottil:li. - Maggiore m edico Con:sELIO Rrzzo : L ettura t commento al nuovo E/.enco delle infermità. :\{F;ssiNA. ~iuggiore medico ,.'\.N'l'oNro Ruoueru : Sulla si/ìlule nova;rsenoresi-

stente. :\f iLANO. -

'l'enent.e colonnello medico PLETRO CAMORIANO : illustrazione di casi

clinici. PErtO'O !A. -

Colonnello m edico GAETA..."o/0 FUNAIOLT: La poliom ielite mtter·i01·e

aczua nei rig·uc,rdi clinici. 'l'RENTO. -

Colonnello m edico CESARE PENNETTI: Opoterapia nel gozzo en-

demico.

Maggiore medico FRANCESCO MIONEM1 : Un ca,so di soorlattina a sintomatolog·i a a.nomala. Sottot.enente medico NICOLA CORONATI: Un caso di pityriasi rosPo di O·i lbert. 'I'nms•xJo:. - Maggiore m edico LonExzo P F.J.J,EGIIINO : Un caso rli tnctlattia fli '1'/wmsen - Capitan o medico .FRANCEsc o CUL'l'RERA : &ulle alterazioni /1mzionali dell'iride e del corpo cili(llre di rwtunt traumat-ica. VERONA. - Maggiore medico FrLIPl'O UnrFr : D ilatazione ·m·eterale congenite,.

J NOSTRI MORTI Dott. Comm. FRANCESCO MAUGERI, maggiore generale medico della riserva. Si è spento o. Livor·no il 26 dice mbro scorso, a 75 anni. Au:;tera figw·a ili gentiluomo e di solda to, pro fessionista di non comune valortl, m CJd e.-;t.o, senza vano ost-entazioni, )Jet· l~t schiet.t,a bfJlltà dell'animo suo h a lasciato unanime rimpiant.o nella cittù. d 'adozione ove pm· molti n ruù fu direttore di quell'osp edale militare. H.ichiaml\t,o in ~rv i zi o dut·an to l' ultima guerra a llo stes.'!o ospedale, diede [WOVa delle !:tre ottime quttlità. organizzntrici nell'allestiment.o di numerosi stabilim e nt.i sanitari di t·isct'\'a ne l tcl'l'ito t·io d e lla Divisione. I n qucst.i uJt.imi ann i feeo anche pnrte d ella Giunti\ municipnle di Livorno, come nsse~<l<orenli'Igiene, carica ch e tonne con •·i~ido senso del dovere, con cornpeten:ta., zolo e rettitudine esemplare.

Dott. Cav. ORESTE TEODORICO BESTA, maggiore medico df complemento. È morto 1t Bus to Arsizio, in età di anni 53. .P rose pMte a lla campagna italo-austriaca col g r·ado di co.pitano e prestò ser·v i zio negli anni 191 5· 16· 17, sia pre><.'lo t ruppe opel'•tn ti, ch e prc~so un.ità sanital'Ìe , l i prim>t linea. P et· il contegno ard ime n toso, in un'azione !'lvnltosi il 25 agosto 1915 sul monte Co:>t.on , al seguito d e ll5.to r eggiment.o faHtet·ia, gli fu concE>ssn. l~t mednglil\ di bronzo a l valot· milita re eri ot·.(:(lnne an cora la croce a l merito d.i g ue rra. P e r le sue elett~ qua lità di mente e di c uo r·e seppe acquistttl's i la stimi\ e la lìducia di quanti lo avvic ina rono. • .,

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Il G-iornale di m edicina m ilitare invia. le più sen t.ite comloglianze a llo addolo . 1·at.e famiglie.

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NOTIZIE Nella R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena. Nella. adunanza generale dell'8 dicembre scorso, il direttora d el Giornak <li medicina rnilitare è stato nominat.o socio d ella Reale Accademia di Scienze, Lettere ed A.:rti d i Modena.

VI Congresso Internazionale di medicina e farmac.Ja militare -L'Ala . Giugno 1931. A parziale modifìca.zione delle not.i1:ie comunicate nel fascicolo precedente, s'informa che la data dol Congres.'lo è stata. prorogata da.l 15 al 20 gugno p. v . La tns<;a d 'iset·izione è fissata in IO fiorini pei congressisti e in 5 per i membri delle loro famiglie. J,e adesioni e le relative quoto dov ranno essere invtate al Sewe· tariato Generale d el Congre~o: Direzione di San ità. Militare - Ministero della guerra - L'Aia. Il nostro Ministero delle comw1icazioni hA. concesso la r iduzione fer rovmria del 50 % fino alla frontiera ai partecipanti. Quello francese ha pure concesso il 50 o/o, lo svizzei'O il 25 o/o, il tedesco da l 25 al 30 % ed il Belga il 35 %· P er facilitare l'organizzazione, il Comitato permanente del Congresso ha. dato incarico all'Agenzia l nternnzionale Cook della distribuzione dei biglietti a riduzione e della assegnazione degli alloggi. Per ogni altro schiarimento rivolgersi alla Dire1.ione eli Sanità Militare del Corpo d'Armata d i R oma od a questo Giomale.

Centenario del generale medico Carlo Davlla in Rumenla. L'E sercito r umeno ha festeggiato solennemente nell'autunno dello scorso anno il een tenario d è.lla.nasoita del generale medico Carlo Da.vila, che fu l'organizzatore del servizio sanitario militare in Rumenia. Questa. l'IOiennizzo.zione interessa iu certo qual modo anche noi per· il fatto che il genera le Davila nacque a P arma nel 1828, ma ben presto lasciò l'Italia per recarsi a Fra.ncofor·te sul Meno e poi a Limoges, dove fece gli studi di medicina e di farmacia. Negli anni d i Università ebbo già. cam~o di esercitarsi, avend o preso parte alla campagna anticolerica d urante l'epidemra. sviluppata.s i in Francia nel 1849. P oco dopo laureato, fu ohiama.t,o in R umenia dal P rincipe regnante Stirbey, del quale divenne in seguit-o uno d ei più grandi amici. P rese pa,r·te, come volontario, anche alla guerra. Franco-Prussiana del 1870, dove fu fatto pl'igiouiero dai T~deschi

La Rumenia deve al Generale Davila la. creazione del Servizio sanitario m ilitare, non solo, ma anche della Scuola medica, che raggitulSe in br·eve rinomanza anche all'estero, tanto che fu ben presto riconosciuta do. Napoleone TII e da Vittorio Emanuele L 'opera. d el generale medico Davila non si limitò solt,a.:nto al campo medico, ma si estese anche a.d a ltri campi scientifici e filantropici dove fu pure preziosis.o;;ima.. A ricordo 'della commemorazione centenaria, oltre una bella bio· grafia, l'E sercito rumeno ha fatto coniare un pregevole medaglione che da un lato porta l'effige del Generale e dall'altro ricor·da le I stituzioni da lui cr·ea.te.

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N.

(3105618) - ROMA,

llR UNI.

DELLO STATO - O . O.


VII - S. SAl. t NA~t . - Insegnamenti dell'ulti ma guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 2<> tempo. - Prefazione u el prof. R. ALESSANDRI. - U n volume di pa~i ue 190 . . . . . . . . L. VIII - A. CASARINI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Uu VO·· lume di pagine 28 con 5 figure ... ....... .. , ..... ,....... ·• IX - A CASARINI. - La celebraz;ione dei medici caduti in guerra. - Un. volume di pagine !J2 con 16 figure . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • X - N R omNò. - La pro!llassi delle malattie infettive dominanti nelljll nostre colonie africane. - Un volume eli pagine -l4 . . . . . . . . . • XI - A. CASARINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea.- Un volume di pagine 232 con 97 figure.......... . .. ..... . . .. • XII - G. C.u>PELLt. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. • XIII - S. SALINARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 250... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • XIV - F . CACCIA e S. R rocr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un volume di pa~ine 28 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • XV - G. GBrxoNr. - Geografia medica ed igiem~ dei nostri possedimenti. coloniali. - Un v olume di pagine 240 con 3 carte geografiche • XVI - S. SALINABI. - La razione alimentare del soldato in pace ed in. guerra. - Un volume di pagine 240. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • XVII - A. CASABINI. - Per le nozze di diamante del "Giomale dl medioin.a militare,. - Un volume ùi pagine 60 con 9 figure .... • XVIII - B. PALMIERI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72. • XIX - G. :MEMMO. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - C n volume di p•Lgine 50 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • XX - A. CASARINt. - La medicina militare nella lèggenda e nella storia. - Un volume d i pagine 750 con 155 fig11re. . . . . . . . . • . . . . . . • XXI - Lipovacoini e vaccinazioni an.titifo-paratiflche nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929). - Un volume d i pagine 126.. . . . . . . . . . XXIT - G. P tCCOLt. - Lesioni del midollo s pinale per traumatismi in guerra. - U.n volumo di pag. !li) con lfJ figure .. ... . ........ ...... » XXIII - A. CASARlNI.- Profili di cbtiru rghi militari italiani.- Un volnmc di pa~ine 80 con 13 G!.!urE" ... . .... .. . ... . . . . . . . . . . . . . . . . » XXIV- A. CASARINI. - I pionieri i t.1liani della Croce Rossa - L'n ,·olume di 100 p:tg. con 2ti fìl!llt'O . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . • . . . • • XXV - U. ( 'Assr~rs - Il servizio militare e l'indirizzo costituzionalistico il!1 biologia e patologia. - Un volume 11i s:2 p••gine . . . . . . . . . . . . . . . . • n

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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASA RINI. - La guerra di ogni giorno. ~M.c pratiche di lìsiopa~;ol ogia e di igiene per le forze armate. Un volume di pagi11e 3fì0 con 106 figu re - 1toma, lll:.ll) ...• . . .. ... •.•..• .. • . •. . . . • .. ..•.. . .....••.• L. A. CASAR!NI. - Polonia e Italia - Un fm;ci<'olo di 20 pagine con 4 figure. • A. CASA.RINL - La u Signora dalla lampada • (F'iorcn:z<~ N iyht ingu le) - U11 volume d i rs~g. 56 con 18 figu re ........... •• .•...............• A . CASARtNJ. - La fatica nella vita militare. Memoria. premiata. al concorso Riberi, 1905. Un volume di prtgine :~:~o con 65 figure. - Roma, 1908 l A. CASABINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria p1·e· mia.ta. al concorso Riberi, 1906. - Un volume di pagine 402 con tavole grafiche e st atist;iche - Romn, l UOl:! ••••••••• • ••• • • ••.•••• I Congresso intemazionale di medicina e farmacia militare. ( Bruxelles, 1921). " Relazioni ufficiali del Corpo san itario rnilitttre it ul itmo .. . . .. . . . . • n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (R oma, 1923) Atti del Congresso, v ol. I. - Relazioni u fficia li. - Un volume d i pagine 416 con tre tavole . ... - ................................ • n Congresso internazionale di . medicina e farmacia militare. (Roma., 192:!) . Atti del Congresso, vol. II. - Lavori del Congresso e comuniM~doni. - Un volume d i pagine 600 con 33 t avole ~ 19 incisioni . • • m Congresao internazionale di medioiDa e farmaoia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Congresso e com,uni!J8-zioni. - Un volume di pagine 88. IV Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Vo.rsavia, 1927) - Un volume di p"gine 116 con 4 figure . .•• .•.. . •..•.•... • V Congresao internazionale di' meO.icipa e farmacia militare. - (Londra, 1929) Un volume di pagjrie 124 con ':19 figure ..... .. ........... ..

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DffiEZIONE ED AMMINISTRAZIONE :

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ltlinistcro della (.:uerra, lia XX Settembre - ROltiA

1 Il r1i1Jrl!nlr r1i mrtli ri na milifnrt: si puhbUca Il primo gloroo dJ cl:~scun rueso, In rascioolo dJ Quattro lo~ li <Il s lam pa o lruo uo. 2. L 'obbona111onl o è annuo e decorre dal t • gennaio. 3. rl 1>tC7.7.0 d cll 'nhbonamcnto è : Per l'lta lla o Colonie .............. ............................. . L. 82 Per l'Estero.... . ....... . ....................................... . • 44

Un rnscicolo s<>pMato

in Ita lia . ...... . ...... .. . ... .. . all'Estero ..... .. .......... , ... .... .

co~tn ........ .

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Il 8Ul>l>lmn<'nt o conl.en<'nto i r.unli rii

In Ttnli a. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . a ll' Estero... . . . . . . . . . . . .. .. .. .. . • 18 costa: 4. P••r ttlì uftì('io li merll!'l c c himici rn rruacis t l del R. cser<'iln (iu "ervizlo a ttivo, In posizionE' a1)81J!a.rla , dJ r:ompl.,rnc nto, di'il n l'i~er,·n et! n riJHiqo) U prrzzu dt'll'<d; huwlnH!nl u è l'l<lotto a L . !tt amlcrip~ eri Il pr<>zzo dt'l sn pp lpln<'nto t> rido tto a Lire s per l soli 1\Lbonati. l-<on !Il tl1lsmettono rlco"utc r>er l!lì nhiNnu nrc11l i r•o:r~o1mli. . 5. :Non s 1 nccc ~l a no re• l:u ui trn,•<!OI ~i trrnta giorni clnlla "Jll'•li?.ione rlrl !ilornnlc, che si P.f· an:i <J11i ld clcl corpo .::;ani lo r i •l nulitnrc

t e.ttU(\ T'f!(!OllH'l'l H' Hf.u hl Jtl'i lllc) di 0 !-"'l li n ~ e..:u. '"(r;l ,.;:f:.(' f"l:_..O f J\ JC tt: I'Htlne ,. 1 (it.~o.(.· Ì~OJi rjt•hie.;t.l l"engOOO Slle•

diti, so dlspnni lJI U. sul ll n t» •gnuocntu. li. 1 si!(Mr i a hl>o na ti noiiil :t ri in otlrt.tiv!t ll di servizio pnghero,uno l'iJDJIOl'to dall'abbonamento per mezzo elci rispctl h ·l comand i ùl corpo o cli1·czlom. 7. PM i so li ufllcialì mroll~l (cl!· li' ~::<t.:rl'lt o c d ella 1\: n.l'fna), In IJIHthiDIJIH~ pnPizione si t rovino è amDlesso nn ARllONA:IIJ~ KTO CU:UUl, A'fJ\0 ul (:,i onwle di tlof<liciloa militare ed agli .J.nnalf di medlclnn naMie e co~lortiule ul p1·czzo di L. 45 annuo. S. Ai lib ra i si rn lo sconto dei1U per cento, ma soltantc· per gli abbonamenti dolle persone e degU enti nou rnilit..'l ri.

NOUME PEit U~ PUBnLICAZIONI. l. I la vori orie:innll, !c nCite. le riviste - <lnt.tllofl'rufa.tl o scritti n mano - devono C\CCU· pare nn solo la t o clol fol'!lin, C!'."<:r() nel testo rlcf:lnitlvo nP t·ari,lur, ed accurntnrnento corretti e riveduti dngll Autori. !'li rn sp~c inlo rl\c·com!o.n!IU7,ione che l)ueiU SNittt n 111nno e1nno ben leggibili, per wodo ùl evitare ogni ch1bhio di inlcrvretnzi o n•·· In <'HSO c vutrru·io, In llirezione si vcdr obbc co.~t rctta a so· epenòerne In pubblicazione. l lavori b1·evi sarnnuo p l'c,fe rlt.t. Le uJlinionl manifestato dagli Autori non lmpcgnnno lil res poosubllltn d<'l perlo• Ileo. ~ 'leca ta la r iproduzione del la"orl ori glm\11. 2. Per d lspo~izione rlcl Cou "lttlio nazionale dello riccl'elle, l'Autore deYe u nire al laYoro un bre,·o nutori0$~Uulo (non pi('l di 10 rl~Lc) . 3. Salvo Cl•~<i cccczionallssilnl. la correzione clcll c boz%o 5:1rà fatta dalla r<>d>ltlone anzlchè <l ogll Autori, por noo •·in<'ola rc Il l n.~oro tlpos_:ra ~co 1\l!li lue,ilabill rita rd i po~tnll. Lo corrorJolli straordlnarlo ratto dagli Aut.orl saranno I<H' O nddcùlt atc. 4. Lo s~>cso ]Jcr lo k <vnlc lilol'(rnllc hc, fotogrn6cbe, ccc., ello :l<'compa!(nassoro le moworlo sono a enrico rlcg li A n tori. Le tll('nre eia ri prc, duno devono cs~rc nit ide, <'Ou lettere e illdtu re a caratteri grandi <' tnll che rl' ~tlno l•cD lcgglblll dopo e~entuaU rld\lzlolli. L e ùlbJtograOe IU.Q&'he si pubùllcano solo nc:;:ll C";~trntti . 5. OLI C'ltrntti sono di •1ue llpl: - Tipo ..1) sonzu eopertlnn e co lln Impaginatura e numera· zlone del fascicolo. - 1 ipo H) con copertina f!lllmf)ntn, rrootespizJ'l , in>paglnatura e nUUlera.zlone -peclale. 6. Agii Autori ~mranno coooossi grnt.uitnmontc 25 l'Strutti t ipo ..t.- La rll'hiosto. dJ estratti In pl!l e quellA. dl estratti llpo 11 sar anno a carico d egli Aut(• ti Fl.cssl. 7. Il proz?.o degli cstrntti, p.o r gli .! utori delle memorie eh o li richiedano, i- rogo lato diilla seguente t arU'l'a :

rREZZO DI CUSCUN FOGLIO DI STUIP.\.

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Oli estrnlU minori di un toolio si cont(lno rome /(I(Jiio intero Ptr l t ordin<Uioni di 100 utnUti Ptr Qlltlli che superano un Joolio, le !razioni in pia , eh~ non &uperano i l mazo foo!(o, 1ft co• IoM come 1n-.tà, Jmrrllt peri) l'or<Una~i<me non sia i1>J~rt,re a 50 copie.

8. l ntanoscrittl non si re.qtlfnlsMno.

(31051Ì l s) - RO)fA, l tl31 ·L~ - ISTITUTO POL !GRAFICO DELLO ' S TATO - G. C.

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'''/..) Anno LXXIX - Fase. IV APRILE 1931 - ANNO IX

GI-ORNALE DI

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINJSTEBO DELLA GUEBRA

ROMA

Pubblica:zione mensile


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GE NERALE DI SANITÀ MILITARE)

Giornale di medicina militare : 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e deUa R egia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. TE LE FONI: 43-283 R. T. - 21 -84 R . M.

SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI:

Giacobbe. - La. • batt erlofal(la provocata • nelle <'omuni Infezioni da pi op;c:ui . . . . . . . PIIICelltlnl. - R cnrlicon •o Ptt~f isLico dell e o perazioni C'blru rgicho cscllltlte negli ~ta.b! Urnenti sanitari mi li t n.ri durante l'anno 1929 . . . . . . . . . . . . . . T3ldllccl. - Pa t ologia oculare ne lla. zoua. Ili E l Mcchill (Clt·enalca l . . . . . . . . . . . . .

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CA8UI8TICA CLINICA:

Blallni. -- (In caso rll coste cervicali col\ rlfstm·bl ncr,·o~i con•<:cut.i,· i

Pag. 221'>

RIVISTA SINTETICA :

Miadonna. -

Pag. 229

La. ma.larla d al pttnto di ,,;sta hiologico, c linico c rnc<Uco- lcgalc

IlOTE DI IGIENE PRATICA :

l'lccloli. -

L'Influenza . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . •. . . . . . .

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RIVtaTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA. . . . • . . . . . • • . . • • CONFERENZE SCIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI . • • • • • • NOTIZIE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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PUBBLIC~lONI

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IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE

DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero dlllla Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA. GUERRA 0IRE7.IONE GENE R ALE

DI

SANITA

:lf fLITARE

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I - F. T ESTI. - Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un v olume di pa g ine 112 .. ...... ..... .. ....... . ...... .. L. 1 II - Ricerche biologiche degli Ufdci psioo-flsio!ogici di aviazione mìlitare. - Un vo lume d.i pa~ine 236 con 46 fig ure o 2 tavole . . • ... • 15III - E . SA.NTORO. - Ferite addominali di guerra - P refazione del profee· s ore N . GtAN ~ F.:'rl'ASlO. - Un volume di p'l.gg. 400 con 38 fig. 30rv - A . L tJSTIG· A . B US IN CO. - • I gas di guerra • - Impiego ed el!etti • - Provvedi.meuti e cura - Un volume di pagi ne 104 con 3 tavole micrografìohe a colori . . : . . . . .. . .. . . .. .. . .. .. . . . . . • 1!V - A. L trsTIO . - Brevi canni storici sulla evoluzions d:~lla maschera con.tro i gas dnrante la guerra mondiale (1915-1918). - Un vo· lu me di pa g ine 32 con 2 l Fig-ure . .. . . ... ... ... .• . . •.. . .. . • 7Vl - F . CACCIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti iR guerra. - Prt'fa7.iono del prof. R D AT.LA Vedova.- Un vo· lu m e di pa gine 108 . . ... • ... . .... .. . ..•... . . .. .. .. . . .... • 6( Srouc 3• Pfl{fi lla tir i/a CO(J'rlf rur)


MEMORIE ORIGINALI OSPEDALE PRINCIPALE DI ROMA Direttore: Tenente colonnello medico A. MONACO 20 REPARTO CHIRURGIA

Nella lotta contro le infezioni piogeniche sono stati largamente impiegati e si contendono tuttora il campo sieri, vaccini, proteinotera.pia. aspecifica., a.ntivirus; i brillanti risultati ottenuti e vant.a.ti con tali mezzi, come pure gli insuccessi lamentati, sono però vari a seconda. dei diversi sperimentatori. La. recente introduzione in terapia. del batteriofago segna. pertanto una data notevole nella. storia della microbiologia., chè le sue applicazioni pratiche nelle varie forme di infezione sono già larghe e numerosi i successi riferiti. La. batteriofagia è intimamente legata al nome del suo scopritore, a F. d'Hérelle, che, sin dal 1909, studiando nel Messico una malattia delle locuste, intravide lo strano ed importante fenomeno. Intensificando in seguito i suoi studi nell'Istituto Pasteur di Parigi solo nel 1916, dopo lunghe e pazienti ricerche, potè il d'Hérelle mettere chiaramente in evidenza nelle feci di convalescenti di dissenteria bacillare un quià che agiva sul bacillo di Shiga. determinandone una rapida. lisi. Ben nota è l'azione di questo principio distruttore di batteri verso i microrganismi patogeni; allorchè esso viene a contatto di un germe, vi penetra, lo ringonfia sino a determinarne la rottura (scoppio, come dice il d'Hérelle) e la conseguente rapida dissoluzione. Durante questo processo di lisi il a principio » subisce una intensa moltiplicazione ed esalta la sna. virulenza. n fenomeno della lisi batterica, com'è agevole dimostrare, è indefinitamente ripetibile in serie; ed infatti anche dopo numerosissimi passaggi il << principio » permane inalterato. D'Hérelle ha definito col nome di batterwfagia questa lisi in serie dei batteri e con quello di batteriofago il principio capace di distruggere i germi. Numerose ricerche sperimentali sono state condotte in questi ultimi anni per stabilire la natura e le proprietà biologiche del batteriofago. Alcuni AA., e tra. questi ricordo il Twort, che forse è stato il primo ad osservare nettamente il fenomeno della batt.eriofagia, senza però essersi preoccupato di darne la. spiegazione osa.tta. e di studiarne a fondo la qnestione, ammettono che il batteriofago è semplicemente nn fermento. Per il Rosentha.l (Soc. Biol., 1926) il «principio »1 avendo le medesime reazioni delle spore, sarebbe un'altra spora. D'Hérelle, e la. sua ipotesi è condivisa da. vari batteriologi (tra gli italiani: Alessandrini, Toma.selli,


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ecc.), sostiene invece che il batteriofago, vero parassita. dei batteri, è un essere 'Vivente, invisibile, filtrabile. Tale concetto è ampiamente confermato da. una. serie di esperimenti assai complessi, che il Simio ha praticato nell'Istituto batteriologico dell'università di Belgrado (Zentralbatt fii:r Bakteriologie, 16 dicembre 1929). Secondo Simic, che ha in modo speciale studiato le alterazioni che il batteriofago è capace di provocare nei processi dello sviluppo dei microrga.nismi, il ((principio » costituisce un elemento a. sè, isola.bile per filtrazione dai microrganismi stessi e capace di esercitare in tale stato le azioni batteriolitiche note anche dopo numerosi passaggi in brodi inquinati. Il batteriofago è assai di1Iuso in natura. ed esiste allo stato di corpuscolc (protobios bacteriophagrtS); si moltiplica in presenza. di batteri vivi e Mrm.ali, che è capace di aggredire distruggendoli. .Allorchè si è formata. nell'interno di un germe una colonia sufficiente di corpuscoli, esso scoppia ponendo in libertà i giovani batteriofagi, i quali alla loro volta vanno ad attaccare altri elementi batterici. Il corpuscolo batteriofagico è piccolissimo, ma misurabile con opportuno procedimento ideato da.llo stesso d'Hérelle; ha un diametro di 35 millesimi di micron; è, come la maggioranza dei germi, 1m colloide elettro-negativo; viene rapidamente distrutto dai raggi ultravioletti, mentre non risente dell'azione del radium. L'optimum di temperatura per la lisi batterica è di 30°; il batteriofago però sopravvive a temperature anche molto elevate, sino a 60° (muore a 75°). La sua vitalità è lunga, anche di qualche anno; la resistenza agli agenti fisici assai marcata, potendo considerarsi intermedia all'incirca. tra quella dei germi e quella delle spore batteriche. È assai resistente all'azione del sublimato corrosivo, dell'alcool etilico, del fenolo; è ucciso ~nv:ece facilmente dal formolo (6 %) e dalla glicerina. La. reazione favorevole alla sua vita è quella alcalina. De Jong e Hauduroy (Soc. Méd. H6pit., Paris, 11 dicembre 1925 ), hanno però accertato che la bile ha un'azione inibitrice sul batteriofago. Secondo questi AA., se le emocnlture (febbre tifoide) in mezzo biliato sono molto piu frequentemente positive che quelle in acqua peptonata, ciò non avviene perchè la bile eserciti un'azione favorevole sui bacilli del tifo, ma perchè essa ha un potere inibitore sull'azione distruttrice del batt~riofago. Ciò spiegherebbe perchè i tifosi serbino così a lungo dei bacilli viventi nelle vie biliari. Il« principio» per mezzo di fermenti dissolventi, lisine, c:he esso stesso secerne, provoca la distruzione dei microrganismi. Tra. i germi patogeni che ne risentono maggiormente l'azione vanno ricordati: b. dissenterico (di Shiga, Flexner, Hiss), b. della peste, b. del tifo e para.tifo, b. coli, pneumoba.cillo di FriedUi.nder, b. proteus, b. della. difterite, vibrione del colera., stafilococco, enterococco. Il batteriofago è ubiquitario, ma il suo habitat normale è il tubo intestinale degli esseri viventi, donde può pervenire in circolo e raggiungere anche i tessuti senza provocare disturbi di sorta; non si riscontra nel feto e nel neonato (compare dopo 7-8 giorni dalla nascita) e può essere ritrovato in ogni località che possa essere stata inquinata dalle deiezioni dell'uomo e degli aminali (fogne, terreni coltivati, ecc.) . .Arloing, Sempè e Chavanne (Bull. techn. se. n~éd., aprile 1925) hanno


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potutQ dimostrare che alcune acque fluviali e marine hanno uno spiccato potere batteriofa.gico; ciò spiegherebbe l'epurazione spontanea.. E però particolarmente abbondante nelle feci di individui convalescenti di malattie infettive e si riscontra. anche nelle orine, nel sangue, nel pus. Facendo passare attraverso filtri (Cha.mberland, Berkelfed) tali materiali (feci, origine, sangue, pua) è possibile ottenere dei filtrati perfettamente limpidi e completamente sterili, in cui è facile dimostrare, quando esista, il fenomeno della batteriofagia.. Mettendo a contatto infatti un germe con un batteriofago antagonista. si osserva. che il brodo di cultura si chiarifica. a poco a. poco sino a. divenire limpido; in questo momento il microscopio non scopre più nessun germe; essi sono tutti scomparsi, lisati. La. lisi, come si è dett-o innanzi, è tra.smissibile in serie. n fenomeno è ben visibile ad occhio nudo anche in mezzi solidi; insemenza.ndo tubi di a.ga.r con emulsioni di un germe contenenti anche traccia di batteriofago si ottiene una. patina. culturale irregolare, bucherellata, in cui ci è dato osservare delle vere oasi dovute all'avvenuta distruzione dei germi. La lisi è controllabile anche al microscopio facendo conteggi comparativi dei germi rispettivamente di una. brodo-cultura semplice e di una. in cui sia. stato aggiunto il La.tteriofago. All'ultra.miscopio è possibile mettere in evidenza. i corpuscoli batteriofagici. Per il d'Hérelle esisterebbe una specie unica. di batteriofago, che è dotato però di un grande potere di variabilità e di adattamento. Altri AA. (Bruynoghe, ecc.) ammettono invece l'esistenza di batteriofagi mul- ~~. tipli, di cui ognuno è specifico per ogni singola specie batterica. Wagema.ns ~.~~~'?" (Bruxelles Méd., n. 13; 1925) insiste sulla. polivalenza e la pluralità ~'f~ 1.\··~( dei batteriofagi per uno stesso microrganismo, donde la necessità di cc specializzare sempre il batteriofago contro il germe che si vuole A~·~· ·: ~. ·. distruggere >>, ~<;> ~ ~f·,,·.-.1 microrganismi patogeni nei riguardi dell'azione del batteriofag\.:~{=\~·.ì ~.' ·: ·_-:.:;. :'= possono essere distinti in due gruppi: specie batteriche omogenee ed ete- "<}.::-:.::,,.

rogeMe.

a.) omogeMe sono quelle specie in cui ceppi batterici di diversa origine e provenienza sono sensibili in modo costante e con identica. intensità all'azione di una. razza. di batteriofago; b . dissenteria; b. del colera. dei polli; b. della. peste; b. p seudo-dissenterici; b) eterogenee sono invece quelle specie in cui ogni ceppo è sensibile per il B'IW batteriofago; b. tifo e pa.ratifo; b. coli; sta.filococco, enterococco, streptococco. È da. tener presente per6, come fa rilevare Altana. (Policlinico, Sez. prat., dicembre 1930), che u può altresi avvenire che un batteriofago attivo verso un ceppo di b. coli, non lo sia affatto per altri ceppi batterici; ad esempio per l'enterococco ospite dell'intestino, simbiotico del b. coli». Va inoltre rilevato che esistono anche delle BimbioBi batterii-batteriofago. D'Hérelle e Hauduroy (Soc. de Biol., novembre, 1925) hanno infatti osservato, dopo la batteriofagia., svilupparsi in mezzi trasparenti nuove culture, le quali, sia. che si tratti di cocchi o di bacilli, sono sempre granulari, di grandi vitalità, con colorazioni anormali. Le simbiosi baterii-batte~ riofago spiegherebbero la. reviviscenza. delie malattie infettive.

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LA • BATTERIOPAOIA PROVOCATA» NELLE COMUNI

INFEZIONl, ECC.

Il diverso comportamento dei germi all'azione del batteriofago rappresenta, com'è ovvio, un ostacolo notevole all'applicazione pratica della. fa.gotera.pia.

n batteriofago, opportunamente adattato e selezionato, può esser somministrato in casi di malattie infettive a scopo terapeutico e proftlattico; viene cosi a determinarsi la ba.tteriofagia provocata. Dopo le prime fortunato applicazioni della batteriofa.goterapia in ammalati di dissenteria bacillare (per opera dello stesso d'Hérelle) ed i risultati ottenuti veramente incoraggianti il metodo è andato rapidamente generalizzandosi ed estendendosi anche a numerose altre malattie infettive (tifo, colera, peste). Successi sono stati vantati da. diversi ed autorevoli sperimentatori anche nel trattamento delle infezioni da piogeni. I primi a sottoporre alla fagoterapiale affezioni da stafilococco (foruncoli, antraci) furono Bruynoghe e Maisin nel 1921. I buoni risultati vantati da questi AA. furono presto confermati ampiamente da Gratia., che impiegò il batteriofago anche per via endovenosa nella setticemia stafilococcica. Nel1923 Nelson Barbosa usò la fagoterapia nella pielonefrite da stafilococco, ottenendo la guarigione sia. clinicamente che batteriologicamente dopo tre iniezioni di 1/2-1 cm. 8 di sospensione di principio litico. Gougerot e Peyre usarono il batteriofago nel trattamento della sicosi stafilococcica., inocula.ndolo direttamente nell'interno di ogni pustola.. Ha.uduroy, Camus e Dalsace ottennero ottimi e rapidi risultati in un centinaio di affezioni stafilococciehe varie (otiti, cistiti, riniti, flemmoni, pielonefriti, ecc.) usando un batteriofago polivalente provato preventivamente in vitro. Tali A.A. in base alla. loro esperienza consigliano di somministrare il principio litico per iniezione nella lesione stessa in caso di foruncolo, per applicazioni topiche a mezzo di compresse negli ascessi aperti, per pennella.zioni nella sicosi, per gargarismi nei flemmoni delle tonsille, per instillazioni nelle cistiti e nelle proctiti. Impiegando tale trattamento dev'essere bandito ogni antisettico ed anche il chinino, la cui azione antibatteriofa.gica è stata chiararoonte dimostrata da Pozersky. Senza apprezzabili risultati la fagoterapia fu tentata da Schumm e Cooke nelle sinusiti da sta.filococco, instillando direttamente nella cavità dei seni un batteriofago assai attivo. H. Grenet e P. Isa.a.o-Georges sperimentarono su larga scala l'azione del batteriofago (1928), che si dimostrò particolarmente efficace nelle foruncolosi e nelle pielonefriti di origine gravidica. Anche da Raiga. (1929) furono ottenuti buoni risultati nel trattamento di numerose infezioni sta.filococciche, specialmente delle ma.stiti acute. Senza proseguire in superflue citazioni si può affermare che numerosissimi ed autorevoli sperimentarori, che si occuparono di fagoterapia nelle infezioni da stafllococco, sono concordi nel ritenere che tale metodo rappresenta. il trattamento di scelta, specialmente nella foruncolosi, a condizione però che vengano seguite scrupolosamente delle norme precise e bene stabilite particolarmente da Dalsa.ce e Rieux. !tic. Kinley ed altri AA. ottennero buon risultato anche nelle infezioni streptococciche e nel trattamento di ferite infette. A p:roposit() di queste ultime è però da. rilevare che in esse generalmente si trovano degli


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stafilococchi, che sono, come si è detto, particolarmente sensibili all'azione del batteriofago. Anche le infezioni delle vie urinarie da colibacillo sono favorevolmente e rapidissimamente influenzate, a condizione che si tratti d'infezioni recenti e che si usi un batteriofago adatto al colibacillo isolato dall'ammalato stesso (Beckerich, Hauduroy, Philibert, Bouvier, Dalsa.ce, Grenet, ecc.). Notevole è al riguardo il contributo di Voss, che, in base ai risultati ottenuti in 59 casi di affezioni delle vie urinarie, trae la conclusione dell'efficacia del batteriofago specialmente nelle forme colibacillari dei bambini e subito poi nelle pielonefriti gravidiche. Sa.uvé (Soc. Ohir., Paris, marzo 1930) ha illustrato anche un interessante caso di setticemia da colibacillo, guarita con una sola iniezione per venam d'auto-batteriofago. Il Sauvé, in base alla sua grande esperienza, riserva però l'uso del batteriofago solo alle infezioni da stafilococco, alle infezioni associate in cui domina lo stafilococco ed a quelle colibacillari, acute e recenti, affermando recisamente che « toutes les autres infections chirurgicals sont rebelles à la bactériophagie n. R-ecentemente alla Società di Chirurgia di Marsiglia (Bull. et Mém. Soc. Oh-ir., Marseille, ottobre, 1930), Brugea-s, Ohosson, Oottalorda e Arnaud hanno riferito i buoni risultati ottenuti in numerose e varie forme d'infezione chirurgica, accennando anche alle vaste possibilità di applicazione del nuovo metodo terapeutico, che rappresenta indubbiamente una delle più belle scoperte della batteriologia. Dall'agosto all'ottobre del 1930 ho avuto occasione nei reparti chirurgici di quest'Ospedale di sperimentare la fagoterapia in 34 casi di comuni infezioni da piogeni, non tenendo però conto in tal numero di parecchi altri malati curati ambulatoriamente, che non ho potuto seguire regola.rmente o che non si sono fatti rivedere dopo la prima applicazione. Dico subito che le mie osservazioni sono forse troppo disparate ed anche relativamente troppo poco numerose per potermi autorizzare ad una conclusione precisa circa la efficacia. del metodo nelle varie infezioni piogeniche. In ogni caso ho adoperato atok-batteriofagi, sotto forma commerciale, degli Stabilimenti de Robert et Oarriére (controllati dallo stesso d'Hérelle), gentilmente fornitimi in quantità sufficiente dalla. Ditta Del Sa.z e Filippini. ~Uno dei preparati, quello che più frequentemente ho usato, è il Bactéataphy-phage, contenente diverse razzo selezionate di batteriofago per lo stafilococco; l'altro è il Bacté-pyo-phage, che contiene diverse razze di batteriofagi adatti ai comuni microbi della. suppura.zione. Nell'applicazione di un metodo nuovo e pertanto J:.lOn ancora completamente conosciuto ho cercato di rispettare scrupolosamente i principi fondamentali su cui hanno insistito i più autorevoli sperimentatori. Il batteriofago è estremamente sensibile all'azione degli antisettici, che ho completamente bandito tutte le volte che sono ricorso alla fargoterapia. Esso è inattivo in mezzo acido; nell'impiego per via. orale l'ho sempre quindi somministrato in soluzione alcalina e a distanza. dei pasti. Cosi pure ne ho evitato costantemente, nelle somministrazioni per via parenterale, l'uso prolungato per ovviare al grave inconveniente della produzione


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di antifagi, che l'organismo fabbrica. abbastanza rapidamente in seguito a ripetute iniezioni di batteriofago. Fa infatti rilevare Ra.iga (La Presse Mé· dicale, n. 12, 1929): cc la présence ou l'absence des antiphages semble conditionner la réussite ou l'échec de la thérapeutique par le bacteripha.ge )). Quando mi è stato possibile ho proceduto alla identificazione dei germi in causa, di cui ho anche saggiato in 'l>itro la sensibibilità rispetto a l batteriofago usato. In genere però, senza attendere l'esito di tali ricerche per iniziare la cura, mi sono subito orientato per l'impiego del Bacté-staphy-phage nelle forme chiuse, in cui abitualmeute dominano le diverse varietà di sta.filococco; nelle forme associate (o presunte tali) ho invece usato fin da principio il Bacté-pyo-pha,ge. Allorchè l'azione del batteriofago sperimentata in vitro è risultata negativa e localmente non ho potuto rilevare rapidi e sensibili miglioramenti sono senz'a.ltro ricorso ai comuni mezzi curativi.

* *. F()runcoli e favi. - L'utilità del batteriofago in tali affezioni è stata riconosciuta indistintamente da tutti gli sperimentatori e la tecnica. ne è stata pressochè fissata. Allo stato iniziale, in fase presuppurativa, ho praticato con ago sottile istillazioni focali di Bacté-staphy-pha,ge e tutt'intorno al limite di demarcazione tra la zona infiltrata e la cute di aspetto normale. La reazione locale è stata in genere appena apprezzabile (fugacissima dolorabilità, lieve senso di tensione, talora modico rossore); quella generale praticamente trascurabile. Spesso ho associato a tale trattamento anche due o tre iniezioni sottocutanee (nelle regioni glutee) fatte ad un giorno di distanza l'una dall'altra. In fase suppurativa ho curato le lesioni localmente con medica.ture al batteriofago, ripetute nei casi più gravi due volte al giorno. I dodici casi da me trattati e che succintamente riferisco confermano le ricerche di Gratia, Fisch, Grenet, ecc. Allo stato iniziale ho constatato infatti il rapido attenuarsi del dolore e il graduale riassorbirsi dell'infiltrazione; nei casi più avanzati il focolaio infiammatorio si è in breve circoscritto e dopo l'eliminazione del cencio, spontanea o favorita da piccola incisione, ha avuto luogo una rapida cicatrizzazione. In genere non ho assistito all'abituale e noioso manifestarsi della foruncolosi regionale o alla frequente recidiva dei foruncoli. O SSERVAZIONE I. - Sold. R. A. Foruncolosi arto inferiore sinistro. (Fase euppurativa). Iniezione Rottocutanea. e medicatura locale, protetta. da. ,gutta.perca. laminata., con staphy-pha.ge. Dopo due giorni: eliminaz10ne spontanea dei cenci necrotici. Applicazione quotidiana. di compresse imbevute di batteriofago sino a guarigione completa, che avviene in settima. giornata.. Cultura. sta.filococco. Batteriofagia. in vitro : positiva. .. OssERVAZIONE II. - Capitano S. G., Ministero Guerra.. Foruncolosi recidivante nuca. Unica. iniezione focale e intradermica.. (attorno a.i focolai ra.g· gruppati) di staphy-pha.ge. Non reazione locale, nè generale. Rapido ria.ssorbimento dell'infiltrazione. OSSERVAZIONE III. - Sold. M. N. Fonmcolosi àiff1UJa nuca. Si prati· cano due iniezioni sottocutanee nelle regioni glutee (nello spazio di 48 ore) e eomministrazione per os (due volte) di staphy-pbage. Viene dimesso guarito dopo cinque giorni di degenza ospedaliera.

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OssERVAZIONE IV. - Sold. V. G. - Forunc<Jlo mu:a (fase suppurativa). Piccola incisione: medicatura al batteriofago antistafilococcico, che viene ripetuta quotidianamente. Dopo tre giorni eliminazione completa del cencio. Dimesso ~arito in undicesima giornata. Cultura: stafilococco. Batteriolisi : positiva. OSSERVAZIONE V. - Suor G. M. - Foruncol<J mento: evoluzione da tre giorni. Somministrazione pe'T' os (due volte) e applicazione locale di staphy-pbage. Guarigione in quattro giorni. OssERVAZIONE VI. - Sold. F. M. - Foruncolo avambraccio sinistro (fase suppurativa). Si circoscrive il focolaio con iniezione intradermica di batteriofago. Applicazioni locali di lisato (antista.filococco) ripetute due volte al giorno. In terza giornata eliminazione del cencio favorita da piccola incisione. Guarigione in decima giornata. Cultura: stafìlococco. Batteriofagia in vitro: posit.iva. OssERVAZIONE VII. - Capitano C. S.- Ministero Guerra.- Foruncolo guancia (fase suppurativa): evoluzione da quattro giorni. Istillazione focale distapbyphage: eliminazione spontanea e completa del cencio in seconda giornata. Rapida .cicatrizzazione. OssERVAZIONE VIII. - Capitano vascello G. - Favo sopracciglio sini8tro, in diabetico. Temperatura febbrile; edema palpebrale cospicuo. Medicatura al batteriofago (staphy-phage); eliminazione spontanea e quasi completa. del cencio in seconda giornata. dal trattamento; rapida caduta. della. temperatura. Esce guarito dall'ospedale dopo dieci giorni. N. B. - È stata praticata anche cura insulinica (scomparsa dello zucchero dopo quattro giorni). OsSERVAZIONE IX. - Comm. B., Ministero guerra. - Favo nuca. Vasta -estensione della zona infiammata; cencio visibile per trasparenza. Medicatura al bacté-sta.phy-pha.ge. Dopo due giorni con modica pressione si ottiene fuoriscita. completa del cencio, seguìta da rapida. cicatrizzazione. Cultura: stafìlococco. Batteriolisi: positiva. OssERVAZIONE X . -Maresciallo G. A. - Favo nuca: evoluzione da cinque g iorni. Iniezione focale e tutt'intorno alla zona d'infìltra.z.ione con sta.phy-phage. Dopo due giorni, mediante piccola incisione, si asporta completamente il cencio. Medica.tura. per contatto; guarigione in dieci giorni. Cultura: stafilococco. Batteriolisi: positiva. OSSERVAZIONE XI. - Brigadiere S. T. - Faw regione glutea sini8tra (cen<lio visibile per trasparenza, evoluzione da dieci giorni). Medicatura per contatto. Dopo due giorni, con modica pressione, eliminazione del cencio. Rapida scomparsa. dell'infiltrazione: cicatriz.zazione dopo una settimana. OssERVAZIONE XII. - Carabiniere F. L. - Favo tl'UCa (fase suppurativa): evolu.z ione da sette giorni. Istillazione nel focolaio e somministra.zione pe'T' os di staphy-phage. Eliminazione spontanea del cencio in quarta giornata; rapida dcatrizzazione.

sono dimostrate -particolarmente suscettibili della fagotera.pia. E ciò si spiega facilmente ae si tiene conto che in tali affezioni l'infiammazione delle ghiandole sudoripare è determinata nel maggiore numero dei casi dallo stafilococoo aureo. È superfluo ricordare che, come nel foruncolo, si banno nell'idrosadenite tutti i caratteri di un'infiammazione settica con la differenza. però che invece di formarsi un cencio necrotico si ha la formazione di un ascesso definito da Velpea.n ascesso tuberoso. Idrosadeniti (ascessi t-uberosi dell'ascella). -

Si


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L'idrosadenite può, com'è noto, esser unica, ma particolarmente nell'ascella, dove esistono maggiormente tutti quei processi irritativi cutanei che possono aprire la porta d'ingresso ai germi patogeni e all'infezione quindi che ne consegue, si assiste per lo più all'insorgere di una . seconda tumefazione a.llorchè un primo ascesso è in via di guarigione e cosl via per un periodo di tempo talora. assai lungo. Comparsa l'idrosadenite nel suo primo stadio sono ricorso all'istillazione di batteriofago nel focolaio, che ho circoscritto all'intorno con iniezioni intradermiche di principio litico. Con tale trattamento il sintoma dolore si è rapidamente attenuato e il processo infiammatorio si è affrettato verso la risoluzione. A raccolta purnlenta costituita non ho mai praticato incisioni, ma ho proceduto subito (con puntura.) all'evacuazione del pus, seguita da lavaggio della cavità. con batteriofago. Contemporaneamente per due o tre giorni è stato somministrato il principio litico anche per via orale. Negli otto casi cosl trattati la guarigione è stata rapida e definitiva, chè il processo non ha. avuto tendenza alla molteplicità, alle recidive e alla diffusione, che rendono oltremodo molesta un'affezione di per sè essenzialmente benigna. OssERVAZIONE XIII. - Sold. C. B. - Idrosadenite ascellare bilaterale (fase iniziale). Iniezione sottocuta.nea e intre.dermica di staphy-pha.ge (circoscrivendo i focolai in entrambe le ascelle). Rapida risoluzione. Esce guarito in sesta giornata. OssERVAZIONE XIV. - Sold. P. C. - Idrosadenite ascellare destra. Si pratica. iniezione intre.dermica., che circoscrive la zona. infiltrata, con staphy-pbage. Dopo quattro giorni aspirazione di una piccola raccolta purulenta e lavaggio della cavità residua. con batteriofago. Esce in decima. giornata.. Cultura: stafilococco. Batteriolisi: positiva.. OssERVAZIONE XV. - Sold. A. A. - Idrosadeniti aacella·r i. Iniezione foca.!& ed applicazioni topiche, a mezzo di compresse, di sta.phy·phaga., che viene somministrato anche due volte per os. Guarito dopo cinque giorni; viene però tratte· nuto in ospedale per m9.lattia venerea. OssERVAZlONE XVI. - Sold. G. F. - Iàrosadmite ascella sinistra. Evacuazione con puntura di una. raccolta. purulenta; lavaggio con B. S. Ph., che vieneripetuto dopo due giorni. Somministrazione per os di batteriofago. Cultura.: sta.filococco. B a.tteriofa.gia. in vitro: positiva. OssBRVAZIONE XVII. - Serg. magg. T. - (Ricoverato nel reparto venerei). Idrosadeniti a9cellari. Iniezione nei focolai multipli di B. S. Ph., medioatura per contatto ripetuta due volte. E sce guarito dopo cinque giorni dall'inizio del trat· ta.mento. Oss~:<RVA~IO:t<l!J XVIII. - Sold. R. A. - ItJroaadeniee recidivante aacella destra. Iniezione intradermica. di B. S. Ph., che viene anche somministrato (due. volte) per via. orale. R lpido rialBorbirsi dell'infiltra.-.:i·me. Curato a.mbulatoria.mente. OsSERVAZIONE XIX. - Serg. M. T. - (Ambula.toriamente). Idrosadenite a9cella d~tra. Tumefazione unica, in fa.se iniziale. Istilla.zion.e nel centro della. tumescenza ed iniezione intradermica di B. S. P h., tutt'intorno al focolaio. Rapida. risoluzione. OssERVAZIONE XX. - Sold. F. A. (Curato ambulatoria.mente). Idrosadeniti ascellari. Primo stadio. Instillazioni focali ed iniezioni intradermiche di B. S. Ph. attorno alle tumefazioni multiple, che re5rediscono ra.pida.mente s ino a scomparire completa.ment& dopo dieci giorni di trattamento ba.tteriofagico.


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Patereooi.- Oon la. fagoterapi..a. ho trattato solo sei casi, di cui quattro riguardanti paterecci superficiali e due paterecci profondi. In fase presuppura.tiva ho seguìto generalmente la stessa tecnica usata per i foruncoli e le idrosadeniti; in fase suppurativa., dopo adeguata incisione, ho applica.to localmente il batteriofago (Bacté-pyo-phage) a mezzo di compresse anche due volte al giorno. Contemporaneamente sono state praticate quasi sempre anche iniezioni sottocutanee di principio litico (3) nello spazio di 48 ore e nei casi resistenti (paterecci profondi) è stata tentata. anche l'emoterapi..a., tenendo presente che la resistenza alla lisi, che si verifica. nelle infezioni più gravi, è dovuta alla presenza di antifagi, la quale può esser vinta., come ha fatto rilevare Raiga, appunto dall'autoemoterapia. Il meccanismo di azione di tale mezzo terapeutico non è ben chiaro e può essere spiegato con la scomparsa che esso determina degli antifa.gi esistenti nel siero del sangue degli ammalati (Raiga). Nei paterecci superfici..a.li il risultato della batteriofa.gia provocata è stato favorevole; in quelli profondi invece si è ritenuto opportuno sospendere il trattamento batteriofagico e ricorrere ai comuni mezzi di cura. OssERVAZIONE XXI. - Sold. P. G.- Patereccio dito medio mano destra: (fase suppurati va.). Piccola. incisione, che dà esito a pus: applica.z ione locale di B. P. Ph. (per tre giorni consecutivi). Rapida detersione del focolaio; guarigione dopo nove giorni. OssERVAZIONE XXII. - Sold. G. D.- Patenccio dito indice mano sinistra: (fase suppurati va). Incisione e medico.tura con B. P. Ph. Iniezione sottocutanea del principio litico, ripetute. tre volte nello spazio di quarantotto ore. Guarigione n none. giornata. OSSERVAZIONE XXIII. - CarabinierA P. F. (AmbulatoriA.mente). Patereccio Buperfì,ciale dito medio mano Binistra: fase presuppurativa. Instille.zione di ba.cté-pyo-phage nel focolaio, che viene anche circoscritto con iniezione intradermica. Rap1da risoluzione: guarigione in te1·za giornata. OssERVAZIONE XXIV. - Capitano S. A. (Ambulatoriamente). Patereccio poUice mano destra: fase iniziale. Iniezione intradermica di B. P. Ph. attorno alla. zona infiltrate.. Rapida regressione della infiammazione. OssERVAZIONE XXV. - Sold. B. C. Pareteccio OIJteo-periosteo pollice mano Binistra. Incisione sino all'osso; medicatwa per contatto ripetute. anche due volte al giorno ed iniezioni sottocuta.nee di B. P. P h. (tre nello spazio di quare.ntotto ore). Non si rileva alcun miglioramento anche dopo aver praticato l'auto-emoterapia. Si sospende pertanto il trattamento ba.tteriofagico (dopo sette giorni), reputandosi necessario asportare l'ultima falange necrosata.. OssERVAZIONE XXVI. - Sold. P. R. Patereccio profondo dito medio mano sinistra. Incisione sino all'osso; medicatwa. per contatto, ripetute. quotidianamente, e tre iniezioni sottocute.nee (una ogni 24 ore) di B. P. Ph. Nessun miglioramento (è state. tentate. anche l'auto-emoterapia). Si sospende la. fagoterapia (dopo sei giorni) e si ricorre a.i comuni mezzi di cwa.. Cultwa: ste.filococco. Batteriolisi: lenta (il brodo di cultwa comincia legger· mente a chiarificarsi dopo 24 ore).

A.sces1i e fiemrooni. - In presenza di r~lte purulente del tessuto connettivo sottocutaneo o profondo ho proceduto subito, con una comune siringa munita di grosso ago, all'evacuazione del pus e immediatamente poi, servendomi dello stesso ago lasciato in situ, al lavaggio della cavità


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LA « BATTERIOFAOIA PROVOCATA» NELLE COI\roNI INFE1.IONI, ECC.

neoformata con stock-batteriofago polivalente (in due casi invece, (osservazione XXVII e XXIX] è stato in primo tempo, in attesa dell'identificazione del germe in causa, usato il B. S. Ph.). Talora ho circoscritto anche il focolaio con iniezione intradermica dello stesso preparato. Quest'ultimo procedimento è stato praticato nei due casi di flemmone (in fase iniziale); però, allorcbè ho rilevato netta fluttuazione (osservazione XXXI), ho praticato senz'altro piccola incisione per dar esito al pus, applicando poi localmente il batteriofago a mezzo di compresse. I risultati globali possono considerarsi favorevoli. OssERVAZIONE XXVII. - Sold. F. E. - Ricoverato nel reparto infettivi per parotite. Ascesso voluminoso cavo a8cellare sini$tro. Si dà esito con puntura a circa 100 cm3 di pus; lavaggio della cavità residua con B. S. Ph. Si procede intanto alla identificazione del germe, che risulta essere uno streptococco. In terza giornata pertanto si pratica instillazione nel focolaio di batteriofago polivalente Nessun miglioramento; si ricorre ad incisione (dopo 7 giorni). Batteriolisi: negativa. OsSERVAZIONE XXVIII. - Sold. V. G. - Ascuso nu.ca. Evacua'Zione della raccolta purulenta; lavaggio della cavità ascessuale con B. P. Ph.; viene praticata anche imezione intradermica ad l. cm dal focolaio infiammatorio. Esce guarito in decima giornata. OssERVAZIONE XXIX. - Sold. C. M. - Ascuso regione nulmmaria sinistra. Si aspira il pus e si iniettano nel focolaio 2 cm3 di B. S. Ph. Dopo due giorni con puntura si dà esito a scarsa quantità di liquido siero-ematico; instillazione nella cavi tà di 2 cm 3 di B. S. Ph. Esce guarito in quinta giornata dall'inizio del trattamento. Germe in causa: stafilococco. Batteriofagia in vitro: positiva. OsSERVAZIONE XXX. - Sold. M. B. - Reparto venerei. Ascessoregionenulmmaria sinistra. Evacuazione del pus e lavaggio con B. P. Ph.; dopo due giorni con puntura si estraggono poche goccie di liquido siero-ematico. Guarigione dopo cinque giorni. OssERVAZIONE XXXI. - Sold. M. G. -. Flemmone polso ctestro. Il focolaio viene circoscritto con B. P . Ph. Dopo tre giorni si ritiene necessario praticare piccola incisione, che dà esito a pus : medicatura con batteriofago polivalente. Esce guarito in dodicesima giornata. OssERVAZIONE XXXII. - Appuntato C. C. - Flemmone avambraccio destro. Iniezione intro.dermica (attorno al focolaio) di B. P. Ph., che viene ripetuta dopo due giorni. Rapida regressione della flogosi: guarigione dopo otto giorni.

Peritonite circoscriUa d4 perforazione di appendice gangret~;a,ta L'innocuità del batteriofago pel peritoneo è stata chiaramente dimostrata da M. J ean Chosson (Soc. Ohir., Marseille, 21 luglio 1930), che a. scopo preventivo ha usato la batteriofagia nel corso di alcune laparatomie particolarmente gravi (sette osservazioni), ottenendone buoni risultati: « Par son action directe, au contact meme du péritoine, on peut espérer du bactériophage qu'il réduira l'importance des complications infta.mmatoires et, par la meme, diminuira les chances d'accidents post-opératoires, en particulier d 'adherences ». Ho voluto pertanto saggiare l'azione del batteriofago ancbe in due casi di perforazione d'appendice gangrenata (lavaggio della cavità peri-


• LA « BATTERlOFAOIA PROVOCATA» NELLE COI'Il UNI IN:FEZlONI, ECC.

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.

toneale e medicatura. con compresse imbevute di B. P. Ph.). n decorso è stato decisamente favorevole verso una. rapida guarigione. Da queste due osservazioni soltanto, che, ad ogni modo, valgono a confermare per lo meno l'assoluta. innocuità del batteriofago per la grande sierosa peritoneale, non intendo di voler trarre delle conclusioni precise circa. il Yalore della fagoterapia nei casi di peritonite. OSSERVAZIONE XXXIII. - Sold. S. O. - Perit<mite seUica da appet'ldicite (gangrenoBa) perforata. Lavaggio della cavità peritoneale con bacté-pyo-phage, che il giorno successivo viene anche somministrato per os. Dopo due giorni applicazione locale di compresse imbevute di batteriofago. Rapida scomparsa della abbondante secrezione purulenta; dopo cinque giorni, ferita di buon aspetto, bene avviata a riparazione. OssERVAZIONE XXXIV. - Brigadiere T. F. - Appendicite (gangrenosa) perforata. Voluminoso ascesso retro-cecale. Operato d'urgenza. Laparatomia pararetta.le destra; appendicectomia, nel corso della quale si apre una cospicua raccolta di pus fetido. Detersione accurata e lavaggio con ba.cté-pyo-phage, di cui vengono lasciati 50 cm3 nella cavità peritoneale. Sutura parziale (per misura precauzionale si applica drenaggio alla. Mickulicz). Rapida. caduta. della temperatura. Decorso dei più r egolari. Guarigione in quattordicesima giornata; cicatrizzazione perfetta..

Da quanto ho esposto, non intendo, ripeto, di dedurre delle conclusioni generali sul valore della terapia batteriofagica. I casi da me trattati, esaminandoli complessivamente, sembrano ad ogni modo nel loro insieme assai favorevoli alla fagoterapia, che si è dimostrata particolarmente utile nelle raccolte purulente aeute chiuse, in quelle soprattutto dove domina lo stafilococco. Spetta naturalmente al chirurgo una sorveglianza scrupolosa nell'applicazione del metodo, onde decidere tempestivamente e con discernimento della opportunità. o meno dell'impiego del batteriofago nella cura delle suppurazioni piogeniche. La terapia. batteriofagica fu scelta. giudiziosamente e saggiamente applicata. Essa ha delle basi batteriologiche solide, delle regole fisse e ben nette, che non bisogna trasgredire se vogliamo raggiungere i risultati migliori. Il metodo è ancora ai suoi inizi; senza fonda,re su di esso soverchie speranze dobbiamo nondimeno attendere dai risultati di nuove e più larghe applicazioni i successi più brillanti nel difficile campo della terapia delle infezioni. AUTORI ASSUNTO. - L 'A, dopo aver passato rapidamente in rassegna le vedute più recenti e le diverse applicazioni della terapia ba.Ueriofagica, riferisce i risultati ottenuti in trentaquattro casi di comuni infeziotù da piogenl. La batteriofagoterapia, applicata con tecnica adeguata., si è dimostrata specialmente efficace nelle Bttppurazioni chi'U$e (foruncoli ed antraci, particolarmente), dove in genere domina lo stafilococco. BIBLIOGRAFIA. ALEsSANDRINI. - Sulla. natura. del batteriofago. Ann. d'Igiene, a.. XXXV, 1925. ALESSANDRINI. - Influenza. dei cambiamenti di reazione del mezzo sulla at· tività del batteriofago. Ann. d'Igiene, a. XXXV, 1925. A.u:ssANDRINr. - Azione del cloruro di sodio sul batteriofago. Policlinico (Sez. Prat.), 1925. ALEsSANDRINI. - Il batteriofago di d'Hèrelle. Policlinico (Sez. Med.), 1927,


200

LA « BATTERIOFAGJA PROVOCATA» NELLE COMUNI INFEZIONI, ECC,

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l MINISTERO DELLA GUERRA DmEZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE - Div.

II - SEZ. I

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE ESEGUITE NEGLI STABILIMENTI SANITARI MILITARI DURANTE L'ANNO 1929 per il dott. Glu!eppe Placentlnl, capitano medico

L'attività. chirurgica svolta negli stabilimenti sanitari militari durante l'anno 1929 si presenta, quanto a varietà ed entità di atti operatori, lievemente inferiore a quella dell'anno preced~nte, che, però, supera nella quantità. degli interventi, sia di grande e media importanza- i soli che figurano, elencati con eriterio anatomo-topogra.ftco, nella seguente tabella A e riassunti numericamente nella taoolla. B - sia di minor rilievo, regiistrati a parte nella. tabella O e costituenti nn contributo giornaliero alla. piccola chirurgia. Complessivamente, nel 1929, le operazioni dei due gruppi sommano a 8058, cioè 5264 per il primo (166 interventi sul cranio, 1368 sulla faooia, 59 sul collo, 76 sul torace, 1586 sull'addome, 1607 sul bacino, organi pelvici e perineo, 402 sugli arti) e 2794 per il secondo. Gli interventi ai quali segui la morte dell'operato entro nn termine più o meno breve furono 42. Per l'anno preso in esame nulla di nuovo è da dire circa i mezzi di sterilizzazione adottati. Nei riguardi del materiale è solo da notare che negli stabilimenti ove fu usato il oatgut della Ditta Molteni non si ebbe a lamentare l'inconveniente della scarsa riassorbibità., segnalato negli scorsi anni da più parti. Tra i metodi di anestesia ebbero, come sempre, il più largo impiego l'anestesia locale per infiltrazione, la regionale e tronculare, e la rachianestesia stovainica, prevalentemente, novocainica e tropococainica. Rarissimi furono gli inconvenienti riscontrati in seguito all'uso della rachianestesia: degni, però, di oonsidera.zione due casi, nel primo dei quali dovette imputarsi a questa una paralisi dell'oculomotore esterno, durata circa nn mese; e nel secondo una particolare sindrome. Trattava.si d:i un soggetto robusto e sano, esente datare nervose apparenti, operato di resezione dello scroto per varicocele. La rachianestesia era stata praticata col nuovo derivato dalla ooca.ina cni fu dato il nome provvisorio S. F. 147, studiato dal Di Natale nella Clinica di Torino, che presenterebbe il vantaggio di una maggiore estensione e più lunga durata dell'azione anestetica. Non si notò alcun fenomeno immediato d'intolleranza, ma dopo sei ore dall'intervento insorsero, accompagnate da. perdita di coscienza ed emissione involontaria di feci ed urine, convulsioni generalizzate a. tipo clonico-tonico, che poi cessarono rapidamente lasciando immutato lo stato d'incoscinza.. Fu &'nche no-


202

RENDICONTO SrATI.STICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECC.

tata lieve rigidità della nuca. Non si manifestarono fatti paralitici a carico dei vari gruppi muscolari, .la sensibilità cutanea era conservata per il dolore e per il senso termico. Nelle urine si riscontrò presenza di albumina e di cilindri granulosi; il liquido cefalo-rachidiano si presentava opalescente,con aumento del contenuto di albumina. Siffatto complesso di fenomeni scomparve dopo trenta ore senza lasciare alcun disturbo. Le operazioni più importa,nti sul cranio furono 141 ma.stoidoto1nie, 6 operazioni radicali coi metodi di Stacke e di Schwartze, una apertura del seno sig1noide, una craniotomia esplorativa e 10 craniectomie. Qp.este ultime furono eseguite per fratture comminute esposte della volta cranica prodotte da calcio di quadrupede (7 casi), da colpo di arma da fuoco (l caso), da caduta dall'alto (l caso), da colpo di pietra scagliata da una mina (l caso); consistettero nella rimozione più o meno estesa di schegge ossee, detersione e regolarizzazione del focolaio di frattura, ed all'infuori di 3 casi nei quali l'operato soccombette a complicazioni meningo-enecefalitiche, furono seguìte da guarigione senza disturbi funzionali postumi. Degno di nota, data la gravità delle lesioni, fu un caso di frattura comminuta estesa dalla radice del naso alla squama del temporale superficialmente ed interessante nella profondità la cavità orbitaria sotto forma di frattura comminuta dell'etmoide, della porzione orbitaria del frontale, della grande ala dello sfenoide e dell'osso malare, con distruzione del globo oculare. Praticata una larga scheggectomia, regolarizzato il focolajo di frattura, senza intaccare la dura madre proteggente il lobo frontale scoperto nella parte anteriore ed in tutta la parte orbitaria fino alla sella turcica, le condizioni locali e generali del ferito andarono rapidamente migliorando e dopo trenta giorni si ebbe guarigione, venendo la vasta breccia colmata da connettivo giovane e resistente. n paziente - un borghese operato in ospedale militare per l'urgenza del caso - è stato seguìto fino a guarigione completa e, riveduto dopo alcuni mesi, ha assicurato di non soffrire disturbi di sorta. Delle 141 mastoidotomie 2 furono seguìte da morte dovuta a complicazioni settiche. Agli interventi sulla faccia, sopra un totale di 1368 diedero, come sempre, il più largo contributo le specialità oculistica. ed otorinolaringojatrica- 405 operazioni per la prima, 915 per la seconda - senza casi degni di particolare considerazione. Va però notato un caso di grave ferita trasfossa da arma da fuoco, con foro d'entrata sulla linea mento-joidea e foro d'uscita alla radice del naso, lacerazione della lingua e frattura del palato duro e del mascellare superiore di sinistra. All'intervento, consistente nella rimozione di schegge ossee e metalliche, sutura parziale della lingua e delle parti molli del naso, legatura degli incisivi superiori con filo metallico, segui guarigione perfetta da. completare con una rinoplastica. Si verificarono due decessi in operati di trapanazione dei seni frontale e mascellare, uno dei quali per estesa. osteomielite del frontale.


203

REND•I CONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI OHIRURGICHE, ECC.

TABELLA A.

ESITO

OPERAZIONI guariti

l

2

NUII.BRO

l morti

OPERAZIONI SUL CRANIO

Asportazioni ~. tum~ri ?enigni delle parti molli .... .

5

5

Interventi per osteite delle ossa. craniche.. . ......... .

2

2

Mastoidotomie .• . ... . .... . .. . . . ....... . . . .......

139

Operazioni radicali •.•... . .. . ..... . .... . ...... . ...

6

6

Apertura. del seno sigmoide .... . ......... . ....... .

l

l

Craniotomia. esplora.~iva . : ...................... .

l

l

Cra.niectomie

7

2

3

141

lO

OPERAZIONI SULLA FACCIA.

A) Parti nwUi rklla faccia.

Incisioni di flemmone della. guancia. .... . .. . .. . .... .

2

2

Asporta.zioni di tumor i benigni della guancia. . . , • . . • .

3

3

Asportazione di epitelioma. della guancia........... .

l

l

Asportazioni di tumori ·benigni delle labbrà....... . .

5

5

Cheilopla.stica. per labbro leporino................ .

l

l

Intervento per ferita. da. arma da. fuoco con lesione del ma.scellare superiore . . : .. ·............ . ....... .

l

l

Cura di fistola alveolare ......................... .

l

l

Interventi per osteite della. mandibola. ..... . ..... .

9

9

Aperture del seno rna.scellare ....... ... . . ....... .

11

11

B) Scheletro della faccia

Aperture dei seni frontale e me.scellare

2

2

C) Occhio ed anr~eBa-i.

Asportazioni di cisti dermoidi del sopra.cciglio . . . . . .

8

-

8

Suture di ferite pa.lpebra.li . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . .

4

-

4

Da riportare. . .

207

7

214


204

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CBIRURG-ICBE, ECC.

Segue: TABELLA A. Esrro

- ---,---

OPERAZIONI

guariti

Riporto . ..

207

l

NUXDO

-1

morti

TOTIJJI

7

214

126

126

Blefaropla.stiche .......................•.....•.••

2

2

Stricturotoxnie ...... . ..... . ..................... .

16

16

Dacriocistectoxnie ... . . . ................... . .... .

9

9

Asportazione di tumore della caruncola lacrimale .. .

l

l

Asportazione di angioma dell'orbita ... . . . . .. ... .. .

l

l

Sutura del m. retto interno . .. . . ............. . ..•.

l

l

Tenotoxnie dei rom. retti per strabismo ... . . .. ... . . .

16

16

Exenteratio del bulbo oculare .. . ... . .... . ........ .

l

l

Enucleazioni del bulbo oculare ..... . . . . . .... . .. .. .

5

5

Suture di congiuntiva bulbare ... . .. . .......... .. . .

3

3

Estrazione di corpo estraneo congiuntivale •.. . .....

l

l

Asportazioni di papilloxni congiuntivali. ..•..•......

6

6

Operazioni per simblefaro .. .. ... .. . .. ... . .. . . . . .. .

3

3

Asportazioni di pterigio ... ... . ... ..... . . .. . . .... . .

37

37

Estrazioni di corpi estranei corneali .............. .

157

157

Estrazioni di corpi etranei della sclera .. . ......... .

2

2

Iridectoxnie .... . .... . . . .. . ..•... . .. . ............

2

2

Escissioni di prolasso irideo ............ . ......... .

3

3

Discissione di cateratta .............. .. .....•.....

l

l

Plastica del padiglione. . ... . . . .• . .......... ......

l

l

Polipectoxnie ... .. .... . .................. . ...•..

12

12

Asportazione di cisti della membrana timpanica..... . .............. . ................... . MilD r . got orme

l

l

51

51

Ossiculectoxnie .............. . ......... . ......... .

2

2

Da riportare . ..

667

Asportazioni di calazio

D) Orecchio.

7

674


205

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CBIRUROIOHE, ECC.

Stgu.e: TABELLA .A.. E sno

l

- - - , -- -t auarltl morti

OPERAZIONI

NUll'ftO

Riporto. . .

667

Rinoplastica ....•.•.......•..•....•...•••••••• •. •

l

R88chiamento delle ossa nasali ... . . . •. . • .. . . •.•.•.

l

Elettrocaustica.zione di varici del setto . . .. . .•.. . . . .

l

Reeezioni del setto ... . •.....•.•....• . ........•.

169

Decortica.zione dei turbinati .................... .

8

-

Resezioni di turbinati ..••..•.•... . ..............

86

-

86

Raschiamento dell'etmoide . • .... ... .• . . . .. . .. . ...

l

-

l

Etmoidotomie , .•........ . .... . . • .. . • ... ••. . .. . ..

14

-

14

Adenoidectomie . . ........... .. . . . . .... . ...• . ..• •

106

106

Polipectomie ••...... .. • . .....••.••

23

-

7

674

E) Na80.

o ••• o

•••••••••

l l l

159 8

23

F ) !Angua, cavità orale, faringe.

Sutura di ferita. della lingua .................

-

.. .

l

Asportazione di epitelioma della lingua ...•... . .. . . .

l

Estirpazione di ranula ........

•••••

l

Incisione di flemmone del pavimento boccale . .....••

l

Asportazioni di papillomi del palato e dell'ugola .....

4

Asportazioni di tonsilla palatina ••..•••••....•.• •

30

Tonsillotomie e tonsillectomie .............. . .... . . . . . di fl_emmoru. pentouz••uAn . --!11-..! InC1810hl •. , • . .•.• . . . •..•.

341

Incisione di aacesao retrofaringeo ... . . . . .. . . ..... .

l

o

o •• •• •

•

•

o .

•••• o

.

-

77

-

l

l l l

4 30

341

77 l

G) Glandole Soooori.

Asportazione di calcolo del dotto di Wharton ...... .

l

l

Asportazione di cisti salivare della parotide .. . .. . . . .

l

l

Estirpazione di fistola parotidea ..... .... .. . . . .. . . .

l

l

Da riportare... 1.627

7 1.534

2 -

Oi,....ol<l di medicin e milito?o.


206

RENDICONTO SrATISTlOO DELLE OPERAZIONI OIIIRURGIOBE, ECO.

Segue : TABELLA. A. E SITO

l

l - - - - - : - -- l

OPERAZIONI

guariti

N11JI:Blto-

morti

TO'ULE

7

1.534

Riporto. . . 1.527 OPERAZIONI SUL COLLO.

3

Incisioni di adenoflemmoni cervicali . . . . . . . . . . . . . . .

Incisioni di flemmone largo del collo .. . . . .. . . . .. . . • • . .

21

21

-

3-

3

Estrazione di corpo estraneo intramuscolare ..•. .. ...

l

1

Estirpazione di cheloide ........••....• ...... •• ..

l

l

Asportazioni di tumori benigni e cisti dermoidi .•...

7

7

Cure radicali di fistola congenita . . ..........•......

2

2

Asportazioni di gozzi •.....................•..••

12

12.

Asportazione di linfose.rcome. •........... . ....•• . •

l

l

Enucleazione di nodi linfatici iperplastici ......... .

7

7

Frenico-exeresi . ................ .. .......... . ..••

2

2

Asportazioni di polipi laringei ................. .• •

2

2

Asportazioni di tumori benigni delle pareti. ... .. .. .

IO

10

Estrazioni di corpi estranei delle pareti ........ . . .. .

3

3

Resezioni e ra.schiamenti costali per carie ....• . ...•.

2

2

Estirpazioni di fistola toracica.................... .

3

3

Tore.cotomie per lesioni polmonari traumatiche... . .. .

l

l

2

Tore.cotomie per empieme. ..... . .. . ....... . . . ..... .

36

3

39

Toracotomie per ascesso polmonare . . .. . . .. . . .... .

2

2

Tore.cotomia per ascesso epatico .. .. . . ...... . .. . . .

l

l

Tore.co-pneumotomio. per echinococco polmonare .... .

l

l

Tore.coplastiche ................... ... . ......... .

3

Frenico-exeresi intratoraciche ............ . ...... . .

7

7

Le.minectomie. della 12a vertebra dorsale ...... . . . . .

l

l

Cura cruenta d i morbo di Pott .................... .

l

l

Da riportare... 1.654

15 1.669

ÙPERAZIONI SUL TORACE

4

l

4


207

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRuRGICHE, ECC.

Segue : TABELLA A. ESITO

l

1---,..---1

OPERAZIONI

i'IIMltl

morti

Riporto... 1.654 5

N11lDIRO

TOULB

15 1.669

OPE:&AziONI SULL'ADDOME.

A) Pareti addominali, ernie.

Incisione di flemmone sottoaponeurotico . . .. . ..... .

l

l

A~-'-~-! ' di t umon' betl1gn1 • • superfì Cl'ali ••••••• • ••• .n.o.PV• ~oru

4

4

Estrazione di projettile dalla roi!S<Je. musco.lare lombare ...... . ........ . .......................... .

l

l

Lombotomie per ascessi perirenali•...... . ..••... . .

7

7

Lombotomie. per echinococco dello psoa.s ...... . ... .

l

l

Asportazione di lipoma preerniario, con plastica pa· rietale . .... .... .... ..... ....... . ............ .

l

l

Cure radicali di eventre.mento postoperatorio .... . .

2

2

Cure radicali di lape.rocele . . . .... . . ...... . .. .... .

3

3

Cure radicali di punta d'ernia e varicocele... . . . . . . . .

148

Cure radicali di ernia inguinale ed inguino-scrotale...

990

Cure radicali di ernia crurale .......... . .... . .... .

16

16

Cure. radicale di ernia ombelicale .•................

l

l

Cure radicali di ernie. epigastrica . . . ... . ........... .

15

15

Cure radicali di ernia ed idrocele... . ...... . ....... .

3

3

Cure radicali di ernia, con orcbipessia . .. . ........ . .

15

Chelotomie per strozze.mento erniario ..••..• . . ..•. ..

2

l

3

Lape.rotomie esplorative per malattie addominali ...

5

l

6

Lape.rotomie per lesioni traumatiche ....•. . . ..... ..

l

2

3

l

l

-

148 l

-

991

15

B) Oat>ità addominale, tuho digerente ed annusi.

Lape.rotomia per echinococcosi diffuse. •.••• . . . • ••..

-

Laparotomie per peritonite tubercolare •.•..• • . .... .

11

l

12

Lape.rotomie per peritonite acuta diffusa. . . • .••.•...

2

4

6

Da riportare • •. 2.883

26 2.909


208

RENDICONTO STATISTI CO DELLE OPERAZIONI <JHI:RUROICHE, ECO.

Se{Jue: TABELLA A . Esrro 1------,---1

OPERAZIONI

guariti

l

morti

NllXIRO TOTU.R

26 2.909

Riporto. . . 2.883 La.parotomie. per occlusione intestinale . . . . . . . . . . . . .

l

-

l

Resezione dello stomaco. . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . .

l

-

l

Gastroenterostomia alle. V on Hacker . • . . . . . . . . . . . .

17

17

Gastroenterostomia con ga.stropessia . . . . . . • . . . . . . .

7

-

Resezioni intestinali per perforazione. . . . . . . . . . . . . .

l

Emicolectomie. per cancro . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . .

l

Appendicectomie . . . • . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . .

289

6

295

Incisioni d'ascesso appendicolare.. . . . . . . . . . . . . . . .

4

l

5

Epatotomia. per ascesso . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . .

l

l

2

Epa.tocistotomie per echinococco . . .......... . . : . .

3

Colecistectomie

2

7 2

-

3 l

-

3 l

3

C) &m.

6

Nefropessie ....... . ... . ........ ...•....•....•...

2

2

Nefrotomie per calcolo . . ..................•..•.

3

3

Nefrectomie per rottura del rene . . . . . .....• . ... . ...

3

3

OPERAZIONI SUI. BACINO, ORGANl PELVIOI, PEBJNEO

A) Pareti dd bacino. Incisione di ascesso profondo della regione glutee. ••...

l

-

l

Asportazione di cisti dermoide delle. regione sacre.le .. .

l

-

l

Asportazione di cisti dermoide del coccige ..... • ....

l

-

l

Raschia.mento di seno fistoloso del coccige •• . .. . . . .

l

-

l

Incisioni di ascessi ischio·rette.li ......•... . .. . ... . .

7

-

7

Asportazioni di polipi rettali ...... . •........ .....

2

2

Incisioni di ascessi periane.li .. . .... . . . .............

16

-

B) Retro ed ano.

Da riportare . .. 3.247

16

37 3.284


209

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHlRURGIOBE, l!lCO.

Segue: TABELLA A. ESITO

OPERAZIONI guariti

l ::-

Riporto . . . 3.247

37

NUJORO TOTALB

3.284

Asportazioni di pa.pillomi anali .• . .. . . . . ..........

6

-

6

Divulsioni anali per ra.gadi .... •. •.... . •.......•..

23

-

23

Cure radicali di fistola. anale .....................

93

-

93

Escissioni di noduli emorroida.ri ....... . •... .. . . .. .

394

-

394

Cure radicali di emorroidi alla Whitehea.d .. . .• .. .. . .

2

-

2

Epicistotomie per calcolosi vescicale .•.............

3

-

8

Epicistotomie per cateterismo retrogrado . ....... .

2

-

2

Uretrotomie esterne .... .

•••

3

-

3

Uretrotomie interne ........• . .. . . . . . . . . ..• . .. .. .

2

-

2

Escissione di diverticolo uretra.le .. . .. . . .... .• . . . • ..

l

-

l

Uretroplaatiohe . ..... . . .. •.. .......•..

••

4

-

4

Cura. radicale di fistola perinea.le.. . . . . . . . . . . . . • . . . .

l

l

Escissione di seno fistoloso dello scroto. . . . . . . . . . . . .

l

l

Asportazione di fibroma. dello scroto

•

l

l

Resezione dello scroto per varioooele. . . . . . . . . . . . . . .

5

6

Flebeotomia per va.ricocele. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

545

545

Asportazione di ematoma del funicolo . . . . • . • . . . . . .

l

l

Asportazioni di cisti del funicolo... . . . . . . . . . . • . . . . .

15

15

Cure radicali di idrocele.. . . . . . . . . . . • .. . . . . . . . . . . .

99

99

Asportazioni di cisti epididimarie. . . . . • . . . • . . . . . . .

7

7

Epididimectomie • . . . . . . . . . . . . . . . • . • . . . . . . . . . . . .

4

4

Asportazione di • fungo » del testicolo. . . . . . . . . . . . .

l

l

Orchipeesie • .. .. .. . .. . .. . .. .. .. . .. . .. .. . .. . .. .. .

3

3

Da riportare. .. 4.463

37 4.500

C) Vescica ed uretra.

o ••••••••••••••••••• o

o •

•

• o •

•

•

D ) Perineo, genitaU.

o •

• •

•

• •

• •

•

•

• •

•


210

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERA2IONI CBIRURGI CBE, ECC.

Segm: TABELLA A.

l

Rlporto ... 4 .463

7

Nmuao

1----.--1 auarltl morti 'fOULa

OPER A Z I ON I

37 4.500

Orcbiectomie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . .

9

9

Asportazioni di cisti del pene . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . .

2

2

Circoncisioni . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

351

351

Innesti dermo·epidermici alla Thiersch ............ .

l

l

Asportazioni di tumori benigni delle parti molli ... . .

19

19

Asportazione di aarcoma della coscia . . ......... . .

l

l

Raschiamento di seni fistolosi della spalla ......... . .

l

l

Incisioni di ascessi profondi e flemmoni .......... .

38

38

Estrazioni di corpi estranei sottocutanei .......... .

22

22

Intervento per rottura mU8COlare .................•

l

l

Riduzione di ernia muscolare .....• . . . ............

l

l

Intervento per miosite ossificante ............ . .. . .

l

l

Allungamento del tendine rotuleo . .. ............. .

l

l

Tenorrafie ....•..... . .. . ... .. . . . . ..............

11

11

Tenoplastica •...... . ... • ......... . .............

l

l

Asportazioni di cisti sinoviali e gangli .......... . . .

31

31

Asportazioni di igromi e borsiti ........ . ......... .

15

15

Allacciatura dell'arteria radiale ...•..... .. .. . ......

l

l

Sutura dell'arteria femorale ..................... . .

l

l

Safenectomie per varici ................ . . . ....•.

35

35

Enucleazione di nodi linfatici inguinocrurali ... ••... .

36

36

N eurorrafia .. ......... . ........................ .

l

l

Simpaticectomia perifemorale ................. . .. .

l

l

OPERAZIONI

SUOLI

ARTI.

Artrotomia dell'anca ....... . .............. : . ... . . Artrotoinie del ginocchio

..........................

l

l

2

2

Da riportare... 5.046

38 5.084


211

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CRIRURGICHE, ECC. Seg~ : TABELLA

Esrro OPERAZIONI

11uariti

l

A.

NUliDO

morti TOT.U.•

38 5.084

Riporto. • . 5.046

Asportazioni di corpi mobili endoarticolari . ....... .

5

-

5

Asportazione di projettile dell'articolazione del gi· nocchio . . . . .... . ... . .......... . .............. . Meniscectomie .. . . .•. . ......•..... . ......... . ....

l

l

8

Riduzioni cruente di lussazione .. . .... .... . .. . . .. .

2

Capsulorrafie . . ..... . .... . .. . . . .. . .... . .... . ... .

2

-

2

Operazione di Oudard per lussazione recidivante .. .

l

-

l

Sequestrectomie, raschiamenti ossei, ecc .......... .

25

-

25

Asportazioni di esostosi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

10

Regola.rizzazioni di focolai di frattura ............ .

7

-

Resezione del perone .......... . ........... . ... .

l

Resezione di metacarpo . . .................... . . .

l

Osteosintesi della clavicola . .................. . .. .

l4

8

2

10

7

-

14

-

4

l l

Id.

dell'omero ..... . .. . .... . ..... . .. . ... .

4

Id.

dell'olecrano ..... .. ...... . • .. . . .. . . . .

l

Id .

del radio.. . .• .. •. . . • .... . .. . . . . .. . . .

4

Id.

del cubito ...•..•......•........... . .

l

Id.

del radio e del cubito ................ .

4

-

Id.

del femore . . ..... . ........... . ...... .

3

-

Id.

della rotula ... . ... . .. . ...... . .. . ... .

13

13

Id.

della tibia . •.........................

5

Id.

della t ibia e del perone . .. ...... . ... .

2

Id.

di metatarso .. . ......... . ......... .

l

Rimozione di filo metallico di osteosintesi pregressa

2

-

5

-

5

Re~olarizzazioni di monconi d'amputazione trauma·

t1ca ... . ..... . .... . . . ... . ............. · · · · · · · · Amputazione del braccio . . . . .. . .... . . • .. . . . .. . . . . Amputazioni dell'avambraccio ... . .. . . . .. . . . .. . . . .

l 4

l 4 3

5 2

l 2

-

l 3

Da riportare . • • 5.171

-

l

3

39 5.210


212

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI ORIRURGI OliE, ECO.

Segtre: TABELLA A. Esrro

e1l

"'i! ~o

OPERAZIONI

z;;,

gua.riU

l

NtTIOJlO

morti

Riporto . .. 5.171

39

~u•

5.21()

-

2

Amputazioni della mano .........................

2

Amputazioni di dita ...... . .... . . . •. . ... . .......

2

-

2

Amputazione di falange .........................

l

-

l

Amputazioni delle. coscia.. . ........ . .. ... .... .. ..

6

Amputazioni della gamba . .. . . . . .•...... . .. . . . ...

2

-

2

Amputazione del piede . .. . . .•.•..................

l

-

l

Disarticolazione delle. spalle. ...... . . . ....... . ....

l

-

7

l

l

Disarticolazioni della mano ..... . .. . . . .. . . .. ......

2

-

2

Disarticolazioni di dita .... . .... . .. . .... . .......

14

-

14

Disarticolazioni di f e.le.ngi. . • • . • • • • • • . • • . • • . • . . • . • •

9

-

9

Disarticolazione della coscia .. . ... .. ... .. ..........

-

Interventi per dito e. martello .....................

IO

........ ......

2

TOTALI •.•

5.222

Asportazioni di dite. sopre.numere.rie

l

-

l

lO

-

2

42 5 .264

..


213

RENDICONTO STATISTICO DBLLE OPERAZIONI CHJRUROICHE, ECC.

TABELLA

OSPEDALI ED INFERMERIE P:B.ESIDIAlUE

B.

OPJIB..t.ZIONl

Cranio

............. . . ..... .

l

Facci&

l

CoUo

l

Toraco !Addome! Bacino

l l Arti

Tot41i

45

663

9

12

193

180

72

1174

21

2

2

24

59

IO

118

Genova ..... .. .. .. .....•

-

2

-

4

61

82

16

165

Savigliano ... .. ...... . ..

-

l

-

l

6

2

10

Torino

Alessandria. .........• • ..

Milano ...........••.. . .

13

Brescia .................

3

Piacenza. .... .. .........

-

Parma ...... ·.········· Verona .. . .......... · · ..

-

Trento ......•.... ... ...

97

6

2

!)

82

41

Il

251

l

l

19

19

9

52

l

21

40

4

72

l

l

-

-

-

-

-

6

IO

4

4

134

91

39

288

6

54

2

5

-

9

14

00

-

l

9

12

72

49

7

207

89

28

27

209

6

17

4

30

92

105

18

292

-

23

49

4

80

-

Bolzano .•. .. .. . ........

-

2

Trieste .. .....•• · · · · · · · · Bologna .•.... ... . . .•.. .

10

68

l

20

39

3

Ancona •. . . . ...... .. .. ··

-

2

l

71

l

4

Firenze ........ . ........

-

3

l

Livorno . ..... ... · ... · · ·

-

4

Roin& ...•..............

23

176

8

16

375

259

50

907

Perugia .... ..... .......

l

-

l

-

20

52

4

78

B ari. ..... . ....... . .....

4

-

36

46

21

137

27

26

3

56

lO

83

74

IO

258

-

-

44

31

7

90

-

-

6

5

-

Il

3

48

103

14

185

3

21

24

7

56

54

82

Hl

202

ch ieti .... ... .......... . Na poli

•• •

••• •

o

caserte. • . .............•. catanzaro .. . .......... .

-

-

•••••••••

12

65

3

5

-

u dine .. . ............. .. p adova .... .. ..... .. .. . .

30

5

-

-

4

6

6 l

-

Palermo ..... ..........

9

33

5

Messina ................

l

6

l

3

24

66

11

112

3

7

l

32

53

2

98

Cagliari . • ••...........•

-

-

sassan. ...... . . . ..... ...

l

3

l

l

--

lO

7

2:\

TOTALI .... .

166

1368

59

76

1586

1607 402

5264


214

R ENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRUROICHE, ECO. TABELLA 0.

Intenenti più oomuni, non oompreli nelle tabelle precedenti.

Incisioni di ascessi superficiali, foruncoli, adeniti, ecc. . . . . . . . . . . . . . . . .

1585

Asportazioni di piccole cisti sebacee. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

188

Estirpazioni di unghie incarnate. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

389

Riduzioni incruente di fratture . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

560

Riduzioni incruente di lussa.zioni

72 Totale. . . . . . • 2794

Nella chirurgia operatoria del collo vanno notate 12 asportazioni di gozzi parenchimatosi e cistici, due dei quali di notevole volume, eseguite col metodo di Kocher; e 2 frenico-exere8i che diedero ottimi risultati in casi di a.scessi polmonari della base svuotantisi incompletamente, a causa. di aderenze diaframmatiche, attraverso la breccia precedentemente aperta. Su 21 interventi per flemmoni cervicali profondi e ditìW!i si ebbero 3 casi di morte. Per quanto riguarda il torace, si registrano, oltre 18 interventi per asportazione di tumori benigni ed estrazione di corpi estranei delle pareti, raschiamenti ossei per carie costale, ecc., 39 toracoto-mie per e-mpie-n~a, con tre casi di morte, 2 to-racotomie per ascesso polmonare, l per ascesso epatico ed 1 tora,co-pne1tmotomia per echinococco. Vennero altreal pr<Lticate 3 toracoplastiche, delle quali una alla S01uerbruk con resezione larga di quattro coste in un caso di tubercolosi del lobo polmonare inferiore sinistro con ampia caverna aperta internamente ed esternamente. L'intervento ebbe come risultato la scomparsa della vomica ed un notevole miglioramento delle condizioni generali. Esito infausto ebbe invece un'altra toracoplastica. alla Estlaender con resezione della 7a, sa, 9a e 10a costa. Degno di nota nel campo delle lesioni traumatiche è un ca.so di frattura della 3a e 4a costa con ferita pleuro-polmonare, emotora-ce e consecutivo piotorace. Il paziente, trasportato all'ospedale in settima giornata dopo il trauma (urto contro la stanga di un carretto), essendo prima stato ricoverato d'urgenza in un piccolo ospedale civile, si presentava in condizioni assai gravi, con febbre altissima ed enfisema sottocutaneo diffuso in continuo aumento. Resecati i monconi costali che ledevano il polmone e tamponata la ferita polmonare, l'enfisema si riassorbl rapidamente. In secondo tempo, poi, si intervenne per l'emo-piotora-ce resecando la 9& costa sull'ascellare posteriore. La guarigione fu completa. In una caso di ferita da arma da fuoco penetrante dell'emitorace sinistro si procedette all'estrazione del projettile. L'intervento fu seguito da. morte. Soddisfacentissimi risultati si sono ottenuti in 7 f'rcnico-exerelti intratoraciche alla Felix, praticate per caverne polmonari tubercolari ed aderenze pleuro-pericardio-diaframmatiche.


RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECC.

215

Sulla colonna vertebrale si intervenne in due casi. In uno si esegui la laminectomia definitiva della 12a vertebra dorsale e della l a lombare, per osteomielite acuta vertebrale di natura stafilococcica.; in un secondo si trattò di cura cruenta di morbo di Pott dorsale con carie vertebrale e paraplegia, trattato in un primo tempo con cura ortopedica. Il metodo usato fu quello di Albee modificato da Dalla Vedova; il paziente venne poi inviato al Campo sa.natoriale climatico di Anzio, in condizioni di miglioramento. Negli interventi sull'addome si nota la consueta prevalenza di quelli per ernia, ra;ppresentati dalla cura radicale di 3 laparoceli, 990 ernie inguinali ed ingui'IUJ-scrotali (complicate in 148 ca-si da varicocele, in 3 da idrocele, in 15 da ectopia testicolare), 16 ernie crurali, l ernia O'mbelicale, 15 ernie epigastriche; e da 2 cheloto-rnie per strozza·mento erniario, di cui una seguìta da morte per sopraggiunta peritonite acuta. Anche per peritonite acuta si ebbe un decesso dopo una cura radicale di ernia inguinale. Notevole fu un caso di ernia da scivolamento del cieco, nella quale una concomitante appendicite simulava uno strozzamento. Sulle pareti addominali si intervenne 4 volte per asportare tumori benigni e si eseguirono 8 lombotomie, dJi. cui 7 per svuotare ascessi perirenali ed 1 per una cisti di echinococco dello psoas. Sono poi da aggiungere 1 incisione di flemmone sottoaponevrotico esteso, l estrazione di projettile dalla massa muscolare lombare, 2 plastiche per laparocele postoperatorio ed 1 consecutiva ad asportazione di lipoma preerniario della linea alba. Quanto alle operazioni cavitarie, esse sono rappresentate da 364 laparatmnie, delle quali 6 esplorative in casi di affezioni addominali di dubbia diagnosi, 3 per lesioni traumatiche, 11 per peritonite tubercolare, 6 per peritonite acuta generalizzata, generalmente da perforazione dell'appendice vermiforme, una per echinococcosi addominale diffusa, 5 per svuotamento di raccolte purulente circoscritte, una per occlusione intestinale e 345 per determinati interventi sul tubo digerente addominale e sui suoi annessi. Le laparotomie praticate per lesioni traumatiche furono seguite da morte in due casi, l'uno di ferita da pallottola di moschetto che richiese la sutura di cinque perforazioni intestinali in un soggetto profondamente anemizzato per emorragia del rene e dell'epiploon (decesso in settima giornata per collasso cardiaco), l'altro di contusione addominale che aveva prodotto rotture intestinali multiple. Seguite pure da. morte furono 4 delle lapa.rotornie praticate per perito· nite generalizzata acuta, una laparotomia per peritonite tubercolare e quella, di cui sopra è cenno, per echinococcosi diffusa. Il maggior numero degli interventi sui visceri addominali fu dato dalle appendicectomie - 265, con 6 decessi - Si operò generalmente a freddo, ma non mancarono casi di intervento precoce con esito in guarigione u per priroam ». Fu, di massima, preferito il taglio di J alaguier. Per la chirurgia dello stomaco sono da registrare 24 gastro~nterostomie alla V m Hacker, 7 delle quali associate a gastropessia e da cui si ebbero soddisfacentissimi risultati funzionali. Interessante, un caso nel quale esistevano due ulceri sulla. faccia anteriore della. prima porzione del duodeno ed. una sulla faccia posteriore, penetrante nel pancreas. Si praticò la


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RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, Ecc.

resezione del duodeno e di circa la metà. dello stomaeo, la chiusura del moncone duodenale e l'anastomosi termino-laterale tra la linea di sezione dello stomaco e la prima ansa digiunale. n risultato funzionale fu perfetto. Sono poi da notare 4 casi di resezione intestinale: 2 per perforazioni tiftche, nei quali però l'intervento non riusci a scongiurare la morte dell'infermo, sopraggiunta. in ottava giornata; uno per peritiflite con fultole multiple tra l'ultima ansa dell'ileo ed il cieco; ed una emicolectomia per cancro, in cui vennero eseguite in un solo tempo la resezione e l'anastomosi termino-terminaJe. Interessante, perchè non comune, si presentò un caso di acesso freddo circoscritto dell'amento, simulante un empiema della cistifellea per posizione, forma, grandezza e manifestazioni cliniche. Eseguita la laparotomia transrettale, si svuotò una raccolta purisimile contenuta in una cavità. formata dal grande omento e dal peritoneo parietale intimamente aderenti e coperti di tubercoli. La cavità. si chiuse in un mese circa. Gli interventi sul fegato e sulla cistifellea furono 2 epatotomie per a-scesso, una delle quali - eseguita in un caso di concomitante pleurite purulenta- fu seguìta da. morte; da 3 epatocistotomie per echinococco; e da 3 colecistectomie, con un decesso in un caso di colecistite fiemmonosa. Come complicazioni postoperatorie delle laparotomie furono osservati due casi di dilatazione acuta dello stomaco, scomparsa ponendo il paziente in posizione bocconi e praticando la lavanda gastrica, e tre casi di ileo paralitico guarito con iniezioni di pituitrina. Solo in un caso sopraggiunse la morte a causa di complicazioni broncopolmonari. A riguardo del rene si contano 8 interventi rappresentati da 2 nefropessie, 3 nefrotomie per calcoli e 3 nefrectomie per rottura da trauma. Specialmente notevole una nefrotomia per calcolosi e pionefrosi in soggetto debilitato ed in gravi condizioni per sepsi, nella quale si aprirono tre sacche pionefrotiche attenendosi perfetta guarigione. Delle 1607 operazioni sul bacino, organi pelvici e perineo, 1045 vennero praticate sugli organi genitali. Le più numerose furono quelle per varicocele, eseguite in 545 casi mediante fLebectomia ed in 5 casi con la resezione delLo scroto. Anche numerose (351) furono le circoncisioni e le cure radicali di idrocele (99) con l'eversione o la resezione totale della vaginale. A 543 sommano gli interventi sul retto e sull'ano, fra cui più numerosi quelli per emorroidi, consistenti generalmente nella escissione di noduli emorroidari a mezzo del termocauterio; solo in 2 casi fu eseguita la tipica operazione radicale di Whitehead. Per la vescica sono da notare 5 cistotomie soprapubiche, praticate in 3 casi per calcoli ed i 2 casi come primo tempo di interventi sulla prostata (aScesso prostatico) e sull 'uretra (rottura della porzione perineale ). Per l'uretra, 3 ~tretrotornie esterne, 2 interne, l uretropla.stica perineale previa asportazione di tessuto cicatriziale e 3 pla-stiche per ipospadia.

.~


RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECC.

217

Tra i 402 interventi sugli arti si rilevano come più importanti 52 osteosintesi, con prevalenza di quelle della clavicola (14) e della rotula (13); una sutura dell'arteria ferrun-ale per ferita nel triangolo di Scarpa, in seguito alla. quale si manifestarono fatti di cangrena delle prime tre dita. del piede; 35 safenectmnie per varici coi metodi di Trendelemburg, Schiassi, TerrierAlgla.ve; una simpaticect<m~ia periferrun-a.le per angioneurite obliterante della femorale, con cangrena del piede, che ebbe risultato parziale essendosi solo riusciti ad arrestare il processo cangrenoso pel quale si intervenne secondariamente con l'amputazione del piede; una cura di lussazione recidivante della spalla, mediante accorciamento del tendine del sottoscapolare, sutura dei monconi sovra.pposti ed allungamento per sdoppiamento dell'apofisi cora.coide, secondo il metodo di Oudard, seguita da ottimo risultato funZionale. Relativamente numerose, poi, furono le grandi operazioni demolitive che comprendono 7 amputazioni di coscia, una per osteoartrite turbercolare .fì..stolizzata del ginocchio complicata da flogosi acuta da piogeni, l per ferite da arma da fuoco del ginocchio seguìta da osteoxnielite grave, 2 per osteo-sarcoma del femore, l per osteoxnielite ed l per frattura. comminuta esposta del femore, alla quale l'operato soccombette; un'amputazione del braccio per grave flemmone consecutivo a ferita da taglio; e 2 disarticolazioni, l'una della spalla per osteoa.rtrite specifica, l'altra. della coscia per sfacelo dell'arto da scoppio di proiettile, interventi pure seguiti da morte. Sono poi da aggiungere 2 amputazioni e 2 diaarticolazioni della mano, 2 amputazioni della gamba ed l del piede, per osteiti, artriti e lesioni traumatiche.


DIREZIONE SANITA MILITARE DELLA CIRENAICA

PAI~l~61A ~[OlAH[ H[llA l~HA DI [l M[[HIU ((lft[HAI[A) CONTRIBUTO STATISTICO E CONSIDERAZIONI CLINICHE per il dott. Mario Tarduccl, tenente medico dirigente il servizio sanitario del presidìo di El Mechili (Cirenaica)

Sul finire dell'anno scorso, avendo avuto occasione per motivi di servizio, di trovarmi per un mese e mezzo nel Presidio di El Mechili (Cirenaica), ritenni non inopportuno un piccolo studio statistico della patologia oculare in quella vasta zona, non per il suo valore immediato di oggi, ma per quel contributo che potrà dare in un prossimo domani, quando riunendo insieme i vari dati, si potrà creare una statistica - certamente sempre alquanto approssimativa - della :patologia oculare in Cirenaica. Infatti, mentre vi sono già lavori di questo genere per alcuni dei centri più importanti (Bengasi, Derna ecc.) ed altri si potrà avere l'opportunità di farne, per quelli minori della costa, più difficile sarà avere delle statistiche per i territori dell'interno, alcuni dei quali (la zona di El Mechili non esclusa), pur avendo un discreto numero di abitanti, hanno in fondo più un'importanza militare del momento, che un loro vero e proprio sviluppo individuale ed un avvenire presumibile. Con un minimo indispensabile di mezzi, e con molta buona volontà potei realizzare quanto mi ero proposto. Non mi sono occupato dei vizi di refrazione. Ad ogni modo, da quello che ho potuto vedere con maggior agio a Derna, e nei pochi indigeni di El Mechili stesso, nei quali occorrevami - a conforto della diagnosi determinare approssimativamente la refrazione con la schiascopia, ho avuta l'impressione (come del resto si osse.r va presso tutti i popoli meno civili) che poco frequenti fossero i vizt di refrazione e tarda a manifestarsi, la presbiopia. Fra El Mechili ed alcuni accampamenti n all'intorno, tra.ttavasi complessivamente di circa 350 tende, nelle quali calcolai vivessero 2100 indigeni circa, dei quali potei esaminare 1'82,6 %, cioè 1739 individui: gli altri erano in parte fuori nelle campagne per semine e traffici propri, in parte donne e bambini, che per una ragione o per un'altra non fu possibile sottoporre alla visita. Nella statistica, oltrechè del sesso dei soggetti, ho tenuto conto anche della loro età, distinguendo gli adulti ed i bambini. Sopra 1739 soggetti che ho visitati, 1386 erano ammalati, e cioè il 79,7 %~ Di essi 353 erano ammalati ad un occhio solo, gli altri bilateralmente. Oioè, sopra un totale di 34 78 occhi esaminati, ne ho trovati sani soltanto 1059, vale a dire il 30,44 % Queste cifre globali, dal punto di vista dell'età e del sesso dei soggetti risultarono così ripartite:

'

...


219

PATOLOGIA OCULARE NELLA ZONA DI EL MEOHILI

Occhi Num. totale a un anuna· l sani occhio occhi lati

Ammall\tl

Età

Num.

Sesso

Num.

l

bila teral· mente

l

Adulti. .•.. .. .....

637

tfemmme masc.hi

343 294

217 213

126 81

686 588

507

126 81

Bambini . .. . ....• .

749l ma.sc~ femmme

410 389

330 273

80 66

820 678

740 612

80 66

1386

1436

1033

353

2772

2419

353

Totale ...

560

Per una. prima. idea d 'insieme riassumerò, come segue, la patologia dei 2419 occhi da. me riscontrati ammalati, o con esiti di malattie: Malattie del segmento anteriore dell'occhio . . . . . N. 2351 occhi 9 » Malattie del fondo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • » Glaucomi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • n 17 » Malattie degli annessi . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . » 36 » Stra.bisini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 2 » Panoftalmiti, bulbi atrofici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . )) 4 » Farò adesso una breve trattazione sintetica di ognuno di questi gruppi di malattie. A. - MALA'ITIE DEL SEGMENTO ~TERIORE DELL'OCCffiO: Queste furono il 97,1 %, cioè 2351 occhi ammalati), cosi suddivise: Forme congiuntivali •.. ...•..•.............. • N . 2269 occhi )) )) Forme sclerali ............................. . . l )) » 48 Forme corneali . ... .. . . .. . ...••.......... •..• )) 4 Malattie dell'iride .. .. . .. ... . ..... ......... . . . )) )) Malattie del crista.llino .. . .. . ............ . . . . 29 ))

F'fmne congiuntivali: Congiuntiviti, pterigion e tumori benigni della congiuntiva (uno solo: una cisti linfatica della congiuntiva bulbare). Osservai cosi ripartite le congiuntiviti: Congiuntiviti granulose: 1946 occhi, 1'85,7 % di forme congiuntivali, 1'80% di forme oculari; Congiuntiviti catarrali: 266 occhi, 1'11,7 % di forme congiuntivali, il 10,9 % di forme oculari; Congiuntiviti eczematose: 48 occhi, il 2,1 % di forme congiuntiva. li, 1'1,98 % di forme oculari; Congiuntiviti purulente: 3 occhi, il 0,13 % di forme congiuntivali, il 0,12 % di forme oculari. ~. Avrei cosi trovato una percentuale di tra.coma.tosi del 61,4 %. Ammet· tendo che fosse stato possibile esaminare tutti i 2100 indigeni degli accampamenti - anzichè 1'82,6 % di essi, com'io potei fare- si può calcolare, per quelle eventuali variazioni che si sarebbero potute incontrare in più o in


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PATOLOGIA OCULARE NELLA ZONA DI EL MECHILI

meno, che i tracomatosi della zona di El Mechili oscillino intorno ad una percentuale dal 60 al 65 % degli abitanti. Non ho possibilità al momento di tener sott'occhio i dati trovati da altri AÀ. per i maggiori centri della Cirenaica (Bengasi, Derna), ma quanto ho veduto io stesso a Derna, per es., mi fa ritenere che fra gli indigeni dell' interno (al contrario di quelli che abitano i centri st.essi, per la n9ta influenza sfavorevole che quivi esercitano la eccessiva promiscuità, la maggior miseria, la deficienza di pulizia in tuguri poveri di sole e d'aria ecc.) vi sieno meno granulosi, e meno aggressivo (in fatto di frequenza e gravità delle complicanze) sia fra essi il tracoma. Se avessi avuto modo e tempo sarebbe stato interessante studiare il lato costituzionale di questi tracomatosi. Mi dovei limitare a ripartirli nel modo seguente secondo una · impressione clinica d'insieme, senza con questo intendere d'inquadrare nessuna classificazione particolare: Soggetti normali (o apparentemente normali) . . . . . . . il 46,9 % Soggetti oligoernici e di debole costituzione.... ·. . . . . il 18,4 % Soggetti con stigmate di eredo-lue.. . . • . . . . . . . . . . . . il 7,2 % Soggetti a tipo scrofoloso. . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . il 24,3 % Soggetti probabili o manifesti tubercolosi . . . . . . . • • . . il 3,2 % Per darne un'idea assai completa, comprenderò in questa. classifica. ed in queste cifre le forme di tracoma. che ho osservate: Ammalati

Occhi tracomatosi : Stadi

Stadt ftoridt Stadi evoluti a un bllate· Stadt lncl· occhio ral.lnente pionti na· papll·l mlst0 parzial·l total· nulare !are mente mente

Età e sesso

Malati

Adul tl.. . }f maschi . emmme

273 226

51 38

222 188

5 7

14 9

53 41

79

295 235

53 47

Bambini } ma.sc~i

259

47

212

39

22

70

192

211

femrrune

56

255

45

:n

22

311

54

161

171

19

Totale ...

1069

192

877

96

76

218

503

912

141

l

71

Le complicanze corneali erano presenti nel 2!!,5 % degli occhi tracomatosi e così distribuite: Panni in atto

Numero panni

tenui

Forme floride ..••..•..•. . .

197

186

11

Forme in parte evolute ..•

229

:Il

9

Forme evolute .. . ...••....

51

-

Totale. ..

477

394

Stadi del trncoma

l

orassi

-

20

Presenza. del panno Esltl di panni monolate·l bilatera!· ralmente monte

-

95

.

51

12

103

63

51

23

.14

63

221

128


PATOLOGIA OCULARE NELLA ZONA DI EL liiECHILI

221

Le complicanze palpebrali accompagnavano il tra~oma nel 19,9 % dei casi. Sopra 1946 occhi affetti da congiuntivite granulosa, osservai 169 volte entropion, 23 volte trichiasi, 197 volte entropion e trichiasi insieme. Nel 46 % dei ca.si con complicanze palpebrali coesistevano anche le complicanze corneali. Osservai 4 volte, nella sua linea classica, il segno di Ebert.h. Degli occhi ammalati di tracoma, il 35,3 %soltanto non avevano nessuna complicanza, nè corneale, nè palpebrale. Fra le forme catarrali, 37 erano forme acute e 229 catarri cronici in individui prevalentemente di sesso maschile, di tutte le età, cinque dei quali presentavano contemporaneamente ectropion della palpebra inferiore, che in due soggetti era bilaterale. Qualcuna delle forme croniche poteva essere sospetta di granulosa, ma ad assicurarsene sarebbe occorso un certo periodo di osservazione. In proporzione agli stimoli irritativi esterni (venti quasi costanti, più o meno polverosi, spesso sabbiosi) le forme catarrali non mi sono parse molto numerose: per contro frequentemente ho riscontrate iperemie croniche della congiuntiva. Ciò con tutta probabilità percbè negli occhi degli indigeni, le congiuntive esposte continuamente, fino dall'infanzia, agli stimoli irritativi ricordati, hanno acquistato una specie di relativo adattamento ad essi. Infatti più spesso e più violentemente - coeteris paribus riscontriamo queste congiuntiviti catarrali nei bianchi, specialmente nei nuovi arrivati in colonia quando gli occhi non sono convenientemente protetti. Dei 33 soggetti affetti da congiuntivite eczematosa, 16 a.vevano compartecipazioni corneali di una certa importanza: Non ho però mai veduti veri e propri panni eczematosi. Quindici individui erano ammalati bilateralmente: soggetti in prevalenza di sesso femminile, quasi tutti oligoemici e con micropoliad.enia diffusa. Relativamente scarsi gli pterygion - 11 in 10 occhi: cinque soltanto di vera importanza clinica -: per quanto sopra bo detto degli stimoli irritativi esterni, ciò mi sembra non conforti la teoria meccanica dell'origine della pinguecola e dello pterygion. Forme sclerali: Una episclerite di natura reumatica, in soggetto maschile di 30 anni circa. F&T1'fl.e corneali: 15 forme in atto, 33 esiti (uno dci quali di lesione traumatica). Le malattie in atto della cornea ch'io ho riscontrate sono state le seguenti: Ulcus serpens : 9 occhi. Il18,7% di forme corneali, il 0,37 % di malattie oculari\ Herpes zoster: 2 occhi. Il 4,16 % di forme corneali, il 0,08 % di malattie oculari. Cher. parenchimatosa: 3 occhi. !16,25% di forme corneali, il 0,12% di malattie oculari. Cher. fascicolata: l occhio. n 2,08 %di forme corneali, il 0,04 % di malattie oculari. Quattro delle ulceri corneali avevano ipopion: in cinque occhi coesisteva. dacriocistite pnrulenta cronica.

s - Giornale di medicina milita,re.


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PATOLOGIA OCULARE NELLA ZONA DI EL MECHILI

Entrambi i soggetti con herpes zoster (uno in fa.ae acuta, l'altro in via. di risoluzione) avevano anche fenomeni generali (febbre, catarri acuti delle altre vie respiratorie ecc.). Tutti e tre i soggetti colpiti da cheratite parenchimatosa avevano stigmate di eredoluetici (la caratteristica conformazione della faccia e del éranio, la triade di Hutchinson ecc.): trattavasi di forme non gravi però, con scarsa reazione da parte dell'iride. Ho già ricordato nella congiuntivite eczematosa le partecipazioni della cornea a quella.. Gli esiti ch'io vidi di pregresse malattie corneali (a prescindere dai residui di panni tracomatosi guariti) furono i seguenti: a) 15 occhi con macchie corneali in 10 individui (6 maschi e 4 femmine: 7 bambini e tre adulti), in cinque dei quali bilateralmente. b) 3 leucomi stafilomatosi. c) 14 leucomi parziali, dei quali due riccamente vascolarizzati, e con piccoli focolai grigiastri di degenerazione; d) una cicatrice corneale lineare, esito di ferita. FoNne iridee. Vidi 4 iriti (il 0,16 % degli occhi ammalati) : tre forme reumatiche acute, ed una fibrinosa con già formate sinechie posteriori dentate, depositi sulla Dechemet ecc. Aspetto clinico ed anamnesi deponevano per forma. luetica. Malattie del cristallino: 28 cateratte ed una lussazione della lente, post-tranmatica in soggetto maschile di 30 anni. Trauma contusivo 8 mesi prima; nessun aumento della tensione endoculare. L3 cateratte hanno rappresentato nella mia statistica 1'1,15 % delle malattie oculari, cosl divise: Cateratta senile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . in 23 ooohi 2 )l Cateratta giovanile (bilaterale) . . . . . . . . . . . . . . . . » Cateratta polare anteriore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » l occhio· Cateratta zonnlare (bilaterale)...... . . . . . . . . . . . . » 2 occhi L ~ cateratte senili furono in genere a d ecorso lento: 6 forme nucleari, 10 corticali, 7 cortico-nucleari. Nove cateratte erano incipienti,. 8 erano avanzate, le altre mature. Sopra 17 soggetti 10 di sesso maschile: 6 avevano cateratta bilaterale. Sull'origine della cateratta giovanile bilaterale non trovai nessun appoggio nè nei dati dell'esame generale, nè in nessun punto dell'anamnesi.

Il 0,37 %, 9 casi cioè, cosi suddivisi:· Retinite proliferante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . in l occhioEmorragie retiniche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 2 occhi Distacchi di retina. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 3 » Atrofie del n. ottico.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 2 » Trombosi della vena centrale... . . . . . . . . . . . . . . . . » l occhio-

B. -

MALAT'fiE DET, FONDO:

Osservai la retiuite proliferante in una giovine trentenne che facevarisalire l'inizio dei propri disturbi visivi ad episodi che si eran ripetuti ad intervalli dai 18 ai 20 anni all'O. S., episodi che ho creduto di poter ricon-


PATOLOGIA OCULARE NELT,A ZONA DI EL MECHILI

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durre alla sindrome delle emorragie recidivanti dei giovani: soggetto oligoemico, anamnegticamente negativo per la lues. Dei due casi di emorragie retiniche, entrambi sotto forma di focolai multipli, ne vidi uno - con sede macnlare e paramaculaxe- nell'O. D. di un soggetto di sesso maschile di 65 anni, con evidenti note di grave arteriosclerosi, ed a tale malattia con molta probabilità imputabile. L'altro nell'O. D. di una donna dell'età apparente di 20 anni, notevolmente anemica affetta da molto probabile ulcera gastrica. I distacchi di retina erano uno bilaterale, totale a sinistra e parziale a destra, della cui natura (miopica anamnesticamente non sarei propenso a credere) non potei rendermi conto; l'altro monolaterale destro, quasi totale, in soggetto all'O. S. miope di 1,5 D ., nella cui anamnesi v'era una caduta da cammello: egli riferiva all'epoca del trauma la quasi completa abozione del C. V. e del visus centrale. Delle due atrofie del u. ottico, in un caso trattavasi di una atrofia semplice in una tabe iniziale; nell'altro di un'atrofia postneuritica in luetico confesso. Una cardiaca - insufficenza mitralica. - di 50 anni, pletorica ed obesa, presentava trombosi della vena centrale all'O. D. con v·. ridottissimo. O. -GLAUCOMI: Ho riscontrato il glaucoma nel 0.48 % degli occhi da me visitati, in 17 occhi cioè, ed in 12 individui che r appresentano il 0,63 % degli invidui visitati, e una percentuale del 0,7 % delle malattie oculari. Tutte forme di glaucoma primario: quindici glaucomi cronici semplici e due glaucomi assoluti. Sei individui erano ammalati ad entrambi gli occhi, cinque ad un occhio solo. Un caso solo in una donna; tutti gli altri individui di sesso maschile fra i 50 e i 60 anni: 7 degli individui affetti da glaucoma erano degli ipertesi; gli altri soggetti erano apparentemente normali. La donna riferiva la insorgenza del primo attacco (tre ne aveva avuti in un anno) ad uno spavento da lei provato un giorno che da un parente era stata minacciata di morte per interessi: trattavasi probabilmente di una forma di glaucoma emotivo. La questione della patogenesi del glaucoma è cosi oscura ancora che non oserei dai miei dati, sia pur.riferiti ad individui che fanno una vita fisica e morale cosi diversa dalla nostra, trarre alcuna considerazione, e tanto meno il loro esame genera.le -ch'io non potevo certo ad El Mechili corredare di dati di dettaglio e di fini ricerche - poteva offrire qualche dato interessante e nuovo.

D. -MALATTIE DEGLI ANNESSI: Come malattie degli annessi osservai: a) a carico delle palpebre: a prescindere da pochi calazion, ed oltre

agli entropion ed ectropion già ricordati rispettivamente nel tracoma e nella congiuntivite catarrale, ho osservato un epitelioma del bordo palpebrale inferiore all'O. D. di un uomo di 60 anni. b) a carico delle vie lacrimati: un mucocele e 33 casi di dacriocistite (oltre alle cinque già ricordate concomitanti di ulceri corneali) in


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PATOLOGIA OCULARE NELLA ZONA DI EL MECHILI

8 ammalati sopra 25 bilaterale: 13 catarrali semplici, le altre purulente croniche; c) a carico dell'orbita una periostite tubercolare del margine orbitario superoesterno destro, con fistola, in soggetto ad babitUB scrofoloso. Due casi di strabismo convergente, uno dei quali di alto grado in due soggetti femminili di giovane età uno, di età adulta l'altro. La schiascopia rivelava una ipermetropia forte in entrambi i casi, nel secondo dei quali era associata ad astigmatismo. ]fJ. STRABISMI:

lJ'. PANOFTALMITI E BULBI ATROFICI: Vidi una pa.noftalmite consecutiva a ferita perforante all'O. ù., due bulbi in via d'atrofia (epilogo di irid.o ciclite grave), e un occhio atrofico. Forse non sarebbe ben chiusa questa nota statistica senza un'ultima considerazione che viene spontanea da tutto quanto sopra fu osservato e detto: È notorio quanta sifilide - sia acquisita, sia ereditaria; sia confessa., sia dimostrata da note cliniche generali - vi sia negli indigeni. È notorio anche come i più di essi (per tante ragioni: incoscienza, mancanza di mezzi, miseria ecc.) portino nell'organismo e nel s.angue annidata l'insidia senza combatterla con alcuna cura specifica. Ebbene, in un tale ambiente in cui cosl alta è la percentuale di luetici, reca sorpresa. l'assai scarso numero di manifestazioni di sifilide oculare. p ,oichè la batteriologia e la clinica. ci dicono come di ogni malattia infettiva. si possono avere le manifestazioni e le localizzazioni più varie a seconda dei peculiari caratteri posseduti dai differenti ceppi dello stesso germe, si potrebbe ammettere, nel caso in specie, che nella lue degli indigeni della Cirenaica, si tratti di ~o spirochete che trova nel bulbo oculare tra i vari organi del corpo, una particolare resistenza, o per lo meno una speciale mancanza di recettività. Non saprei però io stesso quanto peso si possa dare a questa vaga ipotesi teorica. AuTORIASSUNTO. -

L 'A., dopo aver passato in rivista le varie malattie ocu-

lari riacontrate nella popolazione di El Meclùli (Cirenaica.), sofferm~mdosi in pMticolare sulla congiuntivite tt·a.comotosa, termina rilevando come, malgradc;> l'alta. percent uale di luetici negli indigeni, rare sieno le manifest-azioni di siffiide oculare.


CASUISTICA

CLINICA

OSPEDALE MILITARE DI FffiENZE

OH [A~~ DI [~Uf (fRYI[All [~H DIUURBI HfRY~~I [~Hn[DIIYI per il dott. Giovanni Blaglnl, m aggiore medico, capo reparto malattie nervose

La presenza di costole cervicali, stando alla letteratura, non è molto rara. È risaputo che essa può esistere senza che il portatore avverta molestie, mentre altre volte - e specialmente durante il periodo di crescenza - si accompagna a disturbi che possono manifestarsi in modo acuto e cronico. Le forme con sintomi nervosi sono ritenute le più comuni. Nel giugno 1927 capitò alla nostra. osservazione il presente caso clinico, che facemmo oggetto di una conferenza scientifica aJ. colleghi del presidio militare di Firenze e che ci decidiamo a pubblicare dopo vana attesa di casi consimili, sembrandoci non inutile per la casuistica. V. Giulio, di Giacomo, classe di leva 1907, da Massa Lombarda, giar- · diniere, appartenente alla 14 compagnia distrettuale (Lucca). Anamnesi familiare : il padre e un fratello sono da molti anni bronchitici tossicolosi; il fratello ha. sofferto anni fà. di pleurite. La madre ha subìta un'operazione ginecologica, per cui è tuttora sofferente. Un altro fratello morì per diabete. Anamnesi remota: il paziente dice di essere stato soggetto di frequente a bronchiti, influenza., disturbi ga&tro-enterici. Fin da. ragazzo, e durante il lavoro, specialmente se faticoso, veniva colto da palpitazioni e a volte da un dolore trafittivo alla regione precordiale. Nel dicembre 1926, bruscamente fu colto da febbre alta (fino a 40o e 410) con brivido e remissioni con sudore; la febbre a tipo prevalentemente serotino, perdurò sette od otto giorni, poi andò declinando, pur ricomparendo altre volte nello spazio di tre mesi: insieme alla febbre il dolore al precordio s'intensificò e divenne costrittivo; comparvero inoltre intensi dolori alle braccia e al dorso. Erano dolori a tipo migrante ma. a&Sa.i sensibili e fissi agli avambracci e mani. Gli arti inferiori e tutto il treno posteriore del corpo indenni. Da vari mesi, mentre è assente temperatura, persistono dolori a tipo tra.fitt ivo alle braccia. e alle mani, specialmente dopo starnuti o tosse. Accusa. ancora spesso palpitazioni e a. volte dolore a l precordio. Modico mangia.tore e bevitore. Nega. la lue e le altre malattie veneree. Esame obbiettivo: Habitus longitipico; pelle rosea., sottile, liscia; peli biondicci, scarsi ovunque, salvo alla testa. P resenza. d i dati disglandolari di parvenza. ipertiroidea., rappresentati oltre che dall'abbondanza dei capelli, da tachica.rdia. in posizione eretta abbastanza. M· centua.ta., iperidrosi, riflesso oculo-cardiaco debole, nonchè dalla. tiroide un po' ingrossata. nei lobi laterali. Visceri interni senza. apprezzabili alterazioni. Arti superiori; l'arto superiore destro è ipotrofìco rispetto a.l sinistro di mezzo centimetro. Lieve ipotrofia dei muscoli dell'eminenza. ipotenar (bilaterale) e dell'eminenza. tena.r a sinistra. I movimenti di sovraelevazione del b raccio, i movimenti dell'articolazione della. spalla e quelli del gomito si effettuano in modo normale. Le dita delle rna.ni non possono venire estese in modo completo, nè attivamente nè passivamente. Nei movimenti passivi di e3tsnsione delle dita si produce trazione dell'aponevrosi palmare, le. quale ne impedisce l'estensione completa;


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UN CASO DI COSTE CERVICALI CON DISTU'RBI, ECC.

i movimenti di flessione, adduzione e abduzione delle dita si compiono tenendo le dita semifiesse. L'opposizione del pollice al mignolo è incompleta a sinistra. Colorito abituale delle mani subcianotico; esistono però facili squilibri vasomo· tori. Dolori vivi si riscontrano alla pressione stù tronchi nervosi del mediano e del cubitale. Riflessi di fles.'3ione, estensione e pronazione molto deboli e senza chiare differenze tra i due lati. All'esame elettrico si riscontra modica ipoeccitabilità. faradogalvanica a carico dei muscoli della eminenza tenar e dei muscoli interossei, più pronu.ntiata a sinistra e specialmente stùla emi nenza tenar, dove la contrazione è assai lenta. Dovunque è conservata la formula normale di contrazione (CCK > CCAn). All'esame della sensibilità oggettiva una striscia longitudinale di ipoestesia per le forme semplici di sensibilità. (tattile termica, dolorifica) sulla faccia anteriore degli arti superiori nel dominio della 6, 7, 8 C. - Risulta anche w1 allargamento dei circoli tattili, che per i polpastrelli delle dita possono essere fissati in mm. 15 circa.

Partendo dalla constatazione delle ipotrofie dei piccoli muscoli delle mani, includemmo nella dia~osi differenziale, malattie del midollo spinale quali la siringomielia, la sclerosi laterale amiotrofica, facilmente scartabili per il comportamento delle sensibilità, dei riflessi, ecc., indi passammo alle forme di atrofia muscolare mielopatica, delle quali si mise in disamina la sola atrofia muscolare Aran Duchenne, perchè appunto inizia dai piccoli muscoli delle mani. Escludemmo quest'ultima ipotesi per la presenza di disturbi di senso e per l'assenza di tremori fibrillari. Dopo rapidi accenni ad altre evenienze, come a quella della pachimeningite cervicale ipertrofica, che può localizzarsi in sedi assai limitate, ma che non avrebbe difettato per lo meno della rigidità nucale, trovandoci indubbiamente di fronte a lesioni di origine periferica mettemmo facilmente in evidenza come i deficit motori trovavansi nel dominio dei nervi cubitale e mediano. Non esistevano però disturbi della sensibilità nei territori propri del cubitale e del mediano, quindi dovevamo pensare a qualche cosa di diverso da quello di una nevrite associata. Una lesione del plesso di solito è traumatica: conveniva quindi senz 'altro risalire alle radici. n sintomo dello starnuto, i disturbi motori e la topografia speciale dei disturbi della sensibilità oggettiva, compresa entro territori nettamente radicolari, constituivano una sindrome radicolare assai chiara. Ricordando le particolarità cliniche delle sindromi radicola.ri1 accennammo anche in modo schematico alla costituzione del plesso brachiale e alla distribuzione del gruppo di Cib (5-6 C.) e di quello di DejerineKlumke (7-8 C. -1 D.). In questa chiara sindrome radicolare inferiore non coesistevano fenomeni oculo pupillari (Sindrome di Claud-Berna.rd- Hòrner). Avendo l'esame radiografico eseguito dal tenente colonnello medico Crespellani, messo in evidenza !,esistenza di due coste cervicali, di cui la sinistra più lunga della destra (vedi fig. 1), ritenemmo di essere nel vero mettendo in sicnra relazione etiologica la presenza di dette coste sopran numerarie con la sindrome radicolare. L'anomalia delle coste cervicali - come è noto - è originata d&cchè il tubercolo anteriore o costale della vertebra cervicale si può svilup-


UN CASO DI COSTE CERVICALI CON DISTURBI, ECC.

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pare fino al punto di rappresentare una costola sopra giacente alla prima costa dorsale normale. Tale evenienza sarebbe non rara e nell'SO % dei portatori non darebbe molestie. Queste in genere si iniziano nell'adolescenza. e giovinezza (come nel nostro caso) e i disturbi ·sarebbero ragionevolmente in relazione con la. crescenza che stabilisce nuove rela.zioni anatoxniche. Nel nostro caso contribuiva. ad avvalorare tale convincimento la coincidenza dei maggiori disturbi obbiettivi dal lato della costa maggiormente

Fig. 1.

sviluppata. L'assenza della sindrome di Claud-Bernard-Horner, anche senza ricorrere a supposizioni che potrebbero avere del fantastico, non poteva ostacolare la diagnosi, giacchè essa è appannaggio frequente, ma non costante delle sindroxni radicolari inferiori. Le statistiche di Della Vedova stabiliscono l'apparire dei fenomeni tra i dieci e i quaranta anni, con il massimo di frequenza tra i 15 e i 19; le statistiche di Keen tra i 7 e i 40 anni, con il massimo tra i 15 e 20; un caso a 62, ecc. Il massimo contingente degli uomini sotto le arxni, essendo dato dai giovani di 20 anni, ci dava a ritenere di dovere incontrare ancora casi del


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UN CASO DI COSTE CE R. VI CALI CON DISTURBI, ECC.

~enere; ma diversi casi simili risultarono negativi per la prasenza di coste cervicali. I disturbi che le coste cervicali possono apportare non si limitano naturalmente a disturbi nervosi. Del resto basta tener presente l'anatomia della regione: bisogna ricordare oltre alla presenza del plesso cervico-brachiale, l'arteria e vena succlavia, le relazioni della sesta e settima radice cervicale con il simpatico cervicale: di conseguenza la possibilità di trombosi, aneurismi e fenomeni oculo-pupillari Ricordammo anche come queste coste soprannmnerarie possono andar soggette a fenomeni flogistici, a tumori, fratture, ecc. Il prof. Staffieri David in una sua comunicazione scientifica fatta a Roma il 30 aprile 1927 (Policlini·co Sez. pratica) propose una classificazione in cinque tipi: l) Forme asintomatiche; 2) Forme con sintomi nervosi (le più comuni); 3) Tumori; 4) con sintomi vascolari; 5) sintomi rari o di patogenesi oscura (accessi asmatici, tachicardia, dolori toracici, spasmi diaframmatici, disfagie, sintomi oculari). n caso presente, naturalmente è da ascriversi al secondo della classificazione di Staffieri. Nei riguardi della terapia, per quanto esistano cure sintomatiche e molto ci sia da sperare, specialmente nei giovani soggetti, dal naturale beneficio del tempo, essa è eminentemente chirurgica e in certi casi la demolizione delle coste si impone. Il suddetto autore cita casi completamente guariti con la resezione delle coste ma altri rimasti con disturbi invariati. Il collega capitano medico Faraone pubblicò nel Giornale . di medicina militare del 1927, fase. V, un caso di costola cervicale, sottoposto llld intervento operativo con esito a guarigione. Il nostro P., recluta, avendo rifiutato l'atto operativo, fu sottoposto a provvedimento medico-leoaale. Del resto nel caso specifico non poteva esservi sicurezza di riuscita con l'intervento chirurgico, data la costituzione ipertiroidea dell'individuo e la retrazione spiccata dell'aponevrosi palmare bilaterale (accenno al morbo di Dupuytren). L'Oppenheim, richiama appunto l'attenzione sulla permanenza dei disturbi dopo la demolizione delle coste, quando sono in evoluzione malattie molteplici in un terreno tara.to. AUTORIASSUNTO. L'A. espone un ·caso clinico di coste cervicali, determinanti una. sindrome radicola.re cervico·brachiale inferiore o di tipo DejerineKlwnpke.


RIVISTA SINTETICA DIRRZIONE DI SANITA DEL CORPO D'ARMATA DI BARI

LI Mlllftll DIL PUfti~ DI VIUI BIOU61[0, [Liftl[~ ~ Mf01[~-U61L~ per il dott. Antonio Mladonna, maggiore medico

I. La malaria in Italia, secondo recenti segnalazioni della. Sanità Pubblica., è in notevole decresceza, sia come mortalità che come morbilità. È doveroso riconoscere che tale risultato è indubbiamente dovuto all'introduzione della legislazione per combatt-erla., sorta questa dopo la. scoperta di Grossi. I morti per malaria e cachessia palustre, in Italia, che prima del 1900 toccavano la cifra di 20 mila ogni anno, sono ora discesi a meno di 3 mila.. Ciò è molto confortante ; ma. in questa malattia. sociale non preoccupa tanto la. mortalità, quanto la morbilità con i suoi 2 milioni, di casi, in rapporto alla. produzione del lavoro ed ai danni pecuniari consecutivi. Nell'ultima guerra. mondiale la. malaria richiese un'accanita. lotta da parte dei medici militari : fu infatti, considerata la seconda grande malattia di guerra..

••• I corollari che riassumono le moderne dottrine sulla genesi e profilas.~i della malaria hanno un contenuto molto semplice. È stata. forse questa semplicità che illuse su una rapida. vittoria. Quando infatti si scoprì che in tale infezione l'uomo (gametifero) era il principale nemico dei suoi simili, si consepi subito la cosidetta vittoria brillante contro la malaria.. Sia. che si volesse agire sul termine uomo, che sul termine zanzara., o meglio simultaneamente sull'uno e sull'altro, le armi parvero così semplici nel loro impiego da far nascere le più rosee speranze. n possesso poi di \m rimedio specifico, il chinino, doveva. in breve tempo condurci a debellare l'origine del male nel malarico, garantendo così i sani, e quanto agli insetti mala.rigeni, la soluzione si presentava facile, grazie ad una diligente accurata protezione meccanica. Concetti questi, in apparenza semplicissimi. La pratica A.pplicazione ha. invece dimostrato quanti ostacoli, quanti imprevisti, quante incertezze sbarrino la via anche al più modesto successo. E se di questo si pretendo la stabilità, il problema si complica e si aggrava. Nello studio della malaria non è solo importante conoscere le specie di zanzare che in determinate località o regioni sono capaci di trasmettere la infenzione, ma ha pari interesse la. conoscenza della loro vita.. Questa infatti soltanto ci metterà direttamente stùla giusta via per organizzare una lotta scientifica contro nemici così agguerriti e così bene difesi. Purtoppo ancora. oggi da alcuni non pratici, volendo organizzare un piano di lotta, si prende como punto di partenza l'empirismo, oppure si considerano questi esseri. eosì pericolosi per noi, alla stessa stregua dell'organismo umano, adoperando, ad esempio, per attirarli o respingerli quelle stesse sostanze che sono gradite o sgradite a noi. Non v'è errore più grande di questo. Se prendiamo, ad esempio, in esame il senso dell'olfatto, ci persuaderemo subito che esso si comporta in un modo molto diverso nell'uomo che negli insetti e, per questi, nelle diverse specie. L'odorato per essi ha una funzione molto più importante di quanto non abbia per noi.


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LA MALARIA DA.L PUNTO DI VISTA BIOLOGICO, CLINICO, ECC.

Vi sono uomini completamente privi di questo senso, anosYnici, che, salvo qualche inconveniente, vivono benissimo. Gli insetti senza odorato, sarebbero destinati a morire. Esso li gtùda verso gli amori, li dirige verso l'alimento, verso l'ambiente dove trovano quanto è indispensabile per assicurare la prole. L'olfatto per essi ha diversa. l'estensione per la serie degli odori, come varia assai l'intensità. Ne consegue, che per la lotta efficace occorre lo studio accurato di tutte le particolarità biologiche e siccome gli insetti offrono piu fasi di vita, le quali possono compiersi anche in ambienti diversi, occorre seguirli in ogni periodo del loro sviluppo e in tutti i loro habitat. TI probleiDD. malarico, quindi, come molti altri problemi igienici, è per la massima parte, problema biologico e problema di ambiente. l.e nostre conoscenze sul problema della malaria sono sufficienti per prevenire questa malattia. La massima parte dei ricercatori è concorde nel riconoscere che la prevenzione della malaria può solo ott.enersi riducendo i rapporti fra l'uomo e gli anofeli, il che si consegue sia proteggendo l'uomo dalle punture di questi insetti, sia favorendo in essi delle modificazioni biologiche, le quali li indirizzino ad alimentarsi invece sul bestiame, sia modificando il suolo, in modo da renrlerlo meno propizio allo sviluppo degli anofeli stessi, sia infine impedendo lo sviluppo di questi con i mezzi antilarvali. Oggi le nostre cognizioni biologiche sull'anofele ci permett.ono di ott-enere più rapidamente e con minore dispendio di vite tunane dei nostri antichi bonificatori, brillanti risultati. E perciò la grande bonifica, che un tempo aveva finalità. idrauliche ed economiche, viene ora prontamente integrata dalla piccola bonifu:a, che comprende tutti i lavori sussidiari suggeriti dalla conoscenza della biologia dell'anofele, diretti ad impedirne lo sviluppo e dal! 'agricoltura intensi~oa; il tutto si compendia nella ormai ben nota b01~i(t-ea integrale. Nella prevenzione della malaria la cbininizzazione è fuori discussione, ma. perchè essa veramente contribtùsca alla lotta ingaggiata, dev'essere integrata da mtsu.re antianofeliche, e prime fra tutte, da quelle antilarvali. La lotta contro gli anofeli ibernanti non è assolutamente pratica., perchè costa molto tempo e non dà rendimento apprezzabile. Uno dei più antichi mezzi di difesa fu quello di costit.uire le barriere di alberi, i cosidetti filtri vegetali, perchè esisteva la errata concezione che i miasmi si sollevavano dal palude la sera e si diffondevano per l'aria. Ciò spiega la grande diffusione che presero in data epoca gli eucalipti, perchè si sperava che l'odore che da essi emana potesse neutralizza1·e i miasmi. Il nostro Governo profuse milioni in pianta.g ioni di eucalipti, specie attorno alle stazioni ed ai caselli ferroviari. Oggi invece non solo gli eucalipti non giovano nella lotta contro la febbre palustre, ma sono finanohe incolpati di favorire l'infezione, perchè offrono sicuro rifugio agli anofeli e l'accetta diventò inesorabile contro queste piante. Ora la difesa degli abitati con piR.nte odorose o non, è completamente abbandonata. Di tutta la hmumerevole serie di odori repellenti od entomòfughi, pochissimi possono avere un'applicazione pratica. Nessuna di tutte le famose lozioni, pomat-e e saponi comunemente in uso, protegge l'uomo dalle punture delle zanzare, perchè si ripete l'errore di considerare l'odorato degli insetti simile al nostro, mentre esso è limitato a determinati odori, restando completamente negativo per gli altri. Bisognerebbe <;I,uindi trovare una so~tanza che annul~asse 1:osmotrop~smo, cioè, nascondesse l odore che tramanda Il corpo umano, mò che m realtà. n.<~ulta alquanto difficile. L 'ideale, dice a questo proposito l'Alessandrini, sarebbe di trovare un qtùd che, ingerito senza essere a noi dannoso e disgustoso, venisse eliminato dalla cute in un tempo più o meno lungo, mascherando completamente il caratteristico odore di uomo, proveniente dagli acidi grassi e dal sudore. L'Alessandrini aggiunge che, a parità di condizioni igieniche, personali e domiciliari, sono più infestati i vagabondi che non i contadini. Dai primi emana. l'odore umano più concentrato, dai secondi esso è mascherato dalla eliminazione per le diverse vie di quelle sostanze aromatiche che hanno ingerito (cipolle, a.gli, sedani, ecc.) e di cui spesso si nutrono. Pur ritenendo che nessuna delle sostan7-e finora adoperate corrisponda perfettamente allo scopo, quando si voglia ricorrere al metodo di protezione a base di unguenti, l'Alessandrini e altri consigliano l'olio di citroneJla nella seguente formula: (20 gocce in gr. 25 di vasellina); pomata questa che si sarebbe ma.nife.<Jtata. pi:.t attiva e quindi più efficace.


LA MALARIA DAL PUNTO DI VLS'l'A BIOLOGICO, CLINICO, ECC.

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*** Le insufficienti nozioni biologiche sulla zanzara. e l'indirizzo del momento nella lotta contro la malaria, fecero ritenere un tempo gli animali stessoi assai pericolosi, perchè. scoperta la zanzara come causa infestante, fu notata la sua straordinaria atHuenza nei ricoveri degli animali stessi. Il bestiame, si diceva, attira. gli anofeli e dopo si gettano famelici sull'uomo. La prima parte di tale affermazione è vera; la seconda non risponde ora esattamente alla realtà. Os.~ervazioni diligenti da parte di autori, specie italiani (Bonservizi, Falleroni), sono arrivate a delle conclusioni confortanti. Gli animali costituiscono invece un'ottima difesa contro l'infezione. Si pensa di servirsi delle stalle e d egli animali come mezzo di richiamo e relativa distruzione in considerazione che gli anofeli possono nutrirsi indifferentemente del sangue degli animali domestici. Si giunge così all'uso degli animali a scopo difen· sivo, (zooprofila.<;;;i). Si sono apert-e le stalle, le porte, e le finestre e si consiglia di aumentare quanto più possibile il numero degli animali stabulati, distribuendoli attorno agli abitati per farne barriere protettive. Gli anofeli. avendo abbondanza di sangue a facile portata nelle stalle, non pungono più l'uomo : viene cioè creandosi la razza « zoofila ». L'ospite preferito dalla zanzara non è particolarmente l'uomo, ma quello che viene a trovarsi nell'ambiente piiì propizio per la sua vita, quello cioè che maggior· ment-e stimola i suoi sensi, ehe le offre il nutrimento più copioso con minor fatica e col minimo disturbo. La. lotta antilarvale costituisce per tutti i malariologi la base vera della lotta antimalarica (si può dire che essa si impernia sulla concorrenza biologica), perchè essa soia dà senza dubbio maggiori benefici che non quella contro le alate. Non è trascurabile neanche la lotta biologica, sebbene sia ben !ungi dall'offrire il successo desiderabile e desiderato nei riguardi di questi piccoli insetti alati, tanto dannosi per noi. Un gran vantaggio si avrebbe certamente ove si trovasse per le zanzare quanto si è riuscito a t rovare per altre specie di parassiti oltremodo nocivi. Occorrerebbe trovar~. ad esempio, un acaro che uccidesse le larve della zanzara anofele, come il pediculoides ventricosus uccide le larve della tignola del grano, od un imenottero, come l'ixodiphagus, la cui femmina depone le uova nell'interno del corpo degli ixodidi, i quali poi vengono uccisi dallo sviluppo di esse. Oc:-orrerebbe ricercare un adatto parassita, onde avere lo stesso utile che si è avuto con la introduzione della prospa.ltella Berlesei, alla quale si deve la distruzione della cocciniglia del gelso, la diaspis pentagona. Tali antagonismi biologici sono alquanto numerosi. Un notevole servizio ci rendono due preziosi pesciolini, la Gambus ia e la Scardòla, che divorano le larve dell'anofele senza arrecare danno diretto od indiretto all' uomo stesso. Una rivista francese pubblicava, mesi fà, la confortante osservazione che in una Colonia, pure francese, era stata notata la presenza di wu\ grossa zanzara che di· vora in ispecial modo le anofeli. È importante al riguardo ricordare le osservazioni del prof. Missiroli, direttore della Stazione Sperimentale per la lotta antimalarica di Roma, circa alcuni protozoi parassiti dell'anofele maculipennis, dei quali uno appartiene ai flagellati e due ai cnidosporidi. La pregevole monografia venne pubbli· cata su la Rivista di Malariologia del gennaio 1928. Ed ora due parole sull'anofelismo senza malaria. Che cosa è l'a. s. m.? Esi· stono regioni con acque stagnanti abbondanti in cui si sviluppano numerosi anofeli, assolutamente identici a quelle del!e regioni estremamente malariche e capaci di riprodurre soperimentalmente la malaria, nelle quali regioni la malaria è spenta completamente o quasi, ed in cui l'arrivo di nuovo sangue malarico non riproduce l'epidemia, perchè l'infezione dopo breve tempo si spegne. L'a.<:Sioma Grassia,no : malluia, non a"'TE'bbe quindi uomo malarico con gameti + zanzara anofele valore alcuno ed inesatta risulterebbe la frase dello stesso Grassi che l'Anofele e la spia della m~laria. Non fu faciJe trovare la spiegazione del fenomeno e per molto tempo si bran· colò nel buoio e neanche ora si può dire di es.~ervi arrivati in modo esauriente. N o n ri~ngo d caso di riportare tutte le varie ipotesi : mi bMti solo accennare a l fenomeno d t Mazzaro<Ja, zona agricola bonificata attorno a Viareggio, dove la ma.

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LA MALARIA DAL PUNTO DI VISTA BIOLOGICO, CLINICO, ECC .

)aria ha ceduto di fronte al rimanegqio.ment.o del t-erreno agrario o meglio che essa. ha. ceduto di fronte al tl'ipode, dato dalla. medicina con la profilassi chininica., dalla.

ingegneria con la. g rande e la. piccola bonifica. e dall'agricoltura con la. rotazione a.gBSria, indipendentemente dalla quantità più o meno grande di acqua. stagnante che permane nel territorio. n Grass i rilevò a. questo proposito l't'Si':ltenza eli razze di anofeli mic;antrope, cioè razze che si rifiutano eli pungere l'uomo : cioè razze zoofile - con.<;ta.ta.zione fatta dall'illur;tre scienziato negli Orti di Schito presRo Napoli, zona paludosa., un tempo ma.laricissima, ora infe!lta.ta da anofeli, ma non piò ma.lA.rica. La teoria. che raccoglie attualmente più credito è quella dell'Alessandrini, in..'3 egnantil alla. fìcuola Ruperiore eli :Malariologia. e Direttore dell'Istituto di Parassitologin. al Policlinico. L'Alessandrini elice, e qne.'lt.o è indubbio, che il para.<>Sit-is mo nell'anofele dell'ematozoo ma.larigeno è ca-gione di una. vero. e grave malattia per l'insett.o, che pu?> arrivare alla forma più grave di sctticemia sporozoitica. Perchè l'anofele possa resist(!re a tale malattia, è necf'ssario che f'SSO trovi in sè tali condizioni di res istenza da non permettere all'ema.tozoo di att.ecchiro. Perchè ciò avvenga è indispenc;abile robustezza nella costituzione organica. di e.<>so. È noto che negli insetti la maggiore influenza. sul perfett.o sviluppo degli adulti viene esercitata durant{l il periodo lar\·ale. Quanto piò abbondante sarà il nut.rimento della larva., tanto più abbondanti si raccoglieranno nel suo organismo i mat.eriali di riserva. Avviene in questi insetti lo stesso che si manifesta neU 'uomo, che nella virilità. risente le cons!\guenze di una vita intrauteri.na od infantile che abbia sopportato pa.timenti o deficienze di ali· mentazione. Non basta. quindi la sola. bonifica. per risanare unaloca.lità. e aversi questa. situazione di fatto. Occorre che la bonifica. sia completa : non basta pro<>ciuga.re una .Palude, occorre la coltivazione razionale, la concimazione, la rotazione con i continw movunenti del terreno e conseguente ossigenazione di esso e trasformazione ed ossida.zione delle sostanze organiche da arrivare a modificare e tra.<>formare la microfauna e la. microflora, che serve di nutriment.o alle forme !arvali di anofeli, dando adulti sani e robu<>ti, capaci cioè di digerire l'ema.tozoo. Ne consegue che il problema mala.rico è sopratutto problema di biologia. e principalmente è problema di ambiente, come molti altri problemi igienici. ·

II. Alcuni medici, specialmente inglesi, sostetlgono che la diagnosi di malaria si faccia. Roltanto con l'esame del sangue. f'.-ertamente la. ricerca. del parassita è un buon elemento, anzi un dato capitale : però anche i fenomeni clinici ci possono guidare alla diagnosi. La clinica. insegna che nei soggetti che sono stati a lungo in regioni mala.riche, anche la. terza.na. maligna. può decorrere senza dare un quadro imponente, allarmante. La. febbre quindi non è il sintomo indispensabile e costante : è il .Più evident.e. Di fronte alla. entità patologica della malaria, a.i danni che crea. negh organismi e nella resistenza generale, la. febbre si può dire costit.uisca. un episodio, un incidente. Negli indigeni di paesi con malaria gra.ve spesso le febbri sono miti, più o meno fugaci, mentre i danni dell'infezione sono gravi. Questa scarsa. reazione febbrile si deve ad una certa resistenza individuale, ad una immunizzazione per malaria pregressa.. In queste popolazioni raramente si presentano febbri elevate e perniciose. n contrario capita a.t nuovi individui che si reca.no da. regioni salubri nei paesi di malaria grave. Vi sono dei ca.si, molto importanti, in cui la curva. fehbrile ha. un andamento speciale; essa cioè si m.'\ntiene fra i 37° ed i 37°,5. Sono questi i ca.si con accessi brevi, che alcuni autori chiamano ipoterm:ici. Eppure spesso si tratta di terzana maligna e con reperto microscopico addirittura. negativo. Tut.tavia il carattere eli questi accessi è evidente e basterebbe rag~unges· sero i aso.3go di temperatura per poterli dare per t ipici. Queste forme larvate confermano qua.nto si è già accennato e cioè che la febbre nella malaria, se è un sintomo frequente, è però un episodio. n prof. Monteleone della Clinica di Roma ha dimo: strato, in una lucida. monografia, che in due casi :uno di terzana. maligna e l'altro dr terza.na benigna, l'accesso non era segnato dall'aumento della temperatura., bensi dall'aumento della frequenza del polso. I malati, studiati dal Monteleone, dopo


LA MAT.ARIA .».AL PUNTO DI VISTA BIOLOGICO, CLINICO, ECC.

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qualche brivido e senso di male.<!.'lere presentavano tachicardia, che oltrepassava le 100 pulsazioni e rimetteva come tm vero e tipico accPsso malarico. n reperto parassitario del sangue era pure positivo durante l'acceeso tachicardico. L'Ascoli spiega questi casi di malaria larvata, che non sono affatto rari, con piccole cariche di parassiti in individui a labile sistema vasale. Un lieve rialzo di temperatura si accompagna con le punte di aumento del polso. Sono scarse generazioni che spesso sfuggono all'esame del sangue. L'osciUazione del polso rappresenta come la spia dell'infezione, non del tutto spenta.

••• Delle tre forme cliniche della malaria, come è a tutti noto, la più grave è la estivo autunnale. La sua gravità è dovuta al fatto che essa dà luogo alla perni· ciosa. n Marchiafava dice a tal riguardo che il plcwnodium malariae ed il plalrmodium vivax, che determinano rispettivamente le forme clìniche di quartana e di terzana primaverile, non danno mai infezioni perniciose vere. Oggi noi conosciamo il parassita che determina la perniciosa, ma prima delle indagini recenti sulla etiologia della malaria, la perniciosità si attribuisce a cause endogene ed esogene. Cosi Baccelli affermava che la perniciosit.è. era la conseguen7.a della debole resistenza. dell'organo, dal quale sorge il sintoma pernicioso, come il coma, la diarrea coleriforme, ecc. Altri pensavano che la perniciosità procedeva da condi7.ioni esterne, come gli eccessivi calori estivi, i bruschi e forti cambiamenti di temperatura ecc. La perniciosa, nei nostri climi, si manifesta nell'estate o nell'autunno, raramente nel primo o secondo mese invernale. Mai nell'inverno inoltrato o nella primavera. Casi di perniciosa in primavera sono errori di diagnos i, dice il Marchiafava. Un altro fatto importante è da tenere presente sul quale in particolare richiama l'attenzione il Marchi~~ofava, e cioè che la perniciosa si manifesta in infezioni recenti e nelle prime recidive. Ciò è provato dalla clìnica e dall'anatomia patologica. c Non ricordo, aggiunge il Marchiafava, di aver fatto l'autopsia di w1a perniciosa con tumore cronico, ant.ico di milza. Ciò per noi può considerarsi come legge ; non è cosi invece per altri olimi. E cosi ci spieghiamo la contraria affermazione del malariologo dell'Istituto Pasteur, Marchous, per i climi tropicali». Ammesso dunque da tutti il plaBmodium fakiparum agente ordinario della estivo autunnale quale unico determinante la perniciosa, a. che cosa è dovuta la sua. maggiore azione patogena che può divenire letale ? Le proprietà biologiche. dalle quali si può giudicare sono : l" la maggiore attività di moltiplicazione; 2• la mag· giore tossicità. La maggiore attività di moltiplicazione viene indotta: a) dalle cariche para.ssitarie, spesso veramente enormi nelle perniciose, se si tien conto del· l'esame del sangue della periferia. e dell'esame del contenuto para.ssita.rio in tutti i visceri; b) dal periodo pi~ breve di incubazione, otto giorni in confronto d egli altri della terzana comune e della quartana; c) dal mag~or numero di spore, che, com'è noto, varia da 24 a 30, mentre nel vivax è di 16 a 20 e nel malariae è da 8 a 12. La maggiore tossicità è largamente dimostrata dalla gravezza delle sindromi, dalle successioni morbose frequenti, come le anemie gravi, le sindromi del sistema nervoso centrale e periferico; dalle alterazioni regressive, da quelle dei globuli rossi, che ha la ma.<JSima espressione nei globuli rossi ottonati, alle alterazioni degenerative fino alla necrosi dei parenchima viscerali, come il fegato, i reni, il cuore ed anche delle.cellule nervose dei centri. Un alt.ro indizio della malignità del plMmoàium praecox è dato dalla. maggiore resistenza. all'azione dei sali di chinima.; in confronto delle altre specie, nelle forme perniciose; osservazione questa constatata anche dall'Ascoli e comunicata al penultimo Congresso sulla malaria. Non entro affatto nelle particolarità delle manife.~tazioni cliniche della perniciosa., essendo ciò a tutti noto. Mi limiterò solo ad accennare alla divisione del Torti, tuttora esistente. n Torti divise le perniciose in due grandi categorie, le sub continue o solitarie e k cornitate. Le prime sono rappresentante dal tipo febbrile subcontinuo (continuità della intermittenza.).


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LA MALARIA DAL PUNTO DI VISTA BIOLOGICO, CLINICO, ECC.

Le perniciose c.omitate si differenziano perchè insorgono rapidamente inopinate o sono accompag nate da un sintorne. di particolare gravezze. che dà. l'impronte. all'accesso pernicioso, cioè, l'apoplettica (un lavoratore, mentre attende alla mietitura. o mentre si reca. a casa o all'Ospedale, cade come un apoplettico aulla strada), la lete.rgica, la coma.tooa, la delirante, la tetanice. e la bulba.re, queste forme simulano la meningit.e e bisogna. essere diligenti nella diagnosi e tempestivi nella cura. CastE-llani aggiunge a queste anche la idrofobica, da lui osservata al Ceylan. Dal cuore ha origine la perniciosa a.nginoide, nella quale l 'infermo present-a i caratteristici sintomi dell'attacco anginoso; infine è la cardialgica con dolore nella regione epigastrica, che si irradia fino al collo, polso filiforme o sintomi di colla.<>So. Dall'apparecchio vascolare sanguigno banno origine le perniciose emorragiche, nelle quali il sintoma. minaccioso è dato non solo dalle petecchie sulla pelle, ma anche dalle emorragie sottomucose e perfino gli abort.i. Dall'apparecchio digerente ha origine la perniciosa colerica sim.ile a quella determinat-a dal colera che si distingue per i suoi caratteri d(llla perniciosa enterorragica e dissenterica. Vi sono infine altre forme di perniciose. la. cui genesi è oscura. Fra queste, è la perniciosa algida, la quale fra. tutte le perniciose è quella che, per consenso di tut,ti i medici, produce una maggiore impressione così da non dimenticarla più dopo averla. viste. una volte.. La pelle è fredda e cianotica, il polso filiforme impercettibile. L'infermo è in un profondo abbattimento indifferente, apatico, come rassegnato a.! suo destino. Le forme di perniciosa solitaria sono dal Baccelli divise in tifoide, biliosa, pneumonica ; ma la. diagnosi differenziale fra le forme di penùciosa subcontinua e la febbre tifoidee le paratifìche non è facile : occorre, come al solito, un diligente esame dell'ammalato, essendovi molti punti di contatto: cefalea., diarrea, febbre subcontinua (che nell'esercizio privato può passare per continua, perohè la temperatura non è presa. regolarmente). Ma la cefalea. nella. febbre tifoide è gravat.iva, front.a.le, con sensorio un po• ottuso, nel ma.la.rico essa è più vaga con alternative di aumento o diminuzione in rapporto con l'evoluzione della. febbre. Circa la temperatura, se viene presa accuratamente, possiamo già. rilevare dei caratteri particolari. Sono stati descritti dagli antichi autori febbri tifoidi con decorso iniziale intermittente, ma. non si rilevano mai remissioni forti dopo il terzo giorno. In generale la febbre tifoide ba andamento, come l'Ascoli la. descrive, a. scala. crescente nei primi giorni; se qualche volta. è rernittente si tratterà di casi in cui vi è già stata precedentemente infezione oppure nei vaccinati. Invece nella malaria vi è l'intermittenze. o forte remissione iniziale. In conclusione, l'andamento della temperatura è più regolare e progressivo nella febbre tifoide, più oscillante e con più modificazione nella malaria. La pressione arteriosa è inoltre bassa nella. malaria. sotto i 90, nel tifo essa compare tardivamente. N o n parlo dei caratteri differenziali della lingua. e della roseola della m.ilza. e del fegato, a tutti noti : voglio invece accennare ad nn sintoma, che di solito non è rilevato. Intendo riferirmi all'erpete labiale costante nel 60 % nella malaria; mai nell'infezione tifosa. Se tutti questi segni già. danno la presunzione clinica ed una idea. della differenziabilità delle due forme, oggi la diagnosi diviene facile, quando noi ci atteniamo oltre che al nosografismo come facevano i vecchi pratici, alla. ricerca degli elementi etiol ogici. I criteri nosografìci ci possono guidare nella diagnosi, ma dobbiamo essenzialmente fidarci nella ricerca de~li elementi causali ; da una parte il bacillo di Eberth e dall'altra i parassiti ma.Lari01. Ed una certa. importanza ha.nnG anche gli esami morfologici del sangue, in quanto la febbre tifoide si accompagna con nn debole numero di globuli bianchi come nella malaria; però, mentre nella. prima vi è prevalenza dei linfociti (linfocitosi), nella seconda sono cresciuti i monociti (monocitosi). La malaria hw la tendenze. alla recidiva; tale carattere è piiì tenace nelle. terzana. maligna.. Alcune recidive si presentano a. distanza di due, tre giorni appena lasciato il chinino: queste son dotte ricadute: sono cioè le atesse generazioni pa.rassita.rie; mai spente. Le vere recidive sogliono tornare a distanza di sette giorni, da distinguersi da quelle a lunga scadenze. cioè a distanze. di 2-3-5-8 mesi, un anno, due. Tali recidive in verità. possono confondersi con una reinfezione. Io credo, dice l'Ascoli, che la. malaria efficacemente combattuta. se recidiva, recidiva entro un


LA MALARIA DAL PUNTO DI VlSTA BIOLOGICO, CLINICO, ECC.

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anno, magari due, ma. ritengo ohe passati due anni sia. difficile, non inlpossi bile,

nella. generalità dei CS.<Ji, ammettere una. recidiva.. Un fatto importante è da. rilevare : la. cosidetta. malaria. latente. In tale eventualità il malarico, fino a. che è sotto l'azione della. profilassi chininica, non ha alcuna manifestazione, ma allorchè, anche andando ad abitare in zone salubri, cessa dalla. detta. profilassi, si ha l'insorgenza. delJa febbre. Possiamo inoltre averla. anche in seguito ad un eccesso fisico, una pioggia dirotta., un 'infezione intercorrente, ecc. La. conseguenza immediata. di una. serie di recidive ma.lariche, è l'anemia; i caratteri della. formula ematologico. rassomigliano a. quelli dell'anemia. per..

nlCIOSO..

.

È una successione morbosa. fra le più gravi. Le successioni morbose o sequela, come le chiamano gli ingle.'ii, sono diverse dalJe complicazioni. Le successioni sono legate alla. infezione e dipendono o dalla malaria. o dal rimedio specifico (esempio l'emoglobinuria. da. chinmo). Le successioni erano frequenti un tempo: oggi sono rare perohè rari sono i relitti, potendo noi prontamente intervenire col rimedio specifico ed evitare cosi i processi cronici. Le successioni morbose più frequenti sono a carico del sistema nervoso; a) cerebellari (ata.ssia-pares i, disturbi del linguaggio, mutismo, sclerosi a placche) b) a carico del simpatico, ostosimpatico propriamente detto: sudori profusi, scialorrea.; c) a. carico del cuore; stanchezza. cardiaca, insufficienza relativa. per dilatazione ca.rcliaca. Un'altra questione mossa già da lungo tempo anche in Italia e ripresa. di recente si riferisce al rapporto tra cirrosi del fegato d i LMnnec e malaria. Vi è Tuker ed altri, che parlano di cirrosi in sogget.ti non alcoolisti su fondamento malarico in India.. L 'esperienza. di molti, dice il Dionisi, dimostra che non è possibile trovare un nesso fra cirrosi atrofica e malaria, perchè il proce..~o di rigenerazione è molt.o accentuato nel fegato da. malaria, mentre nella cirrosi atrofica non si reintegra in alcun modo la quantità di parenchima epatico andato distrutto. Inoltre l'ascite caratteristica. della maggior parte delle cirrosi atrofiche, manca nella malaria. La Scuola. RomanA., con a capo l'Ascoli, il Bastianelli ed il Dionisi, è concorde nel ritenere inesistente un nesso fra le due infermith. Se la cirrosi atrofica si trova nei rna.laraci, dice a ta.l proposito l 'Ascoli, vuoi dire che sono intervenuti altri fattori (alcoolismo), che harmo dato luogo ad essa., oppure la diagnosi è errata. in quanto tratta.si di cachessia. ma.la.rica. con ascite da peritonite cronica supe·

riore (perisplenite, periepatite, ecc.) Ciò è importante per noi medici militari ai fini medico-legali. RETICOLO ENDOTELIO NELLA MALARIA. Nella. ro.a.<;sima parte degli or~ani l'alterazione colpisce il reticolo endotelio per l'accumulo di elementi para.ssitiferi e pigroentiferi ed in alcuni organi anche gli endoteli dei vasi sanguigni. Il quadro an.a toroico della malaria. si può definire come una sistematica. alterazione dell'apparato reticolo endoteliale. Il Dionisi dice che la malaria. deve considerarsi come una malattia. del reticolo endotelio. Gli elementi del reticolo esercitano un'attivissima fagocitosi di emazie pa.ra.ssitifere, di emazie più o meno alterate od in via di disfacimento, di parassiti liberi e di pigmento. Per tale modo s i determina. un enorme accumulo di siffatti materiali nel sistema. reticolo-endoteliale. Questo, che ordinariamente esercita. una difesa efficace, almeno temporanea., di tutto l 'organismo, contro i danni che possono essere prodotti nei parenchimi, essendo così alterato, non si oppone piii alla. uecrosi dei pa.renchiroi stessi. In ima parola, si ha. quello che il Dionisi, con frase felice, definisce il blocco del sistema reticolo endoteliale.

TERAPIA. Nella malaria la chinina è il farmaco per eccellenza : non si debb ono però trascurare anche gli altri alcaloidi della china, i quali danno ottimi risultati, permettendo inoltre una sca.robievole sostituzione nei casi rari di intolleranza.. Tornano in onore quelli che furono un tempo trascurati. La chìnidina è un alcaloide che ha una. azione più energica. del chinino. Non basta.: fondandoci sulla teoria del sinergismo, di cui abbiamo ora buoni prodotti, tipo pantopon della fiorente industria tedesca., la Scuola. Romana ha. indotto il laboratorio centrale di produzione dei china.cei a Torino a studiare la creazione di un prodotto, che riunisca tutti gli altri al<'..a.loidi della corteccia. di china depurati delle sostanze tossiche. È venuto fuori il chineto, prodotto impareggiabile, che ha tm'azione che si ritiene più ener·


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LA lllALA:RIA DAL PUNTO DI \ISTA BIOLOGICO, CLINICO, ECC.

gioa del chinino. L'impiego dei chineti costituirà anche un vantaggio economico, perchè permetterà di usufruire degli alcaloidi cosidetti secondari della china, che oggi restano in gran parte inutilizzati ; nonchè di ritornare alla coltivazione delle vecchie e rustiche specie di cinchona, le quali non hanno molte esigenze e crescono in varie regioni e non soltanto a Giava, come la selezionata cinchona Jedgeriana, II chinato non è iJ Rolito miscuglio di alcaloidi residui delle fabbriche di chinino, povero di chinino, con preponderanza eccessiva degli alcaloidi secondari e dal quale, di conse~enza., non si può pretendere un'azione tera.peutica uguale od ap· prossimativa. a quella che potrebbe esercitare una buona. cort-eccia di chinina., o meglio una. miscela. di alcaloidi totali estratti dalla medesima. Si chiamano questi, chineti artificiali o commerciali. n tipo di chinato, fabbricato dal laboratorio del chinino do Stato, come la sua forma di costituzione ci mostra: Solfato di chinina . .. ..... . » di cinonidina . . .. . . . » di cinconina .......•

37,50 % 37,50% 25-% 100

(con una. tolleranza del 5% di alcaloidi secondari diversi), è un armonico composto di alcaloidi in proporzioni tale da esercitare un'azione complessa, quale dovrebbe esercitare una buonissima corteccia di china. A seconda della. corteccia di china impiegata per la estrazione del chineto, questo può avere composizione diversa. A differenza dei soliti chineti commerciali, i quali sono sempre inquinati di prodotti amorfi, talvolta tossici (chinoidina), il ohineto dello Stato è compost-o di prodotti depurati, in massima pa.rte cristallizzabili, la cui azione resta ben definita, costante e priva di azione tossica. Aggiungo inoltre, che il chineto dello Stato, a differenza dei chineti del commercio (che sono costittùti da basi orgiUliche alcaloidee, libere e quindi pochissimo solubili) è composto di basi organiche salifu;ate e pertanto la sua efficacia terapeutica, dipendendo dalla velocità di soluzione e diffusione nel circolo sanguigno, è rapida ed intensa. Data la stm composizione. questo tipo di chineto potrebbe non solo sostituire il chinino nelle varie sue applicazioni, ma esercitare un'azione terapeutica maggiore in qualche forma di fehbre malarica, ribelle ai Rali comuni di chinina. Ho voluto di proposito trattenermi un po' di più su quest'argomento perchèo, non sfugga a nesstmo l'importanza di tale prodotto se, come è nei nostri voti gli studi intrapresi confermeranno l'azione terapeutica, che le prime note hanno già favorevolmente pubblicato. E ciò perchè, essendo noi tributari dell'estero delll\ corteccia di china, dobhiamo sfruttarla. nella. sua. interezza e non nel suo solo alcaloide, chinino. È confortante a. tal riguardo ricordare che la saggia previdenza del Governo Na:~:ionale ci ha. liberati dal trust olandese, particolarmente oneroso. Ora noi siamo padroni di una foresta di ben 13 mila ettari nell'isola. di Giava, ricca del pre!IIÌoso albero e della gualità eletta. Degli altr1 prodotti antimalarici non è costante il potere t.erapeutico. Intendo parlare del neosalvarsan, dello stovarsol e del chinostovarsol. Un problema. imp ortante della terapia è la dose dei sali di chinina. I maggiori in<Juccessi professio· nali, che sono poi riversati sul prezioso medicamento, sono dovuti alla insufficiente quantità di chinino che si somministra. Non si tiene conto nè del tipo di febbre, nè della sua gravità. Nella maggioranza dei casi la somministrazione preferita è quella. per iniezione intramuscolare, essendo da scartare, per le ragioni ben note, quella sottocuta.nea., perchè si ritiene che l'azione sii\ più rapida. È un errore che va corretto. n chinino per iniezione intramuscolare non ha azione nè più mpida nè più intensa che per via orale. La prima via deve preferirai solo quando esistono disturbi a carico clel tubo ga.c;tro·enterico. Le inieziotù endovenose, patrocinate dal Baccelli, sono ora un po' trascurate e limitat~ solo quando le condizioni dell'infermo non sono molto depresse, poichè altrimenti si corre il rischio di un shock pericoloso ! Bisogna. attenersi, allorchè si usa la via endovenosa, a dosi bas.<;e: al massimo 70-80 egr. rli sale, mai superare il grammo, diluit..o in 5-10 eme. eli acqua. o soluzione fisiologica. Per


LA MÀLARlA DAL l'UNTO bt VISTA BIOLOGICO, CUNICO, ECC.

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le iniezioni intramuscola.ri è da preferire la formula del Gaglio, che riRponde in modo sicuro. Circa. la dose, per via omle, la stessa. Scuola Romana. segue due correnti. I ..e dosi inferiori a. un grammo, pro die, sono scartate : d i solito si somministrano da l a. gt·. l Yz di alcaloidj nei ca..:;i lievi, per giorno, e si ra-ggiungono i gr. 2 nei cas1 grav1. Que~;:ta è la dose t~rapeutica. ll Mat·chiafava, invece, n<:llle forme gravi ha. spinto la dose ma.ssima fino a gr. 5, somrninist.ra.ndola per qualche giorno, senza. avere notevoli disturbi di intolleranza., ma ha visto invece scomparire la febbre. In quanto alla durata della cura, si può dire in generale, che nelle forme primitive è sufficiente una. cura eli 2-3 mesi. Nelle forme croniche e di malaria mista, la cura dev'e~sere più lunga ; in genere deve protrarsi per 5-6 mesi, interrompendo, s'int.ende, la somministra.zione del farmaco per un certo tempo. Per evitare le recidive vi sono due metodi : il primo, dj continuare la cura con egr. 60 dj alcaloide al giorno; è il più usato, mo. non risponde allo scopo per l'insufficienza delle dosi e porta fatalmente alla malaria cronica ; il secondo di somministrare dosi terapeutiche, e cioè gr. l e l Yz d i chinina ed anche due grammi nei primi giorni e quindi continuare la cura ~r qualche tempo con dosi quotidiane e poi con le stesse dosi, tre volte la settimana. È in tale sistema il segreto della cura"' ùtJi ~;noi brillanti risultati, dice al l'iguat-do l'Ascoli. Per le forme di malaria, così frequentemente dett.e, chinino resistenti, l'Ascoli afferma. risolutamente che non esistono. Si tratta sempre ili casi. mal curati. •Durante la guerra, egli aggiunge, raccolsi negli Ospedali militari molti casi dia.gtlO· !lticati per chinino resistenti. Ebbene in tutti, con \ma cura energico. di chinino, talora. cambiando sale o vi.a. d i somministra.zione, otte1mi la guarigione completa"· Nella cura. dello. malaria non vanno djmenticati i fat.ti sintomatologici : polso vuoto-debole, sensorio ohnubilato, ecc., Ascoli raccomanda di far precedeJ·e la cura s intomatica a quella specifica o alternandola. Tra i sint-omi vi è talora la diarrea.; Ascoli raccomanda di rispettarla. nel senso che non si deve somministrare il pu1·· gante, si potrebbe avere l ' insorgenza della. forma, dia.nzi 1\Ccennnta, coleriforme o dissenteriforme. Con la sommin.istrazione del chinino ha visto sparire il disturbo enterico. Tra le successioni morbose più importanti, è l'anemia, come è stato già detto. Tale manifestazione va curata con la cura specifica; ques ta risponde meglio dell'a1·· senico e del ferro. La ragione è facilmente intuibile qualora s i pensi chP i s uddetti preparati marziali esplicano la loro azione stimolando i centri ematopoietici, ma questi nell'infezione malarica sono paralizzati nella loro funzione per la notevole carica di parassiti esL~tenti in tali organi, specie nello forme gravi, per cui a nulla vale lo stimolo se una cura intensiva chininica non riesce a spaz:r.are il campo dai parassiti. Del resto, tale principio è confm·mat-o anche n<"ll'anemia sifilitica, dove le cure specifiche giovano più che le sintomatiche. Veniamo ora alla seguente domanda tanto discussa.. Come ci spieghiamo l'azione specifica. del chinino 1 Le teorie sono molte. Una spiegazione che raccoglie mn.g gior credito è la seguente: sappiamo che il chinino è un rimeùio causale, cioè non ha azione contro i sintomi. E sso uccide i parassiti, quindj ha azione antiparassitaria diretta, che però non avviene in tutti gli individui nella stessa mnniera per l'esistenza dj determinate condizioni speciali (decadimento fisico, ecc.) i parassiti u ccisi funzionano da sostanze proteiohe, da. antigeni, che stimolano i poteri difensivi dell'organismo, quindj la formazione di anticorpi. Schilling e Schultze in una recente monografia precisano m eglio tale azione. Essi dicono che, se il chinino esplicasse la suo. azione mobilitando i prodot.t i reattivi dell'organismo, le sostanze immunizzanti o gli anticorpi, la. sua azione dovrebbe venire a mancare in un periodo in cui questi anticorpi non sono ancora formati, giacchè, come viene ritenuto, gli anticorpi necessitano di un certo tempo alla loro formazione. L 'azione del chinino, secondo gli AA. suddetti, è la seguente: la sua. molecolo. viene a trasformarsi nell'organismo o viene probabilmente scomposta: una parte di tale composizione viene ad agire ilircttamente sui parassiti della malaria. e li djstrugge. Un altro prodotto è entrato di recente nella cura della malaria, intendo parlare della pla.mwchina, frutto della. paziente e sapiente industria tedesca. 4 - Gi01"nale di 1nedici1U1 mtlita-re.


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LA MALARIA DAL PUN'EO i>I VIsTA BIOLOGICO,

CLÌNICO. ECd.

La plasmoclùna, è un sale organico di dietìl-poliamino-6 ossimetil-chinolina, ottenut-o per via sintetica. Non si tratta quù1di di tm derivato della chinina, ma. di un derivato del tutt-o nuovo della chinolina. Polvere finamente granulosa, giallo chiara, insa.pora, facilmente Rolubìle in alcool, poco in acqua. Dall'acido dello stornato è trasformato. in cloridato di plasmochina facilmente solubile. L 'efficacia di tale medicamento è potenziato. da alcuni e sva.lorizzata da. altri. Ritengo che anche in questo caso la via di mezzo sia la piu giusto.. Dalle esperienze ristùtH. che con piccole dosi effett.iva.mente la febbre scompare, ma, contraruunenw a quanto avviene con la cura chininica, la scomparsa. della. febbre non si associa al noto migliorament-o del paziente. La ben nota. azione sui ma.la.rici crorùci terza.narii, con sen1ilune in circolo, è fortemente comba.ttuta. La plasmochina, con minime dosi fa scomparire la febbre, ma non ha fatto scomparire le semilune e, se qualche volta. si sono somminist1·a.te le dosi massime consigliate dalla casa. fabbricante, si sono n.vuti <.ListW'bi e cianosi, fenomeno questo dovuto alla trasformazione dell'emoglobim~ in metaemoglobina. Ris ultati piu confortanti si ottengono con l 'uso della plasmochina composta, in cui vi è associato anche del solfn.to di chinina, specie nella forma emoglobinW'ica. :Ed allom, sorge il dubbio, a chi è dovuta l'azione t.erapeutica? Parrebbe al chinino, ma esso è associato in quantità troppo piccole per spiegare l 'azione antiparassitaria.. Ritengo quin<.Li che anche in questo caso i buoni t·isulta.ti siano dovuti all'azione sinergctica dianzi accennata. .Nel II Congresso internazionale sulla malaria, tenutosi nel maggio scorso ad Algeri, la terapia è stata largamente trattata. La plasmochina è stata oggetto di una relazione riassuntiva presentata dal congress1sta Miihlens e redatta dallo Nocht. Gli AA. preconizzano wl nuovo rapporto tra chinina e plasmochina : gr. 0,3 d e lla prima, gr. 0,01 della seconda per ogni compresso.; il prodotto va sotto il nome ,li chinoplasmina e av1-ebbe il vantaggio di eLiminare gli inconvenienti dianzi accennati della plasmochina, grazie alle proporzioni lievemente ridotte dalla stessa. La « chinoplasmina " può utilizzarsi anche per vie endomuscolari. Gli AA. hatmo messo in rilievo l 'azione profilattica della plasmochiim non solo noi riguardi individuali di clifcsa contro l'infezione, ma anche nei riguardi sociali perché distr·ugge o rende infecondi i gametociti. La discussione che segw rilevò che 1 congressisti non erano d 'accordo sull'efficacia della plasmochina. Ad ogni modo non è giusto rigettare completamente questo meraviglioso prodotto sii1tetico: esso però, allo stato attuale, non può ancora sostituire il chinino che è il rin1edio specifico sovrano. L 'indirizzo moderno della terapia nella malaria dovrà rivolgersi ad un più largo impiego dei chineti, olt1-e che proseguire nelle ricerche sui prodotti sintetici, via dimostrata promettente dai t·isulta.ti conseguiti dall'impiego clelia plasmochina, i quali la.<>ciano scorgere, non lontano, la mèta onde liberare il mondo dal trust oltmdese.

m. Guarderemo la questione dal punto di vista medico-legale che più ci interessa. Nell'ambiente civile esistono le leggi sugli infortuni sul lavoro, nelle industrie e nella agricoltura. Da poco si è aggiunto anche quella sulla tubercolosi. Se l 'operaio è tutelato in caso di infortwlio agricolo od industriale, non lo è ugualmente dalle numerose malattie direttamente d ipendenti dall'esercizio della sua professione. Per merito dell'attuale Governo, l 'Italia ha fatto nel campo della legislazione sociale ben più di qualche altra Nazione. Assicurazioni, leggi sul lavoro, case operaie, assistenza. fW'ale, protezione dei bambi1ù, dei poveri, dei malati, pongono ormai l'Italia, a buon diritto, alla testa delle Nazioni EW'opee. Il nostro meraviglioso popolo lavoratore meritava ciò. L'Italia protegge questa incommensurabile ricchezza; proteggendola, la potenzia e la esalta. La promulgazione della Carta del Lavoro ha sanzionato il principio cristiano della collaborazione fra le classi. L 'articolo 27 di questo nuovo documento, che viene considerato come la pietra angolare del grande edificio corporativo creato dal Governo Fascis ta, si propone,


LA MALARIA DAL l'UNTO Dt VTSTA BIOLOOICO, CLINICO, ECC.

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fra. l'altro, anche I'a.<>Ricura..z ione delle malattie profac;siono.li e de lla tubercolosi, come avviamento all'a.ssicurazione gflnerale contro tutte le malattie. Lo Stato per i suoi dipendent.i 'militari e civili è stato eli una generoRità varamente esE'mplare. Nei casi di infort.unio o di malnttia sopravvenuta in servizio c omnndat.o, incombe allo Stato di inte rvenire. Infatti i militari. compiendo il loro !':ervizio. cioè, un lavoro che ha. tutte le esiI;(Anze e tutti i pericoli delle altre forme di attivi tà umana e forse in grado mnl'(~iore. anche in tempo di pace vanno incontro a quello stPil!>O risch io professiomlle, il c ui principio è posto a base d elle leggi civili odierne. Nella. legge 11 marzo Hl26, n. 4 16 e nel Regolamento su.lla. procerinrn. eiA. s('guirsi nClgli nccortamenti medico-legal i, lo Stato ha compre.c;o non solo l'infortunio, ma tut.te quelle malattie che d er·ivano tmicament.c, immcdin.h1.ment.e e direttamente dal fatto di servizio. Ne sono escluse beninteso le occasioni di servizio, che vanno nettamente distinte d a lle cause di servizio. I n conclusione nella legii'lazione vigente militare le malattie profe~Hionali sono equipnrate ngli infortuni del lavoro ; tale equiparazione, del resto, dat-a, da parecchi A.nni. Non può quindi esistere nell'ambiente militare una quest.ione medico-h'gale so l'infezione m a lal'ica può costituire infortunio del lavoro: questione mo]t.o dibattuta nell'ambiente civ:ile. Interessa invece m olto che d el fa.ttore malarie bil'!O~'la t.en(lre conto nnche su eventuali postumi a d istan7.a. La po~sibilitÀ di contr!U're una nuova inff'zione sono t.ante, dice l'Ascoli, cho narlare rli recidive a diRt.am:a di anni è per lo meno arbitrario. I o credo, ap:~un~e il Clinico di RomA., che la malariA. combnt.tuta efficacemente se recidivA., recidiva entro 1.m anno, magari clne ann i, ma ritc:1go cho pasi'uti due anni sin. difficile, nella .ttenemlità dei casi, nmmettere una rec-idiva. Non dico s ia impossibile, conclude l'Ascoli. si diano casi che recidivino a distanza mngj;(iore, ma rl~b­ bono ritenersi eccazionali. Se un mal ari co per due anni non ha avut.o manifestazio11 i, si può ritenere effettivamente guarit.o. tanto più se è tornnto in buone condizioni generali e di san~uiJicazione e la. milza è rit.orn~tta nei suoi limiti fis iologici. Pos.«iamo affer-mare. al lume dello attuali conoscenze scientifiche, che il maia.r ico, sottrat,to al luogo infetto e curato, debba ri tenersi con certezza guarito dopo due stagioni epidemiche.

••• .J. Rieux nel suaccennat-o Congresso di Algeri ha invece affermato che n e~li individui sottratt;i a reinoculazioni, i parassiti scompaiono. qmtsi immnncahilmente, ent.ro un nnno. Tnle scomparsa traduce la guarigione. P o.«i'\ono aversi dei re liqua.ti, aggiu nge l 'A., ma non più para.<;sitari. Altr·e mnlatt.ie fe bbrili possono far credaro a. riacconsioni sulla malaria: così la t.ubercolosi, le febbri bilio-settiche. ecc., ma l'ematozoo. per solito. manca. Tale concetto ha avuto l'adesione di buona pal'te dei congr<'ssi~Sti fra i mi~liori, italiani e stranieri. Henry ha sostenuto invece che la negatività. del re pe rto parassitario non basta a fare escludere la malaria. A tale proposito ha destnto par·ticolnre interes:;e l.tna ><urt comunicazione sulla sicrodia~?no~i della malaria (metodo della siero fioccuiA.zione. Le due reazioni proposte dall'A. permettono di riconoscere le forme CI'Oniche latenti, larvate di malaria. e di accertar·e quando la guarigione è definitiva e quando la cura dev'essere continuat.a. L 'A. conferma la specifi<;it.aì delle due reazioni {>1.1 pigmento di coroide ed al metila.rsinato di fel'l'o) fuor·i degli n.ccessi febbrili. È tnutilo dire di quale importam..a !':i a stata. t.ale comunicuzione per le possibili applicazioni, non solo per la clliagnosi e per· la guida al tratt.ament.o, ma uncho per dcterrninare l'incidenza d ella màlaria in una data loca!it.à.. Ne consegue quindi che la negA.tività del reperto microscopico dev'es."ere sempre a.ccompagna.to dalla s ie ro.diaguosi pure negativa. Guardiamo ora la questionP da un altro punto di vista. Può il t.n1.uma provocare a.cces.':>.i in un malarico latente? L 'influenza esercitata dalle lesioni trmunat.iche noi determinare l'esplosione dell'acce:sso primitivo o delle recidive è riconosciuta do. molti anni. La guer-ra, con il gran numero di traumatizzati, non poteva non p o r tare in questo ct\mpo un importante contributo. Sorge la questione, quale specie d i trauma è capace di influire nell'infezione mala.riica?


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LA MALARIA DAL PUNTO DI VISTA BIOLOGICO, CLINICO, ECC.

L'Ascoli ritiene che gli accessi possono essere risvegliati da traumi sulla. milza o sulle ossa, luo~hi ove di solito riparano i parassiti. D trauma li rimette in circolo e determina l'accesso febbrile. I casi osservati in clinica sono numerosi. n Cioffi è del parere contrario, ma la sua tesi non ha trovato l'adesione di altri autori. Sta. di fatto che nella. pratica chirurgica civile e in quella. militare, come dice il Diez, insegnante di tra.umatologia nell'Università. di Roma e nella Scuola Supe. riore di Ma.lariologia., qualunque lesione traumatico. accidentale o qualunque intervento chirugico può determinare, sia lo scoppio dell'accesso primitivo, sia la rer.idiva. di febbri, già. da lungo tempo si lenti. I fa.tt.i emersi dall'osservazione clinica, secondo il Diez, si possono riassumere : 10 qualsiasi trauma violento, i trattAmenti operativi anche asettici, qualunque sia l'or~ano interessato, possono determinare la comparsa del! 'a.cct*l.'lO primitivo in sog~etti più o meno lungo tempo infettati, ma sen7.a mai avere manifestazioni eli. niche di malaria o la comparsa di recidiva dopo un periodo più o meno lungo rli ]a,. tenm. Il fenomeno si manifesta più facilmente quanto più intenso è il trauma e meno robtL«to e più defedato è l'organismo; 2o la milza risente faci lmente l'azione dei traumi che colpiscono l'ipocondrio sinistro, ai quali segue l'e.'lplosione dell'accesso mala.rico; 3o tutto le emorrll{tie (saEMSi, ferite, parti. abort.i) rappresentano una condizione fatale all'insorgere degli n.cc-essi. L 'o!'lservazione al ri~ua«<o del Marogna è molto significativa; questi notò che le recidive mal~riche erano frequenti nei contadini che si praticavano il sala.s.<so «per rinfrescare il sa.ngne •, prima di iniziare i lavori di mietitura. Ho detto recidive, ma non è da escludersi che in alcmu casi si sia t.ratta.t.o di veri accessi primitivi, essendo noto, come dianzi è detto, che l'infezione primit.iva può, per conctizion.i t>peciali di immunità congenita. di alcuni organismi, rimanere latente per un ltmgo periodo. Qua.l'è il meccanismo patog-enetico per cui i traumi determinano l'esplosione dell'acce...so mR.larico? f: st.ato dianzi accennato. lo precisiamo meglio. In tutte le malat.tie infettive i rapporti tra trauma ed infezioni si spie~ano mediante l'azione del trnuma sui tessuti colpiti, nt>i quali sono risvegliati focolai mic1·obici latent.i in vita.. Il trauma ciet.ermina una deficienza dei poteri difensivi dell'organismo, per cui la malatt.ia ha il sopravvento. Nella malaria. invece non sempre il trauma colpisce ~li organi dove I':Ì annidano i parassiti e dove questi continuano a vivere con virulenza at.tenua.ta; l'insorgenza dell'accesso si può a.vere anche qunndo il trauma. colpisce altrt:' part.i del corpo. L'opinione pill diffusa è che il risveglio dell'accesso è dovuto all'emorragia che accompagna. la. lesione traumatica. Ogni perdita di sangue

eccita la. funzione degli organi emopoiet.ici: la milza, la cui funzione emopoietica è spenta. nell'ndulto, può risvcgliarsi dopo un'emorrn.gia. Immettendo in circolo nuovi elementi del sangue, immette pure numerosi pa:ra..'lSiti. La constatazione fatt·a di recente, che dopo la. splenectomia., le recidive sono più rare e più tardive, trova la spiegazione in ciò che con tale atto ope·ati,·o il 'oggetto viene e,d es · s3re privoto dell'organo, che è il maggiore ricettacolo dei parassiti. Dopo quanto è stato esposto, s i può concludere che non è possibile non ammettere una interdipendenza, ai fini medico-legali, tra il trauma e lo. slatent.izzazione di una. infezione malarica preesistente.


NOTE DI

IGIENE PRATICA

L'INFLUENZA per il dott. Ermenegildo Piccloll, capitano medico

Per quanto l'influenza sia una malattia conosciuta fin da diversi secoli addietro e per quanto varie pandemie, scoppiate qua e là, abbiano sempre richiamato l'attenzione degli studiosi su questa malft,t.tia. che da alcuno fu perfino ehiamata col nome ~enerico di peste a signifìr,::~.re la indole trista dell'affezione, pur tuttavia la sua etiologia non è affatto chiara. ~ noto che nel1892 Roberto Pf€1iffer dN;crisse, qua.le a.gentR et.iolo~rieo dell'influenza, un bacillo che porta appunto il suo nome, immobile, asoorigeno, aerobio, ad estremità arrotondate, non resistPnte al Gram, emofìlo per eccellenza,, in quanto che non si sviluppa se non in terreni contenenti sangue umano o di piccione, poco resistente all'essicamento, al calore ed a.i comuni disinfettanti. Accanto aJ bacillo di Pfeiffer. questo !ltPI!so autore. descrisl'!~ più tardi dei bacilli pseudo influenzn.li, somiglianti al PfP.iffPr classico, ma di più f::~.cile cultura e differenziabili d:t quello per il potere fP.rmP.nt.q,f;ivo su tntti !?li zuccheri, mentre il vero Pfeiffer non ba, azione sui carboidrati, se si eccettua il glucosio, il mn.Itosio ed il leV11losio. Nel 1892-93 il Bmschettini, allievo del Tizzoni. ottenne da.! sangue di ammalati di influenza il bacillo descritto da Pfeiffer e fece delle intereRsanti ricerche ini~ttando a conigli i filtrati delle cultore ottenute, venendo alla conclusione che il siero di questi animali diminuiva la tossicità delle culture, ma era privo di azione battericida. Dopo la scoperta dello Pfeiffer fiorirono naturalmente gli studi e le ricerche sull'argomento e per lunghi anni molti stndiosi banno cercato di isolare, nelle varie epidemie che si sono presentate, il bacillo descritto quale agente etiologico della influenza. I risultati sono sta.ti molto discordanti perchè accanto a ricercatori che sono riusciti ad isolare in cultura pura il bacillo di Pfeiffer, in diversi ammalati di influenza, ve ne sono altri che, pur avendo, con la ma.ssima cura, eseguite numerose e pazienti ricerche su un materiale vastissimo, fornito dagli ammalati della pandemia influenzale del 1918, ebbero sempre risultato completamene negativo. Nel 1914 il Mathers attribui per primo la causa dell'influenza agli streptococchi e più tardi, nel 1918, diversi autori condivisero queste vedute descrivendo germi del gruppo degli streptococchi nella infezione grippale (diplostreptococco di Bernhardt, streptococco pandemico di Segale, diplostreptococco di Rosenow, ecc.). Il microrganismo descritto dal Segale incontrò, fra i tanti, molto favore per il fatto che gli animali da esperimento pretra.ttati si mostravano ipersensibili ad una reinoculazione del germe, il che, secondo Segale,


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L' lNFLUENZA

darebbe r a.gione dell'andamento più gra.ve dell'affezione influenzale nel periodo successivo nlla prima diffusione del contagio. Questa intereRsanw constatazione, peraltro, è stata fatta da1lo Zironi per molte altre specie batteriche e dal Dessy per la pseudotubercolosi dei roditori. Molti altri autori hanno sostenuto che la causa etiologica della influenza è un virus filtrabile (Nicolle, Augerr, F eyes, Sakakami, 1\bga.lhaes, e Fonseca, ecc.), dopo esperienze fa t w a mezzo di filtrati inoculati e polverizzati nelle vie respirat-orie delle scimrnie ed anche dell'uomo. Qua.lche ricercatore sarebbe anzi riuscit.o a coltivare il virus nel terreno di Nognchi. Nel 1920 Olit.sky e Gates descrissero quale agente etiologico della influen z~ un b n,t.terio <"he chiamarono pnewmosintes, cioè un bat.wrio che lederebbe il polmone. r~o 1n1e·umo.9intr:s fu poi di nuovo isolato dal Gates in ammalati di grippe a New-York nel marzo del1926. Seminando nel terreno di Noguchi il filtrato da.l secreto naso-faringeo di ammalati di grippe, questi n.utori osserva.rono la comparsa di piccoli elementi rotondeggianti, Gram negativi, che essi riuscil'ono poi a trasportare su altri terreni Ctùturali e con i quali fu loro possibile inoculu.re, con esito -positivo, diversi a.nimali. Gli autori, non disponendo di scimmie, fecero le loro ricerche sui conigli1 ai quali inoculavano, in tra.chea, il liquido ottenuto dal la.va.ggio del naso e del faringe degli ammalati di grippo. Con questo tratt.amento i conigli ammalavano facilmente con i sintomi dell'influenza e presentavano ben presto una notevole leucopenia.. Secondo Olitsky e Gates il virus pMumos-i ntes è filtmbile per candela Berkefeld, può essere <;onservn.to per più di quattro mesi in glicerina ed è coltivabile anche in presem~a del bacillo di Pfeiffer, di streptococchi o sta filo cocchi. Inoltro il siero degli a mmahti di grippe agglutinerebbe lo pneumosintes (16 risultati positivi su 17 sieri esa,minat i); se non che anche sei sieri normali, su dieci esarninati, avrebbero dato identico risulta,to. OU tsk~' e Gates tentarono anche la vacc.inazionc antigrippale, nell'uomo, mediante tre iniezioni (una ogni 5-8 giorni) sottocutanee di germi uccisi e nota.rono che le reazioni vaccinali erano lievissime e che già dopo 12 giorni, nei sieri dei vaccinati, erano presenti le agglutinine specifiche per lo 1JIIt:wnu::;in!t'S , Oltm a forme batteriche diverse, anehe le spirocbete fmono chiamate in causa nel determina.re l'ctiolog.ia dell 'influ\'nza, ma senza S(•ri r isultati. Cosicchè, allo stato attuale delle cose, il bacillo di Pfciffer, lo streptococco ed un virus filt.r~tbile (pltcnmosintt s) rappresentano tre elementi et,ìologici diversi nei riguardi della grippe, ma la larga me~se di studi ilnora compiuti ed il vasto materiale ('Samiuato specialmente nella pandemia del 1918 non hanno ancom chiarito la natura intima, la vcnt C~Lusa dell'a,ffczione influenza,le, verso la quale purtroppo non si è potuto finora instaurare una sicura e valida, difesa..

Profilassi. - Tra.tta.ndosi di mala.tti:1 contagiosa e facilmente dilTusibile, la profilassi impone l'identificazione e la denunzia. dell'oventunle comparsa di focolai; l'isolamento rigoroso degli ammalati, sia nelle famiglie che nelle grandi collettività. c l'osserva.nza, delle comuni norme igieniche,


L' INFLUENZA

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quali: la lavatm·a frequente delle mani, la disinfeziqne del cavo orale a mezzo di collutori leggermente antisett.ici, l'evitare gli strapazzi corporc.i, gli eccessi alcoolici ed i raffreddtunent i. Nelle caserme, dove per condizioni intrinseche, l'attecchimento della malattia è facilitato dalla vita in comune, assumono speciale importanza l'aerazione frequente degli ambienti e partieolarmc:>nte delle camerate adibite a dormitori e la pulizia dci pavimenti, per i quali è da vietarsi la spazzatura a secco ed è da consigli<trsi invece quella umida. Ottima cosa sarebbe anche, dirad,tre gli uomini nei dormitori, distanziando convenientemente le brande, per evitare il contagio interomano a mezzo delle goccioline di sputo, che, proiettate nell'ambiente, con la tosse e con gli starnuti, costituiscono un veicolo d'infezione; ma purtroppo ciò non è sempre facilmente at.tuabile. La v~wcinazione protìlt1ttica contro l'influenza ha risentito naturalmente della incertez;r.a esi:.;tentc sulla ctiolo~ia della, mala.ttia, ma poichè la pandemia influenzale del1918 si manifestò in nn periodo nel quale la vaccinoprofilassi si era, brillimt.emente aiTermata in molte altre malattie contagiose, era logico che se ne tentasse l'applicazione a,nche in questo campo. Dapprima si prepararono ed u~<arono vaccini monovalcnti usando il solo bacillo di Pfeiffer, ma questo tipo ili vaccino fu presto abbandonato, sia perchè dava risultati insufficienti, sia perchè diveniva sempre piil forte il dubbio che il bacillo ili Pfeiffer non fosse l'agente esclusivo della grippe. I vaccini poliva.lenti preparati, oltre che con lo Pfeiffer, con quasi tutti i germi della fiora delle prime vie respira.toric (streptococco emolitico: pneumococchi del tipo I, II, III, IV, staJìlococco, m. cata,ITha.lis, bacillo pneumoniae, bacillo septus) furono largamente impiegati nel1918 e avrebbero conisposto bene nell'esercito inglese, secondo i resoconti di Eyre, ili Eagletou e Butcher e di Leishman. Anche nel Canadà, io vari paesi degli Stati Uniti d'America e in Italia (Milano), si ottennero, coi vaccini misti, risultati abbastanza buoni tant-O che oggi quasi tutti sono concordi nel riconoscere che i vaccini polivalenti antigrippali, se non conferiscono immunità. assoluta verso l'attacco influenzale tipico, preservano sopra tutto dalle temibili complicanze broncopolmonari e riducono sensibilmente la mortalità.

Terapia. - Per la cura dell'influenza non esiste, finora, un rimedio veramente specifico, poichè il tentativo della sietorapia non dette buoni risultati. Invece il vaccino misto curativo si mostrò in diverse epidemie molto utile nelle complicanze broncopolmonari, nelle quali l'uso ili detto vaccino determina spesso uno shock violento, con reazione generale intensa, espettorazione come nell'edema polrnonare acuto e guarigione molto rapida. In altri casi invece l'azione della vaccinoterapia non è immediata, ma ciò, nondimeno si ha un notevole miglioramento delle condizioni generali, con notevole sollievo dei pazienti. La terapia vaccinica non esclude, s'intende, quella sintomatica, sia che si tratti della forma reumatoide che della forma respiratoria, tifoideo della forma nervosa; però tali rimedi debbono essere usati con molta precauzione, perchè, specialmente i diaforetici, possono provocare danni non lievi.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA Agglutinazione per la febbre tijvide a grandi e a piccoli fwcchi. (Journa.l of the Roya.l Army medicai Corps - Vol. LV, n. 2, 1930).

\;vBITEHEAD. -

L'A. espone una serie di ricerche da lui eseguite sull'agglutinazione a grandi e piccoli fiocchi, s ia nel decorso della febbre tifoiùe, sia dopo la guarigione, in un certo numero di casi verificatisi in individui non profilassati, verso la fine del 1929, a Londra.. I risultati vengono da lui confrontati con le agglutinazioni eseguite sul siero di soldati precedentemente profilassati. Da lle sue ricerche si deduce che lo agglutinazioni a piccoli fiocchi (• O •) sono più frequenti nel decorso delle febbri tifoidoo, che non le agglutinazioni a. grandi fiocchi (k H •), come del resto aveva dimostrato Felix nel Hl24 e che, in un gran numero di casi, il giusto apprezw.mento delle agglutinazioni a piccoli fiocchi («O •) può fornire un criterio per distinguere un caso di infezione tifoidea da un caso di immunità consecutiva a vaccinazione. Però, dalle sue stes.c;e ricerche, emerge chiaro il fatto che la presenza. delle («O •) a.gglutiuine nel sangue non può essere accettata come criterio fondamentale di immunità, ma ha valore relativo, in quanto l'assenza. di esse non può s ignifi· care mancanw. di immunità. Il grado dell'immunità si può calcolare in base alla capacità di riprodurre rapidamente wm grando quantità di anticorpi in seguito ad un lieve stimolo. PIAZZA .

S!'UTB. -

Vaccino antitifo·pa1'atifì.co p'l'eparato in tavolette per uso ipodermico -

Un consigl:io 8Ulla possibilità di tale 7>reparazione (The military Surgeon Vol. LXVI, n. 6, 1930). Considerati gl'inconvenienti varii che alla comune preparazione del vaccino antitifo·paz·a.tifico derivano dall'uso del veicolo liquido impiegato, l'A. studia la possibilità di preparare il vaccino stesso sotto forma di tavolette, di dose varia, da sciogliersi in soluzione fisiologica. al momento della somministra.zione per via ipodermica. L'A. ricorda che già da anni Japanese ha usato materiale batterico allo stato secco e che l'Istituto R ockfeller ha sperimentato dei vaccini in forma di tavolette. In Francia inoltre tali tavolette sono state largamente usate per via orale. Le ricerche fatte dall'A. hanno dimostrato il graduale progressivo deteriora· mento che il comune vaccino subisce, fino a perdere, in genere, ogni eflica.cia al nono mese dalla preparazione: mentre è risaputo che le sostanze allo stato secco durano più a lungo ed anche per a lcuni anni, a tempez·atura ambiente, se ben secche. In modo assai dettagliato e chiaro l'A. espone il metodo di preparazione e di dosaggio da lui sperimentato per questo tipo di vaccini. PIA.ZZ.A. BwoAM. - La diagnosi delle diBsenterie {Journal of the Royal Army medicai corps- Vol. LV, n. l, 1930). L'A., dopo aver accennato alla sintoma.tologia generale delle dissenterie, indica i tre fattori etiologici principali delle dissenterie in Egitto. Egli distingue: a) la. forma da Entameba isto.itica: b) la f01·ma bacillare: c) la forma consecutiva all'irritazione prodotta dal deposito di uova di vermi bilarziali sulla parete del grosso intestino.


RIVISTA DELLA STAMPA

~lEDlCA

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l'l'ALIANA E STRANIERA

Di ognuno di queste tre varietà espone, in modo 8SS8>i minu~ioso e chiaro, la sintoma.tologia clinica caratteristica., mettendo in partioola.I·e rilievo quei fatti che vossono guidare alla diagnosi differenziale. Richiama. l'attenzione sulle così dette forme fulminanti di dissenteria. a.mebica, nelle quali l'assenza frequente di entamebe nelle feci, perchè distrutta. dalla sopraggiunta. infezione piogenioa., rende facile la confusione con una forma. bacillare. Della dL'<Senteria bacillare distingue una forma. benigna, da Flexner, f1·equente negli stranieri, subito dopo il loro arrivo è spesso considerata., per la breve durata e la lieve entità dei sintomi, come un banale disturbo intestinale. R ichiama l'attenzione au quelle forme di febbre tifoide con imbarazzo del grosso intestino, che, all'inizio, pos.c;ono simulare una forma acuta di dissenteria. bacillare. La forma. bile.rzjale può anch'essa, all'inizio, simulare un caso di bacillare o diamebica, ma il reperto delle uova nelle feci e l'esame sigmoidoscopico, guidano a sicura diagnosi. L'A. richiama l'attenzione sulla frequenza. di un'associazione del Balantidium coli. sia alla forma bacillare che amebica. e sulla cosi detta dissenteria ma.larica. Si sofferma sulla necessità di w1a. esatta diagnosi diffe,·eilZiale, per la quale non bastano i segni clinici, per quanto accuratamente raccolti, ma è sopratutto all'esame delle feci fresche e libere da orine che ci si deve rivolgere. Così passa in mintlZiosa. rassegna i caratteri delle fee i delle varie forme di dissenteria.. Ne studia l'aspetto, la reazione, il reperto microscopico, avvertendo che l'emulsione di materiale fecale non deve essere molto calda nè troppo densa., che altrimenti le entamebe apparirebbero immobili. Egli ritiene che il reperto di sole cisti non costituisca. la prova d i un'infezione amebica. Tratta, in modo assai dettagliato, le particolarità etiologicbe dell'essudato nelle feci caratteristiche delle varie forme di dissenteria; avvertendo la facilità. con cui le cellule macrofage vengono spesso scambiate per amebe istolit iche. Per la forma bacillare ritiene che l'aspetto delle feci varii non solo a. seconda del microrganismo patogeno, ma anche a seconda. dello stadio della malattia. Accenna al reperto dei cristalli di Charcot Leyden; descrive dettagliatamente le forme vegetative dell'entamebe istolitico ed i metodi culturali dì essa. e delle forme bacillari. Chiude il pregevole lavoro trattando della diagnosi sierologica della dissenteria. e dei criteri per diagnosticare le fo rme c roniche. PIAZZA.

LA.X. -

La valutazione diagnostica dei metodi di laboratorio nella pratica medica

(Traduzione ed aggiunte del dott. Luigi Villa. Milano, Istituto sieroterapico Milanese, 1930). Il volume, piccolo dì mole ma denso di contenuto, si compone di otto capitoli relativi al pasto di prova, alla determina.zione.del ricambio basale, non che agli esami dell'urina, del sangue, delle feci, del liquido cefalo rachidiano, dell'escreato ed agli esaini ba.tt.eriologici e siero logici. Due capitoli, quelli cioè che riguardano il sangue e le urine, sono trattati con speciale riguardo e con maggiore diffusione di particolari, senta che pe1· questo il libro perda il carattere di sintesi perfetta. ed armonica delle moderne conoscenze nei metodi di laboratorio sussidiari alla diagnosi. . Lo scopo della pubblicazione, che è quello di far valutare giustamente al medico pra.tico le indagini di laboratorio, attraverso l'esa.me e la. discussiòne del valore pratico dei vari metodi, è stato piena.mente raggiunto; tanto più che il dott. Villa non si è limitato alla sola. tra.du~ione del libro, ma. lo ba. integrato con note ed osservazioni che rappresentano il contributo delle Scuole italiane alle indagini diagnostiche di laboratorio. Altro pregio della pubblica~ione è che sono state del tutto tralasciate quelle ricerche il cui valore )?fatico è a.ncora molto dubbio e discusso. libro quindi, utilissimo ad ogni medico, ba un grande valore didattico, percbè è al tempo stesso una .guida e.lla ricerca scientifica medica ed un commento a i vari metodi in uso non che ai riaultati che possono attenersi.

n

PICCIOLI.

6 - Otorn4le dt medicina militare.


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RIVJSI'A DELLA STAMPA ME DICA ITALIANA E STRANIERA

Dx MA.TTEI. -

Medicina sportiva e medici sportivi. (Difesa.. Sociale, n. 7, 1930).

Dopo aver accennato allo sviluppo preso in Italia dallo sport e fatto rilevare che la ginnastica. e gli sports devono essere fonte dì bene e non di danni, l'A. mette in rilievo da un lato la necessità. di w1a medicina sportiva, fondata. sulla. base della fisiologia, dell'igi.ene e della clinica, e dall'altro il bisogno della formazione di un · vero medico sportivo, solo giudice responsabile di quegli esercizi che convengono a..d ogni sing·olo, e quindi un vero e _Proprio specialista. Egli deve essere ben competente negli studi di b1otipologia e nelle leggi dell'accrescimento, attraverso le diverse età del fanciullo; dev'essere esperto nella conoscenza di quei problemi che riguardano cuore e fatica, specie nei rapporti delle malattie latenti o croniche di cuore dell'età. infantile; deve saper valutare i rapporti f=ionali tra apparecchio circolatorio e respiratorio, per quei disturbi di ripercus.~iono, che quest'ultimo apparecchio risente con strascico di varie malattie òei polmoni, t.ra le CJ.Uali l'enfisema; deve saper apprezzare i danni dell'adenoidismo, frequente ne1 ragazzi, che vengono iniziati agli esercizi fisici; e deve saper adattare la ginnastica anche ai deboli ed ai malati, i quali hanno diritto a. fortificarsi, a migliorare, a. rinvogorirsi. Oltre di questa complessa competenza., egli deve essere bene al corrente di tutti quei metodi d'indagine di laboratorio, che riguardano le leggi della fatica e deve essere altresì esperto nel maneggio di tutti quegli apparecchi e strumenti che s ervono a valutare e controllare gli effetti dei diversi esercizi fisici negli scolari. Le Facoltà. mediche univers itarie possono contribuire proficuamente e con unità d 'indirizzo allo svolgimento di questo complesso programma per la formazione del medico sportivo. Alcool e gliceri114 nei soggetti non diabetici e nei diabetici. (Rassegna di terapia e patologia clinica n. 8, 1930).

MoRETl'I e BELLINGHIERI. -

Premessa una rapida esposizione dei risultati contradditori pubblicati nella letteratura su quest'argomento, gli AA. espongono gli esperimenti clinici da loro condotti su sette soggetti non diabetici, affetti da differenti forme morbose, e su cinque diabetici accertati, allo scopo di chiarire l'azione che l'alcool esplica sul tasso glicemico normale e patologico. Così, determinando la glicemia a digiuno, prima e successivamente alla somrninistra.zione di mezzo grammo di alcool etilico assoluto pro kg., diluito in 100 grammi d'a.cqua, e ripetendo tale dose per sei volte con intervallo di mezz'ora, hanno

coste.nternente notato che nei soggetti non diabetici l'alcool prod.uce un rapido aumento della glicemia, che arriva al ma.ssimo dopo un'ora e mezza o due P.Sr ritornare quasi al normale dopo la. terza ora; tale iperglicemia ha raggiunto il 27,3% rispetto al tasso normale. L'intensità della risposta ritengono proporzionata alla. dose d'alcool somministrato, avendo potuto constatare un aumento maggiore in seguito all'ingestione di dosi d'alcool raddoppiate, pur av-endosì nel resto una. curva .a. decorso uguale alla precedente. Al contrario nei diabetici l'alcool provoca un abbassrunento del valore glicemico precedente alla. somrninistrazione, diminuzione che è già evidente dopo 30'; quest'azione dura 90'-120'. In. questi casi lo scax·to non è stato mai forte, avendo in un solo caso oltrepassato gr. 0.5 % di glucosio. La. riduzione, poi, si rende meno evidente se si dimezza. la quantità d'alcool ingerita. In un diabetico alcoolista infine hanno potuto osservare un comportamento opposto: la somministra.zione dell'alcool provocava in questo caso dopo 120' un aumento di gr. 0,54% di glucosio nella iperglicemia preesistente. Quest-e osservazioni, che confermano quelle del Pa.wlowsky, fanno ritenere agli AA., che l'alcool etilico come sosta.nza.di risparmio 'Può trovare posto nella. dietet-i ca dei diabetici, purohè il suo uso sia condotto con d1scernimento e vagliato caso per caso onde impedire l'azione nociva, che può esplicare nell'uomo, speoialmente per tramite del fegato. TROINA


NOTIZIE

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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRA'ITATI (Dal prooetal verbali pe"enutl alla Dlrellone cenerete di aultl militare dal 1° al 31 marzo 1981)

BoLOGNA. - Colonnello medico Vrrronxo SARTO: Le note caratteristiche deUa pe,-sonalità del chilrurgo. BRESCLA. - Maggiore medico GIUSEPPE PALU~! BO: Ferite di anna da punta e taglio del cuore e cat'diorrafia. - Sottotenente medico GIACOMO FRlOERIO: Il problema deUe scuuiche. CAGLIABI. - P rimo capitano medico ALFREDO PACILLI: Rapporti fra mtema 1Ulf"t;'080 simpatico e sistema ner008o parasimpatico, con. i tJ<Jri organi a secrezione interna. CASERTA. - Maggiore medico Lmor TATARELLI: Terapia della feb&re tifoidea. L'O., premessa una digressione sulla profilassi della febbre tifoidea, dimostra la opl?ortunità della pratica immunitaria per via parenterale nei confronti di quella per vra orale. In rapporto alla cura, fa una disamina critica dei vari metodi in uso, Intrattenendosi largamente sulla terapia specifica, compresa quella a mezzo del batteriofago di H erelle. I n relazione alla cura sintomatica, accenJU~, alla opportunità di non a busare delle cure cardiotoniche, poco efficaci nelle miocarditi settiche; tratta della idroterapia e dell'impiego, ormai sorpassato, dei disinfettanti intestinali. Conclude affermando che la terapia della infezione tifoide deve poggiare sopra un saggio eclettismo, sia. in rapporto alla entità della malattia., sia alle condizioni quanto mai varie dei singoli infermi. GENOVA. - Primo ca.pitano medico ERNESTO QUEmor.o: Poliomielite epidemica. LivoRNO. - Capitano medico R oBERTO LA RoccA: Un caso di m.orte per edema acuto della gwUide comecr.tlivo a carie dentaria trascurllW. PERUGIA. - Colonnello medico GAETANO Fu'NAllOLI: Sindromi cliniche da sifilide acquisita. - Tenente medico BENEDETTO PRIVITERA: Comportamento dei sarcomi delle ossa lunghe rispetto ai tessuti vicini. T oRINO. - Tenente colonnello medico DIONIGI GATTI: Un caso di 11 linjograntdon~ inguinale aub-acuta benigna, o quarta malattia venerea •·

NOTIZIE Inaugurazione dell'anno aeeademJco alla Scuola di applicazione di sanità militare TI 24 febbraio fu inaugurato nell'Aula Magna dello. Scuola di applicazione. di sanità militare l'anno scolastico 1931.

Intervennero le autorità militari e civili, largo numero di p rofessori universitari col Magnifico Rettore e col Pre.o:~ide della facoltà. medica, ed uno stuolo di medici ospedalieri e liberi esercenti, nonchè di Ufficiali medici del presidio in servizio permanente ed in congedo. • Dopo la relazione del Direttore della Scuola, generale m edico prof. Giovanni Orixoni sull'andamento dell'Istituto, lesse l'interessante discorso inaugurale il M aggiore chimico-farmacista F arri dott. W alter, trattando il tema: ''Il momento A.ttuale della chimica. •·


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NOTIZIE

VI Congresso internazionale dJ medicina e di fannacla militare (L'Aja - giugno 1931 )

Riportiamo il progra.mma. ufficiale del Congresso:

Domenica 14 giugno, ore 17 - Riunione del Comitato internazionale permanente. Lunedì 15 giugno, ore 9. - Consegna di documenti, distintivi, ecc. I d. ore l I. - Riunione dei capi delle delegazioni e dei corrispondenti nazionali. Seduta amministrativa. Id. ore 14,30. - Inaugurazione del Congresso e dell'Esposizione storica. dei servizi di sanità militare. Id. ore 19. - Pranzo offerto ai delegati naziona.li da.! Governo olandese. Martedì 16 gi'U{Jno, ore 10. - Riunione di tutte le sezioni. Id. ore 15. - Rela.zione e discussione del 1° Tema.: Reclutamento, fortJlD..tione e perfezionamento dei medici e fu.rmucisti militari (R~la.tori: P aesi Bassi e Jugoslavia ). Id. ore 21. - Ricevimento. Mercole<l~ 17 giugno, ore 10,15. 2° Tema: Psiconevrosi di guerra, gli effetti imme· diati e lonta.ni della guerra s ul sistema. nervoso dei combattenti e dei non combattenti (Rela· tori: Francia. e Stati Uniti d'America.). 40 Tema: Preparazione e conservazione delle fiale di medicamenti in uso nel servizio sanitario degli eserciti e delle armate (Relatori: Paesi Bassi e Romania). I d. ore I 7 - Thé offerto dalla Croce Rossa ai capi delle delegazioni. Gioved-1. 18 giugno, ore 10,15. - 3° Tema.: I processi di emostasi sul campo di battaglia Standardizzazione del materiale di prima. urgenza e condizioni della sua applica.zione (Relatori: Pa.esi Bassi e Italia). 5o Tema: I po· stumi dei tra.uma.tismi di guerra dei denti e del ma.scella.re inferiiore. Loro trattamento (Relatori: Paesi B11-«si e Polonia.). Id. ore 14 - Riunione del Comitato internazionale permanente. Id. ore 21 - Serata offerta. ai Congressisti dal Governo olandese. Venerd-1. 19 giugno. Escursione. -Riunione del Comitato internazionale permanente. Approvazione delle conclusioni s ui cinque temi generali e pre· para.zione dell'ordine del giorno della seduta. di chiusura.. Id. ore 19 - Banchetto. Sabato 20 g-iug·no, ore 10 - Seduta di chiusura.. Assemblea. generale. Designa.zione della. sede del prossimo Congres.<;o.

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~--· Direttore f'eBponBabile: ARTURo C.~p}f!yltenente colonnello medico {3106927) - ROMA, 1931-J X - ISTI'l'UTO ( i \ilGR.U'IOO DELLO STATO - G. O. ; ··

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VII - S. SALlNA.Rl. - IJlsegnamenti dell' ultima guerra sul traHamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Prefa7ione del prof. R. ALESSANDR.r. - Un volume di pagine 190 . . ..... . L. 20 VIII - A. CASARINI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un vo· lUJne di pagine 28 con 5 figure . ...... .. ........ ·..... ... . • 6IX - A CASAIHNT. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un v olume di pa~ine 02 con 16 figure ... .... ...... •.. •.... .. • 10 X - N R omNò. - La proll.lassi delle malattie infeUive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pA ~i ne 44 .. ... . . . . • 6XI - A. CASAR!Nl. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un ·volume di pagine 232 con 97 figure .......... . . . ........ . • 20 XII - G. CAPPELLr. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. 5xm - S. SALTNART. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi • esiti. - Un volume di pagine 250 ...... ... .............. • l 20XTV- F . CACCIA e S. RIOCJ.- Le occlusioni intestinali (escluse ·te ernie strozzate). - Un vol ume di pagin.e 2S ......... . .. . • ...• •. • 5X V - G. GnrxoNI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - U n volume di pagine 240 con 3 carte geografiche • .20XVI - S. SALINARI. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240 .. , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 20XVII - A. CASARINI. - Per le nozze di diamante del "Giomale di medi7cina militare.,. - Un volume ùi pagine 00 con 9 figure.... , XVIII - B. PALMIERt. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del ser7vizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72. • x rx - G. MEMMO. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - C n volume di pl\gine 50 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7XX · A. CAsARrNr. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. - Un volume di pagine 750 con 155 fignre..... . . ... ...... " 60XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratiftche nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929;. - Un volume di pagine 126.. . . . . . . . . . 8XXI r - G. PrccoLI. - Lesioni del midollo spinale per traQIIlatismi in guerra. - Un volume di pa~. 90 con 19 figure. .. ..... ............ • 8XXIII- A. CASA.:RINT.- Profili di chirurghi militari italiani. - Un volume di pagine SO con 23 figure. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 8 XXIV- A. CASARJNI. - I pionieri italiani della Croce Rossa - Un volume di 100 pag. con 28 figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • 10 XXV - U. CASSTms - n servizio militare e l'indirizzo costituzionalistico in biologia e patologia. - Un volume di 76 pagine . . . . . . . . . . . . . . . . . » 8-

ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINJ. - La guer!'a di ogni giorno. Note pratiche di fisiop~oologia e

~~e~ k~~!. rfw; ~~~~~- ..~~~. ~~~~~~. ~- :~~1·e· -~~ .~~-.l~~ L. 20 • 3• 7-

A. CASARINJ. - Polonia e Italia - Un fas cicolo di 20 pagine con 4 figure. A. CASARINJ. - La c Signora dalla lampada • (Fi01'enza Nightingale) - Un volume di p~. 56 con 18 figure . ....... ... .... . .... . ... ; ..... . A CAs A.Rrm. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1905. Un volume di pagine 330 con 65 figure. - Roma., 1908 A. CAsARINI. - Le malaUie e gli infortuni. nella vita militare. Memoria premiata a l concorso Ribori, 1906. - Un volume di pagine 4.02 con tavole grafiche e st a tistiche - Roma, 1908 ..... ..... . . ..... .. .•. I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 1921}. Relazioni ufficiali del Corpo sanita1·io militare italiano .. .... . .. . n Congresso intemamonale di ml3dioiu e farmacia militare. (Roma, 1923) Atti del Congresso, vol. l. - Relazioni u ffichli. ~ Un volume di pagine 416 con tre tavole ................. . .. ...... ....... . .• .. n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). At.tj del Congres!lo, vol. II. - Lavori del Congresso e comunic.J.· zioni. - Un volume di pagine 600 con 33 t avole e 19 incisioni .• m CoD{;:'esSO internazionale dì medioina e· farmacia militare. (Pa rigi, 1925). Lavori del Congresso e comunica-zioni. - Un volume di pagine 83. JV Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Varsavia, 1927} - Un volume di pagino 110 cou 4 figure . .. •. ............. V COngresll internazionale di medicina e farmacia militare. -(Londra. 192U} Un volume di" .pagin!'l 124 ,con 19 fìgure..... . . . . . .. . . .. ·:

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :

ROM,t - Ministero della Guerra, \"hl. XX Sctccmbre - ROitU (JONDIZIONJ DI ABBON.UI.E~TO. l Il GiorTI(Jie di medicina 111ìlilare si pubbllca Il primo giorno d1 olo.scun mese, 1n fiiiiOlcolo · di qualitro rogll d1 stampa almeno. 2 . L'abbonamento è annuo o decorre dal l• genna.lo. S. 11 prezzo dell'nhbonamooto è: Per l'Jtalla e Colonie.. .. ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . L. 82 Por l'Estero..... .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 44 In ltnlla.... .... . ....... : . :. :'.. • 6 Un fascicolo separato costo.... ..... . a ll'Estero. . . . . .. . .. . .. .. .. .. .. .. .. • • 7-

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n snpplemonto contenente l R>wU di

In Itnl.la.... .. ............. . .. , anrianità del COt"TJO :sanilari.o militt~re , costa : a.ll Estero.............. ·: . . .. . . . • 18 4. Per giJ ufficia.IJ rucdtcl e chimici farmnclstl del R. esercito (lnservlzlo attlvo,ln 1)081ztone ausiliaria, tli complemento, della riserva cd n rlpo•o) Il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. :u ant(cfpale et! Il prezzo dol supplc.>mento è ridotto o Lire S per t soll abbonati. - Non sJ ti'88Dlettono rlcovute per gli abbounmPnU porsom11J. :i. Non s• accettano rE-Clami trasco11\1 trenta glornl dnlln spcrlJ?:lone del (l fornaie, obe el fettna regolarmente al primo dl ogn i mese. 'fTa.sccrso tale tel'Dllne, t faaclcoll richiesti vengono ape.

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diti, M dlepouibiU, eolo a pagamontv. 6. T s ignori abboontl mllit..ulln efTctth·ltll dJ servizio pagheranno l'lmvorto dall'abboniLlllento

per muzo rlel rl.apettl\'1 comnnrlJ di corpo e tUrczloni. 1. Por Isoli utllclnll me<U~I (d~ll'E.;crctt.o o •\ella Mnrlnnl, In qualunque pol\lzlone si troTlno ~ amm_.o un ABBONAMJo:N TO CUMULATIVO al Oiornaù dì medicina miliJare ed !llfll .dn110n di medfcina natlaÙ e coloniale al prezzo d1 L. 4G annue. 8. A.lllbrnl si fa lo sconto rlel lO per cenw, Qla solt.anw per gJJ abbonnmentJ delle persone e degll ontl non militari.

NORME PER LE PUBBLWAZIONI. l. I lavori originali, le JJ«te, le riviste - dattlJ()Ifrafatl o scrlttt a mano - devono OOCU· pare un solo l ato del foglio, o~sore nel t.OBto rleftnttlvo""' varirlu,., ed ncouratamente r..orrettl e riveduti dagli Autori. 1:11 fn speciale raccomanrlazlone che qoe!U scritti a mano ~1ano be.n legglblU, per modo di evitare ognl rlubblo dl tnterpretnr.ione. In <'Mo contrarlo, la Direzione Al vedrebbo ooatrettl\ a soIIJ)Onderne In pubblicazione. T la'l'orl brevi saranno preferiti. Le opinioni mantre!ltate dnl!'ll Autori non Impegnano la r esponsnbllltà dol perlodJco. È vletnta la riproduzione del lavori orlg1Jlnll. 2. Per dlspo~lzlone rlel Con~II!'IIO nnzloneJe d'elle rloerehe, l'Autore deve unire al laToro un breve autorfas~uoto (non pl(l di lO r lgbc}. S. Salvo casi eccezionalissimi, la corredone dello bozze Sllrà fatto. dalla redazione aomobè dagll Autori, per non vtn~olnre Il lnvoro tlp()lfrnftco agll lnevftablll ritardi postali. Le corrw.lonl straordinarie fatte dagli Autori saranno loro addebitate. 4. Le spese r1er le tavole lltogrl)tlcbe, fotogTatlcbe, eco., obe I\CCOmpagnaasero le memorie eone a carico rlegll Autori.. Le ftgnre d.a riprodurre devono el!90ro nlt lde, con lettere e diciture a caratteri grandi e ta.ll che r ostlno beo legglblll dopo eventuaU rlduzlonl. Le blbllografte lllll6he si pubblican o solo negli e!'tr ottl. · ti. 0 11 AAttl\ttl qooo di due tJJ:>l: - Tipo .A) S&nM c')portlna e eolla lmpa.crfnatura e numera· zlone del CIISC.Icolo. - 11po B) con ropertlna b1:ampnta, frootesplzln, lwpaginatura e numerazione e peolale. · 6. Agli Autori Rarnnoo c<>ocessl gratuitamente 25 estratti tipo .4.- La rlcblett.& d1 eatrat t.l In plll e QUella d1 estratti tipo B saronno a carico degli Autori sta.sst. 1. Il prez7.o degli estrnttl, per gli .!. uteri delle memorie cbe U rlohtedano, è NllrOIAto dalla seguente tar11fa :

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P n- 'lllt.lli che ~rupcrano un f oglio, le Jrazl.imi in più, eh-. non ~uperano il mazo foq!io, "' """' IoM coi7U metd, purcht per<) l "ordina:irme no n 8ia inftri•>re a 50 C07Jie.

8. r mannscrlttl non sl r cRtlt nls~ono .

---------------------------------------(3106!)27) -ROMA, 1931-IX - fSTI'T'UTO POLTOR AF I CO DELLO STATO - O. O.


4'lJ Anno LXXIX- Fase. V MAGGIO 1931 - ANNO IX

GIORNALE DI

.

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

Pubblicazione mensile


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA . (DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE)

Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e deU1 Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico d_e l R Esercito: 1896-1907

TELEFONI: 43-283 R. T. - 20-21 R. M.

SOMMARIO MEMORJ E ORIGIIIALJ : Trol1111. - La f ormula di Voo Noor<lcu e il peso normale dell'uomo all'età d! 20.25 annl aualini. - t ,'fnùice cefalico in rnppurto all'llbi l u cu~tituzionnlo . . . . . . . . . . . . . Canlnla. - At tività o flui del laboratorio di biologia o 6slologia applicala . • . . . . . Oerrwtt. - I cristalli del brodo concent rato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . OAaUISTICA CLIIIICA: Mali. - Un ca•o dj card noma della mammella mnscblle . . . . . . . . . . . . . . . . Clltelll. - Funzione m i\J.umarin oltre la menopau.~ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l)al Celto o Lonp. - L elshman iosl .,.·Jscerale tu un gio,·ano di 23 ano t, residente dlt nove m esi a Se rmiùo <Manto va) RIVISTA anJTETICA: Mucert.- Le J)el'lv1sceriU digestive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . NOTE DJ MEOIOINA PRATICA : TatweiU. - Tempio. della febbre Wotilo . . . . . . . . . • . • . . . . . . IlOTE DI IGIENE PRATICA: li anni. - La C'alzntura . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pag. 2411 25:>

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Pa~~. 284

277 2..~

Pag. 287 Pag. 2114

P ag. 21111 Pag. 303

RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA •• OOIIFEREIIIZE IOIEIIITIP:JOHE 11118LI OtPEDALI MILITARI • • IIOTIZII . , •. . . . ~ . . • . . . . . . . . . . . • . . . . .

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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DI:BEZIONE GENERA.L E

DI

SANITl

MILITARE

I - F. T ESTI. - Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un v olume di pagine 112 . ... . . ....•........ . • . •. ....... L 7II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-flsiologici di aviazione militare. - Un volume di pagine 236 con 46 figure e 2 tavole ..... . • 15 IIT - E. SANTORO. - Ferite addominali di guerra - Prefazione del profes· sore N. GIANNETI'ASIO. - Un volume di pagg. 400 con 38 fig. l 30l V - A. LusTro-A. Busrnco. - • I gas di guerra • - Impiego ed elfetti - Provvedimenti e cura - Un volume di pagine 104 con 3 t avole microgra.fiohe n colori • •.............. .. .... .... .. • 12V - A. LusTIO. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un vo· lume di pagine 32 con 21 figure . . ...... ... ... •.......... • 7VI - F. CA CCI A. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. DALLA Vedova.- Un volume di pagine 108 .... .•. ..•.. .....•. ... ....•••.. .... . . • 8(Segue J" vaq(na de/lu COJ)l'rl(na)


MEMORIE ORIGINALI SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILlTARE CABrNETTO DI MEDICrNA LEGALE

UftiRDLI DI YOI IOORDEJI E[PESO IORIILE Dfll'UOIO All'ETA 01211-251111 per il d ott. Francesco Troina, capitano medico

Nel XXXV Congresso italiano di medicina interna. tenutosi a Genova nel1929 venne discussa., nella chiara relazione del T. col. med. Delogu, l'importanza dell'esame funzionale nella valutazione degli esiti di lesioni dell'apparato respiratorio in rapporto alle esigenze della vita militare. Tra. le altre prove funzionali si riconobbe pure l'utilità. della ricerca della capacità vitale e degli indici che possono ricavarsi da alcuni rapporti esistenti fra, capacità vitale e peso corporeo. Affinchè dal peso individuale si possa giungere ad un più esatto calcolo della O. V. normale teorica e più ancora ad alcuni indici particolari deducibili dalle prove spirometriche e dal peso corporeo, è necessario rendersi conto delle normali oscillazioni di peso ammesse per le differenti stature e conoscere quando il peso corporeo, deviando dalla norma per eccesso o per difetto, può generare errori di valutazione. A tale scopo, in occasione di alcune ricerche sui rapporti fra capa.cità. vitale del polmone e robustezza di costituzione, intraprese presso questa scuola. sin dall'inizio del Corso 1929-30, mi son servito della formula del Von Noorden per determinare quale può essere il coefficiente che risponda meglio nell'uomo dei nostri tipi razziali all'età. della presentazione alle armi, e per cercare con la formula suddetta di stabilire il peso medio normale nonchè i limiti entro i quali esso può oscillare a seconda delle varie stature. È noto che il peso del corpo umano varia in rapporto alla statura, all'età, al sesso, alla razza, e che tuttavia, a parità di tutte queste condizioni, sono ammesse come rientranti nei confini della fisiologia differenze di peso anche di un certo grado. Da ciò le numerose formule, regole, tabelle e l eggi, dalle più semplici alle più complicate, proposte dai vari autori per guidarci nel calcolo del peso medio umano e dei limiti ponderati fra norma, d eficienza ed eccesso. Una delle formule che nei trattati moderni si cita come più precisa è appunto quella di Von N oorden, secondo il quale il peso medio espresso in grammi sarebbe uguale alla statura in centimetri moltiplicata per un coefficiente che varia da 430 a 480 secondo il sesso, l'età, ecc. L'organismo umano, raggiunto il suo completo sviluppo in altezza verso il25o anno di età., va a.cquistando normalmente il suo massimo di peso corporeo man mano che ai allontana dai 25-30 anni. Così il coefficiente nella formula di Von Noorden per i soggetti di 20 anni dovrebbe aggirarsi intorno a un valore intermedio compreso fra i limiti fissati da. tale autore.

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Tç.~ FORMULA DI VON NOORD.E!-1 E IL PESO NOR:r.tALFt Eçç.

Invece con ricerche effettuate su circa 600 giovani medici e chimici-farmacisti, prcaentatisi a. questa. scuola per frequentarvi il Corso allievi ufficiali, ed aventi età. variabile fra 23 e 25 anni, in massima parte 24, ho trovato che con coefficiente da 430 a. 480 si otterrebbero pesi assai alti rispetto alla media normale. Quando gli allievi si presentarono alla Scuola raccolsi per ognuno di essi i seguenti dati: statura, perimetro toracico, peso a corpo nudo e valore costituzionale complessivo, indistintamente per i dichiarati idonei, come per quelli che furono poi eliminati. Procedetti quindi all'inversione della. formula dividendo il peso trovato espresso in grammi per la. statura. in centimetri, in modo da vedere quale fosse l'indice effettivo tipo Noorden posseduto realmente da ogni soggetto. Avendo trovato quasi in tutti, tranne in pochissimi di statura elevata indici inferiori ai coefficienti previsti dall'A. della formwa, volli mettere a. confronto i riswtati col peso normale per le varie stature ricavato secondo la formula di Robert e Allaire, con l'indice di Pignet (tenendo conto in quest'ultimo dell'eventuale preponderanza di uno dei due fattori messi a raffronto con la statura, cioè il peso e il perimetro tora.cico), e finalmente col valore costituzionale desunto dai criteri morfo-antropometrici-funzionali; tutto ciò per vedere quale poteva essere il coefficiente riferibile al peso normale e quale il valore costituzionale da attribuire, entro certi limiti e ben s'intende con le dovute riserve ammissibili per qualsiasi formula, ai coefficienti superiori e inferiori. Alla scelta della formula di Robert e Allaire (s.econdo gli AA. ad ogni 10 centimetri di statura corrisponderebbero nei soggetti normali kg. 3, 7-3, 8 di peso) fui spinto dalla sua. semplicità. e sopratutto daJla grande somiglianza, che chiamerei addirittura identicità., che ha con la formula. di Von Noorden, poichè in sostanza anche nella formula di quest'ultimo autore il coefficiente esprime il numero dei grammi che spettano ad ogni centimetro di statura. N elle ricerche venne tenuto conto che la formula di Robert e Allaire dà pesi corporei che per le stature elevate (m. 1, 70 in su) sono inferiori alla media normale. Da questo confronto e dai relativi calcoli, dei quali ometto le tavole relative per brevità, mi è risultato: 1. I coefficienti stabiliti da. Von Noorden nella sua formwasono troppo alti per la nostra razza e danno un peso corporeo superiore al medio normale. 2. Non è possibile determinare il peso mediante la detta formula. fissando un unico coefficiente per tutte le stature perchè proporzionalmente con l'altezza del corpo deve crescere anche il valore del coefficiente stess.o. 3. Ogni statura ha il proprio coefficiente medio di normalità. che fornisce il peso medio normale appartenente alle buone costituzioni di quella. determinata statura. Tale coefficiente va Ìllll!l.lzato col crescere centimetrico dell'altezza. del corpo, ma. per facilità di calcolo se ne può stabilire uno per ogni aumento di 5 centimetri, da m. 1,60 in su. 4. Dal confronto dei coefficienti trovati nei soggetti in esame con gli indici di Pignet e col giudizio sulle singole costituzioni dedotto dai criteri sopra detti, con buona. costanza risulta ben evidente la possibi-


LA FOR:\f ULA DI VO!'I S00RDES 1!: IL PESO SOR MALE,

t:cc.

251

lità di stabilire coefficienti limite-estremo di normalità entro i quali per ogni statura corrisponde un valore costituzionale riguardante lo sviluppo ponderale del soggetto. 5. In tutti gli eliminati (circa 30) per gli art. l o 1-2 Elenco A. delle Imperfezioni ed Infermità., e cioè per debolezza di costituzione e per deficienza. di perimetro tora.cico sia nel senso assoluto (meno di 80centimetri) come anche relativamente alla statura., corrisposero sempre coefficienti del Noorden più bassi di quelli da me fissati come limite estremo inferiore per ogni gruppo di stature. 6. È da ritenere che nei soggetti i quali abbiano peso superiore a quello che si otterrebbe con i più alti coefficienti stabiliti per le robuste costituzioni nelle differenti stature, soggetti, cioè, nei quali il coefficiente personale o indice ponderale (meglio ricercato a formula invertita rientra nel gruppo segnato all 'ultima colonna della tabella) tale maggiore peso può essere un indice di eccessivo sviluppo del tessuto adiposo: condizione che negli individui di 20-25 anni non è del tutto normale. Questo dato cosi può servire ad indicarci l'ntilit.à. di effettuare le prove relative alla funzionalità cardia.ca, respiratoria, renale e termoregolatrice, per escludere che il soggetto oltre la tendenza all'adiposi abbia anche qualche minorazione funzionale. Dall'esame dell'allegata tabella si rileva che il coefficiente per determinare col metodo di Von Noorden il peso medio normale negli individui di 20-25 anni di normale conformazione e sviluppo varia da 360 a 440 col variare della statura da m. 1,50 in su. Si può pure constatare che, entro i limiti estremi inferiori stabiliti per le diverse stature, i coefficienti minori indicano il peso di soggetti con costituzione da considerare ancora normale, mentre i coefficienti al di sotto e al di sopra di determinati limiti estremi, precisati per le diverse stature nella penultima e nell'ultima colonna della tabella, indicano peso corporeo di costituzioni deboli e di costituzioni adipose o tendenti all'adiposità, cioè costituzioni deboli per difetto o per e.ccesso di patrimonio organico in rapporto alla evoluzione ponderale. Si può obbiettare che la. differenza in meno da me riscontrata sia da. attribuire al fatto che le ricerche vennero effettuate su giovani che da lunghi anni avevano condotto una vita di studio e quindi con probabile sviluppo fisico piuttosto deficiente. Una tale obbiezione, secondo me, non può infirmare i risultati ottenuti se si tien conto che, pur esistendo nella vita dello studente in genere qualche condizione sfavorevole per lo sviluppo ponderale, numerose invece sono oggi quelle altre condizioni, specie per il notevole incremento dato alla ginnastica e agli sports, che pongono tali soggetti nella. migliore situazione per bene svilupparsi (ambiente più igienico, abitazioni migliori, alimentazione più nutriente, sporta più adatti e meglio distribuiti) e queste condizioni compensano largamente l'eventuale svantaggio. Quella possibile critica cade poi ancora prima esaminando obiettivamente la costituzione e lo stato nutritivo degli elementi che mi son serviti di base nel giudizio. Una buona riprova. dell'esattezza di questo mio convincimento viene pure fornito da nn esame comparativo con i pesi medii per la nostra razza., secondo le due formule di normalità stabilite dalle leggi che vincolano


252

LA FORMULA D! VON NOORDEN E IL PESO NORMALE, ECC.

i pesi alla statura negli adulti secondo il Frassetto, formule e leggi tratte dai risultati della vasta inchiesta antropometrica italiana del Livi, compiuta, come è ben noto, su elementi della nostra razza di ogni classe sociale: Formula 1•: P = kg. 54 (0,625 X X)

+

indicando P il peso ricercato, kg. 54 il peso normale per la statura base di m. 1,54, X la differenza in centimetri fra la. statura. base e quella da calcolare e 0,625 un coefficiente fisso. Formula 2a: p = o - (0,375 x tl) dove O indica. i decimali della statura in esame, 0,375 un coefficiente fisso, d la differenza fra m. 1,54 e la statura dell'esaminando. Per spiegarci allora la differenza fra le cifre di Von N oorden e le mie, credo basti considerare che gli elementi tedeschi hanno statura media più elevata della nostra e uno sviluppo di tessuto adiposo normalmente maggiore. Del resto ci dà una sufficiente spiegazione anche la sola differenza di statura esistente tra i tipi tedeschi e i tipi italiani, dato che molto si avvicinano nelle alte stature .i miei coefficienti e quelli originAti del N oorden. Nel complesso la forrnola di Von Noorden, adattandovi le opportune modificazioni necessarie per i tipi della nostra razza, può essere utilizzata per guidare il perito nel giudizio sul valore costitt17.ionale individuale, e poichè essa è semplice e di facile applicazione, il suo uso può essere consigliato. N ella pratica essa potrà venire adoperata a formola diretta, ma sarà più semplice - quando si voglia ricercare il valore costituzionale ponderale, desunto dal peso notato in un soggetto - procedere a formola invertita: peso del soggetto in gr. statura in cent.

coefficente personale o indice ponderale.

Con questo procedimento si ottiene il coefficiente effettivo del soggetto che nello stesso tempo rappresenta l'indice pondera.le di quella determinata costituzione, e non resta allora che leggere nella tabella dei coefficienti il valore costituzionale conferito agli individui con quella data statura e indice ponderale. Cosi, per esempio, un giovane sui vent'anni con kg. 64,300 di peso corporeo e m. 1,68 di statura., ha l'indice ponderaiJ.e 382 che la tabella - per le stature da m. 1,65 a m. 1,70 - a..'3segna aJle buone costituzioni, essendo incluse nel gruppo dei coefficienti da 389 a. 365 (v. tabella al terzo rigo della quarta colonna). Cosi invertita, la nuova formula ha stretta somiglianza. con quella per l'indice ponderale di Boucha.rd; peso del soggetto in ettogr. statura in centimetri

indice pondera.le.


Coetftclentl moditleatt per la fonnula di Von Noorden e valore costJtuzlonale relativo necll uomini di 20 - 25 anni. -

-

-

Cloeftlolentl-llmlte por l divorai valor i costltu:r;lonall:

Ooemoonte Gruppi di atature

medJo

Val ori ce n trai l ed cstre.m l dJ normalità

di normalità robUBto

m, 1,50 - 1,60 ...............

360

da 360 a 410

l

buono

da 359 n 350

l

m ediocre

da 349 a 330

Valori tendenti llll'aoormallU. debole

l

a tendcn.ca adlpoea

inferiori a 330 superiori a 410

~

...o

~

~

s o<

m. 1,61 - 1,65 ...............

380

da 380 a 430

da 379 a 360

da 359 a 330

inferiori a 330 s uperiori o. 430

z z o

o

~ ~

m. 1,66 - 1,70 ................

390

da 390 a 440

da 389 a 365

da 364 a 340

inferiori a 340 superiori a 440

t'l

tl 'd

~

m. 1,71 - 1,75 ...............

41 0

da 410 a 460

da 409 a 370

da 369 a 350

inferiori a 350 superiori a 460

z

m. 1.76- 1,80 ...............

420

da 420 a 470

da 419 a 385

da 384 a 360

inieriori ~~ 360 superiori a 470

.i tol

o

p

superiori a m. l ,80 ..........

440

da 440 a 480

da 439 a 400

da 399 a 370

infe1 iori a 370 superiori a 480

~


254

LA FORli OLA DI YON NOORDEN E IL PESO NORMALE,

ECC.

Il valore che ho attribuito ai diversi gruppi di indici o coeffi.cienti concordano in buona parte con quelli di tale autore, stabiliti con altri criteri e numeri, ma presumo che i miei siano più precisi perchè studiati e determinati in rapporto alle diverse stature, separatamente prese, e per un preciso periodo di vita. La formola diretta invece {statura in centimetri X coefficiente eli media normalità = peso medio normale) risponde meglio quando si voglia vedere la eventuale differenza esistente tra il peso normale medio di quella statura e queUo osservato nel soggetto in esame. AUTORIASSUNTO . - Per determinare il peso medio normale nell'uomo dii 20-25 anni i coefficienti previsti da Von Noorden nella sua formula sono troppo alti per la nostra razza. e, a parità di sesso, età, ecc., non possono essere uguali per tutte le stature.

L'A. ha trovato che i coefficienti, di media. normalità variano da 360 a 440 propor-Lionalrnente all'aumento della statura. Dallo studio sul peso individuale infine des ume alcuni coefficienti-limite che potrebbero valere di guida nel giudizio Rul valore costituzionale.

NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE. ·BouCHABD - da G. SOABBr. - Di alcw1e questioni molto importanti di costi. tuzionalistica attinenti alla medicina legale militare - Annali di Medicina Navale e Coloniale 1930, Vol. I, fase. 1-2. F. FRASSETTO. - Delle relazioni fra peso e statura nell'uomo adulto - Reale Accademia dei Lincei, 1921, 18 dicembre, fase. 12. Id. Altre formule della legge che vincola i pesi della statura negli adulti · Reale Accademia dei Lincei, 1922, 23 aprile, fase. 8. G. DELOOU. - Le lesioni croniche delle vie respiratorie in rapporto alle esigenze della vita militare - XXXV Congresso Italiano di Medicina Interna, Giornale di Medicina Militare, anno 1930, fase. 1-2. VoN NooRDEN. - Die F ettsucht, Berlino 1910. RoBERT e ALLAIRE - da E. TROMBETTA . - Medicina Legale militare 1908. P. RoNDoNI. - Patologia e terapia dell'obesità, 1927. Id. Trattato di Biochimica.


ISTITUTO DI ANTROPOLOGIA DELLA R. UNrVERSITA DI ROMA Direttore: prof. S. SERGI

L'INDICE CEFALICO IN RAPPORTO ALL'ABITO COSTITUZIONALE pe1· il ciott. Arturo Sabatlnl, capitano medico. a;:;sistente militare

1'ra.ggo occasione da. un recente lavoro del capitano medico Fiore dott. Mario << Tipo morfologico-cranico e costituzione ,, riportato nel fascicolo I-II del Giornale di medicina militare a. c., per richiamare identiche ricerche, da me eseguite in precedenza, e riportate negli .Annali di Clinica Terap eutica, anno V, vol. IX, n. 11-12, n L'indice cefalico in rapporto all'abito costituzionale ». Poichè i risultati ottenuti dal Fiore, in argomenti ancora non profondamente e sistematicamente t rattati, pur facendo parte del complesso problema morfometrico della costituzione, sono una conferma alle mie ricerche e pertanto motivo di compiacimento per me, mi limito a riportare le conclusioni del predetto mio lavoro: 1. Dei 294 soggetti da me esamina.ti, il 70% è dato dai dolicomorfì e il 30% dai brachimorfi, compresi fra un indice cefalico minimo di 72 ed nn massimo di 82. Il maggior numero di soggetti è dato dall'indice 79. 2. Circa il comportamento dell'abito costituzionale, si ha il 60,2 % di brachitipi ed il 39,8 % di longitipi. 3. È da rilevare che non è possibile stabilire un rapporto fra brachitipi e brachimorfi, dato che nei soggetti da me esaminati su 177 brachitipi vi erano 107 dolicomorfi di fronte a 70 brachimorfi, mentre su 107 longitipi ho osservato 99 dolicomorfi e 18 brachimorfi. Nei brachitipi l'indice cefalico oscilla tra 74 e 89, nei longitipi da 72 a 86. 4. Le dolicomorfìe più accentuate si presentano nei longitipi, come le brachimorfie più accentuate nei brachitipi; p er cui sembrerebbe che solo dolicocefalie o brachicefalie di grado notevole sono in rapporto diretto e costante con un determinato abito costituzionale. 5. I brachitipi dolicomorfi e i longitipi dolicomortl sono uniformemente distribuiti nelle varie età. I brachitipi, i brachimorfi e i longitipi brachimorfi si osservano in prevalenza dai 20 ai 29 anni. 6. I brachitipi sia doli che brachimorfi e i longitipi dolicomorfi son() in prevalenza fra gli impiegati e i contadini. 7. Nei riguardi delle regioni si osserva nei brachitipi il predominio dei brachimorfi nell'Abruzzo, Emilia, Piemonte, Umbria, Venezia Giulia; il predominio dei dolicomorfi nel Lazio, Lombardia, Puglie, Sicilia, Veneto. Nei longitipi il predominio dei brachimorfi nel Veneto, il predominio dei dolicomorfi nell'Abruzzo, Ca.labria, Emilia, Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria.


256

L'INDICE CEFALICO IN .RAPPO.RTO ALI.'ABITO COSTITUZIONALE

8. Nei brachitipi sia doli che brachimorfi l& statur& oscilla. fra.

+ 8 e - 41 con un ma-ssimo a + l , nei Iongitipi braehimorfi fra. + 7 e 2, nei dolicomorfi fra. + 12 e - l, con un ma-ssimo a + 4. 9. n rapporto tra indice cefalico, abito costituzionale e il valore tronco permette di osservare che i braehitipi sia doli che brachimorfi sono distribuiti, nella. grande maggioranza., nella scala positiva. dei gra.di sino a. + 12, con soli 3 soggetti n ei gradi negativi. I longitipi dolicomorfi sono distribuiti in prevalenza nei gradi negativi dei valori tronco sino a - 9, nei positi vi non oltrepa-ssano + 6. I longitipi brachimorfi presen tano valore del t ronco sino a + 4 e nei valori negativi non oltrepassano - 4. 10. Per quanto riguarda il rapporto indice cefalico, abito costituzionale e valore art i si osserva che i brachitipi sia. doli che brachimorfi prevalgono nei gradi negativi dell& scala del valore arti, mentre i longitipi sia doli che brachimorfi prevalgono notevolmente n ei gradi positivi. Da tutto il complesso dei risultati riportati si deduce che l'indice cefalico non è sufficiente ad indicare l 'abito costituzionale di lm dato soggetto, e che la dolicomorfia. o brachimorfia. non sono caratteristiche aasolnte di un determinato abito costituzionale, pur riscontrando nellongitipo i gradi più accentuati di dolicomorfia, come nei brachitipi quelli di brachimorfia ». P er volere del mio maestro prof. Sergio Bergi io ho iniziato da tempo ricerche sistematiche sui valori morfometrici cranio-facciali in rapporto all' abito costituzionale, in parte già pubblicate, in parte in via di pubblicazione, come per esempio il valore dell'indice facciale, che a dire del Kretschmer, del Sigaud, del Mae Auliffe , ecc. sarebbe «..... la carta da visita della costituzione ,,, Definizione dalla quale sostanzialmente dissento in rapporto al concetto dato dai predetti autori a t ale definizione. I singoli valori morfometrici, in relazione all'abito costituzionale, portati a. lume di un& più sistematic& ricerca e di nn più vaato materiale umano, subiranno indubbiamente modifiche, nel tempo, pur rimanendo fondamentali i canoni della Scuol11 Cost.ituzionalistica Italiana. -


•

DIREZIONE GENER.<\J~E DI S ANI'l' À i\!ILITARE LABORATORIO DI BIOLOGIA F. F JSIOLOC IA APPLlCAT.<I.

ITTIYIJÌ Eflftl DEL liBIRITIRIO DI BIOLI611 Efi!IOLifill APPLI[IJI pet· il prof. Ugo Casslnls, mnggiore medico, dit·etto1·e

Il Laboratorio di biologia e fisiologja applicata, è sorto in Roma presso la Scuola Centrale Militare di Educazione fisica pei bisogni dell'Istituto. Lo scopo era, imitando analoghi impianti di Francia, Germania e Russia, ili studiare non solo le attitudini fisiche dei singoli milita.ri, ma gli effetti determinati dai diversi esercizi fisici che sono poi entrati a far parte del programma definitivo per il R.egolament.o sull'Istruzione della ginnastica militare. Dotato dal Ministero della Guerra di larghi mezzi, il Laboratorio, impiantato in va,sti locali è stato fornito degli apparecchi più moderni necessari allo studio sperimentale delle modificazioni subite dallo varie funzioni del nostro organismo durante e dopo l'attività fisica. Fu diviso in tre sezioni : l 'una per gli esami fondamentali di valutazione fisica, l'altra per le ricerche di fisiologia e chimica fisiologica, la terza per lo studio cinematografico dei diversi esercizi fisici. Bilancia, nastri metrici, tavole per la misura della grande apertura delle braccia, altimetro, dinamometri di varia specie, dinamografi, dinamometrografì di Pizzoli, ergografo, formano il gruppo degli apparecchi messi da.ll'ini.zio nella sezione di valutazione. Al principio dell"anno decorso fu aggiunto il tavolo antropometrico di Viola coi suoi compassi e nastri metallici. Spirometri tipo Hutschinson, tipo contatore a gas, maschere respiratorie di vario tipo, toracografo di Baglioni, apparecchio di Krogh per metabolismo basale, apparecchio di Ha.ldane per analisi aria espirata, di Fridericia per misurare la tensione del 002 alveolare, di Hill portatile per la misura del percento del 002 alveolare, apparecchio di Simonsou, cbimografi elettrici ed a carica, sono i più importanti apparecchi scelti per gli esami della funzione respiratoria; sfigmografi, sfigmomanometri di Ohristen, Boulitte, Koratchow ecc., pletismografo di Mosso, sfigmo-oscillografo di Boulitte, elettrocardiografo di Siemens, apparecchio di radiologia per teleradioscopia e grafia, compMso misuratore dell'angolo di inclinazione del cuore, per gli esami fondamentali della funzione cardiocircolatoria. · Un completo impianto di chimica fisiologica permette di fare tutte le ricerche sull'alimentazione e ricambio materiale; colorimetri, refrat.tometri, apparecchi per concentrazione idrogenionica col metodo colorimetrico ed elettrico, ago termoelettrico, apparecchi di V an Slyke e di Haldane per la ricerca della riserva alcalina e dei gas del sangue ; quanto occorre


258

A'rl'l\rtTÀ E FINI DEL LABOR.~TORIO DI BIOLOGIA, ECC.

per l'esame completo microscopico del sangue e delle urine, lampada. di Vood ecc., formano l'importante sezione di chimica. fisiologica. Apparecchi per la. determinazione dei tempi di reazione semplice o di scelta., della direzione del suono, del potere visivo, del senso cromatico, del campo visivo e della tensione endoculare formano l'insieme dei mezzi principali per le ricerche sugli organi di senso. La sezione cinematografica. è dotata di un apparecchio a rallentamento Pathè, ed ha dotato la Scuola di numerosi fihn.s di molti esercizi con studi di applicazione al terreno di mit raglieri, ecc. Anche questo lavoro è spettato al personale tecnico del Laboratorio costituito da. me, un capitano chimico farmacist a, particolarmente versato in chimica fisiologica. (cap. L. Bracaloni) (1), un inserviente. Cosi dal 1925 al 1929 sono stati esaminati annualmente gli allievi nuovi, ammessi ai corsi di educazione fisica ed ai corsi della Scuola Magistrale di scherma allo scopo di eliminare coloro che, o per caratteri fisici, o per incapacità di resistenza, o per inettitudine a dati tipi di sporta non fossero ritenuti idonei e l'assieme di tutti gli esami è stato riportato su apposite schede che sono state conservate presso il r.aboratorio. P er gli allievi che compiono corsi triennali, ogni anno si sono ripetuti gli stessi esami per confrontare lo stato fisico d'ognuno e dedurre degli effetti degli esercizi compiuti. Inoltre nel 1928 furono particolarmente scelti e seguiti con metodo scientifico gli allenamenti dei concorrenti al penthatlon alle Olimpiadi di Amsterdam ottenendo il notevole successo, mai precedentemente raggiunto da nostri atleti in altre olimpiadi. Così sono stati dati opportuni consigli ed istruzioni ai componenti la squadra militare di sci, che a St. Moritz riusciva seconda nell'inverno 1928. Dalle molteplici osservazioni, furono t ratt.i argomenti di studio più profondo in campi diversi della vasta materia e furono pubblicate, in riviste diverne, 26 memorie, una delle quali sotto veste di monografia, riassume in circa 300 pagine le recenti vedute e le conquiste nostre nei diversi campi della. fisiologia dell'educazione fisica. (Le basi fisiologiche àell'ed1wazione fisica, L. Niccolai, Firenze). Questo Laboratorio fu il primo sorto in Italia per tali scopi e servì di base di orientamento a quelli che, nell'ambiente civile, vollero studiare i problemi del rinnovamento dell'educazione fisica della Nazione. Frequenti visite di Gerarchi del Partito portarono alla creazione, presso lo Stadio del Littorio di Bologna, di un Laboratorio analogo, ma meno ampio ed alla convinzione che il medico rappresenti un elemento molto importante nella vera organizzazione scientifica dell'educazione fisica.. Molti articoli di giornali sportivi, scritti anche da personalità, ne misero in evidenza. il valore, assieme a quello del funzionamento e dell'organizzazione della Scuola. Militare di Educazione fisica i cui programmi furono la. base del rinnovamento dell'educazione fisica nazionale. lo stesso, con molti articoli in giornali sportivi, diffusi le nozioni sui rapporti fra medico e sportivi dai quali originò la. Federazione dei medici sportivi della quale gettai le basi. Colla fine del 1929 però il Laboratorio cessò di far parte della Scuola. ( l) Una dl.screta biblioteca di opere d i educazione ftslca, di fisiologia del lavoro muscolare, ecc., completa 11 Laboratorio.


ATTIVITÀ E: FINI DEL LABORATORIO DI BIOLOCIA, ~:cc.

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ricchezza del suo materiale poteva. permettegli orizzonti più ampi coll'applicazione degli studi e ricerche a tutte le svariate attitudini e bisogni del soldato. Passò cosi alle dipendenze della Direzione generale di sanità militare, rimanendo nella sede della Scuola con personale però ridotto. Gli fu dato l'incarico di studiare argomenti approvati dalla Direzione stessa estendendo la sua attività agli esami fatti con tutti i mezzi sperimentali sui militari o sugli iscritti di leva in osservazione all'Ospedal(' militare per disturbi della funzione circolatoria o respiratoria non sostenuti da lesioni clinicamente diagnosticabili, o per chiarire diagnosi cliniche con ricerche elettrocardiografiche, ecc. Ma fino al principio del1930 gli esami, le visite, le ricerche sperimentali furono condotti considerando soltanto la funzione per se stessa e non in rapporto alla costituzione individuale. Allargando le deduzioni in questo senso, molte conclusioni hanno dovuto subìre delle correzioni, perchè quello che poteva interpretarsi come minor capacità di funzione o minor ampiezza di capacità funzionale di alcuni organi, risultò invece essere attribuibile al tipo costituzionale il quale, pur determinando talora importanti modifìcazioni funzionali, permetteva di allargare i limiti fisiologici e di allontanare quelli patologici nell'interpretazione di molteplici fenomeni. In questo anno (1930) pertanto l'attività fu rivolta come per lo passato: a) alla visite di idoneità ~ di controllo degli allievi della Scuola; b) alle visite di idoneità· delle reclute dell'autocentro militare a condurre auto-veicoli, c) agli esami speciali per lo sviluppo della relazione ufficiale al Congresso di Medicina Interna (Sezione militare), d) infine agli esami degli ufficiali concorrenti al Penthatlon delle olimpiadi 1932 ed alle visite dei militari inviati dal reparto osservazione dell'Ospedale militare. Furono inoltre impartite le lezioni, agli allievi della Scuola, sull'anatomia fisiologica e fisiologia applicata all'educazione fisica con alcune norme di igiene applicata che continuano per il corso 1930-31. Colla relazione ufficiale su « L'indirizzo costituzionalistico in rapporto al servizio militare ))' il Laboratorio ha iniziato un ciclo di ricerche che, possono ben rappresentare un periodo di attività nuova e del tutto consona colle vedute moderne nello studio dei problemi biotipologici del militare. Purtroppo la scienza costituzionalistica, se in breve tempo ha fatto notevoli progressi, è sempre ai suoi albor.i e molto resta da fare perchè sia resa possibile l'applicazione pratica dei suoi postulati. Nessuno più di noi, medici militari, si era già accorto del grande valore della scienza dell'individuale, perchè ogni solda.to in tutte le sue mani· festazioni, in tutte le sue reazioni è diverso da un altro. Nulla di più difficile che ottenere il massimo rendimento lavorativo, psichico e fisico, da un.a. massa eterogenea di uomini senza spingerli ad una selezione spontanea che, lasciando i più affini tolga dall'ambiente i più dissimili. Ma la virtù del condottiero sta appunto nell'evitare ciò ed il medico dev'essere il suo coadiutore più diretto e più importante. Con queste nuove direttive La,


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ATTI"\-ìTÀ E FIN I DEL LABORATORIO DI BIOLOùiA, ECC.

t uttavia, non è solo il tipo morfologico che può interessarci conoscere, perehè se è vero che a tipi diversi corrispondono proporzioni fra organi interni e segmenti della fabbrica corporea diverse e particolarmente adatte, è pur vero che non sempre le funzioni dei singoli organi sono, per il proprio tipo morfologico tali da permettere di ottenere il massimo rendimento la.vorativo senza da.nni. Nè ci può bastare scegliere il soldato secondo lo sviluppo delle masse muscolari, la statura, il peso, il perimetro toracico perchè in un torace sufficientemente proporzionato alla statura e al peso possono albergare organi che, se pure sani, sono inadatti, per il loro sviluppo, alle esigenze di 1m maggior lavoro ; cosi come in rapporto allo sviluppo delle masse muscolari possono i detti organi essere sproporzion ati p er eccesso o difetto del loro sviluppo, od infine può la massa splancnica a~dominale esser sproporzionata alla superficie corporea cosi da equilibrare il ra.pporto fra energie assorbite ed energie disperse. La. relazione al Congresso richiama. l'attenzione su questi problemi anche con un largo contributo sperimentale, ma sulla fine di quest'anno sono stati ripresi in particolare ('Same col desiderio di approfondirne la. conoscenza. Si è stati spinti a ciò anche dal fatto che fra le nuove misure del libretto personale del soldato sono stati aggiunti i diametri toracici e la lunghezza sternale. Il nostro orientamento è talmente abituato a giudicare il valore fisico di un soggE~tto dal perimetro toracico in rapporto alla statura, che occorrerà un certo tempo per ben dedurre dai diametri e dalla lunghezza sternale l'importanza del valore toracico e dei diametri stessi. Sarà già. qualcosa sapere, compulsando le tavole di Viola, che vi è uno od ambedue i diametri deficienti rispetto alla media., sarà anche qualcosa sapere che il valore della cubicità. toracica è inferiore alla. media, ma si dovrà. dedurre sempre che gli organi toracici presentino sviluppo inferiore a quanto sarebbe richiesto dalla statura. o dallo sviluppo somatico totale e quindi abbiano capacità. di rendimento minore T Noi non possediamo alcuno studio che ci permetta di far ciò. Nulla è più difficile che vagliare le capacità. di rendimento fisico di soggetti sani e sapere adeguare a queste il lavoro ed il modo di preparazione. Il metodo fisio-morfologico italiano è il più scientifico ed il più esatto, occorre però elaborarlo, approfondirlo ed adeguarlo alle necessità. del nostro ambiente. Il Laboratorio, da che dipende dalla Direzione Generale di Sanità., mira appunto a portare dei contributi a questi problemi che sarebbero di certo meglio risolti estendendo il metodo fisio-morfologico ad una. intiera classe di leva, ove difficoltà. notevoli non lo rendessero pressochè impossibile. Più sicure saranno le nostre conoscenze sul modo di giudicare le capacità. di resistenza fisica e di adattamento all'ambiente di ogni soggetto, più razionali potranno divenire i metodi di preparazione e miglior rendimento si avrà così individualmente come dalla ma-ssa non solo dei militari, ma di t utta la gioventù della Nazione.

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DIREZIONE GENERALE DI SAN ITA MILITAR E LABORATORIO DI CHIMICA BRO!\fATOLOfllCA ED APPLICATA

l CRISTALLI DEL BRODO CONCENTRATO por il dott. Romolo Cerrutl, ten. col. chimico-farmaci:;ta, di1·ettore

Il brodo concentrato di fabbxicazione militare così benevolmente ap prezzato, trascorso un certo tempo dalla sua preparazione, tempo che può variare da due a t re anni, dà origine alla formazione di cristalli più o meno abbondanti, talvolta in piccolissime quantità, spesso in quantità oonsiderevoli, che si possono agevolmente osservare in fondo ai recipienti sia sotto forma di croste od agglomerati cristallini, sia di cristalli isolati, perfetti e talvolta in forme singole relativamente voluminose. La presenza di queste forme crist.alline, da tutti notata e variamente discussa, a quanto mi consta non è mai sta.ta studiata dal punto di vista chimioo nè da quello relativo all'alimentazione. Nei frequenti collaudi a cui ho dovuto assistere non ho mai dato soverchia importanza a questo fenomeno; bo sempre pensato che fosse una necessaria oonseguenza di equilibrio fra i diversi sali di cui è ricco il brodo concentrato e dotato di una certa densità, ma che non avesse alcun rapporto collo stato di conservazione. D desiderio sempre in me vivìssimo di oonoscere la composizione chimica di questi cristalli e quello di ricercare le probabili cause di loro forma.zione per cause indipendenti della mia volontà non ho mai potuto soddisfare. L 'occasione mi si offerse in un collaudo, da me eseguito verso la fine del 1929 in cui tutte le boccette da me esaminate presentavano una oopiosa, cristallizzazione di cristalli per lo più grossi ed isolati. Il brodo in esame aveva quattro anni di data, perchè preparato verso la fine del 1925; fra le boccette ho scelto quelle in cui il fenomeno di cristallizzazione era più appariscente, con cristalli grossi ed isolati. Il brodo esaminato è stato riscontra.to perfettamente st-erile e di ottimi caratteri organolettici; accusava una leggerissima acidità ed aveva una densità. a 15° pressochè uniforme (da 1,082 a 1,0953); infine da ogni boccetta si estrassero in media circa gr. 0,90 di cristalli. I cristalli appartenevano al sist.ema romboedrico; la forma predominante era quella di un ottaedro con angoli diedri alternativamente smussati, ma si notarono anche belle forme di prismi allungati. Erano tutti limpidi trasparenti, incolori o leggermente giallognoli, insolubili in acqua, solubili in acidi minerali diluiti. Esaminati qualitativamente risultarono composti di ammonio e magnesio e di anidride fosforica oon traccie di cloruri. Data la forma cristallina e sopratutto la composizione, era facile arguire di essere in presenza di fosfato ammonico magnesiaco (MgNH4 P0 4 • 6 HtO).


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I CRISTALL.I D EL

BRODO CONCENTRATO

La. conferma di tale supposizione si è avuta colla det~rminazione quantitativa dei singoli componenti. Tenuto conto che da due mol. di fosfato ammonico magnesiaco (P.M. 245,36 x 2 = 490, 72) si ottiene per calcinazione una mol. di pirofosfato di magnesio (Mg,P 10 1 P.M. 222,72) cioè il 45.385 % del sale originale e che il fosfato ammonico magnesiaco presenta DE'i suoi costituenti le seguenti percentuali: p 206 = 28.9466; NH 3 = 6.9416; Mg = 9.908;

si sono eseguite tre distinte determinazioni per ogni componente coi seguenti risultati: P 20 6 -28.946 NH 3 = 6.95 Mg,P2 0 6 = 45,53

28.998 6.98 45.57

28.970 7.00 45.65

che corrispondono con leggerissimo eccesso a quelle sopra riportate, a causa della piccola perdita di acqua che si verifica per aumento di temperatura durante la polverizzazione dei cristalli. Accertata la costituzione dei cristalli, importava stabilire se il fosfato ammonico magnesiaco, che come è noto si forma specialmente in ambiente ammoniacale, poteva anche originarsi in un ambiente leggermente acido per acido organico. Partendo dal presupposto che la leggerissima acidità dovesse attribuirsi essenzialmente ad acido lattico, che come è noto è un acido predominante nella carne, ad una debole soluzione di quest'acido, quasi interamente neutralizzata con ammoniaca, bo aggiunto poco cloruro di magnesio e fosfato sodico. È ben vero che le condizioni dell'esperienza non potevano essere identiche a quelle che si verificano in pratica nel brodo concentrato, soluzione abbastanza complessa in cui la precipitazione dei cristalli si forma lentissimamente; ma era necessario a.ccertarsi se fosse possibile ottenere in quelle condizioni dei cristalli. Abbandonata a sè la soluzione, dopo due o tre giorni si ebbe la formazione di minutissimi cristalli, di forme cristalline diverse di quelle che si osservano nel brodo, ma tutt.avia costituiti da fosfato a.mmonico magnesiaco. Assodato questo punto importava poi stabilire, se gli elementi che concorrono a forma.re i cristalli si trovassero ancora presenti nel brodo ed in che proporzione. Non potevasi intanto escludere nel brodo la presenza di ammoniaca. sotto forma di sali organici od inorga.n ici od anche in combinazioni organiche, attesocbè il brodo è ricchissimo di questi composti (amino a.cidi, amido acidi, urea, ecc.) da cui deriva il suo valore alimentare. Identicamente si doveva pensa.re per l 'anidride fosforica di cui sono ricchi la carne e le ossa, e che passa in discreta quantità nel brodo. Non ('osi doveva trattarsi del magnesio, anzitutto percbè la carne e le ossa poco ne cont.engono, ed in secondo luogo percbè quest'elemento non


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l C.RI$TALL1 DEL BRODO CONCF.N'TRATO

potrebbe sussistere in presenza dei dne elementi sopracita,ti. Infatti le relative determinazioni banno confermate le mie supposizioni. I risultati analitici furono i seguenti: Ammoniaca da sali di ammonio ........ .. . Anidride fosforica ............. . ......... . Magnesio ...................... . ........ .

0,24% 0,11% assente

L'a,mmoniaca sotto altre forme era ancora copiosissima. Jl magnesio, preRente nel brodo all'atto della SUa preparazione,

era stato adunque completamente impiegato nella formazione dei cristalli. Le relative notevoli quantità di magnesio, che sono necessa,r ie alla formazione dei cristalli, non possono tutte pervenire dalla. carne e delle ossa che ne contengono in piceola quantità; era logico pensare che dovessero provenire da altra parte per ulteriori aggiunte. Ora si sa che al brodo concentrato si aggiungono notevoli quantità di sale comune, il quale a seconda. della sua provenienza o dal maggiore o minore grado depura.zione risulta più o meno impuro di sali di magnesio. Bisogna convenire che il sale adoperato in quella preparazione, che presentava cosi imponente il fenomeno della cristallizzazione fosse da. questo lato molto impuro. Se nella prepara.zione del brodo concentrato si usasse sale privo o quasi di sali di magnesio si avrebbe una precipitazione di cristalli piccolissima o quasi nulla., da sfuggire all'osservazione. Ad ogni modo da quanto è stato detto risulta in modo evidente l'impossibilità che nel brodo possano sussistere anche minime quantità di magnesio. Se poi questa assenza abbia, secondo le vedute moderne, qualche importanza è la. scienza biologica che lo deve appurare.


CASU ISTICA CLINICA ISTITUTO DI At\ATOMIA PATOLOGICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI FIRENZE D ir-ett orE> : prof. B. D-e VECCHI ('F:~THO OIAONO!:ITICO DELLA LEI:A CON1'H0 IL CANCRO

UN CASO DI CARCINOMA DELLA MAMMELLA MASCHILE per il d ott. Mario Morelli, ma,~~gi o r·e modit·o. n:<Si>lt l'ntc militare

I tumori della mammella maschile sono piuttosto rari: rarità relativa

paragonata al numero grande di tumori della mammella. femminile, ma formanti certo numero assoluto rilevante, se si considera il numero così grande di questi comt) ha. f~ttto osservare Pistoccl:ù. Se si scorrono le statistiche, si osservano però degli sbalzi fortissimi nella percentua lità, sicchè ad alcuni AA. essi apparvero addirittura. eccezionali, anche in statistiche fatte su si larga base d a non essere inficiate dalla causalità; Groenoug, Canning su 417 casi di tumori mammari femminili e Vander Veed su 103 casi, Of Jonas su 260 e Dennis su 166 non ebbero a riscontrare alcun tumore della mammella del maschio. H a.gedorn testimoniava che, in trent'anni di esercizio chirurgico nell'ospedale di Magdeburgo, non potè noverare che un solo caso di tumore mammario maschile. Franco nel riferire le statistiche degli AA. americani prospetta la possibi· Jità che si debba affermare uno stato d 'immunità di certe regioni a questa specie di tumori. Ottolia. riferendo le statistiche dell'Istituto di Patologia Chirurgica di Torino, porta l'alta percentualità dell'H % dei carcinomi mammari maschili su quelli femminili, mentre Fantino nella Clinica Chirurgica della stessa città, non ne trovò che un caso nel maschio su 228 d i donne. Bisogna allora pensare che le statistiche possano in certi casi da.re dei resultati abbastanza strani e contradditori. È però certo che la negatività assoluta. di certt> larghe statistiche lascia. alquanto perplessi stù suo significato. Citerò ancora la statistica. di Bussa.-Lay, che su 320 casi di carcinoma. del seno, raccolti dal materiale dell'Ospedale Civile di Venezia trova soli 5 ca-si insorti nel maschio, cioè il 2 %· Dal materiale d el centro ~anostico di Firenze della. Lega contro il cancro, annesso a questo Istituto, ho potuto t.ra.r re i seguenti dati: su 95 affezioni mammarie rappresentate clinicamente da. un tumore e di cui si è chiesto il respon.'3o microscopico, 93 erano affezioni insorte in donne e 2 sole in uomini. Furono riscontrati tumori maligni 54 volte cosl suddivisi: 40 carcinomi semplici; 4 ca.rcinOini scirrosi; 11 adenocarcinomi; 2 adenocarcinomi scirrosi. Furono riscontrati tumori benigni 27 volte: 3 adenomi; 5 fibromi; 19 ftbroadenomi. Furono riscontrati ancora: l mixoadenoma. ed mixoftbroadenoiilBt fra i t umori riscontrati in donne ; tumori questi che per il loro decorso clinico, stanno a cavallo tra l' una e l'altra divisione fondamentale. Otto volte fu-


UN CASO DI OA.BCINOXA DELLA MAIDIELL.A IUSOBlLE

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rono riscontrate affezioni non di natura. neoplastica, ma semplici sclerosi, esiti di mastiti, ecc. Noterò inoltre che una sola volta. al carcinoma della mammella si associava. un processo di tubercolosi caseosa.. Di due casi di tumore riscontrati in maschi, uno era un mixoadenema (1), l'altro un carcinoma.. I tumori maligni della mammella. maschile sono di gran lunga più frequenti di quelli benigni, e quello che impera. è il carcinoma., essendo addirit· tura rarissimo il sarcoma.. Nella. statistica. di Palermo, nell'ampia. monogra.fìa. sni tumori della mammella. maschile, enumera. 649 ca.rcinoini contro 24 soli sa.rcoini, 26 ftbroini, 22 adenoiDi e fibroa.denoini, 9 cistoa.denoini, 7 angioini, 5 lipoini ed uno per ciascuno delle voci mixoma., IDioma., eccondroma.. D'Alessandro, mentre spiega. la scarsa. frequenza. dei tumori mammari m.a.schili con lo stato di atrofia. dell'organo non soggetto a. funzioni, come quello della. donna., onde difficilmente sarebbe raggiunto da. stimoli abnormi, causa della trasformazione blastomatosa, spiega. altresì con questa. mancanza. di funzione, gli scarsi poteri inibitori, per cni la. risposta. agli stimoli ab· normi sarebbe esagerata, si da. dare ai tumori ivi insorti, piuttosto un andamento ma.ligno che quello benigno. Pistocchi spiega. ciò col fatto che, essendo la. mammella. un derivato della pelle, embriologicamente parlando, i tumori della. mammella. avrebbero il medesimo andamento dei tumori della. pelle, nella. quale sono più frequenti i tumori maligni che i benigni: e colla minor evoluzione del tessuto ma.mma.rio maschile, quasi che quest'organo atrofico e meno evoluto do· vesse mantenere maggiori proprietà dell'originario tessuto cutaneo, spiega. la relativa. benignità di questi tumori di fronte alla. malignità. dei tumori mammari femminili. Lo stesso A. fa. notare che anche nella. femmina i tumori maligni della mammella sono più frequenti che i tumori benigni. Dalle cifre che io ho potuto portare nella donna il tumore maligno rappresenta. esattamente il doppio del tumore benigno; nel maschio invece le statistiche dei va.rii AA. portano cifre assai basse, si da. considerare la. grande rarità dei tumori benigni m a.schili, ciò che denota. che l'organo ai comporta. in modo assai diverso nei due sessi di fronte alle cause blastoma· togene. I dati desunti dall'attività di questo centro diagnostico confermano una certa rarità. dei tumori mammari maschili. I casi però oggetto di pubblicazione sono molti, e sarebbe forse inutile aggiungere questa nota. se non vi fossero, nel caso in esame, particolarità ana.tomo·patologiche e cliniche lo rendono alquanto interessante. Si asserisce che il carcinoma della mammella maschile ba. nn decorso piuttosto benigno per la. lentezza del suo sviluppo, perchè spesso riveste la forma. del carcinoma scirroso, nella. quale l'abbondante tessuto connettivo tiene, direi, a. bada il propagarsi del tessuto neopla.stico, scarse e torpide (l) n mlroadenoma era insorto da alcani anni con aocrescilllento primo. lento e pot B888.J rapido iD UD ~bJo che, all'atto dell'operazione, aveva 61 annJ. Il tumor e aveva raggiunto un Tol1lme enorme ed un peso di pio di 2 chUogramn.ù e o.veva dato un certo grado di marasma. Il t.euto mlsomatoso prepondbro.Ta sugli altri. l - Giornale dC med!cin<J m4ftorw.

r.,


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UN O.A.SO DI CAB.CINOKA DELLA HAYMEI I "

l\lASCHILE

sarebbero le meta.sta.si, meno frequenti le recidive, meno accentuati i fenomeni di coohessia. Si avrebbe quindi in questi tumori un'accentuata. benignità, nei numerosi gradi che possono farsi nella. valutazione della. malignità dei tumori in generale. L'apprezzamento di quel complesso di fenomeni che denotano la. malignità o la. benignità clinica. di un tumore, che in parte si discosta. dalla semplice va.luta.zione anatomo-pa.tologica., è troppo importante perchè non debba. essere valutata. a. dovere di ciascun tumore, se si considera. che da. questa. valutazione scaturisce la. precocità o meno dell'intervento, la. maggiore o minore a.mpiezza. di questo. L'a.vere osservato un caso di ca.rcinoma. della. ma.mmella. ma.schile a rapido decorso e di estrema. ma.lignità xni ha. spinto a. compila.re questa. nota.. G. G. P., anni 62, benestante - Firenze.- L'anamnesi è negativa. da.lla.to ere. ditario, specie circa. l'eredità neo plastica. L'a.. ba. sempre goduto ottima salute, n ega la lue. Non ha. avuto t raumi nella regione mailll'llaria.. Nel giugno del decorso anno si accorse di un gonfiore all'avambraccio ed alla mano sinistra che gli procurava un leggero senso di molestia.. Lo stato generale ai conservava buono, non aveva notato alcun dimagrimento, nè alterazione della cenestesi. Ricorse al medico curante, il quale constatò, oltre un edema molle dell'avambraccio e della mano sinistra, molto MCentuato, tumefazione di varie ghiandole ascellari, alcune del volume di una mandorla, ed altre piccole ghiandole nella regione sottoclavicola.re sinistra. Andando a rintracciare con un esame generale la causa. di tali manifestazioni, il medico constatò che il capezzolo sinistro presentava una evidente ombelica.tura.. Al di sotto del capezzolo constatò un nodulo del volume di una nocciola aderente al capezzolo poco spostabile sui tessuti profondi. Nell'insieme, la. mammella non era però sporgente più della destra. La mammella destra non presentava anorma.lità. di volume. Indagando l'inizio dell'alterazione, l'a . dichiarò che aveva notato da forse due mesi che il capezzolo si era. retratto, ma. non ci aveva. fatto alcun caso, perchè n essuna. sensazione dolorosa. o comunque spia.cevole aveva attratta la. sua. attenzione, nè si era. accorto di una nodosità. sottostante al capezzolo. Fu fatta diagnosi di carcinoma. della mammella con meta.sta.si ed il 14 giugno 1930 fu sottoposto ad intervento operativo colla. più larga asportazione dei tessuti molli della regione mammaria., compresa una gran parte dei muscoli pettorali e con svuotamento del cavo ascellare. Dopo l'intervent-o, alla distanza di un mese circa, si era. costituita una placca. sottocutanea più ampia di una. mano nella regione sottoclaveare sinistra., a rapido accrescimento di consistenza. coriacea, un'altra zona del medesimo aspetto in corrispondenza. dell'ipocondrio sinistro ed un'altra. ancora più piccola. alla regione scapolare dello stesso lato. Fu sottoposto a cure ra.diotera.piche che determinarono nn arresto ed un forte regresso delle 1-one infiltra.te. Successivamente però si costituì ancora durante la. cura. ra.diotera.pica, un versamento pleurico sinistro, interpretato quale espressione di un fatto meta.statico, probabilmente pleurale, m entre lo stato generale andò assai decadendo, finchè decedeva nella. propria abitazione il lO novembre con morte quasi improvvisa.

Esame del pezzo operatorio. - n pezzo operatorio rappresentato da un largo tratto della. regione mammaria compreso gran parte det muscoli pettora.li e le ghiandole ascellari. n capezzolo è retratto, come introflesso insieme a.lla parte più centrale dell'areola ma.m.maria. ed infossato a. guisa di una scodelletta. I tegumenti sono integri senza ulcerazioni. Il capezzolo e l'areola sono aderenti ad un nodo duro sottostante del volume di una grossa nocciola. Sezionato il capezzolo al centro ed insieme i tessuti profondi, si constata che al di sotto del capezzolo stesso esi.st.e, un nodulo irregolarmente cubico di colorito biancastro che tiene luogo della ghiandola. mammaria ed è di consistenza parenchimale. Dal taglio del nodulo fuorie.<:~ce scarsa. sostanza biancastra., densa. n nodo quasi cubico ha la dimensione di circa. cm. 2 per lato; da. questi si dipartono in modo centrifugo delle propaggini, dei prolunga-


UN OA.SO DI OAROINOM.A DELLA JtUM:HELLA !I.ASORJLE

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menti sottilissimi a guisa di radici che si approfondano nel tessuto adiposo e sulla fascia superficiale dei muscoli pettorali che non sono però invasi. La. pelle non appare compresa nella neoplasia. I gangli ascellari sono alquanto ingrossati, raggiungendo a lcuni il volume di un fagiuolo, altri quello di una mandorla., ma. più che il volume, colpisce la loro durezza ed il colorito biancastro e bianco-grigiastro al taglio. La. parte centrale del pezzo diviso a tutto spessore comprendendovi il capezzolo coll'areola e il sottostante tumore vengono fissati metà in alcool, metà in formalina e cosi sezionati con tagli normali allA. superficie cutanea per constatate i rapporti del neoplasma. con i tegumenti e cogli eventuali residui della gh.iandol3 mammaria. Dissecando la cute dal grasso sottostante si constata che i sottili prolungamenti biancastri di aspetto neoplastico già. menzionati, si continuavano a raggiera. nel grasso sottocutaneo alcuni raggiungendo il limite del taglio chirurgico e verso le ghiandole ascella.ri. Vengono perciò prelevati per l'esame microscopico anche varii pezzetti di cute sul taglio chirurgico ove si vedevano tali prolw1gamenti.

Esame microacopico.- L 'epitelio in corri.s pondenza del capezzolo e dell'areola non presenta alcuna alterazione; ~li zaffi epiteliali fra le pa.pille del derma sono di volume e con disposizioni normali. Al margine dell'areola qualche ghiandola sebacea intorno a lla sezione di un pelo. Esse sono molto scarse come scarse sono le ghiandole sudoripa.re, ma. nè le une, nè le altre presentano alterazioni. Nel sottocutaneo s'incontra un ricco strato di fibre muscolari lisce foggiate a lamine, a fasci, decorrenti in senso radiale e circolare interpolandosi fra i galattofori: è il cosidetto muscolo mammario che è qui particolarmente sviluppato. Fra questi fasci muscolari incomincia l'invasione neoplastica. I fascetti muscolari sono dissociati da file ed accumuli di cellule neoplastiche. D nodo neo plastico è rappresentato dalla ghiandola m.am.maria la quale è pre.<;sochè totalmente ed \miformemente inva..c;a dalla neoplasia ed aumentata di volume. Il tumore non presenta una capsula, solo a ll'esterno è fasciato in alcuni tratti da. tessuto fibroso senso con qualche dotto galattoforo. Questa apparente capsula è il residuo dello strato più esterno del corpo ghiandolare. La. piccole. massa neoplastica. è solcata. dai condott.i escretori ghiandolari accompagnati da connettivo fi. broso in parte invaso da cellule neoplastiche. Tra gli elementi della ghiandola mamma.ria, rappresentati dai dotti escretori, si è impiantato il neoplasma. utilizzando l'impalcatura ghiandolare come da proprio stroma.. D tessuto neoplastico è rappresentato in qualche punto da minuti alveoli SO· lidi formati da poche cellule poliedriche a stretto contatt-o, a lveoli limitati da delicate fibre e cellule connettivali. Questa struttura ad a lveoli solidi è solo scarsamente rappresentata, mentre una gran parte del neoplasma. è formata da. file di cellule appoggiate su scarso connettivo che anastomizzandosi tra loro formano delle aree che s'interpongono irregolarmente tra gli elementi ghiandolari e vascolari preesistenti, invadendo anche l'avventizia dei vasi ed il connetivo che accompagna i dotti. Spesso le cellule tumorali appaiono a gruppetti di due o tre, più spes.c;o ancora. cellule isolate senza ordine, nè disposizione alcuna., si trovano in mezzo ad una tenue impalcatura connettivale. Le cellule neoplastiche sono di vario volume, ora piccole, ora quasi gigantesche; hanno fondamentalmente forma. poliedrica. ove sono tra loro a contatto, spesso globose o addirittura irregolari se isolate; corrispondentemente a. ciò, il protoplasma è ora ampio, ora più scarso, in genere è ben colorabile coi colori acidi; spesso nelle cellule anche quelle isolate appaiono vacuoli più o meno grossi. Alcune cellule acquistano volume gigantesco con un nucleo lobato vescicolare e nel protoplasma. presentano grossi vacuoli. ' Sottili file di cellule neoplastiche si insinuano nelle maglie del tessuto grassoso formando una delicata rete in mezzo alla. quale persistono incluse cellule grassose. Nel mezzo a queste sottili gittate è dato di vedere un va.sellino liniatico ripieno di cellule neopla.stiche, ma numerose son pure ai margini della neoplasia., le lunghe travate di cellule neopliiStiche che a fila indiana invadono il tessuto grassoso per continuità.. n tes&uto ospite d i queste gettate non sembra. affatto reagire; solo più tardi in


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UN OASO DI OARCINOXA DBLLA XA.'4 KELLA XASCJIILE

mezzo alle cellule si vedono apparire delle cellule connettivali che scompaginano le file tumorali e sembrano arruffarle. Molta parte del tumore è cosl costituito, non da zaffi o da file cellulari, ma da cellule di tutte le forme e dimensioni isolate t ra loro in una sca rse. trama disordinata di cellule e fibre connettivali che forma il tessuto di sostegno del tumore, mentre la trama più grosolana rappresenta il residuo della ghiandola. mammaria coi suoi dotti e cogli elementi vascolari e parte del suo tessuto fibroso. I condotti galattofori sono scarsi, poco ramificati, decorrono quasi rettolinei nel contesto del neoplasma. Il loro calibro è a.ssal uniforme, n on si trovano dilatazioni vesoicolari o cistiche. In molti di questi l'epitelio ehe ne riveste la cavità è cilindrico polistratifìca.to, e sotto ad un primo strato cilindrico si affollano cellule cubiche ed appiattite. Nel lume pochi residui granulari, molti globuli rossi, qualche cellula desquamata. Non si riscontrano formazioni paragonabili agli acini ghiandolari della mammella femminile.

Non si rintracciano fenomeni infiammatorii intorno ai dotti ghiandolari. I pezzet ti di cute prelevati ai margini del taglio chirurgico ed in altri punti ove apparivano nel sottooute dei sottili filamenti bianca.s,tri, presentano quest'aspetto. Nel tessuto grassoso sottocutanoo intorno ad un va.qellino linfatico, t rombizza.to da cellule neoplastiche, si diffonde una rete di cellule tum.ora.li. Le ~hia.ndole linfatiche a.~ellari sono quasi completamente invase da. t-essuto neoplastwo, il tumore prende in parte l'aspetto alveolare più caratteristico di q uello che s i trova nella stessa ghiandola mammaria; ma. anche in queste metastasi accanto agli alveoli si trova la medesima costituziom~ descritta sopra nel nodo primitivio: file cellulari e cellule isolate spesso ~gantesche, che non costituiscono nell'insieme formazioni morfologicamente definite.

Siamo dì fronte a un tumore la cui epoca d'insorgenza ci è ignota, perchè il paziente avverti solo l'edema del braccio per i disturbi del circolo linfatico indotti dalle metastasi ghiandolari sottoascellari e dalla di.ffusa conpromissione della rete linfatica cutanea, che determinò, dopo l'intervento, l'insorgenza delle larghe placche cutanee neoplastiche. Non avverti invece disturbi locali. Questo fatto è insolito nei tumori mammari maschili, perchè la costituzione della regione mammaria del maschio, anche se eccezionalmente adìposa, come non era nel caso in esame, è tale che rivela subito ogni alterazione dì volume e dì forma. n fatto dì un t umore mammario del maschio passato cosi inosservato è tanto più notevole in quanto il portatore apparteneva ad una classe elevata nella quale tutti gli atti che costituiscono la cura della propria persona, potevano concorrere a scoprire questo fatto anormale. Fu notata bensl la retra.zione del capezzolo due mesi avanti alla constazione clinica del neopl.a&ma, non la sua massa che non dava luogo a sporgenze e si annidava nel sottocutaneo. Questo fatto ci fa considerare quanti tumori mammari nella donna non rimangono per più lungo tempo ignoti, a.ffondati nel più ricco tessuto grassoso della regione e nel contesto della massa. Jllaìmmaria. n tumore, dato il piccolo volume e la sua costituzione morfologic.a, è da ritenere che sia di recente insorgenza. È infatti un piccolo nodo, non scirroso che microscopicamente presenta poco stroma, ma che ha una grandissima tendenza a diffondersi con rapidìtà. Questo è dìmostrato anche dall'andamento clinico, in quanto, ancorchè dì piccolo volume, ha già dato cospicue metasiasi ascellari ed una rapida diffusione alla pelle in regioni anche lontane del sottocutaneo.

·- .,


UN OASO DI OA.ROINOMA DELLA llolAlillMF.LLA MASCHILE

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È un tumore quindi di un'estrema malignità, ciò che rilevaai anche dall'esame microscopico; quelle file sottili che infiltrano il tessuto adiposo, seua che da parte del tessuto ospite vi sia un precoce tentativo di delimitare ed ostacolare l'invasione neoplaatica è un aspetto che non può concepirsi senza una rapida ditlusione. Per quanto non ci sia possibile conoscere l'inizio del tumore, dal piccolo volume, dal modo di diftondersi, dal fatto che da forse due mesi avanti si era stabilita una certa retra.zione del capezzolo, non darei al tumore una epoca d'insorgenza superiore ai quattro mesi avanti la constatazione clinica. L'insieme del quadro anatomo-patologico e clinico denota una malignità non comune a verificarsi nei tumori della mammella. maschile. Ma sul modo di diffondersi di questo tumore è necessario portare la. nostra. attenzione. È discUBso ancora come avvengano le metasta.si a di· stanza nei earcinomi, ed al concetto classico che imputa a. cellule isolate trasportate dalla corrente linfatica e che si annidano e proliferano a distanza sta il recente concetto di Handley, seoondo cui le metasta.si si compierebbero sl per la via. dei linfatici, ma non già per trasporto di cellule isolate nella corrente linfatica., ma per una. proliferazione ininterrotta. per continuità nell'interno e successivamente all'intorno dei vasi linfatici stessi. Il vaso Unfatico dal carcinoma primitivo alla sede della metasta.si sarebbe un tubo solido trombizzato da cellule neoplastiche e non un semplice trasportatore delle cellule meta.statizza.ntesi. In questo cordone neoplastico apparirebbero a tratti delle interruzioni quando le cellule neoplastiche degenerino, ed il vaso linfatico sia ridotto ad un tratto fibroso, ciò che non permette la constatazione della continuità del processo. n caso sembra confermare in modo abbastanza chiaro le idee di Handley. Già ma.croscopicamente si constatano sottili tralci biancastri che si dipartono dal tumore in tutte le direzioni, sino alle ghiandole ascellari ed all'esame microscopico si vedono formati da. un va.sellino linfatico trombizzato con all'intorno la proliferazione neoplastica; e ciò per lunghi tratti in modo continuo con tagli eseguiti a diverse altezza. Se questo si è potuto trovare anche ai limiti del taglio chirurgico, ciò spiega. come subito dopo l'asportazione del tumore primitivo si sono potute riprodìlll'l'e quelle amplie placche metastatiche sottocutanee. Questo modo di diffusione per continuità ci spiega meglio la formazione delle metastasi nella regione ipocondriaca, più che con un'ipotetico trasporto di cellule per via retrograda, a ritroso della corrente linfa.tica. Se non è esclusa l'altra modalità di un trasporto isolato di cellule per via linfatica, in questo caso i lunghi tralci costituiti dai vasi linfatici, trombizza.ti neoplasticamente, sembrano dimostrare le idee di Ha.ndley ed io ritengo di potere asserire che questa modalità di diffusione, sia. più frequente a constatarsi di quanto comunemente non si creda. La difflll8ione in larghi pia.stroni che si sono costituiti dopo l'intervento, sebbene arrestati nella loro propagazione daJla radiumterapia, ricordano assai dappresso il cancro a. corazza dei francesi, che però è attribuito al cancro scirroso (Kaufmann) mentre questo era una forma. di cancro molle. L'intima costituzione del tumore presenta qualche particolarità degna. di nota.. A quale forma. di carcinoma è da riportarsi questo tumore t Se qualche raro aggruppamento solido di cellule può far pensare a.l


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UN CASO DI CA RCINOMA DELLA l'dAMJIIELLA lllASOJiiLE

carcinoma alveolare, qll8o8i a. somigliare più dappresso la struttura della. ghiandola mammaria., la. costituzione a file cellulari e a gruppetti oo lo potrebbero far r avvicinare al cancro scrirroso, ma. qui abbiamo uno scarso connettivo, poco ricco di fasci e più ricco di cellule, al quale più che servire da sostegno al tumore, si trova disordinatamente in mezzo alle cellule neoplastiche. La. costituzione morfologica. è perciò assai differente dai più comuni carcinomi mammari e si identifica. con quella. forma che Delbet descrive como carcinoma. a cellule indipendenti, raro a riscontra.rsi nell'uomo e non molto frequente nemmeno nella. donna. anche per quanto desumo dai reparti di questo centro diagnostico. Delbet attribuisce a questa forma. la. massima malignità, perchè sarebbero perse le proprietà, secondo lui, fondamentali delle cellule costituenti un tessuto normale, sia nei riguardi della unione reciproca (coerenza), sia rispetto ai tessuti di sostegno (aderenza). La malignità di questa forma di tumore e la sua. morfologia si inquadra con i concetti di Rubens Duva.l che vede nella maggiore o minore organizzazione del connettivo intorno a.l neoplasma, uno stato di maggiore o minore « compensazione >> fra. tumore e tessuto ospite, compensazione che rappresenterebbe il resultato della difesa. più o meno valida dell'organismo. In queste forme di carcinomi a. cellule indipendenti lo scompenso sarebbe al massimo grado spiccato e dimostrerebbe il fallimento di questi mezzi di difesa. Questi concetti generali sulla relazione fra. aspetti morfologici e malignità del tumore troverebbero conferma anche nel presente caso. Woglom però nega che l'organismo ospite di un tumore si difenda dall'invasione di questo con reazione specifica del connettivo come contro un germe; anzi fa osservare che il tessuto su cui si impianta un tumore ne favorisce l'accrescimento fornendogli vasi e tessuto di sostegno, e la reazione che il tessuto connettivo manifesta. intorno al tumore avrebbe lo stesso significato di quella reazione che insorge intorno ad un corpo estraneo. P escatori, iniettando filtrato di tumori maligni umani in animali da esperimento, ottenne delle reazioni che crede possano essere interpretate come reazioni aspecifiche ai prodotti anormali del metabolismo delle cellule neoplastiche. Forse nel caso in esame l'aspetto morfologico più che alle ipotetiche reazioni dell'organismo contro il tumore secondo i concetti sopra espressi è determinato dallo stesso modo di diffondersi. Le cellule cancerigne si vedono giungere nel tessuto invaso sotto forma di sottili colonne, senza che intorno si formi alcuna reazione, att a a delimitare le nuove gettate. Si forma cosi una rete a maglie irregolari che delimitano aree di tessuto connettivo: quando questo, in secondo tempo, lentamente prolifera, dà luogo a quelle cellule connettivali che scompaginano ed isolano fra loro le cellule carcinomatose. Ho fatto notare la retrazione molto accentuata del capezzolo che è un sintomo molto appariscente, ma poco frequente a verificarsi nei tumori mammari maschili (Speed) e se mai non di precoce manifestazione; sintomo che non è proprio delle affezioni neoplastiche, potendosi detemlinare anche negli esiti di affezioni flogistiche ove vi sia una secondaria retrazione dei tessuti. Esso viene spiegato colla infiltrazione carcinomatosa che .subì-


UN CASO DI CARCINOMA DELLA MAMMELLA !olASOBILE

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scono le regioni circostanti al capezzolo che si rendono cosi più sporgenti, mentre il capezzolo è tenuto fisso dai dotti escretori (Konig) oppure dalla retrazione che subiscono questi dotti in un ca.ncro retra.ente che ne infiltra. la radice, ed è tanto più evidente qua.nto maggiore è il gra.<sso sottooutaneo. Colla mancanza del grasso sottocuta.neo nel maschio, Pistocchi spiega anche la frequente mancanza. del fenomeno della. «pelle a buccia d'arancia ». Forse i meccanismi della retrazione del capezzolo sono molteplici, nè quelli sopra citati si attaglia.no al caso in esame, perchè il cancro non è scirrosi e retra.ente, ed i1 grasso sottocutaneo non è abbondante, come può aversi nella donna; mentre le parti intorno al capezzolo non sono infiltra.te, da sovrastare e sporgere sul capezzolo, perchè il nodo neoplastico riaiede proprio sotto al capezzolo stesso e a parte dell'areola che aono scavati a gu.iaa di scodelletta. I tuboli non sembrano aver subìto uno stiramento ed una sofferenza degli epiteli, e non appare chiaro come questi tubi possano, in questo caso, aver provocato l'inversione del capezzolo. Ci pare invece di dover portare l'attenzione sulle condizioni del muscolo mammario. Ricordo appena che esso è formato da fasci di fibre muscolari liscie decorrenti parti in senso circolare, parte in senso radiale, e che mentre le prime corrugano il capezzolo, sì da renderlo più sporgente, le altre lo spianano; sono quindi tra loro antagoniste. I fasci radiati decorrono profondamente nel connettivo sottocutaneo e prendono più o meno diretta aderenza. coi tessuti che involgono la mammella. D tumore in esame si è sviluppato nel corpo mammario, spostando centrifngamente il suo involucro, ma infiltra.ndo anche i fasci del muscolo mammario che ne sono fissati dall'invasione neopla.stica e spostati nella loro inserzione. ll tumore agendo come un cuneo slarga in tutti i sensi il corpo mammario, venendo così a stirare i fasci muscolari radiali. Con questo stira.mento sul muscolo radiale, ritengo sia spiegata l'introflessione del capezzolo in questo caso. La trazione dei condotti galattofori potrà avere la sua importanza nel determinismo di questo sintomo nei grossi tumori, specie della mammella femminile e specialmente se scrirrosi, nei quali la trazione e lo spostamento sono possibili in mezzo ad un tessuto grasso, ma non lo può avere in questo tumore cosi limitato di dimensioni e non scrirroso. AUa funzione del muscolo mammario si è qui sostituita una trazione patologica. Occorre poi indagare se si può stabilire quali possano essere state le condizioni preesiatenti della mammella, e se sussisteva alcuno di quei fatti ohe secondo varii AA. rappresentano il substrato o il momento etiologico dello sviluppo del carcinoma. Alcuni AA. prendono in considerazione la polimastia, riportando la genesi del tumore alla teoria del Durante-Conheim. Pistocchi, riportando la statistica di Bruce, osserva. che essendo la polimastia. più frequente nell'uomo (9 %) che nella donna (4 %), dovremmo avere più tumori nel maschio che nella femmina. Viene però fatto di notare che una mammella soprannumeraria. non può essere considerata alla stessa stregna. di un germe disperso in altro organo, come in modo caratteriatico avviene per i germi delle capsule surrena.li, in quanto il tessuto aberrato subiace le influenze del t essuto ospite che pos-


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sono influire sulla sua evoluzione neoplastica. N elle mammelle sopra.nnnmerarie invece i rapporti che esse prendono coi tessuti vicini sono identici a. quelli che si riscontrano nella. mammella normale, anche se la dislocazione sia distante dalla sede anatomica. Esse rappresentano in fondo un organo in miniatura ed il più spesso atrofico. È piuttosto da considerarsi, specie per il carcinoma. mammario femminile, quei lobi ghiandolari che si riscontrano lnngoi normali prolungamenti del corpo mammario, e che possono considerarsi aberranti, quando abbiano perso ogni connessione col corpo mammario, si che la risposta agli stimoli fisiologici che vi arrivano, non possono esplicarsi per la mancanza. delle vie di escrezione. Questi lobi aberranti sono sovente sede dii tumori benigni o maligni, anche secondo i reperti di questo centro diagnostico. Di fronte a queste aberrazioni macroscopiche, che in questo caso sono fuori causa., sta. piuttosto l'aberrazione di. elementi cellulari o di gruppi cellulari secondo la teoria di Durante-Conheim che non possono essere dimostrati, ed in tal senso pel distacco di cellule dalle normali connessioni, potrebbe agire anche il trauma, la cui correlazione clinica come causa. oncogena appare in molti casi evidente. Da. varii AA. è stata prospettata. l'ipotesi che la ginecoma.stiia sia la base sulla quale si svolge il carcinoma mammario quasi per farsi una ragione come 1m organo atrofico e privo di funzione, possa essere sede di una malattia neopla.stica. Infatti una. correlazione ormonica e flillzionale fra testicoli e mammella., analoga a quella tra ovaia e mammella è comprovata: basta citare quelle transitorie riaccensioni di accrescimento che costituiscono la: ma8tite degli adolescenti il cui significato è piuttosto oscuro, e le ipertrofie ma.mma.rie (ginecomastia s.econdaria) che succedono alla castrazione ed alle malattie dei testicoli (Lannelougue, Charcot, ecc.). Alquanto più strana. è la ipertrofia. mammaria unilaterale ed omologa, secondaria ad emicastra.zione, o ad una malattia unilaterale distruente il testicolo. (Lannelougne, Binaud, Gruber, ecc.). Quest'ultimo fatto sembra non già in correlazione ad uno stimolo ormonale, che dovrebbe agire su entrambe le mammelle contemporaneamente, ma. bensì in relazione forse ad un collegamento simpatico. È a notarsi a. tale riguardo l'osservazione di d'Alessandro, nel cui caso un tumore benigno insorto prima. da un lato e successivamente dall'altro, era. accompagnato da dolori nella mammella affetta durante il coito. Poichè tumori della mammella insorgono intorno ai 60-70 anni, si è voluto vedere nell'atrofia dei testicoli uno stipolo alla prolifera.zione neoplastica della mammella. Sta però il fatto che alcuni casi si sono presentati anche in individui giovani nei quali era. a presumerai, sebbene non dimostrata, lilla normale funzione testicolare. La ginecoma.stia dei cirrotici epatici, attribuita da Silvestrini alla eccitazione prodotta. nella. ghiandola da sostanze di provenienza portale, non elaborate nel fegato e giunte alla mammella. per le vie venose collaterali, è da Corda attribuita alla ginecomastia secondaria alle lesioni testicolati, dovuta alla cachessia cirrotica. M. Levi in recentissimi studi sulla. ginecomastia compiuti in questo Istituto e i cui resultati sono in corso di pubblicazione, afferma che in certi casi la ginecoma.stia è identica nel reperto istologico al fibroadenoma


UN CASO DI OABOINOJIA. DELLA VAMJIELLA XA8CBILE

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o alla. rara forma. di adenoma. puro della. ghiandola. ma.mma.ria. maschile (Cima.roni) e che la. distinzione fra ginecomastia. e tumore benigno in casi intermedi è pnra.mente artificiale. Secondo questo autore la ginecoma.stia. non è da. considerarsi una. lesione puramente mammaria. ma. una. sindrome complessa. ove sono constatabili oltre le lesioni del testicolo quelle di altre varie ghiandole a secrezione interna. e del fegato, ecc. La. gineoomastia. sarebbe quindi secondo questo autore il manifestarsi di una specie di ermafroditismo latente, congenito che si rivelerebbe in rela.zioni alle alterazioni testè dette. Palermo, considera la. mammella maschile come organo a. secrezione interna., con azione ormonica. sinergica coi testicoli, e ammettendo un rapporto tra. la. supposta. secrezione interna. e lo stimolo genitale riflesso, è indotto a credere che questo stimolo possa. costituire uno dei momenti etiologici del tumore mammario. P:istooohi afferma che nei casi di tumori insorti in ma.mmelle precedentemente ginecomaste, non si trattava. di ginecoma.stia. vera, ma di un ingrossamento della mammella. avvenuto nell'età avanzata, quando esse erano state per ·un sl lungo periodo di tempo silenti. Si tratterebbe in questi casi, nemmeno di ginecomastia secondaria, ma. bensl della forma. di filwomawBi mammaria àiffuaa descritta. da. Virchow, P:istocchi con Bertel, Consten, ecc., avvicina. la .fibromatosi mammaria alla malattia. del ReelU8 e anche l'iperlrofia prorenchimatoaa aenile di Bloogdood che come questo A. aveva. affermato, sarebbe il primo stadio della malattia. cistica. stessa.. Cima.roni considera. la. malattia cistica. già di natura neopla.stica., come un cistoa.denoma con Leser, Warren, Schimnelbusch ed a.ltri. Come nella. donna si verifica a.lla menopausa una. proliferazione negli epitelii che per degenerazione porta. alla formazione della malattia cistica, e successivamente, del cancro se la. neoformazione non s'arresta, nell'uomo a.l momento della senilità, colla. cessazione della funzione testicolare, si avrebbe un analogo risveglio degli epiteli mammarii, e quindi formazione della. fibromatosi mammaria., la cui differenza. dalla. malattia del Reclua non sarebbe in fondo che la piccolezza. delle cisti. D'Alessandro e Bussa-Lay ammettono la relazione tra malattia o senescenza. dei testicoli, ginecomastia. e carcinoma. mammario: per Pistocchi i termini sarebbero diversi e cosi succedentisi; senescenza. testicola.re, fibroma.tosi mammaria (che tien luogo della. malattia. del Reelua) carcinoma. mammario. Ma i casi di tumori mammari insorti in uomini abbastanza. giovani nei quali non sono dimostrate lesioni testicolari, sono molti, e d'altra. parte i tumori mammari insorgono come gli altri in uomini di età avanzata in cui l'atrofia dei testicoli è un fatto fisiologico, ed in ogni caso occorrerebbe valutare ancora quanto lo stato di atrofia dei testicoli sia. imputabile alla eaohessia ca.ncerigna, piuttosto che l'atrofia. testicola.re avere avuto influenza snllo sviluppo del neoplasma.. Da. questo punto di vista., mentre non è possibile indagare sulla. funzione o sullo stato testicolare del mio caso, si può riconoscere che nessun fatto di fibromatosi rnamma.ria. è riconoscibile all'esame microscopico, e perchè i dotti non si presentano dilatati a mò di cisti. Anzi, trattandosi di un tumore cosi piccolo ed a rapido accrescimento, la. figura. dello stato della mammella precedente alla trasformazione neopla.stica. ce lo rappresentiamo


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UN CASO DI CARCINOMA DELLA. MAMMELLA MASCHILE

benissimo. Non vi sono dilatazioni secondarie dei dotti dovute a compresaione, nonostante che tra essi sia proliferato il tumore. E nemmeno è dato di riscontrare vicino ai dotti, formazioni ad acino, simile all'aspetto della mammella femminile, ciò che porterebbe ad ammettere una. ginecomastia. precedente. Non è del resto univoco il modo di rappresentare la. costituzione norsiologica. della. mammella maschile, che se per alcuni anatomici essa è costituita da dotti escretori e da piccoli acini ghiandolari, del tipo verginale, per altri il tessuto mammario si limiterebbe ai condotti escretori. Dalle ricerche microscopiche nel caso nostro si può negare che si si& avuto un precedente stato di ginecomastia e di fibroma.tosi mammaria. n tumore sezionato quasi tot~l:mente nei diversi piani, mi ha fatro escludere che il carcinoma. sia.si originato dalle ghiandole sudorifere o da. quelle seba.cce della mammella come riscontrarono Cima.roni ed altri. Considerando che una proliferazione epiteliale anomala., ho potuto riscontrare nei dotti ga.lattofori, che vicino a. questi si trovano dei piccoli alveoli n~pla.stici, ritengo che questi dotti siano stati sede primitiva del processo carcinoma.toso, riprendendo dall'embriogenesi un'attività formatrice di epitelio simil ghiandolare che, nella. tumultuosa. moltiplicazione neoplastica., ha dato luogo alla. formazione di cellule embrionarie indifferenziate coll'aspetto del carcinoma. a cellule indipendenti. In genere si afferma che il ca.rcìnoma mammario masclùle ha un decorso più lungo, perchè l'aumento di volume è più lento, anche perchè il carcinoma si manifesterebbe prevalentemente in forma scirrosa; che le recidive sono più rare e più tardive che nella. donna (Speed-Jamamoto). Nel caso di Bussa,-Lay (caso 2°) in sei mesi di decorso il carcinoma. alveolare aveva acquista.to la grossezza di una mela, ed aveva già dato grosse metastasi ga.glionari. Il caso 3° del medesimo A., ha pure un decorso notevolmente maligno, ed una larga. diffusione metastatica nel giro di quattro mesi. Tale il caso l o di Franoo, in sette mesi con lU1 accrescimento dapprima. lento e poi rapido dopo un trauma, si ebbero meta.stasi numerose, ancorchè il carcinoma fosse scirroso. D caso 6° dello stesso A. ebbe pure un notevole sviluppo in meno di dne mesi e si costruirono metastasi; cosi. pure il 7o in cui ad accelerare il decorso e l'ulcerazione valse l'ustione provocata dall'applicazione di pece bollente come terapia familiare. Furono riscontrate numerose metastasi. . Non può annoveraTSi come decorso lento il caso di Beta.g, e quello di Rada.elli che in cinque mesi raggiunse il volume di un uovo di gal.l.in.a. dando recidive dopo due mesi dall'operazione, nel caso l 0 di Ottolia, chet ancorchè scirroso, in sei mesi raggiunge il vol\llne di un arancio e aveva. dato metastasi. E tumori piccoli come quello di Pistocchi dettero reiteratamente metastasi. Un tumore particolarmente maligno coi caratteri istologici molto simili a. quelli da me descritto ha. illustrato recentemente Cardone. N on mi è possibile riepilogare il decorso di tutti i tumori mammari maschili descritti, ma dai pochi casi citati e dai moUi altri che si riscontrano nella. letteratura, si può giudicare che non siano poi rari i casi di carcinomi mammari maschili a.ll'.a.ccrescimento rapido con formazione P.recoce di


Dott. M. M oRELt.t - l'n ctt.~o di cm·cinoma della m ammt:lln 11w.~chile.

