Anno LXXVIII - Fase. I-II GE~ì\ AI O - FEBBR AIO
1930 - A xo \ TII: l
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DI
MEDICINA
DIREZIONE ED AM MINI STR AZIONE 1\fJNI S T E RO D ELLA G u ERRA
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Pubblicazione mensile
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO D,AL MINISTERO DELLA G UE RRA (DIRE ZIONE . GENERALE DI SANITÀ MILI T AR E)
Giornale di m1dicina militare: l8S l - l 88 ~ - Giornale medico del Regio E ,ercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del Il. Esercito: 1896-1907. TELEFONI : 43-283 n. T. - 21-90 R. M. N. B. - A qu3sto fasc icolo è an ~SlO il S l11~l~ :n ~ltO d ~i R UOLt DI ANZIANITA DEL CORPO SANITARIO MILITARE (Ufficiali m~ ici ed u fficiali chim ici-farmacisti io aervìzio permanente effettivo) al 1° gennaio 1930.
SOMMARIO PER LE FAUITE NOZZE DELLE LL. Al. RR. U.U ERTO DI SAVOIA, PRIN CIPE EREDITARIO E MARIA ~OSE', PRINOI?U3A DlL BELGIO . . . . . • . . . . . . • . • . • AQLI ABBONATI ED Al LETTORI • • , . . . • . . . • . . • . . . •• •. . • • . • • • •
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111 01npun della Federonlona Narlonlle Fas:lsh di Ioth contro la tuber:olosl - Palermo, s -9 ottobre 1929·V Il . . . • . • . . . . • . • . . • • . . • . . . • . . • • . . . . • • XXXV O>n~re"l nl<iontlc di m>l•tln l lnhrn l • G!n Hl, 23· 26 ol h)rl 111!9- VII • • . , • . • Dotocu. - L e tc,iuni c ro n ich e tlollo do r.::<pimt.<>rio in r •I •P~>rl. • allo o,J muzo dolla. Yit;•
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milit,,re . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . .
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C-•lltl'ibutn -ncr ilrlCIIl"l" " Ilo 411111<> tiC :l i ()Tet i l lo ti •la li n sc•• ;,~ut tlrlOiltO del rene ucll ' opcnroll 1 dull'or,:.1uo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il Om{reuo M t lontle d ì medielnl ed ltieM colonhle - Rom 1, 29 ·31 otl>)ra 19U·VIII . • . . . Ronca. - T,n lehhra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . • . . . . . • • • • . Testi. - Oli li ' clt~nu .. i o oOdJ~ut-l n'·lle o hL{"(; C •1 ,n io • . . • . • • . • . . . . . . . . Mariottl-Bìan:l1i . - L ~o tnhote ,J, ,. j c_i ' l'l'i ,liJii . . . . . . . . . . . . . • • • • . • . . Rlzrutl. - ~ ~1 1la. \.Ch i -,l••.;ncuia ,f in Lihii\ . . . ' . . . . . . . . • . . •. . . . . Lapptmi.- DoJ ,·a-1 );'C t.t·t-.apo 1 h~ • di'l h p l .. ~•n l<!hin' <.: ;Ht!l :t.n illl d tt·it! • . • • Fadd~ e Cotti.- Il uollutritl H d • d jlf • ~l·w.• •d ~ ~~'\c l ' '->llnlo' l :tll><u" •. Fadda o Cotti. - ~ull 1 Il ,;,,,. •llli l òili<lt>llli.,J •..d •a tl-,1 tUUriJillo . • . . • . •. . • . . • • . ReltJ nl . - :-:1nò i wulln Il:\• t ouell .-1 !Id t'alti . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Relt tn i. --- ~ul V.l l •r " fl011'int.r· trh,rtll'H'I) lZÌ 11(0 ~·o l ftl r &fil •l i hrudoo •l 11 ' l di h cci Ili tltici . c 1•ar·~ ifici uci lllili a.r•l, 1H'Ìl111 O cl tUO l L ' ' :\t;eiu•ziuuo :utl,u.. if\u L • • • • • • . cUJtrarJ. c ·v oi7.Ì •n i .. n l L ·u . •n l. t i h ( 'il't.r t lÌ C l . . • • • • • • • • • • • • . • • • • • • S.trnJIH. - L t. tnt .l al t·:t.A; u n ~o n ~ l N l r.l -:\.fl'i ·au • o u 1 ~POt.:i tic r i .{•llt'tV, allo llo ih'O Cl)) J· n ie. t l iro~ e o in lil·t·t..l c . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , . . P.lt • nè. - o ·un. ·;or a u\Ofl v tlt•ll•) IL ~.d ll.i nluo llll' i -Pl'· • l ~ H X 19 llur.tnLc rio .t·cchia.ru.on'H el ci siori \'o1rJ:Lrw~ 1t.e t~ lll·U ' \ ·u;i di d t:rut:. if •-ti • •• • . • • • • • • • ••• • P.lh n ! . - A.l cltOO o-.•;cor:a.t• •n l., 1'1\-'t.H'dto ... ull L ,,,.,,h ell7. L , Lei Q tt·ill ~ d ctl·t p u, . o u~l l.t.t.I O di d •n ''' u tU n L\ i :\ iurc~ lA' . • . • . • • • . • • • • • • • • • Brnzl . - l ' I'ÌlllO li<w<• d ·Il l IM I.,Jn tll c clio n :. t ·li o..:i:. uclr ·a-i <li 1->:u~·· NOTE DI IGIENE PRATICA : Marlotti-Bianehl. - Jl lluc,1t •· Loftll lo. -
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S toria retrospettiva d 3ll'lgi~n3 o 3ll'E>ercito itl!iaoo.
Un v olume di pa~ ine 112....................... . ..... ..
II - Ricerche biologiche degli Ufdci psico-fisio:ogici di a via;:: ione militare. - Urt vo lume di p t~ine :2.36 con 46 fig ure e 2 t-avole .... . . E. SANTORO.- Ferite addominali di guerra- ]'roia.zione dal professore N . GIANNE'ITASIO. - Un volume di p 1gg. 400 con :jg lì!;. I V - A. L uSTlO·A. B ustNco. - « I gas di guerra • - Im piego ed effetti - Provvedimenti e cura Un v o lume d i pngir.e 104 c on 3 tavolo m icrogrnlìche a C'olori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . .
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ROMA - VIII GENNAIO MCMXXX - (VIII) ALLE LL. M. RR. UMBERTO DI SAVOIA PRINCIPE EREDITARIO E MARIA JOSÌ:: PRINCIPESSA DEL BELGIO - FIGLI DI RE CHE VISSERO -GIORNO PER GIORNO- LA VITA DELLA NAZIONE IN PACE- E SOLDATI FRA I SOLDATI - LA PASSIONE ED I PERICOLI DELLA GUERRA- UNENDO DUE POPOLI DI EROI IN UN COMUNE DESTINO DI SOFFERENZA E DI GLORIA - IL GIORNALE DI MEDICINA fv[I .. LITARE - CUI TOCCÒ LA FORTUNA DI SORGERE AGLI ALBORI 'oEL RISORGIMENTO NAZIONALE - IN QUELLA TERRA DI PRODI CHE ALL'AUGUSTO PRINCIPE DIEDE CULLA E NOME - RIVOLGE FERVIDO E DEVOTO- NEL GIORNO DELLE FAUSTISSIME NOZZEIL SALUTO AUGURALE- AUSPICANDO DA QUESTA UNIONE D'AMO~~-=-=SEMPRE MAGGIORI FORTUNE ALLA PATRIA ~\-:;::~ .._. ----=, .... :
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~'"',J·~- - ,. Agli abbonati ed si lettori l Oon la B'lta traclizion.4le puntualità, il GiùRNALF. DI MEDICINA MILITA!m inizia il LXXV III anno di sua l1mga e prosperosa esistenza, pttbblù;unclo il contrib·ttto scientifico del .Corpo sanitario ai recentt Congrestti di Falenno, di Genova e di Roma. E, come è sua inveterata conB'!tetudine, si dispensa dal fare il solito programma, che è tutto concretato nella sua !tradizione e si1nboleggiato nel medagl·ione del S ltO ·illustre Fondatore, il qtutl.e, cotne vessillo glorioso, ne fregia da lustri la copertina. Nel cominci.4re quest'altra tappa di suo l•ungo camntino, il GIORNALE DI MEDICINA )fiLITARE trova il migl·iore incitamento per superare le inevi.utbili difficoltà nel plebiscito dei suoi fedeli abbonati, in se1•vizio ed in congedo, che compatti hanno risposto aU'a;ppello, e nella costante benevolenza, della StamJJa ·JMdica , italiana e stranie-ra. E fa speciale assegnamento sulla collabora.zione di tutf.a la fam·iglia sanitaria per poter accrescere sempre pi1't l'ùnportanza del periodico ed aunwntare ·il prestigio del Corpo san·itario militare, col far conoscere la, silen:wsa, ?Tta di-ut~tnw. opera projessio1~ale e scientifica dei prO'[Jri ?ttfìriali.
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111 CONGRESSO DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE FASCIS11A DI LOTTA CONTRO LA 1,UBERCOLOSI PALERMO - fi-9 OTTOBRE 1929-(VID
Xella sala delle lapidi del palazzo del Comune, alla pr('senza di tutte le autorità civili e militari, dei rappresentanti d('gli Enti sanitari, <li oltre cinquecento congres!>isti tisiologi, igienisti e òi una laq:!'llis!>in,a, ra.pprc:sentanza dei medici della Sicilia, fu ir1augmato il 6 ottobre scor~>o il 311 Congz·esso della Federn.zi011e ua.zionale fasci<;ta di lotta contro la tuherc.olosi. X ella seclnta ina:1gnrale, presieduta da S. E. DUia.nw, dopo il salut o del Podestà e dell'on. Pa.olueci, il prof. M:wfredi, presidente del Comita.to esecutivo, tenne un appland.ito discorso. Il Corpo f'anitario nùlitare era mppresentato dal DiJ·ettore di ~tw i tà del Corpo d ·armata, dal mag-giore medico Cafiarelli, dell'ospedn,!e di Palermo, e dal capitano medico Federi.go Bocchetti, direttore rlel Sanatorio militare di Anzio. -~ei giorni seguenti si svolsero le r~la:r.ioni sui temi ufficiali : prima quelle dei p l'off. Giannini e Sagona sui Rapporti j1·a regime consorziale e regime assi("lt rati·w nell<t O'rganizzaz-ione della. lotta antitube·rcolare. Il pro f. Giannini, accennato ai rapporti che sono instamat i tra l'ordina-mento consorzi;:tle e quello a:-;skurativo dopo la pronnùgazione del rlerreto-legge 27 ottobre 1927, osserva che la nuoTa affermazione italiar1a in tutto coerente alla complessa politica di bonifìca umana attlJata, dal Governo X azionale, che ha. ri ·contraLo nel canone integz-ati~·u 8anci.to al punto 37 della Carta del Lavoro, a mente del quale l'assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi costituisce l'avviamento a.ll'a.sf'icurazione genera.Je di malattia. Si intrattiene sulla legislazione dei con;;orzi e sulla sostanza e forma dei rapporti fra. con~;orzi ed assicurazjoni1 e nell'esporre a.lcuni saggi sul costo della assistenza con ~orziale nell'impostazione di legg-e rile•a la intpossibilità., nella si t nazione attuale, di conlt>rire per defi cienza di mezzi adcglwti a ll'ordinamento consorziale la pienezza delle funzioni demandategli rlalle leggi. Occorre perciò sta-bilire che il rapporto tra. le organi:r.zazioni consorziali e quella assicurativa non potrebbe considerarsi in modo completo oggi m una forma diversa da quella che potrebbe sussistere domani nell'ordinamento definitivo voluto dallegislatort>. All'organizzazione consorziale sarebbe affidata la funzione dispenflariale con eòmpito fouda.ruentale e precipuo della lotta a.ntit ubercolare . .'di 'organizzazione as~icurativa rin1anebbe l'insieme delle misure attinPnti alla funzione assistenziale con l'orientament o verr;o la ·figura definìt i nt del ricoYero. Il prof. Sagona, premesso uno sguardo genentle alla lotta antit-ubercoln.re in Italia, combattuta prima e dopo di questo decennio, illustra gli inizi della legi~ l ar.ione antitubercolare e lo spirito e la portata delle leggi 3:~ giugno e 27 ottobre 19 ~7, leggi note come parti illtegz·anti di un unico
111 t•o:-:CHESSO X:I.ZIO:o\ALE
CO~RO
LA TCBERCOLOSI
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);istema ri<'hiamanti i principii della legge s ull'assicurazione oLbli~a loria (·ontro la tuùer<'olosi. Si occupa dei eonsorzi provinciali ant itutertohtri, della loro orl{anizzazione, della funzione di accertamento, del ùispcn~>ario ambulante, dell'a~>~i~:leu za domiciliare, della pre>enzione delrinf~u1zia, della funzione del ricovero. Oss~>rnmdo, come a PJJar(: <·hiara, la sproporzione fra i suoi oneri e suoi mezzi, si occupa dell'arduo t ema. dei contril.mti locnli, d im o~:~tra ndo come sia nece:;!l<Wio rh e i <.:on~>orzi e:;eano una buona volta dai contributi mi..:;eri, e come ~ia nN·es~<a rio stabilire un limit e minimo di <'O ntrihuti, che, raddoppiai o da l con t ribnt o provinciale, dovrà dare in medin. ~0.000.000 di lire n.nnnc, fa,bbiso~no minimo di cui i Consoni debbono J)Oicr ùiSJJOJT<'. Il Con~:~orzio, conu~ or~auo i! t atale e governativo di lo t t a, a1H'he di fronte all 'asxicurazione, deve dirigere e corua.nùare la lo t t a, cof>tret t o ad integrarla, a IH'OHt~guirl a, quando l'obbli~o aS_f:ÌC'uratiYo ' ·iene m('IIO. 'J'n le opera di c·oot·din~~ziouo o di subordina.zione dj ogni attività ~•n t ituiJef(·olare ·del paese deve ric!Jin.mare cia.scm1 ente ai propri obhlighi, studiare ed indirare i bh;ogui an t il uhercolfll'i dPll<l regione e la possibili! à di lolt a. Pa s~:~n quindi all'esame dcll 'as~>icurazione obbligatoria contro la tubercolosi, oc·t·u pandc,l-li d t'Ila a t t i" it à d l'Ila ('assa :Kazionale e d(lll 'al tuazione ùei rapporti tra rf'wme <;on~orz iale ed a!!sicurati•o, afTcrmando la possibilità di ulteriori !n·iJnppi dell 'attivit à a~sicUl'ativa, rilevandu i gnwi inconvenienti eh<' ne derin1110 in fatto eli ricO>('ri da una ' 'isionr troppo opportuniKtku, m<'nlre il Yivo della quistione risiede nell'opern. w at'cer tamento ed in q uclh~ profilati ica. pt·opriamen te detta. :K o n si può in t aie campo stabilire una nel ta di\'isione fra le dtJe atthità. R icorda J'e:-;<'mpio delle altre nazioni c din101(t ra inlìne l'importanza della \'alorizzazione d<>i medici condo t ti di fronte ai due regimi: il servizio sociale e lo sea m bio di prestazion i e rli rit~orsE'. Aperta. ht di<><'1H;sione sulla relazione, il capitano medico Horchetti, di<·hiara che qualRinsi critica sia all'uno che all'altro regime a.l"Ric•ura.ti>o e coOF>orziale l> prematuro, da,to che entrambe le leggi sono ancora nella loro prima fase di at t un zione. La nomina. poi del prof. Morelli a consulent e generale della Cassa. deve es~ere per lutti la mig-liore garanzia, percbè la legge non ~< i f' omprometta in tenta.tivi cd improvvisazioni siruramente danno8e, perchè ~<i raggiuugano St'mprc nlni.udori perfezionamenti, e perch& il valorc costituzionale di essa nelle sue molteplici applica~doni non si allontani da,Ue fonti cllia.rifiratrici ed intorpretf\tiYe della legge stessa, cbe ha per finalità, il b('ne d<'l nostro popolo. 1/on. prof. 1\1 orclli è sopratut to un medico, o meglio un grande medjco, e come ta,le all'applicazione della leg~e porterà tutta la a mpia e vibrante comprensione del grave problt>ma sociale. In questo stato di cose quale orientamento occorre prendere T Non ··~ che una sola via di uscita. E8tendere l'assicurazione ad altri gruppi demografici della :Kazione, in modo che tntta l'asRistenza sanitaria sia fatta dalla C'a ss~~ Nazionale, ed i Consorzi, liberati da questa graw ed onerosa funzione, possano mettere a disposizione il proprio patrimonio nt'll'csplicaziono degli altri còmpiti che la legge ben defìnis<'o nei suoi \'ari punti : coordinazione. integrazione cd impuJso ad opere :1ntituberrolari ; ricerca ed acrer tamento dei malati mediante l'opera clispensariale, propa.-
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III CONGRESSO N.\ZIONALE GONTRO LA TUllERCOLOSt
gé\nda antitubercoh~t·e nella pro~·incia ; profihv;i:li gooeritle e prep:uazione del per.sonale tecnico speci.l.lir.za,to per le surldet.te funr.ioni. L'alta fìgnra. soch•le ciel Consol'Zio non viene MI<ttto menomata, se gli si toglie la f1tnzione 1ii OdSi-; t!}nza ~bi mttlaLi. L ·a.\tissimo numero degli infermi, la lunga. dura,ta. dellà m'l.IMtia., l'enorme spesa, occorrente esan- · rirebbe tutte le fon ti di finanzLm1 ento ed i Consorzi srLrebbero q uinrli eustretti a vivére steutatamen~e . In que..,te conllizioni non c'ò nessuna po:>sibilità. di sviluppo e di espansione verao un'opera. va,.,~a e comples<sa, così come prove:le la leg~re. ma sicuramente si va vm·so il flbllirnrmt o di una funzione mir.tbilmente tìssata, dalla Direzione gener;>le di sanità. pubblica . Lo spiri to informatore della legge stessa. sui Consorzi è q nello di dare sopratntto a q uesLi congegni una funzione di coma.nclo e di coot·dina.meuto: perciò si abbandoni il proposito di fare le assistenr.e a cui potrà provvedere la 0Mts<l ~azionale, che a.vrà tutta l'attrezin.t ura tecnica per i propri a ssicurati. Iu qualche provincia s'è ricorso a ripiegai che possono sembrare pr<~t.ici, la Ca.ssf\ ~a zionale, che ha tutto l'interesse affinchè i Consorzi entrino realmente in azione, ha concesso dei mutui perchè lo scopo si raggiunga: e cosi già- vedi~~mo in costruzione ospedali, sanatori, s~natori per conto dei con~orzi col ùa.naro avuto dalla Cassa. Tu t.to questo è come prendere ttna scorciatoia pericolosa quando si apre dfl>vanti al proprio sguardo la via maestra, ampia e sicura. E stendere l' assicurfl.zione obbligatoria ed utilizzare i consorzi, liberati dalla. funzione di assistenza., corno organi di <lzione. Ecco la sola soluzione pratica. n secondo tema. generale: L e indagini stttla percentrtale di tubercolosi laten,te e di complessi primarii a!Jr.ertabili radiologicamente nella popola~ior~e infantile rli ~ma zona rurale ebbe per relatol'i i proff. A. Busi e on. R. F aolucci. Essi hanno scelto per lo sviluppo del Loro tema la. cittadina di L anciano e sono venuti a.He ·seguenti conclusioni. Stando alle stat.istiche ritccolte, si potrebbe affermare che la radiologia consente di ~coprire un numero maggiore di malattie polmonari verosimilment-e tubercolari, di quanto n on con~enta la clinica, cui invece resterebbe la possibilità. di scoprire, specialmente in virt ù degli e:;ami biologici, lo infezioni tubercolari. Senonchè, per la ricerca r.l'liologica bisogna tenet·e presenti le limitazioni del metodo, le difficoltà. di inlierpret.azioue, e quinrli la. possibilità di errore, onde è che i rela.tori sono indotti a concludet·e con quanto già altrove a.fferm~rono, che le odierne ricerche avranno il loro voro valore sole se continualie diligentemente nel tempo. I proff. U. Soli e G. Oostautini svolsero successi>illmente la relazione s ul terzo tem~ : ~Yorl~~lità eli gtutrigione. della tubercolo.~i p olmonrtrP. Soli nota che i proce:)'> i di guarigione della tuhet·colosi sono molto più frequenti ed estesi <li quanto un tc:.npo non si crede,;se. Si possono manifestat·e in tutto il periodo della, malattia.: n ella prima infer.ione del Ja, t tant-e e nella t ubercolosi dell'adulto. Nella tubercolo~i dell'a1ulto in gener:'l.le, come si ha nn qnadro anatomico fi.')litl.i s'·Mhl.to, così i processi di guarigione sono e>tt'a!IlJ.rnenLe complessi. Se noi C~'ll'chia.mo 11i fare rifet·irnento, almeno nelle grJ.n1i linee, a i processi ar1<1otomici fondamen tali, por;siamo allora di~tinguere le seguenti quattro IUI)da.lità di gnarigione.
III CONC:RESSO NAZIONALE
C'O:O.""'l'RO LA TUBERCOLOSI
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l o Unl't. gnarigione rom pleta che, come indica il termint>, rappresenta l'ideale delle nostre a::pilazioni: rial5Sorbimento totale dei prodotti morbosi con r esi it1tlio ad i ·nit>grum . Questa si può avere sia nei tubcrcoli che ne i pro<·essi el";;udati'vi endoalYeolari. N el tlt bercolo conduce al riassorbimento completo del granuloma, ed è Yerosimile ammettere che si wrifichi nelle condizioni pii1 svariate, ma specialmente nella. tuber<"olosi delle s1erose. Crediamo <"be p er il tuhercolo questo esito non r apvrcsenti la regola., ma la eccezione. Più carat teristi C'o (> C}\tP.:;t o proce~so r.er l'esl'udato tltbercolare endoalYeolare, sia n<'lla }H'ima infezione che nella r<·infezione. .A questo proposito, è opportuno rieonlare come la, n·stitutio ad inttgr1t1'11 non pof'!'a venire che ad una, condizione: che nel focolaio essudatiYO non siano inft>rnm1ti fa,tti di necro~ i di1fu:su ai sef ti intera!Yeolari, pere h è il polmone non l1~t capacità rìg~·ncratiYa. ]'orse, pii1 che col grado di e,.tcnsione del focolaio, le possibilità di guarigione sono m mpport o col grado dd la neero~;i caseol!a. È da ritener:;i C"he quc:sto proc·es:;o di guari{,r:ione sia est remnmente diffu so: per la sua n:1 tura noi n on lo pof;~> iamo controllare al t avolo anatomi<"O E sso si Yerifira nel bambino nella }Jrima infezione, for~e rome una regola:Sel proce:,:;o dell"adulto questo a·ni(-ne p1m •, forFe in g1·ado ma§!giorc di quanto n on si crede' a per il pa~sato; a nche Farei giusta.mcnt e insiste su · qu('sto p1mto. 20 l:na gnarigione ùh:ompleta, che clinitamente rappresenta un risult ato ottinw, pur non e~<senùo l'ideale, ~ c·nratt<'rizzata dal riassorbimento completo dei prodotti t ubcrc·olari; però, a, dilTerenzu, della forma precedente, qui nou si l1a, la r eNtil1tfio ad inttyrmn, m a la formazione di uu tessuto di cicatri<'e. V'è quindi una dilierenza in meno nel pr ocesso di guarigione, in c·onfronto con la. fontlfL .J.lrecedente. Il reln.tor e MTerma che la guarigione .J.lcr <'icMrice non può rappret:.enmre un ri$ult ato :m l qua le fa re nn aflidamen t o as~;oluto, ed insiste, e questo è for se il pnnto t<trdina!e cl ella relazione, sul fatto eh e il connettivo fibroso è un tessuto che biologicamente non ba risorPe e cbo in una eventuale ripre!'ia del pro<:esso non può porre in campo nessut. · ::urna va lida per la lo t t a. ;lo r n a guarigione parzia le, Che rapp1'CS('nt a, UD gradino ltDCOl'a piìt b aii8 0 clinkamente e praticamente, è sempre un risnltato estremamente soddisfacente. È cara.tteriz~ata da lla ·pcrRistcnza, dei prodotti tnbercolari, specia,Jmente sostanza caseof'a, che sono pnrzialmentc (focola i cr etacei) oppure completamente ca.lcitìcati (focolai calcificati) e che esternamente sono circondat.i da un tessuto connettivo fibroso. Queste praticamente son(\ le forme piil inter essanti: f:iccome queUe elle, per particolari condizioni deJl"organismo, por;sono più facilmente ris\·e- · gliarsi. Pare che solo dopo molti anni (sino a cinque anni si sono manifesta.te pericolose) pos~<ano considerarsi sterili; forse, quando il focolaio è completamente ossi.ficato, come si ossen a c.on maggior frequenza nel focolaio polmonare primario, si può avere una maggiore tranquillità. È evidente però che, a questo punt o, il processo logicamente deve passar e nella categoria precedente. Questa terza forma ha una grande importanza pratica per la sua r elativa facile diagnosi raùiologica: donde la necessità. di sapere che afficlamcnt.o noi possiiuno dare ad un tale reperto.
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111 CONGRESSO NAZIONALE C01'-"t'RO LA T U BERCOLOSI
4° Come tentativo dj guarigione il relatore indica le cn.verne. perchè qnl veramente i processi di regressione del tessuto tubercolare case.oso da. un lato, e quelli di riparazione connettiva-fibrosa da.U'altro, sono meno completi. Per la loro evoluzione e destino distingue rlue tipi di caverne : 1° quelle che si formano nello stato primario e seconda.rio della t ubercolosi nei latta.nti . e nei bam bini; 2° quelle che si formano nello stadio terziario cioi' negli adulti. Nei h\tta.nti, cioè quelle che si formano nella prima infezione, non vanno mai a guarigione. Nei bambini l)iù grandicelli, cioè nelle caverne del cosidetto stadio anafilattico della tr.tbtwcol.o~i, la que~tione si deve giudiC.:'l.re dubbia; forse anche queste non vanno mai agnarigione. Nt>gli adtùti le pos ~ ibili tà di evoluzione sono divm·se. La forma più comune di guarigione è quella per incapsulamento e retrazione della caverna.: a questo esito contribuisce notevolmente il coUasso della. parete stessa, sia cbe si formi naturalmente (quando non esistono aderenze plcuriche), sia che venga provocato il.rti.ficialmente col pneumotorace alla F orta nini. Xelle caverne piccole si può avere la completa obliterazione del lume, d~t parte di tessut.o di granulazione semplice che p~tssa poi a cicatrice : guarigione per cicatrizzazione completa. A quel'to punto il proces::;o eYidcntemente passa allora nella seconda forma (guarigione completa), e qui di caverna non ~i può parlare. Un esito raro, ma molto interessante, è dalo dalla perfetta detersione della parete della. caverna, con conservazione della (':tùtà ed arrl.'sto completo del processo t uborcolal'e alla periferia e a distan za. Tutto que~to dimostra una gamma Yaria di reazioni dell'or{ntnismo nella tubercolosi dei polmoni: da forme ~~bortive, da veri e propri tentativi di guarigione, a forme, nelle qua.U si può vern.mente parlare di guarigione, ma solo parzi.:'tle. Inoltre da forme annora pil1 avanzate e perfette, nelle q uali non t roviamo più tessuto tubeJ·colare~ ma solo nn connettivo, che, come un tampone, serve a riparare la. perdit~~ ili sostanza, cioè una guarigione incompleta, possiamo arrivare fino a lla vittoria assoluta delle forze di difesa, non solo con la scompa,rsa - come nella forma precedente dei prodotti tubercolari, wa con la completa ricostruzione rlel tes&uto inv~tso, cioè la. gua.rigioue completa. Per il clinico c il rarl.i.ologo la guarigione completn. non può dare sintomi di certezza matematica: si potrà. aspettarla; diagnusticarlfl. con sicurezza assoluta , forse, mai. La guarigione incompleta si comporta in maniera. analoga.; però ha maggiori possibilità. di essere diagnostica!;;•. Cosi un'aderenza pleurica può venire diagnosticata clinicamente ed anc.he rad iologicu.ruente : an che 1m focolaio di sclerosi può essere messo in evidenza col s ussidio dei n>ggi X. Maggiori posRihilità diagnostiche, specialmente ra.dio rlia~nosticbe, presentano i casi di gua,rigione parziale, tan to piÌl quant.o la depo.~izione dei sali calcari è cospicua. I<'ina.lmente nei tentat.ivi di gna.rigiuue si hanno sempre sintomi elinici e reperti radiologici ~icchè la diagnosi, tranne condizioni eccezionali, è relativamente facile.
III CONGRESSO NAZ : ONALE CONTRO LA T llBERCOLOS l
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Costantini, per parte sua, è venuto alla. conclusione che lo studio dei processi di guarigione della tubercolosi polmonare deve essere fatto paJ'te.ndo dall'esame delle forme elementari, che si ri.scòntrano abitualmente nei processi iniziali. n crit-erio clelia guarigione è eminentemente clinico, poichè esso de•e essere basato 8ulle condizioni morfologiche e funzionali rlel polmone e di tutti gli organi che entrano in giuoco nel processo morboso. T.a distinzione di una guarigione clinica e di una guarigione anatomica non ha ragione di esist.ere. È nece~sario distinguere la guarigione completa dalla gui•rigione pratica o economica. I,a guarigione completa dt'lle forme es'!udative può a versi per risoluzione con restit?dio acl inteff1:Um: la guarigione delle forme a carattere produttivo si compie se'npre per un processo di fibro~<i, piil o meno circoscritto. I.e forme cavita,rie possono solo eccezionalmente guarire, senza lasciare alcuna traccia. della loro prcesistenza; abitualmente t:{Ua.ris<:ono per cicatrizzazione, riconoscibile alla indagine rarl.iologica. n relatore afferma infine l'esistenza di una semiologia fisica, raùiologica e di laboratorio, mediante la quale è possibile formulare un giudizio sullo stato di guarigione. Segui infine lo svolgimento del quarto tema, relato ri il prof. A . .AmodeiZorini e l'ing. M. Ratto sugli Impianti ipieuici per lo smaltimento e la distruzione dei, materia.li ili rifi?tto nei sanat.o-ri c o.~petlali per tu.bercolo!ii. Essi ·osservano che, per ciò che riguarda rifiuti 5oliili, spazzature, materiali di merlicazione, cadaveri di piccoli animali da esperimento, non v'è dubbio che l' unico sistema da adottarsi sia quello della distruzione a mezzo di apposito forno . I residui di cucina si posRono dare agli animali, purchì> prima bolliti. Gli espettorati dovrebbero essere distruttì o bolliti, prima di venire immersi nella fognatura. Sarebbe quindi desiderabile che ta le pratica fosse resa obbligatoria nei sanatori e nelle case di cura per tubercolosi. Allo stes~o modo sarebbe desiderabile che le urine e le feci fossero convogliate a parte in appositi autoclavi per la sterili:tzazione. Tale proct'dimcnto, però, 11on pot•mdosi per ragioni economiche estendere a tutto un sanatorio dovrebbè almeno essere applicato nel reparto dove vengono raccolti i malati di tubercolosi intestinale. Le acque provenienti da.i vari amhicuti di un sanatorio, infetto, devono andare sottoposte a depurazione. Circa il metodo da seguire per la depurazione delle acque luride di un sanatorio, si può affermare, che dal ptmto di vista igienico, i metodi biologici da soli non soddi~:~fauo 1\ppieno e che solamente l'associazione del pro-
cesso chimico con quello meccanico o biologico offre la possibilità di huoni risultati. Tra le varie sostanze usate, il cloro gassoso appare più economico e di piì1 prati('_...., applicazione; esso va introdotto alla dose di lQ-20 grammi per mc. di acque nere, a seconda della loro concentrazione. Sarà neces~a rio che la massa bruta del liquame, prima della clorazione, subi~c.'l una sedimentazione ud un trattamento biologico, per potere ridurre le sostanze organiche sospese e permett.ere una disinfezione più rapida e sicura.. Questo deve costituire in linea di massima il criterio di guida per la costruzione di nuovi impianti, e si impone come regola assolnt.a, nel ca~o di t~anatorì in vicinanza dell'abitato che non dispongono di un razionale sistema di fognatura o quando vi sia pericolo di grave inquinamento tli acque superficiali. Bisogna però riconoscere che non sempre sarà ueeessario
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arriva.t·e a questo grado rl i depurazione, st:wte la possibilità di elimina.re la maggior pa.r te di contenuto ba t t eri co virulento con la distribuzione di sput.i ed e•entua.lmente con la sterili:r,zazione delle feci più infette. s~ il sanatorio sorge alla periferia. di nna città, mnnita rli razionale fognatura, si potrà senza danno allacciare rliretta.mente il collettore delle ac4ue san a.t.oriali con la rete cittadina. Se u1vece il sanatorio sorge in lorali t à del tutto isolata, pianura o monta.gua, e pos!la immettere h~ massa lurida in un corso d 'acqua rli notevole portata o~·e i procesRì di autorlepmazione si compiono prima di raggiungere luoghi abitati, si potrà fare a meno della disinfezione chimica e limitarsi a, mezzi meccanici e biologici. Il trattamento dei fanghi, finaJmentc, .e questo è un Jlrohlema molto grave per imp:ia.nti in grandi cit.tà, riveste scarRa importanza nel caso di un sauat.orio, data l a. quantità limitata. dei fanghi stessi. l'n metodo che potrà essere utilizzato è quello di sotterra.rli in fosse. profonde cil·ca. un metro, dopo essica.meuto ali ·aria su a.J1positi letti di ghiaia e sabbia, a.ttra.verso i quali filtra la. mft.ggior parte di acqua. Al Congresso furono prescnta.te numerose comunicazioni. R.L'tssurniamo quelle del capitano medico F. Bocchetti :
I. -
La 1:irulewm compurati.va dei germ-i tubercolari i ·n rapJIOI't.o alie 1·arie fonne cliniche della t·nbercolosi.
L'A. ricerca la vu·ulenza comparativa dei gernù tuberc·olari in ra}Jporto alle varie forme clinicbe <'Iella tub('.rcolosi polmonare. Dalle ricerche fatte su 40 casi, servendo::;i di tma tecnica precisa. con cultw·e avute da escreati, viene alla conclusione che, pm esistendo una evidente Yariabilità nella Yirulenza dei germi, essa non pare sia in rapporto alla forma clinica della tubercolosi, e sembra Jogieo pensare che sia leg-ata ed influenzata dagli anticorpi liberi negli umori, da mod:ifie~zioni allergiche dei tessuti e da altri fattori endogeni del terreno organico. Gli animali da. esperimento, allevati allo sta.t.o celhùare, si mostrano meno resiRtcuti all'infezione tubercolare di quelli allevati allo stato libero.
TI. -
Ricerche clir~iche e sperimentali. B·ulla tempia calcica. nella t.uber·co-
loBi pohnvtlct:te. I moderni lavori tmi rapporti tra tubercolosi ed il ricambio minerale, e specialmente del Ca: di cui si è fatto tanto abuso, t:<• m bra abbia.no sconvolto completamente le vecchie teorie fondate sulla deminera.lizzazione e sull'efficacia. specifica del Ca nella cura. della tubercolosi; ma, :poicbè i successi pratici pel trattamento degli animali si segnalano continuamente, bisogna ritenere cbe essi siano più importanti che le soluzioni teoretiche, per cui è consigliabile, per ora, di approfondire gli studi ed usare una maggiore cautela nei giudizi d<'.finit hi. Dalle ricerche personali su 130 casi s'è constatato che e~;iste realmente un rapporto tra il contenuto del Ca nel sangue e il decorso clinico della tubercolosi. Tl tnbercoloso tende alla demineralizzazione. La somministra~ zione dei sali di Ca quasi sempre rialza il tasso del Ca. nel sa.ugue, e sopra · le pcrélite legate a dissimilazione esercita una sca.rsa confluenza sulla ri-
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serva. alcalina. diminuisce la velocità di sedimt•ntaziune çleUe emazie ed aumenta. i liniociti . Da esvericnze fatt~· sugli animali e su indiviùtù affetti da tubercolosi si è constatato che la dmata dell'ipercalcemia proYocata. artificialmente cambia a secondo che la somministrazione {> sta.ta per via inalatoria, entera.le, parenterale ed endovenosa. Dai risultati avuti s'è concluso che per mantenere duratura e costante una iperrolCf.'lllia, occorre somministrare il Ca contemporaneamente per via entern,le erl endoT"enOila, insieme a qualche fis~a.tore del l'a s!<'~so . I 1'isultati tera.pentici del Ca sono sintoruatologic·i, e dall'esperienze fatte s'è constatato c·he esso agisce nelle forme essudarive ed ha una. sicura influenza ben~>lica sulla f<'hhre , sui sudori no t t urui, n('lle <'ntOttisi. Prima di praticare quallliasi cma di ( 'a occorre cer<:<brn<l il suo tasso nel sangue e p m ticare la cura. !lolt a.nto q ua.udo c 'è delìcit <li questa sostanza. Occorre inoHre conoscere le ra.gioni a c:ui deve imputal'$i questa carenza._ Durante la. cma, occon-e ugualmente controllare sistematicamente almeno ogni <:inqne giorni l"ipercakemin, raggiunta e sospendere quando non si nota alcun assorbimento. Quando non è posF.ibile fa.re questa ricerca, siste maticamente SO$pendere la cura a.llorcbi· i l:!inlomi che l)i vogliono influenzare restano immutati. I profondi rapporti, non ancor a del tutto noti tra ri<:a.mbio del Ca e tubercolo>:i dimostrati dai sueces~i pratici avuti~ e non a.nrom sufficientemente di:.:trutli dalle moderne teorie. ci autorir.zano a JWr;;istere in questa terapia, in attesa di altre profonde e sicure indagini, prin1a di pa::;sarli alla. storia degli errori.
III. -
La difesa i.gienica nel!e isf.ittt::ioni antil7,bercolm·i.
T/ A., illustrato i vari pro ce~~; i di ~terilizzazione del bacillo di Koch con mezzi fìl'iri e chimici sec·ondo i >ari igieni:;ti a.ntic:hi e moderni, eRpone com'è !)tato affrontato il g-rave problema al :3anatorio di .Anzio per quanto riguard~ la stf:rilizzazione degli escreati e delle Sl•Ulacchièrf.' tascabili, la sterilizzazione a v~pore unlido a fuoco dinJtto, rifNendo su alcune ricerche sperimenb~li fatte con prele>a.menti a. 60- b0-100 gradi. Parla quinni dE'Ila, difesa delle altre fonti di cuntagio (sto,iglie, po:o;atc, biancheria), delraerea:doue degli ambiNtti e della clifesa contro le goccioline disseccate nell"am biente~ a.ecenna ad un nuovo sistema per aerea.zione fluente. Espone infine il com}Jito ecluca tiv o profilattico del Sanatorio e i de(·alogbi del tubercoloso di famiglia..
I V. - La virulenza. del t·accino B.':c. G. L 'A. riferisce alcune ricerche, fattt: in collaborazione col prof. .A. llvento, cir ca la virulenza del B. C. G. Illustra le esperienze fatte ~u 40 conigli nel Sanatorio militare di .Anzio, praticando la scarificazione della cornea mediante uno stiletto intriso nel vaccino C'a,Jmette. Di questi 40 conigli, due terzi zono deceduti Rpontaneamcnte con re1>erti anat omopat o logici di tubercolosi. Dopo un 'ampia discussione e critica di (]uesti risultati, gli A . .A. concludono che occorre per ora I:o più grande cautela nelruso eli questo vaccino a scopo di })rolilas~i antitubercolare.
XXXV CONGRESSO ITALIANO DI MEDICINA INTERNA Genova - 23· 26 Ottobre 1929- (Vl t)
Dal 23 al 26 ottobre scorso si è tenuto in Genova il 35o Congres~o italiano di medicina interna, magnificamente organizzato dal prof. N . Pen. de, direttore di quella Clinica medica. Anche in quest.a riunione il Corpo sanitario militare, ehe era rappresentato dal generale medico is pettore G. )!a.ssarotti, dal tenente colonnello medico G. Delogu e dai mag~iori medici G. Sa\·ini ed U. Cassinis si è brillrmtemente affermat-o. Riproduciamo il I V T ema t~fficiale di relazione. svol to dal tenente colonnello medico G. Del.ogu :
LE LESIONI CRONICHE DELLE VIE RESPIRATORIE IN RAPPORTO ALLE ESIGENZE DELLA VITA MILITARE PRE)!ESSA.
P. Vegezio nel suo De re n~ilitari afferma. che vi sono indici certi e ben noti alle per.sone di esperienza per giudicare intorno alle qualità belliche dt>gli uomini, così come per riconoscere la bontà dei cavalli e dei cani da caccia: e s ubito dopo con v igorosa pennellata, t raccia i segni fisici ideali del soldato : Vigilanl1bus ooulis, erecta cert~ice, lato pectore, h-utneris muscolosis, valentibu-9 brachiis, d·i gitis longioribus, venter moflicus, e.1:ilor cruribus, .mris et peclibu.s ·non superflt~a carne, sed nervorum d1~1· itia collectis. Ma con gli attuali nuovi ordinamenti degli eserciti non si tratta. più di raccogliere solamente la parte più va.lida. della gioventì1 ; bensi di incorporare tutti quelli che sieno fisicamente e intellettualmente capaci di fa.re la guerra, poichè tutti hanno gli stessi obblighi verso la patria . Si è così che il valore dei segni fisici positivi per l 'attit udine alla vita militare è diminuito ; ed oggi si devono arruola re i giovani soldati anche se non raggiungono 1'optimt,m, indicato dallo scrittore latino. Tuttavia un limite minimo per la idoneità è fis:;ato; ma se il valntarlo è f~cile còmpito nelle evidenti imperfezioni che potremmo chiamare anatomiche, ben più arduo esso si presenta quando si t ratti di giudicare sulla efficenza· dei singoli apparati ed organi. Ciò è sopratutto vero per l'appa.rat.o respir<•torio, pel quale come in~egna.va il mio Maestro di medicina legale militare, ten. generale medico prof. E. Trombetta, la diligenza spinta. fino allo scrupolo, è indispensabile : nè sempre essa è sufficiente ad evitare possibili errori. Sono passati i tempi nei quali c'est dans le jambe11 q1'i est tout le secret dcs mctnour-res, des comba.ts et c'est au c jambes qtJ.'il faut s'appliquer; oggi questo concetto dell'arte della guerra, che riponeva nella celerità
X."XV f'ONGRESSO ITALIANO DI -'1ED1ClNA
I~"'TERNA
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delle mosse e nella resistenza alle tr.arce i fattori principali della vittoria., ba molto perduto rlella sua importanza; e pos!3ìamo affermare che non all'esercito cbe avrà migliori ~ambe, ma a quello che avrà più validi polmoni sarà per arridere la vittoria. La conqui!!ta delle profonrlità dei mari è quella, invidiata da Jcaro, delle pure altitmlini celesti, col loro crescente svilupJ)O richiedono sempre maggior numero di uomini e maggiori resistenze dell'apparato rt>spiratorio. Non solo; ma come a nessuno ò più lecito di dubitare, l'impiego dell'arma. chimica, nelle future guerrel sarà così largamente esteso che non potrà essere evitato l'uso pressochè costante, specialmente in manovra di combattimento, dei mezzi difensivi: delle mas('bere antig-<1s, cioè, le qua.li per le resistenze del filtro e per l'aumentata ampiez7.a dello spazio mo·rto, costringono ad nn maggiore sforzo respiratorio ed apportano, come per primo ha climostrato il capitano medico Giorgi, mediante rict>rche pneumografi. che, alterazioni sul ritmo, sulla frequenza e sull'ampiezza del respiJ:o. Onde ben a proposito si è stabilito per la Sezione di medicina militare di questo Oongresso il tema su <t LP le.9ioni croniche delle rie respirato?·ie in rapporto alle esigenze della ·m.trt mi/ita1'e ••, che la Direzione generale di sanità militare mi ha dato l'incarico di svolgere. Valendomi del largo materiale offerto rlai reparti clell'Ospedale nùlitare di Roma, bo preso in esame numerosi militari, iluddivisi in gruppi, a seconda dell'affezione pref;ent.ata. Nello svolgimento del tema mi sono particolarmente soffermato su quelle lesioni croniche delle vie respiratorie per le quali può nascere il dubbio sulla compatibilità con la vita militare, mentre ho sorvolato od appena accennato a quelle che per la loro gravità appaiono, senza possibile discussione, incompatibili con la prestazione in qualunque servizio nell 'esercì t o. Un individuo affetto da tubercolosi, di qualtmque tipo ed estensione, un enfisematoso, un broncbiecta'-'ico, un asmatico od un occluso totale çlel naso, o stenotico laringeo o t.racheale in alcun caso po1;sono dare adito a dubbi o controversie; la loro inidoneità risulta manifesta, a priori, dalla sola enunciazione dell~ diagnosi. Ma quando invece tratta.si di forme bronchiali semplici, di esiti di ferite toraciche, o di inalazioni da gas di combattimento, di postumi di pleuriti o eU ipoca.pacità respiratorie e!<senziali, ecc., la valutazione sulla efficenza dell'apparato respira torio non scaturirà sempre così evidente ed il perito dovrà usare di tutta la masl\ima circospezione ed oetùate7.za prima di rilasciare un giudi?.io che può gravemente ledere gli inte ressi individuali o quelli dello Stato. Nè sempre il solo esame diret.to sarà sufficiente, in simili casi, a clerimero i dubbi ed a mostra.rci chiara la entità della lesione, anche se eorredato dai referti rarliologici -e microscopici; si render:\ allora necossaria., anzi indispensabile, la valutazione funzionale dell'ap}Jarato respiratorio, che, posta in correlazione ai risultati obbiettivi rilevati non solo negli organi del respiro ma in tutto l'organismo, potrà fornirci gli elementi talora prepondera.nti del giudizio. La diagno.si funzionale è, per l'apparato respiratorio, ancora più che per tutti gli altri organi. importante (Boeri). Se si considera che i pol-
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XXX\ CONGUESSO ITALIAN O D I
)lf:D I C I~A r:-~!'EBNA
moni, con un peso medio kg. l e 100 grammi s>ilupvano un volume di eme. 8000 ed una superficie che è di olt re 60 volte quella della superficie cutanea (Zuntz e Bohr calcolano ad almeno 90 metri quadrati la superfic.ie del polmone; a.ltri danno anche cifre maggiori ed Hiifner la iilssa in 140 metri quadrtbti) e se si tif"ne con1o che attraverso il polmone po!isono passare in un minuto 6 litri di O. è mollo più di C02 • os1<ia due volte e mezzo più del massimo fabbisogno· in 0., che sia Rtato fino ad ora constatat o nell'uomo, non si può non ammettere la preYalenza. cl1e la parte funzi ona,Je, amplissima, ba in confron to a.lla. tenuità della m~lssn,; e ben può dirsi col Boeri che « l'apparato re~piratorio rappresenta, anche da,l punto di vista. anatomico, più una funzione che un organo ,., Nella maggior pa,rte rlei militari da me visitati, ho pertanto proceduto, dopo la raccolta dei commemora tivi ed il completo esame ~emeio logico, alle indagini radiologiche, radiografiche, e mieroseopicbe ed aJ!a esplorazione fun zionale dell'apJH1ràto respiratorio, alla quale mi è sembrato opportuno di dedicare uno dei capitoli della presente rela>done. Poggiandomi su ta.li basi, sulla esperienza derivata d~~ua ormai lunga. consuetudine di ' 'ita nell'eserdto, io patria ed in C'olonia, in pace ed in gnerra e sugli ammaestramenti che qncst'nltima, come in ogni campo delle contingenze militaTi, an (·he in questo che direttamente ci int eressa ba fornito, 110 preRo in esa.me [e ]Jrineipali lesioni croniche dell'apparato respiratorio, iniziandone Io studio con quelle delle alte Yie ed estendendola poscia al laringe ed agli organi intratoraci(•i del respiro. ~ eii a 1rHttazione bo incluso gli esiti delle feri te toracirhe e rlelle im~l azioo i da gas, elle tanta importanza hanno nella pr~tologia. militare dell'a.pJJaraio respiratorio, none h è la insufficienza respiratoria essenziale, cb e nelle .operazioni di reclutamento dei giovani solchl.ti dà luoi!O ad un così gran numero di eliminazioni sotto la veste di dèholezza eli cost i tm~ione o di pretu bercolosi.
I. -
LESIONI CRONICHE DELLE ALTE VIE RESPIRATORIE.
Le affezioni cronicbe del riDo-faringe banno, nella vita militare, una importanza altrettanto notevole, se non maggiore, cb e nell'à m bito dei lavoratori comun i, non perchè questi non debbano, nell'esercizio del loro me~t.iere, sottoporsi a sforzi talora ingenti ed a fatiche che richiedono integra la facoltà .respiratoria, m a percbè <'SSi più difficilmente sottost a.nno alla continuità deHo sforzo stesso ed a lla disciplinata sorveglianza . Onde riesce loro più agevole il sopperire, nei momenti di remora, alle necesl'.ità fisiologiche con l'alterna respirazione bocca.lt>, senza risenl'irne in modo sensibile, i danni ed i distUl'bi che da essa derivano qua.ndo sia protratta: e possono inoltre più faciJ.rnente sfruttare quell'a,vanzo ai bisogni comuni della respirazione, che tutti abbiam o nel nostro bila,ncio respiratorio (respirazione di In:sso). ~l a il soldato, sottratto improvvi.~amente all'al>it uale e fanto diverso lavoro dei campi od a q nello metodico delle officine, so t tor>os.to ad lilla
X.XXr CONO:Rl'JSSO lTALlANO I>l
~IEDIC INA
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INTERNA
fatica nuo v~, per la quale non possiede l'allenamento neces::;ario che richiede inusitate energie e con<Jumo ecce1:iona.le di forze, in piazza d 'armi, al ca.mpo, a.Ue mauo v1·e, non ha, in molt3 contingenze del suo servizio remore e soste; ·e se la. sna respirazione na:;ale non è sufficient,e, egli deve d tlrevolmeate s upplire con quella buccale e risentirne le sue ben note e
mole)te conseguenze. Po.>3ouo allora fardi p!lle3i ei esplo::lere ad un t nt.Uo e talora in modo tumultuoso, d isturbi iusiti alle prime vie aeree, alla respirazione nasale specialmente, che per l' inu\\uzi erano rimasti del tutto latenti ed inosservati. · · Si è perciò che nelle prime cernite al Consiglio di leva ed ai Distrett i sfugge un certo numero di inStlfficienti .re>piratori e che i nostri reparti di 0')3erva?!ione e gli ambulatori e reparti di otorinohuingoia.tria accolgono una. quantità. non indifferente di ammalati del rino-faringe che devono essere curati non solo, ma. spe3so sottoposti al vaglio medico-legale, per stabilire la. loro efficienza. al servizio. 0 J mpiito questo che non sempre si presenta agevole e di facile soluzione. Non è qtti necessario che io mi soffermi sui ben noti elementi di <illesa. che d~nno alla. respirazione nasale una cer ~a. supremazia su quella buecale: ricordet·ò- solo che a travat·sa le sinuo ;ità. d ei t urbina .i l'aria si riscg,lda, si carica di umidità, si priva non solo delle impurità grossolane, ma anche del più sottile pulviscolo e, almeno in parte, anche dei microrganismi. E parimenti non far.) che accenna.re ai riflessi nasali, pur essi protettivi, come lo starnuto, il r. naso-lacrimate e quello naso-bronchiale del Fra.nçoi>-Fra.nk, che consiste iu uno spasmo o contrattura delle pareti dei bronchi di conseguente ad irritazione della mucosa nasale ed atto a. proteggere dall'entrata copiosa e rapida dell' aria, qua.ndo questa contenga. sos~auze irritan ti o sia comunque viziata; mentre, quando l'aria è pura., si h!\ un rilasciamento della muscolatura dei piccoli bronchi e degli alveoli, che permette p iù abbondante l'ent['ata dell'aria stessa. . Le condizioni patologiche del naso alterano, diminuiscono od aboliscono questi poteri di dife3a1 modificando p iù o meno notevolmente la
funzione respiratoria nasale.
·
Oosl nella rinite catarrale semplice, la più comune tra. le forme croniche, il m l:gior disturbo è sopr<~otutto in rappor to con le modifìcazioni della secrezione, mentre la. respirazione na.sa.le non è sensibilmente e stabilmente alterata. : onde essa non può cadere nella sanzione delle disposizioni vigenti (art. 57, El. inf.) e non può da.r luogo a provvedimenti medico-legali definitivi. Lo stesso dicasi della rinite vaaom?toria, che si può anche definire come una ipertrofia a. sc~tto o tempora.nea. della mucosa nasale (Manconi) , la quale, appunt o per questo suo carattere di temporaneità, è compatibile, nella genera.lità. dei casi, col servi'Zio militare, e della coriza o rinite caseo~a, pa~sibile quasi sempre di guarigione con adatta cura. Maggiori riserve sono invece da farsi per la oori;a o rinite ipertrofica, che nella form a grave e diffnsa può ingenerare notevole ostacolo alla perme~b ilità. delle fosse nasali e per le riniti. atrofiche, sia. che, come alcuni vogliono, rappresentino un esito della. precedente per retra.zione cicatriziale del tessuto connettivo neoformato, sia che debbano considerarsi come
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XXX\' CONGRESSO lTALIANO D I )fEOIOlNA 11'-'TERNA.
vere e proprie forme distrofiche, legate sopratutto a le ioni del ganglio sfeno-polatino o del secondo ramo del trìgemino. ComW!lque, è certo che esistono delle riniti atrofiche spiccate, che, senza avere tutti i cara,tteri salienti delle rinitì or.ena.tose, talora si confondono con questa e sono non di rado appannaggio di individui deboli, predisposti alla tubercolosi se non pure tubercolotici in a.tto. L 'ozena, gio,·a appena ac-cennarlo, apporta in ogni caso la riforma (art. 57 , El. inf.) e· così p m-e le lesioni leprose, morvose, il rinoscleroma, ecc. TrnERCOI.osr. - Per la tubercolosi considereremo dne forme principali che differiscono fra di loro per il decorso clinic:o, per la insorgenza e per la prognosi. La t ubercolosi nasale primitiva o tubercoloma è generalmente trasportata per conta.gio a mezzo delle dita, ed l1a sede di predilezione stilla prute a.ntero-superiore del setto : si presenta sotto forma di neoproduzione multilobato o papillare, sanguinante ad ogni piecolo contatto ed aderent~ al setto su larga base. Aocertata la dia,gnosi mcrcè la biopsia e l'esame istologico, la prognosi può essere considerMa eorne relativ~tmente benigna, in quanto chè talora il t ubercoloma. primiti>o, può essere suscettibile di guarigione radicale e non comportare q1tindi provvedimenti di sorta, pur non potendosi in proposito formulare sempre regole pr~cise. Incomparabilmente più gravi sono inveee le forme di tubercolosi secondarie, sopravvenienti in tubercolotici e caratterizzate da ulcera,zioni piatte, a fondo grigiastro a bol'di dentellati, che, natura-lmente, non am-
mettono la presh1>zion-e di qualsiasi servizio militare. SHILIDE. Considerazioni ana.Joghe possono esRoro fatte per la sifilide nasale, la c1ù forma iniziale di 11lcera dura, per contagio diretto con le dihJ., strumenti, ecc. e la secondaria con aSJJetto e1·itematoso, o, piì1 di rado, di placche e condilomi impiantati s ulla mucosa, possono, come ogni alt.ra form a lueti('a., se conYenientemente cura.te, guarire e non dar luogo ad esiti anatomici e funzionali d 'importanza. Gli accidenti terziari, invece, meritano una par ticolare attenzione del perito, poichè· in genere si legano a processi gommosi e distruttivi delle os8a con gra.vi altemzioni della cosmesi e della. respirazione e sono quindi calllS~b di inabilità assoluta.
*** )la non sempre riesce po~:llibile ed agevole, come nei casi ora accennati, e1$primere nn gindizio sulla entità lieve o grave della lesione e sul conseg-nente pTov,;edimento che da esso, quasi spontaneo, scaturisce. :Sei campo delle stenosi nasali, ad esempio, e nella va,lutazione dei conseguenti distUl'bi della, ftmzione respirat.oria delle più alte vie aeree, si può andare incont ro a notevoli difficoltà non solo per ciò che riguarda l 'apporto della corrente aerea, che può essere suffjcente, se non completa, ma. anche per i fattori costituzionali e per le ripercussioni a di~t.wza ehe negli stenotici vanno sempre presi in attento esame.
XXX\"
t'ONG R}~SBO
ITALIANO DI l!EOICIXA IXTEitXA
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Son parlo, si intrndr, di quei <"asi ben manifesti <"ome le ocdtH;ioni da ampie e profonde <'Ì<':ltrici, quali si os~en;ano, tra l'altro, in al<:uni e~iti delle ferile di ~ut>rra, le dEn·iazioni doppie del ~etto nasale, le 11pine e gli ~;peroni '"oluminosi, le atr<'sie congenite, membranosa ed os;:ca, delle t·oaor, i gramùomi e tumori in genere. le saldature del nlo palatino al .arin)!r,eN'., in cui la sola enunciazione ctiaJ!DO:i1ira implica già il ('Qn::eguen H• pro,·vedimento mcdico-lt•gale. ed hanno quindi, dal puuto di vista che ri rigua.rda., meno import:tnza. . 1\li rifcrhwo inv(•Ce alle stenosi di modico grado, nelle quali l'apprezzamento, sprc·ic in ri~ruarùo alla funzione re:-;piratoria., cd il giudizio sulla sua efih:enza, po10sono lasciare adito a C'ontroYer;~ie e che in una grn.nde maggioranza di casi si ricollegano aJl'adenoidi..'ìmo. ADE;\OJJH:o;.\IO. L'adenoidismo ~ oggi n,Jl'ordino del ~riorno, e(L è mt'ritorio che il Gcworno !\azionale: come già in altri campi della pllbhlica sanità, abbia. inizinto contro di el;~o una lotta eflìcace, cm·a.ndolo sin dalle sue mdi<'i, nell'infn.nzia cioi•, c neLle scnole: lotta la q un le indubbiamente vanà a dare ancor un ma.g-gior gettito di solda ti nelle venture le,·e, all'eserf'ito, e di pil1 robuste braccia ali~ officine. Sulla frequenza delle ,·rg. adenoidee si hanno, a ~<e1·onth~ dt>i nui autori, le cifre pii1 rlis parate e ùiffert'nze molte note,·oli, l'ltc o~dllano fra il 5 ~-0 ed il :{0 ° 0 ed oltre, le quali insieme a fattori n ·F.donali. ~>ono in rapporto ai diver11i <·riteri impiegati nella diagnosi eù aUa divt'r:<a interpretazione dei ~>intomi rile\"ali. Di fronte ad inceri ezze ancora. ma~g-iori ci si trova quando si ,·oglia. considerare l'et iolo/!ia. e la patogenesi dell'adenoidL-;mo, tut t ·or:\, nonos tante le numerose teorie, mal conos<·iute. ~<\lcuni autori in~;istono sul ruolo prcdispoucutc delle malattie erutt i\·e comuni all'u1fanzia, e dello infezioni a<'utc del rino-faringe per cui si pro,·ocherebbc un eircolo ,·izio~o fra ngotazioni produttrici di catarro e catarro s timolante sempre più le iperphh'lie v<'getanti e, per contiguità, le fosse nasali e le vie aeree inferiori. Altri ammettono una iperplasia generale del tessuto adenoide come esponente di una diatesi linfat.ica che sarebbe consecut in~> a turbe della digestione intostina,Je cd in particolare ad una catti>a, assimila.zionc de~li idrati di ca.l'bonio - ed altri come equivalente clini('o della scrofolosi. Gradenigo però ritiene che la diatesi scrofolosa si differenzi net.t ameote per molti segni, dall'adenoid ismo. Hertogho è del pa,rere che la ipertrolìa adenoidea sia, tanto nei bam bini che negli aduJti, un sintomo costa,nte di una forma molto attenuata di mb:edema: Marfan la mette in stretto rapporto al rac·hit i:.mo. Perfet tnmcnte opposta a quella dell\farfan è la teoria del Il. l\ferral, il quale attribuisce in\"ece alle v. ad. il ruolo principale nel determinismo della rachitide infn.ntile. Ed ancorn. sono da ricordare i possibili rnpporti fra adenoidi11mo e 8t'Crezioni interno già intra-ç-isti dal )!asini (J899) e ebe meritano particolare attenzione dopo che da numerosi autori furono riscontrati correlazioni anatomiche o yascolari fra tonsilla faringea ed ipofìsi (Poppi, ( 'i-reilari, Citrlli, Calice t i, Cnstaldi, ecc.).
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XXXV (;0XGREO:SO ITALIA!'<O 01 :O.t'EDlClXA 1!'-""TER!'<A
Fra tant:t divergenza di opinioni il significato fisiologic.o cd i fattori etiologici del tes!luto adenoide restano t ut t 'ora indeterminati, eosì come attendono sempre di essere delucidati molti punti deUa sua patogeuesi, anche in rapporto a quelle ~'l.lterazioni somatiche c.be aU'adenoidismo si riallacciano . Dall'insieme dei fa tti, pen.~>ltro non sembra dubbio che uno stretto rapporto esista fra stato adenoideo ed anomalie costituzionali, a ttribuite ora a linf<lotl:;mo ora a nenro-artritismo orl a. cliate$i e:'sndati\·a e che, comunque, si esplicano con un habitus anormale, non ben definito, tuttavia in precisi limiti. · Questa definizione fu t.entata, con uno studio sulla ,-n.rietà n morfologica. adenoidea •> esegaito su 15 milit-ari dichiamti inabili aile fatiche di guerra pe l' adenoidis mo da O stino e GUardoni nella S<:nola di appli-
cazione di sanità. milit,~u·e. Gli AA., convinti dei prirrcipì fondamentali che reg-oh1no la teoria morfologica del De Giov<•nni, improntarono ad essi le loro ricerche e, dall'insieme delle os:;erva.zioni vennero alla. conclusione che l'adenoideo offra un tipo morfologico speciale e preci!><~mente si debba. considerare come uua varief;à della prima combinar.ione del D e Giovanni stesso. Da essa differirebbe: a) percbè la. circonferenza tora.cica è quasi sempre superiore, sebbene di poco, alla metà dell'altezza personale ; b) perchè l 'altezza sternale è pure alquanto superiore al quinto della circonferenza toracica.; c) perchè la metà destra del cuore è sviluppata nell'adenoidi'>mo in proporzion maggiori che non nel tipo morfologico puro. L'esame da me eseguito su alcuni militari adenoidei conferma in complesso, le ricerche doll'Ost.ino. Nel rino faringe si riscontrano le più diverse varietà: porsif!tenza non frequente, della tonsilla faringea grossa ed infiammata; residui involuti di essa od assenza di tracce di tessuto adenoideo, anche in casi in cui le stigmate scheletriche persistono e sono molto marcate. Su 14 esaminati l'indagine radioscopica ha, in 8, messo in evidenza. un aumento del cuore destro a'l$Ociato qualche volta a tachicardia ma non a fatt-i st.eto :copici che potellsero lasciar sospettare alterazioni va.lvolari o miocardiche. Ho fat to inoltre praticare in quasi tutti l 'esame radiografico della base del cranio con particolare riguardo a lla sella turcica. (Radiologo, m<tggiore medico Ooglia.li). Su 12 radiog rafie in 6 furono ri~contrate alter<tzioni delle apofisi clinoidee artteriori o posteriori ed in 3 alterazioni della sella t urcica. Il numero ltmitMo delle osserv·azioni e la considerazione che sono ancora scarF~e le ricerche biometriche della sell a. e che il giudi.care sulle alterazioni di stm ttura della cavità sellare è sempre cosa ~~rdua- (Pende) rende porò nccessa.ria una certa rise!'va nel voler trarre qualsia.si positiva de.l •tzio ne dai dati surriferiti e consiglia. nlteriori e piìt estese indagini.
XXXV
CO~ORESSO
ITALIANO DI MEDICINA 1!\"TER~A
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PRO\' E FL'<7.f0)1ALI - SPIR.O~tETRIA NASALE. ~fa noi dobbiamo so l'fermarci specialmente sulla funzione respiratoria e sulla capacità respiratoria di questi sog~ett i. È essa sufficiente ? Può es:~a rispondere ai richiami imposti anche nelle più faticose coutingen1.e del servizio con un appor to di aria che soddisfi le nece!;Rità d<>l polmone e del circolo ? Già l'esame rinoscopiro anteriore e posteriore può in un certo numero di casi, in quelli estremamente lievi ed in quelli gravissimi, risolvere il qne:;ito. Xei gradi mt-di inYece il criterio anatomico non sarà sufficiente e più e:;atti confronti dovranno ricerca.rsi con le prove funzionali e con la spirometria nasale, ·valendosi o delle macchie olfattive alla Zwa.ardemal<er, o del metodo di Rosenthal o di quello cronometrico, semplice ed abbastanza) el'ntto, adoperato da. Ostino e da me, o con maggiore precisione -del contatore a gn,s indicato da Mosso. Molto utile riesce anche il metodo grafico a.ùopemto per lo studio del respiro nelle ~:~tenosi dal Bilancioni e -dn..l tenente colonnello medico Accorinti. Con questi mezzi, corredati sempre da un completo es~une rinofari:ngoscopico non riuscirà difficile al perito di formarsi un giusto criterio sulla efficienza della respirazione nasale del soggetto esamina.to. ì:;e le prove eseguite accerteranno che essa è sufficiente, se non vi sono complicanze aurirola ri nè disturbi generali o psichici tali da poter moti,·are per sè stessi un giudizio di inabilità assoluta o condizionata, il solo fatto di qualche st igmata adenoidea non controindica la diclliarazione di idoneità. )la è necei:lsario ron~enire che tale e·.-enienza non è frequente, perchè la indiYidualità dello adenoideo difficilmente si dissocia da una quantità di anomalie sia locali che costituzionali e da una certa difficoltà reRpiratoria, che renderanno piil consono per lui raRsegnazione ai sen·izi <li ordine sedentario che non a. quello attivo.
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L'ESAME FUNZIONALE DELL'APPARATO RESPIRATORIO.
Prima, di inizia.re lo studio di quelle affezioni croniche dello vie re1!piratorie, per le q tt:lli, rome è nello ~<pirito del tema asst'~na t oci, deYe detidersi ~e siano o meno compatibili con le esigenzE> della vita militarE>, ritengo opportuno passare in rassegna, con un rapido s:,_'lt:trdo, i mezzi piit idonei per la esplorazione funzionale dell'apparato n•spira torio. 1·~ cln. ritener<' tbc il controllo funziona le degli organi in esame pos.-a, uell<t maggior pa1·to dei casi, :1>\"Viarci verso conclusioni e giudizi più esa tti. 'l' m i molteplici metodi funzionali in uso per l'esplorazione dell'a pparato respiratorio, alcuni sono di facile applicazione c po~l'ono Cl\l'~uirs i celermente e con mezzi semplid: altri richiedono apparecc·hi cornpli<"n.ti e delicati ed indagini minute e potranno perciò ess<•re Hdopt•ra ti in determinale occa~ioni e per determinati scopi solo nei la born t o l'i elci noslri Istituti ~;cie ntifìri e detrli ospedali. 2 -
fi1o nJ u lr eli mPdit>1na m tlttnrr .
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XXXV CONG RESSO I TALIANO DI ~D I C'D IA I N'n: R::-1" A
Di queste circostanze bisogna tener conto quando si t 1·Mti di ricerche numerose, da eseguirsi su molte persone in tempo relatin11nente ristret to come talora. occorre nelle contingenze della vita milita.re.
*** Presso tu tti gli E serciti~ nelle molteplici e spesso a.firetta.te visite,. che i periti debbono compiere alla massa dei militari, nei consigli di leva, nei distretti, ai corpi, ecc., viene esegtùto oltre a quello semiologico, anche un iniziale esame funzionale mediante la misurazione centimetrica del perimetro tora.cico. T ale procedimento è stato sottoposto a numerose critiche e censure,. tanto che alcuni autori come il Toldt, Monti, Macstrelli ed a.lt ri ne proposero l'abolizione ritenendolo insufficiente e malsif'nro. :Si> si saprebbe dar loro t orto se nel concetto del legislatore ed in qncllo dei periti chiam ati ad n.pplicarlo, il perimetro toracico dovei'se servire di bnse fondamenta.le all'arruolamento, come erroneamente ritenne il Told t o se dovesse essere conf\idera to, come pensava il 1\Iae>;trelli, qua.le c8ponente correU.o della capacità vitale. ~Ia così non è, in quant.o gli ufficiali medici sono perfettamente consci delle insidie che possono essere mascherate dalla sola misurazione centimetrica. e sanno che non è su una sola misura linea.re che possa. essere basato il giudizio della. capacità toracica: onde non occorrerà loro di dover dichiarare idoneo un militare con molti indici di deboll'zza, organica solo perchè il P. T. raggiunge o anche sorpassa i limiti r<'golamenta.ri. Il P. T. ha valore assoluto per il perito militare solo quando si ri"contrano i limiti minimi p er la riforma e per la rivedibilità : nel qual caso· (ed u so qui le parole del prof. Viola ) egli non prende il soggetto neppure in considerazione come individuo, perchè senza esa.mina.rlo ulteriormente applica. la nozione del perimet ro come criterio generale e se~uta l 'individuo senz'alt.ro. Ma negli aHri casi il rilievo del P. T. non rappresenta. per l 'ufficiale medico se non un valore relativo, un dato di utile orientamento che non lo esime dall'esegtùre tut te le ricerche anamnestiche ed obiet.ti>e e dall'adottare i provvedimenti del caso anche se il nastro metrico segni cifre superiori e compatibili col servizio. La misura del P. T. deve pertanto essere mantenuta nell'esercito. perchè essa rappresenta il metodo più pratico e sbrigativo pE'r una prima selezione; mentre nulla osta che altri indici ed alt re misure possano essere adoperati in quei casi che saranno ritenuti opportmù, tenendo anche presente cbe una correlazione, sia pure approssimativa, fra perimetria e capacità toracica indubbiamente esiste, così come non può essere, nella maggior parte dei giovani, negato un rapporto fra circonferenza toracica.. e capacità v itale. Con il nastro met rico è inoltre· utile lo stabilire l'indice respi ratorio, che prende il nome eli Hirtz (1911), per qua.nto esso sia stato consigliato ed introdotto nella pratica militare ed in quella assicurativa dal Krug di Ohenmiz sin dal 1876. E sso. INDICE RESPIRATORIO DI HIRTZ. -
XXX\' COSGRE8SO ITALIASO DI :\lEDICISA , D;TERSA
eon-;i:'ìtc nel misurare la mas~ima espansibilità del torace nella più profonda. inspirazione e la massima sua ristrettezza nella e~pira.zione forzata. fornendo cosl un buon criterio per determinare la elasticità della. gahbia toracica in modo mpido e semplice. L'indice respiratorio è in media di cm. 6 a 9. Secondo il Krug, la media sn n ri gruppi di persone in cni ebbe a stabilirlo è di cm. 8,96. l /indice respiratorio medio è co~titnito dalla differenza fra. dilatazione inspiratoria. e retrazione espiratoria durante la respirazione calma (cm. 1-2 in media nei normali). INDICE DEL PIGNET Nelle visite di reclutamento merita di essere preso in considerazione l'indice n1tr11erico del Pignet, come quello cbe non richiede spaciali mozzi di ind!lgine nè speciale strumentario e che ra.pida.mente con un breve calcolo permette di rappresentarci somma,riamento il valore costit uzion ~tle del SOI!getto. L' indice del Pigne t fii ottiene sottraendo dalla tstA.tura, C!'pr«>ssa in centimetri, il peso corporeo, a,ddizionn.to alla perinwt ria, toracira, T.Jft robustezza di un !'!OI!I!«'tto è- in rapporto indiretto con l'indice trovato e cioè quanto più l'indice è basso tantol)iìl l'indi >icluo è robusto, come dalla seguente tabella. :
R c<;iduo minore di l O - Cost.ituzione robustis.~i ma. Id. d a. ll a 15 Id. rob usta I d. da 16 o. 20 Id. buona Id. da 2l a 25 Id. buona. tr.edia Id. da 26 a 30 Id. mediocre Id. da 30 a 35 Id. debole Id. maj!~;iore di 35 Id. d ebolissima
XE'll'n.pplirazione del metodo di Pignet è bene tenere presente i casi nei quali l'indice risulti uguale a O e quelli nei quali la somma del perimetro toracico e del peso superi la cifra della statura. Tanto l'uno come l'altro di questi casi si riferiscono ad individui molto robusti. Il metodo del Pignet può f)ervire abbastanza bene all1\ pratica corrente milita.re, poicbè in effetto esiste una concordanza fra gli indici numerici da lui propost·i ed il >alore costituzionale degli indi>idui, inteso come massa.. VALO RE TO:&Acrc o. - Ma si intende di leggeri come in riguardo alla f1mzione dell'apparato respiratorio esso da solo non abbia alcun valore esplicativo, poic!Jè all'infuori del perimetro e cioè all'infuori di un indizio molto approssimativo, non ci esprime alcuna altra peculiarietà, morfologica. o funzionale del torace. Incomparabilmente più utili, pertanto, riescono quei metodi che valgono~ con l'appropriato rapporto dei diametri, a stabilire lo sviluppo generale della gabbia. toracica e conseguentemente il valore toracico e cioè la sua. capacità approssimativa..
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TI capitano medico Monti sin dal 1880, in un suo studio sull'indice pitl approssimativo per la scelta del soldato e la. diametria toracica. in sostituzione della. misura periferica, proponeva che si usasse la SOillill8. del diametro antero posteriore e di quello tra.sverso, presi su un piano orizzontale passante per i capezzoli.
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XXX\- CONGRESSO l.T ALIANO DI llfEOIOINA IXTERYA
P oco più t-ardi un altro medico militare, il Maestrelli, calcolava il volume del cono, t~onco, tomce met:cè d:ue fo~mule p iut.toBto compl ~se : e cioè dalla far· mula genertca per la det.at·mmazrone d r un cono t ronco qualsias i V = (A + B + y A +il}h 3
estraeva quella speciale per il cono tronco toraci.c o V = (a b r.) h in cui a è il seroidiarnetro trasverso, b il semidiamet ro antera-posteriore rr = 3, 14 ed h l'altezza d ello sterno. . Con questa formula la cui applicazione può essere agevolata da speciali tavole s i determina abbMtanza esattamente il valore volumetrico del cono tronco toracico. Assai meglio però risponde a llo scopo il metodo del Viola, che basato sulla f ormula: Valore toracico = diametro trasverso torneico X diametro ante.ro-posteriore X altezza stemale, prende in cons iderazione tre t ra le principali dimensioni del torace che non possono fra di loro variare senza che aumenti o diminuisca in modo corrispondente il valore - inclice del toraee e può darci qu indi una rappresentazione 6-!latta dello sviJuppo generale della gabbia toracica. Non solo: ma sommando a. quesw il valore addomina lè supet;ore (diame-
t ro trasv. ipoc. X diametro ant. post. ipoc. X linea xifo epigastrico) ed inferiore (diam. biliaco X diam. trasv. ipoc. X linea pubo epigastrica) s i ottiene il valore totale del tronco espresso, con 1m unico numero da otto delle sue fondamentali dimensioni, che possono bastare a gtwant.ire la fedeltà dell'indice (Viola). Si determina poi il valore delle appendici. S i ot-tiene così una espression e numerica costituita dal numero indice del tronco e dal numero indice delle appendici, la quale, rappot·tata, con apposita tabella, a.i valori deU'uomo medio normale, permette di raffigurare anche menM.I· ment-e la conformazione del soggetto con una esattezza di grnn lu nga superiore a quant-o possa attenersi con il metodo del Pignet. Un esempio concreto chiarirà questo concetto : Quando si dice che l'indice numerico del Pi)l"net è, ad ~empio, 20 ci s i raffì~~:ura un soAAet.to genericamente di buona costituzione. ma. si ignora, in assenza degli a lt ri duti, se e!Zli s ia alto o ba<>So, molto o poco ta rchiato. Se invece s i dcfl!lisce il !'IO@:I2:etto con la espressione - 2 2/ 3 , dedott.a con le mis urazioni anzidette, riesce facile, a chi abbia acquisit.o una certa pratica e con l'uso dell'npposi.ta tahella. richiamare a lla mente lo. vera costituzione del sog-getto sapendo che ej:!li ha un tronco di due gradi inferiore all'i.tomo medio normale, mentre invece gli arti superano di poco Ltt norma. D soggetto ha quiw..li un tronco piuttosto esile e le gambe alquanto lung he.
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APNEA vorJONTARTA. Già il Mosso sin dal 18~9, qnalclte anno prima, del Sabra.zès, del Flack, del Guillain, ecc., si era servito della apnea volontaria nell'esame funzionale dell'apparato respir~.torio, sia nel piano che nelle varie altitudini, in rapporto specialmente alla sensibilità dei cenh·i respiratori. Egli potè inoltre stabilire come la apnea volontaria non Ria in rapporto con la capacità vita.le dei polmoni nè col peso corporeo o La st·a.tura- n è con l'hahitns del soggetto, ma che in n~ce il fenomeno è domina t o dal sistema nen•of!o con la sua maggiore o m in ore resistenza a lla, a,lSJissia. t: ~:>ò, per primo, il metodo grafico nello studio della a-pnea volontaria rilevando il compOitanJento del respiro dopo apnea precednt:~ da inspirazione forzata e dopo e"agerata >cntilazione J!Olmomu·e e mettendo in evidenza le variazioni in<'lividuali di es~a e la ~ua minor dura.ta dopo il la ,·oro ed-alle grandi :ti tezze.
XXXV CONGRESSO l TALlANO DI JI!EDICJNA JNTE RNA
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Seguirono quindi gli studi del Sabrazès (1902), di Hill e Fla.ck e di Vernon e piò tardi quelli del Guillain del Laurents e del Flack, che applicarono alla sc-elta degli aviatori la prova. della durat a massima dell'apnea volontaria. Sotto il punto di vista clinico, l'a. v. fu studiata da Leon Binet e Bourgeois, che ne constatarono la netta diminuzione nelle malattie dell'apparato respiratorio in genere, nei cardiaci scompenl;n.ti e nei nefritici. La dnra.Ut della apnea volontaria sarebbe invece allungata. nei mi:xedema,tosi per il rallentamento del loro metabolismo basale, ment re per il maggior consumo d 'ossigepo da part-e dei tessuti sarebbe diminuita nel morbo di Basedow come provarono Sainton e Shulmann e negli it.teri infettivi (Guillain e Garcin) per ipotonia dei muscoli respiratori. Altre ricerche cliniche sulla apnea volontaria furono riprese nel Hl23 dal Natali. che riscontrò wut durata minore di essa nelle affeldoni polmonari e ('ardiache. Contrariamente a quanto già avevano trovato a.ltri autori (~!osso Stange, ecc.), ritenne di poter stabilire un rapporto diretto fra c11pacità vitale e durata massima d eli '}tpnea.. Galamini e Soardo, faeendo inspirare da uno spirometro quantità di aria volta a volta diversa rilevarono che la durata dell'apnea volontaria. in genere è più lung~1 quanto maggiore è l'aria inspirata. I noltre, col metodo grafico, misero in evidenza alterazioni del ritmo re~)iratorio con i.ncoordi.nazione e talora dissociazione dei movimenti toracici ed addominali, post-apneici. Cassinis, nel laboratorio di fìsiologm di Roma, e nella scuola C'entrale di educazione fisica, ha studiato i rapporti tra lavoro muscolare ed apnea volontaria, ed ha inoltre comparato l'intensità di alcuni esercizi fisici con la produzione di 002 e con la durata massima dell'apnea volontaria. Dn. quanto si è ora detto deve rit.enersi che i vari autori concordin o nell'assegna.re a.lla apnea volontaria un posto importante fra i metodi di esplomzione flmzionale dell'apparato respiratorio. E maggior interesse esso assume nella pratica medico-militare in quanto la ricerca, ~e pure ba bisogno, perchè possa ritenersi veridica, di molta cautela, è semplice e breve, nè richiede tmo speciale strumentario. Risponde cioè a molti dei requisiti che da imprescindibili necessità, sono richieste in varie contingenze dal disimpegno del nostro particolare sen-izio. 1\fa, passando alla applicazione pratica di questo mezzo di esplorazione, si rende necessario di stabilire quale sia il miglior metodo per effettuarne la ricerca. Sabra.zès soleva misurare la durata massima dell'apnea dopo una
espirazione ordinaria, non preceduta da inspirazione forzata. In tali condizioni, nel soggetto norma le, egli trovò che in media l'a.pnea dura da 20-25 secondi; eccezionalmente 30"-35". Kel consiglmre e compiere alcune prove semplici per il controllo delle attit-udini fisiche degli aviatori, 3'lartin Flack preferisce misurare il tempo in cui il soggetto in esame può sospendere la respirazione dopo a,\·er compiuto una massima. i.nspirazione. Egli esigeva che, per la idon«>ità, gli allievi aviatori debbono restare i.n apnea non meno di 45 secondi mentre il Guillain nel centro aviatorio di Longvic riteneva non accettabili quelli che avessero un'apnea inferiore ai 20'. Per Achard e
• <>.,'i\l·?~E~A~ t~·- l\0/'lì " -·\.·
''t,'JR:n ~ AA~t..llt..-.;.....:.-~
XXX\" COX(:RF.SSO ITALL-1.:"0 Or .\ IEI)TC CS"A
1. ~"TERXA
l3inet la dura t a media dell'a.pnea volout aria - in~pimtori<L varia da 40"
a 50". Katali invece ha preferito usn.re nelle sue espcri<'nr.e !"apnea volontaria. dopo norm~lJe inspirazione, ritenendo che quella iuspimtoria forzata possa essere influenzata d al1 ~1> tensione muscolare, occorrente alla massima distensione del torace. Essa è in mcd ia di ::!5'. Cassinis si è ser· vito dell'apnea, sucoossi\ra ad una inl5pir<Mione modi<'amente forzata. come quella che pilt si avvieina allo stato Ji~iologi<-o, nel quale " sia pur<-' per bre,-e momento, si compiono nella, Yit a ed al qw\le corrh;pondono gli istanti di maggior inteni\ità di la ,-oro mnseolare "· ~Ierita infine eli essere ricordn.ta, per la sua l)('mplidtà e facilità di cont-rollo, la pt·ova del G~~Uois, dalrn11tore cùiam;.tta. Rpiroscopia senzn appa.rer·rhio. ~i invita il !!og-getto a confare progreti~intmente e rapidamente dopo aver eseguito ~lll<\ mas1;ima iu~tpira?.iooe, ~en?.a mai riprendere il respiro. I soggetti S<'bn i e giovani possono contare fino a CPnto ed oltre. Con l'età. piìt avanr.ata tale cifra è diffiéilrneote J'agg'Ìtulg-iuile: e parimenti es:;a, si mantiene bassa nei nulolat.i dell'apparato l'C!$piralorio e <"ardiaco 7 tanto che in cardiac·i S('ompensibt i, néU 'enrisema etc., si hanno cifre molto b asse. L 'allenamento può aument.a.re noteYolmcnte hL <1urala. dell'apnea \ "Oioni ariia sino ai limiti massimi di 2'-:30'' ed anche di tre (inspiratoria; . La posizione supina, aumenta parimenti la dnrata stes,;a. D Ma,, come accennavo b pratica utilità e semplicità del metodo, ho ritenuto opportuno di sa.ggiarlo in un gran numero <li soldati sani ed ammalati con tutte Il· sue varietà e cioè inspiratoria, espira.toria e con la prova. della conta. allo scopo di stabilire se fra i tre diversi metodi esista 1m costante raJ)porto dirett.o, se fra essi debba darsi la preferenza a.u 'uno piuttosto che all'altro o se, infine, non conveng~l. e~egnirli tutti e tre. Ho poi messo in raffronto le ri:sultanze dell'esame con il perimetro toradco e con la capacità vitale, tenendo conto delle diYergenze che, s u quest'ultimo punto, esistono fra i vari a.utori. Le esperienze condotte s u 20 gioYani sani hanno dimostrato cbe ~i è> un rapporto diretto fra. C. V. ed apnea, così" come in genere esiste un rapporto diretto fnt apnea e P. T. 'l'aie rapporto non è però costante ed in alcuni casi, non ostante la buona C. V ., le prove apneiche sono inferiori alla norma. Queste poi mostrano di equivalersi fra di loro, con un rapporto, s'intende, rela.tiYO, nel S('USO che, quando è buona una delle proYe, ad es. la. inspiratoria., sono sod· disfacenti anche le altre. CA~ACITÀ VITALE. Un prezioso mezzo nella esplorazione funzionale dell'apparato respiratorio ci è fornito da,Jia determinazione del volume dei polmoni misurata dalla quantità m assima di a.ria che essi pos:sono contenere. A tale scopo I. Hutchinson (184G) ideò genialmente una forma semplice di spiromet ro, che, con poche modificazioni, viene ancora utilmenftl adoperato. Con questo mezzo egli suddivise in 4 porzioni !"aria cbe può e~sere contenuta nei polmoni attribuendo ad esse le ben note denomin a.zioni di aJ·ia di riserva, aria residua, complementare e respiratori.'!.
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CONOllE~SO
lTALIA.NO DI l\fEDICl.NA JI\"'TEllNA
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Alla somma poi dell'aria di riserTa, respiratoria e complementare e doè alla massima quan~ità d 'aria che può essere ispirata alla fine dì una · forzat~~ espirazione o, reciprocamente, alla massima quantità d'aria che può essere espirata do110 la più ampia possibile inspiraziooe, egli diede il n ome di capaci!d t·itale, poicbt-, nel suo concetto, essa doveva e poteva e ssere l'e::;ponente della capacità individuale a vivere più o meno a. lungo. Gli studi e le ricerche sul volume totale del polmone e sui snoi volumi rcla.tivi, part.icola.rmente stùla capacità vitale, furono dopo H. continuat i da Wintrich, .Arnold, Paxum, Woldembamg ed altri nel XIX secol-o, e sono largamente riapparsi nella letteratnra medica di questi ultimi anni come utile se non pure indispensabile mezzo per la valutazione funzionale tlell 'apparato re~;piratorio. La ingente somma dei la.vori apparsi recentemente ha però dimostrato, ciò che d 'altronde era stato già intuito sin da Davy e rilevato .da Hutchioson, elle la C. V. isolatamente considerata è bensi in pratica di grande importanza, ma non è sufficiente a fissare la vena portata funziona.le dei polmoni, cosl come .non lo è isolatamente alcuna altra misura :-:i;t essa lineare o Yolumetrica se non quando sia messa io relazione con una qua.ntità di altri fattori dai quali non si può prescindere nella sua e:o:atta >alutazione. :-5ono fattori di razza, di sesso, di allenamento individuale e costituzionali per rapporto alla statura, al peso, alla superficie del corpo, ecc., fattori tutti che contribuiscono, talora in notevole grado, al comportamento della C. V. e di cui i va.ri autori banno tenuto conto, assegnando una pih spiccata prevalen.r.a all'uno od all'altro di essi. DrPyer occupandosi dell'argomento raccolse vari dati concernenti l'altezza, il peso, la perimetria, toraciea e la capacità vitale in individui, uomini e mga.zzi, selezionati a seconda della loro capacità fisica, genericamente intesa, e concretò i risultati delle sue ricerche in varie formule, -dalle quali si deduce come la capacità vitale sia in funzione del peso e della :;uperficie corporea ed io rapporto alla circonferenza toracica. Il lavoro del Dreyer fu soggetto a molt-e critiche, ma le sue conclusioni, d'altra parte, furono confermate dalla ricerca di Schuster esegtùte su 959 studenti d i Oxford il quale trovò come il valore delle costanti era assolutamente identico a <!nello ottenuto da Dreyer . .Anche l'West trovò io gran parte esa,tte le formule del Dreyer. Egli . rilevò che la capacità vitale espressa in litri era di 2.5 per ogni mq. di superfìrie corporea negli uomini e di litri 2 nelle donne; e ·che la C. V. in cc. era 25 volte più grande dell'altezza (in centimetri) nell'uomo e venti nella donna. Wilson ed Ewars in numerosi ragazzi bianchi e negri constatarono che i bambini di colore hanno una minor C. V. (l. 1.57 per mq. di superficie corporea) in confronto a quelli bianchi (l. 1.94). Vi è dunque anche un fattore di razza, nella capacità vitale, di cui l'ufficiale medico può essere chiamato a tener conto quando debba esprimere il suo ~udizio su truppe di colore, il cui numero va sempre più aumentando. E noto del resto che anche fra le razze bianche esiste una differente C. V. e che in quella latina è minore dei tedeschi ed in questi pilt bassa, che negli inglesi.
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XXXV CONGRESSO ITALIANO DJ )1EDI<'INA n<TER:!<A
Nelle condizioni morbose dell'apparato respiratorio la <'apacità 'itale diminuisce. Così è noto che i valori spirometrici sono al dilìotto della norma nella t .b.c. nell'asma, nell'enfisema, nelle pleuriti con versamento, nelle polmoniti, nella. adenopatia tracheo-bronchiale. Monaldi in uno studio sulla capacità respira.toria e la. costituzione nei pneumotoracizzati si servi del controllo della C. V. mettendola anche in rapporto al peso corporeo, alla. superficie del corpo e a-d altri indici somatici . Sono invece scarse le ricerche spirometriche in molte altre afTezioni croniche dell'appal'ato respiratorio e specialmente negli esiti di ferite toraciche, in quelli da ina.Iazioni da gas e nei postumi di pletuite, onde ho ritenuto opportuno di eseguire sempre questa prova nei militari da me esaminati. Ricorderò infine che vari autori (Rosentha.l-Bilancioni) ~;i sono serviti dello spirometro per mistuare le resistenze resp.iratorie e, eh<' il capitano Bosser dell'aviazione inglese ha dimostrato che, se si moltiplica il numero degli atti respiratori per minuto primo C'On l'aria corrente e, si divide il prodotto per la capacità vitale, si può ott('nere un'ottima indicazione circa l'attitudine al volo. Una cifra minore di trenta è buona; superiore è scadente. Numerosi indici e quozienti, olt.re a quelli già citati dal Dreyer e dal West, furono inoltre proposti da vari autori per e1;primere e comprendere in una cifra i rapporti fra C. V. e fattori costituzionali, quali il pe!,;o, l'altezza, ecc. Così Dupont ricercando una equivalenza fra peso e c:lpa.cità respiratoria stabili un coefficiente di 50 c.c. per chilugrammo di peso corporeo negli individui normali. Spehl istituì un ((indice vitale)) rappresentato dalla formula p x~. V' e cioè dal prodotto del peso corporeo con la C.V. diviso per l'altezza. L'indice vita.Ie di Spehl, usato dall'esercito belga, comprende, nei l'oggetti normali di media. età, valori che vanno da 1000 (debole) a. 1500 e 2000 (molto forte) ed oscilla quindi entro limiti fisiologici troppo ampi. Sotto qttesto punto di vista riesce più comprensivo, sebbene più indaginoso, il ((coefficien te di Lambolez (detto coefficiente L )», il quale si ricerca dividendo il prodotto C. V. X peso per l' altezza clen1 t a alla. terza potenza e moltiplicando la differenza per 100, secondo la formula 0 · VÀx p x 100 = L. Nei normali di età. non inferiore ai 20 anni il coefficiente L. varia in media da 4 a 6. È ancora. da. ricordare l'indice respiratorio o coeffieienti di Strohll, col quale si stabilisce il ra.pporto fra aria respira.toria o corrente e capacità vitale e cioè fra. l'a.ria che normalmente viene utilizzata da un determinato individuo e quella che potrebbe utilizza.re nel massimo sforzo. Esso quindi individuerebbe il grado maggiore o minore di perfezione col quale il soggetto utilizza la sua ca.p acità vitale, e cioè il modo con cui respira allo stato normale (Achard e Binet). Il coefficiente di Strohl si aggira norma.lmente fra 12-15. Nell'esame della funzione dell'a.p parato r\Spiratorio bisogna inoltre valutare l'aria corrente o fluttuante e cioè il volume di aria inspirata ed espirata durante un atto respiratorio normale. Essa può e. sere misurata
XXXV COXO!tf:!.;SO ITALlA::-<0 DI MEDICDOA
l~"TERXA
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mediante l 'applicazione di spe<'iali apparecchi bi•alvi (tipo maschern, del Ti:-sot), me::;si in romunic:azione con uno spirometro, ed è in media di circa 500 cc. Xon tutta l'aria introdotta con una inspirazione normale è però
utilizzata nello srambio respiratorio, poichè una parte di essa non raggiunge gli alvroli, ma viene ad occupare lo spazio mort.(), compreso fra le prime vie aeree cd i bronchioli, che in condizioni normali~ calcolato intorno ai 140 cc. (E. Du Bois). Dell'aria corrente quindi non vengono utilzzati che circa 360 cc. Con gli stc:;si apparecchi bintlvi e lo spirometro po~;siamo inoltre renderei conto della intensità della ventilazione polmonare e cioè della quantità di aria re~pirata. in un~1> determinata unità di tempo (1-5-10 minuti). Tale determinazione è quanto mai delicata e può variare solto l'influenza di molti fattori specia lmente emotivi e riflessi, anche allo Rtato fisiologico. Sulla influenz~t ebo i vari st~Lti morbosi hanno nella ventilazione polmonare non si posseggono referenze esatte : a qualche conclusione si (>, pervenuti sulla conoscenza della ventilazione polmoua.re nella, gravidanza, nelle marce e dopo salasKo in seguito a ricerche eseguite da, Achard, Binet e Lange. Monaldi nei pneumotoracizzati ha ottenuto risultati dubbi. Ca~sinis ha studiato nella ~cuola centrale militare di educazione fisica, il comportamento della ventilazione polmonare in molti esercizi sportivi (saltello, pungiball, bicirlctta, e<·c.) ed ha potuto stabilire le variazioni di e~sa durante e dopo le singole c:;ercitazioni. P~EntoGRAFIA.- L'ampiezza dei movimenti toracici, di cui la misurazione dell'indice di llirtz e dell'indice respiratorio medio permettono un'utile e rapida constatazione, può unitamente alla frequenza, al ritmo ed al tipo respiratorio, essere con maggior precisione rilevato mediante la registrazione grafica con i pneumografi. Di tali appare<>cbi, dopo quello inizialmente studiato ed usato da 1\farcy nell8Ci5, sono in uso numerosi tipi, tra i quali mi piace ricordare come il più recente e perfetto, il toraco-pneumografo testè ideato dal Baglioni. Con questo apparecchio, munito di numerose capstùe esploratrici, èpo~l)i bile registrare simultaneamente ed indipendentemente l'uno dall'altro i
movimenti dei singoli punti del torace e dell'addome, permettendo un
esame compar~ttivo dei diversi tracciati e fornendo dati importanti pl.'r la meccanica respiratoria. ERGOSTETOORAFIA. -Col metodo grafico e mediante l'ergostetografo del Patrizi è posRibile ancora determinare la entità. delle potenze museola.ri inspira tori e e rendersi conto dello stato dei muscoli toraci ci e della loro \ resistenza alla fatica. Il tenente colonnello medico Casarini ha, col metodo ~tetografico, studiato le manifestazioni più notevoli indotte dalla fntira Sltlla mecranica respiratoria; ed è da ritenere che il metodo stesso po~sn con :rrande utilità. essere applicato allo studio delle insufficienze respiratorie e,;~;enziali, nelle quali la diminuita ventilazione polmonare è dovuta, come è noto, ad una ipotonia prevalente dei muscoli respiratori. PRESSIONE RESPIRATORIA )lASSu\lA. - ~ella misura del valore funzionale dell 'apparato respiratorio è stata, alcuni anni or sono, introdotta dal Pech la malSchera manometrica che porta il suo nome. L 'A. si ripro-
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XXX,.
CO~CRESSO
tTALIA;s"O Dr llEDlCl~A J:-oJ'lW~A
metteva. con questo appan•e<" !Jio di ;;t abilire in litri La quant ità d ·,tda inspirata ed espirata in un se<·ondo dm·ante atti respiratori compiuti il più profondamente ed energ-icamente poss ibile. (Debit re.~piratuir ma,·i.mum) e di trarre d a tale mlliura dati si<:uri per giudicare su lla effieicnza ddhl funzione polmonal'e, non sulo, ma an(·he di poter d(•s ttmNe dei <'Once ! t i prognostici e seguire l'evolu:done del! P affezioni ùt•ll ·a p para t o re><piratorio. È qui da nof<l re ehe In quantità. n1a:;si111a di li tri 1.75 per secondo, !issata dali 'autore e da molti degli a Itri stri lt ori e h e si oc·('npa rono clell'arg-omen to, è del tutto errata. Prove Stl('{'essive, e>ieguite spN·ia ltn(•ut c dal Gues, dimostrarono C'he la pressione respira t oria mas~ima deve cs;.;cre U>il'lata a lmeno in tre li tri. D esfo:-;11es. d'HeuC'quevilte ed altri la adoperarono per il controllo negli esercizi di edurnzion(' e riedtH:azione re,..p iratoria e Giani e Torelli del Sa,uatorio di Asso p N ronstatnre le pro_gr('ssive tappe di miglioramento nei t ube colotici, ottenendone buoni risulta ti. PNE1'ii!OT.ACOr;RAFO. - Pm·e di recente acqui:$izione ò ilpneumotacografo descritto da l Fleisd1, mediante il qual~> si ottengono cune di ,·elocitil. dell'aria respirata che oscilla no da valori positivi a Yalori nPgati,·i, intorno allo O passando bruscamente dall"una all'altra fase (Luisadu.). Il Bretschger ha studia.to con questo nppar eC'('hio la. forma del respiro normale, riscontrando c he ogni indi viduo ha una formn propria e, se<·oudo l'A., costante di respiro . .ùnrhe il Luisada ba testi> adop('rnto qu(>sto npp<~recc bio per lo studio della forma del respiro nPg-li asmatici ritraendone molti e dimostrativi pnenmo-ta.cogrammi.
**• Le prove che sino ad ora abbiamo r icordato possono for nirci i più utili chiarimenti sul modo con cui si esplica la. mecea.ni<;a, respiratoria e sulle variazioni che in essa possono manifesta1·si per effetto delle a.ltera te condizioni dell'appa rato r espiratorio. Nella pra.ti<-a milita.re esse possono ritenersi suflìc:ienti per fornirci un concetto abbast~tnza soddisfarente sulla efficienza dell'apparato respira torio, purc hè sie no condotte con metodo rigoroso ed oeulato. Ma certo non lo sono per la clinica e per le fini ricerche di la boratorio alle qua.U occorrono più precise determinazioni che solo possono essere fornito aU'esa.me fisio-cbimico della funzione respiratoria e particola rmente della ricerca del quoziente respiratorio, del metabolismo basale e della tensione alveolare del 00 2• Q UOZIENTE RESPIRATORIO. -La elirnina.zione del 0 0 2
non è uguale dell'ossigeno poic hè in condizioni normali si int roduce più ossigeno di quanto non venga elimin ato 0 0 2• P er quoziente respiratorio si intende appunto il r apporto ,·olumetrico fra anidride ca.rbonica C0 2 -esalata ed ossigeno assorbito secondo la formula. U2 • ~n 'assorbimento
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l~""rERXA
In <'ondi:doni normali, con alimentazione mista al Q.R. è sempr(' inferiore all\mit:\ c ntria in media da 0.80 a 0.85, corrispondente ad una produzione di circa 4.8 calorie per ogni litro di O consumato Pleakjns e Thn·ie,.;).
3Ioclifi(·otzioni not{',·oli si ot !('ngono a seconda della pre,·alenza delle ,-arie diete; così con un t><:<·es"o di idrati di cnrbonio il Q. R. snle ad 1: coi ::,rr:t~~i diminuifl<•e n 0.70, <' c·on le prot('ine a circa 0.8:3. ll Q. R. è dunque un buon exponcmtc d(•l rit·anthio materiale <·he oggi però può meglio essere Yalutato <·on la deterntittazirmc del )[. B. :'lfET.\TIOUS\10 BA:-;Ar.E. - Lo studio del metabolismo basa,le ha acquistalo in quPsti ulti111i nnni importanza st-'mpre ma,!!giore da che dai laboratori rli fisiolog-ia, e di patolog-ia generale ha inc·oruiuciato a penetrare ncll~b c !in ir·a. :-ii intrndc per l\1. R. (( la quantità. di ealore espressa in grandj calorie, prodotta per ora e JJer mt'tt·o quadt·ato di supcrfìl'ie del corpo, quando il so~g-rtt o è in perfetto ripo);o, dig-iuno da, 1::!-16 ore, in una atmosfera alla tt>lllp(•t·atura media di Juo.c, coperto in modo da non dover r('agire n/> <:ontro il freddo nè contro il <'aldo dell'ambiente (Bottazzi) '' . Per la sua dl•terminazionc si usano vari metoili eù apparecchi che non è qui il caso di enum<·rare, rimandando ai trattati e monografìe, ormai molto numerose, per i ma~~iori dettHgli su ll 'ar~omento. Ri<-onlcrò solo come per la determinazione della superficie corporea , fra le ,·,trie formulo propostf', sia preferibile per l'esattezza quella del lì u Ilois: • · (snp.) = P. 0.-1~5 X A 0.7:?5 X 71.84
dove P = peso - A = altezza. An<-tn·a più spedito è l'ul!o del diagramma costruito dal Du Bois stesso l'a ppli<-azione della formula, oppure la t a ,-o la del Yauet che ugualmente pl•rmPtte una rapida valutazione della sup. corporea quando sieno noti il peso e l'alter.za. X ella applicazione clinica il ?II. B. è stato stuiliato in molte forme morbose ed è stato risc·ontra.to diminuito nel mixedema ed aumentato invece in molte sindromi basedowiune. Ri.,nltati ancora non definitivi si hanno dallo studio del M.B. nella tuber<·olosi: nel pnenmotorace fu studiato da Santangelo e nei tumori maligni dello Schneider, che dal comportarsi della curva, del ~I.B. ba tratto delle dt>duzioni in rapporto alla prognosi operatoria. E numerose ed intert'iòsanti altre ricerche sono ancora in corso sulle più svaTiate affezioni.
J)('J'
TE:->SIONE DEL C0 2 ALVEOLARE. - Come la fisiologia dimostra, vi è diretto rapporto fra la tensione del C0 2 alveolare e quella del C02 nel sangn(' :;ottostante agli alveoli, onde dalla determinazione della prima. si può dNmmere lo stato del sangue stesso. Vari metoili ed apparecchi sono stati adoperati per la misura del C'0 2 ah·eolare (Haldane, Priestley, Russe! erl Henderson, ere.), ma oggi sono comunemente usati quelli del :Fredericia e del Pirondini.
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XXXV CONORl>SSO ITALIANO Dl MEOICllS"A Di'TEH:-;A
~ello studio delle lesioni croniche dell 'apparato respiratorio pertant~ il dos~tggio della pressione dei gas re::;piratori ah·eolari ci i> di ntile ausilio nell'apprezzamento dell'intensità dello scambio gassoso polmonare: c.ioè dell'intensità della arterializzazione del sa.ng-ue circolante. È inoltre da. ricordare che la conoscMza rlel C0 2 al•eoln.re oltre che sulla funzione dell' A.R. forni.sce preziosi dati sullo sta. t o di reazione del sangue e quindi sui processi di acidosi ed alcalosi. Si intende quindi la irnportauz~t di t alf' determinazione in nlc·uui stati morbosi e come le ricerche stllla tensione d<>l ( '0 2 a l n>olare ~orpa 'Sino i confini drlla. fisiologia. dell'A.H .. cd iulere>'sino il funzionanwnto di tutto l 'organL~mo .
III. -
LA CLINICA DELLE MALA'rl'IE CRONICHE DELL'APPARATO RESPIRATORIO.
TRACHEO-BRONCID'l'I cnONlCHFì. Come è di fadle intuizione. nell'àmbito della patologia militare, non si riscClntrano, di norma, ati"eziont dell'albero respiratorio diverse da quelle che comunPmente eadono :tll 'o!S servazione ed alla cura di qmùunquo medico nella popolazionP <·i,·iie. Può essere degno di nota il rilcv:.~re chP non sono 1·omun i l<> lmmcùiti croniche cosi dette secomla ric, riscontrabili solo in militari di carriera, di età già avanzata, sieno essi ufficiali o graclua.ti ed in rapporto :.Hl alterazioni organiche, valvolari o miocardiche del cuore, di remota orig-ine reumatica, o ad affezioni dei reni od a costituzioni che <'o n l'andare del tempo banno accentuato la originaria tendenza all~t ping-uedine ed ai cli:;turbi di un alterato ricambio orgn.nico. Comunque, noi non ci fermeremo su queste forme di hron(·hiti secondarie, poichè, come è ovvio, esse, non solo per le alterazioni ~rih <·osti t uitesi nell 'appa.rato respiratorio, ma. sopratutto per la. rausìt, sempre g-ra Ye~ da cui derivano, non sono compat.ibili con la. prf:ìstazione di alrun 8PIYizio e richiedono adeguati provvedimenti di s1 ato. Ciò vale anche per le manifesta.zioni preYalentemente bronchiali in mahtt.i di tubercolosi. In ta.li circostanze il delieato problt'ma elle incombe sull'ufficiale medico l> quello diagnostico. Dette nutnifestazioni, infatti, banno spesso una apparenza bana.le: il rapido a.l ternarsi di periodi, talora anche lunghi, di benessere, con crisi piÌI corte eli tosse, dimagrimt>nti e qna.lche movimento febbrile non eccesRivmnente mole~to, la frequente assenza, quando non sia ricercato persistentement.e e con ogni indagine, del bacillo tubercolare, !~t mancanza inoltre di localizzazioni radiologiche, possono trarre in facile inganno, ed essere ca.usn di fnnf'Rte conf'cgnenze nei riguarcli della conta.minazione della coll<>ttintà mili tare. Particolare attenzione si richiede aclnnque quanclo ci si trovi di fronte ~liri una bronchite cronica, specie se si rileva presenza eli enfì~(>ma o se il paziente va sogget.to a qualche accef>so d'a~>ma.. Tripier e h~ sua scuola, Ba.rd, Bèriel ed a ltri autori francesi, hanno sostenuto infatti ebe tutti gli enfì:;ematosi, anche se non presentano più tracce di tuhercolosi eYolutiva,
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:sono da, ritener~i come vecchi tubercolotici nei quali da localizzazioni minime e latenti di tubercolosi polmonare sono residuati pic<>ole zone dì sclerosi cica triziale che hanno favorito rulteriore snluppo dell'enfisema: e Pier~· richiama l·at tcnzione sulla estrema frequenza con cui nella t. b. c. fibrosa si pos~:~ono ~!.\·ere acc(lssi di asma con tutte le appàren?.e e le manifestazioni della comune asma detta « essenziale ». Ora. senza ,·oler giungere a tale recisa asserzione, de>esi però ritener certo che la associazione di talune forme di tubercolosi fibrosa con l 'enfisema e con l'asma sono frequenti e che perciò in ogni forma di bronchite. anche se con la volg-are apparenza del catarro mucoso semplice, devesi tener presente h~ possibilità della natura bacillare.
••* Da,ta la giovane età in cui avviene il reclutamento, sembrerebbe che nffe?.ioni croniche, non specifiche, nè secondarie, delle vie respiratorie, debbono ritenersi eccezionali nei coscritti. Ma così invero non è, ed anche fra questi giov:tni soldati non è raro il constatare delle bronchiti, almeno apparentemente essen?.iali, non ledenti le condizioni generali di nutrizione e che in complesso, n.nche a detta dello stesso paziente non appor tano \ma notevole diminuzione della capacità lasora.tiva. Risa lendo alle origini di questa forma di catarro bronchiale cronico gion1onile, si apprende, con una. certa uniformità, come esso abbia avuto inizio nella infanzia o nella prima giovinezza in coincidenza talora a malattie infetth·e, specialmente al morbillo, alla pertosse, alla influenza, tal"altra ad una facilità nel contrarre raffreddori o infiammazioni delle ton:-:ille. I disturbi non sono gravi nè molto molesti, un po' di tosse nella stagione fredda. con scarso espettorato al mattino, mai o quasi h• febbre, qualche riacutizzazione accentuata una o due volte nell'inverno, piìt o meno clurature, con appetito sempre ben conservato e stato generale sodd i!'if<H·en te. Xon ò difficile riscontrare in questi soggetti ~tltemzioni del rino-farinf!e, come residui di tonsilia faringea, granulazioni od iperplasie del sistema linfatico del Waldeyer, c:he per a.ltro non apportano veri e propri di ~t urbi dell:a rcspira7.ionc nasale, almeno in modo accentuato. (~ues ta ior·ma, che nn attento esame deve poter discriminare da, quelle infia,mma7.ioni croniche dei bronchi degli scrofolosi, e linfatici pur estie di solito l<·~gere, ma eli significato e prognosi differente e di ben dive1·so valore mP.Clito-lPga]e. sono in gra n parte d<~ attribuirsi a rino-tracheo bronchiti di:wendenti; terminolo~in. nuon~ che però esprime una a lterazione ~ià conosciul<t perfettamente n.ncho rll\i pilt 11>nticl•i scrittori di medicina. Vedremo in seguito come esse debbano es>iere valutate nei ri$(nardi della vi t a militare. ~ei militMi di carriera sono, come è na.tmale, ancor piì1 frequenti simili forme cat:urnli a facili recidi\"e: ed è particolarmente in determinn.te armi (Carabinieri Reali, G. di Finanza) che esse si osst>rYano con mag~ior frequenza. Gli speciali sen·izi cui questi militari, in ogni ~;tagio ne e con
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COXGIIE~SO
IT.\..Ll \SO DJ )lf:OI C ISA J:-."TERX.\
qualunque intemperie, ~ono rhiamati a compiere rendono specialment& agHole il ripetersi, o col ripetersi il p~>rpetuar:-i ùell"alT<'zione bron<·hiale che per altro i> ~p e>; so ben ;.;npport:tlt"t, e >:upera t:~. <llH-hf' nf\i rigwurl i rlel seni zio. Son tossico! osi periodi<·i, di st aj!ione e ùi oc·tasione, >;JH'sso di :1spet t-o fiorente, ron torace robusto, c·!te ben poco riscut ono, nelle condizioni generali, del di<st mho. Son i• da es<·lucler~i che in taluni ùi qn<'st i ca:'i l'~ffe zione bronchiale pos"a elis<'re sostE>nutn, cta stinwli tossii-i, com<' nicotin~~ ed n-lcool; benchè CJliCst·uu imo spc<"ialmente figuri in percentuali minime nella. patologia, in genere, deil"E~errito, c·hc, an<:he in quei-ìto, •era e>;pre,.;~;i one del nogtro popolo, ne trarluc·e i caratteri essenziali di moriger:ttezza e temperanza. Ho voluto tra.ttE>ggia re molto s<:lwmat icamcnte queste forme eli mcùia. entità, }Jerchè su di esse appunto vcrto la, diflic·olt à, del giudizio su lla ef1ì.cienut a poter sopportare il gra,·ame del sen ·izio; là dove i casi estrenu~ mente lie-i o quelli decisamente gru,,;, compli<·at i ad esempio. ad enfisema od a bronrhiectasie, a ricadute molto frequenti, non po:-;:;ono dar luogo, sotto que:;to punto di vista,, ad e:itazioni sul pron·etlimento decisivo di idon('Ìtà nel primo cago e di assoluta inabilità nel serondo. A soccorrerei nel re)lponso non sono sempre ed in ogni raso sufficienti i comuni rilievi 8cmeiologici, poichè da essi non ritrarremo che i sel!1)i abituali e banali deUa bronchite dei grossi e medi bronchi piì1 o meno manifesf'i e conclamati a seconc1a del momento in cui cade l'esame : nè bannogran valore quelli rn.diologici che, in queste aiTezioni, gogliono et;. ere poco o nulla esplica ti vi. L 'esame funzionale im·ece, posto in correlnzione con la. indiYidua.lità. rlel soggetto e con le indagini anamnestiche, potrà orientarci sulla capacità, e vorrei anzi dire, sulla potenzialità dell'apparato rm<piratorio e. quindi sull~ attitudine o meno del militare a proseguire il serYizio. Dalle prove eseguite risulta che bronchitici cronici non gravi possono talora conservare una buona funzione respiratoria ed esRere ìn grado di continuare il servizio, tratt a.ndosi in genere di militari di carriera (carnbinieri reali, sott'ufficiali) . .Ma:rgiori riserve invec·e sono da farsi nelle reclute nelle quali, prima di esprimere un giudizio definitivo è bene esperire il periodo della rividibilità. dopo il quale, Be la funzione respiratoria e tutti gli altri requisiti fi sici sara,nno soddisfacenti, potrà. essere pronunziato un giudizio di idoneità. SIFILIDE. - La casistica della sifilide dell'apparato respiratorio nei militari è piuttosto limitata, sia nella sua forma secondaria, che in quella terziaria. Si è che negli iscritti di leva affetti da eredo lne, nei quali la compartecipazione di affezioni dell'apparato respiratorio potrebbero eventualmente essere osservate (Gaston), danno appiglio ad una pronta eliminazione per lo stato generale e per le altre imperfezioni, che, quasi sempre~ con relativa facilità. vengono constatate; e la giovane età delle reclute~ d 'altra parte, anche se affette da sifilide secondaria, non è la più favorevole per le manifestazioni sifilitiche tracheo-broncopolmonari, che, di solito, come è noto, si istituiscono nel periodo terziario. l\li limito qui a richiamare l'attenzione sulla necessità cbe le affezioni sifilitiche non sieno, come spesso avviene, confuse con la tubercolosi,
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specie fibrosa, e Sltlla importa nza di nna diAgnosi precoce della forma luetica, che, cura.ta in tempo può guarire o regredire tanto da non compromettere un ulteriore proseguimento nel servizio: ciò che invece può e deve sempre essere escluso per la tubercolosi. BRoNCO-SPIROCHETosr DEL CASTELLANI~ Mrcosr 'BRONCO-POLMONARE. PNEmiOCO.ì•n:osr. BRONCOLITI. - Nella trattazione delle lesioni croniche dell'apparto respiratorio non debbono essere trascurate queste affe:.tioni, sia perchè esse possono ca.pitare sotto l'osservazione e la, cura dell'ufficiale medico e sia sopratntto perchè l'affinità della sintoma.tologia di ta.li forme morbose con ,alcuni tipi d.ella tubercolosi polmonare, con la fibrosa in ispecie, ne rendono, per ovvie ragioni, necessaria la differenzazione. È bene perta.nto cbe queste bronco-pneumopatie siano ricordate, vagliate e ricercate in t.utti quei casi che si presentano con sintomi assa.i soJniglianti a quelli tubercolari, la cni natura non risulti accerta.ta dalle ripetute speciali ricerche tendenti allo scopo. Potranno così essere evitate alcune diagnosi ibride, come quella di pseudotubercolosi o di tubercolosi sospetta o solo clinicamente accertata, che talora, occorre di leggere specie nel campo della medicina legale civile e militare; e si eviterebbe inoltre di porre il non piacevole marchio della tubercolosi in individui che ne sono indenni. La bronoo-spirocltetosi che il nostro Castellani descrisse nel 1905 a Ceyla,nd identificandone l'agente patogeno in una spirocheta polimorfa che da lui prese il nome, può nella sua forma subacuta e cronica essere confusa con la tubercolosi per le frequenti emottisi (bronchite sanglante) ed il decorso talora protratto. Poichè durante e dopo la guerra quest.a forma morbosa è stata riscontrata. anche in Europa ed in Italia (Jacono, Trocello, Franchini, Pancrazio ecc.), sia nei militari che nella popolazione civile, occorre saperla riconoscere, tanto più che si tratta di forma contagiosa (il ca.p itano medico Carrosse ne descrisse reeentemente una piccola epidemia in Francia) e la diagnosi, se vi si pensa, riesce abbasta.n za facile con l'allestimento di striscie e colororazione alla 1\fay Grunwald Giempsa. La ma.lattia è inoltre suscettibile di guarigione, onde i provvedimenti temporanei (licenze di convale- scenza, aspettative) che essa può richiedere sono ben differenti da quelli di una forma specifica di t. ib. c. Le micos-i polrnonari; già. conosciute negli animali (piccioni, uccelli, mammiferi) e segna.lata nell'uomo da Wirchow (1856) e poi da Friedreich, Dusch e Furbringer, ebbero una più estesa conoscenza nel campo della patologia umana, solo dopo ch.a :Oieulafoy e Ohantenasse e Widal nel congresso di Berlino nel 1890 apportarono più estese osservazioni cliniche ed anatomo-patologicbe su questo argomento. Tuttavia sono di data recente le più complete osservazioni su queste svariate entità morbose che vanno sempre più apparendo meno rare di quanto prima si supponesse. Malgaine, Nicaud, Sartory, Bailly, Pollacci, Jacono, Boeri hanno diffusamente, in questi ultimi anni trattato questo interessante capitolo della patologia, sottraendolo a quello meno preciso , della pseudo-tubercolosi, la cui terminologia poteva essere giustificata quando era ignoto l'agente patogeno delle singole forme; non lo è più oggi,. quando esso può essere identificato.
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XXXV CONGRES~O ITALIANO DI ME DIC I !S"A INTERNA
Le micosi polmona.ri (aspergillosi, nocardiosi, sporotricosi, ecc.. ) vanno dunque a.ttentamente ricercate nei casi di affezioni lente dell'apparato respu·atorio, nei quali le indagini tendenti a svelare una forma t. b. c. sieno riuscite negative; tanto più che alcune specialità militari (allevatori di piccioni viaggiatori, armi a cavallo, panettieri) possono particolarmente andare incontro ad infezioni da miceti. Ed una diagnosi esatta, si rende a ncor più necessaria, non solo per i fini sociali e medico-legali, ma anche perchè nelle forme non molto gravi ed estese la cura tempestivamente attuata può sortire ad esiti insperati. PNEUMOCONIOSI. Prima di chiudere questo capitolo, ricordiamo brevemente tra le malattie croniche che simulano il decorso clinico della tubercolosi, la pneumoconiosi. In forma patologica è eccezionale riscontrarla. nei giovani soldati; ed in quelli di carriera è parimenti rara, poichè, nelle multiforme operosità della vita militare poche occasioni si hanno per una prolungata ed eccessiva aspirazione di pulviscolo sia esso di origine vegetale, animale, o minerale. Invece dura.nte la mobilitazione e la guerra se ne osservarono, ed alcuni ne ho visitati anche io, non rari casi fra i richiamati più a.nziani e spe·cialmente fra quelli, e furono numerosissirni, giunti da oltre oceano. È ben noto con quanta frequenza lo stato irritativo cronico in cui il polmone ca-de per effetto della pneumoconiosi, si confonda con la sintoma.tologia della t. b. c. a tipo fibroso ingenerando tra, l 'altro, alterazioni anche sugli apici polmonari. Le referenze anamesticbe, l'esame dell'espettora.to, le reazioni, immunitarie, la ins abilità dei segni delle lesioni apicali segnalate nei pnemnoconiotici dal Devoto, potranno servire sufficientemente alla dia.gnosi differenziale, più che l'esame radiologico, nel quale le ombre a.ntracotiche ,apicali e ganglionari sono, spesso, t~i.Imente simili a quelli della t. b. c. che possono con grande fa cilità trarre in errore anche un provetto radiologo. Già da lungo tempo, l 'esperienza clinica ha insf'gnato quanto sia difficile la guarigione di queste forme pneumoconiot icbe che predispongono il polmone a nuovi fatti cata,rra.li, i quali alla loro volta spiegano un'influenza noch·a sulle lesioni preesistenti e gli conferiscono una maggiore disposizione a coutra.rre la tubercolosi o ~l. riattivare forme tubercolari precedenti. Solo per le forme leggere di pneumoconiosi non fisiologica pertanto si potrà ammettere, in tempo di guerra, un giudizio di idoneità ai servizi sedentari o territoriali.
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Ricordo appena i rari casi di calcoli bronchiali di fosfato e carbonat.o di calcio, la così detta << pierre du Poumon », che possono riscont.rarsi nei soggetti t. b. c. o non, in caverne o dilat.azioni bronchiali. Benchè tali concrezioni possano non essere causa, per sè stesse, di fenomeni clinici rilevanti, pure la loro produzione è sempre in rapporto ad alterazioni bronchiali o polmon<tri ehe già p<'r la loro gravità. motivano la ina.bilità. BRONCOLITI. -
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L' ARMA CHDIICA. J;E LE810NJ: CRONICHE DELLE VIE RESPIRATORIE DA GAS D,\ CO.\IBAT· TmE~To. La convenzione dt>IrAia, fì.rmata da tutte le potenze il ~9
luglio 1899 proibiva l'impiego di mezzi «aventi l'unico scopo di emetterE> e spandere gaR asfissianti e deleteri)): tuttavia il 22 a.prile 1915 nel settore di Ypres, f1·a Langerma.k e Bixf;cboote, nna. densa cortina di nubi gialloverdastre, muovendo dalle trinf·ee tedesche e sospinte dalla brezza, favorevole, invadeva la zona occupata da. un 'intera divisione francese apportandovi, con un indicibile scompiglio, la morte di molte centinaia di uomini 'e mettend.o fuori combattimento un grandissimo numero di soldati. In un ra.pporto, del maresciallo French, capo delle forze brita.nniche, affianca,te alle francesi, è detto cbe, <<ce qui suicit defic toute descri]Jti.on ''· Nello spazio di un'ora le posizioni dovettero easere abbandonate con circa ciuqua.nta, pezzi di artiglieria (Lefebure) . Gli a nnali d elle guerre registreranno questa data come una fra le più memorabili delle st.or ie belliche e la ricorderanno insieme a quella dell'invenzione della polvere pirica, delle artiglierie, dei sottoma.rini e dei velivoli, poìcbè essa s.egna. l'avvento di una, nuova arma che ebbe, nel suecessiYo svolgersi delle a.zioni, una enorme importanza, che rimarrà e sarà aneora usata in modo p1eponderante, nelle guerre avvenire : r~uma chimica . Da.! punto di vista militare la denominazione di ((gas ))' con clli si comprendono i vari elementi usati dalla guerra chimica, Ila un signifi.eato più esteso di quello che la scienza pura ammette. Ef;sa infatti serve ad iodi<.'are non soltanto i corpi gassosi, ma, anche miscele di gas, liquidi vaporizzati, o polverizzati o corpi solidi, ridotti in pulviseolo impa.lpabile, che, mescola.ti alla. atmosfera, la rendono irrespirabile. Per riguardo all'azione fisio-patologica, furono proposte varie <·lassificazioni dei ga-s di guerra. I n Ital ia generalmente si segue Cjuella «a finalità puramente p1·ntica e bas ata sull'azione più o meno carat.teristictt., o meglio, più appariscent·e dei compoMi sull'orgttnismo,. che i capitani medici Mainie1·i e Rovida, del centro fisico-patologico di Firenze, riportano nel loro l!woro sulle • Com7Jliwzioni e post1.n11i 11c i col1)iti d<r (/fUJ da com!>aUimento ft e che qui trascrivo : Io Gas asfissia'llti propriamente detti, che agiscono prevalentemente sullli' vie respiratorie e determinano lesioni polmo1~ari tali da produne l'as fissia (clorofosgene-cloropicrtna-cloroformiati di metile c lorurat.i, chetoni, bromati ecc.); zo Gas vescicanti che producono sulla cute e sulle mucose vescicazioni pilt {) meno estese (solfuro di etile biclorurato-lewisit.e) ; 30 Gas irritanti distinti in : a) Jagrimogeni (bromuro-cloruro e joduro ùi xilile, acroleina ecc.); b) st.arnut.atori (ar:-;ine); 4o Gas toB'sici che agiscono rapidamente sullo stato generale dei colpiti ponendoli in breve tempo fuori combattimento (acido cian.idi·ico e suoi derivnti).
, A noi pertanto interessano partic·olarmente i gas del primo gruppo come quelli che esplicano prevalentemente, immediatamente e piit grawmente la loro azione su ll'apparato respiratorio. :Ma è da tenere ben pre:::ente :! -
Uiomole di rn,edicina militare.
X.~"\:V
CO:-<GRESSO 1TALIA~0 DI. .\U:OICI="A 1:-."TER::\A
the anche l'inalazione degli altri gruppi di ga ~; , ~;pecie del :2°, non lascia inderuù gli orga.ni del re:ìpiro. Per i gas cosi detti asfi~o;sianti o soffocanti, che fmono adoperati per primi, la sindrome asfittica domina, con la sua tragi1·ità., il quadro morboso. All'inizio il solo a.ppara to respiratorio è colpito,. mentre successiva.mente vanno istituendosi, in coloro che riescono a sottrarsi in tempo all'onda gassosa, altera.zioni più o meno gravi anehe negli altri sistemi ed organi. Son è qui il <'aso ch'io mi intra,ttenga :mlla ben nota, sintomatologia. acuta che si accompagna e segue alla inala.zione dei gas stessi e che mi soffermi sulle complieanze immediate . .Ricorderò piuttosto come non tutti i colpiti da gas, e::;auritisi i fenomeni acuti, vengono a guarigione; in circa, la metà di essi residuano postumi più o meno gra,·i, che per molti anni accompagnano ancora i pazienti ad e11iti definitivi, le cui basi anatomiche non sono più suscettibili di miglioramento. I dati statistici di alcune nazioni porterebbero a giudic·are con relativa benignità gli esiti delle lesioni da gas, i quali ~<ono respom;abili soltanto del 2% di tutte le invalidità di guen-a, in confronto al 35 % dovuto a.Ue ferite ed a.l 63 % alle a.ltre varie malattie (Inghilterra). Tuttavia questo ottimismo, forse eccessivo, che traspare negli scritti di alcuni autori ed anche in rapporti ufficiali di alcune nazioni merita qualche riserva, J>Oichè, se è. vero che tm gran numero di gassati guari<;ce del tutto, e la maggior parte in tempo relativamente breve, è altrettanto vero che in alcuni casi permangono, a ca.rico dell'apparat.o respiratorio alterazioni che ne limitano in modo più o meno notevole la funzione. Xelle 'IJÌe aeree superiori gli esiti sono più frequentemente dovuti a I!:HS vasckanti ed irritanti (Yprite-arsine) ; sono però descritte alterazioni durature anche da gas asfissianti propriamente detti. La yprite con la sua azione fortemente caustica prodtwe lei'ioni più. profonde; le arsine hanno carattere meno distruttivo, ma po:ssono più facilmente attaccare i nervi e generare para.lisi tra,nsitorie ed in qualche cal$0 durature. Laringiti di vario grado ed intensitìì. possono residuare a. ltmgo nelle inalazioni di gas a forte concentrazione; ed in alcuni <'asi si notarono alterazioni persistenti delle corde voca.li e dei ventricoli del Uorgagni con respiro rumoroso e stridulo e conseguenti distlU'bi re11piratori. E corizze croniche, con pa1·tecipazione delle ca.vità. a<·cel!sorie del na~o ed intense cefalee frontali o con an.osmie o con cri;;i a>:~nh~tiformi, sono parimenti state rilevate da vari autori . In gene1·ale però si può dire che lesioni dm-a tu re, veri e propri esiti delle vie re:;piratorie superiori sieno poco frequenti e seguano solo alle ina.lazioni di gas molto concentrati. Gn alt,ro gruppo, fra i colpiti da gas, è costituito da quei pazienti 1·he aneora a distanza di tanti a.nni acc:.usano distul'bi fnnziona.ti non obhiettiva bili a carico del torace, come dolori va.ghi intercostali, inegolarità e limitazione del respiro con facile affanno negli sforzi, tosse secca e stizzosa. specie al mattino. Ripetute indagini sull'apparato respù·atorio esdudono qualsiasi localizzazione polmonare, pleurica e bronchiale in quest i soggetti, nei quali invece l 'e;;ame neurologico rileva. una sindrome neurasteniforme simile a quella s iuistro~iC[b che $cgue, in individui predisposti,. alle J>iù varie lesioni traumatiche.
XXXV COSGRE,;SO JTALlAXO DI :UEDICINA INTEfL""A
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E siste dunque una nevrosi da gas analoga. alle nevrosi traumatiche, che a.lcune sta.ti~>tiche l'iportano in percentuale piuttosto alta (30 %), mentre Sandoll l 't~vrebbe riscontrata nel 7 % e Meakins et Priestly nel 18 %. Anche Cavazzaui, Barbensi ed Idelson hanno notato di:;turbi nervosi nei gas!la.ti. Credo sia meritevole di nota il fatto, che in ana1ogia a quanto avviene nella nevrosi traumatica, in cui i disturbi funzionaU sono prevalentemente localizzati alla parte lesa, nella nevrosi da gas, essi sono quasi esclusiva mente circOl:!Critti al torace ed alla funzione respiratoria. E colpiscono sopratutto le notevoli e molteplici alterazioni del ritmo respiratorio che sarebbero degne di ulteriore studio e di altre ricerche stùla guida di quanto, su questo argomento, hanno scritto il Grocco, il Frugoni e più recentemente il Condorelli ed il Luisada. Tutta.via deve essere tenuta presente che alcune volte, in questi nevrotici, può essere mesl:la in evidenza, raùiologicamente, una adenopatia ilare, o lievi sclero:;i, che, se appa.iono sproporzionate alla g~·avezza dei disturbi accusati, possono ef<sere ritenute come la spina di essi. Achard avrebbe, in questi soggetti, notato talora una diminuzione degli scambi respiratori e Binet e Bourgeois una minor durata della a pnea volonta,r ia, quale ancb 'io bo rilevato in qual<: be caso.·
La bronchite cronica semplice costituisce, come si dis~e, uno dei più frequenti esiti delle inalazioni da gas e non si differenzia clinicamente dalle comuni forme di a ltra natura, se non forse, eome alcuni vogliono, per le più facili riacntizzazioni alle irrita?.ioni esterne. Rondiuesco e Clerc, esaminando gli espet torati di questi ammalati, riscontl'arono alcune volte l'albumino-reazione, ma non poterono ad e~f;a, assegnare un particolare signifkato, poichè la negatività delL't ricerca non era in ra.pporto con una maggiore benignità della ma.Iattia. L 'esame microscopico dell'escreato, con reperto costantemente negativo per il b. di Koch dimostra presenza, di polinuclea.ti, cellule bronehiali, endoteliali, macrofoge, qualche eosinofilo. Secondo Ra,mon e Clerc, il quadro rad.iologico di questi bronchitici presenterebbe peculiarità proprie Cof;tituite dalla traspa,renza a tinta grigiastra della trama polmonare con tralci che . conferic;cono al parenchima un aspetto increspato speciale, e poca rischiarabilità degli apici. Nei casi esaminati da me come in quelli riportati dal Knak il reperto radiologico non ha un aspetto cosi qualificativo ed in genere mostra le comuni ombre ramificate a tralcio accompagnate o non da adenopatie ilari più o meno estese o da qualche lieve velatura. Talora però la forma bronchiale è più intensa e facilmente identificabile con quella. usualmente detta, bronchite asmatica. Questa veramente è caratterit~zata dalle piil frequenti e persistenti recidive e palesa reperti obbiettivi fisici e funzionali notevolmente piì1 accentuati e manifesti, associati spesso a crisi asmatiformi. Sono stati osservati a,nche casi di asma tipico nei quali il primo insorgere degli accessi era da riferirsi unicamente a l sopravenuto avvele-
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XXX\' C'O!\'GRE!'SO lTAJ.TAN"O DI MEDIC'J:o;A INTERNA
na mento da gas di guerra. l\fa in gran parte s i è trattato di individui cbe avevano già sofferto in precedenza di accessi asmatici a presenta,vano una predisposizione per essi: tanto più cht> in molti, fra questi, come attesta il Khrel, l'accesso si manift.>stò dopo inalazioni as~;ai lievi e che avevano dato poc·hi altri disturbi. Secondo Herpeda.nne de Belleville si votrebbe avere inoltre un Tero e proprio a~;ma. tossico da gas pez· irritazione polmonare od extra-polmonnre. Ma oltre a ciò questo autore, avendo osservato come in questi ammalati fosse constat.abile con una certa frequenza un ittero, ritiene che la intm;sicaziont' da gas abbia potuto sensibilizzare particola.rmente il fegato, e che pt>rciò ogni stimolo su questo or~nmo possa provocare un ritles~o epato-bulbare ed una conseguente esplo~ion e della crisi asmatira. Comunque, se può ritenersi sicura la frequenza della bronchite così detta. a.smatica, non sono altrettanto proyati i rapporti tra asma vt>ra e propria ed intossicazione da gas, poichè accessi asmatici puri si sono ri:;contrati nei cc gas~ati '' in numero presso a poco uguale che negli a ltri combMtenti, i quali mai erano stati esposti a.ll'azione dei gas. Non raramente nei bronchitiei da. gas (> clinicamente rilevabile un grado più o meno esteso di enfisema. Se si ripensa alla s intomat.ologia a.cnta dei gassati, alla fame d 'aria, agli sforzi respira tor i ed alle profonde let;ioni della mucosa, d si potrà facilmentf' rendere conto di questo esito, ehe per altro (1 sta.to ritenuto piut,tost6 raro da alcuni autori, specie in Germania. Nelle numerose autopsie eseguite nel nostro fronte dal prof. Dionil'i l 'enfisema, fu spetiso riscontra.to e ta.lora in grado altissimo, tanto che la distensione dei polmoni abbassava la cupola dia.frammatica sino a forma.re la convessità verso l'addome; ed il dott. Eliott ebbe a. constatare, insieme allo gravi lesioni bronto-polmona.r i, anche rottura, degli alveoli da enfisema. :Xella genesi dell'enfìsema dei ga~;sati, inoltre, deV(' tenersi presentE' la frequenza, dell'edema polmonarc, che apporta una sovradistensione degli a.lveoli e conseguentemente la rottura irreparabile delle fibre elastiche (Sergent). Clinic<amente tutte le graduazioni sono r iscontrabili : da quelle ap1)(ma accennate per un lieve abbassamento dei margini polmonari, all'enfisema generalizzato, che però ca.de all'osservazione assai più di raro. Le prove funzionali sono in questi casi tutte in deficit. Di grande int.eres:se, fra gli esit.i delle inalazioni di gas di gueiTa sono le bronchiettasia., me:;i;e in luce in questi ult.imi anni. Già Segard, Brelet, Sergent e l~oubier avevano notato deUe cc bronchiolet;tasie n come semplici complicazioni di sclero8i polmonari (•ircoscritte, in qualche ca:>o isolato di antkhi <<gassa ti "· 1\Ia la loro insospettn.ta frequenza fu mesRa. in evidenza solo pii1 tardi da Bonnamonr, Gailla.r d e Badolle mediante uuò studio sistematico esf'guito su un gran numero di colpiti da gas, con le iniezioni intratlacheali di lipiodol. Con tal mezzo, condotto sempre con la identica tecnica e con le stesse quantità di liquido, questi an tori poterono dimostrare una in1magine radiografica del tutto speciale e caratteristica, quale non si osserva che n egli antichi <c gassati 11 . Dal punto di \'i::;! a clinic'o gli AA. segnalano spe-
XXXV CONGRESSO ITALIA~O DJ MEOlC'l NA L~II':HNA
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cialmente la imponenza dei disturbi funzionali che possono anche impedire ogni occupazione, specie in inverno, mentre i sintomi fisici sembrano banali, e non riYela.no che qualche zona di enfisema, segni grossolani di bronchite e qualche volta, alle basi, rantoli bronco-alveolari, più o meno estesi. La entità e la identificazione di questa forma, per suo ca.r attere progressiva e sempre più aggra-vantesi con gli anni, non può pertanto essere messa in luce che dall'esame radiogra.fico, preceduto dalla iniezione transglottica di lipiodol, poichè l'esame clinico non presenta alcuna nota qualificativa. Non ho avuto la possibilità di fare eseguii·e tra i Iniei esaminati le iniezioni endotracheali di lipiodol, ma ritengo di avere identificati alcuni casi di queste dilatazioni bronchia.li in individui già classifica ti per pseudo-tubercolotici. Una sindrome pse.udo tubercolare fu appunto messa in evidenza da Roubier ed Acbard e constatata da altri in sogg-etti tossicolosi, presentanti ad intervalli piccole emottisi, con fatti umidi sparsi nell'àmbito od a focolaio agli apici ed alle basi, nei quali là costante assenza del bacillo tubercolare, ricercato anche coi mezzi più delicati, il quadro radioscoJlico (apici chia.ri-seni liberi, ec<:.) il carattere non progressivo dell'affezione, che dopo un tempo più o meno lungo miglio1·a grandemente e guarisce, hanno potuto far escludere la natura specifica. E questa sindrome merita di essere particola.rmente conosciuta pru:chè ad essa, probabilmente, e ad altre forme affini devesi fa.r risalil:e la credenza e la errata consta.tazione di un numero di tubcrcolotici da gas, di gran lunga. superiore alla realtà. Esse andavano infatti, sotto l'etic-hetta di tubercolosi clinicamente ac(·ertata., o, ancora dopo lnngo periodo di tempo e ripetut~ visite ed accertamenti, sempre nega.tivi, di tubercolosi sospetta. l\'Iolti autori (Hoas Wilson e Makinston) mettono in evidenza questi casi, ed in gua.r dia, contro queste forme, nelle quali i rilievi clinici possono bensì orientare per un certo tempo verso le diagnosi di tubercolosi, mentre l'ulteriore decorso e la costante negatività dci reperti, portano ad escluderla. TUBERCOLOSI E GAS DI GUERRA. L'uso inaspetta.to dei gas di guerra produsse nell'opinione pubblica di tutti i paesi m1 senso di indig-nazione e di sgomento, a.l quale si unì ben presto l'immagine SlJet.tra.le e paurosa della tubercolosi. Queste apprensioni e preoccupazioni toccarono non solo i profa.ni, ma anche un considerevole nume'ro di medici, i qua.li, in primo tempo, non esitarono a ritenere che gli effetti del gas sul polmone am·ebbero causato una, maggiore predisposizione alla tubercolosi o, almeno, riattivati i processi specifici latenti. Le ulteriori osservazioni però dovevano notevolmente modificare questa, concezione aprioristir;t della. tubercolosi da ga,<;. Ed intanto venne dapprima rilevato come l'infezione tubercolat~e non fosse più frequente tra i militari che avevano inalato ga~, <'hc fra. quelli che ne erano rimasti immuni ; poscia, e sopratutto nell'imnwdiato dopo guerra, osservazioni di singoli studiosi, statistic:he, con<:l usioni di apposite commissioni, fornirono con una ingente casi;; ti<:<1, ha ~afa ;.;nl\a,
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orma.i lunga esperienza dinica e con suggesth·e ricerche di laboratorio, le più no'ovinc-enti prove che la tnhen·olosi polmona.r e non è un comune efietto dei gas tossici e certamente non i.• uno dei loro tardivi esiti. L 'importanza dell"arg-omento mi induce a ritenere opera non inutile il ria s~umere brevemente quanto è og~i noto sui rapporti fra. intossicazione da gas ed inft•zione tuben·olare, sia nel <·ampo sperimentale che in quello dinito. Già dura.nte la. {!lterra si era notato, spef·i«.• in Inghilterra, che gli operai addetti aJle numerose fabbriche per la produzione dei gas, sorte, per usare l 'espressione del Lafebnre, <'Ome ftmghi, pur essendo inevitabilmente soggetti a piccole ma ripetute inalazioni, avessero una speciale resistenza alle infezioni ed in modo particolare a quella influenzale, che, come è noto, dilagò in quegli anni eon nna estesa morbilità e mortalità nella. popola.;;;ione civile e militare tli tutta l'Europa. l\fa l 'osser vazione rimase allora st>nza seguito . Più ta.rdi (1921), Corper e :Reuseb, studia.ndo le differenze fra la reazione del b. tubereolare e quella di altri batteri patogeoi agli agenti leucotossici, condussero una serie di esp<•rienze pt>r determinare l'azione del mustard-gas nello S\'iluppo della tuberc-olosi nella cavia. Essi poterono stahilire che il m. ga.s f<Ciolto aJ 25 % in gli<'erina e poscia dihùto al 0,1 % ò batteri<:ida contTo il b. umano, virulento nella t. b. e. in mezz'ora; e dopo due ore :tl 0,01 % ; e che iniezioni sottocutanee di tenuissime soluzioni di m. g<ls, addizionate di bacilli della, t. b. c. virulenti, impediseono lo sviluppo della infezione tnbereolare nelle cavie. Cotu·oy e J.~aird in analoghe esperienze col cloro trovarono uguali risultati; su 30 cavie inoculate dopo adeg-uato tra.ttamento con soluzioni diluitissime di cloro ness1ma contral!se la tuber<·olosi mentre 21 su 24 di controllo si inf<'l tarono. X <'i labora.tori di Edgwood Arsenal: il più grande Istituto per gli studi dei gas di guerra rlell'Ameriea, il patologo D. A. Koon tz dopo circa tre anni e mezzo di t•sperimenti su ::!35 conigli potè dimostrare c·hiaramente che gli a.nin1ali gai'sati con fosgenc, lewi~ite e m. gas erano meno ~><'nsibili a contrarre la tu hercolosi in scgttito ad inoculazioni di 11guali dosi di bacilli, elle non i eontrolli (non gassati). Asrard inoc·ulò due g-ruppi di venti <·a vie tias<·1mo nello stesso tempo e eon la. stes~a dose di bacilli tubercolari. Riservò il primo gruppo per controllo. ~el setondo vt•nivano pr<'lt-icatc periodiche inalazioni con dosi non letali di gas (fosgene). Alla fine del nono me~<e il lotto di controllo perdette 7 animali ed i rimanenti 13 furono sa<Tifkati ri11contrando in t.utti le~;ioni tubercolari marcate. Dei gas11ati solo 5 morirono: au·autOI)Sia Ùégli altri 15 si riscontrarono St'gn i di edema sub<u·uto, ma la tuben·olosi non era nè più nò meno abbondantemt'nt<> <·stpsa c·hc neg-li animali di <'Ontrollo. Os8EHVA7.Io;o;r cu~TC'HE. este~ i~simo furono praticate in
Le os~o;pn·uzioni c·lini(·hc che in numero tutte le na~ioni s ui gas~nti <·onfermano, còn <·onsenso qn<l~i 1111animo, il c-ont·ett o ottimisti<·o e be sl'!nbra emergere d;~gli <'Sp<•rinH' llti ora ri<-ordati. Citarle ana li tic·anwnte porterebbe ad una lunga <>lt>Jl(·azionP di nomi e ati un rip<'ll' r:;i piuttosto uuiiorme
XXXV CONGRESSO ITA.J.JANO DI MEDICINA I~TE.H:s-A
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di pareri: onde mi sembra più utile compendiarli in breve sintesi nei seguenti ptiìiti fondamentali: a) in individui indenni, i gas di guerra non sono ritenuti capaei di far esplodere 1ma tubercolosi. È questo un 1n·incipio generalmente ammesso dai più autorevoli osservatori di tutte le nazioni. Alcuni di essi, a,nzi, giungono sino al punto di ritenere che i gas, per la loro a1.ioue congestivante sul parenchima polmooa,re non solo non agevolino lo sviluppo di una infezione tubercolare, ma possano anche anestare quella in atto. Di tale parere sono il Francine, noto tisiologo e consulente dell'Armata AmE-ricana durante la guel'l'a, ed il Gilcbrist, capo della Sezione medica ùel servizio chimico a.mericano ; b) la maggior parte degli autori, nelle nazioni più colpite dall'a.r ma chimica, ammettono che, a seguito della intossica.zione da gas possa aversi in un numero molto limitato di casi, un risveglio di tubereolosi polmonare latente od un estendersi od aggravarsi di lesioni t. b. c. già prima esistenti. Xon è provato che a tale riaccendersi della infezione tubercolare contribuisc~~ la intensità della inalazione, poicbè si sono osservati tubercolotici da gas tanto in soggetti ad immediata sintomatologia acuta quanto in altri a sintomalogia tanto benigna da non richiedeTe, in primo tempo, il ricovero ospedaliero. Pare accertato che i gas soffocanti ed asfiFsianti elleno un maggior numero di vittime alla t. b. c. che gli altri gas di guerra; c) la forma tubercolare può seguire senza transizione alla intossicazione acuta da gas, assumere una rapida evoluzione ed anche la forma galoppante; ma è questa una evenienza. del tutto rara,. Più spesso fra, la comparsa dei primi sintomi, avvisati quasi sempre da una emottisi, e la ina.Ia.zione da gas, intercede un periodo di latenza più o meno lungo. In non rari casi tale periodo è anzi eccezionalmente protratto 6-8 anni e più: e non è a.llora possibile o è almeno arbitrario stabilire un diretto rapporto fra causa ed effetto ; (Z) la massima parte degli autori sono concordi nell'affermare che la tubercolosi polmon:ue è, fra le complicanze dell'inalazione da gas una delle più rare ; · e) a questa una.nimità di eonsensi non manca però qualche voce discorde, sorta in questi ultimi anni, la quale tenderebbe ad amruettere un più fi·.equente r apporto fra intossica,zìone da gas e manifestazioni tardive di tubercolosi polmonare (Veliovitc-Delplanque). Lo stesso Aschard che in un centro di raccolta di gassati aveva in passato (1919), su esame di 3535 colpiti, asserita la rarità dello sviluppo della tuber colosi, ha. rHeva.to in questi ultimi anni che un certo numero di a.ntichi gassati era. stato colpito dalla infezione e darebbe ora al fattore gas una importanza, non indifferente per lo sviluppo di una forn1a tardiva di tubercolosi. È però da, chiedersi se una tubercolosi che appare solo 9 o 10 a.nni dopo la. guerra, non abbia potuto avere altre cause all'infuori della lonta,n a intossicazione da gas. Se si vuole ora fissare la. percentuale dei tnbercolotki in rapporto a.ll'azione dei gas e .si rigua.rdano le numerofie sta tisti<·he riporta te dai vari autori, vien facile rilevare in esse notevoli differenze,
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·Tutti però concordano nello stabilire che la percentuale dei tuberéolotici peì' gas è infetiol'é a quella degli alt ri combattenti che ruai ebbero ad inala.re gas tossici. Per a.c cennare solo alle statist.iche che meritano maggior coasiderazione ricorderò che nel se<londo volume della Storia della Guerra (1923) in Inghilterra la tubercolosi figura nella proporzione del 5 % di tutti i 11ensiona.ti e del 4,50 % dei gassati. Ed in America il Surgeon Generals R apport riporta il 2,45 % di tubercolotici per i gassati, mentre per gli altri combattenti si ba il 3,50 % nel 1918 ed il 4,50 % nel 191~. In Italia il maggiore medico Maugeri nel suo accurato studjo sui tnbercolot ici da gas nella circoscrizione del Corpo di Armata di Firenze ha rilevato 3 casi di tubercolosi sn 63 gassa.ti. Tra 40 gassati da me ~is itati in quest i ultimi mesi ho riscontrato due tubercolotici accertati. L E PROVE F U:"'ZIONALI. Negli antichi gassati, nei quali residuino per effetto della inalazione del gas, lesioni dell 'apparato r espiratorio :.;ono generalmente al di sotto della norma. È diminuita la capacità vitale, le prove apneicbe sono, nella, maggior parte dei casi scadenti, bassi gli indici della elasticità toracica anche nei soggetti in app:nenza ben
portanti. }fi è sembrato di nota.re in vari casi un contrasto fra la relativa tenuità dei sintomi semeiologicamente e radiologica.mente rilevati e rabba;;sa.mento, spesso notevole, delle prove funzionali. Sarebbe d i grande interesse istituire su di essi delle ricer che sul chimismo respiratorio sino ad ora molto limitate. Xei riguardi del servizio militare, non potrà aspettarsi, dai vecchi gassati un proficuo rendimento, nel servizio attivo, al quale potranno e:;sere dichiarati idonei solo quelli con lievi esiti di pleurite o lievi seterosi e quelli fra i sinjstrosiri, che presentino sin tomi meno accentuati. Per le affezioni bronchiali semplici sa.rà più consentaneo il servizio ::;edentario, mentre qua ndo, come è frequente, si sia, istitruto l'enfisema ~arà di norma, la inabilità a~sol ut a . Per i militari di carriera, affetti da k ggeri esiti da gas può presentarsi il quesito ~; ulla idoneità ai servizi in c·olonia : ebbene 'io ritengo che si po~sa. giudicare in tali easi con una certa relativa larghezza,.
GLI ESITI DELLE FERITE TORACO-POLMONARI. :\l eutrc, in ogni tempo, le ferite toraco-polmonari furono oggetto delle più diligenti ricerche e di accurati studi, a i quali le grandi guerre (lffrirono numeroso e variato materiale, gli esiti lontani di esse banno, ;; ino ad ora, richiamato r at.tenzione solo d i poebi cultor.i i quali forni:-;cono notizie b·ammentarie su qualche cornplica,nza tardiva o relazioni ~u casi c·linici isolnti. D compianto t'olonnello medieo J{i<·ci, al quale si deve la pil1 estesa, trattazione di quei'ìto argomento, avendone egli futto o~getto di una pre-
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gevole relazione al :&o Congresso di medicina e faJ·ma.cia militare, osserva che L.'l> mancanza di uno studio completo sugli esiti delle ferite polmonari devesi sopratutto al fatto che i feri t i del torace, portatori o meno di proiettili endocavitari e di postumi pleuro-polmonari, ultimata la cura chirurgica, vengono disseminati con provvedimenti di licenza o di riforma o con l'invio, per i più leggeri, ai depositi. Pnr tuttavia l'avvenire dei feriti toracici ra.ppresenta una questione eomplessa e delicata non ancora del tutto risolta e che si dibatte fra l'eccessivo ottimismo di alcuni ed il pessimismo, pur esso esagerato, di altri. Tale notevole divergenza. nei giudizi è dovuta in parte a.lla mancata visione di insieme, alla quale sopra accennavo ed in parte alla estrema varietà degli esiti delle ferite toraco-polmonari in rapporto alla sede delle lesioni, all'agente vulnera.nte, a lla gravità ed al numero delle complicanze immediate, al trattamento cui i feriti sottostarono. P er ri~ardo alla. sede è nota la maggior gravità. delle ferite ilari e media;;t,iniche e di quelle che, interessando diret.t.amente il diaframma., pos.,ono associarsi a lesioni dei visceri addominali, mentre sono pitt lievi, per le scarse emorrngie e per il minor per·icolo di infezioni endogene le ferite corticali del polmone. La natura dell'agente vulnerante ed il s 110 volume hanno pal'Ìmenti molta. importanza. sulla evoluzione delle ferite e quinrli sugli esiti che sono in genere di minor entità. per le lesioni da proiettile da fucile per le piccole scheggia, per !e. p~llette di shrapnell, e p iù gravi per le grosse schejZgie da proietti di arti· jZlrer1a. Per ciò che concerne il trattamento ricorderò solo come in quei casi. nei quali esista. l'indicazione, il lavaggio endopleurico con Clorosol ed il pneumotorace t.erapeut ico, pr·econizzat,o, attuato, ed etlicacemente diffuso, durante la guerra, dal prof. Morelli e da. molt.i altri usato la rgamente con successo (Caccia, R. Ha· stianelli, Carpi, Pisano, M:otta, ecc.) debba considerarsi quale un reale progresso nella cura delle ferite toraciche e tale da ovvia•·e od attenua re spes.<>o gli e-«it i f(ravi che da esse residuerebbero.
Gli esiti delle ferite toraco-polmonari devono essere considerati con un esame particolareggiato, sotto molteplici aspetti a. seconda che essi interessino le sole pareti toraciche od anc.he ~li organi cavitari: che il proiettile od il corpo estraneo sia fuoriuscito o rimasto ip. cavit:à; che esso sia incistato, inerte o possa ancora sui;cita.re complicanze tardive. Sorvolando sulle lesioni della parete t.oracica, ricorderemo solo rome IITOSSe scheggie di proiettili di artiglieria, chE> colpiscano tangenzialmente pos1!ano determinare vaste perdite di tessuto mus<'olare ed osseo a.Ue quali conseguono cicatrici aderenti, retratte o colli ossei, che po»sono essere causa. di disturbi alla. meccanica re:;piratoria. Di maggiore interesse sono gli esiti pleurici di cui pos:;ia mo avere tutte le possibili ed immaginabili va.r ietà di :;ede ed eiìtensione: da una piccola b1·iglia, che quasi inappTezzabibnente lintita la completa escursione del diafra.mrna nelle piit a.mpie inspirazioni ad un sus:::eg uirsi festonato di aderenze che ne sospendono e stirano la cupola ; da. un lievissimo opa"o.1.mento dei seni che appena si trad isce in segni semioJogici, ta.nto la base si espande bene ed ampia mente, alle spesse e vaste C';>tell1:1e, irnp: netrabili ai ra,ggi, con fatti obbiet.tivi già all'ispezione mu,mfes tt per l'unmobilità e l'assottigliamento dell'em itoraee colpito ; per PLEU RE. -
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il ravvicinamento od avvalla mento delle costole od anche per un <:erto grado di scoliosi: fa t ti questi cui corri')pondono zone di ottusità ed a.ffievolimento o abolizione del l'espiro. I n molti casi è l'esame m<lioscopico che può d.arci una più chiara v"isione della. ent.ità dei po~tumi pleuri<'i e della loro esatta sede e che ci aiuta ad interpreta.re molti dei dic;turbi subbiettivi accusati, come la dispnea. i dolori vaghi toracici, la palpita.zione e talora le turbe digestive in rapport.o a lesioni diaframma.tiche e della ba-se. Di particolare importanr.a. poi sono quelle a.<.lerenze che contraggono rapporti con gli organi mediastinali anteriori e posteriori o, per il tramite del diaframma , con quelli addominali derivandone disturbi funziona.le ed organici cbe s i assommano ed aggravano quelli dell'apparato respiratorio. Non è qui possibile ar:cenna.r e a tutte le varietà e combina,zioni radiologiche che possono essere riscontrate stù feriti toracici. In uno studio pa.r ticolarmente accurato ed esteso del Ro:>si A. esse sono prOSJlet.tate ed illustrate in grande copia . PopiONI. Xcl polmono i proiettili delle moderne arnù portatili, quando colpis('ono ver titalruente e direttamente, senza deformazioni da rimbalzo e non trasportino schegge d'osso o frammenti eterogenei, generano fenomeni distruttivi poco rilevanti ; poi('hè ma.ncano in e:;sa, a.nche a. distanze relatiYamente brevi, gli effetti esplosivi, quali si osservano in altri organi parenehimatosi: p arti<Jolarità questa dovuta alle condizioni fisiche del tessuto polmonare eminentemente elastico e ripieno di aria. n sottile tragitto del proiettile cicatrizza in genere rapidamente ed è occluso dalla neoformazione di tc!;suto connettivale, l' he, stando alle espe-
rienze del Valerio, ha per base la, trama. connettivo-vascolare dell'organo. Ronig ed Halieb eonsta,ta.rono che il proces~<o di riparazione si inizia talora già durante :;ci ore, dapprima col costituirsi di una membrana fi-
brosa, poscia mediante il tessuto connettivo. Anche Ca.rpi, in autopsie, ba. potuto ac('.ertare la rapidità del processo di riparazione nelle ferite non infette, che può ritenersi completo dopo 10 o 15 gioni. Sono questi i casi più forttma,ti, .nei quali la guarigione avviene spesso con sorprendente rapidità e con esiti anatomici e funzionali di minima importanr.a.. Non è ra,ro il caso ehe, senza, 8JWCia li a.erorgiment.i, anche aU'el'ame radioseopico n on si osservino ch iari relitti della.lesione o sieno limitati a lievi tralci o ad una banderella se leroti<'a.. La funzione rer;piratoria in questi ca.si si mantiene eccellente; la espan sione toracica è buona, normale la capacità. vitale ed il ritmo respimtorio, soddisfacenti le prove della apnea. Purtroppo questi va.ntal!gi, nelle guerre moderne sono sta.ti neutralizzati dallo ~viluppo :>empre cre~rentc delle a,rtiglierie e dalla introduzione delle bombe alle 1·ui seheggc voluminose, anfratt.uose, taglienti, sono dovute, come ae<:ennai, le pil1 gra'i e spesso molteplic·i lesioni toracichc. Le shLtistic-he riporta te dal colonnPllo medico Caccia dimostrano ebiararnent.e la mortalità prepondcrante che esse inducono: Smid su una mortalità del 5 % p<>r proiettili (la furile ha conRtatat.o quella del 40 % per sebeggc di artiglieria. Ad Cì'se f. dovut·a la maggior di~;truzione di tes:;uto polmonare, JWr (·ui le dinwnsioni dianwtmli del tragitto vPngono nnmentate
XX.XV CO NGRESSO ITALIA SO D l )IJ::DlCINA 1NTJ::HS.\
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e vien reso più difficile il coa.Iito delle sue pareti, la emorragia è piit a bbon dante, più frequen ti le infezioni, insite nella natura stessa. dell'agente Yulnerante, e nel più fa cile trasporto di schegge ossee e di frammenti di sostanze eterogenee. Del pari più gravi sono gli esiti residua t i: piì1 cf;tese le aderenze pleuriche e quelle di segmenti del polmone alla pleura pa.r ietale, a l diaframma, al pericardio: più ma.nifeste le zone di selero!ii lobari e api<'ali J·ilevab.ili anche all'esame semeiologico oJt.re che con quello radiologico. Talora persistono focolai di suppnrazione, sostenuti in genere dall;'\ presenza di un corpo estraneo o blocchi di pneumonite cronica che dopo un periodo più o meno lungo si avviano lentamente alla guarigione. La possibilità che que><ti esiti sponta.neamente od in coincidenza ai comuni fa ttori perfrigeranti si ria.tti"ino con nuovi fenomeni infiammatori, pnò verificarsi, così come sono stati oMer vati, bencbè raramente, a lunga distanza. di tempo dalla. ferit a, as<:e:$Si polmonari ed emott isi ripetute per u lcerazioni vasali. ~on raramente negli a ntichi traumatizzati del torace è da,to di osservare fa tti bronchiali diffusi che essi ricollegano, natmalmente, alla le· sione, senza che per altro i rapporti fra causa ed effetto appaiano sempre evident i. In qualche caso inv('ce la brorwbite è unilaterale, e corrisponde al lato della lesione. Del resto, il :Rossi A. nel suo aecmato studio radiologico sui tra umi del torace ha. rilevato, con la frequenza, delle adenopa.tie ilari e meùia~;ti niche, anche una accentua.zione del disegno polmonare ed un suo magg-iore sviluppo in modo da rendersi evidente nei radiogra.mmi sino aUe sue arbo· rizzazioni periferiche. Queste lesioni bronchiali sembrano persistere maggiol'lllt>nte in qut>i casi nei quali la. guarigione delle c·onseguenze immediate della ferita, è avvenuta lentamente e con reeidive. Le fistole pleuro-cutanee e pneumo-eutanee sono da considerarsi fra i più gravi esiti delle ferite pleuro-polmonari per i di)turbi di ogni genere che esse recano al paziente; per la. immanenza delle complicanze che ancora possono insorgere e per la difficoltà della cura ben nota a. tutti i chirurgi. Anche indipendentemente dai distmbi di una. insufficienza respiratoria esse motivano per se stesf;e la inabilità. assoluta a qualunque servizio. CoRPI ESTRANEI. -Uno tra. i più importanti ed a.bba:$tanza frequent i esiti delle ferite penetranti del torace è la ritenzione del proiettile accom· !)agnato e non d~l altri corpi estranei lungo il tragitto. È , pertanto, del massimo interesse lo stabilire, sulla scorta delle os· servazioni e della esperienza fornitaci dal largo materiale ereditato dalla guerra e dai rilievi degli autori che si sono occupati dell'a.r gomento, qual~ possa essere la tollerabilità del corpo estraneo, un proiettile neiltL maggior pa-rte dei casi, nel polmone, nella, pleura, 1wgli organi meiliastinici; quali complicanze ta,rdive da essi possono .insorgere e quale la entità dei di~ turbi funzionali cbe alla loro presenza possono accompagnar si. . Vigeva per il passato nel concetto e nella pratica, poggiati s ullfl espenenza delle molteplici guerre che, dall'epoca napoleonita ~pecia l uwnte fino ai giorni nostri , sono state innumet<'Yoli, il preC'etto <:he i c·or'J'i t>slr•luei
XXX\" CONGRESSO 11'ALI:\N0 DI .:IIJ::DJ('INA DITI;;RNA
intra.toracici <.love:ssero essere rispetta ti, e che essi fossero mirabilmente tollera ti dali 'organismo. ~Ia durante la gtLerra balcanica, e sopra tutto al· t'inizio della grande guerra, la tollerabilità. e la inta.ngibiUtà dei proiettili endotoracici furono infirmate ed una larga schiera di chirurgi, primo fra tutti il Duval, sostennero che i corpi e~>tranei sempre ed in tutti i casi dovessero essere· asportati. Furono invocati i di~o;turbi che costa.ntemente deriverebbero dalla. permanenza del proiettile nel tora<'..e : gene respirat<Jrie, infezioni secondarie, processi infiammatori riacutizzantisi e facilmente recid ivanti, piccole emorragie persistenti od anche emottisi mortali, ascessi polmonari e persino l'as:sorbimento del piombo. Contro questa tendenza, che il Sergent chiamò '' v o g a d. e l m o m e n t o >> insorsero, specialmente in Francia, molti fra i principali esponent,i della scienza medica, fra que!Ji specialmente che erano preposti al rontrollo delle affezioni dell'apparato r<'spiratorio: ed il Sergent stesso, Piery ed altri richiesero rhe alla ablazione del proiettile si procedesse solo nei casi rari di estrema nece!'sità con indicazioni ben definite (ascessi polmonari, emorragie gravi) tenendo presente rome la. massima parte dei disturbi attribuit,i alla, sua presenza fossero riscontra.bili anche ne~li esiti gravi delle ferite toraco-polmonari, nelle quali non esisteva ritenzione di corpi estranei. .. Fra questo contrasto di opinioni abbiamo oggi un giudice imparziale r-he interviene nella. questione: una prova irr(~fu hi bile silenziosa., sicura, la prova del tempo. Essa ci conferma che la tollerabi liti\. dei proiettili non rappresenta una. nozione teorica, ma ba la sua samdonc nella constatazione <li un numero grandi::;simo e quanto mai vario dj casi. Cosi noi osserviamo oggi, a. distanza di 11-14 anni dalla avvenuta lesione toracica, portatori di proiettili end oca vit:1ri che in sì lungo lasso di tempo non hanno mai avuto disturbi di un certa entità almeno: che hanno atteso ed at.tendono alle loro oc·cupazioui e che presentano le traecie evidenti di rudi lavori nei campi c nelle offi<:ine. Potrei portare qui a comprova numerose storie cliniche. Tutti <:oloro del resto che per dovere di ufficio hanno occasione di osservare :simili lesioni debbono a verue fa.tta. la, const-a tazione. L'esamf' rndiologico in questi soggetti suole mettere in evidenza il JH'oiettile circondato da te!'Suto « sotto ogni aspetto radiologicamente normale o nel quale tutto al pitt si notano striscie opache limitate che sono l'esponente della ticatricc polmonare ,, (Perussia) . l\Ia parim('nti il tempo ci dimostra come, nonostante gU anni trascorsi e l'assenza di eomplicanze tardive, suflsistono in altri portatori di proiettili, d1e pur ne tollerano La presPnzH, manifesti sintomi obbiettivi e subbiettivi della pilt div<'rsa. entità.: f:u·ile dispnea da sforzo, tac·bicardia, dolori torat·ici, aderenze le più svariate delle pleure, nddeusamenti polmonari, ecc.),
i utti gli cKiti insomma propri ai f',raumatismi del t.orace. 11 proiettilt•, infatti, inc·istato ed inerte nei tt>ssuti ·non si esplica, con una sintomatologia a si•, ed i dis turqi ntlla massima parte dei casi non ì'OUO g li attribuiti della s ua presenza ma quelli eomuni, <:ome or ora si acc·enna~·a, ai traumat·izzati tomdl"i. Tanto è \"l'l'O <:he ei'\sO ci è rivelato con si<-urezza soltanto dalla radiosc·opia, ~;enza la qlwle noi non possiamo avere <:h<' rluti Jlre:;unt ivi th•Ua sna pt•maancnza in <"<l vitù, e s ulla sua. localizzazione.
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C n ·altra constata.zione interessante, che la indagine radiologi ca ri permette di fare, si è che talvolta il proiettile, pur non ca usando nel portatore disturbi apprezzabili, può costituire, per la sua sede, una permanente minaccia non solo alla salute, ma alla vita stei$SU del paziente. Sono i caRi in cui il corpo estraneo risiede in vicinanza dell'ilo o nel medinstino a contatto con grossi vasi, col pericardio o col cuore stesso o è indovato sullo spessore del muscolo cardiaco o è caduto in una delle sue cavità. Perussia nel suo studio· sulla indagine radiologica nella. "alutazione della invalidit.à e nella cura dei portatori di proiettili attribuisce molta importanza a queste 'localizza.zioni e fa rilevare come esse debbano e~st>re considerate causa di gravi invalidità anche quando la loro tolleranza sembra perfetta e non si estrinsechi con appru·enti disturbi. Il chè, per i proiettili mediastinici i> raro. Ho raccolto anni fa durante il mio s~rvizio al Ministero delle pensioni l'ac-curata storia c-linica di 30 portatori di proiettili mediastinici, con rapporti di contiguità t'ol cuore e col fascio vascolo-nervoso e, meno che in un sol caso, ho in tutti rilevato all'esame obbiettivo e radiologieo, sintomi tali da giustificare i di:;turbi ac-cusati, come la dispnea la tacbita.r dia, e le aritmie, i dolori toracici loe<l lizzati od irradiati. Dobbiamo inoltre ricordare le ripercussioni sul siRtema. nerv oso eht> in alcuni soggetti sono mantenute dalla c-onsapevolezza di racchiudere in organi così importanti un proiett.ile: vere forme di neurosi traumatiche, di sindromi nevrasteniformi e neuropsi<•astl."niche che non raramente si osservano proprio in quei feriti nei quali meno gravi permangono gli esiti del trauma. Le prove ftmzionali sui traumatizzat.i del torace sono di ~,'Tande aiuto nel giudic-are sulla efficienza dell'appara-to respira torio e quindi sulle risposte che esso può d are in ra.pporto alle esigenze della vita. militare. Da. tali prove si può desumere come lesioni parietali del torace o della pleura, cieat.Tici o sclerosi circoseritte del polmone conseguenti a ferite perforanti possono comportare una funzione r espiratoria talora. ott irna. e non controindicano quindi alla idoneità al servizio in pace, in colonia ed in guerra. Che sia, effettivamente così è a.n cbe dimostrato dal fa.tto che non sono pochi i feriti del torace che hanno ripreso servizio e lo continuano tuttora lodevolmente. Compatibili con un servizio condizionato invece potranno essere giudicate le lesioni alquanto più estese della plema e quegli esiti polmonari che non abbiano alcuna tendenza, alla. ree.idiva, e comportino ancora una discreta funzione respira.toria; nonchè i portatori di proiettili indifferenti ; incista.ti nelle parti periferiche del polmone. Ma i veri m1,tilat·ì ' dell'appa.r ato respiratorio nei quali sieno residuate 'deformità toraciche, vaste a.derenze pleuro-polmonari o este:;e zone di Rclerosi, le fistole pneumo o bronco-cu tanee, la permanenza di proiettilì nella pleu.ra, con fa t ti reattivi o nel mediastino, devono r;empre moti varo un provvedimento di inabilità a.ss()luta ed esr;ere, a.nche dal punto di vi>~ta pensionistico, come già proponeva molti anni fa. il prof. :'lforelli, e, c·onw a ttualmente si pratica, adeguatamen te risarcite. Questi, Ora esposti, naturalmente, rappresentanO • Olo dC•Ì COJl('('ffi genera.Ji: chò una netta ·dcmareazione, tra la infinita varietà deg-li e~it i
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XXX\' COSGRE,-SO I T.-\LIASO DI )JP.OJ('fSA 1:':-TERXA
delle ferite toraco-polmonari, non è, in moli i ca:;i, po~5:; ibile. I n essi appunto l'esame funzionale si palesa di massima utilità, perchè ci rende ragione di quan to la lesione a-natomica ~ia st.a.ta, nella funzione, compensata.
GLI ESITI DELLE PLEURITI.
Fra le malattie gravi, a lungo decorso, del soldato, le pleuriti cosi <lc·tte primitive (denominazione, questa con la quale devonsi intendere qnelle infiammazioni pleuriche origina.te da un agente microbico che at.ta<"ca acutamente la pleura senza altra. manifestazione apparente, immediata dell' organi~>mo) tengono indubbiamente il primo posto, rappresentando circa il 9.9 % della morbilità della forz:t media annuale. Così è che giornalmente l 'uffil.'iale meilieo, ~>caduto il lungo periodo dl li<·enza di convalescenza, che di solit.o viene concesso ai plem·itici, si trova a dover giudicare stilla. loro attitudine a riprendere e proseguire il servizio militare; egli eioè, constata.ta l 'idoneità ftsica generica, si propone due altri que>;iti di capit-ale importanza r.he roncernono la natura dell 'affezione e la valutazione della fumdone re~pira t oria. n primo quesito domina di gran lunga la refiponsabilità e la possibilità del giudizio, poichè la nozione della prepondera.nte origine tubercolare della plem·ite non pnò non ripercuotersi sn ehi incomba il gravame del responso. Dopo che, infatti, il Perrier,- medico militare dell'esercito fmncese, nel 1863 richiamò l'attenzione sulla frequente associa zione delle pleuriti con uno stato tubercolare e Landouz~- (1884), con felice int uito, potè dimomostra.rne gli stretti rapporti, segulto, poc·o do110, dalle ricerche di Kelsch e Vaillarcl, la concezione della origine t ubercolare della· pleurite venne sempre più affermandosi e basandosi s ulla os:ervazioue clinica, su criteri biologici e sullo esperimento; di guisa cbe oggi ess}~ sovra.s ta in modo quasi assoluto hb pa.tologia eli questa forma, morbosa . :Xè è il caso di soffermarsi a dimostrarlo. Piut tosto sarebbero da prendere in esame i pro ce~si immunita.ri che secondo alcuni (Koniger, ecc.) :::i accomp::tgnerebbero alla plmuite e che farebbero presumere una influenza favore,·oJe sulla malattia. principale. 'Jb, nonostan te le numerose ricerche in proposito, i dati che su questo argomento si possiedono sono t u tt'ora incerti per fondare su ili essi un giudizio in riguardo all'avvenire dei pleuritici. Accanto a lla et.iologia t ubercolare della pleurite giova però ricordare che infiammazioni acute non specifiche non sono eccezionali (Matthes) e che in esse le culture dell'essud}Lto banno dimostra.to la presenza di vari altri germi come lo stafilo e streptococco, il pneumococco, il bacillo dell'influenza e per,ino il gonococco {ossern~zion e di CH·l'dile), il colibacillo (Remont, Com-tois, Suffìt, ecc.) ed il cocco-bacillo (Pfeifer) ecr.., il pnemnobacillo ili Friecllitnder. Alctmi AA. parlano anche di plenl'ite da malaria. n Cordier anzi ne tlistingue 4 varietà, di cui una, la pleurite palustre pum, presenterebbe una fo~;ma citologica con enorme prov~•lenza di mononucleati (90-95 %), qnn.lche eosinofilo ed emazie. Il prof. Schiassi però è d 'avviso che non
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CO~GRESSO
ITALIA;)I"O DI .\IEOI.CIXA ~~~IERSA
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esistano elementi positivi sufficienti per attribuire a lla malaria nna pleurite solo per<:hè coesistente in un malarico. Il tenente colonnello medico "Basso presentò anni or sono nell'ospedale militare di Genova alcuni casi di pleurite eonsensnalc da. infezione malarica. e ritenne di poterne asserire la frequenza. Il prof. A:scoli rileva che nei malarici cronici è comune la pleurite nella. sua. forma cronica adesiva. prevalentemen te a sinistra e che nei C<tchett.ici sono frequenti i versamenti sierosi. Egli inoltre richiama. l 'attenzione sulla possibile coesistenza della malaria con plem·iti infettive (tubercolari, suppurati ve, ecc.) e Rulla necessit.à di una esatta. diagnosi. Ciò è del massimo interesse per i medici militari che e~ercitano nelle zone malariche e che non raramente possono t rovarsi a constatare simili r..asi : e si intende anche come rla essi possono nascere delle delicate questioni medico-legali. Vi sono poi dei casi in cui non si riesco a dimos1-rare con tutte le indagini cliniche, le ricerche biolpgiche ed anche a.natomo-paJ.ologiche la natura t.ubercolare della pleurite nè altro momento etiologico al quale l'infiammazione pleurica possa venire attribuita e che ancora og12i si conviene di chiamare idiopatiche. :Nè parlo della pleurite reumatic-a, la quale, per quanto detronizzata dalla. Jm~pondera.nte forma. tubercolare, tntfr.wia, sebbene in àmbito più ristret.to, non è negata da molti autori. Piuttosto richiamo l'attenzione sul fatto rileTato da Eick horst e da a ltri e riportato da Staehelin di casi accumulati di pleuriti idiopatiche, in forma di piccole epidemie; il che porterebbe a ritenere possibile che vi sieno infezioni le quali si esplicano, come afferma Staehelin, Rolta.nto con una pleru'ite. Una osservazione consimile è stata fatta da me nel 1927, e questo inverno-primavera dal dott. Gnaldi, che pubblicherà in proposito una memoria con c.'l.sistica molto rilevante e corredata da completi esami. Ed ancora sono da. tener pres~>nti i dati statistici seriamente riportati come quelli di Grober e Wolfram, clelia clinica di .Jena, che attribuiscono alla tubercolosi il 40-50 % delle plemiti : i rim:wenti casi ripart.iscono in forme reumatiche determinate da altri microrgn.nismi, forme traumat iche e secondarie (nefritici, car<futci) ed infine in fo1:m<l con versamenti di origine oscura (idiopatiche). È pure meritevole di attenzione quanto riportano Scheel e Foien in Acl<~ Mecl·ica Scandi.nava, (192~). Q.uesti AA. seguirono per un periodo Yariabile da. l a. 10 anni, 812 malati di pleurite, dei quali il 24 % ammalò di tubercolosi con una mortalità del 9.9 %, riscontrarono che tanto la morbilità. quanto la mortalità sono molto più numerose nei primi anni ed in quelli che ebhero grandi e duraturi versamenti. Heiibner E\ Kleinschmid t ritengono che nei bambini le pleuriti siano più frequentemente di origine non tubercolare: lo nega invece il Finkelstein, benchè su 35 casi solo 9 volte abbia potuto dimostrare con prove biologiche ln. natura. tubercolare dell'essudn.to pleurico. Tutte queste nozioni e queste possibilità dovranno affacciarsi al perito, quando egli debba esprimere il proprio parere sn oasi dubbi di antiche pleuriti: onde non saranno mai da ritenersi superflue tutte le più minute indagini che riguardino il passato remoto e prossimo del soggetto e le sue condizioni presenti.
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XXX\" l ' OXCHES!<O ITALI ANO DI l\IEOH"I NA IN1'ERNA
Ed i dubbi sorgono, come è naturale, non in quei ca~>i, e ~ono i più numerosi, nei quali la malattia ha las<'iato pii1 o meno evidt>nti segni locali e generali, ma in quelli che, eome accenna.\"o da principio, si ripresentano per riass nmert~ il serYizio, dopo aver espletato il periodo di convalescem~a, sempre lungo (anche due anni nei milita.ri dj carriera, carabinieri, sottufficiàli e sino a tre negli ltfficialil in condizioni fisiche eccellenti e senza lamentare dii$turhi di nessun genere. Dovrà dunque dirsi, ed è !)uesta la domanda. che si rivolgono tutti coloro elle di questo difficile capitolo di patologia militare si sono occupati, don·à rlirsi che ogni militart> guarito di ùna p leurite essudativa primaria, per il fatto di essere stato portator-e di un versamento plenrico, a nehe ~e lieve e di breYe dlll'a.ta, sia perdu to per l 'Esercito T La risposta non è facile. A.lc·uni autori (Coustan, Dubrulle ed altri) sono intransigenti su f!uesto punto. Altri ()Iarvaucl) meno csclusivi'$ti, ricordano come non souo pochi i milits~ri, che, a. convales~:enz:t ultimata,, hanno potuto riprendere e continmtre il servizio godendo senipre perfetta. salute. ll tenente genen~le medico Trombet ta, il colonnello medico della R. marina, Ba! cl ovino, ecc., nel tmttare questo argomento rarcomandano la ma.ssima severità. Io ritengo che se la assoluta eliminazione dei plcuritic-i temporanea (rivt>dibilità) e definitiv:t, eseguita in hase aU'articolo 78 dell'El. Inf. sia giustificata, anzi doverosa, nel reclutamento e nei militari di leva., nei quali la breve ferma non consentirebbe neppru·P. il congruo periodo di conva.lt>· sccnza, per i militari di carriera pos~a essere laf<cia to un certo ma.rgine alla idoneità. Ma Rolo in quei casi nei q nali le indagini noga.tive familiari e personali sieno avvalorate dalla prova del tempo e dai reperti obbiettivi e biologici favorevoli e sempJ'e elle la funzione re:spil'atoria, che donà e:ssere in ogni cai>O !.laggiata., risnHi soddit>facentt'.
C:ome si comporta. la fun7.ione re.<;piratoria. negli esiti eli pleurite T X ella tra.ttazione delle ferite toraco-polmonari, abbiamo già acct>nnato allcJ varie1 à ed al diverso grado degli e~:~iti della pleurite cb e a.l trauma po;sono rc:-;iduare. Essi non sono sostanzialmente diversi nelle comuni p leuriti. L 'essurlato plastico, organiz7.anrlosi, può f(•stare indefinitamente sta· ziona.rio ed e.;;te.ndcr:;i su v aste zone plNu·icho, ispcsscndolc c Si>ldando le ci ne lamine; il polmone può trovare tm grave of:tacolo alla sua espansione;
l 'enùt.oraee può retra,rsi erl a-ppiattirsi notevolmente in modo che la funzione ref<pi.ratori.a, si palesa già. col semplice esame semeiologico limitata cd incompleta . Arleren7.e le piìr s va.riate pHr esten:sione e sede indnoono limitazioni a,lJa dina.uùca, rlel muscolo diaframmatico quando anche non lo fissino parzialmente a.ll'emitorace affetto; o apportano stiramenti pleuro-pt!ricardici con spostamento del cuore e trazioni sulla trachea., snll'esofa go, cc.c. Ed i disturbi che ne deri v~tno possono essere del più diverso grado in rapporto !1-lla. entità di questi esiti anatomici. Pnò anche ot.tene1·si la completa guarigione, specialment-e quando l'essudato !lia stato su~rso, corto il periodo febbrile, rapid o il ria.ssorhimento, preco<:e un congruo trat tamento. Ricordo in proposito il 1menmotorace con l 'apparecchio l\1 orelli.
::...'XJIX C' ONG.Rl::l:'HO ITAL1ANO D I MEO I C'l:-IA J ~èi'ER:'\A
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L 'esame fisico, nei gravi esiti è già sufficiente, come accennavo, a fornirci gli elementi necessari per il giudizio, tanto essi sono appariscenti e di facile controllo, e l'esame funzionale non fa che confermare l 'evidente ilefi.t.it respiratorio. In quelli di media o lie>e entità la radiologia soccorre ed illumina il reperto clinico, ma non si può richiedere all'esame radiologico più di quanto esso possa fornire. Gli addensamenti pleurici, come è noto e come ha fatt o rilevare il capitano medico Massone. dell'ospedale militare di Genova., in un suo studio sulle sclerosi pleuriche, perchè sieno e,·identi, alla ra.dioscopia, debbono avere un certo spessore ed una certa estensione e debbono coincidere su una zona polmonare relativament-e chiara. D el pari possono non essere osservate allo schermo qnelJe che il Breccia chiamò aderenze velamentose quando esse non interessino il diaframma od il seno costo-diaframmatico. P er çontro lesioni radiologicamente percepibili p ossono non essere rilevat-e anche ad un accurato esame fisico. Ed è inoltre ben noto che non raramente si riscontrano al t a volo anatomico esiti di pregressa pleurite, senza che nessun sintomo sia stato avYertito in vita. Ora è appunto quando i relitti pleurici si esplicano con una sì limitata sintomatologia radiologica e semeiologica che si appalesano le maggiori difficoltà di giudizio. Come dovrà essere interpretata una.limbria pleurira. che diminuisca la escursione completa del diaframma od una opacità che occupi il seno costodiaframmatico e limit.i la libera espansione di una base, in un soggetto ti:sicamente ben costituito e sotto tutti gli altri aspetti idoneo al servizio Y La nozione della importanza del muRcolo diaframmatico nella inspi.razione può lasciar perplesfli per la ripercussione della sua alterata mobilità 1mlla ventilazione polmonare, specie durante gli sforzi ; e pur essendo nota la. non indispensabilità della sna funzione e la supplenza esercitata dagli altri muscoli inspiratori non chè la possibilità the il polmone, anche se fisso, in parte, alla base col diaframma, possa. ancora espandersi e seguirlo nell'abbassamento inspiratorio, tuttavia., nel caso p articolare, non sarà fa· cile rendersi conto della. sufficienza respiratoria, senza una completa espio· rarione funzionale. Nè meno t itubante resta il perito quando constati ra.diologiea.mente e plessicamente ed ascoltatoriamente nna diminuita espansione basale, che, cosi contenuta in modesta estensione, non sembra poter ridune sensibilmente l 'area respiratoria, e costituire uno stato di invalidit.à degno di rilievo agli effetti della capacità lavorativa e del servizio militare. Ogni art.incio semeiologico non è spesso sufficiente a dcrimere il quesito, il quale invece >iene notevolmen te cbia.rifìcato ed agevola.t.o dalle indagini funzionali. E sse ci diranno se, nonostante l'ostacolo meccanico causato dalla lesione pleurica, la portata respiratoria possa essere considerata sufficiente ai bisogni comuni non solo, ma anche a quelli energetici. I risultati delle prove funzionali da me ottenuti in alcuni pleuritici b anno dimostrato che, nonostante piccole aderenze ed ispessimenti plemici residuati all:t malattia, la funzione respiratoria si comporta in modo soddisfacente e lo stato generale è buono e talora ottimo. D 'altra parte in condizioni a.pparentemen te consimili locali e genMali, alcune volte si ha un deficiente comportamento della. cn.pa.cit·à re:;piratoria, 4 -
Uiornale di medicino militare.
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1·he sarebbe con ogni verosimiglianza sfuggito senza le prove ftmzionali e che può consigliare nuove indagini ed una piìt completa osservazione anche a carico degli altri organi. I o ho adot.tato il sistema di non e~Sprimere piì1 negli esiti di plelU'ite, un parere definitivo di idoneità. o di riforma., senza prima. procedere alla eRplorazione funzionale e non ho che da lodarmi di siffatto procedimento. D(•bho ancora soggiungere che in alcuni casi, nei quaJ.i il provvedimento eolpiva un militare od ufficiale ancor giovane, con tutte le dolorose con lieguenze, la constatazione della deficiente funzione respiratoria è valsa a togliere al giudizio negativo quel carattere di fiscalità, che di solito si attrihuisre a chi debba applicare la, legge dura ma giusta.
INSUFFICIENZA RESPmATORIA ESSENZIALE. Le afTe:doni croniche dell'apparato respiratorio apportano un grado 111a ggiore o minore di insufficienza respiratoria, legata alle alterazioni a.natomiche in e.sso costit1ùtesi (aderenze, sclerosi, ecc.) e rilevabili nei casi piì1 eridenti a nche col semplice esame diretto; meglio apprezzabile, in quelli lie,i, con le prove funzionali o talora, neppure con esse riconoscibili, nel sen~o che i ristùtati delle prove 8teRse sono equiparal1ili a quelli dei soggetti normali. Si è che, quando la lesione organica è molto limitata e ristretta, non (> capace per la sua piccola estensione di provocare un a.bbassamento funzionale tale da ripercuotersi sulla. meccanica respiratoria e stilla emato:;i che praticamente risultano sufficienti, dati i numerosi rompensi respiratori e gli adattamenti di Clù ogni organismo si avvantaggia. Per contro nella insufficienza primitiva o dinamica, la ipocapa.cità respiratoria non è da riferirsi ad a lterazioru organiche bronco-poùnonari e delht pleura, che sono indenni, ma bensl a part-icolarità costitnziona.U dell'individtJo od a stati di debolezza generale (anenùci, astenici, deper iti), che possono essere anche transitori. .All'epoca del reclutamento e degli arruolamenti volontari passano sotto la nostra osservazione numerosi giovani dai 18 ai 20 a.nru, a torar.e longitipo regolare, collo un po' lungo: braccia sottili, scapole non bene itdese a,lla. parete, muscola.tura r>oco sviluppa.ta ed espansioni respil·atorie voeo ampie, tronco alquanto ricurvo in avanti, più per un vizioso atteggiamento abitua.le, legato probabilmente alla ipotonia cbe per malformazioni scheletriche. Spesso colpisce una certa dift'erenza fra lo sviluppo del segmento 8uperiore del corpo con quello inferiore, nel quale le anche sono tornite e la muscolatura delle gambe e delle coscie soddisfacente. Le misurazioni regola,meutari portano ta.lora a costatare una deficienza del P. T. in ra.pporto all'altezza ed \m indice ponderale scarso. l\fa. non rar:tmente queRte differenze sono minime o rasentano e superano, anche di poco, i valori prescritti. ln genere si rileva qualche n ota di abnorme eccitahilità. e tono del sistema neurovogetativo, come sudorazioni facili, iusta bili t à del polso, ipotensione, riflesso oculo-cardiaco in vagotonismo.
XXXV CONGRESSO ITALIANO DI 3tE.O JCINA INTERNA
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Benchè questi soggetti non presentino il tipo del torace paralitico a,d abito tisico, pure l'insieme dei caratteri somatid ed alcuni rilievi obbiettivi che mettono in evidenza una maggiore frequenza del respù·o, ipofonesi apicali o basali con meno ampie espansioni marginali ed affie~·oli mento del murmure, che però scompare nelle profonde inspirazioni, può far nascere il sospetto che ci si trovi in presenza, di localizzazioni tubercolari; sospetto che non viene però confermato, in molti casi dalle più accurate investigazioni, mentre l'esame funzionale mostra in tutte le prove un pii• o meno notevole abbassamento dei valori normali. Ed il contrasto appunto fra l'assenza di alterazioni anatomiche o di manifesti sintomi clinici che qualifichino 11na affezione a carico dell'apparato respiratorio, con i deficiAnti risnltati della esplorazione funzionale, portano in questi soggetti, a riconoscere la. ipocapacità respù·atoria di-. namica. Ma non sem}Jre questa ipocapacità dina.rnica è totale; anzi più spesso negli adulti e nei giovA-ni al termine del lol'o sviluppo, p~o;sa è localizzata ad nn solo segmento del polmone e particolarmente agli apici. È questa la forma che, frutto di hmga esperienza durante la guerra e di osi>ervazioni su molte migliaia di soggetti, Breccia ba descritto come ipocapacità. respiratoria essenziale degli apici, fissandone per primo i rilievi clinici che le differenziano dalle alterazioni organiche di queste regioni e quindi anche delle lesioni tubercolari che in esse trovano sede con ta.nta frequenza. 'Sel discriminare tale entità morbosa ben determinata, bisogna pertanto tener presenti i •punti capitali fissati dall'A. che possono così riat~ snmersi: « Diminuzione uniforme ed uguale della sonorità plessica degli apici bilateralmente; diminuzione o conservazione del F. V. T. (mai aumento); iporespirazione, vale a dire diminuzione della quantità. del mormorio respiratorio; ipoespirazione senza aumento della intensità acustica; ipoestensione apicale uguale e simmetrica bilaterr.,lmente; diminuzione della mobilità degli apici; assenza di nuclei di smorzamento plessico nell'àmbito di proiezione degli apici con pfwcussio laet"is; assenza costa.nte di fatti essudativi bronchiali (fatti umidi) anche dopo provoca,zione "· Su questo punto però Sergent, che si è ampiamente occupato dell'argomento, fa rilevare come alcune volte si percepiscono rumori secchi dovuti- alla scomparsa passeggera del collasso a,picale, che si osserva,no soltanto nelle prime inspirazioni succedenti acl uno sforzo di tosse. Altro fatto ùnportante, nelle condizioni ora dette, si è che il mmmure respiratorio dopo forzate inspirazioni riappa,t·e con carattere quasi normale, esprimendo così la capacità degli apici a diventare permeabili all'aria sia pure sotto sforzo e momentaneamente. Questa interessa,nte constatazione ci porta anche a considerare come possibile nn permanente ripristino fun zionale con appropriata ginnastica e rieducazione respiratoria; il qual fatto ba, come vedremo in seguito, grande valore nel giudizio che in simili casi può pronunziare il perito. Molto importante in questi soggetti è l'esame railiologieo il quale ilimostra bensi la. diminuita ampiezza e mobilità degli ~tpici ed una. diminuzione uniforme della trasparenza, uguale nei due apici, ma non rivela opacità nè modificazioni della densità del tessttto polmonare.
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('OXGJlE~~O
lTAJ,IASO L>l )Jlo:lltC"lllA
l~'l'ER!'A
Dal punto di vista patogenetico, se(;ondo il Breccia, devono essere presi in considerazione : la diminuzione della quantità d 'aria contenuta negli apici e della. ven tila.zione apicàle e la diminuzione della energia respiratoria. '(l l\ ea.usa. muscolare. Un'altra forma clinic:a <li insufficienza respiratoria. fa. riscontro a quella apicale: la ipocapacità basale già studiata dal R.osentha.l sin dal 1893 e meglio e più a.mpiamente descritta dallo stesso autore e da altri in successive pubblicazioni. Essa è r.ara.tterizzata. da una diminuita escursione del diaframma e delle costole inferiori in rapporto ad uno stato meiopregico del muscolo, indipendente da qualsivoglia lesione nervosa grave, da fatti infiammatori attuali o da affezioni profonde del tessuto muscolare. DeYonsi pertanto escludere da questa forma tutte le paralisi e le miopatie del diaframma, le ernie diaframmaticbe, noncliè i disturbi respiratori postumi a,d encefalite letr~rgica (descritti da Pierre Ma.rye e Lewy), ecc. Se si risale alle cause iniziali di questi stati di ipotonicità. del diaframma, si può rilevare come essi, nella maggior parte dei casi, abbiano avuto origine da condizioni morbose, per le quali e durante le quali direttamente od indirettamente, veniva ostacolMo o comunque limitato il libero gioco dei suoi movimenti. Tali sono le affezioni e lesioni dolorose del torace, come le fratture costali, le nevralgie intercostali, le ferite ecc., in cui l'atto respiratorio viene limitato e trattenuto dalla sensazione dolorosa; tali le affezioni infiammatorie dell'addome a contatto od a distanza del rliaframma, come l'appendicite cronica, la colicistite, la perivisceriti, ecc., che a.pportano anch 'esse, per lo stesso meccanismo, 1ma restrizione alla sua discesa. Att-enuata o guarita la malattia. persisterà inconsciamente la stessa at.t.itnrline vizio!la. e la conilegnente minm·azione funzionale ed insufficienza del diaframma. Ad uguaJ risnltato ~ortono quelle affezioni delle prime vie respiratorie, l 'atlenoillismo, in ispecie, cosi frequente, come abbia.mo visto, nella prima infanzia, che limitando il libero apporto e quindi la sufficiente penetrazione dell 'aria nel torace, ne impedisce la completa dilatazione, Fra le cause patogeneticbe di que8ta sindrome le alterazioni nasali ed adenoidee tengono anzi il primo posto. In simili casi l'abitudine del mal respiraré perdurerà. talora anche quando, o per appropria.ti interventi curativi o per naturale involuzione, l'ostacolo respiratorio sarà dileguato, se non si provvede ad educare il soggetto opportnm\rnente. Tutti gli specialisti hanno osservato che anche dopo ben riuscite operazioni sul naso e snl rino-faringe molti fanciulli per la mancata abitudine non sanno utilizzare la respirazione nasale; e Lermoyez ricorda di suoi operat.i, in età infantile, che all'epoca della pubertà, ancora non avevano appreso la fisiologica respirazione nasa,le. Tra le sindromi della insufficienza respiratoria, secondo la classitìcazione riportata dal prof. :Monteleone sono ancora da ricordare le forme nervose in soggetti neuropatici che presenta.no irregolarità degli atti respiratori e facile dispnea da sforzo e quelle che si associano a p seudoipertrofia di cuore da crescenza; la quale però, seguendo il concetto di Rosenthal ed Huchard, non deve essere intesa. in senso assoluto, ma beusi ~
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lati>o ed in rapporto ad un minore sviluppo del torace. Il cuore cioè non ha subito una ipertrofia; è bensì il torace che non si è sviluppato abbastanza. Quali sono i rapporti della tubercolosi polmonare con queste ipocapacità respiratorie dinamiche? Gli studiosi cbe si sono occupati dell'argomento affermano che qut>sti insufficienti respiratori non ha1mo, normalmente, più degli altri tendenza ad essere colpiti dalla infezione tubercolare (Sergent). JJa. stessa constatazione è riportate dal D"Heuquel•ille, il quale però ritiene che, se un certo numero di insufficienti si infetta di t ubercolosi, ciò è dovuto, nella più gran parte dei casi, alle cattive condizioni igieniche nelle quali essi vivono e lavorano. Egli prospetta anche la possibilit-à che in questi individui il polmone, in ista.to di ipofunzionalità, possa costituire un terreno meno favorevole all'atteechimento del bacillo tubercolare, Breccia ritiene che fm questi ipocapaci essenziali sieno reclutabili i falsi tubercolotici da una parte, ma anche molti di coloro che ba.nno la possibilità di diventarlo in realtà. Comunque, questo della insufficienza respiratoria dinamica. e dei suoi r apporti con la tubercolosi è un argomento di un tale interesse per l'esercito e per il reclutamento, cbe merita più ampia e completa tratta.zione : io non ho fatto che accennarlo nella speranza che qualmmo dei miei più giovani colleghi lo raccolga e lo svolga. Sarà opera di grande utilità sociale, di cui l'Esercito si avvalerà immensamente sopra,tutto nei M-s i di mobilitazione. È infatti noto il cospicuo numero di riformati e rinviati, che presso tutti gli eserciti si è avuto durante la grande gue1Ta, sopratutto per presunta tubercolosi basata su sem plici alterazioni plessiche e lievi diminuzioni della trasp:nenza. degli apici e lievi ipertrotìe glandolari.
* ... >il L 'elenco delle infermità non contempla in un separato arti<'olo l 'insufficienza respiratoria essenziale; e gli individui che ne sono affetti, di massima, vengono rinviati per debolezza di coRtituzione alle >enture leve; provvedimento tanto più equo questo in qua.nto l'esperienza ha dimostrato come molti di essi, alla fine del periodo della rivedibilità presentino i requisit-i necessari per il disimpegno degli obblighi militari. N è in un paese ricco di uomini come il nostro, esso può in alcun modo nuocere alla. efficienza dell'Esercito. Ma se particolari contingenze dovessero richiederlo, riterrei opportuno che questi insufficienti respiratori ben selezionati, venissero riunit i in reparti speciali, nei quali le graduali esercitazioni militari fossero integrat~, sotto la guida di utlìciali specializzati, con una appropriata ginnastica respiratoria. . Si otterrebbero cosi risultati sorprendent i e tali da permettere in tempo relativamente breve, ad nn numero non indifferente di giovani di sopporta re validamente la vita e le fatiche non lie>i della trincea.
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COXCLn.;rosr. La Ya><tità. degli argonwnti routenul i rwt tema non ha perme"so che ad ogni ~>ingoia parte fos:<e dato qnclt'ampio sviluppo e:he aVTebbe forse meritato. Rarebbe stato all'uopo necessario produrre una rel;~zione particolare su ogni capitolo, mentre io mi sono dovuto limitare a tratteggiarli sommariamente nei punti pii! salienti, e riò nun ostante hnnuu visto quanto a lungo abbi:. do\·uto prolìtta.re dellà I Joro heneYola Httenzione. ]:{.itengo tuttavia che nd compl<'sso alr1me nozioni siano emerse n on del tutto pri•e d 'importanzH: ed anzi tnt t o c·l1e quando si tratti di mettere in rapporto una lesione cronic·a dell'apparato respiratorio con le esigenze della vita militare, ht dia:;!nosi funzionale h:l., in molti ca:::i, una parte del
tutto preponderante nel giudizio ; ond'è che ad essa m~li dovrebbe rinunziarsi nella. soluzione dei nnmcrosi quesiti, elle, si può dire g-iornalmente, l 'ufficiale medico <.: chi:1ma.to a riso h ere nella e::;plicazione della sua miiSs ione. Da ciò la nece:;sità. di estendere su pili vasta scala le pron~ funzionali dell'A. R . Esse 8ono già in uso e di prc;scrizione nei centri fìsio-psirbiei delra,·ic~ zione e costituiscono, può dirsi, la, base foncbmentale per l'arruolamento dei piloti. Erl a questo proposito ricord<>rò che, dopo l"istituzione di tali centri in Italia ed all 'nstcro, le rlii>grazie aviatorie imputabili aii piloti sono diminuite in notevole proporzione. Le in<lf~gini funzionali ~ono parimenti in uso nei nostri reparti di accertamento. -Ba.stf'rà dunque e>itenderle. generalizzarle. Sa.turalmente non snreLbe po:;r-ihilc fare entrare ndla pratiC<'t corrente quelle ricerche elle richiedono difficollà <li incla.gini apparecchi delicati, calcoli complicMi. 1\'è sono, per la mai!A'ior parte dei casi, indispensabili. Po~>sono invecè utilmente senire le pron di piìt facile a,ttnazione e di rapido controllo, quali !.bo innanzi indicato ed ho io :;tesf>o adopE>rato nei moltis:-;im i esn,mi praticati, di cui una piecola part e, a titolo di esemplificazione, ho riporta.to nelh• anne~;se tabelle. E::;se mi sem hmno l!uffieienti pe1· una. esplora.zione funzionale ai fini che ci inten•ss~mo, nut è nccessa.rio, ed è quasi superfl uo l 'aceenna.rlo, che sieno condotte con la piì1 scrupolosa, esa.tte7.za al coperto delle possibili dissimulazioni o di eventnali sin111lar.ioni. J<:d anf~ora. nn'altr<~ os:;ervazionf': non è ~ufficiente e non hiso,!!na contentarsi iJ1 una lH'o ' ·a : acl c:::t>mpio delh1 ~o l a. C. V. o della apnea.. Benchi> in genere l:ìi risrontri un;t C(·rta. corri~pontlcuza diretf~t fra le prove stesse, è bene cseguirk tutte; la concordanz<~ di e::n;e oltrirà ancora magg:iori gara.nzie. Certo Ja. m cf:;;c elte noi po:;sianiO far(' nel cnmpo drlle a:fiezioni (•roniche dell'apparato n·:..:p irat<H'io nou (> nwlto alJbontlantc: ma non <•, per altro. t ra ~(· umhile. Lo dimostra ht JWl'Ot't:upazione 1li <·l'l'li eserciti per il cosplruo nmnNo rl i eli m in a t i don1to a tali aff,>zioni. <·ome :-meho, or è
XXXV CONOREt;!SO lTALIAKO DI ~lEDI('[:-.'"A 1::-ITER:\A
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poco, apprendevo da un articolo del Dr. Saguwara che metteva in evidenza la notevole riduzione degli effettivi nella, Marina da guerra giapyonèi'ie a causa sopratutto delle pleuriti. E si noti che dai dati statistici da lui riilortati si rilento come ben il 60 % di essi, in Giappone riprendono il servizio. Grande riserva ed oculatezza, invero, occ.orrerà, quando si tratti di riammettere in servizio, militari che abbiano sofferto di pleurite. rendendosi in tali easi sempre indispensabili il v~tglio del tempo e quello dinico e funzionale. E tutti questi fattori debbono essere eoncordi nell'accertare l'avvenuta guarigione ed il buon ripri<>tino della funzione; e debbono, sino ai limiti del possibile, affidarci per un giudizio di idoneità, in guisa che non possa derivarne un danno, ugualmente riprovevole, per l'individuo e per lo Stato. Un più largo margine per la riassunzione in senizio lasciano senza dubbio gli el\iti delle ferite toraciche. È veramente sorprendente come in molti feriti, anche di una certa entità, possa rip1·istinarsi una buona e talvolta ottima fn_nzione polmonare. Fra i non pochi feriti del torace che sono ancora in att.ività di servizio nell'Esercito, io ho recentemente visitato un ufficiale che, nonostante una ferita perforante e la resezione di dne costole, è stato, pochi anni fa, proclamato campione al salto. Ed un altro, at.tnalmente in aspettativa R. Q., chE>, portatore di un proiett.ile di rivoltella indovato nel parenchima. sino dal 1906, ha fatto tutta la guerra senza risentire dic;turbi. · Ben si intende che questo ottimismo non può m;sere generalizzato e che anche fra gli esiti deUe ferite al torace e fra i portatori eli proiettili, specie medi'1stinici, possono aversi, come abbiamo visto, insufficienze respiratorie ed esiti gravi, con emottisi recidivanti e facilità ad infiamma· zioni acute del polmone. E fra qnesti estrenù vi sono innumerevoli gradi intermedi, che ben possono consentire, se occon·a, un ad;ltto servizio sedentario o territoriale. J"e lesioni croniche da gas di guerra, quantunque non sieno, nelle forme cliniche, diverse da quanto soglia comunemente osservarsi1 quando si protraggano per anni e persistano a lunga distanza di tempo dalla inalazione, sono di una certa entità: le forme bronchiali pertinaci, diffuse, facili a recidiva, spesso associate ad un grado pin o meno rilevante di enfisema, e talora con tutta probabilità, anche a piccole bronchiettasie, sYe· Iabili con le iniezioni transglotiche di lipiodol. ~leno gravi per contro si presentano, nei gassati, gli esiti rli pleurite e le selerol:li circoscritte, che ai fatti infiammatori acut.i possono residuare, e che non 80no, del resto, ammesse da tutti gli autori. Sull.a utilizzazione degli antichi gassati lesi persistentcmente all'apparato respiratorio, non può farsi pertanto un grande assegnamento; chè in essi, come abbiamo vi<;to, si ba, in genere, con frequenza, una diminuzione dei valori funzionali. Contro l'arma. chimica, contro questo nuovo modo di terrore, di malattia e di morte bisognerà essere agguerriti in avvenire, e non vi t~ dubbio. che a ciò si pro,·ved(', apprestando i mezzi per una efficace profilassi e difesa. ì\la non si potrà evitare che in nua guerra. an-enil't' \'Ì fl ieno i colpiti d a ga.s. Per essi io ritengo, dovr::~.nnù istituir::>i degli osped:lli ;tppo;;iti,
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XXXV CONGRESSO l'tALI ANO D J )IROIC'INA l~'TER.XA
e convalescenzi.-'lri: si potrà così avere una percentuale ancor maggiore di guariti e di postumi meno rilevanti e persistenti. ll nostro tempo, che all'infanzia guarda come a speranze nnscenti, che su essa vigila nelle scuole con la profilassi e la cura dell'adenoidismo, con le lezioni all'aperto, con le colonie marine e montane da cui traggono beneficio a decine di migliaia i nostri bambini; che appresta le palestre ai giovinetti, deve aspettarsi più sane. robust~ e valide le generazioni avvenire. Sarà. questa la profilassi migliore contro i deboli e gli insufficienti respiratori essenziali che ancora numerosi vengono da noi osservati nelle visite di reclutamento. l\Ia a tutti i casi non potrà ovnarsì. Orbene, molti di questi anormali del respiro, con una ben intesa educazione e con appropriati esercizi respiratori J>otranno acqui<;tare la integrità, o quasi, della funzione anche in tempo non lungo e rendere buoni servigi alla Patria. Durante l'lùt ima grande guerra si sono istituiti reparti speciali di minorati fi sici lievi che attendevano in un tem})O alla cura (massaggi, kinesiterapia) ed a servizi interni. Potranno ugua lmente form arsi dei reparti di insufficienti respiratori: poichè insonmHt l'insuffieienza. respiratoria essenziale è emenda bile e l 'insufficient e~ curato, può diventare un buon soldato. Nella trattazione di questa mia relazione non è apparsa, come Loro han visto, la tubercolosi considerata a sè; nè lo poteva, perchè, come ho già avuto occasione di accennare, qualunque manifestazione tubercolare di qualsiasi entità ed in qualsiasi stadio è esinente da ogni attività nell'Esercito. Ma, si dirà: h~ tuhercolosi negli eserciti esiste. Non ·-ri è dubbio, purtroppo, e può solo confortarci il sapere che in Itali'b la t .b.c. occupa una delle percentuali più basse in ronfronto a quella di a.ltre Nazioni. Se non che quello della t ubercolosi uell'E11ercito è problema profilattico epidemiologico, terapentico, diagnostico; non si offru·à però mai la quetttione se essa. possa essere compatibile con le esigenze della vita militare. È fuori quindi dal nostro tema. D 'altra patte che cosa arrei potuto aggiungere io e dire s1ùl~b t ubercolosi, dopo che molti fra i più illustri maestri d'Italia, i profe;;sori Maragliauo, Ascoli, "Morelli, Dionisi, Busi, Alessandri, De Carli, e molti fra i miei Superiori e Colleghi più distinti banno in appositi corsi speciali, tenuti ospress~bment.e nel Sanatorio di Anzio, trattato magistralmente, sotto tutti i punti di vista, i complessi problemi della tubercolosi ? A me basta constatare come oggi i milita.ri tubercolotici non sieno più, anche se la malattia non dipende da ca,usa. di servizio, riformat.i ed in,-iati alle loro famiglie a propagare ancora il contagio e ad essere di peso alle loro case. Oggi essi sono curati nei reparti isolati dei nostri ospedali e, quelli pei quali è possibile, fruiscono delle benefiche cure del Sanatorio di Anzio fra le salubri aure della pinet~~ ed il mormorio del mare. )Ja esso non è sufficient.e a lle necessità. di tutti, non è adatto a. tutti i ci\si. E d io non saprei come chiudere più degnamente quc~to mio dire se non invocando ed a uspicando che a l piÌl presto sorga. per l'E sercito anche nn Sanatorio m on tano. Ciò è nel desinerio e nelle aspirazioni di tutti gli . ufficiali medici e, amo credere, n on potrà. non trovare, presso tutti J.~oro, il pih ampio consentimento.
XXXV CO~GRESSO 11'.-\LLo\.~W DI ;\lEDICINA T!'TER::-<.-1.
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Le idee buone, scriveva ora è poco su qut!Sto proposito il colonnello medico Mariotti-Bianc.hi, sono destinate a trionfare anche quando trovino degli ostacoli che sembrano insormonta.bili. Ed il Sanatorio montano presto sorgerà.
L a r elazione, ascoltata col massimo interesse, Ycnne alla fine accolta da unanimi applausi. Alla discussione, che segui, parteciparono il prof. Com.messa.tti (Udine), il prof. Busi.nco (Ca.gliari) ed il dott. Boris (Bulgaria). Sorse quindi a. parlare il senatore prof. E. Ma.ragli.ano, che con gentile pensiero aveva invitato a. presiedere questa seduta il generale medico M:assa.rotti. L 'illustre Ma.estro, dopo aver espresso il suo vivo compiacimento al relatore per la brillante trattazione dell'importante e difficile tema, riaffermò la·sua stima c la sua ammirazione per il Corpo !:lanita.rio militare, che egli ha potuto apprezzare sin dall'epoca della guerra, quando, si stabilirono piìt intime relazioni fra i medici civili ed i medici militari. A tutti rispose esa.nrientementé il Relatore, che ebbe parole di ringtazia.mento per il venerando prof. Mara.glia.no. Chiuse infine la seduta. il generale medico Massarotti, che con appropriate parole si congTatulò col relatore e ringraziò l'illustre Maestro prof. Maragliano delle lusinghiere e benevoli parole pronunziate per i medici militari. A UTORIASSIJNTO. - Il R elatore, dopo aver tracciato le direttive che lo hanno guidato nello svolgimento del tema e dopo aver m esso in evidem.a. la importanza dell'esame funzionalo quando si tratti di esprimere un giudizio stùla ent.itt\ di una lesione tlell'a.ppat·ato rèspiratorio in r~pporto alle· esigenze deìla vita militare, passa in rassegna. le affezioni croniche degli organi del respiro, sofferma.udosi specialmente in quelle, sulle quali pos.osano nascere dub..1i e divergenze circa la loro compatibilità col servizio. Tratta quindi ampiamente le imperfezioni e malattie dello vie a~we superiori, specie l'adenoidismo; le affP.Zioni croniche tracheo-bx·onchil\li, non che quelle derivan!-i da. inalazioni di gas di guerra e da ferite tornc.o-polmonari. Dedica infine un capitolo alle pleuriti ed alle insufficienze r espiratorie essenziali.
Nelle conclusioni il Relato.re rileva come la messe che può essere raccolta nel campo delle lesioni croniche dell'A. R. in rap)Jorto alle esigenze della vita militare non sia. molt.o abbondante, ma non debba. tuttavia essere tra.scw·ata ed a ccenna alla. utilità che, in molte insufficienze del respit·o, può tmrsi con lo. t·ieducazi one e la. ginnn.c;tica. re;;:1ira.toria."
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XXXV t'ONl!HJ=::<SO ITALJA:o;O DI ,\IEO !C'I;-;"A IN'l'El<:SA
Fra le nwme1·ose comunicazioni presentate al Congresso, 1·iprodutiamo la seg1wntt :
CONTRffiUTO SPERIMENTALE ALLO STUDIO DEGLI EFFETTI PRODOTTI DALLO SCAPSULAMENTO DEL RENE SULLA IPERTROFIA DELL'ORGANO RICERCHE ISTOLOGICHE per il d ott. Rocco Lovagllo, tenente colonnl.'llo medico
L 'ar~onwnto, che pel pa!':sato ha inter<•ssèi!O tant.i illustri patologi e che riguarda gli efietti dello scapsulanwnto del n•ne nelle uefriti, non potè avere larga appli<:azione in clirtica per il fatto che i risultati sperimentali non fm·ono sempre r.onl'Otùi . Edelbhols fu uno dei primi ad occuparsi della dN•orticazione renaie. Egli insieme, con ~Litri pensava ehe i benefici effetti dPllo scapsulamcnto del rene nelle m•friti croniche erano dovuti alla formazione di nuove vie Mnguigne. che si forma,yano a mezzo dei vasi della capsula adiposa, i qtw li, pl•r le aderenze che si formavano dopo lo scn ps uiamento, arricchito di numero, completavano Ja insufficiente irrorazion<'. sanguigna che proveniva, dai vasi dell'ilo. · Per altri autori invece la. cap~>ula nei proce:-;gi flo~tistic i d e l rene si opporrebbe, pPr la sua poea estensibilità, alla dilatazione dell'organo. Sicchè per i primi lo srapsulameuto sarebbe indicato nelle congestioni renali, in cui In. capsula ostacolerebbe l'aumento del rene. Per i secondi invece sarebbe efficace nelle n(•friti croniche. ~fa la tendenza a generalizzare il metodo chiJ:urgico in tutte le nefriti ha sul'citato fervore in molti altri cultori, che 1w st.udiarono l'argomento dal lato i!'tologico. CoRi Alba.r ran e Bernard nello scapsulamento di reni di conigli sani videro La capsula rigenerarsi dopo quindici giorni e raggiungere> il suo );pessort> normale dopo dut> mesi. Detta capsula. fibroa.dipos~t adl.'rÌ\7}t con briglie ai t:essuti rircostant.i. Al mic:roscopio si notava.no in ca.psule di due m es i dei vasi ver~<o ili imite del parenrbima renate. Essi conclus(•ro che gli cH'etti def'.ongPstionant.i della eapsula erano di lieve entità. L '.Am~ illotti esc>guì altre e:;;perienzc: in alcune ha scapsulato il ren(' di vari animali c li ha tH:.cisi in varie epoche da. U ore a 158 giorni ed ha not~-tto cbe lo st'ap,.ulamHnto del ren<' porta aua. formazione di una capsula molto vascoJa.rizzata, eh<' facilita il compenso da. parte dci Yasi. Finalmente le esperi<>nzc> non furono eseguite sui reni sani, ma su reni eon proc·f'x><i di n~>friti. C'o"l il Fabris s i servì. della. tossina difterica e d ella c·antaridina prr ott(•m•r<' i() nefriti e concluse elle la nefrocapIWCfomia prodtwe subito la guari~rion<.'. Bgli ammett<•va anche gli effetti decongestionanti della capsula, neg-a\a la formazionl• però di una. nnont -.;·ia san~nignn rapprPsentata da Yasi IWl'Ìr<'nnli.
XXX\- CO XCRESSO I TALIAXO DI MEDlCl!\A D,· •n:u:-;.\
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D Ferrarini inda.ga sull'influenza delle ncoformazioni nello stato infiammatorio dell'organo producendo nefrite cronica con tossina difter ica in rene scapsulato, ma nulla h~~ rivelato da l lato istologico tra il rene scapsulato e quello sano, e pe.rciò è di parere contrario all'intervento nelle nefl·iti acut.e e croniche. Ma lo Zironi è d 'avviso che l'inter vento nel decapsu la.mento non può essere deciso da ricerche sperimentali su reni sani, nè le nefriti prodotte da Fabris e F errarini dànno la sicurezza che sa rebbero continuate nel loro decorso se lasciate a sè . Occorreva quindi avere una, nefrite che :-;i avvic.i nasse il più possibile a quella dell'uomo. Ed a llora si servì d i cromato neutro di potassio e di enlture di .F'riecllander. Egli conchiude che lo scapsulamento del rene non ha esercitato a.Lcuna azione benefica n<>l processo nefritico. Anzi si è palesato dannoso in quei reni nefritici in cui vi era prevalenza delle lesioni int.erstiziali con loealizzazioni subcort icali e nessun vantaggio ha prodotto in quelle lesioni prevalentenwute parl:' ncbimato~<e. . Infine il prof. Rondoni fin dal 1907 per lo srapsula.mento dei reni ~i è servito di cani e di conigli. Nella prima serie di esperimenti ha notato se vi sono differenze nel colnJlOrtamento di cert i veleni nei due reni di uno stesso animale di cui uno a capsu la integra e l'a ltro seapsulato . In altri animali el)egni solamente lo ~capsu lamento del rene sinistro e li uccise dopo due o sessanta giorni dall'ntto operativo. Kotò: dopo due o quattro giorni dallo scapsulamento il rene era alquanto aumentato di v olume con superficie rosso-scura, con tasse aderenze fibrinose con gli organi vicini, ed un rivestimento molle, sanguinante. D al lato istologico notò rigonfiamento torbido, disfacimento granulare degli epitelii ed alle volte leggera degenerazione grnRsa. L 'autore ammette un edema del rene, dovuto alla mancata, tensione della capsula. Secondo il Rondoni, non si formerebbero dei vasi nuovi che si addentrano nel pa~ renchima. Oltre il I,ino ed il Siciliani, il ten. col. M. P eruzzi .fin dal 1915 ha. studiato l'istologia del rene vicariante, e ciò a riguardo della diseussione se di tratta di ipertrofia o di iperplasia. Nel primo caso si attende alla proliferazione cellulare, che accresce le dimensioni dei tubuli e dei glomeruli e nel secondo caso la form azione di nuovi tubuU e nuovi glomeruli nella sostanza corticale. L 'autore si è servito di conigli neona.t i. Egli conclude che le modificazioni che si o:-:servano nel rene vicariante sono quelle che si ha nno nei fenomeni normali di accrescimento. 11 Benoit ba studiato cla parecchio tempo dal lato i s1ologico la ipertrofia compensativa del rene dopo la. nefrectomia unilaterale in due c·ani . Il primo è stato reciso dopo un mese e l'altro dopo due mesi ed otto giorni dall'atto operativo. Riscontrò: il secondo rene ù<>l cane A, in rapporto al prin10 non presentò ue~su n aumento di peso, ma possedeva i corpuscoli di Malpighi ed i tubi urinari leggermente ipertrofìci . I tubi dilatati in ra.pporto a quelli del primo rene hanno il lume più largo. Il l'Ccondo rene del cane B presentava.: la sostanza eorticale mie;urava in media 8,35 millimetri di. altezza in luogo di 7,06 nel primo rene. La sost,ìnza roidollare è ugualmente ipertrofizzata. I tubi urinari ed i corpuseoli di Ma lpighi sono leggermente pii1 volumino:o:i di quelli dt•l primo rene.
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In conclusione, nel cane B, l'ipertrofia del secondo rene si trovava. istologicamente per un aumento di volume di corpuscoli di Malpighi e dei tubi secretori di urina. Anche l'Ambard nel suo lavoro ultimo sull'aumento ponderale e superattività funzionale del rene dopo l'abolizion e del suo congenere ha concluso che dopo 60 giorni dalla nefrectomia il rene pesa 1'84 % in più del rene tolto. Mentre un mese dopo la nefrectomia l'aumento del peso resta nullo. Ricerche personali. - Poichè vi sono ancora divergenze circa la modalità con cui si svolge la ipertrofia renale compensativa e poichè la clinica ha ottenuto d ei notevoli benefici in molte forme di nefrite dallo scapsulamento del rene, ho creduto ut;ile studiare le modalità con le quali un rene scapsulato si ipertrofizza quando l'altro viene estirpato. Le mie ricerche, esegtùte nell'I stituto di patologia generale d ella R. Università di Bari, diretto dal prof. A. Maras~ ini, si limitano allo stato istologico. Come animali di esperimento mi sono servito di conigli. Gli a.nimali, prima di ogni atto operativo, venivano p esati e poscia ripesati a,Jl'atto del loro sacrificio, che avveniva per dis~;a nguamento. I reni asportati venivano anch'essi pesati ed alcuni pezzi fissati in liqtùdo di Zenker ed altri nelliquido di Cornoj. Essi venivano aperti a gruppo ed a distanza visibile ed incisi anche ad intervalli più o meno lunghi. Detto intervallo varia da qualche giorno e dopo l 'operazione a p arecchi mesi, anzi l' ultimo coniglio fu sacrificato dopo circa sei mesi dall'atto operativo. Le ricerche istologiche furono condotte su 12 conigli nel modo seguente: i p ezzi dopo la fissazione erano inclusi in p a.raffina ed i tagli colorati con ematossilina ed eosina. Poi ho entunerato gli strati di glomeruli nello spessore della corticale, lungo il decorso delle arterie pre.osso la p eriJerht. Poi. con l'ocnhne tnicrometl'ico ho misnr~1.to le dimensioni dei glomeruli, dei tubuli, delle cellule e delle anse di Henle, ascendenti e discendenti, con loro diametri massimi e minimi e facendone delle medie. Notevolmente veniva confrontato il rene norma.le con quello residuo dello stesso animale. Dalle mie ricerche è risnl t<tto cho il rene ::;capsulato è sempre aumentato di volume in qua lsias i epoca in cui viene scapsulato l'animale. L 'aumento pond,erale è m aggiore in quei reni di conigli, che hanno vissuto a lungo. Inoltre la capsula, si presenta riprodotta fi n all'ottavo giorno dopo lo scapsulam ento. Essa nei primi meRi è ricca di cellule e di vasi, mentre verso il terzo mese il tessuto diventa fibroso e quasi sclerotico. Le cellule scompaiono e con esse i vasi, che veng-ono strozzati. Anche la sol-ltanza corticale prc:-;enta. una differenza di spessore. I diametri dei glonu~nùi, dei t nbuli e delle anse di Henle sono superiori nel rene superstite. Il nunwro ùt>i glomeruli non si è trovato mai aumentato, quindi si deve p arla.rc di ipertrofia e non di iperplasia. Sicchè, a, mio parere, i benefici eiTet.ti dello srapsulamento del rene n<'lle ncfriti deriverebbero non solo dalla decompressione congestizia che n e consPgue nel parenchima, ma anche per il proc<'sso di ipertrofìa delle unità r cnali, si da rag-giungere nel rene ip~'rtrofico scapsulato volume per i qua li Ja semplice ndroctomia non è capace di provocare da sola nel rene residuo. .
XXXX CONCI!F.SSO IT.\T, T.\NO DI )IF.fli('INA I:>l'ERNA
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CO XCL CSI OXI. Jo Lo scap!;ulamento di un rene N;Pguito contemporaneamente a lla estirpazione dell'altro, determina nel r<·ne residuo un aumento di volume e di peso, che può raggiungere in qualche caso perfino il 120 % già dopo 24 ore, e che più tardi }H.lò elevarsi fin oltre il 300 %. 2° Dovendo attribuire logicamente r aumento di peso e di volume nelle 24 ore in prevalenza, se non unicamente, a fenomeni circolatori: è logico ammettere che l'assenza della capsula esercita una bencfica influenza decompressiY~l. sugli elementi cellulari dell'organo. 30 Lo scapsulamento di un rene, eseguito contemporaneamente a lla estirpazione dell'altro, è capa-ce di a,<;sicurar·e una ipertrofì~b quale non s i è ra-ggiunta. mai colla semplice nefrectomia unilaterale. 40 Tale ipertrofia si svolge a carico di tutti gli elementi principali specifici che fanno parte degli organi elementari del rene (nel senso di P eruzzi), senza che di questi si abbia aumento di numero. 5o La ca,psula estirpata si riforma assai rapidamente e talora più spessa e più robusta di quella asportata, ma essa, tuttavia, non ostacola la notevolissima ipertrofia. che si sviluppa nel rene. 60 Se immaginiamo logicamente che in molte nefriti si abbiano alterazioni disseminate, capa~i di ridurre la parte funziona-nte dei reni, cosi come la riduce la estirpazione di nn rene, e se pensiamo che nello svolgersi del processo infiammatorio rena le, fenomeni congestivi, che la, infiammazione determina, per conto proprio, debbono unirsi e com-· p 1icarsi con quelli iperemici, che la semplice riduzione del parenchima r-enale funzionante, deve provocare in via collaterale e compensativa, e che gli uni e gli altri, insieme all'essudato, debbono esercitare fenomeni spiccati di compressione stù pa.renchima dell'organo, a.ppare verosimile che la ca.psulectomia debba presenta.rsi, come uno degli interventi più utili a stabilire la funzionalità dell'organo. Con ciò stesso può facilmente interpretarsi il meccanismo della. benefica azione, che dalla capsulectomia. la clinica ha ottenuto in molt i casi, e può spiegarsi l'insuccesso verifìcatosi in altri, nei quali la ipertrofia del parenchima renale o può essere stata inibita da altri procesl'i attivi svolgentisi nel rene, o può aver trovato ostacolo in altre condizioni particolari del rene o del soggetto, cui il rene apparteneva.
Il [OftfiRn~O ftlliOftllE DI MEDI[Iftl EDI lfiiEftf [0l0ftlllf Ro,-,a,
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Ottobre 1929
I l 29 ottobre scorso, nell'aula senatoriale in Campidoglio, è stato inaugurato il II Congresso Jlazionale di medicina e di igiene coloniale, all'Augu:;ta presenza tli S. A. R. la Duchessa d ' Aosta, e coll'intervento delle LL. EE. i Ministri della guerra e delle colonie e d<•l Sotto:.:egrehnio di Stato per l'edurazione nazionale. Il Cot·po sanitario militare era ruppr<•sentato chtl t<>nente generale medico U . Riva, dai ,g-rnerali mediei ispettori R. Bernucci, G. Massarotti ed A. Tobia; quello della R. ~L dal tenente generale medico G. Repetti. Il disrorso inaugur<lle fu tenuto dal tenent<> generale medico della R. M. prof. Filippo Rho. Parlarono, in seg1.1ito, il prof. sen. Sir A . C'astellani, il prof. sen. G. Gabbi, S. B. il Governatore d i Roma, ed in ultimo S. E . il 1\Iinistro delle colonie dichiarò aperto il Congresso in Mmc di S. M. il R€'. Il Congre~;so è rim;cito una ma.nifestazione di vita,, di sapere, di volontà. E per noi medici militari è interessante si dica clliara.rnente, altamente che buona parte dell'ottima riuscita si de>e ai nostri Uffic.iali medici che, in Colonia, fra le più a.spl'e difficoltà, fm i disagi e le peripezie d'ogni genere, quasi sempre con mezzi di indagine sca.rsi e. rudimentali, spesso sen za mezzi eli sorta, hanno saputo e S<tnno lavorare e produrre, acuendo il loro spirito osserva.tore, intuendo spesso e poi riuscendo a dimostrare il vero, facendo opera di scienzia,to e di apostolo, ili pioniere e di uomo politico, recando sempre in fronte l'emblema delht scienza e quello di It~lia, e talora pass~mdo nella schiera dei mn.t'tiri. Le relar.ioni generali riguardavano la spt·ue, la lebhra, la profl.las:;i della malaria. Delta sprue pa.rlarono il senatore Sir Castellani e il senatore Gabbi . D primo ne delineò m~tgistralmente il quadro clinico, le ipotesi sulla etiologia, le altera.zioni anatomiche, i concett.i terapeutici; il secondo ilimostrò che la malattin, esiste a.nche in Europa, descrisse i casi finora osservati nell'Italia meridionale e sostenne con efficacia la necessità di indagini sistematiche per accer tarne la diffusione, e per prendere i proVTedimenti atti ad impedirla ulteriormente. Delta lebbra erano rolatori lo Stanziale e il nostro rapitano medico Ronga. L'argomento fu SY iscerato in modo com~lleLo , e specia.lmente merita. lode il Ronga, il quale è riuscito con un la,-oro lungo e paziente a dimostrare che le statistiche nostre erano finora tutte incomplete, che in Italia vi sono vari focolai eertamente a.utoctoni e ehe i casi in complesso ammontano a circa 400. La <·ifm non è impres~;ionante, ma non è neanche da prendere a cuor leggero. Che fare di quest-i 400 lebbrosi? È ciò di mù ha discusso il Congresso: fra le idee antiche e la libertà assoluta, un giusto mezzo è, evidentemente, quello di costituire villaggi-colonie apposite, ovt> gU infermi lavorino e guadagnino da vivere. Dove ? Con quali modalità.? in una. ilelle nostre isole o in una o più delle nostre colonie ? Con quali aiuti dello Stato? Certo il problema è difficile: ma la discussione fatta in propo,.,ito al Congresso contribuirà certamente a. riso! 'erlo.
11 CO:S:O RE>'iSO 01 :\IED!I'l:S:A F. DI IL:IE:-Jr~ COLO :s'lA t.r~
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Sul terzo tema la relazione del prof. Gosio fu quale si poteva a ttendere da questo insigne nostro ma.lariologo. Egli sostenne l'efficacia grande della profilassi chininica, la quale ha evidentemente una importanza enorme, specialmente per noi dell'Esercito: e concluse che essa deve praticarsi colle alte dosi, ad intermittenza, metodo··c he noi abbia mo da tempo adottato. Dimostrò inoltre come le piccole dosi giorna liere siano non solo inutili, ma dannose, perchè facilitano lo sviluppo delle forme chininoresistenti e delle forme sessuali. Certamente fra i mezzi di lotta contro la malaria quello della pt•ofilassi chininica. ba una importanza enorme, percbè nei casi di masse d 'uomini mobili (truppe, lavoratori, eec.) è spesso il solo su sui ci si possa basare: d 'altro lato stùla sua utilità non vi è dubbio alcuno, cosiccbè sembrò ai congressisti azzardata l'affermazione fatta dal Missiroli in una sua, del resto interessa.nt.issima, comunicazione che cioè la profilassi della malaria. significa lotta. contro l'anofele. E perciò vi fu ehi al Congresso sostenne che la lotta contro la rnaJaria è lotta complessa, che deve utilizzare tutti i mezzi, tutte le risorse, perchè tutti i mezzi sono utili, ma nessuno di essi, da. solo, è sufficiente. Seguirono poi due riviste sintetiche di grande interesse, la prima sull'cc Ematologia. delle malattie tropicali n, con ctù il prof. Castronuovo mise a -punto la questione, da quel valoroso etùtore che egli è, di questa . materia ; la seconda, stùla << Lot.ta al tra.com:a nel Nord Africano n, che fu un vibrant~ atto di fede del ca.pitano medico Sarnelli: questi dimostrò la gravità del problema e preconizzò accordi internazionali fra tutte le nazioni del nord-Africa, per tentare di debellare il flagello. Le comunicazioni furono moltissime e b1rillant.i: quelle dei colleghi militari sono pubblicate per intiero o in auto-riassunto nel presente fascicolo; merita speciale menzione quella del capita.no medico Brezzi, il quale fra i disagi e i pericoli a cui egli si trovò esposto nelle oasi di Kufra, con cuore saldo e con mente serena seppe rivolgersi allo ::;tudio della nosologia di quelle regioni, riportandone os~erv azioni del t utto nuove e interessantissime. (~ues ti sono i nostri Ufficiali medici ! Il Congresso gli fece accoglienze veramente festose. Interessantissima fu pure la comunicazione del ten. generale medico prof. Testi, dell'importanza della quale l'autoriassunto, qui pubblicato dà. appena una pallida idea. È un lavoro poderoso, che mette a. punt o tutte le questioni zoologiche e tossicologiche riflettenti gli ofidi delle nostre colonie. n lavoro integrale sarà letto con grande interesse. .Altro argomento nuovo e di grande import.a,nza fu quello delle <<Malattie dei paesi caldi nel Dodecaneso "• svolto d al scn. p1·of. Gabbi coi professori Russo e Gasperini e col capitano medico della R. l\brina, dottor Alonzo. Sono questi appena dei saggi, ma dimostrano la necessità di studi sistematici. .Al Congresso intervennero attivamente illustri scienziati di altri paesi, lo Scbilling e il Galender (Berlino), il Leaper (Londra), il Copanaris (Atene), ecc. Conclusione: tre giorni di lavoro eccezionalmente intenso, ma. anche di godimento spirituale, che non saranno dimenticati.
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U C:OX(;).{E:SSO DI l\IEDI('INA. E DI IGIEXE COLOXIALE
Del secondo tema 1'ia88'!tmiamo la relazione del capitano 'lllediro G. Ronga:
LA.
LEEIEIR.A.
per il dott. Gaetano Ronga, capitano medico
Cenni stm·ici. - La lebbra. è la malatt ia più anticamente conosciuta e ci viene tramandata. <' Oll ricchezza di particolari ed episodi tragici. TI primo focolaio sorto in India, nell'Asia, in tempi preistorici si dilagò in seguito in tutto il mondo a mezzo sopratutto di tre popoli: Fenici, Ebrei e Greci che attraversando i mari e sbarca,ndo sulle coste, portarono assieme alla civiltà, e alla ricchezza anche l'infezione lebbrosa in regioni in parecchie delle quali ancora oggi persiste la malattia. In Italia la lebbra fu importata intorno al secolo che precedette l'Era volgare, secondo alcuni dai Fenici che colonizzarono in Liguria, secondo altri dalle armate di Pompeo reduci dall'Egitto. N ei secoli seguenti la malatt ia ebbe alternative di remissioni e di recrudescenze fino a.l Medio-Evo, epoca in cui dila.gò spaventosamente in t utta Europa ed anche in I talia. alimentata da varie cause, tra le quali la. venuta di molti greci al tempo dell'I mpero Bizantino e le Crociate. A questa terribile invasione che fece vittime innumerevoli si opposero in quel tempo sistemi di difesa quali potevano essere suggeriti e dalla scienza di allora e dalle terribili cond izioni del momento. Sorsero, fra l'altro, numerosi lebbrosari, nei quali questi derelitti erano relegati e sottoposti a leggi severe ed inesorabili. In Europa si fondarono tali luoghi di ricovero fin dalla metà del secolo terzo, ma notizie di veri e propri lebbrosari si hanno verso il1460 in Francia e nel 1600 in Italia. In questo tempo e nei secoli successivi ne furono istit uiti moltissimi in quasi tutw le regioni della penisola, manwnendosi in piena efftcenza sin verso la fine del secolo xv. In tale epoca, mediante questi mezzi energici di profilassi: la lebbra i ncominciò a perdere il suo ca.rattere epidemico diminuendo più t ardi anche negli altri focolai sparsi in Emopa, come in Russia ed in Norvegia, senza però mai e,<;tinguersi completamente. Statistica.. - Oggi i pae.<;i più infestati dalla lebbra possono considerarsi il Brasile, con 34 mila lebbrosi e l'India inglese con 85,102. Prima però di prendere in e,<;ame le statistiche più o meno esatte e maggiormente importanti delle varie parti del mondo, sarà meglio considerare le nostre colonie di diretto dominio e quei paesi dove maggiormente affluisce la corrente emigratoria italia na. Fra le colonie, l'Eritrea è quella che appare più infestata di lebbra, dati i suoi rapporti commerciali attivissimi con la vicina Abissinia, in cui la malattia regna endemica e dove si ca.Icolano parecchie migliaia di infetti. In Somalia esistono focolai, sia. sulla costa che nell'interno e a Mogadiscio nel1927 esistevano 41 lebbrosi. Notizie recenti sulla Tripolitania e Cirenaica non si hanno, ma sembra. che i vecchi focolai tra Misurata e Tripoli e tra Bengasi e Misurata. non siano scomparsi, contando complessivamente circa 500 lebbrosi.
Ir COXCRESSO DI li.IEDICINA. E DI ICJEN'E COLOXIALE
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Fra le terre d'oltre oceano figurano priJna il BrMilc eon 34 mila lebbrosi, annualmente in aumento e l'Argentina con 1522 casi, di cui 200 in libera circolazione a Buenos Aires. E sistono ancora lebbrosi nel Paraguay e nell'Uruguay; in Columbia, la regione forse più infestata del mondo, con un totale di circa 30 mila lebbrosi. Del pari una notevole percentuale presentano qua-si tutte le repubbliche della America centrale, come il Mesf:ico, le Antilte, la Martinica, il Guadalupa, ecc. ~el mezzogiorno della Fr~tncia, Marsiglia rappresenta ancora un focolaio degno di nota con 40 ammalati su 600 mila abitanti. P arigi conta 200 lebbro>;i quasi tutti provenienti dalFestero. Spagna e Portogallo hanno anch'essi numerosi focolai d 'infezione, con un numero complessivo di oltre 2 mila. Sulla costa settentrionale dell'Africa osserviamo lebbra nell\Iru:occo, con focolai a Fez, Dukala ed Abda, in Algeria, in Tunisia, specie fra gli indigeni, in Egitto, che contava nel 1915, 7 mila lebbrosi. L '.Asia per la sua vasta popolazione ha il maggior numero di lebbrosi, avendo nel suo territorio la Cina con l milione di ammalati cd il Giappone con 16,261 lebbrosi al1926. In Palestina vi sono oltre 600 lebbrosi, con un lebbrosario a Gerusalemme. Smirne in Anatolia, Scutari d'Asia, le jsole dell'Arcipelago Greco, Costantinopoli e tutta la Turchia sono altrettante zone più o meno invase dalla lebbra. In Rumenia, in Serbia, in D almazia, in Grecia, con i maggiori focolai a Creta, a Cip1·o, in Atene atessa; esistono lebbrosi. :Sella piccola isola di Malta vi sono parecchie decine di Iebbrosi, alcuni di origine autoctona, alrn provenienti dalla Costa nord-Africana. NeU'Em·opa d el Nord focolai degni di nota sono in Livonia, in Estonia, nella Russia del .sud. Quattromila casi si contano nella :Nigeria del Scoegal ed oltre 30 mila in quella Britannica. Nell'Africa Equatoriale francese esistono 117 1uila lebbrosi, circa. 20 mila nel Medio Congo ed uria pcrcentuaJe a.ltissima nel Congo belga. In tutta. l'Africa Tropicale, secondo Rogers, non vi s~u:ebbero meno di 500 mila lebbrosi.
La lebb·r a in Ital·ia. - La Commissione ministeriale che studiò la diffusione della lebbra in Italia nel1912, assodò un numero di lebbrosi di . 212 sparsi in 34 provincie. N el 1926 i lebbrosi denunciati nel Regno raggiungevano il numero di 274 .in 44 provincie. ~cll9::l8 il dott. Levi di Trieste, in seguito ad indagini da lui fatte, portò tale cifra a 291. Dalla statistica. della Direzione Generale di Sanità Pubblica, a me pervenuta nelll'agosto u. s., risultavano 340 casi di lebbra, di cui 153 importati e 187 di origine autoctona, divisi in 46 provincie. Tale cifra, da me aggiornata mediante le ulteriori notizie pervenutcmi dai signori medici provinciali e dai direttori delle cliniche dermosifilopatiche di tutto il Regno, è risultata di 391 infermi, a tutt'oggi realmente viventi e residenti in I talia, poichè molti che figuravano nell'elenco ministeriale erano o morti o ritomati all'estel'o . Questo numero di lebbrosi, non assolutamente preciso, ma molto approssimativo, sparso in 47 provinéie dall' nn capo all'altro d 'Italia e 6 -
Uiomale di medicina militare.
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l i CO>rC.RES>;O Dl ::llEDlCINA E
DI IGIENE COLO>riAl.E
specialmente nelle isole. fa. pensa.re in confronto dei precedenti che la malattia in I ta,lia è in discreto aumento. Nè, a mio parere, è ta.nto neces~ario stabilire precisamente la cifra di ta.U infermi, quanto invece il considerare i focola.i nuovi di lf'bbra autoctona che sorgono in luoghi fino a poco tempo addietro immuni. Così, oltre ai già. noti focolai della Sicnia, Sardegna, Liguria, Piemont.e, Puglie~ dove la lebbra si trasmett.e per lo più a mezzo di contagio fanùliare. vengono osservati già dr~ un pezzo cafii nuovi, nella (;UÌ anamnesi pazientemente raccolt:t, nulla s i può trovare che spieghi il contagio, t rattandosi eli gente mai uscita dalla propria, provincia e non legata da legami di parentela o. di amicizia con altri lebbrosi. Ciò vuol dire che in queste località vanno stabilendosi quelle condi;doni uec<.>>~saric a noi ancora sconosciute, · pf'.rchè l'infE'zione po:ssa avvenire. Na~ce quindi u.rgente il bisogno eli porre riparo, nwdiante una migliore profì.La,<;si, a tale stat-o di cose che, oggi appena delineato, potrebbe domani aumentare e generalizzare apportando irreparabili danni. Terapia. ·- Moltissimi sono stati i rimt>d i tentati fino ad oggi nella. tN·a.pia della lehbnt, ma purtroppo nessuno di essi ha corrisposto in modo definitivo. Parec<'hie sono sta.te le osservazioni fatte di tempora.nre migliorìe~ anche di apparenti guarigioni , ma esse perdono molto del Joro Yalore, quando si pensi che nella lebbra. esistono natUl'ali e grandi va.l·iazioni nelle manifl'~tazioni, ù1dipendcnwmente da ogni sh•tema di cura. Si hanno. periodi di r<'missioni ~pontanN.'i forme miti c ahortivf' appena dt'lineat.e,_ vi sono gli st.ati mutila.ut.i, defmitivi, nei quali anche attenuata l'infezione,. persistono fatti degenerativi dovut·i a dif:trnzion(~ di Jìbl'e nervose. È vero però che in un certo stadio dt>fla, malattia avviene nna. lotta· tm il bacillo cd il ~; i stema. nttoecati dtlll<' tossinc del bacillo stc~=<~'<o. Se in quest,o momento intervc•ngono le cure, che, quale piccolo aiuto, dcddono lesorti a favore dell'organii'I)UO in lot,ta, b<.'n si comprende come anche d a. poehi casi in cui t,ali guarigioni avvengono, possono derivare pre~iose indica.zioni per studiare ulteriori mi.gliuramcnti e modificazioni dei rimedi usnti. In questo senso è opportuno uno studio della letteratura dei vari metodi di cura, almeno di quelli maggiormente pra.ticati c che hanno dato i migliori risultati per orientarsi più sicnramento verso quei principì, ·che potranno in avvenire essere forr-;c la base di upa, reale cd efficace cura. Tutte le sostanze mcdicanwntosc adoperate possono dividersi in tre grandi categorie, c .c ioè: l 0 so:<tanze minerali c vegetali; 2° sieri e vaccini; 3o olio di cha.u lmoogra. c Ruoi derivati . .Appartengono alla prima categoria il calomelano, già antknm(•nte usato con scarsi risultati, e l'a.rsenico. Quest'ultimo, somnùnistrato sotto varie forme mediante i suoi numerosi derivati (Atoxil, ea.codilato di sodio, ..Arrlwnal, Salvarsan e Neosalva.rsa.n, Eparseno, ecc.), non si è dimostrato un medicamento specifico, ma ha dato solo parzia,Ji benefici, nel senso che ha migliorato lo stato generale dei pazienti. l/antimonio, sotto tre principali combinazioni (Stibenyl, Stibosan,_ Antimosan) si è moRtrat.o favorevole specie nel produrre una rapida cicatriz.ta,zione delle forme ulccmtiYe, senza peraltro influire sulla. vitaHtà, del bacillo.
Il ('(tNGRE:",:lQ lH )IEOIC'INA E DI
J G i r~ :\'E
COLONI\ LE
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Quas i ana logo risul tato s i o tt~:>n nc con la somministraziooe pr r via. i]Joclt'rmica di prt>para.ti di tC'llurio, medi<lnte i quali lo Stanzi.alC' osservò anche un certo grado di frammentazione batterica nei prqwrati istolog-ici. L 'iodo, spec ie sotto forma di iuùuro di llOtassio e rli iod!Jformio, non diede che forti r eazioni gcn<:ra li e locali, s<'nza. apportare ne:.snn durevolo beneficio. Così pure fm-ouo tentati i prepar ati ùi oro, che, a parte i da.nni c he po:<sooo provocar<' in seguito a1l un tratblllH.' nto ahhasta nr.a lungo~ non JWoducono che solo in JlOC: hi ca8i discr eti, ma parziali bC'nefì<'l. L"\.nche l"i ttiolo. il g-uaiac-olo, il t iJilolo, la strienimt s ia da soli ehe asSQciati ad altri ruedicament i, sopratutto au·ouo di chanlmoognt, furono usati st>nza evidenti miglioramen t i. D opo g rinsuccessi avuti dalla cura, che il Carasqnilla ed a ltri anrora tentarono co o iniezioni di ~; iero di !l.n imal i, ~li quali era ~;t a to pr<'ven t j,·ameutc iniettato i::tnguo di l<•hlJrosi o suc·('O di lepromi, a n<·he la ~ i eroterapia fu ùen pr0sto a bùandona t a. ) I aggiori ri:sul ta.ti c più utile impiego E'hbE> t>d ha la nt<:rinot<'rapia. c he f. ;;tata praticata pr ìuc ip<ll!ltrnte o con autovaccini rieaYati dal malato stt>sso o d a malati diversi, oppur!' con t'mulsioor di cu lture !li baeilli di H.mson per quf'lli C'Ile hanno potuto oHenernc la cu ltura pura o ancora con varie specie fli ba<·illi acido-r esistenti. Tra questi. 1'ono da 111enr.ionare la leprotina di Host, il :Ka,<;tiu B. di D eike, la. tubC'rrolina di J\of"i1 e tutt.j i vaccini variamente preparati., tr.a sempre ot1enuti da lepromi deg li ste...;si ammalati. D egno di attenzione per il sor prendente ri;:;ultato cous(·guito cd annnn~:ia.to è il vaccino di H as80n o ttenuto dal liquido ricco in bac illi di una bolla provocata ad arte s ulla cute di un lt•bbroso, mesrolato nd una emnlsione di bacillo piocianeo ed iniettato p<'r via. <>ndovenosa. Gli effetti, talvolta ottimi, quas i sempre soddisfacent.i, della vaccinotera.p ia nella lebbra,, furono constatati e conf<>rmati da quasi tutti gli autori, p(;'rÒ in un ultro·iore, più lungo periodo di ossen::tzioue, i risultati che a l principio realmente s i ottennE>ro, non furono durattu'i e la malattia dopo periodi di s ilenzio riprese il suo natura le a nda mento anche facendo di nuovo intervenire la, cnra. L 'olio di cha ulmoogra r d i s uoi deriYat.i sono, da moltissimo t('mpo P. per effetto di vaste espericnr.e, cons id~ratì il rimedio quasi sp~ciJìco della lebbra. Usa.to dapprima puro, pe-r Yia gastrica, fu trovato non faeilmen te assimilabile per i disturhi secondari notevoli elle cagionava, sopra t utto a lrapparato gastro-ep terieo. :Fu allora provato di mescola.r lo ad a ltre sostanze p er diminuirne gli effetti dannosi ed in seguito ancora, a.bba ndonando completamente la via gastrica, si tentò di adoperarlo per via. !'>OttocntaoC'a. Ma il suo potere irritante si manifestò pure n<'i tessuti cellula.ri, provoca ndo r eazioni locali ed accidenti secondari, quali gli emboli polmouari, e quindi anche tale metodo divenne difficile nella pratica ed insufficiente allo scopo, perchè non potevano essere somministrate alte dos i del medicinale qua.li occorrcva.no indispensa,biln1ente p er un r eale migl ioramento. Fu cosl che Rogers e Ghosh, dopo lunghi studi, introdussero nella pratica nel 1915 i ginocardati o chaulmoograti sodici, sali sodici, cioè, degli acidi grassi dell'olio di cbaulmoogra non saturati. L 'uso di questi
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CO!\OitESSO Dl lllEDtCI!'A l!: DI l C JENJ:: COLO :O.""IALE
diede a Rogers brillanti risultati. tanto rhe egli nel1920 parlò di guarigioui cliniche in una percentuale del 67 % e altri· ancora. in seguito dell'SO 0 ~ . Accanto a questi derivati dell'olio di chaulmoogra, Ro~ers ~tudiò lHlre a Itri oli i provenienti da alcune piante della famiglia delle Bisca cee come l' hidnocarpus Wigbtiana, actihclmitica, venenata, ecr., con i quaJi furono fabbricati diversi idnocarpati Rodki di buona efficacia. Un morruato l'd un soiato sodico si ottennero pure dall'olio di fegato di m<>rluzzo e da quello di so ia. Anche però questi sali sodici, somuùnist1:ati per via endovt>nosa., prescota.oo il loro inconveniente, primo fra essi quello di usare endoftebiti obliteranti e come fenomeni secondari, disturbi ~a strici, vertigini, anemie. A ciò si può solo in parte o'TViare mediantt> accurata sorveglianza del malato e piccoli accorgimenti d i tecnica, mn talvolta, ma.lgrado ciò, si è costretti a sospendere o interrompere la cura per un lungo pPriodo di tempo. Questi sali, che danno sempre forti reazioni g!'nernli e locali, agiscono, sembra, aumentando il potere lipolitico del siero del santrne che dissoln' la capsnla cereo-adiposa dei bacilli, producendo la messa in circolo di anti~eni. che detex·minano una immunità a.tti•a. · Holman, D ean e Mac Donald studiarono per i primi e l'introdussero nella prat ica gli E>til-ether dE;>gli acidi grassi dell'olio di chaulmoogra, i quali, u>:ati o da f;Oli o uniti ad altre sostanze, costituiscono ciò che attualmente viene chiamata la cura moderna della lebbra. Essi, infatti, usati IargamE;>nte in Columbia., in India e nei maggiori lobbrosari del mondo hanno dato, in con.fl:onto dei precedenti rimedi, risultati più pronti, più d ecish·i, i-lenza presentare grandi inconvenienti. Soli o associati con altre Rostanze, hanno dato luogo a vari prodot ti che attua.lmente si trovano in commercio sotto vari nomi: Anti lcprol Bayer, .à.ntileprina Valenti-Rivolta., Durotan (Mitius e Fortius), ClJaulmoogrol, miscuglio di Muir (E. C. C. 0.), )1:iscuglio di Mercado, ecr. T ali prodotti, alcuni dei quali p ossono essl're somminiRtrati. sia per via ora!(' che ipodermica o endovcnos:t, a secondo negli st:adi della mala t tia e dellu tolleranza del malato, danno oggi le più alte percentun.li di guarigioni cliniche e rappresentano realmente un notevolE> pa..-:;so n ella. terapia della lebbra. I brevi termini di una. relazione non mi permet tono di accennare ae-li altri metodi di cura, come la radio e l'elettroterapia, il trattamento c~n la· neve carbonira, secondo il met.odo di Paldrock, l'applicazione di acido pirogallico secondo Unna, le cure chil:urgichc in genere ed altre di minore importauza, che po~sono e!I!>E;>re considerate del resto in alcuni casi come buoni coadiuvanti a i trattamenti fin qui esposti. Da quanto ho detto si può con sicurezza afi<'rrnare che la cura della lebbra., llmg i d;tll ':wor ra~giunto quel gra,flo di specificità da tutti desidemto, ha fatto in que~t i ultimi anni spPcialmente grandi progre~si. Qnl'!'ti sono rlov ut i per la maggior parte agli studi che sull'olio di chaulmoog-ra si sono con febbrili attività andati SYOI!?endo e che sono .stati sopratutto dirett.i a ll a ricerca, di quei principì o di qtwlla sostanza, attiva., che dell 'olio di ch:tnlmoogra ne fa, oggi il l'imedio s pecifico. La vaccino-terapia, specie i n quei casi nei quali il vaccino è ~tato preparato con emulsione di culture di bacilli di Hau~en, ha dato i suoi ottimi risultati, nncho se questi sono stati temporanei.
II COXùRESSO DI llEDICDIA E D I
I OlE~""E
COLO::-<J.U.E
Le e~per i euze eseguite su ~'asta scala nelle Americhe, nelle Indie, dove il gran numero di ammalati }ler lo più raccolto in grandi lebbrosari, offre l'opportunità di giudicare della bontà o meno di un dato metodo di cur·a, ci inducono ad affermare che allo stato attua le contro la lebbra abbiamo armi, che tempo addietro erano a noi sconosciute. Con questi mezzi, c mi riferisco sopratutto alla terapia con f!l i ctilEtber dell'olio di chaulmoogra, è all'ermato dalla quasi totalità d~·~li antori che le manifestazioni ulcerose e nodula.ri scompaiono, se non dcfinit i\·amente, almeno per lungo periodo, come pure i bacilli dl'lln _mucosa na~al e diminuiscono notevolmente e subiscono per lo più fatti evidenti di degeoemzione, che le condizioni generali degli infermi migliorano sensibilmente, c!w financo le turbe scnsitive hanno periodi di tJ·pgua e che inliuc ogni anno d ai grandi lebbrosari viene dimel';:::a un'alta percentuale di amm<llat i che in pa,rte dtoma allo proprie oc·cupazioni e tutti non prcfientano più il pericolo di contagio che avevano p1·ima . .Alla stregua di questi risultati, che tanto più soddisfac·enti si ottengono quanto più gli infermi vengono cm·ati nel periodo iniziale, si può dire che almeno il pericolo di trasmissione della lebbra è di molto diminuito e e quindi la profilassi di tale malattia viene ad essere più facilitata, inqnantochè gli infermi con forme ulcerose aperte, che sono quelli che offrono il maggior pericolo di contagio, possono essere in breve tempo messi in eondizioni di meno contagiare. Ad ogni modo la lebbra, come tutte le malattie croniche al pa1·i della. sifilide, della tubercolosi, della malaria, ha bisogno di una cura altrettanto cronica, che sotto una guida razionale ed intelligente può app ortare note· voli e benefici risulta ti.
.Al Congresso ]11runo p1·esentate i ·noltre le seguenti comunica:::if)'lli di ufficiali med,ici :
OFIDI VELENOSI EOFlDISIO NELLE NOSTRE COLONIE per il prof. Francesco Testi, tenente generale medico
A UTOIUAS<;UNTO.
L'ofidismo nelle nostre colonie è argomento di non lieve importanza, e. se finora ha interessato mediocremente i nostri colonizzatori, ciò deYc attribuirsi da un lato all'essere le colonie stesse all'inizio del loro sviluppo economico, con una popolazione ancora limitata di coloni italiani, dall 'al· tro alla scarsità di notizie sulla presenza e sulle specie degli ofìdi velenosi in esistenti. Gli studi però in questi ultimi anni hanno ~vuto nn certo SYi· hrppo ed allo stat<> attuale delle nostre conoscenr.e possiamo dire ehe in Africa, e quindi anche nelle nostre colonie africane, esistono, analog:-tmente ~.., quanto si sa per l'Asia, l 'Ameri<'a, l'Oceania, molte specie di serpenti velenosi, alcune delle quali pericolosissime per il loro morl;o, che spc•sso è mortale.
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U ('OSO.RESSO DI :'>lEDJCINA E Dr IGJF.XE COLOSIALB
N on vi sono ancora statistiche sull'ofidhmo nelle nostre colonie, ma tutto porta. a ritenere: come le o~;servazioni di viaggia tori e d i scrittor i di cose coloniali ci dimostrano, che ofidismo esiste, spesso con gran conseguenze. Viaggiatori naturalisti e zoologi hanno studiato le specie di ofidi ve~enosi presenti nelle nostre colonie. Allo stato &ttuale', possiamo dire che in tutto si sono raccolte più di 25 specie ...-elenose comprese in !) generi distinti, e che per ogni colonia se ne sono catn,logate le specie, in modo da reurler fin d 'ora riconoseibile in esse una c-a,rlìtteristica fru:ie.s crt>etologica. tìarebbc opportuno riconoscere a prima vista i caratteri che rlistinguono le varie specie velenose. ma queste hanno ta.Ie Yarietà. di. grandezza, di colorito, qualche volta anche di aspet.t-o esterno ed i caratt~rt, prentlentemente anatomici, sono di cosi ditlìcile constatazione che non è possibile farne una descrizione pratica, sntlìciente a, riconoscerli. Qm~l<'he carn,ttere esterno però, f~cilmente riconoscibile a prima vista, qualc!Je atteggiamento, qualche cara.tteristi<'-a nell'habitat, nei costumi ecc., possono fino ad un certo punto farle u.pprossimati>amente distinguere. È così, ~d esempio, che non (> difficile riconoscere una N aja od nn ~-.'IC]Jedon, e che tìno a d un certo punto si può distinguere nn colubride Ye· lenoso da. un viperide. Una classificazione sist€maJica basata su.i caratteri zoologici è nel"esI'Mia pl:'r il riconoscimento scientifico e conseguentemente pratico delle specie velenol'!e. Essa è bai;a.ta in gran parte Rulla conformazione e situazione dei denti del veleno. Dal lato pratico si distinf:,'1lOno gli ofìdi che ci interessano in due grandi categorie: colubrirli e vi.perirli. I primi poi, o sono priYi di tlent.i inoculatori del veleno e diconsi aglifi, o li poHse~gouo, nel qual cnso se i denti RODO all'estremità posteriore della, maRrella, prendono il nome di opilltoglifi, se sono all 'estremità anteriore, prendon quello di proteroglifi. In a,mbo i casi i denti sono solcati; mentre però gli opistoglifi non vmgono presi in considerazione noll 'ofidi~rno, i proteroglifi rappre~entano i coln· bridi veramente Yelenosi, an~i dei pih pericolosi. Nei YipPridi i denti del veleno ~;ono a.ll'estrenùtà anteriore della mascella e ~>ono <'analicolati (solenoglifi). Per tal modo le specie di l'erpenti velenofli apparteng-ono H·lle dne grandi famiglie dei colnbridi pl"oteroglifi e dei v ipericli. T generi elle comprendono specie velenose nelle noRtre <'Olonie sono i segneu ti : Fra i colu bl"id i prote1·oglifi : N aja, Sepcdon, IJ en dra~z)is. Fra. i vipcridi: Vipera, B'itis, Eckis, Ca1tsus, Atractaspis, C1'ra8tfs. Sono specialmente temibili le specie ~l>ppartenenti alla famiglia dei proteroglifi. La velenosità di un serpente è dipendente da diversi fattori concomit;wti: natura delia gianduia del Yeleno, suoi rapporti col dPnte inoculatorP>, struttura e sit.uazione del dente. Jja t.ossicità rlel secreto glandolare (> ftmzione . molto diffusa nella classe rlegli oJlcli, ed è di natura. molto complessa. Vi si distinguono generalmente una neurotossina preYalente nel veleno dei colubridi ed una emorragina prevalente in quello dei viperidi. TI veleno è piuttosto resistenw agli agenti fisici, varia.mente resistente 11 quelli chimici, alcuni dei quali lo distruggono eon una certa facilità,. Allo stato secco conserva per lungo t.empo' la sua tossieità. Si è st.nrliato dal lato fisiologico l'azione dei diversi veleni ofidici, constat;tndosi anche sperimentaln~ente 1';\tt.iviti'l. maggiore del veleno dei colubridi e il diverso modo di azione fra il veleno dei colubridi e quello
II CONGRESSSO DI ;\JEDLCINA E D[ lùll':);E COI.ONl:UF.
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dei viperidi. Altri studi si sono ri~·olti alla que>:tione dell'immunità naturale e artificiale. I sintomi dell'a,vveJenamento per morso di ofìdi variano ancb ·essi a seconda che tratta.si di colubridi o di viperidi. La profilassi contro l'ofidismo è generale od individuale ed i mezzi sono va.rii edi ya.ria. efficacia. La cura ~-era, razionale, utile anche in alcuni casi tardivi, è quella sieroterapica. Dopo le prime ricerche di Sewal e Ka u.ffmann, di Physalix e Bertand, gli studi del Calmette hanno assodato h~ grande <>flicaci~• della cura sieroterapica specifica. I n S('gtùto ai gra.ndi successi avutisi, sorsero in diversi paesi istituti per la preparazione di sieri antiofldici, sieri specifici per le singole specie veleno:se, sieri polivalenti pei casi, a.ssai frequenti, nei qua.li è difficile stabilire la. specie che inoculi il veleno. 'rn.li istituti debbono natmalmente preparare quei sieri che si riferiscono a.Ua fanna ofi1Uca del paese in ctù sorgono. L'iniezione sieroterapica. n.ntiofìdica deve pratica.rsi al piÌI 'presto e con speciali modalità. Oltre alla ctu·a specifka, non debbono trascurarsi quelle misure tendenti a.d impedire l'assorbimento del veleno, ad allontanarlo e a distr Jj:;gerlo sul posto. P er ora sembra premat-uro l'ùnp.i...<mto di istituti per la. preparazione di sieri specifici autioftilici nelle no;:;tre colonie, ma verrà un tempo, quando cioè le nostre masse agricole, come è da augurarsi, a.ndranno in gran numero a popolarle, in cui si dovrà. peusare anche a questo. Ed allora Rarà hene st udi.1>re profondamente l'argomento per stabilire quali sieno i sieri da prepararsi, sia, monovalenti che poliYalenti, con quali modalità e dove dovranno sorgere gli istit uti. Tali istit.uti potranno estendere la loro attività ancl1e nel campo di altre questioni inerenti a.ll'ofidismo e servire anche di centro d 'allevamento di a.nimali ritenuti piit o meno immuni al veleno ofidico e capaci di distruggere in gran copia i serpenti velenosi. "Cna delle colonie, la più vicina all'Italia, ricr,a di specie velenose, è la Colonia libica: essa alberga anzi due delle speeie piit velenose, la N aja Jwie ~ il Cerastes cornut1ts, un colubride proteroglifo cioè e nn viperide, ed è specialmente in Cirenaica dove abbondano. Dato questo fatto, e in considerazione anche che i caratteri geologici della regione e quelli climat.ici · si prestano bene all'allevamento eli queste due specie, non sarà inutile indicare fin d'ora la Cirena.ica quale sede di nn istituto antiofìdico. ~aturalmente anche l'.Eritrea deve essere presa in considerazione, sia per la sua in1portanza come colonia, sia perchè in essa vi sono ofìdi fortemente pericolosi come i JJendrMpi-s fra i colubridi, i Bitis, gli A tract.a.spis fra. i viperidi. Allo scopo curativo e quindi alla preparazione dei sieri spec.ifìci è necessl)rio vada. di pari passo la conosc~nza più dettagliata possibile delle varie specie di ofidi velenosi che abitano le nostre colonie. È indispensabile quindi che il viaggiatore naturalista e il zoologo portino il loro contributo al fisiologo e al patologo e che le raccolLe erpetologiche dei musei di zoologia e delle scuole di patologia coloniale sieno il più possibilment.e nnmerose e complete.