Fi)C. l

F'i~e.

Fig. 3

2


UN CASO DI OARCINOMà DELLA 11L\Jofl4ELLA lllASCHIL'E

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metastasi, quando il tumore è ancora assai piccolo ed anche i casi di recidiva. non sono rari. n caso da me descritto e la. sua rapida diffusione può essere paragonato ai più maligni carcinomi della mammella. femminile. Si citano casi con decorso straordinariamente lungo: il caso 4° di Franco durava da. otto anni, quello di Wa.inringht ha un decorso di 20 anni, mentre un caso riportato da Cardone durò 18 anni. Questi decorsi mal si adattano al concetto che si fosse trattato fin da principio di un tumore maligno. Spesso ricorre in questi casi l'osservazione che tumori abbiano avuto per molto tempo accrescimento molto lento in un primo periodo, senza produrre nè metastasi, nè altro fenomeno denotante malignità, mentre poi nell'ultimo periodo si aveva. avuto un accrescimento molto rapido, tumultuoso e con formazione di metasta.si. Ciò fa pensare che il tumore maligno si sia. impiantato su un tumore benigno preesistente come suole avvenire anche nella. femmina. È poi da domandarsi quanto del supposto più lungo decorso non derivi dal fa.tto che il carcinoma dell'uomo si rivela in genere più precocemente, mentre nella. donna più facilmente può rimanere in un primo periodo latente nel contesto del corpo mammario. In pratica non vi sarà certo alcuno che per questa lentezza di decorso e per questa. asserita benignità modifichi il comportamento terapeutico rispetto ad un tumore mammario del maschio, che anzi il fatto che rarissimi sono i tumori benigni che meno riguardo può aversi per un organo privo di funzione, e per l'estetica, l'ablazione dovrà risultare precoce quanto in un iniziale tumore femminile, non forse più, e la. estensione dell'atto operativo segnito, o meglio preceduto dall'esame biopsico del tumore e delle ghiandole a.c;cella.ri, sarà quale si usa. nei tumori della. mammella. femminile. Dopo avere portato un contributo ai dati statistici sulla frequenza di questi tumori, rispetto a quelli della donna. l'A. descrive un caso di non consueta. malignità. con larga. diffusione nel tessuto sottocuta.neo; espone le modalità della formazione delle meta..<;tasi, facendo alcune considerazioni sulla sintomatologia. del caso e sul decorso in genere di questi tumol'Ì e sulla loro patogenesi. AUTORIA.SSUNTO. -

DESCRIZIONE DELLE FIGURE MICROFOTOGRAFICHE Fig. 1. - Costituzione prevalente del carcinoma. primitivo. File di cellnle neoplastiche e cellule isolate. Fig. 2. - F orte in.g randimento. Cellule di dimensioni e forme varie, isolate tra loro da tenui fibrille, che invadono un fascio connettivale. Fig. 3. -Pelle prelevata. a l limite del taglio chh-urgico. Tessuto sottocutaneo. V edasi un vaso linfatico trombizza.to da cellule neoplastiche con intorno proliferazione meta.sta.tioa. Vedasi l'infiltrazione del tessuto grasso da file di cellule neoplastiche. A destra e a sinistra del vaso fibrille e cellule connettivali isolano l e cellule neoplastiche e scompaginano le file.


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ISTITUTO DI PATOLOGIA GENERALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI PADOVA SEZIONE lilALATTIB ESOTICHE

Diretta dal prof. Q.

SALVIOLI

FUNZIONE MAMMARIA OLTRE LA MENOPAUSA (l) per il dott. O. Dario castelli, capitano medico

Notevoli sforzi, condivisi da clinici e biologi in ogni tempo, hanno tentato risolvere i complessi problemi inerenti alla fisiopatologia della ghiandola mammaria. Ma, per quanto oggid.i talune cognizioni appaiono definitivamente acquisite sull'argomento, varchi e la~une ancora si oppongono all'intera. sua conoscenza, specie allorquando accade dover rilevare che non sempre l'attività della mammella è necessariamente legata alla gravidanza ed al puerperio. La. moderna. letteratura. è ricca di esempi nei quali, in correlazione a malattie varie per lo più stabilitesi a carico della sfera. genitale (tumori ovarici, uterini, endometriti, ecc.), della mammella (adenomi, cisti steatogene, ecc.), meno frequentemente dell'apparato endocrino o del sistema. nervoso, funzione mammaria si ebbe a notare in donne esenti dallo stato gra.vi~co e pue~ra.le. SANGER, G&UMBAUM, SPIRITO ed altri osservarono il fenomeno in donne ovariectomizzate. CoHN, MANDAJ,IENT, JA.wORSKI ed altTi a.noora descrissero c.a.si di secrezione lattea rimpiazzante la mestruazione. VooHT osservò la stranezza di quest'inversione far seguito a una scottatura della regione mammaria. EBELER ha trovato mammelle sooernenti in diverse malattie del climaterio. Parimenti GARDLUND, in un buon numero di donne esaminate nella menopausa. Al tavolo anatomico LITTEN ha intrapreso ricerche di tale natura, rinvenendo segni di secrezione lattea persino in donne fra. i 40 e i 60 anni, spesso affette da ma.Uormazioni o da neoformazioni varie della mammella. Nell'ampia serie di casi cui si riferiscono i cenni suesposti, il substra.to patologico di gran parte dei soggetti ivi considerati prestaai più o meno &d argomentare sull'atipia. funzionale della ghiandola. mammaria. Ma non mancano casi nei quali essa fu vista ipertrofizzare e secernere in individui almeno apparentemente esenti da consiinili infermità. A tale proposito Duv AL riferisce di una donna quarantaquattrenne nullipara., accolta nell'ospedale Necker di Parigi per dispepsia l'anno 1879. In ella da più di quattro mesi le mestruazioni era.no soppresse e mancava qualunque segno di gravidanza. Alla spremitura le mammelle davano (l) SI tratta di un'osservazione compiuta In Somal.la durante 11 servizio da me preetatovf Il Direttore di Sanità della Colonia, riconoecluto l'lntereftso del oaso obe lo segnalavo, ne fece pubblicare la breve relazione sul GWrnale di medkina milU..~. taec. XI, 102~.


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FUNZIONE liUJOlABIA OLTRE LA MENOPAUSA

secrezione lattea, il che parve doversi attrib'!rlre al frequente, qua8i diuturno, stimolo suttorio cui dedicavasi un tizio che sooo lei abitua.l· mente sfogava da tempo il proprio erotismo. Identico fatto il continuo suggere di un poppante avrebbe determinato in una fanciulla prepubere, secondo BAUDELOQUE. Senza dubbio son questi esempi degni del massimo rilievo. Ma si può a rigor di termini, parlare in essi di vera e propria secrezione lattea? o non piuttosto tra.ttasi della spremitura di un liquido simile a latte soltanto alla. prima apparenza e tuttavia diverso dal genuino secreto che la mammella prodiga allorquando biologiche necessità la chiamano singolarmente in funzione? Può destar meraviglia e ricondurre il pensiero a tradizioni di sapor leggendario l'apprendere come nella storia sian citati fatti di vero e proprio allattamento in condizioni esorbitanti dal naturale ordine delle cose. Gioverà. premettere che ciò si ebbe a verificare in due giovani donne inviolate (RrcHE:a., ScHAOHER) non solo, ma anche (si ricordi quanto riporta TESTUT nel Trattato di A natomia 1tmana) in un marinaio adulto. Quanto al soggetto del presente lavoro, sembra. che financo AB.ISTOTILE abbia potuto constatare secrezione mammaria in donne che si trovavano oltre la menopausa e che a-d AMATUS L usrTANUS debbansi attribuire alcune osservazioni riflettenti due casi di allattamento in donne di età molto avanzata. (HALBAN). Nei testi biblici ritrovansi citazioni che un poco si accostano al nostro argomento, astrazion fatta da ciò che là si racconta circa. un preliminare svolgerai della funzione genetica (storia di Sara e di Elisabetta). Fra i contemporanei, due ricercatori del secolo scorso avrebbero più volte notato il fenomeno in vecchie donne cafre (BARTELS) e giavanesi (REiss), riferendone sopra un giornale di etnologia. A parte ciò, mancano, ch'io mi sappia, comunicazioni attendibili, sul genere di quella che accingomi ad illustrare. c lLoULEx GAMBUS •, Glierra-Maro, di anni 50 ( l ).

Sposò, impubere, a. 10 a.mù (2), mestruata. l'anno dopo, a 12 concepì. Le nacquero successivamente sei figli, due dei quali da. parto prematuro: cinque dece-dettero subito dopo la. nascita. e fra. questi l'ultimo, sei anni or sono. In un certo periodo antecedente a quell'epoca. la. donna. avrebbe rilevato s ulla. propria. cute manifestazioni di presunta natura. luetica o pianica. Di nient'altro dichiara. essersi mai querelata.: mestruazioni sempre regolari per ritmo e durata, con flussi piuttosto abbondanti, mai dolorose. Ha. superato il climaterio con graduale scomparsa. dei fenomeni cata.meniali, da. quattro anni completamente soppressi. (l) Riporto fedelmente l'età otre la donna mJ ba denunciata, quantunque Il di le! aspetto esteriore inducesse a più larga valutazione. In quella contrada ove al posto delle nostre • primavere • si computano, in omaggio all'anniversario hùruntco. i • ramadan •· speeso aTriene obe taluno si agg!ud.lcbJ soltanto la olfra che l'età della ragione gli appreee ad enumerare; eU buon grado ponendo in ta.oere le più remote celebrazioni di cui non eerba ricordo l'inconsape. vo le infanzia. (2) Per quanto Il matrimonio prepuberale non sia Infrequente nell'Islam. ove la dODD& euol essere procooemente sospinta alle nozze, vogllasl anche qui tener conto delle coDIII.deruloDi di oui eJ precbdente "ricllla.mo.


J'UNZIONE lU'MVARlA OLTRE LA. MENOPAUSA

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Dieci mesi or sono, essendole deceduta. l'unica figlia in puerperio, si accinse per semplice tentativo ad allattare il nipote: lo accostò ripetuta.mente al seno, cosi come le fu suggerito da una vicina, la.scia.ndolo poppare a. lungo. In capo a quattro giorni, ella asserisce, fu in grado di recare valido contributo all'alimentazione del neonato. Esame obbiettivo.- Statura. media. Nell'insieme lo sviluppo scheletrico, di strut· tura normale, dimostra una linea. elegante in cui emerge il predominio delle dimensioni artua.li. Cute di color nero-mogano, liscia, soffice, priva. di focature, sottesa. da. un connettivo ancora. efficiente, non cosi colpito dai segni dell'involuzione come rilevasi al volto. Le mucose normali. L'apparato liniatico modicamente sviluppato, trotìca la. muscola.tura. Cilindrico il collo, un po' rilevat<> sopra i lobi laterali della tiroide reperibili alla palpa.zione: particolarità cui la donna. dichiara non aver mai fatto caso. Negativo l'esame degli organi ca.vitari. Motilità e sensibilità normali. Si rima.rca. l'assenza. di qualsiasi tremore, dei segni di Graefe, di Ballet, di Stellwag, ecc. I riflessi mucosi, gli addominali, i plantari appaiono assenti, esagerati i rotulei. Non si rinvengono punti isterogeni il cui tocca.mento determini sensazioni particolari. GenitaJi da pluripara., in stato di funzionale riposo. Da entrambe le mammelle piriformi, alquanto consistenti e turgide, sebbene un pò pendule, geme alla spremi tura. lieve, per molteplici getti, un liquido bianco· opaco, di aspetto omogeneo che, raccolt<> al fondo di una. provetta. e agitato, appanna. con tenue strato untuoso le pareti del vetro. n deflusso è rapido ed abbondante: con poche pres.-;ioni il livello nel recipiente (capace di circa 50 cm') giunge a metà e volgerebbe in breve al riempimento, sgorgando il liquido da ambo i lati in quantità pressochè pari. Pur non avendo sotto~sto il secreto all'esame del microscopio (l), i caratteri organolettici inducono a r1tenerlo per latte. Ne conforta l'idea. l'aspetto florido e nutrito del poppante che da lunghi mesi attinge quasi esclusivamente al seno, mai avendo mostrato accettar di buon grado la quotidiana offerta. di un comune bicchiere • figgian • di latte vaccino. L'atteggiamento composto, la. mimica. castigata, l'espressione intelligente, il tono rapido e conciso con cui la donna risponde e, oltre a ciò, la valentia. dell'interprete, m'incoraggiano a. un tentativo d'indagine su qualche manifestazione esteriore del complesso psichico: In gioventù lloulei ricorda essere stata frequentemente posseduta. dal • ginni • (2) nel fervore delle • fantasie •· Costantemente fu buona amatrice e lo è, cosi afferma, tuttora.

Non mi pa.r cosa fooile avanzare una esauriente spiegazione di quanto si è venuto finora esponendo. Stando all'evidenza dei fatti, non vi è nulla che si possa positivamente affermare all'infuori di questo: una negra ài etcl inoltrata, in buone e<màizio1/.i fisiche e cenestelichc, da quattro atnni ame11.0rroica e neUa qua.le tutto fa ritenere e88tre ormai 8penta Z' attit-'Ìtà utero-&varica; n1ttre al 8eno da dieci me8i un orfano poppante e gli prodiga un alimento che, -vi8ibiZ·mente, ·non può e88er che latte. Ciò posto, è aperto l'adito alle dissertazioni. (l) Da qualche tempo a&'llllte dall'abituale mJa rll8ldenza vfe.gglavo munito dJ etrumen· tarlo molto ridotto. (2) Ginn o lìinni, nella credenza islamica, è un eeaere mal de6n1to ohe pe.rtoclpa. dell'uomo e del demone e che, valendoRl della facoltà dJ rendersi Invisibile, ama lntervenJre alle danzo sptngendole a.l varoesismo. Cb! ne subisce l'lnlluaso nel corso dJ queste rtunJonJ. cado In preda a uno stato d'intensaeovra.oocltazlone· oni pone termine, d'ordinario, laoatalll68ia, l'Ipnosi o una orisl conTulslvante di varia durata.


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I'UNZIONE !I(AJCM'&BIA. OLTRE LA 'MENOPAUSA

Con alterno suC0088o numerose esperienze intesero dimostrare l'influenza ora dell'uno, ora dell'altro ormone sulla soorezione mammaria. Si ritennero volta per volta sostanze attivatrici: gl'increti del corpo luteo, la ghiandola miometrale, la ghiandola interstiziale ovarica, l'apparato follicolare, ormoni di origine fetale, annessiale, estratti tiroidei, ipofiaari, estratti di timo e di testicolo (1). Sostanze attivatrici che, cosl proclamate da alcuni, altri non riconobbero per tali o imputarono di un'azione antagonistica, inibente la secrezione lattea. Orientamdo le proprie ricerche allo studio delle correlazioni ormoniche dell'apparato annessiale e della mammella, la scuola italiana, con GENTILI, GENTILI e BINAGm, :MADRUZZA, DA RE, TESAURO, SPDUTO, ha dimostrato per concordi esperienze che proprio alla parte deciduale della. placenta spetta (in appoggio a. un già noto concetto dello SFAMENI) una preci!a. funzione endocrina: quella. di preparare l'organo mammario all'attività (fase cinetica. della. gravidanza) e di spingerlo alla secrezione (fase funzionale del pnerperio). Circa gli increti ovarici, il DA RE, che si schiera fra i convinti assertori dell'inibizione ascrivendola al c. lntoo, rammentando in un suo recente lavoro i casi di secrezione lattea osservati in donne ova.riectomizzate, ammette che, in simili circostanze, « uno stato i per o disfunzionale del c. luteo, abbia. provocato una. iperprodnzione deciduale. Con la rimozione delle ovaie è cessato lo stimolo prevalente ovarico inibitore e la. mammella, preparata. dalla. decidua, entra in funzione ». n nostro caso però sfugge a questa interpretazione e non parmi ad essa. applicabile se non ammettendo che una iperproduzione decidna.le aiasi venuta determinando in donna sessualmente involuta, nella quale è tntt'altro che dimostrata la presenza. di un tumore ovarico e in cui, particolarmente, nna. ipotetica attività del c. luteo avrebbe dovuto esplicare, dato il suo persistere, quell'azione inibitoria che al c. luteo medesimo viene attribuita.. Piuttosto, se una. considerazione se ne può trarre in rapporto a.lle ipotesi che sono state enunciate sull'interdipendenza ormonica. ovaromammaria, pa.rmi sia quella. secondo la quale, essendosi il fenomeno esplicato nell'età della menopausa, ciò parli ancora una volta a. sostegno di chi ritiene che la mancanza della. secrezione ova.rica. sia. d'incentivo alla. funzione mammaria. Quanto allo stimolo della suzione, si può ammettere che da solo abbia provocato l'attività ghiandolare! CQme i.nterpreta.rne il me~ nismo d'azione in questo e negli altri casi singolarissimi riferiti da preoodenti A.A.! Secondo l'opinione predominante non gli si annette altra importanza se non in quanto esso ecciti il delicato sistema della. muscolatura areolopapillare che ha l'ufficio di favorire l'escrezione (PORCHER): funzione eccitosecretoria. dunque, solo in quanto provvede a. facilitare il deflusso e a. convogliare lo sgombero del secreto. Resta. a vedere se nei rilievi tratti dall'esame fisico e psichico della (l) Per la blbUogr&lla. molto esteea, rl1116Ddo aU'-urlente lavoro del Dott. OTra!mlo D.+. RE • .drch. eU~-. Firenze, 19211.


FtiNZIONE MAMMARIA OLTRt: LA MF.NOPA t"SA

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donna, qualche cosa richiami all'esistenza, di un varticolare substrato degno di segnalamento. Stando all'anamnesi, non è improbabile che una. pregressa infezione luetica o pianica ~ntri patogenoticamento a influire sw tempera.mento endocrino della donna. È da tener presente però l'assenza di manifestazioni appariscenti a confortarne la tesi, malgrado un lieve accenno di ..sviluppo linfo-ghiandolare, l'irregolarità. di due gravidanze e la cospicua mortalità infantile della progenie. La cute del nostro soggetto manca di focature e non è chi non conosca con quanta facilità gl'indigeni di quella regione ricorrano empiricamente à tale pratica per la terapia del più insignificante distw·bo. Bencbè l'esame fisico escluda qualunque segno di basodowismo anche larvato, la tiroide induce a qualche so!!petto per le sue dimensioni. Ipertiroidismo climaterico? Da escludere, a mio avviso, dopo quat tro anni di quiescenza catameniale~ se è la prima fa.se della menopausa quella. in cui più facilmente capita di osservarlo. Iperplasia secondaria e fisiologica, sul genere di quolla che accompagna la gravidanza e l'allattamento nei casi normali? La donna dichiara di non aver mai avvertito alcunchè di soggettivo a carico della ghiandola, nè al primo· apparire della secrezione lattea n è durante l'allattamento. Per il che sarei tratto a. interpretare l'anziùotto rilievo come probabile retaggio costituzionale dol soggetto, esente da ba,'ledowismo e tuttavia arieggiante, per un insieme di caratteri soma.tici o psichici, a un temperamento endocrino-ipertiroiùeo. La mancanza dei mezzi necessari a esperire prove farmacologiche e funzionali sul sistema neuro-endocrino della donna, non mi ha consentito di consolidare tale opinione. Ma ne starebbero a far fede i tratti morfologici, il tacbipsichi.'3mo, mentre l ' a~ntuat.o erotismo e le frequenti crisi nevrosicbe ((ginni>> che quella coglievano all'improvviso durante la danza, rivelano una tendenza a rimarchevoli turbo del sistema neuro-vegetativo cui l'anomalo comporta.mento dei riflossi superficiali e profondi fa, in certo modo, da spia. In questo substrato la ghiandola mammaria ha preso a secernere fra circostanze insolite, at.tivata da cause di malferma identificazione. La pochezza dei dati che si son potuti raccogliere per lumeggiare l'eziologia di tm fenomeno ancor poco noto, non autorizza conchiudere in base all'evidenza dei fatt.i se non ricorrendo all'ausilio delle supposizioni. Allo stato attuale dello conoscenze non si può con sicurezza attribuire alla mammella una funzione se-cretiva endocrina. Nondimeno inducono a r:itenerla possibile i risultati cui pervennero moderni ricercatori, rinvenendo nel tessuto mammario particolarità istologicbo proprie alle cellule interstiziali delle ghiandole sessuali (BRUGN ATELLI, CILLLA)l fatti che depongono per tm anta.gonismo reciproco fra ovaio e mammella conforterebbero tale ipotesi, se è vero che « l'opoterapia mammaria è capace di produrre amenorrea, di determinare un'atrofia dell'utero, di correggere emorragie uterine continue o periodiche, di far regredire fibromiomi uterini » (PENDE} cc per una azione atrofizzante ed ischemizza-nto assai spiccata che gli esu-atti di mammella hanno sull'utero e su tutto l'apparato genitale, comprese le ovaie" (FEDOR.ow, MEKER.TTSCHlANTZ ed altri). s-

Gio-rnale di med icina militare.


2R:.!

FUN7.IO!S ~; )lAlll.MAKIA OLTRE LA MENOPA USA

Si consideri inoltre che, iniettando a capre e coniglie e~ tratti di mammelle lattanti, ADLF.R provocò l'interrompersi di gravidanze normali e vide ioibirsi il concepimento. Nel caso riferito da VOGBT, una estooa scottatura della regione toracica indusse le mammelle a turgorc cui fece seguito soorùziono lattea. All'istante le mestrua.zioni, fino allora normali, subirono nn arresto e non ricomparvero se non col sospenderai della galatton-ea. Contumperando ipotesi e fatti, in merito all'osservazione di cui è oggetto il presente lavoro, l'li potrebbe verosimilmente arguire: ehe la suzione abbia in primo tempo meccanicamente operato recando tmo stimolo ormonizza.nte la ghiandola mammaria; che questa abbia preso dapprima a ela.borare elementi devoluti all'orno-eccito-secrezione; che l'increto mamma-

rio abbia succ~ssivamcnte spinto la ghiandola alla fase secretiva in virtì1 del cessat.o influsso inibitore ovarico (menopausa) e dello speciale subst.rato a eiò predisposto (temperamento endocrino-neurovcgetativo?) e per l'E>ffHtto dell'energico e ripetuto stimolo attivatore determinato dalla suzione. AUTORTA>;SUNTO. - ConlpA.N;a. di secre:t. ione mammaria. in una. vecchia negra che a lla tta dopo molti anni dull'nltimo puorpe•·io e dall' inizio d ella menopausa. UTBL!OC:HAF!A. An•- ~:R.

-

J\lo11M f. Ueb. u. r.·yn., Bd. XXX VI, En~ii.nzu~,;h.

f. Etluwl. 1888.

13AHTJ::J.s. Z eit.sch. f3A t,; fJ~:I.OQ U E. Cit.

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Cit. da P ende.

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DA RE. -

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DI I\ ',-\_!.. - ThMe de Prtrùl, l H81. E a Eu;&. - M ed. Klin, l !l:! !i, n. 39. Fr.nottow MEK~;R1'1'SC'RIANTZ.- Cit. dal Da Re. l;ARPLUND. Arch. f. Uy ruil~. , Bd. l 06. 1917. <:F.::-:TtLJ. Ann. di ost. e qin., n. 7. Jl)l:l.

GF::-:TILJ.-

Atm. di osi. e gin., n. 2, l!Jifi.

CE::-:TILI e BtNAOlll: Ann. di o.çt. e gin .. 1()16. C:&iiMBAUM.- Deut. Med. 1-Voch., 1907. HALB.o\N.- A.rch. Gyniik, Bd. 75. 190!>.

f.

Firclww Arch. Bd. 259, 1926. 1\tiADRUZZA. Boll. A ce. m.ed. di PerU(Ji.a. n. 7, l 925. :M ADROZZA. Rit'. lta.l. rli Uinec., vol. VI, Hl27. MAN DAMENT, J AWORSKI. Ci t. da. Spirito. P e:soE. - E1ldocri nologia, Va.lla.rdi, Milano, 1916. P ORCHER. 1'raité de Ph,l/8., t. XI, l\1a.sson, Paris, 1927. R r;rss. - Z eitsch, f. Etluwl., 18H8. RICHER, SCHACUER. Cit. da Halban. :-3ÀNGER. Monat. f. Geb. ti. Gyn., Bd. v. ErganzungRh. SFA.MENI. Arch. i tal. di yinec., l 905. loiPlRITO.- La Rassegn.a d·i oat. e ginec., 1925. XPIRITO. A nn. di ost. e yinec., 1928. T ESAURO. AUi Soc. ltal. di ost. e gin., vol. XXVI, 1927. V OG HT. Zentr. f. Gyn., 1909. VoGHT. - Ibidem , 1!)11. Ln'TEN. -


OSPEDALE M I L I TARE D I VERONA Direttore: colonnello medico E.· BAYON

LEISHIANIOSI VISCERALE IN UN GIOVANE DI 23 ANNI RESIDENTE DA NOVE MESI A SERMIDE (MANTOVA) per i dott. Augusto Dal Collo, maggiore medico dirigente il reparto infettivi ed il gabinetto batteriologico e Domenico Longo, capitano medico, diplomato in patologia. colonia.le

Crediamo opportuno riferire sopra. un caso di Leisbmaniosi interna, sia per<:hè non frequente, data l'età dell'ammalato, sia per il luogo dove si manifestarono i primi sintomi dèl male i quali fecero, per un certo periodo di tempo, pensa.r e ad una. forma. malarica ribelle al comune tra.ttamento, sia, infine, per le considerazioni clinico- epidemiologiche che ne derivano. A NAMNESI. - M. Santo di anni 23, carabiniere, di Faleria. (Viterbo). Arruolato n e l maggio 1927, lasciò per la prima volta il Lazio e si recò a.lla Scuola. allievi carabinieri di Ca~ino dove rimase fino all'ottobre dello stesso anno. Dal novembre 1927 al luglio 1929 prest-Ò servizio in Roma in modo permanente. Neii'agosto 1929 fu trasferito alla Legione di Verona da dove fu subito inviato alla st-azione CC. RR. di Sermide (Mantova), zona notoriamente malarica. l vi stett-e sempre bene fino al 30 aprile 1930 quando, in pieno benessere, fu colto da brividi di freddo, seguiti da febbre alta remitt~nte, dopo poche ore, con profuso sudore. Tali accessi febbrili e con gli stessi caratteri si ripetevano a giorni a lterni o si present.ava.no per due o tre giorni di seguito. Fu sottoposto a breve cura chininica ed inviato a que.~to Ospedale i l I O maggio 1930 con diagnosi di febbre malarica. Present ava a l suo ingresso w1 lieve grado di oligoemia e la milza debordava due dita tras verse dall'arco costale. Durante la degenza gli accessi febbrili furono irregolari, spesso preceduti da brividi e sempre remittent.i con profuso sudore. Numerosi e<;ami del sangue prelevato n ei diversi stadi del ciclo febbrile, sia col metodo dello Rtriscio che con quello della goccia spes..<;a, furono sempre negativi per la ricerca del par assita mala.rico. Emocul ture e s iero agglutinazioni per tifo, paratifi, e malaria. melit.eniò'e : negative. -Reazione di Wassermann: negativa. Esarne cromocitom.etrico e istoWgico del sangue: Hb 60, globuli rossi 4.500.000 globuli bianchi 6000. Formula leucocitaria: granulociti neutrofìli 54- Eos. 1 - Manociti 13 - Linfoc iti 32. Fu inutilmente sottoposto ad intensa cura chininica sia per os che per iniezioni e a. cura plasmoohinica; si raggiunse l 'apiressia solamente con una cura endovenosa d i grammi 1,20 d i neosalvarsan. Per malaria cronica fu inviato in licenza di convalescenza dopo 56 giorni di degenza e, a l momento della sua dimissione dall'ospedale, la. milza debordava di tre dita tra..werse dall'arco costale ed era di consistenza duroe lastica: il fegato debordava di due dit.a, ed era un po' dolente. Durante la licenza fu colto ancora. saltuariamente da febbre irregolare, non preceduta da brividi di freddo la quale non cedette a nuove cure chinino-arsenicali. Rientrato in questo ospedale il 21 ottobre 1930 presentò: febbricola quotidiana fino ai 38°, che durava un paio d 'ore per raggiungere, poi, subito, l'apiressia; sudori notturni profusi, notevole grado di astenia e deperimento organico. D capitano medico Vita, sospettando una Leishmaniosi, lo inviò a noi per ~lteriori esami.


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LF:ISJDl..O.NIOSI VISCERALE IN ON GIOVANI> 0[

23 ANNl, ECC.

ESAME OBBIETTIVO (25 ottobre 1930). - Longitipo, con cute e mucose int~n­ SAJllente pallide, milza debordante due centimetri dall'ombellicale traversa, in alto; al sesto spazio intercostale, margine interno s ulla. :xifo-ombellicale, r otondeggiante e a superficie liscia, di consistenza duro elastica, dolente alla palpazione. Fegato: al quarto spazio sull'emiclavea.re; alla quinta costa sull'ascellare anteriore; deborda tre dit-a da.ll'a.rco costale, con margine liscio, un po' duro, dolente. Urine: Urobilina present-e. Diazo-reazione fortemente positiva. Sangue: Hb. 45, globuli rossi 2.850.000, globuli bianchi 2500, fonnula leucocitaria: Gran Neutr. 33, Eos. l, Monociti 16, Linfociti 50. ALL'ES.UlE DEL succo SPI:.E!'itCO (colorazione Giemsa.) si osservano: numerosi elementi rotondi ed ovalari con protoplasma., nucleo e blefaroplasti, caratteristici della Loi.-;hmanill., in parte liberi, in parte contenuti nelle grosse cellule mononucleate. Nei preparati di sangue periferico con goccia spessa, furono riscontrati rarissimi parassiti di Leishma.n, sia liberi che nei monociti. Posta, quindi, la diagnosi di Leishma.niosi interna, si è ricorso subito alla. classica cura delle iniezioni di ta.rtra.to stibiato per via endovenosa, usando una soluzione all'uno per cento in acqua distillata e sterilizzata a dosi progressivamente crescenti di sale, incominciando da gr. 0,03 di sostanza fino ad un massimo di gr. O, 14; iniettando complessivamente gr. 1,20 di tartrato di potassio e di antimonio in 28 giorni. Durant-e tale cura, nel giorno dell'iniezione si osservò sempre violenta reazione ..tennica non minore di 39° che roggiun>;e una. volta, colla quantità. massima. di sale, 41, Io: !:teglùvano s udori profusi; assente sempre l'albumina. ed elementi patologici renali nelle urine. Alla fine di t!lle periodo di enr·t~, pur non e:;.sendosi completamente rnggiunta l'apiressia, rinvenimmo nel. succo s-plenico rarissime Leishma.nie libere. ALL'ESAME EMATOLO(IIco: H b. 55, Emazie 3.200.00; Globuli bianchi 3200; Formula leucositaria: Gran. Neutr. 40, Monociti 19, Linfociti 41. Mentre l'alvo era stato costantemente regolare, alla fine del novembre vi fu per circa una settimana un periodo di diarrea dissenteriforroe che ci fece temere per il paziente. Si riprese subito la cura specifica usando questa. volta dapprima il Neostibosan (per complessivi grammi 0,70) per via endovenosa e poi, sempre per via endovenosa, lo Stibional Zambelletti senza aver mai reazione tennica e iruettando complessivamente in 40 giorni grammi 1,25 di antimonio. AUu.alment.e (26 gennaio 1931). Il paziente è completamente apirettico dA. Wl mese, le condizioni di nutrizione sono migliorate; sono scomparsi il senso di a.<stenia profonda e i sudori notturni; si rileva notevole regressione dell'epatomegalia e del tumore di milza che deborda circa due dita trasverse dall'arco costale e un dito dall'nscella.re anteriore ed è indolente alla palpazione. Urit~; diazoreazione negativa. La punt·ura splenica. ( 26 gennaio 1931) ha dato: assenza di Leishmania. Esame cromocitometrico ed istologico del sangue: globuli rossi 4.000.000, Hb. 75, globuli bianchi 7000; formula leucocitaria: Gran. Neutr. 45, Basofili l, Linfociti 44, Monociti 10.

Leishman, medico militare inglese, nel 1 903 seopri il parassita nella milza di un soldato morto nelle Indie in seguito alla malattia ivi chiamata Kala-Azar (febbre nera). Il Gabbi, secondo la localizzazione del parassita, ba distinto la Leishmaniosi in due forme: interna, quando colpisce gli organi interni, est-erna (bottone d 'Oriente e Leishmarùosi tropicale), quando interessa la cute e le mucose. n Pianese, dieci anni prima del Leishman, aveva descritto corpicciuoli parassitari nelle cellule mesenchimali del fegato, in.bambini morti per anemia splenica infettiva. La malattia colpisce molto più frequentemente i bambini, specie da sei mesi a tre anni di et.à. (Nicolle) e, delle regioni Europee, l'Italia, è quella che annovera il maggior numero di casi di Leishmaniosi interna, particolarmente nella parte meri dionale. n parassita denominato Leishma,nia. Donovan da coloro cbe furono i primi a studiar lo (Leishman e Donovan) costituisce un genere speciale della


LEISBMANIOSI VISCERALE IN U.>i GIO VANE DI 23 ANNI, ECO.

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famiglia dei Tripanosomidi. E sso ha forma ovaJ.a.re o affusolata, delle di· mensioni di quattro micron, composto di una membrana, del protoplasma, del nucleo e del blefaroplasto; il nucleo può essere centrale od eccentrico; il blefaroplasto o micronucleo ha la forma. di un bastoncino. Colla. colorazione Romanowski, Giemsa, il protoplasma si osserva azzurro, il nucleo vjoletto intenso e il blefaroplasto, rossastro. Detto pa.rassita si annida nelle cellule mesenchimali della milza, del fegato e del midollo osseo, nelle glandule linfatiche, nel sangue periferico incluso in leucociti polinucleati o. nei grosso mononucleati. Può essere molto vario il numero dei parassiti contenuto nelle cellule, in esse si hanno alterazioni a carico del protoplasma e del nucleo, il primo, può frammentarsi, formando le cosidette «ganghe>> di Nicolle, contenenti un numero vario di parassiti, mentre il secondo può persino scomparire. Negli speciali terreni di cultura al sangue di coniglio (T. di Laveran-Rogers, N.N.N.) a 22 gradi di temperatura, il parassita., proveniente dall'innesto di succo splenico o di midollo osseo, sviluppandosi in 8 o 10 giorni, assume la. forma flagellata, mobilissimo a goccia. pendente. Gli animali più recettivi all'infezione sono il cane e la scimmia; iri essi si hanno sintoxni e alterazioni anatomo-patologiche che ricordano quelle dell'uomo. Il più probabile veicolo di trasmissione della Leishmaniosi si ammette oggi che sia il flebotomo nel quale il parassita snbirebbe quel ciclo sviluppo flagellato che si rileva. nei terreni di cultura. L'anemia aplastica che si osserva. nei soggetti affetti da Leishmaniosi è dovuta. a scarsa rigenerazione del sangue, per le gravi alterazioni prodotte dal parassita negli organi emopoietici e il periodo terminale di tale malattia, è caratterizzata dall'aggravarsi dell'anemia e del deperimento, dal manifestarsi di diarrea infrenabile dissenteriforme, da cachessia e da marasma. Sebbene, nel nostro caso, non si siano potute praticare culture nei terreni di elezione, per tutto il quadro clinico dobbiamo considerare il caso come dovuto allo stesso parassita della Leishmaniosi infantile, che, per distinguerlo dalla forma indiana, va sotto il nome di Leishmaniosi mediterranea (Pianese). L 'interesse del caso in oggetto consiste, oltre che nel genere non frequente della forma. morbosa, nell'avere per un certo periodo di tempo- durante la prima degenza- simulata. una febbre malarica per la sintomatologia presentata (caratteristici accessi febbrili a freddo seguiti da. sudori profusi, con oligoemia, tumore splenico ed epatico) per il luogo di provenienza (località notoriamente malarica) dove il malato risiedeva da diversi mesi, per la temporanea apiressia che poteva attribuirsi alla cura arseno-benzolica in soggetto ehinico resistente, e, inoltre, perchè in allora non si era notato un netto particolare comportamento del quadro ematologico (leucopenia), ma solo una modica tendenza all'inversione della formula leucocitaria. Solamente durante il secondo ricovero, fu constatata spiccata leucopenia e completa inversione della formula. Fu questo quadro ematologico« che non si riscontra in nessun 'altra malattia infettiva.>> (Pon· tano), che fece pensare alla Leishmania. Ed ora chiediamoci: dove il sog· getto ha contratto l'infezione' Premettiamo che non si conosce con precisione il periodo d 'incubazione della Leishmaniosi mediterranea: pare che vari da qualche settimana a parecchi mesi. Il soggetto era da nove mesi a


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LEISHMAN'IOSI VISCERALE

IN tnr OIOVANE DI 23 ANNI, ECC.

Sermide, quando insorsero i primi sintomi, e proveniva da Roma dove era. stato in modo permanente, per due anni. ~ noto d 'altra parte che nell'Italia settentrionale solo rarissiimi casi di Leishmaniosi sono stati constatati, e in bambini soltanto: uno da Gismoncli a Genova ed uno recentemente da Luca a Torino in una bambina proveniente dalla riviera francese. Nell'Italia meridionale invece, la malattia è abbastanza frequente e parecchi casi di Leishmaniosi dell'adulto sono stati riscontrati in Sicilia e nel mezzogiorno da Gabbi, MaUl'izio Ascoli, IzaJ' e Timpano, ecc. Anche nel Lazio si sono riscontrati casi di Leishmaniosi (casi di Fulci e Basile) e uno nell'Abruzz.o (Pontano). Tenuto conto del breve p eriodo di permanenza a Sermide (nove mesi), zona im-

mune, e della provenienza dal Lazio, ci sembra pii1 logieo ammetwre che il nostro malato a bbia. contratto l'infezione in quest'ultima. Regione. D 'altro canto è oerto che la facilità degli scambi coll'Italia meridionale e coi paesi d 'oltre mare fa sl che si verifichino malattie, cosidette esotiche in paesi ritenuti immuni. Per la Leishma.niosi, poi, è da considerarsi il fatto che degli insetti vettori del parassita, il p.iù probabile sembra sia il flebotomo , diffuso anche nei nostri climi. I malati non riconosciuti, specie quando sono in condizioni dì potersi spostare da un paese all'altro, possono essere fonte di infezioni. Su questi fatti hanno richiamata l'attenzione Franchini e Giordano, a proposito di un C<l!:!O di Leisbmaniosi interna in un marinaio reduc.e dalla Cina. È quindi importante individuare questi ammala.ti e pensare a lla possibilità delle Leisbmaniosi anche in paesi ritenuti immuni, accert,ando, quindi, la dial!:nosi colla puntUl'a splenica o del midollo osseo. Maurizio Ascoli a proposito di cinque casi di Leishmaoiosi delil'adulto constatati nella cliniea medica di Catania nell927 e nell929 scrive: << Questo spesseggiare casuistico invita a prendere seriamente in esame l.a possibilità che al Kala-Azar dell'adulto spetti nella nosogra.fia regionale e nazionale un posto di qualche rilievo e1 per lo meno, il problema della sua frequenza debba considerarsi tutt'ora aperto e meriti umL diligente revisione ». BIBLIOGRAFIA. PONTANO. - Leishmaniosi interna in soggetto ùi 52 H.nni contrnttn in Ahruzzo. Policlinico, (Sez. Prat.). n. 49. 1929. Grsr.tON'DI. - Ca.'<o di Leishmaniosi interna in un bl'tmbino di 7 anni O!<~<ervat.o nell'ospedale di Sampierdarena, Policlinico, iSez. Prat. ), n. 14, 1929. FRANCHINI e GIORDANO. - Leishmaniosi interna in un marinaio reduce dalla Cina. Policlinico , (Sez. Prat.), n. 3, 1930. LlJCA. Il primo Ct\o~O a.ccert.ato di Lei!lhmaniosi infantile a Torino. L(l Pt:diatria, n. 20, 1930. NxcoLLE:. Kala-Azar. Trattato di medicina di Widal-RO!Jer , vol. V, parte l , Edit. M>\Sson, Parigi. PrA'!'lESE. - Anemia splenica infett.ivt\ dell'infanzin e Kala-Azar indiano. R inascenza M edica, n. 18-19, 1930. A<Jcou. - Knla-Azar mediterraneo nell'adulto. Ri1J'Ìsta sanitaria siciliana, n. l , 1930. l7.AR. L f\ Leishmaniosi dell'adulto in Italia. R ·i forma Medica, n. 40, 1930. CaNNATA. - L eishmllniosi interna. RMse(tna clinico-scienti(u;a, I. B. I., n. 7. 1930.


RIVISTA SINTETICA SCUOLA DI APPLICAZI ONE DI SANITÀ MI LITARE

LE PERIVISCERITI DIGESTIVE per il do~t. Nicola Maugeri, tenente colonnello medico

Le periviscerit i digest.ive rapprof<entano un argomento di estrema importan.-.u. che, ritornato in onore in questi ultimi tempi, ba su~'<citato studi munerosi e recenti che partitamente si sono occupati della. questione in rapporto ai diversi organi endo-addominali. D A-ll' insieme di questi studi è nata la. modema concezione delle sinctromi pt'riviscerali digesth·e. scaturita dall'o!'lservazione che le diverse periviscer·it i in parol» h anno numerosi punti di contatto, t,enuto cont-o <:he perignstr·iti, periduodeniti, pericoliti, pericolicist.iti derivano dttlle medesime cause, proteggono allo s te!<So modo gli organi c he, seguendo l 'originE~Ie espres~<ione di Ca.mot, calafatano, ed infine provocarro d e f0nnazi oni e malformazioni analoghe, c he ostacolando allo stesso modo la canalizZJ:w.ione intestinale sono giustizio.bili con ug11ali r-egole di profì!AA.<~i e di ter·apia. In questo capitolo rientrano difatti le perigastriti conosciute da lunga pezza. ed il cui .-tudio è stato ora rivoluzionato dalla radiologia, le pe riduodenit i, le pericolicistiti, il piit spesso calcolose, che così frequentemente si riscontrano come cause di affe zioni digestive, le pericolit.i d estr·e (peri-appendic ite e peritiflite, pericolite a scend ente, pericolite dell'angolo d estr·o) che da J ackson, Lane, Duval, R o ux. sono rese r-espon:::abili della più g r·an parte delle s tas i int~stinali croni che, ed infine le pericoli ti sinist r-e (pericolìte d el trasYer-:;o, dell'angolo splenico, perisigmoidi~ e perirettite).

••• Ln. denominazione di perivisceriti s i applica allo formazioni anormali che si sviluppano attorno ai different.i visceri e che ne modificano la forma ed il funzionamento. La maggior parte dei visceri d ell'apparat-o digerent~ sono, come sappiamo, cir-condate dalla sierosa peritoneale che ne facilita i movimenti e lo scorrimento. Per -conseg~•enza ogni a.deren?.a viscerale acuta o croni ca, parziale o tota le, ne ostacola lo spostamento ed il normale funzionamento. Le perivisceriti peritoneali, che sono fra t.utte le più importanti, in ultima analisi non rappresentano altro che d elle peritoniti loc.alizzate attorno ai visceri: e.c:se tr·ovano il. loro termine di pa.rngone piit adatto nelle pleuriti e nelle pericnrdit.i e possono essere primi~ive o secondarie a lesioni degli organi sottogiacenti. Le perivisceriti extra-peritonenli s i osservano invece a livello di segment.i di organi digest ivi non ricoperti da peritoneo (faccia posteriore d el duodeno, parte inferiore d e l rotto, faccia posteriore d el pancrea.'l), in corrispond.onza d ei quali, l'infiammazione viscerale, invade gli spa:~.i connettivali circm<tanti che si ispessi.scono modificando la forma e la conl'<istenza del viscere stesso e comprimendo i vasi ed i nervi vicini. Del resto un fatto simile può avverar~; i anche nei segmenti copert-i da. peritoneo, in corrispondenza dei quali, dopo il saldamento d ei foglict.ti sierosi, l'infiammazione può raggiunger-e gli spazi connettivali adiacent,i e gli organi viciniori. Quest.e pei·ivisceriti extra-perit.oneali, cosi dette callose, sono da compararsi alle mediastiniti <ii cui ogni giorno più aumenta l'importanza nel campo della. patologia.


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LE PERI\'JSCERITI DIGESTIVE

La pato(len~i dE'Ile pe1·ivisceriti è. nella grande maggioranza dei C88Ì infettiva, ed il più delle volte l'infezione è di origine digestiva. loca.lizzata a sede pitt o meno lontana. E difA.t.ti es.<>e sono legate, nella maggioranza dei casi, a.d alterazioni ulcerative settiche dei visceri sottostunti che provocano una infezione piil o meno purtùenta. Come esempio possono essere citate le periga.striti e le periduodeniti, che a.ocompagna.no un'ul<:>.era. terebra.nte, provocando la formazione di una nicchia o determinando tma biloculazione gastrica. o delle aderenze, la pericolicistite calcolosa legatn ad tma infezione biliare che abbia vinto la ba.rrie.r a O\)posta dalla parete della vescichetta, la periappemlicite attorno ad rma perforaziOne incistata dell'appendice stessa. E si comprende facilmente la genesi di queste infezioni periviscere.li che si estendono a strato a strato ed. infiltrando la sottomucosa e gli strati muscolari fin iscono coll'affiorare lilla Rier0>;1t. Se l'infezione è mnssiva (perforazione larga), o se i microbi sono molto virulenti, si produce un insemenzamento cospicuo del peritoneo ed una peritonite generalizzata. Ma se l'infezione è meno virulenta si vengono a produrre rapidamentedelle aderenze fibrinose, epiploiche, avverandosi 1m'adesione agli organi vicini con una occlusione di fortuna della. perforazione. Successivament.e, l'incista.mento rea.lizzato, per così dire, d'urgenza, si consolida.. Alla. fibrina processo difensivo d ' urgenza, si sost.ituisce il te..,guto connettivo, si produce lo. va.scolarizzazione delle membrant>,le aderenze diventano solide e definitive limitando l'infezione e facendola s boccare nei focolai locali incistati di suppurazione. Nel caso di infezioni attenuate infine si costituiscono solo delle membrane, delle briglie che vascolarizzat-e ed organizzate persistono ancora a.d infezione estinta. Di qui tut,ta rma serie di tipi di perivisceriti: suppurate, callose, membranose che si sovrappongono alla causa iniziale di invasione microbica e sopravvivono ad essa a tal punto che, molt.o tempo dopo, è assai difficile il ritrovare la lesione inizia.le di già. cicatrizzata e scomparsa. Ma vi è di più: può avvenire talvolta che una. periviscerite produca in secondo tempo, a. distanza del suo punt.o di origine, delle stenosi e delle ulcere.zioni di tm segmento digestivo. In questi casi, all'intervento operatorio si è trovata una periviscerite con una. ulcerazione sot-tosta.nte ed allora. bisogna tener presente che l'ul cera è consecutiva. alla periviscerite e non viceversa. Un'affezione ileo-cecale od appendicolare cronica, a.d esempio, ha. provocato una. mesenterite retrattile e, consecutivamente, una sta'>Ì duodenale per appiattimento della terza porzione del duodeno nel punto di passa.ggio dei vasi mesenterici. La. stasi, a sua volta, provoca la. ritenzione dei succhi digestivi, sboccando cos.i nella. formazione di un 'ulcera. peptica. secondaria. Allo stesso modo una coleoistit.e calcolosa primitiva può provocare una periduodenite ed un'ulcera consecutiva. per sta.si del contenut-o digestivo. Questo è necessario conoscere per non affrettarsi a. concludere, ogni qua.! volta si trovi la coesistenza di una. periviscerite con una. lesione digestiva; che la prima è consecut.iva. alla seconda. poichè talvolta, e precisamente nei casi suespost.i, avviene oh~ la periviscerite abbia. direttamente o indirettamente creata. J' ulcerazione. Un'altra via di accesso e fornita ai microbi, e questo avviene nelle sigmoiditi, dai così detti diverticoli che, già segnalati da.l Cruvellier, sono stati nuovamente e meglio studiati con mezzi radiologici dal ì\1a.xwell Telling e dal Mummery. Detti d iverticoli sono situati sulla. parte mobile dell'ansa, sul bOJ-do libero, sulle pareti .. ma. sopratutto, e più frequentemente, sul bordo aderente al meso-colon e fra i due foglietti di quest.'ultimo. Essi hanno la form.a di piccoli tumori sessi.l i o peduncola.ti, e si trovano spesso anche all'interno delle appendici epiploiche. Questi divertico li comunicano con il canale del colon per mezzo di un orificio qualche volta. molto piccolo, appena visibile, e nascosto da una plica della mucosa., altre volte più largo e ben visibile all'esame sigmoiùoscopico. Le pareti sono formate dalla mucosa più o meno alterata, dalla muscolare molto assottigliata, e spesso scomparsa, e dal peritoneo. È stato possibile riprodurli artificialmente con l'insuffiazione forzata e dimostrarli con radiografie d el colon pelvico riempito con clisteri di bario sotto fort.e pres.'>ione. In ultima analisi non rappresentano altro che tma vere. ernia della mu-


LE PERP.1SCER1Tl DlOESTIVE

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cosa. la quale, sotto la pressione dei gas o delle materie fecali spinge dinanzi e. sè o attraversa, lacerandola, la tunica muscolare. L'importanza data a questi diverticoli nella produzione delle perisigmoiditi è tale che ormai è comune il binomio perisigmoidite-diverticolite. Bisogna però osservare che la formazione dei diverticoli è possibile solo quando la tunica muscolare sia indebolita da una infiammazione cronica anteriore, e quindi, al suddetto binomio, bisogna aggiungere il concetto che la sigmoidite cronica facilita la formazione dei diverticoli, i quali, alla loro volta, possono diventare un punto di partenza di una perisigmoidite. Si discute ancora sull'esistenza di perivisceriti così dette es~enziali. Di esse parleremo in seguito: bisogna però fin d'ora precisare che, in molti casi, lma periviscerite, senza dubbio infettiva, ma. che evolve in modo latente, senza febbre, senza reazione può non essere ricollega.ta ad una infezione causale definita. È cosi che molte periduodeniti o pericoliti, così dette criptogenetiche, sono state battezzate col nome di essenziali e per spiegarle si è invocata o tma malformazione con~ genita (briglia di Lane) o una trasformazione mecca.nomorfìca. Senza escludere sistematicamente queste origini, bisogna ricordare che è frequente il microbismo latente, sopra.tutto attorno a.d organi che lasciano passare facilmente i germi di cui sono pieni e che, q uindi, molte perivisceriti, in apparenza criptogenetiche, s_ono in effetto, di nat~a ~fettiv9;. Si sono ~vuti dei casi in cui una membrana. di Jackson dali aspetto 1l p1u clas.q•co, e che SI sarebbe dovuto ritenere quindi congenita, sia stata trovata. in interventi opemtori succE'S.<Iivi Rd un primo nel quale ancora essa. non esisteva., perdendo così il caratt~re dell'origine congenita. e costringendo a.d a.mmet.tere l'iniezione latente. D'altra. parte è frequente il caso d'individualizzare negli organi genitali, nell'appendice, nel duodeno o nella vesdchetta biliare, la porta. d 'entrata di un 'antica infezione peritoneale restata silenziosa e a.d evoluzione pressochè latent.e e rivela.ta.si, un giorno, per le conseguenze non più infettive, ma. meccaniche provocate da tm ispessimento, da. un'aderenza, da una briglia.. Nè è infine da. trascurare come causa infettiva. di periviscerite la. tu~rcolosi e la sifilide. Innegabili sono le perivisceriti digestive di origine tubercolare e, se esse non hanno la frequenza delle pleuriti tubercolari, non sono peraltro meno sicuramente dimostrate. Ad esse bisogna. ritornare, oltre le forme plastiche d 'emblèe a.d evoluzione muta., e le consecutive a. forma. peritonea.le guarite per Japara.tomia esplorativa o per lunghe sedute elioterapiche, la cosi d etta tubercolosi peritonea.le latente d ei cirrotici, che, istalla.ndosi in simbiosi con l'a.lcoolismo, spiega, all'autopsia., la retrazione delle anse del tenue, le sinfìsi intestinali ed infine gli ispessimenti periepa.tici e perisplenici che costituiscono il così detto « foi glacé • ed i « pla.ca.rds argenté • della milza d egli autori francesi. D'altra parte anche la sifilide è origine di sclerosi periviscerali proteiformi diffuse o localizzate. Letulle e Brizza.rd insistono sulla frequenza. e stùlo speciale aspetto di peritoniti sifllitiche croniche, e richiamano l'att:enzione sulle lesioni di peri visceriti che si osservano a. livello del fegato, della. milza e del pancreas. Del resto la parte della sifilide nella insorgenza delle peritoniti e nelle sclerosi periviscerali. pa.ragone.bile a quella che ad essa si riconosce nelle meda.stiniti, è stata. dimostrata anche ra.diologica.mente seguendo allo schermo la scomparse. delle deformazion sotto l'influenza della cura. specifica. E per riassumere, in questo campo può ritenersi che per le perivisceriti digestive, come del resto per le altre lesioni fibrose di organi, si allarga e si afferma. ~mpre più l'influenza del microbismo latente di origine viscerale, della. ba{)illosi atipica sclerosa e la.rvata ed infine quello della. sifìlide adesiva e callosa., peritoneale o periviscerale. Sgomberato il campo dalle infezioni acute, croniche o larvate poco rimane alle altre cause patogenetiche in tema di perivisceriti digestive. In quanto al fattore tossico si è cercato di porlo in campo, in derivazione dell'alcool, nella insorgenza. delle pe~ivisceriti dei cirrotici (aderenze periepatiche e perispleniche). Se iJ fatto è possibile, non è però nettamente dimostrato in quanto sempre più si t.e!lde ~ incriminare nelle periviMeriti della. cirrosi, la tubercolosi, la sifìlide od il m•~rob•.smo latente che provoca. talvolta. delle vere peritoniti suppurate com& ternune d1 una ascite cirrotica..


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LE

PERl\'ISC~:RlTI

D!GE&"Tl\' E

La patogenesi meccanica di alcuni ispessimenti peri,·iscerali è stata posta in campo da Lane per spiegare la gene.'>i di quella formazione che da lui ha. preso nome. La. così detta. briglia di Lane, chiamata anche banda mesenterica, bordura. ileale o meseuterite retrattile, è una membrana tesa tra la base del mesentere ed il bordo libero dell'intestino. Essa abbraccia come una cravatta la. faccia a nteriore del segmento terminale dell'ileo piegando a gomito in due parti l'estremità di esso che presenta una inflessione a V. ad apertura inferiore spesso molto acuta. Per spiegarla il Lane ammette la produzione di un ispessimento fibroso lunJZO le linee di f orza del. mesentere quando quest'ult-imo è st.irato dal peso di organi ptosici e che, nel caso speciale, sarebbe dovuta ad una trazione anormale provooata dall a ptosi dell'ult.irna parte dell'ileo. Si tratt-erebbe dunque di un rinfor.zo spontaneo che avrebbe un >:ignifìcato chiammentce razionale e difensivo. In ultima analisi, secondo il Lane. alcuni ispessimenti peritoneali avrebbMo un'origine meccano morfica come con~eguerw..a. di tmo ~'<forzo di trazione che il peritoneo è costretto a sopportare. A questa teoria meccano-morfìca, olt.re che la briglia del Lane, sono da riportare: la Lriglia genito-mesenterica del Reid che va dalla faccia J)Osteriore del mesentere, o dal bordo libero dell'ileo a llo stretto superiore d el bacino continuan-

dosi col l~gamento sospensore dell'ovaia . ed il così detto ventaglio pa.rieto-coiico

di Jonnesco e Juvara, insieme (li formazioni pericoliche che, partendo dall'angolo colico destro s'irrndiano come le stecche di un ventaglio, perdendosti in numerosi fascetti sulle faccie antero-esterne e interne del colon, dove si cont.inuano, più o meno diret.tamente, con l'epiploon. co:<tituendo quelle assooinzioni di epiploite e pericolite che sono st.ate riscontrate cos:ì frequenti dai frutelli Mayo. A parte que~<tA. teoria meccano-morficn un 'altra ne aRiste che ammette l'origine teratologicn o congenitf~ di alcune perivisceriti. Tali sarebbero: la briglia che abbraccia a cr avatta il duodeno sotto-mesooolico e la briglia digiuno-meseÌtterica di M.ayo, ma sopratutto la membrana. pericolica di Jackson che ~i st.ende come un velo al du.vnnti del colon destro e che rappresenta tm tipo molto intere:;;;ante di pericolite. l::ìi trnt.ta di un sottile velo pre e latero-colico truspareut.e, fatto di fibre connett,ivali a t ipo alto o basso, secondo la sua situazio11c, che inguaina il colon in un vero sacco troppo piccolo per contenere l'intestino senza comptimorlo e piegarlo. In appoggio a.llo. sua teoria rlell'ori!rine congenita, Jackson, allega il fatto che la membrann. alla q11u le è stato dato il suo nome. e che del resto il Donati non vuole considerare come tma. vera perivisceri te, ma solo come «una membrana periviscerale ».!'li trova. spesso nei fan ciulli cd anche nei feti al di fuori di ogni infe. zione embrionaria. dimostrabile. D 'altra parte la costituzione ist{)logica di questa membrana non avrebbe niente di infiammatorio: non esiste infatti Leucocit.osi ed. i vasi sono bene ordinati, ol'izzont.ali, e paralleli gli uni agli altri. Di questa possibilità istologica è st.a.to tenuto conto, a parte il concetto negativo della memlm.r.na periviscerale del Donnti, per ammettere l'origine teratologic:e. congenita ed embrionaria di qualche rar·a periviscerite, riaffermando però il criterio generale che, nella grande maggioranza dei casi, queste malformazioni sono le conseguenze di iufe;~;ioni più o meno virulente, acute croniche o latenti e che, l'infezione post-ulcerosA, vescicolare, appendicolare, l' infezione tubarica nella rl01ma. la tul.>ercolosi, In sifilide, debbono essere sistematicamente SOSJ.>etta.te e diligentetemente prese in esmne in tutti i casi di perivisceriti adesiva apparentemente cripto· genetica. In un suo recente lavoro infine (Minerva. Medica, maggio 1930) il Salotti afferma l'importanza e riassume il concetto di una vera e propria diatesi aderenziale (terreno del Lardennois, disposizione infiammatoria del Kugelmann, s indt'Omi da. diatesi fibroelastica del Pende) che vien fatta risalire a cause fetali e congenite, a. lue, a tubercolosi, ad alcoolismo. ad art-eriosclerosi, a stat.i timo-linfatici e fattori endocrini, nel senso che le disendocrinie carat.teristiche di certi organismi costituzionalmente predispost.i, indttcono in questi sotto l'interferenza di dati ;;ti. m oli, delle reazioni che invece veng-ono a mancare in altri organismi, sott.oposti ngli sU)i!SÌ stimoli. mR dotati tli un equilibrio endocrino perfetto.


LE I'E.RIVlSCERlTI

DlO~~fVt~

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* * * In quanto alla sintomatologia clinica il Donati (Minerva. 'M edica, febbraio 1930), premesso che tra.ttasi di più sindromi che pur potendo essere aggruppate, -'€ome fa il Bobbio, in una sola famiglia nosologica, si distinguono per effet.to della diversa sede, est.ensione, natura e cause delle aderenze, e Be<'A>ndo l'interessamento della funzione ora di uno, ora di molteplici visceri, così chiarifica e compendia il concetto clinico delle periviscerit.i arlf'sive, ag{rr\lppandole come segue: }O Perivisceriti adooive làténti; 2o Sind1·omi dòioròse e dispeptiche croniche epiga.stro-ipocondriache; 3o Sindromi dolorose e dispeptiche della fossa ileo-cecale; 40 Sindromi dolorose e dispeptiche dell'addome destro; 5o Sindromi dolorose e dispeptiche ipogastrico pelviohe. Nelle perivisceriti adesive latenti mancano segni clinici su biettivi che possano farle sospettare o, t.anto meno, individuare. ed esse sono scoperte accidentalmente come reperto necroscopico o in seguito ari. intervento chirurgico addominale od esame radiologico. Per le altre :;;indromi sopraelencate. il Donati, premessa l'e."istenza di caratteri -eomw1i sia dal punto di vist.a anamnestico, che da quello clinico, quali i dolori, le turbe digestive,i fenomeni tossici generali, mette in evidenza l'importanza capitale dell'esame rncliologico e del quadro clinico d'insieme poichè, astraendo da i ndagini minute e da particolari segni di orientamento che possono porta.rci a dia· gnosi più precise e più circoscritte di perigastrite, pel'iduodenite, pericolicist.ite, periappendicite, ecc., per lo · piit avverasi una sintomtttolo€!ia iJldeterminata in cui, t\nche scarsi segni obbiettivi. possono sostenere una sindrome funzionale, più o meno grave, dovuta a perturbamenti di pii1 organi legati normalmente da fatali rispondenze funzionali. I n quanto ~,ti dati anamnestici sono riport-at.i frequeutement~ d~,ti pazienti [processi infiammator·i pregressi, spesso non ben definibili a carico del tubo gastro enterico, e periodi di sosta nella F<toria della sindrome morbosa, attribuiti alla i nfluenza temporanea di cure dietetiche o medicamentose, pw· rimanendo co· stanti, anche nelle migliori condizioni, fenomeni di dispepsitt che possono dirsi abituali anche fuori da ogni c1·isi. Il sintoma dolore è quanto mai polimorfo e variabile per carattere. per sede e per momento eli compa.rsa in rapporto ai pasti, iJl modo che, plu· assumendo pre·yaJen temente i caratteri del dolore gastrico. è alcune volte più tardivo, a tipo e sede duodenale o addirittura più localizzato all'ipocondrio con accentuazioni e crisi ed inadiazioni a carct.ttere vescicolare o a sede piutt-osto ileo cecale, od infine n fisionomia incostante come risuJt.a.nte di una combinazione o succe,;.o:;ione di più tipi variamente aggruppati. Particolarmente da rilevare è la sintomo.t.ologia ga<:;tJ·ica, o piuttosto epigastrica, con senso di gonfiore postpt·andiale, facili nausee, bruciori, ecc. da riport.a t't' ad azioni nervose l'if!esse. Costante infine, olt.re il dimagramento ed i fenomeni nervosi che fanno passare spesso, od almeno per qualche tempo questi ammalati sotto l'etichetta d ella dispeps ia ner vosa, la costipazione cronica che, si può dire, rappresenta l'epifenomeno che il piì1 spesso conduce a lla consultazione medica e che, se pur sempre penosa. anche pe1· i fenomeni tossici secondari, può ta.lor:a esser·e molto accentuata fino a presentare aJla.nnanti crisi occlusive. Da questi sintomi generali e d'insieme passando ad una disamina più minuta, il Donati nell'analizzare le sindromi dolo1·ose e c roniche epigastrico-ipocondriache, riporta.bili a pregresse affezioni ora gastro-duodenali, ora della colecisti, ora del ·pa.ncrea.~, o a. precedenti atti operativi sulle vie biliari e stùlo stomaco, pone in p1irno piano le periduodeniti col loro dolore caratteristico grava.tivo continuo senza pressione e senza alcun rapporto coi pasti e ool digiuno, e le pericolicistiti (forme biliari di perivisceriti) con dolorabilità continua, esacerbantesi ad accessi, c~te .simulano la. colelitiasi, la cui diagnosi differenziale di nonna non può essere chtartta altro, e del resto uon sempre, che dall'esame radiologico della colecisti e dalla prova di Meltzer-Lyon. Accenna appena alle sindromi dolorose dispeptiche della fossa ileo-cecale (fo~­ roe peritifl.o-appendicitiche e stenosi ileo-coliche di posizione) che sono le meglio


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LE PERJVISCERITI DIGESTIVE

conosciute, cd in cui a parte la sindrome dolorosa emerge come sintoma discriminante la costipazione cronica, per trattare più ampiamente le sindromi dolorose e dispeptiche dell'addome destro che raffronta, per la più estesa sintomatologia. dei suoi dolori, dei suoi disturbi gastrici, della. stipsi, dei sintomi generali nervosi e di dimagramento alla • s intonia patologica dell'addome destro» del Solieri. Difatti, egli dice: è la sindrome digestiva cronica d ell'addome destro di Dalla. Volta e Palmieri nella quale il processo riconosce, il più delle volte, il suo punto di partenza nella colicisti oppure, per quanto meno spesso, nell'appendice o nel cieco. Insomma, come è frequente osservare la concomitanza. e la successione di manifestazioni morbose da parte dell'appendice, della vescica biliare, dello stomaco· duodeno, e come pertant.o, per quella che il Solieri ha chiamato sintonia patologica dell'addome destro, si osservano colecistiti e appendiciti comit.a.te, oppure appen· dicit i e uJceri gastrico-duodenali, ecc., così possiamo avere una sindrome aderenziale che, per un particolare aspetto delle rea.zioni motorie e secretive viscerali di natura simpatica, ~tssocia gli organi dell'addome destro anche nella conseguenza morbosa ultima. dei fatti patologici progressi "· In ogni caso, innne, un grande valore diagn()l';tico spetta all'indagine radiologica, la quale dovrà essere sempre esegllita con tm esame accurato e sistematico di tutto l'addome a completament.o dell'esame obbiettivo e delle indagini cliniche efunzionali concomHanti, senza che il radiologo si lasci attirare o distrarre da. sin· tomi che richiamano l'att.enzione sopra una sola parte dell'addome o su di un solo viscere.

*** Nei riguardi del concetto terapeutico è chiaro che, tenuto conto dei fattori patogenetici, è necessaria, innanzi tutto, la applicazione di presidi, per così dire, profilattici, tendenti a. prevenire, per quanto pos.<>ibile, la formazione di ogni aderenza. Tenuto conto che, spesso, le aderenz~ hanno un'origine post-operatoria talvolta antica, e che esse sono tanto più callose, spesse e deformanti in quanto più è intervenuw il fattore infettivo, si comprende facilmente quanto sia importante negli interventi sull'addome, per evitarlo, la. realizzazione scrupolosa dell'asepsi chirurgica unita alla estirpazione d elle riserve di germi (appendici, colicisti). Grande importanza. hanno anche nella genesi delle aderenze post-opera.torie gli ematomi dell'epiploon e del mesentere che bisogna evitare il più possibile durante l'atto operaoorio ed eliminare prima. della chiusura d ell'addome. Il chirurgo, d'altra parte, si preoccupi di risparmiare ogni perdita di sostanza sierosa, come si risparmia ogni perdita di sostanza mucosa e cutanea, dato che è l'endotelio intatto quello che impedisce le aderenze delle superfìci sierose. Di conseguenza.: sutura il più possibile completa della sierosa sui visceri, sulle pareti, e ricostruzione del peritoneo con una minuzia uguale a quella di cui si dà prova. per le suture estetiche della. faccia. D 'altra parte i chirurgi, che primi richlamarono l'attenzione sulla esistenza e l'importanza. pratica delle sindromi aderenziali, escogitarono tma serie di accorgimenti atti a prevenire o redimere la formazione delle aderenze stesse. Quasi universalmente abbandonata la pratica dell'oleo-peritoneo, specie con olii minerali i quali esagerano l'infìa.mma.zione e la proliferazione cellulare mentre sono poco atti a servire come lubrificanti inerti fra le lamine sierose.•.1\ncora in uso invece, ma anche senza risultati molto brillanti, il tentativo di pneumo-peritoneo, che tenendo lontane con uno strato di gas le superfìoi sprovviste di sierosa, impedirebbele aderenze durante il tempo necessario per la. reperitonizza.zione. Si tratta di produrre, previo distacco delle aderenze, un pneumo-peritoneo che separa l'una. dall 'altra, per mezzo di uno strato di azoto, le superfici si erose impedendone l'aderenza prima. della ricostruzione integrale dell'endotelio, che avviene generalmente in ottava. giornata. Molto lodato invece, per assicurare immediatamente la reperitonizzazione, è l 'innesto di epiploon. Interoalando difatti un epiploon sano, vivente, non infetto e non separato dalle s ue connessioni va.<>colari fra organi spogliati dal reritoneo per impedirne l'adesione, ammettendo pure, nel peggiore dei caai, che ~-<i vengano a formare delle aderenze epiploiche consecutive, si otterrebbe ad ogni modo il vantaggio di sostituire ad una briglia serrata, dolorosa e funzio-


LE: PEJU\"[SC'ERIT( DWESTlVE

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nalmente nociva tm'altra elastica, molle non d olente e non ostacolante iJ g iuoco -dei visceri. Circa la opportunità d ell'intervento chirurgico il Donati consiglia di riservarlo e proporlo solo nei ca.._c;i nei quali è turbato. per scompenso, il normale equilibrio funzionale di uno o più visceri. E, pur premettendo. che, il corref.(gere una steno-'>i da posizione, il modificare alterazioni di sede e di forma. il t•idonMe una perduta mobilità con asportazione di briglie e sopratutto, quando occorra., come in tutte le perivisceriti concomitanti, il sopprimere o comunque curare il focol.aio viscerale che è alla base della sindrome morbosa., rappresenti l'ideale terapeutico, tiene a ricordare, a giustificazione dei casi ad esito pratico negativo, che l'inte1-vento chirurgico agirà sempre essenzialmente sui fattori meccanici dai quali quelli funzionali possono in realtà dipendere. ma che non sempre po::.<;ono essere influenzati come s i potrebbe sperare, sopratutt.o se da troppo tempo dura il periodo di scompenso. Dal punto di vista medico, infine, bisogna essere convinti che si può ottenere 13pesso la regressione di aderenze purchè non siano molto invecchiate. Si possono in effetto provocare fa.tti di ria-c;sorbimento per un proce.<>so di meccano-morfosi consecutivo sia a mobilitazione spontanea che kiuf'siterapica dei vL"ceri. A parte la stimolazione precoce della. peristnlsi intestinale con preparati ipofise.ri e la ginnastica addominale e respiratoria, ricordo d ei metodi fiRioterapici -che pare diano ristùta.ti abbastanza interessanti, la diat.et·mia e la elioterapia natt~rale od artificiale. La diatermia. sembra provocare tm processo di regrcssione e ùi lisi delle aderenze che si traducono con la ripresa funzionale di movimenti dei visceri controllati radio logicamente. I ragl!i ultravioletti e l 'elioterapia. indubbiamente stimolano, -con un meccanismo complesso, la regressione e fusione delle aderenze, delle focaccie peritoneali ed iJ restauro dell'elasticità e della mobilità addominale. È ùa ricordare pe1·ò iu prupu:lito, che l'irrauiu.ziune con raggi ultra-violetti comporta risultati meno brillant.i e meno completi, poichè all'azione delle inadiazioni luminose e chimiche, l'elioterapia aggiunge quella. dell'altitudine, dell'aria aperta e di Wl insieme di fattori naturalistici di cui non può sconoscersi la pi·epon.derante efficacia. In ultima analisi si può concludere che, per quanto il trattamento delle aderenze e delle sinfisi periviscerali, tanto dal punto di vista. chit·urgico che da quello medico e fisioterapico sia dei più delicati, è necessario non trasourarlo. Poichè non è umano, a. parte naturalmente i casi di urgenza., che impongono la. soluzione chirurgica, abbandonare a sè Rtessi i perivisceritici, questi veri grandi mutilati d ell'addome, che nelle loro sofferenze si tormentano, decadono, si nevrastenizzano e che passando da medico a medico finiscono col disperare e si abbandonano, nello sconforto di non poterai liberare dalle conseguenze lontane di un'tùcera, di tma colicistite. di una appendicite. di una salpingite o di una qualsiasi operazione chirurgica settica addominale, re liquati che li fanno soffrire quanto e ptù d ella affezione primitiva stessa.


NOTE DI MEDICINA PRATICA OSPED ALE MILITAR.E DI CASERTA

TERAPIA DELLA FEBBRE TIFOIDE per il dott. Luigi Tatarelll, maggiore medico

L'argomento di questa. breve nota critica sulla terapia della febbre t ifoide, è troppo noto perchè io possa avere la presunzione di tr·att.arlo opportunamente e particolareggia.ta.mente. Esso però è ar~omento alquanto trascurat.o, dal punto di vista. pratico, ed è per que.<>to che io mi nccingo a considerarlo nell'ambito d i una disamina critica, per trame quelle conclusioni che meglio si adattano alla pratica e alla clinica corrente. Di tifo si muore ancora, ed in alcune zone la persistenza e la diffusione di esso è così forte e grave, che a..<>Sume proponioni bene spesso preoccupanti. D 'altra parte, la lotta della nostra scienza per aflìevolire e vincere questa grave infezione non sempre riesce allo scopo: e la mortalità trionfa ad onta d i tutti gli sforzi e d i tutte le cure e sfugge alle statistiche. Il problemn ha preoccupato recentemente anche Io Stato. e provvide leggi sanitarie e profilattiche sono state emanate per infrenar·e la insorgenza. e la diffusione del morbo. È di ieri la disposizione governativa circa la vaccinazione profila.ttica contro la febbre tifoide, ed è tuttora alla prova la pratica di una vaccinazione preventiva per via orale da cui molto si aspetta. E prima di entrare nell'argomento della. terapia, io a.mo sofferma.rmi un poco sul problema della p rofilassi, che ha indiscusso e inestimabile valore nel campo Jella. infEYLione di cui ci occupiamo. E non mi indugio sulle nozioni di igiene e di profilass.i generale, comuni a. tutte le malattie infett ive; isolamento degli infermi, djsinfezione degli ambienti e dei materiali, ricerca dei portatori, astensione da certi cibi, risa.narnento idrico, lotta. alle mosche, ecc. I ntendo invece addentra.nni un poco nella pratica delle vaccinazioni profilattiche, specialment.e di quella per via orale, di cui dianzi ho fatto cenno, e che 11-tt.ualmente, presentata con enfasi di note recla.mistiche e sotto forma ingegnosa, rischia. di sovvertire tutto il s istema della classica vaccinazione per via. parenterale. La vaccinazione antiti.fica, praticata finora. col solito sistema delle iniezioni !lottocutanee, semplificato in una sola. iniezione, e tale da ridurre al minimo ogni disturbo proveniente dalle reazioni locali e generali, ha sempre ben meritato della. s ua efficacia e della sua innocuità. Le sue prime prove, fatte presso l 'Esercito In_glese nel Transwaal, infestato allora da una micidiale epidemia di febbre tifoide, diedero risultati mirabili: nella guerra di Libia., largamente adottato in t.utti i presidii, contenne in modiche proporzioni le statistiche della infezione eberthiana., e nella grande guerra europea e..c;sa. ridusse a l minimo la. morbilità e la mortalità.. fra tutti gli eserciti belligeranti. Eppure, dinanzi a tante prove di indiscussa efficacia, il nuovo sistema di vaccinazione per via. orale, per un fenomeno di allettamento suggestivo, ha fat.to la sua entrata. nel campo della profilassi antitifica soverchiando quasi il sistema precedente, e tentando di sovvertire ogni regola d i immunologia e ùi pratica profìlatt ica. Ad onta. di ciò, l'entusiasmo fra i vari autori che di essa si occuparono non ha. avuto grandi manifestazioni: le statistiche sulla efficacia del nuovo metodo sono incerte o addirittura sfavorevoli dinanzi a.i risultati pratici, e le prove continuano con alterna vicenda. A controbattere la presunta. eflìcacia della. vaccinazione antiti.fica per via orale, valgono a lcune considerazioni intorno alla patogenesi della. infezione tifoide~ della quale pur troppo, non abbiamo ancora una nozione esatta. e completa.. L 'idea che il bacillo d i Eberth penetri nell'organismo attraverso il tubo digerente, e qlùvi si localizzi ~er provocarvi tutte le alterazioni anatomo-patologiche che noi riscontriamo nell intestino, attende ancora. il re.o;;ponso della crit ica. Ma, poichè è a.f-


TEltAPJ..\ DF.LL.-\ FEBBRE TIFOIDF.

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fermat<> che la febbre tifoide, prima di essere una. infezione a carattere locale, è senza dubbio un'infezione generale a. cara.t.tere setticemico, alla quale, come sembra di mostrato, fanno seguito in secondo tempo le manifesta~ioni intestinali, è quasi assurdo supporre che un qualsiasi elemento immunizzante, propinato per via orale e alterato nella sua progressione attl·averso il tubo digerente, possa. provocare quella difesa. organica che dovrebbe costituire la immunità generale. Nel concetto invece dellt1 profilassi per via sottocutanea, noi possiamo fare a~;trazione da. quello che rip;uarda la porta d'ingresso del virus tifìco nell'organismo: la vaccinazione per via parenterale investe il terreno organico e crea in esso quell'ambiente di immunità sufficiente ad ann ullare l'azione patogena del virus che comunque dovesse penetrarvi. È ovvio dunque che la. vaccinazione per via orale, genialmente concepita, ma t•·oppo incerta per la sua efficacia, non po~~a ancora su elementi di fatto pos itivi per sostituirsi ad una pratica. immunitaria dalla. quale si ebbero finora prove evidenti e indiscutibili di efficacia a,•:;soluta. Mi dispenso dalla present-azione di e loquenti statistiche in proposito, alle quali numerosi autori dedicarono con amore il loro st.udio, e mi t'imetto, per l'affermazione del mio concetto, ai risultati incont.r·a.st~~obili che si rilevano più da vicino SCOI'rendo i documenti sanitari di ogni modesta infermeria di corpo. La febbre tifoide appare ormai gporadicarnente fra i militari: essa ha perduto quel caratt-ere eminent-emente diffusivo che tanto preoccupava nei tempi passati, e il decorso stesso della malattia appare in genere meno grave e più breve. Esaurita così que;;ta breve digressione sulla profilassi, io mi accingo ad entrare, senza alcm1a pre~, nella parte essenziale di questa nota, nell'argomento cioè della ter·apia della infezione eberthiana, che per gli st,udi dello Schottmuller e per opera di altri ricercatori si è orientata verso nuove vie. Da l concetto che si aveva prima del tifo, come infezione a l oc~~oliz?.a.zi one primaria nei follicoli soli· tari e nelle plMche eli Peyer de ll 'intestino, si è venuti nel convincimento, come ho accen- nato innanzi, che l'infezione è primar·ia nel sangue e secondaria negli a ltri or!'(ani. Il bacillo di Eberth penetra per le vie digerenti, attraversa la mucosa., si sofferma nelle prime ba.rriere linfatiche, e procedendo lungo i vasi linfatici che da questa ripartono, raggiunge il torrent-e circolat.orio. In secondo tempo, trasport.a.to ùa.l sangue, si fissa negli organi per lasciarsi in ultimo e liminare attraverso le vie biliari e urinarie. Ne consegue che bisogna ammettere senza dubbio che la febbre tifoide è una vera setticemia da bacillo di Eberth. Non tutti però sono d'accordo sulla durata della permanenza del bacillo nel sangue; ma la opinione di Gius, che si abbia c ioè prima la setticemia e succe.o;sivamente la localizzazione nel sistema linfoide i ntestinale, trova ogni giorno ma~ore conferma e valore di verità. Ne viene quindi la necessità, dinanzi ad un infermo sospetto di infezione tifoide, di praticare a l più prest.o l'emocultura, quella sola che può svelare, prima. della comparsa di ogni altro sintomo, la pre.'lenza del bacillo di Eberth nel sangue. Che, se il sospetto di una infezione specifica. sorge.-s.<;e invece un po' più tardi, a_çapo di una sett.imana o dopo, allora sarà la prova della agglutinazione che dovrà essere tentata. La. ricerca del germe nelle urine e nelle feci, non sempre facile e non breve, dà. migliori risultati nell'ultimo periodo della malattia. E' la pratica prescritta. a scopo profilattico, per stabilire se individui già guariti della malattia rimangono ancora portatori e quindi agenti di infezione. Questi concetti patogenetici hanno consigliato una terapia as..'>ai diversa da. quella d i un tempo, e tma prima questione che si è affacciatA. al criterio del medico curante è stata quella dell'alimentazione. Sulla. quale, d'altra parte, i pa..r eri sono tuttora poco concordi. E si va da. quelli che a.-s..;;oggettano l'ammalato ad una estenuante inanizione per tutto il periodo della malattia, fino a convalescenza. ino.l tra.ta, a quelli che, come lo Schottmuller, sostengono che a l t ifo!>o bisogna propinare cibi e bevande sen?A misura e senza distinzione; e ciò per fornire all'organismo, corroso dalla febbre e dall'infezione, quelle riserve necessarie a fargli risentire il minor danno possibile. Esagerazioni dannose nell'uno e nell'altro senso. Alla stregua di questi concetti si dovrebbe ammettere che la febbre tifoide, in certi organismi e in certe regioni, dovesse decorrere con un quadro sintomatologico ben diverso da. quello che è consacrato nella patologia.


TERAPIA OF:LLA FEBBRE TIFOIOE

Un sano c1·iterio discriminativo è necessario dunque in mezzo a tanta dispa,·it.à. di vedute: un concetto di equilibrio e di giusta. misura. che valga ad a dattare ad ogni singola forma e ad ogni singolo infermo, quella razionale alimentazione da cui l'organismo possa tra.n·e le resistenze necessarie a vincere l'iniezione. Un litro e mezzo di latte, nei primi giorni di malattia , opportunamente aromat.izzato e addolcito, con l'agj::iunt.a. di qualche torio d'uovo, sono più che sufficienti e indicati. Qualcuno vi ngpunge. come i russi, della gelatina di fr utta o di carne e, in qualche caso pnrticolare, MIChe qualche poltiglia di farina di riso. Nella eventualità che la infezione volga verso un decorso più grave, sarà. bene ridurre l 'alimentazione al solo latte, e in caso di intolleranza sopprimendolo magari completamente e sostituendolo con sole bevande zuccherate, specie in p resenza. di sintomi imponenti da parte del tubo digerente. Incticatissime, in tal caso, le abbondanti arancittte condite con molto zucchero. I n pe riodo di stato è opportuno mantener e un'alimentazione a.<>.~olutamente liquida. In seguito, allorohè la infezione accenna a regredire, si ritornerà IThUl mano alla alimentazione più generosa del primo periodo, aggiungendovi qualche grasso, come burro con zucchero e delle uova. intere. Dopo una settimana dalltl· completa defervescenza, sì passerà ad una alimentazione solida con aggiunta di qualche biscotto e di un po' di pane. Anche la somministra.zione di acqua deve essere ben regolat-a nella cura dei t ifosi: direi qua-si che non debba esservi misura per la somministrazione di essa, pur ritene ndo e.-;agert\.t.o il sistema di qualche autore che vorrebbe compendiata la terapia del tifo nella semplice sornministrazione di abbondantis..:;ime quantità. di a.cqua. Uno, due litri nelle 24 ore, sono più che sufficienti per spegnere l'arsura e per idratare l'o<ganismo inaridito dalla febbre e dalla diarrea. Abbondanti limonee vegetali, abbondanti infusi d ì thè leggero, alquanto caffè da solo, o misto al latt-e come correttivo, sono ottimi coadiuvanti della cura idrica, specie per gli a.:r•. maltttì in sopore: gli alcoolici in p;enere vanno assolutamente proscritti. Nel campo delle cure sintomatiche sono in primo piano le cure fisiche, specialmente allo scopo dì abbassare la temperatura ostinatamente costante e urente nel periodo d i stato. Sì abusa un po' troppo, a mio parere, della pratica dei bagni generali in vasca; sì tratta di applicazioni non sempre facili e agevoli, che importano pm·ticolare abilità da pnrte degli infermieri e riclùedono l'assistenza del medico. Più opportuni invece mi sembrano gJì impacchi, le abluzioni fredde, e le frizioni con aceto aromatico che, mentre evitano agli ammalati un eccessivo stra· pazzo, r iescono ad ottenere sufficienti abbas.'laffienti di temperatura. Comunque, il bagno si pratica in genere ad una temperatura di uno o due gradi al disotto di quella che presenta l'infermo e che si va abbassando man mano fin o a 32o 30o. Alcuni adoperano nddirittura il bap;no freddo a 200; ma. esso non p uò essere praticato impunemente, specie in ammalati che presentano speciale !abilità della pressione sanguigna. Nel campo della ter·apia medicamentosa, sono d'avviso che per la cura del tifo n on esistono rimed i nel ve,·o senso, e che pochi bisognerebbe adoperarne. In un organismo già troppo intossicato, l'apporto dì nuovi elementi tossici pot.rebbe riuscu·e dnrmoso. E fra i medicamenti di cui si abusa con una cer ta frequenza vanno menzionati i comuni cardiocinetici, che pur eflsendo i più sicuri e i più idonei nei vari disturbi meccanici del cuore, non hanno invece alcuna efflcacia sui dic;turbi miocardit ici d i origine infettiva. Con essi non si fa che river·sare nell'organismo sostanze eminentemente tossiche che non possono venu·e utilizzate dalle cellule miocardiche alterate e com.promesse dalla tossìna specilictl-. È opportuno quindi di non abbandonarsi alla propinazione incon sulta di numerosi eccitanti, compresa la canfora, anch'essa non scevradi per icoli, per non com.p romettere la funzionalità. specifica del fegato e dei reni, che rappresentano g li organi di difesa più valida e più attiva nella burrascosa vicenda. d i un organismo già 1wvelenat.o. Giova invece ricorrere alla somministrazione di qualche va.socostrittore inn ocuo, come l'adrenalina e l'efedrina, che mentre rialzano blandamente la p ress ion e arteriosa. depressa, sostituiscono in parte anche la funzione delle capsule s urrenali, compromes.c;e e alterate come in ogni infezione a carattere set ticernico. Una deplorevole manìa tuttora in uso, p resso a lcuni medici è q uella che ri -


TEltAPIA DELLA FEBBRE TlFOlDE

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,R'\Ul.rda. la eomministrazione dei co!!iddetti disinfettanti intesti n A.Ii; fo rtunata.ment.e

oggi è raro incontrarsi con medici curant i polo.rizza.ti verso l'abuso di simili medicamenti, destituiti ormni di qua.lsiusi finalità terapeut.ica pr·eciso. e sicura. Mi riferisco all'uso del famoso salo lo, benzonnftolo, bet.olo, resorcino., ecc., a i quali non saprei con quale intendimento cer·ti sanitari si rivolgono. Una banale considerazione sul loro meccanismo di f~zione, dovrebbe convincere che una volta penetrati nel tubo digerente, essi perdono ogni eflicacia terapeutico. sia in rnpporto alla loro a zione ant.isettica, sia in rapporto ad una prf',sunta azione antiputrida. Ben a lt ri disiufettanti e a ntifermentativi occorrerebbero, perchè nella gran piaga intestinale si potesse determinare una qualsiasi sterilizzazione. Senza dire che non è sull'intestino che deve essere rivolt.a. la cura sterilizzante, bensl s ulla intera mns.~ san);uigna e su tutti gli or·gani della economia impregna,ti, soffusi della tossina eber t hia.na. Nè è a pensare che essi possano appor·tare una qualsiasi azione antiputrida sulle deiezioni dei tifosi le quali, d'altra parte, se prive di sangue, non sono proprio delle più fet-ide e delle più putride. È opportuno invece tenere pre.;ente, che se esse dovessero apparire ina::.pettatament.e fetide, specie in periodo di >'<tl\to, o meglio in te rza. o quarta settimana, si dovrà penStu·e, in a.c<sen7.a di a ltri caratteri, a lla presen?.a di sangue dovuta a piccole enterorrogie che molto speo;so pa.<3-'>itno inosservate. E tra. gli antisettici intestina li, è bene ricordare anche la ben nota e fin t roppo maneggiata w·otropina, di cui l'uso e l'abuso è e ntrato nelll\ pratica. corrente di ogni medico, con l'entusiasmo di una conquista terapeutica rispett.a.bile e insostituibile. Da qualche tempo w1a vera ondata di cicca fiducia accompagna la sornministrazione di questo medicamento, che seppme possiede indiscut.ibile valore di elemento disinfett-11nte, d 'alt ra part-e deve essere maneggiata con opportunità di criterio e con sagacia di ponderazione. L 'Ul·otropina ngisce mettendo in libertà formaldeide in ambiente a.cido: e solo a questa è dovuta la s ua azio ne d isinfettante; ma non sappiamo fino a qual punto tale efficacia terapeutica si svolga neiJ'orga.nismo a cont.a.tto dei tessuti. Sappiamo invece che e:;,-;a. può agire sinist.ramente s ul rene, determinando emat urie. In conclusione l 'urot,ropina deve essere sempre somminist,rat.a a stomaco VlJOt.o e mai unita a sostanze acide, e deve essere sospesa. di quando in qua ndo per evitare la sua influenza irritativa sui reni. Non spendo parole per deplorare senza riserve quella famigerata abitudine arcaica, fortunatamente quasi scomparsa, di far ingerire ai t ifoai, specie n el primo periodo dj malattia, dosi massive o refratte di calomelano, che ha nno l'unico scopo eli aggravare un'enterite già esistente con danno, qualche volta, anche delle v ie renali. Tale medicamento, per buona sor te degli ammalati, oggi è stato m esso quasi completamente da banda. Buona pratica invece, è quella di somministrare agli infenni acido cloridrico sotto forma di limonea clo ridrica, che mentre corregge lo stato di anacloridria gastrica propria dei malati infet t ivi, determina quella notevole stimola.zione delle varie secrezioni gastriche e intestinali che rappresentano la migliore difesa fisiologica in un organismo infetto. Degli astringent i e dei purganti non ri tengo opportuno far menzione, es.<;endo ben noto ad ogni medico che l'uso di essi va fatto con estrema attenzi one e in limiti molto severi. La stipsi nei tifosi va corretta con blandi enteroclismi di acqua bollita semplice o con olio; la diarrea va rispettata fino a che si mantiene in limiti giusti e senza gravi ripercussioni sulle condizioni generali dell'infermo: chè, se la. sua frequenza e la sua imponenza dovessero richiedere una cura, sarà opportuno ricorrere a modiche dosi di tannigeno o di tannalbina, con qualche tenue sfumatura di oppio. E passo ora alla parte preponderante della cura della febbre tifoide, alla terapie. specifica, con la quale può dirsi ormai di avere realizzato relativamente il problema. In verità, anche in questo campo, che tanto appa."!Siona, la parola defìIÙtiva non è stata ancora. detta, e lo Strumpell, nel &'UO magistrale trattato, non esita a dire che una cura specifica della infezione tifosa. ancora non es iste. La terapia specifica della febbre tifoide comprende la siero e le. vaccino terapia. La prima può dirsi ormai fallita, sia perchè non essendo il bacillo di Eberth ad esotossina, non è possibile avere un siero antitossico, sia percbè i fenomeni da siero, con i loro effetti anafilattici, scatenandosi nel colmo dell'acme della infezion e, che è a lungo decors o, potre bbero compromettere la vita dell'infermo. Si è ricorso invece con maggiore fiducia, e con più sicuri ristùtati alla i.nununotera.pit~ attiva, • -

Giornale di medicina militare.


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T ER.o\.PIA DELLA F EBBRE T I FOlD E

o vaccinoterapia che ha segnato un notevole pr ogre.'>So nella cura della infezione. Le numerose l';tatistiche confermano l 'innegabile vantaggio ottenuto e dimostrano l a sensibile attenuazione della per·cen tuo.le dei morti. La vaccinoterapia cons iste n ell' iniettare negli Rdulti d osi crescenti di a lcuni milioni di germi uccisi, a lle qual.i fa seguito, d opo qualche ora, un'elevazione febbrile reattivtt preceduta da brividi e c h e può raggiunge re gradi molto elevati. Non pertanto; gli infermi in preda a tale reazione non manifestano segni di intolleranza o di irrequiete'6za; rimangono tranquilli, mostrando a nzi un cer to grado di euforie., accompagnata a lieve accentnn.zione della frequenza del p olso e del re<>piro, e rimangono in to.le stato per t.re o quattro or e, fin quando la temper atura comincia a declinare, per e.<;aurirsi nollo svolgimento di una copiosa sudomzione. Queste iniezioni di vaccino si ripetono nei giorni seguenti con dosi sempre magg-iori di Eorcentuale battet·ica, in attesa che si stabilisca una completa e definitiva apiressia. Buon seguo, per l'efficacia !Iella cur·a, sono le forti reazioni generali, mentre quelle leggere o ntùle stanno ad indicare nna. particola re virulenza d ella infezione e molte v olte un a prognosi infausta. In casi particolarmente gravi e intensi, il vaccino può essere iniet tato anche per via endovenosa. L a vacciuoterapia. ne lla. febbre tifoide è tanto più efficace quanto p iù presto essa viene iniziata: donde la n ecessità di una r apida diagnosi sia n.ttraverso l'amocultura che la s ieroag-glutinazione. Una modalità terapeutica., d el'ivata dal concetto della vaccinoterapia è quella delle stomosine del Centanni, o k:inasi, fondata s tù principio di associar e nella cura i prodotti batterici con le sostanze proteiche comu.ni. Da a uto revoli parti ne è stata e log)ata la virt.ù curativa. Esse rappresentano attivatori di fermenti, per cui sono dette kinasi, di quei fermenti cioè che in condizion i o rdinar ie e anche in st.ato di malattia, l'organismo m obilita in grande quantità allo stato di p roenzima. Perchè questo agisca, è n eces.omrio l'intervento di adatti attivatori che il Centanni ha creati artificialmente con le sue stom osine specifiche. E sse vengono adoperate per via endomuscolare ed endovenosa, ma la fenomenologia in quest'ultimo caso e abbastanza vivace e tumu ltuosa. e direi quasi p ericolosa. per l'infermo. È necessario pertanto adoperarle con una certa cautela, pa1·tendo da dosi minime e aumentandole gradatamente, fmo ad avere una. re.azione discreta che è condizione impor tantiss ima. perchè le stom osine agiscan o. N ei casi di reazioni imponenti si ricorre alla adrenalina per iniezioni e agli eccitan ti cardiaci. Mol ti autori concludono per attribuire a que8to pre.'lidio terapeutico un valore n on indifferente rispetto alla gravità del decorso della. m alattia, e sopratutto per Ja decisa infiuenza nel ridurre la percentuale delle complicanze. n batteriofago di H erelle, a ltro mezzo di terapia immunitaria, uscito da poco da una genia le concezione, ricco di allori e di promesse, alla prova dei fatti non ha dato i medesimi lusinghieri ritiultati. E sso rappresenta un elemento ultramicroscopico che avre bbe la facoltà, in particolari condizioni di a-mbiente, di !3oprnfiare per azione para..'>Sitotropa i vai'Ì rnicrorganismi con i quali viene a contatto. Le conclusioni però, alle quali sono pervenuti vari sperimenta tori, non sono tutte concordi. D ella proteinoterapia, abbastanza diffusa, specie n ell'ambiente privato, ed effettuata mediante iniezioni di latte o di caseal calcico, non ritengo necessario occuparmi a lungo, trattandosi di pratica ben nota e molto s fruttata, specialmente d a chi ama n on cimentarsi in tumultuose e pericolose imprese. È un mezzo d i terapia blanda, c he vale molte volte ad avviare la infezione verso un decorso più m ite. N è mi soffermo sull'azione dei metalli colloidali, che avrebbero il còmpito d i e.'>altare i poteri di difesa organica, ma che nella pratica non mostrano alcuna azione decisiva nel decorso della malattia. Un preparato che spesso si adopera nella terapia della febbre tifoide , è il • trifenil • iniettato per via e ndomuscolare, e nei casi gravi anche per via endovenosa; provoca anch'esso delle reazioni abbastanza imponenti, alle quali segue una più o meno completa d efervescenza attraverso profuse sudorazioni. Ha dei sostenitori, ma anche degli indifferenti e d egli scettici. ·~ L a febbre t ifoide è malattia grave, contro la quale spesso riescono infrut.tuose le cure sa.pienti e premurose del medico . Non esiste per essa un para.digma terapeutico nel cui t racciato ogni forma possa essere compresa: esiste la difficoltà di adattare ad ogni s ingolo caso, quel presidio terapeutico che solo un saggio eclettismo e una intelligente mis ura possono consigliare.

l


NOTE DI

IGIENE PRATICA

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANIT A MILITARE

LA CALZATURA per il dott. Carlo Nannl, capitano medico

La protezione del piede ha le sue origini e la sua evoluzione negli stessi fattori causali che spinsero l 'uomo ad adottare la protezione del resto del corpo. Si sa che tali fattori vengono identifìcati principalmente nella difesa dai rigori del clima- risentiti dall'uomo allorchè la sua dimora non si limitò alle sole regioni calde della terra - e secondariamente nell'istinto dell'ornamento della p ersona e del senso del pudore. Una risposta affermativa potrebbe trovare conferma nel fatto che, oltre ad essere comune a tutti i popoli civili, la protezione del piede è p raticata an che da popolazioni ancora lontane da lm vero grado di civiltà, le quali vivono in climi freddi mentre nei paesi civili a clima caldo o temperato, specie nella campagna, non è infrequente l'uso di andare tuttora a piedi nudi. Tuttavia dando uno sguardo alla evoluzione della calzatura si riscontra che essa nelle sue forme primitive era lirnita,ta unicamente alla protezione della superficie del piede a contatto diretto col terreno (Assiri, Egizii, Romani) per cui si può essere indotti a ritenere che essa sia sorta p iù per una necessità di difesa da insulti meccao.ici che termici. Corto agli inizi il calzamento fu più diffuso fra gli uomini che fra le donne e ciò per

evidenti necessità connesse con la vita più attiva dell'uomo dell 'epoca, in prevalenza guerriero. Il piede, per essere l 'unica parte dell'uomo con superficie a contatto diretto col terreno e per sopportare il peso del corpo nella stazione eretta, statica e dinamica, ha esigenze maggiori e più complesse che non il resto del corpo umano nei riguardi di una ada.tta protezione esterna. È dal complesso degli elementi anatomo-morlologici, che ne caratterizzano la statica, e di quelli funzionali, che ne originano le variazioni di forma e le esigenze particolari di libertà nei movimenti, che debbono scaturire le n orme per l 'adozione di un calzamento corretto. Ciò purtroppo non è mai stato tenuto n el dovuto conto anche presso i popoli più civili. Se infatti il calzamento adottato dai popoli primitivi, e tut.tora in uso presso popoli con relativo gra{lo di civiltà, presenta inconvenienti p er la sua parziale protezione, specie nei riguardi igienici e meccanici, quello anche oggi in uso presso molti popoli civili, non sempre fa onore a questo attribu to di superiorità se si guarda alla influenza dannosa cui è sottoposto per le esigenze capricciose di mode più o meno ricorrenti con sempre evidente disprezzo di ogni norma elementare non solo di igiene ma anche di buon senso. Del resto, questo non è UJ1 errore di oggi, se si suole ricordare come già il Petrarca, pur ammirato delle belle forme del vestire, ebbe a ribellarsi alle esigenze del modo di calzare del suo tempo el>primendosi nei ri-


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LA CALZAT URA

guardi delle scarpe inflittcgli dalla moda di allora: «esse non mi difendevano i piedi, ma me li tene.vano stretti ed imprigionati e sarei fatto storpio se alla fine non avessi scelto piuttosto offendere altrui che scassinarmi i piedi a. Sono troppo noti i danni e le torture inflitte all'umanità col cattivo vezzo di stringere spesso in una stretta fa,<>cia.tura i rosei e delicati piedi del neonato e col continuo uso di calzature improprie in ogni età, per risparmiarci di riportarne il non breve ed edificante elenco. Di essi diremo solo che motivano ampiamente l'intervento dell'igiene nel modo di calzare il piede. Le norme igieniche, come si è accennato, scaturiscono: dallo studio della conformazione del piede e delle sue variazioni di forma, dallo stato di riposo a quello di attività, per quanto riguarda le dimensioni e la forma corrett.a che deve avere la calzatura; dalle esigenze di difesa meccanica e termica e dalla. conoscenza delle cause che ostacolano la regolare funzione della cute, nei rig uardi della scelta dei ma.teriali da. adoperare per la confezione della calzatura stessa.

*** Il piede ha una conformazione a volta- vera. volta architettonica con i suoi pilastri, costituit i dal pt·imo metatarso, primo cuneiforme e calcagno, e la sua chiave rappresentata dallo sca.foide - la quale costituisce una effica.ce difesa dei vasi e d ei nervi della regione plantare durante la stazione eretta, come lo dimostrano i dil)turbi circolatori e dolorifici del piede piatto e del piede soverchiamente affaticato nel quale si ha un a.bbassamento della volta. Nel riposo, a stazione eretta, il piede con architettura normale, per effetto dell'arco pla.ntare interno (o di movimen to) più pronunciato e di quello esterno (o di riposo) più breve, non è a conta.tt.o 1miforme della superficie di appoggio con tutta la pianta del piede, ma appoggia principalmente su tre punti di sostegno che Duguet fa corrispondere posteriormente alla sporgenza calcaneare, anteriormente e all'interno all'estremità distale del primo metatarso, anteriormente e all'esterno all'estremità prossimale del quinto metatarso. Il bordo interno del piede può considerarsi rettilineo giacchè se n el piede del bambino si riscontra una lieve abduzione dell'alluce essa in genere si attenua col crescere d·ell'età (Hueppe). Nella stazione eretta, specie a llmgo protratta, e più spiccatamente nel camminare la volta del piede s.i a.ppia.ttisce sotto la pressione del peso del corpo (di circa mm. 15 secondo Dervevre) per cui il pi~de si allarga ed aJlunga aumentando le sue dimensioni. La larg hezza maggiore è stata fissata da Starcke in una linea che va dal capo distale del primo metatarso a quello omonimo del quinto meta.tarso e pertanto rislllta obliqua e volge dall'avanti all'indietro. La lunghezza maggiore è sta.ta determina ta da Meyer con una linea che passa per il centro del calcagno e per il tratto mediano dell'alluce, ed essa forma la base per la confezione della così detta. scarpa razionale di Meyer. Da queste premesse sulla conformazione st.atica e dinamica del piede,


LA CALZATURA

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più direttamente connesse con l'argomento, scaturiscono i criteri principali per la. cou!ezione di una correLLa. ca.l:.mt,ura. Cosi è ovvio che la. ma.ggiore importanza si deve annettere alla forma più adatta da dare alla suola. Pur riconoscendo i pregi delle indicazioni date dal M:eyer per la confezione della sua scarpa razionale e di quelle suggerite dal Tourraine per effettuare convenientemente il taglio delle suole, dobbiamo osservare come esse non possano avere che un interesse t.corico e che pertanto, come suggerisce anche il De Gìaxa, il procedimento più pratico e pih razionale per ottenere la forma da darsi alle suole sia quello di tracciare il contorno dei piedi sopra un cartone tenendo la matita leggermente inclinata in fuori, avendo l'avvertenza di farlo mentre su essi grava il peso del corpo (stazione eretta). Con tale procedimento, corredato dei dati delle miRurazìoni parzìa.li specie nei riguardi della linea di Stat·cke, per l'ampiezza, sì ha anche il vantaggio il tracciare separatamente le dimensioni dci due piedi, il che è razionale essendo in genere diversi per dimensioni e per simmetria sebbene l' uno sia la forma speculare dell'altro. Le suole debbono inoltre essere apprestate in modo che n ei tre punti sta.biliti dal Duguet corrispondano tre depressioni per una adatta superficie di appoggio. n tacco, assente nelle calzature primitive ed apparso verso il principio del secolo xvrr, ha notevole importanza per la forma e le dimensioni specie in clù esplica notevole attività fisica (marce, sports). Sono note le cara,tteristiche, spesso ridicole, impresse all'andatura femminile dal tacco troppo alto e le l<'sìoni dei piedi Cl.ti dà. luogo il suo uso, tra le quali la deformazione del collo del piede per il falsato appoggio dell'arco piantare, deformità questa cbe un cattivo vezzo della moda femminile ha reso caratteristica nel ceto di persone che da tempo risentono di tali errori di calzatura, tanto da elevarla a poco encomiabile segno di nobiltà col definiTe 11 piede aristocratjco >l quello che presenta un collo più pronunciato. n tacco, pur avendo un certo spessore per il peso maggiore che, specie nel cammino, grava su di esso, non dovrà essere alto più di 15-20 millimetri nè più stretto del calcagno poichè una maggiore altezza sposterebbe in avanti l'equilibrio totale del corpo e un tacco conico o comunque assottigliato in basso, renderebbe meno stabile l'appoggio, con facilità alle cadute ed alle distorsioni. Nei riguardi del tomaio, oltre che adattarsi senza far pieghe o compressione sul dorso e sul collo del piede, dovrà essere tenuto conto della maggiore altezza del dito alluce per modo che in corrispondenza di esso si abbia un maggiore spazio, il che non avviene nelle scarpe tagliate a punta, e della sua adattabilità alla. suola che dovTà sporgere leggermente (5-6 millimetri) a ll'intorno. Esso inoltre dovrà avere le cuciture interne ed essere aperto sul dorso fino a circa la metà di esso come nel tipo di calzatura a stivaletto. Teoricamente sembrerebbe più conveniente l'apertura laterale anzìchè l a mediana tenuto conto che il collo del piede, per avere la parte interna più a lta e l'esterna più bassa, tende a riversare la scarpa in fuori. In ogni modo è da condannare lo stivaletto o lo stivale chiuso ed al riguardo è da rilevare come il senso pratico degli inglesi abbia introdotto di recente l'uso della scarpa aperta sul dorso anche nella confezione degli stivaloni per uso sportivo e militare, modifica che ba ragionevolmente t rovato imitatori anche presso di noi.


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LA CALZATURA

••* Con la necessità di proteggere il piede dalle asperità. del terreno e dai traumi a.ccidentali nonchè dal freddo è connesso il problema igienico di non ostacolare le condizioni della regolare funzione cutanea del piede usando calzature che, oltre ad avere una forma adeguata specie nei riguardi della libera circolazione sanguigna, siano confezionate con materiali che difendano dalla umidità e presentino un certo grado di porosità. per assicurare gli scambi gassosi. Un ostacolo alla dispersione del calore ed ancor più alla traspirazione della cute del piede, singolarmente ricco di ghiandole sudoripare, crea nell'interno della calzatura un notevole stato di umidità. (l'aria dell'interno della scarpa è la più umida che si trovi in tutto il vestiario) donde facilità al ristagno del sudore. Questa condizione particolare di umidità è quella che nell'estate dà origine alle lesioni maceranti d ella cute e nell'inverno, specie in condizioni particolari (trincee, servizi di guardia), facilita il raffreddamento del piede e le congelazioni per lo stabilirsi di un maggior grado di conducibilità. Da ciò la neccssit.à di usare: per la suola, cuoi forti che dopo adatta concia assorbano poca acqua, ponendoli in uno strato doppio, dato il loro spessore medio di m.m. 3, senza peraltro interporvi materiali già usati o peggio sofisticati, nè impermeabili; per il tomaio, pelli di vitello che trattate convenientemente (tannizzazione od altro) presentino una elasticità duratura anche se non ingrassate, scarsa permeabilità all'acqua e discreta permeabilità all'aria. Sarebbe certo pre.feribile l'uso dei tessuti a quello delle pelli per la maggiore facilità di adattamento alla forma del piede e per la maggiore permea.b ilità all'aria, ma essi presentano l'inconvenient-e di non essere impermeabili all'acqua e di non difendere dagli insulti meccanici, per cui il loro uso deve considerarsi limitato a speciali indicazioni di clima e di attività (sca.r pe da riposo del soldato). Cosi per usi particolari (disinfettori, cacciatori, etc.) e quindi solo temporaneamente potranno essere usati materiali impermeabili, mentre sono sempre da condannare gli stivaletti o stivali di vernice. Queste possono considerarsi, in sommario, le norme igieniche principali che debbono guidarci nella scelta di una adatta calzatura. Certo l'ideale per l'individuo è che essa venga confezionata su •< forma)) propria, ma non è sempre possibile nè generalizzabile e ciò, giustamente fa rilevare Jager, proprio quando avrebbe maggiore importanza e cioè nel periodo della crescenza dell'individuo. E, per ovvie ragioni, noi possiamo aggiungere anche nell'Esercito in cui peraltro speciali provvidenze di confezione, di scelta e di manutenzione ne contemperano il possibile difetto.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALJANA E STRANIERA L'endocardite lenta. SintomiUologia, diagnosi, nozioni patogenet•iche recenti (Archives de medecine et de pharmacie militaires, t . XCIII, otto-

LIEOEOIS. -

bre 1930).

·

R iportandosi alle più recenti classificazioni con le quali s i ammette tuttora. una divisione delle endocarditi in quattro tipi fondamentali di cui due a. fattol·e reumatico e due infettivo, distinte unicamente in base a. considerazioni di carattere clinico e evolutivo, l'A. si domanda se alla luce do Ile recenti osservazioni apportate da vari AA., sia nei riguardi del decorso e della sintomatologia come dei repert.i anatomo-patologici e batteriologici, .la endocardite lenta (Osler-Debrè) debba.

ancora occupare un posto a sé come entità nosologica.. Variazioni nel decorso con vere e proprie forme di transizione tra le acute e le lente, assenza di lesiotù valvola.ri anteriori, insufficienze cardiache precoci, isolamento di germi diversi dallo i)treptococcus viridrulS, quali il Pneumococco, l'Enterococco ed il bacillo di Pfeiffer, in casi di endocardite lenta, clinicamente indiscutibili, lo mettono fortemente in dubbio, per cui non sembra. esistere una. separ.azione netta fra le varie forme di endocardite infettiva. Fatto questo accenno ad una. questione, che l'A. non ha la. pretesa di esporre n el suo complesso, passa alla trattazione speciale dell'endocardite lenta, facendo una lucida e completa esposizione di quanto è noto nei riguardi dell'etiologia, sintomatologia, diagnosi e patogenesi della endocardite lenta. Con particolare cura è svolto il capitolo che rigttarda la diagnosi batteriologica e lo studioso specializzato vi troverà preziosi accorgimenti di tecnica utili per il successo diagnostico. Interessante, seppure da accettarsi con riserva, è l'accenno fatto alla suggestiva teoria, del tutto recentemente sostenuta da Rosenow, stù biotropismo dello Streptococcus virida.ns, la così detta teoria della • focal infection », che oltre ad un interesse biologico generale, comporta delle deduzioni patogenetiche e terapeutiche di reale interesse. A rischio, come egli dice, di essere tacciato di infedeltà a.l programma esposto nel titolo del lavoro, passa anche in rapida rivist.a. i va1·i sussidi tera.peutici e, pur dando opportuno rilievo ai risultati favorevoli (Jaubert e Ramond) ottenuti colla immuno·trasfusione, conclude come ancora si sia in attesa di una terapia veramente attiva. L'interessante lavoro è corredato di una osservazione personale di un caso di endocardite lenta da Streptococcus viridans. N ANNI. SEROENT.- Condizioni patogene e proceaai anatomo·clinici del risveglio della tuber-

colosi polmonare neU'adulto (Scritti medici in onore del prof. U. Gabbi, 1930). La tubercolosi polmonaro cronica dell'adulto rappresenta il risveglio di una tubercolosi contratta. nell'infanzia; su questo punto l'accordo è quasi completo. Naturalmente vanno esclusi da que.<Jta proposizione i casi che si riferiscono a soggetti adulti, che, essendo sfuggiti ad ogni pTeeedente contaminazione infantile, p resentano, all'infezione bacillare, un terreno vergine nel quale la malattia ha una sua. speciale estrinsecazione di evoluzione e di gravità. Coloro, e sono la grande maggioranza, che hanno superato una prima infezione infantile, i cosidetti tubercolizwi, acquistano un particolare stato umorale, allergico, che costituisce i nsieme una immunizzazione relativa. ed una. sensibilizza. zione; questa. si svela, obiettivamente, con la tubercolino-reazione, la. cui positività non significa esistenza di lesioni tubercolari in evoluzione. . Il residuo della remota tubercolizzazione, quasi sempre un tubercolo calcificato, tubercolo di guarigione, se clinicamente è muto ed estinto rinserra, però, nel suo seno, bacilli vivi e virulenti sempre capaci, appena che nna causa occasionale qualsiasi ingeneri un indebolimento delle resistenze organiche del terreno che li alberga., di ria.ffermare ed estendere il loro dominio: il soggetto tubercolizzato,


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RinSTA

DELLA STAMPA liP.DlCA ITALIANA E STRANIERA

che porta in sè la fonte dalla sua malattia, diventa un tubercoloso, clinicamente attivo. Così s i può considerare il determi11ismo fondamentale del risveglio della tubercolosi polmono.re dell'adulto; le r·einfezioni eterogene, con piccole dosi bacillari •·ipetuto ed addizionali, rient.ro.no sempre nel quatlro delle eccezioni. ~[a cbe cosa condiziona il polimodi:smo anatomo·clinico delle lesioni in evoluzione? La generalizzazione granuJica e la pneumonite caseoso., la tubercolosi cronica banale e quella fìb•·o;;n, le forme larvate sott.o parvenza di bronchiti 0 di ~~mt\ ~ C li elem~nti determim~nti di queste varietà._ vanno ricercati ~el grado dell mfozwne, nel trpo morfologrco e nella razza ba.crlJare, nelle condrzioni di resistenza. del terreno, nelle vie di penetrazione e di propaga.zione dei germi. Lu. diffu:sione &u1~••Ìi!:na dà ntp:ivue delle geuerulizzuzioni granuJiche, come dei focolai embolici polmonal'i; quella bronchiale delle localizzazioni bronco-pneumoniche e di quelle lobad; la via linfatica. infine, del la tubercolosi int.erstiziale vrogrediente lungo la tJ·ama parenchimatosa fino ai più fini reticoli perilobulari e che costi tuiscono la trnmi.te di Bezar?çon e l.e peril obuJ~ti _dell'A. e del!~ quali egli ha potuto mostrare l'ongme da antiche lesrom latent1, mtraparenchrmatose ed i lari e !t~ loro possibile trasformazione in focolai di infiltrazione e di condensazione decisamente evolutiva. ThEPICCIONI .

Rùlu.zione delle fratture mediante la. radioscopia con d1,e t·u bi (Zen· tro.lblatt Ii.ir Chirurgie, n. 38, 1930).

BRAM.ANN. -

L'A. indica il suo metodo di riduzione delle fratture con l'aiuto della radioscopia. ese~ùta, oltre che con un tubo che dia la visihilità allo schermo del normale trocoscopio, anche con un altro tubo disposto ortogonalmente al primo e che dia la visibilit.à su tmo schermo dispo!ìto ortogonalmente al primo schermo. L'A. non s i è serdto di un dispositivo preparato ad hoc, ma per poter praticare la radioscopia di un arto fratturato, nelle due incidenze ortogona.li utili, ha usato uno dei nuovi tipi di apparecchio radiologico trasporta.bile disposto lateralmente ad un comune trocoscopio. Molto chia.ra.mente sono messi in evidenza i vantaggi di questo metodo, che evita. ogni spostamento del ferito dopo che si è ridotta la frn.ttura in un detenninato senso. In tal modo l'inconveniente che spesso si verifica, che i h-amroenti della frattura già messi in buona posizione in un det.ermina.to senso ai spostano quando, per controllare l'esattezza della riduzione in un senso perpendicolare al pdmo esame. si sposta il ferito, vengono ad essere eliminati. Si viene così, oltre che a dimb1uira le sofferenze che il ferito incontra. nelle ripetute manovre, a ridurre al minimo il tempo necessario per l'esatta riduzione della frattura. L 'A. a.ssicura che, acquistandosi conveniente pratica, ba.sta.uo pochi secondi per ridurre esattament-e una fnl.ttura.. Ed il vantaggio s i avrebbe non solo nel senso che viene ridotto il tempo d'osservazione di ogni radioscopia, ma anche nel senso che viene ridotto il numero delle radioscopie, non essendo più necessario, dopo che s i è ottenuta la riduzione eseguire nuovi controlli per coustatare se, con gli spostamenti del ferito, si sono verificati spostament1 dei monconi ossei. L'A. fa notare che la riduzione della durata e del numero delle radioscopie porta. evidentemente ad un più economico esercizio nelle spese di trattamento delle fratture, nonchè il vantaggio di ridurre anche l'esposizione alle radiazioni del personale di laboratorio, vantaggio evidente, specie per gli operatori che non dispongono di tubi autoprotettori. Questo metodo di controllo nelle riduzioni delle fratture è stato praticato favorevolmente per le lesioni dell'arto inferiore. Ed. a questo proposito, l'A. espone un procedimento che assicura mag_~iormente la. contenzione dei monconi fissati nella giusta posizione, senza pericoli di ulteriori spostamenti. Al disopra ed al disotto della sede di frattura si pratica preventiva.mente una fasciatura gessata, in modo che il tratto corrispondente alla frattura resti libero per una. zona larga alme•o quanto il pnlmo della mano. Con l'estensione e la controestensioue fatta dagli a~istenti, la. frattura. viene prima ridotta in una. direzione e poi nella


RIVISTA DELJ,A STAM.PA

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ITALIANA E STRAN!E'RA

di1·ezione a questa ortogonale. Fatta la giusta ridu zione, s i applicano intorno al t1·atto, non ancora fornito di apparecchio. due stecche gessate, le quali vengono collegate con delle fasce gessate all'apparecchio già prima preparato. Lasciando che gli assistenti mantengano l'arto nella buona posizione di riduzione, fino a che le stecche gessate si sono consolidate col restante apparecchio, si è sicuri che la buona riduzione ottenuta con breve manovra si mantiene anche in seguito. D metodo della radioscopia con due tubi è indicato con eguale utilità nelle fratture dell'arto superiore, e viene cousigliato come un metodo che deve facilitare l'esecuzione delle manovre, per la localizzazione dei corpi estranei. Ho creduto richiamare l'attenzione su questa. speciale modalità d i esame, non solo per quello che di utile dal lato pratico e dal lato economico offre alla traumatologia militare, il di cui repertorio è così ricco di fratture degli arti nonchè di ricerche di corpi estranei, ma anche per ricordare che il metodo dell'esame radioscopico con due tubi era stato da ttnni seguìto in alcwù ospedali militari, quando s i poteva disporre di un apparecchio radiologico portatile e ausiliario. Forse la non estensione d.i metodo è dovuta. al fatto che non tutti disponendo di un tale tipo di apparecchio, il voler adattare, anche in via provvisoria, un secondo tubo lateralmente al normale trocoscopio, incontr·a, più che difficoltà, rischi notevoli per il ferito e per il per·sonale operante. DUBBIOSI.

HEnr.ITZKA. - Valutazione fì.sio!ogica degli atleti (Cappelli, Bologna,

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1931).

L'A. vuole, in questa pubblicazione, cl~~.re un sag~io di quella che r:lovrebbe essere la fisiologia sportiva, dimostrando quanto sia. importante questa branca e sopra tutto quanto sia ancora poco sviluvpata, sebbene in questi ultimi anni sia già stato fatto molto da studiosi italiani nel campo delle ricerche fisiologiche nell'edu· ca.zione fhica, che comprende anche l'atletica, della. quala sembra preferibilmente volersi occupare l'A. Riferendosi molto spesso agli studi fatti in occasione delle olimpiadi di Amsterdam (1928), tratta del carnpionismo riportando tutti i dati antropometrici usati ùa ricercat ori Olandesi e Tedeschi per la ricerca del coefficiente di somiglianza, di'Ila statura., pe.<~o. perimetro toracico ecc., esaminati s u atleti di diverse N'azioni; della superficie corporea e degli indici cosi dett.i di robustezza.. Espone le dottrine morfolo.~che·costituzionali della scuola di Viola, però non trat.ta. dei rapporti fra i tipi costituzionali e l'atletica. Nel capitolo sulla. forza muscolare l'A. descrive tutti i metodi per la mis~u·a di tale forza e quel1i impiegati nelle ultime olimpiadi, su atleti d ivisi per gruppi dello stesso peso corporeo e specialità sportiva, la. velocità di contrazione, il renùin1ento lavorati vo, la fatica. muscolare. Argomenti interessanti sono trattati nel successivo capitolo, coll'esposizione dei proces.si chimici della contrazione muscolare, delle modiJìcazioni apportate nel sangue, nelle urine, nel sudore dal cont-enuto di acido lattico per effetto di diversi sporte, osservazioni compiute durante !e olimpiadi, che mettono in t:videnza. il fatto importante dell'aumento progre~ivo dell'acido lattico eliminato dopo compiuti gli s porti!, per un tempo variabile dall'uno s.ll'alt.ro, ed il tempo necessario per il ritorno alle ~uantità normali. N el capitolo 4° tratta del ristoro del muscolo in rapporto 11.1la dottrina di [-Iill Rulla coutra.zione. dell'indice ùi ristoro studiato dagli altri A.A. sugli olimpionici e delle impor tanti ricerche di Hill sul così detto debito d'ossigeno, contratto dull'orga.nismo durante l'esercizio e che viene scontato dopo finito con un prolung11.mento del tempo di ri~toro. Cosi Hill, ha dato modo di sturliare l'efficienztt del ristoro, calcolando la quantità di COz che viene trattenuta nell'organi.~mo dW'a.nte la seconda. fase del ristoro, quantità che sarebbe da con.sidar>:tre equivalen te a lla quantità di acido lattico che viene distrutta. Tratta poi dei fenomeni compen.'latori, cioè delle mociifìcazioni <Iella. ventilazio· ne e specialmente della capacità del sangue in ossigeno per aumento dei corpuscoli rossi durante l'esercizio, delle modifica.zioni chimico-fisiche del ~angue, basate specialmente sul va.riaro della riserva. alcalina e della gettata pulsatoria. I nfine, l'A. accenna, brevement-e, alla influenza dello sforzo muscolare sulla 5 -

Oiorn{lle di medicina militaTe.


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CO!' F ERJ!:KZE SC!ENTfF'lGHE DIO:(: U

OSPEDALI MILITAR!

meccanica c ircolatoria, al var·iare d ella ({l'ttndezut d e l cuor·e, della fr"Cquenza del pol'lo e della pr·o.<>.~ i one arwrio>~a, dei caratter·i e lett rocnrdiogrnfìei, ed alle prove di carico funziona le (de l rebreat.hin)l', del lavuro mu-;colar·e, deÌiu pressione endo-polmonaro, d ella capacità vitale, ventilltziono po lmonare, dell'apnea volontaria). Que-;t-o lavor·o dirnostr·a sempre pÌll, come la valutazione fisica sia una difficile e comple!'!Sa a pplicazione della fisiologia uma na esia necn.~sario che i medid che vivranno cogli atleti, n e po~seggano lt~ nozio ni fondamentali per giudicare delle capacità fi.-;iche dej s ingo li individui anche e sopra tutto qua ndo manchi il laboratorio. CASSINIS. MARZJA:-I r. - Sulla hts.9a:.ione della 1·otuk( e sul trattamento operativo (Archivio d i ortopooia, Fase. III, 1930). D opo una breve esposizione d ei dat.j più importanti, tratti dalla lett~rat nnt,

:mHa. lu&.'i<\Zione della rotula, l' A. riferisce s u 22 casi (3l rotule lussate), da lui studiat;i dal punto di vista pa.togenico, clinico e terapeutico. Egli ritiene che la forma congenita, s ia la più frequente tra le lussazioni della rotula e che rappref<enti un si,;terna di un complesgo mal formativo di carattere proibùbiJmente degenerativo. L'eventuale natura acqni;~ita., secondo l 'A., dovreuhe essere ammessa solo se l'origine congenita può essere esclusa in maniera assolut.a.. RichitlJTl!l, l'attenzione >mila frequente i nsorge n.za to.r·diva d i fatti artrosici in oasi di lusstr.zione d ella rotula; essi possono ef'sere pet· ee stessi cosi gravi, da. imporre l'interve nto. Riporta inoltre gli ottimi risultnti ot tenuti col metodo Galea.zzi (trapianto ascendente del semite ndineo sulla Totula) in 15 casi operati ne lla Clinica ortopedica di Milano ed in unA> decina di altri chirurghi, risultati che equivalgono a guari!:,rione e che indlucono l'A. a. rite nere il d etto metodo come il migliore fra tutt i quelli che tendono a fissare la rotula con parti molli. In(l:wm.za. dP.llo stato del sistema reticolo-endotelial.$ auU'attecchimcnto (/.ell'innuto rmarico onwplastico sperimentale. (Lo Sperimentale, fase. VI- VII. 1 930).

MA GL1ULO. -

Modificando alcuni particolari di tecnica ed impiegando innesti di animali giovanissimi, l'A. ha potuto stabilire che in coniglie, n.elle quali sia stato praticato nel fegato, previa castrazione, un innesto di ovaia tolta. da. coniglie no.te de. 20 o. 35 giorni, iniettando per via endovenosa, sia preventivo.mente che successivamente all'innesto, in modo continuo e progressivo una. soluzione di ossisa.cca· rato di ferro al 10 %. è pos!'ibile l'attecchunento più o meno dell'ovaia con la conservazione delle sue caratteristiche morfologiche per un periodo di tempo più o meno lungo, ma non. definitivo.

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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATIATT (Dal processi verbali pervenuti alla Direzione generale dl aaniiA mllltare dal 1° al 30 aprìle 1981}

Mapo;giore medico Groncro CHIABR.EJIA: Concetti mod-erni di a.natomia e fisiopatologia della tubercolosi. ANCONA. - T enente colonne llo medico RosoLINO CJ.AURI : Ombre miliarijormi polm<mari. - Tenente medico MATTF:O RTJS[: Snlla formaz·ione dell'acido lattico e dell'acido josforù;o nei muscoli sottoposti all'azimw rlelle basse temperatture. ALESSA.NDI\IA. -


CO::-<FERI':~ZI!:

SCIE!'M'TYTCHI': Dlo:GLl OSf'EDAJ.t liHLlTA.RI

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BoLOON"A. - Tenente colonnello medico CESl;.H.oo GrAltR"GSSO: Frenasteni-e e frenopatie in medicina legale e militare. Maggiore medico GrovAl.~'l: F ,ULLA : Nu~vi aquisti della terapi-a - La cwra del fegaù> nell'anemia perniciosa. BnESCIA. - Sot.totenente medico GruLlO DE GWLl: Terapia deU'ulcera venerea, con Bpeciale riguardo all'impiego dei mccìni. CHIETI. - Sottotente medico GASPARF~ DE SAr;.'TrS: Sull'(J!utosieroterapia (autoacqueo-terapia) nel cherato-ipopion. Maggiore medico .ALFoNSO ANOELILLO: Arteriosclerosi nelle 81/e mrie manifes/.azioni. FmENZE. - Primo capitano m ed ico ENRTCO PERSA NO : A mebiaKi. Primo capitano medico GrOVACCR!NO BAT'rAGLU: Forme cliniche della 8ifìl-ide. polmm1are. Capitano medico ANTONIO ARAOln: Lesioni vacciniche deU'occhio. GE!'<OVA. - Maggiore medico Cosmo StniA: Malat'ia. Primo capitano medico SALVATORE DE LEO : U'n caso di lesione del ca.?JO mi· d<JUare., con presentazùn~.e del malato; la malarioterapia nella pa.rali8'i progressi·~;a. LrvORNO. Colonnello medico MELCBJORRE NAPOLITANI: Pulmoniti, broncopulmqniti e plet,roptdmoniti. :MESSINA. - Tenente colonnello medico FRANCE~CO DE DoMENICO : Gra:vi sindromi di·peruienti da. alterata funzione endocrina in rek'%ione all'art. 6 del nu{)VQ elenco infermità, NAPOLI. - Tenente chimico fnnnncista RoBERTO Focm: La chimica quale fat· tore 600nmnica ed elemento di econmnia sociale. L'O. espone a. grandi linee le alte finalità. economiche e sociali raggiunte in un secolo di vita dal movimento chimico, illustrando le maggiori conquiste fatt.e nel campo industriale; gas illuminante, colori di anilina, profumi sintet.ici, alcaloidi e medicinali, esplosivi, seta artificiale, soda, acido solforico, fertilizzanti ecc. Fntta. Wla breve sintesi dell'elettrochimica, accenna. alla produzione e conservazione degli alimenti concent-rati, e termina con alcune previsioni su quanto può riserv are un prossimo avveni1·e, specie nel campo della chirrùCll biologica e della. chimica organica, i cui progressi coo.!>Ontono di pensare alla risoluzione di problemi, per l'a-ddietro .considerati come insolubili. Maggiore medico GIACINTO FELSANI: lntossicazioM da solfuro di carbonio (solfocar boniBmo) anche in ra pporto aUa p ratica tlella medicina m-ilitare. NovARA. - Tenente colonnello medico ANTONIO P ANAOIA: Para.li8'i post-difte· rica dei muscoli estrinseci dell'occhio. PALERMO. - Maggiore medico DoME'N'ICO CERNIGLIA: Un caso di collasso lobare. nel campo deUa medicina interna. T ORINO. - Tenente colonnello medico GIULllO MASSERANO: Tubercolosi peritoneale. ascitica curata con pnet,mo-paracentui. - Prof. FEMUOOIO V ANZETTI : La sifilide del sistema arte-rwso. TRENTO. - Sottot-enente medico GIUSEPPE PARONt : La iperrecettit>Ìtà- post-t:acci· nale, con speciale riguardo al tifo. T.RIESTE. 1\~giore medico ENRICO LOMSAiRDI: Urice.utia e solubilità dell'acid:o urico secondo la teoria di Sch,ade. UDINE- Generale medico PIETno LOSCHI: Il riso e il comico: loro influenza sulla vita umana. VERONA. Maggiore medico AUGUSTO DAL COLLO: Un ca.go d·i morbo del Ba1!Jii, Maggiore medico Auous·.ro DAL COLLO: Un wso di ~eù•lu~tanict Dcm()t.-a.ti con local-izzazione viscerale. -

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NOTIZIE Un munifico dono alla Scuola di applJcazfone df sanità miUtare. [l di rettore d e lri:.ti tuto !<ierot orapico milanese, prof. Serafino Belfanti, in occa.'<io ne ùelln conferenza scientilica da lui tenuta alla Scuola di applicazione di sanit.h milit.Hr<' sul wma: L e anatossine nella profilassi cleUe malattie infettive, ha offe rto, con atto mw1ifico e s ignificativo, una in t~res.~ante e vaBta r accolt.a di monlages s ull' infe2ione vuiuolol!a e due serie di nitide diapositive di carattere scienWìco, a llo scopo di arr·icchire le colle'Lioni d el Gabinetto d'Igiene militare. Taio d ono, a.<~~;ni apprezzato e gradito, sta a dimostrare ancora una. volta la buona collabonl7.ione fra istituti scientifici civili e militari e costituisce un 'altra benemerenr.n. dell' I stit u to sieroterapico miJane~e. Il genemle medico Grixoui, di rettore della Scuola, presentando l'oratore, h a 1·icordato i me rit.i dell' Istituto ~;ieroterapico, sopratutto durante la guerra, nel campo sociale ed umaniwrio ed hn e.c;pr esso al suo Direttore la ri<'onoscenza. del Corpo sanitario militare, che ha sempre trovato n e ll'Istituto ste..<:so la più larJ?a. osprtalità e collaboru.zione. H a offerto infine, in segno di riconoscenza e di animirazione, Ja medaglia commemorativa. della Scuola.

Congresso Internazionale per gli studi sulla popolazione. Organizzato ùal Comitato italiano per lo s tudio dei problemi della. popolazion e, dal giomo 7 al 10 del settembr e p. v., s i terrà in Romtt- il Congresso internazionale per gU slud·i sulla popolazione. S. E. il Ca po del Governo ha ltccet.tata la. Presidenza onoraria d el Congre.-<So, mentre la Pres idenza effettiva. è a ffidata a.! prof. Corrado Gini. Il programma del Congresso è inspirato a scopi purament-e scientifici; è quindi esclusa ogni propaganda riguardante elementi politici, morali e religiosi, siano pure attinenti ai problemi della popolazione. Il Congresso, per la ripartizione delle memorie scientifiche, sarà dh·is o n elle seguenti sezioni: biologia ed eugenet,ica , a.nt.ropologia. e geografia, igiene e m edicina, demografia, economia, sociologia, storia, metodologia.

Nella R. Accademla medka di Roma. I1 tenente generale medico U. Riva, direttore genera-le della sanità militare, è stato nominato socio ordinario, ed il colonnello medico F . Caccia, il maggiore medico U. Cas!<inis ed il direttore del Giomale di rnedicitta milt'tare, sono s t at i eletti soci straordinari d ella R. Accademia medica di Roma.

ERRATA..OORRIGE. Nei Ruoli di artzianità. del Corpo sanitario militare del 1931, le anzian.ità dei rnt~.ggio ri m edici devono e.'<;,ere corrette come segue:

png. 30, CeUini Luigi: anzianit.J\ di grado 17 dicembre 1929, anzichè 17 novembre 1929; segu e il pari grado B~tgl-iari Giuseppe. pag. 30, Gnrùu(Jni Gilueppe: :.egue il pari g rado Patanè Lucio. Direttore responsabile: ARTURO CASABlNI, tenente colonnello medico (3108099) - RO:\H, 1931-IX - lSTlTUTO


VII - S. SALINABl. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Prefa:done del · pro[. R. Al.ESSANDRL - U n volume di pagine 190 . . ...... L. 20 vrn - A. CASARINl. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un VO· lume d• pagine 28 con 5 figure.. . ....... . ............... 1 5 IX - A. CAsARtNI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra.- Un volume di pagine 92 con 16 figure.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . 1 10 X - N . R ODINÒ. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagine 44 . . . . • . . . • • 6XI - A. CASARlNl. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un v olume di pagine 232 con 97 figure. . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . 1 20 XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le me relazioni con l'ordiDamento dell'Esercito e la guerra. - Un v olume di pagine 36. 1 5XIII - S. SALINABl. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi • · esiti. - Un volume di pagine 25U. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 20 XIV - F. CAcCIA e S. RICci. - L& occlusioni intestinali {escluse le ernie 5strozzate). - Un volume di pagine 28 . . . . . . . . . . . . . • . • . . . . 1 XV - G. GRIXONr. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di, pagine 240 con 3 carte geografich e • 20 XVI - S. SALINABI. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240. . . .... . ..... . .. ·:. . . . • 20XVII - A. CAsABnn. - Per·le nozze di diamante del "Giornale di medi · cina militare ... - Un volume ù i pagine 60 con 9 figure. . . . 7KVIll - B. PALMIERI. - L'ospedale Inilitare di Napoli e le vicende del aervizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72 . 7XIX - G. M.mrno. - L'alimentazione del soldato italiano ill tempo di pace. - Un v olume di pflgine 60. . . . . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . 7XX - A. CASARINl. - La medicina m' litare neaa leggenda e nella atoria. - Un volume di pagine 750 oon 155 figure............. . .. • 60 XXI - Lipovaooini e nccinazioni antitifo-paratiftohe nell'Eseroito. - Studi e iioerche (1927-1929). - Un volume di pagine 126.. • . • . . . . . . 8~XII - G. PTCOOLI. - Lesioni del midollo spinale per traumatismi in guerra. ~ 8- Un volume di pa~. 90 con 19 figure.. .. .. .. . . .. .. .. .. .. · :1ç.XIII- A. CASABtNl.- Profili di chirurghi militari italiani. - Un volume di pagine 80 con 23 figure ...........•..... . . ._. . . . . . . . . . • 8 ~XIV - A. CASARINI. - I pionieri italiani della Croce Rossa - Un volu· me di 100 pag. con 28 figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 10 XXV - U. CA.SSINL9 - D servizio militare e l'i.ndirir.zo costituzionalistico in biolocia e patologia. - Un volume d i 76 pagine . . . . . . . . . . . . . . . . . • 8-

ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINI. - La guerra di ogni giomo. Note pratiche di fisiopawlogia e di igiene per le forze armate. Un volume di pagine 360 con 106 fi gure - Roma. 1930 .... ..... .•.......... .. . . ........ : ........• L. 201 A. CASARINI. - Polonia e Italia - Un fascicolo di 20 pagine con 4 figure. lt 3A. CASARINI. - La c Signora dalla lampada 1 (Fiorenza Nightingale} - Un l volume di pag. 56 con 18 figure ... . . ... .... .. .......... ... . .. .. 7A CASAl\INI. - La fatica nella vita militare. Me.noria pNmiata al concorso Riberi, 1905. Un volume di },mgine 330 con 65 figure. - Roma, 1908 l 12 A. CASARINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memorie. premiata a l concorso Riber i, 1906. - Un volum e di pagine 4.02 con tavole grafiche e statis t iche - Roma, 1908 ..................... . • 18 I CQnrresso intemazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 1921). c aelazioni ufficiali del Corpo sanita.do militare i taliano ......... . 6n Còngresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Atti del Congresso, vol. I. - Relazioni uffici •li. - Un volume di pagine 416 con tre tavole. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .... . .......... .. . l 35 n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). Atti del Congresso, vol. II. - Lavori del Congresso e comunica· , zioni. - Un volume di pagine 6\10 con 33 tavole e 19 inci;.ioni •. » 60W 0oJll;l8Sso intemazionale di medicina e farmacia militare (Parigi, 1925). Lavori del. Cqngresso e comunicazioni. - Un volun•e di pagine 8S. l 7IV Congresso intei~onale di medicina e farmacia militare. (Varsa.via, 1927) ..:. Da ' volume di pagine 116 con 4 figure . ... . . ..... ... .•.. l 8V Copgressa internazionale di medicina e farmacia militare. - {Londra, 1!)29) ' Un volume di pagine 124 con 19 figure ............ . .... . . . 8-

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE .DIREZIONE ED AlUIINIS'rRAZIONE:

ROJU - Jllnlstero della Guerra, Via XX Settembre - ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAHI'; NTO. 1 Il GWntaie ai nudicina milUare el pobbllce. U primo giorno dJ olascoD meee, 1n C8110lcolo ·di quattro fogU dJ stampa aJmeno. 2. L'abbonamento è annuo e decorre dal 1• gennaio. s. n preno dell'abbonamento è: Per l'lta.lla e Colonie.. ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 8t _ Per l'Estero.•................. . - - ...... - . · · . - • · · · · ....... - . . . . . . • 44 In Ito.Ua. . • . . . . . • . . . . • . . . . . . . . . • 6 -· Un fiU!Cicolo separato costa . ....... . all'Estero................... .. .. .. . • 7 -

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NORME PER LE PUBBLICAZIONI. 1. l lavori ortglnall; le · note, le riviste dattllolft'afatl o scritti a. mano - devono oocupare no solo lato dol fogUo, o!lSOre nel t~to definitivo nl' Nrirtur, ed accnratamente corretti e rtvedutf dagU Autori. ~l fa speciale raccomandazione che queiU ~<>ritti a mano t~~ano ben letnr[blll, per modo di evitare ogul dubbio dllnterpret.azlone. In C'l\80 contrarla, la Direzione al vedrebho costretta a so:_, Rpende.r ne la pubblio&.7.lone. T lavori bren saranno preferiti. Lo opinioni maulfestate dagll Auton non Impegnano la responBSbllltà del perlodJco. E vietata la riproduzione del lavori orlglnall. 2. Por disposizione etei Cons11!'110 naztonnle delle ricerche, l'Autore deve unire aJ lavoro un breve autorlassuuto (non p l !l di l O righe). s. Salvo ce.s1 eccezlonaliaaJml. la corredone clello boaze sarà fatta dalla. rednldone anz:lohè dflgll Autori, per non vincolare Il lavor<> tlpolj'raf\co agli lnevltablll ritardi postali. Le correzioni straordinarie fatte dagli Autori saranno loro adclebltate. &. Lo spese per le tavole lltogrnftche, fotografiche, eco., ebe accompagnassero le memorie sono a carico clegll Autori. Lo ftgnre da riprodurre devono essere ultlde, con lettere e diciture a caratteri grandi e tali che roetlno ben legglbill dopo evcntuaU rlduzloul. Le blbllogrnfte lunghe et pnbLUoano solo negU estratti. 5~ Gli C4trattl ~ono dJ due ttpl: Tipo .d) se~aa copertina e oolla.lmpaglnatura e numera· zlone del t!Ulcfoolo. - 11po B) con copertina stampata, frontesp1zto, la>paglnatura e numerazione speclnle. • . · tlà ~ 6. AgiJ Autori Baranno concessi gratuitamente 25 estratti tipo 4 . - L!l 'rlobfeetaOl eStratti In plll e QUella dJ estratti tipo 11 saranno a. ca.rlctl degli Autori stessi. · 7. n prez7.o degli estratti, per gll .!. utorl delle memorie cb e l1 richiedano, è reaolato dalla seguente tar11!a :

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au ulr<Uli m i-n<>ri di un foglCo 8i <»n~n<> «~mc fogl(o intero per l e ord(na.:loftl di t 00 ~U

Pn- fi'ILtiU ~/te superarn> un tor;lio, le trazioni in p!il, eh~ non e-upermw il

tano come meld, 7ntrclle però l'ordina~one non sia inleri••re a 60 eopie.

'""w foglio, 8i oo•

8. I mann90rlttl non al re.•tltniSC'ono.

{31081)99) - RO~tA, 1931-IX - JSTI'l'UTO POL TORAFICO DELLO STATO - G. O.


/// f Anno LXXIX • Fase. VI GI UGNO 1931 -

ANNO

IX

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DI REZIONE E D AMMINISTRAZIONE MI N I STER O DE LLA G u E R R A

ROMA

Pubblicazione mensile


GIORNALE DI l\1EDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL :.\J L'HSTEHO DELLA GUERRA (D IR EZIONE CENERALE DJ SANITÀ MILI TAR E)

Giornale di medicina militare : l B51-188·l · Rrgia Ma,ina: 1885-1895 -

Giornale medico del 1\egio E sercito e della

Giornnle medico del H EsPrcito: 1896-1907

TELEfONI : 43·283 11. T. - 20- 2 1 H. M.

SOMMARIO ME MORI E ORIGINALI : Cl:tur i. -

Parri. -

Si"niOrn.tn c lini('f\ .1r·1JP t~ J n t •rfl nlìli:u•i f•l J 1111 11111fll'tn~l'J L n. c hinlk n n oi Tntllnc·ul ,, n t t lH• Ifl . . . •. .•

.

OASUISTICA CLI NICA: ~ q ll u t~ ·~io ni cl ~i

1n •'H:.,.(· hi ,,,.1 ~i H'•f'"t·hin . 'fo J•:-- iiJ HO ~flc""~lltu ncn •h· l fn nkP lo iu t P~, t i{'n fu :-of•rutHit•.

Imperiale. -

Giaeobtae. -

RIVISTA SINTETICA: Pìccmeta. -

LO C'II n •o)H'Ptli~JJODeu t i l ~·s:r if~~

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NOTE DI IG IENE PRATI CA:

Rodln6. -

Pa'J'. 3;,;.

La d i<in f('r.lo n (' dl'll'n mh lcont ,. . . . •

Png. 360 3M

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA. CO NF ERENZE SCI ENTI fiCHE N~G LI OSPE DALI MILITARI • . .

PUBBLICAZlONI IN VENDITA PRESSO L' AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA - Via XX Settembre - Ministero della Guerra - ROMA

COLLANA MED I CO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLJ\. GUERRA DIREZIONE

OENER •\ LE

Dr

SANITÀ

1\HLlTAR E

... Storia retrospettiva dall' Igiene n~II'Esarci to italia no. Un v nlmne di flll!?ine 11 2 .. ........... . ................ . TT - Ricerche biolot:iche degli Ufilci psico-fisio'o~i ci di a viazione militare. - Un volume di rna ine 2~fi con 4fì fig u r e e 2 t avole ... . . . TTT - E . ~AN'rono. - Ferite addominali di guerra- Profa.ziono do! profPS· s nre N. C:TAN:-: E'J"ri\<:ro. - U n v o htm e di p 11g1X. 400 con :lS fìrr . TV - A. L ul';·rro-A. B u~ n-wo. - ' I l!as di guerra • - Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura Un vol umo di pagine 1•"4 con 3 t avole Jnicrol!ra ficl:e 1\ colori ............ . . . . . .......... . V - A . L n sTTO. - Brevi cenni storici sulla e vol uzione della maschera coot ro i gas durante la guerra mondiale {19 15 -1 9 ~ 8 ) . - Un volu mo di p n!Zitte :;2 con 21 fì g uro ...... . ... ... .. ..... . .. . . VT - F. CA('('IA. - Tra !t<nnento e sgomhero dei fratturati degli arti in guerra. - J>rf" f:u.ionn d e l p ro f. r{.. D AJ.J.,\ \ 'od ova. - Un VO· lnrne eli p A.!!ine !Oil. ....... . . ....... .. ... .... . . . •.. . .... . V lT - S. R \T.INAllT . In>~>gn ~men ti deli\Jlti·na guerra sul trattamento delle ferite osteo-articola ri in 1° e 2° te:n no. - Jlrefn7 iu ne d r l )'Tfof. H.. A LF.<:SASI'Rl . U n vo lume di pag ine l iJO ... .... .

I - F. T EsTr. -

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(.<;roue J' pn{Ji nt• drll u row rtioo)


MEMORIE ORIGINALI OSPEDALE MILITARE DI ANCONA

per il prof. Rosolino Ciauri, colonnello medico, direttore

Le ombre miliariiornù del polmone non sono sempre di facile interpretazione, poichè vario è il m(•ccanismo di loro produzione. Solo confrontando i risultati dell'esame fisico con quelli radiologici si può riuscire, ma non sempre, a sormontare le difficoltà diagnostiche. Bisogna innanzi tutto tenere presente che non sempre tali ombre hanno il significato di tubercolosi miliare, nella quale esse a-ssumono in vero la maggiore tipicità e frequenza i poichè talvolta possono essere l'espressione radiografica di molteplici altre lesioni funzionali od anatomich e, flogistiche o neoplastiche. Nel corso di quest'anno abbiamo osservato due casi nei quali questo reper to radiologico fu p r·esente in modo ca.ratteristico. Riteniamo di riierirli per tenta.re poi una sinossi semiologica che mi auguro possa riuscire di qualche utilità nella pratica. clinica. O ss.t:RVAZIONE 1°. Se. Fr., fante della c-;lasse 1909, contadino, da Paternò, entrato il 6 lug lio 1930, uscito <>on liC'e nza di convalescenza il 15 sett-embre 1930. Diat.Jrwsi: bronchite capillare. Anamnes-i: Eredità t ubercolare negativa. Padre morto per polmonite; quattro fratelli m o t·ti in tenera et.à per malnt t.ie im.prOC'i'l.Sbili. D a. eire'a. tre anni soffre ad int-ervalli irregolari crisi di to1·mentosa cefalea fron tale (\he durano 5·6 giorni. Malato da. una diecina di giorni con lieve movimento febbrile, tosse e fenomeni di un volga1·e catarro dei grol'Si bronchi, ricoverò d apprima a ll'infermeria. r eggimen· tale da cui proVlene. Non alcooli<>m.o, ta.bagismo, lue. AccuR& cefalea frontale, anore!ISia, t-osse con modico espettorato preva.lentementfl muco:so. Esmne obtiettioo. - (7 lu~-tlio 1930). Di robusta costituzione, con regolare s viluppo schelett·ico. ben nutrito e sanguificato; adipe e muscoli bene sviluppati Non adenopatia, n~ edemi. Polso e respiro ragola.ri per frequenza; temperatura m attinale 370.2. L'esame dell'apparato r espiratorio fa rilevare fatti di macrobronchit.e diffusi bila.teralmente con rantoli sotto-crepitanti fini alla base d estra.. E.s pettorato mucopuruleuto, giallo-verdastro, abbondante. Area. cardiaca ne i limiti con toni net ti in tutti i focolai. Addome trattabile con milza a circa. t re diti\ dall'arcata nelle profonde inspire.zio ni. Esa1ne delle urine : negativo. Diario (riassunto). T emperatura, tra 1'8 luglio ed i primi giorni di agosto, oscillant.e irregola.r. ment.e t r a un minimo di 37o ed un massimo d i 390·6, con accentuata tendenza a l tipo inverso. Durante questo periodo persiste la. cefalea. S\Jlle bozze frontali, al cui livello la. pelle è eritematoso..


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SIGNmCATo'..CLtNICO DELLE OMBRE MILIARIFOBMI POf,MONARl

La radio~afia del cranio (l51uglio) fa rileva.re l'esistenza di un addensamento di opacità nelle cavità fronto-etmoidali, m entre l'esame rinos~opico e ciegli annessi fa notare ipertrofia dei turbinati, specie del medio di destra, con assenza. di qualRia.Ri secrezione, transillumina.zione completa dei seni fronto-mascellari con trasparenza normale clelle ossa. D 12 lu~lio, acc>entuandosi il movimento febbrile. si inizia una sindrome respiratoria di a!ipetto aRfìttico: tof'Re f'tizzosa.. pertos.'loide, con aumento dell'espettorato che presenta sempre le stesse caratteristiche; polipnea (4.2-46) con dispnea intensa. prevalentemente inspira.toria, ort,opnea. e mes.'<a in giuoco continuo dei muscoli inspirntori auf'iliari; intensa cianosi labbiale, congiuntivale, delle gote, de!Ia punta del nn..<>o, delle falangi ungueali: pol~o piccolo. freqtHmte (110-125), t'itmico: rientramenti inspiratori multipli sopraclavenri, intercostali, epignt>trico; !,'Uono ple&<~ico profondo, scatolnre: margini roco mnhili: re;.piro indetet·minahile con ronchi, rantoli sott,o-crepitfmti a bolle medie e fini in t utto l'ambito; ricorca molte volte ripet.ut,a dPl hacillo eli K och e delle fìhre elast.iche nej!ativa; decadi. · mento <ielln nutrizione. Mai disordini visivi. Verso la fine deltA. pire~sin, nei primi di ap:ost.o. il pa7.iente es'lendo Stfl,to sottopo~to a re~rime nppropriato (clietn liqHida, ossigennzione, cardioniJJCtici, hechichi. chinino, coppette, ecc.), ~<compaiono la cefnl~>a e la ci n n osi, si attenuano la, di~<pnea e le determinnzioni ohhiettive respiratorie, che in prossimità della sua clirni!lsione Ri riducono ad una lit>ve dispnea da s fm·2o eù a rari, incostanti rantolini soLtocrepitanti alla bnse sinistra. Gli esami ematoloj!ici, praticA.ti per le mAlattie de! gruppo tifìco, per la malaria, per la tubercolosi furono nega tivi. Negativo fu !ìempre l'e;;a.me dell'w·ina, che veune quotidianamente emessa in quantità superiore a cc. 1000. L'esame rodiolo,cico dell'apparato respiratorio, praticato in tre dat(\ successive, diede i seguenti risultati: (25 luglio). In entrambi i campi polmonari dis.'leminazione generaliz7At.a, fittisima, di piccole macchie miliariformi, da infilt,razione del tipo evoh1tivo. (7 agosto). Lo F.-te::>~<o reperto, ma molto più attenuato, con forte rischiaramento delle zone media.li di entrambi i campi, lieve velatw·a uniforme delle base

sinist-ra, con seni liberi e lriuoco diaframmatico normale. (30 agosto). Persistenzar di scarsi noduli nella metà inferiore dt>l campo polmonare sinistro. Non più apprezzabile la velatura della base sinistra.

In complesso il quadro clinico può cosi riassumerai nei suoi tratti fondamentali: l o piressia di circa 4 settimane-a remittenze prevalentemente serotine; 2o sindrone sinusitica; 3° primo periodo di catarro delle grosse vie respiratorie, susseguito da un secondo periodo caratterizzato da un generalizzato interessamento di tutto l'a.lbero bronchiale, con espettorato muco-purulento abbondante e sempre privo di ba.cillo di Koch, con enfisema; 4° cia.nosi; 5o dimagramento rapido; 6o disseminio miliarifonne generalizzato ai due campi respiratori; 7o risoluzione in circa un mese dei fatti fisici e radiologici. La comparsa della sindrome asfittica, prima a.ncora che si avesse il reperto radiografico, insorta dopo un periodo di ma.crobronchite, impose fin da princ.ipio la diagnosi di bronchite capillare. Era da escludersi una bronco-polmorute generalizza.ta per l'assenza dei caratteristici reperti stetoscopici e di una piressia proporzionata all'estensione delle lesioni. Nè era da pensare a fatti respiratori insorti in consegue,nza. di eventuali lesioni cardiache o renali, mancando i fatti


SIGNIFI(JATO CLINI CO DELLE OMBRE MILIARIFORMI POLMONARI

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clinici corrispondenti ad esse, il cuore ed il rene dovendo considerarsi normali. La diagnosi di bronchite capillare era tanto pii! da ammetterai, per la particolarità della sua insorgenza, essendo succeduta ad un breve periodo di macro-bronchite banale, per l 'assenza di precedent,i specifici eredo-famigoliari e personali, per l'assenza di bacillo di Kocb oltre che per il quadro clinico caratteristico, nel qua.Ie stavano in primo piano la. dispnea prE•va.lentemente inspiratoria, la cianosi, i rumori avventizi bronchioliticir i segni dell'ennsema. Ma la prevalenza del tiptl8 i'll'l:el·s1l8 t<'rmico, il rapido e forte climagramento, l'esistenza di fatti a carico dei seni cranio-facciali, mi fecero anche pensa.r e ad una granulia t ubercolare, la quale parve in vero Sf'riamente avvalorata dal tipico reperto radiog-rafico respiratorio. Occorre rieordare che se la. t ubercol>Osi miliare polmonare è talvolta, muta steto-acusticamente, U('IJC forme ratarrali f'~ì:ià può pl'('Sentare una cO :.ti vera tempesta di rumori avventizi bronebiali ed alvcolari:ma in tali casi è '\:~·:'1::~ raro ehe i fenomeni non si loealizzano a certe zone respiratorie, ad un apiC't> •.~ per es., associandosi spesso ad elevazione di suono, soffio localizzato, sputo !..:-->. sanguinolento, urine albuminose. Queste forme di granuli e hanno semp1 '1,:._ . ( ..;·, ,~.~· ,.~. h" . . ......~..,~ . - . J . , ,."' . esito Jetal e m poc 1 g-wrm. • ....../ -~ : ; P er spiegare l'assenza del bacillo di Koch dall'espettorato, pensa,i ~ 1-~~) .•. . -;:·-,...,:.1 quella forma di granulia tubPrcolare descritta da Empis, coincidente con ·~{~/ una intensa flogosi catarrale diffusa a tut.t.o l 'albero broncbja.le. Ma tale ipo~ tesi dovette essere eliminata nell'ult<-riore decorso, dovt>ndosi ammett.Ne dommaticamente che ogni granulia delle sierose si associa fatalmente ad essudazione plastica o liquida, che non furono mai rilevate nel paziente. L 'esito in guarigione pot rebbe mettere in discussione 1'ipotesi di una granulia t ubercola,re guarita. Qui tocchiamo la questione di enorme interesse dottrinario e pratico,

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concernente la guaribilità delle lesioni tubercolari del polmone. A parte la fibrosi e la calcificazione, si ammette oggi anche una guarigione per puro e semplice riassorbimento, per risoluzione, con cui scompaiono non solo le lesioni flogistiche (pre-granulicbe di Calmctte, specifiche secondo il nostro concetto), ma anche quelle dovute ali 'attività del bacillo di Kocb (granulicbe di Ca.lmette, sovra.s trutture bacillari secondo il nostro concetto). Questa risoluzione seguita radiologicamente ed anatomo-patologicamente, è oggi ammessa quasi senza discu ssione per opera di Besl'mçon e Brauer, L . Berna.r d1 Lereboullet, Rist et .Ameuille, Iaquerod, Sa,ry, .Araos, .Alfaro, ecc. La risoluzione sarebbe tanto più possibile qua.nto più le lesioni sono recent i e di cara.ttere essudatjvo. P er quanto riguarda la tubercolosi miliare acuta generalizzat a, non si può negare la possibilità della guarigione. Personalmente bo visto l'anno scorso in questo Ospedale in un giovane soldato una forma meningea di granulia. tubercolare, guarita perfettamente, nel quale l'esame del liquor diede a vedere reticolo di Mya tipico, Unfocitosi, bacilli acido-alcoolresistenti. Casi di tubercolosi miliare guariti sono stati descritti da Staehelin,

Umber, Assmann, Staub, v. Mura.Jt, ecc.


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SIG~1J1ICATO CLTNIC"O r>E:LLF: O~IBRJ;: M[LlARIFOlUIT I'OL~IO~ARI

Comunque se la tubercolosi miliare generalizzata, come appare dagli flcarsi documenti esistenti, può guarire, la sua prognosi deve considerarsi in genere assolutamente infausta; 15i può affermare con H egler e Staehelin che finora non si è visto guarire un caso tipico di tubercolosi miliare acuta generalizzata con repert,o radiografico polmonare caratteristico, con tubarcoli nella coroide e ba ~ill i tubercola.ri nel tiquor. Il decorso clinico del caso attuale, malgrado l'esistenza di casi di guarigione bene accerta.ta, indurrebbe perta.nto a fare escludere un processo tubercolare. Escluse quindi tut.t,e le altre possibilità diagnostiche, che esporremo a>a.nti, quando tent<'remo di inquadrare l 'eruzione miliariforme polmonare in relazione alle varie e'·entualità lesionali, ci fu giocoforza tornare alla primitiva diagno~;i di bronl'hite capillnrP. Come prima dimostrarono Lange e J!'ranckel, in certe forme di microbronchiro (bronchite fibrosa obliterante), il secreto bronchiale si organizza e trasforma in connettivo in modo tale che all'autopsia può essere fa<:ile scam bia re qul•ste forme con la tubercolosi miliare. Questa bronchiolite ha però !)rmprc prognosi altrettanto infaust.a ed in breve lasso di tempo. È da supporre quindi che, senza ricorrere al meccanismo dell'obliterazione per fibrosi, la semplice bronchite capillare, e per la reazione flogistica bronchiolare e per l'accumulo di acereto a ''alle dei bronchioU stenosat.i, poRsa prodttrre. come nel nostro caso, l'ima.gine radiologica miliariforme, sebbene in tali casi sia stata riscontrata piìt che una generalizzazione una tendenza inwee alla localizzazione delle ksioni in certe zone dei campi polmona.ri. 0s!'l~~R.VA7.TONE 23 . - C. L., srJttotenente di complemento, »tudcnte, e ntrato in ospedale l' Il set.tembre 1930; u~cito con sei mesi di licenza di convalescenza il 20 settembre 1930. Diagn~J.n: peri-bronchiolite ~eneralizzAta. Amtmne8i: Gentilizio ne!!ativo; nulla di notevole nei s uoi precedenti per·sonali se s i tr.glie una certa t.endenzn ai catar-ri d401le prime vie respiratorie. Nei primi <ii a.gosto, al e unpo d'armi, ~ott.oposto a. strapazzi corporei erl alla pioggia, cominciò a soffrir·p 1mnture dolorose a!le basi, stanchezza., aumento eli qufl.lche decimo <iella temporatura serotina, to!'!Sett.a secca., senza espettorato, a.nore.•s sia e cattive dige.<;tioni, ~ndori notturni. E. O. - ( 12 :«ettembre). Longilineo; di costituzione mecliorre; pallore della pelle e delle mucose visibili; denutrizione a.ccentuat.a.; uannico!o adinoso <~car-so; muscoli flaccidi e denutriti; adenopat.ia a g nt.ni d i piori1bo multi p li. · T. 37o-3. P olso 90. R. 21). Torace cilindrico, simmetrico; angolo epi~astrico a.cut.o; fos'>e peri-claveari scolpite, respiro mi;;;to. Fremito v. t. leggerment-e diminuito aJla. base siolst m dove il snono è alquanto T"idotto, margini polmona.ri mobili, inspirazione aspra. con espirazione prolungata in tutto l'ambito, specie in corrispondenza degli apici; lieve affievolimento del murmure a.lla. bnse sinistra. Cuore e fascio nei limiti; toni n etti. Nulla rli notevole all'esa.me dell'addome. Negativa la ricerca nell'espettorato delle fibre elastiche e del bacillo rli Koch, a.uohe dopo arricchimento con antiformina. L'esame delle urine fa rilevare traccie appena sensibili di albumina., rari cilin· dri ia.l ini con d eposito di leucociti, oSSl\lato rli calcio. L'indagine radiografica rlel torace mette in evidenza. in ent.rambi gli ambiti polmonari una. disseminazione generaliz7..a.ta fittis.<>ima., di minute macchie miliari-


Sl\.NI FlCATO CLINICO DF:LLF. O~IBHE ~llLlAJllFOR)Jl POLJI10NA.RI

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formi, opache, molti;;sime con <:entro tra,;parente, dovtJte A. pwcesso di intìltrarione peri bronchitica d el tipo fib roso. Nella metà inferiore del crunpo p olmonttJ·e sinistro, si Of><>ervo. inoltre un tE'mie vE' lo

opoco o m oj:!Cnco d i oril!ino p lcurica. E scursioni

diafra.mmatiche n or:rnu li; seni complementari lihe ri. Diario (riassunto). Durante la breve d ej!enza (poichè il paziente od i parenti <:>hie~ero la d i lui cura a domicili0 in pro,·inf'ia) si notò febhrettn irre~to lare con t emperatwa mattinaie o1>cillante fra 3() 0 -7 P 3i0·3, e tempen\tura ,-e.--pentle frn 370. 3 e 3:30.3. tachicarJia 90- I 00 tachipnt>n (28-30). s ud ori ><e•·ot iui. to~><et t1\ . ( 'ib non o:<t1111t.e il mnlato, m algrad o la proibizione, se n e stnva sempre ul' ' i.rnp iedi, giraudo per ltt camera riserva.tngli.

Impres:-;iona in que;:;to ca,;o la :>l)roporzionc tra i fatti gent>rali e i fatti fisici respiratori da una parh', con l'imnginr radiog-rafica rniliariforme dall'altra e quale può realizzarsi nella pii1 tipi(·a tnb<"rcolosi miliarP genPr alizzata dell 'apparato re ~p ira.tol'io. Vi <"ra in questo caso (all'infuori df•lla tt•mw v<'latura sinistra che non può avere se non il significato univoco <ti una pl<"urite secca, specie se la si mette in rapporto con i S<'g ni steto-acustici ), da interpretare il diffuso piccbiettio miliariforme radiologico il quale non ha a.ltro riscontro fisico s ~ non nell'asprezza inspiratoria generalizzata, il cui significato semiologico non può t>sserr se non quello di una. stenosi diffusa bronchlolare. L 'assenza di dispn~;>a., di rumori avventizi e di gravità nel quadro della malattia non poteva.no fare ammettere facilmente tma bronchite capillare od una ordinaria tubereolosi miliare generalizzata. Due ipotf>si meritavano di essere discusse: quella di una forma subaeuta o cronica di tubercolosi mlliare e quella di una peri-bronchiolite di natura da determinare. Come è noto esistono, secondo il decorso, forme acute di tubercolosi miliare che assolvono il loro decorso in due o tre giorni fino ad 8 settimane, e forme sub-acute e croniche, specie nei vecchi, con remissioni, con crisi di apiressia., però con esito letale dopo parecchi mesi. Vi sono ancora delle forme irregolari, ca.ratterizzate da dimagramento rapido e manifestazioni infettive in secondo piano, delle forme esclusivamente pleuricbe (Empis), d elle forme simili al catarro gastrico, ed infine delle forme assolutamente apiretticbe od ambulatorie. I criteri differenziali, specie nelle forme a decorso lento ed in quelle atipiche, oltre ch e d a.! reperto radiografico s i possono desumere d all'esi-

st enza di e.vent ua.li localizzazioni tubercolari coroidee e cutanee, della bacillemia (non avendo il reperto di bacilli nell'espettorato altro significato che quello dell'esistenza di un antico focolaio tubercolare ulcerato, punto di partenza della diffusione miliarica), e sovratutto dall'esame fisico o funzionale dell'appara.to respiratorio. Quest'ultimo criterio essendo nE>gativo , per spiegare la coincidrnza clinica dell 'inspira,zione aspra diffusa con il reperto radiolog-ico milia.riforme, n ei cui granuli è visibile uno spa.zio chia.ro centrale (probabilm(•nte rispond ente al lume del bronchiolo), sembra opportuno formulare la diagnosi di peri-bronchiolite generalizzata. Questi due cas( di immagini miliariformi genl•ralizzate con il significato di bronchite capillarE> l'uno, di pPri-bronchiolite generalizzata simulantE> per il suo particolare. a~pE>tto eliniC'o qnalcuna de1le a.tipiche forme


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SIGNIFICATO CLTNICO DELLE OMBRE l\11LIARU'ORMI POLMONA.Rl

di tubercolosi miliare (forma cronica, forma ambulatoria) l'altro, sono capitati a. buon punto per snggerir.mi di riassumere il variabile significato clinico di tali ombre in relazione alle svariate lesioni che possono produrle. L 'esperienza, clinica ed anatomo-patologica dimostrano infatti che esse non sempre rappresentano l a tubercolosi acuta granulica, della quale in verità sono l'espressione più frequente e significativa. Occorre a.nzitutto intendersi sull'estensione da dare al termine immagine miliariforme. Si conviene d.ai radiologi e dagli anatomo-patologici di riservare questo termine a quelle produzioni aventi il diametro intorno ai 4-5 millimetri. Una picchiettatura generalizzata con granuli tra questi limiti è forse difficile riscontrare anche nella tubercolosi! miliare tipica; poichè accanto a granuli con dimensioni di un grano di miglio si possono rinveuil·e formazioni nodulari assai più grosse secondo la nat ura e lo stadio del processo, o che possono radiologicamente essere il ristùtato di interf<'renze, di somrnazioni stereoscopiche. Bisogna ancora ricordare che anche i polmoni normali o, come si potrebbe piÌl giustamente pens<Lre, alla frontiera della malattia, oltre alla cosidetta accentuaziont~ del disegno, possono talvolta pr-esentare aspetti miliariformi tali da mentire una tubercolosi miliare, e dovuti all'incrocio, a.lla sommazione di ombre (vasali o bronchiali), generando aspetti di ma.rmot·izzazioni che soltanto un buon esame stereoscopico e clinico può ricondu rre al loro vero significato. ~a in genNe le ombre miliariformi hanno significa.to patologico. Le ombre miliariformi o sono circoscritte, o sono invece diff1lSe generalizzate ad entra mbi i <}ampi polmonari. Le prime possono essere asi-mmetriche o simmetriche. Tra le fo1'-nw asim.mct·riche bisogna tener presenti: l 0 l'iporemia attiva, riscontrata dal Busi nel polmone controlater ale a quello pneUlllotora.cizzato; 20 i granuli d 'ombra, attorno a focola.i tubercolari in evoluzione (propagazione linfogena ), ai quaU si associano i segni fisici e radiologici del focolaio tubercolare primitivo, con bacilloscopia dell'espettorato positiva; 3o la tubercolosi granulica pleurale (Empis), nella quale però non tardano ad associarsi i segni dell'essudazione plastica o liiquida; -! 0 le calcifica.zioni miliariformi lungo i bronchi della bronco-polmonite influenzale guarita e che scompaiono progressivamente; 5° le calcificazioni miliariformi, a disseminio di granuli di piombo, di vecchi tubercoli miliariformi spenti; Go la bronco-polmonite infantile (in gen('re mac~hie t>iù grosse; re.9titutio ad integrU?n); 7° la broncbo-polmonite influenzale (segni steto-acustici); 8° la pneumoeoniosi in genere limitata agli ili o ad un intero lobo (professione; grosse ghiandole iliari). Tra le forme si?mnetriche occorre ricordare: l o la pnenmoconiosi (nozione della professione; roarmorizzazione fine con noduli grossi, più intensa alla parte superiore e media dei campi polmonari; r esistenza di bacilli di Koch nello sputo, può essere effetto d ella coincidenza di un focolaio aperto di tubercolosi);


SIGNIFICATO OL!NlCO OELL.E OMBRE) MO,IABIFOR~II POLMONARI

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2° l'insufficienza cardia<:a (sta.si venosa ·p er ipo - od a - sistolia; granuli specie alle ba.si; azione favorevole dei cardiocinetici); Le immagini miliariforrni diff~t,8e, generalizzate possono riscontarsi nelle seguenti circostanze: 1o la tubercolosi miliare (disseminazione grauulica generalizzata ed uniforme dei campi polmonari; quadro clinico caratteristico; bacilloscopia ematica positiva; tubercoli coroidei e cutanei; esito qua-si sempre infalll!to); 20 la pneumoconiosi (me~;tiere; disseminazione di granuli con particolare addensamento granulico perilare; eventuale coesisienza di focolai di tubercolosi fibro-caseosa); 30 vizi mitralici, specie la stcnosi (segni fi~ici e radiologici di cardiopatia, rinforzo delle ombre ilari; ct-llult· da vizio cardiaco nell'espettorato; azione favorevole dei cardiocinetici); 4 0 la bronclùte capillare acuta. (successione ad una macrobroncbite; quadro talvolta simile a quello della tubercolosi miliare; assenza di bacilli nell'espettorato e nel sangue; in gC"nere disseminazione granulica non uniforme dei due campi; 1·estitntio a,d i ntegru1n); 5° la bronchiolite obliterante (predomina l'immagine reticolare; esito quasi sempre infausto); 6o la peribronchiolite diffusa (:.! 0 ca.so p ersonale: punto centrale del granulo chiaro, bronchiolo) ; 70 la caricinosi milia riforme per diffu8ione linfogena od ematogena (ricerca dell'event uale focolaio neopla.stico primario dentro o fuori del torace); 8o l'actinomicosi rnili:.tre (ricerca del fungo speciale nell'espetto· rato); go il linfog.ranuloma maligno (Staehelin). Come può ded\lrsi dalla sommaria esposizione antecedente l'imagine radiografica, di granulazioni ruiliariformi, circoscritte o generalizzate nei campi polmonari, è in funzione di svariate condizioni morbose, funzionali ed anatomiche, flogistiche o neoplastiche, che possono colpire l'apparato bronchiolo-alveolare od i vasi del polmone. Giacchè la tubercolosi è molte volte in causa, bisogna tutte le volte porla in discussione p er poterla eventualmente eliminare quando gli altri coefficienti clinici ed il decorso non possono farla ammettere. Ma bisogna tener presente che è ammissibile che una tubercolosi tniliarica respiratoria, bene affermata clinicamente, possa risolversi completamente sino all'integrità. anatomica. N o n vi è spesso radiologicamente alcun mezzo patognomonico per poter stabilire la natura delle ombre miliariformi, e pertanto il giudizio ra.diologico è sempre relativo ed acquista valore se bene inquadrato nel complesso dei fenomeni fisici e nel decorso delle varie forme cliniche. AUTORIASSUNTO. - L'A. riferisce due casi, nei quali si ebbe w1'immagi.ne miliariforme diffusa ad entra.mui i campi polmonari, e nei quali, per le particolarità del quadro clinico, emise la diagnosi rispet.tivamente di bronchite capillare e di peribronchiolite diffusa. Si intrattiene sul significato clinico di tali imagini radiologiche, cireoscritt.e o genera.liz:rote, che possono n~ontra.rsi per cause varie ed accenna e.lla loro differenziazione clinica.


SCUOLA DI APPUCAZIONE DI SANITÀ MILITARE

LA CHIMICA NEL MOMENTO ATTUALE <l> per il dott. Walter Parri,, maggiore chimico-farmacista.

In questa c.erimonia rappresentativa dell'annuale rinnovarsi di vit;l, della Scuola, di sanità, mi si consenta tracciare qualche lineamento dell'attuale fase di svilup})O della cb i mica.; carattetistieo del momento pre!:;onte.

Anche in questa tlCuola, che nel saldo ceppo delle sue tradizioni trova le energie per e!:lteodere sempre nuovi rami, per maturare nuovi frutti, indizio di una vitalità che sa contemperare in armonico innesto il nuovo, col saldo patrimonio spirituale già acquisito; una importanza sempre crescente si è data in questi ultimi anni alla chimica quale scienza, ausiliaria alle discipline JUedico-ruilita,r i. E veramente la chimica ba in sè molti tratti strani; paradossale poi rispetto alle altre scienze è stata la sua linea di sviluppo. Rimasta, malgrado l'antichità delle sue origini, modesto ruscello di sa,pere, mentre gli altri rami delle scienze sperimentali avevano raggiunto un rigoglioso sviluppo, gli albori del secolo xrx la trovano in uno stato ancora infantile, divagante tra. indirizzi contradditori, sotto l'influenza d'ipotesi e concetti astrologici, morali, metafisici; dietro al etti nùmggio si smarrivano anche le menti più acute. Il secolo xrx vede questa scienza giganteggiare. In breve tempo, bruciando le tappe, raggiunge le consorelle. Lasciate le ubbie d ell'inconoscibile, ha trovat.o la sua strada nella rigorosa applica.zione del metodo sperimentale. E noi consideriamo come fondatore del nuovo indirizzo scientiiìco Lavoisier, non per la mole dell'opera compiuta, nou gra,nde in paragone di altri men noti; ma percbè le sue esperienze inquadrate con rigore dialetti<'..o e matemat.ico, segnano realmente una nuova epoca. Non per nulla anche il linguaggio corrente ha indicato con due denominazioni diverse i due periodi. ALcannA E CHIMICA. - Attualmente, a poco più di 100 anni di distanza, il magnifico slancio è frenato; sembra anzi per effetto di contrasto, assistere ad un ristagno della, chimica intesfL come scienza pura; cosa ben naturale perchè contraria alle leggi dell'aTmonia del progresso scientifico, che quella gagliarda cresc<'nza potesse continuare col ritmo iniziale. Ma questo punto di stasi coincide, per una contraddizione più apparente che rea.le, coll'inizio di un nuovo periodo di vita., il più fecondo di risultati pratici: quello che caratterizza il momento attuale. Sta.b ilito saldamente un corpo di dottrina, ed una metodologia propria, per una caratteristica di questa, scienza che Duclaux ha magistml-


LA CH lm CA :-!EL

l\10~\i,ENTO

AT'J:UALE

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mente riaiìsunta colle parole: L(' CII imie e-st d la base lle tout et rien lui échap]lll, è passa ta a feronùare gli altri rami del saper(;' portando eol s ussidio dei suoi metodi d 'indagine, così diversi dalla metodologia delle altre scienze, lo stimolo di nuove ri cerehe, il n·s piro di più ampie e eomplete concezioni; in og-n nna ha illuminato !lllgoli vrima Olwuri. Ma i lllt'todi a naliUci, l)(' l' quanto possano csserf! preziol>i t•d inso:;titu.ibili metodi d 'ind<wine 1wr la loro meravigliosa cins i ieitiì. d'impi<·go chi' consente applicarli nel !(· più svariate eontiDI!I'n:ze, son solo piccola pari (! di quanto la chimiea può oJtrire. Più profìcw:l ancora pt>r i frutti dte potrà portan• è rurto, il confronto delle proprie vedute tl'orie lle. della propria ment,alità, ton quella degli altri rami di scienza: pernH•nr.ione qnrsta ben più lenta e d.ifti<-ile, ma ormai in cammino, si che ont può pal'larsi di una v<'ra coi;Ci<•nza clùmic-a, clw, u::;cita, daUa breve cerchia de::rli speria li:;ti, va lentam(:'nte dif1ondeudosi aJl(·he in ambienti prim a restii, e si avvia a divcntnrc patrimonio spirituale comnne. l l<'gmni che attml lmetlte si vedono stringere tm clùmiea e fisiea, ma lgrado l'assoluta diversità del rispettivo campo d 'azione, traggo n UJOtivo non da ocrasionale incontro in idee colUmant,i , ma in ragioni profonde di carattere pE>rnHm(;'nte. Prima di tutto contribuisce a qnesto la rispettiva posizione del gruppo delle scienze sperimentali. Fondamentali caratteristiche proprie dividono le seienze speriment:lli in due gruppi nettamente distinti. Da una p arte si t rova chimica e fisica quasi con funzione animatrice; dall 'altra il complesso delle scienze biologiche e naturali. Un progresso notevole delle prime due, è immediatamente seguito da un conseguente progresso nelle altre. Il reciproco non è vero che in misura assai limitata. Nessuna meraviglia dunque se una delle scienze che nelle concezioni chimiche ba t rovato argomento per nuove ricerche e più vasti orizzonti, è stat a la fisica. Le due scienze olt re ad avere concezioni fondamentali comuni non b anno una netta zona di separazione. Le frequenti anastomosi permettono il rifluire immediato di linfe vitali tra i due corpi di scienza . Ed ora la fisica per quel rapporto di interdipendenza esistente tra scienze sperimentali, rende sviluppati e moltiplica t i i germi ricevuti. Basta, scorrere le riviste, per vedere qua.nt o r apidamente si accumuli il patrimonio sperimentale di chimica, fisica.; come in molti campi d 'inda gine fisica a bbia potuto scendere, specie nell'ind agine molecolare ed atomica, che si sarebbe creduto campo esclusivo della chimica, a. profondità. E> sottig-liezza ignota a mezzi chimici; e spazia sola nell'indagine delle part icelle sub-atomiche. Non per nulla un nostro chimico accusa va. i fisici di volersi appropriare della, polp<l dell'atomo las<' iando ai chimici il libero godimento de lla sola buccia . Accenno di volo a ll 'analisi per interferenza di raggi X secondo Laue: all 'a,nalisi per devia,z ione elettromagnetica. dei raggi positivi seeondo Asthon, aj quaU la cbimi(·a deve due ordini diversi di ricerca nel campo della conoscenza molecolare ed at{)mica, ai quali si è aggiunto l 'ultimo, ma non meno significativo lo st.ullio dell't>ffetto R aman . LA CHD:UCA NEI CONFRONTI COLLA FISIOA.

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LA OmMICA NEL

MOUE~"TO

A'ITl'ALE

L 'atomo, che resistett-e a tutte le inquisizioni tentate per via chimica, aggredito ora con mezzi sperimentali insieme più affinati e potenti, stretto contemporaneamente nella morsa del ragionamento matematico, di· fende a mala pena il suo incognito, ed è prevedibile che non ta.rderà a mostrare l'intima composizione, primo pa:;so per realizzare il lavoro di sintesi; ricostruire cioè coi frantumi l'intero la.voro rimandato al lontano futuro. Ma la fisica sulle ali della luce ha portato la chimica negli spazi siderali. L 'analisi spettrale si rivela sempre più tm'ast.rochimica, non più legata alla schiavitù della nostra t.erra, ma liberata dal vincolo dello spazio e anche d el tempo, se si pensa che noi misuria mo come attuali fenomeni la cui origine si perde lontana nel tempo . .Ad esempio la successiva comparsa dell'idrogeno, elio, magnesio, calcio, che si rileva uell'improvviso fiamm eggiare di un nuovo astro, la ~ova 1920 del Cigno, ci rende solo ora avvertiti di una sintesi atomica che si rea.liu;a, in ~;eno alle vampe di una catastrofe sidcrale; e che data la dista.nza della stella da noi è in realtà contempoTa,uea ad una catast.rofe che ha anneg<tto nel sangue l'Europa: alla guerra dei 30 anni. CBillnCA E SC rENZE BWLOGICH8. Di tutte le scienze, le di::mipline biologiche son quelle che nel sen:so quantitativo ~i avvantaggiano di uno :;viluppo chimico, in quanl'·o eme la vita. sorge e si ma.nt iene per virtù di incessanti modificazioni chimiche degli org<tnismi e del mezzo che li circonda. Si può diJ·e che solo in questi ultimi decenni i procedimenti chimici, o meglio chimico-fisici, han p1·eso un deciso so pravvento sulle indagini puramenlt.e morfologiche. La. c!himica, che in un pl'imo tempo era chia mata a fornire il solo sw;sidio della sola sua tecnica, in secondo tempo entra decisamente coll'aiuto delle sue concezioni, non forse però con quell'ampie zza che sarebbe op· portuna, specie da uoi. Ancora recentemente tm illustr e biologo, il Rondoni, constatava l 'assenza io I talia di una stretta unione tra chimici e biologi, e come, t ranne illustri quanto scarse eccezioni, manchi tra noi la mentalità del biochimico, cioè dello scienziato che i:iappia concepire biologicamente i problemi della chimica e chimicamente i {>roblemi della biologia. Però passi giganteschi sono stati fatt.i nella siut,esi delle varie categorie di sostanze biologiche.

*** ProtJidi1 glucidi, lipidi, che appaiono come frammenti di ma.terie più complesse. Ricordo, non perchè particolarmente significativa, ma perchè rappresenta la soluzione di un problema irto di difficoltà la sintesi del sac· carosio realizzata ultimamente da Aimé Pictet che ora a,bborda con risultati brillanti, sebbene ancora incompleti, quella dell'amido. Ma altre c~Ltegorie di prodotti, ancora non è molto perfettament~ sconosciute nella loro na.tura, malgrado la loro importanza fisiologica, ~li ormoni, hanno lasciato intraved ere in quest.i ultimi tempi la co~tituzion~ lll qualche caso per nulla, complicata, e se di due (adrenalina. e tirox:LDa.)

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LA CHIMICA NEL l\IOMENTO AT'l'L" AL~;

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è stata realizzata la sintesi, di altre è stata fl:isata l'individualità almeno nelle sue linee generali. Verso l'altra categoria di sostanze ancora di misteriosa costituzione le vitamine è giià iniziato il primo lavoro di approccio verso la conoscenza, coll'identificazione della vitamina D con uno sterolo, e della vitamina A col carotene. Così si stringe sempre più da vicino in senso chimico il meccanismo di unione tra tosl!ine ed antito8siue, primo passo verso maggiori conoscenze in un campo dei più importanti della biologia animale. Citiamo in questo campo i nomi di A'lailseu, Schmidt, e le belle ricerche di Lecorut.e de K ouy sopra i ~.olloidi.

*** Nella fisiologia vegetale, mi piave segnalare come piena di :;ignificat.o la, fotosintesi realizzata dal Baby a. mezzo sistemi ptu·;tmeute inorganici, di uno zucchero (saccarosio o fruttosio), a mezzo anidride car bonica gorgogliante in un liquido in cui era :;osposo come pigmento fotosen8ibih; del ca.rbonato di nickel invt'ce di clorofilla; ossia colla a:;soluta esclu.sione di ogni fattore biologico. l~sperieuze che completano precedenti ricerche di altri ricercatori. Certo è ancora troppo poco e Lroppo presLo per a.trerllla.re trovat.o ranello di congiunzione tra la vit.a biologic;l e ii trasfor mar:;i inorganico; ma se la fantasia prende la ma.uo aUa l·autela l:!cieutifica ci trasporta nelle profondità delle ere geologiche; e ad un certo punto ci pone da vanti a quel fatto misterioso e for:;e unico nel tempo (l:!e si riti uta l 'ipotel:!i della panspermia di Svante Ahrrenins): La geMra.zione spont(,nea della vita. Dai vari strati geologici le ,;poglie degli e:;13cri ci raccont-ano della fiorente vita delle ore che ci precedettero, fino al Cambriano. Qui la vita app are come improvviso sboccio rigoglioso con fonne già evolute nella scala biologica. Al di là di questo punto è silenzio. I progenitori che li precedettero in quel misterio!'lo Algonchhtno che conserva il segreto di un fatto di ta.nta importanza, fnron forse forme cellula.ri come gli attuali batteri; o flagellati come pen:;a altri, pei quali non vi era storia perchè la tenuità della loro organizzazione non permise di lasciare impronta della loro individualità sulle pagine rocciose della terra t Ma la vita, batterica presuppone un subst.rato ricco di materia organica a struttura complessa: e::;senzialmente proteine e zuccheri, lasciato da precedenti cicli di vita. Vi fu forse, immediata.mente pr ima di loro, una vera. sintesi organica fatta a mezzo di elementi non organizzati 'l Vi fu il fortuito coincidere di condizioni, optimum sia in seu!'lo chimico che energetico, per cui nei ma.ri dell'arcaico ba potuto agire, come nell'esperienza citata, una specie di plastidio inorganico, ben rudimentale apparecchio in confronto a quello che sarà il plastidio clorofilliano; ma sufficiente per una prima fotosintel':li organica , 1:1ni prodotti della quale potrà. impianta.rsi una vera vita orga.nizza ta. che solo allora t.rova le ra.gioni deE suo sorgere ~ Interrogativi ai quali si è an-cora btln lontani da poter dare una. risposta attendibile.


!.A C li l\! lt"A !'/eL )lO)IP.:-ITO i\TTGALE

Ma st• nt' l nH)nWnt o n t t u<-"lle l"intervento di metodi chimico-fisici nelle ;;r.ienr-e biologiche. m;ll~rt·ado brilla.nti risnltati di dettaglio, può sembrare non abbia da t o i ril'ult a t i meraviglio;; i che qu•tlcn no se ne riprometteva., occorn· te11rr pt:N;entP il h re ve lt'mpo di que:;tc n pplicazioni; la r arità. del persoll:tl<' thf' ~i òPdiht a que;;te ricer<'lw, la complirflzione dei problemi ; e ]liù di t11t t o il f;ttto d1c il pn·sente è il periodo più ingrM.o, quello dell'<tc·(·Hnlltln ch'i d:lt i :-twrinH'ntali, r-pr~:;o di:;c·ord i e eli non chiara inWl'p reta.ziont>, tna 1·1w sarà il materiale cnl quale il g-enio di dom~mi costruh·à. quelle sintP:si rhe ::erYe ad illuminare ed indirizzare tut.ta una generazione di stndiOl'i. Tra g li esrmpi tli ,;t retta collaborazione tra cllimico e fisiologo (specie in Franeia e GNmania). 1·it i<ltno quel ramo di scienza che orm<ii ha, acquistato nome <' tl~ionomia Jlrnpria la ja.1macodi·namica, in cui non si sa se ammirare pitl l';lhilità dPl chimico che, trovato un a~gruppamento mol~eol::u·(• <ttt ivo ;;n una. fnnz.iolH.' animale, ne df'riva per variazioni successive eli struHura eent in<li<l di ~o::tanzE'; o la 1\ott igliezza del fisiologo che interpreta la V<ll'iazione eli ar-ioue sull'organismo in funzione della variazione ehimica. Basta riferirsi a l :rrande precursore Ehrlich e collabomtori meno noti, tra eui il c•bimko Berntsen, al Tiffenau in Francia, a l lavoro delle grancli irnpr<'se l'hirnieht> tedesche che quasi sempre compare anonimo; P per cit-are un esempio rt>\'entissimo d el genere, quello del Fotu·neau dell'Istituto Pa steur c·he nell'anno scorso dopo la prepara.zione di oltre 150 sostanze diverse d a nuc·.lei fondamentali che doveva portare a composti ad azione anti-mnozoùrin dovette confessare il suo completo insuccesso. Purtroppo non sempre la gioia del suceesso corona nn intenso e coscienzioso lavoro.

*** Ma nel no:-;tro ('<llnpo sanitario i progressi realizzati nei vari rami del sapere giungono per mille rivi alla clinica, intesa come arte applicativa d elle scienze biologiche, e qui, la parte passata a l vaglio dell'ut.ilità. pratiea si consolida come ac.quisizione al patrimonio di idee ed esperienze accumulate dalla pratic·a di genemziooi di medic.i. CHIMICA ED ARTI APPLICATE. l risultat.i di più ta.ngibile evidenza, q uelli che parlano coll'eloquenza dei fatti e delle cifre, son dati d a.lle applicazioni clelia chimica a li 'industria. Caratt.eristica della chimicn in ques to tempo, oltre all'universalit.à, e dutt.ilità delle 1:'\W applicar-ioni è la rapidità. con la quale si sta ora. passando dalle speeulazioni puramente teoriche alle realizzazioni industriali. Nelle industrie la chimica porta la sua attività secondo due H11ee d 'a zionP: l'1ma ronl'iste nell'applicazione alla vita pratica dei risultati aequisiti dalla ~<intesi chimiea nel campo speculativo. Quando la distanza n<•l tA:•nlpo 1)ernwtterà di osseJ·vare gli avvenimenti nella loro giusta luce, queste prilll(~ applicazioui della sintesi chimica rnvpresE'nteranno una data fondamentale nella storia dell'umanità. P er la prima volta da che esist e, l 'uomo ha saputo, ~;eguendo una propria ternka divPrsn d a quella naturale, produrre sost::~uze d elle quali la. natura non an•Ya c·rt-duto dotare il nostro mondo; gradino non dPi minori,


LA C HHUCA NEL M0)1 EXT O ATT l"i\.LE

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superato nel senso di un progres:;ivo svincolo dctt"um:nùtà ùnlta schiavitù dell'ambiente che la circonda. Come seconda t~~ppa attendiamo mat.uriuo i tempi precouizzati da Giacomo Oiàtnician nel suo libro: La chimica senza carbo-ne, in cui la sintesi industriale potrà attingere liberament,c pe1· i suoi bisogni energetici all'irTadiamen to :;ola re; ri:>erva ine:;auribile di energia, paragona bile alla combustione di 3600 tonnetlctte di carbone per ettaro di terreno irradiato. La seconda linea d 'azione Ù('lla chimica applicat.a all'indtL<>tria [u conseguenza del suo ~uTivare per ultima in a mbiente industria.le già ben sviluppa to. Questo suo tardivo arrivo le ha com·esso il privilegio, di cui si è valsa largament.e, eli esame e di ridabornzione dei metodi di lavori a.Itrui; ùapper tutto ha voluto dire la sua p<trola. La. chimicà è entr<'lta nelle industrie col piglio della massaia saputa nella casa dello sciahtèquatore. Ha incliYiduato cd arginat·O sprechi dei quali prima non si aveva ide:L Qua :>fuggivano per i c<ilmiui gli utili delLtzienda sotto forma di vapori o di particelle sol:! pese dì ma t,eri<1le recuperabile; là uno scarico di acqua di rifiuto, invola.va sonùonamente nascosto nel suo seno materù1li di valore. Passò in rivista i rifiuti iudu.stria li un tempo dispersi e l:!eppe ricavarne elemeut.i per nuove lavorazioni; fece prosperare industrie sui 80li rifiuti della vita econonùc.a di altre industrie; precisamente come avviene per la catena biologica dei viventi. Di uonte a lei non ha valore a.lcuna distinzione di materiale nobile, di merce povera, di rifiut.o, di immondizia. Tutto può avere la, nobiltà di materia prima: non vi è miLt.eriale così sozzo cho non possa risà.lire a dignità. di elemento di lavoro e di prosperità. Basta pensaJ.•e a quel sottoprodotto cho per molti aruù costituì la, disperazione delle industrie siderurgiche e del gas illwninante; il catrame, divenuto in poco tempo punto di pa.r tenza di tma serie d'.indn.strie chimiche, ('.he vanno d ai colori artificiali <~i medicinali ed agli esplosivi. In quest'ordine di idee po~5Siamo ricord:ue come l'incentivo alla prodtlziotle di quella. sosta nza. che fu poi la fenacetina, e che per l'A. G. F. A. ra.ppresen tò il felice inizio eli una catena. di altri medicinali, fosse dato dalla preoccupa,zioue ùi smaltire in qualche modo il para nitro fenolo, sotto prodotto molesto ed invendibile della pro<luzione dell'orto nitro fenolo impiegato in altre sint.esi. E la, gmnde industria chimica dei colori e dei meùiciuali , redditizia al massimo grado per le :>ue possibilità di utilizzazione di ogn.i sotto prodotto, tra.sform ata in monopolio dalla avveduta tenacia tedesc:l congiunta all'imprevidenza degli altri, doveva rivelarsi poi una attrezzatura bellica di prim 'ordine, non solo per le sue possibilità materiali, ma anche perchè forni una sclùera numerosa di chimici allenati ai più svariati lavori sintetici; schiera che si rivelò prezioso coefficiente per la riuscìta di tutte quelle lavorazioni d 'irnprovvi.<;azioue e ripiego, alle quali il progressivo rarefarsi delle materie prime costrinse in guerra la Germania.


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L.-\ CRli\UCA NEL

MO~tENTQ

ATTUALE

*• * Per tutti i paesi, specialmente per quelli ad industria chimica meno evoluta, la guerra passata è stata una grande animatrice. Ricordiamo per incidenza che ad altra guerra, al blocco continentale di Napoleone risale l'origine dell'industria dello zucchero di barbabietola che dalla Germania si diffuse lentamente in tutta l'Europa. L 'ultima guerra con le sue drammatiche lezioru, diede alle classi dirigenti la Sf'nsazione di che cosa volesse dire una industria, e specialmente una a.tt.rezr-ntura ~bimica : la senRazione della crescente incidenza dei fattori indnRtriali su quelli politici; l'ordine di gra.n dezza delle soluzioni necessarie c la impellente necet>sità. di far J>resto. n ricordo di angoseiose crisi di rifornimento nella passata guerra, la roncorrenza polit.ica, le diffidenze e il feroce protezionismo del dopo guerra tendono a trasformare ogni Nazione in nn sistema ad economia chlusa. che cerca. vivere per quanto è possibile con mezzi propri. La chimica è da ogni Na,zione chiamata a contribuire per gran parte a que.c;t'opera di indipendenza o di minor dipendenza economica. . Ogni Nazione cerca colmare~ secondo le possibilità proprie, le lacune riscontrate nel proprio attrezzamento industriale. Le più sottili risorse dell'ingegnosità chimica son mobilitate allo sfruttamento delle risorse naziona.ti, alla produzione dei più indispensabili prodotti per le arti della p ace e della guerra. Si moltiplica in tutti gli Sta.ti il la.voro di ricerca; si stabiliscono più stretti legami di collaborazione tra scienza, ed industria. Ai laboratori di stato e di enti pubblici, di cui rimane ancora modello la. (( Kaiser Wilhelm Geselleschaftn che conta oggi 22 istituzioni di pura ricerca sotto il suo controllo, si affianca,no i lavoratori privati di controllo e ricerca, appoggiat.i dalle colossali concentrazioni industriali; non per tm intento di mecenatismo scientifico, ma per la necessità nella quale si t rovano questi organismi di indirizzare od almeno controllare il progresso tecnicoscientifico. Naturalmente il balzo in avanti è stato impressionante in America ed in diretto rapporto con la ricchezza del paese. Ma anche la Germania pur nelle strettoie della grave crisi politica ed economica in cui si dibatte, non lesina somme per le ricerche, percbè sa. che non son spese invano. Ad esempio i 40 milioni di marchi che si dice abbia speso complessivamente nelle esperienze di Bergius per la produzione di petroli e benzina dalle sue ligniti, permetteranno a non lunga scadenza aUa Germa,nia di sfuggir e in pace a quel monopolio anglo-americano del petrolio che grava sui paesi consumatori; e in guerra, di considerare con minor apprensione l 'effetto di un blocco. Ricordi&mo il disperato appello personale Clemencea.u a Wilson del dicembre 1917. In quel critico momento la Francia era ridotta ad avere nei suoi serbatoi benzina per tre giorni mentre si profilava una imminente offensiva, ossia il disastro se non fosse stata prontamente soccorsa .


LA CHIMICA :SEL MOMENTO ATTUALE

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*** Anche l'Italia non ha potuto sottrarsi a questo imperioso dovere di revisione del proprio attrezzamento industriale; ed ora, ad un decennio dalla guerra, le industrie chimiche segnano un decisissimo incremento malgrado le nostre difficili condizioni del dopo gue1Ta. Si calcola che esse siano triplicate come numero ri::;petto all'anteguerra; e tenendo conto dei soli dati generici secondo i quali si apprezza la potenza di un orga.nismo industriale: denaro, e11ergia ed uomin·i, possiamo citare le cifre seguenti: capitale i·m:est.ito 4 1niliardi; energia impiegata 1,5 milia.rdi kilowatt-ore all'anno; operai. circa. 130 mila. La, parola " :Montecatini)) rappresenta una concentrazione industriale che per potenzialità, entra nelle 20 più potenti del mondo; ed è a.l quinto o liesto posto fra gli aggrt•ppameuti chimici. Le cifre globabili non rendono però conto del miglioramento qualitativo, del completo riru10Yamento d 'impianti, del sorgere d 'industrie ma.i prima tentate da noi o realizzate in scala inferiore ai nostri bisogni. Cito tl-a tnntc l' industrio. dei colori, dell'alluminio, dello zinoo elettrolitico, il recupero ed impiego delle ceneri di pirite come minerale di ferro in sostituzione di altri minerali troppo scarsi; l'industria dell'alcool metilieo E' dell'acido acetico sintetico; industrie queste ultime che sono la base di un numero infinito di altre sintesi che vanno dall'indaco ad esplosivi a solventi a resine artificiali. Ma nel campo della ricerca scientifica come delle realizzazioni pratiche, più ancora della molteplicità e del numero vale l'ordine e l'organicità delle ricerche e delle iniziat,ive. Il male del momento anche per noi non consiste già in un ristagno della ricerca , ma piuttosto in un difetto opposto, in una tendenza sempre più accentuata al lavoro superficiale inizia.to talora per scopi dai quali esula un vero movente scientifico; disperso in ~ille direzioni, eseguito spesso con mezzi non idonei allo scopo, talora interrotto prima di aver raggiunto un risultato sicuro. Lavoro perciò in gran parte caduco, che obbliga ad un continuo riesame degli stessi dati o delle stesse questioni. Orma.i nella ricerca scientifica, come nella vita, il lavoro è fatto da gruppi o da laboratori organizzati per ricerche determinate; vere éq1tipes da lavoro. n campo della ricerca individuale viene sempre più restringendosi. A ben pochi sarà dato, raggiunto da solo un risultato importante, poter esclamare come l'alpinista arrivato dopo lungo travaglio su di una cima ove spazia su largo orizzont.e: qui son arrivato; e da solo. Anche in Italia questo coordinamento di sforzi di ricerca per scopi determinati è in cammino. Esistono già istituti di pura ricerca industriale perfettamente attrezzati; esistono organismi capaci per autorevolezza dei propri membri, di dare una pa.r ola d'ordine, unicità d'indirizzo agli sforzi che ancor ora vanno perduti per eccesso d 'individua.Iismo. Non mancano in questi ultimi tempi esempi di organiche ricerche, per offrire agli Enti statali elementi di giudizio o dati di fatto intorno a problemi di carattere naziona.Je, che di ora in ora affiorano in questo travagliato periodo.


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LA CHI'\liCA NEL MOMENTO ATT UALE

*** Il problema fondamentale che le presenti condizioni politiche ed economiche pongono aJ primo piano è quello dell'alimentazione: assicurare doè cbe qualunque siano le condizioni nelle quali può trovarsi la Nazione in pace ed in guerra, non manchi un minimo di alimento a,i suoi figli. Problema non nuovo a.ll'I talia. Già in passato appena la pace permetteva un incremen to d emogr afico s'avanzava contemporaneamente lo spettro del deficit alimentare. Alla (< ·Magna P arens Frugum » già alla fin e della Repubblica romana erano insuffkienti le risorse gramnie dell'Italia peninsula.r e e viveva su quelle della Sicilia. Subentrato l'impero e raggiunti in Italia nella tranqtùllità della u P ax Roma na " i 14 milioni di a.bitanti, si dovette per l '<"~>limentazione di R·orna fare unico conto sulle risorse dell'Egitto. Oggi invece con 42 milioni di abitanti l'Halia si avvia lentamente verso la indipendenza granaria dell 'estero. La tecnica agricola. e più ancora l'uso dei fertilizzanti chimici hanno permesso possibilità di esistenza sul medesimo suolo di un numero di persone sempre maggiore. La legge M.altus, nella sua spietata rigidezza geomet.rica. h a contenuto di verità, se <tpplicata all'animalità bruta. F allì inYece applicata all'animalità intelligente perehè in tempo trovò il modo di rompere il ferreo cerchio che lega la vita. a.nimale alla massa di aUmenti naturalmente reperibili. La terra è stat,a costretta a rendere sempre più con una specie di alimen ta.zione forzata chimiea, che con l 'affinarsi delle ricerche perde sempre più della brutalità iniziale, per avvicinarsi a concetti corrispondenti a qtlelli che regolano l'a,limentazione umana; ossia al predominio dei fa.ttori qualitativi sui quantitativi aU'assoluto, rispetto della legge del minimo, dei fattori oligodina.mici e ambientali. Ma, il colpo d 'ala., quello che affrancherà per sempre l'umanità dal t-i more d i crisi aUmentare facendo concorrere la sintesi chimica a colmare momentanei <leficit alimentari, se pure assa.i lontana, non può più con.~i­ derarsi con assoluto scetticismo, dopochè la Germania, potè produrre alimenti di guerra mediante cultw·a forzata di lieviti a r apidissima moltiplicazione utilizzanti per la loro vita acque residua.li zuccherine e sali azotati sintetici; quando I'iuscì a sost.ìtuire in parte la l'azione proteica alimentare delle vacche lattifere con acetato di ammonio, senza eccessive proteste da parte degli animali.

** * Scoppi la guerra , e l'industria dci fertilizzanti alla maschera di Cerere sostituirà quella di Marte. Le stesse ma,terie serviranno alla produzione di esplosivi, ricorrondo in parte almono alla sola, aria, cd a.oqua, il patrimonio comune di tutti i viventi.

Si comprende perciò come l'industria dei fertilizzanti azotati sia assurta all'importanza di un fatto politico di primo ordine.


LA CHt!>IlCA NEL MO~tENTO ATTUALE

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Così nel dopoguerra la co!'ltruzione di grandiose unità per la produzione & ammoniaca sintetica, servl a tutti gli St~~ti por favorire un indirizzo di emancipazione agricola che era nello stesso tempo una salvaguardia per l'approvvigionamento di esplosi vi in caso di guerra. Ed uno dei più importanti indici della potenzialità di produzione di esplosivi di una Nazione, può essere rilevato dal semplice conto delle bomba di catalisi per la produzione di ammoniaca che una Nazione allinea nei snoi stabilimenti. 0RLMIC A ED AR'rE DELLA GUER.RA. Quando Si parla di Chimica applicata alla guena, la mente dei più si riferisce subito ed esclusivamente a ll 'impiego di sostanze tossiche sul campo di batta.glia. In realtà però i contatti tra chimica ed arte bellica ha,n inizio pitì lontano nel tempo; d a qua.ndo l'esplosivo divenne il principale fattore energetico delle azioni di guerra, posizione d alla quale non è stato nè sarà. facilmen te detronizzato. L 'impiego in g uerra d egli aggressivi chimici se fu il più impressionante, non fu però il più cospiscuo degli aiuti che la chimica fornì alla Guerra. Le 1:-10.00.1 tonnellate circa di aggressivi che tutti i belligeranti si scagliarono contro nei tre anni e mezzo che durò questo genere di lotta, col risultato di 78.0JO vittime (ossia un impiego di oltre 2 tonnellate per vittima), son ben poca cosa di fronte a lla sola quantità di esplosivi, forse 2 milioni di tonnellate, impiegati nel corso della guerra: ai quali direttamente o indirettamente son dov uti i 5 milioni e mezzo di morti del passato conflitto. Troviamo dunque 2 momenti in cui la. chimica interviene decisamente nell'arte della guerra, ed entrambe le volte il peso del suo intervento fu decisivo per l'evoluzione del materiale e dei sistemi tattici. Il primo intervento risale alla scoper ta della polvere nera, e perciò all'impiego sul campo di battaglia dell'artiglieria. E possiamo ancora sentire l'eco dello sgomento destato dal primo apparire sul campo di battaglia di questo nuovo ordigno di guerra, nelle parole del cronista della battaglia di Creschy: «Le bombarde faceano tremuoto, con grande uccisione d'uomini e sfondamento di cavalli n. Si trattava allora di tre povere bombardelle al servizio degli inglesi, ai pochi colpi delle quali i fra ncesi attribuirono la sconfitta della loro bella cavalleria feudale piuttosto che all'impeto delle ordinate fanterie e agli arcieri del principe Nero. L'altro connubio tra chimica ed arte della guerra, l'impiego di aggressivi chimici, ha per d ata il 22 aprile 1915, ed entra in scena con lutti ben più vasti, con una ra pidità di perfezionamento tale che ogni anno di guerra contò quanto un secolo di tempo nel perfezionamento delle armi da fuoco. L~ guerra passata, consegna al futuro questo mezzo nuovo di lotta si può dire perfetto, la cui potenzialità offensiva è a misura cresciuta dalle incognite che destano il binomio aviazione ed aggressivi. Preoccupazioni non lievi destano in tutte le Nazioni la soluzione dei problemi che si riassumono nei due termini : Prod1,zione e difesa. Oggi, dopo gli anatemi scagliati contro la guerra chimica, si assiste, sull'esempio degli Stati Uniti, ad un curioso processo di abilitazione, anzi di a-ssoluzione per questo mezzo di lot ta, che talora oltrepassa il segno del2-

Gio-rnale dì medicina mattare.


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l LA ORIMlCA NEL MOJ\1ENTO A'l'TUALE

l'obbiettività sino a proclamarla arma umanitaria per eccellenza. Posizioni mentali che possono essere interpretate come reazione alle esagerazioni in senso catastrofico dell'immediato dopoguerra, ma che tradiscono pure un tentativo di giustificazione, di persuasione, presso i popoli per il loro impiego in guerra malgrado l'attuale divieto internazionale. Ma si passa sotto silenzio che l'arma chimica ha perso gran parte del suo potere solo su truppe munite di idonea protezione e disciplinate, ma rimane il più terribile mezzo di distruzione per le masse umane prive di protezione, disord.iil.ate, impressionabili. Basta ricordare gli esempi spaventosi delle stragi avvenute al primo apparire di questo mezzo al fronte inglese, msso, italiano, a tutti noti. Più signi.fìca,tivo nella sua brutalità e per di più passato sott{) silenzio è l'attacco a gas contro le miniere di Bétune, poste dietro il fronte inglese, ove si era riattivata, pur sotto la minaccia nemica, l'estrazione del ca.rbone fidando nel riparo offerto dalla profondità delle gallerie. Un attacco'a g.as fu lanciato il 26 settembre 1917, e fu l'ultimo atta.cco ad ondata tedesco, con 8 tonnellate tra cloro e cloropicrina. I ventilatori della miniera aspirarono la nuvola di gas e la cacciarono nelle gallerie. Dei minatori nessuno potè salva.rsi; il lavoro fu definitivamente sospeso fino al termine della guerra. Piccolo episodio che nella sua brutalità può illuminare su che cosa può divenire un'attacco improvvivo ed aggressivo anche su limitata zona industriale. Per fortuna, anche in quest'arma si è giunti al punto morto consistente nella stabilizzazione dell'offesa di fronte alla difesa; per di più mentre la possibilità di trovare per ora aggressivi più atti di quelli noti è daritenere poco probabile, la difesa ha possibilità rilevanti di perfezionamento; la difesa in fondo ,si riduce ad un colossale problema di organizza,zione delle masse fin ora considerat-e come non combattenti. Dato il predominio che le armi da fuoco mantengono su tutti gli altri sistemi di lotta, il problema degli esplosivi richiederà sempre il massimo sforzo nell'attrezzamento chimico del paese, tanto più se vi sia la possibilità di esser privato di qualcuna delle numerose materie prime occorrenti. A questo delicato problema di produzione di esplosivi con risorse nazionali, la chimica ha dato un buon principio di soluzione con varie realizzazioni di dettaglio. Produzione di acido nitrico con l'azoto dell'aria, della glicerina dal glucosio; produzione di esplosivi a base di nitroguanidina, che hanno per punto di partenza il carburo di calcio; produzione di esplosivo ultra potente a base di pentanitroeTitrite partendo da aldeide acet.ica e formica, prodotte sinteticamente in It.a.Ua.

*** Tutta un'altra serie di problemi di non lieve soluzione si riattaccano alla produzione o rielaborazione dei carburanti. Problema che già imponente nella passata guerra, rappresont.erà in quella futura il terzo fattore d'importanza decisiva, a fianco degli esplosivi ed aggressivi. Non per nulla nel dopo guerra si è assistito ad una corsa all'accapar-

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LA ORlltUCA NEL

MOME~"'TO

ATTUALE

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ramento delle sorgenti di combustibili liquidi nel mondo, tra Stati Uniti, Inghilterra e Frn,ncia; accapa,rramento che ha avuto i suoi episodi di alta drammaticità, di vera. guerra in tempo di pace. Anche per questi problemi la, chimica ha additato soluzioni se non totali, almeno di ripiego; diverse a seconda delle materie disponibili da paese a paese. Anche in Italia, che per questo rigua,rdo si trova nelle peggiori condizioni, non è mancato qualche modesto tentativo nel dopo guerra, come la distillazione dei calca.r i bituminosi, ad indicare una via di parziale affrancamento dalla schiavitù dei carburanti esteri. M:a l'opera della tecnica chimica non è limitata alla semplice fornitura di prodotti essenziali, all'offesa ed alla difesa, comprendente in questi ultimi il materiale necessario all'arte sa.n itaria militare. Data l'estensione sempre maggiore dei mezzi tecnici applicati alla guerra, quantità sempre maggiore di ma.teriali, i più diversi sono ingoiati nel crogiuolo ardente della guerra.. Per poco che questa duri affiorano tutta una serie di problemi di produzione, di sostituzione di materiale scarsamente reperibile. La necessità di una serie di industrie di ripiego mette a dura prova la duttilità dell'attrezzamento industriale chimico e l'ingegnosità del ricercatore. In questo campo, l'affannoso lavoro per moltiplicare le proprie scarse risorse in modo da mantenerle all'altezza dei fantastici consumi di guerra, in 4 anni di durissimo blocco, fu un eroico episodio della tecnica tedesca in genere e della chimica in specie; episodio che non sarà mai abbastanza meditato anche nei minuti particolari, perchè molti dei tentativi nati dallo stimolo fecondo di un bisogno non procrastinabile, contengono in sè i germi di future e piit larghe applicazioni.

••• Vi sa,rebbe infine da. chiedersi se ogni invenzione abbia rappresentato o rappresenterà un bene per l'umanità, o se di molte non ne avrebbe fatto volentieri a meno. Certo ogni nuova scoperta grava l'umanità della responsabilità del suo impiego. Ritorniamo alla pessimistica considerazione biblica: Quis addibit scùmtiam, addibit et dolorem; vera per il singolo come per la collettività. Ma il progresso è cammino. che l'umanità non ha scelto e che deve percorrere sino alla fine per un impulso che non è in sua possibilità dii modificare o deviare, accettandone o subendone le conseguenze qualunque esse sieno. Ciascuna Nazione in questa corsa ad un miraggio di perfezione futura porta secondo le proprie tradizioni un suo contributo, che si traduce nei riguardi della Nazione in un incremento del proprio prestigio. Oggi i criteri su cui si ponga la potenza ed il prestigio nazionale vanno evolvendosi. Nel fattore di potenza, ai valori direi bruti del numero e delle risorse in materiali utili che il cieco favore della natura ha prodigato a qualche popolo e negato ad a,l tri, si aggiungono con sempre maggior peso i valori intellettua,li.


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LA CWMIOA NEL MO MENTO AT'l'UALE

La ricerca scientifica e la realizzazione pratica che ne sono il corollario sono coefficenti importantissimi di questa potenza per il potere moltiplicatore delle risorse insito nella ricerca scientifica, che in qualche caso è già riuscita ad attenuare stridenti disparità di risorse economiche, ad allentare se non spezza.re qualche ca.tena economica che si sarebbe creduta ribadita per sempre. n prestigio nazionale trae, come il passato alimento, dalle qualità intellettuali dei JX>poli, ma non è più raccomandato solo all'eccellenza nelle arti figurative, dei suoni, della parola . Accanto a queste forme tradizion ali prende sempre maggior JX>Sto la. ricerca scientifica. Tutte le nazioni che intendono rappresentare una parte di prim'ordine sulla scena del mondo compiono uno sforzo intensissimo per complet are il proprio attrezzamento scientifico, ben sapendo come la luce che irradia dall'eccellenza della propria produzione scientifica sia al momento attuale il maggiore dei coefficenti dai quali è costituito il prestigio nazionale. n compito che su questa strada incombe all'Italia è enorme, ma il cammino già fatto, specie in questi ultimi anni, dà la certezza che sarà ben percorso, e fino alla fine. n privilegio avuto per ingegno dei propri figli, d ' illuminare più volte e sempre con aspetti originali il mondo, le assegna come punto di onore, oltre che come necessità di vita, di arrivare con l'indagine scientifica e col lavoro realizza.tore ad essere nuovamente faro di luce n el periodo storico che le si apre davanti.


CASUISTICA

CL I NICA

OSPEDALE illLITARE DI GENOVA

SULLE LESIONI DEI MENISCHI DEL GINOCCHIO per il dott. Cesare Imperiale, maggiore medico

n ginocchio è certamente l'articolazion6 più espost.a ai tranmatismi e la esatta valutazione di essi non è sempre agevole. Non a torto Iones osserva. che «il ginocchio è talvolta. misterioso quanto l'addome •· Cosi, con la etichetta. di distorsiome o di artrosinovite cronica traumatica., possono esser catalogate lesioni delle parti intorno dell'articolazione, in ispecie dei menischi. Ed è assai importante che la diagnosi esatta venga sollecitamente posta, poichè mentre la cura chirurgica può rapidamente determinare una perfetta guarigione funzionale, i soliti trattamenti che si è portati a praticare, allorchè la lesione dei m enischi sia. misconosciuta (prolungata immobilizzazione, massaggi, stufe secche, bagiri di luce) possono, b ene spesso, non apportare alcun sostanziale giovamento. La possibile esistenza di queste lesioni deve dunque esser presente alla m ente del medico militare affincbè egli possa. sempre identificarle fra il notevole numero di tra.umat.ismi del ginocchio che si presentano quotidianamente alla sua osservazione. L 'aver avuto occasione di osservare un caso di rottura del menisco interno mi porge l 'occasione di occuparmi brevemente dell'argomento. Riferisco la storia clinica: O. D. di anni 24. - Negativa sia l'anamnesi famigliare che In personale remota. Il paziente racconta che era salito su di \lDa pnnca e s i e ra a lzato in punta di piedi per collocare degli oggetti sopra una tavola infissa in alto nel muro, quando, ad un dato momento, la pnnca si era rovesciata ed egli era. caduto. Secondo quanto appare egli avrebbe dapprima urtato il suolo col piede destro, essendo il piede ruotato all'esterno e la gamba alquanto flessa, indi, avendo risentito un vivi11simo dolore, si lasciò cadere S\11 fit\nco dello stesso lato. Rialzato dai coropaglli presenti egli notò che In gamba era fissa sulla coscia in posizione di semiflcssiono; dopo qua.lcl1e ten tntivo nssai doloroso gli riuscì però di estenderla completamente. Posto~>i n letto, il mattino dopo il ginocchio si mostrava fortemente tumefatto ed i tentativi di deambulazione erano estremamente dolo1·osi. P er questi fatti fu ricoverato in Ospedale. E8ame obieui,vo. - Soggetto di robusta costituzione con scheletro ben con· fonnato e s istema muscolare ottimamente sviluppato. Negativo l'esame degli organi ed appa.t·ati viscerali. Il ginocchio destro appare tumefatto essendo scomparso le fossette pararotulee; esiste evidente il ballo della rotula. A paziente esteso i movimenti articolari sono possibili con una certa. am· pie-~za. senza provocare dolore, divengono assai dolorosi però, secondo quanto l'infermo riferisce, allorchè egli faccia gravare stùl'articolazione il peso del corpo. P alpando lungo la interlinea a rticolare, si riscontm medialmente, subito al d~ dietro. del m.argi~e rotuleo, la esistenza. di un corpicciattolo della grossezza dt nn chtcco dt ma1s - dolente alla pressione.


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SGl..Lt'.. L ESION I DEl ~ll'l!S lSCl-1 1 DEL OfN'OCCIUO

D cavo poplitoo è libe t·o, non esist.otlO movimenti di tiroir. L'esame radiografico è negativo. Si pone la diagnosi di probabile frattura d el menisco interno. Una fasciatura compressiva ed il riposo a letto riportano l'articolazione a volume normale: l'irtfermo dopo aver tenuto l'ar~icolazione immobilizzata con una ginocc hiera gessata per tre settimane - viene sottoposto a cure kines iterapiche - indi viene dimesso non lamentA.ndo più alcun disturbo. Si ript'e'lent.n però d opo circa due mesi na rrando che da una quindicina di giorni nota nuovamente d o lenzia del g inocchio che s i mostra tumefatto dopo una marcia o dopo prohmgata ~<tt\zione eretta. per riprendere il suo volume not·ma.le dopo un periodo di t·iposo. Egli raccotlta anche di aver notato talvolta - ne ll'atto d e lla deambulazione - l'impressione che l'n.rticolazione non potesse più sorror;~e rlo. L'at·t icolazione s i mostra ora alquanto tumefatta pet· la presenza di un modico ve1·samento endoarticolare; s i palpa ancora sulla interlinea - s(;}nza app rezzabili morliticazioni - il corpiccio lo già precedentemente o::;:;ervato: a lla misut·azione compa rativa s i riscon t,t·a inolt re esis tere una lieve ipotrofia muscolare de lla coscilL, in corr·is pm1denzH. ciel s uo 3o irtfedore. Non rit.enendo possibile di poter ott.enere in altro modo la guarigione, s i pt•opone all'infermo il trattamento chirur~ico che viene cosi condotto: Racchiane3te3ia con tropococaina. Artrotomia pararotulea mediale della lung hezztt di l O cent imet.ri c i rea. Dal cavo art.icolare fuoriesce una piccola quanti t~ di liquido c it rino limpido; facendo fletter·e il ginocchio s i pone in evidenza una frattlll·a t.ra;;ver3a.le de l m onisco mecliale in vic inanza deLla sua estremità anteriore. Anc he le connessioni de l menisco colla capsula sono quasi completam ente clist.f'lltte. Il rn<:lni:'lco vie ne facilmente liberato dalle rimanenti conness ioni ed e3tratto d opo averlo re~ecato quanto piil posteriormente è possibile. Sutura a strati della cap.mla e d ei piani s uperfic iali: s i immobilizza l'articolazione con una s tecca gessata. Il decot·so po~to peratorio è normale: s i to lgono i punti di sutura in 7" giornata. La guarigione è avvenuta per prima intenzione. l::ìi iniziano massaggi e prudente ginrlO.-stic~\ at·ticolare e dopo una ventina di giorni s i permette all'infermo di iniziare la deambulazione. Compare un lieve idrarto il quale però è fugn.ce e s i riassorbe prontamente. Dimes..-so e riviste in s6guito dopo parecchi m esi egli no n accu'la più alcun disturbo; i movimenti articolari sono p ossihili in tutta l'e;ten-;ioue fis iolog ica; il trofismo muscolare è perfetto.

e-1.

Le lesioni meniscali sono state studiate - inizialmente - specie in Inghilterra ed iu America: ciò suole esser posto in rapporto con la grande diffll8ione a..~sunta in questi paesi dagli esercizi sportivi, che no rendono più faocile o più frequente la evenienza. A dimostrare però la non difficile confondibilità di esse con gli altri traumatismi del ginocchio sta il fatto che- non appena fu richlamata sull'argomento l'attenzione dei chirnrghl - un numero non esiguo di lesioni dei meniscbi fu segnalato ancho in Francia, in Germania ed in Svizzera. In I talia dopo il caso operato da Margary sin dal 1882 - dobbiamo giungere sino al 1889 per avere un'altra osservazione consimile illustrata da Rafia, e solo in questi ultimi anni un certo numero di caai sono stati descritti da Pinardi, Pollidori, Puccinelli, Faccini, Ferraro, U.ffreduzzi. È probabile però che la frequenza delle lesioni meuiscali non debba. esser nel nostro pa-ese sensibilmente minore che quanto essa non sia. presso altre nazioni; tanto più che, anche - in fatto d i pratiche sportive, non siamo certo oggi giorno - per nulla inferiori ad alcuna altra. popolazione. È dunque ammissibile che nn certo numero di queste lesioni _. possano tuttora passare inosservate: come è certo che presso gli anglo-


SULLE LltSIONl DF:I MENlSCHl Dl~L GIJ:<OCCHlO

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sa.ssoui ci si decide con maggiore facilità ad un intervento del quale presso di noi - non viene sempre riconosciuta l'indicazione. Non è tuttavia impossibile che vi siano paesi nei quali le lesioni dei menischi abbiano a verificarsi con maggiore frequenza. Così - secondo autori svizzeri - queste lesioni si riscontrerebbero in numero singolarmente elevato nelle regioni ove domina, endemico, il gozzo. Le lesioni dei menischi si riscontrano sopratutto nell'uomo adolescente od adulto. Si avverano specialmente in soggetti dediti allo sport, (foot-ball, schy, cavallo), nei quali l'articolazione del ginocchio è chiar mata a compiere improvvisi e rapidi movimenti di estensione, flessione e rotazione. Dei casi pubblicati in Italia buon numero spetta a giocatori di foot-ball (Ferraro, Uffreduzzi). Tuttavia questo lesioni non sono infrequenti in operai (ad esempio minatori) i quali per le esigenze del loro mestiere, sono obbligati a stare lungamente accovacciati, tenendo le ginocchia in esagerata flessione e debbono talvolta da questa posizione passare bruscamente alla stazione uretta (Martin). Gli esercizi militari, specie il salto, darebbero buon numero di queste lesioni. È raro riscontrare la lesione su entrambe le ginocchia dello stesso soggetto (Faccini); anche più raro che entrambi i monischi dello stesso ginocchio siano contemporaneamente lesi (Martin). Più colpito dalla lesione è il ginocchio di destra e dei due menischi l'interno è quello più facilmente leso. Bircher vi assegna una. -percentuale del 78 %, Martin d el 95 %· L ~ lesione del menisco esterno sa.robbe relativa.mente più frequente nella donna, probabilmente pe1 la sua tendenza al valgismo fisiologico. A s-piegare il prevalere della lflsione a carico del menisco interno vengono, di solito, invocate ragioni anatomiche. R icorderò sintetizzando che il menisco interno ha la forma di una mezzaluna mentre l'esterno è quasi circolare: sogliono infatti comune· ment~ essere rassomigliati alle lettere O ed O. La loro superficie su-periore è concava ed accoglie nella sua concavità i condili femorali; la sttper.fìcie inferiore - pianeggiante appoggia sulla superficie articolare della tibia; il.margine interno - sottile e tagliente - è rivolto verso la cavità articolare; il margine esterno aderisce alla capsula articolare del ginocchio; le estremità o corna danno attacco a legamenti (anteriore e posteriore) che fissano i menischi alle superfici rugose situato all'innanzi ed all'indietro della spina della tibia. Sono inoltre tra di loro connessi anteriormente p er mezzo del legamento trasversale od uguale, contraggono rapporti colla rotula per mezzo di fascetti fibrosi descritti da P auza.t: per mezzo di altri fasci legamentosi si collegano coi legamenti crociati; ed- a mezzo dei legamenti periferici dell'articolazione - sono anche in connessione indiretta. coll'apparato motore del ginocchio. Le ragioni anatomiche con le quali si spiega la ma.ggior frequenza delle lesioni del monisco mediale sono le seguenti: l 0 minor spessore del margine esterno del menisco mediate (16 rom.) in confronto del corrispondente del menisco laterale (8 mm.); 2o minor robustezza dei legamenti che fissano alla tibia il menisco mediale, specie del legamento anteriore; 3° maggior lavoro al quale vien sottoposto il menisco mediate nei movi-


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S'C'LLE LESIONI D EI 1\JENJSCPI D E L GJNOCCBJO

menti di fl essione e di estensione, per il fatto che il condilo interno del femore discende alquanto più in basso che non l'esterno. 11 c.( mpito fisiologico dei meniS<'hi è qu(lllo di ricoprire lo spazio che S~JJara le superfici del f(more da quelle della tibia, addallanùm;i continuamente alla f01ma di questo spazio, variabile a seconda della posizione del ginocchlo. Infatti, essendo i menischl fissati alla tibia soltanto ai due estremi, ma liberi nella restante superficie inferiore, in grazia anche della loro elasticità si modellano S6mpre esattamente su diversi segmenti dei condili coi quali vengono a contatto, spostandosi a seconda dei vari moviment i articolari: si portano così in avanti nella estensione, in addiet.ro nella flessione, in posizione obliqua nei movimenti di rotazione. La capsula articolare - essendo fissata ai margini laterali dei meniscbi- li segue nei loro movimenti rendendo nello stesso tempo impossibile che questi possano raggiungere un'ampiezza esagerata . Per tale fatto ba importanza la disposizione anatomica della capslùa, in quanto che il tratto menisco-tibiale di essa è assai più breve che non il tratto meniscofemorale. I meniscbi possono andare soggetti a lussazioni ed a rotture. Second~ gli autori inglesi la lesione tipica consisterebbe nello strappamento delle iruerzioni periferiche rimanendo intatte le anteriori e le posteriori: il menisco essendo allora soltanto fi sso per le due estremità viene ad assumere una. deformazione detta « a manico di seccbio >> • .Attorno a questa lesione tipica si raggruppenbbero le a.lterazioni più svariate: strappamenti, lacerazioni, fessure. (Secondo ·.Mouchet e Tavcrnier, invece la rottura costituirebbe il fatto essenziale e la lnssazione non interverrebbe che secondariamente) . .Allorcbè le connessioni fra menisco e capsula vengono ad allcntn.rsi - senza però completamente mancare - noi possiamo avere lussazioni del meniseo. Così allorcbè esso sia soltanto t.rattonuto da l tratto capsulare inferiore, ruota duran te la posizione di flessione articolare - dall'interno all'esterno, facendo perno sul suo margine laterale, per riprenderedurante l'estensione, posizione e rapport.i normali, (sublussazione abituale in flessione). Quando questa rotazione sia tanto ampia. che il margine tagliente del menisco passi all'innanzi del condilo femorale si determine1'à una lussazione completa. che indurrà il blocco dell'articolazione. Le rotture possono essere t1'asversali o longitudinali, uniche o multiple, complete od incomplete; può a,versi rottura dei legamenti meniscali o rottura di uno dei corni (di solito il corno anteriore del menisco mediale). Queste lesioni possono associarsi a lesioni dei legamenti esterni o dei legamenti c1'ociati, od anche a distaccl1i osteo-cart.ilaginei provenienti dal femore o dalla tibia.. In 01'dine di frequenza le lesioni anatomiche dei meniscbi sarebbero: la rottura longitudinalo, la disinserzione del corno anteriore e, meno spesso, la rottura, trasversa,. I traumatismi diretti banno, di solito, una secondaria importanza nella patogenosi delle lesioni dei menischi; si tTatta, ~r lo più, di un trauma che venendo ad agire su uno dei lati della articolazione del ginocchio, determina in questa una esagerata posizione di varismo o di valgismo. In casi estremamente rari può avv(\nirc che il menisco possa esser direttamente leso: così allorcbè avvenga che lo spigolo sottile di

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SULLl" LESJONI DEI MENlSCHl DEL GINOCCHIO

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una tavola o di uno scalino venga ad urtare il ginocchio fort-emente fiesso. Pressochè costantemente la lesione dei menischi si determina in modo indiretto ed i movimenti che la provocano sono, di solito, i seguenti: movimenti di rotazione interna od esterna a ginocchio fiesso; movimenti di flessione, estensione, abduzione e adduzione del ginocchio, che si producano bruscamente e tendono a compiersi con ampiezza esagerata. Talvolta nell 'anamnesi non appare alcun trauma; è probabile però che traumi - di lievi entità - ai quali gli infermi non avevano attribuito importanza alcuna - siano bastati a determinare la lesione. Cosi - nel caso descritto da Puccinelli - un urto subito dalla regione interna del ginocchio contro un asse di legno, urto passato quasi inosservato, aveva provocato la rottUl'a del menisco interno. La rottura longitudinale, che rappresenta la pii1 frequente delle lesioni dei menischi, si determinerebbe secondo Heimann cosl: «Nella rotazione in fuori della gamba, a ginocchio fiesso; il menisco interno è teso, e tende a seivolare tra la piega formata fra condilo femorale e piattaforma tibiale; viene cosl a subire una forte compreEsione che lo fa scoppiare e lo rompe longitudinalmente ». Secondo Osgood e Surls si avrebbe in primo tempo una disinserzione periferica del menisco della capsula; secondariamente il menisco potrebbe esser preso fra superficie femorale e tibiale e si determinerebbe allora la rottura longitudinale. Moucbet e Tavernicr fanno rileva,re che la forma delle lesioni può spiegarsi semplicemente prende.ndo in considerazione il modo di funzionamento del ginocchio. I menischi, essi osservano, sono quasi solidali alla tibia sulla quale non hanno che piccoli movimenti ed alla quale stanno uniti per mezzo delle loro connessioni colla capsula articolare. I condili femorali invece ruotano e scivolano sui menischi che accomodano costantemente la loro situazione alla form a che questi condili a va.ria curvatura loro presentano. Occorre però che le superfici dei condili possano scorrere perfettamente su quelle dei meniscbi - se questo non avviene, sia che esista una rnvidità delle superfici, sia che si sia determinata una pressione anormale del condilo ed un pizzicamento del menisco, il bordo libero di esso sarà trascinato nel movimento del femore e ne ristùterà una laoora.zione. Se in un movimento brusco di estensione il condilo pinzetta il bordo del corno anteriore del mcnisco, lo trascina con lui verso l'indietro e ne potrà risultare uno strappamento del bordo libero . .Analogamente, ma in modo inverso si potrà pTodurre lo strappamento del bordo posteriore. Se è poi la parte media del menisco che è pinzettata; essa tenderà ad esser trascinata all'indietro od all'innanzi a seconda che si tratti di movimento di estensione o di flessione; e poichè le connessioni ca.psulari gli impediscono di seguire i movimenti, il menisco potrà rompersi nella. direzione delle sue fibre ove offre minor resjstenza determinandosi così la rottura longitudinale. Riassumendo: il men.isco trovandosi interposto tra due superficie ossee può fra quest-e - in determinate condizioni - esser leso. Di queste lesioni la maggiore re.sponsabilità spetterebbe ai condili femorali.


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SULLK LESIONI DEl MEKISt:HI Dl•:L UINOCCillO

La cosidetta sindrome meniscale viene rappresentata da. sintomi principali, i quali sono: blocco articolare, dolore sull'interlinoa, idrarto, atrofia muscolare. Il blocco consiste in una improvvisa immobilizzazione del ginocchio in semiflessione (150° - 170°). L'articolazione non può essere completamonte estesa, mentre conserva la possibilità di completare la flessione. È dovuto ad una lussazione del menisco che, per lo più, viene dall'infermo stosso rapidamente ridotto, sia mediante la pressione, allorchè il menisco sia percettibile all'innanzi della interlinea; sia mediante il rilasciamento muscolare e facendo e~l'guire allo superficì articolari speciali moviment.L Possono aversi tuttavia blocchi di lunghissima durata. ed anche irriducibili. Il dolrwe è localizzato ad un punto che sta nella interlinoa un poco all'indietro del legamento rotuleo, fra il margine del legamento rotoleo e il margine del legamento laterale. Quando sia molto intenso può talora diffondersi a tutta l'articolazione od irradiare a distanza sulla coscia e sulla gamba assumendo tipo nevralgico. Può susseguire a fenomeni di blocco; o comparire improvvisamente per dileguare nella stessa maniera. Fra l' una e l'altra di queste crisi dolorifiche l'infermo può non percepire alcuna sensazione dolorosa o può permanere uno stato di dolenzia dell'articolazione elle si accentua coi movimenti. L'idra1·to, come il dolore, è intermittente e il versamento può essere più o meno cospicuo a seconda del soggetto. Secondo Bircher entrerebbero in gioco nel determinatsi del versamento sinoviale fattori costituzionali. Ma Mouchet e Tavernier, che hanno osservato come nello stesso individuo, in diversi momenti della sua lesione meniscale, possa aversi un'abbondante versamento, o non aversene affatto, ritengono cbo questa opinione non sia giustificata. Atrofia muscolare. - È costante in corrispondenza. del quadricipite, ma di solito è poco pronunziata. Eccezionalmente possono risentirne anche i muscoli della gamba. Ai sintomi propri delle lesioni meniscali possono accompagnarsi e sovrapporsi, i sintomi dovuti a lesioni concomitanti. Così allorchè vengono a stabilirsi nell'articolazione fatti artritici, noi potremo riscontrare scrosci e crepitazioni articolari; se altri legamenti sono stati interessati nella lesione; il che si verifica frequentemente per il legamento laterale interno e per il legamento crociato anteriore, noteremo nel primo caso movimenti di la.teralitù.; mentre nel secondo caso potremo apprezzare un leggiero movimento di tiroir- e la. possibilità di un esteso movimento di rotazione della gamba. allorchè essa sia tenuta in semiflessione. Per la diagnosi delle lesioni dei menischi si è cercato di utilizzare aucl.le l'indagine radiografica. Specialmente Terracol o Colaneri in Francia si sono fatti propugnatori del metodo. Secondo questi autori praticando la radiografia previa. insufflazione d'aria nell'articolazione, le lesioni meniscali, specie la disinserzione del menisco della capsula, diventerebbero apprezzabili. Essi hanno visto che in un ra.diogramrna eseguito in proiezione frontale previa insuffia.zione dell'articolazione - il

menisco appare inoltrarsi a guisa di una. linguetta, noli 'interlinea. articolare o può essere studiato nelle sue connessioni. Allorchè sia avvenute.


StJLLE L:ESlONl DE[ .}1EN1SCl:U DEL OINOCCIJIO

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una disinserzione del menisco della capsula, si riscontra, nel punto in cui essa si è verificata - un piccolo tratto rettilineo, grigio sulla lastra, chiaro sulla carta, e somigliante ad un colpo d 'unghia. In ca,c;o di frattura l'aria s'infiltrerebbe tra le fenditure della breccia dando un'immagine analoga a quella di una fessura dello scheletro. Questo metodo è variamente giudicato circa il suo reale valore. Bischer ritiene che il contrasto fra menischi ed aria. iniettata sia insufficiente sulla lastra radiografica. Gli autori Inglesi, come Briston non lo prendono in considerazione. Mouchet e Tavernier lo ritengono infedele. Per essi solo in casi di disinserzione capsulari latorali potrebbe aversi un'immagine caratteristica. Uffreduzzi ne ha potuto r icavare in casi dubbi ottimi dati, confermati all'intervento chirurgico. In Germania ed in Svizzera è stata proposta anche l'astroscopi&. Si pratica mediante un grosso tre qua,rti, munito di apparecchio ottico che viene introdotto nell'articolazione previa anestel3ia, applicazione della fa-scia di Ermasch ed insuffiazione d 'aria nel ginocchio. Portando l'articolazione in flessione si potrebbe direttamente osservare i menischi, i legamenti crociati e la cartilagine d 'incrostazione. Bircher lo ritiene un metodo utile e non pericoloso. Abbiamo detto che uno dei sintomi fondamentali della lesione è il blocco articolare. Noi dobbiamo dunque differenziare quosta forma morbosa anzitutto dalle malattie che possono dare il blocco o simularlo. Fra le malattie che possono dare blocco, noteremo i corpi liberi endoarticolari del ginocchio. Questi però sono di solito percepiti alla I,alpazione e messi in evidenza dalla ra-diografia. La radiografia senza pneumoartro invece è costaut.emeuw muta. uelle lesioni meuiscali e potr-à. porre in evidenza il menisco solo, allorchè esso si sia parzia.Jmente ossiftcato. n blocco pel' corpi libori poi è sempre di breve durata e facile ad essere ridotto. Una lussazione recidivante della rotula può simulare il blocco dell'articolazione. In questi casi però l'immobilizzazione avviene in flessione completa e non in sernifiessione; si riscontrerà inoltre la rotula spostata in fuori. Le fratture della spina della tibia possono· anch'osso determinare improvvisi arresti nell'estensione dell'arwcolazione; la radiografia però porrà in evidenza la lesione e faciliterà la diagnosi. Anche l'insufficienza del muscolo quadricipide col caratteristico senso di mancamento che appare allorchè la flessione del ginoccho oltrepassi un certo angolo, può simuln.ro una forma frusta di blocco. Blocchi d'origine extrarticolare possono eccezionalmente aversi per la presenza di esostosi dei condili del femore e della piattaforma tibiale, che inceppino i movimenti dei tendini del bicipite o della zampa d'oca (Iones). Questi blocchi sono facilmente differenziabili: non si accompagnano nè a dolore nè a.d. idrarto; inoltre l'esostosi può essere rivelata dalla radiografia. Se noi passiamo in rivista anche le forme che danno idrarto vedremo che potrà facilmente escludersi l'artrite reumatica. Questa forma. morbosa non interessa. ma.i una sola articolazione, ma ne colpisce


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SULLE LF.SIONI DEI ME.NISCHJ DEL UINOCCRIO

spesso par('cd:Uo nello s~o tempo, la localizzazione del doloro inoltrt non è mai in un punto così caratteristico, come nella lesione del menisco; Yi è febbre. Quanto alla sinovite tubercolare si rifletterà - oltre a quanto ci può dire l'anamnesi e l'esame dell'infermo - che quosta forma. una. volta stabilitasi evolve dando a.lterazioni osseo e sinoYiali; e non concede i periodi di remissione completa che sono caratteristici delle lesioni noniscali. Nè saranno facilmente confondibili con le lesioni dei menischi le artriti sifìlitiche indolenti e spesso bila.terali. 1-,.~lla malattia di Hoffa., noi riscontreremo facHmente una prominenza determinata dalla ipertrofia del legamento adiposo, prominenza che si rende evidente ai lati del legamento rotnleo. Si tratta di una. tumefazione molle, pseudo fluttuante, alquanto sensibile aUa. pressione: non -.;ri è mai blocco, l'idrarto compare dopo marcio prolungate. L'osteocondromatosi sinoviale, i lipoini del frange sinoYiali, i lipoIni intrasinoviali, sono affezioni di est.rema rarità. Anche le lesioni dei legamenti danno sintomi diversi che non quelle dei menischl. Cosl la lacerazione d'un legamento lateraJe darà. una lassità laterale dell'articolazione facile a riconoscerai; ed alla rottura dei legamenti crocia.ti si assegna come caratteristico il segno del tiroir (sci>olamento della tibia. sul femore secondo il piano sagittale). Occorre tener presente però che è possibile la lesione simultanea di un menisco e di un legamento latorale; più frequente ancora la cont.empora.nea lesione del menisco intorno e del loga.mento crociato anteriore (Wittck). (Secondo Galeazzi anzi, la lesione dei menischi presupporrebbe una precedente lesione dei legamenti crociati). Quanto alla sode del dolore ricorderemo che nella lesione del menisco osso ò locaUzzMo in un punto caratteristico situato sulla. interlinea. fra m~Lrgino del legamento rotuleo ed il margine del legamento laterale; nella semplice distorsione invece esso si percepisc~:~ in corrispondenza delle inserzioni del legamento laterale. Ricorderemo da ultimo elle a fratt.u re intrarticolari mono o bicondiloidoe del femore o dei condili della tibia po!lsono accompagnarsi lesioni dei legamenti crocia.ti e dei menischi; che in questi casi passeranno in seconda linea di fronte alle più graYi lf\sioni ossee. La cura, incruenta delle lùsioni dei menischi è considerata oggi com(\ af;solutamnnte palliativa, e solo dalla cura chirurgica ci si può attendere, secondo gli autori che hanno maggior pratica dell'argomento, la guarigione. Il massaggio, che potrebbe secondo R·onx, portare alla guarigione nelle forme di menisciti croniche - nelle quali si avrebbe una tumefazione edematosa liinitata da l margine meniscale - e dowebbe ossere praticato come energico ma-ssaggio articola.re - viene da a.Itri autori più recenti ri{(>.nut.o - nello vere lesioni dei menischi, come inutile ed anche dannoso. Anche l'immobilizzazione curativa, che potrebbe secondo alcuni autori inglf'f:i, portare ad una guarigione definitiva se applicata precocemente, viene l'itonuta poco efficace da altri, i quali, oUre a ritenerla incapa<'e di df'terminare la riparazione delle lesioni, se esse esi-


SULLE LES IONI DEI !11ENISCRI DEL GlNOCCRIO

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stono, la incolpano di ca.gionare atrofia. muscolare e fatti at·tritici per organizzazione dei blocchi fibrinosi. Il trattamento chirurgico consiste nella meniscopessia. e nella moniscectomia.. La. meniscopessia, consigliata per il passato a.llorchè si riteneva. che l'ablazione del menisco potesse daterminare disturbi sta.tici, è stata abbandonata., dato anche il fatto dolla nessuna tondonza alla cicatrizzazione che i menischi lacerati presentano. L 'esperienza. ha dimostra.to che l'asportazione di un menisco non determina altorazioni funzionali d ell'articolazione. Il meuisco asportato andrebbe incontro secondo Ma udl ad una vera rigenerazione. Questo autore hn. osservato durante rointerventi praticati in soggetti che avevano sub tto nel passato l'asportazione di monischi o di parti di essi, od esaminando cadaveri di individui cho durante la vita avevano sublto la meniscectomia, lo sviluppo di formazioni che hanno forma, struttura e sit uazione del menic;co asportato. Cosiccllè oggi l'inter vento consigliato dai chirurghi è la meniscoctomia. Per l'esportazione del menisco l' incisione piìt comunemente adoperata è l'artrotomia longitudinale pararotulea. Si rimpTovera a questa incisione il fatto che se eilsa paò mettere in luce la par te anteriore del menisco non permette però l'esplorazione e l'ablazione del suo corno pos t~riore. Ma.- gran parte dogli operatori al!~rmano che la permanen.za del corno posteriore normale non dà alcun incou veniente; e questo ò ben provato dai risultati ottenuti (Iones). Altri cltirurghi (liatt-Pylies), allo scopo di poter etlplorare completamen te il menisco, aggiungono alla artrotomia longitudinale pararotulea., un' altra.. piccola incisione so parata., longitudinale anch'essa, che scopre il menisco indietro SlÙ bordo anteriore del sartorio. I vantaggi di questo metodo sono la semplicità dell'intervento e delle cure postoperatorio. L 'immobilizzazione può essere ridotta a. pochi giorni (otto-dieci) dopo di che gl'infermi ·possono riprendere i movimenti o la ma.rcia, praticando, ove compaia un lieve versamento articolare, cure ausiliarie, quali applicazione dia.termiche o bagni di luce. Allo scopo di ottenere una più ampia visione del cavo articolare sono state proposte ed u tilizzate le ampie artrotomie ad << U '> tipo Machenzie, sia tagliando il tendine rotuleo, sia sollevaudone l'insezione alla tibia dopo aver staccato un segmento d 'osso sottostanto il qml.le viene poi inchiodato in sede; od anche sezionando la. rotula la quale vione poi suturata con cerchiia.ggio. Fu anche praticata l'artrotomia mediana con sezione verticale della rotula stessa. Mouchet e Ta.vernier caldeggiano l'impiego dell'artrotomia tra.versale, che pa.rtendo da.U'a.pico d ella rotula va alla piega del ginocchio sezionando il legamento laterale. Tutte queste incisioni se permettono più facilmente l'esplorazione dell'articolazione e la completa ablazione del menisco, possono però determinare, anche per il fatto della prolungata immobilità articolare cho si richiede por la guarigione, gravi atrofie muscolari, limitazione della funzionalità. articolare, specie del movimento di flessione, limitazioni che se sono compatibili con la deambulazione, rendono inadatto l'arto per un'intenso lavoro.


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SULL"E LESIONI DEl :\!ENISCHI DEL GINOCCHIO

Ut.ilizznndo in vece la Sflmplice artrotomia laterale, noi vediamo, come soggetti dediti a sports faticosi, come il foot-ball, possono, dopo qualche mese, riprendere la loro attività essendo in piena efficienza. Secondo statistiche recenti si avrebbe avuta la guarigione in tutti gli infermi così trattati. Concludendo: ritengo che questa artrotomia, la quale è di semplice esecuzione c non presenta alcWl pericolo, se viene eseguita con le comWli cautele di asepsi, debba essere praticata anche a scopo esplorativo allorchè si abbia il sospetto di una. lesiono meniscale. Eseguendola precocemente prima che fatti artritici si siano stabiliti; o troppo gravi atrofie del quadricipito abbiano affievolita la potenza dell'apparecchio ostensorio; si potrà spesso ottenere il ripristino funzionalo d 'una articola.zione cbe- se menomat.a nei suoi movimentidetermina uno stato di inferiorità. fisica e di seminvalidità. permanente in individui quasi sempre nel rigoglio delle forze e dell'età.. AUTORIASSUNTO. - L 'A. descritto un caso di lesione del maniaco interno del ginocchio, trae dallo studio dell'argomento la seguente conclusione pratica: Ogniqualvolta sia sospettabile una lesione me1ùsca.le conviene e.<>eguire una artroto· mia laterale, la quale ci permetterà di chiarire la diagnosi e praticartl ove occorra - la cura chin.1r~ica (meniscectomia). BIBLIOGRAFIA. B RAINE. - Due casi di frat tura longit.udinale del menisco intern.o del ginocchio. BuU. et M em. de la Soc. Nat. de Chir., n. 7, 1928. D 'ARcY P owER. - R isultati del t rattamento chirurgico delle lesioni delle cartilagini semilunari del ginocchio. Brit. med. l<ntrnal, pag. 61, 1911. F'ER:RERo. - Le lesioni delle fibre cartilagini semilunari dell'articolazione d el ginocchio. La chirurgia degli organi di movimento, v ol. X , pag. 7317. F ACCINJ. - Archi·t'io Italiano di Ortopedia, 1924. H ENDERSON. - Annals of Surgergy, pag. 658, maggio 1920. MANDL. Anatomia patologica e c ura d elle affezioni meniscali dell'articola2ione del ginocchio. Archiv. fur J(/ini8che Chirurgie, tomo CXLVI, fase. 1°. MAUDL. - R igenerazione, nell'uomo, dei menischi d el ginocchio. Zentralbrau fur Chirurgie, tome LVI, n. 52, 28 dicembre 1929. MA:ROARY. - E !!tirpazione della. cartilagine semilunare interna. del ginocchio sinistro. Giornale della R . Accademia di Medicina di Torino, pag. 360, 1882. MoucaET et TA VERNIER. - Patologia du ménisques du genou, Masson, 1927. PINAIU>r. - Le lesioni dei menisohi articolari del ginocchio. Archivio lta.liano di Chirurgia, v ol. IV. PoLLJDORI. - Ch irurgia degli orga.ni di movimento, vol. VI, 1922. PuCCINELLI. - China·gia degli organi di movimento, vol. VII, 1923. Romr:ER. - Operazioni conservatrici nelle lesioni del menisco; la meniscect-omia sul totale nella fessura longitudinale e la meniscopessia. Bagil. et Mem. de la loc. ) Nat. de Chirurgie, n. Il, 1928. TERRACOL et CoLANEIU . Pre88e .Médicale. La s ind rome méniscal et la pneu mosereuse a rticulaire, 1921. UFFREDuzu. - Sulla rottura dei menischi del ginocchio e su lesioni s imilari. Minerva medica, 19 maggio J 930. WEJ,TI et AitVJSET. - Ropture du m énisque interne d\1 genou avec blocage irréduct.ible. Pre81Je Médicale, n. 93, 21 novembre 1928.


OSPEDALE MILITARE DI ROMA 1° REPARTO CHlRUROJCO

I~R~mnf ~P~UIAUfA Dfl fOftl(~l~ IU IfUI[Ol~ ~[R~IAlf per il dott. Corradino Giacobbe, capitano medico, capo.reparto

I.1a torsione spontanea del testicolo, pur non rapp-resentando una entità nosologica del tutto eccezionale, si riscontra abbastanza raramente. Per la sua particolare singolarità, per la possibilità con cui viene frequen temente confusa con altre affezioni, per l'urgente necessità di un pronto intervento - da cui dipende la salvezza dell'organo didimoepidjmario - per il fatto stesso che nei trattat.i classici è ~tppena accennat-a, merita speciale attenzione, costituendo indubbia~ente un argomento d 'importanza pratica di grande interesse. Nel 1840 intorno all'entità nosologica in questione compaiono i primi t;tudi di Delasiauve; nello stesso anno se ne occupa anche Folli1z. Nel 1859 vengono pubblicate le osservazioni di Sca.renzio e nel 1885 la torsione <lei testicolo è argomento di una completa memoria da parte •Li Nicoladoni; altri rari casi in seguito vengono man mano osservati e resi noti da Cahen, Mikulicz, Czerny, ecc. Lanestein nel 1894 insieme ad una osservazione personale raccoglie dalla letteratura altri dieci casi di torsione del testicolo; N asck ne raccoglie altri venti. Nel 1904 Lapointe in un accurato studio riunisce trentasei osservazioni; Rigaw:v 52. l\Iolti sono anche gli A.A. italiani, che si sono oceupat.i dell'argom en to (Trevisan, Bm·della, Fasano, Uffreduzzi, Putzu, Longo, Tasca, Viscont-i/ti, Carrara, Franceschi, Nicolich j·unior, Massa, ecc.). Vitale (1930) fa rilevare che i casi finora riferiti nella. letteratura medica si aggirano intorno al centinaio. Bisogna però tener presente che i casi noti - data anche la difficoltà di diagnosi dell'affezione raJJpresentano indubbiamente soltanto una minima parte ùi quelli che realmente sogliono verificarsi. Fin dal 1813 infatti Omb?"éda.n ne - dopo aver operato un certo numero di m·chiti prvmitive acute e sub-acute dell'infanzia, di cui non era stata precisata la causa - osservò che molte di queste erano dovute a torsione del testicolo, avvenuta sia nell'interno che al d if;opra della vaginale. Tali affezioni del testicolo, che, come abbiamo detto, erano state definite prima dell'intervento orchiti primitive, non erano secondarie ad una infezione uretrale gonococcica o di altra natura, nè dovute a malattie infett.ive (orecchioni, tubercolosi, ecc.); ma erano invece da riferirsi


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TORSIONE SPO)(TANEA DEL FUNICOLO Di TESTICOLO SCROTALE

esclusivamente a torsione àel cordone od anche, seconrlo quanto fa rilevare il }lfouchet, a torsione dell'idatide sessile di Morgagni. A. Broca, ignorando la causa della torsione del testicolo, ritenne t r'i\ttarsi di una forma di tubercolosi sub-acuta, affermando: « Se credo a.tla t·ubercolosi, è perchè non può trattarsi di altro"· Ragionamento questo - fa osservare Mouchet - abbastanza singolare da parte di un cosi eminente clinico. Da Gosselin e dallo stesso Ombréclanne, in un primo tempo, fu ecces!\ivamente data. importanza, per spiegarne la causa, alla masturbazione (per congestione dei vasi dell'epididimo). Al riguardo però ricordo solo come la tor~ione del testicolo sia stata osservata anche in bambini lattanti, in cui tale callsa non può essere certo invocata. Nell'etiologia eli tale entità nosologica sono state invocate le cause più varie; gli A. A. però sono d'accordo nell'ammettere che nel determinismo della torsione assumono grande importanza principalmente due fattori: l'età e l 'ectopia (inguinale) del testicolo. Circa l'età si ammette generalmente che la torsione spontanea del testicolo s uole verificarsi di preferenza nel periodo della pubertà e della adolescenza (età della. masturbazione). Si è osservata però la torsione in bambini lattanti (l!oucault, Matt·onola, Viscontini, N asck, Moncany, Picpat, ecc.) e1l anche in individui adulti ed, eccezionalmente, in vecchi. L 'ectopia inguinale del testicolo è, come abbiamo già detto, altro fattore predisponente importante. Lapoi-nte riferisce al riguardo 3 casi di testicoli ectopici espulsi bruscamente fuori del canale inguinale e nei quali la rotazione si compì n el momento in cui il testicolo oltrepassava l'anello ingnina.le esterno (Bégouin) . Tm. le cause vrcli:sponent.i va rilevata l'abnorme conformazione àell'organo didimo-epidirnario e della vaginale. È infatti più facilmente soggetto alla torsione un testicolo ritenuto di forma discoide ( U ffredt4zzi) e così pure un testicolo, che manchi dei suoi normali punti d 'attacco (assenza del roeso vagino-peritonea.le) o che penda più o meno libero dal funicolo spermatico (mesotestis eccessivamente lungo) in modo che la ghiandola, secondo il classico paragone di Nicoladoni, pende nella vaginale, :sospesa al suo cordone «come una pera a l suo picciuolo n. Cause di torsione possono inoltre essere anche un'eccessiva ampiezza della tunica. vaginalè o come in un caso è stato riscontrato da Massa (1921), la divisione del cordone spermatico in due fasci distinti, dei vasi spermatici cioè da una parte e del deferente e dei rispettivi vasi dall'altra., con inserzione separata ai due poli, in modo da formare una. specie tli largo legamento sospensore del testicolo. La torsione però, come fa rilevare Oar-raro (1930), si può riscontrare - e lo dimostrano i fatti - anche in testicoli di posizione e forma del tutto normali. • Nello studio del ?neccanismo di produzione della torsione funicolare è indispen sabile fare una netta. distinzione fra torsione di testicoli ectopici (inguinali) e torsione di testicoli scrotali. Un fatto di eccezion ale importanza, fa infatti rilevare Tasca (1913), differenzia il testicolo in ectopia. inguinale dal testicolo normalmente sceso nella borsa scrotale, la :f'ersistenza. cioè del dett.o vagino-perito-


TORSlON"E SPONTA~P.A DEL n : NIOOLO iN T ESTICOLO SCROTALE

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n eale, anzi la esistenza dell 'organo entro la cavità. del processo stesso, la quale comunica in alto col peritoneo. «Il testicolo giace in una propaggine della grande cavità peritoneale e soggiace (in quanto gli permettono le sue connessioni con la sierosa.) alle stesse leggi che r<>gola.no gli spostamenti dei visceri cavitari; ogni disquilibrio della pressione addominale come si ripercuote in uguale misura ma con diversi effetti sui vari punti delle pareti addominali così si f a risentire s ulle pareti del processo vagino-peritoneale e sugli organi in eRso contenuti ,, (Tasca) . Considerando che il testicolo ectopico spesso present.a. rapporti asS<ti irregolari con gli elemen ti del funicolo e con la stessa sierosa da rend erue eli per sè precaria la stabilità di posizione, si comprende agevolmente come un brusco aumento <'Iella pres;;;ione enclo:'Hltlominll>le possa facilmente determinare l'inversione. II testicolo può t orna re rapidamente nella sua posizione abituale; ma se intervengono altri fattori (imbrigliamento dell'epididimo, cont rattunt riflessa dei muscoli parietali, ecc.) la torsione si neceL.tua com· plicandosi con altri giri del funicolo. 011.use occa~ionali n el determinismo di tale torsione possou.o essere anche sforzi lievi (stcrnuto, vomito, colpo di tosse, corsa, ùefecazione, ecc.). Le condizioni anatomiche rlel testicolo scro t.al~ sono sostanzialmente diverse; mancand o la comunicazione tra la grande c;wità peritoneale e la vaginale, l'azione òella pre~sione addominale nou ba. chiara ed evidente influenza. Trevisan {1906) ammette che 1.'1. pressione adrlomin!:tle a.girebbe sul funieolo e quindi stù testicolo a mezzo del vortice di p1·essione. Più seducente - secondo Tasca - appare lìt. irot e~i accennata. da L ande·u e d a llo stesso Trevisan riguardo all'azione •lei fascetti cremasterici. I traumi esterni nella torsione del testicolo scrotale assumono tma grande impox:tanza; così pure, come cause determinanti, possono essere invocati gli sforzi in genere c le contrazioni museolari, specie del cremastere. D evo però ricorrlare che D e Fmnrisco «con esperieuze condotte con ogni rigore so cani, mediante i più svariati tranrni, non ha 1>otut.o ottenere nemmeno un accenno di torsione d el cordone spermatico, men· tr~ in vece ha ottenuto tutti i po~;si bili tipi di lesione traumatica». Quahmque sia la causa determinan te. a,fferma Oa·n ·aro (1930), il m eccanismo della torsione è il seguente: in seguito ad una brnsca cont razione r1ello scroto o d elle fibre d el cremastere, il testicolo viene spinto in alto, contro l'anello inguina.le, con violenza e riceve cosi una 11pint.a capace di farlo guizza:re e gi1·are su sè stesso. Tale meccanismo si riferisce alla torsione, che avviene nella vagina.le; difficile è invece spiegare il meccnnismo di produzione rlella torsione al <li fuo~i della vaginale, che si verifica in seguito a giri che il testicolo fa su sè stesso con tutto il suo app:necchio di rivestimento. « Bisogna però ammettere che per prodursi esista una. speciale rilassatezza o uno strappamento rlei tessnt.i ehc tìssa.no la vnginale allo scroto "· 8 -

Giornale di medicina militMe.


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TORS I O:-; r,: Sl'OST . . -.; ~;.~ D E L F(J);ICc)LO L" TESTICOLO SCROTALE

È da te11er pre:;cnte, come moment-o patogenetico, anche quella form<l. Ji • ectopia acq1tisita temporanea,, (.ll~.rgottini, Cant.elmo), chia.mata rlai fmi1CP"i « eet-opie en retour »; gli abituali spostameJ. ti a rit.ro~>o cioè del testicolo, che ;:;i Yerific.'1no sponhmeamer•te e spe~;so durante la notte in al~Imi inl1ivillui. La torsione in t.~ l <'aso può fissare in sede iuguinale uu t.c:sticolo già complet.~~m ente e normalmente sreso . Dallo etudio di Lap(lillte (1904) risulta ehe esi~tono llue varietà ùi torsione del corllone sptrmatico: a) uclla prima b rotazio'l<' òel testicolo si effettua. col moviment-o di tutto l'apparecchio d i rive:timcnto (vaginale, tunica fibrosa, cremast(>re) nello :>tes:o;o moflO con cni si compie dai veterina rì l 'opemzioLe del bi8trmrnage. È chia.mata ,1a Lapo-inte cr caRi razione nccideutale >> e suole veri fic~né eccezional men t~. b) nella seconda. (rolrolo) . che rappresenta il tipo ordinario, il sacco fibro-siNo~o ,Jel testicolo rimane a p o::;to, m('Dtre l'org:.1.no gira. nella vagin ~~le stessa. Tl senso della torsione è in genE>re per il testicolo destro secondo 1mn spirale ver8o !litùs tra c ]Jer ttuello sini5tro secon('O uno. spirale verso ctcstm: talvolta però la tor:sione è !'tata riscontrata nel !'<'D>'O contrario a quello delle lan(;('tte tli un orologio. D lato dPstro è ~!l'incirca colpito ron eguale frequenza 1ii queùo sil.li,;tro. Il grado di torsivne, 1ht cu i dipen{lono le diverse nlwrazioni a carico r1ell 'organo cl.idimo-epididim~rio, è vario: ilU>sticolo può girare ::;u sè stesso da nn n1ez;r,o giro ::~o tre giri. N<>lla prima varietà, castrazio-ne- accidentale, la torsiooe si prnl'luce sul cordone al di sopra delia. ''a~:->in:>IP; nella seconùa, ·IJolvolo , è invece tort<'J il peduncolo intravaginalt-. Quanto al 'iCiiSO, ricorri o che Piynalti ha illustmto un caso in 11na creduta ragazza qoattorrlicE'nne (ermafrodit-a.), in cui il testicolo t.rovava.si nel granrle labbro di destra, conlormato a borsa. Le alt~.m7.ioni cui va. incontro il t-esticolo ,;ono, come è ovvio, in ~:ipen­ denza dei disturbi rlella drcola7.ione dovuti alla. torsione del funicolo e con· sistono ~peci:J.lmente nell:l infiltnuione ematica del parf'ncbimn. dell'organo. TI :iidimo e l'epiJidimo prt>Sent.a.no le CaJ-att~ristich e lesioni dell'infart-o emorragico: emorr::~gie :interstizia.li con lc~ioni ilegPnerative degli epiteli. Qna.ndo l'operazione è <lifferit.r~ per troppo lungo tempo o se non viene a.·f fatto pmtira.ta. si pnò penenirc sino n.ll'Lltrofìa e alla. nel'l'\)Si del testicolo (necrobio8i enwrrag-ica ). DaUt> esperienze del prof. A.lessa11dri (189/:1) risnlta infatt.i che negli animn.li ai quali è pratic·ata 1~•· legatura dei vnai clE'l cordone la ghiandoh genitale va gradatament~ incontro all'a1rofia. «n t-essuto ghiandola.rc rlcl teRtil!olo - fa osserrare anche Miflet h1 bàac a :wc e;;perienze - è straordinariamente :;;ensibile ad ogni disturbo nell~l. circolazione clei vasi del cordone». Lapc»nte ritiene che l'infarto emorragico con necrobiosi del testi · colo non è doVttto all 'obliterazione dei vasi del cordone, ma che invece llipeude rlall'assenza - n<>l testicolo ectopico o pednncolato - delle 1;ene d~ sic?,ren.cJ, le quali permettono lUla comunicazione tra il circolo


TORSIONE SPO:s'TA~I,;A OE!l. l'li~ICOLO t:-; T!o:::'TICOLO SCRO'.fALI·:

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Yeoo:.o dello $Crot·o e quello del l<' . . ticolo norma]P. S<.' si stabi li~c~ utt~ t orsione, qn est~~, pure e'lReudo sufficiente a d ~t.re ocdusione delle vene (lei funicolo, lascicrebbe tutta.vi~~ pervie le arterie: il ~;i-ngue pertf\.nt.o pnò continna.re a.t affluire c "i prodHcc qnincli l'infarto emorragic-o 7>er eMI· gefitione arteno.~a. Oltre ad a trofizz:~r:-:i, !:!(\ pùr~Sisle la torsione, il t.el:)t.icolo può inJettal'Si, ca.ncrenarsi e.cl E>lim inarsi. J,e a,Jtera.zioo i d i circolo si prod ucouo abbastnn:r.n: rapirln.rueote e pof::;ono r·ornpwmet tere in brevis:::im o t empo la nutrizione del tehli<'.olo. Secondo le e,:perienze (li Endljrle·n h.t lE"ga,tnra Ilei vasi .lei eordo.ne determina gravi alterazioni d(•Jla glli~~ndo la genitale già- dovo 16 ore; scconrlo P~tt-:u è invece ancor~\ ]I01i~i bile il tr:tttameuto con,ervativo nelle prime 30 ore quando tmttasi rli tor;;ione 1loppia. cd <mc·'•e fiuo a 72 ore nella t or~ione »Cm pHcP. L 'in.izio tlella tor»iune SJJOntanea del testi<:olo, 1li qu~>sta. a.tl'ezionc definita Ila Sebileau "hizzarra e fi:siologicamente severa o, è brn~co, improvvi~>o; la. gravità dei sintomi è ~'pesso imponPut.P, tn,lorn, veran•Pnte dramma.tiea. n paziente è pre:;o improvvisamente, spesso senza. causa. apprP:r.7.:1.bilc, da. dolori viYi •~llc• scroto, <l lla regione ing-ninale ed nlla foiisa. iliaca cun irraòiazioni ai lombi e alle coscie, talora così violent.i da costringerlo a coricarsi e tali rla. accompargnarsi a rapid:\ compromissione dello stato generale (vomito, pallore, colla8so, t.ensione e chiusura dell'alvo, febbre, ecc.). P er lo più nelle ore che seguono essi si atteLua.no e possono

talora anche scomparire per rletorsione spontanea dell'organo. Quando il testieolo è normalmente sceso l'emiseroto corrispondentt' appare considerevolmente aumentato di volume: edematoso, con ente arrossata, aderente ai piani sott.ost.ant.i e sen sibilissimo alla p alpazione. La vaginale non può essere presa tra le dita; spesso si a.pprezza in essa un versamento che impe<lisce di p alpare il test.icolo. Didimo ed epididimo frequen temente costituiscono um~ n.a.ssa. voluminosa, inglobata, in cui non è agevole distinguere l'uno dall·n.ltro questi dne organi. n cordone spermatic.o appare ispessito, accor~.,'iato, doloroso come la massa epididimo-testicolar<>. Il testicolo appare risalitQ in confronto di quello dell'altro Jato e fissato in tale posizione. Sin rlal1909 Uflreduzzi fece rilevare questa modificazione di sede del testicolo, dovuta evidentemente all'accorciamento consecutivo alla t orsione del funicolo, cui, specie da Bmnzel (1917), è stata data importan ?.a. p atognomonica. N el testicolo in ectopi<l> la. t.lunefazione occuJ.H1 la regione inguinoaddom.inale. li riRcontro rettale è in ogni caso negativo. Olt re alla forma acuta ne esiste anche una subacuta , in cui l 'esorclio è meno clamoroso ed i sintomi appaiono pib attenuati. La torsione del cordone, per la molteplicità e l 'imponenza dei sintomi, si presta fa.cilmen te ad essere confusa con varie affezioni (gravi lesioni addominali per lo più) . Secondo i calco H eli Tt·evisan solo nel 10 % dei c~>r:;i è stata posta diagnosi esatt.a. Nei 37 ca~;i raccolti d:t Lapointe la torRione è stata rliagno-


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1'0R!' I O~F. !;p()~TA!'tF:A DEL Fl -~ICOLO

IN TESTTCOC.O $C ROTAL I·:

::;t;ic:lt.a appena tre volte, chè negli a ltri 3-l si pensò ad un·ernià strozzata, a ri un'orchH-e acut-a, ad uno strozzamento del testicolo per opera dell'anello inguin:l.le. Dal<ms e Oostantin su 57 casi segnalano solo 3 d iagnosi giuste; Dreibholz su 73 ne segnala 7 (Jfatronola). La confutlionc, come è naturale, av>iene più frequentemente quando tTatta.si di testicolo ectopico in cui t>ssen1lo possibile l'esistenza di una ernia (ernia. inguino-ioterstiziale, Goy1·and erl ernia inguino-superficia.le, Kii.ster) è lecito pens~1.re ad uno st wzza.mento tletrintestino e aell'epiploott. Oomt~ segno 11 iIIerem:iale per d i:;tinguere la torsione del t.esticolo dall'ernia strozztLta, secondo B1·yant, n , consi!lemto specialmente il dolore che nei pazieut·i afietti Il a attorcigliamento de.l funicolo può, per l'intermezzo del sbtema nen·oso, ingcnemre fenomeni impressionanti di colla.R~-<o. Nell'emia però ht reazione addominale è maggiore, l'anamnesi rileva. spesso pn•gressi disturùi erniari e, come fa, notare lliassa, l'insorgenza dello strozza-mento è determina-ta per lo più da sforzi, mentre la torsione del fllnicolo frequentemente a v viene senza sforzi eli sorta. Per quant-o riguarda l'epitlidimite, oltre l'anamnesi, bisogna dan• grande imporb~nzl~ a li 'esame 1lell' uretra. onde iih~bili re la presenza o meno di infezioni uretrali (blenorml!::tia), se :si vuol pervenire arl una rliagnosi di probabilit à . È da tener prel'ente poi un 'altra al"fezione, poco nota, con cui è po!>sibile la con fusione, la torsione cioè dell'idatide sessile del .DI orgagni. In questa, che :;i riscontra 1>er lo ph\ tra. gli 8 ed i 15 nnni, di regola l'evo· luzione è subacnta, con dolori attenuati, prevalentemente a carico dello scroto e !lell'organo di<limo-epididimario e senza particolari irradiazioni , SCc'l.rso edema dei tegnmenti, rossore poco marcato. Fo·u.cault ha osservato contempornnea.mente le due torsioni, del testicolo e dell'idatide sessile del Morga-gni, in un bambino di 11 mesi. La prognosi è infausta per la glandola genitale, se non si interviene opportunamente e precocemente. È pertanto doveroso, anche in caso di semplice SOI:lpetto, procetlere subito all'intervento, da cui il paziente ba tutto da guadagnare. Se si tratta infatti di una torsione del cordone potrà essere salvato il suo testicolo. La cura è cllirurgica. Sono citati però casi in cui è stata possibile. eccezionalmente, la detorsione incruenta. Interessante è l'osservaziODl' di V an, der Poel rclat,i va ftd un paziente in cui le crisi di torsione si presentavano frequent.emente; la. ùetorsione V('niva praticat-a dal pazient(' stesso, divenuto 1naestro in questa manovra (Oan·a.-ro). . L'operazione è semplice; incisione dello scroto, detorsione c fissazione del testicolo in buona posizione. Solamente quando ci si presenti il quadro macroscopico dell'infarto totale emorra,gico si procederà alla castrazione. Il te:;ticolo inguina.le, quando è possibile, deve essere conserYato con lo stesso rigore del testicolo scrotale. Al riguardo accenno a.pp(>na che già nel 1893 in una riunione della Società Medica di Londra ad O·wen che proponeva. l'ablazione del testicolo ectopico ingorgato, adducendo la problematica attività funr.ionale della ghiandola e l'esito probabile in atrofia dopo il tentativo di conserYazione, Bryant rispondeva doversi ricorrere alla cast.razione, solo nei ca,;i in cui potesse accertnrsi in modo

l


TORSlO!'JE SPO:STAS E A DJ·;J, Fl'!'J I COLO lN TP.STlCùLO SCROTALE

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indubbio la necrosi dell'orgiLno (1'asca) . Molto opportunamente poi Ta,sca. fa inolt re rilevare: «Chi ci dice qu a.nti di quest.i disgraziati, cbe oggi con leggera coscienza si rendono monorchid i, possa.no in un domani più o meno lontano esser resi eunuchi dalla tubercolosi, dal C.'>ncro, dalla suppnrazione, dai tumori che possono venire a, sottrarre alla funzione l'organo su perstitet )), Su 48 casi consultati nella lettera.t.nra .Massa. ha rilevato però cb e solo du e volte fu possibile la conservazione integrale d eU 'organo, poichè in 33 fu neces::;ario praticare la cas~razione e in 13 il testicolo conservato all'intervento C.'Ldd e in seguito in preda. all'atrofia.

* * ,; Credo ora utile riferire un easo di torsione spontanea del cordone sperma.tico occorso recent.emente a lla mia o~ servazione e da me operato nei rep arti chirurgici dell'Ospedale .Militare del Celio, non tanto per la rarità e singola rità dell'entit·à nosologica cui esso si riferisce, qua.nto per g li importanti ammaestramenti ch'indole pratiea che da detto caso pos:;ono trarsi. O. Delfino, cap. ma$(g. carri al'mllti, nmd 2:J. :Entra in Ospedale il 24 agosto corrente anno. Riferisce c he quat.t:.ro giorni prima, ment.re riposava in bra.nda, durante la notte fu improvvisamente colto da dolori alla regione inguino·scrotale destra. I dolori non erano ecees::;ivamente vivi, ma continui e molest.i. Il matt.ino seguente, essendosi ACcorto c he l'emisCJ'Oto de;;t.ro era notevolmente aumentato di volume, chiese vis ita medica. Cii furono preSCJ'Ìtti imp~ch i freddi nella regione dolente. Permanendo solo lieve dolenzia e non avvertendo a ltri distm·bi, la sera del giorno successivo (21) pa.r tì da Gorizia per ra.ggiw1gere Roma. Durante il viag. gio in treno però i dolori aumentarono ma.n mano d'intensità e nella notte del 23, violentissimi, s'irractiarono alla fo!<sa. iliaca destra e alla regione lombare dello stesso lato. In quarta giorna ta insorgenza di febbre elevata (39°). Al momento d'ingresso in ospedale accusa inoltre netto senso di stiramento al funicolo destro. Per quanto lungamente interrogato il paziente non ricorda nulla che possa. invocarsi quale causa occasionale dei s uoi disturbi (non traumi diretti, non sforzi musco.l ari esagerati, non disordini de ll'esercizio sessuale); solo asserisce che durante la sera del 20, nello scendere in fretta da un camion, ha avvertito lieve e fugacissima dolorabilità al testicolo destro, cui però non ha dato alcuna impor-

tanza..

Non ha mai contro.tto infezioni veneree ed i n passato ha god uto sempre ottima salute. E. O. - Individuo di costituzione scheletrica regolare. Stato òi nutrizione e sanguificazione buono. Temperatura febbrile (39°). Polso valido: 104 p. al m' . NuUa a carico dell'apparato respiratorio e cardio·vascolare. Addome trattabile, indolente in tutti i suoi quadranti; solo in vicinanza della regione inguinale destra la palpa.zione provoca modica dife&t della parete. L'emiscroto destro appare twnefatto, sensibilissimo a.nche aUa palpazione superficiale, che risveglia vivo dolore. La cute è arrossata, calda, aderente ai piani sottostanti. D testicolo è aumentato di volume ·i n toto, s ituato più in alto di quello di SÌ· nistra e fisso in tale posizione. Palpando accuratamente e con estrema delica-

tezza attraverso la vaginale, nonostante che questa sia. sede di un discreto versa· .mento, s i ha netta sensazione di distinguere il didimo dall'epididimo. Quest'ul-


34(;

TIJ R$ 10:-<f: SPU:-ITA:-< Jl:A D EL FC~I COLO L"' T ~:STICOLO SCROTAI.E

tin'lo s i palpa a l cl.w a nti d e l testicolo , t anto c he s i ha l' imp ression e che la g hia n d o la genitale nb bia. s ubi t o un g iro eli lSOo. 1'1 La s101u.sibiliti1 s pecifica del t.e.-;ticolo è conserva ta. A."senza di secrezione dall"ll•·ewa. B:-;plo rt\zio ne p•·ostato-vl).scicola re negativa. Posta cliagnosi d i torsione 87Jont a1Ulfl. clel testicolo destro decido d i intervenire d'uJ'g{lli Zil·In a rle.;t"'sia luCìtlo novocaini<:A p ratico incisione lo ng itudinàle de ll'em.iRcroto d e:'!tro . L a pe lle è ~dematosa; il sottocutttneo è sede di un cosp ic uo edem a. gele.tiniforme e in a lt...>, ver·:;o la radice dello scrot o , d i spand irnent.o san:;:uigno. La vo.~inale ò notevolmen te is pe,;.'!it A. e p resenta numero;,;e chiazze ecchimotkhe in CM r ispondenza de lla !;U pe rfìc ie esten t n. ed interlln: con t iene d iscrete. quantit à di niq u iùo s iet·o-emat ico. Il testicolo rli g ranù ezzn e consistenza a lq uanto s uperior i alla nor ma è inw nsa.men te cia n ot.ico. L ' epi<lid.imo è di colorito u erastro , fl'it\ bi l issim o e in corrisponden za della. ;:;ua. testa p resenta il quadro m t\Croscop ico rl ell'i nfar·t.o emorm(!;ico (d a una. p icc o la inc is io ne, p m t icatA. a scopo esplo rati vo, fuoriesce i l parenchima di oolodto p iceo).

Il fru ticolo appare torto s ubito a l di fuori della. v n.gina le, immediatamente al di sot.to dell't1ue llo inguina le c i't 6 1'1lO, c he s i p resenta normalm ente e completamen te costituito . Il g r·u.do di t o rs ione d ell' ap pa rato funicolo -testicolare è di un mezzo giiro con s pira te d t1 destra. a. s inistra.. ~otevol e il fo rte spessore delle fibre d el cremastere. D et<)rsio ne del cor do ne girando lo per 180° n el senso opp osto. Epididectomia parziale (ablazion e d e lla. t.est a doll'epidid in1o). R e!lezione d i un la rgo tratto d el la vagina.le, che vien e suturata con ca.tgut. F issazione della vagiu,d e residun. a llo S<'roto. Ch iu ~'<um com pleta. D ecorso po><t·<)J)entt,nri o r·egola rissimo; ra pida scompnrSl\ rle i fenomeni d olorosi e de lla febbre. Guarig ione p er primam. D opo 10 gio rn i da ll' in tervento il p. è dimesso d a ll' Os perla le in ottime cond iz io ni.

N el ca~o d a me ~u cciut amen te descrit.to , che si riferisce ad u n giovane ven t itreenue, è interes~fi>Tl te anzitu tto rilevare come la tor sione 8i si<• effet t u at,<l. col movimento di tu t t.o l'apparecchio di rivestimento in u n testieolo nonnal1nente sceso n Pllo scroto. È questa. la. forma più rara, ve!l'a men te ecct•ziona le. Mancano in mo.lo eviJent-e tut te quelle cau:se (trauma locale, ecc.). che sono comunemen te invoca t.e come elemen ti occasiona.li della torsion e . D paziente asserisce però di aver avver tito nello scendere da un ca mion modi co e fugace srnso ò i molestia al testicolo dest ro. Lo sforzo , sia pure m inimo , compiut-o nello scendere frettolosamente dall'autoveicolo, ha presumibilment;e determina to con la con t.razion e dei v:\lidi fasci del cremastere l 'inizio d ella t·.o rsione in toto (il testicolo eli form<\ n ormale em n ormalmente fissato col fluo mesorchi um a lla parete posteriore rtella va ginale), tor~ io ne che si è a ccentuata poi in secondo tempo in con seguen za dello stmpnzzo per il lungo viaggio in ferrovia. Con la brusca contrazione del cromastere (le cu i fibre - giova ricorda.rlo - a ll'intervent,o RODO state riscontrate ùi notevole spessore) si spiega infatti come ht t unica :fibrosa e, a mezzo d el legamen to scroble anche il testi colo, possano essere ~ta.t i con una. c~rta. violen za spinti in alto; ma l':tzione dell 'n.pp<trMo elevatore de.l t('sticolo (cremastere e tunica erit roicle, la quale non è che l 'est.remità eli questo mu ~ro lo eli-


TORSIO~·rE S P O.NTANEA

Or: T, ,f'l!~f(."OLtl L" TESTlC'tl t.O SCltOT.\LI:

:Hl•

sposta a ventaglio) non deve essere stata sinergica, donde il prévalere d uno dei fasci, che compongono il cremastere, e di qui la possibilità non solo della torsione dell'organo (l idlmo-epididimario, ma, anche della partecipazione al movimento di rotazione della vagina!{' in toro. A favore del dislocamen to della va.ginale in toto deJ)Ongono ancl1e le o sservazioni anatomiche offert.esi in esame durante l 'intervento operativo (spandi· mento sanguigno nel cellulare serot.a le e le condizioni della vaginale stessa, su cui non ritorno). Bisogna an cb e ammettere uno strappamen to ùei tessuti che fissano la vaginale a llo seroto. Degno di nota è inoltre nel nostro caso il fatto che l 'andamento clinico .delLa torsione non sia appit.rso proporzionato alla entità delle

lesionj constatate a.ll'in t~rvento . Il sintoma dolm·e, in~orto impro•T\·isameute e duran te il rip oso, senza causa alcuna ed a um~ certa distanza, ([all'inizio dei primi diM-1ubi (sen so di molestia al testicolo), non si è peralt ro manifestato con quella acutezza da tutti gli A . A. ricordata; ma solo dopo tre giorni - in occasione del viaggio in t reno - è diventato fiero, mordente, con irra.dia,zioni alla fossa iliaca e alla regione lombare destra.. In quarta giornata è compar:-a. anche febbre elevata, cb e può l'i piegarsi col ria;:;sorbìmento (le! verM mento ematico; mai vomito e nausea;. Tale quadro clinico è evidentemente da. met.tersi in ra pporto col modico grado di attorcigliamento del cordone (mezzo giro), che non ha compromesso completamente lo stato di nut rizione della ghiandola ge.nita.le tan to da poter permettere, dopo quattro giorni da.ll 'inizio della torsione, un trattamento conservativo. E stato infatti necessario pra.tic~ue solo l'ablazione dell'epididimo, che presentava macroscopicamente segni netti ·dell'infarto ernoiTa.gico. Ad ogni modo, nei. riguardi della sintomatologia, è da tener sempre presente ch-e il sistema nervoso - come fa rilevare Sebilea~" - reagisce come può, -con intensità varia, a second a delle suscettibilità individuali . La rliagnosi nel nostro caso è stata assai facilitata dal fatto che, pur attraversando la vaginale discretamente distesa da liq1ùdo, è stato possibile ad un esame minuzioso percepire l 'inversione dell'organo didimoepididimario. n versamento siero-ematico riscontra.to nella va.gir~ale si spiega col lieve grado di torsione, che, pur avendo determinato una stasi venosa nei vasi del cordone, è stato in sufficiente ad aiTe. tare l'afflusso arterioso, donde il formarsi d 'un trasudato divenuto in secon do tempo emorragico . ~ei riguardi della cura giova ricordarlo - è cla rilevare come

nel c~\SO da. me opera.t.o dopo ben quattro giorni dalla avvenuta torsione sia stato possibile salvare il testicolo, sacrificando solo quella parte (la testa) dell'epididimo, la cui vitalità all'esame macroscopico appariva definitivamente compromessa (infarto emorragico). Da in[ormazioni asstmte recentemente risulta che la ghiandola genitale non ·è andata incontro acl atrofia e che è ben conservata la sen;:;ibilità. speeifica del testicolo. Ricordo anche che in un caso operato da Gio·rdano (1903) si potè conservare il testicolo dopo cinque giorni d all'avvenuta torsione e non


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TORSIO::-IE SPONTA::-IEA DEL FUNICOLO IN TESTICOLO SCROTALE

si ebbe a lamentare at rofia. della ghiandola. « Quali fortunate speciali condizioni - osserva TtUJca - Ri fossero in quella occasione verific:"\te per permettere la. reviviscenza di un testicolo torto per ben due giri sul funicolo e rimasto cosi a lungo in tale stato, non è facile stabilire; ma anche volentieri ammettendo che casi simili debbano costituire rare eccezioni, resta tuttavia manifesto che in ogni caso di torsione il chirurgo ha. l'obbligo specifico di accertare in modo inoppugnabile la. a ssoluta incapacità vitale dell 'organo prima. di eseguire l'orchiectomia , , A u TORIASSlJNTO - L'A. riferisce un cas o di torsione spontanea del funicolo spermatico effettuatasi col movimento di tutto l'apparecchio di rivestimento in un testicolo normalmente sceso nello scroto, ne es pone la parte semeiologica. e clinica ed illustra dettagliatamente il quadro anatomico della lesione ed il mec· canismo di pa.togenesi. L'osservazione è particolarmente interessante anche pel fatto, che, dopo quattro giorni dall'avvenuta torsione, è stato possibile un trattamento conservativo.

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TORSIONE SPONTANEA D.,;L n:~'l.COLO IN TJ::'>T lCOJ.O SCROTALE

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MAROOTTINI. -


RIVISTA

SINTETICA

SCUOL A DI APPLICAZIONE DI SANITA MI LITARE GABINETTO DI TRAUMATOLOC:I.-1.

LE CAUSE PREDISPONENTI DELLE FRATTURE E L'IMPORTANZA DELLA RICERCA RADIOLOGICA per il dott. Francesco Plccarreta, capitano medico

Scopo di que~ta mia breve nota è yuelJo di passa,re in rapida rassegna le cause predisponenti generali e l ocali delle fratture e mettere in rilievo l'impor tanza. della ricerca ntdiologica, che con lo svilu ppo memviglioso che ha llSSUllto ed ogni giorno più va assumendo, ha. proiettato m 1ova luce in tut,ti i campi della. patologia dello scheletl"o. Quando W. R ;intgen cou la sua geniale scoperta aprì alla scienza. nel di· cembre 1895 il nuovo e vastissimo campo dei raggi X, la loro importanza ec· ceziouale si rivelò subito quale mirabile sussidio diagnostico nella patologia del sistema osseo. I perferi onamenti tecnici odierni ne han talmente facilit-ato Lo studio da permettere una perfetta conoscenza di molte IE>sioni dello scheletro anche nei particolari più minuti in antecedenza ignoruti, sicchè non è eccessivo ritenere col Grashey l'esame radiol o~ico indispensabile nelltt diagnosi e nella cw·a di tutte le lesioni ossee. • Se i tmwni più salienti e deforma,nti • come scrive il Rossi nella prefazione a ll'ottima monografia del Ftunaga lli "Le fnt.tt.ure del rachide » , "sono facilmente rivela.bili e perciò conosciuti e descritti fin dai tempi più remoti della chirurgia, l'indagine radiologica ha m esso in luce la possibilità di lesioni difficilmente ri· conoscibili, che pas.<;o.IlO facilmente inosservate per la oscurità della sintomatolo· gia e sopratutto per la pochezza delle a lterazio11i funzionali immediate, ma. che è opportuno riconoscere a l più presto per poterE' applicare tempestivamente direttive tera.peutiche atte a fare evitare spiacevoli conseguenze e reliquati di invalidità permanente "· Un a frattura nella maggioranza dei eMi, in ispecie nelle frattme diafii>arie delle ossa lunghe, presenta l!ià all'esame clinico tali dati (dolore circoscri tto, impotenza funzionale, mobilità a,nonnale, crE-pitazione ossea, deformazione), da poterne agevolmente ft\,r e la diagnosi. Molte diagnosi tut-tavia. restano oscure (una frattura sottoperiostea senza spostamen to di frammenti, uno schiacciamento osseo, un distacco epifisario ecc.) o quanto m eno, ciò che interessa per lo studio di ctù m.i occupo, restano oscure o addiritt-ura misconosciute aJcw1e cause predispo nenti che Mno invece di somma. importanza per il giudizio progno· stico e medico legale e per un sano criterio t.erapeutico. Sono lesioni distrofiche o infiammatorie o neoplastiche che possono a ver concorso nella pa,togenesi della frattura o influire ~:~ull& 1ma. evoluzione e che possono alle volte, come diauzi d etto, avere un decorso subdolo e quindi sfuggire all'esame anche accurato se non si ricorre al sussidio della. radiologia. Cause predisponent-i delle fratture: vengono ordinariame11te divise in ge· nerali e loca li, distinzione però che ritengo n on Jlo~sa essere contenuta in limiti netti, perchè se si escludano le cisti solitarie, i neoplaFmi primitivi, alcune fonne di osteomielite, riconoscono più o meno tut,te una origine più lontana. F ra. le cause generali: il m orbo di Li bstein, il morbo di Paget, il morbo di Leri, il rachitismo, l'osteomalacia, Io scorbuto infantile, alcune forme dia.tesiche sopratutto la diatesi glicosurica, l'oa;teo-porosi senile, l'osteoporosi di alcune af. fazioni del sistema nervoso, ecc. Fra le cause locali: la. sifilide e la t ubercolos i ossea, le osteomieliti, i neoplasm i ossei, a lcun e micosi, le cisti ossee.


:~.il

Accennerò a l quadro nna.tomo-patologico e c linico d e lle fot·me più impo rta nt-i: 10 D morbo di Lobstein o osteo-geuesi imperfetta o osteopsatirosi idiopatica, car1"tterizzat-o da. una pMticolnre fragilità costituzionule delle o;;>;a, quasi sempre ereditaria, origine eli molteplici frattw•e che si verifìcano fin dalla tenera età ed anche prima della nascita, da collocare second o alcuni t1·a le a ltorazioni os:>ee di origiue neuropatica. secondo a lt ri fl'u le turbo delle ghwdole tt E<ecrezione interna.. 2° La mielomatosi mtùtipla delle ossa, particolare ost.eopatia intravista da Bence Jones ma meglio precisnta da Kahler, che si manifestH ne ll'età adulta per lo più senza Ctmsa valutabile. ::ii circoscrive per lo più al midollo osseo prevalentemente nelle costole, nello stet·no, nelle vertebre, uellt~ volta cranica, più l'~ua.rnente nelle ossa lu nghe, e determina. corrosione del tessuto osseo compatto •·endendo p ossibili le fratture spontanee le quali costituiscono una f requent \'1 e t i pica manifestazione della m a lattia. 3° Il morbo di P~tget, o osteite deformante; malattia cronica progressiva e apiretica cont.ra><segnata do. u.n 'osteite iw;ieme r·nrefa.ceute e neoformttnte, che pmvuc~J. to.UJtleHtu di volume e deforn:mz.iune ùella. maggior pur·te delle o:;su, cun

predi-

lezione delle ossa lunghe. T..e fratture spont-anee sono rare ma possibili. 40 La pleouostosi fanùliare di L &ri: ipertrofiu. di tutte le ossa, ossifìcazione precoce del h~ cartilagine di coniugnzione, e quindi arresto di sviluppo in lunghezza. Le epifisi possono divenire enormi e possono deformnrsi e schiacciarsi. 5° Il mclùtisrno: è camtterizzato istolo~cam ente da una aberrazione del processo osteot:enetico con decalcifie8zione, donde rammollimento delle ossa in via. lli sviluppo con incn.rvame nto della dia.fisi e rigonfìu.ment.o d elle epifisi. Le ossa incur'l;a.t.e sotto il peso del corpo subiscono facilmente fratture complete o incomplete. 6o L 'osteomalacia: mentre il rachitismo è un disturbo di nutrizione dt>ll'osso in via di sviluppo, l'osteoml~lacia è una lesione di rammollimento dell'osso n.dulto (Forgue). Predilige il sesso femminile nell'età. adulta; fra i suoi fattori occa.siona.li predominanti vi sono l e gravidanze ripet ute, il puerperio. La mnggior parte dei patologi considera l'osteomalacia puerpemle come entit~ nosologiC'a a. sè, sepnro.ndola da.Jle altre fonne osteomalaciche di origine traumatica o infir.unma.tol'ia.. L 'osso diventa cedevole e si può avere tutta una serie di a lt('raziuni morfologi che. Le frattu re sono a bbastanza ft·eq1 1enti e non si consolidano che con un callo molle e deformabile-. 7o Lo scorbuto in fantile: anche nella malattia di 1\Iiiller-Badow po;;sono aversi fratture e sC'ollnmenti epifi,:arii. Le epifisi possono ri!aJ<cia.rsi e pe1·fìno staccarsi del tutto. so L 'osteoporosi senile: ca.ratteri.J.zata. da rarefazione del tessuto osseo con ingrandimento degli spazi midolla.ri. Non vi è decalc:ifìcazione: la fdnbiliti\ delle ossa dipende soltanto dalla loro rarefn.zione. go L'osteoporosi delle affezioni del sistema nervol'<o: sono t ipiche le fra tture spontanee d ella t.a.be dorsale: ditta. l'iudolen7..a che le caratterizza, si ha facile spostamento dei framment-i e C'alli deformi Meno frequenti ma possibili le fratture nella siringornielia, nella paralisi generale, nella scle rosi a placche, nella pamlisi infantile, nell'at1·ofia muscolare progressiva. 100 L 'osteoporosi di origine probabilmente tosilica: si può provocare l'ost.eoporosi sperimentale negli animtdi praticando una. tistoltl. b ilia re; il rammollimento osseo da d ecalcificazi one che in determinate condizioni risulta è tale da permettere di tagliare le ossn. col coltello (Relazione di P. Duval a lla Sociéré cle Cl!i·r urgiP. di Parigi - 13 novembre 1929). Léclèrc cita il caso di una frattura spontanea veri.fi. oata.si in una ammalata. in cui aveva praticnta un colecistectonùa per colecistite. calcolosa con drenaggio cistico. Residuò una fistola biliare. Ora, l 'ammalata >lVendo fatto uno sforzo per raddrizzarsi, avvertì un vivo dolore nella reg:ione lombnt e e la radiografia rivelò una frattUJ'a. dell'apofisi tt·asversa di d e:stl'n della prin1>t vertebrA. lombare. Egli concluse trattarsi di una fratturA, spontanea per osteoporosi dovuta a « d éperdition de bile •· l l0 La sifilide ossea: è noto come la sifilide ubbia una speciale predile-zione per il s istema. scheletrico e come es.~a lo colpisca, nel periodo terziario. in ordine di frequenza dopo le manifestazioni della. cute e del sistemu ner voso. anche dopo moltissimi anni dnlln le:<ione- i.niziale. Milia n e Horowi tz (Sol'iét~ From;ais~


.,'-J·'"·> >-

L IO: CAVSE

PRr:01SrO~~:NTJ

DI::J,LE FR ATTURE, ECC.

•l" lJ, rmatolofti•' et i:::iifì/O(lrnphie- 8 ma!;(gio 1930) prel;entavano un ammalato di 46

anni curato in chirnqpa per tumore bianco del ginocchio e frattura della diafisi omerale sinist.J·u. Prima poussée di idrartrosi nel 1916, poi artropatia voluminosa indolo•·e con n.t.rofia considerevole dei muscoli della coscia: nel febhraio u. s. ( 1930) fru.ttura spontanea dell'omero per gomma visibile sul chiché radiografico. L'esame sistematico rud iologico rivelò nncoru. una e:::ostosi tibiale in imminenza di frattura. Sezary e J onesco (Bull. e Mrm. Soc. Hlìp. Paris 1929) riferiscono il caso di un uomo sifì li t,ico non tabetico sul qnnle si erano prodotte nello spazio d i 4 anni tre fratture, clavicola.. omero, avo,mhraccio. Le lesioni ossee sifìlitiche l'isicd<mo· sopratutto nella diafisi delle ossa lunghe, (in ispecie della tibia, del femore, del cubito), a lla cnlt•tta cranica ed alla faccia. A volte diffuse, sino a colpire un o>'<so intero, a. volt<' localizzate. Assumono aspetti differenti nelln sifilide acquisita e nella sifilide eredita•·ia. Le lesioni che maggiormente posso110 prerlispon·e u lle fra t tur~> sono quelle terziarie della sifilide acquisit u. ;:ia sotto fonna di infiltrAzione jZommo"a che di osteite necrosante. Come nei tabetici vi è fragilità delle o;;"u. indolenza. della frattura, lentezza di con >olidamento. Una sola d ifferenza le disting11e e cioè l'esuberanza del cttllo nei tabet.ici che pre· sentino tu rbe vasomotolie. l2o La tubercolosi ossea: predilige le vertebre, le ossa corte del carpo e d el t~trso e le epifisi deli A. o;;sa lunghe, a l contrario della s ifilide che preferisce le ciiafìsi e dell'osteomielite che predomina nella regione del bulbo dell'osso. Un aspet-to carat-teristico asswne In tubercolosi quando si localizza nelle dita delle mani e dei piedi (spina ventosa). Più che vere fratture nella tubercolosi, data la. predominante localizzazione. si hanno schiacciarnenti ossei. 13° Le osteomieliti infettive n on specifiche: pur differenziandosi nellli pa.to· genesi o nel decorso, sono sempre contrassegnate da speciali caratt.e ri di natw·a e rli sede. Ripetono la loro origine d a un embolo batterico giunto per via. ematogena, o da Lm agente lor·ale t.raumntico o per propagazione da tessuti vicini. Hanno la loro sede primit,iva di elezione nel bulbo delle ossa lunghe. Nella fase di colliquazione la necrosi anemica colpisce interi frammenti di osso talvolta anche molto estesi che assumono a:spetto poroso. colorito bianco grigiastro, divengono secchi e privi di adipe (sequestri) che rimangono dapprima attaccati a ll'osso vicino vivente e poi divengono isolati, a mezzo del tessuto di g rn.mùa.zione, entro una zona di d istn1zione ossea e d i fusione pltnùenta. per cui restano hen dema.rcat.i dal tessuto circostante ancora vivente o neo format,o. 14° I neoplalm'li o:;:;ei: il carcinoma che è qua:si :;l:llupre secondario a carcinoma della mammella, della prostat.a, della t iroide; il sar<·oma, più freqttente, specie nelle ossa lunghe e a preferenza n el femore (l l su 26 casi raccolti da Schwarz); l'en rlotelioma.; il condroma maligno; i ttrmo1; a mieloplaRsi ahbastanza frequenti !<pecia.lmente nella mandihola e nelle epifisi delle ossa hmghe degli arti; i tumori met.ast.atici a t ipo Rurrenale. Interessanti ttuesti ultimi pel·chè la loro evenienza è stata da prima rit~nuta assai rara, mentre con la conoscenza più precisa della st,ruttura istologica e l'esame più accurato dei singoli casi, si è rivelata relativamente frequente. L'Alessandri, dai casi potuti raccogliere (92 di cui 86 in ipernefromi del rene e 6 delle capsule surrenali), desume che queste metastasi possono essere p recoci, manifestarsi cioè prima che il tumore, per lo più a sede rena.le, abbia dato luogo a sintomatologia clini(·a (58 casi) e che possono in un certo nu· mero di casi present,arsi come metastasi uni<·he e talora realmente e..."Ser t ali (26 casi). ] 5o Le cist.i os"ee: a) cisti da echinococco: dalle stntisticJ,e dei diversi autoi"Ì riportate dal Grifi, >t.'Jsistente militare pre.'>so la Clinica chirur~ca di Roma nell929, risul ta che fra le localizzazioni della cisti da echinococco 11 sistema osseo figura nella proporzione del 5 % ; b) le cisti semplid, es. quelle dei mascellari collegate all'evoluzione dell 'epitelio pamdentario; c) le cisti che complicano affezioni ossee d i varia natura, come ttuelle che si sviluppano nell'actinomicosi. nell'osteodistrofìa. localizzata cistica di Mickulicz, e sopratutto nella osteit.e fibromatosa deformante di Recklinghausen. Di particolare interesse q uest' ultima malat.tia di eziologia t utt.ora sconosciuta che colpisce esclusivRmente lo scheletro con tre forme di lesioni: l'osteite fibrosa, la cisti, la produzione tumorale. Jo'u per l 'appunto definita rlal R ccklinghausen che per primo la de.o;crisse nel 1891 "osteit·e fibrosa deformante generalizzata con forma?..ioni cistiche e produzioni t umorali ». Il Lèri avendon e os-


L E C:AUSE

PREOTSI'O:-:~lNTl

DELLE FRATTURI':, ECC.

se•·vati 12 ca»i l'i ci ti t~ma l'atteHY.ione su questa infermità dichia rand ola p iii tl·eCflle nte d i quel che si creda. e notando che se in genere è con,;iderata. rara, di· pende dal fatto che di solito è misconosciuta e qtùndi non viene diagnosticata. Clinicamente si osservano le fo•·rne più s va riate in quanto la sede delle lesioni è Vtlriabilissi.Int\. Di ;;olito l 'affezione gene ra.li.z:e.tlta o meglio dis.;eminata in più ossa, p11ò anche p1·esentur·si loca lizzata ad esempio ai mascellari (Frangenbeìm) o al eranio (Lèri. P et,row). Le ossn colpite possono conservare un'aspetto esterno perfettamente normale ma in molti casi sono aumentate di volume. Le fratture sono spesso il sintomo ri\·e lato re della ma.lattiA., t ipiche fratture patologiche che intel·ven!Zono pe1· s forzi minimi e si ripetono sullo stesso osso non accompagnandosi per lo più che n minimi Apostarnenti, es.<;endo in ~enere sottoperio~>toe. 16o Anche le rnicosi, per quauto molt.o r·tuame nte, possono dar luogo a fmtt.nre s p<mtanee. ed in particolare la spurotricosi che può dare delle lesioni che t a lvolt.n, s imulnno le l e.~ion i t uhercoltn·i, tal'altra. •'icordano le lesioni sililitiche. ::\Iolteplici sono dtm t,ue e di varia nat t1ra le alterazioni anatomo-patologicha che possono divenit·e cnnse predi~ponenti delle fratture. La ding-nosi precisa di esse ò di somm11 importanza J1E' t' hL prognosi e la terapia ed anche per il g iudizio m edico legale sopntt.utto di f1'0nto ttlle leggi che sono promulgate in questi ultimi anni in fa vore dell'a!':sicnnw.ione sociale. Nella p •·atica info•·tuni;o:tica civile e militare non è infrequente imbatter:=;i in casi nei quali, pur e!lsendo il soj:rgetto, per età, indice di robustezza, pre· cedenti anamnestici, in condizioni di resistenza apparent-emente huone, si produce una fntttura. per una causa insignificante o lo. gua.r igione di essa •·ita-•·da per un t.empo assai più lun,S~;o del norma le. Queste fratt ure sono l'espressione di una h agilitit anormale delle ossa e rappre:'lentano quindi un epifenomeno di una f01·ma patologica più gra.ve. É p er l'appunto specialmente i.I1. queste fratture iu cui ac. CfllÌSht una. grande im por~1nzt~. oltre a ll'esame generale del soggetto a sussidio dell'e&~me obbiettivo loca le, !"esame radiodiagnostico acclll'ato. l\·fo lte le><ioni distroficho infatti, che a ll 'esame obbiettivo comune non danno sintomi palesi della loro presenza, si rivelano all'esame radiologico con sint.omi spesso ben netti, e anche quando l 'im.tnagine radiografica non può darci dei rilievi patognomonici di una determinata forma morbosa, es.-;a semplifica mo lto tuttavia l'inte qwetazione ed il riconoscimento d elle altera7.ioni patologiche. La radiogrnfia, come si esprime il Béclère {e meglio ancora la s tereoradiografia che non hn 11 ncora nflsunto nella pratica corrente lo sviluppo che merita), " perme tte sul vivo lo studio amttomopa to logieo delle lesioni, dal cambiamento della co•lfigur azione estel'l1a s ino alle modifìcazioni della tessitw·a intima, essa rive la tutte le alterazioni piÌI fini d e lla morfologia delle ossa, essa equivale anche a un'analisi c himica impmticu.bi le dmante la vita, poichè rivela i diversi gradi dì decalcificazione o di ipercalcificazione c he accompagnano, dw·nnte la lo ro evoluzione, la maggior parte delle osteopat ie 11 . 11 contributo d ella nuliolocia si è dimostrato di importanza. così eccezicinale, che n on c'è da mera.vi)!liarsi se i problemi di tecnica e di applicazione s iano ampiamente discussi. f; un fatto pet·ò che nel ctunpo della traumatologia la. l'icerca radiologica viene quasi sempre esclusivamente diretta alla constatazione immed iata della lesione {sede e forma della frattma, localizzazione di corpi estmnei), tralasciando di portare l'attenzione sulle altre alterazioni vicine o lontane che pos~ sano illustrarne la patogenesi. Lo conferma l'osservazione postuma di tratuni dopo mesi ed anni quando si è costretti a constatare che lo. lesione non ba avuto l 'evoluzione che si presumeva e quando il lesion"'to ritorna pe.r la liquidazione del danno sofferto. · Dinanzi ad un ferito recente dunque, sopratutto quando l'agente traumatico non sia di per se stesso ordinariamente efticiente a prodw·re lesioni simili, la sede e la forma della frattu ra, la presenza o meno di cor-pi estranei, ecc.. ha altrettanta importanza che la ricerca accurata di eventuali alterazioni locali o generali che possono avervi contribuito come cause predisponenti o infhùre sulla evoluzione ulteriore. Le anomalie dell'immagine radiologica. delle ossa possono consistere in: 1° modificazione della for ma dell'osso; 2° moclifìcazioni dì opacità, che può essere diminuita in tutto l'osso o in un o. regione di esso {osteite rarefacente che traduce la decalcifìcazione, e osteite necro-


LE (.'A l'SI!-~ l'REO li" PONENTI

D~:LLt::

~'RATrUHl-:,

ECC.

santo) o aumentata (o,;tcite condem;ante con ipercalcifi<'ozione). I n tutti i p1·cx.:essi troviamo variamente associati i due tipi opposti di ttlterazione strutturale. Le modi6cMdoni della forma nelle frotture patologiche intervengono seconduriamente alle tdterazioni d ella st.ruttura l'he pongono l'os::;o in stato di m inorata rt>~i;;tenza agli age n t i traw1111 t ici. Non mi fermerò a de::;criven~ le immagini radiologiche delle varie lesioni scheletriche, giacchè esse si t rovano minutamente esposte nei trattati di Radiologia. Credo però di riclùamare l'at.tenzione fHI un CoJicetto che ritengo di im· portanzn cHpitale. É as.;olutamente impossibile, come scrive il Busi, utilizzare i dat i radiologici ed interpreture corret.tamente i rndiogrtumni traendo da. essi t,utt.i i rngguagli che possono fornire, se non si JHt una conoscenza esatta delle basi fi::;irhe e rlei process:i tecnici coi qua li si ot.tengono. Basta i11fntti modificare nell>t nldio~?t·<tfia in genere, questo o quello dei suoi fattori , per ottenere dei ri· sultati diversissimi: e le indict~zioni per un dato metodo di esame variano secondo lo scopo che ci si ptefigge di caso in caso. Occorre una determinatn inciden:ut rlel raggio no1·male, wùtppropriata tensione ed intensità, ecc., secondo i fini din.gnostici che ci si propone, per rilevare le finezze di struttura os:<ea, le anomalie di ossifì.cazione, la natura intima del proce.<>So patologico, le alterazioni d ella t.rabecolaturA. ossea, le numerose alt.erazioni dello scheletro insormna., che pos..~o rivelorcene la dinùnu.ita r·esisten?>,a. Occorrerebbe quindi fornire, al radiologo tutti i dati necessari perchè quell'a lterazione che si sospet.t a in loco o magari a.nche a di'>tanza ottenga s ul radiogramma. una. mppresentazione esatta. E ciò ordinariamente non viene fa.tto o perchè il chirurgo non è in possesso della tecnica. ra.diologica, o perchè la relnzione preliminure dovrebbe es.;:;ere spesso lunga, forzatamente incompleta. per certi elementi imponderabili che prendono rilievo solo rlura.nte la ste!'Sa ricercfl. radiologica. « Mo.nchevolezze, equivoci • conclude il B usi nella sun. : Introduzi one al Corso di per/eziOtw?nento dr ll(• mnl<ltti.e dell'a7>parato respiratorio del 1928- 1929 "che Snrtmno inevitabili in ;:irnili procedimenti, con la conclusione eli una. diagnosi incompleta. o del tutto erron('fl. "· Egli consigliava ai medici t.isiologi 11o cui allora s i rivolgeva, di mettersi in grado, non solo di comprendere che tecnica. fu eseguita. e se lo fu correttamente in relazione al quesito che doveva. risolvere, ma anche di effettua.re es>.; ste:>si il radiogramma. Mi piace di concludere con questa citazione, per quanto il Busi si rivolgesse u. medici tisiologi, perchè- ritengo che anche al Chirurgo, al Traumato1ogo, sia ind ispensabile la. conoscenze. perfetta della. tecnica. radiologica. per trarre da questo mi rabi le sussidio diagnostico t.utti i va.nt.aggi che esso può dare ed ancora più promette di dare in avvenire. AUTORIASSUNTO. L'A. paSSlt in rasscg 11a le cause predisponenti delle fra.t· tu re con pa1·t.icolare riferimento alle baai ana.tomo-cliniche delle fratture spont-anee e pone in rilievo l' impol"tanza. d ella. ricerca ra.diologica ai fini dia.gnost.ici, tt>ra peutici e medico-legali.


NOTE DI

IGIENE PRATICA

DIREZJONE DI SANIT.\ ~IILITAHE DEL CORPO D'A R~IATA D'ALES$iL'-lDHlA

LA DISINFEZIONE DELL'AMBIENTE per il dott. Nicola Rodinò, capitano medico igienista

Se gli untori, di mauzoniam~o memoria, rappre;:;enta.no oggi pe1· le comunità evolute un ricordo st{)rico, non mancano, e non solo in grembo al grosso popolo, pregiudizi, credenze, fobie sulla. difesa. contro le malattie infettive. È nota la riluttanza, la intolleranza ed alcune volte la ribellione p er alcuni mezzi profì.latt ici di indubbi<t efficacia, quale ad esempio J>isolament{) dei colpiti, e la eccessiva fiducia per altri di molta problema.t.ica azione an tinfettiva, specialmente per la disinfezione d ell'aro bien te. Cospargere dei disinfettanti più apprezzabili alla vista ed all'olfatto ambienti indenni a scopo profi.lattico o luoghi abitati da infetti con l'intento di bonificarli, è pr atica quanto mai corrente, l'ultimo dei quattro capisaldi della profilassi comunale, creduto necessario ed indispensabile contro tutte le malattie infettive dalla m aggioranza degli uomini, compresi da molti ctùtori dell':ute salutare. N o n esageriamo affermando che, dinanzi a casi di morbillo, di paro tit~, di influenza, per citare le infezioni più comuni <li caserma, non si sa prescrivere di meglio, che saturare gli ambienti, reputati infet ti, con materie disinfett anti, p a.ghi allorquando l'odore di essi venga da lungi p ercepito o la. caserma presenti le sue sembianze alterate. Ora, se simili ed iiTazionali pratiche potranno essere, fino ad un certo punto, scusate qualora rispondano ad un desiderio di incompetenti, non potranno essere affatto perdonate, quando sono la risultante di una errata e supina convinzione da parte di coloro, cui spetta proporre o meno dette disinfezioni. E tutto ciò, a parte lo sperpero inutile di materiale sempre costoso ed il più o meno deterioramento dell'ambiente, per l'applicazione spesso irreverente dei disinfettanti. Questa è la conseguenza, per essere l'igiene pratica, cosl come viene intesa, più che l'attuazione degli insegnamenti acquisiti dalle ricerche scientifiche, un misto di credenze antiquate, di usi inveterati, di pratiche spesso più magiche che logiche. Ma è poi sempre vero che l'ambiente "iene e resta con taminato dal l'uomo o dall'animale infetto, per cui è canone indispensabile proced ere alla disinfezione di esso t Sappiamo che i germi patogeni trovano soltanto l 'opti1n111n di vita nell'organismo parassitato. Al di fuori di esso le varie condizioni dell'ambiente esterno sono sempre più o meno sfavorevoli a t utti i germi p atogeui, non solo alle loro proprietà infettanti, ma alla loro stess~t esisten za. Lumgi


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LA OLSINFEUONE D ELL 'AM BI ENTE

perciò dalla teorh\ di P eLtenkofcr, nel senso come em stata. da detto grande scienziat,o formulata., è orm ~bi assodato che l'ambiente esterno, mentre p('r alcuni microrganismi patogE>ni è talmente imptoprio da, causare rapida, morte, da a.l tri è in vece ph'l o meno tollerato a seconda dei poteri di difesa e dj l'esistenza del microrgarusmo stesso; mentre il vero pericolo, nella diffusione delle malattie infet.tive, è dato dall'uomo infetto, e molto spesso dal conva.lescent.e e dal porta t;ore. Casagrandi: nel suo recenti:;simo Tratwto italiano di igiene, classifica i germi pa.togetti in tre graudi gruppi , a seconda del modo come essi si comp ortano fuori dell'uomo. Al primo gruppo appartengono germj che, liberi nell'ambiente, non possono vivere nè resistere, ma debbono p er necessità vivere parassitati dcnt.ro un altro essere. Vi fanno pa.rte alcuni parassiti a.nimali, molti protozoi ed i virus ultntmicroscopici. Al secondo grnppo, appartengono germi cbe, liberi nell'ambiente, non po ~;sono vivere, ma soltanto più o meno resistere. È di questo gruppo la, maggior pa.r t.e dei germi patogeni, dal re.sistE>nte bacillo tubercolare al gonococco pochissimo resistente fuori dell'orga.nismo uma.no. Al terzo gruppo appartengono germi che, tiberi nell'ambiente, possono condurvi vita completa. Vi fanno parte molt.i germi e dei p atogeni il barillo d el carbonchio, quello del teta-no, dell'edt>ma m <~ ligno ed alcuni streptococchi. Ora per la difesa contro i germi del primo gruppo ci serviamo delle disinfestazioni, sopprimendo, aUontanando o rendendo innocui i vettori animati di detti germi. Oontro i germi del terzo gruppo le di~>infezioni ordinarie sono assolut.amente impotenti, anche perchè alcuni, alla, massima resist'.enza nell'a.mbient.e esterno, aecoppiano la ea.pacità di propagare la infezione a distanza (lane, crini carbonchiosi). P er nltri, fortuna,tamente, nelle condizioni ordinarie della vita, la capacità di infettare è resa alquanto difficile, effettuandosi di massima attraverso soluzioni di continuo del nostro corpo; e p ertanto quesw infezioni possono acquistare carattere epidemico soltanto durante disastri, cataclismi, guerre, sen za, dire che contro il teta.no abbia.mo a nostra disposizione la sicura arma della, sieroprofilassi. Solta.nto adunque alcuni germi del secondo gruppo « che liberi nell'ambiente non possono vivere, ma Roltanto più o meno resistere •l sono in parte temibili ed aggredibili nell'ambiente est.erno dalle disinfezioni. Ma come se tutto ciò non bastasse, non ma,nca no igienisti ed epidemiologi, i quali n egano addirittura~-., t utti i germi patogeni qualsiasi manifestazione vita.le, quando abbandonano l 'organismo infetto e passano nell'ambiente esterno. Ecco a proposito le argomentazioni di alcuni principali fautori: '' Quando si seppe che le cause delle malattie erano i germi, si suppose che i germi patogeui potessero crescere e prosperare quasi iu tutti i luoghi, soprat utto nelle sporcizie di ogni specie. Noi sa.ppia.mo adesso che i germi patogeni, afferma poeticamente l 'Hill (1), sono gli aristocr atici della razza, che essi non possono condurre la vita. rude e movimen ta.ta dell'ambient,e (l) DAL TAt:.LO e LO l'RF.STI- Re~!steuza \'ilak O nlOiilliC!lZÌOilÌ biOIO!I<iCh O' del bacillo ù e lla

difterite nell'ambiente, Z1oll. / st. Sier• .l/il., nov. 19tl!.


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esterno. Es:sì hanno bisogno dell'architettura, speciale di una casa ben conformata, per conservare le loro delicate specialità, ca:sa che offriamo a loro proprio noi, calda, protetta dalla luce, meravigliosamente provvista. di nutrimento e munita di tutte le possibili comodità sotto forma. del nostro organismo . .Ma quando essi lasciano questo quartiere cosi sontuoso, muoiono rapidamente nel mondo esterno, freddo, duro, insensibile, dove mancauo del calore, dell'acqua, del nutrimento, dell'oscurità, di quell'ambien~ e sistema adatto che noi loro offriamo ». E mentre Chapin affer ma: cc Noi sappiamo adesso che le malattie infettive non provengono dalle sporcizie, nè da nessun'altra cosa che non sia l'organismo degli uomini e degli animali». l!'ìtzgenald, seguendo le idee dell'Bill, scrive: .«Ben poche specie di microrgani:;mi patogeni crescono e sì moltiplicano fuo1·i del co1·po. Fortunatamente per la ra?.za umana, tali germi muoiono rapidamente qua,ndo sono esposti all'aria, disposti sulle superfici, t rascinati nell'acqua ed esposti al sole n. Rosena,u dà nessuna importanza agli oggetti inanimati, quali;portatori di germi infettivi, affermando che la maggior paJ·te dei batteri patogeni muore rapidamente, allorquando v~ene esposta al disseccamento ed a condizioni di esistenza sfavorevoli su delle superfici esposte. Nel 1926 Cha gas, sostenendo i conce liti dei citati autori, la.ncia l'anatema contro le disinfezioni finali, giudicandole dispendiose, malfa.ttc, inutili, ed un controsenso per il fatto che dovrebbero uccidere gcrn1i già da un pezzo morti. D Chagas, nella relazione presentata :tl Comitato Internazionale di Igiene Pubblica, propone l'abolizione delle disinfezioni fin<~li, per il fatto che n è gli oggetti n è gli ambienti do' e abita l'ammalato propagauo le infezioni; ma soltanto gli esseri viventi (uomo infetto, portatori, animali), sui quali e nei quali il germe prospera e si moltiplica. Pertanto consiglia, in luogo delle disinfezioni finali dell'a-mbiente, la più accurata pulizia, la assistenza profllattic:1. e la dis.infezione cont.inua ~11 letto dell'infetto, allo scopo di rendere innocui i suoi escreti. Infine il Chagas propone la istituzione di dame vigilatrici e di fnnzionari di igiene, i quali abbiano l 'importante e delicato inca.rico ili una continua propaganda e sorveglianza igienica nelle famiglie infette, e l'abolizione finan<'o degli attuali stabilim~mti di disinfezione, Jler essere questi perfettamente inutili e superflui. Le argomentazioni del Chagas, imp1·ontate al massimo rigore scientifico, hanno trovato però il Comitato Internazionale della Società delle Nazioni impreparato su tale argomento, e perta.nto la discussione è stata rimandata. Ma l'interessante problema, anche perchè tendenzia.lmente rivoluzio· natio, è stato oggetto di vivaci discussioni anche in I talia, dove si è constat ato che igienisti, biologi, epidemiologi, si sono scbierat.i chi prò chi contro le argomentazioni del Chagas; in definitiva pc~rò, pur con riservt> ed emenda· mentì, la maggioranza degli igienisti condivide le vedute del D irettore della Sanità Pubblica del Brasile. Volgarizzare que~ti nuovi concetti, anche, mi si permetta, fra non pochi medici, ~difficile còmpito, per il fatto che, come giustanwntn si esprime Pepeu, mentre l'igiene non tende ad altro che a migliomre, ..~ prolungare • -

Gior·n ale di tned!cina militaTe.


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LA DISINFEZIONE DELL'AMBIENTE

la vita, dell'uomo, egli fa tutto il possibile per peggiorarne le condizioni e non si ricorda dell'arte meclica se non quando comincia l~ star male. Ora se ciò continua a perpetuarsi in non pochi ambienti civili, crediamo che un simile procedere non debba verificarsi più in mezw a noi, siano pure manifestazioni di singoli colleghi. Abbiamo invece il dovere sociale e pa,trio di conosctw ben-e e di applic-ar meglio, allo scopo di conservare la sanità dell'esercito a suprema garanzia · della N azione. Notasi che l'ambiente di caserma non è la casa privata di abitazione, nella quale molte volte il colpito da malattia infettiva continua a venire ivi curato. In caserma invece i1 militare, riconosciuto infetto, viene immediatamente allontanato dalla camerata, isolato in infermeria od inviato negli ospedali; per cui la sua permanenza nell'ambiente comune è sempre brevissima, rispetto a casi consimili dell'ambiente civile. Accenniamo ora qua,ndo ed in quali casi la disinfezione dell'ambiente è inutile, e contro quali iniezioni essa sia necessaria, riferendoci alle malattie a carattere diffusivo, che possono colpire la comunità militare. Infezione causata da un virus !abilissimo nell'ambiente esterno e diifcn dcntt'SÌ a mezzo dell'uomo infetto, specialmente durante i primi sintomi della malattia e non oltre la fine di essa . Sono perciò inutili le disinfezioni delrtunbient(' e lo st~sso isolamento del convalescente, mentre si richiede la sorveglianza massima stti sospetti ed il loro immediato isolamento a l!(\ prime manifestazioni morbose, unitamente alla disinfezione dei soli effetti personali e lett~recci. MORBILLO. -

TIFO, PA&ATIFI, DISSENTERIA BACILLARE. Per Chagas i batteri del tifo, paratifi e specialmente quelli delle dissenterie hanno la minim~ resistenza nell'ambiente est,erno. E ssendosi però spesso verificate epidemie tifose per germi provenienti da latrine, fogne ed orinatoi, è somma. pmdenza la disinfezione delle latrine e degli orinatoi di fronte a c::.si, anche isolati, d.i tali iniezioni. La disinfezione dell'ambiente è inutile; ma è necessaria, quella delle feci, urine e lingerie del colpito. Ad una efficace profilassi rispondono la vaccinazione, la ricerca dei portatori, la vigilanza su alcune sostanze alimentari (verdure, latte, frutta di mare), la, controllata potabilità delle ac(Jue da bere, specie in campagna, e la lotta contro le mosche e di conseguenza contro il sudiciume. ScARLATTINA. -Molto rara nell'E sercito, dove si presenta con qualche raro caso sporadico, ma in genere ad andamento sempre grave. La, infezione si trasmette direttamente dal malato o dai portatori al sano. l colpiti, al contrario del morbillo, continuano a rimanere infetti durante un lungo periodo nella convalescenza: i convalescenti si giudicano non più infetti dopo 40 giorni; Pepeu consiglia 60 giorni di contumacia da,ll'inizio della convaleReenr.a; chi scrive, per luttuosa csperienr.a, prescrive 3 mesi addirittura. Le disinfezioni dell'ambiente sono inutili, a.nzi dannose, per il fatto che, fidandosi su di esse, si dà modo al virus sc:nlattinoso, di diifondersi ulteriormente, aumentando il numero dei colpit.i e specialment-e quello dei portatori. È pertanto necessaria la disinfezione della bi~m-


LA DlS!NFEZlONE DELL'AMBIENTE

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cheria dun-tnte la. malattia e la contumacia, e l'adeguato trat,tamcnto dei portatori. VAIOLO. - Non esiste nell'Esercito mercè la, obbliga,torietà. della vaccinazione. Di fronte a qualche caso isolato, importato durante il periodo delle reclute, l'isolamento rapido ed immediato deJ colpito c la disinfezione de.ll'ambiente sono <·<woni indispensa.bili. Per Chagas la disinfezione dell'ambiente, abitato dal vaioloso, è senza importanza; ma sono stati segnalati casi di contagio a mezzo di oggetti va,ri, ment.re è conosciuta la estrema resistenza del virus nell'ambiente esterno, resistenza nota. finanche dai cinesi, i quali applicano nelle narici di individui da vaiolare croste va.iolose ~:~ceche e vecchie anche di due anni. V ARICEI.LA. - La disinfenzione dell'ambiente è superflua, ma solo necessaria quella degli effetti personali e letterecci nnitamente all'immediato

isolamento del eolpito. 1\iENINGITE CEREBRO-SPINALE. La disinfezione dell'ambiente è inutile per la massima !abilità del mnningococco al di fuori dell'orga-nismo. Una razionale profilassi è rappresentata dall'isolamento dei colpiti, dalla ricerca dei portatori e dalla sola disinfezione della biancheria personale degli iufett.i e dei portatori. DIFTERITE. - Pronto isolamento dei ra,ri colpiti, identificazione dei portatori che sono molto frequenti in questa infezionE', e sola disinfezione dei fazzoletti da naso e degli og~etti che ha,nno avuto contat.to con l'infetto, portatori questi di rari germi vivi e virulenti. Lu, disinfezione dell'ambiento è superflua . INFLUENZA. - La più diligente e scrupolosa disinfezione dell'ambiente è inutile, e soltanto si potrà ottenere qualche benefido dall'immediato riconoscimento ed isolamento dei colpiti. Come eccesso di prudenza si potrà. procedere alla disinfezione del muco naso-faringeo; ma la pandemia influenzale alla fin e della guerra mondiale ci ha dimostra,to la inutilità. dei mezzi di profilassi a nostra disposizione. Buona misura profilattica si è dimostrata la vita tranquilla, senza eccessi di fatica. e spoglia di grav ~Ltni morali. FEBBRE 1\'lELITENSE. - Ricerca della origine della infezione, isolamento dell'infetto e disinfezione delle deiezioni e degli effetti personali dci colpiti. La disinfezione dell'ambiente è superflua. PAROTITE. - La disinfezione dell'ambiente è risultata, d alla nostra lunga esperienza al riguardo, inutile; per abbondare si potra,uno disinfettare gli effetti dell'infermo ed il sno espettorato. Solo utile si ~ ilimost.r:tt.o l'isolamento dei colpiti e l'attenda mento, quando è possibHe, del reparto infetto. TunERCOLOsr. - Questa. infezione, :buche sospetta, dà. luogo all'alJonta.namento dei colpiti dalle :file dell'Esercito. La disinfezione dell'ambiente, abita,to an cb e d a un sospetto, è necessaria.; ma più ancora è estremamente neces~ario instillare nell'animo di tutti eh<' è un delitt.o sputare per terra. L 'uso pertanto, fatto con larghezza, di razionali spntacchiere nelle caserme risponde ad un canone profilattico d'alto valore sociale, a


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.RIVISTA D KLLA STAMPA MEDICA r.rALlANA E STRANIERA

salvaguardia. da molte malattie infettive, ma specialmente dalla t ubercolosi. La sputacchiera, si ricordi bene, non è un oggetto di lusso, ma un elenwnto d.i prima necessità, da. calcolarsi, nè più e nè meno, alla stessa stregua dei gabinetti di decenza, per il fatto che, sia l'una che gli altri, servono allo smaltimento dei nostri escreti. È vero che dappertutto troviamo scritto a caratteri lapidari «non sput.a.te per terra))' ma si con tioua lo stesso, sempre e dovunque, a disseminare i bacilli n<'ll 'a.mb.iente. A C08a potrà v:1lere adunque una efficace disinfezione della camera del colpito o del sospetto, se in ogni altro ambiente vivono e prosperano bacilli tubercola.ri, per l'opera malefica dell'uomo e di non pochi a.nimali domestici Y Il problema sociale contro la tubercolosi è uno dei più gravi che rende dolorante e trepidante tutta. l'umanità, si richiedono tali qualità e quantità lli fattori profìlattici, e purtroppo non sempre efficaci, che ci sembra un volere ingannare noi stessi, col dare va.lore eecessivo alla disinfezione dell'ambiente nella tubercolosi, per tema di sembrare a.nche noi illusi o pa,ghi dopo una tale pratica a sfondo teatrale. Speriamo che l'avvenire, specia.lmcnte dopo l'avvento della va,c eina~iooe antitubercolare, ci dil'à se possiamo cantare vittoria sul bacillo d.i Kocb, come abbia.mo fa.tto per il vaiolo. E pertanto più che la disinfezione dell'ambiente, quasi sempre innocente, la difesa contro le malattie infettive risulterà r azionale, se imperniata sul rapido riconoscimento, denuncia, isolamento dei colpiti e loro accertamento diagnostico (sale d'isolamento, reparti infettivi, gabinetti batteriologici), sulla ricerca e trattamento dei portatori, sulle va.ccinazion.i; ma nulla di tutto ciò, se non si sarà plasmata, prima. la coscienza igienica della N azione.

RIVISTA DELLA STAMPA IUDICA ITALIANA K STRANIERA GALLI. - Le neurosi del cuore e dei va-si sanguigni e loro cura (Società Editrice Libraria, Milano, 1930). In questo interessante volume l'A., ben noto studioso delle malattie dell'a.ppantto circolatorio, raccoglie e sviluppa le lezioni svolte nelle R. Università di Roma e di Pavia sulle multiformi sindromi funzionali dell'apparato circolatorio, deUe quali alcune sono carat.teris tiche e ben distinte, altre vaghe e confuse, poco accennate nei trattati, o addirittura dimenticate. · Soltanto l'A. si è proposto di unificare in uno sguardo di insieme il dottrinule fragme~turio n~lle neurosi circol~torie,, aggi~nge.nd? ~ frutto de~a. sua lunga espe· rienza m materta. Secondo l'A., 1 movtmentt ps10htc1 hanno un'tmportanzafonda· mentale nella pa.togonesi e nella. cura di molte malattie, sopratutto delle nevrosi. Perciò egli ha svolto con unn. certa larghezza la parte storica di quest~ affezioni, specialmente in rapporto alla circoluz.ione sanguigna, dalle epoche remoti.'!lime fino ai nostri giorni. Seguono importanti capitoli sulla funzione del cuore e dei vasi sanguigni, stù


R I VISTA DELLA Sl'AM:PA llfEDICA ITALIANA E STRANIERA

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cardiopalmo, stùle ta,{!ltic1.mlie semplici e parossistiche. Interessanti quelli sulle l:fXLn.t,;ist.oli, sulla neurosi mitrnlica, sulle aritmie r~piratorie nella nevrosi della. circolazione, sulla ipotens ione ed ipertensione s u ba:se nervosa e se;,suale, stùle :;indromi vo.somotorìe viscemli della cute e degli arti, ecc. Concludendo: un ottimo trattato, che merita di far parte della biblioteca. di ogni studioso. Il contemdo in pH del liquido cerebro-ltpinale mi nwlmi di mente. (Ra.•;segna di studi psichiat.rici, vol. XLX, fase. V, 1930).

TROTrARELLI. -

Preme><si i t•isultnti ottenuti tht precedent.i osservatori in liquor normali e patologici, l'A. espone la tecn ica. e i dati rilevati aelle ricerche eseguite su ottanta. Iiquicli cerebro->"pinnli, di cui tredi<"i eli pRontlitici progressivi, dodici di epilettici, dieci di dementi senili, cinque di luetici cerebrali, cinque di post-encefalitici, ot.to di dementi precoci. cinque di melanconici, cinque di mania.ci, due di forme amenziali e uno di tumore cerebrale. Non avendo trovato variazioni importanti del pH, oscillando esso fra 7,50 e 7,60, perviene alla conclusione che il contenuto di idrogenioni (pH) del liquor nei malati mentali, non differis<:P da quello degli individui normali. Tale contenuto è sempre maggiore di quello del sangue, mentre non esiste alcun rapporto nella quantità. in pH dell'uno e dell'altt-o. CAMPANA.

HEKl\IAN.- L'encefalite post-1--accinale ed il BUQ trattamento col siero omologo (Bulletin de l'Académie de Médecine, 3a serie, tomo CIII, 1930). L'A., dopo alcune considerazioni sulla etiologia dell'encefalite post-vaccinale, ricorda che il s iero (antivaccino) di cavallo, preparato dall'Istituto Sierologico di Utrecht, impiegato con succes:;o da Bouwman in due ammalati, non dette a.l Kra.mer, in qualche soggetto, che doi risultati molto discutibili. Riferisce q uindi del tentativo da lui fatto d i ricorrere al siero umano, proveniente da persone vaccinate con lo stesso vaccino e nell'iste><so giorno degli ammalati di encefalite. I fornitori di siero erano di preferenza i parenti più prossimi dei pazienti. In IO casi, su 12 così ttattat.i, ebbe ottimo risultato, roent1·e gli altri due casi furono seguiti da morte. In w10 di questi ultimi pazienti si usò per la cura il siero del padre, vaccinato quattro anni prima; nell'altro invece l'intervento sieroterapico fu praticato molto tardivamente, quando cioè le sorti del soggetto erano già. seriamen te compromesse. Anche qualche altro autore avrebbe avuto buoni risultati usando il siero omologo tanto che una circolarE! del 13 febbraio 1930 del Ministero della Sanità della Prussia, raccomanda ai medici di usare questo metodo nei casi di encefalite post-vaccinate. PtOOIOLI.

Le schistosomia.n in Cirenaica. (Bollettino della Società Medicochirurgica P avia, fase. 3, 1930).

ZAVATrARI. -

L ' A., recatosi in Ci.t·enaica nell'estate del 1929, ha studiato In distribuzione dei molluschi d'acqua dolce nella Colonia, che ha percorso in tutta la sua. estensione, nllo scopo di far·e un raffr·onto fra i dati rualacologici e quelli clinici relativi alla distribuzione geografica delle forme ùi schistosomiasi. Lo studio è conedato di un elenco delle specie raccolte dma.nte le I"Ìcerche ma.lacologiche e di un grafico sulla distribuzione in Cirenaica del BullinUB Gontortus (Schistosomiasi vescicale) e del Planorbis NumidicU8 (Schistosomiasi intestinale). L'A., dopo le osservazioni raccolte, è pervenuto alle seguenti conclusioni: . . 1° La region_e di Derna costituisce il focolaio della Schistosomia,si vescicale, di cu.r fu~ono descntti dal 1916 al 1928 14 casi, poichè le ricerche rnalacologiche, pol'ntlve m detta zona per il B·t1llinoU8 Goruortus, colli mano con le risultanze dellf'l osservazioni cliniche.


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RI VISTA DELLA STAM P A Ml!:DJ'CA ITALIANA E STRA.Nll!:BA

2o Un caso, rimasto finora isolato di schistosomiasi vescicale, descritto nella regione di Bengasi, deve considerarsi impo1·tatovi, sia. per la sua unicità e, sia perohè in detta zona non si ritr·ovano i Bullinus. 30 Non esist-e in Cirenaica la schistosomiasi intestinale autoctona perohè lo Sch-i8toso1na Mamoni non può attecchirvi per condizioni intrinseche locali. PrccxoLI.

La /ebbre tijoide in Francia d"rante la gt~erra dal 1914 al 1918. (Revue d'Hygiène et de méd.ecine preventive, vol. LII, n. 11, 1930).

IIANNS. -

L'A. studia. l'andamento della febbre tifoide in Francia, durante la guerra mondiale dal 1914 al 1918. Considera, in una minuziosa. analisi, i fattori epidemiologici che influenzarono lo scoppio delle diverse poussées di febbre tifoide, i bene· fici dovuti alla. pronta adozione delle misure profilattiche d'indole generale, soffermandosi, in modo più particolare, s ull 'azione indiscutibilmente rapida e vantaggiosa. che s i ottenne con l'applicazione, su larga scala, della vaccinazione profila.ttrca.. La prima pous.">èe epidemica di febbre tifoide, quas i :esclusivamente dovuta a.l bacillo di Eberth, si iniziò nell'agosto del ' 14 con casi sporadic i, prevalentemente in Lorena, raggi unse il massimo nel gennaio del ' 15, poi, rapidamente, andò decrescendo fin quasi a scomparire nel giugno. Verso la metà del luglio successivo s'iniziò la. 2a poussét>, dovuta prevalontomonte a bacilli paratifici, ma anche questa ben presto si esaurì grazie alla pronta applicazione della vaccinazione mista. Finalmente nel luglio del ' 16 si ebbe la 3" poussée, verosimilmente dovuta alla cessata. azione della prima vaccinazione antieberthiana. L'A. riporta i dati della mortalità per le singole poussées, notando come la mortalità. stesxn fosse più elevat.tt quando prevalevano le forme ebertbiane. Nota. come la mnf:{gior parte degli studi i eseguiti durante la g uerra riguardi, le forme paratifoidee e di queste e.~nmina minutamente l'andamento, le complicanze, le localizzazioni secondarie, specie le polmonari, per le quELli hanno particolare tendenza. Chiude con un minuzioso studio s intomntologico comparativo tra forme tifoidee e pa.ratifoidee. PIAZZA.

Hooo e TAYLOR. -

La recuione di Kahn in l1Ulia, (Journal of tbe Roya.l Army Medicai Corps, vol. LV, n. 3, 1930).

Premessa la notevole importanza che la Kahn ha raggiunto negli. Stati Uniti d'America, ove è stata adottata. come reazione ufficiale, al posto della Wassermann, e dopo un rapido sguardo alla ricca messe di stndii e di os.-;ervazioni intorno n.d essa eseguiti, gli AA. riportano, in chiare tabelle comparative, i risultati da. loro ott.enuti in più di 4000 reazioni in India. In base alla esperienza, che hanno potuto acquistarne attraverso un numero così notevole di prove, essi ritengono che la. Ka.hn sia più semplice della Wasserma.nn e più adatta. alla. pratica. militare, non richiedendo che mezzi alla portata di qualsiasi labora,torio e non occorrendo l'impiego di animali, come cavie, conigli, montoni. Olt re alla ra.pidità. di esecuzione, per cui in un'ora e mezzo si possono fare ben 180 esami di sieri, la Kahn offre il grande vantaggio di un procedimento quantitativo molto semplice, della perfetta stabilitÀ. nAII'nntigeno, anche negli RhA.Izi rli t.empArA.tnra. riAII>L faciiA e rapida lettura dei risultati. Gli AA., dopo 1.w er· esposta la tecnica seguita, propongono una piccola modificazione per quanto riguarda l'aggiunta del s iero a gocce e si r·iservano di dare ulteriori dettagli per quanto riguarda la tecnica di esame del liquor, ancora. invero un po' complicata. PIAZZA.

Trattamento chirurgico della sciatica. (Zentrall.>lntt fiir Chirurgie, n . 46. l 930). P artendo dal concetto che la nevralgia è una affezione esclusiva delle vie sensi ti ve, e che nel nervo sciat.ico le singole vie nervose hanno un decorso proprio, piuttosto che intervenire s u tutto il nervo, l'A. consiglia, secondo il metodo Stoffe!, BAUM. -


RtVISTA DELLA STAMPA MED[OA ITALIANA E STRANIERA

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di intervenire solo sulle vie che sono ammalate. Il ri(l spesso si tratt.a d e ll'affezione del nervo sw·ale medio e laterale (bn1.nca cutnnea peronca e branca. accessoria. del safeno esteruo) esplicantesi con dolori al polpuccio ed >~i malleoli, oltre che con i comuni dolori alla coscia. Praticando un 'ampia exere.~i dei capi periferici dei detti nervi, si riesce quasi sempre a vincere definitivamente le forme più ribelli di sciatica. Conviene infatti ricorrere al metodo Stoffe! dopo che si sono esperiti tutti gli altri sistemi di cura. · Per assicurarsi della riuscita della cura, che è basata appunto sull'esclusione delle vie sensitive, il Deut.schilinder consiglia d'indap;are se, nel caso in oggetto, si tratta effettivamente òi una malo.t.tia delle vie sensitive del nervo.surale. E per stabilire ciò, si fa preventivamente un'iniezione di novocaina lungo il nex"VO suraJe, se i dolori cessano, sia pure per un breve periodo, si può con sufficiente sicurezza ammette1'6 che si tratta di un'affezione del nervo sw·ale e che l 'operazione di Stoffe! sarà utile. In seguito all'operazione, fatta secondo le indicazioni d ello Stoffe!, non si sono mai avute lesioni delle vie motrici, nè disturbi trofici al polpaccio ed aJ piede; residuarono solo zone di ipoestesia d ella grandezza del palmo della mano, alla parte esterna d ella gamba. D U BBIOSI.

HARTMA NN. -

Lesùme di uuer-ra e sarcoma. (Zentral blatt fiir Chirurgie, n. 46, 1930).

L'A. riferisce di un caso di sarcoma, sorto a distanza di 12 anni dal trauma, nella zona cicat.riziale di w1a ferita da scheggia. di granata, nella regione dell'antibraccio. La terita originaria, accompagnata da suppurazione durò circa 9 mesi, durante il quale tempo fu1·ouo eliminate per 5-6 volte delle scheg~e ossee. Il sarcoma s'iniziò con tuMo. la sintomatologia locale e genenlle di Wl processo infiammatorio. Solo l'esame ist.ologico su frammenti di tessuto pl'ofondo fece fare la diagnosi di sarcoma a piccole cellule rotonde. Riuscita vana la Rontgenterapia, si pra.ti.cò l'amputazione del braccio al 30 superiore. La. dipendenza tra la pregressa. lesione di guerra ed il sarcoma, non pnò es.<Jere int.erpreta.ta come una dipenden:~.a diretta; si può solo considerare che il sarcoma è sorto su un terreno che fu sede di infmmmazione CI'Onica, così come si osserva l'insorgenza di tm tumore su regioni che furono sede di infiammazione cronicn (stomaco, cistifellea, regione scrot.ale soggett.a. ad eczema cronico). DUBBIOSI.

La pi1'eloterwpia nella demenza precoce (Rassegna di studi psichiatrici, vol. XIX, fase. V, 1930).

D'ORMEA e B&ooor. -

Dato uno sguardo alla storia. della terapia febbrile nelle malattie mentali, e particolarmente nella demenza precoce, gli AA. rilevano la notevole discordanza di ristùtati ottenuti con la rn.alarioterapia negli schizofrenici: da quelli a.s.<Jolutamente negativi di Goria e Santoné, che ritengono il trattamento malarico controindicato nelle psicosi dissociative, a quelli oltremodo incoraggianti di .Levi-Bianchini e Nardi, che htuu1o avuto percentuali altissime di guarigioni (25 %) e di miglioramenti (54 %). Gli AA., che vanno applicando su larga scala la piretoterapia nei malati mentali, riferiscono i risultati ottenuti su set.tanta. dementi precoci, di cui sessanta trattati con la malarioterapia e dieci con inie:~.ioni endovenose di vaccino antipiogeno misto dell'I. S. M . Dei sessf\nta. dementi ma.larizzati (40 uomini, 20 donne, di età varia dai 16 ai 50 anni) in uno h unno nvuto remissione completa, in sei miglioramenti, di cui tre leggeri e tx·ansitori, esito nullo negli altt·i. La remissione e i miglioramenti si sono verificati in forme inizia.li della malattia. Gli AA. non hanno mai notato un aumento dell'eccitamento durante la terapia, come è stato osservato da altri, ed hanno anche essi rilevato una cert-a. lucidità mentale nel periodo di febbre. Nei dieci malati trattati con vaccino antipiogeno si è avuto un solo miglioramento, ma gli AA. n on azzardano apprezzamenti per l'esiguo numero dei casi.


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RIVISTA DELLA STAMl'A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Concludono affermando che nelle forme iniziali della demenza precoce sia da tentarsi la piretoterapia, che non appare dnnno!'a, e che inoltre potrebbe impedire un ulteriore probabile attecchimento d i tossici psicopatogeni sugli elementi nervosi. CAMPANA.

OR'l'H. -

Riduzione cruenta delle fratture senza, impiego di 'I'IUÙeria-l.e estraneo.

(«Der Chirurg. •, faso. XXIU, 1930).

TI trattamento ideale delle fratture secondo l 'A. con.qiste nell'intervento ope· rativo per fissare i frammenti in giusta posizione, senza però, l'impiego dei vari materiali estranei a scopo contentivo usa.ti da a ltl'i AA. (filo di argento, placche di lane, ecc.). L'indicazione per seguire questo procedimento non si trova solo nei casi di fratture recenti e quando la conformazione dei frammenti, natura !mente come ingranati tra di loro, procura una permanente buona posizione dei frammenti. Tutti i casi, nei quali fu praticato il metodo dell'A., erano presso a poco della. stessn entità di consimili ca-si per i quali altri AA. avrebbero impiegato del materiale estraneo per fissare i frammenti . Furono l?erciò senz'altro esclusi dalla statistica tutti i casi che per le loro condizioni specudi sarebbero guariti senza trattamento alcuno. L'A. dà notizia particolareggiata di soli 9 casi della sua abbondante statistica del lavoro di 7 amni, 4 casi di frattura dell'omero, w1 intervento per lt<ssazione congenita dell'anca, 2 fratture del femore, 2 h·atture della rotula. Nella statistica generale, su 180 casi, si ebbero 5 casi di infezioni leggere ed un decesso per polmonite. TI segreto della riuscita del metoùo sta, secondo l'A., anzitutto nella. più stretta asepsi per evitare le infezioni; allo stesso scopo contribuisce anche la precocità dell'intervento e la condizione dei tessuti non contusi o maltrattati da ripetute manovre d i riduzione. La minaccia del pericolo dell'infezione nelle fratture esposte, od anche in quelle ricoperte da parti molli fo1temente contuse, deve consiglia•·e all'intervento operativo o meno, secondo l'esperienza personale. É anche importante nell'operazione: 10 Evit.are che il taglio cutaneo venga a coincidere con la sede della frattura, facendo ta.gli e lembi, ben inteso quando si è ben sicuri dell'integrità della cute, per non andare incontro a necrosi totale e parziale della cute; 20 Prima di ricomporre i frammenti, cruentarli e liberare il canale midollare da te..'!Suti infiammatori allontanando, accuratamente dai frammenti i te..'lSuti cicatriziali per potere eseguire esattamente lo incuneamento dei frammenti o per lo meno la. loro giusta posizione. In qualche caso per mantenere la giusta posizione di framment i (qualora questa sia impedita dalla posizione dei mnscoli)conviene spostare l'inserzione muscolare, trapiantandola. e fi.c;sandola con S\ltura ÌJl altro posto. In qualche caso di strappamento del pet·iostio conviene incidere tm lembo di quest,o più in alto della sede della frattura ed apporlo sul focolaio della lesione; 30 Praticare l'emostasi; 4o Eliminare il più che possibile tutti i recessi e gli spazi vuoti ove si potrebbe raccogliere il sangue ; 5o Dopo l'operazione lasciat·e l 'arto in posizione di l'iposo applicando una. fasciatura gessata. I risultati ottenuti senza l'impiego di materiale estraneo di fissazione furono ritrovati ottimi. DUBBIOSI.

VoHNOUT. -

Cura delle lesioni dei m.enischi. (" Zentralblattfiir Chirurgie», n. 47,

1930). Premessa la frequenza delle lesioni dei menischi dell'articolazione del ginocchio, frequen1.a che nei tempi odierni è atunentat.a a. causa della. diffusione degli esercizi sportivi, l'A. fa. notare l'import.anza di questa lesione e della sua cura. In tutt-e le statLostiche s i nota la maggiore frequenza di lesione del menisco mediale (e più precisamente della sua. parte anteriore ), in confronto a.Ua lesione del menisco laterale.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIEBA

Circa la cura, l'A. segue od il trattamento conservativo, specie nei casi a{:uti (che cioè s i presentano per la prima volta) consistente ne lla fissazione deli'articolazione del ginocchio con apparecchio a.midato o gessato, e con consecutivo mas.-saggio per impedire l'atrofia muscolare, od il trattamento operutivo. Questo trattamento radicale è da alcuni AA. seguito in ogni caso di lesiOJt~ ùcl menisco (anche in quelli acuti), e non soltanto - come da altri AA. si pratica. nei casi di lesioni recidivanti. La cura. operativa può consistere, secondo l'entità delle lesioni: o nella semplice sutura del menisco (che s i pratica solo nelle piccole lesioni del menisco); o nell'Mportazione parziale di quel segmento di menisco che è leso; e nell'asportazione t.otale del menisco. L'asportazione parziale ha lo scopo di evitare la conseguente a rtrite, che si può verificare dopo larghi interventi operativi. Anche sperimentalmente s i è dimostrato che nell'asportazione parziale, daUe parti restanti del menisco si rigenera una striscia di tes.<Suto collageno in sostituzione del primitivo menisco. Que.«ta rigenerazione viene. quas i abolita quando si &."!porta il menisco completamei\te, e la mancanza del menisoo e della striscia di tessuto neo formata influisce sulle condizioni statiche dell'articolazione, producendo un'artrite deformante. Da altd AA. si pratica. senz'altro l'asportazione completa del menisco, poichè s i r·i t iene che dopo l'asportazione parziale, nella maggior part~ dei casi si è cost.retti in Recando tempo, per avere un risultato durat.uro, ad asportare ulteriormente le restanti porzioni del menisco, e d'altra parte non s i ha per questo a verificare l'insorgenza dell'artrite deformante. L'A. riporta i dati statist,ici di 24 casi di le.'iioni dei menischi (22 les ioni del

menisco interno e 2 del menisco e.'lterno) curati, sia con la sutura del menisco (un solo ca..'lo di lesione leggera), sia con l'asportazione parziale (13 casi) - metodo oggi preferito - sia. con l'asportazione totale (4 casi ): in 6 casi si sP.guì la cur11 con-

:::ervativa. Il 1·is ultato in tutt.i i casi fu soddisfacente.

DUBBIOSI.

UssEGLIO. -

Pneumonite e diabete. (Minerva Medica, n. 46, 1930).

L'A. riferisce su di un caso in cui nel corso d,.i una pneumonite crupale, decorrente fino in VII giornata in modo normale, si ebbe in VIII giornata ed improvvisamen·t e un dolore intenso in corrispondenza della regione periombellicale, mentre le condizioni generali peggiorarono notevolmente, la diuresi dai 500 sali ai 3000 co. e nelle urine comparve zucchero in notevole quantità. La sintomatologia durò intensa per due soli giorni, dopo di ohe declinò rapidamente per dileguarsi del tutto dopo sei giorni dal suo inizio quando il focolaio pneumococcico si era. già risolto da due giorni per crisi. Notevole il fatt.o che, esclusi per rm giorno dalla dieta gli idrati di carbonio, comparve acetonuria. L'anamnesi approfondita con ogni cura. poté escludere CJ.U&lsiasi compromissione familiare verso il diabete, nè alcuna stimmate si potè nntroociare in tal senso, con severe ricerche, eseguite a guarigione avvenuta, e nei limiti di tolleranza degli idrati eli carbonio e nel comportamento della. curva della glicemia sotto l'influenza del sovraccarico di zucohero. L'A., eeclusa la possibilità di una forma. di diabete preesistente all'infezione diplococcica, sia pure ancora allo stato di latenza, o la possibilità. di una forma di diabete cosidetto renale, segnala l'importanza del caso: a) perchè dimostra la possibilità dell'insorgenza di una pancreatite acuta nel decorso della pneumonite crupale. b) perchè dimostra che la p~mcreatite insorta in ~ueste. circostanza può essere seguita immediatamente dat segni più classici del diabete zuccherino vero, sete intensa e forte poliuria nonostante la temperatura elevata, forte iperglicemia; e) perchè dimostra che tale forma di diabete può fino da principio presen~rsi come grave, se basta un solo giorno di esclusione degli idrati di ca.rbonto dalla d•eta perohè compaia l'acetonuria. . d) perohè dimostra come una forma di diabete secondaria a una pancreatJt@ acuta può guarire rapidamente e completamente, fatt.o che deve essere molto ~ro a giudicare dalla letteratura medica, vecchia e recente, in cui casi simili sono ncordati sempre oome eccezionali. MA.UGERI 6 -

Giornale di ·m edicina militare.


366

RIVISTA DELLA STAMPA MEDI OA ITALIANA E STRANIERA

Un caso di mior,ardite clijterica acute~. studir.da pe-r mezzo dell'elettrocardiografo portatile. (British Medicai Jouma.l, 7 giugno 1930).

HALL.

Merim di e..c;.<:~ere segnalato questo c:o.so nel11nnle l'uso J'ipetnto dell'elettrocardio-

gr·11fo portatile permise fin dtdl'inizio di porre la diagnosi sicurtt. di miocardite acuta, <·h im·ì >:mccessivamente le progressive alterazioni in rapporto all'aggravarsi della

malattia., dando infine la documentazione strumentale del miglioramento e guarigione del paziente. Si tratta di una ragazza visitata a consulto dell'A.: una forma difterica in atto da circa IO giorni. Oltre ai sintomi più noti, presentava vomito particolarmente insistente e dolore precordia.le. Per quello che riguarda l'apparato circolatorio, sola. cosa obiettivabile una ipotensione marcata (68.40 mm. mercurio). Cuore nei limiti, nessun rumore anormale, non aritmie. Un tracciato preso coll'elettrocardiografo portatile Cambrigde dette la. prova dell'affezione rmocardica, per il basso voltaggio dei complessi auricolare e ventricolare, Q. R. S. erano piccoli e irregolari, T superficiale e invertita in }a e 2a D. non indentificabile in D . 3 P. piccola, ma. evidente in tutte le derivazioni P. R. in limiti normali. Un successivo tracciato ese~ito quando la sintoma.tologia obiettiva era. evidente, cuore dilatato, ritmo di galoppo, ipotensione sempre accentuata., fece rilevare una miocardite sinistra di grado notevole, sì da. aversi evidente preponderanza ventricolare destra. Da. questo stato di gravità notevole la paziente si rialzò gradatamente e altri tracciat.i dimostrarono insieme al sollevamento del voltaggio la regolarizzazione dei complessi ventricolari nelle tre derivazioni, finchè la paziente fu potuto inviare in convalescenza. Un altro articolo dello stesso ~ British Med. J. •, 18 gennaio 1930 accenna alla. diffusione che hanno assunto in Inghilterra gli elettrocardiogra.fi portatili di cui sono menzionati il tipo Victor, fondato sul principio della valvola termoionica, con cui sono amplificate le correnti cardiache e quindi registrate, e il tipo Cambrigde, che è essenzialmente un galvanometro a corde, stù tipo di quelli comunemente in uso. BERTOLUCOI

Il tipo morfologico di resi.stenza alla tubercolosi polmonare. (Presse Médicale, n . 77, 1930).

J .a.QUEUN. -

Esiste un tipo morfologico di resistenza alla tubercolosi polmona.re da contrapporre a quello, classico, del predisposto, iperevoluto, longilineo, microspla.ncnico, ipertireo-1pofìMrio, identificato, nelle sue grandi linee, sin dai tempi di Ippocra.te e di Areteo e così bene analizzato dai morfologisti moderni, specialmente dalla Scuola italiana f !}opinione di quasi tutti i tisiologi, che harmo l'inlmzia.to a. ricavare dallo studio del terreno costituzionale una qualche sicura indicazione prognostica. è, al riguardo, negativa. Non ai trovano, forse, tra i tubercolosi, rappresentati, ù1 eguale misura, tutti i tipi e sottotipi della. costituzione umana.: grandi e piccini, magri e grassi, sottili e rotondi « respiratori • e • digestivi » ? Pure l'A. crede di poter rispondere affermativamente, e in base alle risultanze delle osservazioni che, sin dal 1925, ha fatto nella Clinica. medica. St. Antoine, indica ed inquadra, (in questo articolo che per la ricchezza di idee e di argomenti e per la varietà ed importanza dei problemi posti, merita. di essere letto nell'originale), i caratteri morfologici principali di questo tipo di resistenza alla T. b. c. polmonare, quali egli ha pot uto desumere dall'esame di individui affetti da forme torpide, fibrose o fibro-ca.seose, non invadenti, spesso ignorate o dissimulate sotto la maschera di asma, di enfisema, di bronchiti croniche, di tubercolosi a.pirettici, con espettorazione non, o scarsamente, bacillifera, nei quali i risvegli evolutivi sono discreti, lungamente distanziati, facilmente curabili. Due elementi fondamentali costituiscono la e:;;senza. di questo tipo di • resi · stanza», che va ricercato nei diatesici, gli emicranici, gli ec:wmatosi, gli a.ngionevrotici: le distrofie e deformazioni osteo-d-entarie e la de/icenza globale del te8sldo elastico, intorno a cui si aggruppano, in molteplici varietà di aspetti e di entità, secondarie caratteristiche riflettenti l'aspetto generale, le anomalie di sviluppo, le stigmate degenerative, le ipertrofie diffuse del tes.-.uto linfoide.


367 Le deformazioni ossee (massiccio craniano molto sviluppato in confronto alla sezione media della faccia, fronte olimpica o nati forme, palato ogiva.le, incurvamento degli arti inferiori ecc.) e le distrofie, gengiva-dentarie, (irregolarità. d'impianto, accavallamento dei denti, presenza. del tubercolo di Ca.rabelli, gengiviti espulsive. piorrea alveolare) banno per comune carattere quello di rappresentare, nell'aduJt.o, la pex'Sistenza di stigmate di rachitismo infantile o richiamano le disarmonie c le deformazioni di una eredo-sifìlide di 2a e 3• generazione. Ed infatti queste alterazioni dismorfogenetiche ripetono, come le altre, la loro origine e la. loro natura da fattori e.r editarii di due ordini: l'eredo-sifilide e l'eredo-artritismo, senza che sia sempre possibile segnare una linea di demarcazione tra queste due tare. Una menzione speciale merita la conformazione del torace, che è corto, globoso, molto sviluppato nel diametro antero-posteriore, a volte carenato, con depressione laterale delle coste, le cui cartilagini sono precocemente ossificate; conformazione che, insieme al basso valore dell'indice respiratorio, contrasta con lo sviluppo in larghezza ed in altezza dell'addome e permette di stabilire una decisa preponde· ranza u digestiva • su quella • respiratoria». La. deficienza globale del tessuto elastico, o tendenza elastopatica., si manifesta con la presenza di ptosi viscerali, con la produzione di ernie, con la distensione atonica dei visceri cavi, e delle pareti vascolari (varici, emorroidi, ipotensione, ecc.) e con la distensione atrofica dell'organo elastico per eccellenza, il polmone, che conduce all'enfisema. Le stigmate degenerative completano questo multifonne quadro morfologico con la criptorchidia, il labbro leporino, la lussazione congenita dell'anca, le tibie a lama di sciabola, il piede J.>iatto, e danno nuova luce alle antiche osservazioni sulla benignità. della T. b. c. nex tarati e nei degenerati, e sulla rarità di localizzazioni tubercolari negli organi congenitalmente malformati. Ma con quale meccanismo agiscono questi due fattori ereditari di sifilide e di artritismo nel determinare un terreno costituzionale di resistenza alla T. b. c.? La risposta pennane, per lo stesso A., difficile. Si può pensare sia a disquilibri endocrini pluriglandolari: ipo-distiroidie, ipofunzione ipofì.sa.ria, diafunzioni genitale o surrenale, disfunzione epatica; sia alla stessa diatesi di elastopatia sclerosa.nte e precipitante che realizza, in modo prematuro,la involuzione senile normale (è nota l'attenuazione e la relativa benignità. della T . b. o. nei vecchi); sia al debole sviluppo « respiratorio • coesistente con una predominanza digestiva e causa - per il fatto di un torace corto, di una respirazione nasale difficile e di un ridotto giuoco diaframmatico - di una diminuzione della funzionalità polmonare, per cui è limitata e la disseminazione locale dei germi e lo stiramento delle lesioru esistenti. La. im~rtanza pratica di queste nozioni è considerevole ai fini della. prognosi e dell'indinzzo terapeutico; però non va. esagerata poichè non si può prescindere da una pregiudiziale di ben più vasta portata: e cioè, che la resistenza dell'organismo opposta. al risveglio e alla. diffusione della tubercolosi polmonare, no.n è fissa nè sempre uguale, ma. risente di numerosi elementi, circostanze e condizioni, temporanee od occasionati, che modificano profondamente il terreno, diminuendone o, più spesso, esagerandone la rioettività. TREPICOIONI

Oomro gli eccuai dell'educçzione fìBica (Lancet, 29 marzo 1930). L 'A. mette in guardia contro i danni di un eccessivo entusia$mo per gli sports, per i giochi sportivi e per l'atletismo tra gli scolari. Quest.i danni sono tanto più deprecabili, in quanto colpiscono, di preferenza, i·giovani più vigorosi, che sono gli es ponenti della razza. Specialmente gravi si dimostrano durante gli stati febbrili, di cui questi soggetti, giovani e robusti, sdegnano di tener conto, considerandoli come di poco momento. Per solito, si tratta di lievi attacchi influenzali, ovvero del periodo di malattie acute varie. In tali condizioni l'organismo risente molto le conseguenze degli strapazzi fisici; ad esempio, possono prodursi danni irreparabili n e1la fibra cardiaca.. Le visite mediche, esegui~ a Junghi periodi, non busta.no t\d impedire questi danni, poichè, ha da fare q"on forme morbose episodiche. Giova adunque mettere in guardia i giovani e le loro famiglie .

LEMPRIERE. -

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CONFERENZE SCIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRAT'FATI (Dai proceul verbali pervenuti alla Dirnio ne generale di aanlti militare dal 10 al 81 maulo 1981)

ANCONA. -

Maggiore medico LuiGI CELLINI: Di8odontia8i dd, 3° molare, sue

romplicanze e cure. BARI. - T enente colonnello medico Rocco LovaOLIO: Le neurotachicardie e l'esame funzionale del mwre. Dopo aver dato la definizione della neurotachicardia, l'O. accenna a ll'azione del simpatico e del vago sul cuore. Parla della etiopatogenesi e d escrive le forme costituzionali (simpaticotonici, abito di Stiller, ecc.), quelle riflesse (psiche, fatti intestinali, colici1stite, neurastenia, ecc.) ed illustra le cause endogene ed esogene (caffè, tahacco, ecc.). S i tTattiene in seguito sulle moderne vedute a riguardo dell'esame ftmzionale del cuore, da basarsi specialmente sull'ortodiagra.mma., stilla pressione, sul pol"' ed altre volte sull'elettrocardiogra.mma ed espone infine il trat.tamento, in periodo di os.'!erva,zione, di questi cosidetti « cardiaci ftmzionali » facendo voti che sorgano n ell'esercito dei centri cardiologici, al pari di quelli diagnostici per l 'apparato re8piratorio. CAGLIARI. - l o Capitano medico ALFREDO P ACILLI: Principali ricerche diagnostiche nelle m alattie infettive. CASERTA. - Sottotenente medico ScTPIONE LAURO: Diagnosi e cura della difterite. MESSINA. - Capitano medico Gumo MAsTROGIACOMO: Valutazione della distanza di sparo nei colpi a mitraglia. L 'O. illustra un caso medico-legale d i un cacciatore ucciso da una sentinella. con tm colpo di fuciltl u. mitraglia aUa d istanza di otto metri. La utJCroS(:opia, fece rilevare trattarsi di alcune ferite da striscio alla guancia destra e di alt.re 4 piccole, rotondeggia.nti a lla regione sopracla.vicolare destra, tutte provenienti da frammenti interni di mitmglia repertati, che erano penetrati in cavit.A toracica, causando la morte quasi istantanea. per lesione laringo-tracheale e perforazione del lobo superiore polmonare sinistro, con emorragia. interna. Fra le altre lesioni, fu anche riRcontrata una ferita alla coscia destra da frammento interno di mitraglia, con t ra. mite di direzione uguale a quello delle ferite a l collo, senza alcuna. espansione d i sangue in basso. L'O. ammette che tutte le predette lesioni riscontrate sul cnùa.vere dovettero riferirsi ad unico colpo a mitraglia. P ertanto, stabilite con ampiezza massima di «rosa » la dist.anza intercorrent-e fra gruppo di lesioni al collo e ferita alla coscia (cm. 81), l'O. ha confermato il p rincipio delle esperienze del prof. Ca.zza.niga, per le quali l'ampiezza di rosa. delle lesioni rappresenta. in linea di massima, la. decim.a parte della distanza di sparo, (distanza di m. 8 che nel fattispecie venne confermat.a dalla sentinella). E però l'O. conclude che il p rincipio di tale proporzionalità regge anche per distanze doppie di quelle s perimentate (es.<>endosi il Cazzaniga fermato a q uella m assima di 4 metri), sempre quando s i a.hbia la possib ilità, e tutte le circostanze lo dimostrano, di r iscontrare sul cadavere l'ampiezza. massima d i rosa delle lesioni. PALF..RMO. - Maggiore medico NATALE PLAIA: TubercoZ.osi laringea. PERUOIA.- Sottotenent.e medico VINCENZO LJCITRA: Etiologia dei tumori in gen"ale. - Sottotenente meclico FRANCEsco MoRGA."!Tt: Ascessi del fegato. RoMA. - T enente colonnello medico ARTURO MoNACO: Comm~o ai nuovi elen-

chi delle innperfezioni ed infermità.

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ROMA,

1931-IX - ISTITUTO

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V [I[ - A. CASARtNr. - La medicina militare nell' antica Roma. - Un volume eli paginr' :?'l con ;) figuro .......... . . .. .... . .. . .... lX - A CASAHlNJ. - La celebrazione dei medici caduti in guerra.- Un volume di po.:.:ino n2 con lG ligut·n .. . ................... . X - N H.ontl'IÒ. - La proiìlassi delle malattie infetti ve dominanti nelle nostre colonie africane. - lJn v01ume di p ·tg:ine 44 . . . . . . . . . XI - A. CM;.mrNr. - La scelta dei piloti per la na vigazione aerea. - Un volume d i pagine :?:t~ con !:17 figuro. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . XII - G. CArpgr.r.T. - La chi:nica mi litare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - l ·n volume di P'!,(ine 36. xrrr - s. SALI~ARL - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esìti. - Un vnlume eli p1!!ine 2:) l. ...... ...... .. .... . ... . XlV - l". CAC·crA e S. R10cr. - Le occlusioni intestinali (e:>cluse le ernie strozzate). - l "n vol11rne di p ·t!.!ine 3-.;. .. . ............ . ... XV - C. Gnrxn:-<1: - Gaogra~a medica ed igien'J dei nostri possedimenti coloniali. - l~ n v .•lume di p11~inc ~:n con 3 cane geografiche X \' 1 - S. SAt.INM{t. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un voi lune eli pngine 2.t0 .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . X \'Il - A. CASARI~ l. - Per le nozze di diamante del "Giornale di medicina militare,. - lin volume di pagine 00 con 9 figur·e.... XVIII - 13. PAt.\ltlmr. - L'ospedale militare di Napo! i e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume eli p!t!!;ÌOe 72. XIX - G. ?llEmto. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - l:n v olume di p•1gina 50 .............. . ............... XX - A. CASARTNt. - La medicina militare ne:la leggenda e nella storia. - Un volume d i pagine 750 con 155 fi~1tre . . ........... . . _ X XI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paraWìche nell'Esercito. - Studi e ricerche (!927-1929). - l ln volnme <.li p·tgine 126... . .. . .... XXIT- C. PrccoLt.- Lesioni del midollo spinale per traumatismi in guerra. - Un vo lumo di p og. !)~l cnn Hl ligure. ............ . . .. ... XXIII - A. f'Al"ART:-<r.- Protìli di chirurghi militari italiani. - Un v olume d i pagine 80 con :! ~ lì~ur(\... ................ .... .... ... XXIV- A. CASAFUNI. - I pioni~ri italiani della Croce R ossa - Un volum e di JOO png. con 2S fi·rltr<' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . XXV - U . CA.'>SNIS - n servizio militare e l'indirizzo costituzionalistico in biologia e patologia. - Un volume <li 76 pa.gine . -. . . . . . . . . . . . . . .

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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINT. - La guer~a di ogni ~iorno. Note pratic he di fisiopa r.olo!.l'i a .e di igiene per :e forze o.rmttte. Un volume rl i p agine 3fi0 con 106 fìgnre - Roma. 1!):3) .... . ....... . . ... . .... . . . . .. . . . ... . . ...... . L. 20 A. CASARI.NI. - Polonia e I hlia - Un fascir0 lo di 2() pngine con 4 figure. 3A. CMlAlUNT. - La « Signora dalla lampada • (Fiorenza N iyllt·i ngale) - Un volume eli pag. :16 con ln (ì~uro ................ . .. ... ..•...... 7A. CASAlHNL- Un e!lidemiologista militare itlliano della scuola di Boerhaave. Un volttme di p,tg. ;a c.•)!l IS fk•u·<• ........................... .. )) ?A CASAR!Nr. - La f \tica nella vita militare. :\Iomoria premiata. n.! concorso Ribori, l !lO.'i. LJn vo lume di p ag ine :tlO con u5 fìgme. - Roma, 1908 12 A. CASARlNI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. :\femoria pre· miatn. nl concorso H.ihnri, l !JO(). - Un vnlume di pagine 402 con tavole gra fich e e !;t·t ti~· iche - Rmntt, l~): IR .• •..• . . . . •• .•.•. • ..•• • 18 I Congresso interna~ionale di medicina e farmacia nlilitare. (f3 ru 'e!l.~s. l 92 1). ~elazioni tr ffìcinli del Corpo sanitnrio militare i1nl iano ......... . • 6II Congresso internazionale di medicinll e farmacia militare. (Roma. 19:!3) Att i del Congre.<;so. vol. I. - H.ul•zioni u:Jìci li. - Un volume di p'~gine 416 con tre tttvole . . . ............... .. ................. . 35 n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 192:!) . At.t i del Cong res::<o, vol. II. - Ltwori del Congresso e comunic.tzioni. - Un volume di p ·tgino 6fl0 con 33 tavol~'> e l!J incis ioni .. • 60 III Conl>'"6sso internazionale di medicina e farmacia militare. (P,trigi, 1!!2.>}. L nvori del Congres><o e comunicazioni. - Un volume di p:tgine 88. • 7I V Congresso internazionab di medicina e farmacia militare. (V'nr'!invja, I !ID) - 'l'n v o lume di· pn.!!ino 116 con 4 fìl!'t lf'O ................ .. • 8V Congresso in ternazionale di medicina e farmacia militare. - (Londm, 192!1} Un voltnne .di p,n.gino· 124 ron l!l figuro .. . . ... .... .... . . • 8-

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZìONE ED AMMINISTRAZIONE : ROMA - Ministero della Guerra, Via XX Settembre - ROitlA CO~DIZIO~I DI ABB~~UIE~TO. L. n Giorno~ tl! m<llicina militar.e si p ubbllca U primo gloroo dJ olo.scun meeo , In l'Molo olo d i qnntlro fogli di atampn alrucno. 2. L'nbbonnmonto ò nnnuo e decorre dal 1• gennolo. a. Il prez7.0 dell'nhbonamento è: . Per l'Italll\ e Colonie ...... . . . . L. 82 Per l'ENtero........ ....... . . .... .... ...... .......... . . ........ .. •44 -

Uo tnsclcolo separato costa. .. ... . . .

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In ltnll~. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • all'Estero...... ....... . ........ .. .. •

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n eopplemento contenente l Ruoli di

In Italia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 16 _ andanitd del corpo sanitario m iliutre , costa : all Es!Rro. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 18 4.. Per gli ufficiali mc<llcl e cb hnlc l fnrmnclatl del R. esercito (In serv1r.lo attivo, In pnelzloae au•lllarla, ùJ complemento, delln r lsorva od n rlpo~o) U pr!'zzo dell'abbonamento è r idotto a L. :U antlci()aU el) Il prezzo dAl snppl<'mento ò ridotto a Lire 8 pE:>r l soll abbonati. - Non BI traanoettono rloev-ute.!)(lr gll abbona menU porsonaU. ~. Non si aocettnno Nl<'lnm1 trAAOOr~l trent-a glorn1 d~ll~.> spe<llr.lon o del Giornale che BI ~l· fettoa r~olnrmente al primo di ogni meso. 'f'rasccrso 'tale termine, 1 fasclcoll richiesti vengono s pediti, se dispouiblll, solo a pogameuto. G. T signori abbonoti militari In e.trettl'<'ltll d i servlzlo pngheranno l'Importo dell'abbonamento ~ per mezso del rispettivi como.nl)l d1 corpo o direzioni. - --...... ? . Por Isoli ufficlnU medie! (d<'ll'Et~Crclto o ttello. Mndnn), ln qtiallllì<!Uc J)68idonP 91 tro"no ~ e.mmll!f!I.O un ABBONAMENTO CUMULATIVO nl Glornaù di medicin4 militare ed .rutU .Annoli di mtdicl11<1 na~>aù e colon.iale al prezzo di L. 45 annue. 8 . Alllbrnl Rl fn lo SC"onto Ilei 10 per cento, mn. eolt.not<> per &11 abbonamenti dolio persone l' degli ooltt non m111tarL NORMJ~ PF..R LE PUBBLICAZIONI. 1:. l lavori orllrlnn.ll. lo ne,! e, lo rivisto <latttlo!l'rnro.tl o scritti a mono - devono <'<lCU· rore nn Rolo Jato del fo~llo, c!lSCre nel t.osto definitivo m Mrvlur, ed occnrotamento oorr11tti e ri veduti da:;Il A otorl. 81 fl\ speciale rnccomnndazlono che QUt>lU srrlttl a mano l!! ano ba n legg!blll, per modo di evitare ocrol dubbio dllnterpret.a?.l<>ne. In <'/\80 contrarlo, In. Direzione el vedrei> bo eofltretta a 80· ependerne la pnbbUoozlone. T ll\vorl l>re'l"l Ranmno preferiti. Le opinioni mantrCf'tate da~rll Autori non lmi>ORllano la r esponsabilità do! periodico. 1C <ietnt n l a riproduzione del IM•orl originali. 2. Per dlspoRlzlone del Ooosl~rUo on?.lonnle dello ricerche, l'Autore deve uni~ al lavoro un hrore autorln.~«Unto (non plb d1 l O righe). 3. Salvo casi ecoozlonnUsslmJ, la correzione dello b07.7.e sarà fatta dalla. rcd~lone anr.lcbll li agli Autorl, por non v:lncolare Il lavoro tlpoqrnftco sgll lnevitabllt ritardi posta.ll.' Le eorrozlonl Blraordlnarlo fatte dagll Autori sarnnno loro· addebitate. • -4!. Le speso per le tavole lltogrnOcbe, fotog,-aftcbe, ecc., cbo nooompngnnssero te memorlo lODO a on.rico rlegll Autori. Le fig•rro da riprodurre devono el!38re nitido, eon lottero l' dldture a C&ratterl grnndJ e ta11 cbo r oatlno ben leggibili dopo evootuall riduzioni. Le blbllogTafto lunjrhC si pubiJIIC&no solo negli ~!!'tratti. 6. GU eort.rattl gono dlllue trpl: - Tipo .A) senza ooport.tna. e oolla lmpa~natura e numet"a· zlooo del tascloolo. - 11po B) con copertina stampata, frontespizio, III'paginatura e numerazlono speciale. 8. Agli Autori Raranno conceS!'I ll'ratnltamente 25 estr~tttl tipo .A.- La rloblèsta d1 estratti In plb e ouclla dJ estratti Upo R saranno n carico degli A-uteri stessi. 1. Il prez1.o degli estratti, per gli .!uteri dello m emorie che li rlobled ano, è regolato <lalla SO!tuento tarllta :

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(3108937) -ROMA, 1931-JX - ISTITUTO

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Anno LXXIX. Fase. VII-Vill LUGLIO-AGOSTO - ANNO IX

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

PubbllCGZione mensile


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GE NERALE D I SANIT À MILITARE)

Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFONI : 43-283 R. T. - 20-21 R. M.

SOMMARIO NEL NOITRO GIORNALE MI!MORII ORIGIIIALI: hlllarl- - Inflnl'nz& del trat!am(lnto con succl.li embrionari su llo l~sloni tubercolari svorimontnll. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . MertRI. - Il COrtlOm& . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ~. - Simulaozionl r is pct to all'altezza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Pt iJecrlnl. -

RIYitTA IIIITETIOA : Por la. storia della HOOlè lotiC'a - La semclotim tls loo presso gli antichi . . .

Pog. 411

IlOTE DI IQIEIIIE PRATIOA : Anet~lnl . L'lnlluenro epidcmJca fm lo t ruppo . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pog. 416

RIYIITA DIELLA ITAMPA MEDICA ITALIAIIA E ITRAIIII!RA•. . . . . •• OOIIFIRENII IOIIENTIFIOHE naLI OIHDALI MILITARI• • . . . . IOTIZII • • • . • • . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . .

Pag. 419 • 4.27

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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINI STERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE D I

S ANITÀ

MlLI'l'ARJ!l

I - F. TESTI. - Storia retrospettiva dell'IgieDe nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112 .•..... •••• .•. .••. • • • • • .•.• . , .• II - Bioerobe biologiche degli Uffici psioo-ftsiolofici di aviazione militare. - Un volume di pagine 236 con 46 figure e 2 tavole . . •... . III - E . SANTORO. - Ferite addominali di guerra - Pr efazione del professore N . GIANNE'r.l'ASIO. - U n volume di pagg. 400 con 38 fig. I V - A. LusTio-A. Busmco. - • I gu di guerra • - Impiego ed eletti - Provvedimenti e cura - Uri v olume di pagine 104 con 3 t avole micrografiche a colori .•.. . • .. .. .• . . .•.. . •• . .• . .•. V - A. Lu sTio. - Brevi oemrl storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un volume di pagine 32 con 21 figure ......... .. .. . .. ...... . .. VI - F. CACCIA . - Trattamento e sgombero dai fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. DALLA Vedova. - Un v olume di pagine 108 ... • . . ... . ..•...... . . . •.... , . .•• . .... VU - S. SALlNAlU. - Insegnamenti dell'ultima guerra ..sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Prefazione del prof. R. AL:ESSANDBT. - Un volume di pagine 190 ... .. .. .

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( StQm J• paq(na tùlla ooptrHna)


NEL NOSTRO [n seguito aù ordine ministedale il 'l'enente colonneilo medico A.J.·t.uro CStsariui, Direttore responsabile del « ~iOt'IUJ,lc di ?M<lici?UL miUUwe », è collocato in aspettativa per 6duzione di quadri. A~sumo la Direzione del Giornale, nominando redattore capo il Tenente colonnello medico Virginio De Bernardinis. Il 'l'enente colonnello medico Oas~trini lascia il suo posto, tenu to con ~;ommo onore, dopo a.ver dato al nostro Giornale per 25 anni

una operosit<\ fervida ed entusiasti<:a., dedicao<lovi le infinite risorse del suo vivido intelletto, la s ua vasta e multiforme cultura, la rara ,·eJ'satilità del suo ingegno, Chiamato a collabor~we nella reda.zione dol Giornale tin dal :) giugno 1007, ne ebbe la Direzione effett.i va nel maggio 1921 succedendo al Generale medico prof. Trombetta ; ma egli fu sempre l 'anima del periodico, promovendone la continua ascesa, secondo un 1netodico prograiDilU1,. di elevazione, che si attuava con la migliore uniformità d 'indiriz7..o, c)a, lui realizzata armonicamente nella fattiva collaborazione <lata ai suoi predecessori, fino a quando, nel 1915 e per il tempo clelia grande cMnpa-gna., ancora pt1.ma della nomina a redattore capo. avvenuta nel 1!:1171 tenne da solo la reda2ione, che si era trasferita in zona di guer·ra . Per .sue ini~iative, in quelle critiche contingenze. uon solo il Giornale continuò acl uscire regolarmente e puntu almente, 1111.1 si dovet te anmenta.re seMiiJilmeute il nmnero delle sue pagine per la. prezi<>sa colhtbora.zione dei professori universitari, accorsi snl teatr·o della guerra, i quali vollero serbare al nostro Giornale l'onore eli accogliere la loro produzione ·scientifica. Scrittore forbito e geniale, H IJ.'enente colonnello medico Casariui ~~ ~~ a nche prodotto lavori poderosi e pregevolissimi, cbe tornano a decoro òel Corpo Sanitario. Non sarebbe . possibile accennare a t utta. la sua produzione scientifica di più che t r enta, pubblicazioni, di cui quat t ro ottennero il premio Riberi, altre quattro i primi pt·elni in concorsi banditi -s u temi militari dal Ministero della Guerra e una il premio della fondazione F errero di Cavallerleone. Tuttavia non si può fare a meno d i ricor<larne qualctma fra le più n otevoli. La fatica nella. vita militare (Roma, Bertero, 1908), come fn rilevato dall'Ispettorato di Saniti'L militare n ella relazione per il confet·imento del premio Riberi, è uno studio analitico assai minuto e sotto molti rignaròi completo degli effetti fisiologici e patologici <leUa, fatica in generale e del loro riferimento ai vari n.tti con cui la fatica. si espii~., n ella vita milita.re. Con ess<> l' autore dà. prova di fjne criterio. di unn. specictle e diuturna pr·atica ù i la bomtorio e sopra tutto di una cultura estesissima. In Le maùtttie e gU i nfortwni nella vita m-ilitare (Roma, Vo · ~hera, 1008), il ca~arini, con diligen tissima e ponderata disamina .lellt•


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NEL NOSTRO GIORNALE

nwnerosissime definizioni degli infortuni e delle malattie professionali, giunge a costituire l a figura giuridica. delle une e degli a ltri in modo completo, chiaro, logico. E in questo lungo e paziente studio, non solo dà prova della sua e.rudi~one nel campo delle scienze mediche, ma di estesissima conoscenZa. di giurisprudenza e di legislazione sociale. La pa.rte della memoria relativa agl'infortuni e a lle malattie della vita militare riveste un carattere di assoluta originalità. A ta.le scopo, l'autore offre uno studio etiologico molto diligente delle ma.Jattie e degli infortuni nell'Esel'cito, per fl edurne le relazioni di causa. ad elfetto fra essi e gli agen ti morbosi a cui è esposto n ~:~oldato , sia genel'ali, al pa.ri dell 'operaio, che speciali , derivanti cioè da lla sua particolare missione. E ciò egli ha fatto con molta copia di osser,·azioni l'accolt e nelle varie esplicazioni del servil'.io, con citazioni ili confronti e dati statistici, compendia.ti poi in numerosi diagrammi e cartogrammi, riuscendo cosi a scrivere non solo degli interessanti capitoli di patologift militare, nm a tracciare uno schema delle malattie, cl1e nel soldato si possono equiparare alle p1·ofessionali della vita civile. Altro hworo ben degno di particola re rilievo è quello da l titolo : La .<Joelta d ei piloti pet· la navigazione aet·ea (Rom.a., Libreria dello Stato, 1929), onora.to del primo premio nel concorso de11924 per lavori su temi militari. Per quanto l 'autore dichia·r i modestamente che suo maggiore intento è quello di con tribuire alla sana e doverosa propaganda a favore delle i stitu~ioni san itarie create per la cernita dei candidati a lla navigazione aerea., egli è ben lontano dall'avere ammannita una semplice memoria compilativa, essendo intervenuto in argomento con la competenza cile gli deriva dalla decenna,le sua pratica fatta nell'Istituto psico-tisiologico nella R. Università di Modena, onde egli apporta, senza averne la pretesa, un prezioso contributo alla fisiologia applicata alla. navigazione, con la indicazione di altri mezzi italiani di indat,rine, che, quantunque non siano ancora entrati n ella tecnica giornaliera, per la loro semplicità e · praticiu\ potrebbero non indegnamente figunwe in questa particolare applicazione ed essere con non minor vantag·gio utiliz.zati. Come osserva la M edicina Italiana (Anno 1926, n . 8), il l avot·o è un vero tt·attato sulla scelta dei piloti, nel quale nessuna questione è trascurata, ogni esame è s volto con giusta. misura, mentre le numero~e e nitide figure agevola.no l ' intelligenza 'tlel testo ed ha nno permesso rli evitare prolissità descrittive. co~:;iccbè lo stutlioso trova nel libro quanto occorre per la conoscenza teorica e p1·atica dell'argomento, senr.a bisogno eli ricorrere 3,ò altr<> opere. La m.ed·i ciua militare nella leygr.,' wla e nella storia (Romll!, Giorna le di medicina milita.t·e, l!l29) l1a avuto così larga e merita ta risonanza anche fuori òoll'amhiente me<lico -militnre, che basterebbe gil\ ùn sola a.(l a:-:sicural'e all'nntore una perenne 110torietà. È un'opera tli incl<timabile pregio letter·ario, ('Ondotta cou profondo acume critico, ove l 'autore, pm· osi'enantlo la più fedele obbiettivi tà dello storieo, sa olhir e nna lettura varia e gradita <'On una smagliante fiori t ura a.nfo.ùdotica, ehe snellisce ed adorna la robm~ta ed organica trama del po1lerO!iO h~voro.


NEL NO$'l'RO GIORNALE

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(Roma., Le .l<'orze Armate, 1~30), è un altro volume dilettevole, per qunnto istruttivo, in cui sono volgarizzati, in bella. veste e con abile e disinvolto superamento della. scabrosità ed aridità della materia, severi concetti di medicina, immunologia ed igiene, con riferimenti all'ambiente milita-re, al quale è particolarmente dedicato. Sono qui poi da ricordare i numeri unici del nostro Giornale com pilati dal Tenente colonnello medico Casarini, i quali incontrarono una favorevolissima accoglienza, non soltanto nella. nostra stretta cerchia, ma anche nella più vasta famiglia sanitaria italiana e stra-niera, sì che in breve le varie eùizioni furono esaurite. Fra essi, particolarmente notevoli sono il fa,<ocicolo lledica.to alla lotta antitub~·­ colare nell' Eset'(.'ito, che riass ume tutta- la meravigliosa org-anizzazione e il funzionamento dci repal'ti di accel'tameuto diagnostico e dei centri sa.na.toriali; quello in onore di Leonardo da Vinci nel IV centenario ùa.lla sua morte, in cui si mette in luce il fondatore dell'anatomia scientifica. e della biologia sperimentale; q nello pubblicato nel II centl'nario da-lla morte di Giovanni Ma,,-ia, Lancisi, notevole contributo di storia della medicina, che dimostra quanto il sommo italiano con le sue geniali intuizioni abbia precorso d i gran lunga gli scienzi ati >Jtranieri, ed in ti ne il fasdcolo dedicato alla corumernorMione dei medioi cad-uti in gue-rra , pubblicato in occa.sione dell'inaugurazione del monumento, nel novembre 1921, nel rbiostro della Scuola di applicazione di Sanità militare. Ricor<lerò ancora l'onore fatto al nostro Giornale nel 1923, quando fu designato organo ufficiale del II Congresso internazionale di medicina e farmacia militare, nella quale occasione il Tenente colon nello medico C:tsarini, come segretario generale, cnrò la pubblica zione degli atti, raccolti in due v<>lumi di oltre 1000 pagine, e ciJe furono molto apprezzati in Italia ed all'estero. Def:,rna <Ii particolare menzione è Pattivitù. <limo~;tra.ta dal Cas::t r·ini nei Congtessi Internazionali di Medicina e Farmacia Militare che si svolsero ogni d ue anni dopo il grande conflitto. Dal primo (.'{)ngrcsso di Bruxelles del 1921, per il quale compilò un numt!rO unico, contenente le relazioni nfficiali e comunicazioni, a quello di Uoma del 1923, in cui, con felice tniziativa. fr·a le altre Nar.ioni pa-rtecipanti, fece omaggio ai congressisti di nn opul'ìcolo La med ic·ina mil·itare nell'a11tica Roma, che fu molto n-rrn·czzato, tanto c hP l 'edjzione fu in breve esaurita, a.l Congresso di Pnl'igi del J!):!:'i. al quale presentò due interes&-:.ulti comunicazioni. 8('1!UOno i Oonp;r·Ps!':i di Vnr!':avia rlel 1927, in eni fece omaggio di un'nltr·a pubhlit<~zionP., uon meHo irnportrmte, sul uostro .Michela Rergonzoni, re~ta u mtore del Coq10 Sanitario l'o! ace(_): di LondJ·a nel 1929, per il qua le p1·cpa r·ò altro opm;<'olo su F ·io1·en::::a Nightingale, la signom dalla lamp(ula., ed on~, nel discorso inangnra.Je del Presidente del congres~o, fu elogiata e<l applaudita l 'oper·u del Casarini nel campo della storia della mcùidna militare. Finalmente nel recc-ntil'~imo Congn>f-;~0 dc-li' Ajn. con un'nltra rnonografin. in cui ha svolte brilla nteme n te le t·elazioni nwdiro-cu ltura li fr·a Olanda ed I talia rie\'O<'ando un t:>pirl cmio l og-i~ta milifnr~> delln !l(:nol::t di Rom·haave, JJ!hcltele Sa1·cone. l.At !flWrnt d ' O[JIIIi giot·no

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AGLl ABBONATI ED Al L.I!:'ITORl

Merita <LUùOl~ ùi es~ere ri.cortla.ta l ' <llttivitù dauv da.l ùaaarini all' Vlll Uùngre~Sso iutemaq,iouale di storia, . della medicina milital'l' te.nutosi in R.omn nel :settembre lU~O, di cui fu melllbro del Comitato gsee,utivo, offrendo in omag·gio del Giornale di mooiciua militare. nn'interessa.ute pubblica·zione: Profi.li di ohinwghi m·i litari italiani c present;.'tndo un'importante memoria: l pioni.et"i ita.lia.wi. della Croce llossa. · An elle ;tl Congl'esso di .Medidua Coloniale, tenuto::;i lo scorso au 1 anno a 1'ripoU, H Uas a.l'ini presen tò nn'interc.ssantissin1a nou~ su U11 !H·emtrsore <lell' i_g iene ntil itMe .;., , 1'ripolitawia. Fra i vuot i che le vicissitud ini della carrieJ.·a. f~~nno, a cia.scuu 1 urno, nelle file del Cot·po S:mitalio, quello lasciato dal Tenente colon nello medico Casal'ini è da consider:.we con particolare r:1mmarico . .Kel porgergli u11 saluto grato e cordjale. ho voluto che egli ricev~se in omaggio •Jnes hl f!omma.ria. l'lll-l::.:eg·na dei suoi più segnalati servigi t' delle ~:me ::>tesse ma.ggiori opere, per le quali >;arà, pre~e11te <:Lnche dopo l'allontauo,mento dal :s<·J·vh;io a ttivo. Eg1i ha << quel che h;h <lon:tt.o ». e la Sanità Milit.:we gli dà atto dei suoi preziosi doni. A.noo IX.

il 'l'e. 11e nt(j ge nemle ntO(/-ico

u. RIVA. Din:ttor e del cc G-iornale di 1/lf~tlid.n(l miffia,·e '' ·

AGLI ABBONATI ED AI LETTORI Collocato in <l Spetta tÌ\'a. per ridu;:ioue di tjU(t-ùri, Ja ~io con ttueslo

fascicolo la dire:.done del Giornale di meài.cina militwre. Il rincrc.scintento, ehe provo nel tiistacc..'l>rmi, dopo un quarto ò i secolo di non interrotto hworo, da que.'itO periodico, al quale sento ùi avere consn.e rato gli anni migliori di mia vita e che considera,·o r ome una nù~~ seconda creatm-a, è ritemprato in g·ran parte dalla co sc.ienza di avere speso fino a.ll' ultimo le mie esili forze e dalla soddi sfaziane di lascìarlo, iu mani espertissime, ancora vegeto e robusto. nonost.'tnte i suoi Sl-'1lici lustri di vita. :Xe1 prcnùel'e cougeùo, se nto pNta.nto il <lovere di ringrcwi::u·e UJ.lzi rutto i miei Superiori, che mi voller·o per tanti anni ad un posto d 'onore, non adeguato al mio grado , uè alle mie energie e contempor-aneamente i collegl1i ed amici <:ollahor·atori, sparsi per tutto il Regno fino ttlle lontm1e Colonie. i quali, con ammirevole disinteresse. Yo! .


AVVISO

ltH:o

vlfrir~t

J>el· ttwti :omui al

Giot'IU~Ie

d·i llt.eclio-itw . mil·itare il lor-n

c·ontributo scien tifico e clinico, fn~eudo così conosce1·e la silenziosA. 111<1 ùi nturna. opera ed aumenta.udo il p restigio del Corpo sa-nitario. l·i per,•enga p u1·e il mio saluto l"i<~ono!':cente alla centuria. di Pro· fe:>~>ori universitari, i quali, accoJ·!':i come tm sol uomo alla voe.e della .lh1tria in a rmi. si compiacquero di aderire !li mio umile invito e di onora:re il nostJ;(• J>eriooico, dura.nte l'inunn.ne conflitto e nel periodo successivo, della loro a,rnbita. e prezioRa collaborazione. nonchè a t utti i Direttori della !';tampa medica imlinna e stra,nie1·a. <lu.i qna,li, in questo lungo periodo di lavol'o, mi aoiì'o :-eutito amato e protetto e che m i furono la1·ghi in ogni circo~tanza di conRigli e di a.i uti. Un valt> cordi.alie;simo vaila intine a tutti gli amici. abbonati e let. · tori. che lumno ~o~":teuuto e soguìto sin <1ni con la più grande simpatia l'ascesa eli quetsto giornale, vero segnacolo della nostra. Famiglia, al •lua.Je auguro, con ferle e cou amore. ;~empre ma,gg-im"i fortune t> t:~o rti ~empre più prospere . . Roulfl. 1 • /tii!JliO 19lll . A mw TX.

11 TMenk oolon nello medico A.

CASARI:->r.

AVVISO Sebbene Il numero unico contenente l lavori presentati al VI Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militare, già distribuito ·agU abbonati, avesse dovuto assorbire i fascicoU di lugUo e agosto, pure si è disposto per Il detto bimestre anehe la pubbikazfone del presente fascicolo. Sono cosi distribuite complessivamente pubblkazfoni di un numero di pagine mollo superiore a quelle di due numeri normali, ma la Amministrazione si è volentieri sobbartata al relativo onere finanziario per non sospendere troppo lungamente la normale attività del periodico.

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MEMORIE ORIGINALI OSPEDALE MILITARE DI P ADOVA Direttore: colonnello medico F. M..utTOGLIO

INFLUENZA DEL TRATTAMENTO CON SUCCHI EMBRIONARD SULLE LESIONI TUBERCOLARI SPERIMENTALI per il clott. Giuseppe Renato Bugllarl, maggiore medico, caro reparto Chirurgio,

Uome è noto, già dall912 Uarrel ed Ebeling, SJHlrinlentando sulle culture rlei tessuti, t.rovarono che questi non si moltiplicano in vitro se al mezzo eli cultura non si a.ggiunge una quantità, anche piccola, di succo embrionario. Quando invece si aggiunge al mezzo di cultura una benchè minima quant.ità eli succo embrionario, lo cellule eoltiva.t(' si moltiplicano indefinitamente. Dalle ricercl.te dei suddetti autori e di altri che si :)Ono oooupati dell'argomento è risulta.to che le cellule più sensibili a,ll'a,zione dei succhi embrionari sono i fibroblasti, ed infatti, in culture miste, essi prendono la prevalenza su tutte le altre speci<' òi c;ellule: in modo da costituire in breYe culture pm·e di fibroblast.i. È risultato inoltre che la prllseuza dellt> sostanze attiv~1,trici e nutrìt.i ve (t.rcfoni), contenute nei succhi embrionari, è sta.ta constatata anche nei tumori maligni (che sono infatti mtratterizzati da un accr('Scimento indefinito) e nei leucociti (di cui è nota l'importante funzioni' nei proct>ssi di ripantzione dell'organismo). · Nell'organismo adulto i fibroblasti non proillerano in condizioni normali, ma possono ricuperare la loro attività embrionale, riacquistando Wl notevole potere di moltiplicazione e di accrescin1ento, in speciali circostanze (cicat.r izzazione delle ferite, ripara.zione delle fratture ecc.') in C\Ù si ha sosti: tuzione dei tessuti lesi con connettivo neoformato. Il poter e dì moltiplicazione e di accrC"scimento dei fibrobla.sti"riparatori <lipendurebbe dalla presenza e dalla concentrazione dei trefonì nei liquidi interstiziali. DC"tti trcfoni sarebbero port·at.i negli organi e tessuti lt>si da.i leucociti cbe costituirebbero la riser va di trefoni dell'organismo. Oa.rrel infatti constatò che una piaga asettica, scrupolosamente deten;a. (mancanza dì leucociti) e ben protetta da qualsia~i irrit.azione esterna. (e vitanclo l'afftutSso leucocitario) non ha alcuna tendenza alla granulazione ed alla riparazione: la piaga. invece cicatrizza rapidament~ appena venga sottoposta a leggere irrita,?.ioni dì qua.lsiasi nat.ura (meccanica, chimica., batterica), irritazioni che d<'tC'rmina no una rapida inv:M;iont> eli Ieueociti eh<' a.pport.a.rono i loro tr('foni.


INFLUENZA DEL TRA'ITAM(,;NTO CON SUOCHl EMBRIONARU, EOO.

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n Carrel col'l'oborò tale ipotesi con una esperienza interessante e dimostrativa: pose un piccolo frammento di milza a poca distanza da una cultura di fibrob~ti coltivati in semplice siero di sangue, ed in breve i fibroblasti cominciarono a degenerare, ma non appena i leucociti del frammento splenico invasero H mezzo di cultura venendo a contatto con i fibroblasti, questi immediatamente presero a proliferare. · Partendo dal concetto pertanto che i pr ocessi di riparazione delle ferite ed in genere delle perdite di sostanza sieno dovute a lle speciali sost.anze nutritive ed attivanti apportate dai leucooiti e cioè ai trefoni leuoocitari e obe tali t.refoni abbiano la stessa azione dei trefoni embrionari, vari autori sperimentarono se, aumentando la concentr~~>zione di tali sostanze nei t(•ssut i e negli organi lesi con l'aggiungere ai trefoni leucocitari propri dell'organismo in esperimento anche i trefoni embrionari, si riu~cisse ad ottenere una sen,osibile accelerazione dei processi riparat.ivi. I ri&'nltati furono uniformemente positivi e vari autori (Bergami, Ca.rnot, Roulet, Bugliari) constatarono che il trattamen to con succhi embrionari esercitava una favorevole influl'.nza sulla riparar.ione di perdite di sostanze sperimentali. Fin dalla constatazione dei primi f~worevoli risultati di cui sopra, stabilii 'di sperimentare se, data la spiccatissima azione attivante e moltiplica,tiva spiegata dài tr efoni emb:riona.r•i speeialmente sulla produzione dei fibrobla-sti, anche l e lesioni tubercolari potessero essere più facilmente riparat·e mediante un esuberante accrescimento e moltiplicazione dei fibroblasti dei tessuti circostanti alle lesioni stessè, accrescimento e moltiplicazione da determinarsi mediante l'apporto dei trefoni embrionari. Ed è infatti -verosimile e direi quasi suggestivo il concetto chH se la forma~ione del tubercolo è dovuto al bacillo di Koch cd alle sue tossine, l'assenza o la scarsità e ritardo delle riparazi<>ni possa principalmente attribuirsi ·alla limitata.funzione trefocita dei leucociti dell'organismo ammal ato, funzione limitata sia clall'ostacola.to afflusso leucocita'rio verso i t ubercoli privi di vasi, sia dalla alterata vitalità degli stessi leucociti di dipendenza della tossinfe;~,ione: che pertanto non può escludersi che con l'apporto di sostanze attivanti e moltiplicatrici rlei fibroblasti (trefoni), si possano favorevolmente influenzarè i proc(;'ssi riparativi, ipotesi confortata dal fatto che la, non rara guarigione spontanea delle lesioni tubercolari a.vviene app111nto mediante la limitazione in primo tempo e la sostituzione in secondo tempo clei tessuti lesi mediante connettivo neoformato. , Basandomi p ertanto su tali concetti informativi iniziai sin dal 1926 una sèrie di ricerche limitate purtroppo da, esigenze varie di servizio, ricerche che sono tuttora in corso e che mi propongo quanto prima esporre in extenso: ma intanto non m i st>mbra inopport.uno <'Rporne succintamenw i prirrii·:risultati. 'Esperienze del settembre-novembre 1926 (presso il Gabinetto Ba,tteriologico della scuola d '.Applicazione di Sanità Militare): quattro cavie furono inocnlate sottocute con espettorato tubercolare nel qual<' all'esame microscopico si erano riscontrati numerosissimi bacilli. Dopo unn. decina di giorni si ebbe la comparsa pressocbè contemporanea nei punti di inoculazione di ule(\ri tubercolari tipicbe con ingorgo delle ghiandole viciniori. Dopo 15 giorni dalla da.ta di inocular.iont>, inir.iai in dut> cavi<' il tmt-


37ti

lNFLtTENZA DEL TRA'IT.utENTO CON SUCCHI E~fB'RIONARII, ECO.

tamento loc:ale delle ulMri e delle ghia.ndoll' ingorgatA con succhi embrionari, lasciando altre due come controlli. Le a.ppHcazioni furono Mmplessivamente 11 distribuite in circa 35 giorni. Fin dalle prime applicazioni fu evidente una favorevole modifìcazionl' delle lùceri tubercolari trattate, cbe si andavano detergendo dai detriti caseosi, mentre i margini , prima largamente scollati, andavano aderendo al fondo che si sollevava e si copriva di buone granulazioni (trasformazione della ulcera, in piaga) e mentre le ghiandole visibilmente si riducevano d i volume ed aumentavano di consistenza.. E cco un riassunt.o comparato delle lesioni al 50o giorno clall'inoeula:7.ione: CAVIE CONTROLL, O.

CAVIE TRATTATE .

P erdita eli sostanza della >(ranuezx.a. di uno scudo. ·

P erdita di sostaJIZe de.lla grandezza cl i due soldi.

:Margini. violacei, I"ileva.ti., largamente scollati, ricoperti da ingrossamenti

1Vlargini rosei, piani conti.nua.ntilri col

l<'ondo info:;sante.~i profondamente nel· la. parete addominale, anfrattuoso, ricoperto a.Ua periferia da una crosta bianco·giallastra di sostanza ca;:;eosa: sotto la crosta. A nel resto dell'ulcera ~carse granulazioni tor pide:

ronno pianeggiante, ricoperto alla periferia da tuta crosta. si.ero-emat1ca:

Linfoghiandule inguinali ingrossate, a consistenzA. mollA, ripiene di focolAi caseosi.

Linfoghiandnle ingui11ali mol.to me11o ingrossat-e, fortemente aderenti ai tessuti ciroost.a.nti, di consistenzA uuri;;sima.

nodulari.

fondo: a ssenza d i ingrossamenti no· dula1·i.

sotto la crosta. e nel resto della piagn h uone ~ra1mla:r,i oni.

.Al52° giomo procedetti all'autopsia delle cavie che ùovetti ~aerificare per imminente trasferimento in Colonia. Benchè avessi fatto solo un trattamento locale delle lesioni suddette (ulceri ed adeniti) e non potessi quindi aspetta1·mi alcun importante risUltato dall'esame comparato degli organi interni., pure potei notare all'autopsia un evidente nùnore estensione e gravità del processo tubercolarP negli organi delle ca.vie tratta.te in confronto di quelle di controllo. Più sen~:~ibile la differenza si constatava per i polmoni, in quanto, mentrequelli delle cavie controllo erano infarciti di tubercoli e di caverne, quelli dellP f:.:wie trattate presentavano solo pochi tubercoli. N on avendo, come ho detto, praticato un trattamento generale, debiJo dedurne che l'applicazione locale dei trefoni snll'ulceri da inoculazioni abbia verosimilmente provocata una. specie <li barriera limitante la inva~ione del processo tubercolare: per quanto non possa però escludersi cht> una ccrt.a quantità di trefoni. sia stata assorbita. e quindi, penetrata in circolo, abbia esercitat.o una fav01·evole influenza anche sugli organi interni. Altra serie di esperienze, con trattamento generale degli animali ino culati, eseguii presso la. R. Agenzia d 'Italia in Tigrai (Adua) nel periodo agosto 1927 -mar·:r.o 1928.


INFLuENZA DEr~ TR.<I.Tl'AM~;NTO COl' S! TCCJH E MH.II.IONARH, Et'(;.

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&Jrvolo S1ùle modalità di inoculazionc delle ca de, di preparazione ùegli (\stratti embrionari e saggio della loro tos~;icità: riservandomi, come ho già detto di pubblicare in extcn~>o il lavoro: accenno solo ai risultati poichè mi ~mmbrano incoraggianti. Furono inoculate otto c!tvit• il 24 settembre 1927. Cavi(' l e 2 (di cont,x·ollo) morirono rispet.tiva.meot(l il ~ l dieemor(' 1927 ed il 21 febbraio 1928. Le sei cavie trattate morirono: cavia. 7 e cavia 8 l'otto dicembre 19~H

in seguito ad aborto sopravvenuto durante un lungo e faticoso viaggio con tra-sporto su muletto; cavia 6 il 4 marzo 1928. Le altre cavie tra.tta.te (3--l-5) sopravivevaoo a.ncora ill5 marzo 192l:S in discrete condizioni generali E'd in toal"" t.>poca furono sacrificate pf'r nuovo improvviso trasferimento. .- • Ma. più che la sopravivcnza furono oltr<>modo interessanti i rhmltati dellt• autopsie. Nelle cavie controllo riscontrai: perit.oneo infiltrato di munertl!li tubercoli, cavo peritoneale pieno eli liquido torbido, r ossastro, con fiocchi biancastri, milza, fegato, reni letteralmente infarciti di tubercoli, polmoni retratti con numerosi tubercoli e e,averne ripiene di sostanza caf'('ORa, plcure infìltrate con abbondaude versamento siero-ematico nel qualo nuotavano dE'triti biancastri. In quattro delh· cavie trattate (5-lì-7-8) si riscontrarono tubereoli in quantità varie nei diversi organi, ma in misura assolutamente a·HRai minore che nelle cavie di controllo. asscmza, di ver:;;a.mc-nto nrl prrit.otwo, SClUKO versamento nelle plNn:c>. Nelle altre due cavi<' tra,ttatl' (:~-4) qualche rat·o tubercolo nella milza: gli alt.ri organi (alm('no macroscopieamente) apparintuo inò<'nni; manNtn7.a di versamento nel cavo pleurico l\ peritonc-ale. ' All'esame if!tologico dei preparati dei va.ri organi ho Mnsta.t.ato: iJt quelli degli animali di controllo lesioni numeroR<·, <•ste~:;e, in periodo t•vohtt.ivo, con abbondante caseosi (tnbercoli tipici e caverne). Nci preparati di organi di animali trattati: leH ioni st.arse pc-r muncro, in alcuni scarsissime (in un preparato st' ne riscontra una sol!\.) poco esteA(\, qualcuna contiene piccoli focolai di caseosi centrale, bene speRso si osAerva. inva.sion<' di elementi epitelioidi <:on avanzata organizr.azione (<·onnet.tivil'.zazione) del granuloma, si notano ~~ncbn granulomi completa.mrntE' privi d·i caseosi e circondati da una barrirra eli Plt>rni>nt.i ('onnPttivn.li Ppitl'lioifli ,. .fibroblastici. Un pii1 minuto studio istologico mi ri1wrvo rli in('luder<> n1•l hworo in extenso già accennato, corredandolo dcl)e fotografit• delle ulcE'ri e dellf• microfotografie dei preparati istologici, insiE-me ai risulta,ti delle P~perienzt• che su più v~sta scala ho in corso prt>:-~so l'OspedalE> Militare <li .Padov~, intendendo per ora dart> al v r e::;f."nt<' hworo ,;Pmplicem<'nte cat-at.tf'r<' d·'i nota preventiva.


ISTITUTO DI ANATOMIA PATOLOGICA DELLA R. UNIVERSIT1 DEGLI STUDI DI FIRENZE Direttore: Prof. BINi>O DE VECùBI

IL

CORDOMA

1..at· H dott. Mario Morelli, maggiore medico - 1.\.."'-cti~;t.ente militare

Il cm·doma è un t.umore a:>:sa.i raro, talchè dalla. letteratura. se ne può raccogliere 90 casi, pN· quanto la ~:~ua conoscenza. rimonti a circa. la metà del :secolo scorso. E sso fu in pa.:ssato misconosciuto o perciò confuso col sar<;oma., col mixoma., col C<\rcinoma, a. :seconda delle sue varie forme che possono simulare ora que:sto, ora. quel tmnore, ma ancora l'ascesso freddo, i polipi nasali ecc . 'rurnoro interessante, dicevo, per tutti i clinici, dal neu.rologo a.l cb irlU'go generale, ali' otorinola.ringoiatra, all'oculista, al radiologo. Poicbè, come dice il suo nome, questo tumore fu riconosciuto originato dal tessuto della notocorda, se p!~nsiamo al decorso di questa nell'embrione, sì può facllmente imma.gina.re in qua.le va!lto territorio possono rimanere germi dispe1·si di questa e possi~bmo rC'nderci conto delle molteplici locaJizzazioni del tumore. Vircbow (1846) dt·scri:;se per primo i:>tologicamonte questo tumore denominandolo ecckondmsis physalipho-ra o cccondroma fi.saZijorme, miscono~;cendone l'origine e facendolo derivare dalla proliferazionc delle cellule ca.rt.ilaginee rlella :>incondrosi sfenoccipitale. n 'Miiller (18.58) studiando il comporta.lllonto della corda. dorsale e dei :ni.Qi residui, emi;;c l'ipot.es.i della natura conhtlc di questi tumori. Dopo quest.i studi Virchow parve non essNe contrario a tale ipotesi. · Ribbert dO!lcrislie nel1894 un tumore a cellule tìsaliiore del volume di una ciliegia, di aspetto gelatinoso, perforante la d1ua in conispond.enza della sinconllro~S i ::;feno-oecipitale e denominò questi tumori « cordomi "· Steiner in rieercbe sistematiche, :sot.to hb guida di Ribbert, trovò cordomi nel 2 % dei cadaveri, ril$ulta.ti stath>tici che apparvero r~llo stesso Ribbert fortnita.rnente superiori alla vera. frt>qnenza del tumore, che è invece assai raro_ Ribùert nel l895 tliede la. tUmostrazione sperimentale della. loro natura trapiantando nei conigli, fuori delle vertebre, elementi del nucleo polposo dei dischi intervert.ebr~"~>li od ot·tenne prolJier~zioni cordom~tose, peraltro ~:egredibili. Ciò nonostante il cordoma rima.::.e p!~r vari anni una curiosità ana.tomi<!a senza. importanza clinica, finchè furono descritti tumori a carattere espansivo e distruttivo, con Rintomi (li tumore cerebrale e fenomeni dixtruttivi delle O!;!;a, del eranio cb e furono d'imostrati della stessa struttura dei c<Jrdowi innocui del clivo. Successivameu te furono decritti cordomi della regione sa<>ro-coc~igea (Feldma.nn , 1910) C'.ho prima. erano confusi con altri neoplasmi. Brevi ricordi embriologiC'i rolat.ivi a.lla (·ordn. <lorsa.le ci !ipi~a.no lo ,·n.rif' lorali7.za7.inni tlrl rordoma. 1


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iL CORDOMA

·• Lasciamo da ptu·te l 'origine dello. corda a se questu si fo1-mi a spese del foglietto interno come appare sicuro in certi animali inferiori, oppure daJ mesodermo., ed i primiBflimi per1odi quando essa si inizia. dal prolungamento cefalico della. linea. primitiva. Quest'organo transitorio negli a.nixnali superiori è x·appresento.to do. un cilindro cellulare che, come è ben noto, sta tra il foglietto intestino-ghiandolare ed il tu'Qo neuraJe. Essa è costituita da un epitelio cordaie periferico e da Ulla Jll8S8a interna di cellule che presto si vacuolizzano e prendono l'aspetto di quelle cellule

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Il doool'l!o della corda dol'sale nell'e~tremo cetnllco <lelJ'embrlone ti8· condo Frollp. (Figura ritratta da Bertwig). Veggansi lungo il dccot"lo della corda le • erule cnr<ll•li • che POR~o no dare origini 111 cordoml.

fìsalifÒre, che uovremo pitl volte dcordare. La cord~.t si fa~:;cia di una guaina cordàle intorno a. cui si addensano le masse sclerotomiche che daranno origix1e allo scheletro della. colonna vertebrale, masse che presto subiscono la condrifìcazione e succesaiv~ente l'ossificazione. Mentre a.vviene questo proces;;o, la corda va ~;parendo in q uiel tratti che >~aranno i fut.uri corpi vertebrali, presenta invece dei rigonfiamenti nodulari che a ccrescendosi e trasformando!\i, costituinmno i nucle i polposi dei dischi intervertebraJj, che son o il più cospicuo d e rivato cordaie del c01·po umano aùulto, oir<wndo.ti da quell'anello fibro~<o che forma la p arte cstema del disco intervertebrale medesimo. 'Ma ~iore intere-s:;e, in relazione allo sviluppo de i cordomi, presenta il segmento <'efnllco. D Ajlli ~<tlldi di Miiller p Lim·k, Bruni, ~:c. pure ei<.;.;endovi ancora


lf,

CORDOMA

•tuniche dubbio :nd punto rua~tiuuto doll'e>tremo cefttlico della corda. si può molto ;.chPmf\t.ic.um!'nt<' rlir4! che e"-"ll tc>rmina sot.t.o la parte posteriore del cervello anteriore nl punto di origin~ dello. ta.scu fari.Hgca ove la cordt\ è inclusa in 1ma massa oonnetti· vo lE> itwrmen.ta nell'angolo posto fra cervello posteriore, medio ed anteriore: L'estremo ant.f'riorfl d C'IlA cOI'da ò d h·iso dalla vescicola cerebrale ru1t.eriore solo da sca.rse cellule fusut.e. c he lo rmpornno 1ltì quello che snn\ L'abbozzo delle meningi. Nel punto in cui >ll'rivA l'eiltremo nnteriore della corda. si fonna la tasca di .Rathke che darà o r·igine oll'ipnfi">i. Per alcuJii l'estremo antt•riore s i prolungherebbf. nei primis.«imi periodi dello sviluppo uncom piir c·rnniahnento. lutnnt.o lo. pnrt-o f'efolica dello cordn suhi,.ce un incmvamento a S. DoiK> aver perco1·so l'ohhozzo dei corpi vertehmli entra nel dente dell'epistrofeo (che rappr('.~onta il c01·po d e lla prima vertebra) fl t traversa il legamento a.pici.s dentiQ s i prolungn n e li Il plnN•n. hn><ale in <}UPI ""l!ment.o ch e rappre.<;enta il ha>~i -occipitale e si porta v icino t~lln fM•t·ia. dor·sale drlhi pluC'cn stessa. Esce poi dalla placca basale e ne perc·o!'l'e 1111 tr.\tto dellA fnc!'if1 ventrnle; qui ln corda si viene u t.rovare tra la faringe pt'imitivn e l'abbozzo dellA hASI' del cr an io. Rientra poi nellA nnzidettn placca. bal'<Ì· lare .in quel tmtto che ,;arà il futur·o basi-sfeuoide e termimt nella radice ùel dorso d ella fut.lll'H :-;ella t11rp;icn a breve Il istanza dnJ pe l'icondio dellA fo!'su ipofì&l!'ia. L a c:orda vione cosl a de;;crivere mul doppia incurvaturn. Collo svi luppo ùella condrifìr>lzione, la corùa suhi!:!ce dei fatti rogressivi ed ~>volntivi. Tra lmsi-nccipit~ e bm<i-!':fl'noide si formo un ri~onfìamento paraj!Ona.bile 11 quello dei di:;;chi intcrvert-ebmli e che corri::;poudorò. alla sincoudrosi sfeno occipitale. Ln corda, col pru~rcdire tldlu condriiicazim1e della placco, presento nume,·osi r·i gonfin.menti. specie in q11el t.r·u t.t.o chf\ decorre sotto la placca ba.<:~Jlare stes..<;a; questo segmento scompare ben presto, ment.J·e rimnllt• pii1 a lunf!O il trllf.to anteriore illc·luso neUe bm;i.,.fenoide che presenta Wl ri~onfiamento -te11nim\le. Secondo Link "i ll·Vl·ebbe m•gli ~<tndi di re~re.c;.~iono dellA corda, rottm·a deHa. guaina col'dale e fcwmtw:ione di ernif Cùrd.oli Jli'l' fuor·iuscit-l:l dnl contenuto e quindi dispersione nt>i t~s.~ut i circost nn t i d i gr11ppi d i c·elhrlf" co]'(lal i rh e rlorehb<>l'll origine a germi rlispel""i, ruturn matricfl dei cordomi. 1~e1· llruni invece l\wigirw d~>i gpr·mi cordu li corrisponderebbe alla fine del 50 nte><~. qunnclo ~<i for·tnflllO. }let' dilntuziOHE' <leiiH corda, e pf"r spezzettamento d C'l tc>'*'uto cordolo. gruppi I'P-I Iulnri f'he daranno origiHe al dis('o intervertebraJe. Sf' lJuesto è il c·omportnntPHtn dPIIe cellule em·dnli dei ùil'<chi int~rvertehrnli. devC"'i però o,;,<;ervare dtf' le Pl'lti~> rcm loli dc>l t.m,tto cefnlico avvengono in 1111 periodo piì.r t"·ccoce dello ,.;viluppo. J.'orse lu mritÌI dei cvrrlon1i ver·tcln·ali che dovremo più tarcl i r·onstatnre (; dovutn 1u·oprio n qup,-,tn tonliv it.à del pr'O('('>'RO di dispersione. Que.'lti rigot~finm(lllt i, eome quello t.n1 busi -occipite e hMi -sfenoide, pet'Sistono n11che dopo srumpu1·sa In cordA, e vengono Accolti in piec:OIE' c:avità clei segmenti schelt>ti'Ogl'ni in vht di comlrifìetrzione; SOJJ (l qne:-ti i germi rlni qunli si sviluppano i (;cwdomi. l:iecondo l\1iiller'. lt\ don•l.'o!'l.-;ifi<'nzione avviene più tftrdivAJllente, si avrebbero le condizioni più propizie porchi'· )!Crmi di te,c;.-;uto coniale sfuggiti alla involuzione. J:>e!',.i;;tnno piìr n lun~o e tlinno luogo nlln formnzionf' cii tumori. Analogamente al Ht'gmento rmn iale. Linr k <' " ·f!r:<tat trovarono Jll'lln rP.I!ione sacrococcigea di flm lwioni. l!e1·nri r·orrlu li 11on fl411<> n<'IIA r·n rf ilnf.!ine. nu1 mwhP 11el tel<.~uto connettivo fii' l'i Vf"l'tf"hro lc>.

Corri:-;poHùout.e!lll'lltll <L quanto ~ · •· ,-i~to a,\'ven.in: ut•.U'cmbrione, r e:.;idui eli corda dor:;ale :.;ono stati ris('.ontrati am·lw dopo la nascita nel tcMmto libroso òJ.' Ila mut'osa f:wing-••a, nella sincondrosi sff'no·o<'cipitale e n ei <'OIItiorni ili ••s:;à.. vi<'.ino alla. s<' lla t.urgiC'a c: finalm ent.e nel Racro e n el (·o(•cige. I n qut•:;t •· Ri l's>~u 1wdi si ri~•:ontra, la, formazion<· d i <·Ot·domi <'h~ ~i rlistingHI>n n p~rc·il'1 in m·anici, j(lringf'i, tll',tPbrafi <' sacr()('occigei. C:onuom CRAN101. - Si distinguono in pict'oli cordomi del elivo cbe l a •uag~ior pa.rtf• dt>g-li A A. l'i t i<'nP tumori b(•nigni; (' htmori più voluminosi, maJiJn)i.


lJ, CORl>OMA

Piccoli cordomi del cìit·o. - Si presentano uolla >.!l'do preferita n~I elivus Blumonbachi a maggiore o minor distanza dai proce.,si elinoidei posteriori, spesso a livello della sincondrosi sfeno-occipitale. Nella letteratura ne ho trovati descritti 26 casi, ma certamente altri non avranno avuto illustrazione. Sono per lo più piccoli, da una capocchia di fiammife1·o ad un cece, ad una noce avellana; essi sono reperti accidentali di autopsia, non av(~ncto dato in "ita distUl'bi apprezzabili, si presentano rotondcggianti o h•ggermente appiattiti, a superficie lobulata moriforme, bianco madreperlacei, quasi traslucidi, di conl!istenza molle, gelatinosi, elastic.i, quasi cistici o effettivamente cistici. Per lo più essi sono intradurali (forse anclte perchè quelli sottodurali sfuggono all'osllcrvazione); altre volte int.ra o sotto durali insieme; quasi sempre unici, rarissime volte duplici. D('lle sottili lacinee od un vero peduncolo li unisce alla dura, e que..;t.a è trn,passata da.l pednncolo che ha radice nell'osso. Nella manovra di cstra:r.ione dal cranio, il pcd1mcolo viene per lo più rotto ed il piccolo nodulo rimane aderente al bulbo per sottili trabecole meninge-e. Sull'osso del elivo troYasi spossissinw nna piccola esostosi che perfora la dura e di cui dovrC'mo più ampiamente parlare. Appartengono ai piccoli c01·domi del clivo i casi dt~:sc·ritt.i da L uschka., Ha.sse, Zenker (3 casi), Virchow (3 casi), Sangalli, l•'oerster, Sc.hroeder (3 casi), Klebs, Nebeltan (3 ca.si), Gruner, Mcschède (2 casi}, Pardi, Franco, Aiello, Stew::xt e Burrow (3 CHSi), StC'wart e ~Iorin, e quello rla rue tro~ato in un'autopsia. Quc.'lto, come quelli precodenti, per quant,o non abbiano interesse clinico, hanno interesse dal lato istologico, perchè l'esame di quest.i ci indirizza alla conoscenza degli alt1"i. La rarità. del cordoma, certi Jlarticola.ri riscontrati nel caso, mi hanno indotto a pubblicarlo, prendendo occasione per tracciare, tenendo per base i casi più importa.nti della letteratura, una sintesi dei cordomi in generale. B. E. - Donna di anni 32. Necroscopia n. 479 del 3 dicembre 1930 (:;ettorE' dott. Morelli). Trascrivo la. sola diagnosi anatomica e la parte dei verbale della necroscopia che ci interessa: tubercolosi ulcero-caseosa del lobo superìore si1ùstro: tubercolosi acinoso-nodosa bìla.terale; amiloidosi del rene; fegnto e milza. Si repet·ta umt piccola massa riscontrata. sull'arteria basilare che l'esame m.ici·oscopico accerta. essere formata. da tessuto cordomatoso e che è così de.<JCritta. nel verbo.lo. :Mentre si distacca il cervello dalla base dopo aver tai?;liato i primi nervi cranici ed il tentorio, appare sul bulbo unn piccola massa. bianc~t~<tr-.a. che aderisce al bulbo Rtesso. Non si l"iscotrano connessione con la dtu·a. madre. Asportato il cervello, que.<;;ta liUlSS3 rimane n.tta.ccata. a.l bulbo, subito al disotto del solco tra. bulbo e ponte, un po' a sinistra della linea mediana, lateralmente all'artet"Ìa basilare la. quale s'"tbi<;;ce una. lieve deviazione con conca..,-ità sinistra. Ln Ina."l.<;;O. è roton· deggiante, del volume di un grano di gra.ntw-co, a Stiperficie bitorzoluta morifot·me, di colorito biancMtro tenrlente al grigiv-perla. quasi traslucida, molle, elastica, di aspetto vescicolare. L a superficie del bulbo è s.immotrica e non presenta segni di compn>.ssione. La. piccola. rrutf':sa. aderisce al bu1bo per sottili tmbecole. e con lacinie simili più corte aderisce all'arteria basìlare, mentt·e non apparo sulla superficie anteriore, verso il clivo, che essa abbia avuto un peduncolo. Si Q$-«erve. la dura e la superficie ossea. del clivo ove non si l\pprez;za. ue.~una irregolar~tà, nessuna. e'>ostosi, n è segni che la dura sia perforata od et·osa.. n plcco.lo tumore fu fissato in formalina, e riconosciutane microscopicamente la oa.tnra., st colorò con ema.tossilina eosina, col Van Gieson, col bleu policromo,


IL ()ORDU MA

col bleu di tuluidi.ua, col met.odo di Mallory, col ct-esil violetto (metodo di Schultz), col met.otlo eli Bielschowky con quello di Foot (l) col metodo di Rio Hortega. · Esam-e microscopico. - A piccolo ingrandimento noi preparati con le comnni colorazioni si osservn un tessuto a grandi maglie, alcune rotondeggia.nti, altre schiacciate, altre molto ampie r.ome se varia cavità si fossero tra loro fuse (microfotografìa 1). Quo!'!to t-essuto a maglie, a printa vista, può !'!embrare un tessuto ~ltlipoRo solo che le maglie sono più ampie e più irregolari di forma; esso somiglia ad un ffwo di api. Tnt queHto tes;mto si intersecano grosse mas._«e e tralci irregolari di una wstanza. prevalentemente omogenea che si colora metacroma.tica.mente in vioL.I pallido col bleu di toluidina, in rosn. col violetto di cre..,.ile, ma con una tonalità poco a~ce.'lll, co! Vnn Gieson in rosso·viola. Questi colori non vengono assw1ti uniformemente, mn. lo, sostanza pr·e.c;enta aree e tonalità, a. Rfumat ure di colore diver'SO come propriE-tà metacro.matica di differente grado. Quest.a so!'ltanza, come ><i vede, dil la relwione del muco pur con qualche variante. Nella sostanzu. omogenea appaiono delle striature fibrillari appena. distinte. Nell'interno della stesi*L sostnnzt'l. si vedono ampie lacune o cripte vuote od occupttte da cellule (microfot..:>grn{ja 3). A forte ingrandimento il t.es.•.mto a maglie si vede costit uito da un reticolo protoplasroatico formt\to or~~o da t ratti sott.ili, ora da segment i semilun.a ri o stellati nei quali è ricaccinto un nucleo vcscicolare, chiaro con scarso reticolo cromatico. Kon sono distinguibili i limiti delle singole cellule, ma nell'insiem e il tessuto forma un sincizio. .Ai lllfl.rgini del m~oplasma si osserva. uno strato più o meno spesso di cellule tli aspetto epitelitlle t1·a loro sovrapposte, appiattite ve1·so la periferia quasi folia.cee, più ampie e voluminose negli strati profondi. Nell'insieme questo primo strato ha l'aspetto di un epitelio po.vimentoso strat.ifìca.to e può ricordare quello di un carcinon~a (mict·ofotogndìa 2). I lll!W~ini cellula ri sono netti, il nucleo è più ricco di cromatina ed o<;cupa il centro della cellula. Via via che ci si allontana da que.'lto ma rgine epitelia le, le celltùe vanno acquistando volume maggiore ed il protopl88U'IQ »i fa vtwuolarc, primrL a vacuoti piccoli dis tinti, poi a vacuoli più grossi che occupano quasi tutto il protopla~ma. Il nucleo appare respinto in una. stretta striscia protoplaf:;runtica che a fo rte i ngrandimento appare come sclùumoso. Più verso il centro del tumore i limiti cellulari più non si distinguono, sicchè si trapassa. in zone con ampii vacuo li limitati da l!trisce protoplasma.tiche, aspetto c he già abbiamo vist.o a piccoli iugrandimeuti. Le g1·osse cellule a grandi vacuoli ed il s incizio va.cuolare hanno l'aspettO di cellule vegetali, per cui fu dato rla Virchow il nome di .fisalidi o cellule li:o;ullfore. Le lacuue, che abbiamo già visto in m ezzo alla sosta.UZS~. fondamentale, le trovin.mo a lcune vuote ed appena diJstinte come orme, in alt re si trovano dei residui nucleari o cellulari indistin ti, in altre invooe si vedono le cellule fisa.liformi de.'>critte :ropra. ma con caratteri alquanto diversi. Il loro margine pro topla.'Ulltl.tico appure come ispes.sito e cut.icolare, di a.spet.to ialino, rifrangen te, r.hiaro. Il nucleo clùn.ro povero eli cromatina ha l'aspetto di una ve:<cicola. La so><t.an7.a fondamentale intor no a que.<~te cellule Aembra formare una specie di capsula con marg-ini che a.<;.'3 umouo più intensamente tutti i colori d i fendo, e quelli metaoromnt.ici in ispecie (microfotografia 3 ). A forte ir•grandimento, in mezzo alle zone vt\Cuolnri, si vedono in a lcum punt.i ce llule poco vacuolizzate a margini distinti nel cui protoplusrna appaiono granuli di una sostan:>..a omogenea che si colora metacrom>tticMncnt{l come la sostn,nzo. fondament.a lo, ma più irltensamente, specie col l\'ltùlory e col violetto di c1·esile. In alcUJÙ puJlt.i, nel cent ro del tum.o re, le cellule sono tra loro divi'le da spazi occupftt·i dalln. sostanza fondnmeutaJe. In que.'lte zone, col metodo di Vl\n Gieflon e col .U t\llorv n ellaao,;btnza intercolllùare si mettono uene in evid'illza fibrille sot·t ili, ret.tilirtl'e. rinalcho volt.n, leg~ermonte ondulat.e che vanno ritmendosi in fascetti e poi in fusci alquaut.o più voluminosi (microfotografia 4 e 5). Queste fibrille !mnno ( 1) J'cr Il\ tc<:nica ùol nh' !.odo di I"OOT, vedi ~~;Iom! ' • Polirlini~n (Sezione Chinll'll'lcl\), 10:!1.

Co~A ; • Cla<• il\cazlone

e dottrina dogli emth J·


lL CO:R.OOUA.

una loro individualità bene evidente e non sono da. confondersi con add.e naamenti della sostanza. mucoideper col\rta.mento dei fissativi. . Con tutti i met.odi di colorazione non ei mettono in evidf!lnza. cellule connettivali che accompagnino o costituiscano quest.i fa.scetti. Questi fasci fibrillari a.s· sumono col Va.n Gieson e col Ma.llory una. colabora.z10ne stmile a. quella delle fibre connettivali. Col metodo di BiAI.schowky si distingue alla pedferia. del tumore un sottile .:~trato di fasci fibrosi che sembrano appartenere più alle tra.becole a.racrcoida.li compresse che nl tumore, il quale non ha perciò una vera e propria capsula. ben distinguibile, nè questa lamina superficiale, manda. prolungament.i che si approfondnno nel teS<~uto tumora.le a costituire ttn'impàlcatma di sostegno. Le sottili formazioni fìbriUari nell'interno del tumore sembrano es.'lere sostituite òa differenziazione della sostanza intel'Stiziale del tumore. Col metodo di BieL'!Chowky le fibrille prendono stentamcnte l'impregnazione argentica, ciò che contrast-a colli\ lamina fibrosa superficiale che viene colorit.'1 molto intensamente in nero. Col metodo eli Foot e col metodo di Rio Hortega si differenzia fra gli spazi intercellulari un sottile reticolo fibtillare che assume un colorito nero parAgonabilc o.lle fihre precollagene, ment re i fasci d i fibrille più grosse e rettilinee si colorano col metodo di Foot come quelle della. so~tanza. connettivale, ed appaiono hone in dividuàlizza.te anche per una leg~era loro rifrangenzn.. Alcune fibrille prendono l'aspetto e l'andamento ondulato cl1e le assomigli.a.lle fibre elastiche. Le colorazioni col Ma.llory, col Foot. col BiclsrhowJ...-y e meglio ancora col Rio Hortega. si corrispondono e si completano insieme colle immagini ottenute col metodo di Van Gieson. Le trabecole aracnoidali, immediatamente vicine nl tumore, hanno aspetto ialino e si colorano metacroma.ticnmcnte come se fossero imbev11t.e di sostanze mocoide. Le fibrille seguite vel'So i grossi accumoli di sostanza omogenea, sembrano fal'Si più rigonfie, perdono la. loro individua Utà e la loro sostanza., sembra. continua1'SÌ colla sostanza. fondamentale, come se in questa es!!e si sdoglies::;ero. I grossi va.cuoli cellulari sono completa.mente vuoti e non prendono nel loro int.orno i colori metacromatici della sostanza mucoide. Sola.ment.e in alcune cellule con protoplrunna. pilÌ abbondante si vede un reticolo che assume detta colorazione nelle ~lie interva.cuo!ari residue del protoplasma. Nell interno del tessuto tumornle non vi sono nè vnsi &~.ngnigni, nè linfutici. Un vaso preoo.pillare passa alla per-iferia del tumore e presenta delle pMt·icolarità degne di nota: intorno a questo si acr.tunula.no cellule rotonde a tipo linfocitario a formare un manicotto periva.sa.le. Que.'<to accumulo linfocitario si prolunga anche nell'interno dello stesso tumore. Qui si vede un ampio s pnzio r·ivest.ito da cellule folia.cee a tipo endoteliale nel cui interno stanno le cellule linforitarie come rnccolte sen?.a una spooiale struttma o disposizione. QuE)Rte stesse cel.lnle Ri vedono addentrarsi fra le cellule stesse del tumore, nelle immediute vicinanze d ell'accumulo (microfotografia. 6). Nel centro del tumoretto si vede un'ampi11. lu.cnnn vuot.a ciT·· condata da una pareto ialina piuttosto spessa. tinta. coi colori de ll'' l'!ostanzn fonda mentale, ma. meno intensamente, contornata da cellule vacuolari. La. lacuna è completamente vuota di elementi cclltùa.ri, sin tumor:lli chi! i!an~uigni, e non contione sostanza. mucosa.

Riassumendo si ha uno strato eli cellule a tipo Cl>it•' liall' a lla pt~riferìa dol tumore con protopla.sma non va.cuolizza.to: le cellule tiegli strati profoncl.i d i questa specie di epitelio vanno man mano vacuolizr.andosi; i piccoli vacuoli si fondono in vacuoli più gran1li. Le cellule l~:quist:mo qHasi aspe! to di cellule vegetali; intanto i contorni cellulari si fondono e. si h:t Hel cent;ro dd eordoma. quell'aspet,to a grandi maglie formante unllìtH:izio senz<l. limiti cel· lulari coi nuclei nei punti nodalì ili qucst o sìncìzio pro t opht ..;Jlln,t.ico (microfotografla. 4). Fra il tessuto a mag lie vi sono però zone (li cellule pii1 •~ meno voluminose, ma speRso piccolt~ con nuclt'o più lin~iiJile, piLI ricco di cromatina, poco vacuoliz7.l'Ltt'. cellu l<> chB ,;pmln·a11o ria.rqu ist.:trl' la loro


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IL

CORDO:'\IA

lLutuuornia e contorni collulari netti (microfotogralia. 5). Nel corpo cellulare

vi a1)paiono i granuli che prenrlono i colori della sostanza fondamentale. Tra quef)te cellule appaiono lo sottili fibrille a rete di ragno che involgono il corpo (',ellulare. Questa fibbrille si riuniscono fra loro a. forma di fascetti ehe si colorano coruc la :>ostanza fondamentale, ma con una tinta più carica. 'J'r::t !e cellule tumorali ~i co~tit.uiscono travate più o meno voluminose di sost~Luza preval<>ntPm<'nte omogf>na eh<' assume i colori della. sostanza mucosa cd ha in pa.rtt~ la strnttun• fibrillare c prende la colorazione dol c.onnettivo. Nell'interno rli questa sostttnza. permang'ono celhùe isola.te od in gruppi di dtH' o tr(' allogale in grandi cripte. E fif;e dissolvendosi, lasciano do i re~id ui protopl<ummtici o nucleari informi oppure finalment<' delle gra,ndi orme vuote nt•i punt.i prima da loro occnpa.ti. Bisogna ra.mmcnta,r(' com'è de.'!critto dajrli .U. la struttura del tessuto ~~orclale normale per paragonarlo p~li>SO per pa!>so ai diversi a-spetti di questo h•ssuto neoph~:;t.ico. Secondo J~in ck, in OS--<o s i p o,;."ono ri conoscere tre s tn.dii: lo stadio indifferente in cui le cellule sono disposte !;enza limiti n etti a. tipo sincizìale; segue lo stadio d ella. vacuolizzo.zione in cui le cellule presenterebbero anche un oorto polimorfismo e ne tti contorni: seguP po i lo BtHdio clelia fìbroa:ene.~ì in cni il contorno protoplasma,tico delle <wll11 le si sfibrilla e fornm cordoni fibrillnrì più o ·meno st.ipat.i fra i quali ,~i trovano collulo ,·acnolu.ri. Ci rc·•t r epit.elio cordaie che contorna. il tessuto della cortla, Linck ritiene <:ltE' non derivi Ù>\llo e~n clio iudiffcrcntC:>, ma mppresenti la nl>tkice d eiiP. cell11lO cordn li o sia il l'CRiùuo d e l primitivo s t-rato di celhùe •mtod ~rmu li.

Bruni invcr;e d e:.<c:rivo uno stlldio iu ctù le cellule 11 contorni netti ,:;ono disposte lo unP acmwto alle e.ltrc a gttiSJJ, t! i pile di m onctu. A <1ucsto stadio ~egue quello della ,·acuolinazic,ne dunmte il q uolo le f:dlulo si l(>.ndono in un s incizio, mentre nello str:tto p erifcrif·o della f·cmla s i ditl'en:-nzia. l'epitelio cord aio, al eli fnori del quale sta In g nai.Jw cordaie; sej!uc un o stt~ di o in cui le cellule si fasciano di nna specie di cap. S\tla per is pe."Suncnto protop ln~mnt ieu, riprcude uclo nuovnml;lnte la loro individualità. Per Linc k, le cdlulc d~llu corcJa unm no. secernono una <Jost.anza interstiz.iale noucosa che ~wcbbc peculiare per l'uomo, sost.anza da molti neg>lta, mn. trovata anche da 13ruui, n on solo ut>Lia f;onla ~;mwm, ma i.J1 quella di va ri altri animali. (~ucsta so«ta m:a m••COì<n d el corpo l'Cilula rc sareht.e, secondo Linck, \m fenomeno di reg-re:;.'>ivue cellulare iu tfUHHto lt~ cordn. ed i r esidui cordati sono esclusi dalla nutrizione t!e U'uncau i:;ruo. . Linck p arngc na ncJo i v nri uo.;pètti d olln corda not·mnle con quelli del cordoma,

uiTerma ello nessuno d(~gli stud i Cltt•att-eristici sono mppre:-;entati e meno di tut.to lo st•~d i o ind ifferen te e quello d elln fH.ol'Ogcnesi, m entre il periodo della vacuoliz. z.~ziono dd fcN<uto cordomatoso somigliu più al eorrispondrnte periodo della corda. La gmndo diff~ou·enza fra t essuto conlale e corùomatol)o sta r: el fa,tto che quest'tù. timo p resent.a un o. sosta n11a fonùomentole in grosse travat.e ;n mezzo al quale s i isoiRn o ccl1•.1!e <>gruppi cclluluri, t.nlchè il tessuto prendo l'a.spetto di una ca.rtllagine, quell'aspetto per cui Vìrchow potò pensare a neoplasmi derivati da quest'ultima.

Se si pa.ragona. il cordoma. descritto agli aspetti del tessuto cordaie, s.i può dire che esi st~ uno strato, periferico cellulare a tjpo epiteliale che rappresenta, neoplasticamente trasformato, l'epitelio cordaie e che questo (> <'videntemente il punto di proUferazione del tumore. Questo strato può subire delle modificazioni profonde nei tumori arapido accrescimento e apparire foggiato a. colonne cellulari (Lemke) aza.ffi, a gn1ppi cellulari, a st.a,la.ttiti (Hellcmann) disposti a mo' della corticale della ~;nrrenale (Argn.ud). Sono modiflca,zioni neopla.stiche in rapporto al rapido sviluppo del neopla!$ma.


IL COJI.DOMA

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Il periodo della vacuolizza.zione cellulare è rappresentato nel tessuto cordoma.toso come nella corda, solo mi pare di pot~r affermare che qui il processo è più affrettato e sèomposto, ed i due p eriodi descritti dal Linck, lo stadio indifferente e della vacuolizzazìone si sommano, sicchè la vacuolizzazione precede l'unione in sincizio. Difficile appare paragonare gli altri aspetti del cordoma colla corda. normale per riconoscerne le patologiche modifìcazioni ed in ispecie spiegare la formazione della sostanza fondamentale e la genesi delle fibrille. Per molti AA. la. fondamentale sarebbe originata almeno in parte dalla dist ruzione e degenerazione dei -vacuoli (Linck, Alezais e Peyron). Io non riconosco questa genesi alla sostanza mucoide che, come affermano questi ultimi AA., sta tra la sostanza congiuntiva e la sostanza mucosa. I vacuoli cellulari app aiono completamente vuoti ed è riconosciuto che questi vacuoli sono occupati da una sostanza glicogenica. Le grandi cavità che si vedono in qualche punto del cordoma, derivate dalla fusione di va.cuoli elementari sono prive di contenuto mucoso: non sono quindi i vacuoli che danno origine alla sostanza fondamentale; essa ha alt ra origine. Quelle cellule ricche di protoplasma, poco v acuolate, a contorni distinti che si trovano n ell'interno del tessuto cordomatoso, lontano dalla loro matrice epiteliale (microfotogra.fìa 5), non sono, a mio parere, cellule giovani, non ancora va.cuolizzate, ma cellule che dallo stadio sinciziale riprendono la loro individualità. come avviene secondo Bruni, nelle cellule cordati. Se questo stadio d ell'individualizzazione secondaria non avvenisse nel cordoma, non si concepirebbero quelle cellule isolate che rimangono nell'interno della sostanza fonda.ment.l\le. Bruni descrive una specie di capsulazionedelle cellule cordali individualizzate: nella microfotografia 3 si vede distintamente le cellule cordomatoso con un con torno cuticolare proprio ed un addensamento marginale della. sostanza fondamentale: stadio analogo non uguale alle cellule cordati, perchè qui esse si presentano patologicamente modificate. Ma guardiamo come avviene questa indi-vidualizzaziona. Nell'interno del protoplasma cellulare si riscont rano dei granuli tinti Mi colori della sostanza fondamentale che appaiono come prodotto di elaborazione del protoplasma stesso. Tali granuli vengono eliminati ed appaiono allora sottili filamenti inter cellulari. Successivamente una quantità. di fibrille che si vanno riunendo in fasoetti isolano tra loro le cellule (microfotografia 4 e 5). Queste sottili fibrille furono viste già da Alezais e P eyron, da Franco, da. Argaud e da La-vrance, ma il complesso del processo fu variamente interpretato. Alezais e Peyron ammettono che per certi aspetti, si potrebbe ritenere avvenire un passaggio diretto dalla sostanza fondamentale in fibrille come è stato ammesso da alcuni per la fibrina. Alle cellule cordomatose debbono assegnarsi due funzioni distinte: una. funzione glicogenica, e la formazione della sostanza ,mucosa, proprietà insite nelle stesse cellule cordali normali, ma che sussistono qui patologicamente alterate. Le cellule producono con una funzione secretiva. una sostanza intercellula.re, che ha la proprietà di trasformarsi in sostanza fibrillare, che ha affinità col collageno e qualche volta colle fibre elastiche. P erò quest'atti t u dine che assomiglia alla formazione fibrillare intorno alle cellule del disco iutervertebrale, non è che fugace ed appena distinta, perchè le fibrille per2 -

Giornale di med icina militare.


IL

CORDO~JA

dono presto la loro individualità., diventano meno colorabili e si perdono nella sostanza interst.izia.le gelatinosa. come se si di<>ciogliessero. La sostanza mucoide è quindi un prodotto di secrezione patologica-

mente esuberante delle cellule cordomatose, sostanza intercellulare con proprietà fibrogeniche fugaci, che ha perso l'attitudine alla evoluzione normale in sostanza fibrosa. D a.Jl'inutilizzazione <li questa sostanza. intercellnlare, dalla. dissoluzioni' delle fibrille non evolventesi derivano le masse di sostan za. fondamentale dall'aspetto mucoso. Si presr·nta naturalmente alla memoria il confronto tra questa sostanza intersiziale del cordoma e quella che si osserva nei mixomi, per analogia. dj a,<Jpetto e di affinità tintoriali. È noto inoltre che Huech seguito da. Wolff e da Battaglia ammettono che da una sostanza fondamentale indifierenziata della parete ùei vasi, si possano formare fibre specifiche mediante l'impregnazione ron elastina o colla,geno. Parallelamente a questi .A..A. il Costa con ricer<:he s i ~;tematicb e sullo arterie fetali ed ipoplasiche trovò che la sostanza cromotropa era particoh~rmente abbondante, Jaddove si poteva. riconoscere una. deficiente formazione di te:>suto clastico (1). Il paragone tra. la sostanza ruucoide delle arterie e quella. del cordoma. è abbastanza stretto. Se ben si riguardano le <lifferenze tra. tessuto cordaie e cordomatoso e le varie trasformazioni che le cellule subiscono, si può affermare che a. parte la. moltiplicazione più o meno atipica (che è proprietà fondamentale dei neoplasmi in genere) la sostanziale differenza consiste in fondo in questo: cb e le cellule cordoma.tose producono nel loro protopla.sma. una sostanza patologicamente esuberante che all'inverso del tessuto normale, ba perso l'attitudine alla. trasformazione fibros a e che giace inutilizza.ta in mezzo al tessuto neoplastico. Essa in ultima analisi non è un prodotto di disfacimento delle cellule vacuola.ri, ma un prodotto della secrezione cellulare.

** * La maggior parte di questi piccoli cordomi è peduncolata, ed il peduncolo che prende radice sul clivo, attraverso ad una smagliatora od nn foro della dura madre sostiene il tumoretto come un frutto è attaccato al proprio piceiolo. n tumoretto viene a trovarsi impigliato nelle tra.becole dell'aracnoide situato sulla linea mediana. o di poco spostato, adagiato, e qualche volta un po' aderente all'arteria basilare. Il punto <li emergenza. del peduncolo è qua,o;i sempre situato nella parte media del clivus e allivello della sincondrosi sfeno-occipitale e corrisponde quindi al ponte; se situato più in<lietro corrisponde al bulbo come nel caso descritto da me e da altri .A..A. Questi tumori non danno fenomeni di compressione, sia per la loro piccolezza, sia per la loro elasticità e mollezza. ~fa il peduncolo, se è molto frequente, non è costante, e io trovo il ca..c;o di Franco oltre al mio che non lo presenta; ed in questo caso, come (1) Cos·rA. - Ricerche sulla sostanza cromotopa dclkartuù ddl'emb~ del feUI umano (n r i/eri1ne1tb> all"ipopla$(a ela8lica ed al si{111i /lcalo della BOstmlzacromolropa, Pa.thologtca, ottobre, 1930.


IL CORDOMA

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si è visto, il cordoma. è impigHa.to tra le sottili trabecole ara.cnoida.li senza alcuna. connessione coll'osso. Oltre al peduncolo, quasi costantemente, e non raramente, come Franco crede di poter affermare, nel contesto stesso del peduncolo, alla bMe di questo, nel punto ove la smagliatura della dura madre è constatabile, si ba un'esostosi punt.uta, conica più o meno appariscente (Basse, Zenker, Virchow, Nebeitau ecc.). Manca invece nd caso di Franco, .Ajello, e nel mio non solo un'esostosi, ma ogni irregolarità del clivus, nè è accennata nel caso di Luschka. Questo fatto ba un'importanza t,eorica. rilevante per stabilire le modalità colle quali il cordoma insorge e come viene a prendere una situazione intradurale. Spesso la formazione tumorale cordomatosa intradurale non è la sola espressione patologica perchè alla ba.se del pcduncolo, entro le ossa del clivo (Luschka, Sangalli, Neooltau) o nel contesto stesso della <Jsostosi, si trova tessuto cordomatoso o il cordon1a prende in parte sviluppo in tradurale, in parte sottodurale (Nebeltau, Meschède) ciò corrisponde l1 quello che riscontrò Ribbert, sicchè egli afferma che il cordoma 11 prende ra,dice nell'osso come un tubero nel terreno n. Linck pensa che la esostosi ptmtuta, non solo sia la causa della localizzazione intradm·ale, ma con questa spiega anche la trasformazione blastomatosa dei resti cm·daii. Questi situati nel contesto dell'osso, lo sollevano a mo' di cratere, sicchè la dura ne verrebbe usurata e perforata. Il nucleo cordaie, sviluppandosi, si libererebbe dal tessuto osseo, e questa liberazione sarebbe il prinw,?n move·rM della trasformazione blastomatosa per la diminuita pressione che le cellule cordati verrebbero a subire. L'immissione di sostanza cordoma.tosa avverrebbe così nell'età adulta, immediatamente prima del costituirsi del tumore. Intanto può obiettarsi che se il tessuto cordaie solleva l'osso a mo' di esostosi, già prima della sua liberazione dall'osso, ha in sè una potenza di accrescimento a tipo blastomatoso. Questa spiegazione troppo meccanica di Linck non soddisfa. L'esostosi potrebbe segnare, più che la causa del tumore, la via percorsa dal tessuto cordaie o già cordomat.oso per farsi intra.durale. Ribbert crede che il cordoma perfori esso stesso la dura madre colla pressione. Non saprei quale pressione possa esercitare un piccolo tumoretto come

queHo da me constatato e da. molti altri AA., e occorrerebbe assegnare a questi piccoli cordomi, per ammettere le idee del Ribbert, una potenza distruggitrioo verso la dura poco consona colla benignità ass·e gnata loro dagli .A.A. stessi. Del resto cordomi voluminosi e che effettivamente esercitano una forte pressione distruggitrice sulle parti vicine, si sviluppano sotto la dura senza oltrepMsarla come avremo occasione di ricordare più tardi; ciò che contraddice alle idee espresse dal Linck e dal Ribbert. Coen riporta la genesi del cordoma in un'epoca più precoce dello sviluppo. Egli afferma che in corrispondenza del residuo cordaie si forma primjtivamente un rilievo nell'abbozzo dei tessuti fetali. Quando la dura si costituisce trova questo rilievo già sollevato, e non potendovi passar sopra, ci si forma intorno intorno, 11 come avviene di un palo che rimane


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IL COBDOMA

infisso nel ghiaccio, perchè l'acqua vi si gela intorno "· Cosi parte del tumore rimarrebbe nell'interno della dura, parte al di fuort, ed il peduncolo sarebbe costretto dalla dura. La perforazione della dura sarebbe perciò solo apparente, essa. si sarebbe formata torno torno al rilievo costituito da questa malformazione. Ma vi sono casi senza esostosi e senza un peduncolo connesso col tessuto osseo, come quello di Franco, Ajello ed il mio. Franco esprime l'opinione che parti cordati rimangano dispersi in epoca precoce di sviluppo prima della stessa formazione della dura. Se si ricorda il primo stadio di sviluppo delle meningi, si vede che esse si differenziano dallo scheletro membranoso, che costituito da tessuto mesodermico, involge encefalo e midollo. Prima ancora che la cartilagine appaia nel contosto di questo tessuto già si è differenziato uno strato interno di tessut..o couuettivo mucoso gela,Liuifonne, che rappresenta. la futura. pia madre: da questo strato deriva l'aracnoide. Dalla lamina connettiva che rimane si differenzia successivamente Io scheletro e la dura. Questa differenziazione avviene verso la fine del t-erzo mese, quando le ossa hanno già iniziato la loro formazione, quindi per spiegare i cordomi sviluppatisi dentro la cavità cranica senza connessioni coll'osso, bisogna pensare che già prima che si sia formata. la dura, elementi cordati siano rim~ti nella. lamina indifferenziata che darà origine alle meningi da una parte e all'osso dall'altra, e che da quelli situati profondamente si originino questi cordomi intradurali liberi. La corda è infatti già in via di completa regressione e scomparsa quando la dura. si forma. De Bernardi accenna. all'ipotesi che cellule corda.li possano rimanere disperse durante la costituzione stessa della corda, prima che essa si delimiti, ma. ciò non trova. una. conferma. embriologica. Druni vide tessuto cordaie subire una dispersione, quando si formano i dischi intervetebrali in un periodo tardivo di sviluppo (quinto mese), ma. nel segmento craniale la. formazione delle ernie cordali è molto più precoce. Ritengo perciò che i germi cordali che dànno origine ai cordomi non peduncolati e senza. formazione di esostosi, debba avvenire in un periodo molto precoce dello sviluppo avanti della differenziazione stessa della dura. I cordomi peduncolati e con formazione di esostosi, possono spiegarsi col fatto che i germi cordati che hanno una specie di proprietà centrifuga e che tendono a. disperdersi nel tessuto circostante, si trascinino dietro dei tessuti che costituiranno il peduncolo nella maniera preconizza.ta da Ooon e che vengano a trovarsi in situazione intradura.le prima della costituzione di quest'ultima.. Lungo il tragitto di questi germi cordo.li verrebbero a disperdersi cellule cordati e con ciò sarebbero spiegati i cordouù a. situazione infra. e extradurale insieme. In ogni maniera. l'immissione di questi germi intradurali non avviene nè per erosione dei tessuti, nè per eruzione dall'osso col meccanismo della formazione dell'esostosi. Altri cordomi, come quelli che si sviluppano nella. sella. turgica, possono spiegarsi con la formazione della. tasca ipofìsaria, della sua ascesa d.'l.l faringe primitivo nella cavità cranica, perchè durante questi movimenti di tessuti possono essere trasportati germi cordati. Occorre infatti ricordare che l'estremo anteriore della. corda. sta vicino alla. vesciC<Jla. cere-


IL CORDOllA

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brale anteriore e che tra la corda. e qut>st'nltima stanno solo poche cellule affusate (Hert wig). .Altri cordomi ·infine craniali e vertcbrali trovano sviluppo da germi cordati annidati nell 'interno dell'osso stesso o dei dischi intervertebrali. In ogni modo questi germi cordali vivono una lunga vita latent-e prima di subìre quegli oscuri stimoli che ne determinarono la trasformazione neoplastica. Questo periodo di latenza spiega come i cordomi siano stati trovati, salvo rare eccezioni, solo nell'età adult~, mentre nella fanciull ezza essi sono rappr esentati in gl:'nE>rP da innocui erl invisibili germi cordali.

* *. L 'importanza dei movinwnti o spostam('nti dei tcssut.i embrionali è comprovata da rarissimi, ma pur dimostrativi casi di cordoma. insorti molto dista.n ti dana situazione anatomica della corda. Koritzki trovò in un bambino di un mese e mezzo un cordoma. svilupJHl>tosi in corrispondenza del mascellar<> superiurf' ed inferiore ove era.no nodi tumoraJi dcl1a grossezza di una noct1. Mathia.:; dubita dPIJa giustezza di una tale osservazione nei riguardi della diagnosi di cordoma, ma. il fatt o è confermato daJl'osserva.zione di .Alezais e P eyron, i quali t rovarono un cordoma del volume di un'arando nella T('gione occipita,Je superiore sinistra. L'osso occipitale era perforato, ma non fu riscontrato un p('duncolo che comprovasse un'insor~enza del tumore sul clivus, nè vi erano sintomi j j un tumore primitivo di cui questo fofìse una m etasta~<i. L 'operazione dette luogo a1Ja, guarigione senza reddiva. Questi casi sono significativi per ammettere una dislocazione di germi cordali dovuti al movimento dei h•ssuti embrionali. Stewart e Fumagalli riten g<.no che i piccoli cordomi, che chiamano ancora ecchondrosis physaliphora spherw occipitalis, non rappresentino che una ectopia di tessuto notccordale e non veri tumori. Ora mi pare che tra il tessuto notocorda.le e quello dei piccoli cordomi, per quanto si possano rintracciare delle a.nalogie, non vi è identità ; cbè a,nzi identità trovasi nel confronto fra que!lti ultimi ed il tessuto dei cordomi maligni. Dal tessuto notocorda.JE' essi si allontanano, in specie per le masse di sostanza fondamentale e p er le cellule che ivi rimangono incluse e por l 'aspetto dei punti d 'accrescimento. Non si tratta solamente di un tessuto ectopico, ma di un t{lssuto cbe rimane con caratteri embrionarii modificat.i in senso neoplastico. L'ectopia non dovrebbe di per sè impE-dire la. trasforma.zione in tessuto adulto, uguale a.i nuclei polposi dei dis<·hi intervertebrali. Che l'età media dei piccoli cordomi superi l'età media doi cordomi cranici m aligni non è una prova mo1to forte in quanto i casi sono abbastanza pochi, sicchè si possono avere degli sbalzi numerh•i notevoli. Ritengo perciò che i piccoli cordomi non sieno delle semplici cctopie di t essuto notooorda.le, ma veri e propri neoplasmi. Io bo preferito chiamare queRti tumori piccoli cO?·dcmi del clit·o piuttosto che cordomi benigni del clivo, perché analizzando i casi dai va.rii AA.. descritti, rimane il dubbio che essi siano piccoli c asintomatici solo perchè sono st.ati colti in un'epoca precoce del loro Rviluppo o dura.nte una sosta.


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COBDO~fA

di questo, solo perchè la morte per altra causa ha tr oncato la vita del soggetto, che se essa fosse continuata, almeno alcuni di qu~ti avrebbero forse potuto cambiare categoria per passare nel campo dei tumori maligni. Come vedremo più tardi, la differenza delle due specie dii t umori non è sostanziale e morfologicamente beu distinguibile, gli stessi elementi che costituiscono i piccoli cordomi, costituiscono anche i più voluminosi, e non è questione che di rapidità e potenza di accrescimento. Alcuni di questi cosidetti cordomi benigni hanno già un discreto volume. n caso di Klebs del volume di cm. 2 x 1,8, riscontrato in un uomo morto per accessi teta.oiformi (!) arrivava con la sua base al terzo paio di nervi cranici. I C!~S i di Meschède raggiungevano il volume d i una ciliegia e quello di Gruner quello di una noce avellana, e cosi un caso di Virchow. Ancora un poco di aumento di volume, una situazione diversa rispetto ai ne1·vi della base e questi tumori cosidetti benigni avrebbero forse cambiato çatt•goria,. Il caso di A.rgaÙd cbe citerò più appresso, a parte le caratteristiche istologicbe dimostranti un rapido accrescimento, non sorpassava il volume di una mandorla e dava pur segni di tumore cerebrale. Alcuni di questi si sviluppavano anche sotto la dura (N ebeltau), infiltravano in parte l 'osso ("ì\1<\schi'de, Nebelt.au) carat.tere molto dubbio per una assolut;a benignità. Per questa ragione preferii)<IO chiamare questi reperti accidentali di autopsia, piccoli c01·don~i del clit:o, a.nzichf. c<Jrdmni benigni, lasciando così impreg-iudicata la questione della loro qualità pa.togena. 9M·domi crml •ìci rnali.ywi. - Dui picc0li tumod del clivo senza a.lcum~ manifesta.zione dinica, si passn. attraverso o gn:~d uali pas:saggi a forme con gravi munifostnzioni, sin. per il loro vo!Ltme, sin pE>r le lesioni indott-e noi tP.ssuto nervoso, s ia pet· ii curattm·i infiltranti, dist.ruenti. irwndenti verso le ossa, la cf:url\, la sostanza cerebrale eil infin.e con qualche rarissima riproduzione meta.stutica. Il pr·imo ca~o di col'domn. ct•anico maligno fu descritto da Grahl (1903); a questo segttirono i Ct\Si di I..inck, .Frenkel e .Hassal, Eitel, Spiess, Schmidt, Seiffe Jellifie e Ladùn, Hu~c;ner, Vegdin. KotZRrefl', Ar·gaud, Dalanrl, Swartz, Mathia.<:. T,ernke, Stewart e Bmrow, Thomn!': e Jumentié, Ecltel e Jacobs, Filippini, Bailey e B agdas.at·, Machulko, Alnjouanine, ec('. La lol'ali7.7.a.7.ione pitì rrequen.te è ancora sul clivo più o meno anteriorment-e od tt livello della sincondrosi sfeno·ocripit.ale, ma per il loro c1u·attere distruttivo è diffi<!i le defù1ire in molti Ciltii il vero punto dell'inizio del tumore. P er il loro carati-ere espansivo, possono comprimere ed inglobare i nervi cranici o parti diven;,e dell'encefalo, del bnlho e del midollo si da determinare i s intomi più vari. Il volume d~Ila massa, la ::;ua. sittutz.ioue anatomicA, i x·apporti che &-si prendono con la dura., coi s ingoli nervi cranici, con le ossa del cranio sono dei più vari. D escriverò q uest.o comport.ament.o SCOJ'l't>ndo alc uni casi più intere!'Santi della lPtterttt w ·n. I l t.umore d escritto da A.rgnucl, fu >1.i'lportEJ.to chirnr~iCllmente, era in!'IOI"to in un uomo rli 3fl A.nni e davA- !"intomi d i tnmor cerebri e fu diagnostica.to come tumore d eli 'anb(olo pont.o cere bell>lre. Il neo plasma rajl'giungeva solo il volume di una. ma.nclorla e p1·endeva impianto sul clivo. Per volume il tumore e ra da p tuagonarsi a qualcuno d ei cordomi henigni. L "esame m.iemscopico <limo:>tra,-a a lla per·iferit\ cellulo ~n r11pporto molto l'tt·et.to con pRt·eti capilla ri sottili con una. disposizione paragonabile alltt r·or·t.icnle snrrenale, mentre nell'intemo il tumore pr·esentava la dispos izione e la forma celhùare dei comuni cordomi. Simile il CllSo l'li Reiffer, t umore srro!:SO come una castagna, insorto in un uomo di 33 ll lllli, tum()l'e che comprimeva il rnid01lo, determinando p~tresi spastica d alla metil l!'illiStnl rid corpo. li derorso f11 ahbastanznlon to (4·5 anni) e la mort.e improvvisa chiuse il qundn.>.


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IL CORDOMA

n caso dj H iissner, un gro~so tumore rotondeggiante del volume di cm. 5 % o 6 % trovava. impianto nella sincondrosi sfeno-occipitale dalla parte laterale destra per meno di un lungo peduncolo; osso era incapucciato da tma duplicatura della dura e !lpingendosi in avanti ed a destra scavava un11. grossa fossa nel lobo temporale destro sotto al quale veniva a pot·;:i. L e ossa del cmnio erano ricoperte a loro vr.Jta di dura: es<;~ erano solo in qualche p~mt.o usurat.e per compre<>· s ione. n tumore comprimeva il nervo ottico dest.ro e l'a.dduceute che s i presenta· Vllno nssott.iglin.t i e spostt~ti. La dupliC'atura. della dura che r:opriva il tumore a nto' di cappuccio non aderiva. al tumm·e stt>sHo c:hP. in morln lns.'!o. AliA> h>H<e d'impianto del lungo peduncolo s i trovavano nell 'osso cr ipte con tt>ssnt-o C'Ordomat.o~ n n eopJasma i>resentava alla periferia JamC'lle calcificate f'h e furon o viste anche all'esame ro.dinlogico, sicchÈo la. dia!<J10SÌ ernf's.~a in vita fu di osteo-sarcoma. II t t>.ssuto microscopieamente ril'luJtò quel!o d1' l c:omune cordorn11. l p1·imi fenomeni -cerehrali si eran pre>entati sett e anni pnmn. ed erano costituiti da clirrùnuzione del ";sus e diplopia per pnresi dell'abducente di rl<•stra. In questo ca~>o, è specialmente degno di rilieYO l'uccrescimento len to, lo spectale comport.nr:nento d e lla dura dn cni e m incnppnccioto ùa unn duplicatnra sviluppntfl~i pari pusso al tumore senza che questo la in.fiJtras.«e, il hmgo pednocolo c·he portava il h•mMe in situazionf' tutt'nfint t o laterale. Il tnmore agint come un gros.«o co1·po estmnco o i dn.nni prodotti Vt'r:«o le ossa. c eervello e1·uno solo in relazione a l volume. L<" analogie con un picC'olo rnrrloma del c livo. sono assai st.Jett.e. Simile per certi aspetti ò il ca~<o d~rit t o da Grahl. Es."O s i svilnppnva in una donna di 51 anni. An eh 'eR<;o pedtmcolato, inl'<orgeva suJla sellA turgic>~o per un pedunco.lo lungo cm. 4 , e si espancieva a mo' di fuug-o cope1·to interament.e di un cappuccio òi dura, ledeva i tessuti nervosi solo pe1· comprPssione . La donna presentò per .cl anni segn i progrf'c!ienti di lesione dei nervi cranici (ottico oculo-mot.ore comtme, oculo-n•otot·e eStC'rno, fa.ciale e rornpre!'I.~JOne CEwebellare), e m orì per pa· rnlisi bulbare dopo turbe della respirazione e d ella deghltizione. Il tumoca comprimeva infat ti il bulbo ed il ponte. L'esame microscopico d et.tc come particolare, cellule rag!!l'uppate iu formo~.ioni nostriformi. J tumori fin qui descril.t.i n on ave...-a,no t.enrlenza invasiva, ledevano per il loro volume crescente Ja massa cerebrnle e i nervi cranici, mR non invadevano nemmeno la dun),. I rapporti eon Ja dtlra e In pec!uncolizznzione ò fatto partiC'olarmento import.ar:te per l'imlirizzo all'intflrvento chirm·rrico: il suddett·O caso di Hiissner avrebbe potuto CSf;ere estrat.to come nn gr o."l'<O COrpo e'>t.rnn00, non avendo a lcun rapporto di continuità col C'ervello. Il caso di 1''renkel e B:1.ssal av~va un comportamento molto diverso !'i"petto alle ossa. n tnmore insorto in un uomo di 39 anni er·a rli colorito dal grigio al bruno foncé per rel;<idui di emorragia, pre.~ntava aspetto in alcuni punti vescicolare, gelatinoso, a superficie mOJ·ifot·me. Jt tumore s'impiantava lar·gameni.e 'm11a base del cranio e si spingeva a cupola nella cavità. cranica cop~rt.o di dura che era. RolleYata, mR non perforata; comprimeva con In, suo. ma.ssa. i n ervi cranici. La bnse del cervello scavata a n icchia dal chiasma alla pretuberanzl\. aceoglieva la rTlll!'l.~ ciel tumore. Es.'lo arrivava in avanf.j all'etmoide che era in parte distrutto e s'insinuava fra Io lamine del vomerQ, indietro debordava dal foro occipit.ale. Ln doccia basilare era distrutta. come la sella tu~ ca e ill'<eno sfenoida.le. D al foro ottico fino al vomere la. base cranica non era ridetta che a w1a sott.ilissima lamina n €'1Ja cui parte media. esisteva una fenditura. Le Apofisi C'linoidee e ltt p~~.rete ant,e1·iore dt>J seno sfenoid ale n on e'listavano più ed il neoplasma peneh:avl.ò n C'Ile fosse nnsali a. ~nist.ra o a destra. della lamina verticale dell'etmoide, a livello dE'l meato superiore. La rocca era pure d iJ'Itrutta fino al foro acustico; attraverso il forarne lacero antet·iore sini~tro Rlarga.to, il tumore arrivava alla. fMcia fibro~'<a del faringe ed ai suoi muRcoli. n tcR~uto neoplastico aveva invaso e distrutto l'ipofisi. :Mi croscopicament-e il tumore era diviso m lobi da setti connettivnli ricchi eli vn!:li sanguigni; il quadro fondamentale era quello clnss il'o del cnrdoma. Gli AA. non t rovarouo cellule a t ipo epiteliale, ma con><t&.tat>ono cellule giovnni nrrt>tOJ)dat.e, OVA l i fl p0ligon(l.li con n11deo ben colorahile, <:cmst~ttarono inolt.re che cellnle twnom li fa.c f'vano ù·nw.ione nelle vene dello st.roma.. Il tumore aveYa dato segni clinici dn un anno : cefalea frontAle, diplopia, p t osi palpebra le e paraliHi dell'oculo-mot.ore, patetico. trigemino sinistro e facia le di d estra e cerità completa. ,• ~ ~\ >o ·~·."' !:VJ: •, . h kA

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lL OORDOMA

Devesi rilevare che i sintomi ebbero un grave peggioramento che portò alla. morte dopo una puntura lombare. Sulla parte sporgente del tumore furono riscontrate emorragie recenti. In questo caso è a notarsi che ment.re il tumore sollevava l a dura senza invaderla, diatntggeva le ossa, ne invadeva le cavità, si insinuava per i normali canali ossei, arrivando al faringe e attraverso all'usura delle ossa, arrivava. aHa cavità. nasale. Verso i nervi cranici e la massa cerebrale agiva ancora solo per comp1·essione, mentre invadeva e distruggeva l'ipofìsi. Da. quest.e forme si passa a tumori che oltrepas.<;ata la dura, o .'lviluppatisi primitivamente intradurali, inglobano gH organi cerebra.H e li aggredi!lCono direttamente o addirittura li invadono. n caso di Eitel, è uno di questi. Insorto in un uomo di 44 anni, aveva acquistato la. grossezza di una piccola mela (cm. 4 x 4 Yz X 3); si impiantava sul clivo per mezzo di un peduncolo ent1·o il quale si trovava qualche aggregato tumorale. Esso era libero dalla. d\n·a ch e veniva oltrepa&.<:nta dal pcduncolo e giungeva così a diretto contatto col ponte ed aderiva. alla pia madre. Comprimeva il pout.e ed il IV ventricolo. e il VI paio sinistro era grigio e assottigliat.o, ment1·e iJ ffi p11i0 pnS.."UYil. inalterato Sopra il tumore. Come sintoma.tologia dava deambulazione incerta, caduta a ldnistra, aumento di riflessi tendinei e periostei, papiiJo. da stasi. n paziente mori ctopo un anno dai.J!ulizio delle manifest a zioni cerebrali con sint<>mi bulbari. Simile a questo per comportamento ò il cn.so di Filippini. n tumore insorto in WHJ. donna. di 36 anni s'in:lpiantavtt sul clivo e raggiungeva la grossezza di UD mandarino, ma,ndandlo un prolungamento nel canale midollare che comprimeva il midollo. Inglobava e spostava l'ipofìsi, inglobava. i nervi ottici e li stirava. in alto, e si fissava saldamente alla sostan7.a. cerebra.le; avvolgeva il ponte; investiva e comprimeva il cervelletto. Nelle parti laterali si approfonùava a sutistra. nello sfen oide, a ùest1·a verso l'articolazione tempero-mandibolare. Vi sono casi che acquistano ancora maggiore aggressività. Significativo è il caso di Mathia.s (donna di 72 nnni). ll tumore inglobava l 'ipofìsi, penetrava largamente nello sfenoide, distruggendolo in gran parte. Con uno zaffo penetrava nel lobo temporale d estro. Masse vegetanti, oltrepassato il clivo, penetravano nella fossa cerebrale media sinistro. lateralmente alla. sella; i seni etmoidali er ano invasi, invase le cavità orbitarie ed i bulbi spinti in avanti. L'antro di High.moro era invaso e perforandone la parete e.'lterna, giungeva ad infìltrare i IDU!lCO{i masseteri e la. pelle della guancia. Attraverso la. base cranica distrutta, il tumore raggiungeva la. farin~e, ne infiltrava lA. parete e si prohmgava. fino alla V vertebra. cervicale. Con una. btopsia eseguita su tale prolungamento, fu accertata in vita la diagnosi di natura del tumore. Questo cordoma presentava la particolarità dell'invasione della sostanza cerebrale olt.re alla larga distruzione delle ossa. n caso di Da.land (donna di 30 anni) era. un grosso tumore intracranico inter essante la maggior parte dei nervi (l, II, VIII, LX, X, XI, XII), presentava. invasione del faringe ed un prolungamento grosso quanto un \tovo al d i dietro ed ilueriormeute all'orecchio destro. Per un certo periodo di tempo, questa massa. molle esterna non fu ritenuta un tumore, ma vi furono applicati massaggi ed altre cure. Per le la<>ioni ossee, I'a.mmalat.a non potè a un certo punto più muovere la testa. Questo caso è importante perchè mostra una esteriorizzazione di parti tumorali lontane dalla sede principale. Come ai vede, si trovano gradi molto diversi di aggres..,ività., velocità. maggiore o minore di accrescimento, sicchè si potrebbero segnare gradi diversi di malignità, ciò che fa. singolarmente variabile il modo dj evolversi del cordoma. Ma duo casi son.o importanti a ricordarsi per aver dato metastasì. Nel caso dj Smith Ely, Jelliffe e Larkin, un grosso tun1ore dei volume di cm. 11 x 6 x 7 insorto in una donna di 36 anni, comprimeva Ia maggior parte dei nervi cranici (I, li, Ill, IV, V, e VII) ed il ponte. Negli ultimi periodi della vita. tutte le funzioni erano perdute, es.'iendosi determinata prima emiplegia sinistra e poi paraplegia. degli arti inferiori. n tumore distruggeva largttmente le ossa della base e penetrava nelle cavità., nasali e nell'antro di Highmoro. Una massa metastatica fu riscontrata in corrispondenza delle ultime vertebre toraciche e un'altra sul sacro. Il tumore ebbe un rapido decorso conducendo a morte il soggetto in otto mesi. Nel caso di Kotzareff il cordoma. attrn.verso lo sfenoide in corrispondenza della. sella turgica, si estrinsecava. da una parte sotto il ponte e dall'altra. tra i t ratti ot-

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IL CORDO!\IA

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tici. La grande ala della sfenoide era in parte distrutta e masse neopla.stiche penetravano nel seno cavernoso. l\fa.<;!.'le meta.«ta.tiche mtùtiple fm·ono riscontrate: nelle ghiandole retro-tracheali, nella testa del pancreas una grande come una noce, ed altre in vicinanza del plesso solare.

• •• Altra loca-liz7.azione del cm·doma intr·acrnnico è quello. della sella turgictt.. Caso caratteristico è quello di Spiess, nel quale si ebbero sintomi di tumore ipofiso.rio (meno le alter-azioni endocrinologich(•), e la radiologia avevtt. dimostrata w1a distruzione dei proce"-'>i clinoidei e allargu.mento dei limiti della sella. L'operazione praticata per via nasale riuscì ad estrarre il tumore ed all'operazione segul la guarigione. L'indicazione dell'operazione fu data dalla diagnosi generica di tumor cerebri e non. da quella particola•·e di cm·doma che fu accertttta microscopicamente. Il caso fu pu.rticolarmen te forttmato perchè si estt·insecò con sin tomi inizia li neurologici e con un reperto radiologico preciso che loca-lizzò alla sella turgica la sede del tumore. Nei ca.-si di Frenkel e Bassal, di Mathias, di Filippini e di altri AA. era bensì investita la sella turgica, spostata ed inJrloha.ta l'ipofisi, ma tale diffusione sembrava fosse piuttosto secondaria ad uni\ insorgenza sul clivus.

••• Ho già citato cm·domi che nel loro avanutto sviluppo si erano propagati al faringe o alle cavità nasali, fatto importante perchè una biopsia. praticata sul prolungamento può dar luogo all'accertamento diagnostico di natura del tumore. Ma vi sono casi di cordomi cranici, ohe dando luogo a distttrbi lievi dal lato delle funzioni dei nervi cranici si pres:entano all'osservazione deU'otorinolaringoiatra per disturbi na..~li e faringei. Nel caso descritto da Linck, il soggetto er·a stato prima. operato di ma.stoidite (non si sa se ciò sia più o meno in rapporto al tumore), perchè manca il reperto necroscopico), mentre già da sei mesi era affetto da diplopia e strabismo dell'occhio sinistro. Successivamente pt-esentò una tumefazione fra la volta patatina e le coane. Fu diagnosticato un ascesso che fu punto, ma invece di pus fuoriusci la sostanza gelatinosa propria. del cordoma: l'esame microscopico valse a. fare la diagnosi. L 'apparente mancanza di sintomi cerebrali fu sventata. da un accurato esame uevrologico che fece riconoscere la compromissione della maggior parte dei nervi cranici. L 'A. pensa che il tumore avesse la forma di bottone da camicia con una parte sviluppata in faringe e tma nell'interno del cranio. Vi sono cusi ambigui che possono essere interpretati come tumori cramc1 a prevalente sviluppo Faringeo, come fa osservare Argaud. Tale è il caso di Hellemann nel cui soggetto, un uomo di 30 anni, si era manifestato da due anni Wl tumore che o~truiva le coane. A que:sttt. prevalente :sintou.oatologia ftt.ringeu, fu.~va riscontro una leggera diplopia e paralisi del fa.ciale, quali sintomi endocranici. Altri casi (Gros.<;emann) possono ritenersi invece cordorni faringei a secondaria diffusione endocranica.

Il cordoma cranico si sviluppa di preferenza in individui di media età, solo una volta ho tronto nella letteratura un cordoma sviluppatosi in nn uomo vecchio (}!athias). Il più giovane soggetto colpito aveva 25 anni, il più vecchio 72, ma è una eccezione. La media delle età sui casi descritti nella letteratura è di 40 anni. Esso colpisce i due sessi in misura pressochè uguale, con una leggera prevalenza del sesso m~chile (53 %) di fronte al femminile (47 %) . Il tumore ha un decorso vario, spesso lentissimo, fino a 12 anni (Lemke) il decorso medio è però di 4 o 5 anni, non mancano casi a sviluppo rapidissimo (W egelin 6 settima-ne).


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IL CO RDO)l,o\

L 'aspetto del tumore è fondamentalmente quello dei piccoli cordomi: superficie più o meno lobulata, molli, quasi cistici, di colorito bianco-grigiastro-semi-t rasparenti. Qualche volta la consistenza è più dura, mentre il colore può avere va riazioni , specialmente in rapporto ad emorragie più o m eno recent.i che infiltrano hL mas~a del tessuto n eopla-stico. Abbiamo già trattato dei vari rapporti che il tumore a$Sttme rispetto alla dura e quelli che e.s:;i prendono nel loro accrescimento, e il comport amento I'ÌRpetto alle ORsa. e le varie propa.gazioni a l faringe e al n aso, ecc. Le celhùe cordomat,o:;(• bàmio la propriet.à d'inf:ìltrare Le pareti vasali e di veget~nc nell'interno dci vru:;i. E ssa fu constatata, da Fischer, Frenkel c Bassa!, Wegelin; Hassoor nouost<tnLe ciò, Le nwtastasi sono segnaJate solo due volte, come a bbi amo già visto da J clliffe e La rkin c da.Kot zareff. In quadi'O anatomo-pa.tologico, cbe si può tracciare. attraverso i casi più dimo:;t.r·a.tiv i della lt>tt.c• ratura, (~i spieg-a l'andamento e la sintomatologia di quNsti tnmori, o quest:.\ è irnportaut(' per dimostrarci le prime localizzazioni c il successi vo sviluppo del t umore stt'SSO. Più cue il volnme dt>l t umore, ha importanza, a determinare I'cstrinseC<l-zione dei fatti comprl's~-; ivi ~S ug li organi cerebra.li, il rapido accrescimento e la sit.uazione della massa,. Abbiamo visto che il t umon• ha spe~Sso forma rotondcggiantc delimitata, ma qualche volta pn•ndc forma più diffusa. e con vari prolungamenti clte possono raggiunge r~ i nt~rvi cranici o gli organi in r elazione col cranio. I nervi era.nici sono prima stirati, investiti e schiacciati contro i piani OSS(:'i, alt.re volte ingloba.ti nel tumore. Da,ta la situazione anatomica. preferita, i nervi chl' più sovente sono colpiti precocemente, sono i nervi motori dell'occhio, per cui ricorre spesso Quale primo sintomo lo strabismo e la diplopia. A carico dell'oechio si può avere C'softalmo, quando il tumore abbia invaso l'orbita o sollevato e schiacciato una delle pareti. La compressione del chiasma. o del tratto ottico dà l'emianopsia, quando il tumore abbia oltrepassata la sella turgica, o sia insorto primitivamente in qu<>sta situazione. Non si producono in genere sintomi di deficienza ipo.fisaria, salvo ra ramente poliuria. n cervelletto può essere compresso e dare La sindrome relativa. Il I pn.io è ra.ramente investito da,J tumore, data la distanza di questo dalla sede t umorale primit iva, ma si è verificato. Le alterazioni a carico del n aso e del faringe sono dovute ad altera zioni locali p er propagazione del tumor e o di ciò abbia mo già parlato. Facile la compromissione del V paio e del ganglio di Gasser, o da. ciò de-rivano nevralgie nel t,l'rritorio d 'innervazione ed anestesia della cornea e della congiuntiva. La p aralisi dell 'estremit.À> superiori e inferiori può essere realizzata dalla compreS$iOne del midollo e del ponte. Sovente sono i fenomeni dovuti aHa compressione del bulbo che chiudono il quadro del c01·doma. Come si vede, non vi è tLD quadro particolare che distingua il cordoma clagli altri tumori cerebrali, pot.rà for se indirizz;tre la molteplicità dei n ervi rranici colpiti e la successione della loro lesione, nonehè il decorso lungo. L' Psame ra<lioiogico potrà r endersi u tile alla diag nosi scoprendo la sede e la estensione doli~ le,;ioni OSSl'C.

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CORDOblA

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Le convulsioni si sono prescnta.te solo in qualche rarissimo caso. Difficilmente furono constatate alterazioni psichichc. La coscienza è spesso conservata fino alla fine. È da notare che in due cru;i la punt.ura lombare affrettò la fine del soggetto, probabilmente per emorragia intra.dumorale e rapido a.umento di volume del tumore. Due sono i casi operati con successo, uno un cordoma del clivo (caso di Argaud ) e uno della sella tnrg ica (caso di Spicss), di eui non furono comunicate le eventuali recidive. CoRDOMJ l<"A l'tll\I~ J; J. - Abbiamo giit Yi:~to come i corùumi craniali po!i.'lOII prendere uno sviluppo faringeo ::.econd ~;~.J'tO, mn. ,-j !';Ono co•·d omi faringei primitivi. Nonostante cl1e i residui corduli sit\no molto numerosi nella muco,.;a faringeo. dell'embrione 11ei ptimi pe•·iodi di sviluppo, e.;;si ped> de\'OIIO prco<><>einent(' seòtnpurire, in quanto i corclorni di tttle regione sono p iutto:<t.o m ri. Alctmi ca~<i, o perchè non furon fatte a<'cumte ricen ·he n ~·u•·o l ugiche. u perché mnnca il 1·epert.o necroscopico, sono ca.«i piutt.o:<~to ,unbiglti e non t-rO\'HIIO Utlll s ituazion e netta nella divisione dei cordomi cranic i rlni fnringci, come il caso giì~ citato di Holleman. Il caso di Crossemann è an<>h'esso fnringco e cmnico in un tempo. In m1 uomo di 24 a n n i fu a:spo rtat.o un gro:s;;o tumore ehe trovava im pinuto :<ullrl. Yolta faringea. e penetrava nelle fosse nasali attraverso le coane o:;LJ'ttendoll'. n tumo re avevn radici nello sfenoide. Sei mesi dopo l'op"'r azione, l 'e~11nc mdiologico dimostrò la diffusione del tumore nell'interno del cr anio. Questo cn:<o può essere intet•pretato, come q uello d i Li.nck, come cordoma c·on s viluppo <·ontemporanoo faringeo ed int,racranico, o anche come un tumut·e fnri.ngeo a tliffu:;;ione seeondarin int racmnica. Il caso d i ;\'IliJler rappresen ta un cu.'>O t.ipi<'o di cortlo mt~ furingco. 1:u giovinetto di 16 a nni p.re.c;entava da 7 anni difficoltà nlla respirazione. In fa ringe si affacciavA. un tumore arrotondato che si estendevo, a lla voltn, del palato. Unn incisione fece uscire una. ma:;.,;a gelatinosa la ctù elimùmzione vo.lse 1\ rendere più liber-a la respirazione erl a fare la d iagnosi di cordoma, JTÙc roscopit~a mcnte acccrtatn. I./operazion e r adicale eseguita dopo cinque mesi non impedì lu r·ecicliva. n caso di Argaud e Clennont è fUlCOt'a più i:;tmttivo a t.ale propositu. Fna donna di 48 anni ora stata opernta già sette nnui prima d i Wl cosiddetto polipo fm·ingeo . I n una recidiva fu constatato un turooro n foggia d i polipo ùolla gro;;sezZll, di una. noce in corrisponden;,-.a d eli 'oritìcio posteriore delle fos.-;e nasali. TI t urno t-e asport-ato pre.~nt.ava i car att-eri ùcl cm·domn e nella m ucosa fu constntntn. una ripiega.tura che g li AA. interpretano come la t-nscu d i I,uschka. Hirsch comunicò un altro caso d i conloma faringeo open1to rou succe;;;.~o. R ecentemen te P avlica ha comun icnto un caso di cordomu [uringeo in un soggetto mo.schio d i 82 anni. È forse il C(I.'SO di t.umot·e deri,·nto siCUJ'Itmcn t.e da germi aberranti sviluppu.tosi in un vecchio d i età così a.vanznta. È da notare a proposito d i q uesti ttmlo r·i che lo. consist.e mm q uasi fluttuante p uò fare att.ribuir lo)'O la diagnosi cii asce;;;;o, menh·e la fOl'lU!l li fa confonder-e coi polipi nasali. In questi tumori che si p re.'ltnno tl lla asportazione chirurgica, s i può notare il fatto della facile recidiva che Ù<>vt·emo notnre t1 p roposito d ei cordomi sacro-coccigei. Co&DOML YF.RTr:na.u,r. - Se a.n.atom.icam~?nte i eonlomi delln colonna n•rt~­ bra le dovrebbero essere tra.ttati in un unico capitolo. pure l'onviene di~tinguere i corùomi del segmento snct·o -coccigf?o da q uelli di tutto il r<'~to d ella eolonna, perchè queste due regioni h anno 1m differenJe compot·t.1111C'nt o relM-ivnmente a llo "viluppo di q uesti tumori. Mentre il sacro e il coccige clànno frequent emente or·igine n c01·domi, le vertebre cervicali. dorsali e lomhal'i non lo pt·odtwono che ra r·Amen te. to lrhò non vi sono che scarsi esemplari di ciascuna regione dfllla colonna. L a corda d01-sale nel tratto vertebrale è circondata da spe"-<>e masse degli sclorotom.i che daranno origine alle vertebre. I noltre la p recoce ossificnzione d i qupste, sembnr n on det,{'r-

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minino facili cUsper&1oni di cellule cordali ed il tessuto del nucleo polposo si allontana dallo stato di t-essuto embrionario sicchè non sembra possa facilmente subire In. trasfonnazione n eoplMtica. I tumori spedmentali del Ribbert già ricordati erano iJ1fatti r ef.rt·edibili. Bruni ha visto m1a specie di di;,-persione del te~>.<ruto c01·dale in seno al disco mtervertehrale in epoca p iuttosto t a rdiva dello sviluppo. Nel segmento co.udale invece, si ba un'ossifìca:r.ion e tardiva (Muller) e per ricerche sistematiche d i Linck e ' 'Va1·sta t furon trovati nella region e sacro-coccigea germi corrlfdi dispe1·Hi. n on solo nel di1<co intetve1·tebrale e nelle cartilagini verte· b1·ali, ma. anche nei tess uti connettivali peri ver tebrali. Non è illogico pensare che il grande sviluppo del se~ento caudale dell'erobrione, il >mcc·ossivo riassori.Jiment.o di una par te d i questo segmento. il sa.lda.mento delle v er·t ebr e sacJ·ali possono d eterm inare in~<i eme a lltt tardiv a ossifica.zione la djsloca :r.ione d i germi cord tdi. Kirchberg e Marchnnd trovarono nelle v ertebre di un embrione affetto da. rachit.ide feta.le, un re;;iduo conl!'lle piuttosto voluminoso senza segni di trasfor mn.zione neoplastiea. Un cm·cloma vert t•hra le fu opernto da H eine e ripor tato da Klebs ( 1889). P rendeva originP. dal di:;:c-o interTet·tehra le ed era pf'duncolato e della forma e volume di un fico. Lushka d e8cri><se ch•e p1·olifemzioni p:elatiniformi che prendevano origine dal mtcleo polposo e si spingf'vano attraverRO il legame nto longitudina le posteriore d entr o il canale vertebt·a le delle vertebr e. Rnnl e Diss operarono un vasto t umore nddon1inale che dette luogo alla fuori uscita di 4 litri d i conterm to gelatiniforme . TI tumor e era impiant-ato sulla lll vertebr·a Jomhoro : l'e~;ame microscopico accert ò la diagnolli di cordoma. Morpurgo trovò tm cordoma nella colonna, ve rtebra le di tm topo esteo.mala cico. Q unsi a se,gnnre il t ragitto cl ella corda. clor·sn.le. viene il caso descritto da. Fischer e Steiner (1907) nel qutLI ca.'>o il tumo r·e era insorto dal dente dell'epistrofeo. Esso per la. sua insorgenza deve e~r posw fra i cordomi d ella colonna vertebrale, ma per la sua propagazione, pl'evalentemente int racru.nica., è clinicamente messo ba i cordomi intracrauici. TI tum ore era insort.o in un giovinetto di l 6 anni e i prinli sintomi furono dolori alla nuca. Fu posta la diagnosi di male sott o -occipitale e fu applicato un bendaggio gessato, ma. il progredire del tumore d e termù1ò emiparesi sinistra e poi tetraplegia. accompagnata da paralisi dell'ipoglosso e d ell'adducente di sinistra e da. papilla. da st.asi, ciò che fece fare la diagnosi di t.umor·e cerebrale . Più tardi si determinarono disturbi d ella deglutizione e della re1<pirazione e in piena coscienza l'tlJllJIU\la.to d ecedè ùnprovvisu.men te. Il tumore li'i estendeva dal clivus fino alla II vertebrn cervicale, schiacda.va. il bulbo e il midollo spinale, che era. ridoU.a. tt l volume di una m atita. La ma&.~ tumorale inglobava l'ipoglosso e l'adducente di sinistra. La pol'zione intrn.cranica. non era coper ta da dura, ment1·e la porzione cervicaJe invadeva la dura ste.'JSa. L'aspetto m acroscopico e microscopico del tumore era quello classico del cordoma. erano solo da segnalare delle tm.v a.te dure calcificate, specie alla perifel'ia d el t.umore. Cellule tumorali furono riscontra.te entro i vas i sanguigni. Cappe! descr·ive un t umor e che pnondeva or·ig ine da l corpo della terza v ertebra cerv ica le, con sviluppo nnteriore che spingeva avanti la pa.r ete pol'teriore d el faring<>. Cl1iari d escrive un caso di cordoma che si em sviluppato n el tratto cervicale in una donna d i 35 anni. Il t.trmore insorgeva. mediante un peduncolo dalla. faccia posteriore del corpo della V certe bra n e rvicale . Il neo plasma a forma di une. grossa mandorla estradurale comprimeva il midollo spinale ed occupava il segmento fra. la IV e la VI v er tebrnle cervicale. In tre me.~i la compressione m id ollare s i de t-erminò in modo complet.a. e la. paziente d ecedè per sepsi dalle grosse piaghe da decubito. É a no tare che olt1·e il cordoma cervicale eravi anche u n piccolo cordoma. nel clivo. L a V ver·tebra apparivi\ più schiacciata e completamente compenetrata di t essuto cordornatoso. L 'A. afferma che questa v ertebra fosse congenitamente malforma tn e p iù piccola per il pet:<i;.tere di un nucleo interno di te...~uto coròomntoso.

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Recentemente Hutton e Joung ùe»Crivono un cordoma irlSol'to in un uomo di 55 anni, probabilmente nel disco intervertebrale frt\ V e VI vertebra dorsale che comprimeva il midollo spinale dalla faccia antero-esterna sinistra. n corpo delle vertebre e le lamine erano profondamente compenetrate dal tttmore, tanto che non fu possibile, durante l'operazione, che un'nsportazione incompleta. Lo. dura non era lesa, il tumore determinava sintomi di compressione midollare, paraplegia, disturbi trofici e contrattura delle gambe. L'opemzione fece migliorare le condizioni della motilità. Dal complesso di questi casi, specie coll'~tequiJ'Iizione di quelli più recenti, si è venuto completando il quadro anche del cordoma vertebrale. Esso può svilupparsi in tutti i segmenti della colonna ; può avere origine dal disco intervertebrale o dal corpo della vertebra; sia ne ll'un cas o che nell'altro, esso può avere sviluppo anteriore e sporgere nella cavit.ò. pleuri.ca o addominale, o tra gli organi del collo, oppure avere sviluppo posteriore e comprimere il midollo. CoRD0.\11 SAClWOoccw Et.- Spetta a Feldmann (Hl lO) la descrizione del primo caso di cordoma sacro-coccigeo. In una donna di 46 anni che presentava dolori nella r egione sacrale fu constatata. una ttmlefazione del volume di w"la mela, molle, quasi fluttuante, che fu ritenuta un a..'>cesso fred do. All'operazione fu cons~J~.tato un tumore : esso non prendeva aderenze col rett.o, ma si impiantava sul sacro che era invaso. L 'esame microscopico fece riconoscere una s trnt tura irlentificabile col cordoma cranico. É da segnalare che venti mesi dopo il primo intervento, ne fu dovuto praticare un secondo per recidiva e due anni dipoi insorse una seconda recidiva locale della grossez7.a eli due pugni inoperabile (De Bernardi). Dopo questo primo ca.<;o vennero pubblicati casi di cordoma. sacro-coccigeo da Mazzia. e Vecchi, Curtis e Le Fort, De Bernardi, Wood, Vecchi, Albert, Wagner, P eters, Lund, Tuffier, Gery e Vignes, Pototschnig, Wiethold, Stewart, Linck e Vlastat, Pool, Hirsch e Ingals, Andler e Schmincke (con 2 ca....,i), Sommer, Young e Muir, Alexander e Struther, Argaud e Le«trade, Fumagalli, Podlaca e Pavlica, Lawrance, Letulle e Dujarer, Pavlica, Hutton e Joung, 1\fachulko. n cordoma sacro-coccigeo può iniziarsi s ia dalla faccia anteriore del sacro e del coccige, sia dalla faccia posteriore, sia dal corpo vertebrale, e verso il canale rachideo, oppure anche isolati da connessioni ossee, sicchè sono stati divisi in cordomi anti-sacrali retro-sacrali, e centrali ed alcuni vorrebbero anche aggiungere cordami enterici cioè quei tun10ri che sviluppati.'li sul sigma o sul retto senza connessioni coll'osso. Se da un lato teoricamente questa divisione è importante per precisare e distinguere le diverse localizzazioni primitive, pmticamente que.~ta distinzione non è sempre possibile, se il tumore non sia stato osservato in periodo precoce di sviluppo, perchè i fenomeni distruttivi sull'os.~o. le aderenze che il tumore prende secondariamente, le infiltrazioni e i prolungamenti che esso getta attraverso i canali ossei normali o distruggendo e perforando le ossa stesse, fanno si che non si possa sempre riconoscere in modo sicuro la primitiva sede del tumore. Intanto tumori antisacrali pos.c;ono dare il primo sentore di sè, con diffusione alla regione flacro-coooigea posteriore, tumori ant.isacrali possono invade re il canale midollare ed il sacro, mentre cordami retro-sacrali possono invadere lo scavo, sicchè si possono trovare cordomi che ha nno uno sviluppo antisacrale e retrosacrale insieme e di cui è difficile dire il punto di origine. Varie volte il sintomo piu tangil.lile è l'e.c;trinsecazione poster·ior·e, mentre la massa tumorale s i localizza primitivamente avanti al sacro. Cito ancora a tale proposito il cal!o di. Fumagalli (donna di 68 anni) nel quale una mas!<ll come un uovo di tacchino inglobava il coccigò, ma non era che l'estrinsecazione di un tumore voluminoso, in posizione antisaerale. Dall'insieme dei casi descritti si può trarre un qundro a.natorno-patologico altrettanto complesso quanto quello dei cordomi cranici. COR'OOMI SACRO-COCCJGE[ ANTERIORI. - Nella Sua. forma più semplice il cordoma sacro-coccigeo anteriore si manife.~ta con un tumore che si sviluppa tra il retto e il sacro o il coccige, prendendo aderenza stùle os.~a senza prendere contatto col retto. ll sacro od il coccige sono per lo più inva..<;i, o meglio ivi il tumore prende le sue radici (Letulle e Dujarier e il già citn.to caso di. Feldmann).

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Altre volte il tumore prende origine dal sacro o dal coccige, e si sviluppa. in una massa rotondegg-iante che arriva. a. comprimere il retto senza. inva.derlo. Tale il caso di Wiet.hold. Il tumore, del volume di un pugno, insorto in un uomo sessantunenne aderiva. al sacro e lo invadeva, mentre comprimeva il retto. Dopo l 'operazio11e non è segnalata. recidiva. La forma ed i rapporti che il tumore prencie coi tessut.i vicini sono diversi. Il caso di De Bernardi prendeva. la forma. di clepsidra., il cui istmo si impia.ntava sulle ve1·tebre sacmli, mentl'e una pMte rot.ondeggiant-e come un mandarino risiedeva nella fossa. ischio-rettale, comprimendo il re t.to, senz"1. prendervi aderenza ; con un'altra parte grossa come tma. mela. sporgeva sul piano perineale, al di diet.ro del retto Slùla linea meùiana. I due segmenti erano fascia.t.i da una capsula fibroSét, m entre i tes:•uti vicini n on pre-<;entavano infìltrazione. Questo caso è importante per· due fatti : perchè il tumore fu ritenuto un ascesso e inciso e medicato più volte, finchè un a ltro medico non t·iconobbe la natura. ncoplasticn. d eli 'afrezione. A !l'esame microscopico, oltre il tessuto caratterurtico cordomatoi<O, fu r.h ;contrnto un tes<;uto sarcoma.t.oso polimorfo e flL<;ocellulare che l'A. fa derivare sia d nl tes.·mto COI'dornatoso, che dallo stroma. Qualche volta il tumore può in:;orgere non dall'osso, ma nei tessuti molli anti-sacntli. Cito a tale proposito il cuso di :Mi17.zia. Il paziente, un uomo di 54 nn n i, accu,.ava d o lori sacro-cocdgci d11. 18 nnni. Cinque o <46i anni prùna. dell'intervento si era. manifestata una t.umefltziolte al di dietro dell'ano, nella regione int.erglutea, che aumentando fino al volume di lUI pnguo, dava di'3turbi nella posizione seduta. Non si determinarono ùist.urbi della vescica e del retto ,nè della deambulazione. Il tumore, come fu constata.t.o chirurgicam.ente, si estrinsecava entro la fossa Ì.'3chio-rettale ed aveva un volume di cm. 12 x 8 ; circondato da \ma capsula. fibrosa, non prendeva. aderenza nè col sact·o nè col retto. Anche in questo caso si ebbe ttna recidiva dopo 13 m esi dal primo intervent.o, ed il tumore recidivato in sei mesi raggiunse il volume di un'arancia. Operato per la seconda volta (illustrata da Vecchi), il tumore si riprodusse sette mesi dopo quest'ultimo intervento. Non furono consta.tate metastas i nè negli organi interni, nè nelle ghiandole regionali. Il tumore, primitivo in questo ca.'><l, si et·a manifes tato con una. tumefazione est-erna e con una massa occupante lo scavo senza. aderenza. all'osso. Questo fatto della non connessione coll'osso è maggiormente accentuata. nel caso di Albert. Un uomo di 26 anni, dopo aver 1'iportato un fort-e tra.wna. alla regione sacrococcigea, ebbe disturbi caratterizzati da. dolori nella defecazione e feci emorragiche. Fu clinicamente constatato un tumore che invadeva la parete dell'ampolla. rettalo ed era libero da. aderenze col sacro. Anche in questo caso quattro mesi dopo l'intervento si ebbe recidiva con interessamento del retto che fu reseca.to, ma una nuova recidiva determinò occlusione intestinale e la morte dopo tre mesi dalla. colostomia. In questo caso, il tumore non prendeva sviluppo dal tessuto osseo o peristeo, ma inglobava neopla.stica.mente il retto simulando perfettamente un carcinoma retta.le . In altri casi il cordoma manifesta un maggior grado di malignità e tendenza alla diffusione, come il caso di Lewis. In un uomo di 64 anni, affetto da paranoia, sofferente da 6 anni di dolori lombari e di stomaco e da disturbi dispept.ici, fu constatato clinicamente nel piccolo bacino un grosso tumore che inglobava la vescica. ed il retto. La pareto addominale, il pene ed i te.':!ticoli, la superficie interna. della coscia sinistra, erano duri come se si fosse stati in presenza. di una miosite ossifìcante. Alla. necroscopia fu constatato che il peritoneo della parete posteriore era. trasformato in una massa spessa e rigida ; tutti gli organi del bacino erano strettamente circondati da queste masse tumorali ; la. sierosa del colon inferiore e del tenue erano pure infiltrate da tumore e cosi la capsula della milza. e dei reni, gli ureteri, il pancreas ed i te.r;ticoli erano inglobati e in parte invasi dal tumore. li tumore aveva poi invaso il sottocuta.neo della regione interna della coscia sinit~tra. del perineo e della regione Racrale. Non vi erano metastasi, ma. solo una diffusione per continuità della massa tumorale che microscopica.mente fu diagnosticata per cordoma.

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CORDOMA.

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Questo ca.c:;o è specioso per la sua enorme diffusione ; siamo ben distanti da. un tumore circoscritto, glohoso, non infiltrante, come abbiamo descritto in px·incipio. I n altri casi il tumore prende p ropriet-à metasta.tiz7.a.nti. Lewi$ de.c:;crivo un cordoma insorto in un uomo di 30 anni, ne! qua.Je si presentò ileo per un tumore stenosantt~ del colon sigmoideo che venne re.c:;ecato. L 'esame microscopico accertò t·rat.tarsi di <:ordoma. Alla lnpa.ro.tomia. esplorativa eseguita. dopo quattro me..o:ti, furono C()nstatati noduli metastatici sul tenue. D opo "a.lt.ri cinque mesi si manifestò otturazil)lle clell'a.lvo e dopo A.ltri quattro mesi ancora. &-i det-erminò la morte pe r ileo. Alla necroscopia fm·ono riscontrati numerosi noduli sul peritoneo, sul mesenterio e sull'omento e ~<ulle an.c;e intestinali. Una gr·os.c:;a mas.<:a dell'omento stanosava il colon discend('nte e sigmode<>. L o stesso A. descriVl) il cÒrdoma ret.tale di tma donna di 22 anni, più volte recidiva.to che in ult.imo aveva dato m etiH>tasi alla nuca e alle !!hiandole cervicali. La paziente presenta.v n un certo grado di cuchessia e caches..<ia presentò il caso di Berard, Dunct o Peyro n, un t11mor•e infìltr'nnto la vescica ed il retto. Se lo stato di cachiessia non è da imputarsi ai d is t1u·bi secondarii indotti nei visceri, anche lu. cadressia che era negata nl cordoma può dirsi constatata. Anche il ca~o di Fumagalli, presentava, una corta emaciazione l'e non tma vera cache,;:sia, e non "~ ero che copJ·ostnRi e non disturbi vescicali. CoRDo~u SACRo-c:occiOEJ POSTJ::JtJORr o RF.TRO·SACRAU.- Sono quelli che si sviluppano sulla faccia posteriore del sacro ed una massa globosn, sollevo. le parti molli della t·egione. Il caso di P eters è forse l'eRempio più ptu·o di t,ale forma: in un soggetto di 68 anni presentaya da 15 nnni un nodo che dalla gros.~zza di un pisello situato sulla regione posteriore del sacro, em cresciuto fino al volume di un pugno. Anche in questo caso recidive multiple si manifestarono dopo un a nno dalla operazione, e non più solamente e.<>terne, per·chè nodi tumorali erano palpabili a lla esplorazione rettale sulla superficie anter·iore del sacro. In gener·e nei tumori a.<>critti n questa categoria, se hanno prevalente sviluppo retro-sacrale, parti tumorali si trovano anche in si tuazione anti-sacrale. Nel caso di Micotti, il tumore fu constatato in un cinquantacinquenne, subito dopo una caduta ed andò rapidamente ingrossando. TI tumore semi.Buttuante dette l'impressione di un ascesso, ma il mat-eriale estratt.o con un'ago-puntura. valse a porre la giusta. dia~osi di natura cordomat.osa del tumore. Il tumore as portato chu·urgicamente era del peso di 400 grammi era a forma di pera ed aderiva col picciolo a.Ue ultime vertebre sacra.li. Alla necroscopia fu constatata. una massa schiacciato., aderente ed iniìltra.nte la faccia anteriore del sacro che pesava 250 grammi, e che attraverso il secondo foro coniugato, invadeva lo speco vertebrale, circondando la cauda equina.. n tumore aveva sviluppo retro-sacrale, ma diffusione a.nti-sacrale e nell'interno dello speco. Anche il ca.<>o di Vecchi rivest-e un quadro anatomo-patologico e clinico che non è ben separabile dagli a ltri cordomi sacro-coccigei. n paziente si era accorto circa un anno prima di una tumefazione sul coccige

dellA grandezza. di una noce che rapidamente ingrossò. Insorsero prest<> disturbi

della defeoazione e d ella minzione. n t umore grosso quanto lo. testa di un feto risiedeva sulla III, IV e V vertebra sacrale, che erano in parte distrutte, inglobava e dil!t ruggeva il coccige, nello scavo si poteva constatare una massa grossa come un uovo di struzzo che riempiva il bacino e comprimeva il retto e l 'uretra. Il tumore estrapelvico, si continuava col tumore intrapelvico in un'unica mttSSa del peso d i 240 grammi, mentre i fori di coniugazione ed i relativi nervi erano distrutti. Il tumore era insorto probabilmente retro-sacrale, ma. assumeva gli aspetti clinici ed anatomo-patologici sia d el t umore retro-sacrale che di quelli anti-sacra.li. Anche in questo cas-o è a notare una recidiva ventun mesi dopo l'intervento: A volte CJ,Uesti tumori acquistano volume molto considerevole come il caso d1 Pototschnig, m cui un tumore insorto lentamente in otto anni aveva raggit~to il peso controllat.o dopo l'asportazione chirurgica di kg. 6,500. Era formato di due grosse masse, una all'est-erno ed una all'interno.

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IL CORDO)IA

'ifl' Mia nect·oscopia furono constatate metastasi nel fegato e nelle ghiandole inguimili. Le metastasi epat,iche, circondate da una. capsula connettivale, a. sua. volta infiltra.ta di cellule tumora.li, erano del volume di una nocciola. Le cellule tumora.li erano o.ll'estemo in forma; di fisalidi ed all'iatemo con protoplasma. compatto. È questo uno dei pochi casi di cordoma con metastasi viscerale. Come caso di cordoma. che ha dato metastasi è da notare ·ancora il caso di Stewart. twnore insorto in un uomo di 60 au.ru, aveva raggiunto il volume di un grosso arancio in otto anni. Una parte del tmnore risiedeva al davanti del sacro ed una porte posteriormente. Cinque anni dopo l'operazione insorse recidiva della regione glutea sinistra. Otto anni dopo l'intervento fu constatata una metastasi nelle masse muscolari denla. scapola che raggiunse il volume di due pugni. Un'altra massa si era costituita. nella parte superiore della coscia sinistra.. Il femore era in parte distrut.to ; l'osso iliaco era perforato dall'indietro in avanti e il tumore aveva attaccato anche il peritoneo. Non fu constatata. nessuna. metastasi interna.

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CORDOMI SACRO-COOC.IlQEI CENTRALI. - Essi si s \"iluppano primitivamente nel corpo stesso del sacro e vi proliferano, infiltrando l'osso ed invadendo il canale nùdollare, comprimendo la cauda equina. od i tronchi nervosi del plesso sacrale. La penotrazione nel canale midollare l'abbiamo già. notata. nel caso di Micotti a. sviluppo prevalentemente retro-sacrale. Questi tumori, prima. di manifestarsi con tumefazioni esterne, danno dolori terebranti della rewone sacra.le e nevralgie con diffusione alle natiche ed agli arti inferiori. Le indagini ra.diologiche fanno apparire delle rarefazioni nodulari nell'osso. Nel successivo sviluppo, mentre investono facilmente il canale midollare e le radici spinali, si manifestano con tumori antisacrali (Pool) o retro-sa.cra.li (Andler e Schmincke). La compressione sulla. cauda equina dà incontinenza della. vescica e del retto. La pressione manuale sulle masse retro-sacrali fa aumentare acutamente i dolori per compressione indiretta. sui tronchi nervosi. Salvo la. particola.re sintoma.tologia, non vi sono reperti a.ua.tòmioi molto pa.rticolari di questa. forma. Il sacro ed il coccige sono precocemente e largamente invasi in modo primitivo. Nel caso di Pool, i dolori sacrali terebranti persistevano da due anni, e solo da tre mesi si era manifestato un tumore anti-sacra.le. L 'atto operativo fece constatare una larga. infiltrazione del sacro e del coccige. Nel caso di Andler e Schmincke, il tumore si estrinsecava esternamente con una massa del volume di due pugni, la quale si continuava attraverso l'inoisura. ischiat,ica. sinistra. con una porzione più piccola intrapelvica. n sacro fu constatato largamente i.nfiltrato. Le formazioni tumorali erano state precedute da. circa tre anni da dolori terebranti sacrali.

n tumore sacro-coccigeo come caratteri genera,li si presenta spesso come una massa globosa, capsulato e delinùtato dai tessuti molli vicini (De Bernardi, Lawrance), ma avendo spesso aderenze sull'osso che infiltra. Altre volte, come abbiamo visto, prende invece carattere diffuso rispetto agli organi interni che investe (Lewis), oppure nella recidiva di un tumore delimitato acquista caratteri infilt.rat ivi (Vecclù). n colorito è alquanto varia.bile, dal grigio chiaro proprio del tessuto cordomatoso si passa al grigio-rossastro, altre volte al roseo-carne o al rosso sangue in relazione al contenuto sanguigno. Se sono avvenute emorragie, come spesso avviene, si ba il colorito variegato proprio del sangue stravasato, colle variazioni di colore relative all'età delle emorragie stesse. R imane, almeno in qualche punto, la forma qua.si vescicolare propria dei cordomi del clivo con contenuto gelatinoso. La consistenza è allora molliccia, quasi flutt.uante che può dare la sensazione tattile di un ascesso,


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ta.Ichè per questo il tumore fu alcune volte diagnosticato (D e BernardiFeldmann) o ne dette le apparenze (~ficotti). La capsula che riveste il tumore si approfonda nell'interno della massa addentrandosi in sepimenti seguiti da vasi sanguigni. Altre volte le parti molli si alternano con parti più consistenti o addir ittura dure quasi tendinee (Lawrance). La cute viene sollevata e distesa dal tumore senza invader la; spesso vi .si distingue una rete venosa o delle varicosità. In nessun caso la pelle fu ulcerata dal t umore; nel caso di De Bernardi la. p elle era bensl ulcerata, ma solo p erchè vi era stato praticato precedentemente un taglio, essendo stato il tumore scambiato per un ascesso. Del comportamento verso i vari: organi e del nrio modo di manifestarsi del tmuore ne abbiamo già diffusamf'ute parlato. TI cordoma saero-coccigeo è p ii1 freqnf'nte del cordoma cranico, se d a questo si tolgono i casi asintomatici. n cordoma sacro-coccigeo suoi m.:tnifcstarsi preferibilmente nell'età media, sebbene non siano l'Sciusi casi riscontrati in soggetti giovani e quelli insort i nella vecclùaia non avanzata. L a media d elle età dei casi riferiti dai vari AA. è quella di 49 anni, con un minimo di 2:3 ed un ma.ssimo di 68, m~>ntre il cordoma cranico ha tendenza a manifestarsi come abbiamo visto in un'età pìlt precoce (1). Oiò può dipendere in parte dal fatto che il cordoma sacro-coccigeo p~rmctte un p eriodo di latenza maggiore che il cordoma cranico, per la qualità dei tessuti con cni prende contatto. Argaud e Lestrad e trovarono un cordoma in una b ambina di 14 mesi, ed è questo il caso più prl;'coce riscontrato. Il tumore sacro-coccigeo in posizione antisacrale era di tal volume, da comprimere ed occludere il retto. E sso aveva già determinato metastasi epatiche clinicamente constatate, non essendo stata praticata l'autopsia. La diagnosi fu accertata p er mezzo di una biopsia. Vi è poi un caso di teratoma, descrit to da H enn ig, a struttura complessa trovato in un prematuro nato morto, in cui fu riscontrato oltre che stmttura mixom~ttosa e nervosa a.nche cellule cordomatose. n sesso maschile è di gran lunga più colpito (80 %) del sesso femminile (20 % del totale dei casi pubblicati), mentre il cordom a cranico colpisce i due sesl)i in modo prcssochè ugu2.Ie. Non credo vi sia un'ipotesi pl ausibile di questa preferenza, e so il trauma ave~se una reale influenza nell'insorgenza, di questo ttllllore, il trauma non indifferente del pa.r to s ul sa<:ro e speci:llmente sul coccige dovrebbe far preferire il sesso femminile. Solo nel caso di Poclla.ca e Pavlic!t, che riguarda una donna di 44 a.nni, si trov-a che insorse un cordoma dopo l'ottavo p ar to particolarmente laborioso e prolungltto. Il tumore, in forma di un grosso uovo del peso di 570 grammi, circomhtva lf' ultime vertebre sacrali e distruggeva. il coccige. Anche iu questo caso non era possibile una d istinzione secondo la divisione in cordomi anti e retro sacr<tli. Nei precedenti del cordoma è accennato infatti il trauma s11l sacro in 7 casi (Berard-Dunet e P('yron, Ourtis e Le F ort, Hutt.on e J oung, Andler (l) Tolgo dal computo, il caso di Argaud o f,e. Lrn d<', elle riguarda uun bumhhm di H. .(I).o:;l, o.• sorv.. ~loue cbo por o r a rimnnc Iso lata.

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(;iornalc di medicina militaTI.


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lL COnDOMA

c Scbmincke, Stewart e :\[orio, .A.Jbert e Micotti). Però, mentre in quest'ultimo caso, eSS(mdosi il t umore manifestato immediatamente dopo il trauma, si potrebbe pen:><tr~ clH~ esso a.bbia solo accelerato il decorso di un t.umore già in atto, piuttosto ehe determinarne l'insorgenza; nel ca-so di Hutton, nel quale tra. trauma e insorgenza del tumore passa un intervallo di 20 anni, è da domandarsi se proprio tale evento abbia avuto una qualche importanza sulla genesi del tumore.. P er il fatto che questi tumori possono es:sere assoggettati, più che i tumori cranici, ad un atto operat.ivo, ci rivelano un'altra proprietà già. notata per i corclomi faringei, ed è la quasi costante recidiva dopo l'asportazione chirurgica•. Questa particolare tendenza alla recidiva fa contra.sto. con la relativa, appa.rent.e benignità dell'affezione. Le cause di questa ost.inata rrcidività si possono ritrovare in due ordini di fatti: da una parte perchè il tumore trova le sue radici nelle ossa e spesso le infiltra prima di cost il nu·si in una massa esterna, o perchè le ossa. sono secondariamente invase e non è possibile ali 'operazione una completa asportazione; dall'altra perchò le cellule del cordoma, , hanno tendenza. ad invadere il lume dei vasi sanguigni (Pototschnig, Yecchi), come anche nel e01·doma craniale'. Qualche volta anch e il tessuto muscolare è iufùtrato (Peters,. Vecchi). Le cellule nell'interno dci vasi devono raramente essere portate in circolo dalla corrente sanguigna , se il tumore dà così rarament.e metastasi tanto che p er gran tempo fu negata a questo tumore la proprietà metastatiy,zante. Le cellule devono rima.nere nei vasi sanguigni pronte a dare le rf'cidive dopo un più o meno lungo periollo di latenza che è da pochi mesi a qua.Jcbe a.nno. Da questo comportamento, se ne può dedurre chr nonostante l'appa rente cap:nùa.zione del t umore, il cllirurgo dovrà asportare il più possibile di tcs~S uto s11no intorno a.d esso e non servirsi dei tessuti peritumora.Ji come piano di scorrimento per l'asportazione. L'a{;crescimento del tnmore è speS:$0 molto l~;>nto, il gi~t citato ca,<;o ùi :'!Iazzia a.veva dato sC'gni della sua. esistenza da 18 anni, quello di Stewart da 8 anni, quello di Lewis da 6, ecc. Se si considera il d<>corso t otale det tumomle fino alla. morte del so~getto, si può COlll)tatare che esso ha spesso pertlWSSO la vita del portatore p<'r lunghi periodi (31azzia, 20 a.nni; Stewart 18; Pototschn ig, 8 anni, ecc.). Questo decorso, male si accorda col concetto.. cho abbiamo degli altri tumori maligni. )!a vi sono per contro ca:>i a decorso più rapido, ment-re il decorso piu frequente rag~iunge 4 o 5 a.nni, n ne :;ono alcuni rapidissimi (Micotti, D e B<'rlHlrdi). Il d<>corso così lungo è pOSl$ibile, anche in quanto il cOI·doma non h;'l. sul porta.tore in genere illUuenza citchcchizzante, ma induce disturbi solo p er il fatto della. comprN;::ione d<•1rli organi vicini, come la vescica ed il retto, o per paralisi di qu(•:sti, ed i danni dell'organjsmo sono più che altro seconda.r i a qnest i di:-;turhi. Spesso le recidh·e acquistano più rapido sviluppo dC'l tumor<> primiti.,.·o: ('Sse si costituisc-ono a distanza di pochi mesi, ma anche di 4 o 5 ;\nni. L 'oRtinazionc nella recidiva è provata dal fatto che molti casi hanno retidi,ato dopo la sc·conda opera?.ionc appa.rentemeute

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IL CORDO:'IlA

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completa ed ampia (Feldmann, Mazzia e Vecchi, Alber t, Andler e Scluniucke, ecc.). Le. metastasi sono rare: ma non quanto si diceva un tempo; si trovano segnalate metastasi nelle ghiandole cervicali nel caso di Lewis, in altro caso dello stesso A. metastasi omentali e nol caso di Stewart nelle masse mnscohui della. scapola e della coscia sinistra, tutte determinatesi dopo recidiva e nel ca,')o di Pototschnig nel fegato e nelle ghiandole dell'addome, e nel fegato nel caso di Argaud e Lestrade entrambi in t umori primitivi. ~licroscopicamente il tessuto cordoma toso è quello che noi abbiamo descritto come tipo fondamentale, ma presenta alcune va.riazioni. Alezais e Peyron descrivono: cordoma a cellule fisalifore con ampi vacuoli il cui contenuto costituisce le travate di sostanza fondamentale; cordorni con cat·ità ad epitelio pTismatico; che rappresenterebbe l'epitelio cordaie; c&rd01ni lt stntttltra a cell1tle vamwlizzate o ?W (Upo A1·ga1td) quasi a somigliare la surrenale; cordomi a. cellule pobi?norfe a tipo sa.rcomatoso, cordo·m,i che dMt?W origine a fibrille; que:;ti AA. paragonano tali fibrille alla nevralgia embrionaria e le separano dalle altre fibrille più voluminose, che ra.ppresentercbbero una fase più avanzata dell'evoluzione cordoma.tosa. Il tipo a cavità con epitelio prismatico devo ancora trova.re conferma come appartenente veramen te a l cordoma. ~ei cordomi a cara,ttere invadente e distruttivo le cellule a-cquistano in punti lim.itati le caratteristiche descritte da .Alezais e Peyron, senza però perdere del tutto il tipo fondamentale. Queste va.riazioui sono in rapporto alla rapida moltiplicazione cellulare e a speciali rapporti che le cellule stesse prendono coi vasi e col tessuto connettivo. Le forme a tipo s~~rcomatoso sono da ritenersi forme in cui l'atipia cellulare è spinta al massimo grado. ~on seguirò gli AA.. nella discussione che da,i va.ri aspetti del cordoma vogliono risalire a deterrrùnare l'intima essenza delle cellule cordali normali e se queste debbano considerarsi cellule epiteliali o mesencbimali. li tipo di cordoma a struttura interstiziale fibrillare è stato da molt-i AA. descritto (Alezais e Peyron, Franco, Feldmann, Lavrance, ccc. ) Esso corrisponde a quanto è stato da me esaminato. Le ricerche da me t~SAgui te coi vari metoòi rli f'olora7.ione comprovano l'attitudine della sostanza interst.iziale a clifferenziarsi in fibrille, da una par te fibrille reticolari a guisa delle precollagene e dall'altra in fascetti fibrillari simili alle collagene. Che ciò sia in rapporto colle cellule cordomato~:~e, lo prova il fatto che in questo tumore non si riconosce uno stroma, un tessuto di sostegno formato da tessuto connettivo vero e proprio proveniente dall'esterno come nei cordomi maligni. Però dall'insieme della non perfetta affinità coi coloranti, parebbemi di dover dedurre che tanto le fibrille a. tipo reticolare quanto quelle a tipo collageno non siano rispettivamente vere e proprie fibre reticolari e collagene, ma fibrille a carattere embrionario neoplasticamente alterate, che con queste si possono pa.ragonare, ma non identificare. Vari AA. (Cnrtis e Le Fort, Berard: Dunet e Peyron, Podlaca e Pavlica, ecc.) hanno trovato aecnmuli o iufiltmti di cellule linfocitarie in seno ai cordomi . .Anch'io ho potuto descrivere uno di questi accumuli (m.icrofotografia 6) e accompagnarne la formazione dalla parete di un va.so


404

IL COROO.\IA

pcritumorale fin nel contesto del tessuto neoplast.ico. Il significato di questi accumuli è a..-;sai oscuro, mentre l 'aspetto loro sembrerebbe indicare una qualche funzione in rapporto al tess uto tumorale, che però non è dato di spiegare. Dopo aver scorso le varie forme di cordoma., è lecito domandarsi se è proprio da mantenersi la dist.inzione tra cordomi maligni e benigni. Pnr Wegelin il criterio distintivo sarebbe la ricchezza in glicogeno~ ma questa sostanza è stata abbondantemente riscontrata anche nei cordomi benigni. Altri hanno voluto affermare, che il contenuto in sostanza mucosa è piiù abbondante nei cordomi maligni, come indici di m aggiore disfa.cimento cellulare ; ma sostanza mucosa. si trova abbondantissim~t anche nei piceoli cordomi. L 'infiltrazione attraverso i vasi sanguigni, per quanto in cUce di malignit.à è un fatto di dillic:ile constatazione anche nei comuni tumori ma.ligui p er e:>~ere porta.ta. a criterio distintivo. Il criterio delraccrcscimento è fallace, p erchè questo tumore, pur con un accrescim<>nto len tis,;imo, può avero t utti g li altri attributi della ma.lignità. li criterio dl'lle metastasi è così mro nel cordoma. che non può addursi come carattere di distinzione. La. con:-;tat ar.iouP di eostanti a.f!gruppamcnt.i cdlulari a g tùsa di carcinoma o di sa rcoma in forvlo non indica che un pil!mpido aoorescinwnto, e l'a.tipia cellulare . .:\Ia anche nel piccolo cordoma ùa me descritto 110 dùno8t.rato una disposizione simile al carcinoma. ~on ci .si può fondare nemmeno s ull'Mipia cdlu.lare iu qnanto tut ti i cordomi sono atipici rispetto alla. corda dorliale, per quant-o in all'uni cordomi l '<tticipità po ~Ssa as!'ul'gere a gradi maggiori ehe in altri. Tut ti quc~Sti criteri si basano piil su eouùizioni quanl"itati>e che qualitatiYc, come fa, osservare il Coen. In fondo ùi fronte a questi f~~lla.ci criteri distinù>i, sta il fatto clinico che si chiamano cordomi benigni qul'lli che non hanno dato sintomatologia clinica . malig ni tutti gli altri; ciò che ana tomo-patologicaroent.e non è giusto. Pttò da.r,;i che }Jiccoli cordomi sf n~;_!!a.no alla nostra osservazione, perchè ra.pprmwn ta.ti da piccole mali~e c<:Uulari allogate nel connetti\·o anti o rotro-sacrale o llmgo ht colonna verwbrale o ello solo sul clivo per la. speciale situazione si scoprano facilmente questi piccoli cordomi. Sta però il fatto che all' infuori di questi tùtimi, t utti gli a.l tri cordomi sono sicuramente m~1ligni. Un carattere che non è stato po., to Sttffioientem cnte in rilie-.;ro è questo: che i piccoli cordomi non hanno nè cotmetti vo, nù T asi nel loro interno, m entre connetti,·o c vasi ha nno i grossi cordomi distrnenti. È logico pensare che ùall'apporto di so:;tanl.~t nutritizia il cordoma t ragga la possibilit~~ del s uo accrescimento indllfiuito (> cli::;trnonto. Ora. se si consiclf·ra. hL morfologia d ei grandi cordomi e d(•i pictoli. si d eve riconoscere che non vi sono differenze SO$tanziali, se non nella. quantità di accrcsr:imento. Vi(nl e così a ricon oscorsi che tutti i cordomi in pot.enza sono maligni. I piccoli cordomi non sono cho la matrice d11i grandi, di cui rappresoutano il primo atto: lJUl' un accrescimento rapido o distruentc, essi non a.spettano che l'irl\~a:;io ne di vasi c di connettiYO. Io ritengo quindi che i piccoli cordomi , se la vita. del sogf!Mto porta-


Glorllale di Mt!dicina Mililt1re.

Microfotogrnfìn l.

Micrototografia 2.

Microfotogra.fia 3.

Dott. M. MoaltLLr. -

ll Oord oma.


Giornale di Medlcl11a Militare.

l\Hcrofotogrufin 4.

- ........ '.

Microfotogru1ia ti.


IL OORDOMA

405·

tort> non fosse stata troncata per altra causa, avrebbero potuto prendere l'andamento aggressivo e distruente dei loro fratelli maggiori. Ogni tumore maligno ha della malignità suoi peculiari ca.ratteri. Come nel mixoma, cordoma, ecc. nel cordoma la malignità. è sui generis e si espli ca, come abbiam visto, coll'accrescimento indefinito, colla recidivi tà più che coll'invasione dei tessuti, colla mctastasi o colla ca<!hessia. AUTORJASSUNTO. Viene de.'lcritto un piccolo cordoma del clivo e discusso sul modo di insorgere di questi tumori dai germi cordali e sulla loro ist.ogenesi. È riassunto sinteticamente il quadro anatomo-pntologico d elle varie forme di cordom:i, cranici, faringei, vertebrnli e sacro-coccigoi, quale risult-a dalla maggior parte dei e&'>i della le~tert\tur~~o.

DESCRIZIONE DELLE FIGURE. l\1rcnoFOTOGRAJ' JA 1. -

Piccolo ingrandimento. Veduta d'inl' iomo d el t<-~;suto cordomatoso. Vacuoli irrego lari d i v olume.,.e di forma., intrnmcz7-l,tti da blocchi e- cordoni di una sostanza fonJamentule. In questa, grof<.'>e cellule sttumo annidate in cripte. M rcn.oFOTOCRA'!o"lA 2. -

Medio ingrandimento. Zona mar·gina.le del tumore. Il te:~suto tumorale ha 1\u>pet.to d i un epitelio; i.

limiti cellulari sono distinti. Mrcr<O FOTocnAFTA 3. Medio ingrandimento . 'P>'l.rticol:tro d ella sosta.nzn. fonrln.mentale. In m ezzo ad unt'l. sostanza omogcnf'a con qwtiC'Ite strinturo. ."!tanno cellule più o meno vncuolate o residui cellulari indistin!i accolt i in cripte. Le cellule pn""-"ln ta.no una cuticola marginale, e gli orli dello. cr·ipta sono c1~me addonsat.i. Di altro cripte non ri.rnu.ne altro che l'01·ma iudistintn. A destra e in hnH<O t,ro cel lulo vucuolizz~~ote in una stessa cripta. J\lrCROFOTOGRAFIA 4. !\fedio ingrandimento. Stato ~incizit~.l e delle <'.ellule vacuolizzat,e . In qualche punto appaiono fasci fibrillad vicino a cellule poco vacuolizza.te.

5. - Medio ingorandimant.o. Le collule c :mtrali di v olume vario pre."!entano contomi cellulari distinti. D protopiMtn!l. è poco vacuolizzato ed in alcune ha o.spetto granuloso. Il nu<:l,,:o è fort-(lffi3nto colorito. f~.~ Tra lo cellule appare sosta.n7~ intercellulare e gmppi di sott.ili fibrille ad andt~monto sinuo::;o. Ai lati collulc vacuolizza.te. J\1rcnOt'OTOORAFIA

MtcnoFOTOOJtAFIA 6. -

Piccolo ingrandimento. Un vasellino sanguign o p eritumort•le cont.ornato da celhde linfocita.ri.e . Un accumulo d elle medesime cellule inti·at urnorale in continuazione con questo mauicotto p orivasale. Alcune cellu le linfocitarie si spingono nel c>ontesto stesso de l tumore.


n. CORDO)fÀ

406

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TL

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s.


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S D! li LA7.1 O~ l RIS.P ET'rO ALL'ALTEZZA

Il giova.ne as;.;erì, e ciò risulta,·a anche dai suoi llocumenti personali, cbe dopo aver pn·~tato otLo anni di ser vizio militare, era stato da poco congeda.to col grano 1li sergPnte maggiore e chf' (Jnindi. avPndo subito durante la sua carriera varecchit> visite, era ben ~ic uro di possedere un 'a.ltezr.a. snpPriore al nwtro e 65 cent.imetri: ci dovt>va quindi essere uu errore banale che ~arebbe !;t.ato subito chia.rito. Si spogliò, si tols(· le calze e sali sul piano dell'antropometro mettendosi in una posizione p<'rfetta. d 'att<>nti; la sua altezza era di m. 1,65 cd in una. seconda. misurazione ottenni lo stt·sso risultato. Invitai allora il giO\'ane, che aveva i capelli tagliati corti, di scendere dall'autropometro e farmi osservare la. pianta dei piedi. l/ordine fu immediatamente eseguito e ad un ,Primo sgu<Lrdo non notai altro che un piede discret.amente sporco ed un calcagno che s<>m brava fortem<·ntt> calloso. Due cose però att.rassero la mia ·a,ttenzione; il colore del calcagno, ch'era d'un gi<tllo di\·erso da quello delle altre parti del piede, ed il manifest·O desiderio del giovane ch'io non approfondi::;si troppo il mio esame. Per qu<•f;t.e ragioni, con l'aiuto d'un righello, toruai aù i->twzionare qu,•lla clic st•mur.-wa una naturale callosità 'e che viceversa, con una. prex;;ion(' laterale, si :staccò e cadde a terra. Si trattava di un tu.!lone art ifkiale as;:a.i bl•n btt.o P tPuuto ad~reute al piode con pece grf'C<l. · Il P. L., in pr('da ad emozione \iv issi ma, dist rus::;e, iufrangeudoli, ·j suoi t.alloni artiflcial i, di,;se ù ·averli con[Pziom~ti egli !;tt•sso ed a.ggiuuse elle, .essendo di:soccupato, aveYa pn':sentata domanda pE'r <•ntrare come agentè di pubblica. sicurezza e, P::;seullo s1<1to giudicl.lto non idoneo, era ricorso a qu€' Ilo stra tag!'l1111\a sperando t ht· la. frode non n•uil;se stuJll'rta.


R .l V l STA

SINTETICA

·pfJ LI STORIA OfllA !EIBOTICI: LI UIEIOTICA fi!ICA PRES~O fiLI AftTICIII per il d ott. fran cesco Pellegrini, t enE'nt e colonnello medico

L'a r te dell tl semeiotica. sc>l'i ve il L a u br_v. l'>tr re di nwr· o~~:l ie re i segni e i sintomi · delle malattie n on dev e e:;~ere considerati!. come lu ;.ernpli<>c ll:rammat ica della medi· c ina, ma ben sì com e t ut te. intera l'11 rt e med iC1\; es,;;a no n è qu indi il solo pied esutllo di una bella ;:;tatun, m -t senz'Alt ro rì!ppre>*\n tA. t u tta la ;<bntua . Così intesa. la sem eiotica è a n t ica q uan t o la scienz11 d i cui è pdrw ipalissiruo fonda.ment.o; dalla scuola ippocrat ic!t, infatti. arl i\..ret eo e Ga leno. dul ia ilcuola latina a lla. biza ntina . a lla medi cin B a r·aba eri a lla S(·oln,.:tiea. da l periodo d ella rinascenza a lle lott e frn g li ia.trochi rni<- i e jatr·orn4.'ccanici. fr·a vi ta listi e mater ia· l isti, d a l Mo rgagni a l J...iien n cc o n ll' Aucn hrug-ger. tino a l :l[nrcy e uli' Einthovon. fu sempre vivo il fernwe d ella ricer·cn dei 'J't;;.td-x per t ntrne induzioni r elath·amen te alla n atura e Alla se>cle dPII!! m n.lllttie. Ed oggi, q u~nci o In vt~ l vola. termoioni(:n p romettE' d i ri p r·oclurr·e Jle,a"li n lto p a l'la nti i rnrnor·i fisiologici e p.ttologic i d el cuOI'e e del re<!pi ro, come ;;u lln fWllicola fotogrnfi<~a ne ripor tan o i p iù in l'i m i fenomeni g li appa re<·e hi g rulici e rad iogrAfici, con vera.com p ia-cen:r.a pos.~iamo co nRt.atn.rt! f[lll.\llto Ri è ÌAtto e ;;i fA./Inco ra per fltra p · pare, con con t in u o succe;;.«o. i SE-greti >tl hr li;;iologia e p>Holo,zia del corpo uman o. P erò, come In sr:ienza m edica fu ,:;p eiiso E' per lunghi periodi di tempo fuord ata, a nche la semeiotiCtl, :'legne ndo ne le a ltt>t·n e vic-ende. ,:;oggiacque a momen ti d i so,;t.a e di d ecndimeu to. unil atcr·.tlizznndosi, flot·t ilizzando. ;;oli;;ric·a.ndo e giu n!?t'rH io anch e a l punto di preten dere che l 'P~arne d i 1111 C>tmpioue tl i urin11 p r·atic·Mo a d istot nztl ìos.;;e ba»e s u fficient e per 1111 g iud izio diagnMt ieo. Ma ogni qua l volta la :sc-ien za med icu ri en t rò s ull>t buona vi >1 . Hllont-tuJ>tJHiosi d nll 'em p iris m o, e r ipor t-and osi a lle pu r·e fo n ti d i que-lla rnt•dici r ~tt m zionale che, attr averso la tra-d izione scien t ifica ch1ssicn, c-ond uce per toppe ali(' orh!iu i della -coltu r·a m edica ita lo-gre<'!a. rit ornarono in;:;ieme i metnd i de l l'e>s.~e rva:l.i<)ne ip pocrat-ica. del m a la t-o, d ~lln <'<enw iolo)!ia cln><~<i <'ft . d i qut>l l>t r ir1& ch o r icerca t ut.r i i re n on •e n i e li v a lut.a e li r r iticrt e li nd opern po1' !n r! ingnnsi, second o i criteri impo::;ti da llo svilu ppo de lle nnzi.,n i arm torno .fisio-pato lo.~ ic he . E' un fa.t t.o . ;:;cr·ive il C'a,:;tia linn i. (l) c he il rito r·no ot lla rncdicin>t ippoc·r·nt ica fu una neccf<siM. n;;;;olu tn ogn i q u~;~,h·o ltt~ la ;:;cienza fuo rTi>ltll e sbanri,Lt<t u ltba ndo· n a.va la r et.tn via ehe Egli h n profoncinmrn t(' se_!!ll>H>t e che è q nella che d irettan tf.Hlte, med ia n te l'os><ct·vn:r.ione e J'e'>perie nza.. con d ure a ll n \'f'ritù . Pi'r q11Psto Ol!!.!:i. mentre • il pen siero iprwcrat ieo r·i nll;;(;f'l e ri ful ge d i nuov,. lucE•, <•a"l!:i. pu r f ra t itnti e lH·.:zio:;i mezzi d ' inctngill" cht:' i lubonrto l'i e i g•ll>inetti c·i ofl'ro uu. O('eo rTE' ,;;t-mpr·e dove r rico r·dare la nece:,><itì:t d e lla someiotica Ù('gli nnl ie! oi: d i quella sernt>iotica c-ioè eire va intesa come la ~rpient~ E'd u cnzion e rlei' SPn~i , in r:u i i u0,:;t ri più nnt ic hi :\lùest-r i la. costringevano : di CJ nelll\ semoioticn c he r·is ul t.fl. d u ll n mctod kn ri u ni nn e d i ru ne le p1\gin e che l'esperienza q uotirt inn n scrh·e O<'Cltn t o alll'tto df'll'nnunnlnto, RC'C1111to al « teatro· del clo·nrnrntt eter·no "· QIH\I Ido il 8_vdE>nlmm <'< i mer·i t-nnt il nomf' di Ippoc·r>lte inj.! lt'><<'. poithè r iu:;civa • a ri condurTe la m ed ici nn a ll'ossernlz iv11e a t-t<'ll rn c nwtod iC'ti, ria:orosa e 11 ppa:<sio na.La d el m ?-la-to, il Baf!livi, I ppocntte it,èl liltlHl, scri ,·endo che: Qui bene dirt{{Jwscit bene ~eintur. av\·ertivu i giovani stud iosi doctiorem lilmun non inventnr'>·•· quwn rtegrnm ~pB'It?n. (2); !l'l'l .sct·i,·c, ·a, a.nche dH~ 11oà l't:/ erilm.~ 111m vppon Piid ; , tJed qltv(l(l (ieri pote8t , per-petuo ja!l 1feJUli foedere (3 ), c, consi!.{l ituldo a i p rinciphull i la caut<•la ~ ltt pnr( l ) CASTr,: ~JO:-; , , l;fmoia dt llrt medici~ta. (2) BAoLrvr. /)e prax i mrdica, l! ber l , C:>l•· \' U.

(8) II AOLI\' 1. lìc J)Tll ci >ll••dica. liiJ<>r 1. <:a.p. ).


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dl'nza. li ammoniva. nec facile promittite curatione1n, ut nelnùones faciunt, qui Bip._ pocratem, non legw~t (I). Fra i " nebulones • che non si curano di leggere e cono.scere quanto facevano i nostri Yecchi Maestri, c redo che ogf!i il Baglivi a."Tebbe f:ertament.e _p osto col oro che nelle manovre clas.'>iche di semeiotica fisica vedono solo l'inventwnnot;um òei tempi recenti: e che ritengono che, ad esempio, quelle della. percussione ed ascoltazione non fossero in uso presso gli a n tichi medici o lo fossero sporadicamente e non metodicamente (2). È on fatt.o invece che cercando con pazienza nei vecchi trattati, si rimane !>pes~o ruenwigliati di qu11nto ;;i legge a tale proposito: pazienza queJ;~t8 che non ha il solo compenso di appAjlare il curioso, ma è a.nche fonte di buone e utili cognizioni, poichè la «storia de lla m('dicina è un insegnamento fruttifero e non il solo pascolo, de lla curiosità». come scrive il De R enzi, e pcrchè« il nostro affaticato spirito moderno può trovare soltanto conforto nella !';erena saggezza di un tempo, attingendo alle cisterne in esauste della an t ica sapienza » (C'a~t iglioni). E ques te nntithe test imoniam~e e notizie dj co~mizion i che ci meravigliano, maggiormente d obbiamo conoscere noi, che • come latini non dobbiamo a lterare noi st.es.~i dopo ventisette secoli di storia, ment.re d obbiamo conservare nello spirito il C\llto degli ideali, e CHstodire il retaggio dei prodotti .•mperiori dello spirito greco· r omano » (3).

*** I l metodo cl eliA. o><~rvmdone ippocratica non si limita.va. oe•·ta.ment.e a lla sola ii'!pezione: se si Yoles.<;ero •·irordnre tutti i con.-igli e gli ammaestramenti che nelle opere ippocratiche si dunno •·ela tivAmente Alle indn)lini d1t farsi col senso del tatto, occonerehbero non poche pagine, ma nddiz·itturtt nn vohm1e. Prendo a caso qua lche citazione fn:1. le pill evident-i , ricordando che i passi ci tnt-i dA i li bz·i d i Ipporrntn più c he a, Lui nel ~n~o stretto, vanno riferiti alla scuola ippoc•ra.ticR, essendo ;;tnti raccolti anche da t-rattati che la. CJ·it.i ca. odierna non 1·itiene come genuini d el Cra11de di Cos. Nel Lih ro III, e;;aminando In mil7.n. rli un mala to s i trova. che il viscere era.: durus non supcrne, int erne, rolundu~ Lat-us (4.) e, in a-ltro caso, che: B'plen nu:zgnum JwbPbat. ESAminando il figlio di Ern tolao s i nota che: in medio vero ttmbil-ici a( oeS:is pe(toris talis palpita/io erat qt~ali<J neque a cur811, neque a timore circa cor get!.el'ari

poss-~"; (5 ).e· estt tt o qlllnc · 1·1 1·1 v·a.quoz (G) quaud o sol'lve . ' l11. ... c l1e 1. nos t·l'l. a.n t IC mae.<;t n. ~~on

• :;<1 1nt ere~sav1tn0

poco o nu lla. <.I elle aritmie» e che gratuit,a è l'attribuzione che a. lo ro facciamo« di tnH"' vera ftuilih\ nell'arte dcll'esploJ'Hzione del polso a cui chiedevnno solo dati riguarda n ti !11 diagnosi o prognosi d olio malattie interne ». A parte l'abilità nello studio del pvl~o di lppocrate, si vede intanto che era stnt.o hene O-"Rerva.to quel cuore , e si era. g iudicato che la frequenza e il tipo delle pu]!;azioni non erano imput-abili nè a cuore da sforzo, nò a. fenomeni d i eccitabilità card iaea. A proposito dei qua li rùtimi. è opportuno ricordare che la regola, ancor oggi raccomanùa.ta, da t.utti i trat.tuti di semeiologia, di a~petta1·e cioè, esaminando il polso, che l'anun>lluto s in •·imesso da quella commo:done che può a lui cagionat·e la. presenza del medico, è un precetto che t•iSflle almeno fin o a Celso; il quale, dopo avere comment.ato le , ·arie cause, che fisiologicameat-e possono alterare la frequenza dei batrit·i cardia<'i sc1·is~<e : quas t'C.7UL8 aute111, cvrurpect<UJ medici m<Yvet, quam facìk 11liiU.s 1·ee turbanti (De m.cclicina, P lldOYa, Comino, 1722, pag. 129). · E, ritornundo nlla scuola ippocrat-ica, troviamo ancora. che oportet attlem in omni morbo molle m esse ventrem. (i}; 0 oiò vuoi ùiro che met:.odicamente ·si eseguiva ( 1) B.• m,n·r. Op. e li b. C'il Mi. (2) Vedi • i'er lo. 1'\toria. d<•llo. 1'\rmcl o)ti<'>\ • in GiOrnale d i medicituJ militare, Anno 1929, n.lV (3) Bn,A:>CIO:>I. 1'•/eri.• ··e:t iuia !la111m~. Homr\. 1927. (4) l'ag. 40l\, vol. Il, cd. ci~. (5) Pt,g. 118. hl. hl. iol. {6) V.'I.QI:EZ. ,l/alaclit8 dtt crxotr, 19Z8. (7) Pm(IW/ wnoun, l"~· 477. vol. LI . cd. clt. -png. 480 ll l'rnulidionum I . J)IIQ'. 491.


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la. palpazione addominnle: anzi si ammoni!'ee che qni manibus contrectavit ventrem · at: ver~aa, minu.s ft~lli pote.st, qua m qui non ccmtrecùtl"it!

Che poi anche l' ascoltazione fosse ùa [ppvcrate w;nta lo proqmo, oltre il n oto passo : ai multo tempore aure ad latere a'i.·i bhita aurfire tenta>:cris elmll·i t ùltri?laecum t>elut acetum ( l ), il rilievo frequente dello sfre!!amento plomico che chiam>~. atrepittta in pectore (2), e l'attenzione che pMtn,·a a i precordia permurmurantia, (3) al mt,rmur in precordia obortnm e nl rumo ro nu ia hile e a ll' impor-ta nza d ella sua. presenza ed inten::itA nei peri7Jneumonicis .suppurati.s clum cuncu.tiuntu·r (4-). E quando ancora parla di ~rpiri,f.tt·Y e:t·tra m erg nus, in tra ]Jan·u,s (De morb. ]JOp .• lib. II, png. 372), quando riferi;:;ce <ii aver sentito c he in Licinio Grammat.ico stridebat aecundwn p11lmonm1 (De morb. pop., lib. IV, pag. 3!J3), nhe aptritus intns duplicabatur (id. lib. H, p ac. 370), e eho era spirìtus obscnrus, et dupl<t intra re· vocatio, veluti auperin~rpirantìlms (Coa. praen, pl\p:. :1 08). e s imili, nece;,sariamcnt.e è da presum ersi che m olti di questi fenome ni sia no stM.i ril evati mediRnte l'a.«colta· zione m etodicamente usata. come lo confermcreh!u~ h~ frnso: Postea, rwdiendo 1JOCI'm et spintum, auribus cogno.~cere clatur quae i n sanis non similiter su.nt m'mifest.a (5). Are.teo di Ctlppn.doc-iA., ben meritevole d ell ' inno scioltodi dn,l Puccinot.ti nella prefA.Zione all~t volgat·i zzazio ne dd suo libro: D P morbi.s acutia et d P morbis cronicis (6), vero poeta della med il'ith~ ptw" magn ifìc;enzl1 ed esl~t tc:r.za d i desc rizion i mffndlcsche e di qmvh-i sintom.atologici " che ancor og-p:i l'i leggono volent.ieri o co n prof1tto, praticava. molte delle man ovre fi:;iche quali o1<gi sono in uso; qunudo vi è e ffusione di liquido nell'nddome, scrive egli ad esempio, il v e ntre « trtlln>mdn. sotto la percus sione un suo no di timpano », e " pone ndo unn mnno l:inl ventre e coll'altt•a legget·mente picchiando, sentirai la fluttuazione d el lirruido ... » o sifHtta fluttuazione (causata di'ti rivolg-imen t i d el corpo a scopo diagno:itico) «ha un sordo l"trepito da potel'l'li percepire coll' udito • (i). Celio Atu·e linno nPi cal"i di pleurite pure twtant Wl gutturia stridor vel sonitus inter ius re80'11<7.11,.~ aut sibilrms i n ea 7mrte, qu.ae prrti tur (8) e. discrttendo sulle raccolte liquide e ga7,zo~e. scrivC\'tl : pro ro~poris m otu l iquo•·is con1isi sonitus, vel ad concwJsum palma<:. resonua velut tympan i. G~tlono, c he ne l Commento ngli Afrwismi di I ppocrl\te scr·in' Ya n o n interP'<~argli se gli epifcnom~n i Yonissero ch iamat i «segni » o piuttosto "sintomi •, purell(• so ne t.ene:;se il d ebito conto <kwr-nclo gl i Mc!';si so t'\'it·e pe r giudicare de lla natura di t utta la malattin, e che ben di stina:tteYn. i s intomi eomuni a tutti gli stnti morbo~i dai pa.tognomonici (cfr. la tmd. di ;\f. CARDr:q del Commento di Galeno agl-i A.fm·ismi d' lppocrate, af. XI!), procedenl a lla ùiagno.>i diffc- r·c-nziAIP tra un addome meteorko e nn addom e con a.~eite: aed arl1·erctm noi ìtiam. comparcmdam pulsare cogimur abdmnen ut atte·1ulrnnu.s, si veluti f..ttmparuun rMonet (9). Anche At.tnArio (li h. I, cnp 21) roccumandant la p ercus<>io ne colle par·ole: q ui cum aeyri a·ldf>nllm pulsatur. L'Eg ineta, nel capitolo ril!uardnnte il metcori ~roo addominale. come anche altrove, pit'i volte rno»tra chi:lt•nm ente di r' iN.,rt·ere a lle m rmovl'e porCll><l"Orie; coRì ad esempio scrive : adeo u t ai ••r:rbr:rrtw· .superior I'C'Ilter, Ùl81/rr tyn~pani sonum edat .. . abdrrrnen percu.a.s-um. tympan~ modo crepitun~ P{idat. qua ratione etiam tympanivs nuncupatnr . .. scm·ibu.9 digitorum Ì'rn pu!,so rnt)(/.o ree!d i t ur ( l!J ). PlAte'l.rio nsn,·a della percus.«iorre a sco po differellziaic; t unto è ,·ero che, prima di giunger·e a lla ptun<·entcsi. C{m , iglitlnl di us,;icut'<\t'«i si t·cnte.r percuiicJ.tur se resonat non ~icut t:cntus scd s icut a.rqua (l J ). (l) De .llorui.<, lib. H. pag. 18$.

(2) De .llorbis. pop., llh . (V. P<>&'· 393 c iu Coa . P,·aenotioncs. p,wg. :.J~-H3. (3) Ap/lor. pag. 470. PraCil><JI .. Jl&g. 477. ( f ) CJoa. Pro.en{dil/11(8. png, !JI5. c·rr·. nnche 1\ Q\IC·to })I'OJJO>ito <tUI\IItO ~<'rin: il c ., J;-rtç r.JOSI nel • i\{agi•tcro d! fppocr~~otc • in • <.:onrcrcnz('. etc. • Sr rwla ,li /5(111. JJi/it.. Fircuzo. 19~0. (6) Prawic-tion•ail, lib. l r. p~. 489 ·r. \"OI. Yl. ctl cit.

(6) Firenze, Ricorrli. 1836. ti} Op. c lt., pRgg. 92-93. (8) CELIO AC'Rt.:LI,~:w, lih. Ili. Dc .\forb. cltrOil .. pagg, 80 e 3~~. (9) De con. puts .. lib. JY, c11p. :l. (10) P. EOlN&'I'A. lib. Ili . mp. -1$, Cap. 70. O l) Iu De aeorituclinum r.,raliollc, <:oll. Stolero. II.


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:\lei Commentari dello J oMhini al nono libro ui R asis( l) si legge, che, esaminando un v ent.re meteorico mediotS tensionent sen~u percipie.t, u.t que etiam supra. abdom·i nis lllllscu/o.y Sf'nf.i.ri possit. Aliqu(lndo IJCrO et tumid1tS venter ea parte percip itur, et .si ptd.sett<r d igitis, qua.si tynii[Y.lntttn sonit tun. edit; e ancora, tt·a.ttando dell 'asma, >:crive che: snepius t·ere spiritns cum lzumore admi<?cetur, illurnque di!frùtgit, suo transitu snn itton quendam eOicit in pectore. E L nzza•·o Riverio (2) osservaql p m e che nel met~ori;:;rno: gravitas nwior ade.st in pat·te et sonus t•eluti (luctuant.is acque.: e che venter per latera compressus f/uctuationis mnnijcst.mn sen.smn 1·aprae,~entat. Giovanni Ercolano (3). parla n do di a lcune affezioni ad.lominali, tratta anche di quelle wm repre,9entatione soni f!Jmponi, e p rocede direttamente alla diagnosi differenzia le t.ra • idrope e ti rnpanit id e • con queste parole : s iq1wrn sf,cu.ndum l!ùlwpis; c111n pMcutitur non est. ei sonitus s-icut in t.>Jmpai~it.e; et tactus eittS (ventris) est uu;tuJJ ·utri pieni <tqrw. mm ·u tri pieni 1'<'111-o . 1\t·lle Collsultaticm.t·s m<tlicae di Ciulio ('c,~are C'laudino (Venetiis. 1607) a pag. 2 s i lego;<· propt~:rea. percusso abdomine som's eu m d!lritiae quae sm1t propria tympanitis argunu:nta . Nel tmttnto De Dy.•pnea Fabr·izio Bart \>let;, (Venetiis, tip. Balleoniana, 1735) ri chiamu ndo la g-ià cit>lta e nota frt~-"e di Ippocrate re lt~tiva. a lla. ascoltazione nel torace .li l'1llllOJ'i simili nllt~ fcrmcnta.zione, f11. di>it inzion<' fra e&ullitionem Mcoltata e la /fttct?wtio che 1·icereava a.11re apposi/.«; e chinma. qu0stn indagine· si.gnum ad modum rationabil"; e, dopo aver detto di ritener e cosa diUicile il percepire acquam parn;m in cm:·it(Jte tlwrads colltctmn t·ico•·d,t che se copio.som. tQtam opplere cat•itatem ... nulbnn murmttr a udito pe1·re pl i h ile e;;citet (png-. ll6). Guy d e Chnuliac, pnrlnndo dcll'idmpe, scriveva pure: et si 1:enter agitet:ur sonat relut uler cuxr«e Bellli]Jienwi.. . , si{ttW tympanitiB swlt eadè, s~d si venter perclttia(lur, Bona/. ·ut 1tter plemt.s ?·entUB ( 4 ). Ambro!!io P.m:.. colui che vien ch iamnto il P adre dcl ln. chin u·gia milit.a.rc, com. pose una tnvo la. metodica J'lE'l' conoscere le rnn lnttie mcditwte l'aiuto di tutti i senr;i; e. a propo;.:ito della ascoltazione del tomce, scri!<."e che se in esso vi f. presenza di liquitlo: on ouì un son com me d'tm« boute'ille à demis pleine quc gourguille (.'5 ). Il f!THndf• chinwgo conxigliant per ftu· diagnosi di ~~neuril'<mn d i premervi sopra C'Ollc d ita per S<'ntin·i 1tn bru~t et un ailflcment; o io ritengo che in questi cnsi, dopo aver eseguita In compres~:<io1w. fl:;(;ol tn:;.-;c: elle il fenomeno, cioè, non v enisse rilevato solo dalle sue di ta dto >:entin\llo. ma anche dulie orecchie che udioono; poichè egli Rggiuugeva. che il fMtQ xi può avver·tire nnche « scnztt compi'(~SSioue " d'altra. purt.e è e,·idente che la p01·c·<:>zionc di un sijflement n o n ptlÒ a'\o·venire che per via a('ustica. Del resto ftnche l'Harvey (i l dinrlgl\tore, non lo scoprit.ore, della circola?.ior,.; del sun1!n<'. il mel'ito della qnalr '!Coperta, Vft. come ben recentemente dirno,;trò il nostro Hiluncioni (6) n.ll'ifuliuno Cisa lp ino), a>>Coltova il cuore: poichì- scri~c;e che qui mutu.~ sonitwn et pul<.·urn queltdmn nuscn/Umlii.Ju.s ~t tanqrnt'ibu.s ~.thii.Jet c che pulswn fieri et e.IXmdiri ·in pt>f'/Ore conlinyit "· (De motu conii,~. l8i.if), J>tlg. 5 1). Che importn. dopo r:iò, s~ i nostri \ 'C<'chi n on avcVIWO il plessimei ro, i m a r· t ellet J,i d n. percu><:<itm<' e lo >;tetoscopiu? L'Auenh1·ugger e il L~ennec " inventarono» o « idearon o ''• secondo molti, i metod i dcll'H;;<·oliuzinne e !lt•lltl pr: rcu.-;:<ÌrJ ne (il C'orv ism:t, ch e divu lgèJ la percus.-;ione l!\ chiama appu n to inL'I'nttun nor11111l; Ìil J'C>d t·il o.~;;i non ieccro r:he t•isuscitarli: e li diffu:;ero. li completMOJJO e r ea lmente in mod o migliore li valorizzarono, ritornando però a porture l t~ semeio t.ica. fi::;ica, su per giù a quel punto in cui si trove. tuttora, JDàlgrado tanto fulgore eli .;;coperte. (l) f.EO:-IAT<nO J OACJ IJ)(l . Bas.Ucn-Ocrnn.. 15~ · (2) L. R TVF.I\10. 0/J . Ollnti.<t. \enciiis l;~(i. pa...-g. 229-3()1),

<3) Pr~tclica 1. Arc,/anis t-erommsis. Venutiis. 1540. (~ ) G u mO:<JS r•E C'At:LJACO. Chirurgia. Yeueti ls 1570. pag. 120. (61 Owvr~$ à'Ambroi~ Parè par .1/a/o('iune, Parìs. Bn.illlèr o 1&10. png . 93 "edi n.n~hoa l>flg. 394 & propo~ito delle rr..ccolto liquide dcl toru.t'e. (Il) DLLANCJ0:-11. l't leri,, l'estigia Jlmrw1ae. Roma. 1922. Cfr. ant'he C ARnJ:-11 fn LA7~ARO Sr•.u.LA:-IZANJ , Conferenze clini~he, ::Jcuuln •li ::inu. :'l!il.. Firt>nze 1929.


PER LA STORIA DELL .... SEMEIOTICA, E:('C'.

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Non !<Ì intende con ciò diminuire l"impnrt11nza dei pro~re$-'<Ì dei metodi ~ien­ tifìci e dell'aiuto che si ptlÒ, anzi si deve trnrue. Devesi anzi a que:-~t i dare gran peso, specie alla semeiotica funzional e; cd è f[uindi nece.-;"ffrio ricorrere a t.utto il possibile strmnentario, a tutte le indagini di laboratorio e di apparecchi. che oggi abbiamo a nostra disposizione. Ma occorre insieme attenersi t~l giuRto posto e non trascurare mai, o porre in seconda linen., la vecchia semeiotica fi::~ica. Non ha a questo proposito errato chi disse che se uno dei vecchi clinici, i quali chis...<:à. pure con quant1~ ~cientifica ~;odùisfuzione avrebbero guardati tanti progressi e tanti mezzi di Iicerca.. ei trova!<.<>e ora. circondato rla un sì preciso strumentario d'iml.a.gine diagnostica, ripet.erebbe immodificato Bllcora, e sem.a aggiunte, il detto del Corvimwt: Nollem esse ·rnediC'us sine 11$CUitatiane et pe:rc:ussione. Non vi è dubbio che un buon medico m esso a sce~liere tra i mezzi di esplora~:ione t.radizionale, i quali nn n l':>igono C'ho il concorw Jei sen:;i e . della logica, e i mezzi di laboratorio più pre<'i;oi, dopo un po' di tempo, per le nece!<.<;ità. stesse della clinica giornalier·a, ritornerebbe alla semeiotica deii'Auenhnr~l)'er e del Jitennec, del Corvisart, dello Schoclo. su ,:u fu1o a quella di Celso, di Guleno, eli Aretoo, d i I ppocrate, n quPlla ~'<cmciot icn trazion(lle, cioè. che prirrut di tutto utili=za i nostri Sff;'I'UtÌ nella ricerca <ki 8intom·i generali e $pcciali, e li concntenn. poi nei rapporti imparati e conoscitrti per esperienza; a quella semeiotica • che non è sterilizzazione · dello spirito, ma, al contrnrio, dello spirito cerca e vuole il complet.o sviluppo, la messa in gioco della pen>picacin, llt>l dubbio scientiiìco, d'una critict~- concinuamcntc svcght\, di tutto ciò, in una parola, che COfltituio;ce la fncoltò. di conoscere e

di giudicare •• (LRubr·y). Questa era l'arte dnll'osservare dei nostri sommi antichi medit•i. la cui tradizione per nostra iorttma mai andò smtwr·it.a, e che i successori dell'ontica scuola italo-greca continuamente tramandarono. Ad essa certo.meute si rife r·iva il Bnglivi, quundo esortava i suoi giovani discepoli ad perpetmtm Hilppocrati.IJ stttdium, scrivendo, con parole ben adn,t.tc anche ai tempi nostri, che se tanto ottenne l ppocrate, multo m.elio vos t<Jnto poet ipst~m tempore ntlti, et cun• tant.a st1tdiorum, quaP. diebus viget nostris facilitat~ eiu.~ vestigia premente~< pro{icietis, sed tamen citra nimiam e.-t·tra 1·es 1WWI8 anxietatem et {{tborf!m (t) .


NOTE DI

IGIENE PRATICA

DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DEL CORPO D'ARMATA DI FIRENZE

L'INFLUENZA EPIDEMICA FRA LE TRUPPE por il dott. Antonio Angelini, maggiore medico

Presso ogni pn.ese si ma,ntiene grave il problema epidemiologico dell'inflnenza, la. qt~<tle, sebbene in ma.niera ftuttw-\ute, tocca lo cifre più alte della mortalità,, a causa priucipalment.e delle sue complicanze broncopolmonari. Non sono ben note le ra..gioni per cui l'influenza assuma con tma certa frequenza ricorrenze ùifl'usi,·c piit o meno est.ese e gravi., talm·a pandomicllc. Quello dol 1889-90 e quello del 1918-19 sono due episodi tipici di p~Lndcmht, ed a quest'uHimo le truppe dPi vari eserciti p~"'àrono, sul finire delle osl'ilitìt, cospicuo contributo di ammalati e d i vite. Secondo osservazioni reso uote di reccnto da. :'\Iygge in Dauimarca, lo squilibrio ripetuto nello s1.ato cl~ttr i co dell'atmosfera, ed i conseguenti fenomeni meteorici (ura.)!ani, gra.niline, aurore borPa.li, cirloni), avrebbero parte non indiff<>rente nel far sorgere « il genio epid(>.miro » dell'influenza. Brownlee ha cor<.:<l.to eli stabilire cicli di period.ieità per le epidemie influenzali dei vari paesi ed ha. fissato, per l'Inghilterra, tm ciclo di 33 settilllane. I n geuflra,le, 1)\tò dir.~i che le epidemie d'illlportanza si susseguono con inter valli ehe difficilmente superano i tre auui, e che di solito eapita.no dal dirembre all'aprile. Merita di fare alcune con~iderazioui pratiche sull'influenza nei reparti di truppa elle, come tutte le collettività, prHsenta.no condizioni favorevoli alla diffusione rapida d<>Lia malattia, legata in gran parte alla contagiosità spiccn.ta ed al brevi !-;~imo periodo incubatorio. La dia.~nosi ptecoce, ba.se di qua.lunqne efficace profilassi, non è co. a semplice Ul!ll 'intluenza.. ehe non essendo entità nosologica a sintomi fissi o costanti! non sempre of!rf\ nn quadro cliuico così netto da imporsi al giudizio diagnostico. D'altro canto, non può invocarsi dal laboratorio un responso sicuro e facile, dal momento che non sono ancora pacifici i pareri sulla question(>. etiologic~t. La presenza neH'cspcttora.to o nel cadavere del bacillo di Pfciller non può ~1.utorizzare s~mz'altro la diagnosi, sebbene inùa.gini di que~t i ultimi tempi t(\ndano a valorizza.re qu<'sto germe nella ctiopatogcne;;;i dell'influenza. Pur dando e·ddPntcmeute, la debita importanza all'im:iemc dei sintomi clinici (fra qnesli, l'epistassi in certi episodi cpiderniui si riscontra. spesso), specie se sia da.to rilevare, con qualche freq11Cnzn, compa.rterip;ìb;r.ionc ùcl parcnchima polmonare, è indu· lJitato cbe l'elemento (•pi,lemiolog ico della diffusione porta (or~e il maggiore contributo pra.tico a.lla idcntific·a.zione dPJl'jnflncnza in una collettività. S'iutende, che qucst·a <liffur-:ion~ dcn·e es;:ere afft•rrabt subito, ed in taio


L'INlrLUENZA EPIDEMICA FTIA LE ~'RUl'PE

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apprezzamento è neeessll.rio lo smmdaglio, non tanto del complesso del reggimento, quanto dei singoli suoi I'CJJ<Lrt.i, ancho piccoli, percllè l'osservazione pratica dimostra che di solito in primo tempo la diffusione in parola è limitata ad uno o due reparti, quindi ad una o due camerate. Non devesi equivocare tra. quest!l. diffusione, propria ùolhb forma infettiva, e quella apparizione simultanea di forme ft~bbrili, k ga.tc a iutense causo di perfrigerazione e talora al snperhworo, forme che si arrC~St.ano senza filiazioni, col cessare delle cause provocatrif'i, che bisogmL rieerca.re o valutare. Può l 'iuftuonza estrinsecarsi con sindrome prevalentemente intestinale, o d'altro lato non è affatto nuovo il caso cho siano state in primo tempo interpretate come influenzali forme rivelatcsi poi di natura tifosa oppure parat.ifosa. In questi casi l'indagine di laboratorio non deve essere trascurata mai, come quella che può dissipare equivoci di evidente gravità. Le notizie sullo stato sanitario della popohMiono civile ci possono dare elementi di convalida alla diagnosi di in1iuenzn., ma alla, neg}l,t.ività loro non si deve conferire importanza. pet· non ammot.terla, pt~rchè le denunzie ufficiali della malattia possono sfuggiTo J>Or cause varie. Identificata l'influenza, sorgo la qucst.ione di dover isolare gli Ùl· fluenza.ti lievi, non complicati, nella rispett.iva c~~sorma. La cosa, in tempo di forza minima, è di una certa semplicità, ill<~ in po1·iodi di forza. massima, con caserme più o meno congestionate, ci si può trovare in un imbarazzo serio. Sarebbe perciò sommamente utile che in ogni qmLrtiero fosso si~te­ maticarncntc lasciata vuota almeno una camerata., scotta opJ>Ortunamonto in luogo appartato, non solt.anto per la eventualità di eph;oili intlucnzali, ma anche per altri bisogni pro[iia.ttici, quale, ad esempio, qnello di poter tenere, in occasione del morbillo, sotto osservf~?.ionc s~Ln i tMin,, i casi con ria.lzo termico e fatti ca.t.arrali delle prime vie a,crce, clte, per ('SHorc sptlSSO preludio all'E'santema, costituiscono fattore importa.nte di di1Insione, so lasciati nei dormitori, o peggio ancora. in cirC'ol:~zionc. È importante problema quello rlt\llc disinfezion i di car-;orma cont.ro l 'influenza, da parte doi eorpi e con mcr.zi propri, giac\chè Io disponibilità di una sezione di disinfezione sono impari <bÌ bisogni, so pii1 presidi siano colpiti dall'infezione. La migliore solu1.ione è data dalla possibilità di <'Snguire la lisciviazione noli n. caserma, e la cofia, non è d i re: LI iz?.:Lzione d itfiei le, con il buon volere dei Comandi e degli uftìciali mctlici. Altri propuguò l:lll questo pagine l'utilità profilat.tim\ della liscivia.zione n. diretta porl<Lt~~ di m•tno delle truppe; non è quindi mia l'idea. Mi pin.ce q11i ri lcvru·c eho ùi quella utilità l'influenza dà una dimostrazione, dirci t ipiC'u.. lnf<~tti i ID1~teriali elle non si possono non aggredire, cioè la bia.nelle rin, l!\tt.ereccia o porsona.Ie, i fazzoletti, gli asciugatoi, trovano ht più nntt.a in d i<·azione di tn1ttamcnt.o n ella liscivht?.iono. Di altri metodi tlisinfctt.~~uti, la immersione in liquidi è coP-t.of;a o poco pratica, aLtcsa la qm~nt ilù. di mat~·ri:Lio «l:t trn.t.t:bre; i vn.pori di formaldeide, a parto la non a.ssolut.a t;nHHplillit.à su lla. loro azione, importano apprcst~Lmont. i e La.lora. nout.mlizzazioni, poeo coucili:tbili con personale non spe<·.ializ?.ato. Le spazzature o spolvontLure per v ia umida, crl i lava{~.~i con soluzione caldissima di soda (10 %) <H p:.Lvimcnt.i dei donnit.ori é doi loc:l>li più fre4t -

Oio1'nale di medicina milit<'J.'re.

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408

lL

CORDO:MA

Citato da. Coen. P ARDI. - Sopra un caso di cordoma. L'ospeda/.e J.faggiore, ~filano, Sez. B., fase. V .. Anno VITI, n. 10, p . 220, 1920. PAVLICA. - Compt. Rendu Soc. Biolog. vol. 102, p. 400, 1929. PETERS W. - E in rezidivierendes, bosa.rtiges Chordom der sakrokokzygea.len Gegend mit. 1\letast.asen. D. Zschr. f. Chir. Bd. CLI , p. 191, 1919. P onLAJU e PAVL!CA. - - Ein bòsartige sacro-coccigeRI cordome. -- Virchow's Archiv. / . Pat. Anat. CCLXVII, p. 26:3, 1928. P ooL E. - Sacro-coccygeal Chordoma. Ann. of surg., vol. LXXVI , p. 123, 1922. POTOTSCBTNG G. - Ein Fall von ma.lignem Chordom mit. Metasta._qen. Ziegl. Beitr. Bd. LXV, S. 356, 1919. RAUL e Drss. - Cordome mali.J1 de la colonne vertébrale lombaire. Bull. Soc. Anat., Paris, 1924. REYNES e RousELACROLX. - Bull. rle l'Asa. Françaises pcmr létude clu cancer. 16, n. 6, png. 434. RIBBERT. - Ubcr die echondrois physalifora spheno-occi pital i ~. Zbl. f. Pa. h. u. Path. Anat. Bd. V, p. 457, 1894. RIBDEUT. - Uber die expe•·imentelle En:eugung ei uer Ecchondrosis physalifo ra. Verh. d. 13 K ongr. f. iJmere, Med. 1895, p. 41)5. SANGALLI. - Stù modo di fot·rnar:;:i del tessut.o cartilagin eo morboso. Annali universali di Medicina, vol. C'LXIV, p. 41, 185S. SCHROEDER. - Uber die Schleimgeschwulst des Clivus Blumenbuclùi. Zschr. l~ prakt. H eilkde. Bel. I , p. 577, 1864. SOltMER. - E in fa li von antest~krnle n heter. Cb . .Me.d. Cl in ik, 1926. SEil'FER. - Ein l!~all von seltene1· Ceschwulstibildung an der Schadelba.sis. Neurol. Zbl. Bd. XXIV, p. 460, 1905. SPIESS G. - Tu mot· der Hypophyse-ngegend ouf endonasalem 'Vege erfolgreich operiert, 1\!uttch . rue.(l. H'och., p. 2503, 1011. STEINER H. - Zbl. f. puth. Anat., Bd. V. STEWART e MoniN. - Chordoma. J01.trn. of Pathcl. mul Bact., 1926. STEINER J. - Uber eiue Neubildung im obeJ·en HaJ::nvirbelteile. AU. Zschr. f . Paych. u. psych.-gerichtl. M ed., Bù. LXll, p. 243, l90i'i. STEWART e BuRRO"'·- Ecchomhosi s Physaliph. spheno-occipit. Journ. oj Neur. a1~cl l'sycopath., 1929. STEWAR'I: e M:otuN. - Chordome. Jottm. of Path. and Bact. 1926. STEWA.RT J.- Malignem sacrococcygeal eh. ;loum. o/ Paihol. mul Bact., vol. XXV p . 40, 1922. SwARs. - Uber eilten neuen Fo.ll von malignt>m Chorùom. Diss. Konigsberg .. 1921. TuFFr:E.'R, GERY e VIGNES. Chordome malin. ùe la région sacro-coccygietme. B11U. et mé.m. de la Soc. anat. de Pa.ris. Sér. VI, tome XVI , p. 459, 1914. VECCHI A. - C01·doma sacro-coccigeo, Cl:inicc~ Chirirgica, 1914. VECCHI A. -- R.ezidivierendes bosartiges Chordorn der sakrokokzygealen Gegend. Arch. f. kitn. Chir., Bd. XCIX, S. 757, 1912. 'VAONER, ALBRECBT. - Ein Chordom ùes ossi sacri. D. Zschr. f. Chir. Bù . CCXXXII, S. 200, 191 5. WEGEI.IN K.- Mnlignes Chordom cles Clivus Blumenbachii. Atti Congr. Patolog.,. l'orino, 1912. \IVJETBOLD F. - Citato da Coen. Wooo l!~. C. - A c~t~<e of Cl1. o f the Sacnu11. Pruoc·eding.q oj the New Yark pathological Soci,ety, New Series, vol. XII, p. 103, 1913. ZENKER F. A. - l)ber die Gallertge-:;chwulste des C'livus Blumenbaohii (Ecchondrosia prolifera Virchow). 'Vù·ch. Arclt. 13d. XII, S. 108, 1875.

NEBELTBAU. -


DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DEL CORPO D'ARMATA DI NAPOLI

SIMULAZIONI RISPETTO ALL'ALTEZZA NOTE DI lllEDICIN A. LEGALE llllLIT.ARE

per il prof. Loreto Mazzetti, colonnello medico, direttore

I n materia di simulazioni rispetto all'altezzu. si possono presentare due casi, possibili, b ene inteso, solo in quei giovani che posseggono una. statura di poco oscillante intorno alla minima. prescritta per essere dichiarati idonei a l servizio militare od al posto cui aspirano. Si possono cost incont rare giovani che, nella speranza di esimersi dal servizio, cercano di apparire più bassi di quanto effettivamente non siano e per far ciò ricorrono a piccoli a.rtifici, quali, per esempio, di flettere leggermente le ginocchia, d 'incurvare esageratamente il tronco o di scostarsi coi talloni, p oggiando invece l a testa alla branca. montante dell'a.ntropometro, in modo cbe l'asse del corpo risulti incHnato, non parallelo alla predetta branca. Si può p er contro presentare il caso inverso, quando cioè gli esaminandi banno interellse, pur non possedendola,di raggiungere nella misurazione quella determinata, a ltezza stabilita p<'r essere ammessi in quC'lla determinata arma o corpo od in quel determinato po!'to cui aspirano. In questo ca.so cominciano, generalmente, col presHntarsi con delle chiome assa.lonniche e, per quanto il vantaggio non sin. molto cospicuo, pure qualche millimet ro si guadagna, sC'mpre, specie quando, com~ mi fu assicur ato da un collega, l'esaminando lla. l'abiliti'L d'inti·oùurre~ al di sottodell'abbondante capigliatura, una specie di posticcio come nello antiche· pettinature femminili. Qual cheduno cerca invece di sollevarsi leggermente. mila punta dei piedi, qualche alt ro di poggiare i talloni sull'asse t r asversale metallica che limita, posteriormente, il pia.n o dcll'a.ntropornotro . .Altri infine si presenta no alla misurazione cercando ùi non togliersi le calze, nell'interno del.le quali avevano a lloga.te delle solctte di opportuno spessore. Come si vede si tratta sempre di artifici banali eh 'è bene conoscere: ma che non riusciranno certo a sfuggire all'occhio vigile del perito. Il caso invece ch'ebbi occasione d 'osserva.rc nell'aprile ultimo scorso, non m 'era mai capitato per l'addietro, tant-o che ho pensato di rilerirlo brevemente. 11 16 mar zo era stato visitato presso l'ospedale militare di Napoli il giovane P. L. della cla.sse H!Ol, il quale aspirava ad essere ammesso nel corpo degli agenti di pubblica sicurezza ma, p er aver presentata un'altezza di m. 1,64 in luogo di m. 1,65, minima consentita, era stato dichiarato non idoneo. Avverso a tale giudizio il P. L. prod usse rl'olamo richiedendo al comando di corpo d 'armata una visita sup eriore ed il 1o aprile si presentò. a questa direzione di sanità..


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S l)l t;L.V:rO:n Rll;PETTO ALL.ALTEZZA

Il g ioYàne a sserì, c eiò risultt"wa a.nche dai suoi .!ocumenti per:wna.li, che dopo aver prPstato ott.o anni di servizio militare, t:ra stato da poco congedato col grado di sergente maggiore e che quindi. avendo subito durante la sua carriera }Jarecchie visite, era ben sicuro di poss~lere un'altezza supPriore al metro e 65 C('ntimetri: ci doveva quindi esst>r e un errore banal(' che Aarebbl' stato subit.o chiarito. Si spogliò, si tolse le calze e salì sul piano delrantropometro mettendosi in una. posizione JWrfetta d'attenti; la. sua altezza er a di m. 1 ,65 ed in una seconda. mi;;nraz i o n~· ottf'nni lo stPRi!Orisultato. Invitai allora il giovane, elle aveva i ca.pE.> lli tagliati corti, di scf·ndere dall·ant.ropomt'tro e farmi osservare la. pia.nt.a dei piedi. L 'ordint' fu imm<.'diatamente eseguito e ad un ,Primo f'g ua rclo non nvta i altro che un piede discrt:taruente sporco ed un calcngno che sembrava fortt'mt•nte ca.Uo8o. Due cose però attrassero la mia 'attenziont'; il colore del calca_gno, ch'(>ra d'un giallo di,·erso da quello delle al.tre parti del piede, ed il manifest.o <h•sidcrio del gioYa.ne eh 'io non approfondissi troppo il mio esame. Per quest<' ragioni, eon l'aiuto d ' un righello, tornai ad. ispPilioua.re quella clte sembràn.t una ua,t urale ca,Jlosità ·e elle vice,·ersa, con nna prN$:>ioae htten\,le 7 si st aceò e eadde a t erra. Si t.rattava ùi un ta llone artilkialt• a;;,:;ii bt•n fa tto P t enuto aùerent.e al piede con pece gr<>ea. · Il P . L., in preda a.d c•moilione d,·issima, disl russr, iufrangeudoli, i suoi t.a1loni artifici<ìli , disse ù'avt·rli confeil iouati egli .-;tesso ed aggiunse che, .essendo disoccupato, a ve,·a pn·st•ntara ùornanda per <'n t r a r e eom e agente 'di pnhl>lica sic urezila e, csst>nflo st at.o giudicato non idoneo, era. ricor:>o a. quello strMagt·mma sperando C'liP la frode non n •nisse :scopL•rta.

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SINTETICA

·pfJ 11 STORIA DB.LA SEIDOTU: LI SEMEIOTICA fiSICA PRESSO fiLI lftTI[JII per il dott. Francesco Pellegrini, tenent.e colonnello medico

L 'arte della semeiot ica, :>ctive il L auhry. l'» l'te di •·nceMdiere i segni e i ;,intomi · delle malattie non cle,-e e;;~e•·e considPruta. come ltl somplif·O a.;:••ammatica della medicina, ma bensì come tutti', intt'l'tt l'arte med icR; e:<.,n, non è- quindi il solo pie\l(lstallo di un a bella. ~.<tatua, ma 11enz'alt ro nlppn•;;enta tutta la ,;t<tttua. Cosi intesa, la semeioticR è antica. quanto la scienza di cui è p ri nc ipalis,;imo fondament-o; dalla scuoln ippocr atica, infatt i. ad Arcte>o e Galeno, d a lla scuola latina a lla. b izantina, a tla m edicina a ra ba ed alla 8c·olH,;tica, d>ll periodo ue ll.a. rinascenza alle lotte fra ~li iat ro<'him ic•i e jntr·oli1N'<'!Ul ici, fl·a vitalist i ,, materialisti, dal Morgap:ni al l .iienn ec e a ll'Auenbnt_gl!er. tino a l :\in •·c~· e ai i'Eintho,·en, fu sempre vjvo il ferwn·e della ricerca d ei crr,;.L~O::.t per tmrne iuduzion i relari ,·a mente a.lltt. nt~.t-urn c niiA ~de clt• ll e mnlnttie. Ed oggi. CJUan<lo la valvolll, t.e rmoionir:a promett e di ripr·od urre nf'gli altopal'!A.nti i rnmor·i fisio logici e pntologici rlel cuo re c ciel respir·o. come >lttll::t pellic:ola fotografica ne riportano i p itì int-imi ic>nomcni gli npptuec·<'hi gmfìci e mdiogr·afìci, con vera compiacenza po:<lliamo conMat.'lre <)l tanto ,:;j è fa t t o e fii fa nnc:ora per strnppMe, con cont-inuo succes,:;o. i Sl'p:reti alla fi,;iolo~?ia e pAtologia del co rpo urnano. P e •·ò, comfll.n sd.e nzn, nwdicR fn ,;pe,.;..;o f' per lun!!hi periodi di tf'rnpo fno rTiata, anche la semoiotic11, seguendo ne le a lt-r-rnP vicende, l'O,c:gi>H'CJUC a mnmcnt i d i ;;o::;t.a e di decadimento, nnilate •·a li zzandoi<i, ~'<nt ti l izznndo. soti,;tir~tndo e !!itmQ'o'ndo n11che al pun to di pretendere che l '~>~a mP di 1111 campione di ur·in R])I'at icato a distanzn fos.<>e base sufl'ìcientc per un giudizio di>l.l!n n;.; tico. Ma ogni qu~tlvol ta In :oc·iem:n modi ca rie nt1·ò :onii A bnona via . allo)lltl.l.ll>ttHiosi daU'empil'i:::mo, e riport-n nclosi alle pme font i di quE' II>t med icina mz innnle che, attrn.verso la trad izione scient-ifica cll'ls;.;icR. co nclut·e per tappe al lo orit!ini della ·Coltunt medica. ito lo -g:rern, rit ornar·nno in><ieme i metodi dell'o,;servl\7,inne ippocratica del malato. clelia <;em~io l o!!itl. ciHs~<irfl. rl i q nel la <' io È' che ricerea tut t i i fen01neni e li va.lut,a e li <'•·it ica e li fldopera pe•· la d iagnosi, se<:o11do i criteri imposti da llo sviluppo dl:'lle nozinni anMomo-fii!io-patol()gici!C'. E ' un fatt o. ~cr i ve il ('tlsti,rd ion i, (l) che il ritorn o alln mcdicinn ippocmtica fu una necossit iì n~<~olnt a Ot(ni qna lvolta la scienza fuor·viarA e sh>tndata uhbandonavrt Il\ retta via <>he !':gli h a profonrl,\mentf' SP)'!nntn e <>he è quella e>he d il'f'ttl\mE>nte, mod io.nt-o l 'o~'le•·vllzione e l'e;operit'nza. condll(:e tt ii H , -c•J·it.ì. p,.,. ~tll<>"to <JI-'L( i. m entr e

~ il pen>~iero ipp•)cwMi<'o rinn,::e>e e rifnlge eli nuo\·a lnc·e '' "!!l!i. JHU' fra tnnti e pr,,zio:>i n;ezzi rl'indng-in ,... <'lte i lt1b0n1t•Ori e i g,tbinett i (·i o~irono . O('('OITe ,;pmpre dover

r1 c~rdare la. necessità della someiotica d egli nn t iclti : eli <tUelltl se111c·iot ica cioè che va 111tesa come ill sapient e f'dncazione rl€'i f'f'llRi. in cui i nMt ri più nntid1i lllut'M·ri

la co:<tr-iugeva.no : di (juella Remeiotica d1e risulta du.ll u metod i<'n r·iuH ioue eli t ll tte le pagrne che l'esperienza q n ot icii!tna :scrin.> neca.nto al lett-o dPII 't1mmn lnto . acca n to al u te•~tro' del ciramma. P.temo •· ' . QuAndo il Sydflnh>tlll s i nlOI'Ìtrwu il nomi' di l ppoc-rllte inglei\t', pnicltè riu»civa a n condun·e la med il'ina all'osservazione at·tf'ntn c llll'tudica. rigor·o~<tt <' uppnsS~ionata del m~llato, il Ba_gl ivi, lppO<'I'ate it-nl iano, sc•·in·m lo C'he: C.)u{ bene dinyl!u$cit bene '!~·el:ntur,av,·erti,·_a i g inqmi studiosi doct.iornnlibrw11 non invenfUI'O$, quum rwyrum -.paum_ (2); !J1!l -_8Crt\·e,-n a n che che Jun•i r·cterilu"s nnn U!l/Jfiii Pnrl i . swl quood (ieri po~t, pe:r-petuo JUil(fendi f'JedC'rl! (3), e, cow>i~o;:liunLio ai prindpitulli lauttltl'la e lu f)J'U( l ) CASTH:r.to )l',, SIQria deliro medirirm, (2) BAO LIVJ. De praxi mc.dica, lihc r l, CIW · \'LI. (8} IL\OLI\'1. Dc pra ri lll<' <lica. li bui' l. <:ap. l.


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P IJ:R LA STORIA DELLA SE~I::IOTICA, ECC.

li~>nza . li nnunoni\'a nec facile prom iuite curationcm, ut nelmJones fa ciunt, qui Bip.._ pocratem, non lerrunt (l). Fra i "nebulon es • ch e n o n si cttran o di leggere e cono~cere q uant o facevan o i nostri vecchi Maestri , credo che ogl(:i il Baglivi avrebbe r.AJ·tAJllf'nte posto coloro che n e lle manovre clns.«iche di sem eioticA. fisica. vedono solo l'<int:mtttm?Wt"!tm oei t empi recenti: e che ritengono ch e, a d esempio, quelle della percussion e ed ascoltaocione non fo:;sero in uso pres.qo g li antich i medici o lo fossero spor ad ica mente e n on metodicamf.'nte {2). È un fatto i1n-ece che cercando co n pazienza nt-i vecchl trattati, si rimane spe!<."O memyigliati d i quHnto si lcg!Zo a tale proposito: pazienza quest-8 che non h a. il solo compenso di Appn~wre il curioso, ma è anche fonte eli buone e utili cognizioni, poich è l~t "storia d ella medicina è un insegnnmento fruttifero e n o n il solo pascolo, dP IIR cm·i osità», come ~c rive il De R enzi, e pert hè • il no!'<t ro affaticato spirit o moderno può trovare solt.nntt) conforto nella ><er ena SHI!f!ezza di un t(lmpo, attingendo alle ci;;terne- inesauste dd la ant ica sapienza • (C'n.«t ig lioni). E qu e.~te antiehe testimonianze e notizie eli cognizioni che ci m er avigliano, maf!giormcnte dobbiamo conoscere noi. che "come latini n on dobbiamo a lterare n oi f<t essi dopo ve ntisette ;;ecoli di storia. ment.r e dobbiamo COllServnre nello spirito il c\tlto d egli ideali, e custodire il reta~?gio dei prodotti superiori d ello spirito grecor omano» (3).

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11 metodo d ella osf;(' tTiw.ione ippocrnt icn no n ;;i li m itava cer·t.amen te alla solt\ if<lle".ione: .se si \'Oicsst-ro ri conlnre tutti i con:::igl i e gl i a nmlaPstnunenti che nelle 11pere ippoernt iche s i danno rel>lt ivamente >1lle indagini 1ht ftu ·si col senso del tatto, oC'conerehbero non poclw pngiue, ma udd iritturn. 1111 volume. Prendo a cn:so Ctmtlche citazione fm le più evide nti, rico rthutdo che i passi citat i dai llb r·i d i Tppocrntf' più che a Lui nel R<'ll~<o stretto, vanno riferiti alla>.cuola. ippoeratitn, es.o;erHio stnti ntc<•olt i anehe d1t t.rattuti ch e la crit ica odierna non r·it iene como genui u i di'l (.;rnude di Cos. Nf'l Libro III, ei'Rm inondo la milza di un malato si t rova eire il viscere era.: cluru.q non supeme, infem e, I'Olull<htll la.tus (4) e, in a lt ro cuso, che: eplcn magntm1 habrfJnt.

E :;nminando il figl io d i Emtolao s i nota ch e: in medio vero tmwilici ac oatti.$ 1Jcctoris talis prtlpil(l/iu "·at quaJ.is twque a cursu , neque a t·i more circa C(fr generari pos8it. (!i). Xon è esatto lfuind ì il Vaquo:>. (G) clua ndo scrive che i nostri a.ntichl Maestri • sr mtert>><>'HYttno poco o nulla tlello aritm ie» o ch e g-rat.uit.a è l 'attribuzione ch e a loro fncc illrno • d i un n v('nt 1\bilit.ù. n ell'arte dcii 'csplomzio ne de l polso a cui chledevuJ10 ><olo dati rignnrdonti In diagnos i o progno::;i d olio malattie in terne •· A parte l'abilità nello stud io del pùlHQ tli lppocr·ate, si vede intn-nto che er·a !itato '?"ne o!'serv at-o (j llCI cuo!~· ~ si ern. ~iud icttto che _la. frequem•~ e .il tipo ~e.lle pul:xtztom non el'fu ro inlputabJir rw a cuo1·e d a sforzo, ne a fenomeni di eccitabilità curdin.cn.. A propos ito d ei quali ult imi. è oppo r tu no ricordare che la r egoltt, ancor oggi mccornundata dtt t ut-ti i truttnti di stllU!iologia , dj aspettare cioè, esamiunnd o il pol!<o. c he l'ammnlat.o s in rime><.'io da qur·lla (:tJlllrnozione che può a lui cagionare la presenza dd med ico, è un J)T'ecett o e ire r·isnle n.lrneHO fino a Celso; il q un le, dopo a.vere cornmentnlo le vnt·ie cau;;e, che fìsiologitum.,uf e possono a lwmro la frequenza. dei !.attiti rnnliaci scrisRC: qua.s venas aut.em. conapectu.s m edici movet, quam facile mill6 rea turbctnt l {De medicimt, Pado\·n, Corllino, l i22. pttg. 129). · E, rit ornnndo nl la scuola ippol·rut ictt . tJ·oviurnn a ncora che oportet autem in omni morbo mollcm use t:enlrcm ( l ); e ciò vuoi dire che metodicamente 's i eseguiva (l) B,>olLITJ. Op. c lib. c itati. !2) Y c <ll • Per l~ >'turi!\ rklla. N•meicltif'o\ • iu Oiom.ale d.i medicina militare, Anno 1929, n.IV (3) Bn.,,scrosr. J '~teri.< rc· ! iuiro flm,.mM. Homo.. 1927. ( ~ ) l'lt{ç. JOt<, \'ùl. Il, c\1. cit. (5) PN; . .JJ S. itl. ici. hl. (6) V ,\c) l 87., J / n/urliCi! rlu C<JCI<r, 1928. (7) PratMii"'"'"'• P•<tr- 477, vo l. Il. ,;cl. elt . J)Og. 480 o J•r,rdit:Ci<lltum t. pa,g. 401.


PER LA STORTA DELLA SE}IEIOTIC A, ECC.

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la palpazione add omin a le: anzi si ammoni'lce che qtd manibus contrectat•it ventrem ar, venas, mintl-9 full i p ote.<Jt, quan~ qui non contrectadt! Che poi anche l'ascoltazione fos1<e da fppocrata nsnta lo JH'0\';1no, o ltre il noto pa.sso: si mult o tempore aure ad latere a!liMita a·u d ire tenlat·eris ebull~'t intrinsecum t-elut acetum (l), il rilie\'O frequente dello sfreQ"amento pleurico che chiama strepitus in pectore (2), e l'attenzione che portava a i precordia 7Jemmrmurantia, (3) a.lmurmur in precordia obortnm e a l rumore vnriahile e nll'impot·tanza delta f;ua presenza. ed intenS<itiL nei peripneurnonicis .~uppurat.i.s dum cu1t<:1,tiu.ntur (4). E quando ancora p1u·ln di apiritu.9 ext.ra magnu.9, intra panms (De morb. pop. , lib. n, pag. 372), quando rifcl'isce di o.ver Sl'l\tito che in Licinio Grammat.JCO atridebat aecumdum p~tlmon<>m (De moro. pop., Iii). IV, png. 393), c:he ap1-rit11-~ intna duplicabat·u r (id . li b. n , pac. 370), e che enl. apiritu.s obscu,ru., , et dupla intra ·r e· voc.atio, veltat: superinsp1:mntibus (Coa . p1·cwn, pag. :)08), e simili, ncces::<at·iament~ è da presu.mer<;<i che m olti di que~ti fenonwn i si>1no ::;tati t·ile\·nti mediante l'a;;colra. zione m etodicamente usata, cnme lo confermorcbhe la fl'nse: Postea, rwdùmdo vocem et apintum, m~r·i~/.8 cogno.•cere datur qu.ae in aani..s non similiter sunt manife$t.a (5) . Aret-eo di Cnppadoc·ia, ben mer·itevole d ell'inno gcio lto!!li dit.l Puccinotti n ella. prefnzione alla. volgarizr.a zinne dPl suo lil)l'o: ])P. ntorbi.s acuti.a et de m<>rbi..s cr<>nicis (6), v ero poeta nella. medicina pet· « magnifìcenml:'d esntrczr.a di descrizioni raff>~eli l:'­ sche e di qmldl'Ì s intomotolngici ,, chP ancor oggi si lcggc>no Yolent.iet·i e con profitto, praticava molte d elle m•l.nO\TO fì .;jc he qnnli oggi :sono in uso; q uando vi è effusione di liquido nell'nddoma, sct•ive egli ad e;;empio. il ve ntre « tramnndn sotto la percussione Wl s uono di timptulo », e" }Jonendo una numo std ,·entre e cnll'alt.r a Leggerment-e picchiando, sentit·tti la flutt uazi one del lictuido... >> e sifntta. fluttuazi one (causata dai rivol!!'imenti rlcl CMj)O a scopo cliagno,.;rico) " ha un sordo st.repito da pote~i percepire coll ' ndito • (7). C'olio Aureliano nri cu~i di p.lc uri te ptlre not>w.<t u n gltlturis stridor vel aonitus interiu" reaonan.ç a ut sibilang in ea parte. quae 7X1titur (8) e, discntendo sullE' raccolte liquide e gmr.zose, ;;criveva : pro rorporis m-otu l iquoris conlisi aonitus, t·el ad concus· sum palnwe. rrsonus 1·elut tympcmi. Gl)..leno, ella nel Commento agl i Aforis mi eli Ippocrate SCI'Ì\'eva non intere'>· snrgli '*'gli epifcnom1mi vonis;;ero chiamut; ",::egn i • o piutt·osto « ;.;in.tomi », purchi> Ile n e teno.<::<;e il debito oonto tiow•ndo ~l i sto,;si "01'\'it·e pe1· giudil'>"tl'e della natnm di tntta la malattin , e c he ben dis t ingl tC\'11 i ::;intomi comun i a tutt i gli stati morb().«i dai patognomonici (cfr. la tratl. di M . CA RD I:-.-! del Con1tnento eli Gak1w a9li Ajori.m1i d'l?~pocrate, nJ. XII), procedt>\·a n ila ù ilu.!:no<:> i dilì'C'rf'nzi ttle tr·a nn addome metooril'o e un addom e con ascite: aed rult·erc'm n otitirun ;:;omparant.lam pu/.~are cogimu1· abclmnt n ut attendtmtlf.ll, ai t·elut-i tymprm•tnt re.qonet (H). Anche Attw'll'io (lib. I, cnp 21) m<'comtmùavs la p ercussione colle parole: qui Cttm cte{tri a ·ldomen pulaatur. L'EginetA., nel capitolo ri(!unrchLnte il meteori,;;mo addomina le, come anche altrove, più volte moiltr·a ch inmrncnte eli ri ~o rTcr·e a lle mn novre pereus.<:orie; CO:'!Ì ud eRempio scrive: adeo ut ai. ?·cl·brrPtm· superior l'l'lttl!r, ùtaff'/r tympani sonu.m edl/t .. . obdom.en perctta~:wn tym pani nwdo crl!pitnm t>{ idi'! t, qua m tione et iam tym7mnioa nuncupatn·r . . . so11ibus a;gitonan imtJ?tlao modo reddit.ur (lO). Plntcario nsnnt della pC'rcn;:;;ione a scop o d itì'ercnziaic; tanto è \·ero che, prima di g iungere nlln pnt·ac·f'ntc;;i, c?nsigliant d i ns:>icumr;;i ai vcntc:r perr.utiatur se r'!soJWt non !ticut wnttcs se~ .sicut acqua (l l). ( l ) De Morbis. li b. II. ps~g. lS~t (2) D e J l orbis. pop .. !ilo. IY. pl\g. 39:3, e in Coa. P.·aenotiones. P<•";Cg. ;; 12->13 . (3) .'l.plwr. png. 470. P r oeMI .. p~~g. 477. (4 ) Coa. Praenoli•mcs. IJUJr. 5 15. C'fr. anche a quc -to propo~ito 11un.uto scr·h·o il C'.\STIO::LIO!III nel • ~:f>>?:iswro di Ippoc rnt.J• in • (.;Qnfere:~zc. çtc., .Scuola tli :Sa,.. Jlili/. , Fit·ouza. !9t9. {6) .Praed.ict.ionttm . li o. H. JlOG'. 480 T. vol. \'1. od cit. (6) :E'irenzo, Rtoordl. t83U. (7 ) Op. cl t., pn.gg. 92-93. (8) CELIO ÀCRI-:LtAXO, Jih. Hl . De Jlorb. cllro,. .. pugg. òO e ~.:;. (9) De con. puls .. lib. lV. cnp. 3. (10) P. EotSE'l'A· lib. III. cnp. 4:!. Co>p. iO. ( il) I o De a~urituclilntm ""ralilHie, Coli. ::<al~ro . l!.


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PER LA STORIA DELLA SEMEIOTICA, ECC.

~ ei Commentari d ello J o•w hini ~ti nono libi"o di Ra:sis (l) <'i legge, che, esaminando un ventre metoorico medicus tensionem se11.nt p ercipiet, 1d que et·iatn supra. abdmnùàs musculos smtiri possit . .-tliqumu/.o vero r_t twnidus L'enter ea parte percipitur, et si pulsetur d i{litis, Qtws·i tymp<1num sonitnm edit; e ancora, trattando dell'a.:;ma, scrive che : saepius vere spit·ittaJ cum hwnore adm·iacetu.r , iUumque diffringit, suo transitu snnitmn quetulrnn eUìcit in pect.ore. E L nzznro RiYPJ'io (2) os.<;erY~tva ptlre che nel meteorismo: gravitas maior odest in pm·te et somt.S veluti fl uctucmtis acque.: e che venter per latera compressus flttel!laJ ioniiJ m(lnoi/<!81//'IJ'I. S<:>l$um r (lfrraMt.'f!l<lt. Giovanni Ercolano (3), pnrlando di lllc une affezioni addominali, tratta anche di qu<:>lle cwn repre.sent.a tione soni tympani, e pronede dil·ettamente alla diagnosi differenziale t-ra • idrope e timpnnitide » con queste parole: SÌ{In11.m aecundum hidropia; r:cttm p~rcutit11.r non ~:<Jt ei Mllitu.s sicut in tympanite; et taelu{J eitt.S (ventris) est tar/11.JJ utt·i plrni aqua, nnn utri l'Imi renlo. ~(·llt' C'onsult.rttioncs m edicue di C:iulio l'e,.:are C'laudino (Venetiis. 1607) a pa.g. 2 si lef!ge prO]Jierea p e-rcusso abdomine SMIIS cvm duritiac quae sunt propria tym.panitÙI argwm·nta. Nel t rattnt o Dc Dyspnl!a. Fabrizio Bart o](~t ;, (Venet iis, ti p. BaUeoniana, 1735) riehiulll>I!Hin In p-iiÌ citnta e notn fmse di lppocmtc r clativ11 n.lla. ascoltazione nel t.orM·e di l'tllll0ri l-imi li nllo f~>rrnenta.zione, fA. distinzione fra ebuUiti<>nem ascoltata e la f/uct1mtio che J"icerctLvu (tiiTC (Jp)l(J.<Ìtu; e chiama questa indagine: si.gnum ad modum rot1'onabile; e, dopo a.ver detto di riteaere cosn ditTic ile il percepire acquam parrei m in cat'itate t!wracis collec/aot ri<lordn che se copioarun totam opplere cavitatem ... nullmn nwrmur andito percepti f,ile e:rcit~:>t (png. ll G). C ny dr Chaulinc. pnl'l>llldo dell'id rope, scrivevn pure: et s-i l'e.tlter a.gitet·u r sonat t:eltit uter acque Bl'miplenuJJ .. . , égna. tympanitia fi!l1it eadi•, s~d ai 11enter percutiatwr, sonat ut uter plenus nmtuJJ (4). Ambi'O!TÌO Pt~~·l-. eolui ehe ,·ien c·hinmato il P a.d re di'Ila chinu·[,ria militare, compose un a tll\'Oia rnetodicn rrr e<>noseern le m11lattie medinnte l'a iu to di t.utti i sensi; e. a. p ropo,.ito della ascolta:t.ione del torace, scri!<se che se i n es.-;o vi è- presenza di liquido : on 01à tm aon comme (l'une boutélle à demis pleinc que. r;o·u rguille (:'>). Il g-rand o chirurgo con,;i!!li11 vtt pe1· far diagno::;i d i aneurismu di premervi ~opr~ <'olle dita per Sl'ntirvi u n bruit ('( tm. sijjlcmeut; e io •·itengo che in questi cnsi, dopo ave1· e~eguita In compres;:ionl'. nscoltali.~C: che il fenomeno, cioè, non venisso rilevato solo t!.tllc su e dit t~ cl 1e ;.:entin1no, mn ancl 1e dnlle orecchie che tuli!-'CI.1W; poichè egli aggiungeva che il fatto ~i put) nvverti.!·e anche • senzu compr essione ~ d'altr~ purt.e è ed clente che la j)Cl'!:ezione di un sifflement non può avvenire che per via acust ica. Del re~to anclw I'HillTey (il d in•lgl\tore, non lo scopritore, della circola:r.ior<t: d el SMlgul', il m erito de lh~ q un le ,:;coperta., va. come ben recentemente dimostrò il nostro Uiluncioni (G) all' ittdiano Ci;;alpino), ll.'>COHava il cuore: poichè sc ri><se che qui mO/.liS 801llÌtwn et pulsum quendam mtscu/tallt ibus et ùmgenti&us exkibet e che 1>1dswn fìui et e.caucliri in P"<'lore con tùu;it ''· (De motu rxmlis, 1ST16, png. 51). C'he impMta . d opo c iò, SP. i n o~;t ri Ycrch i n<m avevano il Jll es.<>imctro, i martelletti d a percu;;..'-iono e l<• ;;t·ctoscopio? L'Ancnlwuggcr e il L >iennec " in,·entnrono » o « idearono "• secondo molti, i m etod i deiJ'a,.:<'oltnzione c d t>li l\ t><·rf'n";;ionc- (i l C'on;Siu·t, che dh·nlgò In pere u;;;;ione la chiama appunto im·rnlwn lìflt'llln); iu re•tltà e,.:si non feco1·o (·Ile risuscit!trli: e li diffusero. li complehtrOII() e rculrncnfe in modo migliore li valorizzarono, ritorn ando però a p o rtare la semC'iotica. ii~ica, su per giù a qnel punto in cui si trova. tuttora, malgrado tanto fulgore di r;ct,perte.

<l) LEO:-<o.\RDO JOACtll!'l. Bn,ile>rllcrn& 15~. 12) L. HtVT.mo. Op. omn.io. Vonetiil' 1735. pagg. 229- 300. (3) Pl'aetica 1. Arculo11is tV!r011Msis. Vcn(·tils, 1;;.10. (4) Gt•IDO!'IS T•E CAL'LIACO, Chiruroia. Yenctiis 15i0. png. BO. (5) Oeut'fC.S d'Ambroiu Par~ par .llalot<iqne. Pnris. lla.!llière 1810, pag. 93 vedi an~he a pag. 39! n proposito ùcl1e rlM.'colto liquide del tomce. (~) .I31LA)>ICIO:-<!. l'ctrr~ Vesliout flrmmwe. Roma 1922. Cfr. an~bc C,\Rni)>II lo LAZZAfiO SP.u.LA:<ZANI . COII{CrCIIU c/oitti~he. i:kurJln •li :-l11n. )!il., Fir<·nze 1929.


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STORIA DELLA SEMEIOTI CA, ECC .

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Nou si intende con r iò dimirmir·e l"importanza. dei prog-res."i d f!i metodi scientifici e dell'aiuto rhe f'i può, anzi si rlevc trame. Devesi unzi a quC',o;ti dm·e f("ran peso, specie a lla. serneiotica funzionn.le; ed è quind i neccs">~~·io ricoHere a t.utto il possibile strumentario, a t utte le indagini di l11,boratorio e di apparecchi. che oggi abbiamo a nostra disposizione . .M:a occorre insieme a ttenersi al giusto posto e non t rascurare mai, o porre in seconda linea, la. vecchia semeiotica fisica. Non h a a questo proposito errMo chi disse che se uno dei vecchi clinici, i quali chis..<:à _PUre con quanta ;:cientifica soddis fazione avrebbero guardati tant i progressi e ta.nt.1 mezzi di ricerca, l'i t rovasse ora circondat o da un si p reciso stru ment.a.rio d'indagine r!iagnostica, 1;pet.erebbe immodificato ancora, e senza aggiun t e, il detto del Corvisart: Nollem esse medicu.s sine asculUttione et perc·u.ssione. · Non vi è dubbio che un buon medico mes.«o a. scegliere t.ra i mcz?.i di esplorar-ione t.radizionale, i qua li non e»igono che il concorso dei sem;i e . d ella logica, e i mezzi dì laboratorio più preci~i , dopo un po' eli tempo, per le neces!'ità .;tesse della clinica gio..naliera, rit ornerebbe alla semciotira deii'Auenhru~?~er e del Jitennec, del Con-isart, dell o Schoda. su "U Gno a quella d i Celso, ùi Gtlleno, di Areteo, di Ippocntte, a qu ella ~>crneioticu (razionale, r inè. che p rima d·i tutto utih:.za ·i nostri sen~i nella ricerca dei sintomi generali e speciali, e li concaterm poi nei utppot·ti imparati e conosciuti per esperienza; a quella semciotica « che non è stcriliz:r.o.zione dello spirit.o, ma. nl contrario. dello spirit~) cerca e vuole il complet<> sviluppo, la messo. in gioco della perspicacia, del d u bbio scicntifìco, d'una critica continuamente ~veglitt, d i tutto ciò, in una parola, che co:o;titui<;ce la fncoHà d i cono:::cere e di spudicare ~ (Laubry). Q\Jesta. era l'IU't(l olell'osservare dei n ostri ~";ommi antichi mcdic·i, la. cui tradizione per not5tra ìortuna mai andò smtliTit.a, e che i successori dell'antica scuola italo-greca. continuamente tramandarono. Ad essa certttmente si rifer·ivll, il Uagliv-i, rpumdo e:>or tavn. i suoi giovan i di.~ce­ poli ad perpetuum Hippocrati.s stwlùtm. scrivendo. con parole ben adnt.te anche ai tempi n ostri, che se tanto ottanne Ippocrate, multo melio 'L'OS tanto post ipsum tempore nati, et cum tanta. st·udiorum, qual! d-iebus t>iyet no.stri.s facilitMe eitt-' vestigia premente.• proficietis, sed tamen citra nimiam e.rtra resno~-as an.~:ietatem et labor~'m (l) . Ili O. BA•;t,t n . D • fibra m·d-i•e et lll'>rbiiSa . pu.tic II. In prac/iccn W>cam.


NOTE DI

IGIENE PRATICA

DIREZIONE DI SANITl MILITARE DEL CORPO D'ARMATA DI FIRENZE

L'INFLUENZA EPIDEMICA FRA LE TRUPPE per il dutt. Antonio Angelinl, maggiore medico

Presso ogni paese si mn.ntieue gl'ave il problema epidemiologico dell' influenza, la quale, sebbene in maniera fluttua,nte, tocca. le cifre più alte della. mortalità, a ca,usa principa.lmente delle sue comJ)licanze broncopolmonari. Non sono ben note le mgioni per cui l'influenza assuma con una certa frequenza rieonenzo clittusi\·e più o meno estese e gravi, talora pandemiche. Quello del 18$9-90 e quello del 1918-19 sono due episodi tipici di panclemia,, ed a quest'ultimo le truppe dei vari eserciti pagarono, sul finire dr.lto ostilità, c·o:::picuo contributo di ammalati e di vite. Secondo osservazioni reso note di rccento di1 :.'lfygg-c in Danimarca, lo squilibrio ripet uto nello stato eh:ttrico drll'atmosfera., ed i conseguent-i fenomeni meteorici (ur:-t~:Lni, grl'l>ntline, fl>uro t·e bore<~li, cicloni), aVTebbero parte non incliffercnte nel f~r sot')!(•re « il genio epidemico n dell 'influenza. Bro-wnlee ha eere:tto di stabilire cicli di pùriodicità per le epidemie

influenzali dei vari pa,esi ed ba fissato, per l'Inghilterra, un ciclo di 33 settimane. I n getwmle, può dirsi elle le epidemie d 'importanza. si susseguono con intervalli cJ1e diffi(·ilmente supcra.no i tre anni, e che di solito capit<~no dal dicembre all'aprile. Merita di f<"Lre alcune com;iderazioni pratiche stùl'influenza, nei reparti di truppa che, come tutte le collettività, presentano condizioni favorevoli alla diitusione rapida ch,lla m<tla.Wa, legata in gran par te alla contagiosità spicca.ta ed al brevi""imo periodo iucubatorio. La. diagnosi pr"coee, ba,se di qualunque efficace profilassi, non è cosa semplice ncll'iJJtluen.za.. clte non essendo entità. nosologica. a sintomi fissi e costanti, non sempre offre nn quadro clinico così netto da imporsi al gindizio d iagno::;t,ico. D 'altro ca,nto, non può invocarsi dal laboratorio un responso sicuro e fa.dle, dal momento che non sono ancora pacifici i pareri sulla questione etiologica. La prl.'senza nell'espettorato o nel cad<tvere del bacillo di P fei:ff(\r non può autorizzare senz'altro la. diagnosi. sebbene indagini di questi 11ltimi tempi tenda.no a valorizzare qu<'sto germe nella etiopatogencsi ùcll"iuflnenz:t. Pur di~>ndo eddontcmeute, la debjta importanza all'in:;ieme dci sintomi clinici (fra questi, l'epistassi in certi episocli epidemici si riscontra. sp<>sso), specie se sia dato rilevare, con qun.lche fre(1ucnza, compartntip<1zionc del parcnehima polmonare, è indubitato che l'elemento <'pif!~.miologico della cliffusione porta forse il maggiore contributo pratico alla iduntitkaziouo dell'influenza in una collettività. S'intende, che questa diiTtlliione dc•e e:.ser<> atrc•rratfL subit-o, ed in taio


L'INFLUENZA EPIDEM ICA FRA LE 'l'RUPPE

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apprezzarnou Lo 6 ne<les::;ario lo st,and<bgUo, non tn.uto del complesso del reggimento, quanto ùoi singoli suoi reparti, auclw pic~;oli, perdtè l' ossorvazione pratica dimo.:;tra che di solito in primo tempo la diffusione in parola è limitata ad uno o duo reparti, quindi ad uua o due camerate. N o n dev(!l>i equivoca.ro tra. questa, diltusione, propria d t\! la, forma infet.Liva, e quella apparizione simult~hnC:• ùi forme fobhl'ili, leg<~t c a intense caus(l di perfrìg(lrazione o talora al superlavoro, Iorrno che si arrc.'J tano f;enza. filiazioni, col cessare dolle cause provoclbtri~;i, ciJo bisugna ricerca,re o valutare. Può l'iniluenza estrinsecarsi con sindrome prevaJentomonto intestinale, e d 'alt ro lato non è affatto nuovo il caso ello siano state in primo tempo interpretate como influenzn.li formo rivelatcsi poi d i nat ura t ifosa oppure paratifosa. In questi casi l'indagine di laboratorio non deve essere tni.Scurata. mai, come quella ello può dissipare equi voci eli evidente gravità. Le notizie stùlo stato sanitario della popoh~;r, ion o civile ci possono dare elemont.i di conv~~licla. alla dh~gnosi di inlluenza, mn, alla negn,t;ività loro non si devo conferire importa.nza. p <'r non ammetterla, por<:Jtò le denunzie ufficiali della malatti<~ possono sf u~g i t·o }Jur cause varie. Idcntiticata. l'influenza , sorgH h~> qnnsl ione di dover isolare gli in· fluenzati lievi, non comp licati, nella rispflttiva caserma . La cosa, in tempo di forza minima, è di una certa sompliciti1, ma in periodi di fOT:r.a massima, con ca,sorme più o meno congestionate, ci si può trovare in un imbtllra.zzo serio. l:la.robbc perciò somma mente utile che in ogni q1mrtiorc fosso sistemat icttnl<mte lasciata vuota almeno una C1tm Or <bta, sCCilLa opportunamente in luogo appartato, non r:;olt.~mto per la cventuali Là di <>pisod.i influt•nzali, ma a.ncho per altri bisogni prolihtttici, qn:.tl<\, ad eslmtpio, quello di poter tPnerc, in occasione del morbillo, sotto osf!erntzion<• s;tn it.a.ria, i (·a.si con rittl:~.o tMmico e fatti cat.anali delle prime vie ::terl'P1 el JI', JH'r ess<'ro S}Jesso l>relndio all'e.san tcma,, costit uiscono fat turo import;1nl o 1li d illusione, se la.sci::t.ti nei dormitori, o peggio aneom in cin:olaziono. È importanto problorn::t. quello delle disinfl\zioni <li ca:;;erma contro l'influen;r,a., da part.o dci corpi o con mezzi propri, g iac('.hè le diSJJOnibilit:\ eli tma sezione di cUsinfozione sono impat·i a i bi~;ogo i , se pit'J presidi siano colpiti dall'infezione. L a migliore soluzione è da,t.a dalla possibili! il. di <'S('guire hb lisciviazione ncll:t caserma, c In. Colla non è eli r<':tlizzazione ditti('ilc, con il buon volern d ~i Coman<li e ùt>.gli ufficiali medit·.i. Altri propuguò 1m qnl;'sto pagine l'utilità. protilattica d<,Ha lisciviazione n. tl in• t ht p ort.;~>l:~ ùi mano delle truppe; non è qnindi mia, l'irlea. Mi piace qui rilcvn.ru eho Ili quell:L utilità l'influenza. dà. una <limot~trazione, din~i t.ipù•a. lnfa.tti i m:LI.I'rùtli che non fl i posKono non aggreclire, cioè la biancheria lC'tterectia. o personale, i f~~;r,zol otti, gli asciugatoi, trovano hL più net,t.a. indi('aziouo di tmt,l amento nella l iseivin..ziono. Di alLri metodi disinfell:Lnti, la immersione in liquidi è costoRtt o poco pratic<t, a.t,tC!5<t la qn:tnliti1 di m:~tt·ria,k dn. t.t·:t.tt;ue; i vapori ùi formaldeide, a p arte h~ non :.tfi:~o h1bb 1.m uquillità tw ll:i. loro azione, importano ~t.pprost'.itmouf. i e talora nuut,ra.liz7.a7.ioni , poeo couciliabi li con personale non HIJl'<'ia.lir.z:tto. Le spazzature e spolver:t.t.ure por via umicla, érl i lava.ggi con solu;r,ionc caldissima di soda (10 %) ùi p:tvimont.i doi domtitori o (L(\i locali più fret -

Gio'rnttlR di mndicinà m i litfl-rt:.


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L'INFLUENZA EPiDEllllCA FRA LE TRÙPPÉ

quentati, sono misure sulle quali si deve insistere, non solo in osseq\ùo all'igiene generale, ma anche, sembra, ad un fine specifico di profilassi anti-in.fluenzale. Intendo alludere alle ricerche di Lange e Jochimsen, che sperimentando con il bacillo di P feiffer, avrebbero trovato che le goccioline proiettate con la tosse, cadute su vari mezzi, compreso il terreno, lasciano passare nel pulviscolo atmo~:>ferico il germe prima. che l'essiccamento lo abbia ucciso. Com'è noto, non mancano coloro che ritengono inutile qualunque pratica di disinfe1.ione nei locali degli influenzati, appoggiandosi sulla fragile resistenza del virus nell'ambiente. Per identic:\ ragione, lo stesso dicono per iJ morbillo ed anche per la. meningite c-erebrospinale. Certe conclusioni non possono accettarsi per le colletti vità numerose, dotate come sono di speciale fisionomia dal punto di vista epidemiologico, dinan.zi alla quale la ragione della fragilità del virus può non essere esauriente. Alla profilassi dell'influenza nuocciono le riunioni di truppa nei locali chiusi di caserma. Non bisogna, però esagerare nell'impedirle, percl1è la. profilassi, come principio generale, deve per quanto po!;sibile, conciliarsi con il funzionamento normale dei servizi; c'è poi da noi il fatto della vigilanza sanitaria tempestiva che toglie molto del pericolo alle riunioni, a differenza di quelle dell'ambiente civile. QxLclle da vietare sono le riunioni che fa{lilmentc degenerano nell'affollamento, quali per esempio, rappresentazioni teatrali, spettacoli cinematografici. A. que:sto proposito di riunioni, non mi sornbra che nello Scuole rrùlitari si debbano sospendere lC' lezioni, anche per focolai epidemici di entità. La cosa si potrebbe colléepire se i contatti nelle aule fossero i soli ad intercorrere fra gli allievi i invece altri ve ne sono ed obbligati, quali le mense e i dormitori. D(31 rest.o, anche in materia di legL'llazione scolastica civile, gli igienist.i sono d'avviso che la chiusura delle scuole, in occasioni di malat.tie infettive, debba. esl3ere risplnmia.ta il più pOSi$ibile, e tant.o più di quelle cittadine, appunlo perchè gli scolari hanno eli solito nelle città occasioni facili di contagio, indipendentemente da quelle che possono incontrare nella scuola, dove. si esercit.a pure una sorveglianza sanitaria eh(\ alt.rimenti non avrebbero. CJ·edo che non possano osservi disaccordi sull'opportunità,, anzi la. necessità, di non intraprendere vaeciuazioni ad infiuen7.a iu atto. Se essn. sopraggiungesse durante 1m periodo vaecinale, lo si sospenderà per riprenderlo a focolaio spento. Come è noto, la Commissiono americana, nella conferenza per l'iJ1fluenza, raccomandò di starsene costantemente a finestre aperte, in tempi di quusta infezione. Anche alt.ri studiosi dell 'argomento neg~~no qualunqu~ importanza ai raffreddamenti. Veramente è assai contrastante con simili asserzioni il fatto che quasi tutte le epidemie influenzali evolvono uell'inverno. A. mio modesto modo di vedere, la t utela delle truppe dalle perfrigerazioni è cosa d'importanza vitale sempre, e tanto più quando l'influenza si aJTà.ccia. Il concetto della sinistra azione sulla, ~;alu te del soldato delle cause reumat.izzauti è ben ra,dicato nell'ambiente militare, c sarebbe danno!lissimo cercare di rnodiiicarlo, sia pure limjtat;Lmontc all'illftucn7.a. Ho toce;ato qualcuno dei p1mti, che mi sono sembrati praticamente interessanti, della lotta anti-influenzale, ma non è solo quer.;to il da fare. Occorre pure vagliare la. intensit.l\. òt1llu fatiche, C\sigN'H una ~;orvegliau7-<•


RIVISTA DELLA STAt.IPA MEDICA

lTALIANA E STRANIERA

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sanitaria attenta, la ventila,zionc~ con~rua dei loca.U, il di vinto di xm1.mbiarsi oggetti personali, i1 trattamento con a.cqua. calda. e ~;oda (2-3 %) dei bicchieri e tazze da cattè de!o!li spacci, il diradamonto, ovc oecorra, dei coabitanti delle camerate, l'aumento delle Rputacebiere con ~:~oluzioni di preparati di fenolo, l'esposizione prolungata al sole, quando po~sibilo, degli effetti lotterecci e del corredo Ilersonal(l. Nè si debbono tralasciare i consigli profila.ttici alle truppe. convincem1ole della ne('csRità di non sputare per terra, eli portare alla bocca il fnzzoletto acl bisog-no di tossire, di non frequentare i locali atiollati della città. Credo che non sia mai abbastanza raccomandabile agli uffiniali medici di caserma, di intervenire a tempo contro l'influenza ; soltanto così si può confidare di soffocarla, nou dimenticando che, se non arginata, può dilagare fino al punto da paralizzare i vitali servizi di qnartiore; come forse n<>:;sun'altra. malattia infettiva potrebbe faro, almeno con tanta celerità. Cito il recente caso di un rcgginwnto, nel quale un cpi!;odio influenzale, colto proprio nel f;Orgc.~re, ces:sò 1iol tutto in porhissimi giorni, malgrarlo cho nella popolazionf\ eivile l'infezione fosso diffusissima, e con manifestazioni non sempre benigno.