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II CONGRESSO DI lrEDIClNA E DI lOtE:-."'E COLO"fALE
LA TUBERCOLOSI A TRIPOLI per il p!'Of. Giovanni Batt. Mariotti-Bianchi, colonnello medico
Scopo di qnesta mia brevissima comunicazione si è di richiamare l'attenzione di tutti su un problema assai grave, quello della tubercolosi nelle nostre Colonie. Finora. non si è dato eccessivo peso a questo argomento; ed anche taluni di quelli che ne hanno parla.to si sono un po' cu llati in una visione rosea che non ha corrispondenza nella realtà dei fatti. I primi accenni alla tubercolosi dell'Eritrea sono del Panara (1885) e del Maccagno (1887). Entrambi parlano di tubercolosi frequente a Uassaua. Invece il :M:ozzetti (1900) a.fferma che nell'altipiano a.bissino la malattia non esiste, mentre ne esistono casi, ma in numero limitatissimo~ nell'Eritrea, tanto che in 10 anni (1889-99) nell'ospedale militare di 1Iassa.ua vi furono 6 soli morti per tubercolosi. Non poteva negare peraltro il Mozzetti cbe a Cheren, fra i giovani indigeni della l\fissione Cattoli<>a, se ne osservassero dei casi. E più tardi l'.Annaratone trovò la tubercolosi nell'Ospedale militare di Asmara e nel Tigrai. Si giunge cosl all'epoca attuale: De Marzo (1914), ne trova casi scaJ:<sissimi, polmonali e chirurgici, e rara dicono la malattia FieiTo, Bevilacqua e Bini (1914). Questi i dati pubblicati: ma corrispondono essi alla ron.ltà T Non lo credo affatto; pnò darsi che agli Autori citati sinno sfuggiti molti r.asi, ma può darsi anche, e questo è probabile, che negli ultimi 15 anni le cose n,bbiano subito un grande peggioramento. Sta di fatto che molti, troppi ascari, dopo la permanenza. in JJibia, tornano tubercolotlci in Eritrea; ma questo significa che in essi l 'infezione covavn, nelle ghiandole ilari dei polmoni, come avviene pei nostri soldati bianchi, e che la vita militare coi suoi strapazzi la rivelò, oppure significa che questi giovani indigeni, depaysés, banno contratto l'infezione sul luogo della nuova di mota ! Non abbiamo dati sicuri in proposito, quantunque i più sostengano qu<'l':ta seconda ipotesi. Bisognerebbe, per ri<;olvere la questione, conoscere a quanta distanza dall'arrivo in Libia si ma,nifesta.no i casi; ma soprattutto bisognerebbe Rottoporre, prin1a. della partenza dall 'Eritrea, tutti gli asca.r i nuovi arruolati a,Jle prove biologiche e specialmente alla cutireazione, cosa che sarà fat.ta prossimamente, per mia iniziativa. Si potrebbe avere cosi un indizio Aicuro per RtabilirP. se alla. loro partenza essi erano giovani vergini o già in stato di efficiente allergia. Io per mio conto ritengo molto probabile che si tratti di individui già infetti e in buono stato allergico, proprio come avviene in Europa, e penso che se sarà possibile sottoporre questi individui alla cutireazione prima èella partenza, per Ja Libia, si troverà una. forte percentnale di posithi. Comunque, nell'un caRo o nell'altro, o che mtubercolosi sia autoctona in Eritrea e molto più diffusa di quanto si supponel':se finora, o ('he essa
11 CONGRESSO DI liEDICINA E DI IGIENE C'OLO:s'JALE
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sia stata quasi sempre importata, specialruente a mezzo degli ascari tornati infermi dalla Libia, sta di fa.tto cbe, oggi a.lmeno, la malattia vi è frequente. PPr la Somalia non insist.o, perrhè il maggiol'e mrdico Faclda ne farà ogg<:tto di una sua comunicazione. .Anc:he per questa colonia del resto ùall'ottimismo del passato siamo passati a una visione che bisogna dire pessimistica : e non solo i Migimtini dànno il loro contributo all 'in,. .ez:one. . Per venire alla Lihia, f; appiamo rh~> nel serolo pa s:; ~t to la m:.tlattia vi era. per lo meno r arissima. Oggi non è più cosi, e la. colpa non (> dell'Italia, perchè il nostro SE>natore Gabbi. subito dopo l 'occuiJa7.iOn", riferiva ~?h(> persino le trib1\ del Garia.n e del T arhuna, cbe in ::tllora, e spetialmente quelle di quest'tùtima zona, ave-.;ano scarsissirni rapporti con noi, nt> erano colpite. Come riferisce il Grixoni nel suo ottimo libro sulln Geografia. medica ed igiene dei nostri possedimenti colonial..i, « gli :isra.eliti fion o i meno reretti>i, vengono poi gli arabi, i berberi, i negri; ('fra questi S<JDO largamente infetti CJUelli che provengono dall'interno dell'Africa "· Sembra c·he fra tutte le parti della. Libia Tripoli sia la più colpita: il Cortesi {l) che ha compiuto uno studio ·assai pregevole ~m ilo stato sanitario di Tripoli nel decennio 1912-1921, riferisce che la malattia vi è iliffusa e pnrtl'oppo in modo allarmante. E tra le malattie infeUh·e essa tiene il primato di3lla mortalità, da.ndo una cifra, media, nel decennio, pari a circa 200 morti all'anno con un ma!\simo di 374 e 371 rispettivamente neg-l..i anni 1917-lR, ed un minimo di 103 nel HH4, rhe, per mille abitanti, danno una merlia del 2 flno al 6,8. Anche BengaRi dà una casistira numerosa, f!he, se<~ond u le ricerche del P atanè, portò nell924. ad una mortalità. dell'1,9 per mille negli europei, del 7,7 per mille negli arabi e del 2,1 per mille negli israeliti.
• **
n contributo che io porto a,Jl'argomento è ben poca. cosa: esso si basa sui dati statistici ufficiali delle cause di morte verifica.tesi nell'Ospedale coloniale di Tripoli, nel biennio 1927-28. Sono i dati più recenti che possediamo ; e poichò l'ospedale coloniale di Tripoli è dotato di mezzi modernis!\irni di diagnosi e possiede sanitari di vero valore, la diagnosi di tnhercolosi è sicura. I da.ti si riassumono nella tabella che segue :
(l) COR'l'E~J. - Ln. cl ~tà di Trlpoll dn.l punt o di vlsla "anltarlo. - Archi•·io llali 1mo 1H sciett :emediche e coùmiali. 1922.
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èA USE DI MORTE NELL'OSPEDALE DI TRIPOLì, NEL 1927-~.
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602
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II
CO~G RE5 ~0
DI
~l:EDTCINA
E Dr IGIE1'E COLONIALE
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Le cifre ~>uesposte non pos;:ono non imprPssionare grandem('nte. Iu un o><pèdale come qtwllo di Tri poli , che aceogli(' mili t:tri e <'iv ili, uomini, donne~ bambini, e che d is impeg-na, anch(' il servizio or-;tt'triro, cun tutte le suc r.onscgut>nze, non rare in unn. cittì> comP- Tripoli, frn. iniligene delle varie reli_gioni, si ha un t otnle! nei clue anni complt>ssivamentn eli 602 morti (Pf((·luse le le~ ioni t raumat iche, fra eui nnch~ qnelle di guerra)~ ebbene sn 60::! morti, ben ~99 si do,·ettero a, fornw t·ubercola.ri, ('ioè il 50 %· Nessun isr;1elita ri;:uJt a fra i t ubt>rcolotiri drceduti. .Faccia.rno pnre tutte le eon);;idcrazioni e le deduzioni possibili: comin<'iamo col togliere gli ascn.ri eritrf'i, con1;idcrando!i come gli europei, riteneurlo eioè c·he essi portassero g-ià da-l loro 1W Cs P1 latente, la infezione tubercolare; t~niamo pur C'outo elle l'ospc<bl<> non aceo lg~L se non i più poveri e derrlitti e supponiamo rhc fra CJliPsti la tubcrè.Olosi sia più diffusa. Ma rl 'a ltro lato biso.trna tener con to n.ltresì ('h e appunto per quest'ultima consiJerazione molti, appena non pon•rissimi, debbono (;ertamente cm·are i loro tnbercolot·ici in ca!';a. r.oflì, anche fa cendo tutte le tare possi!Jili, resta sempre il fatto che il numero di mort i per forme tubercolaJ.'i è vera'" mente iml)ressionante. · ~un ~.'ch i non veda la g-rande import::tn7.:l del problenut. E sso è gmve a Tripoli quanto c più che nelle n olitre città d 'H<llia e richiede provvedimenti razionali ed energici. ~on sta. a me il dire quale debba essere il piano di lot.ta : esso, in fondo, è a Tripoli quale è nelle nostrt\ regioni. Certamentlf! un 'opera. difficile, ma indispensabile, è quella della cernita rigorosa degli ascari eritrei all'a.tto-dell 'arruolament o: e a questo riguaJ.'clo il Ministero della guerra si ò fatto pa.rte a.tt.iva, suggerendo l'ist-ituzione, all'Asmara.! eli un completo e perfetto cen t ro di accer tamento diagnostico per le malattie tubE>rcolari. Con ciò si diminuirà. certamente il numero degli aRcn.ri eritrei rivelantisi t uberrolotici in Libia, ma qnesto è uno soltanto dei htti del problema; ve ne sono altri, rappresentati ùa t.utte q11elle cause che s ussistono. in Europa., aggran t.e a Tripoli da quelle spe6fiche della, regione: es,;e pos!lono riassumersi come segue: 1 0 L'abitadonc. - J/i!!raelita ha, in genere, una casa buona o a.lmeno pa<;;o;abile. Vi ~ono , è vero, degli ismeliti poveri, ma in lin€'a. generale essi godono di nn cer t o benessere matf'rin.le. E ssi sono !tttivi, intraprendenti , 11i a.dattano a qualsivoglia oc<'upa.zionc, per cui ne risulta per la maggior par te di essi tma certa, agiatezza, che in molti casi diviene ricehezza più o meno cospicua. P erciò la. casa degli israeliti, a Tripoli, è spN;so ott;ima, per lo pit't buona o rliscreta. È questo senza dubbio un elemento import:tnte che influisce sul minor ~ri buto degli israeliti alla tubercolosi. In vere la casa. araba è spesso misera, e per di più chiusa; anche qmtndo ?>nell'oa si, il ricambio dell'aria vi si fa rn::tle, il sole non vi entra quasi mai, o per b revissimo tempo nella giornata. rn questo s i accordano la religione ed il clima: 'Maometto, la difesa dal ghibli e dal ealdo impongono che le ap('rture esterne siano abolite e eh~ l'aria e la luce siano date dal cortile, spes»o piccolissimo. Aggiungansi la poca pulizia , la deficiente cubatura, la comunione intima della vita diurna. e notturn a, fra i membri della famiglia.·, l a vita claustrale delle òonn~ , la manr.anza di qualsiasi c~ognizione d 'igiene, e si comprenderà che il fattore a.hita7.ione de h b a a vere una, parte
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II CONGnJ::>;SO :01 :\IEDICINA E DX IGTEJ>."E
COLO~IALE
tutt'altro che trascmabile nella di:ffuf'.ione della malattia fra gli nrabi, in confronto d~>gli israeliti. Diversamente accade per il beduino. Questi ha. per abitazionP la sua tenda e per dimora l'oai"i ombrosa e fiorita o la steppa desolata. È n•ramente la vie a1t grand aire quella ch'egli conduc~>: e non sarebbe improbabilo che ricerche ben condotte dimostrassero che il bedtdno sia assai meno soggetto dell'abit-a.t ore stabile alla tubercolosi. 2° Il cli·ma. - Tripoli ha un clima ottimo: inverno mite. estate beuefica.ta dalla brezza marilla, caldo non ec·cessivo (non si comprende percbè il Cort<>-'!i la dica caldissima), rari e non troppo penosi i giorni di ghibli. Quest.i furono i motivi per cui vi fu un momento nel quale taluno credette pot.esse diventare una sta.zione rlimatica per malattie di petto. Ora ciò non è: e il fatto che la tubercolosi vi è frequente non conforta questa idea.. Comunque, non sembra che il clima di Tripoli pos~a favorire lo E!viluppo della, tubercolosi: e neanche H ghibli rolla comeguen1 e in<>-vit abile inalazione di polvere deve avere una influenza sul fenomeno. 3° Il lavoro. - Gli israeliti lavorano tutti, qual ph\, qual meno: si occupano di tutti i lavori possibili, dal commercio alle oc~.:npa;doni più umili. I mnsulma.ni, in generale, lavorano poco, e tahmi non lavorano quasi afl'a.tto. Tripoli non è città industriale e non si può incolpare il hworo eccessivo o maL~ano di provocare lo sviluppo della tubercolosi. Anzi è probabile che una certa influenza abbia proprio il non lavorare, colla ronseguento permanenza per gran parte del giorno nelle case poco aereate e poco pulite. Invece non è infrequente il <'aso del lavoro ecces:,i vo delle donne. Ma in complesso mancano a Tripoli tntte quelle influenze c:lte esercita lo strapazzo o il lavoro malsano })er le sue caratterist.icl1e o per l'ambiente in cui deve essere compiuto. 40 L'alimentazione. -
Anche qui la distinzione fra gli iH:wliti da un lato, gli arabi e i beduini dall'altro è netta e notevole. Il maggior benessere economico, di cui, in maggioranza, godono i primi rende loro possibile un~ a limentazione certamente migliore, in cui entrano gli idrati di carbonio, sia pure in forma poco opportuna (azzimi), i gl'aSsi (in gran preva lenza olio di oliva.), le sostanze albuminoidi (carni, specialmente ovine, e pesce, di cui l'ebreo in tutt·o il mondo si nutre volentieri, seguendo le consuetudini della Palestina del vecchio e nuovo Testamentoì. lovere fra gli arabi e fra, i beduini molti sono in condizioni di vera mi8erja, e non è raro il caso che essi mangino, in tutta. la, giornata, porbe curehiaiate di kuscus, o avanzi trovati nelle immondizie (Cortesi). Ciò ha un'importanza anche maggiore pei bambini, dei qua li molti sono in sta.to di evidente iponutl'izione, o con disordini gastro-ù1test.inali da alimentazione impropria. Si comprende come questo possa avere tma influenza dannosa, nel senso di facilitare l'attecchimento del bacillo tubercolare e poi lo svHnppo dtlla malattia. Invece non è eccessivo l 'uso de~li alcoolici, al contrario di ciò che bo visto avvenire in altri luoghi dell'Oriente, come in Asia, Minore. 5° L'eredit(ì e la 1·azza. - L'eredità dev'esRere presa in senso non specifico, cioè nel senst> di una a.cqnisita, maggior resistenza alla, infezione,
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C'O~ORE<;SO
OI M'F.IHC't)'<.-\ E DI
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COLO~l.ALE
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e non nel senso che si e1·editi la mala.ttia : infatti è noto che la. inft>zione transplacenta.re, ptu essendo oggi ammessa e provata, deve consitl<>r<wsi come assai rara. Tuttavia anche sotto questo punto di vista l'eredità h a. un'importanza notevolissima. Bi sa cbe dapJ1ertutto la razza ebraica è pit't resistente delle altre alla infezione tuhercolnre: è una ::elezione cont inua aTn~nuta nei secoli, sì che oggi questa razza è meno recettiva delle altre. C'iò spiega in gran parte percbè anche a Tripoli gli israeliti diano uno scar:<o tributo a questa infermità . P er gli ara.bi e pei beduini rpH'sta selezione non è aVTennta e perciò la tnhercolosi vi fa vittime fre11neuti.
*** Ho richiama to l'attenzione sul grave pericolo. ('ome si deve lottare' È evidente cbe la lotta è su per giù, anche in Libia , quale è in Ita lia o in Europa . X on vi è che da a.pplicarla con criterio, secondo i bisogni, le a bitndini, le risorse, le caratteristiche dei luoghi e delle ntrie razze che li abitano. Occorre da nn lato sottrarre, finchè poP<sibile, ~lll'ambiente i casi di lesioni aperte costituenti una sorgente di infezione, dnll':'\ltro, e sopratt utto, provocare una maggior resistenza degli ind1viclni a.ll'infezione stessa. È superfluo dire come l)uesto problema, già tanto difficile e imponente in Italia, sia. ancora più difficile in J;ibia, per tante ragioni. 1\Ia difficile non vuoi dire impossibile, e col t.empo si riuscirà. La questione è specialmente eonnessa a quella del benessere delle popolazioni: q uando questo Rarà. ottenuto, allora verrà l'alimentazione migliore, lo stato di nutrizione pr ogre-
dito, In casa più salubre, la scuola fonte di inseguamenti igienici per tutti, e giù, giù, il dopohw oro, la vigilanza sulla ig i<>ne delle industrie e degli sta· biUmenti industriali, la rofezione scolastica, la cura dei predisposti, la protezione della mat-ernità e dell'infanzia, la legislazione sul lavoro delle donne e dei ra.gazzi, fino ~tUa vaccinazione, se sarà possibile . Allora questa nost.ra perla del MediteTraneo, di cui non vi è persona che, partitane, non senta la nostalgia, potrà, come l'Italia, veder la tubercolosi ridursi gradatamente, e le altre razze uguagliarsi a qttella israelita; O?"gi favorita dali.'l sorte e da nna secol a.re selezione. AUTORIASSUNTO. La. tubercolosi nelle nostre Colonie esisto dappertutto : anche regioni che fino a 20 o 30 anni or sono erano immuni o quasi, oggi sono largament-e colpite. Tripoli a questo riguardo consente questa. constatazione, che cioè su 602 casi di morte (escluse le morti v iolente) che si verificarono all'ospedale coloniale: n el biennio 1927-28, le:forme tubercolari di qualsiasi natura f\1rono .299. Anche escludendo i militari eritrei, la percentuale dci morti p er forme tulbercolari è sempre enorme. Interessante a rilevare è che no;:snno dei morti per f onne tubercolari apparteneva alla religione ebraica; ciò in parte è dovuto al maggior benesser e che godono gli isr~liti in confronto dc-gli :arabi, por cui curano per lo più i loro infermi in casa, ma certamente vi influisce la relativa immtmità. che gode questa razza. La. tubercolosi è invece molto diffusa negli arabi, e non solo tt T ripoli, ma anche nelle regioni interne.
SULL A
CS HISTOS O ~l l AS l
IN LIBIA
por il dott. Giuseppe Rizzuti, colonnello med ico
At:TORUS::IUNTO.
C'ome <- noto, dai dati pnhblir<lti fiuora sulla patologia della J,ihia, risul ta c·he i c·al'i a<"r<>rta t i ùi ~<·hi~to;:omiasi n<>l no:-:tro po~,.;eùinwnto nordafric·ano non sono stati nunwrosi (una ventina in Circ•Jt<liea e nP:<"UJIO in T ri)lOli tania ), mcn tre nt•lll' r. o n t> limi l rof<• nord-nfric•:1 no h~ ma la t ti a ò endem iea su va~t;L R<·a.h't> in Egitto cd in m inor graclo in Tunis ia, wpratutto nel !';lld tunis ino. 11 colonnello mcùi<·O (iri-xoni, n'•ll'ult.imo Oongr<'sso internazion.tle di mPdicina. cd igirm' colonial••, m•lla tratta;-.ione dello stcf':liO argonwnto a<'r<'nnò a tale> t·outr:;,.;to <' rappre~t>ntò la ncres:;itù. ùi approfondin> lt• ri<·erchc per 111<'~1 io cono.~<·(' <' la, distt·ibur.iol~ O dei foco lai di bil:ll'?.in"i in L ibia e la fauna ma larologi<"o.t, sulb quale si h~L fìnon't> conosc:t•nzn inCOilllJieta. I 20 cal>i di s<"llisto~;omiasi a<·C'ertati riguardano soltanto la fonna w sc·i('ale; u n solo <·aso è !;tato d<•s<·ritto dal eapitano nwdico Rizzo dt'lla. forma intefltinalc, os~;en-ata 11 Bengasi. Un a ltro <·nso di sc·hi::;tosonlial'i mista (form a intC'stiualc e VNH"i<·ale) fu of!scr vato nel I 91G da l pro!. 1'raversa, c do ! t . Marcot la rwii'O~o;pNla,Jo n lilitarc d i ) [C!;flina, in 11 11 sold;tto rimpatriato dcùla Cirenaica . rn 20 l':l!;O di forma miRtn fu da mE' oss1·rvato nello stt':-;~o anno n<'li'Ospedale militare di Bengasi in u n militare (}{·Ile truppe metrOl)Olitam•, d i cui ria'ls umo
la storia, dinirn : Soldato C'. Yittf'<'nzo . -
• Ne:-;sun prccod<'nto ~entilizio d1'gno d i notn. Con12 anni, di cui cbhe qunlc-ho recidi \'ll sino a.
tl'R!'lSC malaria in J'u~l in all'età di 14 anni 6 d,.,po piìt nulltl.'
Sbarcato a Bt'tlJ!ilSi il 18 a:<'nnl\io 19 l 3. vi rimn:-:c sino al 12 nprile 1!)13, indi prc:;a pnrte alle twlln~t~ di J:.:lnbillr, .Mcr~ •. 1'<-><:n i~, Mnratt?-, ~oluk, UemLn~, G<:'dnhia 6 dopo 7 m<'~l nentrò n J3t>HJ!ll.«t. Net pr1m1 due n11111 d1 p<'rmnl1e>m:n tn colonia stette Romp re bt>nc, !'tolt nnto nt>l l uglio de l 19 14 ebbo t re ~tiorni din t'fen, non molto acccntm\t.a. curata omhulatoriuml'n t e. Il 3 marzo 1915 ricomparvo dj nuovo lo diul'f!'AI, accompngnata quE>~tA Yolta dR. mniE'Sllero JZ<'IH' rule e fehbl'<', pt"r cui do\' i't t o ricovera m ncU'ogpetlalc cl i B cn~asi . La t-empc•rut ura a tipo continuo, remi t tonte non oltrcpaAAÒ i 38-C. c rndde por lisi al 70 giomo. Le !'cnrie>he dinrreichc non molto frequeuti, determina vtmo talvoltn. dolor i coli<' i (!.([dominali senza però tonesmo rettale. Cndu h\ la {('),br, e, porsistctluro per nltri r inque giorni i distu rbi inte.'itinali e la dian·ea. ch o andarono ce>~~nndo g radatamen te. Nelle feci s i notavn11v t racce di m\rco 6 tnh ·o1ta di sangue, d1e non erli no int ima mon te commisti ad esse, ma soltanto supcrficiuhnente adert>nti o liberi.
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CO~GBJ!;SSO
DI MEDICI~:\ E DI lO!El'-"E COLO~IALE
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TrMcorse tre set.timane circa eli apparente benessere ed in c!iscrete condizioni di nutrizione, subent.rò un secondo attacco di entcro-coiite, più breve del precedente, durato sei gio111i. Durante la convnle:;cenza, mentre sembravano già. re~o la.riz7.ate le funzioni intestinali dell'ammalato, compMvero nelle feci proglottidi di tenin. Praticata la cura opportuna, si ebbe in vari€• riprese l 'e;;pulsione delle proglottidi ed il 12 mnggiofu constatato nelle feci lo scolice della tenia solium. Nonost.ante l'espul::;ione del parns~ito.. l'infermo rimase ùcgonte in ospedale sino al 30 giugno, avendo avuto ad intervalli di cinque o S<'i giorni per a ltre tre volt-e, diarrea non molto 1\CCCntuata, <.Iella durat11 eli 3 O .j. giorni per volta. Le scariche di~trroiche tn questi tre \lltirni attacchi no11 erano accompag-nate da dolori coUci addominali, rhe l'infermo avi:'va avvert.it.o .nei due attacchi prececlenti, nè da rialzi termici. Il 30 giugno fu dim<'Sso in buone cond izioni di nut·rizione. Il 12 ht!!lio fu per la SE'conda volta ri c:ovE>rato nell'o>:pP<la.le di Bengn..'>i per emat.uria, comparsa improvvi;mm<'ntc dopo una marcia. Subbiettivomente l'ammalato avvertiva lieve senso di bruciore duraJlt.e la minzione, spe<·ie nell'otto di emissione deUe ultime gocce di urina, senso di peso allo. regione perineale ed iperestesie, come punture di spillo, alla regione sopmpubiea. Le urine al principio della minzione erano limpide, di colo1·ito giallo chi1trn ed alla fine, specialmente le ultime gocce, erano rosse e talvolta. vi si nota.vttno piccoli coaguli sanguigni. Le funzioni intestinali erano regolari e le feci di aspetto normale. L'esame rnicro::;copico delle urine. ripetut.o vario volto, durante la degenza, fece rilevare in mezzo a lle cellcde delle hHsse vie ur·inuriP, a pochi leucoeiti ed a nnmerose emazie ben con::;ervat.e, le uova ad aculeo t (>rminale dello schistosoma haematobium. I n due esami fu pO!-\.<>ibile osservnn~ anche il miracidio mohile, talvolta con movimenti vivaci di trnslazione e talvolta con qunlche niovtmentn ameboide più lento. Richiamandos i ali 'affezione inte::;tinale rreC(>clen te, pr<'Sentata dall'ammalato, furono eseguiti anche due esami microscopici delle feci, Jl:'IO. con d sultato negativo per la ricerca. di uova di schistosoma. L 'cmaturin. co11 alternative di mng-giore e minore intensità, durò un mese circa, senza apportare notevole scadimento nelle condizioni generali dell'ammalato, che fu trattenuto pe t' ragioni profìltttt.icho in ospedale siuo al 16 settembre. Nell'ultima settimana. di dq::enza fu praticato in giorni alterni l'e::oame micrm•<·opico delle urine, con risultato negativo per emazie e per uova e rniracidi dello schtstosoma.
Anche il tenente medico Ma.zzone nei 5 casi osser>ati di schistosomiasi vescicale nell'Ospedale di Apollonia, accenna nella sua monogratì::L ad enterocolite dissenteriforme, che aveva. in 2 casi preceduto la comJ~an;<t della ema.turia. La constatazione della, forma intestinale da soht o associata. a.Ua forma vescicale, serve a mettere in rilùwo che anche nella. Cirenaica le due forme esistono, al pari di quanto è già stato da tempo assodato per l'Egitto, per la Tunisia e per altre zone dell 'Africa occidentale. Viene così a cadere l'esclusività regionale delle due forme di scllistosomiasi, sostenuta da alcuni osservatori, secondo i quali sarebbe l('gata. a-lla diversa distribuzione dei moll.uschi, ospiti intermedi degli schistosotui, in rapporto alle variazioni di temperatma, alla costituzione e regime dellie. acque, in cui vivono i molluschi, a.lle cara.tteristie.be geologiche e climatologiche. Dalle poche ricerche .finora, eseguite in Cirenaica sulla fauna malacologica non è stata accertata l 'esistenza del Planorbis Boissyi, considerato da-lla maggioranza degli osservatori, come ospite esclusivo dello schistosoma .}lausoni in Ecritto bensl l'esistenza di esemplari diversi di c '
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II ('Q);GRF.SSO Dl -'lEDJCIXA E DI IGIE);E COLON'JALE
Bullinus e del Pla.norbis atticus, per il qua.le non si conosce ancora se sia capace di ospitare il parassita della schistosomiasi. D 'altra parte il concetto che il P. Boissyi sia da considerare come il vettore eselusivo dello S. l\fausoni è anche infirmato dalle ricerche recenti del Leger, che nell 'Africa oecidentale francese, dove ha o:,;servato numerosi casi di scllistosomiasi intestinale ed in minor numero di S. vescicale, non ba mai con!ìtatato il P. Boissyi mentre è riuscito ad accertare e classificare oltre 16 varietà di Planorbis. L 'associazione delle due forme di schistosomiasi in uno stesso ammalato era già. sta.ta constatata in Egitto da tempo dal Loass e dal Ferguson che trovarono uova di bilarzia delle due varietà in individui affetti dalla sindrome clinica, delle due forme vcscicale ed intestinale, con le lesioni anatomo-patologiche rispettive patognomoniche delle due infezioni. Il Conor nei focola.i di schistosorniasi della Tunisia riscontrò in pochi ca.si della forma intestinale, capitati alla sua osservazione, talvolta miste insieme uova delle due varietà, e tal'altra esclusivamente uova ad aculeo terminale. Il Leger ed i suoi collaboratori nell'Africa occidentale hanno trovato anche ultimamente uova dì S. :Mausoni nelle mine ed in proporzione maggiore uova di S. laematobi nelle feci. Anche il Bandì in Tunisia, in due casi di scbistosomiasi vescicale, riscontrò uova delle due varietà. La teoria unitaria delle schistosomiasi, già propugnata dal Looss e dal l!'ergusson, trova cosl conferma in molte delle ricerche ulteriori e recenti, in opposizione alla teoria. dualistica capitanata dal Sambon e sostenuta successivamente da altri osservatori (l!'irket, Broden, Gunn, Holcomb, Letulle, Piraja da Silva e Noc). Ammettendo pertanto come probabilissimo il concetto del Looss -che esista un~t sola specie di Scbi.')tosoma ema.tobio, al quale apparterrebbero tanto le uova ad aculeo terminale che quelle ad aculeo laterale, si deve concludere che lo stesso parassita può localizzarsi tanto nella vescica che nell'intestino, determina.ndo le dne forme di schistosomiasi venosa, contemporaneamente presenti in varie località dell'Africa, per quanto non con uguale frequenza, gi.a.ccbè, come conclude il Bandi, le due forme clinkhe coesistono in Tunisia, ma la forma, intestinale vi è assai rara, giusta le osservazioni di Catouillard, Golbert, Conor e Bandi. La stessa differenza proporziona le si può a.mmettere ora. anche per la Cirenaica, dove effettivamente lo sta.to ìdrogratìco non è ùei più favorevoli allo sviluppo ed alla vita dei molluschi Yettori degli scbistosomi, sopratutto dello S. Planorbis. Non è da esclnde.re infine l'ipotesi che il numero relativamente scarso di S. intestiua.le potrebbe dipendere dal fatto che molti casi possono decorrere subdolamente per un ltu1go perio ~lo, o prod1.uTe tutto al più disttU'bi diarreici lievi e b<tnali ed n.ltri casi possono essere confusi con l'enterocolite di:;::;enteriforme nelle zone dove qnesta è endemica.
U CONGRE SSO DI MEDIOINA E Df IG lENE
COLO~'JALE
Sl
Dfl VALORE Tf.RAPEUTI[O DELLA " PLA~MO[HIItA , [OME AftTIMALARI[O per il dott. Guido Lapponl, tenente colonnello medico
Per incarico avuto dalla Direzione generale di sanità militare, negli anni 1928-29 (periodo estivo-autunnale) ho espe1-ìmentato il preparato che derivato sintetico della Chinolina va sotto il nome di « plasmoc:bina >> chimicamente definita alchilammino - 6 - ossimetilchinolina. Nel primo periodo (1928) potei osservare ben 60 ammalati, che, colpiti da forme varie di infezione malarica, furono sottoposti allo speciale trattamento terapeutico. I ristùtati ottenuti in questo periodo di osservazione formarono oggetto di una prima mia nota sull'argomento, pubblicata nel Giornale di medicina 'militare (fase. VIII-IX, 1929-VII). In detta nota venjvo alla conclusione che nelle forme di terza,na benigna e nelle forme dovute :W. infezione da Plasmodium malariae (quartana) la « Pla.smochina >> è, di massima, capace di aggredire le forme di svilnppQ del parassita. Nei casi invece di malaria estivo-autunnale il beneficio dello &peciale farmaco non è cosl. evident-e e generale, per qua.nto si usasse la << Plasmochina composta >> (Plasmochina e chinino). Ciò perchè, mentre la « PL-1,smochina >> agisce sulle forme sessuate, non sembra abbia benefico effetto sulle asessuate, le quali in•ece sono attaccate dai sali di chinino. Ciò veniva dimostrato dal fatto che, ripetuti gli esami, per ripetersi degli accessi febbrili, si sono trovati persistenti forme asessuate, mai le sessuate. Tralascio per il momento di parlare di disturbi provocati dalla « Plasmochina », sia a C.'l>rico del tubo digerente, che del sistema circolatorio o nervoso. Conchiudevo la mia nota col dichiarare che i sali di chinino contennti nella cc Pla.smochina composta» non erano forse in quantità sufficiente a distruggere le forme asessuate. D'altra parte, aggitmgevo che la << Plasmocbina » non ha l'azione tonica specifica dei sali di chinino, e che pertanto la « Plasmochina >> si doveva. considerare non come tm surrogato eventuale dei sali di chinino, ma un medicamento a sè adatto a combattere alcune forme, in genere lievi, di malaria. Ripresi gli esperimenti nell'estate 1929, cercai in primo tempo di st·abilirc quali trasformazioni subisse il farmaco nell'organismo e come esso si elimina-sse specialmente per le vie renali. A'{>profittando della cortesia del ten. col. chimico-farmacista Cerruti cav. &omolo, direttore del laboratorio bromatologico del Ministero della gnerra.., presso il nostro ospedale militare, lo pregai di procedere ad un esame Ile\ -preparato inviando a lui « Plasmochina )) in fialette ed in pastiglie, ed egli mi ba fornito il seguente referto di analisi : « J,e p:l.Btiglie sono di color giallognolo, non completamente solubili in acqua. alla quale impartiscono colorazione gialla.. T.e pastiglie conteugono sostanze amidacee e gomma; la soluzione contenuta -nelle fialette è di colore t-endente al verdognolo. O-
Giornale di medicina militaTe.
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CONGRESSO DI liEDICINA E DI JGIE:!\"E COLONIALE
" Ta.n to la. soluzione delle pastiglie quanto quella dellE> fiale hanno caratteristiche alcaloidee. Nelle orine ricavate dai ma.Iati, ai quali era stata somminic;trata per parecchio tempo la <t l:'lasmochina ,, non si sono più riscontrate reazioni corrispondenti a qnelle praticatR. in vitro ». È venuto pertanto a mancare un dato importante al nostro studio, che ci poteva permettere anche di stabilire se i disturbi a carico del sistema digerente, cm::olal'orio o nervoso erano dovuti a saturazione dell'organismo nei riguardi del medicinale ovvero a vera. e propria intolleranza da parte di alcuni organismi in SJ)eciali condizioni. I malati, che furono sottoposti ad osservazione nel periodo lnglio-ot.tobre 1929, furono circa 40. In questo periodo per lo speciale svolgersi dell 'andamento climatico dell'annata il numero dei colpiti da malaria fu in genere inferiore n, quello degl.i anni prec-edenti ed alctmi dei ricoverati erano recidivi: intensamente chininizzati in precedenza, malgrado che avessero i segni clinici di un'infezione malarka (forte tumore splenico, notevole stato di oligoemia, talora epatom(>galia), non si riusçi, anche molte volte per il mancato insorgere di acressi febbrili, a stabilire la vera forma dell'infezione. Dei 40 casi seguiti nel periodo 1929 sudrletto, 22 casi furono della forma terzana benigna, 18 casi di mala-ria estivo-autunnale, nNsun caso di qnartana. Dei 22 casi di terzana benigna, microscopicamente accertata, il maggior numero dei colpiti beneficiò del trattamento t.erapeutico. Per tre soli si dovette sospendere la cura per l'insorgere di disturbi inte~ tinali: in uno dei 3 casi la tnrba dell'apJlarato digerente era dovuta. probabilmente a vera saturazione dell' organismo per mancata elimina7.ione del preparato, in quanto che il soggetto accusava dolori colici e senso di piroRi gastrica al 3° giorno della somministra?.ione del preparato. I dolori cessavano completamente nel periodo di riposo della ctu·a. Sottoposti i 3 ammalati a cara chininic.'l., i disturbi int.estinali non si ripetettero. In tntti i 22 colpiti da forma di terzana. benigna le condi1.ioni generali - durante la cura della Plasmochina - miglioraJ'ono; il numero dei globuli rossi fu in aumento, risali il tasso emoglobinico. Tra que8ti~ i 3 colpiti da dii! turbi intestinali, sottoposti in secondo tempo a cura chininica, JlUre essendo migliorati durante il trattamento con la rr Plasmochina >> nello ;;tato generale, ott~nnero un più benefico effetto dal tra.ttan1ento coi sali di chinino. Di massima, si può dire pertanto che i ris1ultati avuti per questo gruppo di malati confermavano in genere le ossen·azioni pra.ticate nell'anno precedente. I colpiti da terzana. maligna furono 18, tutti microscopicamente accertati. In questo periodo f1rrono usate anclle fiale di « PL'\smochina » in soluzione all'l % (3 cc. ogni fiala). Ment.re a 15 dei malati fu praticata _la cura della re Plasmochina composta >}, agli altri 3 furono pratieate le iniezioni del preparato. Dei 15 easi che furono cura.ti con la « P lasmochina (·omposta »-per via orale - 10 in buone condizioni di nutrizione generale e con tasso emoglobinico quasi normale e formula leucocitaria parimenti vicino alla norma - migliOTarono sensibilmente, non ebbero più accessi febbrili, tanto e.he furono, una ·volta espletata la cura, tra.sferiti in Convalescen-
II CONGRE SSO DI !IJEDI C'INA E D I IGIENE COLONIALE
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Ziano. Gli altri 5 non ebbero gli stessi benefici effetti : 2 dopo i primi 15 giorni cominciarono ad avvertire fatti colici. Per uno di questi 2 malati i fatti inteE.tinali scomparvero dopo breve tempo dalla sospensione della cura, tantoebè fu ripreso il t.rR.ttamento
della « Plasmocbina n senza altri inconvenienti: probabilmente, trattavasi di un fatto intercoiTente per una speciale condizione transitoria dell'apparato intestinale. Pc1· l'altro, trattandosi invece di una speciale intolleranza del farmaco, fn dovuta sospendere la somministrazione del medicinale, in quanto che i disturbi si ripetevano ogni volta che si cercava. di somministrare il preparato. In un altro individuo, accertata la form a di terzana maligna, fu somministrata u Plasmochina, composta ''· Malgrado la somministra.zione del preparato, gli attacchi si ripetevano regolarmente a giorni alterni per quanto con minore intensità . .Al 6° attacco l'ammalato venne chininizzato ed allora non si ebbe più accesso febbrile. L 'ef'ame del 8angue aveva dato costantemente presenza di forme aseRsuate, dopo i primi 2 e~: ami, in cui si erano ri~:contrati gameti. Un altro caso, riconoi)eiuto affetto da terzana maligna fu interessante per la resistenza, della infezione ai sali di chinino. ~omministrati per 4 giorni gr. 2 di chinino pro die, do}JO 4 giorni ebtc un violento accesso febbrile. L 'esame del sangue per la ricerca del pa.rassita. malarico - preso dal circolo periferico - dette presenza di éOli anelli. C'on tutto ciò si credette opportuno di associare ai 2 gr. di chinino giornaliero, 3 C'ompresse di cc Plasmochina semplice n . Gli attacchi scomparvero e fino ad oggi non si sa cbe vi siano sta.te recidive. . Un ultimo caso, mentre nei primi quattordici giorni non ha avvertito alcun disturbo proveniente dalla somministrazione della cc Pla-smocbjna composta »1 alla. l a ripresa dopo la pausa. settimanale ba avvertito senso di ambaE.cia precordiale e disturbi cardiaci, che si associarono a cianosi delle labbra. Sospesa la cura della n Plasmochina composta n, i fatb C'ardiaci si andarono gradatamente attenuando: dopo pochi giorni i disturbi del ritmo si attenuarono fino a riprendere la sua normalità. L 'ammalato fu successivamente cUl'ato con sali di chinino. Per i 3 casi di malaria estivo-autunnale trattati con iniezioni di cc Pla.smochina '' non si ebbero benefici effetti e gli accessi febbrili si ripetett·ero anche dopo parecchi giorni dall'inizio della cura e l'esame del sangue ripetutamente fatto dette sempre reperto positiYo per forme asessuate di terzana maligna. Condizioni generali molto scadute, tasso emoglobinico basso, intenso stato di anemia. Le condizioni generali rimontarono non appena si associarono alla Plasmocbina forti dosi di chinino, 1,50-2 gra.mmi pro die. Da quanto sopra si è accennato, riassumendo i risulta.ti ottenuti dallo studio praticato, si può concludere che la ccPlasmochina » è capace, di massima, di aggredire le forme del ciclo asessuale del parassita nella terzana benigna e nella quartana. Per quanto riguarda le formo di estivo-a.utunnale, le osservazioni praticate confermano quanto io ebbi già a dire nPlla prima precedente comunicazione: che cioè è indubbio che la c(Plasmorbina )) agisca sulle forme sessuat~ e non sulle asessuate, attaccate inv~ dai ('a li di chinino. E confermo la mia asserzione che i sali di chinino contenuti
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II CONGRESSO DI l\ffiDICINA E OI rGTF.:-o'T. C'OLON!.UiE
nella << Plasmocbina composta >> non sono in qua.ntiti\. suflìciente, sia a dis~ruggere lo forme a.se"sua.te. sia a rid:ll'e all'orgnni;;mo il tono necessario per ristabili1·e il c.ompènso t 1·a le fum;ioni do::i ,·ari organi, ftmzione che per il demtdirncn l.o generalo dcU'orga,nismo Yiene ad es~ere turbata nella sua sincronicih\. La somministrazione della •< Pl a.>;mo ~bin a S\~ mplice o eomposta >> oltre i disturbi in Le~t.i uali dovuti a f!a,tura7.iooe otl in tollel'anza. produce talvolta disturbi del r i,·colo (c.i<lHOsi, arit mie, rara mente collasso, dovuti a disordini dc!5li st imoli clel cuore) ed an<'l1e [>ttti ùi lH'ofond<t astenia. Tali t urbe gcuera.li S!lOlllJ>.tiono, rome si è drt.to, qu.t ·i sempre. quando a.l mcdica.mento si a.ssori:..rto dosi m:1ssive di sa.li di clJinino, od il chinino si sostitui· sce a lla « Plasmot:hina ». ~folto più che in questi casi contemponmcamente alla scomparsa. dei distnrbi, che si ottiene con la ~omministrazione dei sali di chinino a do., i alte, il tono generale dell 'organismo, il tas.5o emoglobinico e quindi il va,lo,·e globulare prontamen te risorgono. Nelle conclusioni della mia. precetlento nota. d iclliaravo che la « Plasmochina , non deve co n>; id <~ra.r::; i com~ un !31ll'l'O,g ato del chinino, ma un meùicamento a sè, capae€l di comha.ttc.ne alcune forme. Le preser1ti rieer<'he ci d imostrano eh1~ forme chinino-resistent i po&sono essere debclla.te d;tll 'associn,zione del c-hinino con ![t « Plasmocbina u, ond 'è che la « Phtsrno<·hina, » non si può con!:!ider'<H'e qna.le specifico assoluto contro le infer,ioni malari<:he, ma un bnon med icamento contro le forme, lievi e talora un f;u·ma co coaùiutol'c del chinino in ispeciali condizioni.
IL PELLEGRINAGGIO DELLA MECCA NEL 1928 E LA SOMALIA ITALI AN A por .i dott. Siro Fadda, maggiore medico, direttol'e di Rnnità della. SomaiiG e Ferruccio Cotta Ramu>ino, add etto
•c I n fJ1talltnque lnog" t.t sia, volgi la fronte. al t.empi.o di. Hm·rw., ''·
(Corano, eapitolo II, versetto 144), e ogni buon mussulma.no, pregando I dclio, volge ogni giorno il volto e il cuore ver . w la l'l!ecca, il luogo Sa.nt.o consacrato alla. nascita rli )Iaomctto. Da tutti i continenti giungono al 1\'[a,r Ros1;o in devoto pellegrinaggio i popoli più dif'l'eront.i, di ogni ra,%7.<11 poveri, riechi, accumunati dal solo desiderio di rendere omn.ggio ;tl loro gra.nr'le profeta.. Nessuno pensa al pericolo; chi parte talvolta si perde sui sambuchi lungo il ~fa.r Rosso, e muore di [<brne e di scto. Chi ginnge ~fìda ogni disagio e fatica., h\ molestia degli insetti, il pericolo delle mn.lattie e delle insolazioni. Talvolta le gra.vi epidemie, il vaiuolo, la peste, la disE;enteria, fanno strage dei p ellegrini, e t rovano in essi i migliori coefficienti della loro diffusione in tutto il mondo.
Il CONGI!ESSO DI MEDIC'!NA E DI IOIENE COLONB.LE
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Ma" attualmen te, il pe1·icolo di queste gravi epidemie è assai ridotto, percb(• il pellegrinaggio si S>' olgc sotto il vigile controllo sanita,rio. n complesso organismo dei servizi sanitari assicura una sorveglianza continua sui partecipanti al pellegrinaggio, e si può esplicare grazie a lla perfetta conoscenza, giorno per giorno, del~ condizioni sanitarie ed epidemiologiche di ogni paese. Le gmndi stazioni quarantenarie di Suez, El Tor, Camara.n , ove aJfluiscono i pellegrini, con la loro attrezzatura completa assicurano che tutte le norme igieniche e profilattiche siano scrupolosamente curate e osS<'rva.te. Le gravi epidemie avevano indotto i >ari stati a stabilire in apposite conferenze alcuni pia.ni di difesa contro il comune pericolo sin dal 1851 (Parigi), 1866 (Costantinopoli). Con l'apertura del Cana.le di Suez (1809) l'Orien te, attr:nerso il mar :Rosso, minaccia-a. assa.i più direttamente l'Enropa, onde nel 1892 (Venezia) vennero stabiliti i capimldi della difesa sanitaria con l'organizzazione il Consiglio sanitario di .Alessandria. La Con>enzione di P arigi (1912), fi1·mata dai delegati di quaranta Nazioni, sost-ituisce q11elle anteriori del1892-1893 (Dresda ), 1894 (Parigi), 1897 (Venezia), 1903 (Parigi), e non è che una. re'"isione a.ccmata di tutte le disposizioni sanitarie rela,tive a.lla lotta contro peste, colera, feb1>re gialla~ vaiuolo, con speciale riguardo al pellegrinaggio della Mecca,. Finalmente il 1926 è sta,ta firmata a Parigi la convenzione f anitaria Internazionale, la qua.Je risponde alle nuove situazioni politiche create dalla guerra, e ad umt profila ssi consona ai più moderni concetti igienico~a.nitari. ' I principa,Ji organismi interna.ziona.li d 'Igiene oggi funzionan ti w no : l 0 il Consiglio Quarantena-rio d 'Egitto, ('reato in conformità alle decisioni prelle dalla, conferenza di Venezia (1892) . Sorveglia perchè il movimento dei pellegrini attra>erso il territorio egiziano avvenga secondo il regolamento prumulgato dal Governo egizia,no. Il Consiglio inoltre, durante il pellegrinaggio alla l\Iecca, forni sce a tutte le Nazioni interessa te notizie su eventua.li focolai epidemici; 20 Ufficio Internazionale d 'Igiene Pubblica, con sede a P arigi. Ra.ccoglie documenti riguardanti la salute pubblica in relazione alle epidemie, e li porta, a conoscenza, delle potenze aderenti ; 3° Organizzazione d 'igiene della Società delle Nazioni1 che comprende: a) un Consiglio consulente; b) un comitato perma.nente d 'igiene che esamina tutte le questioni d 'igiene interessanti la Società,. TI 1 ° marzo 1925 è> sta,t<l fondato a Singapore l'Uffi cio d'Oriente dell'organizzazione d'igiene, e nel febbraio 1926 si riunì pm·e a Singapore, a cur a della Società delle Nazioni, una conferenza Internazionale, alla quale presero parte i delega.ti di 13 paesi d 'Oriente e in cui venne dolimit:a.ta la sfera d 'azione di detto Ufficio. Lo scopo prùno dell'Ufficio è di raccogliere per cablogramma notizie sulla presenza e la freq uenza di malattie epidemiche nei.porti di tutta la, zona estel:ia del Capo, Alessandria, Vladivostock,
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II CONGRESSO Dl l!EDICINA E DI lO!El!>"E COLONIALE
Sidney, comprendente cioè la costa orientale dell'Africa, la costa meridionale e orientale dell'Asia, le I sole della parte occidentale del Pacifico e l'Australia. L 'Ufficio raccoglie pure informazioni sui piroscafi infetti. Queste notizie vengono classificate e inviate a. tutte le Amrninistra.zioni sanitarie interessate, sotto forma di un bollettino telegrafico ebdomadario. Questo bollettino è in seguito inviato per posta, a mezzo di un fascicolo ebdom '\dario, che contiene inoltre informazioni sanitarie che riguardano tutt-e le terre di Oriente. Pellegrini provmienti drtl nord. Condizio11i san;ta·r ie di e.~.~i n?! 1928. - Due sono le correnti dei pellegl·ini ve r·so la. Mecca. ; la. primn, è quella. che proviene daL nord, e, attraverso lo stre~.to di Suez, riunisce i pellegrini provenienti dolla. Siria, dall'Egitto, dalla Turchia, ecc. Essa viene v i~ ilata. in m!lniera anzi, osiamo dire, perfetta, dal Con«iglio Sanitario rnar·ittimo e quarantenario di Egitto, il quale ha la. sua. sede ad Alessandria. Questi :r>etlegrini, o transitano il canale di SLtez in qua.rantena. (dopo il controllo sanitario a Port Sa.id} o si fermano ad Ale,sandria, Port Saicl e (per quelli provenienti dalla Palestina} a. Ka.ntara. Da queste località i pellegrini, subito identificati dalle Autorità. Qnarantena.rie del luogo, vengono nccompa.gnati dtt guardie sanitn.rie n.l LazzarE!tto di Suez. A Suez, ove si concentrano dunque tutti i pellegrini d e l nord (ad eccezione di quellì che hanno attraversato il Canale di Suez in qu'l.ra.ntena} viene e;;eguita una visita sanitaria, e, se non ancora vaccinati, i pellegrini vengono sottoposti alle inocula.zìoni antivaiuolosa e anticolerica.. Nell'eventutllità che il Lazzaretto di Suez sia al completo, il Ministero dell'intamo avverte i Con«oli di Bejrout.h, Ba~da:l, Costantinopoli di sospendere il visto ai pa.s;;aporti per tutto il !)l:'l'iodo neccssi\I'Ìo a vuotare illazza.retto. Da Suez. poi. i pellegrini, se le condizioni ,.;•tnitarie sono buone, proseguono su navi procurate dal Govcn1o p er la :\lecca, sen1.a subire nuove soste. Il consiglio quar·antenal'io, ha collocato tre dispensari diretti da medici a Djeddah, Mecca, Yambo. abbondantemente forniti di medicinali e di mezzi di disinfezione. Essi si occupano in primo luogo dei pellegrini Egiziani, secondariamente di tutti quelli che hanno bisogno di niuto e as,;istenz~. Durante l'an.no l\:12~. s i sono verificati tanto a Suez come nella zona del Mediterraneo, parecchi casi di peste, onde le Autori tà Quurant~nflrie di H edja.z, hanno senz'altro applicate le misure di quarantena a carico di due piroscafi di pellegrini Egizit\ni. I primi vennero isolati ne lla. S~azione qutLrantenaria. dell'Ile Aprou Saad, i secondi vennero trattenuti per qualche tempo Il bordo.
Epidemia di pest e a Suez durunte l'anno 1928. ('a,;l
Gennaio .............. . Febbraio ............. . ~iat·zo................ . Aprile. .... . .......... . Maggio ...... ..... .... .
3
TOTALE •..
Oooc.s~l
3
14 14
lO
8 3
8
42
2R
6 l
Ca.si di peste nella zona. del iltf ecliterraneo. Casi
l l l
Pireo ................... . Bone (Algeria) ........... . Alessandria ......... . .. .. . Tunisia . ....... .......... .
8
TOTALE.-.
11
Data del riconoscimento
7 gennaio 14 gennaio
18 fobbraio dal 16 a l 27 marzo
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II CONGRESSO DI MEDICINA E DI IOIENE COLOb<-rA.I.E
Pellegrini provenienti dal Bttd. CO'Ildizioni dei porti di origine durante il 1928. La. seconda corrente dei pellegrini è quella. che proviene dal Sud, Afl'ica l\Ieridio· nale, Arabia., Indie inglesi e I ndie olandesi, Australia. ecc. I pellegrini provenienti da.l sùd sono tenuti a far scalo a l La.zzaretto di Camaran, dominio inglese del mar Rosso, dipendente sanita.riamente dal Governo dell'I ndia.. Il lazza.retto, che ha un'estensione di oltre 2 chilometri, comprende un pie· colo ospedale in mura.tura modernamente attrezzato, padiglioni in legno con stuoie per terra., e numex·ose tende. Il tutto può ospitare oltre 5000 pellegrini. Data l'importanza del lazzaretto, il quale accoglie ogni anno migliaia e migliaia. di pellegrini provenienti da tutte le parti dell'Asia. e (lell'Africa, è opportw1a. una. sistemazione conveniente, sopratutto riguardo alla canalizzazione, al fine di poter rendere, più completa la distribuzione di acqua in tutti i locali. In un periodo di 6 mesi (novembre-maggio 28) ben 82 navi hanno fatto scalo all'isola. di Ca.ma.ran trasportando 70.917 pellegrini. Durante il pellegrinaggio pre.cedente il numero dei pellegrini era salito a. 103.335. La tavola. seguente indica il numero dei pellegrini trasportati dalle 82 navi a il loro paese d'origine. Pellegrlnl
N. delle navi
34
21 26 l
--
.
Pro'<enlenza
Indie •olandesi ...... .. .... . .. . ... . Indie inglesi ...... . .......... .. .. Direzione dei distretti (Malacca.) . Arabia . . .. . . .. ... • ... . .. · · · · · · · ·
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La Mecca. -
l
donne
l fanciulli
?.0.986 17.138 7. 796 89
9.353 3.694 4 .39!
2
4. 397 490 2.632 14
34 .736 21.322 14.754 105
46.009
17.375
7.533
70.917
uomlnl
Totale
I fedeli proseguono quindi verso la Mecoa, e, se le condizioni
sanitarie lo permettono, si effettua sen.z'altro lo sbarco. Le cerimonie del pellegt·inaggio, che iniziarono "nel 1928 il 28 maggio e p roseguirono sino al Io giugno, cadono ogni anno undici giorni prima relativamente al pellegrinaggio dell'anno prece· dente (Calendario Mussulrnano). I pellegrini convenuti ìurono complessivamente 96.000 di fronte a. 130.000 convenuti nel 1927. lllazzaretto è costruito sulle I sole di W arta, Abou Saad, Abou All. I luoghi del pellegrinaggio sono : La Mecca (70.000 abitanti) e Medina ( 15.000 abitanti). li porto della Mecca è D jeddah, quello di Medina. è Yambo. La. distanza tra Djeddah e la. Mecca è di 80 chilometri. I pellegrini alla. Mecca alloggiano in case private, e quando sono in gran numero, improvvisano delle tende per le strade o dormono anche all'aria aperta.. Essi si portano dalla Mecca ad Ara.ft, quindi ritornano alla Mecca alla grande Moschea. di Ha.ram E l-Cherif, che occupa. il centro d ella città.. Questo edificio forma un vasto cortile a forma di pa.rallelogramma perfettamente regolare, e cit·conda.to da. arcate sostenute da. · colonne in marmo, ~ranito e pietra grigia. Nel mezzo del tempio si eleva la Kaa.ba, la ctù costruziOne risalirebbe ad Abramo. Questo edificio ha l'aspetto di un cubo e alla sua destra si trova la famosa pietra nera. • della storia biblica.. Prima. di effettuare sette volte il giro della Kaa.ba, il pellegrino deve toccare questa pietra ; migliaia di fedeli la baciano con devozione in processione che dura initerrottamente notte e giomo. Ad ·est della Kaa.ba si trova. il pozzo d'acqua., detto Za.mzam. È COIJ..~uetudine del pellegrino di bere a questa fonte e naturalmente in vicinanza di essa. la ressa. è notevole. Grandi quantità. dell'acqua di questa fonte sono pure inviate nei paesi lontani, in boccali della capadtà. di un quarto di litt·o. Questo pozzo fornisce tutto l 'anno l'acqua agli abitanti della Mecc~t. Un gran numero di pellegrini prosegue il pellegrinaggio a )fedina, alla T omba del Profeta, per quanto i fedeli p referiscano compiere questa seconda. vL'Sita nell'anniversario della. sua mor te.
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Il CONGRESSO DI MEDICINA E DI IOIE.:-."E COLONIALE
t:l problema dell'acqua, che, come ben si intende, è pnrticolarmente importc~:mte dato il jP"an numero di persone e la frequenza della dissenteria, non è completam ente risolto. E sistono oltre 50 pozzi, a lcuni dei quali anche nell'intemo delle case, che provvedono gli abitnnti di un'acqua p iù o meno potabile. Nessuno di essi adempie alle condizioni di igiene neceflsaria., a. causa della vicinanza con Jatrù1e. La sola condott-a d'acqua che entra in città è quella d'Ein Zafarana, che è un ramo del grande acl')nedotto d'Ein Zobeida costruito a lla fine dell' V III secolo d alla sultana Zobeidah por fornire acqua in abuondanza ai pellegrini dei luoghi santi. E s.<so è lun~oro 25 chilometri ed ha subito attraverso i secoli numerose riparazioni e miglioramenti.
Stato sanitario eli Hadfaz - gennaio-giugno 1928. \'al nolo
Settimane
casi
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38
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15
45
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decessi
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II CONGRESSO DI MEDlCINA E DI lC:IENE COLONIALE
Questa tavola si riferisce solo ai casi avvenuti alla Mecca, Dieddah, Medina, Taif e non comprende gli altri casi avvenuti in tutto il territorio di Hadjaz. Non si conosce nulla a questo riguardo, ml'l. non pure vi s ia stata Ulla prevalenza di malattie relativamente agli anni passati. Ness\m cn.<:~o di peste o colera.
Stazione quarantena.ria di El-Tor. - Finito il pellegrinaggio, molti fedeli tentano intenzionalmente o no di eludere la vigilanza sanitaria, e di ritornare in patria per altre vie. Ma le Autorità. sanita.rie, sopmt.utto quelle Egiziano, hanno organizzato convenientemente il senrizio cosicchè, nlmeno per i pellegrini del nord, la sorveglianza. viene esercitata severamente. I medici e J"Ammini ~trazione delie frontiere Egiziane esercitano il controllo per a ltri t re mesi dopo il peiJegrinnggio, p er costringere al periodo di quarantena di almeno 5 giorni quelli che ne sono sfuggiti. Tutti i pellegrini di ritorno dalla Mecca e diretti verso il no1·d sono tenuti a passare per la ::ìtnzione Quarantenaria. di El-Tor e sostarYi. I pellegrini vengono allog~~:iati nel grande lazzaret.to, ove, dopo aver subito la visita e la disinfezione ripartono per la destinazione definitiva. L'accampamento è così costituito : } o Stabilimenti di disinfezione (sono tre), forniti cinsctuio di tre stufe a disinf ezione a. vapore (da uno a dieci m. 3 ) e da una, ~'<tnfa a disinfezione a formolo per i bagagli e gli ogget.ti in cuoio. Dagli stnbiluncnti di disinfezione i p ellegrini passano per mezzo di camion nlle ; 2o Se'Lioni eli isolamento costituite da dicci Sezion i in muratura e 10 Sezioni in tende. L'accampamento può ospit-a re complcssiYamente 15.000 perRone. Ciascuna Sezione è circondata da filo di ferro e diMa dall"nlt.ra almeno 50 met.ri. Ogni Sezione è provvista di bagni, doccie, luce elettrica., acqua potabile; 3o Vi sono ad El-Tor un 0>'pedA.le per tlOmin i CAlìAce di 18 ammalati ed un Ospedale per donne capace di 10 a.mmnlate. Vi è inoltre un OspedHietto di chirurgia. capace comple..sivamente di ospitare 20 persone e \Il\ Ospedale per dissenterici che può contenere 28 uomini e 28 donne. Oltre a ciò. la Stazione di ElTor comprende a ltri edifici adibiti 11 uftìci, poste, muf!azzini va.rii. La Stazione di El-Tor è un Orf!anismo che fum.iona mirabilmente grazie all'organizza-zione meticolosa e alla scrupolosità con la qtmle tutti i pellegrini vengono sorvegliati. È il mas;:;imo centro di orgn.nizzazione sanitaria e vigila che le temibili malattie del tropico non si diffondano ad altri continenti.
c_
La Mecca in relazione alla Soma.lia Italiana. - La Son: alia ita.Jia.na per la sua particolare posizione geografica è m•lle condizioni più a-vorevoli per risentire, anche indipendentemente dal movimento dei pellegrini ai luoghi santi, le conseguenze delle cnttive condizioni sanitarie delle terre d'Oriente. Occorre non dimentica.re infatti come la vicina Aden, punto d 'arresto per tutte le provenienze dall'Oceano Indiano, sia continuamente as::;aJita da epidemia di peste e v.aJuolo, le quali hanno ormai reso t ristamente famose le capanne sudicie e ammassate del quartiere indigeno di Aden-
Ca.mp.
.
D'altra parte è a tutti noto come rapporti continui e indispensabili di indole commerciale e industriale colleghino rapidamente la metropoli araba alla nostra Somalia e come la loro vicinanza, possa mascherare l'incubazione delle più gravi malattie infettive. Ma il pericolo certamente ma.ggiore per !"integrità sanitaria della nostra Colonia è rappresentato proprio dagli stessi pellegrini r:omali di ritorno dalla_ Mecca, ove talvolta raccolgono silenziosamente e incosciamcnte i ~erm~ delle più gravi malattie. Se è pur vero che il pellegrinaggio ai luoghi Santi non viene effettuato nella nostra Colonia, elle d)i uno scarso unmero
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II CONGRESSO DI MEDICINA. E DI IGIENE COLONIALE
di devoti (oltre una cinquantina) a causa della povertà delle nostre popolazioni, è altrettanto doveroso riconoscere che il pericolo della d.i.ffusione delle malattie contagiose non viene ad essere per nulla attenuato. Anzi poichè non esiste quel grande movimento di pellegrini tale da giustificare una estes,a organizzazione sanitaria e degli ordinamenti complessi e severi (quali si hanno in Egitto, Siria, Suda.n, Palestina, Indie, ecc.) il pellegrinaggio somalo si compie ad arbitrio dei pellegrini, senza alcun provvedimento che lo disciplini e sopratutto senza che sia possibile esercitare un sicuro ed efficace controllo sanitario. Tanto più che il soma.lo parte sovente povero e solo, fidando unica· mente nella misericordia di Allah, sopporta fatiche e stenti, ed approfitta di qualsiasi mezzo per ritornare clandestinamente in patria. Attualmente il viaggio viene effettuato part icolarmente coi sambuchi (grossi ba.Tconi a vela a velocità variabile colla direzione dei monsoni), ad· detti per lo più allo scambio di merci tra la costa araba e quella somala.. Non è quindi possibile stabilire la durata precisa del viaggio, che oltre· passa in genere la settimana. Questo mez7.o di trasporto è naturalmente il più pericoloso, perchè lo sbarco può effettuarsi in zone deserte, ove non sempre giunge il vigile occhio del sanitario. . I soli provvedimenti, i quali ordinariamente vengono attuati, specie durante il ritorno dei pellegrini in patria, sono quelli diretti a intensificare la sorveglianza su tutte le provenienze dal nord, e ad applicare le misure di profilassi anche nei casi sospetti di malattie contagiose. Nell'eventualità poi di epidemie ad .Aden, la direzione di Sanità comunica di· rettamente con l'agente consolare di Aden in maniera da essere al corrente su tutte le partenze dirette alla nostra costa e poter opport unamente provvedere. Ma è evidente che questi provvedimenti d 'urgenza sono mezzi poco sicuri, certo non sufficienti a rassicurare chi coscientemente ritiene di poter, con una organizzazione adatta, reprimere gli abusi, e disciplinare il pellegrinaggio, che appunto perchè esiguo potrebbe essere effettuato rapidamente e con sicurezza. L'epidemia di vaiuolo dell'anno scorso a Mogadiscio, provocata. appunto da. due pellegrini di ritorno dalla Mecca, ha dimostrato sufficientemente quanto sia rapido il diffondersi delle malattie contagiose e lo sta· bilirsi di pericolosi focolai nella nostra Colonia.
P.ro'VtJecli·menti attuabil·i . - Occorre dunque una vera organizzazione, la quale deve basa1·si sull'applie<tzione dei seguenti provvedimenti fondamentali: 10 Gli indigeni che vogliono recarsi alla l\Iecca, debbono richiedere all'atto dell'imbarco un passaporto speciale, in cui sia scritto a grossi ca· ra.tteri u Pellegrino ••. Il passaporto, oltre a dare tutte le indicazioni neces· sarie sulla personalità dell'individuo, dovrà specificare quali siano le sue condizioni di salu te e se vennero effettuate la vaccinazione anti-vaiuolosa e1le inoculazioni anti-di~senterica. e an ti-pestosa; 2o n pellegrino dovrà essere fornito di un biglietto di andata e ri· torno, rilf•sciato cla.Ua Società di Navig-<t,zione, in maniera da costringere
II CONGRE~SO DI )(EOICrNA E DI IOIE!re COLONLU.E
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così l'individuo a ritormue in patria per la stessa via e a sottoporsi al cont rollo sanitario ; 3° Il pellegrino non potr~ via.g ~iare nè sui sambuchi (per i motivi sopra. esposti) n è sui grossi piro3cafi addet ti pa,rticola.rmente al trasporto dei passeggeri bianchi, per motivi ovvii; ,io Prima. dl abbandonare la costa ,.:oma.la per dirigersi verso Aden (ove per lo più avviene lo sbarco dei pellegrini), sarà opportuno che in uno degli ultimi punti di ancoraggio (Alula si presterebbe assai bene) venga. pra,t ic.:l.to un definitivo controllo da parte delle Autorità sanitarie e di polizia, per assicurarsi che tutti gli indigeni siano forniti dei documenti richiesti e god.ino ottima salute. Per quanto possa. apparire complicata. l'applicazione di simili norme ad individui ancora disorganizzati e incoscienti del p ericolo al quale si espongono eludendo la sorveglianza, riteniamo di poter raggiungere rapidamente lo scopo, applicando misure severissime a quanti non rispettino le disposizioni in vigore; 5° Necessità di cosliruire una stazione marittima, allo scopo di sottoporre all'osservazione, alla disinfezione ed eventualmente a ll'isolamento gli individui di ritorno dai luoghi Santi. Questa necessità. è oggi sentita, anche indipendentemente dal pellegrinaggio, per poter avviare ad nn sicuro luogo di isolamento piroscafi provenienti da porti infetti o sui quali si siano verificati durante l:t traversata casi di malattie contagiose. Ben s'intende che a t <\le scopo sarà. sufficiente drizzare tende, costruire semplici baracche in legno, e qualche padiglione in muratura destinato alle sale di medicazione, alle sale di disinfezione, ai magazzini e agli uffici. L'indispensabile è di cintare il lazzaretto per isolarlo completamente, provvederlo di acqua in abbondanza per bagni, doccie, lavanderia, fornirlo di apparecchi per la disinfezione, la disinfestazione e la sterilizzazione ; munirlo di comode latrine. Sopratutto occorre destinarvi un personale indigeno ben istruito, intelligente ; pratico nel maneggio degli apparecchi di sterilizzfllzione, e cosciente del valore delle norme di igiene e profilassi. Le località più adatte per la costruzione di un lazzaretto sono Alula e Ber·eda., situate nell'estremo limite nord della ~figiurtinia, nel Golfo di Aden. BE&EDA. Dista da. Alula trentotto chilometri e ne è collegata da. una buona strada camionabile, che permette di compiere il percorso in meno di un'ora. e mezzo. È un p:Lese perfettamente isolato, costituito da una trentina di piccole garrese (eventualmente utilizza.bili almeno in parte nella costruzione del la.zza.retto) e da un centinaio di arisc abitate dagli indigeni del luogo. Il villaggio è sito all'estremità di u n grande arco montano, è un buon approdo, la spiaggia è arenosa, e il fondo tiene bene. La popolazione è composta di quattro o cinquecento abitanti, che nella stagione calda (maggio-agosto) si portano in parte verso l 'interno. L'acqua si trova in prossimità del paese, e la potabile proviene dal pozzo di El-Oalot lontano quasi tre quarti d 'ora. di strada. A mezza strada tra Alula e Bereda, un chl!ometro a nord in località Bohò, vi è buona acqua. in alcuni pozzi scavati nella sabbia.
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11 CONOHESSO D r MEDICINA E DI lGIE~"E COLON I.A.LE
ALULA. -
È situata in una conca. chiusa da una striscia di terra, e:he
può facilm ente el.isere vigilata e che si presta quindi as~ai bene a luogo di isolamento. È un p aese costituito da due garrese e circa duecento ca}Janne che complessivamente ospita,no seicento indigeni. Alula, che è sede di Commissariato, è pure dotata {li un ospedale costruito t·ecentemente dopo l'occupazione militare della Migiurtinia del 1927. La loca.lità è fornita sufficien temente di a.cqua., che viene trasportata da circa cinque chilometri di distanza, ed è pure reperibile in un pozzo situato nel letto del torrente Aira-Basci. Concludendo dunque, il pellegrino di ritorno dalla Mecca deve subir·e l 'ultimo controllo sanita.rio, e, se provenien te da porti infetti, deve essere avviato aJ locale d.i isolament o ove verrà sottoposto a. bagno, sterilizzazione degli indument.i, isolamento per qualche giorno. Il controllo può essere effettuato ad Alula che ben si presta, oltre per le sue condizioni nat urali, anche per essere punto d ·approdo dei piros<'afì di piccolo tonnellagio e sede ordinaria di un medico. Da quauto è stato sopra esposto, Alula si presta pure alla costruzione di una stazione marittima ove i pellegrini subirebbero le opportune disinfezioni prima di proseguire il loro vi;tggio. Volendo approfittare di una zona più deserta, quale è Bereda, completamente abbandonata sulla costa, illazzaret to potrebbe anche sorgere in detta località, ma ben si intende che allora sarebbe indispensabile mettere a completa disposizione del !azzaretto un 'auto-ambulanza, la quale effettuerebbe il trasporto dei pellegrini compiendo rapidamente i trentotto chilometri che sepanmo Alula da Bereda . Ben si intende che, qualora fosse accertato qualche ca.so di malattia contagiosa a bordo, al controllo di Alula, il pÌl'osca,fo sarebbe avviato direttamente a Bereda, e che ivi avverrebbe lo sbarco. D problema si impernia quindi fondam entalmente: l o nello stabilire un controllo ai pellegrini diretti a.lla .i\'I ecca, (Alula) ; 2o nell'esercitare una seconda visita ai pellegrini di ritorno dalla ì\Iecca. (Alula.); 3° nell'avviarli eventualmente al lazzaret to di Alula o Bereda per il loro ricovero. n p ellegrino, che compie faticosamentè il viaggio per rendere omaggio di fede di a more al creatore del suo deserto arso, non comprende che il suo va.no sacrificio è opera di dolore e di mor te a. sè e agli altri.
Il COJS'ORESSO D1 lllEDlCINA E DI IGJE:-.o"E COLONIALE
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SULLA FISIONOMIA EPIDEMIOLOGICA DEL MORBILLO NEL BENADIR per i dott. Siro Fadda. maggior e metlico, direttore di so.nit!l della Somalia. e Ferruccio Ramusino Cotta, addetto
Ha. intere;;>~e dal puuto di vista, ellidemiologico, conoscere come le popolazioni indigene sono distribuite nella. nostra. Colonicl!, qna.li siano le loro condizioni igienico-S<1nit.a.rie, e sopr<ttut·to quali ra.pporti esistono fra. i cent ri abitati e le popolazioni nomadi della bosca.glia'"
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Lo p:>polazioni ind i~ene, costituite d a cu,hilo di liberi ' e di liberti sono t·n~gruppa.t.e: [o o in gros.:;i cent.ri abit.ati (~Iogadi<;cio . C'hisimaio, ecc.) . Questi $ZI'O:>si paosi e ..;istono qua.«i uni camente noi Benarlir. cho è la ztma pi\1 fel'til<•. ed hnnno rag~iunto tale sviluppo d opo la no;.;tn• occup!wi one che ha ftworito lo sfrnttnmE'Into agl'icolo di talune regioni e lo sviluppo di rappot·ti soprattutto commer(' i~oli. Per neco::;sitt\ di cose, l'ampliamento di qnl,:<ti cent•·i ha portnto nd un as:<ottigl iamento progt•essivo d e lle popolazioni nomad i c irco;.;tant.i, che sono ;::tate un po' 11lla volta a'l.;;OI'bite ed in!.:d o h<tte entt'O la cerchia ahitata. Attunlrnente f!li indigt,nl dei ~ ros:;i contri hanno ra~giunto una. certa evoluzione, vivono sep•uatfl.mlmte daJ!Ii intlimti e arabi, che e.~erc itano per lo più il piccolo commercio, e, in seguito ai con t inni rapporti coi bianchi, hn.nrto appreso i nostri costumi e le nostre abitudiui che in pa•·te as;;irni la.no . L'aumen.t<> d egli abitnnt.i, ch e non vn di pn.•·i pas;.;o col migliot'amento delle condiziorù igienico-s•tnita ric . lo sft·uttnrncuto ngricolo imlustrin.le della Colonia, non ancora inquadr·nto in un OI'Jlanismo di>'eiplin!l.to cnpu.ce di dare tutti i risultati che è lecito attendere, fa sì che questi indigeni vivano in tlllO stato quasi primitivo, adden,;ati in capanne, tra>;cumndo le nonn e più fondamentali d'igiene: 2° piì1 di frequent e gli indigeni s i rinni;::cono in pÌN'oli villngJZi di cent.inain o poche mi({lia.ia. di individui, specia lmente Jun((o lo •·ivo dei fiumi (U iuba e 'GebiSceheli). Abitano in capanne (Arisc e Tucul) costruite con ramag lia e mota, colti· vano i loro piccoli orti (sciambe), d t\i qua li traggono di che nutrir"i; 3° m a il somalo pet· lo più vive liberRmente in b oscaglie, d el'lito o.ll'n.J\cva.mento del b o<;tÌitme. Lo ><i tt·ova in pl·o;;;;imitò. di pozzi, in cap,ume !W<>vvisorie coc;truite con stuoie, per potorsi rapidamente portm·o ne lle local ità ove è attesa la pioggia., onde il bestiA.me po,;sa. trov1we piì1 facile pll-"COlo. La vitn nom11de viene condottit specialmente nelle zone più pover·e (:.\[i~iurtinia) e, m entre sodcli:ìftt ma~;;io rmonte lo spirito libe ro e indiprnùente di quP:.:t.o popolo, ò insil'lllfl unn conse~uenza diretta s itt d e lla povertt\ d i t.a li ro.(io ni, sia d ell' impo:<sibili tà. di una dimora tìs~n. ne lle zone più ricche lw11N i fiumi, per il pericolo dolla tripunosomia.'li d el b estiame .
Poichè dunque la maggior parte delle popolazioni viYono di vita nomade, è evidente che l'epidemiologia del morbillo (e .in genere delle malattie contagiose), in queste regioni, acquista nn carattere su.i {!CIIcris, ben diverso da quello dei climi temperati. Si è pensato più volte, prima durante l'epidemia di vaiuolo, o oggi dura.nte quella di morbillo in Moga,discio, quale fosse l'importanza dal lato epidemiologico della popolazione nomade. Questa. grande massa. di inclividui1 che vive ntndagia, sfugge per la sua. apparente solitudine alle epidemie oppw·e vi partecipa ? i Dalle osservazioni condotte a. Mogadiscio e fuori, ci siamo convinti che non esiste una stretta interdipendenza fra le popolazioni dell<t città
Il~ CONGREF<SO DI )IED!CIKA E DI IGIENE COLONIALE
e quelle nomadi della boscaglia circostante. Infatti, queste ultime frequentemente si reca.no nei centri abitati della rispettiva zona, per smerciare sul mercato i loro prodotti, vendere bestiame e acquistare contemporaneamente quel poco che occorre aUa loro esistenza qlmsi primitiva. Per quanto poi ogni famiglia conduca vita indipendente, ricordiamo come pur tra i nomadi siano frequenti le possibilità di contatti e rapporti reciproci che possono senza dubbio fa,vorire la diffusione del virus, eventuaJmente raccolto nei centri abitati. Sono infatti non infrequenti le fantasie, specie di giuochi, coi quali l'indigeno celebra avvenimenti religio~i, cerimonie famigliari, ecc. Nella boscaglia stessa, doTe scaneggiano i pozzi, vi è un via· Tai continuo di individui e di a.nimali all'abbeverata, o1·e, talvolta in un piccolo specchio d 'a.cqua, disse t ano sè st e~ si e gli a-nimali, magari dopo avervi fatto il bagno. Ma il pericolo forse maggiore per la diffusione delle malattie contagiose, t• costituito dalla mano d 'opera indigena, che, requisita in numero~e località tanto dai paesi come dalle popolazioni nomadi, viene avviata alle nostre concessioni agricole e tra.ttenuta per un mese .
.Ad ogni modo, già durante l'epidemia di ·rruuolo di Mogadiscio del 1928, ricordiamo come sia stata rapida la diffusione del conta.gio in fo~ colai anche lontani della boscaglia, malgrado l'indigeno tema la malattia. e proceda già. di sua iniziativa. a.!l'isolamento degli ammalati. Occorre accenna.re che le singole cabile (o gruppi di cabile affini) amano conserva.re la propria indipendenza, e integrità, senza riunirsi con genti di altra razza, e che esse occupano vaste zone di cui normalmente non oltrepassano i confini pur nel loro incessante mpvimento trasmigratorio. Per questo orgoglio di razza,, e per lo spirito conservatore specialmente sentito da.lle popolazioni nomadi, che di solito conservano intatto il patrimonio delle tradizioni famigliari, l'agente morboso può circoscriversi a determinate località e ai relativi centri popolati, in maniera da determinare.delle vere epidemie regionali. Ciò è stato chiaramente provato dalla recente epidemia di Mogadiscio, ove il morbillo si è diffuso rapidamente alle popolazioni nomadi che occupa.no il loro Mnte1·tarul, pur rimanendo a.ltre zone con quelle finitime, completamente immuni da,lla malattia. Per concludere, le popolazioni nomadi che circondano un determinato paese, partecipano per lo piì1 alle epidemie di questo, pur tendendo l'agente morbow a circoscriversi a quella determinata regione. L 'epidemiologia del morbillo nelle zone temperate decorre in n· aniera diversa a seconda che vengono co!pite le città o le zone nua.li. Nelle prime il morbillo, raramente sporadico, è per lo piìt endemico, e dà origine a vere epidemie che si rinnovano ogni due, tre, quattro e piìt anni, durante . la stagione invernale. :Kelle zone rurali in"Vece, il morbillo è solo importato, e quando si verilica un caso, questo per il terreno relativamente vergine, sia per la fa cilità dei rapporti reciproci fra piccoli centri, si diffonde ra,pida.mente colpendo l 'intera popolazione (Panum). Come a,bbiamo. già accennato, in Somalia esistono Tillaggi paragonabili ai nostri paesi rurali, ma è bene insistere che Qlli l'lmportazione del morbillo è in essi a.ssa.i facilitata dall'esistenza della popola.zione nomade, la quale costi-
II CONGRE380 DI MEDICINA E DI IGIENE COt.ONIAl.E
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tuisce come una sottile catena di collegameni o perfettamente idonea alla tra~missione delle malattie anche a grandi distanze. Nei grossi centri abitati della Somalia il morbillo (ove esiste) ha un decorso anaJogo a quello delle nostre città., come a.bbiamo potuto consta.tare dalla recente epidemia di Mogadi€cio. L'epidemia di morbillo a Nogadiecio ba avuto origine da alcune caserme con una insorgenza violenta e rapidan;J ente deucEcente fimile a fia.mmata. Dalle ca H'lme si (> diffu ~a alle rar<eri, al l:refotrofio, e in numero~ i punti del villaggio indigeno, ~empre a p om ~ées Hl<:ce~sive violente, gra.fìcamente rappresentabili da una ferie di a.Eci~fe ad alte guglie. Da ogni fo colaio partivano altre scintille, ch e alla. loro >olt a s...-il up:pavano nuo>e fiammate, generalizzaJJdo l 'esplosione. Nei due Yillaggi indig('ni di Amaruini e Scianga.ni, al centro di Mogadiscio, la malattia si può dire non abbia risparmiata alcuna famiglia, colpendo i fanciulli dai due ai dieci anni con una percentuale che si pu9 calcola.re approssimati,·a.mente di circa il settanta per cento. Chi pagò più forte tributo furono senza dubbio il brefotrofio e le missioni della Consolata, che raccolgono oltre un centinaio di bambini di t utte le età, in parte indigeni e in parte meticci. Ad ecrezione dei JJOchi, che già avevano sofferto precedt'ntemente il morbillo, tutti gli altri vennero <.:olpiti dalla malattia. J,e misure di profila!'Si subito adottate (chiusura delle scuole, isolamento~ ecc.) hn.nno fatto si che il morbillo abbia colpito soltanto alcuni bambini metropolitani senza aJcun esito letale. Gli indigeni già adulti ·v ennero colpiti in misura assai minore in una percentua.l e approssimath·a, che riteniamo raggi11nga il 0,5 %. Ciò si spiega a ssai hene ten('ndo conto che il morhilJo in :Mogadiscio ha, come abbiamo già det to, un clecorso analogo a quello delle grandi città, temperate: (> cioè end('mico, con epidemie che si ma.nifestano ogni Eet te od otto a.nni. È evidente quindi che ad ogni cpjdemia. sono <·olpiti qmlfi unicamente i fanciulli non ancora immunizzati, e che quelli che già hanno ~offerto la malattia ne sono risparmiati. L 'epidemia ha avuto 1ma percentuale maggiore di colpiti tra. i militari indigeni e le loro famiglie che vivono in ap])Ositi villaggi lontani dalla città. I militari vengono arruolati per lo pilÌ n<>ll'intt?rno, dalla boscaglia e dai villaggi, in zone quindi meno colpite e dove forse il morbillo non è aneora conosciuto, onde è spiegabile la percentuale più eleYata raggiunta (8 %). DECORSO DEI. MORTIILLO. Il morbillo ha in ~omalia Iii suo decorllo classico, specie nei bimbi, ove determina f<'bbri elevnte, intema irritazione delle mucose (specie delle congiuntive), vast a roFcola con desqua.mazione. f,iò che varia è naturalmente il carattere della enlZione, non facilmente rilevabile da chi non abbia l'occhio abituato alle alterazioni cromiche della cute nera, per c11i appare meno evidente e può pure sfuggire se localizzata ad alc1me parti del corpo. <'ome decor~o, ciò che stupisce è la frecplente mortalità, nei bimhi ~pecialmente , per complicazioni bronco-polmonari, poich<> la epidemia si è sviluppata da l gennaio al maggio scorso, cioè nei mesi più caldi dell'anno, che corrispond ono aJJa nostra estate. Probabilm<'nte, l'alta mortalità., che nei climi tempera-ti solo in casi eccezionali suole verific-arsi, va messa in relazione a lle disagiate c:ondizioni d'ambienti' in cui gli indigeni vi>ono, quali accumulo di molte
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persone in un ~olo locale male a.erea.to, vita in capanne insufficienti e insa.lubri, manca.n:r.a di a.ssistenza medica.. Hanno pure importanza., senza dubbio, le condizioni di miseria fisiologica. di tanti individui, minati da. tare famiglia.ri e predisposti a.lla tut.ubercolosi. Qnest.'ultima è comparsa pure con una. certl\ frequenza in indi vid tù già. guariti dal morbillo. Ma non occorre dixuenticfH'e un terzo fattore, che, !le raro nei climi tempemti, è invéce <1s:;a.i frequente nelle popolazioni indigene, ed è già normalmente can;;a di alta. mortalità nei -b<l>mbini. Il bimbo viene nutrito nella maniet·a piit disordiua.ta, senza alcun ordine diet.etico, non solo, ma. con l 'àssurrlo preconcetto che appunto durante b. malattia debba. e<;sere ma,ggiormente a.limenta.to. Per que:-;t:1 ragione la mortn.lit~~ per gastro-enterite è stata. pure notevolmente elev.-..ta.. Fnrono poi assai comuni le complicazioni meno pericolose, q uali o ti ti, foruncoli, ecc. l,a mortalità, è stata d;-.. noi controllata al brefotrofio, che accoglie i met.icci e i piccoli abbanùoua.ti indigeni. dai due ai cinqu<:> anni. Questi, che in numero di trenta occupavano una grande camera furono tutti colpiti d<tl morbillo r:;enza nleuna eccezione, e di essi, uno morl per bronco-polmonite. uno per tuber('.Qiosi, uno per nehi te, tre pe: enterite. La percentuale di mort.alità iufantile in tutta Mog:1.discio ~ senza. dubbio notevolmente inferiore, perchè i piccoli abhandonati erano per lo pirr già mfl.laticci o gravemente deveriti: c'la nu calcolo a.pprossimativo stabilito dopo opportune indagini, si può tuttavia Cfl.lcolare una mortalità. infantile di circa il H %, riovuta per lo piì1 a enterite.
Paorrr,assr. - L'affermazione di Gmncher, · che ogni profilassi è vana per il morbillo, ha sollevato delle ginste obbiezioni, perchè ove esiste una orgtmi.z:r.azione e una coscienza sanitaria, anche la lotta contro il morbillo può dare i suoi frutti. ~on aitretta.nto si può invece ~perare quando colpisce le popolazioni. indigene, ed allora l'espressione di Grancher ha V<~lore in tutta. la. sna estensione. La profilagsi generale non è pra.tica.mente attu;tbile. Occorrerebbe migliorare l'ambiente, rigiene :tlimentare, e in ~encre le condizioni di vita di queste popola,:r.ioni, il clte non si può ottenere tanto f~~cilmente. Per quanto si riferisce :1lla proli.hssi specifica, la. denuncia, obbligatoria nei nostri paosi, ha na.turn.lm t~ nte valore solo se fatt.a regolarmente. Ma ciò n.vvieue solt.anto per la minima parte degli ammalati, poichè questi difficilmente ricorrono al medico in questi casi. Contrariamente :;t. quanto avviene per le :\lt1·e malattie contagiose, specie ;} ma.nifesta.:r.ione cutanea, il morbillo viene con;;;iderafo come scarsa entità. morbosa, sia pi'Obabilmente percltè negli a.ùrtlti df.l. una morta.lità. poco ele>ata., sia. anche perchè il decor., o è meno impress ion!mte eli rluclll) di altre malattie (vainolo-lebbra). Cert1 si è che i numerosi casi verifica.ti;;i in A'Iog<tdi'J<Jio, vennero ideutificJ,ti più per ricerche private appo.sitamente condotte, che per spontaneo intervento all'o:Spedale e agli ambulatori. La ricerca poi dni ca.si, :1nche ~e effettuata con tutti i rigori, difficilmente potrebbe giungere a. isolare l'arnm<òlato prima del periodo dei sintomi prodromici, che è sicuramente il pih contagioso.
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D 'altra parte l'i'!ola.mento dell'ammalato e del suo entourage (che non può esliere fatto che a domicilio) urta contro il sistema di vita degli indigeni e la loro trascuratezza per le norme profilattiche che solo parzialmente comprendono. l/isolamento dà maggiore probabilità di riuscita nei villaggi-caserme occupate dagli ascari e famiglie, poichè è più facile oUenere da essi il rispetto alle norme di igiene e profilassi. Per la scarsa resistenza dei virus morbilloso, è certo che la· disinfezione ha qui un'importanza assai minore che per qualsiasi altra malattia infettiva, onde si può fare poco affidamento di questo mezzo ;per arrestare il morbillo. La disinfezione, se possibile, va però sempre effettuata, perchè non è tanto il virus morbilloso che va combattuto, quanto i pericolosi germi delle complicazioni secondariè, tanto facili a svilupparsi in locali come questi ove l'igiene non è · curata. Concludendo: 1° n morbillo, che tnluni autori dicono quasi sconosciuto in Somalia, pur non essendo ancora comparso in qualche regione, è tuttavia generalmente assai diffuso, e nella capitale ba ~ decorso endemico a epidemie pluri-annali. Generalmente dà origine a epidemie regionali, causate dalle popola7Joni nomadi ; 2° n morbillo dà una percentuale piuttosto alta di mortalità infantile nei grossi centri, per compli<>.azioni intest.inali e bronco-polmonari; 3° Ben poco si può attendere dalla profilassi, anche se Eeveramente eurata. Gli AA. studiano il decorso del morbillo in Somalia, riferendosi alla recente epidemia. di Mogadiscio. Dopo aver accennato alla distribuzione d elle popolazioni in Somalia, gli AA. studiano l'importanza delle cabile nomadi dal lato epidemiologico. A UTORrASSUNTO. -
STUDI SULLA BARTONELLOSI DEI RATTI per il dott. Ugo Reltani, capitano medico
AUTORIASSUNTO.
Sono note le ricerche di Mayer e collaboratori, di Lauda, Noguchi, Schilling, Bayon, Ford e Elliott, Jaffè e Wils, Sorge, Lwoff e Provost, ecc., sulla BartonE'J_la muris ratti e sulla anemia infettiva dei rat ti. In Italia ancora non erano stati osservati, dai pochi studiosi che si sono occupati dell'argomento, allevamenti di ratti bianchi infetti, nè si ha notizia. di reperti di Bartonelle in ratti selvatici. Lo scorso anno intrapresi delle ricerche tendenti a stabilire se nell'allevamento di ratti bianchi del laboratorio dell'Ospedale militare di Ale.ssa~dria, l'infezione esistesse e se fosse stata possibile anche metterla in evidenza in ratti selvatici e in topolini. Esaminai complessivamente 105 7 -
Uio'1'11ale di m e<licina milita1'6.
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II CONORESSO DI llfEOlClNA E Dl IOIENE COLONIALE
animali (32 ratti bianchi, 48 decumani , 16 rat ti neri, 9 topolini), prima e dopo della splenectomia. Soltanto in a.Jcuni decumani, dopo l'atto operativo, fn possibile met.tere in evidenza, insieme al quadro di un 'anemia di modico grado, delle Bartonelle. Riprese le ricerche nel con-ente anno, ho notato che l'allevamento, il quale l'anno precedente era indenne, si addìmostrava i nfetto nella proporzione del 100 % dei ratti esaminati ; il quadro tipico dell"auemia infettiva dei ratti sntìlzatì ampiamente descritto da Lauda, era. evidente. L"indic~ di mortalità è stato de.l 79,6 %Inviati degli strisci di sangue al prof. Lauda di Vienna, per controllo, ne ho avuto sicur~~ conferma. Ho p cnsa.to che i ratti bianchi abbiano potuto contagiarsi per J?1ezzo dei decumani infetti, tenuti in gabbie viciniori, probabile veicolo un qualche insetto ematofago. Sulla traccia, delle ricerche di Mayer ho iniziato delle inda.gini in proposito, di cui riferil:ò in seguito. ·n ane osservazioni finora fatte sono giunto a i seguenti risultati: 10 anche in Italia (Piemonte) esiste l'infezione da Bartonelle nei ratti bianchi di allevamento e nei ratti selvatici ; 20 può acca<lere che allevamenti i quali, ad indagini accurate e controllate da competenti, si addimostrano indenni, in epoca successiva si trovano infetti, per un probabile contagio avuto da ratti selvatici infetti ; 3o analogamente a quanto ha osservato qua lche altro A. ho constatato che è possibile mettere in evidenza le Bartonelle in circolo anche nei ratti non smilza t i di un allevamento infet to; t ale reperto è frequentissimo nei rat tini di 4-5 settimane (conferma delle osservazioni di J affè e Willis) i 4-o un' infezione ititercorrente, come una P asteurellosi spontanea, può scatenare in ratti non smil.zati il quadro tipico dell'anemia ad esito letale (Sorge aveva già ottenuto t ale risultato mediante infezione artificiale con b. di Eberth). R atti, tenuti in avitaminosi, presentano in circolo dopo 12-15 giorni un discreto numero di Bartonelle; riportati a dieta normale, i parassiti scompaiono dal circolo ; 5o in numerosi tenta.t ivi, per mettere in evidenza forme filtrabili del para.-,sita, ·ho avuto esito negativo (prova biologica). Negative sono state del p<tri le ricerche · culturali su terreni diversi, sia partendo dal sangue sia da frammenti di organi interni ; 6o mentre l'infezione è facilmente trasmissibile ai ratti selvatici ed ai topolini smilzati, resta senza effetto nei gatti; 7o un certo numero di ratti bianchi smilzati, che hanno superato la malattia, mostra una immunità as:;oluta anche a lle alte dosi di virus i. so la Bartonella muris (sangue citratato o polt iglia di fegato in soluzione fisiologica citratata) tenuta. 4o, dopo 15 giorni è ancora capace d 'infettare ratti bianchi smilzati, completamente guarit i della malattia., mediante il trattamento arseno-benzolico, e tenuti in osserva.zione per 42 giorni. Gli studi sulla Ba,r tonellosi dei ratti offrono notevole interesse e per l'analogia della Bartonella muris con la Bartonella. bacilliformis, agente eziologico della febbre d'Oroya, e per l'identità di aluni sintomi, anatomoclinici, delle d ne malattie ; hanno aperto inoltre un vasto campo a ricerche di pa.tologia generale, di clinica, di parassitologia e di epidemiologia.
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SUL VALORE DELL'INTRADERMOREAZIONt: COL FILTRATO DI BRODOCULTURt: DI BACILLI TIPICI E PARATiffCI Nt:l MILITARI PRIMA E DOPO LA VACCINAZIONE ANTITifiCA per i l dott. Ugo Reitanl, capitano medico
A l.:TORI ASSUNTO .
Sono stato indotto a compi(>re le ricerche, di cui oggi riferisco, in forma preventiva, da.ua divel'sità di opinioni cspr0sse dagli autori, che s i sono occupati di questo argomento, e dn.Ue incertezze che simili indagini banno lascia.to in molti studiosi. Da Chantemes:se, che primo e~eguì tali esperienze, a Gluchofi in epoca molto recente, esiste nella Jettcratw·a medica un buon numero di lavori su questo importante problelna. Scopo precipuo delle mie indagini però non riguarda il tentativo di accertamento delle infezioni t ifoidi e pa!atifiche mediante l'in ti adet moreazione, ma bensì il va.tore di .qnesta nf'gli organismi vaccinati, onde svelarne un eventuale stato allergico. Ottenuta. lo scorso anno (maf!~io 1928) l'autorizzazione ì\!inistcriale (Direzione generale sanità militare) ad eseguiTe le esperienze di cui tratto, disposi il seguente pia.no di ricerche : (1/. 10 Preparazione di due diversi n.nt.igeni, uno ottenuto mediant.e le brodoculture filtrate, un altro mediante l'emulsione di germi uccisi e disgregati. ~o Prova preventiva del reattivo vitale su piccoli animali di laboratorio (cavie, conigli). 3o Prova su militari non mai vaccinati e dopo la vaccinazione antitifica-pa.ratifica in periodi d i tempo diversi fatta col lipova.ccino misto del! 'Istituto sieroterapico milanese nuovo tipo. 4o Occasionalmentc infine esperienze su ammalati d i febbre tifoide. La preparazione dell'endotossina tifica e parati fi ca del l 0 tipo richiese parecchi tentativi, avendo avuto dei risultati contra.ddittot•i negli animali da sperimento prima e dopo la vaccinazione: ottenni finalmente un pro<lotto attivo e con effetti abbastanza costanti facendo una mescola.nza di brodoculture di 14 ceppi diversi di b. di Eberth in parte isolati di recente dal sangue di malati, in pa.rt,e vecchi, tenute per 40 giorni in termostato a 37° e quindi per un'ora a soo a ba-gnomaria. e successivamente filt1·ate su candela Berkefeld N: per il para tifo B adoperai solo 4 ceppi, non avendone altri a mia disposizione, e per il pa.ratifo A un solo ceppo, di provenienza dell'Istituto universitario d'igiene di Torino. Assicuratomi della perfetta st-erilit:\ dei filtrati e dopo saggi su a.nimali di laboratorio, iniettavo nel derma della regione anteriore · <Ìel bra-ccio sinistro in militari di va.ri re{l) Le rlcerobc sono state eseguite nel laboratorio di t.atteriologla dell'OspedAle mlli· tare di Ale.>SIIndrla.
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p:trti cc. O, 10 di filtra.to di c iao:;cuno dei t re germi; n ell'altro bra.ccio iniettavo cc. O, 10 di brodo sem plice p er controllo. È necessario il più fine accorg im~ nto nella t ecnica dell'iniezione intradermiea: se s i approfonda · l'ago un po' più del n?cessario, s i lla. lo s pandimento de l liquido nei tessuti anzichè la tipica zona iscllemicn,, e in questi casi giova scartare il soggetto in esame. N 3ll'interpreta.zione d el risultato bisogna essere cau ti a llo scopo di n on -confondere una p '>eudo rea,ziono con la reazione posifi,iva : questa è rappre-santa,ta da un a zona eritam l> tosa;, di colorito più o m eno r osso, d i dimensioni varia,bili d a una m :metina. da cm. 20 a una m oneta da 2 lire, a contorni press'a p:>co circolari, spe'iso circondata. da un alone che va sflLmando alla p 3riferia., di color rosa, ed a.pp1.re dopo 6-8 ore, ra.g~iungendo in genere il lli 1SSÌlUO di intensità dopo 24 ore, p er anelare in za, 3l, 4a giornata graclat::t.IU3Ute diminuendo, fino a scomparire. Ta,lvolta l ' individuo avverte bruciore, prurito, senc; o di m Jlestia localmente. H o osserva.to : in 52 individui, non ma.i vaccinati, 43 volte rea.zione ne_ga,t;iva (anche nel coutrollo), 5 volte uua pseudor~azione f uga.ce, 2 volte -rea.zioue positiva (anch ~ nel controllo), 2 volte reaz ione positiva (controllo n ega.tivo) . In 64- dOI>O IO ~iorui dalla vaccinazione- 46 volte reazione po:;itiva per tutti e t ra i germi, IO volte pJsitiva p er uno dci tre germi e ne~a.tiva. p3r gli altri due, 8 volt e ne'!ativa per tutti e tre. Non essendomi :stu,to pJs;;ibile S9\!llire tutti i 6! militari, in s :~guito ho riprova,to, a dist:Lnza di un m 3se d<1lla va.cc inazione, s u 53, ottenendo press'a poco la stossa, percentuale di 71,87 % di re~zioni positive. Ancora dopo 3 mesi la r eazione si m 1ntiene positiva . Oltre questo termine non ho fatto ricerche. Avrei voluto anche, secondo lo schem!l. tracciato mi, impiegare il 2o tipo di antigene, da preparare secondo le m')dalità descritte da Glucho.ff p er ricavate l'endJtossina tifica, m:t, es:;endo stato distolto da a,ltre cure, mi è m'1uca,to il tempo necessario. H o fa.tto occao:;ionahn1nte anche delle ricerche s u m alati di febbre tifoide (14 ca'li), g iung-endo a.Ue conclusioni che l'intradermoreazione è p Jsit iva e precoce nei c.o'!i lievi e di m '3dia gravità, negativa nei casi gravi in accordo coi risult:l.ti di K endrick, Gluchoff, Alissoff e Mor<?skin, (Rod.rigtlez). Risulterebbe p erta.nto da. questa mia prima serie di ricerche, che toma conto sia no ampliate e approfo ndite, che i soggetti vaccinati presentano in gnon p arte un'allergi<o s pac ifìca all'endotossina tifica, svelabile con l'intradermoreazione. Che il fatto non abbia un'lHìSOluta costanza, si potrebba s piegare con la diversa. JU') dalità. di reazioni biologiche, per ragioni ancora in gran parte oscure, che presentano i vari individui in es<tme. Nei pochi casi di individui .non vac ;inati, che ri::;pondono posit,ivamente a.Ua rea,zione, non sarebbe azzardato sospettare che si tratti di p ersone che abbiano s uperato un'infezione t ifica non diagnosticata o di eventuali portatori. Anche in qne::>to senso, riferendosi agli studi di Large, sarebb e utile praticare le ricerche dci bacilli tifici e paratifici nelle feci .
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OSSERVAZIONI SUL TRACOMA IN CIRENAICA per il dott. f rancesco Cultrera, capitano medico
A UTOIUASSU\TO.
Su 3250 indigeni Yisitati in Cirenaica (Porto Bardia e Agedabia), ho riscontrato 2430 casi di tra,com:L di cui 1150 con COIDJ)lic·azioni. Le mie osserva,zioni si sono svoJte su campi famiglia e su popolazioni nomadi, e la mia. statistka di tracoma tosi in Cirenaic·a è del 73,3 o/o. Ho rilevato cbe i negri sudaoesi, i quali io linea di massima sono più robusti degli altri indigeni della. Cirenaica. (beduini, berberi, ara ti, ebrei) sono meno degli altri colpiti dal tra coma., pur tro,.·a.ndosi in pc ggiori condizioni generali di vita; fra loro ho rilevato una pc1·centuale più scarsa di linfatismo e di adenoidismo, un numero inferiore di casi di tubercolosi, ma, una maggior diffusione di sifilide. Ho notato che quasi tutti i tracomatosi (96 %) erano linfatici, scrofolosi, tubercolosi o luetici, e pl'ecisamente : il 18 % affetti da tuberrolosi polmonare ba.tteriologkamen te accertata, il 35 % d a linfatismo o scrofolosi; il 16 % da sifilide; il 27 % da sifilide e tubercolosi nello stesso tempo. Come si vede quindi, i pazienti tubercolosi e tmcomatosi rappresentano il18 % più il 2i % di tu~ti i tracomatosi, percentuale altissima. che mi fa escludere l'antitesi fra costituzione tisica e trac·oma sostenuta dal rn·of. ..Angelucci. Penso invece che la. tubercolosi, il Linf<lti:mlO, l'adenoidismo, la lue, l'avitaminosi, rappresentino i fattori predisponenti allo f;Viluppo del tracoma. Per la CUl'a ho SIJerimentato l'autosangue, l'autosiero, l'olio di cbaumalgroa. Autosa.ngue. - 50 casi, fra, cui era ogni formu di tracoma; ne iniettavo ogni tre giorni da 5 a 10 centimetri cubi nelle regioni glutee, subito dopo \'estrazione da una vena del braccio. Non vidi nessuna delle gua.rigioni per crisi nelle complicanze corneali e nelle forme recenti, o per lisi in quelle in periodo eica trizia.le, ottenute dal prof. Angelucci. In molti pazienti, fisicamente dcpa.uperati, osservavo il rifiorire delle forze; anche gli infermi avvertivano un senso di euforia, i fenomeni acuti (ipcremia,, secrezione, blefa1 ospasmo) Yenivano favorevolmente influenzati e finh·ano con lo scomparire in un lasso di tempo relativamente breve - 20-30 giorni - l'iperplasia papillare risentiva pure l'azione dell'autosangue, ma le forme follicolari, i granuli, rimanevano immutati. 1 r~ ~~ ~r,i'à
1. - A.UTOE)'IOTERAPIA ,\SSOCIATA AD AUTOSIEROTERAPIA LOCALE.Limitavo l'a.pplicazione dell'autosiero per iniezione sottoconginntivale ad nn occhio solo per aver un termine di para.gone nella valutazione dell'efficacia della cura ; sceglievo dei casi, in cui l'evoluzione del traco ma fo.~se
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nei due oc-chi su per giù allo st esso grado. Casistica: casi 12: tra.coma cronico riacutizzato, con iperemia papillare spiccata della congiuntiva tarsea superiore, panno corneale; casi 8: tra~oma a prevalenza, follicolare, con granuli di aspetto gelatinoso~ modica i perplasia papillare, leggera iperemia, p anno cornea le; casi 6: tracoma. cicatriziale con panno di vecchia data; ca.si 2 : traeoma iniziale in un occhio solo, con qualche noduletto grigia::;tro nella congiun t iva tarsea, s uperiore e lit>ve vellnta.mento nella piega di pa.gsaggio; ca"i 3 : tracoma con ulr·era corneale infiltrata, fotofobia, blefarospasmo, forte iperemia C'Ongiuntiv~Lie. Uisnllati. - ~elle forme riaeu t:.izza.t.c, la scomp;trsa dei fenomeni infiammatori avq •niva prima nell 'occ:hio curato con l'autosiero, il panno t endeva piì1 pre:-;to al riaHsorbinwnto; l'evoluzione pupillart> verso la ci<:at rkc a vvcni va ron maggiore rapidi tà. ~elle forme follicolari non ho rileva to a lcun miglioramento; pii1 giovevoli auzi r ius<·ivano n ell'altro occ hio i com uni rimedi. A nche le forme cicat· iziali non venivano influenzate. Xelle forme inizia,Ji in'"eee t'avvenuto il t'in.s>:orbirnento dei noduli e il ritorno della congilmt iva allo stato normale iu eirra HO giorni. Le ukeri C'orneali hanno riscn t ito un ':tzione lJen~:>li<·ft dall 'au tosi ero, eara tterizza ta da Ila rapida s0omparMt <l<•l.la. fotofohi;t e del bldaro:-;pas mo, e dal lento riassorbirsi dr ll'infil trato eornP;de; in due ò resid nat.a una sotti le nuhecola; nell'altro un lene o ma. P er conr ludcl·e, su Lw tormo tNa pia a s~ocia ta alla sieroterapia loc·a le, le mie ossrrvaz ion ì mi portano a.ù afTcrmare, che essa riest·e eflìPlWe nelle form e iniziali, in quelli> J'iaeutizzate e nelle complirunze corof'a li, men t r·e la. sua a7.iont• tprapen t i<'a. & pressochi> nulla sui gl'anuli. Lo iniezioni d i ;wtosa.ngue non dettero luogo a notevoli rialzi termici, a dolori, ad altri sintomi lllOlesti di reazione. Il. - Ot.ro m CHAU~ruLGROA . - ArpLicnto ~econdo la tecnica inilien.t,a dalla. Dt>hnoe Oa.~i--ti c:;t, : c·asi :~: tra.f·omlt crouko riacntizzato con ipcrem ia e i pt>l'pht>ìia. pn pilla re clelb eongiu n ti va pa lpebraJe superiore, ulc-era. infiltra La, fotofobia, blefaroRpn;;mo, abbonùa.nte secrezione ; casi 8 : tnt.coma folli<·Oiùre, e;!>nl ttt•rizz:tto ch't. netta preva lenza di granuli di a~retto g<:latino;;o, d~t sc·ar~a ipE':·p\a-;ia papìlhu·c, ùa panno crasso e da motlic·a fiecrczionr; C'asi 2: tra.c·oma iniziale, con qualc:he granulo, lieve ipeTemia della congiuntiva, tariìea superiore, a!5pètto lievemente vellutato della pil'g<t• di pasl\aggio. Ris11llati. - ~ei tre <'ttsi di t ra('oma, cron.ieo riar utizzato ho avuto regrr~so dei fcnomen i irri ta.tivi, scomparsa della, se<'rezione, riparazione della Lesione <·orrwale, non ('sit o in mnl'l'hia: nes,;una modificazione a carico dell 'iperplasia papilhtrt!; m•gli otto ('asi di tmcoma follicolare, scomparsa della sec·rezione e dei follicoli, rhtssorbimento completo in cinque e qua-si completo negli altri tre del panno corneale; nei due ca::;i di tracoma iniziale sr-ompanm dei follicoli e dcll"iperemia,, ntiL aceen t uazione dell'aspetto vel lut<'l>t.o del h~ piE'g:t di pa»::~aggio. Durata. della cura : 1 20 giorni. Qui ndi ~o!La.11 o le ronne rollicola. ·i sono ~t ate n E!ttamente influenza. te dall'nzione clcl f;mna.co, elle a mio giuJ izio deve avere llU potere litico s.ui torpidi follicoli e s ul pann o corneale, mentre le forme con prevalente s viluppo papill~bre, che s ull'inizio sembrava rit raessero ' 'antaggio dall'uso
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del farmaco, successivamente si riacutizzavano, o S(lgu.ivano la loro normale evoluzione. I li. - AUTOEMOTER APIA ASSOCIATA ALL'USO TOPICO DI GINOCUPRINA (combinazione di oli di chaumolgron. e rame). CasLc;tira: casi lO: tra coma bilaterale in 5 dei quali predominava lo sviluppo follicolare, mentre negli altri 5 era p iù spiccata l'iperpl.a.c;ia papillare ; tutti con panno corneale ; in ogn.i p aziente uno dei due occhi ve~iva curato coi soliti rimedi. Rùmltati. - Dopo 20 giorni di cura, dal confronto dei due occhi di ogni p aziente, risultava evidente l'efficacia della terapia g inocuprinica; il panno si riassorbi in eirca 50 giorni eù ottenni la guarigione clinica di ·tutti i casi io circa 110-120 giorni, senza esito di s pes~;e cica.t rici. Ho voluto comunicare i risultati di questi miei tentativi di cura del tracoma, risultati cbe io credo lusinghieri, affinchè altri, meglio di me, e su più vasta scala, possano sperimentare l'autoemoterapia. associata alla cura locale degli olii di chaumolgroa e dei loro composti, cura che ritengo veramente efficace contro il tracoma .
LA LOTTA AL TRACOMA NEL NORD AFRICANO CON SPECIALE RIGUARDO ALLENOSTRE COLONIE, DIRETTE EINDIRETTE pe•· il dott. Tommaso Sarnelll, capitano medico
A UTORIL\SSUNTO.
Sulla guida dei dati più recenti raccolti sull'Egitto, la Tunisia., l'Algeria e il Marocco Francese e Spagnuolo, nonchò dell'esperienza quinquennale compiuta in Tripolitania ·e in Cirenaica., l'A. si intratt,iene sull'estensione e l'intensità endemica. della maggiore piag-a che affligge l'Africa del ~ord, i paesi, cioè, nei quali vivono 200.000 Italiani e dove è e sarà sempre più intenso lo sbocco della nostra gente e le cui popola.zioni ind.igene formano l'oggetto di una nobile gara di assistenza da parte delle nazioni colonizzatrici. Espone poi i risultati- quasi nulli- che finora si sono ottenuti ed esamina queUi che sono e che dovrebbero essere i principi ed i mezzi necessari alla t itanica opera difensiva. Propone un piano dì azione concorde (possibilmente di intesa con le nazioni latine del Medìtenaneo e con l'Egitto),. per una grandiosa lotta al tracoma, che dovrebbe imperniarsi su di un centro di studi scientifici e profilattici specializzato, da crea.r e in Libia. Promuovendo questo, l'Italia non potrà mancare, pur giungendo nuova, di passare al primo posto ira tutti i popoli colonizzatori. I suoi figli, viventi nel basso Mediterraneo, verrebbero ad essore salva.g uardati da.lla deturpante malattia, cbe li mina nella ca.pacità. lavorativa e li immiserisce: <' gli indigeni nostri, soccorsi contro il loro più grave flagello, aVTebbero la prova che con Roma cristiana e fascista è rìtoroat.a davvero fra loro la. civiltà.
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l i CONGRESSO DI MEDI<"l!'iA E DI
COMPORTAMENTO
DELLE
IG IE~""E
('OLONIALE
AGGLUTiNINE
ANTI-
PROTEUS X 19 DURANTE L'INVECCHIAMENTO DEI
SIERI VARIAMENTE CONSERVATI DI DERMO-TIFOSI •
per il dott. Cannelo Patanè, capitano medico
P er quanto mi consta, assai scarse sono nella letteratura le ricerche intorno alla resi<>tenza all'invecchlamento delle agglutinine anti-Proteus X 19 dei sieri di dermotifosi. Queste ricerche fra cui primeggiano quelle di Ottolenghi, Castelli e Brotzu - appartengono in massima ai . primi anni del cimento pratico della reazione di Weil e Felix. Esse tendevano precipuamente ad accertare se, ad' alcune settimane di distanza. dal prelevamento del siero- nel caso che l'esame dovesse venire accidentalmente ritardato - la prova agglutinante in questione mantenesse intat.to il suo valore diagnostico. È noto che gli stipiti di Proteus del gruppo X1o, isolati dal 1916 a oggi, sono diventati legione; ed intanto siamo venuti conoscendo come il loro grado di agglutiuabilità e talora anche la loro morfologia, attività biochimiche, ecc., siano ben lungi dall'essere rigorosamente sovrapponibili e saldamente stabili. Donde la necessità di avere piena e fondata fiducia nella « sensibilità 11 attuale del ceppo di Proteus X 19 a cui intendiamo appellarci di fronte a casi isolati- nel tempo- di dubbia diagnosi; casi che tutti sappiamo quanto possano riuscire estrinsecamente inquietanti, quando capitino in paesi lontani dalle zone notorie di endemia del tifo esantematico. Ora, è appunto in questi paesi abitualmente indenni che, pèr ovvie ragioni, i ceppi di Proteus X1 9 esistenti nei diversi laboratori - ed isolati in m~~>'.ìsima parte durante la guerra Europea, o poco dopo- rischiano di rimanere, per periodi indefiniti di tempo, incontrollati nei riguardi della loro permanent-e utilizzabilità nella reazione di W. e F . Riferendo qui sulla modesta serie delle mie ricerche~ ho inteso essenzia,Jmente segnalare come la persistenza delle particolari agglutinine nei sieri di convalescenti di dermotifo sia di tal<> durata., anche adottando metodi a.ssai semplici di preservazione, da. rendere praticamente attuabile - nel difetto ,di ada.tte occasioni nosologiche - un periQd·ico cont?·ollo compa1·ativo della << sensibilità specifica 11 dei ceppi di Proteu~ .X19 disponibili, sopratutto, presso i laboratori più direttamente interessati alle mistwe d·i pubblica ig•i ene, e pTesso gli i.stituti detentm-i di collezioni in grande. I sieri fatti oggetto delle ricerche in pa.rola (13 in tutto) furono da me raccolti in Benga::;i nel 1921-1922, durante due limitatissimi episodi epidemjci di dermotifo. E ssi vennero conservati al ripa-l'O dalla luce e alla temperatura del laboratorio. n loro potere agglutinante venne saggiato
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II CONGRESSO DI :"IJEDIC'lNA E DI IGIENE COLO!oi"'ALE
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allo stato fresco e successivamente - per ogni siero nei campioni variamente trattati - riprovato a periodi di sei mesi jn sei mesi. Per lE> :rrcve mi valsi dei due ceppi di P1·oteus X19 disponibili, etichettati l'lmo « Vienna >> l'altro « Trieste >> ; quest'ultimo risultato nelle mie mani un po' meno sensibile del primo. Mi limito a riportare, quasi a mo' di conclusione, i risultati ottenuti: a) n. 5 sieri . infìalati sterilmente mi son.o risultati perfettamente utilizzabili, pe1· pr>Ove di agglutinazione, almeno per 24-30 mesi. Es(mpio medio: titolo iniziale 1/ 2000; al 30° m('se 1/600. b) di n. 4 sieri disseccati, uno cominriò a dimostrarsi difficilmente solubile dopo un anno ; gli altri, mantenutisi in buone condizicni d'imolubilità, al termine del 180 mese avevano conservato ancoxa quasi intatto l'alto valore agglutinante iniziale, dimostrando wlo una minore vistosità dei fiocchi nelle diluizioni ('Streme. P ·urtroppo, dopo l'anzidetto termine di tempo il materiale andò perduto; c) n . 4 sieri addizionati del 0,2 % di formolo risultarono avere perduto quasi per intero il loro potere agglutinante nel corso di qualche settim~na;
d) n. 6 sieri vennero addizionati del 0,30 % di fenolo. Di el'si non agglutinavano più a sufficiema : 2 dopo 18 mesi, 3 dopo due anni, l dopo 30 mesi;
e) ·il 'metodo d·i preservazione delle agglut-ini11e in parola, indubbiamente superi01·e agli anzidetti p1·ovati, 1ni è risultato guello dell'aggi1mta al sie-ro « j1·eschissimo n di un uguale volume di « buo11a glice1·i11a neut1·a n.
Metodo invero prezioso, particolarmente per la pratica coloniale, percbè alla costante bontà del risultato accoppia l 'esigenza di mezzi di confezione ridottissirni, potendosi all'occorrenza prescindere, senza alcun reale pregiudizio, da qualsjasi preoccupazione di sterilità della vetreria, p mc llè il siero disponibile sia, giova ripete1·Jo, assolutamente fresco e la glicerina della comune qualità bidistillata. ed assolutamente neutra; f) n. 9 sieri di dermotifosi vennero trattati con questo metcdo. Uno soltanto di essi aveva perduto al 30° mese i 2/ 3 del valore agglutinante iniziale e risultò poco utilizzabile al 36o mese ; 5 si dimostrarono ancora perfettamente utilizza bili fino al 36° mese; 2 fìno a,J 42° mese ed uno fino al 480 mese.
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n CONGRESSO DJ MEDIC INA E DI IGIE!>"E COLONIALE
ALCUNE OSSERVAZIONI ERICERCHE SU LA PRESENZA DEL BACILLO DELLA PESTE NEL LATTE DI DONNA E DI CAVIA INFETTE per il dott. Carmelo Patanè, capit.ano meùioo
I tl·attati classi C'i d 'Igiene e di Patologia E sotka, a mia conoscenza, sono generalmente muti in merito al pas:;a,ggio del B . di Yersin nel latte di donna infetta; come nulla, di particolare ci di<•ono circa la sorte prossima serbata, alla sa lute del lattante nutrito al seno della. ma4Te pestosa. L e ri1eTc h e qui <'Spo:;te ebbero per primo movente alcune mie perplessità d'indole profìlatti<-a, avvertite di fronte a eircostanze inerenti a questo pa.r ticolare argomento, allorchè, t rovandomi quasi agli inizi della mia pratica coloniale, mi tocc-ò assumere la direzione del Lazzaretto pestosi di Tolmel,a, (Cirenaic·a) e del relativo reparto contumaciale (1) . In quale ordine d'idee rien tra~;Hero simili p e.r plessi tà è bc:ile intttire, quando si ponga, mente al fa,tto che, in periocli ùi serie epidemie di così grave natura, a l sani tario rcRponsa.bilc si offra t.utt'altro che raramente il easo di dov.-.n' tE>mpesti ,·rw u•nte assieurare un 'adatta alimcntazione ai pic·coli poppanti iud.-.nn i, <·a.pi la ti in lazzaretto in conseguenza del ricovero delle ri~p ettive !lladri u.mmalate. Naturalmente in qua.lsiasi analogo ambiente nosocomiall' mctropolilano non man<:herebbero mezzi e ripieghi per front eggiare egrt>giamcnte una tale situazione; ma la cosa non è - od almeno a me non è rius(•ita - altre ti auto agevole in am!Jiente coloniale, esclusivamente indigeno, in mezzo a l quale o~rui s ug-gerimento di allattamen to art.itk ialc incontra "a un'apatica ostilità, addirittura scoraggiante. E' rr'J)t'rib ;Zr> il B. della peste n el latte m1tliebte dnrante l'invasione settiecmica 1)rr·toce':'- Le cmoenlture pratieate fra il 2o ed il 40 giorno di malattia. in :L~ inft>m w allMtanti (5 c.c. di sa.ngue in 150 c.c. di brodo) mi diedero i seguenti risultati : Esiti po~;itivi 11 = 3!1,2 %, con 8 decessi = 72,7 % E~>it.i negativi 17 = 60,7 % . con 2 decessi = 11,7% P<'r ogni inferrna., contempora nt>amente al prelevamento del sangue, vennero Cf;E>guite : a ) la latfoc·oltura con c.r. 1,5 - 2 di ma.teriale distribuito sulla superfi<:ie d('ll'agur di 10 seatolc P E>tri ; (2). b) la, prova bjoJoliif·a mediante inoculazione di 10 c.c. di la tte nel peritoneo di una <·avia del p. medio di gr. 500. (l ) 7>1i r l' t•J·i -"" Ml un'c pi .l('mia <!l pc,;te t· hc ll(lrpogg;,; in Clrc u>\i a ,;m·autc un periodo d1 carestia. r~t·~ li "uni 19 17· 11! ..• . :\t:l lo.ut\l'o · ro d i 'l'ohne ta c •bi aiiMo. In e uro. po:·o più d! mille ti ' 0\'(·r " t i in l lg,•ni q nf\s l L 1L1 i 0.() 1) 1\l'l o·nc nti "Il o trlh 1) nonm li. 1c n ut c - 6PinLc clalla Camo a l 1\ l dcu ~tll' .. i uci or~.·~~i d i (I Ut' llu. luca.liti'" 1·ùe ert~ altura da nui mHitnrn\e utc pP-osi liata.. (2) Le :<j.>(•(' i .. ti ....ndizitmi oli s onura d ('Ì Cil{1CY.7.oll. u rorse IHlOhC <li JIO.rt.c ti e lle basse -v ie ~:::\lu.t: u!urc. t h' l n1ic i StH(J:t;: ti nnu nli J)er ml-..cJ'o di ~~ lr.Jh,!ra.t·c por ugui 1>tu ~tra. più. di 0.15· 0.2 c.c. di ln~lo . . \u ·ho in •1no• : i limi cl l' i lcn l i Jic ttz iono delle co l<oUit: log ittirno di hn ·lllo pcatoso mi rlusol d'ù(dln:>rlv n~·" l Pt•nw; o 1>0" 11 >uH•W '"''ice> ol i co lonie e-t•·amJc lo un s •b st:nto reftO mal trl\6pa.
't·rt•
r e te th>l l>l\rticoltu ·u nmtl·l'iale iu.wu.onzalo.
TI CONGRESSO DI .\tEDIC'lNA E DI IOIENE COT,QNIALE
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Risultato: 3 lattocolture posit.ive negli 11 casi di accertata setticemia; delle corrispondenti 11 cavie inoculate col latte, 2 morirono d 'infezione pestosa - e si rifNivano a due dei casi a latt,oc>oltura positivale altre 9 sopravvissero a, luogo in ottime condizioni. Nei 17 easi ad emocoltura negativa, analogamente negativi furono i risultati della lattoeoltura e delle inoculazioni. Concl1tdendo. -:Nei nostri limiti d i esperienza il B. pestoso ò ri1mltato reperibile nel latte mnliebre : nellO, 7 % del totale dei soggetti sottoposti alla ricerca; nel 27,2% dei soggetti eon aceertata setticemia. I ,a cc densità " del germe nel materiale stesso è apparsa di proporzioni modeste (nn massimo di 13 ed 1m minimo di 6 colonie per c.c.). La carica ba.cillare w:icolabile dal latte d i do·n na 'J!C&to.ya 'J!1tò riuscire acl infettare il poppante 't - Dalle mie limitate osservazioni non potrei t rarre che una, risposta nettamente negativa a tale quesito. Ed invero, degli 11 bambini (fra. i 2 e i 17 mesi d 'età) alla.ttati, per spazi diversi di tempo, dalle rillpettive madri in periodo d i setticemia, ne>~stmo ammalò durante l'ulteriore osservazione, prolungata a ra.gion veduta (l). E se interroghiamo la letteratura per cogliervi qualche notizia di fatto sull'alea di contagio corsa dal latta.nte nutrito da madre pestosa., vi troveremo scarse osservazioni registra.te afl hoc, ma. praticamente tntte accordantisi sulla, negativa (Guyon, 1855; Homabrook. 1922; Haynaud, 1924). Con quale critetio merita di ancla:re arr:olt<t qur.st'apparente immun·i tà della prirnissima infanzia 1·ispet/.o anche ai cmnuni fattori eli contagio dell'·infezione pstosa? -Già da. alcuni anni qualche dato di fatto possediamo, che ci p ersuade a non ammettere con e<:cessiva. largher.za una simile concezione. Per quant.o mi consta, è merito di Ilvento e Mazzit.elli di avere per primi reso noto il caso di due lattanti - rimast.i nel lazz~~retto di Tripoli d 'Africa. (1912) alla, morte, per peste, delle rispettive madri - i quali morirono di un 'affezione di breve dw·ata, senza sintomi ca.ratteristici, riconosciuta post mm-tem di natura pelltosa. Nel 1922, Matbis segnalava in Cambogia, 12 analoghi casi abubbonici di peste in lattanti di 5-25 giorni. E segna1azioni incidentali di a.ltri casi del genere uon sono in seguito mancn.tc da parte di altri autori. Per quanto riguarda le mie osservazioni, dei 28 poppanti r icoverati, 13 allontanati dalla madre per necessità va.rie, c passati al reparto contumacia.Ie, rimasero indenni: dei rimanenti 15, Lasciati insieme con Le rispettive madri in la.zzaretto, 3 ammalarono di una mite forma bubbonica di peste, ed erano tutti di età superiore a ll'anno; uno, di CÌI'Ca 2 mesi, morl dopo avere presentato nn giorno d'ipertermia, e poi, p er due giorni, vomito, conV1llsioni, ipotermia. La dia.gnosi di peste fu assa.i facile post mot·tem, mediante puntura del fegato. (l) Merita <Il non esrore la tciato Q•ll piH;nre sotlo silenzio ti particolare c be nesstlll foci· dente di contagio mi !u ùato 1>\:nentare. nel reparto <·ontnmaciale. In danno delle dh·erse nutdcl d.l fortuna, alle quali - costretto dallo speciali nfrcostauw lo: alf in principio a x·.,nn~>to- !aoevo ,-egola.r monte consegnare l poppanti allontant,t i dalle ri ;po .ti\·e onn Jri in!crllle.
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Passa il bacillo della peste nel latte della cavia, nella quale la sett-icemia sperimentale è, di regola, mass·i va ? - Va anzitutto ricordato che la Co.mmissione Inglese in India, saggiand ole diverse eventualità dì trasmissione della peste con gli alimenti, ha con<:Iuso, riguardo all'argomento che qui c 'interessa: " L'allattamento delle cavie neonate da pa.r te della loro madre infetta di p<Ste non ha mai dete1minato in esse la, peste, nonostant-e sia legitt·imo B11ppo?Te che il latte di akune, almeno, contenesse bacilli ''· Il numero delle mie esperienze è stato in totale di 14. Le cavie madri venivano inoculate regolarmente per via percutanea., onde assicurare - per la più lenta evoluzione della ma.lattia cosi provocata- una relativamente maggiore durata del contatto con la. prole. Ris7tltato. - Dei 28 piccoli animali lattanti, 3 mot·irono precocemente per cause estranee all'infezione: tutti gli altri sopravvissero alle rispettive madri, e, sacrifica ti in media una diecina di giorni dopo ljL morte di queste, furono t.rovati indenni. Nè mediante la lattocoltura, nè mediante la prova biologica in altre cavie mi fu possibile svelare la presenza del B. di Y ersin nel latte delle cavie infette. Conclu(]endo: le vie galattogene muliebri sembrerebbero relativamente assai più permeabW al bacillo pestoso, che non quelle della cavia. Se così effettivamente stanno le cose nella regola, questi risultati offrono una curiosa a-nalogia con quelli ottenuti riguardo a B1·ucella melitensis, riscontrato talvolta pres(>nte nel latte delle donne ammala.t e da diversi autori, e naturalmente nell'assenza appa.rente di ogni fatto di mastite; mentre è rimasto costantemente assente nel latte delle cavie sperimentalmente setticemiche (Burnet e Conseil).
PRIME Llftff DfllA PATOL061A E tLIMATOLOmA ftfJ.L' OASI DI Kllt1A per il dott. Giovanni Brezzi, capitano medtco
PREME:::s.A. -Nel Sf;lttembre 1928 ricevetti incarico dal Governo della Cirenaica di prepara.re una missione sanitaria, che doveva recarsi aU'oa.si di Kufra per prestare assistenza medica ad un membro della famiglia senussita, colà residente e che aveva im;istentemente richiesto tale intervento. n personale della missione fu per ovvie ragioni ridotto allo strettissimo necessario e ad essa furono assegnati il signor .Aldo Fornari, ufficiale coloniale, in funzione di segretario ed interprete; il ma.resciallo R.T. 1\Iario Buligheddu e l'infermiere indigeno 1\:'Iassaud ben Nasser. La mission~, è inutile tacerlo, oltre alle ricerche sanitarie, si riprometteva còmpiti politici, geografici, topografici, climatologici, ecc. I precedenti visitatori delle oasi di Kufra. si contano sulle dita di una mano. Essi sono: n Rolph nel 1869, l'Assenaim bey e Rosita Forbes nel1923, di nuov o .Assenaim bey nel1925, ed il fra.ncese Bruneau de Labori pm·e nel 1925. La loro permanenza colà fu di pochi giorni e fu sempre tronf'ata in modo piit o meno brusco. Soltanto l'Asscnaim, per la sua ori-
H CONGRE ;;so DI ~lEDI C:INA E DI IGIENE
CO LO~IALE
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gioe mussulmana, ha potuto compiere ricerche importanti, specialmente nel campo topografìco. Nessun italiano si era. spinto fin là: soltan to il capitano Vitale, brilhmte comandante di reparti moharisti, aveva eseguito nel1927 una puntftta. a Bi•· el Dacar, nell'Ua.di Zi.gh'.m, che anco ·a dista da Kufra circa. tre giornate di marcia . Mi fu affidata una dotazione chirurgica e di medicinali, d a me stesso preparata, calcolata con molta larghezza per i bisogni di 5000 abitanti p er un periodo superiore a tre mesi. La direzione della Sanità Militare, nella persona del colonnello medico Cadeddu, mi consegnò un microscopio col materia le neces!!a.rio alle principali e più fondamentali ric:erche. La missipne av~va inoltre una st;tzione radio ad onde corte. N o n starò a rievocare lo avventurose e pericolose vicende, alle quali fu sottoposta la missione, non essendone qui la sede opportumt; accenno ad esse solta nto per ottener indulgenza dall'uditorio, poichè le ricerche non poterono essere complete, come avrei desiderato, e come avrei avuto la possibilità di compiere, qualora gli avven_imenti avessero avuto il loro svolgimento regolare. Anche il microscopio mi fu d a.pprima sottratto; poi, in seguito alle mie vi ve inRistcnze, mi fu restit uì to, per essermi definiti va mente ripreso dopo soli 15 giorni. CENNI GEOGRJU'ICI. - Le oa.si di Kufra sono situate circa al centro del desert o libico, che è a s ua volta La pa.rte orientale dell'immenso Sahara. Dette oasi costituiscono come un arcipelago nell'infinito mare di sabbia che le circonda . E sse si possono agevolmente dividere in due gruppi: uno principale ad oriente ed uno secondario ad o ~cidente. Il _primo gruppo è formato da nove oasi, la principale delle quali è denominata El Giof (cuore-centro) e le altre sono disseminate d 'intorno a corona, a poche ore di marcia le une dalle altre. E S'$ 0 sono adagiate in una notevole depressione (ua.di) circond~bLa. da. una uoromL di piccole <blLurc rocciu:.m (el Tag). n g ·uppo occidentale è invece formato da tre O!V)i: Tazerbo, Bzemo, Rebiana. Le oasi del primo gruppo furono tutte da me visii~tte ripetut;1mente nelle mie lunghe peregrinazioni, mentre invece non mi fu possibile veder le oasi occiden tali. La popolazione delle oa'ii si aggira complessivamente sulle 3500 anime, metà delle quali appartiene alla tribù ez-Zueia e l'altra metà attinge le sue origini a lle piìt svariate tribù (fam iglia sen lL'S· sita, Ichuan, Tebu, J.\l[ egebra, Goraan, Tuaregh, F ezza,nesi, Sudanesi). Gli Zneia si t rasferirono colà dalle oa'ii pro-deser tiche di Gialo, Augila e Gicherra da non oltre 150 anni, cacciandone armata manu la t ribù dei tebu, di religione p agana, che presidiava quelle oasi <la a lcuni secoli, punta avanzata delle popolazioni del Tibesti verso il nord. La vita, gli usi e costumi sono completamente mussulmani. Non esiste in tutta Kufra un solo individuo dì a lt ra religione; eJ;li non sarebbe tollerato. Gli schiavi, ancora in notevole numero, nonostante l'intensa sorveglianza francese ed inglese, sono costituiti esclusivamente da s udanesi. In tutte le oasi vi è acqua abbondante e potabile che si estrae da pozzi primitivi, a lcuni dei quali rivestiti internamente da una camicia <li tronrhi di palme. L 'acqua si treva in media alla profondità. <li 4 o 5 met ri ed in tutto il letto d ell' uadi è possibile scavare dei pozzi. Le pa lme datterifcre di ogni qualità si contano a centina ia di m igliaia ed i datteri costi t uiscono il principale alimento della popola.zione. Anche i cammelli sono alimentati
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II CONGRESSO 01 MEDICINA E DI !GlENE COLONIALE
spE'Sf'O con datt(•ri. Le migliori specif' di datteri sono da.t.e dalla oa.si di el Hauari. Vi f'ODO molti ulivi, tenuti }Jèrò allo st~~to Relvatico, che coo una certa approssimazione si possono caltolare circa 7-8000 piante. La raccolta delle ulive viene effettuata ogni due anni e gli indigeni ne traggono un olio grezzo rhe servt> ai loro bisogni. Vi si aggiunge qualche pianta di arancio, di limone c qnakhc vite. ~unwrosi sono invece i fichi, i peschi, gli albicoccLi, i gt-lsi, la tàJha (a<·ada araiJica) l'ètcl (tamerice), e le rose. Nei giardini si coltiva l'orzo, il miglio, un poco di grano ed ortaggi diversi (IJOmidori, cipolle, aglio, nwilmzane, cocomeri, melloni, rape, mpa.nelli, peperoni, melluchìa (rorco'I'UB ollto,·i·usj , zucche, bamia (h-ibtscus esculenl1ts).
Tali giardini troYansi attorno ai pozzi, dai quali quotidianamente viene attintn acqua per irrigazione, cff(•t tuata. questa rou sistemi di piccoli canali. Circ·a il bestiamE', i tamelli si aggirano attorno a un migliaio e sono quasi tutti di proprietà dei conunercianti. Non vi sono che pochissimi cavalli, mal tenuti per diflkoltà di alimentazione, mentre invece vi sono numt>rof;il'simi somari importati dal t\udan. I.~e pe<:ore sono poco numerose e provl•ngono in mnggior parlf' dal :::iudan; sono nutrite principalmente con noe<:ioli di da t t eri pesta ti. ~ on esistono bovini. ~Finalmente numerosi sono gli animali da cortile, quali polli e pi<·cioni. Tutti i luuedi e i giovedì si tiene al Giof, mercato nelle ore pomeridiane. Vi vengono espoi\ti, oltre al bestiame, le merci di produzione locale (st;uoie, oggetti ed utensili ili cm·ina primitivi, Yerdttre, orzo, ecc.) e le merci di importazione provenienti dall'Egitto e dal Sudan (the, zucchero, riso, bara<:('ani, filati in gen<>re, olio, candele, fiammiferi, bttrro, sapone, pomidoro secco, pelli conciate, ghirbe, ccc.). l\lovrMENTO co~nrERCIALE. -
Si svolge mediante carovane da e per il Sudan, da e per Siua (J~gitto ) ·v ia diretta, oppure via Bn-Mengar (oasi egiziana). Le carova.ne provenienti dal Sudan importano pelli varie grezze o conciate, ghirbe di cuoio, pecore, camelli e somari; limitata quantità di avorio grezzo, penne di st.ruzzo: quelle provenienti dall'Egitto importa.n o invece the, zucehel'O, catrè, ma.nufatti vari, sapone, Nn del e, fiammiferi, ecc.
CLnrA. - Con l'unico t€>rruomet.ro salvatosi dalla distruzione del materiale della llpedizione mi fu possibile fare osservazioni quasi costanti. La temperatura massima diurna durante i mesi ottobre, novembre, dicembre 1928, gennaio, febbraio 1929 oscillò fra i 18 ed i 38 gradi con una media di 26,4, mentre la tempera.tura minima nottw·na oscillò fra i 12 ~ O gradi, con una media, di G,6. La zona è costantemente dominata da vent1 più o meno impetuosi; il predominio è dato dall'Ali~eo di nord-es.t, che rende sopportabili::;sime an<'he le temperature notevoli. Il cielo si è man~enuto quasi completamente sereno e le precipitazioni atmosferiche costitmscono una rarità eccezionale. Basti dire che da. oltre 40 anni non è più cad~ta pioggia a Kufra; dw·ante la mia permanenza, due volt~ soltan~o ebb1 a notare all 'alba una lievissima. rugiada.. Durante la. stagione lDvernale quindi le condizioni climatologir.be di Kufra sono delle più invidiabili. Kella stagione estiva invece pare, da concordi affermazioni assunte, cbe la temperatura raggiunga altezze non comuni, poichè il caldo è talvolta insopportc::tbile agli stessi a bi tanti.
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MALATTIE rusco~TR.ATE. - I dati raccolti sulle malattie delle oa,'li di
Kufra sono dovute in gran parte ad osservazioni dirette, ma anehe ad informazioni diligentemente assunte. MALATTIE lNFETTIVE. ~l'ifo acldo11ùnale : esiste endemico ed assume talvolta il carattere di epidemia, senza riguardo alle stagioni, con maggior gravità nell'inverno per quello che si riferisce alla mortalità, fatto dovuto probabilmente a complicanzè bronco-polmonari. Tifo petccchiale: Non mi risulta che vi siano state epidemie di tale malattia, per quanto il pidocchio dei ve!;t.iti sia il compagno inseparabile di. tutti indistintamente gli abitanti di Kufra. Febbre 1··icon·ente: Non constatata. Esiste abboudantis!;ima 1'0?·nithor1'S M o·ubata, e probabilmente osserva.zioni più a ttente e metodiche potrebbero portare alla scoperta di tale malattia. Mo1·billo : In.fierisce ogni otto o dieci anni ed è molto più violento che nei nost.ri paesi. Le epidemie di morbillo mietono numerose vittime fra i bambini. D contagio avviene proba.bilment,e per mezzo di carovane provenienti dal nord (Egitto). Vaiuolo: L'ultima epidemia risale a, circa ~5 anni or sono e fu gravissima. Da informazioni concordi pare che tale malattia sia allora giunta a Kuira con una carovana proveniente dal Sudan. Pare abbia colpito circa il 70 % degli abitanti, con una mortalità superiore al 50 % dei colpiti. A questo proposito debbo dire che, non appena fn noto che io avevo con me del vaccino antivaioloso, dovetti vaccina,re molti bambini e giovinetti nati dopo tale epidemia. D coneetto dell'immunità na.turale ed acquisita nei riguardi del vaiuolo è conosciuto benissimo da quelle popolazioni. Dei vaccinati (circa 600), la maggior parte ebbe reazione positiva. · Dissente1·ia a-mebica. : Numerosi casi di dissenteria, che si modificarono con la cura emetinica e con la somministrazione di Stova,rsolo, si sono a me presentati. I pocbic;simi casi, nei quali bo potuto esE>guire l'esame delle feci furono però tutti negativi. Ho ragione tuttavia di ritenere che la dissenteria amebica esista a Kufra, percbè in due soggetti dissenterici vi fu complicanza di ascesso epatico. Colera: &onosciuto. M ala1·ia: Vi sono colà tutte le condizioni favorevoli per la sua diffusione. Esiste l'A.nopheles maeulipennis, da me ripetutamente cattmato ed osservato ed esistono anche altre specie di anopheline e di culicine. Ho constata.to solta-nto tre casi di malaria primaverile (due dei qua.li con reperto microscopico positivo) in tre individui, che però n.vevano sostato a lungo nell'oasi egiziana di Siua, dove è nota l'esistenza della malaria e dove il Governo Inglese ha intrapreso grandi opere di bonifica con ampie canalizzazioni, prosciugamenti ed immissione di gambusie. Leishmania: Non esist-e bottone d' oriente, nè kalaaza.r. D 'altra part,e non mi fu datò di constatare la presenza di pappataci. Lebbra: Non ho visto nessuno ammalato di tale ma.lattia.
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II CON O ltESSO Dl MEDICINA E DI IOIE':SE COLONIALE
Peste : Informatori molteplici e concordi mi hanno dichia.ra.to che non si verificò mai un 'epidemia. di peste a Kufra, mentre invece parrebbe che qualche ammalato di poste bubbonica sia. colà giunto proveniente dal Sudan. A questo proposito devo ricordare un fat to importante: la pulee non è conosciuta a Kufra, e per quante ricerche abbia fatto non mi è sta,to possibile rintracci:nne. Anche alcuni topi (lil?M r atlus e '»~us m;usculus), da me esaminati immediatamente dopo la morte, non presentavano pulci sul loro mantello. Questo fenomeno, interessante a studiare poichè certa.mente numerosi pulci sono giunte a Kufra. con carovane, è dovuto probabilmente alle condizioni d 'umidità dell 'atmosfera od alla temperatura estiva elevatissima. Sifilille: È la malatt ia più diffusa fra. quelle popolazioni. E ssa è conosciuta dagli indigeni sotto il nome di Tcer, oppttre sotto il nome di Gicherr, e nessuno si vet:gogna d 'a verla o ne fa un mistero. La cura viene eseguita con infusi di erbe s peciali oppure con iodnro di pota.ssio, importato dal l'Egitto e che raggiunge altissimi prezzì. Numerose manifestazioni secondarie sono passa.te dinnanzi ai miei occhi, ma le lesioni predominanti sono quelle terziarie a ca.rico delle ossa, della pelle; sono spessissimo colpiti anche gli occhi e la, la,ringe. Inutile sarebbe ricordare i numerosissimi successi terapeutici ottenuti con la cura spenifica. Basti ricordare che in certi periodi ho praticato anche dieci iniezioni endovenose e 30 iniezioni muscolari al giorno. J _Piarn: NumerC>sissimi casi di tale malattia. si sono presentati. La diagnosi è stata. soltanto clinica e s pesso ba,sata sull'inefficacia dei sali di mercurio e sulla ra,pida, talvolta miracolosa, guarigione cogli arsenobenzoli. Anche numerose donne, s pecialmente quelle affette da piaghe al naso od al volto sono venute a farsi curare, ben liete di essere guarite rapidamente da deturpazioni di lunga data. N odosità it,,r.ta articolare : Almeno una ventina di casi sono stati da me esaminati; s i è tratta.to p er la maggior parte di uomini in età già. avanzata. Anche due llo nne si sono presentate con tale malattia. Debbo però dire che le cure, 13ia a ba.<;e di m ercurio che di arsenobenzoli, sono state quasi sempre ineJfi caci. · Tubercolosi : l1l maln.ttia pocbisqimo diffusa. Qua.lche raro caso (tre in tutto) di tubercolosi polmonaro accertata clinicamente. Una ragazza vonteuue ne m orl dura nte ta, mia p ermanenza; pare però che avesse contratta la, mu.la,ttia in un'oas i Eg izia na dove aveva dimorato con la famiglia p er lw1go t<.'mpo. Blenorragia : È abbastanza diffn._a, poichè a.nche laggiù è praticato il merotricio e l'adulterio, spccia,lmonte durante le lunghe assen ze dei mari t i, che si reca no in carova ne o che si dedic~~no al prcdonaggio. Contribuisrono alla di l'fu<; ione delle rna.la.ttie veneree la mancanza assoluta delle norme i~i oui cbe ed i freaucmti divorzi con successivi nuovi matrimoni . Traco1n(~ : Si può dire che cammini di pa,r i passo con la sifilide p er la sua, diffu"ione. se non riesce ad d irittura a sorpMsarla. Le complicazioni sono comuni;;;-;ime e spe-;-;o a.ssai gravi: assai numerosi sono 'i casi di cecità m ouocul a.re e quelli di cecità completa. Ho eseguito ttua piccola statistica
U CONGRESSO DI MEDICINA E Dl IGIENE COLONIALE
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fra, i bambini che mi sono ca.pita.ti fra le mani per essere visitati o vaccinati. Sopra 287 ba.m bini esaminati, 235 erano affetti da tracoma e molti con complicazioni avanzate ed iiTimediabili. Anche le fo1·me comuni di blefarocong·iuntivite sono notevolmente diffuse. Malattie parass-itarie : Dei parassiti intestinali il più diffus() è l'ascaris· l·ttmbricoides. Quasi tutti gli abitanti, senza distinzione di sesso e di età, ne sono a,ffetti. Un bambino di otto anni in seguito a somministrazioni di santonina ne ha emessi circa un centinaio in un solo giorno. Ho constatato un solo caso di thaenia sagginata in un sudanese che si era nutrito di carne bovina.. Non ho veduto casi di anchilostomiasi, nè di billta1·z·io~. Ho notato invece un caso di filariasi in una. donna anziana, della famiglia senussita., che però aveva dimorato moltissimi anni lontana da Kufra. La tigmt favosa è altresl diffusissima; colpisce almeno il lO % dei fanciulli i quali, con spirito muRsulmano, attendono che cogli anni guarisca spontaneamente. Ne residuano vaste alopecie. MALATTIE COMUNI. Apparato respiratorio: M:olto diffuse le forme bronchiali lievi e l'asma bronchiale. Le pleure ammala.no raramente: un solo caso di pleurite 'essudativa curato con la toracentesi. Non ho veduto nessun ammalato di pobnonite franca o di bronco-polmonite. Cuore: Ho curato un solo individuo affetto da insufficienza mitra.lica, con grave scompenso, risoltosi in pochi giorni con trattamento digitalico. Questo ca-so ha destato la meraviglia degli arabi, poichè l'ammalato trovavasi in stato di scompenso da circa 5 mesi. Più frequenti, per quanto rare, sono le lesioni sifilitiche del miocardio e deJl'aorta. Apparato diget·ente: La carie dentaria è diffusissima, dovuta probabilmente alla alimentazione a base di datteri. )folto comuni sono le forme di gastroenteriti ab ingest-is. Negli schiavi ho notato delle forme di enteriti croniche, con grave de.Perimento organico, dovute probabilmente anche queste all'alimentazione fatta talvolta per lunghi periodi con soli datteri. Ren(: Abbastanza frequenti sono le nefriti acute. Malattie del ricambio.· Mentre le popolazioni povere e gli schiavi sono assai denutriti, le poche famiglie benestanti, specialmente quella senussita, e quelle degli Ichuan sono mangiatori formidabili di carne. Molti di costoro soffrono di got.ta e sono individui notevolmente obesi. A carico dell'apparato uditivo sono frequenti le otiti medie suppurative. Sistema nervoso : Alcuni casi di paralisi infantile e di emiplegia. Le malattie mentali sono rarissime ed io ho notato un solo ca-so di psicosi acuta in un giovinetto. Malattie chirurgiche: In questo campo sono frequenti le lesioni traumatiche e le ferit-e d'arma da fuoco, poichè fra le diverse cabile della stessa tribù a,vvengono spesso conflitti talvolta gravi e che sono quasi sempre 8 -
U io·rnaie di medicina militare.
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NOTE DI
IG~NJI:
PR.A.TIOA
risolti con le armi. Ebbi a cmare: durt\nte la mia p&rmanenaa colà, una uattnra del el'anio da bastonate, t.l-e fratture espo-ste degli arti, un ferito addominale, ed un empiema sucoe-Rsivo a vec«'hia fe-rita polmona.r& oltre a numerose altre lesion i tl'aumatìohe. Fra le forme comuni, si riscontrano ernie inguinali, idroceli e le comuni forme suppurative. Que>;te sono le' brevi note di climatologia e patologia delle oasi di Kttfra da, mo raccolte in cinque lunghì mesi di dura prigionia. Vogtia il de-.tino ch.e presto sventoli laggiù il tricolore italiano, e che studi e ricerche più accurati posf!ano essere metodicamente svolti per il trionfo dl'tla scienza. e della èiviltà italiana. che ha diritto pt>r i suoi grandi meriti di acquìstare un posto sempre più grande nel mondo.
NOTE DI
IL
IGIENE PRAT t CA
BUCATO
per il f'J'o.f. G. IL Mariottl·B1aochl. colonnello medico
• Questa volta intendo occuparroi di 1m argomento che si direbbe pedestre, ma che inveM ha tanta impo1·tau.za, il bucati}. E lo faccio tanto più volentier~ pe1•chè s i completa così l'argQrnento delle disinfezioni domestiche, alla portata di tutte le famiglie! anche le più povere, dopo l'ottimo articolo pubblicato nel fascicolo scorso dal capitano medico dott. R eitani sui sapon i. I u rea ltà sapoui e bucato rapprese.ntano i disinfettanti a di!ipo~ izione delle ma:;saie: guai se non vi fossero questi dul.' mezzi semplici e di facile impici!O. Si ricordi it detto famoso: «la civiltà. di un popolo può misura-rsi dalla quantità di ~;a pou.e che esso constlllla n. Si dirà.: ma éhe c'entra questo coll'Esercito' Si, Colleghi, c'entra e molto. Nell'immediato dopo guerra, quando ba i prigionieri dell'ex-esercito austriaeo scoppiò il d6rmotito, io, che avevo l'incarico della lotta nel rnezzo,g iorn& d 'H alia. mi trovai costretto a visiti.III'e continua mente gruppi di pri~i:onieri disseminati dappertut,to per lavori a~iooli: -erano gruppi di forza varia, da pochi uomini a squadre e plotoni intieri, talora centinaia di iudi,-idul, e tutti. :>par"i nei villaggi, nei cascinali, in vecchi conventi isolati, ecc.; e spesso in q uesti gruppi trova,·o dermotifo>;i : natmalmente i :pidocchi vi erano dappertutto. Si poteva, pensare alle stufe' si potevano impiantare stazioni dì bonifiea l che fare dtrnqne Y Non restava che un mezzo, il bucat,o : e a. qne<>to ~i riconeva sempre, >;enza eccezione; e i pidocchi e le loro uova. spariv-ano, e il clE:>rrnotifo pmE:>. La .~;te!':sa co;sa può avvenire ed avviene in mille oecasioni per i no>;tri soldati: sono ormai per fortuna nn rìeordo (~ia no benecletti il Fai-:ri>;mo e il Duce!) i casi frequentis>;Ìmi di intervento della truppa per s<>1·vizi d·ordine pubblì·CO, quando pio-
NO'IS DI IGJ]I;NE PRATICA
toni o compagnie rimanevano in piccolì centri agricoli ~r settima,ne e per me.~i, isolati del tutto, 11.oo&ntonati alla meglio, e che dopo qualche tempo oon erano più in eondi&ioni di sufficiente proprietà.: ma vi sono miUe altre ciroostanze analoghe, insite nella c()Ddizione di militare. Piccoli distaccamenti eventuali vi sono sempre: sono quelli che vanno a preparare i campi di tiro do~ poi 8i reeh.erà il reggimento; aono i forti isola.tì sulle Alpi; sono i posti di guardia a polveriere o a depositi di munizione isola.ti, eoe.,ecc. Ma, poi vi sono le colonie, dove è frequentissimo il caso di reparti che si trova.no isolati a. penuanenga o in mezzo a nuclei di indigeni molto sudici per toro conto; dove è comune quello di r eparti che per m~.si interi sono in moto in regioni desertiche, in cui non incontrano che qualche tenda di pastori nomadi: e poi vi è il caso della .guerrn., quando sapon~. e bucato sono sempre veramente preziosi. Io ricordo quando la mia. divisione, che si trovava sul San Michele, potè avere l'immenso beneficio di una, Iavand~ rta improvvisata che impiantai nel reclusorio di Gra·d isca. Pompa>vamo l'acqua dall'Isonzo, a.ooendevamo il fuoco di notte, stendevamo i panni nei cameroni del reclusorio e il nemico non si accorse mai di null&. Ora questo si può fare in guerra, più iu piccolo, dovunque, per qualsiasi piccolo aggregato di uomini, spe.sso abbandonati a loro stessi, e il benefi<>.io è veramente grande. Dunque la utilità. del sapone e del bucato è maa.':lima anche. per noi, e perciò è b ene parla.rne; è una cosa pedestre, ripeto : ma vorrei doma.ndare ai colleghi come si fa il bucato ; quanti risponderebbero T E per insegnare o pretendere una. cosa bisogna sapcrla : è pa.ciiìco ! Il Reita.ni ha trattato l'argomento dei s~poni in modo completo, anche dal lato chimico, ed ha fatto benissimo : io mi limiterò alla pa.r te pratica, perchè sull'utilità del bucato non vi è dubbio alcuno. E per comineiare ricordiamo : l o che esso serve ad allontanare dalle biancherie le sostanze or· ganiche, i germi ; 20 che uooide sicuramente i parassiti cutanei e, se ben fatto, anche le uova di quelli animali (ematofagi); e poicbè gli insetti ematofagi (in pmtiea questi sono rappresentati quasi escl'usivamente <la.J pidocchio delle vesti) stanno quasi sempre sulle biancherie a contatto della pelle e più di rado sui"vestiti, così il bucato di per sè è un elemento di dife-sa import&ntissimo anche contro di essi ; 3° che non deve altera.r e i ·tessuti ; perciò è dn scartare per qualunque oggetto di lana o di seta, come pure sono da scartare tutte le sostan~e a ba.se di cloro, per esempio la varecchina, o a.bneno sono da usare con grande circospedone e con regole speciali. Oli oggetti di lana (abiti, ma.glieria, ecc.) devono essere lavati col solo sa;pone bian'<'o: debbono essere immersi in una. saponata. preparata prima con acqua che non deve ragghmgere i 50°: la quantità di sapone da sciogliere deve essere almeno pari al 2 %, cioè cirea 200 grammi in 10 litri di acqua,. Gli oggett.i si immergono e si sollevano ripetutamente, comprimendoli le~germente contro. il fondo del reoipiente colle mani R-pel'te e distese. Si lasciano sotto sapol)a.t& per 8-12 ore, poi si sollevano e si immergono ripetutamente in a~qua semplice tiepida (sempre sotto ai 50o), la quale si ca.mbia due o tre volte, fino a che
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NOTE DJ IGJE!'>E PRATICA
resti pulita. Gli oggetti non debbono esser mai strofinati, nè strizzati; n n torti. Si stendono poi all'ombra. e si lasciano asciugare. Lo stesso deve farsi per gli oggetti di colore che stingono, anche se di cotone; solo che in questo caso la temperatura. della soluzione di sapone e dell'acqua per risciacquarli deve essere a nche più bassa, non superiore a 40o. Si comprende che in questi casi la certezza della sterilizzazione manca; pe·rciò questo trattamento non può usarsi per og~etti provenienti da fonti infette. Ga,rantisce solo e non completamente per i germi delle malattie inte=.tinali, come il colera e la febbre tifoide. Vale invece essenzialmente per uomini e truppe sane, ed è facile ad applicarsi; bastano catini di terra o tinozze comuni, iu cui si versa la. saponata tiepida: la soluzione di sapone può far.~i nelle comuni marmitte per il rancio. Si ricordi che il sapone deve essere quello bianco, cioè il cosi detto sapone di Ma.rsi~lia, mentre sono da escludere i saponi molli (di potassa). Per tornare al bucato, partiamo dal concetto che esso è una lisciviazione, cioè si basa sull'azione detersiva e disinfettante della. liscivia di soda o di potassa a caldo. Mettiamoci nelle con1izioni peggiori, quelle di un piccolo nucleo di uomini in aperta cn,mpagna, e quindi nella impossibilità di avere a sua disposizione mezzi maggiori. Come procederà. il comandante del piccolo nucleo t Le nostre massaie ce lo insegnano. Il bucato si compie in diversi tempi; eccone la successione: l o gli oggetti sudici sono scelti, eventualmente segnati, per esempio con punti di filo di diverso colore a seconda d ei proprieta.ri; se essi sono ml.tricolati que~ta marcattlra è superftt1a; i pezzi piccoli sono cuciti con qualche punto a due a due, come i fazzoletti, le calzette. Per far ciò la biancheria è tolta da.Lla. cassa o d al cesto dell~ roba. sudicia; ora qni sorge una prirn~ ne3~~'l ità: es;,a deve e~ser subito inumidita, precisamente com~ prima di stirarln, e ciò perchè da essa non si diffonda per l'aria o per terra. del sudi<'iume ; 2o fatta la cernita, la roba si immerge nelle tinozze piene di acqua semplice; e qui altra avvertenza: la vasca per l'ammollatura deve essere p erfettam ente distinta da quella per la, risciacquatura. e le loro acque non d ebbono mescolarsi per nessuna ragione. L'acqua deve esser fredda o appena tiepida: se si usasse· a temperattlra superiore a _50°, le mltcchie di sostanze organiche (sangue, sperma, pu~) si fi·nerebbero. Nelle tinozze per l'ammollatura si fa l'insaponatura.: q ui si può usarA un sapone mnlle; easo serve per d istaccare le sostanze or 51.uiche e s~p :mifìcare i gra,ssi. Una buona lavandaia risparmia. sapone in>ist)ndo con eBo là d ove sono le mll.cchie e p1'iS~tndo di volo sugli altri pnnti: l' insaponatura va fatta dopo tre o quattro ore che la biancheria. è immersa. nell'acqua. Finita l'operazione, le acque servite pér l'ammolla.tura, d ebbono essere disinfettate ed elimina.te; 3o viene poi l'opera zione della lisciviatma. Qui vi sono- due metodi: il primo, familiare, gar<tnt isce quanto a pulizia, ma non dà. sempre la certezza della. stt>rilità; il secondo dà ;;empre qnesta certezza.. Vediamoli partita,mente :
NOTE DI ·ÌOt:ElNE PRATICA
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a) metodo familiare : Una tinozza piuttosto alta viene forata di lato, presso al fondo, e al foro si adatta un rubinetto o cannella di legno. Invece della tinozza si trovano dappertutto recipienti di terra cotta appositi, che a seconda delle regioni si chiamano conche, scine, ecc. Queste hanno ·già il foro, a. cui si applica. il rubinetto. Chiusolo , si inceakl, ossia. si colloca la biancheria nella conca o nella tinozza, cominciando dai pezzi più grossolani e più sporchi (per es. : i panni da cucina) e passando man mano ai più fini che cosi vengono a trovarsi in superficie. Sopra le biancherie così incestate.si colloca un panno grosso, senza buchi, infossato alquanto e sporgente dai bordi del recipiente. Sn questo panno si dispone una quantità conveniente di cenere e su questa si versa l'acqua in piena ebollizione l~ciando leggermente aperto il rubinetto, in modo che scoli un filo d'a~ qua. a permanenza. Si aggiunge acqua bollente fino a che l'acqua che cola dal rubinetto ha una temperatura poco inferiore a quella che si versa s11lla. cenere. Allora si lascia il tutto a sè, in modo che l'acqua spilla tutta lentamente dal rubinetto. Dopo quattro o cinque ore la biancheria è pronta per la risciacquatura. Invece dell'acqua bollente e della cenere si può usare e si usa spesso una. liseivia di soda che si versa direttamente sulle biancherie incestate qua.nd() è in piena ebollizione: si ha il vantaggio di avere una temperatura alquanto superiore. a 100°. Così pure la cenere può esser chiusa in un sMchetto e posta nell'acqua che si è messa a riscalda.re. . . , Come. dicevo, questo metodo, ottimo e spicciQ, non dà una garanzia a.ssoìuta di sterilità, perchè gli strati inferiori delle biancherie ricevono liscivia.a temperatura sempre più bassa e gli ultimi forse apppena sui 70o. Vedremo tuttavia che questa è sufficiente almeno per tutti i germi non sporigeni e ciò quasi sempre ci basta ; b) Metodi ad ebollizione continua: I metodi più perfezionati o a circolazione continua esigono impianti speciali: tuttavia vi è un apparecchio familiare assai diffuso in campagna, fatto a forma di cono tronco rovesciato e montato su di un treppiedi. Vi si incesta la biancheria, vi si versa la ·liscivia, e si accende il fuoco al disotto. Il concetto è che nell'interno la l iscivia è in continua circolazione e la biancheria è sempre investita w-uscivia bollente. Ma quando questi apparecchi manchino, vi ·è un mezzo se-mplicissimo: dappertutto, in campagna, si trovano grosse caldaie di rame; i <~ontadini se ne sen·ono per il mosto, per cuocere barbabietole, patate per il bestiame, ecc.: quando non si trovassero neanche queste, è facile rimediare- con comuni marmitte. Qui 'si tratta semplicemente di far bollire nella liscivia per un d~to tempo {almeno un'ora) la biancheria. Si può ·esser certi che anche gli sporigeni sono cosi distrutti ; 4° scola.ta. la liscivia, le biancherie sono passate nelle vasche o :t;~.etle tino~ze risciacquatrici e lavate cosi c.o n sapone in acqua fredda e pulita.. Vengono poì. spremute a. mano {negli impianti fissi ciò può farsi con idroestrattori) e infine sciorinate e asciugate. Il bucato è ·così finito e non resta che provvedere, se e quando. si può, alla stiratura. ·
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••• Fa.too cosi, il bucato riesce benissimo: e quel ehe più eonta, e6BO esi~ dei mezzi che possono trovarsi ovunque. Il primo elemento indispensabile è l'acqua. Se essa è potabile, si prende tale e quale: può esser molto dura., ma questo non porta a.ltro inconveniente che un maggior cowromo di sapone. Se è torbida, si filtra. grossolanamente, costituendosi un filtro a stra.ti di ciottoli di grosseua dooreseente e di sabbia., in una tino.ua col rubinetto lateralmente, in basso, come quella pel' la lisciviatm:a. Se è salmasta-a., è utilinahile ugua-lmente, sebbene abbia anch~essa. il difetto di consumare troppo sapone. Molto meno adatta è l'S(!qua di mare, ma a.ncb'essa, può essere usata, meno che per la. risciaoquatura.. n Reita.ni ha detto quali sap(nù siano in questo caso da adopera.re.. Più importante è la. que.~tione del titolo della liscivia necessaria e sof~ fìciente per ottenere la sterilizzazione. Se si adopera la soda del commercio (soda. Solvay, cioè carbonato di sO<lio~, ba.o;tstno sicuramente kg. 4 di soda in 100 litri di Mqua,: minor quantità occorrerebbe usando la sodt. caustica, ma essa non è adoperata. Le v«>-ehie, ma esatte rieerebe dell'Ottolenghi, le quali ·valgono oggi come quando furono pubblicate, di· mostrano che la liscivia. di soda all'1/100 uccide lo staiìlooooeo aureo in lA> minuti, anche se alla temperatura di 18°, che all'l/85 uccide lo strepto· cocco piogene in 15 minuti, anche alla temperatura di 16°; che a.l 2f100 alla temperatura di 75° uccide le spore di carbonchio in 10 minuti. Siamo dunque sicmi cbe una liscivia.tura della durata di un'ora. a~ titolo del4 % a 100o ci rlà la sterilizza,zione delle biancherie, qua.lunqne sia il germe in· fettante. Naturalmente molto dipende dal modo come è stata, fatta l'ammollatura, opera,1jone questa importantissima percbè serve a imbevere bene il sa.ngue, il pus, i secreti in genere depositati sulle biancherie, a di~~li e a dissolverli col sapone, a prepa.rarli iru;omma percbè poi i germi vengano t. eonta.tto colla. liseivia bollente. Se si usa la c<::nere, bisogn:a tener conto che essa contiene circa il 12-15 % di pota.ssa, secondo le esseiue e perciò ne o<~Conono circa .350 grammi per ogni litro di acqua impiegata. Bisogn~~o a.ncbe tener conto che la lìseivia ha pure il compito di emulsi~n.a.re e disciogli&e cosl i gras..<ù: p&ciò quando si tratti di ~iancherie molto s udice si deve aumentare la soda (o parallelamente la cenere) fino al 6 % ed oltre. Si legge in qualche libro che prima di metterla nelle vasche o nelle tinozze ammollatrici la biancheria deve essere st.erilìzzata immergendola in un disinfettante liquido: è un errore, perchè nessun disinfet.ta.nte può essere adoperato. Infatti essi o guastano la biancheria, o hanno azione insu.ftlciente, o fissano le materie organiche coa-gulandole, in modo .che i germi restano <'OSi incapsulati e protetti contl'o l'azione della liscivia bollente. Perciò non vi è che fare: l'ammoUatnra è un 'operazione fatta con materiali e in ambiente sporchi o anche infetti e bisogna àgire in conseguenza, cercando che le persone addettevi siano protette il pilì possibile, con camiciotti e possibilmente con grembiuli impermeabili, con zoccoli
CONGMSSI
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invece delle scarpe, ecc.; che finita questa o-perazione, le persone si lavino abbondantemente ed a lungo con acqua ben calda, spauolino e sapone, che i camiciotti, le spazzole da lavandaia, ecc., siano lavati e disinfettati. In oasi speciali le precauzioni saranno più rigorose e le persone addettevi potranno esser vaccinate contro la malattia che sì teme. Loca le, tinozze, tutto ciò che serve a.ll'ammollatura. deve esser lavato e disinfettato dopo I'operazione. ·
••• La eonclusione è sempre quella : acqua, scopa e sapone, coadiuvato qui da1la liseivia.. Se tutti gli uomini tenessero semp?e dinal12li alla mente questo trinomìo, l'igiene avrebbe vinto la sua grande battaglia. Una volta proposi un monumento alla. ramazza: ma bisogna ere,·arne un altro al sapone. Ve lo figma.te voi, Colleghi, un a.rtistico basamento di granito di Baveno, su cui troneggiasse un bel pezzo di sapone marmoriz.zato, s•intende, finto, perchè le pioggie non lo avessero a consumare'
CONG R ESS l
VII CONGRESSO NAZIONALE D'IGIENE SIENA - 29 Sl!:'l"l'EJIBBE-5 O'l'TOBBE 1929-VII
n 29 settembre scorso nella sala del Mappamondo del Civico Palazzo di Sien~ fu solennemente inauglu·a.to il 7o congresso d e ll'Associazione italiana fascista per l'igiene, alla prooonztt di S. E. Pierazzì, Sottosegretario del1e eomunicavioni e delle autorità civili e militari. Il Corpo sanitario era I"a.ppresenta.to dal generale medico R. Bernucci e dal maggior e medico F. Costa rer l'Esercito; dai colonnelli medici Falso e l\Iola. e dal tenente colonnello medtco Marconi per la. Marina; dal colonnello medico F. Fenari-Lelli per l'Aeronautica. Dopo il saluto augurale del Podel:>tà e di S. E. Pieraz21i, il prof. A. Sciavo, eresidente dell'Associart.ione. tenne il discorso ina.11gura.l'e , tUchla.randosi orgoglio~:~o d~lla. scelta. di Siena come sede dell'attuale congresso, perchè s i offriva. l'oppo1·tu· mtà. di mette re in evidenza. ciò che anche le città. minori sa1mo fare nel campo della pubblica salute. Rilevata la. grande importanzo. dei temi post i all'ordine del ~iorno, esaminò il problema d ell'as sistenza ospedaliera. riconoscendo la necessttò. e l'na·genza. d'una. ade~u!~ta. soluzione, e quello s~1Ua. t·a.dioa.ttivit.ò. d elle acque, che merita di essere studiato tanto dal clinico. quanto dallo spe1·imentatore, e con?luse col segnalaTe la benefica istituzione della. milizia. igienica., costit.uita.<Ji · queet a nno- n eL!' Ateneo senese. . Il prof. Canali.s. riferl sui nuovi ori-azonti della. tecnica cos truttiva. degli ospedali, il~ustra.ndo la Yela.zione eon numerose ed interessanti p roiezioni. Esamino l'opportu· mt~ d1 promnlgtu·e un regolamento generale che disciplini in tutti i pat;--Si il perfezLo~a.mento degli ospedali, raggruppando le divc r.<>e istituzioni O~>perla.l iero n ei ce.ntn urbani sotto una. unica arÌuninisbrazione e direzione tecnica, clal'<sifìcando ~~~ o~pedali secondo la loro importanza, in modo da non suddiviclere ooccs;sivnmonto ~ assts~er~zo. dei malati in piccoli od inadatti is t itLtti o concentrando que lli poi q uali e POSS1b1le farl;? nei grandi ospedali. Accermato alla neces.;;ità del mig liora mouto
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NOTIZIE
dell'istruzione del personale d'a..«sistenza e di facilitare la spedalizzazione degli infen.ni, dichiarandosi favorevole per il tipo di cost.ruzione ospedaliera a più piani, concluse affermando che il funzionamento sanitario de~! i ospedali dovrà essere sottoposto alla diretta vigilanza degli organi centrali, che s1 occupano della sanità pubblica. · ll Giornale tti medicina militare rileva con vivo compiacimento che nella sua dotta relazione il prof. Canalis mise in .evidenza gli ottimi riS\lltati ed i grandi vant-aggi ottenuti dalla Smùtà militare nell'assist.enza. degli infe1mi, con sensibile economia anche per l'erario. Seguì un interessante relazione del prof. Ronzani sui provvedimenti d'trrgenza per un più moderno funzionamento degli ospedali italiani, il quale additò parimenti, come esempio di organizzazione ospedaliera, queiJa militare, che accentra sotto il controJio di un organo centrale le funzioni direttive, tecnico-disciplinari ed amministrative in una sola persona; una del prof. Banfì suiJ'assistenza ospedaliera dei tubercoloticì e sui concetti che devono presiedere alla costruzione ed al funzionamento dei sanatori; un'altra del prof. Giannini B\ùl'assistenza. convalescenziaria; un.a del dott. Roatta. sul dispensario antitubercolare !'Jd, infine, una del prof. Gemelli sull'assistenza laica e religiosa, negli ospedali. D dott. De Tivoli riferì inoltre sugli studi in corso circa la radioattività delle acque nella provincia di Siena, che fanno seguito ad altri iniziatisi in Italia, di grande attualità. . Alla. chiusura. del congresso vi fu una simpatica dimostrazione di tutti gli intervenuti in onore dei proff. A. Sciavo e D. De Blasi, in riconoscimento, al primo delle sue attività. nel campo igienico e per l'iniziativa della. costituzione di una milizia igienica, al secondo, come dimostrazione di stima per la recente nomina ad Accademico d'Italia., nomina che premia un uomo di reale valore ed onora l'intera classe degli igienisti d'Italia. Il Giornale di medicina militare si associa al meritato plauso, ed aggiunge anche il nome del nuovo Accademico A. Dionisi, memore delle grandi fJenemerenze che essi seppero acquistarsi durante l'ultimo grande conflitto verso l'Esercito e la Patria.
NOTIZIE Riunione intemazfona!e del s~rvizl eli sanità militare (Liegi, luglio 1930) In occasione dell'Esposizione internazionale, che si terrà. a Liegi nel pro::;aimo o.nno per la oommemol'a.zione del centenario dell'indipendenza belga., il
Governo del Belgio ha convocato in quella città dal 18 al 21 luglio 1930 i Capi dei servizi sanitari dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica di tutte leNa-zioni ed i membri del Comitato permanente dei Congressi internazionali di medicina. militare. I t emi posti all"ordine del giorno sono i l'eguenti : l o Creazione di un ufficio internazionale di documentazione medico-militare. 2o Vantaggi che derivano dallo scambio dei medici militari fra. le varie nazioni in tempo di pace, dal punto di vista del loro perfezionamento scientifico e professionale. Ciascun delegato dovrà fornire un succinto rapporto su tali qu estioni, e le decisioni che saranno prese in questa. riunione internazionale, di capitale i mportanza, avranno certamente una grande influenza sull'avvenire della Medicina militare.
DireUore r68pcm8allile : ARTURO CASARJNI. tenente colonnello medico (4315) -
ROMA, l930·(Vlll) -
V - A. L USTIO. -
Brevi cenni storici sulla e1oluziona della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1&15 -19 18 ). - U n vo· lame di p agine 32 con 21 Hgure .... •.. •..........•.....• L. 7VI - F. CACCIA:. - Trattamento e sgombero dsi fratturati degli arti in guerra. - Prefa-z;ione del prof. R. D ALLA Vedova.- Un volume di pag ine 108 ...... . ............. ......... ....... . • 6VII - S. SALINAR[. - In3egn1menti dell'ultima g11erra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 2° tempo. - Prefnzione del p rof. R. ALESSANDRI. - U n vol ume di 11agine 190 ....... . • 20 VIII - A. CASARINI. - La medicina militare nell'anti,c a Roma. - Un volume di pagine 28 con 5 figure .... . ... • ..• . ..•.. ... ..... 5IX - A . CAsAn.tNl. - La oelebruione dei m~dioi caduti in guerra.- Un v o lume di pa.~ins !.l2 con 16 figut'.~ ............. ... ...... . • 10X - N. Roo ENò. - L1 prollassi d3lle m!llattie infettive dominanti nelle 6nostra colonie afric1na. - Un volu:t13 d i p1-gine 44 .... . ... . • XI - A. CAsARINr. - La scelta dei piloti per la na vigazione aeraa. - Un volume d i pagine 232 con 97 figure .. ..•.. ........•...... 20XII - G. CAPPELLI. - L1 chimica militare e le sue relazioni con l'ordi- " namento dell'Esercito e la g11erra. - lJn v o lume di p!l.gine 36. • 5XIII - S. SALINAlH. - L'autolesion ismo n'Ile sue varie forme e nai suoi esiti. -Un volume di p :tgino 25 ) . ...... . .... . ......... . . • 21) XIV - F. CACCIA e S. RICCI. - L~ occlusioni intestiuli (e3cluse le ernie strozzate). - Un vo lume di pl_gine 23 ............... ... . . • 5XV - G. Gn.rxo:n. - Gaogra~a medica ed igien9 dai nostri possedimenti coloniali. - Un v olu:ue d i pa.g ino 2 ~') con 3 cnrte geogra fiche D 20XVI - S. SALtNAn.r. - L:L ra~ione alimentare d ll soldato in pace ed in guerra. - U n volurM di pàgitle 240 . .............. . . ... . » 20 X V[{ - A. CASARtN[. - Per le nozze di diamanti dal "Giornale di medicina milit:are , . - Un volume d i pqgine GO con 9 fi!; ure .... D 7XVIII - B. P AL,HE&r. - L'osped!lle militare di Napoli e le vicende del servizio sanitatio militare n apoletano. - Un v o lume di ptgine 72. D 1XIX - G. :MEmro. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pl\gino 50 . .. .... .... ... .• .. .... ... . .... • 1XX - A. CASARtNr. - La medicina militare ne:la leggenda e nella storia. - Un volume di psgine 750 con 155 fig ure ... . . . . . . . . .. .. . • 60XXI - Lipo1acoini e vacoiuzioni antitifo-paratifich9 nell'Esercito. - Studi e rioarche (1927-1929). - U n vol ume d i p1gine 126 .... . ... . . . 8XX.[[ - (;. Prccor~t. - L1sioni d 3l mido!lo S)inale per traumatìsmi iu guerra. " - Un volume di p ag. 9) con L!J figure . . ........ .. ..... .. . 8-
•
ALTRE PUBBLICAZIONI A. CAS.\R.tto<t. - L1 g11srra di OJ:ti giorno. N ot :l p ratiche di fisiopn.t;o logia e d i igien9 P ' r lo fot·z a arml.t~. U11 v .:>lume di p agine 31)J con 106 figure - Roma.. 193) . • .......... . . . .... . . . . . .. .. ... ... ..... . . . .. L. 20A . CASAlUNI.- Ll « Signora dalla lam paia n (Fiorenza :Vight illgali!) - Un » volum9 di pa~. 56 con 18 fìgnre ..... .. ....... . .. .•.. .. .. ... ... 1A, CASARINI. - La fatica nella vita militare. Memoria prc mi~.~ota a l concorso Riberi, 1905 . Un volum9 di p'lgine 3:30 con 65 figure . - Roma , 1908 D 12 A. CA.SARINI. - L3 malattie e gli infortuni n'Ila vita militare. i\Iemorin pre· miata. a l concorso Rib eri, 1906. - Un volume di pagine 4.02 con tavole g rafiche e statist iche - Rom!L, 1908 .... . ......... . ...... . D 18I Congresso int9rna'&ionale di medicin~ e farmacia milita.r e. ( Bruxelles, 192 1) . a Rela~ioni ufficia li del Corpo s anita ,·io militare italiano ......... . 6ll Congresso intema'liÌODale di m~dicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Atti d e l Congre.>so, vol. I. - Rotazioni u ffichl i. - Un volume di p a gine 416 con tre tavole .... . ....... .. ..... • .................. • 35U Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma , 192:1) . A t.ti del Congres3o, vol. IL - L o.vo ri .:el Congresso e comunic.~. zioni. - Un volume di p 'Lgine 6:>0 con 33 tavo lo o 19 inci:::ioni .. • 60 In Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi. 1925). L avori del Congresso e comunicazioni. - Un volume d i p agine 88. • 7IV Congresso internazionali! .di ·m~dicina e farmacia militare. ( \T>ll'>~a , ·iu, l !l:l7) - 'Gn volume di . pltl;ine 116 t·on 4 fig ttre .... .. .... ...... . . " 8V Congress> iuterna'l:ionale di m~fcina e farmacia militare. - ( L ondra. lll:!!t) Un volu me di pagine 12-! co 11 1!1 fi!:!uro ... . .. · · · · . . · · · · · · · · • 8-
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE : RO~IA
~linist ero ddla Guerra,
lla XX ~ettfmbre - ROM,\
CO~'DIZIONI DI ABBONAltiEl\TO. 1. Il Gfo r11olc di m edid"a militare Fl pubblica Il primo giorno dJ cla'>Qun mese, In fa9clcolo di quattto Jogli d t!Pmra a : o t>no. 2. L'ebbonotr.l'nto è om::uo e èt>COrre •lnl 1• gennalo s. Il 'Pit>1.70 è ell'nltonr.mcnto (> :
Per l' lt alfa e C'o:onle . • . •• . . . . . . . . . . . . L. 82 Per I'Esteto. . . . . . . . . . . . . . . . • . • . • . . 44 l In Itn'h~. 6 U n fMcicolo sopa.cnto oo•ta.. . • . . . • aH' & tero • . . . • • . . • • • • • 7 TI S\JJ)J)!emento contenente i R>wli di \ In Ita'la.. • . . . • . . . • . • • • • am:ianilci del <'Orpo sa1tifm·(o mi/ilare ~ all'Estero • • • • . • •• •• • • • 18 costa: 4. Per gli uff!clalf rr.edlcl e cl•lmlcl farn~ool~tl cl el R . E Eerclto (In servizio attl •·o. In posizione au FII!arla, di comp:fmrnto. l' el' n tlren u cd n li l o! o) Il JHt>zzo dcll 'obl ono ment o è rfc' otto n L. U a nUC'irole t'd n iJT~zto c'el" 1 p'<mt>nto ~ ti• otto Q l11o ~ pt'r l Eoli ai.Jh>DI\tl.- l''on si trn8lnel· tono ricoYutc per gli nbbonnmenli personali. 6. l\'on Fl occt-ttano 1 f.'Cioml tll\fOOI'fl tu~nta giorni cl alla ~pedhfono 1lol Giornale, ohe si el· ft-tt un Jegola•mcnt o al prfn .o dl ogni me.-e. 'fta.• co,.so tale tt'rmfne, l ra.• clcoll l'lcblestl ,·engono SJledltl, ~e dJ~ponlbl'l, Fo1o a J>ng&u.ento . tl . I ~ignori nbl' onntl ml!ltorl In er ret th·ltA di ~en· lzlo pagheranno l'Importo <lell'al>I.Jonamento .vcr mer.zo del tfq:<'lthl <'Oli ondl c!l co11:0 e direzioni. 7, P<'r l ooll ultlt'lnli m e<l ld (rl ell'l7 ~ercft o e llella ì\tarlna), In cwnlunque poflzlone si trovino i> omme.•Fo uu Ali l! Ol\',ll\1 l•l\'J O Clllll..~ J.Nl l\ O a l Gio• r.ale eli mrdfdra n•i lilare cd agli Amwli di mcdirina .-eu alf e l O' ot i aie ol pt euo r:f L . 45 anm:e. 8. Al librai ~~ fa lo sconto del I O por cento, ma soltanto por gli ahbonamentl delle pa~son') e degli enti non mlHtnll.
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NOmiE PER LF. PUBBLIC,\ZIO~I. lai"Od ollginnll. lo note. le ril·iste - dattilografati o S<"t·lttl Q mano - de,·ono oooupare un Folo Joto c'el l o~tllo. CH <'rc nel te• to t' el.ultho 11 e 1W'irlt•r. e<l oc.·fltalomente con·ettl e rhod utl clagll autori. !'l lo >)'l<'cl n'e toccomnnr'nzlonc cl c <1uell i >Cl l iti u n ano >Jnno ben leggibili, per modo c!l e,·uore ogni eh bt. lo c i lntt>fl•lf'fnzlonc. I n cn~o contrar io, la l hezloue s i Ycdrebbe co, tretta n w ?rendcrne lo rub h!lcr zlone. l lnYori brcyi Mrruwo 1 n·f~riti. J.c opinioni mnnifc. tate dagil Autm·l u on IJt •Pf'~tnnno l n re> p on· a loilit li <'cl periodko. 2. P er ùiRJ>OFiz i·one dl'l Con ·i~tli o nazionale dello ric<'rche, l'Autore devo unlro al lavoro un br~ve nutoria• Hm t.o (non più <Il 10 righe). :l !'oh·o ca<! eccczionall•rlwl . 111 correzione delle bozze ~Mil fatta da lla reclazlone nazlohè dogli Autori. por no n ,Jncolnr e Il ll11oro t1 1 ogrrot'co agri lnc1ital.lll ri!Qr<ll PO>tall. J.o r orrozloDi Etro ordinarfc latte c agli Ar l ot·i m nlnno loJo IIÙ• 'CIJitnt!'. 4. J.e fJl<"'" r cr le la,·o'• Jlt..,gm rc te. rotog•oflcbc. ecc .. cle nrcc·mvnsonsrero le m!'morlo F(On o a <·nrico n ·gli .o\ utm·i. J.e l grnp cl n r ip rN II:r• <· di'IOil •> C.' ><'l'<• ui l ic •t-, con lettere e cliolture a cnrnt teri ~rrnuol l c tali r l <• l'Cstiuo h r n !rj!'gihili dcopu c:,· euh~n li r icl uzioni Le bibliografle lunghe s i ))\rbi.JlicllllO t olo negli ~ b trl\tti. 6. Gli e.<t•·nttl •ono rll ci no ti pi: - Tipo A) sen%Q copertina o colla lmpa<rlnatura e nmhera · zlone il ei fa.<c lco!o. - Tiro JJ) con r opet·tiuu ~ta.mpr.ta, frontol'pizlo, Impaginatura e nnmeratlone 6 p ecla!e. 6 . A ~t li Autor i saranno ('C'JDC<'!;Si {'1'1\tUHnn•enlc 25 estrat ti. tipo A. - La rìchic.sta di e·;trattl In più o Q\,clla ul (•st.ra lt i t ipo li sarr\nnu a Cl\rieo d <'!lll ;\utori >tess i. • 7. Il J)I'OZ7.o dogli estmitl, r•er g li .A utorl dello memorie obe Il rlohle.lnno. ò •·egol"to dalla SCg'UCOte tMill•l : 1. I
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Per !)tuili rhc •uprra7>o "" !CY; Iio. l e frndoni in r;iil, rll e n on s•merotto il meuo foolio. si con· tono romr m d d, )'JII7'r 11è peri; l'orc/ina~ ;011C t:!Ttl ;i a 1tt/c riorc a 60 ror;ie.
s. I mnno<cl'lttl non s i re~titnlsoono. - I JM·orl breYI avranno la precedenza.
----- -- ------ - - - - - - - - - - - - - -- - ISTITUTO POT. I CRAF.I CO DELLO STATO- O.
{-l:ll.ì) - ROMA, f!J:m.\·tr,
Q.
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Anno LXXVID - Fase. Ill MARZO 1930 - ANNO VIII
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblict.l%ione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE)
Giornale di medicina militare:' 1851-188-' - Giornale medico del Regio E sercito e della Regia Marina: 1885-189S - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907.
TELEFONI: 43-283 R. T. - 21-90 R. M.
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :
Brani. - La s tcrl.lizzadone della ruedicatura per uso militare •• • . . • . . . . • . . . Glaeo!IM. - L'indagine radiografica nell'id.rooeie . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . DAIU18TIOA CLINICA: 81&1111141. - Su due casi di Ostolo intestinali esterno. • • . • • • • • . . • • . • • • • . •
Pag. 121 136
Pag. 148
Pandolft. - Colobomn della coroide, associato o. colob oma dell'iride e del nervo ottico .•
•
152
lliVIITA IINTETIOA: Rtltanl. - Cenni sul • pR • .• •. , . . . . • . . • • • . • • . . • • • . • . • . • . • . .
P ag.
161
Pag.
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NOTE DI IGIENE PRATICA:
Ancellnl. - L'intestlono cchlnocooclca . . • . . • • • • • • . • . • • . • • • • . . • . • • RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA• • • • • , • • • . • • • • • . CONFERENZE IOIENTI FICHE NEQLI OSPEDALI MILITARI • • • . • • . • • • • • • • • • l NOSTRI MORTI . • , • , . • • • • . • • • • • • • • • • • , • • • • . . • • • • • • • • NOTIZIE , • • • • • . , •
Pag. J71
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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE
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ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL .MINISTERO DELLA GUERRA DmEZIONE GENERALE
I - F. TESTI. -
DI
SANITÀ
MILITAJtE
Storia retrospettiva dell'IgieDe nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112... . .. ....... .. ................ II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-ftsiologici di a vi azione militare. - Un volume dj p agine 236 con 46 figure e 2 t avole... . .. III - E. SANTORO. - Ferite addominali di guerra - Prefazione del profess ore N. GIANNETTASIO. - Un volume di p agg. 400 con 38 fig. IV - A. LusTio-A. B u siNco. - « I gas di guerra • - Impiego ed elletti - Provvedimenti e cura - Un volume di p agir:..e 104 con 3 tavole micr ografìche a colori • . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . V - A. L usTIG. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un volume di pagine 32 con 21 figure ... .... ... ... .. ........ . . VI - F. CACOIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R D ALLA Vedova. - Un volu me di pagi ne 108 ... ... . .........•....•......... , • . . . •
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(Scoue 3• pa(lina d~Ua COJ)t'rt(na)
MEMORIE ORIGINALI
LABORATORIO BATTER.IOLOCICO DELL'OSPEDALE MILITARE PRIKCIPALE DI BOLOC::-;.-\
LA STERILIZZAZIONE DELLA MEDICA TURA(t{~ PER USO MILITARE (*) .(.'-) /)~~ . ..: ·0.
per il prof. Nicola Bruni. te uento colonnello meùico
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Uno degli argomenti posti come tema. di relazione al lli Congresso .di medicina e farmacia militare tenutosi a Parigi nell'aprile 1925 fu l'analisi del materiale di medicazione e di sutlU'a. Ed ò qul.'i>ta una prova di '<JUauto interessi, a.nche dal punto di vista militare, che il detto matel'iale sia di ottima qualità e sicm~lmente sterile. Per gli ellerciti l'impor· tanza di tale questione sorge anche dalla. necessità: elle è stata d~ tempo riconosciuta, di dotar{'l le unità sanitario di mobilitazione di materiale già preventivamente sterilizzato. Ciò perchò in tempo di g\tena. non è certo po ;sibile che i posti di medicazione provvedauo alla sterilizzazione di e.~so e se anche le unità sa.nitarie di prima linea (sezioni di sanità e ospedali da campo) in periodi di calma sono in gratto di farlo non è cosi in pl.'l·iodi di azioné e specialmente nella guerra di movimento, dovendo esse -ségnire i rn.pidi spostamenti delle truppe. Tenuto poi conto della cù·costauza che il detto materiale si prepara fìn dal tempo di pace, interessa non solo che la sterilità sia assicurata, ma ·Che possa. mantenersi il piit a lungo possibile, per evitare di dover frequentemente sostituire la medicatura nelle dotazioni di mobilitazione delne suddette unità. E nel caso in cui si debba provvedere alla sostituzione sorge ~1nche la domanda ogni guanto tempo si deve procedere a tale operazione. Al Congresso già precedentemente ricordato l'inca.rico della rela,zione ufficiale su tale questione in affidato alle del('gazioui francese e ru mena, ,Però aUa discussione che r,i svolse dura.nte le sedute presero parte i r<tppresentanti di molte altre nazioni, il che conferma l'importanza che tutti gli eserciti ·attribuiscono a questo prohlema. EJ iniziando la trattazione dell'argomento i rchttori tennero a far notare che loro precipuo intendimento era st.ato di compilare una rassegna, ·Critica. dei vari metodi di controllo, sia dal punto di vi:; ta, fisico-chimico, -cioè per quanto concerne l'accertamento della qualità., sia dal punto di -.;•ista batteriologico, cioè per quanto rigtta.nb il controllo della. perfetta,
("l :>.rcmorla. on:>rata del I premio' al Concorso su temi mil:t.nrl ùel 1029.
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LA STERlLIZZAZJO:\"E DELLA MEDICATI.TRA PER uSO MiLITARE
sterilit:\. In tal moclo la loro relazione è Y<>nuta n cost it11ìre ur:a preziosa. guida della quale <:ia-scun esercito può l'Prv ir;;i per il controllo del proprio materiale. In <~l'sa verò non è fatto renno alla questione dellà durata, delJa sterilità, che con1e vedrcHIO è pnro un punto assai importante da. chinriTe. Per il nm;tJ o eflcre ito il problema della sterili:t.za.z ione della me(hcatura meritava, uno studio a.ccurato anche per il fatto dw fìnora ~ono sta ti a.-~a.i scarsi i controlli bat.t·erinlogi(·i, almeno per qua11to n me risulta.. Diiatti,. per le notizie gentilnwute fayoritemi dal maggiorP chimico fa.rmacista dott. GoJT<lta, all'Jstit.uto Farmaceutico .\lilitarc di Torino, dove fli prepara il matCI'iale di mcdirazion<•, per garantirsi d(;'lla sterilizzazione ci si contenta. del controllo c himiro, cioè dell"impiego di incli<·atori, rhe M'guano la temp1·rat ma ra)!"g-iunta n<'ll'intr.rno ddl'antoda ,.e durante la sterilizzazione. ('on trollo (·he peraltro non dà ~uftìcientc garanzia: come a' rò occa sione di dire in seguito . .\la Jl<'l' pro<·ecl0re con ordiue accennerò innanzi tutto al mctorlo (:he ~;i se>guo nella. preparnzionc del 110~1 ro ma t eria le. poi1·hi•, P::alllinanclone pa-:~ o passo i vari tempi, i• più fal.'ile rilcYarrw gli cvent <!ali in<·onv,·nienti. E com~ tipo di materiale mi riferirò parti(·olarmente alla ~arza . t-:ulh1 quale ho porta.to in modo spN·iulc la. mia attenzione ~Pile pre~cnt i ric-erche. METODO DI PREPARAZIONE E STBR1J.T7.ZAZIO:\'B. - l!~rco in breYO il procedimento che si .s<•gue a.bitnaln:ente: La mussola tag ìiata in retta ngoli dello dimenf::ion i di ] g x ,1 0 o di :~u x -IO è ripiP,çwta in :?4 e riunita in parcb<'tti di 13 compres~P, che r:1ggiuugono il ]J<•so ili ciJ·ca. 100 grammi; e per dare ai J!aechetti H minor volumù pos,;ibile si c·ompriroono. fortemente sotto pressa. P oi si ~n·volgono in c·arta. Vna. volta si UllaYa. per tale avvolgjmonto la. carta J1ergamenata, oggi imece &i usa quella rmraffinata. Dirò poi qnalr he paJ'ola in merito a. tale sost itnzione. Con tm nnico avvolgimento i Jlacclwtti sono portati in autoclave a 120o C per un 'ora, e ~:; ncoessivamente, cioè dopo l'ef-traziono dall'autoclave,. per assicurarne la chiusura, si applica al termine d€'ll'inYolucro cartaceo una strisciolina, di carta gialla gommata., che porta l 'indicazione: 8ierilizza.to a 1:!0o pm· l ora. Insisto sulla circostanza che l'ingommatura si pratica dopo la sterilizzazione perchè, come si veùrà suc<:('Miva.nlente, è un particolare che ha in1portanza notevole agli effetti d ella sterilità. CONTROLLO DELLA STERILIT:\. - Ho già detto che per il controllo della. sterilit-à, l 'Istituto chimico fa.rmaceutico si è sempre servito del metodo c·himico, introdotto nella, pratiea da Qn'-!nn e 'J'errier, me~odo chf~, come è ben noto, con:-:il"to nel collo care in nwzzo alla medicat ura e spef'ialmento nei punti più reconditi, dPi piccoli tubi di vetro~ chiusi alle estremità., c cont<'ncnti una F.ostanza pulverulcnta (acido benzoico) che fonde a. 1~oo C. Di modo che quando nell'anloc·lave si è rng-f.r:iunta t.ale te.mperatrua l 'acid o benzoico, fooùenùo , perde la forma pul,erulenta per a!:sumece l'n"petto carnttcristko di un corpo fmo. L'ohiezione rhc "i è sempre fatta agli indicatori chimici è che ptll' r ivelando che una data. temperatura è stata raggiunt:t non indica.no però per quanto tt'mpo essa. s i è mantenuta. lnYec:e nella pratica ha somma.
I.A S TERILIZZAZIONE DELLA MEOIC'AT\JnA PER USO MILITARE
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importanza la d urat a di azione del calore. Quindi questo C'ontrollo non pnò di per sè darC'.i flicmo affidamento p~r rignardo alla sterilità del materiale, ma occorre che 1;ia, integrato dal controllo batteriologico. Alla sterilizzazione con l'autoclave si fa poi questa obiezione cioè che essa non ~ perfetta se non si usa la precauzione di scacciare corn]Jletamente l 'aria; poichè nei punti nei qt<ali qnest'ultima resta non si ha più l'azione del Yapor d 'acqur~ suturo, ma d i un va,pore ar(].ueo non sa.ruro, il quale agi,<;(:e come il calore seu•o. E (·ol calore St>c<·o sa,ppiamo <·be occorrono tem11erature più elevate ed m1a maggiore esposizione pe1· avere la sicurezr.a della avvennta Rt~rilizzaz ione . Ed anche ele' ando la ,;f'if?!', pressione fino a 2 atmosfere ed oltre uon si evita l 'inconveniente della ~;_.;;'->:.,... Jlermanenr.a dell'aria, poichè se qnel)t'ultim a non ò stata· Rcacciata, la. ..v>. maggior pres~; ioue pottà comprimerla e quindi riduda di YoLume, ma non ., : ·: eliminarla . R per quanto il volume $ia pir·('Olo, sarà sempre sufficiente /~',.~.:. ·\·. per contenere dei germi. ~:;\.' ·:~;,~-~ Leseurre (l) ù tornato anche di recente su que~to argoml.'nto, ~dte4\l ~-~'1:..?. maurlo che la fiducia attualmente accorda.ta ai metodi di sterilizznzione :a ~.__:{~.1 Yapor d 'aequa è eccessiva . Difatti, usando dei termometri a dis t.anza, e~li ~ ha potuto confermare q1!ello che a ltri avevano già ( Onstatato, cioè che la medicazione situata p rofondam ent e nell'autoclave ovvero in qua.lche cul di sacco di esso, talvolta non sorpassa, durante la sterilizzazione, i !)0° C. qualunque sia la pre::;sione ragginnta. dal vapor d'acqua nell'interno .~.
d~ll 'apparecrhio.
A queste difficoltà molt i replicano: ma per<'hè tante obi<>zioni se in
:pratica gJi accidenti dovuti a mancanza, di asep si sono così r ari' L a rarità <lrgli accidenti, risponde Lescurre, è dovuta al fa tto che i germi patogeni rf•sistenti a temperature molto elc.Tate, non sono assai frequenti, e che spe!lso le stes!!e modalità di prepa.mzione della medi<'atnra li eliminano. Difatti come potrebbero facilmente giungere nella mm;sola o nel cotone SJlore òel ca.rboncbio o del tetano! Ma. se non è po;;sibilc che vi giun gano qnesti germi è invec;e possibilissimo che v i arrivino le !!pore òel B. ~ottile e del mesenterico, che noi sappiamo essere germi ubiquitari. Ì~ vero che agli effetti pratici questi due microrganir-mi 8ono in genere quasi innocui, e la loro presenza, se hJto importanza come indice di inquinamento, ~on ba gran valore da l la.to chirurgico. E cco la ragione per la quale gli mconvenienti dovut i a mancanza di a.sepsi della medicatnra n on sono frequenti. . Lo st~sso ragionamento non può peraltro ripetersi per il catgut, pmchè, come è ben risaputo, data la provenienza, di questo materiale, non è escluso che contenga spm·e del tetano, che, introdotte con le suture nel cam~o operat orio, possono germogliare e determinare l'infezione. E l'espenen.za pnrtroppo ha confermato tale possibilità anche dura.nte l'ultima grande guerra. In ogni modo, anche nel caso della garza e del cotone, pnr ess('n<lo u~ fatto eccezionale che vi gilmgano spore di germi patn?:eni, ron tuttoCIÒ se vogliamo segnare che i detti m ateriali sono gara11titi sterili, dolihiamo
( l ) L E '!EClUIE. - Bulktin. lle& sciences p/tarm(ll:oiJJ!JÌ'IItCS, pug. 647, 19!7.
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- --~ . LA STERlLIZZAZIONE DELLA lllEDICATURA PER USO .MTL ITA'BE
esser sicuri che ~ stata esclusa la più lontana possibilità di in']tùnamento da qualsiasi germe, an(•he spohgcno. Perciò ginstamennte Leseurrc fa notare che della fra~>o garantito st~~rilt: oggi in commercio si abusa e vorrebbe tma rlisposizione statale cbe ne fi~sa.sse il controllo. ì\fa oltrechè accertare cito il proeesso di stelilizznaione è in ~>i' perfetto un'altra que<;tione interessa vivamente, ed è la sicurezza che il materiale non si inqnini dopo Jn estrazione da-ll'autoclave, cioè nelle oper azioni por ultimarnc la confezione, particolare al quale, se('onrlo me, non sempre si dà l'irnport.anza che merita, e lo vedremo in scgtùto. Accennato cosi r apidamente alle questioni genera.li che riguardano la sterilizzazione della medicatura, ecco quali sono stati i due punti ai qual\ bo in primo t('mpo rivolto lfl mie indagini: l o Controllare innanzi tutto se la medica,tura. in uso nel no::. tro esercito è realmente sterile. 2o Vedere nello stesso tempo se >i è differenza fra. quella preparata di recent-e e quella di preparazione più remota, in modo da. poter eventualmente sta.bilire per quanto tempo essa si conserva sterile. E cominciamo dal primo punto, cioè rlall'a,c certamento della sterilità. Evidentemente tale controllo non può essere che batteriologico, e sono essenzialmente due le vie che si possono seguire, a seconda che si voglia semplicemente accertare se il materiale è> sterile, ovvero contare anche il numero dei germi ed ident-ificarli. Nel primo caso basta portare la medicatura da esaminare in terreni di cultura liqui!li e vedere se alla temperatura òel termostato si ha sviluppo batterico. Nel ~econdo caso invece occorre prendere dei fra.mmenti eli materiale (dei quali, volendCl, si può stabilire la superficie ed il pc<;o), ìmmerg<'rli in solnzione fi~iologira,, in modo da asportare gli eventuali germi, e quindi seminare una quantità nota dell 'acqua di immergione in terreni solidi e procedere alla conta e identificazione dci gm·mi. Un altro procedimento, riferibile pure a,t secondo caso, consiste nell'applicare il metodo eli 1\liquel, ehe si u:;a abitualmente per la. nume1·azione dei germi rlell 'aria. Dei suddetti metodi di controllo bo preferito il primo, cioè il &emplice. accerta,mento della sterilità. E Questo percbè agli effetti pratici non interessa tanto H numero dei germi quanto J.a, loro presenza, ed anche perchè, seguendo il l!econdo meto(lo~ doveoclo prepa,rarne dei fra.gmenti, occorre tagliuzzare il materiale, e dm·ante tale operazione f. più facile andare incontro a qualche inqttinamento accidentale. 11 risultato poi ha valore solo per il fragmento esaminato. Come teneno di cultura ho usato il brodo romune, ehe ben si presta per lo sviluppo de~li aùitua-li germi d 'inquinamento, ponenclolo in adatti recipienti a seconda del materiale da esaminare. Tutte le operazioni sono stato eseguito in una piccola stam:a completamente chiusa, nella quale fin dal giorno precedente a.Ue operazioni, oltre evitare qual8iasi movimento d 'aria, il pavimento era. mantenuto sempre umido, in modo da. escludere il sollevamento della polvere al momento degli esami di controllo. Ed umido era tennto anehe il tavolo sul quale erano collocati i recipienti eontcuenti il terreno di cultura che ùoveva. ricevere il materiale in esame. Queste prf>ranzioni erano indispensabili per evitare inqtùnamenti acciden tali specialmente per effetto del pnl visco lo atmosferico. Ed in ogni
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LA STERILlZZAZIOJ:\"E DELLA ;11EOICAT{;RA PER t;SO :\IILLTARE
operaziou~:~,
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per accertare che tale i.llconveniente non si fosse verificato, bo riservato uno o più recipienti come controllo, Mi quali ri}Jetevo le l't(•S!!e opm·azioni di aJJertura e chiusma, senza però introdurYi il maiHiale di medicazione. Oltr('chè a riguardo d<'i g~rmi ncrohi, mi ero, nE'l piano generale delle espNitmze, proposto di controllare la stPrilità. anf'he a riguardo di quelli anaerol:li, ma, pmtroppo, non è sta.to necessario. E dko purtroppo per<' hè, fin dalle prime espel'icnzc, i ril'ulta ti non sono sta ti soddisfacenti già per i germi aerobi. Aggiungerò ancora., per termin:n-e 1ml metodo segtnto, che allorquando i terreni di cnltnra contenf'nti la. medicatma in esame ristùtava uo stHili, li mantenevo in termostato per un tempo assai lungo (fino a. 2 mesi) essendo stato riscont.rato da precedenti ricercatori C'ire sperialmcnte per i germi sporigeni, lo sviluppo pnò a,versi òopo un perioclo M;sai lungo. E ciò perchè le spore, senza es~;ere distrutte dal cal01·c poi'souo es!'ere ~o ltanto attenuate nella loro vit::lli tà., ma, riwer,se in un me7.zo ada t t o, dopo till prolungato periodo di incubazione, sono ancora ca.p ari di g<'rmogliare. Accennato cosl al metodo scg11ito, vengo al punto fonch1meutale delle ricerche, al controllo della, stt'ì'ilità, <·hc dirò in atto, <: i o~· al l'aN·eltamento che la nostxa medicatura è realmente sterile. H o scelto per tale controllo del materiale preparato in epoche dill'erenti e cioè part.e durante la guerra e pa1·te dopo la guerra, e preeisamente negli anni 1916, 1917, 1925, 1926~ 192i, 1928. Vi è una interruzione n<'gli anni di fabbi·icazione poicM nell'immediato dopo-guerra, es:-.endo residuata nei magazzini una notevole quantità di ma.teriale preparato per le necessit,à belliche, fu interrotta, la fa.bbricazione, per I·iprendE>rla dopo qualche anno. DeJ detto materiale ho controllato innanzi tutto quello di più antica fabbricazione, cioè dell 'epoca della guerra, introducendo nel terreno di mùtura sia i pacchetti interi sia le singole compresse, ed ho avuto questi risultati. Le compresse prelevate da.! centro dei paccheiti in masRima parte non hanno dato luogo a sviluppo batterico. Anzi questi primi risulta,ti favorevoli mi avevano fatt o ben spera,re circa l 'esito finale delle riCerche; ])erò esaminando le compresse superficiali, cioè quelle a cont·atto con l'involucro, un numero ben scal'SO ne è risultato sterile. A11che ùei pacchetti introdott i interi nel ten·eno di cultura ben pochi non hanno dato luogo a sviluppo batterico. Ripetendo le stesse indagini per il materiale di re<'ente preparazione, cioè degli a.nni 1925, 1926, 1927 e 1928 ho ottenuto identici riRnl t ati. l?er quanto rigua1·àa il tipo dei germi caus!t di inqlùnamento tanto del materiale recente come quello di vec·<'hia data, tal voi t a nei terreni d.i CUltura ho avuto sviluppo di germi spori~eni (B. sot.tile e B. mesentenco) e tal'altra di germi asporigeni, specia.lmente di stafilococcbi. Due volte ho riscontra.to uno sporigeno, che morfologi<'amente corrispondeva al bacillo tetanico, differenziandosi però da questo sia per il facile sviluppo in aerobiosi sia anche per la innocnità. della iniezione del brodo di wltura a.gli animali da esperimento (cavie e topi). Trat.tavasi dunque vrobabilDlente di uno di quei germi che si comprendono nel gruppo degli psendotetanici.
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LA STEUILTZZA7.10)1E DELLA MEDJGATURA PER USO ) IIf.lTARF.
Quali sono adesso le rleduzioni che J:>Ol!sono trarsi da. questi primi accertamenti ~ 1° Un fn.tto innanzi tutto saJta ~ubilo agli occhj, cioè che la no&tra. medicatul'a non è sicurament-e sterile. Xon solo, ma che ess:~ è ìnquinat.a sia per la presenza di germi sporigeni come ancbe di germi non sporigeni, fra ì quali gli stafilococchi sono quelli che più interessano dal lato cbil'ur:rico. 2° Che non esiste differenza fra la medicatura. preparata di recente e quella ili antica. dala. E basta una semplice riflessione per far escludere ebe l 'inquinamento riscon trato sia senz'a.ltro dovuto a,l procedimento della sterilizzazione, cioil ad insufficiente penetra.zione del vapore, poicbè, per quanti duhl:i po~;f!an o elevarsi a riguardo della steriliz?.azione a mezzo dell'autoclaYe, l'ineonveuiente della non ucci~ione ùei p:ermi potrà verifiearsi per gli sporigeni, ma non è ns~otutamente ammissibile clte non iiieno distrutti gli stafilococchi. Quindi ~ logico d(>durre che la contaminazione d(\lla medicatura si verifica dopo la sterilizzazione. E se si se~uono i varii proC<'dimenti non è diftkile scoprire quale è il ptmto incriminabile. Si è detto in principio che, per assicurare la chiusura. dei pacchetti, dopo l'estrazione dall'autocla.ve vi si applica, al termine dell'involucro cartaceo, un cartellino gi~1llo ingommato con la scritta stel'ilizzato a .12oo per l ont. Eò è proprio questo uno dei punti deboli del metodo di preparazione,· ed n.uzi fa meraviglia come non ne sia stato mai rilevato il pericolo. Basta pensare che la gomma, o che sia tma soluzione di gomma arabica ovvero di destrina, contiene un numero notevole di germi. Difatti, prendcndone una piccola quantità. ed introducendola in tubi di cultura in brodo, si h a a.bhondante sviluppo batterico. Giova però incidentalmente notare che non si hanno gli stessi resultati se si fanno culture con la gomma dt>l commercio, cioè quella prcpara.ta in boccette. E questo perehò a. tale soluzione è aggiunta, a scopo di conservazione, una certa pereentuale di acido f<"nico, altrimenti andrebbe ben presto soggetta ad inacidimento. Ed è a.p punto l 'acido fenico che u ccide i germi, o per lo meno ne impedisce lo sviluppo nelle culture. Ma in ogni modo il no~;tro IRtituto chimico-farmaceutico non adopera gomma con a.ggiunta, di antisettici. E dirò subito, salvo a dimo&trarlo, elle l'ingommatura passa attraverso l'involucro carta.ceo che racchiude i pacchetti di medicatnra, poichè la ca~'ta è permeabile, e quindi la soluzione di gomma giunge fino alle compresse di garza ed in speéial modo a quelle pilt superficiali. Ecco la ragione per la qunle, appunto queste ultime· &ono state da me riscontrate inquinate a preferenza, di qùelle interne. Cbe le carte, tanto pergamena.ta come p araffinata, u~nte per la confezione dei pacchetti di medicatura, sono permeabili, 110 potuto accertare sia in base a. prove chimiche come anche a cont1·olli batietiologici. PERMEABrLlTÀ DELLA CARTA. -
L.o\ STERILIZZA.ZIONE Dl::LL.-1. MEOICATUlU PER lli>O MILITARI::
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0ome indica.no i trattati (1), la prova eltimiea si eRcguisC"e col metodo <li Leonardi, che consii\te in questo: sopra. nn foglio d(-th:t earta cLe si \1101 i!sa.ruinare, mantenuto te:,o ed inclinato a G0°, si fa cadere a gocce 11na soluzione di cloruro ferrico (all'l % con l % di g-omma amhiea e O , ~ % di fenolo). Le stri~><'e umide segnate dalle goc<'e si h1sriano asciugnl'<', poi si ,·olta il foglio e Slilrctro ~ i fanuo cadere delle gocce di so luzione di tannino (all' l % con 0,2 % di fenolo) in modo r.he formino delle strisce in direzione perpendicolare alle prime di cloruro f<'rrico : se nei puuti d i in crodo si forma nna macchia nera di tnunato di ferro è SCI!llO che la: c~uta è permeaùile. I controlli fatti col metodo suddetto hanno dimos.t rato eh<' la r<•azione compare in ambedue le ca.rte, ma è più rap ida in quella paraflìnata, con la quale è quasi immediata , mentre nella pergamenata occorrono 8-10 minuti per<'hè sia evidente. Per questo non so veramente comprender<' come mai, dopo la g-nerra, per l'a\' volgimento dei pacchetti di compre;o;se, alla carta pergamenatasia stata, sostituita. qvella paraffinata. In >ia di ipotesi si pnò pensare che tale sostituzione sia stata determinata dal fatto che quc:ll'ultima cnrta è più maneggcvole e leggera ed impreg-nata di paT;lffina. sembrcreùbe a }>rimo aspetto che dovel'se esset·e più illlpenneabile di quella pcrgamcnata. 1\la in realtà. non è così. Anche col solo esame chimico quindi si potreùbe ess<'re autorizzati ~ concludere che nell'inquinamento d<.'lla nol'tra mf'dicazione compressa ba parte importantiMima la perm<>abilità della cartn e la soluzione di gomma che serve per in ~ollare il cartt-llino di cùiusura, in qua nto tale .soluzione penetra internmnentc. Ho voluto però controllare anche batteJ.·ìologicamente la possibilità del passagg-io dei germi attraverso la cacta. Perciò ho sterilizzato in autoclave la comune solnziont.• di gomma e nf'Ua med{\sima ho succe::;sivamcnte stemperato una patina di cu ltu ra di baeillo piocian<Jo. Ho scelto quest.o germe perchè è facile ric·onos<·erlo nei ~erreui di cultura e perchè non si trova molto comunemente Jra i g('rmi di lllqtùnamento dell'aria. B:o sterilizzato in autoclave delle compref!s.e di garza, racchiuse in scatole di Petri ric.oprondole con tm fogliett o della t·artn. d;L e:-;ami11are. Poi &u qne.sta carta ho incollat o un cartellino prima sterilizzat o e suc-ces&ivamente ingonumLt o con la soluzione di gomma da mc inquinata ~ol B. piocianeo. Togliendo con tutte le precauzioni le gm·ze sottostanh a~a carta sia pergamenata come paraffina1;a e poi intro,lncendole in tubi ~1 ~rodo-cultnra ho ottenuto lo sviluppo del B. piociaueo in cultura purtsstma. ::fon tutti i controlli sono stat.i posit.ivi, specialmente se la carta era asciutta, ma se era umida, come per lo più esce dall'cwtodave, il pas~a~gio si è t.empre verificato. E poi da escludere un inquinamento accidentale durante la prepa.:azion e, sia. perchè lo esperienze sono state parecd1ie e rigorose sotto tutti 1 Punti di vista, quali si convengono per queste ricerche, sia percltè>, come h.o detto, il piocianeo non è un germe molt o comtme nell'aria e per di più lll è sempre sviluppato in cultura pma. (l) Mou~.uu. - Trattato di chimi<'a oramtica avpli<:c•la all'iml«Siria. p ag. 731.
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LA STERlLIZZAZlO"l>'E DELLA. l\IEDICATL' RA P~R USO lULlTARE
In seguito a tali risulta ti ho voluto pure controllare t'e la comune r:oluzione di gomma (non qnella del commercio che contiene acido feni r-<1~ anche senza l 'aggiunta 1li cultura è capace di produrre inquinamento. Perciò ho ripet.ut o gli csvrrimenti come ho !:Opra indica.to ed ho constatato rbe l 'inquinamento si v~ritìca ugualmente, ma non è stato così fJ·er!uentccome n ell 'esperimento el'eguito eon il })iocianeo. Debbo anrhe dire che con la c·arta perga.menata l 'inqtùna.mento è stato p iù raro, il che conferma la minore permea bili t~1 di cs~a ~ come è s1 a to :H:certa t o con la prova chimi<"a . :Non vi è quindi alcnn dnl)bio elle la soluzione di gomma u~;ata per l'ine.ollatura. del ca.rt.elliuo è di per S(; eapare di inquinare il contenuto interno dei Jlfl.C<'hetti iii meùicatura , e quindi non è affa.tto consiglia bile tl sare tale mezzo di chiui<ura . }fa, oltrechè per il tramite della gomma, anche per tm'altra via i germi po~sono ra~g:iunger~ le eomprcs"e di garzo, cio€> med ian te il toccam<'nto dci pacchetti dopo la sterilizzazione, quanrlo cioè l 'involucro è ancora umido. Ed ecco come bo potuto aceerta.r lo. Ho sterilizzato in autoclave a 120° C. per un'ora. dei pacchetti di garza che subito ho a.pertQ tenendo stretto l'involuc·ro fra, le dita ed afferra-ndo il pacch~tto intc>rno con pinze sterili, af'sict:rando però cbe in nessun modo le di ta, potes~~ro venire a. contatto diretto f'On le compre:ssc· di garza . Ebbene il più d<:llc Yolte ho a,vuto sviluppo ba.tt.erico nei teneni di cultura. InYece afferrando ed aprendo i paccl1etti esclusivamenihe con delle pinr,e sterili, in nessun cn.so è se>guito sviluppo batterieo. Ed allora, escht&O che le mani potessero essere la ran~a dell'inquinam ento per contatto diretto con le compre~se di garza., escluso cbe l'inquinamento stesso potesse proYenire dai germi dell'aria , dato che le esperienze erano state condotte con metodo identico in ambedue i casi sopraricordati, il sospetto era più che fond ato che i g<'rmi penetn1ssero attrn ' 'erso la carta . Per conva.lidare o meno tale !:ospetto bo procrduto a ricerche di cont.rollo. P erciò bo collocato delle compresse di mnssola. in <'apsnle di P etri rieoprendole con carta pcrga.meual'a ovvero paraffina.ta nel modo già indicato. A me.zzo di una bacchetta. di vetro a.datta.ta. all'estremità a, mo' di: sigillo, ho fatto pressione sulla eaJ:ta nel punto corri~pondente alla compressa di garza, a:\·endo pre~entiva.mente spalmato nu po' di patina df cultura del B. piocia.neo sulla. estremità della bacchetta stessa.. Naturalmente la superficie di quf'st'ultima era perfettamente liscia, in modo d a escludere che a.ve!:Se potuto produrre laccrazioni sulla. carta, per <).Uant o piccole. Non solo ma ho avuto la pre(·auzione di usare la bacchetta, come ho detto, a mo' di sigillo, esercitando cioè solo pressiono e non strofin ando, sempre allo scopo di evitare la bcn chì! minima soluzione di continuo. E stra.tta al di sotto della carta la garza ed introdotta la in un recipiente contenente brodo di cnltma bo ottenuto evidente sviluppo del B. piocianeo. ENL a,r.;solutamente da escludere che questo germe avesse potuto r aggiungere la, garza, sottostante a.Ila carta in altro modo che attraverso i pori di quest 'ultima, essendo la, patina apJ)licata in ben piccola. snperfici€'Debbo p erò far notare elle i risultati sono stati un po' di.ffm·enti per qua.n to riguarda la carta pcrgamcnata e quella pa.raffinata . Per quest'ul-
LA ST.ER1LlZZAZJON:E DELLA .:llED!("A'lTRA PJm t:~O ;\IILITARE
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tima il passaggio dei germi si è avuto, quando era. umida in tutti i ca!'i, e solo qualPbe volta quando era asciutta.. <'on la carta pergamenata l'inquinamento si è >e.rificato, nella maggioranza dei rasi qnando era umida e solo eccezionalmente quando era a:ciutta.. Per ottenere che la. carta al termine della sterilizzazione fosse umirla, durante la perrna11enza delle capsule di Petri in autoclave lasciavo il coperc-hio un po' aperto per averi·~ asciutta lo rhiudevo e risca.ldavo la <'Up~ula. prima. dell'intro<h:zione. I ris11ltati ottem1ti eTano snfficientemen1e probntivi per poter afferma.re la permPa.hilità della <·arta, ma ,·olendo riporlarsi al vero caso pratico occonev~L accertare se anche la sempliee pr<>~sione con le dita. è capace di fa.r passaJ.·e i germi nell'interno dei par<'hetti. Perciò ho applicato la patina del piocianeo, anzich0 all'estremità della bacchetta di vetro, al polpastrello del dito pollice, llrcviamente sgrasf:~l tO con etere e poi abbondan1cment(' Ia1·ato ron alrool, in modo c~a ridurre al minimo posf;ibile gli event.uaJi germi. <'ol dito S1Jorco di patina llo fatto poi pressione sulla carta sovrasta.nte alle compresse di mus~o]a . .Anche con questo eRperimento ho potuto accertare cl1e la mus~ola resta inqninnta , e spec-ialmente se la. carta ò umida,, con maggiore frequt>nza poi l'inquinam ento si è vrrifìcato con la carta paraffinata. Perchè lt.> prove si avviciJ1al>~Sero ancor più, se poSf;ibile, all'atto pratico, ho esercitato la pressione sulJa carta semplicemente col dito non disinfetta.to e senza aggiunta di pa.tina. batterica. Evidentemente i risultati sono stati in qnesto caso un po' ditiert-nti dai pr~>r.e<lenti, cioè l'inquinamento si è verifìrato più di rado e non ò avvenuto quando la carta, sia pergamcntata come paraffinata, era perfettamente asciutta.. E hen si comprende la ragiono di questo risultato. In una patina, batterica i germi sono in quantità notc>ole, e quindi è più facile il passaggio anche a ragione dell'umidità. della, p.atina, mentre sul polJlastrello del dito il loro numero non è certo cost abbondante. Ho pure nota-to che la pressione del dito deve essere esercitata per un certo tempo affi.nchè, anche con la ca.r ta umida., si ottenga il passaggio dei germi. Quindi, riassumendo, tanto la prova chimica col metodo Leonardi come le indagini batteriologiche, concordemPnte atteRtano che sia la rarta pergamena ta Ria, quella pnraffi.nata sono pe1 meabili e che quest'ultima Io è assai più dell'altra. E resta con questo dimostrato che attraverso la caJ.·ta, specialmente se umida, vi è la possibilità che i germi passino nell'interno del pacchetto, avendosi come conseguenza l'inquinàmento dei materiali in esso contenuti. Tornando alla nostra medicatura militare due cnuse adunque cont.ribtùscono all'inquinamento subito do}JO la steJ·ilizzazione di essa, cioè l'incollatura. del cartellino e le manipolazioni per la. confezione definitiva dei pacchetti, dato che questi ultimi sono sterilizzati con 11n solo involucro, eh~?.! permeabile ai germi. Per tale ragione deve ritenersi che il nostro mat~r~ale non ò sicuramente sterile già al momento in cui Q te1 minata la confezlOne. Ne segue qtùndi che nelle condizioni att11ali non è po!ll"ibile rispon~ere al .qnesito in principio rieordnto, cioè se col tempo esf;O r:er<le la steripo~chò rr.anca il dato fondamentale, che esso sja sirmamente sterile a termme della preparazione.
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LA $TER IL1Z7.AZ10NE DELLA l'>IEDICATC"RA PER US O 1\liLITARE
E fino a qnesto punto le a.ttuali ricerche banno, dirò cosi, effetto demolitore in quanto porta.no a dover nega.re la perfetta sterilità della nostra medicMura. Esse però mettono in evidenza, il punto debole e con questo possono ind i<;are il rimedio. Ed ecco come, a mio modesto parere, si potrebbe riparare. 1\IODIFICL\ZIONI DA APPORTARE AU}ATTUXLE METODO DI PR,EPARAZIO NE DELLA MgDTCATUilA. Per ovviare ~L ll ' inquinamento prodotto dalla
appli<:azionc del car tellino ingommato non vi (> che da. sopprimere tale metodo rli clliusura ed adotta.rc in sua. vece la legatura con lo spa.go, fissando gli estremi di quest'nlt.imo con un piccolo piombo come jn genere si usa per la chiusura di molte specialità merlicinali, 1·aggilmgendo con tale sistema anche lo scopo di garantire la, genuinità del prodotto. P er rimed iare a ll 'ineonveniente della pcrmcabilità sarebhe innanzi tutto oppor tuno l'ÌScaldare COn\'Cnientcmente il materiale prima. dell'introduzione in autoclave per evitare che il vapore si condensi sull'involucro c che quindi lo inumidisca, ciò che avviene quando il mat·e1·iale stesso è freddo. Inoltre occorrerebbe che la mcdicatnra fo.~se ra-cchiusa in due involucri Cl1rt.acei, dei quali, per evitare un volume eccessivo, il primo potrebbe essere di carta paraffinata. ed il seeondo di carta pergamcnata, disponendoli in modo da non far coincidere l'estremità. di :.tpertura. Dopo la sterilizzazione, al disopra della legatura doVJ·ehbe applicarsi 1m terzo involucro di carta da imballo, e per questo involucro potrebbe mantenersi l'attuale chiusura con una fa;;ciit ingommata. R isnltando così una chiusura. perfetta si potrebbe escludere qua~i in modo assoluto l'inquina,men to successivo. Ma a questo punto sorgono due domande : 1o P otrà essere la sterilizza,zione in autoclave efficace anche con un duplice involucro t 2o Saranno sufficienti due involucri per impedire l'inquinamento durante le manipolazioni per la confezione defmitiva dei pacchetti~ A queste domande non può rispondere elle l'esperimento, al quale appunto mi sono accinto allo scopo di rendere le attuali ricerche esaurienti il più possibile. Come ho già detto in principio, i controlli batteriologici della nostra meclica.tura sono stati finora assai sc:a.rsi. Io non ho trovato notizia che di quelli fatti nel 19Hì, cioè durante la. guerra, da Tarantino (1), il quale, per èontrollare la sterilizzazione, introdusse nei p;wchetti di compresse di mussola dei fili di seta inqnina.ti con germi sporigeni (B. sottile) ed asporigen i (germi della snppura.zione non specificati). Potè così constaLaJ·e che i g ermi asporigen i con % ora di permanenza in ~1llt.oclave sia a :J atmosfere come aù l era no sicummente uccisi. Invece qucUi sporigeni, sempre con %ora di autoclave, si svilupp::u •ano ancora se i paccbetti erano sottoposti alla sterilizzazione completamente lega.ti e chiusi, mentre se entuo la5cia,ti a.perti alle estremità-, anche a % atmosfera e con ~ ora. di autoclave non si aveva più sviluppo J)ercllè le ~ pore erano sicuramente uccise. (l ) T AliA '<TI :>o. - >'ulia ESteriÌiZZitzionc delln garza In paoohetLI rn v ,-o l ti in carto. p~rg-1m1e• nata, Oiornnfr eli md i<'inn militare, 19l6.
LA STERTLIZZAZ!Ol\'E DE LLA MEDI CAT UR~ PER l:SO ~IILITAHE
l :ll
Egli ne dedusse che nei pacchetti chiusi il vapore non penetra bene nell'interno, non riuscendo a scaceiare cQmplel a mente l'aria, condizione quest.a assolutamente indispensabile per una bnona sterilizzazione. Tarantino però ha sperimentato solo con % ora di espoiiizione in a utoclave, mentre im·ece il materiale in uso nel nostro eserc.ito vi p<>rl11:1ne abitualmente un' ora,. Questo può spiegare la differenza con i risultati da me ottenuti, dei quali subito vengo a parla.re, risetba ndo a più tardi qllal<>he considerazione interpretativa.. Per questa serie di controlli bo tralasciato sen:~,'alt,ro i germi non sporigeni, poichè, come ho g ià detto ripetutamente, ne~;;un dubbio. può esservi s1ùla loro u ccisione. Tra gli sporigcni ho dato ht prcfen •nza al B. sottile, e'~endo u ::o dei più resistent i, ed a l B. del ca.r bonchio, come prototipo dei p atogeni: Ho tralasciato di far ricer<:he an<"he con i germi spo1'igeni anaerobi dat o che, come è- noto, le loro :;pore non hanno una r~ sistenza s uperiore a quella del B. sottile, circostanza que,·ta che t rovasi pure confermata nella rela.zione a.l Congresso di medicina militare di Parigi, alla quale bo ripet utamente fatto cenno. Prima di i11iziare tale serie di esperienze ho accertato qnale resi::; tenz<~ presentavano all'azione del va por d 'acqna le spore dei ('eppi da me usati . P erciò ho impregnato con una emulsione di patina di cult ma in agar, sicuramente sporiticata, dei fili di seta prev:iamente sgrassati e sterilizza ti. Dopo l 'impregnamento, i fili sono sta, ti tennti in essiccatore fino a complet<\ essicca,zione e poi esposti al vapor d 'acqua saturo emanante da. nna bott iglia d 'acqu ~t in ebollizione. Questa. verifica preliminare era indispeusahile, poichè la res istenza delle spore può variare in limiti anche notevoli da ceppo a, ceppo e talvolta può es11ervi pure differenza fra un insemensamento e l'altro. Il ceppo di carbonchio da me usato, oltre avere una marcata virulenza (uccideva le ca,vie per iniezione sotto<·utanea in 2-! ore), presenta va delle spore che, essiccate su fili di ::;eta,, resistevano per 2 minuti a l vapor0 fluente saturo . Per un ceppo di carbonchio è una resistenza notevole, poichè molte volte le spore di questo germe non resistono che po(·hi secondi a tale specie di vapore. Il ceppo di B. sottile, isolato da me stesso dal fieno, presentava delle spore resistenti per 5 minnt i, sempre al vapore fluente saturo. Forse per il B. sottile potranno esservi degli stipiti più resi:> t enti, ma in ogni modo la resistenza del ceppo da me usato è da riteneri!i senza dubbio superiore a quella dei germi sporigeni patogeni. I fili di seta, dopo preparati nel modo già ricordato, sono stati da me collocati al cent.ro dei pacchetti d i com prt'sSc d i garza, n ascondendoveli accura,tamente in modo da realizzare le co:uliziuui pi1ì difficili nE\lle quali il vapor d 'acqua potesse agire. Gli stel>si pacchetti sono stati poi racchiusi in un duplice involucro, di ca,rta paraftinata il primo, pergamena ta il secondo, chiudendo il pacchetto con dello sp a.go a. croce hen stretto ed annodato. I pacchetti sono stati poi introdotti in a utoclave in num ~ro variabile da 6 a 10, contenuti in un recipiente di latta e ricoperti da una ca.Tta. qua e là perforata. Ad ogni sterilizzazione bo avuto l':wvertenza, come di norma, di chindere l'autoclave quando il vapore usciva satmo c ùi searic:arlo quando
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J.A STERlLIZZAZIO:SE DELLA ~lED!CATt;HA. l'E& USO :m LJTARE
era, salito ad un 'atmosfera. di pressione, allo scopo di scacciare completamente l'aria,. Facevo quindi a~ire n vapore per un 'or~t a J 20o O. In tal modo erano realizzat-e le precise condizioni nelle qnali abitualmente si svolge la sterilizzazione. Tolt.o il materia le dall'autoclave, xicoercavo i fili di seta collocati neipacchetti e li introducevo in tubi di brodocult nra, !asciandoli in termo::;tato, se risnltavano stNili, fino a 3 mesi ed oltre. Ho ripetuto questa esperienza 10 volte con le spore ò.C'l carbonchio ed altrettante con quelle del B. sottile, ma in ne>:sun caso si è verifìra.t.o l'inquinamento del terreno di cultura. Ed ho ripettltO gli esperimenti oltrechè sotto questa forma anche seminando dir ettamente I'emnlsione della cultura, del B. sottile, completa ~ mente Rporifìca.ta., sulla 8ttpNfìrie dellEl compresse di mussola ed in parecchi punti ta nto al centro eome supNiiciahTi l·nte, cioè sulle cOmJJres:-;e che trovansi a contano con l'inYolucro. Ed anche seguendo tale procerlin1ento la sterilizzazione è avvenuta re_golarmeute. E per sicurezza ho ripetuto la prova 10 volte, adoperando 6 pacchetti per ogni controllo. Credo utile aggi unger<> (:be per formare i pacebetti per questa parlieolare rir.erca mi son ser,·it o di compreR!le di mussola lascia,te per parecchio tempo all'al'ia e m anipolate ripetnt.ameutc in modo che fossero largamente inquinate anche con altri germi, oltre il B . sottile ci~L me seminato. Ho accennato poco prima che avrei fatto qualche c·onsiderazione sulle ricerche di Tarantino: che a prim:h vista. sembra. non noucordino con 1e mie, in quant<J egli 1;roYò c·he i pacc·hetti di medicMura n on riescono sterili se esposti al vapor d 'acq11a in attl·oc·Jave completamente chiusi, mentre io ho trovato che a.nche chiusi risultano sterilizza,ti perfettamente. Però, come ho già det t:o, Tarantino lasciava agire il vapor d 'acqua. per Yz ora solta.nto, a.nzicllè un'ora.. FT vero <'h<' faceva sa.lire la pressione nell'a.utoclave fino a 2 atmosfere, ma l'aumento di pres::;ione ha 1m'importanza relativa, come ha confermato anche recentemPnte Lasr:urre., in quanto che l'aria può, con l'a.umento di pressione, essere compressa. maggiormente e quindi ridotta di volume, ma n on scaceia.t a. PeT completare le ricerche ho adottato anch 'io, pur mantenendo inalterata la pressione di una atmosfera, l'esposizione della garza, al vapore in autoclave per~ ora soltanto. In tali condizioni le spore del earbonchio sono rimaste sempre u ccise. Quelle del B . sottile non sempre, ma solo nella ma.ggioranza dei casi, poicbè in circa il 25% banno dato luogo a sviluppo batterico nel terreno di cultma.. Perciò posso dire che la divergenza fra i risultati da me ot tenut i e quelli di Tarantino sta nella durata, di esposizione al vn.pore. In base a tali risultnti credo pott'l' affermare che il doppio involucronon è di osta.colo alla sterilizzazione. Due riserve però sono neeessarie, e cioè: Io che i risultati valgono per il m ateriale sperimentato, cioè per i pacchetti di compresse di mussola, il v olume dei quali è relativamente Umita.to. Perciò per il eotone e per lemedicature preparate, che ha,nno un volume assai maggiore, essi potrebbero non e~f:ere altrettanto favorevoli. 2o che questi rir·mltati sono relativi all'appa.rcc-<·h io usato. "Selle mie e&pericnze 110 utilizzato un autoclave da, laboratorio, di <lim<'usion i medie. Xvgli stabilimenti di produzione in gnmde
L.\. STERJI.lZ:lA1.JON~ ùELLA 1\!EùlCATUllA PER t:SO MJI.!TA.RE
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del materiale di medieazione si adoperano invel'e apparecchi di maggiore capacità, e perciò le condizioni potrebbero e~sere alquanto differenti nel senso che è meno facile eliminare l'aria. P-e r conseguenza sarebbe opportuno ripetere le esperienze, anche sommariamente, per ogni modello <li autoclave e per ogni qualità di medicazione. D U RATA DELLA STERILITA. Una. volt-a aeeertato che con due involucri i pacchetti risultano perfettamente sterili bo voluto anche vedere se le manipolazioni nec-essarie per la delìnitiva confezione li inquinino e se dura la sterilit3... P erciò, dopo tolti dall'autoclave, li ho passati pareoohie volte fra le ma!li e quindi li bo chiusi in. una seatola di cartone. Ad intervalli vari fino a 3 e 4 mesi ne ho ripresi alcuni, li ho aperti e, con le dovute cautele di asepsi, ho introdotto nel terreno di cult ura le garze contenute nell'interno di e•si. Ebbene non ho mai avuto sviln}1po batterico. Quindi posso dire che quamlo l'involucro è duplice le manipolazioni -esterne non dete ~mina.:1 o il pasl>a._!5gio dei ge;·mi all'in temo e cbe la sterilità s i mantiene a lungo. Dico semplicemente a ltmgo, senza prcc.isare la data, percbè non ho a·vuto il tempo neeessario per ese,(rui.rc ricerche al di là di 4 mesi. In ogni modo potranno ripetersi le espe ·ienze dopo un anno e più ancora.
RussvNro. Dopo aver tiferito in dettaglio le molteplici ricerche da me eseguite, le quali, cor.ne è facile capire, hanno ricbic:>to un tempo notevole, credo cbe i risultati ai quali sono giunto, tanto per qna.nto concerne il problema generale della sterilizzazione r.ome quelio della definit iva confezione della medicatura già sterilizzata, possono essere fi:>:Sati con i seguenti punti : 1° Tanto la carta pergamentata come quella paraffina.ta sono permeabili ai liquidi ed anehe ai batteri. La carta. paraffi.uata lo è piì1 di quella peTgamenata. Ambedue poi offrono mag~iorc pennca.bilità. a i batteri quando sono umide anzichè quando sono asciutte. 20 La chiusura dell'in volLLcro CÌ1e è a diretto con tatto con il materiale di medicazione non deve farsi con in~ommatara. in qnnnto che la soluzione di gomma, inumidendo la ca.rta, la attraYel'8fl· ed è il veicolo di germi verso il contenuto interno. Ed a.uche se nJla detta soluzione si agg-iungono dei disinfettanti, per la percentuale <:ho l;C ne aggiunge, questi non ga rant iscono con sicurezza as ·olnta l'uccisione dci germi, specialmente se sporigeni. 3° Anche la pressione esercitata c.on le dita sulla parte esterna dell'involucro cartaceo, quando trat tasi di un solo involucro e quando questo è umido, può avere per conseguenza il passaggi.o dei germi nell'interno del pacchetto stesso. Perciò è indispensabile che gli involucri dm·a.nte la sterilizzazione sieno due anzichè uno. 4° Come norma gcneL·ale poi, quando si debba giudieare di un mu.~riale sterilizzato occorre non solo prendere in esame il metodo di steTilizzazione in sè ma anche le successivo operazioni di chinsunt dei pacchi, e tener conto della qualità della carta adoperata per gli involucri.
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L.\ STER!L! Z'l.AZIO~E Ol':f.LA M"EDICATL;JlA. PE R. USO MIL ITA:RE
5° T/e~po::~ izione Hl ,·apor fr ncqna per un'ora in a ut.o<'lave ad l n.tmo-f<'ra <li lH'CSl·done i· snftì1·knte pc1· ottenere la, sterilizzazione della. me· éli(:azion(~, almeno dei pucchett i di cornpressc di mussola, che non hanno un volume e ctessivo. fi 0 T.Ja steriliua t ione r perfetta anche se i pac·chettj sieuo introdotti
in autotlavc a'v·Yolti in r~ue in,~ olurri di (':n·ta E' c·hiur>i, pur<'hr s i ahbia l'a.vvertenza di stac:ciaro corupletHmentc• l'<lria dall 'iuteruo d(•Jl 'antorla\·e e si protrag-ga. ht >-tNWzzaziunc p er· un·ora . JnYece la. esposizione a l vapor <l 'a<'q W L pN ilo lo mezz ·o n\. non gara n t is('e riu·a la com}ll<"ta sterilizzazionE' del eletto matt'rialt•. P er quanto rig·u ar<la in modo pari i<·olare il nosb·o Eserrito le conclusioni sono q ll<'ste : r<) Ch<' la nwdicatura attualmente in u ~;o non è sicuramente ste-
rile, ri ~eontnr ndo,;i in essa nou solo dci germi Rporigeni, ma anr:he degli aspori_!!<mi fm i cp!a li non lllam·ano nemnwno i haitt!l'i della suplHlrazione. Ciò dipendt• nou dal vroc·csso d i l'tC'ri lizzazione in !lè, su l qwrlP JIHlla vi è da e cccJl ire, rna d:l inqninanu•nto ~ll(' <'<'ss i •·o 1wr il fatto della applica.zione del cnr tcllino in[romma.to a !;('Opo ùi chiusur a <lei pacchetti e per le manipolazio ni flopo la ~ter ilizz<lzioue, essendo i pacchetti stN;si avvolti in un solo involucro ùm·a nte la steTilizzazioue, attra,·erl'o al qnale i germi possono passare. · b) Cile sarcblJE> pcrc:iò <"onsiglia hil<> c·hc il materiale fossl~ st('rilizZi~to con due involucri inYere eli n no solo e vi si applicasse r.ome chiusm·a, anzichè il cartellino ingommato, dello SJW/tO a <:roc:c, fetmato mediante un
pior:nbo compr('sso. Dopo la sterilizzazione si dovrrbbc applieare il terzo involucro di carta da inth;lllo come si fa a.ttlw lmente. Cosicchè, in definitiva, gli involucri verr<'hbero ad essere tre anzic·hf> dne. c) Per qnanto ronP<·rne il tempo di dumta, della sterilità, cioè j) problema della. sostituzione in tem po più o meno lungo dellc'L medic~~tura nello u nità sanitnrie di mobilitazione, per Ja, n ostra meùicatw·a. n on si può per iii momento (h11'e una. risposta adeguata, ma.nca.ndo la condizione fondamen tale, cioè la sterilità di e ssa. al termine de lla prepa ra:r.ione. Per 1:11 medicatlll·n. si(;nramentc sterile, dalle mie esperienze risulterebbe dw la sterilità dma, Jler lo meno tìno a 4 mesi perchè per maggior t e mpo non ho indagato, ma è d a presumere che si m a ntenga anche assai più a lungo, dato ehc il terzo involucro rappresenta, una chiusura ermetica. Agg-iuu~o infine un'ultima con;:;iderazione, che direi di ordine psicologico. Pottà, o per mèg lio dire, vorr:~ il ehiruJ·g-o ar!cettar e ~enz'altrò l'attC'stazione di sterili h\ cltc è- s<·r itta. s11ll 'involucro della medica.tura, come garanzia sufficiente ]Jer adoperare la m edicatura stes!;a, in operazioni in terre no asettico~ Io credo di no, poichè pN qnanta fiducia i1 chirurgo possa 1Wcrc nc·~li I st itut i JWO<lut tori, non potrà mai tale fiducia, so:'; tituire quella cho egli stesso si pro<·1mt stNilizzand o la medicntm·a sotto il suo pcrwnale cont rollo in tempo il più prossimo post>ibile all'operazione. Difaf t i, an<-:11e ncll'ult ima. guerra, quando ne ebbt•ro fa, possibilità., i cl1imrghi mi li tari sh:rilizzarono nuo,·:trm•u tc la. meùic:ttura., bencbè fosse dic~hiarata, sHJl.iJwoltu·t·o sterile. D'alt ra par te però non è fuor di luogo ri-
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L.>\ STERTLIZZAZIONE DELLA i\IEDICATt;!U l'ER t;SO ~r:r, :TA RE
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<'Orda.re cbe !"ultima grande guerra fu prevalentemente gueiTa di posizione, quindi anche le unità san itarie poterono godere di una certa comodità.. Ma non è il (·aso di formalizzarsi s ulle condizioni '~"erificatesi in passato, invece occoiTe prepararsi anche allo possibilità futur<>, ciob alle necf'ssità. della guerra di movimento, nella qual<>, come è stato detto in principio, i rapidi e continui spostamenti richierlono prontezza in tut t i i servizi, e pri-
mo fra gli altri in quello sanitario, che è a contatto più din'tto con le tl'llppe e ne l\<'gne da vicino i movimenti. Perc:iò, se nell"amhiente civile si deve es igere, come giustamente vuole L eseurre, ('h c la, meùicatura d icbia· rata sterile lo !:.ia rea.Inwnte, e che lo Stato, con opport.nue norme, ne rf'goli il controllo, per gli eserciti tale necessità è anche maggiore, date le speciali condizioni nelle quali, sia in pa<'e come in guerra,, il servizio s.-tnitario milit~u·e può trovarsi a svolgere la pTopria azione. AuTORTASSUNTO. Dato uno sgua1·do generale a l problema della sterilizzazione della rr.edicotura ed agli inconvenie nti ai quali si va incontro dumnte la esecuzione d i ossa, l'A. ha preso particolarmente in e:;ame la preparazione del materiale per gli usi milita ri, prop•mondosi nm·ora lli accerttne so il procedimento che si seguo nell'E:;ercito it,lliu.no dà garanzia sufficiente circa la p!Wfetta ~terilità o per quauto tempo dura q uo.-,t'ultimn. È ristùtnto che il nostro materiale, como è attualmente prepumto, non è sicLu·amonte sterile, non per ins ufficienza do Jla ;,torilizzazivne in autoclave, mn piu.tto&t,o a cau~Sa del fatto cho lo si ra.vvolge in un solo involu.ero e che si u<u. come mezzo di chiusura la ingomma.t ura. L'A. ha rl'a.Itro canto dimostrato che con due involucri e con una chiustU·n differon.te, cioè a mezzo di spago, ment1·e è ugualmente t:~ icura la steril izzazione in autoclave, è evitato il pericolo di un inquim1mento successivo. P er quanto rigua1·da la durata della sterilità, per il momento ha potuto accertare
che si mn.11tio nc perfetta almono fino a quattro me~i, non nv cndo avuto oppor-
tunità di pl'Osoguire le ricerche al di là di questo limite di t empo.
R. ISTITUTO DI CLINICA CHIRURGICA DELL'UNIVERSITÀ DI ROMA Direttore: Prof. R. Ar.ESSANDRI
L'INDAGINE RADIOGRAFICA NELL'IDROCELE por il dott. Corradlno Giacobbe, cupitano I,TICdico, assistente mlitat·e
Ilo avuto oCC<1Sione di applicare nella R. clinica chirurgi<.:~ di Roma in alcuni pa.zienti affetti da «idrocele n o da (( pa.cbivaginalite >>·il nuovo met.odo di ind<>ginc radiografica, che, col nome di pneum.ocele, è stato proposto dal Va.lùoni nel l !:l:!6. La t<'cnic:a, illustmta nei suoi dettagli dall'autore in «Bollettino ed atti delh~ R. Ae<'<Ldernirt medica di Roma., :1nno LIII (Un nMvo mezzo di dia.gno.~i nelle affezioni clegli organi genif(tli nutsclr.ili : il pnwmocele) e in ''Atti della Società Italiana rli chirurg ia. n, XXXV Congresso, è assai semplice erl alla porlata di tutti, poichì! l'introduzione di gas (ossigeno o aria.) nella cavità v;1ginale si compie facilmente infiggeùdo nella parte anteriore dello s croto un •~go da puntu1'<1> es plor<t.li va., che, media.nte un t ubo di gomma, è in connessione col comune apparecchio Forlanini o, in mancanza di questo, con una bott iglia contenente una soluzione disinfet tante attraverso la quale si fa gorgoglia,re il gas. La. penetrazionc dell'a,go nel cavo >aginale è assai agevole in tutti i ca,si eli vers:t!U€uto, anche modico; è beni!)simo a.v\'ertita dall 'operatore per un senso ùi brusca perdita di resistenza nella, manovra e resa cer ta poi dalla. fuoriuscita di liqtùdo. Dopo l 'evacuazione del versa.meuto, m antenendo l 'ago in sitn, si insufflano in media - sotto modica pressione - 100-150 cc. di gas o meno, se i.l paziente avverte senso di molestia all'inguine. Con una. pinz-a si chiude poi il tubo di gomma e si procede immediatamente all'esame radiografico, che è bene pmt ica.t·e in posizione antero-posteriore e laterale (tttli proie::ioni L'anno consirlrrate in ·ra]Jporto al tP.sticolo c non alla superficie scrotalf~ ); clopo di che si dà. esito con la rimozione della pinza - al ga s iniettato e, tolto l 'ago, si pratica inflne un ll',!!gero ma<;sa.ggio della pa.rte per sposta.rue i piani ed occludere così il piccolo foro . È oppor tuno talvolta. - nei casi di pachint;:{inalit.e specialmente - l ' insuffiazione di gas anche ne~li spazi perivu.ginali, che si può praticare con lo stesso ago, che verrà p~r tanto ritira.to solo dalla v~tgi n:tle in modo che con l'introduzione di altro g iLS venga a form~u·;;i un enliscma. degli invilupr)i scrotali (occorrono 20-30 cc. di gas ). I ri,<;ultati delle indagini mi banno ùirnostra,to accanto a i t ipici aspetti, già descritt.i d[Lll'.Aut;ore cita to, alcune pa,rticoht.rità., che mi hanno indotto a. raccogliere i ca.si osservati per co:npletare nei suoi p articolari il q ua.dro ra ~liogn~lìco delle a ffez ioni in e.>rLme. Como bo detto precetlontemente, i ca ~ i ol\Son·;llt i si riferiscono ad indi \·idtù affetti da. idrocele, in alcuni casi essenziale, in altri ~;intomatico consecutivo ad alter~ozione del circolo locale, ed infine da forme idroceli<'he con pa.chivagina.!ite, tra cui due di p achiV;t.gin<>lite cmormgica. E Rponò brevemente alcuni ca.si osservati, molti dei quali sono stati controllat i aH.interqmto.
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L'INDACJNE RADIOC:llAFICA NELL'IDROCELE
l. R . E. impiegato, di anni 26. « I drocele essenziale sinist1·o ». Da circa tre anni, ;Senza causa apprezzabile, ha avver·tito che l'emiscroto sinistro è andato progressivamente aumentando di volume. Non accusa disturbi degni di nota all'infuori di un lieve sen.-ro di molestia. Obbiettivamente r ilevBSi : cospicuo idrocele sinistro {del volume di un'arancia). La puntura esplorativa dÌ\ esito a cc. 1.50 di liquido limpido, di colorito giallo-citrino, privo di spermatozoi. Reazione di Rivalta negativa. Pne:umocele . Proiezùme antero-posteriore: Il cavo va.ginale appare ben disteso dal gas, a superficie uniformemente liscia; nel mezzo di esso all'incirca si osserva J'ombra del t.esticolo, i cui margini laterali sono netti, mentre in alto e in basso si rileva una sf1rmatura del contorno, in corrispondenza cioè delle estremità dell'epi· -did.imo, dove la. lamina viscerale delln vaginale si continua in quella parietale. Nella proiezione laterale il testicolo appare situato all'indietro e alquanto in basso. D margine convesso di esso è nettamente prominente su quello concavo della
(
t' ls;urn. 1. IDROC1ì!t.f.: - (proiezione ln.:erule}.
vaginale. Forma. e grandezza ùel testicolo normali: abbastanza nette e regolari le
-estremità dell'epididimo, specialmente la. superiore. (vedi fig. l). All'intervento (resezione ed eversione dlella vaginale) rilevasi che la parete della
va~inale è di spessore normale e la sua superficie liscia. Notmale l'organo didimo-
-eputidimario. 2. P. S. « I drocele essenziale sinistro ». Da sette mesi ha notato tumefazione indolente all'emiscroto sinistro, per cui gli è stato praticato - mediante punturasvuotamento del liquido. Pmumocele. Nella. proiezione laterale la vaginale, a superficie liscia, si present:a distesa specialmente in avanti e in. basso. n testicolo, di dimensioni normali, col margine convesso netto fa una marcata prominenza nel cavo vaginale -ed appare ri.'>!l.lito alquanto in alto; sfumata l'estremità superiore dell'epididimo. non visibile quella inferiore 3. C. G. contadino, di anni 54. « I drocele essenziale destro"· Circa nove anni fa nel montare a cavallo, ebbe il testicolo destro fortemente compresso contro il dorso d~ll·a~ale. D olenzia e tumefazione a carico dell'emiSCI'Oto COITispondente. Dopo ~l a nnt dal trauma evacuazione di circa. cc. 250 di liquido, di colorito gia.llo-pagllenno,. c~e venne ripetuta. lo scorso anno (estrazione di circa cc. 500 di liquido). . 9bbtett1Vamente .rilevasi grossa tumefazione ovalare, a granrto asse verticale, ....ella lunghezza. di circa. cm. 15, che presenta ben manifesti i caratteri dell'idro2 - Gjornale eli medicina•, militct1'e.
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L'INDAGINE RADIOGRAFfCA NELL'IDROCELE
.cele. D testicolo, la cui sensibilità è ben conservata, si palpa in corrispondenza della regione rostero-inferiore della tumefazione. Previo svuotan:\ento del liquido si p ratica i pneumocele. La cavità vaginale appare ben distesa dal gas, specialmente nella sua porzione inferio1·e, ed ha superficie abbastanza netta. n testicolo, nella proiezione laterale, con la sua faccia. convessa sporge in quella concava della vagìnaie ed appare di grandezza normale e situato posteriormente ed in basso. All'intervento (resezione e eversione della vaginale) non si rilevano alterazioni a carico dell'organo didimo-epididimario. n cavo vagina.le contiene un granulo orizoidoo che non è appariscente nei radiogrammi eseguiti. 4. B. C., di anni 36. « Idrocele e-<>senziale sinistro ». Operato tre anni or sono }Jtlf' idrocele destro. D opo qualche mese dall'intervento cominciò tumefazione a carico dell'emiscroto sinistro, dove obbiettiva.mente rilevasi tm modico idrocele. Estrazione di cc. 100 di liquido gia.llo-paglierino (peso specifico 1020-Rivalta negativa).
Figura 2. !DROCElY. BIW.TRRALB.
Insuffiazione di gas nel cavo va.ginale e negli spazi perivagina.li. La va.gina.le appare a superficie netta e ben distesa dal gas, specialmente nella sua porzione supe riore; il suo spessore, che è bene evidente, è sottile; è priva. di aderenze. Il margine convesso del testicolo, nella proiezione laterale, sporge nel cavo; l'organo è situato indietro e alquanto in basso. 5. B. B., bracciante. «I drocele bilaterale». Da otto anni tumeiazione in corrispondenza dello scroto; presenta cospicuo idrocele bilaterale. Estrazione del liquido e pneumoce.le. Le due cavità vaginali appaiono enormemente distese dal gas, s;>ecie la destra.. a superficie liscia e nettamente separate l'una dall'altra. Nella pro1ezione laterale il cavo va.ginale destro risulta manifest.amente maggiore del sinistro; in esso sporge il margine convesso del testicolo corrispondente. A sinistra il testicolo fa. più marcata prominenza, Non appaiono alterazioni a carico dell'organo didimo-epiclidimario di ambo i lati (vedi fig. 2. ). 6. C. T., di anni 16. • Versamento da. stasi ». (Consecutivo ad intervento per va.ricocele). . Operato per va.ricocele nel 1926. D opo un anno dall'intervento tumefazione. senza dolenzia, a. carico dell'emiscroto sinistro. Constatato 1.m versamento gli venne praticata l'estrQ.zione del liquido; dopo di che, essendo stat.a diagnosticata. una epiclidimite di natura tubercolare, fu sottoposto a. cura. iodica senza. alcun giovamento n 26 febbraio c. a., previa evacuazione eli cc. 150 di liquido, si pratica il pneumoce.le. Nella proiezione a.ntero-posteriore il cavo vaginale appare ripieno e disteso dal gas.
L'INDAOINE Itii.DTOGRAFICA :!oo'"l;lLL'IDEOCELE
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a superficie nettamente lìscia. L'ombra del testicolo si profila nella porzione centrale della cavità e presenta i margini laterali netti; sfumat.o il contorno in alto e in basso in corrìspondenza cioè dell'estremità dell'epididimo (vedi fig. 3). Nella pr~ione laterale il testicolo fa marcata sporgenza nel cavo vagina.le. Non appaiono alterazioni di sorta a carico dell'organo didimo-epididimario. Con diagnosi d i «versamento da stesi • si consiglia l'intervento, che conferma la diagnosi e i dati rilevati all'esame radiografico di integrità didimo-epididimaria. 7. P.E., di anni 29. «Versamento da stesi» (consecutivo ad intervento per ernia). A 23 anni blenorragia senza complicanze. Nel 1920 operato per oscheocele destro : durante la degenza ospedaliera notò tumefazione a carico dell'emìscroto destro. Già prima dell'intervento però aveva constatato che il testicolo destro era un po' più grosso dj quello sinistro. Dopo cinque anni primo svuotamento, ripetuto in seguito altre due volte. Obbiettivam.e nte rilevasi: versamento della vaginale, testicolo aumentato del doppio,. epididimo in posizione normale e normale per consi stanza e forma. Deferente lievemente ingrossato all'inizio. Estrazione di cc. 150 di liquido: Rivalta posjtiva, A.lbumina present~. p. s. 1020.
•
Figura 3. VERSAMESTO DA STAilJ - (proiezione antero·posterioro).
D pneumocele fa. rilevare bilobazione nella cavità. vaginale per presenza. della bandeletta di Béraud, che è bene evidente. Nella proiezione laterale il testicolo nella sua faccia convessa fa marcata sporgenza nella faccia concava della vaginale; ha superficie liscia ed appare in modo uniforme aumentato di volume. Non si apprezzano alterazioni a carico dell'epididimo. Tali dati vengono controllati e confermati all'intervento. ' 8. T. P ., di anni 19, contadino. cc Pachivagina.lite cronica,,_ Da sei anni ha. notato tumefazione all'emiscroto destro, che è andato ma.n mano aumentando di volume. La tumefazione ha la grandezza di un limone, è a. superficie liscia, consistenza molle-elastica, nettamente fluttuante. La. puntura esplorativa. dà. esito a liquido limpido. Pneumocele : la cavità. va.ginale si presenta modicamento distesa do.! gas •. con l'insuffiazione perivaignale si rileva notevole e non uniforme ispessimento della sierosa, la cui superficie interna. è irregolare e frastagliata per la presenza. di numerose ade1·enze. Nella proiezione laterale il testicolo appa.re normale; in corrispondenza del suo polo inferiore si rendono manifoste aderenze fra le due pagine della sierosa, che sepimentano in b asso lo spazio vaginaJe. All'intervento {re.<>ezione ed eversion e) si rileva che la vagina le ha uno spessore di circa mm. 2 % ed è di consistenza dura; presenza di aderenze ed assenza di a.! tGrazioni a carico del testicolo.
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L'INDAGU<"'E RADIOGRAFICA NELL'I DROCELE
9. C. T., di anni 70. « Pachivaginalite emorragica».
D a un anno e mezzo ha notato ingrossamento a carico dell'emiscroto destro. Visitato da un sanitario, questi consigliò applicazione di pomate da cui non trasse alcun giovamento. Negli ultimi mesi dolore tensivo con irradiazione all'inguine. Obbiettivamente rilevasi: emiscroto destro della grandezza di un pu~o, teso, fluttuante; non si può apprezzare il testicolo. Assenza della tra.uslucidità. Si dè. esito a cc. 780 di liquido ematico, bruno-nerastro. Pneunwcele. : vaginale fortemente ispessita., a superficie alquanto irregolare, enormemente d is tesa dal gas. 11 t~ticolo, nella proiezione laterale, sporge ne l <:avo ed è nella identica posizione che abitualmente ci è dato rilevare nei casi di idrocele. La cavità vaginale in basso, a l disotto cioè del polo inferiore del testicolo, presenta zone di opacità differente, di forma e limiti irregolari, dovute - come rilevasi dall'intervento - a pres('nza di coaguli infiltrati di sali calcarei.
Flgura. ~. PAC'li!VAOI:-IAI.ITE El!ORR.AOICA.
10. L. G., di anni 37, manovale. « Pachivaginalite emorragica». A 28 anni contrasse blenorragia, cui segui epididimite destra. Dopo due anni
ooroinciò a notare a carico dell'emiscroto destro una. tumefazione, che è andata progressivamente aumentando di volume. Non disturbi subiettivi. All'esame obbiettivo rileva.si che la tumefazione raggiunge il volume di una testa di feto, è di <:onsisten:~:a. elastica, tesa, fluttuante, indolente. Non è evidente il fenomeno della transilluminazione. La puntura evacuatrice dà esit-o a co. aso di liquido rosso-bruno, piuttosto denso. • .Pneumocele: è' notevole l 'ispessimento della vaginale, la cui faccia interna. ha. eontorno, irregolare; presenza di chiazze di forma e grandezza varia e ad op_acità. differente che non permettono nella posizione antero-posteriore (vedi fig. 4) l osser vazione del te-<Jticolo, che in posizione laterale però appare normale per sede e per forma. All'intervento rilevansi enorme ispessimento della vaginale, assen2:8. di alterazioni a carico dell'organo didimo-epididimario e presenza di numerosi coaguli Jn via di calcificazione (corrispondenti alle zone di opacità. differente).
Dalle nostre osservazioni si rileva l 'import~l>nza del sussidio dell'indagine radiografica nei casi di versamento della vaginale - versamento che suole verificarsi nelle affezioni p iil va,rie- sia per una conferma al giudizio diagnostico formulato in base ai dati clinici e di laboratorio che per una più esatta valutazione dello stato anatomo-patologico della. lesione.