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA L osTIG. - FisiopatolO(fÌrt e rliniw d<>i {JHS rla. combattimento ad uso dci medici (Istituto sierotet·apico milanese. Milano, 1!).31). Con questo tito lo, Il curii. d ell' Istituto siet·otentpico milanese, il lleru. prof. Lnstig, in collo.bor;w:ione con il dott. Rovitla e con il Ct~pit.tLIIO modico J<'e.-r~doro, ha pubblicato tm volnme, che oltre a. con tEmere, in forma sinwtil"n, le conoscenze che, tanto in Italia qua.nto a.ll 'e:;tero, s i hanno sui gn,:; ùa. <'Oflìbattimento, espone i risulti\ ti delln sua particolat·e com potenza per le O!'~P.rvazioni fatt.c durante la guerra mondio.le e pe•· le esperiem:e e:'legui te, in tempi posteriol"i, nell'I stituto di patologia genera le di Firenze riai suoi due collahornt.o•·i. La recens ione d el v olume non è fncile, nè può es.-:ere contl"nuta entro i limiti consueti, perchè que.<>ta ptihhlicazione è éo:>Ì ricén di fntti, esposti in una. form a co;~ì concisa, che si deve A.ddit·ittur'a co n :;i ~lit\re di acqui:'lta re illibt"O per cono:-;cedo o si deve, magari in mo!lo sommn.rio, faro m e nzione rlei s ing-oli capitoli, perch~ essi sono tutt.i egualmente d i grande in.terefl.<;e, in modo part.icol11re, p er noi medici milital"i. L 'A., premcs!'i a lcuni t·ieorrli s t.orici :'lull'uso d ei gn.'l in guerra, sullo sviluppo delln guena chimi<·a nel couOitto m o ndiale l!H4-l8 e sui me'l.zi impieg11ti per· g li aggr·essivi chimiC'i, clas.sifica i g11>~ in 4 gntp()i: gns n><lissiant.i, vescicnnti, in·ittLn t i, to"Sici, a.g~iun~endo che CJUesta cla~'<ificllziono no n è razionale, pur e.«::;onJo quella comunemente Miottata, porchè lli bu..'!a sull'r~zione più ~Lppat·iscenl.e che i composti chimici a-ggressivi esercitnno sull'OJ"1;>1nismo, me nt-re In loro azione biologica è RSsa.i più comple><>'a. Un capitolo riguarda !i m etodi di d et e•·minazione de l potere to>"sico, lag rimo!l:eno. ecc. dci gns, con espt~l'Ìenzo fn.tte sn animali, e dì1. not·i7.ie ~;u lla differente sensibilità, non solo delle dive rse spede di tmirnali, ma anche di queste rispetto ai g11.s più in uso. Nella parte speciale d e l volume, sono de:><critti, per ogni gruppo di go.s, ·i caratteri chimici, fisici e bi~logici, la sin toma.tolugia completa doll'a.vvolenamento, con


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lUVIS TA ùF.LLA STAl\fPA l\lF.OIC A ITALIANA E STRANIERA

h\ sueoesiiionn mo rhn;;r~ ~umt.Lnric;t.icn , lo complicnnm , l't\THl·t.omin r atologicll. (illu, t.ratot co n f"Ì\.{111'6 o\ Clolo ri di orl..(a ni in t ern i sozi<m nt i), In pa.t ogcnesi, la terapia . P or l>• lnw i" it.o, n on tl>t lnpm·•th. ru•ll 'oll t im•t l,!llt'ri'A, >lnno r ipu r t.ut i i •·isult.ati delle cs pe· rionzo fat.to d a l ltm·ida nrii'Tstit llt•o d i pntolns;:in grw'nli <' <li Firen ze. 11 R oviclt\ hn.stud int.o l'nzi<one hi ol o~ri<'a cnmpou·n t ivot dr~ h\ lewisite e d ell'ypri te e le ei:p~ •·ien ze i<Pilo tn.nt.o p ioì clt •l.!no di r ilievo inqw\nto o).!:li le !m compiute, n o n solt.n.nt.o su a ni m·.d i (ottne, row i1t, t opo, scit ntnie). ma pure !"ll :So Rte;;so. Pregevoli dal rnn t.o di v isi.!\ cli mo-<tmt ivo >~ono le l.a\'olo t\ colo ri e llo r·ipro ducon o il decorso dolio losio n i s nll n. CII fp. T, ',\zion o d o•ll'.vprif.l". che fn il gns più u>~rtt.o n !'ll n g uorrR. 1!H4-18 e che p or le iliIO ,;pinr.n.t.o p roprif'tt\. hrll ic·hfl, ò da pr 'VfJd f' rs i ri tn•H·rà il più ·u,.;n to fra i ~ns d a comh Lt.f.irn"lntu. ò t mtt.tt.t-n. in m•)·lo p Lrt' ieuhn· nelle• d uo fnrrno distin te: azio no locnle

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o eli c: o n Lt~Lto, ur.inno gerwrale (ilo:ì:'iC'a) o <l i ri·t:<.iorlJimllnt.o. D op o l'o"p0,:;i•t.inne. n, gn~ndì. li ne-e, d t>lh ;o;ind rnmo counrtteristi c~t rlei colp it i d t\ !lOl furo di otilf' h ido nr rato (~'pi'Ì t.f' ), v i è un o st.udio dd lo \osin n i p n.rticoln ri d egli occhi e tloll111. cn t.e. Dì qu o:-:t.e ulti mo, il p m f. L u:-;1 ig h•~ os.-<orvato l 'nppnrizion e s ulla p ollo

<li lrtrr1he r.hinzzc ipercrornnt-irhr~. rli r.,,[,rr IIUJfJOIW

"""'·Il·

a ltro rnn.nifestn.zioni m or bose. i;ocollt lo l'A. , so n o clovuto n.d rlr n't dobolo u:-.io nc d el tos:;ic·o (n t t r'aYCl':ìO indnmont.i di 1•\tr ìt., tela r.co. ) f'iw p1·nvno>t n nn. p it.cmnntazinnP p<' r u na inHuonzrt diretta s u \I n. fo rffi '\'t.ion e d ello nw l>t.n ine nollc O!'lh1le cit-I lo st1·ntn m>t lpigh inn o, o ppura p er \ tnA sp ooin lo t-t.z io ne ch.~m i<>t:Lt.t•i <'tt positi va so p n\ tti c r·nrnt~tof<>r·i rnohil i dol de rmi\, n ella quftl oo'il\ lo s t.im•)lo d ·~ _vpr it.o ~om i dirt it 'J II(' Il n dnvutn t~t! a lt ri r e•l.g'e nt.i fl ogogoni vcHcio<l to ri. Sogunno lo lc <io ni ;o;u ll'otpp>U'>II o r·o:;pir.ll-u rio. n Cl)l nincia ro ùa\l e pr·irne vie, Kull'r\ppn.ntto <ligor·en tc e fc,g<tl-n : q uello ca nlin - v~l scohtri, r onnli ed i disturbi

'f!.

U O I' V O!"Ì,

PnichlJ l',vp ri to, prw lo suo pm prÌ <'f ,\ d 1im i<·ho o fi:;iC'hr, (. poco v ola ti lo ed è co nsi<l!w.tto il !!•l" •h enm h d t.irn" n t.o pilr p<w:<isto nt o, >l< HI O indi <·nt.i in m odo s pecia le i m.az;r.i di di fo~:t iMttipri t il'a c quo' lli di lwn ific·rlllll1 'LilH, n lt.ro a lle no nnr di t-Prnpi ft <lei s i n~oli Ol'"'•tn i d oi c:nlp it i, c he l; t va --t." l's per ie nza del in gu<'rrn fn. l'Ì Le net•e più e ffi caci td l'o. n t.o ro. Il pro L Lust i!!, r or cir> c- ho riuuanla l'y pri to, dif•o to:;tualmcn te « Ahbia mo t.onuto in g r'>l,n eon t.o gli u lt.imi la vo r·i tlf)J)>\l'SÌ n oi poriodi ci modic i stra nie ri,\() pu bhli<:r\zio nì cho "On o «(;}l te sori ~rnPn t o d ocllment>tLo, 111'1. nn<•hp in qne:4i Ctl<"Ln bhittmo cercat-o d i. fo1· 1n•trt:ì llllfl> n (lst.r·tt p m pria convill7.ionr, " l'l'l' iod rnont c ' illt11ldo si t.rn t t.~wa di propo"t~' int-c;,e a mg~iu n!!r re lo. cn'IÌ det.tn boni/ir.a r111tipriticct ». U n'>tl tr-n. fo rmi\ di a vvl'it' na rnAn t.o acn to. è t'Rl'lli'PROn t nh~ d a i gas ch e sì s vi\ upp t\110 nelli\ dot.o u f~·t.io ne o dor\n!!rnìliono (]O~Ii O.'lpln:;ivi. Lt~ lna·o azione però di pendo d i\ circostanze cnmplesso (a m p ior.zl\ d ollono\le dovf' ò t~Vvr• llll tn. la det-o nazio ne, s uo con te nuto in ossige no, {(l'ar lo di umidi t.à d e ll'!lLinoRfc•r·tP\Iill>io n t.o, su ccessiva os..;idtt· zioue e t.rno; ful'lll>tz iono dei g u..o; von olìc i). D uo :-:ono lo Cltuse principali di quest.~t fol'rna di •wv~ieno.men t o : os.'<irlo d i car· bonio e vapori nit.rosi. J~'A. f a rilovar·e che il comune rospir'lt.l-o t·c uS>tto in gul' rra rw n proto~o do.! C.O. e m onz io rm oLir:uni fi lt ri •~nt. i o!'l."itl o d i cn rho11i0, adut.tn.t i sia. ò ngli e~eroit-i e çhllo rna.rine ~;tn\n iore c he d al le i nd n>1t rio m i n N n ri <'. A nc lto pe r q ue-;t.o 1Wvnh·numen to. clo po le n otiz ie ::mi cnru tteri fisici e chimici d t>l gn.s C.O., s ul ht toflRÌcit-t\ o l'a7. io ne bìolng:icn, so no e>~ po:-;to le [orme chimich e, la. d itt)! nosi e lt~. p ro!_(nosi, il t,n d.tt\m e n t.o dei colp it.i. Gli ow velon t\mon t i c ho rleriva.no \la i gl\..'1 n it.ro,;i, li bcl'll.t isì nella combu;;t.iono doi vn.ri o.;pl o~i vi, sono f!bti ~pO<;f!O >\Hri buiti all'azione d i ~n.!> ln.ncin.t.j ùa.l nemic;o por· m e:r.z'1 d ì proiet.t,ì o 1\,rm ro è !.!:Ìu4ificn.to d ttl r~~tto ehe il qmtclro morboso, in q~tn.';i tntt.j i p <t.r·t ir.ohr•i chi m ìlli od ••n n.t.om•>ptLt.n l n~ric: i , n on è t ro ppo dìvorso ò a q unito dci colpit i d •ti oosl d lll t.i 1:!:1\S a-; f"i,.:,;ìt~nt.i. J.e più cornplet-o os,;orvllzioni s uJ:di ttv volontLm on t i di q uo:>t.a natur·a sono yu ol lo di J l ilt.uumn. P oi r.h('~ il tr·Mt .unf'n to doi c~o l pit.i ò p i\r c he 111t.m ;;in 1«)11ln.tico, In. prog11osi è q u,.;;i l'!Ornpr·o in f;tu:-;ta so v i so rto fonomoni iufittn\mntori gcnontlizza.ti olle mucose d elle v ie r{'~p i n~>tOI'i e L.' A .• dopo brovi not-o s u ~f u mi e n f'bh ie irr-i tnnt.i o tos.«iche • riproduoo In pa r·t.e che r itiono di maggio re intport.o\nzn prnt.ìca int-orno a l le complicazioni ed l\Ì p >>'~n m i noi w• lp il.i ùn ag~ros:-<ivì ch i•nini, d·~sltrn!'ndol n. dtL u n compl tJto st.udìo -puhb lìc:~.t.o nel Gior·rpt\o d i m~:l i<'in•t. rni li ttuo d e l l!'Uil cl11i d '1f.t.o ri Menie.ri e R ovidn.. L e oomplic:tziort.i p iù gr·,w i sono q~tel le do!l'l\PJH~n~Lv respit·atorio e p ossono

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RIVISTA D ELLA STAMPA MF.DIOA I TALI ANA E S'l'RANIERA

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es.-;oro a. co,rat.ttwo infettivo: fo<:>oloi eli bt·onchite. hronco-polmonite; ovvero ::;ono costituite Òftllo conAAguonze più comuni doi rrndotti, CJmtli il cloro, il folSgone e simili, cioè l 'odoma polmnnnre. Questo è p erò raro nei colpiti da ypr-it.c. Tutta la. patologin. p:n.«t•·o-int.(}.<;tirHtlc può t.rovnro post.o n elle compliennze dei colpiti daga.<~ da comha.t.timcnto. Di dillicilo int('rpretn.zio ne ttpp>tre il mecc•tnÌ.<\JTJO di formJ).zione dell'ulr.era. duodennle, senza. le:;iorù oro:;ivo dolio st.Qmn.co, d~:>scrittu da Miehoux e Roux e confermatn. cin. Giordn.no. Per l'apparato cnrdio -va~colare lo modifìcnzioni dd pol;;o e delln pro.'li<ione, JOono le o.ltei'o.zioni più cost,tnti indotte ciai composti u,;fìs:>iantì, mentre le tm·be circolatorie, nei colpiti clA. prodott.i vc,c;;cicn.nti, sono spesso in dipemlenza. delle lesioni dell'apparato r es pir•tttorio. P er l'org-ano visivo, l'~thhondn.nt.e lo.crill'ltlzione ed il continuo ammicctunonto delle palpebre diluiscono e liberano l'orrhio dal composto gnssoso, come il migliore e più abbondante ltwaggio ter npentico. "" L'epitelio erl il t.ossHt·o eo rne>tlc offmno una. notevole ro.'listenztt all'azione ù~:~i ga.'l ve.<;cicant.i; p erciò le lesioni si ri:;;olvono in modo ho11 igno. Complicttnze a 01wico d o\ fondo d f'll'occltio sono state osservnt"e nei casi gravi, per ~ras dotati di nzione cA.ustica. locale. I sintomi a carico del sistema nervo"o non manct\no quusi mai nello iutos..-ica:t.ioni da gn..'l da combattimento: di solito il sonflor'io è intA'gro. Si sono O!;::;erv ate paresi, p!lr'alisi, nevriti ed emiplùj!ie ; pC'r· quost.e ultime pm·ò si ritiene trttttttrsi di occlusione del l t~ silvu.na per cmuol.i stttCCttt.i:;i th~ ulcer!lzioni e rucmbrnne necroSt\te di altti orgart i. Il Cn.vazzn.ru hn. de.c;cdtto un caso di un sohlato, in cui furono riscontr·ate les ioni mult.iple della sensibilità tu.ttilo s ulla s uperficie del corpo e gustn.tiva della lingua. Molte forme eli pamli..-i, d i :;tati psicopatici, di psicosi varie sono stat.e invece comrm)So nel quadro rlcllo novro!'<i isteriche. Per le ghiandol.o n !locrezione intC'rnn., devono esi\Ore rilevat,i i sintomi basedowiani oMervati da Ascoli, dn l::list;,o e Blaw, insorh come complicanza delle intù>:~· sic~l7.ioni da gas da cornhfl.t.t.imonto. A lt r·i u.ut.ori hauno risc•ont.ntt.o siJ1tomi di insuflìcie nza. surrenr\le, con fen:nttti succcs,c:;ivamento rla inclugini sperimentali. Di p1u·t.icolrt1'0 iui.Qresse è la conosceuza dei post.umi nei colpiti da gos. Brunetti e Gnmòe, in Italia. hanno os!'<<>rvato nltcr"n.7.ioni n. enrico dellnl'inge, che hnnno provocato rnncedini ed nfon itt pur rimauondo integre le conio vocali. ~ono stati os._«e rV<lti fatti rli parei"i a (Ja•·ino dclht museo·latnn'\. int.J'Ìusccu dal lttl'inl!e e la lesione a nut.o m(l·pntolo:;!icn. c he li produl'o è sta,tn. mc;.:.slt in evidenza, sporimentttlmonte dal Biln.ucioui. t'iecondo Rn~el, Cr·,\fule, l:iimoniJ1i, le lesioni cron iehe ltti•in!{ee ùa gas dn. combattimento souo cnpttci di costit.uire nn substrntoJnvorevole all'infezione tubercohu·c. Oggfltto di pttrticolnt·e n.ttem:ione è lo studio d e i p ostumi bronco-polmonnri, cs.<;encio il polmone l'o!'l;:o.no più facilme nte colpi to. Un~t cu~ishea numerofla, specialmente di o.utol'Ì stranieri, ò riporlilta per la hronehito semplice recidivu.nt.e, la bronchite con e nfìsem11, la conp:cY<tiono eclcmnto,:a recidivnntc. In qwmto np:li ll·lleesfli polmonari r-;i ritiene che l'li mn.nifC'stino in FWguito nd una infezione secorrdnl'ia. determinata dtt germi che hanno inwt::<o il pnrondrimn. polmonnre. Una import,(utza tuttn, purticola•·e dal punto di vist,tt militare, individuale e sociale, pr~~enta la sindrorno pse lldo-tuhewolnre. Solo dopo ripetuti cd a.ccurut,i e.'>nmi, in molti ca.'>i, è stut.a c~<clustt lo. fo rllla spociJìc·a. NC'll'nsma. qnnle postumo dei ga.'l, le crisi dei pa7.ient·i sono ~imi li a rauclle d e i cmri della eoflì eletta. ar-;mn es.-.cn zin.le. Na.tut·ale conseguenza delle lesioni bronclritil'11o e polmona.ri è pure lu. sderm>i polmorutre. P er la tuhercolosi polmonnre do int.m<Ficuziono da J!H>', le primo o~<SCJ'Vtlzion i cliniche fn.tte dur1\nl'e In gnerrn. da •ncdici n 1iliLn.ri o spel'ialist i, iudu:'1.<;t'ro a pensare alla possibilità cho l'Ftzione d ei gns potcs><e provnC'fli'P. il risvC'glio e la rint.tivn.:r.ione eli un processo Rpocifìco latont·e. Kon s i può pereiò pn.l'lare di veri postumi. Tutte le osservazioni fatte sucoe.c;.<;ivamente 1ln. st\rtli o,.;i, su casi lllllll<lro!'<is.«imi. IIOll hanuo modificato il primitivo cPncetto. Solo il H oinf'.t riccuro~ce uno, certa azione t.is iog?na al~e inalazioni da gas a.c;fi;;sianti e convalida la Run opi n ione cou In l'uhblica""'one di 14 cn.si. Il Cadet ummet te l'impio1.nto de l bacillo di KoC'h su lo;;ion i prodot.te da. gn.<;. Una commiS!>ione nominata do.l l::le nato americ•.\no, non solo ba. escluso, nella


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IUVl!;'rA D .ELL A STAliPA ~lli:DlOA lTA.L(ANA 1': S TRANIERA

1\1111. t•e lftzion e. In po,.:sih ili tA f; ho p () <><ttll () ><v ilnppa 1·~i lesioni !ipeéifìche pe r az ione ùei

nN hlt agu:iun t.o c he lo ,;t.ttto cu ng.~st.ivo de l p olmon e tenue 1«1 arre:>tare le lcsio n i i n corflo. N e l nostro E '!ercito è Rtnt o rel nt.i vnn ~ent.e :-;cardo il numc r·o dei colpiti d tL gus. MR.u)!3ri, c he h tt e::<egui t;o dilige nt i o:-<.;e rv a zioui ><mdi aHi rleJ ia Cornmis><ione por le p ensio ni di p:uernt di l<'i,·e nze, r·it\wi:sf;tl r h e"'" un toh1 le di (j l visit.a t.i per p03tum.i dn gas d a coml ntttimcn to, solo 3 era no nffet.t-i d tt. LtJIJe r colosi polmo nare, bat.teriolog.icam en te a ccer tata. Anche In. via s perime nt~tle non h ~t co nd otto ad 0'>'5cr var e a lcuna d iffere nza fra cH.vie sotto post e a ri p (}t u te in tl)s-<icu:r.ioni ton C.O. rispett<) ugli a nima li di controllo inocul!t t.i con le st.cs~e d os i di hw illi. L'opinio ne t\<;cettata. dalla mt~.ggior pa rt-e è che ;~j d eve attrib uire a lbt ill t.o«.<;Ì(;<t;r.ion e d rt g<l'S tm'importt~.nzt\ minima ne llo sv iluppo rlsllo. tubercolosi. I post umi più r,·eq ueat.i d c ll'a pptwnto dige re nte sono la Rind,·ome di iper<· lor·idina e In. di" P" P" iu cro ui('A.. Quelli d d l'Hp para t o Cl\rdio-vasco· la ro p os<;on o ri t~.s-;umersi ne l q utt tlrn clin ico d td c uo,·e irri tttbile. D egn e oli not.a so no le con d us io ni di q ue.><to cH pit.nlo del v olume (complicanze e p ostumi): l 0 l a m o rtrd itll dei colpi t i da gal" no n è elevata ed il ricupero è facile , co m o p EW a ltri feri t i; 2° fnt le inahll it.it <;ho d à lliiO diritto a. pen;;ione, la percen t uale più b ;t><Sa è rappresent.at.A d ni flO>If lllllÌ rli int,,s-<icnzio ne da j!tlSj 30 le inabilità SOnO tn.li da me nnma re solo p ur zill hnC' nt.e la C•l pncil.à l ~tvo rati va; 4° le invalidit.ù. p er p o»turni d a gAA de v o n o os.;e1·e rite nute p ermRn e nti, p e 1·C'h è n o 11 IHtnno tende nza a g uarigio ne o mi glio rame n to. Un a lt ro cn,pitolo <le l v olume è d edica to al b « re:spirazio ne art.ificittle e ag li ap p a recchi in u;;o por l' i,l!dn.zio ne d i o:>.<;i ~~~n o e di miscele ga."o~e •. L'A. t•·atta eli due fn1. i più import.m t i nu,:;ili di pro nto soccorso. P rimo allont a na re il nolpito rla ll'tttmo-;fc m contumi nn t.,t . poi proced ere qtmndo è indicata, alla. re.<~pirazione ar t ifìcittle colla ina lazion e <li o:-;,.;ige no. A proposit.o de lla respirazione a r t.ificia le, l' indicazione è d otllrmia nat.a d a li'ttrresto tlt'lla respirazio ne s pontanea, poichè alt rime nt i è ra(;iliss imt) pmrltuTe les ioni profonde in p olmoni già. A.lt.erati. L ' A. d escrive i m et.odi :-ì i l ve>~tri , B•·oseh e t:ìchaeffer mettendo in evidenza i p1·egi; so pmt.utto pe rch è è e vi t a t.o i l p e•·icolo che il vomi to, il quale si produce in c:~oll'te intossicn.zioni, p enetr·i n ella t m c hea ùet.ermina n.d o p olmonit i ab inge,;tis. Tratt.a p oi d cllft re,:;pira ziou e t\r tificin.le a u tom;ttica e d escrive il " Pulm otor », appa recchio cho può esc;ere m lopem to pe r la semplice inalazio ne di ossigeno, pe r ()Ue lla mist a di o->sigeno e a nid ride Ctlrbo nica e per pl'a ticare solo la respirazione art ificiftle >'tutomatic:a. Sono, in seguit.o, Jn('S:;i in e viden za i va n t ngl{i de lhdna lnzi.on e mi:;tt\. di os.<>igen o e anidl'irle ntt!'i:>o nica. A lt ri Ap parecchi de:s<~ritti :;on o l'u A udos » e lliiO :-speciale inalatore porta tile . N ell'ul t imo oa pitn lo l'A. si occupa de i t'c:< pil'tLloJ·i protet.t ivi con t r o g li agg ressivi c himici, d e;;(•,·i,·emlo l'o,·oluzio ne d ei di,·o,·si t ipi di m ;Lsche re '' n cho pre.'-so a lt.ri o s l\r<'i t.i in r,lppo,·t.o Cf>! s i><tem l\ osCO)!Ìt.uto p tw n o utruJ izz>~ •·e l'azio n e venefica d ei l't<l.li, >'<in() all 'adozion e d el rospirat.o ,·e ill!.(lese, c he nd JI O»'ti'O E si:'J'Cito ob bo luogo n el n ove mbre l!ll 7. Ri co noscendo i pre~i di questo me'l.zO p ro t ot t i vo, l'A . non tralascia di ri co rda re c he se il pri ma t o doll'udozi,> no di tlll rosp imto rH A. tilt.n> s pett.a at1 altd, ~tnc h e ·in Itnlia lì110 d a l 1015 il C'llillli<:o Gna roo;chi , inse)tiHtn te nc ll' Univer:sit à di 'l'<u·ino, ave va pi'Oposto UHH. m a.,;chorct muuit;,t d.i fÌlt ro o di v nl vo le ch e avcv1t d a t.o, ne llo e,;perienzo f >tt.te. ottimi r·esul tuti. Dopo le de:<ei'Ìzio ni dei rospirt~.tori inglesi e americ!tn.i so no riport ati i t.re m od t> lli i.t.alia ni ( Pirolli). Tn.tttantlo cJ c~llo modili cu.z io ni <: he intPJ'o:-..<;ttn ~> la fre<.tu e nza, l' tlm piezza , il ri tmo d e lln. rospir1tzio no, qu >tnd o si f,·,•ppouo un osta.ct>lo, l' A. ricordtt le e.<;pc rionze d el Morey dol 1 ~8 7 o qut'l le ,;ucctl""ive di nl t ri :studi•J"i ,;ino allo ret:f' n t i d el Bwns o dol F e rralo m. Quest.'ult imo, in os perien 'hl~ fatte co n s,>g~et;t.i c he po r tav a no il •·espiru,toro imde.-;e a. 30 00 motr·i di nlt it ud ine, st>l l>ilì che il lavo ro fi.~i co . ~\llorc hè vie ne interpo· s t o un ostnco lo a lla •·e;.pimz ione, r•·m·tii'>Wìt. un mu,.n.:iu1·e affu tiCltmon t o, t a nto ch e il la vo ro en.t ridotto a 2/:3 e pe rs ino a lla. m età di q uello compiuto in condizioni n or· m u li. {l Bru ns ho tn~t l a t·o l 'a rgomento d a n It ri in tore.->snnt i punti di visttt, ve ne ndo a conc ln><iun i ch e rigHtudan o r uppo rtnni t.\ di va lvo lure le mtt:;c·he re . in mod o daridune l't! m inimo lo s pl;r.io m ~11·to di ('s:-;c, p<' r dim in u ire, in consegnpuza, lo :<forzo rei'pirato rio c he l' in li,·id u l) d c,·e comp iere qwwdo por!.tt la m •l-'l<:he rn u.llo :;copo di mant ene re ai t e >auti il necò.;:;,• rio >lp pro vvig ion .l lnon to di u:s:sigun o. Impor tante è p erciò g;t l\,


RÌVÌSTA DEt LA STAl\ll'A MEDICA ITALIANA E STRANiERA

l'allenamento all'uso della m aschera. perchè i sog-getti si abituino a compier e una respirazione profond a e m eno frequent.e, c he consente d i soddis fare, senza sforzo eccessivo, il bisogno di O»'>igeno. Altro n otevole coefliciente, per limita re gli inconvenienti dovut.i all'uso della masche•·a, è la riduzio ne al mi nimo della sua resistenza complessiva, determinilta, o\t.re che dallo spazio morto, dnl filtro, che è l'elemento più importante del r espiratore, ve n:h è è quel lo che devo p\1rificare l'ada inq uinata ùai gas. Il carbone è il primo e lemento del filtro e l'A. trotta d el potere fìsico a-ssor bente e della velocità d i nsso rbimento delle diver,;e specie di cnrbo1 re. p1·oparate per ottene•·e che que,;te qunlit.lt diventni'.~ero grnm1i, mpicle ed utili per i Vttri gns. È, in sehrui to, descritta la calce ;:orlata nrnericanu . la s ua co mposizione e le p rop1·ietA delle ><O· stanze dtllle quali è co;;tituita. In fi ne i!. r·npJll'!'f'(.lllti'ltn In neces«ità drP U!Whe In porro· !azione civ ile passiva sia provvi:<t a. di ml'l>'<'lrOI'(t p rotc,t.tiva., sebbene il problema :;ia molto comples:,;o e eli non fac ile soluzione. È <Je,;criU o un t.ipo di res11iratore in uso per lu. popolazione civile nella repubbl ica dei so,;eti. Ogni capitolo de l volume è seguit.o da ampie no t izie hibl iogmfìd1 e e compend ia tutt,o ciò che è ;:tato spel'imen tato o pubblirato sull 'm·gomento sino ad O€!gi, vagliat,o d a lla grande compet~nza dell 'A. Il s no n ome è cu:;ì noto n ~l mondo scientifico che ogni colntnon t.o, du parte mi.~, p otrtlbbe s~'mbr.u·e irTive ronztt.

L vsTW E R.oVIOA - Nozioni pratiche sugli e/]etti del soljuro di f!t·i le biclor·nrato Cyprite) - Bo~1i{ìca cmtipritica. (Lo Spe1·imentnla. fase. IV, 19:lo).

C:li A.A. premettono ch e la loro esperienza. d eriva solo in vart.e d a. l'icerche sper imentali, ma. sopra.tutto dall'osservazione personnle di uno di essi . (,!ue lla del prof. Lustig d i cui è notn la speciale com petmtza per l'opera. attivamente espletata dm·ante la. guen·a. mondiale nella di fesa anti gas ùel llOstro E ser cito. e per g li studi relativi a l noto aggressivo chimico oggetto di s ue val'ie vubblicn,. zioni. Data la definizione dei "gas vescicanti " è fatto rilevare, sia l' inesatta ùefì. rùzione <li «gas» trattandosi d i com posti liquidi n temperatma normale, come In precipua impo •·t4\nza e gnwitlL dell'azione tos.<;ica a car·ìco dell'apparecchio ro· spirt~.torio coutrnriamente a q u an to potreLbc fnr· pr0sunHn·c la qua l i fief~ d i • vesc:i· canti •, g li A. A. pas;:ano a llo studio del solfuro di etile biclorurato, il ga!> ve.~cica · t.orio pitl usato n ell'ultima g uerra e che per le spiecn.t c propriet.à belliche è t utt'o•·a da <:onsidemrsi, a loro avv iso, q uello d egli nggres.':!ivi vescictl.tOI'i (yprite, lewisite, arsine), che anche in futuro sarà. prevaleHt<>monte più usato. La trattazione, se pure in forma schematica come p r·omottono g li A.A., è completa. Sono illustrat-e le ca.l'fitt,oristicho chimiche c fisiche d ell'yprite - importanti pe rchè la conoscenza di a lc une proprietà relative n ll'azionc della temperatura, degli alcali, dogli o:;sidanti è inclispen:ll.\bilc })Eli' applicare co n succeSso la bonifica de i gas.~ti, l'azione biologica., distinta in locn lo o di contatto, la cui earattel'Ìstica. essenzia le ò q uella di non e!'scro im med intt\ negli effetti e di ri cor· dare lo ustioni da ru.ggi R éintgen sui tessuti u rruuù, e in geuerale (tossica) o da •·ìns.<sor bimon to, il cni meccanis mo verrebbe riportato alla p roduzione di ncido doricll'ico li hero endocellulare (tos.<>ico cellulare). La sintoma.tologia genera le e ttuella specinlo, a rn.rico dei vari appm·ati, ha tma t rattazione particolareggiata, COJTe<lata dei da t i relnt iv i a ll'anatomia pat.o)Qgica, co me a l decorso e a ll'esito d elle lesioni, da c ui ri!nt lta che la mortalità, reln.t ivnmento ba.;sa (dal 3 a l 5 %) t·i~petto ngli alt1·i ag~re>"><ivi chimici, è deter· minata prevalentemente da alterazioni a carico dell'upptlrecchio respiratorio e digerente. P er la diagnosi differenziale, pm· riC'onoscemlo ch'e;;;sa d i reguln, non è diffic ile, g li A.A. ricordano e met.tono m particolare ri lievo In cumtterist.iC'a sintomato· logiu soggettiva c oggettiva d ovuta a llo sviluppo tardivo o ino;i<lioso de i fenomeni i rrit.ativ i o fl ogistici. Intì.ne sono dett~'lgliatamen te descritti i m ezzi p revent,ivi di truf!J)Orto, pwnto ::soccol'l!O e bonifica d ei colp ìt i d~t ypl'Ìte, dttllu cono:<cenza d ei q ua li gli A . A . trag· gon o, nei rig ua1·di d ell'opera a s.<;i><ton:d ule d ei &wit,,tri, le soguenti conclusio ni:


RIVISTA DELLA STAJv!PA MEDICA ITALIANA E S'l'RANIERA

1o T en ta.t·e ùi sopprimet'e coi pronto intervento , l'azione dell'yprite o !imitarne n.lmono la s ua azione to~<>iC<\ (bonifica d oi colpil.i), aUunt.anando c n eutralizzando l'yp..ite in eccesso. 2° Da.t·e h;truzioni pet· la ùife~a. iuùividua lo p reven t iva contro l'yprite. 30 Cw·a•·e con metodi r azionali e provati le lesioni in COl'SO (ch o sono quello degli ust.ionat i da <'-&ustioi ). ' 40 Provved ere n.lla ùistruzi one doll')rprito clto circonda l'amma lat.o, compt'ORO quello de i posti di soccorso, degli ospmlali o di ogni altro. località. La pubblicazione t) ùi pnrticol<no in t.ort"l."-"0 por il nwdico mllit.n.re . cd è da. augu•·a r::;i c ho eH..:;a vonga pr•o:;Lo com plolatn dolla pt>•·to cl •e rigtmr< ht la cura de i colpiti da y()l'ito, como s i leggo nella prorno.•;sa con ln. <flll\IO g li A.A. chiudono il loro studio. N ANNI. MORENO. -

L'indice di t•igoria fì,qica. (Somarìa m èd ica, n. 2, 1930).

L'A. ha. st.ndia.to gli indici di r ob ustezza del Pignct, del To.rtière e del Thérmoin n egli nllievi che entrano alla f;cu o la n avn.le milita re d e lla R epubblica at·gen t ina, cd hlò osservato ch e que;;t.i indici h a nn o tutti lUl v a lore relat ivo; per cu.i non possono applicarsi, in CJUt"l.nt.o non rive lano Je qualit.à effettive d ell 'orga nismo, c mancano di v a lore come elemcn to tlia gno~:;tico. L'indico del Pignet dovrebbe essere soppresso fra le cause di imottitudi ne t\lln vita tleUa. Scuola milit-are, in quanto cho n on ò applicabile n. g iovnnotti, la cui e h\ oscilla fro. i 14 e i J 6 anni; et~ d ello. pu bert.à, q un uù o si a t t i va Ilo fw1 ~.ione di tnt te lo ghiandole a secrezione int.e m a.. L 'educazione fisica, e levata n. metodo, o unr<'gime Jl,limc ut.are razionale, influil'<cono, in una maniera. so rpre ndc ntP., s uJlo stato generale d egli allievi, per m odo che soggetti, apparentemente d eboli c inidon e i, divengono poi e lementi ott.imi sott.o le armi. fkHAl). - · T·raum·i

e

ra.n,~ro .

-

F. Blumont.hal, n. 6, 1930).

(Zcit~'<\:lu•ift

fi.ir Krobsfor.>chung, Fest.(:hrift fiir ·

La osistcnna. di t·n.ppo•i.i frn. t.m 111nj o c·ancro ò ammPR~ll gf'n<'rn.lm('n t.P, mA le ideo che sulla s un. itn('o•·tnnza p ns...dodono i tHodil·i sono n.;,;ai \ 'n.g hr:. Un <'Ontrihnt.o molto imp\lrt a n to 1tlht cognizione di tali rupp<••-t.i 1Ht porhti.u l'A. stuclia tul o o. fonrlo · i dati di 347 cnsi. n oi qua li lo svilnpl'o d'un ermc r·o s i cm avuto nppa rcnt omcnt o in soguit.o ad lllì Ln:.uma unico. Da qncst.i stndi egli h n t,mt,to le co nc>lns ioni >cgucn t i: Vi souo dei casi li<'Ccrtnti cli nicamt>ntc, noi gunli nn cA n cr·o si è sviluppato in seg uito nd un unico trauma. dnpo 1111 kmpo di lat.e uzll ~orprclllkntom<'n te breve, m entre il punto colp ito dal traumo. non <•n1. :;ctl o di nlc·unu. prcd isposiziono appr e7.· zabilo. È da notare il fnLto ch e i cn..~i di n!'c,plnsmi maligni, r·esi;;i manifest.i in l"cgnit.o a un unico traum a (anch e se ><i trn.t ta di cnn·inomi ), »i prE'S<'ntano n <'gli indiYidui g iovani con una fre quenza mollo s upo•·io•·o a C)Uclln. d<',.rli ultr i ensi di t umore maligno, noi qu a li quc~<;ttl. C(mll t>S.'l imto C~',i n l oj!ica Hnn è c·o••sint.uhilf'. N'nn di r n.d o il n eoplasrna Ri sviluppa in immodil\t.n ' 'icu mn7.o. di t<•m po c di hr ow• s u ferite OIIE'•' tC', il cui prOCO!'SO eli ~uarigionc ha s liiJÌI o d\•gli intoppi , ovvero di cicntrici eli feritn, il cui deco rRo di guarigiotw e rn. nonnu lo. Nei !'asi in di:sc•H'SO S<Jno c·olpit i d al !'f\1\<'1'0 c·on unn frt qucmr,n. mnC'~iorc non già g li organi, cho vongo110 m ng!.( io •·m<·lrtc nt.t>;t<'l'llti d nlht .;tcs~n nlll ln.tt ia ne i r·asi ?i altra o rigine , ma gli o r·gcmi. ello IH'r lo. s it.uazionc lot·o :;;ono p ii'l <'><p o::;ti a i t.r au mi m ge nor·1tlo. - Pe rc:hè il cancl'O s i s yiJnppi in <'nnnc,ssionc ''"n un trn.nma n on hn un vnlore decis ivo l'e ntità d e l tmumn. u 1u l'intcusità o la durntu d<' lln. t·crt Y.io no dt•l t.C'><.«uto dell'organo trn.•m•ai.izzn.to. I11 tnolt.i t·nst n on ò facih· ~-;tu biliro S<' il t •·auma h n. \Jostituito l'unico. caw<n. o se ROHO stnti in giun(·o nltTi fntto •·i. Ro lo ~o prc\'siatova una pt•odiRpo,.ion c locn lo (>'tntn p r·ccn~>c·<·J·<>.~o, tnnH" 1' l w n i;:1t<> !'<'l'. ). ,..; può riten ere con s ic urezza clrP il tra uma lta cosi it.uito 1111 rnt t or(• po.•·~. i alo nl'lln. <'!\ton n d elle CI\USC.


BIVISTA DELLA STA!Il'A MEDIOA ITALIANA E STRANIERA

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CASTRoNUovo. - La diagtwei radiologica precoce nelle grandi infezioni gassose. (Quaderni radiologici, luglio-agosto 1930). E sclu.'la l'importanza che l'indagine radiologica può avere nella diagnosi dei casi avanzati di gangrena ga<;sona (casi diagnosticabili clinicament.e per l'imponenza e la molteplicitA della sintomatologia) l'A.. fa notare l'importanza talora deci. si va agli effetti della cura, della dittgnosi precoce di tn,Ie malattia (nelle 24 ore dopo il t1·atuna infettante) nei casi, nei quali non è ancora evidente la sintoma.tologia clinica.mente apprezzabile mediante la ricerca radiografìc;a. Il metorlo senre anche a discriminare reperti, che clinica.mente pos.<~ono talora me-ntire il classico segno della crepitazione, come talora avviene nell'npprez7..amento del ct·epitio di frattw-e o nel crepitio da amatomi, cioè in reperti che frequentemente accompagnano i grandi traumi. L'A. riporta notizia di tre casi di gangrena gassosa: in uno, in istadio già avanzato, chiaramente diagnost icabile con esame clinico (caso seguito da morte) il reperto radiografico fu evidentissimo in forma di una abbondante raccolta gassosa; in un altro caso (seguito da. guarigione) solamente con la radiografia, fatta 24 ore dopo il trawna, si mise in evidenza un finissimo enfisema interstiziale, infiltrandosi il gas tra gli spazi intennuscolari; nel terzo caso (anche seguito da guarigione) si mise in evidenza con la radiogJ·o.fìn. un fine enfisema int.erstiziale. Per porre in evidenza la lieve infiltrazione ga.ssosn. iniziale, l'A. raccoma.tlda i crit.eri seguiti nella t€onica radiografica., intesa a mostrare le parti molli dellA. regione eù insieme non forzando lo sviluppo della pellicola. D UBBIOSI.

TEDEsom. - La ltltbercowtti in Derna e ttel suo territorio (Rinnovamento medico: il Giornale di Tisiologia, n. 10, 1930). L'A., direttore dell'Ospedale coloniale, ha t•accolto intereasant.i dati statistici s ulla tubercolosi in D01·na. e nel smo territorio (Barca. orienta1e e Marmarica), durante il decennio 1920-30. É risultltto che il numero dei ricoverati nell'ospedale di Derna, in questo periodo, per tubercolosi fu di 209, con 131 morti e di 5813 per a.lt.re malattie, con 209 decessi. Nell'tùtimo triennio oltre l' li % delle degenze è dontto ai tubercolosi, e nella sola città di Den1a si sono avuti 459 morti su un totttle generale di 3573 ( 13,68 %l negli indigeni mus\tlmani, ment.re negli israelit i si sono verificati 8 morti per tubercolosi, su un totale generale di 48 (16,76). D'altra. parte, all'ambulatorio di Gubba nell'anno 1929, su 1841 malati presentn.tisi, 22 sono stati riconosciuti tubercolosi, di cui 9 per forme ossee, ed in 37 accampamenti nomadi, su u.n complesso di 7400 visitati, si è avuto il 4,G % di forme tubercolari, di cui il 68 % di tubercolosi chirlu·gica L'A. ha eseg~.tito una. serie di prove biologiche col metodo dell'intradermoreazione secondo V. Tedeschi ed ha constatato, contrariamente a quanto avviene in Europa, che il per cento positivo nei bambini, è la metà di quello degli adulti. Alti-e ricerche ha.nno dimostrato la mancnnza. di tubercolosi nelle vaccina ùel territorio. Come mezzo attuabile, anche al presente e di poca. spesa, l'A. conclude che le razze indigene delle nostre colonie si possono &tlvare subito ed eflìcacemente dalla. tubercolosi, solo colla vaccinazione antitubercolare preventiva. CASA.RINI. - l pionieri ital·iani della Croce Rossa (Roma, Istituto Poligro.fico dello Stato, 193 1). L'A., già noto agli studiosi per molte pregevoli pubblicazioni di carattere storico, ha raccolto in questo volume dei dati oltremodo interessanti sugli uomini che fn.rono i precnrsori della Croce Rossa., compiendo così una. giusta rivendicn'lione verso coloro che hanno in tempi difficili, aniroati do. un senso si profonda pietà, affermato il detto famoso « hoste8 dum vulnerati .frat.res •· Egli ha tracciato in una serie di interc.'>l!anti capitoli, documentati da b elle illustrmdon i. le figuro di Santa Caterina. Beninca.sa, l'umile figlia. del tintore di Font.e Branda, che passò nel tempo delle vendette e delle battaglie, assistendo gli infermi e soccorrendo i feriti; di Camillo de Lellis, fondatore della Pia Congregazione, che doveva elevare l'os.'iistmlZa. dei malnti a scopo del proprio apostolato; di Vittorio Amedeo II di Savoia, che proclamò la. necesRità di provvedere in guerra o.ll'assist.enza degli infetmi; dell'insigne chirurgo 6 -

GiO'Tnale ài ·m eclicinn militaTe.

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RIVISTA DELLA STAM.PA MEDI OA ITALIANA E STRANIERA

Ferdinando Pa.la.scia.no, che sostenne in un disco1-so memorabile all'Accademia Ponta.niana di Napoli nel 1861 la neut.ralità. dei feriti in tempo di guerra, e insieme a.ll'Appiu. fu uuo ùe i primi affermatori di f1Ut•l vrincipio, ch e t rionfò più tardi a Ginevra. Traendo così da ll'oblio quattro grandi nomi di it1tliani, l'A. h a rieYocnto le origini essenzialmente italiche della Croce R ossu. ed ha compiuto un opera Ycrnrnente bella, che 01e rita di essere segnalata a ll'attenzione dei medici italiani. Prof. A. CASTIGLI ON!. W AHL. - Dimostrazione radiologica delle fistole ( « Zentra1blat.t flir chirurgie •, 28 febbraio 1931).

L ' A. fa notl\re l'importanza ai fini diagnostici e terapeutici che assume lo studio delle fistole (dov11te per lo piò a permanen?.a di corpi est.r nnei, o da sequestri ossei od a lesioni profonde di organi dei quali non s i ~ospettA. la compartecipazione a.l proces.-;o) specie con l 'e~ame radiolo~ico tlf'ando mezzi d i cont.rnst.o, percl1è in tal m odo si viene ad avere la precisa localizzazione delle fistole, le quali pur avendo di solito un comune li.Spetto esteriore, han no invece le più va rie loca.liz7.ttzioni nei differe nti teii:>uti della regione, nom·IJò si viene ad avere la preci:;n. configurazione del t.ragitto fi~t.ol oso :;tesso, ta lora nd andamento in!';ospet.tato e vario. I l B eck u~ò a. tale scopo ne l l !)06 la pa.c:ta di bi><mut0; I'H olzlmecht ed il Lilienfeld riempit·ono il t ragit.to del seno lì:-;toloso con piccole ca.ndelette d i ossido di :r.irconio introdott.e l'una dopo l'ultrn con una pinzett.n nel t ragitto fistoloso, nel quale si liquefacevano. Le candelette originarie tleii'Holzknecht e del Lilienfeld h a nno l'inconve niente tH essere troppo grosse - tanto cl1e in a lcuni easi è necessario dilatare lo sbocco della fìstolu. con una. laminaria. - e di liquefarsi anche a temperatura. ambiente. L'A. propone di riempire i t ragitti fistolosi con dei piccoli b11st.oncini lung hi cm. 8 e del diametro di mm. 2 bastoncini fatti con ossido di zil·conio, burro d i cacao e xeroformio. I.'A . consig lia di seguire l'indagine col mezzo di contrasto delle fistole solo quando lo sbocco d el seno fistoloso À rìeoperto d n grnnnhw;ìonì e <]Uo.nrlo nel !'<~mto purulento non vi è t.raecia di sang ue. Ciò ad evit a ro le complicanze, del l'E'sto d i ~olito non preocc:upanti, cl1e s i possono ave-re in sf>gui to alla manovra, <'O O llC· cumulo nelle part.i profonde di pus ehe non sempre t.rova sboc<'o a ll 'l'sterno dat.a. la r istrettezza del tragitto fistoloso. D U BBIOSI.

Primi casi di pseudo-tubercolosi da spirochaeta bronchialis del Castellani in Eritrea (Annali di medicina nava.l~ e coloniale, fase. V-VI 1930).

MARMO. -

L 'A. descrive quattro casi di bronco-spiroch eto~i, che cost.ituiscono i primi casi diagnosticati in Eritrea. U no di questi ca.<>i presentava, nell'espettorato, oltre l'assocmzione fuso-spirochetica., anche forme veget.ative di amebe. Di detti aa.-n vengono riferite le particola1·ità ematologiche e i repert.i dei preparati di espettorn.to. I~a terapia jodica ma.s.c:;iva (iniezioni ogni due o tre giorni), di 5 cc. eli soluzione al 3 %di jodio (in olio sterile ) ha dato, buoni risultati. RONDELLI E CHIABRERA . Medica, n. ~ 1931).

Sulle var·i azioni dell'caote1nia durante let fatica (Minerva

Gli AA. dimostrano l'insorgenza di una nzot.ernia .Più o meno cospicua dopo fatiche mu.<:~col ttri viole nte (corsi\.). E s.'<a ris ulta indipc ndctomente dallo sforzo cornpiut.o, dalla ipcr t.f'rmia da fu.t.ica. Questa sarebb e un fenomeno individuale di labilit.à t.ennica. Uli AA. propongono ùi intorpret.!l.re l'u.umento tle ll'NJ da fat.ic~t, come devnno (td Ull varittlo equilibrio t ra to;::;ut i c pln;;mn emt~tico.


CONFERENZE SCIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI E LENCO E SOMMARI iDEG-LI ARGOMENTI TRATTATI (Dal procesai verbali pervenuti alla Direzione generale di sanità militare dal 10 al SO giugno 1931)

ANcoNA. - 1° Capitano medico RAFFAEt.LO PEl?F.: Nlorbo d i Oa11Cher. BARI.- Capitano medico EDUARDO P ANDOLFI: Vari•! forme di CClii'JÌ111<tiviti vegetanti, delLa. congiuntivite in partico/(lre. BoLOGNA. - Tenente colonnello medico L UIGI ALFONSO: CommetUo all'Elenco Imperfezioni ed Infermità - (R. D. 26 seu embre 1930). -Maggiore medico GlOVANNI P ICCOLI: Commento agli art. 75 e 7G clell'Ele.nco lmperfez«mi A. - Maggiore medico IsmoRO PORCA.RA : 01tra clelia tubercoloM 7)0/mO?wre. CAGLIARI. - Capita.no medico CmSEPPE PEOROLl: Ln, cum della trombo-angiote obliterante con la resezione del s impatico lombare. CASERTA. - Maggiore medico CORRADINO CouClONt: Golecistografia. L'O. es(>One i diversi metodi d'introduzione della tetraiodofonolftaleina, con la quale oggt si rende opaca la cistifellea e ci oè per via endovenosa, orale ed endo· rettale. Dà la preferenza al primo metodo, perchè , oltre ad offl'ire tm più s ic uro ri· sultato, con i più recenti :accorgiment.i di tecnica. (nggiunta. alla tetraiodofenolta.leina di glucos io) la visibilità della cistifellea si annunzia dopo solo mezz'ora con massimo di chiarezza dopo due ore. Espone poi i più grandi meriti della colecistografia., fra cui quello di permettel'e la. diretta visibilità dei calcoli biliari, la integrità o meno fw1zionale rlella cistifellea , ed il valido a iuto che dà nella diagnosi differenziale in alcune affezioni d ella metà destra dell'addome (ulcera duodenale, appendici te cronica), quancJo è combinata con l'esame della porzione gastro-duodenale. Gomzu. - Capitano medico SERAFJNO lliTARAZZO: Un caso di appendicite operata e un caso di appendicite cronica. - :Maggiore medico ALFREDO VIOOIANO: Un caso (li pl-ettt·ite sospetta mafarica accertata, con dU!sertazione 8Ulle localizzazion i clel parassita malarico e nlatù;e teorie.

Maggiore medico AL.FREDO VIGGIANO: Alcuni casi d i polmonite a clecorso anom<do. LivORNO. - l o Capitano medico GrosE:Pl?E Rrom: Sopra ad urw sindrome eli tumore itl#'aoranico. - Tenente colonnello medico ALESSANDRO ABATE: Profilassi delle malattie esantenwtiche. - Tenente colonnello medico ALESSANDRO ABATE: Nozi011.i .sulle wre da prestarsi ai coltpiti dai gaJJ da combattimento. -

MESSINA. - Capitano m edico GmsEPPE P ERRTCONE: Un caso d i carcinoma 81t cicatrice cheloide in soggeuo giovane. L'O. presenta Wl soldato affetto da carcinoma della nuca, impiant.ntos i s 11 tma. cicatrice c heloide, esito di favo operato. Illust.rn, il caso dal pun to di visto. clinico ed anatomopatologico, most1·ando d ei p repantt.i isto lol!ir.i del soggetto. Tratta, con l'occasione, d e lle lesioni precnncorose e d ell n n oces.-; itl~ d ello, cura p recoce d i eSile, ro.ppresentando c iò anche uno d e i m<.>zzi p ill c llieaci por In difesn sociale contro il cancro. PALERMO. - Maggiore medico DoMJi:NlC'O CJo~RNTOLIA: U n ca.~o cU d1abr:te {!rare. curato con l'Iwmlina.


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NOTIZIE

PERUGIA. -

Ma!!giore medico GENNARO ROi'fANO: SitUlromi nervose e mal;orm<Uùmi deUf~ colonna lombo-sacmle. -Maggiore medico ALBERTO ScALFATI: Le pltmriti d«l punto di vi<Jea cliologico. Maggiore medico GEN1Ult0 ROMANO: lH•ulromi IHm·ose e m<lljormazion·i dPlfa colonna lombo-scu·rf1le,

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RO:\lA. - Capitano medico Co.RI~ADINO C1tACOBBF:: Batteriofci{Toterapw. - Capitano medico CARLO P ANARA; 8tt (li un Cl~o di amaurosi isterica. - Tenont.o colonnello modico Alt-rutto MONACO; Commento ai nuovi Elenchi delle Imperfezioni ed Infermità. - Maggiore medico GIUSEPPE COGLIATr- DEZZA: L'indCl')ine radiologica delle vie u.rinar'ie. TRENTO.- 1° Capitano medico SALVA'l'ORE MmtA: Il trauma nella patogette8i della ttwercolosi osteoarticolare.

UorNE. -

lO Cnpitano medico P.o\S<lUALINO SANTOLI: Un caao di meningite cerebro·81)·i nale epidemica. - Mnggiore medico NICOLA PESCE: Vtt ca.9o eli vizio organico eli ettore; stenoi aot·tica.

1° Capitano modico PASQUALINO SANTOt.l: 'l're casi di morbillo in diversa jaae d'i ~tvitur>po esantematico. - l Capitano modico CARr.o CAI.TOARJS: Dimostrazione anatonw·patologica di alcun·i 71ezzi anatomici (rare/azione e carie ossea eta otite determi11ata dallo strep-

°

tococco emolitico con trombof/ebite dell.a ZfJna la.terale df.f!tra. Ct\pitano medico FRANCE.<;CO COLA: Le ·pirmie ottiche.

NOTIZIE Inaugurazione del Corso di Applicazione nella R. Scuola di Sanità Militare Marlt11ma Nella Regia Scuola di t:ianiti~ J\Iilitnre 1\farittimn. in Napoli il gion1o 4 g iugno è stato inaugurato il Xli corso di applica:.'.iono per ufliPioli medici d ella Regia Marina. D ùiscorso inaugur·ale del Direttore della Scuoln, colonnello modico Alcibiade Anch·uzzi, è stato seguito do. una lezione svolta dal tenente colormello modico prof. Mario Peruzzi Slùl'argomento N1tovi dati e nuovi 7Yroblemi Bulle schistomiasi.

Concorso per la valorlzzazlone del libro medico italiano Nel concorso por la valorizznziono dol libro modico i tal iano, per pubblicazioni fatt e nell'ultimo quinquennio, è sto.to as><ogun.t.o nl t.tmunl:e colonne llo modico A. Cn..">arini il diploma di medaglia <l'oro per bcnomerenza di ~<cienza e d i italiaoit.A.

Diret.tore responsabile: A rtT'ORO CASA R rN r, tenente colonnello modico (l3l ll004) -

ROMA, l !)3 1-I X

- tS'riTUTO

POLTGRAFICO DJo:T.LO STATO

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VIII - A. CASA.RINI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un volume di pagine 28 con 5 figure . ..... . . ... . .. .. ........ . . IX - A. CASARINI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di pagine 92 con 16 figure ... .... . .... .. ..• . ... .. X - N . RootNò. - La profllassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagine 44 ........ . XI - A. CASABINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea.- Un volume di pagine 232 con .97 fìlgure .. ........... . .. .. ... . XII - G. CAPPELLi. - La chimica militate e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - U n volume di pagine 36. XIII - S. SALINABI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 250 ....•. . .... . ....... .... . XIV - F. 0AcorA e S. Rtccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un volume di pagine 28 . •••. ... ..•• . •.••• .• XV - G. GBIXONI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagine 240 con 3 carte geografiche XVI - S. SALINARI. - La razione aliment:are del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240 .. . .. .. .. . . . . .. . .. ... . XVII - A. CAS.ABINI. - Per le nozze di diamante del "Giornale di medicina militare,.. - Un volume ùi pagine 60 con 9 figure .... XVIII - B. P ALMIERI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72. XIX - G. MEM.Mo. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volwne di p ngine 50 .•••.. . ...... . •• . .•. .... . .. .. • XX - A. CASABINI. - La medicina militare nella leggenda e nella atoria. - Un volume di pagine 750 con 155 fignre ... .. .. . .. .. ... . XXI - Lipovaooini e vaccinazioni antitifo-pa.ratifiche nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929). - Un volume di pagine 1211.. .. ..... . . XXII - G. PtccoLt.- Lesioni del midollo spinale per traumatismi in guerra. . - Un volwne di pag. 90 con 19 figure .... . .. . .......... .. XXIII- A . 0ASARINJ.- Profili di chirurghi militari italiani.- Un volume di pagine 80 con 23 figure .... .. . . .... .. .... ........ , , , , XXIV- A. CASARINI, - I pionieri italiani delJa Croce Rossa - Un volume di 100 pag. con 28 figure . .. ............. .. ....... . XXV - U. C.A.SSINIS - n servizio militare e l'indirizzo costituzionalistico in biologia e patologia. - Un volume di 76 pagine ...... . .. .•

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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINI. - La guerra di ogni giomo. Note pratiche di fìsiopawlogia e di igiene per le forze armate. Un vo lume d i pagine 360 con 106 figure - Roma. 1930 .............. .. ........................... . L. 20A. CASABINI. - Polonia e Italia - Un fascicolo di 20 pagine con 4 figure. 3A. CASABINI. - La c Signora dalla lampada • (Fiorenza Nightingale) - U n volume di pag. 56 con 18 figure .........•. .... . ....... .. ... .• . 7A. CASABINI. -Un epidemiologista militare italiano della scuola di Boerhaave. Un volume di pa.g. 54 con 18 figure . ....... ... ..... ......... . .. . » 7A OASABINI. - La fatica nella vita militare. Memoria p remiata al concorso Riberi, 1905. U n volume d i pagine 330 con 65 figure. - Roma , 1908 12 A. CASABINI. - Le malattie 8 gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata a l concorso Riberi, 1906. - Un volume di pagine 4.02 con tavole grafiche · e st a tist iche - Roma, 1908 ..................... . 18 I CoDgreS~G internazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 1921). :aelazioni uffi.oia.li del Corpo sanit ario militare italiano ......... . 6D Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Atti del Congresso, vol. I. - Relazioni u fficia li. - Un volume di pagine 416 con tre tavole .•. ........•.... . . ... . ... .. ...... . .... 35D Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 192:!). · Atti del Congresso, v ol. II. - Lavori del Congresso e comunica·z ioni. - Un volume di pagine 600 con 33 t avole e 19 incisioni .. l 60 · m Co~ internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Con~o e comunicazioni. - Un volume di pagine 88. 7IV Cougresao internazionale di medicina e farmacia militare. (Varsavia, 1927) Un volume di pagine 116 con 4 figure .•...................... • 8V Congresao internazionale di medicina 8 farmacia militare. - (Londra, 1929) Un volume di pagine 124 con 19 figure ..... ........ ... ... . 8) '

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE : RO~U - Minister o della Guerra, \"la XX SeUcmbré - ROMA

CONDIZIONI DI ABBONUIENTO. 1. D Giorn.ale di medicina miliJare si pubblica U primo giorno di oln.scun mese, In faeoloolo d i quattro fogll dletnmpa almeno. 2. L'abbonamento è annuo e decorre dal t • gennaio. S. D prez1.o dell'abbonamento è: Por l'Itnlla e Ootonle...... . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 82 _ Per l'Estero........... . . .. .. .. . .. .. . . . .. .. . . . . .. .. . . .. .. . .. .. . . . • 44 _ 1n ItaJia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 6 Un t a.aclcolo separato costa. .. ..... . all'Estero.......................... • 7 D IIUPPiomento contenente l Ruoli di In Ita.lia.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , lo an..-ianìld del C07'1JO sanitario militare , . costa : atl Estero. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 18 4. Por gli ufficiali medici e cb l miei rnnnaclstl del R. esercito (in servizio attivo, 1n poal.slone ausUlarla, di complemento, della riserva ed a rlpo•o) Il prezzo dell'abbonamento è ridotto &. L. U antlcrlpate ed Il prezzo dol supplemento ò ridotto n Llre l! per l soli abbonati. - Non si t r 88Dlef.. tono ricevute por gli abbonamenti personali. 5. Non si acoettauo reclnrui tri\Scotsl trenta glornl dalla spe<lliione del Giornale. che al ef· rottua. regolarmente al primo di ogni mese. T·rasocrso tale termine, l fiU!Clcoll richiesti vengono spediti, se disponibili, solo a. pagamento. G. l signori abbonati nùlltariln effettlvltll di serY1zlo pagheranno l'importo de ll'abbonamento per meuo del rispettivi comandi dl corpo e direzioni. 1. Pnr l sollofficlall medici (d<'ll'Ererclto o i!clla Mn.rlna), In qualunque posizione si trovino #: amDleiiSO un ABBONAM 1:KTO CUMULATIVO al Oiornale di meilictna mUit<Jre ed agli .dnnal' d' medwhm r.m~ale e oolonial.t al prezzo di L. -t:> nunue. 8. Allibrai si fa ) r. sconto del lO per cento, ma solt.ant•<' per gll abbonamenti dei.Je persone e degli enti non militari.

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(3111004} - R Ol\tA, 1931-IX -

ISTi'l'UTO

l"OLtOR.li.FlOO DELLO

STATO -

G. C .

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Anno LXXIX - Fase. IX SETTEMBRE 1931 - ANNO IX

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

Pubblicazione mensile


SOMMARIO EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA • • . • • . . . •• • ••• . •• . .• • . . • . • . •

v •ooncresso lntemazlonalc eli medicina e larmacla militare. - L ' Aj a, 15·21 g 1t1goo Jll31- l:X. Coap-e- di educazione fialcL - Vonezlo. 0· 13 maggio Jn3J-1X • ••• • • • • • • . • •

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MEMORIE ORIGINALI :

Qlarruuo. - Fr enastenie e frenopatie In m cdlcinn legale n• lli t nrc . • . . . . . • . . . . Lampls. - Rendiconto s t otlatlco-noijologlco dcll'a.m bulalor io oculisti co militare e ci v ile di 'l' ire.ne. (Ai blillln) • . • • • • • • . . • . . • • • • • . . . . . . . . . . . . . . NOTE DI IGIENE PRA TIOA: Reitano. - Le pis cine na.tntorie

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RIVIITA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA E aTRANI ERA:

A•cllson La r a dW{Jra/ùl come mezzo d i(l{TMst ico dd morbo di • . ••.•• • • • AnfiiUl di petto nella stenosl mltrallea • • . . . • • . • • . . . • . . • . . . . . . . . . • . • Anofeli Le diverse aQUudin( d( mta degli -

e ma·estremo Oriente . . . . . . • Appendlcec._la e lesioni epatiche • • • • • • •

P ag . 476 499

vel ieri della malaria i n .11meric4. in Euro pa 493 4 77

Append}cl cec:all c1opPie • • • • • • • • • • • • A'fertlna N aroost per v ia reltale con l' - . . . 181:Uio di Ellerth Forme (IUra.bUi del . . . . . • . . . . . Bacilli di F1tXMr /-a diOeren tia ::Vme diuowqica del qnmro di - • . • . . • IIICIIII tlftcl Un nuoro terreM di cuUura per l'~otamentc de( - nelle 1cci . Blunllto-ttrapla. : . . • • . . • . . . . . . . . • . • • . . • . • . . . • . . • . . . . . . • • Olrcolo ctNr.le : F. (letti ~mi w si ~Vita JJia deUe ~ari(t..."'io"ni dcll'ollSÌ{Jcllo e d~:U'mliàride

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o~o sanplpo Sul 'l»'oble·ma

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carllo nicà conten u ti nd sa ngue. . • . . . • . . . . . . . . • . del comperu;o e d ello scom pew>o del Oommozlone C«Qralt Esit( tardivi ài - . . . . . • . . . . DeiiOiezza Clnllaca a tipo conrettl'fo Sintomi puC{)()i di . DeMocralla : V ol,.me X V l I I del Trattato italiano G:i{Jienc . Diabete I ntert:enti operati ~-i in SOfi(Jetti. d iabetici . . . . . Dlfltala L'uso della - nel la pratica. . . . . . . . . . . Distrofia mloblnlca con cataratta L 'iJJOCalccmia nl'lla - . . . . . . ... . . . Entallldla dissenterica Cullura di - i n u n terreno a base d i aqar di MtU1(1mt·e Eplleula Il r uolo dell'idralazume nell' - . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . t:aen:lrl fisici Oontributv ullo st ud io M !Jli. - e d<:l/1.1! loro \ ntluenca lltlll'alti tri.là menlal.t t manuale. . • . • • . . . . • . • . . • •

. . • • • • • • • . •• . • . . . . . . •

FllllcluRI Instabili R icerch('. .• ui- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . · . Fratture l r>morlanz<• dell'cwune radiou>fJW > nel <lr.lermi n iRmo dell'età delle .•.• . • Qoa:o / nfluen::a clcll'alimcrtla::i.one idrica sull'accresci men to COTJIOreo e su lla oenes del e delle dù!/U?tdon i lìr~>idce • • . . . • • • . • . . . • . . . . . • . . •. . . . • lna~ll lna La terapia instdi•tica ~&egli stati di dimQ,{ll'a merllo consecutico a coleciSti te calcolosa lpettenslone e tono dei nenl cardiaci e •asall • • . . . • . . . . . . . . . . • . . . . . . . • lpertonla Il sitmì!icalo 1>m (I1Wsti.M e l em1>ia della- • . . . . . . . . Malaria La p ret:cn.: iJJ1U! della - nel camvo prat it:o . . . • . • . • . . . . . . . . . . . • Mlcosl p111monar1 • • . • • . . • • . • • . . • • • • • • . . • • • . . . . • . . • • . • • . • NoYI'Oml di cicatrizzazione T·n /lrwr= d ei - dei ne r~i se~ionali stdla ci.rcolan one sa11gn'icr>1.11

Osteomalacia Su lla natura e pat.oqe1tesi dell' - . . Pantocalna • • . . • • . • . . • . • . • . • . . . . . Poll&fobulia L e man i/e.ta dtm i ncrco~e d<;lla - . • Reumatismo L a sindrome n.curo·t·cocl<.t ir·a rtel Sclerosi a placche C o•tlagi.os-i.J d della - . . • • • • •. Sifilide cardlO·Yascolare. . . . . . . . . . . • • . . . • . . . . . • Stomatolo1ia N•w•·i cnncctti di .<emcwlica slomalbiO!Jil·a • • . • • • . • . . . . . . . . • • Tltanlo Ricerche .• alla pr"-'icn.::a e Stilla riparti:;i.o•>e del - '7Ullle 7Jianlc /anerouame e fril· louamc c neull a11 im,lli . . • •• , . . . . . . . . • . . • • • •• . • . . • . . . . Tromboftebite del sono cawcrnoso consecutlwo a flemmone perilonslllare • • . . . . • • . . • . . • . Trombosi arteriosa Rwuchc .•perimenlali 1"11/la - , le arteriti, la oa110rena e sul t:alore com· para/o delle l~:gal11re a rteriose e delle arteriec/omir. . . • . . . . . • • . • . . . . Tubercolosi l >>lcre.~se prutico ddl<• r i cerca degli clememli bacillari nella - da i n oct<lazi.onc nelle wr·'iç scn~a lcsio11 i caseosc . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tubercolosi e demenza precoce • . • • . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . • . • . • TUbercolosi p)lmonarc Conirtbu~ o aUo st ud iO elci terreno nella . ..... . . ... . • Zolfo e glicemia . . . . • . • • . . •• . • . . . . . . .• • • . • . . . . . . . . . . . . . . Wasserm ann R1111]mrlo fra la reazione ài - locale e la rea::ione di - std siero ài sa>wue o <flt l li·l'tid<> di bolbt . •. • . • . • . . • • ••. • • • • . ••. . •. . •. •. • w au ermann e Sachs-Georgl R icc>·cltc sul le rea::Vmi di - ntediante l'u lt ra(lltra::ioM dci sie ri di 811>1!1>16. • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • CONFER ENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ALLA SCUOLA 01 APPLICAZIONE DI 8ANITA' M!LITARE . . . . • . . . . . . • • . . CONFERENZE SOIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI NOTIZIE l NOSTRI MORTI .

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' EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA • Salvete, o frat eUi medici, caduli per szdllime « ideale di amore, di pietà, di patria! Vi amai « neUe martoriate trincee, vi esahai nelle tstenuanti « vigilie, vi venerai nel fecondo sacrificio. Non siete • morti oggi. Rimane fra noi superstite il vostro « spirito e l'esempio che Voi ci avete doto di al« truismo e di devozione: Voi e le eroit:he sorelle di « pietà che divisero lo spasimo delle atroci agonie. « Siate benedeni, o fraleU i, per la vostra vita e per « la vostra morte. E MA!II""U EL.E F ILIB E RTO DI SAVOIA ».

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L'Italia ha celebrato il suo più d egno Eroe con l'apoteosi che si è conclusa nella mistica e solenne grandiosità del camposanto di Redipuglia, ove l'alto spirito aleggia in una divinità di gloria. Noi del Condottiero invitto, Principe umanissimo, che riuniva in sè, nella più mirabile sintesi, le virtù militari, cristiane e civiche di Casa Savoia, conoscemmo il fascino irresistibile per cui sapeva scendere in fondo all'anima semplice d ei suoi dilettissimi soldati. E lo vedemmo nella Sua maestosa prestanza compiere i prodigi della Sua infinita pietà, quando raccoglieva nel Suo grande cuore tutti i paJpiti e tutte le amarezze d egli umili figli del popolo, v otati a Lui in un irresistibile rapimento di devota venerazione. Quando la Patria, che fina1m ente si ridest ava da un lungo periodo di ignavia e di avvilimento, v olle che le sue Armi fossero portate alla conquista della quarta sponda del suo mare, i feriti che ne tornavano, uno per uno, vedevano il Duca affabile al loro capezzale, cuore contro cuore, in una arcana comun.lone di spirito, in cui essi trovavano la più rist oratrice esa1tazione e ne splendevano gli occhi con una indicibile espressione di gaudio. Nella più grande campagna, per le fortun e d'Italia, il Duca assunse il Suo alto posto di Comando e la Sua Armata divenne subito e rimase in tutte le prove una unità infrangibile, compiutamente dominata 'e potenziata da11a fede incro1labile, dalla illuminata saggezza, dall'indomit o v alore, e dalla umanit à squisitamente signorile del Principe guerriero. l -

Gio-rnale di medicina militaTe.

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Noi sappiamo da quale forza fosse sostenuta la Sua spada infallibile e per quali vie Egli sapesse suscitare nei Suoi prodi gl'impeti più generosi ed i travolgenti entusiasmi. I Suoi uomini p er Lui non furono mai numerici elementi di manovra. Egli ancor prima che nella sapiente arte della guerra seppe seguire le vie asperrime della vittoria, facendo valere lo spirito eroico della sovrana Sua stirpe secolare a ridestare nellà nobile giovi· nezza italiana le native virtù d ella razza con quella intuizione psicologica riservata solo ai grandi Capitani, segnati da Dio ad essere arbitri del destino dei popoli e del cammino della Storia. In compiuta armonia coll'animo del Duca fu sempre la Sua augusta Compagna, la pia Dama bianca, che noi vedemmo instancabile a profondere gl'inesam·ibili t esori della Sua r egalità, intesa a conferire con la luminosità dell'esempio ogni più grande altezza e la più austera dignità agl' ineffabj]j conforti ed alle virtù incitatrici che i sofferenti e gli afl:litti potevano soltanto ritrovare in cuori di madri e di spose, non prostrate dalla sciagura, ma esaltate dalla nobiltà del sacrificio, fise in quel miraggio di sovrumana p erfettibilità femminile. La Sanità militare ha l'orgoglio di aver servito con piena comprensione ed in illimitata dedizione il magnanimo Condottiero, che in essa volle vedere uno dei più vitali fattori della efficienza morale dell'E ser cito in campo, e n e ebbe riconoscimenti lusinghieri, che scesero a rimeritarne la dura fatica ed a glorificarne i caduti. E noi ora dedichiamo alla sacra Memoria del grande Scomparso il proponimento fermo ed indefettihile di conservarci degni della b enevola considerazione che Egli volle dimostrarci e della quale l'Augusta Casa di Aosta s'è degnata farci r endere ancora fede nel seguente telegramma di risposta alle espressioni del nostro rispettoso ed accorato cordoglio: « Tenente generale medico Riva -

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zione sanità. - · Devote espressioni di cordoglio del benemerit~ Corpo Sanitario per la dipartita del Duce invitto della Terza Armata che sempre tenne cari gli Ufficiali medici per le loro alte virtù sono accolte con cuore commosso dagli Augusti Congiunti che vivamente ringraziano ». Colonnello VILLA SANTA.


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.. VI [0ft6Rn~O lftURftAliOftAlE DI MEDI[IftA EFARMA[IA MiliTARE ~ r>~:.,..>'\'')-' L'AJA 15-21 GIUGNO 1931-IX

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D al 15 al 21 giugno si tenne all'Aja il VI Congresso internaziionale di medicina e farmacia militare con l'intervento di rappresentanti di 32 nazioni. La Delegazione ufficiale italiana era composta dal Colonnello medico Caccia prof. Filippo, Capo della Delegazione italiana e membro del Oomitato perma.nente dei Congressi, dai tenenti colonnelli medici Casella e Casa.rini, dal ma.ggiore chimico-farmacista Gorreta e dai tenenti colonnelli della R. Marina Oalatà e l\licheletti. Intervennero anche 20: altri ufficiali medici e chimici-farmacisti italiaui. P er il 3° tema iscritto all'ordine del giorno- Metodi di emostasia sul campo eli battaglia. Un:ificazione del materiale di p1imo twccorso e modalità della sua applicazione - furon·o relatori ufficiali il colonnello medico profe~ sore Caccia ed il t enente colotmello m<>dico prof. Casella. Presentarono pure importanti lavori inerenti ai temi del Congresso il colonnello chimico farmacista Suzzi, i tenenti colonnelli medici Ga.Iatà, Consiglio, De Bernardinis, ed i capitani medici CaYina e Comelli. La seduta inaugm·ale si svolse alla presenza di S. A. R. il Principe Alberto e delle pit'l alte autorità civili e militari. Dopo il saluto del 1\finistTo della Difesa Na,zionale dei P aesi Bassi, lesse il discorso inaugurale il genera.Je Dihel, presidente del comitato organizzatore del Congresso, il quale ebbe parole di lode per i relatori ufficiali italiani e per il tenente colonnello medico Casarini, autore di una pregevolissima pubblicazione sulle relazioni culturali italo-olandesi offerta come omaggio del Gi()rraile di medicina militare al Corpo Sanitario Ola.ndese. Le riunioni furono tenute nella suggestiva ed antica sala dei cavalieri di Binenhof sfarzosamente addobbata e si svolsero in nn'atm.osfera di serenità ed elevatezza, portando un contributo non lieve alla risoluzione dei vasti, complessi e delicati problemi della medicina e farmacia. militare. Gli ufficiali ita.Iiani furono ovunque fatt.i segno alle più cordiali accoglienze ed a continue manifestazioni di simpatia. N ella seduta di chiusura fu acclamata la Spa..,ana, come sede del futuro VII Congresso (aprile o maggio 1933). Riportiamo le conclusioni delle einque questioni discusse, che per la. parte chirurgica furono completamente redatte su quelle dei relatori

itaUani.

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V I CONGRESSO INTERNAZ IONALE DI MEDICINA ECO.

I . TEJ\IA: Reclutamento, formazione e perfezionamento dei medici e farmacisti militari. I. zioni:

La questione del reclutamento non consente che due solu-

a) Reclutamento precoce degli studenti di medicina e di farmacia ~ll'inizio

dei corsi; b) Reclutamento tardivo fra i medici e i farmacisti. Sembra che il primo sist.erna permetta una più larga selezione col recintare dei valori prima che la loro consacrazione ufficiale non li abbia orientati nell'ambiente civile. n rendimento del servizio sanitario dipende essenzialmente dalla qualità dei suoi ufficiali. Si deve pertanto fare voti che i governi offrano i più grandi vantaggi per attirare i migliori nel Corpo sanitario militare. ll reclutamento precoce richiede la scelta mediante concorsi. Si potrebbe obbiettare che detti concorsi sono basati su cognizioni acquisite troppo recentemente: ma è facile rimediare a questo inconveniente introducendo nei programmi di ammissione delle prove di cultura generale. TI. - La formazione del medico e del farmacista militare deve saper fondere la preparazione scientifica medico-farmaceutica con l'istruzione militare. Per essere incontestabile il valore tecnico deve poter essere paragonat.o con quello dei professionisti civili, del quale deve avere in comune la fonte e le sanzioni. La formazione dei medici e farmacist.i militari deve essere dunque affidata alle Facoltà universitarie, mentre la preparazione militare deve essere riservata esclusivamente alle varie scuole di Sanità con prograDlllli aventi ca.ra.ttcro csscnzialmcutc pratico. III. - L'istruzione dei medici e dci farmacisti di complemento deve essere affidata esclusivamente alle varie Scuole di applicazione di Sanità per tutta la durata del servizio militare obbligatorio. Essa deve essere poi integrata da esercitazioni pratiche, di breve durata, scelte ed appropriate alle funzioni che questi medici e farmacisti saranno chiamati a compiere in caso di mobilitazione. Il Congresso esprime il voto che tra le diverse Nazioni siano fatti scambi di medici e farmadsti militari, per rendere sempre più armonica. ed uniforme l'organizzazione del servizio sanitario.

II. T EMA.: Psico-nevrosi di guerra; gli effetti immediati e lontani della guerra sul sistema n>!rvoso del combattenti e dei non combattenti. L - La guerra, sopratutto se dura molto tempo, rappresenta una parte incootestabile nella genesi e frequenza dei disturbi mentali, manifestatisi durante le ostilità. Infatti l'eredità psicopatica, gli stati degenerativi e le tendenze di una costituzione morbosa non sono tutto nell'etiologia dei di'lturbi mentali. Gli elementi occasionati hanno una importanza innegabile ed in tempo di guerra questi elementi sono numerosi e la parte cbe rappresentano è considerevole: ferite, commozioni, stanchezza fisica, miseria. flsiologica, infezioni, intossicamenti diversi (alcoolismo), scosse morali, emozioni.

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VI CONGRESSO INT€R-:-<AZIONALE DI MEDICL"l'A E CO.

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La parte che hanno le scosse emozionali è particola,rmente importante nella genesi delle psico-nevrosi, il cui risultato è la frequenza, durante la guerra, delle sindromi post-emozionaJi e degli stat.i pitiatici. II. - Nonostante ciò la guerra non ha creato delle psicosi di un genere nuovo a sintomatologia o ad evoluzione fin'ora sconosciuta. Non si sono presentati sintomi morbosi nuovi: soltanto si è modificato la frequenza relativa di certe p~icosi (frequenza degli stati di confnsione a base di impressionabilità), chiam ate durante la guerra << obusite >> o «sindrome post-commozionale ». Tali denominazioni sono state alle volte abusivamente usate. È utile abolirle, ovvero !imitarne l'uso ai casi ben controllati. III. - La sintomatologia, nel suo insieme, d'ogni psicosi di guerra è stata completamente ident ificata a quella osservata negli stessi ammalati in tempo di pace, ma questa sintomatologia è stata coloritadagli eventi di guerra, dei quali è stata il riflesso fedele. IV. - Le reazioni antisociali provocato dalle psiconevrosi di guerra sono state egualmente dello stes~;o genere che quelle del tempo di pace, ma si sono modificate, assumendo una tinta speeiale dovuta. alle circostanze di guerra ed hanno avuto delle conseguenze più serie che in tempo di pace, così per gli ammalati stessi come per i loro familiari e per la disciplina negli eserciti. V. - Lo Stato è responsabile delle psiconevrosi comparso durante la guerra, in quanto al diritto alle pensioni d'invalidità.. Essendo il delinquente una persona investita di disturbi psiconevropatici, il medico perito chiamato a dare il suo avviso alla responsabilità penale dell'ammalato, non potrà formulare conclusioni chiare che dopo studio a fondo di ogni caso separatamente. VI. - È necessario preparare fin dal tempo di pace l'organizzazione del servizio di neuro-psichiatria in campagna. Questo scni?.io dovrebbe comprendere: a) un centro neuro-psicbiatrico per ogni armata, installato vicino al principale ospedale di smistamento e destinato essenzialmente alla cernita degli ammalati con disturbi neurologici o psicopatici, allo sgombero all'indietro degli ammalati gravi, ed alla cura di quelli presentanti disturbi suscettibili di guarire in breve t.empo; b) dei mezzi di sgombero speciali in personale e materiale, i quali, in caso di bisogno, sarebbero messi a disposizione dei treni sanitari; c) un cent ro di neuropsichiatria in ogni regione òell'interno, insta.Uato nel principale ospedale del capoluogo, provveduto largamente di personale speèializzato ed incaricato di una seconda. cernita d<>gli ammalati oe della loro ripartizione in tre categorie, cioè grandi psicopatici (da internare); ammalati con disturbi acuti transitori e benigni (da curare nel centro regionale stesso); persone che. presentano psiconevrosi curabili ma che richiedono una cura di più lunga durata. Per quest'ultima categoria l'organizzazione dovrebbe disporre di centri secondari regionali specialmente destinati alla cura della psiconevroili Cl.l ra.bile ,, pctits mentaux "·


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VI OONORE:SSO

lNTER~AZIONALE

DI MEDICINA JECC.

m. TEMA.: Metodi di em()Stasi sul campo di battaglia.. StandardizzllZione del materiale di prlmD soccorso e mldalltà della sua applicazione. I. - L'emostasi di prima urgenza sul campo di ba.ttaglia fa risorgere la questione del laccio, m C7. 7.0 d'emostasi quasi sempre inutile, sempre p ericoloso, sopratutto in mani non tecniche. Tuttavia, p er evitare che il laccio sia rimpiazzat o sullo stesso ferito con un mezw di legatura ancor più aggressivo p er i tessuti, non è forse il caso di bandirlo definitivamente. n. - Il materiale da affiflare al p ersonaJ e non tecnico dovrà. sopratu tto comprendere delle fasc ie di tessuto clastico (che p erò non sia di gomma) e dci t amponi emostatici; ma anche, io riserva, un b endaggio emostatico nel caso cho la mcdicatura compressiva venga a fallire. ili. - L'istruzione dei portafori ti, degli uomini di truppa e degli ufficiali sarà orientata s ulla conoscenza dei p ericoli che provoca il laooio e sulla sua indicazione esclusiva: l'emorragia a getto. IV. - L'emostasi al posto di soccorso può essere lasciata fino ad un certo punto all'iniziativa del medico responsabile (chiusura provvisor ia p er mezzo di sutura cutanea e di pinze, tamponamento con applicazione, se necessario, sulla medicat ura d' un laccio d 'attesa che verrà. stretto in caso di bisogno). V. - Si ritiene opportuno che siano continuate le ricerche indicate dai relatori italiani aventi lo scopo di limitare i pericoli dell'ischernia. dovuti all'applicazione del laooio. VI. - La questione essenziale sembra essere quella della istruzione d el p ersonale di servizio. n Congresso emette il voto che questa istruzione sia. standardizzata presso tutti gli eserciti. VII. - Sarebbe desiderabile che un concorso fosse aperto p er la ricerca della migliore fasciatura, a cura, per esempio, d ella Commissione di Standardizzazione del materiale sanitario.

IV. TEMA. : Preparazione e conservazione delle ampolle mooicamentose in uso nel servizio di sanlta d~lle armate di terra e di mare. I. - Le ampolle devono essere anzit utto lavate e sterilizzate. Metodo di sterilizzazione: 160° p er due ore. n . - E necessario fare uso di acqua d i recente distillata o di acqua distillata e eonservata asettica,. III. - P er i liquidi iniettabili oleosi l'olio d a. usarsi deve essere n eutro e sterile. IV. - Quanto pià. saranno curate le precauzioni di asepsi durante la preparar.ione delle ampolle, più facile e più sicura ne sarà la sterilizzazione. v. - n metodo più perfetto di sterilizzazione è quello dell'auto· clave a diverse temperature (1100-1200) per 15-20 minut i secondo i casi. Altri! metodi di sterilizzazione sono il vapore fluente a circa 100°-120° per 15-20 minuti, secondo i casi.


VI CONGRESSO INTERNAZIONALl!: DI MEDICINA ECC.

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Per quanto concerne la preparazione asettica dei liquidi iniettabili <>ccorre osservare rigorosamente le :;precauzioni indicate ai numeri da

I a IV. VI. - L'uso dei filtri a eandf\la deve essere sempre a.ccompagnato da un controllo batteriologico della preparazione ottenuta. VII. - La buona conservazione delle ampolle meùicamentose esige l'impiego di vetro neutro, rigorosamente controllato. VIII. - Come norma è da preferirsi la frequente rinnovazione degli stoks.

V. TEMA: Esiti dei traumatismi dii guerra dei denti e del masceUare inferiore e loro trattamento. I. - La profilassi degli esiti delle ferit,e del ma.scellare inferiore e dei denti dipendo in gran parte dal trattamento iniziale. n. - Nella cura di tali lesioni ncces~;ita fin da principio la collaborazione del dentista e del chirurgo, realizzata in alcune Nazioni dai .centri stomatologici. ili. - L'infezione dei frammenti ossei è particolarmente temibile. Questa è mantenuta dalla presenza di corpi estranei o di tessuti che fanno a-nch'essi da corpi estranei; ossa, sequestri o denti. La cura cons iste nella soppressione di ogni causa d 'infezione. IV. - Le pseudo-artrosi, le p erdite di sostanze definitive che non guariscono con gli apparecchi, appartengono alla chirurgia (innesti ossei). La osteosintesi metallica è controindicata. V. - I calli viziosi sono da trattarsi con l'osteotomia, con o senza innesto osseo e con apparecchio immobilizzante aperto in buona. posizione. VI. - Le lesioni dentarie provocate da ferite vascolo-nervose (necrobiosi) l'alveolisi,· la rottura. dell'equilibrio interdentario, la perdita di d enti eco. saranno trattate appena possibile. VII. - Le anchilosi ossee temporo-ma.'3cellari saranno trattate con ~rtrotomia e apparecchio di mobilizzazione. Vili. - Le cicatrici viziose e la perdita di sostanze delle parti molli appartengono alla chirurgia pla,rstica. IX. - Le nevriti secondarie si tratterranno con la cura abituale -delle nevriti. X. - Non si può nei feriti della fa.ccia disinteressarsi della ripercussione che tali lesioni hanno sullo stato generale e sullo stato morale. XI. - L'esperienza dell'ultima guerra ha dimostrato l'imperiosa necessità. di istruire in tempo di pace un numero sufficiente di specia'listi per curare le ferite mascello-facciali nelle diverse formazioni sanitarie.


CONGRESSO DI EDUCAZIONE FISICA VENEZIA 9-13 MAGGIO 1931-IX R<!lazione o comunicazione òel prof. Ugo Cassfni:S, maggiore medico

Il congres~o di educazione fisica in Venezia (9-13 maggio 1931-IX), ha attirato rappresE:ntanti di parecchie nazioni: Svezia, Danimarca, Francia, Germania., Polonia, Belgio, Albania: BnlgaJ·ia, I talia. L'Italia fu rappresentata da esponenti dell'Esercito, della Marina, dell'A\iazione, da molti iusegnant.i di educazione fisica: da molti medici. I singoli oratori hanno cercat.o di dimostrare gli sforzi fatti nelle proprie Nazioni per organizzare Ru altre basi e diffondere a.l popolo nel dopogueiTa, l'educazione fisica e lo sport. L'Albania accanto agli altri progressi realizzati in questi ultimi anni ha reiiO ohbligntoria l'educazione fisica fino ai 45 anni, stabilendo programmi e metodi c!Je richiamano da. vicino quanto si è fatto fra noi dopo l'avvent,o del fascismo. Iwportante è notare che essa si mostra molto !)Oddisfatta, dei risultati finora ottenuti, tanto più che per un popolo piccolo è più facile otteneTe che il termine «obbligatorio " sia applicato nel suo senso più stretto . Tnt.tavia per quanto piccolo sia un popolo, è dimostrato che, se vuol rinnovarsi, dtwe rercare nella preparazione fisica non solo la maggior robustezza ma sopratutto la. maggiot· resist~nza aJJ.e fatiche per qualsiasi evento sorga a minaccinre la sicurezza della. Patria. QuePto del resto è sta.to il moti\O foudamenta.le di tutti gli oratori, più di quelli stranieri che dei no:>tri. Il rappresentante Belga si è lamentato che lo Stato non abbia preso nelle sue mani tutta l'educazione fisica del Belgio, mentre la Chiesa cerca di ostacvlare il dillondersi dell'educazione fisica, preoccupandosi del confessionismo cl1e non è mai servito a render più robusto un popolo. I rappresentanti delle altre nazioni e molti dei nostri si sono preoccupati sopratutto dell'educazione fì!\iCll. dei bambini ed hanno imperniato i loro discorsi t\ulle diverse modalità di ginnastica. Solt.anto lo scrivente ed il rappresentante della Germania hanno ritenuto di includere nel termine educazione fisica, ginnastica e sporti:!. Il Fleichmann, istruttore nella scuola superiore di educazione fisica e SJ)Orts di Bf'.rlino, ha mostmto con pl'oiezioni cinematografiche ciò che si intenda fra loro -per M1no nuo-l'o, termine che ha preso in prestito dal fa ~cismo, del quaJe è amnùratore e del quale riconosce i grandi meriti nella 1·iorganizzazione della. preparazione fisica nell'Esereito e nella N azione. Una armonica fusione di ginnastica prepa1·atoria, giuochi ginnastici e Mportivi, sporf.s vari, fatti con le dovute cautele anche da giovanetti, sempre tenendo conto delle capacità fisiche d'ognuno, :;ervono mirabilmente a formare l'uomo nuovo. I vari oratori hanno fatto l'impressione di preoc.cupa.t:si oltre mioro.ra del problema dell'educa:r.ione fisica nelle scuole, come se tutto si potesse fare


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nelle scuole che mancano dei mezzi neces~.a.ri, e come r;e molta parte d~lla nost.ra gioventù non restasse lontana per varie ragioni dalla. po!>sibilit-à di utilizzare la scuola per l'educa,zione fisica. Nulla o quasi, hanno detto sulla preparazione sportiva. che è la vera preparazione fisica del popolo, forse si è sent,ito a.leggiare, come n egli anni passati, un muto rimprovero agli spor ts verso i qua li è spint:t la massa del nostro popolo cbe sforzano oltre i limi ti gli orga n.ismi e non dànno q nello sviluppo regolare che può otteuerl)i colla ginnasi i ca. Si è tuttavia riconosciuta la necessità della presenza del m erlico per la !lorv eglia nz~l di coloro che Ai sottopongono ad attività fisiche diverse. Nell'insieme, dunque, questo congresso a tema libero ba dimostrato che ancora molt.o è da fare, specie presso di noi, per la propag"anda dello sport. For~e è da attribuirsi a piccula. pecca del cougr~sso stesso di essere stat.o dedicato all'cduca.zione fisica, che in senso stretto non riguarda gli sport:~ e di aver circoscritto cosi, come per lo passato, le considerazioni prevalentemente ai bambini. Tuttavia è servito a m o:;trare quel che resta a fare: a.rmonizzare cioè l e tendenze diverse, che ancora si fanno !!entire nell'E sercito eome nella Nazione, in lma sintesi adatt{t ai caratteri somlttici della nostra raiS:r.a.. Lo scrivente, quale rappresentante della Dire?.ione generale di Sanità. militare, ha svolto la seguente comunicazione :

L'EDUCAZIONE FISICA NELL'ESERC ITO PRIMA E DOPO LA GUERRA Fino al1917 aveva regnato nell'Esercito l'Istruzione per la ginnastie:c.r. ed alt~'i esercizi fisici, edita uel 191 ~. n titolo è chiaro: è l'espressione di un contenuto che non mirava. ad alcuno scopo: non a fn.re il soldato, non a. perfezionare il cittadino. Nes:mn legame colle atti vità dell'amlnente civile che erano del resto frazionate e scarse, nessuna preoccupazione che dall'Esercito il cittadino, ritornardo .alla vita di lavoro, potesse portar con sè l 'entusiaAmo p er la vita fisica che lo spinges8e verso i campi svortivi a run.ntenere il suo corpo agile e forte. Nessun contenuto perchè mancavR· l 'idealità che sospinge a fll.r sempre

meglio, mancava la materialità perchè non s'era a.ncora detenillnato un metodo di educazione fisica ad impronta Italiana, adatto cioè al carat.tere ed alla costituzione del nostro popolo, mancava il fiue ch'era quello di forgiare il solda.to e metterlo in condizioni di divenire un elemento combattivo, di rendere cioè l'arma uoruo più produttiva ai fini belli ci. La vecchia istruzione risentiva dci metodi d 'oltr'Alpe; ginnastica educativa e di sviluppo, ginnastica coreografica, supratutto ginnastica noiosa. Accanto a questa poi l'eccesso opposto, l'attrazzistica. male e incompletamente applicata. Erano in u.so gli arnesi più strani, quali armi, sciabole di lf\.<71101 panche, tavoli, appoggi, saltometri, tutti lontani dalla realtà della vita militare, scarsa schel'ma di baionetta, givchi ginnastici puerili.


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«Non rispondente, diceva la relazione fatta dal Oomando Supremo nel 1918, nè alle tendenze che negli anni precedenti la guerra si andaY"ano delineando per l'educazione fisica. della gioventù, nè all'esperienza acquistata con la guerra ». Non si volle o non si seppe guardare più oltre, nonostante uomini di l:!<'ienza, qnali Mosso e Fambri, mettessero in evidenza l'inutilità. e il danno di simile metodo, non si volle con~idernre che, se alla base di tutta. la. preparaz.ioue si era por;ta.la ginnastica di r,ing alquanto incompleta. e deformata, questa era vantaggiosa a qnei popoli che se ne servivano per la. preparazione all 'aUetic:t ed 11i giochi sporti vi. L'amore del quieto vivere, il timore del perieolo avevano fatto d.iffondm·e la voce che g:li sportis erano causa ùi danni gravi all'organismo, che hmgi dal perfezionar~ e rinforzare rendevano spesso più debole o malaticcio. E la vecchia istruzione sconsigliava dall'arTivn.re al limite fisiologicamente segnato dallo sforzo. Lo sconsigliava è vero dopo a.ver descritto il tiro alla fnne, il sollevamento pesi, le marcie forzate, le lunghe corse fatte senza criterio, ma però con 11 spirito di corpo n. Lo spirito di corpo, se può .es.,ere considerato una molla per me~tlio fare, non è mai stat.o un mezzo per acquistare la, m;tssima. resistenza fisica. Sopratntto il medico era rimasto estraneo alla compilazione dei programmi della vecchùt istruzione. La. guerra determinò quelle modificazioui che era vano sperare dalla pace, risvegliò la coscienza del vopolo, gli fece nn.scere l'orgoglio di sentirsi forte. Spuntò u.llora la. fioritm·a dei metodi per lanciare cnu miglior ri~:~ulta.to gli spezzoni o le bomhe, per sopraffare l'avversario nei corpo a corpo giornalieri, per sfuggire a.Ue prese fatte con metodo sapiente, per trovare il modo più atto a. portar pesi; si riconobbe utile la ginnastica di sviluppo solo come prima fase della prepa.razione sportiva, e si introdussero gli sports ed i ginochi sportivi. Sì partl dall'osservazione che l'a.zione belHca è un fatto collettivo di solidarietà, di volontà, di sopraffazione e si cereò coi giuochi sportivi e colle gare di prepaxare a questo stato la psicologia del soldato (Oravero). Sorse cosl nel1918 la nuova istruzione, il cui primo frutto fu Vittorio Veneto, come l'ultimo frutto della vecchia fu Oaporetto. Nella considerazione che una pn.rte della gioventù non hn. avuto in precedenza una suffieiente educazione fisica e nell'intento di mantenere, per quanto possibile, in allenamento le masse in congedo, il metodo adottato fu il più eclettico, aneLI e perchè lo si ritenne più adatto al carattere nostro. Con senso di grande soddisfazione si legge la. premessa della nuova I stmzione per la ginnastica ·militare, nella quale i$i sente l'influenza esercitata anche dal medico nel fa.r penetrare i postulati della scienza nella preparazione fisica. militare. Divisa in tre periodi questa inizia con un periodo di preparazione, nel quale si serve delle formazioni, evoluzioni, esercizi elementari a corpo libero, esercizi di respirazione, di marcia, di corsa, di salto, di volteggio, ecc. allo scopo di preparare l'organismo a tollerare esercizi più intensi. Per ognuno di questi esercizi sono limitati pochi gruppi, che, se eseguiti tutti, hanno un effettù gent>..rale, se eseguiti in parte, hanno effetto prevalentementente locale. Segue il secondo periodo, detto di applicazione, nel quale i soldati

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si debbono addestrare a compiere be11e i vc:tri egercizi col m tggoior rendimento e la m aggiore economia di for1.e: 6i a~giungono lanci e g~~!i i, corpo a corpo, disarmi, colpi di pugilato, voga e nuoto, ga,re eolletti ve, giuochi ginnastici. ·Il terzo p eriodo è detto di pel'je:io namrmt() e comprende in più salti in a lto e in lungo o con l 'asta,, corse v eloci e di resistenza,, nuoto, pugilato, lotht. giappone:~e, giuochi sporti vi, attrezzi, scherma di fucile. Ginnastica e sport fusi nel senso m igliore: l ' una per qt1anto basta aprep arare a li 'altro, l'altro fa,tto secondo le regole in uso nP.lle Fcdera.zioni invita il soldato a colt.iva.rlo doi>O fiuito il servizio, perchè gli si è destata la p assione durante l 'addestramento bellico. Gli esercizi che la nuovi~> istruzione impone sono progreRi$iVamcn te blandi, modemti, inten~i e ùi l'esistenza: esercizi di velocità, di prontezza., de3trezza, forza ed eqnilibrio. Noi desidereremmo formare un sold<tto tipo capa.ce nello stesso tempo di avere forza, velocità. e destrezza. È difficile avere forza muscolare che la 1hiol ogia m ette in rappor to con muscoli corti e gros;;i, d alle lente contrazioni, cont.emporaneament~ a velocità e destrezza che sono in ra.ppor to con muscoli lunghi, di rapida contrazione. }:la l'i:;truzione militare non ricerca il carnpiooismo e vuole che tutti i soldu.ti abbiano qualità m edie simili, perehè la ma{)Sa ~ia più possibilmente omogenea, sopratutto perchè la massa a,cquisti la massima resistenza fisica . In questa omogeneità fisica non è dimenticata la prep3J'alione psichiea e l 'istruzione obbllga a servirsi de~li esercizi collettivi come quelli che esprimono la lotta, la difesa del proprio partito, il predominio dei sentimenti di disciplina, di solidarietà, di cooperzione, di audacia, prudenza, sangue freddo , iniziativa, abnegazione, comggio e sopratutto volontà, che si fortifica coll'esercizio rude, virile, fa.ticoso, gettando il proprio individuo nelle competizioni, sottoponendQlo a sofferenze, a disn.gio, a fa.tica. Qualità virili necessarie in guerra, m a necessa.rie in p:tce per formare la. b ase del carattere del cittadino che si prepari p er le lotte della vita. Queste nuQve vedute furono il frtitto d ei primi esperimenti del nuovo m etodo fatti in guerra nel1918 e degli studi [a,tti d al1921 ad oggi presso la Scuola Centrale mili t~tre di Educaz ione Fisica in Roma. Questo importante centro di preparazione è il luogo dontle pa r·tl l'inci tamento a tutte le nostre applicazioni e a lle modificazioni di metodi usati a.nche nell 'ambiente civile. Sopratutto essa dette l'esempio d ella. rinnov<tzione dei metodi, aottoponeudoli al controllo costante deUa scienza colla. u tilizza.zit>ll<' di un grande Làbora.totio di Fii!iologia. dell'educazione fisica, istitLtito dalla. Direzione di Sttnità militare (Ministero dell<\ Guerra.) per il controllo dello stato fisico degli alli<n-i prima, durante e dopo i corsi e p er gli studi scientifici nel vasto c::~.mpo della. nuova m :.1teria . L a nuova Istruzi·one considera di fatti ehé i soldati, per quanto selezionati con vi::oite mediche ripetute, non siano tutti della stessa. resistonza fisica e dichiara. che è necos')ariu tener conto d<~l diver!lo grado di rvbustezza e fare in modo che, specie nel primo pel'iodo, i più deboli non compiano una quantità di lavoro ugua.le a. quella. compiuta (h\i più forti, siA. per non prvdurre dauni all'organismo 1 che p er non demoralizzare coloro che per esser dotati di reqtùsiti fisici m inori, sono generll.lmente predisposti a risentire più degli altri gli effetti dovut i a l cambiamento di vita, di alimenta.-


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zione, di ambiente, ecc. Tutta'L'ia vi sarebbe d'augurarsi un ritocco degli artir.oli concernenti questa questione per ottenere che sia meno generica, più netta nella sua specificazione e nel 81l0 modo di applicazione. Le li cerche scient ifichc praticate prc1:1so questo Laboratorio hanno di fatto dimostrato che è ormai necessario nell'Esercito conoscere perfettamente la costituzione d 'ogni soggetto, conoscere speciaJmente la capacità funzion ale degli organi più. importanti e primi chlamati in causa nel lavoro muscolare. Nessuno p1ù di noi medici si è nccorto del grande valore della scienza dell'individuale, perchè ogni soggetto in tutte le sue manifestazioni, in tutte le sue reazioni è diverso da uu altro. Nulla. di più diffic:ile che ottenere il mas~imo rendimento lavorativo, psichico e fisico, da una ronssa eterogenea . senr,a spingerla ad una. selezione spontanea che, lasciando i più affini, tolga all'ambiente i più dissimili. Ma. la virtù del condottiero sta appunto ndl'evitare ciò, ed il medico dflve ~­ f!ere il suo coadiutore più diretto e più importante. Non è tuttavia solo il tipo cositnzionale, che la scuola Italiana ha scientificamente permesso di dedurre, a.l contrario di tutte le scuole straniere che si basano tutt'ora sull'ispezione e sull'empiriftmo, che a noi interessa conoscere per ogni Roggetto, percbè, se è vero che :L tipi diver:>i corrispondono propvrzioni fra organi interni e segmenti della fabbrica corporea diverse e particolarmente adatte, è pur vero che non sempre le funzioni dei ~ingoli organi sono, per il proprio tipo costituzionale, tali da permettere di ottenere il massimo rendimento lavorativo senza danni. _- è d può bastare scegliere i soggetti secondo lo sviluppo delle masse muscolari, la stat-ura., il peso, il perimetro toracico, perchè in un torace sufficientemente preporziouato alla statura. ed al pet~o possono albergare organi che, se pure sani, sono ina.datti per il loro sviluppo alle esigenze di un maggior lavoro e superano presto le loro ampiezze di capacità funzionale; passando dal campo fisiologico a quello patologico. Sull'esempio di ciò che Ri va facendo pe1· l'Esercito si va pa,rallelamente pensando a sorvegliare tutta la gioventù della Nazione che fisicamente si preparu . Così l'educazione fisica e sportiva si è a.ndata nell'Esercito e nella Nazione scientificamente organizzando e sempre più si andrà perfezionando la fusione fra tecnici e scienziati, fra istruttori e medici che ad un fine solo operano: a rafforr,are le magnifiche qualità fisiche e morali del nostro popolo, che sotto la guida. d el Duce saprà fare più forte e rispettata 1a P atria.

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MEMORIE ORIGINALI OSPEDALE MILITARE DI BOLOGNA

fKEIIUTEIIIE E FREIIOPITIE 111 MEOI[IIII LEfillE MIUTIKE

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(COMMENTO AGLI ART. 27 E 30 DEL NUOVO « ELENCO I NFERMITÀ A »)

per il prof. Gesualdo Giarrusso, ten. col. medico docente di Clinica. delle malattie nervose e mentali

Commentare dal lato medico legale militare gli articoli 27 e 30 d,el nuovo Elenco infermità A non è impresa molto facile perchè i due arti-coli succitati comprendono due va.stissiuù capitoli della neuropsichlatria che, dato l'attuale momento scientifico, non si possono dire ancora completamente ed esattamente definiti nè dal lato nosologico, nè dal lato clinico-statistico. È a tutti noto che la continua x·evisione dei fattori etiopatogenetici ed auatomo-patologici di molte malattie nervose e mentali, ha portato e porterà ancora allo smembramento di parecchie entità morbose ritenute finora autonome, frazionandole in aggruppamenti e quadri sintomatici diversi, tanto da rendere necessaria e frequente la sostitn.zione della parola « sindrome ,, al nome nosologico che finora pareva si addicesse al quadro morboso precedentemente identificato. Persino le frenastenie che fino a poco tempo fa si davano per entità morbose provocate da agenesie o malattie del cervello in evoluzione, in questi ultimi tempi si considerano oltre che come cerebropatie, anche da un altro punto di vista, qual'è quello disglandulare ed endocrinologico. L'uniciamo che aveva dominato finora nel considerare le insufficienze e le deficienze dello sviluppo somatico e psichlco come malattie del sistema nervoso centrale nelle sue prime fasi di sviluppo ontogenetico, va cedendo teiTeno alle nuove vedute pluricistiche in cui fanno capolino substra.ti a.natomo-patologici a sedi varie anche extranervose. Da queste nuove eondizioni deriva la domanda: le malattie, specialmente quelle neuropsichich e , si devono denominare a traverso la loro figura sintomatica, ovvero a traverso le alterazioni organiche che si suppone costituiscano la base della sindrome morbosaY Comprendete subito che a seconda del criterio tassinomico con cui vengono classificate le forme morbose, cambia la loro nomencla.tura e vien~ più o meno alterato o in estensione o in profon-dità il loro significato clinico. Cambiando il significato clinico, muta anche la figura medico-legale che a questo significato è inerente. L 'articolo 27 dell'attuale Elenco delle infermità, a giudicat·e dall'esemplificazione che segue in parentesi all'enunciazione nosologica che la par entesi precede, dovrebbe sostituire l'articolo 30 dell'« Elenco» 14 gennaio ~923. Ma l'attuale articolo 27 non enuncia gli arresti di sviluppo psichico (l) Conterenr.a tenuto e.gU uffioinl! mcdloi del presidio dl Bologna Il 6 mnr1.o 1931.


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FHSNASTENfE E Fl'tENOl'ATJE lN MEDICINA LEGALE MILITA.R.E

o la loro insufficiente o deficiente evoluzione, considerandoli dal lato clinico-psicologico, sebbene dal plmto di vista anatomico generico. Difatti, il vecchio articolo 30 diceva : le fr<:>na stenie (idiozia, cretinismo, imbecillità., ecc.) e l'attuale articolo 27 dice: ((le cerebropatie congenite ed acquisite n. Se noialtri dovessimo considenne queste parole indipendentemente dall'escmpljficazione in parentesi, potremmo ritenere che il legislatore a.vesse Yoluto inilicare tutte le rnaZat.tie della sostanza cereb-rale, mentre è evidente eh<', come spiega in parentc:>i, egli intende riferirsi agli esiti delle lesioni che han colpito il cer1:ello innnaturo, il cervello non ancora evoluto, ed ha pref<~rito adottare il criterio nomenclatore anatomico anzicbè quello sintomatico per dare alle parole un contenuto clinico molto più esteso e perciò un significato meilico-lcgale più ampio, tenendo presente appunto il suaccennato smembramento nosologico. Probabilmente questa nuova nomenclatura adottata, deriva dal fatto che l'anatomia patologica studiata con indirizzo integrale porta a classifica zioni cliniche diverse, che non sempre combaciano con i quadri sintomatici classici J?reccdentemente costruiti a, traverso l 'emJ?iriSmo clinico. E noi in medicina legale, e SJ:lecialmente innH:diciJla legale romtare, non possiamo attenerci ai q1wdri nosologici costruiti in clinica ai fini di identificare una entità. morbosa autonoma nettamente definita, perchè il nostro mandato medico-legale non è tanto rivolto alla scoperta di una dia~ gnosi clinica integrale, quanto alla valutazi<.ne dei singoli sintomi e talvolta di un sintomo solo, il quale può anche bastare a farci coscienziosamente emettere il giudizio medico-legale specifico dell'ambiente militare, cui il giudizio stesso si riferisce. .Anche per questi motivi, probabilmente il legi slatore ba, ritenuto di sostituire alla precedente dizione di frenastenie, che pure era abbastanza estensiva e generica, quella p iù estensiva ancora e più generica di ((cerebropatie congenite ed acquisite ». Le malattie cerebrali, bandito il pericoloso sintetismo di q1ùndici-venti anni fa, si sono divise e suddivise e ancora si frazionano in gruppi e varietà, cosi numerose, che non è più possibile contenerle in una unificazione di quadri morbosi e di· entità nosologicbe. Del resto, attualmentet anche in clinica. comune si tende a diagnost.icare una ma.l attia dal cc sintomo dominatore )) che la camtterizza, ed a maggior ragione in medicina legale speciale, quale è quella militare, o infortunistica, o giudiziaria ecc., non è n eC('SSario rintracciare una malattia integrale vera e propria per provocare "l1ll provvedimento mcdico-giuriilico, ma basta anche un solo segno morboso, un disturbo più o meno grave per rendere talvolta giustificato questo provvedimento anche quando non si possa paJ'la.re di malattia nel concetto nosologico. Il legislatore J10i ba detto cerebropatie congenite ed acqttisite, percbè ha inteso comprendere in queste parole non soltanto i quadri sint<JmatiC'i che derivano la loro figura, clinica dalle lesioni dirette del germe o dell'embrione, ma anche quelli riguardanti arresti o disordini di sviluppo cerebrale o malattie neuropsichlche organiche dell'età evolutiva o cerebropatie fetali o infantili. Ed è noto che questi qua.d ri morbosi non interessano soltanto lo sviluppo psico-int€llett.ivo dell'individuo, ma si accompagnano quasi sempre a più o meno ev.identi sintomi motorì, sensitivi, sensoria li, fa sici, ecc. N elle parole u cerebropatie congenite ed


FRE~ASTl::l'\IE E FRENOPATIE IN MED!C[NA L~;GA{.E MTLITARE

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acquisite» noi dobbiamo intenclere, dunque, comprese le ipoplasic dell'eneefalo, le mim·o e le muc·ro(l('f<llie, le pnl'ùli:-;i cerebrali infaHtili, le idiozie cerebroplegiche e cerebropl'l tiche, la. frena otenia nelle sue ruanifestazioni di idiozia. e ili iru berilli! à., l'iufant·ilismo somatico e psichi co ecc., e tutte queste alt.erazioni del cervello non si localizzano soltanto nei centri intellet.tivi, nelle sedi associative dell'attività psichica complessa e differenziata, nei centri mesocefalici affettivo-emotivi ecc., ma rigtlardano localizzazioni motrici, i;Cnsitive, sensori:lli, e perciò includono disturbi intellett ivi, cUsturbi motori, turbe della sensibilità, dei sensi specifici, del linguaggio. L 'icUozia, l'imbecillità grave, difa.tti, sono raramente scompa.gnat.e dai sintomi nella sfera delle funzioni motorie, sensitive, sensoria.li e trofiche. Cerebropatia dunque, nel senso est.ensivo e comprensivo di questa. parola., non soltanto frenastenia como era detto neU 'a.r ticolo 30 dell'Elenco precedente. Ed il legislatore ha incluso nelle cerebropatie acquisite anche iL cretinismo ed il mongoloidismo ed in genere le forme deficitarie intellettivo-affet,tive e disfunzionali delle attività pflichicbe varie che, pur a vendo parte della loro patogcnesi in alt.erazioni disglandulari che risa.lgono alla vita feta,le o della prima infanzia, riconoscono il rimanente delle loro alterazioni etio-patogenetiche nell'evoluzione dei centri cerebrali da. cui derivano tutti i gradi di insufficienza intelletLunlo che a queste forme morbose sono proprie. Anche qui dunque disfunzioni endocrine, displasie glandulari, ma contempora.neamente cerebropatie intellettive o sensitivo-sensoriali. Dipende sempre dal «sintomo dominatore'' la sistem atica clinica di queste sindromi morbose complesse, e in base a questo sintomo, od ai gruppi di sintomi predominanti, come in clinica si dà. lm nome nosologico all'entità morbosa, in medicina legale militare si applica un articolo, piuttosto che un altro dell'Elenco i·nfer'mità; se cosi non fosse basterebbe ai fini medico-legali militari il solo articolo 27, o tutt'al più il 27 e il 24 per riferirsi a tutta la patologia nervosa e mentale. «L e malattie organiche del sistema nervoso centrale e periferico e d i loro esiti gravi e bene manifesti», come dice l'art:icolo 24, comprendono certamente anche le cerebropatie congenite ed acquisite dell 'articolo 27, ma il legisla,tore nell'articolo 27, con la parentesi indica le forme cere!bropatiche cui intende riferirsi, come a suggerire che ivi si t r atta di sindromi morbose a gruppo nosologico predominante di carattere frenastenico. Il fren astenico grave, il cerebropatico ,somatico, oltre le turbe funzionali intellettivo-sensitivo-sensoriali più o 1neno marcate, è anche affetto da sintomi plegici, da turbe paretiche, da, discinesie, da deficienze trofiche, e se queste predominano su quelle, certo si applicherà l'articolo 24 anzichè il 27, e se si tratta di deficienza psichica in cTetino gozzuto o in mixedematoso o in sclerod~rmico o in acromegalico o in nano mixedematico, se si t:ratta. di mixidiozia o di infantilismo gonadico, ecc., si applicherà l'articolo 6 dell'Elenco. Così, come in clinica ordina.tia. la diagnosi poggia spesso sul sintomo dominatore (tifo, febbre ondula.nte, ecc,), in medicina legale, il giudizio a tale sintomo deve essere intonato. Per questo il legislatore non credette di parlare di diagnosi nosologica e preferì di riferirsi alla nome nclatlll'a ana.tomo-funzionale che gli esponenti sint()ma.tici sostiene·


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FRENASTENIE E .FREKOPATIE IN MEDICINA LEGALE MILITARE

e comprende, non solo raggruppati in sindromi, ma anche partitamente considerati. Abbiamo, dunque, cerebropatie a sindrome clamorosa diffusa ed estesa somatico-psiebica, moto-sensitivo-intellett.iva, ecc., che costituiscono quelle

entità nosologiche bene evidenti, di facile diagnosi, non solo clinica, ma anche medico-legale e direi quasi sociale, in cui l'articolo 27 viene applicato anche direttamente dai commissari di leva, indipendentemente dal concorso del perito. Sono questi, i gruppi cerebropa.tici a carattere plegico, le idiozie cerebroplegiche, in cui i sintomi clinici sono di cognizione anche profana e gli amma.l ati si vedono sul sagrato delle chiese borghigiane insidiati dai la,zzi dei monelli ed istigati nella loro bruta reattività. ~la accanto a queste forme morbose, in cui la gravità dei segni di arresto e di deviazione di sviluppo neurosomatico e psichico è clamorosa, esistono delle sindromi di difficile identificazione, delle sindromi che riguardano a.rresti di sviluppo psichico a grado lieve, in cui la mentalità intellettiva sembra si sia fermata all'altezza di quella dei fanciulli o degli adolescenti o pure ba cominciato ad ammalarsi quando aveva raggiunto una cena maturità. Sono queste, le sindromi, in cui non si sa bene se riguardino una frenastenia lieve vera e propria o una demenza precocissima; se si tt·atti, cioè, di frenast,enia o di ebefrenia o di eboidofrenia: il soggetto percepisce il mondo esterno abbastanza esatt.a.mente e con sicura persuasione, ma. con difficoltà o con palese lentezza, la realtà non penetra, la psiche del soggetto in tutta la sua pienezza, coi suoi contorni netti, coi suoi colori, con le sue armonie, con le sue qualità molteplici e varie; viene percepita in modo approssimativo o indistintamente, o in particolari poco significanti per la distinzione dei complessi sensibili (De Sanctis). O pure si tratta di soggetti apatici, indifferenti, dissociati da.l!'ambiente, tendenti al negativismo, a.Ua caparbietà. Si t ra.tta di frenastenici lievi o di frenopatici precoci o anche precocissimi' Queste sindromi scialbe, incerte, a contorni mal definiti e mal definibili, son quelle che meritano maggiormente tutta la nostra attenzione e che il legislatore ha contemplato nel secondo capoverso dell'articolo 27 e di cni parleremo più tardi. Ma rimanendo ancora nel primo capoverso di questo articolo, ci incombe l'obbligo di far cenno anche alle forme psichiche tninori indicate nella parentesi con i nominativi di «imbecillità intellettuale o morale>> <l ottusità o insufficienza mentale grave ». Anche queste forme sono di difficile diagnosi medico-legale e meritano di essere studiate accuratamente e serenamente valutate. Il legislatore ne parla riferendole a.Ue '' cerebropatie congenite ed acquisite » perchè molte volte l'immoralità, l'imbecillità morale è in rapporto diretto con l'ottusità mentale cerebropatica, di cui è un sintomo. Vi sono degli individui, nei quali l'incomprensione della moralità sociale, dei fondamenti etici ed est,etici che stanno alla base della convivenza umana, è conseguenza. di insufficiente sviluppo psico-intellettivo per relitti di malattie o di lesioni encefaliche della, vita fetaJe o della prima infa.nzia. (specialmente di meningo-encefaliti) o per lesioni in parti distocici o in traumi della primissima età. In questi casi i caratteri psichici della fa.se evolutiva si sviluppano male o incompletamente e si vengono a stabilire, in conseguenza, alterazioni del carattere e turbe del contegno


FRENASTENIE E FRENOPATIE l!i !llEDfClXA LEOA.LE !llrLlTA.l~E

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e della condotta a contenuto immorale ed antisociale. Si hanno così delle sindromi d'imbecillità morale, in cui non si riscontra la malvagità del delinquente o del criminale, ma un'incompletcr.za ed un'immaturità nel carattere e un'incapacità del controllo etico delle proprie azioni. Difficile è in questi casi la diagnosi differenziale tra le forme di origine cerebropatica e quelle di origine delinquenziale. Anche qui è necessario ricorrere al criterio diagnostico anatomo-pa,tologico: una defieicnz;~ morale cerebropatica aVTà con sè segui concomitanti della cerebropatia; ci saranno piccoli segui come alterazioni dei riflessi iridei, del siuergismo oculo-giro, della cinesi inferiore del VII, o vivacità dl•lle rcficttività profonde, o segni cranio-facciali e somatici degenerativi originari, dismorfie, displasie, a.simetrie, o turbe scnsoriali, o d!}ficit motorì, monosiutomatici, monoparctici, ecc. Bisognerà cercare il substrato anatomico che documeut.i l'origine cerebropatica dell'insufficienza psico-morale del soggetto in mu-nient, da, mettere in luce la testimonianza clinica anatomo-ftm:r.iomtle della cerebropa.t ia. E bisognerà l'iguardal'e l'azione immorale anche nel suo aspetto sociale, nei suoi obiettivi, nelle circostanze con ctù evolve e da cui origina. Gli immorali morbosi sono fatui, superfteiali, non banno obiettivi adeguati agli sforzi che compiono, sono talvolta puerili nel gesto o degenera.ti e perversi nei propositi, quasi mai ut.iUtarì negli scopi o per lo meno assolutamente sproporzionati nell'utilità che rìcava.no. Sono degli imbecilli ... morali! E perciò compiono le loro immoralità con tutto il corteo dei segni propri della debilità mentale intellettiva. Ma le insufficienze mentali dei frenastenici, come tutti sanno, sono di vario grado e a seconda di detto grado si chiamarono idioti i più gravi, imbecilli quelli di gravità media, cleboli i più leggeri. E non è soltanto nel grado di sviluppo intellettivo la loro varietà, ma anche nel fondamento anatomico disvolutivo e nella loro complessa manifesta.zione sintomatica. Si hanno così dei veri polirnorfismi uosologici, polimorfismo di cause, di processi morbosi e fino ad un certo punto anche di qua-dri sintomatici. Le tre schiere dei frenastenici suaccenna.t i, sono recluta-te nei campi più diversi della clinica e noi abbiamo vi.sto più indietro dei deficienti per cretinismo gozzigeno e mixedematoso o per glandulodistrofie di altro genere, oltre a quelli derivati da cerebropatie con relitti esteriori visibili alla semplice ispezione, come gli idrocefalici, i microcefali, i macrocefali, ecc. Ma ci sono anche dei defwienti psichici di grado mediocre, in cui non esistono stigmate patologiche facilmente accertabili dal lato somatico e funzionale; oltre le anomalie evolutive che rendono difficile e stentata l'evoluzione somatica del feto e dell'infante, esistono deficienze di sviluppo filogenetico che risalgono a malattie delle gonera.zioni precedenti e consistono in irregolarità poco spiccate, prive di precisione e che si sono attenuate e in parte normalizzate a traverso lo stratificarsi della razza. In questi casi il deficit psico-intellettivo è latente come la nota somatico-degenerativa., ed è limit.ato magari ad una sola delle funzioni coscienti della personalità psichica o ad un semplice pervertimento o ad una tendenza latente per quanto pericolosa. Sono questi i casi contemplati nel secondo capoverso dell'articolo 27 di cui ci occupiamo, che talvolta oltre all'etiopatogenesi degenerativa, riconoscono la loro ori2 -

Giornale di medicina militare.


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FltENASTE.N JE E FllENOI'ATJE IN MEDICINA LEGALE ~!ILITAl'tE

gioe in insufficiente sviluppo psico-intellettivo da cause esogene, mesologiche, ambientali che hanno agito nella prima infanzia. Si tratta di de-

bilità

ment~ì.li costituzionali aggravate

da. fattori :patologici acquisiti_

Ci troviiamo qui nella zona grigia della psicopatologia mentale, in cui sotto stati di buona salute apparenti, si celano sindromi morbose latenti o larvate da vernici sociali di sufficienza incontrollata. In quest.i casi la sola esperienza è in grado d'insegnarcene le varie incarnazioni morbose e i vari aspetti, gia.cchè il loro determinismo patologico è troppo oscuro o troppo minuto per essere intuito coi comuni criteri clin.icL Questi deficienti })Sichici sono in massima parte anormali della condottar anomali del cara.ttere, impulsivi, reattivi, inadattabili a speciali ambienti sociali disciplinati e reggiment.ati come l'esercito. Sono dei cerebropa.ticir in cui la cerebropatia. è sopraggiunta dopo la nascita, in cui si tratta di CE'rebropatie dell'età infantile, nella quaJe gli organi cerebrali del pensiero sono già in massima parte differenziati e possono essere colpiti separatamen te senza dar luogo a idi·ozia completa, ed assoluta.. In questi individui, alle leggere forme di deficienza mentale, si accoppiano e si sovrappongono sintomi di aberrazione psichica che pm· non essendo legati a connot.ati somatici appariscenti, da.nno luogo a svariate forme di personalità anormali -che stanno tr a quelle dei deficienti e quelle dei pazzi. Queste personalità. psichiche, sono le più difficili da. identificare dal la.to clinico perchè talvolta per la loro armonicità possono considemrsi come tipi estremi della scala della variabilità.. normale e la. loro posizione ma.l definita. e mal definibile sul terreno della psicopa.t ologia., è causa di discrepanze e di controversie nel campo della diagnostica e in quello della medicina legale, specie dal lato del sospettodella simulazione. Come si è detto più indietro, queste forme liminari della patologia mentale che non hanno segni clinico-diagnostici, nè antropologici, nèfunzionali di facile e contingente apprezzamento, non possono essere identifica.t e che attraverso un certo periodo di «esperienza» e attraverso. uno studio accurato del contegno e della condotta individuale sia in servizio, che fuot·i, confortato dalla ricerca coscienziosa e documentata dei precedenti ereditari e biografici. Questi incombenti non si possono compiere nella affrettata selezione ambulatoria dei contingenti di reclutamento ai consigli di leva o alle visite dei distretti; l 'osservazione di questi deficienti ed anormali psichici deve compiersi ai Corpi durante i nrimi mesi dell'allenamento delle reclute. Convinto di questa necessità., u Ministero della. guerra., già nel 23 febbraio 1926, aveva diramato a tutti i Corpi ed Isti tuti dell'Esercito la circolare 52402/ 49, nella quale per mettere in rilievo queste forme psicbiche anomale o deficitarie, prescriveva un lavoro <lii collaborazione tra ufficiale medico, comandante di repa;rto e persino sottufficiali di squadra, in maniera da raccogliere elementi di giudizio per lo specialista del reparto osservazione dell'ospedale militare, cui in fine il soggetto viene indirizzato per gli esami speciali ed il provvedimento medico-legale. Queste disposizioni sono passate adesso nell'avvertenza a.ll'articolo 27 ,. in éui illégislatore ha codificato la prassi d ella circolare suaccennata è stabilisce che << le forme di dAficienza psichica meno grave e le anomalie del

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FRENASTENIE E FRENOPATIE IN MF:DICINA LEGALE 'MILITARE

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carattere e della condotta con manifestazioni d'immoralità costit uzionale. sono giudicate con osservazione nell'ospedale militare, mercè l'esame clinico convalidato da.i documenti legali; e nei militari dai rapporti informativi del comandante del reparto, nonchè da appropriati rilievi psicologici <<che dovranno essere stati compiuti dall'uftìeiale medico del Corpo n. Effettivamente il criterio diagnostico delle imbecillità lievi o delle imbecillità morali, il criterio diagnostico di molte forme a.nomale della psicologia umana che non sono vere malattie mentali, nè stati di buona salute psichica, non può formarsi con l'esperù·e il semplice interrogatorio del soggetto che ha sviluppo maturo e completo delle componenti psicologiche del pensiero comune, nè può esser dedotto dall'esame somatico e antropologico e neurologico, che, come si è detto, non rivela. quel cumulo di elementi diagnostici da poter formulare un giudizio, specie in sede medico-legale utilitaria qual' è quella in cui, noi specialisti degli ospedali militari, visitiamo questi soggetti. Nelle forme di passaggio tra lo stato di salute mentale e quello patologico lieve, o anomalo, o latente, o la.r vato, alcuni casi permettono delle conclusioni diagnostiche rapide e sicure, ma più spesso nel groviglio delle insufficienze e delle anomalie, in cui la maschera abituale dell'apparente normalità inganna mlvolt.a a.nche il medico, non riesce agevole l'orientamento diagnostico ed è necessario perciò circondarsi di ogni cautela ed attingere informazioni e notizie e considerare e meditare la condotta ed il contegno durante la <<prova sensibilizzatrice n che è quella che si svolge sotto le influenze dirette ed indirette della vita reggimentale. All'ospedale militare il soggetto anormale o deficiente è in com· pleto riposo fisico e psichico. li suo organismo è una ma.cchina a motore spento, e come si può vedere se la macchina funziona e come funziona se il suo motore è spento ' È al reggimento, specie durante il primo tempo dell'allenamento delle reclute, che l'anormale o il deficiente vien messo a,lla prova. Non ò il collaudo del materiale umano reclutato che si compie nei mesi dell'istruzione della recluta! L'ufficia.le di reparto ha molteplici occasioni di assumere elementi sul contegno e sulla condotta dei propri effettivi. Egli li segue, li vigila fin dalla prima vestizione, fin da.Ua prima impressione caotica e movimentata dell'arrivo alle armi e ne osserva successivamente tutte le oscillazioni dell'anima di fronte aUe molteplici stimolazioni ambientali. Stimoli e reazioni! Ecco il giuoco con cui si muovono tutte le leve organiche della personalità umana. Quale ambiente più adatto di quello reggimentato e movimentato della caserma si può prestare meglio all'osservazione della psicologia del soldatot La leva psichica si compie al Corpo. La mentalità umana non si misura col nastrino metrico, nè si rivela al primo sguardo come il biotipo morfosomatico. P er integrare l'osservazione del deficiente di lieve grado, dell'oli· gofrenico che proviene daU'agro e dall'agricoltura, e dell'anormale psichico che discende dai bassi fondi socia-li ed ha radici nella delinquenza nell'oziosità e nel va.gabondaggio delle grandi metropoli, io ho reda,tt,o dei formulari e dei questionari che ho fatto stampare e che servono a guidare l'Arma dei RR. CC. nel fornire le notizie ana mnestiche, biogra-


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FRENASTENIE E FRENOPATlE IN MEDICINA LE GALE MILITARE

fiche, morali e sociali degli indizia,ti, delle quali è cenno nel n. 6 delle a,v·vertenze generali al nuovo Elenco rlelle infermità; ed ho fatto anche stampare un questiona,rio per i comandanti di Uorpo in riferimento alle prescrizioni di cui la succita.ta circolare 52402{,!9 del febbra,io 1926, tuttora in pieno, vigore e già codificata. Quando ci si t rov.t di fronte a casi di cui l 'esame soma.tico, l'esame

psichico, l'esame <1ntropologico non danno elementi diagnostici proùa.tìvì, è necessario ricorrere anche a questi mezzi accessori ed integrativi della diagnosi medico-legale. Certo non è Sll queste sole indagini che si fonda il giudizio, nè sulle attestazioni di medici fiduciari o sui rapporti di qualche comandante di rep:1rto, che tra. riga, e riga tradisce il vivo desiderio di esser liberato dal fastidio e dall'impaccio dell 'anomt~lo capitato tra i s uoi effettivi. È sempre l 'esame clinico, l' indagine scientifica, le prove p sicometriche, le prove psicologiche, l'osservazione ospedaliera che costituiscono gli elementi fondamentali del giudizio, ma soprattutto le notizie stù contegno e conùott<t nelh vita reggimenta,le riescono talvolta utili ad integrare questo gittdizio. Talvolta l 'imponenza, l'eccessività, la sproporzione, la mostruosità delle reazioni ser vono a segnalare un criminale morboso o a rivelare un anomalo del cara.ttcre, un iuadn.ttabile. Ed ecco detta la parola contenuta nel 2° capoverilo dell 'articolo 27 del nuovo Elenco: « l'inadattabile alla vita collettiva ed alle restrizioni della vita militare! >>. Iu una mia conferenza di presidio sulla «Profilassi psichica nell'Esercito », tenuta a Bologna. nell'aprile 1926, distinguevo le reclute d~tl punto

di vista psicologico in ((adattabili, inadattabili; intermedi ».Non ripeto qui quanto dissi p er cara.tte1·izzare que.sti tre tipi p3icologici di solditto, riferisco soltanto quanto scrissi allora per v edere di identificare l'inadatta-bile a fondo 1norboso distinguendolo dal prepotente, dall'immorale sociale, dal delinquente abituale. Ufficiali di reparto e medici reggimentali, nel primo periodo della perjor1nance del soldato, si trovano t alora dinanzi a soggetti che manifestano a nomalie del ca.rattere o turbe disfunzionali dell'intelligenza, le quali non hanno l'aspetto evidente di entità morbosa ed assumono perciò la figura di atteggiamenti simulatorì o di resistenze passive a scopo utilitario. Il còmpito degli ufficiali in questi casi è dei più delicati, tanto più che sulla psicologia umana e sul carattere degli uomini ognuno si crede in diritto di avere un'opinione e si ritiene idoneo ed autorizzato a formulare un giudizio a.nche quando questo richiede una speciale competenza ed una profondità di indagine. L a recluta che giunge al corpo, pa-ssa perciò prima di tutto attraverso il vaglio psicologico del praprio comandante di reparto e dei sottttfficiali di squadra. T alvolta tra qlilesti ultimi specialmente, si trova qualche elemento soverchiamente ligio alla disciplina, ed imbevuto di esagerata mentalità militare, il quale costringe il cervello dell'inadattabile, eventualmente capitato tra gli effettivi della sua squadra, nelle pastoie del rigore reggimentale. Attraverso le clamorose reazioni disciplinari l'anormale iua.dattabile giunge in fine al medico del corpo, il quale se lo vede arrivare alla infermeria qua-si sempre accompagnato d al caporale di guardia che reca in mano le chiavi della prigione.

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F&ENASTEN1E E FRENOPATIE L.'< MEDICL"'A LEOAl..E :MlLlTARE

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La presentazione dell'anormale al medico reggimentale, avviene perciò quasi sempre in circostanze sfavorevoli alla serena valutazione della sua mentalit.à. Non ci impressioni il <<quadro » che racchiude l 'epi~odio disciplinare di c.'lserma. Spogliato dalle sue parvenze esteriori esso può talvolta segnalare un debole psichico o tm impulsivo morboso da eliminare nell'interesse clèlla collettività militare. Oltre i deboli mentali origina.r i esistono gli «anomali dello spirito n, soggetti a costituzione neuropsicopatica degenerativa o delinquenti congeniti, credo-nervosi o eredo-luetici o eredo-alcoolici o essi stessi intossica.ti di alcool o infetti di lue. Questi individui vengono spesso fraintesi o misconosciuti perchè in essi le facoltà di logica e di ragionamento sono apparentemente conservate; solo la condotta., i loro atti, il loro contegno tradiscono il disordine dello spirito. Questi anormali banno spesso delle stigme fisiche di distonia neurovegeta.t iva, o sono facili ai tremori emotivi e recano le impronte obiettivabili della facile ed eccessiva emotività. in segni psico-riflet:si e psicotimici di orip:ine neurosica, ed hanno reflettività profonda vivacissima, talvolta policinetica, e rifiessi mucosi e cutanei superficiali torpidi; talvolta è completamente spento il riflesso faringo-palatino; sono facili ai cambiamenti dell'umore, a. volte ecce:;sivamente euforici, a volte depressi, ipocondiiaei, persino coniusi. Occorre studiare senza alcun preconcetto e con molta ponderazione questi soggetti inadattabili per costituzione neuropsichica anomala, e circondarsi di ogni cautela, osservando caso per caso onde distinguere esattamente quanto di inscenato o di morboso si trovi in questi episodi di anormalità e in questi soggetti anormali. Buscaino, molti di questi anormali del carattere e del temperamento, li catalogò in vari quadri psicopatologici avvicina.ndoli agli schizofrenici, agli epilettoidi, agli isteroidi, ai nenrastenoidi, ai falsi distimici, ecc., e li riunì tutti sotto il cartello di (( cenestopatici costituzionaU ». In fatto di caratteri e di temperamenti, specie adesso che le dottrine costituziona.listiche si vanno diffondendo non solo in fisiologia, ma anche in patologia, si parla con tanta insistenza di costituzioni ectipicbe, di bradipsichici e di taclùpsichici, di costituzioni schizoidi, cicloidi, epilettoidi, ecc. Sono quelle costituzioni che si staccano dal tipo medio normale e pa,ranormale e vanno verso i gradi estremi della scala fisiologica rasentando i confini della patolog-ia e sorpassando saltuariamente, episodicamente, questi confini quando stimoli adeguati esaltano o deprimono il meccanismo dinamogeno delle a.ttività neuropsichiche costituzionali. In questi capit<>li della fisiopatologia, bisogna cercare l'identificazione clinica e medico-legale <«dell'inadattabile alla vita collettiva ed alle restrizioni della vita. militare >>. Questi inadattabili sono «anormali del ca.rattere ,, che tendono al mendacio, che si mostrano eccessivamente orgogliosi, indocili, impulsivi, che riescono antipatici agli stessi compagni e vivono apparta.ti, che · si palesano eccessivamente erot.ici o sono esibizionisti, o masturbatori, e sono collerici, violenti, ribelli. 1\ia bisogna ~arda.rsi dall'inganno e dalla simulazione, bisog-na riconosce.re in questt elementi psicologici, ora enumerati, il determinismo di uno stato o~gani_co o di malattie psicogene classifica.te ed identificate. Bisogna studiare 1 soggetti osservandoli e seguendoli in tutte le loro manifestazioni


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FRI::NA..'>TE>IIE E F RENOPATIE I~ MEDI CINA LEGALI': MI LlTARE

e non solta nto in quelle di servizio. D medico reggimenttl.le non dia. subito il proprio giudizio definitivo, si ricordi che talvolta il suo credito scientifico e professionale vien.e fondato su questi giudizi che sono pure così delicati e cost spesso fallaci. Occorre osservare l'individuo sospetto studian QOlle l'attitudine ed i proposit.i abit·ua.li, il contegno e la condotta tenut i in r epar to, le modalità con cui reagisce ordinariàmeÌlte nella vita di caserma dina.nzi alle fatiche fisiche ed al regime disciplinare; il suo grado di sociabilità coi compagni, il profitto che ricava dalle istmzioni, il contenut-o psicologico delle eventuali punizioni, la mauier;l con cui si abbiglia e con cui porta e conserva. la propria tenuta; se ne yig ili il sonno, l'alimentazione, le altre funzioni della v.it.a vegetativa., gli eventuali episodi cenestopa.tici. Si estenda anche l'esame sulle attività psico-motorie, sulla mimica e sugli atteggiamenti abitua.li della fisionomia, sulla loquela e sulle luci che proietta il suo sguardo: l'occhio è lo specchio dell'a nima.; una parola sfuggita può essere talvolta il .filo d'Arianna. nel labirinto di un'anima tortuosa. Si consideri il bilancio che presenta il patrimonio intellettivo del sospettato e lo si metta in r apporto con la mentalità. esteriorizzata, con la str anezza o l'incoerenza o la sproporzione d el carattere addimostrato e del contegno assunto . Tutto ciò si metta, in relazione con il tempo di permanenza a lle armi, con l'ambiente civile di provenienza, col grado di cultura, con la posizione sociale e con l'eventuale esistenza di da,ti biografici a carattere criminale o immorale o imbecilloide. Quando il medico reggimentale ha compiuto tutto questo, disimpegnando diligentemente ed intelligentemente il càmpito assegnatogli nel secondo capo-verso d ell'avvertenza. all'ar ticolo 27 del nuovo Elenco, allo scopo di una precoce selezione dell'inadattabile psichico a carattere morbo~o, mandi pure in OS>iervazioue aU'ospeda le il soggetto da giudicare in modo definitivo, ma. non trascuri di riferire per iscritto come prescrive il par agrafo 780 del regolamento del servizio sanitario militare territoriale e come è detto nell'avvertenza succitata, sulle indagini praticate e sul ris1ùtato di esse, con relazioni semplici, chiare, sostanziate, succinte, ma comprensive e discrete accompagnandole dai rapporti del comandante del repa.rto che la ripetuta avvertenza prescrive e di copia del modello 59. Ottempera ndo a tutto quanto è prescritto dai regolamenti ed è dettato dalle norme tecniche e professionali e dalla coscienza morale del proprio dovere, sarà possibile avere tutti gli elementi necessari per una diagnosi sicura, precisa, motivata e si potrà prevenire in tempo l'eventuale incresciosa esplosione psichica dell'inadattabile, oltre che liber are tempestivamente l'Esercito da elementi inutili al servizio, ingombran ti nei ranghi, dannosi alla discipli.na ed alla compagine milita,r e.

* * * Ed ora dovrei parla,rvi dell'articolo 30 del nuovo Elen,co e poichè mi sono indugiato senza volerlo forse un po' troppo, trattando della medicina legale militare delle frènastenie, sarò molto breve, anzi addirittura sommario, nell'esporvi i pochi concetti medico-giuridici militari d elle malattie mentaU e delle sindromi psicosiche contemplate appunto


Jl'R'E.."(ASTENIE E F"RE,:\"OPATIE IN MF:DI ClNA LEGALE MILITARE

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in detto articolo. Il·concetto giuridico-militare che informa l 'articolo 30 è basato principalmente sulla profilassi psichica dell'Esercito. A dimostrare ciò basta considerare c.h e il legislatore prescrive ta.ssativamente la «riforma » degli inscritti quando siano stati internati in un manicomio a scopo di cura, pur essendo apparentemente guariti. È noto del resto, che pochissime sono le malattie mentali suscettibili di vera e completa guarigione e queste forme psicopatiche guaribili si trovano specialmente nelle malattie della psiche da intossicazione acuta e nelle malattie dello spirito piuttosto che in quelle della mente. Le amenze, gli stati confusionali, qualche sindrome delirante allucinatoria da intossicazione acuta del cervello può guarire completamente con prognosi sociale favorevole quando siano cessate le condizioni di tossicità o di tossinfezione dei centri encefalici dell'attività psichica, ma all'infuori di queste sindromi, è molto raro che si possa garantire una prognosi felice quoad valet1uline.m delle malattie mentali, checchè ne pensi in merito qualche direttore di manicomio. E del resto in sede medico-legale noi non dobbiamo considerare la guarigione clinica del processo psicopatico, ma riferirei principalmente alla guarigione sociale della malattia. Molte volte le guarigioni cliniche delle mahtttie mentali non sono che «remissioni » o magari « intermissioni >> che rendono compatibile la vita dell'infermo nella comunità sociale, e consentono perciò il licenziamento dai manicomi, ma anche quando il Direttore dell'ospedale psichiatrico ritiene l'alienato guaJ.'ito, la legge accorda la dimissione dall'istituto di ricovero in via di prova (articolo 64 del regolamento sui ma.nicomi), e lo stesso direttore, per suo conto, raramente dichiara guarito l'alienato, il quale viene quasi sempre dimesso « in esperimento, a custodia domestica e sotto la responsabilità della famiglia >> (articolo 66 e 69 del regolamento succitato ). E non vorremo, nè potremo certamente fargli compiere l'esperimento col fucile in mano nei ranghi delle truppe, nè vorremo trasform are la caserma in una ca.sa di custodia. Per questo il legislatore si è espresso nell'articolo 30 dell'Elenco con le parole: «se apparentemente guarite >>. Peraltro è noto, che secondo le moderne vedute si cerca di spogliare le malattie mentali di quella falsa luce di avversione e di repugnanza sociale che le circonda e a questi fini si raccomanda a.i direttori dei manicomi di esser larghi nelle dimissioni degli infermi compatibili con la convivenza sociale e si cambia il nome all'ospedale dei pazzi chiamandolo Istituto provinciale p sichiatrico, auzichè manicomio. In Francia i manicomi si son sempre chiamati «asili)) e non si tratta certo di asili infantili per età dei ricoverati, ma se mai per regressione o per decadimento della loro personalità p sichica. Accade cosi che per tutte queste ragioni si trovano più matti in libertà, che alienati rinchiusi nei manicomi e non è soltanto ironica quella. leggenda che un b ell'umore voleva fosse scritta sul frontespizio degli ospedali psichiatrici di isolamento: «luogo in cui sono rinchiusi alcun.i ~atti per lasciar credere che tutti quelli che sou fuori siano savi ». SpeCte nelle forme d 'intossicazione e particolarmente nelle psicosi alcoolich.e, «il soggetto è ordinariamente normale quand'è rinchiuso al manicomlo ove non può bere ed è regolarmente alienato quando si trova in


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FM~ASTF.::-<r~:

r,; FRE~OP:I.TI:E TN :UEDlC'INA LECALE )!lLITARE

libertà n. Ma del rest-o la « psichiatria fra i normali n è molto più frequente e più diffusa. di quel che non si creda. Io, a Palermo bo periziato, a.l t.ribunale militare, un caporale allievo sottufficiale che la fa.miglia a.veva. fatto annoiare volontario D<'ll ' E~>ercito, pochi mesi dopo aYerlo aYUto da. quel ma!licomio provinciale in cttstodia domestica per demenza precoce compatibile con la comune couviYenza sociale. La famiglia Iiteueya, che <<la vita militare l'avrebbe guarito delle sue caparbietà meglio che la, cura. in manicomi. . . . ». Sono spesso le assunzioni nell'attività sociale lavorativa. e discipUnata che rivelano le viù o meno gravi minorazioni della mente. Talvolta sono le demenze stupide quelle che si sensibilizzano nel crogiuolo della Yita attiva e fattiva; dice il Vangelo : <<beati i 1Jove-ri di sp·irito »1 ma poco beati coloro elle son co~tr<>tti a dover avere a elle fare con loro. Goethe diceva che << gli stessi dci invano lottano con la stupidità >l. Altre volte invece è la demenza impulsiva che mette a dura prova i poveri malcapitat.i che s'imbattono coi «matti in libertà». Diceva il Roncati: «un po' matti lo siamo tutti», ma bisogna che questo po' sia proprio. . . poco dav-vero, altrimenti la pazzia compromette non solo l'esisteuza sociale dell'individuo, ma anche quella del suo

Ri

ento11rage.

Ma io ho promesso di esser breve e t-omo subito all'articolo 30 del nostro Elènco. Gli alienati già. internati in manicomi devono essere riformati. È inutile mandarli in osservazione agli ospedali militari, perchè anche quando fossero nuovamente riteuuti guariti dal lato clinico, uon potranno mai esserlo giudicati dal lato sociale, e per l'idoneità al servizio militare occorre anche questo ultimo giudizio che nessuno può dare. Ad eYitare abusi, però, e false interpretazioni in materia, è necessa.rio sempre preteude1·e la «perfetta documentazione dell'interuamento manicomiale a scopo di cura. e non di semplice osserva.zione ». E })er perfetta intendo ((perfezionata l> dal lato burocratico e legale: timbri, bolli, autenticazioni di firme e dichia.razione esplicita di ricovero per ma.lattia mentale realmente accerta.ta. Se i Consigli di leva insistessero per l'invio in osservazione all'ospedale militare, non si trascuri mai di mandare contemporaneamente all'inscritto anche il documento o i documenti manicomiali. Vi doVJ·ei anche parlare dell'accertamento medico-le!lale delle sindromi

psicopatiche e psicosiehe degli alienati non ancora ospitati dai manicomi, ma ormai è tardi e 1·imetteremo l'argomento ad un'altra occasione, in cui potremo pru·lare anche delle inversioni sessuali che ha.n fatto capolino nell'articolo 30 del nuovo Elt•nco. Adesso mi piace chiudere questa esposizione, rivolta più ai miei colleghi dei Corpi, che a quelli dell'ospedale, raccomandando loro di essere, come sempre, attivi colla.boratori delle direzioni sanitarie militari non soltanto nell'esercizio del loro mandato uelle sedi di arruolamento, ma anche nella diuturna fatjca tecnico-discivlinare e medico-legale dei reggi me n ti.

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AMBULATORIO OCU LISTICO MILITARE E CIVILE TIRA N A

(A lbania)

RENDICONTO STATISTICO-NOSOLOGICO per il dott. Edoardo Lampls, òircttore

L 'Ambulatorio oculistico, impiantato a Tirana verso gli ultimi di maggio dell929, ba iniziato la. sua attidtà con il 10 giugno successivo, attività che si è regolarmente svolta sino aù oggi senza alcuna interruzione, salvo due periodi quindicinali di fl'ri c a\utisi, l'uno nell'ottobre 1929, e l 'al ~ro nel giugno 1930. Sono state prodig~tte le cure ed eseguiti gli atti operativi necessari in favore degli infermi oculari tan to militari che civili. L'Ambulatorio è fornito dci mezzi di cura e operativi inilispensabili all'estrinsecazione del suo particolare compito e solo una volta si è dovuto consigliare, dopo l'intervento <Operativo, del caso, l'invio di un ferito in I talia presso una clinica, per il fa.tto che, presentando il paziente una sch<>ggia metallica endobulbare, sii rendeva nec(•ssa.r io l'impiego dell'elettromagnete gigante di cui l'Ambulatorio trovasi sprovvisto. L'afflusso degli infC'rmi civili s~Lrebbe sta,t.o anche maggiore se condizioni particolari all'ambiente, quali sopratntto. la penuria di ml'zzi di comunicazione e l'atteggiamento R)Sicologico degli ammalati, c specie dei congiunti, di fronte alle infermità in genere e a quelle oculari in particola.r e, nou ne avessero costituito spe!!so un serio impedimento. A questo proposito b asta dire che quasi t11tti i mala.ti oculari provenienti dall'interno sono ricorsi all'opera dell'Ambulatorio solo nei casi in cui si aveva un'infermità o nn difetto grave di ambedue gli occi.Ji, quando, cioè, il paziente trova vasi impossibilitato ad accudire alle comuni occupazioni. Nel raffronto tra il secondo semestre del1929 ed il corrispondente periodo di tempo del 1930, si nota un maggiore incremento nei riguardi del numero degli infermi oculari che sono ricorsi alle prestazioni mediche dell'Ambulatorio. · Risulta che tutte le classi sociali ne banno benefi ciato: la F amiglia Reale, segretari di Stato, rappresentanti diplomatici, l'Ospedale Civile, la Croce Rossa~ giovani d 'istituti educativi, ragazzi d'istituti di beneficenza, alta e media borghesia, contadini di piccole e lontane contrane e indigenti, oltre , s'intende, i militari e le famiglie di militari. Nel segnalare alcuni dati statistici dei casi osservati nell'Ambulatorio oculistico, distingueremo il periodo che decorre dal 1 o giugno 1929 (inizio del funzionamento) al 31 dicembre dello stesso anno, dal periodo concern e nte l'intero anno 1930 perchè riesca più agevole, in avvenire, mettere in rilievo l'eventuale maggiore attività e i suoi diversi aspetti fra un intero anno e l'altro.


454

l!E:-iDl C' O~'fO S TAT1 STI C O-::~WS OI.O CH C O

DAL 1o GIUGNO AL 31 DICEMBRE 1929.

Negli ultimi set.te mesi, dunque, dell'anno 1929 vennero visitati 155 militari e 331 civili: complessivamente 486 persone con una media di 69 al mese. Ad una buona parte dei pazienti civili iurono fatte le pescrizioni per cura a domicilio, sia perchè non bisognevoli dell'opera diretta dello specialista, sia J)erchè, in riguardo di qualcheduno, il consiglio della frequenza quotidiana dell'Ambulatorio per l'opportuna as:sistenza, non veniva accettato. Tutti gli ambula.nti civili ed i militari furono curati indistinta-

mente e regolarmente dallo scrivente. Le medicazioni praticate nell'Ambulatorio sono state 991 in favore -di militari e 2.161 in favore di civili, con un totale di 3.152 e una media mensile di . 450. N el seguente specchio A riportiamo i d ati inerenti alle diverse infermità e imperfezioni riscontrate~ distinte seoondo la regione dell'organo visivo interessata, salvo i ca,si di trauma.tismo che sono invece riuniti in un 'unica cifra. La lieve differenza tra la cifra dei visitati e quella delle malattie riportate nello specchio A è dovuta al fatto cbe taluni presentatisi all'Ambulatorio o non avevano alcuna infermità oculare o questa er:a di nessuna importanza patologica, ovvero i disturbi accusati erano dn, riferirsi a fatti morbosi estranei alla sfera visiva.

Id. Id. Id.

Id. Id.

Id. Id. Id.

DAL 1° GENNAIO AL 31 DICEMBRE 1930.

Id. Id

Durante l'anno 1930 i visitati ammontarono a.1.210 di cui 55-1 militari e 656 civili, raggiungendosi una media di circa 101 al mese.

Le medicazioni quotidiane praticate nell'Ambulatorio furono c·omplessivameote 7.-163 e cioè 3.637 in militari e 3.826 in civili, con una media mensile di 622. Riportiamo anche nei riguardi di questo periodo di tempo lo specchio dei casi di infermità e imperfezioni oculari ripartiti secondo le diverse regioni dell'organo visivo colpite. Anche qui si riscontrano lievi differenze tra la cifra dei visitati e quella delle infermità accertate e ciò per le medesime r agioni accennate in proposito dei casi avu.tisi nel periodo precedente. Faremo OTa brevissime Considerazioni illustrative sui dati riportati nei due specchi statistici, che, a. un di presso, si equivalgono nei confronti dei due periodi di tempo considerati. a) Tra le varie malattie o imperfezioni oculari riscontrate hanno avuto una certa frequenza le forme con.giuntivali: nei sette mesi del 1929 esse furono in proporzione del 41,50 % degli infermi nei militari e del 22,70 % nei civili; nelranno 1930 del 52 % nei militari e del 21,40 % nei civili. Sono prevalentemente catarri cronici negli adulti e forme fiittenulari

Id


455

REND ICONTO STATISTICO-NOSOLOGIOO

Specchio A.

DAL l GIUGNO AL. 31 DICEMBRE 1929.

I N F E R MI TA

.

l\fale.ttie delle palpebre.

Id.

dell'apparecchio lacrimale .

Id.

dell'orbita

Id.

della congiuntiva .

Id.

della cornea

:\filltari

Chi li

ToTALE

13

Il

24

l

5

6

l

2

3

61

74

135

16

66

82

-

l

l

3

7

I O·

2

4

6

5

5

3

3

. .

. .

.

Id.

.... .. della. sclerotica. . . . . . . . . dell'iride . . . . .

Id.

del corpo ciliare

Id.

della. coroide

1d.

dell'intera uvea .

-

Jd.

del vitreo

-

Jd.

delle. lente

!d.

della retina. .

Id.

del nervo ottico.

Id.

dell'intero bulbo

Id.

.

.

-

-

l

26

27

l

3

4

7

4

11

-

2

2

-

6

6

.

. ...

.

Glaucoma..

. .

. .

Ambliopia, amaurosi e disturbi della funzione visiva senza alterazioni apparenti . . . . .

4,

3

7

.

.

3

9

12

Vizi di refra.zione e presbiopia .

24

79

103

.

IO

16

26

147

326

473

Disturbi di motilitè.

Trauma.tismi

.

J'OTALE • •


451i

R~:'IDICOXTO

ST .\TJSTI CD-XOSOLOClCO

Specchio B. ANNO 1930.

I N ~· E H ) l f T .\

.

Malattie delle palpebre.

)[[Jitnri

('(\•il!

ToTAu:

76

33

109

I d.

dell'apparecchio lacrimaie.

6

7

13

l d.

dell'orbita

4

(l

IO

l d.

della congiuntiva .

282

139

421

Id.

della. cornea

47

124

171

Id.

della scloro t ica.

2

l

3

l d.

dell'iride

l

15

16

1cl.

del corpo ciliare

8

s

l d.

della. coroide

4

1),

l d.

dell'intera uvea .

-

:3

3

l d.

del vitreo

-

4

4

l d.

. della. lente .

4

4!)

53

Id.

della. retina.

l

8

9

Id.

del nervo ottico

4

10

14

Id.

dell'intero bulbo

3

13

16

18

lS

Glaucoma.

.

. -

.

l

. .

-

Ambliopia, amaurosi e disturbi della funzione visiva senza. alterazioni a.pparenti

5

(l

Il

Disturbi di motilità .

14

lO

2 t.

Vizi di refre.zione e pr·csbiopia

50

124

174

Tl'u.uwatismi.

40

66

106

540

()48

11 88

TOTALI-:

.


RENDICONTO STATISTfCO-NOSOLOGICO

457

n ei bambini. Il tracoma non è frequente, tanto è vero che furono osser vati -solo 5 casi nei sette mesi dell929 e 17 casi durante l'intero anno 1930. Queste poche cifre riguardanti il tracoma hanno un valore dimostrativo non assoluto per poter affermare che in Albania la proporzione dei tracomatosi sia sicuramente lieve, in quanto non devesi ammettere che gli abitanti, specie dell'interno, siano stati indotti a presentar~ i in buon numero all'amblùa.torio da una congiuntivite cronica sia pur granulosa. Pur tuttavia non si ha dubbio che se rea.lmente il morbo in parola fosse diJiuso, non sarebbe mancato in Ambulatorio un maggior numero di pazienti t racomatosi o almeno quegli affetti da gravi complicazioni, co..;ì frequenti nella congiuntivite granulosa, specie se non curata. L a notevole proporzione delle congiuntiviti nei militari deriva dal fattu che molLi ùi quesLi, vriwa del servizio, già. soffrivano di catarro più o meno cronico dovuto alle peculiari condizioni di vita delle classi sociali cui appartengono ed a,nche dal fatto che molti militari, como è noto, non disdegnano di diventare, quando possono, diligenti frequentatori delle infermerie o ambulatori per forme morbose cui, se borghesi, darebbero poco o nessun conto. b) Le malattie della comea ba.nno dato negli ambulant.i civili un contributo di poco inferiore a quello delle congiuntiviti: infatti raggiungono, in con[ronto delle altre forme oculari, il 20, 25 % nei sette mesi del1929 e il 19 % circa nell'anno 1930. Sono sopratutto ulceri corneali negli adulti e -cheratiti scrofolose nei bimbi: forme morbose, le une e le altre~ che dànno molta sofferenza e quindi spingono l'ammalato a chiedere sollievo al medico. La frequenza delle ulceri corneali negli adulti, oltre alla ragione sudd etta della sofferenza, è dovuta anche alle manchevolezza igieniche, spiccate in certi r aggruppamenti di popolazione; quella delle cheratiti scrofolose n ei piccoli alla forma costituzionale morbosa specifica, assai diffusa. in Albania, cui sono legate. c) Gli affetti da vizi di re frazione e da presbiopia, che si sono presentati all'Ambulatorio, appartengono nella quasi totalità alle classi più elevate della popolazione ed è facile darsene ragione. Il numero r elativamente alto di essi rappresenta l 'effetto della mancanza dell'oculista in Albania prima dell'ap ertura dell'Ambulatorio: per una precisa prescrizione di lenti correttive gli abbienti dovevano recarsi all'estero, come del resto in caso di seria infermità ocuh~re. d) Vengono poi, in ordine di frequenza, i casi di tramnatismo; quasi sempre si è strattato di reliquat i di ferite p enetranti avvenute anni prima, oppure di piccoli corpi estranei infissi di recente nella cornea. e) Anche frequenti sono stati i casi di alterazioni della lente cristal· lima e sopratutto le cataratte senili: vedremo in seguito che il numero degli operati di cataratta è scarso in confronto a quello dei catarattosi visitati. Nessuno di questi ha accettato l'intervento quando il difetto era in un solo occhio o anche, quando è stato binoculare, da un lato era ancora posseduta. una capacità visiva sufficente ai bisogni della vita. Infatti t utti gli operati di cataratta erano prima privi della vista bilateralmente.


4-58

:RENDlCONTO STATtSTlCQ-NOSOLOCIOO

/) Quasi t utti i glaucomatos·i visitati trovavansi già nello stadio «assoluto », quaondo inutile era qualsiasi intervento: anche a questo propositi& dobbiamo rilevare che solo l'assoluta necessità riusciva a condurrecostoro in Ambul&torio nella speranza che si potesse ridar loro un pocodi vista. g) I n rigua,rdo alle altre formo morbose non vi sono particolari rilievi da fare. Ci si potrebbe soliermare su singoli casi clinici che, per la loro. rarità o gr~wità, hanno indubbia importanza in letteratura; sarebbe allora d 'uopo compilare una monografia, sia pur breve, per ciascuno di essi, il chenon rient.r a nei limiti di questo breve rendiconto. Il numero complessivo di interventi nel periodo giugno-dicembre 1929è stato di 4-0, cosi suddivisi in riguardo alla regione operata: N. l civile Regione dell'orbita dello palpebre N . 6 di cui 2 milita.ri e 4 civili )) delle vie lacrimali N. 4 civili della congiuntiva N . 6 di cui 2 militari e 4 civili della cornea N. 7 di cui l militare e 6 civili N . 3 civili dell'iride )) del cristallino N . 4 civili del vitreo N. l civile )) dell'intero bulbo N. 6 ci vili degli annessi del bulbo X. 2 di cui l militare e l civile ))

)) ))

))

))

))

Le operazioni cs<'guite, invece, durante l'anno 1930 raggiunsero un tota-le di 103, distinte, secondo la regione operata, come Sf'gue: R egione dell' orbita >> delle paJpebre » delle vje lacrimali >> della congiunt iva >> della cornea >> della sclera >> dell'iride >> del cristallino ,, dell'intero bulbo

N. 2 di cui l militare e l civile

N. 26 di cui 14 militari e 12 civili N. 8 di cui 2 miUtari e é3 civili N. 7 eli cui 3 militari e 4 civili N. 46 di cui 7 roilitaJ"i e 39 civili N . l civile N . 5 civili N . 6 civili N. 2 civili

Le 143 operazioni, praticate ne i 19 mesi considerati, costituiscono una cifra inferiore a quella cui esse sa.r ebbero ascese se il consiglio del medicofosse stato sempre accolto. Si not i c he di esse ben 45 sono semplici estrazioni di c01·pi estranei infissi nella cornea. e una decina r appresentano delle termoca11Sticazioni di ulceri serpiginosc o di grave entità. Uno d ei motivi cui ho già accennato in proposito della frequenza dell'Ambu latario, a maggior ragione può essere addotto per r enderei conto della rinunzia da pa.r te degli infermi - specie se apparteng ono aJle classi umili - a.gli interventi cruenti: solo nei casi di assoluta necessità essi (ostacolati spesso dai loro congiunti) si la.c;ciano operare. In tutti i dieci ca.gi di operazione di cataratta, come già si è detto,.


RENDI CONTO STA TlSTICQ-!·101' OJ,OC:l C'O

45!)

l'opacità completa della. lente è stata d 'amùo i lati, f:ttto questo che rendeva il pazien te privo di quahsiasi facoltà utile. Gli atti Op€r~Ltivi furono tutti praticati ambulat.oriamente, ad eccezione dell'estrazione della cat.a.r at ta, che ebbe sempre luogo a domicilio (una, per essere più precisi nell'Ospedale Civile). Si può a!Termare che per nessun intervento si è dovuto hlmcntare il benchè minimo inddente, non ostante l'igiene personale eli molti pazit•nti lasciasse spesso a desiderare e nonostante, p er le estra.zioni dt'lle catara.t.te, fatt.c, come si ò detto, a domicilio, l 'a.tto operativo sia stato compiuto in ambienti igienicamente poco rassicuranti. A questo proposito dcvt>. i dire che l'iridcctomia preparatoria, eseguita sistematicamente in ogni caso, si rese necessaria onde mettere più al sicuro l 'operatore da sorprese spiacevoli, evento qnest.o possibile p er le ragioni dette. Solo nel caso d 'un vecchio ottantcnne l'esito folice dell'operazione venne a mancare - a.d onta dell'accurata esecuzione dell'atto operativo - per via ell o il giorno stesso dcll'int.orvento, il paziente preso da una specie di delirio, cominciò a rivoltolarsi frequentemente nel suo letto, a smuoversi la. fasciatura, e a comprimersi l'occhio operato sicchè, a traverso la ferita operatoria., nnne a formarsi un prolasso dell'iride e di parte delle membrane profonde. oa~i c:hino·gici di 11(1rfù·ol a.r P. im.portan::a cli?1ira sono sta.t i pochi: ricordo quello di un buftalmo gigantesco in un r agazzo di 7 anni che fu necessario enucleare p ercilè deformava notevolmente il viso del piccolo paziente. L 'enucleazione fu dovuta fare con massima delicatezza p er via che il guscio del bulbo era ridotto ad una sottilissima membranella. Interessante è stato a.nch<' un coloboma del t erzo medio della palpebra superiore in una giovinetta; l'intervento rìuscì a togliere il difetto congenito in modo soddisfacente. ~ 1n un caso il paziente presentava a destra atrofia del bulbo ed a sinistra un leucoma molto vast,o e ampiamente a-derente all'iride con occlusione quasi totale della pupilla; data la gravità del caso era da tentarsi l'intervento, sebbene questo potevasi considerare forse inutile. L 'iridectomia praticata con notevole ampiezz-a dette luogo ad abbondanti e ripetute emorragie della camera anteriore, ma, dopo alcuni mesi, il paziente riusciva a dirigersi molto bene da solo. Altro caso riguarda un'emorragia retrobulbare che il paziente aveva conseguito in O. S. in seguito ad un incidente d 'autoveicolo: l'esoftalmo era molto accentuato, il bulbo ocula.re, anche nei più energici tentativi, non poteva compiere il pur minimo movimento, l e p alpebre si mantenevano divaricate, almeno in parte, permanentemente. Vennero praticate due punture esplorative della regione retrobulbare: la prima volta si riuscì ad evacuare circa l eme. di sangue, la seconda volta poco più di mezzo eme. di liquido sieroso rossastro. Dopo due settimane di impacchi caldo-umidi spesso ripetuti durante la giornata, il bulbo accennq a muo,ersi e poi, lentamente, in capo ad un mese e più, l'esofta.lmo scomparve quasi del tutto e i movimenti bulbari ritorna.r ono liberi. Nessuna alterazione del nei'VO ottico - neppure una lieve diminuzione di visus - fu riscontrata durante l'infermità. Un ca-so ancora è degno di menzione per la difficoltà che si è avuta nell'asportazione di una piccola scbeggia di legno, p enetrata giorni prima


4 (3:>

AENUICON'1'0 S'rA'l'ISTICO-N OSOLOGICO

ne lla camera ant<·riort>, e inJ iss:tsi ncll'iricle: parcnt che l'estrazione di essa fo~se compito lieve,

ma la. loea.lizzazione e la. posizione del corpo estraneo

n ell'iride erano tali ello ogni qua.l,rolta si eutra.va. con le sottili pinze, a traverso la breccia praticata a lla prrife1·ia della corn ~>a, nella camera anteriore, la fuoriuscita dell'umore ar.queo :tppiatt.iva ta lmente la stessa camera sì. da rendere impossibile la presa d~·lliL minmcola l5Cheggia. Dopo vari tentativi inut.ili, si pro c('(h~tte :d taglio dPl tratto d 'iriù<: in cui eraa.llogat.o il corpo estr.tneo, residuan.tlone un piccolo colobom ~t senza diminuzione apprcr.za.bile del visus, nonost:tnte i gravi fatti rca.ttivi che indussero all'int er vento. 'Ma il caso ehe rnerit.a. maggior riliPvo non per la sua importanza operat.oria, bensì p(•r quella clinJea,, è il St~ Ut:mt e: una donna sui 25 anni pluripara, dopo un parto ·viene colta da. febbri di carMtere puerperale non molto gra.vi. Appena questo si attenuarono. insorse un'infiammazione a.cuta; a cari<;O d ell'O. D. che venne giudicat.a dallo scrivente, - chia.m:~to dopo parecchi giorni da.ll'inizio dell'inferm.ità oculare come un~t forma di tcnonitt> purulenta comvlicat.a ad una prop·agazione del processo alla coroide limitat amPnt B atl w1a zona corrispond ente allo sbocco della. vortir.osa infero-cstC'rna . L 'ascesso coroidale andò in sPguito diffondendosi ma senza oltrepa.ssa,re i limiti e i caratteri di un vero e proprio fòcolaio. Prat.icata un'incisione della eongiuntiva bulbare in corrispondenza dell' inserzione del mufìcolo retto esterno, ovc si notava una piccola bozza, si ebbe fuoriuscita, di pns cremoso. L 'incisiòne e i cataplasmi di linseme (di cui si fece largo uso prima e. dopo l' in terv~>nto), attenuarono di molto erapidamente i fenomeni infiammatori acuti del processo, fatto questo elle potette dar adito alla speranza di salvare il bulbo oculare, cni l'inferma e i congiunti tenevano con ansiosa aspirazione. Dopo alcuni mesi si iniziò la demarca zione di un solco in corrispond enza del settore infcro-nsterno del bulbo (zoaa di passaggio del processo purnlento dello spazio tenoniano alla coroitle) e lentamente sopravvenne l'atrofia dell'intero bulbo .


NOTE DI

IGIENE PRATICA

DIREZIONE 01 SANITÀ MILITARE DEL CORPO D'ARMATA 01 MILANO

LE PISCINE NATATORIE per il prof. Ugo Reitano, capitano modico

Fra le tante provvidenze igieniche che la moderna civiltà tende a s viluppare e perfeziona.rc, le piscine merit·,a,no particolare rilievo per le diverse questioni d'ordine igienico sociale sportivo ad esse legate: problemi -che hanno apportato una larga messe di studi, di ricerclle, eli iniziative private e pubbliche, speci<ilmente nei pMsi Anglo-~assoni . Le piscine, i cui primi impianti dell'epoca moderna ri:;algono ~tUa prima metà del secolo scorso, hanno incontmto, in quest'ultimo trentennio specialmente, il favore del pubblico che ne ha compreso i gra.ndi vantaggi. In verità esse ra.ppresentano un potente stiruolo all'igiene personale e all'educazione fisica della gioventù, come Roma aveva. già riconosciuto . Nelle piscine i giovani impamno ad addestmrsi nel sano e vigoroso esercizio del nuoto, necessaria preparazione in tanto rifiorire di opere .intese all'armonico sviluppo fisico delle giovani generazioni. n nuoto, uno dei miglioxi e più completi e salutari sports è stato sempre tenuto in grande onore in ogrù civiltà: sembra superfluo qui cantarne le lodi e additarne i benefici effetti. Sono universalmente riconosciuti. E tuttavia noi dobbiamo constatare con rammarico come nel nostro -pa.ese, che è tra i più indicati sotto molti aspetti perchè il nuoto sia in .grande onore, una gran parte della popolazione, e quella che più importa una gran parte dei giovani, non sa nuotare ed è quindi incapace di trarsi d'impaccio e di apporktre aiuto nei frequenti incide n ti che occorrono a.l mare, ai laghi e lungo i fiumi. Sappiamo come una larga percentuale dci nostri soldati, in particolal'e modo di quelli della zona monta.na e di paesi non rivic~rasclù, ignora. <:lel tutto il nuoto: nè si può far loro colpa. se non l'hanno imparato prima di venire alle armi e se non l'imparano dm·ante il servizio militare. Dobbiamo riconoscere che non s'è fatto molto d<L noi finora per a-ddestrare tutta la gioventù al nuoto, aùd<>stramento che dovrebbe iniziarsi nelle scuole. Abbiamo forse reso obbligatorio questo cserciziot lo abbiamo fMilitato e divulga,to, abbiamo stimolato ad impararlo con insi.Jltente propaganda ! Con un po' di rammarico dobbiamo ancora constat.are como presso altre nazioni il problema sia stato felieemente risolto: pif;cine numerosis.sime, ben costruite e ben disciplinate per i fanciulli delle scuole, per i militari 7 per il pubblico in genere che accone lieto al salutare eserci.zio, mentre nel nostro paese il problemi!., nel suo compll'~so, non è sta,to 3 -

Gior11ale di medicina milita-re.


462

LE PISCINE NATATORIE

ancora affrontato e sviluppato con la serietà di propositi e larghezza. di mezzi necessari. Quante piscine natatorie abbiamo noi in Italia Y Ben poche che i() sappia, tenuto conto del nostro sviluppo demografico, e una sola adibit~ ad uso esclusivo di militari (Scuola centrale militare di educazione fisica,). Fatta eccezione di quella recente di Milano, di quella di Bologna (Li t torio) e di Torino (Ymka) resta ben poco (una quindicina), pur sapendosi che ve ne sono altre in costruzione e in progetto. È da augurarsi che in questo mirabile risveglio di energie nazionali, questo interessante problema di educazione fisica sia opportunamente sviluppato e risolto e che almeno i più grossi presidi militari abbiano le loro piscine ad uso esclusivo dei militari, di cui l'utilità per l'allenamento dci soldati, per l'igiene della persona ed anche a scopo ricreativo, dovrebbe esser superiore ad altre considerazioni di minor va.lore. Accenno soltanto, poichè le cifre hanno un chiaro significato, che negli Stati Unit.i d 'America esistono circa 15.000 piscine e che in Inghilterra ve n ' è circa, un mezzo migliaio: il Ministero della salute pubblica in Inghilterra, nel decennio dopo la guerra ha speso oltre tre milioni di lire sterline per piscine e stabilimenti balneari in generale. Ben lungi siamo noi come è ovvio, da queste fantastiche disponibilità: mantenendoci ad un livello assai più modesto, osiamo dire che le difficoltà economiche che sorgono nella costruzione e nell'esercizio delle moderne piscine forse non sono cosl. gravi da non potersi superare poco alla volta con molta. buona volontà e oculatezza o con qualche ingegnosa corobina,zione, e quando si tengano presenti i grandi vantaggi che esse apportano. Ma se nelle questioni igieniche l'aspetto economico assume necessariamente una parte importante, non è tuttavia intorno a ciò che noi su queste colonne possiamo a lungo soffermarci. Interessa a noi far rilevare· quali sono i punti capitali, degni della massima attenzione e dei quali gli igienisti si sono giustamente preoccupati. Una piscina natatoria se :non è ben ideata e costruita., se non è sottoposta a severa regolamentazione, se non risponde a tutti i requisiti necessari, può rappresentare anzichè un bene, anziche uno stimolo all'educazione igienica, un reale pericolo. Gli alla-rmi lancia-ti attraverso i giornali e le riviste di tanto in tantosui molti pericoli delle piscine talvolta sono veramente giustificati (come gli ammonimenti di Bordas), spesso appaiono un po' esagerati e ricalcati a fosche tinte. Non si può disconoscere, a un giudizio sereno, che le piscine non disciplinate e in cui l'acqua non è costantemente disinfettata, possanodare origine a delle infezioni; ma è da pensare che rnan man o si Inigliora la vigilanza igienica e si fa una revisione della cosi detta patologia delle piscine, molte affezioni ad esse imputate scompariranno. V'è tutta un'abbondante letteratura sulle malattie e delle piscine: infezioni gastroenteriche, dell'albero r espiratorio, degli occhi, dell'orecchio e dei seni, della pelle e veneree. Le malattie dell'albero respiratorio, nei pochi casi descritti, son() dovute ad una diminuita resistenza organica per prolungata immersione,.


LE PISC.U'<E NATATORIE

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affaticamento, raffreddamento: il bagno non rappresenta quindi che un · motivo oecasionale nell'insorgenza della malattia (che magari era in periodo di incubazione). Infezioni del tubo gastro-enterico (febbri tifoidi, paratifoidi, dissent~ria e sindromi dissenteriformi da germi intestinali va.ri) qua.ndo non si disinfetti l'acqua a dovere si sono realmente verifìca.te: uno o più portatori di germi possono inquinare l 'acqua della piscina, di cui sempre una certa qua.ntità, maggiore o minore a seconda l'abilità dei nuotatori, viene ingerita. Esistono anche delle osservazioni di casi di spirochetosi ittero-emorragica (Troisier-Korner-Raillet-Levassort, ecc.). Qualche caso del genere è insorto in apparente dipendenza di un bagno di mare. È da notare che se la Leptospira ittero-emorragica può vivere a lungo nell'acqua di mare, è scarsamente resistente alla clorazione dell'acqua di piscina. Quindi le infezioni osservate, sono sempre da imputare a inquinamenti persistenti, o per infiltrazioni in piscine mal costruite o per insufficiente disinfezione. Un'affezione frequent-emente osservata è la cosi detta «congiuntivite delle piscine '' descritta, e talvolta con carattere epidemico, in Germania in Fra.ncla., nel Belgio, in Inghiltena., negli Stati Uniti d'America da numerosi a.utori (Schulz, Bakker, Herford, Bourdier, Chailloux e Nida., Benoit, Engelking, ecc.). La malattia, che ha la sintomatologia di una congiuntivite follicolare acuta e una durata. di qualche settimana, sembra che non abbia un agente specifico eziologico: ma i pareri su questo punto sono lungi dall'essere concordi. M. Fischer, in base allo studio di 30 casi, giunge alle conclusioni che non si è ancora autorizzati ad eleva,re a dignità nosologica tale forma morbosa e che non è dimostrato in modo convincente, che si abbia a che fare con un'infezione specifica, della congiuntiva. Talvolta la congiuntivite si associa a catarro naso-faringeo, a siuusite e a tonsillite. .All'insorgere di tali affezioni prendono parte di certo diverse cause traumatizzanti proprie inerenti al bagno. E ciò vale anche per il catarro tubarico e l'otite media: molto è stato scritto su queste affezioni. Sembra certo che taluni casi siano veramente in dipendenza del bagno io piscina. Un questionario posto dall'.American s pecial committee on bathing places ha messo in evidenza 129 casi di otite, attribuibili alle piscine, Saunders, che s'è occupato delle otiti dei nuotatori, rammenta come i numerosi casi di tale affezione, osservati in una scuola di nuoto a Rochester scomparvero dopo il 1922, da quando si cominciò a praticare la filtrazione e la disinfezione continua dell'a{)qua. P er misura prec~tuzionale è bene evitare che in piscina entrino gli otitici e i rinopazienti (Dagget e Cove-Smith). La maniera con cui si possono propaga.r e le malattie veneree, sono teoricamente molteplici (asciugamani e costumi non ben puliti, oggetti da toilette, occasionati c-ontatti fra i bagnanti, ecc.) ed è superfluo insi.stervi. Fra le varie affezioni della pelle le forme tricoftt,iche occnJla.no un posto importante: particolare attenzione merita la tricoftzia dei piedi, che si propaga di frequente per mezzo del pavimento in legno delle cabine. Qualche Autore ha messo in relazione dei casi di scarlattina, di poliomielite anteriore acuta e di meningite cerebro-spina.l e con l'uso dei bagni


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in piscina. o col soVI·a-afiollament.o negli spogliatoì. T<'orica.mente il pericolo potrebbe sussistere (tenuto conto anche della. concezione dell'origine idrica. della. poliomelite), ma in pratica non paro che vi siano fatti accertati del genere, che una buona disiniezione d<.'ll'aequa enna buona. aereazione degli ambienti rendono assai difficili a. veriftcarsì. Un buon funzionamento delle pi,;cine cbe soddisfi l'igienista. dipende dai seguenti postlllati: 1o Costruzione dell'edificio e impianto dei servizi razionale, secondo le regole drll'ingegneria sanitaria, che in quest'ultimi anni ha fatto notevoli progressi. (Commltisi a qnc:>t.o riguardo il Ge.<mndheits Ingenieur, ultimi amli). 2o Ot.Lima depurazione dell'acqua. 3o Severa regolamentazione. 4o Educa.zione igienica dei bagnanti. Uno stabilimento b en ideato per ubica,zione, ampiezza, areazione deve cont-enere una spaziosa piscina natatoria per uomini e per donne, locali per bagni in vasca e doccié, locali per spogliatoi spaziosissimi, gabinetti da toilette, wa.ter-closets numerosi; vi S~M·anuo inoltre edifici per la custodia degli effetti, per il deposito e per il cambio della biancheria, per l'infermeria, ecc. L'ampiezza delle piscine e alcuni ingegnosi detta.gli di costruzione, d'impianto e di funzionamento dipendono, oltre che dalle disponibilità finanziarie, anche d all'abilità tecnica degli specialisti in ingegneria sanitaria. Ad ogni modo la disposizione architettonica deve essere tale, che sia. impossibile ai bagnanti di p enetrare direttamente sul marciapiede che contorna la piscina, senza essere passati prima per la doccia di pulizia; in taluni stabilimenti (Amalienbad di Vienna) si è costretti a passare, prima. d 'entrare in piRcina, per un piccolo bacino ove circola costantemente dell'acqua ca.Ida e dove i piedi si lavano, dicia.mo a.utomaticamente. D bacino di nuoto deve essere costruito in modo da risulta.re assolutamente impermeabile ed il rivestimento sarà di color bianco o comunque di una tinta chiara. Dal punto di vista sportivo le piscine debbono rispondere a particolari requisiti: hmghezza e larghezza determinate, profondità adeguata, piattaforma a diversa altezza per i tuffi, strie direttive di tuffo e illuminazione del fondo del b acino, abolizione delle scale all'int;erno delle piscine, tribune per gli spettatori nettamente separate dal quartiere dei bagnanti. Indubbiamente il problema centrale è quello dell'acqua, la qua.le è soggetta a differenti ca.u se di contaminazione; a prescindere da quelle dovute a infiltrazioni, a foglie di alberi, a uccelli (nelle piscine scoperte) al pulviscolo atmosferico, alle sca.r pe dei bagnanti, degli spettatori e del personale di servizio (nelle piscine costruite male), a,i costumi da bagno non ben lavati, la fonte più importante di inquinamenti è rappresentata dai bagnanti stessi. Muco nasale, saliva, sudore, detriti epiteliali che provengono anche dagli individui più puliti, sporcizia va.r ia dai meno puliti, urina (l'nrinazione è spesso stimolata dall'improvvisa sensazione di freddo che si riceve entrando nell'acqua.) microrganismi di diverso genere, di cui t aluni trova.no ottimo pabuluro per vivere e riprodursi.


LE PISCINE N ATATOB.IE

L 'inquinamento batterico è il più importnute e può aver luogo anche in a cque appa.rentemente p1ùite e limpidissime. Gli esami batteriologici praticati in acqua dì piscina non disinfettata, dopo l'uso che ne hanno fatto i ba~nanti, rivelano enorme quantità di germi, fino a 300.000 per cent;imetro cubo, dì cui 40.000 Bacterium Coli. Oltre il Bacterìum Coli si tTovauo il bacillo fluoresceus liqucfaci.ens, il Proteus, il l!"aecalis alcaligcnes, il bacillo enteri titUs, il bacillo Pyocianeus, stafilococchi e streptococchi vari, ecc. Pur sapendosi che la più gran }Jarte eli qucst.i germi sono banali sapr ofiti, tuttavia la loro presen za nell'acqua in gran numero sta a denotaTe un notevole inquinamento, specialmente per quaut<> rigua.rda il bacillo C-oli e gli streptococchi. Secondo Ilzhòfer il numero dei microrgarùsmi non è proporzionale al numero dei bagnanti: i primi due o tre giorni che seguono il rinnovamento dell'acqua (questa essendo ancora limpida.) il numero dei geru:ù aumenta costantemente, i giorni seguenti resta fisso e poi decresce, mentre l'acqua diventa. sempre più torbida e si affaccia.no gli indici di decomposizione. Secondo il dett-o A. il tenore microbic<> dell'acqua dipenderebbe da diversi fattori (lotta con i protozoi, antagon ismo batterico ecc.) e non servirebbe a determinare in maniera sicura il grado d 'impurità.. Auto:ri america.ni vonebbero invece che fosse adottato uno « standard » batterio~ logico, simile a quello dell'acqua da bere, e così qualche Ufficio d 'igiene ha stabilit-o dì praticare costantemente la ricerca del bacillo Coli in una determinata quantità d 'acqua (10 centimet.li cubi) e la numera zione dci germi in un centimetro cubo; oltre certi limiti l'acqua è giudicata inquinata. E non si può in verità non lodare questi criteri che vigono nel nord America. M:a l'acqua delle piscine, non va esaminata soltanto dal punto dì vista bat teriologico: è necessario tener conto dei caratteri fisici e dell 'analisi chimica. L'acqua deve essere inodora, e perfettamente limpida (misurazione col fatometro dì Weber, metodo dì Kisskolt). L 'ana.Usi chimica, che non è priva d 'importanza, permette dì valutare l'apporto delle impurità di cui già si è fatt-o cenno. Non Ai può stabilire la quantità urina immessa nella piscina fl 'urea. è difficilmente dosabile e se mai il valore del dosaggio è sminuito dal fatto che essa è rapidamente scomposta per azione batterica); i cloruri non aumentano manifestamente che in seguito aJl1a. clo1·azione. L'accresciment-o dei nitrati è un fatt<> costante: la ricerca dell'ammoniaca e dell'azoto nitroso deve esser fa.tta perchè la loro appa rizione è segno dì una eccessiva impurità dell'acqua.. Per giudicare della salubrit.à dell'acqua. delle pisèiné oltl'è gli indici fisico-chimico-batteriologici, bisogna tener conto di altri fattori. Duuham, ad esempio, chin.ma, << capa.cità totale di bagno » il numero dei bagnanti che possono impiegare una determinata quantità dì acqua (minimo litri 225 per bagnante): << la capacità massima corrente ,. rappresenta il numero dei bagnanti che possono servirsi della piscina uello stesso tempo (milÙino metri cubi 2,51 dì superficie per bagnante) (1). La <<capacità totale del baCl)~: di\ not.Are a. questo riguardo che notln nu,Jva piscina di è\11lauo '(via O. l'onzio) ogni bagnunte fruisce di metri IJU!\drt\ti 14, qunudo s'lm;ncrgono coulem P<Irttncllll\ente ~IlO bn!;'nantl.


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LE P.ISOINE NATATORIE

gno » corrisponde alla quantit.à massima di sostanze organiche che possono restare in una piscina senza influire in modo apprezzabile sulla clorazione dell'acqua. «La capacità massima corrente >> è basata sulla quantità massima delle sostanze organiche che possono penetrare in una piscina « in un momento determinat.o » senza a.umentare seriamente le difficoltà di una buona ptU'ificazione col cloro. Nel Nord America si avvalgono di indici che stabiU.'Scono il rapporto fra il numero dci bagnanti, la capacità della piscina e la quantità di acqua che si aggiunge o si disinfetta (carico dei bagnanti, indice di contaminazione, indice di stagna.zione). Ma è sopra.tutto la maniera con cui è pratica,ta la depurazione che ci fornisce un indice prezioso. Vi sono piscine costruit.e presw sorgenti di acqua ad alto rendimento, che si trovano nelle condizioni privilegiate di poter rinnovare naturalmente e quindi senza dispendio la loro massa di acqua: ma ciò costituisce un'eccezione. In pmtica il sistema della rinnovazione a intervalli più o meno vicini dell'acqua ({tU and em7Jly} seguìto nei primi tempi dell'impiego delle piscine, non può essere adottato perchè urta contro notevoli difficoltà, specialmente di ordine economico, e non dà poi una grande sicurezza di salubrità, sapendosi come l'a{lqua s'inquini rapidamente una volta che è stata adoperata dai bagnanti. n sistema di disinfettare l'acqua in sito per mezzo del cloruro di calce, rinnovandola p·iù o meno r egolarmente, non è più seguito nei moderni impianti. n metodo di depm·azione dell'acqua che oggi riscuote maggior fiducia è quello della filtrazione continua associa.ta alla clorazione. n circuito continuo per cui passa l'acqua della piscina, mentre il pubblico ne fruisce, si può schematizzare cosi: l'acqua, sia direttamente, sia servendosi di nn bacino di riserva posto al disotto della piscina, è presa dagli strati profondi e convogliata a mezzo di pompe su dei bacini filtl'anti; uscita, dai filtri è fll'eata e riscaldata, addizionata della quantità di clorQ necessaria, e qtùndi ricondotta in piscina. n circuito continuo, che permette di ricondnrre nella sua quasi totalità l'acqua della piscina, mai stagnante, richiede tempo vario a secondo della quantità d'acqua e la potenzialità. dei filtri: in tutti i casi non dovrebbe superare le 4 ore. Di filtri in commercio, come è noto, ve ne sono di vari tipi: in genere nelle piscine sono adoperati quelli di forma cilindrica di cemento armato, di potenzialità in rapporto a.Ua grandezza del bacino di nuoto e costittùti essenzia,l mente di vari strati di sabbia, che, procedendo verso l'alto diventa sempre più fina, l'acqua giungendo dall'alto; alla parte inferiore del filtro v'è una griglia e dei canalini che immettono in un collettore. La maggior parte dei filtri per piscine agiscono sotto pressione, ma in determinate circosta.nze (vaste installazioni di piscine all'aperto), tornano anche utili i filtri che agiscono per gravità. Di tanto in t<tnto (nn paio di volte per settimana), i filtri vanno puliti immettendovi dell'acqua sotto pressione in senso inverso della filtrazione, vale a dire dal basso in alto. Questo sistema d'impianto è raccomandato dal Dujarric de la Rivière come quello che richiede poca sorveglianza e quindi poco peraonale addetto: a questo scopo si fa anche uso di un regolatore automatico che controlla lo scolo dell'acqua.


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La filtrazione è preceduta da un'operazione di coagulazione che la r ende più agevole, più rapida e risparmia in pari tempo i filtri: essa si compie, come è noto, per mezzo di uno strato di idrato di allwninio che trattiene per flocculazione t utte le impurità di natura colloidale. L 'aereazione va fatta, nei moderni impianti, per compressione d'aria in uno speciale serbatoio lungo il circuito dell'acqua: ma i sistemi di aereazione possono essere diversi, come anche vari sono i sistemi di riscaldamento dell'acqua, che va riportata alla temperatura di 22°. Negli stabilimenti più moderni, come ad esempio, quello di Heredford e quello recentissimo .m Stuttgart, l'acqua calda che serve per le vasche da bagno, per l'asciumento della biancheria e per riportare l'acqua che va in piscina a.Ua tempe-ratura voluta, riscalda anche tutto intero lo stabilimento, venendosi così .a realizzare una notevole economia. In seguito alla filtrazione l'acqua è resa perfettamente limpida mentre la diminuzione del numero dei batteri è inversamente proporzionale alla velocità con cui passa l'a,c qua per i filtri. Perchè la depurazione sia completa si fa seguire la disinfezione col ..cloro, di cui ormai sono universalmente noti i grandi vantaggi nella depurazione delle acque. Si fa uso di ipocloriti, di cloro gassoso, di cloramina o di -qualche altro prepara,to attivo di cloro: quel che interessa è il tasso di cloro libero che deve a-gire in proporzione di milligrammi 0,2-0,3 a milli· grammi 1-1,5 per litro. In media la. dose di milligrammi l per litro è ·quasi sempre sufficiente. Secondo le indica.zioni di Fawcett, Oalvert, Alison Glover, (Ministry Health, H. M. J. 0.), l'acqua delle piscine deve ~ntenere in cloro non meno di 0,2 parti per milione d 'acqua e non più -di 0,5. Gli esami batteriologici praticati, anche su 50 centimetri cubi di .acqua danno esito negativo; per quanto riguarda il bacillo Coli di fre.quente l'acqua è del tutto sterile. Anche Gra.ziadei, alcuni anni fa nell'Istituto d 'igiene di Torino, .osservò che milligrammi 0,12 di cloro per litro d 'acqua erano sufficienti :Per fare scomparire il bacillo Coli dalla piscina dell'Ymka. È necessa,rio però che la clorazione sia, continua e a ciò servono bene dei semplici dispositivi che dosano automaticamente la quantità di cloro da mescolare all'acqua. La determinazione del clot·o libero (non meno .di tre volte al giorno) e del grado dì alcalinità necessario, se si vuole un'acqua assolutamente limpida, non richiede del pari che dei dispositivi semplicissimi e di facile maneggio. La clorazione, regolarmente praticata, ha inoltre il vantaggio di fare ~patire il cattivo odore caratteristico dell'acqua confinata, che da sola la 1iltrazione non è sufficiente a togliere, ma bisogna guardarsi da immettere un eccesso di cloro che apporterebbe oltre all'intorbidamento dell'acqua un odore sgradevole che fa allontana.re molti bagnanti. Si consiglia di rinnovare totalmente l'acqua della piscina ogni due o tre mesi, se non altro, come dice il Sangiorgi, per ragioni estetiche. Bisogna ancora far presente la necessità di una ripulitura periodica del fondo del bacino di nuoto che si pratica in genere con mezzi automatici. E resta infine la questione più spinosa. La sorveglianza igienica, le frequenti ispezioni del personale tecnico all'uopo deputato, la scrupolosa .osservanza dei regolamenti dànno una certa garanzia della salubrità di una. piscina, ma è necessario fare anche affidamento all'educazione igienica dei bagnanti.


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R LYISTA DELLA STA.)lP A >I EDI('A lTALlAKA E STRANIE RA

L'esclusione di indiYid ni affetti da malattie contagiose, il bagno preventivo con insa-ponatnra prima di entrare in pis<·ina ponendo particolare: attenzione ai piedi, alle regioni pudende, l'invito ai bagnanti (scritto a. cam ttcri ben visibili) di far preventivo uso di water-closets, che debbonoessere srmpre te nuti in perfetto stato, e di evitare di sputare in piscina,. sono delle ottime e indispensabili misure che contribuiscono grandemente a. sviluppare il senso della pulizia e il self-respect, come dicono gli inglesir ma che purtroppo, almeno da noi, non sempre sono messe in pratic.a. Quando l'educazione igienica è formata, come già si osserva nei paesi più progrediti, i bagnanti sollecitano tutte le misure igieniche: necessa.rie per il buon funzionamento della piscina. Io non credo che, servendosi volta a volta, della persuasione e di qualche misma coercitiva, non si possa riuseire a, far sentire la necessità.. della pulizia personale ai giovani, anche in <[Uelli in cui questo bisogno sia del tutto rudimentale o scarsa,ment.e sviluppato. Le piscine natatorie sono fatte specialmente per i fanciulli per i giovani, per la loro ricreazione, per l'esercizio sportivo del nuoto che li ringa.gliardisce nel libero sviluppo delle loro forme. Se le piscine non dovessero essere ben sorvegliat.e una volta costruite,. se i bagnanti fossero abbandonati a se stessi, se non fosse possibile ottenere una migliore coscienza igienica, unita a un più armonico sviluppo fisico,. allora sarebbe meglio rinunciare a questo notevole contribuente, all'educar zione igienica, e sportiva della gioventù. E potrei io schierarmi tra gli scettici ad oltranza che vedono semprelontano il tempo in cui sarà possibile di diffondere l'uso delle piscinenatatorie per il motivo precipuo che il nostro popolo, come tutti gli altri popoli del Sud d'Europa., ha educazione igienica non sufficientemente· progredita~

A me sembra, che potendosi superare l'osta,colo finanziario, comedel resto se ne son superati altri che sembravano insormontabili nella vita sportiva del paese, il tempo sia favorevole per una più larga diffusionedel nuoto in piscina, oggi che la gioventù vive, assai più di una. volta, di sporta e di ga.re ginlliche, e che dalle alte gera.rchie il fervore dei giovani è incoraggiato sviluppato e disciplinato.

RIVISTA DILLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA GINI, BoLDIU~<. D E BERARDINis E

ZrNGALT.- Demografia. (Volume XVIII det Trattato Italiano di Igiene. - Unione Tipografica Editrice Torinese, 1930)Il noto Tn,ttl~tLo H>.tliano di l gieno, che il prof. O. Cnsagnmd<> con tanto-

amore e cura dirige, si è arricchito di un nuovo volume, che r·acchiudo le pii». recenti oonquisto 1iol campo de lla demografia, in un momento in cui taio disciplina vicue ~mpre più valorizzata ai fini nazionnli. E f<so si compone di 4 distinte monografia: Demog rafia (G. Zingali), Ant ropometria (l\f. Bo ldrini), Statistica. sanitaria (L. De Berardinis), Dinamica, d ello popolazioni (C. Gini).


RIVISTA D ELLA STA:\1PA MED!OA

ITALI~A

E

S'J.'ItA~IER A

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Un Ì11s ieme rli dati logicnmontf' si~temnti , snpicnt<>m<>ntC' elaborati e <'hinramente esposti: nspetf i e l':viluppi demografici. caratteri ti:o:i<'i do:>lle raz7.e e malatt ie sociali in t.utti i Pae!>i ed in tutti i t<.>mpi sono ampiamente traltat i. «Descrizione stnti;;t i<'a dello tJOpoln7.iono » è la delinizio110 che il Gini, l'ispiratore de l Volum(", dà di « D omog-rutia ''• dondo t'd essa un sii!'uificnto non soltanto statico, ma anello dinamico: Ni\, camtteri anatomi··i c fì,.,io lo!!ici, inte llettuali e morali, r.iv ili e profe!'<.'!Ìonali, trattazione qunntitat.iva di tutti i caratteri collettivi r elati\'i al:n "Cmm1itil... La m on ogmJìa eluhomfa dul prof. Ziruwli ò un vero mnnualo di stnti;<tica demol!ratica. che comprende tutti fiUe!ll i stnt i in cui h n nno lno,(!o rilcvazioni dem ografiche, con particolare riguardo ull'Jtnlia: dul c<>nsirr.ento dc•llu popolazione ai quat,tro fAttori e:;!;NlZiali cho tre Jetorn.iuauo il dinami,.,rno: matrimonio, nascite, m orti e movimento migratorio. La seC>onda. mono_grafia del prof. Btlldr·ini, "Antropomotrin. "• trnttn tale disciplina dal punto di vista. puramente !:'Cientifico, scnztt addcntrnr;:i ndln tecnica. È una. sistemntir·a ospMizione c!Pi carnttori morfolot?it'i. 1i~iologici e p,;ichiei delle razze-, con:;idorate ll11l punto di vista otniC>o, e dei n:lu t id rt~pporti. Pono lu stat ura fra i carattf'ri morfologici es><CJrziali e n.ttruven'o lo 1 •ost ro stat isticho militari dà. la stntunt media. dei vari compa rtin•c·n1 i d<' l H(•gno. Oltro che per la ;<tntura. vi ò unn. mccoltu di dati sulriudice cefalico, nonehè sui carattEll'i fi;.;ici qutditntivi; cosi pér i gruppi san~uil!ui con J'inrlic€1 biochimico di razza di alcuno popolazioni. I caratteri int..llett uuli, lur'l!Amente np]J iicttti in America, vellg-0110 riportati nei loro quoziE•nti di intel!igenzu. comprel-i::t l'Europa. Rit it'lnc che aUraver><o la scomposi?.ione c!ei vari miscuiZii etn ici gli antropolo~i sono giunti ad identificare le piit impo!'tanti ~ Ultit ù son.atolo:tiche '> o u razze» del genere « homo snpicns •, ma le mzzo non si riscont nmo pilt allo stato p uro sebbene mescolntè nei vari gruppi etn id , cos i como in Picmo11te prevulB la r azza alpina., in Calabria e SardE>t.rnn. la rnzzn mNliterranea, nel Veneto la razza dinaJ·ica, col tipo pilt lJLII'O rwlln Dalntnzia.. ~di'ultimo c,;pitolo l'A. si occupa. d ei caratteri Ìlldivicluali sia ll(:'i loro rapporti di intl"rdinJendenza cJre per CjU!UltO riguarda la rnorbilità, fattori ambientqli o socinli, la l'f'><Ì!itenza allo Ca\t>'(l di mort~. e per lo studio della costituzione s i riferi~<'e al metodo d i Yiola e a lle sue applicazioni. Circa la influenza dei fattor i ambientali richiama i dati d<.'Jin, Antropometria militare. Questa opera. che conta ormai un ciuqunntcnnio dmano tuttor a una piet.ra miliare per g li studi di antl'O)Jometriu. L a tel'7.a monografia« Stnti:;tica ~nn ituria. • ò stata elaborata dal t.en. col. med ico dott. Do Benirdhds, noto da tempo 11el nostro ambiente come cultore di tale disciplma. Dopo una pt'Ocisa. e minnta e~posizione cir~a !'ordinam<'nto delle statist.iche sanitlll·ie, l'A. si occupa dello principali malattie esotiche e sociali, ricordando per ogmma d i f'..Sse l'ag('nte etiologico, il veicolo di infezione, il periodo d i incubazione, la durata, la letaliu\, la ùiffu~ione. La monografia. è ri('ca d i dati di vari Stat.i, e per quanto riguarda J'Jtalia. va dal LS!l5 in poi. Non è eolt.anto una sterile raccolta di cifre, Ult'arida oepMizione rli dnti statistici, ma essi sapientemente illustrati nella loro documentazione sintetica sono fonte di riflessione e di ammaestramento da spingorci ad una vera fl pt'opria nnnlisi demografi<'a. Utile o direi quasi di n.tt-ualità, la. parte cho riguardn l'ordina.mento sanitario, internazionale : Comitato d ' i,Q"ione dolln l:iocietb. delle Nozioni, 1ifficio internazion a le d i Igiene P u bblica a Parigi, Consiglio ~unitario Marittimo di Al es~andl'ia d i E gitto, con speciale riguardo alla organizzazione del la. Stmità pubblica in Italia e delle rolative mansioni che essa. esplica. Chiude la monografia una breve esposizione r iguard1111te il servizio sanit,ario mil itare durante la guerra; organizzazione dei vari servizi, ospedali specinlizzati, profiJassi, morbosità con un cenno alle forme epidemiche che ebbero mag~iore

d iffusione. Sintetica esposizione di fatti, poche ed eloquenti cifre che dimostrano nella loro parsimonia la formidabile preparazione alla c,uale F<'pf.e giungere il Corpo Sanitario :Militare nel fervore della. sua silenziol'a opera. L'ultima parte del volume è rappresentata rlalla m onografia del prof. Gini sulla • D manuca delle popolazioni •. Dopo un'ampio e~ame delle condizioni e d elle prospettive demoi!Tatìche italiane, chiarendo anche la metodologia ùa lui applicata., est-ende l'Ìlldagine a l censimento e movimonto della popolazione d i 13 Stati; per alcuni su un periodo di olt.re un secolo. AttraYerso un'acuta llJ'la-


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E S'l'BANlERA

lis i dei fattori che influenzano il moviment.o delle popolazioni, l 'A. è portato a previsioni sull'a.Yvenire di essi. In un secolo il X~[X, la popolazione mondiale è

salita da 600 milioni a. 1550 circa, con l'attmento del 2:30 %, aumento mai raggiunto; tale aumento persiste nell 'attuale secolo, ma. vari indi.z i mostrano che in vari paesi sono già presenti i germi di una decadenza che non t.arderà. a. manifestarsi. « E Be le nmiOili che noi ci compùtciam.o chiamare civili si avviano t·erso la chiu.sura del loro cù:lo, in quale parte del morv.lo si stanno maturando le ati·r pi deBtinate a prenderne il posto 'l » Per qu11.nto ri~uarda. l'Italia si ha: 16 milioni di a bitanti nel 1770, che diventarono 25 milioni a l momento della oostit.uzione del Regno, per passare a 41,173 alla. fino del 1928 o secondo alcuni calcoli nell961, salil'ebbtwo a circa 63 milioni. Una. va.!<ta visione sulla dinamica. delle popolazioni, in cui ò prospettato lo svolgersi del fenomeno, nel tempo, noi Yari Stat,i, affrontando, attraverso cal coli e sviluppi, lo previs ioni del futuro e l'avvenire d ella razza bianca. SAnATrNI

BARBARA. - Sulla natura e patogenesl dell'osteomalacla. (Rivi:>ta sanitaria s ic iliana, n. 6, 1931). L ' A. illustra un caso di osteomalacia sviluppatosi, dopo un trauma., in un soggetto di sesso maschile di 22 anni; e ne trae occl\...'lione per p~:ocedere ad una revisione critica delle diverse dottrine avanzate sulla natura e patogenesi della. malattia. E dappoichè le circostanze cliniche atti11enti al caso illustrato depongono contro la genesi infettiva e, rispettivamente, a limentare, endocrina, biochimica della malattia; 003Ì l'A. ammette che questa A.bbitt, nel caso speciale, il suo punto di pl\rtenza, o per lo meno dei suoi punti di partenza, nella lesione di un centro trofico (probabilmente diencefalico) regolatore del ricambio calcico. Si tmtterebbe, cioè, di una t rofoneurosi: con la quale affermazione l'A. intende soltanto meUere in giusto rilievo la parte che, nel determinismo dell'osteoma.la.oia. in generale, deve essere assegnata all'alterazione dell'elemento neurovegetativo centralo; senza nulla. voler t.ogliere al contributo che, nella genesi d ella sindrome stessa, deve essere apportato s ia da w1 perturbamento degli altri congegni che regolano il trofìsmo osseo, s ia, e sopratutto, da una lesione della primitiva vitalità. del tessuto scheletrico (costituzione o predisposizione locale).

Ricerche sul fan ciulli Instabili. (Pubblicazioni dell'Uni versità Cattolica del Sacro Cuore, serie 6", vol. V, 191ll ).

CALLI e NECCRI. -

Concl1t.8ioni: l. Anzitutto è evidente la g rande dipendenza. del tipo psicologico dell'instabile in confront.o al determinismo eziologioQ e alla sintomatologia. somatico-new·ologica. Come già si di.<>se, l 'iustabilità. può riscontrarsi tanto nei ~:~uggeLLi

biopt~tiui \{Ut~.ULo

i n quelli cerebropatioi e biocerebropatici; in costoro

poi la cerebropatia può dipendere dai più svariat i momenti eziologici. 2. Notevole è l'inriuenza dell'alcoolismo e della lue nel determinismo d ei nostri casi; anche la. tubercolosi fa la sua apparizione. Notevoli pure i casi nei quali il fattore eziologico è dato da un trauma al capo. D'altra parte le tare neuropsiohiche abboudt~.no nell'anamnesi dei nostri sog~etti, dimostrando una la1·ga partecipazione dell'eredità n europsichica alla produzione dell'instabilità infantile. 3. Dal punto di vL<>ta psicologico poi è sou:unamente degna di attenzione la grande prevalenza delle forme miste, nelle quali, a ccanto all'anormalità. del carattere, esiste un certo deficit intellettuale. Contrariamente a quanto sosteneva Binet, i nostri oasi dimostrano quanto più giustamente S. De Sanctis ritenga senza paragone più frequenti lo forme miste con mentalità. d i tipo deboleinstabile. Questa constatazione merita di e.S$are notata., perchè dimostra l'importanza, dal punto di vista scolastico, del problema dei deboli-instabili, della. loro selezione e della loro rieducazione. Si può dire che, dal punto di vista scolastico. il problema. dell'anorma.lità p.>ichica infantile s i riduce a quello dei d eboli-instabili.


RIViSTA DELLA STAMPA MEDIOA

ITALlA.. ~A

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4. P er la conoscenza e l 'esatta valutazione clinica del debole instabile, tipo, come si è visto, cosi proteiforme dal punto di vista. eziologico e sintoma.tologico, può tornare utile, pih che ltn astratto schematismo, lo studio delle var ietà. individuali in cui il tipo s pec ifico si concreta. Appunto a questa conoscenza concreta di una sindrome tanto irnporta.nte intende r ocare qualche contiibnto la nostra r icerca.

Contributo allo studio della psicologia degli esercizi fisici e della loro influenza sull'attività mentale· e manuale. (Archivio di scienze biololtiche, Bologna, ed. Cappelli, gennaio 1931 ). ~

GÉMELLI. -

O<mclusicmi: Dalle e>perienze descritte ris ulta che gli esercizi fisici sono pro<lotto dell'attività di tutto l'organismo psicofisico, quindi partecipa all'esel~Uzione l oro anche l'attività psichica. Ancora di piet: anche in questo campo si ha l'intima unione dell'attività psichica e d e ll 'attività organica a ùare il tut.to dell'azione umana; le reciproche influenze dell'organismo e d t> Ila vita psic hica e la loro mutua dipendenza si dimostrano quanto mai profonde e cnratteristiche. Si badi, non affermo que.'lto da un p~mto di yis·ta filo;;ofico ma solo sulla base dei dati positivi ricavati dalle esperienze rlian'Zi doocritte. Queste conclusioni mostrano come sarebbe opportuno 'ora. esaminare quale influenza l'educazione fi::.iea esercita sulla formazione d el carattere, inteso questo come organizzazione dell'attività psichica nella persona lità umana sotto la doppia influenza deg li e lementi costituzionali e d e ll'influenza dell'ambiente; si dovrebbe esaminare l'o/t(ltto che l'educazione fisica ha sulla dtsCJiplino. di se stessi e

sulla sociabilità; insomma t.rattare degli esercizi fis ici intesi questi come mezzo di educazione, ma codesti anzieh.è problemi psicologici sono problemi pedagogici e, per quanto e.'lSi siano intimamente conness i tra di loro e non si possano <iettare le Jeg~i di una St\ na. pedagogia. prescindendo dalle leggi della. vita psichica, mi astengo dal tratta.rne, perchò non ho la nece.:;saria competenza e perchè mi ero proposto di illustrare soltnnto il contributo portato da me e dalla mia scuola a]lo studio degli esercizi fisici. Non posso però non chiudere senza presentare tre osservazioni eli carattere pratico che si ricavano come A.ppl icazioni dai risultati delle mie ricerc he: } o La parte che ha. la vita psichica. negli esercizi fisici dimostra che sarebbe errore grave proporsi esclusivamente, come molti vorrebbero e come specie l'atletismo professionale persegue, di fare una "colt.1u·a" fLSiCt\ senza n essun'altra preoccupazione che ottenere il ma.o;;simo renrlimen t o del!' atti vi tà. fisica. La cosidetta educazione fisica., o cultura fisiCJa, come si suoi dire, non può avere pe1· fine di sviluppare in modo en orme de lle ma.<;se muscolari, di fare dei "campioni • di questo o di quell'atletismo, di preparare dei records, bensì deve cooperare, e lo può fare grazie alla parte grande che l'attività psichica. ha n egli esercizi fisici, alla complessa opera. dell'educazione, in tesa come formazione dell' uomo per i fini superiori che l'uomo si proJ.>one. Con ciò vengono conda.nnat1 tutti gli abusi che s i fanno degli esercizi fisici . Insistere maggiormente su qne.'lto punto non ò qui mio còmpito e perciò non sarebbe di btton gusto; bMt.!wa. accennare a questa conclusione che S!(Orgo. spontaneamente dalle ricerche sperimentali da me compiute e che qn.i ho riassunte. Non posso però non a.g~iungere che questa conclus ione coincide con conclusioni cavate dai principi di tma sana pedago(5ia. 2o É stata organizzata in questi ultimi tempi l'assistenza medica alle attività. sportive in specie ed a. quella fisica in genere. La federazione italiana dei medici sportivi ha svolto in questo campo un magnifico lavoro di organizzazione del quale va. data. ampia lode ai suoi promotori. Lo scopo dal quale fu mossa la. Federazione nel suo va.st.o lavoro è esclu.'livamente medico. e quindi igienico ed eugenico; ossia. il miglioramento della. l'azza, ottenuto anche per mezzo dell'~ercizio fisico. A raggiunge re questo scopo valgono la dis<'iplina. medica degli s-porta e la. ra.zionalizzo.zionG di essi; ad attuare questi mezzi furono preparati tecnicamente medici specia.!Lizzati; la. scheda introdotta allo scopo di permettere al medico di seguire 1 giovani nella loro educazione è assai bene redatta dal punto di vi..'lta antropologico e da. quello medico, e dan\ buoni frutti.


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RIYISTA DELLA STA!>IPA

~.!}:DICA

ITALIANA. E STRANIERA

Non posso però non o,:;sorvare che sarebbe ~rave errore· limitarsi all'esame dal p\mto di vista medico. Come n ello studio e nell'assistenza d e l lavoro il punto di v;:;tn <.lclla psicolo!ria tlcl lavoro è stato in tegrato da que!Eo della psicologia e ne è natA la psicotecnirn che orrnni tant.i progressi ha p romosso nella razionalizzazione d el lavoro. così lo studio e l 'assistenzt~ negli esercizi fi'!ici e sportivi dal punto di vi>:tlt medico deve osst>r.e intcgrnto con lo studio e l 'a.ssist·lmza del punto di vista psi1·ologic·o. É d esiderabile ed augura.l,i le chE' la Fed erazione dei medici sportivi chiami nel suo seno medic-i compcteuti nel parti~·olare campo della psicologia sperimentale e compl1•t i il suo prezioso c<;mpito anche con quello della selezione e delrassist.onza psicologic;a ne.gli esercizi fisici e sportivi. Una. razionaliizza?jone completa tli e;;si pr-esuppone la cono,;cenza. della fisiologia dell'attività, umana, mt\ non può es.c:ere feconda se non poggia anche su dati forniti dall 'esame psicolog-ico e sulle legai della ps icotecnica. Quando questo sarà. fatto senza du bhio alcuno si sarn a,;:;icurato in qnesto campo m1 notevole progresso.

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Influenza dell'alimentazione Idrica sull'accrescimento corporeo e sulla genesi del gozzo e delle disfUJnzionl tiroidee. (Ri,.;sta di Patologia nervosa e mentale, fase. II, l 031).

CoLELLA. -

Dall~t somma d elle numerose ricerehe sperimentali praticate per p iù anni sopra differenti speC'ie animali. in rapporto all'tllimentazione idr·ica e alla composizione chimirn difettosa. delle acque; dal complesso d eali studi clinici sopra 512. casi di forme tipiche e di forme fru ste di goz;:o esofta lmico fatti per più di 25 anni, l'A. perviene a.Ue conclusioni principali che SE'_guono: l. Il jlozzo, l'accrescimento corporeo, le di~funzioni ti1·oidee sono in dir etto r apporto con l'uso di determinate acque (acque gozzigene). 2. Con l'uso d elle acque suddette, fatto fino dal p r·imo t-empo della vita, si può determinare sperimentalmente il gozzo in alcuni mammiferi: gatti, cani, ecc- (gozzo sperimentale da. causa, i<lrica). 3. L'alimentazione idrica, fatta lungamente fino dal primo tempo della vita con tali acque gozzigene, nei usmnrniferi suddetti, oltre a produrre ipertro·

fia tiroidea, colpisco l'il1tero organismo, d eterminando, specialmont~ nel pe· riodo della crescenza, una diminuzione dell'accrettcimento corporeo a,o;sociata ad una precocità dello sviluppo somatico-psichico. 4. L'uso dello acque gozzigene suddette, nella specie umana, produce larga.ment,e una twnefazione della ghiandola tiroide, che ricorre con carattere quasi endemico, tra le popolazioni che si alimentano di cpleste acque, massimamente nelle donne. 5. Negli stadi più avanzati, in dipendenza d elle acque medesime, con lo stesso carattere quasi endemico, da queste forme di semplice tumefazione tiroidea possono derivare molteplici varietà di disfunzioni tiroidee (pseudo-basedowisroo), fino alle forme tipiche di gozzo esoftalmico, massimamente in seguito ad alcune particolari influenze (ge:netti idrica delle disfunzioni tir oidee). Gozzo e morbo di Flajani-Basedow diventano allora una sola malattia: l'uno è il primo, l'altro è l'ultimo anello di una lunga catena di forme intermedie, che affermano sempre piò la nozio:ne di unità della sin.drome ipertiroidea. 6. In riguardo ai principii attivi di queste a{lque gozzigene, l'A., da alctm~ indagini e reperti, inclina a ritenere che siano germi specifici o a.nche element1 tossici, elaborati da microrganismi, che agiscono tossicamente sull'organismo e precipuamente sulla ghiandola tiroide. É possibile che i suddetti elementi agi· scano entrando in combinazione con i composti jodati dell'orga.nismo e con l'ormone jodato tiroideo. L'A., inoltro, stud ia l 'etiologia, la patogenesi, l'anat.omia pat.ologica, la sintomatologia somatico-psichica e la cura delle suddette forme m01·bose; e, infine illustra. e documenta lo. ùi lui monografia con 113 figure.

HEnmo. -

Tono del nervi cardilacl e vasall In rapporto al problema della Iper-

tensione. (1\fiin.ch. med. Wschr., 3 gennaio, 1930). L'A., di cui sono n oti gli studi snl riflf'sso del seno carotideo in rapporto al dinamismo cardio-vascolare, ritiene che, come il cuore è sot,toposto all'i.nfluen.~ antagonistica o meglio s inergica dell'apparato vasttle e !Sin1J)Utico, anche per 1

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAUANA E STRANIERA

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vasi si debba ammettere l'e.<;is t,enza rli ~ppRrnt.i cho {lresiNlano a un tono dilatatore e costrittore. Si è dnbita.to fino a non molLo fà rlell'osistenz11. di nervi dilo,tatori per la difficoltà nelle rieercho Rperimontalì d i n bolirne la. flmzione, tanto <:he da molti, Tigersteclt e a ltri, si dubit.ò pnw::;;;e arnmettersi nn tono dilatatore. Dopo la scoperta d e i n ervi del seno carotideo ciò è essC'n7.ialrnente modificflto, quando si tro\·ò che coll'llbolizione di d otti nervi e di C[llolli aortici si otteneva un aumento duraturo d ella prc::;,;ione san,g11iqnf\ e della frequonY.a cardiaca. Questi nervi poss€'ggono quindi un loro tono che s i r·Pnde valido per via riflesso. s ul cuore e sui vasi in m odo tale da rinlznre da una part<! il tono d el vago diminuendo il simpatico accelerante. elevando dall'altra il tono dilatat.orio con là conseguente diminu7.ione di quello costrittorio. Poichè razione di essi si esercite• in modo tJÌÙ evident,e sullA. pressione, l'A. ha chiamato d etti noni, freni della pressione san,guigna (Bl·utd.mckzii.JlP-r). La pressione sanguigna ò pure un cocfli<'iente che ag-isC'e per conto !'lliO e mantiene il tono, se essa munenta d etti nervi ne f1·enano l'ascesa, se la pressione cade in basso essi ne arrestano la diminuzione; si hu così un aut.o-rej!;oltl'l.ione riflossn della p ressione sanguigna. In svnri1tte c ir<'OShtnze si può fwere un'a!tern'l.ione di questo processo di auto-regolazione, ad esempio nella ipc1·tensione arteriosa. Nello studio di quosta ci si è rivolti e.<;Senzialrnente ai vasi e t.roppo poco al cuore: si è analizzato accuratamente le conseguenze dell'altera.ta funzione dei vasi sul cuore {ipertro!ia e dilatazione), m a non si è parime nte investi~::t•t•O se e quanto il coefficiente del tono vaso-costritt.odo irtnl'l.i anche il tono d ell'accelerante. Da ciò dipende che in clinica si ò post11. poca attenzione alla. frequenza cardiaca nella ipertens ione artf)rio:'la. É importante a questo proposito il fatto che nella ipertensione la frequenza cardiaca è il più ùolle volte troppo elev11tlt dattl. l 'alte;:za della pressione. Ciò a>-rebbe dovuto fi:::sare le inda0ui da vario tempo qun.ntlo si pensi che fin do.l 1859 il fisiologo ll1al"ey trovò che ne ll'aumento della pressiorto arteriosa dim.inuisco il numero dei battiti che aumenta invece nella ipotensione. Ne lla ipertensione quindi d eve essere p resente un meccanismo che altera la. Ruddetta auto-regoluzione non solo per i vasi ma anche per quello che riguardit la frequenza dei battiti cardiaci. L 'A. da munerose ricerche sperimentali e cliniche (prova d ella iperventilazione polmonare, ecc.), lasciando per ora fuori di discussione l'azione della adrenalina, considera come un importante coefficiente nei riguardi d e l tono vaso-costrittore e accelerante cardiaco l'a-cido carbonico sempre attraverso i già menzionati nervi fl·enatori della pressione: si t rat.terebbe msornma di auto-regolazione con l'int,ervento deU'~teido carbonico: l'aumento di questo causa nn'elevazione della pressione sanguigna, allora ven~ono più forternen t,e eccitati i nervi frenatori che a loro volta si oppongono all'aumento della pressione: la diminuzione dell'acido carbonico produce una caduta della pressione arteriosa alla quale contrastano i così detti nervi henatori diminuendo a loro volta il proprio tono. 13ERTOT.UCCI \YENOKEBACH.

braio, 1930),

L'uso della digitale nella pratica. {13ritish ì\Ied. Journal, l feb-

La digitale è indicata in tutti i casi di debolezza cardiaca; da molti si fanno tuttora delle eccezioni a questa norma generale; in casi di ipert,ensione arteriosa, d i malattie va.lvolari aortiche, nelle aortiti e anche in casi con polso marcatamente raro, è d iffuso il concetto che la di~it1tle non debba essere somministrata. Questo punto d i vista, secondo l'A., è di gr-an danno per i pazienti. Le difficoltà di un esatto e corretto dosaggio della digitale son ben conosciure. Secondo la vecchia. abitudine il vV. fa uso di dosi grandi, medie e piccole, avendo come si stema. di impiegare sempre una data unità di sostanza attiva come bnse del dosagg~o e P?ichè i moderni prodotti della di~-?;itale sono s tandardizzati a uu decigranlfno di foglie polverate, questa. qutlntità della d1·oga è quella che per lo più serve di base nelle prescrizioni dell'A. J..:e fogli_e sono nettamente preferite, quando non sia. richiesto per un effetto rmm~~tto l'uso ipodermico o intravenoso. Nel trn.t.t.n,mento digittllico vengono assoctatt con grande vantaggio i diuretici. Oltre la caffeina, teobromina ecc.,


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RIVISTA DEC.LA STA.'iPA MEDICA ITALIANA E STRA.."i'lERA

sono di grandissima utilità i recenti preparati mercuriali; il novasurol, il salyrgan applicati in dose appropriata e al momento opportuno costituiscono un grande progresso ne lla cura dei malati di cuore, colla diminuzione delle resistenze cir-

colatorie, coll'alleggerimento del cuore e dei reni d i pa.r te del lor o c6mpito, spia-

nando per di più la via ad una ma~:giore efficacia della digitale. Nelle forme di aritmia la digita.le che in larga dose è causa nota di eJ..'i.rasistoli, se impiegata in piccole dosi, può far cessare le irregolarità. del ritmo, manifestandosi spesso ef1icacissima nella fibrillazione auricolare, in questo disturbo del ritmo possono pure e."SSere usat.i con efficacia la stricnina, La chinina specie nella sua formn più recente, la chinidina. Accanto a queste è stato di recente pure introdotta la. papaverina, quando si voglia agire snU(l, circolazione periferica per evitare l'azione costrittoria d ella digitale sulle arterie. Per quanto riguarda il trattamento digitalico prolungato si debbono distinguere le dosi molto pie· cole, dalle wa.ndi dosi. L'A. intende per dosi piccole quelle che non superano i ctg. 5 di foglie polverate; con tali quantitt\ giornaliere prolw1gate assicura. di essere riuscito molt,e volte a portare miglioramenti in individui presentanti fatti notevoli di scompenso, iposta~;i polmonari, fegato grosso, ecc. Il tipo delle dosi più forti è specialmente vantaggioso nei casi in cui a tm certo punto si ha tm atTesto dell'azione curativa della digitale, causata spesso da fatti di accumulo. In questa fase il metodo d elle dosi piccole , non avendo più nessun effetto, l'A. dà dosi pii1 elevat-e gr. 0,30 circa a giorni alterni: ciò permette di mantenere il paziente per mesi ed anni sotto l 'azione d i dosi sicuramente attive di d i gitale, senza alcun segno di intossicazione. Con questo sistema. è possibile anche in casi gravi di fibrillazione auricolare ot.tenere cospicui migliora.monri e ciò che più conta ma.ntenerli. BERTOLUCCI

L F.Wis. - Sintomi precoci di debolezza cardiaca a tipo congestlvo. (British ì\fed. Journa.l, 10 ma-ggio 1930).

Si distinguono, come è noto, dt1e forme di debolezza o di insufficenza cardiaca: quella cioè mnnifestantesi coi fatti a.p pa.rtenenti al gruppo così detto an· ginoso, e quella che si rileva ini7.ialmente colla dispnea e continua. nel suo sviluppo colla profonda conf2:t'!st.ione del sistema venoso. A questa seconda. forma, sboccante nel così detto scompenso, termine che dovrebbe essere abbandonato perchè esso implica. molto di più dii quello che può essere d imostrato e p oicbòin fondo nasconde l'essenza dei fatti, c he l'A. sostituisce con <kbolezza cardiaca congesti1;a, sono ded icate le righe che sejZuono. Quando es.'lo si sviluppa gradualmente i sintomi insidiosi hanno un ordiue presso a poco definito nella loro comparsa. Manifestazione principa.Je la dispnea.: la grad uazione di essa si ottiene non dall'entità del disturbo provocato, ma. dalla misura dello sforzo fisico che ne causa. lo sviluppo. Si avrà dapprima. nel camminare rapidamente o in salita, poi nel percorrere lentamente piccole distanze, più tardi sarà. presente anche a.Jlo stato d i riposo. È negli ultimi due stadi che appaiono i segni d ella congestione venosa. Ln misurazione diretta della pressione venosa è stata praticata largamente dall'A. e con buon resultato; essa però non può entrare nell'uso com\me per cui i l Lewis da vari anni s i è ingegnato di applicare un metodo alla port.ata di ogni buon osservatore, tenendo presente che al controllo di esso ha notevolmente contrib11ito lo studio strumentale della. pressione venosa. Le vene gh1gulari esterne usualmente si osservano rigonfie al collo, seguite più in alto il rigonnarnento cessa, a. un punto presso a poco situat.o al livello dello sterno, di poco più alto o più ba..<>so. È necessario assicurarci che il rigonfiamento termini in quel punto della. giugulare esterna, e che piuttosto la vena non decorra profondamente nella sua parte più alta. P er chiarire ciò, basta appoggiare le$!germente un dito sul la vena. al disotto, ed es;;a si riempirà mostrandoci il suo deco rso supet·ficiale. Il rigonfiamento fisiologico delle vene del collo varia a seconda dell 'inclina.zione del corpo. Il Livello venoso sale a varie altezze nella congestione. Qmmdo la p ressione venosa trASmessa, ben s'intende, dalla. orecchietta. destra, è rialzata un poco, la colonna si vede arrivare all'altezz.a del cent.ro del


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m . s tr. cleid omastoideo o dietro a questo ; se la pressione è più grande le vene sono rigonfìate sino all'angolo della mandibola., a volte rimanendo, nei casi più avanzati, distese anche quando la. testa e le S}>alle sono alzate sul letto. Si ricordi che le vene al collo di una. persona snna, svest.it.a, che stia senza sforzo in posizione eretta normale, n on sono mai piene; nella cospicua congestione esse d ecorrono come corde per tutt.a. l'estensione a.i lati del collo. È necessario acquistare familiarità. con questi fenomeni e coi semplici p1·inc ipi idrostatici ad essi connessi. Le p rove d ebbono essere realizzat.e con le dovute precauzioni; specialmente si deve gmudare che n~sun o_l;!getto di vestiario o un muscolo teso possa. premere sulle vene t ra. il punto di osservazione e il c uore . Qualc he volta le vene del collo sono da prima d istese, presumihilmente perchè il loro pas;mgjrio att raverso le profond e fascie d el collo non è lihe ro; un piccolo movimento del capo potrà aprire la via. a l d eflusso. Vene rigoniìate ad un lato solo indicano una ostruzione localizzata e non hanno importaiiZS. <ht l ptmto d.i vista qu i consi· d orato; spesso tali rigonfiamenti possono essere all(lggeriti dA. tma piccola rota· zione del ca.po, la vem> che ha la pressione piì1 bos»t> è la sola ad essere usata come indice d i pressione gcnerule venosa. Questo giudizio del live llo vonoso dunque, sebbene più impreciso d el rilievo manometrico, è abbastanza. esatto per scopi c linici tale da essere usato con utilità in caso di malattie sosp~tte o reali del s istema cardiovascolare. L 'A. ag!riunge numerosi e pratici ragguagli sulle modalit-à per distinguere il polso arterioso dal polso venoso alla base d e l collo ed, enumerando poi i sintomi successivi della debolezza cardiru:(l C011.!Jil8ti·ua, insiste s pecialmente sulle manifestazioni di essa al livello del fegato. BERTOLUCCl

Jmportanz:a dell'esame radlologlco nel determinismo dell'età di una frattura. (Rivista di Radiologia e Fisica medica, luglio 1930).

GERIN. -

L 'A. in una. nota. preventiva espone i concetti da segui:re per apprezzare approssimativamente, dal lato radiologico, l 'età d e lle fru.tture, riferendosi in questa nota alle fratture ùel femore, ben inteso in casi nei quali si potevano esclud ere cause patolo!riche concomitanti. L 'A. prende in considerazione la comparsa del callo, che di soUto si inizia alla fine della 2n sett imana, comparendo per prima il callo iinterframmentario. Altro elemento importante si ricava dall'aspetto di quella strisciolina di tes$ut.o che è l'espressione del t-essuto ost.eogonetico del callo periostale, essa. nelle fratture datanti da meno di 2 mesi si pre-'!enta. come mHt st.risciolina stra,o:;parente e continua, mentre, dopo il 2° mese, questa strisciolina comin<> in a diventare discontinua ed alquanto opaca.. Dal volume del callo si possono avere criteri solo molt.o re lativi, dato che il volume del callo è molto variabile: si ha. un callo disc•·oto in frutture con buona. posiziono dei monconi, e callo voluminoso in fratture con spostamento d e i monconi e con framment i liberi. In genere il callo raggiunge il rru.lls.'iimo volume alla. fine del 2o mese, a questo ptmto resta stazionario per tm certo tempo, ind i comincia. lentamente a diminuire. La scompa.t·sa della linea di frattura si ha. verso. il 5o mese. Criteri più impor tauti per l'età di una fratt ura s i possono avere dalla strnt.tura. e dall'ol?acith del callo. La struttura del callo è riferita dall'A. a tre tipi: uniforme, retwolare, trabecolare. Verso la fu1e del -10 mese il callo perde la struttura reticolare ed assume quella uniforme, rimanendo ta.!e fino nl 12o.)3o mese~ in quest'epoca comincia a differenziarsi nei due tipi di tessuto osseo: corticale e spugnoso. La parte corticale riprende la sua struttura. normale g"ià alla fine del 1 6° mese, la spugnosa invece solo a lla. fine del 2o anno. Ciò s i verifica nelle fratt~e '?on frammenti non dislocati. In quelle con dis locazione dei frammenti, la. n costttuz.ione completa d ella spugnosa avviene piì:t ta1·di {verso la metà del 3° anno), mentre l'aspetto della cor ticale non subisce variazioni degne d i nota.

L'apprezzamento doll'opacità. del callo noi diversi perioLli, dall'A. è fatto col paragone d ell 'opa.cità. d i un tratt.o di corticale o di spugnosa d ell'osso normale. La scomparsa d ella sfumat.ura. d ei margini d el callo nvviene verso la metà


471.3

JUVISTA D ELLA STAMPA J\IEOfC-1. ITALlA.."<A E STRANIERA

d el 3° mese: allora i ma r gini diventano netti e d elimitati. L 'opacità. d el callo è eglLO.ie a quella d ella corticale n onno.le ne l period o tra 5() e ()o meae; alla fine del 6° rnese l'opacità. del Ct!.IIO è ffi!ll!iZiore d i quella d ella corticale. poi l 'opacità va. lentnmente diminnondo. finC"hò verso la fine d e l 20 anno in corrispond en:r.a. della. cortic~tle r icOl'titu ita. ed al la fi ne d e l 3° a nno in corrispondenza della. spugnosa. r icostituita, l'opacità. avrà ro.e:giunto il suo grado normnle . [Il poter aven~ gli elementi per diagnosticar e con Sltfficien te sicurezza l'età. di una frattu ra . o1Lre un eventuale interesse a scopo fiscale, n ello. pra.t ica militar~ h a anche un grande int.ere«qe rel nti v!~m'lnte alla cur·a nonchè a i provvedimenti me<.lico·l e.~<tli di alc uni pttrti co l~;~,ri casi. Tutti gli e lementi seguit,i ne lle ricerche d e ll 'A. possono f a re ottenere il crit e ri o sutli::!ientement.e esatto d e l mod o come s i s volge il processo di ripa r az ione di una frMtunl (delln quale s i conosca l'età), rife rendos i a lle condizioni medie di sta.dii co r..-ispondon t i di comuni fr·a.tture. per r ego!Ms i in conseg-uenza sia per eventuali c uro, s ia per pr·ov~·odimcnti modico.Jegali. (Nota del R ee. )]. D UBBIOSI

DESCHIJ<:NS e KEPcHroZÉ . -

Cultura di Enta.m eba dissenterica in un terreno a base di agar di Musgrave. (Révue cl'ygièn e et de m édecine proventi ve. Vol. LI!, sett-embre 1930).

D o po aver pa;;.,;ato in rapirla r assegna i pre:Jedenti studi sulla cultura in a.g a.r dell'enta meba d issentedca o d opo a.vot' ri cordato come i torrerù a b ase d i a.ga.r siano p er essa p oco nut ri t i,ri, l' A. espo ne un m etodo da lui sperimentato per ott.e ne re una più Jun r::a vit.a lità d elle cn ltu re. Egli prepara un teiTello in cui distingue: a.) una parte solida. (a.gar gr. 20, Kacl gr. 5, estratto di bne da g r. 2 a. 5, H 2 0 dist. cm3 • 1000 con un PH che n on oltrepnssi il 7 verso l'ncn.llnità), in tubi inclinat i di cm 3 . 5; b) una parte liqttida (soluz. di RingE)I' o sol uz. fi:siol. a l 6 p er utille con PH da. 7 a 7,6), cm3 • 5 per tubo. Ad ogni tubo aggiunge gr. 0,02 di polvere di p esce o di muscolo di bue steri lizzata e gr. 0,0::! d i amido d i t·i:;o ster:ili7.zat.o. Con questo t erreno, nuovo e pratico, ha ottenuto d elle c u lcure ricche fin dal terzo giorno d ella sem ina o del trapianto ed ~u •a vitali tà d e lle cult ure stesse d i oltre I O giorni. D escr·ive le due fasi che le culture subiscono, q uella di f ermen taz ione butirrica dell'amido e q u ella. di p utroÙl7.ione delle a l bumine , studiando l 'evoluzione del PH. Riferisce i risultati ottenuti colbivanù o varie encamebe. PIAZZA THONSON. - Malattia di Addison: la radiografia eome mezzo diagnostico. (The Lancet, 11 ottobre 1930). La diagnosi d el morbo di Ba..c;edow è usualmente basata s ul riconoscimento d ei s intomi e se~ni fisici risulta nti d a lla alterazione delle g hiandole sopra. renalii. La. pig ruen tazione d ella pelle e delle mucose, l'astenia. del sistema nervoso e muscolare, le d eboli contra.z.imù card iache associate a bassa. pressione, i disturbi gastr·o-intestina.li col t ipo di anoressia, vomito e diarrea ecc., costituiscono i sintorni più import.anti. L a pi~;mentazione rappresenta il segno più car atteristic o, essa p erò può essere tlssont.e; d'altra parte sva.riate condi:r.ioni dovute all'ambient-e od ad agenti rnorbigeoi diversi p ossono imprimere alla. cute un colore che s omig li al!lt t inta bronzina. L ' A. d escrive 1111 cnso in cui o lt re alla s intomatologia più comtme si è avuta la dimostrazione diretta d ell' ttffezione sopra renale . I n una r adiografia annessa al. la voro si n otano due aree t riango la ri con calcificazioni irregolari da. ciascun Iato al l:ivello della prima v ertebra. A de.~tra dove l'ombra renate è v isibile, l'ombra suddetta h a chiammente l'aspetto ùi una. specie di cappuccio. La. forma e la posizione di esse colla parziale calcificazione corrispondono all'imagine deUe g hiand o le sopra r en a li.


RIVIS'fA DELLA STAMPA MEOfCA ll'ALIA,.'fA E

S'l"RANU·::l~A

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L a prova diretta rad iografica è natuntlmente po;:;itiva quando a lla tubercolosi delle ghiandole è as:=sociata la presenza di d<'positi cu lrarei nell'interno di esse; in ca.'òo di semplice at1·olia uelle su rrenali tale s intomo no11 S<trà vil;ibile. il ERTO! .t: CCI

Ricerche sulle reaziomi di Wassermann e di Sachs- Georgi mediante l'ultrafiltrazlone del sieri di sangue. (Bollt'ttin0 ddl'Istituto sit"'oterapico

'CASA.Z ZA. -

milanese, ottobre 193U). Dopo aver ricord ato bt·En·emente i lavori d el Trenti e le ricerrho di SnrziSartol·i, di Stern, di Villt~ e Lucc hini, l'A. de;;rrive ~~~ tfwni(·a d C'II 'ultl'Mi ltmzione col I II metodo di B ochb old ed i pnrt.icolnri r('int i,·i n lla prC'para-zione d el filt.r·o. )lette quindi in rilievo i vantaggi che s i ottt>ngono u;:ando, per le rea11.ioni s ie rodiagnostic he della s ifilide. i sieri concontrnti in CJllnnto con In coneentrnzione si mette in evidenza la positività, di l'eazion i d1e . ll><fl tHio siero non lìltl·ato, Sill'ebbero inveco rL'ltiltate ùubbie o solo ùobo lmento po,;itl\·e. Per ottenere la concent,razione dei s ieri l'A., come altri che pi'OC·C'<Icntelllente si sono occupati della questiono, ho. usato l'ultrafiltraziono, elle consiste essenzialmente nol fare attnwet'l';n re al s iot·o, sott.o l'azione tlol ,·uoto (\·ac uum di circa cm. 70 di Hg), un t\ rnembl'nna di collo(lion . Con t.n.le motodo, nel filtrato pa.<;sa solamente la porto acquosa del s iero, priva di albumine, ed i cristolloidi organici ed inorganici; mentre restA no sul :filtro i collo idi in genere, che intC'rei-l~!mo specialmente per le reazio ni s ict·o logich e, e che vengono così n. trovarsi in forma concentmtn, l'::ìu ogÌ1i s iero, s u ogni filtrato, o su o!:.:ni concE•ntrato l'A. ha c.seguito la ref~­ z ione vVa~;serman n e que lltt di Sachs-Georgi. istihtOtHio sempre dei co ntrolli co n sieri n egativi e con si(n·i sicura.menw positivi a llo scopo di ,·edere se era appunto possibile, co rwentmndo i l ~iero, di n.umontare la positi,·ità dci sie ri sitìlitici a parziale p o,; iti vi tà siero logica. Il primo gruppo eli esperienze vert.e su 16 sieri n ppn r·tenc>nti tutti a sog~?etti l lletici con manifestazioni in atto. Il seconrlo gruppo compre nda le ricerche eseguite su 18 ~;iet·i provenienti d a soggett-i s icunune nte n on luetid . Il t,er·zo infine s i r·iferisce alle ricerc he pr·aticf1to SLti s ie ri di undici p ot':<(me delle quali 3 emno l e prosi, 2 gravide, 2 Cltr·einomat.osi, un bronchitico. un itt.erico grave e due soggetti non luet.ici, sottoposti acl un ricco pasto allo scopo di avere tut siero in cui .abbonda.'3soro i g rasl;i. Le conclusioni alle qunli perviene il Cn<;azza sono le se~uenti: la pttrte del siero, priva di colloidi, pa.<;sata att.raverso l'ultrafì.ltro, è d el tutto inor~e mentre la n ogatività. o la positività n etta d ei s ieri rimane imrnu tt\t.a d!.opo concentrazione per ultrafìltrazionc. Vengono così confermate le o:<per·i enze precedenti e viPne ancora studiitta, cou promettenti r·i;;ultati, la possibilità. di render e più fortemente positivi, concentrandoli, i sieri dei Lue tici che d àn no, con la r eazione \\" assoru1arm, un risultat.o dubbio o m olto d ebolmente positivo. Per ciò che l'i:.{,larda il m !lcca.uismo dolla renziono v\'assormnnn l'A. prop ende per l'ipotesi sr)!!eonuta da~ li Autori in principio ricoruati, c:ioè cho s i tratti di Lma reazione più di tipo chimico c he non di ordine fisico.colloidalc. li parall elismo dci rL'òultati fra la R \V. e la l'Cn:tio rte S. G. non nut.orizza acl estende re u.n s imile modo di vedere anche a quest' ultima reazione. I ri:;HL tati ottouuti in. un discreto numero di casi e con acc untto controllo c linico invit.nno a stHdiare il metodo e a\l applicarlo su vast.a scala. PICCIOLI HoF:IIANN. -

Lesioni epatiche dopo appendicectomia. (Der Chil'llrg, n. 23, 1930).

L ' A. espone le complicanze postoperative alle qua li andò incontro un g iovane affetto da appendicite cronica ed operato di appendicectomia con itnesh~sia. eterea. I~ ,2G giorno dall'operazione, il malat.o pr·esentò colore itterico con scarsa quo.nt1ta d'urobilinogeno nell'urina ed il 3o giorno dall'opemzione presentò se4 -

Giornale di medicina milita·re.


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lliVlSTA DELLA STAMPA

1\IF.DICA TTALIANA E STRANIERA

gni di ocelnsione intestinale con vomito fecaloide. ERSendo lo stnto generale grave, oltre i sussidi del coso. s i prntienrmno iniezioni eccitanti, le quali ebbero un effettoinsperato, poichè il vomito cessò ed il ventre divem1e trattabile. Dor.o un giorno di tregua dei sintomi minHrcio>~i. qu esti riopparvero di nuovo, ma daU osservazione d el d eco,·so preccdi'Hte dl'lln malattia. l 'A. ebbe la convitlzione che l'occlusione non aveva un'origine mec·cunic·a, ma vi doveva intervenire un componente n ervoso, e ne ebbe la confcnna, dnll'ut ile effetto di iniezioni di morfina e belladoru1a: s i ebbero abbondonti flutulenzo. l'occlusione scomparve definitivamente come anche l'ittero ):rruduolmeute spad. L 'in;;orgc>nz!l> delle due complirAnzc, l'ittero e l'occlusione intestinale, osservata in molti altri simili casi, !'lpcsso ha dato luogo ad erronee diagnosi con consecutivo erroneo indirizzo ter~peutico, per il fatt.o che la sintomatologia epatica e quella intestinale sono con:;ide rate come provE.'nionti da due differenti lesioni compli<·!lllti In primitiva mul.attiu. L'Ansc·htitz ha osservato l 'insorgenza d i o<'clusionP intestinale in m n lati di c irrosi epot ica e di metastasi turnomli al fegato, occlusione la di cui etiologia era if!JlOta ed il cui reperto autopt.ico era del tutto negativo. Il Kopp citt~- tre casi di ci1-ro:si epatica che presentarono segni ùi occlusione intestina le: tm malato al qua le fu fatta din1-.'110si di perforazione gnstrica., M·endo rifiutato l'operazione, migliorò in un giomo della sindrome intestinale preoccupante, dnlla quale guarì in brevissimo tempo. Clinicametlte si constatò un ingrossamento ciel f egato. In 1m Rerondo malato, alla laparaoomia non s i ritrovò alcLm se~rno (tJI'occl.usione intestinale per la quale si era interve nuti: si riscontrò solo cirrosi epatica, ed i se!-VlÌ ùell'o<'clusione scomparver o in b reve. K d terw coso, ricovm·ato ti.IH.:hc per vorfora~ioue gMtrica, la. lapara.tomia. mostrò cirrosi epatica ed ascite ma nulht a carico dello stomuco e dell'intestino. come se ne ebbe la conferma due giomi d opo, a ll'autopsia, in seguito a dece.•;so del malato. L a JJOn rara coincid enza di lesionj epatiche, accompagnate da sintomi di occlusione intestinale, ~'<ec:omlo l'A. devo cs~;er riferita a disturbi del ricnmbio, notevoli nello malatt.i<1 epatiche, specie ai d isturbi dell'equilibrio aci.d obasico. L'Ache lis riporta il caso di un maluto nel quale s i era intervenuto in narcosi eterea per per:itonite da appendicite, SO!';pettata da grave ed improvvisa sù1drome addominale: all'at.to operativo no1t si ritrovò alcuml. lesione addominale. Con se gni di una affezione epatica acuta., l'ammalato morì: all'autopsia non si t.rO\'Ò altro che una atrofia giallo·acuta del fegato da imputarsi al la narcosi eterc~a. Una. cat.tiva. funzionalità epatica p reesisteva a ll 'operazione, come poteva essere s tabilito dalla relativa rice,·ca. che dimostrn.va. una dimilluitn riserva alcalina del sa.ngue. L a lesa. funzione epat.ica produce u.n 'acidosi la quale determina un 'eccitazione dei muscoli, del sistema nervoso centrale, di quello periferico e del sistema nervoso vegetativo. P er quanto ricerche chimiche esatte, intese a constatare il supposto stflto acido, non s iano state fatte in clinica, e quindi la, spiegazione d el fatto s ia d ata dall'A. con ogni riserva, una conforma. sperimenta.Je dell'azione eccitante rsni nervi pe1-iferici e sul cervello, esercitata dall 'acidosi, è stata ottenuta da v•u'i Aut.ori. Ai fini pratici, in s imili casi. l'A. raccoma.nda di non intervenire operatoriamente, ma di limitarsi a dare sedativi del sist.ema nervoso ed in i.specie ant.ispasmodici intestinuli. Secondo la, teoria d ell'A. tutche la somministrazione d i call'io (eventualmente sotto fo1'mu. di iniezioni), dov"Tebbe essere utile. DuBBlOSI l{ADA ELLI e Pr.RIN. -

Note a proposito di m lcosi polmonarl. (Boli. I st. Sier. :\[ilanese, sett.embre 11)30).

É unn rh·istn. crit.ico. di notevole interesse scientifico e pratico, per il contributo che port,n ad una migliore conoscenza di un argomento oggi di particolare importanza, tanto da aver formato oggetto di una r ela..zione all'u ltimo congresso d i Patologia in terna . .Premesso che lo studio delle m icosi polmonari deve essere intensificato & su d i esso è opportuno richiamare l'attenzione dei medici per chiarire la natura eli alcuue forme polmonari oscure, gli AA. dichiarano tutt.avia che, contra ria-

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ni\"I!"'!'A DELLA STAMPA MEDTCA ITALIANA E STRAN1T;:RA

m ento alla opinione d i molti, le ve re micosi polmomari primttive sono rare nelle nostre re!rioni temperate e c he quindi, nel formu la re la diagnosi, sempro difficile. debbono tenersi in considerazione le altre forme c liniche di micosi: le micosi secondarie e le associazioni microbiche con l'intervento di miceti. Sornma.ritunente ma efficacemente desci·itti i qund ri clinici ùelle più frequenti micosi polmonari dei nostri climi, la tecni<'a di labomtorio, lo studio culturale - di cui fttnno rilevar·e l'importanza ai fh1i diagno;;tid - ed esposte le loro vedute nei riguardi della valutazione sperimentale della patogenicità. dei miceti, gli AA. chiudono il loro lavoro ricordando che diflìcile, porchò complessa, è la. diagnosi di micosi polmona.re, poichò i singoli dati non hanno un valore assoluto e debbono essere vnlutati noi loro insieme con la strett.a <'Ollaborazione del medico, del ricercatore di laboratorio e del micologo specialista. N ANNI

La bismuto-terapia della sifilide nel servizio del dott. Luigi Foumler all'ospedale Cochln (1921-30). (Annales Past.eur, sett. 1930).

SCHwABz. -

Articolo riassuntivo d i IO anni di lotta antisifi]jtica impegnata con soli preparati bismutici. Ac.quista particolare importanza, oltre che per l'autorit.à del gruppo d i ricercatori dal quale emana, per la recentissima perdita del dott. Fournier, si che l'articolo può considerarsi come il suo te!>tamento in fatto di sifìloterapia. P ermette poi di seguire lo sviluppo della chemioterapia bismutica nel senso <li un costante miglioramento de l supporto chimico del metallo spirilliattivo in vista. di aumentar·ne l'eflìcacia e diminuirne gli inconvenienti riscontrati nella reale pratica medica. Fo:rme curate: 5000 circa. comprendenti tutta le manifestitzioni siillitiche. Materiale chemioterapico impiegato: unkamente preparati bismutici, mai associati ad arsenicali o mercuriali. (Il dott. F. nppartione alla scuola. Levaditi, Sazerac, che ritiene il Bi elemento spirillicida por ecceUenza). Il materiale bismutico impiogato caratterizza tre distinti periodi. I periodo. - (Antecedente a l decennale conside rato) caratterizzato dall'impiego quasi esclusivo (si parla della sola pratica medica}. di tartrobisroutato d i Na o K . in sospensione oleosa. Risu ltati sot.to ogni rig uardo incoraggianti anche nelle forme resistenti all'arsenico e mercu,rio.

I nconvenienti : Stomatite facilmente prevenibile e curabile; adinamia talora p ronunciato.; rarissimt~ l'embolia arteriale; ascessi bisrnutici frequenti, specie con preparati mal studiati. Il periodo (1921-27). - Casi curati 3500. Preparati itrvpiegati: Sali di Bi. insolubili, impiegati in sospensione oleosa. o glicosata. l rnpiegat.i quas i esclusivamente 1'repol-Neotrepol-Q~tinby; che si corrispondono come efficacia se confrontati a s econda del contenuto in bism. Iniezioni endomuscolari. Inconvenienti riscontrati : Azione immediata pitt lenta degli arsenobenzoli intravenosi; riassorbirnento talora. irregolar·e; emulsione spesso non omogenea.; d osaggio impreciso della. quantità realmente iniettata.. P er evitare questi inconvenienti si ricone a. sali solubili in a cqua. Si giunse a lla. conclusione che questi sono dolorosi, si eliminano rapidamente con azione immediata ma poco profonda. Talora. d Ì\n luogo ad accidenti gravi. Quindi i p reparati idrosolubili d i Bi non sono da impiegare. 111 periodo (1928-30). -Caratterizzato dall'impiego d i preparati liposol ubili. {Lo studio di questi si era iniziato nel 1924). Prodotti studwti e successivam ente abbandonati: di fmtila.cetato, citronellato, dit:alerato, m.etilrwnato, ·valerianato, ca.tprilato, butirrato, acetilacetato, undecilato d·i Bi. L'attenzione si fissa sui due composti basici e solub. in olio: Ca.rbossieW-betametil-nonato basico di bismuto o bivatol (M. Girarci), Alfametil-idrocinnamato basico di bismuto o bìazan (1\1. A zan) pari per azione immediata e profonda, a anche sulle reaz. sierologiche. A mmalali curati: 1500. Preparazioni impiegate: Esclusivamente preparati liposolub. di bism.; gen era lmente biazan, bivatol (basici) canfo-carbonato di bi. (acido).


4 SJ

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Do.~i : gr. ().();! d ì ni!'lm. metnllico P CI' l f'C. Iniez. enllomuscolll.ri d i 2 cc. (gr. 0,08 ili. mctnll. pur tLclulto). La ~tll'ie di 12 iniez. era ftltta: 3 nei primi 2-3 giorni. in ~eguito 2 iniez. pf'r Sf'tlimnnll.. I ri,;tlltnti di questo p el'iorlo pos:<ono r iassumor:;i: Tutt.i i prcpa.mti liposoluh. di 13i. si equiva lgono co me azione. :;;ono assorl>il i m r,lto l'N!Oln rtnt>nte. L >L dnse eli gr. O.IJ~ d i 13i . met. per iniC'zio11e sombm la dose opt,ima; essa. permetto di avere ris ultn t.i co~pir>ui como gli nrsenobenz. ma con risu ltati sierologici più c·ostnnti e in pereentuale riì• e le vnta. I hisnll lti ci lipr1:;oltt b ili bu.,.ici (os. biwt.an. bivatol ). ~ono perfettamente tollt>rnti senza rea:>.. lo(;n li e generali; o mrornente d ttn rlo i lievi inconvenienti normali d e lla his mutoterapin. Conclusioni: La prAtica t rien nule d e i preparati bi;;mutici liposolltbili induce l'autori' tu l affermn.re ret·is J•nente che l' iniez. ewlomnsr.ola.re eli !JII !'Sti p nparat·i rappre.•r.nta O!I(Ji 'Ìl tmttammtu eli sc,·lta in tutte le forme e m':lnife,s tazioni clelia BÌ/il ùle umana. Non è registrato ttlru n cnJ<o d i sifilide his;nuto- r·esistente. lnfl.uenzano in modo r1uasi sempre d efì uitivo lo rraz. s iemlogicho. X oii'Sf\ <'}~ dei ca'>i la rea7.. W d i,·ie ne e rirn~•ne n e~<~tiva. fìn dalla I l\ s9rie d' iniezioni. D ato il successo della terapi11 bismuticR. (con prcp. liposol. ) nrcomp!V!nata da incom'enionti m inimi (in 10 anni di ptatic11. n on s i ebbe un inc idflni>e ser·io irnput.o.bile al m edicament.o), l' A. si ehiede porchè m o lti sifìlnqrn[i r·imangano nt.taccnti alle p ericolose iniez. endoveno~e ùi arscn<>henzoli; sper i ~~lrncnte ont ohe l'unico appunt.o di maggior lon tezzn d i nzione rlei bismutid in confronto ttg li arsenobenzoli non ha. più ra.gione di c><is t cre . Conclusione a;;solut ista colln quale contrasta l 'effet.tivo favore che in gen orfLie godono ancora gli arsenolwnz. Oppo><i:>.ione el i v ednte c ho si spiega anche col faft.() che ln t.e rap i<t, scienza esatta n ei fondament i. è arte n cll'np plico.zione. Sono f•·cqnenti e noti i casi di risu ltat i :<pettncolosi otte1H1ti llil medici con mezzi che n e lle man i ùi a ltri sperimcntato ri hanno dato risn ltnti med iocri. PABRI

e SPRt~T. - Ricerche sulla presenza e sulla ri1Jartizione del tltanio nelle piante fanerogame e crittogame e negli animali. (Anna lcs de l'Institut

BERTRAND

Pnsteur, fehhruio-maggio H.l30). Gli AA .. riprendendo le eSJ)Prienze di Geilmuttn ed H eadd on ~;nllo. p resenz!\ d i piccole quantit.il. d i Titanio n e llo pia nte, ha nno, a loro volta, ricercato e dosato tftle eleme11to in nn gmn nwne ro di pi11nt.e e pa•·ti d i piante seguendo il metodo colorimetrico d i We llnc•· fondato s ull11. nota reazione d i Schonn ci oè sulla trnsforma:~:ione d el T ito.tlio in aci,lo pert.itan ico a m ezzo dell'acqua ossig:emtta. La discw;sione dei procedime nti ana litic i e d egli accorgimenti da adottare p er l'attendibilità d e i risultati occo upo. htrga pnrtc de llo tre memorie. Da i risuiLnti d elle lo ro osp01·ienze gl i AA. hatmo concluso che: D Ti si ri scontra ~enera.lmcnte in tutte le piant.e fm1N·ogame ed in quan t.ità suiTi.cient.e per essere dosato. Le ptuti verd i d e llo piante sono generalmente più ricc he iu m etallo analoga mente a quanto avviene pot· il ferro , manganese e zinco. Le pFLrti parenchimatose, che hanno sopratut.to una funzione di riserva, sono molto pove re in T i . :::iulle crittogame gli AA. hanno •·is::ont•·ato il T ·i. come n elle fanero!Za me, nella proporzione di mmqr. l p er kg. di s:>><tanza fresca, s11.lvo che in a lcuni funghi t a le proporzione è notevolme nte inferil11'0. Ciò n or1 preelude, secondo gli AA., al T i la pussibilitil. di esplicare lo stesso la sua fllm;ionalitÀ. fisiologico., poiohè v i sono d elle p iante. il cui fabbisogno di a ltri elementi, coHte il )ln pe r esempio, t'l notevo lmente t•idotto. Una t e rza serie di ricerc he, inf1ne, gli AA. hanno istituita sugli animali. E ssi p a rt.endo dal prin<'ipio c he il 'l'i presente nel suolo, viene asso rb ito dalle piant-e e pii1 tardi s i ri t roV>l· n egli organismi animali. hanno vo luto r icercare como fosse clistribuito nei vari or[Zt\u i. H metodo seguito dagli AA. è analogo a quello usato per le pia.nte e, da unn cinqun.ntina d i esperienze da essi con dot.te s u i di,·ersi orp:nni di un j!rnn nume ro di animali, hanno concluso che il Ti esi ste in essi, ma, in proporzioni molto differenti secondo gli organi e secondo le spe-


RIV1STA D ELLA

STA~ IPA

l\H~D TC A

ITALIANA E STRANIERA

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cie. Sembra predo mini n elle famiglie dei cr ostncPi e d ei mollus<' hi (milli~tt·· 1-2 per kg. di materia secca). Bisop tn. ammettere, come <'onclusioue d elle riccr<'he sopra.riferit.e , che il 'l'i s ia tm costit.uente ordinario d i'Ilo. materia vivente. L ' importanza., che ha acqu is tato tale proble ma di grande intcre~;se biolol,!"ieo, la si desume dal gn·an numero eli !twori, c he su d i esso so11o sta ti fntt,i. An cora però n on è btm d cfìnita la funzione che il 'l'i, comt'l gli oltri element.i finora ri scontroti nel le p iante, ahbitt d1t l punto di v ista fisiologico; s i è pa rlato <li elemen t i oligodinnrniri, di t"l omenti cioò capaei di eserc ita t·o notevo le infiuom:a sullo S\;htppo d elle piante, quan(lo essi sono presenti in min ima qun11tità, o a nc he di elementi cataJitid, i quali , pur non pm-tcdpattdo dirett»JttCttte nlle funzioni di ricambio, h a nno lo stesso com portamento d e lle sostanze catalitidto nelle reazioni chim iche. A questn condusione vengono gli AA. n elle lor o ricerche sul contenut.o in nikel e cohn lto m•lle piante (Ann a.le.c; Pn;:teur, mng;g io Hl311) E><l and1e il prof. Quartaroli n el le Sttf' bri llanti od IH'cm•n to ricerche sulla presenza d cl Ou n elle piante (Anmtli d i Chimica. 1929) affenna c he tale e l em<~nto . come for..;Q fill(·ho g li altri, probabilmente adempia a fun zioni di <'arnttere catalitico e quiudi la sua presenza rispo nd oreuhe tt ben <leterminnte nece~ità tis iulogid1e d elle pinnte sw>~e. Non è poi privo d ' intere!'lse il riscontmr·e l'onnlogia di comportamento del Ti per ciò che rignnrda la s ua ripartizione n ej!li o rgani d e lle piante e dogli animali, onde sarebbe da chiedersi so la sua. pre.-<enzR in questi ultimi non ubbia una. precisa e ben (letenn inata fun ·ziona lità hiologica ann logn a quella oe he esercita nello piante. Lo ricerc h e dello ste;:so Dcrtmnd s ull o !accasi manganesifcre e fflrrifere potrebbero autorizzare a cred('rlo; ma il proble ma nell11o sua complessità resta ancon~ insolnt.o e solo le re<:-P.nti ri<'<'r<'IH•. h11;;e di studi più ampi, potrnnno forsl) s 1Jiogarne r io1wre::;:sau ~e meccan u;u ao tl" azione. ScoTTI FONTAINli~

e ORnAN. - Influenza del nevrom l di cicatr izzazione del nerv i sezlo· nati sulla circolazione san guigna. (Rc'\"ue de Chirurg ie, n ovembre 1930).

Il Leric-he già dieci ann i or sono. dimostrò c he i n evr omi di cicat.rizzn.zione dei nervi sezionati non sono d elle formazioni fisio logicamen te e patolo~eamente indifferenti: e~li rilevò che a loro live llo naseono d ei rifi essi vnsomotori per·ife rici responsni.Jili d e lle turbe t ron che, d ella cianosi, d ei dolori. che s i aggiungono a l quadro clinico d erivante da llo stesso defic it nervoso, turbe che cedono all'ablaz ione di detti n evr·omi. Oli AA., incari cati d nl Leriche, si sort proposti di dimostrare sperimentalmente l'influenza di cptcsti nenomi. Hnnno quind i praticato dello sezioni nervose in una seri e di cani e dopo 35 a 77 &riorni lmnno esaminato anatom icttmentEI ed elett.ricanwltt-e i moncon i nervosi che han sempre trovati rigonfia ti (s ia il centrale che il periferico), in p iccole masse t.um ora li. Hanno così. dimostrat.o che s ia •tll'eccit;azion e del n evr oma. centrale ch e d el periferico s i ha un effetto ipotensivo sulla circolazione n el senso d i u11a vasodi latazioue periferica.. Come questi rilievi sperimentali Rono applica h ili all'uomo ? Gli AA. riportano iJ ca~o di un paziente, il c,unle soffriva in st"guito aferita di guerra di una causal!!ia n e l d ominio d e l n ervo cubitn,le. Pm· q tt esta r·agione egli aveva subito la neurolisideJ rt. cubi tale, la, sua sezione, l't'Rtirpazione del capo superiore, ma. ogni volta i dolori recidivano rapidamente. Finalment-e indirizzato a l prof. Leriche, questi r e8ecò il nevroml\ p e1·iferico che era ftlc ilmente palpabile e la parte rusta.le d e l nervo e guarì il suo ma.lato. Mettendo in relazione i dati sperimentali con quelli clinici, g li AA. ne m ettono in rilievo la concordanza e concludono: 1o Dal punto di vista. sperimentale l 'influenza vnsomotoria dei nevromi è assodata e pare esercitarsi nel sen so di una vasodiln.taziOJl e . 2° Sia il nevroma cent.rale che il p eriferico hanno effetti vnsomotori analoghi, pur essendo più marcato l'effetto di quello centrale. . 3° Questa nozione è suscet.tibile da essere applicata alla patologia umana In cui sinora. non veniva preso in considerazione che esclusivamente il neuroglioma centrale. PIOCARRETA


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:BrvTSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA.."'A E STRANIERA

La terapia ln~ullnica negli stati di dlmtgram~nto con~ecutlvo a coleclste calcolosa. (Policlinico n. 46, S.>z. Pratica, novembre 1930).

C Ji:CCARELLr. -

L'A. premesse le numerose a.pplica·~ioni tera;:>Jutic he d ell'insulina in svariati casi mo rbosi. che nulla. han no in com•.tne col diabete, corn3 nell'atropsia e spasmofìlia de i lattanti, vomito incoercibile el e::lrvn:>sia d s lla gravidanza, svariate affezioni cutanee, sin·ir·omi di 51 uilibrio erlCi O()rino, ecc. tratta dell'applicazione d ella cm·a insulinica no~li stati di d enutrizione generale e particolarmente in relazione a p ostumi di colecistite calcolosa. Secondo l'A. le d osi giornaliere più rispondenti allo s copo sono quelle di dieci u.nit.ì. divise in duo dosi per i primi gio rni, giun~ondo progressivamente fino a 20-25 al mnssimo 30 unitll.. L a cura continua por le prime 3 settimane, sarll. limitata nei mesi successi vi a 10-15 giorni al mese. e potrà essere fatta. ambulatoriamente con l'av\'er tenza c he por evitare l 'ins'lrrsonza. di ipoglicemia., sarà be ne p t-a.ticare l'iniezione da m ezz'ora a lO minuti prima. dei pasti, facendo ingerire t.l.l pa.zionte una. doss ndegua.ta di idrati dì carbonio. L'A. a tal proposlt.o riport.a le prinCiipali ipotesi emesse dai vari ricercatori per spiegare il mocca.nisrno di azioae doll'insulina in tali affezioni. Secondo al~uni. ossa a~irebbe principalmente per un meccanismo riflesso sullo pneumo· ga.'3trico, attivfmdo cosi ~~~ motilità e secrezione ~astrica. ed intensificando la. se· erezione interna d el pnncrea.s od il p otere di assorbimento d ei villi intestinali. Secondo a lt ri cletorminorobbe la tras fo rmazione degli idrati di carbonio in gras.'3o di riserva o consecutiva ritenzio ne d i acf(ue ne i tessuti e liquidi organici. H.iporLil. quindi Wl c11so di dima~ra.mento impressionante, consecutivo a progressi tlttacchi di cololitiasi, caso che non e.'3sendosi giovato delle solite cure, venne tn1.ttato con la cura ittsuli.nica. Il cASo rig uarda urto studente di 18 anni. che aveva perduto 20 kg. di peso ne llo spazio di 5 mesi. Il paziente, dopo 45 giorni di cura. pmticnta, iniettando 20 unità giornalie re d 'insulina divise in due dosi, presentò un aumento di peso di 15 k g .; lo condizioni generali divennero ottime, l'appetito notevole, !'~~.Spetto florido e sì vorificò note vole aumento della forza muscolare. L 'A. consi~lia di a.<;!o:rinn '!ore a lla cma ins:~tlini"R picC\olc rlos:i di Rodrenal ina. al millesimo peros (30 gocce pro di.e), allo scopv Ji evitàre il notevole a.bb~samento della pressione s~nJ:;uigtw.. E a tal proposito emette l'ipotesi che causa di tale rilevante dima~ra.mento, oltre che al regime risLreL~o alimentare ed a turbe del chinismo intestinale, sia da attribuire alla concomitante pancreatite sclerosa, che importa un disturbo n e ll' utilizzazione dei grassi. L AN O ELLA LÈRI, L AYA.I.'n e \VEILL. - A proposito di una sclerosi In placche In una f ... miglia. La contagiosità della sclerosi In placche. (R~vue neurologique, n. 6, dicembre 1930). Gli AA. hanno avuto occasione di osservare, in una stessa famiglia in cui mancano assolutamente tA.re n eurologiche in tutti gli o.ltr·i membri, tre fratelli colpiti successivamente e a lla rispettiva età di Il, di 17 e di 20 anni, dalla stessa forma di sclerosi in p lace he. Due a lt ri fmtelli sono normali e tutti cinque nae· quero da parti distocic i con applica.r-ìune di forcipe. Scartat.a per cons i1le razioni dive rse la rlia~nosi di malattia di Friedreicb, di erodo atassia corebellaro, di malattia. di SLnunpell, in una parola di una d elle cosidette malattie famig lia ri. e ammassa come assai poco probo.bi.le una semplice coincidenza nolla manifestazione J ei tre casi, gli AA., in base anche ad osservazioni personali e di altri collot:hi. aff11.cciano l'ipotesi 1iell 'o ri~ine infettivo-con· ta.giosa de lla ma,lattilt nei tro ft'atoll i osservati, stabilendo cosi tuta forma di "sclerosi in placche infettiva e contagiosa •· In r~>laziono a tale ipotesi osservano che, anche se debole, tale contagiosità. dell'affezione non deve farne trasct trare la profilassi cosl come già si pratica per le forme evolutive di encefalite ~pidomi ca o por i ca.<>i sporadici di malattia di H eine 1\fodin. ::)porano e si nii!!'Urauo c he le rice,·che irttraprose da tutte le parti conduca.Ho 11.l più presto all'isolamento dell 'agente causale della. sclerosi in plac·


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA.'<A E STRA.."<lERA.

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~he e alla scoperta di un testo di immunità. c he possa. permetterei. come per la <lifterito la. reazione di Shick, di risolvere con sicurezza tali delicate quistioni di trasmissione familiare. CA!\tPANA

BoGAERT e MAOE. -

La sindrome neuro-vegetatlva del reumatismo. (Ann. d e

méd., gennaio 1930). Contro l'interpretazione che in genere si attribuisce ad alcmù sintomi cardiovascolari e sanguigni, insorgenti durante manifestazioni acute di reumatismo, sintomi non dovuti a lesioni anatonùche 1na ritenuti come funzionali ed anorganici, di origine riflessa cardio-aortica, gli AA. affacciano diverse oboiezioni. 1 soffi precoci della base del cuore che si ritiene procedano le aortiti reumatiche .sono più frequenti di queste ultime, m entre vi è uno str·etto parallelismo fra la compu.rsa e la scomparsa di tali manifestazioni e lo stato di eccitabilità del sistema o r tosimpatico: complesso sintomatologico che s i ritrova, d 'altronde, in simpaticotonici esenti da reumatisrno. Le macchie cutanee vasopal'alitiche, la sndorazione profusa, la bradicardia sinusale, l'aumento della tensione ar·toriale {per abbassamento della minima ed elevazione della massima). che porta all'ipotonia arteriosa, il soffio olosistolico che nasce dall'aort-a e s i propaga alte carotidi e alle sottoclavicolari deriverebbero pertanto da una deficienza del s istema. orto-simpatico e da lla conseguente liberazione di quello para-simpa.t,ico. Tale iposimpaticotonia potrebbe attribuirsi al risentimento dei ccJlt.ri mesocofalici del tono ueuro-vegeta~ivo: una siuùrome uguale, i.nft\tti., con ipotonia generalizzata., noi la ritroviamo in alcuni casi di disquilibrio neuro -vC'getativo e, infine, si ammette il tropismo mesocefalico del virus del rournntismo di cu i un ese mpio evidente si ha nella corea. CAMPANA

WoLFF e LE~"Nox. -

Circolo ctrebrale. Effetti sul vasi della pia delle variaz ioni

dell'ossigeno e dell'anidrite carbonica contenuti nel sangue. (Archives of Neurology and Psychiatry, giugno 1930). Allo scopo di stucliare l'influe nza delle rnoclifìcazioni della composruone chimica del sangue sullo condizioni della circola.?.ione cerebrale, g li AA. hanno seguito sperimenta lmente, su un gatto, a.ttra.verso una finestra int.rncranica, il compor·tamento dei vasi della pia madre. Cosl, notnndo le varia?.ioni del calibro dei vasi sotto l'influenza di miscele gassose cti O e C0 2 in c ui venivano cambiati i rapporti quantitati.vi dei due gas, o sotto l'influenza di modificnzioni del p H con iniezioni di acidi o di alcali, sono pervenuti alle seguenti importanti -conclusioni: a) mentre la diminuzione del tenore di C02 nel sangue porta a. 1ma leggera diminuzione del calibro d e lle arterie della pia, l'aumento ha per eiTetto tma notevole dilatazione; b) l'aumento della proporzione di ossigeno, al contrario, determina w1a. Jie vis.c;ima diminuzione d el diametro laddove un notevole grado di anosseu1ia tende non solo ad a.ttmenta.re il calibro dei vasi ma nnche ad accentuare l'ei't:et~o vaso-dilatatot·e di un a.umonto di C0 2 del su,ngue; c) per qunnto riguarda il pH, le val'iazioru éli esso, nel senso dell 'acidosi o <l_e ll'a.lcalosi, portano ris pettivame nte a. una vasodilat1tzione o a m1a vnsocostriziOne. Quest ultima s i produrrebbe meno rapidamente della prima; d) variando la. composizione d ol gas respirato, la respimzione rimane compr~messa prima della pressione arteriale e del coJ ibro dci n1si. . Gti. AA., parallelamente alle ricerche sud,Lette, hanno studiato lo variazioni <li presswne del sangue, del liquido cefalo-mchidiano, e le modilicazioni del tasso ~ del volume respiratorio.


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1!1\'I~TA

DEI.J.A S'rA)IJ>A ll!l::ClCA ITALIANA E STR ANIERA

:'llJssrnoLl. - l a prevenzione della malaria nel campo pratico. (Rivista eli Malari ologia n . 6. 1930).

Quest-a r e lazione. rhe l'A . considera fìnnlo - la t erza in Ol'(li.ne di t.empoe r in!Ssuntiva dei ri,;ultn ti consef!ll iti m•l la lotta n n t i111n lari ca sviluppa.ta. sotto ~li IW~pi c i dPIIA. Dirc>z. (:rn. di l:>anitfl pul-)hlir1t in c'oll nbo razione con l' inter. H ealtlt Di\il'ion of tho )-{o(·ldrller Fou~rdation. Ì11 18 comuni di Itnliu per cinque anni. & dn I'C'gnnln1·e per il notrYolo c•ont ribut.o, in n lc· tmt' rp tN< tioni d efi niti,·e, r he porta alln risoluzione di uno d e i p iìr import:mt.i pro b iC'mi d i prolìllli<si ><nnit.a.rin ~;odA le. H ihndito il concetto. og,c:i d o. tut-t i necl'tt>lt.o . c-lw « la pro/ila-9si n ntimalarim ,vi bo8fL Mtilt-•imment.e ,•!11/n posilib;litò di ùnpt>di re cliP l'A l>o/rlc Jm11'Jil l'11011w giace hò l'oss<o'r· vaziono epiclern iologil'n ha dimostrnto l 'impo;;sihilità <li r idurre n<'lln pnusa. epidt'nlirn i pm'tnt ori d i 1-!HHICto(·iti « nd un livl'!llo t~de dn rPndPro i mpo~~ i bi lo l' infrzione degli nnofclì " l'A. rRp•1no i risn ltnt i ot t('nuti c·on In lntta n.ntilm-..·ale di r. uì fu uno dei p rimi A1'8<'rtori. Il la\'oro è \'ASl o e JII'<')!C\'ole pr r le n umero!'<e os.o:;er·vazioni mlo.t i,·o alla IJi(IIOI!Ìn dell'anofele. qunl i, ad o,:;Pmpio. il suo c·ornport-nmento nei ri zucwdi d <o'i lagh i a l·tili<•iul i, ]Wl' i quali è notevole il rilie ,·o che entro 5· 6 anni dalla loro cost.itull:iWH1. lo condi:t.ioni di Yita d<•ll'anoft> lo divengono tal i da costituire. ind ipPndentem<'nt.e dn ogn i mi:<;ura antianof(• ii('n , fo<•olai flnofolici tmsctll'nbili. :E ciò· per fen omeni biolo)!ic·i che l'A . rll \' \' ic inn ed id entifi('n c<m qu elli del Thien emn rm o~servati n elle " n~l'oriu?. ion i di Yit.n • in zone della ktTn accidentalmente riportate alle condizioni d i terr<> d i nunvn formnzione. ::\on mCino int<•rf's:;nnti so no le t·onsiderM:ion i sulln ('ar·atteristiea singolare dell'i mmnn it.À ar(p lis itn. por lo mn lnrin. ri portn.l>ile a qurllll in gerwre rl11. malatt ie p1·otozonrie, por cu i vorrebbe a c·C's:;nrc ,:;e non intC'r\'engono ripetute ùtfrzioni o se la mnlatt.ia è vrontnmcnte e in tensamente r matfL Ciò dm·ehbe ragiono d e l diverso comportamrnto del tumore ~p l en i ('O m•lle clivers<o' et-h . in zone n mn iAria iperonden lirn. e dove essere t en u to in conto nell'npprezz{tment·o d C'JJ'indiee splen.ico ('he l 'A. nfTorma nut-orevo hn cnt.c e)jscro tutton~ la mi,-;ura. pitr pratica. della ma.lnri.a. pUl'chè si stnbilif<cH un metro c·omune per tutti i riccrcut.o i'Ì. I risnltn.ti ottenuti sono stnti valutati d td i'A. sia con la dim.inuzione dt'Jia morbositil. e mort-alitil.. come a. mezzo dell'ind ice spleniC'O - ndot.tam lo lo ~l'hcmn. di Kdmffner lievemonte modifìcn.to - e dell'i ndice parnssitnri o e raccolt i in tavole ehe mostmnochinramcn te la riduzione di ta li indici n oi pne:;i ove lo. lotta è stata attun.t.a es;;enzinlmen1 e c·on la pro fi lassi antilarvale. in confronto d i quell i in cui s i attuò la. prolilnssi chi1ùnica. L e conclus ioni che ne tl oi'Ì n\no sono: 1o il ch inino largAmente u:-;oto riduc0 la morto.lità ed i danni a r reNtt.i all'organismo per mnlnria. ma'luscia ina lteruta la morbo~i tò.; zo il verde di ~chwoinfurL è un Jorvicida eilicace, innocuo pc1· l ' uomo e gli altilnali, di poco cost.o, per cui l!\ lotta antitMvato può entroro dC'cisnmento nel campo pratico; 30 at.tualmente In profilassi della mnlnria ò basnta sulla in terruzione dei rapport i al imenhtri dell'anofele con l'uomo, il che si può ottenere mediantela soppresl'ione r ad i<,ll iE\ d ei foc•ola i a nofeligcni, la lotta nntilarvn le con mezzi tempor anei (verde d i :Schweinfur t), lo pmt.ezione meccnnicn e la dev ia zione del gusto a li· m entare dell'anofele ve rso il bestiame, ci6 che sarà conseguito con la bonifica int egi·alo. N ANNI GoLDSCIDnDT. -

Sulla questione delle doppie appendici cec:all. (Zentralblatt fiir

Chinu-gie, n. 50, 1930). Kon da t ut t i gli AA. è ammt>ssa come corrisponcl cnto esattamente o.lla rc>lltà J'esistenzn. di una doppin. appendice, per q u anto il Braatz abbia pubblicato duo di tali casi riscontmti a ll 'atto operativo ed wùtltl'O caso sia stato comunicato dell'EIwn. Questa. anomalia, la qua le fa rebbe presupporre tm doppio abozzo ceeale come se ne trovn riscontro nflgli uccelli ed i.n a lcuni mammiferi - non è stata secondo la mn.crgior parte d ogli AA., mai riscont-rata in modo autentico nell' uom o, potendosi ammetterE\ che un diverticolo cecale o un diverticolo append icolare possono essere stati scambiati por una doppia nppend ice cecale. L 'A. ri ferisce il CH!<O di un l'HJlltzzo qnn.tto rdicl"nno, nel qnal e s'int.ervenne per tul attacco di appendicite sub-acut.a, malatt. i~~ che s i era manifestata la prima..


Rl\'ISTA DELLA STAMPA

~IEnll'A

ITALIANA E STI{ANIERA

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volta 3 mesi innanzi con i classici segni d i un'appendicite acuta. All'atto operativo si trovò il ceco e In pm·te pitr bRssa <iell'iloo fissllte nel pi.ccolo bacino da vecchie aderenze: tra quest.o si tr·oyava un 'appendicite nppureutemonte in tora il d i cui apice era rivolto verso l'alto. Eseguita l'appendicectonia, tra il punto di shocco dell'ìleo nel ceco ed il punto di origine dell'appendice, sulla parete anteriore del ceco, in immediata vicinanza dell'inserzione n•esenterialo, si trovò nna formazione grossa come una noce, pronrist.a di mcsenteriolo e fis><ata alla pnrete cecole anteT'iore. Allontanata questa formazione, sul ceco s i riscontrò 1m pic·cola lucnna. d <'l pel'it<>neo che fu ripamta con sut.nra. La sezione macroscopil'a del la formm:ione nspor·tntn., mostrò l'aspetto come eli parete intestinale, limitando un minuscolo lume, nel quale trovavnsi un piccolo coprolite allungato. La ricerca microscopica, es<'gnita. sull'appendice e sull'altra formazione asportutn. dimostr6 1.111 reperto così sirnilare da sornbrnre che le sezioni esamina.te del lo due formazio ni fossero sezioni di un \mica e stessa appendice, tanta era perfetta la. concordanza mic~·oscopica riscontrata noi prepurati delle ùue formazioni . .ìlla l 'osservazione che mancava una comunicazione tra il lume cecale ed il lume della formaz.ioue in parola, fA. esd udcre l'ipotesi d 'una seconda appendice o <.li tm diverticolo cccttle, e fa su p porre cho in seo:nito ad tm progresso at.tacco appendicitico l'estremità libera dell'appendice A.vc;;sc sulJito un'autonmput.t.~.ziono, re;;tando questo moncone distale fissato al ecco.

Dunniosr Nuovi concetti di semeiotica stomatologlca. (Nuova rassegna di odontoiatria, V, 1930).

B RACCHETTI. -

n palato molle coi s11oi molteplici e spesso caratteristici nspetti non fu mai preso in considerazione dag li internisti anc he rnoclorni, che nella cavità orale httnno dato invece irnportanza ad altri elomcnt i, come la lingua, lì no ad atTivar·e, per dirla con Lino~;sier, ad una glossomaniA.. lntcnsi e camtteristici sono gli aspetti del palato molle che si pos:>ono riscontrare in varie rnHit\ttio. 11 primo cho si occnpò a.ll'N~t.ero t! i tale argomcnt~ fn il Nenda (Der weich.f' Cl!l'umen uls 'l'rci(JI!r ron lù·ankheites::eiche:n) e por un V('ro caso fu indotto allo studio sistematico dogli aspetti vari del p. m. 11elle affezioni genemli. L'A. prentctt,o impot'tru1ti nozioni di ann.t.omia e fisiologit\ di cui è bene riportare qualehe punto salient.e: la str·utt,ura del p. m. è data da una lamina mucosa orale ricca. di glandole, UJH\. lamina fibroso muscolnre che ne forma la base, una lamina mucosa. nasale. Il colorit.o normale è roseo; lit circolazione normale non mostra alcun segno d i iper o anemia; il contenuto in grosso è norrm~le, così In struttura del d i segno. TRii condizioni variano con l'età e le condizioni pntologiche. L'A. t.ra.tta quindi dn.ll'ana.tornia pat<>l-:>~ica generale del p. m. e pone a subst rato di ogni fenomeno r <>attivo: a) un di:;turbo siero sanguigno; b) u n'a lterata combust ione o distrib uzione d el gras!':o; c) un di!:tnrbo osmotico nello scambio ft't\ piccoli vasi e tessuto con distru :r.ione o prolifcmzione di capillari. Da ciò variazioni nel colore; iJ roseo può esser sostituito dal giallo chiaro, carico, tinta bronzea, specie agli angoli; la circolazione può esser a.nrnentaca. o diminuita; il contenutoin acqua o in ,zyasso anche, influendo sulla forma e lliObilit.à de l p. m. stesso. L 'A. fatto not.a.re che le alterazioni ciel p . m. sono aspecifiche e palesano la . costiztuzione organica patologicamente modificata, 11011 solo nei caratteri el i colore contenuto, in grasso, circolazione e trama, ma anche in rapporto ad estensione e sede, tratta della patologia speciale del p. m. nelle varie affezioni morbose, in base all'esperienza e all'analisi dei cosi osservati. Così riassumendo in breve: nell'ulcera duodenale il p. m . è chiaramente iporemico, n ei 90% l'iperemia manca nell'ulceragastl"ica, nellncolelitinsi e Appon<licite, affezioni con cui occor re stabilire la diagnosi differenzia le. Keuda. ammette, anche in seguito a lle esperienze di Schmidt, che v i sia. sensibilità elettiva por i grassi, nell'ulcera duodenale. Nell'ittero, qualunque ne s ia la causa si ha colomzione gialla P:ecocissima, più o meno int.ensa del p. m . Nell'epatite i l p. m., è infì lcrato d i grasso. diffusamente e g ia llo tendente ttl bruno. Nella. l ue, n•odificazioni del colore, con t& nut<> in grasso e circolazione: il contenuto in grasso è aumentato, <.lan<.lo al p. m . u n


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RIVISTA OELLi!. STA:\IPA li!EDICA. ITALIANA E STf.tANlERA

aspetto pastoso, tinta giallast-ra e vasellirù molto appariscenti in zone circoscritte, a lte rnate a zone pallide. Nell'influenza si ha. anche colorazione giallo chiara del p . m. Nella pancretite si ha colorazione bruna. J\"ella tubercolosi pulmonare oltre al pallore da anemia., si ha assottigli,lmento per diminuzione eli contenuto in gn~880 por· azione del veleno tubercolare; il ~eucla anzi in base al maggior o minore contenuto in ,grasso noi p. m. ammette una reazione più o meno torbida al veleno tubercola-re e nota come quelli poveri di grasso, si most1·ano straordinariament-e sensibili a Ila tu brr·colinot.er·a pia. llloltissirni quindi sono i cu~i in cui'il p. m . può offrire alla diagnosi un grande aiuto, ma l 'A. sogginnge: aiuta ma non sostituisce la ricerca clinica. RAFFONE

Sul problema del compenso e scompenso del circolo. (Deutsche Med. Wochenschrift, n. 14, 1930).

\ VourEIM. -

Tra. i fattori emod iruJ.mici, pi\t importanti che lntnno attinenza col problema d el compenso e scompen~o, uno ha quelli su cui di recente si è maggiormente acuita l'attenzione d e i ricercatori è quello relativo all'importanza della massa cir· colnnte snnguig:na. Il Ba.rcroft per primo dimostrò sperimentalmente che solo una pa!'te della massa snngui~t~la partecipa alla circolazione per cosl dire attiva; una non indifferente quantità gia{:e o <lecorre le ntameute nei così detti depositi. Il lavoro musc:olare e riscai<hunento agiscono come stimoli inalzn,ndo la quantità di sangue circolt\nte, togliendolo in parte dal luogo di raccolta rappresentata dalla milza, secondo Bacroft, iu parte, secondo il v\'olheim, dal plesso capillare cutaneo su bpapillare. Per la ricerca della massa sanguigna. l'A. si è servito prevalent-emente del metodo al t.rypanrot p iù vantaggioso di quello basato sulla inspirazione di una data quantità di ùO; con esso si può arrivare a una determinazione che non oltrepassa di 100 cc. la possibilità di errori. La quantit1\ eli sangue cii·colante in paziente a disriuno e in completo riposo. è di un valore merlio basale: da questo stato si hanno variazioni molteplici. Una diminuzione di san~ue circolante d i 400-1800 cc. si ha già. in molti individui collo stu,re in pitxli, nel seLlere a gambe abbassate. L'a.wnento è specialmente evidente nel lavoro muscolare in dipendenza della apertura di numerosi capillari nei muscoli e dell'aumentato bisogno di 02 • Nel sonno, il sangue circolante diminuisee d i 400-1000 cc. Giìd r·eperti del Barcroft chenell'usfissio. sperimentale trovò aumento de l sangue circolante indicano nei gas sanguigni un fattore essenziale. Ciò è dimostrato pure dalle ricerche sull'uomo n ell'aria rurefat.ta. della campana pneumatica, come dalla prova della inspirazione di a.ria. mescolata con 002: in queste circostanze si ha. un aumento di sangue che vada 400 a 1500 cc. Quanto ad a.! tre sostanze è di import,anza pratica il fatto rilevato già. dal Plesch e confermato da altri che un diminuito apporto a.Jimentare di N . e NaCl dà una decroscen:r.a. del sangue circolo.nte. Di grande importanza in questo ordine d i fenomeni è la Ist.nmina con la. quale, attmverso il cosidetto schok istaminico. si ha una sensibilissima contrazione della massa sanguigna. circolante. Fra le altre sostanze sperimentate merita di essere ricordata la digitale. L'iniezione in travenosa di 2 cc. di digipurutum, d iminuisce la massa sanguigna di 400-1600 cc. : questa azione della. digitale. du poco messa in luce, dev'essere associata agli effetti già. noti sul centro curùin.co. L'importanza del sangue circolante snl compenso e scompenso fu ricercato dall'A. sulle seguenti basi. Il mtmero dei malati esaminati fu di 191; più della metà iportonici con o son..:a rene grinza. Per il resto vizi valvoluri, morbo di Hasedow, cifoscoliosi . Data come stato normale una quantità di sangue eguale a 75-85 per kl di poso, il malato d i cuore compensato ne ha circa 65-75. Questa diminuzione realizza tlccanto all'iportrofia C!\l'{liaca un nuovo fat.tore di equilibrio. Dello scompenso si hanno due tipi: o si ha un leggero aumento della massa circolante. o invece un 'aecentuat.u. dimi11uziono. Prohu1_ga.ndo In osservazione dei malati dallo scompenso al compenso si osserva. che nel 1° tipo il ritomo allo. su!Ticienzn. circolatoria coincide co llo scemare fino allu norma della massa sanguigna; questa invece nel secondo tipo cresce fino alla c:ifra. tlbit.uale, ripristinandos i il compenso. Questi due t ipi di alterazione, dal1'1111n.lisi approfond ita dei casi, l"a.rebboro dovuti a cause ben differenti; noi 10 tipo figura prevalentemente lo sforzo muscolare, 11el 2° tipo cause


RIVISTA DELLA STA.UPA MEDICA

ITA~LIANA

E STRANIERA

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prevalenti di scompenso sono le irLfezioni con aumentato disfMimento delle so$tanze proteiche e formt\zione quindi di flostanze istaminosimili le quali dilatA-no i capillari e vi accumulano il sangue sottr·a.endolo a lla massa circolante. Quest.e vedute recenti possono evidentemente avere url riscontro nella pratica n ecessitando però di un ulter iore periodo di osservazione e controllo. BERTOLUCCI

Le manifestazioni nervose della poliglobulla. Eritremia crittogenetlca. Malattia di Vaquez. (Gazzett-e d es Hòpitaus:, n. 36. 1930).

LHERMITTE. -

Le poliglobulie p ossono esser e prirni ti\·e e second a rie. Le primitive o criptogenetiche, dette meglio eritremie, d a l Mencl~l sono state c lnssifìrate in: 1° Polig lobulie con splenomegu.lia. o malattia di Vnquez; 2o poliglobulia con ipertensione arteriosa e senza ingrandimento splenico, o malat.tie di Gai;;bock (è in que.;!ta forma -che la frequenza d ei sintomi ne t·vosi è mag~iore, e.c;sondo comprom essa la circolazione cerebrale d a.ll'awnento della tensione intra.Vit.~colare, oltrochè dalle modificazioni d ella struttura del san!!ue), 30 poliglobulia con spleno megal ia . urobelinemia -e cirrosi epatica. F ra l'una fo1·ma e I'F.dt.ra r1on s i hanno limiti netti, nè ciascuna ha allo stato attuale una pr·opria eti olo~i:a. par.ogcnesi ed evoluzione. Oltre i sintomi genorali hanno in comune pme la diversità e freqnenza dei d isturbi nervosi. d ei quali l'A. qui escltt<:;ivamonto si occupa. Que:;ti po~;>;ono consistere in :pertllrbazioni d el sistema motore-sensitivo-sen~;oriale e coordirw.tore, quali emiplegie con o senza afasia, pllraplegie, monopleg;ie e forme pseudo-bulbari, -dovute a trombosi o ad embolie causate dallo. pletora sanguigna, dal rallentamento della corrente, d all'aumentata ad ipositò. d el sangue e. n elle forme in cui esiste, dall' ipertensione arteriosa. K o n mancano i clistmbi su biettivi. quali pal·estesie, ve1·t igini, :;en.sazioni penose, portuc·bnzioni d otta cenesto.'li, cefalee d iffW:le, emicranie, e frequenti sono pure i do lori eon i curat.ter i di tens ione sorda e profonda, di torsione, di scbiaccif!Jnento, ch e si lnca.lizzano agli nrti, norl ri:;parmiando sernpt·e il torace e l'addome. e ch o hanno molti ca.ratt.eri in comune con l 'eritrornelnlgia. di Weir-:VfitchE>ll. Qu~t.i dolori sono CI\U!:lati dall'nurnento d ella t ensione del midollo OSiloo iperpla.sLico. l ienomeni di emi pi>Lg.ie, di afasia., di aprassia, e di emianopsia, o.ltre che a. fatti trombotici cerebrali, possono verifi<"arsi in conse,guenza doli~~> anosSiemia di un.a. zona causata dal rallentamento d nlla cit·cohur.ione cerebrale ed in tali casi allorn si as,;iste ad una successione capriccim;a. di fenomoni d eficitari. I d isturbi d e l midollo spinale sono rari. s ia p er la maggiore resist.enza do! tessuto spin ale, fatto in maggior parte da fasci di fibre nervo,;e, sia per la mag>.riore abbondanza di anastomosi va.-;colari. Solo in poc his<;irui casi s i ammette s i s iano verificate lesioni d egenerative a carico dei nervi periferici. L'A. quindi attira l'att enzione sul"le pert>urbazioni psichid1è () vogeta.tive. Tra queste è la comparsa di ondate di eccitaz ioni e depre.'!sioni, di foci lo esauribilità. psichica. e n euro-mllSCOiare, di ipereccitabilità, di di.-:~gu<>to per il lavoro, di dimmu· zione d ella memoria sino ad ardvare a.I{Li stati confu,;ionali e d emenzia li. Con l'elevarsi d ella poliglobulia decade l'attività psichica. Si possono avere allucinazioni .e sensazioni parestes iche che portano a. stati ipocorl<idaci. L e turbo circolatorie cer~brali d ell'e ritrornia possono d eterminnre la comparsa di una sind rome am.nesica d 1 Korsakoff, di fug he arunesiche e di amnesie lacunari. Importanti sono le turbe delle funzioni v egetative : scialorrea, i)Jericlrosi, polidipsiA., bulimia e dis turbi del sonno. Questi ultimi pos:sono presentarsi sotto forma di sonno le nza con pesantezza di testa o di sonno irnperios::> (vera na ·col0.;~it\), come nolla. s indrome di Gelineo.u, al quale può aggiungersi catalessia e stati ansiosi. In s irnili Cl.\si l'esame del sangue chiarisce sub.ito l'orig ine. . L '.A, si pone quindi il que.-;ito, senza potersene dare una I'Ìsposta pers un.siva., se 1 descrttti disturbi vegetativi s iano una conso~uenza. deLl'eritremia, se nou sia wlica. l a. causa che dete rmina. tauto l 'ipor>~ttività e rit ropoietica c he i disturbi vegetati v i, 0 se e_ntrambi non ra.ppresent.i.no la consog uonza d'una portllrbazione dei centri n:esod~encefalici.La. congestione dia seni d ella dura madre. può determinare nell'erltr~n:u':' aur~ento della pressione d el liquido cefalo-rachidiano che spiega l 'origint;~ ?-ell ~n:ucra.rua., vertigir1i, eccitazioni, scotomi, pesantezza di testa; ma non in tutti 1 ca.at però questa. spiegazione può essere invocato..


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Rl\'l!>'fA DEt:.LA

STA~JPA

)lEDlCA ITALIANA E STRA·;:s-lERA

L'oft.Alrno;:<'opia, in tìnc, può far vc<ier·e le vene cn.pillnri tortuose e dilatate e la. pupilltt ottie11, che ha perduto In nettezza dei contorn i cd è rilevata ed edematosa. lesioni che fauno pen;;are ad un 'aumcnt.o di pressione endocrani ca che un semplice esame del snn~<ue può fa.r chiarire immediatamente. TROINA

KonA.~Y r. -

Il significato prognostlco della ipertonla; terapia di essa. (Da S('ritti medici in onore del sen. prof. Umberto Gabbi, 1930).

Il signifìcato prognostico dclln i pert.on i~t, non è di fa(·ile comprensione tanto più che ref.,'11flr\() in ar·gomonto le V('(hrt(' pat.ogcnet.iche riù diverso. Si discute tuttora se In. iporton ia s ia utilo o dannosa; il MaekE>nzio arriYa, a sostenere c he può considerarsi un vnntnggio cospieuo il fMt.o. che lt~ ter·apia usata per abbassare la pre;;sione arteriostt offra pochi risultilti. ::ict·ondo lui un eJli('nce Abbassamento della pressione può sol•ut•ento mrocere al m~tlnro,l'iportonia non S<U'dJbo che il t entativo fisiolo~rico­ <li re>ugi re llll'ischf>mia prodotta dt~ nltC'razioni lornJi por cui la inalzata pressione allùrf!horebbo i vu:;i con miglioro irroT·Aziono dei tessuti. Volho.n l aderisce a questi concetti o cousidera. l'ischemin, rr·odot,tu da un rest,·ùlgim€'nto vasale come la. causa piÌl impor·tant.e delle JN,ion i nc-frotich<>; nnche la rN.ini te nlbnminurica sarebbe 1ma conseguenza ciel disturbo provo<'ato dni vasi ri~t.rot.ti che non harulO la dilatazione di compE'nso. Sul din11·io pntol!:cnetico. continno. il clinico ùi Bu<lnpest, si ùmestmno le d iscrepanze c liniche : è uoto che molti malati d'ipertonia anche elevata decorrono la loro vita liberi rln dist111 iJi. All'arduo problema ha ar·rocato qutlldle chiarificazione lo st.ud io di a m pie f'd e ia born te statistic he. J4o .Jnncwny in 212 individui cito dw•m1te la vi!.a soffrirono d'ipertonia, con pressioni oltre i J fiO mrn .. potE' sta hilire la causa della rno1te 184 volte. 60 mori l'Ono d 'insuffken;-,u. cardiaca, l O di nn~ina prctoris, 7 d i eden1a pornon11re, l eli pericardite, 6 di morte improvvisa. L'apoplcs..,;ia fu pure conshttuta 29 volte. Il rapporto fra. ipertonia e apoplessia è meno semplice di quanto prima si ammetteva. l'emorragie cer ebrali si veJ·ificuno se le J)aroti vasltli o il tessut.o cerebmlo ciroostn.nt~ sono malati e qneste condizioni sono :n.I'ré<:nte non dall t~ pressione elevata ma dalla ischernia prodotta dal rcstringimento dei vasi; fra la pat.ogE'nesi della emof!'agia cerebrale e l a retinite albuminurica g ià monzionat~~ e~>istor·el> he quindi una certa sornigbiamr,a.. K o n mancano casi poi in cui iw:mfficenza cardinra od ernorrngia cerebrale si hanno in fo rme di iperton ia modlernta non verifìcandosi invece in quelle di grado più elevato. Contin uando lo sb.rdio della ~<tatist.ica di J aneway si osserva che 46 morti lo furono per uremia. Può quindi dirsi che, nstrnendo dallo malattie intercorrenti, olt.ro l 'insufficienza cardiaca e l'apoplessia, è l'uremin quella che. colpisce di più l'iporton ico, 'a :;offt>rf'nza renale degli ipertonici si mnnifesta tanto più evidente qtutnt.o pitr sono vicini alla morte, cosicchè appnre chin.ra lu constatazione che il quadro morboso di essi. specie in istato avnnzato. vien dominat.o da un lato dalla iusuflìcionza cardiaca. dall'altro dal la insnflicienza rcnale. Fra i due gruppi vi sono F<tnti intermed i. All'avvicinarsi di un tt1le doppio scompenso può accadere che la dilatazione cardiaca, l 'aritmia, la dispnea, l'ingrossamento del fegato - con ftmzione 1·enille relativamente buona e azot.emia quasi normale - facciano presttj:!irela mor·to per insufficenza cardi aca; se po1·ò con digitale cd a.ltri mezzi adeguati lott iamo contro questo stato può aversi un cambiamento improvviso del quadro, olevnzione dell'azoto residuo, instaurursi grave di ipostenuria e finalmente morte per urernia. Da ciò fl<"aturisce che In funzionalità dei r eni malati decresco contemporaneamente a ll'energia cardia<"a. In conclusione la. prognosi di un malato ipertonico vion decisa da una parte dal comportamento di esso rispetto alli:\ cupacitit di lavoro del cuore e dallo stato della funzionalità. renale. In confronto a qnest.i fattori la importanza nella prognosi dell'altezza assoluta e della dnrata della ipertonia è pil1 ristretta. Quanto alla cura. oltre l'appropriato regime dietetico che negli ipertonici pletorici è di importanzo, primaria (sono molto dimostrative a ll'uopo le st.a.tistiche allestite n. c ura della clinica l\faye su p iù di 60U() carcerati in California e quelle riferent esi a duo gru ppi di monaci l'uno sottoposto a una r egola rigidissima, l'altro nu-


489 trPndosi più liber amento), o ltl'O ai cnr,lioto:1 i:::i, ai diur t ic i m e n;urin li pii• utili cle i ri medi va'io dilatatoJ•i, il K orà n y i raccom~tlll ln. <li lot tare contro l'ipocoudri1~ des;li ammalati, liberandol tda.<:ure in•ttili e spesso supflrliue e in><istenclo C'he il mod ico è .sempre in grudo ui prevenire i llisturbi J el cuore e d ei reni, punti cardinali nel trattam.ento degli ipe1·tonici. BEUTOLUCCI

Cuao~n.

- Ricerche sulla a sserita esisten!a dì forme filtrab ili del bacillo di Eberth. (Bollettino d ell'Ist ituto l>ierotempieo m i lano.;3, giugno l !!30) .

Il Cuboni, {(ÌÒ. autore di una pre;:revole rh·istn sintetica sulle forme filtrabili d el bacillo di Eh~wth, h n. compinto unn. vn :4 t~ se r·io 1li i ndu~iHi :;per imf'ntn.li p er stabilire la esistenza o meno d i d otte forme. Furono pro.~ i in es9.mo 24 ceppi <.li ver si di hacilli d e l t ifo 1le i quo.li l ~ isolati da armi e (j isolati d i recente; questi 24 stipiti furono filtrati per et\nùe iA. 13erke feld (:\) per t entare di ottener e l ' isolamento del b . a ntit iphosum <li Alrnqu ist e ltt p rova d e tte esito n ogati,·o. La riceroa di l'llttt\ di d etto )le r·me n ei filtrati, m o liu,n te p rove cultura li, (in br·odo comune, in brodo glicc rinato a l 5 % e in ti'~•U' lattosato) e que lla indiretta, mediante provo siei'Oiogi,:ho, (ricerca delle ng~ l nti.lline in an imali da o:speriment.o iniettat-i con i filtrati) d e ttero ugualmente risnltati n eifativi, tanto che il ()uboni perviene a ll tt conclusione che fonno batterie· ho fìltra b ili d e l baC'illo ùi Eborth o non si formino offat.to. opp ure si formino nsstLi rnr·umen to (meno d e l lO% dei casi). PtCClOLT

e THOYE:R. - Interesse pratico della ricerca degli elementi bacillari nella tubercolosi da inoculazlone nelle cavie sen za lesioni caseose (Paris .Médical, genna io 1930).

BERNARD, DF:SD l1Q \TOIS

Riportnndo:=ti a i numt'l'osi la,·ori rocont.i, seguit i a quelli rlel Calmett.e e collaboratori, specie in so;;uito ai re;;ultn.ti ottenuti inoculando poltiglie di orgarti macroscopicam ente sani di bambirti o fe ti di rn·ot l ri tu ber·coklse, gli AA. nffc rmnno c he oggi <lave ri teners i d imost-rata In, esistenza t li una. t.ul>e rcolosi a.tipi.ca. da inocu lazione caratterizzata da una tumota'l.ione più o m eno appa.ron te del s istemo, liniatico senza lesioni ca.s 3nse, ne lla quale una m inuzio-;n. e prolungata ricerca riesco a dimostrare qualche elemento acido-r esistente contenuto n ei gangli linfat ici. Che il criterio clllS,;ico di valutazio n8 d ei risalLa.t i ot.t,nuti con la prova biologica n ella cavia debb$ ess!n·e m odifìnato in co nsoguen·t.tt di tale nuova a e quisizione, contribuis::ono a dimostrarlo anche i risu lta.t;i delle loro esperienze oonùoLte in tal senso p er più di 2 anni. L a tecnica d'inoc ula zione d a essi usata è quella comune, prut.icatl1 in ~tlmeno due cavie p er prodotto patologico sospeLto. T ona nd o in osservazione gli ani.m~lti, si rile va la mancata insorgen za dell'ulcor·iLZÌo no ria inocnlaz ione e di risentimento gangliare eviùente. Una delle cavie viene fl~c rilìcn.ta in 40a gior nata e sn questa v engono accw·atamento rioerca\ti g li elemerìti acido resistenti con strisci allestiti d a gangli. L'esperienza ha climostntto ch e i più colpiti sono i tme heo-broncb.iali e, n ell'ordine, gli ing uina li, g li ascellari e i m esen toric i. Caratteri particolari eli questa forma atipica d i t. b. c. sono la incostanzt\ d e lla rea·t.ione tubcrcolinica e la mancanza di evoluzione: gli nnima.li controllo sopravvivono in ottime condiziorti e se sacr·ificati dopo 5 o 6 me;;i non s i ries:::e pi(t a dimostrare i bacilli n ei loro gangli. Gli AA. nelle loro ricerche h t\nn o avuto i seguen t i risu ltati p ositivi 3 su 36 con sang ue di tubercolosi cronici comuni, 5 su l o con sangue di tubercolose in periodo m estruale e 5 su 15 con espettorati, n egativi all'esame diretto e dopo omogeneizzazione, d i tubercolosi cronici. . Riconosciuta. la esiguità d ei risultati positivi ottenuti n ella. ricerca della bamllemia - quantunque se praticata in forme t uber colari ncute s i presume debba. ?are risultati migliori corna dimostm la maggior pos it ività avu ta sperimentando m.lm p eriodo critico, per le donne !lffette ùa tubflrcolosi, come q ue llo m estruale g_h ~A. concludono che oggi è indispensabile contl.urr e la ricerca con la m etodica. s u rtf onta. p er i vantaggi che, se n ei rig uardi della bacillemia pos.;;ono consillerarsi do t-


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RfVIST.A. DELLA STAJIIPA lllEDIC'A ITALIAN.-' E STRA.N IERA

trinali, per l'espettorato ed altri prodotti patolojrici sono di vero interesse pratico come in particolnre dimostrano due casi in cui essi ebbCiro resulta.to positivo: un. morbo di Rtlynu.ud in un tubercoloso con forma fibrosa. e un morbo di Hodgkin. Non entrn.no in discussione sulla causa che dà orijrine a questa. forma atipica. di t. b. c., nè affrontano la quistione dell'esistenza d i una forma diversa. del virus t u bercolnre, l 'ultra virus.

NANNI

CLAUDE e B.umx. - Tubercolos i e demenza precoce. Le tu rbe pslchlche nelle fasf torpide e le fasi premonltorfe della tubercolosi. (Paria Médical, n. 52, dicembre 1930). Il riaffncciarsi degli studi della demenza precoce sul terreno delle manifestazioni tossiche e t.ossi-infottiYe da un lato, l'evoluzione considerevole che le concezioni relative al virus tubercolure e al suo modo d 'azione hanno subìto in quest.i ultimi anni, rendono particola1·mente interessanti queste osservazioni degli AA. su tm eventuale rapporto (già sospettato e studiato da altri fin <.la molto tempo fà), fra tubercolos i e demenza precoce. Le osservf\zioni di Claude e Baruk si riferiscono el'<C'lusivamente a casi nei quali la T. B. C. ha preceduto lo. D. P. o in cui il nesso fra l'evoluzione tubercolare e le turba psichiche ero. netto ed evidente. Due considerazioni colpiscono subito la nostra attenzione: a) esiste come un'alternatiya. fra. l'attività. delle localizzazioni somatiche della T . B. C. e i disturbi psichici: la comparsa di questi ultimi coinciderebbe con una miglioria o remissione o addirittura con la guarigione dei fatti tubercolari, opptu·e, nel coso inverso, i dist.urbi psichici si attenuerebbero profondamente (fino alla scomparsa) in seguito ali 'esplorazione di una T. B. C. latente. In un malato, ad es., le numerose manifestazioni tubercolari (vertebrali, peritoneali, genitali} che per vari anni hanno dominato il qmu.J ro clinico, scompaiono quasi improvvisamente con il sopraggiungere delle turba menta]j. Jn a ltro, uno stat.o ebeirenico-catatonico grave coincide con una monifesta:·.ione tubercolare torpida (fistola anal€1), non appena sopravviene una T . B . C. polmonarfl a. evoluzione rapida lo stato psichico guarisce completamente; b) in tutti i casi le turbe psichiche accompagnano le iasi di T. B. C. torpida ma. s i attenun.no notevolmente o scompaiono durante le )ASi evolutive. Quale interpretazione dare a tali fatti ? Gli AA., in buse alle sole osservazioni cliniche (riguardano 11 casi e tutti evidentissimi), non possono giw1gere a concl usioni definitive. Essi si riportano a lle concezioni moderne sulla patogenesi della D . P. insistendo sull'importanza del fattore tossico e, sopratutto, dello. nozione di uno. intossicazione lenta, moderata, provocata dalla. diffusione nell'organismo di veleni tubercolari: problema. che si riconnette a quello ancora dibattuto e sospeso della T . B. C. tossica. Ricordando i lievi disturbi psichici, le modificazioni del carattere, gli stati confusionali che si presentano durante l'evoluzione di una. qualsiasi localizzazione tubercolare (disturbi che si riaccostano a quelli della cosidetta fase preba.cilla.re, pensano che la T. B. C. possa comportarsi come una malattia tossica generalizzato. capace di dare accidenti nervosi e che, ancora, possa esistere una specie di antagonismo fra tale T . B. C. tossica e la T. B. C. evolutiva. Le osservazioni cliniche, in ogni modo, consentono di sospettare un ruolo non trascurabile della infezione tubercolare, sopratutto nelle sue forme tossiche e tor pide, nell 'etiologia. d i alcuni casi di D. P. ebefreno-catatonica. Le ricerche biologiche non hanno fornito che scarsi risu ltati agli AA. i quali si augurano che una stretta collaborazione fra. tisiologo, batteriologo e psichiatra possa. meglio illuminare l'in.teressa.nte e vasto problema. [CAMPANA La sifolic!e src!iousco!are nella pratica. (B1iti$h M€d. J ournal, 29 novembre, 1930).

Cool\1B!<. -

Se la sifilide cardiovascolare sem brRYa essere un ten:po una lf'sione rara, attualmente si pensa invece essere uno degli sbocchi più frequtmti della infezione luetica.. Questo cambiamento ò basato su uno. più accurata. compnmsione delle


ltlVISTA D"ET,LA STA..,.Jf'A MEDICA l'l'ALTANA E STRANIERA

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loce.lizzazioni cardiovascola.ri fra le quali sono piuttosto rare le forme gommose con notevole prevalenza invece del quadro aort.itico. L 'A. in uno studio recente istologico di qumdiri cuori sifì]jtici ha trovato una volta sole. una gomma microscopica. mentre a carico dell'aorta erano sempre presenti manifeste altemzioni. Queste iniziando dal connettivo peri aortico, por lo più in forma di in.fì.ltrazioni linfocitarie, bloccati i cano.Ji linfntici, passano poi coi t'à.Sa VMOr"m nella tunica media; di cui l'infilt-razione pny·yi.cellulare si fa strada, allo.rga. e interrompe il tessuto elastico, ciò che spiega faciln1ente la pos.'>ibile formazione di aneurismi. L'intima corrispondentement-e s i ispessicce como a formare m1a diga di protezione nel punto debole della parete. ~e 1'int.erruzione della elasticità media. è un grave danno, questo si accentua per la propa)!azione de lla corrente infiammatoria verso il cuore a(.?;grodendo prinrijpalrnento lo sbocco dello coronarie e l'attM:co commissurale dello val volo aortiche. Si spiegano cosi l'insutlìciente del ventricolo sinistro con fibrosi e degenerazione miocardica e la localizzazione valvolare per cui due terzi dci cardiaci silìlitici solTr,mo di ini<uffirenza R.Ortica. Dal punto di vista pratico può int.eres~art> LI ri lievo dell'autore quando ùic-hiara c hP siccome i sintomi della luc can.liiovas<:Olare ~;i s,·iluppano >lll'incirca 20 anni dopo il fatt.o iniziale, se si pen"a. a l nowvolc Aumento di infezioni ~ifiliLiche dmante la guerra, è da Mpettat-si nello ven t ur.a decnde unA. più larga ca::.isti.ca dell'affezione in discorso. Da l punto di vista clinico do r'o O$posti i rilievi abituali dell'esame fisico, della pressione arteriosa, d ell'e'>arne radiologico, l'A. si sofferma sulle ricerche elet.trocardiowafìche che banno in questi ca.«i limitata e n ou univoc-a import.a.nza. G1·nndi ca.mbiament,i del ritmo non sono frequenti nella ~i fili ,t.- ctu diacl\; su 103 c;osi studiati fu notato in 3 blocco di cuor€), R.ritmia totale in 8, flntter auricolare in 2. Fra i segni più importanti non si dimentichi il ritmo di galoppo, espressione di ~tra ve d e-bolezza ùel ventricolo siniFtro o il polso alternante che è opportuno per un rilievo p i l't lìne, r icercare coll'uso dello sfigrnomanometro. P er la identificazione della forma ~;ifilitica valgono sopratutto la storia del pazienM, il tipo della. mah~ttia, con inizio nella •·tà media, l 'eventuale presenza di ~egn i di lue in altri organj e infine la reaz.ione Wtossormann e ilcriterio curativo. Per quanto riguarda. la proguosi l'A. <:h e potè seguire &8 dei suoi 103 casi, dice che generalmente l'esito finale si ha. dopo non piit di 5 anni da ll'inizio dei sintomi. Nella cura, egli si dimostm entw;.iasta dell'ioduro di potassio per quanto non sia facile dare una spivgazionu soddisiaconte, dol beneficio dovuto a KI nella !:'i:ilide tardiva e nonostante che, le gomme ;.u cui ptin• ipalmente agisco lo joduru, s iano rare nella forma cardiova colare, non può, secondo l'A. essere negata l'nllione altamente benefica de l far:uaco. I malnti debbono pr11ndere ioduro per tutta la vita e interromperlo soltanto dietro indicazione medica. Il mercurio e l'ars<'nico organico sono di grande nt.ilitò. p<>r la. lorC\ azione !>piri!licida; l'autore dice però di avere avuto due morti, l'uno di dermatite esfoliativa, uno per gastroenterite dw·ante una cura. di arsenot-enzolo. Questo viene prescritto in dosi relativamente piccole a. intervalli rela.tivament.e !Ullghi. Per es. gr. 0.30 sono dati settimanalmente finchò non si è raggiunta. la dose di 5 grammi. Dei sali di bismuto non viene fatta menzione dall'autore. (In questo campo d i cosl alta ed immediata importanza pratica, è impressionante il disaccordo fra i vari autori.l\fentre ve<liamo il Coombs specialista addotto al centro di ricerche cardiologiche in Bristol attribuire la massima effìca~ia nella terapia della l ue cardiovascolare all'ioduro di p otassio, e considerare in linea. q unsi secondaria il mercurio e il neosalvarsan, nwnerosi altri aut.ori hanno vedute perfettamente opposte.

Anche recentemente l'Arcangeli (Cuore e circolazione, novembre 1930) si fa energico propugnatore nelle cardiopatie luetiche del neosalvarsa.n ad alte dosi non incominciando mai al di sotto di grammi 0,60, negli ultimi tempi ha iniziato con promettente successo la malarizzazione. Anche il Micheli (Lez. di clin·i.ca medica, Torin.o 1927) intraprende rapidam~nte nei casi di cardiopatia. luetica. l a terapia salvarsenica per v;a endovenosa a cm fa pr~edere per evitare eventuali reazioni di focolaio qualche iniezione di cianuro o buoduro di mercurio che preferisce in questi casi al bismuto.


-l!l.l

I n FrmwitL Lttnt r,v. Lian. etc, ad•lpemno con li1lltcia e risolutozzn oltre agll a ltri prepamti il nt>nsnlnm;nn. 1-iiN•mnc• d'altrn f'lll'te non mancano cli nici pn1.tici che sono r:iluttunti u C'I l'itn pi.-go di tale tempia o per lo utuno inclini ad usare dosi miuimo {nor·ive, mitridntizznnti !<t'!<'Orulo Arl'!nngcli) don fnr.to di pensare a lla necessità, s i dirollbe quasi urgente, che in questo campo in teressante da tanti pazienti si svol!.{n UJ!a discussione approfond ita, da lla quule po:;;;a sut·gcro un inJjrizzo prat i<'o non uniforme. il che snn\ sempre impo:::.«ibilo, ma per lo meno non soggetto a c t·it.•·ri COl:IÌ dis<'onJi, a11'l..i cont.rastanti. N. rl . T.). BERTOLUCCI

STRICimn e OtwAN. -- Ricerche sperimentali su lla trombosi a rteriosa, le arteriti, la gan grena, e sul valore com parato delle legatu re arter iose e delle arteriectomie. (.J ournal u e l'himr~ie, n. 11, 1930). l n qupsti ultimi ann i Leri.r'he hn potuto dirno;;trare l'i mpor tanza enorme che hn l'innflrvuzione delln pnrte nrt.oriosa nel tleterrninismo degli acr-itlenti cons'.:!cutivi nllo ohlitf't'n7.ion i twt<-rioHl', <li C'JllHinncpte n>ttnrn ~sl'fl l'inno, sia nelle piccolo tnrhe

((·iano;w,mffrt'ddnmf'nto. pnresi llHI;:;r'oltu·i, ulct'rnzion i t.rnl1eho), sia nella genesi d e lle gnn1-(rt•uo d'oril{ine nrtcrinso.. In tutti questi fenou11;!11i l'elemento turbe dell'·inmr"''l::ione pr!rÌt>/rdr. prOd\IC'I'IHIO dei rifl t>!<!<t \'llSo-co:::trittori, ha. un urncio CO!ìl importnn· te. so non piìt importnntP. che il fenomPntJ '' i:;;C' Iwmin •· Egli ha d imost.rato il fondnmnnto di que,;tn id<•a d i fi:;iologin patnlogir>t, mostrando i ri><tdtati spesso straordiIIHri del le f~rtf>t·iN·I om ie €'f<tP..-e nt'lle IU'tP riti trotnho"'ult-i: l 'arteriPct,omia produce tllla vnsodilahl7.ione pcriir·rien pl:ll'ado,.:;ml ~'. (~uPsto tmthunonto d t>rrli ac·citlC"nt i t:Oth;ocllth; nllo oblitl'mzioni arteria li non è ent-rnto nffntto n!'lla pratica nono;;tnnte IR, sempl icità e la verità. tli questa. id,•a: che un'arteria obliterat a non è piìt un·t1rterin . un condotto v ettor e del sangu<~, ma. un uggruppumont.o di nervi simpatici in cond izioni normali e itTitati Cl'Oni<:tu••or• te. l ncnr·icnt.i appunto dal Leriche gli AA. hnnno cor!'nto di vocle re sperimeutalm0nt.o il risultato cornpnrativo delle legature e d ello artc•rieotomie. Le loro ricerche sperimentali, prat.icate :;u i cttni, hanno mostrato che l'arteriectomia. è manifestamente meglio sopport.a.t.tL che la ,;ernplice eseluf<ione urteria le a mezzo d i legat ure sovrnpposto in V!lri punti d C'ile arteri e: la recPzione a r teriole realiz7.a in offet.ti una su1•rre,;:;iuno del s imp•ltico pc•·ia rtorio:oo, supet·iot•e a que llo che la simput.ectomia per in.rterial e realizza solo in parte. PIGCARRETA

Bnmrn:s. - La differen ziazione slerologica del gruppo di bacilli Flexner. (Journa.I of the H oynl A rm,\· !\l edir·n.l Corps. Vol. 5:5, clic. Hl30). L 'A. ri<'hiuma i num<.' rosi r ecenti st-ud i por differ enziare i vtui tipi ùi bn.cillo d i Floxner, isolati in cu:;i di dissenteria . usando sieri mi ulto tit.olo. Considera g li inconvenienti del meto•lo finon• impiegato e no r•·opone uno proprio, che rit iene piìt :sernplice e più rnpido. Tu11t.o i s.i<· ri, c he le emulsioni da irnpiegare debbono ottcnersi dn. cu lturn che presentino all'a-~potto una s uperficie li!<t'ia. ]!; l'A. chiama appw1to s ieri lil:lci, eruu lsiono lisce, ecc., i prodotti ottenuti con tl-di cu lture, mentre cltin.uln rugosi q11olli otwnuti con culture a s uportic ie apparc u ternente scabra. Ciò è di capitale imporr.anza per· l 'esattcz<:a rlci t•ist tlt a ti. Per ottenere una eruul!<Ìone lis(•ia occorre s<·ep:lie re o.ccurutamente nnu colo ni.u s ie ummente liscio. ed assicum.rsi che , seminata un brodo, non elia d eposito o gmnu losità, ma lo int.orbidi snlt>~llto. lnolt.ro si deve a\·ere complet-a e rapida ngglutinazione con sieri sic uramente lisci, men tre, non deve u1o:;tnlre alcuna trn.ccitt di ap:glutina.zione con sieri sicuramente rugo!<i. L'emulf<ioue butterica d n. usa1·e si può ottenere s ia dalle culture Jis!'e in brodo aduizionate di forma lint~, s ia d11! lnvnggio eon sol u zione fisiologica dd le ptttitlù iu agili'. l siol'i s i ot-tengono inocula.utlo a conigli il tipo sicuramente liscio d Allo Am ulsi01ti batt.pt·iche; si .lusciano mot.urnre pe r uno o due mesi; ci si a.<;.~i­ cnra cl te n on abbiano tr>~.ccia alctuw. d i rugo,;ità e ,;i titolano ri:;petto alle emulsioni outologhe. lej:!gondo il tit.olo solo dopo quattro ore d i bagno maria a. 53° C. L'A. riporta delle t!\belle , che rend ono molto semplice l'idont ifie azione dei tipo d i


RIVISTA DELLA STA)1PA MEDICA ITALIANA E

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STR A ~tERA

<Ciascun baci!Jo, a seconda dell'effetto che su di esso esercitn.no i differenti sieri: l'intiero processo si riduce all'uso di un sol tuho da sa_ggio per ogni siero. Esscndo_gli stato obbiettato che i sieri possono fiteilmente perdere nel titolo, l'A. dtiene che tale perdita s ia di poco valore. se i sieri si ;:;ono lnsciat.i maturare JJer uno o due mesi e che se la citcluta del titolo è forte, la per<lita diventa sincrona in tutti i t ipi, quindi trascurabile quando si usino diluizioni (E')ggerrnente piì1 busse. L 'A, propone infine una formula che rende fAccile e rapido, a l bis:>gno, rafforzare o convertire il titolo -del siero. PIAZZA

Le diverse abitudini di vita degli anofeli vettori della malaria In America, In Europa e nell'estremo Oriente. (Révue d'hygiène et de médecine preventive, n. 12, 1930).

.HAcKETT. -

P er potere bene inziare e proficuamente a-tt.uare ls. lotta contro la malaria in una data localit!\, è neces;sario anzitutto couoscer·e, con minuziosa esatt-ezza, la biologia dell'anofele che, nella località stessa. è l'a-gente vettore della malaria. I nfatti è innegabile che una delle principali cause di errore in tale lotta è costituita -dalla tendenza che spesso s i ha d i generalizzare quelli che non Rono se non caratteri particolari di una data specie e di applicare quindi, in senso lato, delle misure profilattiche buone solo pet· una ùi esse. Da ciò la gr·ande importan1:a dello studio comparativo delle abitudini di vita che, nei va1·i paesi del mondo, hanno g li anofeli. L'A., a questo proposito, sommariamen te espone le piìt spiccate differenze nelle .abitudini di vita degli anofeli in Europa, America ecL estremo Oriente. Così, mentre l 'A. umb·rosus preferisce l'ombra delle fitte vegetazioni ed il maculatU8 il sole e le acque correnti, il maculipennis non vive nelle acque salmastre, contrariamente a quanto fa l'elutU8. Nelle Filippine poi l'A. minimus, che vi è il principale vettore .della malaria, non vegeta che nei ruscelli delle montagne. L'A. tratta pw·e diverse questioni riferentisi a l problema malarico. La prima ~ quella che considera .la malaria come tula questione prettamente economica e ;aociale, vera anomalia in un pae-<;9 civile, destinata a scomparire con la cultura intensiva e col miglioramento delle cdndizioni di vita. Un'altra ipotesi, recent-emente sostenuta in Inghilt.e t·ra e nel Brasile, è che la trasmissione della malaria sia dovuta, quasi esclusivamente, ad un numero ristretto di femmine di anofele ad abitudini casaling he, mentre la grande maggioranza dellli anofeli non avrebbe .alcuna infiuenza nella tra,'i!missione della malal'i.a. Una terza ipotesi, finalmente, riguarda l'importanza capitale che sulla malaria esercita il drenaj!gio in grande stile, che in Elll'opa abitualmente si designa col nome di bonifica integrale. L'A. si occupa pure della dibattuta questione dell'anofelismo senza malaria e riferisce le osservazioni fatte da lui stesso e da :;\~Iissiroli, per le quali 68Si so n giunti alla conclusione che, in un paese l'importanza della malaria in una collett.ività si può misurare dal contatto tra l 'anofele e l'uomo. . Si augura che l'azione coordinatrice degli studi intel'llazionali di malariologia .che svolgerà. la Sezione di igiene della Società. delle nazioni, possa presto valere a .risolvere dei problemi oggi tanto discussi. PIAZZA

Rwcr. -

Zolfo e glicemia. (Policlinico, Sezione Medica, dicembre 1930).

Le sostanze minerali, e fra di e,<;se lo zolfo, non rappresentano vere e p roprie .sostanze nutritive, ma devono invece consider·arsi per· il nostro organismo come so.stanze capaci di attivare i fenomeni nutritivi e di regolare l'economia organica. Lo zolfo in combinazione stabile e labile fa parte qna-;;i costantemente della molecola proteica, esclusa la protaminica. (Luciani}, e s i riscontra in tutte le cellule del nostro .organism?. Nel pancreas se ne ha il tasso massimo, raj!giungendovi secondo H am~arsten tl 7 %· Il siero normale umano ne contiene da ctg. 0.07 a ctg. 0.10 per litro, costituito per l'SO % da zolfo ossidato (solfati) e per il 20 % residualo .da zolfo neutro. La tiemia, o tasso dello zolfo nel sangue, varia in molte affezioni morbose senza che tal fatto a-ssuma però significato diagnostico; di un certo valore, sia diagno5 -

Gior11ale di me<liciua m ·i!itare.


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JUVlSTA DELLA STAMPA .\IJ::DICA ITALIA NA E STRA::-<ll::RA

stico che prognostico, invece possono essere le alterazioni dei rapporti t1·a zolfo cssidato e zolfo neutro (Locper). Negli stati pigmentnri, aù esempio, per affezioni epatiche e suxrenali (cirrosi pigrnentarie, morbo di Addison), si or;serva un notevol& aumento dello zolfo neutro a svanta~gio ili quello ossidato. Il fegato per Loeper sarebbe l'organo principale per l'ossidazione dello zolfo neutro. Nei processi ÙÌlSenwp;rativ:i dei tessuti per t. b. c. cavitarie, cancro, cachessi& diverse, lo zolfo neutro eliminato è in aumento a causa dell'attività insufficient-edel fegato di fronte alla rapida elabornzione. Il pancreas, il fegato e le ghiandole surrenuli hanno il più alto contenuto dj zolfo, d el quale regolru1o il metabolismo. L'insulina contiene il 48 % di zolfo in com binazione labile e quando questa percentuale si abbassa l'ef'Jìcacio. tentpeutica dell'insulina stessa diminuisce (Abel e Gelling). Campanacci pone nel pancreas la sede centt·ale del ricambio dello zolfo, avendo osservato nel diabete un abbassamento dei valori t iemici, e formula l'ipotesi che il diabete sia sostenut-o da una carenza dello zolfo che darebbe origine ad UJla insufficiente produzione d 'insulina. L'A. ha. studiato la tiemia in soggetti normali, nei tubercolosi apiretici e nei diabetici osservando, dopo iniezione intramnscolare di gr. 0,001 di zolfo colloidale, il comportarsi della t.iemia e della glicemia, ri<'eroando rispettivamente l'una col metodo di Denis e Reed, l'altro col micro-mPtodo di Mac-Lean. Ha potuto rilevare così che nei soggetti normali la tiemia oscilla tra ctg. 0.07 e 0, 10 per litro di siero di sangue, che nei tubercolosi apiretici invece essa si aggira verso le cifre piò basse osservate nella tiemia normale (ctg, 0,7 o meno), mentre nei diabetici si riscontra a?itualmente una lieve ipotiemia, il cui grado non è in rapporto con la gravità del d1abete. In seguito ad iniezioni di zolfo colloidale si ha un leggero aumento della tiemia; il tempo di eliminazione renale è superiore a 24 ore. Cinque o sei ore dopo l'iniezione si ha la riduzione maggiore nel tasso glicemico; tale diminuzione è leggera nei saru e nei tubercolosi, mentre nel diabetico è di 1-1 V:! per mille e persiste oltre la 243 ora. Non si hanno influenze apprezzabili sulla cbetonuria. Lo zolfo somministrato secondo Gorùonoff e Campanacci, riduce il consumo di ossigeno e quindi delle combustioni organiche. Campanacci inoltre avrebbe notato ml aumento del glicogeno epatico. L'A., al contrario, riti~ne che l'abbassamento della glicemia. dopo l'iniezione di zolfo colloidale sia dovuta ad un aumento della combustione d eli() zucchero come ha potuto osservare in due donne diabetiche nelle quali il Q. R. aumentava dopo l 'iniezione di zolfo, raggiungendo il suo massimo nella sa ora. TROINA

KIEss. - La « Pantocalna • nuovo anestetico locale. (Zentralblatt fiir Chirurgie. n. 50, 1930). Sono riferiti dall'A. i risultati dell'impiego di ·un nuovo anestetico locale, la Pantocaina, il quale appartiene alla serie della novocainu. Un anestetico locale. prendendo come termme di paragone l'anestetico più comunemente usato, la novocaina, deve rispondere ai reqwsiti di non essere irritante per i tessuti, di non dare alcuna azione secondaria pur avendo una sufficiente attivit.à anestetica ed una sufficiente durata di azione, potendo anche tra l'altro associarsi ad un mezze> vasocostrittore. La Pantocaina venne dall'A. sperimentata in 507 anestesie per operazioni varie, in soluzioni dal Y2 fino al 5 per mille, secondo le modalità dell'anestesia-. La tolleranza dell'organismo verso questo anestetico è relativamente alta perchè si è giunti ad impegare fino a 300 cc. della soluzione Yz per mille, senza notare alcun disturbo. L 'effetto anestetico di solito si verifica pochl minuti dopo l'iniezione, circa{) minuti, con completa efficacia, salvo qualche raro caso in cw si dimostra insufficiente. L'anestesia nelle varie condizioni dura da 2 a lO ore: si può calcolare la. sua durata media in 4 ore. . Non si riscontrano né effetti dannosi locali, nè manifestazioni spiacevoli generali a carico del polso, della pressione sanguigna, del respiro; né sintomi di reazione a carico del fegato e dei reni.


RIVISTA DELLA

STA~IPA

MEDICA ITALIANA E STRA.J."'ll:ERA

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La guarigione d ella ferita operatoria segue sempre un decorso normale senza. alcun carattere differenziale dagli interventi eseguiti con anestesia novocainica. Solo all'inizio delle prove, essendosi aggiunto alla soluzione Y2 per mi.lle di Pantocaina, 6·8 gocce di Soprarenina. - cioè la quantità, d i Sopra.reuina che si suole aggiungere alla soluzione d i novocaina. - si ebbe un'intensa ed alquanto persistente ischemia dei tessuti, accompagnata da trombosi di alcune piccole venuzze del sottocutaneo, inconveniente questo che scomparve impiegando, come si è consecutivamente sempre p1·aticato, la metà d i soluzione di soprarenina. La Pantocaina è stata impiegata in soluzione 2 per mille e nella quantità. anche fino a 20 cc., con buoni risultati per praticare l'anestesia sacrale nelle operazioni per emonoidi, fistole anali; per la cistoscopia e per la c ura della sciatica.; come anche per praticare l'anestesia para.sacrale in combinazione con quella sacra.le, usando soluzioni Yz per mille in quantità. anche fino ad 80-90 cc. negli interventi per car<>inoma rettale ed ipertrofia prostatica; o per praticare l'anestesia dello spla ncnico negli interventi sullo stomaco e sulla. cistifellea. L'impiego della P antocaina - che fu usata nella q uantità. di 2 cc. della soluzione 5 per mille con l 'aggiunta di sopro.renina - per l a rachianestesia non è da consigliare, perchè l 'effetto anestet.ico, che si inizia dopo pochi minuti e dura in media 6-7 ore, è, a.ccompa.gnato da dist\trbi generali (malessere, vomito), da alterazioni del polso e da. collasso più o meno grave. D UBBIOSI

GROTE e FLEsca-THEBEsrus. -

Interventi operativi in soggetti diabetici. (Zentralblatt flir Chirurgie, n. 49, 1930).

I risultati degli interventi operativi nei d iabetici sono not-evolmente migliorati da. che è stata usata l'insulina. Uno dei più gravi pericoli dell'operazione in un diabetico, il corna, si può ritenere quasi del t utto dominato. Non sono unanimi i pareri sul trattamento pre e postoperatorio di un diabetico e sulla n ecessità. delle indicazioni operatorie in un diabetico: in questo intento è necessaria una più intima cooperazione tra. il medico ed il chirurgo. L'opinione secondo la quale un iutexveuto operatot·iu in un diabetico curato con l'insulina non dovrebbe offrire maggiore pericolo di quello al quale può andare incontro un sogget to senza tale malattia, non è esatta perchè anc he se un diabetico è tenuto in equilibrio del ricambio, come è quasi sempre possibile con l'insulina, tuttavia egli in un atto operativo non si trova. mai nelle stesse condizioni di un uomo non diabetico. Si può in generale considerare che un d iabetico curato e tenuto a. conveniente d ieta s i trova d i fronte alla guarigione per interventi operativi, se si tratta di interventi asettici nelle stesse cond izioni d i un uomo sano, poichè la guarigione in tal caso s i verifica come d'ordin nrio, ma in ca. i di interventi per proce~si infettivi, il diabetico si trova. in condizioni molto più sfavorevoli in confronto dell'uomo sano, essendo noto come nel diabetico i processi infettivi si estendono con incredibile rapidità e con carattere di gravità.. É perciò che l'indicazione di un intervento operativo in un diabetico deve essere ponderata. anche perchè sia. la narcosi, che lo shok operativo, hanno una ripercussione sullo stato generale. Bisogna considerare che lo stato di compenso che si era raggiunt-o con l 'insulina. e con l 'opportuna dieta., viene con l'intervento operativo ad essere alterato, anche se si aumenta la somministrazione di insulina. Ricercando quantita.tiva.mente lo zucchero e l'acetone nelle urine, nonchè lo zucchero nel sangue, prima e dopo l'intervento operativo, si vede che, anche con ma-ggiori dosi di insulina, dopo l'atto operativo i diturbi del ricambio sono notevoli perchè le condizioni del ricambio che erano state ridotte in istato di equilibrio, non hanno potuto sopportare il sovraccarico prodotto dall'atto operativo. P erciò a. meno che si tratti d i interessi vitali o comunq.ue urgenti, è necessario limitare ai veri casi di necessità. g li a ltri interventi chirurgici. É anche importante che l'operazione, eccetto le indicazioni di estremo. urgenza, sia. evitata in soggetti non opportunamente preparati ed ancora in istato di scom penso a.gli effetti del bilancio del ricambio. Considerato che il pericolo dell'operazione e della narcosi sta. nell'acidosi, si deve procurare di a umentare al massimo la riserva di glicogeno nel fegato, tenendo il malato per parecchi giorni e. dieta appropriata


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(frutta, legumi , avenn) erli fa ro scomparire del tutto l'a~etone daUe urine (assicurandosi che q uest.a scompar;;n s ia durevole per a lcuni giorni), poichè in fondo il tasso dell'acetonuria è la spia della suscettihilitR. d e l ~O!Z~etto di fronte alle infezioni. Corr-ispondentemente a lla. maggiore sorruninistrazione di carboidrat i ·- - che deve essere portata. al massimo compatibile dul soggetto - non consigliandosi, specie in vista d ell'intervento operativo, <li t enere il bila ncio alimentare del soggetto in d eficit, s i a.umen t.a la somministrazione 1li insuli na. Le direttive per una opportuna dieta. e per sommin istrare con cri terio l'ins uli na, si vanno d eterminando con frequenza - OJ!nÌ 1-2 ore - il tns;;;o d e lla glicemia, perchè il comportamento d t>lla g licemia dmante il f!iorno ò molto vario, oltre c he acl ('Ssere vario nei diffex·enti soggetti, specie Re s i tratta di !Ziovani o di bambini. Il Gottschalk consiglia di sonuninistrare la necessaria d ose d 'insulina gio rna liera, in tre dosi frazionali eguali, distanziate egualmente nellaJ?iornata. e cioè a lle 7-15- 23 ore. venendosi cosi ad avere, indipendent.emonte dai pasti. una curvn quasi re\!;olaredella glicemia. Si tenga. anche con to c he la na rcosi fa aurnent.a ro la quant ità di zucchero nel sangue, prevenendo questa cond izione con l'anmentare la dose dell'insulina. In qunnto alle modalità d i anestesia Ila seguire, la s~uo la americana preferisce la rachia· 11estesia mentre da ltltri AA. s i proferis::;e la narcosi e tere<J,. La cloronarcosi in genere viene sconsigliata. F aconclosi l'unest.esia loca le, s i <leve usare soluzione d i novocaina senza l 'ag~:;iunta di ad renalina . I n ognj inervento operativo in un diabetico, si d eve sempre prefe rire il metodo meno aggressivo rispetto a l mala.to, ciò anche per ridurre al mjni mo il tempo dell'ope razione. D opo l'operazione ò nocess!trio sempre sorvegliare il ma lato, specie a l 2o 30 giorno dell'operazione, poichà appunto allora s i sogliono verificare g ravi a lterazioni del ricambio. Per quel che l'iguarda la dieta è bene non aspettare molto a somministrare i cnrboidmti e se ciò non à possibile per os è bene farlo per via rettaJe con clisteri a goecia continua contenenti zucchero d'uva. Nei casi operati senza preparazione ed in istato di acido, è utile la fleboclisi con soluzioni di levulosio e con l 'a.f,tgiu nta d 'insulina. I n questi casi per assicurarsi dei pericoli dell'ipoglice· mia, è bene fare frequenti dosaggi (microdcterruinazioni) d e llo zucchero nel ssngue. Dopo l'operAzione è impori!tntsche il passar(~io a lla dieta normale sis graduale. In caso di supp~u·azione complicante il processo è bene mantenere il soggetto ad una dieta vegetale ed insie me povera di sale (cosa. che è della massima importanza se si tratta di soggetti a r terosclerotici od ipertonici). L'aggiunta di uova e di carne alla. dieta vegetllle è bene farla, ed in modo graduale, non prima di una settimana dali 'intervento. DUliBIOSI

PULCHER. -

Un nuovo terreno di cultura per l'Isolamento del bacilli tiflcl dalle

feci . (Zentralblatt fiir Bakt. n . 116, 1930).

É noto che non è sempre facile i.'3olare rapida mente il b. del tifo o i paratifi dai numerosi germi fecali e, in special modo, eliminare il b. coli che è sempre presente nelle deiezioni e vi pttllula abbondantemente; nè d'altra parte l'aspetto che le colonie dei diversi germi present('tno nei vari terreni culturali è sufficiente a diffe· ren zia.rli nettamente e subito tra loro. Fallite, pertanto, le non poche prove d i arricchimento e d i isolamento proposte, si preferisce, allo stato attuale delle cose, di isolare il b. di Eberth ed i para.t.ifi o sul terreno di Drigalski-Conradi o su quello di Endo i quali, mentre da un lato dovrebbero inibire lo sviluppo dei germi banali a ccessori, per il loro contenuto in lattosio e per la presenza di Wl indicatore, dovrebbero, dali altro, permettere a colpo d'occhio di distinguere le colonie del coli che fermentando il ca.rboidJ·a.t.o, arrossano la tintura di tornasole (Drigalski) o ricolorano la. fucsina, ridotta. precedentemente dal solfito (Endo), da quelle dei germi privi di azione fermentante sul lattosio. Entrambi questi terreni sono buoni ma certo l'ideale sarebbe di avere un mezzo culturale elettivo per il gruppo tifo-paratifi in cui lo s viluppo del coli fosse totalmente inibito. A questo intento mirava con le sue ricerche il Pulcher il quale, come ora ved remo, è riuscito perfettamente a llo scopo. La tecnica di preparazione del terreno Pulcher è la seguente: a) carne di bue, preparo.ta. come al solito, da mettere in .infuso in doppio di acqua di fonte; b) cuocere


RJVIST ... D'ELLA STMU:'A MEDICA lTALIA.L'<A E

STnA~IERA

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per un ora e mezza in pentola ed aggitmgere: l'uno per mille di glicerofosfato acido di calcio solubile ì\Ierck, l'uno per mille di casei..ua .ù1erck ed il 3 %di agar); c) cuocere per circa \lll ora in autoelaye. A questa miscela, lìnchè è uncoTa calda agg-iungere por Ol'fli cento cmc.,duecmc. di una soluzione al 0,5 %di Wa!'sorbla.u C: riiblcr e quindi, s:crllpre mantenendo caldo il terreno, aggiu11gcre ancora de lla soluzione n. 2 di carbonato d i soda fulChè il terreno non assuma una colorazione grigio-bleu. Siccome la decolornzione non avviene subito, occorre versare piano piano la soluzione eri at.tcndere un po'. Per lo più non occorrono pilt ùi 3,2 eme. di soluzione n . 2 di carbonato di soda per cento. A questo punto si ag~iungono, pet· ogni 100 eme. di tcrTeno di cultura., 2 eme. di soluzione all' uno per ntil!e ili verde di etile (Griibler) ed un grammo d i lattosio. Si mescola bene e si versa nei t·ocipienti e poi si sterilizza per 15 minuti in autoclave. Si formt\ un ttbbonclante sedimento costituito dn fiocchetti; in piastre il terreno assume colorazione vento smomldo. Comportawento del terreno: Il primo a svilupparsi è il parntifo B, più lentamente crt>.scouo il tifo ed il paratifo A. Le colonie del tifo si presentnno, dopo 12 ore di termostato. delicate, circolari, con contorno irregolare, granulose; dopo 48 ore sono bene i::;olate con il centro liscio e lucente. ment1·e le parti porife1·iche sono grigie. I germi pr~Jevati da queste colonie agglutinano benissimo, i germi non patogeni si comportano, in questo terreno, nel modo sèguente: B. lactis aerogcnes: colonie spumose; B. faecalis alcaligon('s: colonie scolorite, traspn.renti come vetro; B . .Fiuo rcscons lique faeit'ns: colonie giallo-verde; C ermi che non fermentano il lattosio mn. il g lucosio: colonie scolorat.e simili a quelle del tifo; B. coli:colonie bleu; Proteus e subtilis. come a ltri batteri Gralli-JJOsitivi, non si sviluppano come pure i germi dell'aria ecl i funghi. Avendo avuto l'opport,unità di p reparare e sperimentare il suddetto terreno, sia con culture dei diversi germi, sia con semina di feci ulle quali era stat.oaggiunto appositamente una emulsione di bacilli tifid e paratifici, po;:.so confcrnHl.re che esso è di facile preparazione ed è veramente un mezzo ell:lttivo per il gruppo dei bacilli tifo-paratifi, per il fatto, specialmente, che lo sviluppo del B. coli è quasi totalmente inibito. Quello però che è sopra tutto indispensabile è cliescludereda.Lla preparazione del teiTeno l'aggiunta. eli peptone e eli cloruro sodico, come raccomanda l'A. PrccroLI PloNÈDE e ABELY- -

gno 1930).

Esiti tardivi di commozioni cerebrali. (Encéphale, giu-

Basandosi su osservazioni praticate su numerosi casi di guerra (30) e in particolare e più recentemente su quattro casi di esiti tardivi post-commo7.ÌOtlali, g li AA. tracciano a grandi linee un quadro clinico d i tali dis~urbi, funzionali e psichici. Nel campo funzionale si notano sopratutto cefalea ost.inata, cont·inuà o intermittente, e qualche vertigine; inoltre qualche segno di simpaticotonia.. Psichicamente i fatti sono p iù rimarchevoli: gli AA. ham10 rilevato notevoli disturbi dell 'attenzione accoppiati a tu1'esa.gerata fatigabilità. dei processi intellettuali, e, a(lcanto a lla perdita della memoria di fissazione, la conservazione di quella degli a vvenimenti remoti. Dal punto di vista affettivo, impulsività., instabilit.à affettiva, disquilibrio emotivo, esagernta irritabilità con tendenza a stati nevrastonici o c iclotimici e qualche volta alla clipsomania. Infine, nella sfera dell'attività, diminuzione notevolissima della capacità professionale fu1o all'abulitt. Da tali fatti g li AA. sono condotti a ravvicinare i distmbi menzionati a quelli delle lesioni prefrontali e finiscono col supporre che effettivamente si possa t rovarci di fronte a lesioni di tal genere, post-emorragiche. CMrPANA

Tubercolosi e ossidazioni Interne (contributo allo studio del terreno nella tubercolosi polmonare). (Presse .ù16ùicale, n. 51, giugno 1030).

DELORE. -

. Tra le ?aratte!'istiche principali che la concezione classica attribuisce all'orgarusmo prcdrsposto alle forme g rav i od evolutive dellE~ TIJC., ve ne sono due che, per le recenti acquisizioni nel campo della fìsico-chimica b iologica, devono essere


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA E

STR.L~IERA

completamente revisionato: la demine rnlizzazione, in particolare la decalcificazione e l'aumento delle combustioni interne quale fattore di constmzione. Per la prima, la questione s i potrebbe considerare risolta in senso neo-ativo e l'ultima parola in proposito è st.ata dotta da M. Labb6 pet· i l quale il do~ma della decttlciflcazione deve essere del tutto rifìutaw: il deficit cal<:ico non è atiatto lma stigmate specifica e prepondet·ante del terreno predisposto aUa Tbc. Per la seconda - aumento delle ossidazioni - il problema si prospetta molto complesso e difficile e l 'A., studiandone i diversi aspett.i attualmente accessibili, cerca eli prospettarne Wl!t soluzione che, in base a moltepHci dati di ordine fisiopatologico e ternpentico, starebbe a dimostrare come, anzichè un aumento, intervengano, nello sviluppo della maln.ttia, un rallentamento ed una diminuzione delle ossidaziotù; anzi, l'aumento d i queste, apparirebbe come un fattore di x•esist-enza, genera le e locale, verso la evoluzione e la estensione della malattia. Cosi, valutando. con critica severa, le diverse teorie sinora dominanti, circa l'aumento delle ossi-riduzioni, si possono trovare, por ognuna di esse, una grande varietà. di osservazioni ed un complesso di validi argomenti che ne in6rmano grandemente il valore. Se il metttbolis1no basale è realmente aumentato (sino al 40-75%) nei tubercolosi altamente febbricitanti e nelle forme evolutive, gravi - come, del rest.o, risulta atmlentat.o in ogni altra mttlatt.ia f<3b ùrile - è, per contro, normale nelle forme croniche, torpide, fl>pirettiche (Wells). La iperfwlzione tiroidca, non è sempre constatabile nei Tbc., nè è dimostrato che abbia un'azione reale n el preparare il terreno al l'evoluzione della T.: alle osservazioni della speciale resistenza dei gozzuti e dei mixedematosi ed a quelle della frequenza della malattia nei baseùowiani, si possono opporre altre, di non minore importanza, che depongono per la gra'vità della T. negli ipotiroidei. per la relativa rarità della associazione della Tbc. evolutiva con il i\I. ili Basedow, e per i favorevoli risultati terapeutici che in alcuni casi iniziali sarebbero stati ottenuti (Galassi) con la somministrazione di piccole dosi di estratti t iroidei. La Tisioterapia, inoltre, non si serve di procedimenti e eli mezzi che am:ichè diminuire, tendono ad aumentare i processi di ossidazione! Tali il trattamento sanatoriale o le cure generali di aria e d i luce che stimolano potentemente gli scambi nutritivi e che - come hann,o dimostrato Campbell e Hill - possono elevare il metabolisno basale sino al 40 %; tali le irradiauoni con ra.g~<i U. V. e la diatermia che hanno azione deoisamente catalitica; tale che la chemioterapia con metalli pesanti e con meta.Uoidi, dei quali alcw1i eccitano le ossida.ziotù (oro, rame, zolfo, cerio, maganese), altri hanno rapporti con la funzione t iroidea (iodio, arsenico); tali, infine, le lecitine, le vitamine, l 'olio di fegato di merluzzo che manifestano una comune azione attivante il metabolismo. Ma più che allo studio del ricambio generale {de~li albuminoidi, dei grassi, degH idrati di carbonio) che, por il fatto della insufficienza epatica che interviene frequentemente ad un certo stadio della malattia, può fornire elementi di giudizio molto discutibili circa il regime delle ossidazioni interne, l'A. s'indirizza a quello, più tliretto ed immediato, dei fattori fisiologici locali che possono influire sull'attecchimento e sullo sviluppo della Tbc. La particolare suscettibilità del tessuto polmonare ad ammalare di T. sarebbe dovuta alla sua debole capacità di ossidazione, ed una relazione esisterebbe t ra. diminuzione del suo potere os.o:~idante dei grassi (Hpodieresi) e lo sviluppo della T., il predominio delle localizzazioni apicali potrebbe trovare la sua ragione nella limitata ventila.zione e quindi nella minore attività. di ossi-riduzione a livello di questa sezione del polmone. D'altra parte la relativa rarità delle localizzazioru nel tessuto muscolare non sarebbe forse dovuta al fatto che ivi le ossidazioni sono molto intense t La pelle costituisce un terreno sfavorevole allo sviluppo del bacillo di Koch tanto che è stata attribuita ad essa una funzione di immunizzazione antitubercolare; ora la misura del potere reagente della pelle è data dalla intensità della sua pigmentazione, spontanea o provocata, mentre si può ritenere che la mela.nogenesi sia legata e proporzionata alla entità. dei fenomeni di ossidazione locale. Altrettanto dicasi per il grado di acidità. tissulare in quanto l'aumento di questa ostacola le ossida· zioru come costituisce un fattore di predisposizione verso la TbG. Sono ancora da considerare: a) il tenore dei tessuti in solfa, sotto forma di glu0


RiviSTA DELL.o\. STAMPA MEl>lCA ITALIA1'A E STfUNtERA

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tathion, in quanto che questo metalloide ha gran gioco nei proc~ssi di ossidazione funzionando, anche, come auto-ossida.tore oqznnico; ricerche recentissime, poi, -<limostrerobbero che i tessuti più ricchi di solfo (pelle). sono meglio adatti a difendersi dalla infezione che non quelli che ne sono poveri (pt)lrnoni): b) lo stato di vuscolnrizzazione ed em<~tosi locale, es.'!endo la insufftcente irrigazione, l'anemia, le obliterazioni vasali, fatt.ori di evoluziono delle lesioni; c) .la 0apacità Ji ossi <l azione dei ~lobuli binnehi, in particolare dei polinucleati in rapporto con il d eter·minismo della batteriolosi del .B. Koch: tuttociò che diminuisce il potere di ossidasi dei leucociti diminuisce, in proporzione, la resist-enza d ell'organismo verso la T. Come si vede il problema è vasto ed oscuro e la sua importanr.!l. deve orientare, di nuovo gli studi analitici tlel terreno: studi che se sono stuti tnu;crtrati a. favore di quelli di ordine ruorfologico, devono essere riportati in primo piano, sotto t.ma luce più scientifica, che su di essi rive rberano le roconti acquisizioni tli fisico-chimica biologica le quali aprono una nuova via allo spirito d elle ricet·che. TREPJCC'IO~I

Hoc:mu::nr. -- L'angina di petto nella stenosl mftralica. (Deutsches Archiv. f. Klin. med., dicembr e 1930).

I vizi mitralid decorrono raramente con an~ina di pet.to. Od.ner, <'he si oc-cupò a fondo d e lla pr('o!"enza di accessi st.enocardici n ella stC'nosi mitrnli<'a, Pf'llSÒ a due possibilit ;~: ad umt ins uffi1·i<:> nte irrorazio11e SI\nguigna del miocanlio e in seeondo luogo o.lltt non nua contempoi'Onca. r>rcsenza di una. sclerosi polmonaro, la quale anche prescindendo dalla. stenosi mitra.Jica, può decorrere con a.n gina. Huchn.nJ, Vaquez ammettono che gli at.tacchi cardio.ci nello. stenosi mitrnlica non ~'<tiano principa lm1mte in rn.pporto col ~'<istema coronAJ'Ìco, ma che ~=;i tmt.ti di dolori atriali per la distcn;.ione delln orecchiett.a sinistra. Sternhl'rg osservò n el 1912 una paziente di 26 anni con doppio vizio mit.ralico che per otto me,:;i non manifestò dolori cardiaci. ~olo 5 g iorni prima. della morte sopravvenne un tipico nccesso stenocardico. L 'autopsia non port.ò alcuno. luce su ciò; si trovò soli) una enorme dilntazione del vent.ricolo e atrio sinistro. Gli osti dei vasi coronari erano libed, ma rigidi. Seconrlo Sternbeq:r l'accesso anginoso può essere in questo caso spie_gnto con la temporanea occlusione dell'arteria coronario, sinistra. Ciò nvvenebbe per la compreS.->ione dell'arteria coromtria frn l'atrio sinistro ed LI polmone fortemente riemp ito di sangue. Un'attenuazione dei disturbi anginosi deve essere quindi collegata eol miglioramento della ium:ione circolat.oria e con lo scomparire dei s intomi da. stasi. Come terapia il salnsso e la digitalizzazione protratta.. Edens si unisce alle considerazioni di Sternberg avendo visto un caso ttnalo!!O· L 'A. ha osservato 4 c'usi eli stenosi mit.rnlica con ncces~=;i st.enocardici in cui il r eperto clinico e in 2 casi l'autopsia fa.nno dissentire dalle v e< iute di Sternberg. Sulla base di queste osservA.zioni l'angor pectar·itJ snrebbe originato per la deformazione e lo stintmento dell'ostia coronario sinistro in conseguenza. delltt notevole dilat.azione atriale. Ciò for·se potrebbe spiegare In maggior frequenza dell'a.ngina di petto in casi di stenosi mit.ralica, o::~servata ne~li ultimi tempi; la terapia, più efficace o più i ntensa permett-erebbe cioè che s i anivasse ad uno stadio tale d ella. malattia, in cui l 'enorme dilatazione atriale più facilmente pu,ò indurre la suindica.t.o deformazione dell'ol'ltio coronarico. BF:RTOLl:C('I

PETERMA.NN. -

n. 44, 1930).

Narcosi per via rettale coa l'avertlna! (Zentralblatt fiir Chirurgie,

L'A. comunica il risultato d i 3600 narcosi generali per v in rettale fatte n egli ultimi tre anni con l'o.ve1•tina.. Questo metodo di o.ncstesia fu usato per interventi

operativi in ogni parte del corpo, in circa la. metà dei casi si trattava di la.pal'Otomia.: ~i solito l'A. non ha a.~ociato nessun altro narcotico, la cui azione si poteva &ddiz10nare all'azione deil'.a.vertina od anche potenziarla.; non h a perciò, di regola.


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Rl\lSTA DELLA STA)II'A MEDICA

ITALIA~A

E STRANIERA

somministrato neanche i comuni so.n niJeT·i la sera proeed('n t e l'operazione. Grandeimportanza è dAt.fl. da ll'A. anche allo stato d'an imo tlel pa.ziente il quale dev& (}.<;sere tran quillizzato e mn.nt.en uto in •m ambiente di calma; nei malati eccitabili conviene :f;.u·e r iniezione rettnle senza che el<si s~tppiano dell'operazione ch e li attende. Grand i p r·ecauzion.i bisogna avere per i malati mo lto debilitati, per i malati ~;otti ci o .con pro?essi _inie~.t ivi o co~ altenw.ioni renul i e t~ner conto che n egli orgarusmt • prosctu.l !atJ •, ti pot.ere d assorbm1cnto del medicamento è maggiore mentre l'eliminazione ne ~ ral lentata. P er il do>'nggio l'A. s i è attenuto principalmente al peso del corpo, dn.mlo in media 0,08-0, 15 f!l'. per kg-. l bambini tollerano forti dosi. L'nvertina è usat.a in soluzione 2 % <,' 0 in acqun distillata, con l'aggiunta di l cc. eli soluzione 3 % ili narcofin e ùi 25 cc. ili una soluzione 20 % disolfato di ma~<nesia. . È necessario dopo l'ù1iezion~ ù i nvert.in_a attendere 20-25 mmu~i. Se il paz•ente non dorme ancora o fa dot movtmentt, bastano poche flOcce di cloruro di ~tile o di etere t:d l'i n.izio dell'op~razione pe r ott~nere \m 'anestesia completa per ~utta lti. chu·ì~ta drll'operazione. )la se l'operato•·e ha In eu Ima. d i at.tendcwe l'effetto cloll'averti na.. l'efftJt,to completo ;;i ottiene <;enza. aggiwltu. di altro anel<tetico. Solo rari mnlat.i s i mo><tro.n o refrft.t.t~ri oll'a.vert.ina. So l'nnostesia non riesce, o vi sono · difetti ùi tecnica od il medicamento e st.a.to tutto od in parte espulso. Solo nei. lmsodowia.n i si o:-;..••erva con gr·anùe frequen7..a una fot·te t olloranzn verso l'avertm a . non ottenen<losi spesso con le comt1uj dos i la narcol<i . ' Inconvenienti d ella. narcosi con l'aYortina sono: disturbi respiratori rari' tdl'inizio della narcos i, ma che »Ì possono o:-;sorvare all'inizio ddl'operazione; il· respiro diviene >'<li J >t~rticiule, si può aYere c in n osi od anche est remo pn.llore, si puòavere un vero stnJ.o o.:<litt.ico, cho ùi solito si vince bene con le i.nalnzioni di C0 2• Kei casi pil1 gravi di asJis.->ir\, nvuti in occasione di f'ommini><t razione di forti do::;i d i avortina, è stnt.a necessaria la re..,;pintzione artifkittle e le iniezioni endovenof'e di lobelina od efetoninu. ::>i penAA che i Jh;tu rbi respiratori siano l'espressione di disturbi circola.t.ori e d ella diminuit.a pressione ~HllJlllif:ntl, la quale mostra abbaJ:~­ samenti da 10-30 mm. hg. Rare volte sono state vs.-;er'V>tte, dopo l'operazione, scariche a.lvioe mucose o su•IJWinolonte, peraltro ]11lS><cggere, ruri i vomiti postoperatol'Ì. In qualche caso si è verilìca.t a una l ieve albtuninuriu transitoria. P er gli operati con esito infausto. ch e uvevano avuto la. narcosi con avertina (5 cnsi) la causa della mo rte s i è rit.rovnt.a in proce::;si mo1·bosi vaT·i o nelle gravi condizioni generali dei malati ; una morte causata dalla pura azione tossica dell' avertina.. data in giustA. doso non é stata constatata. L.A. t•accomtwtla di n on somm.inistnwe la morfina subito dopo l'opernzione per lo compl.icttnze respiro.torie fa.cili a verificarsi durante il sonno comatoso che così si provoca. i\lalgrauo qt~esta prccauzkme, anche dopo la narcosi con avertina s i sono talora avuLe bronclut1 e polmomtJ. Uno degl i i nconvenienti p•·incipali della narcosi con avertina è che in casi. d' incidenti non si è in f.TJ'ado di l\J'l'estare l'anestesia; se è vero che con un lav aggio i ntestinale fatto s ubito clopo l'inizio delln narcosi f"i può al lontanare una grande parte del narcotico, d 'altra parte s i è visto che tnlora ~ià dopo 20 minuti.. dall'iniezione rettale la piit gran parLa dell'avertina è statn nssorbita. Comerimed.io, in questo casi, è utile l'i niezione endovenosa di l cc. ùi soluzione di tirotoxina, la quale accelera Il\ e li minazione ùell'avertina. Nelle prove fatte si è visto che la tiroto~na accelera il tempo del l'isveglio. Pur non COTWSC'Qnrlosi il meccanismo d'azione della tirotoxina, ;;i è constatato che ossa comincio ad ngire due ore dopo che è sta,toa int.rodottn. ll Hll'orf!l\IIÌi:mo: perc·iò nei cnf<i nei qual i si vuole a b bT·eviare il per·iodo delh\ ntHcosi e della postnarcosi per ev jtare il pericolo della polmonite ab iugost.is (intOl'\'Ollti sulla facciu, bocct\ e gola) s i somn1ù1istra la t-irotoxina -prima doll 'o pen1.r.icme. tiullo stesso nr~omonto rifurisce il Vogoler , il quale ha e.'legui to 2000 narcosi con avertinn nelle stesse do:;i e con le stesse modn li til. del Petennnnn. ed il Behrend, il quale h a una f':tAt i"tic·a d i 1500 mucosi con avertinn. Il Beluend non agghmge a lla soluzione di avort ina Jo, tltWcoHn ma p•·imt\ dell'ope1·azione fa un' iniezione di morfiun o di pnntopon. 1\~:>1':-;una not-evole clifi'erenw. ha trovato il Behrenù t,J·n. le inior.ioni di F.Wer·tintL sompliC'e e quello d i avertina con r<o lu zione di solfato di mag11esia. li Behrond J'ichiama anche l'att.enzio11e sul fatto che, quando s i uR& corrente a<l alta frequenza, bisogna bndnre che durante l'operazione non fuoriesca.


RIVISTA DELLA STAMPA lltEDICA ITALIANA E

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STRA~lERA

dal retto la soluzione di avertina, perchè questa, stabilendo contatto tra l'elettrodo negativo del malato e le parti metalliche del tavolo operatorio, può provocare delle ustioni. D UBBIOSI

PAG:t."'EZ. -

Il ruolo dell'Idratazione nell'epilessia. (La Presse ;\lédicale, n. 93, 1930).

Pagniez si occupa in questo articolo delle ricerche degli Americani i quali, sottoponendo i propri ammalat.i a un regime di mas.'lima riduzione dei liquidi, hanno ottenuto risu!ta.ti favorevolissimi e presso che identici a quelli consecutivi al regime chetogeno da.i!li stessi AA., preconizza.to ed e!<perimentato nella convitnione di provocare uno stato di acidosi, sfavorevole, come si sa, alla produzione delle c1·isi convulsive. Secondo T. Fay, l'epilettico dovrebbe essere o:<pedalizzato per tm periodo da tre a sei settimane onde stabilire il bilancio degli scambi e regolarne il regime. Praticato un encefalogramma che porta a l prosciugamento de~li spa.zi sottoarll·C· noidei e dei ventricoli, si .inizia il ~~,gime ipoillratato, che cone;ede al soggetto non più di 295-354 o 472 eroe. di liquido nelle 24 ore a. seconda della imponenza e fJ-equenza degli accessi. Raggiunta tma stabilità eli regime ver~o il JOo giorno, presso alla stessa epoca si determina un equilibrio fra lo. quantità di liquido emossa e quella ingerita. e si notano già importanti modifìcazioni degli accessi, che diminuiscono notevolmente eli numero e di gravità. Qualche ammalato è refrattario al metodo, in qualche altro le g randi crisi si trasfonnano in p< tit mal, e, a volte, sono sostituite da disturbi psichici, più o meno gn~vi. Il regime deYo essere severo e costante perchè la minima infrazione porta. ttlla ricomparso. clq:tli accessi come prima, e può continuarsi anche per anni, pare, senza apparente dnnno per l'o•·gnnismo. Tale metodo, per Pagniez, non affronta però direttamente la vera causa epilettogena, riuscendo il regime ipoidratato a modificMe soltanto certe condizioni che permettono alle crisi di prodursi e sviluppnrsi compl ott~mente. Gli Ameriet~ni, attribuiscono le crisi epilettiche ad accumulo di liquido nello regioni sottoaracnoidee, accumulo costatato durante trapanazione eli cranii e documentato da encefaJogrammi, ritengono che la pressione del liquido cefalorachidiano sia abbassata notevolmente dal regime da essi proposto: e da ciò la r iduzione o la scompa.rsa degli accessi convulsivi. Pagniez non COildivide tale ipote;;i, poichè, come per altri autori, le variazioni eli pressione delliquor non seg1tono regole stabilite e non hanno influenza sullo sviluppo delle crisi. In ogni modo, se i miglioramenti avuti col regime ipoidratato non si possono attribuire con certezza alle modificazioni del liquido cefaloraohidiano, es.'li possono mettersi probabilmente in rapporto con le modifica.zioni dello stato di idratazione dei tessuti, con il mct>lbolismo cioè dell'acqua. Infine, anche se il carattere del regime risulta eccessivamente penoso, si può tenta.rlo nei casi molto gravi quando le crL':li sono assai frequenti o minacciano di condurre l'ammalat{) alla demenza epilettica. CA!IIPANA

J UNo. - L'lpocalcemla nella distrofia mlotonlca con cataratta. (La Presse Médicale, n. 67, 1930).

In 4 cf\si di distrofia miot{)nicn con cataratta mono o bilaterale e in l caso di tetania latente accompagnata anch'es.'!a a cata.ratta, studiati per la ricerca del tasso di calcio nel sangue, l'A. ha sempre riscontrato, col met.odo eli Hirt, una ipoca.lcemia piuttosto notevole. Riferendosi a lle recenti osservazioni di Rt\th<>.ry, ~follarri e '~Taitz. che riavvicinano le due sinarom i della distrofia miotonicn e della tetani a fissandole nel quadro dell'insufficienza pn.t·atiroidea, o a quelle eli Norclmann, che insiste sull'origine endocrinjca di alcune ca.taratte, l'A. conclude che l'ipocalcemia riscontrata (che sembra assai frequente nella distrofia roiotonica) e la cataratta che l'accompagna d~pongono per un 'origine pA.ratiroiclet~ della malattia. Fra l'intensità dei sintomi e 1l grado di ipoca.lcemia non esisterebbe che un rapporto as.'lni grossolano, e, infine, l'opoterapia sussidiata da cure calciche potrebbe essere favorevolmente indicata. 0A11IPANA


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ItlVL':!TA DELLA ST,\)1!'A )1F.DTCA lTALTANA E STRA..>HERA

Rapporto fra la r eazione di Wassermann locale· e la reazione di Wassermann sul siero di sangue o su l· liquido d i bolla . (Giornale italiano d i dermatologia e silìlognt fia, fa.,c. VI, 1930).

F.RANC BI.

L'A. ha esegtlit.o comparnt.ivamente. con il sist.om'\ d elle rliluizioni, la reazione W assorro \nn sul siero di illm,gn~. sulll'1. sierositll. prelav.-ta da le.~ioni sifìlitiohe pri mario o pa ptalose e s ul liqtLido di bolla o ttrmu tn con l'applicmdone di cerotto cant.l'1.ridttto. Dall 'o,;,~me di 34 Clt:>i ha rilovat.o che orùimtriamente il sangue dimostl·a. un pote re d i d e viazione d el complernent.o su p~ riore a que llo rl ell e lf:'.'>ioni si!ilitiche e che questo potere ò in entrambi i sieri superio re a quello del liquido di bolla. D a l dive rso grndo del pot.cre cleviante o>;..:;ervato n ei liquidi presi in esame h a. ragione di l'Ìlon orc: 111 che il pot.oro di d e vi>tlliono d e l liquido t.ratto dalle ma.nifest.tLzioni cutauer: è dO\-uto alle ro•taini in p >trte proven ienti dal sangue, in parte proriot.tA in f'itu; zo che la. pmduzione òi r engini ~i inizia, a.Jmeno in una. certa. percen t.u,\le di CM Ì, in corris pondcnzn. d el sifilo ma i.nizin le, mn. dopo pochi gio rn i viene in gmn pa rto assunt~•. sot.to lo stimolo de l t reponoma, anche da altri or~ani, prob> tbilmonte r{e l si><temA. f'mo,tnpoie t.iro e dal S1111gne, i quali rappresentano la. fon to pt·incipRle delle rt>ngine, anche quando l'e ruzione cutnnea è gener nliz7.at:u.. Tromboflebite del seno cavernoso consecutiva a flem mone perltonsl1lare. (Archivio lto.liano di otologia, rinologia e lnringologh\ n. 7, 1930).

l\IALAl'J. -

Tra le complicazioni locali, a. distanza. o )Zenerali, cui le tonsillit.i e peritonsilliti possono dar luo.go hanno pat·ticolat·e interesso, por la. loro Rpeciale gravità. qnelle che colpiscono i vasi s ituat i nella loggit~ tonsillare od in ist ret.ta vicinanza con questa.. L'A. ha portato nn prezioso contributo allo studio ditnl i complicazioni, illustm.ndo un cu.s o di trornboflobite dol seno cavernoso consecutiva a.d un processo infettivo ton si lla.ro. Il d ecorso clinico del caso i lilH<trato fu il seguente: in SO):!uito ad tUla. tonsilliw &C\It& fobbrile insorge prima un flemmone peritonsillar& ~ dostra. poi a. sinistra: malgrado rtmpia apertara, il prores.'$0 flogi stico pro~r·edisce a sinistrA. ed invade la. regione parotiùea ove si forma una enorme raccolt.o. fetirlis"ima. Le ampie incisioni dei focolai tonsillare e periparoti<leo a s inistra. ottengono la rnpida remiRsione dei fenomeni locali, mentre permane in uno stat.o sot.tico generalo. Le ragioni di questo stato setticenico vengono chiarite sette giorni dopo l'apertura. del flemmone tons illaro por la comparsa dei primi segni d'invasione del seno cavernoso (cefalea. anteriore, edema palpebra.le, esoftalmo, nistngmo ecc.). Il giorno seguente è pure colpito il seno cavernoso di destra. e tre giorni più tardi si ha l'esito letale per setticemia e lep tomen.ingite. Per quanto riguarda i soni v enosi all'esame necroscopico si trovò; seno caver noso sinistro tromhot ieo con inizia!e fu>!ione parulenta., seno cavernoso destro con t.romboflebite gangrenoRa in t.ot.ale fiLc;ione parulent,a, periflebit.e e p iccolo a.sces;:;o extradurale alla confluen:~:a con la. vena oftalmiea, necrosi della. v itrea adiacente. L'A. ritiene cho l'infezione, dopo aver colpito il plesso venoso tonsilla.re, ra!:!giunse il plos.~o v eno;;o pt.erigoidoo s inistro e di B facilmente risalì fino a.l seno caver·noso, seguendo diver~i tronchi venosi. fra essi la vena di Trola.rd (vena del forarne ~rande rotondo.) l ti portandosi ai dat i di anatomia topog:ra.fica., spiega. .l'occozionale mecca.ni;;mo di migrazione d e ll' infezione tonsillare a quolla. pa.rato1rlea. I medicamenti u.~a.ti: urotropina., triplafavina per endovena., non diedero alcun vanta~gio sul decorso clinico, e sol.o la. tra..,fusione san&>;uigna. proclll"Ò a.l paziente un breve périodo di remi.ssio.M febbrile e di m iglioramento subbiettivo. L'effetto di tale terapia, secondo l'A., sarebbe stat.o fo ri!e magg iore so tentata più precooomente e con datore precedentemente immunizzato.

CoLA

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CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE NELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE {Volume V- Sta b. Arti Grafiche S. Bernardino di Siena- Firenle 1931)

Proseguendo nella sua f,l,ttività scientifica, la Scuola di Applicazione di Sanità Militare ha pubblicato in questi giorni, per i tipi dello Stabilimento Arti Grafiche S. Bernardino di Siena, il quinto volume delle conferenze cliniche e scientifiche te· nute alla Scuola nello scorso anno accademico 1929-30. D volume, che s i presenta in magnifica voste tipografica- 230 pagine su ottima carta patinata arricchite da una settantina di nitidissime incisioni - riproduce sulla copertina, da un lato, il Monumento al Medico caduto in guerra, e dal· l'altro, il fac-si mile della meda~lia ricordo dell'Istituto. Illibr·o non ha prefazione; ma nella primn. pagina leggiamo, non senza commo· zione, il breve discorso che nella Sua visita dello scorso anno alla Scuola, S. E. il C!!.po del Governo ebbe a rivolgere al BJ.ttaglione Allievi Ufficiali Medici e Chimici Farmacisti; parole semplici e profonde e - diciamolo pure - altamente lusinghiere per il Corp:> S..~onitario :\Iii itare, che rappre!Jentano il viatico più ambito e più nobile a un libro de~tinato ad arricchire il patrimonio culturale e spirituale dei giovani medici militari. Seguono la relazione-programma del Direttore, generale medico prof. Giovanni Grixoni, letta in occasione del l'inangura?:ione dell'n.nno accademico 1929-30 alla pro· senza di S. E. il "M inistro dell~t Guerra, sull'attività e sui compiti assegnati alla. Scuola per la preparazione dei medici militari effettivi e di complemento, e il discorso uf. ficiale pronunziato nella stessa cerimonia dal tenente colonnello medico prof. N icola Bruni, insegnante titole.t·e d'igiene militare su «L'importanza dell'igiene m ilitare in pace e in guerra u. Le conferenze, tutte interessantissime ed originali, sono dei proff. Leone Lattea, Giuseppe Tusini, Livio Livi, Giovanni Pascale, Luigi Ferra.nnini, Ferruccio Schupfer, e trattano di argomenti di viva. attualità quali «Le dottrine dei gruppi sanguigni e la medici.na militare» {Latte.<;) e «Considerazioni sulla prossima inchie3ta antropometrica militare • (Livi, Direttore dell'Istituto di Scienze Sociali di Firenze e figlio del compianto generale medico Rodolfo che per primo in Italia compì una. grande inchiesta antropometrica sui militari delle classi 1859-863, vero modello del genere univer3almente apprezzato ed invidiato); oppure problemi clinici sempre in primo piano per il loro vasto interesse; quali «Cura ed esiti di trauma.tismi cranio-cerebrali e spinali» (Tunini), «L'ulcera gastro duodenale» {Pa· scale), u Le malattie di cuore dal punto di vista sociale» (Ferrannini), «L'endocardite lenta» {Schupfer). Per brevità e per l' impossibilità di riassumere in poche linee i complessi e vasti argomenti trattati, non entriamo in merito alle varie conferenze: ne segnaliamo solo l'alto valore scientifico ed additiamo ai colleghi ci vili e militari questo volume vera· mente ben riuscito, che ai tanti pregi accoppia anche quello, non trascurabile, di un costo indubbiamente irrisorio: diciasset.te lire.


CONFERENZE SCIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI 'DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi verbali pervenuti alla Direzio ne generale di aanità militare dal 10 luglio al 81 agosto 1981)•

BAlu. - Tenont.e colonnC'llo modico Hocco I.ovAouo: Caso clinico di menif1{!omielite. Bor.oc:~ .\. Cnpitano med i,..o Guc:Lmf.)IO FIUME : La dis·in.fe:ione ch-imica con.. alcuni ckrimti dell'olio <li catmme. CAOLTARJ . i\lm.!giore nwdico TsJOORO C'Et: Pro(ì!Msi rlelle malattie veneree. - Primo cnpitono medico ALnu:uo P.\CII.I.t : Le rordiopatie. FmENZF..- Cnpifnno modico :-.i!COLA s_\~TOP.O : Le compliccmzr. 0ct(l4ri ndlain/N.iOM nwlm·it;a. Gonr7.IA. - Mag~iora modico Ar.FRI':OO VWOlA:NO : Un crtso di borsite e tm caso d i qonoshwrite tunnnatica. ut.~ caso di appendicite c·ronica. Un caso di pleurite asf'l'llc~re. - Un C<t80 rfci lue seco11d<tr1·n con manift?stazioni i1(atto multiple (papule, roseole. placdw). MESSI~ A. -· S0ttotenentfl medieo A1.•rn.1o Lo~nBARDO PEU.EGRrNO : Le u.lt-im.e ~;edute 8'!.1il'••tiolo(fia del d f!rmotifo. MIL ANO. TPn<>nt.e colonnello modico prof. Pmrno C:HIORtANO: Osteosarcomi con particolare r·iguan!o a quelli chfl"epifisi superiore cl!•/ .femore: rapporti jra tumore e traumr.1.. Sintomluolo<Jia. dia~nosi clinica '3 T(VNolortica. I..' O. illw:::tra un t'OS" d i ost•··os:• rcoma de ll'epifì«i snpPrior e dPI femore con,.tntato dna mesi dopo nn trauma. (co le io c1i Cltvallo) a lla, cos,..ia. con conseguente e!:'ost.osi diafisarìa del femore, trai tnto C()ll la cti'<ll rt icolazione dell'anca. P eritonilfl tuhe1·coùt·re. L 'O. d!"lscrive la storia clin ica di un caso di peritonite tubercolare cronica fìbro-ad<>~ i va t.rattal·a c hi ruq:d camente P<'r In compm-;;A. di ~<in tom i di occlusione intPst.inalo. !\fette~ in rilievo i carut.tflri anatomo-cl inici della peritonite tubercolare acuta e croniC'a e di::;r?ute i criteri che indicano e rf'golano il trat-tamento chirurgico nolle varie iormA di tubf'rcolm:i periton<:'ala. Sulle fr(ltlure ù;ol.ate d••llo .9("Cbjoi<le cctr-pa.!e. (.'n cu..o rli ernia inguirwle congen·itn, strozzata. P ALER~W. - Capitano m edico LoREXZO lNnRTA : I (11"11ppi ~>angwi(fni. P ERVCI.\ .. - . ::llnggiore _medico V 1NC'ENZO ~IN,~ l'I: V(dore e d?.termi~ione del pH~ C'I'Jit~hbno nf"tdo -lm..s?CO del sangue c>.d. acu'os?.. L'O., fWemo~,;e alcunt> nozioni s ulla di!<.-;ocinzionc elettrolitica e sulla cost.an t e dissociazione d <:'l ll'acqmt e delle varie soluzioni acquose. viene a parla re della diffe renza. tra acidità o alcnlin it..\ totale ed aC'idità o alcalinità 1onica, spiegando come s i pOS$Ono avere ac idi a bnsi fort i che abbiano ri~:pettivamenta una concen trazione di idrogenioni o di idr·o;;silioui scarsa e v iceversa. Ciò dt>t-to. parla dal pH, os.«ia. dPIIa c0ncf:'nt rn:>.iono dc~ li 1-f.j("m i, e d t> Ila sua dctcrmina:>.ione :-;in. col m etodo e lettrolitiC'o cl •e c:ol metouo colorimetrico. lu ultimo acconna all'equilibrio acidobn«ico del sangue, etpd liht·io indi!'pen!;nbila por· la. vito dell'organismo, ed ai fattori che lo regoluno, terminando poi con lo stnuilire il concet.to odierno dell'acidosi o la va1·ia s intomntologia di ell:>a. R O.\tA. T(mC'nte coiÒrmello mf'uico VmcrNIO DE BERNARDJNTS: La fi.Yiopatologia del fliMttìlà speci{rto dtl CltQrt, con o.s.9e-rtxz:: ioni elettt'OCfltdio[Jrafiche. r.·o., pr·cme,;s i Alcuui ricordi storici in l~J·C'omanto, s'intrattiene Rulla struttura anntomìca e su lla funzione d&l s istemn specifico df'l c uore, pnssawlo poi n dire, per somrn i CR!Ji, dei cli;;turbi d el r·itmo ~nrd in co . R iferisc:;e cnsi clinici, d i cui uno p a r · t icolarml)nte notevole p<"r la coosi!';tenza di un blocc·o pnrzin.le atrio-ventricolar-e e d ella brHIIt:A tlestnt <!C'l fn~cio di His con 1111 qundr-igominismo axtrll$istolic:o. I cosi sono illustratr dn cJPttrocardivgr·nmmi e!Oeguit i dal )laggiore med ico prof. U~o l'm;sinis . Dir·ettorn d el Luborntorio di B iologia e Fisioloflifl applicata della ::>cuoia. di l;;<.lu<'Fct.ione fi;;ir-t1 .


NOTIZIE

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Colonnello medico Lur"J FRANCEil: lllustm:ione di 1.m c~so lli co.ca t•ara (l(lrlucta, W l ilatcralt!. L'O., premes.'li alt'11n i dati anamne!<t.iri intero;;;:;anti l'N iopAtol!enesi della formn morbo;;n, mflttl} in evidenza i vnr-i s int-omi c linic i prP~Iòntl'tti dal pnziente, e li discute. Dopo a.vet·e brevemente accennato, per e;:;clLtderl€1. ad altre ttiTeozioni dell'anca che potrebbN·o confondersi con quella. pre!<l'll1tnta eia! i'O!!§!Btto, conclude formulando la dia,!!"no><i di coxa vara nd<luctu unilatf.'rt\11', dovuta a rachitismo, e il provvedimento medico-legttlo da adottar;;i.

'TORINO. -

NOTIZIE Festa del Corpo sanitario. La Sanità l\'Iilitare ha celrbrnt.o la :ma consueta festa il r; giugno, giorno anniversario della concessione clelia mcda(!litt d'~ugento al val or nùlitare Jìfll: la grande campagna. Le cerimonie so110 l'>tate ovunfJuO improntate acl austerità semplice e solenne, come ò nostra divisa e come comporta l'adempimento dei nostri alti e raccolti còmpit.i. Nell'oecasione hanno dato giuramento le nuove reclute delle Compagnie d i Sanità e se tle è tratto profitto pct· aùdiUu·e acl esst> le vie cl€'! dovere, comfl sono Juminosa.ment.e tracciate dalle g .l oriose tr·ad i7.ioni del Corro Sanitario, per le virtù eroiche dimostrato dagli nt1lciali e dai gregari sui campi di batt.ar2;lin, e nelle pubbliche calamità e per la inesnuribile loro abnei<>tzione nella rude opera diuturna assistenziale e di preparazioni'\ ai supremi cimenti della guerra. Sono seguite rivi<>te che hanno dimost•·ato il perfett.o a1ldc!<tram~nto f' l'alto ~pirito militn,re del iA truppe. Souo anche stati dist,o'ibuit.i premi o,i so ldnt.i anziani, che s'ernno maggiormente di-

stinti per r.ondotta e rendimento di servizio. A Torino la festa è stata onorata dalla Augusta p t·esenza delle LL. AA. RR. la Princiressa :'\1a.ria di Piemonte e la n uc he.ssa Lydia d i Pil<t.oia, che s i degnarono esprimere :1 Loro alt{) compiacimento a quel Dirfltto re di Sanitll Colonnello medico Franchi, il <.!Uale pronunciò nella circostanza. tm vibrante discorso. S. E. il :'lfinistro della a:u<>rra, col Suo n mb i to intervento, voli o conferire spe-<;iale dignità ai festP.g~ie.monti cii Homa, as.~istendo a llo svolgimf'nto del progrn.mina militare ed ascoltancio una elevata OJ"a7.ione del tenente colonnello :'.lorta.co, rHrettore dAll'Ospedale del Celio, ove fu anche reso reverent-E! omaggio all\lonumento del Soldato di Sanità caduto in e:uorra. P articolar-e significato ebbe "fa commemorazione Fiorentina, che si s~Tolse nella Scuola di Sruì"ità militare con una :.\{esr;a nel sug~estivo chio;;t,ro del Maglio, .a.l cospetto dell'artistico gruppo scult.oreo che immot·tala il sanguinoso sacrificio d egli ufficiali medici in guerra. Nell'atrio dell'Ospedale militare ùi Bologna fu scoperta una l11pide riprodu-cente la motivazione della conce..<;sione rlella medaglia d'argento al valore, con i nspirat-o commento del Diret,tore, colonnello medico Sarto. In tutte le sedi intervennero anche le più alt.e autorità militari e civili, le rapprosentanze dei corpi armat.i di ogni Presidio ed elette Person11.1ità del mondo medico, a testimoniare la viva simpatia e la lus inghiera e::.t.imazione in CLti è tenuta la Sanità militare.

Visita del Ministro della guerra alla Colonia sanitaria marina ed al Sanatorio militare di Anzio.

n 20 luglio, di primissimo mattino, S. E. il Ministro della guerra, ~enerale P. Gazzer a, accompagnato dal generale Grossi, ha ispezionato le due nostt·e istituzioni per la profilassi e la cura deÌ1a tubercolosi: la Colonia Sanitaria marina militare ed H Sanatorio militare (H Anzio.


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NOTIZIE

Ricevltto dal generai<' medico U. Riva, direttore gene-mie rli Sanità militare e dal colonnl:'! lo medico F. <'Hccin, Direttore di Sanit1ì del Corpo d'armata di Roma, lta iniziato la vi.>ita della Colonia mar-ina, che ospit-a circa 300 militari dei Corpi rl'nrmat·a di Rorna, Nupoli, Bari e Firenr.e; ha A.SSistito ad una serie d i eserciz.i di ginnastict~ rel'pirFLt oria e ad altri movimenti collettivi e;.oeguiti con quella sicur·ezza che &, c>u·aHe ri:;tica dei reparti organicamente inquadrati. Il Ministro ha voluto poi r('ndcr~=;i conto di tntti i ser·vizi della. piccola unitù che vive tre mesi all'anno e dei Ju,·ori f'iCÌ(}ntifìri in COrl<O •:>ull"indice di tubercoli:r.znzione nell'adulto •· o« sull'in(Jucnza ddla talnssoterapia su l sistema èircoliltorio ». Pasl'ato al Sanatorio rnilitare, cho ospita. ~1)11 inferm i delle più s va.riate forme di tubercolosi polmonare e chirurgica, in modo plu'ticolare hfl rivolto la sua vigilo attenzione a tutti i nuovi ed eflìcoci metodi di cura. prat.icati n tante giovanil'sime esistenze che la Sanitt\ militare non el imina dai rru1j!hi dell'Esercito, ma che protep;.'l:e o ri!'ana e la cui fìnnliti~ non si limita al ripristino della ~'<n Iute dell'individuo e la ricost.ituzionè del soldAto, ma si esteElde Rlln difesa. dE-lla collettivi ti\ c della razza. Su,.;citaJ1(1o viva. commozione. il ~linistro hn, voluto a.ccosta.r<:i a tutti gli infermi, rivolgt~nJo pur·o lc di fedo o di in(·oraggiumento ai più gra:\•i che attendono comtmf)uo con certezza lfl guarigione. Ha voluto infine renders i conto dello. nuova. sistemazione del Sanatorio secondo i progetì.i in corso et! ha disposto per la costruzione del padiglione per infermi di tubercolosi chirurgica.. Alla fine il ~[inistro ~i è compi~tciuto con il ~enerale medico Hi\'a, col Capitano medico direttore prof. Bacchetti e t-utti i suoi collaboratori. L'i,:;pezione è duro.t..a circa due ore, densa d'interesse e di soddisfo.zione, da parte di comandanti e grr>gari, di infe rmi e personale d i a~istenza di entrambe le istitu7.ioni.

VII Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. Nel 193:1, nella :l3 decade eli aprile o nella I• d ecade di maggio avrà luogo a 1\fadrid il VII Congresso internazionale di medicina o farmacia militai-e.

I temi di rela:done eù i paesi relatori sanumo i seguenti: l. - Pt·incipi generali che devono pre.«iedere alla organizzazione sanitaria di una Nazione in ca~o di guerra. Applicn.zione nelle d iver,;e formazioni della nuova conveuzione eli Gine,-:ra. $1)<1{J1Ut e Svezia. IL - La vaccinazione preventiva neg li e.<:erciti rli terra, di mare e dell'aria. Spag·na e lnghilttfrra. Ill. - Tmttarnento dei casi chirurgici di prima urgenza nei posti avanzati nella guerra di movimento. Concezione di una formazione "lpooializzata, sua organizzazione tecnica e suo impiego dal ptmto di vista tattico. Spagna e Belgio: IV. - Gli alimenti conservat.i che fanno parte della ra7.ione alimentare dol soldato tanto in t-empo di pace che in campagna. Loro modo di preparazione e loro analisi. Spagna e Sviz::era. V. - St.udio comparativo del servizio dent.istico e del servizio amministrativo negli eserciti di terra, di mure e dell'aria. Sprt{fna, .Musica c Pararruay.

XXXVII Congresso di medicina Interna. Si inaugurerà in Bari il 18 ottobre p. v. Anche que;;t'anno la Societt'l. italiana di medicina interna si è compiac iuta riserbare un tema alla Ra.nità. militare, continuando a farle l'onore di ammetterla a questi suoi annuali convegni, che sono le più ~andi adunate della scianza medica. nazionale e segnano ~l'incessanti progressi delle gloriose Scuole mediche italiane. I t-emi d i relazione saranno i seguenti: I. - Il diabete. - Rclatore: pro f. Zoja.. II. - Le modalità di origine e eli evoluzione deJJa tubercolosi polmona.re. Relatori: proff. Gamma e Omodei-Zorini. III. - Pancreatit.e acuta e cronica (in comune con la SocietÀ di Chirurgia.). R elat.ori: proff. C:asbarrini o Tusini. IV. - Rapporti fra malaria e tubercolosi. - Re latore: Tenente colonneUo medico Virginio De Bern8l"diois.


I NOSTRI :\!ORTI

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IV Congresso nazionale contro la tubercolosi. Si terrì>. in Bologna dal 4 al 7 ottobre p. v. e vi saranno s \·olti i soguent.i temi: I. Il pneumotorace hilatt~rale. JT. L'inizio della tubercolosi polmonare nell'acJulto. I II. Ambiente rurale e tubercolosi in Italia. TV. L'ass istenza post·snnnto riale. I:importante <·onvogno si svolgo nell(l pie-na applicazione ddle leggi emanate dal g-ov(l rno fn!'lcista, por· cui l'l t.al ia >:i •' posta a ll'avtmg-uanJiu di tut.ti gli 11ltri Pa~si nella lotttt contro la t.uhe~·colosi. La 'unità mil itare, cui t) rironosciuto il mer·ito di es;.erP. stata fìn dall'epoca della guerra ante!li,!.!ltnllll. d i <JllN;to j!rando movimento di dift>i"A. social~, vorrà essere ben presento all'adunata di Bolo~na, per portarvi il contributo dei s uoi st.udi e delle sue or~anizzazioni profilattichc> <' rurat ive.

Congresso internazionale per gli studi sulla popolazione. Dal 7 al l O settembre pros.>imo (come fu anmmci11to noi fa se. V di quest.o gior· m.ì.le), si terrà in Roma il Congrt>,.,So h1t.ernazionnle per ~li ~tudi sulla popolazione, sot.to la. presideuza onoraria di S. E . il Capo del Governo. Al predetto CongreS.<Jo il Comitato italiano per lo studio dei problemi della popola~ione, di cui è )>l'esidente il prof. Gini, portorà i risultati dt>llfl. inchiesta ese.r wita in Italia al fine di stahilire le ca.ratteristiche ant.ropometriche o cost ituzionali deliP fRmi~lienume­ rose. Il primo capitano medico Arturo ~abatini, ass istente militare doll'Istit.uto di antropologia della R . Università di Roma, efl incaricat.o di tRii ricerche JJer la Ca· labria, farà !P. seguenti comunicazioni: J. ll t.ipo morfologico cmnio-fucC'iale del litorale Jonico in ' Calabria; II. Pub01·til. e menopanstt nelle donne calabresi; III. Su alcune carattedstiche delle copJ•Ìe feconde in Ca labria.

Nel giornalismo medico. Siamo liet i di an nunriare che la Ga.zzetta Mt:/lit:a ~omhrtrda, riprenderà rego· larmento e con un valoroso comitato reda7-it'nale le sue pubhlicazioni. Essa uscirà in densi fascicoli meMili, e san\ invia.ta per abbonamento a tutti i meclici ita.· liani a conùnciare dal settembre p. v. La Direzione è tut.t'ora in Corso BuenoR Ayres n . 76 ::\Iilano, ma gli uffici di segreteria sono in Corso Vene:.:ia, n. 76 Milano.

J NOSTRI MORTI Dott. cav. FILIPPO NACCARATO, maggiore mediC'o in S. P. E. La morte l'ha ghernùto in piena giovii1éz7.a, a. soli 44 anni, il 3 luglio di quest'anno nella. s ua bella patria siciliana, ove da. poco l'aveva risospint.o il s uo male. La sua perdita, per la larga estimazione che egli gode.va, ha suseit.ato il più com· mosso e generale rimpianto. nti alt.i servigi resi, il fresco entusiMmo che egli po· neva nell'adempimento di o~ni suo doverP, la rara gP.n<>rositl'~ del suo animo, il suo vivido intalletto, la inflessibile dirittura del suo carattere, l'operosi t~-\ fervida ed instancabile facevano di lui un ufficiale medico di preola.r~t di«tinziom'. La sua ca.r riera è una serie cti benemarenze acquisite e riconosciutegli in con· t ingenze, le pi~t varie e molteplici, di pace e di guerra . Nominato Rott.otenente medico di complemento nAI rna~gio 1913, fu in C'ire· naica con il 750 reg!.rimento fanteria fino al congedo. Nel luglio del 1914 fu richiamato in servizio nerDodecanneso, ove ~<i distinse con reparti òi truppe, pre$SO formazioni sanitarie campali e nell'Ambulatorio d i C'o!>, consc!lllondo la. nomina a tenente in S. P. E. il 30 agosto d i detto anno, e la promozione a capitano medico ill 6 gennaio 1916. RimJJatriato nel settembre dt'l l91R, fu in zona di gucrrafmo al n ovembre successivo, quando fu .inviato alla zona di armistizio della fronte della. T urchia asiatica. Nel 19J 9 fu capo della missiot1o sanitaria. nf)ll' Asia Minore e nella stessa. regione ebbe incarichi a na.r attere politico·militare. Nel 1921, essendo a. di·


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I NOSTR[ .MOHTI

sposizion~ del :'IJinisto J·o degl i E:stcri, fu inviato presso l'As"emblea Nnzionale Turca come Regretou·io interprl'lt o di una mi;;.<;ione itnJ in nn. NPI gennaio dt>l l 022 t-ornò in J.talia e pro><tò servizio prima oll'o;;podnlo di Pi ~tronr.a e poi al LaborR.torio d i Precisione del H. Esercito e alla .Direzione di San i! l!. del Corpo d'Armata di Roma. Promosso magziore a scelta nel l !127. fu de<:tinnto all'os pedale militare di Firenze e nel giugno J !128 fn coimwdat.o uli' I::-pf't.to rnt o <li l'ani t l\ militare e quindi alla D irczion~ generale di Sonità militnro, ova fu t1·ns fm·it.o il t:~ ap rile l 9:{0. Era cavalie rP. dcll>l C'oro n a. d'l t a lio pPr pttrt ico lari benemerenze ed era decorato dt>lla et·ocn di guerra e dt> lla merlndin di bronzo per os,<;ersi SO!!!llllat.o nel prestare soccors0 nl lo popolozi0ni r.,nestata dal t.E'J'renl\)lo rlfll 2R rlicembre J!)tlR. J,a dosoh1ta consorte cd i congiunti tnt ti del caro S~'Ornparf:lo sappiano che il loro acerbo doloro trova r eco piil pro fondtl n e lln piìH!'rande Famiglia della Sanità militare. Dot.t. CARMELO ALFIERI, primo cn pit..ulO f'hi mi co farmach;ta di complement-o. Profe~si o ui stacolto . diligente H l<tborio,;o, uffic iale dotato delle migliori vir·t.ù miJit.ar i. si è spento 1! Hi giugno di q Lio.;fanno a P t>lermo, mentre prestava serviz io in quell'osperlo.le militar·e, Jal;cianrlo unaniUlo compiant.o nel suo ambiente di la.vor·o, ove gode\'8, massima ;;timst e caldo n trot to. Dal lngl io l() l •J. a suo. d oman.dn, e p'lr tutta la 1·imanente durata dalla. gronda campagna. ave va pro.'<tato servir.io pres.~o for·ma7.ioni ~an itarie mobilitate. Dopo l a guerra ot.tcnne di 4?~«sero tle.;tinflto a Tripoli, ove r imase fino al novembre 1919, quando fu trns fflrito alla s tiA nltim11 scrl(;l. Jn nome del Corpo sanitr~1·io il () ionw./e di m('<licina miUt::m· rende omaggio alla memoria del clis.tinto uffit·iule e porge alla con:SOt'te ed ai suoi tre figliuoli sentite e commosse condoglit~ nze.

L1 queste m osto pagine del ~uo Giornale il Corpo ~anitario ricorda anche i morti fra ~li uffic ia li in congedo cou la stE'ssa fraterna solidarietà con cui gil\ li accolse a militare ncU'Esercit.o. Prof. l)av. ANTONIO ZANFROGNINI, t.enente E'Olonnollo medico della riserva. Morto a i)3 mmi in Formittine (Modena). L ibero docente in ostetricia- e ginec>olop;ia. Prest.ò servizio per tut.ta la durata dell'ultima grande campag-na: dal ml'lagio l l) 15 all'aprilo' J 7 in zona di guerra p rEISSO l'ospedale da campo 2:~ti e qnindi, fino all'ottobre 1918, come capo di reparti chirurgici n egli o><peda.li di 1·isurva di :\loùena e ili Pisa. Alta lìgum di medico e di scienziato, apprezzat.issimo pet· i suoi st-udi e per il suo valore professionale, duronto il tempo de l suo servizio alle armi det.te la sua. opera in modo encomh~bili11simo, come gli fu riconosciuto nei r~tpporti del ten•po, tutti incondizionatnmcnte e logia.ti.vi, e come ò nella viva memoria di quanti lo ebbero ad ammirn.re nol suo prodigarsi instancabile per gli innumerevoli feriti che beneficiarono della sua arte ::;apiente e della. S llll. nobilo genorosità d 'animo. Dott. cav. GIOVANNI FATTORI, ten. col. medico non piì1 iscrit-to nei Ruoli. Morto a 72 anni in Cave;r,zo (Modena). Già in S. P. E. dal 188! n.l l!HO, fu n ella sua ca.rri~;~ra sempre ottimo ufficiale, disimpognanrlo con competenza e distinzione servizi presso I'eparti di t ruppa. e in ospedali militari. Prese parte alle campagne d'Afdca (1887). Dott. cav. DEMETRIO FORMIGGINI ten. col. medico non più iscritto nei R uoli. Morto a.l\fodona. all'età di 72 anni. Prestò servizio como uflìciale di complemento pres'lo il 37.., reggimento fanteria nel 1884. Dott. LUIGI DE FLAMINEIS, mM15iore medico non più iscritto nei Ruoli. Morto il 16 giugno commte anno a Catignano (Teramo), suo paese n atio, in età di anni 66. Chiamf\~ alle armi par mobilitazione nel maggio 1915, prestò servizio in ospedali di ,,,.,v• fi<><> &l dioomb•• 1917. • .

Direuore respO?UJcLbile: Dott. UJIIBERT · Redau.ore: Dott. VIROINIO D E BERNAR,.. DELLO STATO - O. O.


RIVISTE 1\tiEDICHE MIL'IT ARI - - - - - -0 - - - - - -

ITALIA: A.?o.'NALI DI MEDlCINA NAVALE E COLONIALE.- Direzione cont.1·ale delia sanità u1ilitare marittima. Ministero della. Marina. Fase. V -VI, maqgio·rliu(lno 1~3J·lX. Rllo: Ancora sulla Questione dell'o.cclimatnmento degli europei nel paesi caldi. - Pense: Sull'upo del tatro.ciorurc di cnrbonio e dell'olio clorotonnlco nolla terapia dcll'ancbllostomJ~t.•l. Lewante: Sulle wanlfeatazlont dJ pollmorfJgmo dol vibrloui. Le fonne clavate e triaugo· lari del vibrlone colerico. - Marmo: Ji' orma rara dJ granuloma. sotto·congiuntivale OS.'I<.:r· va to In Eritrea.

E S T ERO :

BELGIO : A RCHI VES M~DICAI.ES BF.LGES. - Rivista mensile del Cor~ med.Jco-rarmaceutlco. Direzione sru_p eriore del servizio di sanità dell'eaerc1to Jlelga (Redazione: ospedale mllltare dJ L!ogi). Fase. Vll, l uglio 1931 • lclle,...-t: Studio sul g-rado dJ robustezza del millta.n della c!Mae 1930.

FRANCIA: ARCHIVE<.l DE MÉDECI N E F.T PHARMACI E MILI1'AIRES. - Direzione del servizio di sani t<\ , Ministero della guerta. l"asc. V, maggio, tomo XCIV, 103!. Gauthkr. Le d.Jserzlonl nell'Esercito. - O.llltft: I • blocages • dol giuoccblo. ARCHIVES DE MÉDECIKE ET DE PHARMACIE NAVALES . -Servizio contrale di sanirà. Mlnlatero della Marina. Fase. I, oen11aì.J·mar<o, tomo CXX. 1931. Ollulton e llt&rit: Due casi di febbre melltenae trattati con derivati acrldlnlcl c considerazioni su tale tro.ttamonto . - Qat rangal dea Euarta: Ris ultato del trntta111ento dl 2•19 casi dJ wcning!te oorebro·spfnale epidemica. o~sor-çntl In 30 atonJ ncll'o•rJe<lnlo marittimo di 13rcst. llel01: Studio critico dell'intrad<,rmoreazlone tracomntosn di Tricoiro. bo..• ara su 500 cnsi. Belot: l trattamenti moderni del distacco rettnJco .

INGHILTERRA: .JOURN AL OF T HF. ROY.AL ARMY MEDIC.AL CORPS. - Edito da .Jobn Baie, Sons a.nd Da· niciMon Ltd Londra. Fase. luolio, 1:ol. LVII, 1931. Weeldel: Amputazioni e mon<'.onl. - Bf'ldf et: Rcgolo·calcolatore ed n.g glutlnnziorw. - Oomyn: Rcla· · zlone sopra alcuni cn.~f dJ difterite alla >:;cnola. dJ Ul<UDinozionc elettrica <H Gosport.

J UGOSLAVIA: vomo.SANITE1'3KI GLAS:-<IK. - Rivis ta trlme,tmlo di mcdi.,ina, fannac ir~ o medicina YOtC· rina.rfa dcll'&sercito Jugoslavo. edita dalla dirczietlC del servizio di l!anltà (Redazlono cd nmmlnlstrnzlono: osped8.le mllitnrc dJ Bclgrodo). T on.o II, n. 1, 1931. Pttrowitch: Sull'anosteRia.. - DJultltch: J.'u!ecra dello stomaco o del duodeno nell'Esercito. Appotf: La psicologia negli oaerettl.

SPAGNA: Rli:VlST.A. DE SANIDAD l\IILITAR.- Puliblicazione m ensile do! Corpo sanitario militare. ~lttdrid. fi'asc .

vn. l'Il{}l io J931.

Del Rio: Sindromi dolOJ"oso doll'cml·addome de~tro.- Salazar: Riorgunizzllzionc <lei aen-izi snnitnri

STATI UNITI: TBF: MILIT ARY SUROEON. - Army Mcd.Jca.l Musoum and Llùrnr y. n . 1, vol. f,XIX, 1931. HllrrJ R. Mckeltar: Morbflftll nollo FiUPJ>ino. Raffronti etnologici. -

\o\'~hington .

Fase. l11olw,

Pryor: Appro'lv!giom\OJo nto idrico doii'Accndorufa :---avole. - Kiik: :itt:brazioni nenro tro!lcbe n<>lln lcllbm.- Kelser: J namu· nltà antirabbica. - Crlmmina: Trattamento dello ahok da nH)N>o di serpente a sonntl'l i. Poust: TllbercolosJ nelle Fili ppì ne. - Maè-Naughton: La gotto.. Iticord l cii oici. - Harold W. • -: Sopra. un caso dJ adcnocarclnoma.àol rctf.o .

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l


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :

ROJU - Ministero della Guerra, l'la XX Settembre - ROMA CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. l. 11 Oi&rnale di nudicina militare si pubblica 11 pr imo giorno d1 ciascun meee, In faactoolo di Quattro fogli dist.ampn &lmouo.

2. L'abbonamento è annuo o decorro dal t • gennaio. 3. Il prezzo dell'abbonamento è: ' Per J'Italla o Colonie . . .. . ............. .. .......... .. ..... . ... ... . L~ 82. Per l'Estero..... ... . .. . .. . .................... ... ......... . ...~ .. . 44 w Italia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 6 U o rMcicolo separato costa. ....... . al l' Eb'tero. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 7-

"

n 811PJ>lemcnto contenente l R11cli di

lo I talla. • . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . • 16 an:ianild del corpo tJ(ln'ÌJario militnre all'Ester o... . . . . . . . . . . . • . . . .. . . . , 18 cost.a: 4. Por gli uJflclall medici e eblmlcl farmnrlstl del R. esorclto (in servizio attivo, In posU<1ooe au,lllarla, di complemooto, dcJla riserva ed n rll>o"<>) U prezzo dell'abbonamento è ridotto .. L . ~~ u~<tici(Kl(e eri Il P•·o<zo del snpplemcnLo è rldotLo n Lire S Pt!l' l soll abbooaU. Non el tl'88lllettouo rlcevuLo por gli abboonmetltl versonnll. 5. Non BI noce•t•\no rk-11\rul trAAcOisl trenta giorni dnlla s ptutiT.Ione del lltorn&lo. che et .,r. rottua I'Cf!'O iarmcotu o.l J!rimo ili ngnl wtlae. 'I·rlk!OCrso tale termtue, l fa.qcfcolt r ichiesti vengono s peùiLI, so d.ispouiblll, solo a pngo.weuto. 6. I ~tgno rlahbooatl mllitarlln clrf'ttl'<'ltll dJ servizio pogbernnno l'lmt.oorto dell'abbonamento p~r mezzo del rl.spettlvl cornno11J di evrpo e dircr.loo1. 7. f',:r IBOIJ ufficlaU ru ed lcl (d(\ll'E~~erclto o della Marina), m qualunque pOAlr.lone si Lrovlno ~ llffiiJlesoo un ABBONAMENTO CUMULA.TIVO al 01ornaù di medicina militare ed agli .:fnMU d• ~ichua IWMk t oolon.iaù al pr07.ZO d1 L • .f$ annue. S. Al Ubralsl fa 1<, soooLo dellO per cento, ma soltaot<> per gli abbonamentJ (lelle persone e dcgU ootl non oliUtarl.

NOICME PER L~ PUBBLI~AZIO~I. 1. l lavori originali, le o<tte, le rivista - dattUoqt'flfnti o scrltt.l a mano - devono <>OCU· pare n o solo lato del fol{llo, CJ~Scro nel t.c11U> iloftnitlvo m ~-ari•tur, ed accuratamente oorrotti e r iveduti do.gll Ao t ori SI fn speciale r aooomandazlooo o bo queiU scritti a mano e~ ano ben legglb!U, per modu d! evitare wol dubbio dlloterpret.u.zlooe. lo cl\80 oootrarlo, la Direzione 111 vedrebbe eOlltretta a 110· spooderne la vobbllca?.lone. l lavori brevi Bl!oranno preferiti. L e o pinioni maollefltate dngll Autori ovn tropecroano la responsabilità do! periodico. :ti: vietata la riproduzione del la,.orl originali. ~. Per dlspoRizlooe del Consiglio DAZlonale delle ricerche, l'Autore deve unire a l lavoro un bre'l'e autorlt\S!Iunto (oou pltl di tu rlgbel. 3. Salvo eMI eocezlonallaslml, la correzione delle boue sarà fatta dalla redazione a.ozlob~ •lngll At1tor i, per nou vlucolnre U lavoro ttvoiraftco ngll Inevitabili ritardi pust..u. Le ror redonl straordl.o ar le fatto dagli AuLori saranno loro addebitate. 4. Le arese ver le tavole Uto!{rnttche, fotogt"allcbe, ecc., c bo aocompagoft<180ro le memo rie ' ono a enrico <legll Autori. Le tlgnre da rh•rodur re devono essere nitide, ron lettere e dl<'ltore a ll'\ratterl gTandJ e tnll che rostloo ben leggibili dope> eventuaU riduzioni. Le blbUog!'&fte lull!fhe s i pabiJIICAllo solo negli ""Lrattl. 6. Ollll'!tratiJ ~o un ùl <!no tiPI : - TIPO A l seOM copert..lna e oolla Impaginatura e numera· r.lono del lll.tK:Icolo. - 1 1po H) con copertina Rto.mpat.a, rrooteep!JoJo, l.ropaglnatura e o uiUCra.zlooe Sl>eclale. 6. AgLI Autor i 110ranno conoo.~sl ~rratu!tameote 26 estratti t iPO A. - La r ichiesta d1 estratU In pill o quolla d1 estratti tipo H saraono a carico degli Autort stessi. 7. I l prez?.o degll estratti, per gU Autori d elle memorie che li rtobledano, è r eaolato dalla. seguente tartfra : PltEZZO DI ~USCUN FOGLIO DI STUIPA. - -- YO~&RO_?R~I.& OO .:..::...P:.: IR~,...--l P er ogni centinaio 50 l 100 l 200 oltre 200 1

T IP I DI E STRATTI

T ipo A T ipo B ..... .. ..... . .... .... . o

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Gli utr<UN minori di un foulio Ili ccnlano come /()Q!io intero per le ordin~( di l 00 ulratll la M

Pn- quelli che superano un toolio, le trazioni in più , cht rum W PeNmO il ~~ f oolfo, A COli· per rJ l'ordina::ùs-M non $Ìa in{eri•ITO a 60 copie. 8. l WB.DOSCrlttl DOO 81 r esiJt.nf.q('ODO.

r~m~e mdii, purch~

(311 149:!) -ROMA, 1031-!X - ISTITO'l'O

POLIORAFICO DELLO

STATO - G. O.


I}J Anno LXXIX - Fase. X OTTOBRE 1931 - A NNO IX

GIORNALE DI

,. j•

ME.DICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

l

, PubbUcazlone mensile


SOMMARIO

. MEMORIE ORIGINALI:

•. l'· '

~~~tini. -

Sulla corrolnziooo ùogll intllcf cctalìco c Cncciale.

Pag. 509 521

Ocrrutl. - Metodo pratico di riduzione ù l deusiLà di soluzioni snliue . CAIUISTIOA CLINICA: Blqlnl. - Sindrom e psieopat.lca tloll'encefnlllo letargicn nell'età giovanile . . . . . . .

Pn.g. 523

NOTE DI IGIENE PRA TIOA: Reitano. - Ntwignziono aoron o fabbro gio.lln.

Pug .. o39

RIVISTA SINTETICA: Zaffiro. - Le lndlcnzion! pcr l'intervento chirurgico ncU'attùcco di 1\Jli>endicltc acuta.

Pag. 5 H

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: CaJ~Inosl

peritoncale • . • . . . . . . . . . . Colelclstectomla I piccoli accidenti della Echinococco Localizza--··ùme ossea dclt' Fratture dell'apofisi odontolde dell'asse Iniezioni perltonslll•l . . . • . . . . L&bltlntotoule umoraJI. . . . . . . . Luuazlone abituale della spalln 1'raltamento oJ)Cratorio della LuaPI!onl traumatiche del &ln'Cthlo • . • • • • • , • • • • • Occlusione Intestinale d'origine appendicolare. • • . • • • • • • Pancreas Oontril>tilo alta diagnosi <Iella apoplessia del lemelotlca e dlagnosllca neuropatologica No:ioni di - . . . . Sptenectomla Ricerche sperimentali sulla /un.."ione. umorale d.<; l/a miJ::a. Ucdu...-ion ichirurqie/u: Tlaloceneal e lnlilttato tub&reolarc precoce . • . . . • , • • . . . . . . • . • . . • . • • • • • . Tremollo peritoneale Seuno del - nelle contttSioui e neUe ferile aàdrm,;noli. . . . . • . . Tromllo·anclolte obllteranta del mem-rl Inferiori 1'rattamcnto <lell<'- cot• la rcoczìo1~ del sim· ~ieo lo mbare . . . • . . . . . . .. . • . . . • . . . . . . Zona otltlca Su un caso di - . . • . . . . . • • . . • . • . . . . • • . . . . . . . • . •

OONFEREN%E IOIENTIFIOH! NEGLI OSPEDALI MILITARI •

Po.g .

[)j5

UG2

563

559 aSi 56 i' 556

560 562

558 5&5 5G2

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560 5111 558

Png. 6M

••••

56.&

l NOITRI MORTI ,

667

IIOTIZIE


MEMORIE

ORIGINALI

ISTITUTO DI ANTROPOLOGIA DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA Direttore Prof. SERGIO SEROI

~Q ,...,:;;

SUHI [ORRELiliOfti DEfili lftDI[I Uflli[O Efl[[lllE m l pnmo . ' tente m ilitare per 1'l d ott. Arturo S abati n, cap1·~-~ ......o m ed'1co, ass1s

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@A..' S- \·\ :.~-y-c-·;_~ ~'%1: ~·,,.. ,~'\

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La concezione del Kollmann che tutte le parti del viso e dello scheletro del viso stessero fra loro in un determinato rapporto di dipendenza, e che pertanto vi fosse un nesso armonico costante fra le \-"arie parti del cranio, attrasse ricercatori e studiosi, e l'antropometria fu largamente applicata attraverso i risultati di formule numeriche, non sempre fedeli esponenti di fattori morfologici e più ancora biologici. Il quesito di quella che può definirsi: eorrelazione morfologica fra indice cefalico ed indice facciale, o meglio cranio-facciale, fu vagliata attraverso numerose ricerche, ma i pareri sono tuttora discordi. n Kollmann fissa due forme di viso, che CI rappresentano gli estre-mi di t1dta la serie mutevole o; cosi come abbiamo due forme OPllOste di crani: il dolicomorfo ed il braehimorfo. Le due forme del Kollma.un si riassumono: leptoprosopia: viso alto stretto, con cavità degli occhi rotonde e molto aperte, naso lungo sporgente, a.rco dentario a forma di ferro di cavallo. camepro~topia (curiprosopia): viso basso largo, naso corto con dorsale piatta c schiacciata, cavità degli occhi basse e notevolment-e estese in t!enso trasversale, m.<tscella superiore larga, zigomi e arco zigomatico molto sporgenti. Sono queste le caratteristiche fondamentali della tipica. lepto-enriprosopia. È la legge morfogenetica che domina. gli organismi viventi, e cbe ai ripete in forme antitetiche dell'essere considerato nel suo complesso {longitipia brachitipia), o nelle sue singole parti (dolico-brachimorfia). L'indice del vi@O leptoprosopo sarebbe per il Kollmann oltre 90, quello ~uriprosopo meno di 90. Que11ti due tipi che esist.ono per l'A. in tutta. l'Europa, e che sarebberù esistiti in tutti i tempi, non sono legati a determinate forme di cranio, ma possono trovarsi in crani doli-meso-brachicefali. Si hanno cosi quattro tipi principali: dolicefaJo leptoprosopo (cranio lungo faccia lunga); brachicefalo cameprosopo (cranio largo faccia corta); dolicocefalo cameprosopo, e brachicefalo leptoprosopo, il che darebbe come risultato due tipi armonici e due disarmonici. Ma il Topinard osserva al riguardo:« La conceptio-n de M. Kollmo;nn., p~r moi, est p-urement artificiellCI,. (l) ComoD1oazlone prosontata alla Società Romana di Antropologia nella Adunanza del 1• mano c. a.

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SULLA CORRELAZIONE DEGLI INDICI CE FALIC O E FACCIALE

A parte la concezione del Kollmann di non vedere nei due tipi di viso alcun distinth·o eli razza, rimane il fatto che la lepto-euriprosopia può essere iodiJiereutemente in crani doli-meso-brachicefali. Ta le affermazione dell'A. fu in ogni modo confermata da numerose prove, con la conclusione che la luughezza larghezza del cranio non sta affatto in correlazione con la fisionomia e che n il taglio del1;iso leptoprosopo ed euriprosopo si può r.ombina;re con ogni pos11ibiZP- forma <li cmnio 11 (Weideureic'h). Durante le ricerche del Kollmann il Topinard aveva già osservat(} che in generale esiste una correlazione morfologica molto accentuata tra il cranio e la fnccia, una c• vera legge d'armonia,,, sino al punto da pot.er diagnosticare l'in<.lice cefalico dall 'aspetto del viso. L'armonia è la regola nei tipi puri, ed anche se essa nelle mescolanze e negli incroci perde delle sue C~U'a tteristiche, tende posteriormente a, ristabilirsi. Così un cranio stretto porta una facr.ia lunga, come la strettezza della mascella superiore porttt, alla strettezza di quella inferiore cc j'ai d·it q1te je diagnostique deu.c fois su.r trois la fùl'me. de la trte à la forme d~t ·vi.~age " (Topina.rd). Come esempio di teste e fa C<.'ie armoniche l'A. cita il tipo scandinavo~ ìn cui la forma allungata si presenta sia, nei rig uardi della testa come del viso, e il tipo celtico sla~·o , brach·ifacciale, come preferisce chiamare l'A. la. cmiprvsopia, in contrapposto a.l (l,olico!acciale. Come esempi di (lit;armonia, l'A. cita i tipi Cro-1\iagnon, la cui caratteristica è d ata appunto da una forma di cranio, fortemente ùiRarmonica., nel senso che ad una dolicoeefaUa. è legata nna forte euriprosopia , i Tasmania.ni e i tii>i bastardi delle rive del Reno. Ma i due teschi del periodo paleolitico di Obercassel, studiati dal Bonnet , se nun presentano notevoli variazioni ncll 'initice larghezza lunghezza (71,3 - 74,!:n, l'indice facciale dà invece una netta leptoprosopia ed una euriprosopia; lo stesso risultato si ha per i due teschi neolitici sved~.>si di Kane, studiati dal Retzius, e per quelli del periodo neolitico italiano delle grotte di Finalmarina studiati dal Sergi G.: dolicocefalia legata ora a, leptoprosopia, ora a euriprosopia. L'Holl, che ha misurato un notevole numero di crani, indipendentemente dal fattore ct.nico, ha osservato che l'altezza. del viso varia. da rom. 94 a l H, con una oscillazione di m.m. 48; di essi 1'1,6 % erano estrt>IDàmen te brevi (rom. 95- 100) ed il 4 % estremamente lunghi (mm. 131 - 135). Le misure fondament.Hli d~.>l capo st,avano tra mm. 111 -135; mentre la. larghezza. del viso oscillava fra. rom. 11~- 148 con una differenza qtùndi di rum. 30. Di essi 1'1,6% er~no molto stretti (mm. 115- 120) e 1'8,8%. molto larghi (mm. Hl - 150). « lV ella ·rieC'hezza delle variazioni d·i altezza e d·i larghezza del viso e delleparti cltP-lo forrnano, nell•.t, ricchezza delle rmnl;inazùmi di qttcste fra loro, nella ricchezza che ne deriva, e necessarùunente nelle proporzioni, riposa la i,~fi­ ·nita molteplicità delle f orme dr.l1•iso » (Holl). Di maggiore interesse sono i da.t i riportati dal Sergi S. nel suo studio· sui crani a-bissini. In essi l'indice cefalico oscilla fra 67 e 8 1., con una divergenza. di 14 unità, e con una media complessiva aritmetica. di 71,2; il che porta l' A. alla conclusione che il cranio abissino è dolicocefalo. L 'indi(·e facciale bizigomatico dt>l Kollmann, adottat.o dal Sergi S. nelle sue ricerche, dà come media aritmetica 55, quindi leptoprosopia. Si ha cos~


SULLA CORRELAZIONE DEGLI INDICI CEFALICO E FACCIALE

511

negli abissini una evidente dolicocefalia. con leptoprosupia: << il cran,io abissi·no è dolicocefalo ... ù' leptopro.~opia è la forma prerlmninante rlella facc·i a clegli Abissini... col r.rest;ere dei valori dell'iwlice cefalico nella llolicocefalia, tendono fl- cresce.re i t•a.lOJ•i dell'inclù;e facciale IHtperiore » (Sergi S.). Dai dati di Ardn Onnis, ricavati dallo studio su cra.ni moderni di Sardi, la media ottenuta, nei riguardi dell'indice cefalico è di 73,3 e per l'indice facciale una. media di 52,81 per i maschi e di 5·1.8, per le femmine; mentre il Moschen osservò rispettivamente 52,5 e 52,7; siamo anche in questo caso n el campo della, dolico cefalia con leptoprosopia. Dai valori medi raccolti dal Ma.r tin (Tav. 1), riguardante si::t l 'indice cefalico che q nello facciale, presi sul vi vento, e che comprendo o o popolazioni di cinque cont.inenti e delle più va.rie regioni. e da me meRRi in rapporto, si ossel'Va il predominio dci dolicocefali euri pro so p i 17 volte su 30; 12 volte su 30 brachicefali euriproRopi ed una, volta, soltanto i brachicefali lept.oprosopi (Trnm ai), il che porterebbe una conferma alla concezione del Kollmann confermata dal Weidemeich e ritenuta artificiale dal Topinard. Oceorre in ogni modo ammettere l'esistenza di speciali condizioni atrutturali fra l(> varie parti del cranio, non sempre rilevabili da.i rispettivi indici, ma pur sempre l!ottoposti ad una legge di armonia (TopiM.rd) o di correl.aziO'ne (Cuvier). L 'antropologia. non può restringerlli all'ambito di tma. mi!:llira metrica, o di una formula aritmetica, ma. occorre che il :;:uo campo si estenda ad altre indagit1i. L 'antropometria cranica basata sugli indici più che una bra.nca a sé per lo studio raziale e costituzionale, non sarà che una, branca integrale della morfologia, quando saranno not.i nuovi CQncet.ti e più precise ' 'isioni della nostra costituzione sch(>letrita: <<la, mù1ura non definù1r.e la forma, ma l'estensione della forma; la mi.~1tra pttò essere proprietà di una' forma, ma q1w1ta è indipendente du quella; le classificazioni naturali sono m(}rjolo{JÌche, perohè sola.mente le forme cosl'ihtiscono un gruppo c01wreto omogeneu, le misure riunisco·no ele-ntenti et&rogenei >> (Sergi S.). ~ In mie precede.nti riC'ercbe sull'indice eefalico in rapporto all'abito ~~~~Y cost.ituzionale ebbi già campo di ~sserva.r.e il va.rio compor~a.me~to di esso, c~ si da poter concludere che la dolicocefalia come la brachicefalia non gono /.~::~9. caratteristiche costituzionali di un determinat-o ectipo; osservazione qu~(<:·",.;,.::·~.~>-. sta che mi allontana da, concetti finora esistenti. ~~~ 1:1'\$ :Bo iniziato cosi lo studio sulla correlazione morfologica. fra indice ce- ~;~ .-rl$..~~ ~ faJico e indice facciale, per osserva.rne il comportamento in gmppi di ita- ·y~/liani, appartenenti alle va,rie regioni della Penisola. ~;

Ta,le studio sarà completato da. ulteriori indagini allo scopo di porre in evidenza se i valori cranio-facciali debbano essere considerati e valutati quali puri e semplici esponenti ai fini raziali, o se, quali caratteristiche di razza, generalizzandosi in gruppi di individui, possono rappresentare una caratteristica costituzionale. Ho e~eguito i rilievi Stù materia.le umano, che affluisce dalle varie regioni d 'Italia, due volte all'anno, ai relativi centri, per gli arruolamenti nel corpo della P. S., e pertanto sen~a nessnna selezione, p.oichè i rilievi venivano da me eseguiti prima del definitivo giudizio di idone.it.~ o meno. Per molt i, specialmente per c-oloro che presentava.no gli estremi tra valori minimi e massimi, le misure sono state ripetute, a scopo di controllo,


612

SULLA CORRELAZIONE DEGU INDICI CEFALICO E FACCIALE

per nua seconda. ed anche per una terza volta, oltre il rilievo fotogra.fìco eseguit.o su di un notevole numero di soggetti, il che mi ha, portato sempre più alla convinzione di quanta. precisione di t-ecnica richieda l'antropometria eseguita sul vivente, specialmente oggi affermatasi stabilmente anche nel campo clinieo, e quali errori individun.li pnò dare. N elle numerose osservazioni da me eseguite, p. es. mentre il diametro antero-posteriore e trasv~rso della testa presenta uno scarsissimo errore individuale anch·e a distanza di qualche giorno, il diametro nasion-mento invece può presentare scarti che vanno fino a tre rom., errori dovuti alle parti molli che circondano il mento, alla farile spostabilità del punto indicante il nasion, sovcnt{' per la /?('mplice n:ùmic.'t del volto, va riabile all'atto dell'osservazione anche da un giorno all'altro, in tale caso mi sono avvalso della media dei rilievi eseguiti. Per l'indice cefalico mi sono attenuto alla tecnica da me già esposta in precedenti ricerche, fissando (',ome punto di delimitazione fra le due forme craniche l'indice cefalico 80, classificando fra i dolicocefali anche qu~.>lli compresi nelle frazioni decimali da 80 a 80,9, mentre erano considerati brachicefali da 81 in su (Martin) trattandosi di rilievi presi sul vivent.e. Per l'indice facciale ho usato la. classificazione del Kollma.nn. cameprosopia (euriprosopia) ... . . fino a 90 leptoprosopia .... . ... . . . .. . . da 90,1 in su o

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Indice facciale totale bizigomatico, più rispondente sul vivente a criteri morfologici, poichè comprende nella sua espressione numerica la totalità della fa.ccia. La tecnica adottata è stata la seguente: ho eonsiderato come altezza facciale la distanza intercorrente fra il punto medio della sutura naso-frontale (nasion ), facilment-e identiftcabile sul vivent~, prendendo come punto di riferimento l'avvallamento al di sotto del sopraorbit ale ed il punto più basso delb sinfisi mentoniera (gnathlon), !!enza esercitare alcuna pression~, il cbe altererebbe notevolment-e il valore morfologico del rilievo; e come dia.m~tro di massima larghezza della faccia la distanza bizigomatica ma!!sima, conRigliata dal Kollmann, anzichè quella massima del mascellare, proposta dal Wirchow, adottando la seguente formula: .

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X 100

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Non mi risultano studi su eventuali fattori di correlR?.ione morfologica fra indice cefalico ed indice facciale in soggetti italiani; nè può essere utilizza.to al riguardo l'enorme materiale statistico riportato dal Livi, i cui dati sono limitati alla forma gene.rica del viso (lungo, rorto) ; materiale statistico pertanto non utilizzabile ai fini dell'attuale indagine. Ho condotto la mia ricerca su più di 1000 soggetti; di essi mi è dato riportarne soltanto 1000, per i quali è stato possibile completare e controllare i rilievi eseguiti. Per quanto riguMdano i valori morfometrici della testa, i risultati ottenuti aono i seguenti:


513

SULLA CORRELAZIONE DEOLI INDICI CEFALICO E FACCIALE

MJnlmo

l

Massimo

l

D 11ferenza

l

Media a:rltm.

Diametro antero posteriore . ..

175

210

35

191,6

Diametro trasverso ..........

140

165

25

141, l

Indice cefalico ...............

72

89

17

78,8

n groppo di frequenza massima per il diametro a.ntero-posteri<>re è dato da mm. 194 (6,6 %), mentre il gruppo di frequenza m.i nima è dato da mm. 207-208-209 (0,2 %). Per il diametro trasverso si ha come frequenza massima 152 (R,6 %) e minimo 165 (0,3 %). l/indice cefalico offre la maggior frequenza al valore 79 (11:9 %) e la minore a 89 (0,3 %). La forma predominante è dt~,ta pertanto dai dolicocefali (66,1 %), in proporzioni molt.o minori (33,9 %) sono i brachicefali (Tav. Il). I valori morfometrici della faccia hanno dato i seguenti risultati: Minimo

l

Massimo

l Dl1ferenza

l

llledia antm.

Larghezza bizigome.t ica ......

120

156

36

139.7

Altezza totale (nas.-gn.) ......

105

140

35

123. 6

Indice facci.ale . ... •..... .. ...

74

102

28

88,2

n gruppo di massima frequenza. per la larghezza. bizigomatica è dato da mm. 141 (8,6 %); il minimo dai due estremi mm. 120 - 156, entrambi con 0,1 %- Per l'altezza fa~ciaJe totale si ha ri!ipettivamente mm. 121 (7,1 %) e mm. 105 (0,1 %). n taglio del viso predominante è dato dalla euriprosopia, nel complesso dei soggetti esaminat i (66,5 %); in grado molto minore si presenta la leptoprosopia (33,5 %), analogamente a quanto ho osservato fra doli e brachimorfi (Tav. Ill). Si osserva inoltre che per l'in· dice cefalico il gruppo di frequenza massima è dato dai doliconiorfì, col valore 79, mentre per l'indice facciale è dato dagli euriprosopi col valore 85 (Tav. ll-ill). Predominio quindi di dolicocefali euriprosopi che ho vagliato nl lume di più precise indagini per poteT stabilire quali sono i rapport i realmente intercorrenti, nei soggetti in esame, della dolico·brachimorfia rispetto alla lepto-euriprosopomorfta, quale la forma predominante, quale il tipo cranio-facciale più frequente in Ita lia, e nelle singole regioni. Dai valori morfometrici ricavati da ogni soggetto e da l relativo raffronto fra, indice cefalico e indice fa~ciale, ho ottenuto i seguenti risultati, espressi in % nei 1000 soggetti presi in esame:


514

S\LLA CORRELAZIO:KE DEGLI INDICI CEF.ti.LlCO E FACCIA.LE

~~ In

rap posto

% su 1000 soggetti

&l dollcocefo.U (661)

Dolicocefa.li-euriprosi ... .. ...

42,5

64,3

DolicocefaJi.Jeptoprosi .......

23,6

35,7

% su 1000 soggetti

l

% In rapporto

al brac.hiccfo.U (339)

Bra.chicefali-euriprosi ........

24,0

70,8

Bra.chicefali-leptoprosi .......

9, 9

29,2

Risulta evidente la notevole superiorità nei dolicocefali del taglio del viso euriprosopo, il che porterebbe a ritenere che il taglio del viao allun . gato non è la caratteristic·a del dolicocefalo: il dolicocefalo tende in ogni modo più alla euripro~upia che alla lept.oprosopia. Per quanto riguarda i brachicefali invece Ri osserva direi 4uasi una netta. cvrrelazione morfo· logica h·a h forma del capo e quella del viso col nut.evule pr(>dominio del bra.ehi~falo-euriprosupo.

Da.lle ricer('he eseguite sui valori morfometrici ('.ranio-facciali in rapporto alle singole regioni d 'Italia, per quanto per alcunt- òi esse, per la esiguità del numero di soggetti, non è possibile trarre risultati cunclullivi, per altre invece come Campt'tnia, Sicilia, Calabria, Lazio i da.ti sono più attendibili. Riport.Q nella Ta.v. IV le forme cranio-facciali osservate per ogni regione. . . È degno di rilievo il fatt.o che in quelle regioni in cui è noto come il t.ipo cran.i(',o predominante sia il dolicocefalo (mediterranei) ill nuin~ro dei soggetti da me esaminat.i è stato superiore a qualsiasi altra regione d'Itsli.:'l., il che porta alla conferma <.'he nei territori in cui la caratteristica dominante è data dalla dolicocefalia, è la enriprosopia il taglio del viso più frequente. Così per quanto è dato dedurre dal numero dei soggeti sottopost.i alla mia osservazione appartenenti a.ll'ltalia settentrionale, in cui predomina il brachicefalo, si ha note\'Ole frequeuza di euriprusopi, forma questa che dà. la maggiore eccedenza sia, nei doli che brachicefali. Dai dati riportati per ogni regione si perviene ai seguenti risulta ti: nel Piemonte notevole predominio (63,6 %) di brachicefali euriprosopi; nella Liguria domina la euriprosopomortìa sia nei doli ehe hrachicefali (41,6 %), con assenza del braehimorfo lt>ptoprosopo; nella Lombardia. la maggiore frequenza è data dal brachicefalo euriprosopo (55,5 %), con assenza di dolicocefali-euriprowpi; <.'ome nel Veneto (47,7 %l e nell'Emilia (58,3 %); nella Toscana invece il dolicocefalo-euriprosopo (31,1 %) presf"nta m1 lieve aumento rispetto al brachicefalo-euriprosopo (31, 7 %): nelle .Marche la. maggiore frequenza è dat.1. dai dolicocefali-euriprosopi (53,8 %). con assenza dei dolicocefali-leptoprosopi; nell 'Uml,rin in-


SULLA CORRELAZIONE DEG LI INDICI CEFALICO E FACCIALE

515

vcee si osserva, ln. stessa. a ssenza ma il predominio è dato dai brachicefalieUl'iprosopi; nel La.zio, pur avendo i rappresentanti di tutte e quattro le forme, la. maggior frequenza è data dai dolicocefali-f'uriprosopi (44,5 %), come negli Abruzzi (53,1 %), Campania (36,8 %), Puglie (·14,2 %), Basilicata (50 %), Calabria. (48,3 %), Sicilia. (52:~ %), Sardegna (60,6 %). Nei soggetti italia.ni esaminati rillulta quanto segue: 1o dominio di dolicocefa-li e di euriproso}Ji; 20 il taglio del viso lepto-euriprosopo può riscontra.rsi sia nei doli che brachicefali; 3° euriprosopia con dolicocefalia, meno frequente con brachicefalia, più di rado leptoprosopia con dolicocefalia, meno ancora con brachicefalia; 4° i brachicefali-emiprosopi predominano nel Piemonte, JJombardia, Veneto, Emilia, Umbria; i dolicocefali-euriprosopi nella Toscana, Marche, La1.io, Abruzzi, Campania, Puglie, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sa.rdegna. Gli alt,ri tipi morfologici sono variamente rappresentati con as::~enza assoluta di alcuni di egsi comP i brachicefali-leptoprosopi in Liguria, e i dolicocefali-leptoprusopi in IJomba.rdia, Marche, Umbria.. CONCLUSIONI. -

AUTORIASSUNTO. - Dalle ricerche eseguite dall'A. circa la correlazione dell'indice cefalico e faccil\le si ha, su 1000 italiani esaminati, frequenza di dolicocefali e di euriprosopi. Euriprosopia con dolicocefalia, meno frequente con brachicefalia, più di rado leptoprosopie. con dolicocefalia e brachicefalia. BIBLIOGRAFIA.

ARDu ONNis E. - Contr-ibuto alla antropologia della Sardegna. Atti della Soc. Rom. di Antrop., Vol. VI, 1900. BIASU'l'Tl R. St-udi IJ'Uolla ài8trilmzione geogra(UXJ dei caratteri e tipi morfplogici. Rivista geografica italiana, 1912. HoLL M. - Ueber Ges-icht8bildung. Mitt. d. Anthropol. Ges. Wien Bd. 28.,1898. KoLLMANN J . - Die Wirkung der Kon-elat·i<mauj den Gesù;htsschtidel des Menechen. Korrespondenzbl. f. Antropol. Bd. 14., 1883. LIVI R. - Antropometria, Hoepli, Milano, 1900. MARTIN R . Lehrbuch der Antrhopologie. J ena. G. Fischer, 1914. MosoHEN L. - Quattro decadi di crani modemi in Sicilia e i l metodo naturale nella determinazione delle varietà del cranio umano. Atti della Soc. Veneto-Trent ina di se. natur. Ser. II. Vol. I., 1894. SABATINI A. L'indice cefalico in r(JI])p<)fto aU'abito coetitu.zi<male. Ann. di Cl. terapeutica. A. V. Voi IX, 1929. SEROt G.- Italia. Le (Wigini. Bocca, 1919. SEROI S . Cranio. HabesBinica. Roma, Loescher, 1912. TOl'INARD P. - Elbnents d' Antropologie générale. Paris, 1885. WEIDENRElCH F. - Rasse und Korpebau. Berlin. J. Springher, 1927.


-

l valori morlomefrlel ctanlo-facelall In rapporto alle regioni d'Italia.

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517

SULLA CORRELAZI ONE DEGLI INDICI CEFALICO E FACCIALE

TAVOLA I. (dal MARTIN pag. 775 e 901).

POPOLAZIONE

Continente

<> 8 'g.!! .5: ::::~

Autori

.... ~

Ja.kumul .......... Agypter •........ 'I'o~o .. .. ........ B atwa. ......... .

Oceania. Africa Idem Idem

73,5 74,8 75,0 75,0

Duala. e Bata.nga. .. Rehobother - Ba-

Idem

75,0

Sua.heli . ........• Toricelli-Gebirge .• Ma.taco .•.......• M' Baka ....•...• Kamtschadalen . .•

I dem I dem Oceania. America. AfricA. Asia

75,8 76,3 77,7 78, l 78,1 78,5

Tungusen .••..•.. Babinga •••.•..•• Lolo .•.....•... . Nawambi- Pigmei Shoshommi .•. . •• Nauqua .... ..... . Aueto •..••. •• •.• Chirigua.n Koriaken ........ Jukagiren ....... .Asiatische Eskimo Weiasl'U86en ••..•• Sudchinesi •••...• Taytay - Filippini Trumai Tschuktschen .. . •

Idem Africa Asia Africa. America. Idem Idem Idem Asia Idem Idem Europa Asia Idem America. Asia

78,7 79,3 79,4 79,5 79,5 79,5 80,2 80,2 80,3 80,4 80,8 81,5 81,8 81,8 81,9 82,0

Tataren • . . •• .•.• Badener •.•. •.•. • Tarantschi •. • . . .. Italiani .• .• .••...

Europa Idem Asia

83,3 83,6 84,2 78,8

sta.rc:is .•.•..••••

.......

.........

-

8-i .......

Autori

80,8 86,3 83,4 80,4

Schlagiohaufen Hrdlicka Luschan Poutrin

82,3

Luschan

:a-g "'(!

Schla.ginhaufen Hrdlicka. Luschan Czeka.nowski Poutrin Luschan Fischer Luschan Schlaginhaufen Lehmann- Nitsche Poutrin Bogoras e J ochelson-Brodsky Jochelson Poutrin Legendre Czekanowski Boas K. Ra.nke K . Ranke Lehmann- Nitsche Bogora.s BogorA.S Bogora.s Roshdestwenski Hangen Bea.n K. Ra.nke Bogoras e J ochelson-Brodsky Pittard Ammon Yojce

-

83, 7 Fischer 83,3 Luscha.n 80, 8 Schlaginhaufen 87,1 Lehma.nn- Nitsche Poutrin 81,6 Bogoras 83,3 84,4 Jochelson 85,4 Poutrin 82,2 Legendre Czeka.nowski 80,0 80,5 Boas 88, 6 K. Ranke K. Ra.nke 88,5 87,3 Lehma.nn - Nitscb Jochelson 85,5 J ochelson 86,0 88,8 J ochelson-Bogora& Roshdestwenski 81,5 Ha.gen 85,3 Schla.ginhaufen 81,3 K. Ranke 91,1 82,0 Bogoras 85,4 85,8 89,5 88,2

Sucha.rew Fischer Yojce

-


518

SULLA OORRELAZIONE DECLl DIDIOI CEFALICO E FACCIALE

TAYOLA IT. l valori morfometrlcl della testa In rapporto al numero del soggetti. (Espressi in per cento). ~umero

Diametro

del soggetti

tras.-erso

Numero del soggetti

rom

o

mm.

••

175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 186 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210

0, 4 0,4 0,4 0,5 0,6

140 141 142 143 144 145 146 147 148 149

1,0 2,0 2,4 2,6 3,3 3,5 3,9 3,8 5, 0 5, 4 6, 9 7,8 8, 6 8,2 7,5 6, 1 4, 8 4, 7 4, 4 2,8 2, 1 0,8 0,8 0,8 0,4 0,3

Diametro antero-poaterlore

o

l, 2

l, 3 2,3 2, l 2,0 5,2 5,4 5,4 5,5 5,5 5, 9 5,4 5, 7 5,5 6,6 5, 9 4,4 3, l 2,7 2,9 2,5 2,5 2,3 l,2 l,8 l,8 0, 6 0, 2 0, 2 0,2 0,4

150

151 152 153 15t 155 156 157 158 159 160 161 162 163 16i 165

-

-

-

-

Indice ce!alleo

~umero

del soggetti %

72

l, 6

73

3,4

74

5, 3

75

6, 2

76

9,0

77

10,7

78

8,8

79

11,9

80

9,8

81

9,7

82

7,4

83

4,9

84

5,2

-

85

2,2

86

l, 5

-

87

1,2

-

88

l, 9

89

0,3

-


519

SULLA CORRELAZIONE DEGLI INDICI CEFALICO E FACCIALE

TAVOLA III. l valori morfometrlci della faccia in rapporto al numero del soggetti (Espressi in per cento).

Diametro blzlgomatloo

Numero del soggetti

m m.

%

120 121 122 123 124 126 126 127 128 129 130 131 132 133 134

0,1 0,2

0,3

0,3 1,1 1,9 l, 9 3, 7 3,9 4, 4

Altezza faooiale totale m m.

Numero del soggetti

105 106 107 108 109 110 ll 1 . 112 11 3

0,1 o, 1 0,4 0,4 0,9 0,9 0,9 l ,o 1,5 l,8 2, 7 3,4 3,6 3,6 6,0 6,0 7,1 6,6 5, 7 5,3 5,2 5, l 5,0 4,4 4,0 3,5 3, l 2,6 2,2 l, 4 l, 4 l, l

114 115

116 ll7 118 119

135

4,8

120

136 137 138 139 140' 141 142 143 144 145 ; 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156

4,9 5,0 4,5 6, 9 7,6 8,6 7, 9 7,2 6,9 5,8 3,9 3,0 1,4 1,1 1,0 0,7 0,4 0,3

121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135

136

-

0,2 0,1

Il

Indice fncolale totale

Numero del soggetti

74 75 76

0, 1 0,3 0,4 0,4 0, 4 1,3 2,5 2,8 4,7 5,3 5,7 8, 1 5,8 8,0 7, 1 6,9 6, 7 6,6 5,8 4,6 4, l 3,5 4,2 1, 4 l,3 0,8

~~

%

l, o

77

78 79 80 81 82 83 84 85

86 87 88

89 90

91 92 93 94

95 00

97 98 99

-

-

-

-

-

-

-

137 138 139 140

1, 0 0,6 0,4

-

-

-

-

-

-

-

-

l

-


520

SULLA CORRELAZIONE DEGLI INDICI CEFALICO E FACCIALE

TAVOLA IV.

l valori cranio-facciali In rapporto ad ogni singola regione (Espressi in per cento). Bracblmorft Dollcomortl Tot&le del soggetti eepreeel eurlprosopl llcptoprosopt eurlproeopl leptoprosopl In ~:,

REGIONI

2,2

63,6

13, 6

13,6

9,0

1,2

41,6

-

41,6

16,S

Lombardia . ... .. ....

0,9

55,5

22,2

22, 2

-

Veneto .. ... .. ......

2,3

47,7

13,0

13,0

26,()

Emilia •............

1,2

58,3

16,6

16,6

8,3

Toscana ............

4,1

31,7

14,6

34,1

19,5

Marche

l, 3

38,4

7,6

63,8

-

l, 3

61,5

23,0

15,3

-

Lazio . . . ....•.. .. ..

7,4

25,6

10,8

44,6

18,9

Abruzzi ...... ••...•

4,7

29,7

6,3

53,1

10,6

Campania ..... •. . . .

29,3

22,5

12,2

36,8

28,3

Puglie ...•.•.... . .••

14,7

23,1

7,5

44,2

26,1

Basilicata

1,8

16,6

22,2

50,0

11, l

Calabria ... .. . .. .. ..

6,0

13,3

6,6

48,3

31,3

Sicilia

o •

19,3

13,4

6,2

62,8

27,4

Sardegna ........•. .

2,3

17,3

8,6

60,6

13,0

Piemonte Liguria

••••••••

••• o •

•• •

Umbria

o

•

•

o

o •

••

•••• o •

o

•

o

o

••• •• o

o ••••• •

•

•

o

•

o

•• •

o ••• o

•

•• •

•

•

•


DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE LABORATORIO DI CHIMI CA BROMATOLOGICA ED APPLICATA

ITODO PRATim DI mDUliOftE DI DEftiiTI' DI iOLUliOftl iALinE . per il dott. Rornolo Cerrutl, tenente colonneUo chimico-farmacista, direttore

Non è infrequente nei lavori di laboratorio il caso di dover ridurre la densità. di una soluzione salina ed una densità. inferiore mediante l'aggiunta di acqua. Non sempre si trovano nelle tabelle speciali le densità. delle soluzioni saline, oppure se si trovano, si deve ricorrere a noiosi calcoli di interpolazione per ottenerle. Ool metodo qui sotto esposto, senza l'aiuto di tabelle, colla sola conoscenza della densità della soluzione salina che si vuole ridurre, si può calcolare rapidamente in modo molto approssimativo la quantità di acqua che si deve aggiungere alJ.a. soluzione originale per ottenerne un'altra di densità. minore. D calcolo semplice e facile da ritenersi a memoria è il seguente: Sia D la densità. a 15° della soluzione che si vuole ridurre e sia d quella che si vuole ottenere coll'aggiunta di acqua. Si divide la densità. maggiore diminuita di un'unità per quella minore da raggiungere pure diminuita di un'unità e si avrà nn rap· porto R cioè:

D-1

d-l=R

Allora a.d un volume della soluzione originale alla temperatura di 15o si aggiungono tanti volumi di acqua, pure a 15°, quanti sono indicati dal rapporto R diminuito di un'unità, cioè R- l . n miscuglio

risultante avrà la densità che si voleva ottenere. Valga un esempio ad illustrare il calcolo. Si abbia p. e. una soluzione della densità D 15• = 1,0876 e si voglia portarla con acqua alla densità. Du.• = 1,0328. Si fa il rapporto : 1,0876 - l = 876 = 2 6707 1,0328 - l 328 '

Allora ad nn volume della soluzione primitiva portata a 15°, si debbono aggiungere (2,6707 - l ) = 1,6707 volumi di acqua distillata a 15° e si avrà nn miscuglio della densità di 1,0328 a 15o.


522

.METODO PRATICO DI RfDUZlONE DI DE::\SITÀ DI SOLUZlOZ.."l S ALINE

Infatti : Litri 1,000 di soluzione originale a 15° ..... . pesano gr. 1087,6 '' '' 1670,7 '' 1,6707 di acqua a 15°. . .............. Litri 2,6707 di miscuglio a 15° ............ pesano gr. 2758,3 Ora poichè: p

-v = D se noi dividiamo il peso del miscuglio per il suo volume otterremo la sua densità, cioè: 2i58,3 = l 0328

2670,7

'

densità. che si voleva ottenere. Con una semplice proporzione si può poi calcolare la quantità di acqua a loo da aggiungere a tutta la soluzione originale, portata a 15°, per ottenere un miscuglio della densità desiderata.


CASUISTICA

CLINICA

OSPEDALE l\riLITARE DI FIRE:t\ZE Direttore Prof. G. TEDDE , tenente colonnello medico

SINDROME PSICOPATICI DELL'ENCEFALITE LETlRGICl NELL'ETl GIOVANILE per il dott. Giovanni Blaglnl, maggiore m edico

L'encefalite letargica forni un campo estesissimo di studio, sia dal lato neurologico che dal lato psichiatrico. Come è a tutti noto la malattia osservata e descritta a Vienna da Von Economo nel 1916, nel 1919-20 acquistò in Italia ca.r attere epidemico. Le statistiche mostrarono che nel 70 % dei casi ad andamento acuto o cronico si osservavano disturbi psichici. L'andar del tempo ha dimostrato che esiste effettivamente, come reliquato della malattia, una sindrome psicopatica di particolare interesse, che colpisce maggiormente e più frequentemente coloro che ebbero a soffrire la malattia in età. giovanile. Furono talora descritti casi nei qua.li esistevano disturbi a carico della sfera int-ellettuale vera e propria., ma tali evenienze, del resto a.c;sai rare, a parere dei più, non costituiscono caratteristiche specifiche dell'encefalite letargica. La sindrome psicopatica consecutiva all'encefalite letargica nei fanciulli e negli a<lolescenti, è caratterizzata da esclusive pert1trbazioni del carattere. Queste perturbazioni del carattere consistono in indocilità e indisciplina, sessualità precoce e pervertita, impulsi violenti, reazioni esagerate, accessi collerici pantoclaBtici, reazioni antisociali frequenti. Di essi ammalati, molti divennero ladri e specialmente ladrunooli, specializzati in furti domestici di poco conto, per pura cleptomania. Tipici alcuni per la crudeltà nel tormentare voluttuosamente gli animali (specialmente gatti), altri per malignità, per falsità, per vanità, per suscettibilità. esagerata, ecc. Se noi consideriamo che questi soggetti con tali gravi perturbamenti del carattere soffrirono la malattia dai cinque ai diciassette anni, che il maggiore infierire della malattia di Economo si vuole sia stato nel 1922 (nè mancarono casi successivamente), se principalmente consideriamo che talora l'assenza assoluta di sintomatologia neurologica può difficoltare enormemente la diagnosi, si comprende subito l'importanza dell'argomento anche dal lato medico-legale militare. Scorrendo la letteratura si riscontra che gli AA. che si occuparono dell'a.rgomento sono divenuti ormai molti. Citiamo, in ordine cronologico, senza avere la pretesa di essere completi, i seguenti: .Agostini C., Briand et Cb. Reboul-Lacbaux, Briand et


524

SINDROME PSICOPATICA DELL'ENCEFALITE LETAROICA ECC.

Rougnier, Francioni, Massé et Lebourgo, Paterson and Spence, citato da Bolsi (anno 1921); Collio Tobolowska et Requin, Kanders, Lévy, Navillo, Pella-cani, Robin, Roubinovich, Baruk et Bariety, Ruata, Truelle et Pctit (1922); Leroy et Montassut, Pienkowski, Vermeylen (1923); Agostini G., Bolsi, Carrette, Cenac, Claude et Robin, Laignel-Leva.stine et Vinchon, Robin, Serin et Rebotù-Lachaux, Wimmer (1924); Carnia (1926); Dalligaris (1927); ecc. Facendo a-strazione di particolari disturbi psichici riscontrati sia pure ra.ramente in taluni encefalitici e se tra questi possano o meno trovarsi soggetti psichicamente normali, riferendoci invece ai post-encefalitici con disturbi gravi del carattere, tali da non permettere spesso la vita in famiglia, possiamo suddividerli in tre gruppi: a) Parkinsoniani o comunque soggetti con sintomi neurologici gravi; b) soggetti che ofhono sintomi neurologici scarsi, ma evidenti; c) soggetti con a-ssenza assoluta di sintomi neurologici. Gli encefalitici gravi, per alterazioni organiche del sistema. nervoso eentrale e in specie Parkinsoniani, che presentino la detta sindrome psicopatica, sono rarissimi; la. maggior parte sono invece gli ammalati coi .caratteri del gruppo b, ma purtroppo sono citati casi con assenza assoluta di sintomatologia neurologica. Tali sono, ad esempio, il ca.so m di Pellacani, uno di Collin e Tobolowska, uno di Combermale Vullien e Selosse (citati da Carnia), il ca.so I di Bolsi, quelli di Giulio Agostini, il .ca-so I di Carnia. Non pochi i casi del grnppo b, nei quali i segni neurologici sono ridotti a sfumature, a un lieve grado di maschera Parkinsoniana e poco o niente più. Nel riconoscimento degli ammalati del genere, si comprende di leg-gieri, come il medico militare, che si fonda necessariamente sulla sintomatologia obbiettiva, sia indotto a poter errare e tanto più facilmente, se non edotto della questione, pretenda di riscontrare il marchio caratteristico dell'encefalitico letargico abituale, che si riconosce a distanza. Di fronte a quei casi, che per la gravità dei disturbi del carattere, reclamarono il ricovero in Manicomio, l'autorità sa.nitaria militare si trova facilitata, provvedendosi per l'eUminazione a mente dell'art. 30, cap. 2 El. A-Imp. e Inf. (R. decreto 26 settembre 1930, n. 1401). Ma se essi raggiungono talora una intensità tale, da non permettere la vita in famiglia, ben si comprende come in materia possano esservi le maggiori varianti, dipendenti non solo dall'intensità dei disturbi ma anche da particolari situazioni famigliari sia d'ambiente, sia di tollerabilità e nella cerchia famigliare come in quella sociale. Tra i rurali, bisogna che gli ammalati del genere vadano troppo l()ltre, per essere internati o qualche volta si attende dalla famiglia l'epoca del servi.zio militare, come una specie di liberazione, sperando che la di-sciplina militare possa agire beneficamente stù carattere dell'individuo, che non sempre viene considerato un ammalato. Ma - naturalmente -questi soggetti si trovano subito alle prese con il Codice penale. Uno dei casi capitati alla nostra osservazione è, sotto tale aspetto, .caratteristico ed istruttivo.


SINDROME PSICOPATICA DELL'E~OEFALITE L E TA.R OIOA ECO.

525

I casi del genere, a giudicare dall'esperienza di sci anni nel Reparto Neurologico dell'Ospedale 1\'Iilitare di Firenze, sono piuttosto rari, ma fur ono più frequenti in questi ultimi a,nni ed è da aspettarsi che nel prossimo avvenire (almeno per qualche anno) possano cresc<.'re in numero. Tale ult ima considerazione, unita a quella che più di una volta ci trovammo in difficoltà a riconoscere per encefalitici ammalati del genere p er le sfumate traecie dell'allegata pregressa malattia, ci spinsero ad occuparci dell'argomento, giacchè - senza fare del sentimentalismo fuori proposito - consideriamo nostro impn:nscindibile dovere, impedire, per quanto stà a noi, che sieno messi a languire in carcere propri simili, colpevoli solo di essere stati colpiti da malaUia,. CASO I . B ...... Lino, nato il 6 febbrnio 1907 nd Olcvnno Romauo, inscritto al n. l 927 di matricola del distretto militare di H orna, soldato nel deposito a llevamento quadrupedi in Grosseto, imputnto di tentat.o furto a danno di m ilitare, aggravato dal valore (nrt. 214-215 e 33 C. P. E.). P er ragioni di spazio non riteniamo opportuno riportare integralmente la perizie. psichiatrica, che eseguimmo per ordine del Tribunale milittlre di Firenze, ma. non tralasciamo a lcuni dati es.<;enziali, tratt.i dagli incartamenti processuali, .che dimostrano la morbosità. del. soggetto. Dal rapPorto d~l sig. Cap·i tano, cmncmdante lo squadrtnle - Cecina, l l marzo 1930: «Questa notte, mentre tu tti dormivano, la reduta B . ven>o le ore 2,45 scose dal proprio letto a piedi scalzi, si avvicinò ctwtumente alla branda della recluta C. L. e dopo essersi assicurato che tutti dormivano, iniziò la rice•·ca del portafoglio, sotto il materasso della recluta stessa. La reclut-a F. D. il <tuale in quel momento, forse per il r umore si era sve~liato, vide la ricercn e senz'altro u scito dal letto sorprese il B. ancora col brnccio sotto a l materas~<o . Kella scena si .svegliarono altri, ecc... Dopo a\·erlo trattenuto in ufticio, per l'interror,atorio, l'ho fatto entrare alla prigione ed il sergente d'ispezione perquisendolo, l ha t rovato in possesso di un temperino che ·i n ufficio serrh·a (t temperare i lCLpi-s e che egli h a confes.">at.o poi di aver preso dall'uflicio stesso mentre .mbiva l'interrogatorio. R apporto informativo d.el sig. Com.arukmte lo 8Qiu:u.irone: « ... Quale rivedibile -della cl. 1907, giun to alle armi con la chiamata del la classe 191 O dal Distretto -eli Roma, il giorno l marzo 1930, il ~orno 5 dolio stesso mese c hiedeva visita e veniva messo a riposo in attesa di essere mandato in osservazione. Durante tale periodo conseguiva la sua completa vestizione ed a;;..<;egnazione nel primo plotone. Per il riposo avuto veniva assegnato di piantone alle camerate, sorvegliato dal capo.r ale di giornat-a e questo fino a l giorno della ~rovata sua colpabilità di ten-tato furto. Indole: chiuso e poco socievole con 1 compagni di camerata •· l nfor maz·i oni da parte d.el maresciall-o dell'Arma dei CC. RR. d i Olevano Romano: « B. L. risulta di buona condotta politica. Di buona condotta in genere sono pure i componenti la di lui famiglia, composta del padre, della mad!e e di .altri fratelli più piccoli di hù. Il B. L. nel 1919, è stato affetto da encefalite letargica, malattia. che in quell'anno tra i colpiti molti perirono, molti altri rimasero deformi e privi d i sensi. 'Tra i rimasti in vita in questo Comwte, il meno d anneggiato è rimasto il B. ma. pur tuttavia non è normale. Egli, pur non essendo di razza,'è rimasto colpito da mania di rubare. In · fatti in paese più volte e in più posti, ha tentato di rubare sold i nei cassetti dei banconi dei caffè, salsiccia ne lle pizzicherie, anche in presenza del proprietario. Nessuno lo ha mai demmzia to, perchè lo sapevano deficiente. Il B. in Olevano Romano è da tutti conosciuto per le sue st,ravagan:t-e. Egli era lo zimbello di tutti, ed il popolo si è molto maravigliato quando ha .saputo che lo avevano dichiarato idoneo al servizio m ilitare, in quanto a conoscere la di lui infermità, non vi è bisogno di persona tecnica, essenqo il medesimo controllabile a vista. Il padre suo da un lato era contento che lo avessero d ichiarato idoneo a l 'Servizio militare, perchè SI,>Grava che ciò gli avesse giovato per emendarlo (questa -è la persuasione dei padri di famiglia) dall'altro ba sempre temuto che il L. non f acesse buona riuscita perchè non ha il cervello a posto.

l -

Gìornal• di m6dic ina m ilitau.


526

STh""DROME PSI.OOPATIOA DELL'ENCEFALITE LETABGIOA ECC.

Certificato penale: Tribunale di Roma: 19 luglio 1927 - Assoluzione tinsufficienza di prove furto qualificato. ANAM~ESI. I genitori sono viventi e sani. Ha quattro fra.telli viventi e in buona. salute. Nulla di meritevole menzione tra i collat.era.li materni e patemi. Nato da parto fio;iologico, ebbe allattamento materno, dentizione e deambulazione normali. Godette bHona. sa.Iut.e fino all'età di sei aruù: in tale età dovette assoggett~rsi ad atto operativo per estrazione di calcoli vescicali. Stette bene per altri sei amli, quando nel 1919 si ammalò di encefalite letargica. La malattia avrebbe avuto lunga durata e messo in grave pericolo di vita l'infermo. L'interessato rifet;sce che superata la malattia non si è più sentito veramente bene per un'ostinata ed accentuata debolezza generale: ad avvalorare le sue affem1azioni, dice che non esercitava alcun mestiere. Durante le buone stagioni s i recava è vero ai campi e si metteva anche a lavorare la t.erra con la. zappa o con la. vanga, ma dopo brevissimo tempo era costretto a cessare qualsiasi lavoro per stanchezza abnorme. A suo dire, trascorreva il ma.ggior t.empo sdraiato in terra a riposarsi. Per cinque anni 8.\"rebbe frequentato le scuole elementari, riw;cendo a superare la seconda classe.

EsAME OBBIETTTVO. - Soggetto di mediocri condizioni fisiche. Costituzione scheletrica. regolare; presenta un certo grado di va.lgismo delle ginocchia-. Nutrizione generale scarsa, colorito della pelle e delle mucose ·visibili roseopallido. Cica-trice lnparatomica sopra.pubica (dal pube all'ombelico), lineare, ben riparata, lung~t centimetri 10, larl!"a due. Torace ben con1ormato, di met-ri 0,85 di perimetro. Si espande regolarmente: nulla da rileva-re alla percussione ed ascoltazione. F. V. T. ben trasmesso bilateralmente. Cuore in sede con toni abbastanza. puri nei diversi focolai di ascoltazione. F egato e milza. nei limiti fisiologici. Addome trattabile. Altre indagini viscerali negative. Polso frequente, non molto uniforme neWunità. di tempo. In piedi allo stato di riposo n. 78; supino 76-R. O. C. n. 68, dopo lieve sfor1-0 n. 95 con lento ritorno alla nonna. Analisi delle urine: assenza di element,i patologici. EsAAfE NEtmOLOC:rco. - Andatura. normale. Facies alquanto rigida. La. rima. oculare destra è un pò più ampia della s inistra; sempre dal lato destro il solco nasogenieno è meno pronunziato ed esiste ipocinesi del fa.cia.le inferiore, e strabismo funzionale est.emo. Oc\tlomozione normale. Pupille pressochè uguali, non completamente rotonde, con riflessi allo. luce normali, torpidi all'accomodazione (Argyli-Robertson invertito). M()tilità segmentaria senza d ifetti, nel senso che i movimenti sono tutti possibili e completi: essi però danno l 'impressione ohe si effettuino con energia ed agilità inferiore al normale, t.enut.o conto specialmente dell'età. Forza dina.mometrica: kg. 18 bilaterale (media. di tre prove). Non apprezzabili modificazioni patologiche del tono muscolare. Rifle."si tendinei .vivaci in modo decisament-e patologico, s.enza. chiare differenze tra i due lati. Riflessi plant.a.ri deboli. Non Babinski nè equivalenti. Non Pussep. I rifle.'lsi cutanei più comuni, cremasterici e addominali sia i superiori che i medi e gli inferiori sono tutti alquanto prevalenti dal lato destro del corpo. Non tremori organici: solo tremori alle dita dell'estremità superiori, a braccia. tese e dita divaricate. Riflessi congiw1tiva.le e faringeo torpidi. Sensibilità. oggettiva: le sensibilità semplici, tattile, termica e dolorifica. appaiono ben conservate. Il P. localizza anche con sufficiente esattezza. n senso dei movimenti passivi, il senso di posizione degli arti sono benissimo conservati. Sensibilità. vibratoria-, senso stereognost.ico normali. Diodococinesia. Non dismetria.. ES~1E PSICRIOO. -

Modo di presentarsi dimesso. É orientato nel tempo, nello spazio, nelle persone. Percepisce bene e risponde a tono alle domande. Sebbene l 'espressione del suo viso sia un pò attonita comprende rapidamente le domande che gli vengono rivolte e fornisce rispost&


SINDROME PSICOP.o\TICA DELL'E:::<CEFALITE LETARGICA ECC.

527

esaurienti e tali da convincere delltt perfena sua integrità intellet.tuale. La memoria serve bene sia per i fatti recenti, come per quelli pil1 remoti. Abbastanza euforico, ride oon f acilità, anzi troppo facilmente e il suo riso e sorriso - trasversali non sono normali, e ricordano, nel m odo di effettuarsi, abbastanza. da vicino quelli del pseudobulbare. Riconosce e comprende con esattezza il si.~nifìcat.o di ciò che lo circonda.

Patrimonio intellettuale consono allo stato sociale. Leggermente fatuo nel comportamento. l disordini sono totalmente .a carico del carattere e d e lla condot.ta. É molto bugiardo: dice bugie, talora. infantili. É ladro (anzi ladruncolo) a l massimo: anche durante l'osservazione ospit.aliera, per quanto in t·eparto di segreg~1zione, rubò un fazzolett-o ad un compagno. approfittando del momento nel quale veniva accompagnato a lavarsi: lo re:'!t.ittù spontaneamente al personale di servizio dicendo che lo aven\ t.rovato per terra. Tanto fece che riusci otl impadronirsi di un lapis colorato esistente sopra la tavola dello scrivent-e. (;iustificll la sua condotta. dicendo che dopo la mr.lattia sofferta. si sente • nervoso~>: soggiunge però che dopo che si è impadronito di qualche cosa si pente s ubito di quello C'ho ha fo.tto e vorrebbe rimedia.re restituendo la re furtiva. A suo dire, avverte un prepotente impulso ad impadronirsi anche d i oggetti che non possono servirg li a niente. Dice che al suo paese non vE:'niva. clenunziato, perchò re.c;tituiva spontfmeam ente. 1\fe:nt.re conles.<;a di aver rubato il temperino, n ega di aver tentato di impadronirsi del portafoglio del compagno e si giustifica puerilment-e: in fa tti dice che si ero. alzttto durante la notte del fntto per re<"ars i alla ltltrina, ma c he per via fu colto da una vertigine che lo fece cadere s 11) letto del comparno: ciò avrebhe dat-o luogo alla supposizione tlel furto, che non era ne lle sue intenzioni di commettere.

Date le informazioni dell'.A.rma dei CC. R.R. aspettavamo di trovarci di fronte ad uno dei tanti disgraziatissimi casi, Parkinsonia.ni o simili, riconoscibili da medici e non medici anche per via. Invece niente di tutto ciò. Occorreva un esame specializzato per poter concludere ch.e la recluta nel passato aveva effettivamente sofferto l 'encefa,lite letargica.. Non esiste il solito marchio caratteristico e ben si comprende come il soggetto sia stato dichiarato idoneo al servizio militare alla visita. di leva. Non abbiamo certo bisogno di difendere l'operato dei colleghi ufficiali medici che ebbero a visita.re il P. In attesa ·della compilazione necessaria dei documenti matricolari (.M:od. 41) per l'invio in osservazione all'Ospedale, avevano messo a riposo il militaxe e in ta,le attesa - come sappiamo - commise i reati. Quello che a noi preme di far ben rilevare è quanto appresso: i dati obbiettivi esposti in dettaglio nell'esame neurologico sono assai numerosi e possono dare l'impressione a.l lettore di nn caso veramente grave: si tratta invece di sfumature e nel nostro esame ricorrono continuamente espressioni che vorrebbero da.r e l'idea della lievità del disordine: l'insieme diviene certo assai significativo e tale da non lasciare dubbi. Altri casi potremo citare,. di soggetti che pur non avendo a che fare con la giustizia non erano per questo meno delicati per la dia-gnosi, base del provvedimento medico-legale. Riportiamo molto succintamente i seguenti: CASO II. -

Inscritto M..... Antonio, cl. 1905. Irascibile, impulsivo, con accessi pantoclastici pressochè gion:talieri. Presenta ipotrofia uniforme de~li arti di destra di due centimetri. I riflessi tendinei tendono a prevalere su quelli d i sinistra. Non Babinski ma presenza del segno di Pu.ssep (abduzione del so dito). All'esame oftalmico, esiti di nevrite del ne.r vo ottico di sinist.r a.


528

SINDROl!E l'SICOPATICA DELL'E:"CEE'ALITE LETARGICA ECC.

m. - Soldato c..... C:iovanni, c l. 19()6. AnamnC'Si famit!linre prÌ\'8 <.l'impor·tanza. Dice d i axer sofferto l'encefa.lit~ Jet nr!<iro. t\ll'età di 14 anni. H n prestnto servizio militare per qualche tempo, ma srnza a lcun rendimento. pen·hè come dice il Dirigente il Servizio sanitario l't',!!l.dment11le . sempre as.'>ente dulie marce e dai servizi esterni, la.guandosi di del>olc7.zfl g:emEwale, d i stunchezza abnorme a. fatic he lievi, mostrando un'emotività. chiararnonte pato lo!<ien, <·on crisi di pinnt,o immotivato. .É soggetto di rouusta costitm:ione fil;icn, ma all'esame n eurologico presenta n on gnwi ma chiori reliquati della prPI!l'CS.'!a encefalite: maschera faciale piutt osto rigida. Oculomozione n or·male, ron scosse d i nistagmo nelle estreme posizioni htterali dell"ot·chio. Pupille a contorni irregolari, con riflessi normali. Lieve ma. clùara pnresi mimic-n e motoriu d el faciule inferiore di sinistra. Scialorrea. l.\lotilità segmentario. degli arti senza deficit paralit.ici, ma con mancanza di !ipediteo'l.za per i movimenti pii:r delicati delle mani e un lievissimo accenno a.d anmt>nto d~>l tono muscolare. H. di posi tura. K o n trt'mori. Riflessi tendinei deboli. Rìfiessi pluntari JH'f'~nti, crern(lSterici e acltlominali a ssenti. Sensibilità oggetti va. in tej:,'l'B.. CASO

C.-~.so IV. -

lnS<'ritto C..... Ci11seppe, cl. 1907.

Già rin)(·libile per n ewn,· 4enia. Da info rmazioni dell'Arma. dei CC. BR. ris1 ùtò essere stato affetto da encefalite lotn.rg ica • è rimasto nervoso e non può lavorare come prima"· Soggetto d i buona costituzione fis icu. presenta fisonomia poco espressi,·&, pupille non COillpletamente rot onde, con rifle.s.si torpid i alla luce e maggiorn1cnte all'accomodnziuue, dis:;iucrgia nei moviment.i assor·iati dei bulbi, ipoacusia bilaterale. Mioclono proYocato alla faccia, ::> di Chwost.ek. ì\ o tavoli pertudmzioni del C•trattere, quenrlo, impulsivo, intrattabile. CAso V. - Insrritt.o F ..... R olanòo, rl. 1907. Strenuo mal'turbatoro, degenerazione del carattere morale, altera7.ioni di condotta,. All'esame neurologico: leggera rigidità dei muscoli mimici, anisocoria (p. D.> S.) r. iride i pronti ma prc><to esau!'ÌlJili, clonie nel territorio del VII d i destra . Tremori pnlpebrali e digitali coi!piCLli, rifles.qi tenrlinei deboli, spiccato dermografisrno, sutlor•nzione pntologica., squilibri vaso motori aooent.uati. CASO VI. - Insrritto P ..... Francesco, cl. 1908. Fu affetto da encefalite da bambino (V. Inf. HR. CC.). Fu dichiarato idoneo al servi;r.io militare ed assegnato alla 2:1 8 Srptadri!!lia aeroplani. Dopo 3 mesi rivedibile cou osser·vazione all'Ospedale militare di Roma. Successivamente rivcdibile presso il C'onsip:lio cti Leva. E. O. buone condizioni generali. Crisi t.aclùcardiche. Andatura con abolizione delle sincinesie dell'arto superiore s. il quale ha costante tendenza a rimanere abdotto dal corpo. Maschera faeiale rigida. Oculomozione lenta. Chiara anisocoria; la pupilla S. è più ampia. della D. Riflessi pupillari alla luce presenti all'accomodazione deboli. I rifle.o:;si tendinei sono chiaramente diminuiti a S. dove sono pressochè fiSSenti; da questo lato a.'l86nza del r. piantare. Astenico, ipobulico, con comuni perturbaziorù del carattere, molesto, petulante, noioso. CASo VII. - Soldat.o V ..... Ugo, cl. 1909. Impulsivo, emot,ivo, facile ad addomentarsi. Presenta costante bradicardia. Fissità dello sg-uardo. Lueentezz.a del volto per ipersecrezione sebacea, scialorrea, epifora. Riflessi tendinei molto deboli. CASO Vlll. - l11.~ritto F ..... Iacopo, cl. 1909. Vem1e inviat.o in osservazione per disturbi psichici. P resenta. disturbati i sentimenti e il carattere. All'età di 5 anni soffrì di una grm-e malattia, ma non sà la. diagnosi formulata. E. 0.: Habitus longitipo. Visceri indenni. L 'occhio è protruso bilateralmente, un pò più accentuato a destra, con ac.cenno ai segni di Moebius e Graefe. La tiroide risulta di dimensioni normali. Notevoli oscillazioni del polso, eh& in ore diverse ha dato reperto costante: in piedi 83-86, supino 60-64, con qualche intermittenza. e irregolarit.à nel ritmo. Presenta disturbo del linguaggio, che è


Sl~RO::UE PSICOPATICA DELL ' EN CEFALITE LETA.RC l CA ECC.

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strascicato e con qunkhe episodico arresto. Oculomozione e fmnione d e1 n ervi cranici normale. Pupille pressochè uguoli, ma non completamente rotonde; btln reagenti alla luce, meno bene All"ll('comodHzione. Lento n e i movimenti volontm·i, anc-he nei semi-automntici, come neiEo spogliarsi e nel vestirsi. Gli arti s upeTiOt"Ì presentano i movimenti inerenti agli estremi distali lenti, poco energi<'i. )lfll!gionnente ditlicoltati i movimenti di completa estensione delle dita d elle mani. Hi{i e~-<i tendinei dE>holi. X on Habins ki, m a nella. ricerca ùi tale fenomeno si produco AIJduzione del :)0 dito. Lie \·e ma chia ro uumento del tono ffi\tScolare con r. di pastura del t i binle ante riore positivo. CASO IX. - Inscrit.to D ..... R enato, cl. !!HO. Circa sette anni fà. fu nffeHo da. encefAlite lctargica, clingno><i ernes.'>ll. dal prof. Schuffer, Clini<'o medico eli Firenze, del l[lll\le presenta eert itìcato. Viene inviato in o::iServazione per disturbi psichiei, che n on sono poi ehe disturbi del carattere, non molto ncc·entunti. :-ìoffro di C't?falea. ,-a incontro a crisi eli sonno: Ì11certo, t orpido m· llc re~lZion i psicomotorie . E. 0.: maschera facciale, liev<>mcu te att onita, chiara a1 risocoria, essenòo la pupilJa D. più ampia della S. Qndln Èl anche non complt>turnentc rotondc~ginnte con r. 1-ot·pido alla luce. Qualche :;cos.qa. di Jti»tUJ-'110 nelle estreme po!<i~ioui luten\li d e ll'occhio. Paresi m imica del fa <'<'iolc in feri ore di l:). :\l otìlità l'PI-'lnent!tria normale. R. t.enctinei un pò dnH•i, mn simmetri<'i. H. cutanei p resent i. l'::il' ll::tihilitt\ oggctth-a integra. C.~so X. ln:=;c ritto n..... Fran<:e;;co d. Hllll\. Da dichiarnzione d el m P.djc·o c·ivile • dopo ma!ottio ne uta ><oflt>I"ta nel l 9:!<3, p1·esentn a lterazioni del carattere, hizznr-rie d el <'ont<'g uo "· Da informazioni cle ll'tunla • in quul;;in:;i circostanza sin egli a lavornre o R suonare n el conNwto Jel sno paese, cesl'a all'irnprOYYiso osn1i s ua attività ed in breYe tempo rimane addormentato ~.

E. O. Soj!!!;Nto di c·oslitu~il•lle sdwletrica regolare, in conclizioni discrete di nutrizione e di emnto,;i. Yisrt>ri intemi senzn apprezzabili t1lwrazioni. Esame \rrine n egativo. Andnt urn normnle. Aù occhi dtiu,;i eon la base di so:-t.e~..rno rtlvvicinata modici .Honrùergi;.mi; tremore epi~odico deliA te:;ta . Oculomozione normale. Pupille non completomc:>nte rotond eg~donti; la ~. rcagi><ee meno bene della D. Esiste anche un accenno ad .o\rgyll iln-E>rtito. Xulltt a Cllrico dei nn. VII, XI, XII. ì\lotilità. >'egmentaria e tono muscolare senza apprezzabili altcmzioni. H. tendi11ei vivaci, con tendenza a p revalere a :;:. .H . plnnt11ri lll'S('nt i. 'X0n Htlhin~ ld; c on lo strisciamento su l margine iut.e rno della tibia, s i pro\·o<'u n ::;. flessione dc>r· sale delle dita (non molto lenta ) st>nza abduzione. 1\ulla a D.-H. cremosterici e addomiJlali presenti. Sensibilità o~,l.wttiYa integra . .Fnrile dermografismo. Scialorrea episodica. D\n·ante l'o~;::<erYftzione htrono J·ipetulam~>nie controllate c·risi Lmprov\"Ìse di sonnolenzA durante il 12iomo; :rervcrtimE>nti del caratter e e del contt'!!JlO: s t.rano, con tendenza allo solit ud inE'; facile nl pianto inmlotiYoto. 1 ~ ~ ~~ ~~~ CASO XI. - ::; ..... C:kwanni, cl. HHI9. Dal rapporto del Comandant e lo. compn~?nia. r·i;;ultn che fin dAi JWimi giol'lli del suo servizio rr.ilitare climof<trò alterazioni dei !'entimcm ti e di'Ila condotta. tali dv. fare dubitare della s ua. integ,;tà. psichieo. ln repnrto si n•MturbnYa alla presenza dei compaj!ni di ricovero, ><useit11ndo se11ndalo: in camcrn di ;;icurt>zza contin utLV(l a. tenere la s t-essa cmrdotta. non rigun t·dandosi uemmeno d •lll'appn rire del Cni' O· reparto. Si.lnulò mnlatt.in mentole; S(' ri ~>'E' tre lettere, uno al PApa. una a S. M. il Re, \llla a ::;. E. l\htF»Oiini, doYe parlnvn di topi e di nltre sc-iocchezzE'. Jnviuto alla Clinica P sid1int riNt di S. t:ah·i, nou f u nssociatu, ma riconosciuto afYetto da. amom Jjtà costituz.iouale.

Alla modeflta s.-rie d<'i casi capitati aJla nolltra os~<'n-aziont', ne aggiungemmo appositamente 11Do1 l'ultimo, n<'l quale sia l'anamnesi <:he l 'esame obbiet-tivo, non p<'rmettevano di pot<'r formulare la diagnosi di encefalite letargica, pur presentando alti?Tazioni dd caratt<'re e d<'lla condotta. molto simili agli ammalati del gf'nere.


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Sr NDRO~IE PdTCOPATICA DELL'ENCEFALITE LETAROICA ECC.

Gli ammalati di cui ci stiamo occup a.ndo furono appunto paragonati o.trli immorali costituzionali . ., TI Cevidalli nel suo compendio di ~Iedicina Legale fa la seguente distinzione: mentre gli immorali costituzionali commettono reati con uno scopo comprensibile dai normali, i pervertiti encefalitici li commettono senza scopo comprensibile e la nostra ·esperienza dà completamente ragione a qu<>sto A. Prescindendo infatti dal caso riferito, potremmo citarne divcrRi nei qnali la diagnosi di amoralità costituzionale s'imponeva, specialm ente in base al tl'nore di vita. premilitare, troppo differenti dal pervertito encdalitico che come avemmo a constatare nel primo caso, commetteva reati daYYero « senza ~copo comprensibile dai normali)), Laignel-Levastine e Virchow emisero l 'opinione che i postencefalitici con pervertimenti del ca.ratt.ere, fossero semprP degli ereditari. Briand e Reboul-Lacha·ux descrissero sei casi del genere nei quali esisteva tara ereditaria. Vi fu quindi chi credette di poter con!lid<•rare il processo encefalitico come causa rivelatrice dei fenomeni patologici, i quali peraltro potenzialmente g ià esistevano per la predi::~posiz ione ereditaria. Per contro furono descritti numerosi altri casi nei quali ereditarietà certamente non esisteva. Briand affermò elle molte Yolte il gentilizio è immune : Robin riscontrò ereditarietà in poco piìt d<>l terzo, Pienkowski in una sta.tistica. di 200 trovò il 18 % (tarati), Ca.mia 5 su 15 descritti, ecc. Concludendo, allo stato attua.le si è inclini a ritenere che l'ereditarietà abbia sca.rsissima influenza sullo sviluppo della sindrome. Per parte nostra, anche quando l'anamnesi fu controllata a mezzo dell'Arma dei RR. CC. non risultò mai che t ra i famigliari vi siano o "i fossero stati ammalati di mente, nervosi, alcoolisti. Come già avemmo ad accennare, dal punto di vista medico-legale militare, la quistione più importante è quella della coesistenza o meno di sintomatologia neurologica . «Non vi è alcun rapporto tra l'intensità dei fenomeni neurolog ici e il grado di pervertimento morale, anzi si può dire ehe non sia molto frequente l'unione delle due sindromi di grado molto avanzato... oltre ai sintomi psicopatici coneomitano abbastanza frequentemente, nella sindrome in parola, anche sintomi neuropatici che però sono spesso di lieve entità clinica "· Questo è quanto afferma Oamia. :àb tanto questo A. quanto altri compctent-issimi - di alcuni dei quali già dicemmo citano casi con assoluta assenza di sintoma.t ologia neurologica. Questi non sono molti, ma sempre più numerosi di quelli con sindrome neuro-

pat ica imponente. Per pa.rte nostra avemmo raramente in cura, ma frequentemente in osservazione, ogni anno, un contingente abbastanza elevato di encefalit ici gravi, P'ark.insoniani e simili, ma in nessuno di quest.i avemmo a riscontrare disturbi del genere. Più volte a.nzi rimanemmo meravigliati del contrasto tra le g ravi condizioni fisiche e la lucidità mentale dei soggetti, anzi di alcuni ci colpì l'angelica. rassegnazione: ed essi per aver sofferta la malattia in età giovanile si sa,rebbero trovati nelle condizioni di poter prest•ntare le note alterazioni del carattere. D el resto A A. come Rossi, Za,Ua., Agostini Cesare citano casi con malattia cont.ratta in gio-


SINDROME PSICOPATIOA DELL'ENCEFALITE LETARGICA ECC.

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va.ne età, presentanti spic.ca.tissimo pa.r kinsonismo, ma se.nza pervertimenti del carattere. D'Antona Serafino così si esprime: <<Sotto la maschera dell'idiota o del demente, si scopre, il più delle volte, una intelligenza sveglia e una coscienza perfettamente oricnta.ta >'. Una importante conclusione da trarne sembrerebbe adunque che fosse questa: i disturbi psichlci propri dell'encefalite letargica, di regola, si trovano in coloro cho ebbero a soffrire la malattia in età giovanile, non solo, ma che di questa ebbero a subire conseguenze apparentemente meno gravi ed effettivamente più lievi per quanto riguarda disturbi di moto. Che possano peraltro esistere ca.si con assenza assoluta di segni rivelatori di un patimento encefalitico sembrerebbe pressochè impossibile, non essendo amnùssibile che un processo encefalitico vero e proprio non leda cellule nervose, le quali una volta distrutte sappiamo che non possono

riprodursi. D 'altra parte, data l'indiscutibile competenza degli AA., che citano casi del genere con assenza assoluta di sintomatologia neurologica, non pol!siamo non accettarli e teoricamente spiegarli con l 'ipotesi di lievi alterazioni distruttive le cui conseguenze non sieno apprezzabili ai comuni metodi d'indagine semejotica od anche con la concezione che celltùe nervo~e non seriamente danneggiate nella loro essenza nucleare, veramente vitale, possano essersi reintegrate. Conviene ripetere poi come queste evenienze sono molto rare, e già dicemmo come invece si presenti la maggioranza. A noi preme di sviluppare questo concetto: se dovessimo paragonare un Parkinsoniano ad un ammalato del genere di quelli da noi riportati e specialmen te del n. l (caso I.) dovremmo dire come questi non è ammalato della stt~ssa malattia, anzi dovremmo concludere che non ha nulla,. Ed infatti al perito sanitario del Consiglio di Leva il soggetto dette l'impressione di un sano: esistevano invece traccie ben evidenti della subìta malattia, ma esse per essere messe in evidenza avevano bisogno di essere ricercate con un minuto, paziente e ripetuto esame n eurologico. Tali evenienze vanno tenute ben presenti dal perito medico-militare. Non vi è più medico al giorno d'oggi, anche se gioYane laureato, cbe non abbia avuto luogo di esaminare ammalati con gravi postumi di encefalite letargica. La rigida maschera facciale, le legature del soggetto per le alterazioni del tono muscolare, i caratteri clinici propri del Parkinson - quando esistente - e specialmente i gravi tremori, hanno cosi impressionata la. mente dell'osservatore, da !asciarlo non solo dubbioso, ma. ben spesso addirittura incredulo che della stessa mala.ttia abbiano potuto soffrire gl'individui di cui ci occupiamo. È necessario quindi anzitutto spogliarci dall'idea di volere che questi soggetti abbiano le sembianze esteriori dei comuni encefalitici leta1·gici e ciò è tanto più importante da parte nostra, in quanto sappiamo che se un encefalitico non riconosciuto subito, lo potrà essere in prosieguo di tempo, senza danno, ·questo secondo tipo che in conseguenza del male è divenuto un ladro, un impulsivo, un pervertito S('ssuale, non potrà avere di fronte l\ sè che il carcere o le compagnie di disciplina.


SDIDROME PSlOOPATIOA DELL'E~CEFALITE LETAROIOA ECO .

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n perito ospitaliero, in genere, finisce sempre di riscontrare un nn-

mero più o meno grande di piccoli segni caratteristici, che gli forniscono la certezza della pregressa mala.ttia nervosa organica, tali da reclamare con sicura coscienza l'applicazione dell'art. 24 El. 'A. I mp. e Inf.

Dobbiamo riconoscere che sintomi pa.tognomonioi non esistono. L'esame pupillare rimane sempre tra i più importanti e persuasivi, ma. anche qui non mancano incertezze. Gli li. pa.rlano di lill .Argyll invertito (pupille reagenti bene alla luce e non all'accomodazione) c anche noi abbiamo potuto riscontrare più di una volta questo importante fenomeno: dobbiamo però confessare che abbiamo provata sempre una certa titubanza ad ammetterlo con assoluta sicurezza. Crediamo che si debba convenire che mentre posse<liamo subito la certezza a-ssoluta nella con.stata.zione del fenomeno di Argyll-Robertson, giacchè consta.tiamo la rigidità. della pupilla allo stimolo luminoso, quando invece la pupilla reagisce all'accomodazione, nel caso contrario si rimane quasi sempre con il dubbio che il soggetto in esame non coo}Jori abbastanza bene: solo ripetute prove finiscono per dare la persuasione, che però non è mai assoluta certezza.

Per quanto rigua.rda la nostra. pi'atica, crediamo che non sia da trascurarsi nell'esame delle pupille il contorno, essendo difficile che negli ammalati ·del genere sieno perfettamente rotonde ed uguali. Non rari piccoli segni di nn patimento extra.piramida.le: alterazioni modiche delle sincinesie (frequentemente modiche differenze tra i due lati), il s. di Pussop, l'aumt'nto del tono muscolare (senza la pretesa di ritrovare il famoso segno della. troclea dentata), la scialorrea, turbe vasomotorie, contrazioni parccllari, fibrillari , clonie specialmente faciali ed uniLaterali, in somma di poco pronunciati, talora sfumati, ma quasi sempre numerosi segni, che insieme riuniti sono a testimoniare il sicuro patimento dei centri nervosi non ne mancano e bene spesso anzi sono a indicarci la. sede delle avvenute lesioni. Nei casi molto rari, ma possibili a verificarsi, come attestano neuropsichiat.ri, nei quali non è rintraccia.b ile sintoma.tologia neurologica., la. diagnosi di pregressa encefalite letargica, a nostro parere, non dovrà. essere formulata. Infatti per noi non può essere sufficiente l'affermazione anamnestica, anche se da fonte attendibile ed autorevole, che il soggetto ebbe a. soffrire l'encefalite let.argica in età giovanile., perchè se ne possa accettare la diagnosi, se non suffragata da sintomatologia obbiettiva. e organica.. Accerta.ta la sindrome psicopatica, potremo formulare una dia.gnosi semeiotica, che rientri nel secondo capoverso dell'art. 27 o nel primo capoverso dell'art. 30 El. A. Imp. e Inf. Con tali concetti il sold. S..... Giovanni (caso 11), pur comportan dosi come psicopatico da enccfa.lite letargica, fu eliminato dall'Esercito, come era necessario, senza per altro poter emettere tale diagnosi. E ciò non per il fatto che nell'a.namnesi non si faceva cenno a detta malattia (non sono rarissimi gli encefalitici leta.rgici che non furono diagnost.icati durante il periodo acuto del male, specialmente per forme abortive o addirittura amblùatorie), ma bensi perchè all'esame neurologico, diligentemente praticato, nulla si riscontrava.

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SINDROME PSICOPATICA DELT.'ENCEFA.LITE LETARG IOA ECC.

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Non mancano gli AA. che hanno richiamata l'attenzione sulla notevole importanza medico-legale che andò a<lquistando l'encefalite letargica appunto perchè gli amma.Iati del genere commettendo reati, vE>ngono frequentemente denunziati ai Tribunali . G. Calligaris (Il Siste1na tnotorio extrapiramticlalc), si scaglia con parole roventi contro gli scettici, il Wimmer (Contribtttion à la m édecine legaJ,e d~ l'encéph. épià. chronique), tratta dell'importanza di quest'a,rgomen to, Carnia (L'Encefalite letargica nell'età giovanile) ed altri molti, specialmente in perizie psichiatriche presso i Tribunali, espressero gli stessi concetti. Va.leva quindi la pena che su questa importante tesi richiamassimo ancora l'attenzione dei colleghi medici miJitari. Già il capitano medico dott. Longo Donwnico, nel suo studio Le fonne croniche dell'encefalite epide-mica (Giornale di medicina militare, IV, 1930) pubblicò sei casi (alcuni con turbo del carattere e della condotta), dei quali quattro erano passati inosservati alle visit-e precolonia.U, evento ben concepibile, dopo quanto dicemmo, ma che pah•senwnte reclama la necessità eli essere tenuto ben presen te da tutti gli ufficiali medici.

... * * L'interpretazione patogenetica di questa sindrome psicopatica ò stata oggetto di studio da parte di molti: il nostro intendimento non è certo quello di entrare in merito a una questione CO!:iÌ arch1a f' d ipotetica, brn.~ì di riportare i principali concetti sviluppati dagli altri a-ggi ungendo qualche modesta considerazione personale. Sintomatologicamente, come abbiamo visto, si può concludere con il Bolsi: che la sinàro1ne psicopatica con.riste i-n una esagerazione, ·i n 11ma esaltazione della vita istintivo-emotiva ili basso orcZine, a danno clella 'Vita più. delicata e dei sentimenti.

Ruata ed altri fecero osservare come la mentalità del fanciullo, essendo in via eli sviluppo, è lungi dall'avere raggiunta una sufficiente stabilizzazione. Tutti sappiamo come i fanciulli normali, sono assai emotivi e passano dal riso al pianto con estrema facilità, sono crudeli contro le bestie, bugiardi, disubbidienti, violenti, egoisti, di scarso senso morale. La malattia non farebbe cho arrestare l'evoluzione della mente, oppure ne determinerebbe l'orientamento verso uno sviluppo anomalo. L a neuropatologia psichica - a.nalogamente a quanto succede negli altri campi della patologia - cercò di precisare l~t diagnosi eli sede. Le manifestazioni dell'encefalite epidemica sensibilizzando elet.tivamente il sistema motorio extra,piramidale a.prirono nuovi orizzonti alle nostre conoscenze . Rilievi di valenti scienziati, tra i qua.li si devono cita,re Souques, IIunt, P. Marie, Wogt, Wilson, .Alz:heimer, Shmit, D'Antona., De Lisi ecc., hanno delucidato l'importante compito esercitato dal corpo striato e si può dire che sono conosciute le sindromi morbose consecutive alle lesioni di esso. La via per la quale il corpo striato esercita la sua funzione, non è la piramiclale, con la quale non ha connessioni dirette: è attraverso ai nuclei della regione subta.lamica che il corpo striato entra in rapporto


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SL'IDROME PSICOPATICA DELL'ENCEFALITE LETAROICA ECC.

con i fMci del sistema motore extrapiramidale e poi con il sistema muscolare per esercitare la sua azione regolatrice sui movimenti volontari e sul tono. P er non divagare sa.rà sufficiente accennare come le cellule a tipo p allidus (paleostriato), avendo funzione motrice, lese, dànno luogo a una sindrome di paralisi a,gitante, e quelle a tipo neostriato con funzione inibitrice e di coordinazione, dànno luogo alla sindrome co1·ea. La distruzione delle grandi e piccole cellule del putamen e nucleo caudato det-ermina la sindrome di Vogt, una lesione globale del corpo striato la sindrome di Wilson. In conclusione, l 'a.natomia patologica dell'encefalite letargica. ha stabilito, che se le lesioni encefaliche sono indubbiamente diffuse, esse hanno una sicura predominanza n ei nuclei della base e sostanza grigia ciJ·cosLaute al III e IV venLricolo, uè, almeno iu certi casi, è risparmiato il cervelletto. Per l'interpretazione patogenetica della speciale sindrome psicopatica, di cui ci stiamo occupando, si dovette naturalmente ammettere che le lesioni dei nucloi oentrali non possono limitarsi all'abolizione di funzione di qualche regione dei detti nuclei, ma bensì che fosse possibile l'esaltamento funzionale di altre regioni affini anatomicamente e fisiologicamente. La necessità di mettere in accordo clinica ed anatomia patologica. Difatti l'accordo sembrava perfetto per quanto si riflette «a corteccia integra o pochissimo lesa>> mentre altrettanto non poteva dirsi nei riguardi dei nuclei centrali, colpiti da lesioni a t ipo distruttivo, in stato di deficiente funzione e che d 'altra pa.rte prendono il sopravvento sopra la corteccia cercbrnJc. P er quanto riguarda gli automatismi istintivi si è ragionato come appresso: cc Come il rigor è da mettersi in relazione oon l 'abolizione dei movimenti automatici che per lesioni sul paleostriato determinano i noti effetti sulle vie extrapiramidali, cosi gli atti impulsivi sarebbero l'effetto di &timolazioni eccitative di qualche regione dei nuclei centrali che non p otrebbero essere più dominati dalla corteccia cerebrale )). Bolsi che si occupò a fondo della quii;tione cosi si esprime: cc La ragione del primitismo istintivo emotivo del carattere infantile risiede nel fatto che la deficiente funzionalità inibitoria, trasformatrice ed evolvitrice della corteccia cerebrale, fisiologicamente ancora imperfetta, permette ai centri inferiori sottocorticali, già invece completamente evoluti, percbè filogonet.ie:unente ed ontogenetiea.mente più antichi, di estrinsecare con maggiore libertà e forza che non nell'adulto, la loro vita di automatismi incoscienti della sfera vegeto-emotiva e di esercitare coi loro stimoli proiettati nella corteccia, quasi una coercizione nei fenomeni della sfera intellettuale, rendendoli pregni di egoismi, d 'impulsività. di violenza, insomma pregni di tutte le singolarità del carattere primitivo, antisociale e antietico >>. Robin che studiò specialmente le differenze della nota sindrome con la follia morale, schema.tizza.udo dice elle in questa è il potere legislativo che è altera.to e che agisce in maniera disordinata; nella sindrome


SINDROME PSIC Ol'ATICA DELL'ENCEFALITE LETARG IOA ECC.

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post-encefalitica sono invece gli agenti chiamati ad applicare la legge che non funziona.no. « Dans la syndrome p ervertions instinctives, c'est le pouvoir centrai qui péche, daus la syndrome menta! de r E. E. c'est le pou voir exécutif "· Le lesioni distruttive dei nuclei centrali produrrebbero la degenerazione delle fibre associative che li riuniscono alla corteccia, fibre che nei giovani sono in pieno sviluppo. Allo stato attuale delle cose si potrebbe anche ritenere che la sindrome psicopatica postencefalitica, in dipendenza delle già dette lesioni anatomiche dei nuclei cent rali, dovesse adunque essere tanto più accentuata in intensità, quanto maggiori furono le lesioni materiali. Una tale concezione, logica, si troverebbe in forte contrasto con la clinica, giaccbè se si è giunti a descrivere casi con assenza assoluta di sintomatologia. neurologica, ne deve scaturire come conseguenza che - specialmente per quanto riguarda lesioni distruttive a carico dei nuclei grigi - devesi essersi t rattato di distruzioni minime. Quello poi che resulterebbe dalla ma.g gioranza, come già avemmo a ripetere, si è che gli psicopatici postencefalit.ici, presenta.no tiaccie ben evidenti della subita malattia, ma con sintomatologia neurologica obbiettiva di modiche proporzioni. In organi alterati, ma tutt'altro che distrutti o comunque gravemente lesi, si può assai più agevolmente concepire una ipera.t tivit.à di alcune funzioni e un'attività deviata: infa.t ti lesioni distruttive modiche possono agevolmente dar luogo a fatti irritativi nelle contigue zone rimaste vitali. Rimarrebbero se mai di più oscura interpretazione (con tale concezione), i casi di Parkinson e simili, di quegli ammalati in somma cou gravi alt-erazioni neurologiche e nei quali coesistono le turbe del carattere. L 'osservazione che tratta-si di evenienze molto rare nulla può valere: bisognerebbe forse immaginare che tali singolarità del carattere possano essere connesse a porzioni dei nuclei centrali non compromesse dalle lE'sioni almeno al punto da impedirue la, funzione . In conclusione, dato che gli ~t\.A . affermano che la dissociazione delle funzioni della corteccia avviene nei nuclei centrali e che le lesioni distruttive di quest.i producono la degenerazione delle fibre associative, si dovrebbe anche ammettere, come conseguenza logica, che dette lesioni non debbono essere gravi e comunque tali sempre da permettere questa abnorme ipera.ttività dei centri istintivi. Se vere tali premesse, perchè i nuclei grigi abbiano facile possibilità di reazione, occorrerà che le alterazioni cellulari non sieno gravi dando cosi luogo alle osservazioni cliniche, che rimangono sempre le più numerose, con sintomatologia neurologica molto scarsa. Che l 'impulsività istintiva, accentuata in coloro che ebbero a s ubire la malattia in età giovanile, sia ragionevolmente interpetrata col fatto che negli adulti la corteccia cerebrale già formata, esercita agevolmente la sua funzione inibitrice, non cont.raata, ma anzi si completa con la concezione che i nuclei grigi t.rovansi in condizioni materiali di poter iperfunzionare. Non dobbiamo però dimenticare, come l'accordo perfetto di « corteccia integra o poco lesa» t ramontò dacchè il prof. Art uro Donaggio al l


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SINDBOME PSICOPATI CA DELL'ENCEFALITE LETA:RGIOA ECC.

6° Congresso della Società di Neurologia, annunziò in base a studi anatomopatologici nel parkinsonismo postencefalitico (esami completi ed eseguiti con i suoi fini mezzi d 'indagine), che la regione maggiormente colpita era - insieme al locus niger - la corteccia cerebrale, concludendo pt'r una preminenza di lesioni a localizzazione cortico-nigra, quale base del parkinsonismo post-encefalitico. Con nuovi casi, ai successivi Congressi dì Brux:ell('S e di P arigi riferì come le lesioni da lui riscontrate nella corteccia cerebra.le colpivano particolarmente le circonvuluzioni frontali, compresa la fl:ontale ~scendente (le vie piramidali però non presentavano lesioni nPppure iniziali) e al ·7o Congresso della Società Italiana e in Francia n<'l 1927 tornò a parlarne. La dottrina cortico-nigrica trovò conferma da ricerche di D<> Lisi, Businco e altri. L'A. portò anche l'attenzione sull'importam:a ùell'esistcnza di un Ct'ntro corticale psieomotore extrapiramida.le frontale che si estende in una regione prefrontale avente un posto predominante nelle funzioni psichiche. Ora, in una sindrome cara.tterizza.ta principalmente da disturbi p!-:ichiei, la mancanza di studi anatomici sicuri, costituisce una grave Jac1ma. Comunquè, dicendo che tl('] fanciullo i nuèlei grigi, per essere già sviluppati, subiscono danni infC'riori alla corteccia, può apparire oggi più e1-1atto che mai; ma 1wrchè lo stesso non avviene nell'adulto t Per chè questi casi lievi, dal lato motorio, si riscontrano pressochè esclusivamente nei giovani '/ L 'a.gente etiologico, sia. esso ìnfett.ivo o dovuto all'azione di anùne, come a.l tri 'I"Orrebbe, fu lo stei\SO e mal sì comprende come un sistema n<>rvoso p.iù gracile, come è quello del giovane, possa re:;istere meglio per quanto si riferisce ad alterazioni organiche, dì quello dE>ll'adulto. Che n<'l fanciullo siano piuttosto possibili dei compensi T Questi ed altri interrogativi si affacciano alla mente, ta.n to più che oggi si ammette che l 'altera.zione degli elementi nervosi nell'encefalite letargica debba essere di natura isto-ehimica. quindi orga.nko-funzionale, piuttosto che anatomico degencrath·a >> (Agostìni). Certo possiamo concludere, che la patogenesì della sindrome psicopatica de11'encefalito Ietargica nell'('tà giovanile è tutt'altro che risolt a e forse non ultima causa, il fatto ehe non esistono troppi casi del gen<'re studìat.i a.natonùcamcnte e la massima parte. dei lavori sono - come il nostro - puramente clinici. Da parte nostra, in bat>e allo studio fatto e all'esperienza diretta, crediamo di pot.er affermare ehc i gravi disturbi del earattere, consecutivi all'encefalite letargica,, si trovano in coloro che ebbE·ro a soffrire la malattia in età. giovanile, non solo, ma che di questa ebbero a subire conseguenze non gravi, per quanto sì riferisce a lesioni organiche del sistema nervoso cen trale. Tale consta.tazione ci rende maggiormente conto della possibilità, a. scaturire dei fatti morbosi che si osservano. Essa poi corrisponde, si può dire, alla generalità dei casi, nei quali coesiste la speciale sindrome psicopatica. ((e

'


S.f NDROME PSICOPATICA DELL'E:!< CEFALITE LETAROICA ECC.

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AUTORIASSUNTO. - Collie ha dimostra to l'andar del tempo, esh>t.e una s indrome psicopatica. consecut.iva a.d encefalite letargica nei giovani, carat.te!'iz. zat& da gravi perturbazioni d el carattere, che talort\ reclamano anche il ricovero in manicomio. Per essere la sindrome a.ccompa~na ta quas i sempre da s intomatologia neui'01ogica scarsa e sfumata, il riconoscimento può presentare serie dilli· eoltà, specialmente per il medico milit.nre; fat to d 'importanza, dato c he g li arumalati del ge nere, non riconosciuti come tali. s i tro,·ano naturalmente alle pre,;e con il Codice penale. L'A. porta un cont.r·i buto clinico di dieci casi (di cui il primo molto dimos trotivo) e ne a~iunge tm undicesimo di immoralità costituzionale, a scopo ùi rilievi d i fferenziali, che ritiene non tmscut·abili dttl perito medico militnre. Egli si intrattiene in dettaglio sulla questione d itHtnostica, nnche con crite ri personali. Entra infine s ulla patogenesi (tutt'altro che risolta), t·ia.~suruendo i concetti ù ei nenropsichiatri, con l'aggiunt-a di qualche pm'llona te conside razione.

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SINOROliE PS I COPATICA DELL.E"SCEFALITE LET ARO I C A ECC.

D ONACCIO A. -

Sull'insor~enzn n1olto

tardi,·a del parkin»orùsmo postencefnlitico.

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NOTE DI IGIENE PRATICA

NA VIGAZlONE AEREA E FEBBRE GIALLA per il prof. Ugo Reitano, capitano medico

Il crescente sviluppo della navigazione aerea in tutt.i i paesi civili, i contatti che si renderanno sempre più frequenti tra località in cui esistono focolai endemici di morbi esotici e paesi indenni, han dest.ato l'attenzione delle autorità sanitarie preposte alla tutela internazionale della salute pubblica e di parecchi igienist.i studiosi dei problemi epidemiologici. E difatti se allo stato attuale possono apparire ingiustifica.te le preoccupazioni e le voci allarmistiche, è pur necessario che la questione non vada trascurata, anzi debba essere esaminata sotto molti aspetti discussa e vagliata per OO)lciliare i doveri di una sana profilassi internazionale con le vaste possibilità della navigazione aerea, che non dovrà subire ingiustifìcati intralci. Gli studi sull'eziologia,, sulla. patogenesi ed epidemiologia delle malattie infettive, così dette esotiche, han fatto indubbiamente dei notevoli progressi ed han reso quindi meno arduo il compito della tutela internazionale contro tali infezioni. Sono di conoscenza comune le norme sa.nita.rie che

regolano gli scambi tra i diversi paesi per via ma.rittima, riprese in esame e codificate nell'ultima Conferenza internazionale di Parigi nel 1926. Per la navigazione aerea non esistono a.noora norme precise; tuttavia già si comincia a, delineare un piano di regolamentazione. Nella seduta del Comitato permanente dell'ufficio internazionale d'igiene pubblica del maggio 1930, il Presidente della Commissione per la febbre gialla notificò che è prematuro il formulare articoli per una convenzione aerea applicabile alla febbre gialla: provvisoriamente è raccomandabile che i passeggeri viaggianti per via aerea e che partono da una zona inJetta debbano stare sotto osservazione per 6 giorni prima di imbarcarsi e per 6 giorni dopo l'arrivo. La Commissione ritiene che 3 giorni è il periodo durante il qua,l e nn ammalat.o di febbre gia.lla debba essere isolato. n suddetto Comitato permanente, nella sua sessione ordinaria dell'ottobre scorso, fra i numerosi problemi presi in esame si è anche occupato delle disposizioni relative a.l controllo sanitario della navigazione aerea ed ha 1·iferito che i Governi, ai quali era stato sottoposto uno schema. di disposizioni relative al controllo sanitario della navigazione aerea, si sono espressi favorevolmente sull'iniziativa presa dal Comitato. Nel progetto di massima sono previste le misure indispensabili per la protezione della salute pubblica conciliabili in pari tempo con lo sviluppo dei traffici aerei alla luce delle moderne conoscenze epidemiologiche. Sono stati apportati suggerimenti e osservazioni di dettaglio sopra qualche punto; altre osservazioni ancora saranno mosse, per cui non è sembrato opportuno al momento di procedere ad una revisione completa del testo progettato. La. Commissione ci informa che alcune questioni d'ordine generale sono state dibattute in vista del lavoro d'elaborazione di un pro-


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NA.nGAZIO:s-E AE.REA E FEBBRE GIALLA.

getto ù<:finiti\·o che la Commissione incaricata presenterà al Comitato nella. prossima sessione (l). NeiL1ttesa della r<':rola meutazione completa , ci semb1·a di potere affcrmitl'e ehe una delle quest ioni degne di maggior rilievo è quella della febbre giallà, il cui studio in questi u ltimi a nni è stato proseguito con crescente fervore spccialmC'nte dai paesi più direttamente interessati (Brasile, I nghilterra, Francia, nord .America ). Esiste poi anche una Commissione per lo studio della febbre g-ialht sott-o l 'egida della Fondazione Rockefeller. Sono state preparate delle carte dell'Africa, dell'America Centrale e dell'America del sud, in cui sono segnate le località sedi di focolai o di casi sporadici di delta malattia in questi ultimi venti anni. Sono anche state t racciate le linee di navigazione aerea già stabilite e quelle in progetto. Se si getta uno sguardo su queste carte si vede come p arecchie località dell'Africa oceidentale nelle quali esistono focolai endemici di febbre gialla (Seneg<ll 1 Dahomey, Kigcria, Guinea. P ortoghese, etc.), si trovino sulla rotta d ella. n avigazione aerea che congiungerà la costa atlantica con località dell'interno e della costa orientale (Sudan francese, Congo francese, Congo belga, territori del Kcnya e del T anganik a, etc), in cui sussistono i fattori necessari allo sviluppo della febbre gialla. Sarebbe superfluo accennare poi come in pareèchi territori della costa occid entale, che sono per adesso esclusi dalla rot ta aerea, sono stati osservati in numero m aggiore o minore casi di febbre gialla (Gambia, Sierra Leone, Liberia, Costa d 'Avorio, Costa d 'Oro, Togo), nè sembrerà azzardato pensare che col volgere degli anni tutto il con ti nente africano sarà allacciato da una fitta rete di linee aeree clw tra.verseranno l'Africa in tutti i sensi toccando i quattro mari che la b agnano; ciò che oggi r appresentano imprese ardite di pochi animosi è lecito pensare ch e ira non molto p otranno apparire come i necessari sviluppi della civiltà che, per certi aspetti, progredisce con ritmo vertiginoso. Ed è anche probabile che le nostre due colonie dell'Africa orientale rappresenteranno dei punti di tra nsito per le vie aeree dell'avvenire. Se p oi rivolgiamo l 'attenzione all'America Centrale e alla meridionale, si vede come una vast.a rete unisce o unirà in appresso territori della parte meridionale degli Stati Uniti con le repubbliche del Centro e del Sud America e con le isole àdiacenti; ora le carte dell'America centrale e meridionale sono tempestate di segni che addimostrano come quasi tutti i territori cost.ieri dei due oceani fino a. Santos da una p~trte e il Cile daU'altra sono stati visitati dalla febbre gialla: in taluni stati, come è not o, la malattia ha prodotto gravi epidemie (Brasile, Equador, Columbia, S. S~tlvador, Honduras, Nicaragua, Guatemala, Messico, etc.). È da notare che dal 1928 ad oggi non sono stati osservati nuovi casi di febbre gialla in Africa ad eccezione di quelli della costa d 'Oro (Cape Coast, Abosso), della Liberia (Monrovia) e della Nigeria (Lagos), e dal 1921 a oggi in .America soltanto alcune località sono state colpite dalla malatt.ia (Columbia e Brasile 1929 e 1930). Teoricamente qualunque regione a clima tropicale in cui esistono delle (l) Nella sessione atmordlne.rla del 111118lflo 11131 Il Oomltato permanente ha ultimato t noi lavori 8Ul regolamento sanitario aereo. La conferma sotto forma dl oonvealone B&rà propoeta al governi lnterressatl per 'fla diplomatica.


NAVIOAZlONE AEREA E FEBBRE GIALLA

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stegomie, potrebbe divenir sede di focolai di febbre gialla. Parecchie varietà di .Aedes, oltre .Aedes algypti, come è noto, possono sperimentalmente agire da vettori del virus, varietà che hanno larga diffusione nelle regioni tropicali. Tuttavia finora la malattia non è stata osservata, sotto forma di focolai oltre l'America e l'Africa (Costa Atlantica e suo Hinterland). Ma ciò non rappresenta una si-cura garanzia contro un eventuale insorgere di epidemie, ad es. nelle Indie Inglesi o in quelle Olandesi nelle quali, come è dimostrato da Hindle, da Dinyer, da Schi.i:ffner e Swellengrebel esistono varie stegomie capaci di trasmettere sperimentalmente l'infezione. La teoria del Lagendre basata sulla diversit-à delle stegomie per spiegare il motivo per cui l'infezione amarillica non si è stabilita nelle regioni tropicali dell'oriente, ormai non si regge più. Se la febbre gialla apparisse anche sulla costa orientale dell'Africa non sarebbe impossibile il trasporto a mezzo dei traffici dell'oceano indiano in India, trasporto che la navigazione aerea potrebbe rendere più rapido. L'ipotesi non è azzardata quando si pone mente che l'infezione amarillica originaria, a quanto pare, dall'America centrale, solo da. due secoli ha preso stabile dimora in Africa. Del resto le cognizioni epidemiologiche moderne di certi morbi esotici ci han fatto rilevare come talune malattie, che si credeva fossero soltanto limitate ad una data regione, sono sta.te poi ritrovate, magari con sintomatologia clinica un po' diversa, in altre regioni. E quindi nello stabilire l'a.r ea d'endemicità di una data malattia occorre molta prudenza, lunga e paziente indagine. Uno studio d'importanza capitale che si prospetta a questo riguardo è quello di stabilire, con la maggior larghezza possibile, zone di endemicità che magari sono sfuggite in precedenti esami: l'indice serico è un prezioso aiuto perclre permette di porre una diagnosi retrospettiva di febbre gialla. È noto che nel siero di sangue di un individuo che ha supera.to, anche molti anni innanzi, un atta{lco di 1K1>le malattia permangono sostanze protettive, che inoculate insieme al virus amarillico nella scimmia più recettiva (Macacu.t rhesus) la salva.g uardano dall'infezione. L'indagine, in Africa va portata particolarmente sugli indigeni perchè è noto che essi sono molto recettivi all'infezione amarillica e che rappresentano la causa più importante dell'endemicità: occorre specialmente ricerc.are i focolai spaxsi qua e là. nell'hinterland della costa occidentale, che, latenti per qualche tempo si riaccendono mina.cciando seriamente i bianchi che vivono nelle città costiere. La febbre gialla, come osserva R. Jorge, espulsa dalle grandi città si nasconde nell'interno in rifugi misteriori. Se in un grosso centro è possibile riannodare gli anelli della catena che spiegano l'endemia o l'insorgere di una epidemia, nelle regioni dell'interno poco abitate le maglie si allentano e l'indagine diventa assai ardua. Comunque non sono ancora ben chiarite le modalità per cui, dopo un periodo di latenza anche lungo, la malattia può riapparire, in contrasto con le cognizioni acquisite: modalità di infezioni, durata di vita delle stegomie infette e tempo d'incubazione del virus nel loro corpo (Oarter), non tra.smissibilit& del virus alla prole (Philip ), la brevissima durata del periodo infettante nell'uomo, che rappresenterebbe l'unico serbatoio temporaneo dell'agente eziologico sconosciuto (i primi 3 giorni di malattia e sembra 8-

Giornale di medicina militare.


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NAVIOAZlONE AEREA E FEBBRE GIALLA

anche gli ultimi 2 giorni d 'incubazione- Hudson e Philip), mancanza. di portatori sani. Alcune esperienze di Beaurepaire Aragao e Costa Lima farebbero ammettere come possibile la trasmissione del virus amarillico tra le stegomie in natura, venendo cosl a realizzarsi come un'epizoozia.. È stato anche sostenuto che le scimmie, oltre l'uomo, possano rappresentare il serbatoio del virus specifico. Ma queste ipotesi, per alcuni a-spetti molto suggestive, han bisogno di ulteriori conferme e di più chiare dimostrazioni. Altri pensano che non si debba parlare di latenza ma di mancato riconoscimento di forme fruste, di infezioni inapparenti che, benigne per se stesse, acquistano una grandissima. importanza dal punto di vista epidemiologico. Per il riconoscimento dei casi leggerissimi e del tutto atipici che potrebbero sfuggire aJ più esperto clinico, oggi si tende a dare notevole valore alla costatazione della diminuizione dell'aJessina nel sangue di detti malati (da Costa Cruz). Sarebbe pertanto assai utile nelle indagini epidemiologiche procedere anche alla suddetta ricerca di laboratorio. I casi conosciuti d 'infezione senza l'intervento della zanzara, si riferiscono a d isgraziati incidenti di laboratorio che han dimostrato come sia pericoloso maneggiare il virus specifico che passa anche attraverso la cute integra; ma non infirmano il principio ormai quasi universalmente riconosciuto, che iu natura la febbre gialla è trasmessa uuica.mente dalle stegomie. Come è uoto, un solo malato è sufficiente per apportare una epidemia di febbre gialla purchè esistano le condizioni favorevoli (numero critico delle zanza,re, individui recet,tivi, temperatura al disopra di zoo, optimum da 26° a 320) e forse anche quaJche fattore sconosciuto proprio dei paesi caldi. Per tali ragioni la febbre gialla va considerata come malattia squisitamente tropicaJe. Se a 28o la zanzara. infetta può trasmettere l'infezione dopo 3 giorni dal succhiamento, a temperature al di sotto di 18° la stegomia smette di succhiare, come è noto, conservando tuttavia la capacità infettante, che si manifesta se la temperatura s'innalza a zso. Le uova non si schiudono aJ di sotto di 20° e a 6° le zanzare muoiono rapidamente. N el bacino del Mediterraneo durante la stagione estiva esistono senza dubbio talune delle condizioni necessarie per un eventuale insorgere di epidemia amarillica (temperatura elevata - indice stegomico alto in ta.lune regioni). L'epidemia di dengue in Grecia ha dimostrato quale enorme carica di stegomie sia stata necessaria perchè l'infezione si fo sse cosi rapidamente propagata. Sono state poste da aJcuni AA. alcune analogie epidemiologiche tra febbre gialla e dengue, malattie per altri aspetti senza dubbio diverse. Ora supponiamo per un momento che una nave aerea durante i mesi caldi proveniente da un territorio dell'Africa, trasporti un qualche individuo insospettatamente infetto di febbre gialla nell'ultimo periodo d 'incubazione o al principio della malattia, vale a dire nel periodo in cui il sangue è infettante. Questo individuo sbarcato in una località in cui abbondassero le stegomie potrebbe divenire una sorgent.e di epidemia. Teoricamente il fatto non sarebbe impossibile; ma quando si pone mente alle energiche misure sanitarie che anche un caso sospetto di febbre gialla, senza dubbio oggi da.r ebbe luogo alla facilità con cui un im-


N A VlOAZIONE AEREA E FEBBRE GIALLA

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provviso e non infrequente abbassamento di temperatura rende innocue le sWgomie, alla lotta che in tutti i modi si farebbe alle zanzare, il pericolo di taJie evenienza appare assai scarso. Non si può dire lo stesso però se la detta evenienza capitasse in una qualche località. dell'Africa tropicale tuttora indenne di febbre gialla. lvi il pericolo sarebbe reale e occorrerà. pertanto la più grande vigilanza. Se invece il mezzo aereo fosse per caso veicolo di stegomie infette vi sarebbe da porre un primo quesito: a.d una certa altezza con i conseguenti abbassamenti e sbalzi di temperatura quale sarà. la vitalità. delle zanzare, e quali sono le parti dell'aereo in cui la stegomia potrebbe trovare sicuro asilo contro gli eventuali sbalzi di temperatura1 Comunque si potrebbe rendere utile un attento esame alla partenza e all'arrivo per assicurarsi che nell'apparecchio non vi siano zanzare; e ciò non sembri superfluo sapendosi come le stegomie restino infettanti per tutta la vita e come basti una sola di esse per trasmettere la malattia. a parecchi individui. Non v'ha dubbio che le misure profilattiche fin ora in uso si addimostrano sufficienti per combattere validamente la febbre gialla quando siano . fedelmente applicate e d'altra parte, come si sa, vi sono dei fattori per cui è più facile dominare le epidemie di febbre amarillica che per altri morbi esotici, specialmente in un paese come il nostro ben attrezzato nella difesa di tali malattie. Episodi come quello del 1804 a Livorno in cui si verificarono 2000 casi di febbre gialla ormai non sembra che si possano più ripetere. Ma si deve anche cercare per quanto è possibile di evitare che casi spora.(lici si verifichino a mezzo del traffico aereo. La lotta pertanto dovrà. essere fatta senza sosta in modo particolare nelle zone endemiche, poichè l'essenziale è di sradicare i focolai di infezione. Base della lotta la distruzione delle stegomie nei centri abitati. Un breve arresto in questa lotta sistematica può apportare delle conseguenze fatali (epidemia del Rio de Janeiro del1929). Territori come quelli di Panama, infestati dalla febbre gialla, come è noto, sono stati bonificati completamente mediante la lotta sistematica contro le zanza-re, fatte coi mezzi tecnici più perfezionati. Concludendo sembra di poter sostenere che con poche norme di profilassi seriamente applicate, non vi siano da temere seri pericoli nei riguardi della febbre gialla e che qualunque allarme appare ingiustificato. Al giorno d'oggi nessua inutile intralcio sanitario potrà. essere frapposto a.I necessario sviluppo mondiale della. Da.viga.zione aerea, alla stessa maniera come si è procurato di rendere più rapidi e spediti i traffici per via ma.r ittima. N. d. R. -

Questa nota è giunta In redazione al primi dello 8001'80 aprile.


RIVISTA SINTETICA OSPEDAI,E MILITARE DI CASERTA

LE INDICAZIONI PER L'INTERVENTO CHIRURGICO NELL'ATTACCO DI APPENDICITE ACUTA <1> per il dott. Antonino Zaffiro, tenente colonnello medico, direttore

Parlare o scriv·ore oggi sull'appendice o sull'appendicite può sembrare, a tutta prima., un voler ton1a.re s u di argomenti che dovrebbero ritenersi esauriti o sorpassati, tanto su di essi s'è scritto e discusso da anatomici, fisiologi, patologi, chirurghi e radiologi, studiando preliminarmente gli uni, la struttura e la. funzipne dell'organo sede del processo infiammatorio; indagando gli altri, le alterazioni morbose, la sindrome dell'attacco acuto e delle forme lente, le cura., sia medica che chirurgica, con speciale riguardo, per quest'ultima, del momento opportuno dell'intervento e d ei particolari di tecnica. per eseguirlo, col maggior vantaggio e col minor rischio possibile per l'operando. Fra tutti questi argomenti, quello da me presceEto per questa nostra consueta riunione, che vuoi trattare delle indicazioni operative nell'attacco di appendicite acuta, è quello che si è sempre dibattuto con appassionata. vivacità, che divise, un tempo i medici internisti, dai chirurghi operatori, non meno che questi ultimi tra loro, sino ad oggi, in cui per il contributo preponderante degl'interventi operativi e delle ricerche anatomo-pa.tologiche, i termini della questione si sono andati componendo in un ragionato e temperato accordo non senza, per altro, ritorni. ora vivaci, ora in sordina, d erivanti dall'impossibilità d'inquadrare la multifonne casuistica, nelle formule rigide, e altrettante fittizie della patologia sistematica. La condotta del chirw·go, in quello che s'è convenuto chiamare fasi dell'attacco nell'appendicite acuta., è un problema di clinica o, se meglio si vuole, di pura diagnostica. É questo il concetto fondam entale che tornerà spesso in questa mia esposizione. Problema. d i clinica, adunque, di quella, tra le nostre discipline, che discrimina e s intetizza tutti gli apporti che alla diagnosi offrono, le ricerche sussidiarie, e, segnata.mente, l 'anatomia. patologica, e la diagnostica. Ed ecco perchè prima di entrare nel vivo della questione che forma l'argomento del m io dire, son costretto a riandare, con brevi cenni riassuntivi, sull'anatomia, fisiologia., anatomia. patologica dell'appendice, non che sulla sintomatologia del processo infiAmmatorio acuto dell'organo, senza. i quali, più difficile sarebbe la comprensione dei fatti, non solo, ma anche delle deduzioni che dai fatti stessi scaturiscono. L'appendice, insieme col cieco costituisce, nell'uomo, il t ratto iniziale d ell'intestino crasso. Ha la forma di un prolungamento stretto, lungo, cilindrico, piil di rado a fuso o a. clava, che si diparte dalla. porzione mediale ed inferiore del cieco (punto d'incontro delle tre tenie muscolari). Volendo paragonare il fondo cecale ad un quadrante di orologio, si può dire che il punto d'impianto in esso dell'appendice, verrebbe a cedere fra le 4 e le 6 (2). La sua lunghezza media si aggira sui 9 centimetri e la media larghezza su 3. Come limiti minimi vengono dati 3 cm. (Lafforgue), come massimi si arriva sino a. 25 (l} Conferenza tenuta a.gU uffici&U medici del Presidio dt Caaerta nel giugno 1931.

(2) Dott. VrrroRro PoDESTÀ: Il valore de.ll'indaglnerQd:lologtca nell'append!elte. lA. Raàt()loDUJ Med(ca, vol. XV, n . 2


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(Sonnenburg). Per lo più è avvolta a spira e diretta dalla fossa iliaca. destra, verso l'orlo della. cavità del piccolo bacino. Nel 3 % dei casi è diretta nettamente in alto e a.ll'inten10; nel 4 % direttamente in alto, e nel 3 % in alto e all'esterno. L'appendice ascendente può essere anteriore, nel qual caso è tutta nel cavo peritonea.le, quando invece è retrocecale è anche sovente extra.peritonea.le (retroperitonea.le) ed allora i flemmoni e g li a."'cessi assumono forme particolari e particolari sintomatologie. La forma orizzontale mediale dà, in caso di appendicite, sintomi ·vesoicali; se l'apice giunge a sinistra, si pos.~no avere le cosidette appendiciti a sinistra che, assai più spesso del situs viscerurn inversus, sono causate da q••esta anomalia di direzione (l). L'appendice è ca.va in tut,ta la sua eston~ione, ma. il calibro non è sempre uniforme. n suo sbocco nel cieco, s ituato, in genere a tre centimetri sotto la valvola ileocecale, è eli solito ricoperto da w1a plico. mucosa; la cosidetta valvola di Gerlach che, d entro certi limiti, e per quanto non costante, rappresenta. un ostacolo al troppo libero ed abbondante fluire del contenuto cecale nell appendice e, quando è ingros.'!ata per fatti iufìamrnatori, diventa un ostacolo, anche all'uscita del contenuto. L'appendice ha la stessa struttura del colon, e così anche nell'appendice abbiamo una tunica s ierosa. che vi aderisce per quasi tutto il suo perimetro e se ne allontana soltanto per costituire le due pagine. del mesenteriolo. La twuca muscolare è molto robllBta; in essa convet·gono le tre tenie ùel cra.<>So contribuendo a formare la parete con un solo strato di fibre longitudinali. Al disotto esiste uno strato di fibre circolari con lacune interposte, per il passaggio di vasi e d i nervi. Viene poi la sottomucosa con w1o strato fibroso esterno ed uno interno, che accoglie i munerosi follicoli linfa.tici. Questa ricchezza di tessuto linfoide rappx·esenta un carattere strutturale importante della parete dell'appendice, tanto più importante in quanto il tessuto linfoide è il solo componente anatomico che non segue gli altri, nella totale ed a.nn011Ìca. riduzione di sviluppo, rispetto alle altre sezio1u del colon. I noduli linfa.t ici, infatti, sempre più numerosi, dalla sottomucosa si spingono in alto, fin quasi a contatto dell'epitelio di rivestimento della mucosa e stabiliscono quell'analogia che gli anatomici ritrovano tra. l'appendice e gli altri organi linfo-epiteliali del canale alimentare, come, per esempio, la tonsilla. pala.tina e linguale. La mucosa dell'appendice ha. la stessa. struttura di quella. del colon, col suo epitelio di rivestimento in prevalenza. fatto da cellule mucipa.re, con l'assenza dei villi con le numerose ghiandole di Liberkun e relative cellule di Paneth e d i cellule gialle (Schmidt) (2 ). L'irrora.zione sanguigna. dell'appendice è sotto il dominio dell'arteria appendicolare, ramo dell'ileo-colica. che corre nel mesenteriolo. Essa. ha. otto o dieci ra.mi che si s uddividono in due parti, che abbracciano le due mezze circonferenze dell'appendice e sono a tipo terminale nelle modalità dì distribuzione. Le vene appendicolari sboccano nella vena mesenteriea superiore. Normalmente l'appendice ha. una. sede intra.peritonea.le e, soltanto eccezionalmente ed unita.mente al cieco, è extraperitonea.le. Esiste spes.'lo una plico. peritoneale appendicolo-ovarica. (Clado), con connessioni linfa.t iche tra l'appendice e l'o· va.ia, come pure e.<:~iste una piega. peritonea.le ileo-appendicolare che in unione alla plica cieco-appendicolare, costituiscono la. fossetta ileo-cieco-appendicola re, dove può infossarsi l'appendice e rimanervi nascosta.. La mancanza congenita dell'appendice costituisce un'anomalia assai rara, ma esiste. Merita appena d 'essere accennata, invece, la doppia formazione appendicolare, non da tutti a.mm.essa (3). Dal punto di vista. della. fisiologia sono stati indagati i moviment-i di cui l'appendice è capace, la. secrezione che produce e l'azione di questa. I movimenti sono stati constatati nell'organi.'lmo vivente a. mezzo di fotografie con i raggi Rontgen, e, nell'organo asportato, con l'uso di stimoli va1i. Con l'uso tli ra!l:gi ltontgen si è riuscito a vedere tanto in adulti che in bambini, il vuotameuto di pappe di contrasto, (l) J,'a,ppoudlcil.<>. Lozlono del prof. O. lJFFR~~ouzzt. .l/i11uta Jledica, a. XXI, vol. 1, n . l (6 gennaio 1980).

(2) .AsoaOf'F. .Anatomia. patologica speciale. Traduzione ltalla.na del dott. Tito Ca.n\Zznnl, pag. 76 1. (3) Dott. V. Pon&aT.\. Il valore doll'indaglno rod1ologlca. La RlulioWoia ,lJedica, vol. XV, n. 2, paff. 130 e seguenti.


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d opo parecc hi giorni dJaU'introdu:z.ione. :\[o ,;menti di tutto l'organo o contra-zioni ciccoscri t.te si sono prov0<·t1te con stimoli fisici s,·ariati (ri:;caldament o, raffreddam ento. corrente elettrica): o con s timoli chimici ( quali l'adrenalina. ra~ido ossalico, l'olio di ricino ecc .). Per azio ne di questi movimenti, il contenuto deU'appendice, cioè fed, muco. gus edt e,·eotuali prod ott i patologici, s i versa n el cieco. La SCf'n•zionf:} d ella parete append icolare nel lu me è fat t a da muco, che a..,.ci.sce come luhrifi(·ante e da elementi li n focitari, che si tro,·ano pure tra le cellule e·p iteliari di rivesti~r~ento. Alcuni attribuiscono ai linfocir.i. ai leucocit i, azione antitoE<Sica e an t ihatte rica: nltri, Al secreto dell'a ppend ice. ri<"ono..."<!ono propriet-à diastasiche, ed altri , in.fioe, alle cellule <li P aneth e a g li eosi.nofìli, propriet-à digestive per i proteici e per i gre..'!Si. Le particola rità strutturali della parete appendicolare insieme alle funzioni reali ed ipotct.ic he sop ra ri cordate, hanno indotto qualche autore a ritenere l'append ice come un orjl:ano a hmzione s peciali7.7.at.a, come una sezione d ' intestino differenziata dalle altre. A ltri invece, e sono la maggioranza, considerano l'appendice come un organo r udimentale, ipotesi che sembra corwaliùat.a tlt\l fatto che la. sua granc\ezzza. è estremamente vari t\Ùile. e più ancora da l modo con cui essa si accresce dtrrante la vita fe tale e d o po la nascita. In conclmlione, dal punto d i vista fìsiolo~co possiaroo dire che l'appendice h a movimenti propri. s ia pure più lenti di quelli del rimanente intestino, ma. sufficienti a SVl.lòtame il conttlnuto n el cieco; contenu to costituito da. muco, da piccole q uantità di feci o polt;Acee o unite in conglomerati di pochi millimetri di diametro (0erlach) e da cellule epiteliari. Questi brevi conni di anatornia, fisiolo~ia e fisiopatologia avremo occasione di richiamare a proposito clello studio del determinismo e dell'etio patogenesi del processo infiammatorio appendicolare, specie per l'inter pretazione di molti fenomeni che lo predi;!pongono od accompagnano, stud io che verrà fatto simultaneamente a que llo interessante e complesso delle a lterazioni ana t.omo-pato logich e. Si deve ad Aach ofi ed alla sua Scu ola. una serie di lavori fondamentali sulle alterazioni infiammatorie dell'appendice e s ull' importanza che sul determinismo d el processo flogistico e sulle peculiarità del suo svolgimento, hanno a lcune particolarità fisiopatologiche e strutturali dell'organo, nonchè tutta una serie di lesioni di organi vicini. Clinicamente distinguiamo le appendiciti in forme acute (attacco} e fonne croniche. Murphy distingue n ella forma a cuta dell'a.ppendicite le seguenti varietà: Appendicite catarrale, A. flemmonosa, A. ulcerosa, A. apostematoaa, A. perforativa. ed una. forma necrotico-gangrenosa.. ABchofi (l), il quale basandosi s u ricerche personali esclude in maniera perentoria la f orma catarrale, giacchè in n essun caso, secondo lui, il processo acuto appendicolare rimane circoscritto alla m u cosa, disting ue le appendiciti acute, in una. fonna semplice ed in una complicata. Nella forma semplice mancherebbero la perforazione e la gangrena e gli organi vicini o n on partecipano, o solo moderatamente, alla flogosi .Nella forma distruttiva e ga.ngrenosa, si giunge presto alla perforazione, con fuoruscita di coutenuto intestinale, e batteri virulenti, nel cavo addominale e conseguente sviluppo di una. peritonite generalizzata ed anche icorosa. In quanto poi alla nat\ll'a delle alterazioni istologiche tra. la forma semplice e la. complicata, n on esistono limiti netti e definiti e la distinzione si potrebbe dire sia pib clinica che anatomica., in quanto, entrambe, hanno identiche le alterazioni iniziAli e l'una. può t ra.piìSMI'e nell'altra, solo che, per éà.UM non ancora. ben precisabili, l'estensione e la profondità. delle alterazioni morbose, assumano tm ritmo piil accelerato nella loro evoluzione dando alla forma complicata (distruttiva o gangrenosa) una fi.sonomia clinica di particolare ed eccezionale gravità per le inevitabili successioni morbose, culminanti nella. peritonite acuta generalizzata purulenta od i corosa. Il quadro delle a lterazioni a.natomo-patologiche dell'attacco di appendicite acuta per solito è il seguente: circa. sei ore dopo l' inizio dei sintomi clinici (vomito, (l) ABCJJow . Anatomia patolo gica s peciale, loo. olt. pag. 767.


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febbre moderata, dolori circoscritti in un p~mto), ad occhio nudo l'appendice può sembrare normale, sia esternamente (dove solo la sierosa può apparire fortemente i1ùettata), sia nell'interno, se s i apre il s uo canale. Solo esaminando al microscopio, e con s ufficiente attenzione, la mucosa in fondo a quei solchi detenninat.i dalla sporgenza degli ammassi linfoidi della sottomucosa, si vede ~ma circoscritta perdita di sostanza dell'epitelio di rivestimento, a l cui po;;to si nota un piccolo turacciolo di leucociti e fibrina. Fanno contrasto con queste limitate altemzioni superficiali, i fatti infiammatori relativ~,tment.e gravi che s i svolgono sulla parete, contrasto che è appunto caratteristico dell'appendicite. Dipartendosi in forma di cuneo dal ptmto iniziale della lesione, tma spessa mas.<>a di leucociti in{i]t ra tutti gli strati della parete s ino alla sierosa, s ullo. quale si vede già il segno di una essudazione incipiente. Le lesioni anatomiche, adunque, nella prima fase dell'attacco appendicolare semplice, sono rappresentate da focolai multipli disseminati fra i solchi della mucosa con circoscritte e rosioni epiteliali, cui corrispondono zone pii1 ampie di sottomucosa muscolare e sierosa, intensamente infarcite di leucociti. A poco a poco le erosioni della mucosa si tra.«formano in ulcerazioni che permettono la penetrazione dei germi che giungono sino alla supel"ficie della sierosa, dove una essudazione fibrinoso., per quanto sottile, già comincia a s tabilire, attraverso le pliche ileo-cieco-appendicola ri, punti di aderenza tra. l'appendice, il cieco ed il tratto terminale dell'ileo; conglomerato che formerà più tardi, con il concorso o meno dell'epiploon, ed in maniera più o meno palese, il cosidetto tumore peritifii ti co (pl,a.,tron ). A questo punto, sto.bilitosi in media dopo le ventiquattro-trentasei ore, il progresso regredisce, o svanisce, qualche volta, con rapidità. straordinaria, oppure per cause n on ancora ben definite nè prevedi bili, passa. alla seconda fase, alla fase complicata, caratt~rizzata clinicamente dal persistere o crescere della temperatura febbrile, dall'aggravarsi dello stato generale, dalla più forte ed estesa tensione delle pareti del ventre. Quale è la successione delle a.lterazimù anatomo-patologiche, base della cosidetta fon11a complicata? Aschoff così la descrive: mentre la mucosa dell'appendice appare lesa in forma erosiva ed a focolai multipli disseminati, nello spessore degli strati della parete avviene una f usione purulenta (ascessi parietali) che s i possono superficia.lizzare sia verso lo. mucosa s ia verso la sierosa ed in quest'ultimo caso, per l'intervento di germi virulenti, segue una rapida infezione del peritoneo (peritonite generalizzata.). Una superfìcializzazione verso la mucosa è causa. dell'estendersi delle minute ulcerazioni dello. mucosa stessa in profondità. ed in superficie, con intensa partecipazione, in questo caso del rnesenteriolo al processo infiammatorio, formazione di trombi settici, infarti emorragici, necros i parietale e finalmente perforazione, per cui tutto il contenuto infettante dell'appendice si riversa nel peritoneo. Queste alterazioni e successioni morbose sono legate alle modalità d'irrorazione sanguigna dell'appendice, già da noi messe in evidenza nei richiami a natomici. R iassumendo, pertanto, possiamo dire, che la forma complicata dell'appendicite MUta, comprende la forma perforativa miliarico. (apostema.tosa di Murphy) e la forma a grande perforazione per necrosi e per gangrena estesa a largo tratto della parete. La successione m orbosa imm ediata di queste forme gravi, è, nella grande maggioranza dei casi, rappresentata dalla peritonite purulenta generalizzata, o da quella icoros a, se consecutiva ad ampia perforazione ed abbondante irruzione di materiale settico nel peritoneo con presenza di germi anaerobi. Qualora però, nel periodo iniziale, sia intervenuta la formazione di salde ed estese aderenze cieco-ileo-appendicolari, il processo infiammatorio peritoneale può rimanere circoscritto sotto forma di ascesso, che avrà sede variabile a secondo della topografia cieco-appendicolare, mutevole in rapporto alla mobilità. del viscere, provvisto o meno di un meso, ed in relazione alle differenti direzioni dell'ap}Jendice, da noi precedentemente ricordate. Le raccolte circoscritte tali possono rimanere, entrando il processo infiammatorio in fase di quiescenza e di riassorbimento. Ed a tal proposito è sorprendente qualche volta. constatare la rapidità con cui il pus stesso si riassorbe e il rapido regrasso delle aderenze fibrinose che restituiscono i movimenti all'appendice e la primitiva levigatezza al peritoneo. La stessa forma circoscritta, d'altra parte, per virulenza. di germi e per accelerato ritmo distrutt.ivo delle aderenze, può essere il punto di partenza. di peritonite purulenta generalizzata, il più delle volte mortale, come pure essere il punto di


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partenza di complicanze pa.ratiflitiche, rena.li, subfreniche, colicistitiche ecc. (second o la situazione varia dell'appendice rispetto al cieco e a lla sede intra ed extra peritonea.le dell'appendice stess;t) par diffusione del processo infiaiDIDatorio lungo le vie linfatiche o sanguign~. per concomitante trombo flebite suppurativa. L'anatomia. patologica, oltre a farcì conoscere le alterazioni che forman o il substrato del processo appendicitico, e ne spiegano le manifestazioni cliniche, concorre in larga misura. alla conoscenza dell'etio patogenesi del processo stesso, con lo studio della causa etlicient-e rappresentata. dall'arrivo di germi nella parete dell'appendice, esplicanti attività patogena; e delle cause predisponenti, costituite da particolarità. morfologiche e strutturali, capaci d'indurre ristagni del secreto appendicolare (stenosi, calcolosi, cicatrici, pliche mucose da abbandante tessuto linfoide) e di cui già. in parte a.bbi.amo accennato. Secondo le ricerche anatomo-patologiche di Aschoff, stù casi piò recenti, nella parete dell'appendice ini-z.ialmente infiammata, si riscontrano wl.icamente dei diplococclù e dei sottili bacilli c he l'autore considera come generatori dell'appendicite. Nel pus venne riscontrato ripetut.amente il bacterium coli (90 % dei casi), lo steptococco, la stafilococco, il piocianico, il pseudo difterico, nonché una lrmga serie di germi anaerobi tra i quali specialmente il perfringens di Veillon e Zuber. Secondo Aschoff tutti i reperti di bacterium coli e anaerobi derivano da osservazioni fatte, in periodi tardivi e dimostrano unicamente che i germi suddetti, ospiti abituali del lume intestinale, si ritrovano solo secondariamente nel pus degli ascessi, sia per l'avvenuta perforazione, sia per il semplice passaggio attraverso la mucosa alterata. Secondo la maggioranza dei ricercatori però sembra. certo che oltre ai diplo· cocchi di Aschoff anche gli anaerobi ed il colibacillo abbiano importanza pat<>gena sull'etiologia del processo appendicitico, imprimendo al quadro clinico un carattere tutto speciale. Da dove provengono e che via seguono i germi generatori dell'appendicite acuta? Si rite1me un tempo che i germi dell'appendicite provenissero dalla bocca o d a l faringe quali cocchi e bacilli virulenti determinanti processi anginosi e che s'impiantassero secondariamente sull'appendice, producendo un'affezione connessa con affezioni simila.ri e tra.smissibili da.Ua cavità boccale o faringea. Ma ricerche ulteriori o concordi, hanno dimostrato che nello. grandissimo. maggioranza. dei casi i germi che penetrano nella mucosa. dell'appendice provengono dall'adiacente intestino (ospiti abituali del Lume intestinale) e che nell'appendice subiscono una esaltazione di virulenza, favorita in maniera speciale dalla stasi delle secrezioni facile a. succedere in un tratto ripiegato del viscere, per originaria deviazione, o ristretto per stenosi, calcolosi, corpi estranei ecc.). Aschoff se non esclude in maniera assoluta un'origine ematogena metastatica. dell'infezione appendicolare, da concomitante e primitivo focolaio purulento (angina. ad es.), ritiene q uesta via. eccezionale e ad ogni modo non provata. La maggioranza. degli anatomo· patologi però, nonostante il contrario parere dì quest' A. non mettono in dubbio la. possibilità di questa via d'infezione che per altro è stata dimostrata, sperimentalmente dal Marvikin (l} con la. seguente esperienza: operato un cane dì appendìcostornia., egli studia batteriologicamente il contenuto dell'appendice, quindi inietta una sospensione di stafilococco giallo nella vena dell'orecchio dell'animale. Dopo 24-48 ore lo sta.filococco aureo compare nellwne dell'appendice e, attraverso questo, viene eliminato. Di più, se si ristringe il lume appendicolare, a. livello del cieco, si sviluppa. l'appendicite. Con ciò runane dimostrato che i germi circolanti nel sangue giungono nell'ap· pendìce, vengono eliminati da questa e se in questa esistono circostanze anormali (ristagno) che favoriscono l'invasione dei germi, l'appendicite si sviluppa.. E' molto probabile che questa esperienza riproduca le condizioni nelle qllll.li non infrequen· temente si verifica l'attacco acuto dì appendicite. Circa le cause predisponenti del processo infiammatorio che si riassumono in quelle capaci dì determinare ristagno del secreto appendicolare, vogliamo ricordare in primo luogo i calcoli fecali, che non infrequentemente vennero e vengono riscontrati negli interventi operativi. Questi calcoli nella. patogenesi dell'appendicite, {l) Cit. d &ll"UFFH:WO:I.ZI. Confr.

Minerca Medica, a. XXI , vol. l, n. J, pag. U .


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hanno un'importanza. relativa, giacchè sono piuttosto un prodotto, che non una causa d'infiammazione, in quanto il muco, secreto più abbondantemente in causa deU'infiammazione stessa, vien faciltuente trattenuto per la tumefazione infiammatoria, parietale, s'ispessisce e, in casi rari, subisce tma vera calcificazione per il deposito di sali calcarei. Ins istente è, poi, la presunta azione ischemica dei coproliti determinante la perfora;~ione dell'appendice e lo prova il fatto che la perfot'azione stessa avviene, come ha dimostrato Aschoff, a monte ed a valle del c~tlcol o e non sulla parete dove il calcolo appoggia.. Quivi, anzi, per lo spia.namento d elle pliche mucose appendicolari, il pror,es:,o procede meno tumultuoso. Importanza ancora minore. nella. patogenesi dell'appendicite, per la rarità. con cui si riscontrano, hanno i corpi fltranieri (pallini, setole, semi di frutta) ed anche i vermi (oxiuri e t ricocephnli) i qut~li ~1.giscono in ogni coso piìt come causa di ristagno che per eventuali lesioni della.. mucosa. Come rari reperti ven~rono pure segnalati gli spilli e gli aghi, i quali naturalmente per l'azione traumatica, aprono la via ai germi, concorrendo in misura essenziale al determinismo del processo. (Leg~asi in proposito, il recente lavoro del capitano CaiCHgni in Ri1Ul8cenza Medica del 15 giugno, pag. 273). Un fattore patogenetico, invece, su cui è bene indugiarsi un poco, è rappresentato dalla già ricordata ricchezza eli tes.auto linfoide disseminato nella. sottomucosa. dell'appendice. Ahbiamo già ricordato come molti A.A. s'indugiano ne l mettere in evidenza le analogie strutturali tra tonsilla patatina ed appendice, paragonando i numerosi follicoli linfoidi e le conseguenti plich.e mucose dell'1~ppendice, alle cripte e agli ammassi linioidi della tonsilla. Ed in effetti, abbiamo visto quale importanza, secondo Aschoff, abbiano nella pa.togenesi del processo infiammatorio, le rugosità · della mucosa determinate appunto dal protrudere del tessuto linfoide sotto la mucosa mentre all'intensa partecipazione del tessuto stesso alla flogosi, devesi il rapido estendersi dell'infiltrazione leucocitaria nei tessuti profondi (muscolare e sierosa) in confronto alle limitate lesioni erosive deUa mucosa. Quest'importanza dell'accumolo linfoide nella sottomucosa dell'appendice nel determitùsmo e sviluppo del processo infiammatorio, concorda. assai bene con la regressione dei follicoli st~i dopo il 30° anno, quando cioè la frequenza degli attacchi appendico-

lari cominéia e diminuire. Chiudiamo il capitolo dell'etio-patogenesi dell'appendicite con una domanda: esiste una preclisposizione ereditaria. cl!ell'appendicite? Se teniamo presente che alcune particolarità. fisiopatologiche (stipsi cronica per briglie, membrane pericoliche e mobilità. anormale del cieco); alcune deviazioni morfologiche (gomita.ture, attorcigliamenti); alcune anomalie d i sede e direzione e alcune particolarità. di struttura dell'appendice, sono, non eli rado legate a determinati tipi costituzionali, trasmis.<>ibili, quindi ereditariamente; al quesito sopradetto, dobbiamo rispondere affermativamente. Esaurito così il capitolo riflettente l'anatomia patologica connesso intimamente a quello dell'etio-patogenesi dell'attacco appendicolare acuto, diremo poche parole sulla sintomatologia. L'attaeco eli appendicite, di regolt1., scoppia improvvisamente, ma qualche volta può es.'lcre preceduto da disturbi vaghi e da disturbi dige8tivi e si svolge con sintomi locali e generali. Diciamo subito che l'intensità. e l'estensione dei 8intomi locali denunciano la partecipazione più o meno intensa del peritoneo al proces..'IO intìn.mmatorio. É questa una constatazione di fatt.o, frutto di costante esperietw.a, che non subisce se non rare eccezioni. Dolore iniziale, circoscrit,to e diffLtso; spontaneo o provocato; iperestesia cutanea; difesa mu8colare e tensione della parete addominale; soppressione stabile dell'alvo, per feci e ga.<>, ed in un periodo più inoltrato, tumore peritiflitico più o meno percettibile all'esame fisico, sono i segni locali pitl importanti che, anche in casi d i media gravità, fanno te.<~tirnonianza deUa partecipazione del peritoneo all'infiammazione. Non è il caso di soffermarsi ad analizzarli e solo ci limitiamo, per quanto riguarda il dolore circoscritto, a ricordare che il valore dei s ingoli punti di Burney, eli Lanz, di Sonnenburg; i segn.i eli Blurnberg e eli Rowsing la difesa muscolare e la relativa contrattura della parete addominale a ltro non dicono se non della partecipazione a l processo infiammatorio. della sia-


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rosa appendicolare e del peritoneo. Ma del reato, anche i sintomi generali, quale la febbre, il vomito, le alterazioni del polso, e dello stato generale, nella loro minore o maggiore accentuazione, non parlano che per una maggiore o minore partecipazione del peritoneo al processo infiammatorio, ragione per cui, ment.r e nei casi di media gravità., con i se~'Tli di p eri toni te circoscritta, lo stato generale del soggetto può mantenersi rassiC\Irante, una s piccata partecipa11:ione del peritoneo, dà se~o di sè con un'alterazione dello stato generale che non può sfuggire all'occhio del medico sperimentato (l). Sin dal principio della presente trattazione, venne fatto di affermare che le indicazioni per l'intervento duran te l'attacco di appendicite, e, se s i vuole, la condotta d el chirurgo nelle varie fasi dell'attacco s tesso, è sopratutto w1a questione di diagnosi. La diagnosi di appendicite acuta, nei casi tipici e di media gravità. (che rappresentano poi la m aggioranza) non presenta difficoltà. Non è lo stesso, invece, quando trattasi di forme lievi o quando la localizzazione del processo infiamma torio, è atipica. Possono allora sorgere difficoltà non comurù che si ripercuotono notevolmente sul det-erminismo dell'azione del chirurgo. Per i casi lievi occorre tener presente la possibilità che si tratti di quella fon:na di endoappendicite o di appendicite catarrale che non tutti gli anatomo-patologi (Aschoff) ammettono, ma c he pure non dovrebbe essere esclusa sopratutto perchè mal s i comprenderebbe perc hè di questa forma catarrale, interessante cioè solo la mucosa, non possa ammalare il processo vermifonne, nella stessa rnaruern e nella stessa misura delle altre sezioni dell'intestino o, quanto meno, del cieco, che pure viene o.nunossa. senza discw?sione o che si presume pos.'!a. propa..ga.rsi all'appendice. La possibilità di questa ultima evenienza, a dire il vero, è ammessa anche da coloro che escludono l'esis tenza di un processo catarrale prinùtivo, ed anche con una certa relativa frequenza; ma, secondo gli stessi autori, questi cosidett i catarri, dal punto di vista anatomo-patologico, devono essere differenziati dall'appendicite genuina, il cui fondamento anatomico è costituito, pur nelle forme lievi, pur nelle fasi iniziali, da un'infiltrazione leucocitaria che dalla sottomucosa, attraverso la muscolare, gitmge sino alla sierosa. I nfiammazione dunque, parietale ed integrale, con partecipazione costante della sierosa. Quanto possa intanto riuscire difficile differenziare l'una dall'altra, la forma lieve dell'appendicite, sensu stricti ori, dai catarri appendicolari, autoctoru o propagati dal cieco, attraverso una sintomatologia attenuata (modico dolore al quadrante inferiore destro dell'a.ddome, preceduto o accompagnato da turbe digestive, con tensione della parete addominale e leggera elevazione termica), non è chi non veda o non ricordi. TI Sonnenburg arriva a sostenere che la propagazione di un processo in.fia.mmatorio catarrale dal cieco all'appendice è cosi frequente, che quasi tutti, nella loro vita, hanno modo di soffrire di appendicite. Ma mentre il catarro, nel cieco, a lume largo, non ha conseguenze gravi, la localizzazione appendicitica, per quelle particolarità morfologiche su cui abbiamo ripetutarnente insistito, determinanti ristagno di secreto e quindi esaltazione di virulenza di genni, può di leggeri trapassare nella forma genuina che, secondo l'opinione deli'Aschoff, è controdistint.a dalla partecipazione della sierosa nel processo infiammatorio. Per le difficoltà diagnostiche nei casi atipici, dipendenti, il pitJ delle volte dall'anormale topografia cieco-appendicolare e dalla variabile posizione e direzione dell'appendice, occorre tener presente la possibilità di confondere l'inizio dell'attacco con la sindrome acuta della colicistite, con quella delle litia.si reno-ureterale con la psoite (appendice retrocecale, diretta in alto, extraperitoneale), con l'ulcera gastro-duodenale perforata, con la diverticolite (diagnosi sempre ardua, sovente impossibile), con la pancreatite emorragica e, nella donna, con la salpingo-ovarite, o con la rottura di una gravidanza tu barica. · Per queste ultime simiglianze diagnostiche, si pensi all'eventuale esistenza della plica di Cla.do (ligamento appendicolo-ovarico) ed alle concomitanti oonnessioru linfatiche tra l'ovaia e l'appendice. Non è il caso d'indugiarsi sulla diagnosi differenziale fra le ricordate sindromi (l} I. STRABBUROER (Francoforte). r.e malattie dell'intestino, ln Mohr e Staoheltn, vol. Ill, p. Il, P84r. 535.


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e quelle dell'attacco acuto d'appendicite; si possono leggere con maggiore profitto nei moderni trattati di patologia e clinica chirurgica, ai quali rimando coloro che volessero approfondire l'argomento da per sè stesso interessante ed istruttivo. Insisterò, invece sulle diagnosi del tipo del processo e del suo verosimile decorso . il che ci porterà sulla soglia déll'argomento sostanziale di questa trattazione, riferentesi alle indicazioni operative nelle varie fasi dell'atta.cco di appendicite acuta. A tal' uopo occorre innanzi tutto risolvere il qnesit.o se, nel caso in esame, trattasi di una formo. leggera o di una forma grave, e per qne.<~to, ci sarà di guida, oltre l'altezza del processo febbrile, nei suoi rapporti con la frequenza del polso, l'entità e l'estensionP del dolore, l'insistf'nza del vomito, lo stato generale ecc. Occorre però tener sempre present-e che se anche un attacco che comincia con sindrome grave, può rapidamente volgere o. rnigtioramento, dall'altra, sovente, ad onta di Ul1l inizio blando della. sindrome st.essa, possono precocemente stabilirsi alterazioni distruttive dell'appendice, dimostrate da un decorso ulteriore progressivamente incalzante e, a. volte, rapidamente mortale. Questo proviene (noi l'abbiamo già rilevato in precedenza) dal fatto che i fenomeni clinici dipendono dalla maggiore o minore estensione con cui il peritoneo partecipa al processo infiammatorio appendicolare. :Ma appunto perchè il peritoneo non reagisce in tutti i soggetti allo stesso modo, cosi può anche verificarsi che, malgrado gravi alterazioni appendicolari, manchi Wl estesa partecipazione del peritoneo, mentre a volte si rimane sorpresi nel dover constatare che, ad onta di un polso sostenuto e lento, il cavo peritoneale contiene notevoli quantità di pus. Più difficile ancora. è il poter trar partito dalla sintoma.tologia accuratamente e quasi a permanenza controllata sin dai primissimi giorni, per seguire il seguito del decorso; se cioè i sintomi stessi affermino sicuramente una sosta. e rispettivamente la regressione del processo infiammatorio, ovvero se permettano d'intravedere una fase di ripresa e di :peggioramento. E questo il punto diagnostico pih delicato e sul quale avremo occasione di tornare. Per chiudere intanto, sull'argomento della diagnosi, voglio ricordare un nuovo punto doloroso, sintomatico dell'appendicite, non solo, ma. anche di valore diagnostico e prognostico per la maggiore o minore gravità del processo. L'A. dott. Mario Neirotti, localizza questo punto doloroso sulla regione glutea, al punto di unione del terzo interno con i due terzi esterni di una. linea congiungente l'estremo sacrale della cresta coccigea. con la spina iliaca anteriore superiore, punto esteso per un'ampiezza d i una moneta da dieci centesimi (nuov<> conio) (1). Quivi, esercitando una discreta pressione digitale, si suscita un dolore localizzato, più o meno intenso a seconda lo stadio in cui si trova l'appendice e la reazione dolorosa. è controllabile con la concomitante midriasi pupillare (segno del Becterew). Questo punto doloroso, secondo l'A, potrebbe chiamarsi il punto d'allarme dell'appendicite e precisamente, se provoca.ndolo, si ottiene (tenendo conto della sensibilità dei soggetti) lma reazione dolorifica minima, si può consigliare una semplice cura aspettante; se la. sensazione dolorifica è di media intensità, si esorta il paziente all'intervento a non lunga scadenza; se la reazionze è piuttosto vivace, ed intensa, l'intervento deve essere considerato urgente, costituendo il segno un indizio prezioso di prossima perforazione, se non già in atto, o della presenza. di un ascesso in formazione. Sorvolo sul meccanismo anatomo-fìsio-patologico, di questo nuovo punto doloroso gluteo superiore destro appendicolare, e pur con le pih ampie riserve per la variabile rea7.ione dolorifica nel provocarlo sui vari soggetti, mi propongo, in avvenire di farne un controllo diligente, nel Reparto chirurgico di questo Ospedale. Sgombrato finalmente il campo di tutto ciò che per altro era indispensabile di richiamare, per Wla pih esatta comprensione e valutazione degli elementi, per un giudizio sulla questione che forma l'oggetto della presente trattazione, poniamoci il quesito: quale sarà la condotta del chirurgo nelle varie fasi dell'attacco acuto di un'appendicite?. Per rispondere, ricordiamoci di quanto ho detto, e che ripeto, che cioè il quesito è essenzialment-e, se non esclusivamente, diagnostico. E pnma. di tutto, nel caso (l) Dott.. G. M.uuo N:&IRO'rrl. Nuovo punto sintomatico dell'appendicite. Mineno Medico, a . XXII, vol. l, n. l , pae. H (6 gennaio I QSl).


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LE I S"DICAZION I PER L'INTERVENTO Ca:I&URGICO E CO.

in e;;ame, si t ratta di una appendice genuina nel senso di Aschoff, estesa. e. tutte. le. parete. d<.tlla mucosa alla s ierosa ed a.l peritoneo, ovvero tratta.si di una. forma circoscritta alla mucosa e sottomucosa, di una. forma catarrale, autoctona o propagata all'appendice, da.ì colon (ti.Ao colite) e decorrente con una sindrome attenuatn., specie per il (lolore al quadra:1te inferiore destro? In q Aesti casi, in pre:;~nza cioo?l di sintomi locali e generaH attenuati, che consentano con la rna~giore probabilità, di escludere una compartecipazione totale o quasi de lla :;ierosa., l'a.'itensione dn qualsia:;i intervento chirurgico, non s i dovrebbedi.'lCuterd. A parte inflitti la notevole r.ilutta.tlza del paziente 1tll'opera.zione, s i deve tenere presente che l'apertura del ventre, non è operazione innocua, specie nelle mani di un o_l)6ratore qualsiasi; ma c he auche nelle matù tli operatori abili e coscienziosi, rimane sempre la possibilità. d i cornplicanze, sia durante l'intervento c he dopo, imprevedibili ed incalcolabili, ma non per quest~. non di rado, rneno gravi e si terrà pure cont.o segntttt1mente nei tern pi che corrono di crisi economiche, dei sacrifici materiali che un'operazione di tal fatta impone, e del severo controllo e più severo giudizio sull'opportuni tà dell'intervento, se venisse constatata l'as.'lenza. di apprezzabili lesioni anatomiche. Stabilito c he nel caso in e:>ame si tratta di attacco a.ppendicitico genuino, sorpreso entro un periodo eh~ di massima non oltrepassa le 48 ore dall'inizio, tutti i chirurghi concordano per l'int.e rvento immediato. Pochi sono i rischi, notevoli i va.ntaAAi, sia. i mmediati che tardivi, ed anche s u questo, in presenza di un consenso Ull8nime, o quasi, non occorre spendere parole. I consensi però si at.tenuano ed i contrasti assumono vivacità., se non asprezza, quando si tratta d i stabilire la condotta del chirurgo nel cosidetto periodo inter medio, quando, cioè, t rascorse le 48 ore o poco più, ci si trova davant i ad una. netta., decisa e simultanea regressione di tutti i sintomi locali e generali, ovvero, fe come è il caso indubbiamente più frequente, con una. sosta o con una. indecisa regressione di q uesti ultimi, permangono i segni locali rappresentati, di massima., da. w1a palese contrattura. della parete addominale destra., attraverso la quale, con un prudente e.same fisico, si avverte il cosidetto tumore peri-appendicit ico (pla.strcm), impastamento diffuso, dovuto a lla coalescenza profonda. de l c ieco e dell'appendice, con le anse vicine del tenue e qualche volta con l'epiploon, in conseguenza. dell'essudazione della peri tonite circoscritta. Nella progressiva., d ecisa e simultanea attenuazione dei sintomi generali locali del periodo intermedio non pochi ed autorevoli sono i chirurghi che consigliano l'a.sten.c;ione, rimandando l'intervento di qualche settimana, sicuri di poter contare allora sull'opera. efficacissima. della. natura medica.trix, mercè la quale spesso con rapidità. sorprendente, reF,rrediscono le aderenze, l'appendice torna. mobile, liscio il peritoneo. Di fronte a costoro rimangono però ancora. numerosi i chirurg hi i quali, in vista. della difficoltà di poter trarre da. una. regressione decisa dei sintomi, un giudizio sicuro che eschtda. in maniera. inoppugnabile una fase di ripresa. o di peggioramento, anche in questi casi ad andamento favorevole, propendono per l'intervento. Dove però i contra.c;ti tra. i chirurghi risorgono e con maggiore vivacità persistono, si è nel segnare la condotta del chu·urgo quando, nel cosidetto periodo intermedio, pur con una sosta o con una leggera. attenuazione dei sintomi generali, permangono i segni della peritonite circoscritta.. In questi oasi, che costituiscono la. grande maggioranza, il contrasto tra. astensionisti ed interventisti, sorge netto ed insanabile. Dicono gli astensionisti: l'operazione in queste condizioni del periodo intermedio è grave, gia.cchè s i è costretti per aspor tare l'appendice, a. distruggere le barriere difensive costituitesi per le aderenze pericocali, rhchiando così di diffondere un'infe?.ione che decone clinicamente circoscritta.. Dicono d'altra. parte i chirurghi che nella fase stessa. del processo, propendono per l'intervento: sia pure in terza o quarta. giornata, intervenuta una sosta. od una. interruzione dei sintomi dell'attacco, nessuno può garantirsi dalla. dolorosa sorpresa che in quinta o sesta, con il ritorno del vomito, con l'esacerbazione della fe bbre, accompagnata da. dolore e da. contrat.turn di difesg. eli tutta la parte addominale, non si dichiari uno. peritonite purulent.1 generalizzata. Occorre non dimenticare che le perito1ùti diffuse che sopraggiungono durante lo svolgimento di una forma circoscritta d a. appendicite, sono estremamente gravi, le p iù gravi tra tutte, ed anche con un intervento immediato, l'insuccesso è quasi la. regola.


LE INDICAZIONI PER L'INTERVENTO CH IRURGI CO, E CC.

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É appunto la gravità. estrema. di queste peritoniti e la. possibilità del loro soproggiungere nel periodo intermedio dell'attacc<>, dopo una a<>sta, che il Dieulata/<>y chiama tradiù-ice, l'argomento più valido per intervenire immediatamente ed in qualsiasi momento, in tutti i casi diagnosticati come appendicite acuta, genuina, a sintomi nett i. A queste conclusioni, e quasi con le stesse parole, giunge un maestro della chirurgia addominale, il Lecene (l): e si direbbero le conclusioni di un convinto interventista. anche nel periodo intermedio. Ed invece, nello stesso trattato e solo in un capitolo antecedente, lo stesso Lecene, argomenta con eloquenza per la tesi in favore dell'astensione nel periodo stesso (2). Vorremo parlare in questo caso di contre.dizione! No; la clinica mal si adatta all'enunciazione di rigidi postulati, là dove la multiforme ce.suistica., esige adattamenti individuali. Da qui, forse, il permanere del dissidio tra sostenitori ed avversari dell'intervento chirurgico nel periodo intermedio o fase secondaria dell'attacco appendicolare, dissidio, che secondo il parere di autorevoli maestri, dovrebbe essere composto da un prudente eclettismo, che decida dell'intervento stesso, caso per caso. E se da una. parte, per q uel che l'esperienza insegna, non si può disconoscere che esistono casi in cui, realmente, per la contemporanea e decisa regressione dei sintomi equivalente ad una vera e propria. risoluzione del processo infiammatorio, si potrebbe, con sicurezza, prima d'intervenire, attendere il raffreddamento per evitare anche quel minimo di rischio che comporta l'operazione neUa fase intermedia, pur tuttavia, in considerazione che questi casi rappresentano evenienze d 'eccezione, per tutti gli altri (e sono l'assoluta. maggioranza), l'intervento chirurgico nel periodo intermedio costituisce la decisione più opportuna e queUa. che maggiormente rassicura la coscienza del chirurgo. In conclusione, interve.n ire immediatamente o con la mMsima sollecitudine in ogni caso ed in ogni fase di attacco appendicolare acuto genuino, per l'e.<>perienza tratte. da ltmghi anni di esercizio, col ricordo di numerosi operati, e per la loro serena ed obbiettivo. valutazione, rappresenta la risposta più logica e più giusta che noi diamo al quesito che forma l'obbietto principale di questa trattazione. Questa risposta giustifica la asserzione che molti anni or sono ebbe ad enunciare un clinico eminente dell'appendicite, il Dieula.foy, il quale affermava che non esiste di massima una cura medica dell'appendicite, ma solo quella chirurgica, con la sola limitazione, aggiungiamo noi, deUa. consapevole coscienza che ogni chirurgo deve avere delle risorse della propria tecnica operativa e della possibilità di poter realizzare, in ogni circostanza, quel minimo indispensabile, per l'esecuzione di un intervento che, eseguito a caldo, è sempre delicato, qualche volta laborioso e difficile. E qui forse qualcuno potrà immaginare che io inizi la trattazione di un ultimo capitolo, quello delle modalità di tecrùca nell'esecuzione dell'operazione dell'a ppendicite. Son ben lontano da tale proposito. Esistono intanto, sull'argomento, trattat.i e pubblicazioni con minuziose descrizioni di processi classici, recenti, o di varianti di processi antichi. Accenno solo, e sommariamente, alle due questioni

che nell'operl:'ziou~:~ dell'l:'ppendicite !Son o molto tra.tt.ate ed ampiamente discUSI!e: il trattamento del moncone, e l'applicazione o meno, di un drenaggio. D metod~ classico dello sohiacciameuto, legatura e affondamento del moncone in bors!l' di tabacco, dopo la recisione dell'appendice col termocauterio, è quello che no1 seguiamo ed abbiamo seguito con i migliori risultati. E per 9;uanto si riferisce al drenaggio, mentre si deve escluderlo quasi senza eccezione negl interventi a freddo, nell'intervento precoce e in quello a caldo, seguiamo, senza n~un assolutiamo, la tendenza moderna che ne vuole una ragionevole limitazione, nella considerazione che le risorse del peritoneo sono molto grandi, q ualche volta superiori ad ogni previsione, e come tali non devono essere trascurate. Ho fatto accenno più sopra della consapevolezza che ogni chirurgo operatore deve avere delle proprie risorse di tecnica, accingendosi ad intervenire precocemente, ed a caldo, nell'appendicite, perchè ritengo che nell'esecuzione. dell'ectomia appendicolare, in queste circostanze, una tecnica corretta, rappresenta un indiscusso coefficiente di successo. Trauma.tizzare il meno che sia possibile, ricer(1) P. L&OII:NE e R. J,ERIORJ:. TUrapeutique CMrurq\cak, vol. III, pag. 227. (2) P. LEOENE e R . L ERIORJ:. TUrapeutique ChVv1"QWale, tomo III, pog. 224


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LE INDICAZIONI P ER L ' INTERVENTO CHIRURGICO, ECC.

care e d isimpegnare l'appendice con la più grande delicatezza e quindi con un'inesauribile riserva di pazienza, emostasi minuziosa, peritoneizzazione d elle parti cruentate, quanto mai accurata, diligente toilette nel peritoneo, scelta giudiziosa della modalità. d 'anPstesia, il tutto non disgiunto dal t radizionale cito, rappresen· tano le direttive fondamentali cui si deve uniformare il chirurgo esperto per interventi sull'addome, nei quali, come g ià abbiamo detto, il pef!toneo rappresenta insieme, una sorgente di risorse inaspettate, come il punto di partenza di disastri irreparabili.

Le considerazio ni e le deduzioni cui sono giunto dopo la non brève discussione delle indicazioni operative nell'attacco di appendicite a~uta., sono il frutto di un'e· sperienza fonnata..<>i in un quadrie1mio, trascorso p resso i due reparti chirurgici d ell'ospedale militare di R oma, e rappresentano, nei risultati degl'interventi operativi che riportiamo in cifre, la più autorevole e suggestiva conferma di un indirizzo che può dirsi ormai divenuto tradizione ed è nel tempo stesso contributo fondamentale allu. soluzione del quesito propostoci. Ed è qui il momento per ricordare che se il contributo portato dall'attività operatoria dei due Reparti alla soluzione del quesito stesso, segna una forte prova. lenza a. favore del secondo (opera.tot·e T. colonnello modico Casella prof. D ante), in un lavoro che s i svolgeva abitualmente in un'atmosfera di perfetta e serena co· mun.ione d i propo:;iti, la decisione circa l'opportw1itù. degl'interventi stessi, in casi non infrequenti, di difficili ed incerte diagnosi, t rovò i due Capi Heparto, di consueto, conconli, come concordi furono le deduzioni ricavate, ad interventi ultima ti. E fu in tutto questo spazio eli tempo, e sulle testimonianze di quanto venivo quasi quotidianamente os:;ervando, che mi apparve tutta l'importanza che nel definitivo successo, acquista la. toonica accurata e perfetta; tecnica che tanto più apprezzavo nel colleg>t Casella, in quanto derivata da una. scuola cui presiede w1 vero moostro d e lla Chirurgia addominale, qual'è il prof. Donati d i Torino. D al set.t.embre, adunque, del 1926, al dicembre 1930, nei due reparti di chirugia d ell'ospedale militare d i Roma., vennero eseguite complessivamente 362 a.ppendicect{)mia, delle q\mli 137 a freddo e 225 a caldo. Le p 1·irne mppresentano in ma..o;;.<>in1a., operazioni eseguite in giov~i soggetti che in precedenza avevano sofferto attaec hi acuti d ei quali erano residua.ti disturbi dolorifici o dispeptici più o meno palosi; ed in minor numero, esegui t i in soggetti ricoverati in ospodule ad attacco risoluto, ed in ctù l'intervento, procrastinato per due o tre settimane, aveva, come s uoi d i1-si, scopo profilattico. Dei 225 interventi a. caldo 149 vennero eseguiti nella fa..c;e iniziale (intervento precoce) e 76 nel cosidetto periodo intermedio (oltre il quinto giorno), ma tanto il primo che il secondo gruppo, è formato da pazie11ti operati il giomo stesso d el ricovero in ospedale. La mortalità, negl'interventi a freddo f tl nulla, e nulla altresì fu pure in tutti i 76 casi operati nel periodo intermod.i.o. Raggiunse appena. il 5 % negli operati a caldo ed in periodo precoce, e tranne un caso perduto per succes.<>ione polmona.re postoperativa, gli altri decessi s i riferiscono a soggetti che, per quanto operati immediatamente, erano già in preda a perito1ùte generalizzata,, per p recoce perforazione dell'appendice o per eccezionale virulenza dei genni o per fìa.cca reazione d ell'organismo legata. a fattori non del tutto precisabili. Le cifre soprariferite, desunte dai registri dei reparti di chirurgia della. massima tra le formazioni ospedaliere militari del Regno, dimostrano in maniera. indiscutibile che i presunti pericoli dell'oyera.zione nel cosid~tto periodo intermedio, sono stati indubbiamente esagerati. Non uno dei 76 casi nostri, operati con peritonite circoscritta in atto, è mancato per peritonite generalizzata determinata dalla pres unta distruzione di aderenze protettrici peria.ppendicitiche, e nessuna. complicanza s'è a.vuta a lamentare per la. ricerca e disimpegno dell'appendice infia.mmata, per

q_uanto ricerca. e disimpegno, non di rado, sia.no stati compiuti con manovre labònose, delicate e difficili. Un'altra considerazione, infine, suggerita dalle cifre soprariportate, è la. frequenza veramente impressionante con oui l'operazione dell'appendicite si è sovra.pposta, nei nostri Ospedali ad ogni altro intervento chirurgico addominale, con carattere di urgenza (occlusione intestinale, ernie strozzate, peritonite da perlorazione, colecistite ecc.).


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITA'Ll.AN A E STRANIERA

T anto più giustificate. appare pertanto la scelta dell'argomento della. presente trattazione, che s'è anche proposto di mettere in rilievo, attraverso q uanto si è f atto, e si fa. presso l'ospedale militare di Roma, il contributo che i chirurghi militari portano alla. cura di una. malattia. La cui frequenza va di pari passo con la. gravità e che insidia quotidianamente La vita dei giovani soldati mentre compiono serenamente i loro obblighi verso La P atria. AUTORIASSI1NTO. - P remessi cenni riassuntivi sull'anatomia, fisiologia e anatomia patologica dell'appendice, a.ccenna.te le mult iformi sindromi addominali acute, possibili a confondersi con l'attacco appendicolare, esposte le difficoltà d iagnostiche dei casi leggeri ed atipici nonchè L'incertezza dell'eventuale decorso del processo, si sofferma. sulla condotta del chirurgo nelle varie fasi del processo stesso per concludere sull'opportunità dell'intervento in qualsiasi fase di l.llla appendicite acuta, genuina, come tale diagnosticata. Appoggia questa conclusione con i risultati statistici dei numerosi interventi eseguiti presso i due Reparti di Chirurgia dell'ospedale di Roma dal settembre 1926 al dicembre 1930.

RIVISTA DILLA STAMPA MXDICA ITALIANA ESTRAlUER! FRAONITO. -· Nozioni di semelotlca e diagnostica neuropatologlca. {Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1931 )É uscito recentemente, per i nit.idi tipi deli'U. T. E. T., il IX Volume del «Trattato di Semeiologia fisica e Diagnostica chirurgica» del prof. Taddei. Il Volume tratta della semeiotica. e diagnostica neurologica, con particolare rig uardo alle malattie chirurgiche: ritengo doveroso segnalarlo nelle colonne del nostro Gior nale data la grande importanza dell'argomento sia per i chirurghi sia per i neurologi. I sei ampi capitoli del libro illustrano, successivamente, l'emiplegiA e la diplegia, l'epilessia jacksoniana, i disturbi della sensibilità generale co0r1 le loro r ipercussioni sulla motilità, la sindrome cerebellare e la sintomatologia e d iagnostica d ei tumori encefalici {corticali e sottocot·ticali, dei gangli della base, del cervelletto, del tronco encefalico, nonchè quelli extra-cerebJ·ali della base dell 'encefalo). Quest'arido elenco mostra già di per sé la mole d i argomenti t rattati ma tal mole aumenta. quando si consideri che l'A. - il quale gode meritata fama non solo di maestro in neuropatologia, bensì anche di facondo e lucido volga.ri zzatore di questa complessa e difficile disciplina - nel corso della sua trattaz ione sfiora pressoché tutti i temi della neurologia moderna, rendendo semplice e piana ogni questione più ardua. Merit.a, fra tutti, una. particolare m enzione i l capitolo s ui disordini della. sensibilità, che invano si cercherebbe nei comuni trattati, anche i più moderni: qui, in poco più di 40 pagine, vengono, infatti

chiaramente esposte le moderne dottrÌJ)e sulle varie forme della sensibilità e sul modo d i ricercarle e di apprezzarne le alterazioni, sulle vie nervose da esse seguite, sui centri a cui fanno capo, ecc. E l'argomento, al quale l'A. porta anche un cospicuo contributo d i indagini personali, è d'importanza veramente estrema per un'esatta diagnosi topogra.fica. delle lesioni del nevrasse: elemento f ondamentale per l 'opera del neuro-chirurgo. ' Trentl.lll figure, in parte a colori e q uasi tutte originali, illustrano l 'interessantissimo volume. RIZZO

P&ROTTI. - Calcinosi peritoneale. {L a radiologia medica, mano 1931 ). L'A. descrive il caso di un soggetto, del quale riporta radiogramm"i eseguiti nelle varie incidenze, che alcuni anni innanzi s i era ammalato di peritonite tubercolare, iniziatasi con sintomi generali e locali non imponenti, sintomi che per


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BIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA.

lungo periodo ai presentavano di tanto in tanto. Consecutivamente il soggetto, insieme a sintomatologia obiettiva e aubiettiva a carico della colonna vertebrale lombare, presentò nella fossa iliaca sinistra una tumefazione che fu diagnosticata un ascesso es.'lifluente. E seguita una radiografia, oltre i segni di una apondilite lombare, in tutta Ja zona che corrispondeva al campo addominale, e con maggiore intensità nel campo addominale centrale, s i rilevavano numerose piccole ombre con nucleo centm.le più denso ed una parte pe.r iferica più sfumata., di forma. prevalentemente tondej:{giante ma det-erminanti immagini polimorfi per la confluenze. e la sovrapposizione di varie ombre; l'opacità di queste ombre si poteva ritenere uguale a quella. di forma.zioni calciche, formazioni che i vari esami permisero di localizzare nella. sierosa addominale. Come se ne è avuta la prova in reperti casualmente venuti all'osservazione sia all'esame necroscopico che i n occasione di interventi operativi, della esistenze. cioè ùi una tubercolosi miliare peritoneale, svoltasi senza sintomatologia imponente e talora seguita da guarigione, anche nel caso riferito dall'A. si dovette trattare di una tubercolosi miliare limitata. al peritoneo, con necrosi caseosa prima ed infiltrazione calcarea. consecutiva dei varii noduli, dando così infine la caratteristica immagine radiografica. ritrovata. DUBBIOSI

Trattamento operatorio della lussazfone abituale della spalla. (ZentralbJatt fiir Chirurgie, J l aprile 1931 ).

VoELOKER. -

Premesso che i metodi operativi della lussazione abituale della spalla hanno avuto di mira, secondo i vari i AA., l'intervento sulla capsula articolare e s ulla cavità glonoide od in criterio della reintegrazione di attacchi muscolari strappati e delle plastiche aponeurotiche o muscolari, l'A. ritiene che in linea. generale non si può tmttare operatori amen te ogni lussazione abituale della spalla con un metodo unico stabilito preventivamente, ma si deve ad ogni singolo caso adattare il metodo p iù appropriato. I metodi basati sulle p lastiche muscolari non hanno avuto molto seguito, perchè spesso i lembi muscolari della plastica. andavano soggetti a disturbi di innervazione o d'irrorA.7.ÌOnA. Più seguiti furono i metodi di plastica aponevrotica, nell'intento di rinforzare con lembi aponevrotici, vecchi legamenti articolari od anche di formarne dei nuovi Il Kirschner costituiva una bandella aponevrotica anulare tra il collo anatomico dell'amaro. Lo J oseph, attraverso un tramite scavato nella testa dell'omero, faceva pas.'>a.re una. bandella aponevrotica che veniva fi...sa.ta. alle parti molli del processo corMoide, venendosi così a costituire un nuovo legamento intra-articolare che aveva una cert.a somiglianza col legamento rotondo dell'articolazione dell'o n ca.. Invece di aprire l'articolazione scapolo-omerale, come era. necessario per il sopraindicato metodo, lo Schmieden e poi il L ufiier, avevano consigliato di f ar passare il legamento neoformato dall'acremion alla grande tuberosità dell'omero ma all'est-erno della capsula a rticolare. Ma anche con q uesto metodo si avevano frequenti recidive. L'A. segue e consiglia il metodo di penetrare sull'articolazione della spalla ut ilizzando la parte più alta del classico taglio di Kocher per la resezione della spalla, cadendo in corrispondenza dell'articolazione ooromio-cla.vicolare. Questa articolazione però non viene aperta: si pratica invece una sezione con la. sega a circa cm. l dal margine libero dell'acromion, dando cosi agio di penetrare nel tessuto cellulare tra.l'Mromion e la. capsula dell'articolazione della spalla. Mossa in evidenza la. capsula articolare, attraverso la. parte anteriore di questa, ai introduce una bendella aponevrotica che viene fissata a.ll'ooromion. L'operazione viene ultimata fissando in giusta. posizione il moncone ooromiale che è stato resecato e con la definitiva sutura. dei comuni tegumenti. Il nuovo legamento, che s i potrebbe chiamare ca.psulo-ooromia.le, ha il vantaggio di tenere fisso. la testa omerale verso l'indietro e di tendere alquanto la caesula articolare nella s ua !?arte anteriore, contribuendo cosi a rendere meno possibile le recidive della lussaz10n e. DUBBIOSI


RIVISTA DELLA. STAMPA lllED1CA ITA.LIANA E STRANIERA

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EsoAT. - Labirintotossie umorali. (Surdités progressives et otospongiose. A. Légrand, Paria). L'A. designa sott{) questo titolo un grup~ ben definito di affezioni del labirinto. A lato delle labirintotossie esogene da sah di chinino, salicilato di sodio, alcool, tabacco, ed altri veleni auricolari, un largo posto deve essere riservato a un gruppo importante e poco conosciuto di labirintotossie endogene, endotossie discrasiche, diateeiche o umorali del labirinto, frequentemente substrato di disturbi diversi delle funzioni uditive e la.birintiche e fattore determinante di labirintosclerosi. Le alterazioni disoraaiche o tossiemiche agiscono sulle papille labirintiche: aon note le manifestazioni brightiche del ilabirinto, la sindrome ai Méniere per albuminuria, ma si tarda a riconoscere l'importanza delle la.birintotossie endogene da. iperazoturia, iperuricemia., iperglicemia, iperoxa.lemia, ipercolesterinemia., come da. intossicazione dispeptica degli epatici, gastrici enteritici, eczematosi: tutte sorgenti di autotossiemie. Payille ampullari, otriculo-sacculari e del Corti, a contatto con sostanze discras1che o tossiemiche, potranno dare sindromi labirintiche complete (Méniere) o stati di sordità o vertiginosi. L'A. tratta particolarmente delle varie manifestazioni labirintiche nelle affezioni discra.siche sopra esposte e viene alla conclusione seguente: a) stato vertiginoso in cui sono soltanto accessori la ipoacusia e gli acufeni; b) ipoacusia isolata, progressiva associata ad acufeni e qua,si mai accompagnata da disturbi vertiginosi; c) sindromi integrali di Méniere; d) sindromi di Lucae caratterizzate da iperacusia. dolorosa, rumori subbiettivi esagerati dal rumore esterno ed accessi vertiginosi. Dal punto di vista diagnostico si parlerà di labirintotossia endogena quando si son potuti escludere: a) sordità da. senescenza, sordità fredda, cosi detta, dopo la sessantina; b) sordità professionale, dall'anamnesi; c) arteriosclerosi del labirinto e dei centri labirintici, dai segni estraotid (arteriosclerosi); d) sitìlide acquisita ed ereditaria. del labirinto e delle radici dell'VIU, che si osserva in tutte le età; e) labirintotossie esogene. Assicurate queste eliminazioni, si C{)mincerà a. pensare alle labirintotossie endogene, per ammetterle quali occorre accertare le manifestazioni delle autointossicazioni croniche da assorbimento delle sostanze tossiche da parte di un organo in ipo o disfunzione. L'otologo deve precisare con esame otologico complet.o del cocleare e del vestibolare lo stato del labirinto, ricercare indi nel malato tutti i sintomi che lo possono autorizzare a rapportare la reazione labirinti ca alla diatesi. La prognosi delle labirintotossie umorali dipende da due fattori: a) grado ed anzianità dello stato discrasico o disfunzione organica, causa di labirintotossia; b) stato funzionale del labirinto. Anche qui la diagnosi precoce è di massima importanza. RAFFONE GREENFIELD. -

Le infezioni peritonsillari. (Archives of Ot<ilaryngology, vol. 7, n. 3 ).

Non ostante i fenomeni dolorosi che l'accompagnano, le infezioni periton· si11ari, son considerate come rare cause di fatti di complican.z e locali e generali. Nella maggioranza dei casi e quando una precedente operazione sulle tonsille non ha modificato l'anatomia normale della regione, il pus si fa. strada nella fossa

sopra tonsilla.re ove trova spazio e tessuto lasso che si lascia. scollare. A volte si accumula dietro la. toiUiilla, e la fa sporgere in avanti e verso la linea mediana (collezione postero-laterale) in conseguenza di fusione di cripte postero-laterali, ad evoluzione più insidiosa, con edema della parte e disfagia. Nei casi più rari a sviluppo prettamente laterale, il pus, perforato il costrit· tore medio del faringe, si fa strada nel mediasti no verso cui trova meno resistenze, passando dallo spazio maxillo'-faringeo, favorito dalla gravità stessa. 4 -

G io t'n a le di medicina militaTe.


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RfVISTA DELY,A STAltPA 1llEDfCA fTA.LL\NA E STllANIEllA

. Collezio11i puru_le!l~ peri-~on<>i lln.ri di dia.~nosi tli_ffi~ili, sono quelle consec_ut-lve a Cll.rlo d! rarh c1 d1 ~olan d e lla sa~~ezza. In 4_ca.'>l l~: notò a.sces8i peritonstllu.rt dopo amtg<l tloot-omta con aueste,su\ locale, S\nluppattst rtel tessuto peticap· sula.re. Io 3 ca'! i ot•tt. :~i lo11~ioila e po~tero-e.it.erna, rivela.&asi con pus denso nella nbla;r.iono 1lel lo t'>IL'>ille: g li ammalati .soffri vano di reumatismo a ripetizione. Su 290 fl~Ceiili peri-amigrla lic i l'A. notò lO complican.ze così ripartite: l setti· cemia con m~min~it.e et! e,;ito letale. a emorragie, l edema d e lla laringe, 2 ascessi carvica.li, 2 poliA.rtriti, l endocardite acuta.. La setticemia ò certo coruplica.nzl\ più grave e fortunatamente non la più ft·oquente: n egli Mce?~i re~t·ofaringei è te~ibile per il di~cile drenaggio. Le emorl"d.gie n on sono eccez10nah e possono segwt-e all'evacuaztone della. raccolta, anche dopo g io mi. L 'ede m a. acuto d el ltLt·inge è raro, il ch.e s01·pre nde, mentre la dispnea c he si not>:l. è rlovuta a.ll' eciema. d e l velo pendulo immobilizzato. Il trattamento degli a.'lCe'l'li peda.rui~da.l ici è es-;enzialmente chirurgico, perché non esiste alcuna tendenza. il.! l'ia.·Not·bime nto sp:mtarteo; bisogna anzi. ittcidere il più prooocemente poa~ibi le, n.ffrettando la. colle zione pltrulenta con impacchi caldo umidi: in tre giomi s i è sicud della formazione della. ro.ocolta. L'A. incide sul punto più s pot·go nte d.el pila-;tro ant.oriore; è contrario alla amigda loctomia, rece nt-emente p1'opo3ta. totale o pa.a·ziale e immediata. In presenza. di a.soe~i!O bi o plurilob:'\to potrà occorrere faro v a rie aperture, rapidamente e senza. aneste>ia locale che è semplicemente illusoria.. RAFFONE

Lucom;:TTr e NEvrEaE.- Su un caso di zona olilica. (R.év ue de oto-neuro-ophtal· mologye, n . 2, 1931 ).

La. zona otitica.. c hia.m'l.to. s inrh·o me del ganglio gen.icolato, è affezione t·elo.tiva.me nte rara che si accompagna a d isturbi nervosi, che ci permettono di precisare anche la funzione sensitiva. del nervo facciale. G li AA. ripor tano lln ca.":So da loro osservato, c h e presentava.: stato infettivo, scolo auricolare, paralisi d o! facciale ed emicefa.lea marcata., e nel corso d ella ma· lattia pr&Sentò anche vomito (in 33 g io rnata.), vertigini anche in decubito dorsale, ed eruzione cart1.tt.ori3tica. del padiglione, condotto uditivo, e zona. preauricola.r.e e t•etroa.uricolare. R.icorLla•1o quiucli la concezione attuale del nervo facciale e suoi t'apporti ~;~.na.tomici, i11 breve: facciale, nervo misto, con radice sensitiva e motrice; la. radice SOIBitiva., intermediario di W risberg, ha. il :suo ganglio, il ganglio genico· lato, c he colpito dal vit"Us, determina la. s indrome del ganglio getùcolato. Il virus sarebbe lo stesso che produce la varicella. Marinescu e Dragonescu ammettono che l'eruzione debba essere la localizza. zione primitiva. del viru.-1, o non un di:;tmbo trofico, quindi un' infezione ascendente ohe i11 secondo tempo t·aggiunge il ga11glio. Clinicamente gli AA. con Ramsay-Hunt distinguono quattro tipi di zona: I. Zotla auricolare con paral isi faccia le e d isturbi cocleo-vest,ìbolat·i; IL Zo11a. auricolare con paralisi dal facciale; ur. ZOlla. auricolare semplice o parziale di Sicard; lV. Zona auri.c olare a.s.sociata a zona d e lla faccia e del collo. La zona. è caratterizzata sempre da tre elementi: paralisi del facciale, eruzione e dis tut•bi cocleo-vestibola.ri. La puntura lombare ha dimostrato nella metà dei ca.si una reazione citologica ca.rattet·izzata da linfocitosi e ip eralbuminosi. Gli a.uliori sono co~1cor Ji che è m olto importa.tl.te riconoscere !a zona a-uricolare in p resenza di eruziotli del campo del padiglione e dintorni, in tutti i casi i cui queste sono accotnpagna·te da otalgie e segtù cocleo-vestibola.ri. RAHEO NE

Contributo alla diagnosi della ap oj)lessla del pancreas. (Zeutra.lbla.tt fiir Chirurgie, 7 marzo 1931).

SrUTZEB. -

L 'A. richiama l' attenzione sul seguo di Cullen (che può contribuire a far porre la. diagnoili di apoples3ia pa.ncrea.tica) avendo egli riscontrato in modo p re· cooe e marcato tale segno in un caso di tale malattia confermata dal reperto microscop ico.

li


RH"'XSTA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIA.NA E STRANIERA

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Il sintomo di Cullen, consistente in una colorazione verde-brunastra delle pareti addominali intorno alla zona ombelicale, era. ritenuto come un segno di emorragia. endoperitonea.le per rottura di gravidanza extrauterina.: la. colorazione delle pareti si ammetteva essere dovuta al trasparire attraverso sottili pareti addominali del sangue emorragico, od in casi particolari dall'infiltrarsi del sangue attraverso ad ernie ombelicali o secondo altri ad una. fuoruscita locale di sangue. Il caso dell'A. si riferisce ad una donna ricoverata in ospedale in istato di grave schock e con manifestazioni dolorose addominali simulanti una occlusione: intorno alla zona ombelicale la malata presentava una macchia di pigroentazione che nel giorno seguente si allargv notevolmente. Sopravvenuta la morte il giorno dopo, all'autopsia si trovò un versamento a carattere emorragico nel cavo peritoneale, una. zona distruttiva piena di sangue nella testa del pancreas ed il restante parenchima del pancreas facilmente spappolabile. Assenza di ernia ombelicale ed ioguinale. La colorazione della parete addominale, dall'A. è attribuita in questo caso, verosimilmente all'infiltrazione del versamento nella parete addominale, infiltrazione favorita dall'aumentata pressione endoaddoroinale. D UBBIOSI

Sulla tislogenesl e sull'fnflltrato tubercolare precoce. (Schweizerische Mediz. \-Vochenschrift, n. 7, 1931 ).

STAUB. -

L'A., esposto l'ampio dottrinale in argomento, arricchito dai recenti reperti di Assmann sull' infiltrato precoce infracla.vicolare al quale da molti radiologi e clinici viene attribuita, nello sviluppo della tubercolosi degli adulti, una predominante importanza che avrebbe perduto invece la tubercolosi apicale- interpretate. de. molti come un esito in guarigione o per lo meno sempre ad andamento benigno - viene alle seguenti conclusioni: La clinica e l'anatomia patologica insegnano che l'infiltrato precoce tubercolare, sia esso situato al disotto della clavicola o in pieno campo polmonare, assume un ruolo importante nello sviluppo della tubercolosi polmonare. Accanto ad esso però non va dimenticata la tubercolosi attiva apicale che decorre con sintomi certi ai attività. e alla quale spetta quindi una. non minore importanza. dal lato diagnostico e curativo. Ambedue le forme possono instaurarsi e subdolamente e acutamente e con ciò viene a perdere valore il coucetto dei sostenitori ad oltranza dell'infiltrato precoce che solo svilupperebbe cou decorso rapido e con tendenza al tipo essudativo. S i può lottare contro la malattia tubercolare ed intervenire efficacemeute contro di essa solamente se accanto a unagimsta e severa valutazione delle forme a tipo infiltrativo non dimentichiamo l'importanza delle forme apicali d econ-enti bene spesso con sintomi di indubbia e grave attività. BERTOLUCCI :MAONANT. -

Le fratture dell'apofisi odontolde dell 'asse. (Révue de chirurgie,

n. l , gennaio 1931).

Le fratture dell'apofisi odontoide dell'asso rappresentano il 3 o 4 % di tutte le frattw·e del rachide, si possono produrre o per meccanismo diretto (colpo di bastome sulla nuca) molto rare o per meccanismo indiretto (cadute sul capo) come nei tuft'ator.i e specialmente quando l'urto avviene a testa iperflessa sul collo. I fattori principali che determinano le fratture dell'apofisi odontoide sono: il raddrizzamento della normale curva a concavità. posteriore che il dente presenta nel suo ins ieme; la esist.enza di una zona fragile dovuta alla speciale conformazione del dente in corris pondenza della. sua. base e lo strappa.mento prodotto dai legamenti laterali che si inseriscono in corrispondenza della predetta zona e su cui all'indietro si appoggia il legamento trasverso dell'atlante. La. rima di frattura in genere è situata in corrispondenza del collo dell'apofisi e il frammento superiore in genere non subisce spostamento, rimanendo applicato all'arco anteriore dell'atlante. Oltre che isolate. la frattura può essere associate. a frattura del corpo dell'asse, dell'arco posteriore dell'atlante e a lussazioni o sublussazioni ,dell'atlante; queste ultime possono prodursi o all'atto del trauma. o seconde.namente, aggravando notevolmente il prognostico.


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RIVISTA D ELLA ST.Uil'A MEDICA ITALIANA E STBANIEBA

Le leilioni midollari, nelle fratture senza spostamento possono mancare, qualche volta. sono state riscontrate lesioni c he vanno da. focolai d i ematomielia fino al completo scuiaooia.mento del midollo. La guarigione per callo osseo è rara, in genere avviene sempre per callo fibroso. I s int-omi clinici sono rappresentati da.i dolori lacinanti alla nuca, i rra.dianti.si al collo, alla spalla., e all'arto s uperiore, rigidità del collo, turbe nervose consistenti in pare.si o paralis i che interessano uno o più segmenti dell'arto s uperiore. In alcune osservazioni è sto.ta notata. un'attitudine particolare per cui il malato sostiene la. propria. testa. con le mani come se questa. avesse perduta la. sua stabilità. Qualche volta è stato rilevato crepitìo nei movimenti. Quando la. frattura è 8.8· soci>\ta a. lus;;a.zione dell'at lante la. s into matologia. è più ricc a.. Per una. diagnosi esa.tt.a. è neces~ario un esame radiografico accurato con più prove: di faccia., di profilo e a. bocca. aperta.. La. prognosi deve e.'>Sere sempre riservata anche per le complicazioni secondarie: lusS(\zione secondaria. doll'a.tla.nte con lesione del midollo, osteite rarefacente, complictl.zioni infettive con suppurazioue, postumi consistenti in dolori e Limitar.:ioue dei movimenti. La cura. può essere: profilattica., per evitare le h.L~a.zioni secondarie d ell'atlante e consiste nell'immobilizzazione prolungata con minerva gessata.; correttrice q uando vi è la lus.'lazione concomitante dell'atlante e deve essere fatta con la r iduzi one progressiva. mediante l'estensione continua. applicata sulla testa sostituita. poi una minerva. ges.<Jata, qua.udo la riduzione sarà ritenuta sufficente e infine cruenta mediante l'applicazione di una. stecca ossea. che possa saldare l'occipitale all'atlante e l'atlante a ll'epistrofeo. PLA.STINA

GuEDY. - Le lussazioni traumatiche del ginocchio. (Révue de chirurgie, n. 2, febbraio 193 1). Le lus~a.zio ni traumatiche del ginocchio so1ì0 ra re. I casi fino ad ora raccolti dall'A. nella letteratura sono 380, più 5 osservazioni personali. P ossono essere classificate, dal punto di vi::~ta. didattico, a. seconda dello spostamento della. tibia r ispetto al femore, in anteriore, posteriore, laterale esterna. e laterale interna, dal punto di vista. prognostico, a. seconda della le.~ione dei legamenti, in regolare ed irregolare. L'A. su 52 esperienze fa tte s ul cadavere ha. potuto trarre le seguenti con· e lusioni: la.lussa.zione completa de l ginocchio ne lle sue quattro varietà, può prodursi con la completa integrità di uno o di tutti e due i legamenti laterali, ma senza la. lesione dei due legamenti crociati, che con:siste in genere in uno strappamento delle loro iuse r::~ioni os.-;ee, ma i senza. la lacerazione d el rivestimento musco lare. L'A., dopo aver do.3 critto il m eccanismo, l'anatomia patologica., la. s intomatolog ia. e le cotn plicazio ni delle quattro varietà di lussaziotli espone i vari metodi di cura che con-;L~tono in riduzione mediante estensione e ripos izione d ell'estremità s uperiore tibia.le nella. sede normale, per la varietà anteriore. mediante iperftessione e trazione por la varietà postel'iore e media 11te la. fles.':lione per le varietà. laterali. Nei casi in cui permane defìcenza. lega.mentosa alcuni AA. sono t·icorsi alla cura. cruenta: H ey-Grover rifà i legament i c roc iati con lembi d.i fascia. lata pel' quello anteriore e di tendine cie l semi tendinoso per quello posteriore facendoli pMsare attraverso dei tunnel os::mi scavati nel femore e nella. tibia. L 'A. ritiene ohe anche ricostituendo i legamenti crociati la cura. non è rea· lizzata; è sopratutto importante la ricostituzione rlei legamenti laterali i quali possono riparars i anche senza ricorrere ad un intervento c hirurgico, con una. im· mobilizza.zione proltUlgata.. Per le complicazioni (apertw-a dell'articolazione, rottura. della. pelle, la-eera· zioni muscolari, le.• ioni va.scolo nervose, ineùucibilità, fratture concomitant-i) la. cura. sarà rivolta. a ciascuna di esse con int.erventi adatti. Pl.A.STINA.

CLAVEL. - Su un segno precoce di lesioni vlscerall nelle contusioni e nelle ferite addominali. Segno del tremolìo (trémblotement) peritoneale. (La. Presse l\lédicale, n. 28, 8 aprile 1931 ). L ' A. d escrive u11 segno precoce di les ioni viscet'ali de ll'addome osservato s istematicame nte in alcuni casi e presenta.tosi prima di l O ore rlalla prorluzione del trauma. e, in un eu-so di rottura int raperi toneale del rene sinistro con interes·


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RIVISTA DELLA ST.UtPA MEDICA ITALIA.'Il"A E STRANIERA

samento del peduncolo, presenta.tosi quattro ore prima della comparsa della con· trattura dei muscoli addominali. Detto segno, che viene chiamato tremollo perìtonea.le o segno liquido peritoneale minimo, deve essere ricercato in assenza della contrattura addominale che in genere non si è ancora manifestata nei t>raumi recenti. Per ricercare il segno precitato, bisogna esaminare il p. in decubito supino a coscie rilasciate, poggiare a piatto la faccia pa.lmare delle ultime quattro dita sulla fossa iliaca e, deprimendo la parete addominale con piccoli colpi rapidi, impri· mere alla parete stessa dei movimenti ondulatori che si risolvono in due sensazioni, una tattile ed una visiva. Quella tattile è data. da una specie dì tremollo gelatiniforme dovuta alla percezione di anse inte.~tinali che galleggiano su un po' di liquido e che vengono ad urtare sotto le dita. La sensazione visiva è data da nna trasmiss ione alla parete opposta di questa ondulazione, specie di tradllzione visiva dell'ondeggiamento. Cau.">e di errore possono essere date o da abbondante grasso delle pareti a-ddominali e dell'epiploon o da. presenza di liquido in uno stomaco dilatato. Il valore di detto seguo, a parere dell'A., che può essere molto utile per le indicazioni operatorie, domanda di essere ancora studiato su un maggior numero di casi. PLASTINA

DIEz. Il trattamento della trombo-anglolte obliterante del membri Inferiori con la resezlone del simpatico lombare. (Journa.l de chirurgie, febbraio 1931 ). Nella trombo-angioite obliterante, affezione di cui non s i conosce ancora l'etioprincipalmente a carico delle tuniche esterna ed interna del sistema a.rtero-venoso e, pur interessando i tronchi principali degli arti, anche al grado da determinare la completa ostruzione del lu,Jl!,e v~le, sono sempre eseguito dalla formazione di un nuovo sistema materiale inferiore al precedente, ma tuttavia capace di ristabilire parzialmente l'afflusso sanguigno. Il rilievo di questi dati isto-patologici fa escludere la. possibilità di guarigione o di miglioramento dell'affezione predetta. con interventi chirurgici periferici sul simpatico vascola.re e intranevri!emmatico quali la simpatectomia peria.rteria.le di Lériche, l'a.lcooliz~a.zione di Ha.ndler, la nevrotomia, la nevrilectomia, la dissociazione fascicolare, ecc. Da prendersi in con.':liderazione invece sono gli interventi sul simpatico inter mediario, quali la surrena.lectomia, la ramisezione e la resezione del simpatico lombare. I risultati pratici dei due primi interventi non sono stati affatto soddi· sfacenti. I dati anatomici e fi.">iologici del simpatico lombare hanno indotto l'A. a praticare la resezione di es.'!o in 75 casi di trombo-angioito obliterante degli arti inferiori. Le modifìca.zioni fisio -patologiche e consecutive all'intervento, sono consistite in aumento della pressione arteriale e dell'indice oscillometrico, aumento della temperatura locale, modificazione dei capillari cutanei e dei riflessi vasomotori, scomparsa della sec1·ezione sudorale e del riflesso pilo-motore, iperestesia. cutanea, ecc.: dal punto di vista pratico il fenomeno più importante è stato la sop· pressione immediata e completa del dolore. Evidente anche è stata l'azione e utrofìca e vasale della simpatectomia lombare; detersione delle ulcere trofìche dopo 24-48 ore, miglioramento del regime circolatorio, scomparsa della. c ianosi e della eritromelia., scomparsa degli edemi, processi di disidratazione immediata delle zone gangrenate. Scarso o no.">Sun risultato si è ottenuto nelle altre affezioni trofìche, male perforante ta.betico piantare, ulcera.zioni per lesioni menin.go-midollari, morbo di Raynaud, gangrena acuta di Dinkler, acrocianosi dolorosa. Dopo aver descritto la tecnica operativa delle simpatectomia lombare per via addominale (taglio tra.n.">rettale, a.ggre.>sione dei simpatico lombare attraverso lo spazio parieto-colico), l'A. riporta la casistica degli interventi praticati con risultati immediati e, per alcuni, a distanza di qualche anno, concludendo che il risultato della simpatectomia lombare è indiscutibilmente efficace nel 75 % dei malati di trombo-angioite obliterant.e, che haw1o subìto questa operazione. patogene;~i. le alterazioni a.natomo-istologiche sono

ROSA


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RIVISTA DELLA STAMPA M EDI O"- ITALIANA E STRANIEBA

G oDARD e P .u.ms. -

La splenectomla. Ricerche sperimentali sulla funzione umorale della milza. Deduzioni chl·rurglche. (Révue de chirurgie, febbraio 1931 ).

Con ttna serie di ricerche speorimeuta.li su alcuni animali, (cavie, conigli e cau.i) sott.oposti alla splenectomia, preceduta o non de. iniezioni di adrenalina e con osservazioni cliniche sull'uomo operato di ablazione delle. milza per cist.i o per milza mobile, vengono studiate le più importanti alterazioni del sangue, degli organi emopoietici e del s istema reticolo-endoteliale, che conseguono alla splenect;omie.. Un primo periodo è caratterizzato da. una anemia a rapido sviluppo, dovuta. probabilmente u.d una emolisi plasmatica, con accentuata. pia.strinosi e ipercolesterinemia: ad esso segue una reazione degli organi emopoietici, che determina iperglobulia, leucocitosi mononuclea.re, piastrinopenia., aumento della resistenza globulare, e comparsa nel circolo di emazie nucleate. Tale reazione, dovuta principalmente a una iperpla.clia del midollo osseo costituisce una reazione secondaria dell'organismo, per le correlazioni funzionali tra il midollo osseo e la milza ai fini dell'equilibJ"io fi;;ico-chimico del plasma. Dal punto di vista. chirurgico occorre tener conto non soltanto di queste alterazioni, ma. a.nche della ftmzione emopoietica. della milza, di cui è indice la reazione mieloide, cui essa va incontro in seguit;o a emorragie e della funzione emotìla.ttica., in qua.nt;o sembra che essa produca tuta sostanza. capace di neutralizzare i tossici della vita globulare. L'importanza di questi dati si risolve nella necessità pratica di n on procedere alla splenectomia in individui che abbiano subìt;o w1a. profusa. emorragia: in questi casi occorre attendere possibilmente il ricostituirsi del sangue. L'azione wnorale della milza è probabilmente dipendente dalla ftmzione del sistema reticolo-endoteliale splenico, il che spiegherebbe la intensità dei fenomeni e la relativa facilità con cui si costituiscono i compensi. RosA

V AN DER ELST e DE L ANO RE. - l piccoli accidenti della coleclstectomla. (La P res...<>e Médicale, n. 23, 21 ma.rw 1931 ).

Gli accidenti che si possono pr-evedere sono:

l o Le emorragie nelle prime 36 ore o più tardi, all'atto della rimozione del drooaggio. L'emorragia può avere una duplice origine, dal letto epatico o dall'arteria cistica, di cui ha cedut;o l'allacciatura. L'emorragia provenient-e dal lett;o epatico è in genere sotto forma di stiUicidio, si presenta in settima-ottava giornata e si arresta spontaneamente: quella. proveniente dall'arteria. cistica è molt;o grave ed obbliga a reintervenire, cercare eù allacciare nuovamente l'arteria; 2o le cole rragie, provenienti dal lett;o vescicolare o dal dott;o cistico per scivolamento del laccio: queste ultime quando sono tardive, sono dovute ad un distacco del moncone. È un incidente benigno che cessa spontaneamente, ma che prolunga il drenaggio; 3° gli itteri lievi e pa.sseggieri o più gravi e persistenti. In questo secondo caso per lo più dipendono o da. insufficienza epatica e da. una lesione delle vie biliari, misconosciuta durante l'atto operativo. Altre complicazioni sono date da

lievi fe.tti di pa.ncreatite, compressione infiammatoria pericoledocica., peritonite plastica sotto epatica, stenosi post-opera.toria pilorica o duodenale. Per prevenire e diminuire il pericolo delle complicazioni occorre: esplorare accurata.m&nto il letto coledoco-vescicolo-pancreatico, sia prim.a. che dopo laceolecistectomia; legare separa.ta.mente l'arteria cistica. ed il dotto cistico; perit.onea.lizzare, quando è possibile, il moncone ed il letto vescicola.re; isolare la grande cavità peritoneale mediante l'epiploon; drenare convenientemente. RosA

GuJBAL. - L'occlusione Intestinale d'origine appendicolare. (La. Presse MédiceJe, n. 27, 4 aprile 1931 ). Gli accidenti d i occlu.'3ione da. infiammazione dell'appendice sono frequenti, tanto che il Korl su 168 cMi di occlusione ne ha riscontrat i 44 causati da appendicite, e oioè il 18 %-


RIVISTA. DELLA STAMPA MEDICA IT .ALIA.."< A E STRA.NlER&

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Il Gutibal ne ha osservati in poco tempo 8 casi: 2 guarirono spontaneamente, uno per risoluzione spontanea, l'altro per fistolizza.zione d ell'intestino; gli altri 6 furono operati e malgrado lo stato generale quasi sempre deplorevole, guarirono tutti rapidamente. Partendo quindi da tali casi di osservazione personale, l 'A. riassume chiaramente il mecc1mismo dell'occlusione, la sintomatologia. e il trattamento. Egli non s i occupa dell'o cclusione paralitica per peritonite, ma e.<>clusivamente dell'occlusione meccanica per ostacolo al corso delle materie intestinali. L'occlusione si presenta talvolta nel corso di un'appendicite larvata., tal'a.ltra in seguito a wl' appendicite franca già riconosciuta e trattata, e può e;;sere immediata., più spesso precoce, alcune volte tardiva dopo settimane, mes i od anche anni da una. crisi d'appendicite operata o no. Le forme precoci sono per lo più dovute ad appendicite plastica, le tardive a bt·iglie cica.tl"iziali o ad adet·enze limitate. L'A. non consiglia per l'intervento la via iliaca, ma quella mediana con incisione ombelico·pubica, per le seguenti rag ioni: viene fatta a distanza dall'ascesso, è larga e facilita tutte le esplorazioni e tutte le manovre, permette di giungere a volontà e con chiarezza sia sull'agente dell'occlusione per toglierlo, sia a distanza da 653o. Scon.si~lia l'anestesia ra.chidia.na. trattandosi di ammalati indeboliti, ipotesi e gravemente intossicati. L'anestesia loca le s'impone quando il soggetto offra il minimum di resistenza e l'intervento debba perciò limitarsi a Wl!l. semplice enterostomia.. L'anestesia generale è quella. che conviene nella mag· gioranza dei casi. È bene far sempre un lavaggio preventivo dello stomaco e idratare abbondantemente il soggetto con iniezioni sottocutanee massiime di siero fisiologico. È bene anche far prima dell'operazione una iniezione endovenosa di venti c. c. di soluzione clorurata ipertonica., ripetendola anche in seguito. Con l'interven.to bisogna mirare a riconoscere la sede e la natura dell'ostacolo e toglierlo, se possibile, o assicurare il vuotamento dell'intestino con una. enteroana· stomosi o con Wl!l. enterostomia. Tutti gli autori sono d'accordo nel riconoscere la gravità dell'occlusione com· plicante l'appendicite. sopratutto nella sua forma. precoce, sino ad attribuirle una mortalità del 50 per cento; il Guiba.l ritiene tuttavia che la. severità del progno·

st.ico può es.-:~ere corretta a condizione di non operare troppo tardi, di rispet· ta.re il focolaio di peritonite plastica, di ricorrere largamente all'enterostomia, adottando per questa il processo di Witzol. PICC.A.RR.ETA

Localizzazione ossea dell'echinococco. (La. chirurgia. degli organi di movimento, vol. XV). L'A., assistente nell'Istituto Ortopedico Rizzo li di Bologna, rende noti 3 casi di echinococcosi ossea occorsigli all'osservazione nell'Istituto, che permettono trarre importanti considerazioni clinico radiografiche ed istopatologiche. Egli ricorda che l'idatidosi nell'organismo umano è malattia molto diffusa, ma la localizzazione ossea è relativamente rara. e le difficoltà diagnostiche non lievi. Dei 43 casi riportati infatti nei lavori di Deplas Boppe e Bertra.nd ( 1924), solo in 2 casi fu possibile Wl!l. diagnosi preoperatoria, mentre per il resto il giudizio o è mancante o s i legge: sarcoma., accesso freddo, ecc. Dei 3 casi che formano oggetto del presente lavoro, il primo venne ricoverato per un'affezione del ginocchio destro insorta 6 anni addietro che presentò dapprima un carattere reuma.toide e negli ultimi tempi un carattere infiammatorio. La radiografia. permise la diagnosi di probabilità di echinococcosi ossea cistica. L'intervento oonfe!1DÒ tale diagnosi. All'atto operativo residuò Wl!l. fistola cui segui un processo osteomielitico cronico diffuso che impose l'amputazione della coscia a l terzo medio. Nel secondo caso la puntura e l'esame radiografico permisero la diagnosi di oohi.nococoo dell'osso ilia.co dove l'intradermoreazione e la cutireazione erano !Jta.te negative. Nel terzo caso, con sintomi dolorosi e funzionali a. carico dell'anca destra, la. radiografia mostrò distruzione d ella testa e del collo anatomico del femore e ero· sione d el tetto cotiloideo. La biopsia dette luogo a fuoriuscita di liquame nel quale nuotavano numerose vescicole idatidee. Fu praticata la resezione dell'estremità superiore del femore. Residuò seno fistoloso e a 4 anni di distanza. si apprende c he l'infermo è deceduto per recidiva del proceeso in loco. PASQUALI. -


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CONFERENZE SCIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI :\IILITARI - NOTIZIE

Infine a. quest~ 3 osservazioni di echinococco primitivo intra.osseo l'A. ne a.g~iunge un'ultima come esempio di alterazione ossea. per pressione, usura., azione tossica. del liquido cistico, secondaria. a. cisti idatidea. primitiva. sottopleurica.. Di tutti i casi l'A. fa. una trattazione a.mpia. illustrata. da. radiogrammi e in ultimo tratta. la diagnosi differenziale con altre lesioni che possono simulare l'ida.t idosi ossea, quali la cisti ossea. solitaria, il tumore giga.nto-cellulare, l'osteite fibrosa, ecc. Lo studio è a.mpio e ben documentato e può servire di ottima guida per chi si occupa dell'importante argomento. PICCARRETA

CONFERENZE SCIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI {Dal proemi verbali pervenuti alla Direzione generale di uniti militare nell'agosto-uttembre 1981-IX)

MESSINA. - Tenente colonnello medico BRJOl!GLtO SANTJ: Un 0080 di lue cerebrale. PALERMO. - Colonnello medico ALESSANDRO GIA'I'Nl:Nt: Fwuioname11UI teorico pratico dell'apparecchio Morelli. TRIESTE. - Maggior e medico E~•uco LOMBA.RDI: lN"egoÙU'i tà del rittn{) cardiaco. - Maggiore medico FEDERICO BuGLlA.RELLO: Su di un ca8o di periarterite n{)do8a. L'O. s'intrattiene sulla m alattia di K u~smatù e Meyer, traendo argomento da. una. autopsia. di un militare mor to nell'Ospedale Militare di Trieste, in seguito ad emorragia per rottura spontanea del rene destro, a lterato da sacche di t ipo a neurismatico e riconosciute manifestazioni di periarte1·ite nodo~a.

NOTIZIE 111 Congresso Internazionale di radiologia medica. Nell'ultima. settimana del mese di luglio u. s. si tenne a Pargi, nei locali della Sorbona, il III Congresso internazionale di radiologia medica, sotto l'alto Patronato del Presidente della. Repubblica., con la. presidenza ono1·aria di 1\fadarne Curie ed effettiva del dott. Antonio Béclere. Intervennero piit di 1200 radiologi convenuti da. 44 Stati. La delegazione uffici~le italiana era co.stituita d_aJ Pt:of. _B usi (Rom~)•. ~­ sidente, e dai p~off. R~ss1 {Parma.), TandOJ!i' (Napob), M!lam (Roma), f310iban<? {Firenze), P onzto (Tonno), Pugno-Va.nnom {Mtlano). Avevano mVlatl pr!lpr1 rappresentanti il Mi!list.ero rlelle corpo1:azioni (~o~. P estaJozzn), dell'EduCQ.Zlone nazionale, della. Marma e dell'Aeronautica. TI Mm1stero della Guerra era rappre-


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• senta t o dal maggiore medico comm. Giusc.>ppe Cogliati-Dezza . A l Congresso parteciparono anche altri 45 radiologi italiani. I lavori del Congresso, svoltisi in 6 sezioni, riguardavano temi d i r adiodiagnostica, radi oterapin, radiofìsica, radiobiologia, elettrologia e elioterapia. Le r elazi oni ufficiali furono le seguent.i: I. - Esplorazione radiologica della mucosa del tubo digerente (Stati Uniti ); n . - Il trattament.o pre e post-opera.torio del cancro della mammella con i raggi X, escluse recidive e metastasi (Inghilterra); III. - E splorPzione ra.diologica. dell'apparato urinario per mezzo d i sostanze opache (Germania); IV. - La radiotcrapia delle affezioni infì.tmmatorie (Italia). Vi f·urono a nche 141 comunicazioni di radiodiagnostica, 55 di rongtenterapia e curietempia. delle aft'ezioni henigne e 58 del cancro, 42 di radiotisica. e rndiotecnica 45 di ro.diobio logia, 33 di e le ttr·o logia varia e 43 di <'lioterapia. Al Congresso e ra annessa un'importante most.ra internazionaJe di appareccl1i 1'il.diologici, nella q un le l'Italia era d egnamente rappresentato. II cn,po della dele-gazione, i d e legati e i co ngre~sisti itu.liani ricevettero lusinghiere manifestav.io11i di st.ima r>ia da parte delle più alte autorità della Repubblica come dai radi o logi di Fran<'ia e delle a ltre Na?.ioni. Ai rnpprP.sentanti deli'E~erc ito, della Marina e d e ii'Aerona.utirn italiane furono usate caldo e cordiali accoglienze dagli ·uffi cia li medici radiologi dell'E!'ercito francese che, in h11on nttmero, presero p!H'te R l Congresso, cl ire t ti dal maggiore medico ciott. Siour della Scuola di Applicazione di Sanità Militare di Val-de-Grace.

Il IV Congresso nazionale contro la tubercolosi in Bologna. La l<,ederazione Italiana Nazionale Fascis ta per la lotta cont.ro la tubercoloEi comunica che il IV CongreESo NazionaJe ehe do\'cva aver luogo il giorno 4 ottobre è stato definitivamente fì!'sato per i g iorni li, 12, 13 e 14 ottobre. Il Congresso comprende due Sez.ioni , r e lativamente nlla Soc·ietà per gli Studi Scientifici della. Tuberr.olosi JW('!'ieò uta dul sen. E. Maragliuno e la Società dei Medici di Sanatori e Dispensa.ri presieduta dall'on. prof. E . Morelli. I.a Presidenza onoraria. è stnta assunta da S. E. l'on. Leandro Arpinati Sottosegretario di Stato all'Interno e la Pres iclet1za del Comitato ordinatore da S. E. l'on. prof. Raffaele Paol ucci, Presidente de lln Federazione stessa. In questo Congresso, che a ss urgerà ad una grande importanza scientifico-politico·sociale saranno trattati i seguenti a.1·gomenti: l. Ambiente r-urale e tubercolosi in Italia (risultai i dell'inchiesta diretta fatta in varie P rovincie del Regno). Relatore genernle prof. Ottolenghi; Correlatori proff. Benedetti, Ronzoni, Sagona. 2. L'inizio della tubercolosi polmonare nell'adulto. R elatori generali proff. Boeri,_Busi, T urano; Correla.tori: P roff. Costantini, De Vecchi, Gasbarrh1i, Laurenti. 3. Il pnemnotorace bilaterale. R elatore generale prof. M. As<'oli; Correlatori: proff. Carpi, Cherubini, F agiuoli, Fici, Mende!;, Omodei-Zorini. 4. Il di8pen$arìo antitubercolare in Italia.. Rela.tore gen erale on. prof. E Morelli; Correlat-ori: proff. Bocchet.ti, Campani, JAusignoli, Urizio. In occasione d i questo Congr·esso si terrà ugualmente iJ Congresso Nazionale delle I nfermiere Visitat.rioi e Assistenti Sanitarie, sotto lù presidenza della Con tessa. Carolina Isolani e saranno trattat.i vari or~tornenti dalla Marc:hesa lrene Ta.rgiani Giunt.i, prof.ssa Egle Pilastrin i, sig. re Fridn P ittini e Eli.<Jabetta Bl•rt i. Sar an no visit ate tutte le mag!liori istituzioni antitubercolari d i Bologna. Sono preannunciate le adesioni degl i Enti Statali e P arastatnli del R egno, le adesioni di numerosi rappresentanti d i Nazioni Estere che seguono con intcésse lu nostra legis lazione fascista imperniata sulla AssicurtlZione obbligatoria e s ui Consorzi Provinciali Antituber colari. 5 -

Gio'1'11ale di •~edieina m ilitare.


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NOTIZIE

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J nfìne il Congresso s i chiuderà con uno os,;f'mhlea gen.,rale della Federazion e .e sarà quE>l'ta lt~ prirnn grunde ro!;!';CI!IHl di tut te le forze che il Governo Na.zionale hH. mobilitato P<''' la lotta contro la tubercolol'<.i. La. ::-innità 1\lil itare prenderà viva. pnrte n. l Congre"so con ccmunicazioni di " uoi uffi cioli e ~'<urti r·appresentt\ta da 1ma deiE'gnzione ecmpcsl a dul maggiore genera le medico T ohia comm. Artur·o. pr<'!<idcnt e, dru colonnello medico · Sarti l'a v. Vit,to rio, dal te'n. C0lonn e llo medico D e J~ernnnl i ni~ cav. Virgin io, flui primo l'!npitnno medico d 'A ie!>sandro Raffaele, e dni capitan i medici De P aoli P nolo c Trnp il'Cioni EmRnuf'le.

XV Congresso internazionale di antropologia. DnJ 20 a l 27 set.ternhre s'i> t€'nnto a P at·igi il XV Congres.c;o interna.z.ion ale d i 11.ntropologia. Il l o capit ano nwdico Snbatini Art 111 o, membro t ito lare dell'Istituto Int f'r·n~:~oz i onnle di Antropologia, ha. svolta un a comun icazione, cir<'R oss.ert·o;;.ioni r(ulioyrn(ìche 1J1.Jll'ah·t1nga/o dei Fuegini.

Società italiana per il progresso delle scienze. Dal 12 al 20 !òettembrt? s i è t enuta a l\fil~:no lu XX Riunione della Socieh\ I htliana. per il Progresso delle Scienze sotto l'A lt o P atronato di S. M. il R e. TI primo capi tano medico Sabatini Arturo, <;('srretario d ella Sezione V, ,.i h a fatta una comunicnzione su di un crflnio dell'età eneolitca ltrot·at<J Ù1 Calnbria.

Echi della festa del Corpo Sanitario. In occasione d ello. festa del Corpo S1mitnrio a Napoli, q ue l Direttor e d i Sanità colonnello m ed ico prof. L or eto 1\Iazzetti, quale contributo a ll' Opern di assist-en za degli orfani d ei medici caduti in ~uerra, vo lle far tenere una somma di L . 875, raccolta frn g li uFficia li medici d e l presidio, al Direttor e d e l Sanator io l\filit.nrc di Anzio , primo cap. med. pro f. Bocchetti, che, come s i sa, fu il creat or e ~d è l'animo. dell' Opera stessa . Generosa l'offerta e s ignificativo l'esempio: ne l giorno in cui s i celebrava l' t\!Htivol"!\lario della concession e della modagliH d 'ar·gento a l Corpo Sanit-ario, s i l'icordavano e s i onoravano, nei figli, coloro che. con t ribuendo a lla conquis ta d ell'azzurro se~o del v a lore , piìt non tornaron o a lla loro tenera prole, r accolta ed educata dalla fraterna cura d e i s u perstiti.

Per Il monumento a Carlo Forlanini. Delibera.t.o per acclamazione nel Congre~<so Antitubercolare d i Osio, ad ini· ziativa della Fe:lerazione Naziòtiàle Faséista contro là T ubercolosi, si vanno t'accogliendo le offer·t;e pe r il m on umen to a Carl o F orla.n ini, da erigers i jn R om a per sot.toscrizione intemazionale. Il ricordo del grande Maestro, che va onorato e benedetto per tutte le contr·ade del mondo. sar à così degnamente eternat o n ell' Urbe, ove sempre trovarono immortali esaltazioni le g rand iose conouiste dello milionaria oivilti\ Italica. Il D uce h a dato l'esempio sottoscrivendo L. 30.000. T utta la Classe Medica non può esser e se n on compresa d i orgoglio pet· gli unive rsali ri conoscimen t i e per l 'alta celebrazione del pmissimo Cavalme r e de lla ~cienza e cleli'Uma.nità, c he seppe, n e lla luce del Suo genio, additare fra mille oontmsti e malevole incornprensioni, il presidio curativo che tante vit.e contende vitto riosamen te al più funesto malanno socia le.


I NOSTRI MORTI

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Scuola 41 perfezionamento in medicina coloniale a Modena. È in corso il provvedimento per l'istituzione dcll{b scuola di Patologia. Coloniale, nella R. Univer·sitù. d i 1\fodena, con un corso per laureati in Medieina e Chinu·gia e Zooiatria per ottenere il diploma di Spec:ialista in Medicina Colo niale. Ts.Io scuola funzionerà col nuovo Anno Accademico 1931-1932, p1·esso l'Istituto di P atologia ColonioJc, che giù è stato istituito nel decorso anno. I l p rogramma compr<'nde i seguenti insegnamenti: P atologia delle malattie coloninli. I giene coloniale. Protozoologia - Elmirltologìa - Entomologia - B atteriologin - Sierologin. A.lle lezioni teoriche s i alternano esercizi pra.tici e <.l imostmtivi, essendo l'I stituto fornito di abbondante materiale scienti6co e di laboratorio. L 'Istituto resta aper·to tut.t.o l'anno. Le ta.'!Se ammontano in totale a L. 2100, metà pagubili all'at.to dell'iscrizione. P er informazioni e per i programmi scrivere nlla Direzione dell'Istituto d i Patologia Coloniale, Via Carna.tta.

J NOSTRI MORTI S. E . ANTONIO DIONISf, Accademico d'Italia, Professore d i Anatom ia patologica. nella R. Università di R oma, colonnello medico in congedo. È morto improvvisamente il 19 settembre a SaciJe, mentre presiedeva una adunata scientifica. La Sanità Militare considera come proprio il gr·ave lut.to della Scienza Medico [taliana e s i Msocia. con commosso rammarico, aU' unanirre rimpianto per l' immatura dipartita del Maestro insigne e del reduce valoroso. Essa lo ebbe nelle sue fil e durante la grA.nde campagna, quando venne, volonunio. a p rodigare i tesor·i de l suo sapere come consulente mn,Jariologo della Hl ;\1-mata. Nella religione del dovere s i fondevano in Lui le più compiute vir·t.ù civiche e milit-a.ri. La sua laborio~i tà mode'< ta e fattiva e r·a pari alla illuminata dottrina e ai suoi freschi entusiami nell'adempiere ogn i s uo officio in dedizione devota e app:tssionata. U na me:iaglia d'argento e due croci di guerra rimerit.arono il suo valore ed i più alti riconoscimenti esalt.a rono la sua oper·a proficua, data con semplice disciplina di soldato. P o i Egli tornò a i suoi studi e alla cattedra per continuare nella missione, cui attendeva con fervore di aoostolo. Tut.ta la sua nobile vita fu a l servizio dellA Scienza e della Patria in un innato senso di a lta umanittì che, con i sapienti insegnamenti. s i comunicava irresistibilmente fra gli a llievi per il fnscino eduCA.. tore del suo grande spirito . La. fiamma. a rdente nel suo cuore generoso e la luce che promanava dalla sua alta m ente non languirono per lentllo i ngiuri <~ del t(lmpo, ma vanirono subitn nee nel pieno splandore, qua.<Ji per lanciame più vid do l'ultimo barbaglio nel· l' innumere schiera di ammiratori, at.tonita di costernato cor·doglio . Vastissima e geniale fu la sua produzione scientifica nei più vari cnmpi d~> l l n patologia; clac;sici i suoi studi sull'apparecchio emolinfatico e reRpiratorio, sulle correlazioni delle ghiandole a secrezion.o interna e sul sifltemn reticolo-endoteliale. A Lui son d ovute la scoperta della malai'Ìa dei pipist.relli, la definizione del ~i. ~n itì cato biologico della fa.c;e sernilunare del parassita d ella terzana maligna (' e tante acute inda!;{ini s ulle varie forme d'itteri sulla siringomielia, sulla malaria, sulla leis hmaniosi e su altre rlivm·se malat.t ie infettivo.


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I NOSTRI MORTI

Il Giornale d i Medicina Militare, che già ebbe l'onore di accogliere scritti del Maestt·o. sa di essere interprete d i tutto il Corpo Sanitario nel rendere reverente omaggio alla sua venerata memoria.. Dott. cav. EFISIO SULLIOTTI, colonnello medico a riposo. È morto il 17 settembre, all'età. di 73 anni, nell'Ospedale Ma.uriziano d i Torino. Par~ecipò a lla campagna dell'Africa. del 1887. P restò servizio presso reparti

di truppa., negli Ospedal i Militari di Genova. e di Torino e alla Scuola. di Guerra. Fu collocato in ausiliaria nel l 914 per limiti di età. Richiamato con la mobilitazione, durante la gr·ande campagna disimpegnò importanti incarichi presso l'Ispettorato di Sanità Militare e presso J'lntendenut Generale dell'Esercito. Nella sua lunga carriera fu sempre apprezzatissimo come medico colto e distinto e come ufficiale di elette doti militari. D ott. cav. COSTANTINO MONACO, tenente colonne llo medico A.R.Q. Si ò !!pento il 18 settembre nell'Ospedale M>.l uriziano di Torino. Prestò servizio dal 1900 al 1925, quando fu collocrtto in aspettativa. per ric[uzicme d i quadri. l<"'u in Eritrea dal 1906 al 1908, al seguito di battaglioni indigeni ed in Trìpolitania dal setternlm~ 1913 al luglio l9J 6 presso l'o~pedalett.o da campo n . 10 (Homs) Rimpatriato ed inviato in 7.0na eli guerra, tenne, fra gl i a ltri van incaric hi, quello di c:>nlulente chirurgo de.~tli Ospedaletti di Capriva d ell'so Corpo d'Armata. Chirur·go distinto, fu già allievo prediletto del sen~ttore Ant-onio Carie, preSJ'Jo la cui clinica a Torino era sta.to a<>segnato, q nale a<>sistente militare, al suo ritorno dalla Colonia Eritrea. D opo aver l a<~ciato il servizio attivo s ì era dedicatCl all'esercizio professionale civile ed è morto a 58 anni per una infezione setticemica, contratta nell'eseguire una operazione chirurgica. La sua immatura dipart-ita. Ju.scia il più vivo rimpianto fra quanti ehboro ad appr·ezzare la grande bontà del !'!uo animo, dimostrata in ogni te"tlpo nel servire nobilmente la sua a rte, fino a quando ne rimase vittima generosa. D ott. cav. CESARE ZANETTI, mag~iore medico dì complemento, dispens:ato dal servizio. È morto a 66 anni in Novi, sua città. natale. Nel maggio 191 5 fu richiamato alle armi e prestò servizio p er due anni, prima in un treno attrezzato. poi in Ospedali Militari d i Riserva ed infine al Conva.Jescenziario di Bastia (Bologna). E~lì seppe adempiere ogni sua mansione con piena competenza professionale e s i prodigò sempre con fatt iva a lacrità, guada~mandosi ovunque riconoscimenti lm1inghieri e stima p rofonda, come poteva conciliargliene l'ìnnatezza. delle sue belle doti d'animo e d' intelletto. TI Dirett.or·e di questo Giornale lo ebbe compa~o amatissimo negli studi universitari ed alla Scuola di Sanità Militare di Firenze, conservando poi con lui cons uetudini amichevoli che ~li fecero sempre meglio apprezzare le rare virtù del buon camerata., alla cui memoria ora rende il s uo mesto affett.uoso omaggio insieme con CJuello della Sanità Militare che s'inchina riverente alle nuove onorate tombe di coloro che, per essa, servirono in devozione le Armi della Patria.

Direttore ruponsabile: Dott. l:11.fDI18~'f RrvA, tenente generale medico R edattore: D ott. V rao1NI O D E B DTNIS, ten en te colonnello medico (410 li 87) - ROMA, l!J:i l -IX

DELLO STATO - O· C.


RIVISTE l\riEDICHE MILITARI -------0----------ITALIA: A.Nl'A.l.l Dl MEU IOLK.A. :-<aVA.!J r; ~: COLONJA.J,E. - Direzione rcntrulc dclln sanità rnlllbrc marittima. Mluistoro della librino.. Vol. 11, /a3C. l·ll, luo!io·<r(J•J$In 1931·1X.. Matte!: S11 nlrnnl ca~l Iii sc'•i•t.o<omin·d vo~cicale. - Lq Terz,: Ui<·rr<:bt.' 'u il"imPnrtanzn dc-llu milza nella formazione floc:li r.ntir-Qrpl. - Braneato: llliluenzn dd lo slO!!"i"nl o olcily ('Oulliziuni m~toreologiche ~ul ritmo llcllo malattie infett.i,·o.

E S rERO: ARCENTlKA: RE\"191' .-\ DE l, A l"ASlOAD :IUT.lT.\R - Di ···ziun,· generale di ~anità. )tinl~tero d<•lln nucrr·a . Buonos·Aircs. z.·,...c. Hf, ma(/(JÌOof}ÌUjJilO 1\l:ll. Lennt: .'\ssiownza del militnr·c tulot rc;oiOPo. - Loper: T.n. n•nlarfa in 1.onn orulcmh-u. Ca a-n p•·'n· t'lpaJ.e del totrl-:.IIH 1-uhvr(•pH:t.ìmhilt ·. ~ Mer.:ado: Aknuo \):-i...e!rVHZioni 1 u.o..·col1 c 1ùl'c!->nrru.· JtH.··lku

dei clttn<li11i vor ~t.abiliro l"a ttil llllill<' al >Cl"\'i?io milila11·.- Arar>?: .\I tri dnliHIII"c· 1\1uc 1'<'1" Ato.biliro l"atlitn <lino <lei ci t tn<linl l"!Je !l(·,·r.no P• e- w•·t· .~ rYizio milittll·c .

BELGIO: ARCHIVES MÉDICA T.F.S n F.LGE."'. - Oir~zlt~nc ~n peri oro <Ici sert-izìo eli san ità doiJ·cscrclto bel.; a (Redazione: Uspcdn.lo militare di Llegi) . Pnsc. V li{. (I(IO<f() 1\131. l!lodard: L o fnJ:rho opllot ti<'h<· nella P>ichln.t rin milit ar<' •Ic i temJHI •l i j\IH"l". F<~<(". I~ .,etlemùre. h!:ll. Bodatt: 11 trnttan\~nlv attualo della. p:nnlisi gNICrlìl<.!.

FRANCIA : A.RCBIVlò;S DE li[(.; OEC(NE ET PIT ARMAClE 11U.lTAlRI~'· - Oirczioi1CI <Ic-I "cn·i zio d i sani t.~. Ministero della gm·rra.. Tomo xcrv. ta.,c. VJ, rJinflllll, J.o:n. Frlbourg-Bianc: Suo: li orrori d•• ,,,.;.aro ne l ln. rc•lnzionc •h·li o peri zio mc tl i<• ht• r<'1 n l h c ai J'<i<·•·J>I\· ti<:i.- Junquet: f 1e pìnfloi•Hliti J'iÙ (I'CtUCI\l.i ru..\11\\.. pr('jtu

e jl J \ •Jl) traltaUU"Utn tli :-t·t:lll\ .

'l'omo XC\' , /<~,t". r, loalio. 111~1. Tlnot: Note ~u l proi<'llili di guerra" lnro o~tmzitolle . - Barall~6 e fii1U,n;n"d: Un <"1«•1 di par:tli,; ricorrente lJ"lLWlllllica. - Ptcker: Chimito~t 1\ltalll ka •tPJili•·otta ull" t><:l"iz :t: ltrootnfll<•I ..J.( Idw.

INGHILTERRA: J OURKAJ, OF THF. 11.01 AI, AR:\1\ ì\l}:niCAt. CORPS. - Edito da Jobn Bolo. Sons nnd DII· nlclsson Ltd, Londra. Fase. H , ag•><lo, •·n•. I. ,~n. 1U31. Thompson: <.:cm t rt•llo FUI le: inft·ziuu l clt·lla >nfh·n: Ull "••pi<lcmla. ù"inflHt>nzn . - Smlth: Trorn!ln·nrtc· ri t·e obl ilera~tl<'. Fase. TU, llt.ll.fmbrr , L'Ol. f: VIT, 1(1:!1.

BOJd: Alcune rieo•·<"·hC FUI Nl~l d<'tl•• IHLCillo di&:onlcl"lro !1()11 nn:lnt,lll&bilo. Uuo •tndio sulln. J>r••fìla..•• i tlell"inlluc "za.

Dllluey-Brownlne:

JUGOSLAVI A : VOJNO-S.~NITET3KI 0 ~-AS'J"IK. -

R h·f;;ta trlmcs tmlc di modirinn.. rnrmncin e mcdicinn vele· rlno.rla doll'EAercil o Jugoslo.vo D i n·tiouc del St·n·Jzio d i sanità (Redazione cù a.nullìlli~tm· zlono: ospcdalo militare di Belgrado). 'J"omo II, n. :!, !!'31. D iciassette mernot·ie concernenti studi sulla tubercolosi.

RUMANTA: REVISTA SANI TAR <l. ì\HLITARÀ. - Rcrtnzione o amministrazione: Oo;podalc militare • Ro;:o inn EIL~nhet.a • Bnc·arcst. Fase. 7-.~. luoli<J.ciU<Mlo, IUql. BrUucu, Qlvrea, Raconanu e lonescu: C'on~ ldornzionl ~ulhl. s lrul.ttlrt\ tl oll'upuli•i ma<tOitlo dutnnto le nrrozioni doll'oroccbio medio. - Popescu: Coo.gu.ln7.inno clorolnrm icn d l l.i ••<i>olln(• "" Uquido eli ldrollelo. - Stinc•leac• : Proswosl o cura do! diahcto insi pido. - Vaallescu: lln<Jioternpil~ della. leucom1n cr oniCI\ linfoi<lc.

SPAGNA: REVlSTA DE SAN IDAD MILITA R.- Pubblica.zlono m onsllo del CorPO sanitario rnmtm o . .Mo.drid. Fase. VIII. aovsto 1031. &Ilo: D simbolismo nel sogno.

STATI UNITI; T BE MILITAR'{ SURGEON. - Army Medico.! Museum aud Llbrary, WMblngton. Fase. agosto,

n. Z, tlol. LXIX, 1931. lkann : Manovre della l Divis ione o.oroa (sorvlz lo sanitario) . - Httlleld: Attivitò sno ltarie nel terremoto di Mana.gna. - Patlona: Repo.rto dlet.cllco oell'ospcdnlo • Wnlt.or Reed •. Mwtoft Fll1ow: Immunità passivo. contro la. rosolia. conferito. mcdl nnto iniezioni lnlr anttL~Co · lari di s angue totale. - D•nnlnc: Cenn i d l storia sanitario. del rorte Robln.•on·NObrns ks•. DIICk... o WtaltJ: Esperimento HUII'lmplego de l ttlbetto lndiYiduo.le JX•r la pro fila&! contro

le maJnttlc vonoroo. -

Ferpson: Trapianto sporimcntale dell'urctere nell'iutostino .


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINI8TRAZIONE :

ROlU - ~linlstero della Guerra, VIa XX Settembre - ROMA CONDIZIO~I

m !BBO~AMEl\TO.

t . Il Gilmwle d! medicina militare si pubbllca n primo giorno dJ ciMCun roeee. In f11110loolo di qoattro fogll di st;aropa almeno. 2. L'abbonamento è annuo e decorre dal l• geonalo. 3. Il prezzo dell'abbonamento è: Per l'Italla e Colonie...... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. :12 Per l'B:etero....... .... ..... .. ..... . ... ...... .. . .. ........ ... .... • 4-l In Italia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 6Un !n.sclcolo separato costa...... . . .

l all'Estero................ . ......... • i67 -_ ·'

Il suppleme-n to contenente l Ruoli d( ~ 1n Italla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , cm~anUd del corpo ..anitmio militflre , costa : tJ1 Estero. . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . • llf 4. Por gli utile la li medici e cb!miei farroaclstl del R. eeerclto (In servido attivo, In poel.done au.lllarta, di complemento, della riserva ed a riposo) n preuo dell'abbonamento è ridotto • L. U o~ttlcipale eli Il prezzo del supplemento è ridotto a Lire 8 per l aoll abbonati. Non s1 tram-.. tono ricevute por gli abbonamenLI I>CTSOnall. 5 . Non ai accettano roolarul trMOOral trenta giorni dalla ape~one del o•ornale. obe s1 el· fettoa rc~larmente al primo dJ ogoJ mese. Tradocrso tale terml.n e, l tMclooU rlcblewtl vencono sp~ d lLI, lie dlspoulblli, eolo a Pfl&'amento.

6. l signori allbonntl mllltarlln etl'~ttlvit.à dJ eerrulo pagheranno l'Importo dell'abbonamento p"r mezzo <h•l rispettivi comaolil dJ oorpe e direzioni. 1. P~>r 1 soli uffidall medici (drui'EI!()rclto o t\ella l!rlarloa), ln qnaluoqoo ))08lldone st trovino è ammM~o un ABDONAMJ:::S TO OUMUL:\TIVO al GiorMle di mediciJta mflit<lre ed agli 411aoU di llt<:dtctna ~e coloniale al prezzo di L. ~ annue. 8. Al Ubral si fa lo eoooto del lO per cento, ma 110ltant<' per gU abbonamenti dolJe penone e de~rU enti non mllltarL

NORME PER LE PUBBLICAZIONI. 1. l lavori originali, le DCJte. le riviste -

dattllOI!Til!aU o eorltu a mano - de.-ooo ClOOII· pare no 11010 lato dol fogUo, eNJUe nel t.e•to dednltlvo ne Nri.rlur, ed accoratamente oorrett.i e riveduti d~ll Autorl. SI lo. speciale raccomandazione o be quelll ecrlttl a mano etano ben leggiblU, per modo di cvltaro <><çnl dubbio di lntcrprct.o.zlooo. ln cnso oontrarto, lo. Dlrezl.ono el Tedrebbo C08trette. a eo· Rpeoderoe la pubblicazione. I lavori bre"t1 saranno preferiti. Le opinioni manlteft.ate dagU Autori non Impegnano lo. reapoosabiiJtà do! periodico. "8: vietata la. rlproduzlone del lavori orlgtoall. 2. Per dL~po•lzlone del Cònsil!'llo nazionale delle rloerobe, l'Autore deve o.olre al lavoro un . bre-ve autorla.<osnnto (non pl(l dJ lO righe). S. Salvo casi eccezionalissimi, la correzione dello boue sarà fatta dalla redas!one aoslabè di\1111 Autori, per non vincolare U lavoro tl~aflco agll loevltablll rltardl postali. Le cort'87.fool straordinario fatte dagli Autori saranno loro addebitate. t. Lo spese per lo tavole lltogrnflobe, !otograflobe, eco.,· che aooompagoaaoro Je memorie sono a ot\rlco degli Autori. Lo llgnre da riprodurre devono - r e oltlde, con lettere e dldture a 01\ratterl grandi e tali cbe r011tlno ben legglblll dopo eventuaU rlduztooL Le blbUosrafle lunghe si .. pubt.IIOAno solo negli e!ltrattl. 6. OU Mtratti'!Ouo di due upl: - Tipo A) senza copertina e oolla lmpa!floa.tura e numera· z lone del fascicolo. - 11po JJ J con ooperUoa stampata, !rooteej)lzlo, Impaginatura e numerazione· speciale. 6. Agli A-utori Rarnnno coocosal gratuitamente 25 estratti tipo ..t. - Le..rlotiJest.a dJ estratti In plìl e Qnclla t.ll estratti tipo B saranno a carico degli A.utorl stessi. • · 7. 11 p-zo degli estratti, per gU Autori delle memorie obe 11 rlcbteda!io, è rewolato dalla seguente tariffa :

l'REZZO DI CUSCUN FOGLIO DI ST.lMPi. -;;;-:::-N~» ..::...o-;·..::...-; rno D;-;E;:;L;-L..::... E ..;-.;.: OOP;...J"::E~,--. l Per osnt 0811tloaJo

TIPI DI ESTRATTI

Tipo A Tipo B ... ... . . ... ... ..... . .. •••

·o meno.

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Gli estraili mi110ri di un /O{llto ri oonlano rome fot~lw (llkro per le Of'dfl'l<ldOtd <U l 00 um.41i

PN' quelli ~he I!Uperano un !ODiio, le traefml.i in più, cht 110n tupenmo " meao foq!w, _. OOIO· l ano come metà, J)urchè J)erd l'01'dina..-!one non ria inferi-m! a 60 oopU.

8. I manogorlttl non B1 refltltniscono.

(410 1187) -ROMA, 1931·!4 - IS'fll'UTO POLIORAFlCO DBLLO STATO - O. O.


Anno LXXIX • Fase. XI NOVEMBRE 1931 - ANNO x

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MnusTERO DELLA ~UERRA.

ROMA

Pubbllctl%ione mensile


SOMMARIO r ag. 569 CONQRUSI : XXXVII 01111"1.. dtMa l>:leti lllllana di 111tdlclna Interna. - Relor. lotu• <l<· l tcu. col. thC·<Ih'" Vlrginlo IJt> JJ<o •·no·rtliul ~ sul RappOrti tra malaria ~ tuberoolosi. . .. •.•• XXXVIII Cancrene llella Steleti Italiana Ol chlrurcla. -

Pag. ;,;;

R C8nconto del etJ I. m eri. pror. Fl ·

li l'l'O Caccili • . • • • . • • • • • • • • • • IV Coo,rtno Naal.nalt per la letta ctntro la tlllltlUIIII • MEMORIE ORIGINALI:

Ltntlc. -

Alcuni 1\illlltntl 111~\ticl s ul t rntt.amcnto m !'di<'amcntoso antlpt·ltic-o .

R--1· -

Sul trt, J>Onurox pallitlum. • . . . . . . . . . . . . . • . . . . . • • •

Pag. 59G

CASUtaTICA CLINICA:

Lltldl. - Sopra nu caso nuu comune di t t lltturn sngltt.olo tlcl corJ•odcil"ustt1~K"nlo

Png. 605

IUVIaTA: La111pl1. -

Per g li ortalmok~i. • . • . • • . • . • . . . . ••

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA l ITRANIERA: Antlandlanl e ra,ul llltrnt.lttll .

Pag. t)2 1

Appendlcilte e tlftltt . • . . . • .

611'1

Cale Dies l t tra.111a rtnllk . . • . .

t)!l:!

E,.olllla e retralone IICitt,.lca di Volkllllnn •

623

8ouo en..._lco con crne stenoslllolaco-traclteala.

\12ù

Lualli- ctntrale traa111atica del '''"'" . . . . • •

1\JI)

Potlt•ltJitt Sl11dio Mila CJiiMm~t di -

llCl DiP<trlimento cld Basso

620

flcuu.

Prtnltlne arteriosa /.e modifìca.::ioni drlu• - 7Jrinc i t)(llmrlll<· ctrlla 71r<·s~io11e media . .;, •cuuii•J a 8/orzi 11d soooetli normali e negli iperl •.si . . . • . . . . . . . •. .

6:!2

Rul- llliMIIbrt di piCt t di ptrrll del 111Uitarl del R. E~tteltt e Oella R. AtnHIAIItlct

1111\

Vera&lllmtl aanptcnt lntncnnlcl localizzati d'erlalne tTUmatlca • • . • • . . . . . . .

6!N

COIIFERENlE IOIENTIFICHE NI!IILI OIPEDALI MILITARI.

1101"1111 l

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l NOITRI MORTI •

P~t g.

62;; 1126


L'ORDINE DEL GIORNO DI S. E. IL CAPO DEL GOVERNO · PER LA RIVISTA PASSATA AL PRESIDIO DI ROMA NELLA RICORRENZA DEL GENETLIACO REALE


IL NOSTRO NUOVO .OSPEDALE DI MILANO " (·· ,>-','·~ l' , . ..... !"' ~~

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il 28 ottObl'l' è 14t<\ta inallg'Ul'<lla Ja JlllO\'a :w<Jt' dvlro:·qWd:tlt• mili- ~(~-:;.

tarP rli )filano. L'~wn·uimento è ~tatu celebrato all<t augusta, pn·st•nza di S . .A. R. il

Duf'<l. di BPrgamo con una auSt<·nL C('rÌiliOili<l, cni rintervrnt·u c ralta

paroht eli S. E. il )linistro dt·Ua gnt'rra, hanno c·onf1·rita. la pii1 ROlPnn€' Rigni fkazionr. D a i locali clel vecchio monastero eli S. Ambrogio, dimostratisi St•mpre pilt inadt-guati erl ina<lattnbili alle ntodt•ruo t•:;igt>nZl' di 1111 gr·andt• Oii}Jl'· da.le, il no~t.ro :;tahiliru<·nto si (' trasf<::rit·o ud suoi nnovi vttiJi<·i, sorti in contrada. Baggio 1 Xli un · ~w·a n·c·inta tli oltrP qnattror·c•nto rnl't.ri tli front<· t• circa trect•nto di pro~ondità. Lo st.u<lio piìt mdi <'oloso ed assidno d 'ogni pa.rt ic·<,huc ll\'llt• proporzioni o COITPlazioni d<•ll'insÌl' lllf', hl fattive in t c:m c la piìL ilhuninata collaboraziom' d t• l G enio ci ,•i lP e ruilit~tre con la Sa.ni tà. mi li tarc han no a YU to per frutto la cn•aziouP tli un~t eittà. osp<'dalicm che può cUrsi p<'rft·thL ai termini della più ammoderna.h'l. edilizia nosocomia.l c o rlel Jliìl proprio arredamento teenico. Verso l'est.['('ma fronte, a snd·OV('St, nn pahl>ZZO princip.tl<• dalra.mpio atrio, ovo iscrizioni nHtrmorre ricoi;(L:tJ)O i far~ ti del nostro E>iNCito e di'l nostro Corpo, è riS('ITàto all:1 dirrz.ion~·, agli uffici e a!{li ambulatori. Da · esso, per luminosi pax~aggi coperti t' iwr Vl'rande c tt>rrazze, si aec:cde ai locali di a<:cet.taziotw degli ammalati, ai laboratori scientifici, ullP sal<• ohirurgicbt', ai pa(liglioni di rkovci'O, a.i bagni e alle cucine con· un gruppo di quattoxdici edifici, Rimmotricamcnt.e sp}tziati in grandi giardini. Fa,bbricati distinti, a nord-e:;t, a~colgono la centrale termica e la lavanderia.. All'angolo di nord-ovt'St sono lo sta.bilinwnto per di sinfezioni e il t(•atro a.na.tomico. Vt•rso la zona Cf>nt.ral\) vi è la cas~t dcii(' suore l' vi saranno poi costruiti la. chiesa n un pacligliphe per uificiah arnmalat.i. Gli alloggiamenti della compag nia, eli sa.nit~ c. il l't'parto infetti vi, per ora allogati in via proV\~i~;oria, trov~>mnnq la più adatta siRt<'mazion<· in costruzioni che si svilnppc•ranno sul lato nord-ovPst. Qu€'sta, rapidissima Yisionc panoramica, dt>l nuoYo istituto non può dare che una idea affatto somma.ria dt;Jla :wa grandiosità, improntata alla. più armonica ed efficiente utilizzazione e connt'l:ISionP cki Locali di ri conro (' deg l'impianti per i vari scnizi. So si \'Oks:;(' :Wf>ndt•r(' in particolari, sar(•bbe molto utile' illufit·t·a.re coml' si siano ottenute le pih p c rspiC'at·i rPalizzazioni nell'a~:sc·tto conft>rito alle varie specialiHb, S<'rvitc <i<"L snppPilt'ttili teeniche e da macchinari riRpondenti agli ultimi portati delle scienze mediche e d('Ua Ìlt~«'gn<•rh~ <' mC?ccauica sanitaria, in modo che mtlla manchi a quanto o<Torre Pt'r le indagini diagnostiche e le applicazioni t(•raJleuti(·hc, pw· <'li>~t> ndo:-; i diligf'ntc·menh• e fino allo scrupolo contènutc lo spese nt'.lla piil accorta sobri.-t~~- Tutto ciò sarà in St'gu.ito og-gPtt.o di um\ pnbblieazione illulit rata.

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OSPEDALE MILIT \.RE DI M IL ~~ O (..>

( Pinnirnctriu generale: Rapp. l: 4000) !'(

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26. - O:tsot·rnctt.a turcrmlorl por f.nrottivi o !l<·uott.nlllc· no lnfettJvl.

2i. - Stabilimento ppr d Ulln·

teldone.

28. - PadlgUono mor t uarlo. :!0, - Roparto por lnfctUv l .

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La cerimonia inaugurale.

La in au~urazi o n e è fi:t-;ata. pt•r lt· or <' 16. );"ell"atriu d t'Il 'o1;pNlale sono ad attPlltlere lt' auturiti\. il clirl'tton• ~('Ju>rn le cl1·lla :;auiti\. militare, tenen t~ gPnerale meclieo "Gmbt•tto Ri nt, i g1•nerali nw!lici Trova.nelli 1 Giannazza 1 ;\laRsarotti, Grixor1i, i coloòrwlli medici Gentili, )Jarc•n_go, Bcrnarçli, GillonP, d in•ttori di sanità. risJwtth"arw:nte (h•i Coqti cl '.A rmata di ?!filano, Alessandria, Verona. e Bologna. il coloonl'llo nw!lico P a d,t, il colomwllo r·himico fannaci!ìta :::ìuzzi, i clirPttori dc•gli O!o;JW(lali militari di Piaeeuza, di Brescia, di Parma ed nn folto :-;ruppo di aHri uffìc·iali nwdici di ogni g rado in servizio ed in congPdo. I gt'nerali tnPdici, ch e già furono a ca po cld Corpo Sa nitario militar<', :';. E . l<'<•t'féro eli CavaUt'rlPo·nt•, gr. uri. DC'lla. Yalle t' comm. Calega ri , dolent i di non potl'l' 1wrsona lmt·ntP intf>ITt•nil't> 1 aw·nmo io>iate loTo ft·rYide aclesioni. AveYa anche aderito con un nobilf' telegramma il t eneut(\ generale medico )lontana.ri , nostro venerando d<>cano, al quale il din·t torc generale aveva ill\i<lto, nell'o('casione, il saluto memor e e rivert:'ntt> della, Sanità milittne. n rice•·inwnto ed il ('(' l'imoni;llc sono r<>golati dal dil'l•ttore dcll'osp('clale, tenente colonnello medico Innnizzotto, il quale, coadiuYato attivamente dai suoi dipt>ndenti, h a saput o mettPre nèl migliore assetto l' isti tuto che fino a poco tentpo innanzi era. a.ncora un'opf'ro:;o canti(•re e lo ha prese ntato artisticanwntP orna to di fiori, di dra1lpi, di bandit·re. Quando, alle or<> 16 preci,w, accompag-na.to dn, S. B. il g(•nerale Ca ttaneo, Comall(la ute t1e1 Corp() ù 'Armata di J lilano, ghlllge S. E. il )linistro (Iella guerra gf'nt>I'ale Ga zzcra, sono già COliYPnute tutte le alte atitorit~ militari t' civili della, pro>iucia c d(•ll a città di }Iilano c le piit spi cea t~ personaUt:'t. del mondo polit ico e del ceto m Nlico. Poco dopo fa il s uo ingrer;so S. A. R. AtlallJNto t)i Savoia., Duca di E('r~a mo. La Cf'lehrazione h:t inizio con 1:1 b(·n~·<lizion(' impa rtita da S. E. ) Jouxignor Bartolomasi, Arcivt'scovo ordinario milit are, da un picc·olo altare posto nE> l mPzzo d t> l vasto cor tile d 'onon•, prospicPnte al palazzo d<·lla direzione, fra i porticati e le terrazze dPi primi pl'ldi~li o ui, <li dov<> pollsono assistere am·he i rirovt•rati e !t• suon•. A lla funzione rcli:.!i o:sa :ilfoni\ignor A r C'iw>;covo fa seguir.- nn brenl discorso, dict•udo con alata parola dPl1' erois mo e dt•lla Jlietà. della Sa n it à. militan • <'d esalt.ando le nuove fortune <Iella. P atria nostra, fina lm entP risorta grand<' e forte. D.i poi il Princivc, il ~linis t ro e tutto l'cccezionalt> elcttu cortqrgio d j a tftol'ità. e d'im·itati si dirigono ver:;o l'ala. ct'ntrak <1<•1 portico, on era st.to tt·asportato <' dt•gnamrntc ricompoxto il montmw nto <LÌ medici milan('si ca dut i in g twrra, <'hl• già frP~iaYa la. H<'C'.ltia Sl'clc di S. Ambrogio. Vicino ad esso è ina ug urat a. un'artistica lampada \otha.; offerta dagli uffi(·iali dl'll'ospedalc E' n<'llo stesso luogo. che è come il sn('rario del nuovo i!>ltit uto, sono pronuntia ti i ò i ~";c·o rlii. Primo a parlart> è> il dire ttort• g(•neralt> dt·lla Sanità mjlitart>. E!.\'li esordiscE>. dicendo c he, C'OIIw m •gli <tll'ri anni dell'<'ra. uuon1 . ht fatidica. ri<}orrenza drll'a.vvcnto dd fasc.i non :wrve di orc.a:-;ione a l:itt>rHi eompiacenzo commemorativt', ma coincido sign ificatiYa nwntt> con la r ass<.>gna dello opcn• compiut(• e vale a r iconol:!t'<'T'<' non t<tntN i1 cammino


572

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OSPEDA LE Dr MiLANO

fatic·o,;a 1111·11 te pt·reor:;u, q nanto le a~pre vie dl'll'a •n•nire, nella marcia. in<.:<':~,:ant l' tlì tntto il popolo italiano wrso il nuo•o grande destino S<·-

g-nah>gli dal Durt: ~ ulla :;<·ia luminosa dPila sua storia, millcnaria., maestm t l i <·i ,·il t ~~ nel monclo. cc ~di'orci in<' dei va.! ori c:! w <·ondiziouano l'alie<•nsionc nazionale - sog1.d tmgt\ l'oratore - primo si è ,·oluto porre ·u Yigorc fisico della razza, rornanam<•nt'l' rih·nrprata a. virili andaeie ndlt• nobili art i delle Armi, cbe Kempr<' furono pr·(•sidio m'Ct>ssario t0 ci inùt-fettibile d 'ogni progresso e di ogni c·onctnista. In quh;to campo alla ~anità militare è riservato un posto eli ~mnclc• onor<• <' di somma rc·~pou:~abi lità, Pssendole commt•S:%~ la tutela sanitaria ccl il!it·nkrL dc·lla, gagliarda g-ioYinC'zza che si aVYicenda nelle file clPil'E;wreito. ::->u tanht riedwzt-a. umana essa. vig-iJa con trepido amore e con i piì1 sapimti ac·corginH'nti t(·cni<;i d1·U~ scit>nze moderne, contro le rninaC'C i<> che iu~ i rliano la Yita e la salutt:> nella collettività militare-. cc Con l'orgoglio di sen·irP al -potPnziamento delle forze armate della Patria , il Corpo Sa.nita1·io militare è irrPsistibilruente sospinto verso una :;crnpre mu~gior<' prrff'ttibilità dei propri impin-nt.i t<'enici, percbè essi siano, in ~>spcrte m ui, strumenti adeguati dellil più effiMce difesa cont ro le malattie e mez:r.i g-c1~ erosi di conforto e di cura per i so:fferenti nonchò di sapit>nti indagini nelle inYestigazioni molteplici, chimiche, microscopiclw, biologicht•, bior·bimi<'be, WllOrali, ra<liologichc, como possono essere c·ompiute Jll'gli st~"tbilimcnti nwglio attrezzati. cc Con questo grandio;;o istit uto che oggi, all'augusta presenza di V . .A. R., si inaugura. sotto i migliori auspici, noi consegui~•mo ndla nostra organizzltziouc oSp(•d,~li(·ra nn progresso che ci riporta in prima linea, nella ga.r~t :;osteuuta, con la più sana emulazione, per essere sempre all'altezza del movimento tecnico-1wientifìco moderno, e ma-i sa.remo paghi nel ferddo proposito di mantenere noi e la, nostra attrezzatma pari ai difficili compiti che ci sono assegnati nel tempo della pace e alle giga.ntesche visioni della, gnerra. << Per qua,nto pii1 efficienti sono i nostri sta,bilimcnti, altrettanto piil robusto è il telaio intorno al quale tornerebbero a ra,ccogliersi ed· inquadrar::;i t utte l<> forze sanitariH del Pae>sC', quando la Patria dovesse ancora chiama.rle. N<'lla. grande campagna, ndlu imprese coloniali e in pubbliche calamità, ogni nostra azione ha avuto sempre principio dai nostri istituti o~pedalieri, elle sono i gangli vitali di tutto il nostro sistema organizzativo. Essi sono la pa.lt'iìtra educati va 1wr il personale, che vi si forma e vi si a.tlcna nC'Ilc diverse speeializzazionii sono essi che conservano il materiale rli mobilitazione, nmntent·nùosi potenzialmente sempre pronti ad" ogni bisoguo improvviso, che debba far Rorgere le preordinat<' complesse tbrmar.ioni campHll. c< N t'Ile guerre modt•rne, cbe sono guerre di popoli, è in gioco tutta la po tPnzn d 'ogni nazione e ai supremi fini dPlla vittoria occorre convogliare e disciplinare le i'par::;e Nwrgit• in tutti i campi d 'azione. La Sanità milit:m•, a sua ,·olta, rlp,-e :;npc•r ra('cogli<·r<" nella più proficua utilizza.ziom~ tutto il c·Pto mc·di<'o naziomtle ed ogni fli:.;ponibilità di materiali, per propor;\Ìona l'li e ri YOlgt>rli alla, Y;ì lorizzRzionH c Hlla difesa. del più derisivo [n.t toJ'<' di f>n<·<·<':>so, <'Ome è qut'llo nmano. L e titaniche battag-lie ingaggia.t<> l' ·..-int<' ~ul f•mtt· s,mitario JH·IIa piil grande gtwrra che mai sia stata com1


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l L XOSTRO :-;l;0 \'0 OSI'P.OAl,E 01 )!ILA::-< O

battu ta fra gli uomini, furono po;;~> ibili solta nto per l'armcmi<-o, tl'111IJl's t.ivo l.' clnttil<' impiPgo Ili t11ttP l<~ ri:;1·1Tt' nw cli <'lw: c·o:;ì furo no dPbe>llab' le l.'piilE'mi<· elw in o~ni tc•mpo a><•Yano ftml'state lP armat<' in <·a.mpo <' che non m a nc·arono di prt'M'nt a rsi minac·f'iosc>, p n·tHlc>ndo vieclP soltanto 1;qdi <'.~l·rciti poco pr<:' parati, taltmo d <·i ctuali fu ù ;~ t'f>so tranJlto ancora prin.Hl· che dn.lll.' armi nemic·hP. « :Soi c1nnq tl<' c i ronsicl<'ria m o eome la seolta >igilt> e P<' l'llH\BC'lltl' ili tutta, la ehtssP sanitaria, IWillpn· pronta. a. ri to rna n ' sotto il nostro bianco gaguanktto cla.lla r os:;a <.:ro(·e e dagti az;r,uni S(').{llÌ dd \·al ori', eonqui:-:ta t i in !!<'m'rosa. gara, n<·lla di'vota. dP<IizionE' di tut.ti e od :;angu inoi!O sacrificio <li molti. « P er tali SPutinwuti io <·ontc•mplo q twsta, gmndP llllità, clH' fa onore ai suoi :t r tdici e tlw Yi<·ne :Hl arricch ire il patrimonio dl'llct Sau i tà m ilitar<', <'Oli lo strsso ~ pirito di un c:tpitano da~ 0:5servi le sue sch it'J't· nt'l mig liore a:;1wtto pt.~r unovi , forbiti, <'fl icaci <1 1'11H1!1H'nti~ <' <·on l a :;t<':-;~a <·mo-

zione con eui ~ i n~dn• bhr. :;c·t·ncl<·rt> nt'l rnarc• nna lllHlV <t p otPn t t• ua ,·p <la, gurrra. cc Q <w i \"Ìt>ll <lat;t in ctp]n~a C'Onsr<rJUl al clirl'tton' c acri i utlkiali (11'1l'ospP<lalt· militar<' di )lilauo un'opl'I'<t >NanwntE> granclt>, the lo i::;tato ba, voluto dNlicarc, cou gr:n·e diRlJ<'!Hi io, alla ,;aiuti' dei suoi armati <·ILe lo :-wr~ouo in q Ul:'sta. glorios;L JnPtropoli lo m ba rd;J, nrlla q na lr "i v ono le piit ft:'n'ide attiY ità na1-ionali «La Sanità. militctre, udht lt·tizi;t di qiH·;;ta g ioiosa t avpa d <'l suo arrlu<;> cammino, è b r n sirura clw la s mt opNa saprà N;Sl'n' <l<•J!na rle lle sollec it udini d1'l Govc·rno Xazionale e di S . B. il )finistro d<·lhL guerra. p•·r i fig li del popolo chiamati alle h a n rlic•rc. I nuo,·i mPzzi <·be le :;i a.ffirl:mo l:lill'anno, eomo S<'m1m·, p ortati a \l n, m assima <·nvacità eli n' Jtdiuwnto fhtlla opt.>r osità fatt.iYa t' sapit•n tc tlr i noiìtri ufliciali, }Wl' l'onort' dt•l Cùq>o Sanitario, nella cl1iara romprl'Ih;ionc d el <'ontenuto etico e militare d ell 'alt o còmpito a(l <•ii;;o d emandato e ch·l flon•m morale Yerso l<' stes~tl farni1!lie italiane, 11re7.io::;i 11nelr i bas ila ri <klht uo:;t,·a, sana (·om pa~i n e socialr, c·h< ' ron;;acrano i loro :fi ~ li al cul to r alla dift•,;a. ll<•lla P atria 11, Pn•n<le poi la p:twla il clin·ttorr rlc•ll'o;.;v<·cla lL·, h 'lH·ntc> col oum·llo medico Iannizzotto, c·hp rieYoc~a la f;t.oria th•l vt•ccbio mqw<lalt-' di S . Ambrogio, il quale nell'u ltima. eampal!na f 11 il nucleo p rin r ipale e direttivo ili una grandio;;a or~ a n izzaziont> ospt•dnl ic•ra, che, nella. città e n t.> l terri torio dh"isionalE', ra~~:: iun~e llll <t d illponibilità. complc~ s~ iva di oltre t r entamila lr t t i. . « È quel5t <t ht vi<·Poda piit n·t·t·ntt.> e fra lP piit not(' \'Oli - dice il Dirl'ttore - nella storia SPc.olarP dPLI'autico ronv<·nto, che tiu dai tempi di Carlo :Jla~no, con i Benf'dettini, fu edrbrc per opere e propaganda di ci• viltà e eli fede. E iisO 110i v ide i fa~ ti dPila sii!noria Sforzel5ea , sotto la. quale, per il genio eli Bramant<' <>per volerP rli Ludovi<:o il .\Ioro 1 aswn:>e lc' gghldre forme architet toniche nei suoi chiostri. n<·ll<' sne s<:alc, e uci suoi saloni, (' alla lure del rinascimento si adornò di prP~iati dipinti, cont inuando nt'lla s ua missione coi m onaci Cist ereen:;i che Dt> frccro un luminoso faro di alta cnlhua classica c >i ospit.arono rt>galnwnt<' P a1)i <'<1 Jrnprratori. Con ,....,...

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:Kapolcone la vita c il ln>!tro ch-I C't• nobio C!·~sarouo ad un tratto, quanrlo


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OSPI;: OALE D l MILA::>O

erano twl piPno spl,•n jlore e da allora il Convento fu cambiato in Ospf.'dale con amws:-;p ~:knol l' JWB' medici e chirurgi militari. twllP quali iniwgnarono illustri ~Iaestri d<·L tempo, come il Rasori e I'A~:;a lini. Il capace edificio ebbe analotra d<·l>tina.zioue ospeda.Liera anche sotto la nt'fasta dominazion~ austriaca, ùurante La q uale furono arrecati i pHt gravi affronti al fabbri cato, 1'\0ttovoi'ito a. m:momissioni <l'ogni genere.. ~cl 1848 finalmente !"ospedale d iven ne per la prima. volta italia-no, pa~S:;a.ndo a l governo provvisorio dl>lla città, dopo clH•, con le sue gloriost> Cinque Giorua,te, i\Iilano ebbe ca,ct'iati gli a.ustrincci. )l'e assunse allora la direzione Agostino Bertani, insi:we medico e p~~triotta <~ vi prestarono opera. volontaria medici cittadini, fino a quando, dopo pochi mesi, l'oppressore ebbe ancora ragioo.e dt>ll 'eroica riscossa. J.\'l a nel 1859 g li austriaci, ba.ttuti a Dlontebello, Palrstro e Magenta, ripassarono l'Adda, lasciando l'ospedale di S. Ambrog-io ricoltno dei loro numerosi feriti ed ammalati, che ne occupavano ogni angolo e che furono geuerosamcnt(' assistiti dai nostri sanitari sotto la direzione del p rofest;ore Gaetano Strambio. •< D a allora l 'iRtituto < mtrò nelle norma.li attività. della Sa,uità mil itare italiana, eh<', eorne già ho accennato, dopo oltre mezzo secolo, doveYa organizzard uno d<'i sttoi più podc•rosi organismi nella ultima guerra vittoriosa contro lo stesso secolare nemico, finalmente e definitivament-e annientato ''· L'oratore quindi ril'voca eou commosse parole l'a.lto significato ct:lebrativo del monumento a.i me(lici milanE>si caduti in guerra, alla cui memoria. dedica, in raccolta devozione, la bella face votiva e, ispirato a tanto esempio ed alle gloriose tradizioni del suo istituto, giura nel nome stiO e dei suoi ufficiali che sapranno es:;ere ben degni di così nobile retaggio.

IL DISCORSO DI S. E. IL MINISTRO DELLA GUERRA. << Altezza R eale, Eccellen ze, Signori U fficiali, Signori. << Alla semplici-tà · della funzi one d'oggi conferisce singolare

• prestigio la presenza Augusta di S. A. R . il Duca di Bergamo, che si è compiaciuto di porgere, così, il Suo augurale auspicio all'opera della S anità. militare. << L'apertura di questo moderno ospedale non è d'altronde fatto circoscritto, ma. parte e indice di quel profondo rinnovamento spirituale e materiale che s'inquadra e si sviluppa parallelo in tutto l'Esercito ed in tutto il Paese. <( Oggi, insieme a noi, in ogni parte d'Italia cerimonie simili a questa, anzi pari ad essa nell' utilità del fi.ne, attestano l'opera del R egime che penetra, vivificandola, in ogni branca della vita e dell' attività sociale. Sforzo quotidiano e senza. sosta, che appare ancor p i ù mirabile se raffrontato alla. dura crisi economica che oggi prem.e da ogni lato; .<-fo rzo che solo è possibile per il potente impulso di.


IL :\ OSTRO NUOVO OSP EDALE D I )l lLA...'-"0

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S. E., il Capo del Governo e per la volontà fedelmente protesa di quanti Lo assecondano. « JVIa la cerimoni.a d'oggi mi consente di assolvere ad un compito veramente gradito: quello di confermare al Corpo sanitario come il Governo conosca e valuti, a pieno, l'opera sua ed il suo contributo alla saldezza, spirituale e fisica dell'Esercito. « Il soldato dona le sue fresche energie, in pace ed in guerra, tanto più volentieri in quanto sa che, quand'esse siano intaccate o menomate dal male, è pror~ta l'assistenza affettuosa ed esperta, poggiata su mezzi adatti e copiosi. Certezza questa di alto valore, perchè assicura non solo l'integrità fisica del soldato, ma, insieme, quella morale ancor più necessaria. Ed il Corpo sanitario militare, che quelle cure appresta e prodiga, è pari all'impresa. « Mi piace di riconoscere qui, con salda convinzione, che· i medici militari riuniscono in efficace equilibrio le tre qualità essenziali. Prima: la scienza, che essi coltivano con operoso zelo, mantenendo intimo contatto col progredire degli studi nelle cliniche, nei laboratori, nelle università e nei congressi. Seconda: il cameratismo, che anela al sacrificio, qual'è raffigurato in felice sintesi nelle parole che adornano il monumento della Scuola di Sanità di Firenze: Per serbare in vita i fratelli, hai sprez.zato il dono della vita; o pietà somma, degna di Dio! Terza: Il coraggin personale: perchè, soldato fra i soldati, il nostro medico palpita della stessa nostra vita, vibra della stessa nostra fede, divide uguali pericoli e glorie. « E ciascuno di questi fattori trova appoggio e stimolo nella tradizione: dal piemontese Riberi al veneto Cortese; dal Palasciano partenopeo al Baro.ffio milanese; dal salernitano Imbriaco al ver· cellese Laghi, dal pavese Bottini al palermitano Albanese; scienziati ed organizzatori insigni hanno procurato fama al nostro Corpo sanitario. cc E di scienza, di cameratismo e di valore parlano, vicini ed eloquenti, risultati e glorie della guerra. Glorie e meriti, che, pur ·contenuti nella freddezza delle cifre, ricevono tuttavia da esse chiara testimonianza; ne cito alcune in onore del Corpo, che ne è fiero: 720 medici morti in: guerra, di cui 400 caduti in combattimento; 255 medaglie d'argento, 1164 medaglie di bronzo al valore, 1900 fra croci di guerra al valore ed encomi solenni, rispetto a 18.000 ufficiali medici, con largo apporto di richiamati dal congedo. « Si sappia infine che ben 2.430.000 feriti o malati sono stati curati e restitu.iti all'Esercito dalla organizzazione Sanitaria


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JL ~OSTRO ~UOVO OSPEDALE DJ :mL., ::-<0

militare vali damente aiutata dalle benemerite organizzazioni sorelle della Croce Rossa e del Sovrano militare Ordine di Malta. « Opera verarnente grande che ci dà, con la misura del lavoro compiuto, anche l'ammonimento per quello da compiere nel campo della preparazione. Ed a questo, posso dirlo con fierezza, si attende con ogni impegno e con fervore d'opere ed il Corpo sanitario dedica ad esso tutta la sua fede, tutta la sua attività. « Ma l'opera della Sanità militare non è ancora tutta qui. V 'ha ben altro! I Comandanti hanno nel medico, più che un consltlente nel campo strettamente tecnico, un. collaboratore nel vasto campo morale; perchè il medico militare non dà soltanto diagnosi e cure o fredde statistiche sanitarie. Egli, attraverso le miserie della carne sofferente, at.tra·verso il lenito dolore, scend-e a fondo dell'a1timo del soldato e ne fa vibrare i sentimenti più nobili: dà indi.cazioni preziose sullo sforzo individuale o collettivo da chiedere o da evitare; fa indirizzare i reparti ad un alto rendimento spirituale e fisico. « I n una parola, l'ufficiale medico è leva del Comando, leva sulla quale, fino al vertice della gerarchia, fa assegnamento, sicuro e pieno, ogni Capo . « Io p er il primo: si che m.i è ben grato oggi, co1ne 111inistro responsabile, porgere ·vivo elogio ed esprimere al Corpo sanitario militare fiducia e simpatia )).

n discorso di S. E . H Ministro non può ammettere l'irriverenza di un commf'nto. Es;-;o va. mC'ditato nel s uo profondo contenuto. L 'irrefrenabile SE'Ui\O di orgogliosa. f\Od(lisfaziom' che pnò d<'rivarci per l'alto riconoscimento

ch'i m<·rit i ddla. Sn.uità militare dPve soltanto servirei a moltiplicare fattiYanwnte i nof\tri propositi di sempre maggiore eleva.tezza per mantenerei 1lPgni di co!lì lnsinghient rstima.zione. La g iornata milanPse rimarrà nwmorabHe nei nostri a.nnali: nel con segnarci ht pii1 bdht e munit.a unità. ch e possediamo, la bcnevolenz~t del nostro Miui>;t.ro ha voluto conferirci, col Suo elogio, il piì1 gra.ndc premio a cni pot c~s imo aspirare. La nostra >igile coscienza non se ne acqtùeta per il dovere compiuto, ma ne sente vivo lo sprone per agognare a più .- alte <'<1 a~prc mct(', come è ndlo spirito dei tempi nuovi r come dE'VC! essere twl nostro trnace ...-olprr.


XXXV II CONGR ESSO DELL A SOCIETÀ I TALL-\J.~A DI :MEDICI NA I NT ERNA

RAPPORTI FRA MALARIA E TUBERCOLOSI Relazione al Congresso del tenente cùlon.ne llo medico Virginio De Bernardinis

n 18 ottobrP a Bari, ndla S<~l a .ilei TÌ\:CYirttl'Jlti tll·l})<th1ZZO tomnnale, fu tt'nuta la. seduta inaugura.lc dt>:;di annuali Congr<'ssi <lt'lle So<:i<'tà italiane di medicina intt'rna e di chirurg ia. Alla cerimonia partt·ciparono le alt<· :1utorità <:ittarliw~. la. maggior p arte dci dir<'ttori delle clini<:he uni n•r;;ita rit' del Hcgno <'o n nn larg-o seguito di aiuti <' di asiiistf'nti, numl:'rosi ;;~imi a ltri congre~;sist i e tma rappn:;;entanza della ~anità milit.an·. D opo 1ma smagliante orazione del (;ommi:ssario dd Comnn<·, tommend<~.tore \T('lla, pronunciarono applauditi discorsi il Rettore ~ Lagnific·o prof. 2\Iariaui ed i proff. Gallli c Rig lwtti, prt•;;itlt·nti dt!i coruitati ordin:tturi dei due congressi. Sf'guì il maggiore g<'nt•ralc mNlico BPrnu<'C·i dr<' porse un fervido saluto augnrale ag-l'illw;tri mae~tri e a. tutti i eonn·uuti, p er parte del Corpo SanitaJ·io militare, che si s<•ntinl onorato dt'll. indto a partecipare ai lavori della dotta Asst>m hl<·:'t. L 'oratore rieordò la graudio,;a opera prestata, in nobile gara di sacrific:io e di ch>diziouP, dai medici militari e civili u cllil gratule gn<'rra vittoriosa, rilevando l'importanza delhl oontimtità di qul:'sta collabomzione nel campo clt•lle discipline meùi<'lw, per la tutela dE'Ila sa lutP della tior«'ntu g iovinPzza, italiana che s ·avvié\'llcla n elle file dell 'Esercito. L<' parole del Gt•m•rale furono coronate da, tma gr;tntk a.ccla mazione. Si levò poi a l>a.rlttre il S<·u:\torc prof. Edoardo ){ara.gliano, Pr·c:;idente della Società Ita.liana di nH'ùieia iutPrna . Egli non era am:ora, !:iorto i n piedi, che l'adunanza scatt.ò unanim<' in una cornmovt>ntl' manifestaz ione di simpatia che si rinnovò al termine del rn .... r aviglioso discorso, col qua.le furono ricYocatc lP glorie <'tl i rPcenti lutti ddla Clini l'a italiana nf'i nomi di Bacct' lli e Forla.nini e rh Vittorio Ascoli o Gionm Batti;;ta Qu<~ irolo. n ~Ia,(•stro poi dh;se <h•ll 'attività. :st·mpre cn·scent<' dei vct.ri ccntt·i di studio d e lla. "Sa.z ione e d<•gl'int(•re:;sant.i contributi portati, nt>l programma del Congresso, a tutte h.· branche della. patologia e della cliuica e specialm e nte alla malaria, alla tubercoloRi e al cancro clw Tappresentano le ca lamità. più impressionanti, onde è insidiata La razza, e che assillano Popolo e GoYerno. I nfine il prof. Al<'ssandri, PresideutP della Società Italiana di c h iruTght, quale ultimo applauditissimo oratore, did1iarò aperti i Cong r essi nel nome augusto del Re. I lavori incominciarono alle ore 15 dl•llo stesso giorno nelle aule delle c liniche dell'Ateneo Pugliese. Per il Cougr<'sso chirurgico rift'riscE~, a partP, il colonne.llo medico prof. Caccia, vie~ prc;;idente (l\•lla SociPti"~ Italiana di chirurg ia. Il congresso menico si svolse S(•condo il pr ogramma r lle già annunciammo. Il prof. Zoja fu n •latore del primo tema. sn Il rliabl'te e il prof. Omodei


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XXX\'11 CO~(.;DESSO DELLA SOCIETÀ lT.U.TA::-.'A ECC.

l';m·ini d''l ~N:oudo su Le modalità eli origine e (li, ewlnzione cli-nica della t1tbercolosi 7)0/monarr. li t\:'rzo ttma su la Poncreatite acut.a. e cronica fu trattato in commH· con la Società eli chirurgia. su rela.zione del prof. Gasba.rrini. ;\ ell'impossiuilità eli rìn!lsurucre in poche pagine le poderos(l relazioni utlìciali, Jp eiC'nll l' di:-;cussioni che ne St>guirono con la participazione dei piit (•mim•uti clinici, e le centinaia di interessant.i comunicazioni sui pilt di>,~r:;i argomenti. ci limitiamo a riferire stilla tratt.a.zione del quarto t,l•ma, affidato alla Sanit à 1\lilitarc, sn.i Rapporti fra m.ala.ria, e t1tbacolos-i, :;volto dal tenente coloruwllo medico Virgin.io De Bcrnardinis nella seduta dPl 21 ottobre. P er la. circostanza il Senatore prof. Maragliano volle cedere la presi(lt>nza a.l generai<· medico Bcrnucci, che rivolse parole di omaggio all'in· signe i\Ia.(•st.ro, alla Società Italiana di medicina interna e alla terra di Bari, ricorda.ndo di questa un figlio che le fece tanto onore, il tenent-e gt•m•rale m<:'dico prof. Lorenzo Bonomo. Quindi il relatore fece la sua esposizione con un ria~;sunto della memoria a stampa (l ), della quale qui riportiamo l'ultimo capitolo (pag. 135 e segg.) .

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RIEPU..OGO E COKCLuSIONI. Le conclusioni da trarre dalla mia complessa disamina non possono costituiJ'Si se non delle deduzioni che scaturiscono da ciascun gruppo di ricerche, che qui è bene considera.re negli aspetti d'insieme con un brevissimo riepilogo. Delle argomentazioni addotte a favore dell'antagonismo fra malaria e tubercolosi, alcune hanno soltanto un valore storico o forse anche di semplice curiosità storic~L e di esse qui non può essere tennto conto. Del resto di molte antiche osservazioni epidemiologiche, basate su fenomeni intravisti pn•sso popolazioni vergini aUa tubereolosi, il tempo e le dott.rine di SANARELLI banno già fatta giustizia. Si dimostrano poi, anche per altre considerazioni, prive di interesse pratico le scgnala.zioni precedenti a.lle scoperte di LAVERAN e di Koca sugli ag<•nti sprcifki deliP due infezioni. Invcro nella questii.one dci rapporti fra malaria e tubercolosi non è stat.a mai sostenuta l'idea di un antagonismo assoluto, questo inteso nel senso di ROKITANSKY, per cui una determinata malattia possa apportare specifiche modificazioni dello stato generale>, cioè della crasi, si da .im})(ldire l 'attecchimento ad un'altra malattia ili Cl'asi ovposta.. Si è invece discusso esclusiva.mente su un antagonismo condizionato, alia maniera di B01JDIN, SPCondo ctù, nel nostro c:iso, la. mala.r ia conferir ebbe una maggiol'e immunità verso la t.ubercolosi. Kon C'Sclusa dunque la convivenza dt>lle due infezioni, dimostratasi in fH'gnito , in mille prove, possibile nel più a.ttivo rigoglio dell<! due forme, ba:-:;ta prender<' Roltanto in esame i punti di vista degli autori moderni e i clocuJHC'nti da. loro atldotti a sostC'gno dei contrastanti convincimf'nti su una b<:n(·tìra, maldka o incWtt•rente azione della malari~ verso la tub(•rcolol)i. (l) V. IH; IH: n:>:,,f<lol;<h . -fla}lporli fra mr:ICtriac ltdJercolosi. Editore Llllgl Pozzi , Roma.


X~X\"ll COXG RESSO Dl~l,LA SOC"IE"t ,\

ITAl.JA:s-A B tf'.

Ai dati statistici addoliti a sost<•gno ckll"una o dell"altra di quPstP tc·si io po:;so agJrinngert' o contrapporre· qu('lli riportati nella mia n ..lazione. La tubercolosi nel mondo è varianwute diffusa, però, in gencrP, in ma)!)!iorc e non minore misura ndle zone mala.tiche, a mt•no clw non Yi roucorrano fattori intrinseci al modo di propa.g arsi e svolgt·rsi della infezione t.nbl'rcolare prPtjSO popolazioni, razze e soggPt.ti in vario grado immunizzati verso di essa e più o meno esposti per condizioni di vita P d ';amhiPntP. Tn F.nrnpa lP quotP lliil bl'\SSP di mortalità. per tubercolosi sono quelle di p}te~i poco malariei, comt' la Danimarca e l'I nghilterra. ed innce le proporzioni più aHe sono toccate proprio là dove domina l'infezione palustre, come in Bulgaria Nl in Grceia. ~elht ~-orvegia, ove non esiste malaria, si muore per tubercolosi as~;ai meno che in J ugoslavia. La mortalitìt rilevata in Italia è quasi l'quivalente a qut·lla della Svezia c della Svizzera, che rispetto alla malaria si trovano in condizioni ben diverse~ dali~> nostre. Nelle aJtr(' parti d('l mondo sono r ilevati coefficienti alti nelle Indie e nelle n' pubbliche del C<>ntro America, fiagl.'llate dalla malaria; compa.l ·ativamente muoiono di tisi molto meno persone nel Canadà, assai poco ma.larico. In Algeri, ovc, dopo la eonquista. francese, si era radicata l'idea dell'antagonismo per la gra.vis8ima diffusione della mala.ria e la quasi assenza della tubercolosi, il coefficiente di mortalità per questa mala.ttia ora raggilmge massime altezze, sorpassate soltanto da città> del Brasile e del Per h, paesi an cb 'essi ma larici. ~r l'Italia, snlla scorta delle statistiche riportate, ho già osservato che in Sardegna, nel 1927 furono d~.>nuuciati 72.198 casi di malaria, cifra di gran lunga superiore a quella delle altre zone malariche del Regno, Pppure si ebbe un coefficiente di mor talità per tubercolosi polmonar(l di 144,7 per Ct>utomila abit.anti, il secondo in ordine ili elevatezza fra le vari<~ regioni . Ben vero che dai dat.i per il 1925, in cifre assolute, ristùta che qu1lcJ1e provincia, poco o punto malari<>a, toccò un numero massimo di morti per tubercolosi, ma., per Psempio, Sondrio, senza malaria, cbbn la minima quota, di 157 morti, ment.re Lecce malarieissima (come allora era. costituita la provincia) ne ebbe 785, e cioè in proporzione quasi equ.ivalent<~ rispt>tto al diverso numl!.ro di abitant.i. La vecchia provincia di Cagliari, poi, che a.veva distanziate tutte le altre con i suoi 78.642 easi di malaria e 548 morti per ma'aria e cachessia palustre, pure (\bbe 869 morti per tubercolosi polmonare, oecupando uno dei primi post.i a,ncbc per quPsto ragguaglio assoluto. · )iell'eser cito franc<'se, nel quinquennio 1924-19i8, ~;i ebbe tma morbilit~ per tubercolosi del 2,78 per mille ueUI:' truppe del territorio, ment.re n<•llc armate di Tunisia e d 'Algt•ria il coeffici<'nte fu rispct.tivamente del 3,~.W c 3,34 pèr mille. A queste cifre la morbilità per malaria corrisponde in proporzioni nettameut<' e di gran hmga divl~rse : 2,66 per mille in Fra.ncia,, 42,1 per mille in Algeria e Ttmisia. L 'armat.a del Reno, im· mune da malaria, pur con un massimo di morbilità per tubcrcolosi, ('bl>e proporzionalment-e il minor numero dei morti, c la. piil alta mortalità si ebb<"' nell'armata del l\larocco, territorio malarico di piit rect' nte Nmq nista. Sell'esf'rcito it.aliano, n<>l1929, ft·a i militari provC'uienti dalla diYisionc di C;lgliari si t•bbrro eliminazioni, tt>mporarwP o d<>fmitiw, iu proporzione


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XXXYIJ CO~(:UES:>O DELLA SO(;IET.l. lTA-l.!A~A ECC.

el,·ID1 ,5i per mille, pt·t' forme tubercol:Hi, debolezza di costituzione e ùl'fìril·nza dC'\ pNirnetro toracico. Per la dhisionc eli Torino, senza malaria,

tale quot ~1 fu !lei 4,53 pt'r millP. Anche per i g iovani provenien t i da altri tNritori di Yisionali rna.Jariri, complt•:;t;ivamente e part icolarmente, si l'bb<>ro, in (!PIH'l'<', t'·liminaz ioni in 11roporzioni molto ::;uperiori a. quelle vt•rific-at<•:;i })l'l' tc'rritori immnni da màlaria . Qtl('sti es(•mpi, nrcC'r;sarianwntc limita.tis,;imi in confronto dE'i dati riportati m•lla rehìziotw, stanno a :;ignifi(-a,rc eh(: non solo nei territori mahtri<•i la t.uhercolol!·i vi può ("SS<'l'C pilt <liffnsa e avt>rvi un dl•corso più st>vl't'n, ma eue, conw più ampia.nwntP ho <limoi;tntto nl:'l mio st.udio, la. malaria. impO\'Pt'il'rt• la razzà, illlprimPndol«.> d<>viazionj co~titnzionalisticb<' fayon·voli alla diiitt,;ionl:' eh-Ila tulwrf'olosi. I o ho anclw cn:1luto opportuno di Piltenrkr•· ht mia r a:s:'leg:na alle int·erft>rNtZ(\ fr~L malaria., tulwrc·oloì'i t>d a ltl'P malatti~, ppr ricercu.re indiretti spgni inh•rnwcliari tlei rapporti fra lP òuc infPzioni. Ho rnf'RSO così in particolar<• riliPnl !P si ~ni fìcatiw si nistre• influenze> della malaria sulla polmonite Nl altri fatti di n ot.pvol\' intPn·sse. Xl·i confront-i tldla s ifilitk, quando essa si associ a,lla tubt'rcolosi, stqwrato il dannoso P p!"ricoloso ineontt·o rlelle rluc· malattie, può 1-'SRPrvi 1ma Ut'tta tenclPnza a lla. tib ro;;i, conw dimo:;tra.no si::~tot~rnatiche indagini

clinithe e radiologielw; ]Wl' la malaria invec-e non è possibile offrire a tal riguarrlo alc·una. attendiùi](• do<·mn<·ntaziotw. E;;st·nclo ben nota la :;[;n·or(-'\'OlP inl'h:H'nza ·<lei diab<·te sulla tubercolu:;i, occorrc• consi<lerart' r lw la malaria n('llr• SU!' f!lsi febbrili a.pporta una ipt' rg!ic('mia piit l'LP\·at.t di qtwlla c·hP può an•rsi in alt.rc• ft•bbri; a \O]tc• an~i detN·mimt uno ,:;tato Ili dirtbd<l tran;;itorio chi' )>uò anche per:;isterl:' Pd l'\' Oh, t•n·, ~ia pnr rtll'anwnt.P, V<'l'SO un vero dia.bPt-t~ . Oomnn'}ue la. malaria turbu <ll't·isa.m<•ntP pron·icli rquilihri nmorali, com(' quelli fra coiPsh,ri tH'mia P glic·Pmia., il rni rapporto ha tanta importanza n<>l corso d rlla tubt'rcolosi . La. ma.laria. interfc•rii'lf'l' r.un l::~ IPtl('.t>mia a.pJ)Ortanclo vist.os(' modifi -. <·azioni, sia. vure in mollo all:atto tnmsitorio, d el quadro ema,tolo~rieo, che già dOliO quale· hP arf·esl'o I<'bbrik lHIÒ JWrs illJ) rl'stituirsi alla norma; n t-ss un Sl'gno eli si m ili influrnZI' ch-Il::~, malaria. rispetto a lla tubercolosi. Vi sono auton•volissinw ammis:;ioni pPr un antagonismo, almeno couùiz.ionato, fra can('ro l' t.ub«.>rc:olosi, peTò, quando questi morbi t;Ì rombi nano con la m}llari.a, non lHl risultano dimost.mhili moclifìcazioni eli eor:;o. Xapol<•oue ~>hbt' t;utt'P tre le malattie, morì di cancro dello stotMtf·o H ali 'ant.opsia. furono ritro-vate lel\ioni tubercola.ri a.ntil"he <' rel'f'nti. La ma.lari <l., fra l'a.lt.ro, d<-'termina gravi alterazioni anatomiche e funzionali drlJf' ca.p ,;nle surrt'nali, t.auto eh(' sono perfino c1eRcritti casi dJ morbo di Addison di nat.m·a malarica.. AttPsa la normale etiologia. di questo morbo, può riten<'r;,;i (·hr la mala1·ia ne sia, favorf'ggiatrice. Io h o riportato a l riguardo un <'am di nostra osserva?.ione . La f<•bbrf' tifoide tt•ncl(' ad irubire la ma.Iaria, pl:'l'Ò nei rna.Ja.rici ua Ull <h: eorso piil gra ,·c. Etisa. di rado colpisce i eaehc.>ttici (' quasi m ai i cacb<>ttici malarici. PPr qm'sti ultimi non sono riuscito a met.tere insieme fatti P docunwnti c·hl" eonrproYino una similt' r<•siflt<•nza. alla tuber colosi. Rirmtn(~ l'autoi'P\Oli ~;; imll st•gnaluzimw di )f.\RCRIAFAVA e BIGNA~II, st•conclo ctt.i


XX~~·u l"OSGUF.:sSO DELLA i;OC IJo:TÀ LTALL-I.~A F.Cl'.

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la ca<:hessia nwlari<·a non disponehbe alla tu h1·r('olosi. la qual P in t'X:> i ~i o~sen-erPbbc• raranwntt·, st' mprt• twlla formct !><'lt•mtif'a afl'bbrilt'; ma molti clinwnti<·ano <'he questo rilil:'vo fu fatto ron 1•stn·uH' ri~;erYe, poi<·hè gli st.1·s::;i ..àutori sog-giun~~·,·ano ili non ·roh·r ali1·l'Hian· elw si trattas,;e di un fat.to costante e che 11' loro ossnnu:ionl era11o anrora troppo :-wanw p<'r perméttcrc di concludt'l'P <·lw la eac·lwxsia, ma.hnica c·onfPrissP una. rl'latiYa. immunità. contro la, tub<•r('olosi. LP Ti<:erche finora. PS!•gnite Jwlla. eoin('irlt•n7.a o 1Wi rapporti d1 ·1l1:' due in[ezioni sono assai ~cars<• e talune pri,-e 1li valon• ditnot-;trati,·o, rom<', JWt' e1wmpio quell~ dell'indiN• opsonieo contro il bat· illo di 1\:o('k, riH', in mano a.i SOli dut· autori C'IW finor a. l"llal'UlU S<ll-!1-!iata, ha. tlati ri;-;ultati cliamf'tr<llnwute opposti. Sono inveeP di ~rn1Hk importanza i risu.l1ati ott1•nuti ('On la cutirt>azione alh1 tuhc·rc·olina. Essa m·l eor:;o dt"lla 111ahnia aeuta e ct·onica, so gi à positi,·a, può ùiwuire lll'l[at i\a. e tornarP ad pss«'l'l' a!lf'Ol'<1. pusiti ,·a. dopo un ct•rt-o t1·mpo d ag-li t·pi:;odi ft>bbrili, o quando ~>inno lWil~> i­ bilrnC'nte modifieat<• 11-\ r.ondizioni g<•twrali dc·gl"infi'l'mi. Questo fPnonwno •\ stato descritto in modo inoppu~nabilt• da. al<·uui os1wrvatori in proporzioni f'levatis:im<> c>d a volt<' qnasi tot-alitariP. Yi è nn solo dis:>t·n7.i<'ntt>, cht- pNÒ si lascia, andare ad aleunP anuni:;s ioni pa.rziali , elle ;;<•rvono alnwno di indiretta con fprma. gc'n<"rica. Io, m·J bre\"issimo tt·mpo d i q u:lldu> nwse a:;s<•gnato a quC'Rto mio studio, sono rinseito a ra(·('OJ.di('J'P soltanto poche osservazioni al rigna.rdo. H o già rifPrito nPl (•orso dl·lla rPla7.ioue su tmdici infermi di malaria in fas«> atti,·a, eli cui diPei con cutirl'a7.ionP ne!!a.tiYa. In qn<'sti ultimi giorni sono pervenuti i ris ultati eli ric(•rdtC' cottdott.c all'ospedalt· militar<' ùi P<'rugi~ Sll altri settC' militari, colà l'irowrati per terzana. brnigna. primitiva., e su cui è stata prtttica.t.a la cutireazione dopo l'aeccrtamento Pnutt.ologieo; p~>r cinque si è a.vut·o r•sito rl<'gativo e per due positivo. 1\ei nostri casi non è dato per Ol'a conoscere il comportamento dl'll~ cutirer~zione dopo lP manift·stazioni malarieht•, ma. la stessa. altissima proporzionl' tki easi ili nt•gativit-à d<•ve far ri t(•nc'rr che quest,a Ria ~>tata indotta. dalla malaria. QuMe che sia il valore da attribuir!' alla cutireazion•' c comunque d ebba essere intt•so il fenomeno dell'all(.'orgia, il falto è c·he la malaria, det.crnlinando stati ili an!'rgia !' di ipoerg-ia, !:ii comporta. come il morbillo <'d altre malattie infetth-e che notoria.nwntt' dispongono alla. tubercolosi. ]'i nora, ment.re per ciaseuna dPlle due infezioni si sono condotti stnd i innumerevoli su ogni manifestazione vitaJP, pur<', udla eo111binazione varia. di Psse, tutto s'è limitato alle riCN'cbe ora ac(·<·nnate P a. qualcltc altra di minore importanza. Io mi son pro\-ato, <'on l'aiuto di t>~prrti collt'ghi, ad ampliare il ca.mpo di indagin<· , per t(•ntarr eli soqwPndt'l'f' cvl'ntuali fenomeni interferenziali nella intimità biologica,, biodliruiea, umoru.l c Nl immunitaria (li organismi, 1Wi qnali si erano combinatP ht malaria. e la, tubercolosi. ~el sanatorio m.ilitarl' di Anzio abbiamo eo;;ì stucliato un g-ruppo di nove ammalati, aJt:et.t,i da mala.ttie t,ubt•r<·olari ntrie P d in di n'rsi stadi. In sette la malaria, in forma acuta o croniea, risultava prect' ùuta. o associ~t~ alla tubercolosi in tfompo rel'Pntt' c lWf t·aluno con SL'gni di at.tività. immediatamc·ntc pro~ simi, in due invPco la infPr.ioue mahnica era più antica e con un lungo sil<>nzio ch<' pot<>nt fa,rla. cont>idl•ram ormai spenta. Il mio scopo era q1wllo di oss<•rnHP 1w P fino a. qunl punto ed in


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XXX\ '1 1 CO:H: RESSO DEt..LA SO C!ETÀ rl'ALlA NA ECC'.

quali casi c per qnanto t ernvo l'Sis tes:wr o o pt•r::;i!5t t>ssero condizioni indotte da lla malaria, ehe fu15sero da m t' tt<>r <> in rapporto con quelle d ella tubt·lt colo,;i in atto. Qm·:>te esplorazioni rui sono sembrate. ancora più significative di quelle che si fo>iKPro potute sta.b ilire nell'incontro e nella conviv<'nza. atth·a d<'lle due in fl•z ioni , poichè in questi casi si sarebbe dovuto int.t'rpr etm·c ogni fatto rilevabil<.• come Psponente della maggiore o minort' llrf'ntleu?.a, <·onting(•ntt- e transitoria,_di una tl('il(? due malattie a carat tere dominante. XPll~ nostr<' riet•rc·IH• ab bia mo cousid(-' rate le alterazioni numericbc tlegli eritror iti , q nplle dt•i l(•ucociti, la df'terminazione d PLI 'emog lobiua, il v~tlor<' globulare, le m odifteazioni della formula lencocitaria, le deviazioni dello schema n<'utroi1Io di A rneth, la velocità di sedimcntazione, la rt•>;istl'nba globula re, le variazioni ùell'azot(>mia, della. clorurcmia) della glicvntia , d l'Ila biliru bi u1·mia, la ca.lcelllia, la. H.::;sar.ioue lld com plt>JHcnto o reazionP di BesrNlka. fiC(:Ooù o il metodo di Calmette, la sieroreazione (li W asserma.un . Ci è risultato cb<' Ja. malaria non si rivelava per alcun s<'gno che potesse n<•anche lontanamentf! interpretarsi come antagonistico con la tubercolosi. L 'ammalato più g rave era. proprio uno cb1~, da poco t.t·asft'rito in ~.;anatorio da. un reparto per malarici , aveva sofff•rta la. infezione pla!'lmoclica in immrdiata c pr~>ccdente coincidenza con la malattia tubercola re, che se nf' dimostrava p er a lcun sPgno sinistramente intluenzat.a . Per il resto si è a'uta l'impressione che og ni soggetto, super ato orma.i il danno indot.to daH'incontro delle due ma.htttie, s<>gnisse una, sua sorte, lega.ta al genNe d ella forma. specifica e alla va.r iabil e r eazione organica individua le. Di pih e vidente chiarezza probat iva. si sono dimostrati i rili<>Yi o t tenuti dalla inchi<J~ta. sani taria disposta d al Direttore d ella Sanità milita.re, ten ente gcnera.le medico Umberto Riva. Da essa. è risultato, con ogni certt'zza, che almeno in 135 ::;u 680 casi di lesioni tubercola ri d el polmone in militari malarici, era st.ata proprio e solo la ma.la.ria a me tt<'re in e-,id enza, con indubitabile relazione da causa ed effetto, fatti specifici evolutivi, mai primlt esistiti o, meglio, m a;i app a lesa.tisi in soggetti robusti o sanil!sirni; onde è rag,g iunta la prova c he la mala.ria pnò a.l!sume~:c il vero c 1n·oprio ruolo di rivela trice della t ub<>rcolosi, fa.vonmdo superinf(•zioni t·nd og<>ne o diminuendo le difese organiche verso infezioni esogene . Scbben(~ nel mio studio m i sia.no apparse tante prove contro og ni possibilità di r appor ti antagonist.ici fra le duo m a lattie, che invl' Ce si rlimostrnno siuerg izza.uti, pure nella mia r ela.z ione tratto diffnsamente della ma lariotera p ia, ne Ila. tu bt'reolosi polmoua.re. Si è cb e questo novis simo me7.zO nut·ati\· n, a l eli l'nori ili ogni san 7.ione o con t rollo di'l l' al ta se i~>nza. medica int-ernaziona le, è stato g ià attuato due gruppi di po<'lù oasi in Italia, c fuor i, con ri:mltati ùt•tti af>:sai incoraggianti. Si è voluto anzi n~ ­ tlcl'e n<'lia m alaria una dlìeace stimolo-t••r apia antitubercolare per la 15na a.z ione sul sistt•m a. reticolo-eudot.clia le l' per le r eazioni che vi determina . X<•l 11ùo lungo <' S~~me critico cn·clo di a.n:r dimostrato come la. mala.rioterapia dl'bba P:s:>~> rt> r e:-; pin ta, sia per considera?.ioni empiriche e scientifiche, sia ]Wr qua.nto finora. è rlato conosr<'re :ul meccanismo delh1 s ua a.zione , tanto piìt poi C'lw la Ulltlaria oi'Ct>J1<l<' c•d induce in malattia, elet.t.ivamentt', proprio il r<'lic·olo r>mlotc•lio e con t·sso l<> ma sRime g hiandole di difc•sa d l'll 'c·c·onom in,.

in


XX..\:VII COXGRESSO DELLA SOCl ET,~ ITALJA:->A ECC:.

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P er conden::;are in una sola. propo~ir.ione le dt>dnzioni che possono tra,rsi dalle mie ricerche, concludo affermando che ltt malaria. può clisz>orre alla tttbetcolosi e imò aggtttrarla, ore con essa C'onrirr1. Terminata l'esposizione or..d e della r<'lazion(', il PrN~idente dichiarò aperta la DI~CU.:::;SIONE DELLA H ELAZIO:-iE

(l) .

F. G.u nr (Bari). - Ha l'impres:;ionc che r esauricntc relazione del tenente colonnello De Bernardini:; <kbba. s<>gnare 11n punto imvortante nella questione sulle event uali intcrferenr.c fra tubercolosi e malaria, la quale si connette ad altre qu<'stioni ~imili , come qnC'lle fr,t canuro c tubercolosi, cancro e malaria, ecc. Si tratta di apprc.':zzamc.'nti antichi, i quali si fondav~tno sopra un 1·istretto numero di O!:isenazioni S<'nza alcun controllo di indole scientifica. Se oggi si consultasse ogni clirùco ed ogni nwdico prat,icante in località malariche, si avrebbe un'univoca risposta n<>gati,·a, come del resto ristùta da tutta la, Tt>lazione del De Bernardinis, confortata da dati statistici e da ricerche biologiche . Tuttt> lt> malattie acquistano un particolare andamento in organismi affet.t.i da alcun<> affezioni croniclw generali, come si diceva una volta per individui affetti da pella.gra. P er la malaria, si può ·concludere che essa non può in alcun modo fa>orire un benig no 11ndaruent.o della t ubercolosi, ta,n to più cht>, essendo una malattia eminentemente anemizzante, rende l 'organismo piì.1 Sc.'nsibile all'infezione tubercolare. I mala1·ici cronici, sprcie nelle zone profondamt>nte malaricbe, sono gennralmente dci minorati nell'evolnzione organica e quindi più disposti alla tubercolosi. L'O., riferendosi all'ipt>rglicemia dei malarici, Ctù ha accennato il Relatore, ricorda un s uo lavoro clinico fatto in Sardegna a proposit.o del diabete nei maJa,rici, e ricorda che il prof. Businco, il quale successiva mente si occupò dcll'at·gomento, riscontrò dello lesioni pancrea,ticbe n<'i malarici. È facile comprendere come ml diab<•te s u fondo ma.larico poRsa favorire ed aggravar e l'evoluzione dt>lla t ubercolosi. P er quanto concerne la terapia malarica d ella tubercolosi, l 'O. osserva che bisogna farsi guidare m'ila, tera,pia speci almente da crih>ri pratici e non da concetti teorici. La ma.larioterapia dc·lla t ubercolosi è basata su idee pmamente teoriche, in qua.nto doYrebbe tend(•re a eircoscrivere il focolaio tubercolare mediante la stimolazione del sistema reticoloistiocitaxio. Ora la pratica insegna come la malaria, con la sua jpcrterruja, sia spesso causa di t>moftoe nei tuberrolotici; E' batiten'bbe questo solo· fatto per mostrare molto pericolosa la. mala.rioterapia antitubercolare. P. PozZILLI (Roma). - Ha segmto con granùe a t.tenzione la bella relazione del tenent,p colonnello De Bernardinis, e~atu·irntc in tutte le parti, e convinccntissima n elle sue conclu~ioui, per la ccrt<i relazione cl'interferenza t ra la ma.la.r ja e la tubercolosi. Si p ermette di fare due Ol:iSen ·a.r.ioui, che tramuten•bbe in proposte per la s ua lunga perm a)lenza. in luoghi mala.rid, e cioè: l) ::>tudiàre !:iO non (l) Dn Il Policli>~ico, se?. ione pratica, 1931, n . 47.


XXX\"ll C'O~Gllfo::;SO DE LLA SOl'lETÀ ITAL[.,\XA ECC.

con vt·ng-a <·:wguin• au:t>r blm«'nti sistl·matiei all'atto di arruolamento dei giovani, pl·r lo nwno c·irco;;erit ti a cllll' punti: anamnesi e indice splenico; :!) studiare la istitnz.ione di n·varti specia li di tubercok>tici-malarici (che abbiano <"ioè lH'<'C!·!lenti sicutam<·ntt• malarici) m•i sanatori antitubercolari militari, c tlal J)ltnto !li Yi~;ta nwdico-lcgalc• e dal ptUJt.o di vista Mciale c tt·rapPuti<"o. l\1. L...I.:'<JJOLFI (Xapoli). - ~i t·ompiact' d('Jia bPllissima relazione t• rin)!;raz.ia per la larga eitazion<' d Pila. paramalaria che gli appartiene e d ci h~~·ori clt·lla ii U~L ::>t'Hola. Tiift·riscc iiui lavori del D e Arcangel.is

e del VNdt> ed in::;istc per eonto sno sul suo metodo, modificato per la circostanza, per s n·larc la malaria httl•nte n<"l dt·corso della t.ubercolosi, sostituendo nlle inil•z.ioni di hijolluro <li mpreurio ll' frizioni mereuriaU. Infine ricorda eh(· i fL·nontt·ni intt•rft·r<·nzi<ìli, twl signifk<lto piil pl'eciso di inibizione a n •a zioni biolog-ic·h~· t-d all'a.zionr dri farmaci, appartt>ngono ugualmente all 'O. Pd alla sua t:ìcuola.

G. c,uo~ER:\!:> (Pi1ia). - Hilt-nmdo che il relatorf:' ha riclùamato l'attt·nzioJw sull<• interft-rcnze tra malaria e lrncemia, P~pone i dati statistici <h•Ua. ~na O~'~<·n·azione JWI'SOilale, dai qua.li ris1ùta la, notevole frequenza eli una pn·ga•sse:t. malaria tra i leucemici studiati, ed in base a.i quali ritkn<· clte tlt·hba tra le> rlne formt> ammettersi nn rapporto etiologico, agendo l'infezion<' mala.t·ica, proba.bilnwnte com<> causa predisponente dt'lla leuc<-'mia, in qna.nto prrpa.ri il terreno a.ll'atte('chimento ed all'azione dell'ag<"nte specifito o no di qtwsta inf<>rnùtà. A. CoH.HIA. (~a~f>nri). - ~i richiama ad una personale casistica clinica riportata 1wlla relazione, per aggiungere degli ult.eriori dati scaturiti da nuove ossPrvazioni rec.t•nt.t!mt'nt{~ esPguite, non perfettamente concordi con quelle riportate. Da queste infatti si potrebbe essere condotti ad attribuirgli la fl<'dnziom• che il binomio malaria-tubercolosi non costituisca un ·a~sociazione capaec di imprimt>t·e alla tubercolosi un anda.mt>nto più rapido o a.Jmeno pili grave. Oon:-entt> che antagonismo biologico non csist.e fra k du€' ma.la.tti(>. · Da una st.a Listi ca condotta in Sardegna, e specie nella provincia di tìas;;ari, p1.1r eonst>ntrndo allP inchieste statistiche in materia un relativo val o n\, qua nf1o siano basa.te soltanto stù freddi dati della mortalità. tq un..ndo non consentano un 'à,ceura,t a osservazione e critica dei dati epid<'miologici, 11<1· ott<•nut.o che in ogni singolo pa.ese nesstm particolare

rapporto esi!.lte fra mortalit.à prr tubl'rcolosi e mortalità por malaria. La (•nitH' itl,•nza <kll 'a.! t a tubercol.izzazioue in Sardegna gli pare dovuta ad impovPrinwnto biolo);ico dt'terminato dalla ma.laria, cd in particolare llalle cont!izioui soci<tli di vita, di ctù entrambe le malattie risentono gli e!Tl'lti. Ila studiato il comportamento allergico su 112 malati, malarici in atto haUPrioscopirament.e aéCt'rtati, con la cutireazione, trovando nel ''l ~() la cut in·nzione U\'gatint, m•l 21 % sc·arsamente posit.ivfl>, nel28 % 'flo~iti,·a; da notar\' the in molt.i (;a~i tli cntirea.zione negativa. si trattava di sogg(•lti t<·rt;mwn t P In h ercolizzati. L 'a lll'rgia t' l'il10l'r:::da r;i ~ono prot.rat t e spe:.;!lo per oltt·e due mesi.

·.


XXXVII CO:-I'O RESSO DEuLA SOCIETÀ ITALI~~'A ECC.

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Dall'esame radiologico di soggetti malarici cronici con alte splenomegaJie non ha rilevato ello in una scarsissima pPrcentuale (4 su 20) un'acc<'nt uazione della. tra ma broncovascolare dei polmoni. Alcune decine di osservazioni cliniche f<'CPnti permettono all'O. eU afferma.ro che l'a ~~ociazione malaria -tubercolosi cons<•nt~ alla malaria il suo norma le clccorso, mentre la tubercolosi può decorrere in ogni sua forma e, quando venga. complicata. da, sopra.vH' nuta malaria, può esserne aggravata. In conclusione, ndl'a~soc i a rs i della malaria e tubrrcolosi, il decorso eli quest'ult ima non è legato ad un unico e costante quadro di reaziono biologica, ma invece pare che tra~ga pa.r ticolare a:;pet to d a, p<>culla.ri elementi costituzionali e sociali , variabili da caso a caso e capaci di determinarne in ogni singolo individuo una jpart icolare reazione ol'ganica. G. L UCIBELLI (~ap oli). -

Le ra.gioni delle intt'rfcrenze tra mala.r ia

e t ubercolosi Tileva.te clalle statistiche utilitari possono trovarsi principalmente nel fat t o cbe nella scelta dei solda.ti vengono <>sclusi i rnicrosplancnici che sono i di sposti a lla t ubercolosi ed a qu<'sta scelta possono sfuggire solo rarh;simi casi, la ddove i malarici latc·nti possono essc·re a ccolti al servizio piil facilmente, in quanto che nel momento della leva non hanno (·vid~nti manift:.'s tazioni. In molti casi però noi possiamo osservare degJj inflividui e maciati, con febbri se1·otine e sudori nott mni, spesso con atlì.Holimento del r<>spiro apicalP, che hanno la malaria in forma a.nomala, che per ragioni accidenta.li hanno perduto la linea termica, carattrristica. In questi casi la diagnosi differenziale ò indispensabile. A questo proposito l'O. desidera rendere omaggio ad un cltiarissimo ufficial e medico dell'Esercito, al dot t. Pasquale Tecce, il q uale nel 1906, n<'lla Clinica D e Renzi di Napoli, esegu1 per suggerimP.nto dell'O. l'e::;ame del sangue prima c dopo l'oftalmoreazione, che in quel tempo era in nso. Il rislùta.t o dellt> sue osservazioni fu molto apprezzato e diede agio eli r<:ndere veramente utile l'oftalmoroazion<:, che fu poi sostihùta più opportuna men te dalla cutireazione. E g li trovò che nt>i casi di tubercolosi il ntilllf'-l'O dei leucociti aumenta costantemente dopo la prova diagnostica e tali risultati furono con[ermati, alcuni anni dopo, dal dott. Cbiara.vallot ti. L'O. afferma poi di aver trovato un m<.'todo facile e molto comodo per la. diagnosi della. t,ubercolosi. Studiando la efficacia del siero di )farowsc·ki, ebbe l'opportunità di osservare che le orine de.i tuborcolot ici, messe in contatto per un'ora con un miscuglio emolitico, determinano emolisi, laddove nei non tubercolot ici tale emolisi non avviene . Queste rea.zioni, malgrado la loro semplicità e la significazione sicura ( specia.Jment~ quella del Tecce ), sono rimaste ignorate o niente affatto diffuse. G. I ZA& (Messina). - L 'illustre relatore ba saput o cond<>nRare tutt<> le nostre conoscenze su di un problema dibattuto e discusso, confermando in pieno quanto già altre volte abbiamo tutti avuto modo di constatar(' : l 'utilità di queste relazioni militari in seno aJla nostra società.. 2 - Gior11nle d ì merl ìcirw militare.


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XXXVII CONGRESSO DELI.A SOCIETÀ ITALIANA ECO.

Le conclusioni a cui giunge il relatore sulla grande influenza che l'infezione malarica pregressa viene a spiegare sul successivo impianto di una tube.rcolosi polmonare, conclusioni che egli trae da una acuta disa· mina delle statistiche militari e civili, possono, per quanto vale la sua osservazione di studioso, trovare conforto nei numerosi esempi da lui raccolti in ben ventun anni di pratica in luoghi eminentemente malarici, quali la piana di Catania, le zone litoranee ovest della provincia di Messina, le zone litoranee del Catanzarese, da Paola a Gioia. Tauro e da Guarda· valle a. Sibari. n confronto fra il numero dei casi di tubercolosi polmonare osservati in queste zone col numero dei casi osservati in zone limitrofe, ma esenti di malaria e il confronto dell'andamento di queste forme tubercolari polmonari nelle due zone portano ad affermare che senza alcun dubbio la malaria esplica un'azione preparatoria alla tubercolosi polmonare, sia favorendone l'impianto sia aggra.vandone il decorso. Parla di tubercolosi polmonare e non di tutte le altre forme tubercolari, perchò ben difficile sarebbe allora la valutazione del decorso, data la particolare importanza che sul decorso di queste forme ha una terapia più o meno appropriata. A proposito poi di statistiche, non è d'accordo con quanto ha affermato un precedente oratore che si debba prendere in esame la morbilità per tu· bercolosi polmonare piuttosto che la mortalità. Se la legge imponesse per obbligo la denunzia in tutti i casi di tubercolosi polmonare osservati, forse, e sempre con ooneficio d'inventario, si potrebbe fare un relativo calcolo della morbilità; ma poichè la legge per ragioni ovvie non ritiene di annullare, se non in particolari casi, il segreto professionale, non sa proprio quali maggiori informazioni possano da.re delle statistiche monche e parziali sulla morbilità di fronte alle statistiche, sempre parziali ma certo più veritiere, della mortalità. pe.r tubercolosi. Rileva infine che la relazione dell'egregio collega ten. col. De .Berna.rdinis illwnina di luce più fulgida l'opera saggia e previdente del Governo Fascista, il solo fra i Governi degli Stati Europei che abbia saputo af· frontare in pieno, con la bonifica integrale e con la lotta a fondo contro la tubercolosi, i due maggiori problemi di sanità sociale che interessano il nostro Paese: problemi che non possono andare dissociati nè venire isola.tamente aggrediti, data la stretta interferenza e la stretta dipendenza. P. RrzzELLI (Poggiardo · Lecce). - Ha avuto occasione di osservare un caso molto grave di pleurite nell'emitorace di sinistra, insorto subito dopo un'infezione malarica. 1\iA.R.AGLIANO (Genova). - Fa rilevare l'importante contributo por· tato al Congresso con la relazione militare fatta dal ten. col. De Berna.rdinis, col quale conviene nel ritenere una certa inte.rferenza tra malaria e tubercolosi. Si congratula con il Relatore per la rela.zione completa su tutti gli argomenti.

A. CANTANI (Napoli). - Dopo quanto ha detto l'illustre Senatore :à1ara,gliano, inutile riesce insitere nel voto di plauso da tutti attribuito alle Autori~à militari e al Rclatore che hanno preso parte a questo Con-


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gresso, illustrando un cosi importante argomento, quale è quello della tubercolosi e malaria. Si permette però di a-ggiungere poche parole per un doveroso riconoscimento, già clicttuatosi nell'ultimo Congresso di Bologna, riguardante il merito che spetta ai Militari p·er avere per i primi iniziata durante la guerra la lotta antitubercolart.>, mediante la istituzionc dei centri di accertamento militari, che hanno funzionato e funzionano a.nche ora molto opportunamente. L'utilità del loro funzionamento ncll(.' collettività disciplinatamente organiche ne fa auspicare una piil larga estensione anche nel ceto borghese. Egli presenta perciò i~ s<>guente ordine del giorno: << n 37o Congresso di medicina interna., nel porgere il.suo fervido saluto alle Autorità. milital·i che hanno cosi validamente cooperato alla buona riuscita del Congresso, riconoscendo che precisamente ai l\:Ulitari spetta il prima.to nella lotta antitubercolare, che fu iniziata durante la. guerra con l'istituzione dei centri di accert,amento, che ottimamente funzionarono e funzionano anche ora, esprime il suo voto ili plauso alle Autorità mmtari con la conclusione che i migliori risulhtti si possono a.vNe principalmente nelle collettività disciplinatamente organizzate, prendendo com~ ptmto di partenza il R. Es<'rcito ». RISPOSTA DEL R EL.ATORE.

n relatore riprende la parola per dichiararsi grato agli illustri int<'l'locutori, oltre che dei benevoli apprezzamenti del suo lavoro, specialmente degli omaggi resi! alla Sanità militare che ba l'onore di rappresentare nell'alto Consesso. Le deduzioni che egli ha tratte dal suo studio ha.nno trovato univoco consenso ed autorevole conferma nella discussione. Specialmente per l'alto giudizio di ~laragliano e dopo la lucida disamina dei proff. Galdi e Izar, dovrebbe considerarsi come destituito d'ogni serio fonda.mento il preteso antagonismo fra malaria e tubercolosi, ma l'argomento merita ancora l'attenzione e lo studio dell 'a.Ita scienza medica., perchè siano ripresi in esame e risolti alcuni punti oscuri, sui quali diversi autori banno condotte ricerche divergenti nei risultati, come, ad esempio, in qua.nto concerne il potere·opsonico verso il bacillo tubercolare nei malarici. Egli, per questo, ha proceduto nella sua relazione per segnalazioni, allo scopo di porre in evidenza ogni elemento di dubbio o di controversia nella importante questione, il cni esame va rieondotto integralmente nell'àmbito degli istituti superiori specializzati, con le garanzie ed i severi controlli che solo essi possono offriTe, mentre finora delle discusse interferenze non sono mancate interpretazioni troppo autonome e soggettivo, le quali hanno condotto fino alla malarizzazione dei tubercolotici con vantato successo favorevole. Al prof. Pozzilli il relatore fa presente che nell'Esercito i malarici sono diligentemente censiti e bonificati e che nel Sanatorio "Milit.are (ove. per altro sono state condotte, per la più parte, le ricerche riferite in relazione) i malarici tubercolotici sono oggetto <li tutte le curo e misure cho richiedono le due infezioni nei vari stadi di ciascuna di esse .


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XX>.:vrrt C'O:-<C RESSO DELLA SOCIE'l'À ITALIA~A E<'C.

L 'O., rispondendo al prof. La.ndolfi, dice di essersi assai giovato dei suoi studi sulla para.malaria, entità morbosa che per suo merito è stata tratta. con chia.ra e geniale defilllizione da incerti e crepuscolari confini. Ricorda gli studi di lui e della Stta Scuola, secondo i quali la paramalaria dimostra sulla tubercolosi influenze sinistre, determinando stati di anerg ia e favorendo deviazioni costituzionalistiche predisponenti. Con il prof. Ca.Jorera-s il relatore insiste sugli impressionanti fenomeni interferenziali fra malaria e leucemia, ampiamente riportati nella. relazione. Delle ricerche. ed osservazioni del dott. Corbia l 'O. ne ba già riportate a leune notevolis!lime nella sua memoria,. senza per altro usufruirne nelle .sue deduzioni, facendo esse parte di uno studio ancora in corso, il quale anche dalle dichiarazioni odierne si dimostra materiato di ricca casistica e di indagini varie di molto interesse. ~on essendovi sostanziali dissensi, Qon c'è che da compia.cersi del nuovo ricco apporto alla studio dell'ar gomento in questione. Le dichiarazioni del prof. Lucibolli rappresentano anch'esse un personale contributo per nulla in contntsto con le deduzioni del relatore. In quanto alla reazione leucocitaria, che si manifesta in seguito all'innesto d ella tubercolina soltanto Dt'i soggetti con lt-sioni tubercolari in atto, l'O. si compiace che sia stata autorevolmente riveudicata la. priorità di tale osser vazione ai medici militari Tecce e Chiaravellotti e che ne sia stata illustrata la pra.tica dimostratività. La discussione ha portato al tema rapidamente una più grande chiarificazione e le cortclusioni del relatore ne risulta.no rivingorite, oltre che dagli alti consensi, dalla ricca ID{'SSe d 'osservazioni apportatavi da esimi interlocutoti. Speéialmenté dal p'rof. Izar sono state illustrate magistralmente a.Ua Assemblea le constata.zioni e le impressioni del suo lungo esercizio in più zone, ove dominano le due infezioni, con evidente favoreggiamento delle forme t ubercolari da. parte della malaria. Di tali osservazioni, come di quelle degli altri illustri interlocutori, l'O. prende atto, quale ascolta.tore, per suo ammaestramento, non avendo su di esse nulla da eccepire ai confronti della sua esposizione. L 'O. infine rileva con profondo compiacimento la fervida rievocazione della lotta antitubercolare nell'Esercito fatta dal prof. Cantani e conclude con un caldo omaggio alla Società Itali~1n a di medicina interna e al suo venerando Presidente, Senatore prof. Maragliano, al quale porge èon commosse parole, in deferente devozione, un ispirato saluto beneaugma.nte.

XXXVIII CONGRESSO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI CHIRURGIA Resoconto del colonnello medico prof. Fili ppo Caccia

n Congr<'SSO quest'anno è stato tenuto a Ba.ri dal18 al 21 ottobre. Presidente del Congresso è stato il prof. Carlo RIGRETl'I, cUnico chirurgo, t itolare della R.. Università, Vice Presidenti il proif. PAOLUCCl ed il colonnello prof. CACCIA.


XXXVIII CONGRESSO DELLA SOCI~TÀ lTALIANA ·E C C.

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La P Relazione:

" Sindrome associata dell'addome destro ,. è stata svolt.a. in modo veramente esauriente c brillantemente dal prof. Palermo. Egli dimostrò come la concomitanza di più lesioni a carico degli organi ddl'addome destro, e specialmente eli quelli che nella pratica pong-ono i più comuni e piil difficili problemi diagnostici e curativi, è causa dei frequenti errori diagnostici e degli insuccessi curativi, continuamente lamentati, nel campo delle affezioni addominali, specialmente per l'appendicite cronica, le tùcere gastriche e duodenali, la colecistite, le periduodeniti, le pericoliti, le perivisceriti in genere. Trattò quindi delle possibili associazioni fra le lesioni doli 'addome destro, avendo di mira sopratutto la risoluzione dei problemi patogenetici, diagnostici e curativi, che rappresentano una parte nuova e più controversa nella patologia addominale. Su basi esclusivamente ana.tomo-patologiche, egli fa una divisione delle sindromi associate dell'addome destro in quattro gruppi: l o) - Sindrome a.ddominale destra; zo) - Sindrome addominale destra con colecistite; 3°) - Sindrome addominale destra con ulcera gastrica e duodenale; 4°) - Sindrome addominale destra con colecistite e ulcera gastrica e duodenale. Il prof. LEOTTA illustra con chiarezza e precisione da maestro ciascuna di quest.e sindromi, mettendo sopratutto in rilievo l'intimo n<'sso patogenetico esistente tra l'una e l'altra e trattando l'anatonlia patologica e la sintomatologia. Quindi espone le deduzioni ~urative che scaturiscono da. tali premesse dottrinali. Accenna al trattamento preventivo generale per tutte le sindromi associate ed alle indicazioni alla cura medica e chirurgica della S. A . D. ed illustra particolarmente il trattam~nt.o chirurgico nella S. A. D. , insistendo sulla necessità di operare a freddo, sull'opportuna scelta dell'anestesia, sulla rapidità operatoria e sulla buona tecnica., che specialmente deve evitare operazioni n1di e stiramenti dei tessuti, sia per eliminare la tan toa. torto - temuta formazione di aderenze post-operatorie, sia come preventivo contro la polmonite post-operatoria. Indica per la laparatomia la incisione mediana sopra e sotto ombelicale, ed in alcuni casi, specialmente nella S. A. D. con colecistite, una incisione propria, molto ampia e che risparmia la innerva.zione, assicurando una ricostituzione della parete con integrità anatomica muscolare e nervosa. Le modalità dell'intervento devono essere stabilite dopo fatta un 'esplomziono completa c sistematica di tutti i vari organi addomina.li, e l'intervento deve essere completo e radicale per tutti gli organi colpiti. Particolare importanza annette alle viscerolisi, dcUe quali indica dettagliatamente la tecnica. Segue il correlatore prof. VITA, il quale espone i risultati degli studi radiologici eseguiti per integrare il tema tratta.to dal prof. LEOTTA. Terminati i lavori della ta seduta del Congresso di chirurgia, furono LE01'TA, ordinario dì clinica chirurgica dell'Università di


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XXXVlli CO:-iGRESSO DELLA SOCIETÀ IT&MA~A ECC.

inviati telegrammi di devoto omaggio a. S. M. il R·E e S. E. il Capo del Governo, a S. E. BALUINO GIULIANO, l\finistro dell'Educazione Nazionale ed al generale medico RrvA, Direttore generale della Sanità militare. Hanno fatto comunicazioni inerenti al tema i soci: PozZI G. (l\'lilano), TRINGHE&A G. (Bari), SoLmm (Forli), TADDEI (Pisa), RINDONE (Palermo), CntiNO (Palermo), RosSI C. (Palermo), ANZILO'l'TI (Livorno), V ALDONI (Homa), ScALONE (.)filano), PuociNELLI (Roma), ed il capitano medico Guroo as.;istente militare nella clinica chirurgica diretta dal prof. LEOTT.~, che ha fatto un'importante comunicazione sulla prova di Meltzer-Lyon nelle :sindromi associate dell'addome destro. Dopo le comuniea.zioni è sta.ta aperta la discussione sul t ema di relazione che è stata ampia ed esauriente. Ad essa hanno partecipato il Senatore GIORDA.i'W, il prof. FASIANI il Sl•tmtore BALDO Rossr, il prof. ALESSANDRI, il colonnello prof. CAocu, il prof. l\IAROGNA. Il colonnello CACCIA prende la parola prima di tutto per compiacersi con l 'illustre a,mico prof. Lt:OT'l'A per la sua relazione veramente brillante e completa, e poi p er esprimere, quale medico militare, alcune impressioni di tecnica. operatoria e di medicina lt~gale infortunist,ica con riferimento alla pratica medico-militare. E gli basa il suo dire su alcuni dati di fa.tto. Quale capo-reparto di chirmgia nell'ospedale militare di R.oma ha avuto occasione di Ofiservare ecl o1wr;Lre nel sesseunio 1920-26, circa. 600 casi di appendicite. Il colonn<>llo prof. CASELLA, che l'ba Rostituito n<'l quinquennio succC'ssivo, ne ·ha opel·ato circa 400. Di questa casistica circa un terzo era rappresentato da casi di appendiciti croniche, non primitivam1mtH croniche, ma divenuto tali dopo prirrùtivi accessi acuti, molte recidivanti, e non operate in tale fase per ragioni diverse. Bbbene la grande ma~f!gioranza di questi ma.lati operati, salvo una percentuale trascurabile, ò gua.rita completamente s<·nza alcun postumo, adoperando le solite clas;;ichc ineisioni operatorie para.rettali destre. In parecchi casi di reintervento si è constatato che, non ostante la piil accmata. peritonealizzazione delle superfici cruentate, la formazione di aderenze e briglie costituiva la regola. Ora egli domanda all'illustre Relatore se1 non ostante ciò, egli consiglierebbe sempre ai giovani chirurghi mititari di a·dotta.re, per la cura delle appendiciti croniche, l 'incisione mediana ampia da lui preferita. Anch '<'gli ba avuto occasione di opera.re parecchi casi di colecistite e di tùccre duedenali o gastriche e si è costantemente limita.to alla colecistèctomia nel primo caso cd alla gastro-enterostomia nell'altro. Ebbane tali interventi limitati hanno prodotto costantemente la guarigione che si conserva tale dopo parecchi lustri. Infine un'o:sservazione d 'indole medico-legale. Ammettendo, come affprma il Rela.tore, che tutte le ulcere gastro-duodenali e le colecistiti abbiano origine ,sempre da flogosi appendicolari o pericoliche, noi dobbiamo sempre Yalutarle, anche a distanza, di anni, come dipendenti da cause di ser~vizio, qua,ndo nei prccedE>nti anamn(>stici eli tali forme morbose si riscontra appendicite o colite riconosciuta in servizio ? J,a risoluzione di tm tale quesito ha grande importanza, oltre che me-


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dico-militare, anche sociale e prega l 'illustro R elatorc anche su ciò di compiacersi esprimere chiaramente la. sua opinione. Dopo la discussione ha ripreso la parola il prof. LlW'I'TA il quale ha risposto ai vari relatori. Egli ha insistito nel concetto già espresso della indipendenza tra rene mobile e S. A. D. Chiarisce ancora il suo p ensiero circa la patogenesi dell'affezione in discussione ed afferma che le sindromi associate alla ulcera duodenale, alla coletiMtite, che possono manifestarsi ta.rdivamente, costituiscono tutte una successione morbosa. L 'appendicite cronica è sempre il primum mo·vens di questi processi morbosi. Ritiene che nella sindrome da lui descritta non entra mai il fattore nervoso, ma quello infiammatorio, spesso su b ase costituzionale. La replica d<>l Prof. LEOT'rA è stata segtùta con vivissimo interesse dall'Assemblea o in fine lungamente applaudita. La, 2a Rela.zione:

" Pancreatlte acuta e cronica ,. è comune colla Socil:'tà Italiana di ?IIedicina. R elatori: prof. GASBARRINI (Padova) p er la medicina e prof. T't'SINI (Genova) pN' la chirurgia. )li limiterò solo alla relazione chirurgica. I fattori etiologici, ha. detto il Relatore prot. TusrNr, della nccrosi acuta del pancreaR sono molteplici, e tutti capaci, p er meccanismi diversi, di determinare in seno alla ghiandola attiva.zioni del fermento pancreat,ico. La. dia.gnosi è qualche volta possibile, specialmente n('Ì casi tipici, quando in individui obesi con precedenti biliari la malattia si manifesta all'improvviso con grave shock, con dolore epigastrico molto acuto specialmente a sinistra, dove, malgrado la presenza di un indistinta resistenza, addominale, non si provoca, anche con forte prN;sione, alcuna contrazione di difesa muscolare, con vomito biliac~·e continuo ed insistente, con evidentissimo contrasto fra st.ato di collasso e polso, con temperatura normale o quasi e con una cianosi intensa e dispnea, senza dimostrn.bile alterazione polmonare e ca.rdiaca. L 'operazion e è indicata, però bisogna sceglierne opportunamente il momento più o meno prl'cocc, indirizz(tndo la terapia a. seconda dei casi. Le pancreatiti croniche sono abbastanza frequenti sopratutto con complicazioni biliari. Sotto il nome di pancreatite cronica si raggruppano manifestazioni cliniche e lesioni molto diverse, fra cui esistono sindromi netta.mente chirurgiche, caratterizzate per lo più da un ittero che trae la sua unica origine dtl. prolungata lesione infiammatoria del pancreas. L 'eziopatogenesi della pancreatite cronica è ancora poco conosciuta. L a sintomatologia non dà segni patognomìnici. La diag nosi clinica presenta spesso difficoltà insormonta.bili, anche se si utilizzano tutti i più moderni sussidi della semeiotica c ricerche biologhiche. n Relatore crede di somma importanza esplorare accuratamente il pancreas e ricorrere anche alla biopsia, quando si intervenga p er sindrome. addominale in cui si possa supporre anche lontanamente l 'origine o la complica.zione pancreatica. La cura è diversa a seconda che esista o no ittero; nel primo caso la


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IV

CO~GRESSO

NAZIONALE PER LA LOTTA. ECC.

terapia consiste nel drenaggio biliare, sia derivando la bile aU'estcrno, sia deviandola all'interno. Larga applica.zione va riserva.ta alla colecistostomia che guarisce con minimo rischio le lesioni infiammatorie del pancreas, permettendo di sorvegliare l'evoluzione delle forme ribelli. A seconda poi di eventuali lesioni contemporanee, o da essa direttamente determinate sugli orgaui vicini, potranno associarsi operazioni corrispondenti. All'interessante relazione dell'illustre prof. TUSINI seguono le comunicazioni inerenti al tema dei soci: CALABRESE (Bologna), ANZILOTTI (Livorno), CALZAVARA (Treviso), RUGGERI {Parma), FORNI (Bologna), Pozzi (l\filano) e del capitano medico AMOROSI, attualmente assistente militare alla Clinica Chirurgica di Parma, che fa la seguente comunicazione: Si ristabiliste la pervietà del dotto di Wirsung dot>o la legatura? Alle comlmicazioni segue una discussione molto istruttiva di numerosi oratori. A tutti risponde esaurientemente il prof. T USINI, molto applaudito. Esauriti gli argomenti di relazione seguono numerose e interessanti comunicazioni sugli argomenti più svariati di chirurgia. Concludendo, il XXXVIII Congresso della Societa Italiana di chifurgia è stata una nuova e riuscita: affermazione del progresso, in continua, lusinghiera ascensione, della Chirurgia Italiana nei nostri grandi Istituti Chirw•gici Universitari e negli Ospedali italiani, dei quali parecchi gan•ggiano con le migliori cliniche. Al prof. R.ighetti, presidente del Comitato ordinatore ed esecutivo del Congresso, ed ai suoi collaboratori, va rivolto un elogio speciale per la perfetta riuscita del medesimo.

IV [OftfiREUO ftAliOftllE PER lA lOTTA [OftTRO lA TUBER[OlO~I TI giorno 11 ottobre, sott.o la presidenza di S. E . Arpinati, Sottosegretario di Stato dell'Int-erno, nella storica sala Farnese di palazzo d'Accursio, in Bologna, fu inaugurato il IV Congresso Nazionale per la lotta. contro la tubercolosi. Erano presen ti oltre mille congressisti, fra cui ·le più spiccate personalità nel campo della tisiologica, eminenti clinici italiani e, tra gli stranieri, il prof. Lèon Bernard dell' Università. di Parigi, il prof. Rist, segretario dell'Associazione francese contro la tubercolosi ed il prof. Dumarcst dell'Univoraità. di Lione. Il Corpo Sanitario militare, come abbiamo già annunciato, era. rappresentato da una sua delegazione presieduta dal maggiore generale medic-o Tobia e da numerosi ufficiali medici, specia.lment.e dei nostri centri d 'accertamento. Dopo eleva,ti discorsi di S. E . l'on. Paolucci, Presidente della Federazione fascista per la lottn, contro la tubercolosi, del Rettore Magnifico ,


IV COXCRESSO N.AZIOXALE PER LA LOTTA ECC.

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del Podestà, del Presidente della provincia, del prof llv~nto per la Dire- . zione Generale di Sanità. Pubblica e dei delegati degli altri vari Enti rappresentati a.l Congresso, parlò applauditissimo S. E. Arpinati, recando· un vibrante messaggio del Capo del Governo. Nel pomeriggio si iniziarono i lavori del Congresso con la relazione del pro,f. Ottolenghi sull 0 tema: Ambiente mrale e tubercolosi ·i n I talia. Secondo il Relatore la tubercolosi è diffusa. largamente nell'ambiente rurale da lungo tempo; essa tuttavia è meno grave che negli aggregati schiettamente urbani, e non ha mostrat.o di seguire un andamento ascen-· sionale, come si era ritenuto per varie considerazioni, anche d 'ordine dot-· trina.Ie. L'ambiente rurale presenta condizioni di notevole insaJnbrità che favoriscono indubbiamente la propagazione della tubercolosi. A ciò ·si . aggiunge l'azione nefasta, per la tera.pia e la profilassi, dei pregiudizi e dell'ignora.n za e, sopratutto per alcune categorie di ag1icoltori, della povertà. Seguirono le esposizioni dei correlatori Benedetti, Ronzoni, Sagona e Zucchini ed infine si accese un'ampia ed appa.ssionata discussione, dopo la quale fu approvato un ordine del giorno con cui si segnalava la necessità dell'applicazione o del rinvigorimento di provvidenze per il risanamento della casa rurale, per l'istruzione e la elevazione spirituale del contadino e per la estensione alle classi agricole dell'assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi. n secondo tema sull'I nizio della tuberçolosi polmona.1·e nell'adulto· fu trattato nella seconda giornata, su relazione del prof. Boeri per la pa.rte clinica e del prof. Turano per la parte radiologica. Per il p-rima oratore la sede iniziale della tubercolosi, più frequentemente rilevata da11a elinica,. deve ritenersi ancora quella apicale (qualunque possano essere i rispettivi:. rapporti col complesso primario di Ranke), viene in secondo luogo la forma diffusa, poi la sottoapicale (infiltrato sottoclavicolare di Assmann o· precoce di Redeker); più discusso l'inizio ilare, meno accessibile alla clinica. Turano sostiene che l'esperienza radiologica conferma le recenti osservazioni di Aschoff, secondo le quali la tisi può esordire da qualsiasi parte del parenchima polmonaro, sebbene più frequentemente dalle regioni. craniali del polmone e quindi anche dagli apici. Egli, seguendo le idee di. Busi, combatte l'ipotesi sostenuta dalla Scuola francese e da Costantini in I talia sulla reinfezione ilare nell'adulto, con diffusione per via linfatica retrograda, e ciò in base, oltre che ad argomenti d'ordine clinico ed anatomico-patologico, per la stessa radiologia. Si deve essere difatti prudentissimi nel riferire all'ilo un significa.to patologico solo dall'aumento, dal rinforzo o dall'aspetto della sua ombra, poichè l'anatomia radiografica normale ci insegna che l'ilo varia, nei confìni del normale, da. individuo a individuo o che le strie che da esso si dipartono sono nient'altro che rami vas ali dell'arteria polmonare. Costantini, correlatore, sviluppa la sua concezione della tisiogenesi. Esiste una fase primitiva linfatica con localizzazione nelle ghiandole del .territorio dell'ilo, a ctù segue la localizzazione parencl1imale pr('Coce, oaratterizzata da una lesione essudativo-pneumonica, avent e i caratteri dell'infiltrato di Assmann. Tale infiltrato si localizza in prevalenza nelle regioni prossime all'ilo e più raramente anche nell'apice e nel lobo inferiore.


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rv CONGRESSO NAZIONALE PER LA LOTTA E CC.

n processo apicale è quindi da considerare, nella grande ma-ggioranza dei _ casi, come una lesione geneticament-e secondaria per diffusione ascendénte del processo tuber colare. Gasbarrini, altro correlatore ùello stesso tema, uJierl.lla che non è facile prender e una posizione netta a favore dell'una o dell'altra opinione sulla tisiogenesi. Ricercare dal punto di vista clinico i primissimi sintomi generali, valutarli con esatezza, in assenza ancora di qualsia-si sintomo loca.le e poi, all'apparire dei primi segni fisici, seguirne con scrupolo l'andamento: è questo il miglior mezzo per orientarsi sull'origine reale del processo morboso. Segtù una dotta discussione, nella quale le varie idee furono ampianiente dibattute. Fra gli altri, Léon B crnard sostenne la genesi endogena dt>lle manifcsta.zioni tubercolig"ne dell'adulto. Micheli disse della importanza clinica, della. diagnosi dell'inftltrato sottoclaveare, senza troppo discuterne la genesi, che può esser e molteplice. Soli dichiarò che l'ipotesi dell'origine ilare va contro i dogmi dell'anatomia, della fisiologia e della p atolog ia. I1a corr ente linfatica nel polmone si estrinseca nel senso alveoloilare e non ilo-alveolare e d 'altra. pa.rte il risentimento degli apparati ghia ndolari del! 'ilo l)Olmonare si ha in via sempre secondaria, quando esista un processo morboso nell'à.mbito pohnonare e alveolare. L a origine ilare di una tubercolosi polmonar e può esser e ammessa, soltanto come ecC('zione, le volte che bac:illi tuber colari, contenuti e non ancora uccisi nelle ghiandole liufatiche df'll 'ilo, per via ematica ed em olinfa,tica, vengono a distribuirsi (como nt:lllc f orme miliariche) nel pa.renchima. polmonare, mai però con un lento propagarsi a, ritroso cklla corrente linfatica, come vorrebbe la concezione della, genesi ila.r e. Nelht terza. gioruu.ta si d.iscuss~ del Pneumoto1·ace bi late?·ale simu.ltaneo su relazione di l\1. Ascoli e l\f. Lucacer, e correlazioni di Carpi, Cherubini, Fagiuoli, Fici, l\fendes e Oruoùei Zurini. Questo metodo t er apcutico, a prescindPre da altre poco frequenti indicazioni, u trova il suo campo di applicazione più amJ)io, più n•ro e ma.g giorc come pneumo sussidiario nelle diffusioni cont rolaterali precoci o tardive nel caso di un pneumotora{;e mouolaJerale, non influenzabili con altri m etodi di cura diret.ti o incliretti >>. Anche questo tema fu esa.urientemento discusso con l'autorevole intf'rvento di l\Iar aglia,no, l\richeli, Morelli, D umart•st, Rist ed altri eminenti tisiologi; ed infine .1\L Ascoli, ricapit.olando i termini della tra.ttaz~one, constatò come vi fosse compiuto accordo nel riconoscer e al pneumotorace bila.teralc il valore di un 'acquisizione stabile o definitiva nel campo delJa, fi~;ioterapia, però con l 'avver tenza. di circondarne l'applicazione delle massimt:l cautele, riservandolo agli istit uti specializzati. Intanto, nello stesso giorno, p er poter accogliere le numerose comunicazioni iscritte in progr amma, si era, costituita una sezione distinta, sotto la presidenza del prof. Ronzoni, del colonnello medico prof. Mariotti Bian·chi, del prof. Rist e del prof. Cherubini. L 'ult imo tema su l l d:ispensario lmt·itubercolare in Italia fu trattato nella quarta g iornata del Congresso. n relatore on. prof. Morelli ed i correlat ori proff. fio cchetti, Camp ani, Lusignoli e U rizio improntarono la. loro esposizione a criteri di assoluta praticità., esanùnando i va.ri problemi inerent i


IV CONORESSO NAZIONAt.E PER LA LOTTA ECO.

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alla distribuzione, ubicazione .e costruzione dei dispensari, nonchè a.l finanziamento, alla circoscrizionoO territoriale e sopra tutto alla funzione di

tssi. Furono ampiamente esaminate le varie opportunità eli apprestare dispensari mobili, puri o policlinici, profilattici o profilat.tic-o-terapcutici. La discussione, per incitamento dello stesso Rela.tore, fu libera, fra..nca, vivace e fattiva, secondo lo spi:rito rt>alizzat.o1·e con il qua.le era stata preparata e condotta tntta questa. podProsa., riuscitissima adunata delle forze antitnbt•t·cola.ri in It<tlia, all'a mmirato col!pc:>tto di illustri osserva.tori stranieri. Al termine dell'ultima st·tluta il PrPsidentt> della delegazione militare parlò sulla organizzaziont: <mti tubercolarr nell'Es<>rcito. Il prof. Ilvento, vicedirettore della Sanità Ptllbbtica, Prel!idE>nh> dt>l Congrt'i>SO, ricordò con termini altamente elogia.tivi lP ben(•mert>nzt:> della Sanità milita.re nella lotta contro la tubercolosi, proponendo un >oto eli plauso in un ordine d el giorno che fu a.pprovato pt•r viva, acclamazione. Infine, con l'int.crvento di nnmcrosissirui soci, ebbe luogo l'assemblea, della, Federazione Xazionale Fascisht pPr la lotta contro L:"l. tubNcolosi, per ascoltare dal Segretario Generale, I cap. med. prof. Rocchetti, il rendiconto morale c finanziario dell'ultimo biennio e la <'sposizione del programma del prossimo congresso che sarà tenuto in Roma. A.l congresso furono presentate. le seguenti relazioni di ufficiali medici d·ell'Esercito: Ten. col. m<•<l. V. De Bernanllnis e I cap. mcd. R. D 'A!N;sandro. RapzJorti fra le alteraz·i oni emcttologic·he e umwrali in(lotte dalla malaria e flalla. tubercolosi. l cap. med. prof. F. Rocchetti. - L'incUce eli tubercolizzazione clell'adtllto. Dello stesso. - L e l'icerehe (lel fattore ercditltrio stt ~500 casi di tttbercolosi polmona:re e chi1·utgica 'nel Sanatorio 'militare di Anzio Cap. me d. P. De Paoli. - l grup pi Slllltguig ni nelle -ma.latt'ie tubereola1·i. Cap. med. P . De Paoli e cap. mcd. L. Bolla. -Raffronti fra c:ntireazione, itraclermo·reazione di TrambttSt'Ì e 1·eazione di Besredka nella tubercolosi polrnonctre. Cap. med. L. Bolla. - Sulla pa.togenesi delle pleuriti conbl'olateraz.i al pnewnotora.ce terapeutico.


MEMORIE ORIGINALI REGIA v"NIVEH.S[T..\ DEGLI STUDI - FIRENZE IsTITUTO DI PATOLOG IA (tE~""ERALE

ALCUNI APPUNTI PRATICl SUL TRATTAMENTO MEDICAMENTOSO ANTIPRITICO per il prof. Senatore Alessandro Lust!g {Ditettore della Sezione del Cent.ro Studi del C. C. J\1.)

X el volume (( Fisiologia e Clinica dei Gas da combattimento» da me pubblicato pochi mesi or sono, in collaborazione con i Dottori G. Rovida e Capit.ano medico G. Fen·aloro, ho trattato ampiamente degli eJietti e be il solfuro di et.ile biclorurato (yprite) produce sull'organismo umano ed animale; e in qnel capitolo (Cap. V della Parte speciale) indicai i mezzi più accreditati che sono a nostra disposizione per il conseguiment-o della. bonifica antipritic.a, e ho dato inolt re largo sviluppo ai metodi di eura, ehe furono u sati durante e dopo la guerra mondiale, sui colpiti dal solfuro di et.ile biclornrato. Dopo questa premessa rima.ndo il lettore a quel capitolo, e non intendo ripetere, in queste brevissime note, cose ormai conosciute dai cultori delle mediche discipline, e particolarmente dai colleghi milita.ri. Int.endo invcee ritornare qui sopra. dttc punti di decisiva importanza pratica: la profila.ssi 1nedicam&ntosa ant·iprittica della cute, e il tmtta.mento delle lesion·i c-utanee. Come è noto, i vapori di questo gas, che è un tossico cellulare, colpiseono in modo del tutto Rpeciale le cellule epiteliali, i ca.pilla.ri, ed i neni della ente (e delle mucose), t.essut.i che cadono poi in necrosi. Tale azione locale si manifesta. dopo alcttne ore dacchè il compost.o, sia, a.llo stato liquido (puro o diluito), sia sotto forma. di vapore, è venut.o in conta.tto diretto con i tessuti. Si sa inoltre che il contagio cutaneo, olt rechè per contatto diret.to c.ol t.ossico, avviene spesso indirettamente per mezzo di oggetti, indumenti, terra, ecc., che furono in precedenza contaminati con l'yprite, che è poco vola.tile ed è anche, ira. i gas di guerra, il più persistente. Un problema. di grande importanza pratica è quello di poter agire sul tossico, neutralizzandone gli effetti, con l 'immediato trat.tamento della cute di coloro che ebbero contatto con l'yprite, problema questo di bonifica antipritica che è reso di difficile soluzione, dato che il tossico penetra silenzioso, ma con una incredibile ra-pidità, negli strati superiori della pelle e nei dott,i delle glandole sebacee e sudorifere, particolarmente in quelle di certe parti del corpo, e agisee sulle pareti dei vasi capillari, dilatandole e rendendole molt.o permea bili c determinando i noti fatti flogistici, con emon-agic. Occorrerebbe quindi, qualora fosse possibile, neutralizzare il tossico prima che esso nella sua totalità abbia esplicato sulla pelle la sua azione

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ALCU:-;"[ APPUNTI PRATICl Sl;L TRA'J'TA)!E~TO ECC.

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specifica e violent.a, che è in ogni caso di sviluppo soggettivo ed oggetth·o tardivo. Si tenga presente che, secondo la. nostra esperìenza, quando l'yprite è venuta in contatto diretto con il protoplasma cellulare, non vi è possibilità di evitare del tutto i suoi effetti infiammatori: essi però si possoòo, mediante peculiari trattamenti, in certi casi alquanto attenuare. Anche nella precitata pubblicazione ricordavo tutte le possibilità per ottenere dei buoni o discreti risultati da tali procedin:ienti miranti sopra tutto a distruggere l'eccesso d 'yprite, sempre però che si abbia la possibilità eli intervenire dopo poclùssimi minuti dal contatto col tossico: trascorso tale brevissimo periodo di tempo, non vi è alcuna. possibilità di una neutralizzazione totale dell'yprite, e tutto al più si potrà, in grado molto limitato, at.tenuarne gli effett,i. Qualcuno dei medici che s'interessa di ta.le argomento, si rivolse di recente a me per S<:tpere se si conosce la rapidità con la quale l'yprite, nelle sue diverse concentrazioni, penetra nella cute dell'uomo. È questo un punto alquanto oscuro. Gli esperimenti di siffatt}l natura si prabcauo rare volte sull 'uomo, mentre sono a ciò adoperati gli animali di laborat()rio (coniglio, cavia, gatto, cane, scimmia): ma i risultati cile si osservano sugli animali non si possono senz'altro riferire all'uomo. Sulle cute dell'uomo furono praticate delle prove con l'yprite in differenti concentrazioni, per diversa durata di tempo, e con speciali modalità, già nel 1917 alla nostra fronte, natuntlmente a seopo di studio. Furono allora fatte delle prove 1~r determinare la rapidità di penet.razione del composto attraverso la cute, su dieci militari che si offrirono spontaneamente: fra questi vi furono il ca,po dell' Ufficio tecnieo del Comando Supremo col. ing. Lorenzo Penna ed il sottoscritto: persone non tutte perfettamente sane, di varie età - dai 20 ai 60 annj - di costituzione e colorito della pelle diversi. Le prove furono eseguite applicando sulla superficie della ente delravambraccio dal lato dei muscoli est.ensori, o sul dorHo della mano, goccioline di yprite liquida, (circa un rnilligrammo, elistanti l'una dall'altra 3-4 centimetri). In pochi mim.1ti il liquido scompariva attra.verso la. pelle e, se dopo 15 minuti si strofinava con un dit() • integi'O la superficie della. pelle contaminata dal tossico, nessuna conseguenza dannosa ne derivava a ll 'operatore: ciò prova come la penetrazione del tossico nella cute avviene molto rapidamente. Osservazioni del genere non sono st.ate rese note mediante pubblicazioni, tranne che in una del Flury, eli cui ebbi conoscenza in questi giorni facendo ricerche nella letteratura straniera. Questi studi del Flury, molto esperto in materia, sono ricordati in una tesi sperimentale di laurea dell'Università eli WUrzbmg (Baviera) presenta.ta da Otto Muntsrh, medico di Stato Maggiore dell'Esercito germa.nico, e pubblicata verso la. fine del19~8 da quella, Fa.coltà Medica. Flury prese dodici uomini dell'età di 20 a 40 anni e pose sulla cute del loro avambraccio una minima quantità di yprite - quanta ne poteva sta.r e su una capocchia di spillo - quantità valutabile a circa 0,8-1 miligrammo ed osservò la completa sromparsa del liquido nel tempo massimo di 8 minuti. Nessuno dei pazienti ebbe nelle prime ore delle sensazioni sgradevoli, e dopo quattro ore si manifestarono le prime tipiche alterazioni locali della pelle.


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ALCUNl APPUNTI PRATICl SUL TRATTAMENTO E CC.

Anche uegH animali da es}lerimento, qualora all'applicazione del tosi3ÌCo si faccia precedere la depilazione della cute mediante solfuro di stronzio, si ripetono i medesimi fatti: il tossico penetra con grande rapidità. nei diversi strati cutanei; ma naturalmente le alterazioni anat{)miche e;ono diverse da quelle che si manifestano nell'uomo, e ciò in dipendenza della di versa st;ru t tura della pelle. l\Ianca sulla eu te del coniglio, del ga t.to, del cane, la classica vescica che nell'uomo è costante. Debbo però osser-ç-are che si possono ottenere le cla~;siohe vesciche, sui cani, adoperando perciò speciali regioni •Cutanee - ingnino-addominali -in genere poco provviste di peli. Il Muntsch si pose il quesito se fos~e possibile con un ra.pidissimo intervent{), vale a dire dopo qualche minuto, impedire del tutto la. tardi,-a .fio· gosi. A tal fine si valse del cloruro di calce, deLla cherosina (petrolio, gasolina), del sapone, dello spirito saponato, della vasellina, dell'ambrina, della c:.loramina., (soluzione di Dakin), dell'acetato d'argilla, del permanganal·o di potassio, dell'olio d'olivo, del bica.rbonato sodico, della soluzione fisiologica. di cloruro di sodio. di polveri diverse (derma,tolo, magnesia, ossido di zinco, l>ismut;Q) . EgH u sò anche le poma te (al pellidol, al rosso starlatto, al nitrato d 'argento, all'ossido di zinco, al balsamo del Perù) e fece dei tentativi persino con l'elioterapia. I risultati registrati dal Muntscb, ehe lavor<tva sotto la guida del Flury, furono negativi, come era da prevedersi, e perciò egli dopo tale insuccesso ebbe di mira, negli studi sperimentali successivi, di trovare nuovi procedimenti medicamentosi idonei almeno a diminuiTe l'intensità delle manifestazioni infiammatorie locaH, e ad impedire l'iusm·gere di processi infettivi, che facilmente si impiantano sulle lesioni da yprite. Anche per queste prove ill\iuntsch si servì dei solit,i animali di laboratorio, applicando il tossico, in v~)rie concentrazioni, sulle cute depilata, e ado}Jerando localmente i vari medicamenti non più tardi della terza ora dalla contaminazione. In un'altra serie di esperienze applicò i suoi medicamenti quando le lesioni (infiammazione, edèma, suppurazione) erano già ben manifesti. Non riferiamo qui i particolari delle prove sperimentali, ma ricordiamo le sostanze usate e i risultati ottenuti. Natlll'almente ogni serie di esperienze veniva controllata con identici procedimenti su altri animali della, st-ess~t specie semplicemente yprita t i. La pomata al Rosso scarlatto (formula : Ammidoazotolnolo - azo{3 - naftolo 8,0, Olio olivar. Vasel flav. ana p. 100), che è considerato un mezzo atto a provocare l'epitelizzazione e il tessuto di granulazione, non ha, alcuna, azione preventiva, ma influisce fa.vorevolmente sul decorso

delle lesioni suppuranti. La pomata al Pellid.ol (Diazoetilamrnido-azotolnolo) non C"rrisponde. Altrettanto si può dire per l' Azodennin.a (Azoetil-ammido-azotoluolo); per il (hanugenol (un Olio minell'ale), per la Paraffina liq~tida, per la Combustina., per le pomate a base di Urot-r<wina, e per la pomata, Mosolon (è un unguento che si usa contro le punture degli insetti, a base di argilla con 6 % Al (OH) 3 70 %, vaselina. 30%). La Oherosina (petrolio), se applicata localmente per 10 minuti, non più tardi di due ore dalla cont.aminazione con il tossico, può esercitare una certa efficacia. sul derorso del processo flogistico.


SUL TREPONE:>IA PALLID Ulll

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Invece ' la soluzione di Dakin (Cloroamina) che nell'uomo si mostra efficace (se non è decomposta), negli animali non corrisponde. L 'Acqua ossigenata, il Solfato di rame, la V1wina (Iso-ot.til-idrocupreina ), l'Argocarbon, il Bactol (soluzione sapona.ta di Cloro-timolo), il Ohinosol (Bisolfat() potassioo delle ort()·Ossichinolina), l'unguento al Protm·golo, i preparati a base di olio rli terpentina, non giovano in alcun modo ~ Invece il Rivanol (Latt.ato della 4-et.ossi-6-9 diammino-acridina), se viene usato (nel ooniglio) anche dopo un'ora dall 'applicazione del tossico, si dimostra efficace nell'a.ttenuare le manifestazioni morbose. Muntsch provò anche alcune altre pomate con esito negativo, mentre· osservò che nel coniglio l'applicazione pronta dello spirito saponato alcalino· attenua assai le manife.c;tazioni flogi stiche. Sull'uomo il Munt.sch non ha sperimentato, t ranne su sé stesso: egli però non ha potut.o evitare le conseguenze della contaminazione, ma nel trattamento delle proprie lesioni ebbe eonfortan ti risultati da lavaggi fatti con una soluzione all'm10 per cento di Ohi-nosol. Ooncl1Jsione: le esperienze molto numerose e diligenti del Muntsch che rappresentano le ult ime pubblicazioni sull 'argomento in Germania ed altrove - a.lmeno da qua.nto è a nostra. conoscenza - non modificano affatto le norme da noi compilate, e pubblicate nel precitato volume,. -sulla profilassi antipritica e snl trattamento dei colpiti da questo gas.

SUL TREPONEMA PALLIDUM (METODI DI COLORAZIONE E POSS I B IL I T À D I ACCERTAM ENTO)

per il prof. Paolo Romby, tenente colonnello medico

Diverse cause rendono difficoltosa la dimostrazione del Treponema· pallid um nei materiali prelevati da lesioni specifiche primarie e secondarie.. Grande importanza acquista anzitutto il modo con cui viene effettuato il prelevamen to del materiale. Occorre che gli strisci siano1 perquanto è possibile, sottili; che le lesioni in istudio vengano iben pulite per eliminare i batteri della pelle, gli spirilli comuni e le spirochete saprofite; che il materiale venga prelevato dopo energica detersione in modo da destare il gemitio di una cer ta quantità di, cosidetto, siero reattivo. È stato sostenuto che l'allestimento di preparati per striscio, debba farsi il più presto possibile, perchè il Tre.ponema va incont.ro a rapida distruzione. Tutti gli osservatori sono concordi nel ritenere inoltre necessario cbe le lesioni non siano trattate con disinfettant i, e, nel caso ciò sia avvenuto, consig.liano di applicare sulle lesioni impa.cchi di acqua bollita. da rinnovare dopo 24 ore e 48 ore.


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SUL TREPO~E~IA PALLlDUM

Pet.ra[!Jlani consiglia di porhu·e gli strisci, dopo essicati, in un bagno di acqua distillata. Dopo tale trattamento sarebbe agevole l'allestimento di preparati anche a. goccia spessa e si otterrebbero risultati di gran lunga superiori a quelli conseguiti coi comuni metodi di colorazione. Ottimi risultati si avrebbero dall' impiego del suo metodo di colorazione per le ciglia (1), quando si faccia agire il liquido fissatore mordente per qualche minuto a caldo e si colori poi con la, fucsina dello Zielh. L'accorgimento raccomanda.to chtl P etragnani di portare il preparato, dopo essicamento, in 1m bagno di acqua distillata, è certamente giustificato dopo quanto ha constatato Prowazek: che l 'acqua distillata a.Ua t emperatura di laboratorio, o. a 40 centigradi, determina nelle Spirochete in genere rigonfiamento del periplasto. Per rilevare con facilità. la presenza del T1·eponema è stato proposto l'uso di particolari mordenti: senza dubbio il più grande favore ha riscosso per tale funzione l'acido tannico, associato o no an 'acido acetico, <"~>ll'acido fenico e ad alt.re f!ostanze. L 'a~ido tannico appunto è usato nei metodi basati sul fenomeno di impregnazione argentica, di Fontana, di Pontana 'l'ribondeau , di Uollande e n ei metodi di colo-

rar.ione di Beck<>r, di Borrel- Burnett, di Proca-Vasilescu, mediante i qnali la tinta al 'l'reponema è conferita dalliquirlo di Zielh o dalla soluzione fenica di violet.to di genziana. P1ùgher tratta con successo i preparati essicati con un fissatore da lui studiato, costituito da: Kristal v io letto Grii bler ....... . . . . . . . .. . .. . 0,15 Acido tannico purissimo ......... . . . .... .. . . 0,30 Acido cloridrico . . . .... , .............. . ... . 1,00 Acqua distilla.ta ............. . ............ . 100 Questo liquido deve essere agitato prima d eli 'uso, diluito a parti uguali con acqua distillata e riscaldata alla fiamma, sino all'ebollizione: si porta quindi Slùlo striscio e vi si tiene p er 30 secondi; Zabolotny usa come mordente l'·acido fenico in solu zione acquosa al 5%· Lofl'ler, dopo la fissazione con alcool-otere, tratta gli strisci con la mi.')cela costituita da t re parti di una soluziono di verde di mala~hite .

{l) Il m<'torl<~ PctrnJtnA.ni per· In colornzioue tlolle ciglia comporta l"impiego di un liquido lls.~ntorc·Hlncor·ntore, co~tir utiw d•l: Al fmne J>otn.••ic<J cr·iMnlll7.7.l\to e trilumto..... . .. . . .. . grammi 3 Ac..•raro <Il llu~o cl'i~tu llizznto c tritur·nt.o . ... ......... . 0,5 ,\cid o n~ti~o ~hl eia le .. ........ .................. ....... . 3 AcrtUIL di ~Lil h•tn ........ . ................................ . 100 La ~olu~iono dc,,o errettun.rsi in bagno maria bollente; quindi si ogglunge:

Acido tonni<'o puri~;.~ imo all'etere........................ ClfH'\11'0 forricu puo·is~illlo.. .. . . ... . . .. . .. . . .. .. . . .. . . .. . . Alnnnl mctilico lllHi&;ì mo............. .. . . . . .. ... . . . .. .. . AC<tUI' <lfs lflll\!1\............................ "....... .... ..

grammi cc..

7 2 :15 16

Ln ~oluzlone ,.n tcllnta a•oc()r(l per <tun.lche rnlnut.o nel bareno maria bollente e poi dE',-e cAAcro coru;cr.·nta in boceotta bNl c hitl~a. llnpo 2-3 giorni la ~oln~ion e è llr'Ontn per l'uso. Come co loront o Il i'l.'trot:nan l 11$t• il 1\: rrMal-vfolett.o (alcuno gocce <lcJla. soluzion e alcoolica in l\CQl\r\ di anilinA.) o il liquido <lt· llo :r.il'lh. Do,·cndos i Pt'OCc(lcre alla colorazione. si filtra UJ1a pìc c<, Ia •tnuntitò. dol li(luirlo ll><~ILLOI"(I·mooc r'l\toro e con <1nesto s i copro Il preparato. Si ln.sci a t~t:il'<' fl<'r Ch'('n :!ol minnll a tempt•rntnr1l nmhio·ntt>; •1nhrdi si lown o sui prepat'flto si porta il li<tUi<1o colorante: si riscalda per nlcuui minuti: poi si lo.vo, si a•ciugn, eco.


<iO l

SLH. TllEPQ:-; E~f:\ PALLIDti)(

G ii rbler al 0,50 % e eli una parte eli una soluzione di arseniato eli :..odio al 0,?>0 %. Quindi colora, dopo la ntto con ac·qua connmc e con a r·qmt distillata, con la soluzione di Git•msa (:;olnziouo glicerica, al O, 00 % : c. c. 5, e liquido elci Giemsa, da 5 a 10 gocce) portando all'cbolli:dune per 5 minuti. Come morch•nte è sta,to usnto da Rcitma.nn una soluzione di aeido fosfol nugstico al 3 %: da RutlpNt la soluzione ~altu·a <li brilla n! reinblau 8 G. extra. (BayPr e C. ); ùa Gri<•fihnch UD<L soluzion<' di pennangauato pota~s ico, al 5 %, prr 3 minuti. Fontana o Krau tz trattano i prPparat i essicat i a l l'aria con alcune gocco di 1ma soln;.:ionc, eli rec('nto prc·parazion(', di ~PO:-m l nu:<nn al 0,75 % risc·n.Idanùo sino a sviluppo eli vapori per 30". Poi, do1>o la,·ato, usano la Roluziono di nitra.to d 'arg<•nto a mmoniacale al l %· In divers i dei metodi descrHti la fi~saziOJW dd pn•para1o YiPn<' effd t t<a ta m<:'òiante l 'alcool assoluto. Borrel e Burm•tt usano la:teia.rc ef>Si<:<:are il matc•riale a ll"aria e poi trattano col rnonlé.ntt• (inehio~tro eli r,offiN), rome pt'r la. colora?.ione dell e ciglia. Schaudinn ha rarcomanila.to la fif<;.;aziom· coi vapori 1li acido osm ico. Holland e Halle ritPngono necessario fare agire ]Wr qnal1·hP. minutQ, sui pr<'parati fissati con l'acido osmico, una leggr m so ln ?.iou<• rli pc•rma.nganato eli potassio. Un liqlùùo fissatore larg-at tl<'llt(' usato (o (Jtwllo di I-tug<> <·omposto di: Acido acetico . ..... .... .... .. _. ... .... . . . Formolo commercialo llt·l comnwrcio al ·IO %

c. c. (;. c.

Acqua distillata ........................ .

c. c. 100

l 2

Poche gocc<' di que!:ito liquido riunovat<• più ,·olte, p<'r aliii('IIO un minuto, sono Rufficil!nti pn un~t buona fis. a7.ione, cbo si r('n<1<' indi~pen­ E:abile, quando il matNiale contiene sangue, impurità. Un fissatore dotato eli proprietà energicho e JWD('tra.nti, specie se preparato eli 1·ecente, è il rnis1·uglin eli Uubosq-flra>~il , costituito da : Alcool a 80. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . c. c. 150 Formolo a 40 % . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . c·. e. HO Acido ace.t i co .. - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . c. c. 15 Acido picrico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . gr. l Gli strisci ancora umicU clebhono essere sottoposti ali 'aziono d<' l f1ssa.tore almeno per mezz ·ora. :Kogu<:hi e Tilden usano un fissatore col'titui1o rln: Soluziom· N fJ5 di fosfato bisod ico . . . . . . . . . . . . Soluzion<' 1\ jJ 5 di fo~fato monopotassic·o . . . . . .

pa rti n

88 12

à. 9 parti di questo liquido poco prima dl·ll"m;o si aggiung(· nua Jlart e eli formolo commt'l·ciale. Questo fissatore è dot·ato di no1 Holc pol'l' rf' demoglobittiz7.ante, per cui i preparati possono riuscire ben cbiarifit:ati. Jnfuw è stato cons igliato l'uso di particolari sostanze coloranti, clopo fì~saz i oue dri preparati con l'alcool assoluto, col calore, o addirittura sopprintl'nllo la fissazione. Queste sostanze coloranti manifestC'n ·bbero nn a spic·c·al a e le t3 -

Giorn11le di medicina militare.


SOL TREPO~E)lA

PALLlD U~

tivi tà \('rso i Tn• poJH~mi, usate da sole, in soluzione acquosa o alcoolica, o con l'aggiunta di acido fenito, di timolo, ccc. H ers('hnimcr e Iluber, dopo fissazione in alcool assoluto, J)Ongono gli strisc-i, J)CT 24 ore, io una soluzione di Bleu di ~ilo (o eli Capri) al 0110 %· Oppenheim e Sarhs trn.ttaoo gli strisci essiccati con una sol uzione alcool irn, satura di viol~t to di genziana, addizionata con acido fe11ico, al 5 % (a caldo sino ai primi v~LpOri). Da.vidson, pre,-ia ftssazion<~ in alcool asl'loluto, t iene gli strisci da l a 10 oro in una solur.ione sa,tura, di rrccnte preparazione, di Kr€>syl violt•tto R cxt.ra ()Inbloimer Farl>C'nfabrik). Ricci dopo fl:-;saziono alla lìamma r>orta sui preparati alcune gocce di una soluzione costituita ùa: Blru Victoria ..... .. . . . . . . ..... . . . . grammi l » 'rirnoln ...... . ........... . .. . ..... . 0,!?0 Alcool motilieo .. ................. . 30 Acqua distillata . ....... . ... . ...... . 70 ))

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o riscaldata sino alht cornvarsa tli vapori. Il liqnido di Giemsa il lltato usato per la ricerca del Trepouema, dopo fissazione in alcool assoluto: per 15/'20 minuti, o ai vapori di acido o:.:mico, nclht soli ta diluizione di l a 10 c <·on l'aggiunta di qualche goccia dolla. soluzione all'l 1wr mille di carbonato sodico. Secondo alcuni autori il tl'mpo ò.i permanenza nolla solur.ione di Gicms~L, è di 15- 30 primi, secomlo a.ltri di l::! ore e sino a :Z4 oro. Vi sono poi i metodi di ricf'rea ehP pongono in rili e\~o i Treponemi senza pPralt.ro confPrire acl essi tint<' part icolari (imagini negative) . Il nwtodo di Burri a ll' inrhiostro di c:hina liquido (P(\Iikantusche della ditt:L Griibler e '''agurr). Una. gocr i:t di sierosit.à. viene diluita con una. goeeia di acqua di:itilla.ta e me~eolata al'curat anwntc con una goccia di inchiostro d i china liquido. Quindi si fltriseia il t utto su vetrini in strat o sott.ilissimo o si lascia esf\iccar'C'. Invc(·e dell'inchiostro di china, Harrison ha proposto l ' impiego di una. soluzione di colhtrgolo in acqua distillatn. nella proporzione di l a. Hl. Preparati molto eYideut i si ottengono inoltro conia miscela bleu China· e cianosina della casn, Griibler, proposta da Eisemberg. I Treponemi s i OSi:Wr Yano su un fondo mùforme azzurro pii1 o meno

chlaro. Frn. i mP-todi eli colomziono rapidi va menzionato quello secondo l\ieirow:-;cki; tra,t;ta~ i di una colora.;done vita.!(\. P er effettuarla è D<'C<'S· sario frf'garc energicamente la h•sionc in esame dopo avere portato stilla medesima, una poltiglia di violetto di gcnziftna in soluzione fisiologica. Si esamina quindi il siero tinto in v iola a1.zurro che geme dalla superficie di attrizione. I Treponemi appaiono pit'1 o meno intensamente colornti in azzmro. Il gra.nrlo numero di proc<'dinH•nti consigliato sta a significare l 'imprg-no post:o lla.gli in Vl·~tiga.tori per rendere s icura e di pratica attuazione la ricerca del Treponr.ma noi materiali di studio. P er 1m giudizio sulle possibilità tlci divm·si 111etodi di ric0rca, occorre tuttavia considerare


(.03

q nanto in n ' alt:\ tlill'l•rist·atw !P l"il·l·rdtt' c·olltpintP 111'1' St'tlpi diagnosi iti, dali<' o;..,;pn·;u:ioni ]Htl"<llllvnte St•tllnst id•<•. ì·: molto di,·Prsò Tin:-wìn• a ~c-orH·irr in nno :;trisdo qnnl<-ht• Tn ·pont•ma t' rins•·irP <Hl o;.::wrTill't' tutt i i l 1t't•JHJlll:l11i in l'SRO t'SÌsH•nti. li nwtodo F ontana · t• uno dt•i nli'I'Oili pit't ral'tOIIIantl<\ti: e<•t·tantt·ntv. qnanrlu rip;o:ea lwrw. ,[;~ ;o:Odtlisr;u·l'nti risultai i: ma ì Tn·potwn1i appa iono :;t>ns ibilmPlliP nli\dilic·at i ndht fut' llhl . lll•llt• tlintl•nsionì <', ('Ì\Ì <·ht• è lwn pit't importa n t<>, s i è tl lt' solo alt·1mi tn•ponf'mi, l':<i.~tt·nt i nd ttlatl·rialf• in t•satll<'. controllato lll1'<1ianl<• l'o:::serntziotH· nl paraholoid<·, n•ngono posti in 1'\'ifknzrtJ. Pratic·antlO il nwtu1l0 eli CliPtw;a o intpi<·;!<lllllo h· ,;olnzioni t·olorant i propost<• 1la l [('rsc·h•· inw r l' HnhPr. da Oppntll<'im <· :-;,tt·h:;. da Jl<t\'Ìsoll , da Ricci. possono usso·n·arsi i 'L'r••pon<>mi . non lntti per() IJH<·lli t•sistC'nti nl'l matC'riid<' tli >:tudio <', C<•rtnnwntl'. non l(' fornw 1·ortP. Il ml'ttHlO 1li Pnlgl11.'r è Rc·Jn p l ic·1· E' rapido: l1· KpinwiH>t <' !':ono ti n t<' int('nr;a,nwutl' in vioh1 ~<en ro, ri,;11~1ano a lcp l<tnto tou1•. Tnttavia, llf'tnlllt'UO twi preparati aHI.'~-;titi Nll1 IJU('st o nwtodo. si o:;s•·n·a un nntnPro di T repont>rni I'OtTi::pon<lPn!i a qtu·llo notato <li pandJOloidl.'. È s<•nz~~ clubuio n1o1to ÌlllJlOrt<tnte l'li fini di;t).!no,;tic i pw'"'''l<•n1 la Rieurezza l'hP ron opportuni tral't'anwni ì :;i r i(':-;(·a ;L porrr in ,.,·idl•nz:t nei prrpara.ti t u tt i i 'J'n•poH•·mi <·,·(·ntHalnwntl' pn•;wnt'i L' all'ai t o modifi(;ati nelle loro carcHf!'ristil'lw mnrfulogic·hf'. J".} su QHP:;! c cn.rat l<•ristkhe <·hc fleYe (':->sPr<• form11lata. hL clia,l'!nm;i t11'1 f!<'Jl f•re dì :-;piroclwta. ConsirlPrat i <ht tempo tutti q tw:; t i fati i r d ispt)tH'JHIO di nn matflril\li· eli Of;S<•rYa.ziotw non conni!H', Ilo ,·olnto ~;tg-g-iar<• l'azion<.' di un rerto numero di f.lOi'ìta.nz<', ~Hlopct·atr <·ornE' mord•'nti, nella ritNea <lrl 'Trrponema. La c hh1rc•ua o fiNta <la i pn•para t ì òiJWnch• "~' '"''i billltPnt P da Ila pos;; ìbiliU~ di conferir(• <ti 'l'n·pou <•m i eolm·azioni <:lw li retHlano lwn ma· nii't>st.i e nel contempo prrmettauo eli allontanan' bnuna. p;u·tf' di qn1•l matPriale orga.nico ch1\ fa.cilnwntc>, con l'Psf'i<'ranwnt o e a euntatto d ei r<•a.tth·i, d:\ luo::ro a JH'<•eipitati di <'Olorc o <'Omunqu<', a:;;.;m1Wn•1o il colore intPm;anwntc, Of;ta<'ola. sPriam,·nte l'ol'serntzi•ltw. P e't· la eh iarC'zza d('i pr<'para t i m o !t i ,·an\ a.!!gi oi1'J'<' indi~cutibilna•nt <' l'n:so dell'a('ido arf'tì<'o: u::;at·o in f.lo lnzionr opp1ortnm1, qursto acido ;.; pie~a azione df'mog-lubin izZ<lll te pfl b un buon sol \'l'Il t P dei gr:w uli a l· bnminosi. È ri:;aputo inoltre rlll' l'a<·ido ~H·<'! ico rig-onlia il protopla,;ma cdhùarc e di consPg-nrnza. lo n•ntl(• traspan:nt<' . I.";H' ido a<'<'t i<·o si m o:-: tra. pf'rtanto ca.pacf' di agire c·omc un buon morclPHtr deg-li Plr·m<>nti t>pite· liaJi e delle i;ostanz\' muc·os<•: ma l'impii')!O c]pJI'::wido af·Ptic·o in solnziotw ,·aria. c per tl'mpi di eontatto diwrsi non r sutlìri<'H!c a<l indurrl' modifira.zioni sni 'rrcpmwrni, tali •ht r rnd\'l'll(' <ì!!l'\-oiP la colorazioni'. f'PI' qncsto sr 1po oceorrc l' intNwnto Ili etwrgici 1• contph·;;:;i frnomeni ti>;iroc·bimici. Una a.zione ,·pra.mcnt(• 1•lrtti,-a fi tti TrP])(Jll<'nHt ,;pic•gano i sa li di rame in pr<'~enza eli nna soluzione• molto flebuln <li ac·ido osmiC\o. La. soluzione eli cloruro rli ramr r di arl'tato dì rame all ' l ~:, . an1·hc qua.ndo >rnga, filtrat.a, dopo poc·o tt•mpo s· intorbida: ì· n erc·:-:~ario , allom, aggiuugPre goccia a gorria dell'arino a('(•ti('o. sino a qnando il liquido non riacqui:;;ti bt lintpidl'zza ed nn lw l tOitH'<' ''<'l'tlr . La ;;uluziouP è qnindi


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pron1<l 1wr l" n:; o; una parte tlt>lla I'Oluziom· si addiziona eon una parte di :s<,Jn;,iont' eli aeido osruk·o all'l pc·r· .JOo. QuN;to liquiclo viene portato f<ul pn•paml o, semplic-emPt1t(• ('1!-siec·ato; dovo 111 minuti di eontatto si allontana il liquido mordC'ntP: si lant c·on ac·(Jna rlixtillata e quindi si twoc·t•dt\ alla t•olora~r.ioM, nw<lian1 e la soluzione di :f-iel h, allung.,:t.ta, n parte ug-mtli, con ~u·qua, rli;;tilla.f a, 1)<'1' un t t•mpo di 5 minnti primi. Il pr'c·para1·o n10stra i 'rrq)Qnemi tint'i intrn;;amente, f\u 1m fondo viii o tn(•no uniformo. f'cri arll(·n t(· ;;u l h <·h i a rezza del prc•pa rato in t! n iseo no molto le mocbllitit 1J;;;1te pc·r I"allet;tinu>nto dc·~·li 1'-ltrisei. ln ogni. caso, a.nche quando ,. i :<iano· aN•nmnli <li llll'l.t('rialc•, i Tn•ponemi sono facilmentt> identificabili ali<~ p<'rifc•ria. Da. qnn.nto mi (: stato po~;;ibilt• rile,·aT(', mi rileng-o suffìcit:'ntemente autorizza-t o ad a!T('t'nl.arP: <'l)(• in tutti i càsi di tt~siont• primaria ulcerata, non sottoposti a tra;tanwuto lor•alt· (poll'<·ri nwdiramentose, rlisinfettanti \·ari) si r·iescc a porre· in <•villemm i 'l'ri'POnt'mi, non alterati nella loro forma Nl in nnmrro perfPttamentr rqnin~lt>m te a qm•llo ehc pnò osserYa rsi col pa nthuloidt>: clw twl mat('J'iale pn·l0,·ato cla l<•~;iuni spc>cifi<:he ('Sist.ent.i in prossimitit del JlH'at·o urimu·iu o sul pn•p11zio, in modo da c?.sssere necessariamente l;>agnnt<' <lall'nJ'ÌJll', rlnrantc• la minzione, la ricerca· del Treponema non i' co:;!\ agevole: dopo hmga osscrva;done ò possibile seoYrirnu qualc-uno e, di "!_)n'ft•n•m:a,, f)l;alche fortlH\, corta; clw la rit·c>rra dt>l Trr·ponema. in n1atnriali prt'lc>vat.i da papule erosive <ll'l cavo orale·• c1:1 assa-i pochE> prol>aùilità. di sn<'eesso, ciò in particolare qunndo lf' lPsioni, pN la loro serle, svno abbondantemente umettate rl.a sali va e sog-g-t>tte a coni a t ti eoi eihi c con le b<"vandc. Analogamcntt' ]Wr l'a.<'C<'rta~l1ento su m~~t<·ria.)(\ preleYato da. l<•sioni vegetanti nella regionn ana.lP (c-onrlil om i piatti). Or:corr(' in ()tH•sti casi detergere la lesione t' prPir·nu·e qualebn poco df'l la. ~c·.riosi tà cl1e può gemere, con una modi(·u pres~ionc• (•sc>reilat:t a nwzzo di pim:a, e megli.o, dopo un certo tempo. Tm·N;e si ba n no t: o n frequt>nza risultati :oddi;:;faeenti quando tratta.si di 111anif\·staziuni umirl<' localizz:tte a,i gPnita.li <'sterni; eh<· nei pl'Pl)il raJi c~Rie<.:::tb la, ri(•.t•rea del Treponema riesce positi n-.. <111<:ht\ S<' t"ll'Pltnata clovo dinrsi giorni dal prelevam('nto, un rnesf' t· oltrP, })Urel•è il matc,ria,lo d'oRsPrYnzimte contenga. pochi elementi :figurlll'i e sopmtnt t o por·l1i t•ritroC'iti .


CASUISTICA

CLINICA

---------------------------------------------------------0::->PEDALE :\IILIT.-\.nE DI FIREXZB Direttore: G. T F.DDE, t e n<>nte colonnello medico Reparto Chirmgia; CtlJ)O H~parto: pro f. A. :\lAGLivLO, mng.:riore medico

SOPRA Un CASO non COMUnE DI fRATTURA ~A61TIALE DEL CORPO DELL'A!TRAfiALO per il dott. Enzo Liesch, !'<Ottotcnenie medico, a:-;sistente

Le fratture clt>lLr&traga.Jo l'Oli ~post~men to dei frctmmeu t i ~olio note da molto tempo; p iù re<'entc c per l"<l~i oni ovvie è la <:unuscenm ù ellc frat· ture 1:1euza spo:>taiHento. Si tratta di fratture piuttu:-;to rarr·, e piìt 1";1re an(•()J';t ":ll't>blwro le fra t·· ture non complicale (la lu ~S<l7.ione (Lu~PilH ) - ~ella st.tl i-:1 it:a del O;t l i]J[J c;-;,.:e fìgma no n ella proporzione del % % clè_lle fra t t m·e dr!le O>~='<l LH:'l'C: m eu t re in quella dello Zic•:.!ler figurano in una pruvon~imw nnte,·olnJen t c nlil _~ g-iore costituendo il H % delle frntt ure ù!;'Jlc o~:'i: t l ars~·e. Scc·oude) 'J\~tldc i le fratture dell'a::;h':Hra lo em;titui ·rono il ~ % di tut f e le fnlt.lnre dell o sdu~­ letro, ed il 3.RL % St:lcondo B. Ro:-;.-;i. ~onostante queste dj,·ergcnzc sulla loro frl'<tnen;r,a, h ma;!~iuran7.a degti autori è però abha ~tanza. t.:vlH.'Ol'dl• JH:Il'a.s,;l.•.gnare allr fratture d el· l'a:::tragalo il terzo posto dopo 'tttPllc. dd n u lleuli c dopo q n c·! le rld eal<-l:'lgno. Sono rare nei fanciul li. piil frequenti nelrtwlll > c·lw nun nrlla rl1mnn. e pitt frequenti ancOl'<l negli opc'rni. ::\t>il'Ppurto ehimr~ia di quc!:-;lo m:pechle, ho avuto occ;u;ionc eli os~CJT:\l'e un C<'l:'O nwllu int "-'rt!:;.sante di l'l\ll' lur:t ii<l,e·it · tale completa del t·orpo dcll 'astm~alo sen 7.:t sp<1.~ ta nwat i tlt>i fr.u nn1 ent i. eh l', 11er consiglio del prof. A. }laglitùo, Ca po [{ <•parto, Il o st ttdiMo r it<·uend1Jio degno di iruport:tlli:<l pN'Ia >~11<1 rari 1 :'~ e P"l' il .- n.J m r ~·r-t:lÌ!'Ill:> ,li tH'Oiln zione. Stor-i(l. clinica: C. F ernn ndo, nnni Ul, da Homu, del J.J.O l'l"!:girnento ('1\Yalleri n AJE>ssandrin. 1\cl ltt llllnmnE>si familiurc d e l paziente si n ota (;h(· i genitori sono ,.i \'enti El san i, che due frntelli d el paziente godo no buona &d11tc Hu·ntr·c 1111 t f'r~o ,-a so!!!:'Ctto nrl accessi convubivi. Ilvnziente non ha snfff'rtO ne.«sunH mulaltia deL'1ll\ di II O!n : È' modico mangiatora, bevitor-e e fumatore : llt')!!\ In lue e nltllarti~J n ' n('rc•e. li cior·no 7 g iuflnO l!J3l', in caser ma ruzzu lo\·a nc<· idf'tll;tlnw ut c por· le :s<'>tle. :-\,·endo •"<''""') un piede in fnllo· per-devt~ l'e(luilibrio e dopo o ,-er saltato t re gmd in i bnt te,-11 furtl·ruent e nJ :-uolo col calcagno del piede sini;.;tro C·(\lzato de.1.di zoCC(J) i di ;;~n d crio; mertP\'R <tlln:::i contempomneamente il piede s inil'<tro in rOt·nzionf' intf'r·uu e qu indi c·ndc•nl n ll"iiHiietr<>, ba.t·tendo a terra il dor;;o. Accusò \'ivo dolore cd i mpot~nza funz ionale d e ll'arto; in st-~o:uito n otò cheTa regione del collo d e l piede si t ra t-urne éatta. Venne " uhito ticoverH to alla infemwri a del corpo e dopo due ::domi a ll'ospeda le j\J ili t are di Fi1·enze. Esa.me obbietti!·o. - Indi,·iduo d i rC'!Nlo re co;;tituzione sc he lettica in buone condizioni eli nutri;done e di sanguifirnzione. L'esame sistemat ico dei Yllti oJ'!!Ilni ed appurati in te r·ni è ri;;uli>lto completamente negntiYo. All'ei>Ame d1~1l'arto inft•riore ;;ini:;tro ,:i no ta c he il piede nnn h:1 t1,;..:unto nc;.suna posizione viziata: s i pre~enta. ad •mgolo rett'l :mila gauJI1a, e la ,-oltn ph11rtnrc• rou-


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SOPRA t:X ("A'lO XOX' t"O~U:XE D r FRATl' l"RA .SA GITTALE E CC .

l•"ig . J.

serva la s ua coneaYitt\ normale. La regione del collo del p iede si presenta modicam ente t ume fntta in rr.of' o u niforme: non si rile va neRSnna salienza ossea anormale. Le fosse t t~:~ pre e r·et ro -rnRileolari son o bombées: la cute è s ucculenta, di colorito n orma le ma con qualche pieebiettatura eccl'timotico specinlmente a l di sotto ed all'innanzi del malleolo tihia le. Allf\ pn lpazionl:' s i COJ1fermn che i malle(lli ti biale e peroniero non ~<o n o ah"l·nssa ti e conservano i lo ro r·appor t i norma li: e con la pressione in loro corris pon<.:erw a n on !li provoca affatto do lor e. I ndenni appaiono le ossa

Fig. 2.


SOPRA U~ CASO XOX ('0:\IUn DI FRA'l'TL"RA SAOTTTAT.E ECC.

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Fig. 3.

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SOP.R A U:-1 CASO

=--o:-< COM UXE DI FRA'TTG!lA SMHTTALE ECC .

della ~tam ba; e n on si rie:sce a<l apprezzare nessmin a lterazione a carico delle ossa. del tnr;.o e del metaturso: non rumori di sc roscio, non scricchiolii, non mobilità pretornatm·e, non con t rAzion e muf<colare di difE>.<:;a . ) t olto sensibile nd tuta palpazionc unc lte leggera è invece un punto circoscrit.to sHJln snperfìeie nnter·iore del collo del piede un po' all'inrlentro del punto di mezzo d ella intt'rlinca articola r·e tibio- ast,nt~nli<-n : il dolOl'e è ,rivo e circoscritto. Il movimento tli flcs.«ione de l p ied e è dolente ed a l!Jllanto limitato; il moYirnento di esten l"ione invece è modi1:umente d olente e solo leggermente limitato; lihuri cd indolent.i i movimenti di r·o ta zione interna e di ro tazione est.en1a. lJa d enm hul azion e è d ifficoltata pl'rchè• il p azien te n on può a ppoggiare al s uolo la pianta dt'l pie<.le senza riscnt.iro vivo dolore. L'esame r(ulio{tmfico. praticato uelle due inci1lenze anter·o-posteriore e latcro Jater a le, ha clirn o::;tr flto l\·sist(\l1ZA. d i una. d oppio fr·attura sagitt.tl.le completa e complessa del corpo clell'a-st.r(tgnlo senzn spostanwn to d ei fmmmenti (Ha-diografia l e 2). Le lince eli frattum, viste dal d.ava.nt.i, ricordtlno m olto da vicino la fig ura di una • H , maiuscola, con la di l'forenza c he il tra tt o ori~.zontale della • H • itl\·ece di e;;;sero tale è obliquo d a ll'a llo in ba1>so e d a ll' intem o a lJ'cf<terno. La Jine& Ji frattura \·ert.ical-c pilt esterna f:orn inciu in avanti a livello fn1. il tRrzo in terno ed i due terzi e:<t.em i d el margine a ute rio re dd.ln t.ro,. let~ ll$t.r agalico.; inte ressa t utta l 'altezza del l'osso e percorre f<fl,g itta lmente second o untt. liuea pressoch è retta, tutto il c01·po de1J'n,-st r ap;alo. La linen cii frutt.ura vert icale in terna di,·ide quasi a metù il fra.mmen to mediale. Hisulta quindi r ho il co rpo dell'A!\trngalo è diviso in quatt1·o frammenti', dci quoli uno , il pitt gwude, uorrispond e ai duo terzi eA.erni del corpo d ell'astrag alo, ed i frarnmenti in ter·ni, più piccoli ><nno s ituati d no i11feri ormento, inte rno ed esterno, ed il terzo ::;nJX'riorment.e q un.<;i incurwat.o fra i d no precedenti. Ltt frattura interessa sia lit superfieio urtko.lat·o su poriore d el co1·po doll'astra.r;alo c he que lla inferiore o posteL'o-esterna (Fi r;n re schcroatiche 3 e 4). La t<'slA1· dt•ll'astm!!a lo ha l't11lS~rvato i suoi rapporti normali e l'articolazione <·<m lo scafoido ò indenne. L e epifisi distali d e lla t ibia. e del perone non pre,">cnt a no nessuna. a.ltenwione.

Evidentt>m<'n! e il caso in q nN>t ione, come appare ù;tl rep~rto r acliogrnfico, nun i>&lo non ò eoJUl llH~ ru,1 è molto intcr·cssante anche per quaut.o rigna r<ln il meceanismo di pro<ltLzione dell;\, lesione. È noto che il C'orpo dell'astr.l~:tlo si può fratt.nr:l.re secondo tre piani diversi c che quinrli si hanno in genere due frammenti che per lo piil sono anteriore e posterior e, o ::;uperim·e ed inferiore, oppure est erno ed interno ('r~mto!U, Blcnke, JJuscna, De.~lot, Dclbct, G.tla.vielle). Secondo Tnntou b ì ine<L di [rn ttum. del corpo dell'astragalo ò co ·ta nte ~ diretta. per lo più in>ersamen te fl, quella, 1lella. fratfnra. del collo, eioè è obl'iqua d 'avautj in <lietro e di dentru iu fnori. Si possono avere anche fraH tue n, T , nelle qtmli il t ratto l:iagittale divide il corpo e si arrcst;L in <Wnnti alla doccia rugosa <'he inferiormente separa le due snpnrfìci articolari d P.ll'al)t.rng-a.lo, ment.re il trntto frontclle decapita il collo IBan ;tl, Bandel, Gayet, Finolti, Albertin); si possono avere ;lll(·lre frr\tture cl<rppie, nelle qnali una. frç1ttura h ontale del corpo ~i asl'!ocia ad una fra t tura del collo (T acldci, Baudct, Cabot. e Binney, Kotha.rdt). Si ha nno voi altre frat,t nre del corpo asl)ociate a quelle del collo: si t rat ta o di fratture del collo con linea, di frattura. più o meno longitndinale dr e si irradia i'iul corpo dell'osso; oppure, in vcrsamente, di frat ture dèl corpo con irra.diazione :;ec-ondaria sulla, parte anteriore del collo dell'ast.ra~alo . In un <'<~ so os::;erYafo da Vallnt; si aYeva frattm~ata. la metà posteriore th•l corpo e nello stes!lo t empiJ esi;;t eva una fessura a.ntero-posteriore che si ~:piugeva ftno alla. te:>ta d ell·al'ìtnlg-;llo. Le Yere fTatture sagilt.a li d e l c-orvo dell 'astraga-lo, invec~;>, sono r a rissitì'le (P. Satt1).


Secondo Ombreù;Ìnne nelle fr,1t.lnre s<lg:itt:di ùdl'a~tr,\galo, il corpo viene ad essere divh;o in due metà laterali; ed in a lcuni casi il frammento interno è costituito solamente d <llla faccia interna dell·a~t-rag~ùo, c:ioò fb un CWleo posiero-iuterno che d:\ inserziouo al potente le:rameuto tihiò-ast.ragalico (laterale inte1:no), ed il framnwnto disk1c1·atu rimane nnito a l malleolo t.ihiale. In alt-ri Caf\i la rima. di frattura non di\·ide completamente l'osso ma si hn, una semplice fessura sag.ittalè. Se<'.ondo alcuni autori le fratt\U·e S~lg:it.tall proprie del corpo dcll"astr:.lgalo non sono ammesse (Tanton}; ~ si ril iene che nella mag-gior parte dei caiìi si tratti o di fratture del collo fortemente ohli(ltle di dietro in avanti e di dentro in fuori (come nei casi fli G<.lla,ielle e Gagnii.•re) che interessano anche il corpo: op1mre, qnundo si t.ratt.i di linea di fra t tura nett:tmente sagittale, questa si arrester ebhe in aYanti ;;ul lignml'!uf.o intero.~seo c si :~:ssot·ia ad 1tna frattura. tmsversale completa 11d incompleta del collo, in modo da dar luogo così ad unn fratturO). n T come nei .,;asi di Bl<>nke. Il nostro caso 11011 rientra in nes,;nno dei e.!\Si tc!<1è ricordati; in esso la, direzione della linea di frattura è nettamente sagittnle e se in avanti ht rima eU frattur:t :;em bra che si arresti ,, lligamenlo int(·1·ogseo, non si ;tssocia però a nessunc1 frattura. del collo uè completa nè incumplcta. È da rilen1rc nel nostro caso anche il tipo comple~,;o della frattura: frattura s:1gittnle del ccn-po a più frammenti sen~a alcun spostnment\); f:ttto questo che costi t uisre UIHI muggio re rarità del tipo ste~s11 ùi fr.11 tur:t del cvrpo th•l l 'astnt),!alo. È da chjedcr.·i ora C[l!Ule sia il nH•N·anismo ]lalogenctiro eli flllei;h\ rara forma di h attura sa~itta l e del èOT!lO dcll'<lstragalo. Kella maggior parte dei casi le frattme dcll'aslragalo sono du,·utc ad nna causa indiretta, per radnta sul pi<'de flrt llll<l :1ltezza media (due o Ire metTi), rarnmente consider<>vole; ecccr.i0nalmen1 c c:;se hanno luogo per una caduta da noa altezza insiguilirante (50, UO ceni i metri), Ol;pure seuza cacluta per una ~emplire torsione del pie<le. A second a poi che il piede sia in fles.;;io110 oppure in C:R! en,;ione, in rotar-ione intema oppure in rol;tzione estt•rn:l; a. seconda d<~l p·unt(l di appli<'azione della, forza; a seconda della rt'1~istenza e dcll:t inc·linar.innc del terreno si pos:;ono avere diversi tipi di frattnra. In genere nella. caduta su piede ad angolo reUo enn la g-aml•;l, l';IStragalo trasmet-te il peRo del corpo nll":.ll'Cù posteriore del piede :;t.c~so cd in tal caso si hanno le fratture del ralrn_ !!IIOi q nasi m ai si h;\. una fr:ttt.ura i;:olata dell'astragalo (1lasmonteil, Forgne, eN·.). ~ella caduta su piede in flessione, il collo dell 'a:ìtraga lo ripart i:;cc la pressione del peso del corpo del p~1ziente ;;ull'arco pol;teriore. m a piìt speC'ialmente ::;ull'ai·co anteriore; in tal caso o il f·ollo dell'ttsu·agalo si frattura, oppure re!<iste ed allora è la gr<mde apofisi del calcagno c:he si rompe sotto la vressionc d ell 'astrag~l o. K ella caduta sn piede in estensione, c'è da. distinguere due casi: se la <:aduta avviene solnmente sulle dit·a del lJiede, oppure se la c:aduta avviene sulle dita c snl calcagno contemporaneamente. Nel primo c:nso, la. pressione del suolo viene trasmess.-~. a Ila testa dell'aiìtragalo lungo la colonna interna del piede e la pref\sione del corpo del paziente viene trasmcsslt mediante la. tibia alla parte posteriore dell'astragalo stesso; in tnl caso l'n~;tra· g-alo così compresso o si enuelea in a vanti ed in hasso, par1.ialmente o tot~Jmente, oppure si frattura.


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SOI'.RA OX f' A::<O !SO:" ('O~ll"~E DI FH.\.TlTlU SAùiTTALE E('C.