L"n<DAOl:!'IE RADIO GRAFI CA NELL'IDROCELE
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n pneumocele in tutti i nostri pazienti - per la costante presenza di liquido nella vaginale - è stato praticato senza la minima difficoltà e non ha dato luogo ad alcun incidente. Cosi a.nche è stato assai agevole - con le modalità. di tecnica riferite - l'insufflazione di aria nello !5pazio perivaginale. Nei cinque casi di ((idrocele essenziale n, di cui uno bilatera]e, il pneumocele fa costantemente rileva.re in tutta la, sua estensione il cavo vaginale bene disteso dal gas e permette di appre:r.zarne il con torno (liscio) e io spessore. N el mezzo all'incirca di tale spazio (chiaro) messo in evidenza dal gas è dato sempre osser>are- nella posizione antero-posteriore- l'ombra del testicolo, il cui contorno (vedi fig. 3) è netto lateralmente, ment1·e ò un po' sfumato in alto e in ba>~so, in corrispondenza cioè delle estremiUL dell'epididimo, in cui la lamina viscerale della, vaginale si continua con quella pa.rietale. Xcll"idrocele semplice il test icolo non presenta. a.! terazioni nella forma e nel volume. Nella proiezione laterale l 'indagine radiogra.fìca consente di apprezza.re più convenientemente lo stato dell'orga.no didimo-epididima.rio. D testicolo, come mostra la figura. l, appare in certo qual modo respinto in una depressione situata posteriormente allo spazio Yaginale ripieno dal gas e col suo ma,rgine con>esso fa una prominenza, più o meno marcata su quello concavo della vaginale. È talvolta possibile osservare anche l'estremità dell'epidimo, che nell'idrocele semplice appaiono di grandezza normale. N eUa proiezione laterale si possono inoltre apprezzare le modalità di distensione della vaginale. Ed infatti nell'idrocele di modico grado la vaginale risulta distesa specialmente in avanti e nel tempo stesso in basso; in quello di medio volume è piil distesa la porzione superiore ed infine in quello voluminoso la distensione è prevalentemente a ca,rico della porzione inferiore. ~ei casi di idrocele essenziale non a.bbiamo constatato aderenze fra i due foglietti della vaginale, il cui spessore, fatto meglio rilevare dalla insufHazione degli inviluppi scrotali, è apparso normale o quasi. l\:leritano particolare attenzione il caso n. 6 e n. 7, che si riferiscono a " versamento da sta si »per altern.zione di circolo locale consecutivo ad intervento chirurgico. Nel prinlo di questi, insorto due anni dopo nn atto operatorio per varicocele, l' indagine radiografica dimostra,ndo la perfetta integ-rità dell'organo didimo-epididimario ha permesso di escludere la diagnosi di e:pididimite specifica., in base alla quale era stata già iniziat.a cma iodica locale. L 'intervento ha pienamente confermato i dati rilevati radiograftca.mente. Nell 'altro- versamento da stasi, manifestatosi in seguito a cma radicale per ernia - il pnenmocele ba fatto rilevare bilobazione della cavità vaginale :per la presenza della baodeletta di Béraud, che è net.tament-e evidente, aumento uniforme del volume del testicolo senza alterazioni però a carico della forma, integrit,à, dell 'epididimo. Tale reperto è statto controllato all'intervento. Nella cc pacbivaginalite 11 l'esame radiografico fa rilevare nettamen.te le alterazioni della sierosa, la quale si presenta notevolmente ispessita e a contorno irregolare, specialmente in corrispondenza della faccia interna da cui'si dipartono briglie adorenziali più o meno numerose esistenti fra. i due foglietti e che sepimentano lo spazio va.ginale. L'ispessinlento della sierosa appare ancora più manifesto con l'insuffiazione d'aria perivaginale (vedi
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L'JNDACI~'"E RADIQC:JùU' JCA ~'"ELL.lDROCELE
fig. 4). Il testicolo si presenta nella stes:;a posizione rileva.ta nelle forme di idrocele semplice. Nei casi 9 e 10 '' pachivaginalite emorragica )) si osservano nello spazio vaginale zone di opacità ditrcrente, di grandezza e forma varia, che all'intervento ristùt.ano dovute aJi a presenza di coaguli infilh·ati di sali calcarei. Anche in questi casi di pachivaginalite, pur esistendo delle aderenze fra le due pagine della sierosa., rinsufflazione di gas nel cavo vaginale è stata praticata ficilmente, poidrè la presenza di liquido ba permesso agevolmente la. pene trazione dell'ago in uno spazio libero. L 'impossibilità di praticare il' pneurnocele si verifica solo nei casi in ctù esistono delle vere sinechie fra i due foglietti della va~rinale (esito di un proces~o flogistico o invasione della lesione dell'organo didimo-epididimario verso i tegumenti) e potrà pertanto anch 'essa indirettamente guidarci a.g un giudizio diagnostico. Le particolarità descritte come proprie dell'idrocele e della pachivaginalite, le quali emergono d;tll'indagine ra.diografica, ci consentono adunque di rileYare dei dat.i relativi alle condizioni anatomiche dell'organo didimoepididimario e della sierosa, che talvolta anche all'esame obbiettivo più accurato e minuziol>o non è possibile apprezzare con i comuni mezzi. I reperti, che col pneumocele si rile,~ano in modo caratteristico per ogni singola lesione degli organi genitali ma,schili, costituiscono infatti tm sussidio importante per una esatta diagnosi differenziale. E quanto si è detto vale specialmente per i casi iniziali, quando cioè l'errore diagnostico è più facile, o per i c:-tsi in cui, a diagnosi dubbia, il paziente non si presta ad un intervento esplorativo. Come ho esposto, nei casi osservati il reperto radiografico ha corrisposto alle condizioni anatomo-patologiche dell'organo didimo-epidimario. Ci sembra essere questo uno dei dati più importanti per trarre dall'indagine radiografica un giudizio esatto nelle affezioni del testicolo. n reperto che nei nostri casi è stato rilevato è infatti ben differente da quello cbe si os:;erva nella epididimite, nei tumori, ecc., tanto da ~r mettere l'affermazione cbe alle '' arie forme di versamento della. vagina.le si possa attribuire un quadro tipico, che varrà a dirci nel caso .in questione essere questo un idrocele essenziale e non -come negli errori diagnostici più comuni- sintomatico da un neopl:1sma del testicolo, chè in que.->to caso apparirebbe la lesione del didimo, o da una affezione flogistica dell'epididimo, in cui l 'immagine radiografica farebbe rilevare le alterazioni epididimario {epididimo deformato ed ingrossato) e della va,ginale (ispessimento della sierosa, irregolarità della superficie per aderenze). Dalle nostre osservazioni ci pare qtùndi di poter confermare quanto ha fatto rilevare il Va1doni e cioè elle per l'idrocele esista un quadro tipico, che costa.ntemeute corrisponde a.llo sta,to anatomico dell'organo didimoepididimario e che quindi si possa att,ribtùre all'immagine radiografica un valore diagnostico dilierenzia.le molto notevole. AUTORIASS UNTO. L'A. ha applicato l'indagine radiografica (propostl\ dal Valdoni col nome di « Pneumocele ») in alcuni casi di idrocele cs.<>enziale, di versa· mento della vagina le da altemziono del circolo locale, e di pachivagina.lite. illustra i radiogrammi e confronta i ri...;ultati delle o:;.<~crvazioni col reperto operatorio, concludendo che nei cas i O:>."ervati l'immagine rndiologica. è l'espressione più precisa dello s tnto nnatomi<-O della lesione, che l'immagine l<t.O:>St\ è t.ipica per ogni singola affezione e tale da acquis tare not cYole valore òiagno~t.ico differenziale.
CASUISTICA
CLINICA
OSPEDALE COLONIALE "REGINA ELENA,- As~tARA Reparto chirurgico diretto dal capitano medico _prof. ALBERTO CIOTOLA
SU DUE CASI DI FISTOLE INTESTINALI ESTERNE per ' il dott. Pasquale Gagliardi, capit,a no meùico, assistente
Nel vasto capitolo delle fistole intestinali, seguendo la classificazione del Duval, possiamo distinguere le fistole intestinali interne e le fistole intestinali esterne. Intendiamo per le prime quelle, che mettono in comunicazione o due segmenti dell'intestino fra di loro o un segmento di intestino con un organo sia della cavità tora~ica, sia della cavità addominale; intendiamo per le seconde quelle, che aprono un tratto dell'intestino 11ulla pelle. Le fistole intestinali interne si suddividono quindi, in base al criterio -clinico, in fistole entero-toraciche (entero-pleuriche, entero-polmonari, ~ntero-pericardiche); fistole entero-enteriche, comprese in queste ultime anche le entero-gastriche (entero-gastriche, entero-enteriche, entero-coliche, colo-coliche); fistole entero-epatiche; fistole entero-pancreatiche; fistole entero-urinarie; fistole entero-genitali. Le fistole intestinali esterne si suddividono invece, in base al criterio ~zio-patogenetico, in fistole spontanee, fistole traumatiche, fistole operatorie. Limitando l'oggetto della presente nota alle fistole intestinali ~sterne e tralasciando di parlare delle fistole operatorie, credo opportuno riferire su due casi di fistole, una spontanea, l'altra traumatica osservate in questo Reparto chirurgia, perchè esse si prestano a. considerazioni di ()l'dine terapeutico, forse non prive di interesse. 1o CAso. -- InJigeno Zerè Asciab, di anni 15, da Sellemti (Tigray - Abis.sinia). Entra in ospedale il 2 aprile 1929. Anam1W8i familiare e remota indivi<Juale : Genitori viventi e sani con 3 fratelli anche viventi e sani. Non ricorda d'aver sofferto nella infanzia malattie degne di nota.. Anamnesi prossima. Lo. prt>sente malattia ebbe inizio due anni or sono. In p ieno benessere il pa:r.iente fu assalito da coliche intestinali diffuse; e dopo poche -ore dall'inizio, il dolore venne localizzandosi alla regione ombellicale, ove, in corrispondenza della cicatrice, cominciò a fonnar:si una tumefazione irriducibile, -della !p1illdezza di una mela, molto tesa e dolente n.lla palpazione. Sopravvennero vomitt e meteorismi, accompagnati da alvo pet·fettfl.mente chiuso; e dopo un giorno ia tumefazione si aprl sponta.neamente, dando esito a materie fecali. Ces.'!arono quindi tutti i sintomi; e residuò una fistoln stercoraCElil., in corrispondenza dell'ombellico, per cui, persistendo tale condizione, egli si decise a venire all'Asmara, per .sottoporsi a intervento opemtivo. Esame !i~'~ale ~vedi fig. 1). Individuo di costituzione scheletrica regolare, in buono stato di nutrizione, con ma.'!Se muscolari bene sviluppate e discreto pe.nnicolo adiposo. Colorito roseo delle mucose visibili.
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S U D OE CASI DI FISTOLE l.NTF.:>TINALI ESTERNE
E. O. All'ispezione l'addome sì p resenta. di forma regolare. In COl'l'Ìsponden.za. dell'ombellico notasì una ~>oluzione dì continuo, di ferma press'n poco circolare di cm. 4 di diametro, con ma.rgiJli cu~anei scollati, ma di a.~petto normaJe. Nel mezzo della soluzione si vede un piccolo orifizio, dal quale fuo•·ìescono materie fecali. Alla palpa.zione l'addome s i presenta trattabile in tutti i quadranti, mentre la soluzione di continuo pare limita.tn da un cercinfl duro e indolente. Alla specillazi.-.n&
Figura 1.
dell'orifizio, lo strumento penetra liberamente e totalmente in un tramite fistoloso. Nullo. da rilevare a. carico degli altri sist-emi e apparati organici. Diagtwai. Fistola stercoracea spontanea. del colon trasverso. Cura. Si decide l'intervento operativo. Operazione (prof. Ciotola}. Eterona.rcosi regolare. Incisione ellittica a ~ centimetro dai margini cutanei della. lesione, prolunga.nt.esi per 3 centimetri sulla. xi~o-ombellicale e per 3 centimetri sulla orobellico-pubica, previe. chiusure. dell'o-
SU DUE CASI Dl FI STOLE lNTESTINALl ESTE&l\'E
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rifìzio fistoloso con sutura a borsa di tabacco. Proseguendo a st.ra.ti, si penetro. nella cavità. peritoneale e si riscontra cho la fistola interessa. per breve t ratto la rarete anteriore del colon tn~osve1-:so, al quo.le aùoriscono lasswrtent-e anse dell'ileo. Si distaccano le anse aderenti, si d1iude con doppio sopra.gitto siero-sieroso alla. Lembert 'la. breccia. colica, si fissa. il colon con due punti a.l peritoneo.parieta.le, si richiude la. ca\'ità addominale.
J<' ìg .m 2.
· T 37Diaria 'POst-opemtorus: 10 giorno. Somministra.zione di tintura. di oppio. 1 . • poso 76, R. 22. ;: ~orno. Tintura eli oppio. T. 37.2, polso 80, R. 24. ~orno. Tintura di oppio. T. 37.6, polso 82, R. 24.. 40 50 ~orno. Tintura di oppio. T. 37.1 , polso 76, R. 22. g~orno. Si sospende l'oppio. T. 37. polso 75, R. 20. . 0 ~o g~orno. Somministra.zione di olio di vaselina. T. 36.f!, polso 75, R. 18. glorno. Evacuazione spontanea di feci dall'ano. T. 37, polso 78, R. 20.
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SU Dl lE CASI DI FLSTOLE Th'TESTJYALI ESTER.l\"E
Si tolgono) punti. Fuoriesce dall'angolo superiore della ferita operatoria scarsa di iodiO, J.a.sciando un drenagg10. · Si proseguono le medicature a giorni alterni, essendosi stabilit.a una piccola piaga, che guarisce lentamente. Condizioni generali ottime. Gradatamente il paziente ritorna all'~entazione normale e guarisce in quarantesima giornat'l.. Alvo~regolare (vedi fig. 2). quanti~ di essudato siero-ematico. Si medica con tintura
Flgurn 3-
2° C.~so. Indigeno Feisà. Abdelkade!·, eli anni 30 del Coram ;(Abissixùa.). Entra in ospedale il 20 aprile 1929. . Anam~ familiare e remota 1ndit'iduall!. Padre morto di dissenteria amebica., madre morta per malaria. Ha una Eorella vivente o sana. Non ricorda d'aver sofferto altra malattia prima dell'attuai~. Anamnesi prossima. Circa duo anni e mezzo fa, in riSBa a. Cos,c;um (sulla strada di'Dessiè in Abissinia) riceveva al fianco sinistro un colpo di lancia, che gli provocava una ferita penetrante nell'addome con fuoriuscita di tm'a.nsa intesti.n.a.le.
S U lfUE CASI DI FiSTOLE INTJ::ST!NA.Ll ESTERNE
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Da. indigeni a.ccorsi: in aiuto l'ansa veniva ridot.ta. e la. ferita medicata sommariamente. Si stabili in seguito una. fistola. in corrispondenza della ferita., dalla quale fuonuscivano materie fecali. Gradata.ment.e la fistola si t rasformò in ano preternatura.le con alvo perfettamente chiuso. Trascorsi sei mesi,jl paziente venne all'Asmara, ove. si fece ricoverare in ospedale per sottoporsi ad intervento operativo (marzo
Flg .rn ~-
t 927). Fu così·operato nel Reparto chirurgia (prof. Ciotola} di colo-sigmoidostomia, interessando la. fistola il colon discendente a. canale completo, mentre il tratto efferente era atrofico, ridotto dello spessore di un cannello di penna. Dall'operazione il paziente riportò notevole giovamento: le feci fuoriusciva.no dal retto normalmente, però residuò una fistola dalla quale usciva ad intervalli contenuto intestinale; ed in tali condizioni l'ammalato attese, fino a quando si decise n. farsi nuovamente ricoverare per sottoporsi ad un secondo intervento operativo .
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SU DT"E CASI Dl fiSTOLE l l'TESTI:-<ALI
ESTER~E
Esame generale (ved i A~~:. 3). Individuo di costituzion e schelct.rica. regohu-e, in discr eto :-<tnto di nutrizione, con tnii."'Se muscultl.ri ben conservate, ma con sca.rsopannicolo adiposo. Colori to ro~co d(•lio mucose visibili. E. O. All 'isp~':t.Ìo ne d ell'ndcl ome notltnsi due cicatrici pa.ra.-rettali sinistre~ esito di intervento Japnratomico. In eorrispondenzo. del Jio.nco s inistro, al punto di incont.ro dellA. trltl1Svet'Sll. ombellicnle con l ·~~st'e ll at·e anteriore, n otasi una solu· zione di continuo, di forma lincnre di 4 centimetri circa, con margini cutanei inrosst~ti e di asj)Ctto n ormttlc. Divaricando tnl i mr~rgini ttppare un orifizio, lungoYz centimetro circa, inizio di tramite !ìst o loso, dal qw\le geme ' scarsa. quantità d ; lig uid o fecaloide. Allt\ p al pazione l'aJdome è t rnt tubi le in tutt.i i qua.d t·anti. Nulla. da noM.re a. carico degli alt1·i sistemi ed ll.ppurati organici.
Diagnosi. Fistola in testinale esterni!. traum Ettica del colon discendente. Cu'l'a.. Si propone l'in ten·ent.o operativo.
Operctzi<me (prof. Ciotola). Etcron!trcosi rcgoiA.re. Previa chiusura dell'orifiziofistoloso con sutu rn. o. borsa di tnhncco, si circo,;crive lo. soluzion e di contimto con incisione a. Y! centimetro cit·ca dai In<\rgilli; e, pl·oct>dcndo a strat·i, si penetm in Cllvità. peritone(tie. Il t-rA.mite fistolo!lo è c it'Coudltt.o d a snlde fl.derenze, che pazientemente vengono distaccate; e, poichò la breccia in teressa soltant-o la parete anteriore del colon discendente, la si chiude con doppio sopru.gitto siero-sieroso o.lla. Lembert, fissando il trat.to di an-a intere~<Stl.ta a l peritoneo parietale. Si richiude. suturando a strati e lascirmclo un pic~·olo drent~gg i o. Il decorso post-oporatorio è stato scen o da cnmplicn:r.ioni. Ri toglie il dronoggio in 2a giornata: fu oriesce s<:tu·:;a quantità di e><s uda to >'il'ro·cmatico ; s i mcelica a piatto, ed in 30a giornnw, la ferita pet· seconda l!t•t~ri."oo perfettarnente (vedi fig. 4).
Sotto il termine g<'n<'ri<:o di fistole intestinali esterne possono comprendersi gli ani contro natura, le fistole stereoracee, le fistole piostercoracee. L'ano contro nat ura sarebbe quella perdita di sosta.nza. dell'intestino, aprentesi all'esterno, cbe lascia passare la maggior pa1·te del contenuto intestinale; i1stola stercoracea quella, che ne lascia passare soltantouna, minima parte, restando pervia l'altra via nat urale; fistola pio-stercoracea quella che dà esito a. materie fecali commist-e a pus. Evidentementetale criterio, puramente clinico, è molto elastico; e le tre varietà si distinguono meglio sul fondam ento del criterio ana torno-patologico (Oha.put). E cosi l'ano contro nattll'a è quello, determinato dalla perdita di sostanza. di un intero segmento di ans:~ intestinale, in modo che i due capi - afferente ed efferente- si dispongono con le loro pareti mesenteriali a canna. di fucile, con uno sperone in termedio formato dall'accolla.mento di tali pareti (sperone di Dupuytren, promontorio di Scarpa); e tale sperone a volte funziona da valvola che permette lo scolo del contenuto intestinale soltanto dall'ansa afferente; la fistola stercoracea deriverebbe da una perdita. parziale, laterale, circoscritta dell'ansa; e la fistola pio-stercoracea è quella che - rispetto a.Ua seconrla varietà presenta una cavità purulenta intermedia. Eziologicamente riconosciamo come momenti cause patologiche (fistole spontanee) e cause traumatiche (fistole traumatiche). Rientranofra le prime anzitutto gli strozza.menti erniari, e ciò spiega la· presenza della maggior parte di tali fistole nelle regioni erniarie, e le lesioni ulcerative dell'intestino (infiammatorie, neoplastiche, tubercolari, ecc.); rientrano n·a i moment.i tra.uma.tici le ferite penetranti dell'addome (di arma da punta e taglio, ù'a.r ma da fuoco, da strumen to contundente ecc.). '
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S U DUE CAS! DI FISTOLE 1:!\"TESTlNALl ESTERNE
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Qual'è il meccanismo patogenetico delle due cavitM Se consideriamo lo strozzamento erniario, sappiamo che l'ansa, impegnata subisce ben presto ienomeni di stasi con trasudazione di liquido siero-ematico fra l'ansa e il sacco; e poichè - già prima della perforazione - a.vviene, per l'alterazione -della mucosa intestinale, un passaggio di germi nel trasudato, si stabilisce un processo suppurativo, che invade gli involucri circostanti al sacco, fino alla cute. D flemmone circoscritto, cosl formato, si apre in secondo tempo all'esterno, dando luogo alla formazione della fistola. Kelle lesioni ulcerative, perchè si stabilisca una fistola aprentesi all'esterno, è necessario naturalmente che si determini dapprima una peritonite adesiva circoscritta fra il peritoneo viscerale e quello parietale: .successivamente per processo suppurativo e flemmone perintestinale, si ha apertura all'esterno. Più raro è il momento traumatico: una ferita penetrante dell'addome dà luogo all'ernia di un'ansa; e questa, o primitivamente lesa dall'agente vulnerante o in perfetta integrità anatomica, si fissa ai margini della, ferita per lo stesso processo di peritonite adesiva. Se l'ansa è illesa, successivamente - per sfacelo della parete, stretta dalla ferita - si forma una nstola. Consideriamo quindi l'ezio-patogenesi del primo ca.so, qui descritto. L'inizio, il decorso, la sede fanno pensare che il paziente fosse già prima affetto da un'ernia ombellicale- alla quale egli non avrebbe dato pesoQ che esistesse un piccolo sacco congenito. Un bel giorno, sotto l'azione di uno sforzo improvviso, un tratto di parete dell'ansa si sarebbe impegnata nel piccolo saeco, strozzandosi; e lasciata a sò, avrebbe determinato la formazione del flemmone con apertura spontanea all'esterno. L'intervento operativo ha escluso potesse trattarsi di un diverticolo di Mekel: sappiamo infatti che è molto frequente t.rova,r e all'origine di una fistola intestinale il diverticolo di :àlekel, specie nelle fistole ombellicali eongenite. n tratto intestinale impegnato apparteneva al colon trasverso, .al quale avevano aderito anse dell'ileo. Nel secondo caso l'ezio-patogenesi è diversa e meno frequente. La ferita di lancia aveva aperto una breccia nella parete addominale e probabilmente leso il colon discendente. Sorte ben presto delle aderenze, si sarebbe stabilita la fistola: evento fortunato e raris~;imo, specie poi quando - come nel nostro caso - intervengono fattQri di natma infettiva. Ed ora vediamo la terapia adottata nei due casi descritti, premettendo una rapida rassegna dei metodi curativi usati nel passato, perchè da tale rassegna deriva più netta e più chiara l'in.dicazione odierna da seguire nel trattamento delle lesioni, qui ricordate. Nella cura delle fistole intestinali est~rne si tent.ò dappritua il semplice trattamento medico. Lapeyronie (riportato dallo Ohaput) prescriveva la dieta: in effetti l'orifizio cutaneo si restringeva, ma - quando esisteva uno sperone molto spesso - difficilmente poteva obliterarsi. Trélat somIllinistrava un purgante ogni 7 giorni e l'oppio nei giorni intermedi: in un caso vi fu esito in guarigione. n vero trattamento chirurgico, informato al duplice concetto di ristabilire il corso interrotto delle materie fecali e di obliterare l'orifizio
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SU DUE CA!'I DT FISTOLE INTESTINALI ESTEIL"òE
cutaneo, s'inizia col tentativo di distruzione dello sperone, attuato da.pprima con mezzi semplici (<'ompressione dello sperone con uno stuello, secondo Desatùt; respingimen1 o con una mezza hm a, secondo Dupuytren, Desanlt e Sedillot, ovvero con un pallone di caucciù, secondo Maurer} ed in segtùto con mezzi più radicali. Il primo di questi ultimi fu preconizzato da Dupuytren fin dall824 con la chentrotomia., operat.a a mezzo dell'enterotomo, inventato daDo steR~o autore e modificato da diversi chirurgi. Distrutto lo sperone, si ristabiliva il corso delle feci e l'orifizio poteva obli1erarsi ; ma l'inconveniente grave di tale trattamento era quello di poter comprendere a volte, tra le branche dell'enterotomo, anche un tratto di a.nsa facente ernia fra i foglietti dello r;perone. La cbentrotomia lenta a mezzo dell'enterotomo fu sostituita dalla sezione dello sperone, seguita da sutura dei labbri divisi (chentrotomia rapida) ; tuttavia ambedue i metodi, se pure in molti casi dettero la guarigione, in molti altri portarono ad esito letale per l'inconveniente notato. Il trattamento diretto sull'intestino si iniziò con MaJgaigne, che, dopo aver scollato per breve tra.tto i mar~ini della breccia intestinale, suturava con sopragitto siero-sieroso ; Dernonvillers modificò il metodo, sutura.ndo dapprima la mucosa, dopo averln. scollata dtùla muscolare, e poi le altre due tuniche al disopra; Panas operava lo scollamento fra la sierosa e la muscolare; Chaput invece scollava semplicemente la mucosa, suturava la muscola.re senza rivoltarla all'indentro e tcrmina,-a suturando la sierosa.. Polamo, Czerny e Trélat portarono un'innovazione più importante, percbè procedevano alla sutura dopo aver scollato tutta l'ansa dalla parete, penetrando nella cavità peritoneale. Si giunse cosi all'enterectomia, seguita da entero-anastomosi termino-terminale dei due ca.pi intestinali. Ma anche in questo metodo esisteva l'inconveniente di non poter procedere spesso all'entero-anastomosi, per la differenza di calibro del capo afferente ed efferente, soggetto a processo di retra.zione cicatriziale. Il trattamen to di scelta è oggi la lapa.ratomia in sito: s'incide al di- . sopra e intorno all'orifizio cutaneo e si penetra in cavità peritoneale. Se la perdita di sostanza dell'ansa è poco estesa, si pratica l'enterorrafia ; se esistono aderenze, si pratica. o l'entero-a.nastomosi a distanza - imboccando l'a.n sa soprastante e l'ansa sottostante alla lesione - ovvero l'esclusione dell'intestino leso, sia bilaterale con sutUl'a a monte e a valle della lesione, sia monolaterale con sutura a monte della lesione e_d enteroanastomosi latero-laterale o termino-latera.le. Concludendo, il trattamento intra-peritoneaJe delle fistole intestimtli permette una. nozione es<tt t a dello sta.to dei visceri. Esiste un pericolo reale in quest'1ùtimo trattamento: l'inqtùnamento del peritoneo. Vi si ovvia, sia suturando previamente l'orifizio fistoloso a borsa di tabacco per evitare lo scolo di contenuto intestinale nel campo operatorio, sia fissando l'ansa al pcritonco pariet.ale dopo l'enterorrafia. Si riduce così. il pericolo a quello di qual:>iasi intervento laparatomico ; ed il clùJ·urgo :si informa ni criteri razionali della chirnrgia più moderna.
SU D UE CAS I D l FISTOLE
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EST E RXE
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AUTORIASSUNTO.- L 'A. riferisce sn due casi di fistole instestinali esterne osservate nell'ospedale di Asmara. Nel p1·imo caso, qui descritt o poichè le. fistole. in te·
ressava solo per breve tratto la parete dell'anso. intestinale, fu possibile proce· dere alle. enterorrafia, richiudendo poi la ca vità peritonea.le con esito in perfetta guarigione. Nel secondo caso il primo intervento dimostrò che l'anaplastica. intestinale era. impossibile. Si procedette perciò alla colo-sigmoidostomia in pl'imo tempo; ed in un secondo intervento alla chiusura della fistola con uguale esito in guarigione.
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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE GA.BI~ETTO
OFTALMICO
D irettore: Colonnello medico prof. A. B occiANTE
COLOBO MA DELLA COROIDE, ASSOCIATO A COLOBOMA DELL'IRIDE E DEL NERVO OTTICO per il dott. Edoardo Pandolfl, cnpit.ano medico, assistente
Se non molto numerosi sono i casi descritti di colobomi tipici ed atipici dell'iride, della coroide e del nervo ottico, molto più rare sono le osservazioni di difetti congeniti del muscolo e dei proc('ssi ciliari, sia che questi manclùno completamente, sia. che essi .-iano rudimentali, in corrispondenza d el coloboma dell'iride o della coroide. Questa an omalia è sta.t::~> messa. poco in rilievo, non solo per.cbè essa è p oco comune, ma perchè non sempre è stato possibile farne la constatazione sull'occhio vivente. È utile p ertanto descrivere il caso, capitato alla nostra osservazione, di ·un individuo, il qu<~le all'occhio destro, olt.re a coloboma dell'iride e della coroide presentava un coloboma del corpo ciliare e della zomùa di Zinn, mentre all'occhio sinistro era afi:etto da coloboma della coroide e delle guaine del nervo ottico. La coesistenza inoltre di altera-zioni a carico di altri sistPmi, c'induce a fare, dopo alcuni cenni di embriologia, una rapida disamina delle varie teorie con cui si sono volute spiega.re queste alterazioni congenite a cadeo d ell'occhio e ad esporre ttna nostm opinione stilla. patogenesi delle lesioni riscontrate nel nostro soggatt.o.
** * B. A., di anni 20, in o;;servazion9 presso l'Ospedale militare principale · di Firenze.
Anamnesi. - Padre forte bevitol'e. La madre, soffP.rente di reumatismo, nei primi anni di matrimonio ha avut.o tre abort i, e s uccessivamente nove figli, d ue d ei quali morti in tenera età, w1o di questi per mcningite. Una figlia maritata h a a vuto tre aborti. Esame e.•terno. - Microftalmo l'ini,;io•·o. 00 - N istagmo orizzontale osci llnt.orio, pi~1 evidente nello sguardo laterale. T ensione endocula.rr. - 00 Tn. Pupille. - O. D. - P upilla dest.ra a forma rli buco di serratura, per coloboma tipico congenit.o d eli 'iride; è s postata. in basso tanto che il s uo bordo s uperiore oorriponde poco al disotto del centro della contea; l'apice del coloboma raggiunge inferiormente la p cr ifel'iu. dt•ll'ir.i de; il maggior as.-<e ha direzione infero-interna (vedi fig. l ). · · R iflesso pupilla re normale ; abolito il riflesso consensuale.
COLOBOltA DELLA COROIDE ASSOCIATO A COLOBOMA. ECC.
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E:~ame biomit;ro4Copico. (Vecti tav.
l ). Iride brona. Lo st.rorua. irideo si presenta alqttanto arldensato e poco spu~noso. Elastico e ben reagente alla luce nella parte superiore, infet·iormente è inelasttco ed immobile allo st,imolo luminoso. L'orlo pupillare, scarsamente pigmentato, è hen -coDRervato in alt.o; in basso invece è poco visibile perchè coperto dallo strato mesodermico anteriore, che, in corrispondenza della fessura, ~endo poco t-eso ed in entt'Opion, si porta davanti. Il collaret.to irideo si vu. restt·ingendo verso il basso, fino a scomparit·e nella. parte inferiore. Dal settore infero-estemo dt<l piccolo cerchio dell'iride parte un sott-ile filamento, natante nella camera anteriore (residuo filamentoso della membrana pupil1are fetale).
·. Fio;rur~ 1.
. . La presenza del colobomn permettt>, dopo atropina.zione, di osset-vurc: il ma1·~e U:lferiore ciel cristallino, che, nel fascio d'illuminazione, si prasenta come un fib esso l uminoso cm·vo, senza a.ltet•azioni di forma; non sono invece visibili le ta r~ a:nteriori della zonula c non si ba traccia òi tA*tsuto uveale. Si è indotti perrion· a.<i escludere un coloboma del cristallino. e ad ammet-tere un coloboma. inie16 dei corpo ciliare. data la numcanza, nel settot·o infet·iore, della zonula di Zinn. rea . O. S. - Pupilla a forma leggermente e li..;:;soidale nel diametro verticale, con 0 :ne a-lla luce ed all'accomodazione appena accennata. Es iste la reazione consen!'lla.le. ste . ~ezzi diottr-ici. - O. D. Tenui opacità periferiche della cristalloide po. l'lOt:-e.
O. S. 3
-
Tt·aspa.renti.
(;iornale di mcd lcinCl mi!itare.
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COLOBOMA DELLA COROlDE, ASSOC IATO A COl .OBOMA, ECC.
R rjra::ione. - O. D. - I.a. cornea dc.o:;tra, a. 0° nasali ha un raggio di curvatura di mm. 7,6 e refrozione eli 44.25 D.; e. 900 un raggio di curvatura. di mm. 7,5e refrazione d i 45 D., (nftalrn. di lnskeep e di Raag-Streit). Astigmatismo miopico semplice secondo In. regola di O, 75 D. O. S. - A 0° la. cornea sinist.ra ha tm rag~o di curvatura di mm. 7,8 & refrazione di 43,25 D .; a 90o nuu. 8 e refrazione di 42,25 D. Astigmatismo miopico semplice contt·o la. regola di l D. Visus : O. D. Vn: = %;. Vc : non migliora n è con forarne stenopeico, nè con lenti~ O. S. Vu: inferiore a 1 / 50 • Ve: non migliora con lenti correttive. Pp. O. D . a IO cm. O. S. non deter:minabile. Eaame c·romatico. - 00 normale.
Campo visivo {vedi fìg. 2). Esame oftalmosr(Ypico. -O. D. (Vedi tav. Il). - Disco ottico ingrandito di circa due diamt>tri pupillari normali. nettamente limitato da margini irregolari d i colorito pressochè noimali, ad eccezione del settore inferiore, ove si os.c;ex·va. una falce di colorito biauco-giallastro che invade il bordo inferiore della papil!a-. I vasi, di calibrò normale, sembran o emergere da punti diversi ed hanno unn disposizione irregolari~<sima. A cu·ca un diametro papillare normale, nella parte inferiore, si inizia una vasta zona. di aspett.o b ianc:o madreperla<".eo, che si est-ende a. tutta la metà inferiore del fondo, senza limit i apprezzabili verso la regione equator iale. Lateralmente tale zona è limita-ta da bordi pigmentati. I vasi retinici sono ben visibili in tutta l 'estensione del coloboma e non presentano alterazioni rilevabili. n z-est.o del fondo oculare è normale. O. R. - (Vedi tav. III). - D fondo, dal marg ine superiore della regionepapillare fino a lla periferia in basso o lat.eralment.e, presenta' uua vastissima zona d i colorito biancastro, caratteristico del colo boma coroideo. Il bordo superiore di dotta.. zona è nettamente limitato e presenta in molt·i tratt i degli accumuli di pigmentodi colore rosso scuro; i margini laterali ed inferiori non sm1o visibili all'oftalmoscopio, perchè estesi oltre la regione equatoriale, verso il corpo ciliare. · I n alto la presenza di vasi papillari ci indica il punto di ingresso del nervoottico. n mar&>ine superio1e clelia papilla si confonde col bordo della zona biancastra;. lateralmente ed in basso appare indic;tinto. . I vasi, normali per il calibro, sono irregolarmente disp osti; la maggior parte di essi sono dirett.i in a lto e si est.endono nel settore superiore, mentre pocbiR.<IDni raggiungono i settori inferiori e laterali. Una stria di tess11to bianco madreperlaceo, brillante, verticalmente diret.ta . divide la regione del disco ottico iu due pax·ti, che si presentano concave e giacenti su piani differenti.
Altre strie, n.ventj gli stessi caratt eri della. precedelllte, attraversano in varie direzioni la vasta zona biancastra, e quasi delimitano delle escavazioni superficiali di colorito bianco giallash·o vivo, che, n egli spostamenti della lent,e oftalmoscopica. appaiono di differente profoudità. Eaarne generale. - Tipo longilineo, presenta una asimmetria facciale quasi a. tipo disendocriuo, palato ogivale, denti seghettati, con superficie vestibolarc e bucherellati per infossrunent·i puntiformi da aplasia dello smalto. (Vedi fig. l). R icerche cf,i laboratorio.
Le reazioni praticate sul siero di sangue (Wassermann, Miiller, Meinicke) sono riuscite negative.
Diagncsi. •
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O. D. - coloboma tipico dell'uvea. O. S. - coloborna della coroide e d el nervo ottico.
COLOB01\!A DELLA COROTDE, ASSOCT.- \TO A COLOBOMA , E CC.
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COLO!lO~L.\ DET,L.l. COKO:OE. A 'l~()(.'lATO A COLOBO~L'\, ECC.
È noto che la vescicola ottica secondaria (trasformazione della vescicola ottica primaria, la. quale venendo a contatto con la fossetta d el cristallino si introftette, assumendo l'aspetto di un calice a doppia parete), ad un certo periodo del suo sviluppo, presenta. oltre all'apertura anteriore, in contat.to col cristallino, ~a apertura inferiore - la rinu\ fetale - che a forma di solco si estende fino al pednncolo. Attraverso la rima fetale, il cui modo di formazione è varia.mente interpetra.to, il mesod-erma con i vasi penet ra nella vescicola ott ica e nel peduncolo. Più tardi, quando il prolnnga,mento mesodermico, che porta i vasi, si ritira, i bordi della fessura. fetale si saldano: la vescicola ottica ritorna chiusa, ed il peduncolo, che aveva la forma di nn canale, si trasforma in tubo, che sarà il nervo ottico. Se il prolungamento mesodermico, invece, resta per lungo tempo interposto nella rima fetale, i foglietti della vescicola., non eslìendo a contat to non possono fondersì e lasciano aperta la fessura oculare (colo:boma), 1~ cui persistenza arrest a a livello del coloboma lo sviluppo della tunica vascolare (coloboma tipico (Zella coroide). La chiusura imperfetta del solco nel pednncolo della vescicola oculare determina la formazione del colob011w. del nervo ottico. L'iride, nel periodo della rima fetale non presenta alcuna fessura. Esso è formato dal margine anteriore della vescicola oculare secondaria e la sua evoluzione dipende dallo sviluppo d el margine coroideo :anteriore: un arresto di sviluppo di questo o una briglia solida tra il mesoderma. penetrato nella vescicola ed il mesoderma esterno, nell'impedire all'iride di sviluppa.rsi determinerà 11.n coloboma il-ideo nel trt1tto corrispondente al coloboma coroideo. È stato osservat:o che il cerchio ciliare non subisce alcunA. divisione e che raramente il coloboma coroideo ha comunicazione col coloboma irideo. La rarità dei ca:;i di coloboma dei corpi e processi ciliari è dovuta secondo il Manz u allo spessore particolare dei foglietti cefalici, che si sovra.ppongouo al bordo anteriore della vescicola oculare, opponendo così una più grande l'esistenza alla pressione intraoculare "· Alcuni au tori moderni, considerano il! legamento sospensore del cristallino come la parte anteriore del corpo vitreo, mentre gli studii embriologici di Mawas e Magitot, eonfermati da molti altri, hanno messo in rilievo che « le Jìbre della zonula sono in stretto r a,pporto cou l'epitelio ciliare, di cui esse uon sono che delle formazioni esoplasticbe, differenziate alla. periferia dei territori celltùari ''· · n nost.ro c~~so sarebbe iu appoggio delle vedute di 1\la.was e Ma.gitot: il coloboma della. zonula, associato a coloboma del corpo ciliare, senZl'~> che vi Ria traccia eli coloboma del cristallino e del corpo vitreo, starebbe a indicare la dipendenza della zouuln. dal corpo ciliare. StaiJilite così, attraver:>o l'embriologia., le cause anatomiche del coloboma. tipico, sia dell'iride, che del corpo ciliare, della coroide e d el nervo ottico, si è indot.ti a ritenere che esso dipenda da. un vizio di sviluppo. Questa teoria, sviluppalasi cou gli studi di Vou Ammon, di Rema.k di Kol ib:er e di a.ltri, è molto seducente essendo la gran maggioranza dei
COLOBOMA DELLA CORO I DE, AS SOCIATO A t;OL080)1 A1 E CC.
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colobomi situati nel settore inferiore dell'occhlo, os.;in, nella. stessa posizione occupata dalla. fessura fetale (coloboma t ipico). Ammesso il vizio di sviluppo, 1·esta. però sempre a precisare per quale ragione si ha la mancata chiusura della rima fetaJe. Manz ritiene che la. causa della rita.rda.ta cbùusura dipenda da difettosa invaginazione del mesoderma, o da. rallentato processo di riassorbimento dei vasi c del mesoderma incJusi nella fessura, oppure da ertasia del tessuto1 cicatriziale neoformato a. livello della rima fetale e dovuto alla pressione intraoculare: ma a,]tri autori, e Deutsrhmann (1881) per primo, sulla base di esami is~ologici e su aJterazioni infiammatorie concomitanti dei colobomi, studiate oftalmoacopicament<', hanno dimostrato che in qualche caso si può incolpare un processo infìa.mma.torio intrautcrino a livello della fessma fetale; ossia dei fatti jnfìammatori porten.•bhero delle modificazioni nei tessuti dei foglietti cefalici, che impedirebbero la chiusura della, rima. feta le, o che degli essuda.ti da. sclero-coroidite provocherebbero la rottura della fessur a fetale poco dopo la sua chiusura.. Il Terrien (1903), avendo esa.rninato un coniglio di quattro settimane, il quale, oltre ad un coloboma del tratto uveale, presentava una lussa.zione intraorbita1ia del mascella.re superiore, conclude tra.ttarsi di alterazione involutiva e di ritardo di sviluppo sia dell'orbita che del globo ocula.re, mentre i fenomeni in:fia.mmatorii, s-upponendo che r;ia-no es~stiti, no~ ha.nno che un~ parte ~ccessoria. H aemers (1902), avendo trovato nell'occhio S. di un embrione di vacca, una fessura sopmnnumeraria, sost.iene che i colobomi papillari e peripapilla.ri dipendano da un anesto di chiusura della fessura fetale, mentre i colobomi extra pa.pillari e maculari devono la loro origine ad una fessma. soprannumcmria analoga a q nella trovata nell' occhio deU 'cm brione. Seefelder (1908), <lopo descrizioni di numerosi casi di coloboma, è del parere che i colobomi tipici dipendano da anoma,lia nella chiuslll'a della fessura fetale della vescicola secondaria., e dalla persistenza del mesoderma. in detta vescicola, mentre per spiegare i colobomi a.tipici, ammette che dura.nt.e la vita. embriona.le, ciascuna. porzione della vescicola. seconda.r ia può essere sede di uno sviluppo anormale. Ma non si può escludere un fattore eredita.rio. Perrin (1903) ba riscontrato un coloboma bilaterale del nervo ottico in una ra-gazza. dodicenne, la cui madre presentaYa la. stessa affezione. Von Hippel ha controllato che i figli di un coniglio affetto d a colo boma tipico presentavano la stessa. malformazione in proporzione del 18 % dei nati. Gli è sta.to così a.gevole poter esaminar e 23 occhi affetti da. coloboma, durante lo sviluppo, e conclude che in nessun caso ha potuto riscontrare fatti inna.mmatori mentre solo la ereditarietà paterna ha. avuto predominio. Esclude inoltre, come bttore patogenetico, la compressione esercitata, sia dalla membrana amniot ica che da una esagerata quantità di liqui~o, nei ventricoli cerebrali. ~gli, nelle sue 1icerC'be, ha trovato che il colo boma oculare consiste ne-l la. mancata chiusura. della fessura fet ale, che normalmente nel coniglio avviene nel tredicesimo giorno; 'una, lamina mesodermica si interpone fra le labbra della fessura della vescicola, e contro q ucsta lamina avviene uno scorriment o dei due foglietti; come conseguenza. la retina si ritiet te sul foglietto esterno,
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COLOBO:IIA DELLA COitOrDE, ASSO CIATO A COLOBOllA, ECC.
il quale non diviene pigment~to ed epiteliale che ad una certa distanza
della fessura. La coroide non si forma nelle zone sprovviste di epitelio pigmentato. De Wecker, avendo osservat-o tre sorelle, di cui la più grande presentava microftalmo bila.tera.Je con coloboma. dell'iride e della coroide, la. seconda dei colobomi, senza anomalie dell'iride ed i globi oculari meglio sviluppati, la più giovane solo un coloboma del nervo ottico, conclude per · una degradazione progressiva delle anomalie congenite e per un migliore sviluppo dei globi oculari, a secondo che queste anomalie erano meno accentuate. J. Van der Hoeve (1902) illustra un caso di coloboma bilaterale della .macula, ed avendo riscontrato che i colobomi erano circondati da chiazze di pigmento bruno e che il cristallino presentava delle tenui opacità negli strati anteriori, propende per la teoria infiammatoria.. Oosmettatos (1906), dall'esame di due casi di coloboma. con sede all'ingresso del n. ottico, uno .:;ituato nella regione super.)-esterna. della papilla e l'altro da ciascun lato perii.n.pillare, ~;enza alterazioni delle pa.pille, ritiene che, data la loro sede, que:>ti colobomi non possono spiegarsi con un disturbo dell'occlusione della rima fetale e li a~tribuisce ad una infiammazione intrauterina della. coroide. Y. Shoji (1926), avendo esaminato un caso tipièo di coloboma. macula.re bilaterale, associato a nistagmo orizzontale, modifìcabile con la. volontà, propende per la teoria. della fessura. fetale, dati i limiti netti del focolaio del coloboma, e la presenza di anomalie: esclude la teoria di Deutschma.nn e di Leber. Przybylska (1926), nel descrivere un ca.~o di coloboma. ma.culat:e bilaterale eon nista.gmo orizzontale, riscontrato in un ragazzo di 6 anni, mette in rilievo che la madre non presentava. sifilide, ma che durante la gravidanza. era venuta a trovarsi in tristi contingenz~ .
*. * La critica principale, fatta alla teoria di Manz, è che essa. non spiega i colobomi atipici. Ma., ammesso che questi dipendano dalla presenza. di una fessura fetale secondaria, atipica, secondo l'opinione di Van Duyse e di Ha.emers, alL'lo teoria di Manz si può obiettare, che, se essa stabili.'lce le~cause anatomiche dei colobomi tipici, non entra poi in merito alle canse prime che determinerebbero la. difettosa invaginazione o il difettoso sviluppo del tessuto mesodermico, o, infine l'aumento della pressione intra.oculare, che provoche· rebbe l'ectasia del tessuto cicatriziale. Contro la teoria di D eutschmann è stato detto che in un gran numero di casi esaminati anatomicamente in embrioni ed in soggetti giovani, non si sono trovate tracce di infiammazione, che mal si comprende la. frequenza. della bilateralità dell'affezione e perchè l'infiammazione dovrebbe loca.lizzarsi a livello della fessurà fetale. Una infiammazione del mesoderma, nel momento in cui la. rima fetale si chiude, non port-erebbe inoltre ad una lesione anatomica, con i caratteri di una s<>lero-coroidite extra uterina.
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TAV. l.
E . PANDOLFI - Coloboma della coroide. associato a coloboma detr orode e del nervo ottico .
COLOBOMA OELL " IRI OE E D E LLA ZO N ULA DI Z INN
GIORNALE D I M EDi é iN A M ILITARE - Anno LXXVII - 1929.
TAV. Il.
E. PANDOLFI - Coloboma dell a coroid e. associato a coloboma dell'iride e del nervo otti co.
COLOBOMA DELLA COROIDE
GIORNA LE DI M EDIC INA MI LI T ARE - Anno LXXVII - 1929.
TAV. 111 .
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E. PAN DOLFI - Coloboma della coro ide. associato a co loboma dell'iride e del nervo ottico.
COLOBOMA DELLA COROIDE E DELLE GUAINE DEL N. OTTICO
GIORNALE DI MEDICIN A MILITARE - Anno LXXVII - 1929.
COLOBO.l iA DELL.<\. COROIDE, ASSOCIATO A OOLOBOliA, ECC.
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D caso di Von Hippel, che mette in campo il fattore eredita;rio, è contro la teoria. infiammatoria: egli, infatti, negli embrioni esaminati, non ha mai trovato segni di infiammazione. Leber ed Ad.da.rio sono del parere cb e una malattia fetale può spiegare l 'arresto di sviluppo e che q uesta dovrebbe essere la causa principale che compromette l'evoluzione dell'occhio o di una delle sue parti, come la. fessura fetale. Se delle infiammazioni profonde dell'occhio, dopo la nascita, scompaiono senza lasciare traccia, si comprende come anche delle infiammazioni della vita intrauterina possano non lasciare alcun reliquato rile-vabile all'esame a.natomico, ma solo degli arresti di sviluppo.
••• Nel nostro caso dobbiamo considerare varì fattori. La madre, prima del concepimento del soggetto, ha avuto tre aborti : -ora, se l'ereditarietà può essere incolpata, insieme alle varie cause ambientali, non escluso un fattore endocrino, a tal punto da essere ritenuta la ·causa principale della morte dei tre precedenti prodotti di concepimento, sorge spontanea nella nostra mente l'idea che quelle stesse cause, sia pure .attenuate, possono aver determinato nel nostro soggetto una sfavorevole influenza sullo svilnppo di alctmi tessuti. Le alterazioni riscontrate a carico delle varie parti della uvea sono evi·dentemente da mettersi in dipendenza della mancata chiusura della. rima fetale; fra le cause prime di questa anomalia va tenuto conto, almeno nel nostro caso, dei disturbi da. infezione o da diffusione di tossine o da. alterato ~ofismo subito, anteriormente al concepimento, dalle cellule sessuali, e, -durante l'ontogenesi, da.ll'embrione per e:ffetto di fattori esJgcni ambientali, fra i quali si possono ammettere fondatamente una disfunzione ghiandolare di natura luetica, ed una modificazione infiammatoria, subita ·dai foglietti cefalici, in vicinanza. d.ella. rima fetale, e, della cui :pregressa. ·esistenza si banno esiti non dubbi nelle chiazze di coroidite, riscontrate in ambo gli occhi e nelle opacità periferiche della. cristalloide posteriore ·destra.
Fire-nze, li,[Jlio 1929-vrrr. AUTORIASSUNTO. Si descrive un caso di coloboroa uveale tipico in O. D. e di coloboma della. c oroid e e delle gua ine del n. ottico, con roicrofta.lmia. in ·0 . S. ; si d.i$çutono le principali teorie su tali anomalie, e, nella pR~ogenesi della. mancata. chiusura. della z·ima fetale d el caso in esame, si fanno intez·venire fattor i ereditarii ed esoge ni ambientali, fr·a cui una. disfunzione ghiandolare di nai;ura. luetica ed una. alterazione infiammatoria. subita dai processi cefalici ero.brio nali.
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COl.OBO~l.A DELLA (.;O ltùiDE. ASSO CIATO A COLOBOMA, ECC.
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RIVISTA
SINTETICA
CENNI SUL " p H " pet· il dott. Ugo Reltanl, capitano meùico La mia. trattazione, data la ristrettezza dol tempo e l'enorme somma di lavori sul piJ;, apparsi in questi ultimi anni, non può essere che incompleta e, perqualche aspetto, frammentaria. Da qua.nclo il Sorensen ( 1909) alcuni auni fa int.rodnsse i[ simbolo pH, s'è verificato uno st.raordinario interesse da parte ùe?li studiosi di tutto il mondo intorno ad esso. I più larghi contributi sono stati apportati dai fisiologi e biochimici americani, inglesi e tedeschi, dai biologi puri e sucoossivamer1te dai c linici. In Italia quelli che più se ne sono occupati sono il Bottazzi e li Qruagliarello. L'interesse è anche spiegato dal fatto che la. determinazione del pH non ha solt.ant.o nn valore teorico ma anche pra.tico, per oiò che riguarda la spiegazione ili certi quadri morbosi e la terapia razionale. Si può ben dire che l'importanza della determinazione del pH, è, nella biologia e nelle scienze mediche in genere illimitata, perchè mentre Ja maggior parte dei processi biologici è legata strettamente ad tm c.arto grado di acidità. e ri;;pet.tiva.mente di alcalinità dell'ambiente. la. d eterminazione del pH risponde preci><t'tmente u. svelare questo particolat·e fisico-ch imico. Oggi s i ammette che negli orf!a.· nismi viventi esiste Wl eqtùlibrio tra gli acidi e le basi. l s ucchi organici e le cellule hanno una J.•eazione leggermente alcalina : il complesso lavorio dei f enomeni vital i intra ed extracellulfll'i ha bisogno per compiersi regolarmente di un tn:;so tisso di acidità. o di alcalinità proprio di ciasctmo di essi. Gli enzimi, perchè esplichino la loro azione ottima., hanno bisogno di agire in a.mbiente con un determinato pH. E così anche i microrganismi sono sensibili al pH del mezzo in cui si sviluppano. Certi germi hanno speciali esigenze di mezzi di cultttra, e non si sviluppano in un teiTeno che non abbia il pH optimmn. Pare anche cert.o che i fenomeni immunitat·i si svolgono differentemente secondo la concentrazione del me-lzo in H ioni. · Per la cultura dei tessuti embrionali, è necessario un determinato pH. Il grado di acidità o di alcalinità è uno dei fattori dell'idratazione e interviene nella. produzione degli edemi. L'azione dei medicinali è influenzata. dal tasso di pH umoralt>, Que..'!ta necessità di un tasso fisso di pH umorale, domina. dunque tutti gli atti vitali. Si potrà. comprendere pertanto i gravi disordini funzionali che ne t·isultano dagli .stati di acidosi e di alcalosi. Le ricerche istochimiche hrumo svelato d~l~e alterazioni cellulari dei visceri negli stati di acidosi o di alcalosi. Nelle cond!ztoni fisiollogiche l'equilibrio acido-base è mantenuto costante da un sensibili.'>srmo processo regola.tore. . In condizioni patologiche questo equilibrio può essere rotto e int.ervengono· 9.umdi quadri vari dovut.i a.Jl'acidosi o all'alcalosi. Allo stato normale come ho detto, l tèssuti e gli umori dell'organi'lmo ha1mo unn reazione leggermente alcalina. In . seno a certe ghiandole, il lavorìo cellulare apporta una separazione degli ioni acidi ~degli ioni alcalini e dà luogo a una secrezione acida cop1e il succo gast1·ico o a lca1J?8. come il succo pancreatico. Nel corso delle malattie si pt·oducono delle variazioni nell'equilibrio acido basico dei tessuti e degli. umori. Al periodo agonico lo sq,ùlibrio si accentua, con tendenza. all'acidosi. Infine la morte ha per caratt-ere l'~cidiU~ dei tessuti, a. tal punto che si fa la ricerca dell'acidità del fegato come segno d t morte certa. . L'~quilibrio acido-basico può essere rilevato, come ho detto nei tessuti a m ezzo d t reaztoni istochimiche. In questi ultimi anni gli studi sulle reazioni coloranti vitali h.rumo preso una grande importanza si è cercato di trame insegnament.o sul funZlOna!f~ento e la. vitalità delle cellule e degli organi. Le colorazioni post-mortem so~o mfluenzate dalla reazione acida o basica delle cellule; que.'lta reazione d ctermma la fissazione elettiva di tale o talaltro colorante istologico. Gli studi d.i Rhode
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CEXJ:'l SUL u PB b
h an mostrato che esiste una relazione tra la reazione delle cellule e la loro colorazione vitale. Goldmann ha studiato la colorazione vita.le dei tessuti col tripanbla.u comparativamente negli animali sottoposti a un'intossicazion e acida. e negli animali sani ed ha osservato delle variazioni interessanti. La colorazione vitale rlei tessuti col rosso neutro fa osservare il fegato sano colorato in giallo, e nello stomaco la secrezione acida si colora in rosa, mentre la mucosa. con le s ue ghiandole è gialla.. Infine qualche Autore pensa. che la reazione del mezzo cellulare possa facilitare o impedire la penetrazione del ferro, del grasso, dei lipoidi, dei pigm.enti nella cellula, così che la siderosi e la steatosi non sarebbero dovute a iperproduzione di ferro o di gras::;o, ma a una modificazione della permea.biJitò. delle cellule sotto l'influenza di un cambiamento di reazione del mezzo. D unque la colorazione v itale dei tes!luti ci offre un dato importante per riconoscere g li scambi di ioni acidi e alcalini che avvengono in seno ai tessuti stessi durante il funzionamento delle glandole e sotto l'infiuenza d elle alterazioni umorali. È da ricordare ancora che la determinazione del pH ha. acquistato valore pratico anche in bromatologia e in molte industrie e cosi por gli zuccheri, sciroppi, colle, gelatine, latte e s uoi prodotti, cuoio, gomma., sostanze alimentari varie, conserve di legumi, di carne e di frutta. pane, p aste, ha importanza. l'esatta valu tazione d el grado di acidità. o di alcalinit-à. Oltre a ciò serve per la d eterminazione del coloro della birra., dei vini, dei malti, dei condimenti, ecc. come della capacità. di colorazione degli stessi prodotti. E ancora. per lo determinazioni colorimetriche in generale, per le determinazioni analitico-chimiche dei m etalli, d etermin azioni d'ammoniaca, idrogeno solforoso, ecc., nel ferro, piombo, mercurio, rame, e nell'~qua, d eterminazione del grado di raffinazion e di ogni qualità di olio, petrolio, ecc. L 'igiene alimentare si avva.nta.gjlia n otevolmente dello determinazioni del pH col metodo elettrometrico. Non è privo d 'interesse ricercare quale è il pH medio del latte di mucca (6.64) e dei suoi prodotti (il la.tte di d onna. ha il pH tra 7 e 7.6) e la costanza del v a lo re del pH stesso. La determinazione del pH della frutta offro dei dati interessanti (fragola 1. 8, limone 2.2, uva. 3.7, ecc.). Lo studio del pH nelle farine e nella pa.nificazione ha dimostrato che una farina fresca ha un pR di 6.10: dopo la ma.turazione è di 5.80. Questo pH rappre.c;enta l' optimum per un.a buona. pa.nificazione. Lo studio della. concen trazione degli H ioni ha dato luogo in biologia vegetale a numerosi lavori. n pH del suolo varia molto da un luogo a ll'altro; abitualmente osc illa entro 4.5 o 8.5. Lo piante hanno, dal punto di vista dell'acidità. e dell'alcalinità. del suolo, esigenze assai differenti. Più o meno tolleranti secondo le specie, es~e n on acquistano un bello sviluppo che con dei valori di pH ben determinat i per ciMcuna di esse. E sse spariscono completamente al di quà e al di là di certi li miti, di maniera che è impossibile, per oia.c;cuna specie, definire ciò che si chiama • ampiezza. d'accomodazione a lla. reazione del suolo o ampiezza del pH ». L'acidità. è nociva allo sviluppo dei microrganismi de l s uolo e quindi alla nitrificazione. A ltri numerosi e interessanti studi sono stati fatti nei riguardi della biologia ve~etale su cui è necessario passar sopra, per brevità. di tempo. P e r ben comprendere il concetto di pH, bisogna riportarsi ad alcune legg i fondamentali di fisico-ch imica. La logge d'azione delle masse enunciata n el 1867 da Guldberg e v\'aage, dimoi!tra che la. velocità d'una reazione, va.le a dire il rnpporto tra la quantità di corpi tra.'lformo.ti e il t empo n ecessario a. questa. trasformazione è proporzionale al prodotto delle concentrazioni dei corpi presenti. Più tardi, n el 1887, Arrhénius, richiamandosi alla. concezione di Faraday sullo cttl"iche elett1·iohe degli ioni e s ull'influenza d ello. corrente elettrica. nelle solu: zio1ù saline, emise l 'ipotesi della. divisione, della dissociazione della molecola. n e1 suoi ioni per la sola azione della soluzione in acqua. senza l'intervento della corrente· L a concezione della ionizzazione fu il punto di partenza di numerosi lavori interessanti la biologia. e la fii;iopntologia. . In ogni reazione chimica, ciò che è intere.c;so.nte non è la molecola, ma. gl~ ioni della. molecola dissociati. Applicando la teoria della ionizza.zione alle soluzwru acquose acide, basiche e saline si constata che, seguendo il tasso di diluizione e la natura della. molecola considerata, questa è di!!sociata El meglio ionizza.ta in un
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numero m!l.ggiore o minore di ioni. U n acido è tanto più forte quanto più g rande e la concentrazione in ioni H nell'unità di volums della su!l. dissociazione, una b.a.se è tanto più fort~quanto m'l.g~iore è il numero di OH ionizza ti. Si comprende quindi l'e:;i.<Jtenza di acidi forti come HCI, H 2 SO~. HN0 9 e di acidi deboli, coms l'a.c:3tico, illat.tico, il butirrico- delle b"'-'li forti come KOHNa. OH e delle b.\si di!b:>li com3 Nli3 . Il cloruro di so:iio s i scinde negli ionl Cl e N a.. L!!. stessa acqua. distillata è in piccola. p.arte dissociata. in ioni H e in OH ioni. L a. costg.nte d L'!sociazioue dell'acqua, tenuto co1tto della legge d 'azione delle 1 , masse, è stata trova ta frazione che si può scrivere 10- 11 • . . ijU. 100 000 0 000 .OUU E s iccome la quantità. degli ioni H e OH è uguale si avrà. che la concentrazione dei singoli ioni nell'acqua. sarà di
10 _ 00~_0JO cioè di 10· Se s i aggiunge nell'acqua 7
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un acido questo si dissocia (parzialm ente o totalmente) in H + ioni ed in ioni negativi ca ratteristici dell'n.cido usato (Cl - 803 - ecc.). Ne segue che La. concentrazione di H + ioni liberi aumenta., mentre diminuisce corrispondentemente quella. di OH- ioni, per il fatto che la costante di dissociazione dell'acqua deve appunto rimanere costante (H + OH- = 10-u). In tal ca.so la soluzione è acida. - viceversa. se si a.g~iunge un alcali, questo è dissociato in OH - ioni ed in ioni positivi caratteristici del m~tttllo (K 1- , N a+ ecc.). Aumenta la concentrazione degli OH - ioni e diminuisçe corrispondentemen te quella in H + ioni, e la soluxione sarà. alcalina.. La soluzione acidg, dunque è caratterizzata. da un ecce3'>0 di H ioni, l'alcalina da un eccesso di OH ioni. L'acidità ionica. o attuale risponde alla misura dell'idrogeno ionizzato. L'acidità. totale o a_cidità di titolazione conisponde alla m isura della somma idrogeno ionizza.bile + idrogeno ionizzato. Una soluzione normale d 'acido cloridrico contiene una molecola, grammo d'idrogeno p er litro : una soluzione decinormale di :ij:Cl contiene 1/ 10 di m olecola grammo di H per litro, cioè una concentrazione in ioni H di l x 10-1 • P er la mag~ore facilità con cui si pos~ono determLnare gli H + ioni a.nziche. gli OH si parla sémpre di co ncentrazione di H + ioni. La neutralità, esigendo che il prodotto (H) x (OH), rd3ti costante, è sufficiente di conoscere H per dedurre OH, ciò che vuoi dire che la misu ra d ell'alcalinità s i p uò e'lprim~re in funzione di ioni acidi {H) più facilmente misurabile. Per evitare le operazioni ma.tem~tiche ad ·e3ponente Sorensen ha sostituito l'e.;;pressione di concentrazione ionica con un calcolo di logaritmi che dà. il simbolo pH (pow1r Hyàrogmiot~9) o esponente d'idrogeno. Il pH è uguale, munericamente parlando, al logaritmo della. concentrazione ionica, cambiato di segno. o m eglio al logaritmo negativo e decimg,le della. concentrazione in ioni grammi d'idrogeno. La neutralità a53oluta, e33endo fìBa ta dal p H = 7, una soluzione è tanto più rlcc" in ioni H q1.1anto più il pH s i abbas3a. da 7 a O, e per contrario una soluzione è t anto più alcalina qu!l.nto più il pH si allontana da 7 e s'avvicina a 14. M ·i suraziO?lB del pll. - Due metodi: l'elettrometrico e il colorimetrico. il !O è molto delicato e inda.gin090 e i relatiVi apparecchi (elettrode 0. idrogenO - elettrode al calomelano - elettrode a chinidrone) Mstanò è.S.'Iai ca.ri : non è quindi della. pratica corrente, m!l. r iservato a.i grandi labora.torì. n 20 è di facile applicazione; s i tratta di me~cola.re una data quantità di liquido in e3am3, con una soluzione colorante (bleu timolo, rosso m etile, rosso fl!nolo, rosso cresolo, b eta dinitrofenolo, nitrofe nolo, ecc.) comparando poi il colore che si ottiene con quello di soluzione campioni di n oto pH e con vetri. Col m etodo colorimetrico si possono usare gli indica.t,ori m onocromatici o dicro1natici. Con i primi le variazioni del pH si t raducono in un cambiamento di intensità di colore, m entre con i secondi s i ha cambiam ento di colore (viraggio), - metodo Micha.elis - W a.lpole. Nei riguardi della precisione, il m etodo ele·t trometrico è indubbiamente più e3!1.tto, :perchè offre minori cause di errore. I m etodi colorimetrici, qualunque sia la soluztone colorante usata. come campione (o vetri colorati campioni) (rosso di fenolo, rosso di creosoto, bleu di bromofenolo, b leu d i timo lo, nitrofenolo ecc.)
offrono delle callile di errore, dovute to.lvolba. al divarao apprezzamento personale
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della. t.inta, ai fenomen i di diffmzione, alle variazioni a seconda che si osserva a lucenaturale o R luce artificiale. L'e~!'<enz iale si è di ben conoscere il suo grado di precisione e di non richied~re più di quanto il metodo non possa dare.
Meccanismo fisiologico dell'equiliori.o acido-base. - I nostri tesS\lti e i nostri umori ricevono contimlllmcnte prodotti acidi e bASici. Gli acidi provengono dagli elementi i11geriti e ri~ultano dal metabolismo intermedio. La tappa intermedia acida è una necessitò. hiochimica che caratterizta l'evoluzione della vita cellulare. La più f_'l'an parte degli acidi setve alla ricost ituzione dei nostri tessuti o è degradata prop:re.«."ivamente nel corso delle diYc1·se combustioni. Gli acidi residuati dal metabolismo sono el iminati con l'urina e col sudore. Le basi sono apportate sopra tutto a mezzo dell'aliroenta.zione vegetale. ricca di snli alcalini e alca lino terrosi. La varietà e la moltiplicità degli apporti acidi e basici ci fa comprcnde,·e le fluttuazioni alle quali è sottomesso l'equilibrio 11cido-base, e tut.ttwia. il pH elci san~ue rcstu costante o varia solo in limiti strettissimi. Qunli Rono i fnttori che regolano questo equilibrio ? )o Fattore respiratorio. La parte del polmone come organo di regola.zione , . . . d acido carbonico Il . . è e 1cgnt•t a 11e vtH'lO.ZIOnJ e1 r{~ppo r·to . b . · centro resp1ratono 1 -
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sensibilissimo alle variazioni del pH. Pri.ma. si credeva (Halclane e Priestley) che la. causa dell'eccitazione fosse dovuta a lle variazioni dellà tensione del C0 9 nel sangue, ma oggi si sa che è la reazione del mezzo Sllnguigno che fa la parte di un ve1'0 ormone : 2° Fattore renale. È un importnnt-e coefficiente di regolazione dell'equilibrio a cido-base. È l'emuntorio principa.le che permette al sangue di sba.ra.zzarsi degli acidi e delle basi. La pmva l'nbbinmo nella. misura. della ooncentra.zione ionica dell'mina. Mentre il pH normale del sangue è di circa 7,35 quello delle urino varia tra 1\.8 e 6.4. · La proprietà fisiologica di contra'l..ione che possiede il rene spiega queste dif. ferenze di pH. Il pa1·enchima ronale può anche, quando occorre, lasciar passare i bicarbonati m eccesso nel sangue. allorchè il tal<so delle basi nel sangue sorpassi il norma.le. Infine il rene ha la proprietà di secernere l'ammoniaca. Sono soltanto gli H + ioni dissociati che pro,·ocano la. formazione neutralizzatri<;e dell'ammoniaca. È soltanto l'acid ità ionica che domina la soh1hilità di parecchi sali urinari: i cristalli di acido urico non si trovano che nelle lil'ine acide, quelle di fosfato ammoniomag:nel'>inco in quelle alcaline. Il pH dell'urina varia a seconda. i diversi periodi della giornata e secondo la dieta. E so, nella vescica, contenente un'orina sia pureipoacidn, ma limpida, contenente fosfato bisodico o bipotnssico, arrivono dei sali alcali110terrosi (Mp:. Ca) si ha una doppia decomposizione con formazione di fosfato bisodico o himagnesineo che precipitfl, e quindi l'emissione di urina lattescente. L'emi<!:'iiune di un'orina lattescent.e s i osserva talora durante il periodo della digestione. in cui nello stomaco si forma HCI n Rpese dei cloruri, dei quali rimangono liberi le busi che detcrminRIIO quindi la cosidetta ondat.a alcalina, cioè uno stato di ipoacidità notevole, ma tn1nsitoria dell'orina. n pH dell'orina olt.re che e.~sere influenzato dallo, dieta è in stretto rapporto con la tensione dell'anidride carbonica nel :;angue : c ioè una dieta che rende l 'orina più acida mantiene più bassa la tensione aella <:O. nel san,~n1e e vicevt>rsn. P er ciò dal confronto di ciò chesi sa sulla specie del 1:egime dietetico e col dt~to sul pH ordinario si possono trarre delle conseguenze non prive d'importanza pratica. 3o Fattore intestinale. Non si conosce bene ancor·a il meccanismo di regola· zione per que.-;tn via e le leggi che lo regolano. D'ordinario sono le basi alcaline tarrose Ca O , Mg O che sono e liminate per questa via. Nel corso di certe cliarree profuse e per>~istenti, nel corso di ferment.nzioni acide fiSsai abbondanti nel cieco. l'organismo può perdere pe1·ò una proporzione considerevole di basi, che importa una diminuzione della riserva alcalina. 40 Sostanze tampone (Puffer ' Virkung dei Tedeschi). Gli umori e i tessuti possiedono tutta una serie di sostanze capaci di unirsi agli acidi e alle basi, resi-
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-stendo alle moclificazioni di reazione dell'amhiente e permetten(lo così di stnbiliz~a.re l 'equilibrio acido-base. senza. di che la vitfl. sarebbe impossibile. Le conrlizioni perchè una sostanza chimica pos.'la agire da tampone si è che sia costituita dal sale di un acido debole e d'una base forte o dal sale ili una base debole e di u n acido f orte in presenza della base, come ad es. acido acetico e acetato di sodio, acido carbonico e bicarbonato di sodio, proteine e proteinati alcalini, fosfati monobasici e fosfati bibasici, ecc. . Le sostanze tamponi principali che regolano il pH del sangue sono: l'achto .carbonico e i bicarbonati, l'ossiemoglobina e gli os.<;iemoglobinati le proteine e i protenaiti. 50 Riserva alcalina (V an Slyke). È data dall'eccesso di basi che re.«tano normalmente nel sangue dopo saturazione degli acidi non volatili. Questa denomina-zione fu ulteriormente cambiata dnll'espressione: riserva della riserva alcalina. che rappresenttt la somma bicarbonato + sali alcalini.
Stati ai acidosi. Acidosi diabetica, che rappresenta. un sintomo della forma grave del diabete zuccherino. I segni dell'acidosi son tratti dall'esame del pH delle urine, del sangue, dell'aria espirnta, del liquido cefalo rachictiano. La sintomatologia dello stato d'acidosi spesso è frustu, vi sono dei diabetici in cui non è dimostrabile: tuttavia talvolta si rivela all'improvviso col coma. I n altri malati l'acidosi si manifesta con un segno isolato, la depressione generale, il dimagrimento, l'anorressia, la vert.igine, la sonnolenza, la d ispnea. Alcuni segni più costanti danno all'acidosi una fisionomia clinica particolare; sono ciotl i disturbi digestivi, respirat:ori e nervosi. i\111. la ricP-rca si~t.('matica dE>Ue reazioni d'acidosi h~t fatto os<>ervnrE> che l 'n~ido!;[ non è soltant.o propria del diabete grt.we mn che s i riseontra in pnr.:>cehi altri !'ltati patologici. Crisi di vomito incoercibile dei fanciulli. che hanno unH. fi.s ionomia clinica particolare e che cessano in genere col !'lopnwvonire cielln pubertà. Nelle donne gravide ;:.oprnvvengono talvolta delle c1·isi di vomito incoercibi.le- che ricordano le crisi dei fanc iulli. E sse l"ompaiono bruscamente, dnrano parecchi giorni o parecchie settimnne e terminano anche bru<>eamPnt.e. l\L Labbé trat,ta tali casi con successo con iniezioni endovenose rli bicarbonat.o rli sodio pnrt.endo dal concetto che la ca.u:sa è da. ricercare in 1mo stato d'acidosi con insufficienza funzionale d e l fegato. M~> anche nella gravidllnza normale es iste un certo grado d i acidosi, ahitualmente compensato. Nel periodo terminale delle affe1.ioni gravi del tnho digerente si osserva spesso l'acidosi (ileo, cancro dello stomaco, ulcera gastrica, gnstr-o-ent-eritc acut.a). L'acidosi è stA.ta. segnalat-a anche nei disturbi gastro-intestina.li dell'infanzia e cosi nell'appendicite, nella s~tlping:ite, nella colicistit.e. Nelle malattie infettive acnte (tifo, polmonite, reumat.ismo articolare acuto) l'acidosi si trova rar-issimamente. Lo stesso si può dire pet· la malattia. delle ghiandole endocrine. Opera,zioni chirurgiche. L'acidosi è stata segnalata in seguito a operazioni <!bin.1rgiche. Becker ha trovato una Metonuria pni>segj!et·a nella metà dei soio"(!retti cloroformizzati, Schulze l'ha trovat.o anche in quelli sottoposti alla rachianestcsia e all'anestesia locale. Quest.'acidosi in genere ò passeggera e benigna: perch~ acquisti una certa gravità occorrono delle condizioni p1·odi..<sponenti e uno stRto di insufficienza epatica anche latente. Non è improbabile che certi cas i di morte rapidissima che sopravvengono talvolta a se~uito di opera7.ioni semplici si dobbnno attr ibuire ad una acidosi acuta post-nnestesica. Shock trattmcuico. Roberts ha visto l'acidosi nel 43 %dei traumatismi gravi. Desplas cita un caso di guarigione di acidosi da shock coule iniezion i cndo,·cnose di bicar bonato di sodio. llia anche gli shocks anafilattici o colloidiclasici s'accompagnano generalmente con un abbassamento del pH sanguigno. Nelle nefriti gravi è stato osservato sovente uno stato d'ncidofli, dovuta n l fatto c he il rene non è più capace di eliminare le scoria acide d ell'organ ismo che s'a.ccumulano così nel sang\te. Si comprende che in questi casi il pH snngui-
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gno s i abbassa, il pH urinnr-io si elevi. S'è cercato di descrivere una sindrome d'acidosi renale: (A. A. americani) ma è difficile clistinguere nel corso di un'uremia ciò che è proprio dell'at.ot.emia. da ciò che appartiene all'acidosi. Sembra però che almeno un sintomo è caratte ris tico dell'acidosi: il r~iro profondo tipo Kussmaul. È stato osservato che i malati sottoposti ad irraclia:z:ione (Roentgen, Radium) presentano talvolta un abbassamento del pH che s'accompagna spesso con vomit{). Per analogia, sarebbe intex·essante ricercare se il mal di mare non riconosca come uno dei fnttori principali uno stato eli acidosi. Acidosi si osserva in t u tte le affezioni che presentano una sindrome emolitica. Non si trascuri di ricercare il pH (sangue e urine ) nell'affezioni cutanee. C'erte dermatosi che si ricoUegano a. fenomeni anafilattici, come l'eczema e l'urticaria si accompag nario spe.c;so a un pH basso; p erò vi son dei casi in cui è stato notato un pH alto (7.48 · 7.49). Nello stato seborroico, nell'acne il pH nell'urina si abbassa fino a 4.8. Un basso pH s i è o~servato anche nella furuncolosi e nella pruriggine generalizzata. Il medico pntdente prima di intraprendere una cura razionale di certe del'Ulatos i attende il responso del laboratorio. Una cura alcalina a base di bicarbonato di sodi o che tenda a riportare il pH allo stato normale spesso dà risultati soddisfacent-i. È bene ricordare che nei cas i in cui si nota costantemente tm pH elevato nell' urina, che può predispolTe allu formazione di calcoli nel rene o nella vescica., giova somministrare una dieta adatta (diminuzione dei vegetali, aumento della carne) e degli acidi (come ad esempio l'acido benzoico). Utili ragguagli ci può dare la misura del pH nelle litiasi; quelle fosfatiche esigono clifatti acidificazione delle urine, mentre in quelle urich.e ed ossaliche tornerà utile l'alcalinizzazione.
Acidosi da digi·uno. n cligiuno semplice produce acidosi assai variabile secondo gli ù1clividui, siano sani o diabetici (Magnus-Lévy), l'acidosi da digiuno a differenza di quella diabetica non è accompagnata da disturbi del metabolismo d'azoto ed è di moclico grado. Dalle esperienze di M. Labbé risuHerebbe che l'acidosi da digiuno non è da temere; non è da pensare che la morte nel digiuno proltmgato si debba attribtùre a intos:::i cazione acida.. È piuttosto da attribuire l acidosi a un disturbo del metabolismo degli acicli grassi. Acidosi gassose. La caratteristica di un acidosi gassosa è l'aumento del H 2 C03 nel sangue arterioso e negli alveoli j)olmonari. Nell'acidosi gassosa il fattore respiratorio è principalmente in causa. E in seguito a una. malformazione della gabbia tora.c ica o d'una. alterazione del tessuto polmonare stesso, o a seguito di una aereazione imperfetta. d egli alveoli che l 'acidosi gassosa si può osservare in certi individui. È stata st1.1diata sopratutto nell' enfìsema e nella tubercolosi polmonare avanzata. È generalmente compensata. Lo scompenso non è stato notato che nel caso di bronco-polmoniti, asma bronchiale, edema acuto del laringe e dopo la somministrazione di dosi elevate di m orfina. Alcalosi. Lo stato d'alcalosi può esser prodotto: 1° dall'introduzione di basi in quantità eccessiva nell'organismo (inges t,ione di alcalini o iniezioni endovenose); 2o Dall'eccessivo disperdimento di acidi nell'organismo. 3o Dall'eliminazione esagerata d 'acido carbonico per via polmonare, come accade nell'iperpnea. }o Alcuni accidenti occorsi nella somministrazione per via endovenosa (tetani&) ad altre dosi di bicarbonato di sodio costringe ad essere prudenti nella terapia. alcalina., e di cominciare dalle d osi base. In generale i diabetici con acidosi tollerano assa.i bene gli alcalini a. dosi elevate (200 gr. al giorno): essi resistono fortemente all'alcalosi. In altri casi però il pH del sangue sale fino a 7.55 con sindrome di tetania. 20 Allo stato normale si sa che la secrezione d'acido cloridrico dello stomaco, toglie all'organismo una forte proporzione di ioni acidi e apporta un'alcalosi umorale contemporanea della digestione gastrica. Quest'alcalosi è presto compensata dalla secrezione alcalina del pancreas, della. bile e dell'intestino che att~.m ioni basici nell'intest.ino e tende ad acidificare l'organismo. D 'altra. parte per gli ioni acidi e basici riservati nel tubo digerente dalle secrezioni cligestive sono, in gran
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parte riassorbiti dalla. mucosa intestinale, in maniera che l 'E:quilibrio acido-base si ristabilisce. Tuttavia la. successione dei fenomeni non è cosi rapida che n on si abbia. tempo di cogliere, con lo studio d egli umori, degli scambi respiratori e delle urine, l'ondata alcalina e l'ondata. acida post-prnndiale. Allorchè d ei fenomeni patologici impediscono il ristabilimento d ell'equilibrio umorale, ne può derivare uno stnto d'alcalosi o di acidosi. .S i sono osservati: d egli stati d'alcalosi provocati dalla dispersione del succo gast.rico acido nella stenosi del piloro e nell'ulcera con vomiti incoercibili, e- dai lavaggi ripetuti nell'ipercloridria. Stati di acidosi prodotti dalla dispersione del succo intestinale alcalino nelle diarree prolungate. go L 'iperventilaziono polmonare causa un'eliminazione d'acido carbonico libero per la. superficie respiratoria e un'alcalosi gassosa. Questa s'accompagna a delle moditìcazioni umorali profonde e con dei sintomi che rientrano n el quadro della tet.ania. L'iperpn ea può essere volontaria. o patologica. Le modificazioni del ~angue sono caratterizznte dalla diminuizione dell'acido carbonico d el plaEma, da. un'elevazione d el pH che può an·ivare fino a. 7.65 e da un abbassnmento del calcio ionizzato. La tetani a infnn t.ilo (diatesi spaEmogena del Marfan) senza essere esclusivamente legata. all'alcalosi sanguit:,ma offre tuttavia delle relazioni con essa, si che può essere studiata nelle sindromi d'alcalosi. Sia nei çasi di tetania latente che in quelli manifesti è stato trovato un pH elevato (7.50) riserva alcalina normale tasso di calcio ioruzzato abbassato. Nei casi di guarigione il plasma rip rende poco a poco le sue caratteristiche normali. Epilessia. È stata constata.t.a un 'iperalcalinità, del sangue prima delle crisi e un'acidità. esagerate dopo le crisi. Questo perturbamento umorale si osserva soltanto nell'epiless ia essenziale e non in quella Jacksoniana. I processi fisiologici che tendono ad abbas~are il pH sanguigno hanno in generale un'influenza favorevole sull'epilessia; e cosi il digiuno apporta una remissione delle crisi. Lo sti'sso avviene con la dieta. povera di idrati di carbonio, cloruro di calcio. Senza aver la pretesa d'inquadrare l'epilessia essenziale fra le alcalosi, è da pensare tuttavia cho esistono delle strette relazioni fra questi stati: forse è l'abbassamento del tasso del calcio ionizzato che apporta l'alcalosi, la quale a sua volta dà un'irritabilità del sistema nervoso che rende piì:l facile lo scoppio della crisi. Nel cancro sembra che esist.a uno stato di alcalosi. Su altre varietà d'alcalosi non mi soffermo per brevità. Da questa. rapida scorsa s'è visto come sia ampio il campo del pH, e quanta. importanza possa. avere la sua determinazione.
NOTE DI
IGIENE PRATICA
L'INFESTIONE ECHINOCOCCICA per il dott. Antonio Angelinl, maggiore medico
Sulla questione della tanto auspicata coscienza tgtenica popolare, la dvficienza di nozioni parassitologiche pesa assa i più di quella delle nozioni intorno alle malattie di origine batterica, nelle quali ultime, lo sprazzo drammatico di certe ricorrenze epidemiche lascia sempre traccie di ricordo fra le ma~se e con il ricordo qualche idea, sia pure inesatta, e rudirnent:Lle, di difesa profilattica. Se molti conoscono nel cane il pericolo della rabbia, qunntunque a.ssai più come idea astratta. che ft•conda delle utili applicazioni di prevenzione, pochissimi degli estranei alle scienze mediche e biologiche in genere, sanno che il cane è il deposita.rio di una tenia, la cui for ma larvale è la d iretta causa della echinococcosi umana, che cimenta la vita ben più della rabbia, così dominata d alla ·va.ccinazione pai'teul'iana. Intendo di tratteggiare il Iato 11l'a.tico della essenza e i mezzi di prevenzione di questa malattia parassita.r ia, che mostra così spiccatamente di prediligere quelle categorie di persone che con i cani hanno dimestichezza maggiore. Culla dell'echinococco è riguarda fa l'Islanda, il paese fra tutti, il più dur~Lmente provato, dove si ca.Jeola che il numero dei cani r aggiunga la terza, parte di quello degli abitanti. · I n omaggio alla legge com1mc della denunzia delle. morti e loro causa, conosciamo il numero dei casi che ogni anno l'echinococco uccide; casi quindi nei quali la dia.g nosi fu aceert.ata in vita e lo fu al t,avolo a.natomico. i:;i suole co~ì, da questa. nozione soprattutto, risa lire a valutare l'entità della diffusione de \la. forma morbosa, esponendosi però a trame deduzioni ottimistiche. B ast.i pensare agli .i mbarazzi diagnostici che spesso impone. la ciste da echinococco, equivocabile con altre aftczioni vù;cerali, a lle quali è imputato talora l'eventuale decesso, spe<~ie quando manchi del tut.to l'ausilio delle indagini speciali, quali la ricerca di precipitine specifiche, la deviazione del complemento, l'int.radcrmo e la sot.tocutaneo reazioni, e la ricer.ca ernatologica della clasHica eosinofilia. Bisogna ehc di queste aJJparcnze ingannatrici, pcrchè pm·troppo non rispondenti alla rea l ti:~, si tenga, conto nel contrastare il passo a lht lllalattia, per · non adagiarsi in una ingiustifica,ta, inazione o in una azione iuagccluata. Da noi la Sardegn<L paga il contributo maggiore; vengono poi la Toscana, il Lazio c la Sicilia. È iuduuitato che l'echinococco sia di gran lunga Ja, più temibile fra tutte le tenie, delle quali, se mai, soltanto la taen:u solium può, ma rararamente, dare fenomt•ni gravi, nei cHsi di cisticercosi umana,
NOTI') J)f IOTF.Nli: PRATI CA
Hì9
eon elettiva localizza.zione nel sist ema nervoso cr.nt.rale. Mentre pl'r l<>
alt;re tenie, l ' uomo è ospite definitivo, in quanto a.lbt>rga. il po.ra'iHita ad nl t.o, nel caso inver.e dell 'echi nococc·o, n è ~ l'ospitt> i nt.('l'lllP<lio~ giacchè alberga la forma larva.le (cist.e), infeRta.tol'lene per avere inJ!Pril.o nova embriona.te, sparse nciJ'a.mbiPnte f'st,erno dalle feei d <'l rarw, che ra.ppre~enta l'ospit.f' detìnitivo del para.ssit.a. Il ci<· lo th vit.a tl(lll.'ecbinococr.o sarebbe spe.zzato, eon evidenti vanta.gJ!l proliHlttiui. RP le risti, provenienti dalla. m attazione di animali infeRtati. uon {oRt'Pro divorate dai Cani, e la parte fertilf' de) loro t•ontenuto, gli R~OI ÌC' Ì cioè, così transmigrati ne ll'orga nismo d i ele-7.iont•. IIOH ~i tl6\~l~'"\Q"W.Of0 nelle tenie adulte, pettpetuand(IM l'esistf•tap_\1 1_)-tiilS,..,h'i (boviui, • ovini, caprini ), ed anche i sui n i; a.mmalan·o +t'll \'<.t ria bi lP l ;~ W~llfirl\7.r:O\)le •sec·onda. delle regioni, di echinococcosi, ed f'Rtl't~Jfl(Vell,"'Jl:l'!';d[i·li. nte Rmo di diffusione localistica fra la infestiontS t~na e quella a n i m;~~· R1ctvl ro m 'è noto, la. taenia echinococrus, il più picr.olo dei e.e:-;toùi. tu.ntoclllè, n ~>.i suoi cinque e le me nti costitutivi (t('t;ta, collo c tre proglottiùi ). non arriva alla lunfi!:bezza di un centimetro, a.bit.a il l'<'Tl u<· d<'.l cane, in esemplari di solito assai nurnerosi, e la sua fec·ondil-ù i' atldirittura ènorme, eon la. conseguen te ricche zza di uova ndlt• ft•t•i <1<'1 t;;llte parasNitat.o. Una volta arrivate le uova. rrello s1·omavn dt·ll ' uoluo, <>d a-vvenu ta la digeAtione del guscio più e;; ter no l' fl!•l l' tllll brinnoforo, l' l•mbrion<> e~acan to così liberato raggiunge, pa.rP piìt pro lwhiiE> )JN via sanguigna, ·~li organi elettivi per ingeneran·i la for nta.7.iout· t·ist.it'a. t'lrt• i <'ani dt•i pastoti, quelli dei mattatni. <lt•l!P ~antpag'nt·, i randa gi , si~tno in alta perN•ntnale infesta t i. l' at·t·t•rt:ti•O: s('mhra ill\'l't'P chi' ìra i r.a,ni delle citt.•-~, quf'lli t<>nifl'l'i sinno in minimH pl'O p<oi'7.ÌOtH', lanloc·hè Hrown, ~tammetl e Balftllll' non ne <'l.vrebbN'O nt;~i lro v at i fm qu<'lli diLondra, c la AtesRa con:-:ta.t.azione è Rta.ta. fatt.;\ di J·<·tt·nl.e ùal R.o~s per J'AuRtralia. ( 'iò è oonforta nt<> e mit.iga t\lquant.o In pr<'oM·upftzione ùi q ualcuno c lu~ • ha levata la, propria voce contro l'a.hiturlinario imbrattamento d~>i m!l.rdapiedi cittadini con !?li c~;rrement i dci cani. Per ò, sarebbt• da.nnot;o tbe qucRto dovesse far pPrdere di viRta la I'Y<'Utus.lità c he le R<·ttrpe imbratt.ate po&sa.no di;-;tlem inare uova di t.f'nia <'rhinuc·oc·<•o, E' fa.r ne rapita.r e su lle mani e d a q ueste a lla boce.a. È Rtn.to detto che la.' polvere delle strade, sollovat.a dalle correnti ::wrne, può depositare le uova medesim~ su~! i a.!imeut.i, · ma il ris<'llio d'infestione con tali .nova, <~osì diluit e n~lla pol vcr~· e nf'U'atmoRfera, <· sulle quali h·a esercita.ta la sua a.zion<'\ Rfavorevole ressicamento, d t'V<' Ps~erP io rea.ltà minimo; la cosa può essere quind i ignorata d ai piì1, !o;t•nza che la profilassi venga a soffrirne gran che. Invece Il' masse non dovrebbero ignorare que<;Lo : r. be zampe e p<·- • lam<> di un cane infestato cont-engono, si p uò dir t~empre, tra.eeit-~ di m ateri f• fecali , con uovrb del parn-.ssita; e c be accarezzando l 'an im ai<'~ e~o~se rester anno aderen ti a lle mani, se si t r ala.Beierà di lavarsel<'; che nell af'' boc:ca del cane stesso s i trovano pure uova, per l'abitudine l'ma d i adrlental'e la tenia ohe si affaccia a.ll'orificio anale, ciò cbe rende intuit.iv(l q ua,nt o sia condannabile baciare i eani, il farli mangi:u-e nei pa.tt.i d ' uso ..... • comune, il tenerli nelle rivendite di generi ~•l imenta.ri, n<ìi rt:sta"'rants, c ,;podalmente twlle c·u1•ine, dove p ossono a n che tufTa.re il mn!io ne i reci-
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pirnti di a.c·qtw pol,abi ifl Ja.~;dat.i seopE>rt.i e disHemin:u·vi le uova. Non "'<' dubbi o l'iw l•· :tc·qur, !!JH't·it• quelle fl<•oper t,e e mal protette in genere, pot-~t'O IIo vt·ic·olan· t ali uova Nl essere causa di infestione. È risaputo infa t t.i c· h t• i<• nta~giori m·<·a;;ioni di infel!tione d<'[.di erbiv.ori souo appunto r a pp n·M·nl a t<• d a ll e· ,... ,, u,. ir11purt> c• dalle erbe. Le verdure pure posl!ono ~>KI'< 'r<' iJrthr:a tt a lt· cla c•,;c•rc·nt(•nti ea.nini t• ea usare l' infestione umana, rib:td<: ndo il ,.,•c·c·h io JII' I'C'I't t n di ij.tienc a lime nt.are tml pericolo tll.'ll0 YPrcillr<· ll ta ll ~ i ;cLI• c·ru<i•• Nl ina.d eguatarnen t<' lavate. Jo;,·ick nt.<·Im •n l<' nnn Jl UÒ P non dP\'(• arrest,;Hsi qui la campagu ~t a nt it·t·ltinoc·oc·c·i<·a . l'lt <• ,;;trc•blw davvc•ro llla JH'h<'vol<i' :-;e non pensa.:;:-;1~ aù irHpPdir·t· c·ltt• po,;,;:tno i t·:llli mangi;uc• le> rist.i. Apparisr.e addiritt.ura v itali' qu<·>'to l;no d<'l probl<•r11a, Jler ch è , ~>l.ando almeno a lle co nosC'rnzt· odiPrnf' . nun <'>'is t•· allw modo di infr~tione d ei c·an i. i'arPh loc· pt· t·<·arP di >'Lqwrfi r.ialità. trt'derr che il non far tapit.are Il' c isti alht portata d··i •·ani flia c·ot·Hl firmpl i<·<', comr potrebbe ~;t>m brarc a prima v isl.a , p~>nsa 111lo <111 a v igen t,(• sorvtgl ianza ~;ani taria sui macrlli, la qual•· d<·Vl' ott('npn: c·h~> JH\:;>Iun t·an•• vi si introduca, e c he a ll a P>wlu,;io Jw df'i ,·iscrri irtl'tsLat i seguc\ intmediatamont<~ il fleq uestro e la t l i,;f ruzione c·on il fu o('() otl altro lllc'zzo idonf'o. D ' altr<~ parte non è :t lltlllist~ihiiP dH' PO>'i-i<llto arrivar!' al r;uw l(' c isti delle Rale operatorie . :-\ono purtroppo Il' m att<Lzion i c-.ltl' si co mpiono fu ori d e i macelli , la piaga \' fo'I'<l di'Il a <'<·ltinoroccosi. I \' ii'!<.:<'I'Ì t.rovat,i invasi da cisti sono ~E'ftat i n<•lmllt·c·ltio dc• l l<• iHtll10JHlizit•, ilo ve poi i C'ani pensano al r esto, . se JH!r(• nun suno loro dati in pa.llto a proposit,o. Altra fonte di pabalum infnsta.n t.(' pm;son o P>'iìHrt! lP c·arogrw di'gli c·rhivori, mort.i spoo t.anNt meut.<: <' btsl'iat i abhandonat.i sl'nza tSottf:' rn~re. Il riinedio c he Corse più cJi ogni a,lt,ro si addir•· a qLw:;l,a pia~ont <\ 1:.~ propaganda to(•nact-, condotta in m<•zzo <1ll 'l'i<'rncnto rurale, il qual!' R<trà vera.nwntc bcnem<'rito di qu<•:::ta protila:-;si, il gietrno elle avrà imparato a non d erogare ù a,l prin <·ipio fii far sc·o 1 11parin~ vit-~c..r i e carognP, rieorrend.o, in maneanz a di meglio, <tll 'iuiPI'l'<uneni,o opport.uno, c·hf'. pipt.re o ~;pine d e bbono di rendt•rt> dalla l'upidi~i a d('i cau i. L 'a ccalappi<ttura tì<' guita (lalla sovpms~:; i one dei cani randagi, che <· n~-<ì prezio:-; i RC'rvi7.i n •nde alla prevpnzione della rabbia, è anche uti le a quella d PII 'ecltino<:lwl'osi, purch ~ il prun·li'dimeuto r-:ia l'ste:;o con il dovuto ril.(ore ali<• c·a mpag ne, don• le occasioni d ' infcstione son o .-uperiori a qu <•ll<· dPIIP r ift.à, poith i'. c·ontP h<' n dir-:r-:c· il Finsen, l'eehinocnrf'.o Rt' g'IH' il c·anf.' Nl il gregge. Dunque, r·m 'l' r.r' n''''' : in fondo si tra.tta pt•r la ma.s~:~ima parte di una (JU('tiLÌon e di pulizia, di proprietà. della. per~;oua , di nettezza in~;om nta. " nt•ttezza v uoi tlin• salute. È infatti inronfut.abilment.e vero eh e d a lla nc t.t<~z7.a si mil'uri la f'iviltà di un popolo cd il livello tlclle malàtl,il' da infestion<' ., da infPzione.
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RIVISTA DELLA STAMPA MKDICA ITALIANA ESTRANIERA - ('oltll' l'ltllii ll .vi 1li/e1l!l'· !/•111•• 11111/<tf/ ÌP ,.,>ltrh" · (l :i.,rwll<• it tliutl• l di mal11tt.io Psvtirl H' <' trop i('u li. 11. V, 1!12\l).
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T..' A. il1 11110 ,., udio prt'l'i'll htt (l n! ('"ll'{re"-<o in t t> t 't ~>tzit •t ullr d i )lt:>d i<·in·t <•d 11ri••ne trnpicnl~ kl.l Co.ir<•. ho in m•Hio t·<mCÌ>it> m•t t• lliPtH·~. o:<po><l ll. f1w nndn 1111· bilo proptH!IIIld a ;l'i tnl ian itit, i provvl'tlinwnt i ,.;httuli ndot t nt i p t'<'"'"' di rto>i p11r r·ombafll, re la p<•IIPtrnzione nt? l no,;! re> plll''-'(' di mor bi ' '""' iei . l'f•r· rH'<'l,q,-.i t :'• h11 limitato lu t rai 111zione alht i'"P.Inpli fìr·n'l.ÌtHto df'll e infezioni pii t flo.' t·ir·olo-<c> ,. piir t clllute: p~te. f·olorH. fehbre j:tialla. vH io lo , ft"hbre ondul nntc> f\d ult·tll tt· ZIJ<>tll•'-'i. Htt. con dati tolti à lte :::t.rt i;;tirlto ufli<'inli, me:<!!() in rnos tr·n c:n11 tprant n "''if'nZ!I e pre vi<lenza si t.u tela in Jtalin •hL AAiut o puhhli.:fl, e <·orno t'Paln ìo.>n t•~, "' '!.!liA!I<i n In direttive del Duce. ' la c· tll'f.l. dolh1. sn lnte (j,;i~;tt d e l p<>polo occupi d a uo i il prin111 pol'to •, conchulf'ndo cltt> ,, ><f' il biblico e,,. fnu:tihns Wf!lll.w·iti.~ PrM v nk >lltdtf' pt>t' giutlic:are il vAlore o l'eoffica<·itt delle pt·,,,·,· idenze ~mnitnrie prA\'Hntivf'. >'i dP\'l' ritenere cho l'ltalin. nn('hE' in cp rO:'ittl cn111po. u<·eupa 1111 pm;t<> di orHol'C' c d !'~ll't di tlrnmirazione "· Per ' lllfl pur P.jfit'IICI' (t~tfrt r'llllr li 1' 11'<'hi(o.</"1/1Ìfl$i tli medicina p !JI iti l'a. rnaggio·p:iug11n, HtZ~l).
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(:\ rr·h ivìo fu., o·ixtt•
Dutn l!t r(J'o\ude diffu;:;ionP. di rp taxtn g-ru.ve iu[eo><t.n/i tute- dw o rmai xi t•i:;t•llll · tr.-.. in tu tte le roo;ioni italiano <1 r;hP t f'r ul o n dif'l'ortd .. t'>'i :<t•rnprr piì t • ~t!!itHoHndu lunglw o ):!nn·j incaptlcitit a l lnvom f' la m o rte . l'A. rit ie rw iruli,.;pott,.nhill• c·h•• le misu t·o legilllative, in sè ><t.as:-~e effit:aci~<>ime. impol'lt e pt·P,;.~o di tt ni lioni lltt. tmr,rtteo ai <'!ln ti et·i di opfwe pnbbli/"Jw, agli impresu t•i d t~i lnvo ri di gnllf' ri <'. 11i hworn t nri iu miniere, opific·i, fomaci. ecc., s iano P~t f'«('l p<'l' leggA >l r.utti i punii dd ((>t'rit orio n azionale o d e lle l·olonie, ronclenùn ohbli!.!Rtorin ltt d e nuu t.in d t> lln mulu.tt i•L ovunque e comunque e.<c.'ltt si manife.-;ti . .\ c·c·~flliH p•>i a l tnndo di f\.~u ire l'•tec·orta . mento dingno!'ltico ch E> deve precedere In d on unzin. nd al!l i <•rga11i ,;tutul i ~· pn· rn<t~tttl i ohe debl>nno es><ere incari<·At i d e llc> indH I!ini ""ientiiiehl? •·h(' rm,nuu" in grado il m ed ico pmtico, P soprAt ntto i l nwd ic:o> ('nndot.t o. d i fo rmuln r·n 11na dia)!no~>i precisa P. di appli cRrfl lttl tmttarnent.o pmfi lat t ict• " <'tii'Ht i,.., l 'Ol i t\ .~ninu(('. ALBERTOTTI. -
Biogf'ofia fùio-p~tico-patologù;a di DM~ Bo11co.
Questa in teresaa.ntii:!Sima biografia, data l'importanza as:m11tn onmmi dal pr r · sonaggio di cui si tratta, è dovuta alla penna del medico eJ amici:<simo di Dou Do· :<eo, pad re dell'illu>Jt,n' oc uli Rta p rof. Alber totti, ch e, dando f'Sec,uzionP nlln >'te.""'" vol(lntà patema, la r ende finalmente di pubblicazione. . Al document.o, cb <" è destinllw indubbiamente a !IIIS<;itare la ml\j;{IZ ÌC;•re legit · ~lmll curiosità e non p&;serà. senza (ormRre uggetw della più nt.tenta consirlera7.ione. tl prof. Albertott.i fa. precedere uan rllpida preiientazione, d11 cui coglie il motivo per ~icordare anche i suoi stes.->i rapporti pf'l'$0nali e profO!'Sionali con D on Bosco, <·he msieme con le notizie concernenti suo padre permett,on o di fnr!;i un chiaro con~;etto della schiettezza. con cui la biografia. è l<tRta dR lui dett ati\ c <'onforiseono ad eeea il p r eatijlio della m~giore tlttendihilità. R I IIALDI. --"'L'~edal~ mwitare di Caua det 'l'i~eni. -
Ul'.nni swrici. (<:ava d ei Tir·
rem. Industrie grafiche, Salsano, 1929).
n f.!irettor e dell'Infer mer ia presidi11.r ia. di Cu.vn d ei Tirreui hu volut.o racco L~J:?here m brevi pagine i dati storici sullo ::~tabilimento. dalle sue origini ad oggi. t!ltento è eccellente e merita lode; altri del resw hann o avuto lo stesso pensiero a. r1p:uard<? eli altri ospedali (Napoli, P iacenza, Padova, e<'<'·). ~urebbt> J;(rttndementu des;dera.blle che per tutti gli stabilimenti S8nitnri militnri fo!V!fl fatt o 1\lt.rettanto, Bnc le perchè molti di et~Si occupano sedi ricehe d i nrt.e e t li ;~t.orin.
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HIVI ~T.\
OF.J.r,A
~TA~II 'A
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ITAL IA:>:A E
STRA~ IERA
B mw wo -- S ulla pcstoger~i dello shock traumatico. (Archivio it aliAno di chiruqria. n. 2, l 929). Dai fenomeni o~rva ti risulta la possibilità di riconferm~tre l' itnportanz1l della partecip azione del fattore nervo~o. in gener ale, alla patogenesi dell o Fòh ock traumatico. t evidente l'influenza del dolore e. piò largamente. dell 'intensa stim olazione !len,.itiva nel provocare la manifestazione dello sta.to di shock. L'applicazion e protratta. di laccio emost.atico, !lenza il concorso di alt.ri fat-tori, (> ~(1guita ger1eralmen te dalla comparsa dello >:lhock. Non r isulta. all'A., da quanto h~ pot uto oRServare. ch e questo Ria l'effetto di una. intossicazione dovuta alla penetrazione in circolo di sostanze provenienti dall'arto ischemizzato. Le sue osseM.·azioni sembrano autorizzar e, al contrario, l'ammissione dell'intervento di un f!\1. tore nervoso rappresentato clall'intensa eccitazione dei centri, per la stimol aziont~ "ensitiva provocata dal laccio elai<tioo. [1 . perdurare dell'eccitazione può condurre, v ero~milmonte. ad un vero st a t~ di eean!'imento dei centri vaeomot{)ri.
C AS -\ItiNI. - La •8ignora dal.ia la111pad.a • (Fiorenza. u f t h ~ Ro~·ul Army )letlical Coq >s. n. l , l !)31)).
N ightinga le).- (J ouru al
11 ftttlu ch e l·'io•·cnzfl .\l"ightingale ~ iu nata in 'Fironze è fonse dirnent.icato in l n)o!ll i Jt,prru. ma g li [taliani lo i'IBIIll O ed onorA no jZii "l ng le.->i n cl•·ic<mosc-erla como um~ ri).{lill dell'AI'I\o . Al Muu pttC<so natio. fo1·se, d eve l'in t uizio11e pe•· J'originalitit ch e la fu u-<ccndere ve n<o le intl:<plo ra t.e regioni clelln !inalità m omlu e J e iJ'utilitù pmtit·H. 11 Bt•itaunieo. r:lw ummir~:< in L ei lUla d elle pionie•·e d el mon tlo, cwrà J'orgo!-(lio ndla prontezza dflll' ltalia . tt\H tll immng inativa e patriottica, nel vedere nella « Signom dallu lumpu.da • un'ero ina. che la Nar.ione italiana con sidera e C'UJ'A eomo llllll d e lle proprie. Fiorenza Nigh t.ing11ln l'l'l.o;t<l cvme un vincolo di ri cordo frn le du e l'<azioui. ed il t •·ibuto pagato a lle ::;ue p:lorio::~c me morie c i dimostra che l'am ici~.i a e l' accordo rec-ip roco, c·he unirono lo t:mn Br·ett-agna all'Italia durante l'e popel't del R i,;orI.(Ìilll'nto. e.-<i);t <mo a n co m. Non pos.'!iarno sempre capire, mn ammiriamo la su perol li <'ÌuiiZll d el Re~ime it,aliano, e forse risentiamo In legislazione cliscipliJtare ; rn11 sap piamo da t.a li segni come la ,-ecchia. ami cizia fra i due paesi rimanga salda p er qncsta pubblicazione de l ten. colonne llo medico Ca:sariui. È 111 1 lusin.c.:hiero ('Omplimento che il ten. colonnello m edi co Ca.;;u•·ini - ehc molti di no i e bhet·o il piacere di incontrarlo al recente Congr'*'"O [ntern~tziona l e di .\ledi cin u m ili ttu•e di Londra - ha fat.to a l no:otro Corpo sanitario . Il suo in tl'l'C);$1\W e ben s01·itto Ja,·oro è dedicato al Corpo sanitado militare in1!le;;e ch e f' iamo no i - e d obbiamo •·ingra;o.ia•·e l'Au tore ecl il Giorn.ule di 111edicirw 711iliturl', dn Lui <lirett.o . del ~rttzio;.;o ed amicale gesto. Egli e,:;po 11e brilla ntemente l' influenza che Roma ebbe sulla. ( :ran Bret.tagnn. CJllllltdo le l e~i on i d elltl ('itt.à Eterna avevano quart.iero in m olte localit-à dove 110i p•·cstia.mo sei'\' Ìzio . E si t•ife i'Ì!'!Ce ai nobili discepoli altruisti della "Signori\ d e,J),t L ampadu "· c ito la er-r: uta•·ono 11egli umanitari sent,imenti durante la grande .~IH'trn s ulln f i'O i l k itulimm. 1': una menwi~dio11a lettura. in una lingua dotat11 di utlfll'><f'l'e<>;;Ì!Htu incun t.e,·olo. 11 no i n t~gu.ta: ma non è per la. lingua - perfetta che ~ÌIL ma per lCJ spirito ~enlli!IO eU ammirMio•!o per la. nostra. ewina e la siu rerit.•'l ovvia d ello scrit.to•·e nel s uo gentile punt.o di vista verso di no i, il fattore es.-.enzinlo di quoot,o delizioso llworo. Honto che i ~twv izi :;anitari 1li t-utti g li e.<>er<'iti vanno une ndosi le nt.umente. iu tr~oia Hd osi iu un ' uni co Corpo internazionale per il progre.<~so d e lle ';;;cienze mt•diehe. cl•c ;;tiamo get.t und o le fondamenta di una nuova e pratica Leg:n Sanitai'Ì<t rlt~llc ..\l"a·z: ioni, che stu per divenire un fatt.o re nella paee e nel f11'0gl'osso mondiu.lt•. Ed è p er l' esp,·c:~sione di sentimenti. co me quelli del ten. colonne llo medict> Cnsllrini m•ll11 ,;un puhbli<·a.:r.inn€' • 1•'ioronzu Ni~t.hingale •- c he pO"-'!iamo mis ura re h• forza di qu esto nuovo ttwv iruen to verso tu cooperazione ed offi('ienr.n int.e rna:r.ionnl<:> fra le Hanitti militnri di t.utto il mol!llo. ~1.
B. H. R.
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173 C'AS.\.Rl:\1 .. -
• La t! u o rro. d i u.'(IIÌ g io na o •· (Awwli. <li i({iPne. 11 . 1:?, 19:.!\1).
L':\ . lm r•om piu to 1111 fel ir·n t<~n Lut i vo di volgu ri zztw.io nc . in IO itteri u d ' i,(:ienG l"''' lo for7.<' nrnll'\t.e at>Vt.iu nn.li. R ealiz'l.H nd o brilla nt <>a nl'n t.<' 111 m ~110 co ncpz io no .;ul IIIPI '~cln p iì1 oppl)rt11110 di pera(.'trn re n•·ll•t p.~ ida€' del ><nld a l.o . c hC'. mHigra d o i prol.!l'!"><:< i irlcou t,·'it·•d>i li .dei J'i ,.tru~.i <>llf' p r iw a ritl. e-iunl!e t.uttu vin ;;otto le a rm i eon un co rred o ·~w\ra t o m >< i d n pl'<'<·uhilt' d i f'I'C,!!'ituli 'l.i e su po ri'tÌ'l.Ìo ni , soven te i11 C'Wl· 1 ru"t.o eon le• u orrnc• piì1 oiP.mealla ri cl' ig ie n e . il C'a.:<ai'Ì ni s i g io vtt. ne l <.:OI'>iO de lht ><1111 t ra t.t.azio n c. di u ra u <;Ìmil it udin t> _gen iAlP. l<:)! li la n r~tfli gn rat o il nostro Ol)!l\la ismo nel nn e><NC'ito (d i <T IIn lc• ) e nf' d t>S<· t·i ve i mezz i di di fe;:;u e di <lffestt (d td d oti :<in :.!<>l i nppi1.1'Ut i or!!ani t·i ) ; hu Jll>:-.tn in d t>tt..tgli at<> r·il ievo le fu r;~;e nc rniche ; lisic-l to, <·IIÌm ic·hc• o no it·robi!'hf'. ei a<' l•> ins id ia no <:ont in uHnh'nt E" e ](l ba! t ng lit- che a,;so è c·,l<; tre tt o n sn-<t oucrP. l'l> ll tro lt• pi ì1 c•,Hn u nl m n lat.t if'. _ \ ' •) Il uno :;t i l!-' p iano. Kinvn ndosi tlf l(' h <• pe r e>~so di .,;locu:tlio ni to ll.<' <la ! ira.<·;· ·i-• m il ita r·e.<t:o . cnn una ,; pi!!liatez:w im pat'fJI!giab ile , q uà e co là condita di un ll<>VO >lt!fZI'Ill:iato urn,r i:<mu. con u na Hrw iTt t ui'l. io ne men ttt le, l'A . è g iun to~~ reci ic:ero pel ><Ol!hn o n n m a1111Hlr' . <· h t- 11 n n e.-. it iHrnn n d e fin ire Lll l vor o " libro d 'o r·o d e ll a ~al me •Tut ta la t.r>1t.tuzìm1f' f- Ìllt n n Hta a ll' mnhiPnte eo ll<\tt ivo <·n i <\ d E"rli!'utll. e la scon evo ii'Z7.a d i t)>;><t\ rio~•·irH. <·<)l'l.au1ell t<:> tH I n p•· ire n e lla p:-~ic:he del so hia to mede.-;imo il vn,rco ad u nu fo llA d i r-t)(.'ll izin ni i~>ri eni <' h e indi i<p t>n!'n hi li. L 'A. v tw l affannare t·o11ae l' intanto vol!):ttri'l.'l.Uto r~ c he egli ~; ~ (· proti:;so d ebba riteuer10i rnocitHI o ; da part·e 11<>-<lnt p MÙ 11 0 11 t>inrno di t.ale avv i:<o. N>mprende ndo (JIIIHtto invl"'·<' ><iH di flid lf' i' >l.l'tP dE'Ili• vo l,L (uriz,;nzinno di a rgomen l i 11 fo ndo scie u 1ifi<·o. 'P.d il ( ·,,_<tt rirti s i i:· 1'11!<' . n•· lla elohoa·H'l.Ìone d e l p re...;an te m tu Juale. 1111 c livul~atore d oh\t0 d e lla q u ulitia pi{t indis pensabile pei pro p ngamti:>ti , , ·ule n dire riotat n di u n ti ni ~i<i mo in t.uitn psi co l o,~rico . :i<:onenct o le 1.m!:{ine vivttc· i d o•l pro:;;entEl h wo ro, v i s i sco prono ilJ• JHm tc. pre~ i osi tò. ra re d i n rto di vuiJ.!•ttiva. e no i. a hit uat i fl.lle H('Cas:<it.t\ pro fessio n a li a diger ire pC<>an t i trnt,tat i. ci s iamo ripo.~ nt.i in c,;>'e. <.:\Hl godimen t.o .~oreno . L a !'ultura a~rnp ita.. m u ltiirwme. se;npre equilibrat-a d d Cu:'ittri n i. ha JIE'I'lll C."-'i? a ' JI It'~t.'ol t.i r no IH p !·oduzione di un g io iello di p ro p aganda t ra m a ><:ìe ùi inùiv irlui, ·c ui l· nostr o eòmp ito po r!!ere le prime p iet.re pe r· la c ostru zioni;! d i una b uo na • cosc: ie nza ilo(ioni ca •·
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TEOOJ:'IJ.
( '.\ t.f:.sn o u . -· l tmcomntosi, la gue1··ra ft.U.ura ( A,Ilavo Editri!'e. :-\iri\<.:u~a l !l~t'l ) .
:P: un piccolo li hro di I:W pae in e . m a t ratt11 con la <'O rr1potenza b6n nott1 rlol·
! 'Au to•·~ e co11 lttrghe?.;~;a di vedut~ 111. vtl::lst~.ta. q ue::;t.i on<.~. :<t' c·ou vt'IH!II o no utilizzare l t •·ne oma tosi co me ~:~oldati in g ue rra, o invece !asciarli Hl ln vnro c i v ilt'. e, nP I <'<'SO
..:Ile v e n gano ric hiam ati a lle armi , q tmli servizi d e bbano lo ro ~;>.-<;;m-e >lftidn t i. D ico '11' 1'-•tio•w ~r<·hè è no to come r htll>~ id ea di laseifu·l i n ll u. ,. itfl !'i vi lP. n l ri dl ioana d i. in tutto o in par t.f', :;P<'IIm e n t i n non f!t>cem e u t i. (·On f"'iti di le>'io n i oo rlumli. mn 1.1111;om utili zzahili. o t~o lla cor neA sana, tutto .-i è· ""~t f'n u t o durante Cl d •1 p 0 l' u lt im a I!Uer r fl . f l prob)pma ~ !l'l't\Ve : quu Jp e Hl C>1.'<() pr~~otiN1 (l ilin~tol o. i J IJIIIl tO f.'T•'C'Ìl<O in l'UÌ il trftr·mn a di v ione ;;ic u•·a rn entc n o n più !'16001"1161\t.e? I.{Uttl!' ilu ll>m tiJi t.o in <:ui i> llfll1 ~>ili :·u m u gi ~\llt t:!~ q ua n do ò si <·ur>~.moutfl spAnU.• ~ ){A. vi h a di piiJ. q un li >'en ·izi può f.ar..d tri\.Cor:nfl.toso no n :<uc·e•·n en l t~ e <fll>tl i nt ll l può fa a·er E limda nente: quanti t ra '''.'mat o itl 11>11111<• rub.~t" l•1 pt>rliliv t~ a >lll1> StAto, di<'l'ltd o><i trur<nn~t o.-;i o tl~ji:'nn·at i •·n·.w<ltt
dr J! ll<"rr a
t
l l <'o ll w;~:a ( 'nlfmd o li· tr,.ttù l'a rl!ol11ent o ;;ot to le s uo po lie dri d 1e iuc <•fl <' viemo .d)u ~'<.II ~ Ch t;; i <Hlf' d a!'. IIPCht> pe r Plevnmont' ' m oru lt• d <·g li "tf';;.-<i !'o·.z~Nti. ~ oppo rtu11''- 1\ll ZI II'W,.,'l"•"·io (·h inmn re i t.r·acomfl,tO!IÌ (l invi1Hli in linf'll: P f A 1111 pn>g ot t o <·on•p!,•t •.• rl.i • H'l.(<\II Ì ''·'-~u.i niH' dd >iflrvizio. il qua l<'>:>i h n.-<tt i'call >t <·o;;tituzi.. noci i ha t ta~lioni "P<·~l t&h . :iO ~ to la v il!ilu" 7.'' c·o~tante d i m odic i spfl<·iH iizm l i. J•i ndai' se('e rnon fi . i 1ra:·•~t nnto:-<a VOIT<Ib lw ro c u ra t i, dopo. ru~tll iU n!-(ATtlh horo i i>nt t alli io ni. S i a v r·f'hll(• ;·'.'"'. <u 1 l ~f\t u ral~ ÌS<> ~fltnt~ll t.<l di questi indi,·id ui: <'o ll u ('<>II><OI!ucn le impus.o.;ihi litiL 11 < 0 ! H W~I>t.r·t• .gli a lt n. e llf>il o ;;t..,~"-'>0 t e mpo no n ;;1 n vr·ob be d fonon aPno ~rrw e d dlt\ paau- ttA _tu fa e h 1 pe r c hi , for ttl o ro bus t o q na n to Hl resto. è 1t ffetto d a 'f lll'-~t.n malat-ti1~ e, pag gi o ancora , per chi ::~e l'è procurata u.. ::~copo <.ii esime rs i dal p twico lo.
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RIVIS1'A DELLA STA. l!Pi\ )lEO l C.\
IT.\ 1..1,\ ~ .-\ E STIUXIERA
l'llrto (o d1e i h >\IL>\ll:lioni t.racnm tlt o:>i du n~ra l<' l"ttltimn l!lll't'rn 11011 ~'~•"t' l'li qua> Ì nulla, e m o lt.i i nd.ividu i ottt·tu loro In 1•t·n~ iou.,. !<p (ll·ia hnr-ntA q un rado """""''" 1'l'l' <:U.-«> a t rm·t\f',;i in luo l:(hi mol to t.mHt jUilli , m to dit· hi.lf'ltli 'l.i>ll tl d i l!lH'f'f'll, }'Or'(·!.t· s ul marA <> prt)s:< irni al 111MA ( per as.: Pug lie. l 'td>~hrin . N·c·. ). :'ll11 •·i•'• fu t·>'du,.;ivanh•Otf' perc h è Ili ten n ero in ter·rit.orio. ~ in,·oce fo,;s("ro :<la t i ;nvittti in linP.n. 11\' Nfllrll<> •wuto ce r·t.H.ment.e varie divi><ioni di piì1. ,;e f. tl'ltttiA In <'ifrn drttS dn l ( '•tl('ndoli di eentomill\ ri e hi11ma.ti t rac:omato~<i Phe di P< k la ;:ol11 :-;iei li >t. P e n·i ò il prol!ett.. d f'l C '>\IPndo li mcritn '" l'ii• ~·ria <·<ul:'idenwinn•·. Il t raco nut· to!'!o niJn ~cerntmtfl può fN-'<ere ut iliz:wtll in Lctt'l(Jo di I!Ut'!T>\ ,. puio rond" r•· •·umr un so ldr~to nor·ma le, ma tVI un patto: wm J> ii• llltttfl.l!liuni tru<·otnt\ 1nf!i t<writ n ri u li; o in linea. o niente; <', iu o~tni en:<o, >lf'tnprc p r!'vi o R<'<·e rt.•Lmllnt.o 6l't&t t tl o IJI'l< a eiJCrtl/Q dello ltat() df'll 'o rl(l\110 '' dell l\ '!li>\ fp nzi on t>.
B,.I!(\' F;:OCISTE . -
U n(! 1'1-'ra <Jbtwli t vr ,f, /lli hl~1wrrt'{{Ì<1 . ~rtllfllic~ ~ ""''-'""· l• .J ou rm\l
'!efl prat ic ìonf! ' • n. :n' 11)2\l)'
L'A. ha provat-o uHn dopo l'11ltro <li vt••·s i m e t o di u hu ni,·i. l' rw di 4llt,.~i di ha uttt.O I·A.Ii ri!tult nt.i ul:\ (JOI~·t·e a~si<· ut'tll'!' t\!!li >\lnrnnlllt i urt nho rt o qutl f'i r·erto d oll•1 lo rn hlt-tltll'l'll![ill. 8 ric·nr~<< • 111 1 1111 prl"pantll> <t'ArJlt'llt o c·o lloidnl~> t·or nhinnt t> nelh1 propur<'.iOnl' <li 11110 a dicr·i eou •·o ln.t.o tli sotlo . Quf'st •> prodo tt o ><i t m va ;,~pt'<'Ìnlit.· znt.o in •·ornrnerdo . ;:i p t'P:<Pl\t.a s oUo p o lvflre n e ru. Ìa(' ilment~: l'lli ubilt• twll' &<·q un : la fo rmul a a dO(lfi i'RliL di prc•frrnnztL è un 'etnul,:;ioHEI cosi comvo;ct./l .o\ rgento rnii<Jid td r <• r-nlat o d i :loda ... . .. ... .. . . Ac qua .......................... .. ......... . . . ~anolina ......... . .. .. , ... , .. ...... .. ...... • .. Parra fin!l liquid i\ ... , . ............... .... . . , .. r~r u na c ap><lll a di )!el>tt.imL.
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L8 dose nece~~aria p e t· una iuiezioue u re trale i• t:tttt!"" " ' >L iu 1111!1 r·af•~ul t~ di JZelat ina " forma eli boc:cetta. di c ui unn e:o~t.rem it.il •' atti latll: hu~11 ttl.tdiu r·l' questa a.strmniti\. p e r uY e r·e ti dìspoRiY-iOIIt.' UIIH fìai~H<ir inga Il hf'c-' '" ,.,, niN •. ..Jw si ada.t.ta p e r·fottame nte al tne.tto dell' ltretnt ed •' pro ntll p e r 1· w;<•· Il J.Jrod o t to ~i c011'ler va a!ld\C a lungo: vecc hie fi~tle di j.!<'l>\1 ir u1 s i :;~ltlll mn:o<trnte t<E'mprc H.t.ti n·. i-ii ritit>ne c h e l'aeirlo c olico l~J!j:(Ìtt llto a ll ' tHl!Hlltu l'OIIuidale di:'l.'<o iYA il p11s n fa· <:iliti così la cli>;t.ruzio u(' doi u:oml<·ouclti , tl~o: vi ~" nlt r.onte11uti. ('61' mezzo d E~II 'ar· ~ento. Per la riusc ita del met.<)<lo, biflo!.!nu c h e l'infe7.iOnfl dut.i ul ma":lirno du 3tì oro e dte soltanto l' urctrn infé ri o t·o sia ttffNit< (>"i fu nr inur·,. l'am m a ln !o in due bi<-· C'hiori; ><e(> to r bida l5nlt.untu l'orina d e l prinu ~ bi<·<·hi c rt.>. ><o lt >tnto l' u rotm antc ri Mfl è AtT~>nu). Le t eellit u. 1lel l' ini azion e è lu ><I'}!Uontn: >< i fa corinnn· l"nlltmalut.o . rut>di n nto t;jll'l•tnitura ,;i lihorfl il canu.lc urct.rnl e da o:.rn i gnc·1·iu dj ••ri rhl. ,.. i intru dm·., il h ..eeo d e l tu <:I.L(l!<lll>\ d i ~Oli\l i 111\., d e lla fl 11>111(' H i H :<tatn ttt)!litlt:L J' Pntre m i t Ìl. nel moo to . e cl t• l ieutamonte rned i o ni<~ pre><.'l io , ti' ,.;ulln 1·ap:<1da :-~i iniettn I'Prnu l-<i•JIII' n<>ll'nrNrn. \'i s i 111.-<C·ia died tniuu ti; s e u t• fu usd.1·e 111111 ~~w•·i11 1li Nlllll" i H lt' N:ui vonti sell'\lndi , allo .;t·op•l di l,...... ci~tre c h e il rÌlnedio a )! Ì>'t·n s ui tlivorti<·tlli l' ;;111 mo•u! t>' :-;j fa , Ì11. Jn()d<) c he 11011 f not·io;~r·a l 'emul:o~i()no · e h t · ri 11111 u1· u ol t' 111"!'1 rn do! •o d i•·•·i uti · nuti, ma vi rimtU t!la il mag!.!;io r tun q m pn,;sihil<•· (-<i lt\·, ·iluppa il g:and•• l'"' ' t<>I OI ' ' ' non idrofilo e vi ;;i mar1ti on e fe rm o con 1111 t·cmdmn \. ~i •·ac·<;u m >Ultla nll'•tlll· maltlt.o di orinarfl il piì1 t·nrdi p o,.;,;ibile e lo :< i ill\·itn u rit !>f'llàt'<" in gi o rntHII ('t:r In seconda iniezione. Que~<l·u c urn vie n E' •·ipc•t.ut.u n e i d ne $liOl'll i "'l';!llll11t i. :-\.-1 ;;lwond n l.( inrno '""' ,.. j t.ro , ·ano piì.l j.(OI101'0t:<!tti n e lln goc t'Ìa, lo s1·nlo Ì' f'l'll·li J•>Ifllt'lll l' ÌIH'><i:<t ..,ntl•: il pri mo hic<·hie ro {• qun-;i <·hiariJ. :'\e l 'llltt·•·tn .l.(iorn o le ini.,Y- io ni di t•mul-;itm~' , .,., ,)!<H t" ~n:<tl· t,u it.o con du(' iuie1.io ni 111 ~io ruo di 11111! :o!tJIII'I. innO ll t'tjllt>,;ll ol'nn!•'llf 'l t<OII r•ioiAlC' d 001we n t •·n.-;in11e d obo lo ('f.t ~{,) . Qllt~st.fl e ur>t dun1 d11 o !!io rni: 11 i ,;t'~to u iornu i' Atinl l•' a.bort,iYu Ì' delillitivarnente rng~~:i nnt.u. Ott.o o diet·i uim·r JÌ d up11 la >l< 't1111l'tlr.<l\ oh OJ.{ni e.o;,; udnzione , Il\ hina vie m' ><oppurtAi t' I>('Tl.C : {' 1·u.;Ì ~i ht~ll ll ll IIUI>\'>1 Jtro\' K della a uarigio u o tlt:lllil bleno rra~~:ia. ('O Il Ìf'O
RIVISTA DELLA STAMPA lllEUl CA ITALIANA E STRANIERA
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ERCOLIS~r:. -
Sulla pos.,ibil1til tli ricupt.ran! gli fllimwti c011tami1!(1ti dngli aggru· -'l!JÌ cltimici di gt4Mra. (R ev ue internationale cl e In Croix R ouge, 125, l i29).
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Ar~omont.o che rientri\. nel com ples.-;o quadro della difesa. delle collettività rilall>\ guerra ch imica e che pertanto riveste notevole interesse, lo si consideri. r!al puntn ,li \'Ì-'<Ia dell'igiene. dt>ll'ec-onomia. della lo~istica, dei riflesAi sulla r e~ist e-nza mr,rnle di una naz·ionfl. Nella xua re lazione il dott. P. Erculis.'le esordisce rammentando che il problema non ò ><t·ato !'tud iato nell'ultima guerra. dunmte la quale i belligerant.i si limitarono ttd e,<:c-ogitar·e dei d ispoHit i"i di protezione delle d errate da t raspor· taro attrave rso le zone inquinate dtti gas. Tale problema s i presenta ancora più o,;c-uro per l't~ vvenire. Ì!!HOmndusi q unii prodotti tossici >.~am nn o impiegati e quindi no11 poteruJo:::i stabilir<' n 'priori quali surnnno le !<O$tonze cnpa<-i di svelare e di neu· tro.li ~:zare dei veleni di t;Ui n on s i C!onoscono la natura e le proprieuì. Tuttavia quAlche d e<luzione d" ordine llffatto genera.le è lecito trarre. fa<'endo riferimento alle not.ioni :<ugli u,lo(gre!:'><ivi c himi<'i piìr usati durante l' ultima guerra. Q.unnto al meccnuixmo di fì1>sazione dei mat.erinli tos.qii:Ì s ug-li alimenti, e"':lo potrà avve nire in vario mvdo: potr·h. aver,;i (derrate gra~e. clll:ni) assorbimento di prodotti ga:;so!'<i; j)<Jtrh nw·rsi (legumi) semplice imbrattamento s uperficiale per spr uzzamento di prodotti liquidi; soManze pulverulenti (ad ~empio , le fa· ri ne) potranno cs.~re inquinatfl nell'uno e nell' altr·o modo al tempo istessò. C'ome li bera re le derrate dal toi!.-<ico? l l p ro f. Erculisse paliSa in rapida rasse)mn. l'impiego r~ei ~guenti mezzi: reattivi ad azione neutralizzante, Yentilmdone a temperat.ura ordinaria, evaporazione ad a lte temperatun>, idrolis i. L'impiego di neu t ralizzanti può eAAere pr eso iu esame i:oltanto pe r q\rellc <lerr~lt-t· cht> .~iano rima.o;t-e imbrtlt.tate iu supe rfic ie; :<aril., C'iur. po:::Ri.bile llware dei ll'l!ltmi !<pruzzat i rlall' iprite impit>gando \mn. soluziom~ eli permanganato potas>< it;O; mu questo procedi1neu t o non d an\ ;:t>mpre s ufficienti garnnzie. per esempio •iuamh'l s i abbia a fare COll 1<- !ll""ine. Le derr~tte IIVPnti la proprietà rli assorbire i )l'!\.\1 to:=~... ic·i non potranno e.•>:lcrn e liharazzate mediante l' impiego eli neutralizzanti. perchfl questi, ammP>IsO che pote~ew svoljZete azione: cflh·acc, lo.s<;erebbero un l{U!!to cn,.;ì sgradevole ai cibi dt~ remlerli praticamente inutilizrobili. La · ventila· 1.:iune, dw è da prende re in con:;iderazione solo per i jlfLS volatili.~s imi , d ovrebbe in o;gni eA-<11 t-sserè asstt i prolun;gnttL e ri<'hiederebhe l'impiego di m ezzi che permet· w,;soro di con t ro llare St' l'e-liminazione l'i fosse attuata completamente. Maggiore efficncia >~i può attribuire a llu azione dell'evaporazioni" col cnl ore; t uttavfa la temperatura di cottura de_g-li a limenti no n è mai Colli elevata da provocarf" la <-omplf"ta. evaporai.ione dci prodotti to.;.-;iei, poichè t.Jirnlunque sia il modo di cot· tura. 1111 alimento cotto com;erva sempre un certo te11ort' di aequo. Quanto al· r id ro li xi, e,:;,-;A è in gf'neral<' !Il!<>'l\ i le n t a per prodott i del #{t'Il t'rE' d P.li.iprite; bisogne"l'.:> bhe far bollire per lunghe ,,,.fl le viva11de sospette. tt)llliungendo in cer ti casi un alcn li. nò e.~. il bicurhono.t o di sod~t, col r isultato c hf' i prodotti alimentari cosi ottenuti non l"ll rebbero piìr ut i l izznhi l i. Oifli<'oltil. Atwnra mnj!giori !'ono da affrontare por il r ieupem di cptclle :-;o::stt~nza. t·he, come le fAr·infl. venjlono contaminate per a.<o.«orhirnent o t' pe r imb r·utt,amt•nlo. l-'i potrebbE' penxal'O, a tutta pr·imn, ch e del pa110 fatto c:on farituL ipritizznta ><i pote!'se sbnrazz.are del t ossi<'o por effetto della cottura; e iò invece è poco proha.bile, poich.'! In tempenttura di un forno da panet.tiere è insufficientP per scacciare tutta l'acqua conten uta nel pa11e e per rnnl'C~uenzR PN nllontar1n rt• t utta l"iprite. Le dPdllt.i<•ni. !')Orno s i vPd e, non ;;ono c-onfortanti. E nllora. in difetto di m ezzi Aicuri ch e p:arantiscano il r·icupero degli a limenti contnminati rl~li aggressivi chimici. alt.ro non rimane. Allo stato attuale d elle co"e· che orientare gli studi ve~ i :-;i!itomi pii• adatt i >t prot.eggert> ,l!'li alimPnti st e""i dnll'inq11inamento ed a dvelare nel piì:J breve tempo possibile In ev<'ntuale pre.c<euztt rli trai'{)(' anche minime delle so.'!tsnze to>~siche. Portl\\nto, i locali da Rrl ihire al dt'lpo;;;ito di derrate dovrt"b· bero essere p:arantit.i dalla penetrazione di aria contaminatA. nllo stesso modo di quelli de..,tinati al ricovero collettivo rlelleJJersonE'. Per il trasporto e la dist.ribuz.ione do~li aliment,i dovrebbero eRsere a ottati recipienti a perfetta ten uta o muniti d appBrecchi filtrunti. Chimi<·i provetti e aventi a disposizioni' gabinett.i dii analisi convenientemente attrezzai i do vrebbero ad ogni momento essere in $(rado di riconoscern con rapidità e s icu rezza gli alimenti inq uinati. per impedirne il COD8\lrDO. L~t .
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLl OSPEDALI Mll.ITARJ E LE:-.ICO DEGLI AHGOME NTI TRATTATI (Dai prouul u rbali porwenu11 alla Direzton o &onorai• d1 u nll l milit are dal l" e e• naio al 28 lebbralo 19301
-----M i\)l)lÌOre> tnt'l l i co Fn, lt 'P(I l: 10 l' l : /,11 11111i•u ;,, /Nwmo.t irrr .l..t .~r. ,, i ltl/t(/ l;('. :'lltlll!!Ìore mod i<'n :\[ AHIO [hRO'i iO: ,'),/lfl • /)OJ1plrr •. o.•.•ia dt>/111 rhin~IYJ''' dr! llilllfl'tf.iro fJfJ'Ù'ORill• . 'M>\Io(gio r(> rnt~liC"n <:ronc 10 ('IIJ.t,BHJ·:n": Sulla t rn.Yiii... ;Q•H• Ptl t i{IH ; I/fl CI c ~,,;
i~J ,f:~s .... :-.nn P •• -
!/Plppi /J(ldl!/" i'll1 t . -
('>~J'll!\110 m edi co
l'c;o lh:rr.\!'1: Le uttuu/i r,,,,,.,.r11:::t· ~·d bfi/IPrio.fuyo di
]J' H crelle.
A NCONA. . T ene n t e t-v..~~cicale.
('olonnello m edico R o snr, JN O C J..\.UR I: S ul r'fi' III O om belico·
:\t ag(!io re m(ld ico (~lr Jno FF.I.I C' I.\ Nnr:r.c: Sul •:aJ.nr·,., cl., fl' lttmlttg•ra,., rncìi''!lf<l· fir.a nelle <l(in. imti m~>l<lfi.wuit. clllll~ "~""' l~tngJi,.. ::intk•t e nentP m <'<IÌN> A.R!'l AI.IlO FANt~l . l.l: ,lo.,'?cl ,.,,[ori'; rùllf w/n,nprtli·~ lmrf,,o-bronr·ltinli. A N ZIO . Tenent.fl C"'timì(·O·ft\rJn>Wis tn 'FRA~n::<ro P 07.7.L'OI.I: T.11 rh , miolt'Ttl]>iu del/n ttchl'.rrolo.~i. _.,. IJ... RI. - T enNtte <·ololliH'OIIo merli r:o H <wr·o Lo\ .... ouo: ltt ,.m "''l'llitiro. _,.., Bm,ot::-.A. - 'fEint•llte colonnel lo me•d ico A NTONIO .l A l'O• 'F. : ('ollf.rihtdo •>p;wnt,>ri<> c~·iwir.o dP.Ilt: ci.'IIÌ
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delle 0.1Ra t/f'IJn m.a11o ~ dt?{/'rn·mmhrnccio. Sot tot enent"' medir.o PA'<Ql;.t,J.F. :l l...,NZARI: Parri/'Ìir rp idr m ~ll. Hottoteuent o mtdì t·n :\S'TON I( ' OE .\:-rr:,.;c.Js: l'tH't'ÌI> ''' roJ;io r[,Jf.'~tlt·rr, , mol/r. c d el buhllo11<l. Sottoteneut~> medico Mll : H Et..~ i'OuJo:J.l• ~H;OI.UC<'I : Sullfl ,.r.foc it<~ di 11r.di· rMnt.nzicme rtei. g/t,IJuli r ossi pr·i.TI'ln rlt~l -~WsiJO f. dopo il WJ{II.~'W in rap]>Orto rl(t nkune prOJiTÙ'/rl fì.~i,·o-cl.imich"- rJeJ R<m g ue. F mEN ZJ.:. Colonudlo Hl''d:C'o VOLPl~ l\J .\ ~'.Z I .'I/1 : i l naso nl'lrorll' e nPlla 11/l'tfi· cina, ctaU'erJoca •!ei. Fnmrmi ai tc1. p ; nostri. T e ne nte colonnello m.,·lit:o Pnn-Ro P oRIW: A mbli.o pi a (1/coolico. nicotirlica. Tenen t~ colonnello nwdiro (' .H t l..O { 'K~;- t'I :U.A;-(1 : /," l'fl.rwr~tdiogmfir• 11<•:1 li o.~pedal i mil-imri. !\fagp;io re medico :\[,J'ONSO llf AGLlULO : • l rt'{l!.<itme int&~lùwlr. nruln. Maggiore medico VINCENZO TELE S E : Nrjropntif' SUOIIciO /.f' modrrne ~:edutr.
OONFEIU!l~
sonnrriFIOBE DBOLI OSPEDALI HlLJTAlU .
l'ì"7
medico GroVANNT Buoun : Fi8iopatologia del c~o stria/o. ctm . particolare rirl'w rdo a/W. sinoomi ooreich6. , Maggiore mediet) CtOSF.PPE BA.Ssr: La vita mil·itar e det·e coTisiderarsi coetfìC'iente rU t ub11rcolosi ? QucJi ne a<»w i jrUJ.ori ? Capit-ano medico RAFE'AF.r.E PECORA1UO; T ttbMc:>()losi cutant~a e tu!Jercoloidi Capitano meclico A c Rtsto BrANClHNJ : Coìwscenu Ctltua.t~· s"Ua lln.c6fn!i tP epidemica. • Capitano mf'(iico AcRISIO BIANCHUl'I: Un caso di tifo addominale com1>licato da pleurite sinist a. Capitano medico Or.ro:&JNO CATARSI : I (JQ8 eùJ combaUimemo. Sottotenente medico FILI:PPO CABDONA: S ulla psicanali8i. Sottotenente medico ENzo LtESOR: Angina pectoris in cardiopnzilmti c011 strnosi mitralica. nr:NOVA. Capitano meòico F.~JILIO Q UF. J'ROLO: DeUa tachicardià par~isticn t'B· Ma!l~iore
-~tm zi al.t!.
Maggiore chirnico-farnut.c~ta CARLO MARINI: La radioaUivitd nella cura della mau,ria. <Japitano medico •GIUSEPPE RtGHI: Sintomi patognMwnici rli!ll'{)(',cklllionP
1,1\ 'ORNO. -
int~<nnle uoul-a.
Capitano :nooico GmSSPPF. Rroin: Un caso tli ·rcttura comtpwta del TA/IR. Sottotenente medi<'.o Dwo BtACH : Un caso di anafilassi. MH.A NO. Tenente colonnello medico CARHEW l ANNIZZOTl'O : Un caso tli evMl·
tratio àiafr(J{ìmat.ica e ']L«Jttro eli tSmia diafrmrvmawxz. . NAPOLT. - - Capitano medico GU:cfNTO FELSANI : Le sÙuJ.rM-..i Pt~rl..:t'nsonian6 post- mwt fa/;icM. N'oYATU. 'Tenente colonnello merlico ANTONINO PANA<fHA: Spasmo di torsionQ. -:\Iaggiore medico B ENEDETrO C AEFARELT.t: I ài-11t1trbi m()(,or\, IJ.Jtrapi·m mi ·
dali. • Maggiore medico Gzov. BATT. Al!.GENTINA: Un caso di fìhroLorace. PAr.F.Ttll.to. Maggiore medico BENEDETTO CA.FFARELLI: I distur~i mott1ri exern· 1>iramidali. Capitano m ed iC'o "SATALE PLAIA ; PalO{lertMi delle tonsilliti '1-Cute.. PER ITGIA . - - Ma~giore medico VINCENZO ~rNARt: l ga9 be/J.ic i e i loro ef!dti dal punto di ••ista medico· legak. Ct~.pitauo medico MARIO GrA.-.NANTON.t: L'i{Jiene in rapporto con /.o sport: Pr.v·l·:NZA. - C6pitano nnerlico SERAl<'lNO MAT.o\RAZZO: b sedi. rare dellP. em.orra· gie ~ubrali. T e nente medico ALFREDO LASCARO : Un C(UIO eli oRteo-mi6lite clel t6no su· PADOVA. -
per~ore del
fenwre destro.
Capitano medico MUliO PLASTJ.NA: Su clue ca8i di C'i8tifeUe.a a ft·agola. TonlNO. Tenente medico Lv.ZARO AtuONE: La forma del pala.to i n rapporto degli indici cranio-facciali. 'l'u.ENTO. Tenent.e colonnello medico CESAnE PENN:E1.'Tt : ltl8u.(ficienm aortirn. Te nente colonnello medico CESARE PENNETTr : Un C'.aBO di peUagra. Maggiore medico VJTO FANELr.t: La terapia 1le1Ja, 1>/enfJrrti[Ji.a urAtmJR. mn s pecialll riguard.c cd/c' ten~pia tJaGcinica. , 'l'RtF.!-lTE. - l.iaggiore medico UMllER'rO For:ENA: Ilfllnome.no della li.9i trr~m.;.q,9ibile. 'Maggiori medici AT.FONl'IO ANGELILt.o e FF.oERI<'O B uor.H.R l-:r.r.o: Vn cmm d i ai8ti. da echinococco. C!npitano medico EDOARDO CARVAGLTO: 8i·n tomi oculari ndle mal<tUie generali. C'apito.n o m edico EDOARI>O C'ARVAGLto: ~i{ilille e ittfurtmtio d.Pllt:woro. ROMA. -
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OiorfUJie di medicina militare
.. . J NOSTRI MORTI 1)ott. Comm. DOMENI~O SUSCA, tenente generale medico a rfposG
t. morto in Roma il lo dicembre scot·so, in et•\ di angi 80. Come direttore dflgli Ospeclftli militAri di \ 'PnO?.ia. ('n.' *'t'fn f" Hnri e come direttore di AAnit!\ di qn~>si'ul timo Corpo d'At'matn. dierlc <'o!<tantemente In s11a opera Rttiva eò intelli· gent.P., non A.venc.lr> 1\Jt.rA. flmbizione che CJnf'lln di rompiat-e >~<'mjJOI O><amente il proprio dovPN>. Chit·urgo valoroso. tenne prl' bmn:hi Ann i il riparto clairm'Qi<'o clell'o"~f.Jedale di Roma. con competen~a o con nn ot·c. X el dicembre l !H t~ 1\CCOt'!le in Calabria sui luop;hi funestati dal terN;>mot.o. c P~'~' le snfl benPmerem;o Ht>l prestar :><1ccoro~o a. q uelle dr·~olatc popolazioni fu ri<:om}Jensato r•Ot1 In mPrlagliu d'nl'geut.o. Dnrantc l'nli ima ~ucna, fu richiamato in sei·vizio. e twl bornhn.rclamento di An,.ona d~>l mng~io !!Il i\ ~i distinsi:' nt-ll'as.<.:istenZR 1\Ì numt>t'o!<i fel'iti, militari P c·ivili. In "'"~ut o. fu uominato mpmbro delll\ ('ommi!'~il)ne doi prigionie1·i di p1Wt'1'8 e compi nu.met·o.«e i;.pezioni nei vnri concentrnmPnti: di nltre ispe..:ioni fu in<>Ari<>nto dnl Miuintro della guerra agli o;;pedali milit.ari di riserva dei Corpi ò'nnnata di Roma, Kapoli e Palermo, ed infìrH~ fPCe parte della Comnlii'Siune mt->diC'o-lc~nle JH'Osf:o l'i!<pettomto rl i sanitÀ. ln tutto queste cielicnte mn.nsioni "Pic~ù zelo, nU ivi t.\, peri:r.in e competenza lode,·olìs.<~imu., cutt ivanrln>;i col >iliO nnimv buono <' genct·oso P c•OJ• le non <'O· muni <(llt\litn pl'Ofi'K~ionnli In !<timn e In ~itn]ìntill di qunnti lo av,·i<>inarono. Dott. Comm. GIULIO PICENI, maggiore generale medlcio della riserva
t decedut-o i l Pisano eli Novl\t'U il :1 d ic·emhrl' scot·so. a 76 anni. Di elevati
~ntimenti militari. di CAra t terP leale e sen;;ibile, di rettitudine adamantina, t.enne lodevolment.e nellli ultimi anni dP.IIa sun <~nniera la dira?:ione rlell'ollpedale mili·
tnre di Yet'Oilfl. Richiamato dnl cen~edo dumutt' l'ultirnn campa~1111, fu nominato direttore dell'ospedale mi litnre di ri><et'\'ll d i P~VIovn e i"IIC<'eF!.~ ivamente dirett.ore a~.;:ìunto eli san.i tà ùel CoJ'PO d'ur-mt\t.a, eli M:iltmo, rlimost.rnndo di AApe r superarE\ in momenti critiP.i ogni difficolt•\ di tempo, d i mf~zzi e di pl'r>«mnle.
·Dott. Cav. ulf. EVARISTO SAGGINI, coioiUitllo medico dellt riserva :';i p !;pento improvvi>'a.rnente in Bolo~llfl il 14 di!'f'mbre ;.corso, a ti2 t\Oni. rn t utta la sua longa caniem a!'.o;ociò arl un se11!'0 elevatissimo ciel proprio dovere una n~1·m~ co.~ta~tte c~èlln. s_u!l t·ettit.udine. Fu iusegnante aggiunto all.a Scuola di ap· phcaz10no dt i<>t.ntt.i\ mtlttnre e J>~'«!t><e parte rllln campagna d'AJracà di'l 1806; 111 seguit.o, fu uominl\to as..;i.;;t ente onorario P''""S*' In clinic·.a f'hirurgica rlt>l ]Jrof. &.~in i . ll:ell'ult.irno gn~nde rnnliitJ:o fn dit-ettore d i ospedali da campo e succe!'!8ivn· mente capo·ufficio di ;.;nnit.à e cupo-~ruppn di oSJ•e<lali. portando m ogni incariC'o il pi'6'LiO>'~O >HL'I ilio, dolln J•Prt't•lt>1 <'O!to:;cenzll rlol l'et·vizio eri un'isttmcnbile tl.tt.ivitl\. Dopo Il'. guet·ra, ebbe la rlir-ezioue rlejlli o"\'eflal i militari di l.'d in~> e •l'rit>Ste, ed in seguit.o r.·, diret.t.ore di :->nnit.à. dei Cl)t-pi ( 1tll'l'llatft di TI'Ì e'lt~ c BolognA, I)VC, la· ;<Ciato il ><en·izio a.ttivo, fu nomiuat o presirlente della cmnmi.ssione niedica. pet· le pen;.sioni di f:!lltlltTil, c·at·icn <·lte teruw sino ulh~ n>ortl' <·on zelo P.d one:-;tà ammirevoli. prod ij.!andovi tut M ltt :;1111 Oll(ll')!Ìil, ot'lllit.Ì minntr1 dn morhlo ine.><orahile.
Dott. Cav. GUIDO BINI, tenente colonnello medico in A. R. Q.
t morto fulmine~wtontli a Hom~:~. il l!l ùi cembt·e >;Corso, a f;oli 48 anni. C'almo tl pondt•rato, m1\ tlliOrL(ico., p•·onto neliP risoluzicmi, d'iutellip:enZI\ i!pioc~:~.ta, di grande
<'ultnrn; pO"-"'edovll in vu.-<tn rni,.;W'>J. lo piÌI eminenti quoliti\ di merl i1:o militare. ~el !Zennnio l !li o, in••n.ric·nto di n.ccornpngnare. cptniE' medico. In missione per I'Ì<'uperam il' S~t.lme dei .viugjZintori J>.enumi e Burkal'llt, assassinAti in Udein (Y E'· meu). diffirrlpegnò il deli<·nto utlicio con tule 1>i>l'izin rln mei'Ìture l'elogio Ilei :\finistri degli e<> t eri e della guorc·u e le dccortt7.ion i d i <:twal iet'e nell'ordine Ileli n Co· ronu d' lt.tdiu. E' dell' A11ui lu H o,.,'<!\.
t NOSTRT lllORTl - NOTIZJII
Durt\nte la c·ampaf:na ita.lo-t u.rca, preiltò en cum.ia.bile sea-vizio all'ospedaletto da c11mpo 11. Il in 7.tutt·a od al pt'e'<iol io d i T obl'llk, e uella ·.~uen·a italo ·ausLria.ca fn dir~ttot-e di tntmel'vi<i r>~<podtdÌ dR r:~t.mpo, dando provn nei rnornenti p iìt diffkili di l/:I'ancle inizin.ti va. d i ntTU1'lÌre,·oiP ~pi rit o d i abnegazione nel fJ·onte~C!iare ogni s it uaz ione. Fu anc he romrrai><.c;ario preos~o In pl'efettunt di l'rline per la profilas:;i antimalarica della pt·ovincia. ('ollo.cAto in Mpettatìva pe l' t•i..lu:.:ìone dì qundi'Ì, tlalla fiducia d e lla pre-sidenza f11 chistmlÌ.to n prl'.-:tnr In sun opem sapiente ed infnticabile pre;;I<Q l'Opera. nazionale invalidi. e fu nnmi nnto segt·etn.l'io d rlln. :-.ociat~ uazion a le pet• la lotta cnnt.ro il cn ne l'O.
a
Cav. uft. CLAUDIO FERRARI, tenente colonntllo dùmko-fumacilta rif0$0 f.: mor·tn il tì gennain ,;eorso n R otnn, in etÌl di anni 70. Dir·es."~e con zelo e colllpetenzH il sel'\dzio fot·mnreutiro ne$Z:Ii os peclt\li m ilitari éli )fantova, f'ìavigliano. Torino . PiaMnza e Ron>>t . Dm·antc l'ultimtl !nJPJT(l. fu do;;t inat.o all'In tenrit:nzn. della n Armata, e di· mo<;trò sin da.ll'ini7.io rlelln C!lmpftj:tna le .'llle qnstlitt\ ercezionali di organizzntore e di llworatore in~<tanenhilf> od int.e lli~on te. s in corr.e direttore della sezion e <'himicn d el laborat orio ch imico-hAttoJ·iol(,~ico d ' Armata . sia nel pr ovv&lere nl r('lgolare funzi onamento rleoi mal!n7.zini avn n7.at i di mnte l'i nl(' AAnttn rìo, anche nei mo· menti più difficili, s ia nel <'ollahot·Are a ll'impiant.o eli un centr o di rifornimentoper tutti i laboL·at{)ri e uello st udi o di p re pa razione rloi mezzi per la difesa contro il gas ,\·prito. Ebbe anche l'inc1uico dollR vigila111.a flulla d ist.r ihuzione dei vaccini per tutt o l'e;:<ercito mnhilitRtO e c•oncori'<€1 infine alla l'inascita delle terre liberate coll'abbondttnte riforn imPnto di m edicinali e mat.et·iale d i merlicazione a quelle popolazion i tant.o provate dalla .l!uet'rA.. Per t Rii benemerenze dall' Intendenza dell'Armata ~li venne t.ributoto un encomio -;olE>n ne e fn inoltre propo:>to aii'•\\'1\Tt· ZAment.o pt>t' meri t i ecce-~:ionali.
Prof. Comm. AMILCARE BIETI'l ?~ morto il 2 l!ennaio scorso a Bo logna, ove e •·a ria i l927 direttore q i quÒIIa R. Clinica oc>uli!'ltirtt. Ct·orlitlmo doveroso di rievoca.rlo frR i nostri morti, ricor· rlnndo, o lt l'e le s ue eminenti qualità d i cli n ico e rH scienziato. l'opera littiYa o sapiente pr~tata pe r t utt.o il period o della guerra negli OJO: periali d i ri~rvA rii fòìienn n..ll a. »UA ,;peoìà lit >•. co me tenent.e colonnello me<.lic<\ di complem&nto .
li Gi&rna11'. di mCfl'ÌI'ina miliW.re esprime le piìt :mnt.i te r.onrlottlianze alle rlcso· late fnmisrlie. · •.
NOTIZI~ Lo studio del gruppi s&fiiUfcnl, Pubblichiamo ben volentieri la sef(uente circolare rlel prof. Lattes, rliret,toro llell'[st.it uto di ì\{e<liciM lel'l;ale della R. Uni\·ersit~ d i Mod.ene,, L 'A.t'!ZOmont<> dei gruppi SA.I ~u igni è per noi medici militari d i grande interessi", sin dal lato l\nt.ropolo~ico. sia dl\ quello t erapeut.ico (tr asfusione del sanguo). Siamo certi pertanto c he mol t i U fficitili medic i in v ieranno al p1·of. Lattes la loro llct~ione, che, òol •·e~t.o, hA. valo t-e puramen te cultm·ale. Moden(~, novembre 1929-vtu _J.;grl'.gio Col/.(lgn , fi: stata convoc.(IJ" tJ Parigi presso l'Inst1tt1t ltlterna~i<mal d'A nlhropologie nel mu e rli luglio la Comtwissione ù1.ternazù.ma.le per lo stu4w (ltli gruppi 8(l.ngui gni . la, quale, win'endo al l'Oto del conqresso rti A mlltt:'Tàam del l 02'i flal prttÙIIQ Istituto, mirtl
180 et stabilire regok 1mijormi ed a creare 'Uf'lll coll{J/)orazione interna.ziOf'lal~ n&lo studio tli tale que.stion€ cosi imporlante per rantropologia, let biologia (l la medicina legale.
La Commù1sione t.nternfi.Zionale 1!a atqptrato la f<>t·maziO?H' i'll ci(llc-un paMt di r,omiUlli na.ziona.li r.he riuni.>~cano gli Rt1«1-io~<i it~t6ress<lli rr.nl/'(J,rrwrnento. d·i qtwsti rnn~itati tlll P~<istono già pa.recr.hi Mteri, fiorlffltÌ88imi. Sarf.bbe bene chfl il no8tro Par.sr
non rimanMse addil'tro, anche in ';ista d ella. ri~mione dell.a Oommi88ione irdernazionalt! g i•ì. indetta pi!T il l1t{Jlio J9:JO, in o•-rr1sione del C01lf1"688o in.l.em<M·i onale di tll_icroiJioh)· gia a Parigi. . In questo cougrt>-980 sa·r d trattato l'argomenw lki grup·pi sanguigni 04)n particol.ar1 rr./m:ioni; lld è o•tqurabile f'IV. vi affluiscano anche ccnn1mica.:ioui. NeUa mi4 qt~alità di nwmlm1 n(ficiale 1lttr l' ltalia nella Uomm i,.ssitme ·internuzinll<tl-11 ( nominat.o dc./.l' U hic io italiano d ell' istiJiuto inte-rnazionale d'antropologia, e appre>vaJ.o il<ù Oo1•t>rno) prendo l' iniziutù-a di ùùerpllllare i Colleghi che hrJ.nno mostroJ.() (t i inl ?.'l'ef·S<J1·si ai fiT'llf'Pi .9an(luilpti, rit:h ·ie<knJo la Iom ctmbita adl'.s·ione, al C08tiùtttmlf:l Gomitttf,l) ita.li.ano (lr.lla prl)(lettrt Cou!mù.~i.orw htltJl'fì<IZiOl<alo: il qttale Contitatc, J>~<r m·A·ordi. già pr68i, potrà co~t it1Lir<l 1 11uJ se.:iol"' rlt.l/a Snr· ìP.tiì ime.mazi01w.te di m ir.mb iologia, 11artecipare alle sue rit,nioni. nazionali, e t><tlersi Ml suo organo ufficiale. L e sa1·ò viva.mente grato non solo di invwrmi la sua a!ÙSicn~e. ma atu;/(,8 di 8lltentlere a<l altri coUe:th i il pr1'.9(ffl.te. invito, itn modo chi: l'importanza del comitaW wuiano risulti degna clel cospicuo cO?Urib-uto dato dal nostro paMe alla dottrina rlei gruppi
;umguigni. Inoltn gradù·ò ri,wio di ttùti i lavori concernenti i gmppi sanguigni et.l argo· menti conne.~<~i, dovendo compilare la. bi bliogra{ta italiana che clovrà esstlrc t!(llori~::atl'/.
nelle r·~.unioni e nei p&riorlici inter1UKÌOnaU. Prof. LEONE LA'ITE$
Con ossequio.
Mleslone sdentlfiea In Eritrea. I .a Società Italiana di medicina e igiene coloniale si è fatta iniziatrice di una. :Missione scient ifica. che è stata illviata nel gennaio scorso in Eritroo. allo scopo di 'studiare le malattie dell' uomo e degli animali esistenti nella zona nord-orci· dent.alo della suddetta Colonia. Della Missione, pre~ied.uta dal p rof. sen. Gabbi, ia1mo parte il ten. colonnello flll:lllico n.. 1\'l. PeniZzi, il maggiore veterinario Di Domizio ed un ufficiale ruediro dnl .R : EstH'C it.O da designare ~ da.! l:l. E. il Govon~.Utore dell'Eritro.-t, fra quolli culi\ in Rervizio. ~
lUI ~ongresso Italiano di_.Medlclna e Igiene Coloniale • TrlpoH, 1930
Noi pros.<~imo set.tembre sarà tenuto in Tripoli il III Congt'e!>SO it.aliano di medicina e igiene coloniale, al quale fin d'ora è ns.«ic·nrat.n. maa laq~o. J.lt>J'tooipn.:r.ion P d i uffic iali medici . .Fra i temi generali scelti dal Cons iglio Direttivo ricorcHamo i se~uenti : Febbre ricorrente africrmt~: rolatori tenente col,pnna!l() me<li<'o :Martoglio e cnpita.no medico Patanè Carmelo; Feb/)re den.g1.,e: rell\tori t~mente colonnello meclico R . M. P oruzzi e cn.pit.o.no medico Alonzo.
Concorso al " Premio Rlberl , per gli ufftclall medlcl del R. E. e della R. M. Per il concorw n.l Premio R.iber·i per gli Ufnciali medir.i del R. Esarcit(l o della
R . .\[nriOR, bttnclito con c ircolare n. 3813 dol 7 _giu~rno l H28 del G..Il. e >~ca.lut.o il 31 (ticcmbre 11. s., ò pervenuta iJ1 tempo uti le o l 2\[inistero rlelln trnena \1111\ soln. memor·ia, controse&"lla.ta dal motto: Aqua fons vitr,u;. --=-=-=-=-=-=-:-=====.::..:=~~==-.:........=.--=-c-"'=-=~~~
Dir&to-re r68p0t18abtle : AR·ruao CA ...-~• tenente colonnello medico
(6191) - ROMA, l iJ:lO-(vtn) -
I STI'l'O''I"f'!il.lJ!Q:fiOIUFICO DJ\lT,LO STATO- o. o.
f~-l,
1.~ ~;§· ~~
i~-~-, ;;;~/!/Jf
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VII - S. SALnu.nr. - Insegnamenti dell'tùtima guerra stù trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Prefazione del prof. R. ALESSANDRI. - Un volume di pagine 190 ....•... vrn - A. CASARINI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un volume di pagine 28 con 5 figure .•... .. .. .• .. . . ............ IX - A. CASARINI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra.- Un volume di pagine 92 con 16 figure .. ....•.. ... ....•. .... . X - N. RoDtNò. - La profllassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagine 44 ......•..
lXI = A. OA.SARINI. -
La scelta dei piloti per la navigazione aerea.- Un
volume di pagine 232 con 97 figure ... ........... .... ... . . La chimica militare e le me relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. xrn - s. SALINARI. - L'autolesionismo nelle sue ·varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 250 . .... . ... . ....... . . .... : XIV - F. CacciA e S. Rrccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un volume di pagine 28 . .....••.•.•.•.•.•.• X V - G. G&rxoNr. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagine 240 con 3 carte geografiche XVI - S. SALINARt. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240 ........... . . . ....... . XVll - A. CASARINI. - Per le nozze di diamanti del "Giomale di medicina militare,. - Un volume di pagine 60 con 9 figure .... XVIII - B. PALMIERI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72. XIX - G. MEMMo. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pngine 50 ...... ·. ...... .•• .. .. ...... ...• XX - A. CASARINI. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. - Un volume di pagine 750 con 155 fìgn.re ............... . XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratifìche nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929). - Un volume di pagine 126.• . .. ... . .. xxrr - G. PICCOLI. - Lesioni del midollo spinale per traumatismi in guerra. - Un volume di pa.g. 90 con 19 ligure ................... .
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XII - G. CAPPELLI. -
ALTRE PUBBLICAZIONI
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A. CA.SARINI. - La guerra di ogni giomo. Note pratiche di fisiopa.-.;ologia. e di igier1e per le forze armate. Un volume di pagine a60 con 106 figure - Roma, 1930 . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 20 A. CASARINI. - Polonia e Italia - Un fascicolo d i 20 pagine con 4 figw·e. 11 3-
A. CASARINI. - La c Signora dalla lampada • (Fiorenza Nightingale) -Un volume di pag. 56 cou 18 fìgm·e. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . A. CASARINI. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1905. Un volume di vagine 330 con 65 figure. - Roma, 190l> A. CASA.RINL - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria. pre· miata al concorso Riberi, 1906. - Un volume di pagine 4.02 con tavole grafiche e statistiche - Roma , 1908. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I Congresso intemazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 1921). Relazioni ufficiali del Corpo sanitario milita re italiano . . . . . . . . . . n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Atti del Congresso, vol. I. - Relazioni u fficia li. - Un volume di pagine 416 con tre tavolè. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n ConireSso internazionale di medicina e •farmacia militare. (Roma, 1923) . At.ti del Congresso, vol. II. - L avori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di pagine 600 con 33 tavole e 19 incisioni . . m Congresso intemazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di pagine 88. IV Congresso internazionale di medicina é farmacia m ilitare. (Vc.w>:avil~, 1927) - Un volume di pA.gine . 116 con 4 ligure .. .. . .. .. . .. .. . .. . V Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. - (Londra, 1929) Un volume d i pagine 124 con 19 figure....... .... .........
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROll! - ltliuistero delh' Guerra, Via XX Settembre - ROM!
(JONDIZIONI DI ABBONUIENTO. 1. Il C:wrnale (li medicina militare s i pubblica Il primo giorno dl ciascun mese, in !asclcolo dj qun.ttro fogli di stmnpa ahnono. 2. L'niJbonamonto è annuo e decorre dt>ll• gt>mwlo. 3. TI prCZ7.0 del!'nhbou!UllCDto Ò:
Per l 'ltaUa e Colonie... .. ... .. ............................. . .... L. 82l'er l'l~st<Oro.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . • 44 Uu fascicolo sopurato é<lstn.... . .... . l
l in ItnUu......... ·. . . . . . . . . . . . . . •
1 all'Estero.......... ..... 00 ......... •
I l s uppl<'m ont.o coul.c>.m·nto i ]ll(l)!i (/i
6 _7 16 -
~ in Italia...... . . . . . . . . . . . . . . . . 1 all'Estero ........ ...... 00 ....... • 18 costa : 4. Per gli ufli cc\alt mvtlicl O> chimJci r:unu\cistl del IL eserclt<> (in •cr\'izlo attivo, In posizione nuslliarla, di complctueutu, th•lla ril;ornt t•l :t t· iloo~ul lJ pn•zw dcll'nl'obun!\ruouto è rldott.o Il L. 24 anticipate e•i li (li'CZ;<<> clt·l sltllJ•If'm<'o t" i' t·idcolt..J "Lire :1 pc·r l so l.! abbonati. - Non ~ t.rn.srnottouo rico\'uto por :;li abbnuutucut.i IIC:rlmnn li. 5. Non scucc:c~l:tnv ro<·hnoli lrn~cn>~l lrt:ntn gil>rni tl:ollu "'"·<llzl<onc rlcl Cliornnlc, cbc s.i C(· an:ianUO à(~l t:Or1111 :1aniiurio 't)tilllflrt>
f~t.tun. rc-golal'OlCUt.c U.l
)'J'imU d i U~l'li lnc~O. 'Tra~ccrso l~aJC t.cr•miUC, j (ns<"iculi rfchltstl ' 't! ngonO spe-
illti, so dispoui\Jili, ti<l lo a J>agamonto. G. T s ignori :tlohonat.i ntiliL~n·l l n ciTctti dlh .11ol<·r,·l1.io pa~heranuo l'lmvorto dall'nbbon:unent-o :per Dl<'li>IO clf:i ri~pC'ttid cootottn•li tli co rpo c <Lirczioui. 7. P~r i soli uflìciall Jncd i<'i (d~ll'l~~cr<:ilo c tlc•lla ;\h•rluu), in qunlnnl]uc po~iziouc si trovtuo è ammc~so un ABBONA!Ift·::\TO ('t,;)f{;L,l'l'l VO al ('iomale di medicina ruilifnre ed Ul(li Annali eli medicina na11crle e co/.QtciaU, al prezzo <li L. ~ 5 nnuuo. S. Allibrnl ~l rn. lo sconto d"l lO per ceut.o, run sultnuto p er gli abbonamenti dcUe per sone e 1lcp;l.i enti non militari.
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spech<lc.
G. a~li Autori ~arnnuo concCl9si gratrùtarnonte 25 c,;trnt.t.i tipo .4.. - · Ln riobicsta ù1 estr att.i Jn plit e <luc:>lla tli esLratt.l t.iJJ<> B ,;;Ll'<RUJ.to n cai·ico degli Aul.orl Rtcs~i . 7. Il prezzo degli ostrnt ti, per gli ~uteri delle memorie cbo Il rfchicdnno, f! regolato òu.lla HCgucnw tariil'n :
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L.
80
120
tUO
80
Tipo 11 . . .
»
90
14{)
170
120
l
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•
l
'
•
o menc.
Oli estratti minori di un Joulio si coniano rome fnolio intero r.ocr le o•·rlinazioni di 100 estratti.
Prr quelli (·/le sllrlemnn w~ J•>q/ill . le /razioni in 11i1i, <'ite 111m lillPtrattO il meno toolio, si con· tano come md«, p11rche però l'ordintr.:;i.onP. ?~On sia in/er;..re 4 ;;u C"onie. 8. I D.taunscrlttl non al rcsti~ni~rono. - I lavori brevi a nanno ·ln pre~t>denza .
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(6191) -ROMA, ]9:!0-VHl- XSTJTUTO POLfGRAFICO DELLO STATO - G. O.
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Anno LXXVIII - Fase. IV APRILE 1930 -
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VIII
DI
MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA. GUE RRA
ROMA
PubbUcafone mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE P UBBLICATO DAL MI NJST EHO DE LLA GUERRA ( D I R E ZION E GENE RAL E DI S ANITÀ MILI TARE)
Giornale di medicina militare : 1851-1884 - Giornale medico del R egio E sercito e della Regia !\brina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Eser cito: 1896-1907, .
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Rlao. - r.e nuove YOdul c su!J~ sciali~ a . Lonco. - Lo f•wmo ct·onichu <1<-ll'•·nc•·lnlit<' <'Piùl'tnica, consi<lc ra.tc <tal vunto di ,·bta d inic > o lll<!<liOO-kA"Ilh' mllil iìr.< . . . . • . . . . • . . . . . . . . . . Maaola. - P..ice•·obo B\11 gruppi sangu igni •l<-gli Ambi Al>cldar. . . . . . . . . . . . . . .
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RIVI8TA SINTETICA :
Oloninl. - L n <llagnosi p r<'o••oe <Iella lubcrcol•JSI poi m •nar~ dal punto ,lli ,-;sia cli nico
Pag. :!Hl
NOTE DI IGIEN E PRATICA :
lteitanl. - Cenni sull'Import nnza d<'gli a.ni•unli n r Ua olitfu~i.. n c di l.n.luoc ltlnlatt io inf<'tLI\"e
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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN IERA , • . OONfERENZE SCI ENTI FICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI • . . l NOSTRI MORTI . • . • • . . NOTIZIE • • . ' . • • .• •. .
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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA M/L/TARE ROMA -
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COLLANA MEDICO-MILITAR E PUBBLICATA DAL MINISTERO DE LLA GUERRA DUU!:ZIONE
GENERALE
DI
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lllfLlTAR E
I - F. T Es'.rt. - Storia retrospetti va dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un volume d i pagine 112 .. . .. ....... ........ . . . ... . . .. . II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-tlsiologici di a viazione militare. - Un volume di pagine :2:311 con 46 figure e 2 ta vole .. • . . . I II - E. SANTORO. - Ferite addominali di guerra - Prefa zione del professore N . CtANNETTASro. - Un volume di pugg. 400 con 38 fig . I V - A. L usTre-A. Bust NCO. - a I gas di guerra • - Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura - Un volume di pagi ne 104 con 3 tavole microgTafiche a colori . ... . ... . . ... .. .. .... . . . . .. . V - A. Lus·rro. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un volume di pagine :;2 con 21 fìgure . . . .. .... . .. . .. ••.... . . . • VI - F . CacCIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. D ALLA Vedova. - Un volume di pagine 108 .. . .. . . . .... . ..... .. . . .. ... ......... .
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OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI MILANO Direttore: colonnello medico E. CASTOLDr
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CLINICA DELLE MALATTIE NERVOSE E MENTALI /' \-~ DELLA R. UNIVERSITÀ DI MILANO L0~: ·~ ~..;'\\ . ~~ -· , ..,,·:. ,:;J:~\'' <;·' ·/~ Dll'ettoru: prof. c. BESTA ~ 1:/
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LE NUOVE VEDUTE SULLA SCIATICf per il dott. CArlo Rizzo, capitano medico dirigente il Reparto Neurologi<'o Ospedaliero
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L'annoso argomento della sciatica è più che mai all'ordiue del giorno: basti ricordare le conferenze del Putti [l] a Liverpool nel 1927 ed alla nostra Scuola fiorentina nel 1928, l'importante comunicazione fatta dal colonnello medico prof. Caccia all'ultimo Congresso Nazionale di medicina interna, e il fatto che la Società di New·ologia di Parigi l'ba scelto per tema di discussione nella Riunione Internazionale di neurologia del 1930. Tale rinnovato ardore di ricerche, motivato essenzialmente dal con· tinuo affinarsi dei nostri mezzi di diagnosi clinica e, più, dal cospicuo contributo che l'indagine radiologica ha portato, nell'ultimo ventennio, a questo campo d'indagini, trova la sua completa giustificazione tanto da un astratto punto di vista dottrinale, quanto - e maggiormente -sul pratico terreno della terapia. L'importanza dell'argomento, inoltre, è per noi medici militari ancor più notevole, giacchè l'esa.tta e tempestiva risoluzione del problema diagnostico non solo ci consente di praticare in molti casi una cura efficace e, in altri, un utile allontanamento dell'infermo dalle file dell'Esercito, ma ci permette altresì d 'affrontare con più serena coscienza l'arduo quesito della simulazione. Non intendo, nè l'ambito di questo breve lavoro me lo consentirebbe, trattare anche solo per sommi capi tutto il complesso problema della sciatica. 1\H propo~go soltanto di portare un contributo alla. conoscenza, delle più moderne vedute patogenetiche sull'argomento, valendomi di alcuni casi clinici recentemente osservati, perchè queste vedute, che ritengo importantissime, non mi sembrano ancora sufficientemente applicate nella pratica. Fino a circa venticinque anni addietro la sciatica si soleva considerare co ine un 'affezione dolorosa del tronco sciatico o dei suoi principali rami, dipendente da traumi (iniezioni endomuscolari eseguite con tecnica scorretta, ferite, ecc.), compressioni (tumori del bacino, utero deviato o gravido ecc.), vascolariti dei << vasa. nervorum » e neoplasmi dello stesso tronco nervoso, agenti tossinfettivi (piombo, mercurio, diabete, gotta.
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l..E NUOVE VED UTE SULLA SClATlCA
sifilide, tubercolosi, blenòrra.gia, malaria, ecc.), e, assai più frequentemente, dovuta a fattori perfrigeranti (onde la così detta sciatica reumatica " a frigore n). Secondo le vedute di Landouzy [2], comunemente accettate, le sciatiche si ripartivano in due grandi categorie: sc-iatiche-nevralgie e s&iatichencvriti secondo il genere dei di<;turbi presentati dagli infermi. Quando, infatti, la sindrome si era iniziata lentamente, preceduta da varie parestesie che permanevano negli intervalli fra le crisi dolorose, e seguita, a. breve distanza, da atrofie muscolari nel territorio infermo, da modifìca.zioni dei riflessi profondi (torpore ed abolizione dell 'achilleo, principalmente) e da alterazioni della conducibilità elettrica, si parlava di nevrite; quando l'inizio era stato brusco, non preceduto da. fenomeni parestesici, con periodi intervalla.ri di pieno benessere, senza disturbi del trofìsmo ecc., si parlava di nevralgia. Si pensava che la diversità dei due quadri sintomatologici fosse l'indice di una diversa. gra.vità, maggiore nella nevrite e minore nella nevralgia , del processo flogistico - interstizia.le o peritruncula.r.e a carico dello scia.tico. In entrambi i casi si potevano mettere in evidenza particolari punti dolorosi alla pressione lungo il nervo sciatico e lungo i Buoi rami (punti che Va.Ueix aveva individuato in numero di 15), si aveva una brusca insorgenza o accentuazione dell'iscbialgia. nella distensione del nervo mala.to con la manovra di La.sègue, e si osservavano numerosi alt.ri indici di un'abnorme sensibilità dello schttico. Solevano esistere, inoltre, deviazioni del racbide, disturbi della. sensibilità obiettiva, alterazioni trofiche e vasomotorie, ecc. Quando mancava.no sicuri segni obiettivi e, d 'altro canto, l'infermo appariva esitante o malsicuro in qualcuna, delle svariatissime prove della dolorabilità, si pensava senz'altro alla simulazione o, nell'ipotesi più benevola verso il soggetto, ad una sciatica isterica. Nei primi anni del corrente secolo andò sviluppandosi, per opera di Dejerine [3] e della. sua scuola, una nuova concezione patogenetica della. sciatica, secondo la quale molte delle così dette sciatiche trunculari sarebbero in realtà delle radicoliti del p lesso sacrale : la 5a R. L. sarebbe la più frequentemente colpita. Questa concezione poggiava sopra importanti elementi clinici quali sono: il predominio dei disturbi sensitivi sui disturbi motori con una notevole violenza dei dolori spontanei, la distribuzione radicolare dei disturbi della sensibilità obiettiva, la scarsa frequenza dei punti dolorosi di Valleix, il non raro cointeres8amento del nervo crurale e dell'otturatorio (onde l'estendersi dei disordini seòsitivi al territorio cutaneo innervato da questi nervi) ece. Un importante quadro umorale (parall~lismo albumino-citologico del liquido cefalorachidiano accompagnato, talora, da. una lieve prevalenza della linfocitosi) veniva a confermare tale concezione patogenetica. Quanto all'etiologia di questa forma il Dejerine stesso dava particolare importanza a più o meno localizzate meningiti radicolari, quasi sempre luetiche. Il Sicard [4, 5, 6], con una serie di lavori iniziata nel 1913, individuò una nuova e più frequente forma di sciatica legata ad una lesione del funicolo (trat.to nervoso extra-meningeo posto fra il ganglio spinale ed il
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plesso, e decorrente in parte nel forarne di coniugazione vertebrale, qlùndi adagiato sul fianco dei corpi vertebrali). Sicard denominò pertanto questa. forma funicolite ed anche nm;-rodocite, intendendo per << nevrodoco n il canale in gran parte osseo nel quale il funicolo stesso decorre. Per la diagnosi di queste sciatiche funicolitiche ha una grandissima importanza l'esame radiologico, il quale mostra, di solito, caratteristiche alterazioni vertebrali - sicuri esponenti, quasi sempre, di un cronico processo a-rtritico spinale sul quale hanno, fra gli altri, insistito, con ampia documentazione, Lupo [7], Léri [8) e Putti [l ] che parla appunto di « sciatica artritica vertebrale » . Anche la « sciatica 1omb artritica. >> di Barré (cit. da Roger e Aymès (9]) si identifica con questa concezione del Sicard che svolgerò meglio nella 2• parte del presente lavoro. L'esame del liqtùdo cefalo-rachidiano suoi mettere in evidenza una di.'!I!Ociazione albumino-citologica con la prevalenza dell'albuminosi. Clinicamente si osserva che le alterazioni sensitive e, più, le motorie, sogliono essere poco a-ccentuate e presentano una. distribuzione a tipo metamerico : il Lasègue è incostante, e così pure i punti dolorosi distali di Valleix, mentre sono sempre evidenti vari punti dolorosi iuxta-vertebrali sui quali ritornerò. La scoliosi, quando esiste, è crociata, e le infiessioni laterali del rachide provocano vivo dolore. L 'esame elettrico dà. risultati diversi secondo il grado di lesione del funicolo, ma non si ha mai un'evidente reazione degenerativa. • La concezione testè esposta del Sicard - il quale era stato in parte f".ff'!~~~ ~ preceduto da Forestier {Lévy-Va1ensi (IO]) -si è venuta rapidamente ac·f*'z.s ereditando ed è oggi sostenuta dalla maggior parte degli studiosi: ri/ ;·"" cordo, fra i più moderni e autorevoli, Roger e Aymès [9], Valerio [11]. __~},:z Rouquier [12], Putti [1], Feiling [13] e Bize (14]. (1 ·' . }/;·::~\. -. .i(-./' ·. ~~'\ ?i .. . • ,.,\ 1 Successivamente Bertolotti (15], con importanti indagini radiologiche ~> ~' j.:_'.:.~';/~{ s ui vizi di differenziazione regionale del ra.chide, metteva in evidenza una · .~./ particolare sindrome clinica dipendente dalla sacralizzazione della 5 6 V. L.: alterazione costituita dall'abnorme sviluppo delle apofisi trasverse di tale vertebra per cui essa, nei gradi estremi di detta alterazione, giunge ad articolarsi col sacro, coll'osso iliaco e, ftnanco, a saldarsi col sacro, si che ne risulti una vera assimilazione delle due parti. Questa sindrome, per la quale Rossi (16] ha proposto la denominazione di ''sindrome di Bertolotti », è caratterizzata da dolori, esacerbantisi nell'affaticamento od anche solo durante la stazione eretta, alla regione lombo-sacrale o lungo gli aciatici, dalla riduzione della normale lordosi lombare e da altre deviazioni del racbide, da disturbi obiettivi di senso e di tono, prevalentemente nella regione glutea, e ta-lvolta da una modificazione del riflesso achilleo e dell'esame elettrico. n meccanismo patogenetico dell'affezione sarebbe costituito da. fenomeni compressivi prodotti dal restringersi dei forami lombosa-crati per cui passano gli elementi nervosi. Esso ebbe subito il consenso dei clinici e dei radiologi. In seguito, però, specialmente in base alle accurate ricerche del Léri [8], la sacralizzazione della 5• V. L. quale agente patogenetico della sciatica funicolitica, perdette notevolmente d 'importanza. Si vide, infatti, che tale sacralizzazione - specialmente nei suoi gradi inferiori - è assai o
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LE XUOVE VEDUTE SULLA SCIAT!CA.
più comune di quanto dapprima non si supponesse (scrive Le Double [17] che solo nel 40 % degli, individui la 5 a V. L. può dirsi normale), mentre la. sindrome dolorosa è relativamente rara., si che non può istituirai un preciso rapporto di causa ed effet to tra i due fenomeni. Il Léri [8], appunto, si è particolarmente opposto -con fini indagini radiologiche, anatomiche e cliniche - alla tendenza generalizzatrice nei riguardi della sacralizzazione dolorosa e, pur ritenendo che dal punto di vista dell'etio-patogenesi della sciatica abbia particolare importanza, come ho già ricordato, il reumati'3mo vertebrale, ha dato rilievo ad altre malformazioni ed alterazioni rachidee che, assieme alla sacralizzazione della 5a V. L., possono di volta in volta entrare in giuoco nel determinare l'insorgere di una sciatica. Questi fattori patogenetici sarebbero rappresentati dalla lombarizzazione della 1a V. S. (che Fischer (18] ha di nuovo recentemen te illustrato), dall'abnorme obliquità. della 5a V. L. e dal suo approfondirsi fra le ossa iliache, dall'ossifìcazione, di natura. reumatica, dei legamenti ilio-lombari, dall'artrite sacro-iliaca cronica (messa ultimamente in evidenza anche da Hertzler [19]), dalla rachischisi del tratto lombo-sacrale, ecc. Di recente Lupo (7], in un'ampia statistica. rilerentesi alle alterazioni di qualsiasi n atw·a riscontrate radiograficamente in oltre mille casi di sindromi dolorose lombo-ischiaJgiche, ha dato le seguenti percent uali: lombo-artriti croniche il 35% dei casi ; sacra.lizzazione della 5a V. L. ed altre anomalie di differenziazione regionale 25% ; t raumatismi 17 %; carie pottica. 12%; processi d 'ossificazione dei legamenti lombo-sacrali 10 % ; altre alterazioni lombari e sacrali l %· Per completare questa rapida rassegna dei vaxi tipi clinici e patogenetici della sindrome ischialgica, ricorderò, infine, che il processo morboso può ancora, benchè raramente, interessare il cervello o il midollo o i gangli spinali delle radici del plesso sacrale o il plesso sacrale stesso. Nei casi d 'origine centrale -nei quali si dovrà, più esattamente, parlare di «false sciaticbe )) (Roger e Aymès [9]) -quando la causa è cerebrale si tratterà d ' una lesione corticale (con fatti epilettici, sintomi piramidali, ecc.) o talamica (con dolori vivi e continui, astereognosia, segni motori della serie stria.ta). Quando, invece, l'origine delle algie è midollare, riscontreremo la sindrome dei cordoni posteriori od anche (Tinel [20]) la sindrome nevralgica delle corna posteriori. Ad ogni modo si tratta, anche solo a un esame sommario, di quadri morbosi ben diversi da quello dell'ischialgia, tanto più che i dolori alla pressione o alla distensione del nervo sciatico sono costantemente assenti (Tinel [20], Bize [14]). Quando sono interessati uno o più gangli spinali, alla sindrome radicolare si aggiunge l' « herpes zoster >> . Qualora., infine, si tratti di plessite - del che si è particolarmente occupato Stoeber (cit. d a Roger e Aymès [9]) - i dolori e l'atrofia muscolare prevalgono alle regioni glutea e degli adduttori, il segno di Lasègue è spesso meno marcato che non nelle ischia.lgie t runcula.ri, ed anche il dolore alla pressione stù punti di Valleix è un po' meno intenso. Quanto all'etiopatogenesi, suoi t rattarsi di processi compressivi o infiammatori del bacino o delle sue pareti io prossimità del plesso.
LE N UOVE VEDUTE SULLA SCIATICA
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Come si vede, il Sf'mplicismo di un tempo è completamente tramontato. Con ciò la d iagnosi d elle ischialgie ha notevolmente acquistato in precisione, e questa maggiore precisione determina. naturalmente più efficaci indirizzi terapeutici e più illuminati giudizi medico-legali. Nell'annesso specchio raccolgo, per comodità. del lei tore, i principali caratteri differenziali dei vari tipi d 'ischialgia.
II. Il tipo d 'ischialgia di gran lunga pii1 comune è quello funicolitico, fac-endo astrazione dalla patologia di guerra che ha dato una forte percentuale di sciatiche truncuJari d'origine traumatica. La grande maggioranza degli AA. moderni è, al riguardo, unanime. Anche le indagini del prof. Besta [44], crncernenti un'ottantina d 'ischialgici essenziali, confermano l 'assoluta prevalenza delle funicoliti su tutte le altre forme, e la percentuale assolutamente minima (2,5 %) di scia.tiche periferiche, trunculari. Poichè, sia dal lato sintomatologico, sia dal lato della terapia e della medicina legale, numerose e profonde sono le differenze fra questo tipo di sciatica e la sciatica. trunculare (la sola che, a torto, è tutt'oggi presa in considerazione dalla maggior parte dei medici pratici), credo conveniente occupaJ'mene un po' più a lungo di qua.nto non abbia fatto nella 1a parte del presente lavoro.
Etiopntogenersi. -· Qualsiasi a.lterazione del funicolo (il segmento radicolare ew.tra-meningeo) dovuta a. interessamento primitivo del funicolo stesso o, come generalmente avviene, a compressione da lesioni perifunicolari (vertebrali o iuxta-vertebrali) può determinare la j1micolite sciatica. Vengono in prima linea, per la. loro frequenza, tutti i processi infiammatori iperplastici -per lo più di natura reumatica o artritica - delle p areti osteo-articolari e fibrose del nevrodoco il quale, generalmente breve · e, quindi, patogenetica.mente meno importante per gli altri funicoli spinali, è assai più lungo per i funicoli del plesso sacrale. Altre volte sono in causa lesioni traumatiche del nevrodoco stesso, alterazioni - per lo pil'l congestizie - dei ' 'asi che in esso decorrono, modi.fìcazioni p atologiche del tessuto cellulo-adiposo, ecc. Si determina, cosi, una compressione più o meno grave del ftmicolo nel foro-canale di coniugazione od alla sua uscita, e questa specie di strozzamento del t a1 to nervoso produce la. sindrome ischia.lgica.. I funicoli interessati sono quelli d'origine del plesso sacrale (4° e 5o L. e 1o, 2o e 3o S.) di cui lo sciatico rappresenta l'unico ramo terminale. Assai più spesso sembra essere interessato il funicolo 5° L, e ciò si spiega consid erando che il decorso del funicolo è più lungo ed obliquo e soggetto a stiramenti, e che il rispettivo fora.me di _coniugazione è relativamente più stretto degli altri; si spiega inoltre per il più facile a.Jtera.rsi delle sue dimensioni data la relativa frequenza di malforma.zioni congenite dell'e·
.....
g:
CARATTERI DELLA SCIATICA SECONDO LA SEDE DELLA LESIONE S egni cliniol
nel fliiiloolo
nella radJoe
Carattere e sode del dolori Accentuatissimi, di tipo folgo:-a!lte; si Irradiano dal ~pontanel lombi e spesso occupano anche territori radlco!arl vlotnt. Influeru:a d. to880 sul do!o~e. Presente. Deviazioni ra~hldee da con- l AJ<-'entl tzatture an t alslohe. .Atrofie e l: otonle mnsco't\1'1. Non rare, ma di g . ado gene· ralmente lieve. Distribuzione motemarlca. Condizioni del riflesso ac:,meo. l Scompar<', ma piuttosto terdivamente. Disturbi della sen~lbllltà oblet· l PresentJ. a dl•trlbuzlone meti va. tamerlca, lnteresaantl anche territori radlcolarl vi · olnl. Punti dolorosi alla pressione Assenti.
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nel plos>o
Pill a ccentuati alla restone Preval!lono aJ g:ntel e, S! •O:lso, alla faccia Interna dellomb81'6 e ~r:utea; si esacerbano nel movimenti del rala co~la; talora sono tllf · cblrle. fusi a tutto l'arto. Presente.
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Incostante.
nel nervo
Spesso dJ tipo paro~tico; lntereosano la fa~ela posteriore dell'arto. Assento.
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Pre.;entl: la aoolfosJ In genere Raro e Uevl. è crociata. Prevalenti aJ glutei, ma di en· PreYalentl al glutei e l agli tH.A plutto~to scaril&. a dr! uttorl.
Rarissime: la sco'lo31, In tre· nere, è omologa. Talora qna~l a.• sentl; spesso (nevrltl) gravi e precoci.
Tah-olta torpido o Msente; Spesso torpido o a •sente. A volte conaerçato; altre volte talaltro. (funlool. spa.emodl(nevrlti) t.orpldo o abolito. oo) esagerato. Presenti, ma lievi e localizzati Inco;;tantl: ta'ora lntel'083&· l'la~ l. D!Atrl bw.lone pertrerlca. generalmente alle ro8fon1 no anche Il n. ottnratore. lombare e glu~. O!Atrlbuzfone metamerlca. Molto e-..1dentl ne'la restone Poco netti, spoole l dista.JJ. Ponti di Vallelx pret:enti. speIl doloro è provooablle colcialmente quelli dllotell. lombo-•acrn'e, ma n e an o q~elll <lista li, lungo Il nor'<' o. la palpaz. (via rottale) <le! p l81l!lQ.
Sintomo di Lwgue. Alte~a?.lonl
va.eomotorle.
l P er lo p ltl a.s, ente; te'ora controlateralu. Lievi.
Poco netto e tal çolta &S.!<tlDte. 01 solito po· o a.ocentuato.
Presentll.
Generalmente 1le1·1.
A volte Ilo vl; a volte (neHitl)
Generalmente " "'' '·
~esol elettro- dlasuo.•tlel.
Freq vento la reazione degenerativa.
Scat'ili, ta'o:·a ~l nota parziale l Talora si no~a r a.rzla'e R. D.
Re-perto del • Uq uor •.
Parallelismo a 'bumlno-clto1o8feo; a. volte prevale la. lln·
Lieve albumlno~l.
R. n.
Nesatlvo.
a.ocentu.ate. Evidenti alterazioni quanti tatlve; di ra lo segni di R. D. parzta'e. Negati vo.
rocltost.
N. B.- Molti sintomi (tlr.lca:nente: l'aholiJ>Jone del rllles~o achilleo) variano non eolo secondo Il trntto ner <"o' o colpito. ma anche secondo la gravità della le.&lone. Non sono. poi. rare - In pratica - le forme mll!te. do1·ute all'estenslune del pro~ esso patolo8fco a seg.nentl ner'<'o~l oontlgul a quello prlmit11·a · mente Interessato.
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LE NUOVE VEDUTE SULL A SClATICA
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stremità superiore del sacro e, specialmente, della 5• V. L. Si aggiunga infine che, data la stazione eretta del! 'uomo, lo sforzo cni è sottoposta la 5 8 V. L. è superiore a quello delle altre vertebre, sia per il peso delle masse sovrastanti, sia p er i continui movimenti del t ronco. L 'esame radiografico, sussidio diagnostico preziosissimo nelle fttnicoliti in questione, mostrerà, come ho già altrove accennato, tipicne a lter azioni a carico del tratto lombo-sacrale: vertebre più o meno compresse, svasate, a contorni irregolari; note di decalcificazione con maggior trasparenza dei corpi vertebrali; proliferazioni osteofitiche con immagini a uncino od a becco di pappagallo in corrispondenza di qualche margine vertebrale; opacamento o scomparsa di interlinee articolari; ossificazione di legamenti, ecc. Altre volte il radiogramma rivelerà abnormi appiattimenti de lla 5a V. L., o un suo patologico incuneamento fra le ossa iliache. Più raram ente la modificazione del nevrodoco dipenderà da vizi congenit i nell'ossifìcazione vertebrale; sacralizzazioni o lombarizzazioni- sempre di grado accentuato-; racbischlsi lombo-sacrale (Alexander [21], Besta [44]), ecc. Potrà infine trattarsi di postumi trattmatici, anche, apparentemente, di lieve entità; oppme di neoplasmi o di tubercolosi lombo-sacrale, e in questi casi l'ischialgia suol essere bilatera le (Alexander (:&1], Ramond [22], Spitzy (23]).
Sintomi. - L 'inizio dell'ischialgia è raramente improvviso, e in tal caso viene di solito attribuito ad un raffreddamento (freddo-umido ) generale o locale. Più spesso gli infermi riferiscono intorno a segni premonitori sotto forma di sensazioni sgradevoli nei movimenti del rachide, formicolii ed altre p arestesie più o meno dolorose che, localizzate, in primo tempo, alla regione lombo-sacrale, si sono poi andate diffondendo lungo la faccia posteriore dei glutei e delle coscie. Anche il dolore ischialgico propriamente detto non è mai t ale fin dall'inizio, cbè dapprima è localizzato a-i lombi e alla nat ica, simulando in certo qual modo una lombaggine, e solo più tardi va irradia ndosi, dall'alto in basso, lungo il territorio di distribuzione del nervo sciatico. Il fenomeno di Lasègue esiste spesso, ma -come argutamente seri ve Léri (8] - «esiste con altrettanta precisione, se non più, in tutte le sciatiche simulate ))' si che non può essere considerato come un sintomo di reale interesse. Lo stesso dicasi per i punti dolorosi di Va lleix, i qua li, inoltre, sono qui meno distintamente apprezzabili, specialmente i distali. A p,r oposito dei punti di Valleix credo opportuno aggiungere che si possono topograficamente distinguere in due grandi gruppi: un « gruppo distale)) composto di 12 punti dei quali non mi occuperò, essendo essi particolarmente interessati solo nelle sciatiche t runculari, ed un cc gruppo prossimale '' comprendente 3 punti distribuiti nella regione lombo-sacro-glutea. Essi sono : il l~bare, il sacro-lombare ed il sa~ro-iliaco. Quest 'ultimo, sito in corrispondenza della spina iliaca posterior-s uperiore, parrebbe il più frequente: il Valleix stesso (secondo quanto riferiscono Pitres, Vaillard e Laignel-Lavastine [24j) in 36 casi d 'ischialgia presi in esame lo trovò presente 35 volte, mentre gli altri due erano invece piuttosto rari. Accanto ai tre suddetti, meritano particolare attenzione altri punti, messi in evidenza da AA. successivi, sempre nella regione lombo-sacro-
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glutea, e precisa,mcnte il ptmto apofisario di Trousseau sulla cresta sa.crale (Lévy-Vnlcnsi [10)), il p-.mt.o sa.crale di Scbiidel in prossimità del surriferito punto sacro-iliaco di Va lleix, il punto i1ta:ta-spinoso di GierJich [25), sito circa 3 cm. latera.lmente ai processi spinosi delle due ultime vertebre lombari ed il punto glttteo di Besta (44) - forse il più frequente nelle sciatiche funicoliticbe e di queste caratteril;tico - localizzato fra il gra.n trocantere e il margine esterno del sacro. Questi sei punti, che corrispondono a. filuzzi terminali provenien ti ùai rami post.eriori dei funicoli lombo-sacrali, sono di notevole interesse per la diagnosi del particolare e più comune tipo di sciatica. del quale mi occupo, ed inoltre - il rbe non è indifferente - consentono di escludere con grandissima probabilità un 'eventuale simulazione . Infa.tti il simulatoro genera lmente li ignora., ment·re suole essere edotto sia del Lasègue, ~S ia dei punti di,;t.ali di Yalleix, sia di molti degli altri segni caratteristici fle Jle sdatiche periferiche. Tutti i movimenti attivi o passivi della. parte inferiore del ra.chide sono pme tipiea.mente dolorosi, non chè la percus~>ione o la. compressione delle vertebre lombo-saerali e delle relative articolazioni, anche se esereitata. a distanza. La $piegazione di questi dolori è ovvia, data la patogenesi essenzialmente osteo-articolare dell 'ischialgia. Il fat.tore algico sta alla. base degli speciali atteggiamenti che assume il rachide durante la malattia: scoliosi lomba.re con la convessità rivolta quasi sempre verso il lato infermo; a.ceentuazione della normale lordosi Jombo-sacra.le che, inolt re, non si trasforma in cifosi, quando si faccia flettere l'infermo a ginocchia estese. Tutto ciò dipende da contratture anta.lgicbe dei muscoli della regione vertebrale, che si determinano per via riflessa a,llo scopo di allontanare le superfici articolari delle vertebre e allargare i fora.rui intervertebrali dal lato dei funicoli dolenti, e di irrigidire il racbide in questa posizione più opportuna. Talvolta le deformazioni del racbide sono invece più strettamente di na.tura osteo-articola.re (Léri (8)) . La contrattura del tratto lombo-sa.crale sarebbe, nelle sciatiche, addirittura caratteristica ed esclusiva della, forma funicolitica (Sicard (0)), chè essa. segue la regola generale per cui ogni articolazione dolente si immobilizza in attitudine anta.lgica per effetto dell'ipertonia. e del blocco della. muscola,t nra ab-articolare. Stimo qtù opportuno accennare al fatto, non infrequente, che l 'atteggiamento in contrattura antalgica può fissarsi durevolmente anche quando i dolori sono scomparsi, per tm fenomeno psichico (Alexander (21]). Tuttavia queste particolari forme nevrosiche, su cui ha richiamato di recente l'a,ttenzione il Reitter (26] indicando anche, con belle esemplificazioni, l'utilità di nn trattamento psico-terapico, non può dirsi neppure che r appresentino un'eccezione alla tesi di Sica.rd, giacchè in esse mancano gli altri segni clinici, liquora.li e radiologici propri delle funicoliti, mentre sogliono possedere in proprio sintomi isterici sui quali credo inutile fermarmi.
L 'esame dei riflessi può essere completament-e nega,tivo. Più frequentemente si nota un torpore -che di rado può giungere fino all'abolizione - dell 'achilleo; altre volte questo riflesso è più vivace della norma, per un fatto spasmodico (Sicard (:>]).
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Un ipotonia muscolare, per lo più modica, dei glutei del lato colpito è abituale e precoce; si osservano pure, qualche volta, specialmente se si tratti di soggetti da lungo tempo infermi, note <li atrofia da non uso a carico dell'arto inferiore. L'esame elettro-diagnostico è generalmente negativo. I disturbi obiettivi della sensibilità sogliono essere, similmente ai disturbi <li moto, assai meno pronunciati di quelli subiettivi. Essi banno una distribuzione metamerica e consistono tal volta in zone iperestesiche, tal'altra in zone d'ipoestesia. Non raramente le varie sensibilità appaiono integre (dissociazione funicolitica della sensibilità subiettiva e obiettiva). Anche i distùrbi vasomotori sono lievi o del tutto assenti (Lubarskaja [27)). Ricordo, infine, che l'esame delliquor suoi mostrare una modica ipertensione ed un'albuminosi per lo più lieve e non accompagnata da linfocitosi. Questa leggera albuminosi si spiega per il fatto che la compressione esercitata sul foro <li coniugazione dai fattori patogeni precedentemente esposti, disturba il circolo <li ritorno del plesso venoso iuxta-funicolare decorrente anch'esso nel nevrodoco. Diagnosi differenziale. - Ho già detto in precedenza delle pseudosciaticbe ed bo anche insistito sul diverso modo di presentarsi dell'ischialgia secondo il tratto nervoso colpito. Per ciò che riguarda la <lia,gnosi differenziale vera e propria tra le sciatiche e le altre affezioni che avendo in comune il sintomo del dolore all'arto inferiore -si possono a prima vista confondere con quelle, si vedano i comuni trattati. Qui credo opportuno accennare soltanto alle lombaggini. La lombaggine - argomento ampiamente svolto in questi ultimi tempi 'da Léri [8], Erben [28], Gierlicb [25], -consiste in una contrazione dolorosa dei muscoli lombari, <li natura riflessa e d'origine osteo-a,rticolare, prodotta generalmente da un reumatismo vertebrale del tratto lombo-sacrale e interessante essenzialmente i funicoli della regione. Si tratta, dunque, anche qui <li una funicolite assai affine alla funicolite sciatiea, in cui le manifestazioni semeiologicbe sono di tipo uguale, ma localizzate ai lombi e meno intense, mentre identici sono i segni radiologici ed umorali. Se a ciò si aggiunge che spesso i confini clinici tra le due affezioni sono incerti e che ancor più spesso la sindrome ischia.lgica incomincia con una lombaggine, si comprende come siano nel vero i molti AA. che riuniscono le due malattie (lombaggine, sciatica funicolare) nel termine comprensivo <li lombo-sciatica od espressioni affini. L'avvicinare la lombaggine alla funicolite è ben diverso dall'accettare la tesi miogena delle sciaticbe propugnata da Lindstedt (29], Josefson [30], ecc. Questi attribuiscono l'iscbialgia e tutti i segni dolorosi provocabili con le classiche manovre ad un primitivo patimento muscolare; io e quanti altri parlano di lombo-sciatica riteniamo, giova ripeterlo, che l'affezione sia squisitamente nervosa e che il risentimento dei muscoli dipenda o dalle note contratture a,ntalgicbe o dal secondario interessamento delle terminazioni di rami nervosi provenienti dai funicoli ammalati.
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Alcune mialgie particolarmente estese possono talora simulare una sciatica., ma la diagnosi differenziale non suole essere difficile per quanto ho esposto nelle pagine precedenti. Terapia. - Scrive il Putti [1] che curare la sciatica significa curare l'artrite; l'espressione non può più parer strana dopo le considerazioni s.i n qui svolte. Una terapia razionaJe si occuperà, quindi, di modificare favorevolmente il terreno artritico con tutti quei mezzi che la medicina suggerisce e che qui credo superfluo riferire. Localmente è di sommo giovamento la radioterapia di cui si sono recentemente occupati Da.ttner [31], Oérard [32), Ha.ret e Dj"ian [33), ecc. Il prof. Besta [ 44 }, che in questi ultimi anni ha. potuto seguire il trattamento di numerosissimi sciatalgici, ha confermato quanto sia vantaggiosa la radioterapia. profonda nelle forme funicolitiche. Anche le cure diatermiche (Dattper [31], Miiller e StiebOck p4], Pilz [35], ecc.), riescono spesso utilissimo, specialmente se as.:ociate alle radioterapiche (Be ~ta (44]). Si potrà pure ricorrere, giusta i suggerimenti di Putti [I], Feiling [13], Ma.rtius (36] ed altri moderni clinici, all'immobilizzazione prolungata. del rachide con un busto gessato, ma un tale trattamento è per lo più superfluo e non di rado inefficace : vedasi, p. es., il recentissimo caso di Ooursolas e Stillmunkes (37]. Lo stesso dicasi delle iniezioni intra- e para-neura1i con alcool, acidi, ecc. sui pericoli delle quali, inoltre, hanno recentemente richiamato l'attenzione Frankenthal (38], Lange (39), ecc. e che, pertanto, conviene, di massima, assolutamente abbandonare. Per sopprimere, e a volte definitivamente, la sindrome algica., sono, invece, sempre consigliabili le iniezioni epidurali alla Sicard [40)- Cathelin [ 41], assolutamente innocue e indolori. Si tratta d'introdurre nello << hiatus sacralis ''• con nna siringa munita di ago lungo 6-7 cm., 15-30 cc. di soluzione fisiologica sterile semplice o addizionata a lievi quantità ili analgesici. Qualora l'ischia.lgia fosse ribelle a tutte queste cure incruente, Sicard (5, 6], Roger e Aymès (9], Putti riJ, Valla [42], Bize [14), Martina (36) e altri, consigliano l'intervento chirurgico (laminectomia decompressiva). Non è forse inutile ricordare, infine, come il Cacciapuoti [43], cc tenendo presente la parte preponderante che, in simili alterazioni osteo-articolari deformanti e scleroticbe, banno i disordini endocrini tiro-ipofìsari, si è giovato abbastanza della cura mista dei due ormoni e specie di quello ipofìsa.rio, che spiega un'influenza particolarmente benefica sulle forme articolari ipertrofìche "· Medicina legale. - Nel recentissimo 34° Congresso N azionale di Medicina I nterna l'argomento è stato, e forse per la prima volta. nel nostro ambiente, esaurientemente trattato dal Colonnello Medico prof. Caccia, quindi non credo necessario insistervi. Ricorderò soltanto che, per la ancor diffusa prassi semeiologica basata essenzialmente sulla ricerca del Lasègue, dei punti distali di Valleix, del riflesso achilleo e delle modificazioni elettrodiagnostiche, non è difficile cadere in grossolani errori d 'interpretazione
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diagnostica con deplorevoli conseguenze medico-legali: intendo parlare della simulazione. Difatti nelle sciatiche funicoliticbe - ed, in genere, in t utte le cosidette « sciatiche alte '' di cui le funicolit i costituiscono la percentuale maggiore - abbiamo visto come questi sintomi siano per lo più lievi e non raramente assenti addirittura. Verrà quindi fatto, in tali casi, di pens~\re ad una simulazione se non si sarà proceduto ad un più diligente esame clinico a carico della regione lombo-sacrale e glutea, e ad un rigoroso controllo radiologico della regione stessa, completandolo, possibilmente, coll'esame del liquido cefalo-rachidiano. Di qui l'assoluta necessità, sulla quale non si insisterà mai abbastanza, dell'intima collaborazione del neurologo e del radiologo, col sussidio del laboratorio d ·analisi. Chiarita la diagnosi ed eliminata la possibilità di una simulazione (fatto. molto più raro di quel che generalmente si creda e, quando esista, legato quasi sempre a deviate componenti psichiche di per se stesse morbose), quale provvedimento sarà da prender~i n ei riguardi di questi infermi t Anzit_u tto, quando si t ratt.i di iscritti o di reclute, e sempre che la lesione osteo-articola.re non sia cosi grave o ma nifesta da dar luogo già di per sè a spiccate imperfezioni od anomafie, si adotterà il criterio della rivedibilità e - al termine di questa, perdurando ancora la sindrome morbosa - si procederà alla riforma. I provvedimenti di licenza di convalescenza, assegnazione a Compagnie di sanità e sinilli, mi sembrano ripieghi generalmente inutili chè, a più o meno lunga scadenza, si sarà poi costretti ad eliminare questi pochi individui dalle file dell'esercito, senza che all'esercito stesso siano stati di qualche giovamento; nè si dimentichi che dal tardivo a llontanamento può anche derivare un onere economico per lo Stato, qualora agli infermi venga. riconosciuta una più o meno diretta dipendenza della malattia da caute di servizio. Quando si tratti di militari in servizio - ma,s sime se di ufficiali -converrà, prima di prendere un provvedimento definitivo, istituire un razionale trattamento sulla guida di quanto ho accennato in precedenza. Se, infine, avvenga di doverci pronunziare nei riguardi d 'impiegati d 'altre Amministrazioni (caso, questo, abbastanza frequente), si farà una proposta di provvedimento temporaneo piuttosto lungo (anche 6-12 mesi) per dar modo agli infermi di curarsi raziona lmente. Un ultimo quesito medico-legale converrà, poi, risolvere: la dipendenza o meno della funicolite da cause di ser vizio. P er quanto si sa intorno alla patogenesi della malattia, è in generale da escludere siffatta dipendenza, e a questa conclusione giunge anche il prof. Caccia sovracitato.
n r. TI presente lavoro, snggeritomi da varie osservazioni di ischialgici fatte in questi tlltimi tempi al reparto neurologico dell'Ospedale militare principale di Milano, richiederebbe l'esposizione particolareggiata delle osservazioni stesse, ma necessità di spazio m 'inducono alla massima concisione. Mi limiterò quindi, per brevità, alla sommaria descrizione di
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due casi a-ssai dimostmti>i per uno dei quali riporto anche l'importante radiografia eseguita, n<'l Gabinetto ra.diologico ospedaliero diretto dal ten. colonnello medico C. Jannizzotto. Oss.J::R\'aZJONE l". -
Milite Daniele .Il!. : Milizia Confinaria, Classe 1910.
Dati anamnestici. - Gent.ilizio negativo. Anamnesi remota negativa. Una vent.ina di !liorni addietro cominciò ad accusare parestesie e dolori di tipo nevralgico alla regione Jombo-glutea sinistra. I dolori, che si esarcerbavano nei movimenti del tronco, si andarono in pochi giorni aggravando ed estendendo lungo la faccia post-eriore della coscia sinistra. Poichè il soggetto ebbe le prime manifestazioni algiche dopo una notte passnta. all'aperto, facendo servizio sulla neve in particolari condizioni di perfrigerazione, fu supposta un 'origine u a frigore » dell'affezione e, non es.'!endosi ottenuto alcun miglioramento dopo un certo periodo di cure fatte al C01-po, venne inviato a1l'Ospeùa.le Militare con diagnosi di • I schialgia reumatica subacuta ». Ent.ra in repa.rto il 27 giugno 1928. Dati clinici. - Soggetto di costituzione robusta, ben nutrito e sanguificato. Negativo l'esame degli organi splancnici. Alla parte s i not-a: nulla di speciale a carico della deambulazione; lievissime. .;coliosi lombare con convessità rivolta a sinistra ed ipertonia della muscolatura paravertebmle destra. di questa regione. N essun segno di alterazione a carico dell'anca sinistra. Trofismo degli arti inferiori ben conservato. Reflettività normale. Esame elettrico nep:ativo. Segno di Lasègue debolmente positivo a sinistro.. In questo lato la press ione esercitata sui punti di Valleix è indolo re ovunque, tranne che sul punto glut.eo e, specialmente, sul punto sacro-iliaco; sono, inolt.re, nettamente dolenti. sempre a sinistra, i punti apofisario e iu:xta·spinoso. Anche i movimenti impressi al rachide suscitano dolore. Esame ra.diografì.co. - {Capitano medico dott. F. Giongo). - • Radiografia del tratto lombo-sacrale in proiezione antero-posteriore. La 5a V. L. si presenta infossato.. fra le pale dell'ilio così che le sue .apofisi trasverse. piuttosto espanse nel senso longitudinale del corpo, si proiettano parzialmente sulla cresta iliaca, e gli spazi fra loro ed il sacro appa.iono ridotti ad una breve fesstlra a sinistra, e ad uno strettissimo foro a destra. Vi è schisi degli archi posteriori della I•, 2a e 3t. V. S., e l'apertura ant-eriore del JO foro saCI·ale di sinistra è not-evolment-e ridotta nel confronto dell'omologa. Il contorno laterale !'luperiore dell'ala. sinistro.. dei sacro presenta irregolarit.à senza. manife&-te alterazioni di struttura. Le apofisi trasverse della 3a V . L. appaiono abnormemente sviluppate nel senso della lunghezza». {Vedi tavola l).
Diagnosi. -
Funicolite scintica sinistra ùa altcra~ioni lombo·sacrali radio-
logicamente apprezzabili. OssERVAZIONE 2:>. -
Soldato .''ltlan.sueto M.: Fant.e1·ia, Classe di leva 1906.
Dati anamnestici. - Gentilizio negativo. Da vari anni {e ciò è confermato anche dai RR. CC. del suo paese) va soggetto a dolori nevralgici interessanti la regione lombo-glutea di destra e la faccia po!:"t-eriore della coscia omonima.. I dolori variano d'intensità secondo le condizioni atmosferiche e si esacerbano speciali mente negli strapazzi corporei. Tali fenomeni si sarebbero fatti più intensi e molesti durante il servizio militare, probabilment-e in conseguenza delle particolari fa.tiche con questo connesse, specialmente dur.ante il periodo d'istruzione: per tal motivo fu costretto a hmghi periodi di riposo. Viene invinto in osservazione al R eparto Neurologico per un esame completo e per i provvedimenti medico-legali del caso, con diagnosi di " Ischialgia. destra. • {luglio 1928). Dati clinici. - Soggetto di buona costituzione, discretamente nutrito e sa.nguificato. Facies sofferente. Orga nica vit.ari normali.
LE N1.10VE VEDUTE SL'LL\. SC'IATIC'A
AUa parte si nota: deambulazione cla:•dicante per l'incompleta est-ensione dei vari segmenti dell'art<> inferiore de;;tro. Nella st.azioue eret•tu esiste un certo grado di scoliosi del tratto lombare con convo..:.sità rivolta. a destra. Non disturbi vasomotori, nè a o.arico del trofismo muscolare; si o:;serva ;;oltanto una lieve ipotonia dei glutei di destra, rilevabile per tm m odico ubbas;;amento de lla relativi\ • plica. glutea •· I riflessi s uperficiali e profondi, achilleo cornpre:>o, risultano invariati. Il segno di Lasègue accenna ad essere posit.i,·o solo quando il movimento d'estensione dell'arto inferiore destro s ul bacino raggiunge il suo • maximum »; anche altri segni dolorosi da est-ensione dello sciatico d!"stro sono assai incerti. I punti di Valleix mancano alla coscia e alla a:amba destra, mentre la pressione lungo il tratto centrale della zona lombo-sacrale destra. e sulla porzione alta della regione glutea omologa, suscita not.evole dolore : sono particolarmente dolorosi il punto attero-iliaco, il g luteo e quello iuxta-spino::<o. Anche i movimenti del tratto inferiore delia colonna vertebrale appaiono as,;ai dolenti e, inoltre, l'idotti e difficoltati da contratture antalgiche. Esame radiografico. - Le vertebre lombari appaiono normali, mentre la. l& S . presenta un'evidente lombarizzazione. L 'ala sncmle destra e l'ornohttemle articolazione sacro-iliaca sono rarefatte. Diagnmri. - Funicolite sciatica destra da alterazioniisacro-iliache radiograficamente apprezzabili. Giudizio med,ieo-legale. - Temporaneamente inabile al servizio militare . Licenza di convalescenza di Wl anno.
I casi clinici testè riferiti richiederebbero un commento piuttosto lungo, e sotto molti punti di vt~ta . M:i limiterò alle considerazioni più importanti relative al problema diagnostico-patogenetico. Per entrambi i c.a.si, la rela.tiva scarsità dei sintomi e la loro manifesta differenza dal quadro clinico cosidetto classico della sciatica, aVI·ebbero potuto lasciare il sospetto che si trattasse di simulatori o almeno di esageratori. Invece il riscontro radiologico permise di confermare la diagnosi, non solo, ma pose in evidenza la gravità dei fattori etio-pat,ogenetici. Clinica e radiografia si accordavano pienamente: quella mostrando la ne· cessità di una sede alta, non periferica, dell"ischialgia; questa indicando alterazioni osteo-articola.ri a carico della porzione scheletrica per cui decorrono i funicoli dello sciatico. La di.:'lgnosi di funicolite si imponeva dunque pienamente. Vennero, con ciò, a cadere le altre ipotesi patogenetiche cpe a prima vista si sarebbero potute affacciare: quella , cioè, di una ~ciatica periferica reumatica, «a frigore "• nell'Osservaz. l& (in cui l'anamnesi parlava di un inizio brusco, seguito a gravi stimoli freddo-umidi); e l'ipotesi di una sciatica «essenziale »1 di mal definibile natura, nell"Osservaz. 2a (nell~~> quale l'ischialgia risultava d 'origine antica, di tipo in certo qual modo intermittente, in cui i dolori sopravvenivano per crisi provocate da strapazzi corporei di varia natura). È oggi, invece, possibile asserire che in tutti e due i casi si tra.ttavn. di sciatica sintomatica di determinate lesioni scheletriche. Queste, uel primo caso, subirono un improvviso aggraYamento per particolari circostanze climatiche, e nel secondo gli aggrava menti erano legati sia alle variazioni meteorologiche, sia agli strapazzi fisici. Si era di fronte, insomma, a un reumatismo osteo-articola.re cronico riacutizzatosi, nei due casi, sotto circostanze in certo qual modo divt>rse. A tali riacutizzazioni si
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LE NUOYE YEDUTE S ULLA SClATICA
accompagna-va, come è noto, nn risentimento iperplastico della parte e questo, di con~cguenza., agiva. irrita.ndo i viciniori funicoli, onde l'insorgere del dolore, delle contratture antaJgiche, ecc. Quest.a. p<:~togenesi rcuma.tica ost.co-articola.re (che il Léri [8), in particolare, ba più volt.e illustrato) può invocarsi, anche stilla scorta delle radiografie, per ciascuna delle mie Osserva.zioni. Nella I&, infatti, notiamo - oltre a. lievi deformazioni delle vertebre lombari (corpi vertebrali t.en<lenti a.lla forma. u a dia.bolo ))' un po' schlacc.iati, con qualche focolaio di rarefazione, con spazi intervertebrali aumentati e più trasparenti) una manifesta irregolarità a carico del contorno superiore dell'ala. sinistra. del sacro. NelFOSÌServazione 2a. tanto l'ala destra del sacro, quanto l'articolazione sacro-iliaca di destra, a.ppaiono rarefatte. Le radjografie di entrambi i casi, però, oltre queste alterazioni che, con termine generale, possia.mo dire acquisite e la. cui natura è verosisimilmente artritica (Lupo [7) e Léri (8]), mostrano anche evidenti anomalie di sviluppo: l'infossamento della 5a. V. L. fra. le pale dell'ilio e la rachischisi sacrale multipla., principalmente, ne1la l a. Osservazione; la lomba.rizza.zione della P V. S. nell'Osservazione za.. Qual'è il valore pa.togenetico ili questi vizi d'ossificazione nei riguardi dell 'ischialgia~ Una precisa risposta è impossibile, data anche la disparità delle opinioni degli AA. (elinici e radiologi) al riguardo. Mi limito a confermare che ciascuna. delle suddette imperfezioni può essere responsabile delJa sindrome dolorosa lombo-sciatica, pur differendo notevolmente le rispettive pereentuaJi di probabilità le quali tutte, però, sono superate dalla. patogenesi artritica già ampiamente discussa. Le considera.zioni esposte nel presente lavoro, le quali trovano una piena conferma anche dai casi clinici testè riferiti, consentono di trarre queste principali conclusioni. l o La cosidetta sai.atica remnatica, a j1·igm·e, è solo eccezionalmente periferica, truncula.re, ma per lo più è di natura. funicolitica. Trattasi di lesioni osteo-a.rticolari del segmento vertebrale lombo-sacrale, talvolta congenite, più spesso acquisite (processi di artrite vertebrale iuxta-vertebrale, in prevalenza), o miste, che si ripercuotono sul segmento extrameningeo · dj radici del plesso sacrale. 2o Il quadro morboso, per la frequente esiguità dei dati obiettivi, 1mò talora, apparire, a prima. vista, il prodotto di un sinmlatore maldestro. Un fine esame clinico e il riscontro liquorale e radiologico consentiranno dj dirimere il dubbio. 3o La cura., a pa.rt.e quella sintomatica delle iniezioni epidurali, ò generalmente lunga e deve basarsi essenzialmente stilla radioterapia profonda alla regione colpita, sulla diatermia. e sul trattamento medico genemle del terreno artritico. 40 Il provvedimento medico-legale, tenendo giusto conto dei fattori etio-pa.t.ogenetici e delle esigenze curative, deve essere, di massima, o definitivo, o temporaneo a lunghissima scadenza, secondo, anche, la. categoria. cui l'infermo appa.rtiene.
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5° I casi clinici da me esposti avvalorano la dottrina fuoicolitira. della sciatica. Questa dottrina, per il suo severo fondament o e per il grn.n numero di consensi di cui gode, merita di essere più conosciuta e, spechllmente, più. applicata di quanto oggi non si fa.ccia. M ilcuw, twvembre 1928. AUTOR1ASSUNTO. - Clinica e laboratorio mostrano che n e lla grandissima. maggioranza delle cosidette sciatiche non si tratta d i forme t runculari, come ancor molti ritengono, ma di funicoliti. L 'alterazione - a volte congenita, da disturbi nell'ossifìcazione vertebra.le, pilt spesso acquisit.a., da affezioni di natura prevalentemente artritica - interessa i fo ri-canali ove decorrono le radici d ello sciatico uel loro tratto extra.-meningeo. L'A. porta. nuovi documenti clinici e radiografici in appoggio a queste vodute di cui sottolinea l'importanza. pratica nei riguardi cur ativi e medicolegali.
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NGO't"E VED UTE SULLA SCTATlCA
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OSPEDALE COLONIALE VITTORIO EMANUELE III T RIPOL>I
Direttore : colonnello medico O. CASTIOLIOLA (REPARTO
OSSERVAZIO~E)
LE FORME CRONICHE DELL'ENCEFALITE EPIDEMICA CONSIDERA TE DAL PUNTO DI VISTA CliNICO E MEDICO·LECALE MILITARE per il dott. Domenico Longo, capitano medico, capo rs parto
L 'encefalite epidemica cronica è spesso rappresentata da sintomi che ricorrono in maniera parossistica e che possono passare facilmente inosservati per la loro fugacità e stranezza; altre volte i segni clinici, sebbene costanti, dànno luogo a difficoltà diagnostiche notevoli. Le forme· croniche, poi, non solo seguono alla forma acuta magistralmente descritta da V. Economo, ma possono ricollegarsi ad uno stadio acuto atipico di breve durata, s pesso ignorato, così da rendersi facilmente misconosciute. L 'evoluzione di esse può avere carattere progressivo, ed in questo caso si ammette che non si tratti di veri e propri esiti, ma di una malattia in atto a. decorso cronico; altre volte invece il decorso presenta delle remissioni che possono mantenersi anche per lungo tempo. Queste manifestazioni remittenti, stazionarie, secondo Staehelin e Loffler, devono considerarsi come postumi della malattia acuta. Le osservazioni di encefalite cronica sono divenute più frequenti in quest'ultimi anni, dopo la fine del periodo epidemico 1920-1921. È, inoltre, probabile che nuovi casi si presenteranno in avvenire, se si pensa che la forma acuta si riscontra tuttora in maniera sporadica, in Emopa e fuori. Durante il biennio 1927-1928 ebbi occasione di osservare alcuni casi di encefalite epidemica cronica che, per le loro at;ipìe sintomatiche, pot.evano riuscire di difficile diagnosi. Credo quindi opporttmo richiamare l'attenzione del medico militare sulla sintomatologia di queste forme e sni provvedidimenti che ne derivano, tanto più che l'argomento ha carattere di attualità.
*** È noto che nella determinazione dei sintomi postencefalitici prendono parte le lesioni del sistema motorio extrapiramidale, cioè a dire di tutto quel complesso di « nuclei e di fibre che contribuiscono alla motilità ed all'armonia dei movimenti all'infuori della grande via piramidale » (Gilis).
Questo sistema può cosl. riassumerai sommariamente: a) i centri che sono costituiti dal corpo striato, differenziato da O e O Vogt in atria-tum 2-
Giornale di medicina milita-re.
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(n. caudato + put.amen) e in paUulum.; b) i nuclei di collegamento rappresentati d alle tre formazioni grige sot.tot.alamiche: nucleo rosso, corpo del Luys, locus niger. D elle vie a.!>sOCÌè1tive collegano lo stri1Lt1t.-m col palUdum, col talamo, con la corteccia·. Gli stimoli corticali si tra.smettono mediante le fibre corticotalamichc e qttin(li mediante quelle talamo-striate. Dal pallidum partono delle vie efferenti per il nucleo rosso, il corpo del Luys, illocus niger, il nucleo di D arkewitschs. L ' insieme delle vie afferenti talamiche e delle nfferent.i pallidali costituisce l'ansa knticolare eli Monakow. Mediante le vie di collegamento coi nuclei sottostanti, il palliclun~ si mette in rapporto con le fibre discendenti della, via motoria extra.piramidale, costituita essenzialmente dal fascio ntbro-spina.le e dal fascio vestibolo-spinale (Gilis) _ Si può quindi considerare il corpo striato come centro autonomo che mediante il talamo ottico riceve stimoli dalla periferia. del cervelletto (via st>nsitiva) e dalla corteccia (Yia cortico-talamica); questi stimoli vengono poi tra.<;messi dal pttlli cl11ur, alla. v ia ex trapira,m idale discendente bulbo-mido Ilare. Dal pttnto di vista fisiologico si ammette che lo stria.tum e specialmente il pct!lidtw, espliC"bino un'azione regolatrice sul tono muscolare e sulla funzione rnotoria. Il corpo striato rappTesen ta anche un'importante centro motore simpatico: ciò i'arebbe a"-valorato da l fatto che le fibre del sistema st.rio-spinale sono amielinkhe (R. Hunt) . Il nucleo rosso avrebbe analoga funzione regolatrice del tono e dei movimenti, Il locus niger oltre a regolare la successione dei movimenti (I<tkob), è un importante centro tonigeno delle vie cor tico-mnscolari (Mingftzzini). Oltre alle a.lterazioni interessa.uti questo importante sistema, di cui la stazione più frequentemente colpi ta è i!loru.s niger altre se ne rinvengono e il più delle volte preva.lgono, nella substantia grisea pericavitaria, nel terzo ventricolo, nei nuclei dei n. ocnlo-motori, nella regione infundìbolare. Degno di nota è il fatto che le lesioni prediligono, quasi esclusivamente, la sostanza grigia, mentre la bianca è raramente interessata. Dal lato istop atologico si tra.tta di fatti cicatriziali, esiti di flogosi perivascola.r e, che talvolta. si rinvengono insieme con infiltrazioni recenti (v. Economo, Livaditi) e che sono disseminate, sotto forma di piccoli ammassi, attorno ai va.si o in piena so:stanza nervosa. Sorvolando sull'eziologia (lella forma acuta riferibile ad un virus ancora ignoto, ma che dimostra delle affinità biologiche con quello della poliomielite anteriore acuta e della rabbia, il quadro clinico dell'encefalite epidemica cronica si presenta quanto mai proteiforme e strano. I sintomi parkinsoniani evidenti dovuti a lesione del pallidmn, sono rappresentati da rigidità, tremori, amimia a cui si aggiunge la catalessi, l'aumento del tono muscolare plastico, la bradicinesia, da tutti quei segni quindi che costituiscono la sindrome pallidale, mentre la sindrome striata è caratterizzata dai movimenti coeroatetotici (Calligaris). Accanto a quc.c;ti sintomi chiari, esistono quelli oscuri, a volte parossistici, ingannevoli, p erchè spesso stimati ad un esame superficiale, di lieve entità. Tra questi notiamo le crisi oculari miotoniche, le clonìe fascico lari, gli spa-smi, la sonnolenza accessionale, le varie sindromi neuro- vegetative, i disturbi della nutrizione, l'astenia muscolare. Con questi segni coesistono uno stato nevrasteniforme, l'inerzia mentale, l'apatia, una notevole dimi-
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nnzione degli stimoli volitivi, profonde modificazioni del carattere. Sarebbe lungo riportare i numerosi casi più o meno atipici che quasi giornalmente vengono descritti: il Ca.lligaris ba riportato oltre cento osservazioni in gran parte origina.Li1 di grande insegnamento. Dal lato diagnostico è anzitutto importante racf'..ogliere diligentemente l'anamnesi. Quando ci risulta che il soggetto ha soff<.>rto la form a acuta , il compito è facilitato, non così quando quella, è passata inosst'rvata p er i suoi sintomi atipici; a llora bisogna vedere se i distm·bi sono comparsi dopo un episodio febbrile più o meno lungo che il soggetto spcs"o ri<'ollega a fatti reumatoidi e che avrebbe potuto rappresenta.rc un s('gno di una form aoscur a di encefalite epidemica acuta. Gli spa.<>mi ocula.ri f unzionali, specialmente superogiri ci svelano un'encefa,lite passata inosservata e secondo H. Roger e Lachoux banno nn valore eguale a quello che ba la diplopia nella forma acuta. I vari sintomi distonici, ipercinetici, neuro-vcgetativi, raramente sono isolati e spesso prevalgono sullo stesso lato costituendo l'emisindrome, di grande importanza diagnostica (Calligaris). I riflessi tendinei. in un gran numero di ca.'li, sono esagerati, in altri non si presentano alterati. Importante è il comporta.mento dei riflessi di postura " t"éfle~xes de posture élémentaires , che Foix e Thevenard così defìni<>cono: "allorchè su un soggetto normale si modifica passivamente la posizione di un' articolazione, si produce nei muscoli che normalmente regolano questa posi.zione, uno stato di cont razione tonica che tendeafissare lo nuova attitudine•• . In clinica ~o. i utilizzano priucipalment e il riflC's>u di
postw·a del tibiale a.nteriore, dei flessori del gomito, dei muscoli posteriori della coscia. Si fa contrarre il tibiale anteriore portando il piede in flessione e rotazione interna, si nota. allora che il tendine del t ibia le si fa evidente sotto la pelle: abbandonando in questo momento il piede, si nota che questo resta fissato per qualche istante nella nuova posizione, cioè a dire il piede per riprendere la sua posizione di estensione impiega un certo tempo: la maggiore o minore durata di questo ci indica l'intensità del riflesso ((Delma.<>-Marsalet). Le varie fasi di questo fenom eno , che sono imperfettamente apprezzabili all'ispezione, si determinano con esattezza mediante il metodo grafico. Nelle form e di parkinsonismo postencefalitico questi riflessi sono costantemente esagerati. Rarissimi sono i disturbi della sensibilità obbicttiva, e questo fatto si spiega per lo scarso interessamento della sostanza bianca. I dolori che seguono a llo stadio acuto possono invece rimanere ostinati, o sono accessionali. Le alterazioni del sistema neuro-vegetativo sono costanti e di nQtevole intensità: essi si manifestano con disturbi va,gomotori, glandolari (sudorazione, scialorrea), gastro-intestinali, cardiovascolari. A questo riguardo è interessante il comportamento del riflesso oculo-cardiaco o di Dagnini. Esso nella gran maggioranza dei casi è manifestamente alterato: spesso cr->a.gerato, può essere invece abolito nelle sindromi basedowiche, come ho potuto personalmente constatare in un mio caso (oss. 4). Tra i disturbi endocrinici è da notarsi sopratutto l'obesità, la a.ctiposità accentuata. Tra le visceropatie sono da considerarsi le gravi alterazioni del fegato che possono giungere fino alla cirrosi e che, come nella malattia di K. Wilson, e nella pseudo-sclerosi di Westpbal-Striimpell, coesistono con lesioni
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LE FORME ORONICHE DELL'ENCEFALITE EPIDEMICA
strio-pallidali, per il che H. Lewy considera il sistema corpo striato - fegato come una specie di catena seria.le vitale, (Rie1ìiti). I sintomi ex:trapiramidali sono quindi predominanti, i segni piramidali invece (paresi, Babinsk.i, ipeneflettività tendinea, clono del piede, ecc.) possono coesistere, ma non rappresentano il quadro principale. A volte si osservano delle atrofie muscolari. Wimmer e Neel ne hanno osservato venti casi: queste amiotrofie da un lato ricordano il tipo Aran Diìchenne, dall'altro per la. coesistenza dei segni pi.ramidali, si accostano alla sclerosi laterale amiotrofica. L'anamnesi, l'età per lo più giovanile, il predominio del rigor sul tremore che spesso manca, il carattere del tremore che si accentua du.ra.nta l'attività muscolare, i disturbi della nutrizione, le crisi oculari, ci faranno escludere la malattia di Park.inson pura. Importanti sono i dati forniti dall'esame del UqUQr. In alcuni casi vi si trova un aumento del glucosio, scarsa albumina, aumento dei cloruri, discreta linfocitosi. Normalmente lo zucchero nel liq1tQr non supera il 0.60°/oo; quando supera questa cifra è di signiftcato patologico. L'iperglicorachia ha valore diagnostico (quando non si tratti di diabetici); si riscontra raramente nelle forme croniche mentre è comune nelle acute. Io credo che l'aumento dello zucchero nel liquor, nelle forme croniche, sia. in rapporto con una maggiore virulenza del virus e col conseguente predominio delle lesioni recenti; è quindi un segno di gravità, e di riaccensione del male. In una mia osservazione (oss. 6), in cui i sintomi clinici erd.no imponenti e gravi, lo zucchero era aumentato (0.90 °/00 ). n risultato negativo nell:iqMr della reazione di Wassermann, la mancanza della curva caratteristica della reazione del mastice, apporteranno un ausilio notevole alla clinica per escludere una Zue8 cerebri. Dal lato prognostico, nella gran maggioranza dei casi, il decorso della malattia è lungo, ma può subire delle soste; la guarigione, per quanto riguarda la re8tituti o ad integrwn, molto rara; alcuni la negano in modo assoluto. Recentemente Denning e Wollm han fatto uno studio in relazione alla permanenza o alla scomparsa di ogni singolo sintoma. Essi concludono che non tutti i sintomi hanno la stessa prognosi: Le clonie fascicolari, la corea, la scialorrea, l'iperidrosi, scompaiono dopo alcuni anni, invece i movimenti atetotici, i dolori teudono a diventar permanenti. I casi osservati dopo il 1922 appaiono di una prognosi meno grave di quelli riferibili alla. grande epidemia 1920-1921. · Per quanto riguarda la terapia, siamo sempre nel campo dei palliativi. Si sono adoperati: salicilato sodico e urotropina per via. endovenosa., lioscina, la scopolamina, il cloralio per clistere. Ultimamente Shapiro ha adoperato le foglie di datura stramonium (uno-due grammi al giorno) e pare che questa attualmente rappresenti il migliore dei palliativi nella cura dol parkinso nismo.
LE FORME CBONICBE DELL' ENCEFALITE EPIDEMICA
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OSSERVAZIONI PERSONALI. Oss. 1a - Sonnolenza paroasistica diurna - cri.ai neuro-vegetative. Case. Ant. soldato di anni 24. Entrato il 1° agosto 1927. Nel 1922 soffri èncefalite Jetargica. Qualche mese fa, mentre era di sentinella, si addormentava e veniva proposto per severe sanzioni disciplinari. L'ufficiale medico del Uorpo lo inviò in osservazione, risultandogli nota la pregressa encefalite. Accusava crisi eli sonnolenza., insonnia notturna., riconente cefalea., senso di palpitazione, debolezza intensa.. All'E. O.; si notava facies lucida, untuosa, polso 115 puls. al m', Jitmico. Veniva. colto quasi giornalmente da. sonno imp•·ovviso che sopravveniva per lo più dopo qualche ora dal secondo pasto (verso le ore 17) e durava tre o quattro ore; durante la notte aveva insonnia ostinata. Alla vis ita medica. diventava. fa cilmente emotivo ed oltre a fenomeni vaso-motori, presentava un tremore alle mani a. brevi oscillazioni, eli poca. durata. Riflesso oculo-carcliaco accentuato: 20 puls. in meno. Oss. za - Cri.ai oculari miotmliche: occhi al cielo. stn-abi.amo, irritabilità. Orlan. Dino, tnilite di anni 26. Entrato il 15 dicembre 1927. Da un rapporto ri-;ulta. che è soggetto svogliato, fiacco, per le sue st,ranezze diventa ridicolo di fronte a.i compagni, non rende nulla. in servizio, chiede quasi giornalmente visita. medica. Nel febbraio 192 1, durante il servizio eli leva, fu ricoverato nell'ospedale militare di Verona per encefalite letargica; vi fu degente per un mese e fu dimesso guarito con una licenza. eli convalescenza.. Sin dal 1922 conùnciò a notare intensa. astenia, svogliatezza., lentezza nei vari movimenti, crisi di smmolenza. Verso la fine del 1924 un giorno, i parenti si accorsero che aveva gli occhi storti; questo fenomeno si presentava. a periodi. Arruolatosi volontario nella legione libica, attualmente non si sente di continuare a prestar servizio, per la grave debolezza. Da parecclù mesi avverte un disturbo accessionale che così descrive; «Ogni sei, otto g iorni, verso l'imbrunire, i miei occhi si volgono in alto e mi vien eli fis:;!~re insistentemente il cielo, mi sforzo a girarli in basso ma non vi riesco; essi restano per circa mezz'ora attirati in alto. Mi corico in branda e provo a dormire; dopo il sonno il disturbo non si ripresenta. •. Questo spasmo dei muscoli superogiri è st-ato osservato recentemente anche in Francia dove viene denominato le8 yewr; at' plajond; il fenomeno può e.<;sere provocato dallo stimolo della luce viva artificiale. Infatti, durante il periddo di osservazione il soggetto presentò una nuova crisi coi caratteri su descritti, subito dopo che aveva assistito ad una. film nel cinematografo dell'ospedale. Egli presentava inoltre strabismo divergente a sinistra. e lieve ptosi a. destra. Dal lato paichico era disa.ttento e s uggestiona.bile; riguardo alla condotta si dimostrava. irrequieto, litigioso. La reazione di Wassermann risultò negativa nel siero e nel Iiquor dove non si trovarono alterazioni degne di nota. Os.<i. 31l- Enterite memhranacea, m<UJchera facciale, bradicinesia e bradijrenia Giro. Gius. soldato, eli anni 25 entrato il 12 aprile 1928 per enterocolite. Il mattino do_Po, durant.e la visita constatai che il soggetto aveva da. poco eme.'iSo delle deiezioru mucose nastriformi, con presenza di membrane biancastre comtniste a. sangue; scarsezza. di materie fecali. L'ammalato riferiva. (parlando con voce monotona e lenta) che sei anni prima aveva sofferto encefalite letargica. e che, da parecchi m esi andava incontro a soru10lenza, lentezza. nei movimenti, diarrea intermittente. All'E. O. presentava fisionmnia rigida. (maschera-. facciale) oligoemia.; nell'andature. si dimostrava titubante, lento. Il riflesso octùo-cardiaco era accentuato: 24 puls. in meno. Dal lato psichico dimostrava lentezza ideativa e della. memoria., quell'indifferenza. affettiva o grave stato di apatia definito dal CaUigaris indifferentia vitae: aveva inoltre crisi di riso immotivate, stereotipo. L 'interesse <li questo caso è dato da.lla comparsa. accessionale di una. enterite membra.nacea (mixo-neurosi intestinale membra.nacea di Ewald) che si può riscontrare in altre affezioni nervose come nell'i<;teria. e che è considerata come una nevrosi di secrezione (Leube, Strasburger). Questa crisi viscerale fu un segno rivelatore dell'encefalite cronica che, ad un esame più accurato, si rivelava anche con segni pseudo-parkinsoniani importanti.
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LE FOIUIF. CRON ICI{E D'ELL.ENCE FALITE EPTDEMlCA.
Oss. 46 - Basedowisn~o. neurastenia spiccata. Arnad. C:iov. milite, di anni 20. Entra il 9 mag~o 1928. Nel febbraio 1923 ftl ricoverato all'ospedale mag-g iore di Milano per encefalite letargica. Trascorso il periodo acuto, non fu più capace eli perdurare in un dato mestiere ne intraprendeva tanti, ma non aveva la costanza di continuare. In questi ultimi tempi la svof!liatezza si è acrent.uata ed accusa inoltre intensa debo lezza agli arti inferiori, chiodo occipitale, eiaculatio precox. E. 0.: longitipo, aspetto bnsedowiano: occhi sporgenti, non Graefe, facies lucida. Polso ri tmico, frequente. Durante l'interrogatorio i fenomeni vasomotori si accentuano, e il polso mggiuge !Uù puls. a l m'. Riflesso oculo-ca.rdia.co abolito. Nessuna alterazione a. carico del corpo tiroide. Dal lato neurologico tremori fibrilla.ri a carico dei muscoli della rima omle; riflessi rotulei vivaci. All'esame della condotta si rilevava irritabilità, instabilità, insofterenza. alla disciplina. 0:;.;. 5a - Sindrom~ piirkinaoniww, eco 'alia, bradijrania, auggostion.abil ità spiccata. Capitano in A. R. Q. :".alQm. Vinc. Entra per visita collogiale il 12 dicembre 1928. Nel 1921 soffrì encefalite letargica. E. O.: Facie~ amimica, untuo:m; occhio fìs.w, atono. Aumento di resistenza ai movimenti passivi del cupo e degli arti. Andatura. in fle:;;;ione. Grossolani tremori, che s i accentuano dopo gli ~>forzi. Durante l'interogatorio si nota emotivitll: e suggestion<thi li tà >'piccatf\ per il che il tremore aumenta ancora d 'inten!'ii;à; ripete le ultime parole delle domande (ecolaliu.): si ha inult.re un torpor~ psichico generale.
.A queste osservazioni di militari, credo utile aggiungere la de:crir.i<me
di un caso o:,;scrvato nel reparto medicina donne di quel'!to ospedale. Oss. 6~ - Cat((/oni(' r. cc,talt-asi, bradici11asia, adiposi,à. Sav. An!!., d i anni 3G, donna di casa. Entra il 10 dicernb1·e 1928. Nel febbraio 1926 a TLU1isi~ ebbe febbre accompllgr1ata da dolori l"Emmatoidi, diagnosticata di natura influenzale; il periodo febbrile durò un mese ci1·ca. Prima eli ammalarsi pesava 45 c hilo!{ntrnmi; dopo l'episoclio febbrile, cominciò ad avvertire intensa. d e bolezza e ing nlSS•tva sensibilmente. att.ua lmente pesa 8.3 chilogrammi. St~1tu.~ : Atteggiarnento status;u·io, sguardo fisso atono, facies untuosa., obesità spiccata .
Oculomozione nor•male. Aumento di resistenza ai movimenti pas.<;ivi degli arti supet·iori e inferiori. .'i otevole ùiminuziQne de lla forza muscolare. Nessun disturbo della sens ibilità-. Riftc~<.~ i rotulei esagentti ed atipi.ci: A.lla percussione sul leg,unonto rotuleo, si ha una. estensione a scat,to delltt gamba accompailnata da hrev~· clonismo ùol piede; il fenomeno è billlteralc: ma più acceu,t.uato a rlestra. L'ande.· tura è indecisi\, lenta: tende a cadere all"indiet.t·o, il t1·onco rimllne rigido, si volta tutta d'wt pezzo; u ou :;i notano tremo ri. L·ammttlata conserva g li atteggiamenti volonta1·i (cntnt.onia.) e vrovocati (cata le-«si). J.a lentenn si manifesta in tutte le sue azioni, specialmente nel consumo d ei pasti. TI polso ò ipoteso: I'r. art . .Mx. = 95 m n. = 70. Riflel'SO oclÙOCttl"tUaco accentunto: 28 puls. in meno. Ogni due o tre giot·ni present.ava rialzi termici oscillnuti intorno a aso, specie la sera, sudoratione, intensa nstenia. tftlvolta vomito e dispnea. Dal lato psichie;o: s M.to an;;io:so, t.,Jrp o re ideativo, memoria inte~ra, ne:>.<;un segno di negativismo. Esnme oftnlmoscopico negtl t,ivo. l .:ri.ne: nulla di patologico. Sangue: rea· zione di \\'assermann negn.t iva.. P~~nt·ura lo-mbare; liquor limpido, a pre;;.'Sionc aumentata ; rea.~one di Wa.&>et·· mann negativn; albuminu 0,20 ~00 , zucche!·o (n1otodo Mestrezat) - 0,90'~ 0o, c loruri 7 ,{io ' 00 , lieve linfocitosi.
Questo caso è molto istruttivo perchè presentava notevoli difficoltà diagnostiche, specialmente per quanto riguardava la distinzione della cataton ia pura.
X.E FORME ORONrCHE DELL'ENCEFALiTE EPIDEMI<' A
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Dal complesso sint.omatico e dell'andamento progressivo eravamo orientati verso l'encefalite cronica; non risultan<'o però dall'anamnesi che l'ammalata avesse sofferto due anni prima della forma acuta tipica, (ma piuttosto di una forma abortiva) i risultati dell'esame chimico del liquor ci sono stati utilissimi per confermare la diagnosi di encefalite cronica: vi era infatti un aumento dello zucchero ed anche, benchè minimo, dei cloruri.
* * * Dall'esame di questi casi risulta anzitutto il proteiforme quadro dei sintomi distonici e ipercil1etici, molte volte a carattere accessionale, la costanza dei disturbi del sistema neuro-vegetativo, la facile emoziouabilit.à. e suggestionabilità che oltre a rappresentare degli stimoli allo spriglQnarsi od accentuarsi d elle crisi motorie, d eterminavano alteraziotl1 per-
manenti nel carattere dei soggetti. Molti dei postencefalitici, come bene osserva Bing, passano per simulatori, bugiardi, pit iatici, isterici, fannulloni. Come sono molte volte strani i segni organici, altrettanto lo sono alcune manifestazioni psicbic .e, il comportamento , tutta la condotta. di questi malati. È già noto come molti fenom eni postencefalitici presentino delle analogie coll'isteria a. base della quale stanno la suggestionabilità e la facile emozionabilità. È istruttivo sotto questo riguardo, il caso originale riferito da Calligaris e Sartorelli: si trattava di un 'am malata postencefalitica (creduta santa dal popolino) che, per effetto di auto-suggestione, emetteva urine azzurre ad orario fuso. Il fenomeno era dovuto alla scissione, in vescica, dall'indacano in indaco azzurro, e si spiegava ammettendo una poussèe tossinica che provocava un disturbo della sostanza perinfundibulare. Sebbene recentemente qualcuno, per la rassomiglianza con alcune sindromi extrapiramidali, tenti di assegnare una base organica ai fenomeni isterici, dobbiamo tuttavia, allo stato attuale della scienza, considerare l'isteria come una neVTosi psicogeoa. È quindi tli grande importanza escludere questa sindrome fnnzionale con lo studio di tutto il complesso sintomatico , che in ca.-;o di encefalite cronica ci offrirà a considerare, oltre tutte quelle differenze diagnostiche già esposte nella parte generale e di etti è bene ricordare ancora l'intt>grità dolla sensibilità obbiettiva, la mancanza di teatra.lità. nelle varie manifestazioni cliniche, il decorso progressivo. Per quanto riguarda il rapporto con l'epile;;sia,, è certo che nel corso dell'encefalite cronica si possono osservare delle crisi epilettiformi. Wimmer ne riporta 21 ca.s i ed ha osservato che le crisi si presentavano unite ad altri segni, movimenti coreici, a.tetotici; giustamente sostiene che mentre gli accessi soltanto tonici sono di origine sottocorticale o extrapiramidale, quelli clonico-tonici invece risultano dalla cO•hemporanea partecipazione dogli strati corticali e sottocorticali. AMhe le mo<lificazioni del carattere possono presentare delle analogie con quello epilettico: si possono constatare azioni impulsive. mania omicida, ossessioni, ecc.
204
LE FORME CRONJCHE DELL'ENCEFALITE EPIDEMICA
I disturbi del carattere possono anche ricordare il tipo neura.stenico che talvolta è difficile differenziare dalla. forma pura. di nea.rd. I principali disturbi psichici (tralascio di occuparmi delle vere e proprie psicopatie avanzate, forme demenziali, ecc.) sono a. carico della. volontà. In questi individui mancano le due virtù fondamentali della. psiche del soldato: '' l'inibizione e l'impassibilità. >> (Rova..<>io ). Anche se non si osservano dei disturbi organici grossolani, è certo che lo studio della condotta, del cr~rattere di questi malati, ci induce a. considerarli come degli anomali. L 'ambiente mntitare poi favorisce la rivelazione dei disordini psichici del postencefa.litico che si rende deleterio per la disciplina dei Reparti e non ronde in servizio. Dal lato medico-legale, considerando attentamente i miei casi, colpisce subito il fatto come i primi quatt.ro soggetti siano potuti sfuggire alla visita medica pro-coloniale. Questo si spiega ammettendo che essi dissimularono nascondendo la loro pregressa infermità, per arruolarsi nelle truppe coloniali dove talvolta tentano di entrare (come avviene nelle armate coloniali di tutte le nazioni) gli squilibrati, i psicopatici in genere, quelli che i francesi chiamano les cerveaux brulès. D 'altro canto i segni organici non apparivano, a prima. vista, tanto importanti ed, insieme con le alterazioni psichiche, non potevano definirsi se non in sede di osservazione. È quindi nece.<;sario, per il medico militare, raccogliere una diligente anamnesi ogni qualvolta si trovi dinnanzi a sintomi neurologici o psichici di non facile spiegazione e pensare anche all'encefalite cronica. Quando dall'anamnesi risulta una pr0oDTessa encefalite, è bene inviare in osservazione il soggetto anche se non presenta segni notevoli, si attingeranno allora notizie anamnestiche anche nel luogo di origine, o dove risulta che abbia sofferto il periodo acuto; l'osservazione dovrà essere, se occorre, anche abbastanza lunga. Se durante questo periodo non si è riscontrata alcuna alterazione importante neuro-psichica.7 sarebbe, credo 7 conveniente rinviare al proprio reparto il militare con l'avvertenza dell'art. 29 El. Inferm. (come per l'epilessia) in modo da esse1·e tenuto in osservazione dal sanitario del Corpo iil quale constaterà se per caso si presenta.s!ero in seguito delle crL<>i acce.c;;sionali, o deviazioni nella condotta individuale. Non essendovi attualmente un art. dell'El. Inferm. da applicarsi per questa infermità, si applicherà l'art. 26. Ooncluden·d o, dal lato militare, è necessaria l'individualizzazione delle forme di encefalite cronica, come profilassi mentale, allo scopo di allontanare dai reparti individui dannosi ed inutili in servizio. È importante a questo riguardo ricordare, con P. Desfosses, la conclusione votata al Congresso di medicina. e farmacia militare (Va.rsavia, 1927) a. proposito degli esiti dei traumi del cranio: " L'esperienza della guerra, avendo dimostrato che tra gli esiti dei traumatismi cranici, l'epilessia, le psico-neurosi, le nevrosi, i disturbi fisiopatici, ecc., si sviluppano in individui predisposti, questa categoria di :soggetti deve essere eliminata dagli eserciti, anche durante la guerra >>.
LE FORME
CRONICHE DELL'ENCEFALITE EPIDEMICA
205
AUTORIASSUNTO. - L 'A. dopo aver ricordato lo stato degli studi sull'encefalite epidemica cronica, sia dal lato anatomo-fisiologico che patologico, clinico, prognoetico e terapeutico, con osservazioni personali circa. il comportamento del riflesso oculo-cardiaco e sul significato dell'iperglicorachia, descrive succintamente sei casi clinici di cui cinque su militari. P assa a considerazioni diagnostiche e medico-legali militari, richiamando l'attenzione del medico militare sull'importanza, per la profilassi mentale dei Reparti, che ha il pronto riconoscimento di queste forme e la conseguente eliminazione dalle file dell'Esercito di questi soggetti.
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OSPEDALE COLONIALE DI DERNA - (CIRENAICA) Direttore: prof. CARLO TEDESCHI
RICERCHE SUI GRUPPI SANGUIGNI DEGLI ARABI ABEIDAT per il dott. VIncenzo Mazzola, sotto~enente medico del IX Batt. Libico assistente volontario
Se p er il medico pratico la ricerca e la. conoscenza dei problemi che riguardano le proprietà biologiche del sangue, e la tecnica. delle ricer<'he dei gruppi ematici possono avere importanza, per il medico militare e sopratutto coloniale tale conoscenza si può dire necessaria . .A parte che, sopratutto in tempo di guerra ed in chirurgia traumat ica, la tmsfusion e del sangue è ormai un 'arma terapeutica che può dare i più brillanti ed utili risultati; il medico militare ha per le ricerche sulla biologia cmatiea un rampo da esplorare a su a disposizione quanto mai Yasto, scelt issimo e che ogni studioso può invidiare. Egli può t rarre dalle sue osservazioni tutti quei dati che, in mano :1rd altri studiosi che hanno a lo o disposizione quello che al militare ed al coloniale per necessità di cose mànca: colTedo bibliografico, disponibilità di tempo, comodità di mezzi di controllo e critica, sono neces~>ari per trarne quelle teorie ed illazioni che portate nel campo del puro studio scien tifico come in quello della pratica., illuminano problemi della, più grande importanza sia per il medico, che per il biologo, per lo storico come per l'antro-
pologo. Il medico militare coloniale ba nei quad1ri degli studioiji il còmpito del pioniere; a.na.]ogo a quello nei quadri della milizia dell'osservatore di punta. Questo lo scopo del presentce lavoro di pura ricerca e che: date le condizioni di tempo e luogo in cui è sta,to condotto, non può essere corredato nè di parte bibliografica., nè di piil o meno ampia parte compilati><t. Le ricerthe di cni è oggetto la comunicazione sono state condotte su di nn piano con cordato col Tedeschi di cui sono noti gli studi sui gruppi sanguigni df'gii indigeni della Barca c della 1\Iarmariea., ed a complemPnto dei dati g ià. da questo raccolti. La conosecnza delle proprietà biologiche del sangue con i risultati della ricerca antropo e rnorfometrica debbono costituire lo sfondo su cui proiettare i quadri delle stati.s tiche nosografiche. Solo cosi si potranno tra.rre esatte deduzioni per aiTronta,re quei problemi di clinica e patologia colonia le la cui interpretazione può presentare oggi parecchi punti oscuri. intanto, era da vedere se le mie rieerche fat te su individui sani e per lo più dedit i al nomadismo, concordavano con quelle ottenute all'ospeda le di Derna. su individui della stessa r azza, fra cui molti ammalati e della città. Inoltre, quello che non era ancora stato fatto, ho condotto la ricerca. su di un unico gruppo territoriale e limitato in modb da potere poi scindere al massimo grado possibile le variazioni d 'indice in quel gruppo etnico.
RICERCHE SUI GRUPPI SANOUIGNr DEGLI ARABI ABE!DAT
207
Scrive il Tedeschi nel suo lavoro: «Ricerche sui gruppi sanguigni fra le popolazio-ni Ì'ndigene della Barca e della Mannarica ))' (Cairo, 1928): « I miei dati avranno valore solo se continuati in serie piuttosto lunghe e confrontate con analoghe osservazioni d 'alt ri ricercatori. Che se universalmente si è ormai d 'accordo nel fissare a quattro i gruppi sanguigni costanti nelle proprietà di isoagglutinazione, indipendentemente da influenze fisiologiche, farmacologiche, e patologiche, pure si possono sollevare eccezioni a questo concetto di fissità del gruppo sanguigno in quanto bo potuto osservare che trattando individui di terzo gruppo con iniezioni di siero di sangue di secondo gruppo dopo un periodo che può andare sino ad un mese si ottiene una reazione di quarto gruppo alcune volte ed altre volte di primo gruppo e ta le modificazione di potere ison,gglutinante permane per due, tre mesi. Come osserverò per es. che prendendo due individui, il cui sangue al testo europeo rea.gisce come appa.rteuente allo stesso gruppo, ma di razza differente, per es. fra un iemenita ed un suda.nese, e provando il sangue del primo col siero del secondo, si banno talvolta agglutinazioni nette. Forse ciò è dato dall'esistenza del quinto gruppo del Vorselmetz, forse dall'azione di pregresse malattie e cure sul quantit.a,tivo delle globuline, trattandosi per lo pii1 di osservazioni fatte in ospedale, ad ogni modo sarei grato ai colleghi per ricerche di controllo''· ?11a. mentre le ricerche del Tedeschi sono state condotte in rapporto al comportamento dei fenomeni di ison.gglutinazione con i quattro gruppi sanguigni costanti di razza europea degli individui di razza araba e delle altre razze abitanti la Barca orientale, e eome siero testo il Tede·· chi si è servito di quello preparato a l\fila.no dall'I. S. M. e precisamente da individui dell'Italia settentrionale, per sno consiglio ho eseguito la ricerca,, servendomi di siero te to di ceppo arabo Abeidat (cioè siero di individui del zo e 3o gruppo} preparnto nel laboratorio dell'ospeda.te di Derna. Tale siero veniva raccolto e rinchiuso asetticamente in fiale d~t I ce. ; perchè fosse facilmente trasportabile, e si è sempre perfettamente conservato. Così la mia ricerca oltre avere lo scopo di controllo all 'indice biochimico di razza t rovato dal Tedeschi per gli .Abeid;1t, serviva a controllare se usando un siero testo non europeo tale inùice potesse variare o nella sua cifra totale o nelle cifre singole di ded1.1zione. È noto che gli· osservatori hanno intanto stabilito la fis~ità ùei gruppi sa.nguigni in una data popolazione e ad indicare questo indice fisso A. ed R. Hiscbfeld hanno determinato un numero indice che ria,ssume i termini di questa costanza di reazione. Poichè il carattere ereditario al gntppo sanguigno è dipendente da proprietà di i soa~glutinazione e isolitiche che si trovano ca.ratteristica.mente differenziate nel secondo e terzo gruppo. P er cui si può dire che in ogni individuo vi è un potere isoagglnt.ina.nte e litico poprio che si differenzia. in qualità caratteri11tiche di secondo gruppo (A) e in quelle di terzo gruppo che cbiamaremo (H). Nel 40 gruppo, in cui si hanno i fenomeni di a.gglutinazione tanto con A che con B vi sono i fattori del 2° e del 3° gruppo quindi si è accorda,to di segnarlo AB. L'indice Hirschefeld è appunto il rapporto di : ~ ossia. il rapporto del· %
20
40
- % . % 30 -% 40
=~~
208
RICERCHE S U l GRU1'Pl SANGUIGNI DEGLI .~.UII ABEIDAT
di esami fatti su individui della stessa razza e chiamato dagli autori appunto: ind:ice biochimico di razza. Le mie osservazioni Rono state fatte su 400 individui di cui il 15 % rappresenta-to da donne, e il lO % da bambini fra l'ottavo e il dodicesimo anno e rappresentano il 10 % della totale popolazione del territorio, campo del mio studio. Ed avendo preso a modello della ricerca le osservazioni del Tedesclù per determinare l'indice di razza dei gruppi etnici della Barca, eseguendo il piano di ricerca da. esso indicato, le ho portate unicamente sul gruppo etnico Abeidat e sulle relative cabile Mara.butine loro aggregate e seco loro da secoli conviventi. È questo il gruppo etnico della tribù che occupa la regione costiera occidentale d alla linea di confine colla tribù Hasa fino all'altezzll. di Derna. e per una profondità variabile dai 15 ai 20 chilometri dal mare. Meglio di qualsiasi disquisizione, mi senirà il riportare le tabelle e le grafiche di paragone d ei miei dati con quelle riportate da Tedeschi nel suo lavoro e da,gli altri autori. Ritengo tuttavia necessario far precedere un accenno di etnogralia storica e tradizionale. Gli Abeidat costituiscono il più numeroso degli aggruppamenti derivati dagli Harabi ed occupa, commisto ad element i marabuttinici assai notevoli, la più vasta e più ricca estensione della Cirenaica orientale fino al confine egiziano. n censimento loro è di circa 30.000 anime fra saa.di e marabuttini. È noto che da, tutti gli studiosi della etnologia del luogo si fa una prima fondamen tale differenza fra le popolazioni cirenaiche, in Sa.ooi e Marab tin. I saadi si dicono discendenti da Sa.ada dei Beni Sulein, sposata ad nn governatore greco (( Iani ,, , vantano origine araba pura e sono i conquistatori del territorio (Horabi : guerrieri). Ma dalla origine stessa storica appare che in essi non è dunque di<;ceso puro sangue arabo. I mara.b tini sono invece ritenuti discendenti di antichi abitanti del territorio sottomessi e legati da interessi ai conquistatori (Libi f Berberi t) Dobbiamo anzitutto notare che il ma.rabtin non è da confondere col marabutto (Sciorfa) o santone che vanta discendenza diretta dal profeta. I marabtin di cui trattiamo vengono designat.i dagli arabi col nome di Sadgan che vuole appunto significare tributario. Delle due invasioni ambe di cui la Cirenaica fu campo, la prima delle due alla fine del vn secolo guidata da Ornar, e fermata a Poitiers da Carlo Mart-ello, fu solo un turbine distruttore, ma passeggero, i cui effetti non si fecero sentire da-l lato etnico. La seconda invasione avvenne nel 1049, la cui causa sorse dal conflitto fra i due califfi di Bagdad ed Egitto. Quest'ultimo emise un bando p er cui chiunque si fosse recato alla conquista dell'Afrikia (Tuni.si-Tripoli) alleata di Bagda.d, avrebbe ricevuta lma moneta d 'oro, un cammello ed il diritto alle terre conquistate. Gli storici dicono che lm'accozza.glia di 60.000 armati, pastori, conta.dini, predoni con donne e bambini (forse quindi un 200 mila) persone dal basso Egitto si dipartirono, divisi in tre gruppi. Uno di questi designat o oome quelli dei Beni H abib o H a.ib rimase in Cirenaica, assoggettò gli abitanti, che vennero distribuiti per servi fra gli accampamenti invasori per togliere loro ogni velleità di rivolta. Sono appunto questi ultimi che costituiscono i gruppi marabutinici sopra nominati. Mentre altri gruppi etnioi, o per ,. ,... ·.
RICEROHJ!l SUI GRUPPI SANGUIGNI DEGLI ARABI ABEIDAT
209
essersi al tempo della conquista accordati con l'invasore o perchè più compat ti, mantennero la propria unità: come i mnefa della regione di Tobruk, e i faucher, pur essendo vincolati al tributo e a.ssumendo lingua, costumi, religione dell'invasore. Che del resto riconosce ancor oggi la loro antica conoscenza della. terra e della tradizione locale; così che per es. : in questioni di confini è quasi sempre un marabuttino che viene designato a. giudice. Mentre gli stessi nomi loro tendono a significare qualità fisiche loro speciali; per es. : gli Msa.mir (chiodi) per la loro altezza e magrezza, gli Hamar (rossi) per il colore rosso castano dei capelli; frequenti questi ultimi fra i marabuttini Sciua.a.rfra gli Abeidat e fra i Braassa. (Tedeschi). Gli Abeida.t fra le tribù conquistatrici (haràbi) sono i discendenti di Abeid. Meglio di tutto varrà. darne il quadro genen.logico tradizionale, come riferito nel magnifico lavoro del col. De Agostini: « S1tlle popolazioni della Cirenaica lJ, Ci limitiamo a quanto si riferisce alla. popolazione di cui è oggetto la nostra. ricerca. A beid l l Usar
l (da Benina)
l
Abd el Mola
l
l
l (da Hbara)
Gh~it
l (da Massa.uda)
.,...,-----+-:
Bu lmana
- - - - -.1 Rfad Bu Daui
l
Bu Aucal (Auakla)
Le nostre ricerche biologiche riguardano, come si vede, una delle branche della discendenza diretta (Ulad Uar) che ha l'assoluto predominio numerico e si trova distribuita sulla qua·si totalità del vasto territorio. Specialmente quella della discendenza di Abd el Mola, il celebrato e venerato condottiero di tutti gli jbeidat, le cui gesta sono infiorat~ di ricche leggende nella tradizione popolare. (Gheit; Bu Imama; Rfad; Bu Daui). Gli Auakla. seguono nella tribù per importanza numerica e morale, sostengono anzi che la. loro madre (Benina.) sia. stata anche la. madre di Ua.a.r. Terreno migliore non si poteva dunque scegliere per ricercare con più esattezza. l'indice biochimico · di razza. degli A beidat. SAADI
A) Uac.:r.
1° GMit . •.
Bunga.ta (1700) 12
Auamme (791) 5
Aueda (1434) 9 . .
:Madi (500) 17
l
Chadem (445) SO
210
RICERCHE Sl71 GRUPPI SANGUIGNI DEGLI ARABI ABEIDAT
Mansur {Ab<lclgader) (1708) 54 ZO Bulrrwna
i\ Sleman Abdelkrin (1217) 3.
Scelauia {2-!3) 28
l Ga.bail (269) 12
Bu Giazia (1Hl9) 18 . . . .
l Sciuaa.r {727) 15 Embarca (263) 12 Sciuaa.r (1.404) 35 30 Rf ad {654) 6 4L Bu Dcwi (404} 55
B) AuCtklc' (23:! 1 ) 39. In tota lo 400 esrtmi di cui 276 d i Sandi e !:24 ùi :\ln rnbattini. Nota. : la prima c ifra indica il censimento totale 1928 (a.ttua lmente p el·ò la popolazione del territorio di Uubba non supera i 40:)() abitanti) la. seconda. gli e'* mi biologici esegui t i, quindi circa. il IO 0 / 0 della popolazione attuale indi· gena d Gl torri torio ùi Gu bba..
Si sono ottenute reazioni di : 1° Gruppo N. 171 (42, 75 Ofo ) 2° Gruppo N. 120 (30 % )
3° Grul>JIO N. 14 (18,50%) 40 Gruppo N. 35 (S, 75 %)
Quiuùi stù totale di N. 400, secondo la formula classica.. Ofo 2o - o/o 40 o/o 30 - Ofo 40
Si !tvi·ebbe un indice medio biochimico di mzza di 2,17. Interes~ava per seguire lo schema e gli scopi delle O.>:'lervazioni fat te dal Tede3cbi ricerca.re gli indici di ·tintamente dei Saadi e dei Marabuttini. SAADI. .D C.MO A'l'A
1o Gruppo N. 6
TotuJe
Cu.o.nf;.M
A U EDA
1° Gruppo N. 3
1° Gruppo N. 30
zo
,
• 3
zo
•
l
3
20
30
•
• 2
30
•
!
l
zo
40
•
• l
40
l
l
2
40
• , •
(Obclt)
99
• 25
31
• 18
24
•
9
6
In:Hce di raua
2, 44
2ll
RICERCHE SUl ORUPPl SANOUIONI DEGLI ARABI ABEIDAT MANSUR
ABDKf..l{lll.'f
Bo GIAZIA
Totale
IndJoc di razza
1° Gruppo N. 20
1° Gruppo N. l
1° Gruppo N. 8
29
(Bu Imana)
• 4
24
2,65
• 3
14
3
8
20 30 40
• •
• 19 zo
•
• 10
30
•
•
•
40
5
30
•
40
•
go 40
• • •
»
Tota'o
1° Gmppo N. 24
1° Gruppo :N. 16
44
l
zo
• 18
20
•
»
9
28
• l • o
30
»
9
go
•
•
9
19
•
4
40
c
•
5
9
llU DAUI
1° Gmppo N. 4
•
20
ACA~T•.\
RF.t.D
20
• l • • o
~
4?
• • •
(In ~Lice hioch. l, 9)
In•lloc di razza
l, 90
(Indice bioch. l, l)
GRUPPI l\IARABUTJNIC I.
(Agr;rGgc,ti ai Clh iJit. e Bu Imcuw).
]0
Auama
M ndl
Scelnnl~>
Gaball
Tarnc l:li
Gntppo: N. 3
N. 8
N. 12
N. 3
N. 7
•4 • 4 •
• 8
• 5
• 5
• 3
• 3
• 2
• 3
• l
• l
ZO Gruppo:
•2
3o Gruppo:
• o • o
4° Gruppo:
, l
T otale 10 Gruppo 33 (% 44) Indice biochimico di razza.
•
2"
• •
30
• • •
40
24 (% 32)
12 (% 16) 6
(% 8)
• • •
•
•
•
(l ndipendanti ).
Totnle
Emharc:t
Sclun.ar
1° Gruppo N. 7
1o G ruppo N. 19
zo ao 40
• • •
• 3 • 2 • l
2" 30 40
26 (Ofo 51) Indice bioch. di r azza.
• •
• 10 • 6
13 (%26) 8 <% 16)
•
»
2
3 <%6)
•
•
n
•
•
•
•
•
D opo presentati i miei dati in tabella, a schemat.izzo.re le cifre e rendere pil1 evidenti i rapporti e le differenze dei vari indici di razza ho riunito questi in ~A.fìca ~i paragone, aggiungendovi gli indici da me trovati con quelli degli altri autor1 e colla tavola. di Tedeschi.
2 12
RICERCHE SUl ORUl'PJ SANOUIONI DEOLI ARABI ABEIDAT
TAVOLA DELL'INDICE BIOCHIMICO O DI RAZZA DEI GRUPPI SANGU1G~I DELLA CffiENAICA ORIENTALE (TEDESCHI).
Gruppo etnico
I• ( 0 )
%
2• (A) ~.
..
3• ( D)
4• (~· 13)
A totale
Ossern\z.
/0
'}.
B totale %
A·B
'lo
75
13.4
3.4
(Mino)
O Standad) Italiano settentrionale
57
28.5
10.9
3.6
32.1
14.5
2.2
1 Gr-eci
42
42
15.8
1.2
43.2
17
2.4
Ebroi
36
34
24
6
40
30
1. 3
40.4
19.5
2
,ned. tot.
Italiani di Derna
Kisma.tini Od ella Oasi di DE\rna
Cologhli Tunisini
49.1 36.4
Andalusi
15.5
Marubtin Ta.giura l Sliten
~ Ghoits
;
Bu Ima.na.
Abo;dat , U (
B
.
\ 30
led emna Morien
Marabuttini del Terr.
46
48.4 29.6
12
6
5:!
IS
2.3
med. tot.
17
5
46.6
22
1. ::1
mod. tot.
50
30
20
l
31
21
1.5
Brassa
42
42
18
2
44
20
1. 5
• • • •
Ha.rabi ~ Dorsa ?>ll1efa
41
37
16
6
43
22
1.8
• •
44.5 35.1
14.4
6
41.1
20. 4
2
" •
Negri (Fe7.zan·Suda.n)
58
13
23
6
19
29
0.6
• •
28.4
11.1
l
29.4
12. 1
2.3
• •
• • • • •
\ R RSO.
Ter~·itorrQ
l
Abissini Galla Eritrei
Amara Tigrini
ll....
Somali.
41
32
22
5
37
27
1.4
Iemeniti ..
47
32.5
14.5
6
38.5
20.5
1.8
Indigeni della Barca or.
1.9
t
213
RICERCHE SUI GRUPPI SANGUIGNI DECLI ARABI ABEIDAT
DALLE TAVOLE DI HrRSCREJ'ELD
(Salonicco).
Italiani .
47 .2
38
11
3.8
2.8
Greci .
38.2
41.6
16.2
4
2.5
Arabi .
43.6
32.4
19
5
1.5
Turchi.
36
38
18.6
6.6
1.8
Ebrei .
38.8
33
23.2
5
1. 3
Negri.
43.2
22.6
29.2
5
0.8
(da!la t&\"o!a di Mino)
39%
Italiani del sud .
17 %
2.3
GRAJ'ICA DEr. r.' t NDICE B10cm~nco D .E LLE R AZZE IN CIRENAICA (TEDESCm ).
Orado: Ol 0.25 l 0.50 l 0.75/ 1 l 1.25 l 1.50 f l.75 / 2 l 2.25 / 2.50 l 2.75 / 3/3.25 l 3.50/3.75 Dema
Italiani
2.2
Greci
2. 4
Ebrei
1.3
Ara.bi
2(T erritorio).
A bei dat
2.3
Rasa
1.5
Braasa
1.5
Dorsa
1.8
Mnefa
2-
Marabtin
1.3
(media) INDIGENI (media)
1.9
Nogri
0.6
Eritrei
2.3
Somali
1.4
Iemeniti
1. 8
S - Gio.,...ale di medicina militare.
214
R ICERCBE SUl GRUPP I SAN'GUIGNT DEGLI ARABI ABEI OAT
ABEIDAT (Tcrrit,orio eli Gubba) 2.17 (:MAZZOLA).
SA ADI
2.33
Gheit
2.44
Bu I mo.na
2.65
Rfu.d
1. 9
Bu Daui
1.9
Auu.kla
1.1
MA RABTIN
2.5
J\1. degli Aboidat
3-
l\f. indipend.
2-
Questi i dati sperimentali trovati. Quali le deduzioni 1 È palese intanto la concord..'l-nza dci ristùtati della media riguardante gli .A.beida.t (Sa.a.di) fra i dati miei (2.33) e quelli ricavati d al Tedeschi sulle medie degli Abeida,t di tutto il territorio della Cirenaica (2.3). Gli scarti d 'indice for ti, si fanno invece subito notare mano a. mano che la ricerca si fa più minuziosa. e scende alle singole sottotrìbù. Analogamente a quanto anche Tedeschi ba trovato fl:a i Sa.ad.i della localit.à del territorio della Cirenaica; per i quali sulla media di 1.9, abbiamo gli scarti di 2.3 (Abeidat); 1.5 (Braassa)-(Rasa); 1.3 (media delle tribù marabutiniche). Le medie invece dei gruppi marabutinici da me trovati, vanno dall'indice 3 (1\'!arabutini dei Saadi) al 2 dei Marabntini indipend~ti. Quest'ultimo indice da conb·ontarsi col valore 2 trovato dal Tedeschi nel Mnefa (tipica tribù marabutinica indipendente della Marmarica). Ad interpretare tali scarti e differenze credo sopratutto va.rranno le indagini della critica storica e tradizionale. Nello stesso modo Tedeschi ritiene a sua volta che la ricerca biologica sia. l'unica ba-se sicura. su cui può poggiare ogni interpretazione dei dati antichi e nuovi che storia e tradizione possono d are ad illuminare l'intricato problema delle razze in Libia. Se l'India fu detta labirinto di razze il cui filo d 'Arianna ancor non venne ritrovato, la Cirenaica, forse più che ogni altra regione Mediterranea, è innegabilmente un groviglio di incroci sanguigni non facilmente districabile. Agone, per una serie quasi ininterrotta di secoli, alle mire di colonizzazione e di conquista. da parte di popoli venuti dall'Europa e dall'Oriente o d al Sud (che i grafiti di Cufra fanno pensare ad una preistorica civiltà Boschimana.) la popolazione primigenea deve aver subìto l'influenza di tutte le stirpi che vi si sono incrociate.
RICERCHE SU l GRUPPI SA "'OU JG:-< 1 DEGLI ARABT ABEIOAT
215
Noi dobbiamo quindi vedere quali lumi possa dare l'indice biochimico di razza, della cui fissità. siamo sicuri (Hir:<chfeld), su cui non influiscono nè clima nè posizione geografica (Verzar) al confTonto dei dati antropometrici che però variano per es. con la longitudine (Puccioni); per sciogliere il problema etnico che permane malgrado le ricerche storiche e tradiziona.li, perchè i loro risultati dipendono da fattori che, come la lingua e la religione, si acqtùsiseono e si perdono in un lasso di tempo che non ba confronti per la sua bretità. con la. infinita lentezza delle modifiche biologiche. Questo lo scopo del modesto contributo, della mia riecrca. Apportare lm nuovo dato di fa,tto ehe unito a quelli di altri ricercatori possa in mano di chi ha possibilità. di tempo, mezzi eli studio di critica e di confronto, servire ad illuminare i quesiti della l'icerca etnologica. delle nostre Colonie. Ringrazio il prof. Tedeschi, direttore dell'Ospedale di Derna, che, suggerendomi il lavoro, oltre che essermi largo di ogni aiuto volle segnarmi lo schema ed il piano di ricerca e coordinare il ma.teriale raccolto. A uTORIASSU N'TO. - L ' A., per consiglio d el prof. T edeschi dì D erna, ba ricercato i d a t i dell'indice biochimico di razza (gn•ppi sanguigni) del g ruppo arabo Abeidat della z ona di Gubba (D ernn) su 400 individui (lO% della popolazione), distinglllendo i ceppi etnici Sa.adi dai Ma rab lat inici. Ha trovato per i Sandi I B 2, mentre per i Marabuttini un n tale variante O!<Cilla dalle I B 3 dei l\iara.buttìni dei Saadì al I B 2 dei :ì\Iarauu tt.ini indipen denti.
RIVISTA SINTETICA
LA DIAGNOSI PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI POLMONARE DAL PUNTO DI VISTA CLINICO per il dott. Giulio Cionlni, maggiore medico
QuE*<to arp;omento è as.::mrto oggi ad una importanza. grandissima non solo ai fini della terapia, giacchè ormai sappiamo che la t,ubercolo::~i polmonare può guarire, e tanto più facilmente per quanto più sollecitamente è diagnosticata, ma anche e più specialmente ai fini della profilassi sociale. Per questa infatti ognuno sa che una lotta grandiosa si è intraprese. in tutte le Nazioni europee, fra le quali l' Italia si deve oggi annoverare fra le prime in virtù delle recenti disposizioni legislative, che certamente forniranno 'i mezzi adeguati per la soluzione dell'importante ed arduo problema. Questo dovere imperioso di lotta. antitubercolare fu sentito da. noi specialmente durante la guerra quando cioè si vide maggiormente il pericolo del contagio sospettato e temuto per l'arn10lamento fat.to con criteri un po' troppo sommari. Furono allora emanate disposizioni dalle superiori autorità sanitarie atte ad impedire l' inquinamento tubercolare dell'esercito. Tali disposizioni si compendiavano nell'intensificare la severità. della selezione degli arruolandi e la sorveglianza d egli individui comunque incorporati che s uscitassero qualche sospetto, e si provvide la.~amente alla tutela ed alla cura di quelli che incautamente arruolati, subirono un danno nello. loro salute. Furono cosi istituiti nel dicembre 1916 speciali reparti di a.ccertamento dia~mostico, uno per ciascun Corpo d'armata in territorio e uno per ogni armata di guerra, che avevano lo scopo di identificare tutte le forme incipienti e larvate della t.ubercolosi in genere e specie di quella polmonare e furono anche organizzati cent1·i sanatoriali, istituti climatici, sanatori e tubercolosari per l'isolamento e cura dei col p i ti. Di questa complessA. e sapiente organizzazione, che tanti benefici di ordine milit.are, socio.le e individuale ha apportato, sono rimasti soltanto nel dopo guerra. i reparti di accertamento diagnostico e il magnifico Sanatorio militare dii Anzio. Anche nell'ambiente civile si è sentito il bisogno di modificare e perfezionare il funzionamento dei Dispensari antitubercolari, i quali, sorti come istituzioni private por l'a.c;sistenza ai malati, oggi vanno assumendo anche il còmpito più importante di veri centri di a{)cert.amento diagnostico, per modo che alla guerriglia di ieri, come dice il Marag liano, si va sostituendo un fronte unico dì lotta retto da un personale ben addestrato, scelto fra quello che frequenta corsi di perfezionamento in tisiologia. Sull'utilità. d ei r eparti di accertamento a i fini della selezione del contingente di leva o dei militari. non è il caf!o di intro.ttenersi. Voglio soltanto aggiungere che oltre allo scopo della lotta antitubercolare, noi nella selezione del contingente di leva dobbiamo anche tenere presente la fa.cilitè. con la quale oggi viene o.hiesta la • causa di servizio • dai militari per le malattie insorte durante il servizio al!le armi. Considerando che la tubercolosi polmonare dell'adulto viene oggi ritenuta nella maggior parte dei ~cri come una reinfezione d'origine endogena e che le condizioni di vita e di ambiente dei militari possono tavolta. far venir meno quell'equilibrio allergico che sostiene lo stato d1 benessere dei predisposti o aventi fo rme latenti o la.rva.te, facendone esplodere la. malattia tubercolare, noi dobbiamo toner prèSeute questo c011Mtto moderno nello. selezione del contingente di leva. a.i fini dell'economia nazionale, se non vogliamo poi trovarci nella necessità di dovere ammettere la dipendenza dal servizio della malattia, pur non r iscontra.ndosi la causa unica, diretta e immediata nel senso assoluto richiesto dalle dispomzioni legislative.
LA DIAGNOSI PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI POLMONA.RE , ECC.
217
Lo scopo dunque dei reparti di accertamento è quello di riconoscere le malattie tubercolari nel loro stato iniziale. Quando le lesioni sono avanzate e chiare il còmpito è molto facile, ma diventa difficile quando il reperto semeiotico è muto o quasi. È appunto in 9.uesti casi che viene messa a prova l'accortezza e diciamo pm·e la finezza clinica di chi deve pronunciare una diagnosi a scopo medico-legale. Accade di frequente che non ci si sente autorizzati ad emettere un giudizio diagnostico di malattta tubercolare, ma nemmeno si può escludere, e ciò è imbarazzante, specie se si tratta. eli individui che vengono per l'ultima visita. Per gli altri, che vengono fatti rivedibili, spesso è preferibile emettere una d iagnosi non compromettente, quando non si possa ricorrere all'articolo l cieli' E. I., anzichè pro· ntmciare una diagnosi non sicura e di una certa gravità, che oltre ledere moralmente l'individuo in esame potrebbe anche influire sul giudizio diagnostico e medico-legale delle visite successive.
-
INFEZIONE E MALA'ITIA TUBERCOLARE. Premet•to alcune noziorù Slùl'infe· zione e sulla malattia tubercolare. La via di penetra.zione del bacillo di Koch nell'organismo può essere diversa. Ogni punto del corpo può, in date circostanze, costituire la porta d'ingresso, senza che questa. possa essere riconosciuta; essa può essere la via cutanea, la via digerente, la via respiratoria. Si riteneva. fino a pochi anni fa che la prima tappa del bacillo di K och fosse nel sistema linfatico e più specialmente nelle glandole tracheo-bronchiali. Invece le osservazioni accurate degli anatomo-patologi hanno modificato questo giudizio, dimostrando che il polmone è quasi senza eccezione la sede in cui viene a stabilirsi la localizzazione anatomica della prima infezione tubercolare. Questo tubercolo primitivo, chiamato tubercolo di inoculazione polmonare da Ribadeau-Dumas, cost ituisce il primo momento di queUa che è veramente la tubercolosi polmonare iniziale. Il focolaio eli infezione primaria, come lo dimostrarono Kuess e di recente Ghon ha sede nelle più svariate parti del polmone, per quanto siano preferiti i lobi superiori e specialmente il destro, però anche il lobo medio ed inferiore sono frequentemente colpiti. Esso giace sotto la pleura e di regola è unico, a differenza dei focolai di reinfezione che generalmente sono multipli e profondi, anzichè sotto-pleurici, e si trovano specialmente all'apice dei polmoni, di rado in altri luoghi. Dal focolaio d'infezione primitivo i bacilli possono svilupparsi nelle imme· diate vicinanze, producendo piccole colonie di tubercoli miliari, dalle quali o dal nodulo primitivo essi passano nelle vie linfatiche : risalgono poi per queste fino ai gangli dell'ilo, determinando l' adenopatia tubercolare regionale. Si ha cosi la formazione del complesso primario di Ranke (focolaio polmonare primitivo, adenopatia secondaria regionale). Questi fatti, in cui si riassume la prima infezione tubercolare possono passare del tutto inosservati o possono dare una sintomatolo~a. di difficile interpetra.zione, e ciò avviene P.revalentemente nei bambini per cw giustamente il Cattaneo dice che il medico il quale credesse di poter trasportare senz'altro all'infanzia i criteri diagnostici che valgono per la tubercolosi dell'adulto correrebbe facilmente l'alea di non riconoscerla in un gran numero di casi e di giudicarla cosl assai meno frequente di quanto in realtà. non sia. Ciò dipende dal fatto che nella infanzia la infezione tubercolare può restare latente per mesi ed anni. Alla infezione, avvenuta. quando che sia, non segue necessariamente la malattia. Se non intervengono altri fattori, i quali possono essere una reinfezione massiva o malattie acute infettive o intossicazioni croniche esogene e endogene, che turbino l'equilibrio delle difese organiche, la infezione tubercolare resta. allo stato latente e può anche spegnersi per calcificazione dei focolai tubercolari e per una azione difensiva bactericida del tessuto linfatico il quale è predominante nell'organismo infantile. Tuttociò mentre spiega le differenze statistiche fra tubercolosi diagnosticata. e tubercolosi constatata nelle autopsie ci dice anche che la tubercolosi dell'adulto è, più spesso che non si creda, il risveglio eli una tubercolosi infantile latente.
218
I.A DIAONOS I PRECOCE DELT"' TUBERCOLOSI POL~IONARE, ECC.
Questo è il conC('tt.o oggi dominante nella interpetrazione della tubercolosi polmonare dell'adulto. Q1.1ando dunque si parla ne ll'adulto di dia~nosi precoce della tubercolosi pol· mona.re si deve intendere il precoce rilievo di rinccensione· di focolai antichi e d i lef!ioni iniziali metastatiche dagli stessi focolai che spes.<;o risalgono all'infanzia che pa..<;;sarono inosservati, o s i ritenevano guariti. A questo periodo e sotto queste forme. il rilievo clinico della lesione polmonare r iesce possibile e relativamente facile, perchè alla sintomatologia sog~ett.iva ed obbiettiva. generale si aggiunge quasi sempre tm complesso d i rilievi fi.s ici e di altera.z ioni funziona li respiratorie che permettono di localizzare e dimostrare la lesione polmonare. FORME CLINICHE DELLA TUBERCOLOSI POLliiONARE.- Una c lassificazione della tubercolosi polmonare dal punto di vista clinico nell'adulto, che formi testo, manca aucora. Que lle proposte fino ad oggi si possono riunire in 3 gruppi fondamentali: a indirizzo sintomatico, anatomico e a.natomo-clinico. Le classificazioni del primo gruppo sono ritenute empiriche e di solo orientamento per il pratico. Le classificazioni fondate su criteri a natomici non sono ritenute neppure corrispondenti alla realtà clinica, perchè basate sui dati forniti post-mortem dal reperto anatomo-patologico, senza preoccu parsi affatto della sintomatologia clinica. La tendenza nosologica oggi predominante è quella che t ien conto delle cognizioni a.natomo-cliniche della tubercolosi polmonare, quali criteri di classificazione fondamentali. Ronzoni, nell'ultima conferenza dell' Unione internazionale contro la tubercolosi a. Roma propose la. seguente c 1assifìcazione clinica della. tubercolosi polmonare dell'adulto, senza però aver la pretesa d i aver risolta la int ricata questione:
. . l cor ticaliti ambedue ad l evolutivo pleurocor ticaliti l andamento · non evolutivo. 1
prunana TUllERCOLOSI
miliare
POLMONARE
croni ca
epifenomeno di una t u ber colosi polmonare o in partenza da altro organo scler osa. infiltr ativa
sclero-infiltra.tiva cavitaria
!
!
d iffusa localizzata.
evolutiva
non evolutiva.
Ronzoni ha applicato ad e.<;se quanto le indagini di questi ultimi anni hanno me.<;so in evidenza e precisa.to dal punto di vista anatomico e patogouetico, cercando di realizzare w1a classificazione che corrispondesse alle esigenze scientifiche e pratiche e fosse di corrente applicazione. Noi nei reparti di accertamento abbinmo adottato fino ad oggi la classificazione indicata. da l\'ffLragliano che divide la t. b. c. polmonare in 3 gx·uppi: lO GRUPPO.
Comprende: la forma incipù:nte, nella quale il trofì;::mo è soddisfacente e non s i ha la tos.'>iemia e che clinicamente si defìni..«ce: bronchiolite, e la jQTrna s-penta chiusa clinicamente guarita e che comprende la sclerosi polmonare, gli ispessiment i pleurici. 2 0 GRUPPO.
Comprende: le forme aperte con discreto trofismo generale, leggera tossiemia definita clinicamente br(mcoalveolite. 3 0 GRtTPPO.
Comprende : le forme diffuse-cavernose in C'!IIÌ vi è grave tos8'1-emia, ckperimento organico e clinicamente v engono definite : Broncopolmonit e confluent e, diffusa, st~b-acuta, wseosa; bron.copolmonif.e ulcerosa, tilli.
LA DIACNOSI PRECOCE DELLA T UBERCOLOl'H lfOL)[QN~E, ECC.
219
Io mi limito naturalmente ad analizzare la. sintomatologia clinica della tubercolosi iniziale che è quella. che ci interes<>a e che cost.ituisce i!uost.ro argomento e procedo con lo stesso metodo che si suole tenere nel reparto accertamenti, Una storia accurata ci delinea anzitutto la personalità del soggetto in osservazione. Nel raccoglierla, il gentilizio, la professione, le malat.tie pregresse specialmente quelle di carattere tubercolare, hanno m olt.a importanza. Nell'anamnesi remota e specialmente in quella prossima si dovranno rintracciare le cause predisponenti intrinseche ed estrinseche, che tendono a sopraffa re la r esistenza indi· viduale (strapazzi, intossicazioni, malattie intercorrenti, alcoolismo, ~;ifilide, influenza, morbillo, polmonite, ecc.) e che spesso ci possono spiegare molto bene l'insorgere della malattia.. ESAME DELL'A)WALATO Prima. di tutto c'interessa il rilievo dello stato soggettivo generale, e cioè il portamento, l 'o.~pressione, lo stato psichico e delle forze dell'individuo e quindi le manifestazioni soggettiv(\ speciali dei singoli organi e apparati, .earticolarmente di quelle dell'apparato "'respiratorio. I sintomi febbr11i (sensàzioni di freddo, di calore, di sudore) e il carattere speciale che può presentare la cute, la quale può essere secca, quasi squam~a per lo stato di denutrizione, oppure madida per sudore. calda, senza che tutt.a.vu~ si riseontri un vero rialzo termico, sono dati di Wl significato importante. Passando all'esame oggettivo generale si os.<Jerva la cosltituzione e lo stato di 'I'Vutrizione. La costit-uzione si giudica dallo sviluppo dello scheletro e dalla proporzione delle sue parti La confotmazione del torace ha particolare importanza nel detenninare il tipo costituzionale. Col nome di abito t·isico si identificano gli individui nei qnali prevalgono i diametri longitudina.li sugli orizzontali (longitipi); individui con arti lunghi r elativamente al t ronco, collo sottile, torace e addome lunghi e stretti e per lo più schiacciati, magrezza costituzionale. È il tipo longilineo di De Giovanni, e . microsplacuico di Viola., l'abito astenico di Stillar. Per ogni esaminando viene presa. la sta.tura, il peso e il perimetro toracico, rilevando cosl l'indice numerico, secondo la formula del Pignet, che fornisce un dato assai preciso riguardo alla. robustezza fisica. . 1\fi permetto di ricordare come quest.o si valuti con un calcolo molto semplice, sottraendo cioè dalla cifra che indica. la statura-, il perimetro toracico più il peso. Quanto più il residuo è alto tanto meno l 'individuo è robusto : al disopra di 25 la. costituzione è debole, maggiore di 35 è debolissima. Quando il residuo è inferiore a 25 abbiamo una costituzione buona., che diventa robusta e robustissimn. quanto più ci si avvicina. a zero e al disotto di zero. n valore della costituzione nella diagnosi della tubercolosi iniziale non è però assoluto, perchè molte volte noi oss-erviamo lesioni non solo iniziali, mu diffuse in individui che presentano i segni mol'fologici di w1a. costituzione robusta e sono in ottime condizioni di nut.rizione. Scrisse Mara.gliano nel 1917 in una s ua memoria sulla tubercolosi, inserita nel Giornale di m.e d·i cina ·militare che il medico militare deve essere molto cauto nel considerare lo stato di nutrizione come guida pl'incipale del proprio giudizio, e che specialmente in materia di malattie tubercolari questo è un criterio fallace. n rilievo clelia temperatura ha una grande importanza per la diagnosi. d! w1'affezione polmonare tubercolare iniziale. Nei casi Jontum1mente sospet.t1 SI p1ende ad ore fisse, 2-3 volte al giorno, e sempre alla 1·egioue inguinale. Qu~sto dato non è tuttavia costante, perchè capitano spesso alla nostra. osservaziOne forme croniche polmonari, les ioni broncopolmonari sicuramente tt~bercolar1! a.ccert.ate anche bacteriologicamente, in cui oltre uno stato generale ottn:no n~n s~ os.'lervano elevazioni termiche allo stato di riposo. In questi mm11alat1 pero s1 può facilmente provocare lo stato febbrile ricorrendo alla prova della fatica. ~i d eve quindi ammettere che anche la febbre non ha di per se sola un valore P?SI· tivo per la diagnosi. Si ammette la possibilità di una lesione tubercolare a.tt1va senza tempera.t.ura febbrile. Oltre la. temperatura si deve tener conto del polso e del respiro.
220
Li\ DIAGNOSI PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI POLMOSARE, EOC.
Il polso, neHe forme iniziali della. tubercolosi polmona.re, è per lo più ipoteso p er azione delle tos;;ine tubercolari, frequente, anch e fino a 120, nel riposo, e può precedere lo stato febbrile ed esistere anche senza febbre. Gli infermi acctt.<;a.no non di rado una. sensazione molesta di ca.rdiopa.lmo. L::~. dispnea nella tubercolosi iniziale invece manca. quasi sempre. P otrà e;;sere accusata una sensazione di difficoltà respiratoria puramente sog~ettiva e ciò o:;pecialmente negli individui che present.ano una forma larvata di tubercolosi polmonare a tipo pseudo-newastenico. Qne.<:;ta forma larvata di tubercolosi polrnona.re è stata. ben descritta da Janowski, il quale ha dimostrato la. grande influenza. delle tossine tubercolari non solo >lui cervello, ma anche sul midollo spinale e sul sistema. nervoso vegetativo. Quest'ultimo presenta nei tubercolotici iniziali una iperSensibilità che sturba. la va.scola.•·izza,_ione e la. nutrizione non solo delle differenti va.rti del sistema. nervoso, ma anche de~ li altri visceri e delle ghiandole endocrine. Vi sono casi numerosi di tubercolosi iniziale nei quali g li ammalati non si lagnano affatto dei s intomi propri dell'apparecchio respiratorio, ma accusano sintomi nervosi numerosi, duraturi c he inducono durante un certo tempo a fare diagnosi di nevra.stenia primitiva, sopratutto se l'esame dei vari organi ed in special modo de i polmoni è stato tmscura.to. Perciò è importante conoscere questa forma. la.rva.t.a della. tubercolosi, perchè da tale conoscenza. ne deriva il principio che tutti gli ammalati che presentano certe sindromi va.so·motorie, cardiache, intestinali, tiro idee, assai facili a riscontrarsi nei tubercolotici iniziali, debbono essere esaminati anche dal punto di vista del polmone. Accanto a queste forme larvate a. tipo pseudo-nevra.stenico possiamo r iscont rare un'altra forma a tipo dispeptico, che è frequentissima, in cui i primi sintomi della tubercolosi incipiente sono a carico dello stomaco e intestino. Essa è L'ldubbiamente di origine tossica. Le sofferenze prevalgono a carico dello stomaco : pe.~o e tens ione dopo i pasti, anoressia, talora pirosi, nausee, rigurg iti, special m ente con la tosse. In certi infermi due ore dopo il pasto si presentano dolori epigastroi che conducono qualche ~olta alla diagnosi errara di ulcera. Vi è spesso stipsi, oppure dio.rrea, facile a verificarSi al minimo errore dietetico. In questi individui noi facilmente riscontriamo !abilità termica, deperimento, astenia.. T utta questa sintomatologia deve richiamare l'attenzione del medico sull'esame accurato dell'apparato respiratorio. Messe in rilievo queste due forme sintomatiche di una tubercolosi incipiente continuiamo nell'esame oggettivo generale. La nostra :attenzione deve rivolgersi anche s ullo stato dei muscoli del collo delle ghiandole linfatiche, della tiroide. Riguardo a.i muscoli vi sono segni sui quali si sono occupati vari autori ; c ito f ra i più sigr1ificativi i segni rilevati da Boeri cioè: l'ipotrofia. e la dolorabilità alla pres.<;ione del margine superiore del cucullare del lato malato. D B oeri ha. fatto notare che il massag~io del margine superiore del c uculla.re suscita una dolora.bilit,à nel lato ln cui vi è un processo tubercolare incipiente e il De Rit is ha. potuto osservare che tale dolora.bilità si estende a tutta la. regione apicale. Abbiamo poi il segno d i Concato che consiste in una. atrofia del fascio interno dello sterno·cle idomMtoideo del la.to malato. Il segno di J acono che è frequente ed insospettato dagli stessi pazient-i e dimost.rativo di un'affezione pleuro-a.picale. Si ottiene p enetrando con le estremità delle d ita. da.l cavo ascellare sotto il pettorale e ra.ggitmgondo il primo, secondo e terzo spazio inter coRta.le, pigiando leggermente e contemporaneamente dai du.e lat i si può determinare vivo dolore o tma leggera dolenzia. in uno o ambedue i lati. Quando s i ha tma. leggera dolenzia. non può dirsi positivo, ma quando si provoca un dolore vivissimo trafittivo, tale repe•·to può essere messo in rapporto con una lesione apicale e fa. richiamare una maggiore a ttenzione nella. 1·icerca degli altri dati semeiotic i. Q uesti erl analoghi segni sembrano determinati da.! propagarsi della flogosi pleurica ai tessuti viciniori. Si avrebbe specialmente una diffusione d i toss ine per via emo-linfatica. Le ipotrofìe muscolari sono state attribuite alla minore funzione res piratoria. del polmone malato (atrofia da. inerzia). Questa minore funzione respiratoria noi la. rileviamo bene col segno angolosca.pola.re di Baccelli: nell 'inùlviduo seduto con le spalle rilasciate. la scapola del lato affetto si muove m eno di quella. del lato s ano negli atti respiratori.
LA D IAGNOSI PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI POLMONARE, ECC.
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Ghiaturole linjatiche. - La m icropoliadenia cervicale, specialmente se ugualmente sviluppata. dai due lati ha. scarso vo.lore; acquista. valore quando invece è assai sviluppata e più da un lato che dall'altro. Ha pure valore importante il rilievo delle ghiandole nella regione sopraclaveare (glandola spia di De Renzi). Le manifestazioni tubercolari linfoghianclolari e dei loro es iti rappresentano un dato che può avere valore nel giudizio diagnostico di una lesione tuberco.la 1·e d el polmone, come pure l'adeni te ascellare monolaterale. Tiroide. - Nelle forme iniziali e in quelle latenti di tubercolosi polrnooare si è trovata spesso la tiroide ingt·ossat.a con tutti i seg1ù dell"ipertiroidisrno (polso frequente, tremore delle mani, sintomi di Gntefe e ~loebius). Pende ha insistito su quer:sto sintomo abbastanza ft·equente c he si chia111a basedowismo tubercolare. La diagnosi differenziale con stati ipertiroidei puri, talora accompagnati da elevazioni termiche, che non. hanno alctma relazione con la tubercolosi, si può fare soltanto in ba.c;e all'esame del torace ed all'effetto di una iniezione di 1ft 0 di milligrammo di vecchia tubercolina, che non ha alcuna influenza stùla febbret ireotossica. L 'ipertiroidismo nelle malattie tubercolari ~<i ritiene ~;~ia l'esponente di un mezzo di autodifesa dell'organismo contro l'infezione perchè awnenterebbe la sua. azione inibitrice sul ricambio del calcio e del magnesio. essendo noto come l'eccessi va eliminazione di queste sostanze influisca sfavorevolmente sul decorso dei processi tubercolari. Sergent ha richiamato di recent.e l'attenzione Stillo stato clelle pupille per la diagnosi precoce della tubercolosi polmonare apicale, segno che era stato segnalato ed interpetrato da Signorelli già nel 1906. Tale segno consiste in una anisocoria provocata. li Sergent si è servito di un collirio di atropina. Con tale prova la pupilla si dilata più prontamente dal lato del polmone malato, e se la lesione è bilaterale del lato dove la lesione è più progredita. Si può fare poi la riprova. in senso contrario, ricorrendo cioè ai m iotici, per esempio alla pilocarpina all' 1 % ed allora si ha una miosi ritardata dal lato malato mentre è p tù rapida dal lato sano. La spiegazione più soddisfacente del fenomeno è data da. rapporti anatomici, cioè dall'irritazione delle fibre l?upillari dila.ta.trici del simpatico che dal centro cilio·spinale pa.c;.<;ano ai gangli srmpat.icper i rami comunicanti del primo nervo dorsale, risalendo fino al ganglio d i Ga.sser e di là. all'iride per mezzo dei nervi oftalmici. In questo tragitto contraggono rapporti con le p leure, con !"apice polmonare, con numerose ghiandole !infatiche. Le pupille possono essere anche disuguali alla luce ed alla convergenza dal lato colpito senza che ciò sia artificialmente provocato. Questo reperto può essere utile ma non indica se il processo è attivo o scierogeno e deve essera apprezzato insieme a tutti gli altri sintomi.
La spirometria. -
È un'indagine che non va t.rascurat.a, sebbene essa non
serva come mezzo diagnostico di UDa lesione specifica iniziale del polmone. È solo un complemento dell'esame che è utile os.c;ervare perchè ci può indicare una eventuale alterazione funzionale del respiro che di solito si verifica oltre che nella tubercolosi, nell'enfisema, nell'asma, nelle pleuriti, nei dolori tora.cici e nelle altre malattie polmonari. Con ~ noi valutiamo la capacità vitale polm01U1re, cioè la quantità di aria. che d opo una profondissima inspirazione viene emessa con una. profondissima espirazione, che oscilla. normalmente fra. i tremila e i quattromila, cc. Completate queste indagini passiamo a.Wesa.me metodico dell'apparato respiratorio. L'esplorazione scrupolosa e minuta degli apici polmonari è degna. della maggiore considerazione, perchè sen za dubbio essi sono la. sede prediletta dei processi tubercolari iniziali, pur potendosi avere ca.<;i ad inizio sottoclaveare, ilare o basale od interlobare (pleuriti scissuxa.li). L 'ispezùme oltre quei rilievi d i cui abbiamo parlato a proposito della costituzion e, ci può perrnettera di orienta.rci subito suJ\a localizzazione di manifestaz ioni polm onari specifiche per q uelle note a.Iteraziqni tora.ciche sulle quali non è il caso di intrattenerci.
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LA DlACNOSI PRECOCE DELLA T UBERCOLOSI POLJ\IONARE, ECC.
L a 1)0/7Xlzione oltr·e a rilevare le asimmetrie respiratorie, le linfoglandole lo stato dei muscoli, i punti dolorosi, di cui abbiamo già parlato, serve per lo studio del F. V. T. Tale dato semeiotico però ha un 'importanza molto r elativa per la diagnosi della tubercolosi inizia.le. P er chè le modilicazioni siano semeiotica.men te n otevoli e clinicamente import anti bisogna che siano di un cer·to grado, n el qual caso non mancano altri segni più Sil-•uri. Spesso la sottigliezza delle pareti tornc ich e e nei vecchi la rigidità fanno si che il fremito abbia una diffusione vasti,:;sima. Gradi lievi di incurvam ento costale deterrni111tno variazioni n otevoli. Così in condizioni fisiologiche il fremito SI! Ila regione sopri1Rpinosa e r>capo lo-vertel~rn lo destra può e&sere più forte ch e sulle omologhe regioui Ji s inist,ra. lne è l t~ causa la diversa. disposizione del grosso bronco d estro in confronto di quel lo sinistro, la quale è causa. anche della maggior e u,:;prezza d e l r espiro sull'apice de.<;tro che spe::;so si asco lta). Vi sono parecchi individui grasRi e muscolosi nei quali la voce non trasmette alle pareti toraciche v ibrazioni palpabili . In questi cusi quindi non possiamo dare alcun valore al rep erto del F . V. T.
Percu.9S"ione. - È proprio a l momento d ella percussion e che s i riconoscerà l'unportnnza. eli Ewer rilevato le asimmetrie t oraciche. Il suono plessico subisce, per queste, variazioni n e lle varie regioni d el torace, che p ossono far pensare ad un reperto patologico per chi n on n e- valuti abbastanza la vera causa; p uò essere smorzato fisiologicamente per una maggiore convessità della regione dove si p ercuote; così vicino alla colo rma vertebrale, cioè sullo regioni sca polo-v ertebr a.li semeioticarnente irn p()rtantissime. il suon.o plessico, se esis te una scoliosi anche lieve, sarà smorzato dal lat.o verso il quale la scoliosi è convessa. Talvolta, o lt re ad aversi srnorzamento del suono, si possono ascoltare rantoli ed a ltri fenomeni che possono erroneamente v enire attribuiti ad infiltrazioni del parenchima polmonare, rnentr·e si tratt.a. semplicemente di una lieve atelet.tasia da compressione, dovuta a lla scoliosi ste..,;sa, senza alcun s ignificMo patologico.
La conformazione del tornce ha quindi tma. grande importanza per la valutazione dei dati plessimetrici. L a pe·rcussione degli apici, o megl·io l'intcrpel!razi<me d ci dati ?JCTCU$Bori è non di rado diflicile per la profonditt\ degli apici o per lo spessore delle parti che li ricoprono ed è in tnli casi scarsa. di r isultati utili. :::ie un apice è n otevolmente infiltro.to e retratto allor a la ipofonesi sarà evident-emente accompa!(nata da a ltri fenomeni p iù evideu t i ancora. Ma se la lesione di un apice è iniziale, i segni percu;::::<ori mancano spesse volte ed in a lcuni casi sono scarsi, incerti e richiedono una. straordinaria perizia tecnica e una sottile critica interpctrativa. La perc us;,ione è opportuno farl a tnnt.o nell'espirazione com e nel maxùnum dcll'inspirazione. Una minor·e ehiarezza del suono sul lobo superio1·e di un lat.o nf'll'in:'lpira.zione è un dAt.o abbastanza importante. Hi d eve dunque e.-;eguire la percussione twl modo piìa corretto e diligente, ma non si deve eccedere nello sforzo di ottenere d elimitazioni t opografiehe o di rilevare lievi differenze, se poi a qu~te n on corrispondono a ltri d11ti obbiett.ivi.
Ascoli-azione. - In q ue.'\lto momento ~=;i pO!>f'OIIO fare le O&'Servazioni più utili e ::;pe.<;so le sole decisive per la dia~'Tiosi. È ncces;mria perciò un'ascoltazione metodica e s istematica di tutto il tOJ'nce. 8er·gent e (.'ha.uvet ha1mo chiamato zona d i CJfl.arme In re~ione d i scelta per l'IH;l'oltnzione dell'apice n ella parte piì:l inter·na
della. fossn sopr'a!<pinosn, percltè quivi i I'IU1toli sono pii1 precocemente e più fn . cilmente udibili. Per·ò in a lcuni casi l'allarme si può avere da un gruppetto d i rnntoli che s i asco ltnno nella fossot.ta. di l\lohrenheiro o n ella regione ascellare; in altri ancort\ i l focola io at.tivo risiederà nel lobo inferiore. In altri casi .l'allarm e M rà dato da sottili cJ·epitii pleuric i sia circoscrit.ti ad tula dn.ta zona sia difur >~i, i quali, quando non siono una munife..,.tazione eli una pleurite fibrùlOsa. tmtonoma n on tubercolare, rapprcseutuno un r isentimento d elll\ s ier osa p er una lesione pnrenchimale (cor'tico-p leuriti). Quindi la zona d'allar me può essere questa o quella e ciò ci insegna che l'a scoltazione deve essere fatta in ogni caso s u tutte le diverse regioni del torace.
LA DIAGNOSI PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI P0L)10N.~RE, ECC.
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Nei riguardi della diagnosi di tubercolosi polmonare indpiente, le modifìcazioni del murmure v escicolare che non arrivano ai rantoli evidenti sono spesso di percezione difficile e debbono essere constata.tc più volte per )JOter dar loro im· portanza d iagnostica. Una r espirazione rude ed aspra, specie se debole, deve essere ritenuta espressione di flogosi locale . Quando sia rilevata all'apice, nelle fosse sottoclaveari (tratto esterno specialmente) e nel cavo ascellare e quando sia escluso che a detel·minarla.concorrano cause bronchiali comuni, il reperto acquista. valore probativo notevole; quando il rumore inspiratorio n on solo è aspro m~t, è pwltt>p:p:iAto da piccoli rumori che n on sono riconoscibili nè come rantolini, nè come crepitii pleurici, e che vien detto granuloso, si ha una prova più s icura di uno stato congcstizio della terminazione bronchiale. n respiro interciso che ci capita spesso di percepire locali:r.zato s u determiilate parti polmonari, è anche esso sintomo di catarro, e Sahli lo at.tribuL'lce a tumefazione, a. forma di valvole, della. mucosa, o ad agglomeramento di secreti che sono spinti in disparte dalla. corrente d'aria. Non si deve confoudere il respiro interci<;;o con la inspirazione grossolanamente saccadèe, a scatti, dovutn. a ll'irregolare modo di dilatarsi della gabbia toracica. e che a differenza del respiro interciso, quasi sempre localizzato in deternimate zone polmonari, s i ode su tut;to l'àmbito. Maggior valore ha. senza dubbio l'ascoltazione di rantoli. La loro maggiore evidenza appare al mattino. Kronig con::;iglia anzi di dare la sera. precedente un calmante alla codeina o alla morfina, perchè l'infermo pas.'i!i la notte tranquilla. e non tossisca. fino alla. visita. al mattino. Così è anche più facile trovare i bacilli nell'espettorato. Siccome la. presenza di rantoli, specie n elle parti alte del polmone. è il reperto più importante, è consigliabile nel primo tempo dell'ascoltazione di non preoccuparsi di rilevare le finezze date dalle variazioni del respiro, ma esaminare rapidamente le varie regioni polmonari per scoprire eventuali focolai d'infiltrazione. Murri scr ive: «C'è chi dà. più peso all' ispezione o alla percussione che a.ll'nscoltazione. Un ra.ntolino anche di poche bolle ha più valore che una retrazione ed una minore sonorità della regione corrispondente», ed insiste sull'importanza dell'a.scolta.~one fatta al mattino perchè nelle forme ini~a.li specialmente nulla più si ode se l'ascoltazione viene fatta il giorno o la. sera. Pe1· la. stessa ragione sarebbe molte volte preferibile di ascoltare subito il malato prima di ogni altro esame. Può succedere che facendolo respirare profondamente per osservare la. e.'!pa.nsione toracica o per insegna.rgli a r espirare, piccoli focolai di rantoli, il cui riconoscimento sarebbe prezioso per una. sollecita diagnosi, si esauriscano. Un'altra. avvertenza devesi seguire nell'e;:;a.me per la. stessa. ragione: procurare c ioè che il malato faccia. una. pausa, si ripm;i, fra tma respirazione e l'a ltra.. Quando si ascoltano piccoli rantoli alle prime inspirazioni pr·ofonde i quali poi scompaiono, è necessario distinguerli da crepitii da. spù'gamento alveolare. Sugli apici in genere anche questi crepitii hanno ~;;empr-e un ,;ignilica.to importante; però è necessario tenere presente il collasso e l'atelettasia da collasso degli apici, specie il destro, per alterazioni rino.faringee. Ci capita di frequente di asCloltare individui con segni di catarro bronchiale difhtso di modico j!rado. senza una speciale localizzazione degli apici. Questi casi a volte sono di diffìcile interpre· trazione e bisogna. attendere tm certo tempo primo. di dam un giud izio. (se sono militari s i trattengono in cura), e quando sono clilegunti i fatti a é· uti, è pii.• fa cile rilevare un eventuale focolaio circoscritto di broncoalveolite che poteva oHSe1·e mascherato da nna concomitante ba.nale flogosi tliffusa della muc:osn bronc hiale. Con l'ascoltazione polmonare po~siomo ,:iscontmre s.freganumt:i pleuriti dovuti a pleurite secca recente o antica o a pleurite essudtttiva in via di completo riassorbimento. È necessario tenen1 presente che .l e pleUt·it.i secche quando sono m olto limitate, possono. essere invisibili ai raggi R.ontgen, ment.re non sfuggono ad w1'attenta ascoltazione. Sergent ha richiamato in questi ultimi tempi l'att-enzione sulla pleurite apicale a. deco~so lento, i cui sintomi oggettivi possono confondersi con tma lesione del parenchuna. e farla o.nunettere anone quando questa. non esi:,ta. Però se è vero, come dice Sergent e come già abbiamo a ccennato, che può esistere una. pleurite apicale autonoma o come diffusione di una. pleurite geuerale, non è meno vero che il risentimento pleurico, se è circoscritto ad una regione
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LA DiAGNOSI PRECOCE DELLA TUBER COLOSI POLMONARE, ECO.
d el polmone, e specie all'apice, può essere l'espressione di una lesione del parenchima. All'e..<:ame fi!';ico dell'apparecchio respiratorio, dobbiamo sempre far seguire l'e.,ame radiologico (racltoscopia e radiografia), il quale completa. i risultati deU'e~ume fisico in quanto può met,tcre in evideruza altentzioni iniziali tubercolar i anche quando q ueste ~<i ttno rnppre,.entate dn tenuissimi addensamenti che modi6cnno la trasparenza di un d~:~tcr-minato clistretto polmonare e che non si erano rivela t.e coli" e~m me fisico. .Però è anche frèCJuente il cn»o di •·iscont rare form e di tubercolosi polmonare VEWflrnente il•izittli. nelle quali l'inchtgine radi ologica da sola non è sufficiente a ~;velare quelle piccole moditieazioni limitat.is«ime, solamente catarrali o pw·amente cnngestizie di un apice, le qua li nncora non sono giunte ad interessare il tessuto interacinoso lobu la re o peri-lu·onchiale. e che pure hanno gi>l. determinato delle JieYi modificazioni nel s uono plt>,·•sico o nel reperto ascolMto•·io. Questo fatto non toglie però alc·u n merito all'indul!ine ra.diologica. poichè questa, se è eseguita. con t.ecnica perfetta, ci consente anche in tali casi di apprezzare nei s uoi veri termini l'essenza d el processo anatomo-pnt.ologico. L'esame ratliologico inolt.•·e non si d eve m a i t rascurare nei nostri centri di ne-cEni -amento per· l'import.am.a maggiore che e;;so ha nella diagnosi delle forme tubt..rcolnri negli adu lt i, r:ini> in qunlli che r.i c:apit.ano a.ll'osserva.7.inne, nei quali, come abbiamo gÌt\ detto, quando si parla di lesioni tubercolari iniziali generalmente s'intende il pa.-"sagaio tlallo ~-;t.ato di infezione a quello più o meno sospetto di malattia per una probabile rinttivaziona di un processo che sembrava spento, per la maLÙfesta -zione di ttn.affezione tino a llora latente. Così i raggi R ontgen possono esplorare regioni quasi intlcccssibili alla comune semeiotica, quali gli inte rlobi e il mediastino, possono determinl\l'c la topografia. esatta e l 'estensione di una lesione di cui il medico riesce ftppe-11a a •·iconoscere l'e.;istenza (focola i che si pensavano circoscritti e localizzuti n.ppaiano diffusi e disseminati); possono completare una diagnosi, possono svelare un focolttio centrale d 'infiltrazione, una adenopatia che semeioticamente non ci era dato di rilevare e che ci dànno w1a spiegazione di un i n>~ieme di sintomi soggettivi, tanto facili a riscontrarsi neUa tubercolosi iniziale, e mal controllabili con l'esame clinico. Quindi vi dove C.<JSere sempre w1a int ima cooperazione tra il medico del reparto a ccertamenti e il radiologo, senza però dimenticare che l'esame clinico deve sempre preced ere l'esame radiologico e che la dia.gnosi deve essere essenzialmente basata sulla interpctrnzione dei fatti clinici obbiettivi. Oltre il sus.;;;id io d e ll ' indn~ine radiologica viene saj!gin.ta anche la reazione dell'indi vi.d1W in esame alla t1t.b ercolina di K och. Tale reazione si provoca di solito con la cutireazione di Vo n Pirquet, con la quale noi saggiamo lo sta.to allergico dell'or,:tltnismo, cioè la. capacit,il. che esso ha acquistato a reagire ad lma nuova infezione, f~n.omeno che rappresenta un mezzo di difesa, tmo stato allergico che deriva dall'infezione tubercolare. La relativa tecnica è troppo nota. perchè la ricordi. La reazione compare emro 24-48 ot·e, e va dnll'arrossamento semplice alla forma.zionc di una. papula. a volte con vescicola più o meno evidente. li segno più cn•·atteristico è ltt durezza che la pupula presen ta ali~ palpazione; ma un arrossam ont.o ben distinto, m esso a confr·onto col controllo è sufficiente. , Si usa. pure la. int,ratlermoreazione negli adulti iniettando 1/ 10 di cc. di vecchia tubercolina eli Koch diluita in soluzione fisiologica a ll' l : 3000. La reazione è analogo. a quella d i Von. Pirquet e come essa si legge dopo 24-48 ore. Non parlo de lriniezione sottocutanea d ella tubercolina perchè in pratica non si usa per il pet·icolo che vi è della reazione del focolaio, che potrebbe recare grave danno a ll'infermo. In quanto ~~l valore diagnostico della cutireazione, dirò che nei bambini esso è massimo, minimo noll'euì. adulta. · Secondo :MarfQil nei bambini al disotto di un anno la cutireazione positiva indica tubercolosi in stato di attività.; fra uno e due anni tal giudizio è solo probabile. Nella seconda infanzia e nell'età adulta la. positività della reazione indica solo l'esistel17..a di una infezione tubercolare sia. recente ed attiva. come pure antica, latente e di nessuna. importanza.
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Tuttavia se in un adulto è necessario escludere addirittura l'eventualità di una partecipazione bacillare, si può praticare la cutireazione o meglio l'intradermoreazione, ripetendola.. in caso di risultato negativo, dopo qualche giorno. Tanto la prima che la seconda, ripetute nello stesso so~!'"etto, vanno aumentando di intensità. Di fronte ai ripetuti risultati negativi si è autorizzati ad escludere la tubercolosi. Non bisogna dimenticare che la reazione manca negli stati di anergia, la quale può essere dovuta a cause divense: notevole estensio116 delle lesioni tubercolari con cachessia, nel trattamento intenso con la tubercolina, in speciali malattie (varicella, morbiUo, scarlattina, pertosse, influenza, linfogranulomatosi, cirrosi epatica, ecc.). Dunque nell'adulto la cutireazione ha essenzialmente valore pro~nostico e non diagnostico. In tutti i cast che vengono inviati per l'accertamento diagnostico io pratico inoltre l'e8ame d eU'e.9petrorato col metodo di colorazione proposto da Lesieur-Cépède modificato dal Gasbarrini, nel quale la decolarazione e la success iva colorazione azzurra si ottiene col bleu di metilene lattico-alcoolico, metodo che a. differenza di quello di Ziehl-Nielsen mette in rilievo negli espetto1·ati tubercolari la cromoreazione che è stata. studiata dal Germino, il quale dà a tale reazione cromatica IID significato importante per la. diagnosi di tubercolosi polmonare quando non si riscontrano i bacilli nell'escreato. La reazione cromatica poaith-a si ha quando gli elementi costitutivi dell'espettorato, sia citologici, istochimici o batterici (eccettuato naturalmente il bacillo di Koch, che si colora in rosso colla fuxina di Ziehl) acquistano una tonalità di colore bleu-verde molto tenue; si ha negati va quando il colore di tut.ti gli elementi dell'espettorato rimane bleu-azzurro. Il meccanismo di questa. R. C. viene basat.o su una minore riduzione del colore bleu di metilene contenuto nel lacto bleu alcoolico dovuta a prodotti proteici incompleta.mente ossidati e presenti a preferenza in alcuni espettorati, specie in quello tubercolare. La reazione cromatica studiata dal Germino, su 20.000 preparat.i, ha dato questi risultati: È stata po~titiva sempre, salvo rari casi, imputabili con molta probabilità da errori di tecnica (colorazione di contrasto troppo rapida o troppo prolungata) nei casi di espettorato tubercolare, bacteriologicamente positivo alla semplice ricerca microscopica diretta. Essa è stata po::sitiva in tutti i ct~si nei qun.li la pre senza del bacillo di Kocb si è potuta. in seg-uito dimostrare con i m etodi di a1·· ricchimento, a volte con l'inoculazione nelle cavie o con ricerche sul sangue; positiva ancora in un numero notevo le di casi nei quali t'lccanto al t·eper to negativo degli esami di laboratorio, I'Ma.me clinico e z·adiologico lasciano c·o n qualche fondamento formulare una diagnosi ili tubercolosi polmonare. Finalmente positiva nella maggioranza di tutti quegli altri casi nei quali sia. le ricerche di laboratorio che l'esame clinico lasciavano perplessi s ulla natura specifica dell'affezione. In molti di essi, l'evoluzione della malattia., seguita. in fasi successive negli stessi individui rivisitati periodicamente, ha confermato la sua natur a specifica, sospettata. già da principio in base al solo reperto positivo della reazione cromatica. La. reazione cromatica è stata ancora riscontrata costantemente positiva nell'espettorato dei morbillosi nell'acme dell'infezione, fu positiva in altre affezioni del polmone, suUa cui natura non si potè escludere il giudizi o di specificità. Senza. tuttavia dare a questo reperto wl vero carattere di specificità come afferma pure il Germino, e senza ammettere nemmeno che la reazione negativa possa autorizzare ad escludere uno stato di malattia tubercolare, pure ho potuto constatare nei numerosi esami praticati per circa. 3 anni nel nostro reparto accertamenti che la positività della reazione ha il più d elle volte coinciso con un reperto clinico che faceva propendere per una. malattia. tubercolare sia pure allo st.a.to iniziale. Quindi la. ricerca d~lla reazione cromatica dell'espettorato può essere considerata utile complemento per una diagnosi precoce d i tubercolosi polmonare. . .Fra le alt.re ind~ginri di laboratorio che vengono praticate ne~li Istituti scien-tifiCI per la diaguos1 precoce della. tubercolosi polmonare e che st sono affermate
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in Italia g i1\ da tempo da )lar·agliano e dalla Sua Scuola, le più importanti e alle quali ho ri cor.~o in casi speciali, anche a scopo eli studio, sono : l o Lrt llet•iazione del complemento con l'antigene di Besdreka ;
2o La sil1/oreozion~ ; ~
3o La enzima-reazione.
Quc>ste ri cerche rli laboratorio però non ~ol o non hanno un valore assoluto, ma avv1\lorano di poeo il sospetto ùi una iniezione tubercolare attiva, dato che esse possono ess0re positive, come avviene per la cutireazione, in individui tubercolizzat.i s ino dnll'infn.nzia e che non presentano in att.o nessuna manifestazione da far ritenere l'indiv i•luo in stato di malattia. tubercolare. Lt~ renzionP di fi:o>oazione o de1•iazione del complemento si ot.t iene col sistema. emolitico di Bonlet e C:oni!OU e che già in Italia e r11, stato rivelato da Belfanti e Carbone. E>;!:;a sorve a rivelnre la presem:a degli antico rpi e d egli antigeni nell'organismo. Per la t.uhercolo~i !!Ì n!!l'l l'antigene di Besclreka. CoJmet;te rit iene che nei tubercolosi il tasso d egli anticorpi s ia o negativo o d ebole ltll'inizio d ell'iniezione, per aumentare R> misura che la malattia evolve e spal'ire quasi completamente verso la fine, quando si istitui!!ce la cachessia e la morte è prossima. Quindi secondo Calmett.e tale reazione ha valore in quanto svela il potere di resist.enza organica, ossia lo stato a llergico dell'individuo. Come val<.11·e diag nostico nelle forme iniziali qtùndi non ha. una. grande importnJtza. Nella tubercolosi polmonare e nelle altre forme conclamate ossia accertate con In dingno"i clinica. la presenza del bacillo di Koch nell'espettorato o con l'esame racliolog ico, In reazione di fis~azione praticata con un buon ant.igeue tubercolare è riu:;dta pos itiva cla ll'85 a l 90 % dei casi. I risultati dedotti dnlla valutazione quantitativa degli anticorpi sono stati molto di;;cordi, tanto che non sembra possa esservi corre lazione tra la. forma. clinica d ella tubercolosi polmonare conclamata e il numero delle reazioni positive e negative. Il rapporto tra l'intens ità delle !'(>,azioni di fissazione e l'aggravamento o miglioramento d ella mnlattia non è nemmeno stt·etto come aletmi avrebbero ritenuto. Molti infatti segnalano la p ers istem.a d ella reazione nel periodo ultimo della. malatt-ia (Besançon, D e Lille e Bergeron). altri sperimenta.tori hanno segnalato che nell'intei·vallo di alcuni g iorni mta, reazione negativa può divenire positiva. senza che ne siano state date ragioni esplicative. Anche i dati ottenuti finora per i casi di tubercolosi polmona.re la.tente sono molto differenti. ma tutti gli sperimentatori riconoscono che la reazione è tanto più spesso positiva quanto meglio è stato fondato il sospett.o eli tubercolosi. Rieux de Val de Grace nei suoi studi sulla tubercolosi polmonare latente registra 1'85,5 % eli reazioni positive negli individui che ebbero emottisi, il 62,50% nei pleuritici, il 57,5 % in malati con forme bronco-polmonari diverse nell'infanzia. ed il 53,50 % in individui senza alcun antecedente sospetto. T11tti ammettono che la reazione di fissazione non può da sè sola dare la chiave della. diagnosi. Se è positiva, essa apporterà un elemento prezioso a tutti gli altri ùati che il medico avrà saputo trarre dall'esame clinico e racliolo~co. Una reazione negativa non autodzza ad escludere la tubercolosi. Per la spiegazione di tali casi cosi discordanti nei risultati tra la clinica ed il laboratorio, cioè di reazioni positive in soggetti notoriamente sani o di negative in piena. fase bacillare, si fanno due ipotesi: o la reazione eli fissazione manca. di specificità per speciali condizioni eli anergia dell'individuo o la tecnica seguita non è pel'fetta. Bisogna per quest'ultima convenire che è molto delicata; la reazione eli fis. sa.zione ai)plicata nella tubercolosi presuppone una conoscenza. perfetta dei reattivi che vengono adoperati ed esige una serie eli delicate manipolazioni che soltanto con la lunga pratica riescono facili. L a s-in/o ed enzim.o-rwzione sono state ideate ed attuate nella Scuola del Maragliano da Sivori, Rebaucli e .Meuniti. Ambedue s i fondano sulla proprietà digestiva dei fermenti organici mesfla. in evidenza. da Abderhalden, per la quale le sostt1nze proteiche vengono disintegrate per opera dei fermenti e ridotte in aggregati elementari, d ella serie deg li aminoacidi.
LA DIAGNOS I PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI POL:\lONAJtE, ECC.
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L:~. sinforeazione consiste nel porre a contatto con un disintegrato di un organo il s ie ro da esaminare. Nella linea di separazione tra il siero in. esame ed il di:;intewato si produce c ostantemente, in breve tompo, una reazione zonale rappresentata. da un opAcam ento più o meno intenso, cui f!Cgue la formazione di piccolissimi ammassi che determinano un int.orbidamento diffuso in tutto il siero. L'intorbidamento s i porta a. mano a mano verso il fondo de l tubo ra.ceo,glieudosi in precipitato, mentre si chiarifica. la parte sup eri01·e del siero, pur persistendo s ul punto di contatto un d ebole alone bia.n<'a.-;tro. I suddetti auto•·i avrebbero interpetrato il fatto (li una fo•·te •·cazione zono.le come l'espressione di tma in<Juffìcicnte cawu:ità /crm.PIItatit>a e ne a.v1·ebbero dedotto che nel siero a sinforoazione intensamente. pos itiva debba essere pre:;onte una maggiore qua.ntìt,t'~ di scorie incomplet'nmente e lflhorate appunro por la deficiente propriettl djgcstiva da esso dimostmta. Il fatt o non s i O>~:><'rva, cioè non si h a reazione zonale, se il siero è molto ricco di fermenti specific i per cui avviene la digestione completa de lle soi<tanze p•·oteiche e non res idua no CJuindi sc·orie. Perciò la. intensità della sinforl:'azione corrisponde ad una d ebolezza del pot.cre disintegrativo del s iero, cioè il potere digestivo <li c ui è capace un s iero corrisponde alla sinforenzione in ragione inversa della s ua int ensità. La rea:done ha qnindi più vrLiore dal lut-o proj!nostico che diaJ,.mostico: essa è tanto più intensA quanto più i tube>rcolosi versnno in gravi condizioni. L'enzimo-reazionc rappresenta una indagine integntt ivn. d e lla sinforeazione e si basa sullo stesso principio, cioè svela la proprietà digestiva di;;ù1tegrat.rice dei fermenti sulla mo lecola proteica che viene ridotta a llo ><tato di aminoi1Cido. La renzione s i svela con w1 metodo colorimetrico usando la niuidrina che dà un colore viola a l mestruo (siero, piLI antigeue). llfettendo a contatto s iero di tubercolosi con w•leno tubcrcolnre sohtbile in dat.e proporzioni dettate dalla tecnica., dopo aver tenuto le provette in termostato per 24 ore s i ag!<iunge la tùnidt'iJta e s i ha una reazione colorirnetrica in viola tanto più intensa quauto maggiore è la quantitit di prineipì fel'mmtat,ivi contenuti nel siero, ossia quanto più il mnlato si t.rova in stato d.i reat.tività organico.. Quindi completa la sinforeazione, ma a differenza di que.o;;ta. la cui re~zione forte zonale indica la gravità. della malattia, la forte rE-azione colo!'imetrica nell'enzimo-reazione indica invece il forte potere di difesa orgAnica. Quando l'enzimo-reazione è negati,·a. vuoi dire che l'antigene è posto di fronte ad un siero appartenente ad un individuo indenne d a tubercolosi. I n quanto al suo valore pratico, quando è pol'itiva vi sono sempre molte incertezze. Il prof. Fa.giuoli di Verona ha ~perimenta to la s i.n fo-enzirno -rea.zione e conclucle sulla specificità e sensibilià. della reazione ne lle forme tuberco.lari. Ritiene però ohe le due reazioni Agli effetti d e lln loro prat.ica.ntilità. diagnostica abbiano un valore relativo inquantochè indubbiamente depongono per una condizione tubercolare nel iilOggetto in esame, ma non cont.ribuiscono a risolvere il quesito che praticamente c 'interessa se cioè le lesioni in atto s iano o meno di natura specifica.. Lo stesso prof. Sivori dice che la enzirno-reazione positiva non consente si inferisca stùl'a.ttività della le.<Jione. Come tutte le altre renzioni non è in grado d i F>tabilire se un processo è in fase di attività o se la positività del reperto debba essere intesa esclusivamente come nn ricordo della infezione. S iccome l'intens ità. d ella reazione varia col varinre delle f11si in cui può trovarsi l'organismo durante l'evoluzione del proce:;so morboso, essa ha. quindi valore indubbio nei riguardi della prognosi, ma non è questo che a noi interessa conoscere. . Le conquiste ili laboratorio dunque, pur portando un utile contributo, non rt:Solvonp certo ancora da sole un così importante problema, quale è quello della diagnosi precoce della tubercolosi in genere e specia lmente di quella polmonare, nè esse -potranno mai sostituirsi all'indagine clinica, che sarà sempre quella che dormna d quadro di tutte le malattie.
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LA DlAONOSl PRECOCE DELLA T UBl!:RC'OLOSI POLMONAllE, ECC.
L'A. rr.ette in evidenza l'irr:poJ-tanza de.Jia diagnoEi precoce di tale malattia nei reparti militari di accertarr.ento, non solo ai fini della lotta antitubercolare, rr.a anche ai fini dell'economia nazionale, giacchè oggi, per il concetto che predomina che la tubercolosi dell'adulto viEne considerata come una reinfezione di origine endogena, non si può spesso escludere la dipendenza da causa di servizio per i militari che ammalino di un'affezione polmonare. A UTORIASSONTO . -
Premesse a lcune nozioni sull'infezione e sulla malattia tubercolare ed esposta
la classificazione moderna delle forme cliniche della tubercolosi polmonare, pa."!S& a. t rattare il modo con qui viene praticato l'esame dell'individuo che ricovera nel reparto accertamenti, facendo un sottile raffronto tra l'indagine clinica e le indagini radiologica e immuno-biologica nei riguardi della diagnosi delle forme iniziali della tubercolosi polmonare.
NOTE DI
IGIENE PRATICA
CENNI SULL'IMPORTANZA DEOLI ANIMALI NELLA DIFFUSIONE DI TALUNE MALATTIE INFETTIVE per il dott. Uco Reftanl, capitano medico
Quantunque nella più gra.n parte delle malattie da iniezione e da iniestazione l'uomo debba considerarsi come la fonte prima di diffusione degli agenti morbigeni, tuttavia credo che non sia inutile, anche ai fini pratici, fare risaltare la parte non indifferente che hanno gli animali e specialmente quelli che vivono più da vicino all' u omo, nella patologia umana. Con troppa fa cilità le persone, anche di elevata condizione sociale e di vasta cultura, comprese quelle dell'arte medica, trascurano norme elementari d 'igiene pratica e non vogliono riconoscere o credono esagerato il pel'icolo che gli animali possono rappresentare per la. nostra salute; che dire poi delle classi incolte, di intere ca.tegorie di individui, di intere popolazioni che vivono nell'ignora-nza. e nella miseria, frequentemente quasi in simbiosi con gli a.nimali ' Se fra questa, gente misera ed ignorante è più facile imbattersi in iniezioni ed in~estazioni che traggono origine da un qualche animale, non bisogna mai scorda,re le eventualità che anche fra la gente, che vive in migliori condizioni di vita e d 'istruzione, taJi ma.lattie possono o·servarsi. È sui fanciulli e sug1i adolescenti che bisogna specialmente portare più vigile l'attenzione perchè co!l facilità essi sfuggono ad ogni controllo igienico . Vi è pui una categoria di individui che, per il loro mestiere o pe1· la loro professione, sono maggiormente' esposti a contrarre malattie del bestiame. Ma.Jatje profes5ionali dunque, per certi aspetti, è vero, m'a che pottebber0 spesso e$sere evitate adoperando maggiori precauzioni. E pertanto a me pare che la propaganda, che in questo senso si faccia! non debba mai considerarsi superflua. Giova distinguere in primo luogo le malattie nelle quali gli anima.li rappresentano la prima e unica, sorgente d'infezione e d 'infestazione da quelle in cui possono contribuire soltanto a diffondere il morbo, perchè essi stes.si malati o percbè portatori, apparentemente sani, di virus. n concetto di zoonosi bisogna applicarlo soltanto per quelle iniezioni che colpiscono primieramente ed elettivamente certi animali e che sono tuttavia tra.smissibili all'uomo; ma. è chiaro che non si possa più parlare di zoonosi quando l'animale rappresenti solamente un serbatoio, transitorio e casuale o permanente ed obbligato di virus, oppure anche quando agisee da semplice veicolo meccanico. L 'insieme di queste condizioni è molto più pericoloso dal plmto di vista igienico, perchè facilmente misconosciuto, alla stessa maniera di quanto avviene per gli uomini portatori sani d i virus. . Una stessa malattia iniettiva può essere diffusa d a una. sola specie di animali o da specie affini e fìnanco da spec.ie del tutto diverse. L 'uomo ~
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GioTna.le di medicina m1l1tan.
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CE~Nl SlJLL'D!PORT,\~7.A DEOLI A:s-1:11AL! NELLA DIFFUSIONE, ECC.
può contrarre La mala.tti<1 dall'animale o mentre questo è tuttora vivente, per mezzo dei suoi secreti eù escreti o per mezr.o di in:>etti ematofagi, vettori del vintR, o anche dopo morto rauirnale, a mezzo delle sue carni, delle pelli, in breve dai prodotti da, e ·so derivati. Per certe infezioni ed inff'stazioni è ormai stabilito, in seguito a numerosissime ricerehe, osservazioni e conferme, L'importanza che gli animali assumono sotto l'aspetto epidemiologi<"o e non v'ha più luogo quindi a discussioni : per altre invece l'import<mza è minore o ancora incerta o comtmque da sottoporre a più accurata revisione. Non mi soffenno suLLe zoonosi più conosciute, quali la, rabbia, il carbonchio ematico, la morva, o che sotto un certo punto di vista possono considerarsi zoonosi, come la peste bu bbonira, perchè anche la gente meno istruita sa ormai quale pericolo esse possano 1·appresentare per l'uomo e qun·li siano gli a.nimali t he tali infezioni diffondono. Poche parole a.ncbe sulla trasmissione della tulJercolosi bovina all'uomo; la varietà bovina del micobatterio della tubercolosi è in(lubitahile che pos;;iede a.zione patogena per la speeie umana. Ma il pericolo di contrarre tale malattia dai bovini, è diversamente valutato da, singoli autori e da varie scuole: in genere si può dire cbe tale pericolo poi, non è -co;;l gra.ve, anclle per il fanciullo ed il personale che attende ai bovini, specialmente se si mette in rapporto con la fout.e più importante d 'in.fer.ione, rappresentata. dall'uomo. Una questione verso la quale sono indirizzati studi e ricerche e che Ila avuto ed ba tuttora va.s ta eco nel mondo scientifico, è quella dell'aborto epizootico. La Br11cella nbortus, agente eziologico di tale gra.ve malattia del bestiame (bovini, ovini), che apporta annualmente danni ingenti all'economia agricola. ed all'industri<~ zootecnica, come è noto dalle prime ricerche della Evans e da quelle di una numerosa schiera di studiosi, non si differenzia dalla Brucella melitensis per caratteri morfologici, tintoriali, culturali e biochimici; per qualche tempo fu ammesso ·che il germe non avesse a,zione patogena per l'uomo, ma le osservazioni accurate e l'esame critico della epidemiologia, in questi ultimi anni, ha,nno permesso di stabilire, nonostante qualche voce discorde, che la Brucella. abortus può causaJ"e all'uomo un'infezione, la quale, })eri ca.ratteri clinici, non si stacca molto dal quadro sintomatologico arrecato dalla Brucella melitensis. L'uomo può infettarsi daU'anima,le o mediante i prodotti patologici dell'aborto, essendo snfficieote a.nche una microscopica lesione di continuo della pelle, o ·a mezzo del latte: una stalla in ctù abbia, abortito una vacca, è da. considerarsi come una grave sorgente di in[ezione, poichè, oltre a tutto, i materiali che ne inquinano il suolo rappresentano un pericolo non lie>e. Alla varietà melitensis della Bntcella,, alla quale sono molto recettivi in primo luogo capre e pecore e poi vaf'che e maiali e forse anche cavalli, muli, cani, è da, attribuire maggiore importanza per la patologia umana. È noto come la febbre ondulante si vada sempre più diffondendo, non risparmiando i paesi che prima sembravano indenni; se si pone mente poi che in certe regioni si permette a.ncora, alle Cilipre infette di girare per le strade della città e cile una noteYole per<'entua le della popolazione paga il tributo a,lla, malattia, ci si rende conto dei gravi danni a.necati da quesht infezione, la qnHle generalmente ha lunga, durata. Oltre il latte ed i prodotti da, esso derivati, gli escreti degli animali ra.ppresentano una
CE.SNI SULL'Dil'OR't'ANZA DEGLI ANIMALI NELLA DIFt' C'SlONE, E CC.
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eventuale fonte di contagio. Per tutti coloro ehe abbia,no ripetuti conta.tti con animali portatori di virus (Bruc. abortus., Bruc. meliten~is) sa,ni o amma,lati, non si raccomanda mai abbastanza la pulizia e la protezione delle mani e delle pa.rti del corpo scoperte, nonchè la disin.feziona degli ambienti ove sosti o perma.nga bestiame infetto. Sarebbe superfluo aggiungere che bisogna evitare di bere del la.tte crudo ed ingerire derivati di esso o a.ltri cibi vari sospetti <ti inquinamento. Ciò almeno fino a ta.nto che non si riesca a vaccinare in modo sicuro gli animali recettivi. Non è indifferente la parte che prendono gli anin1ali nella diffusione di infezioni intestina.li dovute al bacillo del pa.r atifo B di Sehottmllller ed il ba-<lilloenteritidis Gartner e ad altri germi del gruppo· delle Salmonelle. Si sa che i bovini, gli ovini, i suini, cavalli, cani, seimmie, conigli, cavie, ratti e topi, oche, canarini, ecc., sono recettivi all'infezione paratifica e che possono eliminarne il germe per un tempo vario, anche senza, a.lcun segno di malattia. Queste nozioni dànno ragione dell'ul>iquitarietà. del bacillo del pa.ratifo B, che da talnni si riteneva fosse trasmesso all'uomo quasi unica.mente da, carni da Dlacello e da. ca.rni insaccate infette. Accenno di sfuggita a.ll'eventnalità <ti trasporto passivo del Bacterium typhi per mezzo di gabbiani e di pesci, che si nutrono di residui organici nei pressi degli sbocchi di fognature al mare, perchè si tratta di casi certamente non molto comuni. Una vera e propria zoonosi, assai gra.v e, è rappresentata dalla psitta cosi, la nota malattia dei pappagalli cbe si trasmette con gra.n de facilità. all'uomo, dando una morta lità. del 30-40 %. Si conoscono delle vere epidemie fra gente che <:ommercia con ta.ti volatili o che comunque venga in contatto con essi duraute una epizoozia, particolartnent·e gravi, tanto più eb e l'agente eziologico non è am:ora ben conosciuto (è molto dubbio che sia il bacillo di Nocarcl) e che mancano le basi di una razionale terapia. Speciale attenzione merita una seria malattia,, assai simile alla pes te, comune a molti animali (lepri, conigli, selvatici, scoiattoli, marmotte, opossulll, ratti, topi, montoni, daini) trasmissibile all'uomo o per contagio di· retto, o per mezzo d 'insetti ematofagi, e forse anche per ingestione di carni infette non ben cotte. L'infezione, 8-<lcuratamente descritta nella sua sintomatologia clinica fin dall907 da Ancil Ma.rtin, nell'Arizona, fu ampiamente stvdia.ta nell912 da l\Lc Coy e Cbapin nel distretto di Tulare, e l'agente eziologico da essi scoperto fu chiamato Bacterium tula.rense. Recent i rkerche di Pa.rker, di Green e W ade hanno dimostrato che anche la quaglia può albergare il Ba-<lt. t ula.rense. La possibilità di conta.gio all'uomo è grandemente facilitata per il fatto che il virus contenuto nel sa.ngue e nelle sierosità. di animali morti di tularemia è capace di penetra.re nell'organi· smo 'anche a cute integra, mediante un semplice sfregarnento (Ohara). La, malattia purtroppo tende a diffondersi; fu già osservata in Giappone nel 19257 e sembra qua-si certo che le epidemie similpestose verifkatesi in a.lcune provincie della Russia in questi tre ultimi anni, siano dovute al Ba et. tularense, di cui r isultò infetta. una speciale varietà di topo d'acqua. È necessario pertanto che i medici tntti non si disinteressino di questa speciale forma morbosa, sia daJ punt o di vista clini<"o, sia sotto l'aspetto epidemiologico e che, specialmente in maneanza di un rimedio specifico, ricordino le necessarie misure profilattiche, dirette contro i natw·a.li ser-
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CENNI SULL'I&1PORTAN1.:\ DEGT, [ ANI:MALI NELLA DTFI'OSIONE, ECC.
batoi di virus ed insetti vettori, e le precauzioni personali da prendere quando si maneggia materiale presurnibilmente infetto (guanti di gomma, maschere, ecc.). Il mal rosso dei s uini, prodotto, come è noto, dal Bact. Eresipelatis suum di Lof!ler, può essere t rasmesso all'uomo per inoculazione diretta al livello di tma lesione cutanea, curando gli animali o preparandoli per il macello. Questa malattia, che va perdendo di estensione in seguito all'efficace vaccinazione profilattica, si manifesta nell'uomo, come è noto, con tw·gore eresipelatoso della parte, adenopatia, febbre. L'afta epizootica può essere trasmessa all'uomo per mezzo del latte munto senza precauzioni, in modo che il virus delle vescicole e delle ulcere dei capezzoli vi si mescoli (casi descritti dal Monti, dal Bertarelli, da l Cadiot ed altri). È noto che possono infettarsi di afta anche i bufali, le capre, i maiali, cammelli, antilopi. Nella disseminazione dei bacilli del tetano certamente gli equini ed io minor proporzione i bovini ed anche dei piccoli roditori, hanno una certa importanza ; questi animali rappresentano dei veri portatori sani di germi tetanigeni. Quantunque tali batteri siano ubiquitari, ~ provato che abbondano particolarmente nelle scuderie, nelle stalle, nelle località in cui sostano tali anima.li e nel suolo concimato. Ho accennato altra volta in questo giornale a i ratti, disseminatori di numerose infezioni : ricordo ancora che bisogna considerarli, fra l'altro, come il serbatoio naturale di alctme spirochetosi (Sodoku-Spirochete dell'ittero emorragico - Spr. hebdomadis). Serbatoi naturali di spirocheti del pari sono alcuni roditori s-elvatici e domestici, come ha dimostrato Cb. Nicolle e la &ua scuola con numerose ricerche sulla febbre ricorrente spagnola, trasmessa all'uomo per il tramite di insetti ematofagi diversi. Non è improbabile che un qualche roditore selvatico, in alcune regioni del Perù, sia il serbatoio naturale del virus della malattia di Carrion, la Bartonella bacilliformis, intervenendo come vettore un insetto ematofago. In parecchie malattie· di sicura natura protozoaria alcuni animali pos· sono rappresentare un temibile serbatoio di virus. Nella epidemiologia della tripaoosomiasi umana non è da scordare che le antilopi spesso mant.engono l'infezione in località in cui non vi sono più. uomini ammala:ti, in quantocbè possono albergare il Tr. gambiense, il Tr. Rhodesiense ed infettare così varie specie di glossine. È questa una delle gra:vi difficoltà nella strenua campagna contro la malattia del sonno nell'Africa. Equatoriale. Per il Tr. Cruzi, agente della malattia di Chagas, non sono del tutto chiarite le nozioni sulla part.e che prendono come serbatoi di virus alcuni mammiferi (scimmie, gatti). Dubbi, pieni di contraddizioni e di incertezze, sono t uttora. gli studi sui rapport i che passano tra alcuni animali domestici e diffusione della Leishmauiosi ; il cane è stato l'animale più incrimiua.to. Osservazioni attendibili invece ormai abbiamo sul valore che bisogna attribuire a taluni animali nella diffusione di protor.oi intestinali patogeni per l'uomo. .Maiali, scimmie, ratti, possono ospitare nel loro intestino l'Ameba dissenterica, la Gia.rdia, L'Endolimax nana, il Chilomastix Mesnili,
CENNI SùLL'IMPORTAN'ZA. DEOLt AXtMAI.I NELLA DIFFU SIONE. E CC.
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il Ba.lant idium coli, a prescindere d al fatto che animali coprofagi, come il maiale, il cane, il ratto, possono anche meccanicamente col muso e con le zampe disseminare le deiezioni umane infette da prot ozoi, come non di rado accade in paesi e in località in cui gli uomini hanno l 'abitudine di defecare all'aperto e in cui gli animali scorazzano ovunque indisturbati. La possibilità di trasmissione di miceti patogeni degli animali all 'uomo è convalidata da, una lunga serie di osservazioni. L ' uomo può infettarsi di tigna favosa dei cani, ratti, polli e di alcune tricofizie di cavalli, bovini, cani, ratti, e forse anche di altri animali. È naturale che a queste dermatofizie siano più esposti gli individui che abb~ano continuo contatto con gli animali e scarse nozioni di igiene. Circa le varie micosi int.erne ed esterne, causate all'uomo da funghi generalmente saprofiti ed ubiquitari (numerosi funghi filamentosi e blastomiceti vari), si può dire che gli animali intervengono in maniera del tutto secondaria. Alcune dermatosi da acari possono essere trasmesse dall' animale all'uomo. n demodex folliculorum, var. canis, può apportare la scabbia demodetica. n Sarcoptes scabiei, var. equi, ovis, canis, ed il bermanyssus galinae, atta-ccano anche l'uomo, producendo una sintomatologia assai simile a ·q uella della scabbia ordina.ria. Tra gli allevatori di pollame non è infrequente osservare affezioni cutanee delle mani ed avambraccia in apedal modo, causate dal Dermanissus. Not.evole importanza hanno infine, corre è noto, gli animali nelle infestazioni da vermi. Fra i trema.todi, alcuni distomi, parassiti del maia le e di altri animali domestici, possono infestare anche l'uomo; nelle nostre regioni la Distomatosi epatica degli ovini e dei b ovini interessa di rado l'uomo, ma in altri paesi è a ssai frequente, diffusissima poi nell'Estremo Oriente. Giova anche ricordare che alla difiusione della Bilarziosi alcuni animali, che vivono assai da vicino all'uomo, possono prender parte (bovini, cani, gatti). Nelle intestazioni da cestodi un grave pericolo è rappresentato dai suini (Tenia solium), dai bovini (Tenia saginata.), dai cani (Tenia echinococco, Diplydidium caninum, Botriocephalus latus). Speciale attenzione bisogna portare alla Tenia echinococco, che, in alcune regioni d 'I talia, (ad es. la Sardegna), come è noto, è diffusissima fra i contadini ed i pa-stori, p er le gravi conseguenze che apporta. La profilassi deve tendere, oltre che ad evitare i ripetuti conta t t i diretti e indiretti con gli animali, ad e liminare il sudiciume delle mani e ad impedire l'ingestione di cisticerchi, di plerocercoidi e di altre forme !arvali mediante carni poco cotte di suini, bovini e di pesci d'acqua dolce (ospiti intermedi questi ultimi di alcuni cestodi). Fra i nematodi, ricordo soltanto l'Ascaris lumbricoides, nella diffusione del quale, prende notevole parte il maiale, e la Trichinella spiralis, di cui è noto come i suini siano i maggiori responsabili d 'infestazione umana : la carne trichinata, perchè riesca innocua, deve subire l'eboltizione per a lmeno mezz 'ora, rammentando che l 'essiccamento agisce soltanto se prolungato e quando concorra, il riscaldamento. Ma anche a mezzo di v it-elli, cavalli, e.onigli agn~lli, gatti, ratti, è possibile che l'infe-
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Ul\"ISTA DELLA STAMPA
MEDICA ITALIA...'<A E S TRA NIERA
stazione si trasmetta a ll'uomo. Questa malattia, che in Italia è rarissima., in a ltri paesi ha una. certa diffusione, in ispecie ove si fa. largo consumo di carni insaccatc. In questa rapida scorsa, necessariamente assai incompleta e framment aria, ho cercato di tener conto dei fatti più salienti e far rilevare q uanto pot>,;ano generalmente apportare di bene, fondamentali nozioni di igiene pratica bene applicata, e sopratutto di accul'ata pulizia; di quellla p~: lizia che è H sm;sidio più valido e più semplice e l'alleata più fedele dell 'igienista.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA Ricerche s1~ L'indice tubercolinico neU'Africa. equ«toriale francese e n el Madagascar. (Bulletin deU'Office Interne.tional d'Hygiène publique nume-
BoYER -
l'O 11, 1929). Il genemle medico Boyer, ispettore generale aggiunto dei servizi sanitari nelle Colonie, delegato deU 'Africa equatoriale francese, ba pubblicato una brevissima nota, di poco più che due pagine, la quale peraltro è di una importanza veramente notevole. Egli ha studiato l'indice tubercolinico nell'Africa. equatoriale francese, e precisamente nei bambini della scuola urbana d i Brazzaville. La reazione a lla tubercolina è stata sempre negativa nei bambini di talw1e razze, quasi sempre in quelli di altre. In complesso su 389 bambini saggiati se ne ebbero 8 (2.06 %) a reazione nettamente positiva, e 8 (2,06 % a reazione positiva debole. L a percentuale complessiva. dei positivi fu dunque del 4.12 o/o. Il Boyer riferisce poi le ricerche analoghe fatte dai dottori Girard e ~obic a T anann,riva, sugli adulti, sugli adolescenti e sui bambini e su un totale di 2018 per,;one. I risultati sono stati i seguenti: S i ebbero reazioni positive nel 53 % degli adulti, nel 46% degli adolescenti da 14 a. 20 anni, nel 34 % dei bambini da 6 a 13 anni. Nei tiraglio.tori malga.sci i risultati non furono diversi sensibilmente fra quelli che erano stati in F rancia e quellj che non avevano lasciato mai il Ma.daga.scar. Infine le cu tireazioni fatte su 125 bambini da l a 5 anni ha,nno dato il 20,8 % di positivi. Nei ragazzi delle regioni di campagna, su 238 cutireazioni, si ebbe il 42% di positivi (ragn,zzi fra 13 e 17 anni). L'a,t·gomento è di grande interesse. I n una mia recente breve memoria presentata al Congt·esso di medicina ed igiene coloniale dell'ottobre scorso, parla.nd!o della t ube1·colosi a. Tripoli e in genere nelle nostre colonie, accennavo alla grave questione. della tubercolosi negli Mcari eritrei trasportati a far servizio in Libia: accennavo allora a ricerche già disposte per stabilire, a mezzo dell'esame radiografico e della cut.iren.zione, se la. tubercolosi in questi casi dovesse considerarsi contratta in Libia. o solo colà manifestata.si, ma cont.ratta antecedentemente nell'Eritlrea.. Le ricerche riferite dal Boyer mi convincono sempre più che con ofr_li verosimiglianza. le razze vergini nei riguardi dellu tubercolos i 1·apprcsentano l eccezione. Una di que.':!te eccezioni sarebbe rappresentata da Brazzaville, mentre al Madagascar gli individui tubercol!i.zzati fin da.U'infanzia sono numerosi in città e in ca.mp.agna e il loro numero cre-sce sempre più dell'infa.nzia all'età adulta, proprio come da noi. Del resto le ricerche e.<Jeguite a Brazzaville sono troppo scarse di numero, per trarne delle conclusioni sicure e non è escluso che una percentuale maggiore di tubercolizzati possa trovarsi con ricerche più numerose.
MA.RIOTTI-BIANCHl.
R I ViSTA DELLA STAMPA MEDiCA
ITALIANA El STitANlERA
Ptrrzu. - Il gozzo in 8 rmleuna- Archivio ltRii!lno di Cltirw-gia - Voi, XX, pag. 199). VA. riporta una st,a.t.istica rigW1.rdante la p1·ovincia di Cagliari, dalla quale si rileva che in 56 comw1i dellR pro\' incia, su una popol>tzione di 248.105 abitanti, il numero dei gozzi è di 657 con una percentuale del 0.26% . Ancho in Sardegna, come del resto è ammeRso da. tutti g li autori che si sono occupati dell' argomento, il ses.'lO femmi1lile è il più colpito dalla malattia ed in mnnieru anche abbas tanza notevole {dei 657 gozzuti, 624 erano donne e 33 uomini), e ciò l'A. attribuisce a tutte quelle condizioni e circostanze che nella donna contribuiscono a modificare lo stato anatomofisiologico della tiroide (mestruazione, gnwidanza, menopau»a ecc.). L'A. riclùa.ma inolt1·e l'attenzione sulla frequenza. d ella malattia nelle classi povere, ciò che egli rin.llaccerehbe alla teoria di AI·c•mge li, secondo cni la mnla.tt.in. sarebbe prodotta da parassiti animali abitatori degli ambienti miseri e sporchi. Non esiste in Sardegna alcun l'apporto diretto tl'a gozzo e arre.-"to d i sviluppo somatico psicbico, neppure sott.o forme degenerative lievi . . d Pa.'lSando alla. patogenesi della malattia, l'A., dopo aver accennato al fatt.ore mecca1tico che agirebbe provo<'Al.ndo una stasi Sttnguigna n ella tiroide, passa in ra.~egna le varie teorie emesse sulla genesi del gozzo, e cioè quella d ella carenza iodictl, la. teoria tellUJ·ica., la. t eoria idrica e quella. infettiva sostenuta. da Lustig e Carie. Segue quindi una statistica d i 41 casi, che, pel' quanto esigtta, è però sufficiente a dimostrare che anche in Sardegna. il gozzo si pt·e.<;enta sotto le più rliverse va.l'ietil anatomiche e cliniche, dalla semplice ipertrofìa. fino alle forme piì.1 complesse. l<ra. i casi operati si nota il tumore tit·oideo, prevalentemente a destra fatto che dipenderebbe da una asimmetria vasale d el circolo sanguigno della ghianfdola, per cui lo scarico venoso del lobo destro s~u·ebbe più difficile di quello dell'altro lato. L'A. preferisce l'incisione cutanea di Bottini-Kocher che, m entre dà Wla cicatrice ìa.cilment.e mascherabile, permett-e d'altra. parte di dominare in maniera c:>moda e sufficiente il campo operatorio. Come genere d ' intervento, dà la preferenza all'enucleazione sottoca.psula.re. In quanto a.l genere di anestesia, si set·ve di quella generale per inalazione, usando la. precauzione d i limitare la sommi.nistrazione dell'anestetico ai momenti che richiedono la mQ.S.'>ima immobilità del paziente. CASELLA..
Notizie sulla ca~trofe da Gas fosgene in Amb1,rgo. Croix Rouge, n. 122, 1929).
(Revue Tnternational de la
Del fatto parlarono già diffusamente le cronach e. T utt,avia sembra. non privo d'interesse riportare qui in rias.•mnto la traduzione di un rapporto che la Cr oce Ros· sa germanica. ha fatto pervenire a.l Comitato internazionale di Ginevra in merito al triste avvenimento. Il giorno 20 ruagg.io 1928, poco dopo le ore quattro pomeridiane, una nube di gas fosgene sfuggiva. da. un deposito provvisorio della. fabbrica di prodotti chimici del dott. Stoltzemberg, a.d Amburgo. Il gas fosgene. che si trovava rinchi1.18o pa.l'te in bottiglie di acciaio e parte in t1-e serbatoi metallici del tipo dei vagoni-cisterna., era destinato a. riempire al tre bottiglie per la spedizione e la vendita.. I tre sorbatoi, protetti dalla. influenza dei rnggi solari medi.a.nte una. tettoia di larniera ondulata, erano già stati sottoposti a. rigorosi collaudi da. parte dei servizi di controllo tecnico delle ferrovie e dell'Ispettorato ca.lde.ie e macchine; malgrado ciò - sembra sempre per imperfett-a saldatura autogena. della. cupola di uno di essi - riusci a sfuggire da. questo una. quantità di c irca 8000 chilogrammi di gas fosgene che subito si sparse secondo la direzione d el vento. Al momento della. catastrofe splendeva. su Amburgo un bo! sole, sebbene il cielo fosse in parte coperto da nubi; la temperatura era. di 20°, la dire2 ione del vento a nord-ovest, la. sua. v elocità da. 2 a 3 metl'i al secondo. Il luogo del sinistro, zona industriale poco abitata, era occupato in prevalenza da magazzini, e la maggior parte dei casi sfortunati si produssero quando la nube ga.'>SOsa ra.~unse il quartiere più prossimo. Le pnme vittime furono due uomini che pescavano nel canale limitante il t uogo dellA. cata.<>trofe, ad una distanza di circa 150 m etri dal serbat oio fatale;
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RI\'J$rA D ELLA STA)tPA
~1EDICA
ITALIANA E STRANIERA
quest~ pescatori morirono dopo quattro ore e mezza e cinque ore e mezza di sofferenze. Un agente di polizia ed tm guardiano, che si trovavano nelle vicina.nzG immediate del luogo dell' esplosione del serbatoio, morirono anch'essi: il primo dopo 5 ore e mezza., il secondo dopo 12 ore. Un altro caso di morte si produsse ugualmente a, 300 metri dal luogo dell'esplosione. Gli abitant i fuggirono fuori della direzione d el vento, ma. siccome s'ignoravano le propri<>tà. nocive del fosgene la. popolazione rimase dapprima. in gran parte all'aperto ed aereò gli appartamenti dopo il passaggio della. nube gassosa.. Complessivamente nove casi mortali si produssero per l 'azione diretta. dopo n.n dici giorni e mezzo in seguito ad embolia.; 30 persone furono gravemente colpite; 400 lo furono leg~ermente. Inoltre si ospeda.lizzarono t utte le persone che credetter~, a torto o a ragione, di attribuil·e qualche loro disturbo all'inalazione del gas nOClVO. Il più gran numero degli infortunati si trovavano in un quartiere posto a. due chilometri dal luogo dell'esplosione; gli altri erano distribuiti su una. profondità di ben t redici clùlometri dal detto luogo. I danni sarebbero stat.i di gran lunga maggiori se non fosse intervenuta. una. pioggia provviden7.iaJe, che cominciò a ca.dere abbondantemente poco dopo l'esplosione e durò alcuni giorni. Ai colpiti fw·ono somministrate inalazioni ru ossigeno, utilizzando gli apparecchi respiratori del corpo di soccorso dei pompieri; ma si riconobbe ben presto che essi non producevano che un sollievo poco durevole. Migliore risultato si ottenne da sa.!assi massi vi di 500 e più cc., seguiti da itùez:ioni endovenose di Yz milligrammo di strofantina. Più tardi i casi che n on presentavano gravità furono trattati con iniezioni endomuscola t•i di calcium Sandoz. In alcuni casi gravi di edema. si ottennero buoni ris ultati dagli impacchi senapizzati. Appena avvertita la fuga del gas fosgene, i dintorni del luogo della. catastrofe erano stati sbarrat i ed una pMte delle abitazioni vicine evacuata.; furono anche prese suhito le misure di protezione e di soccorso utili, mediant-e squadre di pompieri e di samaritani; il cht: valse ad ~e~cit~re un'i?fiu~nza ~avorevole s ulla. popolazione, la quale, sebbene 10 stato d1 glU!ilttficat.a 1nqwetudine, non fu preda. del panico. La. corrente gassosa si potè arresta,re dopo qualche tempo pompando dell'acqua, e più tardi dell'ammoniaca, nel Rerbatoio danneggiato. Sul luogo della. <'.a.ta.strofe varie case dovettere essere evacuate, ed il mattino seguente till personale equipaggiato con maschere antigas - appartenente a.lJa Reichswehr - p rocedette a lla. loro ventilazione. In ~enerale il gas si mantenne più a. lungo nelle cantine umide, specialmen~ in q uelle più profonde e in quelle che contenevano del carbone ed altre mater1e ammucchiate; come pure fu piuttosto persistent-e di,e tro le siepi, gli arbusti, i fogliami, insomma. nei sit.i più riparat i o confinati. Degli accidenti si consta.tarono sia nelle case., sia all'aria aperta nella zona :percorsa <;Ia.lla nube gassosa.; _più di ~ut~i soffrirono .na~ur~en~ g!i s~antinati ed i p:ta.nterreru, ma non furono nspa.rmJ.atl nemmeno 1 pta.nJ supenor1, sm che le porte e Je finestre fossero chiuse, s ia che esse fossero parzi.aJmente aperte. Del resto alc uni casi di intossicazione si verificarono ancora perchè ~li abitanti, molestati dal poco gas che era riuscito a. penet rare attraverso qualche finestra. che non chiudeva bene, si affrettarono a. spala.ncare le finestre st-esse e così favorirono inconsapevolmente l'invasione di una maggiore quantità di gas. All' indomani della catastrofe la popolazione fu, per nùsura preca.uziona.le, diffidata dal consumare la carne degli animali morti nella zona, come pure dell' usare quelle derrate che erano state presumibilmente a contatto col gas. Tuttavia, una. certa quantità di aliment i e d i foraggi che erano stati sicuramente contaminati da. questo furono saggiati nei riguardi della. loro tossicità sugli animali, e fu dimostrato che nè sui ratti nè sui topolini quest.i a limenti avevano a zione dannosa. Altre ricerche d'ordine chiÌTnico sugli a limenti stessi non dettero alcun risultato positivo, e, per quanto si sappia, non si ebbero accidenti provocati dalla utilizzazione di sostanze alimentari venute a contatto col fosgene. È risultato, anzi, che alcune persone che il giorno della catastrofe avevano mangiato del pane e delle salsiccia toccati dal gas. non ne risentirono alcun danno. Invece, un'azione irritante sui tegumenti fu constatata - sia pure in lieve grado - all'indomruù della catastrofe, in un raggio di c irca 3 chilometri, su alcuni ufficiali dei pompieri, i quali riportarono irritazione cutanea per aver toccato con le mani non prot.ette dell'erba con-
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STRANIEHA
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truninata. Fu anche avvertita sensazione di prurito alle piante dei piedi, malgrado la protezione della calzatura. Il fosgene ancora rimast.o sul luogo del sinistro fu smaltito nel ~l:'gut>nte modo: quello rimasto nel serbatoio danneggiato -· circa 2 metri cubi - Ìl1attivat.o con acqua fortemente ammoniacale, fu evacuat.o, il mattino seguente, nel canale vicmo. Vista. la costituzione chimica del fosgene, la contaminazione dell'aNJUil non era da teme1·e, poichè il gas idrolizzato dà luogo a Sviluppo di auidride Carbonica e tJj acido cloridrico, innocuo a.llo st.ato di grande diluizione, pe1· con~cguenza l' evacuazione del prodotto nel canale non offriva A.lcLm pericolo, nemmeno per i pe;;ci. li con· tenuto dei due rimanenti serbatoi fu solliat.o, mediante una pompa ad aria, sotto l'acqua del mare, a<.l lilla distanza di circa. 30 chilometri; si era. progettttto dA p· prima. di immergere i due set·batoi a 500 miglitt ID(trine a ll'ovest di Vigo, ma vi s i dovfltte rinunciru-e a cagion.e del pes!<imu ternr>o che in quei p:ior·ni inficriva sul Baltico. Restavano, infine, le bot.tiglio d'a<'c.iaio t·iempitc eli fosgAne, la cui immersione si fece agevolmente a p•·ofondiU~ v.win.nt.i da. 4UOO met.ri Ìl1 piìl, su di una linea di 140 chilometri. LUCCI. STRAUSS e MULLER. - Un nuovo metodo di rilievo dello Btat<J di fatica (Klinische Wochenschrift, n. 12, 1929). Fra i vari metodi, che sono stati escogitati per rilevare lo stato di fatica dell'organismo, uno dei pin originali è certamente quello proposto dagli A. A., che consiste nel misurare la differenza di potenziale elettrico esistente fra la mucosa del labbro inferiore e la pelle (più precisamente quella. della mano o del braccio di sinistra); tale differenza nello stato di fa.t,ica diminuisce, in rapporto coll'aumentare della negatività. della pelle esterna. Questo metodo è utilizzabile solo nei casi, nei quali essa, misurata al mattino, dopo il riposo della. notte, si presenta costante, ciò accade in alcuni individui, in altri no; ma. negli individui in cui si verifica, il metodo Ìl1 di<;corso fornisce dei dati pieni di interesse. Specialmente si è notato che esso dà dei risultati positivi costanti (nel senso suddetto di una diminuzione della differenza del poten:..;iale}, allorchè lo stato generale del soggetto e quindi la. sua capacità funzionale sono in qualsiasi modo compromessi, tra.tt.asi il più spesso di ciò, che il som1o notturno è stato Ìl1Suftìciente per ristabilire le condizioni di efficienza rlel soggetto (come si nota in molti nevra.stenici): ma. altre volte trattasi dell'intervento di fattori patologici, che fatto importante - non sempre hanno prodotto dei disturbi soggettivi. A differenza da quanto ci si sarebbe aspettato. sull'andamento del fenomeno hanno un'influenza scarsa o nulla i fattori psichici (emozioni d'ogni natura, quindi così quelle piacevoli ed esaltanti come quelle deprimenti); invece ne ha una aasai grande il lavoro compiuto alla vigilia: se esso è stato assai int-enso, o in un certo modo superiore alla capacità dell'organismo, il metodo fornisce sempre risultati positivi assai netti. Dei dati specialmente inter6Ssanti sono stati raccolti io casi di allenamento alle grandi gare, negli sport.smen e negli atleti, non solo si sono riscontrate delle differenze a.s.<;ai forti fra i dati della mattma e quelli della. sera, in dipendenza d egli sforzi stati compiuti durante la giornata, ma. si è potuto anche, m base ai c:lati raccolti al mattino successivo, segnalare quei casi nei quali, pur rimanendo normale lo stato sog~ettivo, le fntiche ùell'allcnn.mento erano eccessive rispetto all'efficenza reale dell ù1dividuo. RONI>ELLI
e CHt.-\BRERA. -
Glicemùt e: fatica Bportit;a, (Minerva Medica, n. 7,
1930).
Gli AA. con ricerche personali dimostnmo ohe la curva glicemica da. fatica si svolge prima ascendente, poi discendente, e fino a valori ipoglicemici. L 'anda.· mento di questa curva. è essenzialmente in ra.p porto alla costituzione individlla.le. L ' iperglicemia iniziale non è da considerarsi come di origine adrenalinica. L' ipo glicemia non basta a spiegare lo shock ùa fatica.
lt[\'I~TA
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Dl': LLA
s·r,\.~lPA
M ED ICA IrALIANA E STRANIERA
Stroppi trm,9colnri e frattura di COJJtole in compet·izioni sportive. (Munchener· ;\loùi<.inisr he \\"ochC'n ;;chrift, 11. 45, 1929). L 'A ., a.«Sf\.i noto n el Ctl.m po d ello. medi .·ina sportiva, perchè n egli ultimi due anni ha. pub blicato un ( om1 end io di mcdiC'ina. d 'atletica leggera ed un volume di hibliogra.lia, ve ra mente completo, di m edic ina sportiva, r eC'a un contributo cMistir o e stai ist iro su ll ' inter~o:xmte argomento d elle fratture di costole in seguito a strappo muscolare . L'A. rinni><ce anzit 1tio in t: na t ab ella i dati ri g·uardanti qu indici casi tratti dn.llo. letter atura n o t tL ed esamina per ogn11no di essi i punti seguenti: l ) età; 2) sede d ella frattum e lllLme ro d ello costo le 1..->:o; 3) lato del ro r·po do' e la frattura è avvenuta; 4) cn.u ·a d oli a frattura; 5) dar i deIIft 10bustezza individuale e costituzioue o.tlct.ica de l !'log!!et to . Riguardo al primo punto, l'A . sintetiz:r.a. così le attuali conoseenze: le fra.tt.ure av,·engooo in soggotti vic ini ai 40 a nni o che hanno sorpassato tale età. Riguardo a l secondo punto si fJt iÒ affE-rmare che le costole pih frequentemente lese sono quello dallu 5a a lla 12n, c per il lato ch e il s inistro è di solito p iù colpito: forse, acccttanclo l'opinione di Gurlt, p erch è a. d estra il fegato colla sua prosenza esercit.a un'nzion e p rotettiva . P er quel che riguarda il quarto punto (ca usa ùe lln frattura) non vi è una n otn. p•·ed ominante, ma vi sono le cau<e più ;;variate e d isp rwo.te. La costituzione a.t.letica. de l sogget.to e le buone condizioni fi...,iche in gen cntlc se,nbra abbinno h'Ttmde importanza: ed o.nzi l'A. tlfferma che deve e~<istere, p t>r prcsentù rsi Ul lU lesione co; ì notevo le e IJJusca, uuo .;tato predi.;,p on en te d i fttti,·n. A.R NOLD. -
ELKELES. -
DiMenteria da bacillo E. (Deutsche .Medizini<>che Wochenschrift,
n. 10, 192!)).
L 'A. h a. studiaf.o un'epidem ia di dissentorm bacillnre v erifìcatasi in B erlino nel t riennio l !)21J-I !)28. in cui l' ngent.e patogcno potè essere dimostrato nel 90 % d ei casi circa n el bacillo di Kruse-E, il cpu~le presentava un alto potere infettivo, talchè furono molt,o feequen t i i cn-~i di diarree muco-sang uinolenti, e spesso potè essere accertato il contagio diretto da uomo a uomo. La. dissenteria dovuta. a l bacillo E., secondo l' A., è un a mola.ttia in genere a ca rattere benigno. Esi.'>"tono però forme con d ecorso specia.le e che si allontanano dalla norma; cosi in a lcuoi casi si n otano, a ll' inizio del la malattia, vomiti ripetuti oppure si prosenta il quadro nosologico di uno. gastro-enterite acuta. Altre v o lte la. dis~en teria present.a un a s iutornut,o logia a na loga a quella clc>ll'appendicite, per cui è facile un orrore cliugnosl ico; porù esso è evitabile quando si ricordi che le scariche mnco-snng-uinolenti, contcnent.i snngue fresco. sono cArat.t.eri:,.tiche delle lesioni d ell' ult ima porzioni d e l g ro:>So intestino e non de ll'appendi cite. La d.issen tèriu. da bacillo B. può assumere tUla. a nda mento cronico ed in rari Ca!\i nn che avere un esi to letale: i ba.cilli scompa iono in genere rn pidnmente dopo la. guarigione d eUa uHdattia, però, in alcuni casi, pers is te n ell' organi..<;mo anche dur ante pil1 settilna.n e. l l bacillo di Kruse-E ha m olte ana logie, da l iato batteriologico, cog li altri tipi di buc:ill.i dis.-;entcrici, si distingue però da essi per vttrie particola.rità caratteristiche, tra cui la S}Jecia le forma d entata delle colonie e per la t'igorosa. specificità dall'ngg lut.ina :ilione col si ero E., per cui la d iagnosi differenziale è possibile, sposso g ià. ù o po venti o re. L 'impor ta uza pratica acquistata da l baci!Jo E. fa di nuovo rilevare la. neCCR'lità d.i n boli re ogni dis tinzione tn1. i vari bacilli Y , R cxner e Strong, ecc.: e...~i non cost.it.ui~co no a ltro c he varietà di un gruppo non ancora completo. P er ciò, secondo l'A. è da conside rare p iit pratico lo schema di Kruse, il quale di· s tingue le diverse forme di bacillo d.i~senterico colle lettere d ell'alfabeto, confe rma le aua.logie tra le varie specie bacillari e lascia la possibilità di aggiungere nuove varietà di bacilli dissenterici, di cui è probabi le la. d iffer enzia,zione. L 'A. coglie l'occasione p e r r accomandare che sia abbandonata la. denominazione di pseudobacillo <.lclln dissenteria, che si è dimosLrata di n essuna utilità pratica e di usare invece unicamente il nome di bacillo dissenterico per tutti i tipi ritenuti, a volta a. volta., agenti di iniezione dissenterica del tipo Shiga·Kruso, fino :al bacillo J, considerandoli tutti come bacilli capaci di provocare nell'organismo umano il quadro clirùco della dissente ria infettiva.
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRA'ITATI (Dal procenl verbali pe rvenuti alla Oirezìo~e generale dì aanilil militare dal 10 al 31 marzo 19301
ALESSANDRIA. minos·i.
Maggiore medico DE:-tETRJO Bu ONO: Sttlle v itamine e cwita.
ANCONA. - Maggiore medico FRAN<.'EH"O C'.~LDA.ROLA: At1emie emolitiche sple110· megaliche. ANzto. - Capitano medico FltANCESc O D AziO: Le Zombo-m·t·r iti. B oLOGNA. -
Capitano medico N te or.A T:rmESCtn : S1dle un triti t1on gO?wccccichr.
B RESCIA. - Maggiore medico AcR tLLE ARA: Un caso dì lù1jogranuloma. - Sottotencnte m edico SAL\" ATORE Cene lO : Alterazioni oculari uella ipergficemia speriment<tle. C:A<lUA.RJ. -Tenente colonnello mPc ~ ico GLAt:CO C'ASAORA!'Dt: Un caso d"ictio~;i vera. CATANZARO. - Maggiore medico E)tJI.IO • ·oRBARA : Un coso di atassùr acuta da m.ala>ria - oindrome cerebellare di Pansini. · - Capitano medico MicrtEJE Sn,LETTr : Un caso di fa't·o in soggetto diabetico. F IRENZE. - Maggiore modico Ctt:LlO C'tONJ:"l: La tubercolosi della pleum. - Tenente medico NICoLA SANTORO: L esioni t1·aumaticlte dell'occl.io . L IVORNO. - Capitano medico OTToRJNO CAl"ARZJ: Gos asfissianti. NAPOLI. - Tenonte colonnollo medico ALFRF.DÒ GERMt~o: S71lenomegalie emolitiche. - Maggiore medico Grt:SEl'PE CASSAKE!i-E: L ocalùzazioni extra- addominali d el bacillo di Ebet·th. - Tenente chimico furmadsta Ro:BERTO FocBl: Stmttura dell'atomo-<ssenza della mate1·ia. P ADOVA.- Maggiore medico L\:! Ot GELORliiNJ: Lr, tubercolo,çi ed il difficile compito del p erito sanita·r io nl Consiglio d·i leva. . - Capitano medico GuSTAVO DE CARI'I: Contributo rndiologico allo st1HI-ìo delle epi(WJiti del femore. - Capitano medico GusTA v o DE CARJ,J : Un caso di esostosi multiple osteo11e· netiche o della crescenza. P ERUGIA -Tenente colonJJcllo medico G"1ETANO FuNAIOLI : Costit1tzioni mnrme nei r-igucwdi del loro determ·i nismo. P IACENZA. R o:-.rA. -
Tenente coionnello medico PrETRO RA:-IP I: Gas as(issicmti.
Capitano meclico AlitATO CALCAONI: Eziologia. e patologia del gozzo.
SAVIOLIANO. - Maggio1·o medico CARLO B RUNo: I infezioni. TRENTO. -
d ist11rbi di drcolo n<"lle
Maggiore medico F RANCESCO .MJGNEMl: N ct•rosi trcrumotica.
U DINE. - Sottotenente medico GJO.RCJO T.o GRECO: Un caso di siet·o 1>1le1tmowrace sinistro, totale, spontaneo, aperto, consecutivo Cl rotture eli cave1·ne di n<rtura t~tbercolare.
J NOSTRI MORTI 0 Dtt. C?mm. ORLANDO CHERUBINI-GIAMMARONI
maggior generale medico a riposo Si è spento se•·ena.mente a. Greve, a 76 ~tnni, il 31 genna.io scorso. Attivo e p erseverante, ottimo conoscitor e del servizio sanitario, e.'>plicò le sue non comuni qualitt\ tecniche come capo di un reparto di medicina per lunghi anni nell'ospe· dale militare di R oma, poi come segl'eta.rio di quella Direzione di sanità e q uindi come direttore deii'O!!pedale militare di Piacenza. Ric hiamato dalla po:~izione ausiliaria nell ' ultima guerra. presso l'Ispettorato di sanità milittu-e, disimpegnò delicate funzioni medico-legali tJ fece parte di importami Commissioni per le pensioni di guerra, p or la protes i e rieducazione de1 mutilati.
n Ginmale di medicina n~ili.tare invia le più senti t-e condoglianze ai desolati CQngiunti.
NOTIZIE Per gli orfani del sanitari morti In guerra. TI ten. colonnello medico in A. R. Q. dot.t. cav. Mario Molinari, in occasione della sua promozione, ha invia.to alla Di rezione generale di Sanità militare Ull vaglia di lire 500, pe•· elargizione agli orfani dei sanitari morti in guerra.. R iteniamo doveroso di seg111alare la cospicua offerta, augurando che il nobile gesto trovi imitatori.
III Congresso di Medicina ed Igiene coloniale - Trlpoll, 1930.
La Società. italiana di medicina. ed igiene coloniale comunica che, per evitare il caldo eccessivo che potrebbe incontrarsi a Tri!JOli t ra la fine di agosto e i primi giorni di settembre, il Congresso di medicina. ed igiene coloniale che si t.errà colà in quest 'anno è sta.t.o spostato di data e sarà tenuto nel mese di ottobre. in giorni da destinars i. Saranno organizzate gite a Leptis Magna ed a. Sabra.tha., nonchè altre nell' int<erno, allo scopo di dare ai congressisti un quadro preciso, non solo delle glorie del pi\SSa.to, ma anche della possibilità. di risorse a vvenire. Si è già costituito a Tripoii un Comitato organizzatore del Congresso ed un altro se ne st a cost ituendo con incal'ico di predisporre festeggiamen t i e gite; un Comitato di signore sarà incadca.to d i ricevere le signore dei CongressistL Per schiarimenti, rivolgers i o a.Ua sede della Società. italiana d i medicina ed igiene coloniale, Via GillStiniani 5 - R oma, oppure a.l colonnello medico O. CASTI· GLIOLA, P residente del Comitato ()rga.nizzatore del Congresso a Triipoli. Dif'6ltore r 68p0n8abile : A:8TURO
(6891) -
ltO MA,
1930-(VIll) -
D ELLO STA'l'O - G. O.
VII - S. SALINARI. - Inst>gnamenti dell' ultima guena sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Preiazione d el r rof. R. Ar.ESSANDRT. - U n volume di pagine 190 ....... . L. 20VIII - A. CASABr~r. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un vo· l ume di vagine 28 con 5 figure ... . .................. . .. . 5IX - A. CASARTNI. - La celebrazione dei medici caduti in guena. - Un volume d i J.>agine !J2 con 16 fìgure ...................... . 10 X - N. R oDINÒ. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pugine H ........ . 6:XI - A. CASABINr. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea.- Un volume dj pagine 232 con 97 figure . . . .......... . .... . .. . • 20 XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordì' namento dell'Esercito e la guerra. - t:n volume di pagine 36. 5XIII - S. SALINABI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un v olume di pag ine 250 .. ......• ..• ... .•.. .... . • 20XIV - F. Ct.ccrA e S. Rrcc1. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - U n volumo ù i p<~f:..>'Ìne 28 ................... . ) 6X V - G. GBIXONI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagine 240 con 3 carte gcogn1ficbe l 20X VI - S. SALlNABT. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un v olume d i pagine 240 . ........... ... ..... . 20x vn - A CASABlNt. - Per le nozz.e di diamanti del "Giornale di medicina militare,.. - Un volume di pngine 60 con 9 fi~ure .... XVIII - B. P,\I.~HEBT. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72 . • '1 XIX - G. M:u:mw. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - tJn volume di pngine 50 .... . ... . . . . ... • .... . ...... . .. '1 XX - A. CASAJHNl. - La medicina militare nella leggenda e nella st~ria. - Un v olume di pngine 7!)() con 155 fignre ....... ... ... . .• 60XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratificbe nell' Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929ì. - t'n v olu me di pagine 126 . ..... .... . 8XXII - G. P rccou.- Lesioni del midollo spinale per traumatismi in guerra. Un volume di pag. 9U con 19 figure ................... . 8-
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASABINI. - La guerra di ogni giorno. i\ote pratiche di fisiopatologia e
~~~~~e~ ~~~=. ff~~g. ~~~~~~~· ..~.~. ~~.1~~~ <~i. ~.~~i·n·~ . ~(~~. ~~~~. ~~)~
.. L. A. C:ASARI N!. - Polonia e Italia -Un fnscic>olo di 2(} pagine con 4 figure. A C.ASARlNr. - La u Signora dalla lampada • (Fiorenza N ightingale) - Un volume d i pa.g. 56 con 18 f-igure. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . A. CASARINI. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata. al concorso Riberi, 1905. Un v olume d i pagine :~30 con 65 figure. - Roma , 1908 A. CASARINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memor i(l. pre· mia.ta. a l concorso Riberi, 1906. - Un volume ili pagine 4.02 con tavole grafiche e st a tistiche - Roma, 1908 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 • I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. {Bruxelles, 1921). Relazioni ufficiali del Corpo sanitario militare italiano . . . . . . . . . . n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma., 1923) Atti del Congresso, vol. I. - Relazioni u ffìciu li. - Un volume di p ngine 416 con tre tavole ..... . ............ ..... ....... . ...... . • • n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (R oma, 192:!). Atti del CongresS~o, v ol. II. - Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volum e d i pagine 600 con 33 tavolo e 19 incisioni . . m Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Pa r igi, 1925). Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di pngine 88. IV Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Varsavia, 1927) - Un volume di pagine 116 con 4 figure .. .. .. .. .. .. .. . . .. » V Congre11o internazionale di medicina e farmacia militare. - (Londra, 192fl) Un volume di pagine 124 con 19 figure ............ ........ • l
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20 _ 37l2-
18 635 60788-
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROlU - lllnistero della Guerra, \ 'la XX Settembre - ROM! (;ONDIZIO~J DI ABBO~AME~TO. 1. T1 r:i')rtlftk Ili mnliMna milil.are $1 pubblìca Il pr imo giorno di ciascun mese, In fascic olo di ouattro fogli t! i starnpo. n.lrnooo. · 2. L'abbonamento ò an.n uo e clocorro da l JO ~onafo. 3. Il pr<'ZI.O doll'n.bbonamento è: P er l'ltaUI\ e Colonie.... ... . . . . . .. . . . . . . .. . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L . 32P er l'Eswro .............. ... .................... . .............. . •44 In Italia................ , . . . . . . • 6U o faRclcolo separat-o co$tn.. . . . . . . . )l all'Ester o .......................... • 7Il a~~~f,~~t'SeJe~oc~~~~tc~~~:;;.~o E,;:~~t,~! ~ lnll'IEta.l~a. . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . , lo C(;Sta : ) n ,g...,ro. · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · ' 18 4. Per gli uffici n Il m<>rlkl e ch lrn lr:l farrnAcll;ti deE R. esercito (In ser vir. io attivo. In posi:>.lonc a.u~llh~ria, d r cnm~>lcmcntu. dr•lla rf:;crva cri n ri i)040) Il tlrr-Zr.n dcll'n.bhonamento è ridotto a L. U anticipf!te etl il prc·zzo •l<•l supplcnrcoto è ridotto a Lire tl per i soli abhonati. Non ~ tra.qmet. tono t'iOO'I'Utc; por gli nbbonam~n t i pcrsunuU. (i . X un sr ncoe~tano reolnrnl tr>I.~M r ~~ trent.a. srlornl dalla $1)Crllr.ioJH'> del Otornale, che !!i et· rcttun. r~r;larmcnte ttl J>rirno dJ ogni 111cso. 'f'ru.sc<"rso tale termina, i ta>«:icoU richiesti vengono spe· <liti, oo clispoullliii, sulo a p~<gameoto . r,. I signori »h bonnti milit.:•ri In oll'ettivitl> ,iJ son ·lzlo pagbcr anno l'hlllJOrto dall'abbonamento J)l'r me?.zo c!P.i ris petti\·! corntnr•li <Il corpo o 1lircziom. 7. p.,r i soli ufficiali modlol (d<'l l'b::;crclt.n c <Iella Marina), In qoa.lun(lnc po!<i7.10ue si tro--lno è amme~so un ABBONA.~IK~'rO CUlll ULATI VO a l (;;ornak di medlcirnl militare cd agli 4n11llli di meclicina navflle e cowniale al prer.zo di L. ~5 annue. S. ~illbrnl si fa lo sconto del 10 por cent-'), ma. so.lt.anto per t;U abbonamenti dello person.e e degli enti non militari.
NORME PER LE a•UBBLICAZIONI. t. 1 lavori originali, le n<:.t.e, lo rh•lsttl -
natt ilo(!'rafl\t i o scrittt a mano - de'l'ono <'OOU · pare no 8oln ln.to del fot;lio, e;sore noi testo detln.it ivo W' .:ari,tur, eù accuratamente corr etti e riveduti d~li A.ntorl. Ri fa spc<:inlo r ar;comaodtl?.looe cho Qut>JU S<'rittl a mano stano ben legglb!U, per modo di evitare ognl <lnbb lo ùl lnrorprot.nzione. Iu <'MO contrario-, In Direzione si vedrebbe cOJltretta a so· spederne ht pubhUCS•7.lone. l lnvorl brc\'l saranno preferiti. Le opinioni n1a.nilestate dagli Autori non Impegnano In responsnbWUI del periodico. 2. Por dl~poslzlono rtel Cooslf(IIO nazlonnle dello rioorebo, l'Autore deve unire al lavoro un breve nutoria.~•unto (non più di lo righe). 3. Sah·o casi ccoor.ionAUsslmi, In. oorrc~ione dello bo1.ze sarà fatta dnlln redazione anzlcbè dagU Auto ri, per non vin"olnre Il la\'oro tlpo%'J'ntlco a~U lnevltnblll ritardi postali. Le COrtOl'.loni straor dizmrle fatte dn.gll A.lltorl saranoo loro acldebltate. t. Lo sposo per le t.a.-u lc litogrnftcbo, fotografiche, ecc. , che accompagnassero le memorie soni) n enrico tlegll Autori. Le fl~tll'o eia riprodurre devono essere nl~ldo, con let.rore e dldture a. CllrnttAlrl grandi c tnU che restino ben log),'ibill dopo eventuaU riduzlouL Le bibliografie lunghe si pubullcn.no solo negli e!<trattl.
5. cm o~tmtti sono ùl clue tipi : - 'l'lpo ..1) souza coperilna e oollo.lmpagtnaturo e numero· zlooe del rnac!colo. - llpo .:m con copertloa Rtn.mpat.a, rronteapi?.io, !Jllpaglnaturn e numerazione
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6. Agli Autori Rarauno concessi gratnltamenro 25 estratti t ipo .d. -Lo. r lcblest.a di est ratti in più e quelln. di estruttl tlpo R sMnuno a enrico degli A.otorl stessi. 7. Il prez?.o degli estratti, per gU -'-uteri delle memorie t>bo Il richiedano, 1> regolato doJla sègucnro tariffa :
PREZZO DI tUstUN FOGL!IO ·m STAMPA. TIPI
T ipo A ...................... Tipo B . . . . ... .. ...... . .. . .. . o merra.
NUMII:RO DELI.E OOPill:
DI E STRATTI
50
100
200
L.
80
120
"
90
l~
160 170
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Per ogni oentlno.Jo ol tre 200
80 J.j()
Gli estraili minori di U/l toolio $i co.UaM come /t)fl!io intero per ~ oràinatWni di 100 utraUi
P~r quelli che superano un toolw, le trazioni in pitì, d<'- non superano i l m - foo!w, si con· t,an.o come metil, pure/i e pert> t'l)1'tlinaoillne non $W i n feri.Jr~ a 60 copie.
8. I man >writti non Rl r eAtitnl.• <'ono . -
(G89 l ) -
RO)tA,
19:30-vnr -
I lavori brevi a nanno la pre<'eden T.a.
IST!TOTO POLI GIRA.FICO DEL LO STATO -
G. O.
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LXXVIII - Fase. V MAGGIO 1930 -
GIORNALE DI
MEDICINA
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
AN NO
VIII
v
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE)
Giornale di medicin a militare: 1851-1834 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. T E LEFONI: 43-283 R. T . - 21-90 R. M.
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI : Ort&pellanl. ·_ SuUtl st.erco-r oentgcn-grnll;t . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ••~1:- Sul rapporto fra l'ongolo epl6~urlo su)Jeriorc ed IJ1Coriore del femore. Fadda: - Lo condlzlo n! ijllnltnrio llciJ,~ Sonuo l!a italluna nel ble nuJo 1928-~0 . . . . . . .
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OA8U18TICA CLINICA :
Pawla. - Su un <'liSO di • situa vi,;eernon ln~crsus • in r ,opporto ull'ldoncità al scnizio millt:u·e . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . .
Ptlg.
Contrib uto ullo studio della si uclromc dolorost• 111etHtorso-falnugo11 d! or lgiDe t r uu matlc;1 . . . . . . . . . . .... . Franchi. - :\len iugocele del ll" t'letnlo . . . . . .. . . • . • Mutlca. -
269 272 275
411YIITA SINTETICA:
carnJIIo. - Occhio e nuduttle g(•ncruli . . .
Png .
NOTE DI IGIENE PRATICA : Pinttl. - La pronla,;s.i dclln febbre on!lo· J:~ nt<· . . . . . . . . . . . . . . • . . . • . • .
Pag. 2$9
RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E 'ITRANIERA •. . • . • . . •. • •• • • OONFERENIE IO lENTI FICHE NEGLI OIPEOALI MILITARI • . . . • . • • . . • . • . . NOTIZIE • • • • • • • • • • • • . • . • • . , • • • • , • . . . • . • . • • • . • • • . • PARTE UFFICIALE • . • . . . . . • . . . . . • . . . . . . . . . . • • • • . . • •
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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLAN A MEDICO-MILITARE P UBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA D mEZIONE
GENERALE
DI
SANITÀ MILITAlLE
I - F . T ESTl. - Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112 .. . ..... ..•.... • •.. .• .•.•.• . • • • L. 1 II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-fìsiologici di aviazione militare. - Un volume di pnJ<ine 236 con 46 figure e 2 tavole .. •. •. • 16 III - E . SANTORO.- Ferite addominali di guerra- Pr efa zione del professore N. GrAN:--IETTASW. - Un volume di pagg. 400 con 38 fig. • 30LV - A. L usTro-A. B usrNco. - c I gas di guerra • - Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura Un volume di p~gine 104 con 3 tavole microgrnfiche n C'olori . • . ...• •... ... ..... • ••• • .•.• 1.2V - A. L os-r1o. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della mucbera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un volume di pagine 32 con 2 1 figure ... . .. .. . • . .. . • •. . •.•.• • • • 1VI - F. CACCIA . - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - P refazione del prof. R. D ALLA Vedova. - Un volume di pagine 108 . . . . .. .. . . . •.... . .• •. .• .• ..•••••••••• • 8-
•
{Seg~ 3" JlaQina àeUa ooptrlCM)
MEMORIE ORIGINALI
SULLA STEREO-ROENTGEN·GRAFI ~ NOTE DI RADIOLOGIA PRATICA
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per il dott. Carlo Crespellani, tene nte colonnello medico ·
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quale~
Quando si eseguisce una radiografia, cioè una fotografia nella luce che impressiona la pellicola è quella che, prodotta dal tubo Rontgen, ha attraversato il corpo in esame, si ottiene su di un piano a due dimensioni la proiezione in superficie di tm corpo solido avente tre dimensioni. Riesce perciò difficile tavolta, a chi o:;serva la radiografia, di ricostruire nello spaz.io la figura del corpo traversato da.i raggi X, di desumere dalla. immagine in superficie la, reale essenza del corpo nelle sue tre dimensioni, di stabilire cioè come sono disposti lungo il terzo d iametro le varie parti che concorrono a formare il disegno radiografico. Difatti una determinata ombra del ra{iiogramma può essere costituìta anche da una soVI·apposizione di ombre dovute a.lla proiezione, sopra una determinata zona di superficie, di vari nuclei opachi ai raggi X. Ne risultano quindi delle figure radiologicbe, le quali sono talvolta di difficile interpretazione e richiedono una discriminazione accurata di tutte le circostanze che possono determinarle. Chi legge a,I nega.toscopio una radiografia deve sottoporre mentalmente ad un severo esame critico tutte le possibili incidenze di organi o di parti radioopacbe, le quali sono ~;uscet tibili di determinare l'aspetto delle ombre che il radiogramma ci presenta. Ecco perchè oltre alle cognizioni di anatomia ed anatomia-patologica occorrono pre<'ise conoscenze di proiezione geometrica, che si })Ossono acquistare solo con un ltmgo quotidiano pratico esercizio di interpretazione radiologica. Se, ad esempio, un polmone presenta due addensamenti opaclli in due piani diversi, cioè a diversa profondità, ogmmo dei quali abbia forma semicircolare, e questi siano orientati in modo da guardarsi per la loro con cavità, può succedere che la loro proiezione geometrica su di un piano determini, in date incidenze del fas<'io rontgen, una parziale sovrapposizione dei due semicerchi in modo da costituire una figura circolare che p otrebbe, quando altri caratteri vi concorrono, dare l 'illusione di una formazione eavitaria senza che caverna vi sia. Ed è particolarmente imp ortante stabilire con l'indagine radiografica se vi sia o non vi sia caverna, p oicbè le piccole formazioni cavitarie non sono rilevabili all'esame fisico d el soggetto. Sovrapposizioni di ombre vascola.r i possono dare nel polmone aspetti simili a noduli tubercolari infìltrati. Negli esami del tubo d igerente
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SULLA STEREO- ROENTGEN-GRAFIA
possono delle sovrapposizioni di anse intestinali ripiene di pasto opaco dare aspetti di difficile orientamento railiodiagnostico. Tali difficoltà radio-diagnostiche non esistono sempre, ma si presentano in un certo numero di casi, nei quali è desiderabile intervenga un nuovo elemento chiarificatore: la conoscenza cioè di quello che sarà l'orientamento nello spazio della parte determinante l'ombra. Si può ricorrere all'esecuzione di due radiografie: una con incidenza antero-post~riore e l'altra con incidenza latero-lat-erale. Ma anche tale espediente può valere in lm numero limitato di casi ad esempio per un arto, braccio o coscia, avambraccio o gamba,, per la colonna dorso-lomba,re, ecc. In tali casi l'osservatore radiologo ricostruisce mentalmente, sui dati che gli vengono forniti dai due radiogrammi, la posizione e l'atteggiamento, ad esempio, di monconi di frattura, la posizione di frammenti staccati, ma non può avere invece una esatta conoscenza della forma ed aspetto di un tumore osseo, specie quando questo abbia una superficie irregolare e frastagliata; non può localizza,re se non approssimativamente un corpo metallico od un sequestro, per i quali occorrono prooedimenti di repere lunghi e difficili. Ed ecco che in questi casi un artificio di tecnica radiologica viene in nostro aiuto: la radiografia stereoscopica o stereorontgengrafìa, verso la. quale è orientata oggi la pratica radiologica. I principi sui quali si basa la stereorontgengrafìa sono quelli stessi della stereofotografìa, ma vi è qualche differenza. Nella stereofotografia si tratta di ottenere due prospettive diverse dello stesso oggetto o della stessa veduta mediante due camere fotografiche i cui obbiettivi siano distanti fra loro come le pupille, cioè 63 millimetri. Nelle due fotografie così ottenute, destra e sinistra, gli oggetti figurano nella loro realtà. prospettica, cioè più grandi relativamente quelli più vicini all'obbiettivo, più piccoli quelli più lontani, e ciò con dimensioni conformi alla prospettiva lineare così come l'occhio li vedrebbe. In più vi è il grado di plasticità prodotto dalla combina:r.ione di luci e di ombre : ciò perchè gli oggetti, che si trovano nel campo dell'obbiettivo, vengono illuminati da una sorgente luminosa, che è indipendente dall'obbiettivo fotogra.tko. La stereorontgengrafìa invece - e qui sta la differenza capitale si propone di ottenere due radiografie secondo due incidenz.e diverse di luco, mediante cioè uno spostamento del tubo radiogeno. Mentre nella ''eduta stereofotografica la luce che dà i chiaroscuri agli oggetti è fissa per entrambe le fotografie costituenti la coppia stereofotografìca, nella atereorontgengrafia il fascio di luce rontgen, che cade sul corpo e che lo attraversa rendendolo diafano per impressionare poi la pellicola, si sposta secondo una. data direzione e con due incidenze simmetriche rispetto al punto di centramento. In questa inoltre le ombre sono più o meno intense e a loro volta sono più o meno trasparenti in modo da lasciare intravedere altre ombre che provengono da un piano diverso in profondità del corpo in esame. Se in stereorontgengrafia non abbiamo la prospettiva aerea come nella. fotog· a.fìa, abbiamo però ombre di va.ria intensità con profilo pi ù o meno netto, più o meno sfumato. Quel che manca è la combinazione dei chiaroscuri, perchè questi sono dovuti alla luce incidente sugli oggetti, luce che nelle radiografie è luce penetrante, diafan izzan te.
SULLA
STEREO-ROE~'TGEN-ORAFlA
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Ecco perchè l'osservazione di una coppia. stereoradiografica riesce più difficoltosa di una coppia stereofotografìca: difatti in essa l'identificazione x ~~--... dei diversi piaui esige un certo sforzo mentale rappresentativo, tant'è vero ~--·. · ···-:;, i:;= ~- . ; ~ che se l'osservatore non ha ben sviluppato il senso stereoscopico è facile .;·~-/ l'inversione dell'ordine dei pia.ni, inversione resa possibile dal contrasto . -~·-) di taluhi effetti, come può succedere appunto per le ombre nette, che pos• ·· · . sono a.ppa.ri.re più vicine delle ombre sfumate, anche se appartengo$·· ' ':~~ ~: >, ad un piano più lontano. . . . . ~~~<, ::<:./;~) Per far comprendere megho quanto ora, ho esposto basti rndJCare ~,-_,/·.·· ·brevemente come vengono eseguite le stereorontgengra.fìe. Si dispone la pa.rte del corpo che interessa studiare sopra una scatola a ttrnnel, entro la quale è collocato uno rhassy con la pellicola.. Si centra esattamente il tubo sovrastante in modo che il suo raggio normale corrisponda al centro della pellicola e della regione in esame. Ciò fatto si sposta il tubo lateralmente alla precedente posizione di centramento per un certo tratto, e si eseguisce la prima. radiografia. Poi si sostituisce il primo cllassy con un altro già. pronto, si riporta il tubo nella posizione di centramento e si spinge poi per un eguale tratto al di là. di detta posizione, nella direzione opposta di quella precedente e si eseguisce una seconda radiografia. È necessario che la parte esaminata conservi la perfetta immobilità durante l'esecuzione delle due radiografie. Dopo avere sviluppate ed asciuga~ le due radiografie esse si collocano per l'esame in uno st-ereonegatoscopio in modo che sia conservata la disposizione corrispondente a quella, con la quale vennero eseguite e cioè : a sinistra quella eseguita col tubo a sinistra del punto di centramento, e a destra quella eseguita col tubo a destra. dello stesso punto, curando che sia rivolta verso l'occhio la superficie della pellicola che era prima rivolta verso il tubo. Nell'osservazione delle due radiografie quindi al tubo radiogeno viene sostituito l'occhio dell'osservatore; per meglio dire gli occhi destro e sinistro vengono collo· cati in modo da osservare rispettivamente le imagini ottenute dallo stesso tubo nelle due posizioni destra e sinistra, le quali immagini, fondendosi, danno all'osservatore l'impressione del rilievo. Esistono dei dati tecnici sulla distanza fra il tubo e la pellicola e sul calcolo della base, cioè dello spostamento da dare al tubo per l'esecuzione delle due radiografie o décalage del tubo. Nel caso delle due fotografie, la base corrisponde alla distanza interpupillare elle varia da mm. 63 a 67. Nel caso delle due radiografie si hanno migliori risultati utilizza.ndo il principio della stereofotografìa a grandi basi come si fa nelle stereofotografìe degli astri. Faremo cioè quello che si dice la iperstereorontgengrafìa. Tn.le principio è sta.to brillantemente applicato dal maggiore medico Dioclès dell'esercito francese. Sappiamo che nella visione binoculare due punti, i quali si trovino situati a differenti profondità daranno il senso del rilievo soltanto quando essi vengono a colpil'e ciascuna delle due ret.ine secondo un angolo che sia superiore al minuto primo. Ond'è che adottando un décala.ge del tubo maggiore della distanza interpupillare, la proiezione dei due punti sopra ciascuna delle due pellicole radiografiche è tale che, quando queste pellicole saranno poi osservate allo stereonegatoscopio, le ombre prodotte dai due punti in questione colpiranno ciascuna retina sotto un angolo maggiore di quello che si avrebbe invece se la base fosse stata uguale alla distanza. interpupillare. Ne viene di conseguenza che l'osservatore percepisce allora
t:;:;'
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SlJU..A STEREO- ROENTGEN-GR,\YlA
un maggiore distacco dei due punti in profondità, e, con l'aumentato senso del rilievo ha un maggiore effetto stereoscopico senza che siano alterati i rapporti di distanza delle due ombre fra. loro. Quindi anche i più piccoli particolari del radiogramma. risalteranno in rilievo evidentissimi. L 'allargamento della base non è però arbitrario; esiste in ogni caso un opt1.mmn che lo stesso Dioclès ha calcolato esattamente in proporzione al vario spessore delle parti del corpo. La radiografia a breve dL'$tanza è una proiezione conica la. quale deforma alquanto le parti in esame. Difatti le parti più lontane dalla pellicola ma. più vicine al tubo, oltre a,d apparire più grandi hanno anche il profilo meno netto, le parti che si trovano in posizione eccentrica rispetto al raggio normale centrale sono deformate appunto per effetto della divergenza dei raggi. E allora osservando la coppia stereoradiografìca avremmo delle difficoltà a<l interpretare la profondità dei vari piani. Difatti, come bo detto prima, le ombre a profilo più netto, che realmente appartengono ad un piano più profondo, sembrano situate in un piano anteriore rispetto all'osservatore e quelle aventi profilo piìt sfumato che appart-engono ad un piano superficiale sembrano invece situate in un piano più profondo . Succede cioè un fatto analogo a quello che ci fa apparire più vicino il profilo delle montagne nelle giornate serene col cielo limpido e cristallino, di quel che non lo siano nelle giornate leggermente nebbiose . .A tali inconvenienti dovuti alla proiezione conica si può ovviare eseguendo le radiografie col tubo a,d una distanza maggiore dalla pellicola. .Allora la proiezione da conica tende a divenire lineare perchè la divergenza dei raggi è sempre minore e quindi tutte le ombre tanto quelle del piano anteriore come quelle del piano posteriore, si profilano nettamente sulla pellicola ed osservate allo stereonegatoscopio conservano la loro reaJe posizione nello spazio. Invece di eseguire le radiografie alla breve distanza di cm. 70-80, si fara.nno alla dista.nza di m. 1,50-2,50. La tecnica perfetta della railiografia stereoscopica è quindi quella designata con la parola iper-tele-stereo-radiografia o iper-tele-stereo-rontgengrafia. La formula data dal Dioclès si può riassumere cosi: ll décalage è ugua,le allo spessore della parte in esame quando la distanza fra tubo e pellicola sia uguale ad otto volte detto spessore. Un esempio: sia un torace avente lo spessore di cm. 25 il décalage è di cm. 25, quando la distanza fra il tubo e la pellicola è di 2 metri. N on basta però avere una buona coppia radiografica, che sia perfetta
ed impeccabile dal punto di vista tecnico. Occorre anche un buon appa.rato osservatore: a.nzitutto un buon st-ereonegatoscopio. Ne abbiamo di vari tipi, i quali sono ba-sati sulla riflessione speculare semplice, come il banco stereoscopico tipo Wheatstone o sulla doppia riflessione speculare come il tipo costruito dalla ditta Siama. Ma possiamo disporre la coppia di stereoradiogrammi in un negativoscopio comune ed osservarli mediante un stereotelescopio di Mattbey. Anzi tale semplice procedimento è assai utile nelle sale operatorie quando il chinrrgo durante un int-ervento voglia osserva.re lo stereoradiogramma per ricordarsi qualche particolare in1portante sulla localizzazione di un corpo estraneo o su di una fra,ttura complicata. Lo stereotelescopio di ~Iattbey ba le dimensioni di un binocolo da teatro e come questo pnò regolarsi adattandosi facilmente al gra.do di vista dell'osservatore.
SULLA
STEREO- ROENTGEN- ORAFIA
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Con questi mezzi possiamo avere la stereovisione normale od ortoscopica solo quando i due radiogrammi siano disposti davanti ai singoli occhi in modo che ciascun occhio venga ad osservare l'imagine omolatera.le ed abbia di fronte la superficie della pellicola che era prima rivolta verso il tubo. Se poi ogni radiogramma pur conservando la posizione omolaterale venga girato in modo che la superficie opposta venga, a trovarsi di fronte all'occhio, si ha allora la visione pseudoscopica. La parte in esame verrà. veduta come se avesse fatto un mezzo giro completo: l'effetto della prospettiva è in questo caso invertito. Tale visione pseudoscopica è utilissima e serve spesso a confermare o a correggere una precedente osservazione ortoscopica specie quando occorra particolarmente studiare la disposizione dei piani che si trovano più vicini alla pellicola. ~la per lo studio delle stereoradiografie occorre possedere un perfetto senso stereoscopico. Questa è condizione necessaria per il radiologo, per il qua-le è indispensabile come per il clinico lo è il senso uditivo. E ciò si comprende quando si pensi che il radiologo deve spesso guidare il chu·urgo per un intel.'Vento su di un COl'pO estraneo nei tessuti, su di un calcolo, ecc. Anzitutto occorre avere una buona visione binoculare, dovendo gli assi "isivi dei due occhi essere egualmente diretti verso il punto fissato perchè Ile ne abbia simultaneamente l'imma.gine sulle due macule. Gli as:i visivi sono tanto più convergenti quanto più l'oggetto è vicino, ma sono pa.ralleli se questo trovasi all'infinito. Allorchè le due macule percepiscono nello stesso tempo lo stesso punto dello spazio le due sensazioni separate possono riunirsi in una sola; il fenomeno della fusione dà appunto l'apprezzamento del rilievo. Tale fusione necessita una operazione psicofisiologica poichè le immagini sono leggermente dissimili. Si ba un la.voro complesso, un accordo fra le due retine; per cui le parti dissimili delle immagini svaniscono; ora il campo visive) di un occhio ora quello dell'altro si cedono il posto alwrnativamente. Avviene cioè un fenomeno di soppressione parziale momentaneo ed alternativo delle parti dissimili delle due sensazioni visive, analoga-mente al fenomeno detto di Troxler che consiste in questo: fissando con un occhio uno dei piccoli quadrati bianchi disposti su fondo nero gli altri svaniscono e riappariscono successivamente. Dalla fusione delle due immagini risulta il senso nuovo, il senso del rilievo, per il quale, oltre all'operazione psicofisiologicà. si richiede la funzionalità perfetta ed ortoforica dei muscoli motori del globo oculare essendo necessario ottenere la perfetta concordanza dei due assi visivi sull'oggetto. Si tratta quindi di lln processo che non è istanta.neo ma di confront,o e di interpretazione mentale. Occorre, percbè il senso stereoscopico giunga a l suo massimo, che gli occhi fissino successivamente i primi e gli ultimi piani ed esplorino poi tutti i piani intermediari effettuando quello che si può dire una vera .palpazione stereoscopica (Dioclès). L'acutezza stereoscopica è misurabile, ed esistono vari sistemi: fra questi le tavole stereometriche del dott. Pulfrich, costruite da Zeiss, e che sono in uso per le visite di idoneità. ai piloti aviatori, non solo ne da.nno una misura, ma permettono di fare con l'esercizio un allenamento. Quando il grado d'acutezza stereoscopica sarà con l'esercizio divenuto tale da poter permettere di distinguere con esattezza il rilievo sicuro dei particolari che formano le figure 7 ed 8 di dette tavole a.Uora sarà giunto il momento per accingersi ad interpreta.re le radiografie stereoscopìche.
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SULLA STER EO- ROENTGEN-GRAFIA
Un altro procedimento stereora-diografico è quello degli anaglifi, basato &ull'impiego dei disegni colorati. Supponiamo di tracciare su di un foglio di carta bianca un disegno eon l 'inchiostro rosso e di esaminarlo a.ttraverso un vetro rosso avente la. stessa tonalità. di quell'inchiostro: il disegno sarà. per noi invisibile. AnaJogamente succede per un disegno scritto con l'inchiosro verde, che venga esaminato attraverso un vetro verde. Se si stampano su di uno stesso foglio di carta i due elementi di nna coppia stereor::tdiografica in modo che la radiografia destinata all'occbio destro sia ad esempio in rosso e quella destinata all'occhio sinistro in verde e si esamina in seguito l'insieme con un occhiaie selettore, il quale sia disposto in modo che il vetro verde si trovi davanti all 'occhio destro e quello rosso davanti all'occhio sinistro, suecederà. che l 'occhio dest.ro vedrà. in nero la prova rossa e l'occhio l:!inistro vedrà in nero la prova verde: cioè ognuno dei du~ occhi vedrà. solo la imma.g ine che è a-d esso destinata e l'osser vatore avrà l'illusione stereoscopica. L ' ocehial~ selettore divent-erà nn vero e proprio stereoscopio. I colori rosso e verde, essendo complementari, si neutralizzano a vicenda . Si vedrà benissimo 1mo stereogramma in rilievo, che si d istacca in tratti neri su di nn fondo bianco. Ciò permette d i eseguire delle proiezioni in rilievo di stereoradiografie , che l'uditorio può benissimo osservare sullo schermo di proiezione, essendo ogni p~rJona munita di tm ocebia le selettore composto di una gela,tina rossa ed una gelatina verde. Lo ~tesso Dioclès esprime il voto che le riviste mediche pubbliehino le loro stereoradiografie sotto forma. di anaglifi in formato ridotto, percbèo questi osservati con l 'occ}liale aelettore possano dare la sensazione del rilievo. Ed ora uno sguardo rapido sulle indicazioni dell'impiego della stereorontgengra.fìa. Queata rappresenta un perfezionamento della tecnica radiografica e ad essa si pnò r icorrere non in tutti ma solo in determinati casi. Analogamente si può dire che in batteriologia quando si ricerca il bacillo di Kock in un espettorato non si ricorre sempre all'omogeneizzazione, procedimento che invece si segue solo in determinate circostanze. Così nel caso della stereoradiografia. Questa è utilissima. quando si 'r"uole avere una immagine esatta di una lesione ossea; quando si v11ole controllare con esattezza il risultato di una riduzione e particolarinent.e di una osteosintesi, quando si vogliono localizza,re frammenti metallici nello spessore dei t-essuti; quando si vogliono studiare particolari regiozP, dello scheletro, come il carpo, il tarso, la spalla, l'anca e segnatamente le regioni nelle quali è diffidle o impossibile ottenere tma radiogra.fia trasversale come per le prime vertebre dorsali, per il ba.cino, per le articolazioni sacro iliache, per la vertebra prefulcrale, specie nel caso di sacralizzazione e di spondilolistesi; nelle artriti deformanti con produzioni osteofitiche, qua.ndo si voglia stabilil'e l'orientamento nello sp:1.zio degli osteofiti. Cosi pure nella malattia di Pert.hes, nelle epifisiti superiori del femore, osteocondriti, coxa vara. In tutti i casi cioè nei qna.li le sovrapposizioni di ombre appartenenti a piani differenti rendono difficile la diagnosi. Così nello studio di t rag itti fistolosi riempiti di olio ioda,to, quando se ne voglia stabilire il decorso ed il punto di origine. Un campo vasto si ba nello studio del cranio nel quale è notevolmente sempliticata l'identificazione st.ereognostica delle
SULLA STEREO- ROENTGEN-GRAFIA
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varie ossa, anche per le ricerche più delicate delle mastoidi e del ma~siccio petroso. Ma se tali stereoradiografie scheletriche possono essere effettua t~ anche nei nostri gabinetti militari, valendoci. degli impianti più recenti e perfezionati, non altrettanto si può dire per le ricercbe sugli apparati respiratorio, circolatorio e digerente. Qui si tratta di organi in movimento nei quali la stereoradiografia richiede uno strumentario apposito. Si tratta di eseguire automaticamente nel brevi'lsimo tempo di 3/ 4 di secondo o di un secondo al massimo le due radiografie della coppia stereo. In questo minuto secondo debbono cioè avvenire i seguenti fatti: collocamento in posizione del primo chaaay impressione radiografica di esso nella prima posizione del tubo, a-llontanamento dello chttaay impressionato, sostituzione con un nuovo chaaay già. carico, spostamento del tubo nella seconda posizione, impressione del secondo chaasy. Tutti questi movimenti automatici, ottenuti con dei relaia, mediante la semplice pressione di un bottone, richiedono un macchinario complicato. Un apparecchio, costruito recentemente dalla ditta Gaiffe1 Gallot Pilon sui disegni del Dioclès consente di ottenere de: maravigliosi radiogranmi visceJ"ali, nei quali l'orientamento topografico e la lettura si fanno naturalmente e senza alcuna diftlcoltà. TI torace si presenta come nn delinato canestro del quale con un Sf,}o colpo d'oc<'bil) si analizza la tessitura. Si Tede nel fondo la <'oncavità rlella colonna vertebrale rivolta v~>rso l'osservatore; le coste si svolgono lateralmente Yerso l'avanti, le clavicole si profilano nel piano anteriore. 1/imagine plastica del polmone in grandezza naturale è sorprendete, i focolai di addensamento si librano nell'interno come sospesj nello spazio in mezzo alle ramificazioni JPOlmonari, dalle quali riesce facile dissociarli. Le ricerche stereoradiografiche del torace, eseguite su di un buon numero di ex militari al Centro di riforma della Senna, hanno permesso di identificare meglio delle cause di errori diagnostici nelle pensioni di guerra, a.:>eegnate .erroneamente per inesatta valutazione di ombre polmonari. Il radiologo Jeandidier dell'ospedale di Val-de-Grace si serve della stereoradiografia per lo studio di casi iniziali di tubercolosi polmonare. Durante la guerra il metodo è stato largamente impiegato negli Stati Uniti per la scelta dei contingenti da mandare in Europa. Anche il Wenckeba.ch ritiene la stereoradiografia superiore alla radiografia ordinaria per riconoscere i caai di tubercolosi iniziali. Cosl. Albers-Schoenberg, Groedel, Kohler ed altri eminenti radiologi e clinici stranieri. Possiamo cosi distinguere le vere caverne dalle false, stabilire con esattezza la sede intraparehchimale di un proiettile o di un tumore o di una cisti; riconoscere esattamente il grado di collasso polmonare nel corso di pneumotorace, constatare l'estensione delle aderenze nel caso di pneumotorace parziale, identificare le raccolte pleuriche saccat.e, individualizzare le pleuriti interlo- . bari e mediastiniche, ecc. Ad essa poi ricorrono gli operatori, che praticano l'intervento alla J acobaeus. Nello studio del centro circolatorio si può ottenere una buona visione di assieme dell'ombra cardiaca e dei vasi della base, però data l'estrema variabilità del volume del cuore durante le varie fa~i della rivoluzione cardiaca, l'esame stereoradiografìco del cuore è tuttora oggetto di studi
e
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SULLA
STEREO-ROENTGEN-GRA~
e di ricerche. Ma particolarmente gli aneurismi dell'aorta possono essere facilmente localizzati. Nelle ricerche sul tubo digerente si possono avere utilissimi risultati. Chi ha avuto occasione di dover interpretare i radiogrammi ga.stro-duodenali sa bene quali e quante difficoltà si incontrano per dissociare le ombre dovute ad a;nse intestinali variamente sovrapposte. E però ne avvantaggierà lo studio delle ulceri, dei tumori, stenosi, periduodeniti e perivisceriti, diverticoli, inginocchiature dell'intestino, aderenze, mega. e dolicocolon, ecc. Nella calcolosi è possibile, quando il calcolo sia radioopaco, stabilire la sede esatta del calcolo, se nel rene destro o nella cistifellea; localizzare un calcolo nella vescica o nell'uretere, e distinguerlo da fleboliti o da gangli calcificati, o da focolai calcificati interstiziali, esiti di vecchi processi specifici guariti. Questa rapida rivista è già di per sè stessa. sufficiente a. dimostrare quanto sia vasto il campo di questa speciale tecnica radiologica. I vantaggi che potrebbero derivarne dal suo impiego in qualcuno dei nostro ospedali militari si comprendono facilmente. È da augurarsi che col progredire della nostra organizzazione tecnico-sanitaria possa ·tale metodo essere adottato con profitto anche da noi. L'A. dopo aver illustrato i fondamenti ottici della ste· reo-radiogra!'ìa e le differenze fra stereoradiografia e stereofotografia descrive la. tecnica deil'iper-tele-stereoradiografia secondo il Dioclés. Espone i requisiti necessari per una perfetta osserva.zione stereoscopica. Descrive gli apparecchi che occorrono per la stereoradiografia, di organi in movimento. Dopo aver enumerato le varie ed estese applicazi.oni sia per lo sche· letro come per i visceri torace-addominali accenna ai vantaggi che si otterrebbero se anche da noi venisse attttata la stereo-radiografia, analogamente a quanto fu fatto e viene fatto tutt'ora in ospedali militari di altre nazioni. AUTORIASSUNTO. -
SCUOLA. DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE OABlNETTO DI TR.~UMATOLOO U. E RADIOLOGIA.
SUL RAPPORTO FRA L'ANGOLO EPIFISARIO SUPERIORE ED INFERIORE DEL FEMORE (RICERCHE RADIOGRAFICHE) · per il dott. Pasquale Buccl, capitano medico insegnante aggiunto di tra.urna.tologia. e radiologia.
Introdtlzùme e notizie bibliografiche. - In condizioni fisiologiche l;a.sse del collo del femore forma con l 'a-sse diafìsario un certo angolo detto angolo di inclinazione, il cui valore va gradatamente dhninuendo dalla nascita (circa 170°) sino all'età adulta in cui si riscontra in media un angolo di 130°. È generalmente ammesso che quest'angolo sia minore nella donna che nell'uomo ; più piccolo nei vecchi che negli adulti. Le misure di Cha.rpy contraddicono questa asserzione at-tribuendo a differenze individuali i diversi valori dell'angolo di inclinazione potendosi riscontrare indipendentemente da ogni causa patologica una differenza di 23 ed anche di 25 gradi. Nell'infanzia esiste un certo grado di valgismo fisiologico in cui l'angolo d 'inclinazione è più grande, angolo che però gra~ata.mente va attenuandosi fino a raggiungere il suo valore normale. Quando per alterazioni patologiche, sia congenite che acquisite, questo angolo di inclinazione diminuisce fino ad avvicinarsi più o meno all'angolo retto, si viene a determinare quella deformità nota col nome di coxa vara. Nel determinismo della progressiva diminuizione dell'angolo d'inclinazione si era attribuita grande importanza al fattore statico, specia,l mente dal Koenig, che dà. un crit~rio assoluto al fattore carico come quello che determinerebbe la progressiva inclinazione del collo femorale. II Lange lo contesta obbiettando che se ciò fo sse vero , si dovrebbe determinare la coxa valga presso tutti i bambini che per un certo tempo non camminarono. Ora, se è vero che nel neonato esiste un completo valgismo, si assiste però nei successivi mesi, prima dell'inizio della deambulazione, alla progressiva inclinazione del collo, ciò che stà ad indicare che detta inclinazione si compie al di fuori dell'azione varizzante del peso del corpo. Il Buonsanti non ha mai constatato, esaminando bambini curati per malf01 mazione varie o malattie per le quali mai si era esercitata la funzione del carico, dissonanza dal normale nei riguardi dell'inclinazione collo-diafisaria. Secondo vedute più recenti la maggiore o minore obliquità dell'angolo d 'inclinazione sarebbe in rapporto principalmente alla intrinseca attività. formativa degli abbozzi cartilaginei dell'epifisi femorale superiore.
250
SlTL RAPPORTO FRA L'ANGOLO EPIFISARIO SUPERIORE, ECC.
È noto che il normale processo di ossificazione della regione dell'epifisi femorale !Superiore si evolve lentamente nel primo decennio e termina
verso il 18o anno. Osservando un radiogra.mma di questa regione d'tm bambino neonato si rileva come la diatisi femorale verso il suo capo prossimale si presenti foggiata a clava; in questo periodo tanto la testa quanto il collo ed il grande trocant.ere sono ancora allo stato cartila.gineo e non mostrano traccia di alcuna ossificazione. Soltanto verso la fine dello anno comincia ad apparire verso l'alto ed aU'interno del rigonfiamento claviforme un piccolo nucleo osseo tondeggiante che andrà lentamente accrescendosi fino ad assumere una forma emisferica verso il 3° anno. Questo nucleo che stà a rappresentare la testa femorale si accresce indipendentemente dalla regione cervicale e solo verso il 5° anno le porzioni cervicali e cefalica sono talmente avvicinate che solo tma striscia cartilaginea, alquanto sinuosa corrispondente alla cartilagine epifisaria separa la testa dal collo femorale. La cartilagine di coniugazione normale presenta un decorso obliquo · dall'alto al basso e dall'esterno all'interno. Durante il periodo d'accrescimento riesce facile individuare sui radiogrammi il preciso decorso dell'interlinea cervico cefalica, la quale imprimel"à. una decisa influenza sullo sviluppo e sulla direzione del collo femorale. La normale obliquità dell'interlinea epifisaria cervico-cefalica è il prodotto di un determinato equilibrio osteogenico che imprime alla porzione inferiore del collo uno sviluppo più attivo. Se l'impulso osteogenetico di questa cartilagine di coniugazione viene per una qualsiasi causa turbato, con minore attività nella wna cervicocefalica. in.(eriore, si comprende come in questa evenienza la meta.fisi del collo si sviluppe à in forma asimmetrica di guisa che la linea interepifisa.ria invece di assumere una obliquità normale tenderà a prendere una direzione verticale : si avrà cosi una de[ormazione in varismo con diminuizione dell'angolo d'inclinazione del collo. Se invece è ostacolato il normale processo osteogenetico nella regione cervioo-cefalica superiore, si viene a veiificare il contrario, cioè la cartilagine epifisaria assume una dilezione tendente all'orizzontale e si realizza cosi il valgismo od aumento dell'angolo d'inclimazione del collo. Secondo questo concetto e tenendo presente lo sviluppo osteogenetico dell'epifisi femorale supe ·iore bisogna quindi nettamente distingue~ e un valgismo e varismo cervi-co cefali.co da un cervi co diafìsario. Appare evidente quindi l'importanza della 1icerca nel valgismo cervico-cefalico dell'angolo epifisario di Helbing, fo rmato da una linea che passando per i due punti limiti della cartilagine coniugale venga ad intersecare l'asse della diafisi femorale. Nel varismo quest'angolo si avvicina all'angolo retto. Egttalmente impo tant.e appare l'angolo di (lire~i one di .Alsberg dete· minato dalla direzione della linea coniugale cervico-cefalica e cervico t.rocanterica. Nel varismo quesle linee assumono una direzione . quasi parallela, mentre fisiologicamente queste linee convergono in alto ed all 'estc; no.
SUL RAPPORTO FRA L'ANOOt.O EPIFISARIO SUl'ERlORE, ECC.
2!>1
Di minore importanza, anche forse per le difficoltà di misurazione che incontra, sembra invece l'angolo di declinazione o di torsione, per il quale proiettando l 'estremità cervico-cefalica del femore sull 'estremità inferiore bicondiloidea l'asse del co!Jo n on si soVTappone all'asse trasversale dell'epifisi inferiore, ma forma con questo un angolo apert.o in dentro ed in avanti di circa 12°. È però da tenere presente questa antitorsione, che se è aumentata, può portare all'annullamento del collo nella ra.diografia, venendo cosi a costituire un grave ostacolo per il tracciato dell'asse del collo. Le deviazioni angolari del collo possono realizzarsi p er cause diverse (osteomalacia, rachitismo, ra.mmollimenti ossei, tubercolosi, traumi, ecc.). È stato principalmente il Va.lentin a rilevare un valgismo nella coxite t.b.c. ; anche l'Uffreduzzi cita la coxite tra le numerose forme di malattie capaci di determinare l 'origine della coxa valga. Più frequentemente invece alle alterazioni ra.chitiche, caratterizzate da tutte le infiessioni delle varie leve ossee determinate dalla scarsa resistenza al peso del corpo per il rammollimento osseo, viene oggi, per la maggioranza degli autori, attribuita la causa della coxa vara, riconosciuta come forma acquisita (Miiller) piuttosto che come malformazione congenita. L'osteomielite, l'artrite deformante, sono messe da. K. Honny tra. i fatt.ori determinanti alterazioni dell'epifisi femorale superiore. L'Uffreduzzi non contesta la possibilità di tale determinismo patogenetico ma assomma. tutti questi fattori nel disquilibrio osteogenico. Per il l''ittig i tra.urm sarebbero una. causa determinante in qua.nto un distacco epifisario può portare ad una deviazione del frammento epifisario con successiva fissazione in anomale inclinazione. Sembra però problemati<'o uno strappamento del collo in corrispondenza della linea. coniugale quando si tenga presente l'apparato capsulo-legamentoso dell'articolazione coxo femorale che fissa tenacemente i capi articolari sì da non permet.tere che in modico grado la distrazione. La teoria. del distacco traumatico del Fit tig, già avanzata dallo Sprengel, per cui si ammette un distacco epifisario n ella danza (Kirmiston) od in un accesso epilettico (Sergente Kiscb) non sembra accettabile. Ciò è avvalora.t.o da un recente studio del Lusanna sulla. rarità dei distacchi epifìsa.ri nell'articolazione coxo femorale. In conclusione, dalla breve disamina dei fattori determinanti le alterazioni dell'inclinazione del collo femorale, è più logico propendere nel ritenere che tali deviazioni siano legate allo sviluppo. osteogenetico dell'epifisi superiore femorale. Ma qualunque siano i fattori determinanti le alterazioni dell'epiftsi femorale s uperiore, quale è il valore da attribuirsi all'angolo d 'inclinazione del collo del femore nella valutazione del grado di varismo o di va.lgismo Y Comunemente per coxa valga s'intende la minore inclinazione che il collo femorale forma. con la diafisi, in contrapposto alla coxa vara. che è definita una. maggiore inclinazione del collo rispetto alla diafìsi. È possibile continuare a ritenere che per coxa valga si debba intendere qualsiasi lesione dell'a.nca in cui si abbia un aumento dell'angolo d 'in· clinazione calcolato sul punto medio dell'interlinea epitìsaria Y
252
SUL RAPPORTO FRA L'ANGOLO EPlFIS.<IcRIO S UPERIORE, ECC,
Quando il collo esiste, anzi è allungato, questa definizione può essere accettabile; ma qna.ndo invece il collo non esist~ od ha subìto un forte accorciamento, il valore dell'angolo d 'inclinazione perde ogni significato. Nel va.lgismo puro il carattere morfologico dominante non è soltanto espresso d all 'angolo d 'inclinazione da.I collo, ma dal suo reale allungamento, tanto che in tutti i casi in cui un angolo d 'inclinazione elevato si associa ad un accorciamento · del collo, sempre si tratta di valgismo spurio. Nella coxa valga classica le due linee di coniugazione cervico cefalica e eervico trocanterica sono invece quasi perpendicolari tra di loro per modo che per una più esatta valutazione delle reali deformità int ervenute nella regione cervicale sarà sempre utile lo studio d ell'angolo d 'incrocio fra le due linee passa,nti l'una per il piano cervico-cefalico e l,'altra per quello cervico trocant-erico.
Se ora passiamo a considerare l'epifisi inferiore del femore notiamo normalmente l 'ass~ diafisario del femore c quello della t ibia. non si prolungano in linea retta ma il femore si inclina sulla tibia dall'alto in basso e dall'interno all'esterno; il condilo interno del femore discende più in basso dell'esterno mentre che il piano articolare della tibia costituisce un piano orizzontale perfetto. Si forma cosi un angolo aperto in fuori di ciJ'ca 170° corrispondente alla linea spezzata che costituisce l'incontro dell'asse del femore con quello della tibia. La sporgenza in basso del condilo interno del femore è dovuta alla deviazione dell'epifisi inalterata sot to l'influenza di. un incurvamento della diafisi o corrisponde ad una deformazione dell'epifisi con allungamento reale di questa estremità. In numerosi casi sopratutto nel rachitismo, l'epifisi non appare interessata; ma l'abbassamento del condilo interno l: dovuto ad un incurvamento secondario della diafisi in dentro. Ma negli adolescenti si constata un allungamento reale del condilo int~rno per un'ipertrofia primitiva di questo. E mentre il ginocchio valgo dei primi anni è piuttosto diafisario, il ginocchio valgo degli adulti è epifisario. Il rachitismo è la causa ordinaria. del primo, il secondo si collega ad un disturbo dell'accrescimento, ad tma assimetria nello sviluppo del condilo del femore, collPgat.o alla preponderanza del la.vorlo osteogenetico nella. metà int~rna. della ca,rtilagine di coniugazione. Mac Ewen l\fikulicz pensava,no ad un rachitismo tardivo. R esta a spiegare perchè questa iperattività funzionale si localizzi sulla metà, interna <lell'epifisi. Verosimilmente può risultare dalle condizioni di statica del ginocchio. Considerando l'nsse diafisario del femore col piano bioondiloideo, per lo svHuppo osteogenico maggiore del condilo interno rispetto all'esterno, si viene a formare fi siologicamente un angolo esterno minore del retto il cui valore varia ancbe secondo l'età, determinando un certo grado di valgisrno fisiologico del ginocchio. Sono già noti i valori di questi vari angoli dell'epifisi superiore ed inferiore del femore. ma se esista un rapporto costante e quale esso sia, non mi risulta. che sia stato ancora sistematicamente ricercato. cù~
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FJgurn l . .4 B - Asse del collo f<lmornlc. - B C - J\ij~C dlafuarlo del femore - D E - Linea cervlco·cernllca - F E Linea cerçlco·trooantorlca. l) ... ngolo d'lnclln.ulone = 100" 2) Angolo epifisario di Belb!ng - ;e• 9) Angolo di dlrozlono di Alsberg. (Lo due Unee cer· vtoo·cofa llca e oervloo·trocantorlca con vergono all'ost erno).
Flgnra 2. E F - Linea passante per Il plano bloondUoldeo - .4 B Aslie dlaftsarlo del femore - .4 O - AB8e dlallsarlo della
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255
256
SUL RAPPORTO FRA L' ANGOLO EPI1!'1SARIO SUPERIORE, ECC.
TABELLA I .
N.
Sesso
Età
Bacino
Angolo d'l nclln&zJone
À.Il&OIO
Epifisi
Er>lllsl Inferiore
eplllsarlo dJ H elblng
Diametro tras vera o p . bacino
superiore
l
Diametro 6plne iliache a. 11.
l
maschio
IO
160
84
76
22
10,3
2
•
11
155
84
75
22,4
IO
a
n
13
161
83
74
22,5
10,5
4
l)
14
152
83
74
23
11
14
148
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73
22, 6
10,8
15
145
83
73
22,5
Il
15
140
84
72
23
10,8
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• • • •
17
148
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73
22,8
11
9
•
18
146
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72
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12
10
•
19
145
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71
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12
11
•
19
148
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70
28
11,5
12
•
20
140
82
70
32
13,5
13
•
20
130
83
70
31
14
14
•
20
132
83,2
71
31,5
14,5
15
l)
20
131
83,2
70
31
14,8
16
l)
20
129
82
70
32
13,5
17
»
20
140
79
72
32
15,5
18
•
20
158
84
72
31,5
15
19
•
21
152
83
71
32
15,5
20
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145
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31 , 5
15,8
21
))
22
135
83
70
32
14,8
24
138
83,4
71
31,8
15
23
• •
26
140
83
70
32
15,2
24
d onna.
20
154
85
70
28,5
15,8
25
•
~o
150
84
72
29, 5
15,6
26
•
21
155
83, 8
72
30
16
5 6
7
22
2ii7
SUL RAPPORTO FRA L 'ANGOJ,O EPIFISARIO SlJPERlORE. ECC.
Inferiore
Angolo epifisario di Relblng
diametro tras.-erso p. bacino
Angolo d'lncllnnzlone
N.
Sesso
Età
Epifisi femorale superiore
l
Eplfl<i femora•o
Bacino
l
diametro ilPinea. ~~acbo
donna
21
1M
84
73
31
16.2
28 maschio
30
119
so
58
32
15
27
29
•
30
120
SI
59
32, 2
15,2
30
•
30
119
80,2
58
32
15,5
31
120
SL
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•
31
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32
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•
42
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(;iornale di medicina
militc~re.
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SUL RAPPORTO FRA L'ANGOLO EPIFISARIO SUPERIORE, ECC.
Mi è sembrato perciò interessante instìtuire una serie dì ricerche radiografiche allo scopo di stabilire il valore di questi angoli nei loro reciproci rapporti in soggetti normali e nelle varie età. Milturazione. - Non vi è dubbio cbe il maggior dispiegamento del collo renda più vicino al vero la misurazione dell'angolo collo-dia.fisario. L 'atteggiamento degli arti nella presa dei radiogrammi mi fu tenuto sempre costante e precisamente colla coscia in adduzione e rotazione interna in maniera da essere in contatto le superficie interne delle ginocchia ed i margini interni dei piedi. La misurazione dei vari angoli fu seguìta con un goniometro, avendo, prima tracciate sui radiogrammi le linee assiali del Milo e delL'l. dia.fìsi e le linee cervico-cefalica, cervico-trocantarica e bicondilea. Il valore degli angoli d 'inclinazione dell'epifisi .superiore ed inferiore del femore, dell'angolo di Helbing risultano dall'annessa tabella. Furono eseguite anche le misure del diametro trasverso del piccolo b~ino e la distanza fra le spine aliache a.nteriorì superiori.
CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI.
Dall'esame dei dati della precedente tabella si rileva che l'angolo d'inclinazione del collo femorale e l'angolo epifisario di Helbing vanno gradatamente diminuendo <>.ol crescere dell'età; contemporaneamente diminuisce il valore dell'angolo esterno che l'asse dìafisario del femore forma con una linea passante per il piano bicondiloideo. Considerando la direzione delle linee coniugali cervico-cefaliche e cer vieo-trocanteriche sì rileva che queste hanno un decorso convergente in alto ed all'esterno e che il grado di convergenza di tali linee diminuisce col diminuire dell'angolo di inclinazione. E poicbè l'aumento del valore dell'angolo d'inclinazione determina un valgismo della coscia e la diminuizione dell'angolo epifisario inferiore determina un certo grado di valgismo del ginocchio, appare evidente esistere un armonico rapporto tra questi vari angoli, che pur oscillando entro limiti abbastanza ampi nei vari soggetti, conservano sempre fisiologicamente un determinato rapporto. Appare anche evidente nella valutazione di quelle alterazioni note col nome di coxa valga e vara, genu varum et valg1tm, l'importanza della ricerca sistematica e della misurazione dei vari angoli potendo solo, specie nei casi poco evidenti, ùrulo studio e dagli alterati rapporti, stabilire la diagnosi E' sopmttutto il gra<lo delle deviazioni angolari. Come conclusione delle ricerche radiografiche da me eseguite si può afiermare : 1° che il valore sia dell'angolo d 'inclinazione del collo femorale che dell'angolo epifisario di Helbìng diminuisce col crescere dell'età, ciò che comporta il passa.ggio da un valgismo ad un varismo fisiologico della coscia;
SUL R.o\PPORTO FRA L'ANGOLO EPIFISARIO SUPERIORE, ECC.
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2° che in armonico rapporto diminuùsce il valore dell'angolo epifisario inferiore, ciò che determina un aumento del valgismo fisiologico del ginocchio ; 3° che la direzione delle linee coniugali da un maggior grado di con-
vergenza, indice di valgismo, t~ndono al parallelismo indice di varismo; 4° che esiste fisiologicamente un rapporto costante tra il valore dei vari angoli d'inclinazione per quelle forze insite atte a determinare quell'eqtùlibrio armonico delle varie parti del sistema architettonico del corpo umano e che da questo alterato rapporto può dedursi la natuxa ed il grado dell'alterazione ed imperfezione. AUTORIASSUNTo. - Da ricerche radiografiche eseguite in soggetti normali nelle varie età l'A. ha. trovato che esiste fisiologicamente un rapporto costante tra. l 'angolo d'inclinazione dell'epifisi femorale superiore e l'angolo dell'epifisi femorale inferiore, e che mentre il primo diminuisce col creséere dell'età. éiò éhé comporta il pas.<>aggio da un v algismo ad un varismo fisiologico, in armonico rap· porto diminuisce anche il secondo, ciò che determina un aumento del valgismo fisiologico del ginocchio.
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LE CONDIZIONI SANITARIE
\ !ELLA. SOIIALIA. IULIANA NEL BIENNIO 1928-29 pe r il dott. Siro Fadda, maggiore medico, direttore di sanità
La prosperità e la miseria d'una colonia, la sua buona e cattiva amministrazione, sono generalmente indicate dall'importanza delle sue formazioni sa.nita.rie, scolastiche e giudiziarie. L'assistenza sanitaria, in una colonia come la nostra, ove numerose sonò le cause patogene che tendono a depauperare rapidamente una razza organicamente debole e minata da malattie costituzionali, deve occupare un posto in primo piano. Occorre non dimenticare quello che avviene nell'Africa equatoriale francese, nella quale, come da un recente articolo del Temps (aprile 1929}, la. popolazione diminuisce in proporzioni impressionanti, a tal punto che due villaggi che contavano, 5 anni fa, rispettivamente 800 e 1000 abitanti ciascuno, oggi sono ridotti a (j ed 8 persone in tutto! E ciò, come è risultato da nn' inchiest.a condotta da 1m medico ispettore, per la deficiente assistenza sanitaria, dalle autorità coloniali di quel paese, non valutata nella sua importanza. · E per converso è necessario ricordare che i medici sono i creatori della prosperità del Congo belga, ove i belgi, non tanto per ragioni di sentimento, quanto per spirito pratico, banno fatto di tutto nella loro colonia per la rigenera.zione, la conservazione e l'accrescimento di una razza già debole e decima.ta. Sono riusciti nel loro intento, e sono giunti in quattro anni a. costruire, in piena foresta equatoriale, una ferrovia di 1123 chilometri, con una morta.Utà fra la mano d'opera che non sorpassò mai la media di una, città europea.. In Somalia per quanto i dati siano scarsi, pur dalle poche notizie raccolte in proposito, si può affermare che la mortalità supera di gran lunga la natalità. Vi è quindi uno scompenso cui, ad ogni costo, occorre mett-ere riparo.
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L'importanza del medico in Colonia è duplice, perchè l'opera sua non si esplica semplicemente nella generosa. e assidua. assistenza dell 'ammalato, ma. a.ncbe nell'esercitare viva opera di penetrazione tra le popolazioni indigene. L 'indigeno accorre alle nostre infermerie senza alcuna diffidenza, con la stes!la serenità colla quale varca la soglia della moschea, ingenuamente stupito della ra.pidità prodigiosa colla quale il medico riesce a guarire la pia~a purulenta, a mitigare il dolore, ad allontanare la storpiat ura che lo deforma. Onde non (> sempli<!emente opera utile e benefica. quella del medico, ma ò la prova continua e per così dire materializzata della ~>uprema.zia della noRtra civil tà sopra. ogni pregiudizio. Si può ben dire che il medico ha. detronizzato il Rant.oue, e ben si comprende che co~a significhi simile vitto-
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ria. per una popolazione cof)i eminentomepte religiosa, come è quelhl> somala. Accenno come in parecchie loca.lità il medico abhh'1 es plicato contemporaneamente le funzioni di residente (Bardera, Oddur, GalL'tcaio) e mi è grato segnalare l'opera del capitano Bianchi, che nella inospitale terra degli Arussi, afferma, colla sua opera umanitaria , il sacro .nome della P a.tria.. L 'intervento del sanitario, che ho voluto presente dovunque, è sempre stato sicuro ed efficace, sia nel portare soccor:;o agli ammala ti anche nelle località. più lontane e disagiate della Migiurtinia, sia, sopratutto nello spezzare sin dall'inizjo la minaccia delle epidemie, la cui diffusione pnò portare in Colonia alle oohseguenze più gravi e pe:rniciòse. La rapidit?t. colla quale il medico è sempre accorso, ba stupito gli stessi indigeni non abituati, i quali hanno ricambiato le premure con le più commoventi dimostrazioni di devozione e fiducia.. Ove non poteva giungere il camion, è giunto il muletto, e ricordo le marce forzate compiute giorno e notte dai miei medici per accorrere nelle località infette da vaiolo. Nei pericolosi focolai di Uargirò e Irem vennero istituiti veri lazzaretti, isolando i contagiati e i sospetti, distribuendo viv·eri e medicinali. È grazie alla rapidità dell'intervento se la malattia, così terribilmen te contagiosa, venne rapidamente doma.ta. Ma dove neppure il muletto poteva giungere, il soccorso sanitario è pur stato rapido ed efficaee. l/ottobre scorso, io stesso mi portai per via aerea nella lontana Gallacaio, colpita d a grave epidemia di dissenteria amebica, riuscendo a domare rapidamente la m alattia. Con la stessa rapidità venne domato il vaiolo a Belet-Uen, recentemente ad H afun, la varicella e la meningite cerebro-spinale a Mogadiscio, la ricorrente a Uegit, il morbillo che ha colpito in questo ultimo periodo quasi t utta la Colonia. E poichè la miglior prova della fiducia e della sicurezza degli indigeni è la loro affluenza alle nostre infermerie, basta osservare i rendiconti mensili dei medici dell'interno, per stupirei del continuo aumento del nnmero dei visitati e dei ricoverati. L 'infermeria di Afgoi ha un movimento di 5000 ammalati mensili, Baidoa., Merca., ~naie, Oddur sono pure in continuo aumento (circa 3000 ammalati mensili), al villaggio Duca degli Abruzzi, l'affluenza è ora ta.le, che sono stato costretto a inviare im secondo medico. Non parlo dell'assistenza sanitaria a domicilio che, pel continuo aumento dei bianchi e per la fiducia crescente degl'indigeni, va assumendo proporzioni sempre maggiori, tali da assorbire buona parte dell'attività. giornaliera dei sanitari. E percbè l'opera del illedico per essere completa ha bisogno che si effettui nelle migliori condizioni, si è già. provveduto alle riparazioni di talune infermerie (Brava, Afgoi, Chisimaio), e maggiormente si farà. in seguito, in base alle proposte già concretate. L'importanza del medico nella nostra Colonia., è somma., e .una più intensa e completa organizzazione sanitaria, renderebbe più prospero, J iù idonee al lavoro e devote le nostre popolazioni.
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LOTTA ANTI-SIFILITICA. - La stfilide in Colonia è il prinmpale fattore di distruzione delle razze aborigene. D iffusa in maniera spaventosa tra tutti gli indigeni, la sifilide, che si può considerare qui veramen t-e una
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malattia costituzionale, si manifesta a tutt-e le età con stigmat-e indelebili, che marchiano intiere generazioni. La preoccupante mortalità infantile, che va sempre più accentuandosi, malgrado le denuncie di mort-e non si effettuino che in minima parte, anche nella stessa Mogadiscio, non è solt.anto legata alla povertà delle popolazjoni indigene e all'ignoranza. delle più comuni norme di assistenza all'infanzia, ma riconosce come ca.n:a. basale la sifilide congenita.. Lo Rpopolamento gradua.le dei centri abitati, richiede sempre più il soccorso di energie vita.li dalle popolazioni della boscaglia, compromettendo gradua.l mente l'efficenza della ma.no d 'opera, dalla quale soltanto può dipendere la valorizzazione di questa. terra. Poicbè quindi il problema riveste un carattere non soltanto medico e umanitario, ma di alta importanza sociale ed economica, mi sono fin dall'inizio interessato di condune la lotta contro la sifilide con tutta l'energia che l'importanza. del problema riveste. 'l'aie lotta si esplica non solo sottoponendo a cure razionali, sistema tic be e rigorose i malati che si presentano agli ambulatori, ma ricercandoli, e seguendoli dopo le cure, per quanto è possibile, nella loro ulteriore evoluzione, per prevenire e reprimere subito le eventuali recidive. Contro la sifilide fortunatamente dit~poniamo di mezzi efficaci, ai quali, non occorre dimenticarlo, per la rapidità degli effetti, l'indigeno si sottopone con la più grande fiducia. Anzi è colla terapia endovenosa della sifilide che il medico ba ottenuto i primi successi clamorosi che gli hanno guadagnato la stima e la. riconoscenza. di questa popolazione. È stata quindi in quest'anno intensificata la terapia arseoo-benzolica della sifilide, la quale na.tura.lmente per essere completa v'iene sussidiata dalle iniezioni mercuriali, iodiche e di bismuto. Sono state effettuate quest'anno oltre 30.000 iniezioni endovenose di neojacol, e dai ra.pporti dei medici dell'interno mi risulta che i risultati sono sempre stati brillanti. A latere di questi provvedimenti terapeutici, che tendono alla bonifica degli infetti, altri ne sono stati iniziati, di natura igienica, profila.ttica, atti ad integrare una campagna anticeltica a fondo 1 10 Istituzione in Mogadiscio ed in altri centri minori come Baidoa (ove sono di stanza numerosi reparti di truppa) dei sifilicomi destinati all'ospedalizzazione, isolamento e sterilisatio magna delle donne infett.c. Nulla esisteva di concreto relativamente alla prostituzione. Le donne infette circolavano libere in Mogadiscio (si calcola. ad oltre 300) diffondendo le malattie sessuali ai bianchi e agl'indigeni. J.Ja percentuale dei colpiti raggiungeva, come ben si intende, delle cifre ele,~atissime e ta.li da preoccupare le autorità coloniali. Ho subito provveduto a isola.re tutte le donne contagia.t.e in appositi locali ove, sorvegliate dagli zaptiè e cw·at.e da un medico appositamente delegato, vengono completamente isolate fino alla loro sterilizzazione. n sifì licomio di :Mogadis<'io ospita in media 60 ammalati e funziona. nella maniera più soddisfacente. In avvenire potrà e;:scre completato ed esteso, in modo da poter addivenire ad un graduale ri~anamento delle popolazioni bianca e indig('nn. 2o l 'ltituzione di <'<lRe da tbe (per eurO{)Ci cd indigeni), ben organizzate e òisciplinate sotto rigoroso controllo sanitario. Tale provvedimento
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di non facile soluzione - per la difficoltà opposta dalle indigene ad assogget tarsi alla clauslll'a, sia pur limitata, di tal genere di case - è attu almente iu via d'attuazione. 3o Librettazione sistematica di tutte le prostitute con visite settimanali obbligatorie. Caccia al meretricio clandestino. 40 Allontanamento da Mogadiscio che ra.ppresenta il mass imo centro di contagio venereo, delle sciarmutte di a ltre località, restituendole con foglio di via alle loro residenze d 'origine ove vengono sottoposte a visita, cura e sistematico con trollo da pa.rt-e del medico. 5° Distribuzione a.i reparti e corpi di truppe di opuscoli di propaganda (<( Come difendersi dal contagio venereo ,, del Bosellini). Concludendo, alla lotta anti-sifilitica che ho iniziato e proseguirò con grande energia, dò la massima importanza e la ritengo intimamente connessa all'avvenire economico della nostra Colonia.
LOTTA CON1'RO LA TUBERCOLOSI. - Una malattia Che va diffondendosi in maniera ancora più minacciosa è la tubercolosi polmonare. Io non esito a dichiarare che s.e questo grave flagello non verrà fron t-eggiato con tutti i mezzi anche in avvenire, costituirà tra breve il principale fattore di spopolamento della nostra Colonia. Colpisce prevalentemente i centri abitati (come Mogadiscio) e la razza più colpita è la Migilll'tina,. che per la particolare costitu zione fisica (Longilinei, microsplancnici) maggiormente si presta all'insorgenza della malattia. La tubercolosi polmonare è attualmente forse più diffusa di tutte le altre forme di tl;!-bercolosi (ganglionare, ossea, cutanea) pur assai sparse in colonia. Riguardo alla t ubercolosi nulla ancora. si e'r a potuto fare, e gli ammalati, i quali vivevano liberamente in famiglia, erano i propagatori continui del germe. Data la sua diffusione, non era certo possibile addivenire ad un isolamento di t utt i i colpiti, tanto piit ehe non disponevo che di scarsi mezzi e di pochi looali. Ad ogni modo preoccupandomi sopratutto d i arrestare una ulteriore diffusione della malattia, ho provveduto al ricovero in lazzaretto delle forme più contagiose effettuando ovunque energiche e abbondanti disinfezioni. Moltissimi t ubercolotici poi vengono curati ambulatoriamente e isolati nelle loro abitazioni, dove vengono sottoposti ai più energici mezzi terapeutici (anche per via endovenosa con preparati speciali) e rron di rado aiutati nell'alimentazione. Seguendo le direttive impartite da Sua E ccellenza il Governatore, ho in progetto l'istituzione di un vero tubercolosario a Danane per le forme aperte, e quindi più pericolose dal punto di vista epidemiologico, indispensabile a migliorare le condizioni sanitarie della · nostra Colonia, e senza il quale la lotta contro l a tubercolosi non potrebbe effettuarsi che in maniera incompleta. È pure in via di autorizzazione la costruzione nell'ospedale « G. De Martino >> di un repart o elio-terapico per il t rattamento razionale delle forme chirurgiche della. tubercolosi. Questi provvedimenti sara.nno integrati in un secondo, tempo d alla ' creazione di dispensari diretti in modo speciale al dépistage dei ma~ati iniziali, alla cura ambulatoria, alla profilassi dell' infanzia, specie sotto •
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LE CONO IZIO~I SA~ITARIE DELLA $0:\tALlA ITAJ.IA.."<A, E CC.
forma di vaccinazione, poichè si può affermare che la tubercolosi dell'adulto è l'epilogo di un dramma il cui prologo comincia nella culla. Ed è nella protezione dei bambini ebe si trova la soluzione precisa. del grave problema. Anche per la tubercolosi polmonare, la cui diffusione è assa.i poco conosciuta, sto attuando un censimento per quanto possibile esatto, che verrà. comunic.ato appena possibile. LO'l'TA ANTI-MALARICA. La mala.ria è assai diffusa. in tutta la colonia, fatta eccezione per le località della costa che sono in massima parte immuni. · La campagna a.nti-malarica quest'anno si è svolta con maggioro intensità. dell'usua.le e si è basata fondamentalmente: 1° Sull'applicazione di mezzi di protezione meccanica, laddove è stato possibile. 2° Sulla divulgazione delle norme e dei precetti diretti a evitare il contagio. 3° Sulla profila.ssi e terapia chininica. 4° Sul graduale risa.namento di alcune zone colpite da malaria che maggiormente ci interessano (Afgoi, Genale, Villaggio Duca. degli Abruzzi, Baidoa). È da notare che sopratutto in seguito all'uso sistematico di zanzariere, di protezioni alle porte e alle finestre, il numero dei colpiti da malaria, particolarmente nelle zone di Genale e Afgoi, è notevolmente ridotto. È stato vivamente raccomandato a tutti i medici dell'interno, che questi efficaci mezzi di profilassi vengano accuratamente osservati da tutti. Ma senza dubbio i notevoli miglioramenti conseguiti sono pure in rapporto ad una più cosciente comprensione delle norme di profila11si da parte dei coloni bianchi, che hanno compreso l'opera di attività. e propaganda. dei nostri medici coloniali. Ma dove il medico ha potuto esplicare la sua. opera preziosa è nell'etf.ettuare la << bonifica umana n con generose distribuzioni di chinino in tutte le zone colpite dal flagello. Anche l'indigeno -che conosce e ltpprezza l'efficacia. della iniezione endovenosa, che spezza la febbre con un taglio netto, a,ccorre aU'infermeria sfinito e febbricitante compiendo chilometri e chilometri di strada. Sono state praticate, da.I luglio 1928 al luglio 1929 oltre 50.000 iniezioni endovenose di chinino, dist.ribuite un milione quasi di compresse, 12.000 fiale di bicloruro, 1.500 litri di mistura Baccelli. Tali cifre non mai ra,ggianw per lo innanzi dimostrano senza bisogno di commenti quale sia ~;tato l'impeto aggressivo col quale è stata. iniziata la lotta. Ben si intende che la lotta a.nti-malarica, è stata maggiormente intensificata nella zona deU(> concessioni e in genere ovunque l'urgenza della mano d'opera richiede organismi in massima efficienza e, braccia. solide e forti. Nella zona del Villaggio si è pure effettuata qualch e opera di bonifica del teneno che malgrado le grandi difficoltà e la scarsezza dei mezzi verrà. estesa ~ino a giungere ad un graduRle risana.mento <li questa zona di intenso fervore, dove con più forte ritmo pulsa il cuore laborioso della Patria..
LE CONDlZlONT S.*<SITARII;: DELLA SOMALIA ITALIANA , e CC.
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LOTTA CONTRO L ' ANCIULOSTOillASI E LA DlSRENTER.IA A)1EBICA. -
Poichè dopo ricerche sistematiche e accurate inrlagini si è potnt~L accertare l'esis t~nza in alcuni punti della colonia., speeie al Villaggio Duca, degli Abruzzi {che sembra, essex·e il focolaio più esteso di que!lte parassitosi), di numerosi casi di dissenteria amebica e di anchilostomiasi, si è inizia.ta la lotta contro tali entità morbose, che sottraendo al lavoro per lungo tempo gl'individui colpiti (quando non li uccide o non ne faccia clegli invalidi permanenti), tendono ad aggrava.r e irreparabilmente il problema già così arduo della colonizzazione agricola della Somalia. Sono stati adottati al riguardo i più energici provvedimenti igienicoprofilattici ed assieme curativi e sono sta.te date disposizioni per l'idéntifìcazione accurata di tutti i focolai esistenti in Soma.lia. Nel Villaggio Duca degli Abruzzi, ove sono stati accert.ati oltre 4.000 casi di anchilostomiasi, con un indice d 'infest.azione che supera il 50 %, il t rattamento tera.peutico ed assieme profilattico è stato fatto col tetracloruro di carbonio e.st.eso ad intieri villaggi. Esso costituisce il trattamento d 'elezione~ sia per la sua efficacia, che per il suo basso costo a confronto degli altri medicamenti che, non raggiungendo gli effetti st-erilizzanti del tetracloruro {chenopodio, naftol B., timolo), sono viceversa costosissimi (una differenza di prezzo come da 3 lire a dieci centesimi) . Questa direzione ha già provveduto da tempo per un adeguato rifornimento di tale prezioso medicamento, in modo da essere in condizione d'intervenire subito coi mezzi più radicali al primo insorgere di tale forma. L EBB&OSARI. - n problema della lebbra non ha mai preoccupato eccessivamente in Somalia, bencbè siano assai conosciuti i danni .ineparabili provocati da questa terribile malattia. Così la lebbra è anda.ta lentamente di,ffondendosi in maniera da rappresentare attualmente un innegabile pericolo per le popolazioni indigene future. Sin dall927 venne creato illebbrosario di Gelib, dovuto all'iniziativa ed all'attività organizzatrice del capita.no medico Bianchi, allo scopo di poter ricoverare i lebbrosi della Goscia, ma questo è attualmente insufficien te a-d ospitare tutt.i gli indigeni che continuamente vengono rintracciati e denunziati. Ba.sti ricorda.re che in seguito a-d un telegramma circolare dell'ottobre 1927, i lebbrosi denunciati erano i seguenti: Chisimaio, 2 casi, Lugh, l caso, Me!ca, l caso, .Aigoi, 5 casi. Oltre i casi d i C'.,elib e Mogadiscio che complesRivamente sommavano a 20. Nel marzo 1928 i soli ricoverati al lebbrosario di Gelib salivano a 34 Attualmente, in seguito ad accurate e insistenti indagini praticate da questa Direzione presso tutte le regioni di Benadir e della·Somalia. del Nord, si è constatato che esistono dei veri centri della lebbra {Afgoi, Audegle, Villaggio Duca degli Abruzzi, Merca, Gelib) e solo in queste località a.bbiamo identificato circa 100 lebbrosi. Questa Direzione ha provveduto ad un ricovero temporaneo di questi ammalati in capanne sotto la sorveglianza del medico, ed è stfllta. fatta una gen erosa distribuzione di viveri e di medicinali {olio di chaul mograantileprol ). Ma poichè questi provved imenti aleatori non avrebbero potuto r i-
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L:E CONDIZ10Nl SANlTAlUF,: DELLA SOMALIA l'r."-LlANA, ECC.
solvere il grave problema sociale, umanitario e profilattico, assieme questa Direzione si è preoccupata : 1 ° Di procedere all'aumento della capacità di ricovero del lebbrosa.r io d i Gelib (sino a 50); 20 Di istituire un'altra .colonia agricola per lebbrosi secondo i più prati ci e igienici sistemi moderni. È in via di attuazione tm vero villa.ggio lebbrosario, capace di ospitare tutti i lebbrosi vaganti, ove questi infelici potranno trovare tutte le cure e l'assistenza necessaria (Audegle) . .Per non gravare il bilancio, e anche per rendere la loro vita più tollera.bile, il villaggio sarà circondato da terreno coltivabile, cosicchè i lebbrosi, che come ben si sa possono lavorare, potranno essi stessi provvedere alla loro alimentazione. Continuano na.t uralmente le più attive ricerche per attuare un vero censimento di tutti i lebbrosi d.ella. Colonia e la identificazione dei vari focolai della lebbra allo scopo di poter stabilire con sicurezza la diffusione di questa grave malattia nella nostra colonia. n lavoro arduo e di grande importa nza per la conoscenza della nosologia. della Somalia, verrà. reso, anche quest.o appena possibile, di pubblica ragione. SISTEMAZIONE DELL'OSPEDALE << G. DE MARTINO n DI MOGADISCIO.L 'Ospedale << G. De Martino 11 di Mogadiscio è costituito da un insieme di padiglioni capaci di ospitare complessivamente circa 300 ammalati tra bianchi e indigeni. È in gran p arte di recente costruzione, ma a prescindere da altri difetti ha un vizio costituzionale non rimovibile : la posizione infelice sul mare, esposta alle s.ferzat.e continue dei monsoni e ad umidità costante, che, men tre costituiscono un fattore antigienico per i malat.i, esigono la più aceurat a e gravosa manutenzione, pei locali ed i materiali. Ragione per cui è nel programma dell'attuale Governo della Colonia la costruzione di un altro grande Istituto ospedaliero in località più sana, e con un sistema di costruzione più rispondente alle esigenze di un moderno ospedale tropicale. I provvedimenti a.t tnali per la sua sistemazione comprendono: l 0 Sistemazione e riparazione dei reparti e dei gabinetti. . 2o Riordinamento del personale sanitario e degli infermieri indigeni. Jo Disposizioni relative ai ricoverati bianchi e indigeni. Dirò in ultimo che è al suo termine un completo regolamento ehe disciplina e fissa definitivament-e il funzionamento dell'Ospedale " G. De Martino e tutto quanto forma oggetto di materia sanitaria. )>
CORSI D'ISTRUZIONE. - Allievi infer'mieri. - A vendo constatato che Jler la massima pa.rte il personale di Sanità indigeno, non era all'altezza del ~uo còmpito, sia verchè ignorante ed analfabeta, sia perchè privo delle nozioni fondamentali d irette 1\ comprendere ed a secondare intelligentemente l'opera del meùiro, conscio della grande in1portanza di questi organi e;-;senziali d 'esecuzione, la cui azione presso le popolazioni dev'essere. ince,;;,ante per far penetntre le nozioni d'igiene e per applicare i metodi di profilaRsi e di lotta contro le malattie epidemiche e sociali, si è provveduto
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a disciplinare, istruire, selezionare un tale elemento che per la conoscenza della lingua, delle abitudini, delle tradizioni e dei pregiudizi locali, rappresenta, a patto di essere ben guidato, il più sicmo mezzo d 'educazione e di penet razione. Sono stati istituiti così dei corsi d 'istruzione all'Ospedale <l G. De Martino .,, con criteri eminentemente prat ici, ma non disgiunti dalle necessarie basi teoriche . .Alla fine del corso g li allievi vengono esaminati da. una Commissione composta da medici, m embri del R. Governo ed ufficiali del R. Corpo, e muniti di regola re diploma. I risultati ottenuti sono superiori ad ogni aspettativa, ed i nuovi elementi danno un rendimento tale da far pensare seriamente se per l'a v venire non si possano istituire dei corsi superiori d 'istruzione per indigeni sul t ipo delle M edical-Schools delle Colonie inglesi, che forniscono i cosi detti Assistanl-8·ltrgeons, o della Scuola di Dakar che fornic;ce i così det-ti medici ausiliari. L evatrici indigene. - L 'assistenza ma.terna e la lotta contro la mortalità infantile, assai considerevole, è un problema in diret.to rapporto col ripopolamen'to della n ostra vasta eolonia, la cui soluzione non oè tanto di natura etico-sentimentale, quanto una formidabile questione economica per la mano d 'opera. E pertanto sotto gli auspici e le direttive di S. E ccellenza il Governatore è stata istituita da.l 10 aprile del corrente anno una scuola per levatrici diretta da nn medico, scegliendo a preferenza le giovani meticce che possano rappresentare un vero anello di congiunzione fra noi e le indigene. P arallelamente è stata istituita una maternità per indigene nello Ospedale, necessaria per l 'insegna mento prat ico, che, malgrado i formidabili pregiudizi etico-religiosi e la mentalità fortemente a-t taccata alle consuetudini degli indigeni, ba dato i più felici risultati; le partorienti cominciano a ricorrere all'opera nostra, fatto q uesto nuovissimo, la cui import anza politica e sanitaria non può sfuggir-e ad alcuno. Fra i progetti da attuare vi è anche l 'istituzione di ltn reparto pediatrico e di dispensari del latte sul tipo della Gottttes de lait che sono stati così brillantemen te sperimen tati al Marocco, e credo anche in Tripolitania. DIFESA EPIDE~IIOLOGICA DELLA CoJ,ONIA - STAZIONI QUARANTENARIE. Questo problema. di capitale importanza per la Colonia è sta.to svolto ampiamente in una memoria comunicata al II Congresso di medicina e di igiene coloniale (Roma, ottobre 1929) e pubblicata nel Giornale di -medicina militare, a.lla quale si rimanda per ma.ggiori dettagli. VACCI NAZIONE ANTIVAIOLOSA. - Venne prat icata SU vasta scala , specie dopo la epidemia del luglio 1928 a. Mogadiscio; d"a quella data sino a.d oggi sono state distribuite oltre 300.000 dodi ùi vaccino. La cifra è imponente se si tien conto della popolazione della nostra colonia. Le vaccinazioni vennero effettuate particolarmente nel Benadir, e gl'indigeni sono accol'Si spontaneamente numerosi negli ospedali, ~mbulatori ed infermerie dell'interno, ed in determinati punti per le cabile noma.di. Nella sola zona di Mogadiscio-Balad-uarsciek sono stati vaccinatì oltre 40.000 indigeni ancora indenni. Si è pure provveduto alla sistema-.
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zione dell 'I stituto siero-vaccinogeno di Merca il quale è in grado di poter fornire settima.nalmente 5000 doRi di vaccino ed ancor più quando la sistemazione san\ definitiva. E ciò non soltanto allo scopo di emanciparsi da eventuali importazioni, ma a quello più importante di poter provvedere urgentemente il prezioso prodotto nella disgraziata eventualità di una epidemia. MOVIMENTO CULTURALE E SCIENTIFICO. Dopo un trentennio di occupazione, per ragioni indipendenti dai sanitari passati in Colonia, oberati d a uno schiacciante lavoro professionale, tranne alcune monografie isolate, rappresentanti degli sforzi generosi di volontà, ancora non esiste una storia nosografica della Somalia. Ho cerca.to in conseguenza di stimolare allo studio i Colleghi restituendoli a.lla loro funzione pii1 vera e più nobile, quella cioè di osservatori che del ma.teriale umano .che sfila quotidianamente davanti ai loro occhi indagatori, traessero elementi preziosi di osservazione clinica, da coordinare e fissare in relazioni, monografie, ecc., in modo da raccogliere ed utilizzare questo materiale, a traverso il vaglio di una oculata critica, agli scopi della scienza e della esperienza.. Dal Corpo sanitario della Somalia sono stati pubblicati così in questo anno n. 10 lavori sui seguenti interes&anti argomenti : l 0 Il pellegr-ina.ggio della M ecca nel 1928, per il maggiore Fadda e dott. Cotta R amusino. 2° Il morbillo in Sorna.lia, per il maggiore Fadda e dott. Cotta Ram usino. 30 La bilarziosi nell'alto Benadir, per il tenente medico dott. Mennonna.. 40 Intertrigine ed e-rpete circinnato, per il tenente medico dott. Mennonna. 5° 1lfa:.a1·ia e<l a~~toernatorepia, per il tenente medico dott. Lio. 6° Il gurultt nella Somalia Italiana, per il capitano medico R . ~ ., d ott. Mirm. 70 L 'an<:hilostO'Iniasi n.ella S01nalia Italiana, per il capitano med.iC.O R. M., dott. l\1irra.. so Sopm t~n caso l7.i ·i perfunzione ?rta1Wntaria, per il tenente ~e dico dott. Castelli. go Sulla fisionomia epidemiologica del vai1wlo nel Benadir 1928, per il dott.. Cotta Ramuaino. 10° Lct tubercolosi fra i Ranaui~t di Odd?tr, per il tenente med..1co, dott. Mennonna.
È stata pm'e riordinata. ed aggiornata la Biblioteca dell'Osped,a.le
n
G. De Martino », dotandola di opere recentissime di medicina tropi4:3~le
e generale, e con l'a.bbonarnento a numerosi periodici scientifici italia.x:»..1 e st.ran ieri.
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CASUISTICA
CLINICA
SU UN CASO DI " SITUS VISCERUM INVERSUS , IN RAPPORTO ALL'IDONEITÀ AL SERVIZIO MILITARE per il dott. Clemente Pavia, colonnello medico
Le anomalie congenite di posizione del cuore sono relativamente freque n t i e sono di vario- genere ed entità. Embriologicamente il cuore può
arrestarsi nella sua discesa verso la cavità toracica e rimanere collocato n ella regione cefalica o cervicale : si hanno allora le ectopie cefaliche o cervicali non compatibili colla vita; oppure può, specialmente in casi in cui esistono malformazioni della parete sterno-costa.le e del diaframma, presentare un'ectopia extra-toracica, sporgendo fuori della gabbia toracica attraverso lo spazio' tra i due emisterni non saldati ; oppure in fine può essere situato nell'addome, d'abitudine nell'angolo epigastrico (ect.opia totaco-addominale ). Maggiore importanza perchè più frequenti e compatibili colla vita, ba nno, tra le anomalie di posizione, le destro-cardie, delle quali si possono distinguere le destro-cardie congenite o primitive dalle destro-.cardi e acquisite o secondarie e le prime in destro-cardie con sil·tts visc&rmn invers-tts tutalis, destro-cardie isolate con inversione delle cavità cardiache, d estro-cardie isolate con normali rapporti fra le diverse cavitàcardiache stesse. lo mi occuperò soltanto delle destro-cardie con &itus V"iscerum inversus, traendo occasione di un caso cn.duto sotto la mia osservazione. Del resto questa specie di destro-cardia è nella letterat ura medica la pi~ frequente, mentre sono molto meno numerose le destro-cardie isolate, di cui pare che se ne contino descritte soltan to una sessantina di casi. Websemejer ne aveva raccolti fino a ll897 meno di 40 casi, di cui due terzi circa diagnosticati in vita e gli altri soltanto all'autopsia. Nel lavoro di Clerc e Brodie il computo dei casi accertati sale a 61. Le destro-cardie con sittts viscerurn inversus, qualora non siano combinate con altre anomalie congenite, non danno a chi ne è affetto gravi disturbi: spesso anzi l'organismo si adatt.a perfettamen te alla malformazione, e soltanto incidentalmente si scopre l'anomalia; in rari c~~si, in un tempo più o meno distante dalla nascita, insorgono disturbi cardiaci, palpitazione, dispnea, edemi. L'eredità non ha alcuna parte nell 'inversione dei visceri e in genere essa è piil frequente nel sesso maschile cbe nel femminile: su circa 100 casi raccolti dal Guttmann fu trovato il r apporto fra m aschi e femmine come 2 1/ 2 :l. Nel caso roio si trattava di w1 soldato S. P., della 6a compa~nia di sani tà. D ella classe 1909, chiamato alle armi e giu11to il 1° maggio sco1·so, assegnato al 6o r eggimento bersaglieri, fu ricoverato all'ospedale militMe d i Bologna il 3 luglio per catarro bronchiale e cardiopalmo: però durante la sua degenza fu riconosciuto
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affetto da trasposiz.ione congenita dei visceri toraco-aildominali, per cui, guarit.o dell'affezione bronchiale, fu, il 2 l s~~ mese, sottoposto a rassegna e trasferito alla 6" comp~nia di ~mnità.. In.. ,istendo egli ad allegare qualche disturbo a carico degli apparecchi cardiaco e potmonare, (facile cardiopalmo e ambascia di respiro 1\IlChe dopo lieve fatica) il :\>Jinistero della Guerra ha concesso nuovi accertamenti sanitari, e, in temporanea a..c;seoz.a del titolare della Direzione w sanità di Bologna, ha devoluta a me la nuova visita.. Il S. P ... da borghese, era prima addetto qnale operaio in un pastificio, ma poi, avendo rilevato che stando in luoghi <-hiusi andava soggetto a facile dispnea. e cardiopalmo, si diede al mest.ie re di marinaio. Non ha. precedenti personali e gentilizi cle~ni di menzione. È individuo di f;ana e robuata costituzione, in buone condizioni generali di nutrizione e di sanguificazione, con discreto pannicolo adiposo e mas.;e muscolari bene sviluppate e toniche. Perimetro toracico 0,88 statura l, 75. All'esame obbiettivo nulla rilevasi di pat.ologico a carico di alcun organo od· apparecchio dell'economja se togliesi tma Jeggiera cia.no~;i alle labbra: polso ritmico, in istato di riposo 60, dopo breve corsa 120. Tutti i visceri toraco-addominali sono tra..<>posti, e così il cuore si trova a destra, il fegat.o a sinistra., la milza. a destra, lo stomaco a destra e ciò è confermato dall'esame radiologico praticato presso questo ospedale militare dal magg. medico Greco. Di fatti esso fa rilevare quanto segue. Niente di apprezzabile e. carico dell'a.p parato respiratorio se tol!liesi una minore mobilità della cupola diaframmatica a sinistra. È presumibile però che il polmone bilobat.o sia B rle.->tra ed il trilobato a. sinistra e che s i trovino invertiti i caratteri dei bronchi: però non si è credut.o d i procedere all'introduzione di olio iodat.o sterile, lipiodol, nell'albero bronchiale allo ~opo di ottenere l'opacrunento e rendere così visibili i bronchi ed i polmoni allo schermo o nel radiogramma (met.odo di Sicard e Forestier) per non arrecare alcun danno a l militare. L'ombra cardiaca mostra la punta rivolta a destra e trovasi a due ruta. in dentro ed in basso del capezzolo destro, mentre iJ margine sinistro sorpassa appena il margine sternale. L'arco aortico sporge, come di normale, ma dal margine sternale destro. Non vi è alterazione apprezzabile dei diametri del cuore e grossi vasi. Ombra epatica a sinistra, ombre. splenica a destra. Nella forma. e dimensione di tali organi non si riscontrano alterazioni apprezzabili. L'osservazione dell'apparat.o digerente fa rilevare che il bario percorre liberamente l'esofa,a-o con tragitto rettilineo. Lo stomaco, lateralizzato a destra, mostra la bolla d'aria. piuttosto ristretta e il margine inferiore di quest'organo è a circa 2 dita sopra. Io ombelico. È a forma di corna di bue con peristalsi valido.. Lo svuotamento si compie dopo poco più di un'oro.. Il p;rosso intestino a sua volta è anche invertito nella sua posizione: l'ascendente, a sinist.ra., mostrRSi giust,amente mobile con la pa.lpazione e di gros.->ozza normale; l'angolo epatico è al suo giusto punto di altezza a sinistra ed i l trasverso, portandosi verso de.o:;tra e in alto, va a formare l'angolo splenico che a sua volta mostrasi a giusta a ltezza. Dopo 24 ore il bario percorre tutto il canale digerente. In una radiografia fatta SIÙ cranio per constatare se i seni fronta.b fossero eventuo.lmente differenti dalla. media normale, si è const,atato che, ad eccezione di una notevole piccolezza di entrambi, pure il destro è più ampio del sinistro.
In conclusione, l'inversione dei visceri toracici ed addominali è completa senza alcun difet.to di posizione dei singoli organi e di funzionalità. Interessa per altro il caso che io ho brevemente descritto per i provvedimenti medico-legali da prendersi a suo riguardo. L ·articolo 79 del vigente Elenco A delle imperfezioni e delle infermità contempla quale ea.usa di inabilità asl)oluta al servizio militare tn,nto degli iscritti di leva che dei milita,ri la completa. trasposizione c·ong(•nita del <·uore quando essa ne alteri la funzione o danneggi qnerta. degli orga1ù ·dl·ini: la tm,.posizione tota.le dei vis<:eri toraco-addomi· n;'l>li invece non è contempl<Lta, nè nell'Elenco A nè nell 'Elenco B; ep· perc·iò q nest a imperfezione dovrebbe cadere sotto la sanzione dell'art. 100 delle st<•sso Elenco A qua,lora. essa dia luogo a. disturbi incompatibili col
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servizio militare incondizionato. Nel nostro ca.so di obbiettivo nn.ll.a. si riscontra di patologico, se si eccettua la leggera cianosi labiale e un modico cardiopalìno. D 'altra parte io ritengo éhè, come ben disse il maggiore medico D 'Ambrosio aJ XXXIV Congresso di medicina interna dell'ottobre dello scorso anno a Roma, la patologia cardiaca presenti ancora delle lacune nel campo funzionale e non si può quindi sempre con sicurezza affermare l'esistenza o meno dei più piccoli disturbi del cuore : tanto più poi nel caso nostro in cu i non si può escludere che la trasposizione di tutti gli organi toraco-addominali possa dar luogo a t.urbe funzionali d'indole varia che sfuggono alla nostra osservazione. E perciò, pur non ritenendo essere il caso di eliminare definitivamente il militare, ho creduto poter applicare l'articolo 15-B dell'Elenco, e, sottoposto a visita collegiale, egli è stato dichiarato idoneo ai soli servizi sedentari. · E questo ritengo sia il provvedimento da prendersi in tutti i casii. di si.tus viscerum im:ersus anche se non siano rilevati sintomi obbiettivi patologici a carico di alcuno degli organi od apparecchi. AtJTORIASSUNTO. - L' A. dopo aver brevemente accennato alle varie anomalie congenite di posizione del cuore, descrive tm caso di situs viscerum inveratte. traendone oggetto per considerazioni sull'idoneità al servizio militare.
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Metodi clinici per l'esame degli org~ni del petto e del ventre.
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA SINDROME DOLOROSA METATARSO- FALANGEA DI ORIGINE TRAUMATICA per il dott. Francesco Mestlca, maggiore meciico
Non è rara la frattura delle ossa metatarsee per cause dirette (passaggio di una ruota sull'avampiede, caduta d i un corpo pesante, ma poco voluminoso, J>Ci"tone sul dorso del piede, ecc.) o per cause indirette; quest'ultime provocano spesso lesioni dei meta,tar;;ei, con predilezione del 2°, ed offrono un interesse traumatologico speciale, poichè il meccanismo di produzione non sembra in rapporto con l'effetto: un passo violento, la discesa da un gradino, una corsa, una marcia, ecc., bast~,no a, generare lesioni mctatarsali con notevoli sindromi e con chiaro reperto radiologico. Tutto ciò fa ricordare ''le pied forcé ,, dei francesi, il '' march foot '' degli inglesi, il '' f1t8sgeschtculst ,, dei tedeschi, la "rinforzatura o pitde da ma.1·cia " dei nostri vecchi medici militari, che in fine non sono che una conferma della vulnerabilità dei meta,tarsei e più specialmente del 3° (36,8 % dei casi) e del 2° (54,5 %), secondo Murk Jansen, soggetti a fratture per prolungato o fati coso cammino. L 'antico passo di rivista dei soldati prussiani poteva essere una causa di lesioni metatarsee; aggiungansi altre cause, come le faticose istruzioni E' marce dei soldati tedeschi con pesantissimo at'fa.rdella.mento e si spie· gherà la frequenza in tale esercito della. lesione in parola, che invece appare rara nell'esercito francese (Destot, ricercando nell'archivio ra· diologico dell 'ospedale del Corpo d 'armata di Lione, ne trovò soltanto sei casi), nell'esercito inglese e rarissima nel nostro. Nella pratica civile questa tipica frattura si osserva specialmente t.ra i ginnasti nell'esercizio del salto, della corsa, ecc. In questi ultimi anni, specialmente, autori tedeschi hanno richiamata l'attenzione su tale limitata lesione f,raumatica metatarsea conosciuta del resto, come si è detto, anche nella nostra vecchia, chirurgia militare. Sono anche interessanti gli studi di Alba.n Kohler, che nel l920 separò dal gruppo delle metatarsalgie una lesione caratteristica della metà. distale del 2° metatarseo e spesso anche dell'articolazione corrispondente metatarso-falangea, crea,ndone un quadro clinico ben definito, un aspetto radiologico evidente, ma una patogenesi a.ncora un po' oscura. Ad una deforma.zione della testa del 2o metatarseo con appiattimento della superficie a.rticolare per probabili lesioni delle cartilagini epifisarie, specialmente da ripetute azioni traumatiche anche lievi, si accompagna mia transitoria più o meno · intensa sindrome dolorosa: quel't.a è la cosiddetta 2a mala.ttia di Kohle1· n. Cenni etiulogici e pa.togenetici. - Se si pensa alla statica del piede, che pog~ia posteriormente col calcagno e anteriormente con la testa del 30 c 50 nwtstarseo, ma princ.ipalmente con la testa del 2o, la più SjJOrgente della fila, su la quale viene così ::td esercitarsi quasi tutta la pressione df'l P<'l"O corporeo, se si pensa che i metata'rsei esterni sono più mobili e lill!'ri dal carico d<>l corpo, si f;pif'ga la frequenza con cui si
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verificano per traumi violenti o lievi, unici o ripetuti, come marce continue, corse, salti, lesioni del 3° e più Rpesso del 2° metatarseo, che subisce a volte anche la frattura diafisarin. per flessione , e si trova la conferma dell'origine tmumatica della lesione in p arola. Condizioni concomitanti e favorevoli, ma non necessarie, possono essere le seguenti: l o piede piatto o per lo meno con muscolatura insufficiente . 2° segni di rachitismo con disturbo della ossificazione encondrale e conseguente diminuzione della resistenza dell'epifisi del zo metatarseo agli agenti traumatici o anche a l semplice carico corporeo. 3o alterazioni dello scheletro nell'età dello sviluppo (epoca nella quale è più frequente a or.;scrvarsi la sindrome m!>ta.tarso-falangea) e sopratutto le lesioni epifisairie (le tanto discusse epifisiti !) come espress ione locale di alterate secrezioni interne; 4° « A·ntepas contractus )) (8pa.stic micl foot, degli inglesi) dovuto a uno spasmo dei muscoli interossei per sforzo eccessivo con stasi del sangue e della linfa , gonfior e delle parti molli, ispessimento periostale e fragilità ossea aumentata (i muscoli interossei favoriscono il deflusso del sangue e della linfa a.ttra.verso i vasi perforanti sanguigni e li nfatici: tale defiusso si compirebbe male allorquando detti muscoli sono contratti). Sia in individui robusti che gracili, sempre in soggetti molto giovani, spessissimo senza precedenti anamnestici fami gliari, nè personali remoti che trovino un nesso <'On la lesione metatarsca, sempre dopo un trauma più o meno violento (un pestone sul piede, la caduta di un peso sul piede, un salto, un calcio con la punta del piede) o ad azione continuativa (prolungata stazione eretta, lunga marcia o corsa) si ha la comparsa di dol01·i in corrispondenza dell'articolazione metatar so-falangea del 2o metatarseo; su la regione dorsale si ma.nifesta una modica tumefazione, con diffusione, qualche volta, nella faccia piantare. Ciò disturba notevolmente la deambulazione, e il dòlore e il tumore si accentuano col cammino e la stazione eretta, mentre si attenuano o scompaiono col riposo. L a mobilità. attiva e passiva dell'articolazione metata.rso-falangea del 2° metatarseo è frequentemente limitata e dolorosa·. L 'indagine radiologica mette in evidenza a volte una semplice frattura trasversale, spiroide o obliqua del metatarseo del terzo medio della diafisi, ma specialmente della porzione distale, senza spostamento dei frammenti; in altri casi rilevasi radiologicamente un ingrossamento della testa metatarsale e spesso anche della base della falange con-ispondente, con segni di distrofia scheletrica, principalmente a dista.nza di qua.lche tempo dal trauma, como nel caso di cui riferirò; talvolta l'esile linea trasversale o obliqua d'infra,zione del metacarpeo può con difficoltà. dimostrarsi r adiologicamente e, solamente, qualche tempo dopo il t r auma e il manifestarsi della sindrome dolorosa, si rende manifesta per la formazione di un callo ad anello completo od incompleto. CURA. - Nei casi iniziali riposo, immobilizzando con bendaggio gessatò per 15-20 giorni, indi massaggio; può essere utile anche l'uso per qualche mese di suolette plantari. capaci di scaricare la testa dei S-
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metatarsei e impedire l'appiattimento della volta plantare, specialmente in caso d 'infrazione dia.fisa.r ia del metacarp eo. Spesso però il chirUJ"go si trova di fronte a una deformità dolente epifisi fa,}a.ugea già. stabilitasi con artrite cronica; l'intervento consigliabile è la resezione della testa del metataxseo, con amputazione oppur no della falange corrispondente. Offre nn certo interesse anche perchè la lesione metatarsea è bila.tera le : CASO CLINI CO. -
M:. A., di anni 18, ortolano . Nulla de~no di nota nei -precedenti famigliari. Fratelli v iv enti e sani. A lltttta.to re~olarmente al seno materno, ebbe dentizione in epoca normale e cominciò a cnmminnre a circa. 12 me!li. A 9 anni fu affetto da tifo. P or quanto 1·iguarda la specitde affezione scheletrica, ch e qui p iù particolarment-e c 'interessa, riferi.<:ce cho un anno fa . giocnndo a. foot·ball avvenì modico do lor e nel dorso del piede d cstr·o e dopo due mesi circa., sempre durante una part.ita di calc io, ugua.le disturbo s ' iniziò nel piede s inistro, il che però non gli vietò di sogtùtare, ancora per quulche tempo, a coltivare lo spor-t e ad attendere, s ia pw·e con qual<'he mole.«tin, a l suo mc;;ti er·e. Da mezzo anno i dolon·i si sono intensificati, sl da im pedirgli o,gni sfotzo. da r enùergli quasi impossibile la corsa, il ca mmino prolungnt.o, il carico di pe;;:i sn le s palle. laoltro ha not~1.to, lo svilnppo, s pecinlmonte a destra, su la linea metatarsofalnngea, in coi'I'Ì.«pondenztl d el 2o d ito. d i unit t umefcLzione dura, sede di dolori nei movimenti forzati e proluogatj, indolore irwece a llo stato di riposo. - Stato presente. - Tipo medi olineo, ben nutrito e sanguificato, con organi interni sani. All'esame spccinle dei pialli n otnsi: a destra tma m odica tum efazione dorsale, accompa!,'llnta da r ossore in corri.<>pon denza d ella 2n a rticolazione metatarso-falallf!ea (da compressione della ~ca rpa) ove palpasi un ispessimento dolente alla pressione dorsale e piantare, a carico clelia testa metatarsea; i movimenti a ttivi eli tutta la. line1.1. articolare son o a lquanto ridotti; i passivi suscitano dolore nella sede di cui sopra. La deambulazione si compie con leggiern. claudicazione, col piede in lieve atteggiamento valgo, con appiattimento d ella volta pJantare. Uguali segni ri levarusi nel piede sinistro, ove però l'inJttossamento <lclla testo. del 2° metatarseo, appare meno prontmciato e la cu te sovrastante non r isulta quindi anossa.ta dol contatto con la colzatw·a. E~tame rcuJiologico. - In p roiezione dorso-piantare, la. t esta del 2o m etat.a.rseo di ambedue i piedi appare a lterata : ingrossamento, appiattimento della. super· fic ie articolare, p iù accentuato a sinL-;tra; p erciò la cavità articola re è Wl po' più ampia ~he di norma. La struttura trabecol nre dcll 'epifLSi è confm;a. Si nota qualch e osteofita p eriarti<·olal·e . J,a testa d el 2° metatar,;co non è accorciata, come spesso avviene, e C']uindi In, così dt-tt.A line<t di A/bert·i, cm1gituu~ente il Jlnnto più distale , rispettivamonte do! l o o del 30 metatarsco, la incontra sporgente davanti ad essa; invece nella 2n malatt·i a eli Kuhler la testa metacarpea o at·riva appena o. tale linea, oppure, come pit• <'Omunornente avviene, S])('<'inlmcnte in sta eli avanzati deUn. sindrome me• tatar:<o-fnlangcn., viene a trovarsi più indietro di ess~;~.. , Ottra. - t:>i cons ig lia il riposo e l'uso d i snolette p lantari, rimnndando l'in· te1·vcnto a dopo q11e:;Lo primo tcntat.ivo di cw·a incrucnt.a . CONCLUSI ONE. Sembra possibile che, sia abnormi conformazioni congenite d<ll piede, sia disturbi di circolo loca.Ie che, qualunque affezione generale debilitrLnte, possano co:>tituire un substrato alla lesione della porzione distale del 2° metahtrseo, sia come frattura che come deformazione per una epifìsiti t2a mttlrtttia di K uhler) a. cuj par tMipa spesso anche la base della fala.nge corrispondente ; ma la causa vera, anche senza le predette concause o predisponent i, è il trauma., d iretto o indiretto, unico o continuato, piÌ'I. o meno violento e apprezzato dal paziente.
OSPEDALE ~liLITARE PlUNCIPALE. DI TORINO Direttore : Colonnello medico L. FR.\.'lCJU I ST I TUTO Dl ANATOMIA. PATOLOGICA D~~ Lid. R . UXXVERSITÀ DI TORINO
D irettore: Prof. F. VANZETTI
MENINGOCELE DEL PARIETALE p or il dottor Filippo Franchi
Fra le reclute della classe 1907 inviate in osservazione a ll 'Ospeda.le militare di Torino, mi è stato possibile studiare un individuo che presentava una intumescenza alla · regione parietale destra., identificabile con un'ernia della volta cranica e cbe precedentemente era stato esamina,tQ anche dal compianto prof. Camillo Negro, consulente neurologo dell 'Ospedale mititar e. Credo far cosa utile illusti·a.re brevemente q_uesto é:tsò, poicbè lo ritengò di assai rara osservazione, avendone trovato rillcontro soltanto in d ue casi descritti da Tamffi (1873), fra quelli che la letteratura, da me com;ultata, riporta. G. Natale, di Pict.ro, chauffeur; nato a T resio Barbaresco (Cuneo). proveniente dal distretto di Torino. Ricoverato il 9 mn.gg io 1927, d imeSilO il 13 m<!{;· gio IN 7.a d'1 notevo le n e l gentt'l'17. .10 ecl a canco . r92uli clet. coIlatct·al'L Nato a termioe, parto eutocico. Riforisoe che, sin dalla nascita, ha presentato una tume fazione molle alla regione parietale destra., che si rendeva più mu..nifcsta
durante il pianto ed i colpi di tosse, e che venne progressivamente aumentando di voh:une s ino a raggiungere l'attuale dimensione, sonza peraltro esset·e causa di dolore spontaneo, n è arrecargli mols.<;tia alcuna; accusa porò di andare SOIC!~etto a frequenti cefalee. Non ricorda d i aver sofferto delle comuni malattie esantematiche dell'infanzia, nè di altra malattia degna di nota. E. O. R egolare confot·mazione e sviluppo somatico. Sensorio generale e sensi specifici normali . Non presonta. alcunché di notevolo all'esame dPgli organi d ella fa..ccia e de l collo. Nulla al rachide. Reperto polmomLre normale. Cuore in limiti e toni cardiaci puri su tut.ti i focolai di a.<;coltazione. Ntùla all't\ddome, ai genitali ed agli arti. Reazione di Wa.ssermann negativa. Il cmn io è mesocef>lio; i capelli sono normalmonte distribuiti e disposti; vortice cn.p illizio dostro-girn; le fontane lle sono ch iuse e le suture normt\li. L'unica deviazione dtLlla norma che forma l't\ttenzione dell'o:;servatore, è un'intumesct-ttza rotondeg~iante s ituata in corrispondenza. del p>l.I'Ìetale destro (fig·ura l, la tttmefa.zione ò stutn circonùat>l. o.lln. b!l-'lO con. tu L foglio di g.1.rz~~. per renderla m agg iormente evidente) con lat·g<L baso J.'impi>l>nto e col ma.!!gior òimnctr·o prrpendicolaTe alla superficie d el crrmio; è ricorCI·ta da cape lli di colore e di:;posi.zione pet· nulla diversi da quolli d t'llo rogioni c ircostfl.nt.i, e <La cute di colorito nommle, che presenta ben manifesti gli sboc<:hi ghi11.ndolari ; t rLlo tumefazione non è pulsante nè si espande in modo approzzabilo in riLpporto con i movimenti respiratori, con camuio.rncnti eli posizione, nò durante gli sforzi. Con la. palpazione s i rileva che la tempera.tnra d olla prute non presenta. differenze da quella dolio regioni vicine; la cute che ricopre il tumore è poco spostnbile sui tossuti sotto:;tn.nti e non è sollevabile in piè~he, csSeuù.o piuttosto ~sa; la. superficie è liscia; la consistenza è uniforme mente molle elastico. e m o lto distintamente ~uttuante in tutta la. sua superficie. Con la compre::;;;ione graK:Iuale si r iesce o. rtdurre alquanto il volume dell'intumescenzo., senza per·altro produrre alcun fenomeno di compres.<;ione cerebrale; spostando il liquido non si ri leva. la
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~lENINOOCJ-; LE
DEl:. PARIETALE
pre3enza di masse consistenti nell'interno del tumore; le manovre esplorative non provocano un dolore ve ro e proprio, ma soltanto un senso di molestia.. Con la. sua bMe, il tumore aderisce intimamente alla teoo cr·a.nica, n on essendo pedtmcolato nè comunque spostabile. Con la palpazione profonda, in corrispondenza della base d 'impianto, non s i riescono a percepire rilievi ossei periferici, o d epressioni, nè si può circoscrivere alcuna. soluzione di continuo nel tavolato osseo. Con l 'esf~me diafa.noscopico il tumore appare nettamente ed omogeneamente tralìp&rente in tutti i suoi qu"'dranti. E. R. L 'esame rad iogri\fico eseguito dal capitano medico G. Borello, direttore ciel g11.binetto radiologico deU'O:>peda.le militare Ji T o rino, che v ivamente ring razio, ha. permesso di rilevare quanto, con l 'esame clinico, non s i sarebbe potuto mettore in evidenza.. La radiogm fia (lìgu.ra 2) è stata eseguita. in proiezione laterale d estra. S ull' immagine radiografica. si osserva. chiara mente una. zona assai scura, a. forma inegolarmortte ovoidale , che net~;ameute s i d oliroita nei s uoi margini anteriore, superiore e posteriore, mentre in bn.~so si confonde con le ombre proiettate sulla pellicola d 11.llo scheletro d elle fosse cerebrale anteriore e media. Nella metà. infe rio re di d etta. l\I"Ot~, verso l'avanti, s i d istinguono tre piccole zone rotondeg~ia.nti p iù c hitwe, che suUa radiog•·afìa. vengono indicate da freccia bianche. Queste tre soluzioni di continuo della toca cra.nica, chè non si possono altrimenti interp retare, h anno un diametro di 3-4 millimetri; sono di forma pressocchè 1.1guale ed hanno i marg ini abbastanza regolari, tanto c hè si direbbero opera di un trapano; sono dispo::;te in mod o d l\ costituire i vertici di un triangolo rettangolo con la base in ba..'lso. E sse v engono a corri~<pondere ad un di presso a quella. porzione del pa rieto.lo che è compresa fra il frontale ed il temporale, e più precisam ent-e nella po rzione a.atero-inferiore del parieta.le stesso. I ndu bbÌ1\mente mettono in comuni.cazio11e la. cavità dell'inturnescenza. con la. c.:wit.à cra•tica.. ll radiogramma rileva ino ltre una mt~gi or scurezza del bordo superiore dell'are~ corri:;pondonte al tumore, d ovu ta. aJ un ispcssimento d ella sostanza ossea in quel punto, in seguito a. probabile os~ifi.cazioue del pe riostio.
Il p:1zicnte è stato dimesso dall'Ospedale militare con un giudizio di riforma a mente dell'art. 26 stù reclutamento : pertanto non si è potuto procedere ad un atto operativo, venendo così a mancare il reperto a.natomico ed istologico d-el pezzo, che mi priva di alcuni dati di grande interesse per uno studio completo del ca:so e che mi av.rebbe permesso di controllare le osservazioni precedenti. Pur tuttavia sono stati raccolti element i clinici tali che, controllati e completati con l'esame radiografico, mi paiono sufficienti alla diagnosi ·di 1neningocele ccnnunicallte dell<~ regione pariet.ale destra..
Vorrei ora fare alcune considerazioni, e quindi analizzare taluni dati raccolti nel mio caso, sia per la loro scarsa frequenza, sia per giustifi.care la diagnosi posta. Con ciò non è mio intendimento scrivere una monografia sull'argomento : i lavori di Taruffi, Berger, Staderini, Muscat-ello, Fra.ncini, Versari, ed a-ltri ancora, sono ricchi di not izie storiche e riferiscono ampiamente in merito alle molte e <Hsparate teorie etiopatogenetiche sulle ernie congenite del cranio. :M:i limiterò a ricordare come il meningocele, confuso prima con le altre ernie cefaliche (Ledran, 1731) solo nel 1854, per opera di Spring, acquistò, con l'odierna denominazione, una individualit.à propria, contribuendo cosi a maggiormente di1lerenzia1'SÌ d agli altri dte tipi: l'encefa.locele e l'idroencefa locele, quelli che Musca.lcllo comprende sotto il nome di encefalocistoceli. Fra le ernie congenite del cranio, eli cui Bet·gmann, Trélat, Versari, darebbero una percentuale di 1:1300- 1:1400, cifre queste sempre troppo
JI.I ENTNOOCELE D El. PAJtlETALE
rel~ttive e personali, il meningocele é di gran hmga il più raro
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(Recklinghausen, Taruflì, Kaufmann): uno per ogni quattro casi d'i encefalocistocele, secondo Reali; uno su sei, secondo Taruffi. Tale malformazione, registmta alcune volte in passato, è divenut~ sp ecialmente nell'ultimo trentennio, di assai rara osservazione, se si deve giudicare dalle scarse comunicazioni apparse in merit.o, e non creùo che ciò si poRsa mettere in relazione con il fatto cl1e oggi non si raccolgono questi casi, come di poco o nessun int.eresse, poicbè non sono ccrt.nmente frequent i nè più frequenti di tma volta, ma piuttosto perchè con l'affinarsi dei mezzi di indagine, casi diagnosticati come meningoccli, sono stati poi riconosciuti essere degli encefalocistoceli (Muscatello, Forgue ). Per meglio comprendere come si arrivi alla formazione dell'ernia mi siano concessi alcuni richiami di ordine emb:·iologico. Nell'embrione, dalla lamina protovertebra.le, che origina dal mesenchima e che è posta ai la.t i della docciatura miùollare, si sviluppa l'abb.ozzo membranoso del cranio, poichè espansioni membrano~e della lamina stessa avvolgono verso l'indietro le V('Scicole cerebrali, cosi come le lamine verw.brali inguainano il tubo midollare; lo scheletro adtmque, essendo mcsodermico, nei primi st adi di svilnppo è molle. Avanti che compaiano isole di cartilagine in mezzo allo scheletro membranoso, gli strati interni di quest.o assumono struttura di tessuto mucoso e formano uno strato gelatiniforme, primo rudimeuto della pia madre: al di fuori di quest a resta una lamina connettiva che ~;trà la Jn(ttrice dello scùeletro osseo nella sua porzione più esterna, della. dltr'a meninge nel suo foglietto più interno (ill mese). L 'aracnoide origina d alla pia madre moJt,o ph'l tardi per successiva differenziazione. Al I II mese il cranio da membranoso si fa cartilagineo ed in una fase più tardiva avviene l'ossificazione. (Testut, Chiarugi). Gli autori più recenti si trovano ormai cl'accordo nel ritenere l'ernie congenite del cranio come il prodotto di due ordini di alterazioni; le une sono dovute al mancato od alterato sviluppo dell'involucro mesodermico del neurasse in uno o più punti della sua superfici.e, prima ancora che esso si differenzi in un.a porzione meningea ed in una ossea; le altre sono rileri· bili ad alterazioni anatomo-p~'ltologiche secondarie, che trovano ragione di sviluppo negli alterati rapporti che le parti mal formate contra.ggono fra loro e con l'ambiente esterno. Infatti l'in·egolare sviluppo dello strat.o mesenchimale schelettogeno fa si che, nella zona in cui è avvenuto il processo, esso rima.ne indifferenziato, sotto forma di tma membrana connettiva, la quale essendo un tessuto embrionale non modificato, non si presta ad alcun còmpito fisiologico (Musc~'btello ). Si comprende quindi il perchè non si trovi traccia della dura ma.dre in corrispondenza della zona di mancata ossificazione: essa tutto all'intorno è fusa al pericranio, e con questo aderisce fortemente lungo il margine dell'apertura ossea, ove termina (Berger, Muscatello, Recklinghauscn); e poichè ba una funzione moderatrice della pressione nei vasi cerebrali, nel punto dove essa manca si avrà un aumento di pressione, diretto appunto verso il luogo di minor resistenza; inoltre la pressione flelliquido amniotico essendo minore di quella del liquido cefalo-rachidiano del feto, non è suffi.cente a controbilanciare la pressione endocranica di questo, per cui l'encefalo, con i suoi involucri, verrà a sporgere attraverso l'apertlrra ossea.; se
278 il processo si limita ad un'ernia de11a sola meninge si avrà la formazione
di un meningocelc, e la pa.rte erniat:~, per le alterazioni circolatorie, diverrà facilmente sede di una infiamma1.ione cronica, con aderenze, dilatazione e confluenza degli spazi suba.racnoida.li, che formano una. specie di sacca contenente il liquido; si avrà quindi tm progressivo ingrossamento dell'ernia per aumento della tensione llel liquido stesso (Muscatello). P er quello che· riguarda le cause genetiche prime, secondo Francini, un trauma psichico, subìto drLlla madre nel periodo della gravidanza, ha un'influenza di poco o nessun valore nel determinare il meningocele, cosi come ogni altra causa matema., il cui meccanismo di azione manca naturalmente di ogtù controllo scientifico. E parimenti di molto dubbia interpreta?.ione f;Ono qu<>lle ipotesi che ricercano il fat.torc genetico in cause ereditarie. Le altE>razioni amniotiche che, secondo Saint-Hilaire, ostacolerebbero il completamento della scatola cranica, favorendo così il progressivo erniarsi del cervello, non sembrano avere alcuna importanza. (DeVecchi). Siamo quindi completament.e all'oscUI'o sull'importante quistione della etiologia del meningocele. Nell'esame del nostro ca.so, dai dati anamnestici nonchè dai sintomi rilevati abbiamo subito escluso dalla diagnosi quelle alterazioni quali una cistiosebacea o dermoide, un 'angioma cavernoso o Wla cisti ematica di un seno, così come si è potuto parimenti escludere potersi trat.tare di un falso mcningocele o cefaloidrocele traumatico ; la diagnosi differenziale con queste, che sono le uniche forme che possono essere chiamate in causa, non offre in linea generale grandi difficoltà. E se l'esame clinico poteva ancora lasciare qualche dubbio sulla identificazione del tumore, l'esame radiografico ci ba dato modo, senza dubbio alcuno, di poterlo diagnosticare un'ernia congenita del parietale. La sede non è affatto frequente, poicbè più spesso tali ernie sono state riscontrate nella parte po;;teriore del cranio, sulla linea mediana; con minor frequenza nella regione cranica anteriore, ma sempre sulla linea. mediana e specialmente in corrispondenza, secondo La.rgcr, della prima fessura brancliiale e cioè alla radice del naso, all'angolo interno dell'occhio ed al dotto nasolacrimale (Forgue). Le osservazioni fatte banno quindi dimostrato, contra.riamente alle vecchie teorie di Spring, che la qua.si tota.lità delle ernie cra.nicbe congenite si trova sulla linea mediana, in corrispondenza di sutUI'e o fontanelle, e che solo eccezion a lnwnte si poRsono forma.re attraverso la compagine d(•ll'osso (Tr~ruffi, Talko, Billard) talcbè quelle della regione pariPt:.Llc, come que:;ta da me descritta, sono giustamente ritenute le più rare ('l'aruffi, Zicgler, MusC'atello, Versa,ri, Wnll:;tdn). Come bo già accennato il nostro caso trova riscontro, che io mi sappia, soltanto in due os:;ervazion i eli Taruffi: una su un bimbo di circa tre mesi che prescntH\'a un meningocrle al parietalc sinistro, l'altra su di un gio>anetto ùi 17 anni che }Wl'Sent ava pure un meningocele al parietale ùi sinistra ; in entramhi il forame ùi ~.:omunicazione era unico, piuttosto grande, ed a margini irn'golari, nwnt ;·t~ nel caso nostro le aperture di comunicazione sono molteplici ed inoli t·e assai piccole, con disposizione f<tranamcnte regolare eù a bordi net ti, repert.o quesLo ùi non frequente osservazione.
MENL~GOCELE
DEL PARII!:TALE
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Di solito la cut.e che riC'opre le ernie craniche è sottile, fornita di ~stese arborizzazioni vasali, spesso in parte o del tutto priva di peli, atrofica, con l'aspetto cicatriziale, od anche erosa; queste lesioni sono dipendenti da a.lterazioni meccaniche secondarie avvenute nella vita intrauterina o al momento del parto; nel nostro ca.so la cute e gli annessi sono perfettamente normali, come di rado è dato di osservare, tenuto conto dell'età d-el paziente e della grande frequenza con cui la cute, sovrastante queste tnmefa,zioni, è soggetta a procE-ssi morbosi ed a traumi. Ma se ormai è fuor dii dubbio che nel caso in esame si tratti di un'ernia -congenita. del cranio, sia plU'e in sede rara, resta. a giustificarsi la. diagnosi di meningocele, piuttosto che quella di encefalocistocele. Il fatto di non aver riscontrato alterazioni a em·iC'o della cute, nè jspessimenti elefantisiaci flel sottocutaneo, che a.s!';a.i di frequente si rilevano negli encefalocistoceli (Berger, Ver:sari), l'aver potuto escludere con la palpazione la presenza dj sostanza nervosa nell'interno del tumore, sia pure cava internamente (prolungamento del ventricolo laterale) e contenente liquido (idroencefalocele), e d 'altro canto la fluttuazione uguale e completa, la parziale riducibilità della tumefazione, che all'csn,rçe diafanoscopico si è presentato, di una trasparenza evidente, nettamente uniforme, totale, sono dati confortanti per la diagnosi di meningocele. Inoltre
l'esperienza ùelle preced~nti osservazioni ci insegna che un forarne ampio parla più in favore di Ulll'ernia del cervello elle di meningocele semplice: nel nostro caso la comuniocazione è appunto data da tre fori di assai piccole dimensioni per cui si possono riferire ad un meningocele; io poi non saprei veramente come spiegare una ernia della sostanza nervosa attraverso aperture così piccole e quel che più conta disposte in tal modo. È vero che in alcune osservazioni, in cm la diagnosi era molto dubbia, l'esame istologico delle pareti del tumore à dimostrato la presenza di residui di tessuto nervoso completamente atrofico; nel caso nostro come potrebbe essersi verificato un fatto simile, di gravità eccezionale, poichè l'ernia corrisponde topografì.camente alla zona motrice, senza che il paziente ne presenti le gravissime conseguenze funzionam Ed appunto la. mancanza di sintomi di lesioni nervose, la sopravvivenza del paziente con minimi disturbi soggettivi, sono, a mio parere, unitam.ente ai sintomi oggettivi rilevati, elementi sufficienti alla diagnosi di meningocele. Certamente nel nostro caso l'operazione olt.rechè a provvedere all'asportazione del tumore ed alla valida chiusura della porta ernia.ria, avrebbe ancora servito a confermare la diagnosi. Non mi soffermerò qm sulle molteplici (onne di interve11t i proposti
e sperimentati: sia per quel che riguarda le semplici cure ortopediche, sia per quelle chinu·giche ra<.Iicali rimando ai mod erni trattati eli terapia e di medicina operativa. Voglio però ricordare quanto sia necessaria la protezione d el tumore con tro r;li agenti esterni, anche se, come nel caso nostro, la cute è normale e forruta di peli, perchè qualsivoglia affezione di essa, o degli annessi, potrebbe portare a serissime conseguenze, sapendo che i follicoli piliferi e le ghiandole sudorifere :possono penetrare profondamente, sino alla aracnoide, in causa della manca.nza della dura meninge e permettere così la facile difiusione del processo cutaneo agli involucri del cervello.
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MENINGOCELE DEL PA:RIETAI.E
Al chiarissimo prof. Ferruccio Vanz.etti il mio vivo grazie per essermi stato di guida e di aiuto nello svolgimento del presente lavoro. Auro&rASSUNTO. - L'illu;;;trt~zione di un caso di menigocele del pa.rietale dà occ!l.iione all'A. di fare alcune cons ide razioni sull '•wgomento. BIBLIOGRAF IA. ALBERTI. - H eilung einer m cningocele occipitnlis dure:h esti1-po.tion. Ha/le, png. 68, 18H2. ARO AGO. Crn.nioschisis . C'. R. Soc. J3iol., vol. LXXXIV, png. 483, 1921. BEitOER. Considéra.tion sur l'origino, la mode d~ d(·veloppen•ent et le tra.itementR.s ci~ corta.ine Encéfalocelc». Rn-uc de Chirur!}ie, n. 4, pa.g. 269, l o aprile l S90. CAVA!l.A.. - Patogcnesi clt>llc cisti orbito.palpebrali conge1ùto. R-ijonna medica, n. 45, p;Lg. 978, 191!). Ce:cr. - Sull'iùromoningocele. Gazzetta degli ospedali, n . 60. P•Lg. 573, 1891. C!iiA.THJGJ. - Anatomia. dell'uomo, vol. I Uruone Ed. Libra.ri tL ì\lilo.no. 1926. D E F&A:-<cxsco. - Int-e rvento chi rurg ico sul ceinlocele o s pina bifida.. Morgagni , (p<Lrte 1a), n . 7, pag_ 24 1, 1911. DE QuF:RVAlN. - Diagnost-ica ch irurgica. Va.lltudi, l\Jihmo, 1925. D :E VE<;CHI. - T en1.tologia. genemlo (ln .Foà. : A natomia. patologica), U . T. E. T., 1!123. FoÀ. - Di un a rara deformità del midollo spinale . Rit·ista di F1·eniatria o M erlicirul L fyrt!R, anno IV, rmg. 2!1, l 87~FOROU.E. - Pat ologia chirurgica, vol. 1°, Unione Ed. Libra.rin, 1\'Uiano, 1920. FRA NCI .srr_ - Meningoce le con prociùenza del midollo. - R. Ace Fisiocrit ici, 1-\iona, n. 3, pt\g. 103, 1908. GossELI:-<. - (In Fmncini). KAunt:\NN. Ann.tomin. patologia, vol. II, pa.g. 1578, VtLllardi, :1\Iilano, 1928. LAZZAil!. l\Ioningocele d e l cmnio ; (legatura eln..'ltica, gunrigione.( Gazzetta 11wiiw, vol. X, pn.g. 124, T orino, 1885. LEOR.AN. - (In Tarullì). Losw. - Sopr·a un C<~:so di spina bifida. in ad ulto. Rifo-rma 1tfedica, n. 13, pag. 337, 1906. MusCA'l'ELLO. - Studi sul cofa.locele e spLoa. bifida. - Ed. Ginnnotta., Catania, 1900. P.ARASCAXDOLO. - Contribut o ~tllo studio ù olla spinti. bifida. Gazzetta degli ospedali, n. 139, pag. 14HO, 1897. PrTSINGH. - (In Francini). REA.LI- - (In Musca.tello ). SPRlNG. - (In Tul'llfli). STA.UEntxr. - Anom. cong. di conf. del sistema n ervoso centr. in un caso di idrorneningo-cncefaloccle. Lo Sperimwtale, png. 170, 1893. T ADDEI. - Cont,rihuto alto stuùio ùella. spina b ifida.. Archivio di ortopedia, n. 4. pag. 169, 1906. TA.RVFFI. - Delle ernie congenite de l capo, J3ologni\, 1873. TESTUT. - Anatomia umann, Uuione Tipogr. Ed. Torinese, 1896. VERSAHI. - Un caso di enct>tu.lomeninj:tocelc. La Pediatria, n. 5, pag. 230, 1920. VutGILLO. -Un caso di voltuniuo;;o meningocele occipitt\le. Atti della Società Mt,dico -Chirurgica, Padova, anno I V 11 . 5 -6, pa.g. 593, 1926. ViToLLJ~~rBEHG . l::in Fa.ll von Hydrencopha.locelo po!>terior ecc. Inaugurai Dissertativn. Koni g;;bo r·g, l ~89. WULL~TETI'< e K u TTNEa..' Trattato di chirurgia, Union e Tip. Ed. Torinese, 1927. ZrEOLER. - Tro.ttuto ùi an tlt-orn ia pabologica, Napoli, 1884.
RIVISTA SINTETICA
OCCHIO E MALATTIE GENERALI per il dott. Edoardo Carvagllo, capita no medico
Qwtndo osserviamo il fondo df'll'occhio con l'oftnlmoscopio, facciamo, serondo una. felice e.c;prcssione di Roch on.Duvianautl, df'/!'anatomia ~vttolu(Jica '1:iv1m.te. 1\fercè lo strumento inventato da l Von H clrnholtz, nel 1851, ci è rlnto, info,tti, detenninare lo st-at.o d<"lla retina, d ella coroide e del nervo ottico d e ll'occhio osservato e anche d ella circolazione SUIIJ(I ti_gna del Ct-rvcUo da cui il detto nervo fuo riesce; s icchè potremo non f<OiamC'ute diaf.!nosticare molto malo.t.tie proprie dE'll'organo vL<;ivo, m>t ben ~1nche C<'rte ntT"zioni gcncroli che httnno la loro sede precipua al di fuori dell'occhio e sono pii• o m eno lontano da hù, come ne]) 'enceftllO o nei reni o nel s istema va~coln re, e che sono causate dl! disturbi generali della nutrizione o dn. infezioni miuncC"innti )IL vittl ste:>'>>l d ol ptH.ionte che esaminiamo. Così, l'occhio suo ci r·ilovcrà l'esistt>n;r.a di una sifi lide congenit-a od acquisito, di una infozione tubercolare o roumatictl o gonococcicn, o di nnn. in· tossicazione alcoolica o tnbfl{(ica o da piombo o da chinino e ci mO!';trerà le condizioni normali o anormali d cll'orp:l'lnismo intero. Talvoltn. poi ci metuwà in condi~~:ioni di pott>t· con tal quali' sirmezza pro>;agire artc,he una più o mono pros.-;irna fine dell'individuo che vi.-;itinrno, forn entkwi clementi importanti po1· la progno~i, come tma. erno·t·rng ia od uua le!';ione nlhuminurica o diabetica. d ella. retina, o le ripercussioni di un tumore cerobr1tle sui vns i ddla popillu. ottica. Avevo pronto per la -pnbblica:~.iono questo articolC', quturdo è uscito. sul Giornale eli m edicina militare. fase. X, Hl~9. uno studio molto tlt,curnto d el col'loga dott. C. Sal vini, sui .'::iint~nni oculari n~lla- d iaanosi delle afjezioni centrali. stud io che dice molto bene par·ecchie delle CO!'<e che ,:;i trovano anche in questa. mia rapida. scorsa attnwer':40 il campo pitr la rgo della pntolol.(ia in genere dell'organismo umano. Non credo quindi ozioso, neppure dopo i l lJel htvoro di'l Salvini, pubblictue que;:;to articolo, anche se, per forza. di coso, ripeterò fatti già esposti dall'egregio colle!Z'>l, e, infine, e proprio 11 lltl lettori\, \Ula intorossAnte citazione delle lezioni dd Ctu·durclli. Lo studiu del culvini sullo affezioni d el cervello conforterà, anzi, la mia tes i pitt la rga, della ut.ilità-, cioè, di corCI'l.l'e nell'occhio i segrù di malnttie da cui può essere affetto l'orgnnisrno intero. Ricordo che il mio illustre 1\facst.ro, il non n1ai o.bbnstauza compianto prof. Guaita, sin dal primo giorno che J'ivolse la pMola ai coll.cghi ed agli studenti dell'Istituto superiore di F'ironze, r101la dotla prC'Iczione a l s uo COI'SO d '<>culistica, trattò da pari suo questo importaut.i,s imo tcm(l, : D e oculo, 11t Bionum, e seppe chiaramente dimostrtwe tutto il vnlor·e che può assumere la ispeziono esterna. e l'esame interno dell'occhio per illum inare il medico sulla diagnosi e s ulla p rognosi di tante malattie generali, ignorate forse fino allora o ~olo appena. sospettate dal pa,z iente stesso e do! curante. 8icehè un a ltro ì\bu:stro illustre, il p rof. Arnaldo Angélucci d ella Cliìii<:a oftahnict\ lùi.poleMJll1, può ben a ragione in un suo lavoro scrivere queste parole: • L'organo della vista. non deve essere considerato isolato e indipendente dall'organismo. E sso, nella sua fìsiolçgia e pat<>logia, partecipa intimamente ttll'ins ieme orga11ico e psichico dell'individuo. Queato organo eccellentis.<rùno, come lo ch iamò Leonardo, . . . . . . è 'lt1UI- fin esltra aperta sugli imi!Umereroli morbi che assalgono i nostri orf.!nni . . . . . . Malattie a sintomi scarsi e fuggevoli alterano le tessiture oculari e indirizzano per la. esatt-a diagnosi e per la giusta ed efficace curtl ...... L 'occhio risente d elle malnttie di altri organi e degli errori della. costituzione generalo del sugl.(e·to •· Se ci sia conces.<;o di dare importanza, per la l':toria d ella medicina, alle parole che Socrate rivolgeva al giovane Carmide, sinu in quei tempi lontani s i
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conosceva o, per lo meno, si intuiva rinOucnza che le malattie generali hanno sulle affezioni oculari. Diceva dunque il snpiAnte ateniese : «Tu sai forse che i buoni medici, quando un ammalato Ya a consultarli per una oftalmia, dichiarano che non si pos:;ono curare gl i OC<'hi isolat~tmonte, ma che bisogna curare la t e.'< t.a per guarire J!li occhi; così pure, che il voler gual'ire la testa sola, indipendentement-e da tutto il resto del corpo, è un'assurdità. Pnrtendo da questo principio, es.«i prescrivono d elle rego le per il corpo int ero, e, curando tutto il resto, riescono a. curare e guari re la part-e nmmalutn », Ora, anche noi facciamo, dopo tremila e più anni, proprio Il\. me• lesima cosa; solo che, in Ji>iù, mediante l'oftalmosco pio, po!'<siamo fare anche il rontr!trio e, cioè, movendo dall'esame profondo dPII'occhio, ri••sciamo sp01;so a d iagnosticare e, talvolta, a guarire le malattie d ell'orguni:;mo. Nel n. 19 d el B oston 11W liCfll and aurgical JouriUJl del 1926, uno d ei più in sig~ù oculi;.:ti americani, Fre mont· Smit.h, mostra quan to sareb be utile pel m edico pratico un buon allenamento alla ùin.gnosi d e lle ma lattie d ell'occhio, per {!iungere, att.ravCTSO que:=<ta, alla. conoscenza dei p•·ocessi patologici esistenti in altri organi di chi a lui si rivolge per oon!'< iglio e aiuto. Ma, sino dal 1887, uno dei piì1 grandi clinic i no,;trani, l'illu>;t re senatore prof. Antonio Carc.larelli, rapito purtrop po alla scienza cd ai di:<<>epoli 1'8 gP.nnaio 1!)27, in una d elle sue me. roorabili lezioni fatte nell'ospedale napoletano d egi'Incu•·abili, parlava con la sua solit.a compeUmza e c hiarezza .sui rapporti fra le lt?aioni octdari e le malattie ence/(lliche e, venuto a dire d elle nlt.erazioni caratteristi(·he d el fondo dell'ocohio, dolevasi ùi non aver famigliare l' u!>O d ell'oftulmo,.;copio con queste precise parole: « E q1.1i elevo dire che è d olorosil'simo per no i medici il non nver abitudine con l'oftalmoscopio n, non pe r quei soli cnsi, cio", " in cui l'affezione dell'occhio e la meùica varmo di puri pa;;so, ma p er altre, in Olli non s i presenta che la sola. affe:t.ione vis iva sonza a lcun sintomo che pos.<>a far rilevare al m edico la malattia •· Ciò post.o, vediamo dunque alcuni esempi di segni oculari che ci permettono di diagnosticare delle malattie f!Cnerali o, almeno di s6spettarne l 'esil'ttenza. Co. roinciando dttlla semplice, grossolano. ispezione esterna dell'organo d ella vista e dei suoi annes,.i, quttnflo ci avvenga di osservare la perdi t-a d el 3o esterno delsopra.cciglio con tumofnzione dura, elas tica, indolen te ò el tessuto c utaneo e sottocntaneo, si penl'ti al m.i:u-dema (stigmattt ipo-tiroidea); come si ha ragione di considerare quale sintomo p recoce d ella lebbra un ispesaimento dell-a p eUe vicino alla. metà esterna d el :;opruccig lio oppure la p erdita. iv i delle BCYpraccig/tia.; così pure, un edema deUe palJ><'br e può indicare una nefrite, o un a v velenamento per arsenioo e, se i movin1enti d ell'occhio sono dolorosi, lo, trichinosi; un tre:nwl'e di esse, a occhi fortemente clùusi, può osser·e sintomo di n evrusteniu. (segno di Rosenbaoh). Tutti sanno che l'esoftalmo è uno d ei segni più impm·tan ti d el morbo di Flaiani-Basedow. A t>lle s intomo s i accompagna, quas i sempro, quello ([el Graeje, che con:;iste in un rita rdo d clltl. palpebra superiore a seguire il movimento d el bulbo oculare ver>:o il ba~sn ; quello r/.r•llo Stellwog , e c ioè l 'allargamento d ella rima palpebrale e la diJiìcoltà ùell'tHnmiccamento e q~tello del llioebins che è un deficiente movim<'nto di convergenza dei buJbi. ~embra che causa d ell'esoftalmo s ia o u na dilatazione clei va.osi dell'orbita e conseguente iportrofìa de l connctt,i,·o e del f!rasso circostante o uno spa!'<mO del muscolo di )[(.illcf, che ha la funzione di spingere avanti il bulbo oculare e mantenero le p alpebre retrat.te. Galat.à ha inolt re notuto in molti casi di ipertiroidism o un nuovo sej:tllo, palpebrale, che consi:ste nella i·ncompleta chi1tsura della rima pol7Jcbrale. duran~e il sonno. È, secondo lui, un e,.:pone rate di stat i lievi o iJ1iziali. di ipertono d ella museola tura olevat.rice d elle palbebre. TalvoltfL l't•.s oftalm o è causuto da ti'Ombosi d ei seni c•wornosi; qne!'<tu lo>'ione è, in gen<'rale, sccon,Jaria a funmcoli del viso o supp urazione do i sen i ltece.«svri ùol na:;o ed è ili prvgnosi gn:tYi:-;,:;imft. Talvolta si ha esoftalmo t\HclJEl nella ostc~ornnlal'in. L a p1·otrnsione di un solo bulbo ocmlare può dipender e da cellulite o periostite o ascosso o tubercolosi orhi turia, o d a trombosi d el seno Cttvernoso (in segui to a cade ch.'IJA. rocca pott'o!'<a o asoos~>O clPI furin ge o m ct.ast.Mi nella setticopiemia) o da mcningo o enccf~tlocel e (che si è fn.t to stradu per 1ma. f essura fr.a l'et.moide o le ossa frontttli) o da 1.111 neoplasma o d a le ucemia o da una gomma o una cisti
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o una esostosi o un angioma venoso <lell'orbita. o, se pulsante, da un aneurisma arterioso. È interessante in clinica medica il segno dl Dagnini o di Aschcr o riflesso ocu.lo ca.rdiaco: se, in condizioni normali, stando l' indiviclno s upino, s i comprimono i bulbi oculari, si rallentano polso e respiro e si abbas8a la pressione arteriosa; t a le rifies;.o può e>~8erE' es1tgC'rato (rallf'ntomcnto di 20 o p iù pnli<azioni) come avviene nel gozzo esoftl•lrnico e negli :;t11ti vngotonic i; nullo o irwert.ito in Ct.'rti stati simpatico-tonici e ir1 taluni casi di g ravidanza apparentemente normali. Trattando delle reazioni simpatich e e endocrine n oi psiconevrosiei, LaiguelLavest.ine di Parig i affer·ma che il riflesso OclllO c~trdiaco :=;ta a lla sirupntologia come il riflesso rotuleo sta allo, n eurologia sensorio- motrice. Molte modalità riflesse simpatico v agali viscerali sono unicamente derivate dnl rifles.«o oculo cardiaco. PurE) intere."sant.e è il s intrnno rti Oh. B rii nello pnrnli>~i facci nle periferica; e cioè la rotazione del !(lobo oculare in a lt.o durante l'occlm:ione de lle p a lpebre. È, sempre nellfA paralisi fll.('cin le peri(eriea, i l la{!O/tahno parai it ic>o. Comprin1endo il bulbo oculare in un infermo affetto da ipertewione endocranica, si nota la pulsazione delle m·terie della papillet e d ella r etina (se&TJtO di D eyl). La ptosi della. palpebra t>tqJe·r iore o una diplopia. transitoria sono per Jo più determinate da para.li><i dal ter·zo pn.io e, talvolta, sono accompagnate da paralisi di alt.ri nervi di moto (e>~ompio: Vll); in tnl caso, si deve pensar subito ad una pt·egressa sifilide o a 1.ma sclerosi multiplo.. Si ha pure pt.osi n ella pamlisi d el simpatico cer vicale ed è in generale tmita a miosi cd onofralmo (t ri ade ocnlo-simpntica), co::;tituendo così la sindrwne di B ernard H t. rner: essa dipende da w1a lesionH del centro ciliospinale o delle fibre s impatiche ocuJo-pupilla1·i in un punto qualunque del loro decorso (spondilite, traumi, compr essioni, ecc.). Secondo La.ndouzy, nella maggior parte dei casi, le offese cer ebrali, anche se leggere, sono seguite da blefaroptosi. Se ci. si trova innanzi ad tma forma-di apoplessia e se s i ha blefaropt.osi, «si gi mi. pure n dice il Cardarelli " che si tratto. di apoplessia cerebrale, non importa la sede o la natura. Così pure, se in un morbo acuto febbrile, c he si crede essere tifoide, febbre reumatica o gastrica, si vede cmlere la palpebra, conviene mett.Prsi in gw:wrlin, perchè >~Ì tratta di meningite da offeso. endocraniea "· È stata SPgnalat.n. anche una 'J:>toS'i isterica (Jott. G. Menestrina, aiuto delh~ Clinica oculistica. <.iella R. Università di 1\lilano). Sono noti i sintomi della 1>1~res·i dei muscol·i oculari e l'aspetto ùell'occhio di persona affet-ta da encefalite letargica. Quivi le paralis i di " funzione » sono frequenti (Cantonnet). I centr·i com·dinatori dei movimenti binoculari sono colpiti più spesso di qr.tel che non !iÌ>tno i nuclei primari ocuJo-motMi b ulbo protuberanziali e que.<sto attacco soprannclearo dà paralisi dei mod ·m enti as,9oCiMi degli ~~-
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L e paralisi convpl.ete d ei muscoli dell'occhio (ocltlo motore. J'(I/.Ptico, abducl'nJe) con conseguente sbrabi.smo e di·p{opia. e. tn.lvolta, vertigine, ROno indici di lesioni cerebr·ali (para lisi sifilit.ica, tabet ica, da sclerosi. meuiugitica). L a s ifìlide ne è la calL~ comune, tanto che Ricor d e Fl)tu·nier di cevano che t< le paralisi oculat•i sono lo st.igma della sifìlide suiJ'o(·chio ». Quando si h anno devia:: ioni dell'occhio dumnte una rnu lnt.tia acu ta febbrile, in g enerale si tratta di rn en ingit e ùa8ilare da tubercolosi. Le pllralisi oculari dissociate, limita.~ c ioè nd llll solo muscolo, :sono Ji origine enùo-orbitale (ptu·nlisi periferica reumatica, n j1·igore. mnln.ttie d ei seni, ecc.). La det>iazione cuniugata d cll"c,cehio. qunntlmq1rC ~in. pos~ibile tr·ovarln nnche nell'i.<;terh;mo, si hn sempre nelle Io nn e apoplettiche, come nell'embolismo. N ell'emiplc•gia. Ol'ganica l 'infl'rmo non pw) rh i t~dc~r·o isolntnmcnte l'occhio dal l a to po.rulizzato (segno di Tfe,·illod) e lo. ptllpobxn è chiust\ meno energica-
mente.