~<·l .SI:L'•Jla tlu <·:u;v il" ,·e::e la pn•,;..;ivllc del :'lttvlu dene trasmessa alla parte po,;teriore tlel e:akagno che si frattura. La mng;.:ioranz:t degli autori a mm ette c he le fratture deli'astragalo si pt·uùucooo ut'lla fl<>ssione forzata del piede sulla gamba. Ora, nel nostro C':tso, nbhiamo anzitutto un;l endnta, da una altezza. insignificante: il paziente, iufat t.i, p el'(lulo l'equilibrio, ioialtaY:1 tre gr adini, Yàle a dire cadeva da una nlteu:u. di (·irca 50 centimetri e nou di Jliù; in secundu lub~o la caduta è a·n·enuta <'Oll il piede in estensione: esten~;ione as;;odata o seguita immediat<tmente th un movinwn1'o di r ot:tzione interna del }Jiede stesso, e di più, soltanto H <:<tkagno hc1 battuto contro il t~:rreno . Non mi sembra. ci ~:ia nleun dubbio che la caduta sia ~nvem1ta con il J..liede in esteusio11e, perrltè il}laziente cadeva plli supino battendo a ten·a il dorso . .\t)('be dal lato del mcc~.:anismo di produzione della frat.tura, il nostt·o ca~o è molto int ere~<::antc: pen:hè in os~;o tro,'inmo le condizioni meno fre(Iuenti, per non dire le lJiù rare, nelle quali si pr(Jducuno le fratture dell':a:;(ragalo. l n tali tondiziooi non (•rt•do si JlMSa nmmettt>re che si tratti di una frattura da s t.rapJ)Hmcuto del1ipo Ombredann(~ . l n que::l1i cnsi, come è noto, la frat.tnrn avYicne perchè illig-arnento latet·ale interno, sopportando uno :sforzo rnal!giore che non illigamento laterale esterno, distacca, una porzione ossea nel pnnt.o dt>ll;l sua inserzione sull'astragalo. _ N el nostro casv è ovvio che data la posiv.ione di rotazione interna. nella qunJe è venuto a. troYarsi il piede, detto ligamento non poteva. assolut..lmente tro,·arsi in t~'n sione . .Multo probabilmente invece, nel nost·.ro caso di frattura. sagittale, si deve invocare nn meccanismo da s<:hiarciameuto: a nalogo a quello che da akuni nutot·i (Destot) (ì ammesso nelle fratture t.rasversaU dell'astragalo. Per la posizione di estensione del viedc, la troclea ast.ra.galea. ha percorso il suo normale movimento eli scorrimento di dietro in avanti, ed il corpo rleU'astrngalo è venuto a trovarsi compresso fra il mol'ta.jo tibio-J:.Ieroniero cd il cHlcagno sotto l'nzione di d ne forr.e agenti in sen so opposto: quella data rlalla pr<>ssione del pe:<o del corpo rlP-1 pa.ziente e tLuellu data d~1lla resistenza ulferta r.htl terreno. In t al caso, quando il calcagno ecl il malleolo tibiale resi;;tono, è il corpo dell 'a!'trng;llo che si frattura. Per la. posizione di rotn?.ivne interna del piedt> non f'i è a'uto la contrazione di tutta la ~:<uperfieie articolare :;;upcriore dell':1stragalo contro il ]Jla tetw tibiale, ma, <lata la ohlit1uità d<>ll'a sse verticnlt.l, solamente della parte corris pondente allo r;piovente int·erno della superfici~'! articolare superiore dell'astragalo. In l[nesto modo è natul'ale che l 'urto sia sbùo tras messo soltanto su qne~bt porzione interna dell'nstrn~alo, che era la sola a <·ontatto con la super!icie della tibia; ed è stat.a la t ibia che n.gendù come nn cuneo sullo spioven1·e interno nella ùirezione delle trabecolé ossee clell'a stra~w l o h;l determinato la frattura sagittale dell'osso. E -che dò 8ia YeroRimile lo dimostra ia sede delle dne liuec sagittali di f1·:lltnra àl terzo in terno del torpo dell'nRtragalo. l1a linea trasversale di fra.tful".t f•·a le duo litwe :;agittali pr<,b;1hilrnente è do vuta al fatto che in secondo tPmpo f;t sia d<' l ermiuata In fra t tura per ftes::;ione del frammento int ern-u. J,a sintulllatolog-ia nPI no::;tro ea::;o è stata quella comune alle fratture ll(' ll 'a:;trag<tlù senza f;}JOStamt:nto d~i frammenti; però si è avnto una sintornatol(Jg-ia molto pii1 at t cnnat:l <lelrordinario: nua. tumefazione moùica del


SOPRA c:-: <"ASO !'O:-< ('0,\IC~J;; n1 .FUATl'I'RA S.'\C.JTT.-\LE E!'(',

Ull

;·vii,, del pi<•de the h<1 pl'l'llle'l.~O uua ~H:1·un1ta p:li pn~iunc d•·lla parte, :-;(•nza po,;àionc Yiziata dl'l pi~>rl <• c :;pet·ia lnll'ntc :;<•nza P<tt:ini:;nw. un ùolore viYO e <·irc·ostrirto ne.! punto di mr;r.zo dl'll'int<'rlin t•a ;•rti<·olare til>io-af;lragalil'a e qualc·he pite hiet l a tura er·('hirnot i<:a :di'intorno dd ma ll t•ulo tihinle. La diagnol"i c;-;atla ~:;lata possibile sol tanto con l'an:-;ilio lll.'ll'e::;ame ra tlic,l"~ i c: o. !.a tura i ~ 1it n il a tH•l no;;tro c·a;;o è ~ra ta l>a:-;ata so pr:1t ut·to ::;n Ila m a n<·nnza 1lj i>postnmen lo elc i framnwuti. lJata In ('Oillpl e-;si tl't delb frattura non :o;i (> <'!'Ctl u t() o p po rt 11no j n t e n e n i re cru ent <'Il lt· n l e c·<, n un i 11 t ervcn t o co nsen ·at r,re, e d';llrra p:trte non <'N~1 l'int!ihtz iom· tti un in!t•ncnto d t>molito)'(•. Ci r; iamo quindi lilllil a t i a d appli<·are p<'r una quintli~·ina ùi !fÌOI'Il i nn

leggt-ro apparcrC'I!ifJ g'()lì!\;lt<J, t(1ltu il {!\1<1!1:'1 i\ l1l>iamo iniziat{) il lll<l~iinggio,

i bagni ealdi cd i Ù<tJ!lli di lu('e. Il ris ultato è s htto ahhastnnza s oddisfa<·ente, poichè il dolore S<'ontpalTe quas i ùel tutto, la limitazione del m o \'imcn to di ll<'~ ti ivne ~i attenuò ed il paziente pote va <;ontpiere la dea mhulclzione l'P~:rohtre. Cna r adiugralia lH'at ic:Ma qualche mese dopo l'infortnnio dimos1rò un <:on~olidamento abl,astanza a\·anzat o dei framrueuti di frattura ~cuza g r;lYi alteJ·uzioni a c:arico d (•il'articolazione tiuio-as t ragahc;l. Al:TORIA SSL,..TO. L'A. illus tra un ca.~o

non comune 1li frattura se.gittale com· pleta e complessa d el corpo ò ell'as tra!l'alo senza spostamento d ei h·ammenti, e trntta del m eccanism o pato.::enetico d eliA lesione.

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}'INOTTJ. -


RIVISTE

PER GLI OFT ALMO LESI NOTE DI SERVIZIO SAN l TARlO DI GUERRA per il d ott•. Edoardo lampls, Jll'Ìmo capitano m edico

(.)ulll< ì· il nit1•r·io info r·.n·rtin> che cle,·c Jll'o.-•ie l<•r·e ll il>L orzanil\zazio ne dci sorvr z r :<rtnitnri di g ue tTU per· gli inf<: rmi e i ferit i ocuhu;? ~ 011 ,-j puil eswr(• un ri!.!id o ('rit P.rio uni r-o, in qnnnt•l i ;.;ervizi cl cn>no uduttursi allE' lll n lwp lic· i E' , ·n ri " c:< Ì!!enzt• h··llil'lre e. ,;ul t1•otw d(•Jiu JottH, uHifo rnHtN>i a11< h v ull<' c·nndiz i11ni di luogo<' tcmpn. TntiH\'ill <' llt>j·ps~>ll'in t·hc le a ut <•r·itit prl"posle u!ln comp ilnz iont' e Of'l.!Hniz:-:a:t.irHJC dt> i p inn i di u tohilitnzin ne p r·ov vcdt~ no ud o nUI\t1· nr e nti ben ddìHiti. in fatt-o di pen<o nnle o di mnleriali, <"ho o,;s ic urino lo '5\'0ia:c r•;; i e il oornp irnn11t.o dci piani stc,:-;i o 1-1li ulteriori s\· ilup;1i delle azioni m ili tari. J~ T~:Jlll l'l'OH IO "'AZ JO::---J\T.t::. Tl ('01\C' rC't Q )> l'C' li\ l in amcn t o d i ([llt'Sto ser\'lzi O spef·in lizzaw pub ru<:<l'l'(l i n d 11 hhinrn<>rr te> n tNd io u.-<sie u rl! t o, s in cl'ora, nei rÌ!.!IInrc li ch·lle 1111itù sanitari" di ri>\CJYn !'. ><oprnlu t to. di quc>llo t\·rritorial i, p0ic hè s i f!l lM:-wgrrnrtiCrdo s u istitu~don i uiit iu utti ,·it ìt. Hll><•·cttibili tutt o o qua.-<i tutte d i e...;sero t<'mppslivnmr nlr> P"'·t nt.c n Ila tlln!!ltio rP. elli•· ir•nza o ol piì1 mz.ivllirle uorn pletar"enlct tccn i\'o: >;(nhi lirn!'n ti :-;un itnr· i llli li t>t r·i tr•rTitor·iu li, o,;pr•da lì. cli rc i<·lte o ì~t.itu ti Ci\·ili. :\on ù qrt i il •·a:-;o di adclcutrun·i in >'ifì'nllo prof.tc rlln. clrcce rt n rrrc nto:>lu-:1 !llntoo sn rò JIPI' r>--;."'t'r'e p r·f';<o in r-nnsi.lernziorre o drbitnmerrte r·i;.nlto da~li uflic i com petent i nril it uri t'Oli la c·f•IIHIJOnt7.i<)IH' dr•l CoruitutiJ pr·r lt~ Jll't•pnrazione tlc llct- mohilitttzione llHzio rutlc•. in l'onfn rmi tà rlc• l lllJUV\) sarr o indiri7.zo cho ltn. oss•mto In prepnrnzio11~ n rili turc C' ci,·ilc· dC'I!'intcrtt nnl'.icHr!', per· o1-m i evt'n tu n lc r·oJttinn:<'rtzn. li :-;nn o <·rit(' ri () .-Ife lE' islitlll'. ic. ni pi ìr dl i•·icllt i o lc>r'Jucnrn.t>nte megl io onrnn iz. Zfrlfc' df' IJhano pori arQ il lo ro <·nmrilnrto nll 'm;,..;istf'nzu dei lf's ionnti d i 1-!'HEWI'O, de,·e indurTO n d nc-cot.di<•r·e il c·nr r<'<'l t o cii nuls,..irrH\ d10 Yengn studia t a e pn•or·din nttl l'irnmcd ia(a a t t t·czza( ttr·n lwlli<·n, non 'li'Jl<'lla sc·oppin t u iJ co rrflirto , d e lle c linic he oeulis t it-lre ttniversiTu rio. ('omo in lc nq)(J di pnc·(' <t' tt'sti i ~t i t 11ti sono a l! 'ilVtUl)!trnrdia. dd pcl'tN.ionnnwn(o lcenic:o. n tnng!.(ior· rnginrw rl ovmn u o cs.o;el'lo in tempo di glleJ-r!~ allirr<·hi• n fu , -rJr·o d i c·ornhtdtcn ti in ipr·n •i o f(•r·it i non pO~>"Il in a lc unrn odo mnnenre il he nelic·io d ci i~> piìr n<·l'lll'fiJC? inv<•:<t i !!~tziou i d inirhe e cl e lle piìt razio nali r isorse curat i\'c' onrl <• ;.in purtala Al rntti<:<Ìrn<> 1:1 loro rt•i n(cg:mziu nc funzionale , -i.sivn. :;\p,-;:-;un'altru CO IISÌdc ruziurtt' polrh (~:-;sPJ'C di ir nped irncn tO a Jl'athrnzione (l i t ule nnlino di id ee: rw n il fntto c·h0 all!L popnla:t.ione c iv il e \·onebbe così sottr attA. \ llln rl<>llo mi!! lio ri fonLi u,.::-;ist,;nzinli. puidtl- n t a le mnnehc-volezzn po;.;sono prO\'Ye<ie re a deguntnmf'nte n it rì i:<t ituti, p11r-e ;:p~win lizza r i, c he non m:Hicnno in a lc una st-. le uni , ·er-xi(nl'ia; nè In ]OliWrll atn limi tazione qnal itntiva, per l'in$egnamento uuin' rs itnrio. d d rnn tl't'itr k' c li n ico · p<JidH~ nellu gron parte s i avrebber·o cnsi di t,rauma toJog iu o<·ulnre - in qunnto i- JH·oprio cp tORlO C'n rnpo pa rtico la re cle lln ::~pecialitù cho deY·(';:sc-ro. nel rnnrrwnt n, OJ!!.!<.'t t o d e llo più 7.clanti iudn~in i n e lla sna oomple><St-\ e Yastis:-;irnn v uriNà c· lirri c·a . ttllinc· hè se ne p;>ssnrw trnn·o i rniglio ri ammaestrament i tl. sollir>,·o imn •l•di nto d i t nnt i c·ombottc-n ti cnl piti negli orgnn.i d olln. vi>:io no, nc ll n rnan iC'm dtc pcrb consirl <'rn n;i la pii: pieb,sn, c ~tllo scopo, inoltre, di a llargare il ptt· tr·imnnio SC'ient ifico in \UHl. J.~mnnt d ' ineulco labile impor t.t1 nza .

Kcr. TF.A'l'HO nt-:Lr" \ c:n~nnA. - Poco nbhiamo d11 rile vare s ull'o rgnnizzn:t.ione d!'l sc rd z io rw ll<• zmw (J'urmalo. (: li ospt'dnli d i risen ·a., a lm e no f]Uolli c-.he e rnno pri111n in funzioni" di o:-:pednlc ncil ilnre JWÌ tH' ip:tlE> te n ·itoriale, o d'ospedali c ivili d ' impor tnnzu. non rn:lllr'UIIO dclr<,pn rto o SC'Zinnc oftn.lm iC'a e n o n \''è a lt r·o c he por·tarlo n qrw!ln dl'tPrminnrn c-ITi l' iC il z~t di mezzi e el i rp r·sonn lo cons ig liata rln!la maggio r-e o minC>rf' 111)'luc-nzn cl'oftAlmo\t>:<i. Qut•ste irr rpurtnnt i f\lr·rn•ll.inn i ;;peciulizznto d o \'r('bhcro essere s i;.;tt>.r na.te in tal


613 gu istt da nm ire as:<it·u rntn. n el modo piì1 ri!!orvsn, la di-~tinzioll(' dei fe•·iti e eomuni infermi oculari dai tmcomatosi e d agli autvlt·,.:iouisti. ::ia p er tmn cillt'.~tione tecnie:l <li lnvoro e di p roli lassi, ~-<itt pr r una iutuitiva. ra!!ione u•orulc. X elle zon e d 'A rn•ut!1 i> git\ eon t l.'ln platn, sin d'orn, l' ist itnzi mie dei reparti spe· cinlizzati in oftult Hoiatriu lll:'?[li ospeda li da Ctìlltpo d 'annat a . d ird ti da pt>r~unal<.' t ernico d'indi scu:;..~a t'llptu-it.ù e dotuti dei ncr-rssari rll('Z<-.i d it\!!nosrici e c•••·nt ivi. Si può <l ire a questo riguH rd o che occ·v1Te t ('ne r prPS('Il te i l nwt nggio non i.nd iJfcrente che :si ottorrebbo dn un onlium ncnto che fu \·o•·i::;.;e lu collnbo t·ozio•w dcll'oftnlmoin· tra · nonché d c ll'ot oriuo lnr ingointrn e drl lo sto111atointra. nel c-nmpo dell a c hinn·!!in del cranio, collahorazione c he vcnciJbC' :<enz'altro a;;;;if'tll'lll'tt rlunlura i r<'pnrti d elle Lran(' he speciu lizz~• te \'elli:<sc·r·o istituiti in ospedali (L'an •ultn d e;;tina ti P<H'ticolnr· ruenre o peevalenternent.e ni crnniolesi . .Anche nelle ;;OIH' a!'ml;;a(P del teatro delln g ue n·tt non do\Tcb be essere de l tutto assente l'o pera s po.-iuli'l.za t.a dell'oculista. A lt-uni. im·ct·ti, s i domu•Hia11o se è 1111 b t•nc o un male sping<•re i sPrvizi c lini<' i spceitt lizzut i nnr-he nelle zonl' a.n1nznte. l\lo lii senz'tdtro sostengono c: hc è d ' ttopo litui tn rli alle zoued'nr mata. (.,lu i s i Hnur-<'in la fondamentale quc;;tioue se le~ guerra f utu ra sarà Hncot·a d i posizione o \'\·ero ri\·e.~t i dt carnltoro di lot.t.n all'u porto. Io sono d e l parere che, u lmeno in confronto del setYizio d i cui mi ocf·upo, e cioè dell'oftalmoiatrico, questa quC>st ione, n ono:<tunto la s11a c:omple"-"itit, <'Ostitni~'<f'U un punto Sllpe rat o per i conc·etti o pC'r le rugioni f·he !'><·n.tu rinum o man lllt\llO dw m ' inoltrerò nell'nrgomonto. i':>i è d 'accordo nd fa l'to che . comntHJ UC' s i ~volga la lotto . solo twlla zona d<'lle armate la spe<·ializzazionc <le ll'a::'sistenztttnedicu tJ·o,·erà In piit sicum app licuzione e il piì1 regolare fuuzi onnmt' llto c che ntnu mllnll c he ci ::o;;pin.!!('I'CIHO nc·lle zone pii• avnnzate questi servizi ri l'leutinl.lln(J d e llu mug!!iOre o minore stabilità dt'llc nnit.\ t.attiche ct,.ti appartengono. L ' important e è d1e un d eterminato "el'\·izio, o me~.rlio l'o rgano r he le di><impe· gno nbbia in sè quel le d C'terminate qualità d 'o rg11n izzaziot1e e po>'.«ibilit<ì d i fnnzio Jlumento per c:ui rbpomlu adegHatntnen te e terniJC$tivamente ai bisogni eon criterio JWC«n nti n e lle più varie circostanze di lotbl.

Siccome l'or!.(n rli~zfl~io ne e il fu n r.ionamento dei servizi, s iano pur 110n com pte,~ i , non s'impro,·visuno, n e con::<C'gue che il loro ordimunenw del>ha compie •·si :>in ditl te111po eli pace o ><e<·oudo tp telle d it't'l ti\'O n •cglio rispondenti ullo ,.:c·npo preti,;so. Hiconliamo c he u.nche nei r iguu rdi dol pnrti<'olnrr scr,·izio nfl'ullllico t li g uotTU va lgouo le reJ.[o le com uni a f.le o.ltre bntneho df'll'ns.-:i:;ten'l.~t 1111'< lil' o. ù ire t l• t: o) llS!<i<'m·a re il pronto socoorso, i l ricovero e In Cl m't. d<'gl i nnunn lat i e feriti d e ll'organo vis ivo; b) disp orre per lo sgotnbero degli in iermi 111~gl i st:1bilimonti rotl'o><t.anti quunùo si n.ppale:sa In. n e<'e;;siu'l. tli c tu·e lun)!he o speciali ovver o d i pnt·ticoln r i ncr·erhl· JnElJiti e pro\'veù imonti; c) concorrot'e t't. mantenere la oiTir-('nzn. d c i r t>parti i.n linea. •·icupcrando ne l minor t empo pos11ibile i ridi venuti validi, rimnndando s u b ito in linP>t coloro cltc tt>n· tano nllontnnnrsene con l'Jlllegn re stati imnt,;,;isteuti di ille>lptu·itit fisica; d) restituire , medinnt.c le p iù rn zionnli ri;;orse t eru p<•utiC'ItO e inten ·enli oper ativi, alle attività militari e per lo piìt ci vili i lllaggiorll'l.ente colpiti, rendendo meno g ravi i postumi d olio loro infermità o lesioni ocula ri. l diversi obbiettivi ;;opmnotn t i, in (:onfrnnto d (·!!li oflltlmolesi, devono e::st>ro rnggiunti solo me<lia.nte l'opera d ogli ;;tahili mcnti sa nitari delle zone <l'armata. e di que lli territoriRii ovvet·o è opportuno c he il ~<'r\'izio oftahuico spinga le .;uc propnggitù anche nelle zone uvunznte d el teatro <li g uct·•·a? Che ogni infermo o ferito ocula re pos:;a e!i~ero scnz'ùltro trasportato dulia pri· ma linea diret.tamente ag li ospednli d ella zona cl'armnttt senza nkuu in te rvento di m odico speciali'l.zuto, io n o n crodo. Se si considerano le p:ra,·i conseguenze eho \'C'IIQ:Onn a d ctc rt ninnrsi in tn lttui che presentano ferite penet rant.i del bul ho con pro lns~o cl<'l contenuto oculnre ovvero in coloro che sono sta,ti colp it i dagli d'fo tti ntic·id in li dei I.WS (e. nc·lle gucne fu. ture il m ezzo c himico avr~ imlub bitu nente applic-tt'l,ione I<H·)!h is,;ÌIIIIl e cupncit t1 v uln et·anti sempt·c p ii• spiccHt.e) eon il protrn><timH·e l'intl'r\'Citi W d rlln "'Jl<'<·iotli,;tu, ò far- ile npprezzure il \'alore che Yicnc ad Hù'Jili:<t;n·c anrhe In prc><c11zu d<' ll·o~tldmo­ iat;r a nello zone p ros.;illlC n irunti di IJnttnglia.


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F.d ò inoltre Jll'ol•rio o ppnl'tuno irwiare gli infermi cd i fe riti oculari di Jie ,·e J!r·Ad o n coloro d11· allt·g:>\no diiHt i di fnuzione visi\·a c peggio ancot·a i simulatori e tut.ti gl i uutt>ll•sionisti s ino ogli >:nnh ilirnenti :;un itari ù'ru'llltìttl? .:\on d eterminerebbe e iò dispendio di llll''l.'l.i <'di tempo c suprntut to nnn co;;tituireube una causa perturbatri<:c d (' lln .Ji,wiplina 'l .:\v11 :si d icn ('ht:- lo" SJ>(•c ial izzrl to • perde la ,·isione dell'insieme e , p•n·e involontnriurncute, in l.!iU:>lnt i:sec l'im pcwtnnzl\ d('l l'ntt ix it ù ehe gli è propria. An ch e nell'ultirna J.{li('IT>l> ~· \ ' f' llllttt u ~:real',.i ln nei'Cs><ità di a lle:;! ire, in :iOilO 1td ospédali d a I'Hrnpo di <·orpo <l'annnta. rt• J.>Urt i oital111i C'i ehe h nnno di:;impcgnM o adeguatamente il Jon r eòmpi to non »CenrJdn r·io. É l•t'll nm> I'IH.l l'ul tium J.!II(' ITII fu Jll'f'\'n l<~ntcmtnte rli po,izione e s i r ese, quin· di. nt ng~inr·r.l('lll C possihilc l'i:<l ituzione, ne lle ZIJ I1l' a \·anzate, di tali repa rti. l'Ila io affermo eire proprio 11e lla g uernt di posizione don·eiJI>e rit cn<'r:>i parimenti faciJe e :;i<·tu·o il r a pido sgorniH·o de~li uf t alrnolesi dalla lir H'a di conlbuttimento direttamente >1~li ;;tabilirnent i d 'an mun n <tuir td i la poR:<ilrilitit eltc l'in te rn·nto dello specia Jishl non nn·C"Hga spP>'so troppo in ritardo. :\ ollu ~~lf~tTu di mo,-im~t\tO, (JN contro, i contfttti con i :;er·,·izi d ·al'l ru.-tlH possnno rcardt> rsi pitr d illieili , i p~·rcot-si s i allungano e pii:1 len to ù J'e,·cntnaiC' ,;po:::t>lii1C'nto in anUit i de llo tn rit il sa nitn rie proprie d'armata. Di q ui nppunto In ma~<!!im·e nec·(•;;,;it•\ f'hc :-;i nhiJiuno p r·onti <Ltregli organi ~1gili e nt o bili cui Hun fm••·ia diit·Lto la p<),;:sibilitù di poter tenot-si collegati con le unit à. t nt t idre OJ•enmti, preS.'lO le quflli i b isn(!ni si >H'<·re><Pnno quand o \'en gono S\·o lt.e Rz.ioJii ri,;olnt.i,·e, conre Appunto lo n,·an~~He e (.(li ,;post>~ r uenti in ~enere, e la collabornzioue sollocitu d 0i ,;('rviz i Jo_gil'<t id rc nd ('r"'i alu;or pitr indis pcn:;abile. ì\Ia rea hnent e l'is lituzinnP di r"~oln ri ser vizi SJ>el'inl ia.nti rwllo varie bmnehe a l di là dt, Jio zone d'intcnd C'nzn, cusLit.uisee Ullft ruino m ziouo n ei rig utl rdi d e ll 'ugilità rlcl :>01'\"Ìz io suni· t nri o <le ile zone uxan:t.lt t.<'? Questo tl~tnno n<m può veri(k ars i. An:t.ilutro è nota. la g rande 'tltilitù della de,;! inazione n Ile zuno de l eorpo cl'~u·nu1 tu di o><pcdnli da e>1 rnpo spe(:inlizzoti per il rieoYf'r·o e c ura di fol'lne inft'rti1·e o di Jesionnti <:h inrrg-iei (fe1·iti cranici, rnido lla ri, nol<louriuali, ncurolt·si, urtirolari o o:.;s<>i), pc t' ht nof'cssit.ù d'uu pronto i:soJu rnento in rigunrd o ai p r·imi, e PN' l'intr·u...;p ortn lrilit·Ù in riguardo a i seco ndi. Anzi dirò di più: non :;i sono c rcnt.i i nr1dei (·hirur,tric·i, orga ni c rnincntemento mobili nnnc.'>!Si nlle sezioni di :;,witit, per L 1.ssis tcnzu lu1tnediat.a d e i feriti che ufflu iscono a lle sezioni stes.-;t•? J<:hl JOnc, t utte quc><te formAzioni rieh iC'clono unn dotazione di materiali e tm irnpiogo di pCI':><JlHlle ccrturnento s npt·ri or·e tt '!nello nceessn.riu al ftmziomunt•uto d ' unn unit à o meglio d'un (u·g,\no mo bile :;pe<·ialiaato per In. prinm.nssistenza d egli o fta lmo lesi, ptu· teuentlo cout~' d ella mnggiore attivi.tì~ n ei rig uardi d elle pr·ime in confrtmto <.li qucstu . .t\ o n ;;i pnrli d el llltt,!.!gioro olrl>l igo su nitnrio nhe n asc>e n ('i rig llartli d egli infetti vi e <lei Jc,..ionnti c·ltirurgi<·i. pel'<·hc': ,.;e d11 nn IHto f1 imtegabile c he il pronto i:;olamento d ei primi c l'int,ril,;pnrt a1Jilitì1 th:i s~eondi non hanno d ei'Oga, pu r d o,·esi a mmette re, nn che al di fuor·i <Id le a ltre cort-..;.ic lentzion.i ctLi n bbinmo a s uo t empo accennato, che n fnvore di m olti oft n lnrolesi tL·o,·»;.;i l» gmmlc rcsponsabililì1 d i d et crminm•e, p er un mnn <·ato intcrv!'n to t<' n rJW;;t i,·o rll'IIO specia lista, ht perdita irrepa.rnbile della visto. E ben può dirs i ch e il c·ieco u un ò meno >S\'Onturuto di colui che ha tlon nw la vita. Con qu esto non int.e nd o prn:;pett.m·c il prin(' ipio c he d e bbano essere n;;,;egnntc n.ll u specialitù oftalrnoia t ri(·a uni tà :.;nnitnric di corpo d 'n!'l nata, mn solo af'fer·mure e llo l'us,.i;;tenzu d cJ,!Ii oflnluroles i ll <.> llo Z(oll(l 11\'tlltZtl.te 110 11 ~urebbe affatto J'esp rt•,;s ione uni ca de lla :;pecinlizz.aziou e u;.:;i><tPnzi,tlo e d~>\Tcbbc 1':-<:;en>., d ' altwnde, parte n eces:;ar·ia e iutcgnu rt e pPr il buon fu11zion~trnento d ' una raziona le o:;sis t en za sa njttll'ia dci ff'riti e dt>~li infprulÌ in gue rn1. ::ìo o,;ped.di (ht c·nmpo tli cnrpo d'Hrmntn, o m<>j!lio repa rt i d i <tnt•sti osped~t li, d o \TUlliiO o polnwno us.-;un•cre la fun zi<Jno :;pecia lia.tlta di cui trattimno, saril in dipcndt•nzr~ d elle part ico l t~ ri neN'S...;iJit dr a in:>Or!!t>mnno in rapport.o a lle condiz ioni pmpric di qm·sto o quel settore dPI tcntr o di g ur>JTU o d t'll'nndamento at,es:;o gE"neride 1:lto p renderà la lotta, come è tl\'Vcllul c> nd l'u ltim>t guerra., ma non doYt'llllllO mpprt>sentnro Ol'l.!lll li giì1 lll'tWrtli n >lti sin dal tempo di l~n<·o. L'ospctlalo da CRII IJIO ni lo lrnic·o di c·w'l"' d'urrtrntR. o il reparto di C$50 . n o n potrì1. mg!;,',illtHwr·c picuautf'l1l<' lu ><N>po cui JHJi t~}r Hlillrn(): tr<>ppo !l\'n.uzato, c quiudi


• PEH t:LJ O E'T A L)!Ol.F.:S[

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>;O!Z,C!ctt.o a fu<·ili :;postnmenti, e cou ntlrm-:;r.nturu a!.!il(' e ;;noolnhi ll' pf?r poter <'o:o;ti t.uire un pu><tO d i c·ura <' d i riC'"' '<'I'O 1·he gn rn ut i><•·u In ru zÌ<)Illl k• n,;~j,t ('t tz>t Ctlllt i t \l tH· ta degli infonni e ferit i O<·uluri; d'nltnl )l:tl'tl' , troppo di :wu~to riai re parti di linr-u e non ;;utlÌ(·iPnt.cmPnto m<>lJilfl Jl('t' polr•r· ndP!.!tUII',;i ni hi ,..o>gll i rrun'ntti,·irit 1"'"111>1. selettivo. e temporanea d11 e-;plir·nr" i in tu t to , ·ic·i ltnnzn d t'I lo t<H'Z<' OJk'ra nti o ,.;poc iulment.o q uando il c·ouf li tto t·iv•-•.,;to i l'arattt•t·i di !!tt<·tTa nll'n.por·t-•1. Il compit.o d'un orgnno >l:<><i><t~'nzinl<' ><fWl'iulizmto m·st~rznto por ~li oflalmolc- i in genero dnn·ehbe co n~i"'t e ri' esscn t.inlme nt•· u r i prmcto surcvr.'!n. li l'IlO smisl<tlllellto e n ello n'sile e c'tre <'·lnbllf'tlnrie. 11 pronto .sOt'Corso p<•r tutti culm·o dw pt·e"••ntuno l!'sion i d' i tnportnttzn dd l'm·. gono Yis i,·o. ><ili tnll tnutt i<·llc dtC' chimi<·lt~• . in tt tudo dn e \·ittll'f' >h!!.!l'H\'ttlllf'rlli it-r imetli>'lhi li l) (.~tllihi J i C0111Jllii'HZiOII i 1-(('('tieil c dtP Jll\>'!<01111 ('(llll)li'OIII('tl(>1'0 llltdtC 111. r ei nt<•gt·nziotH' p>11·ziale dd ln fnll7.i<Jilt> \'i,inl. l l.·si<ttl>tti Ol'ltl;lri :sott.npv;,ti rosi ~tt­ b ito ad ttn C\'Ciltlltdt• iiiÌ(' t' \'1-'lltO OJll'l':lti\'11 () nd llllllllt<·d Ì<·>1tlll'tli'!IZi otJH Jc , l'<l)llO llt!?S>'i in grado d i t'H!!giutH!I'I'<" dire ttntnPttte fl<'t'>'Ìtm !!li o><p<'dali dt'll>t zntm d'tH'l11Ht a, nuche qua11d0 lo lr,.ioni s iano di nott'\'ulo l!TH\'ith. uil ('1''''' "-i<HIC di pn r·t ir·nlt\rÌ c·n>< i. L o -~lt1Ì8tomento dfl,t!l i ittff'rllli c f, •t·i t i of'ui>u·i u ><<·<·otHlv t· ho tt N·t'"'-"'ihu1o di <'S>:I'I'O piì.t o lllCilO so llN·itnuwtttc "gotnhrnti ;;u~di :<t>tl>ilimf'ttti n: trnstnnti spc•f' inlizznt i. ovvero nntiJttlatorinniCtll<' cunui. oppt tre r·imnndnt i ""bito ai repart i in liuea. L'a,9.~i8le.11::a untlmlo/uria d!'l le fot'IIIC lic>,·i <"I re t·ic·ll icdotto, pN· un tompo li mitnt<>. l'o pt'l'it df?JI'nftnhnniatro . l'n<·<'t' l't lll 11l'tttn d i' i dife tti funzinu >ll i ed nnrliC' clt> llo nuto lc·sion i l'O:::ì f r<"qttcn!i a c-nri<'<J d c>J I'oq!utH\ , .i,..:i,·o. ueccrlllltl<mtu, quc:;t.' u ltitno, meno diflìl'(l[to::o "'' p i1t pl'<~coc·t•mc utc> •·ornpi1uo. 1'\on ;:i '<·rNia dl f' tnle <·Òmpito po>:>'ll t' i'><l'r<' P~plPtnto dui m cdil' i d<"i corpi, da quelli tlell(' ;;e.,.ioni di iltlltitt't. in ttna parl)!.t . dni c·(JII<•J.:IIi ~<'ncric·i, o ('hc d o \'l·t·l, be com u nqu e ri c-utnu·o m· Ilo loro ntt rilHt;(inn i. I n rf'ultù tt< •n è t•r),.Ì. L'oftalmniP>\0 vic•nc , salvo et\!3i ccc·czionnl i. ::ottoposto di ll tll><sirnn 11 qttn lc·he !<Clllplit·<' lnnll.!'l!iO O<·u l11 re con soluzioni nnli»N t.ic· l ro. event unhneni (' be tul tt to c :;en7.'a lt r·u >'!.!llndmtto. LP >')lO· ciolizznzioni trt<'di(·lte >'Ì "o no oranrn i c·o..<i nffp rnl!HI' dtP iJtdur·o nn ttl'l l'un itno di'i mc~ ­ dici gcnerid uttn C'Otul prttdC'IIZtt o Jwr·plt•ssit.\ dimHlll7.i n qtw:.:ti spec·i,lli infl'rnt i o feriti, d a •·itcncr(• c:::-;i !;((',;,si Ìlttcmp••;;ti,·o o incuuto 'Jilllf,.insi lonl intervento. E' i.n uLil e rlirf' f'he ,:;i clovr·ehl'e fnrr- >l ltrilllent i o ehc si d mTPhberu impurtit·e cli><posizioni o onli.ui per ov,·iart• a con,it11i lc illi'Oll\' C'lliente. !\on è- uu JWObl<' rnn di pendente dalla ,·olout>t si tH!'Oin di uo•uini mu (• il portatn d<'l grnnt ll' p r·n!!t'P><"o cldle scienze mPdichc. <·ho in ogni brmH't1 ltn npproi't•ndito >1 ttd J>lluto gl i :;tud i <' 1.. cnnnscenz,o ed oiTinato le applic·n7.iou i ~'< pwulalin~. dn e lt•n11·o t:uulini 11 0 11 fa•·ilua·11te sormontabili tra r·nrnpo e c·fllliJ>O. E ' ùun<tue po,;.-:;ibi iC' fii11111C'lt<, r·c che utt fr- t·ito nc·ulnrc g J'>lV<', un lr-sionnto n)!l i occh i da i"tnaonze c·h i m ic·he o d'nltnt mltum , d,•l•lm l•e tH-fit· inro dell'uppru r'riut.o i n tervent.o d(')ln !'JlCf'Ìnli><ta s0 lo qunnd() C'!!li a l,l,ia mggiunto il lontnno r•eptttto oftalmico dolJ' O,.pedulo d 'nl'lnut u? c ,·identl'Hil'llto 1tt1 . .Hiteu u ta clutHJIIO llt'<'C'SS>11'Ìa. lllr nt' IIO :;eeondo il lllio modo d i ve•l ore . l'opern dell 'ofto.ln1oin tr•t\ ll tH'hO nt'lle zone twnnz>tle cl<• l t l' litro d i l!tt f'tTa, oceorre srr-!!li<·re l'orgAno piit adatto pN· i l disirrtpL·I!nn d<•lltt partic·o lnre atti,·it•\. in t [UO~tionl.'. Org•1 rl0 evidente rnent.e mobi le , non in)!on•hrttttt o . prat il'n. rwn ecc:<'"-"'ivnrHcnte di:::p<:> ncl in;-;<•· I o credo che Il\ c- rPazion o d e llo autoamlnllHnze oftn lmointrich o possa rispondoro adegu otmnento allo scnpo. n) Questo >ll ttomc:r.zn ,::anitll t·in. Attri"ZZ!lto in n11lniern ra:r.innol il', <\ ,.;ullit·i<'llt ~ per quul:<insi i nt.(•rve ntu el i pro n t<> S<J<·•' o r-so e lnn tn pii t p<-'t' i t·onwn i !t('f'C'l'I!1111PIIt i d ia:;rno:;tiPi o mediN1:r.ioui oft.u il n idt('. L'u t'ltttttJt!•nt•u·io E' i """'"id i ì.t•rapPut ie i di questa spccin litò, sono, come è not.o, d i prop orzioni YolttmNri<'hc mo lto ridotto. Potrebbe es;;er e COII1J)I'e;;a n e ll'a•·nH\nwtttnrio une ho l'c• lct tro<·nl>unila. so non qut· ll o g igante. a lmeno il tnagn e tc por'lali le di medit~ gn, tllkzzo · <:he n on è ÌIH!IlllliJJ'>tll te. per l'eYentualo e:;trnzione di ::;rltcggie di fcrr·o o d'tli'<::Ìn io cndo lntlhari d i fM ile attu az ione. b) L11. s n a spo~tnhi l i tà è tna>:;;ima in <[un ls in:<i stmdn <·antio ruthil o o. quind i. troverehbosi nel lo m il!' liori C>ontl iz ion i per clis impc·J.mnr:::i t•npiolntnPtHo c mnn!c•lt f"I'C il co n tntto con le t.mppc in linl'ft: p 11ò <'S.~ore >tppog)!intll n 'Jllttl><iasi •tn ittl :-;nnitnritt mo lt o f\Vunzatn o lll<'glio nne111'l1. sopmlutto in p!'l'iodnd'nzioll<'. nl iPsf'zi0ni di ><nn it.\, a quc...;t(~ !'itn:r.ioni ><H n it n r·i<." cmnpuli ll\'Oil'l,fllc-. dPIHtlate )'l'<'t·ipualnC'ntc u l pmnt.o soccot·so o a.llo snlislatll(!nlo def,!li iufo nni e fl' rit i. :\e t:utnpl~if't·cbi>c, cun il nm·leo


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PER CLI OFTAL::UOLES

chint rgic·o, il fuu:~.iotull tl(·ttto, nH!gitm!!C'ntlo pi(t mleguatamenlc i l 'fldic~lari obbiettivi n:-sistenzin li pt•r t:u i YL'll,!!ouo costituite . .E le •tualitil S['Ìt't:Htluuente nnJIJulunt"i d i quest'ol'~ano YCHebbcro sfl'llttate a m· h e nel :-<<'ll!'O t:! w J"op<'ra dello SJ><'I"inli:-tfl po i n• h be C»ser·e portata tempestiYanu: nte tll'J•.di ospedali <.111 campo l'clrostnnl i in favore di quegli infet·mi e feriti, i,·i ginN>nt i. riti' avP~;;pro nf>r-ps;:it il. É quP~to 1111 Altro vantn!-(!riO che non è punto t.raRc·un• bile :;e s i pcttsn d w ft~rit i in t 1"11!-<Jl<JI'tnl•ili p•t· lesion i g:nn--i, e nel conternpo corop lit·utC' mi nh<'nlzion i o<·uht r•i, <>'''"et·u iuft•m ti IJiRO.(!rte, ·oli di pnrticola.ri imlngiui d iagJ tOSI iv h C' n C'fil ic·o dell'o<'<·h io. non pot rebher o altriu:cnti avere il bcnefiC'io del pronto i"ntf'JYcnto ddl "ofttllntoiatrll . ( 1). c) li funziomunc-nto delle HILÌ.<llllllhulnn7.o r·ic hk<!l'J Cbbe il seguente pcr.sonal o: l ullic·iul~ inferio•·e oft>tlll a<Jia tm , J inff'rn tif're esperto e l conducente. Personu le co,;ì limitato dn non poter ("I'I'HrC' imlournzzo t1lcLmo alle autorità preposte nll'nR:<l'i!IHI<'-iono d i eloull'nti spl'einliu.>t l i pe r ~l i altri :scrdzi, a11che quando non s i yo]t."·<:-'C nltriiHt ire ortnc~<tn fnnru1zione oftalrnif'H di prima linea l'importanza c he noi ~-:t i ricollosc·iulllo e d te nvn t' possihiiC', i n VC'riiù, cLinunuire e tanto meno negare. X è d"nltt•o~t d(' il pl'rson:llc è do rilt·rwr:;i in:;ullieiente quando si pone n1ente alla p!'n·t'ltt uale non n lt a d l'Ilo lcsi<)ll i O('U lari delle truppe in linea e a ll'a.'-'segna:.r.ione di JtlÙlllt<>(uniJtl luuza ml O.f!HÌ di,·i:;iulle wobilitntu. ì\dlc contù1genze certamente pCIR.«il,ili, soprntutto in SPI!IIito 1t <:omhattimC'nt.i r.on 111ezzi Phirnici di va'-'ta portata, l'opera d.·llo >'pe<" inli:ot.a JHitrt>biJo C'"-"<'re cond iu,·ut.a drt quella temporanea di altro tl tlic·in lc rucd i<·o ddlu Bezit~ne di l:'llllitit o di quclru ltra nnitil sunitn.ria. ('Ui J'outotlmhnlanzn potrciJitc 0ssero conti.lli-(f'lll,inlmente uppogp;inta. d) Lu ponnta finnn~iariu clvll"ullcstitncnto non è ecc·essiva., e riteniamo per rerto in ft·r'i~Jre a <tUtllln ddl e autoambulunzo odontoint t·iolte, anche quamto se n e dnve>';;t· <:l'!'ll l'C mt nw••c,·o suflicente per assegnarne Ol'gn.nicamonte uno. ad ogni di,·isiono mobi li t•.lta. E' <l'uopo inlin6, elte le funzioni direttive e ispettive del conf:>ulente oft.almoiatra. della commissione wes.'lo In dt'lc~azione ministcriule in zoru\ di guerra sia. comp letata d>.L I[IICJla ("001"dim\triee U' llll COII ><U )ent,e <J 'nrmt\ta nei limiti del tCtl'Ìtorio d ell'armata ste.~~a. (~uc:;ti d o n e hbe n:;sunncrsi il ('Òmpito d i HRSÌCIII'arc il m ig lior rendimento del sen'i7.iO, dando non ROlo le necessarie direttive per lo S\"Olgimento regolare del ser· v i,d o l"t('sso tini Jut o tEwni<'o, ma emanando volta per vol ta <prelle disposizioni che si t·crH! cssero no<'('s.-;nriu, in cu11frouto di qualsiH!'i ultra applicazione assistenziale che lutoYe o impdlcut i ucec,.,s itH von is;;~;;ro u crcnl'c. La s~ra ovora l"iu:sriJ·à utile nnche per la po;.~ilJi l it à di n\·cre pil1 fl"eq11enti e dir'Ctt.i contatti, non solo con i l'eparti oft11h11 i..i dipcnrlcn1i, mn. con tutti gl i altri stabilimenti sanitari delle rotr ovie o nv•wznti "i<·(' ltè il suo con><igl io o la sua pre:stazione mecli()fl, speciHli't.zata, ovvero quC'llu dn lui indi t·ntn. usul'rumulo de l pe r·:<o na le e dci mezzi c he a lui dir·c ttamente o imliì·d t•lln<'l tt e f,mno cupo, arrivi solle<:ittL e benefica, o~m i volti\ in cui se ne prN:Pnti il bisn!!no. L n sua H t.t ivi t.,\. inolt rr' ,pot.rch be riu soir·e efficace presso g li stess i orgn ni san itnri tl<'i e01·pi e repart i in linoa. prov,•C<lcndo u.cchè i rispet.tivi ufficiali metlid siHnct t'dotti di tutte •tud le nmm e prolilnttiche e ind icnzioni tera.pE:'ut.iohe le meglio adatte per la pmtezintte dPg li o rgnni delln visione del combattente così faciltHcnle c spes,;o danncg!!inti, con tomibili c;onseguen ze, dai tnezzi chirnici offensi\.; od ùtw lte. in mi:;ura iaH'()J"O tnolt o m iuore, dulle il-radiazioni luminose particolari al· l'al to mont·tH!IIII (:!). E 1wrc:la<) non vi "in d i;.;porsione di personale tecn ico o si abbia di esso la migl iore (l) J,'J, fituzioue •li n•1toumhnlanu• oftnltnolntr•l"lw, in J'OPJ'Ol' tO nllosez.lonl di sanità per reg · ltt ' llfl ioq•nt•\an~n Pt'r<•hl: Ql1C>IC H' Zi011i, <i i>ill1J'CllLlllUdO il SCI'Yiv.lo lo a l t.u lJIC)llta:.tUH. '-UUO C'O ... tJt llilt~ UU Ì('llllll"JJL<-' •l i I'C)IIU'ti f"OlllCAI·dULI.lJì ..•ognc-rebbo O JWOYY(;.~{'t'O aJ .-.owt·~·...dcJ •li nlt'Zid A111hnlnnl i S l• t;t·hdiz;~,uti, OV\t~ro. <: foi':--C nu;glio, in oou~idcrazlonoe dclJa nli· ntol' fo1·za •kt r<';.:c:iutc·utn tdt•int> i r. t'o11rronln 1klln fnnter·ia c iu r.ou>iùeroziOJ:c della. $1Wlurolù:· r:a=itJHe , c·J~t:.o nv,-cl'l'l·hhc dd IIH' 7.7.0 !o.t('"'so da 110j io dif·nto, cl·o l'auton1nbula.nza oft-ahnoiatrica 'i !•Orti t· f uuzion i in loealit•~ l>l m•: no rlbtnnt•' e la piil "('(""<~iblle per le tnrpJl!l alpine h.l lìnca I<ÌitiCIIIO 1tl1•i110, p~rd<:

o, qttnndu le c·it•t·n~tnu;w fiCI hH'~I'I IO pcrrut.~ttoOò~ qllt.'~>LÌ I'(:"IJ8 1'\i (A.CCiano capo. per 1'0.-H.Sistcn.z.a. loltallni•·a utt11 Joiot '11-ina ~··r.ioHc· !li .auitù Ili rautcrin, couu.; llel rosto t,alvolta av-viene J>er og-ni 1tl i m rormn tl'u·-i •lt'nr.;a >llnitnt'it<. (::!) :-; '"' n• n no <li•<'ml<l<dntl, per la loro inwortnnza, on<'he i distnrhi visivi In alt,a rnontogn:~: ht Dh'<·ziun<· G<·IHlrHit: di f.:.nn it /1 !llilltar·c lou. ,.,.,.dutu in.fntt.i, opportuna una m.Jgliorc cono· .ccnY.n •li -iiTuttc ll'•inul e il <'f•Pitunu IHèdko J•rof. L. Gcuunro, nlt'UO!JOincaricnto, ba pubbliCllt<J

iu rigunrùo uno Hu<Uo molto int.ca·c.-H•lllc.


PER GLI OFTALJ\lOLESI

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ut.ilizzazione, il capo del reparto oftalmico principale d'armata. potrebbe assumere anche le funzioni di consulente d 'armato. senza che ven~a meno con ciò la piena est rinsecazione d e lla sua duplice funzion e, dato che il servizio cui p resiede, per la sua stessa specializzazione, ha còmpiti inclub biarnente import.anti ma, in vero, limitati e ben defÌJùti.

Chiuderò questa nota esponendo schomaticamente le linee e direttive che a me sembra sieno le meglio indicat-e per una razionale organizzazione ùel serdzio eli assistenza. tempestiva e appropriata ngli oftalmo Je,:;i, in tempo di guer'l'a, s ia nella zona territoriale come sul teatro della ~rue•·r~t: 10 Istituzione, per ogni di,·isione mohilitatn, d'una autoambulanza oftalmoiatrica, diretta da un ufficiale medico inferiore specializ7.ato e appoggiota di massima alla sezione si sanità di\risionale. Il suo còmpito sa~·cbbe; a) effettuare gli esami e le mcrlicazioni, il soccOI'i<O, in genere, di tutti gli ofta.lmolesi che dalle prime linee fanno CApo alla sezione di sanitù. o che, comunque, si trovino nella zona divisionale a cui l'autoambulanza è asscg-nat.tl; b) praticare i pronti interventi nei riguardi di tutt.i gli infermi e feriti ocula-ri che ne ave&;ero bisogno immediato, come, ad e~em pio, la precoco estrazione di proiettili o schejlgie tli qualsiasi ntltura che non riehied11no particolari a.ccertamen.ti diagnostici eli localizzazione, la profilassi opemt.iva d e lle complicazioni settic he nonchè il trattamento urgente delle lesioui congiunt.ivali o corneali da gns; c) provvedere al ricupero massimo e rapido degli oftalmici abhif'o_gnevoli di pochi gionù di cura,in modo che non vadano di:;per'Si ne lle ret.ro\'ie o addit'ittura in territorio; d) compiere il servizio di osservazione dei militari che allegano difetti della vista e che a tale scopo vengono inviati dai corpi in linea; e) procedere, nel limite del possibile, all'acc(n·tnmento de~tli autolesionisti e trattenere solo coloro la. cui lesione riclùeda un periodo eli cura di pochi ~iorni. rimandando subito ai reparti d'origine tutt.i quelli ::mscctt.ibili di facile, spe,:;:;o, spontanea. guarigione, onde frustare ogni tentativo del mttle int-enzionato di allontanarsi dal fronte, e sgombrando, negH ospedali specializzati della zona di intendenza, unicamente gli autolesionisti in grave st.ato, o al>bisognevoli di speciali accertamenti ovvero meritevoli eli sanzione penale. 2° Istituzione, presso un ospedale d'armata, possibilmente di chirurg-ia del cr·anio, eli un reparto principale oftalmoiatrico che, unit.amente ai reparti stomato e otorinolaringoiatrico, completerebbe, nel modo pitt adeg\lato, l'organizzazioua assistenziale, poichè a nessuno può sfuggire l'ut.ilità, dell'opera di collaborazione d i queste specialità. Tale reparto d'armata dovrebbe essere d iretto dal consulente d'arJnota e fornito di personale te01ùco scelto, eli ormnmentario completo e di ogni mezzo e sussidio diagnostico e curativo. Provvederebbe: a) a.~li interventi di carattere curativo, che richiedono singolare pet·izia, ambiente e mezzi adatti; b) al ricovero degli infermi o feriti che, provenienti dalle zone a'•nnzate necessitano di una adat.ta e non breve ospedalizzazione, ma non tale da dover essere allontanati dalla zona di guerra, nonchè al ricovero de~tli infermi ed eventuali feriti, anche leggeri, appartenenti ai reparti delle retrovie; c) all'accertamento e cura degli autolesionismi d i notevole g-ravità e importanza e, se del caso, aJ disbri~o delle relative pratiche di carattere giudiziario; d) ai provvedimenti medico-legali per tutti i casi indicati eli infermità, imperfezione o lesione. 3o In zona. territoriale, infine, un congruo numero di ospedali, cliniche o istituti diretti da eminenti specialisti, con dotazioni di tutti quei mezzi diagnostici, curativi e di protesi che il pro&JTesso della tecrùca va continuamente creando. In questi stabilimenti verrebbero concentrati tutti gli infermi e feri ti oculari provenienti dagli ospedali o reparti specializza.! i della zona. di guerra: vi si compirebbero lw1ghe speciali cure, interventi di p111'ticolare natura (pl11st.iche. estrazione procrastinata, o difficoltosa d i proiettili o scheggia del bulbo o della fossa OI'· bitaria); vi si provvederebbe a.ll 'u.ppl.icazione di protesi e v i si prenderebbero i provvedimenti medico-legali definitivi nei rigua.rcli degli i:nvalidi, e se l'invalidità consiste nella cecità, se ne assicurerebbe l'ulteriore assistenza con i1 trasferùnento presso g li istituti di rieducazione.

4 -

Giornale di mediciii(L milil11ru.


RIVISTA DILLA STAMPA HDIGA ITALIANA ESTRANIERA Sulla razione alimentare di pace e di guerra del militari del R. Esercito e della R. Aeronautica. (Archivio eli scienze biologiche, N. 3, 1931).

GRJXON1. -

É la Relazione prei'ent.nta. nel 1928 al Comitato per lo studio dei problemi dell'alimentazione, creato in seno al Consiglio Nazionale delle ricerche, a.ggior· nata in un'appendice delle morlifìcazioni apportate da. allora ad oggi al rancio della truppa. Il lungo e minuto studio, che si inizia con molt-eplici considerazione s ul vitt-o del soldato itttliano, fa una d ett.agliat.a disamina delle nostre razioni a-limentari di pare e di guerra, esponendone, in oltre 20 tabelle, il valore energetico e chimico. Segue da tùtimo l'esame critico dell'attuale rancio, con alcune proposte di modifìr:azioni di esso. Per nece;;sit.à di spazio ci limit.iamo a riportare le conclusioni più importanti alle q un.li À v enuto l'A., rimandando i desiderosi eli più ampie notizie alla lettma integrale del diligent-e lavoro. Ad imitazione di quanto Ri f11. negli altri E serciti, anche il nostro dovrebbe avere t re razioni alimentari, diver:'!e qualitativa1nent,e e quantitativamente, in sostituzione dell'unica attuale. Esse dovrebbero es~ere fisse, net,tamente definite, capaci di soddi!lfare i bisogni emergenti dalle condizioni di vita e di lavoro nelle quali la truppe possono t rovarsi per normali od eccezionali t•agioni di eervizio. P otrebbero prendere nome dalle fondamentali e.~igenze della vita militare: guarnigione, manovre, guerra. La razione di !lttamigione dovrebbe possedere un valore energetico non inferiore a 3300 calorie lorde; quella d i ma:novra o di ca.mpagna di 3900; quella di guerra di 4620. Alle truppe di qual~iasi arma o corpo, facenti servizio in alta montagna, e che consumano la 2a o la 3" razione, dovrebbe concedersi un aumento di 200 calotie lorde; come una quota di almeno 200 calorie superiore a quella ordinaria del soldat.o anziano dovrebbe es;;ere data. alle reclute per tutto il periodo di i!'\truzione preliminare. In rapporto agli elementi co!'\titutivi df!llla razione le vedute concordi dei fisiologici ed igienisti moderni porterebbero ad un aument.o giornaliero eli sostanze prote iche e grns!le tanto in g Ltarnigione che in campagna e ad una maggiore varieth. nella dieta. Se alle prime e'ligenze non si è ancora potuto dare soddisfazione piena per r agioni economiche, molto si è fatt.o, e con ristùtati not-evoli, in quest'ultimo triennio per mi~liorare la preparazione del rancio e render lo più gradito al soldato e più consono alle più moderne vedute scientifiche. In appendice sono appunto riferite le molteplici ed opportw1e modifìcazioni apportate al vitto del soldato con succe.'3Sive disposizioni Ministeriali. L'A. spezza una. lancia per l'aumento degli utensili di cucina regola.ment.ari, ciò che non solo darebbe modo di migliorare di molto il rancio, ma ancora di realizzare questa grand.e aspirazione, forse senza aument.o dello scotto. Con uguali concetti e con uguale tecnica. l'A. sot.topone ad e.'!ame l1t razione alimentare della R. Aeronautica, mettendo anche in evidenza le differenze che esistono fr·a il vitto dei aoldati dell'aria. e quelli di terra. La razione alimentare giomaliera dei militari della Aeronautica, sottoposti all'usuRle lavoro, ha un valore energet.ico medio di 2824 calorie lorde, inferiore, per qnanto di poco, a quella dei commilitoni dell'Esercito (2959). I nvece presenta le lodevoli disposizioni di un supplemento vitto alle r-eclute, a i )'llilitari che in volo peròono ore di sonno not.tm·ne, ai soggiornanti in zone malariche. Del pari ben ideat,a, appare la lista quotidiana delle vivande per la. varietà dei costituenti, pe r la bu~na ripartizione fra i pa.->ti, per la. diligente ed appropriata prepara zione culinana.


RIVIST.~

DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E

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STRA~<IERA

P AN DOLFINI. - Lussazlone centrale traumatica del femore. (Archivio di ot·topedia, vol. XLVII, fase. l , 1931). L' A. illustra un CMo eli frattura traumatica della cavità acetabolare con lussazione della testa del femore, osservato durante la guerra, interessante specialmente per il meccanismo patogenetico. Si trattava di un militare, che nel correre veniva investito da un'automobile lanciata. a grande velocità che lo colpiva. con l'irro.diat.ore al fianco sinistro. Obiettivamente si notava: segni di estesa contusione alla re-

gione ~rooa.nterica. sinistra, successi va. compa-rso. d i ecchimosi nwnmula.re alla regione scrotale omonima., arto in abduzione, flessione e rotazione interna, dolent-e la pa.lpazione della fossa iliaca s inistra con presenza di una tumefazione al di sotto dell'arcata di Falloppio, movimenti attivi aboliti, nevralgia nel territorio del nervo otturatorio. All'esplorazione rettale: presenza, in corrispondenza della regione del cotile, di un corpo sferoidale al quale si trasmettevano i movimenti dell'arto. All'esame radiografico: contusione con scheggiamento del gran troco.ntere, frat.t.ura comminuta d ella. cavità acetabolare ove era incastrata. tutta la testa del femore, frattura. d ell'arcata pubica. Secondo Guibè le condizioni essenziali per la produzione di questa lesione sarebbero: l o trauma violento; 20 resistenza del collo ciel femore; 3° forza che agisca in direzione tale da vincere la resistenza del fondo della cavità acetabolare senza che la testa del femore si sposti. Mentre in genere queste condizioni si hanno, secondo gli AA., con arto in posizione n ot·male (adduzione leggera con rotazione interna del piede), nel caso presente essendo stato il soggetto investito nell't\tto di correre, si trovava con la coscia flessa sul bacino ed era come sospeso in a ria, quindi la violenza (irradiatore dell'automobile a. grande velocità), ha agito quas i orizzontalmente ed anche un po' dal basso in alt-o, det(}rminando la. penetrazione della testa. del femore nel bacino che, sia per azione muscolare che per il peso del corpo, ha fatto da resistenza. Questa lesione è più frequente nei g iovani perchè il collo del femore è più resistente, e s i verifica con maggiore frequenza nel ses.<Jo maschile. Di capitale importanza è l'esplorazione rettale o vaginale, ma certamente l'esame radiografico è indispensabile per una diagnosi esatta. In genere la prognosi è sempre grave per lo schok e le concomitanti lesioni visceraDi. La c ura migliore è la riduzione cruenta. con successiva applicazione di apparecchi immobilizzanti con trazione mediante chiodi applicati sul gran trocantere. PL.~STlNA

PELLE E

FOLLIAsSON. -

Appendicite e tiHite (Révue de chirurgie, marzo

1931).

L'intervento chintrgico, praticato in tre ca.o;~i che presentavano una s indrome clinica di peritonite generalizza-ta di origine appendicolare, ha fatto rilevare invece delle alterazioni macroscopiche e microscopiche di varia intens ità e di varia estensione a carico del cieco e del colon ascendente. Soltanto l 'esame istopatologico delle appendici asportate ha potuto mettere in rilievo note di processo infiammatorio appendicolare e periappendicolare. Nei tre casi, l'appendicectomia., con o senza drenaggio, e la resezione della zona di sfacelo ceca!e in uno di essi, ha guarito l'affezione. Dai risultati dell'esame isto logico di appendici infuunmato, dalle conoscenze anatomiche sulla vascolarizzazione sanguigna e linfa.tica dell'appendice, del cieco e dell'ultimo tratto del tenue, gli AA. traggono delle deduzioni Sùlla patogene.~i delle tifliti: ritengono che le lesioni di endoa.rt.erite e di endofiebite, rilevate con grande frequenza. in appendici asportate a freddo, e le lesioni di linfoangioite tronculare con trombosi della linfa, possono sufficientemente spiegare la. propagazione del processo infiammatorio dall'appendice al cieco e all'ultimo tratto del tenue, anche se le alte1·azioni appendicolari s iano apparentemente sopite. ROSA


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RIVISTA DELX.A STA)tPA l\IEDICA ITALIANA E STRANIERA

T ALIA. Gozzo endotoraclco con g:rave stenosl esofago-tracheale. (La Radiologia medica, apt·ile 1931 ). L'A. ha avuto occa>'!ione di studiare in una giovane donna un C&..">O di gozzo endotoracico retro-tmcheale con esito occlusivo completo delle via digerenti. Egli ne t•iporta. la. rlett.agliata storh1. clinica e gli accertamenti radiografici che sistematicamente furono eseguiti e ne discute la sintomatologia e la cura. I pl"Oiunp:amenti ipertrofìci della t iroide, secondo la sede che vanno ad ocCI.lpnre, possono apporttne serie e gm.vi conseguenze all'infermo. Furono suddivisi in: l o gozzi rett·osteruali; 2° gozzi endotoracici e questi ultimi in retrotracheali e retroesofagei. La variati\ tetrosternale. è la pHt frequente (1'8 % di tutti i gozzi). I gozzi ro·trotr·acheali sono più rari, si fanno strada fra trachea ed esofago e possono dete rminare compress ione, oltre che di questi organi, dei nervi laringe i inferiori, donde dispne>t, disfagia, disfonia, difficoltà per il paziente di addormentarsi reclinando il c11po su uno dei due lati, ecc. ){olto più rari i gozzi retroesofagei. Il ca:>o riportato dall'A., più che per il lato diagnostico ò importante per il metodo curativo che dette un esito vet'fl,mente lw~inghiero. Date leo condizioni gt·avis.~ime clell' i.nfet·ma ora sconsigl.iabile qualsiasi int-ervento operativo, per CtÙ si ricot·se alla cura Roont.gen. Nei 2 giorni consecutivi alla prima i rradiazione l'inferma ebbe un sensibile peggioramento, ma poi già alla dodicesima giornat.a era possibile l'ingestioue di buoni sorsi di a.cqua e di latte e alla 24a (e cioè dopo la 3• inacliazione), le condizioni erano talmente migliorate da consentire l'inge· stione di sostanze semi-sòlide. Alla quit\ta seduta l'inferma non aCCUSa.va più a lcun disturbo nè endocrino nè a carico delle prime vie digerenti, se si eccettui una lieve dHl1coltà. al passuggio dei cibi solidi. A complemento della radioterapia prat.ic'ò delle cut·e diatermiche e delle iniezioni di fibt·olisina, dopo di che anche l'ingostione degli alimenti solidi tlivo1U1e faci le ed agevole e all'eso,me radiografico si notò scomparsa completa dell'opacità sopn1-ao1·tica ed anche notevole ridluzione dell'ipet·trofia cardiaca. L'A. fa notare che fra le varietà anatomiche del gozzo, quella influenzabile dai raggi è la forma parenchimatosa. Nel caso di gozzo endotot'tidco la diagnosi anatomica diventa impos.;.;ibile; consiglia quindi, d11ta l'innocuità della cura R iientgen, tentat·e quet;ta cura prima di alfidt\re l'infermo nll'intervento opera.t.ivo, e a maggior ragione nei casi iuoperabili. P teCARRETA

LE\.At>lTI, ScHMUTZ e \-\·n.r,EMr:N.- Studio della

epidemia di poliomielite nel Dipartimento del Basso Reno. (Annales cl e l'Institut Pasteur, vol. XL VI, !?ennaiofebbt·aio, n. 1-2, 1931 ).

Gli AA. hanno studiato l'andamento della epidemia di poliomielite che, scopp iat<a nel Dipartimento del Da..'>So Reno, vei'So gli ultimi del maggio 1930, raggiunse il suo acme nel luglio, e discese poi progressivamente, per esaurirsi alla fine de l settembre, dando complessivamente 405 casi tipici, su una popolazione di 670.UOO abitanti. Hanno diviso il loro lavoro in due parti: Xella prima, ove sono ospo,;te le ricerche epidemiologiche, tratteggiano, con ricchezza di diagt·ammi e di dati statistici, la morbilità, la mottalità, la. recet.tività e l'evoluzione clell'in:Cezione. Di particolare interesse è lo st.udio che fanno del rapporto tt·a gruppo sanguigno e I"ecettiviuì. all'infezione, per il quale han potuto o,;servare che il gruppo A ricorreva nel 56,4 % dei casi, il gruppo AB in nessun Cflso, il gmppo O in proporzioni minime ed il gmppo B in discrete proporzioni. Uu capitolo ussai dettagliato è dedicato allo studio dell'evoluzione dell'epidemia, nel quale, con numerose carte topogra.fì.che e con dovizie di dati e di diagrammi è molto agevole seguil'e l'andamento evolutivo della infezione, dall'incubazione all"aome, da questo a l declinare. Chiudono que.<>ta prima parte con lmo studio sulle contlizioni geografiche e climatiche della regione. Nella seconda parte del laVOl'O espongono una serie eli espea·ienze fntte, utilizzando il ricco m.a.t.eriale pa.tolo!(ico l'ic~tvl\to dalla epidemia. Han potuto constatare che il virus provocatore della infenzione, isolato a mezzo di inuculazioni di midollo spinale uman o aUa scimmia (macacus rheSWJ), mostrava una virulenza media., e che la poliomielite nell'uomo è solo rtwarnente una neuro-infezione mortale. In LUl solo caso fu ne-


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RIVISTA DELLA ' STAMPA MEDICA ITALI.o\c~A E STR:L"IERA

gativa la tmsmissione dell'infezione alla scimmia per inoculazione del prodotto umano. È apparsa poi molto netta raffinità elettiva del virus per il segmento bulbomidollare, non essendosi potuta dimostrnre la presenza di esso nel segmento ance· falico, e gli AA. ritengono che possa es.~re interessante in avvenire uno studi o compurat.ivo della virulenza dei centri nervosi sottucort.icnli. Inoltre sembra che non esista una difftt;;ione centrifuga del vi1·us lungo i nervi per·iferici e non è risultata virulenta l'inoculazione alla scimmia dei gtmgli lin.fatici inguinali, mentre diede esito positivo in lllt caso l'inoculazione della aruigda.la, asportata in VÌ\'O da un bambino ammalato da 5 giorni. Di notevole interesse sono le ricerche fatt.e sullo secrezioni naso-fa.ringee e Sttlle materie fect•li degli ammalu.ti, in cui ben l'arnmente è stato posl<ibile mettere in evidenza l'esistenza del virus, forse perchè contenuto in quantità talmente minime da sfug~ire alle investis,;azioni o per un impoverimento in virus dei secrati ::;tessi, detel'!ninat.o dulia. fìltmzio ne pr·eventiva. Le rice1·che del virus nell'acqua e nel latte furono negn.tive e non sombt·a che nella trn,;missione della malattia svolgano una vera azione degli agenti interme<liar·i. Nel complesso le ricerche ;;perimentali ese~uite confermerebbero la teo!'ia rlel contagio intenunano dell'iufezione, pm non contrastn.ndo con la teoria della trasmissione idrica di Kling. PIAZZA

Antianafilassl e raggi ultravioletti. (Bollettino dell'istituto sieroterapico milanese, fascicolo II, febbraio 1931 ).

I3ENTIYO<:LIO. -

L'A., che già nell'ottobre 1927 trattò ul Congresso podiatrico italiano il tema relativo alla. influenza dei raggi ultravioletti nella anafilassi sperimentale, espone .ora eon maggiori dettagli i risultati delle proprie ricerche eseguite questa volta su ben 305 cavie. Premet.te che o.:;istono mezzi dir·etti a modificare le condizioni dell'org!lnismo sens ibilizzato, distinti in mezzi specifici (somminist.r·azione di minime dosi progressivamente crescenti dell'antigene; iniezione subentrante alla Besredka., iniezione di sostanze proteiche come peptone, latte, vaccini microbici) e mezzi aspecifici (clol'llro e lattato di calcio, clonu·o di bn.rio, cloruro di sodio, i narcotici, i sedativi, alcuni prepamti opot.erapici, etc.) e mezzi diretti a modificare la na.t.ura dell'antigene e cioè il riscaldamento a 55°·56° etei sieri pe1· parecchie ore al giorno e pe1· quattro giomi consecutivi; la stagionatura de i sieri per due mesi; la radioattivazione dei sieri e l'irradiazione dei sieri con i raggi ultravioletti. Dopo questa rapida ras segr1a rHerisce sulle varie esperiew.e compite in un duplice senso e cioè sia irradiando il siero sia irradiando la cavia pretra.ttat.a. La irradiazione del siero venne praticata e sul siero intero e sul siero dilu.ito a vn.rin concentrazione (da 1:2 a 1:50). vari~1.ndo la durflt-a della irradiazione da 10' a Ofl' e la distanza del siero du irr·adiare dalla lampadt• da 30 a 50 cm. Come sorgente huninosa fu adoperata tma lampada di quarzo Bach funzionante n 110 Wolts e da 7-8 ampère. J.<' m·ono eseguit-e esperienze usando per la iniezione sens ibilizzante s iero irradiato e per quella di prova siel'O normale; oppure sensibilizzan(lo con siero nor·ma.le e praticando l'iniezione di prova con siero irradiato, ovvero usando siero inadiato sia per la prima che per la seconda iniezione. La seconda parte del vasto s tudio sperimentale riguarda la irradiazione della cavia durante il periodo di incubazione anafilattica (variando la do;;e sensibilizzante di ;;iero, la durata dell'irradiazione clell'animàle e la distanza di esso dalla lampada) e la irradiazione della cavia od inalazione di aria irrudiata dopo il periodo di incubazione anafilattica. L'A. perviene alle seguenti conclusioni: Il sie1·o di cavallo convenientemente irradiato con i R. U. perde in parte o totalmente il suo potere anafìln.ttogeno nella cavia. sensibilizzata con lo stesso s iero normale. Tale effetto è tanto più manifes to quanto maggiore è la diluizione del s iero esposto ni R.U. fino al punto di non poter essere apprezzabile sul siero i ntero. Lo stesso siero di cavallo irradiato non perde la facoltà di sensibilizzare la cavia. Le appli cazioni di R. U. sulla ca.via già sensibilizzata come pure le inalazioni di aria irradiata, prima dell'iniezione di prova, t.endono ad inibire o ad attenuare le manifestazioni dell'ictus anafilattico. PICCIO!.[


622 KENDALL. -

RtVL'STA DEL'LA ST.UIPA :IIEDJCA ITALIANA E

STRA.."'JER .~

Trauma renate e catcotost. (The Lancet, 28 febbraio 1931 ).

P oic hò quasi tutti gli autor i trattando delle malattie renali non fanno menzione dei traumi come fattori ca\L'!ali <li calcoli nel rene, l' A. riferisce il ca.,o di uu individuo c he aveva subìt.o un trauma cadendo da una diga in acqua. e bat tendo con la parete arklomina.le su tm m asso. Oltre allo stato w shok, con ematuria~ presentava dolore a lla regione lombare destra, tensione e ott\Lsità. in questa zona. F u fatta diagnos i di lacerazione renale e s i preferì adottare w1 trattamento conservativo: si ebbe un periodo di ria lzi termici irregolari e dopo rm mese il paziente fu dimesso in buono concHzioni con reperto urinario normale, potendo riprendere lo ordinarie occupazioni. Non fu eseguita l'esplorazione radiologica. A un anno di distanza, poichè il pa.ziente si lamentava di dolori al fianco destro con orina purulenta, fu jfatta un'indagine radiografica c he rivelò la presenza di tre gruppi di calcoli sit uati nel t·ene destro. Un altro grosso calcolo era nella vescica, rm a lt ro più piccolo nella pelvi renale: nulla a sinistra. All'intervento il rene apparve leggermente ingrossato presentando al polo inferiore una sacca idronefroti ca di tre centimetri di diametro. Questa saeca era. separata dal resto del rene dn wu1. striscia di tessuto cicatriziale; apertala vi si trovò un gruppo di dieci piccoli calcoli uratici. Il paziente si t·imise rapida mente; un intet·vento s uccessivo con incis ione s uprapubica Mpo rtò il calcolo de lla vescica. Le orine gradatame nte divennero acide non contenendo più nè pus, nò sangue, nè albumina. La storia del paziente e il reperto operativo sembrano stabilire un rapporto corto t t·a il trauma o la formazione dei calcoli, per quanto non es.sendo stati eseguiti radiogrammi a l momento dell'evento infortunistico non pos.'!a negarsi la poss ibilità che i ctdcoli fos110ro già presenti. Però non dimenticando che nessun s intomo di malattia uro-genittlle fu accusato anteriormente, dato il reperto operativo del tessuto cicatriziale limitante la sacca entro cui si trovano i calcoli, si può ragionevolmente ammettere che questi s i s iano sviluppa ti in conseguenza della stasi e dell'infezione per la lesione del polo inferiore renale. Il cMo presentò interO.'>S() medico-legale, perchè i datori di lavoro ammisero lu. res ponsabilità per l'accidente e pagarono il solito contributo per il periodo di inva lidità. s uccessivo. Ma essi non volevano riconoscere che il reperto d i calcoli, un anno dopo l'accidente, fosse il risultato dell'infortunio; in seguito però a lla disc\L'3sione della causa fu conces.sa una data somma pe r il periodo di lavoro perduto e un lÙteriore contributo per compensare event.uali emet·geuze morbo,;e. BERTOLOCC' I

GoM.Ez e LAJOIE. - l e: modlficazlonl della pressione arteriosa, principalmente della pressione media, In seguito a sforzi nel soggetti nonnali e negli lpertesl. (La Presse Médicale, n . 32, 22 aprile 1931 ). A mezzo della misurazione della pres.<>ione arteriosa s'è cercato d i valutare l'attitud ine funzionale del cuore. Così, secondo Martinet, dopo tmo sforzo moderato la pressione mn.~sima s i eleva. da 2 a 4 cm. di mercurio e la diastolica solamente l cm. ne i soggetti normali, mentre in quelli con stato d'insufficienza cardiaca la rnnssima vada pochissimo ed è la minima, invece, che c resce di 2-3 centimetri. Queste osservazioni, però, come quelle di Pachon ed altri, non sono esenti da critiche. Gli AA., partendo dal nuovo concetto di pre.'l.'5 ione media introdotto in c linica, hanno studiato i l compo r tamento di tale pressione media, sia. presa. isolatamente che in mpporto a lla mas.'lima ed alla minima, nei soggetti nor mali dell'età di 20-25 anni, in soggetti con ipertensione arteriosa senza turbe nell'adattamento dell'apparat.o ci1-colatorio ed in quelli ipertes i in istato di insufficienza cardiaca, tut.ti dopo uno sforzo costituit{) o da una corso. di m. 200 a ve locità. media o dal salire rapidamente la scala. w tre piani .Cosi hanno potuto rilevare: l 0 Nei sog~etti normali la pressione ma.<>Sima. s'innalza d i 2-3 centimetri d i Hg por rit.omare progrec;sivamente a l valore primitivo in 2 o 4 minut i al ma.ssimo, mentre la pres.'J:ione minima s'eleva sola mente di 1/ 2 centimet.ro o al ma..'Ss imo uno e l'Ìtorna orwnariamente con maggiore rapiwtà. al normale; la pre55ione media invece non subisco a lcuna modificazione restando costantemente allo stesso livello.


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RIVISTA DELLA STAMPA lllEOICA ITALJA:-<A E S1'RA~fER."'

2° Negli ipe r·tesi senza disturbi della funzionalità cardiaca le modificazioni <lopo sforzi sono pressochè identiche a quelle trovate nei normali; tutt'al più la pressione media in qualcm\o di questi casi aumenta. di mezzo o un •centimetro ma ~r brevissima durata. ' 30 Negli ipertesi con ins rfficienza cardiaca confermnta dai comuni segni <:linici certi, invece, s i avrebbe che, oltre al senso di oppressione, la pressione ma>lsima cresce solo di centimetri uno o uno e mezzo (qualche volta resta addirittura invariata} e il ritorno alle cifre primitive - sotto le quali non s'è mai abbas~ata avviene con lo stesso tempo dei due gruppi precedenti. La pressioue minima al contrario aumenta di più - talvolta 2 centimetri o due e mezzo -e tale a umento è sempre maggiore di quello a carico della massima. Un aumento parallelo o pitl forte (da 2 a 4 centimetri) rispetto alla. minima si ha in questi -casi a carico della pressione media in cui questa elevazione costituisce un platea" durante 3-5 minuti e il ritorno al normale è pitl lento. In questo gruppo così si ha. che in seguito allo sforzo la pressione differenziale diminuisce ment.re che la media si eleva. La pr~ione media quindi nei soggetti normali o negli ipertesi con buona funzionalità cardiaca è più vicina alla pressione minima, mentre si avvicina di p iù alla massima negli ipertesi con insufficienza cardiaca. Pur non potendosi ancora trarre conclusioni d efinitive, le variazioni della pressione media sono certamente interessanti e forse potranno fornirci in avvenire dat i d'indubbia importanza. TROTNA

• PASQUALI . -

Emofilia e retrazlone lschemlca di Volkmann. (La. chirurgia degli

organi del movimento, vol. XVI, fn~c. 5o, 1931)

L'A. descrive un caso di un bambino di 8 anni, brachitipo, con evidente alterazione del s istema endocrino, ed affetto da emofilia, il quale in seguito a caduta riportava un trauma al gomito e all'avambrnccio destro e sette giorni dopo presentava insorgenza di una sindrome di VolkmA.tm all'arto superiore destro. L'esame obbiettivo, praticato 58 giorni dopo il trawna, faceva rilevare la presenza al gomito di esiti di un notevole ematoma ed una retrazione ischemica dei mtt"!coli flessori dell'avambrtWcio con contrattura ad artiglio delJa mano. Inoltre d isturbi della sensibilità delle dita., diminuzione dell'eccitabilità elettrica faradicogalvanica dei nervi mediano ed ulnare, ritardato il tempo di cougula-t.ione e di emorragia; all'esame radiografico nessun segno di lesioni scheletriche. All'insorgenza della sindrome non ha contribuito l'applicazione di nessun mezzo contentivo e compressivo. L'A. espone le teorie che attualmente sono più in valore circa la patogenesi dellA> paralisi ischemica di Volkmann (teoria iscbemico-miogena, nervosa e sim patica), i vari agenti che erano ammessi per lungo t empo come causa dell'affezione (apparecchi rigidi e setnirigidi, mal costruiti o male adattati o hmgamente nutntenuti), in segttito poi, lacerazioui muscolari, con contusioni, embolie, trombosi, l a.cerazioni e allacciature va.'!ali e compressioni per amatomi dei grossi e piccoli vasi. Il predominio della paralisì ischemica di Volkmarm nelle fratture dell'a,vambraccio, sarebbe dovuto, secondo il De Raffaele, al piano scheletrico costituito riai r adio, dell'ulna e dalla membrana interossea, inest.ensibili, cbe ostacola la. diffus ione del sangue stra.vasato e quindi una compressione dei vas i decot·renti nella loggia anteriore dell'avambraccio. Nel caso desct·itto l'A. spiega l'insorgenza della. paralisi ischemica con umt turba vascolare provocata dalla formazione di un ematoma subfasciale in pross imità del gomito, dove per la disposizione anatomica del sistema venO<>o profondo è facile l'in.'30rgenza di uno stato ischemico con fenomeni necrotici propr:i della miosite ischemica. Quest-e condizioni, favorite dalla stato emofi.liaco, sono state ft~ooilitate daUa. !abilità va.sale propria dell'emofilia e a. cui il Bardenha.uer dà la m assimtt importanza nell'insorgenza della paralisi ischemica. D opo la descrizione di questo caso, aggiunto ad a ltri in cu.i la sindrome di Volkmann insorse in seguito a traumi, senza però applicazione di apparecchi,


ti:U

RIVI:,'TA DEI,LA STA..\IPA JIU;DtCA ITALIANA E STRA:-<IERA

l' A., put· non toglienclo importanza al fatt-ore meccanico esterno, è portato ad insistere sulla p!ltogenesi vascolare e sulle turbe organiche preesistenti che hanno anche una pttl'to pt·erninente nella i nsorgenza della paralisi di Volkma.nn. P LASTINA

versamenti sanguigni intracranici localizzati d'origine traumatica. Considerazioni d'ordine clinico e terapeutlco. ( J ournal de chirurgie, aprile 1931 ).

PA1''F:L.- f

L'A. illn<>tm dei fatt.i d'ordine anat-omico, clinico e terapeutico riguardanti i versamenti intract·artici sa.ngttign.i localizzati di natura traumatica. Dal ptmto di vista anatomico gli emA.t.omi possono essere: intrace rebrali, extradurali e sottoclurali. Gli em!Lt.omi e xtrmlurali sono i più freq1tenti e in genere provengono da lesioni dell'artel'ia meningea media. D sangue o si raccoglie nella zona scollabile di Cera,rd.ì\'larchant o può sorpassare i limiti di detta zona oppure raccogliers i in altre due zono soollo,bili, llllt'l. all(l. regione front11lo, l '(l.ltra. in corr ispondenza della fossa

cerebellare al tli sotto del seno trusverso per lesione dell'arteria meningea posteriot·e. Gli amatomi sottodura.li sono pill frequenti di quello che ha stabilito i l PrecottHewett nel 185i) o sono dovttti o a lesioni dei vasi pia-li, o ad una contusione cerebra le e po:>sono determina.re fenomeni clicompres.'lione o riassorbirsispontaneamente, mu molto frequentemente s i diffondono secondariament.e verso la base o il quarto ve11tricolo. Clinicamente si può avere: l 0 ltn quadro camtteristico rappresent.at.o da st-ordimento subi.to dopo il trauma, poi intervallo lucido e in seguito, dopo ore o il gio ..no dopo, comparsa di segni di comp1·essione cerebrale, a ltre vo1te il quadro è m eno netto, l'individuo traumatizzato è in coma, il polso e il respiro sono lenti, la pupilla è dilatata da un lato, la puntura lombare dà esito a liquido normale o qualche volta ematico sott-o forte pressione, in questi casi bisogna insistere sul modo di illso•·gonza del coma e sulla nozione di un intervallo lucido netto o fru..c;t.o che i n gene1-e ha durata minore nei ve rsamenti sott.odurali; 20 un quadm complesso che può essere dat.o o dall'a.<>-<>enza dell'intervallo lucido o da segni contradittori gli uni a favore dell'ematoma sottodurale, gli a ltri a favore dell'ematoma extradm·ale, o da possibiliti~ di raccolte ematiche bilaterali o dalla insorgenz-a di emorragia cerebrale che può simulare un ematoma pe t·idmale; 3° quadri clinici discreti dovuti a amatomi il cui •·eperto è scoperta di autopsia o di atti chirurgici. Cura: quando s i fa diagnosi certa dì compra.;;sione cerebrale localizzato, bisogna. interve nire chirurgicamente aprendo il cranio, evacuando l'ematoma e facendo l'emosta.<>i. Se l'ematoma è ex tt·adurale e se l'origine dell'emorragia appare evidente. cosa piuttosto ram, praticl~re l'emostasi dell'arteria meningea media con un filo passat-o attraverso la dura ma.dre, se non si riesce a vedere subito l'origine dell'emorragia, ingrandire la breccia verso il punt-o dove il coagulo è più grosso e a seconda della provenienza del sangue dirigersi verso i t·ami anteriori della meningea media. o il seno longìtmlinale o il seno trasverso. Negli amatomi sottodurali bisogna incidet-e la dura madre a croce, togliere i coaguli con ta.mponcini imbevttti eli siero t iepido; in genere, a ematoma costituito, basta lo svuotamento dei coaguli, senza poi suturare la dura madre, riunendo il temporale e i tegnmenti senza drenaggio. La mortalità operatoria tanto negli emat-omi sotto che extra durali è elevata: 12 morti su 17 operati per i primi, 4 morti su 6 operati per i secondi. Nei casi dubbi per sintomatologia poco netta, si può tentare una trapanazione esplorativa fut;t,a con anestesia locale. Negli amatomi sott-odurali, quando lo stato del feri to non è immediatamente inqttieta.nte, si possono praticare delle rachicentesi e se si nota un miglioramento si continua in questa terapia, se lo stato rimane stazionario o peggiot·a si interviene chirurgicamente. PLASTINA.


CONFERENZE SCIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DE GLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi ·verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanità militare nell'ottobre 1981 -IX)

CHIETI. - Sottotenente medico di complemento MARIO B uccrno: Lu.ssazioni eongenite cklt' anca. - Sotto tenente medico di complemento Lmcn F ARONOLI : Esperimento di mobilitazione. Fatti e rilievi di indole igienica e ntedico-legale. FIRENZE. Capitano medico MARIO CORTICELLI: .Medicina biblica. L 'Oratore, dopo aver enunciato l'origine della medicina nei popoli a religione pan teista, accenna alle conoscenze mediche degli E gizi, quindi espone quanto nella Bibbia ha attin.e nza con la medicina, derivandone il grado di coltura medica. del popolo ebreo. GoRIZIA. - Maggiore medico ALFREDO VIGGIANO: Un caso di appendicite acuta. - Capitano medico ElllAN1JELE D'ANGELO: Un caso di gonartrite blenorragica.'Un caso di febbre intestinale con sintomi di intossicazi<nte a carico del .tistema nervoso. - (j n caso di peliosi rewm.atica. - Un ca~o di parotite con complicanza testicolare. - Un caso di pleurite essndatùJa S. con ai7Uitrome incompleta. - Un caso di reumalisnw art1"col.c1re ac1tto con iniziali complicanze cardiache. - Un caso di nevrosi gastrica in soggetto con anemia post-·malarica. Un caso di appendicite grave ClC1lta opet·ata d"urgenza. LIVORNO. - Tenente medico GrovANNI CrnrLLO: Funzioni proteUive deU'epiploo-n. MESSINA. - Caflitano medico GIUSEPPE PERRICONE: 1l1eccani.mw d'azione del liquido Dalcm-Carrel nel trattamento deUe ferite. P ADOVA. - Colonnello medico FERDINANDO l'v!ARTOOLIO: Un caso di deformazione post-trama-tica del piede destro in iMcritto di le1,-a. - T enente colonnello medico ANTONIO ROMDOLÀ: Sopra un C0$0 d·i 8ifiloderma

1naculo-papuloso. Tenente colonnello medico GIUSEPPE SrnoLITICO: Due ca.si di pervietà del canale di Botallo. Un caso di ectasia aort·ica. - Maggiore medico GIUSEPPE BVOLIAJU: Un ca,so di artrosinovite or<ntica del ginocchio desttro. PERUOIA. - Colonnello medico prof. GAET.,.NO FUNAIOLI: Degenerazio-11-e e suoi sviluppi nel campo neuro-psichia~rico-a ntropologico in r(lJpp<n·to alke ml!llicùw militare. . L'O. definisce il termine degenerazione e ne descrive g li a;;petti morfologiti e f unzionali: nel campo morfologico unnli;~,za i va r-i tipi abnormi specie il tipo asimmetrico, il tipo acromegnloide ecc., analizza poi nel Cll.mpo fun zionale le Vttrinz ioni del ritmo cardiaco, le deviazioni d el ricambio, le sind romi di>:e:;tesiche, quellP discinetiche ed inol tre le irregolaritÀ più comuni dell'intcllettunlità, della sfél'it affettiva e di quel la volitiva. Quindi es,tmina le cmt;;e piì1 i111portanti di dogenero.:lione, specie l'alcoolica, accennando ai pre;;unti mecc!'l-n i,;•ni genetici. Fa. in ultimo parola della possibilità del fenomcno rigeoerativo, (]naie è o~gi accettato in biologia, a lato dell'idea antico, del traligna.monto fu.tale della stirpe. - Degenerazione e jonne mo·rbose corrispondenti nel cmnpo n.euro-p.~ichiot:rico. L 'O. illustra. la tesi >:t.~ i rapporti tn1. s ubstrato dogonen1ti\·o e ma lattia nervo>m. Dimostra nP.i riguard i della ,.rera neurologica. comP l'erodo uta•<sia affiori da un subs~rato di ipopla><ia con!!;fllllta spino-cerebellare, come le di-<trolic muscoln.ri prog•·esSJVe di tipo miopu.tico sor <•ano d!t terreno preparato, in <·ui ;;i nota coel"i"'tenza di alt.er11:rioni endocrine e v~riazioni d i form.a muo:;colnr.:'. Dimoo:;tra come llntt!og o spunto ab~.i~no ul~ri morbi, como 1~·1 mlisi s pinttlc spa:-ti<'~. ::;~ ringm:nicl in ecc. !_•imost,ra ne1 ngrw.rlll d el cnrnlJO Jl"'clllnt•·•co c:omP. molto I)..;JC•O<>I (;;!>cc•e In, pantJ10IIl, -

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fi in ru r,le di rn cdit i11a rniUtare.


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NOTiZ IE

le demenze ecc.\, siano f<tret tamente legate al terreno degenerntivo e dimost.ra a ltre!'l com o lo ~te.'>RO ne-~'SO, pitJ o meno diretto, si riscontri nelle forme :.rravi di delinquenza; n<' conclude l'importanza della anomalia degHnOrA.tiva quale fattore di morho:;itil psico-neurotiche. - Degenerazione newropsichicll c mrdicina legale rnilitare. L'O. espone i criter·i medico-legali più importan t i, si diffonde sulla. procedura e sul metodo d i cui si vale la medic ina legale m ilit-are per attuarli. Enumera poi lo varie modalità di condotta in-e~olare che des t.on o il sospetto di squilibrii ment.ali e la pl'ocedura che il m edico del corpo dovrà tenere per i rilieVI segnalet.ici d i morbositt\ neurica. Fa pMola .in seguito dell 'opera di controllo, che deve fare il med ico del reparto nellTO-psichiatrico e del valore di quest'opera volta o p revenire l ' ingresso di anomali e di nevrotici nell'Esercito, UDINE. Maggiore medico GIORCUO SACCOMA:li;"NI: Jllustraz·iane di u.n caso d'inversione di vi.,ceri. . - Un Cf.UJO di in<Ju.tfu;ienza aortic<t, disctUJs'ione con altri dtiR- ca.ti di..in~mtficienw mitralica. - I llustrazione di aletmi cx1tti di ernie (inguin(lli-ornbellicali-laparocele poat· opr.ra{orio ). - 1° Capitano medico FRA11<CESCO MAssmo: Appendi.citc acuta ~appendicite cronica. Sintom·i . 'l'rattamcnto. - 1° Capitano medico CARLO CALIGAJns : Aletmi casi di jeb&re ti foide in vari Bkldi di et'Oluzion.e. - 1° C~tpi ta.no medico GAETANO RoNCA: Un Cf/80 rl·i gonartrite gonococcica. destra a.cu.ta. - Un CXlBO di piodermite vegetanti' .tim·ulant,e wu~ micoai fun· goi.de. - Capit.ano medico FRA..'IC.ESCO COLA: Fratt11ra delle vertebre sacrali. Calcoli dell.e gh<iandole salivari. Anemia aet1.ta da emorroidi interne. E11uil!uria da tonsillite acuta. Polipi lari'Tl{tei. Prolasao del ventricolo del Morgagni. (l tltUJtraz·ion-i di ca~ti clinici). - Flemmot~i peritonsillari. - La disfoni~ qu<rle sinùmw premonitorio d·i affezioni general·i . L'A . fa rilevare che il sint.orno «disfonia., non è da considerarsi come un banale perturbarneuto della voce, bensì, dn.t i i rapport.i anatomici e le funzioni cui è preposta la laringe, deve es.-;ere studiato in rapporto all'intero organismo. P?ten~o rappresentare l'espressione di perturbata funzionalità d i orgo.ui e centri litver-st. Ricorda i vari t ip i clinici delle alterazioni della voce e t ratt.à dei d issesti delio corde vocali di ordine netlTo-muscolare, soffermandosi diffusament.e sulle paralisi ricorrenziali. . Espone i.n s in tosi le principali nffezion i che pos.<;ono essere precocemente diagnostiche tenendo in g iusto valore il sintomo ((disfonia. • e mette così in r·ilievo la necessità di una intima collahomzione fra lo specinlista ed il m edico. l

NOTIZIE Nuovi ufficiali medici in S. P. E. I seguenti dottori in medicina e chirur-gia, vinci~od d~! c~ncorso j.nclett? ~~o decreto rninisteriule 17 «prile 1931, n. 229, sono stat1 nonuno.t1 ten enti med tcl m S. P. E . nel Cor po San itario militare: Scaduto Pasquale, Giudice Fer·dinnndo, d'Attilio Evandro, Pi.'lerchia Natale, Suntillo T ommaso, Giu>oti Aldo, 13u.rile Tommaso, F errajoli Ferruccio , Buccigrossi Nicola, Pa,;;,nrella F abrizio, Bott>ts.~o Giulio, Fra11ich Emilio, Di Monaco Michele Angelo, Augusti Mar io, Ctllnbrò Halvatore Emilio, P~e;:;t ileo Vincenw: Lupo Guido, P epe Giu,;eppe Mat.teo, D'Amore Clcrnonte, De Chtara Fedele, D ole1


[ NOSTR.I MOnTI

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Giacomo Francesco, Farina Antonio, Molinaro Pellegrin.o. l\1antaina Cuii.lo. Am!'ruso Umberto, F edex·ico Vincenzo, Trot.ta .Enrico, Paolozzi Fortunato, 1\firenghi l'go, D i l\f!lrtirto l!~erdinando, Camma.rano Vito Alfonso, Caporale Giu;:eppe. Pellegrino Francesco, Impallomeni Sebnstitmo. Cannillo Cataldo, Cancellott i Enrico, PapaliA. Domenico. De Rogati.<~ Antonio, Zecca Cosimo, C:aq:!Ìn Giovanni. (nal bollettino tt{fwiale clel Ministero della Gtterm - Disp. 6R", 2 no,·embre 1931).

Onorificenza. Il colonnello medico prof. Filippo Caccia è stato nom innto da S. M. la Rcgin11 d'Olanda comme'ndatore dell'Ordine d'Orange-Nassau. Il Generale Diehl, capo della Sanità miÌitare olandese, nel cornunica•·e tali' nomina, così ha scritto al colonnello Caccia: «.le suis trè.q henre.u.r que 111on Gou· verne·m ent par ce gest a voulu reconnaitre vos grauds mérits dan-'1 le domaine de la médecine militaire internationale •·

Elargizione. Gli ufficiali dell'ospedale militare di Milano, nella festa inaugurale della nuovn loro sede, vollero con nobile gesto ehu·~ire la somma di L. liOO per gli orfani dei medici caduti in guena.

Concorso per pubblicazioni di Igiene. L'Istituto na.zionale delle as.~icumzioni bandisce un corcor,;o a premi per n. 2 pubblicazioni di igiene; di cui una destinata agli ns...icurat-i in forma ordinaria, alla quale adiscono per lo più profe,:;sionisti, indust.ria li, impiegati, commer· cianti; l'altra agli assicurat.i in forma popolare. Gli opuscoli devono illustrare con molta. chiarezza. le nor-me (l' iglG"lll~ alte a prolungare la vita ttmana nelle m·i r1liori condizioni di salu.te.

I lavori debbono essere originali ed inediti: devono essere inviati iu cinque copie dattilografate alla DirezioJie Gencrille dell'Istituto Nazionale delle A;;si<an·A· zioni, Servizio Sanitario, non piit tardi del J 5 m11ggio l H32. Gli autori firmeranno il lavor·o con un mot.to che sarà. l'Ìpetuto su un11. bu!itn chiusa e sigillata, nella quale dovrà essere contenuto il loro nome e l' irulirizzo. I lavori, approvati dalla Cornmi;;sione giudicatrice c quindi premiati, ditventc· ranno di proprietà assoluta dell'htituto. L'Istituto mette a dispo>:izione della Commissione giudicati'Ì(:e un premio di L. 20.000 (ventimila) per· il lavoro dest.inat.o ~tgli a.s.<:icurati in forma ordinal'io, da. contener!Si in non oltre cento pagine a stnmpa, ed un premio di L. 10.000 (dieci· mila) per il. lavoro destinato agli assicura.ti in forma popolar·e, da cont.enersi in non o ltre cmquanta pagine a stampa.

J NOSTRI MORTI Comm. Carlo Annaratone, maggiore generale me·lico A. R.. Q. È morto a Roma, a 62 anni, ii' giorno 8 novcmhr·e. La S9.nitò. !\-Iilitare perde con Carlo Aunarat.one una. delle sne figure piin clrial'l> e rappresentative. Tutt11 la sua vit.n fu uno specchio di virt.ìr. D'ingegno vivido e vex·satile, di nobilis.<;imo animo e di grande cnore, l 'opon~. suu. ndlo cont.i)lcnzf' più varie e nelle ma.n~ioni pi~r diverse, fu semrre nvvxvnta da freschi entu~i11smi ·e da fattivo slancio, secondo lo. pi(r pura cd eroicu idealit-à di p(lti'Ìa e nella concezione più alta della missione del medico e del dovere dd >"oidat.o. Lf~ sua carriera fu superlntiv1tmente di~tintn pe1' i iiCJ'\-i)!i resi e per le bent>merenze riconosciutegli, tanto nel compu snnitr~l'Ìo, come in quello m iaitore c politico.


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I NOSTRI MORTf

Cominciò a servire nell'Esercito dal 1896 e se ne allontanò nel luglio 1920, '1uando fu collocn.to in P. A. S. Aveva conseguite a scelta le prom ozioni a capitano (1906) e a maggiore (19 15) ed a scelta. eccezionale quella a tenente colonnello. Fu in Africa !lal 1898 al 1904. Vi ritornò dal 1908 al 1910 e vi rimase ancora lungamente dopo twer lasciato il servizio attivo. I n tutti questi dist.inti periodi, al Tigrai nel 1903, ad Adua nel l 908-9, a Dessié nel l !110, ad Assab nel 1926, seppe assolvet·e import-anti incarichi politici con fruttuosi risultati, per i quali gli giova· rono sommamente la sua squisita. seMibitità, la sua prestanza, La signorilità dei suoi modi, la perspicacia del suo intelletto, l'istintiva retta valutazione d'ogni fattore spirituale e materiale, l'irres~sti bile fascino e le corren ti di si mpatia che sapeva suscitare intorno a h.ù con la innat.ezza delle sue elette qualità. personali, schiettamente apprezzate nei difficili ambienti ove doveva compiersi la sua. opera. Al suo grande ascenden te e alla larga popolarità. che si e ra guadagnata. nei lw1gbi anni passati in Abissinia valse anche, e in prima linea., la sua perizia nell'arte, per cui ebbe sì alta. reputazione profession ale che alle sue cure ricorsero lo stesso Negus Neghesti, la Regina. Nonne ed altri membri della famiglia imperia le e molte personalità. dell'aristocrazia etiope. D urante la grande guerra tenne con sommo onore alti posti direttivi: fu capo ufficio d i sanità. della 32a divisione e dell'Intendenza per le truppe d'Alban ia e di Macedonia e fu Direttore di Sanità. del Corpo di spedizione in Oriente. Anche la sua vita scientifica f u molto operosa: dal 1904 al 1905 fu assisten te ordinario d i otorirtOlaringoiatria alla Scuola d 'applicazione di Sanità militare e nel 1906-7 fu a.c:ssistente militare alla R. Clinica medica di Firenze. Di lui rimangono pregevoli pubblicazioni mediche e vo.rie, fra cui particolarmente notevoli: Le malattie e l'igiene nei Paesi t-ropica.U., Ocmtributo alle malattie profesnonali dell'orecchio, Le proteine nei liquidi organici, In Abi8sittia ed a lcuni studi di casuistica clinica. TI Giornale di medicina militare rende reverente omaggio alla memoria dell'illustre scomparso, per il Corpo Sanitario che ne ricorda il nome onorato fr11 quelli che con la loro opera ad esso conferirono maggior l ustro e decoro. Cav. Augusto Righi, tenente colonnello medico della riserva. È morto il 23 ot.tobre c. a. a Rubiera (Reggio Emilia). Durante la grande campagna., in ùue poriodi, dal mAg~o a l dicembre 1015 e

dal maggio 1916 alla fine del 1918, pre.'ltò servizio in ospedali militari di riserva, distinguendosi per alt.e doti mmta.ri e professionali. Comm. Francesco. Bastian!, maggiore medico nella riserva. È morto il 2 ottobre c. a. a Pontemazzone (Camaiore). Durante la grande guerra, dalla mobilitazione a l giugno 1918, prestò lodevole servizio in formazioni sanitarie campali e di riserva. Prof. cav. Giovanni Perrod, maggiore medico della riserva. Si è spento improvvisamente a Torino il l 9 ottobre c. a. all'età di anni 59. Libero docente in oculistica. Fu alle at·mi dal maggio 1916 al febbraio 1919 e dette distirtta.mente la sua opera in ospedali del territorio e alla Scuola di Guerra. Dott. cav. Ferdina ndo Applotti, farmacista capo in congedo. È morto a Torino iJ 3 novembre, all'età di 55 anni. Aveva prestato servizio dal 1904 al 1929 negli ospedali militari di Torino e di Piacenza, presso la farmacia centrale militare e all'Istituto farmaceutico militare. Ovunque L'opera sua. fu dilige nte e apprezzatissima.. La sua. immatma. d ipartita !!\Scia il più vivo rimpianto fm, coloro che ebbero ad apprezzare le sue preclare virtù: IJontà di animo, mitezza di carattere, attacca· m~nto al !':erdzio , alto sentimento m ilitare.

Dir~Uore responsaòile: Dott. R edattore: D ott. VIRO fNIO DE

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RO)I A.

l !l:H .J X

Rrv.a., tenente generale medico DfNIS, tenente colonnello medico J) 'E:t.LO STATO - O. O.


RIVISTE

~lEDI CHE '"MILITARI

---------ç--------lTALL\: AXN AL1 D l M EDICI N A. NAV hi;E E COl, Q~ U.f.E. 01 rozlooe .-entrale df'loa sanità militare marittima, Ministero della :l1:1rina. Vol. li, fase. l.ll·IY, sr flrml.r , -olloiJr, .P3l·IX. 811-l: La m~ larla dol Uonadlr. - 8J'Mo: r,o. enr.inwr<'ar.ione in rllpporto all'epill·~•la. hnlal: Sull'etiolo!<'ìn dt•ll<' f<>lJbrl en t.oroì(lì. di~~ntcrk o (liOI'r('C di :\h•;.sandria d'Egitto. ,_~: Sulla possilJ iiità della trn~rul ~siono di elm•nll dalla nutdro al lcto.

ESTERO: ARGENTL~A:

flEVISTA DE I, A SA.:-< IDAD MII·ITAR . - Direzione generale di annità. :\lìnistero 'lclla Oucrrn, Huenos·Afros. Fase. lV, tuolio-Ciflo.,lt, t9:n. Outn: Orgaol7.7.tlZione e runzlooamcnto del SCri'IY.iu Annltt\rlo In 111)1\ Ùll'ls inne dcii'('RCI'<'IIA>. f4111tn1: Il nuovo trattamento dol I>ott. ·rimllO'o; ll Fi~hcr. - D'OIIwtlra falewta: TuterPI'()tazlt>n(: del grotlcl n ei f.('mpl cii reazione lJSicomoirice. - Owtl: l'\otc s u modlricazloni di IIJ>)larocch l pnh·erh:zatorl per di~ Infezione.

FRANCIA: ARCHIV ES DE MÉDECINE E T PH ARM.A.CIE MILITAIRE-S. - Dlro:tione dol servi&lo di sani t;), MlnJstoro delle. Ouorra. Fa'le. Il, lt:Jo.~lu·Seltembre, fumo XGV. IU ~!I. ONtiiiMI: li segreto medico nrll'cscrclto. - Dldlu: T C<:nica e indlca?.ioni dcU'c!'plornz!orc radio· logica del cranio c della rncch>. - Paltre: I cOrJll l·Strnnoi articolari . ATI CHIVES DE i\lÈDI<'l:-I E l<~T Pl.L\R:\r ACTE X:\\'At.~;,.,,- &·rvizlo c~:ntrale d i snnlt.\, )lini· st<'ro della Marina. Fu<C. 11, I•Jrrilr·(liuono, to111o CX XI , J9at. 8irlnl: ~{arcelllo Duval anatomico e dt il'nrgo. F11JJC. Ili, lu.glin·~~tlcmbre, tomo C'XXI. 1:13 1. 8ltlnl: Mt\rcollln lluvàl ànatom lco e chirurgo (ronliuouuit~nc) . - Ployl: I.o stato nltuul(· tlcllu tubercolosi ohlrurl!'ica.

INGHILTERRA: JOURNAL OF T RE R OY AL ARMY MEDICA L CORPS. - E<Uto da John Baie. Sons and Dn· nlelsson Ltd, Londra. Fase. IV, oll••bre, rol. LVII, 1031. Arclltr: S u nn caso di lnfozlono rcnnl~ da b . prutt>u s . - Amy: !'<ul decorso d~ lla <liftcrlt<'. "· • IIJIUII. 1/eaantc ocuhwe roor Jllll'lc di mc<iici non !> pCc·i nlisti. - Art. edit.: Il medico ho guerra. - A, 8 . • IQUI: Malaria ~ suo trnttu.mcnto.

RUM:ANIA: R EVISTA SANITAR.l. ll!lLITAR!. - Roclazlnuc e nmmioistrazlouc: Os pedale milittu·c • Regiun Ellsaheta • B ucarest . Fase . IX., set.'~ml,rt 1931. llolcll • Pirnlncu : Atrofia mnsco laro ml ot>at i ca. - Op"tscu e l3nea: Su un ca..o d i t lfo C'~nntcuw · tlco. - DI~ Popnlci: Il plJ n<'l ~llt'<'O gu.sl rlco. - Tinimea t 8ocan: lnloflliNtZi<lll(' dto cant.aridl.

SPAGNA: 'J:tEVISTA D E SANI DAD 1\ULITAR.- Pubbllcnziooe mor~llo del Cor t>O sanitario mUltare. i\Iadrld. Faso. IX, setiembre 1931. l.._: L' orgaoiz?.azlonc dclh~ san ità milit<'\rC in In~?hilt~:l'rn. - Conlero lorea: La lc)tta cont•ru le· malattie '' oner oe n eli 'oserei to. FCL•c. X , ottobre lllaL bluar: La dl!ean il olia sn hotc pubblir~• 1h1rnnte la gu"rr". - Oonleto IOI'M: J.a luttn <'(JIIt ro le.: malattie veneree ncll'o <c rcit o koulin1ltnionc).

STATI UNITI: THE MILITARY SURO EO~. - Army Medicai Museum and Llbro.ry. Wo.shlngt on. Fase. 11'/lfm~rr., "· 3, "ol. r,xu, JO:ll. ,

8"'*': Orl<'lltllzt.nzionc sanltoria di gn<·rrli . ~t\!Jnmons:

Pr·ogrN<!<i

nc·llc <'onosf'C'U1.<' ~u lln clen

gue. - kthn: Truttamcoto prc o post·.n~•·t~,fl\· o nclh• cbil·u o·gh\ eh· Ilo ~tvlllut:o. - Mc-Da,ld: Dietetica o amm.lnlstrnr.iou<.' In oo n n"f>f•ù•tlé~,,r,J i i tlltL'. - VOkown: );uovi ll>i ?.tolfu i11 medicina. - Rultner: l'iscinc nut>H(H'iJ·;. :...~ Mannln&: Cura oh ()l' ti\·o\ dt'llfi blt' uo..rngin . . l'ewat: Lo tubercolosi nello ~'illppim·.

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :

ROlU - 311nlstcro della Guerra, VIa XX Settembre - ROJH 4:0~UIZIO~I DI ABBONUU;~TO. 1. Il C:iorrwlt di metlidna militare si pubblica Il primo giorno di ciascun mc>ae, ID fuclooio d l 11 ua~t ro rog!l qlat.!lm p~ atu.wuo. 2. L'a.bbonamooto è annuo e decorre dal 1• gennaio. 3. Il preu-o dcll'nbbona.monto è : Per I'Ttalla e Colonlo ........................................... . L. 32Per l· E~tcro.. . . . . . . • • . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . • • 44 in l tlllla. . . . .. .. .. .. .. .. . .. .... • 6Un fascicolo scpnrnto coota...•..... a.IJ'Katero.......................... • 7-

D eupplementn contenente l R~toti d'

fn Jtalll\ ...................... , 16 _ an""nit4 del llOTpo ..anilario militnrt . , ta : ali Estero. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 18 0001 4. Por gli ufficiali medici e cblmlcl farmn.-IJ!tl del R. oeerrlto (lo serrlslo attivo, lo VOIUilon ~ an•lllarla, ùJ complemonto, d eìla rbler va ed a rlpuoo) Il prPzzo deU'abhonnmeuto è ridotto a L. %4 anllcir)al.t et! Il prozzo dol suvpl.-rncutc ò ridotto a Lire 8 ~r l soli abbonati. - Non si t~ !ono rloovuto J')(lr 11:11 abbonamo:>nll personali. ~. Non so accettano rN'Inmi trM<>A>rsl trent-a giorni dalla spe<IIY.ione del 111orua.le. che el 'lf· rett ua regolanncnto al v rlruo <!l ogni mese. 'lTa.!CCI'\!0 tale termine, l f88CicoU rlchle-Jt.l von1ono SIJ& cliLI. se dlspouiblll, solo a patfamouto. G. l elgnorlahboonU mlllt.'\rl ln etfetti-.-Jtll di senhtlo pagbernnno l'Importo d.o ll'abbonamonto per no.euo ciel rispettivi comantll dJ oorpa e dln:zlou1. 7. Per l soli officlall nl('dll'll (d~li'Escrclto o -!~IlA MarinA), m qnalunoue J)081ldon~ si troT1no è ammoS!to un ABUONAMI::'l \TO CUMULATIVO al (:f.tmi<Jk d\ medicina !lrilU<JN ed 111(11 Alt~tCill di 1fttdicina nONk t oolQiofalt al pro1.zo dl L. 4S annue. 8. Alllbrftlsl fa lr, IIOOULO ciel 10 per conto, ma a!Oitnnt<> por 1011 at.bouamontl delle persone t' rtegll ea ll non milltarL

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d!Cfll Autori. Rl fn epcclnle rRI'oomandazlone elle quelli scritti " mano «Jano ben letnrll>lll, per modo di ev1tore ~>gol <tubblo di ln:ervrNazlouo. Io cfi.SO contrarlo, la Direzione el vedrebbe 0001tretta a soBJ')(ln<lerne la puJ.blloazlone. l IM·orl brevi saraDDo preferiti. Le oplnJool maolfe8tate dntrll AatorJ nof'l Impegnano h• respoo~<abUotà dol periodico. 1l: vlot<otn la riproduzione del 'lavori originali. 2. Per dlspo~lzlone del ConshdiQ nazionale dello rloorcbe, l'Autore deve anlre &l lavoro un bre"re autnrhL'<.•unto (non vHl dJ 10 rlgbe). S. Salvo cna! eccezlooalls8tm.1, la correzione dello bozze anrà fat ta dalla redn.&lone &nslcb~ il agli A~•tori, per non v-lni'Oinre li lavoro tl~raftoo R!fll -inevitabili ritard i pò!!tall. Le correzioni etraordlunrle ratto dagli Autori saranno loro addebitate. '· Le spose per le t.nvole lltog-ro6cbe, foto:rrnllobe, ecc.., che a.ooom~o le mem.o rle sono a carico degli A urorl. Le ftg>1ro da riprodurre devono 0>19ere nltlue, con lettere e dlcltUN a Cllrattorl grondi El tl'lll cbe r<"'tlno ben loggtbilt dopa oventuall riduzioni. Le blbllotrTafte lllDPe si pub!.Jlloano sole negli l!!'trattL . 6. Oli '-'~ratti 'ono d! tlue ttpl: - Tipo .d) I!Onza copertina e colla lmpagioatara e numera· zlona del CI\BCicolo. - Tipo B) con oopert.lna stampata, frontespizio, tropartnatara e numeruloue apeclnle. 11. Agli Autori Atlrnono conoossl (I.Tatllltameoto 25 estratti tipo .d.- La rtcbleeta di estratU In plll e quella eli ostrattl tipo 8 aaranno a carico degli Autori stessi. 1. Il pre:u:o deail C6truttl, per eU .!. utorl delle memorie obe Il rlohledanò, è recolato d.a lla so;:uento tarur.. :

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ulmlt' minori df u~t fOQUo 6i CIOftlano t'Ome ftlfllfo fltUro JHf' le orcf(Mric~M M 100 afn~Uf

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P" tttldli clu .uperarao un fogli.o, le tna~Wni in e1w- tu,..a110 il lono ccmu meld, pureht per6 l'ordina..~ no• M frtfri1n 4 60 coJ)ic. 8. I manoworlttl non 81 restltulllCOno,

(41 0 2927) -ROKA,

1!93l·X - ISTITUTO

fotl!lo. " - -

POLIORAFICO DIO.LO B'TA'l'O- O. O.


~

Anno LXXIX • Fase. XII DICEMBRE 1931 - ANNO x

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA ROMA

Pubblicazione mensile


SOMMARIO Quem chimica e prepat'Uione de&ll ufllelall Medici . - Contercm~ del grnoralo Enrlu Maltue, ùlrettore del Contro cblmtco mll!tnre •. . . . . • . . . . . . • . • . . • . • . .

P ag. 6211

"

MEMORIE ORIGINALI : l

CUli. -

Os~orvo.zlonl sulla. fermentn7.1ono Rlm b lot lca. d! alcuni germi di'l grnpro tl to-)'l8ra· tUo-coli • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pag. 639

CAIUIITICA CLINICA: franchi. -

Ntlova. osservazi one dl un co.so di Silus viscemm ·! ntta su.• totali' .

Pag. 669

RIYIITA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA: Anercta l•btn:olinlca Sttlla scomparsa (klJ' -- in nmm<rlati di 1infa(11'anuloma maligno dnpo

t ratlamer.to rJ11tUt11ltrcttJiro . . . . . . . . . . . . . .

Pag, 6H

Ancilla ptdorlt e diabete melllto . • • : • . . • . . . • . . • . .

676

Cltll ldatldat .J proposUfl del traltamento delle -

676

del pol mone

Corpo etlrlftto Singolare reperto ài -

. . . . . . . . , . . . . Eclllnoc9cco Oisti à' - della coda del pancreas . , . . . . • . Edemi eiiii"UUllcl tltall arti d'orlctne ~ltlea Ricerche speri mentali suoli - .

frattura fiWIInale poatarlore (lllllltolo-poeterlore di Destol) dilla epifisi tl-111• Interiore .

678

676

671 677

Guerra e le arti 11nlt1tlt La • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

67~

ln-llllone Malarlca R ollura S1Jonlanea della mil:a in corso à' - . . • . . LuiOne racbldel Una rara -. Scoppio isolaW di ttn d·C8Cfl intervutelira le .

678

Obliteflzlont embollca dell'arteria Iliaca prlmitiYa . . . . . . . . . . . . . . . .

6i9

Ris- a alcalina del plasma sanculcno Ricerche su.lle moài/lcazìonl della -. del p H urtnario c dellf• frtl[Uenz" <iegli accessi convulsi oi in se(J!lilo a somminiStra.zione di akllni farmaci antu. n d si vanti e ài clorttro ài calcio tt.eUii epil-ettici. . • . • • • • • • •

679

lln•tltt ptlrulenta Sul t· /ore d~//' esame raàio/o(Jico dei seni mascdlar! tltlla tliaunoridi - .

680

IIILIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA •

678

Pa.g. 6$1

OONFERENU ICIENTifiOHE NE8LI OIPEDALI MILITARI .

6$7

NOTIZIE ••••

087

NOUAI MORTI

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INDICE 8ENERALE DELLE MATERII PER L'AliNO 1t31 .


GUERRA CHIMICA E PREPARAZIONE DEGLI UFFICIALI MEDICI C..lt lltolt'PilZll

t t>ll tl\ >1

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un <Yrll[JPO di

ullicin li mt·dk:ì <.Ielle Forr.e Ar·muto

, tH .''OttOI'ul"' Enrico Maltese, dit·f•tturo del Ctmtrfl chimil'o militHI'E:' n

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G~~~ ·.i ':~

Il quadro della futura guE>n a, S<' · g uerra chimica vi sarà., è ancont pi~·no di incertezzE' e 1li lac unE' innanzi ai nostri occ hi di organizzatori c di i;:truttori, avidi di tutto e giusta.mente prevedere per lavorar sul solido ::;nlla vi::t dell'au!-:picato suncesso. Comtwque incerto, questo quadro comprende già un eomplt>sso di n'ali possibilità. di offesa e di difesa chimica., a. cui anzitutto dobbiàmo 1·ivolgE>re la nostra attenzione. L'espPrif'nza df'lla passata. g uerra nE'l campo della lotta chimica molto può inl':egnarci, ma molt.e eose non può rlire.i. Ci insf•gua anzitu tto che l'arma. ehi mica. lu~ un ·efficacia eh(• si fonda princi palmcnte sulla sorpresa mondi• *' s ulla imprepara:t.ionl:' mor a((> e ma.t.eria le delhwversario. E cosi >;arit anche in avvenir(', poi<~hè qucr-ta è una pPculiare caratteristica dei m~zzi chimici di lotta . }(a noi sMPmmo tratti in inganno Re facessimo affidamento s ul fatto chi' ht gtu•n a chimica futura debba corrisponder e ad una semplice esten::;ione eli nmnifestazioni verifìcatesi in passato, comJerva.ndone in teramruto lP for'lll<'. -Ricordiamo clw la guerra chlmica è eoruparsa :mi ca.mpi di battaglia compr('ssa. e deformata da particolari condizioni di ambientE' territoria h· (iurl ust.rie chim ich e profond:-Lmentc ipot('catt ·1er altre necessità) l' <li amhi(•ntr ca.mpal(• (impr eparazion<· di eomamli, di quadri, di truppP e di st>rvizi, c• tra. questi specialmente del ~SNviz io s~Ln itario , a qnelg"cncn' rl i lo t t a.). 'r<•nia m o p rf'sente che un nuo vo mt-zzo di g uerra. elw S<•mprc piit alla r·:ra la pmpria pot<>nza e il proprio C<Lmpo d 'a.zione - l'ac>rona.utica. - <·ntrPrà decisamente in campo anche com<· a rma. c himica. Pt•nKiamo eh(• indust riP nazionali <> forze a rmato prPHflonu già ;;rrinlJl!·ntt> l'a..;p<·tto cilimico che potn~nno assumt>rc le g uen·c1 fu ture e >iu talt• prt>visio1w hLvorano ti n dal tempo di pace <·ou un'intf\n~a. prepa.razio nf' c·.ht> eomprpnde a.nc~hP IH'<·p~tl'a7.ÌOJW del p<•rsonale ;.;;luit:Lrio. 8 <;oud n<ll'l'l·mo clw non ~o lo n1>Ua la r!!hezza dl'll'impic•go cl Pll<• anni r.himieh<• ma. <loi1 ChC' rwi mntli stl'sili d' impÌI' g-o, notevoli fliiT<·rt·nzl' vi l;aranno tra il fntnro e il pas~mto; diltPrf'nzc. forSC' a nche più notevoli di quanto non si verifìchcrà per l'impil•go delle aHre cla::;si<;h(' armi. E questo nnovo pit't ll'Lrgo e viù intE>nso ambic•nte di g tlC'tTa chimica. .s~trà.

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pur quollo in cui dovr:ì svolg<.'rsi il se.rvizio sa.ni t:ario f' in cui i me-

dici milita ri dovranno lavora.rH, il eh e pot.rà. segmwc una eli fh•rPor.a notcroli.~s·imtt rispett.o al passato, specir!lmcnlo prr noi, rhe pm· tanto t.ornwntati rla u .na lwtga e .sang1~inosa gnerra., ri.~p etto agli rtttrtcehi ch·imici j11111mo re· lativamentf' risp(trmitt/.i . 1!: arnmrsso, orma i, chP in caso di gnl'l'l'~L nh i-

m icll. i p r inc ipa li eil. i più indi[p:-;i c<'ntri •li \Ìta t e rritoriale :;:nanno ;;(' -

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l'i~mt·ntt>

espo8ti an chr ad ofl'f·~r aerocbimi.clw, rrra.ndo 1H'I' lo Stato (• 1wr ~li enti locali wavi proble.mi di protezioni>', nPlla ~oluzione dt~i quali entr a no grandc:>mNlt,E' in gioc.o le organizzazioni tianita.ri<> ed a.s;.:ititt>.n ziali . ~arà una nuova lotta in cui da una part~· l'aviazion<' avvt'I'MlJ'ia. <·arica aJlchc con aggressivi c himici, cercherà. di inferire di tanto in t-anto gra,\'i c()lpi nell'interno d el paese per fla{!carne le sorgen t i di t'nerg'ia c doprimt>rne le forze morali, mt•ntre dall'aUra p a rh· - olt.rt~ a.fl ogni pos~ìbilt• rt>a zione della difPsa con mezzi arrei r tCJ'l't~!'ì tri - Yi M\.l'à. la :pii1 int('nSR t~pNa di Jll'Okzione, svolta. rlallt> antorità locali, ron appello alle forzt' di diseiplina e dì rt>sistenza mora le P <;On la costant~ collaborazioJlt' di org-anizza ;~,ioni ~>ani ta.rie (' assistenziali locali, pubblit:hP (' lJl'ivatc. In campo, ove combat.tono le foru· armat.e, (' ovc· essf'nzialrn<'nttrsi svolgt>rà la vniitra opera, di medici militari, la g-nE'rra cbimica lWn\ iuYi'C:i' un particolare caratt.er<' di in;;i::t<>n za ofl'c.nsiva, in un quaòro rli po15;;ibilità l' di risors<• ca.ratteristira.mentP divPrso da quello d<'ll 'ambit•nk tt:rritoriale. A ta.le quadro o!'Corrc al piìt presto intonare il nostro prnliit-ro. J.;e Forze a.nnate in ca.mpo rapprcR<'n tano c rappresenteranno St'ntprP il primo obiel'tivo per l'Pser cito a vvrrsario e S}H':SSO an eh e pf'r l'a viazionP n<'mica.. Contro quelle forz<'. che <lt•vono t' slwr(' (liflt rutte o alnwnCI paral i ;~,:MLt<· p ercbè ~> i abbia nn deci;;ivo snec:rsso, si aeca.uirà con ogui m ezzo d i lotta. e quindi an<:hf' con i!li aggn•ssivi r.himici , l'offN;a ll\'\'Crsaria, con un'insistm1za (\ht• rorrìsponòHrrt a.ndt<• a l uatumi<' <' <:o::tant<· adde nsamt>uto (li unità vHso lE.' primE' lin<'e, ovt·. à 'a lt-ra partt• lH'r itnpr<>scindibilì t>sigemw tattiche, i> nec<'Sfiario <'h<• l<> forze in campo S<'l'bino costautement.e il ma.s:;imo di t•ffi c i enz~l eombattiva., non o:>tantl· og ni <~.ziont• rlistrut.tiva o logorat ricP t·IH· pnb P>:f>rl.'it al'l' l'a vv<•t·sario l't i a.nclw a dispt>tto - per r osi dire - del)(' st(':<:><' agg~·rssioni chimic·lw. I primi dieei-vent i ch.ilonwt ri tli frontr sara.nno pur :sempre:> i più co~ta n tP­ tnPnte tormenta.t.i (' quinrli a.nrh<· i viù sensibili aH<' offes<' C'hillli('.h<' : ciò <ilnwno rlobbi a.mo prevedere Jlfll' 1·agioni di dot·r·ro8a prurlrn ~rt. Ecco dunqut• r~onfe rruarsì ed an;~,i esaspe1·arsi n(•i riguardi dt•lla gtwrt·a chi mi ca, l'ambiente di r~trt>ma c•.rìsi (' (li t•str<•ma difficoltà in c ui <1t'Vf' t•,;:wnzia l nwn te svolgl'l'Si l 'opera d<•l servì;;r,io sanitario. Cri1>i l' diffic·olHl t· IH; dànno s<>nso e luc€' alla part<' pit1 appa,;sionanh' rl<•lla ntì s~; i on P !h•ll'uflkiale nwùit·o. L 'olfe:sa, chimica comincia fwriaJn('JJtP là doYe il tossico è• npll'nrìa o 1m l terr(•uo in misura così notevole da e:>sPre veramen t(• lesi v o pE'r l'organismo umano. :È spt>cialmente l 'aria che, conYoglia.nùo il v<• leno JWJ.rli o1·ga.ni d ella. respirazion<', insist(' nella propria azion(' appoggiandosi alla neceb8Ìtà di una funzionl' cht- non ammett<' t regua, e, ove manchi la prot ezione, potrchbe pNfino t rase.ina r e il comua.t.tPnte come in un nanfl·a.~tio K<•nza stampo. quN;to è stato il primo pauroso c realistico quadro dt'lk aggrt's~;ioni c himìclw, <'he n•stn, nella memoria di tanti ox-comhattenti ~ ~· rhP s i prl'))euta anrora, inlprt>ssionant,r e uon Renza fondamento al nostro rwnsiero rhe r<'n'a. d 'in tt'rrogar e il fntnro. A ct'a.nto al quadro del et :;o tfo t·atu llai l!ltfì 1, vi i' poi. mt·no gnn·p ma non mrno serio di const'guenzt', spP<·ialnwntP 1wr l't•iwrcito, il ltnarlro dell'ipritato , o - per Nu,ere piu Jll'et·isi - d1·l " \'t>>;ri1·at o ,: df'll'nomo an~"ll~tiato <' mort ifl<'.ato in og'nì


.-ua <:apa.eitì-1. JWrrll(· lt>:-;o twlla t·ut<'. in <)H<•xta 7-0na dH• pit'na eli s<·n:-;ihilit}t e di ~;cambi irwlurtabilnwnh• f' co;;tant.c-mrntt' ingrana il nost.ro ot·ganismo ron l'amhit•nk t'Stl'rno. in ogni smt Mtività. Qnaciro eli secondo t.Pmpo ma t·.lt<' Pomplt>ta. comP <·on nn ~ran <~ontorno di augn~;tit'. di mi, il<'fÌ(', di SOffl'l'l'llZI' <' tli paralisi la })arti' Ct'ntralt:' rl<•J qmtdi'O cl<•ll(' agg>n•xRioni c himit•ht>, q1.wlla ctei soffM.ati. 'fa protezioni c• difi.'IW rorro110 pronta.mf'ntt• ai ripari e eia piò parl;i, ('011 nna va!'ia, <' comph•s..;a <· fm·tunata :t7.iOtH' pPI'fl.'ttamcntP a.clt>gnata a lla varirtà <' gm vit,à cit•lla 111 i naf~Cia. ~Pgu; amo JWI' 1111 moml'nto q uf·st.a rorsn, lungo le dt• ma<·stt'<' rhe maggiot'mPnU> possnno int.t•rt>sRarP gli utl1ciali nwflici, twl Yasto <' \·ario t·<Hnpo cl<•lla clifN•a chimiea.

_\ nzi tutto si t l'l'eu d i protl'l!g~>re direttameut e l'uom() t• ]JÌÌI vropriamentf' i >~uoi org;wi più imnwdiatamPnte eompromt>sRi: Il' viP n •xpiratori<• e ,g-li OC(·hi; poi :;i <'Mn• ai ripari (•.on lE' prot<•zioni coll<>tt.iv(>., rnn la honifi<:a dei matN·iali, dl',g-li indumPnti (' d<'l tPrreno stPI'I~o. A Rtl);~idio di que::;te clife,.<' con 1ma a~c<>n:;ione rli provvi•lPllzr qm\KÌ JH' l' :nwcN•>;iYi gradi, r;i ri0orr<' nel a.Un• spe('.iaJ i forme d i protPr.imw. (')u• i n fondo cont~ istono nel ehiamat'<' in nostro favor<' (•l<>mPnt.i stt>s~ i <h•lla natura, eornl· le con(lizioni topogra.tklw di'l lnogo, la eop<'rtlll'a 11<' 1 t~rr<'no, il t Pmpo t' le st~f!i'l<' cirrostamw m<•t<•orologi<:hP. ef>rcaudo sp<'cialnwnt·<' 1li intuir<· l'ora e Il' zont> in cHi l'offPsa rhimir.a potr~bbl? diwot.art· p i1ì probabilP o piì1 efficacr o mPuo probabil<· e mruo l"flì<·M·t•, <' adattando a. tlì.li varill r.ioni lo svolgimento st<·:-;so (l<'llf' nost-n• opPra7.ioni, in modo nhf' questP, di volta in volt.a. e :-;ecoodo la loro natura, nwno risentano {\ mt•!!lio approfittino eli qtwll<'. Ma tnttP quPRtl' pro;~vidt'llZ<" vrot<'ttiw non varra.nuo ~,/',.; mai in nna l!l.H•rra c·himica ad I'Vit·M'<I <'he si abbia.no eolpit.i eta gas, <' f'lll' ~~ qup:-;ti sp('~so sia.no an7.i molto numerosi, clPrin<' e d.wine di llligliaia, rol prolungar~>i di umt campagna, {'OIU<' SI' tw PhbNo g-ià n<•lla paf;sat.a ~;:}. gn<'rra, chf' pur soltanto ~nl sno finir!' r i'olo par7.ialnwnte 1livt>nn1• ver • {c!~;~~~" gnt>rra eli ga~. ~~ ••• •· tS/4f'/,~, "'l w(.,,,.,: ..;~~ ~~ ~

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A ùill<·r!'nr.:t di tntt<• le altri.' <lift>se organizzai•' 111•gli appan:N~ lti mi-

litari pt'r rontm!ìtar<> l'ofiP:o;H eli nuovp a.l'lni, <'IHl l'in l rodnr.ione cii.' Ila proteziom· indivitlnalt· contro l'anna chimita l'oll!'l':t clt•ll'utfit·.iale mt>tlico non (\ soltanto opera di riparazioni.'. opl'l'a, 1U int.Nvento a " lp~iorw :wvl.'uuta "• pN rosi clir<>; ma t>sRa (> - in modo v,•ranwntr earatterist,ico - opera di ,, impt>gno diretto a.Jia. difN<a n, e ciò per il fMto del tutto singolan• elw la principah· dif('xa cont.ro rar.iotw ehiruic:~ - la maschera individualr - (.• uno strumento <'he in ta.nto è l)rotrttivo in quanto (a difft>renr.a «lelle difPStc' ('Ontro tutte lt> altre armi) ~~ un apparecchio <:he così intimanwnte si sovrappon<' alle principali funzioni dell'org-a.nixmo umano cht t11rhanw <>cl ostacolarnt' lo svolgimf•nto. Jiippertanto l'int~rel'isamento e la competenza del medico prendono po:;to - p<'r così diJ·p - immediatamentt· a.ccant,o a.l combattentf\ per queRta trinc<'a del respiro umano, ehl• in foiHlo (\ la. masf'hPt'<t. La quale pN alcuni riguardi potrt>hbt> perliuo 1liwntarP una così profonda a.lt<'ra.trict' della fi~;ionomia. ~t<'Siìll dPlla guf'na. da attt'tlll<ll'(' Jll'l'fìno la rliffercnza c he oggi si fa tra. g'U<'rra di movim<'nto e gnt'ITa st abilizzata, df'rivandone fonH·

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6:~2

OtiERcl~A C HI :\U OA E P R EP AR A7.1 0NE D F.O L f U H'II ' IAL !

lli::DlC f

una guerra c;he J>Orter.1 o non porterà quella impronta,: (( i!LlOl'l'a di maschera " o <<gue rra senza m aschera ,,: nomi che potre bbero perfino destare profonde oon ~iderazioni di ordiuP psicologico ed otico. L ·arma c himica nella zona in cui vivono e operano unità combat· tenti e servizi lancia e diffondE' corpuscoli dell'ordine molecolare, che, intossicando l 'a ria. come veri iufinite~imi proiettili, anzitutto attè ntano all'integrità. degli organi della r espira.zione, avvelenando il primo costante alimr nto d•' lla vita . qur11r 15-20 sorsat<' di o;;sigeno di cui l'uomo, con una sete che non ammet tt' sosta alcuna , ha bisogno in ogni miontcO J>rimo della sua t•Ri>;t t?nza. Filtriamo quE>st 'aria; profitt iamo del potNe assorht>ntt' e n('ut ralizza nte 1d1e varie r;ostanzl' pr<>sentano ·ris p~'tto a. que i corpuscoli t ossici, che nel loro irrequieto vagan· in seno all'atmos fera sono eomf' ~n s io~ i di C!'rcarr. nn appoggio P fermar visi, così c!w a ttravC'rsa.ndo le poros i t,f~ delle sostanze filtra nt i. vi restano tì:;sat.e o nPutralizzate. Ed ecM la prima protezione, così semplice nel :;uo concetto informator e ma c<•si difficile nella s ua intima organizzazione meccanica e c himica, e così complessa, nelle sue cons~·glll•nzc, tanto rla creare per un verso un vast o campo di ricerc he di ordine chimico e fisiologico, e da formare, p er un alt ro verso, uu problema militare in\TOluto c preoccup a nte, in cui gli orga nizzatori delle forze armate, gli istrut tori delle t ruppe e, in ca.so di gu<'rra. i comandant i di unità debbono tenere conto, ])iù a ncora che per il passa Lo del consiglio dei sani tarii. Problema nel etti studio l'ufficiali:' m edico stesso ha, insomma, nuovi' t> numerose occasioni di f~u v~~lt> re la propria opera di vigile colla.bor a tor<• dell'ufficiale com .b atlcnte. La t'èsistunza imposta al respiro da lla presenza dt•lla maschera alt<{·m la fisiologi<t non solo dt•lla fnnzion<> polmonan• ma di varit> alt re funzioni , che con intimo e non ancora ben noto int r eccio sono connesse a.lla r cspimzionc: f' ciò a.vvione in COì;i la rga misura e con co~>ì va rì riverberi, c he il problem a glo b<~l e de lla maschera :ri ripartis<w in vari a ltri probl~·mi , t J'a. c ui i più in U> l't's~>:tnti anc be per l'ufficiale medico sono i st>gucnJi: il p rob lema d<>lla costit uzione della m aschera: il problt>rna dell 'aUcnamcnt:o all'uso della maR('.hen\ : il pl·ob iC'ma, r h1· potrl'hlw dirRi, clelia <(sopportaziOIW cl<•lla IIH\,'<<:h N a ,,; il pro blema ig ienico della. m ascher a . Sul lato pra.t ico di tali problemi (1iui quali mi sotfermo un momento ud richiamare la vostra ati C'azione p oicbè errom·a mentP r ;;si sono spesso el'l·tlut i di secotHlari a impor tan:r.n) gli ufficiali mNlici port.('ra nno uno :-qwcia.lc in l·\'I'P.:<:'\1'. in m odo da a\'er c su qu(•:'t to nuovo Pd ancora poco not.o aplHHecch io clw è la m;Lscht>r a q uella ped etta couosm' n;:r,a che per P-s!:i è n<'<~ r.s:.:<tri<~<, come di u n tnl•(·.ca.n i:;mo profondamente altr r a t.on• dt•ll<· p ri ocipa,li fLLnzioni org;uli ~;he e m enomator e, quindi, dE'Ile energie ma· teria li c, per ril1c>~so, a.nche tli que lle m orali del solda to. Solo eosì, p er· fM.tatuPut<> c•Lott i su l compl<-ll!-ìO probl<•nut pra.t ico d('}la m aschera, gli uffwiali m<•d ici potra nn o: l o e~sl'l'e in t r-mpo eli pa.c:t' e di gnen a, .w vedut i cousule nt i e. Rt' •lei ca::;o. regohtte<Jri (l!'i l'<tll<•ttam<·n t.o 111'1 $Olch~to a lJ ' nflo della m a;;chNa.


GUERRA t~HI~IICA E l'REPAJlAZlONl: Dl!:CLI

l:FFII "IALl MJ-:DIC'l

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in modo eh<' al mas~imo possibil~ Psso sia ancora, nt>lla. più importante (•venil'nza. un ('ombattNltt' di rendimento; 2o tenN <·onto nella !>l'lt>zionf:' d~>i contingPnti (sia.no di IPva. in trmpo ùi paet>, siano richiamati in tE'mpo di guNra) di qualclw nuovo cr iterio rli l':<ame m N liro se d<:'l <·aso, non solo r iguardo alla sopporta bilità dt>lla ma:<<"ltrn~ ma anth<' riguardo a particola ri sf'n:;ihilità pt•r a.lenni comuni aggn'ssiYi rli guPrra, in modo da. a;osiNu·are llll'f!lio l"adatta.b ilità: t> quindi l 'as~l'gn:o:innt· di spt'('.ial i Jli'Tsmw a 1\}Wt·ia li C'Ompiti, evitando ('Vt~nt.uali ineompatibilità. La tabella d<•i « H•quisiti tisici ch•i milit.a.d pl'r i m pi<>ghi SJW<"Ìfll i '' potrà a n•rP - pt•r c:of;Ì dirt• - q uak hP nunwro in più: 3°con consl'gu<'nzt• atwlw mondi eli huh'vol<' portata, ei's<'n' in tempo di guPrra esJWrti t·on:;ig-1 irri d t'i coma,ndan ti d i 11 n i t,:). quando q ut>st i dC'hl>ano a.trro n tat·t· l"a.n111o <lnrissimo probl('JlUl Ili ri(·hiPdt•r<' all~> trupl1L' c·he inclossano In masdH'ra il ma;.;simo dPllo sforzo IJO:;sibilr (<·osa affa.tto tWCt'SRa.ria per an•r ragione ch•JI"a,·vprsario), ma uon più del ma:;s.imo (cosa varinwnti tli'('('S:-ial'ia PL'I' t'Vitan· irn•pcnabili (•()Jia:;:o;i matt•riali E' morali nf'lla comJHIJ!in<• d<'i n•parti: n<'Ì momPnti piit critici o d<'ci~ivi li ella lotta) ; 40 provved<•r<• con un <·ODI})l<•t;:-~o cii misllrt• igieniche e protìlarticht• a ffinchè ctall·n~o dt'lla mat;chera in am bi<·n te cti guerra, rosi enornll'mentE' favor<'vOIP all"inl'ìorg-Pl'E' f' allo :.viluppo di malat.tir inf(•ttiv<' che svcsso hanno decimato gli p;;erciti più d«>llr ~tt·sse o!IosP ctPI nemjco non deridno mtOYt' r:Lgioni di morbi eontagiosi. atl aggra ,·art> nn qmuh·u già. pjeno di os(··'ltl'f' tintP. Ed ecco com~> a.nclu> ;;oltanto que:-;ta prima parh• rlt:>l probh·ma tlt>lla. difPiì:1 chimi<·a. C'lw potl'<'bbC' sf>mhrarf' nna ctm·stiotw eli :>t·condo piano. i· invecC' pf.'r gli u ffl<"iali medici un a.rgonwnt,o di primissimo orclin('. )fon ;;olo, ma. è anchl' argomento C'he dl'v<~ vrram<'nt<' r ca.ldamt>nte appa~ ­ s iona.r l' a.nC'hf' p(;'l'rhè oltrf' a tuttr ](' moltt~plici fimtlità d i gTandt> intl·n·ssr pratico cui t>sso è teso, il problema d<>lh.t. ma.<;ébNa, per l"int.rec<Jio òPllf' varie funzioni umanr che vi si concatf'nano. si avvic<'ndono e intprfE>riscono (> nn argom<'nto di part.icolare intt>rt>sst• di studio ~tnche in una più alta sfera (li mùtura t' ili indagini. in cui l"attiYità dei più tlhstint.i tra gli ufficiali medici può tra.rrr n uova ragiOil<' d· incoraggiamento c di soddisfazioni'. Lo studio dC'lla ma,.,chera. a.ntiga~> applicata. all'uomo, e in particolar morlo al com ba.t.tent.e, può larga.mt>ntf' concon(•re :t mostnm·, a chi sappia, profondamente inctaga.re, comE> l'ol'gani;;mo umano sia piPno d i enormi dt~hol~>zzt' ma sia anclw ricco eU risor:;f' t• tli a.dattnmtmt.i pal'imenti <•normi, òer ivaoti per uu vrr >;o dalla stt>sr;a el:wticità - pt>r cosi dirf\ - dei più comple~l)i al!gn•gat.i organici c per un altro vpr:;o tlalla. fondamentale. capacità di rea.zion~> E' di autodifc»a dt>llf' formazioni piit E>lrm cntar i, con un mt>raviglioso e non a n cora, del tutto scrutato intrt>ecio eli coordinamento <' di recil)roche azioni eomt> qu<'ll~ clw si ris<·ontrano rwll'attività clella C('Hula, vero focola,re in cui brucia con fìamm<~ invisibile l'ossigeno JH'<':>O nt'i polm oni, tanto che tut.to il ciclo dell'att.ività. cll•llt> cellule viventi è come continuamente tiOSIH'SO al gioco :o:tl'~so d<'lla. rE>~<pirétzi orw. E co!lì come la chirurgia eli gm•na ha. ptwtato nn nott:'Yole


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(: t · e:nHA <"l lll\fll' A E

PREPAHA7.l0);~: ]) 1•:<} 1.1 Ub'FI{'IALI

) H :OI• ' L

con t-ribut-o d i prog-rPsso a lla t:hirurgia in g•·nere, (• pn•vt•dihile clw lo stu()io d c•IIP prote>:~,ioni autig-as l.'. in un <:a.mpo più larg·o. la, sin tomatologia o ht lt·rapia cki gassrtl i, rt•chino <pta lt. he ntill' appor·to al progTP::;~o della. lì:;iulo:.!."i•t ,, in gl'rwn·. alla c·onoM·t•nza eli q11PI tnira uil<> Prlificio :tl vertice eli t11tto il mondo tll'lla \'ita. <·ht· (• rorg-ani:mlO tUl~<tno. An<'ltt• ,;p p:•rfdta. antht> l't' t n l ti Il P siano JWin·yist i, la rna.·wi.H•ra. t·t•rl anwut<· non bast<~ a.lla 1n·otPzimi.P d•·l ;o;oldato. g pt•n·iò oc·<·ur·r·e proYn•rlt· r·p al la dift·sa t·ollt·ll i V<l: illtlispl'IHH.Ihil(• ali<• uniHt c·omhattPnti. a i <·om;tn di <·cl ;ti sc·t·vizi. ì\[olto sppsso inclisJWUsauilt' a.m·he allt• formazioni ;;;anit<trit• ùi pr·ima lirwa, in q ua n tt)('ht• il ga"sato <·ltiNlt· a nzi tutto di potl'l' rt·~ pir;u·t· l i ht•ramt·ni e ari a non gasRa l a. t·ome sola si può l'l'o n11·t· n as:;it n n tre i11 lor·ali prot<·ll i quaocio s i s ia <Ln(·or·a sotto l'inlhtt>nza. o la possibili l'it dPU '<ttlac·(·() c·hiruit·o <IV\'(•t'i<al'io: t>d inquallto('!l(> hL I'IP:-<Sa pl'ÌI113o Oj.wra di scH·c·orso ai f('r il i di qnatsia;;i s pP<"ÌI' non pnò ~·,.::o;p r·e ~Yo lta f'Ull Sl' l'l'lli tit l' g i'H tHh• l't•ntlilllt'I\ÌO IW UOil in amuit•nlt• in l'Ui il lll('dÌC:O puxsa. l<'l \'ot·arc> 1'(:'117.<1 usla<:olo di ma.-:t·.lH•r·a. o imJm<·<·i di a ltro g t·rwn•. Ed i• JH'r<·iù c-IH' an<·hc• IJllesto arg"onwnt o d<'lla <lif<'~H c•ol lf' l l iva sarù. ])l'l'SO iu at 1c•n ta c·o nsid~·ral. i o rw 1la pa r tp dt•J;:"li nlfìeiali medic·i, t lw qnal<'iH' ,·olt a. E:' forsp a n <'h<· SJWS:m <lo>rann<• provvt>rlt•t'l'. f'On rapidt• inizi at iYf' <' t·<m k solt• propric• t·i,.:orlw in uomini e in nw1.zi, a <·t·Nue ambienl i e t·ic·on ·ri protc•l l i da,i g-as; e dò, sia. iu eunl3idt>rM;iorw di spPeia li t·sigt•nze pc>r· lu c·n t·~· da ;_'l.ppn·xtan• a i fc·J·i i i. si;t nc·i rig-uardi d(;'llo ,.:tt'f•so ma.ntt•ninwlt to dl'll'<·fli<:imtza d<•lil' cliJWndl:'llti fonna.zioni sani L:nit•. Oeton c>r à pt'ltanto C'Il!' f's:;i do p o a vpr a p prPi<O a lt:llni Pritf'ri fondam<>ntali, si p:;t•1·cit i no a <l<•c·i:;ioni rapidt• Nl :tvwdnt<". tOi'a più spPc ia lnwntt- Tl('<'<'s;;aria m•l nwcli<·o mi! il art· in <·a,·.;o tli ,l:ll<'!Ta <'-himi<·.a, inqm\nto<·hi• qm•sta p orta ~t lla i:Olu r.innt• di ntri probh•rni t iH· s i impongono a l mE>diC'o f'.on Plt' tnPnt-i s]wxso c·unfusi t• ll:llvolta, pt>l'lino antagunist iei; eome si a vrt• blwr·o p. PS .. qnanclo si t ra.t ti di trasporta.n• o non t ra~>port.a.t't' dei militari g r!"wt•nwntt• »oiT'oeat i in 7.<Jn(• in <·ui :;iano a t t·nu•rsi st•rie I'Ìpl't'i<lo' 11i a.ggt'l's:tiuni r.h i n tic·lw.

Oltn· l 'aria, il tossico di gtwrra. infPtta Ì<'IT<'UO, ,.t•stiari o. armi, attrt•zzi. ;:Llinwnti, lHwantle: infdt a· gli st~·ss i mNli<'<lllWnt i. tipl.'ria.li a('(·Or r g-imPn ti a ta.l rig-na.rrlo con in ~t.aneabi lt- viJ,!ilP <·ura, tlt•vono t>~;;t•re t<•nuti pn•st'nti cla,!.!'li ufti<:ia li nw did : <·d a,IH·ht• ~ " c·i!Ì di' V(' t•l\sPr<• ri('ltiamata la loro al trnziorw. l;t•so l 'org;tnismo di'l c·omh <tltt'n!t•, il mecli<.;o int (•rvit•rw con tntta la s ua JWt·izi<t <· il suo int<•ressarm·nto cc al piìt prt'!!IO possibile•,.; il e lw purtm ppo. JWI' impr·p~;c·inclibili IH't:t-ss i t~! <lt·l eomha.tt imt> n tu, 11011 può corrispmHh·n• " a l più prel3t.o rlPsid era.bilt> u. l-3<• q nE>slo rit.a rdo, t:ar·att+>t·istico ,g-ra \<LilH' N l assil la nte· preoccupazione clel st•t·vizio sanitario di gtwna; S )W:'s() si n•rifi t·a flt' T' [a ('lll'll di Ogni (•fli'('J.!OI'iH <ii fl'rÌti , t'SS0 1 Jlt>llt• i' Ut< c·onsc•gtH'lli';.-, è· maggionnenlt' :wnt ito pN i colpi t i da g-as. 'l'al<' [a tto ri r,hil'clt· m;tgg·im·i ;te<·m·gimc•nt i cla pa.rh• <1<-Lio !>tPi>SI" trupp<' più avanzat<' , lfll\•llt• c:ht· sono inna Hzi a lla litwn rh·i posti di nwdiraziont>. H('lla zona " ' ~~' (• c•a llll)(ì t•sC'lnsi ,·o cl(•i rt·pani <·omha,t;t('n ti "' :;pt•<·ialnwnt·<> dd f1lUIÌ;


<1 u r:RRA C H lMl (J A E l'RF:'l'AHAZII)); l~ l) F: O l. [ lJ fJ:o'I C lA 1'.1 i\lKIHCl

t;;{:j .

ma Rtll'hl' 1h p a,rlP jlt:'gli stpssi me1liei dPllt' primt• formazioni ::;auitMÙ': primi t.t•n t.lH'oli <lcll'orgoanizzazimw S<tnita,ria, di gut•rTa , l'lu· hanno pt·r c1'llula il posto di mPclicazio•w. Qtwsti a <·Pm·gi llll'l1 l i costi t uis<•ono n n partieola.n• g-ruppo dì prohl1·mi. tlH' m('rihLIIO di atll'liiT<' fin dal primo momPnt o tu t ta l'.b! 1f'nziOI11' d('JI 'uthcialt' liti' d i1·o, tant n f'h 'il) dP;;idc.>rv f:~r11P bn·n• SJJI'('ia.l<' <·,·nno. . ll prìn10, JWl' quanto 11\Vtl••st i::.simo <·oopera.tor·t· dPl ~•·rvizio ~a.ni­ ta.rio è lo stesso ;.;ol1h~ t.o. Ji:uH'hPgg-iato dal sno c·a po;;qnndra t· sorrnttn tla.l :;uo <·orn:t.rHlan! t• di plotont•. l·'iancht·g-~.du.nwnt· o e sostt•gno fai ti non solo di fa tt ori montlì, c·hl' pur t ant:l importanxa hanno s11l fisic·o .~tl'sso. ma di fat tori rna k rinli. 8 gli uni P gli Hltrì l'saltano la loro import;.uiza rwi rig-u:l.r(li d1•1la dift>sa thimira. Ed (l c•osì c·.lle al >wmplit:c soljlato, <· in r·aso di !;('lll'ITa c·himira piìr ~tnt·ora c·hP in altri c;a:-;i, si dovJ'Pubc ritllircl1·n· nn primo c·ontrihut'<> rli rapa<"ità <' rli pratica, f'onsilitt>otf' non ;:o lo !H' l buono c• t t'lll P~""" i v o i mpi1•g-o dnlla ma:w lwra t' d<·li<· altrf' protezioni individuali , ma in llll primo c·t·i tPrio l' perfino un inizio eli cura in <·a::;o di lP~ioni rla g-a:;. Com<• al :;olclatu :;arà in$C'gnata. qut' lla eia' si u!la. (;hiama.r(;' la. rlis<•iplina <l('i ~ta,c.; , sarà nN·pssario iruwgnarf' t'. sopratutto fa1· prat ii'<H'e quella e h~.> pnt rt•hbc• analog~Lnwntt' f'hiam:n:-;i la. dis(·iplina. sanit.aria dl'lla clift'~Ja antigas. '\l'11lifl'ondPrr• fra. lP truppe in pacP f' in gut'rra t.<Lk ~lH'('ialt' istJ'u7.iotw, n t· Ila, mis ura. P <'On LP moda l il :ì rh t' mc~'Iio si adatt.ìno all1· nost 1·t· i sti t ur.ioni milil;;Lri l' alla mJ•ntalitù <lei noHtro }lOpolo, avranno un' importanti' fnnr.innP gli nftkiali m<•di1·i riPi <·orpi, l'hP <:or1 l:t lol'O "PHcìalr• c•ompt•tt' nza <' rnn la loro v ite:t quoti diana <·o~ì a.dt>rt-nt<' ao quella rle lla truppa S:l.ntnno i più pffkaci (·ollaboratori dPgli ntlkia.li dri l'l' pa.rti. 8pN·ial1• impot'hl.nza Jw , a 1~li rij:ruarrlo, una hu·~~~ <:onosJ·Pnz.a <h·i nwni di prott•ziont• improv\'Ìsat.i. o rir:ava.f i dali<· :-;tL•:o;s~ ma:>rlH'I'P ant · riate o tt·atti fla rnatNialP ,.a.rio eli fortuna. dì C'ni d l> srmprH nna c<•J't a <Lhbonda.n7.a :ml c·ampo ùi hMtaJ.dia. 8 qu<'s to un argomento qua:'li nuovo, dtt> conviene xviluppart> <"on largo s<•nso d'inir.iarh·a s U~'>dt.ata anrhr dallo stPsso di l'l'ti o inh•rvl'nto rlrgli tlffif'iali mc·dici. i quali dovranno rostantem~nte ft>n<·r· pre:;entt> speeia.hut>nte in qu<>Mo rleli<:ato campo clt•lla prOtt•l.iOJW (•himi<'a in1UvidualH - C0111<! l'a.mbit•Otl' d<•l l'lllTtpO di ha(.. ta,g-lia ha r.a.rattNistidll' di dìffir'oltà t'di rì sor::w nott·vohn<>nt.<• din;> r>w da, quanto si VPri.tir.a in tJ' JTitorio. E c·o:sl Lo ~t l'liSO panrbl'ttO di nwdicazione antigas, <:ht' oc:.(·OJ'l'<' sia J'idotto a l più ;wmplit·<• <•d c·mbrional<• pn•siflio <i>ntiprìti1·o, rlPv<· t•ssN<' usato con dì,.;N>rnimcnto qua:-;i intuitivo, a formare il qualf' l'apera. del mL·dic·o :-:u:-;sidi~>rà l'aziorw addl'sf rativa svoltn cla.gli u tfìcia.li combattenti. :-;:J(t.anto ufTil'ia,li Jm·rli1·Ì t•:;pcrti m•l11' t•sig<·nz.t• dPlla prutP?.iom' antig~~s d t'Ili' pri nw linr•e, pot ra.n nn (·onr•ot'l'l'l'l' a riso!. \'t'l'e l ' i n f t'l't•ss!tni <' pro l> le ma d_Hl miglior pn•l)iclio :;anit.a.do d<· l la linea. pìit a ,·anzat a., liJwa c.lw, <·o m<· fn già. ac:<lt'nna.to-, i· dì ])('<·ulilLI'<' ~w nsìhilitil per la <·ura rl<•i gas8al i. -:\t'll'orl.('anizz.a?.ione <Ii qtH•st i primi pfen!l'nti s;witari hanno gioco as:sai gran!l<' <ì.nch<· i p()rt.aft·t·iti, dalla. 1·tÌi aùtwgoaz.iont>, r<>s ist·t·nza fisiea t• <·a,pa<·itù. tlcriV<l>no la. ~aJu t.(• <' SJW)i:SO l a stt•ssa. :mi \'l'Z7.ll, dci col p i ti. A tu· itl' nel l'organi zza;d OLll'1 3 t i I'('ZZIUlH ·11 t o, ('111li p<tg'g'Ì <LI1WII t o I'Ù Ì:-;f l' liZ ÌOJW d l'Ì Jllll'l :\-


6:lH

GUF.RRA f "H DI!C A E PRJ-:I'A.RAZJONE DEGLI UFJl'IC rALl >\lFJDIOI

f1·rit.i h<r. inHuenza. l'ambiente della. guE>rra. clJimica; ed è qne~to, tut t ·n n nuovo <trg-onwnto fii litudio e di provvid<•Jtze, sul qua.lt' sarà partir·olaH:,!· j!ia,t.anwute richiamatlt l'attenzion e dr·gli ufficiali medici, anclw con un gruppo ùi esercitazioni con i quadri, nelle quali saranno concretati c quasi mat<·rializzati e dii'Crll;si, es<·mpi pratici dell'organizzazion<' t' <lei funzioua.m<·Hto del sc•rvizio ;;anita.rio in supposta gut>rra in i <·nfì amt-nt tehi mica, a eomin<'i an> da.Jla zon::t in <'Ui si' v erific·ano le prime P<'I di h· t· l!Ì ini;da, as~ illant<· < ' fatir·o;:a, I'Oj)N<l dPi port af<'rit i d<' li e nnifi'1 c•rm ba.t.t.(' n ti. Ma è nei posti di nwdieazi01w, in t c•:;i in Sl' lli'O la1 go, in qnt"sti YPri po~ ti avanzati di dnro travaglio ma anchl' di grand<• onort> p t•r g-li >ih ~ ~ i ulfiri;tli m<'dici, che si accentra.uo P ~<p<•sso si <'f'llS}H'rano il laYoro <'la H ' · f3 ponilallilità p(•r la prima più <"ffif"arf' <'Ura d<'i ga~s-a.ti; ht'\'OI o fa t t o di rapidi~sim~· rlecision.i , pree<'dute c'la. rapidissima di agnosi, m•lla qualf• (<' non do buia m o na!';condt'rl o) :H~l·a n t o al mt•cliro fid n<·io~<o d<·n· I'S.,~H· r;empr.. vigil<· a nche j} merliro !la,JJ'or·cJJio diffid< n!f· ]J<•r s«·opriJ e g4 ·<·v< nt.ua li ~imulatori , ebe al<'nne carattf'rist irlw l'h• l la J!lH rra dtimita potrt·h· bero nmdt·re numerosi. L 'a lfollamento d P i gaxllati ai }tosti di medi<"azir.nt' pnò, in sp(•ciali ma fonw non infrpquPnti rircostanzr di (·ombattiuwnto <livt•ntare t>norme, f' riehiedrrt> il rinforzo di sotr-oJ>'i temJ1oranei, <·ltf' dovrPbbero di volta in volta. mpidam~'nte aflluire da trrgo, sia pel' n·care un considerevole apporto di p ersonale e di mezzi di prima c.ura (i'i compresa in larga. misura la somminis trazionf.l di m;r;igf'IlO) Ria }:<'l' ili!< ,-oJa.rt> gli sgomberi. E c iò a.nche prr c•vitar<' ingorghi, eh<> altrim<·nti f!'· trPbbero imvrovYisamente formarsi l' d avNe ripercu1:;sioni di gr~\YÌ ~ ­ sim(· comwgnenzt•. Bas ti pensar!', p. ('1\., a llf' proùahili lunglw Iii<• di k~­ geri iprita.ti af,{li ocr h i dJf' portàno ::td un s~·rvizio gin ~ong('stjona.t o il gnt.vam<> rli tutte le soJTcn•nz<• rrl p,.:ig-E>nr.l' clt•i riP!'lti t <•mJJoraJJ<'i; lJa;;fi pcusct.n• all'altr o p<' n oso ingombro d<·i ga:;:;ati agli organi ù<>l nspiJ o, Oh!• ON~orr<• prontanwntP ba.rellare vt•rso J'indi('t·r o. V<' fi;O l' indietro conw naufrag-hi, a.t.trn.tti verl'io rive <:lw hanno molti accoglirnti vorti, si anria.n o qur~t<' rorn·nti di g-a!'isati aLbi~;ogn<''·oli di cm·r <' di tranquillità. E s'intn!C'I·iano, si r;ovrap}JOngono, si l'onfondono con a ltre correnti di f<·riti fmlinari , t·(H'rt'nti q1w:st'ultinw rltr J)()trebbHo clirsi limpidf>, a. confronto ili qnPII<> il<•i ~as1;at.i, <' IH' potn•bbt'rO dirsi rt torbidf• "• <' <<he convi<'rw c·on f;pe<·iali argina,tlrn• tf'n<"r ~o;<'pa.rah•, Jl<'r <t nanto sia puiisibilr. l .;t> c·onPnl i ,, limpicl<> "• eonispondenti alla ~lH·Il'a f.lenza, aggressione r.himi<·a, saranno incanaJa:tr c indirizzate secondo la se:irnza c la prMica g ià IHl'/!flllWlltP !H'quisite dal ~f,rvizio snnitario nulit a.r(•. Le rnrn•nt i et torbick )) ch•vouu inve<·~ esserP n'g-oJatP da provvirlt•nzr alquanto spt•ciali, C'lw ric·.hi<•dono uuo vo stu dio. Rieordino gli uffic·iali mNi ic·i g ià p:;Jw rti di >wr,i zio ''<mitario di gu('rra, «luali graYi tli~i si !'Oll ert>a.ll' in passato, p«'r lo :-;mistanwnto. l'avviauwnto, Ja ('UTa, la varia ~p<• rlalizz a xiOJw rlf'i f1·rit i di gl:«•rra. qmu:i Rlo'mpn• u Pvid<•nti >l per <'O~l dir1• - rwlla loro c· ln .~sifi<·azionl•: t> ]Wnsino <'OIJI<' questo lavmo }JOi'"a p:-;,,·n· tnrhato !la <~li n· <·orrPnt i rli I'Prit i, rli cla~sificazione nwno <·Yidt•nt <': <' eh•· JWr rli più hanno lo s pil'i : o prol'cond:mwnh· tttrhato <la soft"cH•nze du• 1wr """i ,.:i pn•.st>n huw !·Onl<' di nHi nra piil mist~·riosa o addirittura tt>r1Ì1i<:<lnH·. !>ali «' pl'itn\' linP<' alle· form;~zioni ~an it ari<· di i:<c·onda- <' t11 1.a


GU'E.RBA CniM ICA JO; PJU:PARAZIQ:-;E DEGLI UFFlClAL I MEDI(;!

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linea, i colpiti <' t ornwntati dal11• aggrei!sioni c himiclw, ri(']Jicd~?ranno una più intensa. attività sanitaria da pa1te di IDt!dici d'ogni gr» d o c~ d 'ogni categoria, fin chè la. sit uazioni? inizialment e torbida, cOJllf' un'acqua m<•lmosa, finisca col rÌ!:;('hiararsi, ed i <• lesi da gas » po15sano finalmentf' trovare quel perfetto a m bi l'n te di cura eh t> ne risollev i lf' sorti t·, m· l la maggior misura dr l possibilr, li resi i t uiH·a tffì('ienti . Nel d ar e la sua opera ai colp iti da gas, dai posti più aYanzati :fino alle formazioni di rf't.rovia, ma s pe<:ialnw ntt> nPlla zona di combattimento o ve il p!'ricolo è m ag~r iore, o ve ·la pro ba bili t à del rinnovan;i dl'li<' aggrN;sioni chimklw è più frl'qn <·ntc e dove le forze moTa li d1•i c· ombatt~:nti di ogni grado sono più c imentat e, l'uffic-ialt> mfòito l1 a 11ll 'a ltif!sima m.issioue mora!<> da. eoropipn• in sovraJlpiù di quc•lla g ià co:-:ì alta clw nonualmentf' gli spetta. E quf'sto fatto è una e:nat ft•J·ist ica conseguenza dell'impiego dell'arma chimica che molto pii1 di tuitP lE> alfJl• lU mi (almeno 1inrhè dopo lnng o cor~o di t1•mr;o queHto nlfzzo di lott a non diY( nt i affatto t onsuetudinario) incide profond~mwnt<-" ~u l mora !P dt•llr hupJ.:<'. Rul canlJ:O di battaglia pi1•n o di ~ ~·oppi P eli ~:ihili , anmb hi ~1to da frmi. hto rli o:;tacoli, infoiidiato dai to~;~>iei, g-li llmili e igmui r agazzi <'hf' ~o no la maggior par te d l'i combattt>nti , r-o~~ono r·!'SPre indotti atJebt· spsto a Sfn tiH' il tNron• df'l ga>< ovf' questo non pn•l'rnt i alcun peric·olo e po~<~ono anc·he in buona 1'1•de avf'r J'impt('Sf<ione di l'lt·ntinsi mozzaH• il respiro da llll imprecisabile wleno. In questo quadro, su l!t- <'UÌ tint<> J)iù O ~(' UT<' e!l l:'!' H/.!(' · rate fa asst•gnanwnto l'offfl'a r himira . a noi piaN~ vcdHf' l'opt-1 a dr l nwdico s volg-<'rsi cun una :;rn•nit à e c·on una c· alma capaci di ispirar!' fiòurìa all' intorno }Jf'r lma larga ePrc·llia, <"onrornnòo roF;ì molt o Pffiract llll'nt e all 'opel a animatriet• <' di I'Oiitl'gno mora l<' dei quadJ'i St('S!'i di'Il<• unità. eom batt enti. :Ma 1wr eiò fare l 'nffida le n wrlic-o devi' f'~l'f'T<' prl'ff't t n DJ(>n te edot.t o d~>lla rt'alHL co dPIIa mi~ma eh·! pt•rkolo, in DlGdO da w<kr lo rou:;istent<' e SI' rio ~o lo in qn1•IIP tircostanzf' in cui Cl'~ o sia tal t' - f'IIP fm r:e saranno a ne h<' rar<' - <' in modo da. s~ombrare anzitutto l'llnimo p1 OJlrio e quindi que llo dt>i v irini ila ogni preo<·l'upaziont• in tl1tti g-li a lt l'i <·asi - che for·1w sa ranno i più mmwro~ i - in f'ui il ]J<'ric·oln non i• c·h<> nn fantasma. L 'Pf1er<·ito hn. bi ~;ogno di 1111a :<1'hi1-1a ~< mprt> più numf'TUI'<l t• (Oropatta di uffi<·iali m edici e.h t> ·ccm ;;olido fondam1· nt o di <:ultura e l;rt <·iamcntl' di pratica di rlife~:a. c himi<·a . abbiano spirito alto e ft>JDJa cosri•·nza per poter anzitutto affrontan • t·s. i stcfo;f<i, ~m l cam}:o eli battag li a, o in qualsiasi altro luogo siano destinati, ogni r.ossibile eri!'i cl1e ,rotn•bbe derh·arc dalle agg-ressioni cldmicht• avver~ariP, ron la eapac·ità cltt• (o richiesta clallH. loro opera dj sanitari, e cllf: c·osì da prHH> Jìan<'lwggia, wst i1-nc> e eon fm ta la 1hua fati c· a, d el combattf'lltt'. In questa sua lotta contro il trauma o il n1orl;o c·hc att<·ntnuo ~tlla, compagine fisica (' morale del soldato, misf'iOn<' (' compit o alti r difticili , l'ufficiale medico si agguagHa infatti a un vero combattt>ntc; il su o Hf·mico, aperto o chiuso, minacda la ca rn<' del Foldato o vi si acc·am1l:l : c•tm og-ni sforzo, con ogni studio, con ogni artt• egli dHe prPvenirn<· In lJiù gravt• offesa, dev~ arrestami' il progrHw <' deYe debt•llarlo. Molto JHIÒ farsi oggi in q n<"sto camJ:O in cui l'opera dPI Ra uitaJ io diwnta squisita prof<'SRione di rn(>diro, rirf'a di'Il<' ri~o1 FP (']le una. tPntpia ~ot<'volmPnte


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t ; c· t·: llltA. 0 111.\II ('A F. f>H I•: PA.I~AZlOl<E DE<.:I . I U FFI \1.\Ll lJEOI C f

prol!l't•tlit a g-li ofl'rl'. lll'eziusa l'S lWI"it·nza ra(·<·olla dtn·ant<· la gtH•rra e ellt' lHH'> <' dt•\'P tww n : st·rrtpr<· lllt-l!lio ,·.alorizzata . La gm•rra c·llimica aggiuugtag-li altri ut·miti d11· il rn<·di<·o ha, 11 i coHtro. 1m nemko piì1 o~;tinato, sp~::;o in.-itlin:;o" <H·t•r-rimu. qtu·s ta piit dura g ut-rra ric·hit>dt• da partt• degli ttffi t·iali nwclic·i una più ;lllc>nta c•d a<Turata pn' p~t raziom•, eli Kc ienza., di prat it·a <'di nlt'z;o;i, Pd a tak pr<'pRrar.ione l'gli !lf•\'(' a.nclart· incontro eon l't•JIt u~h~>·m1o t' <·on la I'Pd<· c· lw ~o no i ('<tldi pot.t•nzia.t·ori della ::;ua att iYit<'~. pt·ofp:;,-iont· P rni Ksiorw ad un t.em po. :\I a. atwht· eon 1111'1 odo <' <·o n Rl11clio in(a.ti<·ahili: rn al t•ria di st 11dio non rw man<·a ('([ (• anr.i più nt.-;la di quan to :<JH':>so IHII1 si t·n·da. Gli utfkiali med.it·i. con alto scntimc· n to cti ùon•J'P accompagnalo ;w c·ht> da 1111 I! ~'<IIHlt' st•nso di inizia t iva , comt• il Iom grado c:omporta, c·o· glic•J'HiliiO Og'lli l)c•t·asiOtH' l'iw ~ll l';\ ]oro otfc•rta JWI' )JI'l'j)al'arf'i fl COIDU<ltIPI'c• ('ont.t·o il n11ovo nPrnit·o . Hin·utati ben c>!; p<•rti in qut·shl lott;ì, fac·ik ~o lo pPr ('!ti sa r:'t llt'n pn•paral o . Pssi potJ'auno a loro \'Olta in:wttna.re a.i piÌl ginn111i utlkiali mc><lic·i <·o11 uno spt'('ia](• riguardo ai rnl•dic·i di complc•llw n to <" IH•, in t•aso di g twrra, sono dPstinati a rinsangwu<• a;;s<ti larg-ame Hit· i qu<~dr i dt•llt• fortlla;,.ioni S<l ni ta ri p piu avanzatt, non solo ncll 'c•sc•J'<·ilo ma lll'llt• uni t;'~ tli ma,rina ~· di at>ronaut it a c·ht• a·n <·h 'p:;:-w, Ria nt•J!Ii c>II'IIH·ut i c:omhatt <·nti sia Jwgli ars<•mdi , lll'lh• pia;r,z<· P 1wi <·antpi, avr~"t,ttno i loro g r,t,\'Ì prohlPtni di clifPsa ehimi(•a, ancht• di onlin<' sanitario J.Wr la pmtPY.ÌoJw t• pc·r il mant<·nillwnlo in t•ffic;irnr.a di tanti indispt•Jtsn.bili vuiJll'l'<tbili P prPr.iosi p11111Ì di vi t a l' dì a.ppoggio. (-ltwst a. pr<IJlamJ~;iont· cll'll'ufficialp mNlic·o alla <lifl'sa. ('ftimi ea, pt>rfP;dona.t a t> c·c11n pll'tal a to n cosi a.n t p an~ ia del llH'gl io, nut c·on :wrnpn• prt>ni:-;o ll<'llsn cit-I lt• l'sig-t"llz<• pra.tic·hP, eon }Wl'sl' veranza l'Cl in izia t.i va, a.gt•volata 1la ll o ..,t·ndio eli un ma.t('rhll<• clocumrnt.ario <' bibliogra.fì<:o Sl'llllU'<' più ri N·o t•d r labora.t'.o. lo mt>l t<•J'ù in l!r·aclo di c·olla.horan• prolic:uanwnt'' <tJH:IH' ro n ~li organi ~;a nit;tri t Pnitori a.li,. cci anzit ut.to <:on la Ororr HoiSsa l t!t· liana, <·lw JWr rN·en ti di:;posizioni di g-overno, in <·a,«o tli g-uetTa r himil'a avnì imptJr'l ani i ro10piti da. asso l \'t>rt- J)('l' la prulezionr tll'l teniLorio dt<' potr·<>biJI' t.·Ks<•J'<' 1wri a,nwnt <' mina.<·t·ia.to da irwursioni a<•n•«' aYver:;aritl.

E rosi non solo ul'll '<·st•r<·iziu della l' Wl all'a rui~siorw in f'ill:'O di g'ut>rra, ma a.JH·It<' 111·l ht pl'<'JHU'azionc· <tlla difp,;a f' itimit·a l'uftìcdalt• medit o anà ('àlllpO di Nlllfl'l'lll;tn• l<• Sfl(' !JiÙ s piC•tHt<' l' più Jll't'ZÌOst• do t i, (•Oli H' ('})hl' reeenk rll1' 11l<' <' solt• nJWIIWnl<' a ri t·onost•t•t'<' l'i. E. il ~lhJistro lll'lla gu<•na; sf'irnza, cMm<rat.iH-nw r r·cnYtgyi.o prrsonaf c. Hor11a :30 non·rnbrt· l!):{] -X


MEMORIE

ORIGINALI

LABUI:ATUHIU Ul BIOJ.OL;Ir\ )IEIIIC.\ IIELL' OSI' EliA LE )IILITAHE Ili NAPOLI Va.po laboratorio: pro f..·\.(; Fèn~n:-~o. tene nte colPnnllllo medico

OSSERVAZIONI SULLA FERMENTAZIONE SIMBIOTICA DI ALCUNI GERMI DEL GRUPPO TIFO-PARATIFO-COLl )'Cr il

cloU. Vittorio Cllli, tenente v cterinMio, aiuto

li fcnunwno d<.·lla f(•rmentuzione ::;irnbiol i<.·a dei g-nrntr tU g-euere rieutra iu <ptt>l. t·alllpo delle st iruolazioJJi e delle antibio:;i fuuzion<tli che r ig-uarda l'a:~,iont' biodlimi<·a t>st>r<·itata ::;u determinai i idra t i <li carbonio, da altuni mim·org-anismi iu <·Otl(lir.ioni tH vi t <l ~iml!iol i<·a uat urale o ]11'0\0<:a t<t. Le stimolazioni e le antibio~i fnu:~,ion<~li re<'ipro<·hc od tmilater;lli r isvetto ai germi presi in <·<.msideruzimw, possono rig-uardare tutti i fat-tor·i •·nm p!e!';si l'<.' la 1i \'i a l meta holistHO ha l t <.•ri<·o; noi pN·ò · d o<·c·upen•tHO soltanto di fltll'llf' <·ile ritlNtono i proc·f•ssi di fermenhtziotw a<"ida e l!<tssosa in t eres:;nndo (•sse partieolamwnl c la prat inl. hai teriologi1·a nella ilil'fereltziazione <lei gNllti d(•l gl'Hppo 1ifo-paratifo-(·vli. )lpnfre la l('!tPratura i• multo ricTa eli o,;spn·a7.ioni ~JWrimentali nei ri:;_l'lt<tl'<li ch•lla stimolazione e antibio~i Yitale dei \'ari nli<·rorganismi as~oeiati ÌJl Yitro sui <.·omuni telT<•ni eoltuntli, abha:sranza limitate risultano lt• indagini t'lll\A'Hile per 11tudiare questi fenomrni nel <:am~o funzionale delle ft-rmentazioni d(•gli idrati <.li t'arbonio. Dopo lE' prinw rit'erc·he del Cast.ellani. qucst~l pari<' ha as,;unto una. import;tn;,a notevolissima non solu nel (';Lrnpo sl·ientitit:o. 111<1 pure in qul'llo pralieo cl<•lla diag-nosi gia<'<'ilè essa ha rue:;so in gtwTdia il ba 11t' r·iolog-o <'onlro la in1<•rprrtazione eli <lelt'nuinate aziorù l,ioc·h.imic·h<• c·lw talvolta, ~wzi!'hè Ps:wn' l'esprp,;siotH' funzionale di un solo miN·organismo. possono rappre:wntare la xintc:si di funzioni batteridte asso<·iate. R.ivesLenùo quindi uot(',·olt• inl<.>rc' sse pn~cisan' le t~ontli7.ioni di vit-a funzionale di ah-uni germi nei rigtwrdi d ella fermcntnzioue etei principali id rati di carbonio, noi ahbialllo .~n~l to i l'H)JJ)I'tJscnlanli dcl l!l'llppo ti fo-paJ';ttifo-c-ou c.ome quelli di importanza immediata vcr il valore ('lte hanno le fermentnzioni nella i<l(•ntitit·azione Ùl'i tipi. Nl abbiamo :;1wrimcmtato le varie rombina;.o;ioni c·he piìt avanti pari ic·ohrrnH·HI<.> indi<·lwrc-mo.

Fin <la l 1904 e 905 il <'ast<.;>lla n i s i ud i;utdo l<.~ f<'l'lllen l a ;.o; io n i, a vent Hot,ato c:he il lievito di bùTa non Pra rappr<'sc>ntato da una t·oltum. JHll'<l lli 1111a speC"ie uni('<l di fermellti, ma b<'nsì tlall'asstwia;.o;ione di piit speeie <ti


f1•rnwnt i t• ha t tPri. Fac'l'tlflo una romJ•arar.ioue sperimentale fra l 'aziurw ft•nrwntativa <h·l lil•,~ito tli birra in t,oto e la sleiiRa ;l:r.ione es<'reitata dalle c·ulLm~ pm·•· ddk tlitl'en•nt i s pt•c·ie t! i sat·c·h;u·omi<·ps e batteri componenti il lit•vito stpsso. il stulth•tto A11t·ore \ide infatti t·hf' il lif'dto in toto era cap:l· l'l' fii fprnH'll\:11'1' 1111 numpr·o maggiorf' di idra1 i di t}Hborrio ehe nou i mi<·rof'l!ani~mi i,.,oJat<tnwniP <·onsidc·ra ti. luoltn• f<•tf' l'importante <·on st;l tazione1 <·lw tlll'sl·olando 1111 sa<·c·hat·oJni('(•s c·on 1111 g-t•rme isolato dallo ste~;~o (';lll1Jtillll(' Ili Jic•Yito Si :l\'('\';1 1111<1 lll(lllifp;;ta ft'l'lllf'lllaZillllf' ga,.:so))a

('iJ(' 111111

~<i <'J'a l'l'l' l'fli rt m ,-eritit·;tla rl<'IIP c·olt 111'1' sir1go!P. P<'l'lW/!Uf'ndo nelle sue ri· Prrc-Jw. ( 'astPllani rwl Hl:!:~ ,·omnnita di P:<s('re riu l't·ito ad ottenf're t·on dne gr.rm i (h. rr'ilil'(l ('h. }!organi) ll\111 prnd11t tori di _g:ts sn terreni al maltn~>iu. wannite <' :-;nrhitf', uott•,·olt· ft•rl!WIItazic)!H' g:1s,;o,;n allo)'(·hè :;ui 1ietti tPrI'Pni e,;;;j Y<'tlÌ\·arw a n-ontr,;i in simhiosi . Due anni dopo J. ) l. Fiallr•,.: eonfPrllw i ri.:ultati ottl'nuti dal Cn ~lt•llalli SJII'I'il11C'IItnndo su~di :->l<'ssi gl:'nni. . Intanto !l. J. :-\c-arsP.Jilhtl J. Pntmann. dopo gli :~rudi di Kònig, LuPw. l':lkc·s P .Toll.\' fll }lll l' Onro li:ln:-.ki s111la pr·ocluziolll-' di g a s c·arbonieo P idro)!l•· nn da partt· df'i ha t !Pri, f·OmHnic·ano l•' loro ric·l:'rPhe sulla fennent-aziom· :-;imiJiot ic·a dC> i g-c•r111 i C'l'l'l! li i t P :m d i un <·PpJHHI i si re p t O<·O('to·t· s ul b. Protens nrlg·ari;;. J>opo nnre <·nn.:talato l'!t(' 1lt'lti gprmi 1·olt'ivati insieme su 1111 trrrl:'nn alla mnllnite JH'ocl u<'ouo una l'ernwnta:r.ione gas!Sosa (·be 11011 en1 :ltata os:.;('T'Y<IIH n<·ll<' 1·olt ltl'C' llingolP. i sudrlt•tt i .Autori <·ome <·onclnE~ionP di alt.re Ticer<·he fattf' ,;u ll 'argomento. ritPJlgono di I'Olllj)l'Ptld<'rf' i germi in gt>IH'l'alt>. 11Pi rignanli <IPila loro <·:-lpac·it:'l di <ttt<H'hll't' gli irlrnti di ('arbonio, nf'i trl' s<•gucnt i gruppi:

10 GPrmi <·lw las1·inno in11llerati gli zn<·('heri: :!O GPnni ehe altai'<'<Uto gli Z.H(·t·heri t·on produzione di m·idi; ~o Gt•rmi dw att<t<·c·an'> .!!l i ?.n<'l'heri c·on produr-ione di acidi e di gns;

•

. Seguendo i l loro c·oflf·<:t t o . .solt anto SJJt'f'Ì<' mitro bic·he ('a pa d d i produrr(' a<:i<li sarebbero in gr~ulo di deterntinare fE\rmeuta:r.ioni gassose quand oSt>HIJ a;;;;;;oc·i:th• Hd ;d t1·i gl!rmi. (' h1 P''IH1uzioll<' dl:'l gas c-onsisterebbe in nn:l dt•(·omposi?.ione pn•vf'ntiva ùPllo wN·hero c·on prod11r.i<?ne di a<·idi da parte di uno dei dll(• ntii'I'OI'I!:Illi>:mi. e di una romwg-u<·niP ar.imw ù:r parte dt•ll 'nltrn germe s11 <l,IIPsti ac-idi per lo r-;vol~im ento dt!l g-as. Un esempio a p]Htrisc·ent e di antihiosi funzionale nei riguardi ùellR fPl'· ll1t•l!tar.ione dPi ger111i. è ~ t ala f-it•).!nalara rla Theohahl e D. :Smith nell9:!U. Que.:ti ,'-"\ .hanno visto l'ili' c·nltm·<' di l'aratifo R. fatte in brocio lattosato. jnihisc·ono in lllrHlo Yario al h. Coli. <·ol tivato in s imbiosi ('01 primo J!<'J'Ille. ];\ ff'ntwntaziotw dPIIn Zlll'l'lrero. Qu~·sto fpnomeno (·ono81..'ÌlltO !'ìotto il nome ili FNifJ1111' 1/o di 'l'hr.ofu!lrl c DorolhNt Rmith. è slnto "tndia to succ>essint m••nte da Brnt;;<H' l't. Mizuh;n·a. Jf'n<•.v cd altri·, ma clai l'Ìi;ultah ottenuti si nota thr il frnorut'llll non è sempre f·oxtante, varia111lo a se<·ondo dei ceppi di b. 1·oli e di l'ara ti fo c·he si nwt tono in t·onfronto: non cssenclo poi raro il <·a:-:o di if<oh1n• !'PJIJli <Ji h. l 'oli <·he ac·quilltano il pot<•re di fermentare illaltoRio r;oltanto <lopo (li\'('l';;i rr·apianti t•ll'Pt tuat i Slt tel'l'cni c·ontcncuti 'liH'sto zn l'C' h <'l'f 1 (H liiTi ) .

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SctoJHlu llrut ~ucrt qtw,;ta antibiosi t'un/\ioualt• i<arebbe ùonlta·ad uua, c·he ~<i distrn#'g-<' a (;oo. Negli anni .19:!(i e 9:!8 il Ca::;tellani t·iprend~ndo le :me ricerche sulle fermentazioni simhioticiJe g:tssose, ha sLudiato il fenomeno già da ltù os.serv:~to sul l>. Typhosu s, h. Proteuf; vulg-., b. Culi comm., dive•·si ~ermi dissen teriei, nonchè su st rHpt.ot•oc:<'iu. st a tllollo<"chi. stù cri ptoeou·o g-raeiloides e sopra un aspergillo non ident ifk·ato . Sen/\i:l el<•nt•a.re i ri:mltali o t tenuti d;tlle esperienze, direm o du• !"Autore ha l'i!E'\'UtO Ìll llli01Cl'08e COlllUÌilaZÌOUÌ di germi c·itati, la fcrnwutazione gasso,;a di ai('uni idrati ili c.arl>onio (maltosio, sorbite~ la t t osio, N· c·. ) e ;;uggerisc·e questo Ieuomeno come metodo per In differenzht/\ione di alc-uni germi e p er la ident ifh:ar.ione dì taluni idrati di earbonio. Catt-aneo nel l!-!:!!) :;tndia.ndo le formentazioni simbiotiohe a.gginnge nuovi caratteri utili per la dia~osi differenziale dei bacilli della dissenteria e dei vibrioni colerigeni . .\el c·01·so delle present-i I'ic·erf'lw. eome a-bbiamo ghì ac(·ennato, noi (;i si.lo~Jmo occupati non solo delh1 fermenta zione ~aSf\ORa dei germi in <·ondizioni di vitn simbiotic·.a, ma ptu·e delle ,-a,ria.zioni delle l'olture nélla C'OJ)('f'.ntrazione in joni H, dopo la effettuazione ùei fenomeni bioehimi<:i, e f'iò nhhia.mo ritenuto opportuno di faTe in cons.iderazionedt>g-li stl'<'lf·i l'<IJ.1l'Ol'ti ('f\Ì'ltenti fra i due tipi di fermentazione studiati. I germi da noi sperimt' n t ati sono st-a ti i se:.wen ti: -'~l,.tanza

B. Typhosus; B. ParatiCo A; B. Paratifo B. Oii.rtner; B. Par~tifo B. Bresla.via; B. Pa.ratifo B. Schottm"iller; B. Para.Wo B. Suipa.<>tiier; 13. Voldagsen; B. Coli comm. e Coli pollame (Torino); B. Prot.ens vulgads;

e Te com binazioni dl'(•l t :ut!<' le s<•:ruenti : 10 B. T yp ho;.u"" 13. P t\t'tLtifo A; 2o B. Typhosus -8. P anttifo B. Oat·tne r (:\Inn~ini); 3° B. Typhosus - ~. Paratii"o B. Gi~rtnei' {~liluno) ; 4° B. T,vphosw; R. P amtifo B. Breslav ia; i)0 B. Typhosu.s B. Pamtii'o B. Schottrniille r; 6° B. Typhoslt!'<-·B. Pn.ratifo B. Suipcstife•·; ;o B. Typho~us B. Voldagsen; flo B. T_vplw;;u.o.; 13. t'oli comm. : \1° B. T ypltosus B. Proteus vulgaris; 100 B. P arat,ito B. (:l-iirtnot· (l\lilano) B. Paro.tifo B. Suipestifer; 11° B. Para.tifo R. Sr hottm'iller- 8. P amti(o B. Suipestifer; 12° B. P<~m.tifn R. ::ichottrn.òillcr··B. Voldag;;en; l:~o B. P..ratil'o B. Suipo"-lifer-B. Pa.mtifo A.; 14° B. Paratifo B. Bre~lswi.a- B . Pnt·ntifo B. i:ichottmiiller; 1.;" B. Pan\tifo B. Brc;la\'ia.- B. Pnt·atifo B. ~uipestiier ; lti0 B. l'amt,ifo 13. Bro.,;lavia- B. P!H'Ittifo A. ; 17° B. Pa.mti io B . Bre,;ltwia.- B. Coli comm .; 18° B. Paratit"o B. Bre.;ltwiu-B. Coli pollame (Torino); 19° B. Votrlagsen ·B. Protec1s V1tlgario; :

Alcuui ceppi di b. tilic-o ci suno :;tali fa vuriti dal prof. .i\:Ianzini del J,a,boratorio )!ic·m;.tndìco d<'l Comune ùi Bolog n<t; a.ltri di P aratifo A. dal Laboratorio di Analisi dclrO:;;pedale ~Iag-giore di Bologna; i ceppi (li J:>ara~-ifo B., dalle Stazin11i Hpf'r·imenl.ali per le tua la! t.ie int'ctLivc del bestiame


6-U

OSSJ-:RVAZH)'\'1 SULLA

Y~:R~U:~TAZI0:-11!:

S!Mntil '. fJI.'A BCC'.

di ?.fihino e Torino; il h. C'oli ('d il PJ·ot<>us vulg1it'is dalrfstitnto di Patologi11

o f'lini(·a MNiiea Vet.erinarht di Bologna. Per le esperienze non ci siamo serviti dei tnhi di fermentazione di Dnrham, bensì di t.nbi ad U da. noi stHiisi preparati ('on c·anna da lavoro del <Ua.metr o interno di rnm. 9. Fra i vari terreni in liSO per l'apprezzitmentl• delle fermentazioni nbhiamo seelto l'af·qna peptonata all'l 0 ~ (Peptonc.Wit.t,e) addizionata del :t 0~ dello zll(·c·hero da }H'ovare E' del 5 % di t.int.m a di tornasole. n tutto sterilizzat.o flJ 10() per 4if e quindi lasd<lt-o pet· 48 h. in termostato per il c·ontrollo ctE>lla St<'rilità. Abbiamo l>referito. per la pr<·· parazione del suddett.o terrf'no, il peptnne \~Yit l(' pE'r('h(> lP soln7.ioni di qm·-

Of'Se rvaztonl sulla férm eutllzionc stmbioticl\ ll.i alcuni g1•rmi.

s to h;wno un;1 reazione quasi sempre os<:illante fra pH 7 e 7,2; la ronc-t•n· t-razione idmgenionÌ<'a iniziale veui va co8tantemente portHta a pH 'i ,1; med.icw te l'aggiunta di poche gocriie di soda caustica, a l 10 % - Per le semin l' siamo Rempre partiti da colture sn agar semplice di 24 ore di cf à. ed i tubi poRti in termo»hlt.o venivano ine[inati come rilmlta dall'annessa fig-ura. per favorire la raccolta del gas ne-l fondo cie<:o della branca più eorw. L~ OSiiervazioni , diria.mo ro~;l, intermedie :.:ono state fa.tte ogni 24 h. fino alht 96a. ora , reJ:,ristrando, per la produzione di aeidi, l'intenRità dell 'eventuale viraggio della laccamuffH, <>per la produzione di gns misurando r.on doppifJ dec·im~>tro millimetrat.o la distanza C'he separava il fondo <·.ieco del ram<• rorto del tubo, dalla superficie tibera del terreno abbassatasi per effett<• della avvPm1ta fermentazione gassosa. Il numero quindi vicino alla lei· t E'l'a G nelle tabelle che iiegnono. si riferisee appunto alla suddetta misurazione in millimetri. Le d<'1E>rmim1zioni iniziali e fin ali ctclla roncent.ra.zi~ne in ioni H dE'li t· eoltnre in <'same. ~ono sUd e E'ffettnate medhlnte l 'Jonoseopio comparator~


043

di H ellig-e. apparecC'11io già t•ntrato IIPII"n,;o <·ol'l'l'llte (li llll))tj lahnratori e c](') quale omett i:uno dunqut• ogni clt>~erir.ione. Principali proprietà dei germi impiegali (l) 1

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B. Typbosus

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H. Pa.mtifo B. :o;uipest ifer.....

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= èllob!le- <;raro po.-ith o- Flnl<lif. la gduL - J'l'U<lllCol iu<lulo - (À)aguln Il htHc .

= Jmmohilc - Urum n<.'gat. - Nou rluld. '":.wl. - ~on ]Jro<luc::e lndolo - Xoo con· guln il 11\ttc.


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ROTOCOLLI DI ESPERIENZA DELLE FERMENTAZIONI S IMBIOTICHE. ) a COM'BI NAZIONE

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= B. Typhosus - B. Paratlfo A. (1).

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~ a& COMBINAZIONE = B. Typhosus - B. Paratifo B. Glirtner (Milano).

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B. Typhosus - B. Paratlfo - B. Breslavla pii

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B. Typbosus - B. Paratlfo 8. Sulpestlfer.

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72 h.

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Finale

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+

Coli

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Coli

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+

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Coli

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Da cm o sguardo generale alle t a belle eh c precedono si nota. che il feJ1omeno della ferment.nzione ~imbiotica gas~;osa del Calitella.n.i si ò verifìcatrJ soltanto nella 9" eombinazionP (fra il b . 'l'yphosms ed il b . protens vulgaris). La ma.nnite fermentat-a dHl ha1·illo titico <:on sol» produzione di ac·idi e lasciata innlterata da.l prot€'us vulgaris, !lnhiste una rn~mifeskt frrmeutazi01a· gassos;l qua nd~1 q tH•,; t i d ur l!t'l'lll i \'PII go no nw..;,.;i a l'Oli tatto; ,. iò :;i n:·ri li1·a d elpari ('Oli il malto;:io fl'rnwntatu isohttanwntP dai ,;uddetti g·prmi c·o11 sola procluzilltH' di ac·icli. Dalle nostTe o,;serva:r.ioni è risultato C'lw rwl pt'OI'I'Ssll di f(•J'tnPntazion~> lo svolgimento ùol gas rw11 è mai pre1·eduto dall'a1·idifkazione di'l mPz:t.o: molto freqn entf'mente {[IIPsti f<•11onwni si o.ssc•n·ano quasi (·nnl(lltnporaneamente. e l'inizio della ft>rnwnhrziorcc g;cssos;\ (·oinc·idf:' I'IHl nn )i('ve virag-:.rio al l'O !iso del t.crt'l'no. l'lw t• (•:;pn•:-;,;ionf' dc• LI' i n i zio 1l1•ll a prod 11 zio ne d i aridi. TI ma,;simo dPlla fermentaziotH' g-a:;:-;osa. rin•lat a dalmag-giorr nclum<? di g'as prodottosi, :-;i vttiPtH' quasi iudistintarnent~· JH'I' tut 1i i c·pppi e <·omhinazioni ~>;tudiatt> vprso la 7~-7fi a. ora, dopo di eht> si ha 1111 ;IITPsto n~lla produzione eli gnl'l ed a Ynlt~· una diminnzionl•. talor;l 1\t'Tlsihill' (H. 'P.\'I>ho::;ns -Par . A n ella mannit.(• e l<•vnlosio; Par. H. :-;uipest.ifer-Par· . •\ nc•l glnl·o:-;io P levulosio, l'<·c.), del iìllo volume rlovnta molt.o prohahilnwnt<? a parziall• rli:-;solnzione dcllo(as nel liquido <·oltumlc>. l)er quanto ri:.rnanla lP variazio11i cl~·lla <·on<·~>nt.razione in ioni J l. espreMe in unità p H . rim;mrliamo ~enz'alh·o ai \";dori indi<·a!i rwiiP sin)!nh• tabf'lle; o::;serv;llldO in lint>a di ma,;sima, <·he la (•oncentmzionl' df'~di idrogenioni nnllf' colt.un\ in simbiosi è piìt alt.a di quella clei singoli J!l'l'llli studiati isolatamcnt.<'. Tali' numentn ~poi part.i<·olarrnent.<' seusibile p<'r all'une ca.tcgorit• di ~<'rmi n<·<·oppiuti (h. t.ypltmm::;-Par·.. \; b. 'l'ypho:;n:-;-b . Vul<.lng-· sen; b. Typbosus-prot<•us ,r nlgari~; b. 'l'~· plrm<us- ('oli <·ornm.; Par. R. ~uip<'­ stifer-Par ..\ ) l'OIIff't'manclosi <·C•II <·iò l'e,;istl'nzu in (•s,;i gPrmi di fa t t mi <·ht: det.er mina.no una rel'ipto<·a ;;t imolur.io rw dellt> fnn:r.ioni ferment at-ive.Que>:t a stimoJa;,ione in <•ontmppost·l, ai fNwmeui di au t ihiosi Yit·èlle o::;sf'l'vat i da Vincent . Chantt•mN;se <' W ida l. Grimhf'rt. cc:c·. nl'i riguardi del ba<'illO t ifico da una partf' c del l?:1r. A, ('.olibucillo, proteu:-; vulg-aris, snl>tili!5. etT. d all'alt.ra. troven•bbc In :ma gi uz:;titkazione nel fa t t o. dw la ~wis::;ione d<'gli zucc·hcri aYvit-IH' prinra <·he si appa lc·::ino i fattori sfavo r~>Yoli alla ~opra , .. vivenza di n no df'i due gernù posi. i a NHr!al to. La <·oJwentrazione dt>gli idrog('nioni l'lw lll•llt• (·olr ur·c I'Pg"ll<' di pari passo lo sviluppo d(•i ~Nmi, raggi u ngt> i val<H'i pii t el<Wa t i dopo (·in·a 'iO lll'€', ed il limite di detta <:onePntra:~.ione c'oinl'iùe <·on l'arrest.o della riproduziont> bat.terica. Per le esperienze in n;;am~> s'int.l'nde l'lw i fat·t i o:o;sN'Yat i debbono riferirsi ad una quant.it-ilr det.erminat a di so~;t anzl' fN·rm•ntesdbili, quali sono c>ontennt.e nel tetTI'IlO N1lt urale impirgato. Ac~:enna n do a l fpnomeno d i 'l'heoba l1l e Oorot lwa l::) m i t h a bhiu mo avuto occasione di V<'dere (·ome qtt<'Sto fenomeno rientri rwllo studio delle ft•rm<>ntazioni simhiol'il·ht>. Allo .;<·opo ùi c:;tendere le11ostre indagini aul'l tl' su (llll'st.o problema·dHlla massima import a n r. a. per la pra t it·a ùiuguost i<:a, a l>l>in.mo messo a contatto in condizioni vari<' 1li e~>'pl'!· im cnt.o diversi <'eppi di IJ~wt. coli r.on numerosi ntppref;ent<lnt i d<>l grup110 l'ifo·paratil'o t•d abbia mo rilevato le evt>utnali differenJ~('. rwi ril!llat·cli ò.l'lla fl·r·r,wnt:tzinllr• d1•ll:ctto!';io.


664

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Per deLlo studio <:i siamo serv.iti d<'l t erreno 1li Rar:.iekow II (soluzione l;l('camuffata e nutrosata di laHosio) imt.Ìi<~~ondo i g ermi irHiicati nella tahelht seguente, dei quali l·iieriamo senz'cdtro le sp ecifìehe l)roprietà controllate: .AJcuni dei suddetti germi fatevano parte della <·oHezione di quc:;to Laboratorio; altri ci sono stati f;woriti dagli isW.ut.i z.ooprofilaLtici di Padova e Brf'seia e d atll'I stit uto Sif'r·otera pico :Milanese. Riportiamo seuz'aJt.ro i protor•>lli d elle c:;peri<·nze fa 1te : l a prova - Bact. Coli Brr.RCÙI. L 'insemenzarnen1o vien e <•ll'et 1uato eontelliJHJI'aJH.' amcnte ai g·ermi eon i quali q U<':;to <·<•ppo viene mes:;o a <·o n h 1t t.o·. ;\ello stcsf;o periodo di tPmpo impieg;1t o rlal <'ont.rollo fli o :;:;('rve~ la fermentazione del lat tosio e la pre<·ipitazioll<" del tmn·osio indi,;tintamente in t utti i tubi fat ta e<·rezivn e per quelli cont(•nent.i il P a1·. l3 Gar l ner ~Iilano ed il Coli int ermedio II nei quuli lo sYolg-imento d ci proe «hl~i biot'llimiei "i è av11t.o c:ou IUl rHnrdo :mi eon trollo d i 3--1 ore. 2a prova- Ha et. Coli ·1on ano (Milano }.

Condizioni di esperienza conw nella prima prova. Si ossrrvn in t ut 1i i tu bi la ferm en tazionc del la t t.o sio e preci]lita zione del n 11 t ro si o sPnza d iffert>nze apprezzabili rispetto al controllo.

3a prova - Bact. Ooli r11•iario. Condizioni di PRperienza come sopra. N essnna di.tferenz<l si riscon IT<l n l'l tempo utile per la ferm entazione del la ttosio e precipita zione d el mrt.ro:;io fra le eombinar.ioni singole ed il controllo. 4 3 prova

= Bact.Coli mnano (.Milano )= Bact.Coli umamo (JungQitto );

B<U't. Coli 1Jitclli = Ba et. Coli a 11ia·r io. In questa prova ~i è procedul,o all'in serueuz;lmentn dei eeppi di eoli sopra in<Jieati , 5 ore df1p0 effe t tuato le semine ron i vari ceppi di tifn j lara Li fu. J fa t 1i u }:ser va t i vc>u gnno rin s~:un t i ne li n SP~u en te t n bella :


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667 ll:t 1111 e,;;ww ,;umrna:·iu dP!l<' pron~ fane rhmlta c he 11('11<' c~onrlizioni .li t'Sperimento d a noi rt•:d iu.:Jit•. il h•rwmeno di 'l:beObald e Dorothea Smitlt 1/.on t~i liCrifi('lt qltmulo i •li\'t'l':ii l'l'Jlpi che dovrebbero injhire u ritardare al Bnf'/. Coli l'<tzir.:ne ferlll1'11t:ll i-. :t <'ttl hat 1o~io \' ('11/!011o r·n11 quest.'nlt,imo insemenzati tontumplol'alH:antt•ntt•. La tlt>hole azione rit;mlante es'erl'it·ata udla prima )11'11\' a rh1l R. P:1r R Oiirtnt•r ~!ila no e Coli iutCI'Illf'd.io II, non }JtlÒ Hl;~IIIIH'I'P nat uralllH'Hic tllla importnnza apprczr.abile. P or routro se l'insemeuZ<IIHPnto rlrl hac·t.. eoli .~i dff'tlua sn ~ionmi <:(lllurr (5 ore <li età) di germi :tlJp:ortcnenti al grUPllO tifo paratifo, ~i nota c·he nell•• ]Wime 24 ore di permatll'll"'a iu termo!<tato m>.c;,;uHa di'Ile t·oJt.m·t• in eR~lmf' presf'nta l'avvenuta f<·nm~ nl <l zio ne di'l la ti o.' !''· X t•lle o;,l;cl'\-azioni i;u{·t:t'ssi n ~i è visto eire be11 potl•i ,;nnn ,;t ati i !!t'rllli dt(' hanno inibito per ~oltrf' 7:! Ol'l' la fermeul:lr.iooe <'lei ht!'f.oRio (( 'oli intermPdio Il - Bre,;lan Bre~wi<~ - Dan.vzs), nwntre la m:•!!!!Ì•n· partp di e:::si hn di'terminato nn t·itarrto in rletl.}l. ft't·menlnr.ione dte :<Ì 1.· u:aniff'~ lato di :->0-:~o :>l'<' per i <·eppi di ha<:illu tifit'o t'Par. A e di 4i5-i1J ore per i \·at·1 tipi tli P<tr. B. [Wl' il b. Fer·;1lis al(';diç!<meR c !t. Pflitt:l\'OSt

( ~or.ard ) .

( 'ON\'I.l':'< [ 1J::"t.- l>a (Lli>Hlto siamu ve nuti ~,;potwn>l•J IIPI ror~o •l~>lla,.,,,.o tredianto pot-er<' tr:ttTf' lf' ~t>.)!IH'III i ro~tdu,:ioHi: · tu Aecuppinndo n··l medt>..~imu ten·t'IIAJ ,.,,{t.ur.n lt• di ra si germ.i del gntppo tifo-parat-ifo-r:oli si m·rific·rmo drìl•• .~timulrr zioni o dt•{[l: ltntibio~;·i fun .iunali nf?i l'i{fltrt.rdi tli•llrt frrml<llla:iu'fll' di ale11ni glicidi. :? 0 Su Hl t•omhina:io~lti .~j)l'l'imf' ntat,• . ;o;olttlltto 'f"• •lltl tl~'l b. tifit·o col b. protl'll:s mti[Jn-ri.~ ha -manijl·.~lii/IJ .~ul/r1. mannitP- ed il maltiJ~<it, -il j('ll.tJIII6no rlelln / tll'llbC' ntflzion•· .~imbiotiNJ grrNso.wt <li Ga.~tcUani . 1" lY r i j PìlOIIINt i d i fr•t'/111'11 ta~ ione ~<t!Ili p l-iN 11 .vin l bio l i.ca.. ·i l 1111tN8Ùno del((( produ:ionl' gu.~.~o.~~~ tli o.y.~arr1 ~'~' l'NO la 7:!. 7:)a •lm. diJf)l) 1li f'/11' .~i lta un<t iiimilw ~ i(ll/.1' . taltll'a .'(en.~ibilr pf'r •"l'l'Ili yNmi.. tli!l lliJliMIW di ya.~ protl•Jttosi. JO Lo r·oru:cnlm::i<>1H' in ·il>!li H d11/l (' NJ/ill/'1' in si:ntbiosi è in gt: tHJI'ttle più ,,Ifa tfi.ljllllllrttl/tl' illllfl t' fili i sinyoli [}l' l'Ili i .~ /IHiit~li ·i.ROl.tltO'IIWntc . 5" Il f'' IWIII~'llll di Tft,•ob~t/1/ ,, Do/'11/.111''1 ~with non si nr.rifit;tl IJUflnrlo il Bact. Goli, (Jitalnnqur· ,qi<t la ~!t't origine. è Ìll.~'' lllr'l! ~ltio l;untempo·r anctWI Pit te a:i rrrmi df'l !JI'U]J!JIJ lif• >· ]Jtt)'(l/ijo. D f'tto /ellt)/1/ 1' 11'1 f.H' I' ('!Hit.rv si o.~!<('/'/;(1. ljlt(lndo -il b. CIJli l · in .~i'IIH' n ~olo s11 NJ/It,.·r di'i. yrnni in iR/IIdio di 5 ort• il,i età. Una manifesta a =ione inibmt.c .yul/•1 i''l'-ntt;-ntazion,: 1it-l J1r1to.~io ('. ]Jrt•cip ita ~ionr. ilrl nut1·osin pre.~PnlF~IIO i ba l'il/ i Cnli intt>rm r dio II - Hrt Rltw Hrr scia (! Par. J)(l/1.y:.~; 11'1111 (1 :: ;.'>111' r itarrf,,llfl' in1'N't' .~ul r u ni1'0Tln. p r r un /)1'/'iorlo di tempo o8f''i llan/r• fm lr :W-71l orr•. 11/<Wif<'.~lall fJ tuili yli 11/tri rappn ·xt•ntrwti St111liati rh-l yruppo ti.fo-p•rrrrtiio. A u·eotU .\::;,; u N'J'O. L ' A. ~t.tulia la t<•nneli ltl~inno >< ituhiot i<·n di nle uni ~-t<'nui d e l gruppo tifu-paratifo-coli prcnd tlndo in con,-ido ri~zion l' ltt produz innt' di gli,; e In concentmziom• in i.o ni l-{ rh•llfl cÌJ iture. N oi rigmu·di d,•lln produzinu t' an;.-:o!<to. s u l O COlnbinn?.ioni o;tndiatf>. b•llt·t lll t •J quclh~ d nl b. tifìc tl col b. pro ! E'Il~ \"1111-(urix ho\ ll1>Jnifestat.o snllt~ rnnrmite e s ul nut.l t o::;io il fo no m e uo d t'lln f<•rm onLnzi o ue :siuthiotiua gas!':os n di Cns telln ni. Lt~ conc<mtr·uzio ne in i,mi H ddlr colture ' i." ~ i•nbi o::;i u in lincH rfi m ttssirua. pÌ(l 11lt.n t li que lla dd le colf uro Rin!.!o ln. ~t udianr lo in o lt.rfl il fen nmc no d i 'l'h <•ohald o Do m t.locn. Krnit lo 1'. \. ri 11'\'tt c ho si d csce lUI o ttone rc nn •· itnrdo od unn inibi?.io n l' p<'r olt.rt' 72 Ol'O d>t pnrt t• d c i w·rmi

del lli'Uppo t ifo-pnn·atifo ~< ulla proprieh't del b. coli di fc rntenttU'B il lutto"io. nul <:a!ito

solo eh(• q~te-; t'ultirn o !!N'me VC IH!>1. in~<f'llll'llzn to "Il t·r,lturc dci prir11i di .ì o r·<· di t•t i~.


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!SULLA FER>tF:..;TAZIONE :-ilMBIOTII'A F.r r.

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CASUISTICA

CLINICA

OSPJmA LE MILl'fARE D I TORJXO Dirct tu re: A . .\IO.'I'rANARI, tenent<' colunnf'IIO medico

NUOVA OSSERVAZIONE DI UN CASO DI "SITUS VISCERUM INVERSUS TOTALIS, P~'l'

il dott. Filippo Franchi

Dt•Yo ~Ila cortt·~ia. th·l tPrl. colomwllo nwù.ito .M ontanari. dil<'tt ure dPll'ospedalt> ntilitare di TMino, l'olì:>crvazion<> di un c·aso di traspo~ir.ione c·ompleta rl<'gli or~ani. c·he \' iene così ad al!giungt'r~i ad a1tri sri ca:'i ùi <•terota:;si, rla m~> ampianl(·ntf' illustrati in un laYoro appan·o sul Gio1·nale di mNiir-ina mili tari' nt•l dir·<'mbre d el J 929. }] o a·vuto campo in t.a le ocea.sion<' di h1t.ratti'JWrmi su varie questioni lt>gate alJ'et<'rota~ r~i e principalm<•ntf' sulla <•ziologia e sulla t eJ·atog<•nPFi d t>ll' inYt-ri'iOnf'. in una accurata r asst·gna dellt· prinl'ipali teori<• t'ziopcttogl'llt'ticlte. lnolt n• l'f'!'a m e anatomo-pat ologico di trP ca~ i mi p1•rmisf' di f'ontrollare l'inYI·r;:ioue twlle- iì llt' p:utic.olari t.à più minute t' di fare rilit·Yi l'd ORf:('ITazioni dw l't'l'atn<' r lini<-o <' ra.diologiNJ non cun;;entono. Tn questo ultiwo quadrit, mlio nuovi casi di innr~Sion€' c·om]Jl<•ta dt•g li orga ni sono stati dt>srritti: ricorderò 1!:' OI'Servazioni di A re: n a, Gatwlh. ( 'atwlli, ftfulit•r-Polla1, t'd a.nrm·a quPilt' re-C'<'nti di Pavia , Tlnth oit . 'r ipr<•z t\ Dumazy, W f'imiJPTg', I~ewin, F ett, Daniljak, i\Iittt>lbach. Mat1lts off, Rol'ita, che l'c>l"anw c.linico banno Sp<'sso controlla.t.o l' c·ompletato con l'l'Ram e raù.iolog-ico : quasi tutti i pazienti s i pn•sE>ntarono a ll 't'samf' rlrl rn <>dieo pf>r a tl'<'zioni arntt• o cronirhe d('l tutto inùjpc:ndenti ù all'inwrf<iOn(•.

Sf' Il• osiwrvazioni diniclw di inversionP visct•rale sono pt•rtanto divc•nnte vNanwntc· tnl'DO ra-re-, rarissime l'C'stano p erò S<'mpre q1wlle aiJato m o-patolo~i che. Bisogna inolt re notare ch e anche le recenti oss<'rvazioni si sonò talora ridotte ad un cosi lirnita.t o rilievo di dati, p t'r c·ni spesso H contributo cliniro è venuto a ma.nca.rP . .A conforto d~>lla teoria m~:ndelliana., che soslit•ne la cr~:>dita.rielà dt•ll 't•t('rota.c;si - rilevata anchl' in 1.100 d ei ruici ca.si - a lJe osservazioni precedent i vengono ad ag.l!iun~;crsi quelle r ect>ntissime di Arena, Bianchi, Rocba; nulla è però anr.om d ato di a!l'(·rmarc sulht <>ziologia Ili qu.-~ta. rar n. varietà di svilup])O.


li 'ili

Causa lP g-randi difti r oltìb 1N·nkhe, rùen 1t• di nuo,·o t> stato fa,tto twl nt lltpo spl'rirn ..ntalP }Wl' rhiarirt> l'importante problt>tna della g<•Jl(~:; i dt>Ll'invPr~ion~: )p. ipotesi di Speemann e di Perukopf sul prevalere delle elll'l').!ÌP ò.i ae<:rf•scimf'n to sono p<>rriò ancora og{ri quellP a cui dobbia.mo a.ttt>Jlt't'<·i f•om<• lP pitì probabili. poic·hè ei danno una log ica int<>prl!tar.ionP ilel rn<>eea.nismo dl'll 'invpr~:;imw t' poggiano ~-'Il ricerc he spE'!'inwnt.a li sNiarn~>nh• t·ondott" <' c·ompiut·P in ~t.acli pr<>C'ol'issimi dello sviluppo tlt•ll ' nomo. Il caso da me osservat.o. che rif1~ri!:ìco qualt• t·ont ri buto all~l casitiea <h•ll 'inversionP visceral~>. mi 1>ermettt• inoltri' di v<•dere conf<>rmat<> le oss(lr va,r.ioni (\cl riliP\' i fat.ti rw ll '<•;.;anw di'i <·as i prN·t' d<>nti.

:->i natta d i 1111 solduto dt11ll:\ l" Compagnia Ili Sus.-;i::;tenz.u. t.nle C. Anrefio, f11 An t-ordo . (li a11 ni 2l. filatore , nato e residente ad Udine. inviuto in osserva . zione a ll 'o><poclall' rnilitHrE' di T orino il 20 aprile 19:3 1 a <lime!<so il 24 dello ,.;h·:.:so mc;.:e. Pn,cll'e t11 or to d i inAnen:w epidemica; ltt mndre , tuttora viva e sm1a . h a >W ilto q un t.tl'n gra vidnnze regolari; i fratelli e la sore llll. son o vivi e sani : tutt.i q1u~><ti con~u ttti ha nno gli organi normalmente dis posti. Nt~t•u n tP.rnrine: parto eutocico; ebbe regolare sviluppo psichico e soma· ri(·o. Rife ris<:e di aven> sofferto, aire th c't i 13 ann i, di reumatismo articolare .wnto, t·ipotutosi llltehe negli an ni successivi: da tale epoca accusa. pa.lpita. zione di <·uore e di><vnen nd ogni rnini mo s forzo . Xon mancini><mo ahitna le. 1~··1'1n•e ,flbi,,Ui •·"· Coxtit uz.iono scheletri<;O •·egolnre : h t•on e condizioni di nu t 1;zione E' d i ila nguitica ~.iou e. :\on esistono asimmetrie fra le òue metà del C' l'il.nio. Vm·ti<.:e <•topillizio tlestw!!iro . .Nnll u d i notevole agli organi del capo e del <·o llo. Xou si o:oservano vnrinz.ioni eli forma e di volume a carico dei dt.te emiromci. t:ico lio:::i dol'f!n,lc li,;iolog"i<;fl nonna.lc. All'i><pe.,;ioue d ell'e mitonu·e s inist.r o non s i •·iJeva alcuna pulsazione. ed nn~· lw con In palpazione non ><i riesce a. percepire l' it.to d e llo punta. In vece sul· l'f'mit<1rnce d t>J<f,I'O. Rl \ T ~palr.i o in terco><tn.le . cm. l a ll'esterno de lla l.inea. emic la.vPare, è hen evidon tt• unn pulsazioiH' ::~ollevante che s i diffonde vel'f!o destra: tu le in1pulso f> •u·com pngHt:lto cl n nn fre mit.o evi1lente ed ò identificabile con l'it· r.o d e lln puntn. t'un In peJ•c· uss icm e ili delimitano lt> aree eli ottusità caJù iaca, tel>lt i,·A Pd A;;.'<nluta . inq>rtitf'. no tevolment.e ing-ra.ndite n ei l01·o dinm etri longitu· dinah~ e t.ra>'\'f' I'SO ed in g'I'U II pmt.e s it.uat.e n dc;;t.ra d elht lineu media na. L'11:>col· t·I:\Z ii>JH' ul \' spKziu di <I P.><h ·A ftt rilevu re un l'lllllOre s is t olico A ,;aratte rc l' ude, c·hP <·O(H'l' q un,.: i l'I li li p let Ht1 1e nte il primo tono e c:he ,;i propn!!~;~ verso l'a lt.o e \'f• r,.;o al f'l<t.nJ. Su l :.:eeo11tln s pn zio 11 sinist.r o i due ton i ha nno cu.ratteri nol,nali: a desrnt. pu1·C1 ~<ul seeon1lo s pazio, il prim o t.o11o è> nor·mnlt~. mentre il :-econdo 1\ n et,t,unH•nte r·inf<>J'Zf\to. Polso nvlia le 11onnale. P e r ragi<1ni inclipP11d f' 11ti dttlla mi1t volont.,\ 11o1t ho potui'O fnl'<' ~('jZI.ùre l ·, ·lnt.t nwn rd iot!nu nmn. l n ult o n d P.-<tnt ilu<•no pof111onare no rm a l«>; n. ,.;uw;triL ::~ nono polmona re s ino al V J "'J•nzio int crl'osrale. All'ul<colt,azione, undt:' post.eriorment.o, Ul \ ll'llllll't' \ '(•sc·if'oll\l'e uomHtl!i'. A dPstm s ulla pttrnste J'Iu.t le e s ulla em irlavefH·e, n l d isot to d PIIn V l c'ostH., là dO\'P non nn h nente s i h tl l' ipo fonesi op~ttica, la (Jel'('Us:<iolle al>\ 1111 ,.;uono t.in1panico profondo d •e ri<:ordu il timpani,.;•n o gastrico e c he tal<' si t:o1 1t.in t•n olt.re l'a rC'atA coshtlc. PuJ'I' o. do:::tra . ullu. regione ipoconclriact\. s i ~t.·lim i tn un 'nmn d i ottusitìt C'OII l!JI'C',.;u f1·a la IX e J'XT ('matn. riieribile nlla1 111ilzn. A :<iniost m . nJ disr.tto d ol VI !><puzio. !wono ipofonc tico. d1e in b~tsso. \ ' N 'SO In linen IIH~ Ii>tJI>t, olt ri'JH'-""" di 3 em. il bordo co~tu le. rnent1·e nll'esterno del· l'en1ic lnveare ~i 1Hre.~ ta Al ma1·gin(l dPII'nrcAlt,~. Addome t rattabile ecl imiPieu tlj 111 tt1tt.i i qu nd rn.nt i. ri t inapnni>'lll O <:u<·H k· è id untili cnl>ilr n sink<tra. l g<~ui t n l i sono nrwn1n li pPl' ;;,·iluppo c (•onfoi'II111Zion(•. nÌ' n Clli'Ì(·O di •·;;.~i


fìi l

si ris<'Olltrotuo nlternzioni di sor·ta.

tut tH\'ÌH il tl•sticnlo de,;tro. co nt.l'lll'Ìlllllente

allu regola, srende piì1 in hns...;p del :-:ini~'<tt·o. Xutlln ••~tli af't.i. Rea:~.ioua di \\"us:<('r·mt~nn e r·euzione eli :Ue inic·ke (I\') neJ;!ut.ivt>. fi:"CIIIIf' rud iulorti.c·o. - Ut>l c rauio 11011 f. >11 n t o fu t t o 1'8.-<lllìH' P 'l' aiud i l h H t .;o•w s tate eontrolhtte le eventmd i diffenm:t.e d e i ><eui cranici. L'esHIIW clrl t.o-

l'a.<'e e dell'tuldome lmnnQ j){Wralt,r·o c:onfl'nnato i dati c linic:i. Il p r·ofilo rlell 'oruhrn c·.u·diovHsc-nlare pa·e.-.<PrttH infntt.i n ltt>nati i J<Uo i u•>rrnuli rapporti con lo S<'helet.ro osseo df'liH ):(abbia tor·acic,.t: il grande !\&'-'<' d e l l'llo rc t) (tiretto rlall'alto nl bas."'o e da s inist ro V('l'l'<ll d('t'tm: I'Hr·ea cunli.u•n è inoltr·e i u · grandita, SJ>f1Cialt ..••nte noi suo dinnl('tro l<mgitudinale. per cui il <:unre ha a.«.•nmto un aspetto r·otondl:'~!!i>mtl'; anc·ho lu se(·onda c:urva. n d~tra, è più n.N:ontuata .,he di nm·nHt, rnn. è i11 Jlllt'té !'Oilel'tlt (i,,ll,L diltti·U'l-Ì<me del V('ll t l'icolo. f•hn si ;;pinf!O ver-,;o i'Hlto. L'ombra d ei ~ro,.:<i V>lsi i> pure O:<><a inver·titn cd in h~aona pa.rte visihile H d e:.. tnt dell.-t colonntt vf>rtf>hntle. pur non pr·e.-;ent<nulu altera~.iO· ni di sor·tu. :'Il ulltt :>i t•i:-;t,out.ra a <'>ll'Ì<·o d ell' npparuto re..:;pinttol'Ìo. ::lrtll'imm>t~ine r·adiogrufictt si rilt>va ancora che la e upola cl iafrarllm>tt.ic·H risn.le piùa in alto a ~<ini:<t ra <·he non a d1•stm , p••r la pre::;enzn di L~rul. rntls.-;•t o paca •'ostitnita dal fegato. Previt~ ;;orn r r rini:;tm;~;ione del pu;;t() opa<·" si ri;;eont.rano inve r·titi lo st<>IIHICO e cosl pm·e tut-te le varie porzioni dell'int,e::;tino; a de.-.;t.rn. nell'ipocondrio. è vi;;il>ile l'ond>ra splen icn "'enza altent.zioni ltppn•zzahili.

Esclusa perlanto qualsia.si aHerazion~> in atto o prH~I'(:'S!>a·, c he abbià p r ovocato Io spostamento tempot-aneo o permanent<• vers., rlf'!ltra e ![t .~uccf'ssiva rotazione del cuorf> Rnl proprio a!lsc - fatto quo~to non infr<' qnentL~, come sperimentahnente è stato dimostrato (r.:ì);!'<'llino. Arena) l'(~sta scarta.ta l'ipotesi che si pos:;a trattar•~ rli una, dP.~ trocardia con dn;;;troversiono a~q nil'ita. Infa-tt.i il mediasti no, nel C'a~;o nosh'o, non è •wmpli<>em~nt.f' spostato a destra., ma, è veJ-am<·nte inv~>rtito in tut t e le ~uc parti vaRc·olari (\ canliacl1e. f;a trasposizion<' dc·gli or~ra.ni tot'a<·oaddominali è quindi <>ompleta ., non a<:compa:.wat~L da malformazioni r ileval)ili a.ll\•l'!ame c linico o da IP<ioui rif<'ribili all'inven;i<tn<·, e hè' l'insufticem:a mitraliea conPomitanl<' trova la, smL ol'i~ill<l nel reumllti~;mo ~uti­ ''ola.ro Mfferto ucll'infan;r,ia : in realt.à il viz io c·ardiac·o er a la c.a,usa unica dei di!;.ttubi accul'a,ti rlal }Jazit>nt<•, il quale ignorava rii :tvt•l'l' gli organi t raspo!'ti. ('o neo rcle mc1u t t•. ali<' o..;:-<'t'\'Miion i pr<w<:ckn ti rit<·n~o cl w l'i11 vPr:si otw del vortiee capilli~,io <·d il manC'inismo non siano rif<wihili all'invr.rsioue \'i:-;cPmlc : dt-1 pari le <. ifl'l•renr.<' el i volumr fra le- dtw mot?l della s1·:1tola <;ranimil>, fn~ i du<' emi t nr:wi P l'inv!'r;;iont• della !ì('nliosi dors ,df' 1isiologica., così rrtramente r ilovaJr nel 8itus in·vt'rsus, non l'ii po,;:;ono <:.on."id(!rarl\ com<\ St'gni estt>.rni ili trasposiziont· dPgli otg-a.ni. Al eontr~Ll'tò fìtlno indotto u (·rcdcro che, per ia ~ua ~<Ost.anza, il nut~giot·e abha.-:;anwnto del testicolo destro, in cont'rnnto A.l sini.5t.ro, xiii v1•muHmto h•gato a.lla inversione d egli organi, in l'apporto a.ppunto all'in\'c\Tlito modo di tennina:~.ion.a d('llO venn spernmtiche. Il paziente è stato <limessu dall 'ospedale cotl un gi11di11io tli inabi 1ità assoluta al servizio milita.re, in causa del vizio organi1;o cti cuon· (wrt. 75 El. A). inrlipendentf'mentc dalla invf'rsione deg·li organi. I/PI<·n ·co delle imp('rfezioni e delll' inff'rmità in 'igore sino a llo sror;.;o anno, fra le canse di inahilità al SPrvizio militan· incondi?.ionato c<mtt'lllpluvi>


i72

::-IGOVA OSSEltVAZlOXE DI UN C'ASO ECC.

lwnsì la <]p:;trocanlia,, nut non ract•va Dl<'nzione dt>lla trasposizioJJt> d('J!li altri organi e pertanto il sit·ua via(·erum itUH?ra~ts, senza malformazioni od infermità c·oucomitanti, non era taufìa di provv<'dim<'nti nwdico-l<'ga l i. N ella. prifilà\'era dd 192'i 1 in htHe spazio di tt>mJ)o, furono manclat.i in osst•rva:r.ione> a.lro:;peda.l<' mili h~rP t! i 'l'orino quattro individui (·on l'inv<'rsionc c·omplPta clt•gli organi: uno eli f'ssi pr€'1ientava. un vizio mit raUco ~>d aortico e per talr moti-vo soggetto q'uindi a riforma; D<'gij a 1t ri trP in YN'f' null a. fu da t o di rili'Yà rf· ec<·t>tto che la 1rasposiziOlh' d(•i visc·t>ri . DoYt· ndo~-; i prt:>nd«'rt• 1111 prr)n7 (•dim<'nt o. (jtH'Hto fu eli limita tn idoneit;\ al SC'JTizio milita.n • (art. 15 Fl. R ). Lo sco r~;o anno la Dir<'zion<' rli '!anit.à militan' del Corpo d 'Armata eli VcroJUL diede a-nalo)!O g iudizio ]Jt•r un'altro <.~<txo di inversion<' compl('ta, st•mpr<' nt>lla <·onsiùt•razionf• dr<· non sia, pnRsiiJilc e~cludcre con :<i1·urezza clll' la tr·a:;po~zion<' dPg li organi sia- o no a<·t·ompagnata da n,Jtre m a lfon m1r.ioni ori anomali(•, l'h<' })('l' la loro non grand<' entità sfugJ!OTIO all '(•sa,]))e clinj<·o-radiologico, ma l'li<', aJ contrario, possono Cl:\Sl·I'P cause di turhe funzionali. Il nuovo elenco delle imperfezioni e delle infermità rigua.r danti l'a ttit udine fisica al servizio militare, nell'art.. 79 d ell'El. A., ritiene la tr(l· 8po.9izionr. il i. -tmo o 7Jiù 1'Ì8cni totaco-wldmninali 1 con C01Ufeg-tumti dist'Ut-lti f unzi ono li ru:crrtata , in ·U?I o.~1Jedalr, militarf, motivo eli riforma. ]1en<' ha fatto il l1•gi:datore a colllprendere nel nuovo elenco dellc impcrf(•zioni c delle infermità il situs viscerum inv<"rsus, p er chè ormai la sua entità M· sologica si è nettamt•ntc affermata con le ripetute os~crva.ziOiù f att e 11l'· gli OSJledali militari. D nuovo r egolamento pct·ò non con s id ~>ra il ca-so rlella iJJV<ll\ io n<' com plt\ta degli organi, senza maliorma:r.ioni o dist urbi funzionali. rnr C~St'UdO il 8il.u8 oiacermn inn' I'8WI tota:/ i8 SOltanto una rara -t:(t'I'Ìetà. d-i s·ri· l1tp7>0 - e non gi~~ una maliorma.zionH od una. anomalia, com~> da, m olti viPnc erronNuntmte ela~;si1i<'ato - <' romP tale coDJpatibilt' quind.i con 1ma vit.a lunga e rPgolarP, t ut Htsia io credo lo :-;i posi-ia V(•r amentt• ri tener~> motivo di limita t a )doneit à al H•nizio militare. n on tanto p('r il camhiarrwnto di ~ <' rl<' degU or~a.ni e nt>ppun• p~rchè gli in<lividui con l'eterotasfii ~>i a.no più fa<;ilmcn~ disposti a contraxn• fM· mc morbose• particolari, ma nella considerazione che la imrN sion E:' d<•gli organi può talvolta eehu·1· alterazioni eoncomita nt i, c·ome infat.ti non infrcqut·nk•m<'nLe è ~;tat.o rilt•vato al tavolo ana.tomit•o, che pos~;OllO (·tt· stituire mut dlminur.ionl\ lì sica dt'il'indiviùuo aJ quale sono imposi i eompit i e doveri bcn n l'l 1i, tlov<•udo il soldato :wstcnt•re in ogni c-ontingl'llza, Pd in ogni lnogo quelle faticht> c quei disagi che la , .i1a milit,a re richit>de. ArTOHtM;s u :->To. L'A. d ~>f;(-ri ve un settimo caso di situs t.;-~~~!"'".:m inrn . us totalis, conforlllO!ldo lo o><son;azioni ed i rilievi fatti ueU'esame de.i casi pt·N·e·

denti. n o po aver ripo dnto alc uni _gi 11d izi rnedico· ll'gnli suU'eter ot.as.-si cont'lu<lt> .1 itenenclo ch e l'inversio ne compi e t n di'gl i org1111i, n on accomp!I.!DtOtn da muli<>!· Illaz io ni o da iJ, fe rmità. d C'hh>1 e>::<l'l'f\ C'Oili-<ioiC'rata c:'!\nsa di li m ita ta id OHI' ÌtÌl Ili st>rvi ~ic• 111ilitnn >.


673

B WLTOG l"tA.FlA. Atu:~A. rt.

- :-\, t! • ;-ii t H-; 2, pnu. 27.

vi~<r'(Wtlln

CA:-< ~r. t. t. -

inv.m;w; u C0 1llpil't•1. - Rilonna .\!etlico, 19l'l7·

t:iit.u.,.; vi>;t·nr·. u n in va r.-n :: t nt..di.':!. - Rio. Cl in. Pt'd iatrica. l1!2!l, P'lY· 7 4. DA:-<ILJAK. SplonaC'to tnie bei vi">lli~o: u ,.;itns visca r·tun invor:,;n,;. - l11unch. J1ecl. Woch. , HJ30. po.g. 2212. lJlJTI:IOPr. Dextro(;.trtlio avec h6tér·otì\xi e. - S oc. clo ::'110:.'<1. 1tn Nord, dicembre W30 -in Prr.s.~e .\1ért.. 1!)3n, n. l L pag. 2+1. Ffl'l'T. Situs inve r,; n« tntnlis tuul vemwi~tclic·lto nht·oni><C!he appen<lizi~is. .1-!iinch . .11etl. Jll'och.. IH3u. pag. l8l:l. F ttANCe:t.- t:ioi c.;,~o.-;i eli • 1-iiLtL.,; vi,;!,ornrn invot~ ttS t otn.lis &. - Giorn.nle di medioi1v t mititr1.re, dic~rnh ro 102!1, p ri{J· tii!). ' GAN"e:r.r,r. - :::litu.<; vi:>'Jtmun inver-,;t~.>; totali.'!. - Da Pedia/;ru~. 1928, pag. 1220. L~~IVIN. l<'al vo n H.okliHghatL"Otr..-;r,JHw Krartkhoit ttnrl Situs invorsns. - Jl!iinch. M ed. IVooh.. LH:!u, pt.,~,. :'IL-I.TUS <H'F. Con~onit>IL 11tino r pi <·~t~re tl c ~trot·l~r,Lia. with situs tra.nsversm; otc;. - ir1 Rin. Cli n. Petl;atrim, 1930, 'PfVJ· 43.J. ~hTn:r.IM.CFl. Apporulic;iti:; t\Cuta bei situ.s irwor:ms tottdi.-;. - Jl1:iinch. ~4fecl. Worh .. lfJ3tJ, png. 2228 . .\[ur,r.t:at e P or.t:.AK . Ve ber <hl--; Eloktroku.rt lio~;ra.onru bei Kiudern rnit s itul:S inversus. - .l{iJ,,~,C/t . •\1e.rl. Woch., 1H2!), pfi{J. lt\!)2. PAVIA.. Su un Cl~'!o di « Situs vi..;cortun inve r::ntS • in rapporto all'idoneità a. servizio militf.l,re. - Giomr,le ili M edicina 1't1ilitare, maggio 1930, pag. 26!JI ROOHA. Heterott\Xia. - Riv. Clin.. Pediatrioo, 1930, pag. 448. TrPtu~z e DllMAZY. Invot~;iou totale des viscères. - • Soc. de Méd. du ~ord •· rnarT.o 1930, in Pre.q.~e Méll. 1!)3U, rt. 38, 1"1{1· 6 ·~ 2. \Vt; rNBER.O. Zur Kasuistik de.;.; :;itiLS visce rurn inversLtS tots.lis... Wien. Klt"l~.

z,H.

Woch. 1930, pag. 123U.


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RIVISTA DILLA STAMPA MIDICA ITALIANA l STRANIIRA:: ,. t:,,r-:'I'A:->o Bmwtll. -- La guerra e le arti sanitarie. ( !·;dizion i :\lon dudori - :\fila n o). LiiJI'o sc·•·irt.o c· o11 intt>IJ prto e CUOI'(' di JliHdit•u . c h e In guel'l'll. hu ,-i,;suto e cle lln 1-:111"1'1'>1 ha uv,· ·•·tifo t· .-.. t~·f'rto piì1 C'he il disngin 111Htori~tle que llo d e ll o s pirito ed n' · (':t t.n nllu :<C' u olu cl t' ll'um a nit~:~risnw piì1 vi,·o . \' 11ol f'!'.-;ere un inn o ul medico iu g u'e r·· •·o: tntt 11 011 All 'opera individuale. f'e p111·e ~n nt n f'Ò e 1·o icn. sebl)en€' a tuttn In COll) · plns,.;a lllon•mw nt a le o •·ga nizztt7.iv He d ella 1-lanitit .Militare c he giu:-tamcmt-e. n.i ( 'o ng:r<•x«i int t'l'llttzion o lì. hn d esh1 to l'am n•ÌrAzi vne di tutte te Sanità C{) nV<'n u t t> . lJHI periodo della n eut1·alit n ,·igile. p e ri o d o di tn;~vn~lio e di nnsie. ehe C'i s<> rprew lt• qu nsi impn :pnruti e. iu breve. mi1'1\colo rli int e tlige nzn e di fede uì Capì n C1·eg1U'Ì. c i plll'l>l un'utt r Pzznt ul'll elu> h t>n può fur front e a tutt-e le esi_gcn'l.:<' ri l'hiPst P. dtt Ili l H gu<'!' I'A r·hf' ~~~~ pingeV>\ c·on t rag ic.:u fu lm i n e it à n modifienr~>. rifure . c: r•:ur-c~; dnllu , -,. Jnt fl quu s i l)l't•st·ritlu u:t>n c l·ir·it i• ciel m e di c·o militure u tnto s p t-><, itdiz zwt.io n e piì1 t:lw r nllinMtl dt' i va ri Rt' I'\'ÌZÌ, d e ll t> varie bn111<·hc mf'dìco-chimrgir:he. u llc' ••uo,·e aequi,;izi on i sc· il' ntifi(' h"' dw. I'Ìvo luzionAndo icl e0 ,·ece hie e >«>I'J'IlR"nt.o . PIII J'HIIO ,.;pnz'tt ltro n f' l domiuiodellu prntie1'1odien1a; tuttn In j:!I'I'IJHieoperu c·ostr·uth ·ic·e c dife n s i\'11 co ntro ma li nuovi l' irnprf',·isti. contm n •·mi micidiali in,.:.o:;pettnt t-. il ~i.(.(tlll tc>>'eo l'rn blf'lllH ig i<' nic·u- protìlattico. l'is tituzi one d()l](' prezio"e nniWt :<u· nir.nr·i~ s p (>c· inlizzat.t• c h e r.ttfJte g io vA ni v it.t• l'f'>' tituirono ali'I•;,.:.crcito t' nl Ptt e,;e. tuttn In 11111!\ni:<:<imu eornp lc:<S>l t>J)f'l'u delln 1-lnnit,\ :Vtilitn •·f', in tul>ì pili'Ola, viene p>tssatn, iu I'HR"t'.!.!ll li. ndditnta. n>'a lta ta. ;..rnn ll1Jlfl!·a fl o n f'l li lll'o ricordi "' o:<."t•n·Hzio ni int e•·~-'"-">llltis.'<i me: C:nctt~tw Bt1· :<dti. v ltre " e:-c~(' re un ••t•uropAtologo in:<igne. ~ un psiC"o logo ncut.o e p•·ofonllo. dtc h,t "i,.;to e ,·ix-<ut.o ht J.!ll~"'l'll Httnl,·e n:;u um1 s(' n s ibìlit it. pe •·:<o llltl e e d tnnani:;..-<.imn. P. le :<ue C'mosid.e razion i. nel PS<'ll'l pio. s u l prohlem1.1. J)l'<lfi tur.t it•o tempeut.il'o d e i HC'IIrolo.-:i r•ost itu is(•ono d n sole un cupitolo del pii't ulto vu lo n> ,;ocinlt>. :\nl'ltf' i pos-;il;i ti ctT!"t l i d t- l fenont('IIO g n errn su ll'e u!!f' ll etìe>L modt't' lll\ non vell~OIIO dimPIItil'ntì. e 110 i no11 sttpre nlo c: hìud erf' m E'glio ()llestu ln·t>ve n otn s u 1111 li bro <"he c i fH l'i<·orct.u·t> e ])I'Ofond ament e medit11T'e. 11111 n n e h(' ~'ntir<' Ì o r_gug lio:-tì di es.-;o re so td,tti c:- m odic·i i ta l inni. c he- riportHJtd<J il p e n s iero ciel Bo,.:chi su l d!' li e ft! u e J.!l'llVe problema: • H H e fft'ttin!nl '! llf e In _g•lt.:: r•·n eompo r tAI-c> llllft df'ge n e1'11zio n e. una I'E"J!I'f'A.-;im• ... loiol ogicn? df'vP. l' umn nit1\ ncco rftrs i se llZH confl)rt o~ L ' umanità hu rt>grcrlit.o. ><is.-;ign"•·i; mu a ll o st ('s:-~o lllo d o c h e tornn in d ie tro c olui ehi" lo fa pe r p ig-liur la rin cw·stt e Slli'JIH>'"fi i'O il s1\ s t esso vi•·tun!e dw fosse nn d>tto in\'t't·e H pnx<>o d'umnu •. ('A)lPA:<'A

Sulla scomparsa dell'anergia tubercolinica in ammalati di linfogranuloma maligno dopo trattamento rontgenterapico. (:\{inet'\'l~ 1fedioa, vo.l. l , n. Hi, 2 l Hl H'i lo 1n:H ).

.H OJ"I'A. -

Le •·ìcu1·c lu> di Bn-<t . • i, t·cu tfe •·mtl l a da a lt l'i AA., h o n 1•o •·tttt.o n lln. r'On <•:;r·ell7." ch1• noi linfn~I'Hnlllomn IYm li!!JHJ. fin dHi primi stud i dollrt rna la.tt.io. »Ì ha n e~ll · tivit>l. a><:<ohttn otllt- nmzioni tubtwcol inic: lle nel la mu~giOI'I\117.-il dei r:u:> i !' che in que i puuhi in <·u i 1·isultunn ltll COnt lli'Oflent·. ì tali reazion i RÌ munìfe>'M n o in form11 p iutt()st-o d oholf•. Kt•r·o•u lo lo s t ns.-<o B H,;tni ;;i t, I'Htt<'l'l~hbe di Lllltt n ' l'A u.n e q.{Ì n Ì11 J'appoi'I•J r.on IH llHtlll'll della mnl11ttiu. ì'itudiundo 11ullu ( 'linicn del proL ~ficht>l i l'andumo11to de ll' t~ llei~ÌH t uberco· lini!'>\ in 7 casi (!'> d i' i quali se!.{Hiti JW.rsonulmentE>) di linfogmnulomu mn lig n v Rottto pu>'! t.i a riill tgl:'llt(wHpi!l. l' A. ha l'otuto 1·ile vare cho. cont emp tll'Jlneamen te nl m i~l illl'ure de llo stnt•> ![Uitel'll lc d ullll 111>th\ttiu., la intnHle rmo J·enziollfl con tube•·· col inn no~gttti nt primn •le ll ' ini 'l- i<> d e ll e c u re J'cintge nt-el'8 pie h e.• dive ntu., ·n p osi ti\'a . {)ncsll' J' i<"o n• lto t·lini<·hn dimo,:tl'llll<> qui11di l'Ile g li mmnn.lati di linfognumJom !l malil!llo <·on llll Oq.!in luho r('u lilli (•>l n=<~vlnto. p os.-;cmo Jll'('>'!'llttli'O un'ipersens ihilit t\ tuMI'Ct)l. ini c » dropn "l't'li r· uz ioiH' di 1'>11-!l! i X.


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tli.)

:\ ,;piH_g!lldOitO d o ) fOIH111l t' ll0 [ '.-\. >LV>tll.'Ut J'ipnt..-<i t:IH~ [a l'(• lllÌS:< ÌtJIW d!'lJ!I 11 1>1· con.segttenzu d e l t.ntttl\tnllttto ~ll l'llti vt> nhbiu. rip11rtato gli ummu l o~.ti in eondizi o ni eli relu.tiv>t nonnalit.,·~ n <ptind i u llo st!Lto di ron t·t ivit1\ pt•imitiva , com p•·<•:-:0 f(uello di •tllergia tublwcolnt'J' <'he gnnol'll l mente s i ha n e ll a muggioranzu d 0g li inùivi dtti. L u. modi!icnziono d e llo stato anorgico i.n t.~tli amm>Lin.ti non sarebbe• dipende nto dall'aziono dirotto. clo llo il'l'ndiwtioni. nta ,:n ,·nhb!' invpc·e 111111 Cnll,..l'· guonza d e lltt l'(!mi:.::..,ione ù e l pnu·e;<;;o linfc)gran nlomntoso d t•tN·minnl tt dulle ('11 1'0 r <i ntgen. lnfn.Lti le n •n7.iomi t.ube rc·o lini c· h o JK>;;i tivH, ~t· 1""'~-' t!l•huli, .-lw ,: i pos:-:p ro t) avero anehe i.n qllnll'llll eu>lO non tJ·nttato nfi>ttto cn n In ri'• ntl(e n t.eJ·u pin., st.Hl't•h b et·o i n rt~lttzione con 11111\ di qne lle r!lmis,;io ni ;; pcHlfu.nt'~ c h P. s i po>l,;on o riiE'vui·e ternporanearoente in que..-tu nlttlat.t i>t. Dato quest.o pt'Oi<tmto ntpporttl tnl lillfl>~l'allllh•m>t ll'l>tli.W tll (' com p o rtlimtHtl o d e lln raatt ività 1tlla t uben·t>lina il rilipn) di ipe ,·,;oni! ibilit.\. !<tWI)IHio l'A .. for~e pot rt' i>ho fo rni 1'!• q nn l<' il e ut i lo du.t o 111'1 p t·ot.,'lH>"t i<'o. l >~ttin. in

R OWJ' e C: RAY n tE L. Angina pectoris e diabete mellito. 1 .J "~"~'H l o f. Aine rit·n ll m e d . A.o:;;;·u;., 21 nmr:r.o J!l:ll). <:l i A\.. d11. 111111 c·t•rnitH di duc><'c' llt udi.-ei (·;es i :-: 11 /IHHI di clinht·\ (' II H'ilit o . ritengono nmpiu"'''nll> l"'oV>Jic l dtt• il cli>~hrtt' nn•rc• ' " "t llnlt·\·nlt· i"'l""'tt1n7.u et io lo!Ò C>I nell o ·w i l11ppo dd In m •1ln t t iu •·nl'olllll'irll 11 s i nrlrnmn n fil! i"""''· Bi!.!;lltl l'dO n,lln r•a l oLrt'l ll!':.:i pu•'• dir,;i (•ha In L!I'HVi l i\ p l't·:'(Pil:-<icHtt' clo ll c• lcsic>lli f\I'torio;;(:lt'rotithe n e i dia.hot id ,.., n o notpv,Ji ~..-illiP. Oglli diui>Nit·o lu c· n i umluu itt ri"ll l!.!;>t n c: irrn c inqn r nnnì l"'"'"""'' t11tti eli ~f'lt-I·os i t'O J'OI>UI'Ìc·n. Trornho-.:i <'011 infttJ·ti C>ll'cliH <'Ì io >'tfl ht ri scontnJta i11 n ol!·vc,lc· ptll'l'<'lllll td t• ndlo a.ntop:-:ie d ft i diobotic i pro\'ftllionti clu g li o» J>Ccl>tli eli Ho:.:tnll don; gli A.-\.. h oUIII C> a t.t.into illon1 rnLtt~rialc-. Non mnnc·>tnn •·u~-.: i di ruttttl'n dA l •·nnrP t-ò eli """" '·ismn d e llepanlt-i vent.,·ico lari. l.' t> IPtt r uc·H nli t•J!I'>IItllll>l i' il miglitll' m e tudo di IHhoi'Ht .. ,·io prr 1' i )eV!lol't) alt.ent:r.i C) l) i \!() l'l H l Hl'i(' IJ(': >; Ì htl <'O Il l{ l'Ili H le• f I'O!j l Hl li 1,(l l' i Il VI' 1':'1CII H ' dc,))u ondn. T. in Jo e zo dt:wi\'u7.ioll e. not('\·olnwllt!' fn•qth'l>lt> il >'f'l!nn di Pnnlt•r . ~elle :<lntistic ht· piìt r<'C'l'llli vinne I'P!o!i:>trnto llll Hlllllt'llf·t> tldh· fol'lll <' 11"--.:cwiut fl tlinbot-e e nnginn di CHi gli AA. dnnnn le ,:piegnzinni >'P!.! III' nti:

l'"''

) v Alltet·c•·lt•t Jte nw nlt· IH dnntl n II H.'tlit~ cll'llH v it•t eli 1111 diai>•·t Ì<·o ,.,.,. trnJIJ •v bruve. J.>HI.'t·hè· e:-<:.:c> rist:lllti"-"'t' inpi(lno dPIIo alt cm:r.io lli :.:, ·oll<l dal di.a lw tto IWI ll>iot'Hrdio o nel ;;i:-:temfl (:oronurio. (: li u.ttncchi o\lll(i llos i in Jnol t i c·Jt,.-.:i doc•I >J'I't'lldo t'Oli "c·aa·sc) rilievo C' litii ùo p or la min o mtu. :-:on:-<ibilit i~ d e i pn7.ien t i o pe r In ,·i t a inn tt.int dn •.,.,,,j cu11dottn, nu u v~nivtl.IIO n otati fino all'•tttaet·u finult- c·he s p e..-:-:u \'Pn Ì\·u t>~ ic·ltt·tt"l o C'(tiTH' sill l't> J!~ tliabetict\ o comu at,ipit·o. :Jo Infine molte volte n o n vtmintll!l p •>s l p I ~J diug11•1>' i di elialH.-te p t.: I' l>t Tllllllt.aw:r.a di esumi JJreci,; i s 11l Slliii.!IIH t.o.: m·Hdo pn·,.;clltt.• aw·h(· l'iua l z~t.J\I('IIIu del!.• fiQglifl •·e rmlo o.llo ZIICC:hero i11 Cf> rli dinhN-i(' i. L 'an tlli,; i ch·ll'orin>t f' lu I' Ì<'f'l'<"n dell a ~liccrnia un'on~ dopo tlll pn,;to ('omp letn e lt• pmvC' dl')lu t ui iPr>tn:r. .. dt·! d estros io. ~:~ono ,;pos,;o iiHti~:~peH,.;abili l't"'' sauhilin• J'o,;i<it·0 117.U dd clia l•ett•: c>."'"~" 't"i11di """ d <'il bono manCf\.1'0 noll ' e.~nn• e cornplotn dl'll'un!!ino><o. J h :H'rOI.l '<'\'l

zo

e I.AzAtun Jl::;. -· A proposito del trattamento delle cisti idatidee del polmone. (.J ounwl d e r-hinu ·g ic, Hl H-ile l !1:11 ) .

GARA J ,·\ .Kmwo u w:;

In <lrt•eia In fre '[llflll:r.n d c·llt• f· ist.i idatidee clol J>•>lmone i• rtduii~·,nw nte a lta. ~: Ho to c h o ,,i :>olio fra i C'hin11 ·~i d.e lle cli,·ergPn:r.e ,;ul tr'>IHoLilH'IliO _eli t.n li c:i:--ti e c·llo la co11dntta do. t.en OJ'O IHIII, ò nri.CO I'fl !is,;ntn in mu11ir i'n dt'fillitint. E 'JIIÌilcli int et'Pi'· sante conos(;(~re i rnotocli adoperati e i t'Ìs td tnti otlt•uut.i d agli AA. nc•l tmtftunelli O di 12 cm>~i du. O!'s i opemti e ~llnrit, i. l n qnnnt.o a i s intonci fnnzic.n11tli e ui segHi fif<iPi e.'<,;i non uggitJngono nullA. cl' impoT't nnte all i' conoscen7.H cln>l,;ic:h e . Lt> I'eHzioni biologi<'fll) s i .;ouo m o;o;t l'fLt.e dì \'fllnnJ int·o n,:tnnto: frn tutt(l ot ll u c(('IJ'Tllor'f'tl'l.io ll e del


U'i6

RIVISTA nF:l.l, A STAMPA

~1f11)J ("A

I'l' A I.IA :-:A E

STRASI~:RA

C..t~oni è du. dare la. m'\trl:{io re imp:>r tanza. Confermano C'he la looali?.?.a?.ione esatti\ cit>l foco la io non può oHere fante. dal chirurgo se non col concorso del radiologo. · Socondo gli AA. l' indicazione operatoria è 1\-"!.'lOiuta.: · l 0 nei casi di cisti cent.ra.li che diano luogo ad emorragie pericolose o che iii ser:rn ito a rott ura siano la causa d ' un ag~ravamento manifesto dello stato genera le; 2o n oi Cti,.Si di c i;;ti centrali che abbiano >SO rpa.s.~o.t.o il volume di un'arancia; :1° in tnr.ti i cas i di ci;;ti corticali o intmpleuriche. Invece non vi è indicaz inllt) operat OI'in nei c,ts i di picrnle Ci!;t i c·Pnt1·ali, !IÌt.nnte pre!;:<;O l'ilo. non rotti" e (;hld nou diA.no luogo a complicazioni g ra vi come emottis i ripetute e pe·ricolow, e c·r><ol ancho pe r· le ci,:;"i centn\li rotte o JWese ntanti, in seguito a. vomica, de i segni di gua.ric: io r H~ s p on tanea. ln tervljuto: ltne;te,; Ìtt locale, i.oc is ioue linea.t·e di 6-8 centimet.ri, e resezioue di rtna, uo4ola. Tn pre~<enza di acle r·enze ple nriche, apertura (con bisturì e non c<~ l r.c nnoenutorio) od ov~teuazione dolht cisti iu un ~olo tempo senza introduzione d i ,;oluzio ne di fo rmolo, estnuion e della rn&mbmna madre e del s uo contenuto. Fur·ono così operi~<t,i 8 casi co n ottimo risultnto. Piò imbar·azzante è il prnblema qul\odo le adorem:o pleuriche fanno cli.fotto, e3;;endo grave il passaggio di liquido c istico o di pus ne lla cavità ple urica. Alcuai c hirurgi si servono della. camera a i popre&>ione di Sauerbruch o degli apparecchi ad iperpressione di Brauer o Melt,z,n· .Auet· ; gli .AA. non rite u![ono il loro uso nè semplice n è s uJiìciente: nei casi ( 4) d a essi operati nei qual i fncevano di fotto le ader·enze pleuriohe, in 3 casi hanno adopemto, con r·is ttl tati soddisfacenti, il veechio metodo c.J.ell'opemzione in due tempi, i;l 4° easo è :;tat.o operato in un t empo solo col metodo del pne um o toraee chirurgico tottdo. Anche in quest' ultimo ca;;o il ris ultato ò stato molto soddis f,tcen te o il llecor:;o ulteriore molto semplice. Gli AA., di sentendo i processi nJopera.ti, concludono che nei casi con atlet•cnze p!Auriclte non vi dovrebbe eflser dubbio sul metodo opemtorio in un tempo solo, m n arw he qutmdo dife ttino le aderenze, essi, incoraggiati dal succe.sso operatorio dell'ul timo ca.">o desc r-itto e rifor·endosi a ltresi ai ris ultati egualmente soddisfacenti r iportati rece ntoroen.te rla. a ltr i clùrurgi (Geroulanos e Makkas), propendono per l'opel'Rzione in un tempo tutto le volt-e che non vi ililtnO segni evidenti di suppuraziono. pICCA RRJ>'r A

-=-

TA~DrA~N'. - Singola re

rejlerto di corjiO utraneo. ~(Zentrrubl ·ltt

fi.ir (..' hirur·gie,

!J Jllll\!glO 1931 ).

Trt\tta<5i di un ferito di guerra uel l!HS da. scheggia m ttltiple di gr1,1,nata alla

nuc:\, pr Jiet~ate in vMie tlire~ioni. A guarigione avvenuta di una. vasta ferita attravl:lrso a lla Y. u ale :si elirninat·ouo in va. rio tempo uumerOilO piccole ;;cheggie. si rit e rme conveniente di la8oia.re in situ, perchè non dava alcun disturbo, una scheggia di r; rana ta localizzata alle. par te interna dell'angolo mandibolare a sinistra. A distanza. di 12 anni, accu:-;H.ndo il p a ziente tumefazione nella sede della scheggia ed una, certa. difficoltà a.d aprire la bocca, s i decise d i a llontanare il corpo estraneo al quu.le s i dove va riferire l 'o.cceon!l.to disturbo . U nn. rad iogt·afia eli mostrò t\lla. parte interoa dell'angolo :>inistro della m andibola una piccola opacità la quale per· quanto n on avo.;se lirnit;i m::~lto oet.ti, come 8i hanno nei corpi rnetaUici. fu ritenut-a. es.-;ere la scheggia di granata. lasciata. in si tu. EsHguita una iuci;;ione p er via orale per raggiungere il corpo est-raneo, questo non fu t·irlvenut o, m a al p :>;to iudicato dall'ombra l'll>lliogm,fìca si trovò Ulla fitta

zorta di tessuto di gr•ttn ultt.~ione imbevn~a di pigmento bruno-oscuro, pigmento che all'esame istologico s i dimostrò a contenuto di ferro, il che fa. f' Upone c he il fram m t> nto m e tallico era stato ossidato e sciolto nei t.essuti, venendo così con i prodotti dPII 'ossidazione ad impregnare i l wssuto rl.i granulazione che lo circondava. Prcc.ARRJo:TA

Cisti d'echino cocco della coda del panueas. ( P<>liclinico, sez. chit·ur·gia, apr·ile 19:.H ). La c if!t,i irlatid t:J cle l p .t.ncr,H'> fi !M<~ono tn\ le localizzazioni molto l't~a·e Jella cchinococco.>i nrna ntt: i cf\SÌ noti ne llu. letteratll.ra infatti non toccano la cinquantiut~., e t l'.\ qu.,;ti rariflsim:> !e lo c,Liiua.zio ni a llu. coda, tanto che mo lti autori. le ornettou~. addiri ttum nolltt cl •~~>i fic.\zionc rlollr c i.;;t i pn t'c1'Nit~tri e. ·

CALRO . -


RlVISTt~

677

DELLA Sr..UlPA ){EO!t'A I'rAL lA!'<A E STR.Al>'IERA

È quinrli inten~.,;sante il caso clinico di echinococco della coda del pancreas illustrato dall'A. OltL-e c he per la ca<Jistica, il caso è iuteres;;ante per alctuti dati semeiologici. È invet·o generalmente amme...;so che le formazioni a sede pancreatica. debbano avere una. gran<le fi.s;,ità e non essere affatt.o mobili; nel caso presente invece v i era n otevole ;;postabili til della tumefazione. La sede panc1"6t1.tica tuttavin fu facilmenw determinata in base ngli alti i rilievi serneiologici, mn m>\ncò la diagnosi preoperator·ia tli natur·a di cisti idat idea a cui non !'i portsò por la :;un nwiti~ in que:;t'organo, tanto più che n ella formula leucocitada v i erA. mancarr.~;a di eo:;ir10fllia.. L'A. ri"or<la che per le cisti del pancreas sono consigliate la m ar;;upial izzazione in uno o d tre tempi con d r·enrtggio, In resezione con o senla capitontlf.l.ge a lln Dd bot, ovvero l'e:;t irpazione totale. l n questo caso fu pra.ticattt l'e:ltirpazione radicale ma ne seguì p oritonite subfrenica ed esito letale. L'A. dopo aver pa:>sa.to in ra;><;e6na le vat·ie tliugnoi!i dift'erenzial.i dei twnori addominali dell'ipocoudrio sinistro. discute le modAlità toonlche operatoriè che potevano forse ovviare ttll'insuCC('l-;50. P WCARRETA

L ERICHE e J tJ!W . -

Ricerche sperimentali sugli edemi chirurgici degli arti d'ori gine flebitica. (.J ournal de chirurgie, aprile l !1:31 ).

Al fine di stwHa.t·e il m eccanismo di formazione di a lc uni edemi chil'llrgici, vengono eseguitt> rke rche <;pet·imentali sul ~òstema v euo;so d egli at·ti dei cani, praticando in alcuni la semplice resozionfl di e.<;;t<)s i tratti venosi, in altti la ll:'e:atura di tratt.i venosi e la iniezione ~c ler·o~ante eli salie ilnto di sodio al 30 % nei segmenti isolati; in un torzo g1·uppo la i!ola irtiezione sclero;;ante nelln avventizia d e lla vena, senza legatura. Dai t·isultati d elle varie esperienze eseguito nei tre gruppi gli AA. sono venuti a lla seguente conclni!ione: la soppressione di e;;tesi tratti (li vene è ben tollerat-a dai cani ed è seguita dn. un edema c he appare il g iorno consecut.ivo all' intervento e du1·a 2-8 giorni. La iniezione endovenosa sclorosant e, previa legatura rl.i lunghi tratti di vene, produce analogamente edema, mn que.-;to è più considerevole e dtu•a. più n lungo che nei ca..,;i procedenti, da 8 a 12 giorni. Nel t-erzo gruppo l'i niezione sclerosant,e nell'avventizitL della parete v-enosa, senza legatw·a, produce un edema seeondario clte appar·e due giorni dopo l'intervento ed è in genere poco accentuato. L'osset·vazione ist.olo~ica di tratti ùi vene asportati ha fatto rilevare processi di periflobitP ed tmdoflebit.e obliterante. fino ttll'ost.ruzione completa del hune vtLsale . Gli AA. si limita.no a e.~pon·e i r·isltltati delle loro ricerche, dchiamando l'atrenzione sulla import·uuza. delle a ltem2.ioni della parete Vtl.<>ale nella genesi di questi edemi transito t'i, nei quali può senz 'ttltro e.:;clude•·;;i l'o riS~;ine liuft\tica. ROSA

LAUREATI. - Sulla frattura marginale posteriore (malleolo- posteriore di Destot) della epifisi tib i aie inferiore. (La chinu·g ia de.:! li or;rani del movimento, vo l. XV, fase. 6, HJ31 )Riferendo.>i all'o3>erv"'zione di un caso clinico di esit.i di fràttma del malleolo tibiale po;;teriore o 3o malleolo o apofì;;i posteriore d&lla tibia., rilevati cou l'esame radiogrn.tico a distanza cii 6 me_:;i dal tr.:tuma riporta.to, l'A. illwstr·a l' importanza dii una diag nosi e.> atta e tempe~tiva di t>Lie frattura u.i tini di un razionale trattamento e della pl·ogno.s i. Ordinar iamente la fmttul'a. s i pt·ocluce nel salto, n ello scendere e salire le scale, nella ca•luta a piè pari; per lo più è a.<;.<;ociat.a a lesione di uno o di -entrambi i malleoli; pe1· la sua importarlza non dovrà essere considerata come una. delle tante complicazioni de lle fratture m n lleolari, rna d eve costituire un'entità. patologica a sè. Jl mancato appoggio di q~testa apoHsi fratturata determina sublussazione all'indietr·o dell'ustr,lgnlo. L'A. descl'Ìve la sintomn.to lo\!in c lini<:a dolltt frattura i:;olnta del torzo m1~lleolo e que lla della fratturo di e:;so, a'<sociat.a a lesioni dei malleoli. Per la diagnosi è indispensabile l'esttme mdiogntfico in duo po~izioru ortogomtli. La proguosi è sem· pre set'Ìtl. tl'itttando><i rli una fl·attum intrnrticolnre. Qunnlio a.l trattamonto, nella. forme recenti, se vi è ins ieme s ub-lw;;;t\zione dell',l.'3tmg•~lo, riduzione della lussazione<


6i8

HJYL'\TA DELLA STA)Jl',\

)mDICA

l'l'ALIA~A

E

~T'RANIERA

e pni immobilizzazione del piede in fo•·znt11 fleS~:~ione dorsale. Nelle foi'IIIle invererate si può tentnl'e la riduzioue sotto ane:<te.<.;ia: se la lesione è irriducibi le bisogna r icm·r·ere a l t r·11 t t a m l'li f o cru en lo. R OSA .}'{TTZ e JAcOai. -

Rottura spontanea della milza in corso d'lnoculazl~ne malarlca.

(:\fiinch ener Mediz. \Yochen <;chrift, 6 Il" orzo H•:ll ). L e r·ott.ure spontRnM della milz:a ~ono M.raord inariamente rare, e!';.~e s i hanno, come è noto, specialmente n e lla febbre r icorrente, n ella febbre petecchia le, nel tifo e nelln mnhnia. In una l'OtRtistica dei ca;•i di malaria durante i lavori del Canale di Pamnna. 3flnOn circa, fu •·ono osservati tre cnsi d ilacerazioni splenicbe . Nel t r at tam ento malnrico della paralisi proi!J'essiva è stata notata da autorevoli oSi:lervat.ori la mancanza l'Illasi costante d ell'aumento del volume della milza confermato anche da numerosi r('lporti di aut.op;;in. Gl i AA. cho hanno trovato no l111 letteratura ormai abbondante della malaria t.orapin solo d no c11~i cl i rottura f;JIOiltanea della milza, ne aggiungono un terzo cnpitato alla loro osserv11zione. In un sogl!ot.to di t.r·entanove anni, affetto d~' t.abepamlisi s i eibbe il primo nccASSO febbril e, 4 0°, undi c i giorni tlopo l'inoculazione. Gli access i si susseguirono og-ni due giorni senza c he l'individuo ;o:offris..:;e d isturb i par ticolari; a l 22o giorno d a.ll 'inoculazione improvvisamente fn notato un coiiA;;so acuto col polso piccolissimo e frequente . I l modico ri!(contrò stato di coma, anemia acuta, labbra cianotiche, co Jorito COI'OO d el cor·po. sudo razione profusa, re:;piro superficia lissimo e frequente, t o11i cA.rdin.ci appena per cet.tibi li. l\fa lgnHlo iniezioni endovenose di cardiazol, lob el ino. s i arr·ivò a ll'esito d opo pochi mim1t i. L'ipotesi di unA grave emorragi a i nt~r­ nn. Yorosimilm('ntc rotturA delln mil.za. dat.o lo stato d i profonda aneroizzazione, fu confEil'mato rla l l'a ut op~in la quAle rive !<) m1 accent.uato tumor eli m ilza a tipo midollaro acuto con una Lacen1zione che a ndava da l polo in feriore all'ilo. L indagine mior·oscopicn p orm iso d i e:;cludere alternzioni cr•onicho dell'organo come sp leni-te e peri;,plenite, indmaziouc da stasi, les ioni o tipo loucomico, linfog ranulomatoso, ecc. (:Ii AA. nel ca.-.o su<'eitnto dopo aver e~cluso 1\tzione eli una. e\•idente cnusn e~torntt, pnssano ad esA.minnre l'infhtenza (li piccoli fatti delln vita ordinari a quali un n !'; forzo, un colpo eli tO!'<>'t~. il vomito, la ten;;ione de i mu!lcoli addominal i, ecc. Da llll punto di vi,;~tt prntico modico lr-J!nle può po1'Ò dirsi che la ricerca di e:;..-;i è su pedluA. poiehè come unica can,.:.11 rlel tumor e nento di mii7.U dove ammetteJ'iòi l'i nocu laziono ma J.u·ic:o. BEnTOLuccr

u.nr.L Una rara lesione rachidea. Scoppio isolato di un disco intervertebrale. (C'hi,·ur.giu d0gli organi d el m()vimento, voL XIV, fas.c. i). L'A. do.~c•·ive un el\;:;n di scoppio isolato di un disco intol'vortebrale riportato da. un mmloVtdo caduto dall'u.ltezza di 7 rnot•·i bM.t.e ndo sul s uolo i n pos izione verti· cal"; por lo stelSdo trauma s i pl'oduceva anche la. t'rntturn d ei cnlcngni. Subi to d opo In cad uta. avvfl l'tÌ dolore sordo H.lla co lonno. vortobrn lo o rw lle p ri mo 24 ore ebbE:' f'i. t enzione di nrinn e p Ar I'!Wtlc he giorno ~t. ip!<i, in :<eguito minzione e d efecazione tor· nnvano nor·mali e il clo lor·e ttlla co!Qnna vor teb rn le s i affievolì sempre pii':l, fino a scom parire. C'npitato nll'of;:-;orvnzioue d t•II'A . 11 tre m esi e mezzo dal tnnrma, l'esnme cliniC'o ddla colonJ1n yortobrnle faeevn. rilm·are: proco:>><o spinoso d e lla !)n veJ·te · bt·tt dor.sale un po' piì.r sporgente dOol!e a lt1·e e un po' pitl rnvvicinato a que llo suJ'IOI'i<>ro, indolente la. pàlp:tzione dolle s injtoli a po fis i spinose, dolent,i invece ]n, pul· pazione dE- Ili' docce pnrtt\'OrlebrHI i i n corri;,pondanzn d ella !) 3 e .JOn vert.ebrn dorsale, doloro noi movimen~i di rotnzionc n sin istra. All'c><:ume !'lldinqraficc• -~i nntnva n><f'enzn di le:-;ioni ossee n carico d elle v ertebre, spazio in!t•rv<'rtnbrak• fnt !)n e l on vortdu·a d o rsale occupato da un' omhra den!:-u . piìt opn<:o al contro, forrnnta o.lall'in:':icmu di alc· uni nucle i piì1 densi; fnt.to c he fu in torpr~'ltllo come lillA. df'po<~izione d i sali di calcio avvenuta in seno al dil"CO inter,·e rtcbrnlo lP." "- l~~11rn i rndiognlfìC'i ><trcco::<><i,·i. di cui l' u ltimo pmticato a_ 4nnn i di • li~tnnzn dt11 lrnumn, d imostrano riduzione <.li un t.orzo delralhw.zn dolio


679 spnzio inte •·vertebmle fra 9,11 e l Ù8 vertebra tlorsnle e la scomparsa progressiva quasi compl0ta della zona opaca che occupava lo spnzio, il qualo si presenta a. forma. di cuneo con base posteriore, visto iJl proiezione Intero laterale. L'A. passa in ra~~egna casi consimili illustrati da altri e tlfforma che la dia~nosi esatta può essere fatta con l'e!<ame mdiologico, i C\l i Sf'J!ll i s icuri sono la riduzione o In scomparsa dello spazio inte rvortebrale, apofisi spinosH della Ye rtebra sottostante avvicinata alla superior e e nella proiezione Intero laterale trasformazione d ello spazio in una fessura triangolare. Interessante in questo caso è l'opacamente tloUo spa7.io inter vertebrale che da altri AA. fu att.ribuito a fatti infettivi e che nfll CA!<O nttunle è in evidente e diretto rapporto con il trauma. La le:<ione rlel solo di:::co inb:~•·ye•·tebra lo può esser e considerata un'affezione benÌf(lll\ c,uando non ~ accornvugnata. da compliCt17Joni a carico del midollo spinale. PLAS'l'INA LANGERON . - - Obllterazione embolica dell 'arter ia iliaca

primitiva. (La presse médi-

cale, 2 maggio 1931). L' A. illust.m. il seguente cm<o <li n otevole imrxwtanzn diagnostica.. Un uomo di 58 nnn i, senza pr·eceriltmti pa r t icolari, è colpi to imp•·ovvi&unente do. d o lori vivi e impotenza motri<:e dell 'arto infe ri o r·e destro che s i presenta freddo e rigido, dolente a lla pN.l"-'lione, rna <1uasi insensibile a lla puntura. tl.al ginocchio in giìr . Assenza di battit.i a rteric)si nlln femorale, alla poplitP..a., nlla tibitde posteriore; alJ'oscillomet.rin, a~<;onza \li o~c ill a7.ion i al la rosr in, al polpaccio e alla cavigl ia; arto inferi ore s inistro int og r·o . Cnore ri tmico, arterie pel'itedche dn.re. n giorl<O seguente macchie ntwastro comp,tiono ,;u l do•·so del pifl<le. i d o lori divengono inLollorabili . Tutto p erò s i a rrost,l 110tt.1mc·nte a l diso t t o del ginoccltio. mC'l<tro l ~t co;.cin. resta calda. di colore normale. di sen,;ibilità inalterata. Vieno fatta diagno,;i di oblitera7.Ìone dell'artN·it't popl itoa per trombosi. Essendo velluto a morte i l sog(!eLto per s incope, si riscont•·ò invec.e un embolo del l'arteria i liaca primitiva mentr(~ femorale, poplitea, tibia.le posteriore erano permOitbili. Com.e conciliare tale mperto con la sintomatolop;ia c linico? K,:so spiega. l'inizio brusco, lu ,;pm·izionod<'l ll• pulsa?.ioni e dolio osci llazion i in tutto l'ttdo. L'int eg rit,\ d ella eos<'ia e l'arr('sto quusi lineare dei fenomoni VMO·mot.ori a l disotto del gi noce h io non possono spiec;arsi, serondo l'A .. so non <'rm nna c i rcolo.7.ioue collaterale r enlizzattL tlnlle arter ie della regione po.~terioro delln co,;cia a 1ne..:zo deli'arte!'ia. ipo~w;:triC'a del lato oppo;:;to. Jl metodo rndiogr·aHco dell'iniezione intra-a rte riosa d i Lipiodol per In locnlizzuzione clcll'o;<t rnzi one, nvrchbc fWob,lbilmonte evitato l 'erl'OI'f' ditl!!nost ico e impo:;to l'intervolltO chirurgico du adottare.

DI: R ENZO e VlTELLO. -

Ricerche sulle m odiiica zioni dell a riserva al calina del plasma sanguigno, del pH urina r io e della frequenza deg li accessi con vul s.iVI in seguito a somministraz lone di a lcuni farmac i antl con vu ls ivant i e di clor111rO di calcio negli epilett ici. ( Ri vistn. di neurologin, fu :se·. l , febbraio l !J31).

Le disc<Jf<"ion i s'l i In patoaf'nN;i d el!'P.piiC'.,::<in ('(}>: idd ~,>thl t'R>'Orl7 i ~ l·' · sono senrpre all'or·d ino dPl giorno!' l!li AA .. sopmtui'to il D i Ronzo, che si >'ono pnrtict>lurmente occupa! i d ell'tt!·gom('nto. combatto n ~>. con le loro u::<"en·flzioni e deduzioni. la t.eoria d<'ll' al<:n losi flUil'!U Ìgn:fl, invocP.tu dA nl<'rmi ( Rigwood, Pagnioz. \\'olmot·. eco.) a spiegur·e la <:ut:>"a dt>tt>l'lllinttntl:' de!.!li nce<•-<,;i <-ouvll lsi•;i Di Renzo e VitPlln hanno s•udi!lto le modi(ieazinni d(•lln I'ÌSOI'\·a a lcalina d el pln,;ma s~tng:nigno e d0l p H uri nn rio in novE' COl<1Ì7.i>d i, soul!etti a frer1uentii'!!<ÌJI1f' crisi com·ulsivc, in seguito n som rnini;:trazione (! i Luminnl. di Comizinl o di clo ru•·o di CP.l<•io. Per tur oppo1tuno C'onfronto non hnnno tmlnseinto, IHtt.nndnwnto. di seguire n e i loro ammnlnti il comportnm<"nto dE'i ,·alori rlt:'ll~• eletta riserva e clol pH w·inar io ne l perioci•J antedon:, nll'inizio dPlle cure e pret:isnmuHte nel tempo che precedeva gll accl'so;i convu l" ivi. durnntC' e d opo di quf'f'ti. l due tipi di fnnna<'i usnti (l.mni nnl e Comizio! ùn tllllt P•wte e clorur·o di calc in Ùqi J'o.ltrn ) sono <>btt i sc<'lti non St'lllW rHg-ione: e,;><Ì hanno un'ttzionn dol tut-


liSO

t,o divoNn agendo il primo come anticonvulsi\·ant.o per eccellenza e il secondo come aci<l ifìrRnt.e por l'atunento del tas.'lo <lel c~tle io ionizzato c be determina. Le convuls ioni, prima <lc lht cttra. emno sem pru precedute da un atunento cos picuo della R . .-\. clol plas ma -">ut~UÌ !.(tt O e d d pH minnrio, p iù n"U~.nifosto sopratutto nelle ultime ore px·ocod cnt i l'acco:s;;o; qunlc lao minuto prima de llo scoppio d olla crL'<i si avevA una. Cà· dut.ft. dolln R. A. e clel p l{ cun ri torno a vrt.lOl'i presso che normali. fn sog11i to a tmttunw nto con T..uminn.l o Comizial, i v a lori d ella R. A. s i modificll.no !Jt'ofonclum (mte: e..;.,;i c-ioè n<u nentu no progr·o.->.o;ivamonte e no n ~i osserva pi\1 la oo:;iddotta curva pmaccos::; ual o (inHulzrt.mon to pro~ross ivu dollu R.. A. :seguito da bl'll;;ca caduta nei minuti che precedono l 'ncce.~,;o) . rt p H urinario è lie vemente aumentato. f'('t' il e loruro •li calcio . S(>mmit'li-<trl\l·O pe r via endovenoM, s i h a invece u n abha,-<:mmon to d e i tl(lt t i ' 'alQri mout•·o ii IJH urinari o è au mentato. :\[~L il fatto più notevoiC' è d ato d a llo modificazioni appo•·~nte dai due tipi di fnnnA.c i nella frequenza ddlo crisi convuls ive: m entre il L uminnl e il Comizial lcho IJt·ovocnno nn"alcrdo-,i si-uagtti~m\., quella co nflizione cioè sqtlis itamente propi:da secondo a lc uni AA. a llo st.·o pp io de llt\ cris i corwuls iva). appor tu.no w1a c.li· minuziono notevoli::;sim~1 fitt o a lln scumparsa, a volte , degli accc:o~si , la somruirtistra· zione di c lo n1ro di calC'io (n.cic!ilìcante po•· eccellenza), n on solo non d et ormina ditni· n.ttzione ma qualche volt.a è atltlil'itt ttrtL catL.,;tL di aumento nella frequenza delle cri<>i comizia li. Da tali ri-<:ultati s i d ed uce fac ilmt>nte c he non può e'lser·e invocata lA. sola uloalosi sangui~nn a spiegn.rc lrl. genesi lleszli n.ccessi convuls ivi negli epilQttici. CA.llll'A.N'A Sul valore dell'esame radiografico dei seni mascellarl nella diagnosi di sinusite puru lenta. (Bollettino d ello malt\ttie d ell'orecchio, della gola e del naso, n. 4, aprilo J \!:31 ).

TnAJNA. -

D op<> un breve richinmo ai ca,;i con.sirnili pubblicati recentemente da Citelli e da Bi l,mcioni l' A. i llu-5tt'll due casi cl in ici capitatigli e nei quali, in mancanza. di segni c linici conco rdant.i, il r·e por to ra diografico lo decise ad inte rvenire chirurgicarnente :mi soni m ll-!:l<.:ell n ri t•itenuti itnrasi dal processo ptuulento. n reperto opera.r,orio però ne l primo ca.so feee corlStlttar·e che il sono supposto malato non pro· souto.vn. altent·t,i<>ni di so rttt. e noi CMO SMOn<lo (individuo nffetto da fi.SCO.'>SO della vo lta p>tl.tti rm di orig ine d enr,n,ritt n oi <.JUttle vione d hlgnost iClt.ta la sinusito mascel· lar·e pttnllontn. d e llo ,;l;e.,;,;o lato qua.'!i unicamertte in ba:se 111 re pex·to radiografico) s i trovò solt.tmt.o un lie ve ispossìrnento dellu. mucosa del seno in corrispondenza d e l pavimento. roentre os;ni allnl. alterazione era. O..'i$ente, t r a nne, s' intende, quelltL rig uar•d tmte l'asces~o de l pttlato. E :;clude c ho l' errore sia. da imputare a lla ineguale dimensione dei due seui, cosa tanto fac ile n. d scnrttra.l'Si in pmtica, pe r·che nelle raùiogro.fie dei due casi u.ppar:ivnno eguulmento ampi e si u.vova. un'opu.cit.à netta. solo in quello di un solo lttlo. Può escludore ino ltre che la C>LU:Sa d e ll'errore sia d ovuta a. sovrapposizione di ombre erl allo. a:;imrnot.L'ia delle pro iezioni per tecnict~ impreci:;l8. perchè il r eperto r adiografico ripotuto (pt·e:::o sempre in proiezione facciale bassa in direzione poste· t'o·anteriore) confermò l' immagine radiogratica. L ' A. avanza quindi l'ipotesi pe r qna11t0 que;;te ttnomalie non ri;;ultino ancora nei tntttati di anatomia- che la netta opncità riiO\'tl.ta mrliogntlicamente possa. essere mes.~a. in re lazione ad uno svilu ppo abnorme od llf! imllletr·ico d e lla tuber·osirà mascella r·e COITÌ.'>pondente. Ritione quindi ch e. se non è confermato dalla diafttnoscopia e da. trn esame clinico a.ccLu·ato, il reperto rudi ogl'lllico può condurre a lla c.liug nos i tli tma. sinusite inesi,;ten te. TROlt\A


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA La Direzione genemle di Snnità militare con s ua' circolo re del 4 ma~io c. a. ebbe a dispone ch e fos!"er·o ma n mano irn-iati a l n ostro G ioruale copie dei lavori pubblicati dal 1° gonna io c.a. da ullidali medici d ell 'E!>ercito in a ltri periodici t ecnici, ullo scopo di tlifì'omlerli nell'nmbiente san itario militare. Facciamo ora una prima ra1-11<egna di'Ile pubblicazioni ricevute. in que;;ta appo:-<ita rubrica. nella quale p eriocliCflmente in ftYYenir·e faremo mcJJZÌ<rne dei lnvor·i ch e ('Ì perverranno per il normale tramit.e gcral'(•hico. C'osi sarà opportunamente possibile seguire l'attività scient.ifiea del COrpo S>Ul Ìtnr•i(J militAre am·Jre in quella purte ch e n on j)UÒ trovar posto nel nost ro Ciornolc per esigenze Ji spazio, per l'indole di alcuni studi o per n !tre rngioni. A:~roROSl

Q;:;,·nklo, enpitnno mecli('o. La sindrome dolorosa epigast1·ic:a nelle ~d.ceri rw-stro -d1H)I{t!IU1li . Anntrli Ital ian i di C'h irurgin, l!l3I , n. 2. Rias.~"·nlt>. L 'A .. studnnnrlo In :-<intomntologia dolorosa cii 28 infermi di ulcera gastrica duodennle. mt.>t.t e in rilievo come nelle afì'ezioni ukerose dello stomaco e d el duo<.leno si pos:<nno d ed urre importanti dati dalla periodiuità del doloro, e soprnt11t.to clalln durata di tulo periodo.

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ldt·onl'jro-~i

da raM 1'1'71080 anomrtlo. con oblitemzione completa. dell'm·teria

•rena/.e e dell'uretere. Archivio Itnlinno di t:rolcpia, 1931, v ol. VII, n. 4.

R~·asttunto. ;L'A. illu~tru un cnso di idron cfro~ i da vaf<O venoso anomalo in cui la compreRsione di detto vMo tn-eva pt·oclotto l'oblitPnw:ione ccmpletn dell'uretere e d ell 'nrt erit\ renale, che nel punto d'incrccio con e~so, erano ridotti a cordoni fibro~;i ed erano s tn.t.i rerisi.

lntossica::ione alcoolica e nctrcofti. Rinll!"cenzo l\Iedica , 1931.11. 7. Riaattltnlo. - Rict>rc he sperimentali i:;:titnite per studiare l' influenza del cloroformio e dell'etere. con il metodo di de idro!!cn enrzio·n e di Lipschitz, 8\lll'att-ività. cellulare di orj!uni eli n nima.li, già intol"~<icnti da alcool, hnrìno portat.o aUa conclusione che il quoziente r espimtorio del cervello, fegato e ren e viene diminuito più dal cloroformio che dall'et-ere; quello del polmone più dall'etere che dal cloroformio; quello del tessuto muscolare viene aumentato dal cloroformio e leggermente diminuito dall'etere. -

I sali alogeni di calcio e eli magnesio nei processi di cicatrizzazione delle ferite. Rivista di Patololo!ia Sper imentale, 1931. vol. V. n. 4-5. Riass1mto. - L 'A. in seguito a ricerche sperimentali .ha dimostrato che i sali 11-logeni di mag-nesio e di calcio, iniettati per via sot,tocut,anea ad animali da esperimento favoriscono i processi d i riparazione epiteliale. L e ferite di cavie t.rat.tate con i sali dopo 12 giorni si restringono più d ella metà. della superficie iniziale; quelle di cavie normali di confronto di un terzo.

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Si r·isl.<lbilisce la per~;-ietà del dotto di lTiraung dopo la legat·ura? Comunicazioni al XXXVIII Congr·esso della Società Italiana ùi Chirurgia. Bari, 18-21 ottobre l 93 1-IX. F ederigo, primo capitano medico. ll d-Ispensario antitubercolare in Italia. Correlazione al IV Cong,·eFso Nnzionale per la Lotta contro la Tub ercolosi. Bologna, 11-14 ottobr·e 1931-IX.

BocCRETTI pro f.

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L'indice di tubercolizzazione clell'a&ulto. IV Congresso Nazionale per la Lotta contro la Tubercolosi. Bologna, 11-14 ottob1·e 1931-IX. Luigi, capitano medico. S1tlla patogenesi delle pleuriti controlaterali al pneumotorace terapuetico. IV Congre>'so N azionale per la L otta contro la T ubercolosi. Bologna, 11-14 ottobre 19131-IX.

BoLLA

ERACALON!

dot.t. Lorenzo, cnpitano chimico fnrmac is ta. Déterrn:irwtion C)'!Wnli ta-

tive c/.e l'iodo&ismutha-te de q1tini ne. J ournnl de Phnrmacie et de C'l1imie, Hl31, t . XIII, p. 422.


682 C.u.CAO:-<t Amu.t o. C•lpituno m edico. Un cr~9o di ren~ p!>licistico. Policlinico, Sezione cltinn·gicu, l u:31. fliaJJsunto. ~ L'A. r·iportn un C'i.\SO di reno pulic•istico opemto con esito in ~utwigione per:..:ist!'lltt' a di:..:tttll'ltl di olt l'l' un nn no dttll' interYento. Ricorda hreYe· tnonte le vurie h'orie pnto1n·netiche dell'nffezione, l'unatomia patologica, ecc., soficrHlaHdu,;i in manient ,;pecinle sull n cura chinu·gica e sulle :me indicuzioni. CAXT.<\..FORA Nicola, colonnello u~cdico. Un cuso di a~ttomutilaz.ione de(piede sinistro. -

Em-ia. ?llenin[lo-encpjaNca si11istm t·olttwinoso da tromna befh'co guarito sema postmn i ftm=imwi'i. Comunicuzioni al l Congi·csw 1\!edico Chirurgico Calab1·esf'. Coserna, mngg io l!t31-.LX.

CAHF:RJ Leonardo, tonentfl medico.1?1<elancmd ct1tmwi e la loro genesi in rat>'J>Orto ai nei 7>igmenl<1ri e agli clemenli pigme11tari della cute. Comunicazioni n l XXXV[LI Congresso dello. Società !t.a linua di Chirurgia. Bari,tl ~·2 1 ott~>· bre 1~131-lX. modico. Un r.ct.~o di pne1wwtosi nel lobo accessorio clell<t venna:;i[lfJB. ~{inen·a )[edica, 19:31, n. 5. Ria.ssnnlf/. - L'A. clt•sc;r·i,·e tlll cn.~o eli lobo a.cces,;orio della vena azigos nel quale potè constato t'e a ll'e;>a lllf' r·n•li o logico Lll1 'opacitt\. di tut.t.o il lobo che scompan·· a in sogttito a cunt n.uti.'!ifiliti<;a. L'A. esprime giudizio ch e siasi trot.tato di npneurnato>'<i del l.obo acc e'l~odo p ~r cornpr·e:;:;ione del peuuncolo dovut.a ad ode· nopf1tit~ ilare e rnedia;;tinica. D escrive il meccanismo eli produzione del lobo AC· ce:,;:>or·rio d ella. v. a., ùn.l flLLAie tme gli element.i che pos;.ono spiegar-e la comprE>S· s ior\e d el p~dur\C(llo. E;p me le cun~i , lt.'>r,Lzi oni p er cui ò ne t·essar·io teonere pr·~>.~•·ntt> ltt p H<ibile c .;i-<t31l'l.R- di t :t le ano:n~\ia. ne lle dÌ!I~Il03i differenzia li delle 1:1ffezioni dell'apice polmon11re eli do:;t.ra. ed adiacenze. Crtf.i:Sl'l!:LC.AYr C Hl o. tonen te colo n.n cllo

D 'ALESSANDRO Raffae le, pi'Ìrl\o capitano medico. La col.esterinemia nella mnlario acuta. Ar·chivio di Farm;wologia e scienze affini, 1931. RiatJ.~wuo. L'A. h!lricercato le , ·a.riar.ior\i rlelln colesterina de'l sangue nella ma.lo.da acuta e<l h11. cons tatato che s i ha ot·dino.riameute ipercolesterinemh1 . Qttesta. r\&lla tcrza.na be nigna e nelh-.. qua.rtt\.na è più elevata durante l'accesso feh· brile ch e n ell 'apiressia, contmdamente a quanto si verifica nella. terza.na maligna e ne lla. ma,laria rni:;tu, in cni p 3I'Ù una. delle infezioni è rappt·esentata dalla t erzona maligna. Contribul.o a{l.o stu.cli.o delf(t linfosarconvttosi. Polic linico, Sezione medica, 1931. Ria.stmnto. - L'A. iiiLL'>I rn Wl ca.so di linfo~Sarcomatosi di Ku.ndrat-Palt-1:1uf, in cui il de<:orso clinico, abba.;;;tanza atipico, rende particolarmente difficile il giudizio diagnostico. Il reperto istolo~ico di 2 biopsie, pur portando un ntiJe contributo. non è> però c>onclusivo. Solo dalla valut-azione parnllela dei dati dell'esame clinico ed isli:ologico scaturisce sicuro iL giudizio diagnostico. .-

DE BERNAB.D t:ftS Virginio, tenente colonnello rnedico. Ba71porti fra ma[(l.ria e t u· bercolosi. Relnzione al XXXVII Congresso ù ella Societ.i\ Haliana di Medic inn I nterna. Bnri, 18-21 ottobre 193 1 -IX.~Editore Luigi Pozzi, R oma.. (Ria.."S. Giornale di Medicina ~lilita.re, fase. XI, novembre 1931-X).

- e D'Ar.ESSANDRO R affaele, primo cnpita.no medico. Rapporti fra le alterazioni ematologie/te e umorltli indotte dalkt, malaria e dalh;, tubercolosi. IV ConATesso N a zionale p e1· la L otta cont.ro la Tubercolosi. B ologna, ll-l4ottobre 1931-IX. D 'ETTORRE:S Giuseppe, capitano medico. Nozioni di pronto 80CC01'80 e d'igiene. P e r i tipi di Vincenzo Bona. Torino, 1931 (presso l'Autore). È lm e legante v olumetto tnscabile di circa 300 pagir1e, l'Ìccamente illust.rat.o, nel quale ::;ono e>l po~te in forma chia ra ed at.traente n ozioni d'igiene e di pronto soccor!;O oon ricm·di di anatomin e fisiologia elementare. D'E PAOLt P aolo, capitano medico. La cliffusirm.e del teta1w in Eritrea. Ar<'hivio I tttliano tli sciènze mediche coloniali, l 031, n. 4.


BlBL!OOitA.FIA MEDICA MlLil'ARE IL'ALUSA

6tS3

Riasstmto. - L ' A. tratta delln relativa nu·ittl d e l tetano in Eritren cerca di spiegnre la r>Lgione con l 'n.-;setlzn di terreni concimnti,con l'Hzione stel'ili:.~:zante d e i

raggi aolttri e con la scarl:la virulenztt ùi n~ooioz.ioui <Ji germi piogeni. · - l g?·wppi 8rtl"!)!~ign·i nella malattie tnbercolari . I\' Congresso Kazionttle per La L otta contro la Tubercolos i. Bologna, Il-li ot.t o bre 1931-IX.

-

e Bor.LA Luigi, capitnno m edico. Raffronti fra cutù·eazione, imradermorcazione di Tranwu.'lti e reazione di lksredka u ella tubercoloai 1Jolmonare. IV Con· grosso Na..z ionule por la Lotto. contro la Tube rcolosi. Hologuu, 11-14 ottobre 1931-IX.

GroRa r Giorgio, primo cr~opitnno medico. L'indice alveolare carbonico dell'apnea volontaria. . .l!'iosiologia o :'l!ctlicina. !V3l. u. L Ri<tssnnl.o. - L 'A., d LII'<H'<et·v.Lzione che o.«i:;te un cornport.atucnto divcr::;o U tJ, Utl W>~;:-•t.t.n all'tolt·fO c l(IIL'a~une nto d L•Il.t tensione alveolare Ctll'UOnica co~ ÙO· vuto alli~ apnea. IU1..,;,;itn~ (tan,;ione alveolare carbortica tlifìet·enzilllt:) di ft'<>nte

all11. duratia dell'n.pnoa. doclucP l'iwlice alveolare carbonico drll'apru:a volonta.ria

thlla ortu·tzione : ~~~ d11r,~t'l d ell'apnea »t.o. alito tensione carbonion diffet•e m:iale La tan,;ione rlii'Lmmzi n.Le st>l 1.\ x; l'i nelice in venti sog~et.ti normali ha o~cillato d!l. l a 4,5 co n una me· lia eli 2, l. Rit.ie ne che l'ilu.tice <~lveolare carb:m ico, il '1ll!l.le v .l S.3'11()!'e e<.vnin :t to insieme alla <lut'<ltn dell'apnea volontaria, po~Sil. r"pprannt.u·a un IU )~O lo funzi :m <t.le di 63 !Unc d oll 'upparato resph·atorio e circolatorio. C .)ffi3

Effetti eli ·i nalazione di 02 e eli i7Jerventilazione polnwnare sulla « cun•a della tensione alveolc~re del C0 2 'l lell'npnea volon.t<tria o. Fi~iologia e :\Ieilicina, 1931, n. 6. Rias.mnto. - L 'A. ~t·oscgue Lo studio n ei !!oggetti norma.li d el la curv(~ della teMione alveolare cle/. CO n r>ll'apnea. voloniA:lria, ucmfermanllu i ri;;ultati del precedente lavoro; mentre !'5tndia la cm·v" della ten-~ione alvculc~re n ell'cqnwa volontaria e l' i1ulice alveolm-e c<'rbonico dopo i nalazi one eli ua e dopo iperventila ziono polmona.re. L\tpne,t V.)l::mt.wia. pm~~ rtta. la lll:t'l$illla <hu·at.a. uop o iunlazione eli 0 2 , ment,r e d op::> ip3rV3nt.ilttzio r\e pJLm:Jtuwe h tt una dnrat.a m.inore di questa, ma maggiore di qu:llla. pt'OCE><lu ta da t'a.~pirt~.ziono n ormale di a t•itt atmosfet·ica. Sia la ten-tione atveohre carbonicc' differenziale che t'indice alveolare carbonico (/,ell'apne'J, v7tont'lr•::t p :òHa L:t>lO i va.lori più alti n ella cura che si ottiene dopo inal!l.·tione di 0\ m en.tra la Clll'Vtl. dop:l ip~rventilazione polmonu.re pre:;onta que!lti va.lori s~ruib ilm:lclte iaferiori u.i proce:le nti, rna maggiori ui quelli che si ottengono nella curva norma le. Que,;ta differenza. si TU\I.Iltione in tutti i co ntro lli che pr(lCetlono l'apnea massima. -

GRtXON'! prof. Giovanni, maggiore genentle medico. Sulla razione alimenta.re di pace e di guerra dei milita.r i del R . Esercito e dell<t R. Aeron.auticc,. Arc hivio di Scienze Biologiche, 19::11, n. 3 (Roe. OiornaJe di :\Iedicinn.J\lititare, 1931, n. 11). Guroo Giovanni, capitano modico. La prova di J11eltze1·-Lyon nelle Bindromi aasociote detl'ad<lom.e (lestro. Comtmicn.zione al XXXVIII Congre::;:so della Società ltaliana d i Chirurgia. Bari, 18-21 ottobre 1931 -IX. LANZONI Renat.o, tenente di n.mrninistrazione. Commento ec01wm.ico sociale alla legge Bt~lt'clssicurazion~ obbliJatoria contro la tubercolosi. L otta contro la Tuber.:l"losi, 1931, n. 7. L A RoccA. Roberto, capitano medico. Di un caso di morte per edema acuto della glottide con.sectdivo a carie dentarie~ trascurata. La stoma.tologia, 1931, n. 7. Ria8aunto. - L' A. riferisce il ca<;o di un g iovane di 27 u.nni, il quale, rifiutata l'e.;tra.zione d e ll'8° inferiore sinistro tlolente e dol orabile per ascesso a.picale, è venuto a morte par edema acuto della glottide, complicanza ult.ima di un allenoflemmone del collo, nel quale il rep3rto anatomico e b ettel'ioscopico ha.nno dimostrato la chiara derivazione da un ascesso alveolare.

Lo _BIANCO Domenico, capitano medico. Le altet·az:ioni del tessuto elcutico del pol· mone e la loro importanza in rig·uardo alla tubercolos i polmo11a.re. Lotta contro la T ubercolosi, 1931, n. 6.


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BlBl.lOGRAFIA MEDlCA MlLITARE ITALIANA

m.icrobiologia. Es·perienze tmll'azioue d1•llc radiazioni solari di ulta. motagna all'Asmara. Bollettino cl!•lln !)ocicit\ Italiana eli )fed ic int~ ed I g iene Coloniale, 1931, n. 3. A utorifls.~r•m~o. - Dopo aver 1·insstmto le conoscenze intorno alle azioni d clio radi nzio n i sui t e rre n i di coltur a . sui microrganismi e s ui fenomeni imm1mitnri l'A. rift>risee : · Jo All'Asmara. i t.errcni di coltura , espost.i a l sole, perdono la cap>l.cità. nut.riti,·n d opo un ce1·to tempo. 11 :<eeonda del germe col quale si saggia la cap acità nutritiYa d ei tt>>TP!li stt•;.;:-;i; 2° col potabili::zatore solare d('{le acque s i ha la steJ·iliz7.flzione pe1·fetta di Ilequa in fctta ; 30 i co,:;tituent i ccl illln ri dt>lln. giardia si di.<~intcgn1no dopo 16 ore d i insolazione ><P col t i,·nta in sol uzione fisi ologica sernplice, d opo 8 o re se coltivata in soluz io n e fì:-:iologi('ìt eo;;innt·a . .\lAlUIO Achil le . tt>n ento.> medico. D Plle rrrdiazioni lumi?w.ge in

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Il «Riaioo in &ritren.. Ann nlidi )lecl ici no.nnYale e coloniale. 1931. v ol. I, n. 3-4. Autoriassunto. - L'A. nrcenna n due casi di «Big-io» che cost.ituiscono le priml' o:-;.'i('rvnzicmi in F.t·it rea . L 'aff!1zion e con si>:te in una ulcerazion e del l11hbro inrc rio re di for ma ::<t>milnnare , dal fondo gmnuloso e roseo. D etta ul cerazi on o intet•e:;.~[~ g li :st.ruti snpedìciuli d~lln rnucOSì\. del luhb1·o. scnz.u invadere lo strato cutnneo; non f., dole tlte: non pre!;(>nta fntt i di infiAtnmuzion e n f., vi è J•isentimento clc>llc gl tiand o le vic-iniori: non è una m an ifestazione luetica e nemm en o manife:<tazione di un di:"<turho t1·ofìco cutaneo. -

"Oirmlia..si" Primi erMi accert/lti in Eritrea. Archivio Italiano d i scienze med ic he coloninli , 1931 , n. 6. R iassunto. - L'A. ne l ria.':lSumo,·o le conoscenze a ttuali sulla gia,·cliasi propone nn a classit·icnzio n o d el lo for111e cliniche di d ett n affezione para.~<..::itnria e clesc,·ive nlcu· n i casi c he costitui:;cono le prime o:<serYazioni della ma lattia pubblicate in Eritrea. P er !<piegare In s in tomut.olog:in de lta gia.rdiasi l 'A. pensa ad una anergia dell'ep itelio intestinale e degli org~tni a d azione a ntitos;;ica cau sata dalla giardia. Riferisco infine di nver colt ivat,o quest-o flagellato e eli averne studiato la res istenza di front-e a.d aleuno cause fisich e. Di u.n potab-ilhzatore solare delle acque. L'industri a chimica. D Notiziario chimico-industria le, 1931 , n. 9. Au.toriassunto. - L'A. riferisce d i un distillatore (che p iù propriamente, secondo l'A., d eve denom inarsi a potobili~r.7.atore solat·e • ) , a l quale ha apportat.o d ello modifi<'he; n e ha studiato il rendimento all'Asmara in relazione ad alctmi fattori fisici e met.ercologìci o, per pdmo, hn apportato un contributo alla questione ùella correzione b iologica delle acque m ediante detto potabilizzatore. L'apparecchio può t rovare pratica applicazione per diversi u si pratici. -

M.ARIOTTI-BùUo'CID prof. Giovanni Batti.' ltt\, colonnello medico. La. t·ubercolosi n~lle Colonie. R.elazione a l I Congresso di studi coloniali. Firenze, 8-12 aprile 1931. medico. Blocco r espiratorio. Rinascenza Medica. 1931. n. 10. Rias11wuo. - L 'A. d escrive ed illustra con vari rnicrofotogrammi uno strano raso d i m orto impr-ovvisa nvvenuta in m1 giovane soldato del tutto sano e forte fino n poche o re prima dol decesso. Più c he a polmonite b ilaterA le o ad ed ema l' A. ritiene che la morte quasi ftùminea sia inve(·e legata ad un complesso di fat-tori antichi e r ecenti, locali dell'app arato r espiratorio ma p iit p:enera li d el sist-ema nervoso, che si potrebbero raggruppare. dal punto d i vista clinico e pe1· indicate solo l'aJldament"O del malE>, come • blo<!Co re:<piratOJ·io • · M AZZF.TTI pmf. L oreto, colonnello

PARRT d ott. \ Vftlter. mlli!)!Ìore chimico-r,nmacistn., e SIONORELLI dott. Saverio. R·icerrhe .sulla rwtm·n d ei piamenti polmonori così dettti antra,cosici. L o Sperimentale, Ar('hi,·io di Biologia n orma le e patol o~Zia, 1931 , n. 4. R·io.~sunto. Gli AA. e.stmllgono o purifìcnno il pi~rnento n ero ch e si trova costnntC'mcnte nel t.(>AAllto polmonnre n~'>ll'nntrnco!<i fiRiologicn..


BlBL!OCBAFIA l\l EDICA llllLITAltE

ITALIA~.'\.

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Riconu;:;cono ch'è costit.uito da nh11Pno tre sostanze diverse eli cui es.<si dànno caratteri e In composizione centesimale. Con t·icol'\:he su pt·e pamti istolo).!ici e sulle polveri estratte dai polmoni diu1o· ~tt•ano cho le fcwm(~ c•·istnlline che n<:coml)agt1nno sempre il pigrnento nero sono costituit.e da cole.o;ter·ina e clu etPri di r'olcsterin t~. Concludono che i t·isu ltat i delle prime ricerche f! iustifknno il dubl•io che il nero doll'antr&osi s io di nn.tum pigrnentarìa. e non dtt carbone. PECORF.LLA Giovnnnì,

cnpitnno mf'dico. La. colrsfcl'inrt e gli eteri cole.~terinici del

sanfrne nel cor.~o di a[jczioni rq>(ltiche. Oiowa le dC'IIn R. A<'cadernia di illedicina

di T orino, l 931, n . :3. -

L'·i n(ìftrrrto sottor/m·ù:-olrl'r('. rli A-9.~1111111'/1. e Re<i<·~·rr e le 1ntXlf•NII' 1'Cd?lfe $!tlla

tittiog('nesi dell'adulto. Clinica Medica Hnlit~nn, 1~31, n. !). A-utiJ'ria,sswuo. -L'A. tllette in ri lievo lo nec::e>;.-;Ìtt'l di addivenirE:> tdla dia~nosi precoce prima che l' infe7.ione tuh<'l·cohHe pm::;;n cliven it·f> mnlttttin tuherco lnrc; espone i dttti StHti"t ici •·ileYa ti tln~ l i anat<rmo-pttli>lugi atlnworso le autopsie e e dai c linici attr~t \·e•·so !(• ricflrche i•nmuno-IJin logiehe e . dopo aver e;;postn l'etiopatoll:enesi della tubPI'<'Oin>~i polnlontHE' SC('Ondo lP varie dottrine. !'i sot'f(•rma. sulla tubercolosi polmounre nttiva d(' ll'tHiulto e sull'illlporhtnza d<•ll'infilnuto precoce di As.'lma.nn. sl'cnndo la dottt·irHI di RPdeker e delle oltre F<c rt o lt'. Espone lo sviluppo 1'C'i!'nt ifiC'o <' 1't(wic·o della mt<>ra dottrina cci infine il pensiero rlel propr·io l\Iae~t.ro prof. l\li<·hQli ;;ia nei ri,!tuardi del meccnnismo locolistico ed evolutivo d(>lla hacillo!U polmonare nell'adulto, sia nei rigunrdi dcll ' indit·izzo e dei presidii ternpeutici. e ANGEl.f.:RI Clnudio. Su eli un metodo rapido di titolaziorw elci sieri isoagytuti?umli. La Rifon r•u :\ledicu. 1931 , u. l. Ria.9$!~?uo. Cii AA. dN<crivono t lll met,odo st?mplif'e, Ll>t E'~i usato, mercè il quale è poRsihile accertarl'\i se un d etérminato siero sia sulnC'ientf•mente attivo per il s uo impiego nel la d etermina7.i ono dei gruppi sanguign i a. scopo prntico, ed e liminare g li eno ri dipendenti dnlla scarsa attività dei sieri isoagglutinanti. Procedono n e l seguente modo: sot.toponl!ono il !'> iet·o di s angue di individui di gruppo II e ITI a un(l. prova preliminnre ruicmscopi<'a in goccin Pf'ndente con globuli rossi corrispondenti, elimona.ndo i sieri che n elle solite proponioni non dànno agglutinazione a 370. Il titolo isongglutinante dei s ie1·i posit.ivi viene così sngginto: con una comtme pipetta da globtùi rossi s i aspira il sier o sino al segno Yt. poi !<i nspìra il sangue ùi una persona Ji !/:rtlppo adatto sino al segno l, quindi si aspira siJtO a. 101 UDa -

soluzione di citrnto sodico al 4.5 %- Il s iez·o risu lta. cosi diluito cento voltt?. Si me-

scola bene e si spinge la miscE'ln in un tubetto da emolisi. Ciò si f a per uno stesso siero con numerosi individui di uno stesso gruppo, allo scopo di saggiare il potere del s ier o rispett.o a numerosi gloimli. I tube.t.ti vengono posti in termostato per un'ora a 37° e poi si procede all'esame microscopico in goccia pendente. Quelli che presentnno ugglutinnzione evidente si oonsidenmo attivi dal punto di vi<>ta. del loro impio~o pot· la detet·minazione pmticn dei gruppi sanjtuigni. Servendosi di una pipetta. per globuli bianchi e con la stessa tecnica si valuta il contenuto in panngglut.inine. Le miscele, tenute in ghiaccio per un'ora, non debbono pr·esentare all'esame alcuna traccia di agglutinazione.

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e DOMINICI O. Studi Bul comportam~nJ.o della cole.sterinemia nelle emopatie. Giornale della R. Accademia di Medicina di Torino, 1931, n. 2.

PEl.L'F.ORINI France.Qco, tenente colonnello medico. Sulla patria di Francesco Findemonte. Rivista di Storit\ delle Scienze Medich ee Naturali, 1931, n. 7-8. SACCHETTI Nicol~t,

capitano medico. R1'fl.esso oculo-cardiaco e segno di Argyll· Robert>Son nel/.a lu.e nert·osa. Rivista di Patologia nervosa e mentale, 193.1, n. 3, vol. X.'XXVIII. Riassunto. - L'A., dato un rapido sguardo all'ampio.lett.erattu·a riguardante il rifles.~o oculo-cnrdinco, sia nel suo llignilicato genedco sia nel suo valore specifico i11 t'apporto con la sifilide nervoso., riferisce i dat,i che ristrlt.ano dalle osservazioni cliniche da lui fatte. Queste concordano con ft\lelle dolht maggior part-e d egli


BIBLIOt:RA.Flil, MEDICA M I LiTARE ITALJA..,.à

auc>ri ll:lll'nffdrtn-tro l 'a.,.~enz ,r [mctuonte d el rifics~o in pal'<)la nella paralisi progre-~-,iva e nella t>t.he . .Non pM~n no però conclnder6 per un parallelismo fra. il seguo di Arg,vii-Robert-<on e il r·illl'•so ocu lo-ca.ntiaco che invece a.pprwo p iù fr·equente· mento a ,;scnte d e l primo ttl~ l l c ttffl?l\Ì onj in pnroh1. Giovanni, primo capitano medico. La ront~,e:nt~rapia nei miomì uterini e nelle met-ropatie emOI"ragiclte. 1 Congresso ~Jedico-Chirnrgico Calabrese. Cosenza, maggio 1931-L"\:.

SOA'MDIA

:::;r~JUALUI

Guglielmo o DE PAùf..J Pao lo . capitani medici. La veloc·i tà (li, sedim•m· ù'zione de i gLobuli roS:Ji nt'lh' luhercolosi chiru.ryicct. Lott~t contro la. Tuberco· l osi, l!J:H, 11. 4 .

T ruFILF:l't'l (~ino .

c:tpittn? m Ylico. Gon~irlera~ioni c• cenni eli pro(ihasi n eUct Ul('· htttia rli He in~·Me.din. L !l> ~IE>rlic- ina Pratittt, l u :~ l' Il. 7. H. inq.~ lmto. L'A. tr·n.tta b t'O\'Oruonte dPlla t:!I'!WÌtÀ. nella mA.Iattia di Heinel\1edin n~ll'i•~f·~nz i~• e nell'età adulta e d ella impo•·ttmztt della prevensione di que· ;;tR. infezione, allo rc h '1 a~~ume carattere epirlernicu. D apo un breve cenno sulla etio· pat:1~ene:> i. l'ifori<;:::e P••rtitamente sulla p•·->fil t~<-<i gemwale e specifict> secondo le acquisizioni recenti. lmpork~rvu' rl ~t{(, •Uc,:fn?Si batterio-h iolo.7 iw rletle ulceri d ei genitali 81Jecialmente in ·r apporto a!f<:, profiltHfli. deUa si/ili4~. R a-;segna. Lnliemazionale di Clinica e tern.pia, l ua l ' u. 17. Rhl~stmto. D opo aver a ccennato ttlle dillicoltà della d iagnosi clinica dif. fer•~nziale tra le varie ulcere dei genitn.li in ambo i ::;e,;;;i, l'A. tratta brevemente delle va•·ie indo.g ini batteriologiche e biolo.~ ic- he che oceorre istituire, dimostrando ~'impo •·tanzn. d! esse per tma esatta d iagno:>i. specialmente in rappo rto alla pro· filus,:i sociale d èUa sifilide.

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Uiovamu, maggiore m edico. Ernia dia,frwmnaticc' tardiva consecutim a ferita da arme' rl<, /t,(,()CO al torace. Arclùvio eli Radiologia, 1931 , n. 2.

VASSAf,LI

VIOLA Domenico, capitttno metlico. Oo,,t.r ibttto cc1-~istico c~llc'

terapia della oosidetta

tcdalgia bumorragica. Terapia, febbraio, l 931.

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00il~ri'Juto e·Hi9!i~o all'appm licite tran•l~~·ica. La Medicina

del L avoro, 1931,

n. 2. Oornribtdo ct!lo .9tu:1io rl~lla spewJcor~lm!tibilità. Bollettino della Società 1\ledico-ChirUJ·gica di P avia, 1931, n . 4. Autoria.9S1.mto. - L'A. co11 tt·e stimoli ttiversi (azione del freddo, la voro mu· scola•·e, azione dell'adrenalina) o:'l.servò nell'uomo provocarsi accessi febbrili con compar:>a in cil·colo di para.-;:;iti malar·ici'(p. vivax). Attribuisce gli accessi febbriJi a lla. splenocontl'azione. della quale ricorda l'importanza fisio logica. -

Du3 cMi in cui l'wr,ion3 del fred'lo provocò in rnai<,rici cronici un ar;ceaso feb· brite uni.c'.o, ln::J!arico, clinicam.~n~e tipico ed ematolouicam,ente positivo. P oli· cl inico, S ezione pratica., 1931. R ia9stm!o . - L' A. comUiuca due ca!<i clinici nei quali l'azione intensa d el freddo e.~orcita.tasi per l'immersione del corpo in acque gelide, provocò in m a la.rici cronici, un unico acce~so febbrile malarico clinicamente tipico, ed ematologicamente positivo. Prospettaudone il meccatlismo d 'azione l'A. induce essersi potuta verin· caro, por J'azione del freddo, una vera e propria spremitura. della. milza, forse con l'immissione consecutiva in circolo di para.-;siti ancora indovati e latenti nell'or· gauo; ce:;sato il fatto pt·ovocatore ed ooauritis i g li effetti immediati s ulla milza scomparvero i fatti morbosi. -

- In teuw. eli pre/Jenzìone~ d.ella tubercolosi n ell'e8ercito. Scu ola Tip. Ar tigianelli, Pavia 1~21. ,


CONFERENZE SCIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi verbali pervenuti alla Oirezro ne gentrale di Samlà militare nel novembre 1931-X)

CA!>f:EtTA. - P drno ~ ..,pit.KllO rnedi<:o A~roxr:~w Cr.N-rmtF.: : P iorrert ((lt·eolare. Dopo nntt breve pr·erue:-~.~,t snll'inceetezza tuttora e><i;o;t<>nte nei rigunrdi d.cl vero fatLore et i<J lo~co ùdh~> pio rTell alveolar·c. e:<po ne lo nu·io teor·ie :-ull'eziologh\ della rn,tlnttia , mg~ruppàn<lo dinm;i ntrt<wi »ccn rulo In divb.:iono sng~c rita da Arkovy, irt loCl\1 ist.i. costi t ltzi(lllt\l i,; t i e fusio n i;;t i. P n l'la d i'I la pr\toJ,!encsC lu. q naie, date le tli veese opinioni cin.at l 'ct.iolog ia, pl'e:>entt\ une h \'><sa '1' ~~~le h e inct>rtozza spociahnonte iu re l>lzio ne ai t p;;;;nt.i che primr~ ;;<>no at.tllccati dn,l (ll'I)Cesso m orbo:;o (gongive, o,;so a lvooltu·e). Infine, dopo HYer enumentti e de,.,ctitti i sintomi, con Specitde l'Ìglll~l'l[O a l [lie li i p ili CIU'tl ttc-rist ici (>'it.Ct!OCCiR _g~• ngi vnle, tnOIJÌ )Ìtl\ orizzontale e verticale e ,;post<tbilit.à, dei d t>nt i) descrive i tnt>todi t.(~rapt>utici: nrcdici, fb;ici e chirurgici. l:)ottotenente medico di com}Jlemento Lnc.t FARO~OL!: Postumi della meningite cerebro..~pinale con s-peciale rif}'uarclo avl'i organi genitali. - t>ottotenonte m~,>dico di complemento ErrORE C'OR!>!: Spino bì{ìdo. lllu.strazione d 'u.n CCI$0 clinico.

CHLETl. -

P .u.EAMO. -

Capitano medico Guwo Avouo: L'anafilassi:.

T e ne nte colonnello medico t"M.BERTO MoNcmzzr: Sindronte di e1·c~lo­ atasia (li Pierre .lla.rie combitW/,(.1, con quella di .P.rieclreich in un caso s·poradico. L 'O. tr·atteggia Jlll Ca..'~O r-iscontrato in un insc r·itt o, c he pl'esentn la siudrome

TORINO. -

suddetta a carattere :>poradico, inquantochè ne:;suno degli o.scendeuti e dei collater·ali ha mai pt·esentato malattia nervo::;a alcuna. Il reperto d e l liquor, a carattere infiitrnmatorio. fa pr·opendere per una fMma acquisita. L 'O., illustrandon e la sintomEttologia, si inb·attie rw sulla coneezione morlemn d i tali forme nei'VO':ie che molto spesso._non sono i-solabili L'una dall'nltra. TRIESTE. - Capitano medico FELI CE DAMI: Di/esa auligns. llfez-::i di :prote::•:one. Pronto soccorso e curn dei ga.ssati. Capitano medico C I.A~N!NO Dc; CESAI.tE: I yruwi sanyuigni. Capit.a.no medico NrcoLo' CoLO)lBA: Ojtrdmia si·m pat·ica.

NOTIZIE Per gli orfani dei medici morti in guerra. Il Comitato Na:donale p er l'assistenza degli orfani dei medici caduti in guerra con sede in Roma, via Nazionale 172, ha diramato il seguente appello ai Medici d'Italia: • Non è alla classe medica che si deve illustra1e l'opera d e l nostro, anzi del Vostro Comitato: a Voi che ne conoscete l'origine, gli alti fini ideali perseguiti, gli scopi pratici metodicamente e ferreament.e raf!giunt i.


li8S

NOTIZIE

" Oli orfRni dei molti mcdiC'i italia.ni caduti in gllerra e per la gu~>rra libem.t.rice (dR non confondet·e coll'altra schiera nobilissima d egli orfani dei sanitari in P crugiit) sono - e non f! fl'ose. e non è Fimbolo. ma realtà. vivente e operante - sm1o i fìgli di tutt.i i medici d'Italia. Col contributo e con l'u.~sistenza mor.,]e di t.utti i medici d'italia, il nostro Comitato. reso potente e autorevole dalla tmanimitll> dei consen~'<i e dall'ardore della nobilissima Causa, h!\ c resciute. istn1ite, armate e incuorate alla duta battag-lia rlella vita tante creature il cui nome fu pt'ormnziato dnHP Ja hbr·o morf:'nti di nostri indimonticabilii fratelli. u ]\{a IUicòra il C'òmpito dura. O(·con·<'no mezzi : e la classe medica, fatta. sicura dall'csp<>rienza ch'<>s~'<i sono amminist•·ati con severa saggezza, li darà- ne sinmo <'erti - plehiRcitariameut.e. «Abbiamo pen:;nto c·he occasione propizia alla piccola offerta fraterna è il J)('t'Ìodo festivo d t> l N atnle, del Cnpo d'artno, dell"Epifania, giornate di intimità famiglinre e di onu<t a letizia nelle quali. se è più triste il ricordo d egli assenti, è pitl dolce ttdempiere vo~,>rso di essi il do,·ere della ricono;;cente fedeltà. E lan· cìumo nlln. cio!'~~ medicn umt bellil'simn. doppia serie di cartoline illu>.trnte. or~unicamc11to COIICCpit~t e magi,.t.ralmente eseguita, Wl piccolo gioiello d'arte e d i tRcnka ed it.ol'iale, con la quale, in 24 VÌ!'ioni del pittore :\cpolloni e con intona,te diciture. è liricamente relebrato l'eroil!mo del medico, in g11erra. e in pace, neHa ossec;,;;ionc dE'Ila trincea e Ilei faticoso, oscuro, periglioso adempimento della sua mis.~inne 011ot idinna. '' Facile è stato n noi àerh·are dallu giomata del Medico i motivi della più delicata come della più eroica poe>'in. tan t.o cl'<Sa ne è ricca e vibrante. Ma l'arà bello che, in 'ue l tomo di tempo che il vecrhio anno declina verso il pn:sato e il nuovo s'inizia. con chiare S]JeJ·am:e e liete promesse d'avvenire. scial'l'ino per r Ualia, cc n gli auguri del bene, es~e stesse altamente beneficl;e, qufste brevi immag ini che nel nome del 1Iedico, dicano agli italiani st•periori parole di urna· nit.à. e di a ltrui: mo. "L'offert.a s tabilita per le due serie di 24 ca1toline. di snpremo interesse arti~<tico, è di L. 12. che dovranno essere inviate ricevendo le due serie complete, a lla sede del Comitato».

Promozioni. Sono stati promos.'<i t-enenti colonnelli i mnggiori medici Guido Feliciangeli (ospedale militare di Ancona) ed Fmilio Sorbara (ospedale militare di Udine) e sono stati promossi m aggiori i primi capit-ani medici Edoardo Lampis, a scelta. (ospedale militare di Verona), Alfredo Gonzales (ospedale militare d i Trieste) e Fileno Tatt.oni (o~pedale militare di Treut.o). Dal Bollettino UOìci<lle del l\iini~tero delln Guerra del 4 dicembre 193l·X (dispen~a

i5").

Premiazione di ufficiali medici per benemerenze di «scienza e di italianità ». J,o, Commissione di Consulenza. dell'Ufficio Stampa Medica Italiana, p resiednta dal sen. pi'Of. U. Gabbi e la Commif'sione per la Valorizzazicne del libro medico itc1liano. pr·esieduta dal prof. A. Farrannini, dopo accurato esame dei libri italiani pervenut.i n! Concor"o indetto rlnlla Rit·ieta di terapia m edema e di medicina pratica, hanno concesso diplomi di medaglia d'oro per benemerenze di Scienza e di ital-ianità al tenente genera le medico P. A. prof. Salvatot·e Salinori, a l maggiore szenerale medico prof. Giovanni Grixoni e al colonnello medico A. R. Q. profesFor Ferdinando De Nopoli per pubblicnzioni, rispettivamente, nel campo della nwdicina mi litnre, delltt medicina ed igiene coloniale e delln !le!'suologia e medici n a legni e.

Cure Balneo-termali. Kelln pro><simA. sttt~im1e invernale, presso lo stobilin1ento balneo-termale di J,.:chia. snnU11lO eff<>t.tu~tti due turni cii cure: t <> t11rno: dul 1° frhhrnio n.l 1:3 ft'bbraio; 2o turno: dal .20 fc iJbruio nl 6 marzo.


NOTIZIE

6811

L3 visi~e di amrui.:ssione avranno luogo do.l20 dicembre·c. a . allO gennaio 1932 , pr,wo gli ospo,la.li mi.litari e pre:;:so l!uelle inferme rie presidhtl"ie che i direttori di s:t.niclt. c ra :le ra.n no opportuno ùo.>ignaro. Esse sarl\nno effettuat.e ùa due u ffic:inli m :d ici, d ei qui~>! i uno ,;up3rioro, e le t·olilt-ive propo,;t-e (mucl. 4ii8 del cnt.) verranno compilate secondo le n orme ed i cri tel'i s t.nbilit. i ùalla circolare 154 giornale militare c. a. E5; ~aùo ltl. ù L;p;:mibilitll. dei po.sti as.sai limi tata n ei tumi di cure invernali, le commi-Hioni m':l:liche inoltt·eranno proposte solo per coloro che nbbinno reale e cl u•·ge nto bL<>ogn o di cure b,~lneo-termll.li, ri•U•'I.Hdando le altre a i tlll'll Ì della st.ugion<> estivo-autunnale. · Ciò non p ertanto, il minkte ro s i I'ÌSO!'Va ùi stabilire un terzo turno di cnra per la pros;;ima stagiono invel'lltlle, q uuJora se ne ravvisi ltL necessità. · L e pt·oposte ste;~e. insieule a i reh•tivi documenti pre:;critti per ciascun visit ato, SiU't\11110 tn.~-smos~e a l direttore di sanità do! corpo d '!l.l'mat.a compet.ente , il quale, dopo ave rle e;:n.minate co n le moualit.a di cui al n. 35 delle "Nom1e pe~· il Setvi~io balneo,rio militare, eu. 1928 •, le tmsmetterà volta per vo lta a questo ltl1Ìuis~aro direzione gonerale ili sanità m llitare - non pit1 tardi del 15 genuaio p1·ossimo venturo. P e t· qu1.nt::> c:>nc.ot·n o le d efi nitivo a<;;;egnt~.zion i, la par tenza dogli ammessi. ed il tr<~ttam:mto a~l eni u s vJ iu to, va.rr;~nno le disposizio ni e norme anuninistrutive ripor tate n ella surriconluta circolare. (Dal Oiornnle militare ufficiale, 21 novemre 1931-X, Disp. 63a, Circ. 608).

Esenzioni d.al pagamento delle imposte di soggiorno e di et-tra. A d·~t~re thl to g)•t rnio 19:32 , p a1· effE't to d ell 'tu·t. 182 del nuovo tc~to uni <:o p:>t' h~ tìn;tnZR. loc>.~,le, ~~>pJ)I'Ovato con R. dec reto 14 settelll bro l !)31. n . 1175 e pu bh li-

Cltto nel supple m ento ordinario della Oa::zetta nOìciale n. 214, d el 16 set.t embre 1931, s :mo e$:>nerati dg,ll'obbli~r> di p.'L·:n.re l' impo.->t<t ui soggiomo e di cu•·a a i comuni : a) i fum:ionari governativi, gli ufli.cia li del R. esercito, delif1 R . marina, della R . aer ontl.utica, <Iella m ilizia volonta1·ia p er lt~ sicurezzn nazionale, e degli a lt1·i corpi militarmen to o rgMlizza.ti a servizio uello ~Lat.o, ·in mis.sione p11:r ragivni di servizio; b) i rnilitari di tl'llppa del R. e"erc ito, delln. R. marina, della R. neronnu t ica, della mili:.~:ia volont.ari a per la s ic:ut·e~~n naziont\le, e degli nltri co rpi mi lit.a rmc n te o1·ganizzati a servizio dello ::ltato ~·nviati alla cnra 71er disposizioni delle autorità cOm]>etenti. (Dal Oiorwli.e militare u(Jì.ciale, 4 dic·embre UJ3l-X, Disp. 648 , C'ire. 609).

l 'VIlla Conferenza internazionale contro la tubercolosi. Il Comitato E ;.')cutivo d ell 'Unione Intcmazioatale contl·o In tubc rcolo:>i riumit o,:;i a Po.rigi, h"' fi;;uto le ult.ima dt-;p:~.:~iz ioni per In \"III Confe1·onza Intemazionale co ntro la TLtbercolosi c he !Wr à luogo all'.:·\.j<t ed Amsterch.1111 <l1'1.l 6 n l 9 ;;ettentb•·e 1932, sotto la Pre ..;idellza del p•·oL No len. Si discuteranno i seguenti temi: l. R apporti tra allerrtia ed immunità: R ef«.t ore generale: pl'of. G. B o rdet ( IJdgio);

Correl(l.tori: prof. A lde rshoff (Paesi Bas.'<i), [H'of. S. L~·l e Cummin;; (G •·nn Bretagna). prof. J. d e D .wau.vi (UngheriA), prnf. Del11'é (.Fra n ci.t), clottor K. A. Jen;:;en (D animarca), prof. R. Kimln (CekoslovHcchia). prof. B. Lnnge (C:ennnniu). profe>:>sor Ottolcnghi (Itn! ia), ùottot·. A. Wallgren. (::h·ezio), dottor \r. C. \\' hite (::ìtnti Uniti). 2. La crisoterapia : R elatore generale: prof. Sayé (~pngnn);


600

:o\OTIZI!-:

Corrclal(•ri-: dnttvr." .T. B. A111he•·son (Stuti Uniti), dottor An'\euiJJe (Fraucini· pn>f. F. Bocdtetti (ltnlia), dottor L. S. T. Burrell (Gran Bretagna), prof. Knud Faher (D tUt Ìllltll'Cil). dottor J aquerod (Svi:~:zel'll ), pro f. W. Neumann (Austria), prof. R. R e ncld (l:'olon it1), dott:o r O. Schroder (Oerma.nia), prof. J. Valtis (Grecia).

3. L 'A8si&tenzr.~, post-8mwtoriale. Relatore gencmle: doMor V o::> (Paesi Bassi). Corrrlator1~: d ottor .J. J3lnnco (Fìpaf!nn ), dott or E. Bt e~ ky (C( k o!'lc.vr.cd tia), d ottor Brit>ger (Cermnnia ). dottot· R. Courtoi!' e E. OlbJCcbt~, in collaborazione (13t'lfòo). dottor Uuinnrd (Ft·anC'in). d otto•· N. R E'i t!Tlnnn (NorvEgia). rrof. E. l\l o· rei li (l !t\l ia), do t t or }f. A. Ptltt i,:on (::i t t1 ti l;niti ). do t t or D. A. Stenvart (C'aJtudò), dottor Rarley Willinnt>< (C:nm Bret agna). D opo lA lettura delle J'ela:doJd, pre;.·entate d11 omtoi'Ì eletti in precedenza tru unn lun~a li"ta di cnndidati, s i aprirà unit di!:'CU!'sione liiJera alla quale potranno i.-criversi s ia i m(>mhri dell'Unione Tntcrnnzionu le che i «ME>mhri della Conf!'THtza • pr·es(>n tnt,i uflidn 1mente• dalle A><!>nCi>t :don i N aziona i i aderenti a li'U nion e . C-ome è d'uso il>li'Ì\ organizzato un vit.l,l!J!io di Rtudi dai i'As:::ociazione Oland e~e cont.J•o l!l tubel'co lo,.;i ilqu,~le riunirà i pMteciponti che s'if'criveranno in precedEnza. A questa. Conferenzn pirl"IE'f'ipe•·anno 42 nazion i e p!'l' l'occa:::ione la Federaziorw Nuzionnlc Jtrrl il!llo1 Fo,cistu pN· lo Lotta contro In T1th!'rcoloFi farà \m 'ampia doeumentnzione di quanto il CovArno Ftrl"ci~tn hn fntto per lo Lotta eontro la Tub('rculosi.

Nel Giornalismo Medico. Hntto l'alta direzione di Frugoni. Fu,:ioni e Hul'i. edit o in bella vnte da L. {'ap· pt•ll i in RnloJ?nn, C'o n l 'ottohre di quest'nn nn h n in izintc le :>ue pu hblicozicni I'Ar· chi?-io Jta/inno dell(' mtdflltie dr•l/ 'a1;pa tulo digern~IP. Nnl porge re al nuov(> conirtttello il n o:-;lro cordinl l.' l'ul ut o twgurale. ne JÌFOJ'· ti,,mo il pl'<lg:ntl11ll1>1, cnme- 1" tl'nc·einto !lC'Iln prt>fnziont> nl J'tÌrr:o fa~cicolo: " L'Archi l'io 7Jer le mrtlrtllie dd(op'parato digen •nte n n,ce dAllo n ece,.l'itit che IIIIC'h(• ilno><t1·o P11c•se. cht> tnnto lliL ennf1·ibuito e contrilmi,c·e o l pr<J!ZTE'~~o di qm?:::ta hruncn di studi. nhbitl 11!\11 1<110 R,ivistit che J'if<pecchi il noMro movimento !'CÌPni ifìC'o in tema di pnlolngi>\ d ig<·sl int, P rucc·c,Jga !J11UiltO tiiH'he dn noi COli tnllta fNif• c tnnto fr11tto s i prodnc·e e s i <'<lllCjlJistn. "!Vht poic·hè in CfliC'~<to vnsto cumpo, di fronte A prohlemi comuni. ~ i vanno ,;cmpre pi(t e lirnin nudo le diM1111~e fru i cu lt0ri dt>l le vnrie hn111che e 10empre pitt, nn c lre 1-111 1 ti.'J'l'l'llo prntic·o. nwdic·i, ehi t·llrglti P •·ndiol o~hi ><i trOYIHHl in intima e IH'(;.(?S!'!ll'itt ('l)lllllll inn(' eli lu\'oro, così nd puhhl i(•tH'f' llll Ardli\'iO Italiano r('r le nl>lluttic dPII'uppnntlo di)!c rente. nl>l>inn>o t·rc·duto eorri»pondp;;,::e al li? e!<ÌJ!f'!W.o dPIIn "'('ipnzn e d e lln pnttiC'a il Ct't'nre unn loro rl.'nle e filtti\'a collahomzione ed i n t el!n1Z i otH' . « T'er <:ÌiJ il no:<tro Anhi\·io hn un dirci t cH'E.' per <>gn nnn dc• Ile su e bnmche e si 1·ipmrnptfe eli m<·c·nglier €1 (JIIAII(<• IH mc>dieinn in1 Pr'ml. In C'hirurjlÌII e la radiol o~ia por!('l'>t11110 di <·ontriiJnto in tut cnmpo di studi di tnitt fl importnnzn e Fempr!' Jliù rtp lrto all'irulttgine e ollu prontn rtJlplic·nziono c·umtivn "·


G01

I

NOSTRI MORTI

C'nv. uff. Ettore Castoldl, colo nn e llo m e dico S. P. E. È mo •·to in J\Ii lnnn. All'età di 60 .wni, ht><C" iluHio il pitl comm o>'>'O rimpin:nto n c ll n fnJnigli a medi<'a tnilitat·e, o v e Egli aveYn o norev o lm ent e !"CJ'Yito dn l lug lio d e l 1890.

Fu in Eritrea nel I R!l9-!lrl0. a J\ eren e a !\II\!'>Saua. ove nnch e tenne inte-

rinnlme nt e In direzio ne d e ll 'o><pPdnle n1ilitnre . Prc~e purt e nl lt• cnmpngn e di Lihia n e l l 913-14. Durn nr e In guerrn it ulo-Austrincn dil·e>FSe forlll!17.ioni sanitru·ie cn mpAii e fu <'npo ufli <'io di san it à did!<iwtnle. 11 4 !!Ìugn o Hl17 fu fatto prigionie ro 1<ul 1110 11t<' H c rmadn. An c h t• in i;;t ll t o di C11ttività continuò nel n obile c:se ràt.io d e l suo mini~tero. clirigrnd o co n Hlto f;pi1·i to di itnJianitù e con f e t'V()I'O;<O CHillf'I'HtÌsll1(l il :<Pl'Vizio Sn nitn t·io in ( '111TlJ1Ì di I'Ofi('Cilf i'AJI1('Jlio ed in ospedn li pPr 1wig io ni<•ri it t~l in ni in Bnellliu e n e>llu ltU>:-R Au ,.tti u . D opo In Yitt rJJia fn prima pt't•,;id e nt l' di <·ol lrgi n 1edit·i Jl<''' p<>m.-ioHi di ~Hit't r n e p o i din>~>"c H tc·rp:-;;ivnm e nt lc' g li o;.ppdali milituti di Uvorno, liHt·i e l\1iluno d Al :?3 ot t ohre- 1920 a l 9 febh ra io 1fl:?9, f[lt>ltH io f u nc,minnt o dit Pt! or~ di ~rm ità dd C'01po d'Auru t n, di Udine. Nel le rnmpn_gn(• di j!ll e>nn <> nc·ll (' pii1 tliYPnr d c~ti tt f.'lÌt ni dd tf n 1 o dt )'il<'e Reppe SCI11]lt'C' dìtnoKit'nrt· ,:;picc·a t(' v ÌI'lÌtlllilit tlr i c:d <' il•ttf' dnti d i nn in u e d'ing€'1!110EI'Il c·Anllil'n) uflìe iul <> d e> llu Coronn d 'Jtalin e . frn h• nltr<' onot il ic-rn7 P f' riC'OIHJlf'IH'6 Httrihuitqz:]i in ricoi1 0,..C' imrnto dei >< u o i di,tìnt i ~l'l , ·igi. f'ono dn rÌ t'(Jid!lrP lu <'I'O<'e di <'avnli<•re d f' i RR. :IIAnt·izin e L nzzuro. 111111 111e dugli u di l Jrm 1zo ul v nl<•l' n iliture e nna mPdnglia d 'nr_gf'l1to p<' l' i lt(' n rn:r t iti dP I1t\ >'n lut ~> pul;h li1·n . Il f'orpo Sn11itni'Ìn 111ilit.11'e ><I' J.!llll 1111 u lirn lutt o rn11 In Jl<'l·ditn df' l C'o 1om~t· ll o t111'dico in P . .-\. cnv. ut'l'. Carlo Coda, mnr·tn a H omu n l]' ptl't, di ti:i n11ni. Egli tlVC\ 'tl du poc<> ln><c· iuto il >'e tTizio nt t i,·o. d u p o H V e •· pN·<:or,;a. da l l !<H3. la ~110. lun gA rn tTio:> rfl c• o n I"St•m plnrP di:;t in z imw. A\'<'Vu prrso pfu•te alle c·nmpH,I!tH' ci 'Af,·il·n tH'l 18!lti c di Lil.Jin 11<'1 IHI3-l4. ); p ]ln grande g uerro fu lungnnwntf' dire l't o1·e <l f' ll 'ospC'C lid c- di l'i,;t> t'\'u di Tlii c n P <"lto, ;;1wc·inllltf'Jth,• n r ll'offr ll>'i , ·a n u::;tria <·fi dP1 Hl 16. d l)\'l"t tf' frnlltl'g,!!Ì>I r t" u n C'<'<'P7. iPnn1<• TTIOYÌ I1ll'tJto d i f<•riti e d ' in f<•t mi; n d 1018 fu cnpo- ufll l' io d i ><u11 it.\ d iYi;;ionull·. Dopo In \'itt ll l'Ì u tC'Jtllt> In di rf''l.io JIO d1gli o>'pNloli rnilit u t·i di Pndo\'H () di H e>lngnn c- ifl dire>7.innp di Sunitt'l dcll!t 1-;id liA. N~i divon;i l!l'ndi. 1w 1· o!Zni in<·nmh('l17.1\ e in tufi <' lt- cireo!'tnnze. E g li d<'lfl' la !<li ti opera con s icu ra ('O tn]JI'f e nza e YnKtn .J,,ttt·illn. ol1't·t•tHio :"l'IIIJ)re eli !"Ì! nmmirnt n f'f<Plnp io jliW l[evnt •• !](•diz io n e• ul d0\'1'1'1'. J11'1' di ritllll'll di l'nrntt'erl' (' r f'T In nnhi ](• honth del SllO a ni mo.

('" "' Alessandro Richeri, tt' ll('llt l' c>olo ntw llo n wd ico '' •·ipo><o.

l':; IHOI'{O lt 75 U lllli , Ì ] 2 diCI'tt lill't', O 'J'pJ' ilH l, ~m·vì n e l ('o rp•l Sn11Ìt ,11·io m ili tnrc clul ~~ ~6 fino n ll'11gnsto l!ll2, quAJHIIJ f11 <:Oill<wnto in nu:<iliHt'i>t p t"r f' IÀ. Ric·ltinmuto in ,;('t'\'i7.io. durantr 1'\dtimn gurtTII diJ'E'>'s<' <'j!J't')!i>Hltf' l1t P O:<J><'<I:~ Ii milil n ri dd l~•rr·itorio.


INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L ' ANNO 1931

AGLI AB00:-<A1'1 ED Al LE1'TOR1 . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • . • . .•.• . •. . •• . • .. .•

B IBLIOGRAFIA ~lEDICA MILITARE ITALIANA • • . .•..•••. ..... .. .... •• •• •• •• • ÙOI•;'FEJ~E;:..'Zl': CLI.NTCHE E DI SCLJ];NZE MEDI C HE NELLA SCUOLA DI A.PPLlCà· Z IO.NE DI SANITÀ :IULITARI·~ ••••• • , • , • , ••••••• • ••• •.•.••• • •••• • • , • • , , •

E?>rANUELE

FJLJUJ::JtTO

Cur,;RRA C H I ~IlC,\

Dr l'ìaVOJA . .. . .. . .. • .• • . . . . . . . . . •••••.• .. . •• •

J)

503 4.29

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O lO RXALE . . .•. . . . . . . . . . . .. . . . .. .• . . • . . . . • .. . . . . . •. . ••..

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lL NOSTRO ~lJOVO OSPEDALE D r :\{ ILA~O NEL NOSTHO

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Prt~:PARAZIO~ F: DEG LI U' FFLC lALl ?>fF:oro r.

(Confere nza del g anende .Enrico ~hl t eso, dit·ottore d e l Cant t·o Chimico Militare) .. E

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Congressi. VIII Co~GRr::sso lK'tERNAZlOSALE Dt S·r•ourA DI=:LL,l MEor<.:INA. -

Roma, settc111 bre 1930 ....... . .. . ... . ... . . . . ... . .. .. . . . .. . ......... . .. . CASA.Rfl"l ARTURO. ten onLo t:olo n n ello m odi co. - Profili di clùlll'ghi mi litari ita lia.Ìli. {Omuggio del Giorna le d i Metlicinn Militare) . . Td. - Due ig ie nis 1.i rni litn.ri italian i ù ol secolo xvn .. . ....... ... . Id. - I pioniot·i italia ni tlellu Croce R oS.'Slt . ............... . . . . . I II CoNGRESSO ~AZWNALE DI MED!CL"<A E D'IOIENE COLONIALE. - Trip oli, ottobre 1030 . . . . .......... . ........................ .... . .. . MAHTOGLIO FERDINANDO. colonnello m edico. Febbr•e I'Ìcor·rente africa na .. . .. ... ... ...... .•. . ....... . ...... . ..... . .... . ... .. . . . .. . P ATANk CAJt~a:r,o, JWimo capit-ano m odi co. - L a feb bre r icorrente Ùtt spirochu cta Dut.toni .. .. ... .. ..... . ..... . ..... . . .. . . . .. .. . . T ESTI p r o f. FRA::-ICEsco, tenente ge nomle m etlico. - Un caso di tll'tlnoi,c;mo o:,;.~orvato in Cironùica e rela t.ive con~iuernzioni .. . .. . .. . . TEDJ':sc n 1 pt·of. CA!{ LO, e CrACO IO Vr.ro, t e nent.e colonnello medico. - P1·ofili ed impmssio ni d i chirugia oolonia.le . . . ..... . . .. . . . NASTASl A~TON fO, t.en c nt c m ed ico. - Lft t uberco losi negli eritr·ei Lo :\!o :"ACO-GIWCE TOliMASO, t ene nte modico. - La m tdaria nella zona di Murzuk .. . . .. .. . . ..... . ..... . .. . .. . .... .. . .. . . . .. .. . . CASARI!'<! A.RTtmo . t enent e calonncllo m etlico. Orme Romnno di i,!.{ien o milit!Ho coloniulo in Tripulitnnin . . .. . . .. . ..... . .. . . .. . . XXXVI Co:s-o rm!-<sO DELLA SocmT:\ lTALIA:-lA DI MEDlClNA l;:o;1'En::-~A E XXXVI.I ()o:-<uiH:sso or-:Lr,A DO<.:LETÀ lTALlA~A DI CHIRURGIA. - RoITitì, ott.tl iH·e J ~l:lU ............ .....•.•...........•.....•. . ...• . •.. CASSI:->IS p mf. l'Go, mn~~i o re medico. 11 se1vizio mi litare c l' ind..ir iz:w costi t uziuuuli.-;ti c-o in i>iologill e p ut olugitl ..... . ...... , . Pl CCOL[ G!OV A:s":-li, lll>IU"!-!ÌO!'O m odico. n t i po 11\0I'fologico CO· stiw?.ionn le pn.• domin tuHo 11c i prc1Lispos~i al r elllnatis rno aJ-ticola t·e IH:II tO . . . . • . . . . . . . . . . . . . . • . . . . .. •••. . •.•... .. • .. .. . ..••.••.• ..

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603 l<'m.aF: ~IARrn, cmpit.ano m edico. Tipo rn orrolngico eran i<>o c <·ost ituzione . ...•..... . ............. ... . .. ....... . ........ . .. .. GtACOBBF: OoRRADr:-<u. C•\pit,no medico.- Tr·attnmento dei tr-aum i t:mn iocen•brn li (E>sdu:<i CJuelli dn nr·ma dn. fuoc-o) in rncdicinn militnt·o MAC:Llln.o prof. ALFOXSO, maggiore medico. Contributo al lo f<httlio tlelle ossi fieazion i m u:;eoln ri p o:; t. tnwr nn l i<·he ............. . \' [ Col\c:n r::sso r:-::rr.RN,\ZroNAJ. ~: DI M~:D I CtKA 1-: t· .•uot ,\ CIA Ml1. 1TAin:. -L' Ajn, 15-2 L giugno 19::!1 ........... .... ....... . ................ . C'O>:C rt~:ssO DI EDUCAZIONE .FIS L('A. Vonczin, !l-13 lnfi,!!!.(Ì(> l ll31 ........ . CM;R r!'i'LS prof. 't;oo. llluggim·t~ n wdil·o. - L'4.lclut"HZÌolle fisi<·a n d l'ese r·eit.o p rima o dopo IH. guorra .. .... . ............... ... ... . XXXVII Co.Ncau-:sso oBr.LA Hn<· rt:T.'- l T.\LI A:-;A l) L ~r ~:nwr :-~A Jl''rr::HN.A .... . DE BEttNARD INlS Vnwr:-;Io, tenont-e <:olonnello nwdiù<>. - Rapporti rm llhtlaria (! t.uhercnlo:>i ........ ' ............. . ............ . .. . XXXVI li ('oi'Cnu:s>;(l oP.r.t.,\ Kncr ~:T.\ JTAI.fANA or CIIIRI;R(HA ...... . ... . 'JV CON(;u ~;RsO i'\AZION.U.. ~; I'I~R f.!\ LOTTA CONTJH) L.\ Tl ' l3F.RCO T.OS I ...... .

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Memorie originali. 11tH':LIAR I Ot trSF.PPJ~ R.ms·Nro, llluggioro m edic·o. - lnrlnenzn di'l t r·attnm<mto con sue<> h i cmhrin•• urii sul h· lc·:<i<lll i t ul,cr·colnri "l'C'rimcnl n l i ..... C'AsSrN'lS pr·of. U1:o, mnggium medico. - Attiviltt· o lini d o.'l lu.bonttot·io d i hiol•>gia o fi:<io logill. Hp plieat>t. . . . ........... .. ................ , .. ( '1mRIJTI dott. Ro~roco, tt\llt'nte colonnello <>him i<'<l-fn.t·m;~cii'ta. - I r r·istn lli dc· l ht·vdo con<:P-ntr·ut o .......... . ................... .. . , ....... . Id. - )fet.Hlo pr,lt.ino di riduzione di d ensità di soluzion i "''line .. C IA IJRI r)l'of. R oSOLIN'O, colonnrl lo mPcli<>n. - Sig nilì<·nto clinico d f'll t' ombre rniliariformi polmnn!lri ...................................... . ( 'rr.r.r Vr'l"rORtO, t.~nAnh'\ vt"' f':·i ns.,.io. Ù"-~l!lr·vnzi nn i >:ul1 :1 fcrlllent.~zi on<' s imbi(>t.ica di 1l ic uni gern•i de l gruppo t ifo-pn t•ntifo-col i.............. . CoRSI Ar,F.R~;oo, lt)!\ggio re nwd ico. - :-;ullp ClOD<lizion i sn.nitnrie rle l n. E :-<('1' oit.o nel H)28 .. ·. ·... .. .......................................... . f!rACOBBE Oo.RRADINO, cn.pit,mo medi cn. - Ln << hnl-ter·iofngia provocntfl » nelle comuni infezioni dn piogeni ................................ . CtARRIJSO p rof. G~;suALDO, t.f-nente C(>lonnC'llo mcrl ico. - Frenaste nie e frenopatie in 111edicin•t legale militur·e ............ . ... . .. . . ....... . L ,, ~tPIS dott. EDOARDO. - R :•nd Ìt"cJuto il tnt ist i eo-IHl~<>iog iùo d ell'n.m buia torio oculist.ico militfl.l'e e civile tli Tirana (.-\ lhfmia) .................. . . LusTIG prt>f. Ssnat-ore Ar.ESRANfHtO, dirc•tto r~ d cii n S r:t.io nc del Contro stud i del C. C. ::\'[. - Alcuni nppunti prutici sul trattamonlu med ican•e nt o><o n nt.ipri tic o • . .. ....................... . ............ . .. ... ........ ~[A?.ZETT r prof. Lor~1~1·o, colonnello m edi<·o. Simulu;-.ioni rispot.to a ll 'altezza ........... . ...... .. ..• · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · ':\lo.R~:LLt .MA.RlO, Jl hlggiOt'e medit:o. 11 co rclolnll .................... . Musu~tARR.A Nrcor.ò, O>lpitano med ico. fnl pm·t.tulz:1 c· l i n ictt o mc~Lico-legale d el! 'epilc:;sia. tardh·,t nei cr·;u rio lo:;i d i gncl'l'n ............... , .. . P ARRI dol.t . ,V,u:rF.a, mog~i or<' clrim it·n farm>~<·if'h t. La chimit:a nf' l motnento attualo ........ . .. . .. ............................. . .. . PrAUE'l>TDII GmS I>:PrE, oupitn,no medico. - R ondioonto stat,isti<>o d elle opet·azioni ohirnrgi.che esoguite n <'gli st-nbi li mC'nt i SAn itnri militnri dmante l'an HO 1929 ..... .... . .. ....................................... . Ro~mY -prof. PAOLO, tenente C()lonne! IQ medico. i:>ul trevnlll'llhl pnl-

lidum ....................... . . ..... ...................... . ..... .

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!\9i RABA'Il' rNr Atl.TI.TRO, pri mo cnpitano medico. -

111ll'uhito costit.uziorw le

L ' indice cofnlico in rapporto .. ... . . . ... ....... ...... ... ... .......... .

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Sulla corTPim,,ione degli inrlici oeinlico e fuco iale . . .. .... . . T ARD UCCI MARIO, tenonto medico. Pat.o login oculare nelln zona. di F:l l\lechili (Crenaicn) . . .. .. ............. . ..... . ...... .. .. . ... .. .. ....... .. . T ROL"'A F RANCI-:SC'O, rapit.ano rnf'tliC'o. Ln formu ln di \'u n Noorrlfln e il p•'· so normale d~>ll'unrno ali'Pt.'~ di 20. 2:) nn ni ........... . ... . .... . . .. .

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Casuistica clinica. RrAOlNl qrovANN!, mng({ io r.c .nr "u li ro. -

Un l'liSI> di coste ce r·vil'n.li con disturb t ll61'VC)SI èOIIS!lClltlVl , • . . • • • . • . . . • • . . . • • . . • . • . . • • • . . • . . • . . . • Id. - Sindrome p;;icopaticA. d ell'en cofu litl' ll'fttrg ica neU'ett\ g io\."ftJ1 ile , ..... ... ...... . ........ • , ...... , .. , , , .. . , , ... . , , , , , . . . . . C!ASTF:r,r.r G. DARIO , C•~pit,:~.r w me(lico. .1!\ n rzinrtt> run.m r.. nri,:t vlt.re la menopausa . ........... .. ... ........ ....... .. ...... .. .....•... . ... 0Ar. Oor,r.o ArrmrsTo. ma~;~ io re med ico e L(r:-<co DoMENl<'O, ra pit.a.no medi. co. - Leish m~nio-<i vi:;e<>rale in 1111 gim·ane di 2:J tlnn i 1'1:'>-;identP dn n-o\·e mesi n. Sermide p [nnto,·n )......................... ........ ..... . FRAN"OHI 'dott. Frr.rPPO. )l'u nv>\ n:<.-;er·vnzionp di un cu:;o eli • HittL'> v isocrnm - in,·ersu~ tot.ulis » •.•....•.. •... ....•.•..•.. •..•••• . ••• •••• C: t :\CODBE CORRAO(NO, c.rpit.r~no moclico. Tor·:osiono spont.an oa d el fun icolo in testicolo 1'Ct'OtA lo .............. .. ...... . . .. . .. ... . . .. . . ... . lM'P.,;RtALE CRsA.tu:. lllaggiore lllP<ii<·o. Sullo lf}.-;ioni dl"i meni:;ch i <lel gin occhi o .... .................... _ ... . ...................... . .... .

Ltti:SC!{ ENzo. !totl.otenonte metlico. -

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:ioprA 1111 f'n.-;o non comune eli frnt tt.Lm

sn.git.tn.le del corpo deii'M<tmgalo .... ........................... . . ;\o[ Oil.F:'L Lt 1\IAftrO, maggiore m E:~clit'o . Un Puso di cru·rinoma clell!l mamm~ll.1 rnaschilo ... . ... ... . .. .. .. . . . .. . .. .. ...... . . .. ......... ..... .. . Poanu PIETRO, t.Pnent.e colonnpllo m~1ùico. - Sul le t·et.in iti cln. nùhng;liamento. . .. .. . ... ...... . ....... · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · T ES'l'A U no, tenente modico. Ln. run~ do' l tnwom•L con sangue di IH'j!r·o ..

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Note di medicina pratica. TATA'RF:T.Lt Lurm . maggioro mctl.ieo. -

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Note di igiene pratica. .-\NG~:r.l.'H

ANToxro, m ,,ggiorù rnodieu. L 'illfluP117.a Ppidemica fm le trnppe .............. . .. . . · ·. · . ... · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · NAxxr CARLO, capit.nno mcdit·o. L a I'II I ZHI III'a ... . ........ .. .. . .. .. P rccroLI BRm<:!'<'F.orr.no. Cttpit.uno ntc<lico. -

L'influenzt~

. ...... ... .. . . . R~-: rTA~O pt·of. Uoo, primo Cil.pil.n,no rnedif!o. La Zf'<'ehe .. . .......... . Id. - L e pisf'ine nutnt<~rie . . .. ......... ... ........... . ...... . I (l. - Nnvig•l7.ione 1\f' I'<'R o f<'lrbt·c• g ialla,,. , , , , , , , , • , , , . .... · · · Ronr!'lo' Nwor.A. (:n.pif.t\1\0 modico. T,a disinfHzioH<' d••ll'ambie nto ... · ·

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Per la storia della medicina. PEI,1,80ltCH l•'ttA=-<..:t:~ro,

te ne n te t:olntll tdln m e<li<·o. - P e r ln !'! turin d elht :scrncio ticu: La $omciotica lì><ic.:u prc:;.~o g li untidli . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Riviste sintetiche. te•neute culo nr wllu Jllt!dir·u. Le po r·i,·i:o:c.:criti digt·-~t i,·e :virA DONNA ANTONIO, m aggioro rnedi co. La mulnriH dul puutt> di vi.<~t.n bio logico, cli ni c·o e rn odi <·v-lr·gn le . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ptr..;<..:ARRETA J:.'RANI; J::!;<..:O, r·llpituno trt edic:r>. - L o cn u ;;o predi!'ipunen t i J clle h·at ture e l' irnport.rlllza d ella ri ee r·t·u t•adi ologico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ZAFE' LRO A1'<'rOYI:-."O, t.cn e••to colo tlltHllo medi• ·o. Le indic,,zio u i pe r· l'in tervento c hil'llrg ico ne l l'uttue~:v di nppc udic:ilc ttc uta .. . . . . . . . . . . . . . :\'IAtJ(:I!: HI Xtt:OL.\,

Rivista di tecnica e servjzio sanitario militare. LAllPlS ,b;oOAitD O, primo capittltw rrtudico.

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Per g li oft.n ltno l<>><Ì

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Rivista della Stampa medica italina e straniera. AD DISO~ ( La mdiog mlia conro m ezzo di ngn o:;tiuo d e l mo•·bo di). - THOJ>;S A gglut ìntlzio n e per ltt ft1hhrc tifoide a gnu11li e u pi <>cu li fiocchi. - WHITr:· lfi!:AD . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . • • . ·. ·. · . . . · . . . . . . . . . • • . .

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Ane•·git\ tubetcolonica (Sulin, scornpar,;o. dell') ìn anunala.ti di linfogranulo m a ma.lig 11o dopo h-attl\rnt-nto T'o nt.gen t e rap i~.:o . - Ro·•·r ,\ .... . . ... .... . :\.~tg intt dì pPtto ne ll a st('IIO>; Ì mi t mli~:a. Ho<..:H.REI~ ..... .........•.. Angina p ectOI'is o tlinbet.e m e llit.o. - H oOT e C: HAYRU·: I • . •. . . • . . • .•. •••. . Anofe li (Le di,·e rse ahit udini di vita d egli ) ve t tori d olln rnn lruiA in Antet·i<·ll, in ELU'<>p!l c n ell'es tremo 01·ie nt ~o•. - HAt'KET'.I' ...... . . . . . . . . . . . . . , .

.·\.ppcntlicecto•uia e lesio11i cpatid1e . - H oDI A~~ . • . . . . . . . • • •. • •..•••• • .-\ pp:m dic i cec.:uli d oppie. - <.~ oi.USC::HMI r>T ..... , .. . . . . . . • . . . . . • . . . . • . .• .\ .p pe nd icit e e t iHtc. - P~JLLJ>: E' Fo i, L t A:;><o:-; ... . .. •. . . . . . • . . , .. • . . . . . Atle ti. (Vttlutazione lìsiologi<'n d i'gli ). - }l EHLt'l'ZKA .... , . . . . . . . . . . . • . • Aver t ina (Ntwcosi pe r Yia 1'\.'t !H le uo11 1'). - P~:Tr•: H:\IA~.N • . ••••••••••..• Azo t.enù a dlU'a n w In. ftLticn (~ulle vari a:~.ìon i dd J'). - H oNn BLLI Y. OH .,,. URE.HA • • · . . •.. , . . . . . . . • . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . •. . . • . . . • . . . . . .

Ba ~ i !li di Flcxn cr (L tL di fferenzttz ionc s ie m logit:a d e l g ruppo Ji ). GES

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Baci lli t ific i (Un nuo\·o tcen cno di uu ll um per l ' i><ol a nu~ nlo dc i) n elle feci. P ULCJIE]'{

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Bncillo di Eber·th. (l'orme (il tnt b ili dd). -

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c L AZAHJJ)È$ .•.••.••.••••.•.••.••••.••..••••••••••••.• Coleci:otct:tmn ia (I pi t·,c o li llt:CÌd{•nt i de-lltt). - \'AN DJ-~ lt EL--;T o DE LANGitt:: . M O I't> I ' L()S

('olonntt v c rtobn:t lo (Di~turbi u lln ) 11t•gli ulllp~ttnti n ll n cose iu. ('orn m oz io n e cer l'bralo (E1;iti t a rdivi di ). ('orp o es trnneo (S i~t gnhtrc r('p o t·ti di ). -

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Diabete. Into t'\'o nti ope rut Ì\'Ì in sogget 1i di n bo t i c· i. BES I PS

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Distrofia mi oto nic.~ eon cutarut tn (L ' ipuc·n lr·oflliu n !:'ll n). -

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Echi nocoC:(!O (Uist i d') d ella. coda d(•l panrrrus. - CAIRO ... . . . . . . . . . . . . . . Ec lt inococeo (Locul izzHzion e os..-;ca d t> li '). - P Astl UALL • . • . . . . . . . . . . . . . . E •le m i chirurgici d l',.di atti d'orig int• nt•ltitit·u ( Hic·t·r(•h e iC (lC'l'ÌIII{'Iltllli Sll}:li ). - . Lt::IU ('II~i o Jt 'l'l: ........ ..... ... ........ . ......... ... .. ... .. .. . Ed ttcazione fìs i<·a (Co ntro g li t><·ccso;i dl'll '). -- LI·: )JI'UH: H F; • . . •.•. . • . . . . . . . En cefHli tc (L ') p oo;t-vu<;c· in n lc c d il s 11o tntttuntrn t o c:o l s i<'t'<J o m o logu . -

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Endot·lndit o ( L ') lc ntn. !)in tollhtin logiu, di:I,I!IH >si, tH>;r.ion i pato!!OII('f i..!tc· r cc·cnti. - Ln:<:EO is .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... .. .. . . : . .. . . l':ntnmcht~ dissenle t·i l'u

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(C ulturll di) in tllt t Pt't't'IIO 11 hns<' di ngnt· di Mu Ih:sc ut 1·: ~:; e K t·: t'l' Ili nz t~ ......... . ... .. .............. .

lO:mol iliu o r!'tntziuu(' i,.,dwn tint di Vt•lkn"" '" · Epil <•s,;in ( l l•·twln d t• ll'idrnt.uzi•lltC npll').

PAsQrAU .. . . . ....... .

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l·:~alllc (L') nu l io lu~ i <·u d t•i <·o>w t·irti e d e llt' reclut e

twi i'I).'-'Cl'l:Ìt c> s vizzc t·o.

H. E. \\'A I :n:H . . . . . • . . . • . . . . . . . . . . . . •.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . J·:sercizi fi'<i<-i (<.'cHttri l ll t(ll a llt> sLuù io dc·g li ) e d <·lla lo ro iufl t h'IIZH ,;1111'nt t ki tt\rnct ttul cc I>IHt.t uuh•. Ct>)n~ l, l. r ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. . F nntiul li iustnh ili ( ltit-c rdH) ~ 11 i )

(:AJ.J . I o X t-:tTII l . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

F<!IJbro (L a) t ifu id e in F t'll tl<' iH d tmu ll •: la ;..tiH~r t·n d 11l 1!114 u l l \) 1$. Fisto le ( Dimo:-;tra7.iu tH: rndiol•ogint d, ·lk·) . -

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Cor..,;LLA................. <:ozzo endot.o rac ico con gl'l\ ve stenosi esofag<>-tnwhenle . TALlA .. . . . . . <'iuer·r·a (La) e le Hrti l<~tnitnrie . - Bos<:Hr ................. , . , . . . . . . . lnfezioni (Lo) poritonsillari. - 0KE!l::-lk'fi::LD .. . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . Inn e-;to OVt\rit:o omo pla,Lieo spc riollc ntah· (l nflut~nzu d ello :<lato del :;isl e· m't I'etieolo-enrlotolinle s uU 'u l tocchirnento dei l' ). - M'A OLH'LO.. .. . . . f rwcl tltlzio n c rnulai'Ìt:ll (Rottura ><po rltunea della rnilztl in cor so J '). - .) u•rz

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f ns ulinn. L!:t torupia insu linj•·a m·gli ,.;ttlti di dirnagr·imcnt-o cortsec utivo a coleci:;! i te CH lco lo;.:u. - Cr:t:UAR.t:t.LI . • • • • . • . . . . . • . • • . • . . • . . . • • . . • . . • • fpt~r to nia (Il sign ifi <lato prog11ostico c k rapia della). 1\ onÀ~Yr . . . . . .

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Fm.t.tln·e (Le) dell'apofisi odontoide clell'fl>l,;e. -

MAGNAN'r . . . . . . . . . . . . .

l•'ratt.ure (Riduzione c rue n t·•t delle) :>onzu irupiegn di materittle estru.tt eo. 0RTH........... . ................... . ......... . .... . . . . . ....... Frntturn (Sulla.) mar·ginnlo post eriore r(rnallcolo-posteriore di D estot.) del hl opifh<i tihittle infe ri o re. - LAtJRF:ATL . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (! ,l.-; da cornhnH irnc·.nto nll uso de i medici (Fis iopotologin o c-linico dt'i). L lJST!(;

. .. . . . . . . . . . . . .. . . .. . . . . .. .. . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . .. .. . . . . . . .

<:o:tzo (Tuftuenzt~ d e ll 'aliu1en1 azione idricn sul l'acc:n:.•wimento co rporeo e ,:;ull n

gm10si del) o d e lle tli,;funzioni t.iro id €'c. -

fpt~rtenzione e tono dei nervi C'tll'd ittc i o vusali. -

H t>RI NC: . . . . . . • . . . . . . . .

Esc,vr ........................ . ....... , .. BorrAzzr ....................... , ........ . Lesione nteh.iclea (Una ram) Scoppio i.-;oluto di un disco intorvert ebrale . L ahirint.otos.'<ie umoruli. Lrworo (li) muscolare. GALL[

• •... . . . . . . • . . . . • . . . . . . . . . . . . . . • . . . • . • . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Liquido (Il contenuto in pH del) corob r·<:r-spinn.l e nei malat-i di rnente. TROTTAR F.LLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Lu~<;az ione abituule rle lh,~, ,;p,llla. (Trattnment.o opemtorio

della). -

Vo.EL·

CKER

•. . . . . . . . . . . • . . . . . ·. • · · · · • · · · · · · • · · · · · • · · · · · • · · · · · · · · · · • · LtL.,;.'<ttzione centr·ale traumatica dd fornore. - PA~DOU'tNI . . . . . . . . . . .

Lu:;saziono (Sulla) dellu rotula e l:ittl trnttnmo11tu oper·ntivo. - l\IA.RZlANr .. . Lnssttzioni (Le) tnwrnatiC'he del gi n oet:hio . C:UEDY ••..•. . ••.•.. . •.• :\h~t~~.riu (L;l, prevenzio n e della) nel ca.rnpo l)I'Htico. Ìl'lrssmoLr ........ . :V[edicina spor·tiva e mPtlici sport h-i. - DI MAT'IE! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ~Ien h.;ehi (Ùw-a dello lcsioni d ei). YOI!NOilT . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . )[etodi dj Labot·ut<n·io n ella pml ir-a mcd ioa ( Ltt va lutazione djngnostint dci). - LAx .. . ..................... · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · :\ticosi polrnouttri. - H .ADAl·:LLI o Pr<:RrN .......... . ............. . .... . :\Iioca~~·dite (Un caso di) diftf~rÌ('t\ tlt ut n, studia ta por u1e:t.zo dcU'clcttroC'Ill'· <hognlfo po r t.ntil~. - JfAr.r. . . .......... . .......... . ............. . N"cur·osi (Lo) d ol euore e dei , -n!<i ><a11gnigni c lo r·o ç,ura . GALI.t . ... .. .. . ~evo·,~mi eli e ic.:ttt.r'Ìz7.tLzionc (l odhtf'IIZH. d e i) dei nervi scz io nnt i s ull u circoluzlone sangui~na. - FoNTAf:-IB e ÙRHA:-1 .....•.•... . .. . ..... . ..... Oc<.:lu:-;ionc (L') intestinule d'origin e •IJlpc•wlic-olur·e. Cl'! BAr, .......... . Ql,[iternzinne ornbolica dell 'art.erin ili n1:u. prirnit h ·n. - LAN(:r:RON ...... . Os,.;IL d e l rnot.at,a rso (I t rou111i delle). - H t ' l'A ........ . .... . ........ . O.;teomalucirt {i-)trlla md un~. e patrlj.:t'rtc•,.;i cleii'J. - HAHBAJIA . . . . , .. , . . . . . Pa.nc t·ea.'! (Contribut.o alla diflgnosi dellH t~pop lc:::si a del) . K:rnTZEJt ••.••. Pautocaina.-

l {D:::;s ........ . ......... , ....... .. . . .... . ............ .

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I~Di l'E Ot:::>'I':J\Al.E Dl::LLI:: :\IATt:IHI:: 1'1::1\

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l'ic loJ{I'H fìtt J"lel" via re ttul c.> . J,;<H!Ll::H l'i o nie r·i (I ) ituiinni de lln Croce R o:>-"n. - CA>'.\RI~r ............... . .... . l.'ir·ewt Prnp ia ( La) uPIIu demc.>uzu prc.>eoee. - l) ' OH)t~:A c Buoi ;(:~

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Pncu111o nit e e diahete. - l :s>"E\; tAO . . . . . . . . . . . . . . • . . •. . . . . . . . . . • . • . . . P ,I IÌ!.!lolmlin (L:J m u nif(•stui'.ioni 1161'\'0,;e d<•lln ). - LH~:IDII'l"l'~: ........ . L'u limni e lit e (~tudio dP il n. e pidem i11 di ) n e l Diptu·( ill)t1f tlu dt•l Ba::;.<;o Romo. -L t:: \'o\JHT!.

l')t ·•un·-r·t e \\.11,1,~:)11"

.....•.•....•..• . ...........•..•

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l'rt>-;< ione "r!(' t·i,-<tt. ( L ;, llH>rl ili r·nziom i d t•l ln) pt·i•wi pnlHu•tt t t' della pro::;sion!• tll<'dirt. in >"l'i(llit<> u :.:ic,·zi n n i >"o~t.:<'l ti tHH'Illu li <' II Pg"li ipt•rtt•:.:i . - CO)n:i'

c L A.IOI F.

••••••••••••••••••••••••••••• . •••• . ••• . ••••.•••..•••••

11

1'.- ;eudo-tuhercolo,o;i du ><p irod1 uetn hronc·hi·dis tk•l Ct~stcllnni in T·~··itreo (Prind ca.•<i di ). ~TAIDil> ................. ... ............... . ........ . J{uzinllc (Sull,l) ulitn en turc di ptwe c d i guenu d c i m ilit ur<' th•l R. E se rc-ito c ddlu H. Al•rnllnlltiea. (!toX0:-\1 .................. . .......... .. .

•

liiS 36~

Hettzi o ne (Ln) di Kalttt in Ittdiu. H oc on e '1'.\YI,OH . .. .. . ........... . l{ e wnui i>< tti O (Lu sindrome lll'ttl'o · \'C'g!'lati\·u ll (• l). l300A I·: HT o )IAG F. ... .

•

4!13

H i:;e•·,-,, al cu i i 11 li d e l p lu>'lllll :.:u ttt.:u iguo. (H ic·e rt'iu ) su lle uwdit i<·a:~: i o tt i d e llu) d e l p H uriuari o e d \'llu frequ\'nzu d egli u c·c(':;si ('Ounllsivi i11 seguito a somminis tntziunc eli ulc·uni funnttci nuLiconvulsi,·MHi e di donH'IJ di calc io ll<'gli e pile ttici. - Dc lh:.sw o Vrn; 1,1.0 ............ . ......... .

•

ti7!1

:--ic·hi:;to,;olltinsi (Le) in Circuuil·u. -

.. ....... ... .. ... . .... .

•

- B.\1')1 ......... . ..... .... .. . Lf:ttJ, LAYANC e \\'Ett.r•........

•

Z .\YATTAHI

S t· intit·a (Tntltatuento dtirmgi('o d ~ ll.1 ) . :--idC'ro><i e pltu·<:he (('t>J tiHgiosit.ì ddlu ). -

:-iernr iotil!n u diugr JO~ti(·u n e uroplliltlogien (Nozio11i di ). Sifilide cnrclio- ,·u:.:Pt>lure. -

r'HAONITO .. ..••

('oll~t ns

Si Hll-;it ,, puntlc ut a (1-iul , -n lon· di'Il \'"""'l' mdiolngit·l• ciP i ><t•n i II HI>'l'Cllari n e lla diagn o>'i di ). TRAT:"A . . . ....................... . ........ . :-ivlfuro di ot it c hic-lo rurtttn (~· pt·it<') ( ì':oi'.Ì o tli pnttÌt-hc> ><ugl i e ffetti d e l). B o nitit·u untip•·it.icn. Ln<TJ<; e Hovii>A ......... . ....... . ..... . Sple 11e c-tomiu ( Lu) Ri cCirdtù ><perillt('lll!lli ,;u llu fuu~.ione umomle de llu wilz.u. O(•clut.io ni dlil't Jt·gi<:lw. - (;onAHIJ c J'M,l!ls . . . . . . . .. . . . . . . . . . . • . . Sto tii Hiul••gÌtt- ~uovi (:c,nt·l't.t.i <li >"(' tllc io tic·a ,.,(.o llcat o ln!!it·n. BHACC'HE1'TI. 'l'i-;Ìl>J.(e n osi (Hul l t~ ) 13 :;ull'infiltntl" tuhen:ol>~re pnwm:e. - ::>l'Al'lt . . . . . . . . . ' l' it.i.ni o (Ri cen ; h c ,;ull11 pt·f'.;('n:-;u o ,;ullaripurtizi u tw 11\•l) n e ll e piunte futu~roga ntc O C' rittogtl lll<' e IIC~Ji attilll>~li. - l:!J-: HTIU:-<11 e ~J>Rt~T .• . .•••.. T renw li n p.•rit.<meall• (~Pt.:nn dd ). :)u tllt >'l'J!IIO precoce di le,.:io11i d ,;eL•mli ndlt• COIItu><ioni o n (•llo fet·ite ndd11 tninuli. - ( ' t ••\n:L ......... . ........ . 'l'ripoli (Oa) li Murwk. ( 'ASTH:r.tOLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . • Trontho-atl)! iod o.: ,J,Jit t> t',IJlt c ol e i 111\'lltlori Ì11fer i<Jri (li trultutttettLO d c llu) co n lt\ re><ez io 11e d e l simpatico lotnl »t re. - Dt~:z ...................... . ' l'romhofldJite •lt•l SC" Il o Ct\\'<'l'IIO><n CLi ttSC't• tt[in> a lknun o n c pcdton,.;illarf'. -:\1 A l.A~ ••..••.••••••.• ••• . • • • • . . • • . • • • • . • • • • • . • . . . • . . · · • · · • · T t·o•tthosi nrteri<):it\, (Hic<wdt(l >< p e ri tttc ntnli ~>~tilu) le urtC'riti, lo gungre tuL c ~ ul vul urt· Cl>ll tpar!\lo d <'ll n l<'gnt tll'!' nrlc•·io::l<.' e dt•ll\• nrtcrioc-tomie, STRrcKeR c OHOA:--1

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Tu be•·colo:;i ( L~1) in U cmu e tt <.' l :.:uo tC'nitorio. -

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6!hl Tuhflrcolo;:;i (lltt-eres ..;e pn~t.i co clelln. ric<'rt'l\ drg;li e le me nti bacillad nella) dn innoculazione n!'ILI:' cavie senzu le,.;ioni ctiseo:;e. - B.~-;nNA.RD BESBU· Quors e TuOYRR

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T ttbercolosi? (Qtmli rnndicinnli $i po:;.-;ono con,.;i~linre nelln). CKE.R ••...

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Tube rcolosi e domon7.a pa·e<'oc:e. - C'r.AtJOJ-: e B,un·K .............. . ... . Tuharcolo«i polmoruu·e (Contrihut.o allo stutlio clr•l l ot-r<'no nAlln).- DELOUF:. Tubercolosi polmonar·e (Il t ipo morfo logico eli rcsi;;tem:a. !llln.}. - J AQU!':T,fN'. 'l\thercolo;:;i polmm1nr·e n ell'rululto (Condizioni p ittoA"('tH' e pr·oce::<si orrat.orno. clinici del risn•glio della. - KEnr.F:NT • . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . • • . . . • To~l>rwcnlo~i polmonart;> rtPi \'<'('elli (Contrilmt.o allo. ;.tud io della). Bozzr .. \',tccino antitifo-partttifico pr·opamto in t!lvulet.te p e r· uso ipod('rmieo. Un cons ig lio s nlln po;;.-;ihilitA di tale pr·cparnzionC'. - S~t l'I'H ... . . . . . . • . . . • . VAr..;.un;mti (I) ;;anguigni in ta·acn\nici lo<'nl izzuti d 'or·ic;ir~ e t ruumatira. Com~iderazioni <l'ordine c linico e t ontpeut.iro. - P.~'l'f:r, ... . ........... . Vigor·io. fisi ca (L'indieo <.li). - ~J<)IH:.:-;o • . • • . • . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . \Va;Hpr·mann P Sur.h;..Geor~i (RiNIL'Ciw ,.;nlle rcnzinni di) nrC'diante 1\tlt.rafìltntzionn d<'i ~irri di ,;angllf'. - ( ' AI'.-\ZZA . . . . . . . . . . . . . . . . . • • • . . . . . \V,'-~"<'rn'tll.nn (Rnpporto fr>l lu ,.,...,1zion ~ di) Jo,...ule e ln rE>nziou e di Wnssermnnn s nl >~Ìl'l'O di :sangue o sul liquido di holl>1. - J.'RANC:Hl ..•...•••.•••.• z,Jfo n ~li<'Nl1ia.. - Rrocr . . ........... . . . ............. . .......... . Z•1nn ()titiC'n. (Sn un C>li<O di). -- Ll 'I"<'HE•r•rr o N1;: nr.rn; ..... ... ...... ..•.

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Conferenze scientifiche degli ospedali militari. f>(lqg. l27, 186, 187. 247, 301ì, :107, :!68. 427, 421-1. fJU4, :)llfJ, iHi4, 62fi, H26, HH7.

Necrologio.

r•,y. Amu.RA.TONE CARLO, maggiore ge ne t'Hi e mediro in A. R. Q............. . •

:>OS 627

fnrrnnci;;t.n. capo in congedo .......... ...... .. . nAS'fJANl Fn.ANCESCO, maggiore m ed i co lì('iln J'Ì:'lervo .................. . BF.STA 0RF:STE TEODORI CO, molggiore medic.o di complE-mento .......... . C'As-ror~D t B'l'Tonrr., colonnello mNlico in S. P. E . ..................... . . . ConA CARLO, oolonnello m edi<'o in P. A ............................. . DE FLAl\IINF:lS Luror, rnnggiorc medi co non pita i;{critt o n e i ruoli ........ . DrONISI ANTONIO, Accntlemico (l'ItaiÌ!I, pro fe;;.'ior e di Anatomia pat.ologicl1 nella R. UniversitìL di Jto•no.. cwlònnPllo nwdi<'o in co ngedo .......... . ]i'A-rrortr Giovt\nni, tene nt e colon n nello rnedico non pi\1 if'critto n ei ruoli .. . Fmunoowr DE~fE:Truo, tene nt.o Golon.nello m('di co non piìa iscritt.o nei ruoli. i\l:AuaEltt FnA'NC ESGO, muggio ro gcHer.-tlE> medico della. riscn·a ............ . :\<[ONACO CO"TAN'TTNO, tenent-e colonndl.o m edico in A. R. (~............. . NACCAnA'fò FrLrPPO, maggìot·e medico in S. P. B. ...................... . PF;R.ROO GrOVANl'-"T. magJ~;ioa·e mC'dico nella ri:;;oa·vn .................... .

62R

ALFfF.RI CARMELO, p!'imo Citpitano chimi<:o·farmacistn. di

APPlOTTT FERDTNANDO,

complemento ... .

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7011 H.ll'RF:R.r Ar.ESSA:-rnno, tenent.e cnlonJ\ello medieo a ripo!'!o...... . ......... .

Pag.

•

Rlc:JJJ AtHWSTO. t f' n t' nte colollJWllo m odi c·o n c>lln •·isr rYn

... • . ...... .. .. StrLf:AOTTr Ensro , nolnnnel lo Tlledi('o t< 1·iposo ........................ . ZA:->.wr·n CF:sAHJ·:, mnj;{o:iore 111('(li co di comple mPnt.o, clis pe n:<ul'o dnl servÌ7-ÌO ZA:-rFRtHI:'oH~r A:"''I'O:-<Jo, t e n Pnt c ('olollnc llo medic'o dd ln ri:<en·n .......... .

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Notizie. ( '.,nt.cnn,rio d el gEHIOI'ftle medico Cnl'l n On.viln. in Rumonin .. ....... . ( : >nco r:;o por la vn loriz7.n;r.ione d(•l libro nwdieo ituli nno ......... . (' mcorso per puhblicnzi oni di igieJI(' .......................... . \' f Co n ~re;:<;o in tnrmtziona le di nwdi t·i11>1 e furrnttein milital'P. L· Ajn, JliHJ.! Illl Jfl:ll ......... . ......... ................... . Ct>nw·e~o;o internttzionale per gli ><t 11di !>11lla popolnzinnf' ........... . Vll Congr·cs;;o intemtt:I,Ìonale di m edi cina e fn•·mnci~l milit.nre.... . XXXVII Co ngros."'o di medicinA. inte rna ....................... . JV Congres.o;o thtzi onalc cont.ro In tuhr rc·olosi in Bolognn .. . ....... . [TI <:ong r·cs;.o in h•mazio n!lll' eli rndiolngia mctlirn ............ . .. . XV Congre,:.-;o intc r·nuzi<) IJ>tlc di nntropologin .................. . Curo bttlneo-tcrmali ................. . ........... . .... .. ..... . l·:chi rl elln fe.c;tn del Corpo ::.\nnitnrin .. . ................. ...... . b:la•·gizione .. . .............................................. . l-: <enzioni dtd pttgumento d e llo impos te !li soggiorno a di c u•·a ..... . F<.'~<tn d el Co rpo sanit.ario •.................................... lnilugut·~uion.e. dell'anno nc<·ndomico nlla l:ìeuoln d i appl icazione di S1u11tà m liit.n •·e.. ... .... .. ...... . . .................... .. .. . Tnaugurnzione d e l Cor>'O di tl ppl ic~t'l.ionl' nclla R. S c·uola di S!l nit~\ Militare Marit.t i111n ..................................... . . L' VIII Confer·enzn inh' •·nazi<lnalc contr·o la tubercolosi .......... . . ~l'lh1- R . Accademia di Scienze, Lettere ed Arti cli :\fode ua . ...... . ~e lla. R. Acca<le mi,,. m edi ca eli Rornn ......... . .............. . l\C'II{inrnali.<sm o m odico Nom ine e ri compe nso ...................................... . ~uovi ufficiali medici in S. P. E ...................... . ...... . . Onot·ifìce uza .......•............ . . .........•......... • ...... Ptw gli o l'f~~oni dei m edici morti in g uerra .•.............. .. • ... Pe•· il monume nto a Carlo .l:<'orlonini ............ . ......... . . . Premiazion i eli 1t1Tici111i m t1d ic i p er henern~>re nze di « Rcionza e di Italianità u ............................................. . Promozioni ... ... ... .... ... .. ........ .... ... . .............. . ~t· 11o ln di pe l'i't'ziounme nto in m('cli<·inn, coloninlc n l\[odcnn ....... . SoeiNà it,a liana pN il progre~ilo dd l~) ><c icnze ....... ... ........ . l · n munificio clo no a ll n. Scuol11. di applicazio ne di snnitr\ militat'e ... . \'i,;it tL d <' l :'lfini~<t, ,·o dcll~t guP.JTtl o lia Coh•ni i~ il>lnit.(lriu marimt od xl Snnnto rio mili t.nro di Anzio .... . ......................... .

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RIVISTE 1\tiEDICHE MILITARI ----Q-CECOSLAVACCHIA : VOJE~SITIÌ: ZDR-\.VOT:-1(0 1-!Jl: L{:'lT\'.- Org.•no sc ionUtlco

doi modici, veter inari e fnrmaci~ti mllitnl'i cocoslovncbl. Rodaidono: Pmlu•. Rnbenòe, ~(~(). - Zdrav. otldelenl. lM.?llo-aqoslo.<~tlembre, vol. V II, trr•c. 3, l ~~~ l. ~lfina: Inlhtcnzn degli amari o <lui Rltli dt bario ~ttll'Mtivi tà dci movimrnU doli'lntostino • in ,-itro •. - MI!: E<>ami •li sclozlome dci condut tori tll Vt·l~nre a tmziono mercanicn. - Forminek: 11 congresso <I ci rorm:l.('l•li sin v i n .Prngn. FRAL~CIA:

ARCHI\ES DE MÉnECINE l'JT PHAP.JilAClE JIII LI1'A1RE.".- Plrezlono d el servizio tllennlt.\, l\Iìnistoro d ella Guor·ra. FMC. Hl, oUobre, lomo XC\, 1031. Costedoat: GH orl_(nni dello stnùio ntNlico dolla c:t·imlnnlità militare. - l eynt: Il male drgli a \'ln · lot·l. - Fiamme: Innu,•m.a e lim i~! p~icologict dell" velncllà o d elle snc con<l'leltcnr.e. I~GRILTERHA:

JOUR::-IAL OF THE ROYAL ARM\" ~IF.DICAT, CORP;o;. - Edito dn .Tohn Dale, Sons nnd P!l· n!el~son Ltd, Loudra. Fcuc. \', IIQt·cmiJre, rol. 1,\'li. IIJ3J. Arm.tt:r onr. Fotherln,ham, Hood, Llttlo e Trompson: .\t~.·ni urrltc ceret.rn·i-pinnle uth\ ~("uolu tli Alf\hor~ h ot. ­ BIKcam: L'tJ'I\11\0 oculare per pnrlc di •ncd<ci u"n .<J)è('io l i~t.i (continua:im<c).- Alt. Ed.: 11 m<·· dl<-o in gut.:t'l't\ v·,>,ditnw-; inu,·). Kenncdy: l •·i-:nlt-nt i \ll'l mudt~fJlt) t-ti~t("JIIO. di ttllenuruc·u~··

dello recluto .

. l UGOSLA VI \: VO.J NO-SA Nl'l'ETSK [ ùLA!:!.\11 K. -

H iv l'l n lrl m estro lo di mcd! cino., ftu•nou<'in e mccl!c!oo. ''('t,t'rl· . narll\ dcll'K<Cl'Cito Jn~n .. ll\\'0, <'diln dn!lll Pìro•r.innc del ~(' l'Vizio ui :'nnità ( flt•olm<innc cd 1\tllminlstraz!nnc: ospctlnft, too.llitnre tll llch::•·•ulo) . IMIIO ll, >t. 3, 1931. lttnoyhitob &.Ra: Come Ai tlchht~no ooncopiro le nevrosi degli ussit>nrnti tlal punto di vista mcdi· co-legnlc t - CYthyhlt :ll Mllorad: Ghc·rnto·t·•>nKiotnl i\'lt<~lllttolunnrc ndl' J·~~ordto. - Ml Bnkowlt~h Mlllwoy6: Un rnro caso di miB"I•tzio ntl olt'l •·•·islollino ln-!ll.lt.o t n s<'Kttilo n '"''t urfì Lr(U1Will.i<'>1 della scl(lrotlr.n. - Tacllt'h Radoy6: Ltt r(•n;,( otJt' <li K<olmN· Jwr In tliH<:IIOhi ti ~llr, ~Hillde. - Ftl:• Mllnad: l suicidi nell'csorcito jugosh.,·o. . Ocsipoylt :h-Ganc Piern: l luboratori mobili <Il betrt·· riolog!o.. - Boplt~hhlt~h Alenndre: (Jl·grHli?.zn"i"uc o funzione d<'lle Slll?.ioni ''"liologtdlC ''" •·nn t o In. KUOtrn, sal ('U ll"'fH) t l i 1mltn\(1ia.

R.UMF.NIA:

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nEVL'S'r A S,\~lTARA MII.J'r ARA. - H~tln.zl,mc o ummini<l rn.z ionc: O~pctlnlo militare • Rogilll\ E.lisnbota • Buco.ros t. Fase. X, otto/Ire !931. lteiM, 81JQI(Una e AramA: Due l''\• i di chi rurgia midoltnre. - 8ardarescu • Dra,omlru cu: ;<ul t.rnl tu· m!'nto m edico degli fuw~sst l)()hnounri. - Constatinescu: lJitr:\vi rus tnh<'t'C<>Inrt•.

SPAGNA:

n F.'VI STA DE SANID.o\D l\IILlT A R. - Pn!Jbllcnzio ne mensllo tl ol Corpo sanitario m!l!ta.ro. ~htd!'!d.

Fase. Xl,· >~o•·eml,re 1931. &.._: Saggio storico di medie! no. mi li tut•('. - Clltdero 8:woa: Lotta contro lo malattie \'CII<'rcc· uell'cscr~ito (com:lt>Sioni\. - AstoiH: ft!~ts>nntn ci<'IIO comun ir·n?.lonl Jor·csontat<: t\ l H C'oHKt·•··~" I nteronz!onalo della mn!n r!u.

STATI UNITI: T HE MlLITARY SuROEON.- AmtY ;".Icùicnl Musoum nn<l Lihrar:r, Wasblngton. Ftt.<c. oltoorc, n . 4, Il()!. f,X IX. 1931. Low.D Ree e Lowe: Longevità dog li ull'irin.ll In rapporto nllo lor·o idnnoit ò. fisica. - Grandwohl: L'istituto di me(licina navale e tro)>l<'lllo di AmbutltO.- Dear: ).'.àssnl'iozio no Amori~.ana •Il ROCCOrRo in Russio.. - Bowen : Dlagroosl ra<li ologiCI• dcll'appontliclte cronica. - Michael: Em· r>iema mctopucumonlco. - Trout: C'asl ral'l li1 t•h!ru t>gitl militl\!'c (Stcnosl lpertrofle>.l cou,geuitu tlel piloro. lutiltrazlone cmotil!aca. della lingrw). - Absher Darlus: Snprn un caso d! rebhtl' Lifoide. - 8mith: Rotturn trrmmntk<• tlel cuMC. - Longraee: Ln. scclut dogli aviatori piloti.

SVIZZERA :

~RL\rESTR:\

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U~l~G'J:,._

R I VIST ;\ Td<: Tli':CL! f,:l SAN,t'r .-H tr SVJ7.7.1•;Rr. Direzione: ilcnnn Scb" ab o und Co. , Hn.~!lou.. Ji a.~c. ollobre. n. 3, 1031 . Yoat: La Visita eaultnrln <lello recluto può o.•soro migllurnta SC<'Hndn lo oo.licrn~ cailtt'117.t.' " C<llno1. - Heel: Il mater!n le sanitario delle divisioni.

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE : RO~U

- ltllnistero della Guerra, Via XX Settembre - ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. t. Il CTiornaU di nwlicina militare al pu b bUca li primo gior no di oiiLSCuo mese , lll taaoloo lo di q uattro togli di stampa. almeno. 2. L'abbonamento è annuo e decorre dal l • gennaio. 3. Il prezzo dcll'abbooamonto è : Per l'Italia e Coloolo........ . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . L. 82 Por l'Estero....... .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. • 44 io Italia....................... • 6 Uo tnsclcolo separato costa........ . all'Estero.......................... • 7 Il supplemento contoncnto l Ruoli di lll ItallD.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 16an:-ianitd del .:QrPO •m•ilari.o milit11re all'Estero•. ... .. ....... . .. . -. ... • 18costa: 4. Per gli uffi ciali modici o cblmlcl farmacisti del R. esercito (lo servizio attivo, In 1)08Won• aa~lllarla, ili comJ>lcmcnto, dclln. riserva cd a rlpo~o) Il prezzo deU'abbon::.mento è r ld.otto a L. %4 anlfclpaJ-e etl 11 prezzo dol suJ)tJlcuumto è rldot.to a Lire S per 1 soli abbonati. - Non et t r umet.tono rlc~vute per gli abbonamenti personnU. 5. Noo s• accettano reclami trnsoorE<I trenta giorni dalla spedlr.lone del Clfornale che el et· rettua reg()larmeute a l v rimo di ogni mese. T·ra.~CCrso tale termino, l fascicoli r!cblettl vengono spe· ùiLI, ee dlapouibiU , eolo a pagamento. 6. I signori ah bonn t! mUite.rlln efÌl'tthitll dlservlzlo pagheranno l'Importo doll'abbona.meoto per mezr.o del rispettivi corban•ll d1 corpo o direzioni. T. Por l soli ufficiali mor!Jcl (d~li'E.;crolt.o o tlelln Marina), m Qt1alunque poalzlone si t rortno è amme!!So un AllBONAMEl\TO CUMULATIVO a l !.iemale di medicina militare ed 81tll .An nali di 10Wlicina na11ale e col&niale al prezzo di L . -45 annuo. 8. Alllbrnl si t~ l'l sconto del IO per cento, ma solte.nt,{l per gli abbonamenti delle poreooe e degli enti non mUltar!.

NORME PER Lfj PUBBLICAZIONI. t. I Jllvorl orlglunll, lo n11te, le rll"iste -

dnttllo~trnfatl o scrlttJ a mano devono ()CCUvarc un solo lat.o do! foglio, e!'scre nel t.este definitivo '~'- 11an•tur, cd accuratamente corretti o rlvedotl ùa~ll Antorl. l'li ra epec!ale rnr~comrtoùa?.lone che ouelU scritti n mano diano ben leggibili, p er m odo dJ evitare <>~rnl dnbblo di lut.erpret-azlone. Io <'MO contrarlo, In Direzione el vedrebbe COBtretta a 80· epeoderne la pubblloo.zione. l la ,·ori brevi I)Elranoo preferiti.· Le opl rtlooJ manifestate dagll Autori non Impegnano la r espollS!LbllitA ùcl periodico. È vietata la riproduzione del lavori or lglnal.i. ~. P or cjjsposlzlone rtel Coru!l~rlio na?Jonale delle ricerche, l'Autore deve noJre ai lavoro un bNIVCHI.Utorla.~unto (nou pl (l di l O r ighe). 3. Ralvo casi eccczlonallsslml, la corrodono dello bozze sarà fatte. dalla r ednzlooe anzlobè da&'li Autori, per non .-J ncolare LI lavoro tlpo!lral\t'O agli loevltabUI rita rdi postali. Le eor l'97.ionl ati'QQr dlnarle fntt.o dagli Autor i saranno loro addebitate. t. Le spose I>Or le tavole Ht...~rllllcbo, fotogrotlcbe, eco. , che accomJ)o,anaasèro Je memorie sono a carico •legll Autori. Le tlgure eia rl1>rodurre devono e3eore nitide, con lettere e dlclt lll'e a 011ratterl grandi e tnll che restino ben leggibili dopo oventnall riduzioni. Le blblJOgt"afte l Uil&'he ~ l p ub!JIIcano solo negli ~rotti. · 6. OH e~trattlsono di duo t1pl: - Tipo A) senza copertina l' colla !mtJagluatn ra e numera· zlene del !asclcolo. - Tipo B) con oopert.lna stampata, rrooteeplzto, lwpaglnatura e numerazione speciale. 6. Agli Autor i 11arnnuo concessi gratuitamente 26 estratti tipo 4 . - La r lobJetta di estratti In pill e quella di estratti tipo B saranno n cadeo degli Auterl stessi. T. n prezr.o degli ostrnttl, por gi! Autorl delle memorie che 11 r ichiedano, è reaolato d;llla seguente tariffa :

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Tipo A ........... . T ipo n . .. . ....... . ameno.

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80 90

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140

170

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Oli utrtttt! minori di un toolto Bi COnMM rome /IJ(IUo (ntero flff U onlinarioni d ' 100 utNitl

P" Q11tl/; che superano un /oolio, U triJZÌ()ni in più, eh• non ruptrano il meuo foo!l.o, n COlO-

tono come metà, purchè percll'ordioo::iom: non sia in/cri•Jr(. a 50 ropie. 8. l manoscritti non si re~tltnis<'ono.

(41U40H3} -ROMA, 1031-X- ISTITUTO POL10RAFJCO DELLO STATO - O. O.


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GIORNALE •

DI

MEDICINA MILITARE

' RUOLI D'AN.ZIANITA DEL

CORPO SANITARIO MILITARE (UFFICIALI MEDICI ED UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI IN SERVIZIO PERMANENTE EFFETIIVO)

AL l o MARZO 1931- IX DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MI N I STER O D ELLA GuERR A

ROMA


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLiCATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA {DIREZIONE GENERA:J,.E DI SANITÀ MILITARE)

Giornale di medicinu militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marinu: 1885-1895 - Giornale m eclico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFONI: 43-283 R. T. - 21-84 R. M.

PUBBUCAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE P UBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIRE ZION E

GENERALE

DI

SANITÀ MILITARE

I - F. TEsTI. - Storia retrOQettiva dell'igiene neli'Eaeroito italiano.Un volume di pagine 112 . .............................. . L. 7II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-ftsiologici di aviazione militare. Un volume di pagine 236 con 46 figure e 2 t.avole ........ . » 15III - E. SANTOJtO.- Ferite addominali di guerra - Prefazione del profes· sore N. G:rANNE'ITASIO. - Un volume di pagg. 400 con 38 fig.. 30IV - A. LusTro-A. BusrNco. - «I gas di guerra» - Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura. - Un volume di pagine 104 con 3 tavole microgra.fìche a. colori . . . ...... .. ......... ........ . » 12 V - A. LusTio. - Brevi cenni storici aulla evoluzione della maachera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un vo· lume di pagine 32 con 21 figure .... .. . ............ . ••.• .. 7VI - F. CACCIA. - Trattamento e s;gombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. D ALLA VEDOVA. - Un vo· lume di pagine l 08 .............. ...... .......... .. .... . . » 8VII - S. S ALINARI. - Insegnamenti dell'ultima ruerra aul trattamento delle ferite osteo-articolari ia 1° e 20 tempo. - Prefazione del pl'of. R. ALESSANDRT. - Un volume di pagine 190 ......•.. » 20 vm - A. CASARINJ. - La medicina militare lfell'antica Roma. - Un volume di pa.gù1o 28 con 5 figure ........................... . » 5IX - A. CASARINI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. -Un volume di pagine 92 con 16 :figure ......... . ..... . . ...... . . » 10 X - N. RoniNò. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagino 44 ........ . » 6XI - A. CASA RINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un · volume di pagine 232 con 97 figure ...................... . • 20 -

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(Swue J • pagina dd/o coptrUno)


SUPPLEMENTO AL FASCICOLO 1-11 del GIORNALE DI MEDiçiN~ MILITARE -

(ANNO LXXIX - 1931 IX)

RUOLI D'ANZIANITÀ DEL

CORPO SANITARIO MILITARE

AVVERTENZA

l cortesi abbonati, che riscontrassero nel presenti ruoli qualche errore Od omissione per le Indicazioni che loro riguardano, sono vivamente pregati di darne sollecita comunicazione alla Direzione del Giornale dl medicina mlUtare - Ministero della Guerra - Roma, valendosi dell'apposito modulo che trovasl a pag. 2.

ROMA IsTITUTo PoucRAFrco DELLO STATO

1931 -ANNO I·X


AGGIUNTE E VARIANTI al Ruoli di anzianità degli Ufficiali medfcf e degli Ufficiali chimici - farmacisti In servizio permanente effettivo

Pagina .......................... ........................................................................................................................

Grado ................................................................................................................................................. Casato e Nome Data di na.<>cita..................................................................................................................................

Luogo di nascita _..........................................................................................................................._ Stato civile .............................................................................................................................'"............................ Titoli accademici --·--··--·...... _ .......................................................................................

Decorazioni e ricompense ...........................................................................................................-

Campagne ...........................................................................................................................................

.................................................. .................................................................................................................Anzianità ............................................................................................................................................. __.................................................................................................................................................................... o ooooo oo oooooooo o oooo o ooooo o oooooooo o ooooooooooo.ooooooooooOHo••oOUOO O o O O O OO-O O-O-OO-O-.-o• . - - • • • • • • • • • • • o o o o o o O o o oo oOooOOoOo o ooooo ooooo ooo o ooooooooo u

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Posizione ........................................................................................................................................... A ....................................... addì ........................................................... 19....... .

L 'UFFICIALE

SI prega staccare e spedire d' ufficio AL PIU' PRESTO Il presente modello, colle aggiunte e varianti, alla Direzione del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE - Roma.


SPIEBAZIOIE DEl SEGNI IIOICAITI LE DECORAZIONI ELE lBBREYilliONI. MM.

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Medaglia maurlzlana . Cavaliere dei SS. Maurizio e Lar.zaro . Id. della Corona d 'Italia. Id. coloniale della Stella d'Italia. ( \ Gran Croce. davanti ai SE'guJ delle dooo~azioni sopra Grande Ufficial e. indicate \ Commendatore. f Uftl('lale. Med ni:'lia d'oro pei bo nemerltl della salute pnbbli('a . Id. pei beoerucrlti del terremoto 1908 . Meda-:lla d 'argento al valor militare. Id. ai vaior civile. Id. pel benemeriti della salute pubblica. Id. pel bent>meritl del terremoto del 1908. Medaglia di llt-onzo al valor uill.ltare. al vaior civili!. Id. pel benemeriti df!lla salute pnbhllca. Id . ]lei l•enemeritl del terremoto del 1908. Id. Croce di guerra al valor militare. Croce al m erito di gu~rra. Medaglia commemorativa p er le campagne d'Africa (1).

~

Id.

per la c8.1Dp agna della Cina (l),

~

Id. per la campagna della Libia (1). ~ Id. perlacampagnaltalo-austdacal915-18 (1). @l Id. iutera.lleota della VIttoria. © Id. dell'Unità d'Italia. iTI Id. pel benemeriti del terremoto dj Croce d'oro oon corona per annanità d i servi zio Id. per anzianità di servizio. ~ Promozione per merito di guerra. Aspet tati va per Infermità . .J.I~. in!e1'. d ef)e#. mot. pri·v. Aspettt\U'7a per motivi prh·atl S "8P· imp. Sospeso l.lxlpiego. t. Q. fuori quadro Di$p. Min. A disposizione del Ministero. co m. comandato. L. D. Libero docente unlvertiltarlo. a.ss. mil. Oss!Ftente militare. Dir. geo. sa.n. mil. Di rezione generale di sauJ t.à milltal"e. Dir. capo dlvls. ino. Dlr('t t orc capo divisione incaricato. Capo sèz. !no. Capo scziouc incaricato. <.:on. lg t. tuo. Constgli~ro incaricato. Coli. med. leg. Colle~lo m edico legale. Dir. San. Direzione di sanità. Dir. san. Direttore di eanitt\. osp. ospeda le militare. Dir. OSJ.>. Diret tore dell'ospedale milita re. lnf. Infermeria presldiaria.

+

A.M.

Sez. til slnf. Centro autom. o. a. So. di appl. san. mll. Ina. tlt. Ins. tit. agg. lat. chim. tarm. mll. Centro oblm. m.il. a. c. v.

AtutanLo u:tuggion:

Seziono di dlslnll'zlonc ùl corpo d'armata. Centro automobilistico. oorpo d '1trmata.. Scn•,lu di applicazione di sanità mllltart. Inseg nanto titolare. I nsegnante aggiunto. l stlt11to oblmloo fo.rmaceutlco militare. Centro chimico mJIIr.a.re. ammogliato. celibe. vedovo.

(l) I numeri esponenti Indicano le campagne.


CEKNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MILITARE Prima del 1831 non esisteva nn vero C Jrp' >anitarto nell'Esercito: v! erano del sanitar1, dogli O$J>edall reggimentali. senza unità di indirizzo. Re Curio Alberto, con R. V. del 2! dicembre 1831, iniziò Il riordinamento del servizio sani· tarlo con li• oreazlono dogli ospedali mUltar! dlvlslone.U, In sostituzione di quelli reggimentali. Con suooosslvo R. V. del 22 dicembre 1832, istttulll Consiglio superiore di sanità mUltare. cui venne altidata l'altn direzione del servizio, e con altro R. V. del 4 giugno 1833, emanò tutte le norme ordinative o regolamentari relativo al personale ed al servizio sanltnrlo militare, con e.sslmilnzlono al gradi mllitarl. Con R. V. del 5 settembre t8-l3 furono apportati nuovi radicali ordinamenti, rendendo obbll~torla la doppia laurea In medicina ed In cblrurgla por l'ammlsslono nel Corpo, e con R. D. 30 ottobre 1850 si fusero lo due categorl~ di medici e cblrurgbl In quella di medici miU· tar!, distinti In modici di divisione, di reggimento e di battaglione. Con R. D. del13 ot t.obre 1851 furono soppresse le Infermerie r eggimentali e di presidio e sostituite dagli os pedali enooursall, obe funzionar ono alla dipendeu?.a di quelli divl.'!lonali. Con R. D. del 10 ottobre 1855 tu stabilita una nuova gorarcbla, con l'asslmllazlone al gradi militari e tu orooto ll !l'rado di mP.dlco Bo~Niunto. Con legge del 28 giugno 1865 avvenne la fusione del Corpo sanitario dell'Esercito Sard•J con quelli dello nltre provincie. Con legge del 30 settembre 1873 tu conferito Il grado etrettlvo agli ufficiali del Corpo sanitario mllltare. ed Il CouslJl,'lio superiore di sanità tu sostituito dal Oomltato di sanità mlli· taro, che col 1° noveu1bre 1587 assunse la denominazione di I spett?rntH di •·l nità mtllt.lre. ('n o la stessa legge furono Istituite 16 Dirozloni di sanità militnro o ;\ a ltrettante compagnie di sanità, una per ogni Di visione. Con lo8'1fe del 22 marzo 1877 le Dlrczloni dl sanità mllitare e le compagnie di sanità ·• turouo portate a 20, o con legge del 22 gf.ngno 1882 ridotte a 12, una por Corpo d'armata. Nell923, oonl'abollzlone di 3 Corpi d'annata e la creazione di nn nuovo Corpe a Trieste. le Direzioni di sanità e dipendenti compagnie furono ridotte a 10. Nel l 926, col nuovo ordinamento dell'Esercito, tu ripristinata la Dlrer.lone di sanità di Alc:ssandria, con relativa compagnia di sanità, c fu latltnito nn ufficio d i sanità a Cagliari con la 12• compagnia di san ità. Con R. D. del ~O aprile 1920 l'Ispettorato di sanità tu soppresso e sostituito dalla Direzione contrale di sanità rnllltnro, che gill. fun:t!onava tln dal 1917 come Direzione generale del Ministero dolla guerra. Con R. D. o. 1203 del 6 luglio 1925, furono lstltultl3 Ispettorati di sanità di z<)na, con sede a ?.lilnuo, .F irenze o Napoll, dir etto da magg-hrl generali medio!. Con R . D. n. l :21 dol U ottobre 11126, vennero più particolarmente determln ute le 4t$rlbuzloni doi maggiori generali medici Ispettori c llssatl l Corpi d'armata e l Comandi militari di loro glnrlsdll.IOne. Con R. D . n. 19:!5 del 4 novembre 1926, Il numero degli stabilimenti sanitari tu fissato eome seguo: 11 ospedali mllltnrl principali, 16 ospedali militari secondari e 8 Infermerie _presidiar le. Con R. D. n. 1539 del 5 agosto 1927 Il numero dolio dlrezloul dJ sanità militare e <tuello delle comp~ulc di St>nltà veune rispettivamente stabilito In 12 e ln 13. Fu pertanto costituita tn Udine I'U• comp~ola di sanità e quelle della Slcllli' e della Sardegna presero la nume· r azloue di 12• c 13• . Con R. D. n. 327 del 23 febbraio 1928 la Dlre:t!one oontrale di sanità mllltnre e.ssulli!O la denomlna.zlono di Direzione genera.le di sanità militino. Oon circolare n. 494 del lll lugl.lo 1928 tu soppresso l'os pedale mllitare secondario di Ve· nezla. Con circolare n. 719 do! 1• novembre 1928 l'lu!ermerla presldiarle. di Livorno tu t r ns formata In ospedale mUltare secondario. Con R. D. n. 2195 del 23 dioerubre 1929 furono aboliti gli ispettorati di sanità di zona, tu destinato un maggior geuerale medico alla direzione della Scuola di applicazione di sanità mllit.nre o due furono messi a. disposizione per studi o<! Ispezioni. Con R. D. legge n. 2225 del 23 dloemùre 1929 tu abolita la distinzione di ospedali mllitarl principali e s,'oondarl.


La Scuo~a di applicazione di ~ani tà mllitare tu isti tuita 1n Firenze con R . D. 16 novembre 1882 per l mllltnrl di l"" categori a la ureati In medi<'lna e chirurgia, aspiranti alia nomina a sottotenente d1 com plemento. Dal 1900 In poi furono ancbe svolti corsi integrativi e core! speciali per ufficiali medici In ~- P. E. Dal 1912 gli Edlie,·l furono ammessi a lla Scuola col grado d1 sottoteuente medico d1 complem~nto, preç to un corso tril:n·e strale presso le direzioni di sanità militare. Durante la guerra mondiale l' dal 1920 al 1924, non ~l tennero corsi d1 ufllcla.ll medici di complem ento. ~el 1922 si in izia rono corsi semestral! lJer uJIIclall m edJci e chimici farmacisti di complemento, aspirìUltl alla nomino in S. P. E, Con circolare 7:l rl el G. M. 1924 furono ripristinati corsi tt1mestrall per gli aspiranti alla nomina a ;ottotenentP m edico dl complemento, Previo un corso dl Istruzione militare ci i tre rue:;i, pl'esso DD reggimento .li fanteria. Dal 1!125 furono acco lti anche l laureati In ehimlca e rnrmnci a, a spiranti alla nomlnt\ t\ sottot cnente di comp lemento nella spcclalit.). Con circola re :n9 do l G. )l. 1926 fu a bolito 11 corso trlmestrale pres~o l reggimenti e venne ele,·atH a cinque mcoi le. dura t!\ del corso presso la Scuola. fr equentato de. tutti 1 laureati in mcdlcinll e chi: urgi& e In c himica farmacia , che hanno superato l'esame di abilitazione all 'esercizio profes,fonale c con obblighi <li l e,·n.

RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE. I.

MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITAR E c Per gli Importanti eervlzt re$1 nella campagna di guerr a In Libia llHI-12 , ove l"estremo pericolo non tu lim ite nella grande, umana opera pietosa • · - R. D . 19 gennaio 19l!l.

Il.

-MEDAGL I A D'ARGEN1'0 AL VALOR MILITARE per 1,. campagna di guerra 1915-18. • In.~tancabllc, m odesto, s ereno, co nfortando di cure e d1 amore i sanguinanti f r atelli negli stessi d menti della blittnglla o sotto le Implacabili lontane ot!cs e n emicbu, dette uostante, mirabile es empio dl e.rdore e d1 valore, di sprezzo del pericolo e di devozione al dovet•e (1915 ·18 ) •· R . D. 5

oiuono 19~0.

In. -

MEDAGLIA D 'ORO per l"opera data n ell'occasione del terremoto del 28 di · ccmbr9 1908 In Calabria e Sicilia. - R. D. 27 maouU> 1911.

rv. -

ME DAGLIA D 'ORO w m erito della s alute pubblica. -

R. D . 15 marzo 1922.

ORGAN I CO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIM'(CI-FARMACISTI IN S. P. E. ( Leooe 11 marzo 1926, n. 396). I. .f)

UFFICIALI MEDICI

ART. 44 : Tenente generale 1 ; Ma.g'f}ori gene• ali 3. ToTALE: 4,

8) ART. 2 7 : ColonnelU 2? : Tenenti colonDclli 87 ; Maggiori Tenenti 205 . T OTALE: S66.

n. -

155 ; Ca pitani 39 2 ;

UFFICIALI CBDIICI-FARMACISTI

&) ART. 27: Colonnello l : Tenenti colonnelli 4; Maggiori 26; Capitani U: S uba.l· terni 45. ToTALI': 117.


TABEIJ.A GRADUALE E NUMERICA RIEPILOGATIVA

DEGLI UFPICIALI SUPERIORI E INFERIORI DEL CORPO SANITARIO MILITARE (.drt. 1!7 ~11e 11 11Ulr:o 1926, n. 396 - Otre. 689 Giornale ì\1UI tare 1926 e varianti apportate con R. decreto·legge 5 agosto 1927, n. 1539 e R. decreto·legge 26 lug11o 1929 n. 1430).

Col. UJ'Jl'ICIALI J\lEDICI: MJnlstero snerra e Comando corpo d1 s. ì\1. • ••• ••• Direzioni d1 saultìl •...... .... . . ..... . ... ... · · · · · · Ospedali ml.lltarl, Infermerie presldiarle e stabUim.enti balneo·termall .•••..••••...••• •••.•..••• ....•.• Scuole m.Uitarl •.. .•. ......... . .................•. Seuola Oentra.le cc. RR. .. .. . .... . ...... ..... ... .

l T . ool- 1 Magg. l Cap. l Suba.lt.l T OT.LLI

l

11

12

23

12

18-l

73

1

13

27

90 12

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12 27

12 l 30

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3

9 1 11

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27

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2 22 10 6

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11 2 l

2 3 2 l l 4

3 62

155

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12

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l

1

180 24 36 12

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l 2

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l l

l

Rega1mentl granat ieri e fanteria d1 lluea ••... . .•.. I d. beraagllerl .. ............ •• .......... .. Id . alpini . ........• •..•... · .. ·. ·. · · · · · • · · Id. cavalierta ...............•............ Id . artlgllerila da oam.pagnn .. ... .....•.... Id. a rtiglieria da montagna •..•••....... .• Id. artlgllor~a a cavallo •.................. Id. arttgllerdl\ pesante enm.pale ........... . artiglieria pesante ......... .•.•..... ... I d. Id . artiglieria da costa . ...•....... ...... • Stabillmenti d 'artlgl'lerla ......•.......... .. . .. ...• Reggimenti del genio •.......••. .... .......... ...• Id. rtLdlotelegraflstl ...... ....... .........• Realmonto pontlerl lasnnarl ...............•.....• I d. ferrrovierl ..............•............• Gruppo aerostieri .• .. ••.•.••.•••. ... ..• . ..••.• • •• Stabutmentl del genio ••.•••.•... ... •••••.••..•.. • Centro obJmioo nùlltare •......• ... •. • ••.•• • •....• A dJaposlzlon" per esigenze del servizio sanitario (l) • comple881vl per gradi ....•

269

3

l

Legtono allievi cc. RR. .. .. ..................... .

ToTALI

1S 11

2

392

11

75

205

$ 1)6

-==~

UJ'Jl'ICIA.LI CRI!UCI·FARMACISTI: Mlnlstero deUa snerra • . .. .. .... ... ....•. . ..... ..• Istituto oblm.ico-farmaceutlco militare ..... . .... ..• 08Pedall milltari ed inferm.erle prosldlarle .•.• ....• Laboratorio ohlmieo·bromatologtoo .. ••.•.•••••.•.• Centro chimico ml.lltare ... ••.•. .. •••••.•••• • •... • Souole xnUJt&rt • .• •.•• ....••••• ..•••••.•••.•.•..• A dJaposlzlone (2) •••... .. .•••• . ••• • • ; ••.•. • ••..•• ToT.u.I oompl688hi

per grado .••••

2

l

l l

6

!;

5

3

18

32

35

1

l

2

l

3 3 2

<l5

== 1=17=

3

l

l

l 2

l

- !__

26

41

l

17 88

(1) Saranno dal Ministero della guerra assegnati a quelli fra gli enti e riparti non spedftcatl nella presente tabella (Legioni 00. R.R., Oentrl controaerel autocarnpali, Distretti militari. J)epO.~Itl allevamento ca\•a.lll, Riparti dJ correttone e S tabUI-mentl milltarl di pena. ecc.) che per· l.a loro dislocazione ed lmportanl'a l!lOn po~eono ''alers~ o non si ritiene opportuno che al valgano, d~ll"opera degli UftlciRII m.·dJcl orgaulramente a•segnat l ad a.ltrl enti o reparti del presidio, e per provvedere a speciali esigenze del sef\·izlo sanitario rullltare. (2) Saranno da.1 Ministero della guerra lmplel(atl per pro,·vedero a speciali eslg1•nze del aen·lz.lo.

AYVF.BTENZI!. ~ .d.) Non ~ono compre31 nella pre~eute tabella gli ufllolall del Oorpo sanitario militare assegnati al R.R. Corpi d1 truppe coloniali o ad altri enti e servizi non dipendenti daii'Anuulnlstratlone della guerra (art. 46, comma li della Leggo ll man.o J 926, n. ~96). B) Xon •ono compre~! nella presente tabella gli uftlc-la\1 •ubalteml di complemento. <f) È data facoltfl al lllnl~tro della guerra dJ 1\pportnre '"arlantl alla rlpartlzJone sopra apecltlcat& degl.( ufllclall del Oorpo Mnltarlo militare rra l vari enti e ri parti, qualora esigenze di servizio lo richiedano, e purcM rimangano Immutati l to<all comples~lvl di cla•cun grado.


UFFICIALI MEDICI. .!l

ANZIANITÀ

DATA

";;

o

LUOGO

3 cn

.."'

DI NASOITA

OA..SA.TO E NOME POSIZIONE

dJ

nascita

dJ

dJ

srado

~~ervizlo

DECO RAZIONI E CA MPAGNE

TENENTE GENERALE MEDICO. a

Modena .... .. rll· 1.67

~Riva

(!;),

Umberto,

e. C tj!o, ®'"'"•

® "'"", (0, @. +. ~. e.

Dlrettore geo. sanità 16.11.2812. 6,90 mn, Min. Guerra..

MA.OOIORI GENERALI MEDICI.

dal n . l al n. 4. v

Bassano (V l· 18. 8.69 Bernuool Rodello. e. U +.O.~.@, cenza.) @ . ............ @. ©. • •. I!J, e.

Prea. ooll. med. leg.

16. 2.28 1. 7.94

a

Picinisco (Fro- 24.10.68 Tobla .dnuro, e. C tj!o, (), ~. ©.®, amone> ......•4ì. ® .......,•.(0. @. ~. Olo',e.

D(sp. M in. Gmrra.

16.11.28 11. 7.9S

Id.

22.12.118 T. 7.96

o.

a P omarico (Ma· 16. 8.70 Massarottl Giusep~. •· U tj!o, ® " '' tera) ... c ........, <C. 9 .... ,.u, @, @,

Id.

Id .

1• • ,

~.e. a

•·

Cbtaramontl SO. 7.70 O r l xon l Giovanni, e. U tj!o, Dlr. so. appl. san. mn. (Susarll ® ....,........ .. (0, @, ~. ~. fP. L. D. In Igiene, dottore 1loMrl$ oau8Cl nell'Università del Cairo.

1. 1,30 ' · 7.97

COLONNELLI MEDICI DIRETTORI DI SANITÀ. DI CORPO D' ARMATA..

dal n. l al n . 2.

o. Dir. San. Torino.

7.10.70 Funobl Luiui. •· U tj!o, O. O. (!;), ® ,,......,...• (0, @ ~ •

a

Zogno mo l

a

Torre d 'Isola 30. 5.71 Castoldl EUcre, e. U tj!o, O. ~. ®, (Pavia) !P. @ "''"'", (0, @, e.

(Berga-

+'. m.

+.

Id.

Id. Udine.

18. 6.26 11. 6.99

6.12.26 11. 6.96


(Segue) COLOSNELLI MEDICI

8

.!! '!:

o

LUOGO

3

DI NASO'ITA

~

ANZIANITÀ

D AT A

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ

U1

nascita

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

(ll'ado sen-Ido

dal n. 3 a.l n. 14.

+. Dlr. san. Firenze

a

Perugia..... . .

1. 9.71 Marlottl BIII.Ilchl Gio. Batti8ta ••• (!), ® ............. @). @. d>. ~. ii?. ~. 6 . L. D. In anatomia patolo· glca.

a

Scopp i to (AquUa)

16. 4.70 '\11 C&cola. Filippo, • ·

+. 1!. +.O !!), Id. Id. Roma cD • u·n. ~ tn·l•·n·l•. @,@), fP, L. D.

3. 2.26 4. 6.98

31. 3.26 4. 7.97

in tra.umatologla.

'*'· .,.. Coli. medico-legale.

a

AveUino.... . . 29. 1.70 De Sarlo E11oenw, Et. @, ~ """, @), @ • • (fl, <li "'·" ii?, L. D. In clinica chirurgica.

a

Panettieri (Co- 22. 7.72 Rlzrutl GitUJerme• •• @, o§o, d>.~. senza) <!) un.u.u .. u.•• 9 •ll·••·•n·••. ®·, @,

+.

<l},

a

Nola. <Napoli).

1.12.77

+·

~ Mazr.etti Loreto. •· uu... u.u..to.. :u ~ •n·lt·n, @,

o§o, <l},

@,

31. 3.26 11. 6.95

Dir. San. Com. m.il. 13. 2.27 4. 7.97 Slollla. Id. ld.

Na.poll

l. 9.27 22. 8.03

Alessandria

6.ll.27 4. 7.97

Bologna.

14. 2.28 '· 7.97

~.

•·+· e Carmagnola(To· 12.11.74 Marengo LMenzo, •· U cio. O. O. Q, Id. Id. rlno) +', ~. <li 111 ' ", ® ............. @).@ + .

*·

+

.,. L ivorno • . • . . • 23. 4,70 GlUone Carlo, •·

+• (),<li.~.,,.,...,..., Id. Id.

®.® + '. +· a

081'1)1 (Modena) 28. 4.73 Tirelll Elw, •. cio. d>.®,. ..,.",@), @.

.48/leU. mterm.

l. 6.28 '· 7.87

Dir. san. Trieste.

l. 6.28 18. 9.911

+. 4:)"•· Id. id. Milano +·

12. 6.28 28. 6.118

• ·· d>. +. L. D. In clinica cblr. e medicina operat.

3, 7.72 Volpe Mazzini. • · C <ft, ~. ® .,,.,., @). @ +, L. D. In otorioola· r!ugolatrio.

a

Sala Consilina (Palermol

a

Siena •••••... 26. 6.70 Gerulli .411drea, •• cio, Q. n. ~ tU•lt·l'f·l•. @, @,

a

Cagliari . . . . . . 21. 6. 71 Cadeddu ..l !berlo, •· cft>, U -/., @,

+.

c •u·•·N, ~. tf». cl)•n·u, ~·u·a·n·n,

Id. Id. Bari

16.11.28 '· 7.87

Id.

l , 1.29 4. 7.98

@.@. • ·· e. a Cagliari ...... 28. 1.72 Bemardl Lui(li, •· <§o, ~. Q,+', <D. ~ t U•U•U•U, @,@, +•

Id.

Verona.


Il

(,StqUe) OOLONNm.I.J MEDIO!

.!!

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o

.LUOGO

3

DI NASCJITA

....,

ANZIANITÀ

DATA

OABATO E NOME POSIZIONE

dl

(/)

o~ita

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

dl

grado servtdo

COLONNELLI MEDICI DffiETTORI DI OSPEDALE MILITARE.

dal n. l al n. 16. a

Avellino ...... 24. 9.72 Tcece Pa311uule, • • <!:.+. ~ ........,..., @, @. >f-. Vlge..-ano (Pa· 29. 9.72 Sart i Vittorio, • · O. S ....,.. v ia) ..,.... @. (!}. 4),

Dir. osp. NapoU.

l. 2.29 3. 7.98

I d. Id. Bologna.

l. 2.29

a .\todcoa ...... 20. 8.7G Ferroti·Lclll Francesco, •· t§o. !IJ, ~ ............. &?. @, • •

*·o.+.O.

DIBJ>. M1n. Aeron.

19. 4.29 1.9.900

a Nocera lnll:l"io· 26. 8.72 Glaooclll Al~andro, • · <!:. O. O. re (Salerno) O. ®, 4), ~ . ............ @, (lt•

Dir. osp. Palermo.

6.10.29 3. 7.98

Id. Id.

Perugia.

16.10.29

Id.

Id.

Trieste.

13.11.29 18. 9.99

Id .

L ivorno.

17.12.29 18. 9.99

a

+, *· +. +·

*·

• •. +·

a

.z:.

Pomaran<:e {PI· 27. 3 73 Funaioli Cadano, • • 4) ........ sa) \9 ' """"""10 , € . (!; . +• +, L . D. lo ootropolo~;. crlmlo.

c Ferriere

(Pia· 28. 6.73 Oosat>lnta Gioranni, •· <!>. O.*· •· {f], ~ t lt·U·t•·ll, ··~ l

c!'nza)

e

t U - 14•11'•U

,®,

s. 7.98

s. 7.08

@, ;p,

a

C&mpoaaoo (N&· 8. 1.74 Nat)olitanl M elchiorre.•. ~. +, 4) .... poli) " • ~ . .........,•• @), ©.

Id.

v

Tricesimo (Udi·

6. 6.76 Zanuttlol Primo, Jfl, 4), ® ........., @, @, ~ Palermo .... . . 22. 4. 73 VlolaPldro, U .•!>. 4),"'""·"·"·", ~"'·

Id. Id. Udine.

l. 1.80 18. 9.99

Capo Utf. Sanità Sardegna e dir. osp . Cllgllarf Dir. oep. Trento.

2. 1.3(1 18. 9,99

+·

+', +·

DO)

c

Ili

{,"!> di> • .1 17.· . lli-tlt-111 A <?> • W • ~, 'li'• • Q!i t W• ~

"'"t

•

a Volturara(An•l· 21. 6.73 Pennettl Cesare. .;.. 4) "'• ® .,.........., Uno) @, .t;. +. + ·

*· +. 4) ..........,... . ~ ........., <St. ~ U /r.

a

Sassari. . .. . . • .

1. 9.74 Q&sUgllola Or /ai'I(/Q, •· U.

a

Porugla. • • • . . 29. 6.72 Bayon Edrnoi'UÙI, • · of!, O. I!J, 4), ® ............. @, @. • • +-

a

Breacla •... .•• 17.11.74 Foresti LI/berlo. •· lf!, tlf•U•U, ®, @, • • +•

DfBp.

2. 2.30 26. 7.99

Dir. oep. Verona

13. 4.30 26.8.900

Id.

Id. Broticlu.

10.6.80 1.9.900

Id.

Id. Padova.

10. 6.30 1.9.000

9. 2.73 Cf auri Ro.alino, • •cj!o. O,<t>, li! .~. + • Id. q), ~ ........,.... @, @, o§<, L. D. lo patologia speciale medica .

Id. Aooona.

l. 2.31 1.9.900

Id .. !"angllano.

1. 2.:H 1.9.9(10

*· 4), ®"''

c Ca tania ••.•... 'l1. 9.14 Martogllo F erdinando, •· U <J!o, + .<t>, A, ~ ' """, @. @, /r ,

+·

a

Olbolllna (Trapani)

a

Forli ......... 22. 3.76

~ Bedel MauM..-io, •·

+.O.

I!J, <D. ~ .......... ~. @. +-

*· a.

min. Coloni, (TrtpoUtanla).

2. 2. 30 18. 9.911

I d.


lO

--o...

T&.'OBNTI OOLONNICLU XEDICI

Cl

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ANZIANI TÀ

DATA

CASATO E NOME

LUOGO

POSI ZIONE

dJ

DI NASCITA

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

di

srado j aervtao

TENENTI COLONNELLI MEDICI.

dal n. J al n. 7. a

*· + (•). +•

Moncalvo (Alos- 2.10.73 A.udl81o Pielro. • · U Randrla) @. @,

!!], ~ "'"", IX8p. Mtn. F!name.

a Modena. • • . . • . 16. 8.76 CallarinJ .drluro, • · U+, O. !!l. ~ ..,. .... (iì). @, • • + (•).

Min. Guerra. (D 1 r. 27.10.18 8.10.01 Giornale dJ medi· etna IOJl!tare).

o Torre Pelli c E< U.t.7S A..rmand·Ugon Giotranni. e. cj!>, ~&), Scuola appl. rant.

® "''"• @,@, ~ +. + (•).

(Torino)

22, 9.18 18. 11.911

7. 11.18 1.9.900

u. +.o.rn. Osp . Roma (()0111.. coli. 17.11.18 l.ll.900 +· <•>. m ed . lec.).

a

Lentini (Straousa>

1. 6.77 ~CoDBiglto Placido, • · 4;), ® ..,.,._,_ @, @,

a

~:";apoll.. . . . . . .

2.10.74 Santa·àfarfa .<flberlo C <!>. 41. ®"''", @. @, L. D. 1n ocn-

+. +.

e.

Min. Guerra. (Dirett. 24.11.18 1.9.900 oapo dlvla. lncar.).

llatloo.

a I.tllfO (Ravenna> 7. 7.75 CaaagT&ndJ Glauco, e .+.0-0, <ti. 41, ® '", @, @ , • • +, L. D. In OCU· ll stloa (l)

a

Alessandria ..•. 14.10.73 Margt~ra Cuore. ...... (iì). @, • •

c•>(ba rlnUO%lato all'avan.c&lll.ento). (l) Invalido di guerra.

e . +. +.

+·

*· ®'"·

Dir. osp. Bari.

24.11.18 1.9.000

Id.

24.11.18 1.9.900

Id. Novara..


(Segm) TBNKNTI COLOSNELLr UEDIOI

11

ANZIANITÀ

DA.TA LUOGO

CASATO E NOME di

Ili NASCITA.

nascita

POS IZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

dJ

grado servizio

dal n . 8 al n . 19. a

casnll•or d l n o (Ch ieti)

a

l. 2. 76 MoUsanl A.l/rllào, e. =!!> , ~. ® .,..., , (;oli. me d. legale. @, @. +.L. D In otorlnol~ rlngoia· trla

Ca tania . . • •• • 13.11.74 Stella Vincenzo, • ·

@), ©. • •. a-.

'*· ®. ~. ~ ....... Dir. usp. Catanzaro.

a S. Stofano Ca- 26.12.75 Za1fl.ro Anlon·ino, •· U mastra (Mes· stna) a

U rbino (Pesaro) 10.11.76 Frlsonl Poolo, • · U +.~ti,~,...,..... @), @,

+. +·

a Castel ce riolo (Alessandria> a

'· 8,7/i Montnnnrl

.tfttilio.

+. +, ~. ~ -

Id. Id. Firenze.

31. 8 28 8.10.01

+. ....... Id. Id. Chieti.

81. 3.23 8.10.01

+-

~

+•+. ~- ~ . ............

+.O. Q. [!] . ~.+·

a Triggiano (Bari) 20. 6.77 Surdl Domenico•• . • • @), @. ~ "'·"-"·

a Rlotl .. .. ••.. 24. 8,76 Balestra Duilio, • · U, ~ ........:. @, @, •

a

a

Parigi

Id. Id. Messina.

81. 3. 23 8,10.01

I d. Id. Alessandria.

31. 3.23 22. 8.03

+· Q, !!},~. Ost>. Romn.

• +- (•)

. .....• 21.12.76 Balla A.fbertc, • U ojlo, 8 , ~ ..,,,.,,.,. • @), @. +•

81. 3, 23 22. 8.03

+. !!}. ~- DU!p. M in • .der01Ultt• 31. 3.23 22. 8.03

Modena . . • • . . 19. 1,79 Gazza .dlusaudro, •· 9 "''"'"'", ~. @. +.+. +.il). ( • ) (ha rinunziato all'4Vanze.mento).

Guerra (Dirett. 31. 3.23 8.10.01

capo dlvts. IDear.). 31. 3,23 8.10.01

+·

+·

Mio.

31. 3.23 8.10.01

Dir. M p . T orino.

(Bari) U. 8.76 Ba.rUe Feliu, • · ojjo, ~. @ , @,

Santa N l n fa 16. 6.74 Aocardl Mario, (Trapani) @l. @.

Id. Id. Qa,.erta.

SI. 3.23 1.9.900

+. ~. +. if),

® '"'"'"· @). (!,!), +.

:-;ttlvf (Sa.ssarl) 27. 7 71i Tedde Giuseppe, • · ~ ............. @. @.

o Terlizzi

a

+. ~. ~. +.

<G .... ,,, 9 ' "·n·n·••. ($?. @, +·

31. 3. 23 1.9.900

l iCfJ,

Dir. osp. Piacenza.

31. 3.28 22. 8.03


12

(Segue) TENENTI COLONN&LLI l!J';DICI

o

..

~

cl Vl

ANZIANITÀ

DATA

LUOGO

CASATO E NOME POSIZIONE

di

DI NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE nallCita

eU

d!

grado acrvlzlo

dal n. 20 al n. 33. a

Trecasali ( Pnr· 28. S. 75 Corradl Num.a, • · mn) ~ "''", @, @, +-

a

Lcnmto nova)

[!], il).

*. ..dsp. (n/erm.

*· .....,...,

(Oo· 17.10.77 Faraggio.oa Francesco, •· C tj!>, O. 5. O. O. ~. ~., @, @ , ~·. +'. +-

a

*· O,

Napoli ....... 30.11.78 Monaco .<trturo, <!o. O, + . g, ITJ, Il).

31. 3.23 24. 2.~

Disrl. M in. Finanu.

31. 8.23 26. 1.1»

Dir. osp. Roma

31. 3.23 18. 7-~

Id.

30. 9.23 27. 6.~

~ ....... @, @. +-

a. Cagliari .. .. .. 30.12.78 Porru Pietro, •• <!>. ~ .,..,.., .,,, @. @, . , <(> tn_u •u . u, ttt,

+·

(;bio. r amonto 18, 7.78 Iannlzzotto Carmelo, <Siracusa) ~ "''", @ , \!J), +-

a

Cnstrouovo(Po.fermo)

a

.:.\s., isl (f>eruglo) 27.10.77 1\lodestlo.l PMlo, • · +· {!l. ~ o{•. ® ....... @. @.

a

Onttoleugo 12.9.71 Secchi Francesro, <f>, !P. ®'"'"'"'", (Brosch\) @ , @. +-

c

Amatrice

9.11.79 Alfonso L14igi, •· +. O. ITJ, <!) "''", "''"• ~ .......,, @, @

+. +• *·

*·

CA-

Qulla )

'"·"·+•

Id. Bologna.

30. 9.23 \!2. 8.04

Id. Roma (segretario). 30. 9.23 22. 8.~

Id. Bre;clo

so. 9. 23 22. 8.04

*·

Torino. . . . . . . . 24. 3.79 Oros.qo Vittorio, ~. O. ITJ, <!) m-u. ® .............. @. @, • • +-

a

Lt:'rcara Friddi 15.10.77 Giordano Oiueep<pe, <!-. O, (!). <Palermo: ~. ~ .,.....,, @. @ . + ,L. O. In clìnica ooullstlca

a

Jlnrbanl'l rlnol

a

:-lo la (Napoli) 16. 6.78 Rlnaldl

Id.

Udine.

+. Id. Pnlormn.

+•

(TO· 24. 5.77 Gaiottluo Carlo. <tl ' "'"• ® t u.,.. .,,.,., +• +- @ , @ ,

<if=,

Or~o/rio,

~ .....,........ @, @, •

Scave (Verona l

30. 9. 23 26. 7.04

3. t.79 D e Berardlnls Lui{1i, • · C + .O. O. Id. Roma (oom. Ist . 30. 9.23 22. 8.06 [!]. ~. ® ........,.••. @, @. +•+- centr. etntistiCJl),

a

a

0CDO\'Il

'*'· © "''", Os p. Mllauo.

a

+.

Id.

.

+·

<!) '"·",

9.10.76 Pomlnl Guido, + .+ . ~. I!J, ®

...... ~- @.

+·

Id. Tm fno,

30. 9,23 22. 8.04

30. 9.23 ~2. 8.01

so. 9.23 22. 8,01

Dir. lnf Cava Tlrrenl. SO, 9.23 22. 8.06

Osp. Verona.

31. 3.24 28. 4.0~


( Seuue) TBN&NT! COLONNELU )lEDICl

li

' .2

L UOGO

o"

DATA

ANZIANITÀ

CASATO E N OM E

di

:s

~ ABClTA

Dl

3

nasoata

(f)

POSI ZIONE dJ

DECOi tAZI ONI E CAMP AGNE

dJ

grado sernzlo

l <lad n . 34 al n. 46. a

Vazzano (Ca· t:l nznrn)

c

ùolt&uh•c ti O\' O l

(Pa- 18. 2.77 Delogu Gino, •· o§o, O. ®. ~ " '·", ~ ............. @. ;C. • •

+ (•).

a SH«Mrl.. ... ...

a

Pollcn7.n cer11tal

4.11.77 Co n c iato r e Donwlico, ~. ~ ....... ~ ....... ., •.,. @). @, o§c.

8. 6.79 Simula U&oldt>, o§o. ~ ' "'"· ~ , ,,.,.. ..,., •• @ . ©. L . D . in 111odic. o peraltlrlu.

+, +.

(:\la· 81. 7.79 Lapponl Guido, • • .;,. 4.), ~ '"'"'", @,\!l),+'.

+·

+. cP ' " ·".

Osp. Ll voruu .

81. S.24 27. 7.o.t

l\1ln. G uerra (Copo sez. 31. S.U 19. 8.0S lnoar.). Dir. In f . Snssar l.

31. 8.24 19. 8.05

O.,p . Roma.

31. 8.24 l. 9.(15

Id . NupofJ.

SO. 6.24 lS. 1.08

DI:. lnf. Bnlzaw.

30. 6.24 l. 9.05

a

l'ulla (~1\ll•rnol 27.11.79 C ur clo Saveri.o, •· ~ ............. @. @.o.

c

Capua .. .••.•• 18.10.77 Fierro 111icJ1elt. <!o, ®. o§o, Ul$."·''·", @, @.

a

Palermo .... .. 22.11 .80 Florenn [ (IIIMio, ti. >§>, 0, crJ, 4.) .,,. "• ~ .,..,.....,., ~. Jj;. ~. o§o.

Min. Guerra (Capo Se· SO. 6.24 21. 8.06 zlone lncar.).

a

R om& .. . . .... 11. 6.79 Monguzzl Umberl4, • • T· ~ u u-"-", • • ~ ............. @. \!l), • • ~-

Osp. No,·•u·R.

30. 8.24 6. 4.06

a

Sali\ IBre~claJ.

I d. M llanu.

31.12.2( 5. 4.06

+. • ·

+. 4.), ~

+.

+·

8.10.79 Landrlanl Roberto, c§>, ®. 4), ~ .......... ,.. @. @). o§c.

v N l z z a S l c Ili n 9.10. 79 Brigugllo Santi, o§o.O, ~. 19,...,........ (l\1csslns) @), @, +· a

Parms. . • . . . . .

so. 6.79 Casella Dante, :!:. O. @, ® ............,

,.,..,.,..,,.,..,. "" +' ""' ,:-.

'ti>'

• ~"Y:I·

•

J-

\J!h ~· T '

L

l <l.

i\{<·~• i nu.

31.12.24 5. 4.U6

Id. Roma.

31.12.U 1. 9.08

fd. Roma.

31.1 2.24 1. 9.08

•

D. In patologia ohlrurgloa. e

Me&zoluso cPa· 16.8.79 Crlsclone Gae t ano,+. 4.) " 1 ' 11 , len;DO) ~ 0 11 ' 10 " 11 ' 10 , ®, @. g). +.

a

Pizzo (Catan· ll6. 7.79 Accorlntl l'incenzo, c§o, 0. zaro) ~. 19 .,........., @),.w.+. @.

+',

o. m.

(

0

)

IDvaUdo di cuerra .

+,

*·

DiSp. M in. .dmmautica 81.12.2• 19. 7.08


\SeQU<l)

.. u .!

TE:OOENTI COLONNELU MEDICI

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CASATO E NOME dJ

DI NASCITA

P OSIZIONE DEOORAZION! E CAMPAGNE

dJ

dJ

ll'rado servillo

da.! n. 47 a.l n. 58. a Catania ...... 25. 8.80 Giarrusso Guualdc, <!!>.*.<D"''",®•"· ........., @. @. !:». L. D. In clin. nouropslchlatrla .

+.

o

Cnmpobasso .. 21. 2.80 Collttl Sillrio. @). @.

a

Gargnano <Bre·

+·

solo.)

a

Napoli... . . . . .

+. +. <D. ® •u.,........

+. O. O. 4:) "''", ® ..,.,........ @,@. +. +. 1!].

*·

7. 1.81 Bertelll Enrico,

+.

8. 9.84 De Porcellinls Carw, 4:) "'·", ~. ® ............ @, @, ~ • ••

+·

Osp. Bologna •

Id.

Napoll.

St. 3.25 29. 3.07

Dir. San. Vcrono. (Igienista).

31. S.26 20. 8.07

Id.

so. 6.25 20. 8.07

Id.

Napoli.

(!gtenlsta).

o Caprarola <Ro· 15.11.80 Fabrlzl Nicola, • · U t§>, O. 4J "'• mal ®"''"'"'", @, @ , +. et> .*·*· ffi.

Id. ld.

a S. Calogero (Cn· !6. 8.81 Rombolè. A1Uonio, +.O, 4), ® "'·", tanzt\ro) @, ®

Osp. Padova.

30. 6.26 20. 8.07

a Palermo . . . . . . 16. , ,80 D'Anna Giuseppe, 1!]. 5 . ® " '' tl••l':•ll, @ , @, •• ({) tU•I:•II 1 +•

DUJp. Mi.n, Finanze.

so. 6.26 20. 8.07

a S usa (Torino) .. 18. 3.8:) Osttl Dibnì.{li, * · t§>. <!), ® ..,.....,..., @, @• • •• et>.

Osp. Torino.

81.12.26 20. 8.07

+·

*·+·

+·

+. ~. +. 4:) "''" +·

Roma.

30. 6. 25 20. 8.07

(Igienista).

a

Monteforte {A- 27.12.81 Forio() Sa l'Datore, vellino) ® ....,. ....... @. @,

Id . Napoli (segreta- 31.12.26 22.12.07 rlo).

c

Roma .• .... .. 17.11.84 Ingravalle Al/retù>, •• U+ . O. O, 0. ~'q;> tii•U• U·U, ~ tl ~ ·ll·ll·tt, (2), @,

Comando Corpo S . M.

81.8.26 7. 7.10

Osp. Torino.

6. 6.26 20. 8.07

Id.

5. 8.26 10. 9.0

• . +. a

Torino. . . . . . . . 26. 8.82 :lfnssernno Gi.u lio. <!!>. O. @. 4:) ' "·"•. ~ U &•t•-n-u, @;, @\ ••

a

Vor()na. . . . . . .

+.

4. 4.83 Pcll<'grlnl Francesco. <Jt-, <!) ...... ~.,,. ......... ~ • •• @. (Q'. et>.

+·

Verona.


(Stll'U) TENENTI COLOSNELLI MEDIO!

r.UOGO

ANZIANITÀ

DAT A

CASAT O E NOME

dl

DI NASOITA

nasolta

16

P OSI ZIO NE d1

D E CORAZIO NI E CAMPA GNE

d1

grado servizio

dal n. 59 a l n. 72. a

Teodn (Cuneo) 16.10.84 Perrìer Ste/ollo, • · ~. ~. (), ~·u-u, tu ..u ~ ~~~- 11 - n- J•, @. @. +', +·

Scuola dJ guerra .

6. 6.26 16. 8.08

a

Montalto Ma t · 19.12.81 Candi dori Enri«J, c§:,~. ~ .,.., .,.., ..., che (Ascoli P.) @, @.

Os p. Homn.

6. 6.26 28.11.07

a

Rieti • • . . . • . . 11. 6.79 Turllll Antonio, ri'. ().O. ~ .,..,.,..,., ® ......., .••. @, @. +-

Id .

+. +·

+

c Cort.ona (Arezzo) 16 8.81 Brillii NiC'.ola,

Id.

+• O. ~ ,,..,....... Scuola appl. aanl tà.lll1·

..., @, @. + L. D,

~. +•, ~ .,,.,.. ,

21 6.26 30.11.07 1. L 27 10.12.07

IJtare (!ns. t! t.).

In Igiene. c )lnliterno (Pot enza)

7.11.85 Germino 4.!/r.eiù>, c§•, (). ~ .,..,...., ® '"'", @. @, L. D. In paLo!. spoo. me<llca.

+. +· *·

16. 3.27 7. 7.10

c Cagliari . . . . . . . 11. 6.82 Rom by Paolo, +.10 011 ' 11,19 ua·n·n·tt, Dl.r. San. Bologna (lg1e@, @, +'• tt>. ~- L. Il. In Igiene. Dista)

1. 11.27 16. 8.08

a Venosa(Potonr.a ) 14. 1.80 Lovag l lo Rocco, ri'. ~ ,, ..,.,......., ~ ....... , ... , @.@.

6.11.27 28.11.07

a

So rrn ~ tr otta

(Catunzarol a

v

Id .

Milano.

13.12.27 16. 8.08

16. 7.80 SinglitlcoOi llseppe •• . tj! •• ~.,..,........

I d.

f>udoYu .

18.12.27 16. 4.08

Ici.

PalormCJ (&egre- 18.12.27 29. 7.08

a

a

~. ,!);. ~. +· <P.~ -

l)alermo .. .... 24.12.78 Sn.lem .dlessandro. @. • • ~. +-

+, @

"•·~t·n, @,

tarlo)

Vlllafrtmca (A· 26. 8.82 Qggero Cesare, <jfl, (), II], ~. ~ "'· l e~sandrla)

+.@.<P. +·

Roma . . ... .... 15. 1.82 Battì~tlnJ Camillo, • · <lfl, .t. ~. ® "''·"·"·", +· @, @. .!!.v ezzano quila)

Osp. Bari.

+• +, ""·"·

c S pezia ..... . .. 20. 0.81 Ca10orlano Pietro, Qi;, ~ "·"· @, @. L. D. lo patologia chi· rurglca.

•••~n-ut @, @,. •

.

Torino.

13.12.27 10. 8.09

+. Dir. San. R om a (&egre· 13.12.27 16. 8.08 tarlo)

~. ~.

Osp. RA:lma.

13.12.27 8.16.08

o. tt>. ~ ~ .,..

Id. Flronze.

13.12.27 16. 8.08

. •. o. II]. cl) .............. ~-@. @,

~

Ca~tllarl . . . . . . . 16. 7.84 Cresl)Cilanl Carlo, + .

Id

•·+·

(A- 29. 8.84 Do Bornardlnis Vir(rinio,

•• a

Osp, Nu1Joll.

+·


(8~) T B NII:NT1 COLONNII:LLI

16

., o"'

I(EDICI

ANZIANIT À

DATA

CASATO E NOME

LUOGO

di DI NA.SCIT A

nascita

POSIZIO~TE

di

DECORAZ!Ol'<"l )!: CA MPAGNE

di

grado ser-vizio

dal n. 73 al n . 86. a

Montesarchio (Bcnovontel

9 . 6.82 l a pooe .&ntonw. tj!>, *·Q,@. • · ITJ, Osp. Bologna. ® ............. @, @, • •

o Sambuca Zabut 23 .. 7,81 Clacclo J'iio, • · ~. tJF, I.!J, 4> •u-u , (Agrfgento) ' "·". ® .,..,......., @. @, ~.

+.+.

a

10. 1.28 IO. 9.09

+·

Palombara Sa· 21 .. 6.81 Forti l aino, +• O, ~. ~- ~ 1 11 , bina (Roma) @, @, ( 1).

+. +.

Di.sp. Min. Colonie.

l . 6.28 16. 8.08

(Cirenaica). Osp. Roma.

o S antscrooo Ca.· 13. 4.83 Maoganaro Carmelo, tJF, Q , @, IO S e. appl. ~an. merina CSira• • ••·u , ® •u-st-n-u, @, ~ • •• +. (lns. tlt.).

12. 6.28 16. 8.08

m.U. 26. 7.28 16. 8.08

ousa1

o Borooto(Parmal20. 7.81 Visconti Giuseppe,

tJF, 5. O.

Q) tll·lt-u-u, ~ tu ..u-n·u. {2), @,

o Carbonara Seri· 24. 2,83 Carbone Jlincemo. e. ;fo, via (Aiess.) ®' "''"· @. @ ,

+·

+·

(segretario). Osp. Novara.

5.10.28 16. 8.08

+. ld . Palermo.

6.11.28 16. 8.08

+·

a :\{onroale 1Pa · 26. 7.81 D 'Aocardo Salvatore, io. Q. ~. lormo l

+. @ ,il),® ' "·",

Savona ••.... 17.12.81 Ciarlo Silr.io. <jf!, @. @.

1. 9.28 16. 8.08

+•~. 4), Dir. San. A less andria. 16. 9.28 21. 6.08

r. VItt-oria (Sira· 29. 4.83 Panagla Antonino, io. O. Q, ~. +. cnsal il), ® ,,..,.., ..., @, @.

a

Dtr. l nf.Pa rnta.

I d. Sa.vigUano.

l . 1.29 16. 8.08

a. San Remo (Inl· 10. 2.84 Ra.rnpl !>idra, ~. @, p erla) (\l). @

®

Id. Phwenza .

l. 2.29 16. 8.08

a

+. il), ®

Id . Livorno

l. 2.29 16. 8.08

a Canna(Cosonza) 8. 6.81 Pltrelll Nicola, l!, ~. Q. ~ ' ""11 ,

I <l. Ch h:tl.

7. 2.29 16. 8.08

+·

Napoli

. . . . . . 10.11.81 Abate

Alessandro.

t U•t• -n·u. (21, @

+·

~.

® ....... ®. @, ~ • • • o§<. a a

Andria CBa.rl) .. 1. 1.84 SloJsl Guido, • · :;.. [TI, ~ . ©. il)"'·", ® ........,..., @, @, +, ~ .

Mint. Guerra(CapoSez. 19. (.29 10. 8.09 !ne.).

Roma .. . . • ... 30.. 8.84 Lucci 4-rMri.po, • · .;.. ~. <P.,,...,+. Osp. Roma. ~ JIU.. l4-1T•1f•@

(l) Invalido di guerra.

@-

5. 10.29 7. 7.lO


(.Se(IUe) TE:ili:NTJ OOLOXI!IKLLJ B MAGGIORI M&DICI

====================-============================= A NZ IANlTÀ

DATA L UOGO

CASATO E NOME

Dl NASCITA

DECORAZION I E CAl[J>AONE

POSIZIONE dJ

.di

grado scrvl>:!o

da.! n. 87 al n. 98. a VIzzini (Catanlo.

+. [!], CV. Oap. Palermo. +. L. D. 1n

8. •1.82 C.al!arelll B eneddlo, c§1, 11. ~ .U•flt•U•U. (~. (1"~~,

IO. 16.29 16, 8.08

patologia speciale mooioa. a

Messina ...... 27. 6.80 De Domcnloo Franeuco cf>, CV. O.

a

Roma.... . . . .

+.. ~ •u-a ...u-u' ~\), ~· +·

5.11.82 Mnm GiWit/JVt,

@. ~. ·· · a

+• 4), <!l.

+. ® .,..,...., ~. (lj . o{•.

Pontremoli {Mas.~ Carrarn)

2. 6.84 Sa vinl Gunllìuo, ~. ~. ~.

tlt.

~

o. [f]. cv. +-

o •.

S~stu

{Cagliari) 15. 2.83 l fereu RllsolillO, ~~. (> , 0• O) on-u •.,, ""' ............. • r.>. ' 'l ' • w· ,~ ·

~

o

Orsoltlla {Cb letl) 4. 2.83 TCMglla Oiu~tppe, c!!>. 0. i!J, CV, ® .,,.,., @ , lfP. ~. +, L. D. In otorinolartngol atri a,

DÌIIp. M in. 4.ei"(JJ''4UUica

+·

( 'l'ro.· 26. 6.81 Slgnorìuo Ro8ario. U ~ ... .......... @, @, •

l. 1.30 8. 7.09

•

Id.

Milano.

2. 1.so 10. 8.011

2. 2.30 10, 8.09

cv. ®'"' Se. d1 a p p!. san. mlllt. 2. 2.30 7. 7.10

o Catania. • • . . . . 26. 3.86 llfaugerl Nico/6, U, +-O.@. .......... @, ©· • •

a

Jno.).

cv"'·

+.

Marsala panl}

2.12.29 10. 8.09

lllln. Guerrn (CApo &ez, 17.12.29 IO. 8.09

'*'·O. O. III. ® .,,_ Mio. Ouerro..

Pian Castagnalo {Stona)

a

16.1 1.29 16. 3.09

.

a

7. 6.82 Dassl Gìu8tppe, ....... @ , lW.

13 11.29 16. 8.08

Dir . San. 1'\o.poll {&o· 17.11.29 10. 8.09 grotario).

,,..,........ O• p. Genova.

a ::laa•arl •....•. :!1.10.82 Coste. Fausto, •· <!-. ~.[!}. ®.CV"''", >!<. ® ....... <S/), (!l), a

~fes.slua.

+. 4), ® .,...., @, .Jsp. ìnf,.r m.

Lagouogro (Po• 25. 7.83 G o.llottl Gio c<tmli, •· tenza)

a

+·

I d.

*·

f>, @,

+·

Napoli •.....•. 21. 6.88 Marnlli 4./bc'tc, •· fl, 4) ® ... "·",

{108. t.lt).

Osp. P11lorruo.

2. 6.30 10. 8.09

m.tp. Min. 4.eronavliCG 10. 6.SO 7. 7.1 O

@,@.

MAOGlORI MEDICI.

dal n , l al n, 2. a

A.ciroalo {Cata- u. 5.83 Inddlicato Gituevve. <§<,o.O. O. ~ nla) ~.CV, ® ............, @, @.

Osp. Me181n&

10. 1.18 7. 7.10

a

Salerno ... . .. 18. , ,84 Boonopane Carlo, cj!>.O. ({;)

®. +. +

I d . NaJoll

20. 1.18 7. 7.10

+. +.

tU_I•• 11 t

2. -

®t @. • • • , ,

0

0

•

•

0

0

•

Ruoli di aMianitd dd Corpo Sanitario militare.

•

•

•

•

•

•


Il

(~) IIUOO!OIU IDDIO!

-.. ,;:

ANZTANITA.

DATA

o

LUOGO

3<O a3

DI NASOITA

OA.SATO E NOME

dJ

POSIZIONE dJ

DECORAZIONI E OA.MPAGNE

n11.110it6

di

grado lel'Vtlllo

dal n. 3 e.l n. 16. a

8

B888anod1Satrl (Roma)

7. 2.82 PellegrtnJOruU.e Ut§>,IO"'·~·"''" Oomaudo aouoleoelitr. 20. 1.18 7. 7.10 <YJ, @, nill.

+·

Recanati (Maoe· 14. 7.86 Fellclangell ~i®, +. +. IO ..,.., ~ rata) ....... @!. @, +·

Osp. A.uoona.

20, 1.18 7. 7.10

, Catanzaro •.•.• 12. 4.83 Sorbars Emilio, +. Q), .,,....., "", + • Id. Oatansaro.

2S. 6.18 7. 7.10

17. 8.86 Fadda Siro, +.O.@, IO"'·",~ ....

!X#p. Mita. Oolott~ (Somalla).

23. 6.18 7. 7. 10

Regalbuto (C&- 21. s.8:1 Flumotroddo v;~.+.o.o. ~. +. IO ......, 9 ............. @!, @. tanla)

+-

Osp. Trieste.

28. 7.18 7. 7.10

Ruvo di Puglia 22. 6.84 Caldarola Francuco, e,+. O. O, O (Barl) @ , ~ ,.,.,...,... , @!, @ . +·

Id . A.noona.

22. 9.18 7. 7.10

19 UU,ll,lt,U, (y}, @.

" Oagllarl • . •.• o

.......... <YJ, @, •• ~ . +-

+,

r. A.o7.1Looclegl1Ir- 2, , 2.85 Rossi .A-ntonio,:§>, IO "", ' ...'• ~. ~ pini (Avellino). ""·"·", @), @,

+•

Id. Napoli (stablllm. 22. 9.18 7. 7.10

Ischia).

+. ~ +. *• ~

Id. Me81!1ua.

22. 9.18 7. 7.10

a Varallo (NO?ara; 21.12.84 BacchlalonJ .A.dolto, +.Q. +' ~ .......

I d. Genova.

22. 9.18 7. 7.10

o Tropea (C&tan• 17. 6.85 Lolacono .A-ntonio. v.aro)

tll .. at ~ tU .. U•If•U, 1

c Galluzso (Flren• 1:0 )

e

Ac~>reuza (Po-

tonza)

@,@,

+.

+. l!J, «ì. ~ .......... ,., ®. +-

Id. Verona. tario)

....

l d. Firense.

111.10.18 7. 7.10

Ooll. med. Jeg.

13,10.18 7. 7.10

lL 2.83 Fusi PU/ro, @, •••

22. 6.84 Pelosa Vin=wo ~.O. O. «ì. ~ .........' @!, ® •• +-

(Cal· 1.11.85 cammarata Gio11anni, +• (l} • Sommatino uu, . , u• ...u, •ur-u, @, + tanJBBetta)

lfU•lt,

~~

a

Ora~o( Potenza)

.............. ® . <Q). +.

o Bra Cvnto) •• 27. 2.82 PetiU

P~wle, U

Il)~ ...........

2t. 9.18 8. 7.09

~

6. 1.82 Mladonna .A-ntonio. +-O. 4>' """, ~

(~

ljl, (>,

®.©. +·

+. Dir. San. Bari. (ee- 13.10.18 'l l. 6.08 gretarlo).

IO "'• -k

R. Aooad. art. e pnJo. 21.10.18 11. 6.011


(Stgt.U:) llAGGIOIII MEDICI

l&

ANZIANITÀ

DATA

LUOGO

CASATO E NOME di

DI NASCITA

na9Cita

POSIZIONE di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

grado ser vizio

dal n.. 17 al n. 29. a

S. A polli oece 17. 3.112 Mauoooone Camillo, c!>. ~. (!], ~.

Chietino (Chieti) a

e .............. ~. <W. • · +·

Palermo ••.... 30.11.82 Riccò EUore, ~.Q. (!l, 4;1'"'", ®'"· . ......... @, (~ • •

+-

c V...,to (Chieti) . 6. ,,84 Rltnccl-Chlonl .4oostitUJ. <J!!, ~. ®.

Osp. Bari.•

l d.

Uologoa.

5. 6.83 MJg!Jaoclo Romarw,

27.10.18 7. 7.10

+. ~. iii. +· .. .4•JJ· lra/erm.

27.10.18 8. 7.09

o B ernalda (Po- 16. 2.84 R lnaldl Oi.ueppe. :!>, f!l, 4)'". ® mtenza) '"'"· @. < il o Pomaro

(AJ('S·

llftndrla)

7. 9.82 Vlgllanl Feduioo.+. Q,

+.1!1. (p'"·".

tu.u t U•U t l._ll t t .... .QIU·h G

tU·U •

@. +.

•

'

27.10.18 8. 7.09

Icl. Tl'foete.

<l) ........ ........

o Felitto (Salerno)

27.10.18 8. 7,og

t

V!iJ

\!,h

Id

Id.

27.10.18 8. 7.09

Dir. San. T or l n o. 27.10.18 8. 7,og (lg1enU!ta).

a Jaksonvlllo·Flo· 1. 2.86 Rizzo C&rtuli.o, ~. (),O. Q, Q, Q. rida (America ~·"·", ~ ......, @, <W, +. +·

Oap. LI vorno.

a C o Il e l o n go 25. 6.83 De Carl a Ayo$lino, ~. crJ, ~ m.u. (AQuila) ~ . ....... (iò, l!]. !l3, +.

Dlr. San. Flrenze (se- t7.iO.t8 7. 1.10

+·

27.10.1816. 7.11

gretarlo).

+. ~ "'-". ® .,.. Osp. Palermo. +-

a S. Angelo Muxa- 7. 5.81 Cirt'o Oittlfeppe, ro (Agrigento) "''"'". (iò. @. +',

27.10.18 27. 7.10

a Gabbloneta(Cre- 28. 1.84 Fiorini M1uno·Ferrll«io. +.Q, Q, mona) q}"''"~ ,,..,.....,. _@,@. + -

Id . Verona.

a llartlno. Franca 27.12.82 B&allo .;fnlonio, +.Q, Q.~- +. ~®, 4') UU•II IIU•U, ~' ltl .... 1e-1t, @, @, <Taranto)

Min. Guerra (Oonsigl. 27.10.18 8. 7.0! lno.).

+. O. O. + . f!J, ® ............. ®. @, ~-

o Ato.•lla (Potenl':a) 2. 8.82 Gr&7.1ola Gerardo, ~.

c li o u t oaarchlo l&lnevento)

s. 9.83 Parente F'erdinarulo, +. é.®.~m-u ~ u••U·U·I•,

@, ©, • •.

27.10.18 7. 7.10

Osp . Remo.

27.10.18 8. 7. 01.1

Id. Udine (eeeret.arlo ).

7.11.18 B. 7.09


(.Segue) MA.OOIORI M.EOICI

20

ANZIAl\"lTÀ

DATA L UOGO

CASATO E l'OME

di DI NASCITA

nascita

POSIZIONE DECORAZIO!\f E CAMPAGNE

di

di

gr~Ldo

ser\-iz lo

dal n. 30 al n. 43. a

a

Sar no (Salerno) 24. 1!.81 Oterl Jli.ncenw, tlt-1:·11, ®. @ .

+. ~. (fì, +, ~ .... Osp. Bologna (segre-

Lecce , , • • • • • • l li, 1.82 Greco D<>mcl.ico, +.O,+. ®. !lì ......, ~ •.•. , ... , ®.@.

Id . Verona.

a Trinità (Cuneo) 7. 2.8i Muratori Carlo·Felice.+·®. !lì "''"• Dir. S an. Torino (se~ ............. ®· @••• gretario).

+-

a Pa.rtlnlco

(Pa·

7.11.18 4. 2.09

tario).

3. 1.85 Sava.rlnoScwerù>, +.+,!lì, ~. ~ ,.,.

Se. alt. 11flle. Palermo.

7.11.18 21. 6.08

7.11.18 7. 7.10

7.11.18 7. 7.10

!ermo)

a Messi n&.. . • • . . 21. 2.81 Ruggerl .dnlonino, +, O. a Sal uzzo (Cuneo)

'-· 7.84 Bocca Tilo.

+• ®

+, !lì. ~ - Osp. Messina.

t l ...u-u-s ..u. Il) tu -u,

7.11.18 27. 6.07

Id. Torino.

7.11.18 7, 7.10

+·

I d. Firenze (segretario).

7.11.18

9

Id. Alessandria

7.11.18 7. 7.10

I d. Milano.

7.iil.18 s. 7.09

Id.

7.11.18 7. 7.10

9 ....... ®.@. • · a Montecatini Val 6. 2.83 Vannoccl ~tdnlilio, + '.O,[!], !lì"""", Cecina (Pisa) di

~ ............. @, @. •

o CegLie .Messapico 18. 1.8•1 Sttma Cosimo, <j>. (Lecce) @, @.

+·

~.

•

a Carlentini !Sira· 19.11.82 Sesto Anionìno. ~.O. @, ff). ((ì • 11 • 11, ~ .............. ®.@. 01188) a Torriglia nova)

<Oe· 22.10.83 Croslglia Et:a.r-Wc, lj:, 9 ,.,.,......., (0,@.

v

Napoli .......• 30.12·82 De Angelis .drdumo, ~ t ll .. l i ~U•I I (YJ, @. 1

a

Itri (.N apoll)

a

S. Benedotto del 12. 2.8t Cameranesl Dino, Tronto

0

Benestare !Reg· (rio Calabria)

+. 0, !lì. I!J,

27. 2.8, Sinapl Pimen.zo.+.~.tlì. ~............. @.@• • .

+. O. ~

1. 2.83 Porca.ra 18idoro, :.; :, 4/' u , ~ ua~n-u

@,@ • •.

~avigliano.

s. 7.09

I d. NapoU,

7.U.18 8. 7.09

Id. Perugia.

17.ll.18 7. 7.10

Aeveu. ill/erm.

17.11. 18 7. 7.10

( p. Bologn&.

17.11.18 7. 7.10


(St~Jm)

= Ji

..

.. o

. -21

M.AGG•ORJ lrF:DIOI

ANZIANI'l'A

DAT.\

LUOGO

CAS:\TO E NOME POSIZIONE

di DJ I'ASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE Dl\8Cita

dl

dJ

grado s el'vtz!O

dal n. 44 al n. 57. v Torl.no .. : ..... 22.U.!W V~tlento Gioacchino, •· ~. Q, (p...

.!l'

a

Castcl lucclo de' IO. 2.81 Gelormlnl Luigi,+. O. O. <l),,.,.... , Id . Padova. Sauri (Foggia) ffl, 19 .,..,..,..., @, @,

c

Gildone (Cam· 14. 2.84, Del Vasto Giuseppe, •· <f., 0.0. O. poba.sso) <!:)"'·", 19 ....,.•.,... @), @.

.li

,:J

Osp, AIU888ndrta.

+·

o.

17.ll.J8 7. 7.10 17.11.18 8. 7.011

Disp. Mi11 . .derOMU- 11.11.18 7. 7.10 tieo.

·"

...

a Casale ::.Ionl er· rato

7. 1.tu A1'8o Achille, + . O .O. ~,.,.,. ..,..., @,

,il

c Torraca (Sa·

2.10.8! VIggiano .41/rt®,

,j

a Chla,·arl (Ge- 13. 3.85 Nooe GioMnni, + .O.<!:).@"''"'""", Osp. Verona. nova) @), @.

.:J

c

.:l

c Racalmuto (Agri· 16.1Ì.82 Grillo Giro~.+. (Q!, + .<!:), ~ .... gento h ....,. .,. @, @

•l

a

R oma ...•.••. 18. 9.82 CogiJati·Dczza Giuuppe, C+. O. (Q!, l!J, <{), ~ tU••l• ..U·II t @, @. 1

Osp. Roma.

17.11.18 15. '-011

:l

a

Caserta()llapolt)

9. 2.82 PiMZIO Anlcnio, tj!>, + . <!:), ® .,..,..,.

Id. C'a.;erta,

17.U.l8 27. 6.07

I d. R()ma.

17.11.18 8. 7.0t

'*'· O. O. I!J, M.J.n. Guerra.

17.11.18 8. 7.011

Osp. Bresola.

©. (J)•l1·1t.

+. (!), <!:) • • •••••• Dir. tnr. Gorlzla.

17.11.18 7. 7.10

17.U.l8 8. 7.011

lcmo)

Aslago(VIcenr.a) 16. 8.84, Ferrari Giovarmi .durelio, <f., O, @, <!:). ~ @). @• • •

+.

.............

.t

D"'IP· Min. Finan.u.

17.11.18 7. 7.10

17.11.18 7. 7.10

,. Dlr. :-!an. Palermo (se- 17.11.18 7. 7.10 gretarlo).

", @. @.

·,

Pietro A "E'l· l a ua. (Crun po · basso)

+. O. O. +. ITJ,

..., ..·. ""

a

S

7.IJ.83 PerllJJ Giot'lltmi, "'· ~. \!!!' ""' "55 w

a

Pescina (Aqulla) 1'- 8.83 Ippoliti .4rnaldo, •·

®. 4), ® .......,.... @). @, • ·

a s. Glonnodl Ca· 26. 2.83 Mlgneml ~. +. +, I!J, <ti"''"• Dlr. San. Verona (~ 17.11.18 8. 7.011 tanla

o GallarMe )ano)

®"''"• ~. @, +-

gretarto).

(1\11· 14.1l.85 Blnagbl Alberto, +. O. O. lfì"''" ~ • ....... @;,@,

+, Dlap. Min. Finanze

+-

17.t1.18 7. 7.10


( SO!:Q'W) IIU.GOIOR.I MED ICI

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOliiE POSI;!;IONE

di

lli NASCITA

nascita

dJ

DF.OORAZIONI E CAHPAONE

di

c:rado serl'bio

dal n . 58 al n. 71. a Madd&lool (Na· 28. 7.'~6 ùorcloni Corradino. !>OU) c

Roma.. .. .....

.,.,, (S!J, @.

*· ..

®.~m-

a.u .so Rlnald.l Pidro, • · <§>,O. ~. ~....... ....... @, @, • ••

Osv. èa~~erta.

17.11.18 7. 7.10

D i$J>. Min. .40!lr0ft4tl.o 16.12.18 8. , . I O f ica.

+. O, ~ .....,, Osp, Trieste

o MArclalliSO (N a. vol O

6. 2.83 Adi nolO SalNlore, ~ ............. @. @.

o Feltre(Bolluno)

6. 6.83 Gaggia Emìlto.+,O. *·~. ®. ~. +. Dir. S an. Bologna (se- Sl. S.23 8. 7.011 ~ ....... @, @.

31. S.23 8. 7.09

gretariol.

&

Nocera Inferiore 11. 1.82 VItolo Emmanuele, ej!>, 1!), ~. ~.,,.,.. (Salerno) . ...... @, @.

0~1>· Bologna.

a

SlracW!a....... 1S. 1.84 Bordone Ocmndo, rl!o. O.~- ~ •a·••· .,.... @,@.

So. centrale 00. RR. 31. 3.23 7. 7.10 Firenze.

a

r.tonteloone d! 22.11.85 Perrettl Cristoforo, +.O. O, ~·"·". Calabria (Ca~ .,,......, @. @. tanzaro)

L eg. ali. cara b. Roma. 31. 3.23 16. 7.11

+·

a Carnaodooa(No• 29. 1.82 Sogno .4rmand<l, +. 4)..... .. .. . ..

Osp. T orino,

31. 8.23 8. 7.09

31. 3.23 l. 2.0!1

vara)

a Serra S. Bruno 26. 6.82 Tedeschi CXac<mw, +. o. O. O. • • I d . Catan1.aro. (Catanuro) I!J, Q) ~ ............, @, @ .

SI. 3.23 l . 3.09

o Bari ••......•• 13. 7.84 De Liso Carlo, ,J!o, O. @, ~

St. 3.23 16, 7.11

*·

I U•la

o

Torino . . . . . . . . S. ,,84 Rattazzi 'l'ullio. @. @.

a

Saotamar ina

<Salerno)

+. 4),

~

.....,. ld.

............,

3. ' · 8' Pellegrino Lorrmzo, >!!:. O. ~ •u-u, •••-11

t1t,.u, •u .. u, •n-••,

~

Bari .

Disp. M(n. Finanu.

31 3.23 10. 8.10

Osp . Trio~ te.

31. 3.23 10. 8.10

., ...u ..u,

@, @.

c

CAgliari •..••.

1. 1.84 Zuddas Sil"io· •· • ... , . ,

a

"'apoli.. . • . • . •

~ ...... l f •l'-11,

+. O. (bi '""", Disp. Min. .4troMU- 31, S.23 10. 3.12 @), @, tka. ~.

6. 9.86 Manclo.l Luwt. <§>. O. ~· 11 ·", ~ , . . . . . .

....... @. @, • ·

Dir. San. Trto~te (se- Sl 3.23 30.11.09

gretarto).


(.Seou 1 AlAOO lOBI :W:: DICI

LUOOO

DA.T A

ANZIAKITÀ CASATO E NOMI: POSIZI ONE

d .l

DI NASCI TA.

dJ

DEOORAZl OKl E OA.l\!PAONE

eU

grado eervlslo

dal n. 72 al n. 85. a

Arroclfoa <Bue· 12.12.83 Gatti Gì...uppe, c§o, (l)), + ,<1), ~ "'' nos 4.)11'011) " '"'", @, @.

+.

o A.leesAndrla . • . IS. l 86 Talenti Cuare, o§o, O. E;), <1), ~,... ...... @, @. L. D. ID 6slol. appl. all'e.vlaztone. a

Palmi (fWgglo 20. 8.88 Lopre~;tl Anltmino. o§o, ~. Calabria) ~,.._,......., @. @.

4.apett. (nttrm.

Disp.

M i"' AeroNN· SO, 6.2t 16. 7.11

tica.

+. q;l, Coli. rned. tee&Je. cee- so. 6.24 Ul. 8.11 grete.rio),

So, appl . dJ fant.,

so. 6.24 16. 7.11

12. 8.86 Manconl MicMU, +'• <P. ~ ,,.. Coli. med. tesale. (membro). ,........ @, @, ~.L . D.ln otoriDolar lngolatrla.

80. 6.2' 16. 7. 11

e

Santhià (~o- U. 2.86 Oblabrera Giorfl(o, <!!'.O. +. ~ ....... va"') @. @. <1), ~-

a

Muto~~ (Srul!larl)

+.

a Vercelli ....... 27. •-~ Bert.lnettJ Marcelllno, • · :f:.O. +. cD. Osp. Novara. a

Sl. US 1, 2.10

so. 6.24 16. 7.11

=!>.+. <P, ~"''",

Id. Bologna.

80. 8.2~ 16. 7.11

o'· <to. <P .............

Id. Caserta.

80. 6 2t 16. 7.11

+· <1). ~ '"'"',

Id. Genova

so. 6,2, 16. 7.11

+. +. <1), ~ .,..

Id. Savigliano

Fanc> (PCl118ro). 19. 7.~ Piccoli Oiorlanni,

@,@. a

Lenola (Nn poli) 80. 8.8~ TatareUI L u ì ~ ....... @,@

a

Torriglia (Oeno.- 21. 8.86 Imperiale Cuart, :f:, VA) " ' " ®, @.

e

1\Iondovl(Ouneo) 5. 7.85 Basso OW. Ballista, ........ @. @.

a

Gapannoli(PIM) 80.\2,84 Clonln.l Gtulw, ~. O. O. ...... @.@, 4}.

a

C.aMidunl !Be- 80. 1.86 Romano Gennaro, <M>. €), nevantn) q), C!],~ "'·". @,@, ~-

a

Gt u.-e !Perugia) 6. 6.86 llt arlnuool Afarino, ~. <1), ~ ' "'"• @.@. • .

/X8p. M in • .4.eronavliocl SO. 6.2~ 16. 7.11

o

Mtuo:zarn (Tra- 26. 6.86 01\.\ltelll Epifanto, o§o, €!. 4i. ""'"' ltli•U 0 I I U•tt•U•U r.')~. @ .L panll • -...:::7• t W • t T •

Osp. Milano.

+. ~ .,..,..

Id. FlreiUe.

80. 6.~ 16. 7.11

+. ®.

Id. Perugia.

80. 6.~ 15. 7.11

o.

30. 6.2. 16. 7.11


{.S~DUt) liUtiOIORJ llt:DJCI

A..1'<ZIAN I TÀ

DATA CASATO E :-<OME

LUOGO

l'OSIZIO~E

dl DI N ASCITA

DECORAZIO)JI E C..\.MP..\ONE

nasoita

di

dl

grado

B"''V lzlo

dal n. 86 al n. 100. a Ca8tol S. Loreozo (Salomo)

t.lO.M Maft'eo Lui(li, +.O. +. ~,.,. ....., ($t, @. ~............. L. D. In otorlna· larlnaolatrla.

o S!l6zla . • . . . . . . SO· S.85 Sabatlol .d no®. <!>. O), ~ ,,. •.,. ~. @. • •.

Oep. Napoli.

so. 6.24 15. 7.11

Id. 1'orlno. {·egret&- SO. 6.24 15. 7.11 rio).

a

Meduna di LI- 17. 9.M Saooomanl Gior(lio,:i>, ~ ....... @, @ , Q';) ........ .....,., • · vonza (Treviso)

I d. Udine.

so. 6.24 15. 7.11

a

Mirto (MCSRlna>

2. 9.83 · Ma.obJ SebiUliano, +. o. @,~..........

Id. Milano

so. 6.24 16. 7. Il

@). @.~· ··

a

Proclda(Napoll) 2G. l.8S CostegiJola .dmomo, @, 4),

a Suoclvo(NapoiJ)

*·O. ~. +. Id. Bari (eegretarto). SO. f$.24 15. 7.11

7. s.82 Palumbo Giuseppe, +.c.O.+, ® '"'

Bre~<Cia.

so. 6.24 25. 11.10

Id. MJIJmo.

so. 6.24 15. 7.11

Id.

.......... @. @. q;).

a Sambuoa·Zabut ll.lO.M Camplsl BaltùJ3snrrt, +.o. o.~,.,. (Girgentl)

a Crema (C remona) a

"''", t$ll. @, (J;). 6. 1.86 Vuldamcrl Ghueppe, =!lo, O. ~ "'' tU•U•U @, @, <lj, •·

Accadia (Avei· 21 , 8,83 VII8Sillll GiOt'anni, @, Q;) ....... ........ liDO)

Id. Na!JOII.

SO. 6.24 10. 2.12

+.

Dir. San. Palermo.

so. 6.24 16, 7.11

~ ....

+. +·

a Schio (VIcenza) 31. 7.85 Dal Collo A~, +. +. ®""'", ~ @. 4).

a S. Stefano Cama· 21.11.86 Cerniglia DomeniM , <§;,

+. ® ...........,

(!g!enieta). Osp. Verona.

so. 9.2~ 16. 7 11

Id. Palermo.

so. 9.24 l 4.1 2

Id. Bari.

so. 9.24 16. 7.tl

Id. Ale813ndrla

so. Il. 24 16. 7 11

@, @. <D 111 • 11 , •••·'• ........

+. O. +. ® "''"'",

a

Andria (Bari). 16. 1.84 Civita Rat!aele, tSll. @, q;).

o

Varese Ligure 10. 2.85 Baroolo Dario. (Geoo~a) ~ "''"·

a

Franca villa 2S. 1.86 Argentina Gta. BnJtista, ~.O. +. @. (Looce)

Id. (segretario). 30. 6.24 15. 7.11

+. +, ® "''", @,

a Catania ....... 24. 7.85 PlvetU Fran««:o, O. @, ........., @), @. (J;)'"·", ~.

stra (lfesslna}

Id.

=!io. +,~"'. @,

m,~ tJ1•U •tt, ~• @.

~-

@.

~ t n-U 0 UI•U,

Di&p. Min • .duonuu- Sl. 3.25 15 7. 11

tiea.


(.$~)

.,

, 13

f.UOGO

3

DI NASCI TA

"

DATA

lU\J GIOBI liWWI

CASATO E

~OME

POSIZIONE

di

dl

DECOHAZIONI E CAMPAGNE

di

nascita

ài

dal n. JOJ al n. 113. a

Cao<auu\ rolaoo 10.10.85 Gnulano Carmine.<!>. +. cD ' "·"...

Osp.