D nista.gm.o, che accompAgn~t e talvolta flll<:ho precedo lo. d cviaziono coniugata, ha lo stes.<;o valot·e clinico. ]!:,;,;o ò osscrvnt.o nel 70, 80 % dei cui<i di ~clorosi a placche e nelln encefalite. Pnò e.~sc r·f' u rwhu dipendmtte dn vizi di refntzione , da cateratta congenita, da a lbinismo (mancanza del potere èli fi~azione) c, spe-
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c inlrncmt.e nel bambimo, da surmén(lge oculnre. da a.ffezionii del labirinto, da nscesso cen•brnle otitico, da tumore o da ascesso d el cen·elletto e da meningit.e tubercolare . Talvolta nuche può dipendere ùa traumi o da intos.;;icazioni o da siringomieiia. In presenza di un nistngmo rot,atorio, ac(·ompngnato da qualche sintomo bulbu.ro inferiore, bisognerà p en,;are ad una si ri.ngo-bu.lbit,e e ricercare la dissocimdone qunl<·he voll ~.~> l';puria d elle sen><ibilità. Tralnscia.ndo di p~trlare dt>lle COn{li?m til'iti, che pur talvolta pos.-;ono darci dei lumi sullo stato genero.le dcll'or_gu.nismv di chi ne è affetto (la congiuntivite trac·nmatosa, ad e.'-'ompio, incli~·a c he s i ha a. che fu.re co11 \lllt\ costituzione linfat.ico-vaaotonica.; la concinntivite prirntLVeJ·ilo, con una ultera.zione dell'eq uilibrio .;>ndroc riHO, insulriciemw dt•tla surrcnale legata tHI atonit\ ed ipotonia d el s impatico Anu,(•h•c·c·i, Pendo, lt0nd on i, Coroned i, Rosicn-) o sulle condizioni del Sl.lO appArato digt.lreute, noi vediomo lo. sclt'rotiNJ cnlo-mrsi in giollo nl.'lrittcrt-zia, il che richiama. la diagnosi di malat.tin. del f<'gnto, di cnlcolosi Liliurc, di cancro del pancreas, di jl-1.nemia perni<'iosa ; co111a. tah·oltn, anche 1ma sola petl'crh·ia sotto congitmJit:ale (in un re\llna~ismo ~u'ticolure acuto ci autorizza R. diagnosticare- una endoc~;u·dit,e h A.tterica, ed tlll arrossm~~e?tlo della congiutim bulbare aU'angolo e.~terno degli ocdli ci ùe,·e far penf'nre ad uno f'tnto iniziale di pMtos,:e (seJ.!liO di Jn cob). L u emorragi<~ sottocongittntirale spontmun, n on prodotta, cioè, da un tntun1a., nè <l>t f'fcmr.i violenti (VCJmito porto,.se, Rtit irhf'u,n,, ecc.) è speRso di prognostico se,·et·o. P E-ggio anco ra poi, la emorrctaia retinica. specia lmente in un individuo sopra ' i c inqHUIIt.'aJLni, con dL·gcnt:J'U%ione cardiaci\, o con o.ooromusia della arterie, o iportrofìtt del cuo1·e siuist ro, o nefrile cnn oumentata tensione arteriosa., o iper-tensione con piccolo l'Ono hittnco. 1.',:!ualmente grave, quoad vil<nn, ne è il prognost.ico ru' lle sNti<:<'mie e n elle anemie. / L a cheratite può rim•<·iro un ottimo St"t,rno oculare di si.fjJicle ereditnria tardiva (r· hemtite intf'!'stiziule o pn•·enchimahlsa) e coi suoi posturni indelebili (opaciti~ e sinr-chie antericwi) ci pttò gni<l.ne a tale diugnosi anche dopo molt.i rumi dalla Ruhìta infiurrunuzio1w tlc•lln t·o rnea. l>el pni'Ì, la cheratite, s ia isolata, s ia, e l'tl<'~.:li<>, uni~~ ad una blejaroCOI<(Iinntil'ite, può essere un ottimo indice d ello stnto di liniati:<mo o di snofola o di eredo tubercolosi dio! paziente, in ispecie so bambino o giovnnNto. · L'irite può esl'ere indico di ::.iillido, di gonorrcn. di renrnat,i::.mo, di t.ubeJ'COlosi, di dialwte, srpsi orale, ecc. e, secondo le s ue m o<hllirà, mett,e il medico sulla buona pi:-;ta e gli pern•ott,e cosl di fare una dit~gnosi e,.;ntta. B poicbè Fiomo a parlare dc iJ'iJ·iòe, diremo come sitt. importante la semeiologia della pnp-illa. :r\ell'iride si hanno due mu~oli antagonisti, uno costrittore dHIIa pupilla, innervnt.o dall 'oculo motore, ed uno rlilnt.tltot·e, innervato dal simpatico. L n, pupillo,, dunque, rP$ta dilatata pe1· pnm)il';i dell'ocuJo motore alle origini o H CI suo decor,;o (ofl>lhnoplegia nucleare, polioncefalit{} s uperiore, tumori, me u.ingiti btt.:.;ilari, mn latt,ie doll'urbitu), midrias-i JJCtml ittiw.; o pot· affezioni che irritano il c·entro ciliospinale d el midollo o il simpat.ico (tumori int.rat.orMici, aneurismi ao1·tic i, tubercolosi dell'apice di un polmone (se!-'110 d i Sergcnt) o delle ghiandole ù el meùinstino, tube,•colm;i inizi1Lle (se~tno di Destré), polmonit,e o pleurite mono-lat.erali (Sf'!(llO di Chauffard e Lae derich) - midriasi irr'itatit-a o spasllica. Ptu·e tle llo st.e:;:;o genere lt\ mid.riasi da eccitazione psichica (spa,vento), da riflesso wldominnlo (coliche, ehnintin,-;i), quella d elle co nvuls ioni eclampsiche, epilet.tiche, i-;t,eriche, dello stato di catalessi o di sonnnmbulismo provocato (buon segno per distinguere la opile!lsin. r enle dn.lla sin1ulata), da avvelenamento con acido cnrbonico, cocninn. Pcc. (.Ferrio ). .Xe i Lambiui con conv11Jsioni la pupilla di latatA. fa propendere, nella diat.rnosi, pN· l 'epilessia; la contrn.ttn, per la meniugite. P1u·e n ei bambini, spesso, una pupil la dilatnt~t è segno di elmintin..'ili. Il Camper diceva che dall'esame della sola pupilla Jnidriat.i<'lt d iiii!IIOstica ,.a un idrocefalo. Dilnt>~zione della p u piUn si verifica pure in alcune int.ossicaz oni (atropina, h el ltldounn., daturinu, duboisina, ioR<'iamìna, ecc.) in tutte le fasi wrmina..li di fonne ccrebr11li o qualo reazione al d o lo re (st>gno di Becht-erew o di Parrot). Lu. midrùuti ali<'rnn·nte, ora ÌII una ora n e ll'alt.rn. pupilla, si ha nel! 'epilessia dopo I'occos:;o; se ò uni ta a rij!id ità, è s<·guo di tnbe o di pt.H-alisi p rogressiva. Come si ha una n1i<ll·iusi p•tntlitica, s i lm p11re una I/I.ÙJ$Ì paralit•i ca lu qualo riconosce per causa. tutoo lo afTcz ioni <'Ile led ono il centro ci lio-spinale del midollo
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(traumi n ella. regione cervicale, s iringomielia., ema.tomieli.a., mieliti, tumori, ecc.) o che compromettono la conducibilità del simpatico (paralisi radicolari inferiori rlel plesso brachiale, fe rite del collo, tumori d el mediastino). Si ha poi anche una. miosi irritativa o trpastica tutte le volt.e che si verlfìca. una irritazione dei fi letti del ne1·vo oculo-motot·e comune che si r endono nllo sfin tero irideo. La miosi si verifica. in numerosi avvelenamenti (aco11itina, digit,ltlina, eserina, muscarina, nicotina, oppio, pilocarpina., santonlna, ec•c.). In condizioni normali, e.;;istono quatt1·o riflessi pupillnri : il riflo.•>1~0 alla luce, il riflesso a.ll'accomodmdone, il I'Ìfle.«.c;o agli stimoli >"C'n><orinlì e il riflf"f'SO ps ichico; I primi due conducono alla miosi, i S('condi due alla midria.«i (Frenck). Le pupille, miot.iche o non, cho non rea!!i"cono alla luco ma rengiscono all'accomNlazione - segno di Argyl Robertson - sono sintomo quasi pnt.op10monico di sifilide cerohrnle o spinale. Es.'-O è da nlcuni attribuit o ad una in terruzione delle vie a'l.'<ocintive fra i centri ottici primari e il nucleo fot.omotore del 30 JJttio. Dal Babinsky è attribuit.o a lf';.;ion1 d el 3o paio nella sua porzione intrnmeningca : dal Marina a le::.ione del ganglio ciJiMe. Si ha poi il segno di Argyl Robertson invertito e cioè la perdit-a. d el rifl f'sso all ' accomodazione co11 la persisten;-.a. d el riflesso n.) la lu ce. Tn.Ie segno, piuttosto raro, s i verifica nella sifilide. nc:-lln encefnlih'. n ella m eninl'(it.e ba..;ilar·e, n ella mielite, nei tumori dei corpi qio.<il·ig('mini, nf'llt\ difterite e in ce1·te int.o!'<sicazioni. La reazion!l parado.ssa, e cioè· la dilut.azione a lla luce, è ta.Jvolta sogno di tabe (fenomeno di Obersteiner e Bechterew). Si può aver perdi ta di t1~tti i ri/1! .i.9'i d ella p11pilla e ciò per pttralisi doLio sfìn· te1·e irideo e del muscolo ciliare; i muscoli estrinseci dell'occhio non sono colpiti. La. sede della le!'iione è, in ctucsti casi, n el nucleo dell'oculo motor comw1o; il fe· nomeno è in generule \milatcmle e si v er1f:ico. >"oprattutto n ella sifilide e talvolta anche nella dift.erit.e, tr·aumi, ecc. U'tuz m.iosi con abolizioM dei ri(/f'.•.~i alla luce e rdla accom.Q<lazionP si può aver·e per stimoli .abnormi dello sfìnte1·e h·idco nella paralisi d el muscolo dilatatore della pupilla, per encefalite acuta, asc:es...:;o endocranico e Jleoplasma, purchù lu. lesione irr1ti, ma non dist.rugga il centro d elln convergr'oza. Una rnidriasi con abolizione dei rifle~~si alla Luce e alla ac.comodazione si ho. per irrita.zione del simpat.ico cervicale ; esempio : pe1· aneurisma aort.ico o in malattie mentali, quali opiiPssit>, manìa acuta e catales"i. . Quando in una ~rave lesione del cranio osserviamo tale dilatazione pupillare unilaterale con immobilità e !lPn7.a rf'nzi one nlla luce, ciò stà. ad indi('are (Holmann e Schott) un v ersamento extra-dumle nd andamento progrC>ssivo. ]"<; de;;..:;o un sin· tomo fugace, che va cercato con diligonza. avendo grande valore p e1· tm int-ervento; giacchè si ho. la midriasi dal h<to della lesione e ctuinrli ci indica il luogo dove esiste il versamento sulla corteccia cerebrale con pressione onJocrn.nica. L'anisocoria è segno comune di sifilide nervos(~ (tabe, pa.ralisi progressiva) o di affezioni centrali (meningite, tumori) ; si può anche verificare in molti dei casi sopra.enumerati, quando le lesioni co lpiscono un solo Iato (glaucoma., n evralgia del t r igemino, a,ne\lrisma aortico o carotideo, ecc.). Essa. si ha talvolta nel morbo di Friedreich, nol]a. ipertrofìa ostruente dei cornetti nasali. in cui si trova. la pupilla pitl aro pia o più ristretta. dal lato della. lesione, rispettivamente per eccitazione o paralisi d ei rami del simpatico che dila.· tano la pupilla (Ferrannini). QuesW. anisocoria. può essere provocata o resa più evidente istillando nell 'occhio una. soluzione di atropina all'l % o di cocaina. al 4 %· Il F el'Tannini, nel suo ottimo trattato di semeiologia medica, osservt\ che le ineguaglianze per ripercussività. simpatica (segno di Roqne) si esagerano n ell'oscurità. e si attenuano o scompaiono alla luce; quelle s intomat iche di lesioni nervose centrali, al contrario, si esagerano alla luce e scompaiono al buio; le prime, egli dice, sono h;olnte, le secon· de si associano ad e.<;ofta.lmo, dilata.7.ione d ella rima pltlpobrale, ecc.; possono e."Ssere di f orma ellittica col ma.<;Simo diametro trnsver:<ale o<.l obliquo (segno di Be1·gor). Una pupilla di forma cn"ale è spe~so indizio di sifilide o di malattie para.">ifilitiche o di glaucoma; a forma di trifoglio, di sinecbie dell'iride da pregressa irite sifilitica o .reumatica, ecc . •. L'hilpp!UJ o atetosi pupillatre, consistente in una ritmica. dilatnzione e restringimento.della. pupilla per spasmo clonico d ello sli.ntere pupillare, è un segno. raro
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OCCH IO E MALATTJE OE:SERALI
e può d ipendere da sclerosi a p lacche, e, se da un solo lato, da emonagie d ella corteccia, da, tabe (periodo preatu,::;;<ico) da paralisi d el 3o paio in via di guarigione, da epilessia, da meningiti acut-e ecc. In soggetti iperemotivi con lesioni apicali si può avere midrin.c;i n ell"inspirnzione e miosi n ell'e;:;pirazione (Hippus respiratodo patologico di ::;i!-'llor,el li). Spesso i d.i,.;ordini pupillari (ine_guaglinnza,, S<'gno dl Argyl Robertson. ecc.) s i troYmlo ussocitlti con le;;inni aortiehe a costituire la sindrome del Babinsky, dipendendo gli uni e le alti'<' dnl\a si!ilide e r.oppresentando spesso una forma ìncì· piente o fru:;ta Ji t>tbe d o J'>">IIe (Ferrmmini). HicPn.:an<lo il segno d i l-l eryng in un malato di sinusit.e purulenta (introducendo in bocca unn lampadina elctt,rica., si n ota che il lato nffetto è il più opaco) s i nota talvolta un riflesso rossastro d ella pupilla dal Ialo sano (segno di WohsenD avidson). n sintomo di Wc.~!plwll Galosfli, e cioè il r t•stri.np:imento pupillare mentre il bulbo ruota in a lto, n.Jiurchè s i fa chiudere un occhio e s i impedisce col dito l 'abbassarsi della pul pebrn s upcriot·e, ment,re avviene il contrario cessando lo sforzo di cbiusura., ò se,;,rno eli tabe o n eurit,e del terzo paio. Nelle roeuingiti e n ella spondilite cervi cnle , la pupilla s i dilata. quando l'infermo flette la testa (.ç('{/?W dcll'an ti (fessione del ctqJo o fen01'neno m?teo-midriatico di Platau); secondo Squires invece, si dih1-ta n ella retroflessione e si restringe nell~L a.ntiflessione (sOf!no di l:ìquires). n Cltrdare lli non dava p erò troppo valore ai Segni pupillari e d iceva : « L a. pupilla è sottoposta ad a zioni cent.rali e p e•·iferiche ; tutto opera s ulla pupilla: il coito, l'eccitAzion e v ener ea, la tendenza al sonno, i pensieri trist.i, t utte le M;Ìoni m orali e fisich e. Come dunque dobbiamo rit.en ere per criterio diagnostico, lo stato di un organo co::;l facilm ente mutilbile ? Contentiamoci di alcune idee e null'al t ro n. Fattore eli lesioni octùnri, quali ani.soccria,, a.stenopia ed anche ipertrofw follicolare clelia congiuntù·a clell'oochìo corrispcmden.te al polmone offeso (secondo il dotto r ~fm-.zola d ella Clinica Pale1mitana d el p rof. Lodato), è la tubercolosi, specia lmente ne lle fonne di meningite d ella base. )\ella me11ÌJ1gite tubercolare spinale, si ha miosi spaHn1otlica e midrias i pantlitica. La nefrite ed il d iabete d evono sempre sosp ettarsi quando c i si trova alla p resenza di cnsi di indebolimento della t>i.sta e cJ,i cecità per CCLteratta dcQpo i :50 anni. (cateratta d ia b et ica); oltre le conosciuto e vere complicn.-.ioni oculari d el diabete; si h anno (1'er'rien) dei J>iccoli segni oculori che pos,..;o uo m et tere sulla retta vii\ n ella. diagnosi d ol ùù\bete. Prima d i tutto, d elle moLli(ìwzioni s-ttbitaneedella accomexùlzicme ad esempio, un a presbiopia precoce o una paralisi e talvolta pa.resi della accomodazione, che impedi::;cono al paziente la lett,ura d1~ vicino senza l'aiuto delle lent i biconves><e. P oi s i p os::.ono t'tvere delle mo(li(ìcazioTIIi della rejrazùm e: ipermetropia latente, ad esempio, r es11:>i mnniJcst,a ad \Ul trut.to p er la soppressione o la diwinuv.ione d el potere aocomodativo. Altre v olte, iuline, s i ha _l'uppitrizione di \.ma miopitt, dovuta a.JI'aumen tntl\l r in frA.n!Zenza del cri"t aJJino. E il cominciamento questo ili quQl c he SMà in seguito hl- catcrntt a (d iuhotien ), la quale in un individuo non. aucora ginnto al la senilitl\ mulLe volte riclti ttma l'attenzione clol malato e ci(>]mf'dicCI (in n ltl·i casi snrà un prurito o un eczema o una furuncolosi) e fa riccrcttro la glicusurin e diag'no,.ticnre un diahote asso lut,a mente insospctt.ntu fino nlJora. ~ht dove l'esame Ot·uhtre può vernmPnte d n re il modo cii fu re ott ima diugnosi di l.I1Rla t tie che po!<.-,ono es,;ero, como 1li,::<i g ii\, aucorn. ignontte non solo dul médico ma bNI><i da l pnzit.·uto s t C':<:;O, ò 1wllo nH<'nnioni dell'occhio come or~nno di senso : debolczzn visi \'a, coroiclite, coroidoretinite, cecità tmns itoria unila terale o bilaterale, ('miauop,;ia, b itt·mporale wl omonjn1a, cecità persi,.;teute, neurorotinite, ntwfìn df'lln p>tpilla ottica ccc. ecc. In qu c;;to forme, le piò l!ravi d ella patologia ocula re . si dovo C<Jrt:t\1'1! per lo più Cùli'lo caUSA dit•etti~ od indiretta uult pròg1·csst\ infezione sifìlit.ic-n.. ~ino la miO'pia, secondo .1-l.me Donault Toljeses, può esser e det crminalfL daJJn luo. Certo è che la sifilide, qnando bon o si vada in fondo nelle rice r<:he nll ttmne;:;ticlw, ha sempre una pal'te propond crante n elle cheratiti, n elle i1-iti n ollo iridociclit i, nello coro,irliti, ndle u1·eiti (glncuoma e miopia), n elle retiniti , nella nn·rile ottica, n eli'atro(ìa della papi!la,, neilt~ zona oftalmica,, ecc. ecc. In un qum"to e flllo. in un terzo di casi p er cecità, si trova come fattore la s ifilide (dott. J. Da-
OCCHIO E ri~u:r).
~Al'TIE
GJ-:1\'ERALT
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Sicchè. fino fl() un certo punto, po~<Jono considE'•·nr;;i come ttn qunkoAA piì1 di UJ1l"l Remplice e pantdossnle boutade ft·a.nccse, le pstrole di nn medico umori:;ta. d i oltr' Alpi, che sintetizzano il trattamento di urtft ambliopia. nE'Il ~t seguente mun icrn : ~ J 'etab lis e xactem ent la réfrnction du malltdrs; si je ne l'•tmélioro prl."! pn.r· d"" verre.'<, j'examint> !es 11rines; s'il n'y a rien. j e lo mets A.\1 mcrcure ». ~aeit .~emplicismo porroto t\ll'esagerazione, forse, ma. non s i può ncgargli un g ran fondo di verità., come prova il dott. D elO(Jé quando affe1·ma: ~ l'oeil est pcnn· la syphil is un tempie priviligié, locus poeni.lentia(' ..... c'est cette infPction qui de la nuis."'tl.IICe à. l 'ti).{o m;Jr et de l' Àj:re m t:r au tornbeau est. ln dispensatt·ice i.ncgnlable de toutes l(~ affcctions oculaires n. Le mosche volanti sono frequente sintomo di malattie generali debiliLunti {n· nemi a, tubercolosi ecc.) Un r estringim.ento COtlcentrico del campo visit·o con invcr.:;ione pci colori, con variabilità di ropert{) e spropor1.ione fra il campo e la facoltà di o •·ien tarnento vi.sivo, s i riscontra sp<I.«Sò ncll'istt>r·ismo in cui, pure, talvolta. si nota <'ha il cAmpo vis ivo pel rosso s i allHrp:a fìno acl o ltt·epnssllrC quello di t.utti g li a lt ri colori . In quest,a. nevr·osi si può avere onche polk>pia coml>innta con mi.cropsil~ o megtdop.~ia m onoculare (fenomeno di Parinaud). Nellft nevrosi traumatica, spesso, il camTJO visivo misurato dalla l)Criferio, al centr o ri esce più ampio d~i <tuando s i misltrll dal centro aUt~ periìeria {segno di Foer.13ter). Un campo ,·i.-.ivo por uno stesso colore che riesce piil ristretto in 1111 secondo esame fatto subi t<> dopo il primo, e ciò per facile e.<>aurimento della acuit;i. v isivs, è segno di n evru.<;tenia (fenomeno d i Wilbrandt). Un restri.ng imento del campo visivo a seltore si h a n ell'occlu sione di un gn'sso ramo dell'art.eria retinica. . L o 8('0toma cenltrale (lactma o scot<>ma. negativo) o la aboU::iOtl.l.' clelia jt;Jcoltà 'Visiva per i colori, specialm ente r osso e verdo, sono reperto ' can~ttet·ist. i co d ella. nevrite cronica. retrohulbare e uell'avvelena.mento cronico per alcool o nicotina. Scotorni cenltralti assoh1ti si hanno nella sclerosi a. p lucche, e talvolt.a nell'emicrania. 'Quando si trovi all'csrrme ofto.lmoscopico umt neurot·etinite e ptzpillite d.a. 81a~<i possiamo diagnosticllre w1a affezione cerebrale e, noVNlta.<~ei v o lto su cent.o, come afferma il Ca.rdn1·elli, un neoplnsma do! cervello, sopra.tutto ne lln fossa CJ'anic•• posteriore {cervelletto) o alla bMe, e si pot.rit anche detcrmÌJHIJ'O la t1ntura maligJHt {sarcoma.) o benigna. (gliomA.) dal decorso pit1 o meno rapido della papillite. .l!:ssa. può •·iscontrarsi poi'Ò, anche ncll t~ meningiLe sclerogommosa dell~1 buse ed anch e in ogni altr a m oni.n gite (nella tubercolure si htllmo anche, tolvolta, t ubercoli nella coroide), nell'idrocefalo cronico, nell'ematoma della, du•·a madre, n olht trombosi dei seni e n e ll'ascesso cerebra le ; eccezionalmente, Anche n!'lle infezioni e intossicazioni generali (saturnismo) e nelle affezioni chinu·giche dell'orbita e dei seni delh~ faccia (unilaterale) (Fer·rio). L'atrofia del nervo ottico o at-rofia della papi lla, per lo pii) ci ftt pcnsnre n Ila tabe {atrofia grigia), e a.Uora la lesione è quaRi Sf'rnpre bilatC'rule; ma può trovarsi anche nella sderosi coreln·o.le, nella. ndrite, uel diabete, in a lc11Hi tumori che hunno r apport<> col chinsm11. df'i nervi ottic i, in avvelcnomc•nti da alcool e da n icoti.v li;questi casi essa ò gcnernlmcnte parzitile). Caratteristica. è pure l'atrofìtt JcUa pupilla ch o si ha. nella itliozia fnmi liare tunau rotica o mah~ttia. di Tny Snchs (l<'enannini). L'em·iopia o emianopsia bitemporale •p erm<ntent~ è carattcrisHcn rlcllo lesioni del chiasma.. Causa. hoqucnte di essa. è l'aumento dd conte1111 to d P.l ll\ sel la turcictt per tumori dell' ipofisi; talvolta. si tratta. di es><udllti f' ifi litiC'i, idi'Occfnlo d<>l t(lrzo v entrieolo {e allora s i bastasi), a.neuri>:m i, comprossion.i <.la fratture tiella ba;;e ; l'entianopsia omonima ò d ovuta alla. i.ntcrrnzione d1' ll>\ via otti<'a. fra il ch ia;;ma e In. corteccia visiva ; posteriormente quindi a l chiusma (esempio : ascesso cerebrale otogej[,J~omb) . . . l' . . f . . . _. . . .. a 1~opw. e amauro.n sono scgnt requenttR~Jmt (11 tnt<>;:;.<;•ra.zTone et•1tca o n.icotinicn o da piombo, chinino, arsonico o da urornia; ttdvolta. d ipendono da isterismo, specia lmente se hanno come cnmtteristictt lf~ fugac ità e l'iucost.anza.. Nella nefrite si ho, spesso la. retinite albwminuricct (segno c..li Ounn) e nell'uromia. una. sro~urosi senza lesioni visibili del fondo, di prognosi fausta qualora cessi l'in ~ toSSlCl\ZlOOe. 1
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OCCHIO E 1\lALAT'l'JE GENERALI
Cecità totali t.ransitorie s i hanno nell'intossiC"..a.zione uremica., nello spasmo delle arterie della r etina, ecc. Cecità unilaterali inprovvise si p ossono avere nel distacco di retina, n elle embolie o t rombosi dell'arteria centrale della retina, nelle lesioni del nervo ottico consecutive a fnltture della base, nelle compressioni di esso da emorrngie o dilatazione dei seni nasali, nella nevrite retrobulbare, ecc. Discronwtopsie acquis ite, si hnnno n<'ll'intossicazione nicotinica. Discromatopsie, emianopsie, scotomi, sensazioni subiettive e modificazione dei riflessi si hanno nella commozione cerebrale. La xantopsia si ha nell'itterizia e nell'avvelenamento da santoniua, rùtrito d'amile, cnnape indiana, acido l)icdco, ecc. Sensazioni abnormi. di aument.o o tli diminuzione d i volume s i ht\nnO nell'epiles· sia prima dell'accesso e in mn.lattie febbrili. L'emeralo7>ia si lHt uell'avvclcnarn.ento da ttlbacco. La nict<tlopia si ha atwhe nell'avvelenamento da chinino, nello scorbuto, ecc•
•** Se voler;si, ad una ad una, prospetbare le malattie ocula ri esterne ed intei:"ne, ricercandone nell'or!!anismo it1tero le cause che le possono avere d.e termioate, o per metastasi o per infezione o per continuità o contiguità. ùi processo o p er compressione di nervi alla loro origine o du ,·ante il decorso loro, o per intossicazio ne, o per aumento della pressione cerebrale, ecc. troppo lungtt d ivex'ITbbe questa. mia semplice rivista. !itLrav"'n;u l'tt<ua.turni>~. pttlologicfl. u l'ofta lm<'io.tJ·ia, che nqn ha la. pretesa. di dar fondo
all'importante argomento, ma che vuol13 soltanto dimostrare come dall'esame accura-to dell'occhio e de lla sua funzione s ia pos~ibile scopru·e ttna. malattia generale medjco chirurgica, la quale n ell'organo eccellentissimo del divino Leonardo, ba una sua più o meno gL'A.Ve riperc u'5sione. Ma tutt.avia non do! tutto ozioso sarà stato il m io dire, se riuscirà a convincere l'oculista. ed il medico divenirsi scambievolmente in a iuto, mettendo a p rofi.tto ci11SCtm.o di loro le COf!nizioni peculiari e la pra~ tica. abilità dell'altro per giungere così più facilmente a quel concetto diagnostico e.~atto e chinro, che a l suo curante viene a chiedet•e, per la propria salute e per la pt·opria vita insidiate dal m a le, il povero scmo di Adamo. Così soltanto, coll'unione cioè delle cognizioni generali del medico chirurgo pratico e delle spocia.li dell'oculist.a, si riuRcirà a 01~rare e guarire la parte a11~malata, come diceva. Socmte a l giova ne Carmide tremila anni sono, giacchè il voler guarire, ud esempio, la test4 sola indipendentemente da tutto il 1·esto del corpo è un'assurdità.
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NOTE DI
IGIENE PRATICA
LA PROFILASSI DELLA FEBBRE ONDULANTE per il dott. Francesco Plvettl, maggiore med ico
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Con la denominazione di febbre ond-ulante s'intende oggi quella malattia infettiva uma.na che comunemente suole essere c·hiamata febb·re di MaUa, febbre mediterranea, rnelitense, setticemia di B-ruce, ecc. n nome è sta.t.o recentemente proposto da un Congre:;so Internaziona.le allo scopo d i evitare facili confusioni derivate in special modo dallo denomina.zioni a base geografica. n Congresso ha. voluto dare il nome di febbre ondulante all'infezione, non proponendo una denominazione nuova, ma riferendosi a quella che nel 1897 fu già proposta da Hugues (jekis und1dans) come la sola che potesse caratterizzarè 1ma infezione, che evolve irregolarmente e in modo speciale nell'andamento della febbre. La profilassi della febbTe ondulante è eli grande importanza; essa interessa tanto l'uomo, quanto gli animali, e specialmente i caprini, che ordinariamente ra.p presentano un serbatoio naturale del vir1t8. In base a ciò, essa viene divisa in due categorie distinte: la prima rappresent~tta dalla. profilassi u?nana, che a sua volta si suddivide in profilassi ùulividuale ed in -profilas~ti collettiva, e la seconda dalla pt·ofilassi a.nimale, chiamata anche veterinaria. Accanto poi alle due pròfìlassi, si ·ha quella generale, rappresentata in linea di massima da tutte le norn:J,e igieniche da prendere insieme, allo scopo di circoscrivere qua.uto più è possibile i contagi tra animale ed animale e tra animale ed uomo. · l 0 PRoFILASSI u~rANA . -
Le norme che regolano questa profilassi sono strettamente legate con i dati etiologici, e più specialmente con quelli epidemiologici. L 'epidemiologia ci fa conoscere infatti qua.li siano i vari modi di trasmissione del germe specifico, che in seguito determina l'infezione nell'uomo. SaJJpiaroo che la trasmissione principa.le è data dalla. via alimentare, la quale nella maggior parte dei casi può determinare da sola l'infezione ; non bisogna tuttavia dimenticàre un'altra trasmissione non meno importante, e cioè quella che può verificarsi a.ttraverso la via cxtra-alimenta1·e, che anch 'essa è degna di attenzione. L a trasmissione per via alimentare avviene quasi esclusivamente per i:nezzo del latte di animali infetti, dei derivati di essi e delle verdure crude inquinate dal germe specifico; quella per via extra-alimentare si effettua
Nel pubblicare questa nota delL'egregio collega dott. P·ivet.ti, la quale tratta ura. argomento di grande interesse, e lo tratta con grande diligenza, jacc,iamo qualche r iserva su tamni punti , come quello dei rapparti tra Br. melitens·i8 e Br. a.bortus. -(N. d. R). 4 -
Giornale d i medicina militare.
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LA PROFILASS I DELLA. FEBBRE ONDUL.urrE
invece attraverso le tonsille, la faringe ed in generale attraverso le diverse mucose (buccale, nasale, tracheale, congiuntivale, genito-urinaria) che possono venire in contatto con polvere o comunque con materiale inquinato. La trasmissione può anche verificarsi per inoctùazioni accidentali o per punture d 'insetti (mosche, zanzare), e consecutivo grattamento, che consente la penetrazione del materiale infetto, trasportato necessariamente dagli insetti stessi, ma sopratutto per mezzo delle urine dell'uomo o di animali iniett-i. I portatori sani, i quali non presentano alcuna sintomatoJogia speciale, ma. solo reazione sierologica positiva nel loro sangue, ed eliminano una grande quantità di germi con le loro urine, sono quelli a cui si deve rivolgere speciale attenzione per cercare d'impedire il contagio cosidetto in· terumano. a) P1·ofilassi in!li!viduale. - Nelle località in cui la febbre ondulante regna endemica, la prima misura di profùassi che s'impone, conoscendosi che la capra rappresenta nn grande serbatoio di 'l/i1-us, è quella di non usare in alcun modo latte crudo• .A Malta la febbre onduil.ante scomparve quasi completamente tra i soldati inglesi della guarnigione, allorquando il latte crudo venne sostituito con quello bollito. La verdura dovrebbe consumarsi cotta ed i derivati del latte, formaggio fresco e latticini dovrebbero venire soppressi dall'alimentazione durante l'infierire dell'infezione. Un'altra, misura importante è quella di insaponarsi bene le mani da parte di quelle persone, cbt> per ragioni del proprio mestiere (caprai principalm-ente) sono costl'ette a trovarsi a contatto con capre o pecore) che si presume possano essere infette. Sappiamo infatti che i contagi per via extra alimenta.re si verificano esclusivamente a mezzo delle mani, che possono essere comunque inquinate dal germe specifico il quale- oltre che nelle urine degli ammalati e dei portatori sani -può trovarsi anche negli ~ffetti Ietterecci e nella, biancheria sporca usata dagli ammalati, come anche nella polvere dci locali in cui sono custoditi gli ovini. L'·epidemia descritta da N eri, Antico e Spigai e scoppiata a Stiava, piccolo paese del Luccbese, prima immune e senza alcun animale lattifero infetto o sospetto tale, ha avuto la sua origine a causa della biancheria maneggiata iiD})unemente e senza alcuna pratica di disinfezione dai familiari e dalle persone del vicinato, che assistettero un infermo affetto da febbre ondulante. Il portatore sano, a causa del numero ingente di germi patogeni che elimina con le sue urine, deve considerarsi come un individuo ammalato e quindi si rende necessaria un'accurata disinfezione dei suoi escreti allo scopo d 'impedire al cosi detto tipo ambulatmio, di propagare l'infezione. Alcuni consigliano come misma profilattica l'isolamento degli ammalati; tale misura - intesa nel vero senso della parola, - non è però nece:;saria, nì.1 opportuna, in quanto che la febbre ondulante non rappresenta una, iniezione a tipo contagioso. Piuttosto, quando il pubblico si sarà convinto di tutta l'importanza delle semplici misure profilatticbe sopra accennate, ed avrà. messo in pl'atica· tali misure, solo 'allora si potrà avere la speranza di vedere sempre più. circoscritti i casi di Lebbre onuulantc.
LA l'.R.OFILA.SSI D'ELLA FEBBRE ONDULANTE
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L 'applicazione pratica di tali norme elemen ta· i di profilassi (insaponatura delle mani da. parte degli individui che sono stati a cont,atto con animali o persone infette, d isinfezione degli escreti dei portatori sani) può riuscire relativamente facile nel nostro ambiente militare; assai p'itl difficile invece essa si rende nel popolino. Orcorre a llora ricorrere ad una assidua opera di propaganda igienica con couferenze popolari, con cinematografie, con opuscoli scritti in forma chiara ed dementare per potere infondere quella coscienza igienica necessaria. non soltanto nei riguardii della febbre ondnlaote, ma. bensì di tutte le a.ltre malatt,ie epidemicocontagiose. Un'alt a misura di profilassi potrebbe essere quella di praticare, specie durante un 'epidemia, la vaccinazione prev entiva con i vari metodi oggj in uso, e di cui sarà detto più dettagliatamente in seguito. A prescindere dai .risultati più o meno attendibili, questo genere di profilassi - che potrebbe essere praticato b enissimò neu·illsetcito - all'atto pratico inèontrerebbe però nella popolazione una caratteristica ostilità. Ma, oltre a quanto è stato detto, non bisogna dimenticare mai di rivolgere speciale attenzione ai labora.tori scientifici, in cui si la,vora con culture virulente di micrococco melitense o brucella meliten&is, come oggi si suol chiamare, per distinguerlo da bnt.eella abartus, ed in cui spesso per ragioni di studio si è in contatto con animali sperimenta,lmentc infetti. In queste evenienze bisogna applicare una profilasl)i molto intensiva, perchè i casi d 'infezione non sono infrequenti e talvolta sono stati cosi gravi, che qualche sperimentatore ha perduto la vita. B1Lrnet; che è in qualche modo fautore della vaccinazione preventiva, impressionato della frequenza delle infezioni di laboratorio, per quanto faccia applicare tutte le misure profilattiche atte ad impedire il contagio, fa obbHgo al personale tutto di laboratorio di vaccinarsi almeno due volte l'anno. La pratica della vaccinazione doVl·ebbe venire estesa in tutti i laboratori scientifici, ove si studia sperimentalmente sulla febbre ondulante. b) Profilassi collettiva. - È anch'essa assai importante, perchè mercè questa profila,ssi si viene ad impedire il contagio nelle grandi collettività (caserme, carceri, educandati, orfanatrofì, ecc.), specialmente nelle regioni meridionali (bacino del 1\:l'edlterraneo), ove l'iniezione è alquanto estesa sotto forma endemica. La febbre ondulante, malgrado il suo andamento apparentemente benigno, è da considerarsi una forma infettiva molto più grave di quel che non si creda ed in special modo durante lo svolgersi delle epidemie, che rendono invalide molte persone per il hmgo -protrarsi della malattia. L 'obbligo della denuncia che provvidamente dalle nostre leggi oggidì è imposto, permette senza dubbio di fare conoscere alle autorità sanitarie lo svilupparsi di nuovi focolai endemici, cbe daranno agio a prendere quei provvedimenti opportuni, onde evitare il dilagamento dell'infezione. Per le collettività in genere - come la nostra - una misura. profilat1;.i ca di un certo valore potrebbe essere data dalla vaccinazione preventiva., di cui è stato fatto cenno sopra. E ssa doVl·ebbe praticarsi sistematicamente in tutti gli individui, che fanno pru·te di una collettività, qualora venga
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LA l'ROFILASSI DELLA FEBBRE ONDULANTE
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a manifestarsi tra loro un caso di febhre ondulante, e ciò a prescindere da tutti gli altri canoni di profilassi, cui si è accennato. Questa vaccinazione può vraticarsi indifferentemente sia con stipiti di l}rucella m elitensis e aia con stipiti di bmccUa alJortu8. La Commissione pe:r la febbre Mediterranea ha proceduto a Malta a.Ua vaccinazione preventiva di una cinquantina di persone, praticando a ciascuna di esse una o d ue iniezioni: Questa Commissione ha potuto cosi rendersi conto che le iniezioni di vaccino non producono forte reazione nè loca.le, nè generale, e che tutti gli individui vaccina,ti a-cquistarono immunità per i quattro mesi sucee~sivi all'ultima iniezione, mentre tre dei controlli contrassero l'infezione melitense. Nicolle e Co118eil praticarono la vaccinazione preventiva. su tutte le persone che maggiormente erano esposte ai conta.gi, due v-olte in un anno, cd ogni volt.a con tre iniezioni sottocutanee alla. distanza d.i una settimana l'una dall'altra e con un miliardo di germi per volta, ed ottennero un risulta.to, che sembrerebbe soddisfacente. B~wnet all'incontro ha ottenuto ristiltati completamente n·e gativi in seguito alla praticata. vaecinazione. Da questi pochi accenni si de15ume che non tutti gli autori sono d 'accordo di praticare tale vaccinazione, sia perchè la durata dell'immunizzazione non è molto lunga (due dei vaccinati della Commissione suddetta contrassero la febbre ondulante dopo quattro mesi d'immunità) e sia ancora perclaè l'immunità. lasciata dalle v-accinazioni nella maggior parte dei casi cede con facilità alle infezioni di una certa grav-ità. · Quantunque la vaccinazione prev-entiva non dia costantemente risultati attendibili, tuttavia la sua applicazione non dovrebbe però bandirai in modo assoluto, in quanto che essa in determinati casi potrebbe riuscire di valido ausilio. Nicolle, rendendosi conto della riluttanza della popolazione verso questo metodo di profilassi, praticato a base d 'iniezioni vaccinali, ha realizza.to la vaccinazione - e pare con successo - })er via orale. Egli difatti, avendo fatto ingerire per quattro giorni consecutivi cento miliardi, di germi uccisi con il calore ogni giorno a due individui, ed avendo inoculato agli stessi dopo due settimane dall'ultima ingestione di va-ccino, colttu·e mas8ive e virulente di b·m cella melitcnsis, ha potuto constatarne il successo. Questi esperimenti di vaceinazione per via ga.s tro-intestinale dovrebbero e~;sere ripetuti sn larga scala e, se conferma.ssero i risultati ottenuti da, Kicollc, potrebbero venire adottati definitivamente come misura profilattica. Lo stesso può dirsi per q11a.nto riguarda. la vaccina.zione praticata per mezzo d'inier.ioni di vac:cino. II. PROFU.ASSI ANDfA.LE. - La profilas~i animale o veterinaria, è forRe molto pii1 importante di quella sopra descritta. Essa, qualora potesse venire etnca('cmente applicata, ba.sterebbe da sola ad eliminare, o per lo meno a cin·of\cri,·cre l'infezione umana. Però in 1n·atica è rli diJlì.<.:ile attuazione per diversi motivi. Si conosce amdtutto che, oltre la c·apra, cbe rappresenta un vero serbatoio del vinta, a.ltri animali dome:;tir·i possono essere comunement-e portatori di germi, e tra questi principalmente sono da a..nnoveraJ'Si animali di grossa. taglia e
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LA. PROFJLASSI DELLA. FEBBRE ONDULANTE
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ili un certo valore, quali sopratutto la pecora ed in via decrescente il cavallo, il mulo e la vacca. Non si tengono in alcun conto gli animali di piccola taglia, quali i cani, i gatti, i c011igli, i ratti di fogne, ecc., nei quali ·si è constatata in parecchi casi siero-ùiagnosi positiva (Byre), perchè di poco valore intrinseco e quindi facilmente distruggibili. Tutti questi animali, portatori na.turalmente di germi, non presentano sintomi clinici caratteristici che possono pertanto condurci alla diagnosi. Quest'ultima nella maggior parte dei casi viene basata sia sugli aborti multipli e sia ancora sulla siero-reazione, che sistematicamente dovrebbe essere praticata, oltre che su tutte le capre o pecore di una data località, anche sui maschi riproduttori, che frequentemente dissemina.no l'infezione. Consta.tati dunque in un gregge ca-si d'infezione, non potendosi ottenere la gua.rigione degli animali infetti, ne con1>egue che eRsi do·vrebbero volta per volta. essere abbattuti; ciò che però non è possibile mettere in Jlratica per ragioni economiche. Si rende allora necessa.ria una misura profilattica molto elementare, rappresenta.ta dall'isolamento degli animali infetti e dalla disinfezione si-stematicn. delle lettiera e delle stalle. Questo genere di profìla8si a Malta non ha da.to risultati attenilibili. Seconda Cesari tale profila8si è ve.ssatoria, onerosa ed inopportuna. Egli propone pertanto che venga interdetta la vendita degli animali infetti e che il latte e tutti i loro prodotti 8iano messi in vendita dopo la pastorizzazione. In altre parole Cesm"i vorrebbe una collauorazione strett issima tra la profila.qsi umana e quella veterinaria. Tra le misure di profilassi animale vi è la proibizione dell'impoTtazione di animali da regioni infette. La nostra legislazione proibisce l'entrata in Italia delle capre maltesi provenienti dall'isola di ~1a.l ta ; questa misura profilattica, che potrebbe avere un grande va lore, ba una importanza. 1·elativa in quanto è stato ampiamente dimostrato che anche le nostre capr e possono essere naturalmente infette. Un'altra misura di profilassi sarebbe data dall'immunizzazione degli animali mediante la. vaccinazione preventiva, come nell' uomo; ma anche negli animali essa non dà quell'affidamento che 8arebbe ut.ile sperare. Tralasciando di parlare delle immunizzazioni praticate sulla scimmia o sulla cavia, si riportano i l'isultati degli esperimenti eseguiti sulla eapm. Vincent e Collignm" sono riusciti ad immunizzare le capre anche contro l'iniezione endovenosa di brucella melitensis, con tre iniezioni di vaccino sterilizzato all'etere e pra.ticate con dieci giorni d'intervallo. Za1nmit, Nicollo e Bw-net invece banno ditnostra.to che difficilmente si riesce ad immunizzare la capra. Essi sostengono che gli animali vaccinati ed in secondo tempo inoculati da Vincent e ColligMn, per quanto siano r imast:i apparentemente immuni, per quanto alla necroscopia i loro organi non abbiano fatto rileva.re la prN;cnza di germi specifici, non sono tuttavia d a considerarsi come inunuuizzati. E ciò pcrcbè- a loro dire - la malattia quantunque decorra af; intomatica nella cn.pra, pure vi rimane per tempo indefinito, ed i germi pos8ono ritornare virulenti anche due anni dopo di un periodo di latem-.a assoluta,. Ciò potrebbe 8pìegarsi ammettendo anche che in taluni animali un trattamento vaccinale con colture morte può provocare tma compa.rsa e
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T.A l'ROFILASSI DEI.VA FEBBRE ONDULANTE
persistenza di potere agglutinante nel sangue, rendendoli sensibilissimi verso reiniezioni di culture viventi, come è stato dimostrato da Eyre (reazione d'allergia). Tut.tavia dovrebbesi insistere in questa misura profilattica e si potrebbero tentare, secondo IA.t.stig e Vernoni le vaccinazioni iniziandole sui capretti nati da madJ:e infetta, i quali godono naturalmente di una t·elativa immunità ; tali vae~inazioni potrebbero prestarsi ad un rinforzo di essa immunità. A ~!alta, dove l'infezione è data Oi'ch:si,·amente dalla capra, dove il 1erri torio rimane circoscritto e dove l'esportazione delle capre maltesi è assolutamente proibita, si sono tenta,ti tutti i mezzi profìlattici, senza però riuscire definitivamente alla risoh1zione dello importante problema. Si sono avute invero delle diminuzioni nelle percentuali, che nel 1920 si sono ridotte al 5,9 %, dal 14 % che erano nel 1907, ma anche tale cifra deve sempre considerarsi forte. Secondo il Cesari sopra eitato, quando con tutti i mezzi di profilassi messi a disposizione non si rieEce a sradicare l'infezione. dagli animali, non bisogna mai dimenticare eli procedere ad un'accurata polizia sanita.ria., limita.odo i fo colai epidemici, con speciale rigua.rdo alle località dove l'endemia è latente e dove sono in prevalenza le esplosioni epidemiche. Bisognerebbe, secondo questo Autore sorvegliaa:e con grande cura gli spostamenti delle greggi dai centri infetti e segnalare come pericolose almeno le stalle, che hanno ospitato animali infetti, qualora non sia possibile disinfettarle energicamente. Zam:mit pensa che, se le misure profilattiche fossero condotte con tutti i mezzi }lossibili, la febbre ondulante dovrehbe SC'omparire dall'I sola di Malta. III. PRoFILASSI GENERALE. - La profilassi generale allo stato attuale è molto. complicata a causa. dell'impossihilità in cui, sia la clinica che il laboratorio si trovano per differenziare brucella m.elitensi8 'da lmuella abortus. Le epizoozie a.d aborti multipli nella capra e nella pecora dovute a brucella melitensis sono contagiose solamente per l'uomo e quindi abbisognano di misure preventive molto energiche. Le epizoozie invece dovute a brucella abortus, che si manifestano con aborti multipli in altri animali (vacca) sono- almeno per il momentosoltanto contagiose per gli animali medesimi, per quanto da taluno si affermi che possono produrre l'infezione anche nell'uomo. Fino a tanto che non si avra,n no nuovi studi in proposito, che possano defmitivamente risolvere la dibattuta questione, è da ritenersi che l'aborto epizootico delle vacche sia un'infezione di assoluta pertinenza del veterinario e sopratutto propria dei bovini: mentre l'a.borto delle capre e delle pecore dato da b1·ueella melitensis sia un'infezione comune all'uomo ed agli animali e propria degli ovini. È naturale che anche nell'aborto delle va~che si devono prendere tutte le misul'e di profilassi atte ad impedire, o per lo meno a limitare qun.n to più è possibile il contagio, per ragioni, allo stato delle conoscenza attuali, semplicemente economiche.
RIVISTA DILLA STAMPA MIDICA ITALIANA l STRANIERA VTOLA.- Norme
elnnentari di igiene pratica del soldato in guarnigione. (Milano, Tip. Lecchi, 1930).
P er· cnra d el Comando del Corpo d ' armata d i Milano. l'A. ha pubblicat.o un lihricino per i milita1·i di truppa contenente brevi od· elementari notizie di igiene pratica. I n forma. semplice e pinna sono esposte le principali cognizioni sull'igiene della persona, della caserma., del vestiario e deU'alimerltazione e sulla profìlas~i delle m11.lattie veneree, dl'll'alcolic;mo e del tabt~gismo. Queste norme igit>rùche torneranno certament-e di grande vanta.ggio e potranno es.<;ere commentate ai soldati nelle istruzioni int.erne, insieme ai vari r egolamenti.
Il fattore ereditariAJ n ella tubercolosi. (Roma, l'Bditrioe Romani\ medica, 1930).
SANARELt.r. -
Con questo nuovo libro, cho completa la precedente e ben nota opera: Tuber•colosi ed Evoluzione Sociale. l'A. analizza le idee antiche e le vedute odierne sulle dottrine ereditarie della, tubercolosi, ed illustra i fatti p.iù so.lienti di natura patologica e di indole sociale ad t>SS& collegati, mettendo in luce gli insegnamenti chP., nei riguardi del ln, tul>orcolosi. ha. fornito la grande guerrn.. L'A. e.<Jpone, con ricchezza di documenti scientifici e di OS.'3ervazioni pratiche, la controvei"SO. questione della t.ra.smia.'!ione eredit.aria, della immunità e df>gli anticorpi tubercolari, illustrando tutte le nuove ricerche concernenti il virus tubercolare filtrante, specia.lmente nei riflessi della eredi tà tubercolare; prospetta in forma facile e piana le idee attUilli sulla gener;i, sulla evoluzione e sugli esiti delle infezioni e delle superinfezioni bacillari; spiega inoltre il concetto dell'allergia. e dell'anergia tubercolari ed infine sviluppa con grande competenza il meccanismo, il significato e la portflta biologica. e sociale della immunità antitubercolare. Qu0$to nuovo libro dell'illustre Direttore dell'Istitut.o d'igiene della R. Università di Roma costituisce un prezioso a.g~otiornamento delle principn,Ji e pib appassionanti questioni scientifiche e pratiche, riflettenti il secolare problema. della. eredità tubercolare, e perciò non dovrebbe mancare nella biblioteca degli studiosi. GENNARO. -
Disturbi vi.si·vi in alta montagna. (Bollettino d'Oculistica, n. l, 1930).
I disturbi visivi su montagne coperte di neve in riferimento al segmento e.'lterno dell'occhio, varmo da una semplice ipereroia. delle congitmtive ad una vera. e propria congiw1tivite da neve o blefa.ro-congiuntivite insieme. Le lesioni a. carico della. cornea sono tutt'o.ltro che frequenti ad osserva.rsi; la sensibilità della. cornea di fronte al freddo viene ad essere modificata nel senso che essa aumenta. La. sua iperestesia è, senza dubbio, la maggiore causa, se non unica, della eccessiva la.criroazione riflessa.. La. luce riflessa. dalla. neve, quando non dà fenomeni di vero e proprio abbagliamento (fenomei1o questo non molto frequente a. verificarsi), induce in ogni caso un ce1·to e.'!a.w·imento degli elementi senzienti della retina (dei periferici sopratutto), per cui se ne determina restringimento concentrico del campo visivo per il bianco e per i colori ed innalzamento della soglia della sensibilità lurninosa; queste condizioni però scaturiscono più eccent-uate allo stato d i affaticamento. La luce rifies.'la dalle nevi, inducendo genero.lmente uno speciale torpore sul muscolo ciliare, viene ad influenzare sensibi lmente il potere a.ccomoda.tivo
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RIVISTA DELLA S TAMPA :.IEDICA ITALIANA E STRANIERA
nel senso che ne a llunga lA. 11ua. ampiezza. :Ma. un magjriore allungamento dell'ampiezw. accomodativa lo si ho. quando al fattore neve si as.c;omma il fattore fatica. P er la stessa rn):tione, e cioè per uno speciale torpore dei muscoli motori doll'occhio, se no datermina. riduz.ione dei limiti del campo di sguardo, che naturalmente diviene pi~ accentuata nello stato di fatica. L 'e.cut,e:r.za. visiva e In. cromtltica. sulle montnj:(ne copert,e di neve in linea generale sembra che RO ne nvvnntnggino ~>ingolarmcnte. e ciò in dipendenza forse d a lla. nùosi pupilltu·e, doll'optimum dell'intensità luminoso. e della 1ùtidezza. dell'aria, scevra. ùi impur·itò.. Nt1ssun errore scaturisce nella 0!\tttta. percezione dei colori. Ness una inflHCllzt\ manifo.'>tamente a.ppre:r.ztthile ha l'ampiezza del diametro pupillare nei limiti del campo visi,·o pN il bianco e per i colori. Su motagne coperte di neve il sonso della profondità. scaturi~<ce modificato in peggio, e ciò in dipendenza fon<e d~>lla morlifìcazione del potere accomoda.tivo che costituisce uno dci fattor·i pitr essenziali della paralln-ssi bino9tùare. I simpatico-lu.bili rispetto ai va.go -lab ili risentono mng!!'rormente agli effetti dolla fatica in dipendenza dE>Ila. loro calcioemia che influenza insenso acidotico. Fra. i tipi di occhiali di p r·otczione, una preferen:r.n meritano gli L1tra-Hall n. 3, i rtuali, m entre a.<;~orbono una gran pa.rt.Q dei ra~gi chimici, permettono una. visibilità assai nitida. GrACCHI. 1930).
Le tradizioni, delle armi e dei corp'i. (Roml\, Tipografia regionale,
TI Capo dell'Ufficio Rtorico del Comando ciel Corpo eli S. M. ha avuto la felice iniziativa di racco~liere in altrettanti fascicol!ltti le tradizioni delle armi doi corpi e dei servizi del nostro Glorioso Esercito. Queste pagine scritte in forma chiara. ~> piacevole sono dedic~tti ai soldati. I.a storia del Corpo Sanitario vi è riassunt.'\ mirabilmente con le sue grandi benemerenze in pace ed in guerra.
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Zaùlo natante • Sandig • (Heeresrochnik, n. 12, 1929).
Molto incresciose sono lo perdite per annegamento, che sempre si verificano tra le truppe nei pr~.-c;~n.jl~i doi corsi d'acqua. P er evitare questo inconveniente si usano adottare dispositivi diversi, ma. fra tutti sembro. riunire il maggior numero di vo.ntn.ggi lo mino na.turo.lo Sanding. Esso costituisce un mezzo di salvataggio sempre a portn.ta di mano e sempre in efficienza, senza biso~no di una preparazione preventivi\ (gonfiamento), e senza pern.ltro appesanti re l'equipaggiamento d ella truppa. Esso infatti sostituisce lo zn.ino ordinario, da cui poco differisce nell'aspetto esterno e nel peso. È costituito dA. una larga fascia. imbotti t .\ di una sostanza, di cui per·ò non viene indicata. la natura, alla fRccia intorno. d ella f)Uale per mezzo di bottoni e di linguette si possono applicare tre ta.<>che che contengono il corredo e il munizil)namonto. Arrotolata la fascia, questa si può portare sul dorso, mediante spniii\Cci, come un comune ze.ÌQI:>. Apposite cin~tlùe di affardollnmento servono per assicurare all'esterno altri oggetti dell'equipaggiamento. Quando il soldato debba improvvisamente entrare in A.Cqua o cadervi accidentalmente è sicuro di ('f:l<or sostenuto a galla: basta che egli cerchi di tenere il busto eretto e m nova lo 1:(1\rnhe come se dovesse cnmminn.re, onde mantenere l'equilibrio; ciò che uol rosto ò iRtint ivo. Delle corre~r~tie impediRcono che lo zaino. gaUe~t Ria.nrlo, vada a contmstn.ro dietro la nuca eli chi lo porta: questo è un impiego por così dire oocasionale dello zaino. Quando invece il sold11-to sa già. in precedenza di dover attraversare un corso d'acqua importf\nto (truppe d'as~<alto) o di dovervi rimanere qualche tempo (truppe d el genio per costruzione o distruzione di ponti), allora egli toglie e svolp:e lo :r.aino, distacca le tre borse d ella fascia, il che si può fare in un attimo, e cinp:e la fascia alla vita a ,:t\riSA. di salvngente, in modo che il bordo superiore non oltrepassi la. ba.c;e del petto. Lo zaino in questa. posizione sostiene il soldato molto fuori dell'acqua e gli permette di rimanervi anche parecchie ore, di lavorare e di fare uso, all'occorrenza. d elle proprie armi, ciò che non è possibile nella posizione a. spalla.
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Qu us t•J mezzo di >ltth•ntn~d u, n l tre i vat af n)!~i ,;o JH'H cit'n~ad'i. r·rH &Sl' I'\ 'H lu >:!WL dlieÌtlfiZIL nu che >:Il' t't•lpilo du ::.d l<'Lr!!•' u p allu t tu le. l't\.~a c h o non :-;i ,·e rifir·n coi soliti mezzi ad MÌtl. protcl!!ft' il r.;o ldnt.o dtt i pmi<' tt ili c pr·r lu s u . l sollic·o imhot.titur'lt non produ•JO fìitCCitf,llJ·e nl dorso d el soldutu. nn che sc lo zui11o è lll<1lto pe:;ttnt.e . Lo :t.ttino " l:i>tndig " si JWCstH flll clte >t p:tr'Eit·c lai t~ utilizzuz ioui :;ecomlar·ie, quuli , nd escm pio: come barella IH't' tmsp orto de i feriti, qun.ndo vi si applicano ai lati dei p!tli, stnnglao e simili. o ppure come 1€'ttiga gHIIrguianto UC'ct>p· pi11.ndo 1111 ~>econdo zaino da servire come cu;;cino p er il ferito; come ztlt.f,f'l't\ pot· il tt•as porto d ei bnu:ttgli; come sost.t>g11o por il trnspo rt,o e il tiro di mit.rnglintr·id galleggianti. riunen<lo n ~ue~to scopo pitt zn.ini: ed infine como comodo :;cd ilo od appogJZiO d ella sehiono, po1· lo, truppa pci lunghi via~gi in fon·ovi!l od in vettura. o negli accampamenti.
Pt!'fF.RO. -
P~icosi lrrtW tU'Itica. -
(• Srmano.
Mollica ~. u. 3, 1929).
L'A .. presontnnòo t.rc 0>'--;cn·nzioni di psicosi .tmumaticn.. trnodn. il fJ un dro dinicc) d e ll'n.tTozione. A sttn pllrere . In, ps icosi trn umat iNt. con"'t'r·t~tiva a t t'lllt mnti:<m<) del cr a uio. cnn o sPn7.a IP.-;imti ccrt"hmli, può es:;cre immod int a o turùiva . Allitmtlrnonte è acoomJlHC:t tnl·lt da C~>mmm. i on t~ •·c rchl'lllt·; pct·•ì quc:;t a ptl(ì a:whe ma nt:IH'C ecl ~'""l't'e snstituit 1t dn 1111 ::<ctn plòce int.on timcut-o. Ln mnhtUiu, pnò ~onsi:<tore tH'II 'ohnu bi lnzin ti O dd l'i n tellet.fc). m·lr amnc,;ia, twll'" 0011 f us iowJ m entale ~. Xci em<i n. com pllt'><tt ht rdivn. che puc'l t>:<,;nre di se rtimnne, m c,.;i r,d anche di aruai, Villa ret cred e i11 uno st•tto tli intm:s icazione dovut.a a ll' 1\Z Ì<'IIO s imultanea di cnuse svariate rome la prolungat.a pot·numonza a le tto, la CI'onica suppura.zione, l' inani:r,ionf', J' A.huso di ccrt.i rnQdi('amenti come cloroformio, oppio e derivati, ecc. Le perturhazioni psichiche possono f'~~sE>re oltremodo varie ed in relazione l~ diversi fattori comC\ l't>t.à, gli antecode11ti pof;'<onali del trtnunntiz:un-o l'intensità. la localizzazione e gravità. del traumntisrno, lfl precocità dell' intyrvento chirur~ico ecc. ' La prognosi deve es;< ore ri:;ervata., !;pocie por· quanto t•igunrda la stitto p sio!oico, intc!lett unle consecutivo. DE R ENZJ.- L'elnrum~o pJ~icolO(Jico nelle forze armate dello Stato. (Napo'ti, D o Luca, 1929). l
La forma~ione del soldato, sopratutto per quanto rigno,rda. lo sviluppo d ello spirit9 militm'O e del carnttere, è senza òubhio il còmpito più ò e licato d ell' ullidnle. L'A., in que:<to manno.letto, illust.r·n chiaramen te e prutict~rnento i doveri del l' ufficiale circa l'educazione intellettuale e morale del soldato, int.esa specinlmE:>ntQ al culto della disciplino., al rir.potto delle gem.rchie. al decoro ed all' igieue delln pers<_ma, all'e<.lucaziouo fL.;;icn, ed in pn.rticoln.r modo all'orgoglio del sentimento na.ztonale. Il libricino pertanto costituisco un'utile guida, rappro:;eotruado il frutto di pratiea esperienza della vita rnilitat·e.
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GiOTnllla tli medìci11a mìlit nr~.
CONFERENZE SQENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRA'ITATI (Dal processi verbali pervenuti alia Dimlone generale di aanlt6 militare dallo al 80 aprile1980)
ALESSMWRTA. -
Mfl.gp:iore medi.co MARIO CAMDAZZU: Sui moderni rimedi nella
cura dtllla lue. A NeO N'A.- Maggiore medico GUIDO FELTCIANGELI : I poteri di d1:je11a dell'amento. BARI. - Tenente colonnello medico Rocco LovAOLro: Un caso di echinococco
del polmone sinistro. Tenente colotmello medico GESUALDO GIARRusso: La neurastenia
BoLOO:NA. -
in medi.cina legale militare.
- M <tggiore medico ACHILLE ARA: Linjogranuloma. maligno. BaEScu. - Sottotenente medico SALVATORE CURCIO: D·e U'azime del Mitiga/
quale antiscabbioso. -
Sottotenente medico PASQUALE RAIMONDI: Du.e casi di frattttra della rotula . Sottotenente m edico SALVATORE CuRCIO: Alterazioni oculari nella ilperglice-
-
Tenente chimico fa.rmlcista ANGELO DATTILO: Degli aggressivi chimici. Sottotenente chimico- farmacista GIOVANNI CASTRIOTA : Canfora naturale e
m ·i a sperimentale. canfora. B"intetica. CASlm.T.~. -
Sottotenente m edico FRANCESCO VISCARDI: Calcolosi 1JeiJCÙ:a.le. FrRENZE. - Capitano medico MAURO CORTICELLI: Sordomuti e sorcloparlanti. LtVORNO. - Capitano medico Gr:usEPPE Rrom: Su di un CCMO di peritonite generaliz<:ata da a-sCeiJ$0 periappendicolare. MrLANO. - Maggiore m edico ANToNIO SEsTo: Le artriti gonococciche. - Mag~iore medico GruSEPPE TENAGLIA: Sul significato di ale1mi sin~omi su.b-
bi.ettivi auricolari. -
l\{aggiore med ico BALDASSARE CAllll'ISI: Frattura della mandibola : tnezzi di
-
Capitano medico MARIO Cmvrnr: L'insulina.. Patogenesi e terapia del dia-
riduzione e cÒntenzione. bete pancreat·i.w. NAPOLI. NoYARA. -
Capitarlo medico NELLO POLESE: I disturbi del ritmo cardiaco. Maggiore m edico P nrnrNo GuRoo: Un caso di linfogranul<nna ~n
guinale vene-reo. PADOVA. -
Maggiore medico PAOLO LA RoC'CA: Un ca.so Ili tubercolosi biliare
ac·uta.. -
Capitano medico GusTAVO DE CARLI: Contributo radiologico aUo stuc/;io
delle epi{ìsiti del femore. PERUG IA. -
Colonnello medico GAETANO F u NAIOLI: Applicazioni medico-legali
della dottrina costituzionalistica. -
Colonnello medico GAETANO FuNAIOLI: Costituzioni umane e loro configura-
zioni cliniche. :;;AVIOLIANO. -
Maggiore medico G. BATTISTA BASSO: Diagnosi differenziale
tra embolia e trombos-i cerebrale. TORINO. - Maggiore medico CESARE TALENTI: I fattori della visione notturne. Tnms'r.E. - Sottotenente medico UaALDO FRANCO: Il trattamento delle epùlùli-
miti blenorragiche. Cu.pita.no m edico GAETANO RoNOA: Un caso di eritrodermia esjogliat•i m da arsenobenzolo. Capitano m edico FRANCESCO MASSmo: Un caso eli echinococco8'i addQ1m·nale d i ffusa.
UnrnE. -
NOTTZm -
PARTl~
UFFlCTALE
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UorNE.- Sottotenente medico GIORGIO Lo GRECO: Un caso di
siero-pnemnotorace sinistro, totnle, spontaneo, aperto. VtRONA. Ma~~iore medico Muzro FroRrNr: Le at.ro/ie mtl.scola.ri. - M1~ggiore medico CrovANNl No<·E:La piorrea akeolare. - Mt\f!giore medico A!TOUSTO DAL CoLJ,O: P.ro(ìlassi della. febbre tifoùle, con special.; rigt~ardo ai portatori dd bacillo deL t ifo e metodi di accertamento batteriologico. - Capitano m edico E~rAm:TELE CHn-;~A: Le, curn chirurgica della tubercolosi pol?'non<Lre.
NOTIZIE VII Congresso Internazionale di Storia delhi Medicina - Roma. Dal 22 al 27 settembre p . v., sotto l'nlto patronato di S . M. il R e, si t.el'l'à in R oma il VII Congresso Internazionale d i Storia dE'Ila Medicina. Fanno parte del Comitato d'onore i l ten . generale rrtedico U. Riva, direttore jZenerale della sanità militare e d e l Comitnto esecutivo il direttore di questo periodico. · Le relazioni concerneranno i seguenti temi: 1° C'ome l'Europa noi Medioevo si difese dalla lebhra (prof. Jennselme di Pat·igi); 2° Obbligatorietà dell'insegnamento di storin. della medicina (prof. L. SzurnO\\!;ki di C'ra covia); 3° Rappo11i tra l'Italia e le altre nuzioni. riguardo alla medicina e a llo ;;cienze nat.urali, du•·ante il r inascimento scientifico (prof. C'ast iglioni di Padova.). Si faranno gite a Nemi ed nlla. AbhnzÌ!\ di l\lontccasi<ino, ove sarà po~<to \11\ ricordo; vern\. ina.u~ura.to UH Museo el i St01·iA. dòll!'i. 1\rediciua all' o~peda le di Santo Spirito. Si prepara inoltre un'escursione all'i~<ola. di Coo, ove è tomato allo. luce il volto d ' Ippocn.tte. La tassa d'iscrizione è di L. 100 por i membri della Socie tà int.ernazionale d i storia della medicina e della Societi\ italiHIH1 di storia delle scienze mediche e naturali, e di L. 150 per gl i altri congre;;;;isti.
PARTE UFFICIALE A) GIORNALE ì\IILITARE UFFICIALE {EsU'atti dalle d·ispense n. 1-18 del Giornale militarc uUicia.le del 1930)
l) Cmcor.ARE n. 27 del 23 clicemhre 1929. aedi dei maggiori generali medici.
R . decreto n. 2195 - Attrib·uz·i oni e
Art. l. - D al lO gennaio 1930-VIII i maggiori generali medici saraJU10 im piegttti: a) uno quale direttore della Scuola di applicazione di saaità. militnre, cort sede in Firenze; b) due a. disposizione per studi relativi al funzionamento del ser. vizio sanitario milittu·e e ai vai'Ì rami delle 1<cìenze mediche o per ispezioni agli st.n.bilimenti sanitari militari. Avranno sede in R.oma, p•·csso la Direzione genernle di Sl.tnità militare.
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A 1·t. l. - · Altu letLc•ra e) tl <'ll'arL. 2li dd la II'J!/!<1 11 11\1\J'ZU l !l2ti, t l. ::Wu, è sostituita In ~cgu<'ntc dizi one: «e ) osped~tli mi li t .wi e infPt•mer·ie presidinrie . il cni Humo•·o è cle l.ormin at.o po•· cle<:r eto H cnle "·
.-\1-t. 2. - L 'nrt.. 72 d ella lcJ?~6 l l nuu·zo 111:!6. n. 398, è ,;ost-ituito Jal seguente: « N e l Corpo sn.nitnrio l'av.wz<tmc uto 111 g mdo Ji colonnollo eù ul gr-udo tli mnggior gcner>Jio, n e l Corpo vt·terin orio e nel ru olo d ~i ia.rmttrist i, l'nvnnzamento u colonnello, hunn o luogo e:-;clus ivnmf1nto ·~ ~c:clta pe r t.ito li. I t l'ncnti colonnellj medici pe1· esse re prum m;.<;i colonne lli dcvu uo, in 1111 modo distinto e p er due anni . ave1· t onut0 la din!ziono di llll ospod;tl tl o lt hn t•uo qn<'lln di un J·e p•u·to d 'ospedale o es~«>rt• st.t~ti addotti ll).di isl.it.ut i nwd icll-l<'c<d i d ellu H <'gitt tt.eronauf.iet~. I colonnelli medici p e•· <'s,.;ero JII'Ol lluss i ma~i cni 1-(t' ll <'nt li d e vou o A.\·~·c r etto in modo distinto. p er du u anni n lm cuo, tllllt din~:.-:ic)l\1' di :;unità . I pn•<h ·ti i nfHc inli, csc:lw.;i nnc he tntn svia volta da !In S!'ultn. sn no r;on,.,id<·r·uti d<•linil i\'!111\C'Id-c cscltts i dn ll' t~v;uw.amC'nto c nel c:<si s i App lil'>lno lo uon11e di c11i n ll'n rt.. :3:>. <'<'<:<'zio 11c fntt.u. por i tonPnti colonn elli rnedi1·i, i f'JIIItli p o;-;s\1111) es.,en' tmtt<·llllti in ~<Pnriz in <·<m ltl nOI'InC' e rc.«trizioni di <.:ui oli·C'~,Ilalt tt:nto, fìnoul mgginll~im enbl dt·i linaiti di !' l Ìa. Art.. 3. - t:li ntti•·nli 7 e 8 del H . dPi' l't•lo-k;..:~·~ 12 Jnii!!J.!'" 1!!27. n. 84ti, so!w Sof.ltit.uit.i dal se~uent-e : « l.e c·•ll·ir he di diret.t orc deg li ospcd Hii ~ono conf<>rit~ ui colonnelti od ai tenenti oolonnclti m (•dici pii• n.nziuui ».
3) Cm-coLARE n. J!)2 do! 23 marzo lll30. - Ritmùato del concorJJo al }JTemi.o deUa. • i'ondazione .h'ef'rero di Oa.t'<IUerli'one pro 1tfficiuli ~Md:it~i del R. eserciJo in S. P. E. », scaduto il 26 fe/Jl'rra io 1929. Per il concor'SO nl premio doltu. « Fondnzione :F o1Tcro di Cavallerleone pro uffì cin.li m edici del R. esercito in K P. F.. •, p et· il rpuul riennio 1925- 1928, scaduto il 26 fe bbraio l!J29, sono perven~rti in tempo utilo atln. Direzione gonernle di sanitJt militaro i titoli .rli 5 uffic iali m edi ci. Ln. Commi;;sionc j.!iutlico.tt·ice, dj cui le ch·coltni. Ei43, 609 e R20 del Oiornule m i litare 1928. e comJ;nsta dol tenent.o {!en era le medico in ::;. P. r<:. Riva comm. Umbt•rto, pro.«idente, del mt~ggioro generalo medico in S. P. 1•:. Bornucci co.v. uff. Rndolfo, del maggioro gf'Honl.l e m edico in P. A . Snl inrui comm. prof. Salvatore e dci profc;;sor·i Aie.~smH.Iri dottor comm. Roberto e Donati tlott.or . comm. Mario, membri; ha ritenuto meritevoli d e l pr(~mio il colonnello medico CACCIA crw. pt·of. FrLTPl?O od il t enente colon n ello medico Ul\!:lARrNr cav. ARTUIW. Dì~ta lt\ clifficoltà nel <lote •·minar·c ~o le pubhlica:doni present.ate da ciascuno dei due ufliciali :::;itmo superiori a quelle tlClll'ultro, poiohò eflsi hanno svoltn. la loro ttttivitò- in campi differenti, il wemio verrà. rlivmo in p1wti uguali ai due predott·i uffici(~li superiori modici, colonnello medico CACCIA ctw. pr·of. J..'JL O'PO e tenente colonndlo m edico CAsARJNI cav. AR'l'URO.
D ireUore re.ypon-sabile: AnTI JRO CMIARlNI. tent'nte colonnello m odico (i2~18) - ROMA,
l!l:lO-(vlll) -
ll>l'lT OTO rOLIOHAF!CO
VII - S. SALINARI. - Insegnamenti dell'ulti·na guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Prefa~ione del prof. R. A.l.ESSANDRT. - Un volume di pagine 190 .... .. . . L . VIII - A. CASARINI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un volume di pagine 28 con 5 figure .. .................. . ... . . • IX - A. CASARINI. - La celebrazione dei medici caduti in g11erra. - Un volume di pagine 92 con 16 figua·e . ...... . •.............. • X - N. RootNò. - La pro1lassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di p agine 44 •... • .... • ' XI - A. CASARINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un • volume di pagine 232 con 97 figure ................ . .... . XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Cn volume d i pagine 36. • XIII - S. SALINARt. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 250 ...... , ....... . ........ • • XIV - F . CACCIA e S. Rrccr. - Le occlusioni intestinali {escluse le ernie strozzate). - Un vol ume di paf!ine 28 ....... . . .. .. . .. ... . • X V - G. GRIXONI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagine 2-Hl. con 3 carte geografiche • XVI - S. SALINART. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240 . . • .. . ... .•....... . ... • X VII - A. CASARINI. - Per le nozze di diamanti del " Giornale di medicina militare.,. - Un volume di pagine 60 con 9 figure .... • XVIII - B. PALMIERt. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72. • XIX - G. M.E~mo. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pngine 50 .... . .... ..... •. ...... .. ...... • XX - A. CASARINr. - La medicina militare neJa leggenda e nella storia. - Un volume di pagine 750 con 155 figure ...• .. . ..... . . . . l XXI - Lipovacoini e vaccinazioni antitifo-paratiftche nell'F4ercito. - Studi e rioerche {1927-1929). - Un volume di pagine 126. ...•...... XXII - G. PzccoLr. - Lesioni del Inidollo spinale per traumatismi in guerra. - U n volume d i pag. 90 con 19 figure ................... . •
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINI. - La guerra di ogni giorno. Note pratiche di fiaiopa.wlogia. e
~~~e~ k~u!!. ff~. ~~~~~-. -~ ~- .~~~~~~. ~-i.:'~.~~~- .~~~ .~~~. ~?~ L. 20-
A. CASARINI. - Polonia e Italia - Un fascicolo di 20 pagine con 4 figure. A. CASARINI. - La • Signora dalla lampada • (Fiorenza Nightir.gale) - Un volume di pag. 56 con 18 figure ... .. . . . . . • .... • .. . ...... . ....• A CASABINI. - La fatica nella \'ita Inilitare. Memoria premiata. al concorso Riberi, 1905. Un volume di pagine 330 con 65 figure. - R oma., 1908 A. CASARINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria. pre· miata. al concorso Riberi, 1906. - Un volume di p agine 4.02 con tavole grafiche e statistiche - R oma, 1908 . . .. . .... . ... . . . ... . . . I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. {Bruxelles, 1921). Relazioni ufficiali del Corpo sanitario militure italiano ......... . n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Atti del Congresso, vol. I. - Relazioni ufficiali. - Un volume di p agine 416 con tre tavole ........... .. ... . ... . .. . .. . ....... .. •• n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). Atti del Congresso, vol. II. - L avori del Congresso e comunica· zioni. - U n volume di pagine 600 con 33 t avole e 19 incisioni .. m Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di pagine 88. IV Oongreuo internazionale di medicina e farmacia militare. (Varsa.via, 1927) - Un volume di pagine 116 con 4 figure . . ........... . .. .. V Congreao internazionale di medicina e farmacia militare. -(Londra, 1929) Un volume di pagine 124 con 19 figure . ... •. .•. • ..........
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f Gil0lNALE DI MEDICINA MILITARE DmEZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
R0.\1,\ - ~linistero della Guerra, lia XX Settembre - ROMA CONDIZIONI DI ABBONUIENTO. l. Il Giornale di medicina militare si pubblica il primo giorno dJ ciascun mese, l.n tasoioolo d l Quattro fogli di staulPO. n!Jneo<>. 2. L'nbbooamento è annuo o decorre dnl 1• gennaio. S. Il prezT.O dèll'nhbooamooto è: Por l'IU\IIn e Colonie.. .. .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • L. 82 Por l'Estero........... .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. . .. .. . • 44 _
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D S"llJ?Pl~~~odnto contcncniL~ ~ Ruf! 1.~_di. ~ In Italia..... . ................ , an ~an1w c corpo ~an arto mt t ....re IJ'E te costa: n •s ro .. · · · · · · · · · · · · ··· ·· · ·· · • 4. Por ,:rll ufJlcioll modici c chimici fnrmnci~tl del R. esercito (in servizio aLtivo, In posizione nusiUarie., dJ complemento, delln risorva. ed n rlpo~ol 11 prC'zzo doll'e.bbonnmento è ridotto a L . :U anticipate c<:! Il prezzo del supplemento è ridotto a Lire S per 1 soli abbouatl. - Non !\1 trasmettono rìcovuto por gli abbonamenti personali.
5. Non sì accettano rcclnlltì trasoot~i treot.a giorni dalla epedir.ione del Giornale, che si P.!· rottua rcgnlnrmento :.1 !>rimo dJ ogni mese. TTasccrso tl\le terntino, l fascicoli richiesti vengono !!PO· diti, so dispouibllì, solo a prtgamcnto. r.. IFI,.norl nhhonntl mllftMi l n ell'cttlvltll rlf serviz io pn~hcrnouo l'imp9rto dall'abbonamento per mo?.zo rlru risve.tth"l cornnn<ll di co rpo o <lirczloni. 7. Pllr l soli ufficiali modlrl (clt>ll'Escrclt.o c <Iella Marina.), in Qunlunque poRir.ione si tl'O'I"!nO è amtnM!<O un AHf\ONA)I.f!::STO <JU:\tULATIVO al Oiornale di medicina -militare ed agli .dnnali cl-i medicirut 11aMle c colotliQle al prezzo dl L. ~:; annuo. S. Al Ji brn l si rn lo sconto del 10 per cent'), ma soltanto por gli abbonamenti delle porsone e degli enti non miliU\rl.
NOR!tiE PER LE PURBUCAZIONI. t. I Jav<>rl orill:innll, le ne-to. le rh·is~ - dnttllo~rnfatl o ~crittt a m ano - devono c;ccupare nn solo lnto del fol!lio, essere nel t.e.~to clcflrutìvo nP. rari•tur, eù nccnrntamonte corretti e riveduti dagli autori. fU rn specla.lo raccomandnziono che QUE>ILI s~rlttl a. 01nno ~moo ben legglblll, per modo di ev1U\re ognl clubbio di inlèr(>rctozlonc. 1n cnso contrarlo, In. Direzione li! vedrebbe costretta a &o· ~pendorne la pubhlic•'7.lone. t lavori bre'l'i ~nranno preferltl. Le oplruoni manifestato dagli Au tori non Impegnano la respmtso blJit.à do l PCI'iO(lioo. 2. l'or dispo~iziono rlel CoMizllo nazionale delle ricerche, 1' Autore devo unire al lavoro un breve autorln.~•unto (non piìl dJ 1 o righe). 3. Sa.lvo così occczionoU.ssintl, In corrol:lone dello bozze sorà fatt'à dalla redazione o.nzlchè rln.gll Auto ri, por non l'lnrolare Il lal'"oro tipo~rnflco agli iuovitabfll rltnrdi postaU. Le correY.lonJ straordinario fatte dngU Autori Sltrnnuo loro ndrlcbltntc. 4. Lo sp()Se por io t.nl'"olo lltogrntlcbe, fotogrnllche, ccc., nhe accompagnassero le memorie sono a Ollrlco tlllftll Autori. Le flgnro r!a riprodurre devono o.c;sere ni:lde, con lettere e dJciture a caratteri gmudi e t.oll che restino ben leggibili dopo evcutuaU riduzioni. I..e bibliografie lunghe si pubùlicnno solo negli estratti. 5. Gli ~tratti sooo di tlue t1pl : - Tipo ..4) senza coper tina. e colla lmT>n!tluatnra e numer a· zlone del fascicolo. - 11po B) con copertina stampata, frontespizio, iu>paglnatura o nnrucrazione specia.Jo. 6. Agi! Aut-ori !IQr·onoo cnnrORsi grilt.nit o.monte 25 estrn.t.tl t ipo A.-· Lo.rlcbtestadlestrattl In pill e Quclln dJ ostr1~~ti tii>O B saranno a enrico deglt A.uLori stessi. 7. Il prcZ?.O degli estrn.tti, per gU Autori delle moroorte cho li richiedano, i> r egolato dalla seguente tnrìfl'n :
PRE7..ZO DI CIASCUN FOGLIO DI STAltiPA.
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TIPI DI ESTRATTI
Tipo A
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Tipo B . .. . . . . . . ..... . . .. .... rJ meM.
--~ F.~<:I.r.g cop'n~ -- ~ l'er ogn.l centlnolo
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Gli cstr<llti mi1tori eli 1m foolio si coutaoo rome tnolio intero ru:r le ordinazioni di l 00 estratti T'a quelli elle s~tocrono tm tonU.o, le trazioni in più, eh-. non su7>erano il mez:w too!io, .n co,..
wno come m·là, IJ!tTI"ht può l'orrliuaoi•mc non aia i»feri•>r~ a :;o ('Opie.
S. I ooou oSCI"ilLi non si rcstitnh<'ouo. -
I lavori brov1 a\"ranno la preredc01;n.
{729o:!) - ROliA, J!):l0-VLT! - lSTI'l'UTO POL1\:RAl;'LCO DELLO STATO -
Q. O.
11f:5 Anno LXXVIII - Fase. VI GIUGNO 1930 - ANNO VIII
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE
,
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO' DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE G ENERAL E DI S ANITÀ MILITARE}
Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio E sercito e della R egia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907.
TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R . M.
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI: Pclleerlnl. - Sul comportunaontu dell" glì<-emi:a o doU'acitiOhi in au imnll jutos•lcatl con : la lewisite . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . _. . . . . • . . • '·~!Or&!· - Sullo anodlfkazionl tlello\ pres~lone nrt<•rio~a Indotto chalrimpiego della mn>'<'hl:t:l. a u· !go.-. . • . . . • • • . . . • • • • . • . . . . . • . . • • • • • . • Giorgi. - Esplor:l~iouo o,cillomctricn (lollc art crio in r nppurto all'impiego delia mo-.scl•era nnth;as. • . • • . . • • . . . . . • . . . . . . • . • . . • . . • . . • . • . • Olorcf. - 1\[o<lilìcazioni ><flgnaogr·nticho dcte•·naìnatc <tali" re,i~tenzo rosp inatorie della ma scloot·;. alltlg,n . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . • . . • . . . . . . . • Paollllo. - La ~;o~titn ziono flsit!\ secoudo i mo•lomi coucctti e la seleziono de l militari
Po\g. 301
307 317 330 335
RIVISTA SINTETICA:
Ferraloro. - Jnl o.·no alln ~ìutoumt.olotdt\. patugcn~.:;i e tcr.lp ià ucll'avYcJcnouumto per lo,gunu . . • • . . . • • . . . . . . . . • . . . . . . . • , • . . . . • • . .
P11g. 348
NOTE DI IGIENE PRATICA:
Folena. - L'i,:dcuo dc,::li s p ncd coopcrntiYl n•ilit;arl . • • • • . . • • • • . . • • • • . • RIVIITA DELLA ITAM PA MEDICA ITALIANA E STRANIERA••• , • • • • , , • • • . • , CONFERENZE ICI ENTI FICHE NEClLI Oll'EDALI MILITARI • • • • • • • • • • • • • . • • l NOSTRI MORTI •
Png. 3f,3
Pag.
3~8
359 360
PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
CO LLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIRE7.JONE
GENERALE
Dr
SANITÀ
MTLITARE
I - F . T ESTL -
Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112 .................. , ..... , ..... . L. II - Ricerche biologiche degli Ufdci psico-fisiologici di aviazione militare. - Un voiLLme di pagbe 231i con 46 figure e 2 tavole .. ... . • III - E. SANTORO.- Ferite addominali di guerra- Prefazione del profes. sore N. G I ANNETTASIO. - Un volume di p agg. 400 con 38 fig. • I V - A. J.'usna-A. BosiNCo. - c I gas di guerra • - Impiego ed alletti - Provvedimenti e cura - Un volume di pagine 104 con 3 t avole micrografiche n colori .. ............ , ... .• ~ . . . .• . . • V - A. L oSTIG. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un volume di png ine :32 con 21 figure .... .. ..... .. ...•.... ..• • Il VI - F. CA CCIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti iD guerra. - Prefazione del prof. R. DALLA Vedova.- Un volume d i pagine 108 ... •.. ..•• .•. .. • . •. ... ••. • .••...•• . ... • <Seoru J& paoina tkUa OOPtrUna)
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MEMORIE
ORIGINALI
LABORATORIO DEL CENTRO CHIMICO MILITARE - ROMA f,;.rt~~t..... ,
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SUL COMPORTAMENTO DELLA GLICEMIA E DELL'ACIDOSI <=-'""·· IN ANIMALI INTOSSICATI CON LA LEWISITE /,'._.~-,~: ,4 . , ' >
e--· . : ';·; ; . :,..~J ~-(., · ·'::~.· :)· "' . \ '.:~·· · . !01
per il dott. Oreste Pellegrini, maggiore medico
n prof. C. Paderi, in un suo lavoro comparso sull'Archivio di Farmacologia sperimentale e Scienze affini (fase. 2°, 15 gennaio 1926), all'oggetto: « Sttl contenuto in glicogeno del fegato e dei mu-scoli nell'avvelenamento per arsenico» riferisce di aver esteso le sue ricerche anche sul comportamento del zucchero nel sangue in animali avvelenati per arsenico (liquido del Fowler) e venne alla conclusione che l'avvelenamento per arsenico aumenta il contenuto del zucchero del sangue. Per consiglio del prof. Coronedi, consulente di questo Centro chimico, fui indotto a ripetere le stesse esperienze, con modalità diverse, servendomi della lewisite come sostanza tossica a contenuto arsenicale. Contemporaneamente studiai il comportamento dell'acidosi, avendo già notato, in mie precedenti ricerche·, che lo stato terminale negli animali intossicati con lewisite era preceduto sempre da una not-evole diminuzione della riserva alcalina nel plasma, ed essendo noto che lo stato di acidosi è favorevole alla trasformazione del glicogeno (contenuto normalmente nel fegato e nei muscoli) in glucosio. Queste mie ricerche sul comportamento della glicemia avevano uno scopo sopratutto: di studiare, con questo mezzo, la funzionalità epatica in animali trattati con piccole dosi di lewisite, prodotto arsenicale a tossicità elevata le cui conseguenze anatomo patologiche si riscontrano costantemente a carico del fegato. Tralascio per brevità, di ricordare la storia e le generalità della lewisite di cui è stato già comunicato dal dott. Rovida in apposita memoria : «Ricerche sperimtntalt con la le-wisite ))' pubblicata nel 1925 per cura di questo Centro chimico militare. Per indicazioni più dettagliate si potrà consultare il libro del Wedder « The ·medicat aspect8 oj Ohmnical Wa·r far »1 ed. 1925. Ricordo brevemente che la lewisite è un composto organico dell'arsenico (cloro-vinil-dicloroarsina) di colorito brunastro i che i suoi vapori hanno una azione estremamente irritante ed un odore molto tenue che è stato rassomigliato a quello del geranio. La sua azione biologica rassomiglia molto a quella dell'yprite i come questa esplica un'azione locale o di contatto, ed un'azione generale (tossica) o di riassorbi.mento. L'azione locale si manifesta quando la sosta.nza, sia allo stato liquido o allo stato di vapore, viene a contatto coi tessuti esposti (pelle e mucose). Negli animali morti per inalazioni di vapori di lewisite si riscontrano membrane
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SUL COMPORT.UlE:O.'L'O DELLA GLICEMlA E
DELL'ACIDOS I, ECC.
spesse, difteroidi, nelle narici, faringe e trachea; bronchiti puntlente; emorragie di ili verso grado, edema, iperemia, atelettasia cd en&ema, polmonare; focolai di bronco polmonite; iperem·ia del fegato e dei reni. L'azione della. lewisit~ liquida sulla pelle produce delle alterazioni simili a quelle della. yprite, ma ancora più intense : il periodo di latenza è minore, il bruciore si inizia subito dopo il contatto ed è accompagnato da viva irritazione. La lewisite dopo essere stata assorbita dalla pelle si scinde rapidamente e provoca la morte per intossicazione generale da arsenico. La dose letale per contatto è sta:ta calcolat.~t nella misura di cm. 0,02 per kg. ili peso e per cmq. Allo stato di vapore la concentrazione mortale è di mmg. 0.048 . per litro; quella, vescica.t.orìa è di 0,334 per litro. La morte degli animali intossicati per conta.tto avviene nella metà dei casi in 24 ore, nell'altra metà la morte si verifica, fra il secondo ed il dodicesimo giorno. Anehe negli animali intossicati per contatto si riscontrano, oltre alle lesioni polmonari e reaali suddescrit.te, intensa congestione del fegato come nei casi di intossicazione per ina.lazione. Il fegato pertanto è uno degli orga.ni costantemente colpito dall'azione della lewisite, e ciò è spiegabile tenuto conto del còmpito riservato a questo organo nella protezione antitossica, funzionando insieme da filtro, da fissatore, da trasformatore e da d epuratore rispetto ai veleni che tendono ad invadere l'economia. Quale parte poi abbia il fegato come meccanismo regolatore nel mantenere costante la quantità di zucchero nel sangue, è stato già oggetto di studio d a parte del Pollak (Jledizine Klin ., 1921). La funzione del fegato nei rapporti della glicemia è stata paragonata a quella del volano di un motore. Colla funzione glicogenica impedisce che la. glicemia aumenti eccessivamente, con la funzione glicogenolitica impedisce che questa vada al disotto di una certa cifra. .Anche l'eliminazione renale è un a ltro regolatore importante della glicemia ed è in rapporto colla cosidetta soglia di eliminazione la quale è noto si abbassa in caso di acidosi. Lo stato patologico del fega,to, constatato in tutte le intossicazioni da lewisite, e la contemporanea. acidosi, era logico che avrebbe dovuto ripercuotersi sulla ftmzione glicogenica e glicogenolitica di tale organo e modificare per tanto la curva glicemica, il che fu oggetto delle seguenti mie ricerche sperimentali.
* ** Come animali da esperimento scelsi il coniglio che venne isolato in gabbia ed alimentato costa.ntement.e con crusca ed erba. Dopo il terzo giomo di isolamento dosai in ogni animale lo zucchero nel sangue e contemporaneamente la riserva alcalina nel plasma. Gli animali vennero poi intossicati per contatto con soluzione di lewìsite al 50% diluita in olio di vasellina. Si applic<trono sul dorso degli animali, previa depilazione, due o tre goccie di qneilta soluzione, e cioè la dose mortale in rapporto al pe>:;O.
:Kci giornj successivi alla intossicaùone eseguii le ricerche stù sangue dei seguent i metod i :
~;ervendomi
SUL COMPORTAMENTO DELLA GLICEMIA E DELL' AClDOSI, ECC.
CONIGLIO N. l .
303
P.e:so KG. 4, 100
Intossicato con tre goccìe di lewisìte diluita al 50 %. Diario
C ll<'emia
Hiscn·a ah-a lina nel ~auguc
1 ottobre 1926 » 6 13 » 14 • 15 • • 16 » • 18 • • 19 » »
l ob
40 %
20
21 22 23 24
• •
•
n
• •
»
•
ll
•
-
-
0.82% 1.07 0.93 1. 07 1.50 1.40 1. 50 1. 60 1.85
40 % 35 % 35% 30 % 30%
-
-
N ot e
A digiuno, prima dell'intossicazione. Coniglio in gabbia, alimentato con erba e crusca.
Peso kg. 3, 400.
e·-.· ·.
32 % 30 % 28%
Peso kg. 3, 000. Deceduto. - Autopsia: congestione, emor· ragia polmonare, congestione reni e fe. gato, emorragie nel cieco.
PEso 1w. 2, 200
CONIGLIO B. 2.
Intossicato con due goccio di lewisite diluita al 50 %· Rlser\"a alcalina nel sangue
Dlarlo
GlicemJa
14 ottobre 1926 15 » • 16 • • 18 • • 20 • • 21 • • 24 • • )) 26 • 30 • • 1 novembre •
0 .82% 0 .90
4!i %
-
-
1.17 1.10 1.28 1.35 1.45 1.80 2.10 2.20
38% 40 % 35% 30% 30 % 30 % 30 % 20 %
3
li
•
-
Noto
Coniglio in gabbia, alimentato con erba e crusca. Intossicato con due goccie di lewisite per contatto.
Peso kg. 1,900.
Deceduto. - Autopsia: polmoni conccs ti con zone di enfisema. ai m a rgini infariori: F egato iperemico. R eni violacei congesti.
3()4
SUL 00!\lPORTAMENTO DELLA GLICEMIA E
DELL' AOIDOSI, ECO•
PEso Ko. 3, 800
COMGLIO B. 8.
Intossicato con due goocle di lewislte al 50 %. D lario
OUoemlA
RIPetv& alcalina nel sangue
4 gennaio 1927
1.02%
48 0I/O
8
•
1.00%
47 %
9
»
11
•
13 15
• •
16
•
17
•
Note
Coniglio in gabbia alimentato con crusca. ed erba.
• • •
-
-
1.20
•
1.30
30% 30 0/ /0
•
1.00
30%
• •
1.86
20%
P eso kg. 3, 000.
-
-
Deceduto. AutopM: congestione ed emorragie nei polmoni Aumento del volume del fegato congesto. Reni congesti, violacei. Emorragia nell'intestino tenue.
Si intossica con due goccie di lewisite a.pplica.ta sul dorso.
PEso ·Ko. 4, 100
COMGLIO B. 4.
Intossicato con due goccfe di lewisfte al 60 %. Diario
Olicemla
Riserva a lca Una nel sangue
4 gennaio 1927
0 .90
40%
8
•
0.86
38%
9
»
-
-
li
•
0.98
39%
13
»
• • • ,.
1.10
35%
15
•
Il
1.40
30%
16
•
•
1.40
30%
17
•
•
1.60
28%
18
•
1.90
20%
19
•
• •
-
-
Note
Coniglio in gabbia, alimentato con crusca ed erba. Si intossica con due goccie di lewisite applicata sul dorso.
Peso kg. 3, 600.
Deceduto. - Auropsia: polmoni aumentati di volume edematosi congesti Fegato e reni aumentati di volume e congesti.
SUL COMPORTAMENTO DELLA GLICEMl:A E
DELL'ACIPOSJ, ECC.
COlllGLIO lf. 5.
3()0
PEso KG. 3, 600
Intossicato con due goccia di lewisite al 50 %· R i.serva.l a.Jca.Una.
Diario
Glicemia.
IO ottobre 1927
l. IO
38 %
14
•
»
1. 06
36 %
16
•
•
18
• •
»
0 .90
35%
~
0.96
30%
•
1.20
30%
24
• •
•
1. 60
28%
26
•
~
1. 50
26 %
30
•
•
De ceduto. - Autopsia: p olmoni congesti con qualche infa rto, e qua lch e zona ede· ma tosa. F t>ga to e reni congesti.
CONIGLIO N. 6.
PEso "KG. 3, 300
20 22
No t e
nel sangue
Coniglio in gabbia, alimenta to con c rusca. ed erba. Intossicato con due goccie di lewisite sul dorso.
P eso kg. 2, 800.
Intossicato con due goocie di Iewisite al 50 % per contatto. Diario
c:uc..rnla.
ll
R if!(}r ,·a. a.lcalina
X o te
noi >U\nguo
8 gennaio 1928
0.9.)
38 %
Coniglio in gabbia., alimentato con crusca ed er·ba.
• "
»
-
-
• • •-
1. 10
36 %
Intossicato con due goccie di lewis ite sul d orso.
0.84
34%
1.20
32 %
•
1.80
~8%
Peso kg. 2, 200.
•
-
-
D eceduto. - Autopsia : emorragia diffusa n ei p olmoni e zone di en!ìsema co n a.sp~tto a chiazze. F cgnt o e r eni ipt>re .
lO 12 14
•
16 18
• •
19
•
ITIICI.
306
SUL COMPORTAMENTO nELLA GLICEMIA E
DELL'ACIDOSI, ECC.
Per la. determinazione dello zucchero nel sangue mi servii del nuovo micrometodo di Ivar Bang, con prelevamento del sangue dalla vena marginale dell'orecchio mediante pipetta. capillare da. 0,1 ccm., gra<luata in millesimi. Le soluzioni esattamente titolate mi vennero prepara.t€ nei gabinetti cblmi.ci di questo laboratorio. Per ogni determinazione di glucosio nel sangue eseguii due prove in bianco : una per controllare la quantità. di iposolfìto di sodio N-100 corrispondente ad l c.c. di iodato di potassio N -100, e l 'altra per controllare il potere riducente delle soluzioni dovuto all'eventuale presenza di microrganismi. In questa seconda prova, esegtùta nelle identiche condizioni del saggio sul sangue, essendo state adoperate soluzioni di iodato N-100 esattamente titolate, si constatò che per dne eem. rli soluzioni eli iposolfit.o N-100 si adoperarono quasi sempre 1,96-1,97 di soluzione di iodato; cioé la riduzione operata dall'impurità della soluzione titolata oscillò su 0,04-0,03 quantità praticamente trascurabili. Per i dettagli di tecnica ho eseguito scrupolosamente quelli appresi nell'Istituto di Clinica Medica in Roma, descritti dalla dottoressa Fonda nel giornale « I problemi della nutnzione '' (n. l, 1924). Per studiare le alterazioni del ricambio, e precisamente lo stato di acidosi dovuto ad una esagerata produzione di acid i non volatili (lattico, acetico, solforico) come conseguenza della intossicazione lewisitica, mi sono servito del metodo di misurazione della riserva alcalina (R. A. ) nel plasma mediante l'apparecchio di Von Slyke e Cullen. Tralascio di descrivere il metodo di ricerca perchè riportato in tutti i comuni trattati di biochimica. Tutti gli a.nimali vennero a morte in un periodo variabile dagli 11 ai 23 giorni. Durante questo periodo essi andarono soggetti a. dimagramento progressivo. Sul punto di contatto si determinò ben presto una necrosi superficiale che si ricoprì di una escara circondata da. una zona di infiltrazione periferica. All'autopsia tutti gli animali presentarono le note alterazioni e cioè polmoni congesti, aumentati di volume, in stato edematoso con zone disseminate di enfisema. I reni pure aumentati di volume di colorito rosso bruno, con vasi iniettati, capsula facilmente distaccabile. Fegato aumentato eli volu-me, Ì7Jm·ernico. Le urine ra.ccolte in vescica non svelarono presenza. di zucchero. Eseguii i prelevamenti di sangue per la titolazione di glucosio e per la ricerca della riserva alcalina, al mattino prima che agli animali fosse stato dato il consueto pasto, e dopo ehe i medesimi erano stati tenuti a digiuno tutta la notte precedente. n comportamento della curva glicemica e quello della (R. A.) risulta daUe annesse tabelle. Da t~sse si vede, come risultato costante, un aumento progressivo del tasso glicemico in tutti gLi animali intossicati con lewisite, e con ciò si conferma quanto già ebbe a rilevare il prof. Paderi nei conigli con liquore arsenicale del Fowler. Contemporaneamente all'aumento del zucchero nel sangue si è messo in rilievo la diminuzione progressiva della riserva alcalina nel plasma e cioè la determinazione di uno stato di acidosi tanto più grave quanto più l'animale si avvicinava al periodo terminale.
SULLE
MODIFICAZIONI DELLA PRESSIONE AllTEltlOSA, ECC.
307
Già dal Meyer e da altri sperimentatori fu constatata la presenza di acido lattico nel sangue di animali avvelenati con arsenico. Lo stato di acidosi da me constatato credo che meriti di essere preso in considerazione per SJliegare il comportamento della curva glicemica negli animali intossicati con prodotti arsenicali, es8endo noto che gli acidi in genere tendono ad elevare il quantitativo dello zucchero nel Fangue. Da quanto sopra si possono trarre le seguenti conclusioni : l o Gli animali intossicati con lewisite vanno soggetti ad aumento di zucchero nel sangue e diminuzione della riserva alcalina (acidosi). 2° Lo stato termmale si verifica quando la glicemia è divenuta. pressapoco doppia del normale e la. riserva alcalina è scesa a metà della. normale.
lSTITtJTO DI FISlOLOGIA UMA~A DELLA R. 1:~1\"ERSITÀ DI RO~IA Diretto dal prof. StLVESTHO BAGLTONI
SULLE IODIFICAZIONI DELLA PRESSIONE ARTERIOSA INDOTTE DALL'IMPIEGO DELLA MASCHERA ANTIGAS per il dott. Giorgio Giorgi, ca.pita.no medico
TERZA NOTA
In due precedenti note furono studiate le modifìcazioni che si manifestano in alcune funzioni dell'organismo per l'impiego della maschera antigas. Nella prima l'indagine venne rivolta sulle mo<;Ufìcazioni pneumografiche prodotte da questi apparecchi protettivi. Nella seconda si seguì il comportament~ della frequenza del polso in relazione alle mutate condizioni fisiologiche respiratorie. Questi apparecchi di protezione si basano fondamentalmente sul principio del passaggio dell'aria di respirazione attraverso scatole di forma e grandezza varia, che contengono sostanze porose assorbenti imbevute o no di sostanze riducenti intercalate con strati di cellulosa o feltri. Per il passaggio dell'aria inspirata attraverso queste sostanze si producono resistenze più o meno sensibili che influiscono sulla respù·azione modificando la meccanica respiratoria, come è stato rilevato nelle prime ricerche. Nota. - In due memorie su "La respit'azione attraverso resistenze» di Simonelli, contenute nel fascicolo aprile-giugno 1928 dell'« Archivio di fìswlogia » vengono citati i lavori di .Marey, di Langois e Richet, di Haldan, di Davies e Priestley e di Moore e Binger, ma non ricordate le mie ricerche contenute in una pubblicazione edita. dal Ministero della guerra., in data agosto 1926, dal titolo : • Sulle mo<;iifìcazioni delle diverse funzioni del corpo indotte dall'impiego della. maschera ant•~as ". Nota 1• • Sulle modificazioni pnewnografìcbe determinate dall'impiego della maschera. antigas», e già nota. a.l Simonelli sin dal settembre 1927.
308
SULLE MODIFIOAZIONI DELLA PRESSIONE ARTERIOSA, ECC.
Potrebbe sembrare a prima vista. che le ricerche da me compiute non avessero
nulla di comune con quelle del Simonelli, dato che le prime si riferiscono agli ap·
parecchi di protezione, mentre queste riguardano le resistenze respiratorie; ma. l'intima. connessione tra le ricerche del Simonelli e quelle da me eseguite emerge dal contenuto dei due lavori; infatti a psg. 5 della mia citata memoria si legge: c Nell'impiego d.e lla maschera. antigas certamente il fattore principale che potrà cùterminare delle m.odi(wazioni fu~ionali, sarà la resistenza opposta dal filtro ». E a pa.g. 34 : ~ quindi la prima e costante caratteristica della respirazione colle varie maschere antigas, è rappresentata da. un aumento dell'ampiezza respiratoria toracica. e stddominale, più spesso pero con prevalenza di quella a.ddomina.le. Questo aumento che è vario, colle diverse maschere e colla stessa maschera varia da soggetto a soggetto, è certamente da mettersi in rapporto con la reais~ che l'aria inspirata incomra atin'averso il filtro. ,. E a pag. 35 : • anche queste dissociazioni sono naturalmente in rapporto con le resistenze respira/mie che modificano i riflessi respi· ratori per modo che i due centri della respirazione toracica e diaframmatica, essendo indipendenti entro certi limiti, agiscono secondo una diversa gradazione di sensibilità. di fronte agli stimoli capaci ad eccitarli e sotto l'azione dei diversi fattori regolat ori ». Anche lo stesso Simonelli nella sua. prima nota scrive: «Sii t ratta cioè di ricerche eseguite sull'uomo e con re..'listenze .,-espiratorie tollerabili a lungo, talora di grado minimo e somiglia:nti per tutti i loro caratteri, a quelle che necessità industriali, aeronautiche, scientifiche, ecc. hanno introdotto Ì1t$ieme coU'uso di speciali apparecchi di respirazione " . Si vede bene che, quantunque i titoli del mio lavoro e quelli del Simonelli possano sembrare diversi, sostanzialmente le ricerche sono .timili e tendenti allo stesso scopo. Nel mio lavoro lo studio si svolge sull'apparecchio di protezione con'ipleto, il cui fattore principale, benchè non esclusivo, che determina le modificazioni funzionali nell'orgarùsmo umano, è rappresentato dalla resistenza del filtro; nei lavori del Sirnonelli le indagini riguardano solo le res~<;tenze, ma somiglianti a quelle di questi speciali apparecchi di protezione. Riport-erò le conclusioni del mio lavoro riassumendole per sommi capi affinchè vengano fissati i dati di fatto nel loro valore reale. L'esame dei pneumogrammi in rapporto all'impiego della maschera antigas nel riposo fa. rilevare : l. Aumento dell'ampiezza respiratoria sia. toradca che addominale, con prevalenza in genere di quest'ultima, in qualche caso assai notevole che varia secondo i soggetti e il tipo di maschera impiegato. 2. Modificazione quasi 11empre costante e spesso 'molto sensibile della duratà dell'inspirazione e della espirazione, con comportamento diverso nella respirazione toracica. in confronto di quella addominale. N ella prima, si ha aumento del tempo di inspirazione, accorciamento del tempo di espirazione, con diminuzione o scomparsa della normale differenza fisiologica (questa. osservazione venne confermata dal Simonelli nella sua m emoria sulle resistenze inspiratorie); mentre nel pneumograrnma addominale si nota. abbreviamento della inspirazione e prolungamento della. espirazione aumentando invece la fisiologica. differenza di tempo. 3. n numero degli atti respirat-ori non presenta. modificazioni costanti, n ella. più parte dei casi però si rileva una tendenza alla diminuzione. L'esame dei pneumogrammi presi durante il lavoro con la ma$chera fa. rilevare: l. A umento dell'ampiezza respiratoria, sia toracica che addominale, ma. sensibilmente più accentuata. quella. toracica, a differenza di quello che avviene n el riposo. 2. Il numero degli atti respiratori aumenta con la maggior parte delle maschere. 3. ·si stabilisce sempre una rapida assuefa.zione all'uso della maschera, per cui i fatti r ilevati si attenuano o anche scompaiono dopo un certo allenamento.
Anche l'al)parato carclio-vasale, come si è visto , subisce roodifìcazioni per la. intima solida,rietà funzioua.le che esiste tra apparato respiratorio e circolatorio. Nello svolgere il progr:tmma di ricerche sull'ap parato circolatorio tracciato nella seconda nota, l'indagine viene orari volta,sul comportament o
SULLE MODIFICAZIONI DELLA l'RESSIONE ARTERIOS A, ECC.
309
della pressione arteriosa. Può certamente essere degno di interesse indagare come da pressione {massima e minima) si modifichi per l'influenza degli apparecchi protettivi specialmente per effetto delle resistenze respiratorie. PROGRAMMA DEI.LE RICERCHE.
Dato che l'applicazione della maschera produce un aumento di lavoro dei muscoli respiratori, che, come si è visto nella prima nota, si traduce nei riguardi dell'apparato respiratorio in una dispnea d 'intensità, specialmente per effetto delle resistenze respiratorie prodotte dal filtro, può riuscire utile seguire l'andamento della pressione a.rteriosa durante l'impiego della maschera nel riposo e nel lavoro, non solo per studiare se l'apparato cardiovasale subisce delle modificazioni funzionali apprezzabili, ma perchè si possono ottenere• alt;ri elementi di giudizio per la yalutazione dei pregi e degli inconvenienti dal punto di vista fisiologico di questi apparecchi di protezione. L 'indagine venne condotta in due t-empi successivi: prima su soggetti in completo riposo fisico (prova statica), poi dm·ante il lavoro muscolare al biciclo ergometro (prova dinamica). Nelle ricerche sull'apparato carùio-vasa.le le cause di errore sono assai facili e numerose; si può dire che è quasi impossibile so ttrarvisi del tutto, per la eccessiva eccitabilità dei centri vaso-motori i quali reagiscono prontamenge :al più piccolo stimolo (visivo, uditivo, termico, emotivo ecc.), in rapporto alla sensibilità organica individuale. E questo si può affermare in modo speciale nei riguardi della pressione a.rooriosa, la quale risente l'influenza dei più tenui stimoli. È necessario quindi sottrarre il soggetto in esame il più possibile a tutte queste cause perturbatrici ·per ott~nere risultati attendibili. Vennero impiegati i più noti tipi ùi maschera che più si differenziano tra loro nelle modalità dell'applicazione, quantunque siano fo·ndati sul medesimo principio del passaggio dell'aria di respirazione attraverso un filtro assorbente e riducente. Questii sono: il respiratore inglese di guerra che esclude la respirazione nasale e fornito di valvole eli inspirazione e di espirazione; la maschera tedesca di guerra e la, maschera hancese a filtro grande, ambedue senza esclusione della respirazione nasale, la prima sfornita di valvole respiratorie la seconda con valvole respiratorie. Questi tre tipi di maschera sono l'espressione di tre diverse tendenze. L'esclusione della respirazione nasale, che si ha nel respiratore inglese di guerra, nelle maschere moderne venne abbandonata, quantlmque dal punto di vista della sicurezza, offra garanzie maggiori. Le altre due tendenze si riferiscono alla presenza o meno di valvole respiratorie; non è qui il caso di esaminare i pregi e gli inconvenienti dell'una e dell'altra. METODI DI INDAGINE.
Nell'intraprendere lo studio sulla pressione arteriosa si rimane in dubbio sul metodo di esame da seguire poichè va,ri sono i principi su cui si basano i diversi metodi di indagine (oscillatorio, palpatorio, ascoltatorio). I numerosi apparecchi proposti dai vari autori e fondati su questi diversi principi oltre a fornire valori discordanti nessuno è esent-e da critiche e mette in imbarazzo chi voglia ricercare variazioni minime di pressione.
310
SVLJ;E JIIODlFIC.-\ZIONI DELLA PRESSIONE ARTERIOSA, ECO.
Quantunque su quest.o argomento esista una numerosissima letteratura, ancora non vi è affatto accordo e si discute quale apparecchio si avvicini più alla reale pressione endovasale e quello che offra valori costanti, specie quando si tratti di mettere in evidenza modificazioni non molto sensibili. La moltiplicità degli apparecchi e dei principi su cui essi si basano stanno a dimostrare la deficienza di ciasctmo. Questa è una delle ragioni per cui si hanno così spesso risultati discordi; i quali però dipendono anche da altri elementi non tenuti in s ufficiente conto cioè da fattori di natura organica come lo stato costituzionale (tipo morfologico ), c.ondizioni circolatorie individuali, età., sesso ecc. e da .fa,t tori in rapporto e stati fisiologici transitori, come le oscillazioni giornaliere della pressione, periodo digestivo, stato di allenamento, di stanchezza, di depressione organica, eli emotività; e da fatt.ori in relazione all'ambiente come la temperatura, la pressione barometrica, l'esposizione ai raggi solari, a correnti <l'aria, ecc. Dopo il metodo classico di ·Riva-Rocci, l'introduzione dell'oscilla. mento di P acbon aveva nei primi tempi incontrato molta simpatia specie in Francia. Però in seguito è stato oggetto di numerose critiche, sovente giustificate, come la sopravalutazione della l\fx in rapporto agli altri metodi di misura e la difficoltà che s'inc.ontra frequentemente a determinare la prima oscillazione differenziata, per cui il fattore del criterio individuale viene ad assumere una grande influenza. Tali appunti, riconosciuti fondati, hanno indotto i varii ricercat.ori ad impiegare il metodo di Riva-R.occi per la ricerca della Mn, limitando l'impiego del Pacbon per la valutazione della Mx. Per ovviare a questi inconvenienti sono stati via via proposti nuovi metodi di lettm-a delle oscillazioni, mentre altri hanno immaginaro dispositivi modificanti l 'impiego dell'oscillometro, tra i quali il più conosciuto è quello di Pacbon-Lian. Dop.o l'impiego del doppio bracciale di Gallavardin (1922) si è fatto un notevole e reale progresso nella det-erminazione della pressione arteriosa. Questo bracciale eliminando le oscillazioni sopramassimali ha permesso da una part-e di differenziare la prima oscillazione nettamente più ampia, evitando in tal modo gli errori dovuti al criterio individuale, e dell'altra. di eliminare quasi del tutto l'inconveniente della sopra valutazione della Mx. n metodo che si basa sulla :tscoltazione dei rumori vascolari, ba acquistato interesse pratico dopo cbe Korotkow ebbe trovato che per mezzo della. ascoltazione dei toni della arteria brachiale è possibile la misurazione della. prel)sione arteriosa. Questo metodo presenta certamente dei vantaggi per la facilità dell 'applicazione. Le cifre di pressione arteriosa ottenute colla aJScoltazione e colla palpa.zione di solito non differiscono che in modo trascurabile ; nel sano in genere la pressione ascoltatoria si trova un pò più elevata della palpatoria. (Rumpf). . Anche il metodo di Riva-Rocci non è esente da critiche. Esse si riferiscono ad un errore di principio su cui tale metodo è fontlato (Pachon), cbe cioè la misurazione della pressione sanguigna viene eseguita non nel , punto dell'arteria compres:>a dal bracciale, ma a valle di esso. Uguale appunto viene mosso al metodo ascoltatorio di Korotkw-Ebret (Serio), quantunque in questo caso l'esplorazione avvenga in un punto molto più vicino al tratto dell'arteria compressa, in confronto di quanto si ha col metodo Riva-R.occi.
SULLE MODITICAZIONl DELLA PRESSIONE ARTERIOSA, ECC.
311
Prima di intraprendere le esperienze vennero fatte delle indagini preliminari allo scopo di ricercare il metodo che desse risultati più precisi e costanti. Le ricerche furono condotte in numerosi soggetti, impiegando l'apparecchio di Riva-Rocci con il bracciale di Reclingausen (palpatorio per la Mx e ascoltatorio per la Mn), l 'oscillometro di Pachon con il doppio · bracciale di Gallavardin e lo sfigmomanornetro di Korotkow fondaoo sul metodo ascoltatorio. T ali ricerche banno portato alle seguenti conclusioni : l. L 'oscillometro di Pachon con il doppio bracciale di Gallavardin e lo sfigmomanometTo di Korotkow danno praticamente nei soggetti sani gli stessi valori sia per Mx che per Mo. 2. Che l'apparecchio di Riva-Rocci nella. valutazione della Mx fornisce delle cifre leggermente piit basse in confronto agli altri due metooi. Però lo sfigmomanometro di Korotkow non(> esente da inconvenienti. La valutazione della pressione sistolica è resa alcune volte difficile dal fenomeno chiamato « vuoto oscillatorio ,,, tma zona cioè di silenzio di tma certa estensione preceduta e seguita. o soltant.o, seguita da toni arteriosi nettL In questo secondo caso si ba una pressione sistolica sensibilmente inferiore alla realtà. D'altra parte la valutazione della pressione diastolica offre spesso delle difficoltà, perchè non è sempre facile separare con precisione la. terza dalla quarta fase. Si banno ancora. dei casi piuttosto rari, in cui è impossibile differenziare tutta la serie dei rumori. Per queste ragioni nelle nostre ricerche vennero impiegati due rpetodi combinati, l'oscillatorio e Pasoolta.torio, cioè: l'oscillometro di Pachon fornito di bracciale di Gallavardin, insieme allo stetoscopio biauricolare dello sfigmomanometro di Korotkow. PROVA STATIOA.
Certamente l'influenza determinata dalla maschera sulla pressione durante il riposo non produrrà delle reazioni molto rilevanti dato che i muscoli dell'appara.to respiratorio possono facilmente vincere quelle modiche resistenze determinate negli apparecchi protettivi. La prova sta tica venne eseguita su dieci soggetti, giovani esenti da manifestazioni morbose evidenti, dopo un assoluto riposo di 30' in posizione seduta, in ambiente isolato, lontano da qualsiasi eccitamento esterno, sempre alla stessa ora, alla medesima temperatura. I soggetti non dovevano avere precedentemente eseguiti lavori fisici estenuanti. La misurazione della pressione venne eseguita prima senza apparecchio protettivo, poi subito dopo l'applicazione della maschera (20") con successivi controlli ogni mezz'ora sino a due ore: in fine dopo 30" che l'a.pparecchio era stato tolto. Per l'interpretazione dei risultati è più dimostrativo stabilire il valore medio delle cifre ottenute, in modo che essi siano va.lutati nel loro insieme invece che singolarmente. Le grafiche seguenti sono state compilat~ sulla media complessiva delle pressioni di tutti i soggetti esa~inati per ogni tipo di maschera. La prima grafica riporta l'andamento della Max, la seconda quella della. Mn.
312
SULLE MODIFICAZIONI DELLA PRESSIONE ARTERIOSA, ECC.
~·- ~1
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--r·· ..JXV l GRAFICA I
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GRA.J'ICA II
Linea pùma : 1\iaschera. tedesca. di guerra.. » tratwggiata. : respiratore inglese di guerra.. • pu.'I'IMJggiata : maschera francese.
L'esame delle curve ottenute che rappresentano i valori medi complessivi fa rilevare che la pressione siatolica durante la respirazione con la maschera si eleva nella maggioranza dei casi. La pressione diastolica invece ha tendenza in generale a diminuire e le sue variazioni sono meno. sensibili di quelle della M.x. Sia l'aumento della Mx che la diminuzione della Mn non ò uguale per tutti i tipi di maschera esaminati. Così nei riguardi della Mx si nota che la maschera tedesca di guerra produce un aumento medio maggiore della maschera francese. Questa differenza non è dovuta alla diversa resistenza dei filtri, perchè l'apparecchio tedesco, essendo una maschera a filtro piccolo e sostituibile. offre una minore resistenza delle altre due. Invece la ra-g ione si d eve ricercare nella mancanza della valvola espiratoria, per cui l'aria di espirazione dovendo attraversare, per uscire, di nuovo il filtro incontra una resistenza espiratoria superiore a quella prodotta dalla valvola di espirazione. Inoltre per la mancanza della valvola di espirazione si ha un aumento sensibile dello spazio nocivo. La differenza tra il respiratore inglese e la maschera. francese è poco evidente; la prima produce una elevazione della Mx di poco ma.ggiore della seconda forse in rapporto alla esclusione della r espirazione nasale.
Poichè si deve ritenere (Lewis, Co tton, Ra.pport) che l'entità dell'aum ento della pressione arteriosa è in relazione con il grado del lavoro, ne consegue che più è sensibile l 'aumento di pressione, maggiore è l'affaticamento che la maschera produce. La. minima per effetto della maschera in genere tende a diminuire; quest<> comportamento può spiegarsi con il fatto che la maschera, chiudendo ermeticamente il viso, dà una sensazione di calore per il contat.to con l'aria calda di espirazione, per cui si producono probabilmente fenomeni vasomotori. Con la maschera tedesca l'abbassamento della Mn è più ma.nifesta forse perchè l'aria di espirazione esercitando una maggiore pressione sulla cute del viso per la mancanza della valvola di espirazione produce una maggiore sensazione di calore mentre il respiratore i nglese dà una diminuzione della Mn quasi insignificante perchè essendo fornito di bo cca.io e pinza stringinaso l'aria di espirazione non viene più a contati;() con il viso per cui il soggetto avverte solo quella. sen~azionc di calore che produce il facciale della maschera. D urante tutta L't durata dell'impiego della maschera (due ore) l'aumento della Mx in genere fu più sensibile dopo la prima ora . In ultimo vi è
SULLE MODIFIOAZIONI DELLA PRE.')SIONE AltTERIOSA, EOC. '
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tendenza ad un certo adattamento. A questo proposito si è sempre rilevata · una. grande facilità dei soggetti ad un rapido adattamento all'uso della maschera; tanto che nelle ricerche bisogna impiegare individui che non abbiano mai, o da molto tempo, usato l'apparecchio. Se si esaminano i risultati ottenuti individualmente si nota che le modifìcazioni di pressione sono assai variabili nei diversi soggetti anche in rapporto alla stessa maschera; e per esempio con la maschera francese in un caso non si è ottenuta nessuna apprezzabile modificazione di pressione, mentre si è raggiunto in nn altro un aumento della Mx di mm. 40 di Hg. Questo diverso modo di comportarsi dei vari soggetti si deve mettere in rapporto con la diversa sensibilità individuale. . Per queste ragioni i risultati considerati singolarmente non forniscono elementi snlle qualità fisiologiche di una maschera, percbè di fronte all'anmento della Mx di mm. 40 di Hg. con la maschera francese troviamo appena nn aumento di mm. 10 di Hg. con la maschera tedesca di guerra. Se invece si considera la media dei valori ottenuti per ogni tipo di maschera., emergono delle differenze utilizzabili per l'apprezzamento di questi apparecchi di protezione. PROVA DINAMICA.
Nella prova dinamica vengono studiate le modifìcazioni della pressione arteriosa che si producono per effetto della maschera antigas in confronto di quelle che si banno nel lavoro senza la maschera. Numerosi sono gli autori che hanno studiato il comportamento della pressione dopo l'esercizio muscolare, si può dire in linea generale che la maggioranza di essi hanno rilevato che la Mx si eleva in modo più o meno sensibile mentre la Mn o rima.n e invariata o subisce un leggero aumento. Anche durante il lavoro venne seguito il comportamento della pressione (Gresbener, Grnmbann, Eowen, Cotton, Lewis e Giorgi, ecc.). Nelle presenti ricerche si vuole stabilire quale e quanta influenza l'uso della maschera antigas durante un -esercizio muscolare eserciti snlla pressione arteriosa, dat() che qualunque lavoro compiuto con la maschera riesce naturalmente più faticoso, più intenso e gravoso di quello eseguito senza l'apparecchio di protezione. Quantunque la relazione tra entità della tensione arteriosa e il grado del lavoro muscolare non sia stato studiato in modo completo, tuttavia le osservazioni di Cotto n, Lewis e Rapport indicano che più intenso è l'esercizio muscolare, maggiore è l'elevazione della pressione, -tanto che Baimbridge ammette l'esistenza di una relazione diretta tra la pressione arteriosa e l'intensità del -lavoro muscolare. Se questo aumento di intensità di lavoro determinato da questi apparecchi di protezione dovuto sopratutto alle resistenze respiratorie del filtro, produce un èontemporaneo aumento di tensione arteriosa rilevabile con i comuni mezzi di indagine, in confronto di quello che si ba durante il medesimo lavoro eseguito senza la maschera, si viene ad avere un mezzo pratico ed obiettivo per giudicare quale tipo di maschera affatichi meno l'organismo e menomi in grado minore la sua resistenza. Certamente non si baserà questo giudizio sull'esame isolato di casi singoli, ma su gruppi di almeno dieci soggetti, ricavando la curva media complessiva. dei valori ottenuti per ogni tipo di maschera. I tracciati seguenti riportano i risultati ottenuti nei tre tipi di maschera esaminati durante il lavoro.
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SULLE MODfFJCAZ!ONI DELLA PRESSIONE AJl.TERlOSA, ECC.
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Linoo. piena : pres.'3 ione arteriosa senza maschera. L inea tratteggiata : pressione dopo la maschera l - ma.'3Chera francese . 2 - maschera tedesca. 3 - respiratore inglesg.
La. curva a linea tratteggiata cbe traduce i valori della. Mx ottenuti nel lavoro coll'apparecchio eli protezione è sempre più alta. durante tutto li perioclo di esercizio di quella a linea. piena che rappresenta. la M:X nel lavoro senza la maschera.. Inoltre dopo 20" di riposo la Mx risulta ugualmente sempre più elevata di quella che si ha nel lavoro senza la maschera, ciò che dimostra che il ritorno alla pressione normale è più lento. Le variazioni rispetto ai va,ri tipi di maschera, sono più elevate quelle date dalla maschera t-edesca e dal respiratore inglese, ma in grado un po' minore. La massima elevazione in genere si rileva dopo circa 45' di lavoro. Nei riguardi della pressione diastolica le variazioni sono assai modiche, però mentre dura nte e dopo il lavoro senza la maschera ristùta o invariata. o in leggero aumento, durante il lavoro invece con la maschera la Mn o rimane invariata o tende a diminuire. La ragione anche in questi casi si deve ricercare nel fattore vaso-motorio, il quale, per effetto della spicc.:'Lta seu:.:azione di calore che dà l'applicazione della maschera, determina. una dilatazione vasa.le. Non sono state riportate le curve della Mn percbè le varin,zioni sono poco sensibili. Anche nella prova dinamica l'esame dei singoli casi, mostra una grande variabilità individuale.
SULJ.E MODIFICAZIONI DELLA PRESSIONE AltTERIOSA, ECC.
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ÙONCLUSlONI.
Lo studio della pressione arteriosa (Mx e Mn) in rapporto all'impiego dì tre tipi di maschera antigas che rispecchiano tre diverse pendenze (respiratori inglese di guerra che esclude la respirazione nasale, maschera tedesca di guerra sfornita di valvole respiratorie, e maschera francese a filtro grande con valvole di respirazione) ha fatto rilevare,: A) Nei soggetti in riposo durante due ore di applicazione dell'apparecchio : 1° la pressione sistolica durante la respirazione con la maschera si eleva nella grande maggioranza dei casi ; 2° tale aumento per lo più persiste durante tutt-o il tempo e il soggetto porta l'apparecchio protettivo (due ore), ma in genere è più sensibile dopo la prima ora ; 3° la pressione diastolica quasi sempre subisce una leggera diminuzione, rara,mente rimane invariata ; 4° quantunque esista una grande variabilità dei diversi soggetti di fronte alle modificazioni ,della pressione anche con lo stesso tipo di apparecchio protettivo, la curva dei valori medi della Mx ottenuti su parecchi individui, può fornire un elemento utile di giudizio per l'apprezzamento di questi apparecchi dal punto di vista fisiologico. B) Nei soggetti durante 10' di lavoro: P durante un lavoro moderato con la maschera, la pressione sistolica è quasi sempre più elevata di quella che si ba durante il medesimo lavoro compiuto senza la maschera ; 2° tale aumento persiste in genere durante il periodo dell'esperienza (10') ma è più sensibile dopo circa cinque primi ; 3° la pressione diastolica nella maggioranza dei casi per effetto dell'apparecchio di protezione tende a diminuire in qualche caso rimane invariata, raramente aumenta, mentre senza apparecchio subisce quasi sempre una modica elevazione ; 4° la curva della media dei valori della pressione sistolica ottenuta in un gruppo di soggetti per ogni tipo dì maschera, forni sce elementi di giudizio snJle qualità fisiologiche di un apparecchio, quantunque i vari soggetti si comportino, entro certi limiti, in modo diverso. O) Sia nel riposo che durante il lavoro : l 0 si può dedurre che il tipo di maschera che è sfornito di valvola di espirazione e quello che esclude la respirazione nasale, danno un affaticamento maggiore di quello che ha la valvola d 'espirazione e che conserva la respirazione per le vie normali ; 20 i soggetti mostrano una. facile assuefazione all'uso della maschera, per cui le modificazioni di pressione che essi mostrano in primo tempo, si attenuano notevolmente dopo un periodo di allegamento. AUTORIASSUNTO. L'impiego della maschera. antigas determina. nella maggioranza dei soggetti allo stato di riposo a.ument,o della pressione sistolica., mentre la. pressione diastolica. o rimane invariata o tende a. diminuire. Anche durante il lavoro muscolare eseguito con la maschera. si rileva un aumento della. pressione sistolica., in confronto dei valori che si ottengono nel lavoro senza. la. maschera. La.
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SULLE ])IQDlFICAZlONI DELLA PRESSIONE AltTERIOSA, EOC.
pressione diastoliica. invece o tende a diminuire o rimane invariata, mentre nel lavoro senza la maschera subisce in genere un leggero aumento. Lo studio della pressione arteriosa in relazione all'impiego della maschera può fornire qualche utile elemento di giuòizio per la valutazione, dal punto di vista fisiologico, delle ~ua!ità di questi apparecchi di protezione. Le modifìcazioni di pressione rilevate 81 attenuano notevolmente o scompaiono del tutto in seguito ad allenamento all'uso della maschera. BIBLIOGRAFIA. AUBERTIN. - La Pruse Médicale, 18 febbraio 1920. AUBERTIN et PA.SOANO. -La Pruse Médicale, n. 98, 1924. BA.BINSOKl, IiEITz et F:aoMENT. - Réunion nevrologique interna.tionale annuelle, giugno, 1926. BA.INBRIDGE. - Tre Physiology of Muscolar Exercice. - Longmans. Green and Co., London, 1923. BILLA.RD. - SocieU de Biologie, 24 novembre 1917. - La Pruse Médicak, 19 novembre 1927. BoWEN. Ameri<:an Joumal of Physiol., vol. II, p. 59. CA.STELLOTTI. - Le malattie del cuore e dei t!a8i, n. 9, 1923. CA.WA.DIAS. - A:rch. du mtdad. du coeur, du va~. a du sang., maggio 1916. CoTTON, LEWis a.nd RAPPORT. - Heart., vol. VI, p. 269. DELEA.UNA.Y. - Gazette hebd. du Se. méd. de Bordeau:c, 28 ottobre 1917 e 24 nO• vembre 1918, Societé de Biologie 10 maggio e 7 giugno 1919. D'OELSNITZ. - SocieU Medical du B 6pitau:c, 10 ottobre 1919. D'OELSNITZ et CoRNIL. - Societé de Biologie, 7 dicembre 1918, 22 febbraio 1919, 19 giugno 1919. FA.NTUs, STA.EHELIN. - Z eitschrift fiir Klinische Medizin, vol. LXX. GA.LLAVA.RDIN. - La. tension arterielle en Clinique. Masson 1920. - La Preue Médicale, 9 settembre 1922. GIORGI G. - Sulle modifìca.zioni pneumogra.fiche determinat-e dall'impiego della. maschera antigas. Ministero guerra. (Centro chimico militare) 1926. - GiMnale di medicina militare. fase. XI, 1928. -Mnlattie Cuore e V asi, luglio 1929. GREBNER, GRUNBAml. - Wiener tned. Pruse, 1899, 2033. J EANNENEY. - XXXIV Congrés Fra.nçais de Chirurgie. J EANNENEY et GuYOT. - SocieU de chirurgie de Paris, dicembre 1918. LowsLEY. - American Joumal of Phytriol., vol. XXVII, p. 446. MA.c CURDY. - American Joumal of Physiol., V, 95. MASINO. - Deut8ch. Arch. f. Klin. mi-d., 74, 269. MAY. - Arch. des Mal. du Coe:ur, 1919, p. 502. - La Presse MédiC<Ùe, 1920 n. 43. - BuU. Soc. Méd. Rop., n. 14, 1919. MELDOLESI e MlLANI. - Cuore e circolazione, aprile-maggio 1924. PACHON. - C. R. Soc. de Biologie, 14 maggio 1910. - Le Jcrurnal Médical FrançaiB, 9 settembre 1919. - Journal de médecine de Bordeaux, 1923, 777. SERIO. - Malattie del cuore e dei vasi, 31 maggio 1924.
ESPLORAZIONE OSCILLOMETRICA DELLE ARTERIE IN RAPPORTO ALL'IMPIEGO DEllA MASCHERA ANTIGAS per il dott. Giorgio Giorgi, capitano medico QUARTA
NOTA
La esplorazione oscillo metrica di un 'arteria comprende lo studio dell'indice oscillometrico, della curva oscillometrica e del rapporto oscil: metrico di M:ay. L'apprezzamento di questi valori venne man mano svolgendosi prima attraverso l'indagine del solo I. 0., per opera di Babinski, Heitz, Froment, che lo studiarono in rapporto ai perturbamenti fisiopatici dei feriti di guerra, nelle paralisi da lesioni nervose, nelle obliterazioni arteriose; d'Oelsmitz e Bisseau l'banno impiegato per svelare casi di simulazione da edemi provocati, nei quali banno potuto dimostrare che in questi l'I. O. si trova aumentato. In complesso si può dire che, attraverso ricerche successive l'I. O. ba a-ssunta un'importanza non trascurabile nello studio dei perturba.menti della circolazione periferica, per la diagnosi di una arterite o di un angiospasmo, per mettere in evidenza la permeabilità arteriosa, negli aneurismi, le cancrene, negli ematomi, per svelare i perturbamenti funzionali vaso-motori di natura nervosa o umorale. In seguito si preferl studiare la curva oscillometrica la quale si ottiene scrivendo sulle ordinate i centimetri di Hg. corrispondenti alla pressione del bracciale, e sulle ascisse le divisioni del grande quadrante comprese nella os·cillazione dell'ago (Delaunay). La curva oscillometrica registra con chiarezza l'aumento progressivo delle oscillazioni che corrispondono alla tensione sistolica, la massima oscillazione cbe corrisponde all'indice e la loro decrescenza. La curva oscillometrica assume quindi una forma diversa a seconda dell'altezza dell'I. 0., del numero delle grandi oscillazioni e dei valori della Mx e Mn . Come si -vede lo studi.o della curva oscillomet.rica offre elementi d'indagine assai più numerosi per l'esame delle arterie che il solo I. O. Aubertin e P ascano banno seguito l'andamento della curva oscillometrica nei soggetti normali, negli ipertesi e ipotesi, nell'insufficienza aortica e nelle lesioni mitralicbe. Questi autori nei normali hanno t rovato che la curva ha la forma di nn campanile acuto con una branca ascendente un po' più rapida di quella discendente, un'ampiezza oscillatoria da 4 a 7 divisioni del quadrante. N egli ipotesi senza insufficienza cardiaca banno rilevato una minore ampiezza ed altezza della curva in relazione ad nn abbassamento della Mx . e sopratutto una sensibile diminuzione dell'LO. Negli ipertesi senza insufficienza cardiaca la curva oscillometrica si comporta in due modi diversi; o si ba un aumento notevole dell'ampiezza dell'oscillazione con una curva assai aUa in relazione all'aumento della difieren zialc e assai ampia in rapporto all'aumento notevole dell"I.O., ma con apire meno acuto d~l 2 -
GiornaJe di m edicina militare.
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ESPLORAZIONE OSCILLOlfE'l'R ICA DELLE ARTERIE JN RAPPORTO, ECC.
normale; questi sono i casi più frequent.i. In a,lt ri, piuttosto rari, l'ampiezza. in generale non supera le tre divisioni del qua{lrante e la curva invece di un'apice Muto, presenta un " plateau " più o meno esteso, in rapporoo probabilmente ad alterazioni vasali scleroticbe. Nell'insufficienza aortica riscontrarono in genere un aumento considerevole della ampiezza delle oscillazioni. N elle lesioni mitraliche non si notarono particolarità spiccate, la curva presentò una forma con apice arrotondato e debole ampiezza. Questi autori si sono serviti nelle loro ricerche del doppio bracciale di Ga.Uavardin, mentre con il bracciale originale la curva oscillometrica normale risulta un po ' diversa, come dimostrano le ricerche di Delaunay, Billar, Barè, Aubertin, ecc. · · n nuovo apparecchio Pachon-Galla.vardin presenta dei sensibili vantaggi, perchè la curva che con questo si ottiene è più netta, più chiara delrantica in s~rruito alla soppressione delle oscillazioni sopramassimali (Aubertin e Pascano). L 'esplorazione oscillo metrica di un 'arteria si può completare con lostudio del rapporto oscillometrico di ì\Iay, che è il rapporto tra I. O. e pressione differenziale = ~). <-luesto permette di studiare la circolazione periferica (modificazione del calibro e dell'elasticità delle arterie} e::;cludendo l 'influenza del fattore ca.rdiaco. Nei soggetti normali l'I. O. varia in modo sensibile secondo gli individui e nello stesso soggetto può variare da un giorno a-ll'altro. Questa instabilità è più marcata di quella della pressione arteriosa. Di più tutta una serie di fattori fisiologici intervengono per modificare il rapporto, per cause che agiscono sui fenomeni va.somotori dei quali il rapporto è l 'esponente. May notò un aumento del R. O. dopo i pasti, dopo il bagno caldo e diminuzione dopo un bagno freddo; ugualmente tende a diminuire dopo lo sforzo. Durante il la.voro muscolare si è notato (Giorgi) nella generalità dei casi che il R. O. diminuisce al principio del lavoro, tende ad aumentare man mano che questo progredisce, mentre dopo l'esercizio torna a diminuire. Aubertin e P ascano hanno riscontrato che il R. O. n egli ipertesi è diminuito mentre nell'insufficienza a,ortica è aumentato. P:RoG&A.:\IMA. DELLE RICERCHE. - Queste ricerche si propongono d 'indagare se l'impiego della maschera antigas produca delle modifica.zioni dell'indice, della curva e del rapporto oscillometrico, eia nel riposo che durante il lavoro muscolare e se queste siano ta,li da fornire qualche nuovo elemento di giudizio, dal punto di vista fisiologico, sulle qualità di detti apparecchi ùi protezione. In due precedenti note si è studiato il comportamento della frequenza del ritmo ca,rdiaco e della pressione arteriosa durante l'applicazione degli apparecchi r<>spira.tori protettivi. · Questi sono essenzialmente fondati sul principio di depurare l 'aria. di respirazione dai gas venefici, filtrandola attraverso sostanze porose assorbenti e riducenti. Però a.ffinchè l'aria passi attraverso il filtro i muscoli inspiratori debbono aspirare l 'aria di inspirazione, p er cui si producono rN!istenze più o meno sensibiLi a seconda dei vari tipi di maschera. Queste resist.enze possono essere prevalentemente inspiratorie nei tipi di maschera.
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ESPLORAZIONE OSOILLOMETRICa D ~LLE ARTERIE IN RAPPORTO, ECO.
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forniti di valvola di espirazione, inspiratorie ed espiratorie in egual misura in quelle sfornite di valvole. Inoltre la respirazione può effettuarsi solo attraverso la bocca per mezzo di un boccaio, quando vi è esclusione della respirazione nasale. Quest.e sono le tre principali modalità d 'impiego della maschera antigas . J-'o studio contemporaneo e comparativo di questi tre valori, indice, curva e rapporto oscillometrico permette di poter seguire tanto l'andam ento della circolazione periferica che le Yariazioni dell'impulso cardiaco. P er produrre il lavoro venne impiegato il biciclo ergometro di J . Martin • graduando la tensione dell'attrito in modo da a versi un lavoro moderato, affinchè le modificazioni di pressione che si hanno durante l 'esercizio siano transitorie, e si possano facilmente ripristinare dopo un riposo di 30' i valori che si avevano prima del lavoro (n. 2 del quadrante per 60 giri al minuto). Non è facile evitare che si trasmettano le oscillazioni dovute all'impulso dei muscoli che producono il lavoro all'ago del grande quadrante, venendo queste in tal modo a disturbare la lettura di quelle dovute ai movimenti d ella parete arteriosa. Se vengono impiegati soggetti intelligenti, dopo un po' d 'esercizio, riescono a tenere il braccio completamente abbandonato in modo che non risenta l'impulso del movimento degli arti inferiori. P er l 'esplora,zione oscillometrica venne usato l'apparecchio PachonGallavardin, il quale dà una curva oscillometrica un po' diversa da quella fornita dal Pachon con bracciale originale, ma nùgliore per la soppressione delle oscillll,zioni sopramassimali (Aubert in e Pascano). L 'indagine venne condotta prima su soggetti senza la m aschera in riposo, poi con l 'applicazione dei tre tipi di apparecchi respiratori cbe rispecclùa.no le tre tendenze sopraccennate, durante un periodo di due ore di permanenza con controlli ogni 30" e infine dopo 20" che l'apparecchio era stato tolto, (prova statica). Inoltre duran te IO' di lav oro al biciclo vennero d eterminati l 'indice, la curva e il rapporto con con t rolli dopo 60", 5', 10' e infine dopo 30" di riposo in soggetti senza la maschera. Si segue un uguale procedimento coll'applicazione delle maschere dopo un certo periodo di riposo che p ermetta il ritorno ai valori primitivi, (prova dinamica). In una metà dei soggetti il lavoro senza le maschere venne eseguito dopo quello con la maschera. I NDICE E CURVA OSCILLOMETRIOA. - P achon ha chiamato CO] nome di indice oscillometrico (I. 0.), l'ampiezza massima dell'oscillazione che si osserva con il suo apparecchio e si produce quando la pressione del bracciale uguaglia la ten sione che esiste nell'interno dell'arteria. Non si fa dunque che obiettivare, amplificandolo, il fenomeno del polso; si può dire che 1'1.0. è il polso visto alla lente (May). Billar parla di « tastare il polso )) con l'oscillometro. L 'LO. non è un fenomeno s.emplice e le sue modificazioni sono in rapporto con tre fattori: l'impulso cardiaco, il calibro dell'arteria, l'elasticità della sua parete. Per l 'interpretazione delle sue varia.zioni P achon ba enunciato due leggi: a) a parità di condizioni n ei rigua.r di dell'arteria esplorata l'LO. indica il valore dell'impulso cardiaco; b) a parità di condizioni nei riguardi dell'impulso cardiaco l'LO. indica, il va,lore del calibro vasale e le s ue modifìcazioni.
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ESPJ,QRAZlONE OSC ILLO:\Il':TRICA DF.LLF. ARTERIE IN RAPPORTO, ECC.
In queste rjcerche si .tratta di studiare le modificazioni che l'I.O. subisce per effetto dell'applicazione della maschera antigas in uno stesso soggetto in confronto dell'LO. e della curva oscillometrica che si ba senza la maschera. In questo caso la ela-sticità dell'art.eria è rappresentata da un valore costante; si tratta allora di seguire le modificazioni che l'I .O. e la curva subiscono per effetto delle varia.zioni degli altri due fattori, cioè del calibro dell'arteria e dell'impulso cardiaco. Infatti questi possono modificare 1'1.0. e la curva, mentre il calibro dell'arteria può modificarsi per l'influenza dei centri vasomotori, come pure l'impulso cardiaco può subire delle variazioni per effetto delle resistenze respiratorie delle mascllere. Proua statica. - La prova s tati ca Yeuue eseguita s u ~o~getti in po"1~ io.. ~ seduta dopo un certo periodo di riposo eYit~tndo il più possibile o~otni CI\UStt pt'r· turbntrice. Vennoro impiegati i t.re tipi di maschera. durante tm'applicazione di due ore con cont.rolli ogni 30' e dopo 20" c he l 'apparecchio era stato tolto. Le grafiche seguent.i riportano le curve of>Cillometriche ott-enute con le tre maschere in esame, compilate sulla media d e i valori rilevati nei varii controlli su tut.ti i soggetti per ogni tipo di ma~hera. r
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ESPLORAZJO:o<E O~(' ILLO~JF:TRIC A D EL LE ART~:HI F. IN RAPPORTO, E CC.
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Per quanto le c ur ve che s i ha nno con i vari ttppn r<'C'C· hi di p ro tezione sia no s imili, tuttavia s i notnno d elle d ifferenze e,·id enti >:~i ll in rapporto alla. forma. che all'ampi~zzt\.
La gTafìca n. l o ttonutn con In ma><chera fra nC't'$6 m o:<t l'li nn'amp iez.za minore della grafioo n. 2 che ripo r·t a. le cun·e ottenute con l"' mA>:~c hcrn tede;:;ca. ove s i ha 1m indice oMillometrico piìt alito; mentre la !!rìl fìc:a n. 3 dò. ,·alori che Rt a nno t.ra In. p•·ima c la seconda. <
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322
ESPLORAZIONE OSCILT,OMETRI C.-1. DELLE ,,.B TERTE IN RAPPORTO, ECC.
Infatti la Mn. con la. maschera. tedesca mostra una. diminuzione che va da. 5 a. 15 mm. di Hg., con la maschera francese da 5 a. IO, mentre il respiratore inglese determina una diminuzione di appena. 5 mm. di Hg.
Prova dinami<'.a.- Nella prova. dinamica. si seguono le modifiea.zioJrt dell'I. O. e della curva. oscillometrica nel lavoro con apparecchio protettivo in confronto dell'I.O. e della curva che si ottengono nel lavoro senza. la maschera. Come si è visto in una precedente nota ( l ) 1'1.0. nel lavoro aumenta iu tutti i casi in modo più o meno sensibile secondo i soggetti da 4 a 7 divisioni del quadrante. Questo aument-o si mantiene per tutt-o il tempo dell'esercizio e dopo 30" di riposo si trova ancora aumentato da 2 a 4 divi.s ioni del quadrante. Nei riguardi della
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Fig. 4 . linea piena: curva osclllomet rico. nel riposo; linea. tmttcggia.tn. : curva osclll<Hnetricn nel lavoro senza maschera; Unca. punteggiat a c tratteggiata: cnrvll oscillometrica neJ lavoro con resplrutore inglese; lln&l punt~lnt.n: c on ma~cbera trance;.e ; line11 a crocette : con maectera tedetjCR .
curva oscillometrica s i rilevò un aumento in altezza e in ampiezza. Però in quelle ricerche il lavoro che il soggett-o produceva al biciclo era pii:! sensibile, mentre in queste viene eseguito un lavoro più moderato. Nella grafica; seguente vengono riportate la .curva oscillometrica. nei soggetti J}ormali in riposo, insieme a quella nel lavoro, la quale è stata ottenuta dalla. media. delle curve di l O soggetti nei tre tempi di controllo e inoltre le 3 curve ottenute nel lavoro esegnito con i 3 tipi di maschera compilate ugualmente sull.a media dei vl\lori ottenuti in tutti i so~getti nei tre tempi di controllo. Si rileva che la curva a linea tratt.e,l;(giata, che compendia le curve oscillometriche ottenute durante il lavoro l'<enza mascher·a di tutti i soggetti in esame nelle ( l ) U lORGI: E <p'M•~i .. no o~~illo..,c t rica c o sciUogrtlflNI delle arterie durllJlt e e dopo il ln,·oro lUIIRC'<Jinre. - Cuor~ r c.:; r rola=i o"e 1!}. 1).
ESPLORAZIONE OSCILLOMETRICA DELLE ARTERIE IN RAPPORTO, ECC.
323
varie esperienze, mostra un aumento dell'indice di 4 divisioni del quadrante in confronto all'indice che si ba nel riposo. Mentre la Mx risulta in aumento di 45 rom. di Hg. e la. Mn di 20 mm. di Hg. l valori ottenuti durante il lavoro in queste esperienze sono piò bassi di quelli ehe si ottennero in un lavoro più intenso in altre ricerche, che hanno formato og· gett() della citata nota.. In quelle l'aumento della Mx oscillava. da. 40 a 70 mm. di Hg. e dell'I.O. da 4 a. 7 divisioni del quadrante, mentre la. Mn. dette valori quasi identici. Questo confronto fra i risultati dei due gruppi di esperienze porta. alla. constatazione che, l'aumento della pressione e dell'indice è, na.tura.lmente entro certi limiti, prop<>r· ziona.le all'intensità di lavoro. In queste ricerche venne fatto eseguire un lavoro più moderato per evitare perturba.menti troppo profondi dell'apparato circolatorio, che avrebbero ritardato il ripristina.rsi delle condizioni normali di equilibrio. l tracciati a linea ptmteggiata, a crocette e mista, rappresentano le curve compilate sulla media dei lavori forniti dai varii soggetti per ogni singolo tipo di maschera. Le curve che si sono ottenute nel lavoro con la maschera. harmo w1a maggiore ampiezza ed altezzA in relazione ad aumento della. Mx dell'I.O. e diminuzione della. Mn., in confronto della curva ottenuta nel lavoro ~enza la maschera. Nei riguardi della. forma. si nota. che l'apice delle curve ottenute con gli appa.· 1·ecchi è più arrotondato per aumento del numero delle grandi oscillazioni. Confrontando tra. loro le tre curve ottenute con le maschere, quantunque le differenze siano poco sensibili,si nota. che i valori più alti sono dati dalla maschera tedesca, nei riguardi della Mx e deli'I.O., mentre la differenza. t.ra. la maschera francese e il respiratore inglese è meno evidente. Però, mentre il respir11.tore in· glese produce un aumento della Mx maggiore dell'apparecchio francese, invece ri· sulta. meno accentuata. l'elevazione dell'I. O. RAPPORTO OSCILJ.O~rETRICO. .i\Ia SC l'I. 0. indica fedelmente le variazioni dell'ampiezza del polso, però non è faeile interpretarne la causa, perchè si modifica ogni qual volta vari il valore dell'impulso car· diaco, il calibro della arteria e l'elasticità della sua parete. Questi sono i tre elementi da cui dipende l'I.O. Per poter valutare la causa che ne determina i cambiamenti, bisogna fissare rispettivamente ciascun componente. Nel caso concreto la valu· tazione dell'I. O., viene eseguita prima nel soggetto senza la maschera, poi nello stesso soggetto nelle medesime condizioni con l'apparecchio protettivo. . Dei tre elementi che fanno variare l'I. O. (impulso cardiaeo, cali· bro dell'arteria, elasticità della sua parete) rimane invariata l'elasticità della. parete arteriosa. lnfattj l'impulso cardiaeo per effetto dell'aumentato lavoro dell'apparato respiratorio subisce naturalmente delle variazioni, altrettanto può dirsi del calibro dell'arteria la quale si modifica a sua volta per l'azione dei centri va.somotori, mentre l'elasticità inerente allo stato anatomico della parete arteriosa, essendo le ricerche condotte nello stesso soggetto e nel medesimo tratto dell'arteria, rimane invariata. Quindi le modificazioni dell'I. O. nel caso di queste ricerche, varia solo col variare dei due fattori: calibro dell'arteria, impulso cardiaco. Lo studio del solo I. O. non è sufficiente per istabilire a qua.Je di questi due elementi si debbono. Se invece si determina il rapporto oscillometrico è possibile poter valutare la parte dovuta a ciascuno di essi, perchè il R. O., entro certi limiti, è in relazione con il fattore arterioso: calibro dell'arteria, elasticità della sua parete. May paragonando le
324
E>i i' LOJUZ I O~ t: OSC'ILLO)IF.'fRIC'A DELI.E AI!TERlE Dl R.~Pr'OP.TO , ECC.
variazioni drl rapporto con quelle dC'lla pn•ssione minima ha distinte) <·inque tipi rli rea;,ioni V<lseolari. L'aumento d PI <'alibro d€'U'art(•ria può dipf'ndere d~ due cause prin<:ipal i o da va-sodilatazioM per diminuzioue del tono della parete arterioKa, o da pletora sia per aurnf'nto rea le rlel volume del sangue, sia p er ostac-olo in un punto rlt>U.albero circ-olatorio, sp('eialmente in corrispondPnza del rene. In ambed uc- i casi il rapporto è clev at<l, ma nella vasod ilatazione si a ccompa~nia {'On abba:;:;amPnto della ~fn., che invece aumenta quando s i tratta di pletora. Cgualmente f'SistOUO due tipi di \ asocostrizione, l'una di pendente da vaso('ostrizione atth·a, l'altra rla una diminuzione della massa san guigna; il rapporto si dimostra bas:>o nei due casi, ma nella vasocostrizione attiva si ha aumento della )In ., mentre nella diminuzi,o ne del sangue questa si abbassa. X ei casi di sclt>rosi delle arterie si rileva un abbàssarnento del .tàpporto, àt1m('ut.o della 11x mentre la )fn rifnane invariata. Come si vede, seguendo l'andamento della )fx., ) In. e R. O. si possono mf•ttere in evidenza: l'aumento del calibro dell'arteria, sia per va~ocostri zione che per pletora; fenomeni di vasocostrizione si.a per diminuzione della ma-ssa sanguigna che per fenomeni va-somotori ; e infine la sclerosi della. pa.~·ete arteriosa. Prova statica. - Venne eseguita nelle stesse condizioni dello studio del l'indice e della c urva. oscillometrica: cioè su 10 soggetti in complet<> riposo, dumnte due ore di applicazione dei tre tipi di apparecchi menzionati, con controlli ogni 30'. Per la valutazione della pres.'lione arteriosa venne impiegato il metodo oscillatorio con l'apparecchio P achon-Galla.vardin, con il cont.rollo del met-odo ascolta.torio per m ezzo del fonendoscopio di Aubry. Negli individui normali il ra.p· porto oscillomet.rico osc illa tl'a l e 1,30:
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326
ESPLORAZIONE OSC.ILLOMETRlCA DELLE AllTERIE IN RUPORTO, ECC.
Dai risultati ottenuti si rileva. che il rapport-o oscillometrico in genere aumenta in seguito all'impiego degli apparecchi di protezione e questo aumento è più costante e sensibile nel primo periodo. Nei tempi successivi il R. O. subì· sce delle oscillazioni incostanti, qua.lcht! volta diminuisce. Le sue variazioni in rapporto ai va.rii tipi di maschera non sono molto sensibili, specie se si consideri che già fisiologicamente esso varia. entro limiti abbastanza estesi. Però si può dire che l'aumento più sensibile si nota con la. maschera. tedesca. . ' Paragonando le variazioni del rapporto con quelle della. Mn si rileva, nella maggioranza. dei casi, vicino ad un aumento del R. O., una diminuzione della Mn. Secondo la constatazione di May ciò parla. per fenomeni di vasodilatazione i quali certamente si manifestano per l'aumento di calore che l'applicazione del facciale produce sulla cute del viso, si a perchè lo chiude ermeticamente, sia per il contatto dell'aria calda. d'espirazione. Con la maschera. tedesca i fenomeni di vasodila.tazione risultano più evidenti. Infatti, questo apparecchio è privo di valvola di espirazione, per cui l'aria calda espirata., dovendo uscite attraverso il filtro, esercita una. maggiore pressione sul viso e conseguentemente produce una. sensazione di calore più accentuata. Pr()1)(J. dinamica: In un precedente lavoro sull'esplorazione oscillometrica delle arterie durante il lavoro muscolare, si è vi.s to che il rapporto oscillometrico diminuisce al principio del lavoro, tende ad aumentare nell'ulteriore decorso, quantunque le sue modificazioni siano in generale poco sensibili e incostanti; mentre nel riposo successivo si manifesta di nuovo diminuzione. In que.~te ricerche si è voluto indagare se l' uso della maschera 'antigas determini differenze sensibili in confronto dei risultati che si sono ottenuti durante il la.voro senza la. maschera. Nelle tabelle seguenti vengono riportati i valori del R. O. TABEI..LA II.
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.\ RTERIE IN RAPPORTO. F.('C •
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A~nc he ÌJl que..,t-e ri cerd1e il cnmport a.monto d c ll'll. O. è conforme, nella grande muggioram.a d ci rn!'li. n quAnto :-;i è rilev.~to ne:lle precedent.i citat.e, cioè dim.ùlui::~ce al prin cip~ o d el l!"vo•·o, au menta.. nelhalte~ao~e decors?, qualche_ v?lta sorpassando i vnlor1 che s1 avevuuu 111:1 nposo e :sa r•trova d1 nuovo damn,uit.o dopo t.reu tn secondi d i ri po!;o. Ke ll'interp•·otu<'.!one ~lei valor! del!"~. O. otte·~~ati tluran!.e il lavoro, bisogna. tt>nN' presente che l iln1PH"7.ZR.. o:sc 1ll i~tona 110 11 è p m proporzaonale alla pre!>sione differenzi ~t le. che cli\'iene a-;:<1\1 nlt.a pe r aumento no t.e \·ole della )ix di fronte ad aume11t.o m E'nO a cccntuat.o d ella l\ln, perchè entra iu ,giuoco la tonicità. dell~ parete arteriosa, la quale si oppone ad una eccesf\iva distensione del lume va»u.le. Pe r questa ral!ione il R. O. non subisce quell'aument.o che dov•·ebbe subi•·e s e non ci fosse l'n7.ione modert\trice de lla. tonicità nella parete arteriosa. che impedi;;ce ai vasi di obbedire comple t a ment-e a ll 'azione della pressione differenziale. In quexti cnsi il r;tpporto perde unu. parte tlel s uo valore nello studio della circo· !azio ne periferica ( MAy ). Que.,.t.e condizioni si ve1·ificano più i!pe<'iu.lmente al principio del lavoro, ma nell'ulteriore deco•-so il R. O. tende a ri a lzaJ"»i. pet·chè probabiJmente, entrando in l'(iuoco il fatt.ore vasomotorio, s i marùfestano fenomeni di vasodilatazione che si contrapponi:(ono alla t.onicità. d ella paret-e arteriosa. Durante il lavoro con gli appnrecchi di protezione si rileva che il R. O., durant-e il p rimo tempo d e ll'esercizio, è quasi sempre pila elevato d i quello che s i ha nel primo periodo dell'e.-;ercizio senza lo. maschera; qualche volta è superiore anche a que llo che si aveva prima dell'esperienza. Nell' ulteriore decorso del lavoro ha and a mento vario e incostante, aleune volte l'a ument.o che si aveva in principio tende a diminuire, a.ltre volt-e tende a.d aumentare. Dopo 30 secondi di riposo in genere si trova diminuito. Quest.o diverso comportament.o che si ha. durante il lavot·o. con gli apparecchi di protezione, specie nel primo periodo, fa pensare che si manife.~tino fenomerù di va>sodilatazione appena applicat.a la maschera all'ini:r.io d el lavoro, certament-e dovuti alla sensazione di cal01·e che essa produce. Infatti se si esamina nello F~tesso t-empo il comportament o della Mn si rileva. una diminuzione relativa (in confront.o dei valori che si erano ottenuti durante il medesimo lavoro senza l 'A-pparecchio}. Secondo May l'aument.o del! 'R. O. accompagnaw da diminuzione d ella Mn dev'essere interrpetat.o con fatti di vasodilatazione. Ques ti J•isnltat.i sono concordanti per tutti i tipi di maschera. .Se si confrontano però i valori ottenuti in re lazione alle diverse maschere. benchè non si notino diffe1·enze eccessive, si rileva. però che valori maggiori nei riinardi dell'I. O. sono rlati dalla maschera tedesca, cui segue quella francese e per ultimo il res pirat.ore inglese; per cui si deduce che i fenomen i di vasodilatazione sono piìa ~ensibili colla maschera tedesca e francese. Il respirat.ore inglese è fornit.o di boccaio e pinza stringinaso, per cui l'aria calda di espirnzione non viene a conta.tt.o con il viso producendo in tal modo una sensazione di calore minore delle altre due maschere; però quest.o app&recrhio dà un a ument.o della Mx maggiore della maschera fra.nce.<se.
CoNCLUSIONI. r:esplorazione oscillometrica delle arterie in rapporto aH'impiego della maschera. ant.i~as ha fatto rilevare: A) Dura ntr il riposo: 'l 0 Gli apparecchi di protezion<> producono un aumento della c·un·a oscillometri('a sia in alf,pzza che in ampiezza, in relazione ad un corri~pond ente aumento dell'I. O. e della Mx e legg :n·a diminuzione della. Mn. :! 0 La forma di'Ila eurva che si ot.tiene con gli apparecchi di prott•zione "lJrescnta la branra ascendente pii1 rapida nel primo tratto e l'apice a rrotomla.to pPr aumento clt•llc g~·an(li oscillazioni. :3o Lt> modifica zioni pii1 st>nsibili <l<·lla curva, sia in a.ltezza ehe in ampiPz7.a, sono dat,e <bila ma ~l'lwra t.t>dt·~ca, c·, in ordine decrescente, dall;t in~dl'l>t> c fnHH:esC'.
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ESPLORAZtoNE OSCfLI.OllETRICA DELLF. AR1$RtE TN RAPPORTO, ECC.
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40 Il R. O. quasi semprt' aumenta subito dopo l'applicazione flell'apparecchio, mentre nell'ulteriore decorso ha andamento variabile. 5o In genere si manifestano subito dopo l'applicazione delle maschere fenomeni di vasodilatazione, rivelat.i da aumento del R. O. e diminuzione della :Mn. B) Durante il lavm·o: l 0 L'aumento in ampiezza ed !l>ltezza. della curva oscillomet:rica, ehe si manifesta durante un esercizio fisico, quando questo viene eseguito con la maschera è sensibilmente più accentuato, in grado diverso secondo i varili apparecchi di protezione, per aumento maggiore della Mx: e dell'I. O., mentre la Mn mostra una leggera tendenza a · diminuire. 2° La. forma delle curve ottenute con le maschere mostra l'a.pice più arrotondato per aumento delle grandi oscillazioni. 3o Il R. O. nel primo periodo d('J lavoro con gli apparecchi è più elevato di quel che si ba nel lavoro senza gli apparecchi, e qualche volta supera quello del riposo; nell'ulteriore decorso ba andam~nto vario; dopo il lavoro in genere diminuisce. C) Ta:nto n~l riposo che durante il lavoro; l'esplorazione oscillometrica. delle arterie, in relazione all'impiego delle diverse maschere antigas, può fornire dati utili per l'apprezzamento dei pregi e delle qualità degli apparechi di protezione dal punto di vista fisiologico.
AUTORIASSU'NTO. - L'esplorazione oscillometl'ica delle arterie in rapporto all'impiego della. maschera antigas nei soggetti in riposo ha fatto rilevare un aumento della curva oscillometrica in altezza. e in ampiezza e modifìcazioni della forma. per aumento dell'I. O. della Mx e leggera diminuzione della Mn. Il rapporto oscillometrico dapprima Bale, mentre nell'ulteriore decorso ha un andamento variabile. L'applicazione delle maschere provoca. fenomeni di va.sodilatazione rilevabili dall'aumento del R. O. e d iminuzione della. Mn. Anche nel lavoro muscolare con la. maschera si rileva aumento in altezza, in ampiezza e modifìcazioni nella. forma della. curva osaillomett·ica per aumento dell'l. O. della Mx, delle grandi oscillazioni, mentre la Mn mostra la tflnrlenza a diminuire.
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MODIFICAZIONI SFIGMOGRAFICHE DETERMINATE DALLE RESISTENZE RESPIRATORIE DEUA MASCHERA ANTIGAS per il dott. Giorgio Giorgi, capitano me<.lico
QUINTA NOTA
Lo studio' dell'appa.rato cardio-va-sale in rapporto all'applicazione della mas<:hera antigas si è svolto attraverso l'esame della frequenza del ritmo cardiaco, della pressione arteriosa, dell'esplorazione oscillometrica delle arterie, che banno forma.to oggetto di precedenti note (II, III e IV) Le modiftcazioni dell'attività respira.toria, che, come si è visto nella prima nota (1 ), si producono per effetto della maschera antigas, modificando i diametri tora.cici, la posizione del diaframma, la durata e la profondità dei singoli movimenti dell'atto respiratorio, influiscono sulla pressione intratoracica, sull'aspirazione dia.stolica, sul riempimento cardiaco. Inoltre la solidarietà funzionale tra appa.rato .circolatorio e respiratorio non dipende solo dall'influenza meccanica esercitata dai movimenti della ca-ssa toracica sul contenuto del cuore e dei vasi, ma risulta anche da una associazione dei centri respiratori, cardiaci e vascolari nel bulbo. Le modiftcazioni che sono state rilevate nella meccanica respiratoria per l'influenza esercitata da.Ua maschera antigas si p.ossono compendiare ( l) Sulle morl i(u:a :i<mi delle a;.-cr-M /Utl :ion l del corpo i tldnlle dall'impwJO della 1tUl8Chera cmtioca (:Miui-;u•rr, Gucrrn ) - Centro <.'bimico )IiliLnre - 192~.
llOOITICAZlONI SFlGMOGRi\.FICHE OETER!\ilNAT),; DALLE RE31STENZE, ECC.
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nel soggetto in riposo: a) si produce una dispnea d 'intensità con prevalenza sensibile d.ella respirazione addominale; b) si ha 1ma modificazione del normale rapporto fisiologico fra il tempo d 'inspirazione e quello d 'espirazione, con diverso comportamento nella respirazione toracica in confronto di quella. addominale. :Mentre nel pneumogramma toracico si notò aumento del t empo d 'inspirazione ed accorciamento di quello d'espirazione, con diminuzione o scomparsa della normale differenza fisio logica, nel pneumogramma addominale invece si rilevò diminuzione del tempo d 'inspirazione e prolungamento del tempo d'espirazione accentuandosi in tal modo la. normale differenza fisiologica; c) in genere si rilevò la tendenza ad una diminuzione degli atti respiratori. N el soggetto durante il lavoro al biciclo-ergometro con la maschera si potè constat.are: a) aumento dell'ampiezza respiratoria toracìca ed addominale in confronto dell'aumento che si r ileva nel lavoro senza la maschera, ma molto più accentuato nella respirazione toracica a differenza di ciò che la maschera. produce nel riposo; b) tendenza ad aumento del numero degli atti' respiratori, in confronto di quelli che sì banno nel lavoro senza la maschera. Come si vede la meccanica respiratoria è notevolmente modificata in seguito all'applicazione della maschera antigas tanto che questa venga portata dal soggetto in riposo che mentre esegue un esercizio fisico. P er comprendere le ragioni e le cause delle modificazioni funzionali dell'apparato respiratorio e circolatorio, non sarà inutile ricordare il principio su cui è fondata la maschera antigas. La depurazione dell'aria d'inspirazione avviene attraverso scatole di forma e dimensioni varie contenenti sostanze porose assorbenti imbevute di soluzioni riducenti. Però i muscoli respiratori debbono vincere le resistenze che l'aria incontra attraverso questo passaggio. Per quanto queste siano deboli e tollerabili a lungo, ob~ bligano i muscoli respiratori a. compiere un lavoro maggiore del normale. Le resistenze che offrono i vari tipi di maschera sono inspiratorie ed espiratorie in uguale misura in quegli apparecchi sforniti di valvole di ·espirazione; sono prevalentemente inspiratorie ed espiratorie in grado molto men& sensibile in quegli apparecchi che sono forniti di valvola espiratoria, poichè questa offre una resistenza minore. di quella che offre la scatola da filtro insieme alla resistenza della valvola inspiratoria.
N el corso di n umerose esperienze che sono state eseguite con i ,·ari tipi di maschera antigas si sono potute osservare alcune alterazioni dei tracciati sfigmografici, talvolta notevoli, che alcuni soggetti banno presentato durante l'applicazione dell'apparecchio. Per potere stabilire a quali cause fossero dovute queste altera.zioni, furono applicate le maschere prive della scatola da filtro e delle valvole, eliminando in tal mQdo tutt.e le resistenze, e si è visto che lo sfigmogramma non presentava modifìcazioni apprezzabili. Dopo di ciò si può afferma.re che le modifìcazioni sfigmografìche rilevate in queste ricerche, sono da a.ttri~ buirsi alle resistenze che incontra l'a.ria di respirazione attraverso il filtro e le valvole respiratorie. La .tavola. seguente ripor~a le più varie e sposso rilevanti modificaziorù dei t r acciatt sfigmografici, scelti in mezzo ai nume1·osi sf:ìgnwgrammi esnminat i.
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lllODIFJCAZIONI SFWMOùR.u· rcHE DETEnMINATE o,\LLE RE!;ISTF.NZE, E('C.
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MODfFICAZIONl S:FIGMOORATICHE DETERMINATE DALLE RESlSTENZE, ECC.
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La. prima parte di ogni tracciat-o sino alla. prima interruzione riporta lo sfigmogrrunma. e-<oeguito senza la maschera, mentre la seconda parte v enne eseguita. mentre il soggett-o era fornito d i apparecchio d i protezione, l'uJt.ima parte del 10, 2<?, 3°, 4o, 5o caso venne eseguita appena tolto l' apparecchio di protezione. L e modifìc!iZiorù ùt:ttlt·tui.nattl dallt: varie Ill.USCht:re auligu.s cht: si riluvano all'e:mme degli sfigmogranuni riportat i sono dive1·se e varie ed hanno, ~i può dire, wu1. caratteristica individuale . Prendendo in esame questi traccintì sì nota : 10 Caso: Venne ottenuto con la maschera. francese a filtro grande. Rappresenta l'eventualità più comune; s i manifestano le ondulazioni r espiratorie, (orse dovute alltt dispnea d'intensità che l'apparecchio di protezione determina in tutti i l!oggetti, come è stato rilevato nella nota prima. Nella. maggioranza. dei soggett.i si producono solamente tali ondulazioni respiratorie, più o meno accentuate, le quali scompaiono appena si toglie l'apparecchio; 20, 30 50 Caso: questi sfigmogrammi eseguiti con la maschera fra.nce-<se a filtro grande, mostrano, oltre alle ondula:t.ìoni r espiratorie più o meno evidenti, una dimim~zione dell'ampiezza dì alcw1e pulsazioni in prevalenza di quelle corTispondenti alla fase inspiratoria (depressioni inspiratorie). Questa diminuzione di ampiezzn. è doYut.a a depressione arteriosa che si manifesta durante la inspira-zione, mentre le ondulazioni re-<opirat.orie sono in rapporto con la pressione endotoracica; 4o Caso: Questo sfigmogramma è stato ottenuto col respiratore inglese di guerra, che esclude la respirazione. n asale. In mezzo ai numerosi soggetti che 'Sono stati presi in esame è l 'unico caso che ha preseot.ato alterazioni così caratteristiche, le quali si allontanano tanto dal normale. Questo soggetto è stato esaminato e attentamente studiato nei riguardi dell'apparato cardio-vasa.Je, senza che si siano potute rilevare a lteJ·azìonì apprezzabili. Presenta uno sfigmogra.mma. la cui ampiezza diminuisce progressivament.e durante i primi 5" 6" dopo l'applicazione dell'apparecchio, mentre nello stesso tempo si manifestavano le ondulazioni r espiratorie. Rn.ggìtmto il massimo di diminuzione dell'ampiezza, si mantiene omogeneo per tutto il tempo che permane la maschera, mentre r itorna subito normale appena questa viene tolta; 60 Caso: Le variazioni che si hanno in questo t.racciato eseguito con lo. maschera tedesca di guerl'a sono di due o rdini: 1°) accentmtzione notevole delle ondulazioni respiratorie, le quali sono in rapporto con la respirazione addominale. Nella prima nota, in cui vennero studiate le modificazioni pneumografiche, f u messa in evidenza un'alt-erazione del normale rapporto fisiologico tra il tempo d'inspiro.zione a quello d'espirazione con una deviazione in senso contrario nel pnetunogramma nddominale rispetto a. quello toracìco. Nel pnewnogramma addominale s ì rilevò accorciamento del tempo d'inspira.zione e prolungamento del tempo d'espirazione per cui la normale differenza fisiologica ( 10- 16) veniva ad aumentare in modo assai sensibile specie in alcuni casi. Le ondulazioni respiratorie di quest-o sfìgmogrammn. sono, come si vede chiaramente, in rapporto con la respirazione addominale. I tratti verticali rappresen.t.ano i prohm!'(amenti delle inspiro.zionì e delle espirazioni del pneumogramma addominale e indicAno la durata di ogni singolo atto respiratorio. La differenza è assai sensibile se si fa. il confronto con i tempi del t.racciato ottenu to senza la mnschora. Mentre le ondulazioni respiratorie degli altri tracciati Rono in ra.ppor to con la respir azione t.ora.cica, che, come si è visto nella prima. nota., pre-'lenta in genere un aumento del tempo d' inspirazione ed una. diminuzione del tempo d'espirazione con diminll'~:ione o scomparsa della normale differenza fisiologictt, in questo invece seguono la -respirazione addominale e mettono chìara.mente in evidenza il fenomeno. Di p iù, mentre negli altri tracciati la depressione inspira.torìa corrisponde a. quella parte dell'ondulazione respiratoria. che sì trova. prevalentemente nella parte ba.<>sa. e al principio della branca. ascendente, in questo tracciato, in cui le depres.~ioni inspira.torie sono in relazione con la r espirazione addominale , la. d epressione inspira.toria occupa la parte a..<scendent.e e la p1·imtt parte della discendente delle ondulaz.ioni respiratorie; 20) Durante la fase b1Rpirn.toria in cui s i manifestano le depressioni inspiratorie l'elevA.zìone sistolica è meno elevata. il dicrotismo è situato più in alto e si mostn\ anche meno mnn·ato.J ' 3 -
GioTnale tli medicina militaTe.
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~IODIFICAZIONI SF!C:MOGRAY!CHE DETEfOII~ATE DALLE RESISTENZE, ECO.
7° Caso: Questo tracciato venne eseguito con l'applicazione del respiratore ingles e di guerra. Si nota un'accorciamento notevole, che qualche volta giunge fino qul\Si alla comparsa, di due, raramente di tre pulsazioni, che si manifesta ogrù tre pulAAzioni normali. Questa diminuzione di ampiezza corrisponde alla fase inspiratoria toracica. Appena si toglie la maschera il tracciato ritorna non:nale: go Caso: In questo sfigmogramma. invece di prevalere le ondulazioni respiratorie prevalgono invece le depressioni inspiratorie le quali corrispondono solo in parte alla respirazione addominale. · Mentre In maggioranza dei soggetti hanno presentato in seguito l'applicazione de lle maschero le ondulazioni respiratorie più o meno sensibili accompagnate o no. da diminuzione dell'ampiezza d elle pulsazioni, che si manifestano prevalentemonte nella fl\Se inspiratoria, casi 4, 6, 7 sono, si può dire, gli unici che si sonopotuti osservare. I soggetti che hanno presentato questi sfigmogra.mmi non mostravano a lterazioni apprez7.abili dell'apparato circolat.orio e respiratorio. Se si applica ripetutamente la maschera le modificazioni sfigmografiche in un primo tE'mpo si a.ttenunno notevolmente, in seguito tendono a scompa1·ire. Le ondulnzi01ù respliratorie sono quelle che persistono più a lungo.
OO~OLUSIO~I.
L 'impiego di vari tipi di maschera antigas ba fatt.o rilevare alcune modificazioni a carico del tracciato sfigmografìco che possono riassumersi:lo Nella maggioranza dei casi la maschera antigas provoca il manifestarsi delle ondulazioni respiratorie o l'a.ccentuazione di esse, spesso accompagnate anche dalle depressioni inspiratorie; 2o In alcuni soggetti invece si rilevano alterazioni più profonde a carico del traccia.to sfigmografico; 3o Le modificaziooi sfigmografiche sono prodotte dalle resistenze respiratorie determinate dai filtri e dalle valvole respiratorie della ma-schera antigas; 40 In seguito all'impiego ripetuto d(:-lla mascll~>ra le modificazioni d E'l tracciato sfigmografico dapprima si attenuano, in seg1ùto scompaiono . AUTOR!ASSUNTO. - Le vo-rie maschere antigl\S provocano ùelle modi6cazioni a carico del t racciato sfigmogralìco che consistono, nella maggioranzA d ei CliSi.. con il manifestarsi dolle ondulazioni rospirat.o rie speRso accompap;naté dalle depressioni Lnspimt.orie, mentre in alctmi sog'getti sj rilevano alterazioni più profonde. T ttle alterazioni sono determina~e dalle resistenze respiratorie dei fìltti.
LA COSTITUZIONE FISICA SECO NDO I .MODERNI CONCETTI. E LA SELEZIONE DEI MILITARI per il dott. Stanislao Paolillo, cnpitano medico
1. CoSTITUZIONE. - Dire che cosa è la costituzione, oggi che l'indirizzo biologico medico c'imJ)One di esplorare oltre che descri,ere il determinismo delle costituzioni, è sommamente difficile. n concetto di costituzione fedele alla etimologia della parola (c11m stafuere) deriva direttamente da quello della medicina organica dei metodici e degli ippocmtici secondo i quali le malattie, le tendenze le disposizioni e le suscettibilità derivavano da particolari miscele dei quattro umori fonda.mentali: il sangue, la pituita, la bile gialla e l'atrabile. Galeno che dopo Ippocrate si considera la più spiccata per sonalità medica dell'antichità, in patologia segue la teoria umorale d'Ippocrate, ma, come rileva.s i dalle sue opere cr De morbm·1tm ca.u sis ,, e cc De morbor1~m diffe1·enti.is '' fa dipendere ogni di<>ordine funzionale da una l'elativa lesione di orga.no. Ta.li concezioni dottrin.arie cbe ammettevano le malattie come conseguenza. e portato del perturbamento degli umori costitutivi, attraversarono invariate tutto il medio evo fino a.l Rinascimento, epoca in cui per opera di Bernardino Telesio si inizia la filosofia moderna. Nel «De Renmt natum n Telesio venendo a discutere degli elementi ippocratici fondamentali esprime l'opinione che essi non siano soltanto quattro (non quatt110?· tamen sed tnulto plurimi animali'tm~ COTJ10 I"ibns insunt Rucci) e che non debbano essere interpretati come elementi organizzatori della conformazione e costituzione corporea, ma come prodotti che emanano dalla compagine, dalla struttura e dal furuionaroento delle singole parti dell'orga.nismo, ciascuna delle quali nel suo sviluppo durante la crescita, si regola e si proporziona a quella di tutte le a.ltre in maniera che ne risulti un complesso pienamente aJ'monico se la cc natura agente,, avrà suscitato nei singoli organi stimoli ed impulsi di eque e composte attività funzionali. Tutta una ridda di scuole, di filosofi e di tendenze sdottoreggiò dopo Telesio e si contese il campo dottrina.le sulla na.t.ura dei morbi e sull'essenza costituziona.Je. Contro una nebnlosa atmosfera di vaga spiritualità platonica che colloca i fatti vitali sot.to la gera.rchia di una forza immateriale ed intelligente, reagisce sopra. tutto ill\forgagni il quale riconduce la clinica aJ procedimento obiettivo dell'esame dell'infermo, allo studio positivo dei segni e delle manifesta.zioni della malattia ricercati e illustrati . con paziente disciplina, persuaso che non si possa conoscere la natura dei morbi se non con l'esame delle deviazioni funzionali dell'orga.no colpito da malattia. Per il Morgagui gli organi sono la sede della malattia : turbato illor() funzionamento, incomincia la malattia le cui manifestazioni varia.no in rapporto alle funzioni dell'organo interessa.to e agli spedali attributi dei
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LA COSTl'l'GZIONE
f.[SJ CA SECONDO l MODERNI CO.NC.b;TTI, EC't:.
tessuti che lo compongono. Morgagni può dirsi perta.nto il fondatore della dottrina organieistica. Alla sua scuola appartennero nomi illustri (Baglivi. Gtisson, Haller, ecc.) che collaborarono con il maestro nello sviluppo della nuova, con<'ezione e riuscirono ad imporla contro le critiche che vi si scaglia.rono contro da ogni parte. Il criterio costituziona.le ebbe 1a stessa importanza: al concetto umorale si sostitui quello organicistico. D Cabanis che è considerato il miglior continuatore dell'indirizzo orga.nici,.;t.ico del Morga.gni, ~d il Rostand furono tra i primi ad affermaJ'e il valore clinico della costituzione individuale come« risultanza somatico-funzionale fra le varie parti •• e ritennero della massima importa.nza l'esame della macchina corporea considerata nella sua complessa struttura e sviluppo, nel suo insieme e nel rapporto delle varie parti fra. loro, poscia, per quttnto possibile nel singolo stato di ogni organo ed apparecchio con quegli atteggiamenti funzionali autoctoni che deriv-ano dal loro sviluppo e dal loro stato n (Cabanis). Il Rostand va ancor<t pitì oltre e dopo aver dimostrato l'importanza dell'esame somatic.o individuale e delle relazioni di sviluppo fra i vari organi, stabilisce già alcuni tipi costituzionali desumendoli dalle varie predominanze dei singoli apparati attribuendo a ciascuno di essi il rispettivo temperamento, le particolari predisposizioni, ecc. Secondo il Viola e il Pende i concetti del Rostand costituiscono ancor oggi la più chiara e completa visione del problema della costituzione. n Bufalini, clinico e filosofo naturalista insigne, diede allo studio delht costituzione un contributo prezioso. <<L'obiettiva disamina, egli dice, della costituzione corporea ne avvisa che essa dopo l'evovolversi dell'individuo nella crescita, assume un tutto particolare tipo di conformazione che riflettendosi nella sfer~~ psichica vi im}lrime gli impulsi determinanti del suo differente atteggiarsi, delle sue rispondenze di attività e di espl'essione dinamiche di fronte agli stimoli vuoi dell'a,mbieute esterno che di quello interno nonchè delle attitudini morali "· Notevole a questo riguardo il concetto della Scuola napoletana la quale, mentre quelle settentrionali abba,ndonando l'indirizzo insegnato dal Morgagni discutevano vanamente di stimoli e controstimoli, di effervescenze e di spasmi, fedele all'insegnamento morgagnano ritenne quali canoni fondamentali: 10 Che i quadri morbosi mutino di fisionomia a seconda del temperamento che li inquadra. (non malattiè, ma malati). 2o Molte complicanze per estensione del processo morboso non sono altro che espressione della solidarietà funzionale e anatomica degli organi per quelli di essi in cui la lesione sorse primitivamente. Dalla Scuola napoletana col 1\fenicbini, il Ramaglia, il Pridente, il Oas>;ese e altri noi avemmo concetti sul temperamento, sulla costituzione, sulle diatesi, sulle sensazioni cui ben poco avrebbero da aggiungere i più moderni costituzionalisti. Segue un breve periodo che potremmo chiamare di illusione in cui la Medicina scosta,ndosi dall'obiettivo esame clinico della costituzione affascinata dalle scoperte e dai progressi della batteriologia, della mcdi<:ina spPrimentalc e della. :fisiopa,toJogia cellulare per opera. del Pasteu.r, del Bernard e del Wirchow si diè in braccio a coloro che esagerando il contributo del laborn.torio si infatua,rono tanto da ritenere l'indirizzo sperime•. 'ule ~;o me il più certo per poter legiferare in materia di clinica facendo perdere ogni import~Lnza al fattore individuale.
L .-\ GUSTLTL'Z IONF: ~-lSIC.\ SE\'ONOO l 0\!0DERNI CO!-It:E'l'TI, l']('ç,
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Come il Murri e ill\1a.J·aglia.no ebbero pubblicamente a deplorare, tale indirizzo nocque assai al prestigio della Clinica Medica. che avrebbe potuto diventare l'ancella della Biologia generale mentre è l 'unica competente a proporre e decidere i propri problemi nel campo della fisiopatolO'gia umana. Nulla negando del valore che la batteriologia andava acquistando :sempre più, ma convinto ugualmente che oltre alla va.lutazione della virulenza del g~rme nel prodlU're il tipo del morbo avesse non minore importa-nza la conoscenza del particolare t-erreno individuale del malato, il De Giovanni in H-alia contemporaneamente al Beneke in Germa.nia riprese lo studio del fattore costit,uzionaJe in pntologia. Egli raggruppa le costituzioni in tre combinazioni morfologiehe fra cui la seconda è rappresentata da individui armonicamente sviluppati nei singoli organi e apparati con ecr·edenza dello sviluppo toracico stùl'addome con muscolatura valida., buone eonò!izioni di circolo e che si trovano qt1indi nel maggior rendimento
funzionale. La JWima e la terza combinazione morfologica. comprende rispettivamente gli individui appartenenti a due più n·equenti ectipie: la i perevoluta e la ipoevoluta. La prima. è ca.ratterizzata da deficienze del tronco rispetto ag-li arti, scarsa muscolatum scheletrica,, ·cuore ipoplasico, sistema arterioso deficiente con prevalenza del venoso e linfatico, mentre la terza è ca.ratterizzata da.lla esuberante nutrizione, dall 'aspetto di floridenza, tendenza alla succulenza. dei tessuti e alla pinguedine, sviluppo prevalente dell'addome sul torace, ricchezza dell'albero venoso, scaTso sviluppo degli arti rispetto al tronco. Oltre a queste tre combina-zioni morfologiche il De Gio\a.nni descrisse tm «tipo ideale , che dovrebbe presentare le seguenti misure antropometriche: statma. uguale a.Ua grande aperttu-a; altezza sternale ugua-le a 1/Jo della statura; perimetro tomcico uguale a Yt della statura; altezza addominale totale (xifopnbica) uguale al doppio della altezza sternale e cio~ a L/6 della statura; BisjJjaea uguale a 4h dell'altezza totale dell'addome. A queste misure aggiunse quelle cardiache note in semiologia sotto il nome di tt triangolazione ,, e rilevabili con la percussione. Per una statura ordinaria. la. base cardiaca (base del triangolo) dovrehbe misurare cm . 7-8; il ventricolo sinistro cm. 7,5-8,5; il ventricolo destro cm. 10-11. D tt·iangolo cardiaco del De Giovanni è pertanto uno scaleno. Rispetto al (( tipo ideale ,, su descritto tutte e tre le combinazioni morfologicbe cons.i dcmte dal De Giovanni si allontana.no in varia guisa dalla norma e mentre la prima. combinazione espressione di iperevolutismo ha più sviluppati gli organi della vita di rela.zione (gli arti) e meno quelli della vita vegetati va. (il tronco) presentando il torace cilindri(!O e sra.rno con perimentro inferiore a Yz della. statura, addome angusto e appia-ttito; la seconda, combinazione si avvicina molto al tipo ideale da cu"i si differenzia. essenzialmente per una. terta, esuberanza del sistema muscola.re e eli quello cardio-arteria.Ie; mentre la terza, <'ombinazione espressiona di iperevolutismo ha più sviluppati gli orga.n i della vita. vegetat.iva e meno quelli della. vita. di relazione venendo così a. ravvicinarsi agli sfadii infantili. Poste -così solidamente le baai del <·ostituzionaliRmo, la sruola del De Giovanni ha presentemente in Italia c fuori fautori e tultori di grande ed universale valore i quali sviluppando i <'oncctt.i originnri del grnnde
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LA COST!Tt:7. t 0:-<E t'lSlC.-\ SECONDO I MOOERN[ CONCETTI, ECC.
Maestro hanno <tpportato alla pa.tologia costituzionale una fioritura di geniali vedute e di pazienti e profondi studi elevando la clinica al di sopra di ogni particolaristico apprezzamento. 11 concetto di personalità. espresso ed illustrato con profondità di dottrina dal Castellino, il concetto unitario fondamentale delL't costituzione individuale, il concetto correlazionistico opposto dal De Giovanni a quello organicistico di vari autori tedeschi (Bauer, .MartiuR) ~ono ormai acquisiti alla scienza clinica come dogma indistruttibil('. E noi con<:luderE!mo col Pende che: « La costituzione è la ri.mltante morfologica, fisio logica e psicologica, variabile da individuo a individuo,
delle proprietà di tu t Li gli elementi cellulari ed umorali del corpo; nonclJè della loro· combinazione in un t ipo spe<'iale di fabbrica, corporea, in uno speciale stato cellula.re avente tm suo proprio e4.uilibrio e rendimento funziona.Je. una da ta. Cll.paC'it.à di adattamento e maniera d i reagire agli stimoli dell'a.mbiente. Tale risultante è essenzialmen t~ determinata dalle leggi della eredj tà ed accesRoriamen te dalle azioni perturbatrici esercì ta.t-e dall'ambiente sull 'attua.zione del piano eredit.a,rio di organizzazione dell 'individuo ». JI. ROBUSTEZZA E DEBOLEZ7.A DI COSTIT C'7.IONE.- TI concetto di robustezza Ì' per noi assa i diverso da quello dci profani. Per costoro è robusto l 'indi "iduo che ha sviluppo superiore alla media, muscoli bene sviluppati, adipe abbonda n te, ampio t.or<l.ce e magari un ventre opulento, un acceso color ito. P er la medicina moderna. invece la robustezza non è tnorfologica, ma funzionai<' e nella sua espressione morfologica è basa.ta sull'armonia fra tutte le parti costituenti H nost,ro corpo. Maggiore è l'armonia fra i vari elementi corporei e più la costit uzione è robusta, più è capace di rendimento funzionale e di resistenza alle cause disorganizzatrici deHa ma teria vivente. Q,un.lunque eccesso o difetto di un organo o d i un apparato tornerà a danno dell't'f!tiÌlibrio generale dell'organismo e rappresenterà, secondo il conc~tto del Dt> <Jiovanni, una. ragione di morbilità. Secondo il punto di vista medico ra.pprclicn.ta debolezza auc.he l'eccessivo sviluppo della muscolatura e dello s<'h<>lctro non ostante che questi individui appaiano do tati di straordina1·ia forza, tan to vero che i c~trnpioni di eerti 1-lports pesanti vanno più di tauti a ltri uomini meno vigorosi, soggetti a turbe circolatorio e cardiache, a. renma.tismo. nelle sue V<trie forme e presentano spesso trna durata. troppo lm•ve della giovinezza e della. vita. I professionisti dello sport in genere che p~;>r ragione professionale sono portati a un ec:t'esso di v irtuosismo nel genere di cser cir,io sport ivo coltivato, n on offrono ai nostri occhi di medi ci Io spettacolo della maggiore robustezza di fronte alle malattie. Noi siamo <·ondnti as;;ertori della cduca,zione fìsiec't e degli !';j)Or t sani e vediamo ron pÌ<l tcre la rinascita :;purliva nn.zionale con la sua. fioritura di gare, di aduna te, fli convegni, di preparazioni olimpioniche e di cam pionati in quanto servono a, sviluppare nei giovani l'amore alla. vita fisica intensa, a favorire lo s\·ilnppo a.rmoni<'o del corpo, a formare. un carattere forte e ben eqwlihrRto, a di<strarlo <htlla troppo facile tendenza all 'ozio, a.t vizio e agli abusi danno..;i alh1 ,gion'utlt conotla; ma quando da.l dilt•ttnutismo pnro passiamo al professi(Htil"mO flJ)C)rtivo ved iarno eomplctamentt:: mutate le condizioni fi;;idw c1<'J.di a 1lc>1 i. ~otto l'in•rmlso potenft' dell'ambizione e dell'interesse prt~prio , nun«'ht• cl!•ll'i;it in t o hr!'lt iale delle folle incintanti e plaudenti, l'atleta pNcle il C'ou trollo di se stN;so, so~tiluisee lo sforzo alla forza, la
LA COSTITUZIONE FISICA SECONDO J l>IODERNl CONCETTI, ECC.
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i!aparbietà alla riflessione, i muscoli al cervello e vive anni (non troppi) di vit-a fisica intensa tra allenamenti e gare. Infine è. costretto ad abbandonare lo sport professionale perchè il fisico non resiste allo sforzo e bisogna che riposi. Ora tutto questo è danno : danno all'individuo e alla razza. Quanto utile (> il dilettantismo sportivo, tnnto è dannoso il professionismo. Quest'ultimo deve essere combattuto <'On tutti i mezzi che si hanno a disposizione. Da.l punto di vista medico è debolezza anche lo sviluppo esuiberante di una qua.Jità psichica (il genio) quando, come generalmente avviene, si accompagni a deficiente sviluppo di a.ltri segmenti della psi<'he cioè a uno stato di squilibrio psichico. (Pende). La forza sta, come per la collettività, nell'uniùne, nell'armonia dello sviluppo di tutti gli organi della vitale economia donde scaturisce l'ampiezza di capacità funziona-le dell'organismo. Intorno alle proporzioni norma.U fra i vari organi e tessuti e fra i vari segmenti del corpo non('hè su quelle fra i vari segmenti della psiche molt~ lat:une dovranno a.ncora colmare le nostre conoscenze. Tali proporzioni variano col variare del sesso e dell 'età della vita, variazioni la cui conoscenza i.lluminerebhe molt issimo la genesi di molte forme anomale di costituziom• generale poichè molte di queste anomalie sono dovute a persistenza n eli 'età adulta di proporzioni e correlazioni di epoche anteriori della crescita (ipoovolutismi loeali o generali) ovvero sono dovute ad una evoluzione piìt an.nza.ta. rispetto a quella che sarebbe fisiologica per l'età dell'individuo (ipe1evolutismi).
Per le misure este1·ne proporzionali del corpo umano a<lulto noi possediamo le tabelle antropometriche del Viola (per il maschio) e del Viola e Fici (per la femmina) tabelle rilevate col metodo statistico d·elle curve seriali che permettono di fissare, mediante paragone con la figura umana media, le singole sproporzioni e il loro gmdo esistenti nelle forme esterne del corpo di un dato individuo adulto. Otcorrerebbe ora di istituire analoghe tabelle di misure del tipo medio per le principali età della CI'escita nei due sessi. Interessanti sarebbero altresì i canoni di antropometria. viscera,le sul vivente possibili sono in parte col metodo radiologico ; infme occon·erebbe fissare anche i canoni funzionali nelle varie età della vita e nei due sessi, nonchè il psicogramma normale. Ne consegue pertanto che dovendo esprimere giudizio di robustezza o debolezza della costituzione è necessa,rio conoscere l'anatomia, la morfologia e la fisiologia della crescenza normale sia dei tesrmti ed organi singoli come dell'organismo nel suo insieme. Ora, da questo punto dj vista nulla è più interessante per comprendere le anoma.Jie di costituzione, di una legge ontogenetica stabilita da.l Viola e che suona così: << La evoluzione ponderale o aumento di massa e la evoluzione morfologiC'a n cambiamento di proporzioni sono tra loro in rapporto inverso: quanto più un organismo evolve ponderalmente tanto meno evolve morfologica-mente e quanto meno evolve ponderalmente tanto ph\ evolve morfologienmente ». Secondo il Viola, l'organismo riceve nascendo ab croo una spinta evolutiva iniziale che risulta composta di due forze distinte: una determinante aumento della massa, ·somatica (accrescimento) l'altra, determinante le trasformazioni morfologicbe (sviluppo). Forse per cause intrinse(·he all'impulso evolutivo e forse per cause es h inseche riferentisi alla.
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LA COSTITIJZIONE FISICA SECONDO I li!ODERNI CONCETTI, ECC.
più o meno ricca e facile nutrizione del germe, si determina uno squilibriodelle due forze evolutive germinali e per conseguenza si avrà o un eccessivo sviluppo di massa con scarsa differenziazione morfologica. o viceversa. una rapida evoluzione morfologica con deficienza di massa ponderale. D Bichat distingue nell 'essere due grandi sistemi, il vegetativo e l'animale, dei quali il primo provvede aU'assimilazione e all'aumento di massa ment,re il secondo sistema, detto anche della vita di relazione, provvede al consumo di energia, ai rapporti con l'ambiente e quindi ai <'ambia,menti ili forma che hanno lo scopo di stabilire i rapporti stessi. Per conseguenza della legge ontogenet ica del Viola questi due sistemi sono nell'evoluzione in rapporto inverso di sviluppo, e più prepondera, lo sviluppo del sistema vegetativo e meno risulta sviluppato il sistema animale o di rela;done e viceversa. Dallo squilibrio evolutivo fra i due sistemi scaturiscono, secondo g li studi del Viola, due gra.ndi tipi antitetici di deviazione dalla costituziono media o noTma le: un tipo nel quale predomina la massa corporea in confronto dello sviluppo morfologico e il sistema vegetativo in confronto di quello anima.le, a grosso tronco perchè nel tronco si trovano gli apparecchi della vita vegetati va, e questo tipo il Viola chiama megalosplancn:ico; un tipo nel quale la massa corporea è deficient-e rispetto allo sviluppo m oriologico ed il sistema animale pTedomina su quello vegetativo, a tronco piccolo ed arti lunghi perchè sono gli arti gli organi della vita di relazione, e questo tipo il Viola chiama n~·icrosplancnim. E giustamente il Viola. interpreta il primo tipo di deviazione, quello ipervcgetativo come un tipo morfologicamente ipoevoluto, vicino per le proporzioni corporee al bambino; mentre il tipo opposto di deviazione quello ipovegetativo, lo definisce iperevoluto perchè le proporzioni corporee che distinguono l'adulto dal bambino sono in questo tipo più prommciate che nell'adulto normale. n Godin ha stu diato pa.rticolarmente alcune epoche principali della crescenza e precisamente il neonato, il bambino a, 6 anni, l'adolescente a 13 anni e mezw, a 15 anni e mezzo a 17 anni e mezzo, e l 'adulto a 2:~ anni, ed ha trovato che nella crescenza normale si a.Iternano fasi di accrescimento in larghezza e fasi di a{\crescin1ento in altezza: alle prime corrisponde un aumento della massa coTporea e sopratutto del tronco (torace e addome) alle altre corrisponde un aumento della lunghezza degli arti e un maggiore sviluppo del nevrasse ; cioè del sistema animale. Seeondo il Godin, anche nei singoli segmenti corpo1·ei si verifica questa legge delle alternanze, come egli la chiama, fra lo sviluppo in lunghezza e quello in grossezza. Per la, grande legge biologica degli enori ne viene che alcuni individui deviano dalla media per eccesso di sviluppo in la.rgbezza, altri J>er eccesso di sviluppo in lunghezza e si costituiscono così due ectipi identificabili con quelli d escritti dal Viola, il microspla.ncnico o longilineo o longitipo e il megalosplancico o brevilineo o brevitipo. Fissato così il criterio fondamentale per una prima anali'li della costituzione, criterio del rapporto nell'individuo fra il gTado di sviluppo raggiunto dal segmento vegetativo e quello raggiunto dal segmento animale, potremo assumere col Viola come espressione dello sviluppo vcgeta.tivo il volume del tronco e come espressione dello sviluppo animale la lunghezza degli arti. Tale rapporto può stabilirai; avendo una certa pratica, anche ad occhio, con là
LA COST ITUZIO;>;E FTS!CA SECO!Ioì)O I
)IODERKI C0N('J.; TTI, l!:C('.
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semplice ispezione; ma per poter fi~llare il grado della spropor?.ione si deve ricorrere al proced.iniento antropometrico del Viola. e del Fiei. Le misure da rilevarsi S(}no : I. Altezza stemale (dnl margino anteriore deU'incismo. giugulare allt1. base d'inserzione dell'appendice xifoide) ; 2. Lunghez7.a xifo-epiga.<:trica (da lla bMe dell'rtppendice xifoide a l ptmto d'incrocio della linea mediana del corpo con lA. orizzontale conrlotta al margine· inferiore del costato) ; 3. Lunghezza epigastrico-pubica (dnlla detta o rizzontnlo a.l margine supe· ri01·e del pube) ; 4. Lunghezza arti inferiori (dal margine S\lperiore d el pube alla linea che divide a metà l'alt&zza del malleolo es terno e corrisponde all'interlinea articolare del piede); 5. Lunghezza art.i supcriot·i (dal rnnrgine este rno d ell'.tcromion alla linea interarticolare d el polso, a braccia pendenti) ; 6. Diamet.ro tras verso toracico a li vello della 48 costa; 7. Diametro anteroposteriore toracico o stenovertehrale a livello della. 4" costa. ; 8. Diamet.ro trasverso ipocondriaco a. live!Jo della linea che tagl ia a metà la xifoepigastrica; 9. Diametro antero-posteriore ipocondriaco e acldomino-vertebrale (al livello te.'Sté riferito) ; 10. Diametro trasverso del bacino (massima distanza fra le creste ilinche) ~ 11. Iugulo-pubics.~ (altezza stemale, xifo-epigastrica, epignstrico-pubica) ; 12. Altezza addominale totale (xifo-epigastrico, epigastrico-pubica); 13. Statura.
Le misure verticali vengono rilevate per mezzo dell'antropometro a bilanciere; que!Je orizzontali per mezzo del compasso di spessore a slit.ttt, istrumenti ideati dal Viola e per la cui descrizione si rimanda. ai trattati del Viola. Con queste misure è possibile calcolare quelli che il Viola chiama i valot·i dei singoli segmenti corporei e che altrimenti possono chiamarsi " indici ». Tali indici o valori da calcolare sono : I. Valore toracico (altezza stemale X diametro trasverso toracico) x diametro a.ntero-posteriore toracico ; 2. Valore addominale superiore (hmghezza xifo-epiga~trica x diametro trasverso ipocondriaco) x dirunetro antero-posteriore ipocondriaco; 3. Valore addominale inferiore (epigastrico-pubica x diametro trasverso del bacino) x d iametro ant.ero-posteriore ipocon.driaco; 4. Valore addominale totale (valore addominale superiore + valore addominale inferiore) ; 5. Valore del tronco (valore toracico +valore addominale totale) ; 6. Valore degli arti (lunghezza arto superiore+ lunghezza arto inferiore).
Tali indici o valori ricavati nonchè le misure lineari precedentemente fissate si paragonano con quelli stabiliti d a l Viola. nella sua tavola (V. tabella allegat a)_ L'uso delle tavole è il seguente: la colonna centrale (grado o) rappresenta le mecliea.uorma.li ; le colonne a d estra. altrettanti gradi di deviazione in eccedenza, le colonne a sinistra. altrettanti gradi di deviazione in deficienza. Se il valore indice o la misura lineare rilevata nel soggetto in esame non corrisponde a lla cifra riportata nella colonna centrale della. tavo.la. (media. normale) s i ricercherà, scorrendo orizzontalmente a destra o a sinistra le relative cifre corrispondenti ai vari g radi di eccedenza o di deficienza, quale è la cifra che corrisponde alla mis ura rilevata nel soggetto in esame e s i legge in testa alla colonna. il grado di d eviazione .rispetto alla. media., grado che può essere positivo ( + ) o negativo (- ) a seconda..
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LA COST!TUZIOJ'oi"E :FIS ICA SECONDO l MODERN1 CONCETTI, ECC.
che le. deviazione si.e. in eccedenza o in deficienza.. Se la cifra trovata in una determinata. misura lineare non trova une. corrispondenza esatta fra quelle delle. tabella, il grado preciso sarà dato dalla formula :
X= i-m X 100 tn
m cui X è il grado da. trovare, i la. misura. trovata, m il valore medio normale d i quella data misura. I risultati ottenuti consentono di stabilire un'eccedenza o una. deficienza rispetto alla norma e si' potrà avere : eccedenza o deficienza lieve se s i trova una var iazione da l a 4 gradi dalla norma; eccedenza o deficienza. discreta se si trova una variazione da 5 a 9 gradi dalla n orma : eccedenza o deficienza notevole se si trova una variazione da l O a 14 gradi dalla norma ; eccerl enzA. o deficienza alta se si trova una variazione da 15 a 19 gradi dalla n orma ; eccedenza o deficienza ftltissima se s i trova una variazione da 20 o più gradi dalla norma. N e i r·iguardi della massa totale del corpo i tipi antopometrici si classificano i n megason~ici (massa corporea superiore alla norma), normQsomici (massa corporea uguale a lla norma); rnicroacnnìci (massa. corporea inferiore alla norma). Nei r iguardi del tronco s i classificano i megaloaplancnici (eccedenza del tronco) norm.osplancnici (nonnale volume del tronco) microsplancnici (deficienza del tronco). Nei rigttarcli del rapporto fra dìrunetri verti cali o rizzontali si classificano in brachit'ipi o brevilinei (prevalenza dei dh\metri ori.zzontali sui vet·tica.li) normotipi o normolinei (giusta proporzione fra i diametr i vorticali e orizzontali) longitipi o Longilinei (prevaleza dei diametri verticali sui diametri orizzontali). Nei rigmmli del r apporto fra le. lunghezza degli arti e lunghezza d el t ronco si classi.ficano in brachischeli (arti relativamente deficienti) twrmoscheli (arti in giusta proporzione) mac·roscheli (arti relativamente eccedenti).
Dall'esperienza del Viola risulta che il 50 % di tutti gli invididui di un da.to gruppo etnico sono tipi misti e che solo il 50 % sono classifica,bili nettamente fra, il normotipo, il brachitipo e il longitipo. Oltre .alle misure a.ntropometriche nello stabilire la costituzione individuale ha importanza. anche il rilievo del peso corporeo. Occorre stabilire il rapporto con il peso medio o norma.le corrispondente all'età, a l sesso, alla statura e all'abito costituzionale. In pratica è sufficiente (per un giudizio approssima.tivo) tener conto della statura e calcolare mediante formule adatte il peso normale corrispondente alla statura del soggetto confrontandolo poi con il peso effettivo di questo e tenendo conto che nel periodo pre-puberale il peso è normalmente alquanto più basso e nel periodo maturo è pilÌ alt o della media a parità di statura.. Una formula comunemente a.dottata è quella di Broca, la quale è la seguente: p eso in kg. = sta.tura in cm. -
100.
Un'a.ltra formula più precisa è quella di V. Noorden secondo il <!Uale il peso in gr. è ugua.le alla. statlll'a in cm. moltiplicata per un ·coefficiente che a seconda del sesso, dell'età e dell'abito costituziona le va da 430 a 480.
LA COSTITUZIONE FlSICA SECONDO l MODERNI CO~CET'.ri, ECC'.
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Una formula più perfezionata, ma simile a quella di Broca prende ill .aonsiderazione in>ece della. statura la doppia distanza dal vertice del capo alla sinfisi pubica. e dà il peso in kg. uguale a questo doppia di-stanza in cm. diminuita di. 100. Qui si esclude il fattore più varia-bile della lunghezza degli arti inferiori nel eomputo della statura. Altre formule più o meno' complica te sono state da a.Icuni autori suggerite per la. determinazione del peso medio, ma ad onor del vero nessuna formula sa dirci con esattezza quale debba es~ere il peso medio dell'individuo, essendo questo quanto mai variabile in dipendenza di ~n•ariati e numerosi fa.ttori. Le formule esposte ci daranno adunque sempre un indice approssimativo. Sel metodo Viola è espres!;amente tras~umta l'estremità cefalica pcrehè agli scopi della medicina interna poche speranze vi erano di trarre dalle misure esterne del capo e del collo conclusioni utili per la dioica . III. GIUDIZIO MEDICO· }ULITARE T>ELLA COHTITUZIONE. - Iscritto di leva, o militare alle armi, quando deve el'sere sottoposto a visita per l'a.c·certamento della sua idoneità al st>rvizio, viene fatto spogliare completamente nudo. Viene prima misurata la statura per mezzo dell'antropometro, in posizione di «attenti». Quindi viene misurato il perimetro toraeico con un nastro metrico di tela inestensibile. La misura viene eseguita in linea orizzòntale a livello delle pa.pille mammarie con il bordo superiore del nastro metrico sfiora.nte la base delle
papille i;tesse. La lettura viene fatta durante la pausa, respiratoria. Il medico visitatore procede quindi ad un esame somatico sommario del soggetto, inteiTogandolo sullo stato attuale di sa.Iute e sl!l passato, osservando se esistano sproporzioni o asimmetria nei singoli segmenti corporei o deviazioni scheletriche e tutto quanto può obiettivamente servigli a un concetto circa la sua costituzione morfologica. A questo esame generale segue quello particolare di singoli organi o apparati quando il soggetto accusi qualche infermità. In ogni caso è fatta con lo stetoscopio l'ascoltazione de[ cuore e vengono esplorati i canali inguinali per l'event,uale presentazione- di ernie. Le ftmzioni visiva e uditiva formano oggetto di particolare attenzione e si accerta altresì che il soggetto abbia. integra la sua pskhe. Per mftntenerci nell'argomento costituzionale diremo quali siano i criteri tracciati dalle autorità sanitarie ·militari {Elenchi A e B delle imperfezioni e infermità) per giudicare della debolezza costituzionale. L'art. l dell'Elenco A pone come causa d 'inabilità permanente al servizio militare la debolezza costit1tzionale grave e come causa di tempo· ranea inabilità la debolezza costituzionale 'meno gra·ve e il deperi·mcnto or-. ganico. L'Elenco stesso nelle « note >> suggerisce quali siano le caratteristiche morfologiche dominanti nella debolezza costituzionale descrivendo quelle che individuano l' «abito tisico n: collo lungo ed esile, scapole alate, tora-ce <>ilindrico, colorito pallido, adipe scarsissimo, fosse sopra e sottoclavea.ri profonde, ecc. ecc. .Nulla è detto per stabilire in certo qual modo limiti fra debolezza costituzionale grave e debolezza meno grave., nonostante le due diagnosi portino a provvedimenti medico-legali differenti.
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LA COSTIT UZ IONE l''ISl(' A l;J·:CONOO I MODER~ CONCETTI, ECC.
Evidentemente il giudizio sta al medi<•o visitatore che deve saper discernere il sana bile dall' insa nabile, il modifìca.bile dall' immodificabile. Sel secondo comma del detto articolo, insieme con la, debolezza costituzion<\le m<•no grave è S<'gnata come eausa d ' inabiUtà temporanea anche il deperimento organi<~o. Non certo quest'ultima. sindrome è stata confusa con la pr<'N:~d€'nte, giacehi> il deperiniento organico non ha niente che vedere con la debolezza co~tituziona.lc più o meno grave e mentre quello è espressione di Hno squilibrio della nutrizione che può ('Ssere pre~:ente in infinite malattie e aN·ompagna. ~<'nern.lmentc lo stato di <'onvalescenza, non sempre invece è compagno della debolezza costituzion ale che riuò benissimo essere mast·herata da una veHte nutritiva tloridissima. Epperò nella pratica, ho visto spesso una confusione fra le due sindromi, confltsione generata dal fatto che il dPperimento organico quando è molto pronunzia to dà alla figttra morfologi(·a, individuale un aspetto simile }Jer certi camtteri a quello dell'(< abito tisic;o u. Ad evitare ta.le confusione sarebbe a mio parere il caso di vedere se neu·aTticolo l dell'Elenco A non si potel\se o dovesse sostituire alla. dizione << debolt>zza costituzionale u troppo generita, quella più specifira. e clinicamente ben definita di « a.bito tisico•1. Per questo tipo costituzionale per lo più non può esservi ehe la riforma senza revisioni. Non è faeile che un simile abito costituzionale possa servire il P aese con le armi, dovendo queste essere maneggiate con la forza e la resistenza c:he quel povero organismo non può possedere. n deperimento orgl'tnico poi dovrebbe essere caRsato da quelrart icolo
e non a.vrebbe ragione di costituire un'entità nosologica a se, es::;endo invece sempre un sintomo di squiUbrio nutTitivo che riconosce le pii1 svariate cause. I./art. 2 dell'Elenco A stabilisc:e quale debba essere il minimo dello sviluppo del torace in rapporto alla statura perchè poE~sa. pronunc·iarsi il giudizio di idoneità. R.iportiamo perc·bè di più facile visione la tr. l <•Ila" dello stesso elenco :
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cm. 77 · m eno di 8,1 meno di cm. 17
D tt m. 1,65 a me no ùi m. 1,70 ..
cm. 8 1
cm. 78 ·meno di SI
me no di cm. 18
D n. m. l, iO a mc:no J i m. J ,75 ..
cm. S2
cm. 79 · me no di 82
mer1.0 d i cm. 7!>
Da m. 1,75 o meno di m . 1.80 ..
cm. S:3
cm. so . meno rli sa
me no eli cm. SI}
Da m. 1,SO in l'< \l . . . . . . . . . • . •
c m. tl4
cm. SI ·meno di S4
meno di cm. 81
St.a.bilito adunque lo sviluppo minimo per la idoneità, si provvede alla riforma nei casi in rui lo svih1ppo tont<·ieo sia inferiore di oltre tre centimetri al minimo stesso e all~t rivedihilità nei easi di sviluppo t.oraci(!O intermedio. E videntemente una cosi precisa matematiea, applicata allo stuùio delle <·oo;l ituzioni non è appropriata a far comprendere il eoncetto.
LA COSTITUZIONE Fl:l''IC'A SF.CO:-;O() l MOnERNI C'l):-oCJ;;'l'T I, ECC.
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costituzionale. L 'a.mbiente militare abbisogna, di dati precisi e inderogabili. )la nella scienza. nulla vi è di a!Ssoluto e di immutabile. Così anche lo sviluppo del torace non segue nell'organismo umano delle regole eosì matematicamente prec·ise da poter soddisfare le esigenze del legislatore militare. I militi stabiliti tlall'art. 2 dell ' Eleuco A sono troppo seheletrici. Pur accettando il criterio che il massimo sviluppo toracico debba ricercarsi nelle stature piìt bas)le, non si può ammettere che fra. un individuo r.he mism·a m. 1,50 di statura e un altro che misura m.1,85 1 la. differenza di s,·iluppo del tora,ce po:~sa fi..'>iologic·amente ridursi a soli 4 centimetri! E c'è di più. La mhmrazione del toroce, con le braccia dist.ese ai lati del corpo presenta rispetto ~1 quella classica del De Giovanni, con le palme delle mani appoggiate alla nuea lo svantaggio di aumentare di qnal<·he centimetro (e nei soggetti museolosi a.ncl.!e parecchi) la misura stesiia a causa della sporgenza delle scapole che con il loro angolo inferiore vengono a trovarsi sulla, orizzontale a livello delle paipille mammarie qua.ndo gli a,rti superiori sono a,bbaRsati, mentre sono elevati al disopra. di detta orizzontale qua.ndo gli a.rti sono stesi in alto. Contribuiscono ad aumentare la misura tomcica anche i muscoli cbe si a.ttaccano alle sca.pole i quali muscoli vengono a distendersi e perciò a farsi meno voluminosi quando la scapola è elevata, mentre a.l contrario si accorcia-no ed aumentano il proprio ventre quando la scapola è abbassata . Il De Giovanni voleva nel suo ti p o ideale che il torace espresso nel suo perimetro mammillare fosse eguale a Yz della statura. Qua,pto siamo noi lontani da questo tipo ideale ammettendo come sufficienti cm. 84 di perimetro toracico per una sta tura di m. 1,85 o più l Se la scelta degli inscritt i di le>a deve essere fatta con rigore scientifico non si possono ammettere metodi di esame all'infuori di quelli cbe la clinica ci insegna a stimare come i migliori. Oramai tutti sappicl<mo come il perimetro toracico non sia soltanto espressione dello sviluppo polmonare e di quello della gabbia toracica, ma anche, ed in notevole mism·a, dello sviluppo museolare del tronco, della sua nutrizione. In uno stesso individuo noi possiamo ossenare che, ra.ggiunto il maf:simo sviluppo nella età adulta, per il variare del suo stato di nutrizione in dipendenza di condizioni individuali o ambienta1i, la mism·a del perin1etro toracico ci dà cifre differenti. Non certo lo sviluppo tora.co-polmonare in questi casi ha, potuto subire una variazione giacchè ci occupiamo di persone adulte e s~~ne, ma, lo stato di nutrizione del tronco (muscoli e specialmente adipe). Ora quale valore assoluto noi possiamo dare a una misura che risulta non essere costantemente rispondente ai fini che noi ci eravamo prefissi t È dunque buona norma, per il perito quella che viene sempre seguita, di consider<tre il perimetro toracico non per se stante, ma oome uno degli indici di robustezza f1siea. Vogliamo conoscere lo sviluppo toraeo-polmona.r e di un soggetto. Il perimetro toracico ci dice molto, ma non ci dice rigorosamcnt~ e costantemente quello che noi vogliamo conoscere perchò tiene conto ùi altri fattori che a noi per il momento non intere:;:;auo. Per questa considerazione la, moderna scuola del Viola ha adottato il criterio dei diametri toracici, abbandonando quello del perimet,ro. I diametri sono misure a.ssolute, invariabili con lo stato ùi nutrizione o
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LA t'O'iTIT ll l\LON l·: f'ISH.;.\ Sk:CONDO
l MODERNI CONCETTI, E CC .
Yariabili in misura del t utto trascurabile e rispondente ai fini della nostra. ricerra. Medici esperti giudicano con la semplice ispezione dello sviluppo del torace in rapporto agli altri segmenti corporei e del tipo costituzionale> nel suo insieme senza bisogno di ricorrere all'antropometria. Ma se l'Elenco infermità deve dare una guida clinica al perito sanitario per scoprire le eventuali deficienze o esuberanze morfologkbe, questa non può essere diRsimile dalle tabelle antropometriche studiate e pubblicate dal Viola. A vent'a.nni vi sono inoltre dei tipi che non presentano ancora ''aratteri di svilupJ)O decisamente virile. Sono naturalmente candidati a llrL rivedibilità, poichè rappresentano uno stato pubere in rita,rdo. Questi t.ipi di cui molti si fanno rientrare nella categoria delle debolezze costituzionali qua.ndo nessun altro articolo dell'Elenco infermità è a.pplicabile al loro caso, potrebbero costituire una speciale categoria., la categoria dei rita.r datari dello sviluppo (deficienza dello sviluppo morfologico). Sarebbe controllabile (oltre che con la tabella del Viola), per mezzo del peso corporeo. Si sa che nei fa.ncitùli e nei giova.netti il peso corporeo è molto inferiore alla m eilia degli adult i in r appor to a lla. statura. Si può cakola.re che il 15 % degli iscritti di leva venga a trova.rsi compreso in tale categoria. Scorrendo le statistiche di leva si nota apptmto un numero non indifferente di iscritti (25 %) dicbiaratirivedibili o riformati pt>r debolezza di costituzione o per deficienza toracica. Di questi una parte sono u abiti tisici » una parte ~;on o deficient i dello sviluppo. Questi ultimi elementi fanno spesso in un a.nno degli aumenti eli sviluppo notevolissimi, mentre i primi per lo più peggiorano le proprie condizioni col tempo. C'OXCL USIONE. Da quanto abbiamo esposto dovrebhe risultaJ·e cbia.ro come il concetto costituzionale si sia sviluppato in questi ultimi tempi al punto che non sia più ammissibile discuterne, o ta.nto meno ignorarne l'importanza fondamentale per la clinica. Noi medici militari abbia.mo compreso il valore di ta.]e dottrina ed è stata nostra cura di applicarne i principi nella selezione dei militari e degli iscritti di leva . Gli elenchi .A e B delle imperfezioni ed infermità. che costituiscono una preziosa guida per il medico militare nelle sue funzioni di )Jerito sanita.rio in materia di arruolamenti o di eliminazioni dalle file dell'Esercito incominciano fin dai primissimi articoli ad occuparsi della debolezza costit uziona.le preoccupandosi della possibilità che elementi di tale categoria entrino fra i nostri repa.rti e ne indehoHsca.no l'efficienza. Epperò il cammino per<'orso dal conretto costituzionale ci inYita a riflettere se non sia il caso di apportare al nostro Elenco infermità qualche modificazione per la parte che riguarda. gli articoli l e 2 (debolezza costituzionale e deficienza toracica) nel senso che, sia fatta una distinzione fra i caratteri morfologici eRterni rispondenti a quelli des<'ritti nelle Avvertenze (ca.ratteri che individ11ano l'« abito tisko »)e quelli altri caratteri che a.ccompa.gnan o gli stati puberi in rita.rdo (deficienza di sviluppo). Mentre l 'art. l P<'ll'Elenco A, potrebbe alla dizione attuale (debolezza costituzionale) sostituire per maggior chiarezza quella di << abito tisico ,,, un secondo
LA COS'rlTl,;ZIONE FISICA SECONDO I l!OOERNI CONCETTI. ECC.
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al'ticolo potrebbe oecuparsi della categoria della deficienza di sviluppo morfologico. La deficienza. del torac.e espressa. col sistema a.ttuale dal perimetro mammillare costituisce, a nostro avviso e secondo la tendenza costituzionalistica moderna, una ricerca utile ma si potrebbe meglio controllare con il sistema dei diametri toracici secondo il Viola. La tabella antropometrica pubblicata dal Viola merita di essere consultata (e dovrebbe essere annessa all'Elenco infermità), in tutti i casi di sproporzione morfologka dei soggetti in esame rendendo più facile il giudizio del perito. un terzo articolo dell'Elenco infermità potrebbe comprendere tutte le asimmetrie di sviluppo (deficienze e eccedenze comprese quelle del torace) quando il loro grado sia notevole e possa produrre incapacità alrampiezza funzionale richiesta dal servi:>:io militare. AUTORtASSUNTO. - L'autore, dopo avere rapidamente percorsa. la storia. del concetto costituzionalistico, s i sofferma a considera.re i postulati moderni di tale dottrina affermandone l'importanza per la ClinicA. medica e per la Medicina militnr·e specialmente, la. quale \Ùtima. dovrebbe apportare qualche modificazione ai con cetti informatol'Ì che disciplinano attualmente il giudizio dei periti sanitari sulla.. debolezza costituzionale neUa selezione dei militari. BIBLIOGRAFIA. BENEKT•:. CASARI~I. -
Constitution und con.,c;titutionelles Krankscin, l\<liu·burg, ISSO. La. scelta. dei piloti per la naviguzione aerea - Colbma 111edico·mi-
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RIVISTA SINTETICA ISTITl' l'O DI PATOLOGIA GE:\ERALE DELLA TI. UNIVERSITÀ DI FIRENZE Direttore:
~n.
prof. A. LusTIG
IBTORNO ALLA SINTOMATOLOGIA. PATOGENESI E TERAPIA DELL'AVVELENAMENTO PER FOSGENE per il dott. Giuseppe Ferraloro, capitano medico
Fra i vari a!:çgressivi chimici. ha occupato un posto uotevoli.s.<>imo in guen·a, e tutt'ot·a lo conserva per le_ future pos.~ibili previf!ioni helliche, il fosgene: coc~ (ossicloruro di carbonio). E questo, come è noto un composto chimico liqtùdo a bas~a t.("rnpera.tura, e che bolle a 7° Co, per cui a pres~ione e temperatura ordinariu. s i presenta allo stato di ga.<>, incoloro, di \Ul odore sinùle al legno o foglie marce, e che produce gravi alt.em:lioni -ielle vie respiratorie. Appartiene al gruppo dei gas bellici così detti a prevalente azione asfissiante o soffocunte; dal punto ili vi,;ta fi,;iopatologico, anzi rappresenta, insieme al cloro, il prototipo di questo gruppo di ga!<. Fu adoperato in guerra sia allo stato puro, sia mescolat-o con ll.ltre sostanze tossi<'he, e tatticamente fu emesso anche sot.to form.a d i nubi da bombole appositament-e pia7.zate, ma soprattutto fu usato per il caricamento di proiettili. La sua to;;sicit.à è molto forte: tma concentrazione di mgr. 361) per mc. respi rata por 30 minuti deve considemrsi come letale, ma anche in concentrnziorù p iù deboli può arrecare sori danni, se il soggiorno in un simile ambiente è prolungA-to a qualche ora. :)!N'l'O:!I1ATOLOGIA. I sintomi clinici dell'into!'Sicazione per fosgene va.riano a seconda della concentrazione più o meno alta del tos::sico che si respira, e alla dttrf\ta dell'esposizione al to!'sico stesso: da forme gravissimfl, in cui dopo brevissime r espirazioni disordinnto si ha la mort-e. o per inibizione riflessa del centro r espiratorio, o per edema polrnon>~.re acutis;;imo. si passa. a formo mono gravi in cw sono sempre predominanti i sintomi dell'edema polmonare, se put·e meno into!'o, e a forme lc)!e:ere in cui s i ha wta sintomatolog ia più varia. da co.so a CfiSO: in t.utt.e le forme p~>rò Rono sempre predominanti i s intomi a carico dell'apparato ro..:;pirn.torio. clte, secondo la maggiot·anza degli osservatori che si sono occupati clcll'nr. gomento, è anzi il solo ad essere colpito. Occupandoci dei casi di media gravità e leggeri, che sono i più freqnenti, occorre notu.re che i primi sintomi di irrit.o,zione oculare nel caso del fosgene sono generalmente scarsi. I n ptindpio i colpiti avvertono odore sgradevole, bruciore rli gola, stimo lo di tosse, senso di soffocazione, qun.lche volta vonùto e dolori epigasLI'ici. Da yuest.i sintomi iniziali i colpiti si rimettono subito non appena vengono allontan1tti da.Jl'a.mbiente into:<sicnto, e flegue an periodo di relat.ivo beneAAere in cni tut.to semhcAo qnasi dileguato ed ogni pericolo scongiurato tanto che essi sono capaci di attendere a.lle loro on.linn.rie occupazioni. Dopo alcw1o ore però (trequatt-ro-dodici) si manifestt;mo i primi sintomj a carico dell'apparato respiratorio e che sono dat-i, come vedt·erno, dall'edema polmonare che si è determinato. Il paziente in tale periodo presenta chtnosi marcata, ha una r espirazione dispnoica., e preferisce, stando a letto, la posizione somisodttta per rendere pii:! facili i m ovimenti respi.rntori. Si ha tosse spO>'!'O insif-t-ente, ed un espet.ton~to, che s i fa poi abbondant-e mn.n mt\llO che progredisce l'edema. color sncco di prugne, dovuto alla presenza di sang<1e, e eo n ww strato spes;;o e persistente ili schiuma. dovuto all'albumina. in esso cont.enut.o. Xci ca,;i più gravi t-a le :<ehiumu. nerustrn fuorie!<Ce t~nche sorl.Y.ll toss-e dalla
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bocca. e dal naso. All'a.«collazione si odono rantoli diffusi per tntto l'a.mbito toraci co. I n t-ale stato l'aspetto dei colpiti è impres~ionaute ed es;; i òecedono d opo 4-6· l O ore dall'inspira7.ione del tos.<;ioo p er asfissia, dovuta all'edema che si è determinato nei polmoni e che impedisce una sufficiente ematos1. Ne1 pazienti che resistono p.ii·a a ltmgo a ll'intossicazione, o che ha.rmo rospirat.o minori q ua.ntità di t.ossico, olt.re a i sintomi pohnonari descritti, più lievi, si notano anche s intomi a carico d ell'apparato cardio-vascolare, in stretto rapporto però con le alterazioni dell'apparato respiratorio. H sangue si ispes~isce per il fatto che tma buona parte del p lasma ( YJ, Y2) tras uda nei polmo11 i determinando l 'edema., e aumenta. d i v iscosità; per cui anche a ca.uS>l. dell oi"tacolo opposto nei polmoni alla circolazione, questa diventa. sempre più difficile c si determina. dilatazione del ventricolo destro del cuore. Il sangue è piceo, c\j colorito bnmo, e nel salasso fuoriesce dalla vena. con difficoltà, e subit.o si coagula. I n qu~sto periodo il tasso dell'emoglobina ò notevolmente aumentato, e si ha anche un aumento del numero delle emazie. A questo proposi to occorre notare c he mentre alcuni osset•vatori ammettono che l'aumentato numero dci cot·puscoli rossi d el san~ue è solo a.ppnrente perchè dovuto al passaggio d el plasma negli alveoli polmonari, a ltri ritengono che oltre a questa causa. vi è effettivamente w1 aumento doi corpuscoli rossi dovuto ad Wla reazione di difesa d ell'm·ganismo per supplire alln. deficienza dj ossigeno. Che ciò sia. vero Io dimostra l'esperienzA. del prof. Lust.ig, il quo.le notò che l a policitenùa. scompare se il colpit.o viene portato in un ambiente ricco di os!'igeno. Quindi deve ritenersi che tutte e due queste cause: tra!;uua.zione del plasma e deficienza di ossigeno contribuiscono a determinare la policitemia. Studiando il polso si nota che nello stadio irùzia.le dell'int-ossicazione esso è piuttosto raro, ma poi diviene frequente , e nei casi gravi si ha forte dimùltl7.ione doUa preRSione sanguigna. Col miglioramento d elle condizioni generali anche la. t.achicardia diminuisce e nella. convalescenza s i ha invece Wl!\ vera. e p roprin. bradicardia.. La pe1-sistenza. di Wl polso piccolo e frequente, anche quando tutti gli altri sintomi sono migliorati, deve far sempre sospettare Wl decorso poco benigno deU'intossica.zione. Quanto alla cianosi, che esiste in ogni caso, essa si djstingue in cianosi bleu e cianosi pallida: quest.'ultin1a. è indizio di uno stato più grave del paziente e merita un'attenzione speciale nel trattamento curativo, come vedremo in seguito. A carico dell'apparato digerente in certi cas i non vi sono s intomi d egni d i nota, a volte invece possono aversi sia all'inizio, sia. nel corso dell'avvelenamento: vomito, sintomi di gastrite acuta, anoressia. che persiste talvolta. p ersino nfll periodo della convalescenza. inoltrata.. Milza e fegato sono spesso aumentat-i di volume. I reni sono in genere poco o nulla influenzati; si ha. qualche volta oli~. ra.ra.mente anuria. di breve dw·a.ta., raramente albuminuria che al caso è leggera. e transitoria. A carico d el sistema. nervoso fli ha fin dall'inizio profonda depressione, mentre nei soggetti dediti all'alco0l si può avere un periodo di sovraeccitazione con delirio e allucinazioni. L.a. profonda. astenia è la regola. nel decorso dell'intoflsicazione. Qualche volta è stata. notata perf'ino la perdita. della coscienza, forse in rapporto con le lesioni anatomiche riscontrate nella. corteccia. Spesso si ha. forte cefalea. . Quasi in tutti i casi esiste una leggera reazione febbrile, in stretto rapporto l!' parte coi fatt i polmonari; nei casi gravi si può avere una temperatura. anche aggira.ntesi sui 39°-40o C. I n un primo tempo la febbre sembra essere indipendente da. process i infettivi del polmone. E a. questo proposito occorre ricorda1e l'osservazione del Mayer il quale notò che iniettando nitrogUcerina in dosi variant i da. gr. 0,0025 fino a gr. 0,005 in individui con ipertermia- in segnit{) ad intossica?.ione da fosgene, ma nei quali si pot.eva escludere ogni processo infettivo a carico d el polmone, si ha un ritorno rapido alla tempera.tma normale, ciò che non ~i verifica nelle febbri d i natura comunque infet-tiva : questo espediente terapoutico serve pertanto benissimo per svelare l'etiologia del processo infettivo. D ECORS?· - La. morte avviene di regola nei primi tre giorni; nei casi a decorso prolungato s1 ha in genere la guarigione, a. menochè non intervengano complicanze. COMPLICANZE. Si può avere, sebbene di rado, un enfisema sottocutaneo. dovuto alla. rottura di q ualche alveolo, che appare prima. al collo, ~ che in ogni 4 -
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modo occupa. la. parte superiore del torace: solo in qualche rarissimo caso è stato notato tm enfisema sottocutaneo generalizzato. Altra complicazione anch'essa rara, ma sempre molto grave, è la cancrena dell'e.<;~tre.mità inferiori, che è dovuta ad una trombosi vasale. Possono anche aversi compUcanze infettive a carico dell'apparato re.<spiratorio, dato che nei polmoni lesi dal fosgene è facilitato l'attecchimento dei comtmi germi pat.ogeni. ANATOliUA PATOLOOICA. - L'apparato che risulta più profondamente colpito è quello respiratorio; ma mentre nelle vie respirawrie superiori le lesioni sono nulle o scarse (legp;ero arrossamento delle mucose della laringe, trachea e grossi bronchi), notevolissime sono le alterazioni delle vie respiratorie inferiori. (Si nota generalmente al t·avolo anatomico una massa fluida, schiumosa, nella trachea, ma essa proviene (iA.i piccoli hrotlchi). Nei soggetti venuli a morte in brevissimo tempo si nota enfisema diffuso a tutt.i e due 1 polmoni, e dilat.azione del ventricolo destro del cuore; in quelli mort.i dopo qualche ora dall'intos.<sicazione si nota: aument.o di volume dei polmoni, che non s'a.fnosciano all'apertura del torace, e che conservano l'impronta delle cost-e. La superficie e le l'lezioni hanno ~ a.<1peotto marmori?.zato, e con la spremi tura fuoriesce un liquido sieroso, scuro, che da altro non è dato se non dal plasma di cui il polmone è riempito; si possono notare focolai di congestione polmonare, ed anche zone di epatizzazione. Micro!!COpicamente si not.a: p11.reti e te!"sut.o peri bronchiale cosparsi di elementi mono e poli-nucleari (bronchiti, peribronchlti); infiltrazioni perivascolari che ~i estendono anche agli alveoli (polmonite interstiziale). Spesso si hanno fatti di essurla~ione fìhrinoE<a, che alcuni osservatori ammettono si possono trovare dopo cinque o sei ore dall'intossicazione, altri invece solo dopo un t.empo più lungo (36 ore e più). Una, parte più o meno grande degli alveoli ~ono pieni di un trasudato sieroso ; alcuni sono pieni di aria, altri sono rigonfi per enfisema; infine si possono avere zone ateloctasiche. Anche nel sistema vascolare, specie in quello capillare si notano alterazioni: permeabilità. aumentata delle pareti capillari (da cui deriva l'edema); esistono inol· tre a.lt.ero.zioni degli endoteli delle piccole vene e dei capillari. Meno costanti e in ogni caso meno appariscenti sono le alterazioni che si possono riscontrare negli altri organi. Nei reni in genere si nota iperemia, ma ro.risao.ment.Q alterazioni della sostanza rena.le.
n fegato si presenta anch'esso iperemico, aumentato di volume, e a volte si nota degenerazione grA.Ssa e ingrossamento delle cellule epatiche in corrispondenza dei lobuli, ciò che deporrebbe per un'azione tossica locale. Nel cervello si ha anche iperemia e a volte anche emorragia; si possono poi avere alterazioni degenerative localizzate quasi esclusivamente nella sostanzA. grigia, le qua.U fanno anch'esi'IB pensare ad alterazioni rli natura chimica piuttosto che a.rl alterazioni dovute a defìcien?.a d'ossigeno o a difficoltà. circolatorie, anche perchè tali alterazioni non esistono mai nella sostanza bianca. Nei casi di morte ritardata si possono notare alterazioni dipendenti dalla tendenza alla formazione di trombi, che si determinano in conseguen;z,a dell'aumentata viscosità. e coagtùabilità del sa.ngne, e anche a causa. delle sfavorevoli condizioni circolatorie le quali, favorendo l'embolia in organi vicini, possono portare rapidamente a morte. Spesso si notano anche alterazioni dell'apparato digestivo : congestione delle mucose, ecchimosi, a volte ulcerazioni. PATOGEN'J';SI. - In comple.<sso il fosgene esplica la sua azione tossica in maniera elettiva sni bronchi intrapolmonari, stù tessut.o polmonare, e sulle pareti vascolari !q>6Cie dei capillari. Ne deriva un'aumentata patologica permea.bilità delle part:lLi capillari, per cui una notevole quantità di plasma SS.U!!fuigno trasuda n egli alveoli polmona.ri dando luogo alla formazione dell'edema polmonare. Questo edema. non è dovuto solo alla stasi sanguigna che si determina nel pie· colo circolo, ma ha un'origine infiammatoria dovuta all'azione diretta dei vapori tos.<sici sulle cellule del tessuto polmonare, e all'aumentatA. permeabilità. delle pareti vasali: ciò è provato dalla composizione clùmica. del liquido edematoso, o dall'esame morfologico dell'escreat.o degli intossicati, molto simile a,gli essudati. Dall'edema polmonare, che è il fenomeno più grl\ve di que.~te intossicazioni, deriva l'enfisema e poi gli a}t.ri disturbi del sistema cardio·vascolare: notevole i:;~pessi-
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mento e aumentata viscosità. del sangue, stasi sa.nguiWla, tendenza alla trombosi.
r..a. morte si può avere, secondo la gravità dell'intossicazione, o per inibizione riflessa, o per asfissia, o per un grave dist•u·bo circolat-orio, o per spostamento di emboli in organi vitali, o per complicazioni infiammatorie comwu. Da alcwli è ammessa inoltre tm'a.zione diretta. tossica. su alcuni organi importanti. Che il fosgene decompone l'emoglobina in ematina è stato riconosciuto da parecchi osservatori , ma siccome il sangue dei gassati durante la guerra era stato trovato sempre spettroscopicamente normale, non si è ammesso, in genere, che l'ematina format-asi per l'azione del ìosgene sul sangue, possa. pas!lare, insieme ai corpuscoli rossi distrutti, nella circolazione. R ecentemente Mayer ha però trovato nella quasi totalità di 56 individui intossicati da, fosgene, nel disast.ro di Amburgo del 1928, l'ematina nel siero del sangue rlei colpiti, ed lH~ dimostrato che l 'ematina è dovuta all'azione dell'aeido cloridrico che si fOt"ma nella idrolizzazione dei fosgene. Si può perciò pensare che mentre le lesioni alveol!lri sono dovute all'azione direttll locale del fo~'<gene, altre alterazioni tossiche in altri organi possono esser date dall'aci<lo cloridrico che si forma per idrolizzazione del fosgene stes.'!o, e che determina le alterazioni del sangue. Fra quet;te alterazioni per via cit·colatoria potrebbero mettersi in prima. linea le alterazioni degenerative della sostanza nervosa, che possono avere anche importllrrt:a sul quadro clinico dell'intossioazione (perdita di coscienza). TERAPIA. La cura degli intos.o:;icati da fosgene non può essere che sintomatici', non es.c;endo possibile w1a neutralizzazione con l'o.mmoniaca del ga~ penetrato nei polmoni. Prima precauzione deve essere quella di allontanare il più rapidamente po~'· sibile i colpiti dall'a.mbiene gassato. Il traspo1'to di questi intossicati devo esser fatto con tutte le cautele imposte dal genere dell'intossicazione, e qllindi occorrerebbe avere un personale specializzato, edotto delle gravissime conseguenze che anche il più lieve movimento muscolare può provocare nei colpiti. Abbiamo visto che a i sintomi iniziali dell'intossicazione segue un periodo d i remissione in cui i pazienti sono anche capaci di attendere agli ordinari lavori. Non bisogna però laS<:iàrsi ingaiUUl.I'e da questa remissione d ei sintomi e bisogna considerare il gas~'<ato come un ammalato grave cui devono essere prodigate le più attente cure. È perciò da evitarsi assolutamente che i colpiti vengano avviati a piedi a i post·i di medicazione, e in ogni caso debbono essere attentllmente sorvegliati. Essendo necessario evitare ai pazienti il minimo sforzo fl CU~solutamentc>. da escludere la respirazione arti{teiak, che può e-sser e essa sola c.ausa di morte. La ragione di tutto ciò è faeile a spiegare quanclo si pensi che si ha una lesione del\e pa· reti alveolari per cui è oltremodo difficoltllto il ricambio gassoso: pertanto tenendo nel più assoluto r iposo il colpito si riduce al minimo il suo bisogno di ossigeno e si può ri~cire a. mantenere l'organismo in equilibrio gassoso, mentre col lavoro mns~olare ~~ a~en~a il fabbis?gn? di ossi~eno e q.ui~di si può ùe~rminare la. rot~ura dt quell equilibno gassoso md1spensabtle per L b 1sogni della v1ta. La resprrazwne a;tific~a:le J>~i P.uò ess~re ca~a di seri da.mli p er il fatto che essendo i _po~oni rtemp1t1 d1 bqmdo e d1latllt1 per l'enfisema, si possono produrre delle Jes10ru profonde con rotture dei bronchi. Per rid?n:e il fa~b~ogno d.'ossigeno è anche molto utile tenere i pazienti al caldo ~ per71? 111: l ocali r1~aldat1, od. ~pport~amente coperti. . . . . . !'ilastn mdtspensabth terapeuttcl sono 11 sala8so e le inalazwm dt, osB't!leno: il pnmo per combattere l'edema polmonare sia esso in atto o in via di formaztone, le seconde per favorire l'ema.tosi. n salasso deve ~ssere preco7e e generoso: 500 ed anche 800 cc. e più di ~gue! ~ può a:flch~ essere npetut.o. Qw occorre però notare che mentre il salasso nesce di mdubb10 giOvamento in tutt.i i casi d i asfissia bleu, riesce invece inefficace e a volte da.nnos? nei casi di asfissia pallida con grave collasso circolatorio. È utile far precedere 1l ~la.ss? da una iniezione ipoderinica di gr. 0,25 di caffeina. Spesso, dato il 0 ~tevo~e tspessunent-o del sangue, questo fuorisce con difficoltà df\lla vena; occorre a.1 or~ l~ola.re per una. lunghe-t:za sufficiente la. vena, pratic~do una inc.i sione di cm. ·' c u .ca t;tel. se~o della lunghezza. Gli effet.ti del salasso sono vem.mente sorprenc•entt · dtmmutsca la manos1, . . la dispnea, 1. paztenb . . SI. sent-ono sollevati ed av. rto · ve no un senso di calma e di benessere.
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INTORNO ALLA SINTOMATOLOGIA, PATOGE!'<ESI E TER APIA, ECC.
Le ipoderrooclisi e le fleboclisi non solo non portano g iovamen to, ma. riescono anzi dannose perchè se da un lato diluiscono il sangue ispessito d'altra parte a.ggravano l'edema polmonare. - · Delle speranze si r iponevano nelle iniezioni endovenose di soluzioni di glucosio a l 20-25 %. per l'azione tonica che il glucosio ha sul cuore, ma. l 'uso che ne è stato iatto recent.emente n el disnstro di Amburgo non ba d ato risultati positivi. N(\i colpiti di Ambur~o è stato 1\dopera.to, per cercare di impermea.biliz7-a.re le pareti alveolari e rp,tindi impedi1·e la formazione dell'edema, il calcio-Sandoz, 10 cc. per via endomu.'icolare, ma anc he i risultati così ottenuti non sono chiari; lo stesso dicnsi dell' Asmolic;ina, che venne usata di recente. Oltre a.l salasso, giovano contro l'edema polroonare r ipetuti senapismi al torace. Come si è accennato anche le in alazioni di ossigeno cost.ituiscon o un notevolissimo indiscusso sussidio terapeutico, e devono essere praticate in tut.ti i casi di avvelenamento per fosgene, trovinsi i pazienti nello stato di cianosi bleu o pallida. L'ossigeno ha un'azione sedativa immecliata, attenua la cianosi, diminuisce la dispnea, migliora il sensorio, il pol;;o ed anche la pressione sanguigna. EstJo detJe però, essere somministrato a lungo, specie nei primi due o tre giorni, ed impiegato nelle dosi che il meclico volta a volta reputerà. neces.<;a.rio. Le irnùazionti sottopressione Bqno però dannose. Discusso è l'uso degli em etici che furono a volt.e somministt·at,i per il fatto che quando si ha vomito spontaneo si ha in genere tm miglioramento della sintoma.tologia: in ogni caso occorre tener present~ di evitare la depressione cardiaca. Ut-ili riescono le inierLioni di sostanze atte ad eccitare il cuore e fra quest~ la canfora, la caffeina., la stricnina, la sparteina. Si consiglia di evitare i preparati di digitale, l'adrenalina, la morfina; per sedare la tosse etere in perle o per iniezioni. Recentement-e Hegler ba adoperato, pare con buoni risultati, la strofantina ( Yz mgr. per via endovenosa), e a scopo profilattico il Solvocbin e il Transpulmin per via endomuscolare: sembra che così si riescano ad evitare le complicanze a car ico del! 'apparato respiratorio. Le ina lazioni di ammoniaca, consigliate da alcuni medici hanno dato risultati scarsi o addirittura nulli. • Quanto al regime dietetico nelle forme gravi esso sa.rà. solo costituito di latte, ma si possono anche concedere thè, caffè, sorsata di cognac. So esistono dolori epigastrici e~si va1mo curati con polveri alcaline, specie il bicarbonato di sodio. Per disinfettare le v ie aeree superiori inst.il\azioni n elle narici di olio gomenolato. Anche durante la convalescenza gli intossicati che hanno avuto forme di una certa gravità. devono essere sorvegliati; l'alimentazione sarà ripresa gradualmente, e si cercherà di vincere l'astenia, che in molti casi perdttra per qualche tempo, con iniezioni di strichinina. Se perdurano accessi di dispnea, ancora inalazioni di ossigeno. BIBLIOGRAFIA. KocH W .U.TER. - Vergiftung dmch Gas. Handbuch der aerzt. Erfahrungen im l-feltkrie(Je 1914-1918, Ambrosius Barth, L eipzig, 1921, vol. VIII . MIN:.; o wsK.I O. Die Erkra.nktmgen durch Einwirkw1g giftiger Gase, I bid. vol. III. L USTlG A. - Pat.ologia generale d egli avvelenamenti da gas .di combattimento. Lo Sperimentale, Firenze, 1925. LusTw A. e RoVIDA, G. - I struzioni ai medici sui gns da combattimento. I. I gas asfissianti, 1926. HEOLER C. - Ueber eine Massenvergiftung durch Phosgengas in Hamburg. I . J{linische 13eobachtungen - D eutsche Medizinische Wochenschri/t, 1928. WmtLWILL F. II. Zur pathologischen Anatomie der P hosgenvergiftuug. J òid. 1928. MA n:R H ERMANN- III. Der Abbau de.'l Blut.fa rhstoffes durch Phosgen. Ibid. 1928. LusTra A. - «Sopra alcune alterazioni funzionali ed anatomiche nei colpiti da gM d a combattimento b. Conferenza tenut-a a Roma. al Corso di d ifesa c himica per u.fliciali medici. D icembre 1929.
NOTE
DI
IGIENE
PRATICA
L'IGIENE DEGLI SPACCI COOPERATIVI MILITARI per il dott. Umberto Folena, maggiore medico
Fra le provvidenze di ordine morale che a vantaggio del soldato sono state attuate nel dopo guerra, un posto cospicuo, cosi dal punto di vista teorico come da quello dei risultati prat.icamento ottenuti, va fatto a.i cosidetti cc spacci cooperativi >> di caserma. Essi hanno sostituito, come particolari organismi interni più strettamen~e militari, le famigera.te, se pur caratteristiche, «ca.ntine)) del periodo prebellico, utili, anzi necessarie, allora, ma. sorpassate ormai daJle nuove concezioni della vit.a del soldat.o, che si improntano sopratutto all'opportunità di una continua e non ma.i a1lcntata assistenza sia morale sia marteriale. Gli «spacci cooperativi,, fnnzionano da vari anni e hanno rispo~o~to in genere alle esigenze per cui furono creati. È quindi ormai trascorso il periodo sperimentale di tale istituzione : cc 'si cl1e essa appare destinata a restare permanentemente nella organizzazione interna della vita di caserma, sia pure con opportune modificazioni, che si rendono necessarie a perfezionarla. Una particolare attenzione sul funzionamento degli spacci cooperativi deve es!!ere portata da parte dell' A.uto1·ità sanitaria, per i necessari problemi di ordine igienico che al loro modo di esistere sono connessi. Vano, spesso anche dannoso, sarebbe limitarsi a guardare agli spaeci soltanto come a mezzi di sottrarre il soldato a. iniqui sfruttamenti economici e di trattenerlo il più possibile nell'ambiento caserma, se a questi indubbi vantaggi d ' ordine più strettamente materiale e disciplinare non si associasse la volontà di fornirgli un ambiente che all'indispensa.b ile decoro esteriore aggiunga una serie di provvidenze atte a renderlo igienicamente sano, evitando cause di malattie e di diminu.izione di resistenze organiche e a contribuire a creare nel soldato u na buona (( cosciem:a igienica. ,,, fornendogli per cotiniaua esperienza un abito mentale che n ella successiva vita borghese porti efficaei frutti di pratica e di propaganda. . Questa necessità di particolare attenzione da parte degli igienisti è tant.o più sentita in quanto, data la relativamente recent.e età della istituzione e altri fatti contingenziali, allo stato attuale la maggioranza degli «spacci cooperativi n è ancora, come locali e come attrezzatura, in condizioni di precarietà e di provvisorietà ; 'si che non può dirsi che in generale essi rispondano in ogni loro parte ai requisiti igienici desiderati. La vigilanza assidua degli Ufficiali medici preposti al servizio sanit.ario delle caserme molto fa e molto piil può fa.re : a questo proposito, sar ebbe desidera.bile che le C-ommissioni regolamentari, na cui gli spacci cooperativi dipendono come funzionamento tecnico, comprendano obbligatoriamente nel loro seno l'Ufficiale medico dirigente del servizio stesso.
3.5-t
Per quanto gli "Lfficia!i mf:-tiici abbiano il d •.n·eN' elementare di portare la propria att('nz.ione <:otiòiana ~uJla buona tt>Gnta dello spacdol sulla pulizia. e sulla qualità dei gt-oeri alimentari po"ti in nndita, pure è- indispensabile che e&"-i po:-sano an•re una in!!E.-rt>oza più diretta 5Ul suo modo di funzionare, e nna con~l:'-'tll·nte dirN ta N'.Spon;;abilità degli incon>enienti che pm.6 -*ro ~"F:'ert> rile,·ati. ~lo co-.! s1 potrà ra~~un!!t-re qu ella stn-tta cooperazione che è ne-CéS~aria fra i '"'liri t-}f-mt:nti direttili p.:rcb~ iJ S<-r>izio degli ~pàCci ruponda in O$ffi.Ì sua parre alle e,il;{E.-nze J)i.!r cui e~si furono ct>~tituit i. O~uno t'a C<lrue q u("'lrin~iE.-rue di pron idenze che si u...~ chiamare • igiene di ono stabiliml'ntO o di una istituzione • compl'E'nda in sè lo st udio e la soluzione di ~variati problemi che >anno eia criteri (>dilizi a partic·.olari, >ariabili ca.~ per ca~o ~~ondo la natura dt'll"Ente in ques tioue, ma che coin,olgono H>mpre tutti. ai può rlire, e in ogni loro parte. gli in.gran.a.g_gi delron.rani'>mo ste~so. Questa esatta conoseenza rl.i alcune norme elementari sia teoriche che prat iche. l' O ì all'atto dell'impianto come n ei • ari momenti dt>lla lita di tali organizzazioni, è più che mai DE'\:essana pe-r istituzioni quali sono gli 1 spacci cooperatili ~, rle>oluti alla distribuzione di bf"'>ande e di s.o.otanze alimentari e ad offrire al t>olrlato1 oltre a. generi ~l'nicamcnte impeccabil i, un ambiente di sost.'l e nn modo di consumo che diano pier..a sicurezza. P~rcii•, occorre che di tali nec~ssità si t-t>rura cont<> nelle cos truzioni dli nuoçe <:~~erm e. incluliendo nei progetti alcuni locali particolarmente st n.diati per rim pianto deg-li spacci; e D(>lle cas(>rme >ecchie o adattate da >ecchi edifici, la sc('lta dei locali da adibire a spa<'cio d onà essere subor dinata a t utte 1e esi!."enze cui essi debbono rispondere. Riassumo rapidamente le caratt<.'ristiche principali da. t.ener presenti in tali ca.si : Gli 1 sp~c i cooperatili • saranno situati al pian terreno, in loc:ali a;;cintti. b ene cspost i, di facile accesso. Do·n-a nno p<lter disporre di almeno quattro ambienti. la cui capacità natu.rahnentt> '"' ariel"'~ a seconda che si tratti di spa~ci r~~mentali. di battagl ione o di reparti numericament-e mjnori : una sala di rit ro>o, per la sosta deii soldati. un locale di vendita, SPpar-..to dal J>recedt>nte, uov spogliatotio-ripostiglio per i militari comandati di senizio allv spaccio, un magazzino-deposito. S.\LA Dr RTTR0\0 . Donà essE>re di ampiezza proporzionata ai bisogni, con ampie fines tre. panmt'nto di materiale impermeabile, pareti dipinte di color bleu: sar-à forruto di ta ,·o lini e di sedili~ (sgab(>lli metallici), resistenti alla Da >a~u ra a caldo. n local~ di ritro•o don-à a>eN' applic~to alle pat'('ti, 1m adatti sostegni a braccio, un numero adeguat.o di sputacchie.rc del t ipo a imbuto (tipo Abba), in materiale mttallico smaltato. Devono essere assolutllm ent~ e•itate le sputacc!Ji(>~C a terra .
L OCALE DI VE:-iDTTA. Ha p arÙcolari (>Sigenze di attrezzattll'&. De'e essere di'iso in dm· part i da un ampio hanNnel continuo, ricoperto superiormeute di zinco ; la parte inft'riorl' dd ban<'o n on dovrà eSSl're, come generalmente si verifica. a sca.ffalature a perte. che fin iscono per diventare luoghi di I"",H:CQlta di ri fb1ti se appt>na la 8ornglian za si allrnti ; ben~ì dovrà a ,·ere caSSl'tt i a scorrimento, dl'i qmlli uno più grand(> potrà st>r vire p~>r con!tE.-n·arn il pane, al riparo degli ag(>nt i (>Stern i. A una delle estre-
L'IGIENE DEOLI SPACCI COOPERATIVI MILITARI
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mità del banco dovrà essere sistemato il rubinetto dell' a-cqua corrente, raccordato all'impianto generale della caserma, con sottostante adatto lavandino e con prossimo sgocciolat oio per bicchleri, tazze, bottiglie. ecc. La parete retrostante al bancone dovrà essere rivestita da scaffalatmre, dipinte a smalto bianco ; deve eaistere separazione netta fra gli scaffali destina,ti a contenere articoli non alimentari e quelli in cui de>ono essere conservate sostanze di qualsiasi gen ere destinate all'alin1entazione. Le sostanze alimentari in scatola pos~ono essere conservate in scaffali aperti; le altre dovranno essere difese dagli agenti esterni mediante sportelli, forniti di vetri o di fitte rcticelle metalliche. I generi alimentari che p er
particolari opportunità siano espo,st i sul banco devono essere ~:onservati in bacheche, difese superiormente da v etri, lateralmente da reticelle metalliche. Le sostanze deperibili devono poter disporre di una ghia<~ciaia, di conveniente capacità. P er quant.o riguarda pareti e pavimento, valgono le norme già accennate per la sala di ritrovo. SPOGLIATOIO. - Dovrà comunicare soltanto col locale di ·;vendita e avere una parete occupata da un a.rmadio; i militari addetti a.Uo << spaccio cooperativo » depositano in questo locale gli indumenti ordinari, per indossarne altri, riservati al loro particolare servizio, e ai quali sarà accennato più oltre. In questo locale dovrà essere sistemato un lavandino, per la pulizia personale del personale suddetto, provvisto costantemente di sapone e di un asciugatoio per ciascuno dei militari; l'asciugatoio sarà. ordinariamente custodito nello scompartimento dell'arma-dio riservato agli indumenti del consegnatario. MAGAZZINO DEPOSITO. - Questo indispensabile locale è devoluto alla conservazione dei generi occorrenti per il funzionamento dello spaccio. Occorrerà portare particolare attenzione sulla sna protezione dall'ingresillo di insetti (mosche, api, blatte, ecc.). Anche per quest'ambiente, come per lo spogliatoio, vaJgono le norme generali per quanto riguarda pareti e pavimento. N egli spacci cooperativi donà essere naturalmente mantenuta la più scrupolosa pulizia. Pa.vimenti e piano del banco di •cndita dovranno essere lavati con soluzione calda di soda commerciale, almeno cotidianamente. Salvo casi particolarissimi è da bandire l'uso eli altri disinfettanti. I lavaggi, se le condizioni delle pro·eti lo permettono, devono essere estesi ai muri iuterni nelle loro parti inferiori; quest'opportunità rende n ecessaria l'impermeabilizzazione, per circa due metri di altezza, delle pareti stesse (cement.o, vernice e smalto, mattonelle di m ateriaJe adat.to). La lotta cont ro le mosche deve essere condotta a fondo, con mezzi di diiesa meccanica (reticelle meta,Uicne alle finestre, tendaggi a rete di spa.go o a frange di segmenti di cannucce alle porte) e di difesa chimica (recipienti con rifiuti appetibili dalle mosche, cosparsi di melassa arsenicale tipo Berlese, spruzzamento degli ambienti con liquidi insetticidi, ecc.). I militari addetti al servizio degli spaeci devono essere forniti di adatti indumenti (giacche, grembiali) cho si intonino, per colore (bianco), materiale (robusta t ela di cotone, onde poterli assoggettare al b ucato) e
L'ICm~rz DEGLI SPACCI COOPERA'l'm lliLri'AlU
forma (giacche chiuse al collo, grembiuli ampi), alle condirioni igieniche degli ambienti. Tali indnm e:nti de.-ono e..'lSere indossati solo nell'interno d ~#!li spacci ed cssPre mantenuti in perfetto stato di pulizia, conservandoU, allora che non de,ono esr;ere usati. negli appoEiti armadietti dello !<po~liatoio, b(ln di:;tinti l"unù dall·altro per evitare promiscuità. SP.\CCI COOPER.-\TITI \IOBrLT. Occorre accennare anche a. questa utili.t.sima provvidenza, che vale ad a11ontanare dal soldato iJ pericolo igienico rappresentato dai vendit,ori ambulanti di generi alimentari più o meno genuini e raccomanò:lbiJi, pullulanti ai margini degli accampamenti e degli a«:antonamenti e al seguito della tn1ppa in marcia. Gli spacci cooperativi mobili possono essere costituiti da impianti sem.ifb:;i (baraccamenti, tendoni) oppure da carrette aypositamente costruite ed attn'zzate. Gl'impianti semifisai devono essere situati in località. delraccampamcnto facilmente accessi bile e centrale rispetto ai vari gruppi di tende, sopravento, prrferibilmente in terreno a lieve declivio, lontano da cucine, latrine e depositi di immondizie. Saturalmente, le norme ih-ri.eniche che devono regoiarli non po!!sono non essere piil sommarie nell'applicazione pratica di qutllo che è stato detto per gli spacci cooperativi di caserme, ond 'è che si impone una più rigorosa sorveglianza da parte dell'Autorità sanitaria. Valgono le norme di ordine e di pulizia, strettamente mantenute, che ogni ambiente dove permangono e sono distribuite sostanze alimentari deve presentare ; particolare importanza dovrà essere data alla. lotta contro le mosche, mediante frascati di difesa dall'azione diretta. dei raggi solari, frequentemente irrorati di soluzioni moschicide (melassa. arsenicale, ecc.). mazzi di fogliami sempreverdi nell'interno, spruzzati delle stesse sostanze, ecc. La distruzione dei rifiuti dello spa~cio sarà fatta mediante interramento o inc:encrimento, a seconda della loro natura. Tali spacci de,ono essere forniti di un sistema di serbatoio con cannella a rubinetto, per l'acqua potabile da usare nelle necessarie operazioni di lavaggio delle stoviglie, ecc. P er gli spacci su carro, occorrerà. un simile impianto per lavaggio e bisognerà provvedere a una sicura difesa dei generi alimentari dagli agenti esterni, specialmente dalla polvere.
Ciò che finora è stato detto, vale per le condizioni ambientali degli spacci cooperativi. Ma non a questo soltanto può limitarsi l'attenzione e l'opera dell.igienista, poichè lo spaccio oltre a dover rappresentare ambiente di decoro e di pttlizia., ha da offrire al militare l'opportunità. di trovare generi, sia alimentari, sia di uso vario, a buon prezzo e di qualità impeccabile. Altrimenti, il suo scopo sarebbe del tutto frustrato. :Non è quì il caso di trattare la questione economica nè di elencare i generi, specialmPnte quelli di uso vario, che lo spaccio può mettere in vendita; ma sarà utile accennare a qualche peculiarità. relativa alle sostanze alimentari da offrire al consumo. Il dirigente del servizio sauit.ario del Corpo deve assicurarsi della buona qualità dei generi e del loro perfetto stato di conservazione ; non sarà m ai
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abba-stanza raccomandata una continua vigiJanz::t io propoliit.o, per evitare che criteri di malintesa economia p o::sa no i'onappcwsi alle n ecessit~ igieniche, o con acquisto dal commercio 1li generi mt-no costosi e di qua.lità inferiore, o per la ricerca di t•liminare con la vC'ndit.a ~rncri che per qualsiasi ragione non siano in perfette eondizioni di cons('rvazione. . I n generale, •wgli spacci coo1wmti vi si trovano in vendita pane, sostanze alimentari di vr..ria :;1wta con:wrvai H in scatola, marmellate, salumerie, formag~i. biscotti, cloki u ll1 i, frutta SN'ca, caffè in tazza~ vino, birra, bibite rinfrc!!r.an ti, qualcl1e volta latte, ul)va, P.ec. Per qun,nto riguarda gli scatl)laggi, la !lorn•gHanza non potrà essere che esteriore, salvo ca:;i part.icolari iu eu i sia necessario ricorrere ad opportune analisi. I dolciumi sono rapprest'ntati da cioccolato, caramelle, biscotti e past·icccria: per nn compleRso di ra~ioni eli na.t.ura psicologica non è possibile abolire, come sarebbe forse desiclcmbil.e, l'offert.a. della. pasticceria· fresca ; occorre almeno assicur~trsi che essa sia eli accumta prepara.zione e provenga da fornitore ~;he dia garanzia di impit'gal'e soltanto materiali r;otto ogni aspet.to ottimi. Lo spaccio non don<'bbc essere mai sprovvisto eli uova fresche e di latte ; sono q uest,i i migliori alimcn ti integntth·i fornibili al soldato, che, se possiede una risorsa ecouou1ica. anche momt'ntanea, è portato dal natu-· rale appetito dei vent.i an n i a cerca,re di arrotonrlare, p<:>r così dire, la ra.zione alimentare normale. Il latte deve essere bollito, non potenrlosi avere sufficient.P. gar:tnzia circa la wa provenienza, e deve CRllerne controllata la qualità p<'r eYitt'Lre sofisticazioni da pa.rte di fornitori poco scrupolosi. N egli spacci si trova sempre in vendita i\ <'l la frutta secca (noci, nocciole, arachidi, fichi. uvà) ; !larebue desiderabile elle si af'sociasse l'offerta di frutta fresca, quali agrumi e ml'le nella. stagione invern:tle e di stagione negli altri periodi dell'anno;(> co~a ehe nt>n prt•st>nta rlifficoltà pra.tica e che è igienica-mente racconu~mlahilt', per l'apporto di fattori integrativi di natura vitaminica. che il consmno di tali generi alimentari può offrire al soldato, la. etti n ormale razione è speSl:'O di e!lsi in deficiPnza. Abolire la vendita di sosta,nze a.lcoolic·he non è aUo stato attuale cosa possibile; è ben e ad ogni modo !imitarla al vino eli buona qualità e di gradazione. non ec.eessiva, e non p<'rHwtterc la veudita di !Jiui tc ljquorose, sostituendo queste ultime con adat.t-c bevande rinfresc;LUti (gassosf', sciroppi, cee.). di buona provenienza e che diano l!flranzie di ~> ic.urezza igienica. Per le altre. sostanze alimentari, valgono le norme ge1wrnli di vigilanza annonaria, che è qui superfluo Vf'llit·c a ript'l:ere. Un rapido accenno è opportuno fare aucllc a qualche oggetto di uso vario, non aUmentare, che ha rapporto ùiret.to o indiretto con quistioni igieniche: negli spacci, devono ('SSc're in vendita, saponi di buona. qnalit:\, dentrifici (ottimi e a buon m<•rcato quelli d1•llc Farmacie Militari), spazzolini da denti, pettini, ec.:c.; inoltre, a coadiuYltrc l'opera di proiìlassi anticelt.ica, si dovranno nffril'e ai fn•quent a t ori, in mostra evidente ~ la pomata antiluetica in tnbctti o in c:tpsule ddl 'Istituto Farmaceutico ì\l ilitaro di Torino, che ba basso prez7.o ed è eli facile uso e di buona effica-cia., e qualche tipo di preservativo antìvcnereo. 6 -
Giornale di medicina miLitare.
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RI VISTA OEr.LA STA)Il'A JIH:DI CA IT.\LIANA E S'.rRANa:&A
Fra. i cbmpit i degli nnèiali medici d<'i Corpi, quello che forma l'oggetto della presente ra pi(hLno ta non deve sem brare accessorio o di scarsa importanza. L'ist itu zionf' d t'gli spat<·i f'ooperativi è provve(limcnto clJe rientra n1•l quadro ch•lk provdll<•nz<' in t<'~C ad atT('zitJnare il soldato all'ambiente (•a:o;<'rma, a dar·gli il modo di ~;pe nd l.'re m<'glio il suo denaro e a sottrarlo il piìt possibile a prricolose infltH•nzt' est eriori; e ba dimostrato e va dimoRtranrlo una efficacia vcmunen te sodclifìfaccn t.e a tale fine. Occorre che la s ua indise ut.ibilc utilitib non l:> ia comunque diminuita o sciupat.a, da incovenienti di n <thmL i)!i eni c>~,, che sia LlO capaci di. inAaire, a ncbc indirettamente, stùla salute del sulclato; c mirare in ogni momento a questo c'; stretto e duvt'rOi;O còmpito nostro. =-·- ~-:=====
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA TRuc. - Profìla.~si tubercolare dei coscritti (Rcvue d 'Hyg iène et d e i\Iédecine pre · v en t ive, febbraio 1930). I coscrit;t i risultan t i tuberco l~1si vengono in Francia scnz'altro riformati o rin v iati a e~~-c;a lo ro. Sarebbe, inYece. buona d ifesa socia le indirizza.rli ai disp ensnri o ai sanatori rcgioll(\Li per cm·nrli , guarirli e soprntutto per preservare le loro fA.· miglie. Quanto a i co:;critt.i rli <h•uole costituzione, stu·obbe bene incorporarli e ra.ggruppo.rH in speciali p rev eutori por fortifìcal"li, svilupparli per m ezzo di una. migliore igiene, una solida alimentazione ed esercizi fisici, b ene appropriati. Questi proventori militari dovrebbero essere organizzati dai Minist.e1·o della guerra, della ma1·ina e df'll.igicne, con sov,·enzioni t.livei'li-6 d ei dipartimenti, d ei comuni o sottoscrizioni di printti. E ssi n on comportl' rl'bbOJ"O s pese eccessive e r ender ebbero i pii1 grandi ~<en·igi. In tal manient si contribuirebbe alla profilassi d ella tube t·colosi n eli"oson.:ito e fra i b org hesi; e ciò sarebbe eli w1a alta portiLta ig ienica, medica e socif.Lle. WER!\'EII. DAVI O. -
T erapia d'urgenza nella medicina interna degli organi urinari
(«. Med. Klinik •, l93U, n. 8). l. c Nefrito acuta •· - Può insorgere WHI. sindrome carn.tterizzata. da ùis· pneR, cianosi pallida, dil utnzione d el cuore, stasi epatira, tachicardia. T e rapia: snlasso ; in iezioni endovenose di una miscela ch e c<uttenga mgr. cl,5 di strofa.ntintl. in tUJa soluzion e 2(1 % di g lucosio; poi g iorni di digiuno seguiti da giorni a diet.a d i frutta. 2. « Uremia acuta • - a) compaiono accessi cpilettiiormi, dispnea, cefalea, ipertensione arteriosa ; le pupille sono dilatate e rigide o·è clono del piede sint. di K crnig e di Habinski. 'l'entjJiiL: s>dasso e punturn lomb are; lwninnl ; clisteri di cloralio idrato e iniezioni d i mo r fina pit't Rcopolarnina ; b) pulloro ; JHipillo.J J'Ì»tt'Oìi e . tlispnrtl o respiro periodico: vomito, iper e<'· f: itabil it.il. musc:·htrl". aumento Ul:'i riflessi. 1'ÌCC1liO crnorrngio. Terapia.: ò b ene cercare di diltUJ e lu ,;vsta.nze t <>Rsicho ritenute n promuovere lo. diun~si con fiobocl i«i fli una sol\.tzione 4,!1 ':,. di glucosio. in qttnnti t>\ di 2 O eme., dare inolt J·c a.c ;un zuccherata o thè p et· bocca d n.re poi purg>mti salini o senna; s e ins uffì cienn1 circolatoria., strofunti.na e caffei na .
CONFl!.'RENZE S CrEl'-" 'l'Il"'OHE DECLI OSPEDALI MILITARI
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3. « Anuria. » - Anche qui si può tentare -la fleboclisi con soluzione glucosa.ta; si può iniettare toocina o eufìlillJI, intramuscolare; se in tre g iorni non si hanno risultati si deve ricorrere alla decapsulazione di uno o di ambedue i reni. A volte è utile 1a. trasftL~ione di sangue. Se sindrome W"emica. salasse e nuova fl eboclisi. Se insufficienza circolatoria, digitale, scillaren, caffeina. 4. « Riten\'.ione urinaria » - Applicazioni calde sulla vescica, semicupi caldi, supposte di atropina e morfìna. Se ritenz:ione_post-operativa, i.niezioni endovenose di cylotropina o 5 cc. ùi urotropina a.! 40 o/o. Se ancora non avviene la minzione, cat-eterismo. 5. « Colica renale da calcolosi n - Tera.pia: etl>IOre, iniezione di morfina e atropina, oppure cloralio. A volte giova tUla e ndovenosa di calcio (lO cc. al 10"} Si può dare più tardi glicerina e acqua minerale e si può iniettare pituitrina per stimolare le contrazioni degli ureteri. GUILLEMINET E LATRErLLE . - Del trattamento delle ulceri gastro-duodenali perforate. (Journal de Chirurgie, t. XXXIII, n. 3, 1929). Gli A.A. hanno raccolto 44 casi d i ulcera perforata gastro-duodenale in cin-
que anni ùi servizio prest.ato all'Hotel-Di-eu su un complesso di popolazione di circa un milione di abitnnti. Essi fanno notare la frequenza più grande dello perforazioni dopo la guerra, e l'et.!\ dai 20 ai 40 a1mi (25 casi). Gli interventi furono: 25 cas i sutura della perforazione (con o senza escis sione) gastro-enterostomia e clrenaggio sopr1.1 pubico; 4 casi sutura della perforazione, gastroenteroanastomosi e drena~g·io in situ; quasi sutura e gastroenterostomia. 2 casi, sutura semplice della perforazione; 2 casi tamponamento della perforazione accompagnata in w1 caso da gastr-ocnteroanastomosi, un caso da pilorectomia. Su 44 operati, ebbero 5 decJssi post·operatori, cioè 1'11 %· Ritengono che il 99 % delle ulceri pet·fomte che risiedono sul piloro o nella SlUI. vicinanza, la g. e. s ia il migliore trattamento di esse, eccotto che per quelle sospette di generazione; nel caso in cui il prolungare con la sutW'a l'intervento pU<) costituire un pet·icolo per il paziente, consigliano il bottone di Gaboulay o di Villa.rd che fa compiere l'intervento in pochi minuti. CASELLA.
CONFERENZE SOENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi verbali pervenuti alla Direzione generale di sanità milita re dal1° al 81 maggio 1980)
..-\LESSA.NDRIA. - Capitano medico FRANCESCO CORTELLA: l ga~~ da combatti. mento. BARe. - Cnpitano me<lico EDOARDO P ANDOLF I: Un caso di cony·i ttntit:ite prima. verik bulbare. BRESCIA. Tenente medico PASQU,\LJ> Lucr-:r.;TE: Sul valore dei metodi clinici per la di<tgnosi della funzional ità e7latica. CAOLlARI. - Capitauo medico ALFREDO PAC1LLL: La batteriologiet nei rù)l.w.rcli della. ma.~chera antigas. CASERTA. - Capitano medico PASQUALE 1\fus•ro : L esioni dei meni-11chi interart·icol<J.r i del ginocchio. CATANZA"Ro. - Co.pitano medico GrovANNI ScA:~rrHa: La r:.nù.7entcrapia ne1.· ·miomi dell'utero e delle metropatie emorrCUJichc. CHIETI. - Maggiore medico GIOVANNI MISlTANO: l:iull'arterioscleros-i.
l NOSTRI MORTC
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T enente colo nnello. medico Gli:SuALDO GL\llnusso: La neura~renia Lerf'de mil1'ù.Jre. PAUffiMO. - l\1ajl~ iore medico RosARIO SIONORINO : Le fratture dell'Mtraga.lo. - Maggiore medico (:Ir!':F.J'PE SUNSF.Rf: Illustrazione di un caso di keratoderm·ia essen;inle CO'I1frnit<t. PIACENZA. - Maggiore modico NAZZARENO VAYOLA: Sindrome ipote1uriva e rUmo di galoppo nelùt febbre tifoide. TRENTO. - C•lpitttno medi<·o FRANCF;~c:o }~ttOC:G 10: Lè malnUie clell'a7Jparato dentm·io ù1. rapportiJ alle malattie genPrali dei 1:ari organi. VERONA. -· Mn!-'(~inre rnl'dico VJNCKK~O Dl> CESARg: l t lin/o{JTanulonw venereo. - Mnggiore m edico CESAJlE ScAllPJElU: Metodi di ricet·ca sulla funzionalitcì r enale. - MagjZiore m edico Do~tF.N 1<'0 GRl:C'O: Rodiologia del pol,nmle. - Cnpituno medico ALFONSO RA.FFO: Anatomia patologica e cura dei colpiti da aggressivi chinrici.
PADOVA. -
i-1~ me.dicina
J NOSTRI MORTI Dott. cav. RAFFAELE PALMIERI, colonnello medico In S. P. E. C?lpito da morbo imp lacabile, s i è spento in Firenze il 12 Aprile scor;:o, a
6 1 anm.
Gentiluomo nel sen>'o pitr estf1;lO dellu parola, di esemplare mode.'!tia, di w1a bontà di animo eccezionale, associata ad una profonda coscienza del proprio dovere o acl e levati S<mt i menti militari, fu di vasta cultum profes.c;ionale, particolarmonte verStlto in cl ermo~ifil opatica, nella qnn le ;;i era specializznto dopo tul biermio eli ~i~:~tente militar·e nella R.. Uni versità di Nnpoli. Preso parte alla cam pu,g na italo-austriaC'u l !J l 5· l 8. dapprima come direttore dj ospedtl.li da campo e com e capo uffi cio di sanità di tli,·isione, e poi come ispettore per la profilassi o.nt.iceltiCll. e consulen t e dermo;;ililopnt i<·o clt~lla aa AnllUta. Disim· pe~"Jlò le sue d elicat e funzioni, co u encomiabile z<~ lo, dnndo cont,inue prove d e liri sua ~piccnt.lt com patenz~t n ello i<pecialit à, dimostrundo gntrlde acume scientifico o s icurezza diagnostica. Come di1·ettore d ell ' infermeria. pr·esidinrin di i\Iont.e leone Calabro, quincli d egli ollpedo,li militlll"i di Ctt:,;crta e di Palermo, cd in qul'sti ultimi a nni come direttore di ftnnitt\ d el Corpo d'armata di Firenz!", di<'d e indnhhie proYe delle sue ottim e qualitù Ji m odi co militare . tl.Cquistandosi lll p;enende stima, simpat.ia ed 1\ ffettn. Fu anche cultor·e Appn!<~i onuto rli studi lett.!"rari e stor·ici, e ci ha luscinto tma int ei'C-'"''anti~sima storia d e ll'ospedale militf\re di Nt1poli c d el servizio sanitari<' Hell'esercito nnpoletano.
Dott. cav. GIUSEPPE SPADARO, tenente colonnello medico del ruolo speciale È morto n R P!!!!io f'n labr·ia,n 51 anni. Pre;:;o purtfl nlla campa-~~:nf\ ita.ICI-t ur<'ll 191 1·1 2 ed nl!a gucrm i tni•H\llstrioca I!JI.j. JS; H~'i ,.,tri servizi reacrinrentnli ed in "l'flll ito. come direttore di os1)(•dn li da cnml'o e romnndLtnte di !Ìo~ione eli suniti1. di-.imJ X'!!nÒ, in o~:mi c i,·eo<;tnrrza. con zelo c compet•~nza le proprie mansioni. ::\d dicembre l Hl i , in va l :lfolnao. fu colpito da !!Il.'! di comhnttimento ( \'prilt> ), l'Ire !!:li d etf'l'llrinò una gruve nffc7.ione bronchiAle, per cui fu co::;tret.to a luScinT·e il stH'vizio attivo. Jn\'iamo le pi\r sen t ito co ndngliunze ulle dusulate famiglie
Direltòre re.~po1Mabile: ARTURO C'~SARJ::-<J, tenente colonnello medico
VII - S. SALtNARt. -
Insegnamenti dell' ulti ua guerra sul tratt!\mento d111le ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Pref~Lzione del p rof. R. ALESSANURI. - Un voiUl ne di pat(ine 190 .... ... . VIII - A. CASAIUNI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un vo· lume di pagine 28 con 5 figure .... ..................... . IX- A . CASARINl. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un v olume di }J!l.!;ine !!2 con 16 figuro . . ..... ...... . ........ . X - N . .R.ournò. - La proSlassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un voiUJne di p;tgino 44 ........ • !XI - A. CASARINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea.- Un volume di pagine 232 con 97 figure ..............•.....•• XII - G. CAPPJo~LLr. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di p agine 36. XIII - S. SALINARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di p agine 250 ...•••..•..•.......•...• XIV - F. CacOIA e S. Rr ccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un v olume di p allino 2i$ .. .. . .. • •••• •• .••••• XV - G. Gn~:xo~1. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - "C'n v oi urne ùi pagine 240 con 3 Ct\rte geogr afiche XVI - S. SAL!NAIU. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - U n volume di pagine 240 .. , ...... , .. , ••...... . XVII - A. CASA.RINI. - Per le nozze di diamanti del "Giornale di medicina militare,.. - Un v o lume <li p~>gi ne GO con 9 fh:ure .... XVIII - B. PAL~UERt. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un v ol ume di p11gine 72 . XIX - G. 1\lEmto. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un v olume di p11.gine 50 ..............••.........•... . XX - A. CASA.RINI. - La medicina militare ne:Ia leggenda e nella storia. - Un volume di p ftg ine 7n0 con 155 fi1!11re .. .. ...... . .... . XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratitiche nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929). - Li n v olume di pagine 126 ... ....... . XXII - G. Ptccor.r. - Lesioni del midollo spinale per traumalismi in guerra. - Un volwue di png. \)U con l!) ligure ................... .
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CasARrNI. - La guerra di ogni giorno. Now pratiche di fìsiopat.ologia. e di igiene p er te forze armate. U n v olume. di pagine 3tiU con 106 figure - l'torna., J !):l!) .••..•...•.•.........•.....•.............•.• L. 20A. CASAIUNI. - Polonia e Italia - Un f asci<'o lo di 20 pu,gine con 4 figure. • 3A CASAlliNI. - La « Signora dalla lampada • (Fiorenza N ightin gale) - Un volwue di pag. 56 con l H ligure ................ ... .... ..... .. . 7A. CASARTNI. - La fatica nella vita militare. Memoria pr<'miata al concorso Rìberi, 1905. Un volume di pagine 330 con 65 fig11re. - Roma, 1908 12 A. CASA.RINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Meraorio. premiata a l concorso Riberi, 1906. - Un volume di p agine 4.02 con tavole grafie be e stn tis t iche - Roma , HlOS ..••.•.....•....... . .• • 18I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (T3ruxelles, 1!)21). Rel&zioni ufficiAli d a l Corpo !'Anitn.•·io m ilitore it>llinno . .... .. . . . • 6 n Congresso internazionale di medicina e farm acia militare. (Roma, 1 02:~) Atti del Congresso, vol. l. - Rolazioni u ificiu li. -Un volume di pagine 416 con tre tavole . ................................... .. 35n Congresso iptemazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) . At,ti del Congresso, v ol. II. - Lavori Jel Congresso e comunicazioni. - Un volume rli p agine 600 con 33 tavolo e 19 incisioni •• 60m Co11gresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). L avori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di p f\gine 88. 7IV Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Varso.via, 1927) - Un volwue di pagine 116 con 4 figure ................ .. » 8V Congresso internazionale di medicir;m Il. farmacia militare. - (Londra, 1929) Un v olume di pagine l~ con 19 figu1·e ................... .
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GIORN ALE DI MEDICINA MIL.ITARE DmEZIONE ED AMMINISTRAZIONE : RO~IA. -
Ministero della Guerra, \ 'la XX Settembre - ROMA CO~DIZI0:\'1
DI ABBONUIE:\TO.
1. Il rtiornale di 11udicina milil<rre si Jlnbblica. Il primo giorno dJ ciMcun mcso, In tascioolo dJ quattro fol\'ll <li sta.urpa nlmeuo. 2. L'nbbonnmento è annuo o decorre d al 1• gennaio. 3. 11 prcz1.o dell'abbonamento è : P er I'Itnlia c Colonie. .... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L . 82-
Per l'EAtero ..................................... . ........... .. . .
Un fascicolo sepnrat<l costa........ ·
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l o It!~l l!\ . . . . . . . • • • • • • . . • • • • • • • • ,
a ll 'Estero......... .................
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Il supplemento contenente l Runli di ~ in Italia.. . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . , ar•:imrità del cor'{l(l •anilaric tnililrrre costa: all' Estero....................... • 18 _ 4. P er glluOlclaU modici o chintici farmacisti del R. esercite (In servizio attivo, In poslzlone a118iUarta., dl complemento, dolln ri.scrn~ ed a rlvoso) il prE-Zzo dcll'abbonnmento è ridotte a L. u anticipale etl Il prezzo del supp lemento è ridotto a Lire 8 per l soli abbonati. - Non !d tl'88Dletteno rlcovute por gLI abbonamenti personali. s. Non si accettano roolnmi trn.~corsi trcnt.a giorni dalla spedir.ione del ~lornale, che al '!f· fettua regolarmente nl primo di ogni mese. Tra.sccrso tale termine, l fascicoli richiesti vengono BPO· diti, se dlspouiblll, eolo a. pagamento. fi. l eJgnorl nhbonntl milltarl in ellettlvltA di servizio pngheranno l'Importo dall'abbonamento per mezzo nel rispettivi comnn•ll di corpo e direzioni. ' 7. P or leolluffictnU mE>dlcl (d(ILJ'Esercite o <Iella Marlnnl, In qualunque posizione st ~rovino è nmmeg,qo n n A.BBONAMEl\TO CUMULATIVO al r.iorna~ di medicina militar e ed agll .&n71Dli di medicina nat>ale e oolo11iale al prezzo dJ L. 45 annue. 8. Ai librai si fa lo sconto del l O per conte, ma soltanto per gli abbonamenti delle persone e dogli enti non militari.
NORME PER LE P UBBLIC,\ZIONI. t . I lavori orlgtonll, le ne. te, le riviste - dattUoqrllfatl o scritti a. ma.no - devono c>oou· paro un solo lato do! foglio, C!<Sere nel t.esto definitivo 1v. t>arirlur, ed accuratamente corretti e r lvedotl
dagli Antorl. ~~ fa epeclalo raccomandazione c he qoelU S<'rlttl a mano l!lnno ben leggibili, per modo di evitare wnl dubbio di lnton>r<'ta:r.lone. In c-neo contrarlo, l'l- Dirozione s1 vedrebbe costretta a eo· ftponderne la pubbUcaziono. I l:.vorl brevi saranno preferiti. Le opinioni manifestato dagli Autori non Impegnano la reeponsubllltà do! periodico. f: vietata h• riproduzione dei lavori orlglna.ll. 2. Per dl~poRiziono ciel Coosl~llo nazionale dello ricerche, 1'Antere deve unire al lavoro un breve auterlassuoto (non plil di lO righe). 3. Salvo casi eccezionllll.ssiml, la cor rezione dello bozze sarà fatta dalla redazione andohè dagli Autori, per non vinc>Olare il lavoro tlpo!p'af\co ngU inevitabiU ritardi postali. Le corre<doni straordlno.rie fatto da.gU Autori saranno loro addebitate. t. Lo speRO per Io ta\·oJe litogrntlehe, fotografiche, ecc., che accompagnassero le memorie sono a carico olegll Autori. Lo flgnre da riprodurre devono essere nitide, con lettere e diciture a OIU'atteti grnncl i a tnll che restino ben leggibili dopo eventuali riduzioni. Le bibliografie lunghe al pubiJUcano solo uegll estr atti. 5. Gli el!trattleono di duo t1pl: - Tipo .4) sonza copertina e oolla. !mpa.glnatnra e numera· zlone del !118clcolo. - 1 ipo B) con e.opertlna stampata., rrooteeplzio, l..o:>pa.glnatura e nuwer azlone spoola.le. 6. Agli A u torl saranno concessi gro.tnlt.amento 25 estratti tipo .A.. - La rloblesta di estratti In p!!). e quella di ostrnttl Upo E saranno a enrico degli Autori stes.~i. 1. Il prez?.o degli estratti, per gli .! uteri dello memorie che li richiedano, i' regolato dalla seguente tarUl'a. :
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Per ogni oentlnato olt ro 200
TIPI DI E S'l'RA'rTI
T ipo A Tipo B ...................... o
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OU estratti minori di Wl fogl i"' si co•llano rome fnolio intero per~ ord·inazi<>tl( di 100 estratti
PN' 'l>l'lli rJ.r superano •m fnql i<>, le t razioni in più, cio-. n<m s-uperano (l meno fo(} lio, si co~t· rnno come m"'n. pJtrrltc pN'O l'or.tina::iune non sia inferi•m! a 50 ('()pie. 8. I n•an "gcrilLI non si re~ t Hnl"rono.
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Anno LXXVIII- Fase. VII L UG LIO
1930 -
ANNO
YIII
GIORNALE DI
MILITARE
•
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MI NISTERO DELLA GUERRA ( DIREZIONE GE NERALE DI SANIT À MILITARE)
Giornale di m edicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFONI : 43-283 H. T. - 21-90 R. M.
SOMMARIO La. vis ita di 8. E. M u.~sol ili i rdla S('IWlA~ d'a7JplicazioM di .~ rmi.là m ilita~e MEMORIE ORIGINALI : G"mlno. - L'i iii JJièl:o di s•Jluzì••o l lr\ml ì<z atc <lì c:<ll.litutlloo lo)tf.llltin t nclln p repnru-
z iou o rit~i \'fl('t·ini b nt.t t•ric t . •• . • . • . • . • • • • . • • • • • • • . • • • :':n l ('nntportalllcnt o rl!•llt• nllglutluiuc o <'l ~loro <Il iotll\·idul rl\·nccinutl r.on d•>sì elev ate d i lir>o,.,,,.,.lon T . A. li. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pltan6. Os~t<"rvn< lt>no iotorun n!1'.17.i nne r!i sinto~<i<'n nt o <1<>1 for mnlo sul bnciUo tlfico Ftrro- Ltlni. - S u nl .. un r lnr111o <li~J'OVtie!Jc più <"nmu n i nri •olrl~tl . . , , ••• , , .• Puza.gll. - L a for nmh lcuo <>c i~ trln •w ll ·,, u t"" nn t cnph In " le u no lnfozi•Jni r- lolrurgic ho ••
Pn~. 361 Pag. 363
Cuta.
365 367 :li!S
380
CASUISTICA CLINICA : Grlft. - Ln m • lncla \r<~'"""t l ·a d o! <ollli l l!la ro . . . , •• . • • • • • • . • • • • , , • . • Tuta. - llue c1..si d lu it"i di lòcn llz z;>zlou o lnizi ro ),. t ~<>tìcolr rc (!c ii • p :tr o tlto op!demlc~ Faraone. - l'n c:o~o oli • p~!~olos.•!a • n ~i n lrnonc oo ffl'U h ·n p-ie o@tcni~ o . •
l'ug, 386 303 396
RIVIITA IINTETICA: Pltcloll . -
Pag. 899
l i tr.•c·fl nm .•• . •
NOTE DI IGIENE PRATICA : ~i~arr· t Wt • • • •
..· . .
Rodin6. -- J,n
RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA • • •• , • •• , • CONFERENZE IOIENTI FICHE NEGLI OIPEDALI MILITARI • .• , • , • • •• l NOSTRI MORTI • • , • • • • • • • . , • • • , • • • • • • • . • • • . • • • • • • •••
Pa g. 407 Pag. 414
•t
( 19
tllO
PUBBLICAZIONI IN VENDI T A PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA - Via XX Settembre - Ministero della Gnerra - ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIRE7.IONN
OENEIHLE
Df
f:!ANITÀ
MfUTARE
I - F. T ESTI. -
Storia retrospettiva dell'Igiene nell' Esercito italiano. U n v ol ume di pa~iue 112 . ...•. . .•. •... .•• . • , ..•.•••.... L. 7 li - Ricerche biologiche degli Ufdoi psico-flsiologioi di aviazione militare. . - Un volume di pn.gine 236 con 46 figure e 2 tavole ... . . . 15III - E . S ANTORO. - Ferite addominali di guerra - Prefazione del professore N. G rANNJ.l:T'l'Asto. - U n v o lume di pa gg. 400 con 38 fig. 301V - A. LusTxo-A. B ustNCO. - r I gas di guerra • - Impiego ed eJietti - Provvedimenti e cura - Un v o lume di pamne 104 con 3 t av ole micr og ra fiche n colori .............. ~........•.•.. laV - A. L usTto. - Brevi cenni storici snlla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale ( 1915-1918). - Un v olu me d i p ng ine 32 con 21 fi ssure ................ _....... . 7VI - F . CAoorA. - TraHil!Ilento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del pr of. R. D ALLA Vedova. - Un volu me di pagi ne 108 .... . . . . .. ..... . .. . . ....... . . . . • . .. . • 8-
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(Srom 3' pagina della coPtrlina )
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LA VISITA DI S. E. MUSSOUNI ALLA SCUOLA DI APPUCAZIONE DI SANITA' MILIT~. ·v"' -~~~\\ .. ........ ..
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Il còm.pito al quale vi prepamte, sia pe·r il tempo d1: ijj pace che per il tempo di gue1-ra, è nobilissimo non soltanto dal punto di t·iBta fi sico, ma anche da quello morale. Non siete e non sa·rete soltanto dei med·ici, ma dovete esse·re, tn ogni circostanza, di pace e di gue?Ta., anche degli educatori. N on ho bisogno di sottolinea1·e a voi la grande e delicata 1·esponsa.bilità che voi a.vete in tempo di g1terra. Colm·o che, come me, hanno ·vissuto la guen·a, rioo·rdano le inferm.e?·ie im.p·rovvisate ai margini della trincea e nelle immediate retrovie, rico1·dano e valutano l'opem. dei medici. E ssi mi hanno sahato. T ·ut.ti quelli che hanno fatto la g~terra sanno con quanta abnegazione, con quanto spù·ito di sc~c?·ificio, con quanto coraggio i medici abbiano assolto il loro còmpito. Qua.lche volta è accaduto che un medico abbia lasciato il suo posto agli infermieri, abbia pre8o il moschetto e sia corso in linea quando 1:i era da pararè un pericqlo imminente. Siate {ie1·i di q·ueste tw.d iz·i uni: ctbòiale sempre alt.issimo il sen.so della ·vostTa missione e della vostm responsabilità. S1:ate in ogni circostanza degni di portare la glo1·iosa divisa grigio-·veTde del Fante italiano, che è stata consacrata dura.nte il sa.crificic della (J1terra e baciata dal sole della V ittm·ia ». <<
Firenze, 18 maggio 19:30-vru.
Queste le parole che il Duce ha rivolto al Battaglione allievi ufficiali medici e chimici-farmacisti nella sua visita alla Scuola di a,pplicazione di sanità militare: quale esaltazione uùgliore dell'opera del medico militare, quale Voce più autoreYole e ammonitrice ad additare la via del dovere e del sacrificio ! · S. E. Mussolini non ha voluto lasciare la Città dell'Arte senza rendersi personalmente conto del funzionamento di questo antico e glorioso I stituto, che, unico in Italia, in continua ascensione scientifica e
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3u2
LA 'nSITA DI S. E. )lv.SSOLI :\1 ALLA SCUO LA DI :\PPLlCAZlO!\"E, ECC.
morale, accoglie cin q oecent.o giovani medici di t utte le r egioni e preJI<I·l'a a lla carriera milita.re l<> nuove forz e del" Corpo sanitario. E la. ::>ua Yisita, ambita ed attesa, ha segnato il riconoscimento più alto del hworo intenso e proficuo, elle quotidianamen te, in silenzio, nelle aule di lezione, n ei laboratori scientifici, negli stabilimenti sanitari si svolge a plasmare, indirizzare le nuove generazioni dj medici v erso un Ideale che ha per simb oli : Pietà, Scienza, Pat ria. ::>. E . il Capo del Governo, accompagnat-o da S. E. il Prefetto, • dall'on. Ferretti e dal suo Segretario part,icolare, cav. di Gr. Cr. ChiaYOlini, è g iunto alla. Scuola nelle prime ore del pomeriggio ed è stato, ricevuto dal Ministro della guerra, S . E. Gazzera., dal Comandante designato di Armata S. E. Montanari, da S. E. il Generale Romei Longhena, Comandante del Corpo d 'Armata, dal sottoscritto e dal Direttore della Scuola2 generale medico Grixoni. H a. prima bre>emente sostato in raccoglimento innanzi al monument-o del Medico caduto in guerra, la pregevole ed elevata concezione del Minerbi, cbe sorge n el centro dell'antico chiostro del Maglio, e quindi h a p assato in ri-çista il folto stuolo degli ufficia.li insegnanti dell'Istituto, dei tenenti medici di nuova nomina, e il Battaglione a,llievinfficia.li medici e cbiruici-fam1aeisti. A questi, che si ap·prestano ad indossare l'uniforme di ufficiale, Egli ha rivolto la sua parola fort-e e animatrice, che rimarl"à. profondamente scolpita nel cuore di tutti nell'c:>sereizio d ella nobilissima mis:.:ione cui sono chiamati. Ha- poi visitato attentamente e minuziosamen te tutti i locali della Seno!a: ~i è interessato dei programmi di studio, ha chiest() nei vari laboratorì e ga,binetti dj indagine ragguagli a.I Direttore su strumenti ed apparecchi e ricerche in corso, dimostrandosi sempre al corrente della pii1 moderna atti>ità. scientifica. In ultimo ba viiAitato l'Istituto di medieina-legalc per l'Aeronautica, che ha sede nello stesso fabbrica.to, e d~pp<>rtutto h a M<Ito parole di }()de p er la serietà dei metodj di insegnamento e p3r la perfetta, moderna attrezzatura di tutti i laboratori. ~ell 'accomi a.tarsi , dopo a'l'er salutato romanamente il Battaglione allievi, che rendeva gli onori, ha ancora ripet uto tutto il suo compiae.im<'nto per quanto avf'va vi:;t'o, incitando a p erseverare nella nobilissima oper~. educatrice di menti e di cuori. Il Corpo sanitario militare, fiero dj tanto onore, scrive l'avveniment o fra. le pagine più belle della sua storia e fa solenne giurament-o dj seguire fino all'ultimo il comandamento del Duce : le Sue parole, cbe sono un inno alla missione del meilico militare ed una giusta valutazione dell'opera di pietà e dj sacrificio, che è una purissima tradizione dell'Ufficiale medjeo italiano, hanno tanto maggior valore, perchè p artit-e da Chi, sem plice soldato, visse la guerra e fu gravemente ferito. U. RIVA
Di.n•tt.ore generale della Sa.nità militare
MEMORIE
O~PEDALE
ORIGINALI
MILITARE DI NAPOL I
LA BO:R.\TOJUO DI BIOLOGIA CHDIIçA
L'IMPIEGO DI SOLUZIONI IDROLIZZATE DI ESAMETILENTETRAMINA NELLA PREPARAZIONE DI VACCINI BATTERICI Xota. d el dott . Alfredo Germino, tenente colonnello medico, docente e capo laboratorio
Il metodo e la tecnica segwti da. Ramon, per la preparazione della anatossina difterica, i risultati ottenuti dal suo impiego, hanno dato adito alla opportunità di rivalutare il comportamento e l'effica,cia di va,ccini batterici, ottenuti mediante l' uso, già proposto ed attuato, della stessa formaldeide in soluzione. :-:le. nonchè, da nostre ricerche recenti, è risultato che l'azione della formaldeide sui germi del gruppo tifo-paratifi, estrinsecantesi secondo le solite modalità, non apportava alctm elemen to favorevole da far preferire questi vaccini ad altri, già noti. L 'azione della soluzione di formaldeide sui germi anzidetti, benchè sperimentata in vario concentrazioni utili, si è dimostrata quasi eRclusiva.mente fìs.satrice e tale da inibire lo svolgersi di tutte quelle azioni secondarie, che estrinsecandosi sw complessi batterici endotossici, cosi come avviene per quelli prevalentemente esotossici (t>..sotossine), dovrebbe condurre a l risultato della cospicua attenuazione della loro tossicità, mantenend one inalterato il potere antigene. Ciò sarà d ovuto a varie cause, fra lo quali non ul tima quella derint.nte dall'azione massi va della formaldeide sulla superfìc·ie dei germi; resta in effetti per essa, la nessuna pratica modalità. della sua regolazione. I n tali condizioni abbiamo pensato, che a tal fine, poteva essere u tilizzata la formaldeide ottenuta per scissione idrolitica di uno dei suoi più noti derivati, l'esametilentetramina, prodotto di condensazione d ella formaldeide con l'ammoniaca. La scissione idrolitica poteva essere attivata dall'azione più o meno prolungata del calore. In una soluzione acquosa al 10 % di esametilentetramina (concent razione rivelata.si la più opportuna), sono stati sospesi germi t ifi-ci vivi e virulenti, coltivati su a.gar; dosaggio d el numero secondo le solite diluizioni, fatte con la stessa soluzione di esametilentetramina. Dosi progressivamente crescenti, di 50-100-250-o00-800 milioni - u n m iliardo di germi per cc. I nfialettamento asettico, messa in termostato a 380-40opcr un minimo di 10 giorni a.d un massimo di 20.
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L'tlltPH: C:O Dr sOLUZTONl (DROL!ZZATE DJ ESA?.1ETILENTETRIUIINA, ECC.
Sterilità delle fiale al cout.rollo culturale (aerobico ed ana~robico) fin dalle primE> 24 ore di permanen1.a in tPrmo~:tato ; presenza di formaldeide libera, con sviluppo lento e progressivamente crescente fino al 10° giorno circa, stazionario dopo tale periodo, al .controllo colorimet.rico secondo il mE"todo di Sabalit,'icka e Rcinsenberg. Presenza di ammonia.calibera. in sensibile quantità, con oscillazioni minime al Nessler. All 'esame micros<:opico, gl'rmi conS('rvati non deformati . .Massima tollerabilità. da parte degli animali inoculati (conigli e cavie) per via sottocutanea, endopPritoneale, endovPnosa; la dose minima }l'tale raggiunge valori elevati. Cornpa.rsa. di .a ntieorpi agJ!lutinanti (' litici nel sangue; indice opsonico alto. Dopo tali risultati di laboratorio, il vaccino è stato senz'altro impiegato per via. sot.tocut.anea ed endomuscolare nel tratta.mento di otto casi di febbre t ifoidea Bberth, in individui che ammalarono senza aver subito alcuna vaccinazione prolìlatt.ica e dei quali alcuni presentavano caratteristicht• di speciale gravità. iniziale. lniettato in media ogni 4 giorni, in dosi crescenti fino a ra.ggiungere il miliardo per cc., il trattamento non ha rlato almm inconveniente; tollerabilità massima, non reazioni locali, inna.lzamento costante della templ'rat.ura di poco più di V:! grado, ntm preced11.to da brivido, not-evole def(>rvescenza della tem peratura nel giorno suceessivo, scomparsQ della diazoreazione nelle urine. crisi emoclasica non rilE>vabilc, nessun accenno di a.nafilassi; rapidissimo miglioramento di tutto il quadro elinico, delineatosi fin dalla prima iniezione ed affermatosi durante tutto il decorso della malattia. Guarigione di tutti gli otto casi dopo circa sei iniezioni in media, in periodo non superiore alle 4 settimane, senza alcuna complicanza. Nelle condizioni finora verificatesi~ si ha sviluppo lento e progressivo di formaldeide nelle fia](> di vaccino, allo stato naseente, quasi graduabilt> nel suo ritmo di dis::;ociazione dalla esametilentetramina~ da convalidare il supposto, per i risultati finora ottenuti, di una sua azione più profonda e completa sui complessi batterici endotossici, in presenza dell'ammoniaca, a.lcali libero, con azione elettiva sui nucleoproteidi. Potremmo essere in presenza di vawini atossici o quasi, con alto potere antigene. È quello che ci diranno le ulteriori esperienze condotte secondo una dirPt.tiva, cht> già appart> non priva. rl'interesse per i fecondi risultati cui può condurre.
~Dl lOMPORTIMEftTO DEllE' lfifilDTiftlftE nEl ~IERO DI lftDIVIDDI RNI[[IftiTI [Oft 00~1 ElEVATE DI UPOVI[[IftO T. l. B. Nota del dott. Fausto Costa, tenente colonnello medico
Durante un periodo di riva.ccina.zioni antit ifiche, un reparto di truppa Yenne riva.ccinato, a distanza di 7 ad 8 mesi dalla prima vaccinazione, con nn lipovaccino misto T. A. B., la cui validità era scaduta da oltre duemesi e che venne p erciò adoperato nelle dosi di 3 o 5 cc., di molto superiori pertanto a quelle presrritte. Per studiare il comportamento delle agglutinine nel siero di questi individui, in certo qual modo ipervaccinati, si prescrisse di prelevare il sangue di un certo numero di essi, ripartiti in diversi gruppi secondo la quantità di vaccino iojettato e l'intensità delle reazioni locali e generali osservate e cioè : 1° Gn1ppo: individui tratta,t.i con 5 cc. a reazioni intense; 2° Gruppo: individui trattati con 5 c-c. a rca~ioni di media intensità; 3o Gruppo: individui t rattati con 5 cc. a reazioni minime o nulle. 4° Gruppo: individui trattati con 3 cc. a reazioni minime o nulle. D sangue venne preleva.to a distanza di 35 a 40 giorni dalla vaccine,zione. Venne u sato il metodo della agglutinazione macroscopica, adoperando ·diluizioni crescenti del siero nei rapporti di 1-50, 1-100, 1-200, 1-400, 1-800. I risultati ottenuti sono esposti nelle se~enti tabelle: I GRUPPO. -
Vaccinati con !5 cc. di lipovaccino a reazioni locali e generali intenae (Titolo massimo di agglutinazione raggiunto)
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del ~!ero
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SUL COJ\t:l'OR TAlllEl'iTO DELLE AGGLUTININE DEL SIERO, ECC.
II GRUPPO. - Vaccinati con 6 cc. di lipoyaccino a reazioni locali e generali di media intensità. (Titolo massimo di agglutinazione raggiunto) N. del siet·o
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m GRUPPO. -
Vaccinati con 6 cc. a reazioni minime o nulle (Titolo masBimo di agglutinazione raggiunto)
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I V GRUPPO. - Vaccinati con 3 oc. a reasioni minime o nulle (Titolo m.assimo di agglutinazione raggiunto) 1' i [ o
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23
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N. del siero
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21 2'2
OSSER\.A ZI ONI INTORNO ALL.AZIO~E DIS I~TOS~ICAN'l:J-:. E CC.
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Dai risultati esposti sembra ùunquc cbe si possa concludere: 1° Che, a distanza di due mesi dalla data di sc-adenza della su:1 validità, il lipovaccino misto T. A. B. non manif~:>sta una costante azione antigena per quanto rig-uarda la formazione di agglutinine specifiche nel siero dei vaccinati, anche quando vengano adoperate dosi di molto superiori~ perfino quintuple di quE-lle normalmente m;ate, salvo in qualche caso in cui esso, per caus(' non b<:'ne d('terminat(', dà luogo alla form azione parziale di agglutinine. 2° Cbe dei germi imph•g-at i per la sua preparaziouP, è il paratifo A, quello che in queste condizioni couserva la propri('tà di produrr~ agglutinine specifiche in maniera più Hidente.
I STITt'TO SIEROTERAPH O MILANESE DrnE'rTORE PROF. S. BELF.\ XTI LABORATORI SCIEKTIFICI DELLA DIREZIOXE DIRETTORE PROF.
A. ZIRO~I
OSSERVAZIONI INTORNO ALL'AZIONE DISINTOSSICANTE DEL FORMOLO SUL BACILLO TIFICO Nota del dott. Carmelo Pataoè, capitano medico
L'interessamento della Dir<'zione gen('rale della sanità militare ai moderni tentativi di disintossicazione dei vaccini batterici col metodo di Ramon, mi ha procurato l'incarico di nn preliminare studio di controllo sull'argomento, nei riguardi del vaccino tifico. Comunico a titolo di nota. preventiva i risultati finora ottenuti da queste ricerche: a) i bacilli del ceppo di tifo prescelto, raccolti in soluzione fisiologica da agar-culture di 36-48 ore, portati alla concentrazione di 15 miliardi per cc., tenuti per un'ora a 60° e poscia per 4 settimane a 37°, uccidono entro 24 ore la cavia di 250-300 grammi alla dose di 15 (eccezionalmente di 10) miliardi in peritoneo; b) una emulsione batte1·ica ideutica all'anzidetta (non scaldata a 60°), addizionata ùel 0,4 % di formalina, coetC?'Ì8 paribu.~, risulta letale per la cavia ad uua dose corrispondente ad un contenuto di 40-50 miliardi di germi; dimostrando così di avere subito una diminuzione del grado di tossicità oscillaute intorno ad 1-3; o) l'aggiunta di una maggiore quantità di formolo (l %l non comporta un più sensibile abbas~amento del detto limite di tossicità;
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SU ALCU :sE FOR:!\t E DI S PEPTICHE Pl Ù COMUNI YEl S OLDATI
d) pa.r imenti del t utt.o privo di un più utile risultato si è dimostrato l'art.ifìzio di escludere dal mestruo le sostanze estrattive del terreno culturale, sospendendo in semplice soluzione fisiologica formolata i germi vivi centrifugati: e) per eliminare l'azione tossica addizionale del formolo ho costantemente impiegat o per le inoculazioni, emulsioni batteriche previa.mente c!Pformolizzat e mediante l'ag~iunta di ammoniaca molecolarmente in ect·esso; distillando, dopo 48 ore di contatto. nel vuoto a 40°-45° fino alla scomparsa dell'ammoniaca libPra. Questo trattamento. peraltro, non è risultato atto a modificare m€'nomamente la tosoicità originale dei germi. È ovdamente di fondamentale importanza accertare se la diminuzione del grado di tossicità. (riscontrata nei modesti limiti sopra indicati) sia esclusiva.mente da attribuire ad una reale modifica.zione subìta dalla endotossina, o se piut tosto non >i abbia buona pa.rte il presumibile notevole rit. rrdo nell'a.-,sorbimento della sostanza dei corpi batterici induriti, come sono, dal formolo (Pfeitier). I n fa>ore di tale seconda supposizione sta il fatto, da me ripetutamente constatato, che emulsioni batteriche formolate dimostrano una resistenza, di fronte all'azione litica di alcali caustici e della tripsina, mag-giore di quella delle emulsioni di germi non formolati. Ricerche m corr;o stabiliranno se, ed in qna.h~ rnisma, il formolo riesca a modificare la t.ossicità. dell'endotossina tifica disciolta. Altra connessa questione, allo studio, è infine quella relativa all'eventuale ripristino, col tempo, di un certo grado di tossicità dei germi trattat.i con formolo allorchè Yengano riemulsionati in semplice soluzione cloro:ìOdica.
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~~ Al[~ft( fOHMf ~~~~f~li[Hf ~~~ [OM~ftl ftfl ~Ol~AJI p er il dot.t . Giovanni Ferro·Luzzi, sottotenente medico
Hennoch, nel 1863, fu fra i primi a separare, nel suo libro sulle malattie delJ'a<ldome, le diaiTee di origine infiammatoria da una classe molto importante di diarree in cui la parte funzionale de1l'apparecchio inteatinale assumeva la principale importanza. Nothnagel fece n otare le diarree senza alterazioni ~matomopatologiche della parete dell'intest.ino, poi Schmidt e Strasburger esposero con particolari più precisi il concetto della. cosi detta dispepsia intestinale. La parola diBpepsia abbraccia. tutto questo quadro: però la. esperienza rli molti ricercatori ha aggiunt.o una serie di altre sindromi (per es. una gran parte delle stitichezzf' ) in modo da isolare una entità patologica ben definita nella clinica e che comprende nei suoi coniìni una gran parte
SU ALCUNE .FORME DISPEPTICHE PIÙ COl\fUNI NEl SOLDATI
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di tutta la. patologia intestinale. Si può senz'altro affermare che dispepsia significa i·n,s1tffì,cienza digestiva sebbene questo concetto non implichi esclusivamente la diminuzione assoluta dei fermenti o in genere di tutti gli escreti devoluti alla scissione degli alimenti; ecco dunque, come tutti i processi che ostacolano la formazione o la diffusion·e di questi escreti, quelli che aumentano la rapidità del pas~aggio del chimo attraverso il canale digerente, possono originare una tale malat.tia. Inoltre, gli orga.ni digerenti sono capaci di adattarsi alle variazioni della quantità e della qualità <}egli alimenti introdotti: ma questa adattabilità oscma entro li·miti deter·minati sia in via generica sia, e forse questo è più importante, dipendentemente dalla costituzione i·ndividuale. Consegue da ciò che, int.errotto questo fattore proporzionale, insorge un grave squilibrio fra escreti digestivi e chimo che conduce alla mancata digestione di una pa.rte di questo e quindi alle conseguenze dispeptiche. Alcuni autori son<> ghmti così al concetto che l'insufficienza digestiva potesse interessare parzialmente i tre elementi principali che costituiscono l'alimentazione umana e così definiscono tipi di digestione da mancanza di fermenti a.niilolitici o triptici o lipolitici: però i controlli coprologici, specie in quanto rigua rda la ricerca e il dosaggio dei singoli fermenti, ha,nno dato parzialmente ra.gione a queste ricerche. In ogni caso il fa.tto più · importante è sempre un residuo di sostanza alimentare che non venendo utilizzata dai proc-essi digestivi e di assorbimento va soggetto all'azione della flora intest.inale che agisce decomponenrlo e sviluppando sostanze le quali sono capaci di eccitare la peristalsi del tratto intestinale allo scopo di liberarsene perchè nocive. Fino a quando queste fermentazioni (per lo più del tenue) non raggiungono proporzioni considerevoli, il colon, meno sen sibile agli stimoli, può compensare questa ipermotilità. Ma in un secondo tempo ciò non accade più e compare il sintomo più comune alla dispepsia intestinale: la diarrea. Strasburger per spiegare la produzione di scariche fecali con aumento del contenuto acquoso ammette a 7J·rio·ri tre possibilità: 1a che il chimo <lato l 'aumento della peristalsi non abbia il tempo di ispessirsi maggiormente; 2a che l 'a~sorbimento dell'intestino sia difettoso (questo fattore lo esclude poi in modo quasi assoluto); 3a che venga secreto del liquido daUa paret-e intestinale. Quest'ultima, secondo lui, sarebbe l'interpretazione più plausibile, naturalmente associata alla prima possibilità. «Così an che Ures dimostrò che la diminuzione di consistenza delle feci nella diarrea provocata da purg-a,nti è dovuta in prima linea alla secrezione di liquido nel lume intestinale >>. Schmidt anche segue un tale concetto. Questo liquido è ricco di albumine dimostrabili con reazioni di precipitazioni e con altre reazioni chimiche, e tali a.lbumine 8i afferma che senz'altro n on sono di origine alimentare. A sua volta queste albumine possono subire l'azione dei batteri intestinali e putrefare. Le dia.rree dispeptiche vengono in genere suddivise in forme fermentative e forme putrefattive a secondo che l'insufficienza digestoria interessi maggiormente i carboidrati oppure prevalgano i processi putrefattivi. l'la sopratutt<> sono i carboidrati che più facilmente vanno incontro a insufficienza digestoria, delimitando tma classe di diarree che Schmidt e Stra.<>burger definiscono col nome di diarrea fermentativa. ~ormalmente
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SI. AJ.Ct"~E FORME DlSPEJ>TICKE Prù COMUNI NEI SOLDATI
sem bra che nell'uomo i batteri del t~nue (che hanno principalmente azione sui carboidrati) si distinguano da quelli che abitano il crasso i quali son o capaci di scomporre i proteici. Però çlinicament~ si vede che l'azione dei primi spesso si somma a quella dei secondi originando dei reperti coprologici incerti e dubbiosi. . In ogni caso, sebbene sia ormai fuori di dubbio che questi processi siano creati dalla preponderanza della fiora di fermentazione o di putrefazione, pure si può ammettere con Rosell e ()ambiès che «non è la fiora che dà origine al disturbo digestivo e al catarro susseguente, ma piuttosto sono lt> insuffic.ienze di funzione e le alterazioni- consecutive della mucosa che creano il mezzo appropriato alla flora "i così la serie iodofila, frequente nelle feci acide, non potrà essere incolpata della genesi dei fenomeni dispeptici fermentativi e tanto meno si parlerà di enteriti quando la diagnosi sia basata sull'aumento dei batteri dell'intestino; parimenti passa molto in S('conda linea l'impo-rtanza di t utti i così detti disinfettanti dell'intestino di C'ui l'esperimento ba ili alcmù dimostrato un effetto a!>soluta.mente contrario (calomelano, salolo, naftolo, ecc., negli studi di Stern, Strasburger, Tissier, ecc.). DISPEPSIE FER:'IIENTATIVE. - L ·int.estino, da. quanto Si è detto, è normalmepte costituito per far fronte a una certa serie di richieste: il soprappiù viene completato dalla flora intestinale che a sua volta trova nel nuovo ambiente il mezzo di arricchirsi e di modificare la sua costituzione. Si è v isto effettivamente che l'ingestione di carboidrati sotto forma specia.l.mente di amido provoca unaforma dispeptica confeci acide e gassose. Schmidt di~t,ingue più precisamente fiD. dal 1901 una forma crouica di tale dispepsia proveniente dall'assenza di un fermento amilolitico che si produrebbe nell'ultima ansa. del tenue: Dapprima ailliil.ise una insufficiente digestione della cellulosa di origine gastrica. L'insufficienza digestiva in questa forma sarebbe elettiva; i germi dell'intestino scinderebbero gli idrati di carbonio e originerebbero una forma ili diarrea fermentativa cronica, afebbrile, che, a dire di questo Autore, sarebbe molto frequente. Anelbe Holmgren e Noorden ammettono questa sindrome come molto frequente; paTlano di una forma dispeptica facile a trattare in quanto cbe è principalmente influenzata da una dieta ada.tta piuttosto che dai vari mecUe~~menti. In questi ultimi anni l'argomento fu studiato da Fofanow, Arnold, Roux, Goiffon, Stenstron, Wendel, Tindal, Biirger e Determaun (specie in rapporto alla speciale dietetica del periodo bellico). ~anna Svartz nel1924 studiò parimenti una serie di casi tipici caratterizzati da diarrea (a tipo fermentativo), dolori addominali, borborigmi, flatulenze; sono alternati dei periodi gi stitichezza,. I disturbi venivano accentuati specialmente dai legumi freschi, dai cavoli, dalle patate, dalla frut.ta. Biirger nel 1918 trovò questa forma abbastanza frequente nei soldati dell'esercito tedesco; studiò con particolare interesse i batteri di queste feci e a.ttribuì questi disturbi alla dieta incongrua cui l'esercito germanico andò soggetto in quel periodo. Hedenius nel suo studio sui sintomi generali delle malat.tie int~stinali ammette che i sin-
Sl" ALCt"NE F0ll~1E DISPEPTI('HE Pll' CO)Il"::-' [ l'El SOLDA.TI
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tomi digestivi siano gli episodi di una precedente alterazione costituzionale. Gli Autori in genere non vogliono ammettere una forma acuta Iii questa dispepsia. e, meno rare eccezioni (Svartz). nessuno riconosce chP ne possono esistere forme febbrili. Tutti sono d ·accordo sull'insufficiente digestione dei carboidrati e sulla seguente fermentazione d i questi con formazione di acido la ttic:o, acetico, ~ucci1ùco e alcool etilico, verso i quali l 'intestino reagisce con secrezione di liqtùdo piil o meno albuminoideo e amnento delta perist.alsi. Clinicamente si ha dianea con fed poltacee, scbiumose, d i eolorito gia l!o dorato p<'r bilirubina non ridott:.t a. reazione acida: nelle quali all'esame microscopico con Lugol si vedono granuli di amido tinti in azzurro e batteri iodofìli. Sclunidt ha co:'itruito uno speciale apparecchio modifkato poi da Strasburger dove mette a fermentare queste feci, ottenendo eire~~ ~O cc. 3 di ga.s a rea,zione acida. I pazienti si lamentano di senso di tensione all 'addome, di dolori ombellicali e sotto ombellicali, talvolta più accentuati a sinistra. Sva.rtz nota cbe alcmù pazienti parlano di << un senso eli bruciatura o di t~nsione che rimonta verso il cuore )), Talvolta crisi coliche (Svartz), borborigmi e flatulenz~ frequenti. Raramente si ha nausea c vomito. Talvolta evacuazione subito dopo la ingestione dei pasti. L ·aspt>tto dei malati è buono; l'addome appare teso e sensibile su tutti i quadranti. L 'ama sigmoide si può palpare molto cont.raztta. Alla rettoscopia. alcuni auto1·i (Svartz) banno notato mucosa dell"ansa sigmoide un poco arrossata, cou sottile strato di muco. Talvolta emorragie puntiformi, spesso un certo grado di spasmo intestinale. Ales:Jandrini interpreta questa dispepsia come una malattia del ricambio ~·era. e propria in cui manca un fermento della digestione esterna invece che dell'interna. Gli albuminoidi vengono scissi dal bacterimn coli e da una serie di germi cosi detti facoltativi come il proteo, bacillus pptrificus, streptococchi, staffilococchi, originando prodotti della serie aromatica (indolo, fenolo, scatolo), acidi grassi volatili, anunoniaca, metano, acido solfidrico. I processi ~\nebbero specialmente luogo nel crasso. La flora. protozoaria del colon (amoebae, cercomonas, tricomonas, megastoma entericum, balantidium) non sembra che assumino importanza in questi procesi!i. In queste dispepsie gli Autori non fanno un gruppo particolare bensì distribuiscono la sindrome putrefattiva in una serie di stati morbosi svariatissimi di cui i più import~Lnti sono compresi neUa dispepsia di origine gastrica (la u Magenrubr n di Krauss); si manifesterebbero negli ipoacidi, dove cioè manca. il principale stimolante del riflesso pilorico; ne "COnseguirebbe una diminuzione del secreto pancreatico. Qtùndi passaggio rapido nell'intestino ed eccessivo sviluppo di liquido albuminoideo, il quale, come si disse, è l 'elem~nto es::;enziale della putrefazione. Spesso questo tipo dispeptico è acuto e pa.;seggero (specie quando l'achilia invece di essere assoluta è relativa a. una ingestione esagerata di cibo); talvolta assume un decorso squisitamente cronico e molto più facilment-e che non nella pura dispepsia fermentativa. degenera nella lesione orgauiea (infiammatoria) dell'intestino. DISPEPSIE PUTREFATTIVE. -
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SU .o\LlT'~E FOR~tE DISPEPTICHE Pll~ COM!t:~l N El SOLDATI
Si comprende f:-~cilmente come la fisiopatologia eli questo tipo non si pOS$<'l> !'eparare nettamente dalla forma prima deseritta; infatti piccole variazioni dietetiche· potranno senza difficoltà ricondurre una · forma putrefa.ttiYa. in una. fermt-ntativa e viceversa. Olinieamente Schmidt parla. di una di,;pepi'ia. ga.;tro-entE'I'i(·a acuta e di una dispepsia cronica intestinale gastrogena. Altri (Ro~,;el e Carnbiés) distinguono una indif'posizione gastrointestinale da una dispepsia intE>;:.tinale gastrogeua. Le forme acute seguono per lo più un errore dietetic-o, l' ingestione di un cibo o di una bevanda. in qualche modo alterata. n paziente nota diarrea, tenesmo, emi,;sione di ga.;:. fE'ti<li. Talvolta nnnsea e· vomito. Le feci sono per lo più lienteri<·he. ric-t:he di connettivo, a reazione basica. Schnùdt ammette <·.be ,.c ne po>i~ono e,;,;ere a tipo ferment-<cttivo, quindi con tutt.i i caratteri d.,lle prt>cedenti, e a.ggiunge che ''non vi è dubbio che un esame più accurnt·o delle feci renderebbe possibile una distinzione tra varie forme a. seconda del gruppo dei principi alimentari a prevalenza colpito)). Nothnag('l ag~iunge a qnesto proposito una rara forma di diarrea detta digiunale, earatterizzata da feci viscide verde-brune fortemente lient.eriche, che al ~:mblim alo d anno colore verde (presenza di p igment.i biliari inalterati); dipenderebbe da eccessiva peristalsi eli t.utto l'intestino per diffusione al ' luodeno di processi fermentativi dello stomaco. La. dir-pepsia intestinale gastrogena studiata da )l'othnagel, Fleiner e Rm•enheim, fu messa in rapporto da Oppler ed Einhorn con frequente anacidità. o achilia gastrica. R. Schlitz la riscontrò anche in casi di iperacidità a{'compagnata da atonia gastrica. A que:sto concetto aderì &:bmidt che specialment-e fece rileYa.re la presenza, di connett-ivo non digerito in queste feci dispept-iche. Dal punto di viista patogenetico i fattori putrefattivi non si pot.ranno eerto mettere in. ra.pporto alla diminuita, a.zione battericida per adori~ria (Schiitz ha scoperto che la facoltà batt.e· ricida è pertinenza della mucosa del tenue) bensì piùtto~>to, seguendo il concetto di Schiltz, si penserà che l'aumento del lavoro intestinale per la diminuzione di quello gastrico condurrà, ad una alterazione dell'epit-elio intestina le minorandone cosi il potere ba.Uericidn.. Concorre anche nn'ipochilia. funzionale del pancreas. Clinicamente si manifestano con disturbi gastric-i più o meno accentuati, poi diarrea con diminuzione di peso del <'Orpo, anemia, debolezza. Queste condizioni possono dura.re diecine di ann i e vengono peggiorate da errori dietetici; allora si passa. I~tcilmente allo stadio acuto che potrebbe anche assumere il tipo fermentat-ivo. Spe:>so la masticazion·e è difettosa per denti guasti. Lingua pat.inot-a. All 'e~ame del ·succo gastrico si trovano residui alimentari, acidità inferiore a 10; spesso manca HCl libero; non a·cido lattico; Strasburger non ha. mai trovato decomposizione del contenuto gastrico. Le feci :-ono fluide , spesso lienteriche; (queste condizioni vengono molto migliorate dalla. dieta. di prova.). Il còlorit-o è scuro, manca il sangue, odore penetrante, fetido. La l'eazione è per lo più alcalina. La bilirubina si manifesta alla prova di Triboulet. H anno specia.le importanza i residui sia macroscopici che microscopici di tessuto connettivo. Goiffon ha trovato frequentemente residui d i patate e celltùosa . Questa forma degenera. con facilità in enterite. Alctmi hanno parlato di achilia pancreat.ica, ma non esistono fonda-menti per ammetterla senz'altro. ~on si rilevano disturbi nella rligestione dei gras:>i.
St; .U('t'~F. FOR~lE OISPEPTlCHE Plt' COMt;NI NF.f SOLDATI
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La mia casist ira fu abbastanza nwnerosa; durante il periodo estivo questi malati sono molto frequenti e nelle corsie ospitaliere, e nelle infermerie reggimentali. L 'esperienza di tutti mi dispen;;a pertanto l'esposizione dettagliata di storie cliniche e di repert.i di laboratorio.
Comunicherò le C'onchttJioni mie, partenùo dall'esperienza trat.ta dallo studio del malato e dai vari reperti coprologici. I malati in esame furono sottoposti a varie diete controllat.e volta per volta; due volte al giorno fmono presi i rilievi termometrici, in ogni caso furono praticati vari esa.mi di feci. In questi l'aciclità venne ca lX
colata con soluzione ~O di itlrato sodico su 10 grammi di feci fre8che diluite e filtrate. Su tutte le feci fu praticata la prova della fermentazione ·con apparecchio Schmidt-Strasburger e praticato il do:-;aggio dei fermenti amilolitici col proce;;so Goiffou-Tallarico. Gli esami microscopici furono fa.tt.i in Lugol. Sul tìltrat.o delle feci venne anche praticata la. reazione secondo la maggi-ore o minore positività. In del biureto espressa con alcuni malati fu ric·erca t o il sangue nelle feci con la prova della benzi· dina (i pazienti era.no a iiieta la.ttt~a, o per Io meno pon maugia,•a.no carne). In quasi t utti i malati fu prat.icato l'esame del sucf'o gastrico con la metodira <'otnune. dopo colazione di prova.
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*** La storia dei pazienti esaminati fa rilevare talvolta una certa labllità. dell'apparato gastro enterieo, che, per quanto non si possa. J>eMare sia affetto da una malattia ad àndatnento croniéo, lascia vedere assai chiàt·a.mente come esista a.Jlo stato potenziale un equilibrio digestorio poco stabile, che basta un piccolo errore dietetico, un affaticamento, spesso anche una semplice brusca variazione di temperatura per sconvolgere. Spesso si ha l'impressione elle semplicement~ siano più ristretti i confini entro cui possa oscillare la capacità di allattamento dell'intestino ai fattori esterni (alimentazione, ecc.). Alcuni dei nostrii soldati erano in grado di indicare l'elernento causale dei loro disturbi; altre volte io stesso ho visto nascere la sindrome dispeptica sot.to i miiei occhi; ho visto alternarsi il quadro putrefat tivo a quello fermentativo; in questi casi è evidente l'errore dietetico o lo strapazzo fisico che ha. bruscamente arrecato l'insufficienza dell'organo. Talvolta nei ricovera ti di ospedale è bastato aggiungere un pò di pane o \ID pò di patate alla dieta lattea per assistere alla. comparda del quadro dispeptico. È quest.a la quotidiana osserva.zione al ' Ietto di ogni malato che regola, per così dire, la prescrizione dietetica. Di fronte ad un tale squilibrio, l'organismo si può difendere solo approfittando della resistenza relativamente maggiore della parte inferiore dell'intestino: qui ·la flora batterica scinde i prodotti ancora integri impiegando un periodo di tempo superiore alla norma. Clinicamente questo fenomeno potrebbe interpretare il breve I>eriodo di stipsi che molto frequentemente precede lo .stadio diarroico. Si tratterebbe di una d!spepsia latente ancora in grado di essere dominata dai poteri difenSIVI dell'organismo.
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Sv ALCL";o.;E FOR~I E DISf'EPTICHJ-; Fil: ('Q)IU>l .!' E l SOLDATI
l'no dei fenomeni più abituali è la. febbre. E sa insorge bruscament e t.ah·olta pre<:Nluta da brividi ed in uno o due giorni raggiunge subit.o, ratme: per lo più è leggE>rmente remittRnte; poi: dopo t.re o quattro giollli. deelina per lisi e s<'.ompare; talvolta un errore dietetico .anche lieve provoca la comparsa. di ipertermie più o meno passeggere associate a.l riacntizzarsi di tutt.i gli altri sint.omi caratteristici. Spesso l'ipertermia !ii manifesta da sola, senza disturbi accentuati del canale digerente <:he tradiscono l'essenza della malatt.ia; una accurata anamnesi allora può mettere in luce il fattore causale e rendere noti dei disturbi gastrici premonitori a cui il paziente ha attribuito scarsa importanza. TalYolta il pro<'esso assume un decorso sub-acuto e allora si può ve<1ere la febbre, non molto elevata, seguitar e per giorni ed anche settimane, remittE>nte per lo più al mattino. Si accompagna in genere a feci del tipo feJ"ment.ativo, ed allora il quadro coprologico segue molto fedelmente l'andamento della temperatura. La patogenesi eli questa ipertermia è molto Mnfusa; si parla comunemente di sostanze tossiche capaci di stimolare i c-.entri pirogeni , ma non si definisce né quali ·esse sia.no né perchè riesc<mo a varcare la barriera della mucosa intestinale anatomicamente inte~:.rra. D 'altronde è nota l'attività assimilatrice ~lell'epitelio intestinale e fino ad ora non si sono diroostrat~ in questa variazioni dalla norma. Si ammette che l'effetto della digestione sia di trasformare una sostanza aspecifica {per es. un proteico) in una sostanza specifica, cioè propria alla spe<'ie considerata; questa è la vera assimilazione che, come dice Lambling, sembra avere una 'funzione così important-e nel mantenere la specificità. dell'organismo. Da tale concetto scaturisce la ipotesi molto suggestiva, ma altrettanto poco dimostrata, che appunto l'assenza di questo fenomeno coi->t.ituisea la base della. dispepsia e ne interpreti i fenomeni tossici. Si potrebbe pertanto parlare di una reazione anafilattica; e clinicamente non è raro trovare orticaria, dolori articolari. Tale ipotesi è anche sostenuta dall'efficacia della cura calcic.a in queste forme. (Boas). · l ma.lfJ.ti per lo piil si lamentano di dolori addominali a tipo colico oppure molto più spesso di una dolenzia o di una ten>;ione diffusa. I dolori spontanei sono molto frequenti alla regione epigastrica e ombellicale, però a.lla palpazione profonda si rileva una maggiore dolenzia nelle due fosse e specie a S. Fin da Baller, Bicbat e Magendie si conosceva che gli organi addo.minali e cosi pure il peritoneo viscerale erano privi di sensibilità. Questa. invece saJ;ebbe present~ nel peritoneo parieta.le e nel mesenterio, sia per flogosi diffusa al foglietto peritona.le, sia per uno stiramento delle fibre nervose mesenteriche. Questi dolori per lo più diminuiscono dopo la. defecazione la quale può oscillare <la poche scariche (3-4 nella forma. fermentatica) a molte (10-15 nella putrefattiva) nella. giornata.. È frequente il tenesmo' doloro!)o; aono costanti le flatu!en~ e j borborigmi. S~so nei primissimi giorni (o anche poche ore dopo l'errore dietetico) il paziente avverte na.usea che può essere seguita da. vomito alimentare dove notano fra~ menti grossola.ni di cibo poco sminuzzati e in attiva fermentazione put.rida. La lingua è per lo più bia.ncastm, ma un gran numero di A. dimimtii'te di molt.o l'importanza di quest{) fenomeno: si ritiene che sia specia.l-
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mente in rapporto con il digiuno venendo così a mancare il pane che è uno dei più attivi detersivi della mucosa lingua.le. Quasi tutti i soldati sottoposti alle mie ricerche fin rlal primo giorno si sono lamentati di dolori vivi ai muscoli delle regioni lomborenali e dei polpacci ed alle grosse articolazioni. Spesso cefalea gravativ:t. L 'anoressia è costante; le eruttazioni abbastanza rare. Sulla cute molti ricercatori banno descritto la comparsa di eruzioni orticarioidi; pertanto hanno messo in ra.pporto con tossiemie di origine intestinale gran parte della patologia dermatologica. Tutto ciò è molto poco dimostrato. l o solo in un caso vidi insorgere bruscament-e con la dispepsia un 'eruzione ac:noica diffusa al viso e a tutto il torace. Le condizioni generali rimangono per lo più invariate; nelle forme sub-acute con frequenti scariche diarroiche si può vedere un decadimento progressivo dell'individuo fino a gradi molti spinti. L'addome appare teso, meteorico; con la palpazione si provocano frequenti gorgoglii. Organi ipocondriaci normali. L'esame del succo gastrico solo talvolta, mi ba dato dei valori diminuiti dell'acidità totale, per cui ritengo di scarsa importanza (data anche l'estrema variazione di questo fattore in varie coinciden7-e) un tale reperto nelle forme dispeptiche acute. Bisognerebbe poter controllare il valore acido del momento in cui si dichiarò il processo per giudicare sull'esistenza o no di una dispesia ipocloridrica: d'alt.ronde una quantità anche normale di HCI potrebbe essere insufficiente in rapporto con una eccessiva quantità di cibo. Le feci, all'acme della malattia, sono fluide oppure poltacee, ed hanno odore putrido oppure acido. La natura e la violenr.a delle scariche diarroiche sono assai varie e possono raggiungere estremi impressionanti. Ho notato delle scariche muco-sanguinolente cost.ituite escl11$iva.mente da muco gelatinoso e stria.to di rosso. Microscopicamente si vedevano filamenti o globuli mucosi, globuli rossi cd anche lcucociti; numerosi epit-eli. Queste scariche si ripetevano anche 15 volte al giorno e tavolta si sono presentate subit-o poche ore dopo l 'errore dietetico. La parte più sorprendente era in que:;te deiezioni l'assoluta assenza dei comuni detriti fecaloidj come se il basso inte~tino per · suo conto fornisse un tale reperto mentre nella. porzione più alta di questo (probabilmente ultime anse del tenue e prima. porzione del colon) st.azionasse l 'ammasso fecale in attesa di elaborazione. Infatti in uno dei miei casi appare evident..e questo fenomeno col comparire brusco, dopo alcuni giorni, delle tipiche feci dispeptiche con residui alimentari; ricordo cbe si trattò per lo più di feci a tipo fermentativo. Le feci, in genere, sono abbondanti, di consistenza eremosa; la presenza di grossi residui indigeriti (per lo più cellulosa) è frequente dopo una copiosa ingestione di vegetali. n colorito può essere spiccatamente giallo-dorato o bruno-scuro, e così anche nelle prime si nota un odore acre poco fecaloide, nelle seconde un odore penetrante di materie putrefatte. Le feci gialle sono per lo più schiumose a piccole bolle, e rimescolandole la!lciano percepire, un crepitio come ùi schiuma di sapone rimossa. È importante saggiare e titolare la reazione di queste feci: le deiezioni normali sono neutre o assai debo~ente alcaline o acide. Nei miei risultati prevalgono i fort.i valori acidi. Scblesinger (Deutscb, Arcb. f. Klin. med. M. 15, p. 214) che ha lungamente studiato la questione della neutralizzazione del chimo <tcido, riporta
Su ALCUNE FOR~IE DISPEPTICHE PTÒ COMUNI NEI SOLDATI
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elle in certi casi questa uscita di alcalini dall'organismo può talmente impoverirlo da provocare un acidosi con ammoniuria. compensatrice. L 'acidità delle feei dipende per lo più da. acidi originati dalla scomposizione degli idrati di earbonio. Ro~;sel e Cambiès ricordano gli acidi grassi della serie bassa (ac. gr. volatili) dalla formula CHs 0 2 ; C10 H 20 0 9 ac. caprinico; e acidi di un'altra formula molecolar~ come l'a.c. succinico e il lattico che nascono dagli amidi, dalla cellulosa e dagli zuccheri; sotto l'influenza di una alin•entazione 1 icca di grassi possono nascere degli acidi gra-ssi della serie alta, palmìtico, stearico 0 19 A 36 0 2, ecc.
Sembra ùimostrato che non esistano rapporti tra l'acidità. del succo gast.rico e quella delle feci. Spesso l'acidità delle feci si accompagnava nei miei casi, con forte sviluppo di gas acido quando si mettevano a. fermentare in appare<:cbio Schmidt; questo fenomeno, considerato tipico da Schimdt e Strasburger a proposito della loro dispepsia fermentativa, è l'indice di una progressiva scissione in vitro dei residui amila"ÙCi passati indigeriti attraverso il canale digerente. Talvolta nelle feci a reazione alcalina si notò anche la formazione di gas, in quantità sempre inferiore allo precedenti, con reazione costantemente alcalina. L'esame microscopico, praticato costant€mente neì casi da me studiati, ba permesso eli rilevare alcuni elementi di considerevole importanza per delineare ancora più il quadro morboso della dispepsia acuta. Trat.tando le feci con Lugol si può a prima vista distinguere le feci fermentative da quelle in cui dominano i p1:ocesi putrefattivi. Nelle prime appaiono dei granuli di a.mido tinti in azzurro scuro dallo iodio e che sono liberi o contenuti nel reticolo di cellulosa; questo reperto che Schmidt ritrova costantemente nella, dispepsia cronica fermentativa, nei miei casi non fu sempre molto spiccato, sebbene la prova della fermentazione indicasse cbia.ramente la presenza di tali amidi. Si può pesare, come a ]proposito nota Alessandrini, che in questi casi l'amido si trovi disciolto, e quindi non colorabile direttamente. Per lo più accanto ai granuli di amido colpiscono dei microrganismi ovali, allungati e granulosi, tinti anch'essi in azzurro, cile Rempre io bo riscontrato nei miei casi di feci fermentative. L'osservazione di una flora intestinale iodofìla risale e Notbnagel. Holmgren o O bel in Svezia partirono da questi studi per interpretare la dispepsia da fermentazione come nn entero-colite infettiva. Nella lett.eratura medica si parlò dapprima di un Clostridium Butyrricum e N otlmagel affermò che questo manca raramente nelle feci che contengono amido o residui vegetali )), senza però attribuirgli importanza. clinica. Prazmowski studiò la flora iodofila del terreno e separò nn germe fusato cui diede di nome di Clostridhrm; questo fu poi descritto anche da Trécul nel1865. Dopo, .numerosi autori descri:ssero molti altri germi che nominarono differentemente; Bredemaon nell909 dimostrò cile molLi di questi si possono comprendere sotto un nome unico: e così il Bac, Amylobacter di A. Meyer Bredemann è simile al Olostridi11m Paswrianmn di Winograàski, al Bac. Amylobacter di G?'uber, al Gmnulobacter saccharobutyricu.1n di Beijerinck e molti altri. Seguirono studi sulla coltivazione di questo germe e in questo campo solo nel1927 sembra che apparvero i primi risulta.ti positivi per opera di Swartz. Fu questo uno studio completo e molto accuntto della flora. iodofila nelle feci da. carboidrati corredata da culture insemenzate con successo.
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Questi clof'tridi, esaminati direttamente nelle feci, possono talora avere l.lD aspetto cocciforme o anche fusiforme; la grandezza è più o meno differente; lo iodio talvolta colora solo parzialmente il batterio. Si vedono anche dei germi a forma di ba.stontello sul tipo dei coli, sebbene più lunghi, talvolta incurvat i; la colorazione iodita non è uniforme, bensì forma come tanti granuli bleu l:lClll'i. L'autore conclude le sue rice:rche dimostrando che con l'aggiunta diret ta. di idrocarbonati a feci normali si vedono generalmente appa· rire batteri iodofìli anche se quest,i prima nctn esistevano. Per mezzo cii culture l'autore ebbe l'occasione di isolare dall'intestino un altro batterio capace di fermentare gli idrocarbonati cioè il Bacillus P hlegmones Emphysematosae ùi Welcb-Frankel. L 'ambiente acido delle feci fermentate sembra costituire un terreno ottimo di cultura per questii germi, i quali, come dissi, riscontrai costantemente nei miei reper ti coprologici con alto titolo acido. Nulla porterebbe a pensare cbe questi germi possano ~t vere una influenza patogena sulla mucosa intestinale. La loro presenza non è accopagnata da elementi che indichino una flogosi in atto; probabilmente essi intervengono solo nella scissione -d -ei carboidrati più complessi. Nulla di particolare pre;:;enta la flora batterica delle feci a tipo putrefattivo; non sempre fu riscontrato un aumento in peso dei ge1ifii in queste forme, nè elementi colorabili in azzurro con lo iodio. Kahn e Morton si sono preoccupati di ricercare se una speciale flora anaerobica accompagnasse queste varie malattie dell'intestino, però mai banno trovat-o varia zioni dal normale. Lo stesso nelle affezioni cutanee di presunta origine intestinale. I detriti alimentari sono per lo più connettivi, saponi, rari cristalli di acidi grassi. Spesso si notano elementi protozoari mobili e mU<•.o rommisto. La ricerca di fermenti amilolitici nelle deiezioni di questi ammalati fu variamente valutata. I C<'lsi che io ho studiato banno presentato valori di per sè molto variabili, in cui con una certa frequenza si notava l'assenzadi questi fermenti nelle feci a t ipo fermentat.ivo. Non mi credo autorizzato per taJJ.to a fondare una mterpretazione patogenetica :su questo reperto. La ricerca dei vari fermenti nelle feci è stata recentemente sempre più scossa: sia perchè è difficile poter -eliminare l'azione della flora batterica, sia perchè semplici variazioni del tempo d i permanenza di queste feci nell'intestino possono variare notevolmente i reperti. Inoltre i prodotti di scissione degli enzimi stessi influiscono su di questi e li neutralizzano in modo che non possono più e~;sere rivelati. CO..XCLUSIONI. Da quanto si è dett o risulta evidente come la dispepsia acuta costituisca una. sindrome a sè che può presentarsi a tipo fermentativo o putrefattivo o misto, o anche senza deiezioni tipiche quando l'intestino sia in grado con altri elementi (flora batterica) di far fronte allo squilibrio digestivo. Le fatiche e il tipo alimentare nuovo, specie per la giovane recluta, predispongono con grande facilità all'insol'genza di questi particolari studi morbosi. Talv-olta esiste allo stato di latenza una predisposizione all'insufficienza digestiva. e solo una accurata amamnesi e un reperto coprologico complet.o potrebbero svelare questa )abilità. 2 -
(llomale di ·rnedicinn mìlitnre.
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SU ALCO:<IE FORmò: DISPEPTICHE PTÙ COMUNI NEI SOLDATI
L'insorgenza è acuta ed il decorso per lo più brevissimo: questo assume carattere di cronicità sp<>cialmente in individui predisposti. I sintomi ohbiettivi e subbiettivi sono sempre piuttosto evidenti; l'esame coprologico definisce l'insufficieza. Nei miei casi credo si possa concludere che per la. forma. ff'rmentativa la diagnosi, oltre che sui caratteri macroscopicì, sì possa basare specialmente sull'alto titolo di acidità, sulla concomitante fiora iodofìla, sulla. fermentazione a tipo acido e sulla presenza di granuli indigeritì di amido nelle feci. Per le [eci putrefattive già di per sè l'esame macroscopico orga.nolettico indirizza la diagnosi: feci lientericbe, alcaline, con connettivi e senza residui di amido, caratterizzano questo gruppo. La. ricerca dei fermenti amilolitici può essere negativa. in ambedue i casi. La dispepsia acuta può manifestarsi con sintomi dell'uno e d eU 'alt ro tipo oppure i due tipi possono sovrapporsi o alternarsi. Questo ha importanza per la terapia. Gli autori concordemente dicono che essa è puramente dietetica,: spesso la guarigione si ba solo mantenendo il paziente a dieta lattea. N~~tura,lmente quando nella dispepsia preclomina di tipo fermentativo è dannoso somministrare carboidrati sotto forma dì patate o di pane, o peggio di leguminose ricche di cellulosa.. Nelle forme putride i caTboidra.ti potranno invece aiutare a correggere la. reazione, modificando la flora dell'intestino. Credo sia dannosa. l'esagerata somministra.zione eU purganti in simili occasioni, sia perchè diminuiscono la resistenza della barriera intestinale sia perchè tolgono senz'altro all'intestino la possibilità di provvedere per suo conto all'insufficienza con il periodo di stipsi iniziale. Piuttosto è più utile una. rettoclisi di soluzione fisiologica e nelle stipsi molto ostinat,e semplici lubrificanti come olio di.<>livo o olio di paraffina purissimo. Del pari, somministrare a stringenti significa voler trattenere nell'intestino clei materiali assolutamente nocivi e che dovrebbero essere invece al più presto eliminati. Solo quando dovesse insorgere una secondaria ent-erite questi potrebbero essere con una certa mgione prescritti. Boas consiglia in molti casi i preparati dì calcio da cui riferisce aver ottenuto dei risultati ot-timi. Si può prescrivere carbonato combinato con fosfato di calcio. La bevande cloridriche sono da molti consigliate ed effettivamente possono dare buoni risultati nei ca.si di Ìl)Ocloridria: credo però opportuno aggiungere che la loro efficacia può manifestarsi solamente se ingerite insieme con i pasti. Queste forme dispeptiche sono molto comuni (statistiche di Biirger) sono accusate dalla maggior parte dai soldati che si presentano alla infermeria reggimentale. Se ben curate sono di prognosi faustissima. Nelle giovani reclute bisognerebbe seguire con grande attenzione lo stato del loro apparato digeren.te per non costruire in seguito dei dispeptici cronici; controllare la dentatura e ricordare le norme di una buona mastica.zione. Una semplice prescrizione dietetica spesso è la migliore cura. da. seguire contro il manifestarsi su sintomi iniziali. AUTORIASSU:-.'TO : L'A. comunica alcune s ue ricerche cliniche sulle dispepsie piil comuni tra i soldat-i. Raccoglie i s intomi e i repot·ti coprologici; conclude, che la dispepsia. acuta febbrile costitui;;:ce una s indrome s. se, che può pt-esenta.rsi a tipo fermentn.tivo, o putref•~ttivo o mi><to o anche ~enza deiezioni tipiche quando l'iJ1test.ino sia. in gn"l<lo con nitrì elementi (flora bnt.terica.) di fare fronte allo squilibrio digestorio.
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S'U .-!.I.Ct"NE FORME D ISPEPTICH E P TÙ COMl:'Nl NEI SOLDATI
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BIBLIOCmAFlA. STRA~Bl"IHn:R:
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OSPEDALE MIUTARE PRINCIPALE DI FIREN7.E
LA FORMULA LEUCOCITARIA NELL' AUTOEMOTERAPIA IN ALCUNE INFEZIONI CHIRURGICHE . per il dott. Raffaele Paz.zagll, sottotenente medico
Kon è. forse superfiuo lo studio delle modifica.zioni della formtùa leucocitaria in seguito ad iniezioni di autosangue e di autosicro, se si <·onsidera il grande numero e la natura cliversa dei casi, nei quali tale fotma di terapia è stata. tentata. E non solo a. scopo terapeutico, ma anche soltanto per ottenerne un effetto euforizzante, per seguire l'espressione di Knosp. Si può chre che nessuna affezione infetti va o almeno. a carattere flogistico sia sfuggita aUa tentata azione dell'autosangue. Anzi, sia pure con le riserve rese necessarie dal suo eccessivo ottimismo, si può ricordare l'asserzione di Tenckoff che ogni malattia infiammatoria od infettiva può essere curata coll'autoemoterapia meglio che con qualsiasi altro sistema di trattamento. Senza avere la- pretesa di ricordare le numerosissime voci che hanno parlato sull'argomento, a~cenno all'impiego delle varie forme di auto-terapia, che vanno dalla comune iniezione sottocutanea, alla iniezione sottomucosa (Schroeder), alla iniezione lo~ale attorno a focolai flogistici (La.ewen e W. Schmidt), all 'uso del sangue per clistere (Scha.efer) ed alla trasfusione sanguigna (Wildegans). L'autoemoterapia è stata tent.ata nelle oligoemie di varia natura, nelle emorragie di varia. sede, come nelle emottisi (Trevisanello ), nelle ematemesi post operatorie e da ulce.r a (Kausch). Ne sono stati descritti i benefici effetti nel ritardato consolidamento d elle fratture (Tenckoff) anche ottenute in via sperimentale (Clemente). Le malattie infettive tutte, forse senza eccezione, hanno trovato cultori di questa forma di terapia. Così il morbo di R eine Merlin (Flex.ner) et Lewis, Sala.nier, Levaditi, Nekèr, Boume) è stato cura,to e profilatizzato (Kraus) con tale sistema. Nell'encefalite letargica (Cabrezés, Sicard, Challer, Stern, Heimcke, Dardel, Moore, Paulian, Cantieri e Vegni) e nei suoi postumi (Stern) si sono avnti risllitati buoni o discret.i, per quanto non costantement,e (Mouriquand! Bourges). Nel morbillo è stata t entata fin dal 1918 da N icolle e con vari metodi e vari resultati, da aJtri seguita successivamente. Anche in tale malatt.ia è stata provata come prqfilattizzante (Dehé, :R.avina, Keller e Moro, Harvier, Le Brun, Decourt, Degkvitz, Weillu, Scdaillan, Macchi ecc.). A.nche n(!lla sca,rlattina infinite prove~ procedimenti e risultati di· versi (von Tordey, De Cristina, Neff, Bly, Weecks ecc.). :à'Linori tentativi, ma più concordemente buoni i risultati nella pertosse (M:éry é Gira.rd, Lesné e Petot) nella p~wot.ite epidemica (Ducamp, Blouquier de Claret, Falgoirolle).
LA FOBJ\tuLA LEUCOCITARIA NELL'A\,~0.1-:llOTERAPIA, ECC.
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Si sono ottenute guarigioni insperate nella broncopolmonite (Cajal), nella maltese (Oelsnitz e Léotard). Buoni i risultati ottenuti nell'influenza (Simici) e nel tiio esantematico (Nicolle, Magat). Il Jacchia nei bimbi ha trattato con risultat.i diversi, forme reumatiche acute e subacute, osteiti, endocarditi, pleurit i essudative e tubercolosi. La Ferla ha ottenuto brillanti resultati nell"a;;ma da fieno. Teissier ba curato il vaiolo; Hamon! JoUirdan, Dust.in, l'erisipela; Nicolas e O•tè foruncolosi, piodermiti, tonsilliti. In maniera. a.naloga è stata trattata l'orticaria (Ravant, Ramain, Nicolas, Gaté, Fluadin), la pmrigine (Thiba.11d e Barbier), la prurigine di Hebra (Ravant), l'eczema, il morbo di Quincke (Schulman). Castellino ha trovato utile il metodo in dermatologia, in casi di ittiosi, eczema pemfigo e lebbra, Dongiovanni in casi di psoriasi, Liotta nella dermatite di Duhring. Scharmann e Quenay hanno tra.t tata la blenorragia e le sue complicanze, Nicolas le adeniti veneree. seguito da Gajet e Lépinay, che ha esteso il metodo alle adeniti in genere. Spillmann ha curato la zona, Angelucci e Roemer varie malattie oculari, ma specialment.e il tracoma; Zur-Nedden l'oftalmia simpatica. I1a tubercolosi ha una ricca bibliografia pt•r quanto riguarda il trattamento con autosiero ed autosangue. Ricordo i lavori di Angelucci, di La Torre, di Riccioli, particolarmente di qu('Sto ultimo, che rassegna ditlusamente in un recentissimo lavoro i metodi ed i r('sultati ot.t enuti. Finalmente Escobel è riuscito mediante autosieroterapia integrale a guarire un alcoolico inveterato ed ha ottenuto buoni resultat.i in un eroinomane. Non è mia pretesa discutere stù meccanismo d'a.zione di taJe terapia (prot.einoterapia specifica o aspecifica, schock, colloidoC'lasico, azione anticolloidoclasica generale e dissensibilizzante, azione ant.itossica, cito ancora a questo proposito .i lavori di Riccioli, che riassumono lo stato dell'argomento al momento attua.l e. Diffusamente nota è l'opinione di Milller, che dal comportamento della pressione sanguigna e dalle modifìca.zioni dei leucociti e degli eritrociti riti('ne che la reazione dell'organismo all'autoemoterapia rientri nell'ordine degli shock emoclasici. Per quanto riguarda le modifìcazioni ematiche nell'autoemoterapia, ricordo come LassabUere a.vesse osservato leucocitosi Fauvet al contrario con Nicola.<~, Gatè, Dupasquier, Ramond, Ruby, Schtùmanned altri leucopenia. Da notare t.utt.avia che leucocitosi si ott.iene pure con proteinoterapia aspecifica., come con iniezioni di latte (~laechioro) . Cocciarelli, in tubercolosi trattat.i con autoemoterapia, secondo il metodo frazionato, ba osservato, 2-1--48 b' dopo la iniezione parenterale una accentuata eosinofilia, ed tma tendenza nella formula leucocitaria ad una deviazione verso le forme giovanili di passaggio. Io ho trattato con iniezione sottocutanea di uno o due cc. 3 di sangue venoso appena estratto cinque casi di appendicite acuta, nove casi di flemmone, sette casi di patereccio o di favo. Ogni volta ho praticato preventivamente uno strisc;io di sangue. Ho esaminato ancora 24 h' dopo la prima iniezione poi successivamente ogni 5 giorni fino ad un resultato definjtivo nell'a.fiezione curata. Ho ripetuto le iniezioni di autosangue a 6 giorni di di'stanza l'una dall'altra.
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Ed i resultati ottenuti sono riassunti nelle annesse tabelle. Tutti i casi trattati hanno avuto esito in guarigione meno il n. 9, morto in 24 6 giornata. per peritonite purulenta, Fra i sedici casi di processi suppura.tivi superficiali, solo 4 volte si è potuto evitare un intervento cruento. Ogni volta però senza eccezione, Ili è avuto più o meno accentuato un sensibile miglioramento nella sintomatologia locale (diminuizione dell'edema, del rossore, circoscrizione rapida e precoce del processo flogistico, attenuazione insomma. dello stato infiammatorio o flemmonoso). n dolore molto spesso è stato meno accentuato. Dei cinque casi di appendicite acuta, 4 hanno avuto decorso rapido, con r emissione della febbre non oltre la 8a giornata. Uno è morto per periitonite diffusa. L'influenza dell'autosangue non è stata chiaramente dimostrabile. Nei cinque casi, nei quali ho-praticato la conta, ho 'potuto notare sempre un aumento, se pure non notevole, nel numero dei leucociti. Dall'esame complessivo delle cifre ottenute negli strisci pratic-ati dalla 24a ora in poi dopo la l a iniezione, si può notare una tendenza all'aumento dei polinucleati eosinofili, qualche volta a.<;sai netta. In un caso, l'unico ad esito mortale, l'eosinofilia era ~:~traordinariamente accentuata fino a fare pensare a cause anafilatizzanti di altra natura, non dimostrabili né con l'anamnesi, né con l'esame clinico né microscopico. Sensibile sempre, in tutti i 21 casi esaminati, una deviazione della formula leucocitaria verso la monocitosi, con un aumento o dei monociti chiaramente differenzia.ti, o delle forme di passaggio a. tipo monocitico. AUTORIASSUNTO. - L' A. ha trattato 21 casi di infezioni chirurgiche acute mediante iniezione sott.ocuta.nea di 1-2 cc. 3 di autosangue venow appena estratto. In 20 casi ha. ottenuto un sensibile miglioramento nella sintornatologia. locale ed in quetla subiettiva. Un caso di peri toni te purulenta. h l. avut.o esito mortale. La formula leucocita.ria, ricercata. a varia. distanza. dalle iniezioni di autosangue, ha. dimostrato una. deviazione verso la. monocitosi ed una. tendenza. alliQumento dei polinucleati eosinofili. BffiLIOGRAFIA. ANGELuccr. - Folia Medica, aprile 1926. BLY. - N. Y. State Joum. of. Med., aprile 1926. CLEMENTE. Pathol,ogica, febbraio 1928. CRISTINA. La Pediatria, 1916 p. 355 e 1918 p. 466. CASTELLINO. - Riforma medir.-a, febbraio 1926. CoccrARELLI. - Comun. al I Gongr. I t. Studi Scien. stllla. tubercolosi, ottobre 1926. DE STEFANI. Morqagni, n. 30, 1923. DEGHURTZ. Deutch. Med. W ochensch. pa.g. 26, 1922. DEBRÈ et BAVINA. Bul.l. et Mem. Soc. MU. cles H6p. Paris, III Serie, 22-6. 1920. DEBRÈ. Le scaJ;pel, 22 ottobre 1927. EscOBE"L. EL Siglo Medico, I, 1929, PariB Medie., 1929 n. Hl. FLEX.NER e LBWJ.S. - Journal of Am. Med. A .,s .• 1910, 662. <riULtE'ITI. Soc. Med. Chir. Ancone.tana Sed., 15 dicembre 1922.
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CASUISTICA CLINICA OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI ALESSA~DRIA Direttore : Colonnello medico A. GERt:LLI
LA MALACIA TRAUMATICA DEL SEMILUNARE per il dott. Filippo Grifi, maggio re medico
Con questa denominazione KienbOck pubblicò, nel 1910, 30 casi di speciali alterazioni dell'os:lo semilunare consistent.i in riduzione di volume con d eformazione e variazione strutturale. I caai pH·sentati dal Kiembock si riconnettevano tutti con precedenti traumatici più o meno prossimi, tal che l'autore stesso considerò questo fattore a volte come agente diretto a volte come concausale della lesione. In questo i'>econdo caso da lui stesso veniva ammessa la possibilità di una precedente alterazione osf;eomalacica specifica per sede e per processo di quell'osso. In seguito a trl\umi di varia violenza diretti o indiretti sulla regione carpica, o anche senza reperibile C<lll:la traumatica, in persone prevalentemente giovani senza precedenti morbosi, compare un dolore al polso, per lo più al lato medio della regione dor~><1 le, a volt(? circoscri,•ibile nell'ambito della proiezione del semilunare a \"Olte più diffuso, accentuan tesi in modo più o meno acuto col progredire (lei tempo, con le pressioni e con i movimenti. L 'esa.rne obiettivo dà qualehe segno consistente in modificazioni di forma della regione ca.rpea, tal volta at:corciamento longitudina.le di essa., aumento del suo spessore antero po~teriore, limitazione funzionale prevalentemente estensoria . J/~.s pPt to radiologico è caratteristico, ma variabile a seconda dello stadio. Esso mostra altera?.ioni del semilunare: nel volume in quanto l 'ossicino è impiecolito; nella forma: inquanto il contorno diviene irregolare, da globoso si fa apphlttito a foooecia e talvolta a fungo; nella struttura in quanto perde nella qua!:>i totalità la trabecolatura, o la mantiene prevalentemente nella zona corticale, mentre a volte si f a pil1 addensata come se fosse un osso eburneizz~mtesi con àspetti lacunari di rarefazione. · Per la rara frequen?.a della leRione ritengo opportuno rendere noto il seguente caso che nelle sue caratteristiche h_a importanza specialment.e dal lat o etiologico e patogenetico. Soldn.to O. C. anni 2L - Nessun pt·ecedente J:not·bo~n degt\O di nota né fan1i·
g liare né person(l.le. N el maggio 1928, dutante e'Sercizi ginnastici, cadde urtando violentvmente in terra con la mano dest.m in ipere.'ltensione e addur.ione. Avvertì subito dolore e poco dopo comparsa di t umefazione al polso ed alla mano con not-evole limitazione dei movimenti. Fu curato con imrnobilizzaz.ione e impacchi revulsivi. Una radiografia eseguita dopo alcunj giomi mo;.t rnva un lieve schlacciamento del semituna.rA sulla metà rarliale. Dopo qualche tempo fu ridata libertà ai movi: menti, ma questi si mantenevano lungamente dolorosi. talchè dopo cinque meSl pe1·durava un cert.o g rado di Limitazione ftulzionale della mano. Malg rado questa leggera limitazione fun zionale dolln mano il soldato riprese il Ruo Sel'Vlzio e
LA MALA C'TA
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gli eserci:r.i ginnastici. Il 25 ottobre dello J>te:>So anno cadde nuovamente Rulla mano destra in est.ensiOJle. Si l'iucutizzò il dolore, il polso t.ornò a gonfiarsi alquanto, e i movimenti si fecero di nuovo dolorosi e molto limitat i. Il 3 novembre veniva ricoverato nell'Ospedale 'Militurf' di Ales;:andria. Quivi s i not<> meJincre tumefazione nella regione dor:;nle del polso dP.St1·o. dolorflbilitìt 11-lla pulpazione più specialmente nella metà radin le del pol;;o sia 1lor:mlment.e che palmal'!nente, ed accentuantesi e.<;ercitando prE'sl'ione in "enS0 pms"imnle sul dito medio. La misurazione comparatin1 della ltm!l'hP.z.zn dPIIC due recioni cnrpee, dall'estJ·emo dP.I radio alla te~tn del 3o metncaqlo, dant un accorcittmento di cirCil mm. 4. Esisteva inoltre notevole riduzione clelia forzo di pre;;u. . Nulla di morbo>'<o n <'lli'Ìl'O d eg-li nltri arti e dceli orgnni vis<'erali. Cost.it.uzione generale sana e r·obu:>ta; as.«Pn'l.tt di qual~ia,;i imperfezione somatica. L'e;.ame ro.diologico mo"travn riduzione f' ùdormnzioue dell'osso semilunnre. Dopo breYe immohiliz1.uzione fu inizia ta uno cum mobilizzante c1m massaggi e applicazioni revuls ive, in !>eguito n cui ;;i ehhe un lento, mn progrci>.«h·o e notevole miglioramento. Nel mtuzo ~ucce><sivo. dopo le r·ut·e o!<pe.-laliere e una lun(!a licenza di convalescenza.. s i ris('Ot1trò un migliontml·ntn nncom pii'1 t1Vauzato nei movimenti ; la radio~rufìn dimo~tn) lo StN;~o a;.pe ttl• rilentto nell'ottobre precedente.
II caso rientra tra quelli (·h t- JlOSi'ono port;: re in mnnicra n utentica il nome di Kienbock in qw1.nto ;;i tmtta di un 'alterazione del semilunare consecutiva a trauma. Sulla malattia di Kienbock, però, non si hanno ancora dati ben chiari da 1>oter inquadrare in una unità di veduta tutti gli aSl>et.ti nosografici. La ragione della poca cbiarezr.a ~;ta nel no11 poter considerare il trauma come 1mica e necessaria causa, della a ltèrniorw del piccolo osso carpeo. Infatti dallo spoglio della letteratura in rig-uardo. risulta. eh<' non tutti gli autori sono concordi nel prt-cisare iu chiari termini la qu<>stione etiologi<.~a . Anzi i casi di quegta m ala.ttia si possono di\'i<lere in .tre categorie: 1° quella in cui il trauma figura come cau~a unica e(l effircnte; 2° quella in èui il trauma è posto in ea.mpo con una rerta dubbiezza, sia per quanto riguarda la rappresentazione auamnestica, sia })er quanto riguarda la sua importanza come fattore etiologico; 3° quella in rui il trauma non aJ)pare nella storia, e di conseguenza viene as!lolutamentP ('Scluso ponendo in campo a,Jtre cause, quali le anoma1ie di sviluppo (esprc~sione vaga non meglio spiegata); la distrofia ossea localizzata riferibil!' alla dist,rofia raehitica; anomalie di ossificazione encondrale : proces~i infiammatori at-tenuati localizzati; disfunzioni endocrine, trofoneuro:;i; ecc. La realt.à dei fa.tti lJer cui in molti ca.si si deve escludere o porre in dubbio un trauma e le logiche argomenta,zioni portate per spiegare il processo morboso con altre cause darmo il diritto alle ultime due eatcg;ol'i<· di so~tenersi. l\'la e·vidcntemente nella inqu:adratura. di q11esta afl'ezione del polso <'sse rappre"ent.ano la zona oscura che conferisce alla affezione stessa umt speciale difficoltà di interpretazione, sopra.tntto clal punto di viHa merli<.:o legale. Forse per la pa.rtirolrrrit.à del c:aso che nti si è offerto di osservare, e che <>assai dimostrativo, debbo ritenere che la, causa tra.umatica. sia l'unica necessaria e sufficiente per dt>tenninare, sia 1mre talvolta in coincidenza. con altri fattoTi pal ogeni, quelle speciali alterazioni di volume, di forma e di struttura che assume il semilunare nel morbo di Kienbock. ~el soldato G., infatti, erano tutte le note della perfetta integrità costitu ziOnale nella forma e nella funzione lli tutti gli organi. In seguito ad una
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LA MALACIA TRAUMATICA DEL
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caduta sulla ma.no in iperestensione si produceva una forte distorsione e la. radiografia eseguita pochi giorni dopo mostra (v. fig. l ) l'osso semilunare nn poco impiccolito e deformato a spese specialmente della sua metà ra-
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diale che sembra schiacciata.: un attento esame fa rilevare una linea chiara trasversale che divide l'ossicino in due metà, la prossimale più piccola.
Fig. 2.
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Non grave deformazione, qtrindi, e nessun st>gno di alterazione strutturale. La. funzione della mano rimase pertanto limitata fino a che nn nuovo trauma riportato nelle stesse condizioni riacutizzò i l male. La radiografia eseguita in questa epoca, come si vede nella figura 2, fa rilevare la caratteristica deformazione malacica del semilnnare. L 'ossicino sembra ridotto a 1ma piccola focaccia, e sopratutto ha perso ogni caratteristica strutturale,
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-essendo come un ammasso di sostanza os8ea. in parte addensa.ta in p~ rarefatta. e come va.cuolizzata. Dopo qualche t.cmvo si riusci a. ricuperare in notevole grado la funzion e della mano. Quello che importa notare si (> che nel marzo suc:cessivo, a· distanza di c·irca 5 mesi dalla seconda caduta, l'aspett.o radiografico del semilunare si manteneva identico a quello dell'ottobre (v. fìg. 3). Segno quindi che le a lterazioni rilevate erano di già avvenute e stabilizzat.esi durante il periodo intercorso fra la prima f' l~~ seconda ca.duta. Si potrebbe supporre elle il primo trauma a.vesse compromesso, causando le alterazioni già riscontrate; il trofismo e la resistenza dell'ossicino e che il secondo trauma avesse proflotto le alterazioni definitive. Ma non sembra ammissibile tale supposizione se si considera che la stn1tt.ma fn sost.anzialmente alterata da processi di rarefazione e insieme di adilf'nsamento ca.ratteristici rli forme ossee ad a ndamento prolungato. È noto come questo piccolo osso sia. nn elemento articolare per eccellenza nel sistema corpeo, e pertanto la sua l$Uperfìcie è quasi totalmente cartilaginea, essendo il rivestimento periosteo limitato a due piccole zone: llDa volare ove si attaccano fibre del legamento radio carpeo ulnare e i J)iccoli fasci intercarpei; una rlorsale dove si at.taccano altre fibre legamentose, e per dove attraversano la corticale ossea pochi e sottili elementi vascolnri. Si rit.iene cbe per questa speciale costitm:ione anatomica il semilunare
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sin- uno <l('gli ossi m(•no ntscolarizzati e pert-anto tra. i più soggetti ad a.n ru~re incontro ad alterazioni nutritizie. . È eYidente a.Uora come quest o fa.t tore, alterazione di circolo, possa entra re in qnextioue nelle mala.ei'::' fl Cl st-milunnre t n.nt-o per cause tmumafiche quanto per can~e di alt-ra natura., comunque capaci di determinare distruzione o rifiuzione dei vasi. A tal prO}lOsito si può rit·Or(h-:-re come r Axha.u!le.!l, iìtndiando le cause dell" cpifisiti, sembra. ahbia. pot11to ri<;contrare che nelle os:;a, per quanto la distribuzione arteriosa non sia del t.ipo terminale. possano prodursi alterazioni necrotiche asettiche con~imili' cl quelle che :;i n~rificano nei te:;suti colpiti da infarto. in seguito a trombosi dei vasi nntriti:r.i del'osso. Queste altera.zioni ~i prorlurebbero attn-.,nrso -l l't-aiJ.j; nel 1o si aVTebbe l 'inizio del proces~o nE>crot.ico. e il repert-o ratliologko, in questo ~:~ta.dio, non darebbe rilie>i imJJortanti; in nn secondo sradio :si <tnebbe la decalcificazione a zone e allora l'aspetto radiologico è lacuna.re; in un terzo 1:tadio si avrebbe il ria.ssorbimento della. parte sog-getta cl necro:;i con deformazione d ell'osso e possibile frattur<t patologica. ::Sell'ulrimo stallio si h ~b una parziale recalcifica.zione in p:1l'te Pbmneizza.nte in parte c·nn ripri!:tioo dello a.spet.to trabecolato, ma naturalmente l'of::so non si morlifìca neLla, sua deformazione chE> rimane sta.bìle. Questo periodo è spt.>:;;so prolungato da periartrite di durata ...-a.ri:tbile secondo i casi. Con questa pa.t-ogeu<>si si spieg-lwrebb"ro quei c<1si di altera-zione primit.ivll. dE'Il 'osso sernilunare nei qua.li si ritiene non abbia concorso il fatto traumatico. Le Mnsc che sarebbero Citpn.ci fli prollurre la alterazione primitiva. ntsrola.re sa.reùbcro molteplic·i, e SO! IO im·oc~te .a. seconda della maggiore presumibilità di e~se . Vi rientrPrebbero quei ea~;i ehe ho sopra elencMo come co:;.tituenti una t.er.za eat(•goria del morbo di Kienbòck. Quando, dunque, sf'mbri non csi,;rNe il trauma, tutte quelle cause posRono essere invocatP., ma non bisog-nn. dimcntic·are ('he la raccolta dei diit.i anamnestici è a volte la pa.rte più dill'idle a. prt-cisare, in specie quando il ma,Jato non pensa neanche elle si po!ì:><~no ricolle~a.re fa.tti remoti con la malattia, in atto. In molti Cilòli il trfHt m.a. ril'lulta di molto antecedente, a volte di anni. all'epoca in cui il pa-ziente si (: indotto aLl'indagine medica. E cco. pertanto, come, do\·endo pl'ecit~are il momento et.iologico, la questione di>enta. a.ssa.i delica-ta sopratutto fla.lla.t.o infortuni ·tico. È difficile passare in e~ame tutte le violenze acut.e e fort,i o prolunga-te e più deboli cui la mano può andare soggetta. E sse sono innumerevoli, e non sempre si può raccogliere il momento in cui una causa alt.eraute il coefficiente di resistenza di ogni elemento carpeo Tail.a ad inwstire principalmente o ·esclusivamente l'osso semilunare. Bisogna rifcrii·si r>erta.nto aLle eomuui e spesso poco apprezzate lesioni traumatiche quali le :;torte. le battute, gli sforzi, e probabilmente agli speciali atteggiamenti di taltmi mestieri manuali, tenendo presente che il semilunare. tro,·andosi sull'asse di maggior potenza, della mano, è spesso soggetto alle maggiori pl'essioni. Lo stesso problema etiologico de.I morbo di Kienbòck è posto anche per altre affezioni consimili che colpiscono piccole ossa, come la malattia di K ohler (sca.foidite del tarso), il morbo eli Schla.tter (distacco deLla tuberosità tibiale), la malattia di Sinding Larsen (alterazione osteomalacica della. rotula), ecc.
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Crt>do oppot·tuno dar riJie,·o. nt>l caso o ·scn·ato, a questa. particolare circostanza l'he, dopo un primo trauma, si è osservata. una. lesione del Remi· lunare, ma di poeo rilieYo, tut.tavia t ale da spjegare come nel t-empo di circa 5 nwsi rosso sia andato incontro a note>oli disturbi trofici con alterazione che ha potuto n<'ttnment~ ess<'re mt>ssa. in evid('nza. a llo stadio terminale d t>lh :ma evoluzione. in occ·asione di un secondo trauma.tismo. ~on sembra don·r~i invoc·~tre qu<';;to secondo incidente quale causa. della frattura di un osso già din•nnto poco resistente, perchè l'aspetto di questo, succt>s:;i\'ameute, dopo <litri rinque mesi. si mantene'f"a. identico. Il S(>Condo trauma. ha riKn~liato ai<'une cauiie dolorifiche che sono da riportare proba.bilmE'nte a fat.t i eli ar trite e peria.rtrit(' per se non gravi, ma che insieme con la cospicua dt>fol'lnazione tlell'osRicino spiegano la limitazione funzionale del polso. A quant.o de,·c esRt>re valutata quE-sta limitazione Y Evidentemente il gindizio in q ucste fOI'liH' non può essere em<'sso se non in epoca, molto lonta.na dal tmunu~, qu:~ndo s ieno esaurite tutte le cause dolorifiche, e sopmtutt.o qun,ndo. esplt•ta.te le òpportune cw·e fisioterapiche, il complesso ca.rpeo si sin adattato <b tollerare, qua.si fosse un corpo estraneo, quello c.he dovrebbe C'it~<'fe uno dei snoi piìt import~tnti elementi. U giudizio deve essere del tutto individua.le, t.cnendo per criterio che limitazioni considerevoli della 11rticolazione dt'l polso sono considerate debilitanti per il ~5 o 30 %· Come cura rnrlita l<' l> f;tat:~o prat it'ata quakhe "oltn. la asportazione; m<~ a quefita. de<:i:;ione si ùoVTà giungE-re solta-nto quando peculiari particolarità del caso r<'ndano gra."emente e prolungMa.mente rarticolazione incapace d i funzion ar~>.
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AtrrORIAS'iC~TO. L 'A. illustra un caso di morbo di Kienbtkk (muluciu truum>ttica del st'miltuuH't') poul'ndo in rilie,·o la impot·tanza che d~'<' ntt ribui~i alle azioni traumatiche nelll\ etiologia di questa alterazioni'.
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DUE CASI CLINICI DI LOCALIZZAZIONE INIZIALE TESTICOLARE DELLA PAROTITE EPIDEMICA per il dott. Ugo Testa, t enente modicu
Nel titolo stesso di questo mio modesto studio vi è un evidente contra-sto di t-ermini, reso però indispensabile dallo stato a,ttuale di conoscenza della etiologia della parotite epidemica (orecchioni). Su questa malattia, che -conserva tm nome di cui una sola. parte è vera scientificamente cioè u epidemica "• ed un'altra solo sintomatica'' parotite "• sono da farsi ancora studi importantislìimi per il riconoscimento dell'agente etiologico, ed anche, è bene dirlo, del modo d'infezione e di sviluppo, cioè della p~1togenesi. Problemi importantissimi perchè la parotite epidemica è una malattia molto ·diffusa, che non risparmia nè fanciulli nè adulti, e che, quindi, anche se non comporta pericolo quoad vitam, è un fattore di debilitamento tempora.neo degli individui affetti,. con danno evidente della economia nazionale e con i pericoli di sterilità ehe determina, in perfetta antit&i con le nostre .esigenze demografiche. Ed è bene intanto cominciare a considerare il valore del nome della mala.ttia, che si riferisce alla infiammazione della glandola parotide, mentre -è oramai assodato che questa è la più facilmente colpita, ma non è la -sola, nè sempre la prima, per cui è da ritenersi che si tratti di una. setticernia vera e propria determinata da un germe non ancora ben noto, ma su cui certamente fra non molto la microbiologia dirà la sua parola definitiva. Intanto, qual'è lo stato attuale delle nostre conoscenze circa l'agente :Specifico di tale malattia T Nel 1881 Capitane Cbarrin comunicarono di avere isolato nel sangue e nella saliva di parecchi infermi di parotite dei bastoncini, e dei cocchi isolati ed appaiati come diplococchi. Parlarono cosi del bacillus parotidis talvolta incurvato ad S, spesse volte rigonfiato ad una estremità, che si sviluppa in 8-10 ore. Inoculando tal~ bacillo in animali da esperimento i .suddetti autori non riuscirono a riprodurre la malattia. Le ricerche furono -continuate con risultati vari ma quasi sempre negativi da Ollivier, Netter, Laveran, Catrin, i quali riscontrarono un micrococco che assume spesso la forma di un diplococco. :Michaelis e Bein riscontrarono anch'essi un diplococco ma con caratteri abbastanza differenti. Nel1906 Teissier ed Esmein iAola.rono anch'essi un micrococco disposto a forma. di diplococco o di tetragono, assai affine a quello scoperto da Ijaveran e Cotrin. Inoculat;Q quest<»germe, dopo averne esaltata la virulenza, Teissier ed Esmein ri]>rodussero la setticemia tetragena ed arrivarono anche a riprodurre l 'orchite. Per l'entusiasmo prodotto da questi successi furono istituite delle pro· ve di controllo, tra cui la sieroreazione alla Widal, che riusci ad ottenere po-
OtrF. C'A!4l CLINIC I n i LOCALIZZAZIONE INIZ IALI::. ECC.
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si ti va, cioè si raggiunse l'agglutinazione fa cendo agire il s ierò è i sangue degli ammalati di parotite epidemjca sul micrococco in parola. Però d opo prove e controprove gli stet;Si Teissier ed Esmein hanno dovuto d ichiarare che non sono sicuri d i a vere sco~rto l'agente m01 boso specifico della affezione. Il nostro Fichel"".l ist ituì allora delle ricerche attraverso le quali stabili in modo netto che nessuno dei gruppi di germi descritti fino allora, ~i trovava nella parotite. Cosl a.ttraYerso le più disparate ipotesi e complicate ricerche si giunge alla supposizione den·eRil!tenza di un Virus filtrabile, secondo le ricerche del dot.t. S. Granata, il quale in un suo lavoro sulla n Etiologia degli orecchioni » così conclude: anche non volendo disconoscere la possibilità d ell'intervento nella etiologia della parotite epiderruca d 'altri germi, e magari qu~ll a den·esistenza di parotiti determinate da particolari cocchi, le mie esperienze su tipici casi di parotite, mettendo in rilievo la posj!ibilità di ottenere coi filtrati di saliva di .ammalati di orecchioni, una parotito nei conigli accompa~nata da elevazione termica persistente per tre giorni, con presenza nelle cellule della glandola di corpiccioli speciali, piccolissimi colo· rati col Giemsa in rosso differenziabili da altri elementi piì1 particolarmente ·ammassa ti colorabìli col Gram ; e quella di piccolissimi corpiccioli nelle cellule corneali di conigli, inoculati coi filtrati, corpiccioli che sono prodotti anche da altri Virus filtrabili , inducono nel sospet to dell'esistenza del Virus parotitico nei filtrati della saliva stessa. Il Virus parotitico quindi potrebbe essere un Virus filtrabile, e poichè gli innesti della saliva dei parotitici, e della parotite inoculata con filtrati di detta saliva, avrebbe fatto sorgere il sospetto della coltivabilità del Virus stesso, in condizioni tali da. dimostrarsi al microscopio, senza particolari procedimenti, è lecito anche pen3are che detto Virus possa essere, analogament-e a quello delle peste bovina, coltivabile nei comuni terreni. La ragione che mi ha indotto a compiere questo lavoro è la esposizione di due casi di parotite epidemica che non seguono la norma di sviluppo e di diffusione di questa malattia e perciò tali da J.ermettere alcune considerazioni su questi punti fondamentali : lO Vie d 'ingresso del germe e sua diffusione neu·organismo. 2o Localizzazioni iniziali e complicanze. 3o Origine aerogena o meno. CA!!O I . Arti~lie re L. G., di a nni 20, sarto da Po mnrico (!.\'Intera); ha genito ri viventi e !'I nni como pure tre fratelli e quattro sorelle. Otto anni or sono un fratello ed una sore llG, I"Ì!Ipettivumente d i anni l O e 12, furono nffe t t i da pnrotito epidemic:a. Noll'infa nzio hu !loffet·tu Ro ltont.o la scarlattina. Alla etù. di 13 anni fu colpito do. tnl\larill d ella quale g mu·i ra pidamente. F ino nlltt attuale malattia ho. goduto sempre ot t imt\ >!!\Iute. Il 20 fe hbrn.io c. n. <'Ominc iò nd o.vvertire un senso di malessere p:c·rHwale. profonda Mtenia, ccfo.leo. 11 l{io rno succe!'<Bivo un dolore tens ivo a l testicolo sini11tro r ichiamò la sun ntte nzione pc •· c ui gi udicò oppor t w1o presentarsi o. me. T c m p(lrRtlUO. 3So, - p olso 00. Nien te a cArico dc~rli a p pat·o.ti respirntorio.co.rdiaco.viscerale. L 'orniscr·ot o sinish·o proson tava , all'ispe-.tione la pelle ros;jn, t<>sa, luconto; alla. pa.lpaziono d el t<>Sticolo corri!ljXIndent~ S Ì confermavano j" d a ti d ella i!lpeziono e quest o s i p resentava. a umentn to almeno tre volte d i volume e dolen Le. N osauna. alto ru zio n e a <-a r ico d e U'epid idlmo, e "<::lo lma. lit:ve t•t~uziuue dolu rusa d ul deferente.
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TI VE C."'SI ('Ll:-< ICI DI L0CALI7.7.AZIONE INIZIALE, ECC.
Dato il ~enio epidemico. ed il fatto che l'artigliere apparteneva. pl'oprio a lla bat.teria che a.ve,·a dato il maggior numero di affetti, la mia. attenzione si rivolse alle glandole parotidi A. carico delle quali non ebbi a.d os.%rvare alcunchè: non gonfiòre nè ros.-ore nè dolore. Per le ragioni ora dette pensai per6 di tenere in osservazione l'infermo e di pra.ti~argli le cure che adoperavo per tutti gli altri infermi 1li parotite, e cioè: impacchi di ittio lo in sito, antipiretici (cllinino), antireumatici (salicilato di sodio) ed urotropina.. · • Il mio >~nspetto fu certezza quando, il giorno successivo, l'infermo mi riferl d i Q\-vert ire un dolore in cot·rispondenza degli angoli delle. mandibola., ed all'osservazione diretta notai tutti i s intomi di una infiammazione a carico delle pa.rotidi. Int.a.nt.o la. temperatura senza. mai più raggiungere i 3So segnati in un primo momento. ra~giungeva un ma.s simo di 37°,4 decrescendo poi senza raggiungere mni più i 370, Inizia i così l'applicazione dJ impacchi di i ttiolo anche in corrispondenza della. n uova infiAommazione, mentre continuavo a somministrare i medicinali sopra. indiC"at.i. Al sesto giorno eli malattia i sintomi a. carico delle parotidi incominciarono a re~eclire, mentre per~istevano quelli del testicolo, e continuando la regressione nell\>rdine inverso a quello con cni si erano presentati, al decimo giorno le logge parot idee erano ritornate nelle loro condizioni fisiologiche (almeno morfologicamente), e solo al dodicesimo giorno potei fare la stessa constatazione per il testicolo. D tmque in questo caso, si è avuto non solo la localizzazione iniziale a carico dal t esticolo, ma pur anco la. m aggior persistenza. dell'infiammazione a carico di questo con int-ere.'!sftmento intermedio delle parotidi. CASO IL Artigliere B. A., della batteria deposito, anni 20, meccanico da. Nova ~iri (Matera); genitori viventi e sani come pure quattro fratelli e tre sorelle. Nega di a vere soffer to le com•mi m a lattie dell'infanzia., e solo ricorda che alla età di sei anni fu affetto da febbri viscera.li, di cui non sa precisare la natura, e che lo tennero infer·mo per circa. sei mesi. Dopo, fino all'epoca. della. attuale malattia ha goduto sempre ottima salute. Egli racconta che il21 marzo c. a., di ritorno in caserma. dall'avei' prestato opera di soccorso in una segheria. dove si era. sviluppato un incendio, cominciò a d a vverti re un lieve ma lessere e poi fu assalito da febbre, che s i ripet.ette, ~empre di notte, finchè il giorno 25 cominciò o. sentire un dolore che dal testicolo cles t ro s i irradiava verso il lato omologo della parete addo mina.le. Incurios ito volle guardare il posto del dolore e fu così che si accorse che il te.sticolo era gonfio d i parecchio, gonfiore che aumentO a poco a poco fino al punto di impedirgli la. deA.mbulft.zione. Il giorno successivo si presentò a me a.cctt.sando anche un senso di tumefazione alle due logge paro ti dee. Temperatura massima 390,5 con lieve remittenza senza. mai scendere al di sotto di 3so. L a tumefazione testicola.re è persistente quella paritoclea. migliora. Come nel ca.'!o precedente la cura è a base di impacchi di itt iolo u in ~i to $ e eli chinino, sa.licilato di sodio ed urotropina.. La guarigione si ha. con lo stesso carattere di inversione dell'ordine di presentazione. Anche qui quindi si sono verificate le stesse condizioni del caso precedente· mente cle-;cntto; se pur vi sono delle lievi varianti circa il periodo di incubazione. la temperatura, il decorso, resta del tutto identico l'imzio della. malatt ia nei test.icoli, seguito poi da localizzazione pa.rotidea.
Prima di giungere a quelle considera zioni che costit uiscono il tema prefi~;:somi di questo studio, credo opportuno notare :
l o che i due ammalati appartengtlno alla stessa provincia, e che sono stati gli unici due casi a presentare questo par ticolare andamento della. malrtttia, .t ra un numero considerevole di affetti dello stesso morbo; 2o che da me interrogati ripetuta mente, hanno negato dì avere mai contratto rhalattie veneree; 3° che non avevano avuto contatti con donne da. oltre quindici giorni, nè ave'>ano mai compiuti abusi sessua.li.
Dt"~:
CASI Cl..f::-ilCJ DJ LOC.-\LlZZ.-\ZlONE L'iiZULE, ECC.
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Quanto al primo di questi punti, a.Uo stato attuale, non saprei tra.rne d('.lle conclusioni seriamente scientifiche ; resta perciò un fatto osservato, ma, non spiegato. Quanto agli altri due plmti è chiaro che se vi fossero state malattie veneree che avessero potuto interessare i testicoli od organi ,·iciniori o i due. ammala-ti aves:>cro comunque fatti degli abusi sessuali, sarebbe stato fari le spiegare un locus l11i noris 1·esistentiae e perciò 1m più facile attecchimento dei germi prima. in queste glandole e poi in quelle parot.idee. Dallo studio e dalia attenta osservazione dei due casi in esame, e della letteratura sulla malattia di cui h·atto risulta che tre sono i quesiti da sottoporsi e cioè quelli accenna ti prima : 10 vie d 'ingresso del germe e sua diffnsione; 2° localizza-zione iniziale e complicanze ; 3° origine aerogena o meno. Tenterò di rispontlere a questi quesiti seguendo più il lume della logiC<'L e delle cognizioni di patologia generale, piuttosto che attenermi a delle >ere osservazioni S(·entificbe che pur troppo mancano. Se la localizzazione iniziale parotidea. non è la regola, pur rappresentando la consuet.udine dello sviluppo della. malattia, questa deve ritenersi una setticemia, il cui agente per speciali suoi caratteri da identificarsi con ricerche succ-essive, predilige la pa.r otide, ma che nella penetrazione nell'organismo segue le leggi generali di tutti gli altri germi. Non si può parlare di localizzazione iniziale ma piuttosto di« abituale >l perchè i casi ossenati e desc·ritti dimostrano chia.ramente che la localizzazione testioolare può essere benissimo «iniziale'' pur essendo stata ritenuta finora come una complicanza della malattia. Sulla ragione della pii1 facile loca-lizzazione parotidea potrà dire una pa1·ola soltanto l'indagine batteric-a in accordo con quella, ana.t.omopatologica, donde si potrebbe anche giungere alla conclusione se la via d '.ingresso dello eventnale germe è soltanto, e· :Sempre, per os.
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DII [1~0 DI "Plf[OlU~II , l !lftDROM~ lffETIIV~Pif[IUEJII[I (Bratz-Qppen heinl)
per il dott. Antonio Faraone, capitano medico
Un certo interesse medico-legale sembrami presenti il seguente C<:t.so, da me osservato durante la permanenza nel R. Ospedale Coloniale di Bengasi: " Bern.. . . R ..... , della classe 1897, da Palermo •. Non definibili precedenti ereditari d.i retti ; nei collaterali un
Anamnesi. -
cugino in primo qrado, deU 'oti~ di oirca 15 nnni. at.t uA.Imonte soggetto ad accessi
convulsivi, dai sanitari ritenuti d.i natura epilettica. Tali accessi si verificherebbero con una frequenza. di 4-5 volte al mese, (schiuma alla bocca, p erdita completa della coscien7..a, emissione involontaria della urina, ecc.) per CUI non ha potuto dedicarsi, siccome nel!'intent.o dei gerutori, alla profcl<sione rli orefice. Precedenti personali. -- Non ricorda d'aver sofferto malattie degne di nota. All'età di 15 anni, in seguit.o a violento ~hock emotivo per t>ssere stato improvvisamente aggredjto ed anche lievemente ferito ad una mano da a lcuni ladri in un negozio in cui e~~:li era commesso, incominciò ad avvertire svariati disturbi nervosi, che iniziatisi come « paure • (pavor nocturnus) specialmente di notte, ben presto e decisamente culminarono in crisi convulsive, che Yennero giurlicate eli natura epilettica. (D s, descrive i cl\ratteri pitJ. salienti di tali crisi, che presumibilmente ne definii-ebbero il tipo comiziale). Tali manifestazioni com'Ulsive. in seguito a cure praticate (bromici), dopo qualche tempo si sarebbero attenuate gradatamente fino a scomparire del tutt.o, residuandone per altro uno stat.o psicopatico persistent-e ed intimamente connesso a. quelle (fobie, ossessioni, sensitività, emotività. irascibilità, ecc.). Durante la grande guerra, per tre anni volontario alla fronte: prigioniero in Austria per circa 14 mesi. il suo s ist-ema ner\·oso, già ta.rato e scosso, subì nuovi trau mi. Rerluce dalla prigionia dopo laguen-u. si arruolò nell'arma dei RR. CC. e per circa 6 mesi stette relativamente bene; ma destinato in servizio in zona montuosa che • gli ricordava il ~riodo di tempo trascorso in prigionia.,. si accentuarono le turbe nervose (terron inconstùti, ansje, ossessioni varie ) a tal punto da essere ricoverat.o in oRpedale per circa 2 mes i. In conse!l:uen7.a. di ciò venne riformat.o per nevrastenia dal servizio militare nell'anna dei RR. CC. F.migrò allora in America del Nord: a. New-York trovò impiego quale bigliettinaio in un teatro e vi rimase per circa 13 mesi; quasi improvvisamente però e senza alcttn motivo plausibile ud apprezzabile, sentì irresistihile il bisogno di rimpatriare, e rit.ornò in I talia. Ma m10va mente, dopo qnat.tro mesi, decise di emigrare e scelse questa volta l'America del Sud. (Buenos Ayres, 1\lontevicleo, Hio Ja.ne iro); ma. anche di lì, dopo 10 m esi di pf'rmanenza., e senza alcun motivo fece ri torno in patria. Da rilevare come tali d eci~i oni d i pa.rtenze e rli ritomi, non influenzat-e, a detta. del s., dn alcuna <"'IU!"a diretta occasionale. Rorgessero improvvù;e e i·rresistibili e venisRoro rapidameut<t> risolte noi più breve tempo possibile: inoltro il s. nffermu chu egli ngiYa sotto un •! violt>nto impulso», al quale ((dovevA. sottostare •· Ritomnt.o pertnnt.o ancora una voltn in patria, d opo CJUa lche tempo vo lle arruolarsi ne lle Truppe Colonia li e sba r·cò in 0olonia, ma dopo breve periodo di servizio, circa 4 mosi, vennP riform t~to onche p er ne-..,.nstenia (gi ugno 1924) e ri mpatrinto di autorità. ln patria per altro il s. vi è rimas to qualche mese appena, riuscendo infìne nd arruolar-si e ritorna re nuovamente in Colonia, ove trovasi da circa 3 mesi. In tnle breve periodo però il s. è s tato smnpre oppresso da stati ansiosi, fobie, turbe <!istimiche, ecc., tanto da esse1·e inviato in Osservazione all'ospedale, p er gli opporttuli accertamenti medico-legali. Eeame obbieUivo generale. - St-ruttura scheletrir.a normale, sistema muscolare scarsamente sviluppat.o, connettivo sottoc<rtaneo flaccido; ClJte pallida, mucose visibili roseo-pallide. Nulla. d1 notevole all'esame fil<ico degli appamt i respiratorio, cardiovascolaredigerente.
UN CASO DJ • PSICOLESS IA • A S INDROME AFP'E'l"l'IVQ-PSJCASTENICA.
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W . R. negativa. D olicocefalia. Lieve grado ùi plagiooefalia parietale sinistra non compensata. Fronte appiattita, sfuggente. -~te sopraorbitarie s"Viluppate, prominenti; sopraccielia folte, fuse a.lla ~tabella. Occhi piccoli. infossati; nar1ci dilatate; asimmetria delle commessure Jabiali (lieve d eviazione dell'angolo b. destro). Mento breve, ore<•chie ad aJUJa., lobulo ~ile. Labbro tnmide, palato ogivale. (Omessi, per brevità , i rilievi cnmio-prosopometrici ). Nulla di notevole a cari c-o della m otilità. Ottu.ta la sensibilità tattile, meno la tennica e dolorifico., poco precisa la topica, non valut-abile la cosidetta sensibilit-à metoorica. pur· di notevole importanur. nel caso in esame. Steroognosi, bariosteaia, batie:-tesia in comple&:;o normali. T o rpidi i riflessi plantari; t,orpidi altresì i cremasten ei, ~li nddom inali, inco!'1to.nte il rifle.;;so faringeo. V it:acissimi i rotulei; anche vivaci in ~enere gli 1~ltri riflessi tendineo-periostei. Pupille normalmente reagenti alla luce, aU' accom odnzione, alla <'onveJ12:en7.a. Dermografismo rosso molto vivace, pronto, persistente. Rifle!'<.'>O o<'nlo-cn.rdiaco del Da.gnini-Aschner positivo. Cette~ttui.: eretismo ~-:enitale; t.llrbe sensi ti ve varie (diseatesie, parestesie ecc.) a volla d iRfagia. S pict;.ata intol~ranw- aU'alcool, controllata sperimentalmente. E8ame p8'i.cllico. Normnle l'orientamento nel tempo, n ello spazio e riguardo a.lla propria porsona ; n on idee deliranti, attualmente non turbe psico-sensoriali. Siot~tizza.nd o i r·hlllltat.i di t (~le e.-;ame, già dai dati catarnnestici personali agevole rileva.re la esn~erat4~ emotività e la sp iccata sensibilità dol so~otto; ciò che d el resw s i è pot.utQ controllare e definire col sottoporre il s. stesso alle tndagini psicosperimentali relat.ive, t he naturalmente valgono alla esplicazione e<i al controllo dolle t~pecia li turbe }J.'<icopati<-he j.riù. in 68$0 constatate. , M ~t soprattutto emer~e nello p sichismo del s. la veramente abnorme in8tabilità psichica, da dominare docillament.e tutto il quadro clinico, che si traduce in atto con reit.era.ti, rapidi, ine>:~plicabili 8po~enti compiuti, con apparente perfetta inte. gritA mentale, anche a considerevoli distanze (America del Norò, America del Sud, Colonia) w ùa :produrre la uett.a impres..,ione di una vera e propria mania proetw8Wa: meglio. di porwmmtia. Tale peculiare <·aratt.eril-"t ica, la ctù notevole import&nur. non sfuggirà di certo, ha potuto durante il period o di o><Servazione ospedaliero, p iuttoeto protratto, essere avvalorar a dal Rinjtolare ('On~no del s. in seguito a lievi oontrariamenti, stimoli emotivi (anche sperimentali ) e bene spe::;so o.ltt·esì senza alcuna causa. diretta: presentando repent ino mutam{'nt.o di umore. t urbt' vasomotorie rifle!llkl accentuate. talvolta fus;(aci so:;\>eru.ioni ideat h-e (ah.<>en<'es), bruscamente si allontana concitato, gesticolnndo e hor >otlt\ndo, e a ndruHlo rapidamente sv e giù per la corsia (automa.t i!<mo ambulatorio). Nel compi ~. i vari pro<'e ditnenti tecnici relativi alle inda)rini psico-sporimentl\Jj (t('StJot mt-ntt\li, metodi d el Bi n et. dei\Vipple, reattivo di Bourdon, prova della com binazione <ii " illahf' int-ermedie rleli'Ebhingbau~=:, ecc.) nel a. clanno essenzialmente a rilevAre: ><ca.r:-;ez7.a e labilità dell'attenzione con a.tiva , disturbi <iella memoria specie ritentiva, rapida ~nuribilitò. p!<ichica, ecc. li senso morrrlc per all ro 1:1 ppt\re integro nelle sue varie manifestazioni; che am:i, m entre colli mn <:on<·ordetn<•nt~ <-oi pre<·edenti personaU disciplinari e giudiziari, n e~tativi, d el "·· f. d R. rilovtwe un <·ert<t cont.rnsto tra tale integritÀ e le mnnife.~te Rt igmate !<O rni\! i<:o-de~euerat i ve jth\ de'«'·r·it.te.
Consil1era:ioni ~JpiNit.ich".- La. f;toria. clinica del s. evidentemente già <·ontiene in ~(· elt>nHmti dl'~ni eli :o;peda.le rilievo, che possono essere sintetizza t i éome a pprE's,;o: tarn famigliare collaterale probabile epiiettica.; int('nllo Rhock E>motiYo nt- ll'<tdole~>é.cnza, in seguito al quale crisi convulsive epilettiformi, <·he ~;a rebhero poi a.ndatE> man mano scomparendo; traumi JlRichici ripetuti, (periodo di ~ruerra, prigionia), con turbe psicopatiche riflesse intens(': impul:;i irresit<tibili, insta,bilità. spiccata, illogica, incoerente. Riforma dal servizio lllilitare per ,, ne-vra.stenia »;cioè a dire non si sarebbero constatati nel s. durante i precedenti periodi di Osservazione Ospedaliera a éui ba dontto ne(·~t~t~arianwnt~ e~t~ere dOttoposto, accessi convulsivi od equi,·alenti (t}.
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G :-1 CA:'IO 0[ • f'SICO[.l:i">il.\ n A Sl:-o"DRO~!J:: AFFETTI \ "0 P:< lC'AS T t: SICA
Ecco poi quel che si è rilt>ç-ato in so,;ta nza dagli esami antropologico, neurologico e psichico: stigmate soma.tiche degenerative caratteristiche; sensibilità tattile, ed anche dolorific-a, ottuse; torpidi i riflensi cutanei con accentuazione dei tendineo-periostei: cenestopatie costituzionali; turbe ...-a.so-motorie; manifesta intolleranza all"alcool; emothità spiccata: abnorme instabilità ; impulsività con fugaci sospensioni ideati,e: disturbi della memoria con deficienza. dei poteri atteutivi; rapida ('samibilità psicbica . Ora, tutto il complesso sintomati<-o testè siutetizzato riproduce con molta esattezza, direi quasi rigoroRamente, la speriate sindrome precisata e definita da Bratz come stati affettiYo-epilettid (epiles:;;ia affettiva) e per la quale A. Morselli ha proposto la denominazione di psirolessia, in questa com' prendendo altresì molteplici stati morbosi, tra cui la cosidetta ep·ilessia psicast.enica di Oppenbeim. Le caratteristiche più impot·tanti dt>lhl forma di Bratz, che attualmente è da ritenersi di posizione nosologic·a 'Ì'IIIermedin tra i~terismo ed epilessia propriamente detta, sarebbero pre cisa mente~ ser·oudo l\lorselli: " stigmate degenerative, intolleranza all'alcool. disturbi vaso-motori, instabilità, impulsività, crisi più o meno frequenti, talvolta solo poche neUa vita, simili a q·uelle epilettiche, spesso assumenti aspetti diYersi (as;;euza, fughe, depre:-;sioni) sempre determinate da fat tori p siebici, er(". ''· A tal punto è opport.uno pe1· a.lt1·o rilevare c::ome nel s. in esame, mentre complessivamente si riscontrano i caratt('ri propri della forma di Bratz, di questa mancherebbero intanto i st>gni dell'amoralità (indi:;ciplinatezza, brutalità, violenza, ecc.) i quali sarebbero, per dir così, sostituiti dai fenomeni più rilevanti della forma psieasteni<'a di Oppenheim (sensibilità, fobie, stati ansiosi, impressionabilità) che pur manifestamente si sono riscontrate nel s. Pertanto ben agevolmente è da ammettersi nella presente osserval.lione una forma mista affetti>O·l)Sicasteni<-a, non es:.:endo dette sindromi definite entità nosologiche, ma dèi 11 rilie,-i sintomatici indeterminati, incompleti ed imprecisati nei limiti ., (Morselli). Inoltre, ad av...-alorare il giudizio diagnostico di psicolessia. sulla sindrome in questione, sta il fatto che nel s. le crisi e parossiami, costantemente di n atlu·a psichica, sarebbero sempt·e tWParsi in seguito a stimoli emotivi (paure, guerra, prigionià ecc.): ed appunto si ritiene che nella natura della forma morbo;;a " l'elemento emotivo sia l'agente patogeno )) (Morselli). Infa-tti nel s. le accent.uate reazioni vaso-motorie già descritte, cosi come si provocano facilmente sutla superfici~ cutanea (dermografismo) si Yerifieherebbero altresì nel cerYello in. seglùt-o a stimoli psico-emotivi, proYocandovi alterazioni cil·colatorie: cau sa diretta della sindrome rilevata e deRcritta. In definitiva, pertanto, nella tara ereditaria del :;;.: nei rìlieYi Romatici
e nelle stigmate psichiche rispetti ,·ament.e l'(>tiologia - degeu(>ra.tiva - la natura ed il tipo della degenerazione stes:o;a . Psicolessia, adunque, ed a sindrome mista affettivo-psicastenica: per quanto gra.ndi incertezze ancora sulla posizione nosologica di tali .s tati morbosi, che a.tt.ua.lment.e, scrive il Morselli « non posr>ono essere altrimenti giudicati se non come parossismi di psit·l)-dt>geuerati "· AUTORI.ASSUNTO. - L" A. rife risce s u d i un cas o. osservato nell'ospedale coloniale di Bengas i, che deve essere cOtl."ic lerat~> come tma fonna mista di epile.~i J. affettivo-psicastenica ( Psicoless ia).
RIVISTA
SINTETICA -·
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IL TRA COMA per il dott. Ermenegildo Plccloli, capitano medico
D.EFINIZ10N1> E Bl!EVI CENNI STORICI. - Il traooma O congiuntivite granulosa è una malattia contagiosa della congiuntiva, a.d andament.o cronico, caratte· rizzata da neoformazioni nodulari le quali, dopo la loro evoluzione, lasciano un t-essuto cica.tdzia le. Questa grave malattia richiamò l'attenzione dei medici al principio dello scorso secolo (benchè riconosciuta. fin dalla più remota antichità.) allorquando negli eserciti èuropei si manifestò tma int.ensa oftalmia. importata dall'Egit-to dalle truppe Napoleoniche (PRparcone). · DrsTRIBU7.IONE QE()GRAFIOA. - Il tracoma è l'affezione oculare più diffusa e nessun paese può dirsi immune. Uno dei centri ciel mondo piì1 affetto è l'Egitto, la malattia ò pure molto estesa. in Tunisia e in Libia, un po' menQ in Algeria; è estesa in t.utta l'.tVrica. con frequenza minore nella regione del Sud. · . I~ congiu~ti~te_gra~ulo~a si riscontra in la~ga misura in Cina e nella Russia. A~uat1ca ed è dtffustsstma in Gtappone. Nell'Amenca del Nord la sua frequenza non è fort.e e anzi diminuisce sempre più in seg\1ito alle misure adottate nei riguardi degli emigrant.i; invece l'America. del Sud fornisce una cifra. di tracomatosi assai elevat-a. J,a malattia. tende a.rl estendersi molto anche in Austra.lia. Gli stati europei nei quali è diffuso più intensamente il tracoma. sono specialmente quelli dell'Europa orientale: la Russia, gli stat.i balcanici, la Grecia, l'Au-stria, l'Ungheria e la Turchia. In Germania. i ca$ di traeoma sono più o meno numerosi, nel Belgio la frequenza della malattia è assai elevata, nella Spagna sono più c.olpiti i paesi costieri che quelli del centro, nei paesi Bassi il tracoma Si riRcontra, prevà.lentemente, in certi quartieri urbani ma tende a diminuire. In Danimarca, in Norvegia, nella Gran Bretagna e sopra tutto in Francia la situazione ~. a grBdi dh·ersi, ~iù favorevole. In tesi generale la frequenza del tracom.a sembra diminuire con l'alt1tudine: più frequente nella pianum es~ è p iù raro nelle regioni di montagna (Svizzera). · DATI STATISTICI SULLA DIFFUSIONE DEL TRACOMA IN lTAL[A. - · In Italia il tracoma si riscontra sopra tutt-o in Sicilia, Sardegna e nella part.e meridionale. Nel 1913 si ebbe un tasso globale di riformati per· tracoma di 7,05 per 1000 <lOSCritti. Risulta dai dati st.atistici che il trocoma ha la maggior frequenz.a in Sardegna., Sicilia e Puglie con i ri:Rpettivi quozienti di 26,78-22, 11 e 16,80 riformati per 1000 coscritti. Gli esami rlegli occhi eseguiti nelle scuole. nell'8JU1o scolastico 1925-26 indicano, per 203 comuni della Sicilia orientale, il 5·,5% di casi di tracoma su 121,479 a.llìevi esaminati. CAUSE PREDlSPONE.~I. IMMUNITÀ. CoNTAGIOSITÀ. A. Peters ha messo in evidenza con la colorazione vitale del tessuto linfoide delle granumzioni tracornatose, degli elementi pseudo cellulari, analoghi a quelli che si trovano nel tessut<O adenoideo della gola, indipendentemente da proces.c;i infettivi. Le toMille, come ~isulta dagli studi di Ashikaga, sono frequentemente iperplastiohe nel tracoma. Il fatto non è senza interesse tanto p iù che Sgrotto afferma di aver trovat<O gli stessi a-ntigeni nel t.essuto tracomatoso e nel tessuto linfoide della gola. Il tesSuto linfoide della congiuntiva sembra che trasmetta. sperimentalmente il tracom.a l'l:leglio che il tessuto epiteliaJe o le secrezioni. Ma non -è provato che le granulazioni -Siano la sola sede dell'agent-e specifico, nè il prodotto della. sua azione. Finchè l , agente non sja. scoperto non si può, secondo Peters. :scartare l'idea che delle eccit-azioni diverse, d i ordine ba1i.erico o tos.o;i<'o. possano finir<' in tracoma. Infine i l l?et-ers si chiede che rat>porti t>:>i!'ltano fra lt> ('ongiunti.viti a bn<'illi d i Koch-Weeks -e il tracoma.
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IL TRACOM.o\
Quest.e congitmtiviti sembrano creare uni\ notevole predisposizione, in Palestina, in Egitto dove la. metà dei tra.comatosi sono infett-ati dal bacillo di KochWeeks. In 'lìmisia. invece il terreno sarebbe preparato daHe infin.mmazioni estive de1Ia congiWltiva, che ~<embrn finiscano sempre in tra.coma, ciopo q'ualohe recidiva, mentre non si aVTebbe mai reperto positivo per il bacillo di KoohWeeks. n Ro~?Si, fin dal 1924 si occupò d i uno specia.le tipo di costit.uzione organica. p redisposto all'Rttecchimento di una conghmtivite caratteristica rhe chie.mb • pretrar-oma •. I .a formi\ morbosa. dP.lla congiuntiva, caratterizzata da una torpida e recidi· vante tlo(l;oSi congiuntivale con proliferazione follicolare dP.Ila. mucosa. dei fornici, che si verifica nell' infanzia e nella prima adolescenza ùi certi indivirlui non pub essere staccata, afft>.rma il Rossi, dall'insieme somatino dell'individuo ohe ne è affetto, nè può_essere considerata isolata da tutto il complesso sintomatico llhe le mucose affini alla congiuntiva presentano 1\ll'esa.mo obbiettivo anche superficiale. ~econdo questo Autore nel tipo " pretraeomatoso • esisterebbero • note chia.M di meiopra.gia. e lahilità. dell'ectoderma e dei suoi derivA.ti ed ipoevolutismo generale con Wll\ disarmonia tra indice di massa ed indice tli differenziazione con prevalenza di formazioni embrionali mesodeimliche •· « l fattori paratipici che con quelli genotipici concorrerebbero a determinare la. condizione per lo sviluppo ulteriore della. t1pica affezione congiuntivale, sarebbero cl ati da fa.ttori esterni coma i microorganiami, l'A.mbient.e sociale e l'alim.enta.".tione. Secondo il Calogero le vegetazioni adenoidi si accompagnerebbero spesso al traeoma e le due infermità. si potrebbero considerare come ma.nifesta:r.ioru di un.a. stessa. ati pia costituzionale che ora ha i caratteri òi una vagoton,i.a pura, ora di uno ·stato timico linfRt ico di Paltauf, ora di una. costituzione scrofolo.<>a, ora. deU'artritismo infantile di Comby e degli altri autori francesi, ora. di unA. diatesii essuda.tiva. di Czerny, eco., a cui sttrebbe sempre legata. una esuberanza di sviluppo del sistema linfatico •· Angelucci si dichiara fermamente convinto che il tra.co111A si sviluppi nei soggetti affetti da diatesi linfatica ed essuda.t.iva.. Nell'SO % ci.ei t racomatosi; osservati nella. clinica ocuJistica da h1i dirett:a, si constatò tmn reazione follicolare e gr&nuJosa delle mucose del retrobocca e del faringP. e nel 20 % ipertrofia delle tonsille faringoe e pala.tine <iella mucosa naaale. n J,uciano, in base alle !!ue os..o;;erva.zioni, condotte con molt.a di1Ùl;en7.a su 50 tra,comatosi, perviene a lle segllflnti conclusioni circa i rapporti t.ra. costituzione e traooma.: 1° Il traeoma sarebbe piil frequente negli uomini <'he nelle donne; 20 L 'età. più facilmente disposta sar ebbe que lla dai 20 ai 40 anni; 3° n tracoma. si troverebbe con maggiore frequenza in ,;oggetti caratterizzati da una ùofìc.ienza di sviluppo corporeo e che dal punto di Yista morfologico, appartengono ai microsplancnici o ai tipi misti; 4° In questi soagetti sarebbero frequenti i disturbi del sist-ema. endocrino e del sist.ema. nervoso ò ella vita v egetat.iva. I primi sarebbero caratterizza.t i da meiopra.gia pluriglandolare (ipotiroidismo, distiroidismo, ipopituit.arismo) nccompagnata n. linfadenismo; i secondli sarebbero ooratt.erizzati da uno. prevalenza dol tono vo.gale nell'orientamento del sistema nervo!lo della vit.a vegeto.tiva.. Secondo H. Knu:rìbaeh il climn. e !'<OprA.tutto la l'8Z~t\ sembrano ra.ppr().'lentare una. parte importante nella predi!'<posiziono al tra.<'.omo., benchè Axenfeld e altri abbiano sostenuto il contrario. La. part.e principali'\ sarà rappresentata da tma. disposizione individuale: le. t.end en7.a. cioè all'ipm-plasia del t essuto ad1moideo che si manifesta pa.rallelo.mente in altri punti dell'organismo (anùp:da-le e g angli cerv icali). Il tracoma. sm"E>bbe un n delle localizzazioni di q uesto proces..<;o, frequente nei fanciulli n ei quali l'evoluzione adenoidea. non è terminat-a e coadiuvat.a poi da tma irritazione di ordino fisico chimico o batterico non specifico. L'affezione coglierebbe di preferenza dei soggetti linfa.tici o d e boli per condizioni di igiene difetto!!e. Il tracoma non si svilupperebbe sen:ta la predisposizione. Nwnerosi esempi di contatto di aggruppamenti di n on predisposti con popolazioni tracomatose, senza che un solo caso si sia. manifestato, sono stati pubblicati da vari autori q uali Ha.a.b Haltenhoff in Svizzera, Tela vivi in Palestina, Greef nella. Prussi& Orientale. Durante la guerra le truppe tedesche e austria.ehe hanno_goduto di una. complet-a immunità in Polonia, in Galizia, nella Russia.
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Il Sedan in un suo lavoro cita 7 casi di contagio di tracoma in ragazzi di due famiglie le quali avevano assunto aJ loro servizio una donna. affetta da congiuntivite granulosa. n Guarino invece nega la contagiosità. del tracorna cho non considera come entità morbosa. ma « un sintomo evolut.ivo cronico di differenti scosse o chook. sugli elementi linfoidi della mucosa congiuntivale ». n King avrebbe oSSP.rvato una consider(lvole immunità. naturale nei negri dell'America del Nord, mentre i mulatti perderebbero l'immunità. In generale però è negata. l'esistenza di immunità verso il tn11ooma. Dalle esperienze di Nicolle, Cuénod e Blai1:10t, sul tracoma sperimentale nelle scimmie, risulta quanto segue: Una prima affezione sperimentale sembro. conferisca al rua.caoo una immunità di fronte all'inocnlazione di prova a condizione però che detta. inoculazione sin. praticata dopo completa guarigione; altrimenti sembra. che vi sia piuttosto ipersensibilità. Eooo gli esperimenti in base a.i quali i citati autori sono pervenuti alle conclusioni su riferite. t• uperi,enza. - Un macacus, inoculato alle 4 palpebre presenta un tracoma · che evolve in dne mesi e mezzo; 6 mesi dopo esso viene reinoculato non risultato negat·ivo. Nessun controllo. 2•. e~~perienza - I macachi G. e T. sono contaminati mercè il deposito di lacrime infettanti sulle loro congiuntive scarificate; tracoma leggero che dura un mese nel macaco T e due mesi nel macaco G. Seconda inoculazione alle due stesse scimmie, un mese dopo la gun.rigione di G., con il virus, mediante scarifìca.zione: risultato negativo. - Terza inocula.zione a T. due mesi e mezzo dopo la seconda. inoculazione con risultato nullo. Controllo pel' la seconda e la terza inoculazione (> il rnacaco di cui è oggetto l'esperienza che segue. 3•. eaperienz<~ Un macaco infettato con successo mediante l' inocula·. zione del virus filt.ra.to presenta. a.noora (JUAlche gra.nulàzione in via. di atrofia.: A.llorchè si pratica su di esso una 2• inoculazione, con lo stesso virus col quale si inoculano i macachi G. e T., esso mostra in seguito un tracoma classico più marcato del primo. Due mesi e mezzo più tardi, prima della completa guarigione, 3• inoculazione virulenta (oontemporaneamente al macaco T.) e 3o tra.coma pii:l intenso che lascia in seguito dei leggeri « t ratti cicatriziali •· Mai gli autori avevano pt'Ìma osservato nella scimmia quest.o esito cinatriziale del tracoma che P. ordinario nell'uomo. Sperimentalmente la prova. della contagiosità. del traconl& venne òata con inoculazione fatta Ria. sull' uomo (Sattler, Greef, Addario) che nella scimmia (Hess e R.omer, Baia.rdi, Prowazek, Bertarolli e molti altri). G'uénod e 13Jaisot hanno potuto constatare, nelle loro esperienze, che lo scimpl\D7.è offre 1ma recettivit.à pe!'fetta; meno recettiva sarehbe invece la. bertuccia (maeacns inuus). EZIOLOGIA. Circa. la eziologia, svariate sono state le ipotesi. R.' Koch credette che l'agente patogeno del tracoma fosse un baeillo simile a quello della set.ticemia. dei V>pi; )iftùler un bacillo emofìlo; Moiszowski un fnngo, Burchardt dei coccidi, Michel e altri dPi cocchi, Santucci delle streptotricee. Nel 1907 Halberst,&dter e Prownzek descrissero nelle cellule epiteliali della congiuntiva tmcomatoAA delle forma.zioni intracellulari di forma e grandezza vari& che, opportunamente c-olorate c.ol metodo di Oiemsa, permettono di riconoscere, nel loro interno dei minuscoli corpi rotondi, colorati in rosso ohe spiccano su campo azzurro. Quegli elementi veunero chi amati clamidozoi (da K ).ap.v:;- Jllll.ntello) appunto percbè si pr~ntano inclusi nelle cellule epiteliali. Herzog più ta:rdi propose di chiamare "corpuscoli elementari • lluesti piccoli granuli, rotondi, colorabili in rosso, i Guaii, come risulta dalle osserva.zioni di Leber e Ha.rtmann, s pesso si presentano riuniti a ùue por mezzo di un tenue filo di congium:ione. L ' Herzog ha descritto a ltre forma.1.ioni che egli chin.ma '' elementi inizi~tli " per~hè le considera. forme primitive di sviluppo. Questi elementi iniziali, colora.ti col Giemsa, si presentano sotto forma di corpi a pera. tinti in bleu e succes.«ivamente si modificano venendo ad a ssumere l'aspetto delle formazioni intrecellula.ri descritte tla Prowazek. Anche Lindner descrisse dei • corpi iniziali • che non solo Ri troverebbero quA.li inclusioni epiteliali, ma sì riscontrerebbero anc he fuori delle cellule come forme libere. Molti a.utori negano che i coryuseoli del tmcoma abbiano un'orp:~~.nizzazione e si mostrano contrari alla natura, v1vente e n.U11. speci~cit.à. delle inclusioni; secondo i sostenitori della teoria di
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IL TRACO:\!A
Prowazek le in.clu,.;il)ni si o~ilervet-eb~.em princip~tlmonte nei cagi recenti e non t rattati, mentre di\·errobhero ditfìcilment·e dimostrabili nei casi inveterati o curati. Ulteriori studi dimostrarono la presenza rli norpuscoli del tracoma. in altre affezioni: StaJ1lardt li de~crisse in un coso di congiuntivite blenorra~ica dei neonat.i: Lodato nel cattnro primnvet·ile. Thierfelder nel catarro primaverile è nella congilmtivite secca. Lindner e W . Siebert li riscontrn.rono nelle uretriti dell'uomo non jlonorroiche. Heymann. confermando il reperto d i Stargardt, considerò leo inclu;:;ioni come prodotti di t·eazioni cellulari di fronte al virus gonorroico, mentre Halberstiidtet· e Prown.zek corl-'<tatat·ono che le inclusioni non si ri!lcontrano l!empre nei processi ~oHorroici. Hè in tutti i casi di congiuntivite blenorragica. n Papal'(•One, d~>pO lnhorio:>e ricerche pratica.t.e su animali diversi e sull'uomo. pernmne alla conchlEiono c!1e ~i riscontrnno solo nel tra{loma, e in 24 casi su IlO esaminat·i. gli fu po!<.<~i bilc Yedere i corpuscoli di tracoma neHa loro forma tipica Taborisky 1\\Tehbt> ri~contrato i corpw•<·oli del tracoma a livello del limbo nel 97 % dei casi t~d a lin-111> dPIIn ;:;C'Iem nel 95 ~<' dei casi. In quanto alla. natura di questi corpuscol i l'Jlli ritit~He dtc ,;itl rlil scart1u·si l'ipotesi che siano granuli di secrezione o prodotti di degent'rRzione cellulare. l:iecondo Herzog il virus trecomatoso è una forma di im·oluzione : lei !?onococco. Tutt-e que><te interpretazioni sono cadute oggi nell'oblio e le granulazioni di Prowazek vedono 1:1 l1>ro s pecifìcitil battuta, fortemente in breccia-. Secomlo Tt·npezontzewa non " Ì tt·ottu dte di Aronuli di protoplasma. delle cellule epiteliali della ·congiunti\·a, allorchè in tlll rnomento di difesa queste cellule di rivestimento si trasfonnnno in cellule mnco.-;e. Halberstiidter e Prowazek tt"ntarouo la cultura dei corpuscoli del tracom11 e pnre che n\·e,;set·o os!'!ervato un aumento delle inclusioni epiteliali nelle culture in ~iero timano a 370, LA CULTURA DE[ CORI"USCOLI DEL TRA (.'O)JA COL lttETOnO "NOOUOH1. Recentemente il No~uchi C()lmmicò di eilsere riu.">cit.o a coltivare i corpuscoli del tracoma con lll tecnica già dtt lui sel!uita per lA> spirocheta pallida.. U metor.lo usato dal .Noguchi è il se,~Zuente: materiale raschiato o pezzetti di te.'lSuto vengono messi in tubi di cult.ura contenenti 10 cc. di liquido ascitico ed un pecz:zetto ft-esco e sterile di rene di coniglio. Il liquido a::;citico viene qniudi ricoperto con uno strat<> eli 2 -3 cc. di olio di paraffina sterile. infine i tnbi posti in nn apparecchio anaerobico sono tenuti a 370 per 10 ~iorrù. · Successivamente''si fanno trapilmti in un terreno composto d i 2 parti di agarbrodo e una parte di liquido ascitico con 0,/l per cento di gluc.osio coltivando sempre in un apparecchio anaerobico. Dalla super.fìcie dell'agar asciro, su cui si sviluppano parer:chi rrùc rorga.ni'!mi di ,lin~rse specie, vengono prelevate con ago d i p latino le colonie del sospet.t.o agente del tracoma che si trapiantano in un tubo contenente liquido ascitico ed tm pezzetto di I-ene di coniglio. Le cultnre dapprima ~tretta mente anaerobiche si otten -ebl..tei'O con successivi trn.pitu1ti anci-.e aerobioamente su agar a. becco di clarino.
lL BA(.'IJ,LO GRA...>\''Ul.OSIS DI !\OCl'CHI QUALE AGF.!-<"TE EZIOLO<l i CO DEL TRACOMA - Lasciando da part.e gl.i esami istologici che stabiliscono unA. rassomiglianza stretta fra il tracoma. o pseudot1·acoma sperimentale realizzato sui ma~achi e scimpanzè, ed il traconta delle Inùie (StR.to di New-Mexico) che hanno fornito il materiale d'inoculazione. ecco i fatti re1<i noti da Nogucbi; egli sceglie 5 cagj di tracoma per gli esperimenti accertandosi, preventivantente, mediante ricerche istologiche della natura tracomatosa.. di dt>tto materiale clinico. Il tessuto del tracoma è stato tritarat.o ed il prodotto dd trituramento inoculato su scarificazioni e sull'epitelio n dei macachi (rhesu~) e a dei scimpa:nzè. senza ris ultato. D'~tltra parte delle lesioni a gra11ulftzioni simili al tracoma d 'origine e al tracoma sperimentale h\1 quale l'hanno de!<crit.to vari autori (Morax, Axenield, Nicolle. Bertarelli, sono state prodotte con inoculazione al macaco e allo scimpanzè di un batterio ~>coperto dul Noguchi e da, lui chiamato bacillus granulosis avente i seguenti caratteri: batterio di 0.8 - 1.2 x 0,2 - 0,3 ~ estremità piuttosto app untitfl ~pesso accoppiato a due. mobile (solo in determinate condizioni) pe•· la presenza. di tlll ciglio Aitutlto all'~t remità ciel corpo battm·ico, o in casi rnri, lateralmente. Perohè il batterio s iu mobile deve es!'ere coltivato a t.emperatura hnssa, preferibilmente a. 150 sn pia... tre di ugur uddi7.ionute di sangue di -clt\·allo; se lo cultura
IL TRACO){A
30°-3'7° il bacillo perde [a SU!\ mobilità. Il bacillo è Gram negativo e cresce molto lentamente avendosi i primi segni di sviluppo solo dopo vari giorni. Ph ottimo = 7,8. Su agar sangue dà colonie brillanti, umide, un po' rilevate, fuù, trasparenti, a. debolissima tinta giallastra.
SU e.gar, come SU altro terreno nutritivo, si tiene a
TElUlENI CULTU.RALI USATI DAL NOOUCBI PER IL .BACILLUS GRA.N~LOSIS. -
10 Piastre di agar sangue alle quali è stata aggiunta una miscela di destrosio. maltosio, saccarosio, galattosio, inuliroa e destrina, fino ad avere una. concentrazione finale dell'l % di questi carboidrati. l.a. miscela zuccherina era. filtrata at . traverso candela Berkefeld - N - per evitare la sterilizzazione ai calore e quindi aggiunta all'aga!'. Sangue defibrinato di cavallo o di coniglio veniva usato nella <·oncentrazione finale del 20 %del mezzo; l'agnr impiegato era agar-brodo ormone di Huntoon; 2o Piastre di agar ole>ato sodico emoglobina di Avery erano usate per la coltivazione del bacillo, gruppo influenza; 3o D mezzo semisolido per leptospira come quello impiegato da Noguchi ·· per la ctùtura di organismi altamente parassit.ici come le Leptospire, Bartonella bacilliformis e Flagellati che cre.'lcono solo con difficoltà o affatto negli altri mezzi. Esso com•ta di otto parti di soluzione di cloruro di sodio 0.9 %; una parte di siero fresco di coniglio, una parte di a.gar nutritivo 2 % e di circa 0,1 parti di eritrociti lacoati di coniglio. 40 Agar ascite con rene fresco di coniglio veniva usato per la cultura di microrganismi anaerobi come il treponema. Il materiale spremuto dai follicoli con' pinze sterili veniva strisciato diretta mente sulla superficie della. piastra. Nel caso del mezzo leptospira che era conte· nuta in un tubo alto di controllo veniva insemenza.ta una sospensione salina dei pezzi di tessuto, triturati in mortaio st~rile, in diluzioni progressive sia in 6 che in 12 tubi con la speranza. di ottenere culture pure nelle più alte diluizioni. I tubi del mezzo aga.r ascite contenenti tessuti venivano insemenzati per mezzo di pipette capillari, il liquido veniva spinto nel mezzo solido, mediante una siringa.. Le piastre venivano chiuse con tappo adesivo prima e dopo l'in.semenza.mento per evitare che si inquinassero. Una parte delle piastre e dei tubi veniva tenuta alla. temperatura ambiente (150-20°) per 6 giorni e poi messa a 30o mentre le altre venivano tenute a 37° per le prime 48 ore e poi messe a temperatura. ambiente. Nove giorni dopo l'insemenza.mento si facevano isolamenti dalle culture e questo si continuava per uno spazio di 4 settimane. I roiororganismi isolati dalle culture di agar sangue (71 culture in tutto) originali, rientrano nei seguenti 5 gruppi: l o stafilococchi, ottenuti in tutti i casi; 2o corynemba.tterio della xerosi, ottenuti in tutti i casi; 3o sarcinoidi ottenuti nei casi l, 2, 4, 5; 4 0 bacillo piccolo moblle, Gram nega.t.ivo che produce un pigmento giallognolo, mucoso e che cresce meglio a 30o che a 37°, ottenuto nei casi l, 3, 4, 5; 50 bacillo piccolo Oram negativo, somiglia.nt~ a. quello della. xerosi ma. ancora più piccolo, non cromogeno, viscoso. . E sso venne prima ritenuto non mobile, ma. più tardi si t rovò che era mobile in determinate condizioni di cultura. jEsso cresce nel mezzo leptospira tanto a 30o che a 370; in strisci su agar sangtte o in piastre, cre.'lce a. 300 e solo poco o affatto a 37o. Non cresce in agar piano o brodo. Questo tipo venne isolato nei casi l , 3, 4, 5.
ESPERIENZE ESEGUITE DAL NOOUCBl SUGLI ANIMALI . - È sta.t.a fatta una serie di tentativi per t•iprodurre lesioni congiuntiva-li granulose mediante inoculazione diretta. della cultura da scimmia a scimmia. Sei macacus resus inoculati con la mtltura. rlel bacterium grauulosis fornirono poi il materiale che venne trasmesso a 24 scimmie inferiori e cioè: 23 macacus resus l macacus speciosus. Si ottennero risultati positivi in 20 resus e sul macacus speciosus; 3 resus diedero ristùtato completamente negativo ed un I'Elsus risultato dubbio. Dalle lesionì ottenute sui t·osus (n. 30, 45, 69) si prelevò del materiAle che ,-erule trasmesso a due scimpanzè, 18 res us, 2 baboons ed un ornn~atango. . Il materialE' pre!'o dal resus n. 30 ha dato un ri~u ltato molto not.e,·ole in WlO sc1mponzè ed un po' meno evidE-nte in un altro scimpanzè ed in un macacus resus.
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Il materiale proveniente rla.J n. 45 deternùnò !~ioni pronunziate in un resus .ed in un ha.boon e lesione soltanto lieve in due resus. La. trasmissione non riuscl affatto su 8 resuJi!, un bahbuino, m 1 orangutango. Ne.~\ ma reazion e si ebbe pure in 2 resus in ocuJati oon materiale proveniente dal n. 69. D 'altra. parte la trasmissione di mat.eria.Je proveniente da scimpanzè ha dato lesioni granulose tipiche della congiuntiva in un resus ed in un altro resus, lesioni rispettivamente di 49 e di 151 giorni di età. Con quest'ultimo materiale si inocuJò pure con successo. uno scimpanzè ed io un 4°. passaggio, fatto oon materiale preso da. quest'ultimo animale, si riuscì ancora a t rasmettere le lesioni in 4IDB.cachi ed in 1m altro scimpanr.è. Questa congiuntivite cronica sperimentale conservò in tutti questi passaggi le sue caratteristiche cliniche e istologiche e le lesioni a vevano potere inietW.nte a. datare da.! 17o giorno dopo la. prima inocula:zione dello. cultura. fino a l 2040 giorno. Gli oculisti che hanno esaminato le lesioni sperimentali hanno concluso che e~>Se r assomigliano strettamente a l tracoma 111na.no. Ci si potl·ebbe chiedere perchè Noguchi ha. ottenuto dei risultati con questo microbo e nessun risultato col tessuto. Egli paragona questo fatto a quelli che egli ha ottenuto con l'Oroya fever, in cui si infettano le scimmie con wm cultura e non col sa.ngue che tut.t.avia contiE-ne delle Bartonella per il fatto che, pensa No~uchi nell'animale resistente, il prodoto naturale non contiene abbastanz11. microbi. Il ba.cterinm gra.nulosis può essere isolato dagli animali inoculati e 11i riscontra all'esame microscopiC'.o d ei tessut.i uma.ni e delle scimmie. Siccome però la. dimo~'<trazione è molto difficile non si può escludeJ•e la l!ua. presenza se l 'esame riesca negativo. ABooliUlNTl IN FAVORE DELLA SPECIFlCITÀ DEL B. GRANULOStS. - - } 0 La. malatt ia. sperimentale che e6SO ha prodotto; 2° J..a tra.amissibilità. dell'affezione in serie; 30 Il rniCr<!lbio reisolato dai passaggi; 4° Il fatto che tutti gli a ltri microbi isolati, da. casi umani, non hanno presentato alcun pot-ere patogeno specifico sperimentale. Nessun altro microrga.nismo isolato da casi di tra.coma nell'uomo è stato
infatti capace di produrre negli animali le Eesioni determinate dal ha.cterium granulosis. per cui si può ammettere che que~>to germe sia l'agente causale del tracoma n ell'uomo e della congiuntivite granulosa equivalen te nella scimmia. IL TRA COMA COME I NFEZIONE DA VIRUS FILTRABIL E. - - 11 viruS del tracoma. fu anche considerato un virus filtrabile: in Italia Bertarelli e Cecchetto provocarono in un maco.co, con materiale filtrato per candela Berkefeld, impervia al prodigioso, lo sviluppo d i una congiunt ivite molto somigliant-e a quella granulosa.. A Tunisi: Nicolle, C\1énod, Blaizot, ottennero lo stesso risultato in due bertucce. Secondo questi antori, questo viru!l si conserve1·ebbe bene in glicerina, fino a 7 giorni e perderebbe invece la sua azione patogena se scaldato per mezz'ora a. 56° o anche dopo mezz'ora di essiccamento a 52o. n virus si conserverebbe benissimo, sulla cornea. del coniglio vivente, un anno. Ulteriori studi sperimentali di Charl es N icolle e A. Cuénod prove1·ebbero che la congiuntivi te granulosa naturale del coniglio 6 inoculabile aJI'uomo. La malat tia inom.ùata. d ifferirebbe dal tracoma speriment.ale (o naturale) nelti'uomo e nel maca.cus innus per lo. sua più lunga incubazione e la sua localir.zazione primit iva. Rlle palpebre inferiori. Il virus del coniglio, come quello del tr.acoma umano, att,J-a.verserebhe le candele filtranti, questo virw; si conserverebbe (o si coltiverehhe) nel te:>..'luto testicolare del coniglio durante 37 giorni almeno. • JL TRACOMA, MALATTIA DA CARENZA. - 11 Royer d ice che i lavori recenti s ulle v itamine invitano a riflettere; l'Autore ri corda le e.'lperien.z e di Mc. Collum e dei suoi collaboratori, quelle d i Osborn e :\lendel, d i Sherma.n, d i Wa:son, ecc. i q uali hanno prodotto, nell'animale, la x eroftA.lmia modifìcandone l'alimentazione. La rivi~<t.a di W olhach e Howe nel • J o\ll'nal of Medicai Association » del 26 dicembre 1925 conclude coSI: " in tutti i casi la dimostrazione ohe l'assenza. di CJUO.Iche sostnnza nell'alimentazione può prodw·re un'att iva moltiplicazione ed una modificazione del cn.rattere delle cellule dell'organismo è un fatto importante e può essere il punto di pnrten<m di nuove scoperte "·
IL TRA('O)IA
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Se s i ammette che vi è all"origine del t•·acoma. come all"origine della xeroftalmia, un fattm·e alimenta•·e si può spiei~:are così che altro cRuse addizionali intervengano nell'irritazione continuat.a del te.~'>uto malat.o. Se si studia, afferma il Royer, accuratamente la letteratm·a del tracoma non s i trovano veramente prove sulla t rasmissibilità. e sul contagio, ma se si considerano le abitudini atimento.ri delle popolazioni più affette dR tracoma non si può fare a meno di pensare che ;;e la malattia ba. per causa un virus specifico, questo virus ba una Rffinità che nessun a ltro virus t.rasmis.<>ibile cono.'>Ciuto ci mostra. SINTmu. - TI tra<'oma. infiammazione cronica della comciuntiva. è caratterizzata daUo s\'ilnppo di !~ioni follicolari predominanti semprè a livello del cu.l d i sacco superiore e della congiuntiva ta1'Sica (Morax). L:a congiuntiva del te.rso è come vellutata, ricoperta eli papille. Fra queste escrescenze, apparis<:>o' no le granulazioni tracomatose grip:ie, translucido, d'aspett.o gelatiniforme (grani di s agu bollit.o). L'occhio è meno aperto del normale; la secrezione è mi,nima. La lesione della cornea costituisce la principale complicazione del tracoma: essa s i altera, diviene ineguale, grigiastra. e si vascolarizza. Di solito limitata a lla parte superiore rle JJa cornea questa. alterazione può estendersi e complicarsi ad irite. L'evoluzione è lunghis.'> ima, dura anni ed arwi. La congiuntiva si cicatriz7.e. a poco a poco e resirlua spesso una deformazione delle pa lpebre superiori e inferiori e persino la recità, in caso di lesione corneali, primitive o secomlarie. ANATOMIA PATOLOGICA. Se l'istologia delle lesi.:>ni del tracOJna florido è conosciuta; gli autori sono lungi dall'int.endersi sul processo di formazione delle lesioni e sulla natura e s ulla stessa realtà ·delle inclusioni osservate. La mucosa congiuntivale è ispessita. ma in modo irregolare, al livello del tarso e del cul di sacco superiore. In alcuni casi il rivestimento epiteliale è sollevato da piccole masse costituite da cellule addossate le une alle altre. La granulazione, che è la 161>ione patognomonica, s i presenta nel seguente modo: le cellule della periferia hanno un nucleo fortemente colorat.o, W \ protoplasma poco abbondante. Le cellule del centro sono o delle cellule linfoidi del tipo epitelioide o delle cellule voluminose il cui protoplasma contiene delle masse eli forma e di colorit o vari, in via di cariocinesi attiva. Allorchè le granulazioni subiscono la trn.sformazione gelatinosa, le cellule sono più chiare ed i nuclei meno intensamen te colorati. Nella trasformazione cicati'Ìziale il tessuto si cond!ensa. attorno al follicolo e quindi, eliminat.o il follicolo, rest.a al suo posto UJla, cica t rice fibrosa retrattile. n tai'SO è la sede di una infilt razione leucocitaria; la cornea allorchè è intet·essata si ispessisce (Morax). R ICER CHE S I E ROl.OGICHE SUl" TRA('OllfA. Cont.rar iamente a ciò cbe era stato affermato. il siero dei tracornatosi non è più tossico per il coniglio. per iniezione endovenosa, del s iero umano normale. D 'altra parte l'a lbumina della congiwttiva tracomatosa produce, nella prova ana6Jattica. la stessa reazione di una a lbumina di tessuto normale, che non differisce, per la sua int.ensità da q uelln prodotta dal ~<i ero (Vancoo). DaUe ricerche del Noguchi risulta che il s iero di sangue dei traeorrmtosi provoca un '~lutù1azione m anifesta delle culture del b. g•·imulo;;i;; mentre non la provoca il s iero d i individui sani. TF.NTATI Yr nr \'ACrr :-;OTF.P.APIA CTRATn·A DEL TRACOMA. Con t.l'it.urazione. Ùl soluzione fi;: iolo,~ricn . dei prodotti di raschinrn€'nto delle congiuntive t1·acomH,· tose, Vmttf'n ha prcpnntto una l'rnul~ione \'acc·inule che egli .inietta, dopo inn.ttivazione a 50o per mezz'ortL. ,:;otto In coruziuntiva. dei ~;uoi malati. Le dosi sono da 0,50 a 5 cc. a 3 e 4: giorni di Ùlte JT!l llo. l follicoli tr·acomat.o;;i scompaiono compie· tam ento a lla 5a 6a iniezione. . . L 'azione è ;;t,rettnment~ locale: i huoni ris ultati te•·upeutici restano sempre lu~ta ti a ll'occhio inocu lato. ll \"artic. in 4 tran0mato;;i, con granulu.zio ni flo ride .ntiottll~O nel fomice C:OII,!:!;iuntivale iJ liquido Ottenuto du iJa 111tl('(ll'l\ZÌOI1e in !'0· uz1one fìswlogicn. di te:;:suto tra<:omnto;;o. Il liquido, deco.ntat.o, ,·eniva riscaldato ~ 5C?o o s~t:ili zzat.o con snluzioi\C cl,i formolo a ll' l su 500. Dopo 24 ore il formolo ; ~n.. va. eltmmato ~ed_iant~ e_vapornzione a bagn~ ma~ia .. In . nessun~ dei cas i, r,\tta.tl con par·ecch1e m•ez•onr, SI os.'Sen·arono modJfìcazJOm de1 granuli.
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IL TRACO:UA L'AUTO-EMO-TER.'I.PlA 1NTEOR.o\LE E
L'AUTOSIEROTERiU.'IA NEL TRAC0!\1:1..
L'autoemoterapia integrale è stata introdotta dali'Angelucci nel t.ra.tta.mento del t-racoma ed avrebbe corrisposto bene nelle infiltrazioni superficiali della comea. che guarirebbero rapidamente sen7.a alterare notevolmente la. trasparenza. e la. cun•a.t.ura. della cornea.. La tecruca è quella comune; non si verificherebbero inconvenienti, nè fenomeni anafilattici. Dalle oSi:!ervazioni personali negli ambulat.ori di Mizda e d i Sinaucn mi risulta c he il metodo dell'Angelncci è più efficace àò. alleviare i penosi e molesti sintomi :::ubbiettivi che ad i111luJ·re apprezzabili modificaziooi nelle lesioni tracomatose. II C'ollin sperimentò l't\u tosieroterapia. iniettando l'a.utosiero nel cui di sacco <'nngiuntiva.le. In sette cnsi trat.tat.i ehhe 4 miglioramenti netti, 2 miglioramenti leggeri mentre tm caso rimase stazionado. Pur avendo avuto in comples:io ristùtati buoni il Collin non ritiene l'autosierotera.pia un metodo consigliabile per la cura del tracoma. n Salvati in seguito a ricerche cliniche ed istologiche dice che il siero di sangue dei t.racomatosi esercita. una influenza favorevole ~ulle I,'Ta.nulazioni tracomatose, forse in ragione della presenza di speciale antitossina. L'azione sarebbe piea rapida e sicura iniettando il siero sotto la congiunti va; le lesioni corneali sa-rebbero pill rapidamente influenzato e le opacità residuali sarebbero più tenui d i quelle che si vedono orò.ina.riament.e. Le iniezioni alla. dose minima di ~ di eme. non sono •lolorose, nò provo<'.ano reazione locale e vanno prat.icate ogni 2 giorni. Inoltre il ~i ero avrebbe qualità preventive per il virus tracomatoso perchè provocherebbe una immm:ùtà locale di una. certa durata;. questo è rnqlto import-ante per la profilassi. RECENTI METODI DI CURA. D.E t. TRACOM.... -- Il Foà. in WlO studio pubblicato nel 1928 apporta 40 osservazioni che corroborano l'azione efficace dell'olio di Cha.ulmogra. nel trat-tamento del tracoma sia che si trA.tti della forma. follicolare, della forma papillare o di quella mista. Egli r.omplet-a. i dati che possediamo già jp·a.zie a Delanoe, al Marocco, Morax, Gabrielles in Francia; Tallel, De Vecchio, Vitta.dini, Sa.ruelli in I talia. Le palpebre rovesciate, dopo azione della cocaina. al 3 % sono energicamente fregate con un tampone imbibito di olio di Chaulmogra purificat.o. Questo massaggio, ogn.i 2 giorni, è alternato con lavaggi della congiuntiva con acqua borica. o ins tallazioni di prot.argolo. La miglioria. si produce rapidamente; le complicazioni corneali non costituiscono una conLroindicazione e richiedono solamente della prudenza. La ~arigione sembrerebbe duratura. Il Carmi afferma. che i vantaggi che presenta. la cura. rl.ella. congiuntivite grantùosa. con la elioterapia artificiale col sole d'alta. montagna (lampade di Bach) sono molteplici perchè con poche irradiazioni si provoca. tm notevole a.Ue"iamento dei disturbi si riesce a. modificare la congiuntiva. accentuando l'azione curativa dei medicamenti ordinari e si favorisce ed accelera il processo di cicatrizzazione. Per la cura del tracoma il Dautrelle ha abbandonato il metodo della diaterrnocoa.gulazione e preferisce l'applicazione della. • scintilla fredda • g ià. in uso in urologia. La scintilla- fredda agisce in virtù della sua tensione contrariament-e alla scint iila. calda che ò carbonizzante. La scintilla fredda si ottiene mediante 1ma tigia metallica. situat,a all'int-erno di m1 tubo, aperto, di vetro. n tubo di vetro deve e.'!sere bene applieato stilla. superficie conginntivale da t rattare e la tigia metallica, sot.tile, deve distare 2,4 mm. dalla superficie di azione. L'escara. che si ottiene è rotonda ha. uno spessore di l, l, 1;2 mm. e si distacca dopo IO giorni circa; la reazione della. con~iuntiva è moderata. Anche il Rafain, dopo aver sperimentato altr1 metodi, ritiene che il trattamento di scelta sia. rappresentato da.lla. folgorazione unipolare (scintilla fredda) perchè poco ·o nulla Où]Oroso. e scevra. di pericoli di distruzione profonda. n Rafain dopo 3-4 g.iorui dall'intervento, applica delle pomat-e n bMe di preparati bromici, L'alta autorità. scientifica del Noguchi e la ~=<erietà con la quale furono condotte le nnrr.ero~=<e e diligenti ricerche che portarono all1\ scoperta del bacillo granulosis dn.rmo affidamento che l'eziologia. del trn.coma. sia. stata. fina.lment.e accert-ata. È da augurarsi che studi futuri confermino la scopert-a del grande scienziato e rendano più agevole la. ctùtura del bacillo granulosis. affinchè la va.ccinotera.pia possa. seriamente e validamente intervenire per liberare l' umanità da. que.'lta terribile ma lattia.
NOTE DI
IGIENE PRATICA
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LA SIGARETTA per il dott. Nicola Rodlnò, cnpitano medico
La no ·tra gl•ncra 1.ione, così squisitarnent.(' sdezionata . ;;(;'n te pit'l ,·ivo l'attaccamento alla vita, per cui si polarizza n•rso una maggiore perfezione igienica. Le croeiatc con tro la tubercolo~i e l'alcoolismo, lRo lotta con tro la malaria c la sifilide, la recente guerra. agli insetti c spccialntente contro la mosca domestica, sono la r isultante eli qnt-.~to ri nnovato spirito igienico singolo c collet tivo. P erò, men tre l' umanità si :affa,noa a,d allontaoan• alcnni mali rhe la insidiano, corre con incosciente e morboso ardore verso altri, I:!Ottili e penetranti: gli stupefacenti. Tra quest.i per primo si inebria ai fum i del tabacco, ineluttabilmentc avvinta dalle sue impalpabili volute azzurre, che, <'OmE> spire di serpente mostruoso, aVTingbjano ri<'chi e poveri, grandi e piccoli, uomini ed oggi fìnanco le donne. Questo incalzante servilismo, che raggiunge l'abbrutimento, si n t delineando, nella sua triste realtà, senza. freno, senza pudore, sE:nza, pietà neanche vcr11o la fragile e nascente generazione, neanche >erso coloro che hanno il sublime còmpito della conservazione della specie. Sebbene si vuole che lo stesso :Soè si sia. ubriacato non col vino, ma t•ol tabacco, e pure essendo da secoli molti antichi popoli, per primi l!li Americani gli Asiatici poi, uomini e donne, fumatori impenitenti, l'Europa sembrava dovesse rimanere immune da t ale fatale vizio, percbè ignorava l'erba nicoziana. Fu la scoperta dell'AmeriCa. che fece conoscere all'Antico Continen te l'uso del tabacco, diffusosi prima. in Ispagna e dopo in Francia per opera del Nicot, donde in suo onore il nome all'erba malefica. I primi coltivatori del tabacco furono i monaci, mentre i principali (liffusori i gesuiti; gli liDi e gli altri che avrebbero dovuto da.re invece esempio di moderazione trattandosi di veleni stupefacenti. L'Italia, cho !iOrnbrava tetragona al nuo>o v izio, snbi la prima. onta per opera dei preti spagnuoli e, cou tutto che P apa l'rbano VIII si ~o~for zas~Je di proscriverne l'uso, il tabacco da fiuto prese salde radici in Vaticano ed in seguito n.E>lla popolazione. La ma.Ja moda dilagò tanto nel Settecento da far dare l'aJiarrne a l Ramazzini sulla nuo,·a e dannosa usanza perseguita con tenacia dagli uomini, dalle donne e financo dai bambini. An<>he nella stessa epoca fece ingr<>sso in Italia l'uso del tabacco da fumo per opera anche qui di un prelato - il cardinale Crescenzio m entre quello della sigaretta è di d ata. piuttosto recente: il suo uso fu conosciuto d urante la guerra di Crimea, di>ulgato poi dovunque ùa.gli uffic iali Francesi ed Inglesi che lo avevano appreso dai Tedeschi. La tabacchicultura in Italia ebbe la sua. culla, secondo Io,ino, nella provincia. ili Lecce
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LA SWARETTA
verso la metà del secolo x vrrr, con produzione di tabacchi da fiuto, c.osì cari alla Corte di Napoli ed al Clero. Solo nel 1893 ebbt> inizio la. cultura del tabacco levantino od orientale, sia nel Salento cht> nelle Marche od in Sardegna; ma dove questo nuovo prodotto, che è poi quello per eonfezionare le sigarette, si è imposto per la sua produzione t> qualità fu nel Leccese. Invano anticamente i govl.'rnanti del tempo cercarono di distogliere le popolazioni dalla nuova iattura, comminando pene anche severe, come in Sa.<>son ia ed in Austria, dove si confiscavano i beni ai fumatori inYeterati e nel Liineburg dove nel 1691 vigeva per i f umatori nientemeno che la pena di morte. Non parliamo poi quanto siano stati perseguitati in Russia i fumatori: la fustiga.zione, la perforazione delle narici, la asportazione del n aso e delle labbra, la deportazione in Siberia, la pena di morte era il crescendo delle pene contro il vizio del fumo. Né meno feroci furono i Turchi, PersiaJù ed Arabi, i quali nltirni trascinaYano al rogo colui che aveva introdotto tabacco nel pae-se. Ma il vizio fu più forte della debolezz~ umana, ed al feroce proibizioJÙSmo, il quale ser vì da esca all'incendio tabagico, seguì per gradi il fiscalismo, e da questa umana miseria na~que il monopolio. Non mancò peraltro qualche barlume di resipiscenza contro l'uso del tabacco: il caffè Cova nel 1848 diede all"Austria proterva un esempio di sacrificio e di disciplina mirabili, col boicottare i Milanesi il tabacco Austriaco, ma fu l'nltima fiamma nell'oscuran tismo nicoziano. Il nostro popolo, che vinse la guerra mondiale, fu vittima invece della pandemia tabagica. · La trincea fu pronuba alla sigaretta, la snervante attesa alla infida compagna. E mentre al fan te dovunque venivano offerte sigarette a dovizia, in territorio mancava un tale mezzo di obblìo alle privazioni: non si mangiava per fumare, si faceva la ridicola. fila dinanzi alle rivendite, e financo non mancò chi, non potendo fuma.re. preferi morire. Oggi siamo dei vinti.
Quanto si fuma oggi in Italia? I1 Donadoni afferma. che nel1926 si sono piantati in Italia a tabacco più di 46 m ila ettari di terra, che banno reso 43 milioni di chilogrammi di taba.cco, risultando la produzione in tale anno più di cinque volte maggiore di quella dcl1918. S. E. Acerbo, nella sua ultima relazione ufficiale segnala l'aumento wrifìeatosi in Italia nella. produzione del tabacco. Di fronte ad una media annuale di 390 mila quintali avutasi nell' ultimo quinquennio, nel 1928 si Rono prodotti 364 mila e nel 1929 440 mila quintali, per un valore pari a 300 milioni nell928 e 323 milioni di lire ncl l 929. s~condo Allevi il consumo Incclio negli anni 1925-26 è stato iu Italia di 738 g-rammi a testa per anno, pari a ciJ·ca 80 lire per ciascuno abitante. Di qlH·~ta ba,<><' testa.tica, 47 grammi si sono consumati in tabacco da fiuto, 160 in sigaxi, 206 in t rincia.ti e b en 325 gra.mmi in sigarette. Il Veneto ha il primato per tabacco da .naso e trinciati, Emilia. e Toscana per sigari, le provincie RE'dcnt,e per sigarette. DoYe si consuma m P nota baeco è nell'Italia l\I('ridionale, e le provincie di Foggia e Benevento risultano le più temperanti. Per sole sigarette l'Italia ha uu introito annuo di ltll miliardo e mezzo di lire, senza calcolare, nel consumo globale, le sigaret.te importate dal-
LA S I O.utETTA
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l'Estero. D solo Egitto, la cui sigaretta è dovunque ri<'<>rcata, ha a>uto nel 19~G un iutroitu di 329 milioni di lire egiziane, per una esportazione pari a l'iO mila chilogrammi di sigarette. :Ma an c· h<' l'Italia. è un 'ott ima produttrice di tabacco per sigarette. ~el Sal<'nlo, che pare, llecondo !ovino, la regione più produttiva al riguardo, si è' avuto in qu<'~ti ultimi anni un crescendo impressionante. Infatti da 3100 quintali avutisi in foglia grezza nell910, si è avuta ultimamente una proùuziouc di cir ca 170 mila quintali, per una superficie coltivata pari a circa 20 mila c•tlari. Tale prodotto campestre ba un valore di 120 milioni di lin·, c·u·ra <·Ile vi(•nc raddoppia.ta dopo la lavorazione industriale. Vi sono p<'rò "Kazioni più >iziose di noi. La Germania ha un consumo testatico di 1250 gl'aromi, la l<'rancia di 1500, e gli Stati Uniti di 2500 grammi all'anno. O~g i giorno il numero dei fumatori nel mondo si fa giungere, secondo .Allovi, a 800 milioni. Invano Mautl·~tt=tz a. si afianna a lanciare i suoi dogmi: <<Non fumate prima di essere uomini; se Si(•te donne non fumate mai ''· Basterebbo leggere cos~L scrive in 1)roposito Tina Zita, non sappiamo se in buona .fede o per snobismo, innalzando nientemeno la sigaretta a salvaguardia della intemcrit~t mulicbrc ed a tut-rice della pace domestica.
P erchè il tabacco è dannoso 1 Dalle fogli<' d<'l tabacco, già da oltre un secolo, era stato potuto isolare il principale alcaloide: la nicotina. In seo<YU:ito altri veleni si sono rinvenuti nell'erba nicoziana: la nicoteina, la nicotellina, e la nicozianina; e, prodotti della. combustione del tabacco, molti altri veleni, fra i quali i più importanti: piridina e solfocianuro di potassio. La nicotina è un veleno potente quanto l'acido cianidrico, scri>e l'Allevi: essa viene assorbita rol fumo dalla mucosa buooo-faringea e da buona parte dell'ampia cd anfrattuosa superficie polmonare quando, fumando le sigarette, si usa voluttuosamente aspirarle. Wintersten cd Aronson, i quali hanno analizzato numerosi campioni di sigarette, appartenenti a 200 specie consumate in Svizzera, banno trovato cbe il loro contenuto in nicotina oscillava da 0,7 al 3 %Secondo le nostre cifre ufficiali nel tabacco virginia la percentuaJe di nicotina oscilla dal 4 al 6 %, nel maryland dal 2 al 3 %, nel tabacco macedonia dall'l al 2 %Nell'atto di fumare, molta nicotina con la combustione si scompone e va perduta; ma buona parte viene al contatto diretto delle mucose, viene assorbita eù, insicmt> ad cr;~>a, pirolo, piridina, picolina., collidina, acido cianidrico, ammoniaca eù o:ssido di carbonio, tutti veleni volatili o potenti. Secondo i su(!.d<'tti i\.A. nel fumare le sigarette dal 43 al 62 % di nicotinA. brucia e volatilizza; dal 27 al 36 % viene pipata ed il rest.o distiJla col mozzicone. Della nicotina pipata col fumo una buona parte viene rigettata: la quantità. di nicotina effettivamente assorbita si riduce a 2,5-4,4 % del totale se il fumo viene subito espulso; a 8,1-17,0 %se il fumo viene aspirato nell'albero respiratorio. Una sigaretta rende in fumo 4 centigrammi di sola nicotina, della quale non aspirando, si assorbono a.ppena 7 milligrammi: aspirando inveco il fumo della sigaretta, secondo Heinz, si assorbono ben 35 milligrammi d i ' -
GìO'I"nale dì m6dlcìna maitGf"6.
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LA SIGARETTA
nicotina, che è quanto dire quasi tutto il veleno che essa racchiude, il cui tabacco poi, data la speciale concia cui viene sottopposto per dargli l'aroma caratteristico, è risultato più attivo del tabacco da sigari e da. pipa. La quantità. di nicotina che può essere assorbita varia anche per ve.rie circostan.ze. A parità. di peso di tabacco, se le sigarette sono asciutte se ne assorbe circa il 30 % in meno di nicotina che se sono umide; se sono morbide se ne assorbe fino a un terzo in più che se sono compatte; se sono lunghe e sottili si assorbono fino a due terzi in meno di nicotina che se sono corte e di larga sezione. La dose di uno a due centigrammi di nicotina per chilogra.mma di peso uccide istantaneamente un cane; quella letale per l'uomo oscilla su larghi limiti - da 5 a circa 20 centigrammi - data la varia suscettibilità. individuale a questo veleno. Esso col fumo viene rapidamente assorbito, ma non altrettanto eliminato, dando sicuri fenomeni di accumulo, ma molto dubbi fenomeni di mitridatismo. Da quanto sopra, mi sappia dire il benevolo lettore quante dosi letali assorbirà giornalmente, anche se modesto fumatore di un sol pacchetto di sigarette macedonia. Ohi non ricorda la prima fumata, durante la quale si è stati colpiti da avvelenamento acuto da tabacco YE se in genere i sintomi, sempre gravi ed imponenti, subito si dileguano e la seconda fumata è meglio tollerata, non è a dire che la letteratura manchi di casi letali per t a.ba.gismo acuto ed anche per le sole ed innocue sigarette. Molti .Autori si sono sbizzarriti nel decantare il potere disinfettante del fumo. Ed in effetti è cosi, perchè gli alcaloidi che esso contiene sono veleni a tutti gli organismi animali,. macro e microscopici; ma a tale concentrazione da non potere giustificare l'uso del fumo a scopo, diciamo, profilattico, dato il danno reale che arreca aUa vittima, illusa di preservarsi da un ipotetico male, adoperando un mezzo sicuramente deleterio, specie quando il fumo viene aspirato, ciò che oggi è da tutti i fumatori di sigarette accanitamente perseguito.
Quali sono i danni del f1t?no ? Se è dubbio che il fumo predisponga o meno alla carie dentaria, è pur vero che esso fessura lo smalto data l'alta temperatura e perciò .<;copre la dentina prima e la polpa poi. La stomatite tabagica può giungere, negli impenitenti, fino alla piorrea alveolare, senza contare che la chiostra. dei denti perderà l'estetico attributo del candore. Sempre nella bocca il tabacco è causa certamente predisponente del cancro dei fumatori e le statistiche del Niceforo parlano chiaro: negli uomini la percentuale del cancro della bocca è del 29 % mentre nelle donne dell'1,3 %, percentuale questa che nel sesso femminile potrà. anche darci delle dolorose sorprese, a causa dello spaventevole aumento delle fumatrici di sigarette da qualche anno a questa parte. Mc. Killop porta un eguale contributo sulla genesi del cancro della bocca. da. irritazione del fumo, dai dati relativi ai casi di cancro della bocca avutisi nel Queensland d!!.l 1909 al 1928: su 606 casi, 580 si sono avuti in uomini e solo 26 in donne. Winteraten ed Aronson hanno trovato -che con la. combustione del t!.l.bacco si producono dal 5 al 10 % di catrame,
LA SlGABETTA
il quale probabilmente non sarà senza effetto nella patogenesi del cancro dei fumatori. Lickint fa osservare che dal fumo e dalla predisposizione cancerigna è specialmente mina-cciato il fegato, perehè la nicotina viene da questo organo trattenuta per un certo tempo, prima di essere rinviata in circolo e quindi in grado di esercitare su di esso una azione continua tossico-irritativa. L'arresto della nicotina nel fegato è stato sperimentalmente constatato nel cane specialmente da Lautenba.ch; mentre p er Gautrelet e Gy l'irritazione della nicotina sul fegato ha una grande importanza nella produzione della cirrosi epatica, ave~dola potuta riprodurre in animali da esperimento lungamente trattati con nicotina. È perciò probabile che il cancro primitivo del fegato dei fumatori si sviluppi alcune volte su una cirrosi pregressa nicotinica, analogamente ai carcinomi dello stoma-co che si impiantano su ulceri gastriche e sulle loro cicatrici. Oltre al fegato anche la vescica può essere colpita dal cancro nei fumatori. N oether ha dimostrato che gran parte della nicotina viene eliminata con le urine, per cui nei fumatori inveterati la vescica è continuamente in contatto. con questo veleno, il quale vi eserciterebbe, secondo Lickint, una azione cancerigna, analoga a quella esercitata dall'anilina nella produzione del cancro della ve12cica in detti lavoratori, dato che il cancro primitivo della vescica è più frequente negli uomini che nelle donne, sebbene in queste la cistite cronica sia più frequente che negli ·uomini. Così dicasi per i tumori benigni della vescica che si riscontrano nel rapporto di 536 a 138 fra uomo e donna. Per questo A. infine l'abitudine di fumare può esercitare una azione cancerigna negli organi seguenti: labbra, lingua, mucosa orale, gengivt>, faringe, esofago, stomaco, fega.to, vescica, laringe, bronchi e polmoni, ed ammonjsce di proibire al malato di fumare, ogni qualvolta esistono in questi organi degli stati irritativi cronici manifesti. La martoriante faringite granulosa dei fumatori di sigarette è abbastanza conosciuta unitamente allo ptialismo, che può giungere all:1 snervante e poco edificante scialorrea, quando sappiamo che l'uomo sano non sputa mai, necessitando il secreto delle ghiandole sali vari ad importanti funzioni della digestione e non ad essere continuament,e sparso per le teiTe o trangugiato nel povero stomaco. Dalla fa,r ingite granulosa si può avere la diffusione alla pituitaria. ed all'orecchio medio : molte otiti medie e sinusiti crediamo si debbano alla incontinenza tabagica. Accenno ancora alla infiammazione cronica delle tonsille e dell'anello di Waldeyer, porta di entrata a tanti germi cbe ci minacciano semprp, e dovunque, e vengo alle dispepsie dei fumatori, i quali preferiscono al cibo il fumo, perohè questo fa perdere l'istinto più importante della vita : ra.ppetito. Cbi ha vissuto la guerra ricorderà. cb e una sigaretta era sufficiente per far dimenticare il rancio. Il fumatore ha digestioni lente e gravose per disfunzione gastrica-ipercloridt·ia, ipocloridria, anacloridria fino a vere coliche gastriche, rese più atroci dal singhiozzo tabagico per irrita.zione del frenico. Per Otner entrerebbe in ballo anche l'ulcera gastrica per vere lesioni nervose tabagiche del sistema nervoso vegetativo.
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:LA SIGA.REl'T4
È falso cbe il fumo a.iuti la digestione e le esperienze di Sacchetto e Testolin parlano chiaro; o meglio è vero che si hanno fenomeni peristaltici, ma seguiti a breve scadenza da fatti atonici, passeggeri prima e stabili poi, ribelli ad ogni cnra che uon sia la cessazione complet,a del fumo. Mitchtchonk ha dimostrato sull'uomo che l'azione della nicotina, contenuta nelle sigarette, è varia Slllla motilità, e secrezione ga.strica a seconda della dose. Sn 230 esami eseguiti sull'uomo, sia a digiuno che dopo i pasti in individui, il cni numero delle sigarette fumate variava da una ad un numero molto grande, ha potuto constatare che piccole dosi di nicotina. non esercitano in generale alcuna azione sllUe fllnzioni gastriche; le dosi medie non maniie.'3tano che una leggicra azione eccitante; le dosi forti invece provocano una intossicazione ed inibiscono la fllnzione motrice e secretiva dello stomaco. L 'albero respiratorio viene anche molto offeso dal fumo; laringiti, tracheiti e bronchiti ricorrenti ne sono la conseguenza con un aumento impressionante di catarri bronchiali, che si riacutizzano ad ogni cambiar di vento, con enfisema polmonare consecutivo ad accessi asmatici specie notturni. Quale spettacolo poco edificante è quello di vedere dovunque sputacchiere intrise e vie e piazze cosparse di nllmmuli di muco. Quanti catarrosi, quanti tossicolosi ci regala il fumo della sigaretta. Ed i polmoni t La mucosa polmonare di coloro che aspirano il fumo, a. lungo andare, oltre ad assumere un colorito nera.stro, è sottoposta ad una continua irritazione, non sappiamo con quanto danno alla efBcienza protettiva della mucosa stessa. N on che la tubercolosi sia causata dall'aspirare il fumo della sigaretta, dato che ciò non è stato ancora provato, mentre parrebbe dalle statistiche il contrario; ma se è un fatto inne-
gabile che il fumo debilita la efficienza polmonare, non sappiamo come questo organo sarà capace di difendersi all'attacco del virus tubercolare. j Ciò che invero è il maggior pericolo per l'umanità, è che il fumo e per esso la nicotina ha una spiccata elettività per le arterie ed il sistema nervoso, potendo produrre alterazioni non solo funzionali, ma. pare, anche anatomiche. n cardiopalmo, l'angina tabagica, il delirium cordis sono i più salienti sintomi causati dal fumo; la degenerazione del miocardio, l'ateroma, l'arteriosclerosi generale le fatali conseguenze permanenti. Alcool, tabacco, enterotossine sono agenti causali dell'arteriosclerosi. Molti AA., fra i quali Adler, H ensel, Lemoen, sono riusciti a provocare negli animali da esperimento l'arteriosclerosi inoculando loro della nicotina; e Boveri l'ateroma dell'aorta nei conigli trattati con infuso di tabacco allO %- Fin dall882 Antonio Cardarelli scriveva che tabacco, caffè e the sono veleni del cuore, agendo potentemente sopra i suoi nervi e producendo, specie il tabacco, il palpito nervoso e l'angina pectQris. Nell862 Gelineau osservò una epidemia di angina pectori8
a bordo dell'Embuscade, causata dal tabacco, di cui abusava la. ciurma.. « Tutti gli infermi, scriveva questo scrittore, fumavano con un certo accanimento e con rabbia; il più giovane di tutti coloro che furono presi dalla sternaigia, aveva sempre la. ciga.retta in bocca». Che dire infine del danno che la nicotina causa al sistema. nervoso ed agli organi di senso superiori T Lede l'udito dai semplici ronzii fino
LA SICARJ::TTA
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alla sordit:\, c la funzion e visiva per ambliopia tabagica, che può fatalmente giungere all'amaurosi. Lede la memoria più o meno gravemente. La nevrastcnia è influenzata notevolmente dalla nicotina e lo smodMo aumento del consumo delle sigarette ha fatto aumentare i ncvra.stenici, i quali si accaniscono nella loro trist-e esistenza a fumare sempre di più. Anche l'epilessia sembrerebbe, se non causata, prodotta certamente nei tarati dal fumo, cosl dicasi di varie forme di psicosi, sebbene alcuni neuropatologi parlino di vere e proprie psicosi tabagiche; Lewin parla. di impotenza taba:.,rica e per le donne di aborti e parti prematuri causati dalla nicotina. .Ricordiamo infine l'ipertiroidismo ta.bagico con tach.icardia. e tremore, il quale può dar luogo alla cosidetta « vibrazione perpetua n con la partecipazione di tutti i muscoli compresi il diaframma ed i muscoli respiratori e ad alterazioni caratteristiche della respirazione, corrette volontariamente nella veglia, ma non nel sonno. Personalmonte ho potuto constata,r e tremori notturni generali., causati dalle sigaretto, cessare in seguito alla soppressione del fumo, ma riprendere dopo qualche giorno dal ritorno alla. sigaretta. Quanti danni spesso irreparabili, specie fra la inesperta gioventù, quale triste gamma di dolori umani causati da un vizio, radicatosi, diciamolo pure, cosi bestialmente soltanto nell'uomo. In un secolo in cui ognuno deve tenero i nervi a posto, è francamente cosa triste assistere impotenti al continuo logorarsi delle arterie e dei nervi, arterie e nervi che sono necessità vitali per chi è, e lo siamo tutti, avvinti nella. diuturna. ed accanita lotta per l'esistenza. Oome evitare il tabagisnw'
È giunto il momento di agire da parte di tutti coloro che direttamente od inderettamente possono influire beneficamente nello sra.di<·are specie nei giovani, il minaccioso dilagare di questo pericolo per l'umanità. Occorre a{}unque iniziare ed osare anche questa crociata contro la sigaretta, crociata molto infida. per il nemico che è inafferrabile - è il fumo - mentre, come in principio dicevo, ci costringe nelle sue spire voluttuose, impalpabili ma altrettanto tenaci. La raccomandazione di fumare al massimo 20 grammi al giorno di tabacco, di non usare tabacco umido, di fumare sigari cosidetti decotinizzati, di usare bocchini lunghi, tamponcini di percloruro di ferro, il quale neutralizza la nicotina; sono tutte belle cose in teoria, ma praticamente nulle, polvero agli occhi e vera esca maggiore per i fumatori, i quali fumeranno di più illusi di avvelenarsi di meno. Molte sigarette cosidette «igieniche'' contengono piccole quantità di nicotina, per cui sono poco accette; ma in tutte la. nicotina esiste e non conosciamo ancora processi atti ad eliminarla o tra.sformarla. in prodotti innocui. P er limitare l'intossicazione nicotinica Wintersten ed Aronson propongono che nei pacchetti di sigarette venga sempre indicato il contenuto di nicotina, per modo che ogni fumatore possa scegliere i campioni più poveri di alcaloide. I tabacchi che contengono al massimo il 0.5 % di nicotina potrebbero venire adoperati per la confezione delle sigarette << igie-
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R IVISTA DE'LL.&. STA!>tPA ME DICA ITALIANA E STRANlERA
niche », le quali per essere tali debbono essere lunghe, sottili, dure, ed a-sciutte. Secondo Bargellini colui che aspira fosgene non può tollerare il fumo della sigaretta. · Ma per vincere un tale vizio occorrerebbe solo una cosa : la forza di volontà nel sapersi bruscamente staccare dal fumo, come lo fecero i Milanesi per amor di Patria. Con l'ammaliatrice - la sigaretta - non . valgono i mezzi termini, che sono incentivo a rinnovati amori più sfrena.ti e fatali. Molti di noi, se non tutti oggi, siamo o siamo stati divoratori di sigarette e se ci siamo ravveduti, lo abbiamo dovuto fare di colpo, buttando sulla via i micidiali arnesi, o per pura volontà ravveditrice, o per forza perchè presi alla gola da.i disturbi tabagici. Occorre infondere questo ritorno alla volontà umana con la persuasione, ed esponendo brutalmente le piaghe tabagiche, come abbiamo ora fatto. Per l'Esercito ciò rappresenta un elementare dovere, avendo esso in tutela, sia pure per breve periodo, il fior fiore della gioventù nazionale, e non solo per tanta ricchezza che va in fumo, ma perchè il tabacco è a tutti e sempre dannoso, specie poi le sigarette per quanto e per come si fumano. Ma una simile crociata contro la sigaretta sarà attuabile soltanto, se l'esempio partirà dall'Alto e che non sia privazione, ma fede,- dando l'Esercito una prova mirabile di forza di volontà e di attaccamento alla Stirpe di fronte alla presente genera.zione, avvelena.ta dalla ni~otina.
RIVISTA DILLA STAMPA miCA ITALIANA l STRAlUIBA Sulla patogenicità della • BlastocyÙJtùt Rominis » . (Pathologica, n. 462, 1930).
SANGIOR OI. -
L' A., in bnse ad une. lA.rga esperienza. per~na.le acquisita. d urante la. guerre. in Albania ed in base allo s~ndio di cAsi scelti eli pura • hle.stocistosi », è convinto, in accordo llon altri osserv~tori stranieri , della. patog~nicità delle blastocisti po.re.ssite dell'intestino mna.no. La. « blastocistosi » ~ una. forma. che si t radisce clinicamente con turbe intestinali diarroiche, a.feb brili, 11 decorso sub-acuto o cronico, microscopicamente col reperto di abbondantissime forme vegetative ùura.nt-e la « criai dia.rroiC'a. • e eli forme p robabi lmen te con significato eli spore nella. fase post-crit ico.. Il parassitismo ne è tenace, non essendosi t rovato fin 'ora. un me'l.zo terapeutico, ca.pa.ce d i una. bonifico. radicale del soggetto. Brr.ANCIONI. - · Questioni di otori'l1o-laringologia moderna. (Pisa, Tipografia editrice
P acini - Ma riotti, 1930). In questo volume l'A. dà un'altra. prova della. sua meravigliosa a ttività scit-n · t ifìca, raccogliendo le prolusioni e conferenze tenute in questi ultimi anni. Fra. g li importantissimi argomenti trattati, notiamo quelli rigua rdanti la visita. p rema.tri· moniale e gli otologi, la tubercolosi Ia rinJ!ca e le cure macine, l'orecC'-hio e il i':Elnso dello spazio, l'eqtùlibrio statico e dinamico della laringe, i fenomeni della ereditA nel
lUVlSTA DELLA. STAMPA MEDICA ITA.LIA.'i"A E STRANIERA
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campo della oto-rino-laringologia., la diagnosi precoce del cancro laringeo ed i compiti della oto-rino-la.ringolo~ia nella politica sanitaria e sociale fascista. Ma specialmente pei medici militari ò di sommo interesse la conferenza tenuta alla &uota di applicnzione di sanitil sulla oto-rino-laringologia di pace e di guerra, in cui sono ampiamente illustrati i notevolis.c;imi contributi scientifici dati dalla specialità. a vanta.g~io delle forze armate, s ia in tempo di pace che durante l'ultimo strande conflitto, in rapporto sopratutto allo lesioni traumatiche, ai traumi psichioi, àllo malattie provocate, alle simulazioni, ecc. AccoRINTl.- Senso statico e senso cinetico in aviazioni!. (Firenze, 1930). In una intere:>sant~ conferenza tenuta all'Istituto medico-legale per l'Aeronautica di Firenze, dopo una breve e~:~posizione de2;li studi sperimentali compiuti sul vestibolo, l'A. pa.'ISa a de.>crivere le os. ~erva.zioni cliniche fatte sull'uomo in seguito a processi flogistici ed a lesioni traumatiche della. rocca. petrosa. Riferisce poscia le e.'!perienze compiute sui sordomuti e quelle sull'uomo normale per saggiare la. funzione vesticola.re del pilota.ggio aereo. In questo capitolo parla del senso di orientamento in volo e do~li eccitamenti sensoriali a. cui vanno sogget~i i piloti di aereo, e le cause capaci a turbare l'apparecchio del senso 8t.atico e cinetico. Questi organi terminali sensoriali e deputati alla. fum:ione dell'equilibrio rlel corpo sono proprio-cettori di riflessi è sede perciò di movimenti automatici o semi-automatici e quindi l'a.ltera:done di essi disturba l'armonia dell'esocuzione muscolare, come la distruzione porta 11.lla. perdita dei riflessi muscolari static i e dinamici di origine labirintica, indispensabili per il pilot.a. d'aereo. CuALDI.- L'eriJ.rop9ia da abba:7liammto. (Bollettino d'oculistica, n. 2, 1930). Nella. clinica oculi!;tica. della R. Università. di Genova l'A. ha condotto interessanti ricerche, per le quali ha potuto accertare che l'eritropsia è un fenomeno che fa vedere tutto di un colore t·osso uniforme, variante dal rosso sangue al rosso violaceo, con fo.si color porpora e viola.cea, della. durata di alcune ore ad alcuni ~orni e con rip~tizioni, che si verificano specialmente verso sera, e saltuariamente fino ad un anno di distanza dalla prima manifestazione. P er la produzione d ell'eritropsia è condizione importantissima o la dilatazione clelia pupilla o la mancanza della lente; è condizione necessaria la prolungata esposizione alla luce solare, speciahnent~ in vicinanza del mare o in monte~a o in locaLità. desertiche o coperte di neve o in pio.nura., nella stagione calda. L eritropsia da abbagliamento è dovuta a~l una spacialo sensibilizzazione della retina, provocata dalle radiazioni ultraviolette dollo spettro solare in soggetti predisposti. AI.BAN"ESE.- V ade mecu.m odontoiatrico. (Arezzo, 1930).
È un volumetto col quale l'Autore dimostra che l'odontoia.tria italiana, liberata.si d all'empirismo, ha preso posizione nel campo delle sciam.e mediche. ln questo vade-mecum egli ha limitato il campo della cura preventiva e conservativa dei denti, volgarizzando in modo chiaro la odontoiatria per uso dei medici pratici e presentando con chiare illustrazioni le fasi delle malattie, gli interventi e L'istrumentario indispen.'labile per la. buona pratica.. L'opera è divisa. in cinque capitoli, nei quali sono trattati con speciale cura i se~uent1 argomenti: l 0) l'eaame della bocca; ZO) la carie e suoi gradi: 30) tecnica della terapia conservativa; 4°) l'estra7.ione dentA.ria; 5°) il tartaro. Segue l'elenco dei m 9dicamenti d'u.'lo odontoiatrico, che completa l'utilità del V'ade. mecum, utile a tutti p~r le consultazioni e specialmente ai medici militari. CAJliBESSEDES e G.A..BNIER. -
· n. 23, 1929~ .
La vaccino-terapia. della febbre Maltese, (Paria Médical
D opo alcune considerazioni sul progressivo aument.o di frequenza che anche in Francia ha. la. febbre Maltese, e su l'incertezza dei risultati ottenuti con la. vaccinoterapia antimelitense, gli AA. p assano ad illustrare i risultati da loro ottenuti con l'uso del vaccino e le conclusioni che da essi si pos.'!ono trarre,
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R1Y!STA DELT.A STAMl'.A :IIEDICA ITALIANA E STR.\NIE RA
Gli AA., partendo dall'osservazione che dopo l'iniezione d el vaccino vi è uno stretto rappor to fra la rapid ità della guarigione e l'intensità. d ei fenomeni generali, hauno impiegato come vaccino una soluzione di proteine batteriche. Questa soluzione era preparata da. culture di b. dell'aborto. ed un centimetro cubo di essa corrisponrleva a 500 mWnrdi di germi. D opo l'iniezio ne intramuscolare· del vaccino nella do><e variabile d a 2 decim i di eme. nei nume rosi casi pubblicati, si è a vuta. rapida guarigione. Gli AA. hanno prnticato sempre e consigliano gli altri di fare l'int radermorea.zione prima detr inicziorte del vaccino. Infatti questa prova dà la mi.aw·a della sensibilizzazione del malAto a ll'antigene batterico e dal risultato avuto con essa. s i può arguire la. m"4!giore o minore quantità. di vaccino necessario a p rovocare la rea.· ziono g eneralo, capace eli essere benefica alla forma. morbosa. I.Jome si comprende, g li AA. non ritengono che l'azione benefica del vaccino s ia dovuta. alla produzione ili anticorpi ma. alla. determinazione di un conflitto specifico tra l'organismo sensibilizza.to e l'antigene introdotto. LEWJS GREGOR.Y CoLE. - Lo StfFnutCO vivente ed i suoi fenomeni m otori. (Acta Radiologic·o., vol. IX, fase. VI, 1929). Lo stomaco nel vivente si presenta in modo assai diverso che nel cadavere, ragione per cui il G1·ay parlò di uno «stomaco c linico • ben distinto dallo • stomaco a.ntttomico ». Ora il Cole in base a studi esegu iti sui radiog rammi ed a preparazioni sul cadavere atte a prevenire la d eformità post-mort-a.le d ello stomaco, è giunto a conclusioni importanti nei riguardi della morfologia e della. funzionalità de1lo stomaco vivente. Le ris ultanze più importanti sono le seguenti: l o La peri.stal,sì è funz ione della m-uscolaris mucosae e non della tunica muscolA.re propria. d ello fltomaco. 2o Il tono è la sola. funzione della tunica muscolare propria, per la quale lo. parete gast.rica s i oppone alla. distensione da. parte d el suo contenuto, sia esso liquido o gassoso. 3o /itenia (astenia, ipostenia, iperstenia) è il termine che si riferisce alla grandezza, form a e posizione d ello stomaco in rapporto al tipo dell'abito corporeo. 40 Il canale pilori.co è compreso fral'antrQ e la valvola pilorica propriamente d etta. Esso ha il compito di spremere a ttra verso l'orificio d ella valvola. pi.lorica, nel bulbo duodenale, il contenuto liquido dei materiali che vi giungono, trasporta.tivi d a lla peristalsi antrale. 5o La t:alt·ola p ilorica propriamente detta è formata da una. plica della mucosa, che risult-a costituita soltanto da mu8colaris mucosae e da un nucleo di sottQmucosa. E sso. non contiene altro stra.to muscolare che provenga dalla tunica rouscole..r e propria della parete gastrica e serve solo a.d effettuare la filtrazione piuttostochè a regolare l'evacua zione dello stomaeo. 60 La rapidità dello svuota.mento gastr ico è regolata dalla peristalsi del tenue, nel senso che la gua.ntità di chimo, la. quale trovasi nelle parti distali dell'ileo regola lo. peristalst di tutto il tenue, e questa. a. sua. volta regola lo svuotamento gastrico. Lo studio del Cole dimostra. quantQ siano complessi i fenomeni motori dello stomaco. Tale studio è particolarmente i.mporto.nte per il radiologo militare al quale a$saÌ spesso viene richiesto l'esame d ella funzione motoria. del tubo digerente. Per tali conclusioni potrebbe in molti casi essere modifica•a l'interpretazione etiologica. di talune turba mot rici che si constatano a. carico dello stomaco. CRESPELLANI. CuoctoNE . -
Su un oo.9o di degenerazione pimaria del corpo calloso, tipo Marchia-
fava (Rivista di Patologia nervosa e montale Fase. V, 1929).
È noto che lo. degenera,zione primaria d el corpo calloso negli alcoolisti fu descrit.ta. do. Marchiafa.va e dai suoi a llievi Bignami e Naza.ri e che finora. sono state pubblicate poco più di quaranta osservazioni. Mingazzini ed a.lt.ri pensano che aJlo sviluppo della malt•ttia, oltre l'alcool, concolTano al tri fa.ttQri, difficilmente pre·
RIVISTA DELLA STAllPA llEDICA ITALIANA E STRANTERA
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cisabili. E ssa ha sempre inizio s ubdolo, decorre lentamente da (6 a 12 nnni) e, a differenz.a d<'l comune nlcoolismo, d opo altet'Tllltive di miglioramt>nti e pcjrjrlorament i, provoca una spiccata cache!<.'<ia. se~ ita da· mortE'. I pazienti sono alcoolisti e figli di alcoolisti, con s istema nerYoSO labile, omma.lano fr~t i 40 e 77 anni e. secondo Bignami e ~az.ari, pre."'nt.ano diMrtrie, t remori, debolezza trnn'<itoria agli arti inferiori, eccezionalmente pare"i che durano fino alla morte, attacchi apoplettifom1i ed epilettiformi. che si ripetono nella giornata, progrt>ssi\·o ci{\Cildimonto mentale, :otato confusionale o d emenziale, morto per malattia. interco.-ronte o t~tato amenziale. Bignami o Nazari differenziano tale sindrome « pseudo-demenza. alcoolica. progressiva • dnlla. comune demenza alcoolica. ch 'E> transitot·ia. i\Iacroscopicnmonte la. zona d~nerata appare come una stri!l<'ia gri~o-rossMtra. sulla parte medio nn. del cot·po calloso, depres.'la e mE>no consistente, e piìa estefla sul ginocchio. si attenua claU 'avnnti all'indietro e lateralmente si arresta a l di là doll 'emer~enza dei fasci do) C. C. in piena sostanzn bianca d t>gli emisferi. Il terzo anteriore del C. (". t- sempre colpito: a. volt.e la lesione non esiste nella linea mediano. (prei!SO il ro.fC'), sicchè Mnrchiafa.va. e Bignami ammettono che es.<m. all'inizio è bilatera lo e sirnrnotricu: poi lo due aree si c.~tendono e si uniscono formando w1o. striscia unica. Tolo l e~i on e fu descritta anche nella commissum ant. in a lcuno zone sottocortico li, nel branchium panti8, nal pednncolo cer<'brnle medi o. Istolo~~:icam ente si riscontra. scomparsa della guaina mioliniro, ~i~onfìament o varicoso del cilinòro,sso o sc<>mJ.•a r-sa d i essi, proli!erazione della glia protoplo.Rmntica e ipertrofìa. d i Of!Ai (M'iltmi ), o<>c. Circa. h\ pato~onesi, .Minl'(fi·ZZini riteneva. che In spccinle sede mooinna. delle alterazioni inconlmt <-, pos..c;a. dipendere dal fatto che le fibre di ef!sa appartengono a. un fascio che s i mielinizzn più tardi (degli aJtri due del C. C.) e perciò pira giovane e meno resistente. Mo.rchiafava a Bignami invece ammettono una degenerazione primaria d elle fiore commessurali il cui c ilindrasse resta ina lterato per molto tempo. Garbini, dopo sei mesi di sornrninistrazione di alcool nei cani. riscontrò rigonfiamento varicoso delle fibre miòolle.ri nella sezione ant~riore media del C. C., Test a t rovò lesioni d egenerative nei cani s ul ginocchio e Rullo splenio. Il Cuccione espone il caso clinico di u n uomo di 82 anni forte bevitore di liquori e di vino, che spesso rientrava ubbriaco nell'ospizio di mendicità C mberto I di R oma, il quale u na domenica rien t rò completamente ubbriaco e ajlitato, mentre il mattino Reguon te, penlu rando lo stato di agitazione, fu irwiato alllt clinica neuro· J~gica dove fu trovato poi tranquillo, mo. in istato stuporoso, con r~piro suporflcuJ.le, accenno a Choine Stok€'8, polso piccolo, aritmico, lento (42 p. al m. ), temperatura 36 S. D opo due ot·e di de,~Zenza entrò in coma. e mori la stessa sera alle o1·e 20. E!Opostn l'autopsia minutamente descritta con l'esame istologico. fa din,~Znosi • _di ·u n caso molto progredito di degenerazione del C. C. tipo i\larchiafM·a ~. L a leSIOne interes~vo. infatt i o ltre tutto il C. C. in modo simmetrico la so!!tanza. bianca di a l c uno circonvoluzioni: piedf' d ella prima frontale, porzione alta de llo. frontale ascendente, pieg11. pnrieto-occipitale superiore. L 'A. rileva: l'assenza di lesioni epatiche anche in tutti i casi clelln let.torntura: che la mortf:l !:i ohbe per b t·onco po lmonite acuta svoltasi senzn manifesti sinLomi; che il suo paziento ovevn 82 anni, età finora non 1-iscontrata in ca.<:i ùel ~onere; le lesioni istologi()hO risccJlltrh te concordano con quelle dei J)recedenti Oi<Scrvnto l'i, però fa notftl'o: l 0 cho la gli11. fibrillt\re e cellttlare ern a\Jmentata (ciò non è ammesso da tutti); 2° cho tl·ovò taltora.zioni vasali d ovut.e R s!aminamento e inlino~i. TRii lesio ni erano talmente estese da. cost.itui.re accanto alla profìlnzione de lla glia, il fatto più cara.ttcrist ico del caso i1~ esame. CRTSCIO!'E.
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SNArP. - Ca.so <li morti' dopo ane.ste.sia locale. (Annals of Oto logyo XXXYII, n. 3, 1930). L 'A. riferisco il coso di morte improvvisa consecutiva. a.d anestesia da novocai. na.adrenalinica capitatogli in persona di un medico d i 26 anni che !!i do,·e,·a sottoporre a. tonsillectomia. 5 -
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G •o n Htle di mcdicirw militare.
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RH"I STA D ELLA STAMPA .MEOfCA ITALIAY.\. E S TRANIERA
Il po.?:iente, ti po lwe,·ilineo, n on presentava precedenti morbosi altro che w1 po' di eczema. rll•lle m a ni rltt qualche m E"se. Egli nve,·a be ,·uto due ore avanti
d ell'opernzirme una t.azza. di caffè- ed avevo. man~?into un panino; preced entemente a lla ~neste.iiu n r> n :;i e t·a pnnicn ta Alcun a inie zione eli oanfo t·a o mol'fìua ed il pa·
zil'nte erÌ\ tn\tH(ttillo. L n solu1.ione impieg;\ ta ern del 0,50% di uovocaina, preparata da due giorni ed n l momento delln iniezion e parenchimale si omno aggiunte sei gocce di adrenalina all' l 0 0 . ~enzn alctm t occl\mento delle ami!~dale con soluzione di cocaina, !'i iniett ttrono n elle due tonsille crn. 2 e m ezzo di soluzio ne, cioè un centimetro c ubico ed un quarto per ci11SCtHU\ a migdal a in quattro punture. Immediatam ente dopo l'ultimi\ puntura . il malato accusò na usea, l'operatore e sortò a non impressionarsi assicm·and o ch e, fm qunlche minnto, tutto sarebbe finito. Al momPnt'l in cui il c hirurgo nffermva la a.migdaln destra ·e cercava d i separa rla dal p ila,;t ro, il paziente venne colt.o d t\ 1m conato tli vomito e eia lipotimia . Arrostato l'atto operativo. con l'a iuto di •luP colleghi. che si trovo.vano presenti. s i E:>splicaro no t utti i nHnzi del C!ISO (re.:;pirazion<:> Artific ia lE:> . ittiezione intraca.rdiaca., digitRlina in tl'an~nosa), m a dopo, trenta secondi di conn1lsioui, condilat.azione enorm e della pupill.tl, il p>t ziente morì. S i fece os~tmiruHe In soluzio ne impiegat a e s i trovò corre tta: ltt radiografia d e l cnnre, de l m odiastino e ùel t.imo non fece rilenu·e nullu di sp€1Ciale; si è esclusa l'idiosincra;;ia, perchè, tre anni prima , il paziente s i era fatt o tirare un dentesotto J'anpstesia 110\'0Cilinica; HÌ 6:-!Cll~"e J' tL'/, ÌOile psichica. pe t•ch('> l)l'eCetlent.emente a ll 'att-o operntivo n on ave,·a tnO'Itnlto minima impressione ~'PPI'ensiva, per cui la m ot·te del povero dottore rima="e mistori o:::.a n ella stta ca.nSll. Il caso citato è il secondo pubblicat o in questi ultimi anni, cii morto im provvi><tt, dopo l'anestesia locale. ACCORI~--rr.
DEUTsCH. - Sport e impiccolimento del cuore. -
(.Med izinische K linik. n. 16, 1929).
È n oto che d opo s fo rzi fis ici a lungo protratti s i pnò avere ingrandimento del cuore, e m olti ha nno considerato questo com e un fatto patologico; però studi r ecenti h a nno d im ostrato che s i t ratta di un futto r eversibile e che esso non ho cattivo significato. Ferve ancom la di5cussione per sapere se s i trutti d i dilatazione o di i pertrofia del cuore. Assai più recente è la n ozione d ell' impiccolimento del cuore n e i segnaci d ello spor t : p er i primi Schott, Mo rit z, Lippschitz, poi Kienbock, S elig e B eck, Mendel e m olti altri mostrarono con ortodiagrammi e con misure dinich e che la no rma le reazione d el cuore allo sforzo è l' impiccolimento; ma sorsero presto le d iscus;;ioni per sapere se l'impiccolimento si verificava durante il lavoro o subi to dopo. L'A. riferisce ricerche proprie eseguite sui migliori campioni d opo le olimpiadi di Amsterdam. Nel 90 % d ei casi a lla fin e d ello sforzo il cuore è più piccolo che prima dell'inizio. Questo impiccolimento dura un cert-o tempo e viene infine seguito da. un ingeandimento d el cu ore; n egli sforzi prolungati si hanno alternative di ingrandimento e impiccolimento cardiaco, e la difforenzo. del comportamento n ei vari so~getti dipende esclusivamente dn.l fatto che lo s forzo è o meno proporzionale a.ll' t\llena.mento eseguito. D'a ltra parte neg li sforzi lievissimi l'impiccolimento dura poche ore, dopo u na maratona dura invece fino a. 24 ore. L ' impiccolimento del cuore va considerato come la. risposta. normale del cuor e san o, poichè anche i non a lle nati mostrano lo stesso fe nomeno. Q ualunque sia lQ spor t seguito, qua lunque sian o le condizioni del respiro, del circolo periferico, della. pressione arteriosa., d el ritmo card iaco, l'impiccolimento si svolge costante. L a spie~azione può ricercarsi in questi fatti: quando si inizia lo sfor zo, l'individuo fa ins pira.zioni forzate e rende in vario modo più fa~ile il riempimento d iastolico de l cuore ; aumento di affi usso e a cceleramento del flusso si seguon o rapidamente. L a. iperventila.zione dà una a.capnia., quindi tm'alcalosi dei tessu t i e u na ritenzione di acido lattico che si s volge p er comp('n!<o; allora il sangue v iene tratt enuto n elle ri::serve e rninor quantità. va al cuore ; da. ciò una transitoria ipoten· sione e un impiccolimento cardiaco. Poi si verificano i proressi inversi ed a vviene un ingrandimento del cuore.
.Rl\'ISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
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D 'altra parte, la. intensa. traspirazione dà luogo a.d awnento della viscosità sanguigna. ed a. rallentamento del circolo che non sono senza influenza sul volume del ouo1·e. Tutti que!lti fatti dànno luogo quindi a impiccolimento del cuore: l 'in· gra.ndimento successivo non è che un fenomeno secondario, negativo, e se la dilatazione dura a lungo, ciò significa. che il cuore si era. impiccolito a fatica.
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai processi verbali pervenuti alla Direzione generale di sanità mili tare dal1° al SO giugno 19301
BRESCIA. - ·Tenente colonnello medico ALBERTO F ORESTI : Va.lumzione della invalidit~ perrru:ment.e parziale pttr menom<Jzioni visive in infortunist ica.. CAGLIA.RI - Capitano medico ALFREDO P ACE LLI: La dia!J?~Osi d·i(Jerenziale deUe intossioozioni da gas. · CASERTA. - Mal!;u;iore medico CoR.aADINO Co.acroNI: La cu·r a della sifilide col bislfmto. CA.T,\.NZARO. - Capitano medico FRANCEsco L\. B.auNA: Il reperto urologico in rapporto al reperto clinico anatomo-patologico e ftmzionale nelle nefropat ie. CHIETI. - T enente colonnello medico NICOLA PtTRELLI: Sulle varie cause delle occlusioni int estinali. L IVORNO. - Capitano medico SALVATORE N rcOTRA: Amebiàsi intest inale. 'MESSI~A. Ma~giot·e m odico GIUSEPPE INDELWATO: Un caso di amebiasi intestinale c.on m&t,,tasi e-prttic<t. -Capitano medico GIUSEPPE PERRICONE: Un 0080 di frattura del pube, con l<tcerazione deUa vescica. . N A.POLr. - i\Irur~io t·o meflioo Gwv ANNI V ASSALU : Esplorm:icme radiolbgica del .fegato e delle vie bilia·ri. - Sottotenc11 te medico LEONARDO CAR:E:Rr: Un Ctl$0 di neoplast ia mammaria in soggetto maschile. NovARA.. - M:ag~iore medico MARCELLINO BERTDI'ETTI: Nozioni generali di fisio. logia ed igiene dell'atleta. PALER~IO. 1\fa.gp:iore medico GrusEPPE Cmco: Un 0080 di morbo di Rajnaud . -Maggiore medico GIUSEPPE SUNSERI: Un 0080 di boUone d'Or1:ente. PIACENZA.- Tenente colonnello medico P IETRO RJU~PI: Sopra un caso 1ti destrooordia con • situs vi-;cerum inversus tota.lis ». TRE:n-0. - Capitano medico FRANCEsco FRoooro : Le malattie dell'a]Jparato dmtario ·in rappCJrto allP. malattie gene·rali dei ·t-ari organi. - Cnpitano medico F ILENO TATTONI: Sifilide e terapia bismutica.
J NOSTRI MORTI Dott. cav. EDGARDO FOCE, tenente colonnello medico 111 S. P. E.
t morto improvYisumente il Jo mAgjriO scoN:o, a. iill amu, in Piacenza ovo
<h~ )Jol:hi t'n esi l? m !'tnt o ti OI?IÌiu\ tO dit·ettore di
quell'(Jt!J)èdale. Do1 ato di intl'lli!!enza pronta e ll\·ep;lint.a, di acuto spirito di osse1·vazione, òj larghe iniziMive. si dt><lieò in pR.rtieoiR.r mod<~ alle discipline i!rienico-profilat-t ichEc'. e fu p€'r due atUti as;;iJ<tt>nt.e militare a Pi~a presso l'li<tituto del professar Di Vt>st('l\. P e r· l'upN (t instancabile prestnta in soecoN:o delle popoia:l)ioni ftme.c;tate dal terremoto llqtli nnni I!J05, 1!108 P Hl15 fu ricompen><ato con le medaglie d'argento e di 1->ronzu di hC'nCmor·enzn. e <'Otl pswecclt i eneo m L Pr(\.,;e J>•I-J'tH >tl ln. colmp>t)!HQ. it alo-turcn. del 1911-12 e fu direttore del servi1.io sanihu·io del pre>:idio di Slit<'ll o\·e impinnt.ò \tn ambulatorio frequentntis~imo dH.!In popolnzi<,ne indi gena. Durante l'ultimo. g r·unde guerrn fu membro deLle sozi(mi ispettive pei >-er·vizi igien ieo-profilat-tici della 2a. 3a e 7a Armata e spiegò ~tmnrte en('rgin, ndottando flffi<'aci provvedimE>nt i nella repress ie ne ili varie epidemi0, C\>]P,·itlt. influenzale e dermotifìca, che colpirono l'E>sPt·ciro combattent~ Compì iunltre studi intPrf'SsRnt i por l'u.pJH'Ovvigiona.mento idrico della valle dt'!l 'Judrio e dE'Ila ze>ntt della 7n Annata. In que~ti ultimi fl.t\ui diede t-ut ta la sua o.ttivit& e competenza come igienista. del Corpo d 'armutu eli ~Uiano, e fece importnnti ricerche sulle vaccinazioni antitifiche.
Dott. cav. ETTORE CAMBISE, maggiore medico in S. P. E. Vittima di ine-oraJ.,ile murbo, si è spento in .Rornn il 30 aprile scot-so, a soli 48 anni. Di prouta intuizione, di non comune capacità organizzatrice, di vasta. coltura genernle e professiona le, conseguì una menzione onorevole per l'assistenza pt·oùignta alle popoiH.zioni colpit~ dal teiTemot-o calabro-siculo del 1908, e<i ebbe elogi do.lla pt•efottm'tl di Ven4:'zin per· l'opera proficua esplicatA. durnute l'epidemia. colerica del l 911. Pm·tecipò nlln. guerra italo-turca del 1911-12 e fu addetto a ll'ospedale militAre ex-nn·co di Tripoli, dove, sotto la guida di un nost-ro valoroso chirurjl;O, il Di GiaC>omo, cominciò a dedicarsi a quest.o. branca della- meciicina, che poi doveva ono,·evolmcnte 6!\Ncitare. Nell'ultimo immane conflitt.o fu clirett.ore degli ospedali da ca.m1•o 107 e 14-1-, comandante della 7" sezione di sanità. e succes.~i vamente cnpo ufficio snnitn,r·io della piazza rli Cor·izia. D opo la vittoria, fu dest inat.o a Fiume u\·e, Aupera11do difficoltà di ogni so1·ta. e disponendo di pochissimi mezzi, riusf'ì nel impiantare un ospedale modello, che I'Ìcoverò i malati dei rep>tJ'li oiiN1.ti, m~·ritandosi un encomio dell'ammiraglia.t.o amer·icano e del Goven mtore dell~:~. città. E colÀ si t-rovò nl momento della. spedizione d 'a.nmmziana.. ricord o che ~li fu s<>tnpre carissimo. In questi ultimi Riani fu nominato direttore dell' Infermeria presidituia di R odi o roi dol !iOrvil.iO S>tnittuio delle isole italiane dell' E geo, acquistandosi g1'1111de pre:;ti!lio o con,;ideraàuno in quell'ambiente civile. TI (. t'JI'IWill dÌ m cd i ciYHl 'l ui/ ÌU!rc. er<prime le piit profonde COl adoglianze lLgl i nd1loiMati con~Ziunt i.
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VII - S. SALrNARt. -
Inaeenamenti dell 'nlti:na guerra sul trattamento delle ferite osteo-artioolari in 1° e 2'> tempo. - Preia7ioue d el prof. R. ALEssA..VDRr. - Un volume di pagine 190 .......• VITI - A. CASABTN"l. - La medicina militare nell' antica Boma. - Un volume do pagine 2 con 5 figure ... ; ...•. • ...............• LX - A. CAsABt:il. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un v o lume di JJai ine V2 c on 16 figure ........ . ............. . X - ~- Roor:-;ò. - La pro!llassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre oolonie africane. - Un volume di p ·,gine 44 ........• XI - A. CAsARtNr. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un volume di pagine 232 con 97 figure ............... • .•.... XII - O. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell' Esercito e la guerra. - l"n volume di p'lg ine 36. Xlll - S. SALI!'JARI. - L' autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pag ine 250 .... .. ... . ............. . XIV - F . CACCIA e S. R rccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un voloune d i pagine 28 ................... . XV - O. O a rxoNr. - Qeorrafia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un v olume di pagine 24U con 3 carte geogrotfìche XVI - S. SALINABI. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240. . . . . . . ............. . X VII - A. CASAlUNI. - Per le nozze di diamanti del " Giornale di medicina militare,.. - Un volume ùi pagine 60 con 9 (igur·e .... X VITI - B. PAt.MrE.Rr. - L'oepeclale militare di Napoli e le vicende del servùio sanitario militare napoletano. - Un volumo di p l\gine 72. XIX - G. ?limooto. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - t:n volume di pl\gine 50 . .............••...........•.• XX - A. CASABlNI. - La medicina militare nella leggenda e nella atoria. - Un volume di pagine 750 con 155 figure .........•....•. XXI - Lipovaocini e nocìnazioni antitifo-parati5che nell'Esercito. - Studi e rioerohe (1927-1929). - t: n volume di p agine 126.......... . XXII - G. Prccor.t. - Lesioni del midollo s pinale per traumatisrni in guerra. Un volume di p ag. 9J con Hl figure ................. ···
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINI. - La guerra di ogni giorno. X ote pratiche di fisio patOlog ia e
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. A. CA.SARINL - Polonia e Italia - Un fa.'!c i<'olo di 20 p ng ine con 4 figure. A . CASARJNT. - La c Signora dalla lampada • (Fiorenza S ightingale) - Un volume di pag. 56 con 18 figuro ............................. .. A CASABINr. - La fatica nella vita militare. Memoria premiate. al concorso R iberi, 1905. Un v olume di p agine 330 con G5 fi~ure. - Roon!l• 1908 A. CA.SABlNl. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memonn prem iata. a l concorso Riberi, 1906. - Un volu me di pilgine 402 con tav ole grnlìoho o at u tis t i che - Roma, lOt )8 ............ . . . ... . .. .
I 0oDgl'eSIO internazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 1921). Relazioni ufficiA.li de l Col'po snnita.o·io militt~re it-aliano ......... . U Congresso internazionale di medicina e . farmacia militare. (Roma, 1923) Atti del Congres.<Jo, vol. I . - R otazioni u fficia li. - Un volume di pngine 4 16 con tre tavolo ... ........... . . .. · · . . ···.··········•· U CongreSso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). At.ti del Congresi'o, v o l. II. - L a v ori J el Congresso e comunio.v zioni. - Un volume di p rtgine 6fl0 con 33 t a vole e 19 inci;;ioni .. W Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Pa rigi, 1925). Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di p o1gine 88. IV Congresao internazionale di medicina e farmacia militare. (Va r sa.via, 1927) - Un volume di paj:!ine(116 •cp_n 4 figure ••.•.. ..•..••..... V Congresa:~ internazionale dl medicina' e farmacia militare. - (Londra., 1929) Un volume di paginE- 124 -cori l !l figure ................... .
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE : . R4HU - ltliuislero 41clla Guerra, \"la XX Settembre - UOM,\ OO~DIZIO~J DI ABBO\UU~\TO. 1. Il mornale di m uli~ina militare si p ubblica Il primo giorno di cla.'\Cun meso. In rallclcolo di Quattro fog li di stampo. o.Jmono. 2. L'al> lJomullèotCI ò a unuo o d ecorro dal t• gonoo.lo. 3. Il T>t OUO dell'abbonamento è: Por l'Il alll• e Colonie...... . ...•• . ......• .. ... •.. ......• . ........ L. 82 Por l' E~tAlro... . . .. . . .. . . . . . .. . .. . .. .. . .. .. .. .. .. .. . . .. . . . . .. .. .. • 44
Un rnsclcolo scpnr ato costa ........ .
In Ita lia. .. .. .. .. .. .. .. .. . .. .. • • all'E~t;()ro............. .. .... .. .. .. . •
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In I talia... ... ...... ........ .. ll' E••A l8 _ costt.. : n h""'ro. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , 4. Per A"ll uffid a ll medici e cldrnlcf rnmln<'lstl del R. caer<'lto (In scn ·lzlo attivo, In poet?.tooe ausiliaria . d1 cum J•I(;ntutl• •. d~lla rL~orvo od n r!IJo•o) il prPzzo d <:JI'FII;IJonnmeoto è r idotto a L. :tt anticfJIIll< e'l fl Jm: zzo dt>l ~"Pil l e n ... rtt.o è ridotto a Lire t! per l soU abbonntl. - Non !d trasn.et. tono rloovu te por !l'li abbt•n•uuPutJ per110nuU. ~- l'<lll Kl 1\cce•tuno rt'dllml t rR~('Ot~l t rt•nt~ giorni d nli R speclir.ione del Ofornale, obe sll!f· rettua ~·A'olnmwnto n l prirno di oJ:nl wcso. 'l ra<'C('rso ti\ le termine. l fasclcoU rlchle~tJ vengono Sl)edltl, se d.i:!pmllbili , ~<>IO l> i>lli{lliJICUW. r.. l •Ignori ahi>ouo ll utl!lt,'trl fn ofl'~tLidth d! serYI7.lO pagh e ranno l'lo:worto dall'abbonaJUento per mezzo •lni risp.-tU,-1 eornlln'li di corpo e t!Jrc~loiJI. · 1. f so lf u ftldn ll mecU~I (clt-ll'~;",rcll o e 'l~fln M11rfnn), in Qtlalun'!UC po~blooe si tro.-lno ~ ammO"-QO un ABHON A~ll·: ;-;·ro C'UMIJl,.o\TIVO al r :iurnole di medicina militar e ed rucll .Antaali à~ mwicina 11atml~: e cclo11ùJle a l prcr.zo di I •. ~s annue. ~. ,.'\lllbrnl ~l ra In S<'Outo doliO per cent"), ma so lt.o.nto por gU abl.oonamentl delle persone e d egll ouU n on ",'Htturl. an oicmilà dcl corpr> ~anitario milil11re
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L. l !M·orf orf!tlnnll, le oc, to, le rh·istR. -
dattflo'O'Matf o scrlftt a mano - d evono r•ccupare nn Holo lnto 'Ici fo!!lill , <'~-<~re nd t(·~to cl<'lln it fvo n~ t·ari•fur, etf accuratame nte corretti e riveduti d o:.: lf ,, uto d. Hl fa ~JJ<'<'ialc rar·c·o'"""'hv.lvno ,;ho Oli<· li! ~<'ritti n nonno euono t.o u lt>gl(llJIII, p~or modo di o' lt a t t o::tnltlubl,iOJ d! ho\erJJn•fn?.inrlO. lo N1So cont.rurio . 1'1- I'irczlone sf vcdrebl.u coq~r<'lta" 80· spe JO tlcrJJe 1>\II, 1Jiicu1.iuuè . l ln\'ur·i IJI•e,· i ~urnn no prcf(;rltf. L e OJlhtlout mnoHeP~nto da~:rlf Autori non iwJ>t:J;ouut.o la rcb)l\lll:;uu llitl\ dul pcrfv<Uco. lè \iCt .• ta l .• riproduzione c.Jcf l!Hori orlgìne.ll. ~. Per dfi<PO~i zioue tld C'••n,lzllo naz iona le d olio ricorc bc , 1' Autore dovo unire al lavoro un bre.-e nut orlal'·muto 1nuu plil d t l u righe\. 3. Sah·o cru<l ccrc:zi,>m>fi• - ill rl. lu co rrctlono cl<'llo bo?.zo aor1l. fatta dalla redazione an?.tcbè d<'glf .A.tttorl, pPr nun vf .. c·vlarc 11 laroro tilw.;•·nl'<'o tlA'li lnevit(Lbìll rltll rdl P•JStaU. Le corredoni struortfwurlu fatt-e d ugli Auwl'f euruuuo loro adclo:l>ftutc. l. Lo spese t>Cr le t.stvule lfr o~rnfl('h<J, rotorçralk hc, ecc. , rlle 11<'-<'omragnns.'\Cro le mcn•orle sono a C'ari<.'<~ dc~:li Autori. L e fiC:•II'C <ill rfJ•r"dllrro d\'vouo CR<erc nl~ldo, C'OO fottere P df;·lture a CMPI·l••rl ~;rnn<ll P tutl c he rMllno beo lcg~,;lti li dopo eventua li rl,l\12.lonl. Le bfl>ll<>gratlo lunghe al p ubl>Uco oo ~v i u negli e»t rntti. 6. (';lf .,.;tratti ~on<• df iluo t.Jpl: - 'l'ipo .A) ~nza coperti no e colli\ lmpal!'fnatara o numenr.• zlone Ilei fascico lo. - ll!,>O H) C<Ju <'.OPerUuu Atnrupt•ta, lrootcl'JJI.I .ln, IIDJ.-1\!,"inatw·a o nuwcrulune a pocfale. 6. Agli A uto rl M ronno cnncc~i l!rntn ftamoote 26 l'ttLrnttl tipo A . -· La riclllcsta di estratti In plll e qucU>l di estratti tipo U S>lr1wuo a carie-" deg li Autori fltes.si. 7. Il prezzo degli ostrot U, J)Cr gU Autori d<!lle momorlo obe 11 rfchlediUio, fo regolato dalla seguente tl\rlffa : PRI<;ZZO DI CUSCU~ FOGLIO DI ST AUP ,\,
tu
TIPI DI E STRATTI
Tipo A
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Tipo B ....... ............. ..
L.
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80 90
120 140
l ;)O
170
80 120
Oli esfrnlli minori di un Joqlio si ~-ontnno rome f<>oliu intero per te ordfnat:f<>ni d( 100 utralH om ~M.
P" rmclli che suoerano 1111. !oolio, le frn::ioni in più, .:1•• non superano il mu=o too1io, Ileo,. l o no co-me m ... f(! , pur e/Il" prrd l'urdinu-;iunc non. dia ft,feri•Jft! a 50 t"Q7>ie. S. J
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Anno LXXVIII - Fa se. VIII-IX AGOSTO-SETTEMBRE 1930 -
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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE)
Giornale di medicina militare: 1851-188-i - Giornale medico del Regio E .ercito e della Regia Marina : 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFO NI : 43-283 R. T. - 21-90 R. 1\l.
SOM,\1ARIO MEMORII ORIGINALI : Llmpla. - • VJ~u~ • e inabilità a In voro proficuo . • . . • •• • •.• • .• .. . . . • • •
Pag. 4:!1
fJa s ifilide ìntortonlo del Ja-·oro . •. • .• . •. . . . . . . . . . . • • • . . Rt!IIHI. - Sul n\ loro tlell'enzhnoreazlone nella t.llngnosl siero logica di sHlllde ... •. • hlmerL - Te rapia ncrl<llnlca. e:l Infezione blenorragica . •• • . . • . . . . . . . . . . . 8ulldl Y. - L a dhtgnosi •llrferenzìale fra le forme a lpiobe d i ch<'ratlte parenoh l mqto~a e cheratite di"Ciforme dJ Fucha ncll'atrezlone In a tto e nel reUrpuVI c suo. hnportnuza uelln pratica medico- legale n•lll lnre .• .•• • • . . , . . •. •. l'trrler. - Il Her"'lz io sanitario alla luce dell'esperienza <.il guerra . . . . • . . . • . • • • CarnJ!Io. -
.a-li 45~ 4~4
41\9
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CAIUIITICA CLINICA:
.Jllllnluftto. - Un oa•o dJ • <'VP.ntratlo clia rragmatlca • o quatt ro d1 erula dlatranunatlca. Altro caso d1 ern ln t.liaframmatlca seguito da morw. • . • • • • • . • • • . • M•siiiiO. - Un caso d i ecblnoooccosl addominale dJIYusn l\ decorso lentooslntomntologl a oscura. comp licato con rnloca rdl te . . . . . . . .••• . • . . • • • • . •• • Fnntco. - Il t rntt.amento delle epldldlmlti blenorragiche . • . . • • • • . • . . • . . .
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liMITA IINTETIOA:
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Fisiopatologia dogll ltterl. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
NOTE DI IGIENI PRATICA :
Dt Ollltfo.- n trattamento delle <!elezion i e delle urine n<'l corso delle in 'e7-i.onl inte~tlnall
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RIVIITA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA l ITRANIERA • . • • • • , • • • • • • • . • CONFERENZE IOIENTI FICHI 018LI OIHOALI MILITARI • NOTIZIE . . . • . . . . . . . • • . • . . . . • . • . . . . . . . . . . . . ,, •. • ••• PARTE UFFICIALE •• , • • , • • • • • . • • • • • • • o • • • • • • • • • • • • • • • •
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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DJ MEDICINA MILITARE ROMA - Via XX Settembre - Ministero della Guerra - ROMA
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(Seq~ 8" ~na ddla eoJ)I'rHna)
MEMORIE ORIGINALI
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"VISUS, E INAB[ITA ALAVORO PROFICUO ~rt~ (Alr.T. 85 DEL TESTO UNICO DELLE LEGO! SUL RECLUTAMENTO DEL R. E SOCITO) (l )
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per il dott. Edoardo Lampls, capitano medico
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Una disposizione contenuta nelle leggi sul reclutamento del R. Eser- ~J;/ cito riguardante il giudizio mcdico-lega1e circa l'esistenza legale dei membri ~) delle famiglie di inscritti di leva o di militari, agli effetti di eventuali eson<"fi o riduzioni di ferma, chiama spesso noi, medici militari, ad esprimere tale giudizio. L E DJSJ>OSIZTONI DI LEGGE. L 'art. 5 del R. decreto legislativo 7 gennaio 1923, n. 3, riportato anche nel testo unico (art. 85) delle accennate leggi sul reclutamento del 5 agosto 1927, dice cbe debbono essere considerati non esistenti in famiglia coloro che sono u affetti da infermità permanenti ed insanabili, imperfezioni o difetti fisici cbe li rendano inabili a lavoro proficuo». Dell'inabile a lavoro proficuo, nel detto testo unico, manca una esatta. definizione, la quale, d 'altronde, troviamo nell'istruzione per l 'applicazione del R. decreto-l('gge 20 aprile 1 920: «Per inabili a lavoro proficuo a cagione di inf('rmità permanenti ed insanabili, imperfezioni o difetti fisici , voglionsi intendere coloro che, indipendentemente dalle condizioni finanziarie della loro famiglia, non possono attendere in modo costante e continuo ad una qualsivoglia proficua occupazione ll.