~~~poli

31. 3.25 15 7.11

Pft~o •c nza.

31. 3.26 16. 7. U

(:-;apoU )

o

P111tnu <'hluro

:'>tonte- 18.11.85 VaJola Nneurreno, ~. O. O. O. lA gr l · ~'"'"'' ' · ~. {g. 4; .

+',

~tonto).

Id.

a

Catania· . . . . . . 11. 10.81 DI Stefano Gi u8eppe. ci:. ® ............, (ili. (Q). ~• • • • • cD ....... ~-

a

Noci (Bari).. . . 6. 8.84 Gallo .4rturo, ~. O. ® ......., ......, Collegio mll. Homu. @. @, (f) ............. • •

31, 3.26 15. 6.11

a

Dari..... . .... 26. 6.81 Donadeo VUIA>rio. tJ!:. ® ,,........ @. @. cD"''"• ~••.

Osp &r•.

31. 3.25 15. 7.u

Id . C .. cllarf.

31. 3.25 16.12,1()

*· +, ® "''"'"• ltl. Palo:·n:o.

31. 3.25 15. 6.1\

lllr. S(U). Mllt\no (se· 31. 3.25 6. 9.03 grotarlo)

+.

a .\lcuaua Digli 27.10.83 Cci I1idoro, o§>. O. ~ .,. .... @, @,

<rn•lo.l

~.

+'. ~- ~ . m.

"

S. Gh180f'IPO(Pa- 28. 8.85 Sunt!l'rl GIUIItli71C, lermo) @). @. q).

o

Calloo LI ~tu r e 12. 2.82 Scanavlno 7.etnrlno, ~.

+, [!]. 10..

Id. ;\l llaM.

30. 6.U 30. 1.11

I d. Trieste.

30. 6.26

(Qenovn)

(Pa· 12. 6.81 OlflllnJUbardo Or~ste, •b. ®,.,.,,..,.,, @,@. +' 4)' "'"· "'·

a

flat1Jolco lermu)

a

Calabritt o (A· 10.11.84 Carlui'CI RaOode, O. veUino) "·". @. (Q). ® .,,..,.,.

a

Cllnalu (Cuneo) U.12.83 Casetta. Cuore, ~·.+, 4), ~·"·", @, \!l), • •

a

+.

ROR1llbuto t~nlal

+ 4) "''" D'<11· .llin. Finanze.

<Ca- 16. 8.84 T erranova .4 /tln, tJ!:,O. +', ~.......

c .\l ontalclno (Sic· Of\ ) .

+·

~ f U•It•lt•U • ~t Q;, •

• !l).

3L 8.26 1.1 1.911

So. &JlJ>I. a1·t. o g~nlo.

30. 9.25 1. 6.11

.J.BPelf. i nter m.

31.12.26 15. u.u

"'"• @, @, IV-

6. 1.87 Aogelfof .J.ntcnill. ~. O. O. O. ~.

• , 31 12 10

Dir. San. F irenze (lgte- 31.12.25 10. 3.1lt

o!Bta).


(.Segue) IIUGOIORJ IUU>lt'l

D ATA LUOGO

~

..,

CASATO E NOME dJ

Dl N.\SOITA

IJ)

oasoiW.

POSIZIONE di

DEOORA.ZlONI E CAMPAGN E

di

trrado 8ervlzlo

dal n. l 14 al n. 126. o

R 0110t.o VRitorte

6, 2.8-6 De c-re V'~· 0. +, ®, cD...

Se. ali. utf. Verona

31. 12.!5 15. 6.11

Osp. C&a'llart.

3l.U.26 10. 3.12

( FOflltial

a Sru!llnri ...•.... 13. 6.81 Aromando .dtlodo, + ,cD"''"'"'''.-, ~ ....... ®. @,

+.

v

Torrnini I moret<!' (l'nlt~rmn l

9, 8.88 F'oleon Unlherlll, @ , cD .......,•.,.......

Dir. Sa n. Trlf ate (la'lo- 31.12.!5 10. 3.12

nlsta). 29,, 3. 26 15. 7.u

a S.Eiln" Pianisi Z5.ll1.86 DI Palma Vincenzo, ~ , ... ,., ~·"·", @, Os p. Ba ri (C'Illlli'Ohl\1<80) @, •• +. !!l, • . a S irocmm......

+.

8.11.86 CB&>Inis U(IIJ, Q) "'·", "''"• "'"", ~ ., •• ,., ~. @. L. D. 1n ll slologta applicata all 'educazione

+· +.

Id. Homa (oom. la- 29. S.\!6 10. S.l2 bor . tlelol. blol. ap.

pllcata)

fisica.

c

l'li""~! (l'arooa). .

7. 9.80 P!'tlrlnl ~nlonio. +-O.®. ~. ~ '"''', @. ©. • · cpu ll•U•to +,

Al di. i nterm.

a f,onl!lo (VIoen1.&1 4. 8.85 ScarpiPrl Cunr e. O. cp "''"'", ~ "" Osp. VeronA.

.......... ~- ® +·

a T rani (Bar i)..

9.12.85 BlnllJomenico, <D.~,,........ @,@ +. t 4), J.t U•ll •

a 1'raJ>ntol • . • • • . 25. 6.86 Ol~~:lio ROCCQ, <io. ~ •••·••·"·", @. @,

•• +. cp, ~-

a

C'nhlt<ll (1'orlnol 11. 3.85 PIU!$era 7'ancredi. O)t U·U, Ul ·l • , . ,

a

~ .......... @.

+.

a <..'nmorltoo (Mn- 16. 8.86 !\lc~tJca Francesco.'*', <D'"·", (9 .,,. co:>rula l '"'"'", @. ® +•

+-

o

Bnrl •....... . 23.11'.85 Crlstlnl .dl/redfl. ~. ~ . ~ .......... @. ttt. cD ..........u .... +-

+·

o.

29. a. 26 16. 6.1

Ace.m.ll. ra.nt. e oavall. 29. S.2e IO. S.l2

DWp. M(ft.. lfca•

.dMMOU•

,W. Osp. Firenze.

Assisi (l'erugla l 21.12. 87 Mnhnooe Dooolirw, <!!>. ('!9'"'"'""",@, @. ~• • . +-

29. S.21l 25.1 2.10

Id.

29. 8.26 15. G,ll

29. 3.26 16. 6. 1

Roma.

29. 3.26 10. 3,l2

Id. Anoona

12. 7.26 l . 8.1!

f d. R • ma.

19. 7.26 16. 2.1!


(Seoue) NAOOIOBJ H.EDICI

~

;:

o

.s

3 Cll

17 ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CASATO E NOliE POSIZIONE

dJ

DI NA.80IT4 nascita

dJ

DECORAZIONI E OAl\fPAGNE

di

Jrt"ado servizio

dal n. 127 al n. 139. •

Nola (N"poUl

8. 8.86 Au~eelillo il.l/tmSv, ofr•, 0. q)' "'"'", ~ .... @, :•P. • • ~-

a Tivoli (Roma ) •• 8.10.85 PIUIQuaUPw"-=''· o..... "''",~"""•

0~1'·

Uhletl.

28. 8.26 15. S.11

diJ·ttt. ifl/enn.

L 1.27 l. U 2

+.O. ifì"'·"·". ~· • Oop Pado,·a.

t. 1.27 l .•. 11

@. @, ci;, ~. • · a

Qmioattlnl (SI· 26.10.86 La RoooaPoolo, racUSftl .......... @, @

11

+'. +·

a Noicattaro (6atll25. 9.80 Dll Caro Nicola, .iJ. o;,•"·14 ~ . .. . .,.,.

AIJ-tlt. in./erm.

s. 1.27 10. 3.12

Oep. Uenova.

13. 2.27 10. 3.111

Id.

16. 3.27 l. 1.13

®· lW-+· a

an viano (N a· poli)

c

n

Parti o leo h:rmol

(P&·

Sansevero U•og 11111)

c

t.,

S. GIUIICPI>C Ve· 21.10.S. Catapano Eduardo, ~ . ,. .....,.,. @, @.

(O, t1t,.li,.U

+•

28. 8.87 Pa&llllacqua GioaccAfM. ~ .......... @. @, • •

:!>. O. ~.

+-

Pah-rnoo.

+. o. o~ So. app!. ean. mll. (I ne. 31. 5.27 16. 1.13

7. 1.88 M altee 4/uBandro, ......., ......... @. @ . • . +-

t!t.).

Cunvorsa no 28.10.83 ••enclll Vilrmbmio, ~.,..,. ......... @, (Bari) @ ~., ........., +•

Osp. Trento.

1. 9.27 18. 6.11

~.

Id.

Torino.

l. 9.27 10. 3.12

a Siena. . . . . . . . . 30.11.88 Blaglnl GiOMnl'li, ({). ~ .......... @.

Id.

•'lrt:nzc.-.

6.11.27 28.12.13

Id. (l\llS. m li.).

13.12.27 28.12.1:\

0

+·

Caivano (Nar;oll) 30, 8.88 D' A.mbroeio

GiUNppe,

6§" "'"• @. @, +.

O. O.

@.~ +. +0

Colletorto (Qam. 29. 8,88 Mattraotonlo Ptl'lCemo, @. ,\, ~ "" pobiUIIlo) "· ~ ""'•, @. @, +'• ~-

Id.

a

Casa oa.leoda 11. 2.86 Corel Jl.l/re®, ~. O. @ .............

l\iln. Guerra (Coos. 13.12.2710. 3.12

(CampobiUIIIO)

c

Mes.~lnn

IV .,,.,........ @, ,.;. • · +. ~-

7.10,84 Bona<X•oreo LtUerto, Q), +, ~ ,..,., ~- (W.

lnc.

Dir. San. UcHne \eogre- 13.12.27 IO. 3.12

tarlo).


(StO~)

28

1UOGJ0Rl lll!:DJCI

ANZIANITÀ CASATO E NOME

LUOGO

POSIZIONE

di

01 NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dl

di

IIIU!Oita

dal n. 140 a l n. 152. (:SI- 23. 9.87 Bugllarcllo F~rico, O. Q}, + , ~''""•

Osp. Trlflllta.

13.12.27 16. 1.1$

a Andria (Bari) • • 11. 6.86 Pomo Felice. '*· ®"'""""'"· @, @,

Id. Bologna.

13.12.27 10, 3.12

a

L oD t l n l

@, @, +.

r11CUIJ8)

Q_) tU•U•H•

"

Roooad oba.ldl 26. {,86 Bruno Carlo, (Cuoco)

a

•

@, @,

+·

•

+. (!;) "'. ® .......... ~c. ali. urr. Brà.

Canloottln l (S I- 27. 4.87 Naororuto Filippo. + · O. ITJ, 4;), 1'1\CUM) ®"'.." @, @,

+.

o Rl p a ca D d l da 18. 1,86 Fusco JlnQelv,

(Potoou)

O, + , +-

'*

Cat~08a

(Bar i}

t8. 1,81 p_.e Niet>w,

*·

Guerra). >:;c. app1. oav.

l. 1.28 l. {,12

Q}, ® "''", ~. (!;t.

Oap. T ori n...

11. 4.28 l. 4. 12

Dir. tittn. Ud ine illflenlsta).

l . 6.28 28.12.18

Osp. Udine

l. 6.28 '· 4. 12

·

a Terranova ;\lar- 12. 1.88 ne C'Mtr<l Tonano.~. 4), ®" '·" . ~­ gborltA (Tra@. .. pa ni) •

OtrP. F lrcn7Al (BAa.l>!JD. 13.12.27 16. 1.1~

.

o Ctlltlla.rl •••••.• 17, 6,86 CaUlbiiY.Zil Mario, 'Ì!'. <!)"''", '"·" ~ ....... @.@, •

~.

O, +. g .......,

@, @.+. a

18.12.27 10, 3,12

Piatto <Novara) 30. 7.86 Gurgo Pt,..rin.o, +.Q, Q}, ® ,,........

Id.

l\ovara. (A. M.) 12. 6.28 1. 4.12

Id.

Firenze.

@.@. •. 0

a

Frignano Mag· 27. 7.88 Magllulo .A.ltonlfO, Q}, ® .,,.,,.,..., @. @. +, ~. L. D. ln patologia chi· gloro (Napoll) rurglco. Ctu 11l~o

CU811)

a

Sp~ll'louga IRO·

ma)

e

(S tra· 26. 8.86 Scllllcrt Vir&ee1W>, ~. Q} ............. @. ® .......... @, (!t. ~ • • •• €».

+

'· 6.8t Trnnl Paoln, rjl, Q;, ® ....,•., ..., @.

•. +·

Ourauano (De· 2,, 8.88 Telcl!C Vtn~. <!;. Q}, ® ""'""'", LIO\' CIItO} @, @, ~. • ·

6. 7.28 28.12.13

Id. Napoli (888. mll.). 26. 7.28 1. Ui

Se. ali. u re. :i>a.leruo

20. U8 1. ,,1 2

Osp. Firenze.

7. 9.28 8.10.10


(St UIIe) MAO<IlOBJ M&DICI

L UOGO

DATA

CASATO E l'OME POS IZIONE

di DI NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dl

di

na.ctta

dal n . 153 al n. 165. a Acq ua r ormO!IB 10.10.85 Buono Dtmetri.o, (Cosenza l @, @,

+-

,.,

Co!ieD.7A\ • • • • • •

+. ~. +. ~ """"

6. 6.88 Corigliano Enrioo, e. <§>. O. q; '"·". ~ •u·••·•'t·u, ~, @• • •

+·

Osp . .Aieeeandrla.

16, 9.28 1. U 2

Id. Catanzaro.

6.10.28 1. U 2

Centro oblm. mJI.

15.11.28 8. 8.1&

a

Bibbiena (Aroz- 12. S.90 Ferri OuUJo. e + O~® (f),~,...... zol !S!J, @, • •

a

Canna eenza)

19. 8.87 Rago Giovanni. O. 4; ,................ ~ ....... @. @, • •.

Ostl. Livorno

l. 1.29 l. '12

a

F e r r n t7.a n o 12. S.86 Mlsltano Giooonnl. <§>, 0.4j, ~.......... (R. Calabria) @. @.

Id. Cbletl.

l. 1.29 l . ••u

I>Wp. Min • .deronau-

1. 2.29 16. 1.13

( Co ·

+·

c Bernezzo CCu· 97. 2.87 Melnert Luiq(, O. 4> ""·"·", ~ neo)

•• ,...,... ... @.@.

a VIeste (Foggia) 12. 1.1U Ca.ssl t to nob. patrizio di P.avello

Francuoo, ~. ~. 4> ,.,..., a

Spcrlon~~:a (Ro·

ma)

+·

24.1 2.8S Trani Natalin.o, O. 4;. ~ .............

<YJ, @. +'·

4;, ~

.

ltU4t

@,

a

Caldarola (Ma- 22. 1.88 OriH FU(ppo, :J!o, cerata) @.

c

Nicosia (Ca· 13.11.86 M&lltrojannl Anlon(n.o, ~"'·".~ mt.anial "', @. @.

+

a CnR t r o v l t 1ari 22.10.86 Cassanese a -tmepJJe, ® •u·••, «> •a.-u.,

tic4.

Osp. Bari.

l . 2.29 1. U 2

Reollll!. mll. Oaeta.

7. 2.29 l . U 2

Osp. Verona.

20. 6.29 6. G.l4

Id. Trieste. (regrcta- 29, 6.29 t. • .1 2 rio)

Id. N RPoll.

26. 6.29 t . U 2

Id.

5. 7.29 20.12.13

(Coacnzu)

a I<'lrea ze ....... 22.10.86 Morelli Mario, ~ """""", @, @ ..

.FlrcllZO (IIS81St.

mll.)

a

.

Manfredonia 11. 8,86 Guerra V inctn~ .o. "' nou.,..,,.,, -·~··~ ' (Foggia) ~. @. ~-

n. truppe col. (Trtpo- 23. 7.29 29. 2.12 utanta).


(Segue) JUGGIOBJ MEDICI

30

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

di

Dl NASCITA

nascita

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

al

grndo servlzJe

dal n. 166 al n. 181. a

.•.

Osp. Napoli ,

26. '1.29 1. l.lS

Id. Firenze.

5.10.29 l. 4.1.8

+. Q), 19 ....,., (2;,@. Id. Palermo.

16.10.29 16. 1.13

N a.poli. . . . . . . . 31.10.87 De Martino Robuw, ~ .., ......, @, @, ~

a

Tfavo(Piaoonz&) 1.10.87 <Q Pedrazd 4rrl{lo,O.~. 19"'_,._,_,. @, @••••

a

Ca.steUammare 10. 7.87 Plaln Nalalt. (Trapani)

a

S. Paolo di Clvl- 22. 7.86 Lombardi Enmo, <i> •••••••••••• tale (Foggia)

a

Na. poli. • • • • • • 25. ( ,89 Felsani Giacinto. U ~. <O ......, 0, 19 ,..,.,.. .,.,., @, @, L. D. In clin. ncuropslohlatrloa.

Id. Trieste.

31.10.29 Hl, 1,13

I d. Napoli .

13.1I.29 16. 1.13

c Savoca(Messlna) 7.11.87 T oscano Vitteenzo, O. 41 ........, 19"" 1f•lt•1t , @, @, . ~.

Id,

16.11.29 16, 1,13

o Pollez7.ano eSa- 18. 7.87 Flore Geremia...... . .... .... ....

Dir. fnferm. Ravon.ua. 17.11.29 S8.12.13

+.

+.

Udine.

ferno)

+ 0Fp. Ancona.

o

R l p a trallliOnCl 13.10.19 Celllni Luigi, <O. 19 ou-•.•-n·", @).@, (Ascoli Ploeno)

a

S. So Ila di E piro 22. (.88 Buglla.rl Giuseppe, 0 - 19 ..,_,..,,, <O. (Cosenza) @>. @.

Id. Padova..

2.12.29 110.14

a

Aolcatona (CII · 13.10.91 Patanè Lucio, aio. 4>"1 "'1" 11" 14 , ~ 1 " '11 , Lania) @),@.

lei. Palermo.

2. 1.30 1.10.1'

2. 2.30 10. 3.12

c Sperlonga (Roma)

4. 6.84 Scallatl .4lberW. @,<O. 19"'"", @,@.

Id.

S. Giuseppe Ves u viano IN n-

l . 6 ,8'1 l.a.ngella Francaoo, cljo, 0, O. <0"'""

So. appl.

a

Perugia.

san. mll.

17.11.29 16. 1.13

2. 2.30 16. 1.13

(A. M.).

!)Oli)

(No• 22. 4-SS Gar bagni Gitueppe, t]f.C.®"'""""""·

•

Bc1~rfrate

a

s. Crooe Ca me·

vara)

Id.

u. 3.30 28. 5. U

Andria (Bar!) .• !6. 9.87 Cieco GWNnni, O. <O. ~" '"", @,@

Id. Torino.

l. 5.30 28.12.13

+. 4) ..... .........

Id. Trieste.

2. 5.30 28.12.13

rinn (Siracusa) a

Osp. Torino (ass. mJJ.) 17. 1.30 21. 5.14

@,@.

9. 6.89 Fallla. GWNnni, <O n•-u• ~ ,,...,._,,.,, • @). @. +. • .

a Roma.......•• 25.11.87 Massi Emilw,

B ologna (8.88. mJl. ).


31

PRIMI OAPITA.NI IIXDICI

i!"' o

L U OGO

3

DI NASCITA

s co

AN7.1ANITÀ

DATA CASATO E NOME dJ naaolta

POSIZIONE DEOORAZIONI E CAMPAGNlll

di

di

grado servizio

PRIMl CAPITA NI MEDICI.

dal n. l al n. 13. a

Eboll (Salerno) 21. 8.83 Cuttfoa Euuenio, <J;l, (•)...........

a Messina. . . . . .

t. 8.85 Ral.neri Umberto, 10. ® .............

Int. Cava dei Tirreni.

18. 1.16 10. 3,12

770 fant.

16. 1.16 1, 4.1%

Min. Guerra

16. 1.16 1. , ,12

@, @. (•).

+.

o Fra n o a v !Ila 20. 7.83 Maoedonio MicMlangelo, ~. <tl"'· (Brlnd !si) .......... ® ,,.....,,.,., @. @ . a

BrtndJal.. . . . . .

'- 2.86 Gaadl\lupi Roberlo,

+. O. O. <J;l....

Dùp. M(n . .Jer01wu- 16. 1.16 10. 8.U

ticu.• a

VIttoria CSI· 10. 6.84 M~za ~. O. <l).............

.J.sp. (nferm.

1.16.16 l . 4.U

Osp. Verona

16 .11.10 16. 1.18

.JBJI. infenn.

16. 1.16 16. 1.18

Id.

16. 1.16 28.12.13

raousa)

a

Aqalla.. . • . . .

6. ,,88 Claprtnl Gino,+, ~ - V"'·", ~ "'· U t ,.lf.ll,

a

®@.

Na'I)OII ....... 21. 1.87 CusanJ Mariano, <J;l, ~ , .......,..., @ . @• • •

o Recanati (Jfao&. 13. 1.86 Giorgi Giorgio, O· <tl. ® , ....., @, @

Id.

rata)

a Samugheo (Ca- 19. 6.88 Mura Salt!Qlore .Jnutlo, <l), ~ "''"'". gllarl) @, @. ~-

Osp. T rento.

16. 1.16 28.12.13

a Cento (Ferrara) 1.1 9.87 Comelll Umberto, O. 0, 9 .......,,

Id. Bologna.

20. 7.16 28.12.13

@. @. a

Rocca di Neto (Catanzaro)

+. O, ~ '"·". ~ •n· .Jep. «nterm.

1.10.86 Saooo Rosario, .,,.,..., @, @.

20 7.16

l. ,_. ,

o Borghetto d •Ar- 17. 6.89 MIUISone Giacomo,+.~. 0, ®"''"'"• Oap. Genova: (A. M.). 20. 7.16 1. li.U r oscia (Impe-

@, @.

rla)

a

Terraolna (Ro- 27. 8.88 GonzaJcs Alfredo,+. O, O, <l), ®"•· ma) ..,... @,@.

(•) ha rinunciato all'avanzamento,

lAJtr. cc. RR. Roma.

20. 7.16 28. 5.14


(Segue) PRUa C.I.PITA.NI lltiEDICI

Sll

~

';

o !l S

ANZIANlT.À

DATA L UOGO

CASATO E NOME di

DI N ASCITA

rn

nascita

POSIZIONE DECORAZIONI E CAliPAONE

di

dJ

gTado servizio

dal n . 14 al n . 26. a

c )lontepulclnno (Siena) a

*· ® ,,.....

Osp. Trento. (A. M.). 20. 7.16 21. 5.16

5.10.89 Chlmcntl Ferdinando,.,\..........

So. a.U. n!f. Moncalieri. 20. 7.16 28. 5.14

~.

Isola dol Or1111 10. 8.86 Ta.ttont Filmo. o§>, '"'"• @, @. • · Sasso (Teramo)

~'rnttnmagglort• 17. 1.88 Pozzullo LuiCii.

® "''"'"• ®. © · · 40 fant.

(Napoli) c

Firenze . . . . . . 14. 6.87 Tarchl JfirCiilio, q;),

€?"'·"'"• ~.

©. • ·

20. 7.16 28. 6.H

Os p. Bari. (Comp. pru. 20. 7.16 28.12.13 Rodi. l

a llammola (Rog- 26.11,87 Agostino J7incl'IIZO, o§=, O · · · · · · · · gio Calnbrln)

Dlstr. mJI. Reggio Cal.

4. 3.1717. 6.14

n Limbadi (Catnn- 11'. 10.89 Lazzaro Fmncuco ~numw . ... ....

~'P· (n/erm.

4. 3.1 7 6. 6.14

Dir. San. NapoU.

4. 3.1 7 28. 5.H

4l f&Dt..

' · 3.17 7. 6.14

Sorp. (mp.

4. S.lT 16. 9.13

zaro)

a Sa'l'iano (Na poli . 3. 9.:!7 MantredJ

a T orino ...••..

+. ~-

~1/redo,

7. 3.87 Bassi U{JO .. .. . .. • .. .. .. • .. .. • ..

n Sommatino(Cal· 18.11.85 Vendra Salvatore, ~"··••, ®"''" · tnoJasettn l '". @, @,

+·

a Castellammaro 16.!0.88 De Leo Saloolore, (Salerno) a

Bari.........

+ .. . . . . . . . . . . . Oep. Genova

27.10.87 Mo nteleone J7fn«neo, U•. U .. I t

A). tii. H. II

' '<SI

0

+ +, • ®, {) DUp. Min. Ffna...e.

' · 3.17 18. s.u

f.1'l .L

, ~ ·~ 1.!-Yt T•

n Roma . . . . . • . . 11.12.88 CalvanJ Federfoo. ® ..,.,......., @, @.

o

'· 3.17 6. 6.14

VIco Equense 30. 6.89 Dubbiosi Em(lfo,.,\ .... . . CNa POli)

l &T&nat.

91 fant. (com. 90. appl.

ean.).

" s.t 7 2&. 5.11


as

(Seque) PlllliJ OAPIT.Ufl MJIJDiot

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

~

-

CASATO E NOME

di DI NASCITA

POSIZIONE DECORAZIOSI E CAMPAGNE

nascita

m

dal n. 27 al n. 41. a

Bari. . • • . . . . • . 14. 1.88 Popo Rll.(!adlo, O.~. ~ ............. @, @• •.

Oep. Anooua (A. M.)

~ 3.17 28. 6.u

a

Taurasi (Avelli· 18. 6.87 Santoll PQ3111Ullinc, ~ . . . . • • . . . • • . no)

Id. UdlDe.

.. 3.17 6. 8.14

a Gallicchio (Po-

1. 1.87 Flore MaTUI ~.

+ .. .. .. .. .. .. .. .

ten•.al o

Genova

(a u.

4. 8.17 28. G. l&

Colonu

4. 8.17 2. 4.11

mU.).

Pavia .•.• • ••• 1~. G.U Voncronl Carlo, ljo, O. O. (!!. ~ " '• ~ . ........,, @, @

+

a Varzi (PaTta) •• U. 3.85 Cantlpa Romolo,

c

Id.

Barl~tta (llarl).

Min. !Eritrea).

JX.p,

+· .. ...... ...... Cav. Guide

4. 1.84 BattagUaGioaccMno, ~. ~ ....,..,,.,.,

'· 3 17 l. us

19 art. oamp.

4• 8.17 18. 6.16

+ . . . . . . . . . . .4'f)dt. (nfurn.

'- 1.17 G. 7.10

@. @, . .. .,.

Arpa,Ja

(Bono- SO. 7.U Amoroeo BoJrlolonuo,

vento)

a Salorno . . • • • • 11. 7.88 Argaolol Te.otuc, O. ~- ~ ....,•.,.,., 7 art. camp.

'· 5.17 21. 1.12

@,@. o Sala Coo•lllna (Salumo)

s. 4.84 CappoUJ .41/rtdo,O.O.O.~ ....,•.@.@

a

Rieti • • • • . . . .

1.10.87 PasQuali Remig(Q, ....... @,

a

Londra ..••• • 23. 6.86 Merlino Jl'ero, 0.~. ~·••·u·u·••, @, @

•

M lster bianco H. 1.88 Souderl Giuuppe. Q;), @, @, CCatanlaJ

@. +.

~.

+·

~ ....,•• ,.,..

~ ,,.,._,.,.,

o CI\SSlno (Napoli) 18, S.89 Del Foco Ottorinc. . • . . • • . • • • • • • . • a

11I:~dda1ont lNa· ::poU)

a

Trentinara (Sa· 17.11.88 Cavallo Eugenio, t erno) @, @.

3 -

2. 9.88 Ratrone .4l/oMO .. • • • • • • • • • • • • • • • ~.

~ .... ,... ,....

Ruolo di an.!Gnit4 del Corpo sanitario mUltaTe

D.etr.

mJl,

Modena

(aee. mll.).

4. s.n 21. 1.12

68 tant.

4. 8.17 16. 1.U

Osp. Roma.

'- u 7 16. 1.13

I d.

'- 8.17 11.11.15

Messina. (A. M.).

Id. Napoli.

•• 8.17 28.12.18

I d. Roma (ass. mJl,).

'- 3.17 28.12.13

l)Wv. Min. Fino~Ue.

'· 1.17 28.12.13


(Segt~e)

DATA LUOGO

PRDO OAPIT.II..Nl W&DICI

ANZIANITÀ OAIU.TO E NOME POSIZIONE

di

DI NASOITA

nuclta

DECORAZIONI E CAXPAGNE

dJ

dJ

CTado servU.Io

dal n. 42 al n. 54, c

Flnalfl Eaillla 26 1.88 GuaraldJ Carlo, O. (l;) ••• ooo......

Genova cav.

•• 1.17 28.12.18

(Modena) o

S. Marta Ca.stelo 16. 1.88 RosteDo Luiq( • • • • • . • • • • • • • . • • • • • !abate (Sa· lerno)

So&p. imp.

4. S.l7 l.U;J5

a

PacUeta (ObloU) 26. 6.87 DI Nella N~ola, O . • . . . . . . . . . . . .

2 art. camp.

4, 8.17 17. 9,U

c

Acquafondata 17.10.89 Putore Ftanceltò, 0. Q, Q, «)" .."• (NapoUl ® '"'""", ®. @. L. D. In oiJJllca

...f•Wl- mlerm.

• • 3.11 1.10.11

Oap. Verona.

29. 4.17 l.lO.U

ooul.laUoa.

•

Sa nluri ltllarl)

(Ca·

4. 2.119 Lampls Edoardo, (l;)'" .."• ® ........., @, @.

a Nooera Interi oro 17. 4.89 D' A.IC88alldro Rat!atle.. • • . . . . . . . . .

Id.

Roma (UI. IDil.). 39. 4.17 1.10.U

o OIIUTO (Catania) Ul. 7.89 Patanè Carmelo, ~ .......,..,. •• • • . • •

Id.

Mllano.

a Moetro(Venezla) 26. 2.88 De Carll Owta!Xl (l;) ......... • • • . •

Lee. CC. RR. Padon. 29. 4,11 1.10.14

a .M od 1 ca (Stra· 23. 9.90 Barone O!oll<mnf, 4}, ® '"o"• @, cosa) @. • ·

76 fant.

29. 4.17 l.IO.U

a Perugia . . • . . . . 14. 4.88 C&terinJ Federico; ~ tu·Jt•n·u. ~.

61 Id.

29. 4.17 l.IO.U

(Salerno)

@. • · 7. 9.88 Catanl OUQI'fno, ~.

e "'• @, @ . . .CX.p, Min• .ftNnauHca 29. 4.17 1.10.lf,

a

Peccioli (Pisa)..

a

Pisticci (Matera) 26. 1.89 Slllettl MWade, ~. • · ® .............

Oep . Catanuru

29. 4.17

t.to.u,

@.@.

a O.-ada CAiea.san· 7. 8.89 Cartella Frcmcuco, c§:, 0, 0, ~. -&, dr1al

•· (l;) """ • ®·

Dlres. San.Al-.ndrla 39, 4.17 LlO.U (oom. sez. d11lnlez.).


(8tQ1Ae) PROO OJ.Pl"UNJ l!O:IliCI

LUOGO

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

di

DI NASCITA

DEOORAZIONI E OA.MPAONE

d.f

d

grado scrmto

dal n. 55 al n. 67. c Mout.caaUoeo 21. 3.110 Casella B~. O.~. ~ .,,.,........ (Potenza) @, @. L. D. In otorlnolarlngolatrla.

~.Min. Aer<>nauteoa

c S. Biagio Platani 20. 8.89 Guarnaocla Girolamo. ~ ........,....... (Agrigento)

*·,\.

R. trup. coL (Trlpo· 29. 4.11 1.10. H litania).

(Fog· 8. 2.88 De Cota Domenico, O. . . . . . . . . . . .

Osp. Genova (868.mll.). 29. 4.17 1.10.u

+.

+'.

a

lschlte~la

29. 4.17 1.10,14

J{!a)

•

a

Grotte di Castro 96. 8.89 Spera pani Elt>Uffo, ~ .....,..., @, @.. (Roma)

3 rronat.

a

C&oltl~ll.ooe MOA·

Dfstr .Pavia (aas. mll). 29. 4.17 1.10.14

17. 2.88 Moschctta Giovanni..............

29. U7 1,10.14

scr Raimondo (Teramo)

o Ciro (Catanzaro) 4. 6.89 Sabatlnl 4rluro, <li'. O. &b. @, ® •u· ete~u-u, @, @. ••

m.p. Min. lnknto.

29, 4.17 1.10.14

a Montecalvo Ir· H.ll.87 Fonzone LoretlUJ,!V.............. pfoo(A.-eUlno)

Distr. llart

29. 4.17 1.10.14

21 art. oamp.

29. 4.17 1.10.1t

0SJ1. Trieste. (A. l\1.).

19. 4.17 1.10.U

o Collctort.o (Cam· PObassol

6. 2.89 De Bernardo Fnm. 4ntonic, ~ ....,•. ~. @ • ••

+·

c Bitonto (Bari). lS. 3.87 Modugno Domenico, 0

.. . . . . . . . . .

a Mele (Genova). 19. 8.88 Mantero LortnzO. ~. ~ .......... @), @, 4llf)dt. fmterm.

29. U7 1,10.11

~ I U•U, • • •

a

Montepulciano (Siena)

u. 1.89 Glaonottl DiM, ~ ,.,....... @), @..

Id.

Id.

+. O. :)J. ~ .,,_ Oep. Firenze.

a Casti,.-Jion del 8. 8.91 BlanohlnJ .J.crliri.o, Lago CPornJ{Ia) .......... (5!;. @, • · a

Monteverde (A· 10. 0.87 Boocbettl Fedmqo, •· ~. veiJino) ~- ~. ~ '"'"'", ~. @, l n !glene e tlslologla.

29. U 7 l.lO.tt

29. 4.17 l.lO.H l

• · O. Id. Roma (com. campo 29. 4.17 1.10.14

+· L. D.

san. Anzio).


(.SeUU<~) Pll.llU CA.PlT.a.Nl li&DICt

16

DATA

LUOGO

ANZIANITÀ CASATO E NOIIIFPOSIZIONE

di

3

DI NASOITA

~

di

DEVORAZIONI E CAMPAGNE ll<\3Cita

dl

grado serv lzlo

l dal n. 68 a.l n. 81. a CatAnzaro.. ... 18. 9.87 De Parla .4UQWCo, ~....... ~"'· @.@ 240 art. C$111p,

a Llvomc....... ••

1. S.S.

~Polese Nello,

0.9'"'11' 11' 11, @, @.

a lllonteloone

di 19.11.88 Severi Pcnnpeo................... Orneto <Pe·

Are. R. E. NapoU.

K. • . 17 l.lO.U

95. 6.17 l. 6.16

Os p. Perugia (A. M.). 93. 8.17 l . lO.U

rugla}

a

Alessandria . • . 16. 8.89 Ferrari Uuo,

o

Pisa.. • • • .. . • •

o...................

6. 6.92 Bi anobi VUtorlc,

Id. Romn.

o... .. .. .. .. .. .. DWp. Mi-n. Colonie

2S. 8.17 31.12.1&

(Somalia>. a

Rodi Oarganioo (Fo;W:al

o Noto (Siracusa)

S. 1.89 De Nunzio Fr~ncesco, @ , 4), ~ ....... Osp. Trieste.

*• ........... Dir. San. Milano. (Igienista).

9 ou.....,....

211 1\ft. o&.mp.

23. 8.172~. 1.15

mont.

13. 8.17 2,. 1.16

Eoùlio. :lì>.

@). @, ~ .

a

Ponte S. Pietro 28.10.811 Cattaneo ..lf.chtUe. =!>.O. <P. ~"'• @. (Bergamo) @,

a

Giugliano In L 2.90 Sarnelll Tmnmaso, /r Campa.nla (Na• @. @. poli)

+·

o Salerno • . • • . .

a

Cn~~~.~gJove

u . 8.17 24. 1.16

6.12.90 Reitano Uoo, O+.@, ~ @, @. L. D.ln batteriologia ed Immunologia..

o M o n te castello lO. 8.90 Plcoottl (A.IeR88ndria)

2S. 8.17 24. 1.15

®

9.1l!.90 De Cesare Lu(D(, ~ """• @), @. L. D. ln rMI.Iolocfa ed elettroterapia..

<Na• 30. 6.88 Centore .Antm~iM, 9 ....... @), @...

2

ld.

DWp. Min. Colonie (E- 28. 8.17 U. 1.15

rltrea). Id. Id. 4eronautica.

2S. 8.17 31. 1.16

Osp. Caserta (A. M.). 23. 8.17 H. 3.16

poll)

Gottasecca (Cu· 13. 7.87 Germano ~"~o.~·"·",@).@ noo)

l art. pes. (ass. mll).

23. 8.17 14. 3,15

a SannleandroGar· 26. 6.88 Pacllll Alfredo. O , . . . . . • . . . . . • . ganloo (Fog·

Dlst r. mU. Cagliari

S3. 8.17 18. 3.15

a

gl&)


17

=.. l u ()

.." 3

DATA L UOGO

ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIO~E

di DI NASCITA

UECORAZIO"'l E CAMPAGNE nascita

m

di

di

grado servlsto

dal n. 82 al n. 97, 2. 6.90 Bertolucol (}(no, O. + ', ~....,......., @J, @.

c

C apannori (I.ucca)

a

Cast ropignaut> 13. 3.89 Spagnuolo Vlgcrlta Nicola. cj!>, (Campobasso) ~ "'• @, @.

a

Motta S. Olovann f (Reggio Calabria)

0-p. Verona.

23. 8.17 13. 3,16

o. Collegio mU. Napoli.

23. 8.17 28. 3.16

9.10.87 Scambia GiONnni, ®"''"'", @,@.

a Caooavone(Cam· 28. S.86 Moaui'Q Avr~lio . . . . . . . . . . . . . . . • .

Qs p . Catanzaro (A. M.) 23. 8.17 11. ,,16

2 g~llutlt.

23. 8. 17 ! S. 5.16

pobna.~o l

c Genova ••..•• 27. ,,84. Costa Giuseppe .AU(IU8to. ®"''"'"'"• Dlst.r. mll. Genova @, @. c, • • Q) I U•Jt ..lt•tl. (Ge- 12. 2.87 Queii'QIO EmiUo Ernesto. U <io. O.

a

Moconesi nova)

a

Sal uno (Cuneo) 111. 2.86 Chlabrei'Q Carlo Lui(li . . . . . . . . . . • !Xsp. M'"· Colonie (Eritrea).

113. 8.17 so. 6.16

o

Guar d ialfiera 22. 1.89 Buccf Paolo,®'"''""'",@), @. + .. <Campobasso)

23. 8.17 30, 6.15

o Otmova _...... a

dria)

23. 8.17 n . 6,16

+ .......... 3 alp.

2S. 8.17 17. 6,16

A·

3, 4..90 Oanora Romualdo, @, ®"''"'"· @. @, ~ .......... . . /r. 1>.

+-

Voltrl (Genova) 17. 11,88 Fablanl Pùtro, <io

a

Siracusu ...... 19.10.90 Trombatore Vincenzo,

a

Alra.mo <Trapa. n Il

c

A ''clllno..•..•• 12. 5.89 q!; San<lnlll

® ,"''"'"'",

6,10.83 Soallsl lo1UUifo, ® .,.., •., ..., @, ®-,

<*> Invalido di lrUerra.

Dl$p . Min. Coiome

PWro. O . . . . . . . . . . .

23, 8.17 24. 6.15

(Eritrea). A.spttl. '"term.

c Maiori (Su.lerno l 16.11.90 Confalone Rot!<Uie, ~. ~. ® "''"'". @!,@). • · <*>

@!, @, +'·

6 genio.

23. 8.17 20. 6.16

+·............... Qsp. Udine.

Siena . ..•..... 26.10.86 Oramegna Gi011anm.

o Casale (Alessan-

a

8. 6.87 CaUgarle Carlo,

Osp. Genova.

23. 8.17 20. 6.16

23. 8.17 24. 6.16

Dlrez. San. Bari (lgle- 23. 8.17 2t, 6,16 nlsta). fXsp. M i n. Colon(e (Eritrea).

23. 8.17 24. 6.15

A-spett. 'nterm.

23. 8.17 8, 7, 16

O.H). Torino (ass. mfl.). 23, 8,17 17, 6,16


(Segue) PBliG OAPIT ANl MKDlt'l

LUOGO

DATA

CASATO E NOHE POSIZIONE

dl

DI NASorrA

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

dJ

di

crado serri.Eio

d"l n. 98 al n. 112. a

Firenze . .. , . . .

6. 4.89 Carvsgllo Edoardc, O. O· ~ ............. @, @. • •• 4;l.

~ . !!],

Os p. Trk~te.

23. 6.18 1. 6.111

a La.nclaoo(Chletll 16, 6.8i De Pnequa 0(1.1861JJ>e, O, 9 .,...,..,. L O(I'. terr. CC. R.R. N a- 2S. 6.18 1. 6.16 ....... @, @. poU.

+'·

a

a

sa. 1.18 1. o.te

S. Valenti n o (Salerno)

9. 0.80 Dc Marlnls d urclt o, <P. @l ....... @,

NapoU

6, 6.91 Ciotola .dlberlo, @)" .."'"'11, (21, @, L . D. In patologia ohirur· gica.

Di8p. Min. Co lonie 28, 7,18 l, 6.16

6. 6,87 Beretta Git.l8eppe..... . . . . . . . . . . .

8 fant.

Dir. San. Botosna.

@. • •.

•·+·+'•

(Eritrea).

28. 7.18 l. 6.16

a

Voghera (Ales· saodrla)

a

Torreorsala (Sa· 26. 8.87 Glr ardi Gitu~eppe. <P '", ~ "''"""·", lerno) ~ . ~ . @. @.

Osp. bfilano ( 118S. tllll ). 28. 7.18 1. 6.16

a

Teverola (No.· 19. 4.89 Peoorarlo Raf!tuù, O. ~- <t>. ~.,,. poli) '"'"'". (21, @. ••

I d. Firenze.

28. 7.18 l. 6.16

9 bere.

28. 7.18 l. 6.16

+· +.

a Terraclna(Roma) 10. 3.88 Sal vini Oum-e, ~ ..... ,......., @, @.

a Melegnano (MI· 29.10.89 Monti Gaaano, ~ ........., @, @. +· TXsp. Min. F(nat\U,

28. 7,18 1. 6.16

la no)

a Gangi(Palermol 28. 8.90 Cent.lnco Sanli!, O. ~ "''"'"'", @,

Oep. Palermo.

28. 7.18 l. 6.16

Id.

Torino.

28. 7.18 l. 6,16

1d. Trieate.

28. 7.18 3. 9.17

@, •· a Vazz àno (Ca- 16.11.87 Luclano-Fusci1. Felice. tanzaro) ® . @. a S alerno. . . . . . . 17. 9.90 Correa! e Al/redc, ®. @, ••.

~

+. o. ~ ..........",

c

Teramo . ...... 12. 6.91 Vetuschl Pasquale .. . • • • • . • • . • • • •

Id. Bologna (A. !\f.). 28. 7.18 l, 6.16

a

Roma......... 16. 7.88 D 'Amico Gimeppe, ~ .......... @, @.

Oistr. tllll. Roma.

28. 7.18 l. 6.16

a

F r o s l n o n o 1~ .12.89 Dooinn Co mUlo .•........•... , •

Di8v. Min . Colonie

28. 7.18 l . 6.18

(S omalia).


311

(Sf!gve) PRWJ CAPU'.UU JU:DIOI

~

.e., g

s

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA CASATO E NOME di

DI NASCITA nascita

Cl)

POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

dJ

llrt'ado servt&lo

dal n. 113 al n. 127. a Caaerta <Nawlt )

11.10.111 Sofio S anti, O . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Osp. P adova (A. M.). 28. 7.18 1. 6.16

o Mona s terolo

1. 2.86 Brunetti Gtmr:p,u, O. @> ............. @, @

Id. Sa vigilano (A. M.). 28. 7.18 l. 6.111

<Cuneo 0

Calvaoo(Navoll l 26.12.89 Lanne. Leoniàa,.zt. 4ì "','•••• +, ®. @> .............. @, @.

10 art. pes. oamp .

22. 9.18 l. 6.16

a

Ca s t e lplanio 27. 6.90 Ricci .t1nlonio, @> "'""""'", @, @.

6

ld.

22 9.18 l. 6.16

Dlr. San. Mllano.

22. 11.18 l. 6.16

+'·

(An cona}

a !!. Giuliano Mila· nese (.Mlle.no)

1. 11.91 Carlinatl Giuseppe,(), @>"'""' """• @, @. ••

ld.

Id.

® ,,...,...,, Osv. Milano.

28. 7.18 l. 6.16

a S. Remo (Imp&- 6.10.8j Pigatl Giotlanni, ~ , +. <&'"·''·"-" , Id. Tries te.

22. 9.18 L 6.16

a

Reggio Calabria. 13. 8.87 Suraol Bruno, O.

~. <io.

@, @, • · ~ ti • •U•U•II t

rla) a

D e r uta

(Pe- 20. 7.90 Magnlnl Enea,

@, @. +•

+.. .............. 61 faot.

22. 9.18 l . 6.111

ruglal

® "'"''""• g:). ~.

Osp. Udine.

13.10.18 l. 6.16

o Iaoursu (Ca· tanzaro>.

2.12.90 D11ttilo Gimr:ppe, 'Ìl'· 4ì'"·•, @> .,..... tU·U , ®, @.

Id. Rome..

13.10.18 l. 6.16

o Diso (Lecce)...

2. 7.90 Duce! PO$llUille..................

I d. Roma (1188. mJJ.) 13,10.18 1. 5.16

o S perone (Avei- 10. 6.90 Ronga Gadmlo, Uno} 4ì .............

+·

o

lll or bello (Ales- 27. 3.88 Colombara Guido, O . . . . . . . . . . . .

Id. Alessandria.

13.10.18 l . 6.16

92 fant.

13.10.18 l. 5.16

Oap. Alessandria.

13.10.18 l. 6.16

sandrla> a

~O.hlZ?.O (Cuneo )

6, 1.90 Morino Enrico .. .. .. . . • . .. , , . . . .

a Bord ighera (Por· 26. 8.92 Chiosa Ema nmle ......•• , . • . • • . . w Maurizio) a

0 <'110\' B • ••.••.

16.10,90 3olerl Giot annt, <ì!>. O. ~. ®"'""""", @, @ • • .

Id.

P!Menza.


!StOW) PIUMl C~P IT.Alfl IBDJOI

LUOGO

DATA

ANZIANITÀ

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ

DI NASCITA

DECORA:liONJ E CAMPAGNE nascita

di

di

grado sen-Ufo

dal n. 128 al n. 140. a

Mantova . . . . • • 16. 3.89 Capra L«>ftid<l. ~ '""", @. @ • . • .

o Aquila........

7. 8.88 PropenJ-<:artl Benedtllo. ~. ~ ' "' .....,..., ($, cg;.

a Cassano Irpino 29. 6.91 MW!slmo Fran~uro, ®'"'", ($. @.QJ

Osv. llo:oana.

13.10.18 1••ue

Leg. terr.' CC. RR. 13.10.18 1. 5.16 Lazio. •

Osp. Udine.

13.10.18 l . 5.16

(A vellloo) a

Bonito (Avei· 27. 3.90 ll!11cttl Ernueo.o............ .... lino)

Id. Milano.

13.10.18 l . 5.18

a

Ripacand ida (Potenza)

•.12.89 llfusto Pcuqwale, O- + ·..... ......

Id. Caserta.

13.10.18 L 5.16

"

Corato (Bari) •• 19. 3.90 Plccarreta Framuoo, o.~ @.@.

o Monte1oono(Ca· 11. 8.00 Froggto F r - . tanzaro) @), @.

........., Se. appl. se.n. m.ll. 13.10.18 1. 6.16

~ .......... ,.... ,

(lns. agg.). !l art. camp.

13.10.11> l. 5.16

Soep. /11111.

13.10.18 l . 6.16

16 fant.

13.10.18 l. 5.16

:!4 art. camp.

ll7.10.18 l. 5.18

a Gangi (Palormo) u. 6.811 Lo Vecchio Oioacch(M, O. ~ .,...,. ....... @, @. • • QJ.

011). CagUarl .

27,10.18 l. 5.18

6. i,ii D' Agostino .4tJO&tlno, 4:}, ~ "'"", @, @, • ·

3 art. c.1mp.

27.10.18 l. 5.16

Dlatr. mll. Slracuea.

27 10.18 l. 5. 16

9. 8.89 Polito R04urio, QJ, @, @,

*· ® ,.,..,......,

a

Nicotera (Ca· tanzaro)

a

S. lllaroo Argen· 16. 6.89 Manfredi .4rn4ldo. • . • . • • • • • • • • • • • tano(Cosenza)

+·

a S. St.efaoodJ Ca- 27.11.89 Zafllro OWtlartt<,, ®"'"", @, @....

mastra

(MOS·

~In a)

o tielarlno (Sira· cusa)

a Sortloo (Sira• 25. L90 C assone CHu&epve. ®"''"'"""· &. (ij. cusa) q), • ·


\Stf]Uel PRlMJ CAPITA:SI MEDICI

LUOGO

.s

...

al

A~ZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

di DI NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

!Il

dl

di

grado sen·Jzlo

dal n. 141 al n. 153. c Guardia !".antraw o nel o (Benevento)

3. 4.90 De Blasio ~idn, O. ® .......".,. ......,

e :"<lcosla <Cata· 27. 6.88 Salomone Giuseppe. d11 . ® ........,.,._ nJa)

27.10.18 l. 6.16

69 !(Uit.

~ @.

@. @,

+·

c

Milano

2.12.85 Cipollina Ulis~e. O .......... . .. .

c

O~ilo (!';as.qaril

10.10.91 Dcttol"i Oio. Maria,~.,..,..,.,._ @, @• • .

a

Bologna....... t 7. 7.91 Glougo Franco, O.@ ...... , ~. ® +

a Sora (Frosinone) 2•. 2.86 Vendlttl EmUlo. O. ® ........, ..., @ì,

:l~ !\l't.

cump.

27,10.18 l. 5.16

27.10.18 l, 6.16

Osp. Cagliari (A. M.).

27.10.18 l . 5.16

.4spet1. in/cnn.

27.10.l8 l . 6.16

Id.

Id.

27.10.18 l. 6.16

@. c Sca!at.l (1"lttlcrno) a . 6.90 Budi Ra(farlt.............. . . . . . . In!er. Cava del Tirreni. 27.10.18 l. 6.16 c Moncucco T o- 21.11.87 Borcllo Glo. Oiuaeppe, ~ ,.,...., ...,@. Ost•- Tùrlo o. rlnesc <Ales· @• •• ••

27.1 0.18 l . 5 16

S>tndrla)

c

Oollaunva ("Rei!:· 30. 4.118 Faraone V olerio, ~ .,,.,..,..., (Y). @, gin Calaloria) +- O~-

o Torrice lla Sicura (Teramo)

6. 3.8G Merllnl Camillo, ~ ., •.,........ ~. @.

.d s1eU. intenn.

27.10.18 l . 6.16

l l genio.

27.10.18 1. 8.16

• • Il).

a

S. Oonuaro CNu- 18. 6.89 De Bernt\rdo Fra1acaco, 1 oli) @. @.

~ •~•-••.

25 a ri . ca.Jup.

27.10.18 l. 5.16

u

F1glhlC(J<'Ireuze) 11.10.87 Righi Giu..•eppe. ~.O. ~. (l), ® •u.,...., @, {!t, • .

Os p. Livorno.

27.10.18 l. 5.16

a :\[o nte San Pi('- 28. 4.87 :.\Jignnni J•ittoriu, ~ •• -u·u·u, @ . t!J: trn ( !1('101!:111"•)

Id.

ll •i l "l.: n a (ass. 27.10.18 l. 5,16

mil.).


CAPil'AlU MEDICI

.

..

::l

Q

s !!

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOHE P OSIZIONE

d1

DI NASCITA

Il:

d1

DECO R AZIONI E CAMPAGNE nascita

d1

grado ser.-tdo

CAPITANI 1\!EDlCI.

dal n. l al n. 12. C

a

Bitonto ( Bari).. 2.11.87 A.mbroal Lu(Oi. Q, 4), @,@• • .

~ •n· u · n ,

O i o i a Tauro 13.12,86 O iannetti B enw.rdt>, t!F. (Regg Calabr.al @, @, •· 4) "'""·

~

Lec. terr.

cc.

RR. 31. 3,23 15. 3.17

Bari.

,.,...,.u, So. ccntr. tant. (C1v1·

31. 3.23 15. 3.17

t a veccbia)

o

Castro iU tp po 11, 2,89 l\Iosslna <l. ngelo. ~, ... .,@, @, O • • • Dir. S an. Ud1De (oom. 31. 8.23 15. 3,17 (Git"~rontil sez. d!B1nt.).

a

l'l~a. • . • • • • . •

29, ,,89 De H lerooymls Ruouero •• • ,. ... . .

Osp. Livorno (A. M.). 31, 3.23 15, 3,17

a Gualdo Tad ino 19. ,,90 Nano i Carro. ~ , ,,.,...,..., @, @, • · Se. appl. B&D. mJI. (111!!. lll, 3,23 5, 3.17

aar.).

(Perugia).

c S a viano (Napoli) 6, 3,110 Allocca 4.nlonio. @ . @. • .

~ "'"''•

@.

a Serra l;. Bruno 10. 1.90 T edeschi Nicola, ~ , ,..,...,..., @. @. (Catanr.aro)

a

C~sloall

28 faot.

31. 3,23 6. 3.17

Osp . B ologna.

31. 3.23 15. 3.17

+. +•

( A,·d ·

L 1.87 Vitale Ntcow. ~ ' """. @,@ ••• • , ,

Id. Tortno.

31. 3.23 19. 3.16

~{noto va . ... • .

6.10.88 Urtoler Fernando .. •••••• . • . . . • ,.

' · art. pes. camp,

31. 3.23 5. 3.11

lino) ..

a C••tnnia .. . ... . 20. 2.92 LI pani 4nlonìno, ~., , ....... @. @, Q , 4 !ant.

31. 3.23 6, 3.17

~. !Y]. ~ • • ••

!1,12.90 Carbone TerC8iu, Chi. @, ~. • ·

a

Prlo.-ca d'Al bo (Cuneo)

c

:\IO!lsanrtrla •.•. 13. 1.90 Gatti

~

'"""'""", Osp. Torino (nss. mU.) SI. 3.23 5. 3, 17

Giomnni......... . ..... . ..

01 raot.

31. 3.23 5. ~. 17


(Segue)

LUOGO

CAPIT.t..Nl

Joiii:DIC'l

A.NZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ

DI NABOITA

DECORAZIO:SI E CAMPAO l\E nuolta

di

dJ

grado aeMisio

dal n. 13 nl n. 26. a Oeuo..-a • • . • • • 28.10.S9 BoragnoQLu3eJ>I)e EP<AT.O.®"'""'"'"

Ren. 81)nio ferr.

31. 3.23 5. 3.17

Il bere.

31. 3.25 5. 8.17

®. @ + . o San M 1 u la t o 1\l, 7.90 Fr08lnl Dino, O. ~ .,,......, ®. @. (k'irem:e).

a Molfetta <Ba~!) 13, 6.92 Magroue .41Mdeo, ® "'""'", @), @. Ceutro ch1m. mll.

81. 3.23 5. 8.17

a Avellino.......

Osp. Cataoaaro.

31. :us 5. 3.17

~-.M t n. Aeronautwa

31. 3.28 18.12.17

Oap. Padova.

31, 8.23 Il. 3.17

a CnaaloermeUI 30. 6,90 Boldl Teruio, ;jl>, Q.~.®.~'"""'""". {Alessandria) @, @.

~-gg. Mt. oav.

31. S.23 5. S.JI

a ·rur. {Bari) . • . . ' · 2.91 Ca•,tollaneta P't1tceneo, ~. ® '"'", @. @.

Oep. Roma {aee. mi!.). 31. !1.23 18.12.17

a Nola (Napoli)

• · •. Ul Scala Enrico, ~.

ZXev. Min. 4ertm<IJVlica 31. 3.23 5. !1. 17

a

Troia (Foggia)

29.10.00 Saurlno Dande, ~- ~"''"'", @).@.+·

a

Paola (Cosenza l ••· 1.91 Clodaro Ra(Jadlo. Q, ~. ~ ....... ® ............. @. ©. • ••

o

Fo~gla •.••••.. 28.11.91 Pecorelln Gùnlam~t. ® ..........

S. 0.88 Labruna Francuco. • • • • . . • • • • • • • •

o Baselloo cBone- U. 8.92 Lepore Francuco, :!!>. ~. ® .......... ..-cntol ••u-••, @l. @. + · c

A.l v 1t o {.Fr091- 23. 2.03 Mazzeoga &wcomo,

+

o

•

•

•• o

o

o

••

DODe)

+·

~ '". (V), t!J) .. • •

+-

+·

+, @,

225 raot.

SI. US 5. 3.17

Osp. Napoli (A. M.).

SI. 8.23 5. 3.17

Id. Torluo (888. mll.). 31. S.2S :;, 3.17

@.

a Roma...... • • S. 8.92 Petitbou Lodooico..... ........... a

Minturno CNa~ 12.11.87 Fedele PaSQuale, Q.~- ®"' '", @,.g) pOlli

Id. Roma.

31. 3.23 5. 3.17

Lecf. ali. carab. {bgl. 31. 3.23 5. S.l1 Gaeta).


H

(Se/nle) OAPlT..l ..-:1 KEDIOJ l

~

LUOGO

l>

o

A NZIA ~ IT À

DATA

CASATO E NOHE POSIZIONE

dl

.s s :n

DI NASCITA na.ee!ta

dl

DECORA.ZIO.Nl E CAHPAGNE

di

gre.do servizi o

l dal n. '1:1 al n. 41 . a Corleone !armo)

( P&· 17. 1.89 Gennaro Lucia'IW, ® ,...,.,., @, ©. L. D. lo olln!ca. ocul!stlca........ .

a Gioiosa. Ionica 10. 6.89 Rodlnò Nicola, (R. Calabria)

+·

~ "'"",

S

31. 3.23 6. 3.17

Dlr. San. Alessa.ndrl& 31. 3.23 6. 3.17 (Igienista).

o Ficarra (ì\lell!llna> l t. 2.92 Fcrr&loro Giuumu. @.@, • • o

@, @.

Osp. Genova.

~.

® "'"""", Centro chim. m.il.

Giovanni In 21.10.89 Loria Oiot:ann(, O, 4), ® .,,.,..,.,., @, @.

18

Fiore (Coaen•.a>

a S. Prisco (N&· 12. 8.91 Di Monaco Poride, ® . . . . . . . . . . . .

tant.

(81!~­

31. 3.23 5. 3.17

Min. SI. S.23 6. 8.17

Guerrn.). 7 alp.

SI. 3.23

s. 3.17

poli)

o Cerignola (Fog· gia)

2. 2.90 D'Eugenio Jnlonio, O. ® ,,....., ...,

a

!1.12.88 Barnaba ;_,,ardo, eJ '"'"'"•

)louopoll (Bari)

@.@• • .

+, @ ,

Leg. t->rr. Trieste.

Dtr. San. Bari (com. 31. 8.23

a

s. S.17

sez. dlslnrez.).

@, @.

t a Napoli ... , •..

00. RR. 31. 3.23 6. 8.17

S. 8.89 Pagnotta Umberto. !f) ® ,,...,..., @. @.

+. R. truppe col. (Cìre- 31. 3.23 6. 3.17

Vi llamontarchl 20.10.~ Al berti EUure, ~ .....,. @, @, • ..

naie&). 17 art. camt•-

31. 3.23 5. 3.17

31 fa.nt.

30. 6.24 6. S.l7

(Arezzo)

c Portici (Napoli). 6. 4.90 Torre Salvatore,

*·

~ tU•U•U•U, @,

@ • •.

a S. Remo (lmperia)

2. 1.90 Denza l«ltfael~. <ìr., ~ '"'"• @, @ ,

G"''"'"• ~.

+. +·

2controaer. autocamp. 30. 11.2~ 16.12.17

so. 6.24 16.12.17

o S. Giuseppe Ve- 17.11.91 Co1u Francuco, O. ~ •u·n·u·l•, @, suviano (Na· @• • . poli).

Osp. Udine.

a Siena. . . . . . . . . 26. 2.92 l\f8.88n Filippo......... . . . . . . . . . .

Dl rez. San. Bologna 30. 6.24 16.12.17 (com. sez. dlsl.orez.).

c CefalO (Palermo) 20.11.92 La Martina &sa,·i<l, ~. @ • .

o. 9 ,.........., 79 fant.

o Chiaramonte 29. 1.93 Iaonlzzotto .J.ntonio, ~,,. ....... ~. @ . 411 Gulft (Siracusa)

Id.

30. 6,24

I. 3,18

30. 6.24 16.12.17


t.Se(I1U) CAPITA:-.! Ml:Dt(·!

DATA LUOGO

ANZIANITÀ CASATO E KOME

d.l DI NASCITA

nascita

POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

di

grado servtzlo

dal n. 42 al n. 57. a Terni. ..•.•••• 22. 7.93 Parl sl Ermio, Q,

a Burl • • • • . • . • . c

9"'·""11, @, @.

8, 6,92 Bellsarlo Giulio, ~. 9 "', @. @ .. .

VIcari (Palermo; 13.10.92 Lamendole. Fil(P'J)o.. . . . • • . . • • • • • •

H art. pt·a. oe.mp.

30. 6.24 l . 9.20

Osp. Flrense. (A. M.), SO. 6.24 1. 9.20 67 fe.nt.

30. 6.2i l. 9.21)

a Taranto . . . . . . 26. 7.93 Fllchr ttl GiUdtPJ>e .. • . • • • • • • • • • • • 19 td.

so. 6.24 l. 9.20

a

NardO (Leocel. 11.21.92 FUogrnne. P~W~Uale . . . • • • . • . • • • • .

o

Glnla dd ){arsi 23. 2.98 Giaonantonl Mano (Aquila) @, @.

~.

o

Badolato (Ca· 27. i.94 Pnltrone Raf!aae. 9 te.nzarol

"'"'', @, @ • •

+·

o Napoli ....... 18. 2.95 <.:a vaniglia .41/redo

9 .,...,...,

Dir . San. Firenze.

so. 6.24 3. 8.19

Dlstr. m1l. Perugia.

30. Ui l . 8.21

R. truppe ool. (Eritrea) 30. 9.24 l. 8.21

.............. Osp. Roma (ass. mll.). 30. 9.2i l. 8.21

o R ome. ...... . . 26. 9.92 Sin! baldi Guol(elmo, ~ 011•>1. @. @. Id. Id.

so. 9.2i l. 8.21

c Ma g lian o del 2. 9.91 DI Lorenzo Odoardo •••..•......•.

30. 9.24 l. 8.111

(com. oampo san. Anzio).

Se. ali. uff. S poleto.

Marsi (Aquile.)

a R<>s.<ano Calabro 15. 7.96 Guido GiOt>ann( -& • •••• • • •• •••••• Disp.

Mita. (Some.lla).

Oolonk 30. 9.24 1. 8.21

Osp. Torino.

30. 9.2i t. 8.21

(R. Calabria)

a S quillace

(Ca· 17. 5.96 S qnlilaolotl Raf!aele, ® "'"", ~. @.

tanzaro)

c Portici (Napoli) 8, 1.95 Qagllonc Antonio, ® .......,., @, @. Se. t1ro art. Nettuno. SO. 9.2i 1. 8.21 o Sortino raou.a) c

(SI· 11.9.114 Astuto Gi11StfYPe,®"""",@, @, + ..

Sassari. • . • • . .

3. 8.114 Murru Q(Q(JOfM,

Osp. Flrenze (ass.mll.) SO. 9.24 l. 8.21

+. ® .....,..., @. @ 17 f11nt.

e. Messina. . . . • . • 18. 6.96 Me.strog!aoomo Guido, ~,,,., ..., @,@ 3

Id.

so. 9.24 l. 8.21 so. 9.26 t. 8.2


(Stque) C'.nt'.L~I JO:DIC I

UA.TA

LUOGO

A NZIANITÀ OA..B ATO E NOME

POS IZIONE

di

DI NA.SOITA

nuelt.a

DEOORAZIONI E CA:\IPAONE

dJ

dJ

grado 8elTWo

dal o . 58 al n . 71. a Grottaferrata

l, 8,92 Tappi Pli77ll). Q ................ .

(ROIM)

c

:\apoll . . . . • • . 14. 8.94 Palmlerl .41/rcd4 . • • • • . . . . . . • • • • • •

c Nola (Napoli).

8.10.94 Turano Ro.(ftUlt .•.••. • • • •••• ... ..

a

2. 2.96 .! vello ne GtUtano •• .•. •••.• .. •.••

Pa•-tlnico (Pa· !ermo)

o Carlentini racnsa)

(SI·

Dùp. M'n. (Eritrea).

Colonie 30. 8.U l. 8.21

Dlstr. miJ. Mllano.

so. 9,24 t. 8.!1.

.48/Jt.lt. interm.

IO. 9.24 1. 8.21

Id.

Id.

IO. 9.24 l. 8.21

2, 2.94 Faille Sal~ator t...... . . . . . . . . . . . . ~p. Mi,._ Colottie (SomaliA).

o Bonorva (Sas · 28, 6.93 Nurra Antonio, ~ "', @), @ . . . . • • sarl)

418 tant.

SO, 9.24 l. 8.21

o Torino'•...... 28. 9.96 Rossi M ario Q, @.~ ,,..,,..,...,@;,@ Osp. Savtg!Jano.

a

c

BoscOJ:Dal'\'11111 0 U.ll.90 Oo Mloh<'II ~Corrado, ~.,,.,. ..,...,€.@ (Alessandria\ Cava del Tlrr1•nl 20.10,96 Ferri .J.nlonio, ~ ,.,.,......., @), @ (Salerno )

SO. 9.24 1. 8.21

So. 9.24 l. 8.21

R. truppe ooL (Trl· SO. 9.24 l . 8.21 Polltanla ).

+· ~p. Min.. Colonie

SO. 9.24 l. 8.21

(So~Jlalla).

a Conco •••••..• ~. 41.98 Brezzi Giot>annf, -&. ~ .. ,....... @;, @ Int. Pl'98. Parma.

SO. 9.24 1. 831

Partllllco (Pa· 28. 6.96 Passalaoqna Ro(ltUle ~ ............,@,@ 13 art. camp. lenno)

SO. 9.24 1. 8.21

a

a Se co od Igliano 22, 6.91 Oonsauto ..4medto, (Napoli) @, @,

+·

o

~ ........,.........,

VIttoria (Sira· 19. 6.9t Caltrano Salmt~. ~ ............,@),@.

Se. ali. sott. Nooora SO. 9.24 l. 8.21 Inferiore. D~p.

Mf1l. FiMIIM.

SO. 9.24 l . S.St

oosa)

•

Angusta (Sira· 22. 6.93 Pa t tavloa DtJmtnko .. . . . . • . . . • • • 008&)

Id.

Id.

Id.

so. 9.24 l . 8.21


(Segue) O.I.PITA.-'11 MEDIO!

..

:;::

o

L UOGO

i

DI NASCITA

l>

DATA

ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIONE

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

lfJ

dl

di

gTado eervtzlc>

. dal n. 72 al n. 85. 30. 9.24 l. 8.21

Venafro (Camp obasso)

3.12.96 Alouzo Ruooero . . . . . . . . . . . . . . . . .

Savoia cavali.

e. CatanJa. ... . ..

3.10.92 l\IQ.Sumarra N~olò....... . .. .. ...

Osp. Mllano(aas. IIUL). 30. 9.24 1. 8.21

c

Id. Bologna.

so. 9.24 1. 8.21

a S. Gregorio Ma· 19. 8.96 Goftrodl Luigi, ~ '"""'", @. @ . .. gno (Salerno)

94 tant.

30. 9.24 l. 8.21

o Acerra (Napoli) 18.10.~ BntUglione Midlele . . • • • . .. . . . . . . •

U art. caiUP.

30. 9.24 l. 8.21

c

a

Napoli . . • . . . . 24. 4,94 Jrlumo Ouqlidm.o,

S al em

~ ......,

@, @ . •

O. ~ .,,.,. ..,..., @, @••• 4:1 '''· "'·

(Tra· 23.11.94 P atti Giuseppe

pani)

Dir. San. Verona (com. 30. 9.24 1. 8.21 scz. dl.sl.n.f.).

a

VIta (l'rapaol} 17. 8.96 Perl'lc~mc Giuseppe,~"'·",@,@ ••. Osp . Me88lna.

30. 9.24 l. 8 21:

a

Ca8118no•\l J ouio 17. 4.00 Diana Euuenio, ~ "'"""", @, © . . (Ooscoza)

30. 9.24 l. 8.21

I d. Bari.

c Scanno (Aqnlln.) 17. 6.9~ Del F<l~toro Guotidmo, ~ .,,....... @, @.

Id. Flreuze(ass. xnll.) 30. 9.24 1. 8.21

o

Formicola (Na· 11. 6.92 Giuliano Celestino,~ ,,........... @), © poll J

Labor. plrotecn. R. E. 30. 9.24 l. 8.21 Capua.

c

S. A p o lllnal'c H. 6.91 Ma llozzl .d meri{lo.. . . . • • • . . . . . . . . . (Napoli)

83 fan t.

a

C a ste l gr ande

(Potenza) o Casal veUno Ma• riDa (SalernO)

o

8. 11.96 Gttsparl1ul N~olo, ~• •• ~. @, @

e "', Dir. San. Napoll (com. 30. 9.2~ l. 8.21

2. 8.98 Lista Domenico. . . . • • . . . . • . . . • . • .

Fasano <B r l n· 12. 1.89 Potenza Lul{rl, O . • . . . . . . • . . . . . . . dis l)

30. 11.24 l. 8.21

aez. dlslntez.).

..4spelt. mo!. prill.

2 fant.

so. 9.24 l. 8.21 31. 3,26 6. 3.1'1


(l>ei7'U) CAPITAS I AI EUIOl

48

DATA LUOGO

A NZJAXIT!

CAS.:I.'l'O E NOME POS IZIONE

di

3 E !7l

Dl

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

NASCI'rA n:.tsdta

di

8T&do s ervizio

d al n. 86 al n . 101. a Ba.rra. t ra.ncn 16. 3.90 Paraninfo .4nodo, ~. ~. e •u-u·n·••, (Caltanissetta) @), @.

10 ber$.

31. 3.25 16.12.17

a

1:\ai'O (Agrigen· 16. 4.91 Castronovo Godano, + .® . 4), ~,.,.. to) ,.,......., \V), @.

Dlstr. mll. Caltanls· 31. 3.26 1. 9.20 setta .

a

Portolandolto 16. 7.91 Rlnaldl Qrw;to......... ... . . . .. . (Benevento)

15 ra.ut.

a Aclroolu (CIIta· 21, 9.92 Foti Al{ùJ, ® "''"""'"• @), @, ula)

+..

a S . Severo (Fog· 28. 4.91 Cassano Lorenzo, ~. e •n·n, \V),@. + gla) c

a

Paga. n lca quila)

(A · 31. 8.95 Giacob be Corradino,

e ,,...,, +.

~.

31. 3.26 t. 9.20

Oep. P alermo (A. M.). 31. 3.26 t. 9. 20

9 art. pes. ce.mp.

31. 3.26 t. 8.21

Osp. Roma

30. 6.26 l . 4.22

\V).@.

Salento (Sulcr· 21. 1.97 Scarpe. .4n.ololillo ~ " '• @, @, ~..

I d.

Id.

( ass. mll.). 30. 11.25 1. 4.22

DO)

e

Andria (Bari)

17. 8.98 Treplcclonl Emanuele............

Scuola appl. san. ID!l (lns. agg. ).

30. 6.25 t. 4.22

()

Xoto (Siracusa)

1. 8.91 Avolio Carlo Gu~ . .....•••. ..•.

Osp. Palermo.

30. 6.25 t. 4. 22

a

Mormanno (Co· 30. 3.97 Pandolfl Eàoordo ~"'. @), @ senza)

.. ..

I d. Bari.

30. 6.26 l. 4.22

c

Palermo

..... 13. 9.96 Lo Bla.noo ~nioo .•........ . ..

Id. Roma

30. 6.25 l . 4.22

a

Roma

....... 22. 7.92 Gelauzè Celes«no, ~ "''", @), @, +· Id. Firense

30. 6.25 l . 4.22

c Ostuni (Brin disi) 22. 6.96 Santorsola Domen~.

~. • ·

e ' """,\V), @, Dletr. mU.

o Pescina (Aquila) 6. 6.96 Tarq uiul 0/Uro" • • • • • . . . . . . . . . . .

Modena(as~.

30. 6. 26 l. 4.H

mtl.).

Osp. Torino

- 30. 6.26 1. 4. 22

c

Buoola.o o (Be · 12. 4.96 BeUell1 Carlo . . • • • • . • . • • • • • • . • • • • uevento)

6 bere.

30. R.25 l . 4.22

•

Vlttorta cusa)

(SJ.ta. 30. 6.93 PaoliUo Stan«slao, 4), ~ , ...... .....,:\1), @.

70 ta.nt.

30. 6.25 l. 4.22

+·


(Segue) CAPITANI JaDIOI

DATA LUOGO

ANZIANIT À CASATO E NOME POS IZIONE

di DI NASCITA

di

DECO RAZIONI E CAMPAGNE nascita

di

grado servizio

dal n . 102 al n . 116. a

Palermo . . . . .

17. 6.91 Pavone Oi-ppe, ®. {9 "''"'"• (y).

Osp. Palermo.

30, 6.26 l . 4.22

30. 6.25 L 4,22

@.4)• •. c

Nardò (Lecce)

20.10.90 Man ìert .J.Ibe1-lo • . • • • • • • • • • . • • • • •

Centro c b.im. mll.

a

Nloolosl (Catan la )

4. 4.96 Lon~rQ Do>Mniroe•"·",@),@. + .4).

Oep. Padova (e.ss. m! l.) 30. 6.26 l . 4.22

a

Palermo

6.11.96 La R occa R'>btrlo 4),

a

Romano Lom- 8. 9.90 l\lorl 4. >~71Uxll( . • . . . . . . • • • . . . • . . . bardo (Berga · mo).

Oep. Plaoenza (A. M.). 30. 6.25 1. 4.22

o

C a s tellabate 11. 2.96 1\late.re.zzo Lucio................ (Salerno)

Id.

a

Aquile. . . . . . • •

2. 1.95 Sand retti Emulo ..... ... .. . .... ,

Are. R. E. Torino.

e. Teano (Napoli)

4. 7.96 Cipriano Salt·cd-ore .. . • . . . • . • • • • • •

So. &Il. uft. Spoleto. 30. 6.25 l. 4.22 (ass. Min. Guerra).

c

C e t & lll lermo)

(Pa·

l . 1.94 Pe rnice Vinan:o,

e•"·" @, @.

e ..,.,., @, @ ..

a Ve. tra no (Ne.- 16. 6.97 Zante.gna Riceardc ®- {9"', @), @).

88 fant.

30. 6.25 l . 4.\!2

Roma (ass. mtl.) 30. 6.25 1. 4.22

so. 6.26 l. 4.22

8 fe.nt.

30. 6.25 l. 4.22

Os p. ChJeti.

30. 6.25 l. 4.22

POli)

a VIttoria (SI- 28.10.98 Salmè Ettt>re.......... .. ..... ... raoll8a)

a

Palermo • • • • •

6. 1.96 Monastre. Salvatore,

Ott. a u t. R. E. Bolo- 30. 6.25 t . 4.22 gua.

e .,..,.,., @, 5 art. peli.

30. 6.25 1.. 4.22

@, • ·

e. Settingiano 26. 1.96 VIrgiLio S averio . ....••.. • •......

Oep. MUano (ass. mi!.). 30. 6.25 l. u 2

(Catanl!.&l'o)

e ,,..,...,..,, @), @, +· 4.~ete. '"term.

a

Napoli • , .•.••

7. 3.90 Palmera Uuo,

a

Napoli

17. 3.97 De Ceaeu~ CRannino • • . •. ........

4 -

•• o

•

•••

Ruolo di an zian ità del Corpo tanitario mìlite~re.

26 faot.

30. 6.25 l. u 2

so. 6.25 1. 4.22


(Sr.oue)

CAPIT&!U MI!:OIO I

ANZIA~ITÀ

DATA

CASATO E NOME

LUOGO di

~

DI NASCITA

~

1/J

nasci ta

POSIZIONE di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

dal n. Jl7 e.l n . 132. c Ariano di Pugli a (Avellino)

c

2. 1.97 Purca.ro Gi~... .. .. . . . . . . . .

Petrizzi (Catan- 15. 6.96 Aracri 4.ntonw . . . . . . . . . • . • . . . . .

36 fant.

30. 6.25 l. 4.22

011p. Flronze.

30. 6.25 1. 6.22

zaro) c

S. Stefano Qul - 18. 9.93 Cacciatore aqulou (Agri@.@ gento).

Dir. San. Milano (com.. 30. 6.25 1 4.22

aez. distnr.).

c

Calvi Rl~orta (Catanzaro)

8.12.95 Zona Demarlo.~. ~'",@.@ ....

5 art. pes. camp.

SO. 6.25 L 4,22

n

C a s o rte. (N n-

2. 8.97 !aselli Mari;) . . . . . . . • . . . . . . • . • . .

OSP. Roma (A. M.).

SO. 6.25 1. '-22

Di8p. Min.

4. eronau·

9.11.25 9.11.25

poli)

'*· +.

a f-:a.•sarl ...... 15.11.81 Carrucolo 4.nt<mino, ~. ~,.... ltl .. n·u,. (2), @, [§!:. L. D . in ello.

tica.

oculietica. Roma

1.11.80 Fe!TBtti V "'frili<- .............. .

Id.

Id.

l d.

9.ll.25 9.11.25

a 'Roma

21. 5.86 Alessio Pao/(), •. . ..• •.. •...•.••

Id.

Id.

l d.

9.11.25 9.11 25

a Ferentino (Ho- 2. 6.79 Storbtnl Enmo ..••••. ... ••..•.

Id.

Id.

Id.

9.11.25 9.11.:!5

a

.

ma) 9.11.2~

a

Catania .....• 25.10.89 M.tduUa Cannd4 .............. .

Osp. Roma. (com. O. N. Balilla).

9.11.25

c

s. Giuseppe lato 22.1 1.82 T erra.nova SaltJalqre •••••••..•••

Diso. Min. 4.eronau· tica.

9.11.25 9.11.25

Id.

9.11.26 9.11.25

(Palermo)

a Valenzano (fio- 14.12.78 Pa.z.zaglla Domenico ..••.••••...

l d.

Id.

ma) n Arnara (F'roBI· 29. 7.80 Se.h·atorl Guolielmo • • • • • • . . • • . • none)

Osp . Napoli.

9.11.25 9.11.25

a

Taranto....

17. 4.97 Giudico Camillo . . . . • • . . . . . . . . . •

85 rant.

31. 3.26 L 4.2'1

c

V:tnlano (D· · ouven to)

9.12.97 Solaldono Bartolomw, d), ~ ' "'", @, @

l a1p.

31 . 3.26 1.

c

T a v ero a (C'a· 13. 6.96 PasPanLe Carmine taozaro)

27 art. cam.p.

31. 3,26 1. 4.~

u·z


(S<111U) CAPITANI MEJ>JCI

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME

di

DI NASOlT A

D8.11CI.ta

51

POSIZIOr\E d1

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

grado servizio

dal n. 133 al n. 149. a

Torino .....•• II. 7.95 Rizzo Carlo, Q, 4). ® "'"""""", @,

Osp. Milano.

l . 7.26 l . 7.23

® +· a

VIterbo .•••.. 17. 3.97 Mazzaronl Giacomc. + 4J, ® "', @,@

Mio. Guerra.

l . 7.26 l. 7.23

a

Ariano di Pu· 31. 8.96 Caloagol .dmato, 4) ~ "', @, @.. glia (Avellino)

Osp. Roma.

l. 7.26 l. 7.28

~ ,.,.,...,.,., @), @

l a rt. mont.

l. 7.26 l. 7.23

a Alessandria • . • 27. 9.93 lioeafighe Carlo,

a

Bitonto (Bari) 23. 5.96 Perrlnl

JJ.n~/o, ~ "'"", @,@ . . . .

In f. Bolzano

l. 7.26 l. 7.23

c

Gerace Marina H. 3. 95 Glurleo J'U:icheù, ~ ........,..., @, @ (Reggio Ca l.)

Osp. Roma.

L 7.26 l. 7.23

Scuola appl. san. (l ns.

l. 7 26 1. 7.23

c Palena (Chieti)

3. 3. 98 Campana .dnronw,

~

..,..., @, @..

ngg.). a

a

Aidone (<.;&lta- 25. 1.94 Piazza .dnlcnino, ~ "'"", @, @ •. nlsset.ta)

Leg. terr. r.c. RR. Ca·

Gioia del Colle 25. 6.95 Pavone .dntonio, ~ . ......,.,., @), @. (Bari)

R. truppe col. (Eri-

c Fidenzla (Parma)

a

9.11.95 Gualdi Vincen::o, ~. ® ............, @,

l. 7.26 l. 7.23

gilarl. l. 7.26 l. 7.23

tl'()e.).

Osp. Verona.

l . 7.26 l, 7.23

lnt. pree. Parma (ass.

l. 7.26 J. 7.23

@, •·

Chieti .•......

9.12.90 Amorosi Osvaldo, ~ "'· @), @; • . . .

mll.). c Caltag ir one 30.4.900 Nicastro ..&rtw-o .. .. .... .. .. .... (Oatanla) a

Camlso ousa)

(Sira- 12, 7,97 Bertene Gimeppe, ® m·n , @, @.,

Dlstr. nùl. Barletta.

l . 7 26 l. 7.23

Se. ali. eottu.!J. (;(1.-

l , 7.26

1. 7.23

serta. 6. 1.97 Adaml Felice, ~ "', @),@. • ··. . .

c

Modena.......

a

NapoU........ 9. 5.97 'l'ritlletti Igino,

c

CbluRa Sclafani (Palermo)

c

Montano Antilia 26. 1.'97 Del Senno aw~-anni, (Snlerno)

®"'"", ~.@.....

7. 2.97 Lombardi Salualcre, ~ "'• @, @ .. ~ "'. @. (Q) •

Dir. San. TrleRte (com. sez. dlsln!.)

cc.

l. 7.26 l. 7.23

RR.

1. 7.26 l. 7.23

Regg. misto art. della S ardegna..

l. 7.26 l. 7.23

l rnnt..

l. 7.26 l. 7.23

Lcg. terr. Mossi n!\.


52

(Segue) OA.PIT.a.NI W&DICI

~

DATA

•

LUOGO

....,

DI NASCITA

Q

3

Al\ZIANITÀ

CASATO E NOME POSIZIONE

di

m

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE na.sclta

di

lrl'&do servizio

dal n . 150 al n. 166.

M"'

Colon~

l. 7.26 l. 7.23

~ " ' , @, @ ...•

Oep. Firenze

<-· ID11.)

1. 7.211 1. i.23

c Castelbottaccio (Campobasso)

6. 8.97 Do Lisio Giov<mn(, ~ '"·". @), @ ••

Reu. senio l&lrUD&rl.

a

Cat&nla •••.••

2. 1.96 Aiello a\uupru •................

4.$pelt. irt./t!l'l~

l. 6.27 l. 4.22

c

Montcpulola n o 25. 9.98 Marocco Luigi ~. ~ . ....., @), @. •• (Siena)

.vwp. Min. 4.er-

1. 6.27

o Sorti no (Siraou- 22. U9 Astuto Girol.amo,

~ .... @),@ •.•.

(Eritrea).

sal

c

Aacoll Pfoeno. tt. 5.97 S&ochettl Nkolo.,

o Fano (Pesaro).

D(.sp.

6.10.98 Ripari Enrico ~ "', @), @ • ....

pont.

1. U6 t. 7.U

l. 6.26

Uca.

a genio.

t. 6.27 l, 6.U

c

Genova .... · · 9. 7.901 Do Paoll Paolo .. • . . • . . .. .. .. • ..

Oep. Rom a (o o m. campo san . .A.nzlu).

t. 6.27 1. 8.i4

0

BltJOCgllc (Bari) 28. 4.97 Barbiera Maurc111gdo, @ "'• @), @ So. appl. san. ID111tare. (lne. &~nr·)

t . 6.27 1. 6.24

a

Salerno • • • · • · 30. 4.98 VItale SalMlore il),~"'·".®·@.+

10 genio.

l. 6.27 l. 6.24

a

:-;avelll(AquUa) 17. 6.98 Piccloll E~MDUdc, ® "'. ®. @ ..

Se. appl. san. militare (lns. aa.).

t. 6.27 l. 6.U

a

Teramo .. .... 23. 6.93 Dazio Fran,cesco, ® ' """,. @), @,

42 fant.

l. 6.27

l, 6.24

o

Molfetta (Bari) 15. 2.99 SJ)&8'noletti Galileo...............

.4'f'.

1. 6.S7

l. 6.24

e

GibeUina (Tra· pani)

3. 3.96 Palermo Camw:lo.

a

Pienza (Siena)

S.l1.97 Santobonl U~rlo...............

• . o.

e "', @, @ ....

mot. pri".

12 art. pes. oamp.

1. 6.27 l. 6.2•

R. truppe ool. (Trlpo· lit&n.la).

1. 6.27 1. 6.!4

+. S sento. ,. Cetona (Siena) 23. 8.98 Cortlcelli Mauro, ® •u-u, (YJ, @, + . 7 Id.

a

o

Palermo • • • • • 25. 3.99 Viola IXnMntco. ~ ........{Sì). @,

Caianello (N a- 11. 8.98 R ossi 4.ttil\o, ® "', <YJ, @........ poli)

Osp. Breeola (A. M.).

l . 8.27

l , 6.2t

l, 8.27

l. 6.24

t. 6.27 1. e.t&


(S tVIU) CA PI'l'ANI li1IDICI

LUOGO

S3

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME

dl DI NASCITA

nascita

POSIZIONE dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

çado servhlo

dal n. 167 al n. 183. a

Caallarl

8. 8.97 Schtrru Giuu-. O . . ......... .

162 fant.

l. 6.2'1

l. 6.2,

c

Sciacca (Agrieeoto)

Il. li.IMI Barbiera Giuuppe, 4ì . . . . . . . . . . . .

R. truppe col. (TrlpoIl tanla).

l. 6.27

l. 6.24

a

Siano (Salerno) 11.11.!15 Gatti .4nuro. . . . . . • . . • • • . . • • • • • •

12 art. camp.

l . 6.27 l . 6.24

c

Aocettura (Po-

5. 5.99 .Maggio Pìdro, @ "''",@. @ ....

Cav. Firenze.

l . 6.27 l . 6.24

2. alp.

l . 6.27 l. 6.24

teJu:a)

a

Noto (Siracusa) 20. 4.96 Carpioterl li1Nluto, @ "'""• @), @,

c

Belpasso tanla)

c

Tricarico (Po· I1.7.900 Gagliardi Pasquale... . . . . . . . . . . . .

••

(Ca- 30. 9.98 Comcs Sebastiano, @ "'•

+. lYJ, @ . 2Sl fant.

l . 6.27 l. 6.24

Distr. mll. Torino

l . 6.27

l. 6.24

Id.

l . 6.27

l . 6.24

teJu;a)

c

P otenza . . . . . . 30, 5.98 Salvati Giuseppe ..• . .. . ...•• ••..

c

Palermo. . . . . .

l, 2.96 Manzella Giuseppe, @ "'• @1, @ . .

c

Palermo......

9.10.99 P ecorella

c

B elpasso tanla)

c

Licata (Agrlgen- 12. 2.96 D'Angelo Emanude, @'""".:4ì, @), @; to)

a

Tropea (Catan· zaro)

c

Trani (Bari)... t5.n.900 Spenaferrl .4t&tonio. . . . . . . . . . . . . .

MoriaM.... ..... .... ..

(ca.- 13.12.98 Ougllelmioo Uu<;;o, @, @, @... ..

9. 6.98 C()('Cia Giuuppe, @ , ,..,., @, @,

Id. Napoli.

60 faot.

l . 6.27 t. 6.24

T8

Id.

l . 6.27 l. 6.24.

Cav. No,· ara,

l. 6.27 l. 6.24

l art. pes. camp.

l . 6.27 l. 6.24

+· 20 fant.

l. 6.27

l . 6.24.

Dir. San. Roma (com. eez. dlsiofez.).

l. 6.27

l, 6.24

o Cc~arò (1\lessioa) 23.2.900 Ziogale Saltx&tort, 4ì. . . . . . . . . . . . . .

Osp. Geoo'<'a (ass. mll.)

l. 6.!7

l. 6.24

c

Bagheria (Pa· Jormo)

7. 9.900 Sclor tioo Salt1atore.. . . . . . . . . . . . . .

Regg. carri arm.

l . 6.27 l . 6.24

c

Rutigliano (Bari)

8.12.96 Valenzano Gime'P'f)e, Q, @"''", @, @. • •

Leg. terr. CC. RR. Palermo.

l . 6.27 l, 6.24


DATA

C .&.SA.TO E NOKB

LUOGO

POSIZIONE

di

DI NA SCITA.

DECORA.ZIONf E O.&llPA.GN&

dJ

dJ

grado servizio

dal n . 184 al n . 201. :>. 9.98 Fenga Edgardo. ~ ou-••. ®. @....

O art. pes.

l. 6.27 l. 8.24

TS rant.

l . 6.27 l. 6.2.

IX$J1. !IUn. Colonie (Eritrea.).

l. 6.27

Mola di (Barl>. 2. 1.91 Glgaote DonaliJ, ~ "'"''• ~-,W. +'. .

Cav. Sa.luszo.

l. 1.23 l. 6.U

a

Torino • • • • . . • 2t. 6.!12 S&Mon1 Carlo . . . • • . . • . . . . . . . . . . .

f)Up.

Min. Colonie (Eritrea).

l. 1.28 l. 6.U

c

Partinico (Pa- 27. 6.07 Canolzzo ,S,-ba.tiano, @, (iò, ~ -...

R. truppe col. (Tri· pnUtanta).

l. 1.!8 l . 6 .24

Dir. San. SlcJIIa

l. 1.28 l. 6.24

c Palermo•...... 1:1. SJlG Infant.lno Simorw:, @ .... ®. !:J . ...

l geoto.

l. 1..28 l. 6.24

a

Caserta ...•..• 21. ! .97 Clgala. Maria, O. @ ..,. .,, @), @ •..

62 raot.

l. 1.28

a

Avellino ...••. 28. 8.96 Labruna ViU<>Nru~, ~ "',@!. @.

bere.

l. 1.28 l. 8.2.

..

Altamura( Bari) 28.10.96 Sardone A.nlonio, @ "'• ®- @. ..••

'

10 ra.ot.

l. 1.28 l. 6.U

Ace. mll. fant.e oavall.

l. 1.28

l. 6.2~

l. 1.28

l, 6.2t

a

Cat.anla •• . . . . .

c

Castellabate 211. 5.117 Cammarauo J"in«nco, g"'"" ,(iò. Q) . (Sa.Jcrno)

c

Paduli (Bo:ne· 16. 7.98 ~·albo En~. ~ '"'" @, _g,, vento)

c

+ ....

lcrmo)

c

Palermo... ....

c Gragnano (Na-

8, 9.!18 Calvello SoJ!Hllcre ® ,...... .... . . . .

+ ..

1. 8.98 Dello Iolo Gio11ann(.......... ....

l. 6.U

l . 6 .2(

poli) Tt•rzl Ft<ùrico, ~ "''"""'", Q,

+. 3 art. moot.

c

Tre q u a n d a (Siena>

22.10.9~

a

Bari . . . . . • • • .

6. 8.96 CAput.l CMtlann(, ~. ®.@. :! . . . . .

®. •w.

a. Vestignè (Torf· 30. 8.95 <41 Manfredi Orute ~ •, D O)

"·

10

, (iò, :il>-

Osp. Bari (A. :\1.).

+. @' "·" · ( al p.

l. 1.28 l. 6.2. 6. 5.28 6. 5.28

c Caserta(NapoU) •.11.87 Papa Gennaro

Lcg. t urr. CC. RR. Bologna.

6. 5.2.S 6. 5.23

a Mogberoo ( Pa- 18. 3.113 Fortunati Pi.etn> . • • . • • • • • • • • • • •

63 rant.

6. 5.28 6. 5.\!S

8 art. oamp.

6. 5.28 6. 5.2S

Via)

a C alaso l betta 7. 9.89 VIta Guido., ••• , •••..•..••••.. (Caltan188etta)


(Segue) OAPIT.Ufl IODIOI

o

.. o

LUOGO

~

DI NASCITA

::

<>

ANZI ANI TÀ

DAT.\ CASATO E NOME POSI ZIONE

tll

(f)

naselt 11

di

DI!:CORAZIO!'."' E C.UlPA ONE

di

grado servlll1o

rltll n. 202 al n. 218: a

c

"· Ella a Pia· 29.11 .89 Oolalaool Oi.ur:vve. ~ ,,..,•. .,... . . . ohi (Caro p obaaso) Bra (Cuneo) .. . 16. 8.8t Lucoa Cuthl>ert Ouo/Wmo <!a. tu.•• ~ , u ..•t·ll·••.••.@ . @.

Lft~onou·

D i8p. M in.

11. 5.28 4. 5.28

li<:a.

+. <O Oap. t:dine (A. M.).

6. 6.28

o. 5.28

a TranJ {Bari) •. 21. 6.88 Laurora Oo~lo, ~ , .,.,...,_.., +•0. ~

Id. Wlano (A . l\1.).

6. 6.28 6. 5.'28

9 '"'"·"·'•, +. •:·. *·

Id. OhJetl. CA. M.).

6. 6.28 6. 5.28

a Cortona a 1\laro 30. 3.88 Croce Guido,

cy,, @.

(ChloUl

a Caste l nuovo 26. S.86 D'Ettorrea Oimepp~. ~ ............, Donolno (Fog-

+ Leg. t err. C

RR.

6. 5.28 6. $.28

Torino.

gia)

c Roma..... . . •

1. tl.89 Mou ottl Guido • • . . . . • . . • . • • • . •

Oap. Roma..

6. 6.28 6. 5.28

"

MlriUld& (Oam· poba&so)

3. 6 90 Oontl Ot~ardn. ~ ....... .,... .. • • • . •

Spolettlt. R. E. Roma.

6. 6.28 6. 5.28

., Ol.e.rre{C&tanla)

6. 6.83 Nlcotra Su/WJlon, g .,..,.........

Leg. t err. Livorno

6. 5.28 6. 5.28

CC. RR.

....... So. ali. u.ff. Lucoa. a Sae&art ....... 1 . • •91 Cerda .dnkmio, 6.§ ....u .... .... .... Osp. \ 'erooa. c

E lena (Qiscrta) 25. 6.8t L ecce--e .dnkm(o, ~ '", O

+ ... Se. ali . uJf. P ota.

c Mottola (T&riUl· to)

Q. 8.88

c Portico S . Benedotto (Forli)

9.10.88 Doneut 4urtl>n, ~ .....,.,, ••.••..•

Faraone .4nb>n&o, 4), ~ " ''"•

Disp.

Min. Colonie

6. 5.28 6. 5.28

6. 5.28 6. 5.28 6. 6.28 6. 5.'.!8

6. 6.28 6. 5.28

{Somalia>.

a Avola (Straousa) 29. • .84 C& l vo .d ltili n, ® .......,,.,,,

+ .....

Id.

Id.

Id.

o. 5.28 6. 5.28

( 'l'rlpolltanla) a Motta S . Lucl& 81. 6.88 Notarlanol Vince~. . . . . . . • . . . .

Id.

Id.

Id.

{Id.)

6. 6.28 6. 5.28

(C&taozaro) 0

c

vallata {Avei· Uno>

1.9.900 &sa Guido .. ....... ... ...... .. .

N avo li . • . • . . 11.7.900 &mano Er1nco

o &ma .. •• ..•. '28.6.GOO Plastlna Mano

S e. di appl. ean. mll.

2~.

6.28 25. 6.28

( illll. &gt!'.). <Upelt, interm .

25. 6.28 25. 8.2$

8r tant.

25. 0.28 25. 8.25


(.~) O.u>ITJ.liiJ !IBDIC!

L UOOO

AN?..IANTTÀ

DATA

CASATO E NO.M.E

di

S j

DI NASCITA

ID

oasclta

P OSI ZIONE dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

grtW!o senilllo

dal D. 219 al n. 236. c Capua (NapoU ) 23.1.900 Scaf~ ..4medeo...... . ... . ........ c

Terranova (Cal· t.anlssett.a)

3.7.900 Falcone Rc.l!tuh • . . . . . . . . . . . . . . .

Solopaoa (Be- 16.11.900 Leonardl Dc»Mn~ ... ... . ... ... . ne vento)

e

Corleone lenno) Motta

DUp. Min.

Colol\ic

25. 6 .28 2.S. 6.25

(ErltJ'ea).

c

a

26. 6.28 25. tl.i.5

151 f&Dt.

(Pa· 2.10.900 Lipari Domcaico ... .• ....... ....

Id. t d. (Soma!Ja). ~p. M \11,

Id .

.À<:r'OIUIIL•

2~.

6.28 25. 15.25

25. 8.28 25. 6.25

li<'a.

d'A~r- U. 7.98

mo (MC81lina)

Fiumara .tf..tmtU.O, O. ~ "'"", @;. @,

+·

-

S p l n a z z o l a 29. 7.98 Carrara Nico/6 .tfddmo, ~ "', @, (Barletta) @,

c

Canicatti (AgTI· gento)

+·

•· 8.98 Coot.rtno Ferdi1111.ruùl, ~ '"'", (jè,

@

+', 4ì ' "·"·

Guerra). 9 genio. fant.

62

25. 6.28 25. 6.26

(aee.

MJn. 25. 6.1!8 25. 15. 26

Guerra).

+. lP .. •...... . ' genio.

25. 6.28 25. 8. 25

&. @,

25. 6. 28 25. 6. 2.5

e

Agira(Catanla) 23.3.900 Troina Frmacuco

c

Napoli ....... 27.11.98 Calleodo M ichele,

e

SWò~arl ... . . . .

a

Bari. . ........ 12. 3.98 VImercati Luigi . . .. . . . . . . . . . .. .

e

Paupls! (Bene- 21. 7.99 Bianco GWIJ. Battist4, @ ..., vento) @• • .

•·

~ ""''•

8.1.900 Bua G\weppe. . . ........ ...... ..

a

Not.o (Siracll88)

6. 8.99 Cultrcra Fra11U8CO,

a

F o r l n o (.A. vel· lino)

l. 1.99 Saotu ecl Giuseppe, ~ ' " · ~. ~.

a

T ortorella (Salerno)

3.1.900 Taooredl Urbano O. ~.

c

sa~auolu

(Mo- 21.10.09 GrllU Mario

l .Art. camp. (aa. :wn. 25. 8.28 2~. 6.25

O~p.

T orino

Id. Alessandria (A. 1\I.) 25. 6.28 25. 15.25 93 faot.

25. 6.28 25. 6.25

&. Dir. San. Torino (com. 25. 6.28 25. 6.25 sez. dlsint.).

•••••••• o •• o.

+·

+. lt'"·".

....................

Osp. Trieste.

26. 6.28 26. 6.25

Id.

26. 6.28 26. 6.26

Napoli .

232 raot.

25. 6.28 26. 6.~

86 Id.

25. 6.28 26. 6.25

dcna)

o Roma ...... . .

' · 8.98 Bolla Luigi, ~ ....... ®. ©· · ··· ··

o Cautano (Be- 26. 4.9il Ma!.arazzo Sero/lno . . .• .. . ....... n cvcnto)

Osp. Rom a (oom. oam· 26. 6 .28 26. 6.25 po aan . .A.JWo). 66 rant.

26. 6.28 26.8.25


67

(Stii'U) O.lPITANJ Joi.EDICJ

.. Ci

.!

LUOGO

DATA

ANZIANITÀ CASATO E NOME

di DI NASCITA

nascita

POSIZIONE dl

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

grado servizio

dal n. 237 al n. 253. 8. , ,98 Cloclmarra Gadmw, ~ "'''' , @, @.

c

Grumo Appula (Bari)

c

Riposto (CB· 8.10.900 Vasta GIUBtPJN ••••••• ••••••• •• • tania)

R. truppe col. (Trlpo· 25. 6.28 25. 8.26

Pa~tinlco

c

26. 6.28 26. 8.26

JltanJa)

(Pa·

9. 1.97 Lodato QatrpMe, ~ , ....., @), @ ....

Dl..r. San. Firenze(oom. 25. 6.28 25. 6.2ti sez. dlslnt.).

Mee~ina • . . . . .

' · 2.98 CBU Dumenico, ~ "'• @, @ ..... .

Lee. terr. cc. RR. 1\ll· 25. 6.28 25. 8.25

l ormo) c

Osp. Bari.

l ano.

a

Fa~neee

(VI·

6. S.97 Brlgantl.Afll<mfo, ~ .......... @. @,

+ 11 fant.

25. 6.28 26. 6.26

terbo). a

Paolisi (Bene· 23 . 8.97 Bifano .duqwto, ~ "'• @, @ ...... vento)

Min. Guerra.

26. 6.28 26. 6.24

a

Napoli •...... 2,, 9.99 Bava .drluro

16 art. camp.

25. 6.28 26. 6.25

c

Molletta (Barl) 26.6.900 Fontana Nicold, IO .... ..........

23 rant.

6. 7.28 26. 6.26

c

Napoli .•.....

Diep. Min. Ool.onu

9. 7.28 26. 6.26

•

•

•

•

a

O o •

•

•

o

o

•

o

•

•

'

o

•

1. 1.98 DI Casola GitJMPpe. _. •.•....•.. . .

(TrlpoUt&DJa}, 16 1 fant.

16. 7.28 26. 6.26

c

Sciacca (Agri· 1,. 1.98 Magli enti Francueo ............. gento) Agira (Catania) 22 ••.900 Colombrlta Filippo .•............

65 Id.

l. 1.29 26. 6.25

&

Napoli • . . . . . .

7.2.900 D'Alessandro .dntimo • . . • . . . . • . . .

89 Id.

l . 1.29 25. 6.25

o M o l az z &n a 13.11.98 Magn&nl .Abele .. .. .. • .. .. .. .. . (Massa)

61 Id.

9. 7.29 9. 7.26

c

Cavali. Monferrato.

9. 7.29 9. 7.28

c

N le o el a

(Ca·

3.3.901 Mastrolannl Decfo • • • • • • • • • • • • .

tanla)

c

Palt:rmo . . • . • . 10.9.901 Piazza Qui®. . • • • • • • • . . . • . . . . .

84 fant.

9. 7.29 9. 1.26

c

Cazz&no dl Tr&· 5.5.901 Caetelll ~ mlgna (Ve-

8 alp.

9. 7.29 9. 7.28

9 fant.

9. 7.29 9. Uf

rona) c

P etr onà (CB· taXIJl&rol

6.1.901 C&rJ>lno RDdolto • • • • • • . . . . . • • • •


<Seuue> ot..Prr.un .MEDICI

58

-o..

LUOGO

.S

DI NASl-:ITA.

o

:! U)

ANZIANITÀ CASATO E NOME di

nascita

POSIZIONE DECORAZIONI

E CAMPAGNE

di

dJ

grado servizio

dal n. 254 al n. 267. o Bagheria (Pa · !ermo)

1.1.901 Caputo Biagio •• ... ..•.••.•.. ••

R. truppe col. (Trlpolitania).

9. 7.29 9. 7.26

9. 7.29 9. 7.26

o

Barl . . . . . . . . . 13.11.900 'ragUaflerro .tfrmando.. . • . . . . . . .

6 genio.

c

Bellosguardo 21.12.96 Morrone Luitrl (So.lerno)

1

~ ..,.•,.,., •· @. @ .

o S . Stet. Qnlsqui· 16.3.901 Aronlca Ferdinando • • . . • • • • . . . . na (AgrtgeD. to)

art. costa.

9. 7.29 9. 7.M

37 faut.

9. 7.29 9. 7.26

o

Ragusa (Sira- 17.9.901 Blundo Luitri.......... ........ o usa)

20 art. camp.

9. 7.29 9. 7.26

o

Anzio (Roma).

4.3.901 Flllbedt Ui~PP'-···· . ... ......

1 oontroar. autocamp.

9. 7.29 9. 7.2 6

c

Arpino none)

21.2.901 Pa nara Carlo .........•.......

l radlotelegr.

9. 7.29 9. 7.26

o

Palermo

9.2.901 7.urett1 Salt1atore •· ...••.•.•...

So. all. u1r. Milano.

9. 7.29 9. 7.2 6

c

!Uzzloonl ( R og- 6.10.900 S te.gnlttl Francuco ••. ...•. ...• glo Calabria)

' art. camp.

9. 7.29 9. 7.2 6

R. truppe, co l. (So· malto.).

9. 7.29 9. 7.26

(~'rosi-

••

•

o

o

o Cervinara (A· velllno)

1.6.901 Fucclo Giovanni . . • . . . . • • . . . . . .

c

Galazzo (Na · 11. 9.99 Annarumma E rmamw, ~"', @, @. poli)

14 fant.

9. 7.29 9. 7.26

c

Livo rno ...... 29.1.901 Col Filibtrto..................

6 art. camp.

9. 7.29 9. 7.26

[)is p . llfin. .dereon<~u·

9. 7.29 9. 7.2':3

c Pollica (S a- 11. 2.96 Galdi Floriano, ~"'·"·", @, @.. lerno)

o Giuliana (Pa- 2.12.901 Bolla Vincenzo •.•.•.••.•••••.• !ermo)

tiC(( .

DiJJp • .Min. Col. (Eri -

trea).

9. 7.29 9. 7.26


5t

(Segue) OAPITUII ~1 01

.

';

o o

!'l 11)

DATA LUOGO

A.."'lZI ANITÀ

CAS ATO E NOME POSIZIONE

di

DI NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE

d1

d1

grado

&erT i.z io

dal n. 268 al n. 280. 5.4.1101 Oregortnt Pi.elro •••••••••• .. •••

DWp. M\ra, Colon.k (Eritree.).

9. 7.2V 9. 7.26

c Palermo. . . . . .

6,1.9011 Ingt"ia Lore~.. . . . . . . . . . . . . . . .

12 ge nio

9. 7.29 9, 1.26

Palermo......

8.4.901 Tomaaelli .&nl<m\o • • . . . . • • • . . • .

Dl.r . San. Sicilia (com. sez. dlslof.).

9. 1.19 9. 7.26

o Aloamo (Tra-

pani)

c

c C a ste llamare 19.9,901 Oolomba Nico /6 . . . • • • • • • • • • • • • 2S art. camp.

9. 7.2V 9. 7.26

Golfo (Trapani)

o Trani (Bari). . 0

4. 9,99 Papagno M tcMie . . . . . . . • • . . . . . .

Lercara (Paler- 7.10.901 BattagUa MfcMle

8 ber&.

9. 7.2V 9. 7.26

+ .. . . . . . .. .. 6 art. C&IIU).

9. 7.2V 9. 7.26

e "''",@, @. 43 taot.

9. 7.29 9, 7.28

e. ®, @ • . . . 29 Id.

9. 7.29 9. 7.26

mo) c Palermo. . . . . .

8.10.99 Manglone G\~,

c

S.11.98 Di Rago Pr03f)ffo,

Viggiano (Pot elUla)

c Laurito (S a ler-

1.6.901 Palllluto filippo

+. . . . . . . .. . . . . 15 art. c•mp.

9. 7.20 9. 7.26

no) c Pouo.oll

(Na·

7, 2.99 Mirabella Cl!tUdio ~ . ~. • . • • . . • .

12 tant.

9. 7.20 9. 7.26

57

9. 7.20 9. 7.26

poli)

a

S an OloTanol a 16.1.900 Croceo Oiu..eppe • . . . • • • • . • • . . . • I'tro (Salerno)

c

Apice (Be n e- 22. S.OO Parago na Pittro, 9"''",

Id.

+. @, @. IO art. pes.

9. 7.20 9. 7.26

vento)

c Ca stiglione dJ 20.12.97 Morgantl P(J() /o, ~ "'·". • · @, @. Garfagnana (Man a)

5 al p.

9. 7.29 9. 7.28


(Sec~ue) CAPITANI IIBJ>JCJ

LUOGO

S !ClJ

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

dl

DI NASCITA

dl

DECORAZIONI E CAMPAGNE niU!Cfta

dl

erado sentzto

dal n. 281 al n. 293. c Sploanola (Ba·

7.6.900 Calogero Vito • • . . • . • • . • . . . . . . .

C&nll. Aoeta.

l. 1.30 9. 7. ii!

8.2.902 ldJnJ Fran.ouco • • . . . • . . . . . . . . . .

f 6 tant.

l . 1.30 9, 7.26

rl)

c Srulearl . . . . • . .

a Salvitelle (Sa· 23. 2.96 Imbrenda Malteo, ~"'·"·", @, @. lerno)

30

Id.

l. 1.30 9. 7.16

c Torino. • . . . . • 16.10.99 De Alessi EO(Uio • . . . . . • • . • • • . •

66

Id.

l. 1.30 9. 7.26

c

Sa Viano polJ)

(Na-

3.1.900 Montone .4rturo . . • . • . • • • • . . • . •

7

Id.

l. 1.30 9. 7.26

a

Ramacca (Catanla)

7.7.900 Fislchella Giambaltut4 .... . . . . . .

S art. ooet&.

1. 1.30 9. 7.21

c Terrano,•a(Cal· 19. 6.98 Mllane. Godano, ®"', @, @..... tauJesetta)

11 art. camp.

t. 1.30 9. 7.26

c Buccino (Saler- 2f.1 .900 De Lucia Ra!falile . . . . . . . . . • . • . oo)

Dlap. Min. Col. (So-

1. 1.30 11. 7.26

c Centuripe (Ca- 11. 2.97 Drago Calogero Q, O. ®"'·", @, @,

Id. Id. trea).

tauJa)

maUa).

+·

Id.

c Viagrande (Ca- 7.10.900 Nicolosi .4nl<mio. • . . . . • . • • • • • . . taoia)

2 art. pes. camp.

c Paternò (Catania)

4.8.900 Chiara OiU8ePJ)e • • • • • . . . • . • • • . .

84 !ant.

a Messin a .. . . . .

5.1.900 Campagna GMPQre. . . • . . . . . . • . .

5

c Roma ....•••. 22. 8.93 Pedroll Gi.ueppe .. • • • • • • • • • • • • •

(Eri·

1. 1.30 9. 7.26

). 1.30 9. 7.26

l

Id.

Oep. Roma.

l.

1.3019. 7.26

}. 1.30 9. 7.26

l. 1.30 9. 7 -~


81

(Segue) CAPITANI MEDIC I

-

~

>

L UOGO

Cl

DATA

ANZIANITÀ C~SATO

E NOME POSI ZIOI'-"E

DI NASUITA

nascita

DECORAZIONI E CA. l't!PAGNE

dl

dJ

QTado servtzto

dal Q. 294 al Q . 309. c

Sor&(Froelnone) 11.11.99 BrunJ B"'no...... . . . .........

15 fant.

l. 1.30 9. 1.26

<'

Napoli , ......

R. truppe col. (TrlpoUtanla),

l. 1.30 9 . 7.26

90 fan t.

l . 1.30 9. 7.26

6, 9.97 ClampoliUo PailQUllle............

c Roma ...•.... 18. 1.91 Norlenglll 41buto . ..... . ....... a

Bergamo ..... 21.11.89 Rodrlguez Felician o , ~ tU.te-U•ll,

c

O. O.+. Di8p. Min. 4tronau·

lP ttt, ®, @.

v 1 t t or 1a ( Ra· 18. 8.98 caro 4ntomv

l. 1.30 9. 7.26

fica.

Id.

Id.

Id.

l. !.30 9. 7.26

gusa)

a Monte S. Savino 16. 2.93 Faenz.l Aldo .. ...•.••••••..• .. .

4 geo.lo.

l. 1.30 9. 7.26

71 fa.ut.

l. 1.30 9. 7.26

D isp. ldin . Col. (Trl·

l. 1.30 9. 1.! 6

(..l.reno). a

Torre A.nnun· zlata (Napoli)

2.10.98 Manzo Giovanni ••.• . •.• . • .•.•

c Plana del Greci 25. 7.99 Cuccia FrllftCUco • •.• . .••••.•.• (Palermo)

politanJa)

c

.Muro Lucano 10.10.900 MennonnA Gff'ardo . ..•..•..•• • .. (Potenza)

Osp. Napoli

9. 6.30 9. 6.27

c

Nicnatro <C~· 9.12.901 Santoro Nicùli M ••...••••..••• tanzaro)

3 contraer. autooamp.

9. 6.30 9. 6.27

Pletn.

9. 6.30

France~co, • •• •• , •• ,,.,

c Spacoaforn o (Siracusa)

4. 9.99 F!orldla

c Salemi (Trapa· nl)

4.7.901 Calla S tefano. g:j,

Reale Ce.vall.

9. 6.27

+. 1) ..••••••. R. truppe col. (Cir& 9. 6.30 9. 6.27 nalca)

c

San Ca tal do 9.9.901 Maira Cesare . .... . ..... .. .... (Caltanlsetta)

Nizza cavali.

9. 6.30 9. 6.27

c

Canicatti (Agri· 14.8.901 Granata Saltllltore . . . . • . • • . . . • • gento)

19 art. camp.

9. 6.30 9. 6. 27

c

Grles (Trento) 27. 7.99 Tanzer Francuco, • • • , • • • • • • • • •

4 bers.

9. 6.30 9. 6.27

c

RiPa o an dlda 13.10.900 ll{asto Michele .. .. . .. .. .. .. . .. (Potenza)

H fan t.

9. 6.30 9. 6.27


62

(Seoue) OAPITANJ J: TJ:NJ:NTJ MJ:DlCI

o

L UOGO

s j

DI NASCITA

<l

A NZIANITÀ

DAT .A

1:

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ

1/)

n~ita

D ECORAZIO NI E CAMPAGNE

di

di

grado ser<Jzlo

dal n. 310 al n . 321. o Tusa (Messina) 12.8.901 DI M8ggio F r atlàscn . . . . . . . . . •

Se. all. aottutl'. Rieti.

9. 6.30 9. 6.27

o L l o a t a (A.g rl· 21. 7.98 Bonelll ~ nuro.. . .. . .... .. ....

S art. pes. oamp.

9. 6.30 9. 8.27

o Pesoara (Chieti) 27.1.901 F iglioli Bentdetto • ....•. .. . • . ••

Sosp. imp.

9. 6.30 9. 6.27

o Nocer a lnferlo· 23.9.901 Borzelll G~n i . •..•....•....

7 art. pes. camp.

9. 6.30 9. 6.27

o Ariano di Pu· 18.4.901 Ia.nnarone Generoso . • . • ••• •..•. glia (Avellino)

IMp. Mìn. Colonk (Soma!Ja).

9. 6.30 9. 6.27

c Pietra m o n te- 27.9.900 Torella Gioronn(, • • ..•. .•.•.•. m assimo (Foggia)

I d.

9. 6.30 9. 6.27

c Montemaggiore 12.10.001 Drago Damiano. . . . • . . • • • . • • . . (Palermo l

4 contr. autocamp.

g ento)

re (Saler no).

o Angri (Salerno) 21.2.901 De Vivo GìuliQ o S . Bartolom eo In Galdo (Be· n evento).

Id.

Id.

+. . . .. . . . . . . . . 2 radiotelegr,

7.4.900 Camp8ollella A.mgo. • . • . . . • . . . .

c Manfredonia 27.7.901 Gar?Ja. ~ •••.. . • . .. ...••

<Id.).

9. 6.30 9. U7

9. 6.30 9. 6.27

3 art. pes.

9. 6.30 9. 6.27

58 fant.

10. 6.30 9. 6.27

id.

16. 6.30 9. 6.27

(Foggia)

c Regalbuto (Ca· 8.3.900 Castona J7( 1lCC11ZO , , , • , • • • , , , , •

5'

tania)

o Leonforte (En·

8. 7.900 Lanerl G\ot:accMIIO. . . • • • • . • . • . •

DI\)

Leg. aiJ. CC. RR. bgl) 16 . .9.30 9. 6.27 Gaeta)

TEWENTI MEDI CI .

dal n . 1 al n. 2. 24. 7.8s F"'raochlol G iouatnti, Q , ~ t U.tt_ u _u. R. trnppe col. politanla). @). @. + . '

c

s~~a.ri

n

Borra (Napoli ) Il. 2.98 Vìvlanl ReMI/o, ~ "''"• ~.@.

o

o

o

••

••

+· ~IJ)dl. in!erm..

(Tri· 14. 8.23 14. 8. 23

l. G.2,

t. 6.U


6S

(.Segml TSNE:<TI :IIEOICI

DATA

LUOGO

AN ZIA :-l IT À CASATO E NOME PO:S IZIONE

di

3

DI :-<ASCITA

.,

"" :n

na~cita

dl

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dl

grado servizio

dal n. 3 al n. 18. c Bisacquino (Pa- 6.1.900 Marino Salootore l ermo l

+- ............

c Caivano (Napoli ) 19.10.97 D' Ambroslo A le.., sandro • . • . • . . . .

a

Cetal~

(Paler ·

l. 2.98 Prlvltera

Benedetto.............

R. truppe col. (TrilloUtanJ a ).

11. 7.26 9. 7.26

1 e.rt, pes.

!1. 7.26 9. 7.26

1 art. camp.

9 7.26 9. 7.26

AspeU. infcrm.

9. 7.26 9. 7.26

mo a Pa.nnl (Foggia) c

5. 8.92 Manuppelll Gerard.<l.. • • • • • • • • . . .

Bellona (Napoli) 7. 7.93 Della Cloppa Domenico

.........

c Riccia (Campo· 18. 8.118 Ma.• cla Gitu~eppe ••••••••• . ••••• basso) c

Bl!l&Qulno !ermo)

c

Gangi m o)

(P a·

l. 3.99 Spntntora. Giu~eppe,+ . • •••••.•.

(Paler· :lS. l o.!l()(l 13ulsnruelll Filtppo,

c Leonforte

+ ..... ....

(Ca. 1o. 7.903 \' entura. Viltorin. • • • • • . . • • . . . .

Id.

9. 7.26 9. 7.26

IX8p, Mi''· Col. (Cl re·

9. 7.26 9. 7.26

Id.

naloo).

11 bers.

9. 6.:!7 9. 6.27

Aspe/t. infum.

9. 6.27 9. 6.27

3 bers.

9. 6.27 9. 6.27

A .~pcU. -interm.

9. 6.27 9. 6.27

taoJa)

c Serra difalco 4.1 '2.96 logllma Am( dw.. ... . . . . . . . . . . (Caltenlsett a)

c Sala Consilina 17. 7.97 De Vito G1t4taro, + . . . . . . . . . . .

Id.

hl.

9. 6.27 9. 6.27

(Salerno) 11

C ateoanuo,·n

6. 1.99 Cocuzza SaltKltort. ~. @. ~.

(Catania)

+. ~ """"· 3 h\nt.

9. 6.27 9. 6.27

R. tntppc col. (TripoHtt\oia)

6. 5.28 6. 5.28

Piea . . . . . . . . 18. 2.93 S ottlnJ G~nni. • • • • • . • . • . • . .

Disp. Mi11. Colonie (Clreoalca).

6. 5.28 6. 5.28

Da.doll (Catao- 22. 7.93 Procopio Bellarmino . . . • . . • . • . .

I d.

Id.

Id.

(Id.).

6. 5.28 6. 5.28

Id .

Id.

Id.

(Id.).

6. 6.28 6. 5.28

c

Cbo ren t rea)

c

a

(Eri- 20. 1.96 NMtasl 41llonino

zaro)

a

Partinico (Pafermo)

l. 4.97 Marcheee Agostino .••• . • . ••••• .


($eg1le) TENENTI Hli:DIOI

.. o

L UOGO

..,o

DI NASCITA

~

!i

ANZIANITÀ

DATA CASATO E NOME di

ltl

nascita

POSIZIONE di

DECORAZIONI E CAHPAONE

di

grado servbio

dal n. 19 al n. 32. a

Matera .••••• 16. 2.92 Paladino PaolQ •••••• • ••••• • ••

Disp.

Min. ColOftie

6. 6.28 6. 6.28

(Trlpolltanla) a Gang i (Paler- 10. 3.93 Purpura 0101>011Jli ••••••••• • ••• m o) c

Palermo .••.• 12. 9.97 Pernloe Vin«neo .••• •• •• . •••••

Id.

Id.

Id.

(Id.).

6. 6.28 6. 5.28

Id. i d. id . (Somalia)

6. 6.28 6. 5.28

c Petralia. Sopra· l •. 8.98 L lo Gi'IUeppe • • •••••••••• • •••• na (Palermo)

Id.

Id.

l d. (Id.).

6. 6.28 6. 6.1!8

c Balano (Campo- 2. 3.91 Colaoot Francesco •••• •• ••••••• basso)

Id.

Id.

Id. (Id.).

6. 6.28 6 5.28

'l'orre S . S usan· na (Leooe)

•. 7.95 Proto -4nlordo •• ••• • •••••••.•.

Id.

Id.

Id. (Id.) .

6. 6.28 6. 6.28

a SpcrloDBa (Ro·

l. 2.98 Zlcchlerl Leone . . •••••••• • • • ..

Id.

Id.

Id. (Id.).

6. 5.28 6-6.28

c

Cascina (Pisa) . H. 2.93 Cblelllnl Gufdo .• • .••.••.••••.

Id.

Id.

Id. (Id.).

6. 5.28 6. us

a

Tblesl (Sassari) 19. 9.95 Serra Giusemu; .. • • • • • • • • • • • • .

Id.

hl.

Id. (Erttr.)

8. 5.28 8 . us

c Caltanl896tta •• 17. 7.96 Gentili .J.lusandf'c, • •••••••••••.

Id. Id . Ua)

Id.• (Soma-

6. 6.28 6. 6.2S:

c Pletrabbondan • 19. 6.98 Vassoio .J.ntonio ••• • ••••••••••

14 fant..

a

mo)

6. 5.28 6. 5.28

te (Campobasso) a

S. Valentino To- 11. 4.93 Vaato!a M aria • • • • • • • • • • • • • • • • rio (Salerno)

o Calabritto (A·

IX6p.

M i n.

Colot~ie

6. 5.28 8. 5.28

(ld.).

8. 5.28 6. us

(SolllJÙIA).

7.4.900 Megaro M(cheu • • •••••••••• • • .

Id.

2.12.99 Bando .J.-niorafo •• .• •• • ••••••• •

R. troppe ool. (Clren.)

Id.

Id.

vellJno)

o Misilme ri lermo)

(P&-

6. 5.28 6.

us


(Segue) T&lfENTI K&DICI

..o.. = e

s

L t;OGO

ANZIANITÀ

DATA CA!'ATO E NOKE

dJ DI NA.'<CITA

'f.

nascita

POSIZIONE

d!

DECO IUZIONI E CAMPAGNE

dJ

grado -en-lzto

dal n. 33 al n. 49. o S. Mlo1ato (FI· 29. 6.97 PeWolnl FeJT(Jflle •••••••• •••••

R. truppe Col. (Trtp.)

8. 6.28 6. 6.28

ZX.p. M m. (SomaUa).

Coloni~

6. 6.28 6 . 6.28

Id.

6. 6.28 7. 6.28

renze) a

C l v tta vecchia 21.11.92 Borghi Lwrlida ••••••••• • ••••• (Roma)

o Ca ri no le {CJa.. 23. 6.96 Gentile

JI'Uan~w

••••• • • • • • •• .

eerta)

Id.

Id.

(Trtpolltaula).

a Ascoli Satriano 26. 2.92 Ippollto .<l. n~MCchtù, •••••••• (Foggia)

R. truppa CoL (Cire-

a S. Marta C. v. 21. 2.95 .Aveta Francuco ••••••••••••••

I d.

Id.

Id.

(Ca-erta)

o S lracual\ • . • • . 12. 3.95 Lo Veoohlo <R-vve ......... . o

Beli osgu&r do {Salerno)

5. 6.28 6. 6.28

naie&).

s. 1.000 Manno .<lchUie.. • • • • • • • • . • • • • . •

(ld.).

6. 6.28 6. 6.28

. .

38 rant.

6. 6.28 6.

u8

R. truppe Qol. (Eritrea) 28. 3.29 28. 2.29

o Castione Vero· IO. 1.1102 Lorenzlnl lRt~MP"Pe •• • • . • • • • • • • • ncse (Verona)

Id.

e Amantea {L: o· 21. UOS Florio Uoo • . • . • • • • • • . • • • • • . • .

Id.

Id. oalca ).

Id.

(Cire- 28. 3.29 28. 3.29

Id.

Id.

{Id.).

28. 3.29 28. 3.29

eenza) ~. 9.1102 MariottJ·BIBilobl GvqlWmo .... .. .

ld. Id. Id. (TriPO· 28. 3.29 28. 3.29 UtanJa).

~8. 8.002

Leo Giuseppe ..•••. .... • •• •...

DCIJ).M(n.Col.(Erltrea) 2S. 3.29 28. 3.29

o Pieve di Cento 14. 7.001 Toodla ùo ..•.•.....•.•......

R. truppe Col. (Oire· 28. 3.29 28. 3.29

o

Roma

o C&g)IMI

(Bologna)

o Sassari. •

e

naie&). 18.ll.li0S Masala M orlo • • • . • • . . . . • • . • . • •

DCIJ).Min.Col.(Erlt.rca) 28. 3.29 28. 3.29

23. 8.003 Negr:l PWra.. • • • . . • . • . • • • • • . . .

R. truppe col. (Trlpol .) 28. 3.29 28. 3.29

Melito dJ Ne.- IO. 2.002 Cozaollno Fe<lerCco . , •.••••• , ••• poli (Napoli)

o

Valguarnera 8. :1.001 Lo Monaco Or~ •••.•.••••••••

(Caetrostovan·

Id. Id. natca).

Id..

{Cire- 28. 3.29 28. 3.29

ld. Id. Id. (TriPO· 28. 3.29 28. 3.29 litania).

ol)

o

VIttori a (SI rll- 12. UOI La Magna Gimtppe . •••• , •.••• , cusa)

r. -

Id.

Id,

nnloo) Buolo di an•ianità del CoTPo eanitario miUtan.

Id.

(Cire· 28. 3.29 28. 3.29


ee

(SeQIU) Tll:nt'ITJ ll&DJOJ

o

-.s ~ o

.!

DATA LUOGO

ANZIANITÀ

CASATO E N011E POSIZIONE

di

DI NASCITA

Ul

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

di

grado servtdo

de.l n. 50 al IL 66. c Catania • c

•

L 1.901 Squlllaoi (}(~.. • . • • • . • • . . • .

R. truppe ool. (TriJ•o- 28. 3.29 28. 3.29 litania).

Vlllatranca Si· 18. 9.902 .A.rcabaseo ffius~.. • . . • . • • . . . • aula (Agr~Ben· tol

Id.

Id.

Id.

(Id.).

28. 3.29 28. 3.29

o Monte Marano 15. 5.903 Marigliano OW'oonni • . . • • . • • • . . (AveWno)

l bers.

o Campi Bisenzio 10. 8.901 Tarduocl Mat'W •• . • •••••.••• • •• (.Firenze>

R. truppe col. (Ciro- 28. 3.29 28. 3.29

c Trapani • • • 18.11.908 Cernigllaro Mù~ .. ...•.•.....

Id. Id. Id, (Eritrea) 28. 3.29 28. s.29

s. &902 A.rclll'1 Nùokl .......... . ..... .

Id. Id. l <l . (T ripoU· 28. 3.29 28. s. 29 tanla}.

9. 1.901 Alema&'IIA Nùola ......... . .... .

Di8p. Min. col. (Eri· 28. 3.29 28. 3.29

c Nocara (Cosen·

naie&)

za)

o Baronl8el (Sa·

28. 3.29 28. 3.29

tre&l.

lerno) o S. Marco del Ca- 2. 1.908 Asslnl Oiust"Pve ..... . ........ . voti (B ODO· ve n t o)

R. trupp e ool. (Trl· 28. 8.29 28. s. 29

c Petronà (Catan· 10. 2 902 Scalzi Carm.im. . • • • • . • . . . . . . • . • ze.ro)

Id. Id . maUa).

o Geraol S l o ul o a.l0.901 Paruta OW"oanni .... .. ..... .. . . (Palermo>

Id. Id. Id. (Tri· 28. 3.29 28. 3.29 polltanla).

poUtaula).

28. 3.29 28. 3.29

Id .

2.12.902 Curiale V ilo.. . . . . . . . . . . . . . . • • .

7 art. pea.

28. 3.29 28. 3.29

o Altamura(Be.rl) 17. 5.901 Looente PaB(11.l(Jle.............. .

80 Id camp.

28. 3.29 28. 3.29

c Ponto Valtelll· ne. (Sondrio)

9

28. 3.29 28. 3.29

a

VIzzini ICata-

Id.

(So- 28. 3.29 28. 3.29

12. 2.000 Zambra EUtwe .. •••••..•.•••••.

o Chieti

Id.

Id,

(Id.)

n la)

2. 1.901 Giuliani .&lean4ro. • • • • • • • • • • • • •

e.Jp.

c Galatina (Leooc) 22. 3 901 Lai'Da D<nuJto ..... . .......... .

R. truppe col. (Som alla) 28. 8.29 28. 3.29

o Marsala (TraP&· 17. 11.903 Giacalooe Sill)(o •••••••••••••••

Id. Id. Id. (Trtpo- 28. 3.29 28. 3.29 Utanta)

n l)

c Nola (Napoli) .• 15. 2.903 Testa U(IO • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

25 art. camp,

28. U9 28. 3.29


(.$egue) TBNZNTI KEDICI

~

DATA

>

o

L UOG O

i m

DI NASCITA

ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIONE

di

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

grado eerv lz1o

dal n. 67 al n. 82.

c cassano Mnr&'6 n. 2.002 Siato Euoenio • . . . . . . . • • • • • • . . • (Bari)

c Benevento

26. 3.000 Parrella .dchaù. . . . . . • • • • • • • • • •

R. truppe col. <Ch-e· 28. 3.29 28. 3.29 nalcn) .

28. 8.29 28. 8.29

G3 fant.

a S. Ohirlou Ra· 28.10.898 C&mp~~gnoiJ Yincemo, ® "", @, @. po.ro (Poten· za)

R. truppe col. (Oire· 28. 3.29 28. 3.29 oalca).

c L yekovo (W&r· 16.').004 t-'Ytron Lazzaro . • • • • . • . . • • • . . . . savla)

Id.

Id.

(Jd.). 28. 3.29 28. 11.29

c San VIto Nor- 29.10.002 Loo Giacomll ..••••... ••• ••.... mannl) Brio·

Id . Id. Id. UtonJa).

(Tdpo· 28. 3.29 28. 3.29

Id,

diel) ()

&.ari.

6. UOI Figari Alberto .•.....•...• · • · · •

Di;)jl.

&1i1l.

Colon~

211. 8.29 28. 3.29

(Somalll\).

c Leoce c Palermo

.

4. 7.901 Gomma Salt:alore• • •• • . .•.••• •••

. . 18. 8.902 ScagUono Francuoo .. •••.••• ••.•

c Serdiana (0 a· trllarl)

S. 4.901 Maeala-Socobl Jfario .....•• .....

c Cae3lno (Froel· 12. 8 002 Vertecby Gioecnni ............ .

R. truppe col . ('I'rlpo- 28. 3.29 28. 3.29 Utaola). I d.

Id.

Id.

I d.

Id.

Id.

(Id .). 28. 8.29 28. 3.29

(Id.).

12 art. camp.

28. 3.29 28. 8.29 28. 3.29 28. 3.29

DOUO)

a

Mo n d r ag o n o 8. 1.000 Palnlluiello Pasquok (Napeli)

c Caseano Murge 81. 8.902 Laeooro .dltred.o •• ...•••••...•• (Bari) 0

Agira (castro· u. 2.902 Cleri Vincenzo •• ..... ..•. . •.••• giovanni)

c Frattamantore (Napoli) 0

c

s. 4.899 canolello Fra11CUCO .. •••• •••.•••

R. truppe col. (TrlPO• 28. 3.29 28. 3.29 llt anJa).

Dlstr. mJI. Teramo

28. 3.29 28. 3.29

26 art . camp.

28. 3.29 28. 8.29

R. truppe col <Ciro· 28. 8.29 28. 3.29 ooJca).

S. Giovanni In· 2. 1.901 Paneera 0114Wi . • • • . . • . . • • • • • • • carico (Froel· none)

Se. centr . eduo. fts.

28. 3.29 28. 3.29

B o va (Retnrfo 8.6.903 FotiGioMnni .......... .. .. .... Calabria)

12 cootrooootr.

28. 3.29 28. 3.29

l


(8e(11U) TE."iENTI MRJJIOI

DATA

LUOGO

ANZIAN'ITÀ CAS ATO E NOME POSIZIONE

<IJ

I>I NAS CI TA

nascita

di

DI-:<'ORA.ZIONI E CAMPAGNE

d1

grado servtzlo

dal n. 83 a.l n. frl . c !Wma . • . • . • . 16. 2.904 Andolfato M(lrio. . • • • • . • • • • • • •

Grnppo aeroet.

31. 1.30 31. 1.30

3 art. mont.

31. 1.30 31. 1.30

o Pisa . • • . . • . . . 21. 5.900 De Meo Enzo . • . • . • • . • • • • • • • • • •

6 genJo

31. 1.30 31. 1.30

c Manto,·a . • • • • 6.11.005 Accardi .dntonio • • • • • • • • • • • • • •

9ft

rant.

31. 1.30 :u. 1.39

c Ceva (Cw.teo) . .

' bers.

St. 1.30 31. 1.30

Regg. carri arm.

31. 1.30 31. l.3il

13 raut.

31. 1.30 31. l.30

o Roma ••• •.... 2$. 7.003 Rowano Camillo. . . • • . . . . . . . . •

l art. mout.

31. 1.30 31. 1. ~{4

o Pastena (Roma) 11. 8.003 Bartolomuool .Dc>meniro • • . . . • • • •

l art. camp.

31. 1.30 31. 1.3\

o

s. Martino In 18. 4.002 Co lozza Q\111lnn(o • • • • • • • • • • • • • • PensiJJs (Cam· pobassol

o

9. 8.903 Francla .d doLio . . • • • • • • • • • • • • • •

s. Teresa di Rl· s. 2.90~ Zatfuo J::àoarào • • • • • • • • • • • • • • • va (i\lessln&)

a Gioi& del Colle 4. 2.002 Laboll&rte Orazio. . • • . . • • • • • • • • (Bari)

o Piet ra pertosa 25.9.002 Lapenta Innocen~' . . •• ...... . • 6' raut. (Potenza)

3 1. 1.30 31. 1.30

o C&sUgUon Fio- 28. 1.003 Ol h· orlo .dlmst • ••••• •. • • • . • • • .

':; Id.

31. 1.30 31. 1.~0

27 Id.

31. 1.30 31. 1.30

63 Id.

:n. 1.30 31. 1.3<1

De p. ali. qua:lr.

Sl. 1.30 31. 1.30

reo. (Ati'ZZO) o M Il az zo (Mos· 31. &.002 Jmpallomeol Ro8aric . • • • • • • • . • . fdoa) C

0

R u t lno lemo)

(S a- 6. a.003 Loogo Qiusem,e .. .. .. .. • • • • • ..

Bari.... . • . • • • 1. 6.005 MennJIIo Fran~:uco • • • • • • • • • • • •

Per$&DO,

0

Calvi

(Napeli) 16. 8.003 lzzo .drduirw.. • • • • • • • • • • • • • • •

lO art. oomp.

31. 1.30 :n. t.3o


" = o"' o

s :r.

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CA:SATO E

NOM~

J>O::>lZI ONF.

dl

DI NAS()lT A

nascita

DECORAZIONI E CA.'\IPAON E

di

di

grado aervlzlo

dal n. 98 al n. 113. c Cannltello (R. 22. 4.003 Cassone .J.nllmio.. • • • . • . • . • • • • . Calab1·ia)

28 lll't. camp.

21. 1.30 31. 1.30

c Altamum(Bari) 10.7.002 Prelte M ario ...••.••••••• ,.,..

6i tant.

31. 1.30 31. 1.30

c S econdlgllano <Napoli) c

s. 2.003 Gome?. De Ayala .dU(/ llillO • • • • • • • c o v . v 1 t t. E m a- 31. t.ao 31. t.ao nuele II.

s. Gregorio di 13. 9.903 Bonelll llfvhele • • • • • • • • • . • • • • •

l i bere.

31. 1.30 31. 1.30

30 nrt. camp.

31. 1.30 31. 1.30

6 alpini.

31. 1.:10 31. 1.30

5 Cav. Oulde

3_1. 1.30 31. 1.30

art. pes.

31. 1.30 31. 1.30

Jppaua (Ca· tanzaro)

c Roma • . •.•. . . n. 2.000 Aleandr i Giacomo •• ..•.•.. . , • • . • • c Ca.lcamo !ermo.) c

(P a·

s. uos Pa.<Jett.l Ferdit10tldo. • •• • , , • • • • • •

:;a,~arl .. ..... 28. 2.f.04 llletlas 111<1ri·J .' •••••• • ••••• • • •

a Roma. . . • . . . . 29. 6.002 Moretti Giovanni .•• . • • .••• , • . .

'

c Jo' ra· tamagglore 19.11.903 Giordano Giuseppe • • • , • • • • • • • • (Napoli)

2 ge•olo

31. 1.30 31. 1.30

(: Roma .. • . • . .

2 art. I>ea.

31. 1.:10 31. 1.30

93 faot.

31. 1.30 31. 1.30

1. 6.901 Rosi J7 ittorit1 .. . . . . ... . . . ... , • •

c

Tufo (Avellino) 16.11.902 S tlsl .Malleo .•• • • • . , •••••.••• ,

c

Catania •••.. 16. 10.95 Bellla F ratv:esro ® " '•·"·", @, @,

+· 11 art. ves. eamp.

e Limbadi (Catan· 2. s.~r-2 Massara Gattmw . . • . • . . • . . . . • . zaro)

l'lo. oentr. ed. fts.

c S. !:l tetano d'A· 27.2.902 Zocca ll Fortunuto •••••. • , • • • • • • 9 n lp. spramonte R.

31. 1.30 SI. 1.30 31. 1.30 31. l .SO

31. 1.30 31. l.SO

Cala' ·rla) c Marzano d'.-\p 13.10.902 De Quattro Nirola . • • • • • • . • • . . pio <Na poli) c Canna <Cosenza)

1. s . 98 Tarsia Gituu~ppe Antonio,. • • • • • • •

2:.1 rant.

31. 1.30 31. 1.30

6 contrae. autoc.

31. ) .30 31. 1.30


(8~)

''fO

LUOGO

TENENTI IQDICl

A.NZIA.NlTÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

di

DI NASClTA

Dk:CORA.ZIONE E CAMPAGNE nascita

d1

di

grado sei'Vlzio

dal n. 114 al n. 129. o Caste l b u o uo 28.11.901 Mu.zola Yin<'en:o + . . . . (Salerno)

. . . . . . . 7 art. JX•e.

31. 1.30 31. 1.3(1

o Sesea Aurunca 2. 5.902 Grella. Emuto. . • • • • • • . • . . • • • . (Napoli)

2 art. coeta.

st. t.so :n. uo

o Auoona. • . . . . . 18. a .903 Zoppi Zdio • • • • • • • • • • • • • • • • • •

8 al p.

31. 1.30 3 l. 1.30

c.. 1.903 S plno"a OttUePve . • • • • • • • • • • • • •

4 ~nio

31. 1.30 3L l-'lo

c Torrltto (Bari> 20. 7.904 Atorcurlo J.ùJcco • • • • • • • • • • • • • • •

88 rant .

31. 1. 30 :u. 1.30

c Ma11aalubrense 8.11.901 De Gregorio Gaekmo. • •• • • • • • • • (Napoli>

74 Id.

31. l .SO 31. 130.

:;c. di appl. ;;an. mu.

18.12.30 ld . I2.JII

o Cefalù

(Paler·

m o)

o NaPOli .••...• 24. 5.904 Cnrer l f-wnaf'dl)

... ...... ..... .

o Vlllo. s. Glov. 16. 5.903 Aragona Filipr. o ••• ••••••.••••

Id.

Id.

Id.

18.12.30 1~.12.30

•. 4.904 Huggerl Tullio • . .• • •...••..•••

l d.

Id.

Id •

18 .12.30 Hs. t2.311

F:mnf&~Yk •.••••• . ... • · • •

Id .

Id.

Id.

18.12.Stl 18 .12. :1\1

c Luras (SIIl!lla rl). 13.12.005 Pnln llf ichelirw.. . .............

I d.

Id.

ltl.

18 .12.30 18.12.30

s. 3.902 Bern rdlnone ,lo;tlrlcO • ••••••• • • • •

Id.

Id.

Id.

l ti .l2.30 11:1.12.30

c Napoli ........ 81 . \.903 Audreottl Oscur • •••••••••. •• •.

Id.

Ili .

Id.

18 .12.30 18.12.30

o Rapone (Po· 6. 8.903 Crls tlnnl M i chdrul(ltw • ••.•••.••

Id.

Id.

Id,

1!!.12.30 11!.12.:!0

29. 5.903 Lauri Oiu!fo .• ••••••••.. .. ... .

[d.

Id,

Id.

18.12.30 15 .12.:lll

c Osi ruo (Ancona) 16.ll.903 F&doll d !berlo • • ..• .• • • • ..•••..

J.:.

Id.

Id.

18 .12. 30 18 .12.3'1

(R.

Calabria)

o Messina .....•• c

~'lrenze . . . .. •.

o Nai•OII .... , • ,

l L 6.004 Ricci

tenzn)

o Sora

(~'rosi·

none)


11

(8t01tt) 'rB!fENTl KBDICI

.!!

ANZU NITA

DATA

j;

c;

LUOGO

3 3

DI :->ASCITA

CASAT O E NO!IlE POSIZIONE

di

u.

DEOORA.ZI0:-11 E C.UIPAGNE nascita

di

di

crado semllio

dal n. 130 n l n. 144. ()

Viggiano (P o· l<l. 1.904 De Lorenzo uonardo••• ••••• ••• t.eoza)

Se. di appl. san. mU.

18.12.30 18. 12.30

Id.

Id.

Id.

18.12.30 18.12.30

o Messina •••••. 14. 1.003 Onsparro Umberùl•. ••••••••••••

(d.

Id.

Id.

18.12.30 18.12.30

o Bovalino (Reg· l. 5.903 Chlnè Mario •• •• • ••••.••••••••

[d.

Id.

Id~

18.12.30 18.12. 30

:1. !1.905 Lino FrafiCUCO •• •••••• • • • •••••

Id.

Id.

Id.

18.12.30 18.12.30

o Napoli .......

12. 7.00!) Del P eroi o Sii trio •••••••••••••.

ld.

Id,

Id.

18.12.30 1~-12.30

Haruncca (Ca· tania)

a. 11.006 Santagatl FrtiiiCUCO •• •••••••••••

Id.

id.

Id.

18.12.30 18.12.30

e L88Carl <Palor- tG. 7.902 Nnpnlitanl EN"Uo. • •• • • • • • • • • ••

Id.

id .

Id.

18.12.30 18. 1.2.30

( d.

Id.

Id.

18.12.30 18. 12.30

o C!Ultig lione (Ca· 3. 6.003 Reggio M ichele . .••.••• .• ••••• tanla)

Id .

Id.

Id.

18. 12.30 18. 12.30

e Palermo . .•... 21. 3.006 Palleronl Dino . •••••••• • •••• ••

Id.

Id.

Id.

18.12.30 18.12.30

o T r ani (Ba• l) •. 2i.8 .005 La rovere GiuacpJ e .•••••• •• • • ••

I d.

Id.

Id,

18.12.30 IS.t2.30

..... ..... ...... . .

Id.

Id,

Id,

18.12.30 1!1.12. 31)

o Montoro Su p. 18.4.903 Pnrrelln 7'ullio •••••• • ••• • •.••.

Id.

Id.

id .

18.12.30 18.12.30

Id.

hl.

Id.

18.12.30 18.12.30

o Cardinale (Ca· 14. 7.904 ClrlUo GiotlaJUli. •••••• • •••••••• tanzaro)

glo C.)

o Carinola (N a· po l)

o

m o)

o A p ice (Bene- 26. 7.004 De Llpsls FortuncJo • •••.••••••• vento)

a Custìglione

E. 22.11.001 GrUonl

o~

(Arezzo)

(AveiUno)

o Frignano (Ca· 14. 2.4011 Ca3S&IId ra Ltt(qi • ••••.•• ••••••• serta)


UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI

-o .2 >

3

.! ;/}

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CASATO E NOME

POS I ZIONE

di DI NASCITA

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

dJ

grado >'ermlo

COLONNELLO CHIMICO-l!'ARMAClST.... a

Cesena (Forli).

·126. 5.72 Su?.zl dott. Filippo, e . C, +. /t, Iep• •er,·. fe.rm. ì\Hn. l. 5.21 2. ®. @"''"• @. @. +• +·.

7.~

g;ucrro~.

TEN. COLON NELLI CHIMICI-FARli!ACISTI,

dal n. l a l n . 4. a Multi <Potenza). SI. 8.77 Pagniellodott..Allredo, U +. e. L. D. In chlm.

brom.

o Palermo .. •.•• 29. 9.79 CorradJ R~•.

a

Vi r. l ~t. cblm. fartu. mll.

+.I!J........ .. .... o.p., Palermo.

Galatina CLccce) 8. 8.78 Regatd dott. Pidro. U.

+..... ...

a Bologna. . . . . . . 26. 6.82 Mo?.zaua dott. Carlo, :-!>..........

f. 7.22 16. 9.03

SI. S.2S 1.5. 9.02

~apoll.

f . l2.26 12. 6.0f

Iet. chJm. tarm. mll.

25. 9.30 2. 5,09

Id.

MAGGIORI. CHIMICI-FARMACISTI .

dal n . l al n. 4.

a

16.12.16 Ui, 9. 02

.4•,ntt. (n/trm.

l. 6. 16 16.li.Oil

~.....

Oap. Bologna

1.12.16 22.12.0'l

+• 4; '"'"'"•

Id. Livor no

1. 3,17 l, 1,01

Padova..... . . 24. 4.77 Toderl.ol dtù .G agllal'diP della Volta nob. dott. Tecdt>ro. ® ..,.... @,@

+.

a P adova .••••.• U . 5,78 Oherardl Dott. Nald.o. a

+. +

Oep. Piacenza.

a Milano ... . . ... 16, 6.76 Borllnetto dott. Orutt.

p~rggia, ...... 17, J,81 Marini d ott.

Carlo, ~"'. @. @,

+·

+.


·73

.. o C>

:l

LUOGO

DATi•

A..'\ZIAl'ilT.A CASATO E

~OME

di DI NASCITA

na8Cita

POSIZIONE DECORAZlO~I

E

dJ

CAMPAG~E

di

grado ser~ l •.lo

dal n. 5 al n. 19.

+. ~. ~""' Osp. H.. m,•.

a

Roma . . . . . . . . 15. 1.8! Lombardi dott. iltanlfo, tl•·n, @, (Q;.

a

Ferrcrt' (A Je s- 11.12.83 Accos.-ato dott. Erm.eneqiJdo, tft> • •

l. 3.17 30. I.OS

Id. ::iavJgUauo.

4. 8. 18 l. 2.0'J

Handrln l

6.11.83 UOM'Cta dott.. Uarlo, :jf>, <!) •••••••

a

:-lizza ì\fonterrato (Aie.;sa.ndrlll)

a

Ancunu ....... 22.10.82 lll•chtli 'J'endorioo, cj!J, 1!1, 4/'". @ '"'

. ...... @, @, ••

+·

+. 4> a Mercatello (Po- H. 3.86 Parrl dott. Waller. +. 4> a Vlzzinl{Cate.nia) 1, 111.87 Vita dott. Guctano,

sarol a

Montecatini Val dJ Cecina (Pls..).

+'•

1.11.89 Cappelli dott. OIWsf.ppe, • • t§o.4>, @ ,...,.. @), @. L. D. In ohiro.

Ist.

chlnlico mU.

farro.

4. 8.18 2. 6.0:}

O s p . Ancona.

l, 7.22 27. 2.1:1

lst. chimico farm. mll,

l. 7.2t 27. ~.lS

So. appl. san. mD. (Ins. tit.).

l. 7.2227. 2.13

..-18/letl. interm.

l . 7.2t 30.11.09

Bttrl.

SI. 3.24 t?. 2.IS

brom. ~ ..................

a

Bitonto (Bari) 20. 4.86 $1\\'ino Vitn

o

J>ott.inhugo (No- 13. 9.86 Mnsso E1t rico, :i' . . . . . . . . . . . . . . . . va.ru)

Ist. nhhnico farna. U1il. 31. 3.2, z,.ll.IS

o

llroutc (Catanlll) 8. 4.89 ! dola Emilio, el!>. ~ "•. @), @. . • . .

Osp. Trl,ste,

Sl, 8.24 24.11.13

a .Menti (Agd!fento) 16. 5.86 Valllntl Anlnnino, ~. 4>.... ......

I d. Torino.

SI. 3•24 20. 9.14

Corneliano d'Al· 17.11.86 Sl()(:ardl Guido ~. 4>............

Id. Udino.

31. S.:!6 27. 2.1S

Id. Alessandria..

SI. 3.25 20. 9.1,

c

O<p

ba (CUneo)

a

Oarbagna(~les·

s andria)

:!4. 12.82 ~lvtgfni dott. Giorgio, :§>, @....... ..,..., @, @o

26. 4.90 CortMS& dott. Siloìo. <!!>. 4> • • . . . . · I•t. chimico farm. m li. 31. S.26 1. 6.H

c

~n poli ..... . ..

a

S. Egl<lio !Tern· 11. 4.84 Farina Fclict. <t . j_;•11 • 11 ~ .......,.. lllll )

~. @. ~·

Osp. Hrcuze.

St. 3.2627. 2.13


(Sequt) 114001081 & PBDa 041't'I'41111 OBIKIOI·FAIUIACIBTI

LUOGO

ANZIANITÀ

D AT A

CASATO E NOME POSIZIONE

dl

DI NASCITA

nasolta

DE<JORAZIONI

d1

E CAMPAGNE

di

grado servizio

da.l n. 20 al n. 29. a

GiO'ool Valle Plana (Salorno)

l. 1.84 Fortunato Uoflar dQ. :!P ~. ~, ...,..,

Osp. Genova.

l . 1.27 24.1LlS

• . . • . . • • A6ptlt. il4ft:ml.

l. l .27 23. 5.16

@). @.

<l

T erranova Bra c· 10. 8.84 Polverlnl .4nok>lo. tft:, ~cio!! n l (AroT.ZO)

<l

Alla (Palermo) 13. 1.86 OrlgonanJ Euoenlq, :§:, @ "'·"·"·", ~"'·"+

Osp. 1\lessllla.

I. 1.27 24.11. 13

8

R o v l t. o !CO· 21. 6,88 Mti l't'a GitutPVe. . . . . . . . . . . . • . . . • •

l t l. Trento.

l. 1.27 2Ul. l3

l . 1.27

aeu1.n l

u

Poi rl nn \TO· 20. 2.8~1 Arvino Pidro. tft:, ~.'"·"·"·"·"'·''·", rlno> ~ ~. i!iJ.

Id.

"

Ca sa l b n r dino 27. 3.88 Moii!!<Rnl dott. Ricctardo. <t>. ~,.,_.,.., (Chlotll

I d. Per oate..

l. 1.27 l. 8.16

8

::;. Mo t·1a Capua

1st.. oblnolco f&~·m. mll.

1. 8.29 1. 8.22

Osp. Cllglfarl.

31. 3.30 16. :!.23

Guntro oblmlco mll.

31. :~.30 16. 2.23

+.

Vetere poli)

"'·".

11, 1,96 Pal.m1erl tlott. .llfarlo . . . . • • . . • . • .

Novara.

l. 5.1,

(Na·

a

~sarl

. . . . • • 18. 1.1111 Lay rlott. D'no • • . . . . . . . • . . . . . .

-c

Fo~.tl

(Aq .. lla) 14.!.1.1100 Pla<·hll llott. EU<rre.......... .. ..

a

Stradella <Pn · 19. 11.92 Olt•rgl tlott. {}(cl'{fio, via l ~ "''", @). @,

+·

~ ,..,..........

1st. oltlmlco farm. m!l. 25. 9.3o 16. 2.:!3

PRIMI CAPITANI CRIMICI·FAR t\1..\ClSTI.

dal n. 1 al n. 2 . .a

'J'aranto. • • . . . 11. 2.86 Lal! bruzzo M e11oUi <*>.... . . . . . • •

Osp. Roma.

c

Offltla

(Asooll 27.12.86 ~ae<·o~la E'midio, ~ " '·", @), @, <*> P1reno).

Id. BRrl,

( •) ha rlnuuzl.to ~U'twnuzamento.

l . 7.16 l . G.H


76

OAPIT.t.!U O llllllliOI·PAR!fAClSTI

.!!

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ANZIA!>:ITÀ

DAT~

LUOGO

CASATO E NOME

POSIZION E

dJ

s DI NAS CITA oasolto. DECORAZIONI E CAMPAGNE

..

dJ

dt

<Il

grado servizio

(f)

CAP11'ANI CBIMJCI-FA.RMACIS TI.

dal n. l al n. 18. a

V a c r l (Chieti) 18. 6.93 D'Aledsaodro dott. lJuìQi •••••.••

o

Ra.ooootet (Cu· 12. 7.9 neo)

~

Revelll dott. Gwauhino, @, @ • •.

• ., ..u.

o Bergamasco (A· 10.12.9(}(1 Bragg o dott. Giovanni ....... . .. 1cs•and rla)

a

s liri& (T orino)

a

Torluo

o

~l vito

3. 3.93 Zln l tlott. Oiovunn~ •.••....••••..

....... 26. 1,99 Ouglielmlnettl dott. SUt7io, ®. lfi). o. • · 6,2,901 lJ I Tulllo dott. OdorisW

~.., ...,

.. ....... .

Osp. Mll&oo.

31. 3.26 16. 2.~~~

Comlt. mobU. tndustr. 31. 3.26 16. 2.23 (Napoli). l s t. chhn. rarm. mll.

:n. 3.26 16. 2.23

Osp. Torino.

31. 3.26 16. 2.23

Centro chimico mtll- 11.11.26 16.11.23 t.are. Osp . Udine.

11.11.26 16.11.23

1st. obl.xn. farm. mU.

11.11.26 16.11.23

o S. A.rRColo (Sa· LI. 6.93 Pessolano dott. .jnqtJo @ ......, @. Diap . Min. Oolonù

ll.11.26 16.11.23

(Frost-

none) c

l!'lrcnzc • .. ..•. 10,8,901 Braca.lonl dott. Lort MO ..••.•••. .

@. +·

lerno)

a

Trop e a (<.Ja· 31.10.94 Adllardl dott. Oitùio, @ "'"", to.nzaro) @. Li]).

(Trtpolltaota).

+. 0>11· R oma. (com. la- 11.11.26 16.11.23

CFrost· 21.10.92 F11utozzl dott. Lviqi. ~'""". @. @

bor. cblm. bromat. applicatal . Inr. Cava Tl rrent.

11.11.26 16.11.23

Os p. Chieti.

6. 5.28 6. 5.28

2. 8.88 De Palma dott. FiHppo •..••• ••

Id.

NapoiL

6. 5.28 6. 5.28

c Luzzi (Cosenza) 29.12.88 De Maroo Oua;·e .. .. ...... .. ..

I d.

Roma,

6. 5.28 6. 5.28

s. 3.88 R lzzo GGetmvJ • • • • • • • • . • • . •••••

Id.

Id.

6. 6.28 6. 5.28

()

Bitonto (Bari) . 10. 9.86 Oarofalo dott. Jl'iw ••••••. •.• ••

Id.

Verona.

6. 5.28 6. 5.28

1\

Roma ....... 29. 9.89 Corradl Piell"tJ .. .. .. . ...... ....

Id.

Roma.~

6. 5.28 6. 5.28

()

Bastoò(H B"slna) lS. 2.84 Chlofalo Bwuw ................

Id. Catanzaro.

6. 6.28 6. 5.28

lat. c· hlmlco farm. mll.

6. 5.28 Il. 2.58

o Alv ito none)

a Seminara (lì e;!'· 6. 2.90 Ma.<JSeo SotHrio •.•••• .• ...•..• • glo Calabria)

c Gravina (Bari)

a Piazza Armerina (Caltaots.•ett.a)

a Ivrea (Aosta) • 6. S.84 Trevee 4 risti4t .. ..• • . . .. •• •...


7U

(S~) CAPIT.& NI & TBN11:NTJ CB.UliCI·J'..l.RX.&OISTI

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DATA

> <3

LUOGO

...,o

DI NASCITA

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ANZIANITÀ

CASATO E NOME

dJ

nasdta

POSIZIONE dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

grado sen·blo

dal n . 19 al n. 20. c Ca.IUano

Mon- 26. 1.90 Mllllno dott. D ·nnenico

ferrato (Ales-

...... ... lnf. proes. Gori&ta.

6. 5.28 6. us

sandrla) a

Lignana (Novara)

5. 3.89 Ferrarid Saltl(ILQre .•...••..•••••

Osp. Aleeeandrla.

6. 5.28 6.

us

TENENTI CBIMICI- F ~RMACISTJ.

daJ n . l al n. 11. o Fll'fiD.Ie.. . ...

7.7.902 Nooentln l dott. D'M . . . . . • . • . . . .

Osp. MJJano.

9. 6.:!7 9. ti.:l1

o Napoli . • . • . .

6.7.90~

Scuola appl. ean. (lns.

9. 6.27 9. 6.~1

Scotti dot t. Getl$tp-pe •• :. . . . . . . .

agg.).

c S8888ri . . . • .

4. 7.99 Sanna dott. .tfl<!uandro.. . • • • • • • •

Osp. Hllano

9. 6.27 9. 6.~7

c MoaJina . . . . .

4.6.90~

Zodd>' dot t . .Jlda • • • • • . • • • • • . . . •

I d. Palermo.

9. 6:.!7

c Mong l a s s a n o 16. 6.96 DattUo ..4no(OUM .. • • .. .. .. .. • .. (Cosmr.a)

I d. Breeola.

6. 6.28 6. 5.28

o. 6.27

c Guardi ag r e l e (Chieti)

2. 3.97 Palmerlu Pidro, ~ "", @, @. . . . .

Int. proes. navenna.

6. 5.2S 6. 5.28

a

RarJ . . . . . . . . .

1. 1.96 CUratolo Loret'WJ • • • . • • • • • • • • . •

Oep. Firenze.

6. 6.28 6. 5.28

a noma . ...... .

2. 8.96 FochJ dott. J~oberl.ti, ® " "'"'", +, @.), <!Ì·

Id.

Napoli.

6. 6.28 6. 6.28

c Bari

••

18. 9.99 De BenedlctJs dott. Ra(Jaek .....

Id.

Bari.

6. 6.28 6. US

•••

31. 2.98 ZaneW dott. .Jllx:rtc • ••••. • ••• • •

I d. Trlesle.

6. 6.28 6. 6.28

16.11.900 Alblzzatl dott. 1Jcwid,p • ••• •• ••••

I d. F:lrenu.

8. 6.28 6. 6.18

•

c Parma

c SpezJa

•

•••• o

•

••

o

•••• o

••


( Sttrt~ l TSNEI\"TI CBDnCJ·P'.\RliAC JSTJ

.t

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s

l)[ NASOlTA

a

ANZIA:\!TÀ

D ATA OaSA TO E NOME di

i.

77

l n:o~oll-11

POSIZI ONi: I)EOOIIAZIONl E OAMPAONE

. l

di

d!

grado

~er,·lzto

dal n. 12 al n. 28. c Patti (}{~a). 7. 2.900 Orlando Ttl>àoro ••..•• .•••. .••

n. truppe col. ('l'rlpol.) e. 6.28 6. 5.28

c R i bera (Agri· 10. 6.900 Frlscla Pfdro .••..••••••....••

Osp. Roma.

6. 6.28 6. 6.28

c S. Gregorio Ma- 8.12.G02 Ooffrodl dott. Ettore ......... .. . po (Salerno).

lat. ohlm. rarm.. m11.

28. 3.29 28. 3.29

o Etoeolone <Cam· 17. 8.890 Prloolo dott. .41/0MO,

Inl. pros. Parma.

28. 3.29 28. 3.29

c Molfetta {Bari) •• 7.904 S padaTeoohla dott. Domenico • ••••

Osp. BoiOiftl&.

28. 3.29 28. 3.211

c .-uaa-ooa (Agri· 23. LQOI Licata dott. Saloolore•• ••••••.••

Inr. proe. Bul.z&no.

28. 3.29 28. 3.29

Osp. Padon••

28. 3.29 28. 3 29

gento)

pobasso)

~ ..... ®.

@, • ·

p ntv)

o Siena

12.10.GOI Setrre dott. Ftt'11ando • •.••••••••

c VItulAzio (N&- 5. 9.Q01 Pozzuoli dott. FraMUro •.....•• poli)

I d. Romn 1oom. oam· 28. s.t9 28. 3.29 po san. An.tloJ,

o Grotte {Agri · 20.8.898 NBI!Oè dott. FrancuooPaolo, @ " ", g ento) @, @.

I d. Oaa>llarl.

28. 3.29 28. 3.211

c Torino •

17.10.901 Rotro dott. Fe<krico. • . . • . . • • • • •

Jd.

28. 3.29 28. 3.29

o Vororu•.

30. ll.904

o Mootevarohl.

7. 3.003 Bernini dott. FQdCO.. • • • • • • • • • • •

o Pisa. •

28.10.903 Rlparbelll dott. &berli). • • • . . • . . Osp. Palermo.

14. 2.30 14. ~.:!()

c

4. 8.904 L"rea te dott. Baldo • •••••.••••••

Id. N.\ poU.

14. 2 .~0 14. 2.:10

o A l e e s a n d r o 24. 4.904 CarllKI dot.t. Ferdilumdo. . • • . • • • • Roooa (Agri· gento).

Id. Go nova

14. 2.30 14. 2 .~0

o Ca•tellanetta

12. 7.905 :\tazzaraoohlo dott. Bernardino . • . .

Id. Verona

14. 2.30 14.2 -~0

o

8. 2.903 Rloc&rdl dott. Oi ~Uepf)(.. • • • . • • • Inf. pros . ::;e.ssan.

Now Jork

Caronia • • •

~larttol

d ott. Luigi. • . . • • . • • • • •

.

Torino.

.4Bt>tU. in/erm. Ist. ohlm. rann. mi l.

14. 2.30 14. \1.30

14. 2.30 14. 2 :11


UFFICIALI DI RISERVA BIASSlJM'ri IN SERVIZIO QUAUI&V~IDIGUERBA

Ufficiali Medici ,!;! ;;..

c:;

LUOGO

.8

DI NASCITA

.., "'

DATA

Data CA~ATO

E NOME POSIZIONE

di

Vi

nascita

DEOORA.ZIONI E CAMPAGNE

.A.nzla·

di

nJtà <.Il

nomina

grado

4

sottotenentAI

'TE!I.'ENTI COLONNELLI MEDICI a S. Giorgio Mar- 20. 9. 75 Oraasi Git~eppe • · tff:, +, ~ u• ..u·u seto (R. Cnla· @•. @. bria).

Oap. Napoli.

13. 3.23 17. 10.02

PRIMl CAPITA:\'I MEDICI

dal n. 1 al n. 7. .a Loncl (Messina) 13. 8.80 Zlngales Giuseppe <t. + , ~·•••, ~. @.

Aspett. inf~rm.

19.10.16 27. 6.07

a

D l1111. Min. ln~M·rw.

n. a.J7 s. s.I.!>

c Napoli ......• 20. 7 .so Marwo Gustavo. • . • . . . . • . • • . . . .

Id.

Il. 3.17 :23. 2.02

a Sanana ( S p o· 28. 4. 83 Tonolll Camillo ®"", @, @ . • . • . • z ill }

Leg. CC. U R. Ganova. 13. 3.17 JO. 8.15

c

Cetona (Sienn} 2.3. 6.79 Ttosl Alcilù . ................ ..

Boscoreale (Na- 2.3.12.87 ClrlUo Giuse,:.pe.. ..............

JX$p.

Id.

Id.

btia. 111Umc.

26. 8.17 8(). 5.15

TJOII)

a Co.iro (Egitto}

1. 1.00 hioutlniGi-.roallni+. + . ~'".",®.(\b.

Osp. Trieste.

21.10.1R 16. 9.15

a

9. 6.90 Laino Rosario~. +.®'""",@, @.

Dir. Stln. Homa.

27.10.18 1. 5.16

Di&p. Mf11. Jnt~no:

SI . s.2S 16. 5.16

Cetrano (C o· !«lnza}

CAPITA:-.:! MEI>ICI

dal n. 1 al n. 2. a

VIterbo. • • . • .

7. 5.89 Pnoluool Alberto tiJ, • · ®'"·". ~- @.

c Cerchio (Aqulln} 17. 7.R7 PecU Il ..fnlonio • · ~'"·", @, @•. · ·

Ses. plr. R. E. Bologua SJ. 3.2.1 ìl8. 6.10

PRIMI T ENENTI MEDICI o

J.a,·ello (P o- Zt. 9.81 Prov,·ldenza Sat>in.o ............ tcnza}

D i-ifl. Min. Ectucaz!Ofte 10. 3.18 16. 3.18 Nazi.Qrr~.


(Stgm) UFFICIALI DI RISERVA RIASSUNTI I N I!IERVJZIO QUALI I NVALIDI DI GUERRA

79

Ufficiali Chimici Farmacisti ~

'!>'

DATA

o

L UOGO

.s

DJ NASOlTA

. d

m

CASATO E NOME di

POS IZIONE

Data A.nl!ladi nitA nomina di

DEC0JtAZJ01111 E CAMPAGNE nnsolta

grado

~UGGIORI

a. IJOtto· tenente

CHIMICI J<'ARMACISTJ

a V l l l a m agna 2.5. 6.83 Batt.agllnl GuiWJ -1< <]!>,4ì, ~"'-"'"·" . (Chieti).

D isp • .111in. Colonie 15. 1.2i 16. 6.1 per irw;arie<:l

(Cirenaica).

~-ieile


RIPARTO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P. E. FRA I DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI

MINISTERO DELLA OUERRA. Direzione generate dì sanità militare.

O. M,

Contrf no FerdinaneùJ (a<s.).

C.M.

Bltano .ii.U{Itl81o.

T.G.M. Ri va Umberto (direttore generale).

Ooll~qio

Medico-Leva/e.

!lf.G.M. Tohla .A.rturo (a d!spoldzlone). M.G.l\1. Massarottl Giuupf')e

M.G.M. Bemuccl RQCÙJl/o (p residente).

(Id.)

Col.C.F. Suzzl Filif'flO (l~pettore del servizio farmaceutico). T.C.M. Santa Maria .il. l~ (capo divisione lnc.l

(I d.

T.C.M. Frlsool Paclo.

Id.

Id.),

T.C.l\1. Cn.sarlul 4rturo ( Di r. Giornale dJ mcdlclna mU,) T.C.l\1. Delogu Gino T.C.l\1.

( oopo sezione l ne.) (ili.

Id.

Id.)

T.C.l\1, Slnlsl GuieùJ

( Id.

Id.

Id.)

T.C.111. Costa Fausto

(Id.

Id.

Id.)

Floren~a I (lllazio

M.M.

BMIIe ~ntonio (consigliere).

M.M.

Ippoliti .il. r naldo.

M.M.

Corsi .il.ltr-.do (ooo.slgUere lnc.).

M.M.

?\ llOOarato FilipJW (ass.).

M. \J.

Ba·s l Oiustp;~e (Ms.).

1o.c.M. MMedonlo .Michdangelo.

Col.M. De Sarlo Eugenio (m em bro). Col. M. (A. R. Q .) Passera Errole (Id.), T.O.M. Consiglio P i<lcìdo (Id.) (com.).

T.C.l\1. MolisanJ ~l/rtdo (Id.). M.M.

<.:ammarata Oio'Canni ( ass. ).

M.M.

Loprestl .il.ntonino (segretario).

M.M.

Manconl M icheU (membro).

Laboratorio di fisiologia e biologia applicata M.M. Cas8ln1s Uqo (com.)

Laboratorio di chimica e bromatologia

applicata. C.O.F. Aù.llardl Giulio (com.).

Scuola di appllcaz.lone di sanità militare. M.O.M. Ori:oconl Giovanni ( dJrettore).

T.C.M. Br uni Nicola

(in s .

Ut.).

T.C.M Mangana.ro Car1rw:o (Id.

Id.).

C.M.

Loria Giot:anni (ass. ).

T.C.l\1. M.augerl Nicol6

(id.

Id.).

C.M.

Cipriano S altJalorc lass. ).

M.M.

Mallce .il.lusandr o

(Id!.

Id.).

C.M.

Mazza.ronl Giacomo

1\1.1\I.

Laogella Fra11~8CO (A. iM.).

10 C,M. Dubbiosi Emilio (com.) . T.O.l\1.: tenente generale medloo; M. O .M.: maggior gener ale medico; Col.M.: colon· nello ruedloo: T.C.l\1.: tenente oolouuello medico; M ..M.: maggiore medico; C.M.: capitano medioo. T.M.: tenente medico; Co!.C.F.: colonnello chlmlco·farmaolsta; T .C.O.F.: tenente colonnello cbl· mico-tarmacista; M.C.F.: maggiore oblmlco-tarmaclsta; C.C.F.: capitano c hlmloo·tarmacista; C.P. tenente chlmlco-tarmacleta.

.d.bbreviaziont. -


(Seot~) RIPARTO DI!:OLI UFJ'IOIALI HBDIOI & OB:UliOf-FARllACISTI ECC.

C.M.

Plccarroto. Francesco (!ns. ngg. ).

c.M.

Nanul Car lo ( id. Id )

C.M. C.M.

Treploclonl Emanuele (ltl. id.). Cn.m pauo. .dnlonio (Id. Id.).

C.M.

Barbiera. .Mauranqelo. (id. Id.).

C.M.

Piocloll ErmencoUdo. Ro~o. Gu ulo (in1:1 . agg.).

M.M.

BlnJ Dort~ico.

Waller (ius. tlt.).

C.M·.

Dello lolo Giovanni

C.M.

M.C.l<'. Pa rrl

81

Scuola d'applicazione d'artiglieria e genio. C&setta Cesare.

ìiLM.

Accad. mll. di fanteria e cavalleria.

T.C.l!'. Scotti GiU$eppe {Id, llgg.).

Accad. mll. d'artiglieria e genio. Istituto chimico-farmaceutico mllltare di Torino.

M.M.

Collegi militari.

T.C.C.F. Pagniello .dl/redo (direttore). T.C.C.F. Mozza.oo. Carie. M. C. l!' .

Oorreta Carlo.

M.O.J.<'.

Vita Gaetano.

M.C.F.

Musso Enrico.

M.C.F.

Corta.ssa Sil!)'Ì().

M.C.F .

Palmi eri Mario .

M.C.F.

Giorgi Giorgio.

Petltl P asquale.

M.M.

Gallo .drturo

1o.c.M. Spagnuolo Vigorlta Nicola Comando scuole centr. mlllt. M.M.

PellegrlnJ Ores!e.

Scuola centrale d l fanteria. C.M.

Giannetti B ernardo.

C.C. F. Bragglo Giovanni

c.c·F. Bracaloni Lorenzc. C.C.F. Tre\"OS .d/'Wide.

T.C.F.

Goffredl Ettore:.

T.C.F.

Bernini F08CO.

Scuola centrale di artiglieria. -----··..· - - -··---................ ....

- ----

Scuola centrale del genio. .....-

- ·- ..····--·------

Comando Corpo Stato Maggiore. T.C.M.

Scuola centr. mlllt. di educaz. fisica.

Ingra.\"aUe .dl/redo.

Scuola di guerra.

T.M.

Pansoro. Ottat:io.

T.M.

Massaro. Gact<Jno.

Perrier S!e/anc.

T.C.M.

Scuola di tiro d'artiglieria. Scuola d'ap;pl. di fanteria. T.C.ìl!.

Armand-Ugon Gi ovanni,

M. M.

Chlabrera Gior(fio.

C.M.

Scuole allievi ufficiali e sottufficlafi.

Scuola d'appl. di cavalleria. M . M.

Cambazzu Maf"ÙÙ

O. -

Gaglione .A.nl<mìo.

Scuola .d. U. Bra.

M .M.

R110li di anztanit4 dd Oorpo Sanliarlo mU.UaN.

Bruuo Carlo.


82

(.<;P.q!U!) RIPARTO DEGLI UFI!'IOIA.Ll MEDICI E OIUMIOl- FARlU.OISTl E OO.

Seu<>la 4. U. llionculieri

toc.M. Cblmenti Ferclinando.

C.M.

Manicri .d~r'CI.

M.C.F.

Placidi Ettore.

C.C.F.

Gugllelmlnettl SUno.

Scuola .4. U. Milano.

C. :\1.

Zurettl Salvnlore.

Stabilimenti militari dJ pena.

Scuola .4. U. J7erotuz.

De Cesare J7·inctn'I'O·

Reclusorio militare. M.M.

Trani Nalalino.

Seu<>la .4. S . Nocera Inferiore.

C.M.

Donsanto Amedeo.

Direzioni di sanità di Corpo d'armata e stabilimenti sanitari.

Seu<>la .4. U. Pola.

C.M.

DmEZlO:;"E D! SANITÀ.

I<"nraono .dn)onio.

DEL CORJ,>O D'ARMATA Dl T OR INO .

Seu<>la .4. U. Lucca.

C.M.

Leccese .dnlonio Scuola .4. U. Spoleto

C.M.

DI Lorenzo Odoarcl'>

Col. M. Franctù Luilri (direttore). M M.

Viglianl F ederico (Igienista).

M.M.

.Muratori Oarlo Fcl~e (segretario).

C.M.

Bianco Giovanni (com. sez. dlslnf.).

Scuola .4. S . Ritti. Ospedale militare di Torino.

C.M.

DI Maggio F rancesco. T.C.M. Scuola .4. S. Caserta.

C.M.

Bertona Gtuscppe.

Montanari .dUilio (direttore).

T .C..M. Ga!ottlno Carlo. T .C..M.

Gatti Di.oni(Ji.

T.C.M. M101;serano Gtuliu. Scuola .4. U. Saleroo.

T.C.M. Oggero Cesare. M.M

Trani Paolo.

M..M.

Bocca Ti/o.

.M.M.

Sogno .4rnU%ndo.

.M.M.

Sabatlnl Angelo (segretario}.

M.M.

D'Ambroslo Giuseppe

Servizio chimico militare.

M.M..

Fuseo .4ngelo.

M.M.

Ferri Guiclo.

M.M.

Cieco (}i.ovanni.

C.M.

Magrone .4medeo.

IOC.M.

Luciano Fuscà Fel~e.

O. M.

Ferraloro Giuseppe.

lOCM. Barello GioM1!ni (}iw;ewe.

S('UO!a .4.

u. Palermo.

Savarlno Saverio.


(Segue ) RIPARTO DEGLI UFFICIALI ~IEDICI E ClllliiCI·FAIDIACISTI ECC. C.M.

VItale Nicola.

C.M.

Squllln.clotl R,rflaele.

C.:\J.

TarQtùui Cairoli

C.M.

Calicndo MU:flele

M.M.

DaccbJalonl .ddcl/o.

F.C.

Applott1 Fcrdinandc.

M.M.

Imperlale Cesare.

M. C. F. Valenti .tlnt011iM

M.M.

Gatapano Edun•do.

C.C. F.

Zltù Giovanni.

1o.c.M. Ma..<sone Giocomo (A, M.)

T.C.F.

R olfo l<'ederico.

1 o,c.M. De Leo Salualorc.

83

Ospedale mi/ilare di Genooo. T.C.:\1. Porro Pietro (direttore). T .U.:\I. Savlnl Gualtiero.

1o.c.M. Quelrolo Emilio Ernesto. 0SJJedalc ntilitare c.li Nourtra.

T.C.ì\1.

Marga.ra. Cesare (direttore).

T.C.M.

MOll'!rUZZi Urn/.Jcrto.

T.C.M.

Pan~ia

li!.M.

Bertlnottl ""\llatcellino .

M.l\f.

Gurgo Pierino (A. :\J.).

M.C.F.

Arpino Pietro.

DEL COIIPO D'AIIMATA DI ALESSANDRIA,

ìlfa.rengo Lorcn:;() (direttore).

T. C.M. Carbone Vi11CCn:;() (segretario).

T.C.F.

Carlisl Ferdinando.

Ospedale mWt«re di Sauiolia110. Coi.M.

Bcdel Maurizio (direttore).

T.C.M. Ciarlo Silvio

M.M.

Crosiglia Evaris to.

M.:u.

Ba-so Giovanni Battista.

1o.c.M. Brunetti Giuseppe (A. M.). C.M.

Rossi Mario

M.C.F. Aocossato Ermeneoildo.

tO.C,:\I. Corte Ila Francesco (com. soz. dlslnf.). C.M.

Gennaro LuciaM.

M.C.F. Fortunato Leo11ardo.

AnJonitw.

DIREZIONE DI SANITÀ

Col.M.

C.l\!.

DutEUONE DI SANITÀ

Rodlnò Nicola (Igienista).

DF.:L CORPO D'ARMATA DI MILANO.

Goi.M. Gcrulll .dndrea. (direttore).

Ospedale milit«re di Alessandria.

M.M.

DI Stefano Girtseppe (SOgretar:lo).

T.C.M. Surdl DomenU:o (direttore).

1 o. c.M. Reitano Uqo. (igienista).

M.M.

Suma Cosimo

1o.c.M. Carimatl G-iUSC1Y/>e.

M.M.

Valente G-io~cllino

C.M.

M.M.

Bar·onlo Dario.

M.M.

Buono Demetrio

Cacciatora Domenico (oom . sez. dlslnf.)

Ospedale militare di Mflano. . . • • . . . . . . . • . . . . . • (direttore).

lOC.M. Colombara Guide.

T.C.M. Iannizzotto Carmelo. C.M.

Chiesa Emanuele.

C.M.

Boa Gi11-BtPPe (A. M.).

M.C.F.

Alvlgltù Giorgio.

T.C.M. Tenaglia Giuse'J}pe.

C.C. F.

Ferraris Salvatore.

M.M.

T.C.M. Landrianl R<Jèerto. T.C.M.

Camorlano Pietro.

Sesto ..dnlonino.


(Scoue) RIPARTO DEGLI UFFIOU.Lt HEDIOI Il: CBDIICt-FAIU(AC'tSTt ECC.

84

M.M.

Castelll lt.'pi/anw.

M.M.

Machl S ebasli.llno

M.M.

Ca.mplsi Baldassare.

Col.M.

M.M.

Va.Ido.meri Giuscrrpc (segretario).

T.C.M. Pominl Guido.

M.M.

Scanaviuo Ze/llrino.

T.C.M.

Pellegrini Franct8co.

to.o.M. Patanè Carmelo.

M.M.

Fual Pietro (segretario).

tOC.M. Suraci Bruno.

M.M.

Fior1nl Muzio Ferruccio.

JOC.M.

M.M.

Greco DoTncnico.

Mtletti Emulo.

Ospedale militare di V e rema.

Ba.yon Edmondo (direttore).

C.l\1.

Rizzo Carlo

M.M.

Noce Oiot>anni.

C.M.

Lalll"ora Carlo (A.. M.).

M.M.

Dal Collo .A:Uf/U$1.o.

C.C.F. D'Alessau<lro .Lui()i.

M.M.

Scarplerl Cesare.

T.C.F. Nocentlni Dino

M.H.

Grifi FiliT>·PO·

'l'.O.F. SnDila Alessandro.

l oc.M. Cipriani CJt111>.

0 8pedale militare di Bre8Cia. Coi.M.

Foresti .4lberto (direttore).

T.C.M. Secehl Francesco. M.M.

Ara. .4chUle.

M.M.

Pa.lumbo OiWJeTYPC

C.M.

Rossi .4tlilio (A.. M.).

T.C.F.

Da.ttUo ..&noiolino.

JO.C.M. Lampls Edoardo. JO,C.M. Bertolucct Gino. C.M.

Gualdl Vincenzo.

C.M.

Corda .41Wmio.

O.O.F.

Garotalo Vito.

T.C.F. Mazzaracchto Bernardino. 08pCd{Jle ntililare di Trento.

Ospedale m ·ilitare di PiaC<:nza.

T.C.M.

Gazza. .4lessanilro (direttore).

T.C..!>1. Rampi Pietro. M.M.

Vajolo. Nauareno.

JOC.M.

Solerl OWvmtni

C.M.

Mori .4nnibCile (A..M.).

Col. M. P .. nnettl Oe8are (direttore). M.M.

l OC.M. Mura Salool.ore. lO.C.M. Tattonl Fileno. (A.. M.)

M.C.F. Marra Giuseppe. I ntermeria pre$idiaria di Bolzano.

M.C.F. Borllnetto Oresk. ln/eT711l!ria presidiaria di Parnl4.

Fanelli Vitantcmio.

T.C.M. Flerro MicJtele (direttore).

T.O.M. VIsconti Giuseppe (direttore).

O.M.

P errlnl ..&nqclo.

(J.M.

T.C.F.

Licata. Salvatore.

Brezzi Oioronni.

T.C.F. Pricolo .4.l/on8o. DIREZIONE DI SAN!TJ.

DlREZIONE DI SAlUTA.

DEL CORPO D'AmtATA DI TRIE8TE.

DEL CORPO D'ARMATA DI VERONA,

Col. M. Bernardl Luioi (direttore).

Col. M. Volpe .Mazzini (direttore).

T.C.M. BerteUI Enrico (Igienista).

M.M.

Mancini Ltdoi (segretario).

M.M. MlgnemJ Francesco (stlQTilta.rio ).

M.H.

Folena Umberto (Igienista).

C.M. Patti OiU8ep))e (com. scs. dlsln!.).

C.:r.t.j

Adaml Felice (com. sez. dlstnf.).


ISt tlWl) RIPARTO DEGLI UFFICIALI liBDlCI E CBDIICl·FARllAClBTl ECC,

M.M.

Vltolo Eman~le.

M.lf.

PlcooU G(Ovann(

M.M.

Pomo Felice.

86

Os))edale militare di Trk&le,

Col. M. Casapinta Gì"~anni (dlreUore). M.M.

Fiumefreddo Vincenzo,

M.M.

Rltuccl-CblnnJ .JJ.oos/.ino.

M.J\1.

Adinolrt S alvatore.

M .M.

Pollegrlno Lore1=.

t DC.M.

Copra Leonida.

J\I.J\1.

Olall ombardo Oreste.

C.M.

Tedeschi 1\'icola.

M.M.

BugUarello Federico.

C.M.

Fiume Guolielmo.

M.M.

Mastrojaonl .JJ.nlonino (segretario).

M.C.F . Oberardlnl Saldo.

M.M.

Lombardi E11rico.

M.M.

Mnssl Emilio.

1o.c.M. Comolll Umberto. t D.C.M. Votu.schl P~J~~quale (A. M.).

T.C.F.

Spadavecchla Domenic<>.

xo.o.M . Carva.glio EMardo.

Os))edale mtlitare di .JJ.ncona.

xo.o •.M. Jl[odugno Domenico (A. llf.).

l O.C.M. Do Nunzio Frat~et8CO .

Col. M.

Claurl Rosolino (direttore).

M.M.

FeUclangclt Guido.

l OC..M. Montlnl Gimxlnni (lov. guerra).

M.M.

Cnldarola F rancesco.

C.M.

M.M.

Mesti ca FraMUOO

M.C.F. Isola Emilio.

M .M.

CelUnl Luio{.

T.C.F.

1o.C.M. Pepe R4/ladlo (A. M.).

t o.c. M. Correale .A. I/redt>.

JO.C.M. Vlgatl Gim:anni.

Cultl"'!ra Francesco.

Zaoeill .dlberto. DmEZIONB DI SAN ITÀ

M. C.l''.

:MJcheU T codorico.

DlllL OODPO D'AJ.'UIATA DI B OLOGNA.

I nfermeria preBidiaria d( R®enna.

Col.M.

01llone Carlo (direttore).

T.C.M.

R omby Paolo (Igienista).

M.M.

M.M.

Gaggia Emilio (segretario).

T.C.F. Palmorlo Pidro.

Flore Gtremia (direttore).

JOC.M. Do Marlnls .J/..Jrdio. C.M.

Massa Filipr-o tcom. sez. dJ.slnt.). DlRF.ZIONB DI SANITÀ

0a))ed41e mi/Uare di Bologna.

DEL CORPO D 'ARMATA DI FIRENZE,

Col. M. Sarti Vittorio (direttore). T.O.lll. Alfonso LuCu'. T.C.M. Giarrusso Gesualdo T .C.M. lapoce .JJ.nlonio.

Coi.M. Madott.l Bianchi Gio. BaUiBta. (direttore). M.M..

De Carie .JJ.goatino (segretario).

M.M.

An&ell nl 4nlonio (Igienista).

H .M.

Riccò Ettore.

M.M.

Oterl Vi ncenzo (segretario).

C.M.

Fil~

M.M.

Poroara I lridoro.

c.M.

Lodato (}a.rrJGre (oom. eez. dla1nt)

PMqVale


86

(Seo~.) RIP.Ut"l~O PKG\.1 UFFIOU.LI MEDICI E

ORDDOI·FARMAOIST! ECC.

Owedale militare di Firenze.

T.C.M. Tedde Git.U>em>e (direttore).

Ospedale militare di Roma.

T.C.M. Monaco A.rlvro (direttore).

T.C.M.

Crespellan! Carlo.

T.C.M. Balestra Duilio (com. lst. ~entr. stat.)

M.M.

Polosa Vincenzo.

T .C.M.

M.M.

Va:o.n.oocl Quint1ilw (segretario).

M.M.

Cionini Giulio.

M.M.

Passera T ancredi.

T.C.M.

Lapponi Guido.

M.M.

Biagio! Giovanni.

T.C.M.

Casella Dan•e.

M.M.

Magllulo .A.Z/07180,

T.C.M.

Crlsoione G~tano.

M.M.

Telese Vincenzo.

M.M.

Pedrazzi A.rrlqo.

T.C.M.

Ca.ndidori Ennco.

T.C.M.

TuriW A.ntanio.

tO.C.M. Pecorarlo Rc.l!aeli.

T.C.M.

De Berna.rdlnis Vir(linio.

C.M.

Belisarlo Giulio (A. M.).

T.C.M.

Forti 1oirw.

C.M.

Gelanzè Cel esti•w.

T.C.M.

Lucci A.merioo.

O.M.

Aracrl An«mw.

M.M.

Orazfola Gerardo.

M.C.F.

Farloa Felice

T.C.F.

Curatolo LorefiZ').

M.M.

Cogllati-Dezza Gi1.18e'lJpe.

T.C.F.

Albizroti Inmde.

M.M.

Per!Ui Giotrarmi.

M.M.

Malmone Dooalino.

M.M.

Crlstlnl ..ttl!redo.

1 o.c.M. Blauohini A.crisio.

0BtleàaU milii<Ye di Livortw.

Coi.M. Napolitanl .Mel<:h\orre (direttore). T .C.M. Conciatore l>nmenico. T .C.M. Abate Alessandro.

T.C.M. De Berardlnis Luigi (com. !st. centr.

stat .).

IO C.M. Merlino Vtro 1o.o.M. Ferrari Uoo lOC.M. Dattilo Gi1Uieppe. C.M.

Petltbon Ltfdo1rico.

C.M.

Giacobbe Cvrraàirw.

C.M.

Lo Bianco Domenico.

C.M.

Iaselll Mario (A.. ?.1.).

C.M.

Calcagni ..ttmalo.

c.M.

Glurleo Michele.

Dm&ZIONE DI SANITÀ

C.M.

Meuettl Guido.

DEL CORPO D'ARMATA DI ROMA.

C.M.

Pedroll Gimewe.

M.C.F.

Lombardi Manlio.

M.M.

RJzzo CorMZio.

M.M.

Rogo Giovanni.

l oc.M. Righi Gimeppe.

C.M.

De B leronymls Ruoocro (A. M.).

M.C.F.

MArini Carlo.

Col. M. Caccia Filiwo (direttore). T.C.ì\1. Fabrlzl Nicola (lgfenlstn). T.C.M. Battlstlnl Camillo (segretario). lOC.M. Laino Ro8or\o (inv. guerra). C.M.

Modestlni Paolo (&elll'tltario).

Speuaferrl .411/cn\o (com. sez. dlsln!.) .

1o.c .c.F. Labruzzo M eno/li. O.O.F.

De Marco Cesa-e.

O.C.F.

Rizzo G~tano.

C.C.F.

Corradi Pietro.

T.C.F.

Fr!RC!a Piel;o


(8~) RIPARTO DEGLI UYTTOLU.t MEDICI lt ClltMlOI·IrAIUU.CISTI &CC.

Col.M. Funaioli Gadanv (dir~tt.orc). M.M.

Sloapi Vlnce!J.W.

M.M.

Romano Gennaro.

M.M.

SooJCatl Alberto.

JO,C.M. Se.-er l Pompeo (A. M.).

C.M.

Diana &IQmio.

C.M.

PMdoltl Edoardo.

C.M.

Caputl Giocanni (A. M.).

C.M.

Cloelmarra Gaclano.

M.C.F.

Savino Y(to.

lOC.C.t.'. Saecoecia Emidi.Q.

T.C.F.

M C.F. Mollsanl Rkcio.rdo. Campo c li'llUJlico sanaloriale di Ando.

Si

De BeoedJotls 1ùJQaelc. Ospedale militare di Chieti.

T.C.M. Barllo Felke (direttore).

t •.c.M. Bocchetti Ffderiao (direttore).

T.C.M. Pltrelll Nlcola.

C.M.

Slnlbaidl Gualie!mo.

M.M.

A.ngo:lllo .lfi/011$0.

C.M.

De Paoll Pao/c.

M.M.

Mlsltano Giovanni.

C.M.

Bolla L11Wì.

C.M.

Zanfa&'IIIl RicCclrclO.

T .C.F.

Pozzuoli Francesco.

C M.

Croce Guido (A. M).

C.e.F. Massoo Satlerio. DLRKZIO:-l& DI SA:-liTA

DmttZlOSE DI SANITÀ

DEL CORPO D'ARliATA DI DARI.

DEL CORPO D'AIUIATA DI NAPOLI.

Coi.M.

Cadeddu .Alberlo (dlrot toro).

Coi.M. Maz.wttl Lort/o {direttore).

M.M.

Mladoona Anlonlo (sorp·etario).

T.C.M. De PorcoUioJs Car lo (Igienista).

l oc.M. Contatone Ra(!oetc (lgienlst3 .).

T .C..M. Gallot tl G&ovannl (segretario).

O. M.

1o.c.M. 1\lantredl Alfredo.

Barnaba Leonardo (oom. soz. dllllnf•).

C.M. 081)edale mi/ilare di Bari.

T.C.lf. Caaagrund1 Glauco (direttore).

GaaparrlnJ Nicola (com. sez. dlslnf.). 08pedale

mUUare di Napoli.

Col.M.

Toooo Paequale. (dlretto~e).

T.C.M. Lo.-agUo Rocco.

M.M.

Mazzoccone Camillo.

T.C.M.

Cluolo Sat!ffio.

M.M.

De Liso Carlo.

T.C.M.

Collttl S(ltrfo.

M.M.

Coataglìola An!01~io (se.rrotarlo).

T.C.M.

Forino Saleatorc (setP"etarlo).

T.C.M.

Germino Alfredo.

M.M.

Oivlta Raffaele.

M.M.

Buonopane Carlo

M.M.

Dooadeo Vittorio.

M.M.

Rossi Antonio (com. stabll. I ecbla).

M.M.

D1 Palma Vincenzo.

M.M.

Do Angolle 4rddno.

M.M.

Mattoo Luigi.

M.M.

Cassitto FranctRCo.

llf.M.

Vassalll GioMnni.

M.M.

Orazl&no Carmin~.

JOC.l\L Tarchl YirgUio (com. pre~. Uodl).


88

($eque) RIPARTO DEGLI UJ'FJOULJ MEDJOJ B onU.OOJ·FARMA.CISTI ECC.

M.M.

CnsJ~anese Giuseppe.

M.M.

De Martino Roòerlo.

~.M.

Felsani Giacinto.

DmeztoN& DI SaNITÀ

DEL CORPO D'ARMATA DI UDINE.

Col.M.. Cnstoldt El/ore (dlrettoru).

JOC.M. Del Foco Ollorino.

M.M.

Bonaoool'80 !Mterio <seeretarto).

C.M.

Ciodnro RaQaelw (A. M.).

M.M.

De Cnstro lUIW~io (Igienista).

C.l\1.

Sal\·atori Guqlidiii.O.

C.M.

Messina. .4. ~~gelo (com. sez. dls.).

C.M.

Saatucol Oitt8Cppc.

C.M.

Mennonaa Oerarcl.o.

Otpedale militore di Udhse.

T.C.C.F. Rogard Pietro.

Ooi.M. Zanuttlnl Prinw (direttore ).

C.C F.

De Pnlmn Filippo.

T.C.M. Grosso Villorio.

T.C.F.

Foohl Robcr/Q.

M.M.

Parente Ferdinando (eesretarlo).

T.(;.F.

CrCtlto Baldo.

M.M.

Saocomanl Oior(lio.

0111edale militare di Caserta.

M.M.

Peso.:e Ni.c.ola.

M.M.

Toscano Vincenzo.

T.C.M. Zatllro Antonino (direttore). M.M.

Plcnzio A.n/Qnio.

M.M.

Corolonl Corraàino.

M.M.

Tatare!JI Lu({rl.

1°C.M.

Ceatore A.nlonio (A. M.).

lOC.M

Musto Pasquale. Otpedale militare di Catan:4>'o.

T,O.M. Stella Vincenzo (dlrottore).

M.M.

Sorblll'n Emilio.

M.M.

TedesoW Giacomo.

i\UL

CorlglllUlo Enri.c.o.

1o.o.M. SiUettl Michele.

1o.C.M.. Santoll PIUIQtiiJii•.o. JO.C.M. Qaltgo.rls Carlo l OC.M.

Ronga GaetiJII().

1oc.M.

M assimo Francuco.

C.M.

Colo. Franeucu.

C.M

Luoc.a Cuthbert OUQlielmo (A. M.).

M.C.F. Slooardt Guido. C.C.F.

DI Tulllo Od.orl8io.

Col. M. Martogllo Ferdinand.o (direttore).

1o.c.M. Scambia OioNnni (A. M.).

T.C.M. Rom bolt\ .4. nionio.

Labruna Fraracuco.

T.C.M. Sluglltloo Giuseppe.

C.M.

C.C·F. CWofalo Bi.a(}io.

T.C.M. Rlnnldl Onofrio (direttore). 1o.c.M. CutUca Euucnw

Budl RoOaele.

c.c.F. Fantozd Lufq(

M.M.

Oelonnlnl Luigi.

M.M.

La Rooca Paolo.

H.M.

Bugliar! GiWt:ppe.

tO.C.M.. Softo Santi (A. M.). C.M.

Mauelijla (}ia('omo.

T.C.F.

8egre Ft:r114fldo,


(Segue) RIPARTO DKOILl Uli'FICIALI MEDIO! E CBIMICI·P'A.R)t.-\CISTI ECC,

Infermeria presidiaria di Goritia. M.M.

Viggiano .4.1/rcdo (direttore)

C.C.F.

Mllllno Domenuo .

DffiEZIONE: DI SANITÀ DEL ColLtl~DO MILITAR E DELLA SJOrLIA,

CoLM. Rizzutl Gi1k!t1J'M (dil'(lttore). M.M.

Grillo Girolam{) (segretario).

M.M.

Pi"'ettt Francesco ((igienista).

C.M.

C&Jvello S nlvaiore.

C.M.

Tomasolll ,t ntonino (com. sez. dJsint. ).

89

T.C.M. De Domenico lf'ranc~sco. M.M.

Indelicato Giuseppe.

M.M.

Lo~acono

M.M.

Ru.ggerl Anionilw.

4ntonio.

1o.c.M. Sc:oderl Giuse]Jpe (A. M.).

C.M.

Pe!l'r!cone GiusepJJe.

M.C.F. Grignanl Eugenio. UFFICIO DI SANITÀ DEL 00;\U.N DO MILrTARK DELLA SARDEGNA.

Col.M. VIola Pietro (oapo ufilclo).

OSPedale miliW.re di Pakr1no. Col.M.

Glannclll Alessandro (direttore).

Col-M. VIolo. Pietro (d1rcttore).

T.C.M.

Glordo.no Giuseppe.

M.M.

Cei lsld{)ro.

T .C.M.

So.lem Alessandro (segretario).

M .M.

Aromando Anoelo.

T.C.M.

D'Acoo.rdo Salvatore.

1OC.M. Lo Vecchio Gioocchino.

T.C.M.

Co.tro.relll Be-~wcktto.

1oc.M. Dettorl G. Maria (A. M.).

T.O.M.

Signorina

M.M.

Ciroo Giwwppc.

1\f..M..

Cerniglia Domenico.

M.M.

Sunsorl Giust)J))t .

M.M.

P o.ssa.lo.cquo. Gioaccllino.

T.C.M. Simula. Uòaldo (direttore).

M.M.

Plo.lo. Natale.

T.C.F. Ricca.rd1 Gime!J]Je.

M .M.

Pato.nò Lucio.

l oc.M.

Centlneo

Rosario.

1\l.C.F . La.y Dino, T.c.~·.

:Nascè Francesco Paolo.

Infermeria presìàiaria di Sa88arl,

Legione Allievi CC. RR.

San~.

C.M.

Foti 4lf/{) (A. M.).

.M.M.

Perrettl Cristo/oro.

C.M.

Avallo Carlo Guioo.

C.M.

Fedele Pasquale (bgl. Gaeta).

C.M.

Pavone Giuseppe.

C.M.

Lo.nerl GU)acchbw \bgL Gaeta).

T.C.C.F. Corro.dl Renw. T .C.F.

Zoddo. Aldo.

T,C.F.

Rl po.rbelll IWberto . Ospedale 111ilit<tre ài M essina.

T.C.?.l. Aocard.l Mario (d irettore). T.C.M. Brtgugllo Santi.

Scuota centrale CC. RR. firenze. M.M. Bordone Carmelo.

Legioni terrftoriaU del Carabinieri ReaU. ~lessandria.


90

(Segru) RIPARTO DEOLt 07flOULl HBD101 Il OUUOOJ•FAJUUCISTI I:CC.

Pakrmo.

C.M. Valenzano G(uuppe. Roma.

Bari.

O.M. Ambrosl' Lu(QL.

1o.C.M. Oonzalee .dltredo. Torino

Bolouna.

C.M. D'Ettorree Giuuppe.

C.M. Papa Gennaro.

Bolzano.

~

C. M. D'E-qenlo .df1Wnio. Oauliari. V erona.

C.M. PIMZO. .4nlcrnino.

Oakm.wro

Reggimenti granatieri e fanteria di liMa. Firenze.

l0

uranattm.

l 0 .C.M, Calvan.t Ftdqico. Genor:a.

1 oc.M. Toneill Camillo (In L guerra).

20 uranatierl.

1o.c.M. Moau~ .durelto. Lati o. t oo.M. Properzi·Curtl Benedetto.

so granatieri. 1o.c.M. Sperapan.t E l pidio.

Lì11or no.

C.M.

N lcotro. Salr:atore.

1° tanterio..

C.M. Del Senno GfC~C~UnnL

M essfna.

C.M.

Trllllettl I oino. Milano.

O.M.

Cull Domenico. Napoli.

to.o.M. De P usqua Gimeppe. Pa®ra. l o.c,M. De CarU Gustaro.

20

t an~

c.M. Potensa Lufg(. 3 o fanteria.

O.M. Maetroctaoomo Guùlo.

T.M. Cocuzza SalMIIJre. • 0 fan~.

O.M. IJpanl .dlt/onfno


(SegiU) RIPARTO DEGLI UPJ'lOlALl UBDICJ B OBIMJCH!'.&J!MACISTt ECO.

l QO fmlillria.

C .M. F1llohettl Giuserme. 200 fanteri4.

6° fanteria.

C.M. Pernice P'i ncenzo.

O.M. Cooola tXuseppe,

7° tankri4.

21o fanteri4.

C.M. Montone Arturo.

so fanteria. l o,c.M. Beretta G\usewe.

220 fa•lleria.

T.M. De Quattro Nicola.

go fanteria. 230 fa'tlillria.

C.M. Carpino Rcdt:>lfo.

é.M. Fontana

N(cQlt}

100 !anuria.

C.M. Sardone Antonio.

240 fanteria.

11o fanteria.

260 fanter14.

C.M. Brlgaot.l Antonio. O .M. De Cesare Giannino. 120 fanteria.

C.M. Mirabella Claudio. 130 fanteria.

270 fanteria.

T.M. lmpallomeul Ro8llrio.

T.M. Labellarte O~io. 28° fanteria 14° tanter14.

C.M.

C.M. Allocca Antonio.

An.nannn.ma E rmanno.

T.M. Vaeeolo Antonio. 15° tankri4.

C.M. Rlnaldl Orazio. J60 f anteri4.

29° fanteria.

C M. DJ Rago Prospero. 300 fanteria.

C.M. lmbrenda .Matleo.

l oC.M. Manfredi Arnaldo. 3 1° fanter14. J 70 fanteria.

O.M. Murru Giacomo.

C.M. Torre Salealore. 330 /4nftrla.

91


92

(Seyue) RIPARTO DEOLI 'OYJ'JOULI liRDICl E CBflOCI·P.UUUCISTJ ECC.

4 7o tanlerla.

350 fan/.eri.a.

C.M. Bruol Bruno

490 fanlnia.

C.M. Ianntnotto .J.ntcnw.

360 fanleria.

C.M. Purcaro GiU8e-ppe.

soo fanterta. C.M. Manzolla Gitucppe. 610 Jantuta.

37° fanteria.

l OC.M. Magnlnl EMD.

C.M. Aronloa Ferdinando. 620 fanteria.

as• f anteria.

1o.o.M. Catorlnl Fcd.eri.co.

T.M. Lo VeooWo Giuseppe. 530 fanteria.

T.)!. )!erourlo lWcco.

C.M. Fortunati Pietro 400 fanteria. ]O.C.)I. Pezzullo Luigi.

C.M. Castana P'fncen::o.

u o fanteria. 1o.o.M. Basai Uoo.

T.M. Lapent& Innocenza. 660 Janterla.

' 20 fanterta.

C.M. Dazio Francesco. 63° fanteria.

C.M. Colombrlta Fil ippo. 560 fantuta.

C.M. Matarazzo Strofino. C.M. De Alossl EtHUi.o.

C.M. M~one 0!U3e'Pl)e.

'l

0

570 fanteria.

fanteria.

(I.M. Musto M !cltele.

U 0 fanteria. O.M. l dJnl Francesco.

•r.M. Ollverlo .J. Inse. , 60 fankrla.

O.M. !olurra .J.nlonw.

C.M. Croooo Giueeppe.

6SO fanteria.

C.M. Oe.rzla Lore~~zo. 690 /anlerla.

lOC.M. De Blaalo Guido.

s l o /anleria. C.M. Mapanl .J.bde.


(Segue) R IP ARTO Dl::GLI UFFICIALI MEDIOl E OMDliCI-FARMACISTI ECO.

620 fanteria.

93

790 fanteria.

C.M. La Ma.rtina Rosarlc.

C.M. Cigala Marie. 630 fanteria.

81o fant~ria.

O.M. Plastlna. M arl.o. T.M. Parrella .tfcllille.

T .M. Lo n go Giusep1Je·

83° fanteria.

C.M. Mallozzl .tfmerioo. 660 fa nteria.

T.M. Prclte M ar w .

s'o fanteria. C.M. Piazza Guido.

660 f a nteria.

C.M. Chla.ra Giuseppe. 850 fanteria.

C.M. GrUU Mario.

C.M. Giudice Camillo. 6 iD fanteria.

C.M. Lamendola Fili ppo.

8So fanteria.

C.M. La Rooca Roberto 68° fanteria. 1o.c.M. Pasquali Remigw. 700 fanteria.

C.M. Paollllo Stanislao.

890 fanteria.

C.M. D 'Alessandro .tfnli mo. goo fanteria. C.M. N orlegW .tflberto

T .M. Aocardl .tfntonw. 71• fanter i a.

C.M. Manzo Giovanni . 730 f anteria.

C.M. C.ammamno V i nceJl.::o.

'o

7

fanLeria.

T,M, De Gregorio Qocl<mo.

91 o fanteria.

C.M. Gatti Giovannt. 920 fanLeria. 1 oc M. Morino Enrico. 930 fanteria.

l 0 .C.M. Dubbiosi Emili o (com. se. appl. san.).

C.M. VImercati Luigi. 750 fanteria.

l O,O.M. Barone Giovanni.

770 fanLeria. lO,C.M. Ralnerl Umberto.

T.M. Stia! Mattec. 9(0 fanteria.

C.M. Goffredl Luigi. 1111o fanteria.

C.M. Magllentl Framesc.,. 7 so fanteria.

C.M. Pecorella Marian.,,

162° fanteria. O.M. Sohlrru Giuuppe.


(SCO!U) RIPARTO DEGLI Ol'T!OIALl MEDICI E CBillllOI·F.AJU.UCISTI ll:CC.

94

1670 fanteria.

C.:'II. Scafè .dmedoo. 2260 fanterta .

C M. Sanrlno D avide. 231 o Jan.kria.

C.M. Comea S ebaslia11o.

90 bersaulieri.

l oc M. Sal vini Cesare 100 bersaulìeri.

C.M. Paraototo ..tfnuclo. 110 bert<a{llieri. T.M. Sp atafora Giuseppe.

T.M. Bonelll Mie/tele. 23 20 fanteria.

C.M. Tancredi Urbano.

120 bersaolùri.

l oc.M Ctpolllna UlÌBSe.

Reggimenti di bersaglieri ciclisti.

Reggimenti alpini.

1o ùersauliui.

T.M. Marigliano

Gio~anni.

10 alpini.

C.M. Scio.ldone B artolomoo.

20 bersaglieri.

zo alpini . C.?>L Carptnteri Ernesto.

30 bersaolieri.

T.M. Ventura Vii!orta.

30 alpini. 1o.c.M. Qramegna Gio~annt.

'o alpini.

40 bersaglieri.

C.M. Taozer Frcmcuco.

C.M. Manfredi OrC$1~.

T.M. Francia .ddol/c>. 50 bersaolieri.

so alpini. C.M. Morgaotl Paolo.

C.M. FrostnJ Dino. 6o bersaulieri.

so alpint, T.M. Pasett! Ferdinando.

C.M. Bellolll Carlo. 70 alpini. 70 bersaoliert.

C.M. DI Monaco P aride.

C.M. Labruoa. VittJ;rto.

so bersaolieri. C.M. Papagoo Michele.

so alpini. C.M. Ca.stclll G. Battista. T.M. Zoppi Zelio,


(Stgm) RIP,\RTO DEGLI ~IOU.LI IICBDIOI B OBlMICI-PA!UfACISTI ECC. 90 alpini. T.~.

Oiullanl .dleandro.

Carallcoocri Firenze. C.M. Maggio Pietro.

T.M. Zoccall Fortunato. ~posi.lo

Reggimenti di cavalleria.

allcoonunto quadrupedi Petsano.

T.M. Mennlllo Franasco.

Nina Cavalleria. C.~.

Reggimenti di artiglieria da campagna.

Mnlra Ce..~art.

Ca1lallcoocrt Vittorio Emanu.:Ze I I.

l o art. da campcr(lna.

T.M. Pri~itera 8C11cdetto. T.~.

Oomez Dc ~rala .dtv.7tt<t, .

Savma Cavalleria. C.~.

AJonzo Ruooero,

T.M. Bnrtolomuocl Domenico.

zo art. da campagna. l O.C.M. Di XeLJa Xicola.

Cavallcoocn Ouitk.

1o.c.M. Cancpa Romolo.

30 art. da campagna.

l OC.M. D'Agostino .doostino.

T.M. Med88 .Mario. 40 art. da campagna.

Cavallcoocri M onferrato. C.M. Mastrolannl Decio.

C.M. SttlgDlttl Frar~eesco. 50 art. da campoqna.

Oe1wva Carallcria. 1°.C.M. Ounraldl Carlo.

C.M. Cel Filiberto. 60 art. da campagna.

CarolleorJeri ..Costa. C.)!. Calogero Vito.

C.M. Battaglio. JJiichelc. 7 o art. da caml)Q1111a.

Cavallcoom S aluzzc.

to.c.M. Arganlnl T eo!ilo.

C.M. Gigante Donalo.

so ari. da campagna. Caralleooeri NOMra.

C.M. Yitn Otti(JO.

O.M. Gngllelmlno Lucio, 90 art. da ca mpagna. ca~allcuoeri

.dleBSandria.

Pi.e~Mn~ &ale

C.M• .lo'lorldla F ran«sco.

Caralleria.

1oc.M. Froggto F rancesco. 100 art. da campagna.

T.M. I.uo Ardulno.

96


96

(Segue) RIPARTO DEGLI UITIClALl HBD ICI B CBTlUOI·I'AlUIACI;JTI ECC.

n o arl. da cam11a?na.

2tO arl. da camvauna.

l o O.M. Zaffiro GiotKJnni.

C.l\1. :\lllnnu. Gaetano.

250 art. da camvauna.

120 art. da camr>auna.

100.M. De Bernardo F rancesco.

C.M. G atti .drturo.

T .M. Testa Uuo.

T.M. Vcrtoohy Gìm:anni.

sso a rt. da campagna.

130 art. da camvauna. C.~!.

10.C.M. De Parls .4uqustQ.

Pa;:salacQua Ra(f!UU.

T.M. Cleri 17\ncen:o,

uo arl. da camvauna.

270 art. da campagna.

C.M. Buttlgllonc Jllichele.

O.M. Paesante Oarm\nc.

150 art. da campagna.

280 art. da camvaona.

C.M. Pnnzuto Filippo. T.M. CB880no 4 ntonil', 160 art. da camvauna. 290 art. da campagna.

C.M. Be.va .4rluro.

! O.C.M. PlcootU Egidio.

110 art. da camvaona.

soo art. da campagna.

C.M. Albertl Ettore.

T.l\1. Lucente Pasquale.

T.M. Aleandrl Giacomo.

lSO art. da campagna.

..

-········---·····-----······· · ········-~-·-······························ ~

190 art. da campauna. 1o.c.M. Battaglia Gioacchino. C.M. Granata Salça/orc. 200 art. da camvauna.

O.M. Binodo Lufqi.

210 ari. da camvaana. 1o.c.M. Dc Bernardo Frai'IC(8co .drllonio. 220 art. da camvaona.

1 oc.:M. S&lomone GiuatPJJe· 230 ari. da camvaona.

C.M. Colomba Nicol6.

Reafmentl di artiglieria da mootaclll· 1o art. da montagna.

C.M. Mocaflghe Oarlo. T.M. Romano Camillo. 20 art. da monlaqna.

1o.o.M. Cattaneo .4chille.

so art. da nwntauna. C.M. Terz.l Federico. T.J\1, CoiOY.U\ GIOI!Onn(.

Reggimenti di artiglieria pesante campale. 1o art. pe.9. campale.

C.M. D' A.Dplo EmaftUde..


(.Se~ )

RIPARTO DEOLI UW'FIOULl IO:DIOJ & OBDOOJ-r.A11.KACJ8Tf 11:00.

se art. ;pu. camJ)(Jle.

f

O.M. Nlcoloel ..tnlcmio. 30 art. pu. c11mpale.

C.M. BonelU ..t,.lwo.

T.M. Mor-ettt Gl~nni.

to arl. pes. campale.

C.H. Urtoler Fernaftlio.

C.M. Monastra Saloat<we. eo art. pee.

O.M. Zona JHnwritJ.

70 art. pes.

60 art. pa. camJ)(Jle.

lOC.M. Rlocl Antonio. 70 art. pes. campale.

T.M. Curiale Pito. T.M. Mauola J7(ncemo.

C.M. BorzeW Qioronni. go art. pes. ca mpale.

-······---···------···-----g.o art. pe~.

C.K. Pal'l91 Enn(o.

uo art. pes. campale.

c.M. Fell8a Etiqar-do. 100 art. p ee.

C.M. Cassano IM-enzo.

C. M. Paragona Pietro.

l

l '

l

100 arl. pes. camJ)(Jle.

l o ari. da C08la.

11o art. pa. ca mpale.

l

l

Reggimenti dl artfglferia da costa.

JO<J.M. Lanna Leonida.

T.K. Beuta Frorn-uco.

c.M.

Morrone Luigi.

l

l ZO art. pes. campale.

J

l

t

20 art. da c08ta.

C.M. Palermo Cannew. 3 o arl. da c081a.

Reggimenti dl artiglieria pesante. l o art. 'J)CB.

C.M. Ftetohella Gian Balt(Bia. Gruppo a ri. da C081ll della Sal"'kqna.

T.M. D' Al:nbroslo Afu.sanàro.

-----·-·--

20 art. ~8.

T .M . Rost PiUorio. 1 -

Ruoli di anriantld <hl Corpo SanitaM<~ m i l 1/a,.e .

c.M. Botdi T e,.e8io.


(Se~) RIPARTO DEGLI oniOLUd M&DIOI Il: OIJIXIOI· P'ARMACISTI E CO.

Reggimenti controaerel autoc:ampall. l o contrO<Urei. autocampale.

SpoletUtldc R.E. R9ma.. C.M. Conti Gerar®.

C.M. ~'lllbocb Gimeppe. 20 ctmtroaerei autocampale.

Pirottc7aico ll.E. Oavua. C.M. GluUauo Celestino.

O.M. Danza RaQcu;te.

so controaerei. a utocampale. C.M. Snntoro NicoliM.

.&rsnwle R. E. Napoli,

1 o.c.l!. Poloso l'l'ello

Su. staec. S'P(!ldJ. R.E. Torre .& nnu n..-Lala.

4o ccmlroaerei auto~ampale.

... •······

·-.----------··-······-------····-~·· ·

C.M. D rogo Damiano. 10 centro up. art. (N€ttuno).

60 contr oaerei autocampale.

-···- .-·-····--------·········--------·--···...

T.!li. Tarsia Gittseppanlonic. lllO controaerei.

20 centro csp. art. Oint.

··················································································-

T.M. Foti Gicl:ann~

Reggimento misto artiglieria della Sardegna

OOidna aulomoo. R.E. Bologna.

C.M. Salmù EII~We.

Centri automobilistici

C.M. Lombardi S alcai<)Te.

l o centro autamobil istico.

Stabilimenti d' Arflgllerfa .Jrscnale R .E. Torino.

20 ce,, t ro 11 utmnobilistico.

C.M. Sandrottl Ernesto. A rsenale R.E. Pio<'cn:a .

30 ceutro a utrmmbt1istil!ry.

P\rotem(co R . E. Boloona.

O.l!. P oollll Antonio (lnv. guerra).

40 centra autamobilistiro.

- -....- -..................._.....--..-----

F abbrica d'Armi R.E. T ern( ,

so centro (ltl/OIIIobilistico •

. . . ·-···········-..- ······························-·-..--~ ----4- - ~ . . - LcbOf'oi<Wio precrisione R.E. JWma.

ao centro Clulamobitut·ko.

-·-·······--··········..···-·······························-······----··· 70 centro aulomolll1isnco.

P ull:ffificiv R.E. Liri. -·····-······~

..--···········-··-····-·····-----·-··-···--············-·


(Segm) RIPARTO D,SOt.I Uli'II'IOIALt J(BOIOI B OBIM10f·I'ABMAOISTI ECC.

ao cenJro aulcmtQbilistico.

70 reoo. genio.

C.M. Col'tlcelll M (IUI'O. go centro aulomobilist;co.

so regq. genio. 100 centro aufomobiU.stico.

C. M. Ripari Enrico. 90 reo o. oenio.

l lo centro automobilistico.

C.M. Canaro. Nicol6 AdelrM.

100 'l'eoo. oenio. J SO centr o automobilistico.

C.M. Vitale Salwtore.

}(O Te(l(l.

qenio.

Reggimento Carri Armati. tOC.M. Merlinl Camillo. C.~.

Sciortlno S"lvutorc.

T.ll. Zaffiro "Edoardo.

Reggimenti del genio.

120 reuo. oenio. 0.~.

10 rcoo. oenio.

Ingria Loren.zo, R~au.

aenio pontieri c laqunari..

C.M. Inrantlno Simon c. C.M.

Do Li sio Gim·anni.

20 reog. ocnio.

l o reoo. oenio radio-teleorafisti.

T . .M. Giordano Giit~erme.

so reo(}. oenio.

C. .M. Pnnara Carlo.

C.M. Viola Dom.enicc. 20 reoq. oenio radio·leleoraflsti.

4.0 reuo. genio. C.M. Troina Frcm<esro.

C.M. De Vivo Giulio.

C.M. Faeozl .dtdo

Rcou. oenio ferrovieri.

T.M. Spinosa OiW!e{JJ!e C.M. 60

tO.C.M. Buocl Paolo. 60 reoo. ocnio.

C.M. Tagllafecro .dr-mando.

T.M. De Meo E11:o.

Botagno Giuseppe.

reoo. oe1~io. Baltaulione misto ocnio della Sardevna.

----------....·-·····-------Grompo are:>st(cri.

T.M. Alldolfò.tò Marie.


100

(Segue) RI PARTO D&OLI urw'IOU.L I JIKI>IOI S OBUOOI•r .UUU.018TI :&00.

StabiUmeoti del Genio.

Bt:JVGrno.

Ol f(cCrw. etc co•trurion' oenw mClU. <Pcma).

BolooAa. 0/f(cC'M R.T. al E .T . ( Roma).

Distretti mJJJtarl. Br~

.4ariqenlo.

---·-·-----Oaqlwn .

.4/u.!andna.

PaollU .4l/1'edo.

oaltani88dta. O.M.

Caat ronovo Gaetarlo.

A quila.

OtJsole.

Oola!uaro. Bar letta.

C. M. Nloastro b ttUo. B ari.

Corno.

1oc.M. Fonzono Lorenzo.

Belluno.

• • • • • • • o • o o • • • o O•• •o oooooOooo o oo

ooooOooooooOooooooooooo oooooo ooOOHUOOOOoOOoooo ..


(Segue) RI>'ARTO DEGLI Uh'l:UIAL! MEDIO! lli OIIIJIIOI·J'ARJoUCI8TI EOO. Mantooa.

MasBa CctN"ara.

Milano. Forlt.

O.Jal.

PalmJert A lfrtJdo. Mode114.

G«eta. Mon.za. Ge11()1)Q. JO,O.M. Costa ~e ...tugueto.

Nola.

Goriria.

Note.

NOI>41'4.

Ivrea.

Lecce.

Napolt. Loà(-

C.M. Salvati Giuseppe. Padotla.

Palermo.

101


lOt

(Segue) BIPI.RTO DBGU 'OJ'FJOIAU IIODIOI B CBJKICI·I"ARMAOIBn BOO.

Parrrw.

Saluno. - - - - - ···-

•••••••••••••••.• •oo•-

Sarzana.

______

-··················-···-··.............

Perugia.

C.M. Gl&nnautoni Mario.

Savona.

Pesaro.

Sassari.

Sitno.

PW.t. SiraCU80.

lOC.M. caaaone Giuse,.pe.

Pota.

Spoù:lo. P otenza.

-----··········-·······························----···-·····-·-·······-·Ravenna.

____

- - --··-..·---···-···.........................

S ulmona.

-·--..········----------·-··········---__...-...--·····-· ----

&,o(l(o Calabria.

1o.c.M..

Taranlo.

Agostino J7incenro. -

-o·o·o-o·oo••••·• •-••••-•••••••••O-••oooou• • • -

•••• -·• ..-.-• • • • - - - - · - -

Reouio Emilia.

T eramo. Roma. tOC,M.

T .M. Lascaro Alfredo.

D'Amico Giuseppe.

Torino

Rovigo.

Sacik.

C.M. GagllatdJ Pas m<~i<"

Torrono.

---------······••h•·····-·············----·······- -


( Se~) RTP.\RTO DEOLI Ul!'J'IOU.Ll K&DIOJ :& ORlMJOI·FARMACISTT BCO.

Tt-apani.

UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE COLONIE.

Trento.

I. -

Trlpolltaula.

Ool. M, CasttgUola Orlan®. M .M. .

Guerra Vin~.

to.o.M. Guarnoocla Girolamo. O.M.

De MJohelll! aorrad!J.

O.M.

S antobonJ Umeerlo.

O.M.

Barbiera Giusep~.

C.M.

CaunJzzo 8eba8tiano.

C.M.

Calvo .4.ttilio.

C.M.

Notarlannl Vincenzo.

C.M.

Vasta Giuseppe.

O.M.

Di Casola Gitt8eppe

C.M.

Capoto Biagio.

O.M.

Ciampollllo Pasquale.

C.M.

Cuoole. Frant·esco.

T.M.

FranohlnJ Giovanni.

TM.

Ma rino Salvat<we.

T.M.

N astasl .4.nwnino.

T.M.

Paladino Paolo.

T ..M.

Porpora Qiooonni,

T.M.

PeiHolnJ Ferra11le·

T.M.

Gentile Vitanoelo.

T.M.

Mal'lotti-Bianchi OuoiW1110.

T.M.

N egri Pieho.

T.M.

Lo Monaco Croce.

T.M.

Sq uilla.ol Giuseppe.

Vtr~oo.

T.M.

A rcaba~s o

-----··--·-········-·····-------·-····- ----·--

T .M.

Ar<' url 1\ 'icola.

Tr~iso.

Triule.

Udine.

Varese.

V ercelli.

-

--·····- -··----- -·- ··....······------·····- ········.......···········Vero1UI.

- ..··-- ---·-·-····· -·····- ···················-···h•·--·······················

--·---····-----······-······-"-""-······--·····- ··-....·- -

103

OiusemJC.


10.

(Seque) BIPARTO DBGJ.l UJ'trl0l4LI JmDIOl •

OBD001-l'J.BJU018Tl BOO.

T.M.

Asslni GìUMppe.

T.M.

Paruta Gio1wnni.

T.H.

Zambra Ettqr~.

1o.c.M. Veneroni Carw.

T.l't!.

Glacalone Si.l!M.

1o.c.M. Saruelll Tomma;;o.

T.M.

Leo GiacOtM.

1o.o.M. Cbiabrero Carlo Luto~

T.M.

Scaglione Fra'II/:MCo.

to.o.M. Ganora Romturldo.

T.M.

:Masala-Seocbi Mario.

T.M.

Gemma Sal11atore.

T .M.

Palml.nlello P48(J1W.le.

Eritrea.

Ili. -

C.O.F. Pessolano All{lelc.

to.c.M. Troxnbatore Vi~.

C.M.

Pultrone Ral!aele.

C.M..

Tappi Primo.

C.M..

Pavone Antonio.

a.M..

Astuto Girolamo.

T.C.F. Orlando Teodoro. II. -

Cirenaica.

T.C.M.

Cla'>olo VUo.

O.M.

Falbo Enrieo.

O.H.

Pagnotta Umberro.

C.M.

Sansonl Carw.

C.M.

Calla Stefano.

C.M.

F'lt.loone Raltade.

T.M.

Masola GiUBeppe.

C.M..

Bella VinutUO.

T .M.

Sottint Giotmnn(.

C.M.

Greaorinl Pietro.

T.M.

Procopio BeU.arm(no.

O.M.

Draco Calcgero,

T.M.

Maroheee Agostino .

T .M.

Serra GiUB~tJ~pe.

T.M.

Bando .dnlonw.

T.M.

Marmo Achille.

T.M.

IppoUto ,tnqelo Miclt~.

T.M.

Leo Giwumpe.

T.M.

Aveta F'raMUtlO.

T.M.

Maeala Mario.

T.M.

Lorenzlni GiUBeSJPe.

T.M.

Cerntallaro MkMle.

T.M..

Florlo Uoo.

T .M.

Ale11181fl1A Nkola.

T.M.

TaddJil IMJ.

T.M.

Oozzollno Federico.

T.M.

La Magna GìusepfM.

M.M.

T.M.

Tarduool Mario.

to.C,M. Blanohl VittC1rw.

T .M.

Slsto Eugenio.

1o.o.M.

T.M.

Campagnoli V'ncmzo.

c.M..

Guido <Xoo<mni.

T.M.

Cytron Lat~UJro,

C.M.

FaUle. Salt>atC1re.

T.M.

Canclello Francesro.

C M.

Ferri An(onio.

C.M.

Bonelll Aurelio.

M.C.F. Battagllnl Gttido (hiv. guerra).

IV. -

Somalia.

Fadda SVo.

Deolna Camillo.

'..


{Sepw) Bll'..I.RTO DJIOLJ ~OU.LJ IIOWIOl :& (IBU(ICI-I'.UUUOI"~ JWO.

C.H.

l'ucoto Gi,_,.;

C.M.

LeonardJ Domenico.

C.M.

De L ucia. Rafia~.

C.M.

Iannarone lkneroso.

O.M.

Torella GWwn!ri.

T .M.

Pernloe V incmzo.

T .M.

Lio Oi~.

T .M.

Colaoof Ii'raw:uco.

T.K.

Pruto .dftlonio.

T .M.

ZJoohieri :r-.

T .M.

CIJielllnl ~-

T.M.

Gentill Alusandro.

T.l\1.

Voatola. Mario.

T•M.

Mega.ro Mi<:h~.

T.M.

liorgbl Letmida.

T.M.

"'cal&l Car mine.

T.M.

~na.

T .M.

Flpr1 A.lherlo.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL' AERONAUTICA. Coi.M. F'errarl Lelll Ii'raf!Ce8CO. T.C.M. Balla.

A.lberlo.

T.C.M. Aooo r lntl Vinccmo. T.C.M. Herou .lw.olino. T.C.M. Marulll A.lbtrta. M.M.

Del Vasto OiUBePPt.

M.M.

NJDaldi Ptttro.

M.M.

Zuddas SUtno.

M.M.

Taleutl Cesare.

M.l\1.

M:arl nuoot Marino.

M.M.

Argentina. Oil•v. BattUJtll.

M.M.

Giglio Rocco.

M.M.

Mel nerl Luio(.

1o.c.M. Guad&lupl Roberto.

Donato.

1o.c.M. Casella Benedetto.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE.

C.M.

T .C.M. Aud.Jalo l'idro.

r

T.O.M. Fanalana FI"QW:Ueo.

~ C.M.

Leporo Francuco. Scala Enrico.

T.C.M. D'Anna

m~.

C.M.

Can-uoolo A.nlonino.

M.M.

}'err&l'l

ow-ant A.welto.

O.M.

Fertettt VtrQilio.

M.M.

Binaghi .&berlo.

C.M.

Aleeelo Paolo.

C.M.

s terbln1 Et•nco.

O. M.

Terro.oova Sal11Qtore.

C.M.

PazzaaUa. Do~Mn\co.

C.M.

Maroooo Lviq(.

M.M.

Rattaul Tullw.

M.M.

Ca rluool Rat!ade.

l.OO.M. Monteleone

•

Vt~.

1o.c.M. Cavallo Euoento. 1o.C.M. Monta Oattaft<l.

106

C.M.

Cultrooe Salll<llore.

C.M.

Colalannl OitUtiJflC.

C.M.

Pattavloa .IXnMntoo.

C.M.

Lipari Domen«co.


108 C.M.

OaldJ Flqria'fl<).

1°.0.M. Sabatlnl .drtwo.

C.M.

Rodrtguez Felictcmo.

JOQ,M. OIMIIo lRusepfM (!nv. di guerra).

0 .1'1{,

Curtl .dntonio.

C.M.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL' INTE RNO.

Paoluool ..41/Jerto

(Id . Id.

Id.).

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DE LL'EDUCAZ. NAZ.

1o.o.M. Rosi .dlcUù (!nv. eU guerra.). to.C.M. Marino Oustaoo

(id.

Id.).

JOT.M. Provvidenza S 11oino

(lnv. dJ guerra).


INDICE ALFABETLCO A Abate 411u•andro Accard l .M a.W

16

11 68 Ae<·or lntl Vinceru:o 13 AO<'Ollftato E1'mene· (l(ldo 73 Adarnl Felice 51 16 AdUardi Giulio Adinolft Saltalore 2'2 Agostino Jlincenzo 32 Aiello Giu..•rppe 52 Albertl Ettore H 78 Al blzzatl .Dao;ide Alea ndr1 Gincorrw. 69 .Anlonfo

.Aroolca Ferdinando 58 Arpino PfeJro 7( Aaslnl Giuseppe 66 A,., tuto Girolamo SZ Giu•t.Pile 45 A n disio Pietro IO A.-elione OatU>no ' 6 85 A .-eta Fran'c~v A voUo Carlo Guido 48

Bcrnuccl R odo/lo 7 Bcrctta Giu~eppe 38 Bcrtclll Enrico H Bertlnettl .l!urcd· liriO 23 Bcrtoluccl Gino 37 Bortonc 01-usepp.; 51 Blaglnl Giovanni 27 Biau<·o Oio1>anni Balti.sta 56 Bianchi Vittorio 36 Bianchlol 4crùtio 35 Bifauo A llf7U.Sio 67 Biooghl .4lbtrlo 21 Blnl Domt:ni.t:o 26

a

SacchlalonJ il dolio 18 J:lalestra Duilio 11 Ualla .Jlberto 11 Blundo Luigi 58 B o l:~-~melll Jt'il(ppo 6S Bocca Tito 20 Barbiera Giweppe 63 Alemagna l\'ù:ol4 GG Bocchcttl Feàeriqo 35 Mauranqdo 62 Aleeslo Paol<> 60 Bold.J Tert$io 43 l'!arlle F'elice 11 Altooso Luiui 12 B olla Luirti 66 Barnaba Leon"'do 44 Allocca 4 nto•1io 42 Donaccor@o Lt.Uerio 2 1 Darono Giovanni Si Alc>nzo RumJier o 47 B onel ll .Arturo 62 2( Bnronio Dario Alvlglnf Gior(Till 73 .AtweZw 55 Dartolomncol DoAmbrosl Lui(Ti (2 Michele 69 menieo 68 j Amorosi Oat:aldo 6 1 Basile .d ntonìa 19 1 Borogno Giuseppe 43 Amoroso Barlolo· Bnssi Giusewe 17 1 Bordone Carmelo 22 meo 33 Borello Gio. GiuAndoltnto Mario. 68 Uoo 32 8C1l1'1t 41 Dasso Giot>. Battista 2:l , Androottl Oscar 10 65 Buttap:lia QiO(IfX/ii>w s:; ' B orgW 1.-c<mida Angclfllo .dl/m1so 27 Borll netto Orute 72 Mie/tele 59 Angelfuf .AnJonio 25 Jlorzelll Gimumni 62 Datta~tlini Guido ' 79 A n Il arumm a Er• BattlsUui Comillo 16 Brncl\lonl Lorenzo 76 man1w 68 ~ · ~r~o Giownni 75 Ara 41cMlle 21 ' Baudo 4nionio 57 ;nrt~nl Giovanni 41> Bn,·a .drturo Aracrl .Atilo11io 50 9 ; · B~fl~u ntl Anumio 67 llayoo Edmondo 70 Aragona Filippo 9 ' 'Brlgugllo Sunti 13 Bedel M aurino ArcabMJ<o Gluseppe 66 58 1 Brunetti Gh!$eppe 39 Bel la Vince11ZO Arour l Nfcola 66 Bnml Bruno 61 Bdl~ario Giuiw 45 .!rgaolnl Teofi/o 33 Nicola 15 ()9 Argentina Gin. BalBellla Franusco Bruno Carlo 28 ti.•ta 2( Bellelll Carlo 48 B 11a GiUIIeJIJlt 56 Arm.a nd·Ugon Gio· Borardlnone Enrico 70 Buccl Paolo 37 va nni 10 llornardl Luì(l( 8 Aromnodo .Angelo 26 Bernini FaRro 77 Pa«~uale 39

.l

Budl Rat!aelt U Bugllarello Federfco 28 Bugliar! GitJ.Bt7>pe :10 Buono Demet.W 29 Duonopane Cario 17 Duttlgliono Michele 47

c Caccia Filippo 8 Cacciatore D o 1n e • nko 50 Qaclcdd u .dl«rio 8 Clltl'arolll Be1~ 17 Calcagni .Amato

51

Cal<:lnrola Francuco 18 Call Dom~ico 67 Oulla 8utanu 61 Ca.llcndo lllìchcle 56 Cnllgnrls Carlo 37 Calotcero Jl ilo 60 Cal vani Federico 3\l Ca! vello SaltJaiore 61. Calvo .dtlili o 55 Cambazzu .Ma..W 28 Cllmerancsl Dino 20 Caonmara.no J7 i n· Ce11Z0

Cammara ta Oia· vannf 18 ca moriano Pietro 16 C ampO.Il'Da GaBJ)(• r~ 60

Crunpogooll Jl'inc. 67 Campaoa ..tt11tonw 61 Onmpnnelfl~

.Arrio" G2

CaropiRi Baldassare 24 CnnolcUo Francuco 67 Candldori E11rù:o 15 Caoepa Romolo 33 Oallll izzo Stbastiarw 64 CllppoUi 41/rcào 33 Giuseppe 73 Capra Leonida tO


108

(Se-71U) ISDICB ALFABETICO

Ca.putl Giovanni Ca. puto Biagi;) Carbone Vinceuo

M 58 16

T eruio

42 70

careri Lwnardo Carft .dnianio Carlmatl GitUeype CarllaJ Ferdinando carluccl Ra(Jtu!e Ca.rplnteri Enualo Carpino Rodol!o Carrara NU:oùl Adelmo

61 38 77

25 53 57 56

Carruoclo .A.nt<mino 60 Carvagllo Edoardo 38 Casagrondl Glauco IO Casapinta Giotxmni 9 Casari n l A rluro lO Ca$0lla Benedetl.o Dante

35

13 Casetta Cesare 25 Cassandra Luigi 71 Cassanese GimtPPt 29 eas. ano Lorenzo 48 Casalnls U oo 26 Ca8Sltto Franct!M!O 29 Casaone 4ntanio 69 Gimflppe 4.0 Castana Vi nceMO 62 Castellaneta V i n· cenw

u

Castelli ErnJanio 23 Giamb<JttisCa 67 Castigliola Orlando 9 Castoldl Ettore 7 Castronovo Gad. 48 catapano Eduardo 27 catarzl Ottorin<~ Caterl nl F ed.erico Cattllneo Aehilh 36 cavallo Euomio 33 cavaniglla Al/redo 45 Ce! I 6idoro 25 Faiberlo 68 Celllnl 1.IU'iqi 30 Centlneo Sante 38 Ce n toro A ntonin<~ 36 Cerniglia Domenico 24 Oernlgllnro Mitl1ele 611 Chiabrera Qior(Jio 23 ChlabreroCm"lo[,uiql'37 Chiara Giuseppe 60 Cbicll1n1 Guido 64 (.,"hiesa E77Umtule 39 Chlment i Ftrdiftmldo 32 Ohi nè M ar lo 71 Chlofalo BWqio 16

Claoclo V iUJ Clampo illlo

16 P a-

8C[tlale 61 Claprlni Gino 31 Ciarlo Siltlio 16 Ci aurl Uosolino 9 Cicclmnrra Gaetano 51 Cieco Giooanni 30 Cleri Vincenzo 61 Cl gala M m'io 54 Clodaro RaOaello 43 Cionlni Gi1llio 23 Ciotola A/berlo 38 Cipollina Ulisse 41 Cipr'ano Saltlalare 49 Clreo Gime-ppe 19 Clrlllo Giooanni 71 Giuseppe 78

Cl vita Ra(Jade

56

Corclonl Corradino 22 Corda .dn!onio 56 Corigliano Enrico 29 Corra.dl N uma 12 Pietro 76 Remo 72 Correale .tl.l/redo 38 Corsi 41/redo 27 Cortaasa Siltlio 71 Cortolla Francesco 34 Cortloclll .M auro 62 Costa FatuiÙ> 17 Gimeppe Att·

ouao

TO

qdo

Orlati n! A /frtdo Oroooo Gimepl)t Croce Guido Croslglla Et!aristo Cuocla FraftCUC" Cultrera FronceBco Cultrone Sal,ator"l! Curatolo Loret&eo Cureio Sat:erio Cnrla.le VitO Cu sanl M ariaM Cuttlca Euoenio Cytron IA:Piaro

26 69 55 20

6! 66 46

76 13 66 31 31 117

37 Coatagllola ..4ntonio 24 CozzoUno Federico 65 Crespellanl Carlo 15 Creste B nldo 77

De Cesare J7incen.w 26 Decina Camillo 38 De Domeni co F ran· cesoo 17 De Gregorio Gaetano 7O De H leronymla Ruqoero U De Leo Sal,alore 3~ Del Fattore Guolidmo

c

•wr® Domenico

D'Aocardo Sal,a· Core 16 D'Agostino AooBtino 40 Dal Collo .A.uomto 24 D'.A.IeRsandro ANimo 67 LU(qi 76

Rat/aele

34

D 'A.mbroaJo GiuBepl)t .dle88Gflllro

47

Del Foco Otlorino 33 De L ipal8 F nrtunalo 71 De Lisio Giovanni 52 De Llao Carlo 22 De Lore·•zo Leo-

71

De Lucia RaQaele 60 Delia Cioppa

2t

Cooola GimtPPe 63 Cocuzza Salrotore 63 Cogllati -Dezza Giu&tJ'Pt 2i Cola Francucn 44 Colacci France.co 64 Colalannl Giuseppe 55 Collttl Siltlin U Colomba Nicold 69 Colombnr~~ Guido $9 Colombrlta. Filippo 67 Colozza Qiooanni 68 Comelll U mberlo 31 Comes Seba8tiano 63 Conciatore Do m t· nico 13 Confnlone Raf/atle 37 Consiglio Placido 10 Conti Geranlo 66 Contrlno Ferdi· 7Ulwlo

Crlsolone Gaetano 13 Cristiani M ichelan-

27

63 D'Amico Gimeppe 38 D'Angolo Emanuele 53 D 'Anna Giuseppe 14 Dattilo Gimevve 39 .<fi'IQ(ol(n.o 76 Dazio ~co 52 De Alesai ,E,Mio 60 De Angells A rdui· no 20 De B<'nedlctls RatJade 76 De Be rard lnla Lui()( 12 De B ern ard In la Vir(Jinio 16 De Berna.rdo Francesco •~ F"t"anc.e aw A n· tanio 36 De Blaaio Guido U De Carla A qostino 19 De Ce.rll Gti8t01)(} 3' De Caro Nicola 27 De Castro Iqnazin 28 De Ca.ta Domenico 36 De Ceaa.reGiannirlO 49 Luioi 36

63

Dello J oio Giovanni 54 Delogu Gino 13 Del P erelo Silvio 71 Del Senno Oioronni 51 Del VnstoGiuseppt 21 De Marco Cesare 76 De Marlnls .Aurelio 38 De Martino Roberta 30 De Meo Enzo 68 De.MichcUs Corrado 46 De Nunzio F rane~ 36 Dcnza Ra.( /ade H De Palma Filiwo 76 De Paoll Paolo 62 De Pa.R q ua Gi" uppe

38

De Parla A uquslo 36 D e Po r celllnle Carlo 14 ne QuaU1'0 Nic:olà 6~ De Sarlo Eugenio 8 D'Ettorrea Giu ~ppe

ti5

Dettoti Gin. M aria H D'Eugenio Antonio U De VIto Gmtavo 63 De VIvo Giulio 62 Diana Eugenio 47 DI Caso le. Giuse-ppe 67 DI Lorenzo Odoaroo 4 .S DI Maaglo Fran· 62

DI Monaco Paride H DI Nella Nicola M DI P a lma V(n26


($tg~) ISI>I<'& AI.~Allf:I'ICO

DI Rago Pro&-ptro 59 DI Stefano Giu· ltppe 25 DI Tulllo Otltlri$i<l 75 Donadeo Vittorio 25 0 0II8tlnlo Anwùo .a Drago Caloocro 60 .uamiano 112 DublJiosl Ewi/io 32

F FalJianl Pietro Fabrizi NUxlla Fadda Siro Faeozl Aldo fnflla Giovanni Salt>alure Falcone Ra(Jctele Jo"al bo Enrieo Fanelli P'i1anl4nio Fantozzl L-uigi Faraggiana Fran·

cuco

37 U :1! 61

30 46

56 54 27 75

12

Far aone .oltntonio Valuio Farina Felice Fedele Pa3q114le Fedeli .à !berlo FcliciangeU Guido Felsaol Giacinto

70 18 30

~·t>uga

54

Ed!lorcto

55

41 73 43

Ferrari Giovanni .J.urelio

Uoo P'orrari Lelll F ran· Ct8CO

21 36

9

Ferraris Sal!XUore 78 Fe rr aloro Gtu· 1eppe 44 ~·erretU Yi rgilto 50 Ferri Antonio 46 Ouulo

29

Flerro Michele 13 Figari A lberto 67 Ftglloll Benwetto 62 Filll;ek 0iWle1lPt 6 8 1-'llograna PMauale 45 Flore Geremia 30 Mario

Fiumara Antonio 66 Fiume Guolietmo 47 Fiumefreddo P'in· cenzo 18 Floridia F rancttiCO 61 F1orlo Uoo 15 Fooht Rnberto 16 F'oleua Umberto ~8 Fon ltl n a Nico/6 67 Fon~one Lorenzo 35 For08ti Alberto 9 Forino Salratore 14 Forti l gino 16 Fortunato Leonardo 74 Fortunati Pietro 6" l.<'otl Al/io 48 Giovanni 67 Frnocbl Luigi 7 Franchini GV>t:anni 62 Jo' raocla Adolfo 68 l•'rlsola Pietro 77 Frlsonl Paolo 11 Froggio Frorn:uco 40 Frotilnl DiTW 43 Fuoclo Giotllmni 58 Funaioli Gaetano 9 Fusco A noelo 28 Fusi Pielro 18

Germano Git.Ue-ppe 36 Germino Al/recto 16 Gcrulll A ndrw 8 Gherardlnl Naldo 72 Olaoalono Sil1>io 66 Olaoo bbe Corradino 48 Giallo m bardo Orttte 25 Oiannantonl Morto 411 Glannolll.&lusandro 9 Giannetti Bernarcto 42 Glannottl Dino 36 Giarrua8o Ge8Ualdo 14 Gigante Donato 54 Giglio Uocco 26 GUiooo Ct~rlo R Olongo Frcmco 41 Giordano Oit.Ueppe 12 Giuttt•Tie 69 Giorgi Giorgio m. 31 GiflrDio f.

Girardi Giuseppe Gl ud loo Camillo Giuliani .&leaf!Mo Giuliano Cele8tino Olurleo .Mit:helt GotrredJ ENore Luigi Gomez De Ayala A UIJU$W Oonzales .41/udo Oorrota Carlo

G Gaggia Emilio 22 Gagliardi Pasquale 53 Gagllone Anlmt.io 45 Oalottloo Carlo 12 Galdt Floriano 68 Gallo Arturo 25 Oallottl GWt:annì 17 Ganoro. Romualcto 37 Oarbo.gnl Giuseppe 30 Garofalo P'\to 76 Oarzlo. Loren.zo 62 Oas parrlni Nie<>la U Gasparro Umberto 'Il Oaltl Arturo 63 Dionigi U Giovanni

Gi111eppe

42 23

33

Gazza Aleuandro

11

Fiorenza I unazio 13 Fiorini .M uzio Ftr· rucctu 19 Fleobettl Giu•em>e 45 Fi• lohella G(am· balluta 60

Gelanzè Celestino Oclormlnl Luigi

48 21

Gemm.. Salt;a~ore

61

Genno.ro Luciano 44 Gentile Vit4noelo 65 Gentili Alusandro 64

109

74 38 50 66 41

:,1 77 47 69

81 73 OramcgoaGiot>annì 37 Granato. Sal•latJrt 61 Oraeal Giuseppe 78 Graziano Carmine 25 Ora%iola Gerardo 19 Greco Domenico 20 O rcgorl nl Pietro 69 Grolla E r nuto 70 Grifi Filippo 29 Gritool os~ar 71 Grignanl Euoenio 'a Grilli Mario 66 Grillo Girolamo 21 7 Orlxonl Giat>anni Grosso VìUorio 12 Ouadalopl Roberto 31 GoaldJ Vincenzo 61 Go araldi Carlo Sl Guaruaccla Girola· mo 35 Guerra Vìnceneo 29 Gugllolminettl Sii· 1>io

76

Gugllolrnloo Lucio 63 Guido Oiooann( 45 Gurgo P imno

28

IaDil&rone 0eMr0$0 62 Iannh:z otto Car· mdo 12 .4 nlonio ' 4 Iapoco At~lonio lG Insel ll .alarlo 60 ldlnf France..co 60 Imbrenda MaU.:o 60 lmpallomeol Rosa· rio 68 Imperlalo Cesare 23 lodollcato Giuseppe 17 I nfunttuo Sinwn..: 54 lugllma Amedeo 63 Inl;'ravalie 4lf redo H Ingria Lort 11ZO 69 IppoULI .tfrwrldo 21 lp polito A notio Mi· chete 86 I~nla Emilin 7J Izzo .4rduino 68

L Labollarto Ora~o 68 Labruzzo ~fenoUi 74 Labruna Franctsco 4S 'Pittorlno 64 La.gua Donalo 68 L~ Haa-oa Giuseppe 65 L a Martina Rnsurio U Lamendoh~ b'1"lippo 4 5 Lampis Ectoardo S4 Laodrlanl Roberto JS Laoert Gwcarchino 62 Laugella FI'(Jfl(:uro 30 Lanna L to11ido 39 Lapenta /rmocmzo 68 Lapponl Guido 13 La Rocca Paolo 21 Roberto ~9 Laro.,.ere Gi U$eN•t 1 l L asoaro .41/recto 67 Lauri Giulio 70 Laurora Carlo 56 La:r lXno 1' Lazzaro Frcmctsco-Antonio 32 Leocooo Antonio

6(,

Leo Giacomo tl7 Giu.eppe 66 L eonardl Domenico 6G


no

(Segue! IND!Cf: AI.FAnETICO

Le pore F ronusro 43 Licata Salvatore 77 Lillo Francuco 71 Llo Giuse)Jpe G4 Lipnni Antonino 42 Lipari D omenico 56 L la l a ])omenicn 47 Lo .H lane<• ùQmenico !!8 Loòn.to Gaspare 57 L ojncono Antonio 18 Lootbardi Enrico 30 J1/11n/io 73 SClltVJtort 51 Lo·MonMo Croce 65 Lougo Dmnn~ico 49 Giusef'lle 68 l•Oill'!'<t.ì .·1>>/nnino 23 fJorcnzlni Giuseppe 65 Lo riu Giot'(lltni 44 JJovag lio Rocco 15 LO\(•(•t-l l jO r:if)UC·

chino Giuse!'l e Lucca·CutbJ,ert

40 G5

Ouoli< Imo

65

Lucente Pasquale

66

L li CCi A mcri(m

16

Luciano Fuscù Fe· lit•e

:l8

M .:llacodouio 1l'fiche· la?tlfclo

Jl!nchi Scba.~Uan'>

31 ~4

Ma troo ' '"''Ili 24 .:Iln tt1 Uiu~nme 17 Mngll;io l 'irlro 53 Jllagli.:llt.i FrrJ11CN5cu 57 Magnan! A/Jt l.e 57 Mn~liulo Alfonso 28 l\f~Hini Eucn 39 Amrdro 43 M n ì n li> n" .D ollufiuo 26

)(UilTOIIP.

Mnlt·a Cesare (Il 111 a lice .J 1-.;mt<lrn 27 i\Jnllnzzl Amerion ! 7 ~fllO Ci n f ]At'ÌIIi 22 Manc:oni .1/ichele 23 lllanfrr.li :1/Jre<lo 32 A rnalriQ 40 Oresle 54 Mau r.:nnn. r o Car· melo IG Mangione Giuseppe 59 Manlorl All•e:·to 49 Muntero f.Menzll 35

Manuppelll Gemrdo 63 Mnnzel la GiuseJJ7Jt 53 :Manzo Giovanni 61 :Mnrche>e 4.oooti.no 62 .ll lur,.ugo Lor~m:o 8 Ma.r~u.rn

CCRflrt.

10

Marigliano Glm:anni 1:6 ~ln.ri ul G'11r/o 72 Nari no G1.stavo 78 Salvator e 63 M n d uuccl Jllari11o 23 1\lariotti ·H i an chi Gifl. Unii. 8 l\larlotti·Bianohl G uolù:lm.o 65 i\larm o ..d.cllille 65 i\la rùcco L td{ti 52 :-.ra rrn C'ilrse7> r•e 74 Martin ! Lui{Ji 7i )h.rto,::l i o F'.Ydintwdn 9 l\1 ":·n li l .l ll•r•·lo 17 :Mnsala Mario 66 l\lasaltv&'Cohi Mario G7 Mnsoia Giuseppe 63 lllassn FiNr•JIO 44 l\lus~nN.I Guelanl) 69 J\ln;:,sarotti Gi11· !1ePJJe 7 Mnsseo Suvt:rio 76 .\lnl'scrano Ci~tlio 14 )lass i Emilio 30 lllas;imo l•'roncl'>'CO 40 )lassoue Giacomo 31 ~lnstrantouio Vin· cen"o 27 l\!MI.rogia.oomo Gtti·

45

do

lllnstl'ojannl .Jttlo· llitl()

Dccio Mato.razzo T.11cio Srm!ino Jllall~ori

Nir.ol<l

Mazza Uosario Mnzznrncchlo Ber-

Mercn .-fo Rorro

70

~apoUto.nl Enr~

i\lor·<nt Rosolino l\lorlìnì Camillo :\forli no P ero

1T

1\ascè Francesco

U 3S 42 ~~~-t.icn. Tt'rrmresco 26

Mezze ttl Guido ~I iarlllllnll A >t/OIIiO

li5 18

Mich..,li 1'eutlflrico

7S

Mldulla Carmelo 50 l\Iiglìflcc·io Romano 19 i\!h.manl Vittorio 4l Migneml Frrwrcsco 2ìl

Mllana Gcutann

60

.\!il., t.l i J·: rt•tsl•>

41)

Mllllno Doml'fl.kn 7fil Mirabella Claudio 59 .\li>< i r.o n o Oi<wtm m' 29 :;\Toa nrf• ,•Jnrelin

37

i\lO<'nil~t!to

61 12

Carl o

;\lmlt:stini Paola ~l o cl \1 g n o Dome· nict> 35 )foliRani Alfrcdt> l il /licciardo .\fona<'O .:l r fu ro

74

12 .\Iona><tl'll Salvatore 49 ~fnm{1t7.:t.i Unll,t»rfn 13 MHnf tlllar! A tt ilio 11

.\Iout c l couo Fùt· Cf'l>$ i>

~tont.i Guttlrruo Mootlni Gi.t>l'atltci Monto ue .d rturq .\IM<•IIi :l/ari() M o reti i Oint'<rtltl i Mo rganti PMio

Muri

4. m rwul~

~fo ri no

J.;nriro

32 38 78

60 211 69 59 45 3V 58

29 51

Morrone Luioi

·19

t:twni :· 5 .\lozzn11 n Carlo 72 .\Iura Sulvolorr 3!1 )!urot.m·i Carlo Fr · lirr 20 lllnrru GiuC<>tlll> 45

5(;

17 31

77 Giaconw 51 ~lnzzonl!'n Uiaro»ttJ 43 11Cirdiorì

Jllaz~arom

l\Inzzottì Lo·rclo 8 1\l n z zocco IH1 Oa· mi/lo 19 Mazzo la Vincenzo 70 :Me<ias M flrio 69 Megaro il1U:IIcle 64 ~lt·iuf•l'i T uù;i 29 lllo:rnill" F rancescn GS Mennonun G.:rordtJ 61

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N Nnr.cnrnto Fili:PJJO 28 :-in uu i Ct>rlo 42 Nn pu l ltnul 111tf·

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Nlcastro 4.rturo N k olosl 4.ntonio Nlcotrn Saloalore

71

77 63 65 61

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o Qg-g<:ro C~S(IYC Oli.-erlo .A/rise Orlando 1.'e-.d nro

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77 20

F' t'acl iJJ ..:11/redo :6 l'nr:ml•·llo ..tlfrrclo 12 Pllguot.tt• T:'wlrrr l q H Pula .l1:icheli no 10 Palermo Curmcln 62 Pol:ldin o P cwio 64 Pnilu<>r·n Uv, 49 Po.lmcrlo Pidro 76 l'nlrn lcrl alfredo 46 Mario 71 Pnlmlnollo Pasquale 117 l'n l u 111 Lo Oiu$t' I' 1JC 24.

Pallcrnnl D ino 71 l'ann,::it< ..l1d<minn Hl l'nnarn. Carlo 5R Pande>Hl Edoardo

P tUiscro. O.tar'i.o Panzuto Fiiiwo Paolill o l"f.t•>ti>lno J>a.oluccl Alb(rto Papa Gen1wro Papnguo Michl':le Paragona Pil'lr o J>nran l n!o Allurl'> Par <!u t.e Fertli· rumdo Paril'i l o:tudo Parrclla .Achille Tullio Pn!'rl H'nlltr

48 67

59 -18

78 54 59 59 4S

19 45 67 71 73

P l.\rutll Giot:annt 66 P a.«ettl Ft•rclinando 69 l'a.sq uull H etllifJÌO F inccruo

33 27


(Seq~) L'<D!CE ALFABETICO

Pa.ssnlucq n a. Gioac· 27 46

Passnut.e Curmi ne

50

26 Pusturc Fraucesco 34 Pl.\tn.nè Carmelo 34 Lucio 30 Pt\ll"Yiuu Donumi· co 46 l'att i (}'iuS61>1lC 47 Pavone .4niO>lio

51 Giu•et>fJe 49 Pa.zzaglla Domenico 60 Peolll • .Jnlo nio 78 Pccomrlo l?nOat:lc 38

P oco1''•11n (;invfutni 43

M l!rirtno I'rd razz i ..1 rri·m Podrini ..1 n/rwio Pedroll GiusepfJC

53 30 26

60 Pul l c~n·i 11 i Fr,ntct:SCl' 14 ()rrstr 18 Pf'llf'~!'ino &nrntzt> 22 Pelllclnl Ferrante 66 P onnr·ttl Ce.• arr 9 Pl'po l/aOae/lo :J:l Pel'illi Oim·rmui 21 Pernice Vitrrenzo 49 J7inr.M~Zo 114 P orrctti Cri.•lofnm 22 Porriconc Giu~eJJ· pe

P ort'l"r Stefano Purrini .iln{Jclo

tJi(!()

Petiti P asqanle Pczwllo Luigi

Polcso N ello 36 Polito 1/osario 4.0 Polosa Vincenzo 18 Poh•cri n l .tJ n{Jiolo H Pomioì (htido 12 POUJO Felice 25 Porcnra. ls'illoro 20 Porrn Pietro 12 Potonza Luiut 47 P ozzuoli Francesco 77 Prelte lll<lri() 69 Prioolo .JI/O?tM 77 Prl\·itera 8 e n e detto 6:! Procopio Bcil.crmi·

Rizzutl GittSC'J)'PC 8 Rodlnò Nicola « Rodrlguez Fdiciano U1 RoUo Fecùrico 71 ROtni.LllO E-"rico 55 Gennurn 2~ Orrntilw 68 Rom IJy Pflolo !5 Romhol!\ .dnConio H

63 l' ropc r z i·Curtl Re· rt rdrtlo 40

R o•~i

Proto .A-ntonio

RII~I(O!'i

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Qnc irolo 1>milio·U:r· ne~to

37

R 33 29

Rago Oìot·am!i Rainorl VmiiPrlo 31 Ram p! Pietro 16 RnttllZZI Tullio 22 R l'JW.rcl T'idro 72 Reggio Jllicllelll 71 Rcitnn o l/{lo 36 Ro vclll Gioacchino • 75

61 57 21

R1cc arcU Gius rm,e· 7 7 Tlicci .-t ntnnio 39 E11w nuete 70 Riccò E tlore 19

40

Righi Giuseppe Rin:).id i Oiust"ppc

41 19

52 23

Olln/rio

12

Piccoli Giovan11i

Oraz-io

48

Piccottl E yid·io

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Pilmtl Oi-ovmmi Pltrclll Nicola

39

PIII.ZZ'\ A n tonino G1•ùln Piea zl o An ton in

P1 ccarretn France·

sco P ìccloll Emu:n.coil· do

16

P l votti Francesco 24 Placidi Et/ore 7i Plala Natale

30

Plastina .Mario

55

Anlollio Attil io

;II n ri-o

A ntonino

1'1lllio

Arturo Succhettl Nicola Succo l/osa ri<> Snccocci a E11ti<No SilCCO tnanl Gior!li(J Salem Alessandro

Pietro 22 Rlpnrbel U R.oiJcrlo 77 Ripari Enrico 52 !titucci ·Chi unì A· (J08ti1l o

Rh•a Uml>erto Rizzo Oarlo Cornelio

Gaetano

Scn•ri l'ompeo

3~

Si ~cM d i Gu;llo

73

24 35 52 3l

76 24 15

49

So.nt<>li T'n:Sorllfllino :13

Snntoro NicoliM H1 S a.ntor· OIC4 Dome· 48

Rttntucci Gi~ll/lt 56 Snrdone .Jn.tonic 64 St\ro ollì Tommaso 31} Snrtl 17ìtlorio 9 S nurloc, Davide 43 Savnl'ino Sovmo

7 51 19 71

~av1ni Gualtiero

43 30 :17 66

20 70

Salvati Oiv..•enpe 63 ~alvatorl GuvUelmo 50 38 Silh ·ìni Ccsore St• m i retti E mesi.? 4!1 ~llll(lu lli Pit1ro 37 Snnnn .Jlessmulro 1 G Snnsoni Carlo 54 Sn n taga t i Francesco 71 Sa n t a ·:'>ltlrii.L Al· />Prlo 10 Snnt oboni UmJ.erU> .)2

19

Scalrati Alberto Scnllsl l!Tnazio Scalzi Carmine

j9 55 6!> 78 34 18 52 46

Saloulfll.l<' Giv.scp71C 41

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Scala Enrico

~ca tu bi n 01ovonni 37 Scauavluo Z eOirino 25 :::cat·pa .ii•<(Jiol\no ~8 Scnrpicrì Cr->Jore 26 Schlrru Giw.em>e 53 Solai don ~.: Barto· lnn~o 50 ::i<'illiorl Vincenzo 28 So;ort lno Salootorf 5:1 Sco tti Giuseppe 76 Scud or·l Gi?t$C'/n>e 33 ~Pcchì Fra>tcesco 12 Segre Fer11aneù> 77 f'erra. Gi,~m·e t,(

s

Salmè Ettore

15 51 28

32

Oaetano

Sab nt in l .d1l(lclo

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Ra !l'ono A l/011so

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H011~a.

R o•a Guiclo Uos l V i tu>rio .d.lcicù Ho. ic llo t:.,iai

PrO\'Yìdenza SriVino 78 Pultrr.n" Rt1/Tutle 45 Pun:aro Git•'<'PI>C 50 Pmpura Giovanni 64

47

Pesce Nicnla Pe;;~olnno Angelo 75 Poti t bo 11 Lodo·

111

20 17 73 56

&\vino Vilo So!lfè Ametleo ScagUono France8C<.I 67

'lè• W Anton i n o

2l1

Slgonrlno R osc1ri0 17 S ìlkt.ti Mkhele :t4 S ìmuln UIJrtlllo 1 :1 S i no p! V i n cenzo 20 Sln!(litlco Giuseppe 15 Sìt. ibaldi Gugolìel · 45

11U>

S inl s i Guido S!sto EU()en.io Sono Santi So~: no .4 rmondo Solel'i 01'ot'lmn i

Sn!'IJara Emilio ~ottl n i Giovanni SpMiavccchla Der menico Spa~molcttl Go/ileo Sp a ~ nuolo

16

Gf 3!J 22

39 18 63 77 62

Vigorl to

37 Spntnf ora Giu•cppe 63 Sporn r•n ni F:l1>;d;o 35 Spezzafllrti .il1llolliO 53 ::<plnusa Gi>tsep pe 70 S quillael Giuseppe 66 S q u ì lincio ti Raltaele .S Stagnlttl France· sco 68 Stella Vincenzo 11 Sterbinl Enrico liO St.l.sl M altea 611 Surna Cosimo 20 Snn~c ri Gi.t<stppe 25 Suraci Brun-o 39 Surrt l Domenico 11 Snzzl Filippo f2 SicolrJ


(Seoue) INDIO& .U.J'A.BBTIOO

112

T Taddla. Leo 66 Tagllaflerro ..dr· 68 mando Talenti Oesa re 23 Tancrcd l Urbano 56 T a nzer Francesco 61 Ta;lpl P :ima 4.6 :12 T a rchl Virvilio Tarducol Mario 66 T arquinl Oairoli 4.!! T6rllla Gi.ue,>pean· Ionio 69 ·ratnretli LuiOi 23 Tattonl h'ilerw 32 !) T eeee Pa8quale Tcdde Giuseppe 11 Todescbl Giacomo 22 Nicol« 4.2 T e lese V!ncenzo 28 T enaglia Gi1tseppe 17 Terranova Alfio 26 Salt>alore 60 Terzi F ederico ~4.

Testa U(IO 86 TlreUI Elic 8 Tobla ..drturo 'l Toderlnl del Ga· gliardJs Teod. '12 T omaselll ..dntonio 59 78 Tonelll OamiUo Torella Giouann( 62 Torre Salrotare « Toscano Vinc~ 30 Troni No/alino 29 J>aow

28

T r<·ploolon l Em a· 1ttUle Tre ves ..d rùtide

4.8 75

Trlftlettl l(liiUI

61

T1·olna Francesco

56

T rom batore V i n •

37

cer~

T ufano Ra(Ja ele Turllll .d.7Uortic

'G 15

u Urto lor Fernando

4.2

v Valola Na.uarmo 25 Valdamerl Giuteppe 2' Valente GicaccMtto 21 Valenti ..dntonino '1'3 Valenzano Giuaeppe 53 Va onoccl Quint11ic 20 Va saa.lll Giovanni 24. VaSHOlo Anianic 64 Vastola Mario 64. Va~ta GitUeppe 6T VendJttl Emilio 41 Vendra Salvatore 32 Veneronl Carlo :J3 Ventura Vittorie 63 VerteehT GW!xlnn( 67 V ctUS<lbj Pa&]Uale 38 VI gglano .111/re<la 21 v lgllaru FediR'ico 19 Vlmeroatl Luiqi 66 Viola D ome,..ieo 62 Pietro 9 Virgilio S011tric 4.9 VIsconti Gi.ueppe 16

VIta Gadano Gvtdo Vitale Nicola Sal"atore Vltolo Emanuel<! Vlvlaol Rcdol/o Volpe Mamni

'1'3 64

''

62 22 62 8

z Ze.1nro ..dntanino GiaMnni Eàoard~

11

•o 68

ZamlJr a El/ore 66 Za oeW .J.lberto 76 Zan Cagna Riccardo 49

Zanuttlnl Primo

9

Zlcobierf ~ Zlngale .Salt~atore Zlngalee Giusepl)e Zlnl Giom?mi Zoooa.U Fortun«ta ZOdda .Aid{) Zona.Demttric Zoppi Zeli.o Zuddag Silvio Zurettl Salt>alare

~

53

78 76 69 76 50 70 22

58

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xa - G. CAPPELLI. -

La chimica militiare e le. sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un voi ume d i p agi ne 36 L. 5 XIII - S. 1-).AUNARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume d i pagine 250 ........................ . • 20 XlV - F. CACCIA e ~. R wcr. -:- Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un volume ili pagine 28 ..................... . • 5XV - G. GnTXO:-li. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume eli pagine 240 cou 3 carte E!eogrnficbo • 20 XVI - :::;. ~ALTNARI. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. ·- Un volume di pagine 24:0 .... ... .. .. .... .... . . .•. • 20XVII - A. CASARtNr. - Per le nozze di diamanti del "Giornale di medicina militare,. - Un volume d i po.~ut e 60 con 9 figure ... .. 7XVIII - B. PAunERt. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario milUare napoletano. - Vn volume di pa)!ine 72. • 7XIX - G. MEmto. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un vo iumc di pagine 50 ............................... . • 7XX - A. CASA.RINr. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. • - Un volume di pagine 750 con 155 figu re .. ..... ....... . . • 60 XXI - Lipovaocini e vaccinazioni antitifo-parati.flche nell'Esercito - Studi e ricerche (1927-1929). - Un volume di pagine 126 ... .. ... . . • 8XXII - G. PiccOLI - Lesioni del midollo spinale per traumatismi in guerra. Un volume d i pa.g. 90 con 19 figure ...................... . • 8XXIII - A. CASAJtL'H.- Profili di chirurghì militari italiani. - Un volume di png. 90 con 19 figUJ·e .............................. . ~ 8XXIV - A. CASARD<I.- I pionieri italiani della Croce Ron:a. - Un volume · di SO png. con 22 fì gu t·c . ....... .... . .... .... ...... .. . . 8XXV - U . CA-.C\SINIS. - Il servizio militare e l'indirizzo costituzionalistico in biologia e patologia. - Un volume eli p!~g. 82 •. ..... ...... .. 8-

•

..

"

ALTRE PUBBLICAZIONI La guerra di ogni giorno. Not-e pratiche di fisiopatologia e di igiene per le fot'7.o armate. Un voltune di pagine 360 con 106 figure - Roma-, 1930 ....................... .. ......... ... .. . .. . L. A. CA.SAJtrNI. - Polonia e Italia. Un fascicolo di 20 p agine con 4 figure. • A. C.A.SARTh"'. - La • Signora dalla lampada • (Fiorenza Nightingale)- Un volunae di p~ne 56 con 18 figure ............................. . » A. CASARJNT. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata a l concorso Ribori, 1905. Un volume di pagine 330 con 65 fìgme. -Roma, 1908 • A. C.A.SARINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memo!'Ìa premiata al concorso Hiberi, 1906. - Un volume di pagine 4()'2 con t avole g rafiche e st.a.tistiche. - Roma, 1908 ... ... .. ........... . . l) I Ccmgreao internazionale di medicina e farmacia militare ( BruxellE-s, 1921 ). R elazioni ufficiali del Corpo sanitario militare it-a liano ... . ..... . l II Co.ngreuo internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Atti del Congresso, vol. I. - R e lazioni ufficiali. - Un volume eli pagine 416 con tre tavole .... . ...•..... ..... ..... . .. .. .... .. . , . . • II Congreuo internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). At-t i del Congresso, vol. II. - Lavo ri rle l Con)Zresl'<o e comunica· zioni. - Un volume d i pagine 600 con 33 to.vole e 19 incis ioni.. l) IIIotrongresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi 1925).L avori del Congres:;o c comunicazioni.. - Un volume di pagine 88. • [V Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (VCI.':'\avia.. !02i).Un v olume di pe.~. ll6 con -t figure ............................. . • V Congresso internazionale di medicina e farmacia militare ( Londra, 1929. Un volume ili pagine 124 con 19 figure ... . . . ...... ....... . ..... . • A . CASARtNT. -

20 3-

71218 -

63560 -

78-

8-


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AM:MINISTBAZIONE :

ROM4 = Ministero della Guerra, \"la XX Settembre - ROMA

•

()ONDIZIONI DI ABBONAMENTO. t 11 OUmt.ale dt m.etfic(na militare si pubblica Il primo giorno di ciiiSCun mf!IMI . In fucloolo di qnattro fogli di stampa almeno. 2. L'abbonamento è annuo e decorre dal t• gennaio. 3. Il prezro dell'abbonamento è: Per l'Italia e Colonie...... . ................................. . .. . L. M Por l'Estero........... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . t 44 -

87n ~2,!~e:ii contencn:;:.,.t, RurJfu:,i ç In Italia.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • ti ~: COI'PO llan "' e l all'Estero..... ..... ....... .... · · • 18 Un faaolcolo separato cost-a........ .

In Itnlla. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

•

) ali'E11tero............. . . . . .. .. . .. .. •

4. Pér gli ufficiali medici e cblmlcl farmaclatl del R. esercito (In 11ervizlo attivo, In poeU!ono complemento, della riserva ed a rlpoAO) Il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. !4 ~- anlltrlpak ed n prezzo del supplemento è ridotto a Liro 8 per l soli abbonati. Non 81 trumettouo ricevute por gli abbonamenti personal!. 6. Non al aooettano reclami trn.ecot1!1 trent-a giorni dalla epe<llrlone del Otornale, che si <!f· fettoa rcgolarn1ente al primo di ogni mese. 'TTn.socrso t-ale temolne, l f811clcoU rlcblO!Jtl venROno ape· dltl, se dlspolliblll, solo a pagamento. 6. 1 signori abbonati milit-ari !n eJI'ettl'l'ità di oorvWo pagheranno l'Importo dall'abbonarue.nto per meuo del rispettivi comandi di corPO e dl.rezloni. T. Por l soli ufllclaU medici (dt~ll'Escrclto o tlella Marlna),ln qualunque J>OA!zlone si tro'l'tno ~ ammes11o un AB BONAMEt\TO CUMULATIVO al momak dt medicina militare ed agli 4tntolt d' 110Mictna naNle e coloniale al prezzo di L. 45 annue. 8. Allibrai si fa lo soonto del lO per conto, ma solt-anto per gli abbonamenti delle pereone e deell enti non milit-ari. am~illarla, di

NORME PER LE PUBBLICAZIONI. 1. !lavori originali, le noto, ·le riviste - dattll()oql'afatl o I!Orlttt a mano - devono (I()()U· pare un eolo lato do! fo~tllo, e..~scre nel testo detln!tlvo m ttar'Vtw-, ed accorat-amente oorretti e riveduti dagli A o tori. fil fa speciale raccomand87.lone cb e Queru scrl.t tl a mano mano ben leggi blU, per modo di evitare Oll'lll dubbio di Interpretazione. In C'RSO contrarlo, la Direzione ai vedrebbe costretta a. eoependerne la pubblica.T.ione. l lavori brevi saranno preferiti. Le opinioni mantre.tate dagli Aultol1 non Impegnano la rlll8ponsabUJtà del periodico. È vietata In riproduzione del lavori originali. 2. Per dlapoAlzlone <\el Conslr:rllo nazionale delle rlcorcbe, l'Autore deve Wllre al lavoroo an bren autoriassunto (non più di l O righe). s. Salvo casi eccer:lonallaslml, la correzione dello boue sarà fatt-a dalla redi\Sione anzfchfl dAgli Autori, per non vtnrolare U lavor<> tipetp'aftco agli lnevltnbW ritardi postali. Le rorrc7lonl straordinario fatte dagli Autori saranno loro addebitate. ~- Le apcoo per le t.avole litografiche, fotograflcbe, eco., che accompagnassero le memorie sono a cmrlco degli .Autori. Le tlgnre da riprodurre devono O!ISOre nitide, roa lettere e dlrlture a caratteri l'tandl o tall che restino ben legglbill dopo eventuali riduzioni. Le blbUocra!le IW~Che el publllloano solo negU mrattl. • , • li. Oli Olltrattlaono di due ttpl: - Ttpo 4) BOnza ·copertina e collalmflaglnatura e numera• tione del faaolcolo. - 11po B) oon oopertlna stampat-a, f.r oateeplzlo, l.a>pagln.ntura e numeraz.l.one speciale.

6. AgU Autori saranno conoesel gratuitamente 25 estratti tipo ...4. -La rlcbiOBta di estratti In più e quella di estratti tipo n saranno a oariCQ degli Autori etesal. 7. n prezT.o d~ll eatmttl, per gli Autori delle memorie ohe li rlobledano, è ret~olato 4alla 6llguente t-ariffa :

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Pn- quelU ~he su~ano un foglio, le f~i in J)ill, che- BUJ)miM il -foglio, ft

taM C01U metd, pureltt per6 l'OI"dina..-iofu non lria tnferl<lrt o 60 eopit.

8. I manoscritti non al reatltnlacono.

(3103912)- R OMA, 1931-IX -

ISTITU'l'O POLloGRAFIOO Dl!:U.O STA't'O- O. O.

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