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(l) Pubblichia.mo con piacere questa importante memoria, che arreca. un con tributo notevole allo studio di una questione d i così grande interesse, qt1ale è quella del giudizio di inabilità a proficuo lavoro. Le idee espresse dall'A. sono in m a..'!.'lima rispondenti n sani criteri medico-lesrali e contribuiranno a dare unjformità. a i concetti da ~~eguire in materia. Facciamo tuttavia qualche riserva circa la opportunità e utilità di cltU!.Ciifìcare lo professioni, le arti e i mestieri in divt>rse ca.ttegorie, a cui clovrobbero corrispondere diversi gradi di disturbi visivi. La noRtra lep:ge non a.cCOJLiie quo11to concotto, od è un bene, perchè lascia. cosl piena lihertà. di ~-tiudizio nl porit o, il quale potrà tener conto delle professioni, e specia lmente di quelle piìJ elevate, qunndo le lc.ro carntteri11tiche, il grado di culh1ra. del sogrz:~>tt o , e soprat.utt.o la !1118 e tà non gli conMntono evidentemente di apprendere un 'altra professione o mostioro. Non !)(lmbra dunque opportuno limit.are questa fscoltà cornct>s.<~a al perito con clnssificazioni e tabelle, che riuscirebbero sempre incomplete, imperfetto ed artifiC'iORO. I collo~hi trarmnno vantasrgio dlilla lettura di questo studio, coJile di q\•ello, pure importante, pubhlicoto rect~nt emente sullo ste..<tSO argomento della inabilità a IA.voro proficuo dal capitano medico D. Viola (Archit:io fascista di medicit1a politica, l 029, fase. VI). Eù il Giornale di medicina militare vedrebbe volt>nt u~ri che sull'argomento medesimo altri colleghi competenti portassero il loro contribut o.
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(N. à. R.).
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« V!SUS o E L.'<ABILITÀ. A LAVORO PROFICUO
Questa istruzione, riportata nell'ultima raccolta di disposizioni concernenti il reclutamento del R. E sercito (edizione 1922)al n. 3ò1, pagina107, deve conHidera.rsi in vigore, e lo sarà fino a quando non verrà sostituita dall'altra che pare sia in compilazione. Non credo debbano attendersi molti maggiori chiarimenti dal nuovo regolamento in quanto l 'espressione generica, che legge ed istruzione adottano, è forse appositamente voluta, sia per dar modo al perito di esprimere un giudizio concreto ed equo, senza essere costretto da rigide disposizioni scritte, sia per le gravi difficoltà. che il legislatore incontrerebbe qualora volesse specificare in merito alla inabilità tenendo conto della particolare personalità del lavoratore. Ad ogni modo, è bene che si spenda una parola in riguardo, poichè è fuori dubbio che le nostre valutazioni peritali sull'esistenza o meno di un individuo in famiglia, non dico siano arbitrarie, ma certo inspirate a criteri tutt'altro che unici, e un chiaro scambio di idee potrebbe giovare a dissipare preconcetti e dubbi e ridurre al minimo le discordanze in siffatto campo . Sul concetto di invalidità in genere e sui relativi criteri di accertamento la letteratura offre infinite pagine di commento, e non è nostro proposito entrare in merito a quanto la medicina e la politica sociale, la giurisprudenza e la tecnica assicurativa hanno messo in campo su questo a~gomento.
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·• Questa nostra nota si propone sopra tutto di considerare, rimanendo nei limiti delle nostre disposizioni regolamentari, la capacità visiva minima che un individuo deve possedere perchè possa essere considerato ancora idoneo a lavoro praticamenw profi:cuo, ma non potremo esimerci di entrare, in questo o in quel punto dello studio, in questioni di indole generale, che valgono tanto per i minorati dell'organo della visione come per qualsiasi altra menomazione organica o funzionale. l PRECEDENTI DI LEGGE. - Un tempo, fra le causo di impedimento alla attività lavorativa, era specifìcatamente indicata la cecità bilaterale: infatti la legge sul reclutamento del 20 marzo 1854. in vigore nel Regno di Sardegna e successivamente estesasi alle altre regioni italiche man mano che venivano a far parte dello Stato nazionale, diceva testualmente che cc sono da coruiderarsi come non esistenti in famiglia i membri di essa che sono ciechi di ambo gli occhi,,, e come non fosse sufficientemente chiara tale enn.nciazione, il Regolamento del 31 marzo 1855 per l'esecuzione della. detta legge aggiungeva: cc Devono ritenersi per ciechi di ambo gli occhi soltanto quegli individui. i quali si trovino, in modo assoluto e permanente, privi della funzione visiva ». Tale sevem di<>po~izione viene confermata nella legge del 1862 e del 1876, e La riscontriamo ancora nel testo unico approvato nel 1892. Ad o n or d !~l vero, v .l.ri p :~ riti, an c ho prim 1 di quest'ultima logge, nei rigu »rli di alteo..:ioni della fuu..:ione visi va, non si limitavano a considerare co n 1 non con;>ut1bili in fa:n i~lia solo cc i ciechi di ambo gli occhi n, ma pari.manti am n ette vano la non esistenr.a in famiglia anche in confronto di coloro che erano affetti da grave ambliopia binoculare, giudicando questi in base ad un'altra disposizione della medeeima legge, e cioè, quali cc af-
• VJS US » E INABILIÙ A LAVORO l'BOlriCUO
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fetti da. tali infermità permanen ti ed insanabili o da. ta.li imperfez.ioni fisiche, da. essere resi assolutamente inabili a lavoro proficuo "· ?.fa questa, diremo, licenza valuta.tiva. dei minorati del visus poteva. essere 'concessa solo con la. pubblicazione del Regolamento 2 luglio 1890 per l'esecuzione delle leggi sul reclutamento del 1888, in quan to in esso veniva. soppressa. la disposizione del precedente regolamento (30 dicembre 1876), secondo cui impotenti a lavoro proficu o venivano ritenuti coloro che non soltanto non potessero attendere, in modo costante e continuo, ad una qualsivoglia occupazione, ma dovessero essere •< di aggravio alla. famiglia, che do1:eva alimentarli e provvederli n ei loro bisogni ». Nel regolamento del 1890 più non si parla di questo « aggravio ». Bisogna giungere alla legge 15 dicembre 1907, la quale, recando varie modiflca.zioni al T . U . delle leggi sul reclutamento allora in vigore, ph\ non contempla la gravissima minora.zione fisica della. perdita. della. funzione della vista e, quindi, fa. giustizia di siffatto eccessivo rigorismo. E con questa. stessa legge ancora un altro passo veniva. fatto verso più razionali concetti di indole umanitaria e sociale. Mentre prima era. ~)l prescritto che l'infermità o l'imperfezione fisica dovesse rendere u a.asolu- v;.!*-'!F tamente inabili a lavoro proficuo », nella legge del 1907 la. disposizione è .~:- . 1 ·-~'). più semplice e si limita a dire che l'infermità o l'imperfezione deve rendere solo «inabili a lavoro proficuo »1 venendo cosi implicitamente ad ammet,., . • 1:·,, tere, con la soppressione dell'avverbio « a.asoluta.mente », non presenti ~/ ; .~ ·. '-'F ·'~ famiglia anche gli inva,lidi in modo non assoluto. Il'.$ , _ · ;·~~v Ma invariato rimaneva il paragrafo delle Norme - 12 marzo 1908'"'~~~ · -~ per la. prima applicazione di questa legge, concernente il concetto di ina.'&"':X bilità a. lavoro proficuo: u per inabili a lavoro proficuo » a cagione di in~ fermità, ecc. u voglionsi intendere coloro che, indipendentemente dalle condizioni finanziarie della. loro famiglia, non possono attendere in modo costante e continuo ad una qualsivoglia proficua occupazione ». La. medesima dizione, quindi, del paragrafo 388 del regolamento 2 luglio 1890. E tanto la disposizione di legge come questo chiarimento r('golamentare non hanno subito più alcuna modificazione, reaistendo persino al vaglio del grande periodo bellico e del dopo guerra. Sono precisamente le due citazioni da noi fatte scrivendo la prima pagina di questa nota, e che abbiamo riportata dagli ultimi testi in vigore. Commentiamo, procedendo con ordine. DEFINlZIONE DELL'ESISTENZA LEGALE IN FAMIGLIA. - Anzitutto è bene intendersi sul signiftcato della esistenza legale in famiglia. di un membro della. medesima, nel nostro caso speciale, ossia, agli e:IIotti della esenzione o riduzione di ferma di un altro membro della stessa famiglia. La legge esonera o abbrevia la ferma di un inscritto di leva, o di un militare, qua,ndo questi costituisca l'unica fonte di sostentamento por la. famiglia cui appartiene, quando, cioè, nella famiglia non esista altro mem. bro - pa.dre o fratelli - che trovisi n ella possibilità di poror provvedere, mercè l'eventuale frutto del proprio lavoro, a tale sostentamento. Da questa. semplice considerazione sca.tu.riBce chiaramente che lo scopo del legislatore ·è non solo umanitario, ossia quello di non lasciare una. famiglia priva dei mezzi di sostentamento, ma pur sociale, nell'evi-
c VISUS » E IN A.Bn.ITÀ A LAVORO PRO!'lOUO
tare, cioè, la disgregazione della famiglia stessa. Trattaai, del resto, del riconoscimento di un prin<:ipio di diritto naturale, che il capo di famiglia., o ehi per lui, deve provvedere ai bisogni della propria famiglia. È vero che la legge. nell'in· iso della ps.rticolare ditposizione che ci riguarda, prescrive che la valutazione della inabilità deve eescre fatta. u indipendentemente dalle condizioni finanziarie della famiglia ))' ma il significato di questo inciso non va inteso nel senso che si deve prescindere daJ criteri economico-sociali nel formulare il giudizio peritale, ma soltanto vuole affermare che le necessità di vita di una famiglia sono relatiYe alla. posizione sociale ed economica della famiglia stessa. u Il legislatore vo-lle essere esplicito ed evitare ogni sottoi.nteso - commenta il Trombetta in riguardo a ta.le particolare punto - giacchè, in tal modo, volle farci intendere che la povertà e la ricchezza sono eguali sia dinanzi alla. sv·entura che dinanzi alla. legge; e che, quando un capo di famiglia, il quale lavora col cervello, è colpito da una infermità che gli spegne a grado a grado l'intelligenza, non è meno infelice di un capo di famiglia che lavora. colle braccia, e a cui una paralisi tolga l'uso di un arto: in <atti. se questi languirà di stenti nel suo tugurio, il primo vedrà sfasciarsi l'edifìzio della. sua fortuna nella crudele impotenza della sua volontà e del suo pensiero n. N oi, in vero, ci troviamo quasi sempre innanzi a soggetti le cui condizioni finanziarie sono strettam('nte legate al reddito lavorativo personale, mancando il quale viene a stabilirsi un vero stato di bisogno. Quinùi la. nostra attenzione deve essere ancor piò. vigile e piò. accorta, e il nostro responso piò. illuminato. V1sus E INVALIDITÀ. - Percbè dunque un individuo sia considerato come non esistente in famiglia de't'e essere in istato tale da non aver più la capacità fisica o mentale di poter provvedere ai mezzi di vita por sè e la famiglia.. In nessuna parte dei nostri regolamenti militari si accenna, comunque, al limite inferiore della capacità visiva, che determini, in un individuo, l'inabilità a lavoro proficuo. Non possiamo prendere come terminé di ragguaglio il limite inferiore di %in un occhio e 1/ 12 nell'altro, stabilito per l'idoneità. al servizio militare cosi detto sedentario, in quanto anche per questo servizio il soggetto deve svolgere una attività tale elle non può corto paragonarsi a quelle di un qualsiasi opcJaio da cui si esiga un lllinimo lavoro proficuo: si p<>nsi solamente quali e quanti incarichi possono essere dati ad un militare della.. ret rovia in tempo di guerra! D'altronde il visus d.i! % in un occhio permette il disimp<'gno anche. di mestieri che hanno notevole csig<>nza visiva, s<>nza incideJDe la capacità lucrativa. Nè è da tenere in conto la lrf!ge sullo pensioni prhil<>giate. di guerra, ladùove i pa.renti di militari morti in g11erra o per causa di guerra, vengono ritenuti i nabili a lavoro profieuo, agli eff<>tti drll 'assrgno alimentare di guerra, allorquando sono equipara bili, per l'inYalidità, alla 1 6 categoria della tabella, ossia, affetti da e{'cit.à bilaterale, as~oluta e permanente, o almeno con tale riduzione dell'acut.e7.za visiva da permettere appt>na il conteggio delle dita a.lla distanza della visione ordinaria da vicino.
• VISOS • E INABILITÀ A LAVORO PROFICUO
Non è davvero con simile menoma.zione della funzione visi~a che un individuo possa solo allora essere in istato tale di incapacità lavorativa.
da non poter provvedere ai bisogni, pure riatrettiasimi, della eeiatenza sua e dei suoi. Sostengono certuni che neanche la cecità. assoluta sarebbe causa di perdita assolu ta della efficienza lavorativa, tanto è vero, come è ben noto, dei ciechi possono rientrare nel campo lucrativo, disimpegnando - e le scuole di rieducazione ce ne hanno dato esempi mirabili - svariate mansioni e specialmen te nella sfera d'applicazione della piccola industria. «Si tratta però - come ci scrive il Perrando (l) di Genova di residui sfruttabili in modo troppo condizionato e contingente». La legge parla di lavoro proficuo, e vuole evidentemente riferirsi u all'impiego abbastanza este.'lo e variQ delle varie attività». Il lavoro del cieco non è realmente proficuo, ma insufficiente, perchè egli in genere ha bisogno di continua a.'3Sistenza. «D evesi ancora considerare - ci fa conoscere il Magnanimi (2) di Pavia - la qualità. del lavoro, per cosi dire, la sua nobiltà e dignità. Anche un cieco, che vive strimpellando nelle osterie, può dire di fare un lavoro proficuo, ma in realtà non è che un accattonaggio larvato; a l pari di quei << Raffa-elli » che sui marciapiedi disegnano paesaggi impossibili e ritratti irriconoscibili. Essi possono per loro conto considerarsi artisti e lavoratori, ma non sono che accattoni». 11 Per lavoro proficuo, secondo me conclude il "Ma-gnanimi devesi intendere quello che assicura a chi lo compie il minimo indispensabile per i bisogni della vita, in proporzione della media della classe sociale alla quale app<trtiene e nella quale vive, senza aver bisogno di contributo dA. parte di altri individtù singoli o di una collettività>>. Viene-, quindi, di chiedersi in quale misura deve intendersi questo «lavoro proficuo "' poichè non v'ba dubbio che rispetto ad un operaio con pieno potere visivo la proficuità del lavoro sarà maggiore, di massima, di quella del lavoro compiuto da nn operaio menomato più o meno notevolmente in siffatto potere. • VrSUS E MlNIMO LAVORO PROFICUO. Dobbiamo ritenere che la legge intenda riferirsi al minimo lavoro proficuof E quale è allora il minimo grado di capacità visiva necessario per nn minimo lavoro proficuof La questione è molto dibattuta, e sebbene non tutti i cultori di medicina legale abbiano invero raggiunto il pieno accordo, pure può dirsi
che, in questi ultimi tempi, gli uni agli altri non poco si avvicinano nello stabilire tale minimo, almeno relativamente al lavoro generico. N el primo Congresso nazionale di infortunistica oculare (Roma, ottobre 1920) l'argomento fu oggetto di particolari relazioni e la commissione, nominata in seno allo stesso congresso per la determinazione del limite minimo della capacità visiva che consenta attitudine a lavoro proficuo, venne nella conclusion e che tal limite, in caso di riduzione dei visus binoculari uguali, dovesse essere di 1f,), e, in caso di cecità di un occhio, di 1 / 11 nell'occhio veggente: cifre queste che corrispondono al valore medio indicato da numerosi autori che di siffatto argomento si sono interessati. (l) Sorltto di'l H ~rlugno 1028. (2) Sorlt to di'l 28 maggio 1928.
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« VISUS ~ E INABU.ITÀ A LAVORO PROFICUO
·Facciamo subito notare che il visus binocula.re di 1 / 10 o nei monocoli di 1 / 10 , in infortunistica, determinerebbe un danno del 95 % e, quindi, la capacità. lavorativa verrebbe ridotta al solo 5 % di quella ordinaria. Non v'è chi non veda come anche con tale limitatissima attitudine al lavoro non può certo ammetterai che un individuo possa considera.rsi legalmente computabile in famiglia, in condizioni, cioè, di procacciare il n ecessario per il sostentamento proprio e dei suoi. La stessa modificazione che venne apportata alla legge sul reclutamento nel 1907, in seguito aJlla quale non si parla più di te a-ssolutamente inabili a lavoro proficuo >> ma semplicemente di <t inabili a lavoro proficuo » indica che il legislatore ha voluto dare alla disposizione un maggiore temperamento, nel senso, come già a.ccennammo, che si può considerare inesistente in famiglia. anche colui che è inabile in modo non assoluto. N on si può, dunque, pal'lare di minimo lavoro proficuo, come è inteso nel campo infortunistico, per via che esso di poco si discosta, agli effetti della possibilità lucrativa, dal lavoro ritenuto non proficuo. Bisognerebbe, quindi, poter stabilire qual massimo grado di invalidità l'individuo deve avere a.cciocchè la sua capacità. produttiva sia tale da non essere più sufficiente p er i bisogni della vita. Stabilire, in altri termini, di quanto la. capa-cità al guadagno possa in un individuo diminuire senza che egli stesso e la famiglia si riducano in istato di necessità. Non è facile, anche in questo riguardo, fissare dei limiti. Se la capacità minima al minimo lavoro pi:oficuo non è bastevole per un sufficiente reddito famiglia,re, non bisogna d'altronde ammettere che qualsiasi diminuzione della <·apaciti'l. al guadagno abituale del sosteutatore della famiglia, metta questa in condizioni di bisogno. Il fabbisogno d 'una famiglia ha limiti molto ampi, ed è giusto che ci si intenda riferire a.i limiti minimi, pur tenendo conto della cla-sse sociale cui essa appartiene. Dobbiamo inolt ro tener presente che le dichiarazioni di non esistenza in famiglia per inabilità a lavoro proficuo determinano l'esonero totale o parziale di un individuo dal servizio militare, da un dovere fondamentale, come cittadino, verso lo S~ato. Devesi, in conseguenza, procedere ad una valutazione che importi una applicazione razionalmente restrittiva delle disposizioni di logge, al contrario di quanto avviene in infortunistica ove· la valutazione, trattandosi di compensare un danno, deve essere più che possibile larga. LA LEGGE SULLA INVALI'DITÀ NEL CAMPO CH'ILE. - Come regolarci dunque'f Un'altra legge di Stato può fornirci elementi utili in questa ricerca di un orientamento razionale per l'equa applicazione della nostra disposizione regolamenta.re. Secondo il R. decreto 30 dicembre 1923, n. 3184 (art. 7), sull'assicurazione contro la invalidità e la vecchiaia tt si considera inabile al lavoro l'assicurato la cui capacità. di guadagno è ridotta a meno di un terzo del gru'Wiagno abituale norma.le delle persone che esercitano lo stesso mestiere nella stessa. località >>. Possiamo noi prendere come termine di ra.gguagliamento questa disposizion e di legge nel formulare il nostro giudizio medico-legale sull'esistenza o meno di un individuo in famigliaT Il parere di alcuni .Maestri di medicina lega.l e è del tutto consenziente.
« VISUS » E lNABJLlTÀ A LAVORO PROFICUO
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Il Ferrando (l) ci scrive che nella valutazione della «non esistenza. legale dei membri di famiglia resi inabili a proficuo lavoro, potrebbesi trovare riferimenti risolutivi e chiarificativi nella legge comune delle pensioni per la invalidità e vecchiaia., la quale legge ritiene incapace al lavoro, e quindi pensionabile, l'operaio che abbia subito una riduzione di 2/ 3 della sua capacità al guadagno sul proprio mercato di lavoro ''· Il Mirto (2) di Palermo è del medesimo parere: 11 Agli effetti di riduzione o di esenzione di ferme milita.ri - egli asserisce - si considerano non esistenti in famiglia coloro che sono inabili a lavoro proficuo. È chiaro pertanto che si vuole intendere non la incapacità lavorativa (Arbeitsunfahigkeit) ma la incapacità lucrativa (Erwerbsunfahigkeit). 11 Ora noi troviamo nella legge sulla invalidità il limite di tale invalidità lucrati va all'art. 7, dove si dice che è da «considerarsi invalido chi abbia. subìto una riduzione della, capacità lucrativa a meno di ~~l del guadagno abituale, ecc. ecc. n. A me sembra che questi concetti sulla invalidità si possano del tutto applicare al caso in questione. Per vero non si può - nè umanamente nè scientifica.mente - per ritenere inva.lido un individuo, richiedere che questo sia del tutto cieco percbè, egli allora è un supérinvalido, giacchè non solo non può lavorare nè guadagnare, ma ha bisogno anche di assi~tenza, nè si può ritenere invalido un individuO'Che abbia solo menomazioni monoculari, giacchè anche la perdita completa di un occhio (35 %) permette l'esplicazione della maggior pa.rte dei mestieri: ma bisogna ritenere invalido un individuo che abbia tali alterazioni binoculari della funzione visiva da renderlo inabile ad un lavoro proficuo, e cioè che abbia tale riduzione della sua capacità di guadagno da Pssere non totalmente ma assolutamente inva.lido, in quanto che non può più utilizzare sul mercato del la.voro quelle piccole energie residuali che ancora. gli rima.ngono. E questa misura minima di incapacità lucrativa è bene che sia valutata alla ~tessa stregua di ciò che si è stabilito per le pensioni di invalidità, cioè, a meno di 1/ 3 di quella precedentemente goduta dall'operaio, o di quella degli operai della stessa categoria nella stessa località. Allora. solo l'individuo si può considerare come non esistente legalmente in famiglia: non con minorazione di grado più lieve della funzione visiva. (( Questo è il mio parere - conchiude il Mirto - che mi sembra. risponda a criteri di equità, di umanità e di dottrina medico-legale'' · Non meno esplicito è il Biondi (3) di Siena: «Ho sempre pensato che per incapacità al lavoro proficuo, nel senso della legge del reclutamento, si debba intendere, come fanno d'altronde pensare disposizioni di legge di altri campi, che adoperano la stessl;l. espressione, lo stato di invalidità ai sensi dell'art. 7 della legge ~igente sull'assicura.zione per l'invalidità e vecchiaia. Il giudizio di invalidità, secondo me, non è un giudizio medicolegale, ma sibbene un giudizio economico-sociale, che si basa, essenzialmente sia pm·e, su un giudizio di incapacità al lavoro, che è un giudizio medico-legale •>. E in un altro suo scritto (4): <<Stando alla lettera della legge, chi non (l) Scritto del 24. maggio 1028. (2) Scritto del 15 mngg:lo 1928. (3) Scritto del 24 rne.ggto 1928. (4) Scritto del 16 giugno 1928.
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• VISUS Il E INABILITÀ A LAVORO PROFICUO
può attendere in modo costante e continuo ad una qualsivoglia proficua. occupazione è l'invalido nel senso della. legge di invalidità (art. 7 del R. decreto 30 dicembre 1923, n. 3184), ossia colui che non è più capace di guadagnare, nel proprio mestiere o in qualsiasi altra occupazione confa-cente alle attitudini e abitudini di lui, 1/ 8 del suo guad3.oono abituale di un tempo o di quello delle persone che esercitano nella località di sua dimora il suo stesso mestiere. Si capisce così come, secondo me, debba essere riconosciuto inabile al lavoro proficuo, non solo colui che non può guadagnare assolutamente niente, ma anche colui che può guadagnare così poco da essere praticamente inutilizzabile come valore economico. E allora si comprende come non importi avere una incapacità. di guadagno dellOO %, ma anche e soltanto del 66 e 3/ 4 % ». Anche il tenente colonnello prof. Giordano (1), valente cultore di infortunistica oculare, nel valutare l'inabilità a proficuo lavoro dei membri di famiglia agli effetti di esenzioni o riduzioni di ferme, interpreta la nostra legge sul reclutamento col medesimo criterio seguìto nella legge sulle assicurazioni sociali, e considera non esistenti in famiglia chiunque abbia perduto , p er la. sua. menoma.zione visiva., il 67 % ossia. i 2/ 3 della. propria.
capacità lavorativa« intendendo con ciò che chi si trova in tali condizioni non può esercitare più alcun lavoro lucrativo ». ~
L AVORO GENER.fCO O LAVORO SPECIFICO. - Nonostante il valore dottrin:tle e l'importanza, potremmo dire, giuridica delle sopra ricordate opinioni, forse è necess:.trio entrare in merito più particolarmente allo spirito della no 3tra dispo3izionc regolamentare in confronto di queLlo contenuto nella legge assicurativa sull'invalidità. · Questa legge pa.rla reaJmente di cc guadagno abituale normale delle p ersone che esercitano lo stesso mestiere nella stessa località », mentre la legge sul reclutamento si riferisce ad una inabilità a lavoro proficuo in genere, ossia, come commenta il regolamento, a condizioni di minorata capa.cità fisica, per cui un individuo non possa cc attendere in modo costante e continuo ad una qualsivoglia proficua occupazione)), Forse tra le d ue disposizioni vi è una disparità formale, più che sostanziale. Che se è vero che il nostro regolamento parla di qualsivoglia occupazione non tralascia di aggiungere a questo termine cc occupazione» la qualifica di proficua, la quale indubbiamente significa che l'occupazione debba essere tale da permettere il procacciamento <li un guadagno sufficiente al fabbisogno di una famigtta. E questo concetto, possiamo dire, è riconfermato pienamente da un ~l tro punto della stessa disposizione regolamentare, laddove affer ma che aUa. qualsiasi occupazione proficua devesi attendere (( in modo costante e continuo "· L'esercizio costante e contin1w, e non saltuario e temporaneo, del proprio mestiere può solo garantire la stabilità del guadagno e, quindi, l'assicurato provento per le necessità continue ed assiLlanti della vita. Un operaio, che presenti una diminuzione di visus di tal grado che non gli sia più consentito di raggiungere, del provento lucrativo suo abituale, (l) Scrit to del 2 giugno 1928.
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che una parte insufficiente ai bisogni suoi e della famiglia, non è giusto ehe lo si debba sempre ritenere adatto ad esercitar e quel qualunque altro mestiere, che, essendo compatibile anche con un visus di molto inferiore alla norma , possa permettergli un guadagno maggiore. <<Ba-sta che Lei pensi - ci scrive il Biondi (l) - senza che io mi diffonda, al visus che occorre ad un uomo che ha fatto tutta. la vita l 'inca-ssatore di pietre preziose e che non può pretenderai che a 60 anni vada a fare il facchino, ed al visus che occorre ad uno sterratore, perchè sia dimostrat.o che fissare un per cento di riduzione del visus per il giudizio di inabilità al lavoro proficuo potrebbe portare a delle applicazioni che il legislatore eviden temente non ha voluto. Bisogna, dunque, che il giudizio, nel caso della inabilità al lavoro proficuo, sia un giudizio tutto individuale. Ed il perito medico dovrà, secondo me, dal momento che la legge glielo richiede, integrare il giudizio medico-legale con un giudizio economico-sociale''· E il Biondi è perfettamente nel vero, poichè solo un giudizio econ omi co-sociale raggiunge lo scopo cui tende, in ultima analisi, la legge sul reclutamento, quello di accertare se nella famiglia vi sia un membro la cui capacità lucrativa sia sufficiente p er le necessità di vita della famiglia stessa. Il Corrado (2) di Napoli entra parime.nti in 111~?rito alla personalità del minoral"o: « ... nel singolo concreto caso la valutazione medico-legale dovTà. tener conto di un complesso di elementi, che in parte risultano da fattori ex.tra-oculari, come l'abitudine ad un mestiere o ad un lav oro lungamente esercitato, la dimestichezza <!.on l'ambien te di lavoro, la natura del lavoro, etc. ''· Ed il Ricchi (:3) di Bologna, ben noto nel campo dell'infortunistica oculare, espone chiaram0ntc il suo pa.rcre in merito alla inabilità a lavoro proficuo richiesta d~Llla legge s ul reclutamento: «A p ar te l'età, l'educazione professionale, l'intelligenza., la volontà, ecc. dell'individuo, è impossibile prescind<'re in modo assoluto dal mestiere che egli esercita, percllè, qua.ntunque la. legg<' parli di lavoro generico e proficuo, non si può ammettere che si t rovi nelle stesse condizioni di possibilità. al guadagno un meccanico di precisione ed tm contadino che perdano entrambi r/ 10 di visus: come non si può ammettere che il meccanico si met.ta di un tratto a fare il h voratore della terra e ' 'iceversa )). M:a qui rni piace riportare una elaborata decisione del Ministero della Marina in merito al ricorso di un inscritto contro la decisione, con la quale il Consiglio di leva gli aveva nt>gato l'ass<>gnazione in terr.a catt>goria, chiesta in b a.se agli ar t.icoli 55 e 62 della legge allora vigt>nte sulla leva di mare, quale unico figlio di padre vivente, non computando in famiglia un fJ:atello, perchè inabile a lavoro proficuo. • Omi.!isis: la. dichis.ra.zione con la quale la Commissione ~anitaria dell'ospeÙ9ole, ecc., presso cui per disposizione dell\1inistero fu visitato N. N., fratello dell'iscritto, pur riconoscando che questi ha. le fala ngine e le falangette dell'indice ~Vista.
(l) S·ritto olt nt o del 16 gil]g"no 1928. (2) Scritto del 4 luglio 1.28. (3) Scritto del 25 muggio 1928.•
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medio ed anulare della mano destra completamente mancanti, non di meno non ghtdicò tale imperfezion e fisica sì grave da renderlo assolutamente inabile ad un. lavoro proficuo; «Sentito il parere della Commissione istituita con l'art. 21 della legge sulla. leva di mare; • R it-enuto che la Commissione sanitaria, data la sua diagnosi sulle condizioni fisiche di N . N., ha pronunciato sulla abilità di costui a lavoro proficuo, un giudizio non rispondente al senso della legge stùla leva di mare; "Questa, infatti, eson er a dal servizio militare di prima e di seconda. categoria il figlio unigenito perchè egli possa, anche soltanto eventualmente, prestare assistenza ai genitori e provvederli di a limenti. • L a stessa legge, poi, non si contenta. di dire che un membro della famiglia d eve essere inabile a lavo ro o a qualsiasi lavoro proficuo, o, com'è piaciuto alla Commissione sanit-aria, a d un lavoro pro(wuo, ma stabilisce invece che egli deve essere inabile a lavoro proficuo, inabile, cioè, al lavoro occorrente pel mestiere, per l'arte o per la professione abituale, onde ad un padre di famiglia sia possibile ritrarre tale 1m profitto, che possa bo.stare, oltre che a i bisogni di lui, anche in parte a quelli della propria. famiglia. cc Nò, d 'alt.nt parte, si p uò menomament-e dubitare che il valore dell'espressione lavoro proficuo possa essere diverso da quello su accennato per poco si consid eri che da tutt-e le disposizioni concernenti quest.o argomento si rileva chiaramente aver e la lc~ge d conosciuto il principio Ji diritto naturale che il padre di famiglia, o chi per lui, deve provvedere ai b isog1ù della famiglia medesima. «Una diversa int.erpretazione della legge ne snaturerebbe il concetto, ne discon oscerebbe 1trbitrariamente l'uma.no, equo scopo da essa prefissosi. « Ri ten u to che i p recedenti storici legislativi sono w1a piena e splendida conferma di questa interpretazion e della lt>gge; talchè può affermarsi di e~servi al rig ua rdo una vera e propria interpretazione autentica. «Infatti S. E. il ministro Ribot.y, nella sua relazione della lflgge sulla leva ùi mare p resentata alla. Camera dei deputati, nella tornata del }o febbraio 1869, a chi g li chiedevn la. modificazione del paragrafo 3 dell'art. 60 - corrispondente al pa.ragrafo 3 doll'nttna.le a rt.. 62 (l)- facendogli notare che: considerare come esistente in famiglia un disgraziato che a 11:1"an pena riesce a guadagnare in lavori, c h e llOI'l richieggono sanit.,\ d i corpo, pochi cen t.o~<imi al giomo, e non tut.ti i giorni, perchè affranto da malattia, e, por contro, non ritener e computabile in famiglia, in forza dol p~~.ragrafo 2 d i quest'articolo, chi, per mancanza di un membro, o per m ostruosa stru ttura, ba bisogno di meccanismo per reggersi, e sebbene il difetto o l'infermità n on g li tolga di lavorare, è certamente cosa. che va a ritroso della logica. e dell'equità, r ispondeva: ma io devo considera re che i Consiflli di leva non hmmo per mandato di applicare la legge in m odo irrazionale e di portare agli estremi le esigenze legali, ed a questn. consid erazione, l'alt ra aggiungendo della facilità di procacoiarsi at.testati di inabilità al lavoro, io concludo ch e Yal meglio mantenere l'articolo come trovnsi formulat-o, a.ppunto perchè i Consigli, di leva. possano mettersi in gua rdia, e perchè le Giunte mwùcipali n on n.llarghino troppo la m ano n el concedere i certificati ch e lor o vengono ri chiesti dai molti che hanno interesse, non sempre fondato in r agione . di far considerare come non esistente in famig lia qualche parente d ell'inscrit.to chiama to alla leva. « Dun que il Ministro, ri conoscendo in fondo tutta. la gh1stezza delle osservazioni fn.ttegli, rispose però ch e il t imore d'una illogica ed iniq ua applicazione della legge era infondato, n on avendo i Consigli di leva. il mandato di applicare la legge i n m odo irrazionale, e di spingere 11gli est.remi le esigenze legali. • Dunque, riten ere che per inabilità. a. lavoro proficuo d ebba intendersi quella inabilità a procaccia.rsi a n che un mi sero guadagno soltanto, è nella relazione di S . E. Riboty qualificato irrazionale modo di applicare la legge. E fu per questo che ill\linistro non consentì a cambiare la forma dell'articolo, la. quale volle, invece, mantenuta per r agioni di convenienza e di opportunità chiar8lllente espresse. • Rit.enuto ch e un a ltro argomento per dimostrare ch e il concetto del legislatore sia quello sostenuto dal Ministero, si ritrae anche dal 2o comma dell'ar t. 229 (l) L 'art. 62 delln IP~o aul reclutamento dell o R. morino corrlffiQnde..-a nll"flrt. G3 dolio medosimo leggo por Il R. cscrclto o quc;to oli" odierno nrt. s; del T. U.
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4el progetto di regolamento per l'applicazione della legge vigente, che suona così: Per massima. deve intendersi incapace a lavoro proficuo colui che, per causa. di infermità. o di imperfezioni fisiche, non possa. assolutamente ed in modo stabile · procurarsi lavoro con l'esercizio del met:~tiere, dell'arte o della professione, i m ezzi nece888.ri per provvedere al suo sostentamento, e per essere di qualche aiuto alla famiglia. • La definizione dell'incapace a lavoro proficuo data dall'Istruzione - cosi vien chiamato il suddetto progetto di regolamento - non ha bisogno di alcun commento, tanto essa è evidente nella chiarezza, nella precisione, nella perspicuità. e nella. ricchezza delle determinazioni onde consta. Nulla., infatti, in essa è tralasciato di determinare, dalla natura del lavoro alla. quantità di profitto che deve rica.va.rsene. «Ora, se è vero chel'interpreta.zione del pa.rngra.fo 3 dell'art. 62 sostenuta. dal .Ministero non si può legalmente fondare sul comma 20 dell'art. 229 dell'Istruzione - perchè questa non essendo stata ancora debitamente approvata, ha soltanto vigore nei rapporti interni dell'Amministrazione per tutto ciò che si dferisce a. forma procedurale - è per altro vero che tale articolo resta sempre un valido argomento per dimostrare come l'interpretazione e applicazione da farsi del pa· ra.grafo 3 dell'art. 62 siano quelle sostenute dal Ministero. • Visto, ecc.; il Ministero accogliendo il reclamo, ecc."·
Ho riportato per c~:~te!ìo la dcch;ione perchè traspa.r e dal suo insieme il sano criterio seguito. Sebbene essa risalga ad alcuni decenni or sono, pure il concetto generale della inabilità a lavoro proficuo, vi risulta più che mai aderente a quei principì razionali che andarono di poi maggiormente affermandosi nel campo della infortuniologia, e clie, come abbiamo testè visto, concordano pienamente con le correnti opinioni di numerosi cultori di medicina legale. Siamo ben lontani dai fiscali concetti, chi:' animavano, nei tempi andati, le menti direttive, come esplicitamente risulta da una circolare che il Ministero della guen-a emanava nel 1866, che pure vogliamo riportare, non per amore di contrasti, ma per rilevare il grande progresso conseguito in merito agli argomenti che trattiamo: <<Nel fare applicazione dell'art. 93-3 della Legge sul reclutamento ritengasi che, se è vero che l'uomo mutilato di un braccio non può dare che un lavoro limitato a determinate contingenze, e quindi in genere di una scarsa utilità lucrativa, non puossi però ammettere che quest'uomo, anche quando sia incapace solamente di un lavoro manuale, debba aversi per inabile in modo costante e continuo ad ogni occupazione lucrativa nel senso del paragrafo 474 del Regolamento pel reclutamento.· (Paragrafo 38 della circolare 12 aprile 1866, inserita nel <<Giornale Milita1·e n dello stesso anno) n. Ma, se deve avere la sua importanza, nella formulazione del nostro giudizio peritale, la particolare attitudine professionale dell'individuo in esame, non dobbiamo, d'altra parte, ritenere che costui debba essere considerato nullo agli effetti della sua presenza legaJe in famiglia pel fatto che, presentando, per esempio, una. determinata minorazione della funzione visiva che sia di impedimento solo all'esercizio del suo particolare mestiere o professione, più non sia atto a guadagnarsi il necessario al sostentamento suo e della famiglia . . Ci sembra, invece, ancor più razionale e conforme allo spirito della. legge che egli debba impiegare le sue energie residuate nel miglipr modo anche in qualsiasi altro mestiere - diverso di quello prima praticato _
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il cui esercizio sia compatibile, ben inteso, con la sua minorata efficienza. fisica ed anche con le sue attitudini generiche (1). E in ciò concordiamo anche con la interpretazione che si suoi dare, n el campo medico-legale civile, alla capacità. al guadagno cui si riferisce l'art. 7 della cennata legge sulle assicurazioni: cc La dizione dell'art. 7, dice il Biondi, dimostra poi che il legislatore - richiedendo che la capacità di guadagno dell'assicurato pensionando sia inferiore al terzo del guadagno abituale, normale delle persone, che esercitano lo stesso mestiere nella stessa località - abbia inteso che non si debba tener conto soltanto della attitudine che all'assicurato rimane di procacciarsi un guadagno col mestiere da lui preceden temente esercitato, ma anche di quelle di cui egli possa essere ancora in possesso per dirigere diversamente da quanto faceva in passato la sua attività)). E giustamente - rileva il Biondi, in suffragio alla sua esatta interpretazione - il legislatore italiano si è, nella compila.zione della legge sulle assicurazioni, inspirato sopra tutto alla legislazione germanica. E la. legge germanica ritiene precisamente cc invalido colui che non è più in condizione, con un'at.LlviLà. che conisponda alle sue forze e alla sua. capacità e elle si possa richiedergli con un'equa considerazione della sua cultura e del suo precedente mestiere, di guadagnare un terzo di ciò che possono guadagnare con lavoro nella stessa località le persone sane di corpo e di mente della stessa condizione e di una simile cultura )), Crediamo che, intesa in tal senso anche la capacità a lavoro proficuo cui si riferisce la nostra legge sul reclutamento, si sia lontani tanto dal formulare giudizi troppo generici che importerebbero delle manifeste e stridonti spcrequazioni, come daU'attribuire alla legge stessa lma interpretazione troppo specifica che determinerebbe un riconoscimento troppo esteso di inesistenze legali in famiglia, in modo non conforme a quanto realmente avviene di fatto, favorendo, in conseguenza, riduzioni ed esoneri d al servizio militare senza che necessità speciali lo impongano. Qui verrebbe fatto di chiederci so un terzo di quel guadagno, che abitualmente riusciva a soddisfare ai bisogni d'una famiglia, può ritenersi ancora sufficiente al sostentamento della famiglia stessa. È questo un argomento che se anche potesse in qualche modo rientrare n ei limiti segnati a questo studio, esso esor bita dalla nostra particolare competenza professionale, in quanto ha carattere prettamente economico-finanziario. Solo possiamo dire che se la riduzione ad un terzo dell'attitudine lucrativa è ritenuta, sia nella legislazione civile italiana, come in altre straniere, tale da non privare l'individuo dei mezzi atti a sopperire ai bisogni comtlni dell'esistenza, non vediamo alcun fatto che p ossa contrastare l'estensione di questo limite anche nel campo d'applicazione della nostra legge militare. Anzi, proprio in questo campo, sarebbe giustificato un maggiore eventuale rigorismo per via che il giudizio di non (t) Le a.~ .lduiini ~3nN'ic'te sono lega'.e a varie con:Uzloru proprie di ciascun individuo: età, s~a·.o so n'l ico·Plio 1ico, g rnd.o di cui nra, ccc. Un l!ogget ~.o giovane, vfgoro o, d! ln .e\ll· gcn ~!l sve.olla., volen erooo e meglio ancor!L. se dlrozza~o d a una. cui ura ln "ellet n olo pure modo •~"• si .rtv >r. inlil~u'i biln ln A, In c:m"ron o dJ un al :.ro di e ';à avan.za a, gracile, pslchlc&mente tleb 1le. s. :1\\trnbLa, • in un\ u9 ; .a. p H i 1lan1 di V<l n ;a.gglo di fronte alla p ossibilità di riueolro ad ui.illzzar., iuJra~iva.mon :e le energie ro3lduali •. (Bianohlnl).
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idoneità a.! lavoro importa, non nn provvedimento di indole previdenziale od assistenziale, un provvedimento amministrativo, bensì una deroga da un canone costituzionale e fondamentale, quello dell'obbligo per tutti del servizio militare. L'esonero o la riduzione della ferma è da ritenersi, nella sua spressione giuridica, quale eccezionale beneficio che lo Stato accorda, n ella sua illuminata veggenza di ogni problema sociale, a colui che, pure avendo obblighi militari, è nel contempo impegnato in un dovere imprescindibile verso la propria famiglia. Se la Nazione rinuncia ad un proprio diritto verso il cittadino in merito ad una delle più importanti se non la più importante attività statale, è giusto che a ciò addivenga solo quando si riconosca che l'applicarione di questo diritto ingeneri un danno, che, nei suoi effetti anche indiretti, è più considerevole di quello che lo Stato risentirebbe allorquando vien meno l'applicazione in parola. L'istituto della famiglia non è (li natura privata, ma fa parte del tutto, è una cellula, un elemento vitale del complesso organismo statale. E se pure è possibile pensare che la riduzione ad un terzo del reddito lucrativo abituale di una famiglia metta questa in condizioni di disagio, tuttavia non va tralasciato il fatto che trattasi ordinariamente di una condizione di cose transitoria, e che non sempre è possibile stabilire limiti precisi nel campo del diritto, specie quando si apponganoprincipì ed istituti universalmente riconosciuti di primissimo ordine. In un modo o nell'altro l'ammissione del limite in parola rappresenterà almeno un compromesso, quasi un tentativo di conciliazione tra due interessi nella realtà contingente della vita antagonistici, tra gli interessi, cioè, supremi della Nazione e quelli sociali e morali della famiglia. Ed ecco appunto che, non solo possiamo riscontrare una vera analogia tra le espressioni idoneità a lavo-ro p1·ofjcuo della nostra legislazione militare e capacità al g1taclagno di quella civile, ma pure possono presumerai a.naloghi i concetti che hanno inspirato i compilatori dell'una e l'altra legge, sebbene molto diversa sia la Ipateria che le due leggi medesime intendono regolare. Sono, in e.ntrambi i casi, concetti umanitari e sociali, in quanto, con la legge di assicurazione, si è voluto assicurare al lavoratore diventato invalido, una pensione da cui trarre il necessario provento per vivere, e con la speciale disposizione della legge sul reclutamento, lasciare alle famiglie dei candidati alle armi l'unico membro che possa procacciar loro il necessario alla vita. Dovremmo, dt1nque, ammettere, in base a questo ragguagtiamento, che un individuo non deve essere considerato presente legalmEnte in famiglia allorquando non sia idoneo ad un lavoro veramente proficuo sufficien te cioè alle necessità di vita Stla e della famiglia - o, in altri termini, allorquando la sua capacità al gnadagno in una qua.lsivoglia occupazione compatibile con le sue attitudini ed dfìeenza fisi ca e men tale, sia inferiore al terzo dl.'l guadagno abituale normale delle persone che esercitano lo st<'sso mestiere nella st<'ssa località, delle persone, cioè, sane di corpo e di mente della stessa condizione e di una. simile coltura. CRITE R.f DI VALUTAZJONF.. Impostato in tal guisa il problema, non v'ha dubbio cbe il perito militare venga a tTovarsi dinanzi a difficoltà non lievi, nella formulazione di nn giudizio, che viene ad essere il risultato
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« VJSU$ ll E I'NABlLIT..\. A LAVORO l'ROFIOUO
della valutazione di m olteplici elementi inerenti a questa capacità specifica dell'individuo a proficuo lavoro. Bisognerebbe avere anzitutto i dati inerenti al mestiere o professione eser<'itata rPalmente dall'individuo da esaminare - e a tale scopo si renderebbe necessario un pa,rticolare richiamo delle disposizioni legislative - poichè il giudizio circa la capacità al guadagno dell'interessato deve essere riferita anche alla sua atthrità professionale. E non bastano al perito questi semplici dati: egli deve possedere una buona competenza n ella tecnica industriale e rurale, che dia affidamento di avere una conoscenza sufficien temente esatta della vita dei campi, delle fabbriche e dell'attività delle piccole industrie, delle modalità con cui si svolge il lavoro, delle condizioni del mercato di lavoro, di quelli elementi, in una parola, che gli p ermettono di pronunciarsi, a r agion veduta, sulla particolare validità d 'un dato operaio o professionista in rapporto alla sua propria capacità al guadagno. E ciò non è tutto. È pure essenziale che egli possegga una seria capacità. p ercettiva tecnica, onde saper valutare la lesione o l'imperfezione che un individuo presenta, non solo nel suo carattere anatomo-funzionale, ma anche e sopra tutto nell'importanza che essa ha rispetto alla potenzialità lavorativa dell'individuo stesso, ossia, saper apprezzare il grado di minorata attitudine aJ lavoro, determinata da quella minorata efficenza dell'organo leso. Stabilire, in altri t ermini, il rapporto razionale tra potenzialità visiva e capacità lavorativa, in quanto, come è noto, visus fisiologico e visus professionale non sono termini equiparabili, non solo·, ma ogni mestiere ha un'esigenza visiva sua propria. Molti dicono che la distinzione fra le varie categorie professiona.li porta a tali inconvenienti e confusioni che nella stessa Germania, mentre una volta di tale distinzione - e precisamente tra operai qualificati e non qualificati (l) - se ne teneva particolare conto, oggi giorno «si cerca di adoperare queste parole quanto meno è possibile (E. Fossatario) )). Forse, nel campo infort unistico lo stabilire diverse categorie di mestieri determinerebbe un a umento non trascurabile n ella litigiosità per le liquidazioni delle indennità, in quan to ognuno vorrebbe essere considerato come operaio qualificato o specializzato e, quindi, bisognevole di un visus superiore per l'esercizio professionale. E per evitare ciò dicesi che la legge infortuni abbia scelto appunto un sistema di liquidazione forfaitaire per non fare differenza tra l'uno e l'altro, e che, se uno ci guadagna e un altro perde, nella gran ma,s sa si ristabilisce l'equilibrio o la giustizia liquidativa. « Ma non è questa - ci scrive il Ricchi (2) in riguardo alla disposizione di legge sul reclutamento di cui trattiamo - una buona ragione perchè, quando sia possihile ed ent ro i limiti stabiliti dalla legge stessa, non si possa fare qualche differenza ed evitare certe ingiust.izie che sarebbero troppo stridenti. D 'altra parte che ci sta a fa,re il perito, se deve limitare il suo còmpito a misurare il visus solamente t Non basterebbe un infermiere t )). (l) Gl ·~ta llnterpr<}t \Ziou1 dcii"U.n 1lo Na•.l•m \le di Aq•lcur azlone. In Germania, per operai q•tall1catl s ·tntenrt.mo quelli o per •l C'IO, o per '" s pecie dell • l oro prores-tone non bRnno nJt.ra rlqor• • o 10 un e3 •tt • vl •l one •In 10 1l 1re. o·n·ero n ell• loro oooup~~.Zlone sono esposti a periooU, per e vlt ,,... l qu •Il h mn) b ls-,go c> d i un • Illimitati\ tucoltà. visiva . (ROlfEf{). (2) S Jrl tto citato del 25 1llA; gio 1928.
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TI Borri stesso dice, nel suo trattato, che il. perito è costretto qualche volta a non seguire scntpolosamente la legge, ed è appunto quando il seguirla e.iecamente porterebbe a patenti spereqnazioni. Dovremmo, quindi, rinunciare a quE'sta complessa valutazione individuale della incapacità lavorativa di coluro che vengono a noi affidati per un giudizio, che, nei limiti indicati dalla legge. valga a salvaguardare da un lato i diritti dello Stato, e dall'altro imprescindibili interessi privati t La difficoltà della risoluzione d'un problema non deve spingere il perito verso pareri sommari e semplicistici, ma lo deve maggiormente impegnare nello studio ponderato e coscienzioso di ogni singolo caso e cercare che la sua conclusione peritale sia quanto più è possibile rispondente a principi eqlùtativi. VISUS PROFESSIONALT. Forse in oculistica è più agevole, che in qualsiasi altro campo della medicina, esprimere con dati numerici i differenti valori dell'acutezza visiva -. che non è in vero sinonimo di capacità visiva, ma che certamente ne costituisce il dato fondamentale e preponderante - anche in rapporto ai singoli mestieri e professioni. Il perito può trarre adeguato profitto dalle numerose tavole - Baréme - che contemplano i rapporti tra visus fisiologico e i vari visus professionali, come quelle del Ma-gnus, del Groenow, del Oaillaud, di Haab e Ptluger, del Menacho, del Truc, ecc. Contengono esse dei dati elaborati secondo criteri personali, ma possiamo dire che l'una non si discosta molto dall'altra ed è facile trovare delle medie che potrebbero forse meglio servire ai bisogni della pratica. Va inteso che una suddivisione troppo minuziosa, in categorie, delle varie professioni e mestieri riuscirebbe di danno, più che di aiuto, nella valutazione del visus professionale: sono sufficienti poche categorie distinte semplicemente a seconda della esigenza visiva. In Germania, in Svizzera ed in FI·ancia si fa distinzione fra lavoratori ad alta esigenza visiva e lavoratori ad esigenza visiva inferiore. Fra queste due categorie si può facilmente inserire una lunga serie di mestieri che hanno una esigenza visiva media. Vi sono infatti, da un lato, varie professioni elette, come avvocati, medici, ingegneri, architetti, scultori, pittori, ecc. e vari mestieri specializzati, come elettricisti, tipografi, orologi~, gioiellieri, armieri, ottici, disegnatori, meccanici, chimici, autoconducenti, fotografi ed altri consimili che richiedono, per la estrinsecazione della loro attività, una capacità visiva superiore, mentre, dall'altro lato, per mestieri, come contadini, boari, manovali, sterratori, carbonai, fornai, cuochi, macellai, facchini, ecc., è sufficiente una visione anche molto limitata, ma tra queste e quelle, infinite altre occupazioni possono costituire una categoria ben distinta ad esigenza visiva media: muratori, fabbri falegnami, calzolai, carpentieri, sellai, lattonieri, calderai, tintori, tappez~ zieri, cappellai, barbieri, minatori, nonchè tutto il personale di servizio presso privati, ristoranti, alberghi, ecc. Sarebbe molto utile e può dirsi necessario che tecnici ed esperti compilassero, in base a studi seri ed accurate ricerche, ma sopratutto fondandosi su tutto ciò che può fornire la lunga esperienza, una tabella ufficiale
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« VISUS » E lNA'BILrrÀ A LA VOB.O l'B.OP'JCUO
o almeno approvata o ratificata da un congresso dei maggiori cultori di medicina l<'gale, di oftalmologia, d'igiene, fisiopatologia e clinica del lavoro. Io credo che il còrnpito, invero non facile, potrebbe essere portato ad una conclusione razionale. Quali sono i li1niti pi.ù bassi del msua professionale per le varie categorie di mestieri ? Anche in questo riguardo i dati indicati dai vari autori sono di-
versi. Accenniamo a qualcheduno: secondo il Sulzer, l'acutezza professionale per i mestieri ad esigenze visive mediocri è uguale alla metà dell'acutezza fisiologica fin q~ando questa non cada al di sotto di 0,15; per le professioni a esigenze visive considerevoli l'acutezza visiva professionale si confonde con quella fisiologica; il Magnus ammette 1/ 5 per le professioni ad alta esigenza visiva e 1/ 2 , per le professioni ad esigenza visiva inferiore; il Truc concorda con il Magnus per le professioni visive superiori, mentre per quelle ordinarie eleva il minimo visus necessario ad 1fi 0 ; il Silex e il Romer, invece, indicano pur loro 1/ 1 , per le professioni compatibili con una limitata visione t? considerano 1 /~ il Silex e 1/ 6 il Romer come minimo per le professioni ad esigenza vh;iva superiore. li limite minimo del visus professionale in genere sarebbe di 1fta 11 per lo Zehendcr, 1f53 e precisamente ~ 5 / 1 o >o per il Groenow; 1/'1!. per il Valenti, 1/ 10 per il Ricchi e il Boldini, 1 / 10 per il Basso e il Prosperi. Dato il particolare ca.rattere della nostra legge sul reclutamento, che non ammette interpretazioni molto estRusive, si potrebbe considerare, come minimo grado di visus indispensabile al lavoro, 1/ 10 per i mestieri più fini e 1/ 1 a per i mestieri più grossolani, regolandoci tra questi termini per l'altra numerosissiroa categoria dei mestieri, che necessitano di una media capacità visiva. Del resto verso questi duo limiti tendono oggidl le concordi opinioni di quasi tutti gli autori. CECITÀ MONOCULARE. La cecità. mo?loC'Ulare è compatibile anche con l'espletazione dei mr:stieri ad alta esigr11za msimY - È noto che la
perdita della visione binoculare apporta sopratutto una minorazione della visione periferica e di quella stereoscopica. N ei riguardi dt?lla visione periferica la diminuzione è lieve, non più di 1 / dell'intero campo visivo: il massimo danno, alm<'no teoricamente, viene 6 risentito sopratutto dai conducenti di veicoli a velocità più o meno noteYolo, ma praticamente può tlirsi che il rischio d 'incid1•nli a cui essi posl:;ono nndare incontro è minimo per gli adattamenti funzionali che si stabiliscono dopo poco tempo. C'irc>..a la visione stereoSCOJ>ica si ha nna dcfìcknza temporan<'a- di 6-12 mesi - ma che poi scompare o si attt•nua talmente da non determinare un 'appre7.zabile innnenza nt•llc varie attiYità professionali, mercò un ritorno del senso del rilievo JWr via sopra tutto di clementi compensati vi , dati dall'accomocla zione, dall'a p prezza m<'n tù in diJetto delle distanze e da,lla visione paralla ttica.. E non solo la ct?cità monoculare non impedisce l'esercizio dei m<'stieri ad alta esigenza visiva, salvo forse qualche rara eccezione, ma posi<inrno aggiungere che è ammessa una certa diminuzione del ' 'isus ddl'occhio veggente nei riguardi della capacità minima al minimo lavoro proficuo.
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La già accennata commissione del Congresso d'infortunistica oculare di Roma, concluse che, nei casi di cecità unilaterale, al visus di 1/ 10 dell'occhio superstite corrisponde il minimo di capacità visiva utilizzabile per proficuo lavoro. In questo caso la commissione intendeva certo riferirsi a proficuo lavoro in nn mestiere non qualificato, ad esigenza visiva, quindi, limitata. Per analogia con quanto a,bbiamo indicato per la riduzione dei visns binoculari, è da ammettere che 2 / 10 sia il minimo visus monocula.re, che permetta ancora l'espleta.zione d 'una professione o mestiere ad alta esigenza visiva. V ALU'r AZlONE DEL VISGS E CAPACITA AL GUADAGNO RIDO'l'TA AD yj. -
Non dimentichiamo anche quivi che sifiatte minime capa~ità visive possono essere utilizzate solo per nn minimo lavoro proficuo, ossia, per una capacità lavorativa ridotta, secondo i trattatisti d'infortunistica, di ben 95 %· Noi dobbiamo, invece, in confonnità di quanto si è precedentemente affermato, conoscere i limiti del potere visivo rispondenti ad una riduzione della capacità al guadagno ad •% di quella abituale. Se si osserva la tabella-guida, approvata dal I Congresso d'infortunist.ica oculare di Roma, per la liquidazione delle indennità per infortuni notiamo che la riduzione del visus binoculare a 2/ 10 rappresenta un da.nno indennizzabile del 60 % e la riduzione a 1/J 0 un dann_o del 75 %· Qufudi la riduzione ad % della capacità lavorativa t roverebbesi tra questi due limiti visivi. Facciamo presente che la stessa tabella indica 1 / 10 come minimo grado di potere visivo ancora compatibile con un minimo lavoro proficuo, limite ammesso da noi per i mestieri ad esigenza visiva inferiore. In considerazione del fatto che le cifre indicate si riferiscono a siffatti mestieri grossola.ni, a noi sembra che detti limiti di capacità visiva siano troppo alti per essere considerati tali da ridurre di 2/ 8 la capacità di guadagno di operai ad esigenza visiva inferiore.Un visus binoculare tra 1/, e 1/~ (interlimite tra 2 / 10 e 1 / 10 ) può determinare una reale riduzione della capacità lucrativa di un contadino, di un manovale, di nn macellaio, ecc., ma solo in grado tale che certo non può oltrepassare quella di 1/ 3 o al massimo della metà. L 'accennato Congresso ha accettato ta:li percentuali di indennità per il fatto che queste, come tutte le altre per le varie riduzioni visive, partono dal canone fondamenta.le secondo cui la perdita della facoltà visiva d'un occhio è indennizzata con il 35 %, percentuale questa stabilita dalla nostra legislazione vigente per gli infortuni industriali e agricoli. Ta.le valutazione della perdita d 'un occhio al 35 % si fonda su nn presupposto errato, quello di aver dato il medesimo valore ai tre elementi, di cui sarebbe composta la funzione visiva, ossia, all'a~utezza visiva centrale, al campo visivo e alla visione stereoscopica. Con la perdita della facoltà visiva di un occhio verrebbe a mancare sopratutto 1mo dei tre detti elementi, e precisamente la visione stereoscopica, ossia, secondo le vedute del legislatore, un terzo della intera funzione indennizzabile quindi con il 33,33 %' 2 -
GiOT71(lle di medici11a militare .
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Non ritorneremo su quanto abbiamo già. detto sulla importanza di tale parziale minorazione, la quale permane solo in via temporanea per il ripristino della percezione del rilievo, che poi ha luogo, può dirsi, in tutt.i i monocoli. La perdita di un occhio dovrebbe ·essere inveee valutata in base al valore effettivo che uno degli occhi possiede nella funzione dell'intero apparato visivo relativamente all'attività. lavorativa. Tutti o quasi tutti oramai sono concordi nel ritenere che tale valore sia inferiore a quello fissato dalla legge italia.na, poichè il rendimento lavorativo dei monocoli di poco, e in moltissimi casi nulla, si differisce da quello degli operai con visione binoculare. Presso a ltre nazioni, in Germania, Belgio, Francia e Svizzera, la valutazione, sebbene non stabilita dalla legge, si aggira, secondo le vedut~ dei maggjori cultori di infortunistica, attorno al 25 %. Anche i rela.tori del più volte accennato Congresso di Roma, sul tema del valore percentuale razionale d ella perdita di un occhio, vennero nella conclusione, approvata poi dal Congresso, che la perdita ili un occhio arreca un danno del 25 % o assai vicino a tale misura., salvo casi eccezionali. • Poichè la legge di cui trattiamo nulla indica, è razionale quindi che noi, volendo stabilire, come si è detto, i limiti del potere visivo rispondenti alla riduzione della capacità al guadagno ad un terzo di quella abituale, ci dobbiamo mantenere in cifre più rispondenti alle concrete esigenze delle molteplici applicazioni lavorative. CIFRE GUIDE. In considerazione di quanto abbiamo gm. ammesso, se 1/ 10 per i mestieri ad esif!enza visiva superiore e 1 / 2 ~ per quelli ad esigenza visiva inferiore e un gra.do a questi intermedio (1/ 15 ) per le a.ttività. professionali compatibili con una media facoltà visiva, rappresentano il grado di visus minimo per il minimo lavoro proficuo (1), possiamo ritenere in ba.s e ad una semplice. proporzione, che 1/ s.eR> 1/ 10 e 1/ 13 ,33 e approssimandoci a frazioni di visus più comunemente u sati nella prat.ica: 1/ 7 , 1/ 10 e 1/ 12 di visus binoculare (:t) rappresentino rispet.tivamente per le tre sopracoonnate categorie profe:;sionali una menoma.zione tale dell'efficienza visiva da. ridurre realmente la capacità lucrativa di un individuo ad '/s di quella abituale. Se dovessimo teuer conto del fatto ormai da tutti accettato che l'efficienza lavor~ttiva non subisce alcuna menomazione per la perdita di alcuni deciJni (generalmente sono ammessi 2-3 deciJni) dell'acutezza visiva, dovremmo abbassarP, se pure di poco, ancora le cifre sopra indicate
(l) Mnggiore es.~tt<'z7.11 s i ancbbe ~e ci rtrerì ss!Jllo al grodo visivo cbe è subito tÙ disotto di quello minimo comp[ltibile ron il lllinim!) ia,·oo·o protlcu:.. o;sia, rlspet~h·sunente n.lle tro en· tcgorle prof<:!!.<lonaU nmmeS!le, aù 1111 , 11., ·c •.,: mA. ifl !liii<'reo,?A è b<'ll Jte,·e. (2) A.bbiamo el<>vnt o, ucll 'nrrotouda.moo~o ùell<' cifre, Il v a loro Milo. !rA.>;ione prr lo esigenze via! ve superiori ('/,) e abbnssA.to quello d ella. fl·azione per le esigenze vlslve lnroriori ('/n) onde non croare ecce>sive dl~rH\rl tll. 'l'nlu t nth·e tr,. le diverse cat.ogoric, lo eonrront.o delle quoJi, pur dovendo tenere glustatUenle conto delia mng,òorc o mloore quallllcnt.a attività, tuttnvia un ma<tgiO!'C ma razionale rch•t l..-o ooncn.t cnmnr.nto risponde meglio allo spirito ù oUa legislazione militare, lnvero voco inolloe n !lis(arsl delln abituale rigidità e f!OVOrità verso t utti e ln ogni
elroostanzn.
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INABILITÀ A LAVORO PROFICUO
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poichè esse si riferiscono a gradi di potere visivo calcolat i tenendo eonto, ila un lato, dell'integrità visiva (10/ 10), dall' altro lato, del minimo grado visivo necessario per il rninimo lavoro proficuo. Si avrebbero cifre, che in confronto di quelle da noi già indicate presenterebbero differenze minime, differenze, poi, dat,o anche l'arrotondament.o delle frazioni da noi fatt.o, del tutto trai!curabili. Nei riguardi Mi monocoli, crediamo elle il calcolo si presenti facile data la disamina espletata sia stù potere visivo binoculare rispondente alla riduzione della capa.cità al guadagno ad 1/ 3 di quella abituale, sia sul valore reale della perdita di un occhio rispetto al comune lavoro. Sottraendo dalle cifre indicate 1/ 6 ,66 , 1ft 0 e 1 / 13, 33 per la visione binoculare relativamente aJle diverse categorie la quarta parte (ossia il 25 %, valore perct?ntuale ritenuto razionale per la mancanza di un occhio), avremo rispett,ivamente ed esattamente visus eli 1/ 6, 1/ 7,5'J e 1/ 1 .1 • Crediamo che i varì gradi di potere visivo dà noi indicati, e per gli arnboveggenti e per i mohocoli, rispondano, nella pratica, a quel minimo di funzionalità visiva che è necessario un individuo possegga, SPcondo la sua generica attività professionale, perchè possa trovarsi ancora in condizioni tali di ca.pacità ad un guadagno sufficiente ai bisogni della vita. Si può senz'alt.ro affermare che le nostre cifre siano il risultato di una interpretazione chiara e logica della legge sul reclutamento. E infatti esse tengono conto: IO Delle diverse a.ttitudini professionali di un individuo, distinguendo razionalmente le varie attività secondo una esigenza visiva superiore, media ed inferiore; ~o Della necessità che la capaeità. lavoxativa non debba esser~ ridotta al minimo, ma solo a tal grado da permettere ancora un sufficiente lucro per il sostentamento proprio e della famiglia. Qtù è duopo chiarire un punto fondamentale, sebbene dall'insieme delle nostre considerazioni possa risllitare tale punto già messo in perfetta luce. Ma è meglio essere più che possibile espliciti. Con i vari gradi visivi minimi da noi indicati per le tre diverse categorie professionali non ;ntendiamo, prima di tutto, dare che delle cifre-guide. che devono essere applicate con criteri contingenziali tanto più che, in presenza di lesioni binoculari, quasi sempre si ha un disuguale potere visivo in confronto dei due occhi: contingenza questa, che rende più che mai necessaria una valutazione prettamente individuale. In secondo luogo esse devono essere tenute presenti in tutti i casi in cui uno possegga, relativamente alla professione o mestiere comune: mente esercitato, tale potere visiv o o un potere visivo superiore; stabilit o questo, possiamo giudicare l'individuo esaminato, non p rescindendo s'intende, da ~ltr? eventuali _inf~rmità _o~ imperfezioni, i~oneo al Iavor~ proficuo, e qumdi compu tabile m famtglia secondo le disposizioni della. nostra legge sul r eclutamento. Allorquando, invece, l'individuo possegga un grado visivo inferiore quello da noi proposto, sempre in relazione alla sua occupazione abituale~
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devesi prospettare costantemente il quesito se eglii, considerate la sua residuaJe attitudine lavorativa concreta, le condizioni di età, di intelligenza, di coltura, di forza orga.nica e via dicendo, possa essere ritenuto idoneo a proficuo lavoro in altro mestiere di categoria a-d esigenza visiV9o inferiore. Ripetiamo che la specificità del mestiere deve essere considerato solo in senso relativo alla personalità psichica, intellettuale e fisica del sogKett.o. << Se per lavoro specifico - dice il Oarnelutti nella relazione al prog-etto di riforma alla legge infortuni industriali della Commissione della l'a.ssa ~azionale infortwri - s'intende quella specie di lavoro, al quale l 'operaio attendeva prima dell'infortunio e se si vuol giudicare inabile quando questa capadtà egli abbia perduta, sebbene gli rimanga la capaeità di guadagnare utilizzando la sua idoneità ad un lavoro diverso, dico chiaro come questo sia un risultato ingiusto che la legge deve evitare. Se per lavoro generico si intende ogni sorta di lavoro al quale l'uomo possa attendere e se per ciò si vuoi negare l'inabilità dell'operaio, perchè gli rimane la capacità di dedicarsi ad altro lavoro, per quanto egli non vi sia. idoneo, questo è un altro risultato ingiusto che la legge deve evitare. n punto di giustizia è questo: che l'operaio non sia ritenuto inabile, quando l'infortunio gli la,~cia capacità di guadagnare, se pur non col mestiere di prima, con un altro mestiere, al quale non gli manchi nelle concrete circostanze l'idoneità u. Oon siffatta precisione di concet,ti, portati nel campo medico-legale a noi proprio, non avremo nè una restrizione dello spirito umanitario e sociale, che la legge effettivamente ha in aderenza alle realtà contingenti dei casi, nè una larghezza. di giudizio, che comprometta, neppure in minima parte, i supremi interessi dello Stato. Potremo fermarci qui, se non credessimo utile ancora quaJcbe parola • in merito alla valutazione specifica delle menomazioni dell'apparato visivo ed ai criteri generali e individuali cui il perito deve unifonnarsi nel sue giudizio. Nel valutare la capacità funzionale dell'organo della visione, anche agli effetti della idoneità a lavoro proficuo, non devesi solo tener conto dell'acutezza visiva, la quale, se realmente presenta, come abbiamo già detto, un elemento fondamentale, pure non è l'unico, poichè altri coefficienti intervengono più o meno sostanzialmente aechè la potenzialità. della visione si estrinsechi nella sua interezza. Vi sono alterazioni del campo visivo, del campo di sguardo, del senso cromatico, luminoso, stereoscopico, dell'a-ccomodazione, della mobilità pa.lpebrale, ecc. che possono avere una manifesta importanza, se non di per sè sole, certo come coadiuvanti nel rendere più grave la minorazione visiva che un individuo presenta. Che la valutazione, rispetto alla efficienza lavora.tiva, di questi fattori secondari della funzionalità visiva, sia ancor più difficoltosa di quella dell'acutezza visiva non v'ha dubbio, ma questa maggiore diffico~tà non deve esimerci, non diciamo di sviscerare l'argomento che qui non è il ca,<;o, almeno di prospettarlo. ÀLTRI COEFFICIENTI DELLA CAPACITÀ VISIVA. -
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Nei riguardi del se-nso lu·minoso, cro1natico e stereosoopico non crediamo farne particolare cenno, in quanto le loro alterazioni possono essere prese in esame solo in eccezionalissime circostanze date dall'attività professionale def tutto speciale dell'individuo minorato o dalla loro coesistenza con altre lesioni che, per il fatto stesso della coesistenza, rendono più gravi. Quivi il criterio di valutazione è più che mai individuale e il giudizio deve essere fondato su un complesso di elementj accuratamente rilevat.i e vagliati. Diverso è quando si è dinanzi a menomazioni del campo 1·isìt·o. Anzitutto è da dire che queste alterazioni, se sono a carico di un solo occhio men t re l'altro è sano, non possono avere alcun peso relativamE-nte alla idoneità lavorativa da noi considerata. Inolt,re, circa l'alterazione, sia che colpisca un soggetto monocolo ovvero abbia luogo in ambedue gli occhi, occorre dist.inguere se trattasi di restringimento concentrico, di scotoma centr ale o di emianopsie. Il restri.Il!gimento concentrico del campo visivo p11ò essere talmen te lMcentuato da ridurre in modo spiccato la capacità lavorativa generica di un individuo. Qui è duopo indicare sino a qual gra{}o possa esso ritenersi compatibile con le varie attività lavorative. È fuori della possibilità concreta del nostro esame fare delle distinzioni in rapporto alle diverse categorie professi.onali, perchè siamo ben lungi dal possedere sicuri elementi, nel campo della fisiopatologia del la.voro, cb e ci indirizzino in siffatta specificazione. Crediamo che il restringùnento concent,rico del c. v., superiore all0° negli ambo-veggenti e al 30° nei soggetti monocoli possa essere di grand(1 impedimento alla estrinsecazione proficua della gran parte delle comuni professioni e mestieri. Sono limiti questi che corrispondono anche ai dati delle tabelle: che la Commission e del Congresso di infortunistica oculare di Roma fissò nei riguardi delle menomazioni del c. v.: infatti, secondo essi, la capacità al lavoro deve ritenersi ridotta del 70 % quando si hanno 30 gradi di campo visivo conservati in èaso di cecità di un occhio e ridotta al 65 % n ei casi in cui binocularmente sono conservati solo 10 gradi di c. v. Percentuali entrambe - 70 % e 65 % - che corrispondono a un di presso alla riduzione ad % d ella capacità al guadagno. Lo scotoma centrale in ambo gli occhl, e tanto più nei monoveggenti, costituisce un disturbo rilevante per l 'esercizio delle varie attività fuorchè, se esso è molto limitato, per la categoria di mestieri a.d esigenza visiva minima. Il Valenti, nella relazione al Congresso di infortunistica oculare, attribuisce allo scotoma centrale totale binoculare una menomazione della capooità lavorativa dal 60 al 70 %. Crediamo, quindi, che possiamo ritenere inabili al lavoro proficuo coloro che, esercitando sopra, tutto professioni o mestieri ad alta, o media esigenza visiva, presentino siffatta menomazion~ del c. v., tenendo, però, sempre presente che manchi in costoro anche la idoneità nelle concrete cit·cost-anze ad esercitare altro mestiere acl esigenza visiva inferiore. L'emianopsia, specialmente se laterale omonima destra o sinistra, o bilaterale inferiore, può arrecare una reale menomazione alla efficienza
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lavorativa, ma non crediamo che in genere essa sia tale da indurci in un giudizio favorevole all'esaminando, salvo che elementi concomitanti non rendano veramente l 'individuo incapace a-d una occupa.zione lucrativa nel senso voluto dalla legge. Le alterazioni del cumpo di sguardo sono date in genere da paralisi della. muscolatnra estrinseca del bulbo oculare e da blefaroptosi. Anche nei riguardi ili queste imperfezioni bisogna escludere ~;enz 'alt.ro i casi in cni esse avvengano in un solo occhio e l'altro sia integro. Le blefaroptosi bilatPrale o dell'unico oechio vpggeute ereiliamo possa costituire inabilità a lavoro proflcuo solo quando riducano il visus ai gradi indicati da noi per le menomazioni della p otenza ,.:isiva. Meno facile è il pronuncia.rsi in merito alla paralisi della. muscolatura estrinseca dei bulbi oculari o ili un sol bulbo sc l'altro è cieco. In linea generale possiamo considerare queste paralisi compatibili con la maggior parte delle a.ttivit.à lavor·ativf:' quanùo colpiscano in modo pania.le la. muscolatura. Gravp è invece l'oftalmoplcgia totale, relativamente a qualsiasi esmeizio professionale, P('r via che, oltre l'immobilità del bulbo, si ha la caduta palpebrale più o meno com pleta. Anche l 'oftalmoplegia tota.le del bulbo (eon integ-rità dHll'elcvatorE· palpebrale) non permette parimenti alcuna attivit.à lavorativa, salvo forse nei mestieri più grossolani, ove ha minore in1portanza (1 ). Alle paralisi della muscolatura intrinst>ca oculare si può porre rimedio con l'uso di lenti che correggano il menomato adattamento rifrattivo in rela~ione al genere del lavoro esercitato, e non è il caso, in linea generalE', di considerarle quali fa.ttori di inabilità a proficuo lavoro. Il fenomeno della diplopia, nei casi di siffatte paralisi, perdura solo t(lmporaneamente, poichè l 'esclusione della fal~a imagine si stabilisce, di solit.o, in breve tempo. Vi è un'altra lesione spcc.:iale dell'apparato visivo, la cui va.lut azione non è facilmente d(·fìnibile: int,endiamo riferirei alla ttfachia. Anche a proposito di questa dobbiamo subito dire chP, in caso eli sua presenza in un occhio, essendo l'altro sano, non può determina.re inabilità. Ma se l'afachia viene constatata in ambo gli occhi, o nell'unico occhio superstite, non le si può non attribuire una certa importanza, non solo relativamente al visus che il menomato presenta., corret.ta la conseguen te ipermetropia con lenti praticamente utilizzabili nella applica.zione lavorativa, ma anche in considerazione della. visione centrale, di quella periferica, dell'adattamento rifrat.tivo, di quello moderativo, del senso st~reo scopico, e via dicendo, che in un modo o nell'alt ro possono essere menomati. È razionale, quindi, che clebbasi valutare l'invalidità in' base principalmente all'acutezza visiva corretta, ten endo presenti gli indici da noi segnalati, diminuiti di 1, 2 o 3 decimi a seconda della categoria professionale cui l'individuo appa.rtiene, per la coesistenza. delle altre menomazioni cui si è fatto cenno e per la nec<>ssità dell'uso delle lenti. (l) Io ho avuto modo di fare uno studio clinico (rt. 11 del •Bollettino di Ocullstfoa• 1112P) di uu11 recluta. cbo pro110utava In ~~egulto ad uria pollooncernllto superiore fn!~tutlle, una para. 11~1 lll tutta In muacolaturn estrlnaooo del bulbi: ebbene questo giovt•nc avcHI acmpro dUigento· monto accndlto alle pltl comuni faooonde di contadino. ~~~
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INFERMITÀ GRAVI. Il . perito potrà trovarsi innanzi a lesioni oculari, che, pur non menomando l'efficienza visiva al grado voluto per essere, chi ne è affetto, ritenuto inabile a la,voro .Proficuo, t uttavia la loro natura - come, per esempio, il decorso gravemente progressivo - è tale da consigliare l'astensione completa dal lavoro, ovvero hanno esse caratteri di malignità, per cui la prognosi è infausta agli effet ti della conservazione della funzionalità visiva o della stessa esistenza dell'individuo. Varie infermità oculari, quali le retiniti albuminuriche, le glicosuriche, le neuriti ottiche, il distacco rctinico, il glaucoma, le miopie maligne progressive, ecc. possono perfettamente giustificare, indipendenteme·nte dal grado di menomata funzi onalità visiva accertato al momento dell'esame, una dichiarazione di inabilità . E parimenti un tumore ma ligno, quale il comune sarcoma. della coroide, un grave focolaio tubercolare dell'uvea, e via dicendo, non ci lasceranno perplessi in considerazione dell'infausta proguosi, oltre che per la conservazione della effi<~enza visiva, per la vita stessa dell'individuo, a dichiarare il paziente inabile a proficuo lavol'O se pure la sua visione ancora non ha subìto una taJe menomazione da indurre, di per sè stessa, una qualsiasi incapacità lavorativa. E il nostro giudizio non può essere nè pregiudicato nè infi rmato dal fatt o che risultanze ufficiali abbiano accertato che l'individuo sottoposto al nostro esame eserciti di fat to qualche attività la vorativa: <t Il legislatore - come. esplicitamente ci fa conoscere il colonnello prof. Passera (1), altro noto ctùtore di medicina legale nel camp.o oft,almologico - già da molti anni ba sancito il giusto ed umano principio che non bastano a contra-stare un giudizio medico di inabilità a lavoro proficuo le riservate informazioni ufficiali comprovant i di aver sorpreso il ri ~orrenw oftalmico a lavoro effettivo, con qualche profi tto, in quanto solo al ocedico, anzi, qui, solo all 'oculista è riconosciuto e riservato il giudicare se egli , pur sforzandosi a lavorare per pietose circostanze economiche dei suoi cari, non lo faccia con danno della propria vista c quindi contro il parere dell'oftalmologo trattante "· D 'altronde è bene guardarsi dal considerare qualsiasi lesione anatomica o alterazione lfunzionaleJ anche di per sè stes;;e consii.dereYoli, come presumibile motivo di incapacità al lavoro. Ogni lesione o alterazione funzionale deve essere valutat a, anzitutt<> e in via di principio, in rapporto alla diminuzione che esse ingenerano nell'estrinsecazione dell 'attività individuale e la diminuzione deve essere tale da precludere realmente all'individuo, non solÒ il lavoro suo abituale, ma, come si è già dettor anche quello che gli è possibile profìcuamE'nte impiegare in qualsiasi altra occupa zione. E quando poi, in via eccezionale, si vuole tenere conto del puro danno che all'indiTiduo, affetto da una infermità in atto o da una qualsiasi lesione, può conse.guire per causa dell'applicazione non interrotta al lavoro, necessita più che mai apprezzare nel loro giusto valore tutti gli elementi di fatto o di presunzione veramente fondata, rilevati clinicamt>nte e vagliati con criteri medico-legali, in modo eh(' il temuto danno non sia (Il Scri tto d el 7 maggio 1928.
U VISIJS • E IN AB n,rr1 A LA \"ORO PROFICUO
soltanto apparente, ipotetico, ma sia invece immanente, concretabile in un immediato avvenire. È noto, per esempio, che ad un postumo di una lesione del corpo ciliare può conseguire, anche dopo anni, una irido-ciclite plastica nello stesso occhio leso, possibile causa, questa, a sua volta, di una oftalmia simpatica n ell'altro occhio: questa nozione clinica, pux vera, esatta, comunemente ammessa, non mai potrà in alcun caso induxci a formulare un giudizio di inabilità in considera.zione che il genere del lavoro o altri fattori inerenti al lavoro stesso, cui l'individuo in esame attende, possano facilitare l'in, sorgere di tale evento morboso! CONCLUSIO~E.
Dato, quindi, che nè la nostra legge sul reclutamento nè il relativo regolamento ci costringono nelle strettoie di particolari disposizioni e di categoriche n orme, ma permette, in C(>rto qual modo, la libera valutazione, ne nasce la necessità da parte di noi, periti militari, di ricercare e possibilmente concreta,re dci principì direttivi unici, in modo che i nostri giudizi valutativi, pux aderendo alla realtà clinica e medico-legale propria di ogni singolo caso, t uttavia, nel loro complesso, non creino delle disarmonìe nella interpretazione dello spirito della legge, che non deve mai ritenersi nè fiscale nè falsamente pietosa, ma solo equanime. Ricordiamo che il nostro responso non è un semplice parere, bensì ha valore di una decisione conclusiva, l'effetto di una sentenza, in quanto noi non siamo semplicemente dei periti, ma abbiamo le qualità, a-gli effetti concreti, di periti-giudici. La vera giustizia non consiste nell'inflessibilità di dare a tutti la. stessa cosa, bensì a ciascuno il suo. A conclusione di quanto siamo andati sin qui m ano mano dicendo circa la constatazione della non esistenza le.gale in famiglia di qualche membro della medesima, possiamo inquadrare i criteri medico- legali, cui il perito militare oftalmoiatra deve uniformarsi, nelle seguenti norme: l ) P er ina.f>ile a lavoro p1·o[ì.cuo, a cagione d-i infer·mi tà permanenti ed, insanabili, illnperfezioni o difetti fisici, devesi inten.<Zere colui che oltre a non potere attendere, in 1nodo costante e continuo, al StLO abittur.le mestiere o professione, pur non possegga nelle concrete circostanze, aUitttdini ed efficienza fisica e m entale sutfìciente aJl'eserci-:io di qualsìMi altra p1·o[ì~tw, occupazione. 2) L 'invalidità non deve intendersi tota,lc, ma, analogamente a qttatltO contempùtsi nella nostra, legge s<~tll'assicwrazione per l'im1alidità e la. vecchiaia, a grado tale da ridrtt·re la capacità lucra.t iva di t!n individuo a meno di un terzo di quena abitttale. 3) D istinguendo le varie professioni e mestieri i.n. tre categori,e a seconda che abbiano una esigenza visiva. Sttperiore, media eil inferiore, possono considera.t·si ido,n ei a lavoro profì.ctw, coloro chr, rispettivamente, presentino 1m visns binoculare di almeno l
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Se il soggetto esercita tm 1nestiere ad alta o a media esigenza VUJvva e presenta, relativamwnte a detto nMstiere esercitato, un visus inferiore ai gradi sopraindicati, deve essere 1·itenuto inabile a lavoro proficuo, solo quando egli non possegga alcuna attitudine concreta di adattanumto ad intraprende?·e un diverso 1nestiere ad esigenza. visiva injerio1·e a quella. propria della sua attività l.avorativa precedente. 4 Possono costituire causa di inabilità a lavoro p1·ofjcuo - specie per le professim~i e mestieri ad esigenza visiva. superio-re e 1nedia - a1whe le meno1nazioni del campo visivo o del cmnpo tli sgultrclo, p·urclli- a.cr.entuatc, e precisamente:
Campo visivo: a) rest·ringimento co1wentrico aZ di qua del 10° nl'{ c. r . binoculm·e e al €li qua del 30° nei nwno-veggenti; b) lo scotoma centrale binoc-ulare. Campo di sguardo: a) la blefaroptosi bilaterale - o unilaterale 1u:i monoroli - quando riduca il vist'-8 ai gradi indicati al capoverso 3°; b) l'ofaU·nwplegia tot,ale (indipentlentemente dttlla. concomitanza della blefaroptosi). 5) I n caso di afachia l'incapa.cit(ì lavm·ativa deve essere pa'l'imenti apprezzata in base al grado di acutezza visiva, corretta. l'iper·metropia, tenendo prese1tti gli inllic-i del capO'Verso 3°, di mim4iti t·ispetti·vamente di 1 , 2 o 3 detimi a second4 della categoria professio-nale cui l'afachico appartiene. 6) I nfine, devono costitui?·e n~otivi giustificanti tm gi1~dizio pe·ritale di inabilità a proficuo lavoro q·uelle infermità o lesioni ocnlrori, che, pur non determinatt~do alte?·a.z io-n·i fun.zio-nal·i al grad~ i·ndicat~ nei Clapo-versi 3o e 4o, tutta-v-ia, per la lo-ro gravità o per la loTo natura maligna, lli.a1t0 a. teme1·e m~ sicuro e serio aggmvmnento delle condizioni dell'01·gano ·visivo - e tan,to p·i ù dell'intero organismo - a causa dell'àpplicaziom la.romtiva. AU'l'ORIA.SSUNTO. L'A. prende in esame la pa.rticolat·e disposizione della legge sul reclutamento del R. E >ercito, che contempla il giudizio medico-legale circa. la. esistenza legale dei membri delle famiglie di inscritti di leva o di militari, agli effetti rli eventuali esoneri o riduzioni di ferma, e crede opport.uuo indicare delle norme direttive, cui potrebbero uniformarsi i periti militari, chia.ma.Ù a valutare l'idoneità o m -3no a proficuo lavoro di detti membri, che pre~entano infermità o imperfezioni dell'apparat-o visivo.
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LA SIFILIDE INFORTUNIO DEL LAVORO per il dott. Edoardo Carvagllo, capitano medico
Forse potrà sembrare un paradosso il parlare, così tot~t com't, di sisifilide inforttmio del lavoro, quasi fosse mio intendimento gabella.re per infmtmtio in occasione di lavO"ro la facile disavventura. che può toccare a un frequentatore di femmine da trivio e menarla, buona ad una di costoro la quale, rimasta contagiata nell'esercizio deUe sue funzioni, pretendesse poi che fosse considerato qua.Ie infortunio del la.v oro questo incerto a.bbastanza comune del suo mestiere. N o: io intendo, invece, di trattare qui di certi ca.si, pur non molto b·equenti, in cui un operaio vede insorgere manifestazioni sifilitiche di qualunque sp~c.ie ed in qualunque organo od apparato della, propria ec.onomia., in seguito a.d un tra.u ma patito .in oc<:asioue del lavoro. È questa la cosi detta. sifilide postAramn.atica, di cui pa.rlarono primi il Verneuil e il Wirchow e la loro Scuola e più tardi il 'farnowsky., messa, poi in dubbio da parecchi autori e finalmente tornata in discussione e, direi quasi, in onore, per via degli infortuni del la.voro e delle ferite di guerra indennizzabili. In un mio recente studio di medicina legale militare, parlando dei traumatismi capaci di dar luogo, in seguito. ad affezioni locali e generali e che possono presentare serie difficoltà diagnostiche, ebbi anche ad accennare a queste manifestazioni sifìliticbe eonsecutive a c:ause violente che abbiano agito accidentalmente sull'organismo in occasione della,voro. Ed ebbi anche ad affermare elle a certe infe.zioni (tra cui la sifilitica) contratte in tali condizioni si suole applicare la legge sugli infortun i del lavoro, sebbene a prima vista po11sa appa.r ire che, manife:;ta.ndosi esse soltanto do0po un certo periodo di tempo (incubazione), manchi al danno ricevuto dal pa,ziente quella aziom rapida e violenta che, rispettivamente dalla medicina legale e dalla giurisprudenza militare, è considerata elemento indispensabile perchè nell'accidentalità. legiva si debba riconoscere la figma giuridica dell'infortunio del lavoro e nell'infermità, ferita o lesione la. dipendem~a da ca.usa di servizio. Ho detto che la questione della possibilità o meno di una sifilide traumatica è stata causa di lunghi dibattiti tra i sifilogra.fi e tra gli infortunisti (l). Ma anche tuttora, sebbene ormai sia pacifico che una causa 'Violenta (trauma) può provocare la comparsa di manifestazioni superficiali o profonde della sifilide e che l'entrat a dell'agente patogeno (qui il treponem.a pallidmn), nei contagi professiona.ti, deve considerarsi causa violenta determinante un più o meno prossimo iuturo danno (qui, l'efflorescenza pri(l) •In I tnlltl.
Borri hn ~ompre vnlldamentc sostenuto Il concetto cho lo lnlczlool ncutc c
croniche po91Wno rlvestlre condJdonatameote la conflguruzlone dell'intortunlo del 111vor.o; qulrull. oocbe lo slfllide profcsalonale è ritenuta. dal BorrJ una di quelle o:flezloni patologiche che Il Ber· nacchJ ebiamn Infortuni oondizloDatl o facoltat ivi ... '· Co~J, In Fmncla, Tbolnot, Saoliet, Forguc Jeanbrau e Guyot; In Gerlll3nia, Bcoker. Stolper, Thlebr&rge: nel Belgio, PoeU. Cleemputt.e; In Svizzel'l\, Kau1fl:nann eec. (Dal Cr,\MI'OLII•n . La tro"Umaloloqia d~ lacoro, ~i rapporti con la l~e. C. X.).
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LA SIFILIDE INFORTUNIO DEL LA VOltO
mitiva. o sifilmna, con tutte le sue conseguenze), pure questo argomento cosi importante per la infortunlistica, può ancora essere trattato con qualche utilità per tutti. Gia.cehè è necessario farci una nostra ferma e fondata opinione in proposito, e per giungere a questo si deve tenere esa.lto conto di tutti i casi di sifilide trauma,tica apparsi fin qui nella letteratura medica e che vi potranno giorno per giorno apparire, si devono vagliare per bene le circostanze e le modalità onde si manifest.arono tali casi, per non essere tratti in errore nella loro valutazione, e si deve e~:~aminarli a fondo, aUa luce delle nostre cognizioni cliniche e medico-legali. Solo allora, quando cioè ne abbia,mo dinnanzi un buon numero di autentici, in ctù sia innegabile il nesso tra lesione e inforttmio ed evidente la relazione fra trauma e sifilide, potremo finalmente concludere col persuaderei, non soltanto della possibilità teorica, ma della realtà. assoluta di una sifilide post-traumatica. E riconosceremo la equità e la giustizia della in.dennizzabilità. del danno derivatone al sinistra.to, secondo le leggi civili sugli infortuni del lavoro, o, secondo la ginrispntdenza militare, del riconoscimento o meno della dipendenza da causa, di servizio. Fortunatamente, ora il giudizio sulla autenticità o meno di una sifilide post-traumatica, non trova per essere formulato argomenti plll'amente clinici e terapeutici, come solo qualche lustro indietro; sibbene si fonda su conoscenze cliniche ben più profonde ed in ispecie su validi metodi di laboratorio ed elementi diagnostki di primissimo ordine (mezzi batteriologici, radiologici e sierologici), per cui riescono assai meno facili e freque;nti le false ed errate valutazioni che danneggiavano grandemente, oltre la salute dei pazienti, gli interessi loro privati o quelli di Istituti assicurativi e di Amministra.zioni statali. Tuttavia, plll'troppo, non sempre è facile il .giudizio richiesto ai periti; anzi, dice l'Allevi: <<La. prova, provata non si raggiunge mai; bisogna. accontentarsi della presunzione o della sufficiente probabilità)). Le manifestazioni della sifilide, come ognuno sa, vengono divise in prinw1·ie, seconilarie e terziarie .. Rarissime debbonsi ritenere le ntanijestazioni primarie pof>t-tra.umatiche; a.nzi direi addirittura ch e sono da negarsi, quando non si tratti di contagi dovuti alla professione, pei quali l 'entra.ta del germe infettivo viene considerata, con larghezza di interpretazione, uno degli elementi essenziali della fattispecie infortunio, causa violenta di esso. Tali contagi sono abbastanza comuni tra certe classi di professionisti e di lavoratori, come, ad esempio, i medici, le levatrici, gli infermieri, le balie, i vetrai, ecc., che possono contrarre una infezione sifìlitica in occasione di lavoro, o toccando dei malati o degli oggetti a questi appartenenti, o praticando riscontri vaginali, o porgendo il seno ad un lattante, figlio di luet.ici, o soffiando il vetro con una canna resa, infetta da un altro operaio sifilitico tl). Scrive l'Allievi: «Fuori dei casi dei soffia tori di vetro, le domande ù 'indennità per la (l) • La slllllctc oo~l acquisita è un.a. vera S. prof<li!Sionalo, c be tl"o..-n riuniti nel lnvoro l due coc!Ucicntl per la figura giuritllca dell'In rortunlo: la pre<li8posi:ione, rappresentata dalla feri ta o llogosi catarrale della mucosa buccale, prodotta dal luvoro, e la causa oecasl.on'llt. ovverossla Il contagio sllllltlco n mezzo d1 ordJgnl tla htvoro i, (.\. CrA~U'OI.IXJ. La tra11maJolo:Jia ikl lat-oro Mi ra'P'J)Orl·i con la ltq(Je. Cap. X).
LA SIFILIDE INFORTUNIO DEL LAVORO
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sifilide-infortunio sono rarissime, giacchè la prova allora diventa ancor più difficile. Il Pisenti, nella sua lunga pratica professionale, conosce solo tre operai che, avendo contratto la lue, a mezzo dei loro patrocinatori sostennero la tesi di infortunio... La giurisprudenza, nei riguardi della sifilide-infortunio, così si esprime: Può .essere considerata come causa violenta l'infezione si.filitica solo quando però, per le condizioni speciali dell'industria o del luogo o d~l genere di lavoro, l'operaio 'si è esposto in modo esclusivo o maggiore del normale all'azione del germe infettivo (TI·ibunale di Grosseto, 28 agosto 1923) ». Eccettuati i casi sopra. riportati, che possono essere fatti rientrare nella fattispecie infortunio del lavoro, i casi riferiti dagli autori sta.nno a dimostrare la estrema rarità, se non addirittura la impossibilità, della sifilide prim.at'ia provocata da un trauma. Il dott. R. Ba.rthélemy, dell'ospedale di San Luigi di Parigi, riferisce, è vero, il caso di un falegname reso si.filitico dalla ferita prodottagli da un chiodo rimasto avanti per alcuni minuti tra le labbra coperte di placche mucose di un compagno, ma ci dà altresì esempi di pretestazioni, quali le seguenti: Caso di Stolpttr: un operaio pretende di aver contratto un sifiloma primitivo al dito indice della mano, per ferita prodottasi lavorando. Una indagine ben condotta porta invece a concludere che egli si era infettato per via di lascive manovre digitali su di una femmina si.filitica. Ugualmente, nel caso di Lenzmann: un Tizio, cadendo di sella, batte la fronte e si ferisce. N e consegue(') un'ulcera si.filitica, che un'accurata inchiesta dimostra doversi imputare non al terreno, sibbene al bacio impuro di un'amica. Del pari, è tutt'altro che facile l'apparire di forma secondaria di sifilide per causa di un trauma, quantunque Tarnowsky affermi di aver provocato fenomeni secondari mercè la irritazione e la causticazione del comune integumento in individui luetici, e il:Milian, il Tomma.si, l'Eliet, il Pasini ed altri ost~erva.tori ed esp6rimentatori assicurino di aver visto o provocato roseole, papule e sino una osteoperiostite secondaria con l'applicazione di ventose, di fasciature occlusive strette, di leggera contusione, di scottatura solare, di vaccinazione antivaiolosa, ecc. In ogni modo, se si eccettua il caso del Pasini (osteoperiostite sifilitica secondaria), le altre manifestazioni post traumatiche di sifilide secondaria sunnotate, non dando luogo ad inabilità permanente a l lavoro, interessano meno l'infortunismo, come quelle che dànno più di rado occasione a richieste di indennizzo. Inabilità permanente, invece, è la conseguenza più comune dei casi di sifilide ~rziaria post traumatica, e di questi casi per l'appunto è necessario avere conoscenza pei loro rapporti con la infortlmistica e con la medicina legale. L'Allevi osserva che localizzazioni siftlitiche si sono constatate in tutti gli Qrgani, ma sopratutto interessano la pelle, le ossa, il sistema nervoso e vascolare, il fegato (specialmente in alcoolisti), il rene e l'apparato digerente. Si possono avere per traumi anche di scarsissima importanza, anzi sembra che i più pericolosi in genere siano i piccoli traumi e non i gravi. Le manifestazioni di terziarismo, egU dice, assumono carattere di gomme e di endoarterite obliterante; vanno considerate a parte le forme nervose e parasi.filitiche, caratterizzate da lesioni diffuse a tipo sclerotico.
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LA SU'rLIDE INFORTUNIO D EL T.AVORO
Autori, specialmente fran cesi, descrivono casi, osservati in seguito a ferit.e di guerra o da infortunio, di ulcerazioni cut-anee sifi liticbe, di impiagament i e gomme delle parti molli, di sifilidi ost.eo-articolari terziarie, di artriti con idrartrosi, di ritardo nella consolidazione delle frat ture dipendente da sifilide antica, di forme cutanee, ossee ed oculari da eredolue, di sifilide del midollo spinale, di gomme del testieolo, di aor titi, di aneurismi dell'a.orta; in seguito a trauma. diretto od indiretto, <li sifilide del polmone susseguente a fratture di coste, di crisi jaksoniane ed emiparesi per ferita del cranio riporta.ta in guerra fino 7 anni e mezzo avanti, di tabe (f), di paralisi generale progressiva, ecc. Gli ultimi casi che trovo descrit ti e pubblicati sono i seguenti : M a.r chand et Oourtay : traumatiRmo cranio-cerebrale (colpo di rivoltella); contamina.zione sifilitica e paralisi generale tre anni dopo; Urechia e Goldenberg: uomo di ventotto a.nni, il qna.le contrasse la sifilide nel1922 e nel 1925 subì un tra.umatismo cranico. L'anno dopo insorgeva la paralisi generale. Gougerot: osteoartrite post;-traumatica. del ginocchio; operazione e poi invasione della pelle sotto forma di sifilide tuberocrostaceo-ulcerosa. Oh. FM1quet: idem. Milian: Rifilide seeondaria generalizzata, in seguito a ventose applic.ate sul dorso per bronchite; le papule, che altrove erano miliari, sui punti traumatizzati dalle ventose avevano la larghezza da una lenticchia, ad un pezzo da un franco. Gougerot et F illiot : donna d i 33 anni, in cui una iniezione di caffeina svegliò e localizzò per t.ra.umatismo una sifilide gommosa latente. Per t utti questi casi, descritti da autori di competenza e serietà inùiscutibili, non può sorgere nemmeno il dubbio che la loro buona fede possa et!sere stata sorpresa da rwrocéoni simulatori o pretesta.tori. Ma per queste lesioni e per quelle di altri casi somigliant i, che possono verificarsi in civili e militari e che dànno sempre luogo a quistioni amministrative o giudiziarie per richieste di indennizzi o pel riconoscimento della dipendenza da eausa di servizio, è pur d 'uopo rende1·si conto sempre delle grandi difficoltà che ne presenta la diagnosi. È troppo f~tcile l'equivoco, troppo facile scambiare per sifilide post-traumatica, scrofulodermi o tubercolosi della pelle; troppo facile lasciar passare bome lesioni osteoarticolari sifilitiche terziarie, neoplasmi post-traumatici e autolesioni di simulatori, provocate, mantenute ad arte ed esagerate o pretestate a seopo di bassa ed ingorda speculazione. Come ebbi già a dire, il perito civile o militare veramente accorto non si affretterà troppo a negar e o ad ammettere una sifilide post-traumat ica. Ricorderà che essa è tutt'altro che frequente; ma che non di meno può presentarsi di tanto in tanto nelle forme più svariate e più gravi e meno previste, si da ri~scire anche mortali al povero sinistrato quando non vengono a tempo dia.gnostica.te e ben curate. << In materia di sifilide)) afferma il Gou,gerot <<anche l'inverosimile talvolta è vero)). 1\Ia la nostra buona fede non deve lasciarsi sorprendere da lestofanti profittatori: << AJlorchè la sifilide è posteriore al traumatismo l> dice a questo proposito il Barthélemy <<si può essere certi, in materia di accidenti del lavoro, che, :;e il sinistra.to è a ncora, nel termine legale dei tre anni, il tra.umatismo :;arà incriminato, pure con tro ogni verosimiglia.nza )l. È in ispecie la diligente e scrupolosa ricerca nel campo dell'anamnesi prossima e remota, la perfetta conoscenza delle cliniche generali e di
LA SlFILIDE INFORTUNIO DEL LAVORO
quella dermosifilopatica, il sapersi all'uopo giovare dei vecchi e nuovi metodi di indagine offertici dalla c.linica, dalla terapeutica. e da,J laboratorio (trattamento di prova, riattivazione di Milian, reazioni di floeculazione, di Hecbt, di Sacbs-Georgi e di Meiuicke (terzo mod.) di Hecht perfezionato da. Weinberg) reazioni di intorbidamento - 1\'Ieinickes Triibungreaktion o M. T. R.) -, reazione di Bordet Wassermann; intradermo-reazione a,Ila lnetina di :Nognc h i, citocliagnosi del liquor, reazione dell'oro colloidale di Lange, reazione della gomma mastice di Emanuel, modificata da, Goebel, reazione del benzoino di Guillan, Larocbe e Lacbelle, ricerca della, spirorheta pallida, radiogmfia, ecc.), è il sapersi servire a tempo e luogo di uno o di più o di tutti questi mezzi presentatici dalle scienze prog-redite, che ci metterà in grado di scoprire la verità, di riuscire utili ai p~Lzienti onesti e di non )asciarci trarre in inganno dai di8onef.:ti, sempre vigili e pronti quando c'è da sfruttare il minimo a.c::eidente del lavoro per chiedere indennizzi a loro non spettan ti. Le Società di assicurazione contro gli infortuni del la v oro e, più di queste i Tribunali, sono di solito abb<tstanza corrivi nell'accettare per tant'oro di coppella la tef:li di questi ult imi: Post hoc, e;rgo propter hoc. È poi facile comprendere e credere che una lesione sifìlitica. terziaria possa essere stata risvegliata, da. nn trauma (fors·anco da un trauma psicbico o colpo monùe, come lo chiamava !"illustre Maestro, il Filippi) patito da soggetti tarati e deboli, qua.li :!Ono i vecchi lnetici, suscettibili di reazioni organiche, talvolta addiritura sproporzionate ali 'entità di quel traumatismo. In ogni modo, è uffi.cio del perito quello di illuminare chi di ragione, dimostrando la esistenza o meno dei fatti in e~;ame e in discussione. Per questo, dopo sperimen tati i mezzi suddetti di laboratorio, dovrà sempre tentare una cura diligente ed energira, preferibilmente arsenicale, giacchè forse in nessun'al tra malattia come nella sifilide ha. tanta importanza per la diagnosi il vecchio criterio r.:r jurantibus. Ammessa la reale esbstenza di una forma siiilitica, dovrà anche ailsicurarsi della realtà del traumatismo e della sede precisa in cui avvenne e della sua violenza e in ispecie del periodo di tempo intercorrente dall'accidente traumatico al primo manifestarsi della forma lnetica, periodo che naturalmente potrà essere più o meno lungo, ma non mai superiore ad .alenne settimane, o, al più, a qualche mese. Ciò posto, quando il perit.o abbia assoda,t.o cbe nna ma.nilestazione nuova di sifilide terziaria può essere messa. in rapporto con un trauma, che quella certa lesione sifilitica,, cioè, è sorta veramente in seguito e come conseguenza di un trauma patito in occasione del lavoro da un operaio già affetto da lue, non rima,ne alla Società di Assicurazione che di risarcire, secondo le norme e nella misma stabilita dalla legge c dai regolamenti, i danni che l'operaio ne ha riportato. È nello spirito della legge itaUana. sull'Assicurazione degli infortuni del lavoro che deve essere reintegrato tu.tto ·il danno patito dal .sinistrato, anche se in verità non derivi tale danno dalla solà causa violenta accidentale che ba agito in occasione del lavoro, ma puranco da altre cause preesistenti o sopravvenute (concause), e,
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LA SlFILTDE lNFORTUNlO DEL LAVORO
nel caso in discorso, dalla sifilide da cui l'opera.io era già affetto magari da lunghi anni (1). Ben diversamente segue nella legge sulle pensioni civili e militari, la quale non ammette concause preesistenti. È certo che la sifilide post tl·aumatica non può dirsi derivi dal servizio e tanto meno poi unicanumte, di?·ettamente e i1nn~ediat.amente dal servizio, come richiede l'art. 18 del Regolamento per l'esecuzione della legge n. 416 dell'H marzo 1926. Lo stato morboso anteriore all'infortunio è soltanto messo in evidenza dal t rauma patito in causa di servizio e può esserne stato aggravato sin che si vuole; ma qualunque altro traumati<;mo, in qualsivoglia occasione e condizione di tempo e di luogo, avrebbe potuto sortire lo stesso cffotto e por tare il medesimo danno su quell'organismo- come ho detto avanti - già predisposto a subirlo perchè tarato e debole e suscettibile di reagire in maniera ben ma.ggiore e diversa da quella onde avrebbe reagito un a.ltro orga.nismo non affetto da lue. E si dovrà quindi escludere senz'altro che la malattia o lesione del paziente dipenda da causa di servizio e che esso abbia diritto al risarcimento di danni che possano ulteriormente conseguirne. Quando invece si tratti di infezione sifilitica primitivar contratta da un medico o da un infermiere milita.re nell'esercizio delle loro funzioni, la conclusione del perito sarà diversa. In tale evenienza si tratta di una di quelle infermità. che sono con seguenza. del genere peculiare di lavoro a cui queste persone vengono adibite per dato e fatto del loro speciale servizio. Ognuno, quindi, facilmente comprende come in si.ffatte professioni il lavoro espone con tinuamente e con assai maggiore probabilità di qualunque altra persona di questo mondo medici ed infermieri non ad un semplice rischio generico, cioè comune ad ogni individuo, di rimanere, quando che sia e praticando persone sifilitiche, contagiato ; ma ad un rischio specifico, quello di ricevere la infezione sifilitica dai malati, presso cui sono comandati a prestat·e il ùn·o speciale sm-vizio. E pperò il danno da essi patito doVl'à venire indennizzato (2) perchè verificatosi per vera e propria causa di servizio. AUTORIASSUNTO. L'A. parla di casi di manifestazioni slfilitiche primarie, secondarie e terziarie insort-e in seguito a traumi e tali, pei loro caratteri, da costituire la fattispecie «infortunio del lavoro. Accenna alle non lievi difficoltà in qnesto campo, ove faeili sono la pretestazione e la simulazione, ed alle nonne a cui il perito medico deve attenersi per scoprire la verità ed ammettere o ne. gare che, nei vari ca-si, trattisi o meno di sifilide post-trauma.tica. Dice infine quali devono essere i giudizi del perito civile, circa l'indennizzo del danno, e del militare, circa la dipendenza o meno di esso da cause di servizio.
(l) • Nella comparsa. dei tenomeni d1 terziarismo o nelle forme parasiftlJt.lohe nella valut~U:ionc bisogna distingucr<l caso da caso, perobè 11 danno è variabilissimo e applicare un criterio unicu sarebbe motivo d'errore •· ALt.EVI - L'a88i<-'W'azion.e \n/ortuni e la t:alulai>ione dei danni. (2) • n compito del p erito nel valutare n danno riosce assai scabroso. Ad ogni modo, il giu· dizio medico legale deve andare oltre e.llc condizioni dell'Infortunato rllevabfil al momento della 'l'isita.. Del danno fn p otenza n on si può assolutamente prescindere anche per il fatto che la leegc solo entro due anni dalla date dell'Infortunio dà diritto e.lla revlldone. mentre è r isap uto obe l fatti d1 terzie.rismo o lo forme parMiillitiobe si possono manltcstaro asll&l tardi ..• Noi perciò siamo con coloro. e n on sono pochi, cbe credono la sl.ftllde apporti o.ll'organlsmo un danno sostan· ziale valuta.bUc al 20-30% ... ADcbe Forgue o J ca.nbrausono del nostro preciso parere ... • ALLE\"!L'<l88icura.."iime intorltmi e la valut~JZWne dei danni.
SUL VAL ORE DELL'ENZIMOREAZIONE IELLA DIAGNOSI SIEROLOGICA DI SIFILIDE per il dott. Federico Rebaudl, sottotenente medico
L'enzimoreazione oggidi va sempre più dillondendosi c rcndcndc,si -quindi maggiormente nota. Tntt~vja riteniamo utile, prima di riferire 1e rinerche da noi fatte mediante l'applicazione di questa nuova reazione biolor,rica. nella diagnof:i di sifilide, di riferire succintamente le basi scientifiche che le diedero vita. È noto come Abderhaldcn abbia affermato che nel sangue succede una scomposizione della costrnzione specifica delle sostanze albuminoidee estra nee al sangue stesso, e questo per mezzo di particolari attività fermentative. Egli riuscì a dare la prova sperimentale di questo potere litico acquisito dei plasmi per l'in t~:oduzione di albumine stra,niere, segnalando il fatto che i sieri di animali trattati per via parenterica con un'ovo·albumina, venivano ad acqlli&t.are le proprietà di scùmporre l'albumina della stessa uatura di quella precedent<lmente iniettata. Da queste inizia-li constatazioni si svolse t.utta la concezione di questo insigne autore, il quale ammise cbe analogamente a quanto avveniva per l'introduzione per via parenterica o endovenosa di proteina estranea all'organiRmo, lo stesso dovesse avvenire per passaggio -nel sanguo di sostanze provrie dell'organismo: ed _1\.bderhalden e parte dei suoi collaboratori intravvidero in questo fatto la possibilità della diagnosi di gravidanza, di neoplasie c di altre forme morbose. Dal punto di vista pratico però l'utilizzazione della reazione di Abderhalden non ba, dato i risultati desiderati: anzi i reperti discordi e contradditori banno ormai tolto tale indagine dalle ricerche abitudinarie di laboratorio. L'argoment o delle proprietà fermentative dei sieri rappresentava tuttavia il buvn seme che doveva essere da altri ricercatori fatto germogliare e condotto a produrre ottimi frutti. Fu infatti appoggiandosi alla teoria dei fermenti che nell'Istituto 1\'Iaragliano, per opera di Si"iori in collaborazione con R ebaudi e Menniti, si venne procedendo ad esperienze e ·Studi che mo~trarono come questi Autori, pur condividendo in parte le vedute di Abderhalden, erano riusciti a formulare una teoria assai più vasta e seducente, che si staccava nettamente da quella del fisiologo tedesco. Essi infatti ritennero che sotto l'influenza di uno stimolo, il quale può essere rappresentato tanto da una sostanza aJ.buminoidea estranea ·comunque penetrata nell'organismo quanto da qualsiasi attivjtà cellulare intra organica, si determinano delle energie fermentativo le quali agiscono sulla sostanza stimolatriee disintegTandola per eliminarla: ma, mentre è generalmente ammesso che i prodotti di scissione della mole-<!ola albnminoidea toccato lo stato di pcptone perdano la loro specificità e 3 - Gio'Mtale di medicina militare.
454
SUL VALORE DELL'ENZI!IIOREAZIONE, ECC.
debbano venir considerati r ome indifierenziabili, essi banno sost€\nuto la. specificità della molecola albuminoidca nei !)uoi stadi ulteriori a quelli di peptonc. E se, per esempio, una molecola albuminoidea sta a rappresentar·e un microrganismo, essa conserverà attraverso le fa.<;i di disintegrazione da polipeptiùe ad amino-acido, degli aspetti chimicobiologici che sono propri e particolari di quel determinato microrganismo. A si:ffatta specificità, intravvista dapprima in linea teorica., fornirono· in seguito la sa,nzione sperimentale mediante l'applicazione di indagini diverse : l o Producendo alterazioni istologicbe in diversi organi animali· mediante l'introduzione parentcrica dei prodotti di scissione degli organi corrispondenti; 2° Ottenendo reazioni immunitarie con gli immunsieri di animali trattati coi diversi organi disintegrati; 3o Pra.ticando con tale disintegrato delle cutireazioni su individui> sani e malati; 4° Dimostrando l'azione precipitante dei sieri verso disintegrati· di organi, prodotti morbosi e alimenti; . 5o Determinando mediante l'unione di sieri con disintegrati sia. di organi che di germi od alimenti portati ad uno stadio oltre il peptone· un tùteriore lavorìo di scissione su si.ffa.tti antigeni mercè le attività fermentative contenute nei sieri. Però, ritenendo cbe non si sartbbe potuto· far digerire dai fermenti relativamente· scarsi e deboli contenuti nel siero· delle albumine nel loro integro stato biochimico, i suddetti Autori mettono a contatto del siero stesso non la sostanza albuminoidea integra. o quaHi, bensl. in istato di scissione avanzata e cioè quando superato lo stato peptonico si trova in una situa.zione assai prossima ai polipeptidi. Mediante la ninidrin, poi (il cui uso è l'unico lato tecnico in comune· alla reazione dialitica di Abderhalden) poterono rendere evidente in vitro il progressivo processo della digestione per cui nel mestruo costituito· dal siero in esame e dalla sostanza proteica già usata. come antigene, i. corrispondenti aminoacidi si vanno gradualmente sostituendo ai precedenti ultrapeptoni. Se una ~;ostanza proteica in uno stato di cosl notevole scissione consente di poter esser portata dai fermenti speC'-ifici contenuti in un siero ad uno stato più avanzato quale il peptide, viene naturale il concludere che· essa, non ostante il processo disintegrativo cui è stata sottoposta, ha conservato ancora integra la fisionomia della specificità. biologica. A siffatta reazione fu dai sopracitati Autori dato il nome di re.'\zione enzimatica od enzimoreazione, e con essa, potendosi ottenere il rilievo· delle proprietà. dige6tive cbe i sieri pos8eggono e verso gli elementi cellulari dci propri tessuti in necrobiosi e verso le albumine di origine batterica, si è riusciti ad avere un aiuto sosta.nziale nella risoluzione di svariatissimi quesiti nel campo della pa.tologia e della clinica e nell'indagine sia diagnostica che prognostica, a sintomi evidenti, non solo, ma anche nell'assenza di questi, rendendo possibile una diagnosi presintomatica.
SUL VALORE DELL':F:N'ZD!ORF.AZJONE, ECC.
455
Occupandoci dell'argomento che bo preso a studiare, dirò che l'enzimorcazione nella diagnosi sierologica di siftlide venne già Ulla.ta da molti sperimentatori che concorò.ement.e ne affermarono l'utilità. Rcbaudi per primo ne f(•ce oggE>tto <li comrtnica.zione alla XX Riunione della Società Italiana di dl'riiiatologia e sifilogrn.fìa; nella sua casuistica notò uno spiccato parallelismo della Wa.ssermann con una più forte tendenza su questa al1~1 positività sia. nelle forme iniziali che nelle sifìlidi prcgres;;e. Lionetti, Lombardo, Hurmnz<tl"!Je, De Gironcoli, l'vfaderna, P erillo, si prommciarono tutti nello stc~so se-nso, e <:ioè favorevolmente alla sensibilità rli tale metodo nei ca.si di sitilidc>, anch<> in confronto coJJe altre più note reazioni. La specificità inoltre a.p pare più spiccata della R. W. in quanto che nella lebbra l'euzimor('.azione, praticata cogli antigeni sifilitici, è sempre negativa. La tecnica della enzimoreazione, pE>r quanto necP,.sxiti di una grande scrupolosità, è relativamE>ut.e semplice e pratica, tanto che può essere alla portata di ogni medico che sappia eseguire un'indagine con attenzione, precisione e scrupolosità. · Per la reazione sono necessari tTe componenti: l o Siero di sangue ; 2o Reattivo; 3o Disintegrato. In un tubo di saggio sterile si raccoglie la quantità di sangue necessaria. n prelievo, sarebbe bene secondo gli AA., farlo al mattino a digiuno e lontano dai pasti. n sangue si lascia in ghiacciaia per 24 ore dopo di che se ne scpan• il siero. Questo deve essere fresco, limpido, non emolizzato, non cbiloso e specialmenw non deve contenere pigmenti biliari. La quantiti1 di siero necessario per la prova è solamente di un decimo e mezzo di cc. n reattivo usato per mettere in evidenza il processo digestivo che per i fermenti si va provocando nel siero è la soluzione all' l % di ninidrin. Ri~ardo alla preparazione dei disintegrati, rimando alla tecnica esposta nel libro: « l'Enzimoreazione »1 accennando qui solo al fatto che n el caso della sifilide non si è potuto usare quale antigeJ?.e il disintegrato di coltura di treponema pallido per le note difficoltà culturali; perciò gli AA. si sono rivolti a tessuti sifilitici dove possono esistere in gran copia gli spirocheti e precisamente al f<>gato di feto sifi.litico che venne adopcmto in confronto con antigene di fegato sano, dovendosi sceverare nella reazione quanto è dovuto in questo cn.'3o al tessuto epatico puro e semplice e quanto al germe specifico. I disintegrati che per la loro preparazione ed anche l~ loro conservazione sono fortemente acidi debbono, al momento dell'uso, essere resi leggermente alcalini. Occorre cioè porta:rli ad un grado di alcalinità corrispondente, pre.'3so a poco a quello del siero di sangue (pH 7,3 = 7,4) e cioè per riportarci alle stesse condizioni della digf;~tioue iutraorganica: cosi si può rendere possibile quella prosecuzione di processo digestivo che per opera dei fermenti specifici contenuti nel siero viene a compiersi su di esso.
456
SU'L VALORI': DELL'ENZ!1tt0REAZl0NE, EOC.
Tl<:CNlCA DJ.:LL'ENZlli10REAZIONE PER LA STFJLTDE.
Materiale occorrente: a) pipot.te graduate al centesimo di cc. d~ l cc; b) provetto (deb bono e>~>~o ro d el diametro di millimetri 8 %; l'altezza può invoco v11.riuro diii 3 centirno.tri e mezzo ai 4 e mezzo e pitt non avendo spooiale impnrt.n.nzn. Uiò cho invece neco..-<Sita per l'e.-<attezzn della renzione è che tutte le provet.t.e s iano di calibro uguale): c) pipotte C•~pillnri da iudice opsonico; d) soluzio11e ·~Il' l % di uiuidrin; e) soluzione normule di soda: f) Ctl.t·tine roattive nl tonu~sole di sensibiliu\ ben dete rminata; g) siero in esame: h) disintegr·ati di fegnto normale e ::~ifilitico; i) o.cqua. distillata. Per prima cosa bi~ogua alculinizznro ,!!li !UltigC'ui: s,i verM. in una comune prov ot.tinn c irca 3/4 del cont.cnuto di una f'ialetta di disintegrato: con una pipetta capillare s i iJlComincia con !'~giungere una goccia di solu:Lione no i·male di soda e con comuni pipet.te da indice opsonico si procede tUl una. esatta commistione dell'anti· gene aspirando ripetutnmente parte di esse. Con le apposite cartine r cattive di tornasole se ne saggia la reazione. Se l'anti~one risulta ancora acido si aM iunkono fra;r.ioni di goccia dol11\ soluzione di soda, sino a che con la cartinE~ non si comincia ad ottenere accenno ài viraggio. Si procede così ver-so i due tli~intel!r·ati di ft,gato normale e di fogHto sifìlitico avendo avvert,enr..a che siano portati allo ste~so identico grado di alcalinità e si pnR'>tt quindi allo prove su 5 provette. PROVA : DI CONTROLLO.
Controllo s ie ro: 2 . . ,,_.
~ sroro . J: 'Ilata fi no a d l cc. + acqua wst1 lO Dlntu. Ul + IO
Con t.rollo kga.to normale: . 'dr'rn -2 ruru 10
normale+ acqna distillata fino a. l cc. + -10l f t'f.'(ato .
.
Controllo fegato sifilitico :
1~ ninidrin + 1~ fcgnto sifìlitico + acqua distillata fino ad l cc. Prove di r ea-Lione: 2 mnt . ·c~ rm . 10
t/2 storo+ . l f egf\.to normal e+ acqua -" ·nata. fino ad 1 cc. + IO 10
2 . 'd . l / 2 stero . mnt rm + W 10
UJstl
+ 10l f egato s i.fil't'1co + acqua di '11ata fì no a d 1 cc. 1
st1
Se confrontando i risultati ottenuti nelle due prove di reazione ci è dato rilevare una maggiore intensit·à di colorazione azzurra nella provetta siero + fegato si.filitico, dir"Omo che la p rova è pos itiva; negativa invece se eguale nelle due prove di rea.z ione o ma.ggio•·e in quella siero+ fega.t.o notma.le. Allo scopo di poter p raticA.mente valutal'e i r isuJtati doll'enzirnorco.zione, ci si può servire di una scala. colorimetr ica. composta di 8 diverse graduazioni d i tinta viola, di intensità progressivamente crescente. Per eseguire la lettura con questo «enzirnometro », si procede nel seguente modo: Si di luisce in una. comune provetta il contenuto in ciascuna prov ettina. con 9 cc. di o.cqua. distillata e conironta.ndola con le suddivisioni della scala. Si ricerca. a quale di essa corrisponda. o maggiormente si avvicina..
SUL VALORE DF.LL'ENZtl\tOREAZIONE, ECC.
457
.Avendo a mia disposizione nel Reparto dermoceltico dell'Ospedale militare di Genova, diretto dal t.en. colonnello medico prof. A. Molisani, un numero rilevante di pazienti luetici sia degenti che ambulatori, ho voluto sperimentare questo nuovo mezzo di dia;,onosi confrontandolo volta per volta, con la, reazione di Wa~sermann. I casi da me cimentati si possono suddividere in cinque ~ategorie: l a Sifilide primaria; 2a Sifilide secondaria; 3& Sifilide prcgrcssa senza apparenti manifestazioni ; 4.a Soggetti quasi certament-e non sifilitici; 5a Luetici trattati con preparati mercnriali arsenobenzoliciì bismutici. Dalle ta.belle annesse si rileva che la prima categoria comprende sieri di 10 mdividui aventi sifilomi iniziali o ulceri o cicatrici sospette. In 6 casi ebbi l'enzimo positiva e la Wassermann positiva. In 4 casi Wa,gsermann ed Enzimore.azione negativa. In tutti e 10 la lue veniva accertata clinicamente e convalidata ulteriormente dalla cura arsenobenzolica. Nella seconda categoria bo saggiato la reazione su 11 individui aventi manifestazioni luetiche secondarie. In tutti e 11 l'enzimorearione positiva è stata convalidata dalla Wasserroann positiva, con una concordanza perfetta. Nella terza categoria ho adoperato l'enzimoreazione per 9 individui, i quali dichiararono di aver avuto sifilide in tempi passati. In 7 l'enzimoreazione e la Wassermann furono positive, in 2 a enzimo positiva corrispose Wa.ssermann negativa. Nella quarta categoria ho saggiato con l'enzimoreazione 12 sieri di individui nei quali ogni segno anamnestico e clinico era negativo riguardo alla sifilide. In tutti e 12 la Wasserroann ebbe esito negativo l'enzimoreazione fu pure negativa in 11 e diede invece esito positivo in un siero che pe.rò si presentava emolizzato. Nella quinta categoria ho adoperato l'enzimo in 12 individui che di r ecente erano stati trattati in precedenza con una serie completa di neoarsenobenzolo per via endovenosa. In due a enzimo neo~tiva, corrispose Wa.asermann negativa, in tre ad enzimo positiva, Wassermann positiva; in 7 enzimo positiva e Wassermann negativa. Dai risultati ottenuti si può trarre qualche utile considerazione. Si vede anzitutto la perfett,a corrispondenza tra la R. W. e l'enzimoreazione nella sifilide primaria dove la ncgatività è uguale nelle due indagini, quando l'organismo, a causa della infezione troppo recente non ha ancora dato origine a quei movimenti immunitari che si traducono nella positività delle reazioni biologiche. E l'identica corrispondenza appare anche nella sifilide secondaria dove si ha illOO % di positività tanto colla R. W. che coll'enzimoreazione La 3a categoria, quella della sifilide pregressa, è quella che incomincia a segnare un distacco nel comportamento tra le due reazioni. Certo la sifilide muta, senza manifestazioni, è quella che ma-ggiormente importa conoscere e qui appunto l'enzimoreazione rivela la sua massima sensibilità in confronto colla R. W. dando una maggiore positività.
I CATEGOBI.A. ~
~
'E
.,.c
00
('og .tome e oome
Data d 'entrntu oli' ospedale
Co rpo o arma
Ref. zlone WMsermann
Diagnosi c:lnloa
Em:imoreazlone
z 11 G. Lionello
. ... l 22- 8- 19~9 l 2° Pesante Campale l Esiti s ifìloma iniziale al frdnulo l
21 s. Giovanni . . . . l :n- 8-19~9 l
R. G. F inanza
:11 J. Placido. . . . . l 2- 9- 192!-l l
Milite Portunrio
positiva
l
positiva
"'c; C'
l Ulcera s ospetta al solco balano
posit iva
posit.iva
l Ulcerazione margini
infiltrati con adenopatia ù1guinale
posi ti v t\
pos itiva
:0 t'l
nrgativa
C'
<
o~
prepuziale
o
t'l
41 f'. Nicoh\0 . . . . . l 17- 10- 1929 l ~~1
B. Ern('sto
Agent-e P. S.
iniziale tipico datante l t;ifiloma do pochi giorni
negativa
C"
l':
z
N
. . . . l 2-10-1929 l Cru·nbinie e Reale l Sifiloma iniziAle tipico sorto da
n~>g•ttivt'l.
negutiva
JO gior ni
...,.. ~
o
::0 p.
l'l
Gl M. Camillo . . . . l !3- 8- 1929 l 71 ::;. Luigi . .
. . . l IO- 8-1929 l
42o Fnntf'l'Ìa S9o Fanteria
l Sifìloma iniziale
positiva
l Sifi_lof!!a. iniziale tipico recen· l
nf'gntiva
tll'SIIDO
&l n. C iovt~.nni .
.. l 8- 8-19!!9 l
H.. N. Durazzo
l Ulcera sospetta al fl'emulo udenoputia mguinale
l
positiva
pos itiva
N
.z
t'l
l l
ncga.tivo.
M
o
p
pos itiva
Hl Serg. B. Solilio . . l 8- 9- 1929 l 2° P esante Campale
Sifilo1r.a iniziale
po,:;itiva
positiva
101 L. niuseppe . . . . l 26- 7- 1929 l
Sifiloma iniziale
positiva
positiva
Milit.e .P ortua rio
...o
ft CA'hOORlA.
.
~
~"o
;,
('oguomo o nome
z
Data d'eutrnta nll'o>podolo
Corpo o nrma
Dlngoosi olln.loa
-
--
ltetuloue Wnesormnuu
F.nzlmoreazlouo
Il P. Alfredo . . . . .
30- 9- 1929
110 Comp. Correzione
P lacche mucose vegetanti periannli
positiva
positiva.
12 C. Giacomo . . . .
27- 9-1929 20 f'l'ntro Contraerei
Placche mucose erose allo scroto
positiva
positiva
13 G. Scipione . . . .
17- 10-1929 R. Guardia di finanza
Placche mucose alla zona anogen i tale
positiva
positiva
Placche mucose alle labbra
positiva
14 S. Salvatore . . . .
10 B. Nicola . . . . .
10- 7- 1929
()- 8- 1929
R. Carabiniere R. Carabiniere
th
d t"'
<:
~
t:l t'l
Placche mucose allo scroto od al prepuzio
positiva
positiva positiva
~
~N
l2o
:0 l'O
16 D. Andrea. . . . . .
9-10- 1929 l a Comp. Correzione
Pla<'che mucose orali
positiva
positiva
17 C. Giuseppe . . . .
3-12- 1929 110 Comp. Correzi01:e
Placcho mucose labiali ed orali
positiva
positiva
ffi o fl
~
o t'l
18 D. Calogero . . . .
6- 8- 1929
H. Carabiniere
Eruzione papulosa so~petta. nl dorso
positiva
positiva
19 Z. Emilio . . . . .
7- 9-19Z9
R. Carabiniere
Sifìloderma papulolenticolareal la fronte
positiva
po:ùtiva
20 L. Giuseppe . . . .
3- 10-1029 H.. Guardia di Finanza. Pa.pule sospette alla lingua marittima
positivu,
positiva
21 R. Remigio . . . .
28- 7- 1929
positiva
positiva
42o fanteria
Pa.pule sospette allo scroto
""
t!•
~
III CATEOORTA.
....
8
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Cognomo o nome
z 22 B. Giovanni . . . .
D~tta
d'outrntll
ull'o~pedalo
6- 8-1929
Corpo o .o\rm'\
to Alpini
Dluguoel cllnlc'\
Ebbe 1ue 3 anni fa
Roozlone
\\l osscrmann
nega t h-a
Eozlmoronzlono
negativa U>
2:l G. Cino . . . . . . Ambulatorio
24 S. Stefano . . . . .
19- 8- 1929
R. N. Durazzo
E bbe lue 4 anni fa
nPgativa
negativa
890 Fanteria
Ebbe tue 2 an ni fa
positiva
positivo.
~ ~
s ="' t'l
o
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23 D. Leonnrdo
...
30- 9- 1029
R. Carabiniere
Ebbe lue 6 anni ft\
po!ìitiva
po.~.itivu
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tr."
~
•
26 O. Gino . . . . . .
4-10- 1929
27 S. Giovanni . . . .
7- 10- 19'29 R. Guardia di finanza marittima.
4 1o Fa.nieria
Ebhe lue 2 anni fa
positi \·a
positiva
Ebbe lue 3 anni fa.
positiva
positiva
Gl
o
~ oz N
t'l
28 Z. Costanzo . . . .
25-10-1929
R. Carabiniere
Ebbe luo 3 anni fa
positiva
positiva
29 I. Boggio . . . . .
23- 9- 1920
Milite portuario
Ebbe lue 2 a nni fa
---+
positiva
30 B . Francesco. . . .
29- 9-1929
R. N. Durazzo
Ebbe lue 2 anni fa.
___
positivt~
._
t'l
() (')
IV CATEGORIA -
~
Cognome e Nome
.. . ...
G. Lionello . S. Giovanni . .
.. .
J . Placido.
ReazJone wasser1nann
En:dmoreazlone
Esiti sifìloma iniziale al frenulo
negativa
positiva
w
R. G. Finanza
Ulcera sospetta al solco balano prepuziale
negativa
positiva
Milite Portuario
Ulcerazione margini infiltra ti con ade· patia inguinale
negativa
negativa
~ ~
Corpo o Arma
Diagnosi clln1ca.
20 Pesante Campale
~
t; t'l
C. Nicolao. B. Ernesto
Agente P . S.
S. Luigi . . B. Giovanni .
B . Nicola .
--
.
..
Sifi~om~
iniziale tipico sorto da 10
positiva
positiva
~
...
ggo Fanteria
Sifiloma iniziale tipico recentissimo
negativa
positiva.
R. N. Durazzo
Ulcera sospetta al frenulo - adenopatia ingnù1ale
negativa
negativa
..
..
g10n11
....
~
Sifìloma iniziale
negat-iva
positiva
Milite Portual'io
Sifiloma iniziale
negativa
positiva
Placche mucose veget!Uiti perianali
negativa
positiva
R. Carabiniere
Placche mucose alle labbra
positiva
positiva
R. Carabiniere
Placche mucose allo scroto ed al prepuzio
positiva
positiva
.
-
.
--
-
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l> N
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20 Pesante Campale
1• Comp. Correzione
. . ..
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. . .. . .
P. Alfredo . . . S. Salvatore.
positiva
R. Carabiniere
Serg. B. Solilio L. Giuseppe .
positiva
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Sifiloma iniziale tipico datante da pochi giorni
.
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v. CATEOOJ1IA """ ~ Cognomç o
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Cn rpo o Armi\
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('. C:iOVI\IlllÌ.
Renzlon~
Enzbnoreazlone
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l
20 P~nnte Campale
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. Negativa
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l
2" C'ompngnia ::>t'Lnitb.
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Nogat.ivu.
Nrl(ntiva
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Negativi\
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Negativa
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D. Alberto . A- Vincenzo.
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C'ompngnin Sanità 89o l•'nnteria
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C. Leopoldo.
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Nogn.tivn,
l
Now~t.iva
J. Giovanni.
l
2" Compagnio. Sanità
l
Nogativt~
l
Nogativn
A. Luigi . .
l
2• Compagnia. Sn.nitl\
l
N'ogo.tiva
l
Nogt~tivo.
n. Stefano.
l
2" Compagnia Sanità
l
Negativa
l
Nogntiva
B. Lorenzo.
l
2"' Compagnia Sanità
l
Negativa.
Negativa
. l
2o Contro Controaereo
l
Negativa
Negativo.
.. l
2• Compagnia Sanità
Negativa
Nogntivo.
.l
2o P eso.nte Campale
~egativa.
Negativo.
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C. Ludovico
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F. Romano. B. Ciorgio .
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~ l'l (')
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SUL VALORE DELL'ENZfMOREAZ!ONE , ECC.
4fi3
Ma dove reaJ.mente si ha un distacco netto tra le due r eazioni è nella
-categoria dei soggetti luetici trattati di recente, nella quale il numero -delle enzimoreazioni positive è notevolmente superiore a quelli della Wassermann. Iil 7 casi infatti si ottenne enzimo positiva in confronto a Wassermann negativa. Ora è facile vedere l'importanza di questo fa.tto. In tal caso una \Vassermann negativa praticamente non ha mai un reale valore, giacchè è noto che la cura fa diventare negativa la reazione sel'Ologica, senza però che questa negatività abbia un significato di stabilità, potendo facilmente ridiventare positiva, allorquando l'organismo non si trova più sotto l'azione della cura. Per contro l'enzimoreazione sembra maggiormente specchiare le vere, reali condizioni dell'organismo in via di trattamento, potendoci così svelare se il soggetto si trova in uno stato di guarigione avanzata, iors'anco totale, o se invece occorre ancora che venga proseguita la cura. Riassmnendo, adunque, possiamo dire che l'enzimoreazione appli·Cata alla diagnosi di sifilide ci ha perfettamente corrisposto ed abbiamo .ottenuto i risultati posti in rilievo da.gli altri osserva.tori. . n solo fatto, che dagli altri non è stato considerato, e cioè il com:J.JOrtamento dell'enzimoreazione nei luetici trattati ha poi una notevole importanza e merita di venir ricercato sistematicamente onde poterlo .confermare definitivamente con casuistica più larga di quelle che a me fu possibile prendere in esame. AUTORIASSUNTO. L 'enzimo1·eazione è stata spel'imentata, in 42 casi di si. fìlide sia primaria, sia secondaria, sia pregressa, e sempre ha risposto in modo per· ietto pe.rallelamente alla reazione di Wasserman. Nei ca.<>i invece di recente trattati ha dato una percentuale dii positività supe· !fiore alla W a.sserman.
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OSPEDALE MILITARE DI VERONA
TERAPIA ACRIDINICA ED INFEZIONE BLENORRAGICi p er il dott. Ugo Palmera, capitano medico capo reparto dermocolticCJ
La vasta letteratura fino ad oggi e~h;tente sull'efficacia e sul meccanismo d 'azione del! 'acridinoterapia hMcia il lettore singolarmente perplesso, data la discordanza così profonda dei risultati ottenuti dai diversi ricercatori. Mentre infatti alcuni autori stranieri qua.li lo J ausion,. Vaucel, Diot, Ferron, Cosnier ecc., si dichiarano addirittura entusia~ti di tale paTticolare processo di cura della blenorragia e non esitano a (licbiararlo superiore a tutti i metodi fino ad oggi in uso; altri ant.ori,. invece, quali il Burk, Levis, Sebonfeld, Hoffman, Scholtz ecc., negano ad esso ogni valore terapeutico. Egualmente discordi sono tutt'ora i giudizi fra i varii autori italiani dei quali alcuni, (Bosellini, Pierangeli, Gaviati, Mucci, ~farras) pur esprimendo qualche riserva, si dichiarano fautori del trattamento acridinico che costituirebbe un reale ed jmportante progresso; altri, invece, (~brcozzi, Mariani, Freund, Leiill ecc.), contrarH perchè tale metodo non risponderebbe allo scopo. Ciò dipende verosimilmente da tm complesso di varii fattori, quali la diversità dello stadio del processo gonococcico nel quale si inizia il trattamento, dalla gravità ed estensione della forma, dalla molteplicità di localizzazioni che essa può avere, dato le svariate vie di diffusione del gonococco, dalla reattività particolare nei riguardi immunitari del soggetto in causa, dalla virulenza del germe e dal suo adattamento alla sedeinvasa, dall'entità ed efficacia del trattamento locale, ecc. La somma di questi ed altri moventi, sta probabilmente alla base di queste stridenti divergenze sull'attività terapeutica della tripafiavina... La mancanza di sicure nozioni sul modo di agire dei derivati di acridina concorre poi a rendere sempre più complicat.a la questione. In che modo si comportano queste sostanze introdotte nell'organismo per via endovenosa Y Qual'è il loro meccanismo d'azione nell'infezione blenorragica t La risposta non è cosi facile. Vi sono alcuni (Jamson, Vaucel, Diot) che ritengono che la tripaflavina agisca per proprietà battericide, fotod inamiche ed analett.iche, altri (Scbonfeld) che essa aumenti i poteri di difesa dell'organismo, o che esalti la. funzione dell'apparato retieolo endoteliaie (Stcphan) altri, infine, come il :M:arcozzi, che l'azione a.ntigonococcica si esplica. solo quando la. tripafiavina si trovi in una certa, concentrazione ed allorchè viene eliminata. con le urine a.ttraverso l' urctra. Noi conol'iciamo, è vero, la composizione chwica del medicamento e sappiamo pure che già da vario tempo e da diversi autori fu verificato il potere antigonococcico di t.'l>le sostanza in vitro; ma non è possibile st,a-
TERAPL<I. ACRfDINIOA ED INFEZiONE BL:ENORR.AGICA
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bilire sotto quale forma essa perviene ai focolai morbosi, a quante e quali modificazioni e scomposizioni vada soggetta, e se conservi in vitro lo stesso elevato potere gonococchicida .che esplica in vitro. Fin dal1912 i preparati acridinici erano già stati esperimentati con successo dal Benda nella tripanosornia,si dei topi, e più tardi il Browning li usò come antisettici delle ferite. Nel 1913 il Furstenau, Fraenkel e Neufeld ne dimostrarono l'energico potere antisettico e battericida usan· doli in svariate fdfine morbose (influenza, setticemia puerperale, pielonefrite, endocardite ecc.). Furono appunto i buoni risultati ottenuti in queste affezioni che indussero da prima il Bohland e poi il Bruk, Levin, e l'Alshvede a tentare l'acridinoterapia dell'infezione blenorragica per via endoYenosa. Ognuno sa, quanto siano lente e spesso incerte le cure locali applicate contro questa tenace infezione venerea e quanto sia difficile l'ot,tenere una radicale guarigione che garantisca una sictrra scomparsa della contagiosità. Data quindi la difficoltà di poter raggiungere e distruggere per via uretrale i gonococchi profondamente annirlati nello spes~;ore della mucosa uretro-prostatica e vescicale, si pensò di portare per via ematica a con· tatto dell'uretra e specialmente dei numerosi follicoli e recessi uretrali e periuretrali una sostanza, non tossica per l'organismo, e che fosse
dotata di energico potere antisettico e gonococcbicirla. Tale particolare processo di cura fu definito da alcuni; « chemioterapia antigonococcica n intendendosi probabilmente indicare l'azione esplicata dal medicamento nell'organismo con la provocazione di fenomeni immuni· tari di difesa, modificazione del terreno, ecc. Il derivato acridinico che fu particolarmente usato, a tale scopo, è una sostanza colorante fortemente antisettica e già conosciuta da vario tempo in chimica farmacologica ed industriale col nome <li giallo d'acrùlina.. A secondo dei varii medicamenti aggiuntivi fu chiamato tripaflavina in Germania, gonacrine in Francia, acriftavina in Inghilterra. n potere antigonococcico di questa sostanza fu stabilito fin dal1918 dal Dawis e l'Harrel che constatarono che la tripa6avina impediva lo sviluppo del gonococco in vitro alla diluizione di 1/300.000 mentre il protargo1o era già inefficace all'1/500 . .A.ltri autori (Furstenau, Fraenkel) dimostrarono che essa uccideva le culture di ba-cillo perf:rigens in soluzione acquosa diluita all'1/50.000 e lo stafilococcus aureus in diluizione all'l /200.000. Da ciò ne derivò largo impiego di tale sostanza nella terapia locale della blenorragia, con risultati, che, se non furono costantemente efficaci ne dimostra.rono tuttavia le evidenti qualità di energico antisettico uri· nario e di buon antigonococeico. Le esperienze furono riprese in quest'ultimo decennio e, nella seduta del2 giugno 1925 dell'Accademia <li P arigi . lo J ausion, Doit e Vourexakis riferirono i brillanti ristùtati ottenuti in 67 blenorragici trattati con tale metodo, e nel 1927, quelli ottenuti su 165 ammalati di cni ottennero ben 153 guarigioni. Allo scopo poi, di esaltare il potere parassitotropo della tripaflavina essi consigliarono di associarvi un mordente (tannino, tartaro stibiato, allume di cromo) in in soluzione, per via. uretrale od anche unito all'acridina per via ematica. Vari altri autori stranieri sia in Francia (Ferron, Cosnier), che in Ger·
'fl':RAPJA ACRIDJNJCA ED
J~FEZIONE
BLENORRAGICA
mania (Sklttcski) eilperimcnt.arono in larga sca-la tale metodo di cura con risnltrtt,i soùclisfaeenti. Anche in Italia non mancò nn vivo e giustificato intPresse p<>r taJe trattamento, sollevando di conseguenza tm grande lavorio scieut.ilìco. Il Li Virghi, affermò d i avere ottenuto con l'acriòinoterapla in 76 casì eli bl<>norragia. Roltanto qual(·he insucceRso . Il 6-'.ruviati ritiene cbe il metodo é a ttnalment e il m igliore della cura delle blenorragia. Il Pierangeli su 211 inf<>rmi rinscl all ottenere circa 1'86 % di guarigioni e cosìconclude: «Bisogna. JHU'e che non si uegh i alla terapia acridinica il suo grande e vero vnlore, e da.rle quel posto che le compete nella scala dei mezzi che abbiamo a disposizione per combattere la blenonagia >>. Alletta.to da tali hmsinghieri risultati, ed allo scopo di controllare tli pe.rsonn. qun,le fosse la vera efficn.ciu, di tale particolare metodo di cura iuiziai, fin ùal decorso anno, dopo avutone autori;r,zazione dal mio Direttore il trattamento acri1linico su va.r ii militari degenti nel Reparto Dermoceltico ospeclaliero. Le esperienze incominciate nell'ottobre 1928 vennel'o proseguite fino a tutto il luglio 1929. In complesso trattai 120' pa.zienti affetti d~• uretrite blenorragica semplice, e con complicanze. P remetto che mi sono servito costantemente di fiale dj Tripafiavina in acqua distillata sterile al Y2 % e al 2 % della Ditta Cassella eli Francofort& e gentilmente fornitemi dalla Casa Bajer. La tripa.flavina é 1m cloridrato di 3·6 diamino 10 metilacridina e presenta l'aspetto di polvere di colorito rosso bruno, inodore, solubilissima in glicerina ed acqua.; si pnò usare sia per uso interno che esterno od anche sotto forma di linimento, di pasta o di polvere. La via. di elezione é però l 'endovenosa, da poichè usata per via endomuscolare determina facilmente fatt.i infiammatori ed infiltrativi dei tessuti. Allo scopo di saggiare la tolleranza dell'individuo, e dopo aver praticato in ognuno sistematicamente l 'esame delle urine, iniettavo per endovena dapprima eme. 5 dì soluzione a %% proseguendo poi, a giorni alterui, con dosi di 5-10 eme. di soluzioni al 2 %· L'iniezione veniva fatta con le solite norme d'asepsi al mattino, a digiuno, assai lentamente e dopo essermi accertato di essere perfettament<l in vena. Praticai in genere da. 1m minimo d i 8 ad un massimo di 20-25 iniezioui nello stesso individuo. Riferirò brevemente i ristùtati dei casi cliuici trattati, raggruppa.ndoli per maggior chiarezza come segue : 1° GRUPPO : N. 30 casi di uretrite blenomtgica acuta in soggetti che non avevnno mni sofferto pt·ecodontemente d'infezione blenorrttgica. Di quC'Sti 30 pazienti, in 18, il contagio rimontava a non oltre i tre giorni, mentre negli altri altl'i 12 risaliva da 5 a 12 giomi. Nei prinù 18 ottenni in assai breve tempo (20-25 giorni) la guarigione con l'uso della sola tr·ipafiavina; per i rimanenti ca~i dovetti avvalermi invece di tm t.t'flt.tamento misto (tripafla.vina, schizzetti endouretrali di preparato d'argento) ed anch'essi guarirono perfettamente ed in breve. In gcnore quanto più recente era l'infezione, tant-o più rapidamente si osservò lo. scomparsa del gonococco chdla secrezione. Tole metodo si dimostrò assolutamente innocuo nei riguardi del filtro renate, come ebbi n. consto.tn.ro da ripetuti ed accurati esami delle mine, pur dimost.rando il colorito gio.llo intenso di esse, un'abbondante e rH pida elimiuazione della sosto.nza. 2° G<tUPPO : N . 38 casi di uretdte blenorra.gica totale con svariate complicanze (orcoopididimite, cistite, prostatite).
TERAPIA ACRIDJNlOA ED IN'FEZ t O::-'E BLENOHJl.AGlOA
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Premetto subito che in 8 pazienti affet.t i da orcoepididimite uni e hilateral~ non ottenni alcun vantnggio tera.peutico, che anzi avendo notato, già. dopo l~ seconda iniezione, una riaccentunzione dei fatti infia nm1atori a enrico del tesr.icolo, fui costrett<> a. intorrompère tale trattamento per continuare con lo solite cure locali. In 20 casi di cui 6 con prostatite e 14 con opidiùimite ottcruù la guarigione in 12 con la sola terapia. acridinica m entre negli altri 8 cnsi dovot.ti associare qualche cura locale. P articolarmente eflìettce si dimostrò invece l'azione della. t ripaflavina nei l O pazienti affetti da cistite. Già dopo la 2a iniezione si oh bo la scomparsa dei doloros i disturbi che accompagnano questo. fastidiosa complicanza a carico della vescica e l'urina, da prima torbida e sodimento!'ia, diventò rapidamente limpida. Allo scopo di a.ccentuare l'azione antisettica del ra.dicu.lo acridi;ùco vi associai, talvolta, seguendo ['esempio di vari autori, dell'w·otropina Scltering. 30 GRUPPO : N . 52 casi di blenorragia cronica. n contagio rimontava in questi casi da un minimo di l anno ad un mnssimo di 4 aruù. I ris ultati ottenuti in questo gruppo, per quanto non furono eccessivamente mpidi e lusinghieri, pur t uttavia dimostrarono la bontà del metodo che, a..'!sociato alle ordina.rie cure locali, riuscl ad abbreviare sensibilmente il periodo di guarigione. In tutti i pazienti usai un trattamento misto (tripafia.vina. preparati d'argento, permangano.to, diatermia, ecc.), ottenendo Ia. guarigione di essi in un periodo variabile d a.i 45 ai 60 giorni. Tutte le guarigioni furono rigorosamente controllate con ripetuti esami microscopici e talvolta anche alla distanza di varii mesi.
V ANT.A.GGI ED INCONVENIENTI DELL'.A.CRIDINOTER.A.PIA.
Non si può oggi, a desumere dai buoni risultati ottenu ti dai vari autori italiani e stranieri, neg~\.re assolutamente ogni valore terapeutico a.ll'acridinoterapia nel trattamento della blenorragia·. La scomparsa dei dolorosi disturbi subiettivi (bruciore urente nella minzione, ton es mo )1 la diminuzione della secrezione, l'illimpidimento delle urine già dopo le prime iniezioni, i benefici evidenti ottenuti nelle cistiti, e la guarigione· piit r apida che si ba anche nelle forme crouicbe con il tratt~meuto misto costituiscono un vantaggio di indiscu ss~\. utilità. E se si pensa cl1e una. blenorragia « si sa quando incomincia e non si sa quando fmisce >, e come spesso sieno lunghe e snervanti per il medico ed il paziente le cure per portarla. a. guarigione, specie negli stadi cronici, con le sole cure locali~ non si può non tenere in giusto conto tale particolare processo di cura che costit uisce un'arma. di più nelle mrmi dello specialista e clel medico pratico. Di fronte a tali van taggi pochi e trascmabili sono gl'inconvenienti Essi possono riassllmersi in tm modico senso di calore clte l'in fermo prova durante l'iniezione, in un sapore amaro in gola , in fugaei fatti congestizi del viso eù in liev~ carcliopa,lmo. Tali disturbi già sco!ll}llliOJ1o ilopo 'POChi secondi ; raramente accade che il paziente avver ta un senso di nausea, di malessere o che sia colto da vomito. Un altro inconvenicn!N è dato dalla. causticità della tripaflavina che diffondendosi nel tessuto cellulare da luogo a dolorosi flebiti e periflcbiti. A ciò si può ovviare con l 'aspirazione di due o tTc eme. di sangue nella stessa siringa. contenente la trìpaflavina, con l'assicurarsi di essere perfettamente in vena, e col praticare l'iniezione a>;!;a,i lentamente. Per evitare il cosidetto « colpo di sole acridinico '' a cui vanno soggetti gli ammalati che si espongono ai raggi solari dopo l'iniezione, e cara.tteriz-
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TERAPIA ACRIOINICA EO INl'EZIONE BLENORRAGICA
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zato da un colorito giallo diffuso della pelle, bo sempre somministrato, .seguendo il consiglio di varì autori, un antifotocatalizzatore un'ora prima. dell'iniezione (g. 0,25 di resorcina per os). Accade talvolta di o sservare,
nei pazienti, dopo un certo numero di iniezioni, una lieve tinta subitterica della pelle e delle sclere; tinta che va gradatamente scomparendo con il -cessare del trattamento acridinico.
CONCLUSIONE. La tripatlavina, pur non esplicando una costante ed intensa azione ter apeutica nella cura della blenorragia, ba indubbiamente nn potere antigonococcico e antiflogistico, ed usata fin dall'inizio del processo gonorroico, evita le complicanze e quindi la produzione di una blenorragia cronica. ?lfodificando in breve tempo i dolorosi disturbi subiettivi, contribuisce a sollevare il morale del paziente per lo più assai depresso. Particolarmente nelle uretriti recenti, curate subito all'inizio, e nelle -cistiti manifesta un'azione curativa rapida ed efficace. È priva di tossicità. per l'organismo ed i dist.urbi che provoca sono assolutamente trascurabili. Associata alle ordinarie cure locali, abbrevia sensibilmente il periodo di guarigione e di degenza, in ospedale. BIBLIOGRAFIA. .JAUSION H. Vaucel M. Diot E. -
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R. ISTITUTO DJ CLIKJCA OCULISTICA DELL' UNIVEHSlTÀ DI GE;'\OYA Direttore : Prof. O. PEs OSPEDALE MILITARE DI OENOVA -
COlUI!S$[0NE
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Oi;PEOA LIERA
LA DIA&KO!I Dlfff.REitliALE fRA LE fORME ATIPICII( DI CHf.RATITI PIREnCHIIATOSA f CHERATITE DISCIFORMf DI fii[HS KfJ.L'AFFfliDKE IK ATTO E KB RRIQUATI E SUl IMPORTAIIJJ KRLI PRATI[I MmiCO-IlfiAil MILITARE per il dott. Vluc:enzo Gualdl, capitano medico CAPO R.,;.'ARTO OFTAL:Il!CI E A!'llilST t::O."rf. :lllL'TARF: OF:LLA CLf XICA
La sintomatologia, il decorso e le caratt.erist.iche della cheratite parenchimatosa sono abbastanza noti anche ai medici non specialisti; non cosi la,r gamente è conosciuta invece un'altra forma chiamata da Fucbs che per primo la descrisse "cheratite discifonne >11 che ba etiologia, decorso caratteristiche ed esiti differenti dalla prima e la di cui conoscenza è andata aumentando in questi ultimi anni per merito di ricercatori anche italiani. Anzi le forme atipiche di queste due affezioni sembra che possa.no mettere in imbarazzo per quanto riguarda la diagnosi differenziale anche gli stessi specialisti, specialmente nelle prime manifestazioni, e la descrizione del caso che è oggetto della presen t~ nota lo dimostra chiaramente. Negli ultimi giorni d e l mar7.o di quest'anno fui inv itato dalln Commissione Medica Ospedalier a. di questo Os\)edale a dare il mio parere quale specialista. circa la malattia sòfferta dn un mi i te di un repn.rto di frontiero. della M. Y. S. N., su cui la Commissione stessa era stata. chi!Ullata. a dare un giudizio s ulla. dipendenza o meno da cause di servizio. . La malattia, come ris ulta ùnlla. prat ica, s i iniziò n ell'ottobre 1928. Nella prima dichiarazione medica in datn 12 novembre 1928 uno specia lista. lo dichiara af. fetto da cherati te parenchimatosa e lo ritiene abbisognevole di 10 giorni di riposo (aie). La seconda riguarda una R. W. 1·i;;ultuta n egativa. in epoca con tem · poranea. La. terza, rilasciata da un medico speci6lista di un ospedale civile della Liguria dove er n stato ricoverato il paziente, riferisce in data 8 gennaio 1929 che è affett.o da una cheratite paren.chimatoaa. centrale di.acijorme (?) con striscie opnche insorte durante la degema sotto la forte infìltrazùme 81tperficiale, che fece attribuire alla affezione mw origine reumatica (? ). La cura antireumatica sembra portasse y·iot•unumto, pere/tè nello ste.aso certificato si osser,.a. che in l!e{Juito a quMta scomparvero rupidu:meute le <Jtriscie optlt:he, ma rimase l'ùt/iltraz:ione 8Hpe:r(ìciale e l'edema dell'epitelio comenle. Quivi fu dichio rnto (8 gen11a io 1929} guaribile in un mese(?) e dimesso. Nò questo nò il primo cer t ifìct\to Mcennono ad ulccrnzioni corneali n è descrìvono con s ufficiente chiarc7.zn l'aspetto clolla lesione. Il quarto documento medico è costituito dnlla cu.rtella clinicf\ del milite che f u ricoverato successiva. ment.e in os:;ervazione in questo Ol'lpedale dal 9 gewu1.io al 15 ~enml.io 1929. La descrizione fattnne dallo specialista è la S('guente: Al centro d('/la cornea del1'0.8. nota.si zona di infìltrazione 8t,pcr/ìciale e profonda occupa11te t-utto i l disco prep1,pillare. Nulla a carico dell'iride c degli altri mezzi oculari . .-\ll ('~nto a lla cartella ò il r eferto rad iologico in data 14 gennnio 1929 c~ì concepito: a7>ice 4 - (iiornale di medicina militare.
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r,A DIAGNOSI DIFFERENZIALE FRA L E FOR~IE ATIPICHE, ECC.
sinistro ristretto ed uniformemente vela~o, poco rischiarabile (sclerosi?). Modico aumento delle lfmbre ilari bil<rte;ralm~nte. La diagnosi di uscita era la seguente: Ghemtite parenckinwtosa dilJciforme iln O. S.; la motivazione dell'uscita: a r-ichiesta dell'inti?JT'essato desiderando curarsi in un ospedale cil.-ile. Infatti il milite viene di nuovo ricoverato nello st~o ospedale civile di prima, che lo dimette in data 9 aprile 1929 con diagnosi di cheratite parenchimatosa & lo propone per un mese di licenza di convalescenza. Sono g-ià quindi più di cinque m esi che il milite è affetto da tale fonna. corneale senza un n otevole miglioramento. In dat.a. 16 aprile 1929 trovo poi un certificato di \U1 noto specialista di Bologna che riferisce di aver trovato neli'O.S. • una opacit~\ corneale omogena., diffusa, che occupa. completamente il campo propupillare e va gradaf,(J.mente attenunndosi verso la periferia della cornea. dove il tes::;uto appare invece normalment-e tra:>p1u·ente. A forte ingrandimento con il mict·o::;copio corneale di Czapski si può stabilit•e tratt.a.rsi di una infìJtra.z ione degli st.rati più profondi del parenchima corneale, infiltrazione che, più densa ve;rso il centro della cornea, va piano piatw dirad,(J.ndosi verso la periferia della cornea stessa. Dtl.Ca lo. localizzazione edil tipo dell'infiltrazione, si può StHbilire trattarsi della forma clinica che vo. sotto il nome di cheratite disci/ortne ( !)•. Cosl dopo sei mesi dalla dat.a.di inizio della mttlattia e mentre prima era stat.a. sempre fatta diagnosi di cheratite pm·encltinwtoaa o di cheratiu parenchimatosa discìforme, fu fatta diagnosi dj cheratite dilJci/orme ( !) Lo specialista poi continua consigliando di praticare tma. R. \V. eventualmente preceduta da una iniezione riattivante ed esami at-ti a. svelare una forma T. B. C. nell 'organismo del paziente e invita a ricovera.rlo in tm luogo di cura. Invoco il milite fu lasciato in un distaccamento di frontiera dove poteva approfittare delle cure di tmo specialista. Quest'ultimo, che è lo st.esso che rilasciò il primo certificato del 12 novembr& 1928, nel quale consigliavo. i 10 giorni di riposo, ri lasciò il 25 maggio 1929 un nuovo certificato, nel quale asseril'<ce che il milite è affetto da w1a chemtite parcnchimatosa. con infìltrato corneale centrale che può migliorar€' con adatta cura, e inoltre formalmente dichiara. che·l'affezione non è ditpendmte d<t cause di aerviz1'o e consiglia di adil~ire il milite a set'Vizi S()C)enta:rii. Questi fu in seguito esonerato dai servizi eli frontiera e infine congedato definitivamente in data 24 giugno 1929. Nelle ,~arie dichiarazioni rilasciat-e dai Comandi della :M. V. S. N., che ebbero alle loro dipendenze il milite, non si fa alcm1 ceru10 a malnttie febbrili a cui fosse andato sogg·e tto in precedenza, ma solamente ai disagi e ai raffreddamenti a cui era stato sottoposto nel servizio di frontient. I Comandi superiori della Milizia, basnndosi, per quanto riguarda il parere medico, più sulla. dichiarazione in dot·a 8 ~ennaio 1929, rilasciata dall'ospedale civile, che attribuiva. all'affezione una Ol'igine re\UDatica. chiamandola: Cheratite par&nchinwtoaa centrale disciforme, che suJia penul tima in data 25 maggio 1929 dello specia.l ist.a. civile che la definiva: cheratite parenchimatosa ed escludeva la dipendenza da causa di servizio, la giudicava contratta in servizio e per causa. di servizio e inviava la pratica, con la richiesta dello stesso interessato, a questa Commissione medica. Ospcùaliera come pl'o~>crive il R egolan1ento per l'esecuzion~ della legge 11 marzo 1926; n. 416. Il milite chiomato a visita di1·ett.a. giunse in questo Ospedale e riferì che, congedato nel giugno 1929 si recò a Piacenza., sua città nativa dove si mise in cura presso uno specialista civile, che gli praticò iniezioni di jodio giornaliere per circa un mese e massaggio con pomata gialla. In seguito a questa. cura andò migliorando e notò che l'occhio diventava rosso (fase di vascolarizzazione ?). In .seguito andò sempre migliorando, cosi che le opacità andarono diminuendo e scomparvero infine totalment-e nel dicembre 1929. La malattia, iniz·i atasi nell'otto&re ckl 1928, era dunque durata complessivamente nelle diverse fasi di infiltrazione, 1XU1colariz.zazùme e rilJchiaramento più di un mmo, gran part-e di questo periodo, cioè dal luglio al dicembre è attribuibile alla fa~e di richiaramento e non aveva lasciato esiti vis ibili, come sarà poi confermato dall'esame obiettivo oculare. Nel febbraio di quest'anno era d i nuovo stato arruolato in un'altra. Coorte della Milizia. Confinaria. ed è tutt'ora attualmente in servizio. STORI A CJ...L.''UCA. - (3 aprile 1930). distretto di Piacenza.
Milite: R. F. , classe 1905, celibe,
:..A DIAGNOSI DlFFER.E~ZlALE FRA LE FOR:IlE A1'lPlCHE, ECC . ANAliNESI FAMIOLLUtE.- Pochi <bti ci può riferire il soggetto, figlio unico, orfano: afferm9. che il padre morì quaraut.enne di malattia renale febbdle all'ospedale e che la. madre morì a 24 anni, di malatt.ia a carico dell'apparato respiratorio. ANAMNESI PERSONALE . - Non ricorda di aver sofferto di malattie vere egroprie nep pure nell'infanzia. L'affezione oculare incominciò gradatamente nell' .S. senza. sintomi infiammatori e senza alcun dolore nell'ottobre del 1928.
EsAME SOMATICO.- Individuo di regolare sviluppo scheletrico, di tipo m orfologico brevilineo, alt. m. 1,67, pe.'.lo kg . 72; sviluppo muscolare discreto, stato di nutrizione buono, colorito della cute e delle mucose visivi! i roseo; nulla a carico del sistema linfatico, dell'apparato circolatorio, digerente, nervoso, di locom011.ione; nell'app!l.rato rospiratol'io nulla di notevole alla percussione, palpazione, ascoltazione. Le prove biologiche e l'esame radiologico praticati dal Reparto di accertamento dia.~nostico di questo Ospedale hanno dato i seg11enti risultati: esame dell 'espet.torat o:negativo; esame de ll'urina, negativo; cutireu'l..ioni: negative; esame radioscopico: ap·ice sini.9tro ristretto ed uniformemente velato, non ri.schiarabile sotto tosse, piccole lin/oghiandole ilari calci(i cate. H.. W. Comp. negativa (Praticata dalla R. Clinica neurologica il 6 a.pr·ile 1930). EsA.,IE OCULARE.- Annessi oculari normali in 00. O.D.: Mezzi tra.~parenti , fondo normale, V i.çu.s : 10/10; O. S. Lievissima velat.u.t'tl> centrale del lt~ cornea non visibile ad occhio nudo e alla luce del ~iorno, solamente rivelabile ad illuminazione obliqua in camera oscura o con ingrandimento. Kennche con il microscopio binoculare e lampada a fe-;sura si riosce a riscontrare alterazioni dell'epitelio e del la Descemet. Visus 10/10 se. Fondo normnle.
Prima di iniziare l'esame critico del caso e dei varii reperti clinici, ritengo opportuno rammentare alcune notizie di patologia utili per stabilire una diagnosi differenziale fra cheratite parenchimatosa e cheratite disciforme di Fuchs. Nella prima il processo morboso insorge prima in un occhio e poi nell'a.ltro, più raramente in entrambi contemporaneamente, ma però può limitarsi ad uno solo, qualche volta il secondo pu6 venhe colpito a distanza di tempo, anche di qualche anno, ma di solito quest'lùtimo ammala quando nel primo l'affezione ha raggiunto il suo acme; nella cheratite disciforme invece insorge in un solo occhio. Nella parenchimatosa il 90 % degli affetti, e forse più (Clausen), presenta R . W. positiva, assai spesso è dovuta ad eredo-lue (80 % secondo Clausen) e allora la malattia si manifesta ordinariamente fra i 7 e i venti a.nni e colpisce più il sesso femminile che il maschile (Bietti); se dovuta a sifilide acquisita, si sviluppa quasi sempre dopo i 20 a.nni. Più raramente si ri-
scontra la tubercolosi che può presentarsi tanto sola che associata alla sifilide, 8embra però dalle ricerche cornpiute i1~ qttest'ultimo decennio che llopo la 8ifilide la tubercolosi abbia la maggior irnporl.a nza nell'etiologia di questa affezione. Spesso si osserva negli eredo-luetici la triade di Hutchinson (sordità, cheratite parenchimatosa, denti a serni-ltma) od altre alterazioni: naso a sella, ozena, cicatrici raggiate agli angoli della bocca, ghiandole !infatiche dure e indolenti alla nuca e al cubito, affezioni articolari specialmente del ginocchio, rigonfiamento del periostio delle ossa del cranio, arresto dello sviluppo scheletrico. Fra le cause più rare, sono da annoverarsi l'intossicazione intestinale (Williams), il reumatismo (Santucci), le cachessie in genere (Hoor), illinfatismo, la scrofola, la malaria,, l'uricemia ecc.: naturalmente queste ultime in tutte le età. n Ricchi ammette non solo che
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!.A O l A(;J'\OS l DIFFERE~UA LE FRA LF. FORAlE AT!l'I CH E, ECC.
un trauma pos8a dare origine ad una. cheratite parenchimatosa in un soggetto eredo-luetico, ciò che è contestato da molti, ma che iJ trauma stesso pos~a provocarlo in un indhiduo sano (!), pure ammettendo che le forme traumatiche sono per lo pii1 atipiche, parziali, quasi sempre rnonolaterali, con abrasioni dell'epitelio, qualche volta con ipopion, più spesso aventi tutto l'a~p etto della cheratite disciforme. La cheratite disciformc in,·cce può considerarsi essenzialmente traumatica anclw se dovu ta a virus erpet ico, come sembra sia provato in molti casi dalle ric<'rche del Bencini, che pure t.ende ad ammettere una eziologia molteplice (inf<'zione >a<.•cinica dell'occhio, actinomyces, ecc.). La via di entrat.a del virus erpetico come degli altri agenti infettivi sembra essere esclusivamente esogena, per lesioni dell'epitelio corneale; nel caso del virus erpetico: questo darebbe luogo ad una cheratite disciforme di Fuchs piuttosto che ad una cheratite erpetjca a seconda della sua virulenza (Knapp). Perciò può manifestarsi in individui delle più diverse età (secondo Fucbs nell'età media) e il suo insorgere può essere favorito da stati febbrili antecedent i a t ipo influenzale, con complicanze catarrali delle prime vie respiratorie, che spesso si accompagnano a manifestazioni erpetiche. Solamente Junius dissente dalla maggior part·e degli osservatori, spiegando alcune forme di cheratite disciforme come dovute a cause endogene, poichè in nna parte dei ca.')i da lui e da altri osservati gli individui colpiti erano persone per la loro professione esposte alle intemperie e ai raffreddamenti. Secondo l'ipotesi di Junius in determinate malattie da raffreddamento si potrebbero formare nell'organismo veleni che agirebbero elettivamente su certi gangli o su certe radici nervose dell'occhio, che a seconda della parte innervata colpita potrebbero dare origine ad un herpes zooster ophtalmicus o ad una cheratite dendritiCJ:L o a-d una cheratite disciforme. N cl nostro ca,')o dove fu colpito un solo occhio, i1 sinistro, e nell'altro non si ebbe alcun risentimento nè durante nè dopo la malattia, a distanza di un anno e più da.ll'inizio, stanno cont.ro l'ipotPsi di una dipendenza da lue ereditaria l'anamnesi famiglia.re, per quanto incompleta., l'età del soggetto (25 anni), l'esame somatico completamente negativo, le due R. W. negative a un anno di distanza l'una, dall'alt ra; da lue acquisita l'anamnesi personale, l'esame somatico, le R. W. Ritenuto quindi il soggetto indenne da infezione luetica, le mie ricerche si rivolsero a tentare di scoprire una eventuale attività tubercolaxe. Sembra che tale even tualità non preoccupasse gran che gli specialisti che visitarono l'ammalato nei primi mesi dell'affezione, se dobbiamo giudicare dalla assenza di ogni traccia di esami particolari non solo, ma anclte di esami somaticj generali nei referti alleJ!ati ancl1e di medici ospedalieri, durante la degenza nell'ospedale civile. Il primo ad occuparsene fu invece lo. specialista dell'ospedale milita.r e di Genova nel genna.io 1929, che fece praticare un esame radiologico con il risultato che è riportato più sopra e che faceva sospettare un fo colaio di tubercolosi localizzato nelle linfo-ghiandole ilari e nel parenchima polmonare dell'apice sinistro, m a. ogni ulteriore ricerca fu impedita evident-emente dalla breve permanenza in ospedale e da.ll'ns<'.ita. intempest.iva.. In seguito non furono praticate ulteriori ricerche in propo-
LA DIAO::-<OS I DIEFERE::-<ZlALE FRA LE FOR~IE AT!.PICHE, EOO.
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sito, nonostante che lo speciaUsta di Bologna le avesse consigliate. Un indizio utile potrebbe essere dato anche da.! fatto riferito dal soggetto di essere stato sottoposto a Piacenza a un'intensa cura jodica per un mese e di averne ottenuto un notevole miglioramen to. Circa poi a.! miglioramento attestato dal certificato dell'ospedale civile e ottenuto con cure anti-reu matiche si deve ritenere apparente, giacch~ la malattia continuò il suo corso in seguito per quasi un anno. Dalle visite pn1,ticate e rlagli t•sami eseguiti in sede di Commissione ospcdaliera. risulta inwce: aoarn rw:;i fam igliar(· so:;petta, spceialmente a carico della madre, personale indrnne, (•sanw somatico negatiYo, pure negativo l'esame ch•Ue urine e ddJ'Px}.wltorato, cutireazioni nf'gatinl. L't•same radioscopico conf<:>rmò il rcprrto pn•cedente, c eioè sospetto di un focolaio polmonare di ·tubercolosi, ma questa Yolta sp<•nto, tale da. indurre il direttore dl'l Reparto rli acf·<'rtamento a fare diagnosi di assenza di a.ttività palf'si tubf'rcolari. Di ciò terrò il do,·uto conto nelle condusioni per quanto riguarda l'<>tiologia . .Per quanto rig11arda invece i sintomi oculari, l'aspetto delle lesioni e le loro moùificazioni durante il rle<' orso d<'l processo morboso, la durata di questo, le sue caratteristiche e i suoi <>sili, 15i devo ten<'rf' prest•nte cb(' nella cheratite pa.reuebimatosa l'intorbid<tmento dt>lla. cornea, ùon1to ad una infiltrazione degli strati mcdi c profondi, può intt'ressarc tanto la parte centrale che la periferica, pr<'scntauòo::-i costituito da piccoli punti grigiastri, confluenti. In ogni cnso però l' infiltrazione può diffondersi al resto della cornea invadendola tutta quanta oppur<' la::;da.ndonc libera una parte. Dopo circa uno o due mesi la cornea acquista l'aspetto di ,-ctro smerigliato piit o meno bianco, ma non specohiant.e, giacchè la cornea ha })Crso la sua lucentezza pN le alterazioni epit<>liali contemporanee. La fast> <ii >ascolarizza,zione può essere più o meno intensa con i caratteristici >asi profondi paralleli; in questo periodo che lìt>gna l'inizio delrias.-orbimento delle infiltrazioni la cornea assum(• un colorP ro:-;eo o rosso carne. Il ri,chiaramento procede specialmente nell'ultimo periodo con estrema. lentezza, cosi che occorre talvolta un anno prima ehe poss~L dirsi completo. Rimanf' sempre anche nei casi più favorevoli una lieve velatnra-, che talvolta. è solamente riconoscibile all'esame, con la lente. N elle forme gravi resiclua.no alterazioni della cornea dovute al suo rammollimento (f'ctasia) o raggrinzamento (appiattimento;, ma. di norma il ?'ia.~sorbimento s~ non co'll!plcto, per lo meno a.ssai notevole (1ell'infìltrazione forma una caratteristica della cheratite parenchimatosa. Essa si accompagna scmpr<> a partecipazione più o meno notevole dell'uvca al processo morboso, che se talvolta non lascia esiti visibili, nei ca.c;i più gravi invece può darnf' dei gravissimi, con diminuzione notevole della vista e anche con perdita dell'occhio. Nelle forme atipiche può assumere la forma arl a.nello, simile alla ''cheratite anulare di Vossius , in principio; mft anche in queRti ca!'i l'infiltrazione finisce f'Oll'addcnsarsi nella pa-rte più centrale rlf'll'a.nello e il suo diametro diminuire per un rischiaramento che si manifesta alla periferia e finisce con la ·re.~tit11tio a,(l integrum o quasi del tessuto corneale. Nella sifilide acquisita (Bietti) il processo morboso può ltlealizzarsi ad una parte sola della cornea assumendo l'aspetto di una chemtite punte~giata profonda od a opacamenti a forma di settori o a macchie profonde rlh•semi-
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LA D IAGNOSI DIFF.ERENZIALl;: FRA L E FOrulE ATIPICHE, ECC.
nate gialla.s tre, in ogni caso con rischiaramento completo nella maggior p arte d egli individlli affetti. Può infine presentarsi a forma di disco (a. tipo disciforme), ma con mancanza di altera.zioni superficiali e intorbidamento più denso al cent.ro e che va diradandosi alla periferia e con esito in Tiassorbimento completo. Cosicchè anche nelle forme atipiche il riassorbimento delle infi ltrazioni deve considerarsi come la norma. Nella cheratite disciforme t roviamo come caratteristica ima infiltrazione non molto densa della cornea a forma di disco, che ne occupa la parte centrale e si est.ende oe~li strat.i medi e anche profondi. J?uchs, che descrisse per primo l'affezione, come gli altri osservatori che seguirono insistet,tero nel far rilevare come sintomi più caratt<'ristici sia iZ 1nm·gine che lim·i ta il elisco di colorito grigio più <·arico, sia l'a11ello di C01'nelt t·r asparente alla periferia nettamente delim.itato da q1~ella infilt1·ata, contrariamente alla cheratite parench imatosa dove anche nell<' forme a.tipiche, a tipo <1iscifonne il margine è meno denso e vct ,Yf1tmando alla periferia. Inoltre nella disciforme si trovano sempre ulcera.zioni superfìciali anche se minime e 1a vascolarizzazione che co~;tituisce una de1le ca.ratteristiche della parenchimatosa si trova- nt.ramente o S<'arsa c senza i caratteri tipici: uno o due va,<>i, che si spingono fino a.U'ìnfìltrazione c qujvi form ano un gomitolo. L'uvea. partecipa talvolta al processo, ma sempre in grarlo poco intenso. .Anche nella di- · sciforme la cornea si r iscbia.ra, ma giammai completamente e 1·estano sempre opacità indelebili più. o meno intense. La malattia dura da tre a quattro settima.ne a più mesi. P er questi ca.rattèri il Bietti non considera la cherMite discifornH~ come una forma par<'nchimatosa. Pur tuttavia, trattandosi indubiamente dj una infiltrazione profonda, ne1le sue forme at.ipiche e nei primi stadi potrebbe essere difficile, come sostiene il Ricchi, una diagnosi ditier<'nzia1e con 1ma forma atipir.a parenchimatosa. Non abbiamo molti elementi a nostra diRposizione per giudicare delle caratteristiche del1a malattia oculare che colpì il m ilite ma credo che siano sufficienti per individuare il processo morboso. L'inizio dei sintomi, se dobbiamo credere alle sue dic1liarazioni, fu subdolo, senza essere preceduto da. affezioni acute deUa congiuntiva e della cornea, e ciò sta in fa.vore eli una forma parenchimatosa.. N<'lla visita praticata il 12 novembre 1928 fu fatta diagnosi di cheratite pa1·enchimatosa, ·m a senza descriver e la lesione; tale visit.a ha però una certa importanza in · quanto è supponibile che lo speciaLista prima di fare una simile diagnosi abbia avuto p er lo meno l'impressione dal complesso de.i sintomi di trovarsi di fronte ad una forma paren chimatosa, e ne acquista maggiore se con frontata con l 'ultima, praticata dallo stesso medico specialista in data 25 maggio 1929, nella quale confermava la diagnosi precedente a distanza di sei mesi ed escludeva formalmente una dipendenza da causa di servizio. Il terzo referto invece, quello in data 8 gennaio 1929, vergato dallo specialista del! 'ospedale civile è di più difficile interpretazione: anzit utto, a mio p arere, è ambigua la diagnosi, giaccbè anche se nel linguaggio comune la p arola di8(•ifo-r-me può essere intesa semplicemente come aggettivo, nel linguaggio scientifico ha ormai assunto fra specialisti un significato definito e costante e serve' a designare una entità nosologica a sè; p erciò io troverei più proprio chiamare la forma in questione a. tipo discifonne. La diagnosi quindi di cheratite pr11'enehimato.~a centmle discifo·rme non ci porta alcuna
LA DIAGNOSI ·DIFFERENZIALE FRA LE FORME ATIPICHE, ECC.
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luce, poichè può essere interpretata nei due sensi. N e è caratteristico e im-portante il reperto, delle striscie opache inso1'te dumnte la degenza sotto la forte infilt?·aziOrl.e superficiale, che fecero attribuire all'atfez·ione una origine ·reumat·ica e che poi scompa?"VeTO in segu,ito a c1~ra ant.ireumatica, giacchè molto probabilmente erano pieghe della Descemet, che si riscontra:no sia n ella parenchimatosa che n ella disciforme. Più importante, a mio parere, è invece la descrizione che ne fa lo spe(}ialista di Bologna; egli afferma di aver trovato: una opac'ità corneale omogenea diffusa., che occ1,pa co1npletan~ente il campo prepu.pillare e va gradata--m ente atte1wanclosi verso la pm·iferia della cornea dove il tess1Lto appare in-vece normalmente t·rasparente. A forte ingrandimento con il miscroscopio eorneale di Czapski si può stabilire trattarsi di una i·nfiltrazione degli stmti più profondi del par&nchùna CQrneale, infiltw;ione che, piì~ densa vm·so il centro della corneo, va pia:no piano dù·a(landosi verso la periferia della cm·nea stessa. Miglior descrizione in vero non si poteva fare di una cheratite Jla· renchirnatosa, anche se vo~liamo considerarla come atipica. È strano in· vece che alla fine del referto egli faccia diagnosi di chcrat·ite discijO?"'ne. Ma le stesse sue raccomandazioni di praticare una R. VI{. e ricerche per stabi· lire una forma T. B. C. nel paziente fanno in-ç-ece sorgere il sospetto che egli con la parola disciforme volesse significare semplicemente la coniìgurazione dell'affezione, che evidentemente era da lui riconosciuta come una cheratite parcnchimattJ~ta. ConcGrrono a confermare tale diagnosi sja il fatto che n essun certificato accrnna ad ulcerazioni della cornea anche piccole nè che il margine del disco fo sse maggiormente infiltrato, caratteristica que~;ta della cheratite disciforme. Importanza massima hanno poi la durata della malattia che iniziatasi nell'ottobre 1928 terminò nel dicembre 1929 e so· pratutto l'esame obiettivo oculare praticato in sede di Commissione, che accerta U rischiammento completo della t01'?!ea, senza lesioni anatmnichc visibil:i nè a carico dell'e.pitclio nè dellct ])e.~cem et e accenna solamente ad 1tna. lievissima velahll'a c1rgli st1·ati p·rofonrli, visibile solan~ente in camera osc?t·r a e con ingtancl-im.ento, senza distta·bi funzionali s&nsibili (ris1.<s = 10/10 se.). St.abilito quindi in modo sicuro il tipo della cheratite, cioè parenchi· matosa, che pur presentandosi in forma atipica ebbe la fase di vascolariz· zazione e di rischiaramento completo; resta ora a stabilire l'etiologia che ai fini della diJ>endenza o meno da causa di servizio ba certamente la più grande importanza. Scartata nettamente l'ipotesi di una origine luetica, come risulta dalle precedenti considerazioni, escluse dall'anamnesi altre malattie da infezione o a carattere cachettico ecc., resta solamente in campo l'ipotesi <li focolai latenti di tubercolosi nell'organismo. Unici reperti sono quelli radioscopici: il primo in da.ta 14 gennaio 1929, che si riferisce ad una radioscopia pra· ticata in questo ospedale militare e daUa quale risulta il seguente referto: apice sinistro ristntto ecl unifm·memrn.te velato, poco 1ischiambile sotto i colpi di 'tosse (sclerosi?). Modi.co a1tmento delle mnllre ilmi bilateralmente, dal quale risulterebbe una lieve adenopatia ilare; disgraziatamente mancano gli altri accertamenti diagnostici che potevano mettere in luce una even· tuale attività tubercola.re, in causa certamente dell'uscita intempestiva de ll ,ammalato il 15 gennaio. L'altro referto di una ra<lioscopia, praticata
4/t)
LA DIAGNOSI DlFFERENZIALE FRA LE FORllE ATIPICHE, ECC.
in sede di Commissione in data 3 aprile 1930, è del seguente tenore: apice sinistro ristretto ed uniformemente velato, non risehiarabile sotto tosse, piecole ghian,(lole ilari calcificate. Contemporaneamente però abbiamo le altre prove tutte negative, così da escludere una atti \>ità tubercolare in atto. Che valore dobbiamo noi dare al primo referto m esso in relazione con le condizioni ambientali e di vita in cui ebbe inizio la malattia ocula.re t Mancando ogni a.ltra ca.usa e procedendo per via di esclusione, si dovrebbe pensa.re che probabilmente vi era in quell'epoca un lieve risveglio di attività tubercolare nel focolaio primitivo e che questa ha dato origine alla cheratite parenchimatosa. Anche senza questa probabilità si potrebbe pensare ad una forma. tubercolare, poichè, come aJierrnano molti A.A., e recentemente il :M:arinosci cho ha descritto una rara manif-estazione oculare di natu.ra tubercolare con cheratite parenchin1atosa binoculare, in cui egli non riuscì a trovare un focolaio primitivo di tubercolosi, vi sono molti casi in cui il focolaio prirr.Utivo sfugge ad ogni più accmato esame. D 'altra parte, poichè il pensare che la sola a.IIezione oculare sia. stata l'espressione di questo risveglio di attività di un focolaio primitivo così distante non riesce facile, si potrebbe prospettare l'ipotesi, come accenna anche il ::'lfa.rinosci, di un'altro focolaio nelle ossa del n aRo o nei seni che fossi:' sfuggito ai primi esami. Anche il fatto che l'affezione è andata migliorando dopo una intensa cura iodica può confor tare l'ipotesi di una etiologia tubercolare e cosi pure l'insorgenza in un solo occhio del processo morboso. Ma se ciò può essere lo spunto di una elegante tesi clinica., non COtiti tniscc prova tale da faJ' dipendere la malat.tia da eam;a di servizio, tanto più che essa era stata attribtùta a fatti rcumatici . dipcndenti da disagi e r.aJircddamcnti nel servizio di front iera . Il Cionini in uno studio recente afferma la necessità. di ammettere la dipendenza da sen •izio della t ubercolosi polmonare anche quando essa debba essere considerata, come nella maggior _parte dei casi, una r einfezione di origin e endogena, quando le condizioni di vita e di ambiente miLitare possa far venire meno quell'equilibrio allergico, che sostiene lo stato di benessere dei predisposti, pur non riscontrando la causa unica., dll·etta ed immediata nel senso assoluto richiesto d alle disposizioni legislative. E ciò sta bene nei casi di tubercolosi polmonarc in atto, ma non n el nostro caso dove ci troviamo di fronte a focolai spenti di tubercolosi, senza alcuna attività palese e ad un individuo in istato di perfetto benessere con esa.mc somatico completamente ne~ativo e, pure sospettando che vi possa -essere stato un risveglio di attività tubercolare nell'epoca in mù è insorta la malattia oculare, mancano le scgueqti prove per farla dipendere da causa di servizio: l ) che tale ripresa di attività tubercolare vi sia stata realmente (è infatti stra.no che non vi sia stato alcun sintomo a carico dell'a.pparato respirMorio e dello stato generale); 2) che ta.Je ripresa di attività dipendesse esclusivamente dalle condizioni di vita e amibientali di quell'epoca; 3) che infine da essa dipenda esclusivamente la mala.ttia octùare (è sempre mancata anche la costante e concomi tante a.denopatia tubercola.re regionale, caratterizzata da ingorghi delle ghiandole cer vicali e sotto m ascellari).
. LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE FRA LE FORll"E ATll'ICHi-~, ECC.
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Gilulica·i perciò il milite affetto da esiti lievissi1ni di cheratite parenchi·lnatosa all'occhio sinist1·o, tali da non dare sensibili llisflurbi funzionali e d,a, esit·i di antichi focolai poLrnonari (li probab-i.le na,tura t1tbercolare, 1na non .aventi provata relazione con la 1na~a.ttia omdare sofferta e che, pur essendo abbastwnza p1·ovata la realtà dei fatti lli ur-vizio cui vcn·i va aUribuita la infermità., tali fatti non erano dlt consi.dcrarsi come la ccmsa unica, i?nmediata e diretta della infermità stessa, che perciò non 1·i1mi·va in sè tal·i con<liz-ioni da potersi considerare come at"';enuta 1Jer rcra e p·ro1Jria ccwsa di servizio. La Commissione Ofipedaliem ad unanimità di vot,i confermò il mio parere. L'importanza della diagnosi differenziale, oggetto della presente nota, è palese anche in altri campi dell'attintà. medico-legale milita.r e. Ad esem-pio, nell'infortunistica. Sono abbastanza frequenti i traumi oculari nei milit.ari; è b ene pertanto che 1'\lfficia le medico, a.n che se non oculista si abit m a precisare nel suo p rimo referto la en tit.à. e le caratteristiche d ella lesione oculare riseont mta. Ciò che a tutta prima non sembra avere grande importanz.a. in SC'guito ne a,<;snmc una grandissima : infatti il primo r eferto è qualche volta l'unico punto di partenz ~L per stabilire se la lesione dipende o no da causa di ser>izio. Quante cheratiti p a.r enchimatoso atipiche sono sta.te gabellate per cheratiti d i origine traumatica! Senza contare che la stessa parenchimato1;a, vera viene giudicata risa.rcibile nell'infortunistica civile quando sia stata preceduta da un trauma oculare anche trenta giorni prima d~ll'insorgcmza (}('ila malattia, ma non voglio entrare nel pelago ùcll' in fortunis.tica civile, chè ·uscirei dai limiti impo~:ttimi . N elle v isite di leva l'inscritto inYia,to in ossel'\-a.zione in ospedale m ilitare, se affetto da clwratite disciforme non grave che non dia nna diminuzione dell'aeuità visiva prevista dall'art.. 35 E. I., può essere fatto abile, JPOichè è da supporsi che p ossa guarire prima della chiama.ta della classe, salvo ulteriori accertamenti da prat.icarsi in sede di distretto p er stabilire se le opacità residua.U diminuiscono l'acuità visiva al grado voluto dall'articolo citato, mentre invece, se la cherat.ite ha i caratteri cl-ella -pare.nchimatosa, l'iscritto deve senz'altro essere fatto rivedibile a.nche se possiede un'acuità visiva tale da essere fa tto idoneo, poichè è da prevedel'si una dtu·ata della malattia di molti mesi e anche' più di un anno. Sa1·ebbe troppo lungo elencare tutte le occasioni in cui il medico milit.are, sia eome curante ehe come perito, può trovarsi di fronte ad a.ffezioni corneali e ad esiti di esse di dubbia diagnosi : visite fisca.li, collegiali in milita ri e civili, visite di parenti di iscritti di leva p~r giudicare l'inabilità a proficuo lavoro ecc.; in ogni caso può essere sempre utile la conoscenza, che esistono due affezioni che possono presentare in certi stadi del loro decorso gli stessi caratteri e cho sono invece essenzialmente diverse sia per l'etiologia, che per la durata e per gli esiti, coefficienti della piit alta importanza p er la valutazione medico-legale. Sento il dovere, prima di finire, di ringraziare il tcn. col. Savini che, come Direttore interinale dell'ospedale e Presidente ù<'lla C. M. O., mi permise di studiare ampiamente il caso d<'scritto e il pTof. Pt>s, Direttore della Clinica, per i consigli clatemi durante lo SYO!~inwn t o rh>l prr: r nto lavoro.
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L A DIACNOSI DIFFERENZIALE FRA LE FORME AT1PIOHE, ECC.
AUTORIASSUNTO . -
L'A., prendendo occasione da una perizia medico-legale
militare, che egli espone n.mpia.mente, affidatagli in sede di Commissione medica QSpeda.liera, su di un caso dubbio di cheratite pa.renchimatoso, mette in rilievo l'importanza nella pratica. medico-legttlo militare della diagnosi differenziale fra tale forma morbosa e quella che va. sotto il nome di cheratite discifonne di Fuchs, sia nel processo in atto che nei suoi esiti, facendo risaltare come quest'ultima, per le ricerche eseguite in questi ultimi armi, abbia assunto tU Hl E-ntità nosologica defin ita e costante.
BIBLIOGRAFIA. Cheratite disciforme di Fuchs e vims erpetico. BollettùlO di Oculistica, luglio 1929. EIETTI. Trattato di oftalmoiatria, 1927. Cro~rNr. La diagnosi precoce della. tubercolosi polmonare dal punto di vista clinico. Giornale di medicina militare, 1930, fase. IV. l\IART.!'OSCI. Rara manifestazione binoculare di natura t ubercolare. Lettura 0/talmolorrica, fobbra.io 1930. RI CCHI. I traumi dell'occhio e la legge sugli infortuni del lavoro, Cappelli, Bologna, l 929.
BENCINt. -
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IL SERVIZIO SANITARIO ALLA LUCE DELL'ESPERIENZA DI GUERRA (t ) per il dott. Stefano Perrier, tenente colonn<'llo medit~o
L'ultima grande guena., vintl\ do li 'Inte;-;a contro gli Imperi Centrali, per l'enorme numero di a.rmati (c irctl. 4 1 milioni di uomini solo pe r la parte d egli alleati ), per i formidabili a:rma.menti e Ja vastità cieli e operazioni, per le innumer evoli perdite (i n media l ferito ogni 3 cd l morto ogni 8 persone, secondo le st.a.tistiche dell'ame ricano R ex Hnrlow), è shttn. anche por il servizio sanitar io, fonte di ammaest.ramenti o di esperien ze quali nessLmn. delle guene antecedenti -ci aveva potuto offrire. E noi medici m ilitnri. c he abbiamo vissuto e condiviso con le truppe combattenti la lotta logorante d<>lle tri11 cee e che abbiamo avuto il ditflcilo compit.o di alleviare tante atroci sofferenze e di riparare in tutt.o quello cho era possibile .al le dolorose con sE>~o,ruen 7.e di così immaue conflitto, pos;;iamo con giustificato se nt.imento d'orgoglio affermare che tut.t i gli sforzn possibili per conservare e ridonare alla pa-tria la part e mi ~li ore elci suoi fig li furono fat.ti, anc·hc se talora il s u ccesso sembrò non corrispondere alla nost ra fntica ed alle al'pira7-Ìoni, che ci guidavano nell'a.dcmpimen t o d e l no:::tro dovere e ùella. nostra mis;;ione. Errori infatti ve ne fw·ono e non pochi. specialmente in p·rinc ipio della gueJTa, perchè molteplici e rnno le lacun<' clelia nost ra pi'Oparnz ione, ma anche perchè m olteplici ammaestmmenti, che ci er(mO v enuti dalle g uerre pas~<ate, emno imperfetti ed in gran parte e rrat i. Chi non ri cord a.. ud es .. q\mnt.e conseguenze funeste ebhe negli e.~orciti, ne i p rimi tempi d ella g uerm, il pl·ccctto del non intervento nei fe rit.i .aòdomino.Jj, che era sta.to acquisit o in seguito a qualche caso fortunato v erificatosi nella guerra Russo-Oiapponef<e? Ben presto c i si dovette convincere del con trario e Je precoci Japarotomie Sll lvarono un buon numero di vite, che erano
altriment.i condaruutte nd w 111 morte quasi sicura. l\Ia plll'troppo è spesso destino d e lla vita umana, che solo attraverso gli errori si possa d sta.bilire la verità! "N ihi~ sine rnagno la bore vita dedit mortalib~ts » canttwa Orazio: nulla. senza grande fatica p uò essere concesso a.i morta.l·i, ma po;;sinmo a!Zgiungere che n tùla ci può essere concesso, senza passare per Ja via d egh errori e deg li insuccessi. D 'altra part.e la scienza medica, nessuno lo igno ra, è in evoluzione continua, tanto che si trat.ti della chirurgia o delln m edicina propriamente dettn. Ora è im possib:ile che la cura e la profilassi delle mo.la.tti.e delle truppe in campagna e la terapia. delle ferite di guena possano sfu g!Zire a lle conseguenze di quest.a. e \·olu~ione, pur riconoscendo cho le necessità inelutt,abili della guerra, qualunque sia la forma che essa assume, impongano poi delle speciali modalità di applicazione alle scoper te, che ogni giorno vanno facenciosi. Così, ad es., in una guerra futura chi sa quante vaste e benefiche applicazioni avrà la. tro..qfusione del sangue, che oggi g iorno rende g ià. tanti servigi nella pra.tica quotidiana! Ora noi medici militari non dobbiamo a.t.t.endere il momento in cui la patria è in pericol o, per preoccupa.rci d ella applicazione al periodo di guerra dei metodi ohe la nostra. scienza ha acquisito sin dal tempo di pace. L e armi combattenti alla lor volt-a. non pos~ono disinteresRarsi della evoluzione generale della meclicina. e della chirurgia nei limiti,. bene inteso, in cui questa. evoluzione v iene a toccare la conservazione ed il recupero dei combattenti, fattore questo precipuo per conseguire la vittoria. N e viene di conse~uenza la f!l'ande utilità di m ettere ogni tanto, come si suol dire, a. :fuoco le proprie idee al rig uardo, utilizzando tanto gli (1) Conferenza tenuta alla Scuola di guerro Il t• tlr>rlle 19!\t).
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IL SERVIZIO SANITARW .4-LLA Ll:Cì:: DELL'ESPERIENZA DI GUERRA
in.:;ognamenti recenti quanto gli insegnamenti del passato ed inquadrandoli nella. loro prat·icitit di npplict\zione per um1o guerrn. futura. È quost.o infat.t.i lo scopo di questa conferenza. Nat.ttr1.1.lmente i. limiti del tempo non consentono d i poter svolge re completamento si vasto argo mento ed io pe1·ciò mi limiterò n tnlt·t·•~re du e punti es~enz ial i, e più pr·ecisamente: l o L'organ izzazione d~l servizio di sgomhPro ed o;;peclalizzazione dei feriti quale è stato J)ella pa.,;sata guerra e quali in;;egnamenti se ne po.ssano t.rarre per l'avvenire; 2o Qua li dnti la guorr(I,Ci ahhi u. dn.to n•lotivmncnteal\omalattieed ai mO'.tzi pro!ilnttici eia mettere in e:;eeuziouo pe r comun.t.tcrle .
• * * Nel r·i l!: mtn lRr(l oggi a. disto.nzn di tempo le disposizioni ch0 i nost.ri regola· rnc:-nti avovu-no ctato c irca l'organizznzion e de>llo sgombero e l'ospedalizzazione dei k•·iti in c:amp~l.l!lll\ noi non dobbiamo m anten ere un attet:q:rioment.o critico infle.'!sibilc, come da più parti dopo la guerra è stnto fo.tto. sino ad o.rriva•·e a di chiar a re completmnente mancato tanto la no:<tl'tl prepnmzio.n e cho le nostre previs ion i. Ln. c1·it:ica ò fenomeno inevitabi le e chi più chi m eno, est~minm1do l'opera. di una. vn-'ita organizzazione, come quello. Sltnitaria. di guerra, s iamo portati a. rii C\'nr·o come gmve colpa. le imperfezioni ùE'Il'opera. 11mtmn e lo deficienze che si ::;ono rileva.t.e di front e acl eventt, che nessuna m ento e ra riu;;ciio. a. prospott11.re. I n realtà il mo,teria !o delle uost re formAzioni sanitarie era st.a.to in massima ben sturliuto, il m eccanismo dPgli ~gomhcri e ra stato previsto se non in tutti, in m olti dci suoi part icola ri. le disposizioni r egolnmento.ri ernno stl\te dettate non solo con cri terio log is tico, ma o.nche clinit'O e ~e per una ipotesi pw·nmente gratuita, mn. por nulln invonJsimile , la. gucno. l'li fo:;,:;e risolt~~ in una fase di movimento e n ello spazio di 2 e 3 mesi, nessuno fWr obho a.vuto da criticn.re al principio, che inform a va le nostre d isposi..:ioni r egoln.mo11 tnri. Br·>1. J'11ltronde d el tutto r~tzi ona.le che gl i a.pprPstnment.i. bellici fossero st~tti ind irizzati v erso una guerra di movim ento, mn. svc:mtu rat.n.mente li~ guerra manovrata, volut.f~ dai duo mrversa.ri, non fu d ecisi vu 11ei primi g iorni delht jZUeiTII., e, mu lgraclo t utte le previsioni, gli eserciti si sta.bilizz1u·ono ben pre.-;to, front.e 1t f•·onte , in linoe parallele, irte dei piìl svoriati e micidi a li con g<'lrni di guerra, ch e fa lc idiarono in numet·o enorme i nost.ri combattenti. Il mtmet·o dei feriti venne cosi a. sal it·e t> delle cifl·e assolutamente impreviste (in alcuni mesi sorpassammo lR. cifra. di o lt re .100 mila fe ri ti) e le nostre organizza-zioni sanitari o s i r i\·elarono nntuntlment.e impari ai loro compiti. Ma l'evento che Mst.ituì lllh\ sorpre~-;a vet•otmente iMspettatl\ fu l'evoluzione d e lle ferite di g L•erro.. Ben s i sapeva cho i proietti li d a fucile eli piccolo calibro, il famo;;o proietti le mnanitnrio da mm. 6, avrebbero provocato solo delle perforazioni net.t~ da po.rte o. p tute, con limitate a.lwt·azioni o.na.tomicho e che, risorva fntta d elle t·cgioni colpite, questi feriti da. proiett.ili, come dicevano i francesi • qnasi ino!Jcn.sijs qui ne jeraie1~t pas pl.tUJ de dègiits que ~m C01'P de trocart » con una elisinfezione di t.inturo. eli iodo al foro d'entrata e a quello d ' uscitu del proietttile, emno in condizioni di es.<;ere sgomberati n el\'i.nterno del paese. La stes>;tt concezione pure si aveva delle ferite da shrapnells , i cui proiettili li~=<ci e piccoli a.v.-ebbero perforato i tessuti senza portare forzatamente dei fat.ti infettivi. Nè d 'al t ra parte s i ignorava. la gmvità de lle ferite da proiettile di grosse artiglierie, che sq uarciavano e dilaniava no i t e.c;sut.i e si opponevano alla guarigione p o1· prinu.m• d elle ferite. Tut.to questo si sapeva. e info.tti fu confe.rm t\to dall'esper ienza di guena. rna. ciò c he fu cosa nuova ed a-ssolutamente imprevista fu la. proporzione rispettiva di quest e differenti ferite, cosl opposte nella loro evolu zione . Fìi riteneva di avere circa 1'80-85 % di fet·iti da proiet.tili d 'armi por~1.tili, Jl). l 2 %da s hrapnells, appena il 3-4 % cb gt·osso artiglierie ed invece con la forma 1wc.~n. dalla guerra la proporzione doi fel'iti da fucile discese al 35-40 % (di cui un ~mm nnme ro poi era cost.ituito da proiettili d eformati e quindi votat i all'infezioni'}, quollo cl a shrA.Imol l ~ furono m olto 1·are e le ferite da. proiettile di groase a.rtic:lierie o.•-rivarono fìno al 50-80 %· Di qLLÌ l'alta percentuo.le delle ferite infette e J'o.ltn. virulenza delle infozioni f.ra.umA.tiche fra i feriti eli ~ruerra., tanto che sotto que:$to ri!!<ttmlQ, n ei primi temp i del con flitt.o, pn.rova di es.<;ere r itornati a.i tempi
IL SER\lZlO SANITARIO ALLA LvCE DJo:LL'ESPERlENZA DI Gt:ERRA
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delle guerre napoleoniche, all'epoca dell'era a.nt.isettica., a quelle dotorose visioni dei feriti di Crimea. e di Solferino, che rattristarono giust.amente il cuore dt>l filantropo Dunant, uno dei promotorii della «Convenzione di Ginevra n. Gli sgomberi in massa che era giocoforza attuare in conseguenza della defìcente ospeda.lizzazione, che si era andata detennil1anùo, portavano poi ancl1e i feriti leggeri nell'interno del paE>se, cosa che giustamente preoccupava i Comandi delle truppe, m:a sopratutto i feriti, dato il lo ro gran numero che causava una insufficiente selezione e ospedalizzazione, viag~ i avano per O!<ni angolo del territorio per 3 o 4 giorni, senza rinnovo della prima affr ettata medicazione ed arrivavano alla loro sede in preda alle più gravi iniezio ni. Il chirurgo francese Lardennois, durante la battaglia. della. Somme sul finire del 1915, volle esaminare tutti i feriti, che venivano caricati ~ui treni alla stazione di base di Crei l e riscontrò su poche m igliaia di feriti ben 516 ca~i di gangrena gassocsat "di .. I. b l h .... ontro quest1 sa.strost nsu tat1 era. en nat.ura e, c e s1 mcommc1assero a levare da più parti proteste energiche ed autorevoli ed era ben chiaro che le direttive chirurgiche del servi~io di guena dovevano essere profondament·e modificate. L 'osservazione clinica, lo studio sperimentale inizia.tosi in Franc ia per opera del Carre!, del Delorme, in Italia dal Donati, da.ll'Alessandri, confermarono ben presto la. parte preponderante che nello sviluppo delle infezioni delle ferite aveva da un la.to il proiettile od il trasporto che esso determinava. di corpi estranei, come frus.toli di vestito, pietre, terriccio, ecc. carichi di germi e spore, dall'altro la presenza di tessuti necrosati dal passaggio del proiettile, che cos.tituivano un terreno favorevole allo sviluppo dei germi e che con il conseguente disturbo che arrecavano alla. circolazione delle parti lese, impedivano l'arrivo fino ai tessuti contrunina.ti dei mezzi organici di autodifesa. La batteriologia, che ancora una volta. era. venuta in soccorso a.gli armati, s;i disse che solo l ' l o il 2 % delle ferite può non essere contaminata (sono per lo più le ferite da. rivoltella, molto rare in guerra.), ma tutte le altre ferite· vengono mquinate (.la germi aerobici (i comunii piogeni delle suppurazioni e lo streptococco) e da. germi anerobici (i fat.tori della gangrena. gassosa e del tet.ano) o com'è il caso più frequente dalla loro associazjone. Naturalmente lo stabilirsi della. infe zione non è immediato. Dopo tm breve periodo di latenza lo sviluppo dell'infezione ha. luogo tra la. 5~', 10a e 15" ora. e anche più, ma di massima mai al di là delle 36 ore, a. seconda. della r esistenza generale del ferito, della particolare resistenza. dei tessltti colpiti, e del loro grado di distruzione. n polmone ed il cervello sono molto resistenti all' infezione, la ploura resta &.'lattica anche sino alla 36:~., 40a ora, la diffusione peritonea.Ie si produce per lo più dopo 10- 15 ore, le sinovia.li si clifendono per 24, 30, 36 ore. Al contrario l' infezione si sviluppa rapidamente nelle ferite delle parti molli, sopratutto in quelle accompagnate da forti contusioni muscolari. Fil1o alla 12~> ora le ferite conservano g-eneralmente germi di media e debole virulenza. A questo periodo lo sviluppo degli anerobi è già accentuato e verso le 36.. -40~> or:a l'infezione si orienta n ettament e nelle specie anerobica o nella. specie aerobica. Anche la sede della ferita. ha l:a sua importanza: nelle ferite della coscia, d el bacino e della. a.<>cella l'infezione si s viluppn. abitua..l mente con maggiore rapidità. e precocit.à. · Ora, da questi concetti clinici e sperimentali relativi alle va.r ie tappe della ~woluzione delle ferite, scaturivano naturalmente per un chirurgo dei principi fondamentali, ai quali doveva improntare la propria linea. eli condotta, che d'altra. parte non poteva essere rig ida. ed univoca, ma doveva anche adattarsi alle svariate contingenze di guerra: 1o Poichè ogni ferita è contaminata, l'idea.le è che il soccorso del chirurgo arrivi prima. che l'infezione possa. s·vilupparsi e diffondersi: J'optimun della operabilit.à. oscillerà perciò fra la 10", 12~>, 1sa ora dal massimo. Egli d ovrà allora, a llo ~copo di att uare quello che s i chiama la profilassi chirurgica, preoccuparsi sopratutto di togliere dalle ferite contaminate, ma n on ancora infette, i proiettili, le scheg~ie., i detriti degli abiti, che porta n o i germi settici, escidere completamente le paret1 del tra~itto, che il passAggio del proiottile ha ma.ciullnto e contuso ed in cui facilmente s1 annidano i germi infettanti. D opo di che egli pot-rà senz'altro suturare la ferita, mettendola in condizione di guarire a l pit1 prest o, comti s i s uoi
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dit·e, per prima. intenzione. Questa. linea. di condotta è quella che è possibile naturalmente m;mtenere solo nei momenti di calma relativa guerresca., con scarsa a!Huenza di ferit.i. percllè t ut.ti arrivano prontamente al soccorso chirurgico. zo Se un ferito arriva. al chirurgo dopo lo svi luppo della infezione, ma. naturalmente pr·imo. che esso. o.bbia. prodotto da nni irl'epo.rubili, e quindi non al di là. delle 24-3(1 or e, egli dovrà ancora procedere alla. toeletta operat.oria della ferita. come nel caso precedente, ma. egli dovtà. essere riservnt{) nellt\ sutura immediata e la. più ri gorosa. sorveglinnza, attua.ta con un congruo pe1·iodo di osservazione, possibil· mente nell'ospcdo.le stesso in cui il ferito è stato operato o in successivi ospedali. andrà mant.e nuta sul! ' ulteriore decorso, usufrnendo all'occorrenza degli esami batteriologici s ni germi albergati nella. ferita. Il chirurgo praticherà allora in zo tempo, quella che è stata chiamata la sutura primitiva ritardat·a , se l'infezione fu potuta arrestare, o a.ddì rit.tu ra la sutura sccon<htria, qu.a.ndo l'infezione sviluppa.tasi ha p otuto essere favorevolmente influenzata' nel suo decor;:;o. È quc;:;ta l'eventualità. più comune in periodo di gravi comuatt.imenti, quando dato il gran numero di feriti è giocoforza inten~ifìcare gli sgomberi indietro ed attuare la terapia. chirurgica con un certo ri t.ardo. 30 Mn. vi è ancora un'altra possibilità che può imporre al chirurgo un'altra linea di condotta. Sono le eYentunlitò. di ripiega.mont.i, d i azioni ,riolentissime, di arretramenti delle t-ruppe. Gruppi di ospedali av.a.nzati bombardati, smistamenti che non funzionano, ingomb ri, vie ost ruito, disordine, provocano, come ben si sa, in questi eu-si ritardi enormi nello sgombero dei fe riti. È chia ro che -in queste circost.a nze i feri ti sono votati ad una infezione ~'>icu.ra in proporzione diretta. di questo rit.a•:clo. Come dovrà. nllo ra contenersi il chirurgo e come s i potranno proteggere quef!t.i feriti 1 La scienza non ha purtroppo ancora potuto risolvere quest.o problema, mnlgro.rlo che q ualche tentativo sia stato fltt.to. Dno s trade sono aperte: con una si tenderebbe ad 1ma sic ura e mpida. disinfezione delle ferit.e, cercando di modificarne ]a flora batterica, ritarda.ndoue o sopprimeodone lo sviluppo (è soprattutto il compito dogli agent,i chimici òi::~in fcttfmti ); con l 'altra. si cercherebbe di rinforzare il potere di difesa dell'organismo mediante mezzi biologici e più precisam ente p er mezzo della vncl'ino e sieroterapia. La questione della. st.erili zzazione profilatt.icr. chimica n on ba portato a risultati soddisfacenti. Gli a11tisett.ici chimici non possono agire suJle ferite che in sup erficie e n on già in ferite profonde ed anfrnttuose. che sono la maggioranza., e comunque anche nelle ferite superficiali i Erenni non tardano a fn.rsi strado. nei t essuti profondi attll'averso le pareti della ferita. ste,;sa, là. ove l'agente chimico non li raggiungerebbe. Azione quind i di s uperficie, incompleta, passeggera, e di più anche dannosa, perchè gli agenti chimici distùrbano e di.r:;truggono l'attività biologica dei tessuti . Si può invece sperare di ttgìre attivamente provocando rlei m ezzi di difesa. generale e s pecifica mediant.e le Vl.lCcina.zioni e la s ieroterapia preventiva. I vaccini, com'è noto, non contengono quelle sost.a nze di difesa che noi chia.mia.no a.nti.c orpi; essi ne provocano la. formazione nell'organismo; ma questa produzione richiede un po' di tempo, almeno 4·5 giorni e negli uomini ~d'faticati, come sono i feriti di guerra, tlnche di più. In q\lesto intervl.lllo, che noi chiamiamo fase n egativa, l'individuo resta Libero allo sviluppo dell'infezione ed è persino da domandarsi se con le vaccina zioni non si provochino in questo periodo degli aggravam enti disastrosi. n siero contiene invece gli anticorpi già. preformati : la azione loro è immediata., ma. purtroppo, di breve duratn. Comtmque. dall'infinità di germi che possono in· quinare una ferita, noi siamo riusciti finora t\d. ottenere solo alcuni sieri verso date specie di anerobi (i germi che come ho detto producono la gangrena gas.'>osa), ed il tetano, ma s iamo completamente disarmati verso le varie qualità. di piogeni e specialmente fra questi contro lo streptococco. Ma. ancora, dello stesso germe noi conosciamo diverse varietà ed ognuno comprende come questo venga ad accrescere enormemente le difficoltà. della lotta, che non sempre i cosidetti s tock vaccini e sieri polivalenti (cioè che comprendono diverse qualità. dello st.esso genere), rie-
scono a. superare. Sorgerebbe poi la que.qtioue pratica della possibilità di fabbricare in s i gr·a.n copia tanto enorme numero di sieri (c he però per il siero a.ntitet.anico nell'ult.ima guerra è stata felicemente risolta) e poi di vedere se iniettando ad uno stesso ù"ldlviduo le diverse qualità di siero delle quali abbisognerebbe, non si scatenerebbero delle gravissime reazioni allergiche o anafilattiche. La questione,
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come si vede è pertan'to ancora m olto complessa ed allo stato attuale delle nostre conoscenze deve ritenersi ben chiaro che nessuna applicazione di siero o vaccinoterapia. ci autorizza a ritardàre l'atto" chirurgico; tutt'al più potrà esserne il complem:mt.o, e l'intervento operatorio sarà. eseguito nelle eventualità suddette appena possibile nelle formazioni sanitarie, ove i feriti, saranno avviati con i mezzi più rapidi per essere operati.
••• C:nnegu~:u;a, di quanto sopr•~o ho o:::.po.~to era che il piano di sgomhero e di o.>p:dalizzazione doveva adn.tta rsi il p iù possibile a questi imprescindibili, nuovi principi chirurgici. Lo scagliotta.mento in profondità delle fot·maziotu sanitarie, che per tutti i servizi rimane sempre il C1.1ordine della sit-uazione, doveva essere fatto in mo~lo che i feriti fo,;sero ospodn.lizza.ti tanto più presto non solo quanto più erano gravemente colpiti, ma anche qmmto più precocemente la loro ferita andava SOl5g3tta ad infezione. Più precisamente per i gravissimi la chirw·gia. doveva andare risolutamente in avanti ed e.>si anclavtttto ospedn.lizzati ed operati in tutta prossimità. delle prime linea, pet· gli altri gravi l'operazione poteva p1·nticarsi anche ad una. distttnza di km. 15-20 in condizioni di relativa sicm·ezza. ed in.fine per gli altri feriti metlì e legg0ri, che sono poi la maggior parte, l'operazione poteva essere differita di 15-18 ore, 24 ore a l mass imo, o (jUindi anche a 80-100 kro. dalle linee, sempre quando i mezzi eli trMporto accuratamente organizzati fossero stati in gr.1.do di coprire questa. distanza nel tempo dovuto, prima cioè che sì sviluppassero nell'organismo i proce~si infett.ivi. Era però natm·ale che l'applicazione pratica di questi principi :richiedesse un complesso di disposizioru e di previdenze non sempre facili ad attuarsi e che infatti si sono svolte attraverso tma lunga. e laboriosa evoluzione. Si dovette prima di tutto rimediare alla deficienza, p iù che dei materiali.
chimrgìoì, dei mezzi di sterilizzazione a. grande rendimento nei nostri ospedali mobilitati, rivelatasi subito necessaria in seguito alla gravità assunta dalla guerra: inoltre si dovette cercare eli utilizzare nel modo e nel luogo più opportw1o tutte le risorse di personale chirw·gico che la nazione poteva offrire: utilizzo.zione di competenze che in principio della. guerra non era. stata molto curata.. Approfittando della facilità che offriva una guerra di posizione si moltipliC4l.rono poi i posti letto nella zona dei corpi d'armata ed allo scopo di ottenere tm più rapido ed accurato servizio per i feriti più gravi, si incominciarono a. costituire quelle ambulanze chirurgiche che, a.ppa.r;;e da noi già fin dal 1916, rappre~ent.arono nn passo veramente decisivo nei nostri ordinamenti sanitari di prima linea.. La storia delle ambulanze chirurgiche, che costituiscono veramente un titolo di onore per il nostro Corpo sanitario, è strettamente legata alla storia della lotta. sostenuta pro e contro l'intervento chirurgico nei feriti addominali, alla quale ho prima accennato. F ,u grande merito di alcw1i nostri chirurghi millta.ri di avere rwe-conizzato e sostenuto con tutta la loro autorità di studiosi e di tecnici valenti l'intervento e di essersi risolutamente posti contro le disposizioni astensionistiche, che allora vigevano, auspicando quello che ben presto venne effet.tuato, l'orgaruzza:zione ci.oè ùi speciali formazioni, che per le ricche risorse di materiale e personale permettessero di operare in vicinanza delle prime linee e con maggior garanzia che nei nostri ospedali da campo, i feriti addominali ed anche gli altri feriti più gravi, mettendoli nelle stes.<;e condizioni favorevoli, con le quali avrebbero potuto operarsi nella. più perfezionata camera operatoria di una clinica universitaria. Tutti ricordiamo con ammirazione i magnifici risultati che esse, sotto la. direzione di -clinici illustri come Bastianelli, Alessandri, Giannatta.sio, Calabresi, Baldo Rossi Terra A brami, ecc. hanno ottenuto sia nell'ambulanza base sia nella piccola ambu· lanzetta, che potevano distaccare e che veniva ad in.o;tallarsi in immediata vicin~nza dell_e prime linee. Una di queste ambulanze fu anzi da me esposta nel 1928, ·d ietro des1derio di S. E. il Generale Petitti di Roreto, alla Sezione sarutaria dello. Mostra. <;J.ella Vittoria i~ _Torino, appunto per far ricordare a tutti gli italiani i benefici mcommensurabth, che esse avevano portato durante la guerra. . A completare poi l'organizzazione sanitaria. vennero istituiti in questo periodo, m ottemperanza agli ordini del Comando, che prescrivevano giustamente di tratte-
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IL SER VIZIO S ANITARIO ALLA LUCI:: DELL'ESPJ::RIENZA Dl OUERRA
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nere nella. zona d elle armate t.utti i feri t i e ammalati leggeri, numer0si stabiHm enti e convalescenziari specializzati in questo còmpito. Questa organizzazione nel suo complesso aveva però l'in conveniente di essere poco economica in personale e di produrre una diflpersione notevole di forze. Se s i pensa infatti che gli ospednli da 100-200 letti hanno gli stes~<i bisogni dei serv izi generali, che quelli da 500-1000 letti e cioè i gnbi11etti scientifici, lavanderie, disinfezioni, ecc., appare evidente come convcn ifl~f' mo lto d i più nelle armate, mag giormente impegnate, stabilire grossi gruppi ospitnlieri, ove più facile sar ebbe stata l'unicità di indirizzo t ecnico-amministrativo ed il risparmio del personale. Tutta via. ~ssa. consentiva in una armata, che era poco a ttiva, di assicurare nel miglior modo ]o svolg imento del servizio per i feriti e f!li a.mmnlati eli tutte le ca.tegori·e , permettendo il loro t rattamento integrale all' Armata. Esempio di questa organizzazione è stata quella da. noi attua.ta sul fronte d e lla l " e 4a Annata e nella zona Carnica. nel 191 6-17 e che ha potuto rispondere allo scopo, appunto perchè in detta zona, salvo l 'offensiva dell'Altopiano di Asiago, il numero dei feriti per quanto notevole non fu mai eccessivo. Altro e::;empio è quello relativo a lla 5" Armata francese nel corso dei due primi anni di guerra (vedi fig. l ). Si andarono pertanto costituendo in Beguito nelle a1·ma.te pi~• impegnate, for:mazioni a. grande capacità, ad alto rendimento, se la parola. mi è consentita, che <!onsentis.<;ero la cura di tutti i feriti durante i combattimenti, senza e!'isere obbligati a costituire immediati treni di sgombero e in pari tempo impedissero la sfug· gita all'interno dei leggeri con vantA.g!o(iO rispettivamente t.erapeutico e d isciplina re. È questo il periodo dei grandi o::;pedali di tappa e di un altro migl ioramento tecnico nelle unità. mobilitate, perchè si applicarono i concetti d i specializzazione, intesi appunto a. portare ai fe.-iti i vantap;gi delle nostre particola ri conoscenze tecniche. I grandi ospedali di tappa, t.ipo da noi l'ospedale della· Caserma. di cavalleria. in Udine, il gruppo degli oflpedali di Cividale, Cormons. San Giovanni eli Manzano, Cervignano e Palmanova., rappresentarono veramente con i loro g randiosi mezzi di ricovero, di servizio chirurgico e di SE'l'Vizio p;enerale la pietra miliare del servizio di ospedalizzaziono in una guerra di posiz·ione ed i vant.aggi che il servizio ne trasse furono notevolissimi. Quale ti}lO di operazione militare eseguita eon questi potenti mezzi di ospeda.lizzazione citerò l'organizzazione sanitaria della 2" armata all'epoca della offensiva della Bainsizza nell'agosto 1917 (vedi fig. 2), desunta da un grafico del colonnello medico Ferro-Luzzi. Tuttavia con questi mezzi grandiosi, il problema non era ancora completam ente risolto. Durante i Ranguinosi combattimenti snl Carso e sull'Hermada. e nelle trincee di Verdun e nelle Argonne an che la più vasta organizzazione era in c erti periodi insufficiente e sebbene in proporzioni ridotte si correva. il rischio di ricadere in certi momenti, i più gravi, nella iUogic"' s ituazione iniziale. L'intensificarsi dei bombardamenti con calibri di lunga p ortata nelle linee arretrate impediva d'altra parte il funz ionamento delle g rosse formazioni e sopratutto la situazione militare (eravamo allora già arrivati ai primi mesi del 1918) dava chia.ri se~i di mutamento di rotta. in vista di offensive nemiche e di p ossibilità. di tma guerra di movimento. Nella p rospett-iva di una offensiva tedeflca la Francia, che aveva eonservate intatte queste formazioni, che sventurata mente da noi erano state travolte nella offensiva di Caporetto, prescriveva la riduzione dei grandi ospedali di tappa e la. creazione di un certo numero di formazioni sanitarie molto pit1leggere, sca.ghona.te in profondità su due piani, che d ovevano gnrnntire il funz.ionamento deg li sgomberi, anche in quei ptmti ove vi sarebbe stato un indietreg~a.mento d elle tntppe. Data la nuova situazione, era. chiaro che manteneresistemat1ca.ment.e i feriti in vicinanza della l a linea non era più possibile. La s ta.bilizzazione era una forma. di guerra e non RCOpo della. guerra ed era. p e rciò un'imprudenza fare assorbire dalle linee avanzate la. maggio r parte delle risorse ospedaliere per curarvi sul posto la massa dei fe rit i e degli ammalati. P er ma.nte11ere intatta quella linea di ind irizzo c linico-chirurgica.., alla q ua le ho accennato, occorreva a.llora trovare la soluzione del problema in un o rganismo, ehe in vicina.nza de11e linee d i deflusso dei feriti, procedesse ad una a ccurata, metodica vis ita chirurgica di tutti i feriti (cosa che le Sezioni di sanità, come meglio spiegherò in seguito, non potevano fa.re) ed in base a questa decidesse quali dovevano essere trattenuti nella zona delle armate o dei corpi di armat a (i gravii ed i gra.visRimi) e quali invece per la natura delle loro ferite potevano senz 'a)t.ro essere 5 - Gi0-T1'1ale di medicina mmtan.
NUME.RO OEI P~TI-LETTO
Corpi d'Armala(colle ll'TidP) i 1600 <bp.te5le di linea(rolltltndr) I l 700 7700 O.!>p.di Udine
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lL SER \"!ZIO SANJTA.RIO ;\_LLA LUCF. DELL'E,:PT~RrENZA DI GUERRA
sgomberati con treni rapidi od autoconvogli su,[!li ospedali delle retrovie, anche distanti km. 100-150 da lla linee. purchè arrivassero in tempo ati essere operati prima dello sviluppo dei procos:;i infettivi. Sono questi i post.i che io chiamerei di «selezione chirw·gica 11 , che, sYent urnlamente, su li<~ mostrn fronte per necessità di event.i non abbiamo pot.ut.o ist.ituire c he pnrzialmente dopo la ritirata del 1917 sul Piave e s ul G rappa, (fu solo pos-;ibile istituire qual<;he ospedale t li smistamento in tal uni punti della fronte), ma che in Francin funz im1•wono normalmente ne ll918 con vantaggio enorme del servizio. Si cbhc allo1·a veramente il quad ro completo di un buon funzionamento, corrisponde nte alle prem~se che h o prima annoverato. e gli avvenimenti ne hanno giw>tifit•afo del tnt.to il grande valore. Nel Corpo d'armata gli ospedali non oltrepassavano complessivamente la potenzialità di 500 posti letto, nella zona dell'Armata gli ospedali cost,ituit i su due linee. in modo da s uppliri!<i· o.ll'evenion7.a gli uni agli a.lt.ri, non sorpassavano la capacità di t 000-1 500 posti letto: tale numero ora sufficiente per s istema1·e tutti i feriti int.1·asport.abili ed i grt\\ri, anche durante i più san~Ninosi combattiment.i. P er gli altri furono istituit.i trerti completi, che Yenivano avviati su altri ospedali chiamati d.i 2o sgombero, situati mo lt-o più ind iot•·o, in punti nodali facilmente accessibili, anche a più armate e da dove i fe ri ti, dopo e:>sere stati opportunamente operati, venivano sgomberati nelJ'inten1o del pno.~o. Quale tipo di quest.a. or~a.nizzazione citerò quella !Wutasi in Fn~;n ci a alla 2a batt aglia della M:arna nel 1918, in cui 4 armate emno in azione da Soisson a Sainte M:enehould (vedi fil!:. 3). Orbe ne questa organiz7.azione permise eli oporn.re nelle f~rmate una proporzione eli feriti a.pprossimn.tivamente egun.le a d un te rzo del numero toh\le. Per questa. battaglia, che per il numero ùei feriti~ per le dilricol tù d i evacuazione s i è trovata in una situazione eguale, se non peggiore. di queolla doll'ap·rile 1917, i ris ultati furono di gran lw1ga migliori e con le disposizioni prose i se rvizi n ell 'armat.a non furono mai saturati e furono sufficienti o. t.rattone ro sul post<> i feriti gravi od i non trasportabili. Grazie alla selezione cbiturgica accumt.amente praticata ed alla cura precipue. portata nella forme.zione tlei treni o autoconvogli di sgombero, i t rasporti vennèro ~guiti in m odo mirabile cd i feriti poter0110 beneficiare a distanza di tm trattamento appropriato e quel che più conta. in condizioni di t-empo ancora favorevoli. In proporzioni ridotte questo piauo di sgombero funzionò da noi nel 1918 specialmente per l'Armata del Orappn. Le ambulanze chir urgiche mandarono avanti le loro ambulanzette, che opo1·a.v!mo in cornplota prossimità d elle prime linee. Le sezioni di sauitll. con l'aiuto di qualche ospedale poterono procedere ad tma abbastanza a ccurata selezione chirurgica, in modo che i feriti gravi furono t utt.i ospedalizzati nella zona ospitaliera, che si estendeva. su Ba.<>sano, CittadeUa. Castal.franco. le cui stazioni fe rrovial'ie permett.evano la costituzione eli treni di feriti avviati s u Mestre e s u PMlova, senza che dietro le linee fosse stato sentito il bisogno di costituire quei grandi ospedali di s gombero. che avevamo avuto prima di Caporetto. Questa modalità di sgombero, meglio adattata a.Ue condizioni militari, e sola. a ccettabile in una guerra di movimento ricordava, è vero, l'organizzazione prebellica, che ritornava dopo l 'ipertrofia della stabilizzazione, ma era unritorno con piit precisi e meglio attuati concetti chirurgici. Essa infatti, oltre a fornire ai feriti le più assolute _ga~:anzie tecniche, v enne anche ad a vvantaggiare enormemente il ricupero degli effettivi. Messi in condizione di guarire nel più breve periodo eli tempo, essi, do~o un'opportuna licenzi\, erano in condizione eli riprendere il loro posto e le statistiche hanno dimostrato c he circa l'SO % dei feriti nel 1918 venivano ad es>Jere recupera.bili in non lungo tempo, tanto da giustificare quello che da alcW1i fu detto, che le nazioni dell'Intesa viu.sero la guerra con i loro feriti. Queste cifre, ae da W1a parte traducono il valore del nost.ro soldato. che, anche dopo una ferita, aa, in maggioranza, nuovamente esporsi ai disagi ed ai pericoli, ci dicono d'altra ptute l'alto sent.imento del dovere che animava i medici militari che si indirizzarono costantemente al fine precipuo di conserva re i combattenti. p ortando in tal modo l'aiuto più efficace al valore combattivo delle
trup~~ le. storia della evoluzione del servizio di sgombero e ospedalizzazione nell'ultima guerra non finisce ancor qui. Vi fu ancora Wl periodo nella storia del grande conflitto, che fu caratterizzato da W1e. fase eli movimento e che se a noi è
IL ~ERYJZIO SANJ TARIO ALLA LUCE Dt:LL'ESrERIENZA DJ GUERRA
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mancato coropletament.e, perchè dopo la. b11tt.aglia. di Vittorio Veneto le nostre ttmppe nell'in;;egui.J'e il nemico in rotta non h n.nno avuto azioni belliche di importanza, fu potuto invece seguire in l!'nmcia e fu a nche questo font.e di notevoli ammaestramenti. In F rancia, come è noto, dal 20 settembre a i primi di novembre 1918 sotto la press ione continua d elle truppe france~'<i ed alleate, i tedes(:hi incominciarono a ri piegare alle ali estreme d i un t ratto fra i km. 60 e gli 80. Ora, per quanto questo b reve periodo di guerra di movimento sia sta.to lento e per quanto essso si sia svolto per rmrte tedesctt sotto forma .9-wi geMr·is di resi::~tenza di retroguardie. nondimeno per la natura. delle fe rite che ha fornito e per le difficoltà che ha. ìmport.ato nello svolgimento del servizio, c i ha riportato pa.rzìa.Jmente a lla situazione prevista noll'anteguorra.. Il numero dei ferit-i da pt·oiet.tile di fucile e da. mitragliatrici, mut.ilanti in minor grado, riprese s ubito il predominio ed arrivò persino a l 60-65 %. La proporzione d ei feriti rispetto agli effettivi mostrò tendenza i\ nettament.e decrescere. DisgraziatA.m ente il periodo conc~mitante della « grippa » fece mantenere e levata la cifra d egli sgomberi, ma il fatto in sè è abbastanza significa.tivo per ricordare sempre la duplicità di situazioni. che il servizio sa.nita.rio può essere chiamato a fronteggiare. L'alleggerimento portato nelle formazioni avanzate, che era stato prescritto, favorì naturalmente la loro progressione in questa fase di movimento, malgrado le difficolt.à particolari che ris ultavano dalla interruzioue delle linee fenoviarie, dal d eterioramento delle 'st.rade , òa.lle perdite di contatto, inerent-i a tut.t.i i movimenti di una corta ampiezza. Avanzando le formazioni di prima linea poterono installarsi a l po!i'tO delle formazioni tedesche. Più difficile fu invece la progressione per gli ospedali di evacuazione della linea dell'Armata, anche se resi più leggeri e s i dovette supplire in genere alla loro lontananza con numerosi mezzi di trasporto, che nel com plesso senza eccessivi danni poterono rimediare all 'inconvenien te .
••• RiMSumendo, i risultati più. efficaci nello sgombero e Jlella ospedfilizztlzione furono ottenuti nella. passatn guerra con la specinlizznzione delle formazioni , con l'accurata utilizzazione d el personale chirurgico, con l'aumento dei m ezzi di tra· sporto. Ma sopratutto i risultati mi~~:liori furono ottenut i con la. classificazione metodica dei feriti , allo scopo di determinarne la sin gola destinazione nell'intervallo minimo dì tempo. È questo stn.to il compito dei posti di selezione chirurgica, ai quali ho accennato e che è da p reved ersi saranno in una guerrn. futura il ftùcro dello svolgimento di tutto il servizio. Sarà però bene chiarire al .riguardo unn. fa cile obbiezione. Da molti si dirà. che lo smistamento dei ferit.i non è cosa. nuova e che d'altronde esso è còmpito, com e prescrivevano e come prescrivono i 1·egolamenti del servizio in guerra, delle Sezioni dì sanitìt. Infatti tale còmpito p uò effettivamente essere svolto da una Sezione d i sanità, ed a. questo tende la recente assegnazione d el nucleo chirurgico alle sezioni stesse, ma solo in periodi <.li a:r.ion!Ì belliche non intense, quando si ha tutta la possibilità di esaminare bene i feriti e di farli operare ben presto a.Ue formazioni viciniori. Chi ha vissut.o .la g uerra ed ha visto il lavoro ingente e tumultuoso che in corti momenti incombeva Ru tali pO<st,i sanita ri, oggetto il più delle volte di bombardamenti nemici, comprende facilmente come wl lavoro di selezione così accurata. e delicata non possa, per molte rag ioni, essere svolto dalle Sezioni, che molto somma riamente ed infatti nella. 2a e 3" Armata l 'impia nto di ta.li posti dì smistamento dei feriti fra le Sezioni e g li Ospedali fu una delle necessità, che si fecero subito maggio rmente sentire fin dal settembre 1915. È opportuno anche precisare che lo smistamento o dirò meglio, la selezione non vanno int-esi esclus~vamente nel senso di d are un posto a ù ogni ferito a second a d el colore della tabellma diagnostica, con la. quale arrivl\no dalla. prirnt~ linea e c he l'ostituisce un indizio molto sommario della. loro lesione, ma vanno into!<i nel fine precipuo di dare con sicurezza a ciascun ferito, dopo un accurato controllo clinico e se occorre anche ra.diologico, il posto preciso di ospeùa lizzazione, che a d esso conviene, in base ai concetti chirurgici che furono acquisiti circa. l'evoluzione ùelle ferit~ di g uerra. All~asstOma. che vigevo. nei primi tempi dell~ gnerra che il chirurgo doveva and~re mcon~ro. al ferit~ è in tal modo. reso p iù c linica.mente e più prR.ticA>~ente posstbile sostttutre quell altro, molto p1ù opportuno sotto molteplici a..'ipetti, che
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IL SERHZ IO SL\NITARIO ALLA LUCE DELL'ESPERIENZA DI GUERRA
il chirurgo ed il ferito devono incontrarsi nel punto che offre al ferito maggiori e più pronte garanzie di guu.rigione. La selezione chirurgica troveri\ pertanto il suo posto più adatto d'impianto nella. zona degli ospedali di Corpo d'armata ove convergono tutti i feriti.. Personalmente rit.engo che occorrerà di massima impiantare w1 posto di :selezione per Corpo di a rmata e dovranno f=iona.re sotto la direzione e responsabilità del Consulente chirurgo d'Armata, che dovrà dare a tutti una unicità d'indirizzo. TI posto andrà naturalmente impiantato con abbondanzo. di mezzi, perchè altrimenti questa misura cosi efficace Ùl> un lato, potrebbe trasformarsi nella peggiore delle risorse, perchè se l'equilibrio fra entrati ed usciti subisse un arresto nel suo~deflusso, andremmo incontro al ri:5tagno d e i feriti, che occol're ad ogni costo evitare. Ritengo che per l 'impianto di un posto di selez;ione chirurgica dovrebbe essere adi· hito un ospedale d& campo, u.ppo:>ito..mente rinforzato di personale e precisamente di alro~10 2 o 3 gruppi di chirttrghi con relativi a.<.~sistenti ed infermieri, dovendo naturalmente essi alternarsi nei giorni di comba.t.timento, in cui il gettito dei feriti è continuo. Dovram1o avere ampie tende (tipo tende Rom:a, usate dal nostro Commissariato) ove Ù1staUarsi o appoggiarsi a qualche ampio fabbricato di fortrma. T Francesi usavano le tende e gli hangars Bessonneau e dividevano con tramezzo l 'ampio loc~th:l in due parti. I n unu. i feriti entravano, erltno ripuliti da a.ppo~ito personale, eambiati all'occorrenza di qualche effetto di vestiario, provvisti di viveri di conforto, sottoposti ad iniezione a.ntiteta.n;ca, inscritti nei vari registri amministrativi. L 'altra metà era adibita f'~clusivamente a lla funzione chirurgica: 4 t.a.vol i erano riservati all'esame dei feriti coricati e 4 ai feriti Recluti. Ciascun gruppo di chirurghi aveva naturalJ:nente un congruo nun1ero dj infermieri, che si incaricavano dei bendaggi, delle opportune trascrizioni sui fogli di via. Un posto chirurgico così cost.ituito pot.eva smistare benis,imo più ili 1000 feriti al giorno, a condizione naturalmente che il servizio di sgombero cammina.'>.'!e di pari passo. Il chirUJ'go francese L anlennois con tre gruppi dj chirurghi di due persone ciascrmo che si davano il cambio e con l 'assist.enza di 6 infermier·i ed l segretario per ogni gruppo. potè smist.are in 24 ore 1000 feriti barellati e 3000 seduti. Nat.uralmente il personale addetto alla selezione chirurgica deve essere attivo, istruito, dotato dj pr·ont.o intuito cliuico, buon or'Sanizzatore, buon operatore. T em1to presente che i feriti gravissimi (addominali, emorragici in atto, colpiti da shock traumatico e da estesa distruzione degli arti) sono già stati trattenuti al nucleo chiruraico delle sezioni di sanità, che hanno sostituito le ambuln.nzette del pet·ioclo di gLÌérra, le decisioni che un posto di selezione chirurgica dovrà prendere sono le seguenti : feriti gravi da oper<wsi o nella vicina. ambulanza chirurgica o negli ospedali di Cor'J)O ù'a.rmat.a (ferite penetranti cranio-cel'ebrali o ton\Cichc, fra.t.ture della colonna. vertebrale, coscia, bacino, fratture comminute degli arti); feriti medi i da inviarsi per l'operazione agli ospedali di Intendenza (fessure craniche, fe rite del torace senza grande dispnea, ferit.e articolari., fratture semplici) feriti leggeri (cioè delle parti molli senza gravi complicazioni e che necessitano soltanto dell'appropriata medicazione che può essere protratta per determirta.te ore), da inviarsi con tre ni ad ospedali delle retrovie; contLL'!i, escoriati, commoziouati in grado leggero, dll. inviarsi a speciali formazioni in zona d'Intendenza.. La proporzione fea quest.e categorie di forit.i è sta.t.a stimata diversamente. Il calcolo che l'esperienza ho. dimostrato più esatto, è il seguente : lO % gravis· simi·' 15 o; gravi· leugeri· IO ' 2501 I O medii·, 50 o; I'O e -
*** On~ è da questo quadro ricco tH esperienze e dj ammaestramenti, che ho pro· ~pettato circa il servizio di sgombero e ospeclalizzuzione nella grande guerra,
c he noi dobbinmo formulare le nost-re previsioni per wla guerra futura: t o Inn.anzi tutto la maggiore pos::;ibile leggerezza 1\ndrà .mantenuta nel ser· vizio d i pri.ma linea. senzt\ dot r·imonto d ella sua funzione per front.eggiare sempre qunlsil\si eventualità di condotta. d ella guerTa.. 2" Non troppe specia.\i zzazioni nelle unit.à stntitarie ava.m:ate come si è fAtto nell'ultima guert'n.: le :;pe('i!~l i :~.za.zioni nolJa. zona dei Corpi d'armat.a appe-
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santiscono il servizio e producono inutili di~pE'r~ioni di personal<>; d'altronde un chirurgo di fronte a lla. traumatologia d'urgenzt\ non può essere mai unilaterale ed .egualmente sarà. sempre in grado di poter provvedere acl un fe ri to cranico, come ad nn addominale o ad un frat.turato. La specializzaziono è provvida soltanto nelle r etr oyie o per casi ben determinati. 3o P er cura di qualche ospedt~le si dovrà provvedere al funzionamento in ogni Corpo d'annata o al mas~imo a un gruppo di duo Co1·pi d'armata, di un posto di selezione chirurgica, in modo che nessun ferito pm;sibilmento oltrepMsi questa zona senza avere avuto un esame profondo ed attento delle lesioni c he lo hanno -colpito e che solo può decidere il punto ulteri.ore, stù quale dovrà essere sgomberato. Circa alla distmua in cui g li Oi<pedal i di Corpo d'armata dovraru10 essere impiantati, noi sa.ppiamo che durante l 'ultima guerra a km. 12-15 dalle linee regnava tma relativa s icurezza,, che ne permetteva un certo regolate ftonzionamento e questa .sarà sempre la di::.-tanza migliore. Ma sarà ciò ancora possibile in una guerra avvenire con il progresso delle a rtiglierie, la moltiplicazione delle offese aeree, la probabilità. di gM tossici? Quali sanmno poi le stazioni ferroviarie che noi potremo utilizzare per i nostri o;>pedali di 2o sgombero? È certo che le più utilizzabili in vicinanza delle nostre prime linee saranno adibite al trasporto dolle truppe e delle munizioni e n oi non pot.remo usufruire che di stazioni piìt arretrate e mnlgrado tutto di w1a sicurez7.!t relativa. Di qui ne vi€'ne la nN·l'R~>ità di avere sempre maggiori mezzi di trasporto perf€'zionati quant.o piìt possibili: leggeri, protetti, in grado di pra.tica.re quo.lttnque via, quelli destinati alle linee a.vunzat€'; dotati delle maggiori comodità, quelli destinati al tra,c;porto nelle linee aJTetra.te. Purtroppo anche il trasporto dei feriti a braccia. nelle p rime linee è iltato dura.nto la jtuena. faticosis~imo ed irto di inconvenienti. Nella nost.ra. ep<>cn feconda òi pro~r('ssi indu~triali non sarà possibile trovare alt.ri mezzi di trasporto la cui necessità è fin d'ora molto sentita? Piccoli automobili a. 6 ruote, quelle che i Francesi chiamnno " autochenilles •, che poR><ono percOt"rero qualunque strada e raccogliere i feriti in vari punti e portarli addietro a comode a.utovettu•·e sanitarie, sono git\ stati da qualche nazione esperimentate con lusiughiel'i successi. · Per i tmsport.i dei feriti in montagna molto si è già ottenuto con le teleferiche, le slitte, le applicazioni degli ski a lle barelle. L 'aviazione Ranitari.a, cho oggi rf'nde co;,l sE'gnala.ti servizi nel tmsporto dei feriti in colonia, non potrà nnche ess<>•·e usufruita sui nostri continenti? Se il pro~resso dogli studi di coloro cho studiano quello che Ol!gi sembra w1'utopia e cioè 11 modo di partenza e l'a.tterrf!ggio dei velivoli scC'onclo la verticale, dovesse approda.•·e a dei •·isulta.ti, ecco che l'wt ica ohiJif'zione cost ituita dalle nece::;sità dci ct~mpi d'at.ternlggio sulle linee avanza.te end •·ebbe di per sò e noi vedremmo ist.ituite delle flotte ~;a.Iti tarie, che protette - illudiamoci Ancora una volta - dallt> croce di neutra lità, porterebbero una vera rivoluzione nei nostr-i servizi di sgombero dei feriti, perohè non so.rà. mo.i detto nhbn.stanzn., lo sturi io cl<.'i ili versi mezzi di trru;porto dei feriti in ravport.o al progredire della tecniC'!l. industriale, è cosa. €'ssenzialissima, avendo il trasporto un'iniluenza enorme sulla evoluzione delle lesioni di J!Uerra . Tutta l'organizzazione nel servizio sanita.1·io è baso.ta sulla trasport-abilità. Il mezzo stesso che si adopera può avere wl'inAucnza enorme sul deco1·so di una feri ta. Ad es.: Lm ferito addomi nn le pr!.'so dal p\mto in cui è catluto e vorto.to con un aeroplano 100 chilometri n.ddietro, ha. pii• probabil ità di ess€'re !;ft)vato. che se avesse dovuto percorrere pochi chilometri sopm delle strade irrt>golnri dl)llc prime lineo. Dit•ò di più che alle volte il trn.<;porto st.e~so JJUÒ fur parte del trattament.o di una ferita. Un emorragico in stato di shock , tru.sportnto in w1'automobile mal chiusa, a1-riverà. seruicongelat,o e monmte qualche chilometro addietro, mentre in uno scompartimento di aeroplano orli m m nutovet.tura ben sospP~n. e riseo.ldnta, potrà conservare la sua resi!ltonza e forse riprendere la sua vitalità. Inutile poi che accenni che il s!'rvizio dei treni attrezzati e trE'ni ospedali dovrà funziomt~·e in baso a gu&nto ho detto con quella migliore volocità e r egolarità, che ]JOtrà essere consentita. 4° Oltre nll'ntilizza.zione del pPt•f<onaiP s~condo le !;nA competenze si dovrà. mantenere in tutto il servizio chirurl!ico quella. unicità d'indirizzo che risulta non solo dane acguisite cognizioni scientifiche, ma anche da quello che le circo;;tonzo e nuov1 studt potrebbero rile'-·are. A tnle !ì(:Opo, il con;:;u lcute d 'Armata, che ùeve ave•·e la suprema ,·igilanza su tutto l'andament o chirurgico, dovrà dare e se occorre
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anche modificare, l'indirizzo sia per la selezionE\ che per il trattamento, e quesro indirizzo dovrà esser·e scrupolosamente eseguito da. tutti p el trattamento dei cra-
nici, addomirmli, osteoarticola.ri, ecc. Nella passata guerra questo indi-rizzo chirurgico si rivelò a.d es.: specia.lmeut& necessario per qun,nto l'iguJ\rdava. lo norme circa la CLLra conservatrice e demolitrice. Difatti, mentre è necessario fare ogni tentat.ivo di conservazione, è anche risaputo che, ostinandosi in una chirurgia conservatr·ice, s i può compromettere l'esistenza ri.i un infermo in c~l-.'>i part.icoltUi. Soltanto seguendo scrupolosa.mente norme chirurgic he ben chiare ed esatte si p otranno, in avvenire, evitn.re dolorose conseguenze, che purt.roppo in alcune· les ioni chirurgiche sono durate parecchi anni e forse un cer·to numero di es it i letali e g·ravissimi si sarebbero così potuti evitare con enorme vantaggio morale e· sociale.
••• Veniamo ora a pa.r·lare brevemente del 2° pw1to di questa conferenza, ciot> dei· dati che la guerra ci ha fornito circa le malattie e dei m ezzi profilattici da mettere in e:Jecuzione per combatterle. L'ammalato in g uorr·a ad un pri.mo aspetto scompa re relativamente di fronte al ferito, che noi istintivamente siamo portati a circondare di un'aureola di gloria. Eppure egli ha diritto allo stesso titolo del fe rito, a.lle cure più assidue da par·te di tutti ! È Wl dovere sacro del !lervizio sanitario di applicare in tempo di guerra. malgrado gli incagli portati dallo sgombero, ~utti quei metodi tera.peutici che l'ammalato può avere in tempo di pace, dovere tanto per pa.rte del medico in genereche ha lo scopo di averne la guarigione al più prest.o possibile, quanto del medico militare in specie, che ha anche il fine precipuo eli dover restituire ai Comandi, al più presto risanati, coloro che devono riprendere il proprio posto di combattimento. n problema poi dello sgombero degli ammalati in guerra, va da. n oi medici milita.ri considerato anche sot-to ~m altro pu,r1to di vi:;ta, molto delicato, Le guerre, come si combattono moderna ment-e e come ben disse il tenente colonnello medico V. De Bernardinis nella s ua relazione al II Congresso internazionale di medicina e farmacia militare tenutosi a R oma nell923, spingono ver·so le fronti masse enormi. di armat i, le qm~li non possono essere tenute in freno se non da ~ma giusta disci .. plina, che t rovi origine e sostegno nello spirito bellìco nazionale. Nelle innumeri. coUettività combattenti s i raccolgono uomini, scelti solo con il criterio della età e dall'attitudine fiBica. ed a tutti quanti si richiedono i medesimi sfo rzi, gli stessi sacrifici. Ora è naturale che accanto alle ammirate eccezioni di tanti puri eroismi, nella g ran parte delle molt.itudirli alle armi s inno da prosupporsi gli istint ivi torment i, che insidiano in varia misur·a il sent.imento del dovere e che determinano, in .confronto delle variabilissime personalità psichiche, t.utta una indistinguibile. gamma di valori diversi, che dal c<>ruggio o da una Barena sopportazione vanno alla. più inquietante inadattabilità. È quindi necessario che i medici m1mteugano sotto· questo aspetto una mano m olto ferma, pur senza avere ne.-;suna prevenzione esagerata, che impedisca una spassionata serenità di giudizio. Ciò premesso, dirò che gli stessi criteri che regolano lo sgombero e la ospedalizza.zione dei feriti vanno tenuti di ma..siroa in conto, per gli ammalati, con la. differenza ehe il delicato lavor·o di selezione e di smistamento quì si rleve iniziare fin dalle pr ime linee, ove dai posti di medicazione e dalle se1.ioni di sanità hanno. o:igi~e ogni gi.orno quelle cor:enti di amma~a~i o presu~tr ta li, c he dovr~nn o ~~ .. vrars1 per varro m odo, pe1· tltverse profoudrta. e p er drverso tempo agh stabilimenti d i campagna e te n·it.oriali. In linea generale poi vale il concetto che all'infuori di det-erminati periodi di sosta, gli ammalati siano ricoverati quanto più possibile nelle forma?.ioni dell'arma.ta, in modo che le uniti\ di prima linea po:;sano mantenere sempre la necessaria. m<>bilità e che quanto più è possibile, mediante numerosi stabilimenti a tipo eonvalescer17.iario, gli alllliD\lati non vengano sgomberati nelle retrovie al fine precipuo del ricupero degli effet.t.ivi alle armi che in una lunga guerra, come quella decorsa, F<i rende as.osoluta.mente necessario per il carattere di logorìo che essa. viene aù a::;sumere.
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P er il praventivo compnto d e i mezzi d i sgombero e ospedalizui.7.ione degli ammllati, !'larebbe nece:->sario nn calcolo s~tflicient.emente approssimativo della morbilità. delle truppe in Cfl.mpagna., qn"le si cons iderava. prim1,1. della guerra passata e CJ.Ua.le effettiva.mente è stat·a noli~• ultima guerra. Ricordiamo però, che tali inrl.icMaoni non possono darci che un criterio affi~tto generico, poichè enormi sono le o.:;cilla.zioni, alle qn •.Lli va. soggetto il movimento ammalati a seconda di svariate contingenze come il terr·i torio di azione, la. stagione, il vettovaglia.mento, lo stato igienico delle t.ruppe, i ricorsi epidemici in genere e la d11.l'ata della guerra. Le più a.mpie previsioni possono perciò alle volte essere di molto superate, cosi da portare ad improvviso crisi di trH,<:<porto, di ~'<pcdalizza.zione e di personale, come è avver1uto ne l 1918, a ll 'epoca. dotla pandomia iuflufluzale. Sarebbe pertanto noces,;ario calcolare con la pos><ibile maggiore larghezza. questa evenienza., ma ciò è praticamente impo::.~ihile per la proporzione, che devono osservare e mantenere le formazioni mobilitate e per la necessità assoluta di non appe.<>antire un servizio, che deve sempre essere leggero ed elastico. Con i dati acquisiti prima della guerra e che riport.o dalla Ropracita.ta relazione del De Bernarclinis, si ammetteva che nei primi giomi di mobilitazione i malati potes'leJ'O raggiungere il 200fo0 della. forza., diminuendo fino a l 30fo0 dopo 7 od 8 giorni. Altri calcolava, che rispet,to al tempo di pace la morbilit.à, iu genere aumentasse del doppio ed altri solo di 1 /~· Accettando una proporzione intermedia, questa. differenza. per l 'Esercito Italiano poteva calcolat·si da Y. l'l.d %, da aggiungere agli a.mma.la.ti del tempo di pace, che in un computo di 5 armi, r isultavano ammontare ~l 2,46 °/00 al giorno. In vicinn a.ppro,;;:;imazione a tale previsione si calcolava u.f ficialmente nna media del 4 °/00 con un aumento al 1o ed al 20 mese rispettivamente fino al 5,35 e 4,400fo0 e con una certa diminuzione nei mesi successivi. L e statistiche dell'ult.ima. guerra ci hanno invece rivelato che tali dati a.vevan() ben poco valore, dirnost.ra.nclo come effettivamente le oscillazioni siano tali e tanto notevoli in tempi, circostanze e luoghi diversi, che è sempre cosa errata. fare soverchio affidamento s u sommari preventivi generici. Da periodi di cifre minime siamo saliti, all'epoca. ad es.: della pandemia influenzale, a 6, 7, lO volte tanto e nelle truppe combattenti in Oriente la morhilità., causa la malaria, arrivò a colpire in certi mesi dell'anno. fino l'SO % della forza. Egualment.e di estrema variabilità si è dimostrat.o il rapporto fra malati e feriti. Nel 1917 il rappot'to fra. ammalati e ferit,i fu rispettivament-e del 68,8 'Yo e del 31,2 %per gli ufficiali e del 78 %e 22% per la truppa, ma. tale media annuale non ha alcun riscontro in quelle mensili; essendo avvenuto che nel ma.ggiogiugno in occasione di fatti d'arme, il numero dei feriti obbe da eguagliare e superare quello degli ammalati. Senza citare altre cifre, dirò che tale fatto si è ripetuto costant.emente in t.utti gli altri anni di guerra. Orn. è ben chiaro che tutto questo non può servire di norma essendo i dati statistici esclusivamente legati a fatti contingenti, militari e sanitari, che furono il prodotto di circostanze affatto speciali, che non possiamo dire se o meno si verificheranno in guerre future. Si dovrà. perciò sempre rit,enere che la più provvida. preparazione sarà quella che sarà. al grado di far fronte ai più gravi episodi bellici e epidemici sen7..a. rimanerne sorpresa e superata., e che allo scopo avrà mo,ntenute integre opportune riserve di mezzi. La miglior difesa l\l riguardo di questo grave problema sarà sempre il sapere porre in azione tutti i mezzi preventivi e profila.tt.ici contro le malatt.ie, che particolarmente prediligono le truppe in campagna. Ora è effettivamente motivo di grande orgoglio per noi m edici militari italiani, il poter dire che durante la passata guerra. tutta l'organizzazione igienico-sanitaria da noi attuata è stata assolutamente un modello del genere e che nulla, assolutamente nulla, avremo da variare per il futuro, all'infuori di quello che ancora ci potrà dare le scienza.. Le provvide Commissioni ispettive costituite da medici militar"i e da medici della Sanità .Pubblica che con i lot·o organi esecutivi, specie laboratori batteriologici {veclt fig. 4), avevano giurisdizione igienico-sanitaria su tutta la zona contumaciale, le numerose sezioni e stazioni di disinfezione e disinfestazione, dotate di mezzi nlllD:er?si, le stazioni di bonifica, i campi, baraccamenti, accantonamenti contull'_l~tah per prigionieri e profn~hi <li guerra, il cui impianto sarà in avven ire fac~h~ato .dalia recente assegnaztone di autobagni alle truppe, gli stabilimenti di chsmfez10ne e ricupero per i vari oggetti di corredo, le accurate disposizioni per-
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IL SERVIZIO SANITARIO ALLA LUCE DELL'ESPERIENZA DI GUERRA
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t'approvvigionamento idrico con i vari roez~i di pota.bilizzazione delle acque, hanno t•appresentato un comple.sso di felici provvedimenti, che ci dà.nno un senso retrospettivo di ammirazione per la grandezza dell'impresa e per l'importanza -dei risultati e che ci hanno offerto una dimostrazione luminosa eli quanto possa l'unione della scienza con l'organizzazione medico-militare. Che dire poi dei risultati immensi che le vaccinazioni preventive antitifiche paratifiche ed anticoleriche hanno portato alle truppe? E uon solo noi, a ma a tutti gli eserciti alleati. Alcuni diagrammi serviranno di più che qualsiasi altra parola al riguardo (vedi figg. 5 e 6). Naturalmente il più gran merito di questi confortant.i risultati che hanno ve.raroente jugulato delle epidemie, che mma.ccitwano per il loro andamento pro-
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E PIDEM/A COL ER.léA 3* IIR./1. q_ liE R.R./l 1!) tJ •18
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Figura G.
f.:~vo l'esistenza delle Armate ed avrebbero potuto gravemente compromettere ili:~o .della gu,erra, va a q_negli uomini di scienza, che uei loro laboratori hanno stu~ .1 metodi delle vaccmazioni ed hanno prodot.to le dosi enormi di vaccini rivutl dalle truppe, ma egualmente bisogna 1·iconoscere che quest.i !'Ìsultati sono
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anche derivati dai metodi di organiz7.a.zione, che hanno permesso di realizzaresenza. inconvenienti queste vaccinazioni in mezzo a. delle difficoltà di numero di individui e a. difficoltà. di circostanze, quali solo la. grande guerra. poteva. offrire. Nel giusto bilancio del conflitto, accanto al triste quadro dei nostri 600 mila. morti. non dimentichiamo di contrapporre la visione consolatrice di migliaia di vite-
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umane strappate alla. mort.e e quel che più conta conservate alla difesa. della patria! Ricordiamo che solo nell'ultima guerra rm1so-turca accanto a. 23 mila morti per ferite, ve ne furono ben 32 mila. per tifo ! Queste provvidenze hanno fatto si che la. proporzione dei morti per malattie. ri.'ipetto a. quelli per ferite si sia sempre mantenuta, malgrado l'enorme numero di armati e la lunga. durata. della guerra., ad un livello veramente insifignicante.
••• Avrei ora dovuto, se mi fosse stato poS-'iibile, accennare ancora a. numerose altre affezioni, che furono oggetto di misure speciali. quali l'infezione ma.la.rica.. che tanta. strage fece fra le truppe d'Oriente e d'Albania, alla. pa.ndemia influenzale.
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.ad alcune forme morbose che la patologia di guerra ha rivelato come la spirochetos~ it~ro-emo.rragica, le nef1·iti di guerra, alle numerose questioni 1·elative ai vari rami delle specialità, alle malattie da gas, ai congelamenti, ecc., ma ritengo che da quanto fu detto, già. risulti chiaramente come in opposizione alle teorie semplioiste dell'anteguerra, orientate verso gli sgomberi sistematici, la comple.'lsità attuale della nostra organizzazione medico-chirurgica. delle truppe in campagna, basata su di tma accurata selezione dei malati e dei feriti, venga a portare ad essi i più grandi benefici, malgrado le molteplici difficoltà in mezzo alle quali essa deve svole:ersi. ~Questa. complessità ci rende conto delle dure prove dovute superare dal Servizio sanitario durante l'ultima guerra, che in renltà ha potuto funzionare in m.o do <1onveniente nei primi tempi del conflitto, là solo, ove le circostanze erano favorevoli, ma che non ha ottenuto dei risultati d'assieme veramente considerevoli, se non quando furono messe in opera. tutte le misure preliminari indispensabili, e <1ioè una accurata direzione tecnica., unità ben equipaggiate, automaticamente rinfor:~..ate, un personale competente scelto e controllato. Senza dubbio conviene non dimenticare i benefici risultati di questi insegnamenti, che furono acquisiti ad un sì caro prezzo. Però dla. questa. rapida esposizione dell'organizzazione del servizio sanitario in guerra., che ho avuto cura di p1·esentare non sotto la forma dogmatica di un re golamento, ma rievocando le idee direttrici alle quali essa dovrebbe ispirarsisecondo i moderni indirizzi medico-chirurgici, noi non dobbiamo trarre un ricordo assolutamente rigido e schematico. Noi dobbiamo invece pensare che delle rood.ifi<lazioni senza dubbio saranno possibili nell'avvenire. L 'impiego di nuovi armamenti, l'applicazione di nuovi metodi di guerra, la scoperta di vaccini e sieri preventivi
contro le infezioni delle ferite, l'adozione f\U vasta. aca.Ja. di numerosi mezzi di trasporto, potranno cambiare completamente le nostre idee al riguardo. Tuttavia due sono i punti che dovranno rimanere intangibili e che come ben dice il generale medico francese Uzac, dovranno costantemente preoccupare chi ha. il gra.ve còmpito di presiedere alla. direzione dei servizi sanitari in guerra, e cioè: 1o la preoccu-r.azione di una. costante buona esecuzione tecnica; 2o la preoccupazione di adattare il nostro servizio alle necessità militari. La. buona. esecuzione tecnica suppone innanzi tutto, come ho già. dett-o, un intelligente impiego di un pel'!'lonale istruito, compreso della sua missione, utilizzato secondo le sue competenze e la costituzione di un materiale tenuto al corrente dei moderni progressi industriali, che deve solo essere adattato ai bisogni della. guerra, dovendo avere il carattere di mobilità indispensabile. E ssa esige anche che tutti coloro che sono addetti al funzionamento del servizio sanitario, debbano oonoscere i principi generali sui quali il servizio ste.<>so si esplica. e cioè tanto chi lavora. in tm reparto di ospedale, quanto chi è adibito ad una sezione di sanità di prima linea. e tanto più chi è inca.ricuto di mansiorù direttive. Costor o anzi, dovranno sempre te<nersi al corrente tanto in ordine scientifico che pratico di tutto ciò che può dar luogo ad una. applicazione presso una collettività.. Le misure che essi prescriveranno saranno sempre ba.<Jate sulle pii'l moderne dottrine scientifiche ed i loro ordini, lasciando agli organi esecutivi la pii'l larga iniziativa, dovranno sempre essere indirizzati a permettere l'appìlicazione, in quel mezzo complesso che è l'esercito in guerra., di quelle misure di profilassi e di quei metodi ter.a.peutici che il progresso ci ha. dettato. . La preoccupazione di adattare il nostro servizio alle necessità militari, osige a sua. volta una. costante collaborazione con gli Uffici di Stato Maggiore, in modo da determinare, tenendo conto della organizzazione dell'insieme delle Armate, il modo di impiego delle nostre formazioni sanitarie e in modò da p1·ovocare altresì tutte le mod.ificazioni che le rendono piil adatte a rispondere alle eventualità improvvise, alle quali esse possono essere chiamate a far fronte. Compenetrandosi uno con l'altro, il punto di vista militare ed iii punto di vista. medico-chirurgico, si riveleranno cosl sempre pii'l conciliabili, e comproveranno ~mpre più quanto sia giusta. l'afferma-z ione del generale Belin (( che un buon funzionamento del servizio sanitario in guerra è indiscutibilmente uno dei principali fattori d ella vittoria ».
CASUISTICA CLINICA OSPEDALE MILITARE DI MI LANO GABU.."ETTO RA DIOLOGIC O
. Uft ll!O DI "EVEIITRATIO DlAfRA6MATICA, EQUATTRO DI f.RftM DIAfRIUITIIl ALTRO CA!O DI mnm DIAmADATill !E6UITO DA IORTE peli' il dott. Carmelo jannluotto, t enente colonnello modico, direttore del Gabinetto
Se la et•entratio diafragmatica è piuttosto an l i(·<L, essendo stata descritta per la prima volt<b dal P eli t alla fine del l i OO, l'ernia. dia.f rammatica nell'epoca pre-radiolo~i ca era. una event.uali(-à rara. o!'.serva.ta solo al t avoloanatomico ed infatti senza l'aiuto dei raggi X riesee impossibile diagnosticare in vita queste affezioni che restano qt;ar;i sempre mute. L 'eventratio detta a.nC'. be rel"'J.'atio, diafragmaticfl, è caratterizzata dalla sopra eleva ~ionc permancn Le di una. metà del dii1framma. La. linea diaframma.tica, genemlmente que>lh del la.to Rinistro, cht> si doVJ·ebbe trova.re più in basso, si trova ad un livello superiore a quella di destra e con maggiore convessità. Già nella dir.;tensione d ello stomaco gonfiato colla miscela di Frericbs si ha l'innalr.a.mento dell'emidiaframma sinistro c>ome pure per formazione spontanea di gas nello stomaco e nei casi rari di aerofagia.; ma in questi l'innalza.mento non è permanente e cessa col fa.r oo!lsa.r e la causa che, distendendo anormalmente ~o stomaco, inna lr.a l'em idiafra.mma che gli sta subito al di sopra. Nelle paralisi unihttern.Ji del diaJramma si ha Pinnalzamento permanen te ed il reperto radiologico t! iden tico a quello elle si ha nell'e!Jentratio, anche pcrchè in qnest'ulti~ na non manca.uo ma.i i disturbi della funzione motrice dell 'em idiaframma rilasciato : la. diiferenza è nella causa che nell 'e~:entratio ma.ut:a essendo quasi sempre forma congenita o costituzionale, per quanto da ta.Juni si ammette (:hc possa anche essere causa di eventrat·io una lesione del nervo frenico avvenuta alla nascita.. Ancora più difficile la diagnosi differenziale t ra e~entratio ed ernia diaframma tica. Nell'eventratio l'alterazione è congenita od almeno acquisita col tempo in soggetti predisposti (!abilità speciale del di afr~Lmma, degenerazione delle fibre muscola.ri). L 'ernia invece per lo più è dj origine traumatica in quan to che nella maggior parte dei casi c'è stata una. lesione traumatica del diaiframma , ma non mancano casi descritti in cui è ma.uca.to qualsiasi trauma. e la fuoriuscita dei visceri avviene a ttraverso una breccia congenitamen te esiswn te. N ell'oventratio la linea. divisoria fra torace ed addome è costituita fra le dne sierosc dalle fibre del diafram ma stesso fortemente distese, dira date, degenemte, ment re nell'ernia non si trovano che le due sole
UN CASO DI « EVENTRA'l'IO DlA.FRAG:IIATlCA», ECC.
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sierose olt,re la parete del viscere erniato, ma questa constatazione non si può fare che al tavolo anatomico. H erz credette di trovare un segno dia,gnostico differenziale nel respiro paradosso. n respiro paradosso o fenomeno del Kiemboch, dal nome di colui che per il primo lo descrisse nel pneumo-torace, consiste in questo, che mentrela metà sana del diaframma esegue moviment i respiratori normali, la metà. malata presenta un movimento inverso. È un fenomeno che si può trovare nelll'emiplegia diaframma.tica, nell'·ernia diaframmatica, nell'eventratio, nel pneumo-torace ed è dovuto alla. mancata contrazione dell'emidiaframma della parte ma.lata inqua.ntochè nell'ispirazione no1·male è la contrazione a.ttiva del diafra mma stesso che aumenta la capacità tomcica a detrimento di quella addominale e, se per una causa qualsiasi viene a mancare in una metà del diaframma la sua contrazione, questa rimane sottoposta come una membra.na passivamente alle variazioni di pressione delle due cavità. Hertz emise la teoria che nell'ernia diaframmatica vi doveva essere sempre il respiro pa.radosso perchè i visceri ernia ti essendo sempre sottoposti alla pressione addominale dovevano innalzarsi nella inspirazione per l'aumentata pressione addominale e viceversa. nella. espirazione, nell'eventrali o invece si doveva avere sempre respiro norma,ie: teoria ben fondata, m~L all'atto pratico dimostrata falsa e causa di enor i diagnostici percbò nell'e-ventratio molto spesso, essendo l'emidia.fra.mma. s!iancato e atonico, si può avere il respiro paradosso come lo si ha quasi sempre nell'emiplegia dia.frammatica , mentre viceversa nell'ernia per aderenze fra il viscer e e ut porta erniaria o per l'abbassamento inspira,torio del setto del viscero eruiìtto si può avere respiro normale. . La pressione gastrica misurata per mezzo di una sonda introdotta nello stomaco erniato subirebbe un comporta.mento diverso nell'ernia e nell'e?:entratio : nel primo CU$0 si dovrebbe avere depressione perchè il viscere erniato risentirebbe la pressione toracica, negativa, nel secondo a,umento di pressione come norma.Jmente si ha nelh~ cavità addominale nella ispir:azione per l'intervento della. contrazione del dia.framma., ma abbia.mo visto che molto spesso la contra.zione manC'a nell'etJentratio e quindi viene a mancare la pressione positiva, mentre ndl'ernia è difficile osservare quelle lievi depressioni nel moment o inspiratorio. n prof. Rossi di Parma, in un caso dubbio fra. ernia ed evcntratio, ha. accertato la diagnosi con lo pneum a-peritoneo~ perchè con la disteuzione dello pneuma (1000 c.c.) stomaco e angolo splenico del colon discesero, riprendendo la loro sede normale e l'emidiu.f ramma appn.rve uniformemente disteso a cupola molto conves::;a. Certo lo pneuma-peritoneo può facilitare la dia.gnosi nei casi di eventratio, mentre nell'ernia non sempre può riuscire a sost.ituirsi a i viscel'i erniati. Concludendo cri teri -differenziali genemli sicuri, patognomonicii per ciascuna delle due affezioni radiologica.moute non ne abbiamo, però ci serviamo di un insieme d i criteri e di accorgLmenti di tecnica che senza essere cara~teristici dell'una. o dell'altra, affezione ci possono portare ad una. diagno~l esa~ta-: cosl sopratutto la, forma che noll'eventrati.o è a cupola , che r adioscopiCamente si traduce in una curva o in due o pitt cune che ùiver-
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CASO DI. • E \1~Z.."'TRATIO Dl.U' lUOMATJCA • .
ECC.
sa.mente ed in parte si sovra.ppongono o si incrociano, ma. senza angoli rientranti che non mancano mai invece nell'ernia, sia questa e.ostituit.a solo dallo stomaco, o d111lo stomaco e dal colon (doppio angolo), se il diaframma conserva il suo tono muscolare non ma.ncano mai gli angoli alla porta. erniaria meglio rieonoscibili coll'opacizza.zione di contrasto al bario. E poi quasi sempre il sacco erniario non occupa tutto l'emidiaframma e si riesce spesso a vedere al da.vanti o dietro ad esso o lateralmente il polmone normalmente funzionante. Che se poi il sacco erniario occupa tutto o quasi tutto l'emidiairamma sinistro e questo ha pcrd uto completamente il suo tono muscolare, allora riesce molto difficile la diagnosi differenziale, ma d 'altra parte questa differenziazione ha perduto in quello stadio qualsiasi va.lore pratico. Naturalmente è a sinistra che queste affezioni si verificano più frequentemente mentre a. destra Ja. presenza del fegato rende tali infermità rarissime: in tutto sono state pubblica.te tre ernie a destra (Dietlen, Kierin, Weinberger) e due eventmlio (Effinger, Glas:sner ). E passo senz'altro ad esporre i casi così come è detto nella intesta.zione e nello st~sso ordine cronologico come si sono presentati aU'osservazione radio logica. P RIMO CASO. --·Osservazione n. 442 del 18 dicembt·e l 028. lnsc1·it.to di leva :'IL Emmo. inviato in ossen 'n?.ione dal consiglio di leva di Varese per deholo costituzione ed c,;iti di plcm·it<J. Classe l fJOG, già rivedibile JJCr due cumi por debole costituzione. riferisce di aver sofferto bronco·polmonite bilaten1lo all'età di cinque unni, l:if.'~ruita da. pleurite sin.ist.ra, nggiungo di aver soffct·to ancora duo anni fu, di pleurite ùest.ra. Presenta.
oondizioni genendi :;cadenti di uutrizio1w e di ~ronguificazione; palk•re dei tegumenti,
scarse7.Za ùcl panicolo adiposo. L'esame radioscopico e rn.dio!!nlftco rivela: reperto polmonn,re normale a de· stra, non s i apprez7.nno esiti d(lll'nllogolu plelll'ite; ulla. buse dell'emitol'Me s inistro si protende in a lto una zona. di por fottA trn><paronza. mobile coi movimenti respira· tori, che in aJt.o J'agp:itmj!e anteriormente il quarto spa.z io intcrcostale, che con l'ingo!'<tiona ò el latte di bario rilevnsi es.-;ere in diretta comtuùcnzione collo stomaco, reperto che viene coniet·mato dalla radiografia dorso-venttale. L 'emidiaframma. sinistro s'irmn.Jza uniformemente a cupola molto conve.<;.->a e regolare caccituldo in alto il polmone e spostando a. destra il cuore (ve<l i radiogramma n. l). Di~nosi radio logica : rilascian1c:mto dell'emidiaframma con el'tmlratio dello stomaco nell'emitorace. SECONDO CASO. - Osservazione n. 1776 del l O magg10 1928 e n. 1763 dell' 11 ma~io 1928. Ex militare C. Giovanni, del 27° reggimento artiglieria, di professione conta· dino. Manca la storia nor1 essendo stato possibile rintracciada fra le ca.rto della disciolta Commissiono Medica Pens ioni di Guerra di Alessundria a cui le altre visite per quanto riguarda la storia si riferiscono·. Visito subì te: Ale.~sandria l 920. Alessandria l !)22: 2" cat.egoria di pensione per anni sei per posttuni di empiema al torace ainistro con aderellZ!:' pleuro-dia.fra.mmatiche laterali, raccolta saccata di liquido e gas, retrazione ed aderenze dello stomaco in a lto. Invi~tto òalla locale Commissione Medica Pensioni di Guerra al reparto ac· certa.menti T. B. C. per scadenza pensione. Acctt.S8. dolori ell'emito'!"Q.ce sinistro, tosse, gastralgie e vomiturazioni. Costituzione discreta, nutrizione mediocre, cute bruna, mucose vi.;;sibili poco colorite. Apparato respit·atorio: torace regolare, fosse c laveari marcato, cicatrice da. pregressa cost-otomia alla base sinistra od altre tonrleggianti da ferite d'arma da fuoco,
UN CASO DI « EVENTBATIO DIA.FR.,\Gl\1ATICA» ., ECO.
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Esclll1>ioni tora.ciche simmetriCj_he. La mobilità attiva della base smil'ltL·a è un pù ridotta. Percuotendo lungo l'ascellare media si rivela suono manifestament-e timpa· nico est.eso in alto fino alla terza costola. Respiro un po' scarso alla. base sinist-ra, cuore spostato a. destra.. Espettorato nejlativo per Koch. Esame- radioscopico e radiografico del 10 maggio 1928. Nota."!i p.lla base di sinistr& un!!> zona di maggioré tr11sparenZ{i a net~ delimitazione in alto, in comuniCàzione collo st.omaco. Non esiste respiro paradosso. (vedi ra.diogranuna n. 2). L'H maggio 1928: facendo deglutire all'ammalato del latte al bario quest.o at·traverso l'osofago oltrepa.-.>;,:a il diaframma. o.ll'hiatus esofageo e scende nel fondo dello stomaco, che è a circa tre dita. trasverse al disopra della cicatrice ombellicale: con manovre esterne e ad individuo coricato in decubito cl!orso ventrale il latte opaco passa facilmente in quella zona di maggiore illuminazione a limiti netti che trovasi al davanti del polmone sinistro spostando un pò a destra il cuore e raggiungendo in avanti il terzo spazio intercostnle. Rilevo..'>i inoltre una scheggia met-allica come tU\ dado irregolare al davanti della decima. vert.ehra dorsale. Diagnosi radiolop;ica. - Ernia dioJrammnticn dello stomaco. La presenza della scheggia. ril~vata. radiologicamente e la cicatrice foro d'entrata sull'ascellare posteriore indicano il tragitto della ferita a fondo cieco che ha leso J'em.idiaframina Rinistro. Di~~ognosi clinica. - Esiti ha..,;ilari di pleurite traumatica s inistra. ernia diaframma~ica dello stomaco ùa foritn da scheggia di granata all'emidiah·nmma sinistro con ritenzione del proiettile. Immune da malattie tubercolari cliJùcamente at.tive. T E RZO CASO. Osserva?.ione n. 1949 del 25 maggio 1928. Ex militare )L CiMomo, del1'8° reggimento fanteria. Visite subite a Milano 1919-20-21, a Genova 1923-26. È inviato a nuova visita il 25 maggio Hl28 per aggravamento. Anamnesi raccolta il 10 luglio 19H). Fratello morto di tubercolosi, alle armi dal maggio 1915 ed assegnato all'8° reg· gimento fanteria.; nel luglio al fronte sul Tonale; dal dicembre 1915 all'agosto ,1916 al fronte di Gorizia ove fu ferito al torace sinistro da scheggia di granata, ferita a canale completo. Ricoverato all'ospedale di\ campo l:!;) por sopravvenuto emotorace e pleurite1 indi al 065 Cormons, Tortona, Ctmeo; licenza di convalescenza per esiti di pleurite, indi al deposito, nuova licenza, non ripre:>t> più servizio. Esnme obbiettivo 1919. - Piccola cicatrice fra. l'angolare della scapola e l'ru>cellare posteriore s inistra sulla nona costola da ferita proiet.tile (foro d'entrata); altra cicatrice un p6 più larga ed ovalare dello stesso lato anteriormente sull'emicla.''eare in corrispondenza del terzo spazio intercostale (foro d'uscita). · J pofonesi alla base toracica. di sini:;tra con respiro ridotto su tutto qu~to lato. R.eperto ra<liologico normale. Esame obiettivo 1928.- Buone condizioni generali di nutrizione. Apparato re:;pixatorio: alia bn.se sirill;tra si rileva una riduzione delle escw-sività reRpirat.ol'Ìe senza. che sulla paravertebrale e SLùi'angola.re della scapola appa.iano deviazioni p1essiche dalla. norma. Percuotendo sulle ascellari si h& suono conside· revolmente timpanico e più in alto che non di norma. Anteriormente si ha del pari risonanza timpa.nica che anche qui guadagna verso l'alto cosl da dislocare in questo senso il limite superiore dell'area di Traube e da invadere in basso parte doll'ottusiti~ assoluta d<.>l cuore. F. V. T. indebolito in basso a s inistra. Dall'angolo della scapola alla ba.se sinistra il mormorìo vescicolare è poco udibile non senza qualche crepitazione plenrica in ba.<;..«o. Esame urina no1'11lQ.le. Espett.orato negativo per Koch. Esame radioscopico e radiografico. -Rileva. alla base di sin.istra una zona. di ~normale tra..<;parenza. di forma perfettamente ovalare che si spinge in alto e all'esterno del polmone (vedi radiograrnma n. 3).
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Giornale dì medicina militare.
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UN CASO DI « E\'ENTRAT!O DI.\FltAGMATJCA », ECC.
Col latte di bario si ries ce ad opa.cizza•·e .detta zona radiografate. in decubito
dorso-ventra.le (vedi radiogr~UDIDa. n. 4). .-
Non esiste rispiro paradosso. Dia~nosi rn.diolo~ica. - Ernia diaframmatica. dello stomaco. Diajrnosi clinica. - Post.umi di ferita d'arma da fuoco transfossa allo emit<Jrace sinistro consist{lnti in esiti di ple urite traumatica con ernia diaframrnatica dello stomaco. Attm\lmente immune da malattie tubercola ri clinicamente attive. Osservazione n. 34:!9 dol1'8 ottobre 1923. fns ci·itto di leva S. Emilio, della classe 1909, inviato in o.~rvazione dal consiglio di leva di Como per postumi di empiema.: Riferisce di essere stato sempre bene in .salute fino al marzo 1926 epoca in cui ammalò di polmonite bilaterale s~uita. da pleurite purulent.a sinistra per cui fu ricovet·ato all'ospedale civile di Como ed operato di costectomia.: vi rimase degente otto mesi. Soggetto di mediocre costituztone generale, scarso il pa.nn icolo adiposo, oligoemico. Escursioni toraciche simmetriche. Posteriormento a sinist.ra. notasi sotto l'angolo della scapola una vasta. cicatrice lunga. cm. 12, pallida, infossato., in corrispondenza della quale rilevasi alla. pa.lpazione la. mancemza di un tratto della nona costola.. Alla. base di sinistra. s i rileva. alla. percussione una riduzione dell'escursione respit·atoria. e sull'a.'!Cella.re posteriore risonanza timpanica. L'esame ra.dioscopico e radiografico ad assi normali rileva: una sa.cca a. contorni netti di anormale trasparenza che coll'introduzione del latte di bario si vede essere in comunicazione collo stomaco piuttosto posteriorment.e e che spinge in alto, in avanti e all'interno, l'ombra grigia. polmon.a.re (vedi radiogre.mma n. 5). Diagnosi ra.diologica: ernia diafra.tlltl\a.tica dello stomaeo in seguito ad empiema. · QUARTO CASO. -
QUINTO CASO. - Osservazione n. 3828 del J<~x sergente P. Carlo.
:JO ot tobre 1928.
Ferito sul S. Michele il 21 settembre 1915 da pallottola. di fucile alla. base dell'emitorace sinistro. Ricoverato in diversi osped.ali : da. campo n. 80, Palmanova., Faenza pèr complessivi quattro mesi, indi in licenza di convalescenza. complessivamente otto mesi. Rientrò a l deposito e d.i li fu inviato nuovamente al fronte col suo reggimento 64° fanteria. nel dicembre 1916 e pre.'ltò quindi servizio fino al congedo della propria
cl81.8Se. Visitato a Brescia. nel 11.921 gli fu conces.'!a la nol'ila. categoria di pensione con quattro annualità dell'ottava per esiti di pleurite basilare sinistra . Inviato dalla Commissione :\{edica Pensioni d i Guerra. all'accertamento T. B. Q. avendo chiesto aggravamento. Accn.'!a dolori all'emitornce sinistro, poca to;<se ed espettorato. Sulla regione para.st.ernale s inis t.t·a nel secondo spazio intercostale si no;to. una piccola cicatrice a. stampo esito di foro d'entrata. del proiettile, fuoruscito posteriormente sulla linea ascellare posteriore' all'altezza della settima costola Notevole riduzione della mobilità attiva dC'lia base sinistra, respiro scarso alla bas e senza altre manifestazioni acustiche. Cut.irea-z ione negativa., 65pet·torato negativo per bacillo di Koch. L'esame radioscopico e radiografico rileva: Alla. base dell'emitorace s inistro w1a zona di ma.g giore trasparenza che si eleva al d i sopra di dove normalmente clo\rrebhe essere l'emiòia.iramma., circa quattro dita. tra.sverse più in atto dell'omonima di destra. In quest.a. zona di maggiore trasparenza è facile discemero una zona più all'interno in comunicazione collo st<Jmaco, in cui è facile far passare il latte di bario, ed una zona più a.ll'est~rno che daJ!le segmentazioni haustrali appare assero l'angolo splenico de l colon. La. forma a sacco con angoli accentuati che ricaccia in alto ed in avanti il polmone, porta alla: Diagnosi radiologica.- Ernia dia.framrnatica dello stomaco e del colon all'emitqra.ce sinistro (vedi radiogramn1a n. 6). Diagnosi clinica.- Pos tumi eli ferita d'arma da fuoco transfossa all'emitorac.e sinistro con e.<~iti di plew·ite traumatica ed ernia. cliaframmatica dello stomaco e del colon nell'emitorace.
Immune da malattia tubercolare clinicament& attiva.
UN CASO DI • l:: V'ENTRA T lO DIAFRAGMA'I'J CA • , ECC.
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R '1: ' ro CASO. - Ex militare V. Ambrogio, calzolaio. lì gtorno 15 gennaio 1929 e m in v iato a que!>to ospedale della locale <.:ommi.'>sione 1Iedica pe1· Pen.'lioni di Une1·ra pe r accertamento di t ubercolosi polmonare: entrava infat,t i verso le ore 19 nn po' alticcio per copiose liba7.ioni di vino ed em. ricoverato ul repart.o accertamento diagnostico T . B. C.; era visitato in seguito dal medico di guardia accu!<ando dolori vivi all'epigastrio seguiti da vomit.o e grande males..-:<ere generale. Dopo le cw·e del ca.'>O nella notte fu riposato alquanto; 1.na al mattino successivo fu ripreso con maggiore violenza da detti sintomi accompagnati da. progre.'<-'l iva e rapida debolezza cardiaca e nonostante le cure del caso prat icate decedeva alle o1·e 11,15. Si ignorano i precedenti ramoti ereditttri e pe1'Sonali; alla chiamuta delle. c 1a.SRe 1882 fu rifo1·mato per debo le-zza di costituzione gmve e persistente; rivisitato per mobilitazione fu giudicato idoneo al servizio militare e R.rruolat.o il 25 luglio 1915, assegnato al 9Qo reg~imento fanteria. 11 27 mag~io !'<uccessivo sotto l'Hermada a quota. 72 fu ferito a l torace sinistro da pallt>tta di shrapnell. P asso per dive1'Si luoghi di cura: ospedale di S. Ca..'!ciano, Bologna, Caserta, Treviglio, complessivamente circa tre mesi e poscia. inviato in licenza di convalescenza d i giorni 20 e giudicat.o idoneo e.i soli servizi sedentad. Altra licenza di convalescenza di mesi sei ottenne nel novembre del 1918 e nel maggio del 1919 sottoposto o. Brescia a visita di pensione ed o.ssegnato alla nona categoria con quattro annue.lità dell'ottava e quindi inviato in congedo. Per que.nto si riferisce aliA. S&de ed importanza della lesione risulta, (sempre dai rlocumenti) que.nto segue: l 0 La. cartella. clinica dell'ospedale di Treviglio (ultima sosta) nota: la presen· za di una ferita da scheggie. di ~ranata all'emi torace sinistro nel settimo spazio intercostale lungo la linea ascellru-è posteriore d i forma. ovalare con buone granvlazioni. Nessun altro accenno ad eventuali disturbi toraco-addornina.Ji. 2o Nella visita collegiale subìta a Brescia il 19 giugno 1919 v iene descdtto il V... in st.at.o d i nutrizione e sanguinificazione piuttosto scadenti . .·\.ll'emit.orace s inistro sull'ascellare posteriore ed al livello del settimo spazio interco.'!tale notasi cicatrice a stampo delle. grandezza di tma moneta. da cinque centesimi vecchio tipo) mobile ben consolidante, senza apprez7.abili lesioni del piano osseo sottostan.te, corrispondente al foro d'entratd. del proiettile. Manca il foro d'uscita. Esame radioscopico. - Pt·esenza d i palletta di shrapnell nella. parete addominale sul prolungamento della mammillare presso alla spina iliace. anteriore superiore: notevole opooit,à della base- dell'emitorace sinist.ro, cupola diafrainnlatica immobile. ):l:obilit.à, toracica re;;pire.toria manifestamente diminuitt\ a s inistra, lieve ipofonesi con affievolimento del mm·mure. Negativo l'esame dello sputo per bacillo di Koch. Fu formulat-a la diagnosi di: « E siti di ferita penetrante da palletta di shrapneU all'emitorace s inistro con cicatrice ben consolidata. a stampo a livello del ~ttimo spazio intercostale sull'ascellare post-eriore; permanenza clel proiettile nella parete addominale con sensibile riduzione della capacità fwlZionale del polmone s inistro ». 3o Nello. visita Collegiale subìta. a Genova il 26 giugno 192ii per aggravamento, essendo insorta una b1·onchite nel novembre precedente, fu riscontrato: riduzione della mot.ilit.à all'emit.orace ~;~inistro con diminuzione del fremito e del murmure vescicolare: respiro alquanto aspro alle dne fosse sopraspinose con respirazione lievement-e prolungata. La c icatrice è descritta. come a Brescia. Esame mdioscopico. - Velo dei due apici che bene si r ischiarano sotto i colpi di tosse, sinfisi del seno plemo-laterale sinistro con diaframma aderente alla parete ~osta.le, strie di ispessimenti pleurici e.lla base polmonare sinistra. con una stria di tb-p_essim~nt.o che simula un ispessimento interloba.re. La constatazione è esponente di 1spess1m~nti e di aderenw pleuriche basali, quali postumi di pleurite traumatica: presenza d1 pa.Uett.a di sluapneU nella fossa iliaca smistr a. . .E~1~ espettorato negativo.- Fu formulato. la diagnosi di aderenze ple\U'iche hu.sah d1Sinistra, esiti di ferita. d'arma da fuoco, sclerosi p1eurogena biapicale: 4" ~el~a visita. Collegiale subita a Genova il primo giugno 1927 fu constatato a 1l'esame obbiettivo: torace meno esptlnso a sinistra {$ meno espansibile dnll'lln-
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UN C A"<O Uf • F.\' F.]!.'TRATJ O IHAYR..\ 0 .\IATft'A • , ECC.
K"lo suporiorE\ intemo de lla il<'ttpola fino alla bn;.e, ipofone~"i sempre più a ccentuan· tesi con J'CSpiro m olto scltrS(l. E fq),me r&elio~'<copico. - N elltt, pnrte inf('!riore <lell'emit.oraoo sinistro ombre e hando molt-o dense irre51:olari: immobilit4J. dell'emidiaframma sinist.ro. E:<ame dell'espottorAto negativo. - l•' u confermnta la diagno;;.i di pleurite b>1.·:i lM'El s i n i.o;t ra.. \'a r·bale di autopsia {prof. Uiovini). PallorC' de i teg\llnt'n t i. lif'arsezza rlol p11.nnicolo ndipo,.o, n!<.-.cn~.a di edemi. 1::mitom ce s inistr·o relativamente tl!'flttn:<o. P er ~ersi ritrovata nel cavo a.ddo· minai<" u11 r1. pAIIettoA di ;;hnl>pnell. l'esame attt>ntn soc:nula una c icnt.rice del diametro di c m. 2 snll'w<celloro po,.tor·iot·e ~inistra . ::'\egat ivo l'esAmo d ella sct~t oln c rnni cn, cor,·ollo e in,·olucri. Cavità t.ora.cica n. .~ ini!'t ra: nppena ro><ecnte le c:ost.e, g ià in t.utta vicinanza d olla clnvicoln e con nolo uu t'i ''est im ento ~i ero~o. e..:;ulXlr'a dal t.omce un organo cnvo, iperùisteso, con contennt.<J di IJ;U" e di liquido, l'orgono, cho ri~11lta essflre lo l<tomac·o enormemente aumcnhtto di vohune, colmlt tut.to il cavo tor·acico s inistro cost r f't to nelln sua porzione inf~1·iore, Attraverso uti li breecin di nfrummatic·n poi't!'lriore piut.t o.'lt.o ampia., intorno a lla <Jnale il rliofn1.n1.ma f01·ma una specie di sottile c ingolo. la. porta ern iaria; cum·e e mt:"l i rL>~t in o <li>'locnti a dC':-rt.rf\. li polmone s inist r•o <·ompre;;..-.o a ll'ilo e rido t lo a c ir·ca 1/fl del !1110 volume nor· malo, f> anemiz7.n.to in tot~tl ità, atelectn.<>ico n elle pa rti m a..«sicce e, qu1\ e là, enfisemato~o nfll :>uo margine in ferinre, n e,.,-sun repe rto d i tu bc rco lo~i in ntto. nè dei suoi poRt umi. Lo i!t.omaco, estmttt) fr11 due lacci. oltre a.l gas, C'Ont.iene re.~idui aliment!\ri e ,gmn copin eli liquiclo bnmo. di otlore acn•. F at.ti di ipostal:-'i cir·coscritta alla superfìr.ie inter·na della sun par-ete p0sterior e : nessuna ulcerazione; nessuna soluzione di con t inno <l e lla mnCoSII. A d ORt.r·a. Cavo ple l!1-i<·o libero, in.<:ieme a l m ec:lin.-<tin.o, il cuore è f01'temente tli-;locttt o d11. questa par·t e. Il po lmone d estro d i con.<;;i;;tenz.a aumentata più che di volume, è intenRamente congMto.. ;;en:r.a cha per· ne.-«.o;una s ua parte riesca pos itiva la doC'imas in idrostatiC'a. ~ennche VN' q u ll!"to polmon e la t uoorcolos i è comunque rappre:'len tata. NulJn di notevo le per ti l pcri cnrdio, il peduncolo vo><colnrf' ò allunj.!at.o a mi~ura. de lla. tra:o:la:r.ione tiel C\10 1'0!. Cuore: complessivnmm1te piutt.ost.o piccolo, contrl\tt.() il ventricolo sinistro, di!A tnto e flaccido il clest ro. Vnlvolfl int~re, non cORJlllli ne.lle cavità, not.e modeste di generazione grassa del miocnrdio. CaviU~ u.ddominale. - Non liqui•lo nel per·itont>o, rlello stomaco giìt. s i è dett-o; int~stin o gen()rn.lmente . di ,·olume ristret.to. Pancreas : nulla d i notevole. . l<'egat.o e dotti biliari: nolla ci:o:tifellea pocu. bile. d ensa, Ìl1tensnment-e bruna. F egato appena. un po' aumentato d i volume~> di consist.en7.a, con degenera· zionc gmssa diffw<a (feg!\t.o noce moRcnta) e con i.Mie me di note di cirrosi. ;\Iilzn, piccola, dlU'a, con cnp,:;uln. ntgoRa, ta~lio nscint.t.(), ricluuone della polpa, e rl~>lln visibilitÀ. dei follicoli. R eni : nulla di notevole. ln prossimità della capsula Sttt·rennale sinistra. si trova, bene incnpsulata, unn pa lletht di F<hra,pnPll quella st.es.'la di cui è detto sopra. Diagnosi anatomicn. « l·:mia diaframmat.ica con strozzament.o pilorico dello sooma.co (originariamente dn feritn di shrapnell d el diaframma sinist.l'O con riten· Rione rli proiettile) a.t r ofin. rln compres.:;ione del polmone s iniRtro (da parte dello stomaeo iper(listeso). Spostamento (rilevantissimo) a destra del cuore e del medias tino, st(l.;!i, c r·onica ri~lcut.i:r.7.n.t-n dol polmone di destra, d egenerazione grassa. epat.o-cardiaca. •· Cama Jl1ortis. A cutt\ insufficienza rlol cuore, con riacutizzat.n. stasi del p iccolo c ircolo , meccanicamente e cronicamente ridotto di tutto quasi il polmone smistro. Da quanto è stato rite,·nto dui documenti sopra ripm·tati risulta evidente chA il V ... riportò il 27 muggio UJI7 una ferita da pallett.a di ;;.hrapnell che ent rata stùl'ascella.re posteriore 111 l ivello del settimo Rpazio intercostale andò a fermarsi alla capsula sunenale di sinil-'tra ove fu trovata bene incapsulata alla_.autopsia. Questa palletta nel s uo tragitto r ett.ilineo lese fortemente l'emidiaframmtl> sini!'tro che in un primo t.e mpo mo lt-o verO!'limilmente ebbe a c icatriz7.a.rsi e con 1ft.
N. l ·~\.Emilio
Re!axa/io diajragmalis c~/ /al/P al bario iiL decubito
N. 4 - M. Giacomo
veutro~tforsale
F.mia diajrammalica ca/ latte al bario ill decubito tlorsv·t'enfrale
N. 2 • C. Giovanni N. 5 · S. Emilio
Ernia diajrammatica in piedi all' Ortoscopio
Ernia diafrnmmalica col latte al bario in decubito dorso-l'entrale
N.6 ·P. Carlo N. 3 • M. Giacomo
Ernia tUnfrnmmrztica. Decubito
ventro-dorsale Ernia diajrnmmaficn iu piedi
all' Orloscopio
IJN CASO DI « E\'KNTRATJO DIAFRAGMATICA >t, l'CC.
10ua dieresi costituì in segtùto i l loc118 minor i$ re.sÙirenti<l,e t\ltraver:;o cui s i formò lentamente il sacco erniario. Resta difficile a spiej::a.rsi la. pallett.l\ c he fu vista >l. Bt'Oolcia nella. pA rete uddominale presso alla spina iliaca anteriore superiore e e. Genova uelltt fos.<>a iliaca sempre a sinistr&. che non fu trovata nell'autopsia. La pallette. bene atmida.ta è tutta circondata d i te.c;suto connettivo aderente alla capsula sunena.le d i s inistra. s icurament.e ivi s i fet-rnò a l moment.o d e l tmuma, che altrimenti non avrehba pot.uto eccitare tant.a, form1;1zi one d i connettivo .-: non s i può ragionevolmflnte pen.-:;are l!d una migra.:l'ione: 11~ è da. :-!Otprondere dt!' la pallett.l\ capsulare non sin :itnt.n mn i vi;;tn trnt.tondo;.i >:Pmpre di c;:nmi rudin><<"npici .
CO~S LDER~IO.J~ I
GE\'ERALL
I s~i Cà!li che ho avnto cura tli raccogliere e ùi iUustnue hanno una certa. importam~~~ elinica e perciò Rono degni di essere portati alla conosc.enza dei colleghi. Per cinque di questi casi la d iagnosi fu lltabilita solo nldiolo~ica mente, per l'ultimo all'antovsia. Per quattro delle cinque ernie> de~critte è evidente l'origine trauma,t.ica: trattasi sempre di fNi te <l 'arma dn, fuoco all'emitorace :-;inistro a canale completo o a fondo cieto <·on inte-re:>l.lanwnto dell'em.idraframma c:otTi· spondente. Per l'isf·rit.to di le va S. Emilio (40 f'a:<o) è ~t a t a emessa la diaguogi di « ernia diafra.mmati<:>a dello 8toma(~O in ~egnito ad empiema n per quanto al solo empiema non t;i poss~ll addebi tare la dieresi del diaframma che ha. permesso la fuoriuscita del visc·ere, ma piuttosto all'atto opera tivo o alle suf'cessive cure e drena.ggi che per vuotarlo si re:;ero nece~SRarie. L 'ernia d iaframmatica mortale del V. à.mbrogio ((i 0 caso) è stata più diffusamente trattata per la sua grande importa.nza clinica e medi<',olegale e mercè le informazioni fornitemi datrlspettorato di sanità della 1a zona, cui rendo pubbliche gra.zie. ,_
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L'A. accenna a lla. storia delle due in[enniti~ e ne descrive l'etiologia diversa ed i sintomi radio l~ic i cl1e set·vono a differenziarle. DiS<.'ute e dimostr11, che ne:osuno d i questi sintomi è pn.tognomonico e conclude che s i arriva pitt facilmeo.te a lla dia~osi con ripetut i E~snrn i rmlioscopici e con opportuni accorgimenti di tecnica. D escrive i S{'i CR>'!Ì OCCOI'l;Ì a lla ;.un o>t'l('l·va7ione A UTOJUASSUN'ro. -
Uft USO DI ECHiftOCOCCOSI IDDOIIftiU DiffUSA ADECORSO LEftTO ESlftTOIATOL0611 OSCURA, COIPLICATO con IIOCIRDITE per il dott. Francesco Massimo, capitano medico
S. Sal ~·ntore, di anni 36. nflicinle del R. E.: anamne.~i ftuniliaro e personale remote ne~ative. Egli pl'ostuvt~ servizio militare dal 1915 e, nel 1916, e.<~sondo stato i nviato in Albania, vi contrasse infezione mala.rica.:per cni in seguito fu periodicamente colpito da febhl'e e varie volte ricoverato in ospe<lali militari e curato col chinino. L'attuale malattio. pare che rimont.i al 1925, quando il pazient~ cominciò a notare che il suo addome an<h~va progressivamente aumentando di volume, fino a rngginngere le notevoli propnrzioni di questi ultimi tempi, mentre per il r6$1to del corpo andava deperendo. Purtutt-u.via egli attendeva tllle sue ordin~trit:~ occupa7.ioni, sonza troppo impensierirsi del sno stato di salute, sia perchè, u. suo dire, non avvertiva gravi distmbi, sia pel'('hò att.ribuiva. la tumefazione dell'addome alla. pregre.'>.cro. malaria. Ma codondo alle insistonze di alcuni amici, si decise a farsi ricoverare in questo Ospedale il gior·no 13 settembre 1929. Due dati sono rilevati molto opportunamente nAila storia e cioè che l'ilifermo non ebbe mai familiarità con cani, e che verso la fine del 1926 scivolò sul lastricato ghinccio.to e cadde violentemente a terra risent~ndo males.~ere e stordimento che in breve si dileguarono ed in seguito non notò nè orticaria, nè ittero, nè prurito cutA.neo, nè altri disturbi d i sorta. Il suo addome già. tum&fatto n on diminul di volume. Al momento del ricovero in Ospedale il paziento accusava pochi d isturbi, se prel$cindiamo dal senso di affanno e di peso che gli apportavano le tumefazioni addominali. E ra molto deperito, pallido, l'a lvo era irregolare e piuttosto diarroico, la teml?eratura febbrile o la curva tennica, mantenendosi sui 37,4 e 37,6, raggiungeva <11 t,a.nt.o it1 tàfito i 39 gradi e pil1, nè cedeva alle cure chinitl.iche. E. O. La nostra attenzione era subito richiamata alla regione addominale dove, con la ispezione, si notava che la sua. forma era irregolare e il volume notevolmente o.umentato a. carico della superfice anteriore, dove si o!'lservavano delle sporgenze e d elle depressioni nei diversi quadranti e precisamente alla regione epigastrica e.~isteva una t umefazione della grandezza di tma testa di feto, ricoperta dalle pareti addominali assottigliate e tese, con cute normale solcata da. qualche vena più visibile, con superficie liscia e levig1~ta e limiti molto bene circosorit.t-i, e che seguiva i movimenti respiratori del diaframma; la consistenza di questa. tumefazione era. molle elastica., nettamente fluttuante. Alla regione ipocondriaca destra si vedeva il fegato enormemente aumentat.o d·i volume, che col suo margine inferiore tagliente raggiungeva la linea ombellicale tra.sversa. La superficie convessa di esso. con la. pt~lpazione si presentava liscit\ e sulla. linea pa.pillare destra, })roprio al cli::~ot.to del margine della 12" costola, pre.<;entavt'l. una tumefazione come la sezione di un'arRncia; con la pRlpa.zione la cons istenza del fegato appariva molle elMtica dovunque ed in nlcnni punti era. bene evidente la. fluttuazione; .a l disotto del margine epatico, Le dita capitavano su unn. saccn. rotondep:p:iante e B!uttuante, che non si poteva nè circoscrivere nè delimitare, perchè si n.ffonda.va al disotto dell'orl!ano suddetto. Alla rep:ione ipocondrio.c n. sinistra si uot.ava. un'altra grande tumefa:>.ione, della. gmndezza ùi w1a. te.'lto. di adulto, con forma ovoidale, il cui polo inferiore raggiungeva la linea ombellicnle trasversa ed il polo supe1·io.re si spcrdtWl\. sotto l'arca·ta. costale; con la pn.lpuzione si notavn che la superficie era lisci n, ma irregolo.re per numerosi solchi, che sembnwano vet·e incisure della. nùlza turndntta; la. palpslzione fareva rilevsu·e fluttuazione. ~oi quadranti i.ufm·iori clell'addome poi nota.vnusi nmne.rose tumefazioni di vnria ~ r·andE>zzn, mn tt1li dtt non oltrepR~-<nr·e il volume di w1'arancia, :spostRhili
tiN CASO DI 1-:CHINOCOCCOSI ADDOMINAJ,F., ECC.
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in tutti i sensi, di consistenza molle elastiea fluttuante e taltme si notavano profondamente tra le anse intestinali; \ma si notu.vll. nella fosSA. iliaca sinistra, fissata. alla parete del bQ()ino e che si affondava. nella piccola pelvi, come si poteva rile· vare con l'esplorazione rettale. Fra queste tumefazioni una. era molto superficialmente situata aulla linea mediana, al disopra. della sinfisi pubica ed era gmnde come una mela. e su di essa si rilevava molto chiaramente il fremito idatideo, fremito che si noto.va con la stessa chiarezza anche sulla tumefazione situata sulla superficie conves!'la del fegato, al disotto della 12a costola, che è stnta già descritta. Fu questo sintoma. patognomonico insieme agli altri descritti, che fece stabilire con esattezza la diagnosi clinica di cisti ùa echinococco diffuse in tutta la. cavità. addominale, e per quanto il fremito sia molto raro a riscontrare (Finsen su 235 ammalati non lo trovò neppure una voJt.n) per cui alcuni clinici addiritt.ura lo negano, esso non può essere dimenticato da. tutti noi, che avemmo agio di rile''arlo molto bene nel nostro infermo. E sso invero si percepisce come la vibrazione di una corda d'orologio o come la sensazione che si avverte quando si percuote tm sedile a molla. e dà al senso del ta.tto la. sensazione simile a quella che dà all'occhio la vibrazione della gelatina di carne coagtùata (Piorry). E poichè la cisti situata all'ipogastrio era monovescicolore e proprio su di essa il fremito idatideo era più evidente, noi possia-mo accettare la teoria di Davaine e Boinet che spiega questo fenomeno con l'ammettere il rimbnlzo dell'onda. di Wl liquido poco denso e sotto modica pres!'lione. contro le pa-reti sottili di una sacca. cistica. Furono eseguiti i seguent.i esami di laboTatorio, olio scopo di convalidare lu diagnosi clinica già stabilita e per completare• lo studio dell'al'TilJmlato: Esame di
urine.: negativo - siero-reazione di Wasserma.nn: negat.iva. Ricerca del Plasmodium della. malaria nel sangue: negativa. ESA.me ematologico, più volte ripetuto. dette in media il seguente reperto: globuli ros:si 3.500.000, emoglobina 62-68 %; fonnuJn leucocitaria quasi normale con eosinofili tra 2,9 e 3,3 %. lntradermo-reazioue del Ci\Soni, praticata con liquido di cisti di fegato di montone procurato al Macello, dette t·isultato dubbio sia come reazione precoce, perchè si formò una papula. di qualche cm. 2 , che durò pochi minuti, sia come reazione tardiva, che fu del tutto assente. L'esame radiografico comtme fece rilevat·e delle ombre che non potevano essere nè individualizzate nè localizzate, mentre a carico degli organi respiratori si vedevano delle ombre agli apici ed agli ili polmonari, ma senza. caratteri di cisti
da echinococco. Non fu possibile praticare la radiografia dopo lo pneumoperitoneo, e d'altra parto essa. fu tralasciata anche perchè la nostra diagnosi clinica. era già. ~m.
.
La. siero reazione del Ghedini-Wumberg e la precipito-reazione di Fleig Lisbom1e non furono eseguite pet· mancanza di liquido cistico antigene. Cuore spostato in alto con' l'itto nel quarto spazio intorcostale sinistt'O con t o tono parafonico e 20 velato. Stabilita la diagnosi di echinococcosi addominale diffusa, si affacciò il pro· blema. della terapia. La prognosi era certo infausta, data la grande diffusione Cielle cisti e il volume di alcune di esse. Purtuttavia. siccome non è consentito oggidl di abbandonare al suo fatale destino Wl ammalato con tumefa.zione addominale, senza tentare almeno una. laparotomia esplorativa., che talora può diventare vero intervento curativo, e poichè la laparotomia esplorativa nulla di male può fare, mentre talvolta può salvare la vita dell'amnmlnto, così fu deciso d'intervenire chirurgicamente, consenziente l'interessnto. Le cure mediche per l'echinococco sono ormai a.bbamlon~J.t.e, poichè anche se il cont-enuto liquido della. ci!lti può essere estratto, la parte solida, chitinosa, rimane come corpo est,·aneo, causa permanente di mnla.ttitl. Nel nostro caso poi la puntura a scopo diagnostico era inutile, a scopo cura· tivo sarebbe stata illogiC!l. non solo perchò non si t1·anava di u11a cisti unica. ma di tante cisti, ma anche perchè n oi avemmo presente il pericolo ed il danno delle punture delle cisti da echinococco, le quali nella ipote;;i più felice concorrono a fare suppurare una. cisti ancora sterile, quando non danno la sorpresa dell'improvvisa morte del paz1ente, perchò il liquido trovandosi ;;otto forte pre.;;sione. cont.inua
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UN CASO DI ECHINOCOCCOSI
ADDO~INALE ,
ECC.
a scorrere dal piccolo orifizio praticato dall'a.g o, con tutte le conseguenze che tale versamento può produrre e cioè fenomeni a.na.fila.ttici più o meno gravi, quando il Liquido è sterile e periton.ite settica. rapidamente letale, quando il liquido è suppurato. Dunque nel nostro ca..<Jo l'intervento ebbe lo scopo di tentare di apportare nn sollievo al paziente senza. rinunciare a fal'e ancora. di più qualora le sue condjzioni lo a.ves.<;ero permesso. Non era possibile fare in un tempo solo un intervento chirurgico completo nè si poteva sperare di asportare quelle grosse cisti e chiudere pe1· prirnwn, come oggi si pratica nelle operazioni più fortunate di cisti da echinococco, ma noi pensammo di dividere l'intervento in più tempi e dj usare il processo di Lindama.nn-La.ndau cioè dell'incil'ione e ~utura. della parete cistica alla ferit-a addo· mÌltale. Nel primo tempo, il giorno 9 ottobre 192!1, si pl'a.ticò tUla htpa.rotomia mediana. sopra.ombeUica.le, che ci permise di rag-p:iungere la twnefazione più superficiale dj tutte, si suturò la pareto n.lla. ferita addom.i.nale e s i aprì la sacca dando esito a. oltre centimetri cubi 1.500 di liquido purulento, ~dallo verda.<;tro, ric<'O eli cisti figlie già. in via di disfacimento. Prima di a.p•·ir-e questa :sacca si ebbe modo di Mportare u11a cisti impiantata sttl g•·ande omento, della grandezr.a eli una mela, con pa.rete afflosciata e membrana avvizzita, di consistenza pa..<!tosa, che al taglio si rivelò ripiena dj wUJ. poltiglia chitinosa, friabile, qua..<Ji gelatinosa, fonnata dalle cisti figlie djgfatte. Il decOn>O po~t-operatorio fu incoraggiante, la tempera.tu1·a diRcese al di sotto dj 3i0 ed il paziente si sentl meglio e moralmente sollevato. Pertanto dopo 15 giom.i si po.~:;sò al 2o intervento, che fu più arduo del primo, perchè consi:stette in 3 tagli laparotomici. uno all'ipocondrio sinistro, che ci fece mettere allo scoperto, una cisti a. contenuto limpido come acqua di rocci.a, contenent·e nwnerose cisti figli e, taglio che ci pennise di ma.rsupiaJizzare questa cisti danrlo esito ad oltre litri 2 di contenuto: 2 tagli all' ipocondrio destro, clei quali uno più piccolo, fece svuotare la piccola cisti superficiale della faccia convessa del fegato, a contenuto limpido, e l'altro più ampio, ci fece rajZp:iungere una voluminos issima cisti, situata sulla fa.ccia. Ìllferiore del feJZ;at.o, subito al disotto del margine di e;~so e che ru.pidamente marsupializza.ta ed aperta, dette esito ad oltre 6 litri di pus e di ci.<;ti figlie e di pezzi dj membranA. in via di dissolvimento. Tutte quest~ cisti, aperte, furono accuratamente drenate. Nei primi giorni il decorso po~t-operatorio fu davvero ottimo ed incorap:gtante: il volnma dell'u,c:ldoma riAnt.J•ò in proporoz.ioni se non norm.ali, almeno tollerR.hili, subentrò uno stato di vero benessere per il paziente, la t emperatura si tenne not·male, l'appetito commciò a risvegliarsi. N è si ebbe la colerra.gia. che noi avevamo motivo dj t-emere, data la va..<Jtità delle cisti che interessavano il fegato. Senonchè un sintoma. ci lasciò molto preoccupati fin da. principio e fu il polso frequente (sempre sulle 120 p.), vuoto, compres:~ibile e sopratutto aritmico. A questo si a,;cgiunse un altro sintoma non meno grave: la diarrea (fino a 9-10 scariche liquide nelle 24 ore) e che denotava la cachessia da. cui il paziente era preso. n cuore non tra..<Jse beneficio dai cardiocinetici. i ton i andarono sempre più deformandosi ed il polso andò peggiorando, fmo a rap;giungere 140-160 ed anche 180 pulsazioni nell'ultimo giorno di vita. ll decesso si avverò dopo 27 giorni da.! secondo intervento, il 20 novembre 1929. l/esame necroscopico ci fece rinvenire innumet·evoli cisti in tutto l'addome, nel piccolo bacino, sull'omento 5tÙ mesent,ere, sulle anse intestinali, confermando quanto avevamo già. notato clinicamente. La grande cisti della faccia inferiore del fegato, che era stata svuotata nel 2o intervent.o, rap:gitmgeva la loggia renale destra e contraeva aderenze con la fa-ccia anteriore del reue destro; nel lobo epatico destro esisteva una grossa cisti anch'e.'>sa suppnl'ata. e della grande:tza di un JZ;rosso pugno, a.ncot·a intatta ed era. quella che rendeva voluminoso il feg&to; si vide che la. cisti dell'epigastrio, aperta nella prima operazione, era impiantata. sulla. piccola ala. del fegato e quella dell'ipocondrio siltistro aveva tutto intorno un conglomerato di innumerevoli cisti, che formavano come w1 grappolo sospeso alla milza, la quale si presentava. alquanto a.wnentata dj volume. Tutte queste innumerevoli cisti erano alctme con liquido limpido come a.cqua dj rocca altre serur.a. liquido e con gli stes.'!i caratteri dj quella che avemmo modo di Mportare nel primo illtervento chirurgico. n cuore era. flaccido, sfia.nca.to. molle, in preda. a degenerazione grassa delle fibre del miocardio. I polmoni senza alterazioni degne di not.a.
t;N CASO DI };CR INOCOC:COSI ADDOliiiNALt;. 1-;cc.
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Nel nostro caso la diagnosi clinica fu poco illwninata dalle ricerche di laboraoorio e difatti l'eosinofilia era di lieve grado e la intradermoreazione ebbe scarso valore, e poichè noi sappiamo rbe le reazioni biologiche variano secondo i tipi di portatori (cioè quelli a rf'azioni complete, quelli a reazioni dissociate, quelli a reazioni latenti), noi possiamo classificare il nostro infermo fra i tipi a reazioni latenti. Il p:~zicnte aveva notato la presenza nel suo adclome di tante tumefazioni, ma non vi aveva dato alcun· peso, nè egli sapeva precisarne l 'inizio e questo ci fa menwiglin,, poichè si tratta di un ammalato còlto ed intelligente, mentre non ci meraviglierebbe se si trattasse di un individuo di <>la:;~e sociale meno elevata, perchè realmente la cisti da echinococco può de<·orrere subdolamente. La larva esacanta attraver:~ando le pareti int~~tina li e penetrando in circolo, si va ad incistare più frequentemente nel fegato, ma può capitare dovunque arriva il sangue e dopo il fegato, per per ordine di frequenza, si trova nei polmoni, nel cervello, nelle ossa. e poi in tutti i tessuti. Nel nostro caso il solo organo che aveva cisti nel proprio parenchima era il fegato perciò noi abbiamo motivo di ritenere che una cisti primitiva del fegato, proba,bilmente quella. ~:,rrandissima della fa.(• cia, inferiore di c~·o sia stata la primitiva cisti e. che <'f~Ra, per una C'lHisa qualsiasi, for"e il trauma, forse l'ec<'cssiva tensione, si sia rotta <tiffondendo nel ravo peritoneale gli scolici e le ves<>i<>ole <'he s i continuarono a sviluppare. Una delle complicanze della cisti da echinocoN•o è In rottura, -<:he può accadere o perchè la. par('te troppo tesa e sottile cede alla prE'~sione interna, senza che vi sia bisogno di nn traumatismo oNasionale, o percbè a\'·viene un traumatismo e sappiamo che a seconda della sede della cisti e della rottura può aversi il vcr,.auwnto del <:ontenuto nPll'addome, nel torace, nell'intestino, nelle vie biliari, ~; ulla cute e se il liquido è normale cioè asettico il versamento di esso n('l}Jeritoneo o in altm sierosa produce ac<'identi anafilattici più o meno gmvi, ma ::;e esso è suppurnJ,o, si sviluppa, una peritonite acuta rapidamente mortale. Xel no)ltro c·a:;o è 1·e~strato nella storia. un traumatismo, ma dopo di t>Si;O non si cbbt>ro fenomeni anafilattici evidenti e per quanto noi <l>bbiamo intPrro~Mo il paziente, non abbia.mo rilevato che dopo di esso ci xia stata orticaria, tarhic·ardia., di~:turbi nE'n·osi. disturbi respiratorii, prurito cutaneo, ere., ma vi fu soltanto malcsxere passeggero. P erciò noi avemmo an<>ora. la confC'rma <·ho il nostro pazitnt.e apparteneva a l tipo di portatori di echinococ<·o ;~ reazioni latenti, in cui il fenomeno d'anafìla~!-li per la fuoriuscita del liquiùo dalla ('isti <>d il versamento di esso nel peritoneo, non produs~:c a.l('un f<'nomeno o d<> i f<'IJOm<'ni che passarono inosservati. La negatività di questo reazioni dipende d1~ mimNlnte od insufficiente penetrazione attraverso la pareto cistica delle so:;ta.nzc antigene o seullibilizzatrici, contenute nel liquido cistico, oppure dipendo da mau('ante od insuffi.centt> reazione organica t Non ci riesce fa<>ile poter rillpondt>re a. questa domanda, che rappresenta ancora una que:;tione dibattuta. Cosicchè la rottura della cisti, se fu favon•volc per i suoi rixultati immediati di anafilassi, produsse però la. dL<~seminazione dei germi sulla s ierosa peritonealP, ed il loro atteeehiment.Q, cosa facile ad accadere (rome din1ostrò fin dal 1877 il Volkmann e poi sperimenta.lment.e il Dèvè fin dal 1901), e nello stesso tempo la rottura creò soluzione di continuo nellà p~m·tH
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UN CASO Dl .J::CHlNOCOc.;COSJ ADDOMJNALE, ECC.
cistica (di per sè stessa impermeabili ai germi quando è intt>gra), per cui avvenne, l'infezione e la conseguente suppurazione, cosa che si trovò soltanto nelle cisti del fegato e non nelle altre, che avevano la parete integra . .Analizzando i sintomi del nostro paziente essi erano a. carico degli organi a.ddomina.li e si dividevano in locali e funzionali. I primi erano evidentissinti, perchè le tumefazioni erano tanto notevoli che spostavano in alto gli organi toracici e dt>foi·mavano la parete addominale; i secondi invece erano scarsi o nulli, poichè, mentre il fegato era in parte distrutto per la presenza delle cisti, la funzionalità. di es!';o restava inalterata, certo per la ipertrofia. compensat,r ice che in questi casi avviene di frequente, oppure perchè le cisti più gros~e erano extraparenchimali e cioè a carico della superficie inferiore e della piccola ala del fegato. Inoltre anche i sintomi mec<:anici erano assenti, perchè le vie biliari erano libere, donde assenza di ittero da stasi. Per il resto dobbiamo considerare ancora un sintorna molto più importante è cioè la febbre. Da lungo tempo, cioè dal1916 il nostro paziente ebbe periodicamente febbre, che gli fu riconosciuta di natura maL'lrica e come tale curata, ma noi, ora, possiamo dire che quella febbre sia stata sempre di natura malaricaf Al momento del ricovero in Ospedale la curva termica fu sempre febbrile e di tanto in tanto si avevano delle esacerbazioni come abbiamo già. d(lscritto. n paziente stesso asseriva che da molto tempo la sua temperatum era sempre di questo tipo e per lo meno dall'epoca in cui egli faceva risalire il vero inizio del male e cioè dal 1925, febbre che qualche volta rimetteva col sudore e non sempre subentrava col brivido. Pertanto noi possiamo arguire che la febbre era dovuta alle vaste suppurazioni di alcune di queste cisti e precisamente di quelle epatiche. E volendo sottilizzare ancora di più, possiamo pensare che il decorso della echinococcosi sia molto più lungo e molto più lento e cioè, tenendo conto che il paziente non ebbe mai familiarità. con cani, che il contagio risalga proprio al 1916, quando il paziente si trovò in Albania, regione dove frequente è l'echinococcosi, per l'infestamento da cani randagi, e quando cominciò ad avere i primi suoi disturbi. Nè questo lungo decorso di cil'ca. 13 anni può meravigliarci, quando sappiamo che lo sviluppo del parassita è lentissimo e quando la statistica è ricca di casi a decorso molto più lento è più lungo è cioè di 20 ed anche 30 anni. In ultimo era naturale che il miocardio subisse la degenerazione grassa dopo un periodo cosi lungo di affaticamento o di intossicazione da assorbimento di tossine passate attraverso le membrane cistiche alterate nel parassita morto e quindi facilmente permeabili da parte delle sostanze in esse contenute. AUTORJASSlnl'TO. L'Autore illustra un caso clinico di echinococcosi addominale diffusa, a decorso lent,o e subdolo e sintomM.ologìa. oscura., il cui inizio si può far risalire a circa 13 anni or sono, operato due volte con la. ma.rsupializzazione di a lcune cisti più voluminose e suppurate, interessanti il fegato. Rilevando i dati più importanti della. ,;intomatologia, l'Autore ritiene che la cisti primitiva sia. stata. o.l fego,to e che e.c;sa, per· una causa qualsia.<>i (forse tro.umatica), si sia rotta. disseminando i germi nella cavità pel'itoneale e senza. che vi siano stati evidenti fenomeni anafilattici, perchè il pc1ziente rientra ne lla ca.te~oria dei portatori di cisti da echinococco con reazioni latenti. Descrive gl'intet·venti chirurgici praticati e rin.<>sume il reperto necroscopico, dl~ lui stesso eseguito. che fece confermare la diagnosi clinica. e mise in evidenztl un avanzato processo di miocardite da degene razione ~trn.s.;a delle fibre ca.rrliac he.
IL TRATTAMENTO DELLE EPIDIDIMITI BLENORRAGICHE per il dott. Ubaldo franco, sottotenente m edico
L'uretra maschile fu divisa in vario modo, a secondo che essa. fu considerata dal punto di vista anatomico, chirurgico, patologico, funzionale. Si parla quindi di uretra fissa o mobile~ di perineale o prostatica, scrotale o membra.nosa, peniena o cavernosa o spugnosa, ecc. Dal punto di vista della specialità, specie poi quando si parla. d 'infezione gonococcica, è molto comoda e semplice la divisione in uretra anteriore e uretra. posteriore, l'una e l'altra essendo distinte fra di loro da uno strozzamento del lume uretrale che agise:e come un vero e proprio sfintere, dal colletto del bulbo. Interessa sommamente ricordare che l'uretra posteriore, e cioè quel1a parte che è compresa tra il colletto e l'orifizio vescicale e che è lunga circa cm. 4, decorre per tredici millimetri isolata., e per il resto invece è avvolta completamente dalla prostata. at.traverso la quale decorre, per usare una. felice espressione dello Spt-echer, come una ga.Ueria in nna montagna. Nella sua porzione prostatiea l'uretra presenta una sporgenza longitudinale detta. cresta uretrale che è quella poi che durante l'erezione, venendo a collabire con la parete antestante, preclude la via all'uscita. dell'urina.: in questa crest-a e precisamente nella zona media,na detta verumontanum, vi sono in mezzo gli sbocchi della prostata mediante l'otricolo prostatico, e ai lati quelli delle vescicole seminali. Da tutto questo appare chiaramente che l'epididimit.e blenorragica è una complicazione dell'uretrite posteriore, la quale è già di per sé stessa una. complicazione dell'uretrit~ anteriore, punto di partenza di qualsiasi processo gonococcico. L'uretrite anteriore infatti si complica molto facilmente in posteriore o totale; l'invasione dell'nretra. posteriore può avvenire per cause talora. inapprezzabili, tal'altra invece ben evidenti nei loro rapporti di causa. e di effetto: basta uno strapazzo fisico qualsiasi, un abuso alimentare, il coito o semplicemente l'erezione prolungata, una gita in auto, in bicicletta, un breve viaggio in treno, percbè il processo infiammatorio si diffonda e guadagni terreno. È doveroso ricordare, specialmente percbè si insista presso gli ammalati impazienti, che una delle cause più frequenti della diffusione dell'infezione gonococcica in alto e poi a tutto il sistema genitale, è rappresentata. dalle siringa.zioni fatte in tempo inopportuno, e con tecnica errata o con farmaci a dose irrazionale. Quando il gonococco è arrivato nella porzione posteriore dell'uretra , si localizza. prima nella parte non prostatica invadendo la mucosa, la sottomucosa e perfino la muscolare, e dando i noti fenomeni di tenesmo vescicale e rettale, di ematurie terminali dovute alle lacerazioni della mucosa minorata date da contrazioni anormali; arrivato poi infine nella porzione prostatica vera e propria, esso trova parecchie porte aperte alla sua marcia trionfale, costituite dai numerosi sbocchi del verumontannm. È attraverso qnest,i che raggiunge la prostata. e le vescicole seminati il che è quanto dire poi il dt>ferente e l'epididimo. L'epididimite è certamente la complic.'1zione
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lL TRATTAMENTO DELLE EPIDlOIMlTl BLENORRAGICHE
più comune; le cifre date dai vari autori non sono molto concordi fra di loro: difatti, quanto per citare qualche esempio, il Jullien stabilisce il 15 %, mentre il Finger dà il 29 %; noi, nel nost.ro reparto, durante i mesi estivi, abbiamo avuto una percentuale di circa il 45 o/o. Questa enorme differenza è imputabile, penso io, alla classe sociale ed alle occupazioni professiona.li dei pazienti caduti in osservazione, perohè se è vero che l'epididimite è una complicazione in parte non prevedibiJe è anche vero ch'er;:.;a sopra.vviene tanto più facilmente tanto più il paziente si sottopone a. st.mpazzi fisici e morali. La via che il gonococco segue p er arrivare all'epididimo sembrerebbe che fosse quella deferenziale: le ricerche di Openheinn e Low hanno stabilito che l'irritazione del collicolo seminale C<<tgiona la comparsa di movimenti antiperistaltici nei dotti eia<:ulatori e nel deferente, onde la propagazione retrograda delle infezioni. Si avrebbe insomma una corrente inversa a quella obbligata stabilita dal Baumgarten. Però non si spiega. con questo come avviene che il gonococco possa nella maggior parte dei casi, passare attraverso un canale lungo da trentacinque a quaranta centimetri (Testut) tappezzzato da epitelio e quindi pabulum ot.timo pel suo habitat, S('nza provocare fatti infiammatori di una certa importanza e senza poi lasciare traccia di sè. Né si può invocare la maggiore resistenza dell'epitelio deferenziale di fronte all'azione del germe, poichè noi sappiamo che nei processi tubercolari del solo epididimo, il deferente in un primo st.adio, quando cioè è ancora illeso, part.ecipa. al processo infiamma.torio puramente per via riflessa, per tomare rapidamente allo .<~tatu qtw non appena viene soppresso il focolaio primitivo della ghiandola genitale. Sembra quindi che l'epididimite possa anche avere origine linfatica, attraverso cioè la rete sottoepiteIiale (Delbet, Oheva.ssu) e cosi si spiegherebbe pure il fatto che la lesione preponderante della epididimite blenorragica è costituita da una infilt razione flemmonosa del tessuto cellulare che inguaina il tubo dell'epididimo con una linfa.ngioite molto accentuata (Bégouin) mentre le le.'lioni cavitarie, tubolari, passano sempre in seconda linea. D'altra part.e io bo visto delle epididimiti sta-bilirsi solo dopo poche ore la causa determinante, e in questi casi bisogna pur confessare che non si può ammett~re la propagazione pm· la via spermatica, a meno che n on si riconoscano al gonococco delle virtù tali di velocità e di mobilità, che gli consentano di risalire in così breve tempo un canale cosi lungo, virtù affatto insolite in un germe non tra.~;portato da una. corrente umorale. Certamente la questione è tutt'altro che semplice e anche di difficilissima soluzione perchè nella valutazione dei fatti obbiettivi, come avviene sempre nei problemi discussi, entra in gra.n parte il criterio personale. Questo stato di cose poi è anche complicato perebè all'anatomopatologo è difficile che capiti di osservare una. lesione epididimaria blenoiTagica in atto e poi anche perchè le complicazioni provocate artificialmente negli animali d 'esperimento o sono snat11rate dal trauma provocante o non assumono gli stessi caratteri che hanno nell'uomo. Però, se questo problema ha un fascino meraviglioso dal punto di vista pura mente scientifico, dal lato pratico è cioè, dal punt,o di vista terapeu tico (che è quello poi che ci interessa più di tutti) assume un'importanza di poco momento, perchè sia l'una o l'alt ra la via seguita dal gonococco per arrivare all'epididimo, agli effetti terapeutici la questione ha un'importanza relativa.
IL TRATI'A&U~NTO DELLE EPIDlDIMlTI BLENORRAO!OHJ::
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Quello invece che riveste un carattere d 'importanza essenziale è il trattamento curativo, pèrchè ad esso non solo è legata la guarigione della lesione in atto, ma è affidata anche la funzionalità mediat.a ed immediata di una ghiandola di così grande entità. Da un trattamento ad<' guato e razionale si può attendere sempre una completa restitutio ad integrum, la qual cosa ha un int~resse sociale di primo ordine. Appena si è st.abilito il processo infiammatorio è n ecessario che il paziente stia nel più assoluto riposo a letto. Solo nelle forme più lievi si può acconsentire l'immobilità sopra una poltrona o una sedia a sdraio. Si provvederà pure che i testicoli vengano, opportunament~ sostenuti con apposito sospensorio ben ovattato e sufficentemente ampio per poterv:i applicare degli impacchi. Fra tutti i mezzi consigliati per tenere sollevate le borse, è sempre migliore il sospensorio di Lorana-Hanglebert che, come t utti sanno, è costituito da un telo quadrato attraverso il quale si fa un foro per il passaggio dell'asta, e munito di opportune cinghie per fissarlo al bacino. Qualunque mezzo di sospensione si adoperi bisogna però fare attenzione che questo non dia. il minimo fastidio o alcun senso di compressione e che le borse siano sollevate in modo tale, che durant~ il decubito sul fianco, non vengano a trovarsi compresse fra le coscie e quindi aumen tare il dolore già di per sè stesso cosi molesto. Per quanto riguarda la cura locale, anche qui come in tutti i processi infiammatori, fa capolino ù~ famosa que~tione se convenga fare applicazioni di c.aldo o di freddo. Vi sono alcuni, come lo Sprecher, che sono entusiasti dell'impacco ghiaeciato, sempre, beninteso, applicato con le dovute precauzioni, altri invece sono sostenitori del trattamento caldo. Come in tutte le questioni controverse e non definit~ eonviene sempre sapersi regolare secondo l'opportunità. Per conto mio e da quella modesta pratica che mi deriva dall'osservazione diretta di paref'chi casi di epididimite, sono conv:into che l'applicazione fredda è utilissima nelle prime ore del processo infiammatorio, potendosi verificare come una paralisi, per cosl dire, dell'invasione gonococcica siccbè quest.a decorra in seguito con fenomeni piuttosto miti, mentre invece se si interviene quando il processo è già impiantato e stabiliz?.ato, è senza. dubbio più utile l'applicazione calda favorendo questa un circolo sanguigno più abbondante e quindi una più attiva azione fagocitaria. .AJI'impacco caldo è necessario aggiungere l'applicazione di qualche pomata risolvente: io preferisco l'itt.iolo a cui soglio aggilmgere unguento mercuriale ed estratto di oolladonna quando ci sono fort.i dolori. Anche l'acqua vegeto-minerale dà buoni risultati, ma, secondo me, migliore ne1J'nltima fase dell'epididimite, quando cioè il processo infiammatorio si è completamente eRanrito, e si tratta di far scomparire i postumi che decorrono con una certa torpidez?.a. n Lu~·s invece consiglia un impacco di ovatta imbevuto con sei otto-cen timetri cubi di un liquido composto da due parti di olio di olive e di una di salicilato di metile . .AJtri ancora. vantano miracoli con il Jotione e con altri farmaci di rapida diffusibilità percutanea. Io credo però che, agli effetti terapeutici, non siano superiori a.lla medicazione ittiolata. Contemporaneamente si potranno somministrare per os delle cartine di esamitilentetramina. citrica, oppure, come consiglia il Maleher, del salolo ad alte dosi (tre grammi pro die) e si curerà allo svuotamento metodico dell'intestino con lassativi e con clisteri serali. Qualunque trattamento locale endouretrale naturalmente verrà sospeso sino a risolu-
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IL TRATTAMENTO DELLE EPIOtDIMITI BLE)ol0RRAGIOHE
zione completa del processo infiammatorio. In questi ultimi anni, con il divulgarsi della. terapia reattiva., il trattamento delle epididimiti divenne più vasto. Molti metodi, alcuni davvero curiosi, vennero escogitati e molte sostanze iniettate nelle vene: oramai la terapia endovenosa ò di moda. e si esagera forze un tantino in questo senso. Il Rodriguez ott-enne risultati brillanti con iniezioni endovenose di ioduro di potassio. L'autore adopera venti centimetri cubi di soluzione allO % a giorni alterni e ritiene che tale trattamento faciliti, sia direttamente che indirettamente (attraverso la sua azione sulla circolazione locale), il riassorbimento ùelle infiJtrazioni; 24-48 ore dopo la prima iniezione si ba cessazione del dolore e diminuzione dell'indurimento dell'epididimo. Contemporaneamente l 'autore fa un energico trattamento con clisteri purganti, urotropina, pomata all'ittiolo, ecc. Ancora più recent.emente (1928), lo st.esso autore esperimentò il siero antidifterico va.ntandone buoni risultat,i. Il Rush adoperò delle iniezioni di mezzo l cc. di olio rettificato di terebentina al 20 % in olio di olive sterile: que.<;te iniezioni dovrebbero essere praticate sotto il periostio della cresta iliaca ogni otto giorni e con una tecnica piuttosto complicata, non giustificata certo dai modesti risultati ottenuti. n Castoldi della clinica Dermosifilopat ica di Torino esperimentò l 'anno scorso le iniezioni endovenose di cloruro di calcio nella dose di l grammo, l grammo e Y2 pro die sciolti in dieci cc. di acqua distillata; il liquido appena iniettato dà un insopportabile senso di calore che dura qualche minuto e abbondante sudorazione. ~on furono osservati accidenti spiacevoli ed i risultati sono stati discreti. Saleras e von der Becke esperimentarono l'automoterapia; si estraggono ùalla. vena mediana cefalica del pazien te 5-10 cc. di sangue e poi vengono immediatamente iniettat.e nelle masse muscolari dei glutei. Questo metodo, secondo me, realizzerebbe uua rea,ttivoterapia. ideale, se non avesse l 'inconveniente di essere alquanto debole e di riuscire sgradita ai pazienti. Strazinsk.i e Nowick.i adoperano fin dal 1925 le iniezioni intramuscolari di 3 cc. di soluzione acquosa di zolfo ittiolato di ammonio al 2 % con l 'intervallo di due-tre giorni. L'iniezione ca-giona solo un lieve passeggero bruciore locale; nessuna spiacevole reazione di focolare. Secondo gli AA. questo trattamento sarebbe bene tollerato anche dagli a.lbun1inurici. Essi riferiscono su ottantuno casi (48 solo di epididimite) e segnalano 77 casi, di incontrastato miglioramento; attribuiscono l'effetto del rimedio ad un'azione alterante simile a quella. provocata dall'iniezione para.uretrale di proteine e di colloidi, ad una a t tivazione del tono del sistema nervoso vegetativo e quindi delle ghiandole endocrine. Infine suppongono che si formino nell'organismo per trasformazioni dei gruppi solforici dell'ittiolo, dei composti antisettici. In questo ultimi anni fu introdotta con molto entusiasmo e in larga scala la terapia vaccinica e proteinica aspecifica: è un fatto che di tutte le complicazioni blenorragiche quella che reagisce meglio a queste cure è a.pptmto l'epididimite. Anche qni fm·ono usate le più svariate sostanze per determinare lo shock benefico, sia peptoniche (peptoni, proteine microbiche, vaccini, siero-lat ti) sia cristalloidi ed anche metalli colloidali. L 'importante è cbe si introducano in circolo bruscamente e in quantità sufficiente delle sostanze eterogenee, le quali si not i bene, provocano sempre in ogni caso
IL TRAT'l'.o\MENTO D&LLIO: l':PJDIDIMIT1 BLENORR4G10HE
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una reazione a mecc.'l>nismo uguale, sebbene di divers:1 intensità, consistente in nn brusco sconvolgimento dell'equilibrio colloidale. Questa reazione I>erò non sempre è scevra. di pericoli, per cui l'uso della terapia colloidocla,sica. deve sempre essere circondàto dalla. maggiore prudenza. L'azione favorevole di questa terapia, specialmente io certi processi infiammatori più che in altri, fu messa in relazione ad un aumento brusco del potere fagocitario dei leucociti ed anche alla messa in libertà di fermenti litici o di ant.icoqJi antibatterici (Cesa-Bianchi). D meccanismo d 'azione è ancora sconosciuto sebbene, su di esso si siano fatte tante supposizioni e malgrado tutti esperimenti fatti per risolvere questo appassionante mistero. Io qui non voglio menomamente entrare nella questione teorica. della terapia proteinica percbè ciò mi porterebbe troppo a lungo e allo stato attuale dele cose sarebbe di poca. utilità pratica.. Chi del resto vuole avere un'idea esatta di tutto quello che si è pensato e scritto su tale argomento può consultare gli atti del16o Congresso della Società Italiana di Dermatologia e Sifilografìa tenutosi a Roma nel dicembre del1919, e quelli del Congresso generale Dermatologico tedesco del1921, nel quale non solo sono stati passati a rassegna tutti i problemi inerenti alla. proteinoterapia e il suo meccanismo, ma sono stati anche portati ,dalle scuole tedesche numerosi contributi riferentisi a.d una casistica. enorme e quanto mai varia. Noi abbiamo praticata la proteinoterapia in 22 ammalati di epididimit.e e abbiamo osservato dei risultati veramente brillanti; già dopo la prin1a iniezione scompare di colpo la. sintomatologia dolorosa e qualche volta si osserva una forte diminuzione di volume deTorgano i.nflammato. Insistendo con le iniezioni di latte a giorni alterni, il processo infiammatorio si risolve completamente in sette-ott-o giorni. Rimane, è vero, un lieve aumento di volume c un indurimento dell'epididimo, ma questi, come tutti sanno, sono esiti obbligati che si risolvono solo col tempo e qualche volta non scompaiono mai. Per le nostre iniezioni nhbiamo adoperato il comune latte di mucca alla dose di 5 cc., debitamente sterilizzato in autoclave a 100° per 30'. Al rialzo febbrile, talora imponente, che sopravviene 4-5 o1·e dopo l'introduzione ùel latte e che si mantiene per circa 6 ore, segue poi la apiressia che <li solito si verifica con una. rapida lisi. Nessun accidente spia,c evole abbiamo ot>servato in seguito all' inietìoni, nè locale, nè generale. I casi in cui la proteinoterapia fallisce sono rarissimi. Noi ne abbiamo osservato uno il quale presenta un grande interesse non solo perchè dimostra come in tema di epididimite guarigione clinica non vuol dire affatto guarigione anatomica, ma perchè chiarisce in parte l'azione dei vaccini speciftci. Soldat-o C. Libe1·o, ùella classe 1909 - 4° reggimento bersaglieri. Anamnesi famigliare e personale remota negativa. Si contagiò di blenorragia a Postumia con donna girovaga, ai primi <l'ago:;to. Il decorso dello scolo uretrale s'iniziò rapidamente e con fenomeni imponenti: secrezione abbondante spontanea, bruciore alla rninzione, erezioni notturne dolorose. Il 24 agost-o si stabili nel corso di 24 ore una. epididimi te sinistra voluminosissima. Il testicolo duro, dolentissimo, è ingrossato circa tre volte la norm.a.. S'interviene subito con iniezioni di latte sterile (5 cc.): solo dopo 24 ore il dolore cessa., cosi che la palpa.zione non riesce più dolorosa. n paziente subì cin9,ue iniezioni di latte e !lebbene tutti i fenomeni soggettivi fossero scomparsi pure l epididimo rimase sempre ingrossato, indolente, duro. Queste condizioni rima.'ìero stazionarie sino ai primi del mese di ottobre (un meso
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IL TRATTAMENTO DELLl<; l-:PIOIDI MITJ BLENORRAGICHE
c:ia·r·a). Si praticarono Rllora 6 iniezioni d i vaccino antigonococcico dell'I . S. M. a pa.rt.irt> dlloila dose iniziale di 300 milìoni di germi sino ad arrivare, aumentando progre,•si,·amente di giorno in giorno, alla dose rli u n miliardo di germi. Alla terza iniezione si notava. ~ià. una diminuzione di volume e alla sesta. il te.<;~ticolo aveva raggiwlto il suo volume normale. Che il d ecorso delle epididimit.i fosse benevolmente influenza t o dalle inieziorù miste di latte e vaccini specifici, l'aveva già. osservato il T ans1trd. Però noi non crediamo in modo a..<;::mluto al potere SJ?ecifico dei vaccini 1\111 igonococcici a lmeno nella forma at tua le di confezione e d1 somministrazionè Usando la. terapia misttt non è lecito poter AApere quanta pa.rt.e s petta. nella guarigione. al la.t.te, e quant.a o.l vìtccino; s inmo fermamente convinti che i diséreti risul~~ti c he si ott-engono con la va.cci.noterapht specifica siano da. ascriversi al debole s hock proteinico che questa prorhrce, p iìt che a lla sua. 11.zione specifica. Questo è lumino><amente ùi mostmt.o dal fRtt.o ehe il Rodriguez ot.tcnne buoni risultati non certo infe~·iori a quelli dei vn.ccini. 11AAndo del siero antidifterico. D el re.<;~to il conce-tt-o immmùtado, che<·chè si dica, ancora. non è applicahile alla blenorragia. Il Cappelli. al Congn:)s:;o d e llt\ Società Italia na di Dermatologia e Sifilografia del 1 919, ne hil. fatta una a.ccu ra.t a rlisa.minn e Aif'come in dieci anni di tempo le constata.~.i<llli dcii 'insi~ne Ma.cst ro non sono cambiat<l ci pare cosa opportuna riferirle sommariamente: • Non esi;;t~ una innnonitì~ notevole cont.ro la infezione gonococcica. esi~tc invece urta certa disposizione di a lcuni individui forse in ma8!3ima part.e legatA a coefficient.i estmnei a fenomeni immunitari. Esiste in molti altri indiddui tmn cliRposizione speciale alla meta..<;tasi. Non Hsi::~te una immunità acqui!<it.n. contro l'infezione gon.ococcica, sia perchè essa non pre.'!C>rva da tllllt nuova infezione nè du. un!\ superinfezione, nè da tma meta..t.flsi, s ia perchè un ' infezione gonncoccica generale in atto non preserva da una nuova infezione di una. mucosa.. e sia intine perchè una gonorrea crorùca non p reserva da unfl. infezioue sperimentale con gonococelù autogeni passati att raverso un'uretr a Rana. Harebhero in certo modo per l'imnnmità. l'attenua.zione spontanea dellainfe· zione ~ronococcica. l'nttenu uzione del prol"e.'>ao infiammatorio allo stabilirsi di una epididimite. la mancata recettivitl~ d e i jlonorroici cronici a ceppi eterologhi, l'a.'>-«ltefa7.ione delle mucose jleni tali ne lle blenorragie coniugali • . Come si vede quindi \'agliando, il pr.l e il Con t ro, non ci pare di J?Oter aff61·mare con coscienza tran<(l.Jilla. che nella blenorragia si pO!iila p11.rlare di unmunità, anzi tutt'altro. E per· conseguenza t·esta fortement~ infirmato anche il valore rloi vaccini specifici, a prescindP.re, beninteso, dulia loro azione proteinica. E nel caso nostro rifer it-o ~ avvenuto appunto che il vaccino con la. sua debole azione lenta, continua, insistente è aaTiv~J.t.o la dove i bruschi colpi del piccone proteinico non erano arrivati. Non pnrliamo p oi d elle iniezioni enrlovenose di vacci"no. Sono not.i, il caso riferito dal Falchi •li una epididimite gonococcica diventata. bila.t.erale in seguito ad Wta. iniezione da 5 miliardi di vaccino gonococcico e i quattro casi segnalati dal Blummers che si manifestarono con grave s intomatologia, di cui una addirittura con esi to le· t.a.!e. E d el rest.o, per conto n ostro, abbiamo avuto un caso significativo che giustifica la diffidenza di molti medici. noi compresi, verso i gonovaccini sia. pure ilùett.ati per vin ipodermicn. ::;. tnnE'nte C. Albert-o .. 1:1 1° re~gimento fanteria. - Al suo ingre.<;So al re parto l 'flicia li p•·e:;en Lava il testicolo destro lievemente aumentato di volume. d olente allo. palpnzionP-. Si conùncia. subito la proteinoterapia..- 5cc. di latte iniettat i nei g lutei. Jlmigliol'll mento si ha rapidamente, cessano i dolori, il te.'lticolo diminw~ce a.k,uanto di volun1e. diviene indolont.e. Pet· le insistenza del paziente s i inizio. la. vm:cinoternpia. spocitica. a l posto del latte. Si inietta. 1ma serie di vaccino debole dell'istituto ùell'I. ~ - M. Durante quest-o tmtta.mento le condizioni del paziente riman~ooo invariate. Però il ~i01·no 2 agosto, in at~uito all'lùtima dose d i vaccino di un miliardo di germi, ~comparsa febbre (38°) e dolori a ti po reumatico alla re· jtione sacra le e lungo l 'arto de!itl'O. Il testicolo è diventato nuovamente dolente ed è rap.idam~nte aumentato di volu me fin cptRsi tre volte la. norma.. La po.lpazi.one riesce molto ùoloi'OSR; con essa si percepi;;ce l'epididimo duro, ingroasato, specialmente nella sua pot·zio ne cau<h:dc. Lieve versamento vaginale. S'int-erviene s ubit-o con la proteinowrnpia, ~ià fin dalla prima. ir1iezione il dolore cessa di colpo e l'epi· didimo si riduce alquanto. Questo rLigliora.mento ha un andamento rapidamente progressivo. Il paziente Subisce tre inie'l.ioni di latte d n, 5 CC. cia..<>CWU\. a. giorni alt~rni,
rL TRATTAMENTO DELLE EPIDrDDUTI BLJ::NOltRAGJCHE
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e viene dimesso guarito il giorno 10 ossia dopo 7 giorni di tale tmt.tamento. Se volessimo commentare questo caso e se anche in eccesso di simpatia verso il vac· cino specifico non volessimo ricoooscerlo come causa della ria.cutizzazione, dovrem· mo però constatarne ]'inefficacia. ed in quest-o caso tant{) vale non adopernrlo affatto.
CONCLUSIONE.
Concludendo, nelle epidiilimiti di natura blenorragica. la proteinoterapia aspecifica. in generale e la galattoterapia in :particolare si dimostrano di una. efficacia veramente indiscussa. Le iniezioni intramuscolari di latte praticate a giorni alterni e alla dose di 5 cc. sono preferibili a qualunque preparato non sono per gli ottimi effetti curativi, ma sopratutto percbè rappresentano un rimedio economico ed alla portata di tutti in qualunque occasione_ n gonovaccino può aiutare l'azione del latte, mai sostituirlo. Essendo la sua azio.ne incostante e troppo suscettibile alle reazioni individuali, è necessario usare molta prudenza nel suo uso, e non aspettarsi in tutti i casi dei risultati apprezzabili.
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7 - Giorna.le di w cd icin<• militare.
RIVISTA
SINTETICA
FISIOP ATOLOOIA DEGLI ITTERI · per il d•)t.t. Luigi Gualdl, sottotcnente medico
GENESI n~;I PIG .\ l}; NTI BJLIAttL Secondo la concezione classica, la genesi dei pigmenti bili11.ri è w1a delle funzioni del fegato: la. cellula. epatica. li elabora a.· spese del pigmento sanguigno e li elimina; ha quindi wu\ doppia ftmzione: elabora-. trice ed esc1·etrice. Questa opinione è stata. di recente discussa e alla teoria epa.togena. si tende a sostituire una teMi a. secondo la. quale i pigmenti biliari si formano non nel fegato, verosimilmente nel sangue o in certi tessuti e arrivano al fegato interamente costituiti. La funzione dunque del ft>.gato sarebbe la escretrice: il fegato elimina la bile come il rene elimina l'urea. Il problema della. biligenesi posa. su lo studio di fatti clinici, fatti SJ)erimenta.li e su ricerche istologicbe. · : F.~TTJ CLtN1CI. La bilirubina può formarsi nei tessuti e nei versamenti a spese della emoglobina. Questi fatti o almeno certi fra. questi, mostrano che il trasformarsi della. emoglobina in bilirubina è possibile in assenza di ogni intervento epatico. Indicano che ogni volta che la emoglobina. è messa in libertà., questa tende a tra.">forma.rsi in bilirubina, ma questi fatti non provano che questo processo che si realizza nelle distribuzioni globulari patologiche, sia il processo normale e abituale della biligenesi: dimostrano semplicemente che la biligenesi è una. funzione che può appartenere a tessuti diversi daJ. fegato. FATTI SPERIMENTALI.- Si è cercato di realizzare la formazione dei pigmenti biliari, mettendo dell'emoglobina a contatto del tessuto epatico. Se ne ottiene un pigmento che non. è bilirubina, ma un pigmento viciniore, che non dà la R. di Gmelin e che si designa col nome di pigmento epatico; tuttavia \Veil recentemente ba visto che la. bilirubina appariva prolungando sufficientemente la macera.zione. 11 trasformarsi della emoglobinA. non avviene se al tessuto epatico s i sostituiscono altri tessuti, in particolare il tessuto splenico o il tessuto ganglionare. · Un esperimento tecnica=ente molto più difficile cerca. di precisare in modo convincente, la funzione del fegato nella biligenesi: questa ha per principio la estirpazione del fegato e lo studio di ciò che ne deriva dal punto di vista della biligenesi. Se il fegato non li elabora e si limita. a eliminarli, l'estirpazione deve determinare l'acctumtlo dei pigmenti nell'organismo, se li elabora, deve portare alla loro scomparsa. Le prime esperienze sono stat-e fatte sui batrMi e gli uccelli. Nei mammiferi la m orte sopravviene poco dopo la asportazione del fegato o dopo la sola legatura della vena. porta; · nei bat.raci al contrario e negli uccelli si ha una sopravvivenza. più lunga. Le esperienze sulle rane sono poco concludenti: si tratta di animali in cui la quantità dei pigmenti è minima., e nei quali la stessa legatura del coledoco non pennette affatto di sveL•re la loro presenza. nel sangue, nei tessuti. Negli uccelli invece, la legatura del coledoco è seguita ra.pidam.e nte daJ.l' ittero, con l'apparire dei pigmenti nelle urine e nel sangue. Nel piccione, Stern, ottiene dopo l'a.bla.:done del fegato delle sopravvivenza di ventiquattro ore, e in alcun momento non svela. la presenza di pigmenti nell'organismo. Egli conclude con la. origine epatica della bilirubina. Nelle loro esperienze olu:<siche, :\Iinkowski e No.unyn si sono rivolti alle oche. Da. qncsto esperienze, concludono che l'ablazione del fegato non fa. apparire l'ittero. La leg~era. bilirubinuria che si può constatare s i spiega. con il riassorbirsi della bile che si trova nell'intestù1o al momento della operazione. Allorohè con l'idrogeno arsenicale su uccelli norn:lAii, loro ottennero un itt-ero intenso, l'ablazione del fegato impedisce l'appA.rizione di questo ittero e l'emoglobina appare in natura nelle urine. ):Tac ~ee sperimentnnclo su cinque oche ebbe risultati simili.
l'!SlOI'ATOLOl:JA D J.: l; LI ITTF:Ill
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A queste esperien ze che sembravano concludenti s ì sono ft1.tte diver..e obiezioni. Così negli uccelli la milza. è molto piccola e il fegato c he <:ontiene in quantit.à considerevole cellule ùi Kupffer, può essere consìdern.to come w1 o•·gano d oppio, la cui ablazione equivale alla ablazione d el fegato e della milza; è uel fegato che s i compie normalmente l 'emolisi, come ind ica la grnnde quantità di fel'l'o contenut.o nel suo parenchina, ciò che spiegherebbe l'ass!'nza di it tero emolitico, dopo abla zione del fegato, nell'animale sottomesso all'ìchol!eno arsenicale. Gli sperimentatori moderni si sono sforza. ti in esperienze analoghe non più ne~lì uccelli o nei bt~tracì, ma nel cane il cui fegato è più s imile a quello dell'uomo, a lmeno fisiologicamente; ma per evitare gli ostacoli cui avevano dato dì cozzo i precedenti sperimenta.torì, dovettero ricorrere a tecniche molto più comples;;e. ~E'Ilo lol'O esperienze Whipple e H oopper pensarono di sopprime•·e funzionalmen te il fC'gnto, aggiungendo ad una fistola d 'E ck la legatura rle ll'at-terìa cp1~t.ì ca. I n certi an.i lnali praticarono an ch~ l'ablazione della milza, ed in altri infine pratìenrono l~t lej!at.nra del] 'a,orta, d ella. venn cava inferiore e di tutti i vasi pttrietali, sopprimend o co,;ì la circolazione di tutti i visceri addominali, comprOI"o il fegato e rea.lìzznndò una c ìrc;ola:r.ìone cefal o toracica. La sopravvivenza dei Cl\ni è di unn a cinque ore. Whìpple e Hoopper cost-atarono in tutti questi animali c he In emoglobina. in.ict.tata fu sempre rapidamente trasformata in bilirubina.. D a lle loro e~rerienze Whipple e Hoopper concludono e.<;~sere la biligenesi oxt.ra.epatica. Questi criteri hn,nno portato s u loro d elle critiche sia da.l punto d i vista tecnico sia d tll punto rlì vì;;t.a dei risultati; Mac Nee e Prusiek riprendono le er;pet·ìenze di Whipple e H oopper ed ottengono dei risultati differenti; in due essi sohunente. ove em st.ata rcalìzz!lttt una cìr<'olazione limitata toraco cefalica, videro apparire nel sangue tnH~C'e di bilirnbÌJH\. Concludono cbe queste esperienl",e non sono per nulla. concluden t i e cho non pennct.tono dì d ete rminare la sede d ella. biligen P.Ri. Recentemente Ma.nn, Bollmann e Magnth hanno immngì11ato e mPf'>:a in opero. una tecnica che pe•mett.e di ot.t enere nel enne, dopo l'abh1-zione del fep;ato una so pra.vivenza. di venti e talvolta di trentl\ ore. Pratìcnrono dGpprìma. una >llut.<<tomosi porto-cava inferiore ed una legatura d ell'estremità. s uperiore d ella cava inferiore. n ristùtato è lo s viluppo di. una circolazione collaterole enorm e a ><pese delle azìgos e delle mammarie intem fl, che assicura il circolo di buona p1111ie d el Mn_gue por-taio e dì quello della cava inferiore. L a legatura quinclì da.Jia. porta a. li,·cllo dell ' tlo epHtìco non offre più danni. E seguirono questale~aturt\ in secondo tempo d opo qualchn settimana dal primo. Poi in tlll ter zo tempo dopo nn ìntet;vallo p iù lungo esti.rparon(• H fegato, prolungando la esìst.enza con iJ1ìezìoni endovenose di siero glucosa.to. Negli animali l 'ablazione del fegato è ~e~wita fla un ittero· che progressivamente aumenta nelle stesse proporzioni di 1m i• tero da ostruzione come quello consecutivo alla legatura d el coledoco; sì nota coluria, ìperbìlirubincmìa. e molti pigmenti biliari nel tossuto sottocutaneo. J.a rompl\rsa della hiliruhitm avviene ugua lmente se si pratica la·sple nectomìa o un 'cv iacerat·i o abdominis totalis. Gli spedmentatori concludono che il fegato non è affatto imiìspensabile alla bìl ìgene:;i, e forse bisogna. considerarlo come un orga no escr·etore per lo meno per c iò c he rig uarda la bilige nesi. A queste espel·ienze Ri può obiettare che, durantt· il lungo periodo di cìtcolazione e patica ridotta., si formo. for>:e tm m eccanismo di com penso di bìligenesi in certi te~suti. R.ich in nuove esperienze in cui adotta nuove t ecniche pen,;ò dì aver superato l'ostacolo. F ece semplicemente una legntura della cava inferiore al di sotto de lle vene renali e delle spernmtìr.he, omle t1<>:sicur1.ue per lo Aviluppo eli un c ircolo collatemle, il ritomo d el sangue ven o::~o del treno posteriore, po i dopo mol te settimane pratica una. epatect omiA. e un 'eviscorazìone addominale. Da qun.t tro a >:ci ore appare nel sangue tm pigmento dìmoRtrabile con la H Pazione eli V a n Den Be1·g, e se dopo la operazione si inietta. nelle vene dcll 'emo~rlobina, il pigmento appare più ra pidamente e in maggior quantità.. Egli conelude ammettendo la esistenza di un m eccanismò extraepatico chEI, se allo stato normale non è in continua. attività, permette tuttavia la formazione di pigmenti biliari e in maniera. immeditlta, quando il fegato viene ad essere soppt·eHso. D'altra pn.rte in un'altra serie di esperienze, lo stesso autore constatò che se contemporaneamente alla epateotomìa si pratica la eviscerazione addominale, s i restringe la circolazione toracica e cefalica. , la bilirubina non appare anche dopo la iniezione endovenosa di em oglobina. Se si In· scia. praticando la eviscerazione addominale il fegato in sito e legando i vo.si biliari, ]o. bilirubina appare rapidn.mente e in qunutità crOI"cente. n pigmento dunque l'i
FISIOl'.\TOLO(: lA DJ.:IILT JTTJO:Rl
forma piLt f~lC\ilmentu qut\rHio il :>1\ngue pr\s•n. (l.t.trl\verso il f<'~tato c he quando nou \'Ì pns;;oa. R .tC'ERC'Ul: r::<-ror.onr• ·r:r~-:. - Cii studi di Aschoff, di Lepenne, di Ma.c Née, di Hyma.ns V an Df'n Borg, qnelli di Florentin in Francia, conciucono o. una concezione differente clolll\ hiligune~>i. La formazione delln. bilirubina non sarebbe \Ula. funzione della collnln epntka., mn della cellulA. enclotclinle del fegato, <Ielle cellule di Kupffer e cou esse lE> cellule endote liali spleniche. Queste, di costituzione analoga., sono suscettii.Jil i d i :;uppli r-si a vicenda, aumentt~.ndo l't~.l.t ività. delle cellule !!tellato dopo la. splenectomin. Queste co!lulo fo rmnno il sistema reticolo endoteliale ed è loro spetta.n7..a. di trasfonnaro lo. emogloùinn io bi lirubina., funzione che alcuni autori esteuclono ad altri tes,uti. Ln ecll uln. npa.ticn. non ho. che unA. funzione di escrezione della bilirubinfl.. Così la clinica i nsogna che in cert.i cc~si pt\t,olof(ici, si può realizzare nno. bili~enesi e:\.'ilraepntict~.. lo sperimento, che nece.-;sitn. di artifici tecujci spesso troppo compl ict\ti per potar ohiMtunente concludere. conduce a r isttltati oontr8dittori, ma. sembra nelle mftni di corti spcl'Ìmentatori aver mostrato la. possibilità. di wla pigmento genesi incliperHlont.e d a ogni attività cpaticn.. L' istologia, che si appoggia sopro.tntto su )(} ricet·che effettuate, sia sugli uccelli il cui sistema. epatospleo.ico ,è poco compA.rnhile a Cf.uello dei mammiferi, sia. sui batraci nei quali le differenza sono ancora più manifesto, conduce certi antori alla concezione che la biligenesi appartiene all'apparato reticolo endoteliale. È saggio non a.ffrettMsi nelle deduzioni e sap ere che il problemn è soltanto posto. se la concezione secondo la quale la biligenesi ò ll!l fatto extraepa.tico e la funzione della cellula. epatica soltanto la escretrice è uun. concezione molto seducente, non può però e.'<sere che una ipotesi e bisogna attendere aJ'gomenti nuovi che vengano a confei"ma.re o o. distmg~f're In. concezione cla.ssicn. delh~o biligenesi eputiea.. F orse il problema può es~>cre svolto in m odo piit largo. Come per la. glicogenesi intervenp;ono n.nche altri tess\tti, così per In. biligonesi. LA. tra.<Uormazioue della emoglobina. in bilinrbina. potrebbe realizzarsi ogni quaJvolta che è liberata dalle emazie, e questo per l'àziono di tessuti assai differenti; ma. la. costatazione clinic11., sperimentale, Ì!'itolo!{ÌCa di una biligenesi extrnepr\tica non deve fare escludere la' pigmentogenesi epatica. l~ possibile che in determinate circostanze, dellegre.nd.i sostituzioni avvengano e cosi si spiegherebbe l'intensità. della biligencsi extraepa.tica che certi autori hanno osstlrvato dopo l'epa.tect.omia.. Così invece di ciò che affermano com:etti troppo esclusivi, la hiligenesi, Sf\l'ebbe nell'organismo un fenomeno ~tenera.le. susc.et.t.ihile di ren.liz7.a.r;;i io nwnerQsi tc!l:=<uti forse in tutti, ma. fra. que:;ti la cellula. epat.ica conserverebbe in fisiolo~tin. not'I'Tiale; il primo posto nelln. mede:;imn. guisa in etti interviene nella glicogene;;i. UROBILTNA. "L 'urobilino. è uo pigmento che si trova normalmente nelle !Pci (nrobitino. fecale) e anonnalmente, almeno ad un certo ta.!'so nelle urine (urobi lina. urina.ria.). È cert.o eh o la. urobilina abbia stretti rapporti con la bilirubina e con la emoglobina. D eriva <Lt\lla bilirubina per idt·atazione, de'riva dall'emoglobina per uno stato intermediario di bilirubina., pott-ebbe derivarvi direttamente. P et· ri(luzione si può tmsfol11ltl>re in un nuovo oorpo: l'urobilinogeno. Sotto la forma. di w·obllinogeuo la urobilina si trova spos~10 negli umori, ma. esso non da fiuorescenzn. verde coi sali di zinco come la ttrobilina., ma. pe1· of!sida.zione si 'ottiene questa, busta.ndo là sola ~uce e l'aria per poco tempo. Al contt·ario n on si può tomare dall•\ urobilina. alla bilirubina. S i è discussa. la. identità. della urobilina cou le. stercobilina, ugualmente se esiste una. urobilina patologica ed \ma fìRiologicn. Attue.lmente la irlentità delle due urobiline è ammessa. 0R1GrNE DELL.o\ UR OBILlNA.- Se si ricercn sL<;tematicn.mente in un malato cbe presenta una urobilinuria e m:obilinemia notevole,l'urobilina nei diversi umori dell'orga.ni.<>mo normali e patologici è regola. la su.a costatazione in essi, e cosl il reciproco. La. presenzA. simultanea dell'urobilina negli umori dell'organismo è \Ul fatto di grande importanza., indicn. la Slla grande diffusibilità., molto più grande dei pigmenti biliari normali. La stercobilina formatasi nell'intestino per riduzione della bilirubina non è che in parte oliminata., ilt·esto è riassorbita e riportata al fegato per le vie portali.
J;ISiOI'ATOLOOJ .... DEOLl JTTERr
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Se il fegato è integro nelle sue fw1zioni, la fissa; !llio. nùuima insufficienza, esSI\ cessa. di essere 1\rresta.t!\ ed è riverSI\~;& nel torrente circolatorio ed eliminata per Je urine. Quindi mentre la. ur obilina ha un'origino in~estinale, la. u.robilinuria ba un'origùte epaticn.. Questa concezione si btJoSa su fatti dinici e fatti spet•imenta.li. Così può clinicamente spiegarsi la. scomparsa. della urvbilinuria all'acme degli itteri cntanali o per ritenzioue, fatto che pare para.dossalo e nort tlpiegabi lo se non con questo concetto. Lo. uxobilinnriu. scompare quand o ht ritenzione è completa e la. ~;tercobilina scompare dalle feci. Qutmdo si ricerca la urobilina nelle urine e lo. stercobilina nelle feci si è colpiti tlallrl simultaneità nella lor-Q elimi1mzione reciproca. SALf BILIARI. - La gE~nesi dei snli biliari è tu m d<'lle clns:oiche funzioni del fegM.o, alctme esperiNlze tendono a cnnfer·rrmrl a. Allon;hiola legatun1. del coledoco nelle rane porta al riversar~i <lei sn.li nel tlanj!ne, la opatectomin, li fo. scomparire. I~a concezione classict\ è stn.t>L rl'centementt' di><eu!'lsa. Auto1·i francesi frtL i quali Brulé hanno e~;tesa ai sali bilia1·i l'ipotesi rh€' si ammPtteO per i pigmenti. cioò 111. ipotesi dfllla origine ext.r a<'pnticn, per·ò non ò c;he un 'i potE'si chn neilsuu dato rlirtico o speriJllArtt!\le è vonuto a climostnM·o la fortdate7.za. Oole.sterina. - La conne~ione pi rr semplicoammPtte che il ff'J!Hto ::;i limil;i a ese1·e· t.n.re la colesterina. ma lrL funzio11e dell'organo in r·en.ltiÌ è mvlt.o più cornple><sa. Nel 'Sangue il tnsso colf'sterinino ò l ,60 per millt> quello della bile 0.50 per· mille, rlonde E'ipotesi di Grigaut: nLontn.no di con centrarla, la e limina di.struggendoht». Que.~to spetimentnt.ore notò do:<ando la. colestel"Ìtla che soolavA. per nn a fistola c·oled.ocica, a.l declinare di un ittero per rit,enzionf'. la sproporzione munif.esta t.ra la enorme quant.itil. eli colo.'>terina che scompar iva dall'organi.;mo e la scarsezza eli essn presente nolla bile. La n.o~ione della rli!~truz.iotro int.raE'lpatina di'Ila colrsterina che ~vela la nozione dei r11.pporti frt~> la colostet'ina e i sali bilia!"i. l~ cosA. rwta lo. parentela. chimica <Iella cole:;terinn. con. il nucleo rlfli >'!.\li biliari. ('i f<i è <lorTHMHiato se la cole· sterina clistl'uttn noi fegato non appai"' nf'lla. bilo sotto lo. fonna di acidi bilinri. La. insufficienza eli eliminazione d~>ll~~o colf'sterim\ negli ittcr·i d>t, ritenzione e l' insuffi cienza rlella sua distruzione, potrebbe spiegare l'i.mpov<'rimC'nto dei sali bilia.ri da pa1'te dell'orp:anismo <htranto g-li it.teri dn ritenzionP. LiL <:olestflrintt secondo In cor;ce:t.io110 èltl.'-'sicn. è liu }WOdotto di dìsinté~razioné ciel te~<suto 11érvoso. Si ò ronst.ntnto chf' l'ing-estione di eole;o;tm·inA> aumenta il tot-<;><O di eliminnziouo dei aali biliari, per quant.o altri auto;·ì nfformano e:::::wro sonza azione :otti sali biliari ]'inge;;tiono di colcstf'rillol>.
La riten~ione dei diver:;i elemt'11ti ùclln bile. pigrn.eut.i, sali biliari e cole:;t.erin>t, le cui ritenzioni insieme formano l.a ritenzione biliare, dl'vono eflsere st.\tdiate sepa.r•tt.ta.mente specie quelle d ei due p1·irni ~lement.i, avendo la colcstel'ina a ltra funzio11e nella patologia epatica. Ritet~zione pi.gmentm·ia. La t"i tem;ione pigmenttu·ia hA ver conseguenza clinica. la. comparsa dell'itt01·o lo. cui intem~itù ò in proporziono della quantitt\ dei pigmenti rit-enuti. Alle gn\t1tli ritenzioni, q1ll:llle dove i pigmenti sono ritenuti per la. totalitt\ o quasi, deviati dal loro normale cleflu~so, COLTi>lpondono le impregnazioni umornli e istologiche; la. colorazione dei tèssuti vn.rin. cl.al g ia llo oro passando per tutta la gamma del giallo. sino ul giallo Vf't·dastro a l verde nero. Alle piccole ritenzioni nor·risponùono i ea.«i dove l'it.terizia deve e1<sere ricerca.t.a e non è- svelabilo che a. livello delle congiuntive o dolle regioni palma.ri. Di piì'll'ittero ù la. conseguenza sola della. ritenzione pigmentarìa, poicltè l.a. to:=;sicità dei pigmenti deve es,:,ere n.ulln. o minima.. Secon1l0 le espri enze di Cilhort: oncon e ltnt\ quttntità eli bilirubina con·ispondonte n. una. dose di f;~"· u.05 p1w lq:r. di pe!<o per \tcciclere un coniglio, iniettat.a per via intn\vflnofla. Prat.icll,monte non si conO!lC'Ono !legni clinici iunputa.bili uUa intossicazione eia pigmenti nelle ste,;se ritenzioni totali le più prolungt\te. Nel corso degli itteri, lo ~:>tudio d elle ritenzioni. per: essere eomploto, romportA. l'esam e clel sangue, dello urine, delle feci e dalla bile sto:<.o;n. SANC::UE. Tasso biliJ'llbinico normale: 1/36000-1/40000. . . La ricerCI:~ dei pigmenti nel stLngue è fondamentale, most,J·and o~:<i l'iperbilirubtnenùa causa eli ogni ittet"i~iu., poicbè in ultima anali,;;i. l'aumento della bilirubin emia definisce l'ltter0 . Ricer·ca.tn. con il metodo di Gilhert e Ro."!cher la hilirubinem.ia normale e fisiologica coni><ponde a un ta...,so di l/36000. Dmante le grandi
.ritenzioni pigmontat·ie come rtuelle che si osservano nelle ostruzioni croniche. Gilbert e Hesche t• l ' lu;mno viflto amnentar·e sino a 1-900. Al s uo ta..qso normale non si 1\000M· pagna. a bilirubinuria: ma si poflSOno vedere iperbilirubinemie senza bilintbinuria ci'Ì che fa declltrre che la bilirubina è una sostanza a sog"lia che il rene non e limina se non quando la bilir·ubinemil\ sorpassi un certo t,a..').'lO. L 'esistenza. di queste iperbilirubinemie senza ùilirubinuria dimost r·o. che soltanto con l'esame d el Rfmgue si pnò giudicare di una. rite n7.ione pi~pU('ntaria.. UnTh.,i. - I r·i.«nltot.i ottenut.i per la ricerca r!!li pigmenti biliari nelle urine dPgli it.tc ri<:i. permettono di ciist.inguere due car,;i cliffeJ-enti secondo che vi esistono piJ.,rmenti bilinr·i o non. Questo fltt•to aveva colpito gli autori antichi che ne avevan o fatt.a una ba.«e ne llo <'ln<'sificazione d egli itte ri. Così Gubler insi:<tetto nel caso che al corso di un ittero, l'aggitmtn. tU Mido nitroso nitrico all'urina poteva dare sia uu anello bleu verde, si•~ un anello rossastro e bnmnstro. Egli at.tt·ibtù qu~-ta rea· zione a.lln Emafeina che sarebbe responsabile uello. pigmentazionc. Essa deriverebbe dall'emo~lobint\ in dlte modi: quando vi è grande di::~truzione di emazie, o quando il fegato lesn è incapMe di trasformare in bilirubina la emoglobina normalmente liberato.. Così l'itte t·o Bilifeico e l'Ema.feico si contrappongono non solq pe r i fatti clinici, ma anche pe r la po.togenesi. Questa concezione fu rapidamente abbandonata. perchè n on fu dimostr'i\ta. la psisteuza della. Emafeina che è alla. sua base. Nessun pigmento ha la proprie-M, <:hP Guhler attrihniva allo, emafeina, ch e non si deve a.<::ìimilare 11.lla urobilinn. Così n tot-to C:erhardt, de.'<crivcmlo l'ittero emafcico sotto il nome d i ittero UI'Obilinico, sostiene che l'urobilina ba facoltà tintoria li, poichè lo lll'Obilina <:he fra le altre cose non dà la. r eazione di Gubler· è incapnc:e per impregnazione umorale e tissulare d i provocare il sintoma itt.ero. Hnyem proposE' un'altra interpretazione: dQt~crisse le due sorta di 'itteri sepum t i da Gubler in ortopigmenturii e metapigmett· tari. I primi per pigmenti bilinri nor·m~.~Ji, i secondi per p ij..rmenti biliari modificati. L'urobilina è il tipo ùi questi pigmeuti modificati, ma non è es.'la che dà la colorazione gialla, nell'ittero metapisrment4ll'io i• llllll mi:<e~>la d i pigmenti biliari responsabili d ell'itt.ero e di pigmenti anormali. I pigmenti anormali Rono i pigmenti del fegato malato o qua.ndo è incapace di trusfonnure in bilirubina la emoglobina libe.ra.ttl.. Così si oppon_gnno gli itteri nrtopi~entari quando il fegato è sano e i metopi~ mentarii quando il fegnto è mnlnto. C:ilhert ri~ettando ogni denominazione che pregiudicasse ogni concezione put.ogcnicu, dei•<'rissr i due it.t.er i COli i nomi di itte1·o collll'ico e ittero ueolurico. L a ù iff('l'f.'ll~a t uttn appnrente. rho esisto tra i due tipi è dovuta solamente n.! grndo difl'erent.(! d ella bilirubinemia, molt,o meno elevata nell'it.tero n.colurico che in quello coluri<·o. ~e in un ittero ncolurico non s i constata coluriu è perchè il rone hn trnformnt.o In bilinJbinn in urohilum ed eliminata per le urine sotto tale formn. j.; ormni C0St\ not.a che la origine reno le della urob ilina. è sorpassata. Nondimeno resta p<'r certo che tut.ti i lavori hanno d efinitivamente affermato la n ozione sf'condo la qunle 1\ la inte nsità della. bilirubinemia. che di.stin · gue gli itteri colul'ici d agi i a col uri<' i e cha in ambedue i casi l' ittero è causato dalla iperbilirubinomia. Que~to ,-;piej!n. i eMi co><ì fr'equeut.amente OA.'Iervati in clinica e ch e erano int•.<;rlicnbili cn11 le tocll'ie <li un tempo, dove Ili vedeva un medesin1o ittero essere altei'HHth·nmf'ntfl <'Ohtrieo e nco luri<'o. L 'ittoro cnt.arrale che al suo ncme è llll ittero no lur·i•·o t.ipieo, può e!':sere s ia otl'inizio sin alla fin e acolurico e urobilintu·ico e l' ittm·cl di t·('rt.e r irrosi venose. tipo ùi it.tero acolnl'Ìco, può in certe • PO'UBBèu • rivei't·ire il ti po di coluriPo. Que,;ta distinzione che contrA-ppone, l'ittero colurico e l'acolnri<'o . è difatti [.!iustifìeAttt. Ma non deve esprimere altra col'n che il grado d elht rit.enzione biliare. Certo l'itt.el'O acolurico ~i w-de in cet-tb condi· zioni cliniche, ittero emolit.ico, c irrosi vE!no~a, a~iRtolia, piressie, quello colurico nello c irrosi biliari. itteri infettivi, o;~tr·uzioni. N ou re~ta meno v ero che n on vi è nn elemento di cla:>sifìr'nz ioue clinica sufficiente perch~ si po!"..c:;a rn~grupplll·e in modo razionale tutte le vtu·ieti\ di itt.e1·o, una classificazione espone a non r iunh-e itteri che bnnno il medesimo meccani:<mo, m edesima etiologia e mede."i me lesioni, a riunir·e al contmrio cl c)!! i i t teri in cui tutt.i que.~ti fa.t.tori sono differenti, infine cozza con la diflicoltù rlre gli ittt'ri om so11o colurici ora acolurici. Quindi dal pnnto di vista dello fi;.:iopnt oloJ.'(in nnn vi è opportunità di distinguere gli itteri colurici dngli acoh11·ici. La ricer co clelln<II'Ohiliuuriu dnrnuto il corso clt•crli itte i'Ì conduce a tre d ifferenti r isultnt.i:
FISIOPATOLOGIA DJ,:GLl lTTERI
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r a) assenza di urobilinuria e bili rubinuria. <'O~'<picun. Stercoli.na assente (ltteri cronici da ostruzione calcolasa e neoplasticn, acme dello itte•·o catA.rrale);
b) bilirubinur ia e urobiliuuria; c) u robilinuria.
FEor.-La r icerca dei pigmenti biliari nelruomo ~auo e negntiva. Si ammetteva altra volta che la. bile poteva apparire in natura uelle f eci sotto forma dj pigmento nei casi dj pleiocromia biliare. ln realtk sembra che i pigmenti non possono esse•·e svelati nelle feci. che nei casi in cui la durata d e lla tra,·ersata digestiva è assai diminuita, al corso ù i certe diarree. In qut'sti casi i pigmenti bililui non l1anno avuto il tempo d i !lubire la rjduzione in stercobilina. La ricPr<•a della stercobilina in un ittero deve es..«ere sempre fatta. poichè è un mezzo molto più sicuro che la. sempuce colorazione delJe feci, per apprezzare la. intensità d i w1a ritenzione biliare, sebbene vi siano casi che appaiono panulossi, come col tuhaggio duodenale dare esito alle bile mentre le feci sono astercobiliniche; e il tuba~gio sia negativo mentre le feci stercobiliniche. Nel primo caso t rat.tasi di una pe•·meabilità posteriore alla formazione delle feci, oppure i pigmenti biliari esist.enti in piccola quantità, sono riassor biti. Nel secondo ca-so può trattarsi di una diffus ione dai va-si intestinali attraverso la. muco~, dei pigmenti biliari. Bn.E. - Il tubuggio duoclenale è il solo pt'O<'euinlento e;;atto che pet·mette dj apprezzare in maniera rigorosa se per le vie bi lim·i S<'olino nell'intestino pigmenti Biliari. RITENZIO~E SALINA. La ritenzione doi sali hiliar·i nell'organismo determina çerti disturbi che risultano gli uni dalla loro tossicità, gli alt·l'i dalla loro funzione nella digestione. · La. tossicità d ei sali biliari non è dubbia; e.o:sa è dimostrata sperimentalmente: a) i segni d i intossicazione più conosciuti • ab antiquo » sono quelli ehe in~ressano la circolazione. Tali disturbi flOl!Q la bradica.rçlia e la ipotensione. L'azione sulla. tensione già ÌJltravista da T raube è stata recent.emente riconferma.ta per esperienze, ma questa azione è debole e pare tra!'<Cut·abile. In clinica poi n on non è costante. La bradicardia. è al contrario un fenomeno frequent-e, facilmente svelabile sia. in clinica, sia sperimentalmente. Il problema è solamente circa la natura di questa bradicardia: se cardiaca o nervosa., L'esper imento tande a provare che questa è ~ocardica, dovuta alla. tossicità dei sali biliari sul cuore e non sui centri ne1·vosi. Pa.risot ha veduto la bradicardia nel coniglio a l quale era stat.o legato il coledoco non essere influenzata in venm modo dalla Atropina, nè per la sezione dei pneumogastrioi. Gilbert ha provocnt.o la b radicardia in conigli iniettando sieri di itterici. Infine il cuore di rana isolato rallenta i suoi bat.titi al contatto dj sali biliari. Le r ic6J'Che cliniche al contrario non son o affatto concordanti. Secondo E ichhorst la bradicardia. colalica è una. falsa bradicaJ·dia, analoga a quella d igitalica. Si t ratterebbe di nn ritmo in cui la seconda pulsa<~:ione è nn extrasistole che sfugge alla pa.lpazione , ma che può essere re1o(ist.rata per il metodo grafico. A q uesta. concezione si oppongono numerose osBer\'azioni che definiscono questa bradicardia. una vera. bra-dicardia. Vi sono casi in cui si nota l'influenza della A-tropina e che c i por ta a dedurre che la bradicardia. non sfugge completamente alla influenza. d el sistema nervoso: b) il prurito è a Iato della bradicardia, uno dei :;egHi piìt frequentemente osservati negli itteri. Generalizzato ha. parossi.smi llOtturni e può essere intollerabile. Non è raro che bradjcardia e prurito comparsi all'inizio di un ittero scompaiono se la.·m a lattia si prolunga. Non bisogna vede1·e in questo un fenomeno dj assuefazione del resto iuspiega.bile, allo. tossicità dei sali bili uri, ma molto più. semplicem ente, la. causa. dj questo fatto è l'impoverinlent o d ell'organismo in sali biliari du· rante gli itteri p rolungati ; c) altri disturbi sono stati imputati ai sHli biliari . Tali l'astenia, i vomiti e l'abolizione dei riflessi rotulei. Certi itter ici pre.-.enta.no erllianopsia e la xfmtopsia, quest'ultima. turba classicamente imputata ai p igmenti impregnanti i mezzi oculari, e&rebbe per certi autori dovuta all'azione tossica dei sali biliari s ulla retiu a;
F'I$TOPATOLOO!A DEG.L I lTTERI
cl) i :sali biliari messi a contatto dei muscoli li eccitano e se la loro azione si protrae, si determinano a livello del contat.to d elle coagulazioni. Per questa azione si spiegherebbe l'ipereccitabilità muscolare che si traduce per l'apparizione d el miodoma e l'astenia fisica che present.a110 questi malati. e) Potere emolitico: ma questo non esiste che a soluzioni assai concentrate. Rist Ribatleau e DlUna..;; hanno dimostrato con iniezioni di sali biliari a dosi frazionat-e di l g r. \lfi aumento della resistenza. globulare, con congestione intensa deg li orga.ni emopoietici e della milza. Ma tale aumento della resistenza g lob ulare os:;orvata. in certi itteri ci non deve es..;;ere o:;sim ilata. ai fatti sperimentali, poichè questa sembra. piuttosto in rapporto con la ipercolisterinamia. f) le funzioni della. bile sulla di gestione è assai importante e vi interviene in vario modo. La bile non contiene fermenti digf'stivi, ma questa ha una a zione sui fermenti digestivi, sia zimostenica., sia che .abbia la facoltà di attirarli fuori dalle celhùe del .Pa.neth. Precipita dalle loro soluzioni acide le albumine per ridiscioglierle in mezzi neutri. Infine collabora con i fermenti pnncreat.ici a disciogliere, a emulsionare e a digeri re le sostanze grasse. Interviene nella progressione delle materie fecali dell' intestino, favorendone i l peristaltisroo, impedisce la coagulazione del muco; infine pur non possedendo proprietÀ. battericide, impedisce le putrefazioni intestinali; agi;;ce sui fermenti batterici diminuendo dapprima la loro secrezione impedendo poi la loro azione sulle sostanze J'ermentescibili (Roger) e favorisce a detrimento degli ana.erobii agenti della putrefazione, cert i microbi come il colibacillo. Queste nozioni spiegano i diF<tnrbi digest.ivi che si possono osservare nelle ritenzioni complete. Costipazione, fermentazioni intest.innli Mn odore putrido delle feci, che può però mancare m;servandosi feci di itte ric i comJ.ilet.runente inodore. Abbondanza eli sostanze grasse che contribuiscono alla colorazione biancastra e all'aspetto mnstice <'he può 'fa•· credere ad una. ritenzione completa. Sembra che sopratutto con i sali biliari, la bile e,.:erciti le sne funzioni. L a importanza e la. mol· teplicità. di quest.e a1.ioni mostrano come s ia. erces.<:ivo considerare la bile una sostanza esct·ementizia, e di con;;ideriu·e la sua secrezione come una semplice eliminazione di rifì.uti, poichè veri r ifì.nti non sono escretati che per la loro e liminazione ed è inconcepibile come poF<so.no avere iunzioni fisiologiche di primaria importanza. RT'T'F.NZJ O!'<E COLr•:s1'F.R~lC.~ . - ~Pgli ittPri pAr ,; oonzionA là nolP:;terinemia si e leva come testimoniano lo esperienze di Chauffard. Può elevars i s ino a 5-6 gr. per litro, e questa si mantiene ad un tasso relativaml:'n.te costante in tutta la durata della ritenzione per tornare allo. norma quund.o la l'itenzione cessa. È all'ipercolesterinemia che si deve negli H.teri cronici l'aumento della resistenza globulare agli agenti emolitici, e certament-e lo sviluppo di xant.elasmi che hanno il vero significato di tofì coiN1terin.ici. RITENZIONI DISSOCiaTE.- L a ritenzione ;;imultanea. dei 1liversi elementi della. bile è il fatt.o comunemente os::;ervato negli itteri. l\Ja a lato di questi casi, ve ne sono a ltri più rad, in cui !11. ritenzione sembra non portarsi s imultanea.m ente su tutti i costituenti, come se nell'organismo si producesse tra gli elementi della bile un tale dissociazione, che a lctUli di e,:;si sono ritenuti ed altri no. A tali itteri si è dato il nome di itteri dis.o;<)Ciati, la cui importa.nza e interpret.azione sono state variamente va.g liate. È lo studio della olirnin~zione dei sa.li b ilia.ri negli itteri che ha condotto alla concezione der-li it.teri di,:;sot:iati. Qne.,.tst si basti sull.ittero, segno delle~. t·iten:done pizment.l\ria, c sn lla c:olalnria spgno rlelln salina che non son .. sempre pm'alleli. 'J l pt·imo d<'g li itt,eri dissociati conosciuto & stato l'ittero cn~olitico, la cui riten · z ione pi~mentn.da e l' itt.ero che 11e l'istùt.a non si nccompagn:1' a se~n i clinici irop ut.abili a lla int.or:sicazione rla ~ali biliari . r.a reaz.ione di Hàv e di Pet.tenkofer SODI) negative. !,fl. cii;;sociazione in questi ca~i particolari, si spief!a in t.ale guisa: nell'itt,ero emolitico lA. tucba è una. iperl:(enesi pigment.aria. in rapporto a d una distru:done esa~erata di emazie, non vi sono d isturb i nelJR. eliminazione e di elaborazione d i sali biliari, ciò spiega come non vi sia cola.lnria, per di ,Piò non vi è ipercolesterinomia. I fatti eli òi'l.~ooiazione sorpa-ssano il quadro dell' rt.tero emolitico. In alcune osservazioni di itt.eri infettivi o to!l.«iùi, in ce t'te cirrosi si è vista mancare la col&luria a lloi·chè Ja ritenzione pigmentaria era manifesta. Brulcl> insiste nei cas1 frequenti di i tteri catn rraJi nel cui dedinare scompare la coltt!w·ia prima della coluria. Questi
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sono due ca-si, dove la dissociazione s i fa. a "'Pe>~e dei pigmenti che sono ritenuti mentre i sali non lo sono. Tn casi molti più rari si ba. l'inverso: ritenzione salina e non pi.gmentaria. Questa ritenzione isolata dei :;ali biliari è !lta.ta osservata in di· verse affezioni evatiche senza. ittero: cirrosi, infezioni, intossicaz.ioni. Brulè ha visto la colaluria persiste re alla convalescemr.a. di nn ittero catarrale allorchò oe-oi colorazione itterica era !':comparsa. Lemierre e Brolè hanno in;;istito sull'interesse che presenta l'esistenza degli itteri dissociati, per gli aut.ori france1<i quest-A. dimost.ra la funzione dalla cellula e~atica sul meccanismo di certe ritenzioni biliari; infat.t i negli itteri infet.tivi, la. clis.'3ociazione sarebbll inesplicabile. se come vol!liono gli a ntichi auto,.i, l'ittcm fosse causa.t.o da un'angiocolite, o in definitiva il .ri~ult.ato di una ostruzione delle vie biliari. Al cont.rario si spiega se non a. livello rli q11estt>. ma della cellula epati('a, cioè che si tratti di epatite. Secondo le concezioni di Abr:uni Wirlal, solo la c·ellula epatica i; capace rli un1.1. sele?.ione s imile ft·a i pigmenti e i sali biliari. Frnlè va più lont.ano; vede nella fl!'i · stenza de~Jii \t.teri dissociati un ar~~;omento in favore della teoria s econdo In qunle i sali e i pigmenti a rrivano aUa cellula epatica prefom1ati col sangue e la funzione del parenchirna epatico non sia altra c he quella escretrice. ].a ritenzionfl cii pio;· ment.i o di sali è compan~bi le 11lla. ritenzione del cloruro sod ico o dell'uren, nei casi di insufficienza ronale, allo stesso modo pet· il q uale la celltùa rcnalE' lascia passare il cloruro di ~;otiio e non l'urea o viceversa, e dar luog0 c:osl alle ritenzioni isol>ite. In cellula epatica s i comporto. iJt t.a l ~uisa da ritenere i pi,g rnenti o i sali. La im!JOrtanza accordatn e la intorpr~>.tazionc col?-l semplice c sec.luccnte, non sono stat~ provat~ e a ppaiono molt.o sog:gett~ a. critiche e a discuss ioni. Tutti sono d'accordo sulln. imper· fazione degli attuali metodi d.i ricerche. R oger atTet·ma. che finchè la r. di Hay (• ln. base di questa classificazionfl, dobbiamo porre tut.tt> le riserve circa la esistenza de· gli it.t.eri dissociati. Tutto è dnt·ifare con metorli più precisi. Numerose sono in rcalH~ le osservazioni che non sono affat.to convin«enti specialmente le colalurie U.omtP.. Per affermare che vi è ritenziono escl usiva ò i sali non ba;;ta. affidarsi alla. sola t\::< · senza. di colaluria congiunta o non con bi.lirubinuria. o urobilin·w-ia. C'iò che im porto Èl lu. ritcnzione pi~meutarin. ~anguigna. O non bif'O!!na o ìmenticare <'he vi può e,;sere ìperbilirubinemin. senza coluria. Ora troppo fre~uentemente questa ricerca non è eseguita. J~e soglie di eli.minn><:ione d ei pigmenti e dei snli sono ùiffer('nti. Quella rlei pigmenti è relativamente elevata, quella dei sali, a!'lsai più bassa. J.'o~·ganif<mo più facilmente e c:on maggior Pvel t~zz"' s i ~bn.razzt\ <ici sali, <'he etei pi~menti , non ò quindi da meravigliars i se al oeclinare òi un ittero .Per ritenzione, l'ittero e la coln· ria !Jennangono più a lungo che la colaluria e non vi ~ da vedere in ciò una selezione o pera.ta dalla cellula eputica sulle sostanze ritenute. Allorchè ne~li itteri da ritenzione l'abhondanza dei mat-eri ali necessari alla elaborazione dei pigmenti non è modificata, non ò lo stes:;o per i ~ali biliari. Nella. loro genesi interviene un elemento proteieo fornito dalla aliment-azione e s i è visto come la escrezione d ei sali biliari rlirninuisca. durante il digiuno proteico. Si deve dunque tener conto d el rapporto che esiste tm. la ricchezza azotata dell'alimentazione e l'abbondanza dei sali biliari e laborati e per consej!nonza doll'a.liroentazione seguita dal m!).lato quondo s i dE've sriudicare della colaluria in un ittero. Infine ne llo. interpretazione degli it.teri d if;· so<'iati non s i d eve obliare ciò che avviene negli itt.eri per ostruzione calcolosa e neoplas t.icA, l!iof> in quelli in cui nessuna funzione selettiva può essere fattt'\. do.!Ja cellula epatica. K o_gl i itt~ri, la eolaluria é abituale rna non parallela a lla colm1~, non solo, ma può mancare svecie nei casi in cui l'ittero si prolunga. È co~i che m certe o~servazioni , ciove l'ostru.zione coledocica litias ica o neoplastica determinava tma rite nzione pigmentaria completa la reazione di Ha.y e quella di Petteukofe~ e la st-A.Iagmonetria sono rima.<;te negative. L'esperimento conferma questi da.tt clinici. 1~ un fat.to d'osservazione frequente che in seguito alla legatura del coledoco di un cane la colaluria dapprima manifesta si attenua rapidamente e scompare. Questi fatti non sono i soli a provare che negli itteri la ela boraz ione dei sali biliari può e~ere profondamente turbata. Ciò che s i sa sperimentalmente d ella to~ sicith d ei sali bilia.~'Ì, prova che se negli itteri per occlusione s i aveva ritenzioue id nna quantità di sali biliari pari a quella e liminata per la bile (8-10 gr.) in 24 ore s i oss~rverebbero allora d egli accidenti t.ossici gravi rhe in realt.à non si vedono compa.rue. Chabrol e Bernard dosando approSRima.t ivarnent.e per la stalagmometl'ia 11 grado clelia colalnria., hanno mostrato cha negli itteri d a ostruzione m eccanica., la
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cola.luria era inferitwe tt quelln che doveva. es~cre ~'>e vi fosse z·itenzione della totalità. d ei sali biliari. Invece !.li tro var ne 8 o l O gr, trova rono una cola.luria di due grammi , e ancor monQ. I nfìnAltcl IEJ fistole coledociche, la h ile è più povera di molto che nor· malmen te in !'!Il li biliari. Vi b un im poverimento di sali biliari al corso d egli itteri per ostru7.ione. <.:ome intorpre tarlo? :Forse molti fat tori intervengono; la povertà della alimentnzione azot.nttt ne i maluti ><ottomessi a un regime aevoro può avere la sua importanza . È po~«thile cho la gene5:i de~li a cidi s ia turbata per il solo fatt.o delta perturlmziono e patica che 1·is ulta dalla rite nzione hiliare; pochi sali sono ritenuti a livello d e lla. o.'lt·l'll't.ÌOne, perc·hè por h i sali sono elaborati da un fegato pert.urbato d alla ost!'llzinne stes,.;o . r h-. s i. a ccot·di o pur tHJ. una influenza alla colesterina nella formAzione dcll'ncidiJ colnlico. Questa nozione ndl'impo,•et·imento i n f<H li bililll'i clell'organicn:no negli itteri cla. rit.l:'nzio11e. <lHAIUn(rue ne sia la cau"a è UIIfl nozione fonrla mentale che troppo s pesso è dimont.icut.a quando si ragiona t.lella colR.Iurio.. Questa. dimostra come ne l COl'!<O di una ritcn't.ione biliare, i fattori <'he interven~ono per regolare la colaJuria sono complessi c 11umcrof<i poichè a lu. ritenzione dei sali s i aggiunge un disturbo d ella. elaborazione. L a ritem.ione pi~ment.aria. appare un fenomeno molto più semplice, i pigment.i deviat·i du.l loro niJrmale deflusso, affluiscono senz a cessare nella cir-. colazione, senza che la loro e lnborazione sia modificata o la. produzione diminuita. Così i fntt o ri che int.ervengono per regolare quantitat.ivamente la colemia salina non sono !!li .;tes.-<i che mgolano la pi~ent.a.ria. P erciò la ritenzione pigment.nria e quella s nlina rwu sono per nulla comparabili o n e llo "tudio di una ritenzione biliare
non si debbono porre ;.ullo stesso piano nè ragionai'!:' dell'w w come dell'altro. Secondo la concezione attuale d egli itteri dissociati, tutt-o !li riduce ad un « barrage • che la f:e llula epatica apre o chiude sia ai pigmenti s ia ai sali biliari, non t.iene conto tlf'l pcr turbamento di escre:d one e dimentica la h1rba el';<'retrice. Le ca11se dt~ll ' ittero snno tutt e quelle c·he determioa la iperbilul'iuemin. È evid f'n te c he quPstn può O."><ere il1·is ultato di me<:~caniami d ifferenti: numerosi ne sono stati invocati e fra que>1ti, ve ne sono degli ipotet,ici e dei certi. Si può d ire in genera le che due gmndi mecc·ani!nui sono la causa della iperbilirunemia: Una derivazione del corso della bile. tale c1uella che inve<'e cti eliminarsi per le vie biliari ai r iversa nel torrenta c i r·c·olut.orio e CJue.c;ta senza ne~-;nn turbamento della biligeneei, o n.J cont.rado è couKe<:ut ivo a iporhiligeu ef'i. Quando si t.ra tta di u nn derivazione del cor·so ddlu bik• due pt·ooo::;.<.:i possono int.erveuirvi: un ostacolo formatosi in \Ul p unto qwtlf<iasi delle vie biliari de lla loro origine alla loro terminazione. impedisce il d efius;;o bilian> e CJUe:;to tol'lln a ritroso e invnde la circolazione. :r\ell'altra va riPti~. una vizinzioue funzionale d ella cellula epttt ica che determina per un mecca· nismo oSClU'O e cliseu!<so la derivazione della bile e la ipercolemiA.. Quando si tratta d i i perbili,::rm'IS.i due processi po&~ono esser chiamuti m causa : 10 iperfmlzionalità ciel parl'nt' himn e pA.tico; 2o emolisi senza. ch P intervenga nef'!':Un perturbament.o funziono le del fegat.o. Stnilioremo così i diversi meccanism.i d ella. ritenzione biliare : l 0 gli ostacoli meccanici a l deflu.RSo bi l iaro; 2o vi?".iazione funzionale della celluln epatica.; 30 iper . hiligenesi per iperemolis i. O stacolo meccanico: l'ost.ucolo m eccanico può ilVf'l'C sede s.ia n livello tlelle vie
biliari extraepatiche, l';iA ne lle intraepatiche. Vie bilia ri o~--t.rneputi che: si tratta d i lesion i mnrrosc·opiche facili a ~velarsi dnrant·e uu'autop~'>ia. o un int-ervento chin1r~i co . Que.c;t;Q può z·isiedere 11ell'ioterno delle vie, s i t.rat.tn p er lo piìr <li un calcolo incnneat.osi n el coledoco ecl è solament.e per ri cor·do che f: Ì rnmmenta il fatto in cui J'ostn1ziooe era dov uta ad un nocciuolo d i ciliel!'ia. ad ascaridi, a. distomi alvescicole idatiche. L'osta~·ol o può e.c;sere l'effetto di uua. a lterazione deHe pa.ret.i, d elle stc.'iSe vie es<:retrici. È così che agisce il ca.ucro delle vie biliari; infine può essere l'effetto{) d i una. C'ompra<;Rione esercitata. sulle vi(." biliari per lesioni di organi vicini. Il can~ ro della te..;ta. del pancreas è in quest'ordine di fatti la causa più frequente deg li itteri m ecc~ ici. Qun.Junque s ia. la causa che impedisce il deftus.<so biliare è v e1·osimile che l'ostruzione delle vie biliari è eompletata s ia d a un edema infiam· matorio, s ia da. fenomeui di spasmo. Si è a ltra volta domandato se questi fenomeni s past ici o infiammnt.ori uon s iano capaci per loro stessi di determinare la occlu!'ione completa o parzinle deJ coledoco. È così che si creòe rli over potuto !':piegare
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ciò che è chiamato ittero emotivo per uno spasmo dello sfìntere eli Oddi, e l'itte.t·o catarrale per un tappo infiammatorio muco epiteliare che esprime la coledocite. Vie biliari intraepatiohe: l'ostacolo meccanico al defluir della bile nelle vie intraepatiche può essere causat.o dallo stato delle paret.i d ei canali biliari, sia per ispessimenti delle pareti, sia pet· depositi mucoepiteliari che si formano, è suscettibile di modificare e (li diminuire il lume e in conseguenza la permeabilità. Ostacolata nella sua p rogressione, la bile è in totalit.à riassorbita, donde l'ittiero. Secondo i <'.&!li si tr!l~tp. di angiocolite, sia. eli periangiocolite. e da. un alt.ro pWlto d i vista, sia di lesioni acute, sia di lesioni croniche. Questa nozione degli itteri per angiocolite è la classica concezione che spiega gli itteri di un l'!'l"ande nwnero di affezioni &ngìocoliti acute, itteri infettivi, colemia familiare, cirrosi bilian· d el tipo di Hanot., itteri complicanti le cirrosi venose. Così concepiti questi itter i sono comparabili agli itt.eri che si osservano quando l'ostacolo risiede a livello del coledoco: la sola differenza. è l'altezm alla quale si trova l'ostacolo nelle vie biliar.i, al medesimo ti· tolo meritano la denominazione di itteri meccanici. Hanot ha pe.n sato poter spi-egare con la origine meccanica anche gli itteri in cui fanno difetto le le.-.ìoni angioco· litiche e dove dominano le!!ioni dellobulo epatico. L'ostacolo siede a. livello dello stesso lobtùo, le c ui lesioni deternùnano Wla vera disorganizzazione della architettura, ne risulta una dislocazione delle ti-a· vate, . tale, c he la. bile non trovando più il suo corso uormale è riassorbita perchè ritenuta. D'altra. parte la bile potrebbe essere ostacolata non pi'll per wta insufficiente permea.bilità delle vie, ma in ragione dello stato della bile stessa.. Quest o può OO· sere un· aumento di quantità. Questa abbondanza pnò danne~giare la progressione della bile che è in parte ria.ssorbita. Può essere un dist,urbo dì qualità. Stad elmann ha osservato che in seguito a grandi distruzioni di emazie la bile è abnormemente spessa e vischiosa nello s tesso t empo, che in modo abnorme ricca in pigmenti. Questa bile non ha pi'll la sua fluidit.à abituale, cammina con difficoltà e non è che incompletamente eliminata. Così gli it.teri policolici e i pleiocromici sono itteri me<>· canici. Questi i differenti meccani-;mi che pret.endono spiegar e la ritenzione biliare . Gli ostacoli apportati al d efluir della bile nei canali int raepatic i sono molto discutibili. Studiando l'angiocolite, si è visto che in r ealtà es.o;;a non possa e~!'<et·e genera· trice di ittero e nella maggior parte dei ca.-;i dove era chia.mat.a in causn, appare attualmente l'ittero molto più imputabile alla epatite . Viziamento della cellula. epatica: La concezione st>eondo la quale lu ritenzione biliare può essere causata da una insufficienza ftmzionale delln celhùa epatica ~i oppone alla. concezione d ell'ittero, ch e n on cerca altro ch e le cause meccaniche g e neratrici della s indrome. È così che Abrami e \\'iclal t.endono a impnt.are a.Ua epa· t ite numerosi itteri imputati alla angiocolite e considerati come itteri meccanici. Questa. concezione è su.scot.tibile di estendersi oltre agli itteri infettivi e tof<sici, anche ad un gran numero di itteri che accompagnano le cirrosi. Il concet.to moderno è di consideraz·e la b iligenesi come un fenomeno extraepatico. L a bile preformata. nel sangue arriva alla cellula epatica che diviene incapa('e di eliminare i pigmenti portati dal san gue. L 'iperbilintbinemia esprime unn insufficienza della pormeabilità eeatica, come la iperazot.emia e la ipercloruremia e:;prime un disturbo della permea· bilità del rene. Non è dubbio che questa concezione sia soddi;;facente e seduttrice, ma ancora la. biligenes i rimane un problema. oscuro e })enchè vi siano delle prove in favore della biligenesi extraepatica., a. l'ora attuale n on po~Riamo rinnegare form almente la con cezione della biligenesi epatica. L'ittero per lesione della cellula p a re:n · chima.le del fegato, restando n elle concezioni classiche della biligenesi epatica, s i può spiegare in tal guisa.: esi~te una colemia fisiologica; dunq u e non è la t ot.alità. dei pigmenti che defluisce per le v ie biliari, ma una parte si v ersa nella circolazione generale. L'ittero esprimerebbe un disturbo funzionale d ella cellula epatica, tale, che esagera que..'lta eliminazione di pigmenti nel sanj:!Ue . Si avrebbe una derivazione intre.ceUulare della bile. In certi casi l'ittero potrebbe cilsere la conseguenza di una iperbiligenesi di origine epatica. Altre volte s i ammetteva che la biligenesi è esaltata. in quello stato funzionale ed anat.omico detto • iperepatia "· Il distlll'bo sarebbe causato da un iperfunzione.mento del fegato. È cosi che pensa Go mier nella apirochetosi ittero emorragica, l'ittero è dovuto a l' iperepat.ia che spiE>ga ancoro. la ipergenesi ureica e anatomica, lesioni ipertrofìcho cellulari e iperplasiche. Questo stesso con cetto fu invocato nella cirros i di H onot.
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}'!SlOPATOLOGlA DEGLI l'l'TERI
Tale eonce~ione non può essere ammessa che con grande riserva. In questi it.teri numero:;e sono le prove funzionali che mostJ:ano un disturbo profondo e permettono di par·lare d i insuflicien:r.a epatica e non (0 iperepat.ia. L'argomento anatomico non è soùdisfa.ciente; non è una lesione anatomica. del tipo iperplasico, che necessariamente conduce ad una. esaltazione delia funzione. Q,uesta iperbiligenesi che non può iars i che a spese dei materiali pigmentt\rÌ di origine sangtùgna dovrebbe dunque accompagnarsi ad una citolisi considerevole e ad una anemia. come quella. che si osser·va. negli itteri emolitici. difatti 1\memia. è minima o spesso nulla. Quando sperimentalmente si provoca una emolisi abbondante si vede comparire l 'ittero e la colnria. Lo ste~<;;o in patologi~1. umana u.vvi€'ne, quando tu1a. anormale emolisi avviene. È il cuso d t>gli itteri per €'moli!'i o itteri emolitici e di quello che accompagna certi grandi proce.~,-i anemici. L'ittero è allora. in rapporto con una iperbiligenesi consecutiva ulla m essa in libertà di abbondanti materiali pigmentarii per distruzione di grande quuntità di emt\zi€'.11 solo problema è di precisare l.a funzione della ceUnla epatica in quoi!ta biligenesi, soluzioni differenti sono state p1·oposte le une e limint\nO ogni in1;(•rvento del fegato, le altre accordano a quest'organo una funzione pii a o meno lmportu:nte. QnestL\ cla.c;sifkazione fisiopatologica. degli itteri che è il m odo di classificazione il più rnzionnle e i!ed\lcente. quello veN!o il quale tendono tutte le moderne ricerche. ri('losa suJ I~~o analisi dci meccanismi difl'orenti che possono essere invocati per spieJ!n.re lo. iporbilirubinemia e disting-ue: Jo ltteri per ostacolo meccanico elle può risiedere in qualunque ptmto delle vie biliuri (itte1·i meccanici); 20 Itteri pet· vizio fnn:~;ionale della cellula epatica (itteri epatici); 30 Itteri, pf•t• emolisi. :\la lo. diflìcolttì è di fare rientrare ciascuno di questi it teri in uno di tali gruppi. Se vi sono dei ctlsi il cui meccani;;roo è così evidente che la classificazione non offre fianco a rliscus;;ioni di sorta, irt molti altri J'e.'ita oscuro il meccanismo, e la ol688ificazione prej:(inrlica a lloa·a teot·ic, la ben fondutczza dPlle quali n on 6 definitivamente cJimostrntn..
HlBLIOGHAFlA. :\foHn :'T.\Jo:Rl·:u:-;. - Tmltuto di Jl l'llicin fl lnttrno. EI<.:cHOHST. J>au,/uyia ·''prciolr JJ r,licCL. EN:R IQl" l·:z. LAFI> ll"l' E. -
S cn;eou 'l'raitè dc l'fltlm/ogie I uterrte.
AscHot· ~· .
All<ll,,m ia l'atologica.
Y.r,."RAT'l"r. - -
Patol1,gia getlemle.
NOTE DI
IGIENE PRATICA
IL TRATTAMENTO DELLE DEIEZIONI E DELLE URINE NEL CORSO DELLE INFEZIONI INTESTINALI per il dott. Ignazio De Castro, maggiore medico
Tra tutti i cultori dell'Igiene, che, con vedute diverse, hanno partecipat-o all'interessante dibattito circa la pratica delle disinfezioni tet•lllinali, esiste un accordo completo nel dare la massima importanza alla pratica delle disinfezioni concomitanti, delle disinfezioni cioè che sogliono esegnirsi continuativamente durante l'evoluzione delle malattie infettive. Da tutti si riconosce infatti che queste rispondono ad un concetto scientifico esatto ed·offrono le maggiori probabilità di successo, perchè agiscono nel momento in cui più minaccioso è il pericolo delL'l. propagazione delle forme infettive contagiose. La disinfezione d1ll'ante il corso delle malattie infettive va condotta ed estesa. a seconda delle singole infezioni. Mercè i progressi della batteriologia e della patologia, l'Igiene è infatti in grado di poter precisare le modalità di trasmissione e di diffusione della maggior parte delle forme infettive e di dare, in base alle nozioni già acquisite in proposito, il razionale indirizzo nell'attuazione della. profilassi. È però sempre còmpito precipuo di prendere innanzi tutto in considerazione, nella disinfezione, i mezzi mediante i quali i germi infettivi, abbandonando l'organismo invaso, si avviano verso l'ulteriore dest.ino prima. di arrivare ad infettare un altro organismo. Nel gruppo molto importante delle infezioni intestinali, endemiche ed epidemiche, è misura essenziale quella di impedire la possibilità che deiezioni, vomiti, ed, in alcune forme morbose, anche urine di ammalati, per via diretta o indiretta, forniscano il materiale di ulteriori infezioni. Tali materiali, nelle circostanze indicate, non dovrebbero mai essere immessi nelle vie di eliminazione, sia dalle abitazioni private che dai luoghi di cura, prima di aver sublto l'adeguato trat tamento che li renda sicuramente innocui. Per la disinfezione delle deier.ioni, com 'e no to, possono impiegarsi mezzi fisici, chimici, misti. Sulla ·perfetta efficacia. dei mezzi fisici non esistono discussioni. Essi utilizzano o l'azione del vapore d 'acqua sotto pressione, o quella del fuoco per la co:rppleta distruzione del maooriale con l'incenerimento. n primo sistema è reali:~.zato mediante speciali autoclavi (destinati a ll'im· piego presso reparti infet.tivi, ospedali di i~olament.o contumaciali o speciali), nei quali il materiale infetto viene portato a 0,15 atmosfere <li pressione per 20 minuti e quindi viene immesso direttament-e nelle fogne a mezzo di una tubatura di raccordo, mentre i gas che ·si svolgono durante l'operazione vengono allontanati per. mezzo di altro tubo, ~enza cbe si
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Jf, TRATT.~:IIl·: NTO DELLE OEIE~IO!'l E
DELLE URINE, ECC'.
abbiano emanazioni ru~useanti nell'ambiente. Dentro gli st.essi a11parecchi vengono disinfettati, e, ad operazione ultimata, anche ripuliti i recipienti. n secondo sistema. è realizzato mediante diversi tipi dj apparecchi incineritA.nj (<li eni venne fatto largo nso duranro la guerra) che a parte il difetto di dare cman:~zion i ~gra.(levoli, rispondono abbastanza bene allo scopo. Nella. tlisìnfezioLe n1ista si fruisce pttre di speciali appare<:chi in cui i liquidi vengono trattati con un disinfettante clùmico e le feci vengono dist,rutte con l'incenerimento. Di tali apparecchi esistono tipi locomobili atti a seguire le truppe. Ma per la pratica quotidiana è di ntaggiorE> interesse la disinfezione cou mezzi chlmici con i relativi problemi riguardan ti la scelta del disinfettante e le modalità dell'impiego di essi. Può affermarsi che, se si ecCP.ttnì il sublima.to (el'e per le we proprietà di combinarsi con le a lbumine e con lo zolfo fonllalòdo compt)Sti ioa.ttivi, non è assolutamente indicato), la maggior parte «lei disinfPttanti ::ono stati proposti per il trattamento delle deiezioru. · L'aciflo ft•ni co grezr-o al 5 %, l'acido sulforieo commerciale al 5 %, l 'acido cloridrico comlllerciale al 5 %, la miJseela di r..aplace al 5 %, il sapone di cresolo al lO %~ la soda caustica allO %, l'antiformina a l 5-10 ·%· il clonno di calce al l0-25 %, il latte di <:alce al 20 %, ag-giunti in qua.ntitil p!ù o meuo grant.le, (a.lcr:ne volte a parti Pguali con le feci) e per un tempo di con<:a.tto p iù o llll'no lungo, a seconda dei casi, hanno dato a diversi inda.gatori risultanti f::tvore>oli.. Seconrlo De Giaxa, la sterilizzazione dei materiali fecali si ha eon :;icurezza in 2-t ore aggiungendo ad una parte di et~si tre parti di liscivia di Hoda. comune alla temperat ura ordinaria, e la sterilizzazione certa. si effettua in un'ora se si a-dopem la liscivia bollente. Tale autore per le deiezioni contenenti il bacillo della tubercolosi consiglia di riconere a.lla miscela di Laplace adoperando solllzioni con le quali il contenuto del disinfettante nel materiale riesca almeno del 3 %(È noto che H latte di calce è inefficace contro il ha.cillo della tubercolosi). Allo stato attuale, tenuto conto del fatto che i germi, cue con maggiore frequenza si vogliono aggredire n elle feci, occupano nella scala delle resist~nze u.no dei gradini meno elevati, tenuto conto degli iriconvenienti legati all'uso di ta,Juni dei ricordati disinfettanti, nonchè (]el r.,osto della disinfezione, dalh generalità degli igienisti, rli solito si preferisce per le feci l'uso della.tte di calce al 20 % o quello rlel clnruro di calce macinato eon acqua. n ella proporzione flel 10-25 %&non chè il problema della disinfezione chimica delle ùeiezioru per eonwzioni inerenti al substrato stesso non è sempre n ella pratica così semplice, come a. prima vista potrebbe sembrare. Infatti i disinfettanti non trovano condizioru egualmente facili p er esplicare la loro azione, tauro :;e debbano agire su liquami in cui il m ateriale fecale si trovi assai diradato e-d a llo stat.o di grande suddivisione, quanto se debba.IJ.o agire su feci warroiche o come speil!>O può accadere su masse fecali solide. Kurpjuweit, studiando l'azione del cloruro di calce su acque di fogna stacciate attraverso sta.cci con magli(> di varia ampiezza, ha rilevato che · mentre per un litro di liquami <'Ontenenti in sospensione materiali passati attraverso a maglie di rom. 2, è sufficiente una certa concentrazione del 1lisinfet t a.nte per uccidere il Bacterium Coli, per la stessa quantità di li-
JL TRA'l'TAMENTO DELLE DEIEZIONI E DELLE U'RJNE, ECO.
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qnami contenenti in sospensione materiali passati attraverso a maglie di mm. 10, occorre una concentrazione doppia.. In questi casi dunque, purchè si badi ad usare la. concentrazione ù i disinfettante conveniente in funzione col tempo di contatto necessario, si riesce agevolmente ad ottenere il sicuro effetto desiderato. Ed infatti Bertarelli durante la guerra, in ospedali di isolamento e contumaciali, procedette al trattamento delle deiezioni di colerosi e sospetti colero~i facendo fluire da liD serbat<>io una soluzione concentrata di cloruro di cal<'e in una camera di cemento precedente alla canalizzazione pubblica e rimescolando mediante mezzi meccanici in modo da a.ssicnn~re l'intimo contatto ctel disinfettante con il ma,teriale; ecl ott-enne sempre buoni risulta.ti. Ma. il problema che ordinariamente si presenta è quello della. disinfezione delle feci, o delle urine con feci, alletto dell'ammalato. E le condizioni sono alquanto diverse. Kurpjuweit est.endemlo le ricerche sopra riferite all'azione del clo.ruro di calce su feci solide di cm. 2 di diametro ha. osservato che il Bacterium Coli situato nell'interno delle masse rimaneva sempre vivente dopo 24 ore, a causa del minimo pot-ere di penetrazione del disinfettante. E successive esperie~e portate da diversi indaga.tori su molte altre sostanze chimiche, (latte di calce, sapone di cresolo ecc.) h~Lnno condotto a risultati analoghi confermando le riportate osservazioni. , Risultati sufficienti sono stati ottenuti da Fromme con l'u~;o della soda caustica allO % che si è dimostrata capace di uccidere il Bacterium Coli, nell'interno delle masse di solo cm. l di diametro, dopo 2 ore. Risultati completamente favorevoli sono stati ottenuti poi con l'antiformina. nhe si è dimostrat.'l. m1par.e (Uhlenuth e Xyla.nder) di sniogliere le feci solide e di determinare la morte di tutti i germi contenuti nell'interno di esse. Ma l'ant.iformina ed anche la. soda canstica non sono destinate ad un largo impiego a causa del loro alto costo. Dalle sopra. citate ricerche scatul'isce che, mentre la disin·fezione, di acque di fogna, di feci diarroiche, ò comunque poltacee, con i mezzi chimici comunemente usati, si ottiene con sicurezza adoperando una conveniente concentrazione del disinfettante, rimescolando bene in modo da provocare l'intimo contatto, e lasciando agire per il periodo di tempo necessario, la disinfezione completa di feci solWe, con le stes:,;e sostanze, si può ottenere soltanto procedendo allo spappola.mento delle masse solide: operazione questa non agevole, ripugnanti', òa compiersi con accorgimento, ma comunque necessaria. Nell'uso del cloruro di calce commerciale, bi::>ogna ricordare che è lill composto molto labile e da conservare in luogo fresco ed oscuro, perchè all'aria dà sviluppo di cloro ed alla luce dà. sviluppo di ossigeno. Esso esala un odore molto acuto e molesto, per cui Ottolenghi consiglia di non farne abuso anche nelle latrine, tanto più che ha presso a poco le stesse applicazioni del latt-e di calce. n cloruro di calce versato in una miscela. di urine con feci dà una viva effervescenza e si scompone rapidament-e, cedendo una. qqota. di cloro attivo alle sostanze organiche e minerali. Tenendo calco19 di tale perdita di cloro nella pratica delle disinfezioni, conviene usare soluzioni concentrate.
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RI\"JS'f..-\ DELLA "i'l'AMPA MEDICA lTALlAN."- E STRANIERA
Per lo più sono consigliate soluzioni allO %· Que::s te impieg-ate a parti E'gua.li con le feci e con le modalità sopra. esposte: dànno la. certezza. della disinfl'zione in un'or<l<. Circa. l'uso del latte di c~~lce, elle, pw· essendo meno energico è preferito eh~ alcuni igieni>;t.i, per le r<.lgioni sopra a.c()('..nnate, è da tener presente cbe esso deve e.'!sere preparato estemporaneamente perchè, se viene conservato lungamente a, eontn.tto rlell'aria., si combina con l'anidride carbonica. atmosferica e perde d ella sua. forza. disinfettante. Di esso si usa la concentrazione 20 % (tma parw di calce spent-a e quattro parti di acqua) che aggiunta, nei vasi a part.i eguali con le feci e con le urine, r-imescolata bene (avendo anche l'aNvertenza di spappolare le feci solide) assicura la diflinfezione nel periodo di 2 ore. Durante il tempo necCI:isario all'operazione occorre che i 1·ecipienti siano tenuti al riparo delle mosche in loeale adatto, dal quale i cattivi odori non possano riversarRi nell'ambit>nte. Inoltre occorre cbe essi dopo vuotati rlel contenuto vengano trattati con soluzione calda. di soda., latte eli calce o sapone di cresolo e risciacquati. Queste nozioni semplici, notissime ai medici, (lovrebbero nelle linee
fonàamenta.li, es!'ere conosciute anche dal personale cni è affidata l'attuazione pratic·.a delle disinfezioni sia nei luoghi di cnra rhe presso le famiglie.
RIVISTA DILLA STAMPA MEDICA ITALIANA l STRANIKRA LtWioni del m!Ulollo spirutle per traumati8mi in guerra- l!ontributo fisico-patologico e clinico. (Collana medico-militara 11. 22, Roma 1930).
PlCCOt.r. -
Dopo il primo studio comparso del 1927 (Editore Cappelli- Bologna) sulle «Sindromi nervO!Ie orgl\niche consecutive e looioni del cervello per ferite di guerra», il ma.ggiore medico (:. Piccoli, dell'ospedale di Bologna, completa. l'opera. con questo libro che tratta delle lesioni del midollo. D Piccoli À uno studioso ncut.o e profondo, che conosce bene l'argomento, e che hn. saputo utilizzare il ma.teriR.le bibliografico e clinico raccolto. con retto criterio, con lncidità di deduzioni, t>.d anche, il che non guasta, con limpiditè. di esposizione. Egli parte dal concetto che " i fatti che noi abbiamo appreso p er mezzo della fisiologia sperimentale non si possono applicare integralmente alla. patologia spinale dell'nomo »; ed ìllustra ottimamente i ca.'li sotto la sua osservazione, specialmente occupandosi delle sindromi consecutive, tardive, penllanenti. T\ttta la tra\llJ\atologia rlel midollo spinale passa così sot.to gli occhi del lettore, dal midollo cervicale alla. canda, ualle forme organiche alle funzionali, alle complica· zioni; nè sono tro..<>cUI"ati i cenni indispensabili si.Ùia ana.tonia. e fisiologia del midollo, sulla topografia. vertebro- midollare, e stilla anatomia. patologica di queste lesioni. E man ma.no che vien fatta la illustrazione dei ca.si studiati, vengono affrontate questioni ancora discusse, come, per esempio, quella dei rapporti fra corteccia. e centri-oculo-simpatici bulbare e spinale, talune cara.tterestiche delle lesioni della. cauda., la. esistenza di forme in parte miste, cioè orgarùche e funzionali insieme, nelle quali è necessario discriminare quanto sia dovuto all'uno e all'altro dei due fattori, ecc. Non vi ha dubbio che i due libri del Piccoli, i quali s'integrano fra. loro, hanno un reale valore, ~rohè danno un quadro completo dell'argomento, quadro basato su osservazioni climche personali e sulla anatomia, fisiologia ed anatomia patologica.
RIVISTA DELL.~ STA:I!ll'.o\ liiEOtoA
IT.U.IA~A
E STRANIERA
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È dunque necessario che il medico.milita.re in genere, e non soltanto il neurologo e il chirurgo, legga e mediti questi due volumi, perchè essi costituiscono una pa.rw di ciò che è essenziale per noi di conoscere. La trall.lru\tologia, e insieme la igiene e la. medicina legale rappresentano il tripode su cui si fonda. la. medicina militare in guerra., del quale non è possibile faro a meno. Ecco percbè il lavoro del Piccoli merita. lode incondizionata. MARIOTTI- BIANOHI.
BILANOIONI. - Galeno, l'enciclopedi co deLla med·icina e della dei curiosi della natura. {Miln.no, A~,;nelli, IV30).
biolog·ia. {Collana
Galeno è uno dei piÌl gra.ncli uomini d'ogni tempo, il quale, per una serie di singolari doti !lOVrane, occupa. un pos to eminente nello svolgimento delle scienze biologiche e della medicina. L'A., con il solito stilo simpatico ed attraente e con la sua. profonda ctùtura., ha fatto :un complet.o studio di Ga leno, come anatomico, fisiologo, patologo, clinico, igienista e terapeuta, medico- legale e storico, filosofo ed esegeta, dimostmndo infine l'influenza del suo nome nei secoli. Ecco un libro che i medici colti leggeranno con piacere e profitto. Z.uroso. - Metodo per la riparazione delle reci8ioni tendinee in sostituzione della tenorafìa. (L'Ospedale Maggiore, n. 2, 1930). L'A. espone un metodo nuovo p er riparare le recisioni tendinee senza ricorrere a.lla. tenorrafia.. Ricercati i monconi dei tendini, e afferrata. con una pin:z.al'estremità del moncone centrale, si esercita. sullo stesso una trazione sufficiente per portame l'estremità nella località in cui avvenne la recisione. Si infigge quindi, a due centimetri circa. l'estremità del moncone, un ago retto, trasversalmente alla direzione del tendine, penetrando nella cute da un lato e facendone uscire la punta. ad una distanza di tre centimetri circa, in modo che l'ago, attraversando il tendine stesso, impedisca. che questo possa. retrarsi. Lo stesso procedimento si pratica per il moncone periferico, cercando di ottenere che le superficie dei monconi risultino affrontate e a mutuo contatto. Ottenuto ciò e affrontate le labbra della ferita cutanea con sutura, l'atto operativo è compiuto e non resta che applicare una fasciatm-a immolbilizzante. Gli aghi si lasciano in.fi.ssi per un periodo di 12 a 15 giorni circa. Quindi vengono estratti e si iniziano, colla. dovuta. prudenza, movimenti passivi e attivi, coadiuvando le manovre con bagni caldi e massaggi. Questo nuovo metodo curativo, sperimentato su vasta. scala., avrebbe dato risultati- molto soddisfacenti.] · Oontrilnc.to alla diagnosi del parati/o B mediante il batteriofago. {Beitrag zur diagnose von Paratyphus B mittels Bacteriophagen. Munchener Mediziniscbe Wochenscrift, n. 12, 1930).
RoDER E HELLER. -
Gli AA. hanno eseguito. esami batteriologici mediante il batteriofago del paratifo B, messo a loro disposizione dal Sonnenschein, su diversi gruppi di culturedi pa.ra.tifi e su microorganismi simili a. quelli del pa.ratifo, in tutto 50 diversr stipiti. D escrivono esattamente e minutamente la tecnica eseguita. per aumentarela. virulenza del batteriofago e per utilizza.rlo poi per la diagnosi del pa.ratiio B. E in tutti i numerosi stipiti esaminati, seguendo la. tecnica descritta dagli AA., l'azione litica del batteriofago fu constatata. solo por i 9 stipiti di paratifo B e per un solo stipite di tifo. Gli AA. concludono col rilevare la grande importanza diagnostica che hanno acquistato i batteriofaghi con azione specifica monovalente, tra i quali il bat· teriofago dal paratifo B del Sonnenschein rappresenta., in base alle ricerche finora eseguite, una vera acquisizione per la tenica diagnostica. 8 -
Gtornale di medicina mllitan.
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RrnSTA DEI,LA STA.:IIPA Ml':DICA lTt\.LIANA E STRANIERA
Vitamine e cicatrizzazione delle ferite (Scritti biologici, vol.. IV, 1929). L'A. riport.a. i risultati delle prime ricerche fatte su cavie in avitaminosi C. Tali J'isultati sono espressi mediante grafjche, che, secondo il metodo del Chlasserini e del Ferretti, dimostrano l'andamento e la durata del processo rigeoerativo e cicatriziale di ferite infert-e agli animali durante un'alimentazione scorbutigena. Una prima serie di esperienze è stata fatt.a su cavie alimentate a die,t.a normale, nelle quali è stata osservata la durata e l'andamento normale di cicatrizzazione in rapporto alla lunj:!hozza. e alla laqzhezza dei tagli cut.nnei: in altre cavie le ferite sono state spennellitte con estratto concentrato di vitamine globali {Lorenzini). È risultato che le vitamino hanno inJ!uenzato beneficamente la riparazione cicatriziale in rapporto alla. durata (9 giorni per la guarigione, anzichè 13). Nelle caYie alimentate con dieta scorbutigena i tagli infarti all'inizio del trattamento hanno avuto un andamento di ripa,razione simile a. quello dei tagli infarti su anim11Li a dieta normale. La medicazione vitaminica. ba. fortemente stimolato la r·igenerazione. Inoltre se le ferite vengono inferte dopo la sedicesima. giornata di t•egime scorbutigeno, non accennano minimamente a fenomeni di ricostruzione cellulare. Da queste esperienze risulta chiaramonte che il processo di cicatrizzazione di ferite cutanee in cavie scorbutiche si compie nom1almente ne lla prima quindicina. di giorni dell'alimentazione vitaminica; quando le les ioni dello scorbuto si fanno man mano più manifeste, il processo rigenerativo diviene meno attivo, sino ad estinguersi; tma medicatura diretta delle ferite mediante estratti vitaminici facilita la cicatrizz,a.zione. BAKAY. - Le indicazioni della trasju.sione del sangu.e (Therapie der Gegenwart, marzo 19311). L'A., direttore della terza clinica medica di Budapest, riferisce i risultati da lui ottenuti in 40 casi di l\nemia pemiciosa, in parecclù dei quali dopo la prima trasfusione è stata praticata. anche la splenectomia. In n essuno dei casi, sebbene la trasfusione sia st•~ta praticata. piia volte, si è riusciti a scongiurare l'esito letale; però la vita dei pazienti è stata prohmgata per vari anni, e durante lunghi pe.r iodi ha potuto essere condot.ta normalmente, senza sofferenze. Fra lo altro indicazioni della tra!'lfusione del sangue, il cui valore terapeutico, a parere dell'A. è ormai accertato, egl i cita gli avvelenamenti per ossido di carbonio, gas illuminante, benzolo, il diabete grave, la lebbra, la malaria, l'anemia grave dei lattanti, l'anemia acut~, post-emormg-ica; inoltre la. trasfusione è indicata come atto prep(~r·ntorio alle operazioni chirugiche nei casi con anenija secondariaespooialmente in quelli con emofilia, nei quali essa è superiore a qualsiasi altro metodo profilattico: ne ll'emofilia agisce pet·chè it f!angue trasfuso contiene non solo sostanze, che favoriscono la coagulazione, ma a.nche altre che stimolano l'organismo a produrre le dette sostanze. P er la stessa ragione essa è indicata nei casi di diatesi emorragica.. L'A. cita anche un caso, in cui ebbe un'azione salvatrice l'autoemoinfusione; trattavu,<;i di rottura. tubtLrica da gravidanza e)l:i,rauterina: la paziente allorchè venne portata nella clinica era moribonda: si praticò la laparotomia, poi il sangue raccolto nel cavo addomina·le, ancora liquido, venne filtrato attraverso va;rii strati di garza sterilizzata e reinfuso nella vena cefalica, con un imbuto di vetro: alla fine dell'operazione il polso ora pieno, le labbra di nuovo rosee. Egli ba praticato la autoemoinfus ione anche in vari casi di traumi del fegato, della milza, dei grossi vasi addominali, con ottimo successo. .KnAUSE. - Eziologia e clinica dell'influenza. (Deutsche Mediz.in.ische Wocbenschrift, n. 23, 1929). Secondo l'A., anche l'ultima epidemia d'influenza ha confermato che l 'infe. zione si tra.smette da uomo a uomo. Kcll '8, 7 % dei casi si potè accertare la. presenza del bl\('illo dell'infinenza; nelle polmoniti poi si notarono molti casi di ii:Uezioni misto con pneumococchi. Del resto è da ricordare che bacilli simili a. quelli dell'influenza si possono trovare anche indipendentemente dall'epidemia di gnppe.
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Però l'A. crede che il bacillo di Pfeiffer ha una stretta. relazione eziologica coll'influenza. Nella. recente epidemia osservata. e studiata dall'A. il quadro della. forma acuta della. mala.ttia. non apparve molto diverso da. quanto costituisce la. sindrome solita, cioè dolori al capo ed al dorso, catarro delle vie aeree superiori. Le complicazioni polroona.ri ebbero spesso esito letale; quando colpivano individui già denutriti o di età superiore ai cinquant'anni e che presentavano insufficienza. circolatoria e specie cardiaca. In rari casi si ebbe tifoide; mancava però il tumore splerùco, la. bradicardia. relativa ed erano negativi i risultati delle ricerche sierologiohe e batteriologiche. Frequentemente si notò una angina. molesta, specie in pazienti, che a tale malattia presentavano già prima una spiccata tendenza; in tali casi il palato presenta spesso un arrossamento a. striscia, che, secondo Fraube, è caratteristico dell'influenza.. L'A., ha. potuto osservare che le complicazioni polmonari possono anche colpire individui giovani e robusti ed in genere esse compaiono quando già. sono scomparsi i sintomi influenzali soggettivi acuti e spesso anche dopo lo sfebbramento; constatò anche come complicazioni influenzali qualche caso di pleurite essudativa, un caso di empiema, un caso di ittero, con ingrossamento del fegato ed un caso di otite media. purulenta.. All'esame del sangue ebbe come reperto constante una. leucopenia.; solo in rari casi osservò w1a. iperleucocitosi, senza che sia stato possibile dimostrare una. complicazione di natura infiammatoria o che esistesse un dubbio diagnostico. La. terapia. nei casi non gravi si limita.va al riposo a. letto e ad w1a. dieta molto leggera; nelle cefalee intense si raccomandava con esito l'uso di impacchi freddi o della. vescica di ghiaccio. Non conoscendo ancora alcun specifico contro l'influenza., si continuò a consi· gliare con buorù risultati il salicila.to sodico e l'aspirina. L 'A. considera come ottima misura profìlattica i gargarismi ripetuti parecchie volte al dì con soluzione diluite di t intura di jodio in acqua tiepida. La degenza in letto è indispensabile e deve essere molto prolungata nei casi di media e di estrema gravità.; la polmonite influenzale deve essere considerata. come una. com· plicazione grave anche negli individui giovani, e deve essere trattata. con iniezioni di siero a.ntipneumococcico, il quale ha influenza favorevole speciale contro la tachica.rdia e contro i sintomi tossici. L 'A. raccomanda le cure fisiche sotto forma. di ba.grù, di impacchi freddi e, a ppena possibile, la cura dell'aria libera, almeno tenendo aperte per molte ore della giornata le fìnest1·e della. camera, in cui è degente il malato. La. dieta, pur essendo leggera, deve però contenere molti grassi e sostanze albuminoidee.
Contrihuto alla cmwscenza dei vaselinomi da lipovaccini. (La Cultura Medica Moderna, n . 12, 1929).
ALBANESE . -
L'A. porta il contributo di 4 osservazioni personali sui vaselinomi da lipova.c· cini T. A. B. con due casi operati e studiati istologicamente. Prende a considerare, sulla base delle conoscenze attuali, le teorie sulla patogenesi dei prodotti di rea.· zionea.lla. introduzione nei tessuti degli oli minerali e delle loro impurità. e conclude ammettendo che i vaselinomi si producono per il concorso dello stimolo .fisicochimico, costituito dalla presenza. delJe impurità contenute nel veicolo oleoso del lipovaccino, e del fattore umorale, creato da uno speciale substrato organico dell'mdividuo. R ichiama l'attenzione sulla necessità. di evitare, nell'uso medicamentoso l'olio di vaselina, che si è dinlostrato capace di determinare processi morbosi. MoNTANARI. -
I g-r uppi sanguigni in clinica. (Rivista di clinica medica, n. 12, 1929).
L'A. assistente della Clinica medica. di Firenze, ha studiato il problema dei gruppi da. un punto di vista. clinico, in rapporto alla predisposizione e alia diagnosi. Ha rilevato una. certa correlazione tra gruppi e colori dei capelli, forma del cranio, sesso, ma non tra gruppi e titoli isoagglutinante e malattia, intesa. tanto
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in senso generale che particolare, sebbene il titolo stesso sembri aumentare modicamente n egli stati di stimolazione del sistema reticolo-istiocitario. Estendendo il campo delle ricerche .ai diversi liquidi o~anici, conclude che il titolo isoagglutina.nte ha una notevole importanza per stabilire la gravezza. dei processi morbosi meningei e il ~ado di permeabilitt\ dei capillari e per fare una suddistinzione tra trasudati e trasudati., basata sulla. attività trasudativa. pib o meno intensa delle sierose. Ulteriori ossert'(l.zioni suU~ speci{LCità deUo streptoc.occo scarlattinoso emoLitico e sull'eziologia della Rtl'l.rlattina. (Centralblatt fiir Bakteriologie Para.siteok. und Infektionskrank. Erst Abteilungt, 106 Band., 1930).
ZLATOGOROFF. -
Il difficile problema dell'eziologia della scarlattina e dell'importanza dello streptococco emolitico in questa inJozione può esser risolto solo comlo studio della. biologia dello streptococco e collo stabilire quali proprietà si debbano a.ssegnare a.1 così detto stroptococco emolitico, in confronto alle altre specie di streptococchi. · Come è noto.• per molti autori la. quo.'>tione dell'epidemiologia., dell'eziologia. e della. clinica della. scarlattina. va posto. in r elazione co!Jo streptococco emolitico, ritenendo cosi risolto il difficile problem1\ (Dicks, Dochez, Nieollo, Friedmann, Deicher). In una 8erie di altri lavori l'A. ha. dimostrato che in tale questione vi è ancora molto di oscuro e che non tutti i dati epidemiologici, sperimentali e chimici possano contenersi nella te.'li: «Lo streptococco è l'l'gente della scarlattina.». In queste notel'A. ha ripreo;o a. discutere il\ quostione della specificità dello streptococco emolitico, della. sua diffusione nella eziologia della scarlattina. ed ecco le conclusioni alle quali egli è giunto : Fino a.d oggi nessuno dei segni designati come specifici dello streptococco sca.r lattinoso, può ossere accettato per tale, poiché tutti (tanto la formazione d i tossine e la capacità di antigone nel fenomeno Schultz-Charlton, come pure la desquamazione cutanea nelle cavie) si hanno con gli streptococchi non specifici della scarlattina. La pre.'ienza di streptococchi nelle fo.uci di malati o di convalescenti non può costituire un 01·iterio de1 grado di infozione; non esiste alcun parallelismo fra 1 dati epidemiologici e i reperti di streptococchi scarlattinosi. La causa deat'a.zione patogena dello streptococco scarlattinoso sull'organismo dipende da una simbiosi del medesimo coll'ugento scarlattinoso e dalla sua attivazione per opera di quest'ultimo. Non esiste scarlattina senza streptococchi. L'agente scarlnttinoso è dato dal virus filtrabile, il quale s ul terreno nutritivo, liquido di Tarozui-Noguchi dà luogo a microrga.nismi in forma di <:olture tJUre di diplococchi, che sono nettamente anaerobi e simili a quelli descritti da Di Cristina e Caronia. Il virw:; scarltlttinoso si trova nell'organismo malato allo stato libero o in stretta a.ssociazione collo streptococco, dal quale può venire separato.
Trattamento cruento ed incru.ento delle fratture del collo chirurgico dell'omero. (La. Chirurgia degli organi di movimento, n. V, 1929).
GtANTURCO. -
L 'A. descrive 5 casi di fratt.ura. del collo ch.i rurgico dell'omero, fratture considerate di trattamento difficile, perchè molto frequentemente terminano con consolidamenti viziosi e con limitazioni funziona,)i più o meno gravi. Si tratta d i due casi di fratture alte o pretrocanteriche; in tre altri, di fratture basse o sottotuberositarie, tutte da trauma diretto contro la spalla. In due casi la frattura comminuta fu trt<ttata. media.nte irnmobilizazzione dell'apparecchio dell'A. in abduzione tra 40o.6oo, con ottimo risultato. In qualche altro caso (disto.cco epifisario complicato da frattura. del collo chirurgico) il risultato correttivo si ottenne per via. cruenta e con sintesi metallica. Si notò, durante e dopo questo intervento, che la posizione migliore nel reggere l'ottenuta riduzione fosse quella. di abduzione o. 60°, rotazione esterna di 20° e spiccata anteposizione del gomito. In un altl'O caso anche di intervento, la. riduzione si mo.nteneva bene in abduzione di 300, mentre la decisa. scomposizione del focolaio di frattura si aveva. nella posizione di abdazione orizzontale od in quella. di elevazione alla Witmann. L'A. si diffondo nell'analisi dol meccanismo degli spostamenti dei frammenti influenzati dai singoli muscoli, per procedere qLtind i alla scelta del miglior tratt11-
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mento. L'esperienza. insegna all'A. che l'abduzione orizzontale laterale ben raramente può consentire uno. riduzione perfetto., perchè così la tensione dei torneo-addominali essendo forte, l'apice del frammento diafìsario tende a portarsi in basso e all'interno. Secondo l'A. in linea di massima, nessuna posizione può dirsi preferibile; ma. tante le posizioni quante sono le fratture, epperò subordinate al controllo dimostrativo dello schermo fluorescente. In. quanto all'intervento cruento, l'A. preferisce l'incisione angolare con sezione trasversa. del deltoide lungo la clavicola e l'acromion; ma non esclude possa. bastare la semplice incisione fra deltoide e gran pettorale, e in alcune fratture alte, la .sezione temporanea, secondo Delbet, all'apice dell'acromion. La tecnica Taddei, cioè ad incastro, anch'essa lodevole, snrebbe meglio indicata. nelle fratture. mal ridotte di antica data, dove l'ispessimento del nocleo cefalico, frequente nei calli deformi rende facile scavarlo per accogliere il frammento diafisario. L'A. conclude illustrando la praticità del suo personale apparecchio di contenzione meccanica, reso noto già. ntJI 1927. BoEHLERo -
M 6todo di anestesia nel traUamertto ~lle fratture (Vienna, 1930).
Avendo avuto occasione di assistere ad una conferwza con proiezioni sull'argomento, tenuta dall'autore stesso in Bolzano verso la fine del 1927, ed avendo anche avuto occasione di applicare detto metodo in due casi di frat.tura in militari i'icoverati nella. infermeria presidiaria di Bolzano, in un uff. sup. per frattura della. tibia, in un artigliere da montagna per ù·attura di tibia e perone con grave spostamento dei ira.mmenti, credo cosa. utile portare a. conoscenza tale tecnica, ora che dal volume recentèmente pubblicato dall'autore se ne può riassumere per sommi capi il procedimento. Ogni frattura recente è dolorosissima, a meno che non vi siano gravi disturbi nervosi da alcoolismo, tabe, siringomielia. Per ovviare a tale inconveniente, il fratturato contrae per riflesso i suoi muscoli e non fa che aumentare lo spostamento dei frammenti, e più si esplica forza di trazione per raggiungere la coartazione di essi, più lo spasmo muscolare diventa invincibile. Anche in narcosi si sa. quanto sforzo muscolare deve il chirurgo adoperare. per poter ottenere la coartazione in una fr~ttura o la riduzio ne di unn lussaz10ne. Il dolore può essere eliminato con l'anestes ia generale, locale, o per conduzione. Il Boehler adopera. nelle fratture recenti solo anestesia locale e in alcuni casi q,uella di tronchi nervosi. In più di 3000 casi no}\ ha avuto a notare inconvenienti, aia sotto forma di infezione del versamento nel Tocola.io di frattura, sia come intossicazione. L'anestesia locale nelle recenti fratture è quanto dj più semplice. Basta raggiungere con l'ago il focolaio di frattura e iniettarvi la soluzione. Tecnica. - L'autore enumera lo strumentario, che è costituito di 2 siringhe Rècord (nel caso che una non funzioni) di eme. lO; 2 aghi corti, 2 aghi lunghi sottili; 2 J?inze. Tutto accuratamente sterilizzato; per maggior sicurezza l'autore innesta gh aghi alle siringhe con le pinze; accuratissima pulizia e sterilizzazione della cute con tintura di jodio. La soluzione di novocaina 2 % o di tutocaina anch'essa sterile viene adoperata in quantita non maggiore di 30 a 50 eme. La assoluta sterilità di strumenti, soluzione, campo e mani è il requisito più importante onde evitare infezione del focolaio di frattura. Stabilito con la palpazione del punto doloroso caratteristico il sito della frattura si procede a sterilizzazione della cute con tintura di jodio e si infligge l'ago fino a raggiungere l'osso. Iniettati 4·5 cc. di soluzione, si toglie la siringa e si vede se dall'~o esce liquido rosso, che dimost.ra che si è nello stra.vaso sanguigno del focola10 di frattura. Si inietta allora il resto della soluzione. Se dall'ago vien fuori soluzione chiara., bisogna, modificandone la direzione, portarsi sulla zona di spandimento sanguigno. In focolai multipli si richiedono tante iniezioni quanti essi sono; cc. 50·60 di soluzione al 2 % di novocaina non hanno mai dato luogo a inconvenienti. Se lo !IPOStamento è minimo e minimo il versamento si inietta intorno all'osso quanto più possibile a contatto di esso.
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Fn.tta la iniezione s i r·ichiode una. stretta. sorveglianza del fratturato, perohè, non più av\'.Ìsato dal dolore, pot.rebbe con qua.lche movimento dell'arto, specie per il rilal'ciamento dei muscoli. proriursi uno spostamento grave dei frammenti, con possibili lacerazioni eli parti molli o di vas i. Al riguardo l'autore raccomanda di non procod('re lUI anestesia locale in tu\ fratturato, che deve poi raggiungere l'ospedale o dcwe e~.,or'6 trnspo1·tnto in aiLro arnbient.e per radiografia, se non si è sicuri rloll'immobilizzazione. E quo.~to è molto importante: il fratturato ha l'avvertimento del dolore e una ilnmohilizzazione la fa immobilizzando l' arto con la spasmodica contrazione muscolare: l'anestetizzato può esser incosciente, o per altre ragioni muovet'Si senza nvvertire dolore, producendosi ~ravi pe!ota:ioramenti della. lesione. La. soluzione di novocaina. 2 °~ esplica i l suo effetto in pochi minuti. Qucst;a aneste•i.a locule non può certo twere le preferenz~ tutte su quella g~ nerale. La sua semplicità di applicazione, la eliminnzione della anest-esia generale con i disturbi che n e son sempre con.'5eguenzu., il poter fnr a meno d el narcotiz. za.tore, la durata dell'anestesia di 2-3 ore che permette di procedere a coartazione sotto il controllo radio:>copico, il rilasciament o muscolare completo più che non nella. breve anestesia generale che si \L'la in tali casi, sono tutte buone ragioni che stanno a favore dell' nncstes ia locale. li pericolo di ferire con l'ago un grosso vaso, si evita inAiggendolo mai SlÙ decorso di e.'>so. In frattt.tre esposte la iniezione va fatta attraverso cute integra. e mai attraverso le lesioni delle parti molli. In fmtture che datano già da alcuni, giorni quando cioè l'organizzazione è già iniziata nel versamflnto i!allgniguo, si ~tti ene l'ano:stesia con ini&Zioni mol· teplici intorno al focolaio di frnt.tma. TrMcorse però due settimane dal momento del trauma, bisogna usa.re l'anestesia a distanza., e p1·opriamente secondo il metodo Kulenkampf (Leitw1gsbetaubung ) anestesia con iniezione nel plesso brachiale per l'arto superiore e anestesia lombare por ba-cino e arti inferiori. P er· l'iniezione nel plesso brachiale, si limita una zona sulla fossa sopra cla.voat·e, a paziente a testa rotata dal lato opposto e arto disteso, subito sopra la. clavicola e subito all'estemo de ll'arteria succlavia di cui si percepisce la pulsazione. L'ago si infigge per cm. l o 2 in direzione obliqua verso la. linea. mediana. ra;;ente il bordo superiore della clavicola. 11 paziente avverte, come una scossa. elettrica ne ll'arto superiore. la. puntura dell'ago nel p lesso. Prima di iniettare la. soluzione di novocaina si deve osservare se dal padiglione dell'ago fuoriooce sangue, il che starebbe a dimostrare penetnt.zione in tm vaso. L 'ago dev'esser\" allora ritirato. Un ostacolo osseo alla progressione dell'ago indica che sulla via dell'ago trovasi la prima costola, e quindi si è sorpassato il plesso. L'ago ritirato un poco vien infisso ancora più verso il lato mediano; sempre non più di cm. 2-3. Toccato il plesso e assicuratosi che sangue non vien fuori dall'ago, si inietta soluzione di novoco.ina 2 % cc. 25. S i può avere anestesia e paralisi dei nervi motori per circa 3 ore. L'autore ha avuto una volta su 120 punt.ure del p lesso brachiale la punture. della succlavia con emotorace; in 4 casi per prolungato intervento in ischernia dell'arto superiore fu not.ata paralisi che dui'Ò fin a 2 mesi, il che non si verificò mai quando non si era praticatn. ischemia preoperatoria.
Nelle lesioni del bacino, degli organi in osso contenuti, dell'arto inferiore, specie se coesist-ono le.->ioni della gabbia t01'.acica con lesioni interne, quando la. l'anestesia gone1·nle sarebbe dannosa, a quest.a va efficacemente sostituita. l'ane· stesia. lombare. L'A. Sc('_glie lo spazio fra le apofisi spinose della 2a e 3• lombare e con sottile allo per puntura di rachide dà e:-it.o a 8 cc. di liquore; a l trett-anto ne inietta con la H.ecot·d piem\ di soluzione l % di novoca.ina lentamente. Attenendosi a questa re~ola. di dar esito a. t.anto liquor quanta soluzione si inietta, non ha. no· tato i disturbi pit1 comuni ne ll'anestesia lombare: cefalea, vomito. Credo rli p1·atica utilità portare a conoscenza nell'ambiente milita.re il metodo Boehler, como il più semplice da potersi applica.re, senza bisogno di aiuto sia per l'aneste3ia che per la riduzione di fratture o di lUSRa.zioni. R.AEFONE.
CONYERE:S'ZE SCIEN1:1n CHI!: DEGLI OSPED.\Lt lH!LlTARl -
NOTlZlE
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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRA'ITATI (Dal proceui verbali pervenuti alla Di rezione generale di unità militare dal 1° al 81 luglio 1930)
ANCONA. - Tenente colonnello medico RosOLINO CIAORI: Sul linfograunl maligno. - Maggiore m edico FRANCEsco C",\f,DAI!OLA: J[orbo di Pott delle due prime vertebre cervicali, con i>ach imeningite e si ndrome cerebellare. Bor.oONA. - Tenente colonnello medico PAOLO Ro)tBY: Pro(ì.l11ssi tubercolare. -·Maggiore medico ! SJOORO Po'Re AnA: Fattori socùtli della tubercolo.si. BnE'lCIA. - CApitano medico ATTILIO Rossr: JJella. malattia di Osgood-Schl{ltter. CASERTA· - :Maggiore med ico ANTONIO PtCA7.lO: lt.teri. CHIETI. CA.pitano medico RICC'ARDO ZANFAGNA: La febbre ond·ulante. MILANO. - · Tenente colonnello medico Pn:TRO CA.\! ORlANO: Criteri gene rali che regolano il tratlamenlo d elle / Prite in guerra in primo ed in secondo te?npo. (Periodo pre-infetth·o e -injettiuo della Jerita). Maggiore m edico EPIFANJO CASTELLI : Le albwninurie non ne/ritiche con speciale riguardo alk~ ùton eitcì al serv·iz io m il it<11·e. ~rAPoLr. Tenente colonne llo medico AllTI:'RO M.o~A CO: Un caso di intervento laparatomico fa vorevole per ferito d'arma da j11oco all'addome, penetrante, con lesioni d el r etto, della rcsrica e d el tenue. - M:aggio1 e medico J.UIOl 1\iA.F.FEO : 1Z fa.tton 111 endelliarw n ell' otosclerosi. PADOVA. - Maggiore medico PAOLO LA RoccA : Deduzioni circa un caso di ure· mia com.:ulsùut. PERU01A. - Mattgiore medico GE:-<NARO ROMANO: Blastomi maligni in n europatologia. - .Maggiore medico CF.NN;UtO R O)tANO: Le fratture d el bacino. Unr:NE. - Capitano m edico f>AL\' .-\TO JtF. ZINCALE: Un caso di esoftalmo trauma. tico con peculiari caratteristiche.
NOTIZIE La celebrazione della festa del Corpo sanitario militare. In un'atmosfera di simpatica famigliarità il 5 giu~tno scorso in tutta Italia è stata. celebrata la festa <lei Corpo snnitario militare con mesiìe al campo, discorsi patriottici dei direttor i di sanità e di ospedale, giltramento delle nuove reclute, gare d i educazione fisica, ecc. Alla Scuola di applicazione di ,::nniti• militare la commemorazione ha avuto un alto s ignificato. Alla presenza d i S. E. il Comandante del Cor-po d'armata, del Comandante la Divis ione, eli una ISI·ga. mpprosentanza delle varie Armi e Corpi, di tutti ~li uffici!lli medici e chimici·fnrmncist.i del Presidio, del batta· glione allievi ufficiali e di un reparto della cornpn~rnia di sanità., venne deposta una corona d'alloro al monumento al :\fedico caduto in guerra. Dopo la messa al campo, il generale meclico Gl'ixoni, diret.tore, ha dato !et· t.ura dal seguente ordine del giorno, dettato per la circostanza da S. E. il Coman· dante del Corpo d'a.rmotu : «S. E. il Capo del Governo, nella recente visita alla. Scuola. di Sanità, ha riassunto - con frasi scul toree - scopo e dovere de l Corpo sanitario, e ha ricordato l'opera. \'ostra, altamente m eritoria, spiegata in tutte le guerre combattute per l& grando:r.za della. Patria. «Oggi nella. ricorrenza della fe>:ta. anniversario dol Corpo. vi ricordo quel· ~lato dìSCOJ?SO, che è rimasto e rim tn'l'à. scolpit.o inùclebilmente nei nostri cuori. sso cost.ttUJsce il migliore me><saggio nngurale. «A voi tutti il mio saluto affottuoso •· G. ROè\! EI LOXORENA.
NOTIZIE - P ARTE UFF IOIALE
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Il generale Grixoni ha. letto anche un messaggio di S. A. R. la Duchessa Elena d'Aosta, che il Giornale di m.edi.cina militare è ugualmente fiero di qui r iprodurre: • Nel giorno, che consacra la gloria del Corpo sanitario, nella mia mente ricorrono più vivi che mai i ricordi dell'opera compiuta in guerra. dai medici militari, dal personale di sanità e dalle mie indimenticabili infermiere volontarie, e nel mio cuore si rinnova. la fiamma della. riconoscenza per i gloriosi caduti. Innalzo per i morti eroici la mia preghiera, mentre formulo ogni più fervido augurio per le fortune del benemerito Corpo. FRANCE SAvou. AosTA I~~pettrice Generale delle Infermiere volontarie della C. R . I. in guerra».
Il ·discorso commemorativo fu tenuto dal l o capitano medico Bertolucci, che degnamente ricordò il S&Crificio oscuro del medico militare in guerra e l'alta. finalità della sua opera umanitaria in pace, tanto in territorio che in Colonia. Nel pomeriggio, alla caserma Vittorio Veneto, si svolsero interessanti gare ginnico-sportive, con 68ercizi individuali e di squadre e brillanti assalti <li scherma.
fra gli allievi. È bello e santo che gli ufficiali medici celebrino così la festa del Corpo; sopratutto è bello e santo che essa sia. ricordata. alla Scuola, questa nostra fucina delle anime dei giovani medici militari, perohè 68si sappiano gli eroismi dei compagni caduti mentre portavano un soffio di umanità, di carità e di fede sul campo di battaglia. e s i ispirino alloro esempio colla promessa di emularli, quando la. P a.tria. li chiami.
VI Congresso internazionale di medicina militare. Il Comitato permanente dei Congressi internazionali di medicina militare comunica che, avendo il Governo !ungherese declinato l'invito di tenere la VI Riunione in Budapest, questo è stato accolto dal Governo olandese, e perciò il prossimo Congresso si terrà all'Aia nel giugno 1931. I temi generali posti all'ordine del giorno rimangono quelli fissati nel prece· dente Congresso internazionale del 1929 in Londra (vedi Giornale di m.edicina militare, faso. VIII-IX, 1929-vn).
PARTE UFFICIALE A) GIORNALE MILITARE UFFICIALE (Estratto dalle dispense n. 18-39 del ((Giornale militare ufficiale» del 1930). 353 del S giugno 1930. - Risultato del wncorao al premio deUa «Fondazione Riberi pro ufficiali medici del R. Esercilo e della R. Marina».
Cm.OOLARE n.
Per il concorso a. premio della «Fondazione Riberi pro ufficiali medici del R. Esercito e della R. Marina •, bandito con la circolare 385 del Giornale militare 1928 e scaduto il 31 dicembre 1929, è pervenuta. in tempo utile alla. Direzione generale di sanità militare una. sola memoria, contraddistinta col motto • Aqua tona vitae •, sul tema. messo a concorso « Il problema idrico negli eserciti in guerra (in territorio, oUre i confì,ni e nelle col<mie): acque salse e m.irwrali; acque tossiche ; acque inquinate. St;u.d;i e propoate ». La. commis.<>ione giudicatrice ha. ritenuta. la. memoria meritevole del premio fìs. sato in L. 4000. E, poichè essa potrebbe riuscire di utile guida. agli uffiotali medici per l'importanza degli argomenti trattati, l'ha ritenuta altresl degna. di stampa. Aperta. la busta, contrassegnata dal motto, di cui sopra., e contenente la. scheda con il nome dell'autore, è stato riscontrato che la memoria è stata compilata dai tenenti colonnelli medici CASA.RINI cav. ARTURO e COSTA cav. FAUSTo, ai quali resta. pertanto aggiudicato il premio. 11 _ !7: te
colonnello medico STATO -G. O.
VII - S. SALtNARI. -
IJlsegname:ntì dell' ulti .oa guerra sul trattamento delle ferite osteo-arlicolari in 1° e 2D tempo. - Prefazione del prof. R. At.ESSANDRI. - Un volume di pagine 190 ....... . VIII - A. CASABJNI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un volume di pagine 28 con 5 figure ......................... . IX - A CASARINI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di pa~ne 92 con 16 figure ...................... . X - N RootNò. - La pro:Uusi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagine 44 .... . ...• XI - A. CASARINI. - La scelta d:ei piloti per la navigazione aerea. - Un volume di pagine 232 con 97 figure . ..............•..... . XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordì· nam.ento dell'Etercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. XIII - S. SALtNARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 260 ...•• • . . .•.•.......•.... XIV - F. CACCIA e S. Rxccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie stroaa&e). - Un volume di pagine 28 ............. • .....• XV - G. GBIXONl. - Geografta medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagine 240 con 3 carte geografiche XVI - S. SALINARI. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 2-tO •• . •.••••• •• ••• . ••.• •• XVII - A. CASARINt. - Per le nozze di diamanti del .. Giornale di medicina militare". - Un volume ùi pagine 60 oon 9 figure .... XVIII - B . PALMIEBt. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72. XIX - G. MEMMo. - L-'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pngine 50 ••...•.•••••..••.•••.•..•..••• XX - A. CASARINI. - La medicina militare nella leggenda e nella ltoria. - Un volume di pagine 750 con 155 figure ...•...........• XXI - Lipovaocini e nocinazioni antitifo-paratiftche nell'Esercito. - Stu.t li e rioerche (19S7-1929). - Un volume di pagine 126 .•.••.•...• XXII - G. ProooLI.- Lesioni del midollo spinale per trawnatilmi in guerra. - Un volume di pag. 90 con 19 figure . ..... ...... . ...... .
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINI. - La guerra di ognì giomo. Note pratiche di fisioparologia &
~~e~ r~n!~ ff~g-~~~-. -~~--~~~~~. ~i.:~~~--~~ -~~~-~~~ L. 20 -
A. CA.SARINI. - Polonia e Italia - Un fascil'olo di 20 pagine con 4 figure. A. CASARINI. -La c SjJnora dalla lampada • (Fiore11za Nightingale) - Un volume di pa.g. 56 con 18 ·figure .. •.•. •.... .. .•...•••...•...... A CASABINT. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1905 . Un volume di pflgine 330 con 65 fìgnre. - Roma, 1908 A. CASABINL - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria pre· miata al concorso Riberi, 1906. - Un volume di pagine 4.02 oon tavole grafiche e statistiche - Roma, 1908 .....................• l Congreao iD&emaziODale di medicina e farmacia militare. (Bruxellee, 1921). Relazioni ufficiali del Corpo sanital"io militare italiano ......... . n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Atti deL Congresso, vol l. - Rel!i.zioni ufficiali. - Un volume di pagine 416 con tre tavole . ....... .. ... ..... .. ... .. ......... ... . Congreao internazionale di mediciDa e farmacia militare. (Roma, 1923). At.ti del Congresso, v ol. II. - Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di pagine 600 con 33 tavole e 19 incisioni .. m Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di pagine 88. IV Congres1o internazionale di medicina e farmacia militare. (Varsavia, 1927) - Un volume di =t~: 116 con 4 figure ................. . V Congreao intemasionale di ~ ·. e farmacia militare. -(Londra, 1929) Un volume di pà ." ~ ~4 con 19 figure .. . ... .. .. .. .. .. ... . .. .. .: . :.,.·,
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROJU - ltlinist.e ro della Guerra, li:l XX Settembre - ROIIU CO:\DIZI0:\1 DI ABBO:\,UU; :\TO. 1 . Il (7it)f'nalc di mr<lil'inCI militare si pubblica Il primo J;'loroo di clnscuo m ese, In rasclcolo <li q untl ro fol:ll d i ijLUO\Ill\ !II IUCHO . 2. L'nbbooarn c uto ò annuo o decorre dul 1• gonnnio. 3. Il prcz.r.o doll'nhbonanwt\lo è: Per I'Itnlh~ o Colon lo...... . ..•••.....•..........•............... L. 82 P or J'Ji:~Lo ro ..................... . ............... ... ............ . •44
Un ras<'lcolo SCPMnto co$ln ..•......
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Il 8Utlplemcnto cootcncnlo l R11oli di In ILnJin. . . . . . . . • . . . . . • • . • • • . . • 16 «n :-iMiilù <Id corpo •a1Lilo.riu mitil•1re all' li:swro. . . .. . . . . . .. • . .. .. .. .. . , 18 costa : {, Per gli uffidllll medici c chim ic i fnrmncist! del H. cRcrc ilo Oo scr,"izio att ivo, In voalzlonr nu <i ll nrln , l11 C<>Jnplc ntcr:lo. (!di a l' I>Cl'<""n cd n I' ÌIJoJW) Il tl n•zzo tlcll'nbbonomcnto è ridottu ,. L. %1 "nlicif'(Jl r cri Il prezzo <lui Rnt•t•l•''"l'ltl o è ridotLo n Lire s pl'r l soli abbonali . Non <>l trasn.ettonH rkcYuto (>Or ;tli a bhoonuwull pcrh<>IJttll. ~- Non S I occ<.> 1-tnno rr!'lnn d trnsro1 ~l tren ta gii'J rni tl nll n ~pN1ir.ione del n•o rnalc, che si P.fr,·tt nn r c·!!fl lll l'mcuLc n l prlrnn t! l o::u l nu:sc. 'frMct· rso t.{dè tcnllinc, l fu~clcoll richi~$M vengono spetll~l . se .tispoultllll, ~olo a t>lii:UlllCUlO. li . T ~IJ;"nort nhbo on t! n,tllt:~rt t n c fl'(•ttll'ltll d i s<>r,· lr. l:> pa(fhcranno l'Importo dnll'abbooarucnt o per tue;,zo rl fl i d SJJ<•Uh ·i comandi di cdrph o d irczioul. 7. P~:r l soll uffiC"Ia ll nwtlll'! (II<'II'E>crclt co o •ll'llu Murlnn) . in <tlH\lun<!UC pn•lzlooe si tronno ~ amn•r<<o un r\nn o :-;:\ )!1-: ~TO ('U)lUJ.ATl\' 0 nl ( :ionwlt di medicina militare ed n:;rll Ann<lli di mtdic;TIII nm:al-. e <'Oionit~Ù! a l prezzo ,11 L. 4:; nnt~u o . 8 . .~l li brA i !<l fn.lo Sl'unto •Ici lU por ccntn, um soltantCl per ~;Il· abbontomontl dolio persone ,, degli uull 1100 tllillLa rJ.
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tli c,·ftnr c u~ul tluh l, io ,lJ JutcJ pr•·toll';hHJC. 111 ("Il..";('' <::•Hat.r:IJ·lu . In r'ircztnue fii ved rchbo cu:o;t.rctt.a. (\.so· •JlCoderne la IJUI•hlicaz ic•nc. l l:t.-r>ri b•·c\'i stu·unuc, pre fe riti. L o Ot>lniool manHePtat.e dn~ll Autori non h»i!C\l'!lllllù Ja ruspousab il ilìl. del pct·ioùi<:o. 'f.: \' iet.tt t 1:1 rlprotluziono del lavori originali.
2. P er dll'POI'izionc elci C•lll>lzllo u n>.lonnle dello ri<'crcb e , l'Autore dc"o unire a l lavoro un bre'l"e autorln.<•unto (uou viii di I O r h;J.c). 3. Sal vo cnsl occczi<>nn lls•hlll, la. cnrre~lone d<'llc bf.lr.r.o snrà f~tttn dalla rc<lnzlono anziob è r!Agll Auto ri. ppr uvn villr<>lat·c il ' " ' 'O r<> ti vol;mfico udi ino,· itubiJi rltn rdl postali. Le <'orre-tionl ~~ raordluar!o r..tt.o Jngli AuLorl an rann o !oro addciJitnte. ~ - Le srcae r•cr le tav ole lltog rnfkhc, roto~raOc bc, ccc. , r.bc accompagnassero le memorie •u no a rarlco •k~tli f,utori. 1.<: llt;nrc tln rit~rc•<lurro del'nuo essere ol~ide, ron toH<'rc <' diciture a "" rutter J 11rnrul i <' tali c he rC'S liuo ben lcgsll,il! d o po evcnt unU riduzioni. l.c blbliogrlltlo lunghe ;;l r.ubt,IJcaoo solo nc;:dl c ~trntt l. 5. Oll C'trat ti •ou•• di tino ll pl : - Tipo A l ~cn~a. coperti nn e colli\ Impaginatura e numera· 7i<•ue •~ cl lasclcolll. - 'l ipo fil cou copcrt.ina Rlauwatn, rronlcspl:t.iu, 1111 t,nginaturo e nuntcrozlone •peclalc. 6. :\t:ll Auto ri Rar onno cot~ cc~~l :;rrnfnltamont.e 25 Clltrnttl tipo .d. - La rlcblesta di m rattl lo p! !l e •tuc ltn di ostruLtl lipo U saranno t• cnrlN> degli Autori swssl. 7. li prezzo de-gli esLrut-t l, per g li Autori d ello memorlo cb o ll richiedano, lo r egolato dalla , eguento taritl'»:
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Prr 'l'telti che supera>~ o rm /fJ(IIio, le trm;io>li in pilt , ,;M. no" superano il mezw /oorw, ft co• tono comt m•lrl, pure/te per<) l'or<lina:ic>M non si<l in/ert.o·~ a 50 CiJpie. 8. I n•an· scritti non Al r cstlt nl~rono. ( 1 ~7 ! ·1)- R O;\IA, 1930-(vm)
- l STJTCTO POLlORAFl OO DELLO STAT O -
G. C.
Anno LXXVIII- Fase. X OTTOBRE 1930 -ANNO VIII
GIORNALE DI
MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
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Pubblicazione mensile
ROMA
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE
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PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GEN ERALE Dt SANITÀ MILITARE)
Giomale di medicina militare : 185 1-18:84 - Giornale medico del Regio Esercito e deUa Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito : 1896-1907. TELEFONI: 43-283 R. T. - 21-90 R. M.
1l l
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SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :
Cuslnla -· Considerazioni su nlcun! ~M mi dJ va lutaziono fisica del soldat o . • • • . . . Papa - Ri lievi snUa morfologia dei ba.ttcri . . . . . . . . . . . • . . • . . . . . . . . . Musone. - Reperto r>Hliologko e t ubercolosi polmonarc fnal tivo. . . . . . . . . .• VIola. - I n tema dJ t>nalgcslcl nella pratica odontoiotr ica rcggimcntnlt- . . . . . . . . . .
Pag. &d
560
683 f>73
OAliUISTIOA OLIN IOA:
' rorru. -
Oletl sicrosa multipla dell'iride, dl or igine trnumantlca . . . . . . . .
Pag. f>i&
fUYISTA SINTETIOA: Maaettl . - Le carni congelate . . . . . . • . . . . . . . • . . . . . . . • . . .
Pag. 579
!IlOTE DI IGIENE PRATIOA :
Rt ltano. - L'Intossicazione b cn.zinicn . . • . • • . . • . . . . . . . . RIVIITA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIAIIA E ITRANIERA . , , • • • • . . • • • • • . . OONFERENIIICIENTIFIOHE DE8LI OSPEDALI MILITARI . , • • . , • •. .• . . •. . l NOITRI MORTI • • . • • • • . • • • • • • • • • . . • • • . . • . . • • . . • • • . . • NOTIZIE • . . . . . . . • . . . . . . . . . • . . . . . . • • . . . . . . • . . . . • . . •
Pag. 588 Pag. •
692 599
600 600
PUBBLICAZIONI IN VENDIT A PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA - Via XX Settembre - Ministero della Guerra - ROMA
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COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA D mEZIONE GENERALE
DI
SANITÀ
MILITARE
1
I - F. TEsTI. - Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiaDo. Un volume di pagine 112. . . . . . . . • . . . . . . . • . • . . . . • • . • . . . • L.
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II - Bicerohe biologiche degli Uflioi psioo-ftsiologioi di aviazione militare. - Un volume di pagine 236 con 46 figure e 2 tavole . . . ... III - E . SA.NTOBO. - Ferite adòominaJI di guerra - Prefazione del p rofee· sore N . G I ANNE"r.rASIO. - U n volume di pagg. 400 con 38 f4,:. IV - A. L usTia-A. B usmco. - • I gas di guerra t - Impiego ed e1reW
- Provvedimenti e oura -
Un volwne di pagine 104. ooo 3
tavole miorografiohe a colori . • . • . . . • . • . . . • . • . • . • • • . . . . . . V - A. LusTia . - Brevi oeDDi storici sulla evol11Biooe della m.aaohera oontro i gas diU'an&e la guerra mondiale (1.915-1918). - Un volume di pagine 32 con 21 figure. . • . . . . • • . • . . . • • • . • . . • • • • \TI - F . C ACCIA. - Trattamento e IIOalbero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del p rof. R. DALLA Vedova.- Un volume di pagine 108 . . • • • • . . • • . • • • • • • • . . . . • . . . . . • . . . . . . . •
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MEMORIE ORIGINALI
CONSIDERAZIONI SU ALCUNI ESAMI DI VALUTA~ IONE FISICA .DEL . SOLDATO <~~per 1l prof. Ugo Cassinls, maggiOre medico
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.. ~~... / Dalle conoscenze della strn ttnra morfologica individuale è possibile ·· ~*ç ~',~
d edurre un concetto, abbast,anza vicino alla realtà, sru grado di robustezza. • ~ La Scuola Italiana è d'accordo nel ritenere che il numero dei più l'esistenti alle fatiche fisiche si ha fra i maerosplacmci moderati più vicini all'ideai tipo normaJe.In costoro tutto sta. per una maggiore disposizione di energie fisiche: la superficie corporea minore, l'area intestinale maggiore pennettono d'immagazzinare più energie di quelle che disperdono e, come dice il Castaldi, a. costoro non è faticoso il fare, ma il non fare. Al contrario dei microsplacnici nei quali la superficie corporea è maggiore dell'area intestinale così da aversi dispersione di energie superiori alle quantità asa.ssorbite. Facile è l'esaurimento dei microsplacnici per eccellenza ca.talolici: ~saurimento fisico e nervoso: ma è facilitato anche in costoro da le disarmonie funzionali fra i vari organi e segmenti della. fabbrica corporea. Se noi dovessimo scegliere il tipo ideale dell'uomo resistent~ e robusto dovremmo fermarci sul normosplacnico su l'uomo cioè normale che è da molti considerato tutt'uno coll'uomo sano. Sono di questo parere anche De Giovanni e Viola. Boldrini in uno studio antropometrico statistico su 26.000 militari nel periodo della guerra, deduce che l'uomo medio non coincide con l 'uo~o sano, perchè.non tutti gli uomini che si discostano dalla media sono deforlni o propensi ad ammalare. Egli ha dedotto che il tipo brevilineo moderato, il macroplacnico di Viola, l'ipergenitale di P ende è il più resistente alle malattie. (( È il tipo, egli dice, del guerriero antico forte e voluttuoso n è il tipo del nostro fante. Saitta, su 400 marinai, io, fin'ora su 200 soldati, a mbedue abbiamo anche osservato che i più resistenti alle fatiche appartengono al gruppo dei megalosplacnici moderati. n metodo morfologico si a-ccorda col metodo antropometrico statis tico. Ma se chiedete quale statum debba avere questo tipo di uomo resistente r esterete impressionati dalle deduzioni della morfologia moderna che trova le stature non troppo elevate espressione di robustezza, al contrario di quanto era canone della concezione antica nei confronti fra statura, robustezza ed idoneità al servizio militare. (l) Colllerenze agiJ allievi della Scuola dJ appllcaslone di eanitn :nlllltare d i Fi.rense, aprile 1~0.
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OONSIDERAZION"l SU ALOU~l E'3.-U U DI \' ALUTAZIO:>.'"E, ECC.
Il peso dev'essere considerato in rapporto alla statura ed al perimetro tora.cico. I rapporti ci sono dati da una tavola di Viola riportata da Frassetto che dimostra come a stature alte, medie, piccole corrispondono pesi e perimetri toracici alti, medi, piccoli. In media si può tener presente questo fatto: che per ogni 4-5 centimetri di aumento della statura, il perimetro toracico cresce di un centimetro ed il peso di tre chilogrammi. Comunque il peso normale, nei giovani è sempre al di sotto del valore dei centimetri in più del metro riflettenti la statura. Maggior valore ha la determinazione del peso per seguirne le variazioni durante un da.to periodo di lavoro e dedurre dell'effetto di quel lavoro. Il perimetro toracico n ell'uomo medio normale dovrebbe corrispondere a metà della statura più 3 centimetri, la sua proporzione implica un criterio sullo sviluppo degli organi contenuti nella cavità toracica : polmoni e più specialmente il cuore. D perimetro tora.cico potendo servire cosi a. trarre un concetto del tipo morfologico del cuore che è l'organo cui si richiede di più dall'attività fisica. Se però date un'occhiata all'elenco delle imperfezioni, trovate che in genere si richiedono toraci tanto più deficienti quanto più è elevata la statura. Questa è piccola pecca del nostro nuovo elenco che è in corso di stampa e sotto ogni altro punto è perfetto e dovuta al fatto che si avrebbero troppi scarti se si volesse restare nel canone morfologico. È da considerare come relativamente secondario il concetto della. necessità di un notevole svilttppo della massa ?nuscolare, come indice di robustezza. È sempre di maggior valore che i muscoli abbiano una discreta incisione che li mette in evidenza anche a riposo, che abbiano alla palpazione uno stato di tonicità sufficiente, dato dalla speciale conBistenza che si apprezza sotto le dita perchè non si dovrà pensare a-d ottenere lo sviluppo della massa muscolare flaccida ed ipotonica prima di fare affidamento sulle capa.cità fisiche di un soldato. Un notevole sviluppo ricbiederebbe un adeguato adattamento della statura con gli organi sanguifìca.tori e propulsori della massa sanguigna, ed in tale disquilibrio consiste lo stato di minor rendimento che spesso dimostrano soggetti per i quali il giudizio apparente era. stato contrario. Mosso l'asseri per primo, la nostra Scuola costituzionalistica lo ha confermato: << La grande forza muscolare non è indispensabile alla resistenza e può persino esser fonte di debolezza se causata da disarmonico ipersvilnppo muscolare a detrimento degli altri apparati organici ».
Queste misure di indole generale non bastano a darci un concetto esatto dello stato di robustezza dei soggetti diversi anche qualora vogliamo unire alla valutazione fisica una adatta valutazione sportiva percbè non ci dicono alcun chè sull'ampiezza della capa.cità funzionale degli organi interni più importanti quali il rene, il cuore, i polmoni. È questa capacità che va ben conosciuta e sulla quale intendo sotfermarmi particolarmente. l o Sarebbe fu or di posto ricordare come ogni contrazione muscolare abbia luogo al di fuori del contatto dell'ossigeno, ma questo fluisce a.l muscolo, che ne richiede quantità sempre maggiori a misura che il lavoro prosegue, nelle fasi di rilasciamento del muscolo stesso. I prodotti generati dalla scissione del lattacidogeno e del fosfogeno, pur scomparendo in parte per i processi di risintetizzazione, in parte per ossidazione, aumentano a misura che il lavoro prosegue e passano in cir-
CO!SSIDERAZIOXI SU ALC: GNl ESAMI Dl \-ALUTAZ!O:SE, ECC.
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colo. Questi acidi fissi sono, in circolo, neutralizzati in parte dalle sostanze della. riserva alcalina cbe per quest'azione libera.no l'acido carbonico; in parte sono eliminati per il rene. Ecco un primo organo che può risentire gli effetti dannosi del lavoro muscolare e più specialmente dei prodotti tossici da. esso creati. E non quando si sieno creati in grande quantità come può accadere dopo esercizi protratti o lavori estenuanti che generino fatica, nel senso vero della parola; ma quando cert.i soggetti banno compiuto nna semplice corsa di 500 metri o un assalto di scherma, o tma marcia di 2-3 chilomet-ri . In rapporto con la fatica gli osservatori dànno il 100 % di casi d 'albuminuria; in rapporto con questi lievi esercizi ponbi hanno dato valorfl all'eRame dello urine. In ta.J. caso è possibile notare dei soggetti che per 500 metri di !Orsa, ecc., presentano albuminuria (dal 0,50 a l 3 per mille) talora con cilindruria. A riposo, urine perfettamente normali. Fra 300 ne ho osservati 79 casi. Questa albuminuria non è annoverata fra. le varie albuminurie benigne nè trova, fra le possibili cause, a.lcnne di quelle portate a sostegno dell'etiologia delle albuminurie benigne note. Ha questo di caratteristico: è più evidente quando il soggetto compia l'esercizio dopo essersi stancato con le occupazioni ordinarie o con un viaggio scomodamente fatto; dura per poco tempo dopo finito l'esescizio. E più sicuramente espressione di eliminazioni delle albumine circolanti che non delle albumine dei tessuti~ che un periodo lavorativo lieve e breve non può aver ancora intaccato. Non sono proprie di soggetti denutriti n è di un tipo morfologico più che d'nn altro, possono migliorare ed anche sparire con l'allenamento e so pratntto con l'adattamento del soggetto all'ambiente. Sono dunque molto verosimilmente date dall'azione irritativa delle sostanze acide prodotte daJ lavoro, durante il periodo di eliminazione a traverso il rene. E debbono considerarsi come l'espressione di una debolezza congenita del rene, che però può essere superata abituando l'organo all'azione di tali sostanze tossiche ed allenando l'individuo razionalmente il che provoca anche la diminuzione della quantità di quelle. Molti dei miei casi di fatto non ne presentarono ph'l dopo il periodo di istruzione, ma erano stati segnalati all'istruttore come elementi meno atti e tl-attati quindi con maggior riguardo. Devono essere conosciuti, questi soggetti, perchè non v'ha dubbio che questo disturbo possa essere causa di spossatezza., debolezza, malessere che il medieo militare non sa spesso se riconoscere o meno come causa sufficiente per il riposo. Riposo inutile qnando sfugga la causa del maJe. 2° Ma la contrazione muscolare non apporta solo queste schematiche modificazioni del chimismo ematico; apporta anche nna. modificazione importante nella funzione cardio-respiratoria. Se è vero che al principio di ogni esercizio aumenta la frequenza del ritmo è anche vero che non aumenta l'energia di contrazione nè l'efflusso sistolico. Ai maggiori bisogni del tessuto muscolare il cuore risponde col far circolare il sangue più in fretta e, attivandosi anche la funzione respiratoria col fornire il fabbisogno di ossigeno ai muscoli. Ma col progredire dell'esercizio aumentano le resistenze al circolo periferico, aumenta lo spasmo vasale di certe regioni viscerali, aumenta la ma,c;sa di sangue che fluisce ai muscoli ed arriva ed esce dal cuore cosi per ogni diastole, che per ogni sistole, come per ogni minuto. Questa massa aumenta in rappo·rto diretto col consumo di ossigeno e coll'intensità della.voro mttscolare (Hill). Aumenta da tre-cin-
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CON"SIOERAZIONI S U ALC U.Nl
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DI \' ALUTA.ZIONE, ECC.
que litri in riposo a 20 e più durant-e il lat·m·o per ogni minuto. Aument.a dunque anche il lavoro del cuore. Per ogni diastole arriva al cuore un volume di sa.ngue maggiore che gravita sulle pareti dei ventricoli distendendoli bruscamente: per la legge di Starling ad ogni aumento di distensione delle fibre miocardicbe corrisponde un aumento della energia di contra:r,ione. La fibra miocardica si lascia distendere fino al limite consentito dal suo << tono >> ed è perciò che la dilata.zione diastolica è stata chiamata << tonogena >i. Oltre quest a è la dilatazione passiva, lo sfiancamento. Ma quando un esercizio sia intenso e l'aumento dell'afflusso e dell'efflusso sia maggiore sembra che, durante l'esercizio, il cuore aumenti leggermente di volume. Certo che tutte le osservazioni fatte hanno trovato le maggiori difficoltà nel movimento aumentato del diaframma. Ci si è dovuti accontentare di studiare la reazione del cuore appena finito l'esercizio. Di certo in questo momento le condizioni sono mutate percbè i muscoli restano inattivi e predominano solo i fenomeni legati al restauro del muscolo. In questo moment o, non appena i movimenti del diaframma si avvicinano a quelli propri dello stato di riposo (e precedentemente limitati sullo schermo radioscopico), il cuore può presentare: a) un evidente diminuzione del BUO volume; b) un evidente aumento d.elmo volume; c) neBswna variazione. Se si fa il confronto tra il volume del cuore di un soldato sano che corre per 100 metri, pur trovando il soggetto toohipnoico senza esser esaurito, con tachicardia e aumento di pressione art-eriosa; e il volume del cuore di un altro soldato sano che corre per 1500 metri ed arriva pallido, con la pelle ricoperta di sudor freddo, con uno stato di esaurimento accentuato, un notevole abbassamento della pressione arteriosa, marcato aumento della frequenza del polso, troviamo che in tutti e due il volume del cuore è diminuito. La diminuzione dopo l'esercizio intenso, deve esser considerata come una risposta normale del oum·e << sano ». È un fatto ormai assodato e fuori discussione. Tale restringimento è l'espressione che durant-e l'esercizio il cuore lavora già in istato di minor volume od è l'espressione che il cuore reagisce alle nuove condizioni che gli sono imposte appena finito l'esercizio! Mi è avvenuto spesso di osservare cuori che conservano lo stesso volume che a riposo per qualche tempo dopo l'esercizio e la diminuzione avviene sotto gli occhi progressivamen te e si mantiene per 20-30 minuti.
Tale reazione può sembrare in contrasto con la dottrina prima esposta della variazione dell'afflusso ed efflusso durante il lavoro. Con l'aumentare del lavoro aumentano le difficoltà del circolo, ed il miocardio deve adat tare il suo tono alle nuove esigenze lavorative; la. massa sanguigna, se prima aumentata per lo splancnospasmo, torna. a diminuire, secondo recenti vedute, per il ristagno nei tessuti, che fanno da. deposito del sangue, e nel fegato. Chi non ba osservato che alla fine di un lavoro muscolare il volume degli arti è aumentato! Da principio è l'acqua che è ceduta, entro certi limiti, dal sangue ai t-essuti come recenti ricerche fatte da me e Bracaloni nel Laboratorio della Direzione generale di sanità, hanno dimostrato. Appena cioè il lavoro muscolare si inizia, l'acqua diminuisce nel sangue e va diminuendo col progredire del
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lavt>ro fino al massimo del3 %, mentre aumenta la massa sanguigna nel territorio muscolare per lo spasmo vasale viscerale. È questa. la causa per la quale ad un esame refrattometrioo del siero sembra che siano aumentate le albumine circolanti. Ma dopo 20-30 minuti dalla fine del lavoro l'acqua ritorna al sangue nella proporzione normale del 78-79 %· V'è dunque una quota idremica di riposo ed una quota idremica di lavoro. E ciò indipendentemente dalla quantità d'acqua eliminata dal corpo col sudore, colla respirazione, colle urine. Poi continuando nel lavoro, il sangue ristagna nei tessuti e si aggiunge all'acqua. P er tal modo la massa sanguigna diminuisce. Nel tempo stesso la frequenza del ritmo non varia, cioè conserva l'aumento (~he aveva raggiunto, ma l'energia di contrazione aumenta. Il cuore per svuotarsi completamente riCOlTe alle sue energie di riserva, diminuisce di volume, accorcia la fibra la cui estensione sarà così limitata ed avverrà su uno stato di tonicità aumentato e capa ce di favorire una contrazione più energica. Talora si ha invece una rela,tiva bradicardia: lo si dice il segno dell'allenamento. In questo caso il cuore risponde alla maggior richiesta di lavoro con contrazioni più lent-e e più complete. Il cuore ha dunque pres,entato nel complesso della sua azione una variazione del tono. Ora, se :per tono miocardico dobbiamo intendere la capacità. del muscolo cardiaco indipendente dalla sua contrattilità, per la quale per un processo attivo di accorciamento ed allungamento, può adattare riftettoriamente il calibro delle sue cavità alla massa del sangue; come vuole Pende, è proprio per uno stato di -ipe~-tono che il cuore diminuisce il volume in rapporto alle condizioni imposte dal lavoro. In altri soggetti si presenta il fenomeno opposto: il cuore appena finito il lavoro, ha volume maggiore che nello stato di riposo. Il fenomeno assume ben altra importanza. Che si tratti di dilatazione non v'ha dubbio, ma dilatazione tonogena, perchè contenuta sempre nelle capadtà di distensione attiva della fibra. Espressione però di diminuzione di tono quando avviene nome fenomeno passeggero dopo l'esercizio e non come fenomC'no pemlanente per il periodo dell'allenamento. In questo caso si parla di dilatazione di adattamento o anche stagionale perchè si osserva nei periodi annui delle riprese di allenamento. Converrà parlarile a parte. La pressione arteriosa è aumentata di poco, la frequenza del polso è aumentata di meno che quando il cuore si restringe. Va.go e simpatico sono in campo: la diminuzione del tono simpatico dà prevalenza di quello vagale ed eccoci all'aumento invece che alla diminuzione del volume cardiaco. Calcio e potassio hanno anche valore, percbè il prevalere del calcio favorisce la simpaticotonia, il prevalere del potassio la vagotonia. La deficienza del calcio favorisce quindi l'ipotonia e la dilatazionP cardiaca che persistono per pal'E~cchi minuti dopo finito l'esercizio. C'ome l'ipertonia è l'espressione dei cuori sani, l'ipotonia è l'espressione dei cuori o costituzionalmente deboli, o divPnut.i tali per progressi processi infettivi. L'a.namnPSi poco dice pt>rcht> le stPsse forme infettive hanno colpito gli ipertonici senza la.<Jciar traccia: talora è del tut.to muta. N on bisogna pensare che queste variazioni di volume siano dipendenti dai ?tzovimf.nti diaframtrnati<:i dopo H lavoro, pe1•chè sono evidenti specialmente quando il dia· framma è ritornato nelle sue posizioni di riposo.
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Però vanno d 'accordo con analoghe variazioni di tono del diaframma. Se si osserva dopo pochi minuti dalla fine di un esercizio intenso, il movimento diaframmatico allo schermo, si nota che in alcuni casi esso continua a sollevarsi oltre il limite al quale giungeva nell'espiraziooe fatta in istato di riposo, mentre in altri rimane al di sotto di questo limite per qualche tempo. E ciò mentre l'inspirazione avviene ad un livello molto più ba-sso di quello che aveva .luogo in riposo. I primi casi corrispondono allo stato ipotonico, miocardico, i secondi all'ipertonico. Avrebbe un valore soltanto fisiologico questa diversità di reazione miocardica (non è il caso di considerare l'invariabilità del volume), purcbè contenuta nei limiti delle oscilla,zioru del tono, se i soggetti che presentano lo stato d'ipotonia non fossero a.nche quelli che rendono di meno abitualmente nel lavoro, si stanca.no prima ed offrono con relativa frequenza alterazioni funzionali proprie del nodo del seno cioè del centro di comando della contrazione e, secondo recenti vedute, anche del tono. Fm 355 soldati e sottufficiali; tutti scelti per corsi specia.li di educa.zione 1ìsica: ho osservato : 196 ca.si con diminuzione del volume cardiaco dopo l'esercizio, 48 id. aument.o, 111 id. nessuna variazione. Di questi 15 cioè il 4, 3 % presentarono disturbi del ritmo; 5 uniti ad ipertonia; 10 ad ipotonia. Questi 10 appartengono in gran parte a soldati e Aon sicuro che se avessi avuto tutti soldati nei 355; la percent·uale sarebbe stata maggim-e. I disturbi del ritmo osservati si possono dividere nettamente in due gruppi: a) dist.urbi dovuti a deficienza funzionale latente dei centri nervosi del sistema di comando sinusa.le, b) disturbi estrasistolici. Tutti acquistano valore nelle deduzioni di valutazione fisica. Jo Vi sono soggetti che presentano estrasistoli di vario tipo; per lo più ventricolari sinistre, a riposo, e ohe appena iniziano un esercizio 'intens.o le vedono Aparire come conseguenza. dell'aumento di tono e del richiamo ad una attivittà pi~ rtlgolare indotta dallavorq muscolare. H(lnno poco valore e non chiedooo che nn perìodo di adeguato riposo perchè per lo più sono sorte in corso di allenamento come espressione d'un superlavoro del cuore. 2o Vi sono altri che presentano estr~istoli in riposo ed appena compiono u n esercizio di una certa intensità (lo stt*lSo per tutti oome paragone) presentano uno stato di vera aritmia estrasistolica che persiste per qualche minuto dopo finito l 'esercizio. Sono soggetti che vanno tenuti in osservazione e persistendo il disturbo; aenz'altro eliminati. 3o Vi sono altri che a riposo non presentano alcun disturbo; ma. ogni volta che hanno fatto quella data prova di lavoro presentano estrasistoli auricolo-ventricolari che durano uno due minuti e scompaiono. Vanno tenuti d'occhio. La messa in funzione delle energie di r~c;erve del cuore t rova. il nodo del f!.eno inadatto ~ mantenere la. regolarità d'}i suoi comandi. Costoro sono per lo più degli ipertonici miocardici. . Ma sono molto important.i quelli del primo gruppo che in tutt·i i casi sono stati accompagnati da ipotonia miocardica. Si è per lo più t.rattato di formt> simili alla &radiaritmia sinmale che può asso· migliat-e; per ohi l'os.':lervi superficialmente ad un'aritmia respiratoria, ma che m.a.nca del carattere di ques ta, l'uguaglianza cioò delle due fasi di tachicarùia e bradicardia ed il loro co!lto.nte rapporto con la fa.c;e res pirat.oria. La bradiaritmia aimuale è fl\tta, nei casi patologici, di fa.c;i lente e di altre pitl rapide, ma non troppo rapide. Nei miei ca.<si, invece, tali fa.qi sono state piò n1.pide per la diversitÀ- di a ttività. lavor·a.t.iva cui il c uore è chiamato dall'esercizio fiòico. Le fa.c;i lent,o comportano m1a Junghezztt d'intervallo tale che si verifica quasi sempre quel fenomeno detto della u fuga. v entricolart' ~; ritardando cioè il seno a
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funzionare, il centro automatico vent.ricolare si libera e può rest<S.r libero finchè i feno. meni di inibizione del seno persistono. Qu6l':ta fug~~o può essere- isolata quan.io il rita.rJio si ha per una sola contrazione, può osservBrsi invece pet· una. serie di contrazioni. Alla alterazione propria del seno sembra doversi aggiungere una variazione di eccitabilità vagale, la curva. auricolare dell'Ecg può così diminuire, ma restare sempre positiva e l'origine ùel disturbo è da. ritenersi parasinusale; può divenire orizzontale e l'eccitamento non proverrebbe più dal nodo del seno ma. dalla porzione auricolare immediatamente sottoposta. al n odo del seno; può divenire negativo e l'eccitamento non proverebbe più dal nodo del seno completamente inibito, ma dal segmento superiore del nodo auricolo-ventricolare sempre che la curva auricolare preceda quella. ventricolare. Cosl è stato dei casi da me osservati. La.bilità dunque potenzialt~ del nodo seno-a.uricola..r e vuoi autoctona, vuoi dipendente da squilihrio del tono simpatico-vagate che tuttavia è messo in evidenza soltanto dal lavoro muscolare poichè t.utti i soggetti a riposo ebbero sempre un 1-itmo cardiaco perfetto.
Bisogna considerare questi soggetti come adatti a qualsiasi lavoro fisico t Non solo io non ho trovato altre osservazioni nella letteratura. di casi simili in soggetti sani e per di più ritenuti idonei a. qualunque servizio nell'Esercito, ma mancano le osservazioni protratt~ che stabiliscono quali conseguenze possa avere il cuore con l'andare degli anni Qualche soggetto io l'bo in osservazione da tre anni; nulla è mutato in lui, ma il rendimento lavorativo, lo sviluppo fisico non banno subito eguale progresso che nei compagni a cuore integro. Ritengo comunque che quando capita di esami· nare il polso di un soldato che ba fatto una corsa o altro esercizio intenso, e di avvertire delle intermittenze convenga sempre approfondire lo studio e considerare, di fronte a qualsiasi disturbo il soggetto come meno atto a tollerare la vita militare. · Concorre di certo a risvegliare questi disturbi la «stanchezza del miocardio )) tanto più facile nei cuori ipotonici. Essa favorirà la dilatazione tonogena che arriverà. fino ai limiti fisiologici, aumentando l'espansione diastolica e diminuendo gradatamente l'energia sistolica. Lo svuotamento del cuore sarà. incompleto, tanto più incompleto se il ristagno periferico e lamino:r pressione con la quale arriva. il sangue nei ventricoli diminuiscono lo stimolo endoca.rdico ritenuto anche fondamentale per la reazione sistolica; la pressione diastolica aumenta, aumenta l'accumulo di sangue nei depositi (fegato e tessuti) per la minor capacità. at~pi rante e premente del cuore, aumenta la frequenza della respirazione per il diflìcoltato circolo polmonare, non aumenta il tono del diaframma che non limita così il riempimento del fegato. La respirazione dispnoica espelle abbondante 002 fino a farne mancare al sangue e l'aria alveolare, in tali casi presenta forte diminuzione della tensione del 002 • La mancanza di 002 in circolo richiama uno stato di acapnia del tutto simile a quello descritto da Mosso per le alte quote. n soggetto in queste condizioni cade per terra e spesso ba vomito: Per il disturbo respiratorio e l'insufficiente svuotamento del cuore, diminuisce anche l'ossigeno circolante: aumentano allora gli a.cidi e la reazione del sangue tende verso l'acidosi. La sete di ossigeno fa crescere la polipnea e la forte distensione inspira.toria del torace aumenta la pressione n(!gativa intratoracica e favorisce la ma.ggior distensione del cuore. Non dunque di dilatazione acuta si tratta, ma di limite 1nassimo della dilatazione tonogena massima. sufficiente a squili-
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CONSIDER.o\ZIO!o<l SU ALCUNI
ESAMt Df VALUTAZIONE, ECC.
brare la funzione circolatoria nei suoi rapporti con tutte le altre funzioni organiche. Due cause dunque: albuminuria e alterazioni funzionali latenti del ritmo cardiaco che si riflettono sulla funzione respiratoria, posson~ spiega.rci come, al di fuori della nozione morfologica (pur prevalendo in tal caso i microsplacnici), soggetti apparent~mente sani e robusti non siano adatti a tollerare le fatiche della vita militare. Se la mia statistica dà il 25 % di albuminurici e il 4 % di cardiopatici fra soggetti già vagliati ripetutamente, è certo che nei reggimenti questa percentuale è ancora superiore. Al medico militare spetta il còmpito di pensare che i sani possono, pur non essendo malati e non raggiungendo i limiti di ospedalizzazione o quelli previsti dall'elenco infermità, presentare per effetto del lavoro muscolare dei disturbi di alcune funzioni per i quali vanno considerati meno at.ti e messi in condizione da non nuocere a sè stessi ed influire sul morale d ei comp~O'Jli deprimendolo. II.
ALCUNI l'ATTORI PISIOLOGICI DELL'ALLENAJIENTO. Se vi è un argomento difficile a trattare è quello dei fattori fisiologici dell'allenamento. Difficile perohè mentre abbondano gli studi sulla fatica, non sempre concordanti so;no le ricerche sugli stati particolari indotti, nelle differenti funzioni della nostra fabbrica corporea, dalla ripetizione d'uno o più esercizi fisici. Uno studio completo che valga a dirci quando si possa considerare raggiunto l'allenamento non c'è, perchè esso non può essere trasformato in schema se non dopo averlo fatto sui più disparati tipi morfologici che troviamo fra. i soggetti che entrano nell'Esercito. Ogni tipo morfologico ha una risposta propria al lavoro muscolare. Ormai non si può astrarre dal trattare un argomento di fisiologia sportiva senza tener conto del t ipo morfologico. Il tipo normale è il più raro a trovarsi, ma possiamo considerare tali i tipi longilinei o brevilinei più vicini al normale. Le sproporzioni fra le parti essendo minime si può ritenere maggiore l'unità vitale dell'essere, l'equilibrio fra le funzioni. Saranno anche questi quindi dei tipi normali. Antropometricamente nell'uomo normale l'apertura delle braccia dovrt"bbe corrispondere alla statura, come la statura seduta dovrebbe essere la metà. della statura in piedi; morfologicamente la somma delle lunghezze dell'arto superiore e dell' inferiore dovrebbe essere uguale alla somma dei valori del tronco e dell'addome, come il valore del torace dovrebbe ess<'re uguale al valore dell'addome. Gli antichi inscrivevano l'uomo medio nel quadrato e Leonardo da Vinci lo iscrisse nel cerchio. Questo tipo è quello che presenta le meno tumultuose reazioni del respiro e del cuore al lavoro muscolare, che ha già innata la miglior coordina,zione dei movimenti che gli altri debbono faticosamente apprendere, che ha quindi già uno stile p er il quale consumale minori energie, produce meno veleni e li distn1gge più rapidamente: è, con un termine sportivo, naturalmente (( in forma ''· M:a è raro a trovarsi.
CONSIDERAZIONI SU ALCUNI ESAMI DI
VALUTAZIONE, EOO.
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Per gli altri: " allenare deve significare levare il grasso e l'a~qua super- ' flua, dar fiato, frenare il cuore, aumentare la forza di contrazione dei muscoli ». Quanto più ci allontaniamo dal tipo normaJe tanto più sono tumultuose le reazioni. I . - Uno dei primi fattori che vanno tenuti in gran conto nell'allenamento è il nervoso: volendo schematizzare, bisognerà ricordare che si distinguono due grandi tipi di personalità psichiche: quelli nei quali prepondera lo sviluppo del cuore e del sentimento e quelli nei quali prepondera il cervello, la fredda logica, che inibiscono le correnti sentimentali. Pronti a tutto dare gli uni, facili ad emozionarsi, simpat.ico-tonici ipertiroidei, iperpituitarici; apatici, calmi, indifferenti, calcolatori freddi gli altri, poco o nulla emozionabili, vagotonici ipotiroidei. L'uomo più perfettamente evoluto - dice Pende - è quello in cui al più perfetto equilibrio, alle più perfette correlazioni fra i vari elementi, si unisce una perfetta armonia fra le varie funzioni della psiche ed una perfetta armonia fra la vitalità somatica e la psichica. n che nell'ideale. Ma fra i due estremi citati è tutta una gamma di soggetti che vanno verso il meno normale e l'anormale e che pure presentano i caratteri morfologici dell'uomo robusto. Ma prevalgono nei longilinei i fenomeni simpaticotonici, angiospa.rtici, eccitocatalolici, iposecretori, inibitori della modilità degli organi cavi (intestino) nei b-revilinei i fenomeni angioectasici e congestizi, eccitoanalolici, ipersecretori, eccitatori della motilità degli organi cavi, vagotonici. I brevilinei sono meno emotivi dei longilinei. Comunque sia è certo che i soggetti meno emotivi sono i più adatti per la vita militare e sportiva, per le lotte e la vittoria. L 'emozione consuma in modo ora maggiore, ora minore quelle energie nervose che dovrebbero essere impiegate per il lavoro muscolare, cosicchè nel momento della prova mancano per compiere il maggior lavoro richiesto. Allora è lo scoraggiamento, la depressione morale, la sfiducia nella riuscita e spesso tutto ciò provoca l'esplosione di pianto, la crisi di disperazione e l'esaurimento muscolare. Uno stato psicastenico risvegliato da nn esercizio di intensità superiore a quella tollerabile, in quel momento, dall'organismo è determinato quasi sempre per intossicazione provocata da un incompleto stato di allenamento, o da un errato metodo di allenamento in un sistema nervoso labile. .Anche all'emozione ci si può abituare e si può imparare a contenerla entro limiti ta.li da non avere danni sensibili. I I . - IL FATTORE MUSCOLARE dipende da quello nervoso come tutti gli altri fattori che partecipano all'allenamento. È un circolo chiuso. n muscolo che lavora provoca la maggiore attività funzionale di tutti gli organi e nello stesso tempo questi adattando la loro maggior funzione a quella del muscolo ne mantengono l'attività. Gli aeidi prodotti dalla contrazione causano la dolenzia muscolare, vero stato di alterazione anatomica della fibra, con infiH.razione che det(·rmina una maggiore consistenza del muscolo che è dolente anche alla paJpazione. Un muscolo stanco produce, in un eguale tempo, un lavoro minore della metà di quello prodotto da un muscolo fresco. Un muscolo dolente e stanco va con faeilità incontro alle lacerazioni se è sottoposto a con-
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trazioni brusche, intense, perchè resta. in contrattura e l'arto che si estende lo strappa. Questa facile stanchezza. muscolare al principio dell'allenamento è sost-enuta particolarmente dalla incoordinazione dei movimenti. Ma è bene non riposare eccessivamente per tale stanchezza. Si è visto che se si stancano per esempio i flessori d'tm arto e si attende dal riposo il restauro, ci vuole un periodo molto più lungo che se si fanno agire gli estensori. Di certo il sistema nervoso che si è a sua volta esaurito nei centri chiamati in azione per l'attività flessoria, nel mandare eccitamenti nuovi ai gruppi estensori, mantiene più elevato il tono dei flessori che trovano la condizione per restaurarsi più presto. Colla ripet.izione dell'esercizio non soltanto si acquista la capacità di coordinare i movimenti allo scopo, ma diminuisce la quantità dei prodotti tossici del ricambio muscolare. I muscoli che lavorano richiedono un afflusso cinque o sei volte superiore di sangue nell'unità di tempo per l'aumentato bisogno di ossigeno e di glucosio. Ho già accennato che il consumo di ossigeno aumenta in proporzione diretta del lavoro compiuto e della sua intensità e importa un aumento proporzionale della quantità di sangue che affinisce ai muscoli. Se si Inisura. il perimetro degli arti prima e dopo un dato esercizio di una certa intensità si nota che aumenta; però nei primi periodi dell'allenamento dopo poco tempo ritorna a.l normale. È appunto l'aumentato affiusso di sangue che ristagna in parte nei muscoli e nei depositi, fra i quali giova considerare il connettivo ed il grasso che aumenta il volume degli arti. L'aumento però della funzione fa l'organo più atto a meglio funziona.re e con l'andar del tempo anche la fibra muscolare s'ingrossa e il volume del muscolo aumenta ih maniera diversa secondo i soggetti. Ancìhe a parità di quantità di lavoro si deve riconoscere una diversità di reazione muscolare intimamente legata al carattere costitqzionale e forse prevalentemente ormonico, di ognuno. Ho una discreta statistica. di variazione di volume degli arti a traverso tre anni di continuo esercizio negli allievi della Magistrale di scherma. Alcuni presentano fino a. sei centimetri di più, altri soltanto l. Con tale aumento di volume muscolare non dobbiamo mettere in rapporto che la variazione di una sola proprietà: l' aum&r~to della forza.. Il volume muscolare muta notevolmente specialmente con esercizi che richiedono contrazioni lente e prolungate, cosi gli esercizi agli attrezzi, la lotta greco-romana ecc. Ma negli esercizi nei quali è richiesta d~strezza o vewcità l'aumento di volume è sostituito da. aumento di rapidità di contrazionQ, rapidità di rilasciamento, subitaneità d'azione, scatto ecc. La natura, del resto, ha dotato di muscoli corti gli uomini che meglio riescono negli esercizi di forza e di resistenza; di muscoli lunghi quelli che meglio riescono negli esercizi di velocità prontezza e destrezza. Ciò ha valore per il campionisroo. Si può entro certi limiti abituare ogni soggetto a fare di tutto coroe deve b re il soldato, e le ma$&e mw:colari as&umono minor sviluppo di quanto avrebbero assunto se rivolte ad un tipo prevalente di esercizi ; assumono tuttavia maggior forza, resistenza, rapidità di contrazione! esattezza di a1.ione. Lo stile si acquista con l'allenamento.
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L'allenamento ottenuto per un a-ssieme di esercizi variati, quali la. nuova istruzione per la ginnastica militare impone, darà uno sviluppo abbastanza uniforme di tutta la muscolatura; l 'allenamento nella scherma, nell'atletica pesante svilupperà solo gruppi determinati di muscoli con danno dell'estetica e della capacità di rendimento totale dell'individuo. Da ciò il valore della misura dei perimetri degli arti, della cirtometria prima e durante un periodo di allenamento fisiologico, anche per modificare il modo d 'esecuzione, il tipo degli esercizi, ed ottenere, volendolo, un euritmico sviluppo. I I I . - I L FATTORE RESPIR.A'l'ORIO. -:È intimamen te connesso COn quello muscolare e circolatorio. L 'immissione in circolo di ma-ggior quantità di acidi fissi, libera dagli alcali del sangue l'acido carbonico già legato che si elimina per la via respiratoria. A questo si aggiunge l'acido carbonico formato dalla scissione del glicosio nei muscoli per ossidazione di parte dell'acido lattico e riduzione di questo a~ acqua e C0 2• Nel primo periodo dell'allenamento il CO, emesso è in qua.ntità maggiore di quella che si riscontra proseguendo. A questo aumento di CO, non corrisponde un aumento di Os proporziona,le: si è visto che in un primo periodo, anche se aumentato, l'O, è insufficiente allo scopo. Questo fatto del resto si osserva anche ogni volta che s'inizia un esercizio di una certa durata come una lunga ascensione, una marcia ecc. Corrisponde al periodo della prima stanchezza quando il cuore batte troppo forte ed il respiro è affannoso e i muscoli torpidi reagiscono lentamente. Tutto ciò a-ccade p erchè ancora non si sono adeguati i tre ritmi: muscolare, respiratorio, cardiaco. Questo adattamento non implica che si debba respirare con un ritmo adatto all'esercizio che si compie : in effetti ciò accade al principio e se si fanno dei piegamenti sulle ginocchia si osserva che si compie un atto respiratorio per ogni piegamento. Ma coll'andar del tempo si rende indipendente il ritmo respiratorio da quello di la~ voro, (salvo quando si compiano esercizi che richiedano sforzi ripetuti) e tale indipendenza assicura, con una profondità maggiore dell'atto respiratorio, (che compensa la minor frequenza) , la necessaria richiesta di ossigeno. La capacità vitale, in corso di allenamento si comporta diversamente a seconda dell'ambiente n el quale si fa l'educazione fisica. Non varia, o di poco, se si tengono gli allievi in ambienti chiusi, dove, se numerosi, anche se sufficiente la capacità dei locali, non respiran l'aria pura del campo. Aumenta invece progressivamente quando gli esercizi siano compiuti all'aperto non tanto per l'azione dell'aria quanto per gli stimoli della luce, della temperatura, del sole ecc. Così è della ventilazi<me polmonare. Nel primo periodo di allenamento aumenta in rapporto coi maggiori scambi gassosi e col ma-ggior ricambio dei muscoli.
IV. - Il fattore circolato1-io entra in giuoco coll'aumento notevole della frequenza del polso e dei valori di pressione a,rteriosa. Nel primo periodo d 'allenament o m anca il sincronismo fra i tre appa,rati: il nwre ha un valore maggiore e la stanch ezza è facilitata ; l'esercizio dura poco. Ma lentamente l'aumento della frequ enza del polso, del valore della pressione, della frequenza del respiro, arriva,t.i ad un certo. valore, durante
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l'esercizio, non aumentano. Si stabiliscono e permangono su dati valori per un tempo più o meno lungo. Il soggetto comincia a produrre del lavoro senza avvertire stanchezza, a persistere in quel lavoro per un certo tempo quasi provando gioia (periodo euforico) il minor grado d'intossicazione del sistema nervoso lo rende pieno di fiducia e di speranza. Questo periodo di stabilizzazione è detto: secondo sotfù>. Chi non l'ha provato in un 'ascensione o per una marcia lunga T È sull'aumentare della dUI'ata di questo periodo di secondo soffio che si basa l'allenamento. Ma v'ha di più: il soggetto allenato avrà alla fine di un esercizio o d'un assieme di esercizi una minor frequenza del r~spiro e del polso e minore aumento del valore di pressione di quel che aveva nel principio dell'allenamento. Ma sopratutto, rispetto al non allenato, impiegherà un tempo minore per veder ritornare questi valori a quelli che aveva in istato di riposo. L'intensità dell'esercizio influisce molto sul tempo per il ritorno al normale: occorre anche un'ora dopo esercizi intensi, ma è sempre la frequenza del polso quella che impiega un tale tempo. n respiro e la pressione arteriosa non superano: 15-20 minuti. Si legge in alcune pubblicazioni sull'argomento che l'allenato è cc in forma » quando presenta per effetto dell'esercizio minime variazioni di questi valori e spesso una bradicardia. Se è facile osservare tali fenomeni nell'atleta completo che giunge all'olimpiade è molto raro osservarli nel soldato. Pur tuttavia, non per questo, egli sarà meno allenato e capace di compiere senza stanchezza prove magnifiche. Che cosa accade del cuore durante l'allenamento t Al di fuori della reazione particolare alla fine dell'esercizio, tutte le ricerche recenti tendono a sostenere che il cuore in corso di allenamento aumenta di volume permanentemente, fino alla fine dell'allenamento stesso. I tedeschi chiamano questi cuori <c cuori di stagione >> perchè li hanno osservati nei militari come negli atleti, nei periodi di ripresa degli allenamenti per lo più coincidenti con una data stagione dell'anno. Nell'a-cme della capacità. lavorativa una buona parte di soggetti anamnesticamente e clinicamente sani, presentano un cuore più voluminoso, che non è considerato ipertrofico, ma tale per dilaz-imu; da adattamento al lavoro che gli è imposto. Anzi la maggior parte degli autori è d'accordo nell'ammettere che l'ipertrofia del cuore non si verifichi che in quei soggetti nei quali il miocardio sia stato alterato da una malattia infettiva. Cuori molto grandi rispetto al valore che avrebbero dovuto avere ne ho trovato anch'io, ma non avendo per ora potuto fare le radiografie quando i soggetti avevano iniziato l'allenamento non posso assicurare che l'aumento sia stato successivo. Ma questo dimostrano i lavori tedeschi col confronto delle grandezze dei cuori nell'inverno e nell'estate e ad osservatori accurati quali Deutch e Kauff possiamo credere. È naturale che l'alle-
namento tonificando e rinforzando i muscoli, agisce ugualmente sul miocardio. Cuori ipotonici, che reagivano con la dilatazione tonogena cui ho accennato, dopo 5-6 mesi di esercizi, razionalmente applicati, se proprio non reagivano eon la diminuzione del volume, certo rimanevano invariati. Di questi casi ne ho seguiti parecchi. Cuori ribelli ad ogni miglioramento sono quelli ipotonici con distm·bi del ritmo: se nulla apparentemente acca.de a peggiorarne la funzione tut-
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ta.via si osserva che i soggetti stentano ad entrare in allenamento e se può sembrare che ad un certo momento lo abbiano raggiunto, lo riperdono subito dopo. Da ciò si rileva quanto sia importante il metodo di applicazione degli esercizi fisici e come si debba tener conto di tutte le qualità dei soggetta per ottenere da essi il miglior risultato. Importante è conoscere questi cuori ipotonici perchè il sottoporli fin dal principio ad un lavoro superiore alle loro forze significa metterli presto in condizione di passare allo stato del sovraffaticamento che bisogna sempre rifuggire nell'Esercito come nelle Società sportive. Come esistono singoli individui così esistono singoli cuori e singoli metodi di allenamento. Possono tuttavia sorgere disturbi del ritmo come ho già accennato; qualunque sia la loro importanza anche se non vi sono altri segni di sopraffaticamento, bisogna dare ai soggetti un adatto periodo di riposo. Questi disturbi sono sempre indice di intossicazione del rniocardio. Quando potremo considerare raggiunto l'allenamento fisiologico t a) quando il peso del corpo dopo oscillazioni varie si è stabilizzato su un valore che in media è superiore a quello di partenza; b) quando la frequenza del polso, il valore della pressione arteriosa, crescano relativamente di poco, pennangano per lungo tempo sugli stessi valori durante l'esercizio e ritornino presto al nonnale dopo finito questo. n polso dell'allenato è, a riposo, più lento, più pieno, più valido perchè il cuore ha imparato a fare sistoli più energiche e meno frequenti; c) Quan~o il ritmo del respiro sia dissociato dal ritmo dell'esercizio, la ventilazione non sia esageratamente aumentata, il che deporrà per minor bisogno di ossigeno, per minor eliminazione di CO,. E quando ambedue ritornano in breve al nonnale ; d) quando l'individuo avendo migliorato sempre la potenzialità dei suoi muscoli, con quella degli organi interni, esegua gli esercizi col miglior stile, col minimo senso di stanchezza, colla massima velocità, prontezza, destrezza che le sue qualità morfologiche gli ha.nno permesso di acqui.Btare. L'esame d.elle capacità sportive deve essere sempre fatto insieme agli esami fìaiologici per lo studio dell'allenamento. Quando possiamo invece considerare superato l'allenamento! a) quando il soggetto perda nel peso corporeo, sia affannato per un esercizio che non gli dava alcun senso di fatica prima, abbia dopo poco tempo di lavoro i tratti del viso affilati, il polso aumenti notevolmen.t e di frequenza e si faccia piccolo e molle, spesso dicroto, il rendimento sporti vo cada a valori mai ottenuti; b) quando il cuore reagisca con ipotonia, con diminuzione della
pressione arteriosa; c) quando il soggetto sia facilmente irritabile, l'appetito manchi, abbia i sonni inquieti e la depressione morale, la debolezza della volontà prendano il posto dello stato di euforia, della fermezza della volontà, della sensazione di << potere >>. A quanto ho detto andrebbero aggiunti i fattm··i igienici che comprendono quello alimentare. Non ne tratto perchè meritano un capitolo a sè. La riuscita dunque dell'allenamento è questione puramente medica. Nessun allenatore potrà fare a meno del sussidio del medico oggi che,
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CO~SIDERAZIO~I SU ALCUNI E'>AMI DI YAL'U TAZlONE, E CO.
diffondendosi sempre più l'educazione fisica, le masse sono portate sui campi e preparate per le necessità eventuali. Nessun allenatore potrà, d 'altra parte, pretendere di fare il medico perchè troppo difficile ed aspra è questa missione ed un giudizio di tal genere implica una serie di considerazioni mentali che non sono traducibili in cifre, che però dalle cifre trovano lo spunto per giungere ad una. pinttosto che ad un'altra conclusione. Il medico può essere il solo giudice delle capacità fisiche d'ogni soggetto. Ed il medico militare, che ha la fortuna di avere delle masse di uomini sani da osservare per lungo tempo, potrà essere in questo campo il giudice più apprezza-to, il consigliere più a.'lcol tato.
Jil. INTORNO AL METODO ADOTTATO DALLA NUOVA "ISTRUZIONE PER LA GINNASTICA MILITARE ,. Il soldato vive una vita fatta prevalentemente di ginnastica e sport,.,, tutta la sua attività ha un solo scopo; renderlo idoneo alla guerra preparandolo alle fatiche da questa imposta. È stato sempre cosi per tutti i tempi, per tutti gli eserciti. Solo i metodi sono varia,ti, perchè i metodi risentono delle condizioni sociali, del momento particolare storic.o che la, Nazione traversa, e non adeguare i metodi alle necessità è nn errore che si sconta alla prima occasione. Cosl fu nel passato: fino al1914 l'Italia, priva di energia volitiva, portata ad ammirare tutto ciò che le veniva con marca straniera, a ritenere perfetto quanto era fatto da altt·i ed a trovare in casa propria il dissenso, la
critica, ogni ostacolo all'applicazione di idee che sapessero di indipendenza di pensiero e di azione, dimentica delle sue origini, trovò nella ginna.atica tedesca da prima e in quella svedese poi il mezzo unico per instaurare il metodo di preparazione più adatto al proprio popolo, al proprio Esercito. L'esercito era allora considerato la scuola della Nazione, e come tale doveva sostituire la deficienza delle scuole elementari con la scuola analfabeti del reggimento, le cattedre ambulanti di agricoltura per insegnare il metodo di concimare, gli agenti di pubblica. sicurezza per mantenere l'ordine pubblico continuamente turbato per la debolezza dei governi, nulla di strano quindi che gli fosse attribuito anche il ruolo di perfezionamento fisico della gioventù, la quale prima di appartenergli, in verità, non faceva nelle scuole, nelle società ginnastiche, che poca o nessuna preparazione. La vecchia Istruzione si chiamava : << Istruzione per la ginnastica. e per gli altri esercizi fisici ». Il nome già ne indicava le manchevolezze ed i difetti. Alla ginnastica tedesca si erano attribuite le vittorie di Sadowa e di Sedan. La ma,'3aa del popolo chiusa dallo Spiess nelle palestre, sottoposta ad un metodo al quale non fu mai riconosciuta alcuna base scientifica, obbligata ad apprendere delle difficili e complicate regole per eseguire degli esercizi che impegnavano sopratutto i muscoli del petto, del dorso, degli arti superiori, che immobilizzavano il torace; appesantita dalla lentezza
CONSIDERA.Z IONI SU ALCUNI ESAMI Ul VALUTAZIONE, ECC.
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dei movimenti qua.ai esclusivamente di forza, trovò indubbiamente il mezzo più rispondente ai caratteri somatici ed etnici della razza per raggiungere il massimo della resistenza fisica. La scuola tedesca sosteneva che l'uso degli attrezzi educa ad una lotta tra. volontà ed istint.o dalla quale risultano le migliori qualità morali e cioè la volontà, il c·o-raggio, la pntdenza, 1'attenzione. Ma la ginnastica tedesca concepita prima della guena preva.l entemente come attrezzistica è, come Galeno già la definì, << perieulosa ad sa-nitatetn ». Naturalmente presso di noi si diffuse non solo nell'ambiente civile, ma sopratntto in quello militare. Qua.ndo Ling dettò il suo metodo, che prese nome di Svedese, si formò subito la corrente favorevole per questa ginnastica scientifica, fisiologica, che mirava a sviluppare armonicamente l'orga.nismo, a dare la bellezza delle forme, a fare il bell'animale, ma non a formare il carattere. Parve tuttavia che nulla di meglio si potesse desiderare per divenire robusti. La vecchia istruzione risente di queste due correnti dominanti. Non si seppe o non si volle guardare più in fondo, nonostante uomini di scienza quali il Mosso e il Fambri, mettessero in evidenza l'inutilità e il danno di simile metodo, non si volle considerare che se la ginnastica di Ling era vantaggiosa al popolo svedese lo era principalmente perchè serviva di preparazione all'atletica, ai giuochi sportivi. Un'altra grande Nazione aveva saputo trovare la rigenerazione del proprio popolo, l'accrescimento della propria. potenza nell'adorazione e nella pratica diffusa di sporta vari e di giuochi sportivi. Gli Inglesi ripresero la. maggior parte degli esercizi nati in Atene e Roma, dei giuochi creati nel Rinascimento in Italia, e ne regolarizzarono i metodi di applicazione percpè la. coscienza imperialistica coloniale e d'avventura indusse il giovane inglese a cercare anche nell'educazione fisica. quell'iniziativa e quella voluttà del rischio e della competizione che sono la base del carattere inglese. L'amore per il quieto vivere (allora non si offriva all'Italiano di vivere pericolosamente) il timore del rischio, fecero diffondere la voce, mantenuta viva ancor oggi in tanti focolai isolati, ma più pericolosi dei focolai di forme infettive1 che gli sporta erano causa. di danni gravi all'organismo, ehe lungi dal perfezionare e rinforzare rendevano troppo spesso più debole o malaticcio. Si rima-se cosi agli esercizi prepararori della ginnastica svedese (movimenti lenti della testa, delle gambe, delle braooia, del busto), ed a. buona parte dei fondamentali (movimenti combinati delle gambe, e delle braccia, estensione dorsale, esercizi addominali, flessioni laterali, esercizi equilibrio, di appoggio ecc.), dai quali, blandì non tanto per sè quanto per il modo di applicazione, si pru~sa.va all'atletica pesante, alle marcie forzate, alle lunghe corse fatte senza criterio, ma però con « spirito di corpo ». Ma lo spirito di corpo se può essere considerato una molla per meglio fare, non è mai stato un mezzo per acquistare la. massima resistenza fisica. Gl'inglesi stessi si accorsero che illor·Ometodo eminentemente sportivo era errato perchè metteva bruscamente il giovane a contatto con lo sport senza previa preparazione, ma non lo corressero se non poco tempo prima della guerra.
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Gli svedesi invece adottarono per tempo il metodo inglese e lo resero perfetto facendolo precedere da una seria preparazione basata sulla ginnastica di Ling e tennero e tengono ancora il primato nel campo sportivo. Gli stessi tedeschi avevano compreso l'en-ore del loro metodo e Io avevano modificato prima della guerra preparando un'esercito che dette indubbie prove di resistenza fisica. Per noi ci volle la guerra. Fu la guerra che ci mostrò la nuova strada: «spuntò la fioritura dei metodi per lancia.re con miglior risultato gli spezzoni o le bombe, per sopraffrare l'avversario nei corpo a corpo giornalie.ri per sfuggire alle prese fatte con metodo sapiente, per trovare il modo più adatto per portare pesi; si riconobbe utile la ginnastica di sviluppo solo come prima fase della preparazione sportiva; si introdussero gli sporta e i giuochi sportivi al posto dei giuochi ginnastici adatti solo per i bambini. Si pa.rtl dall'osservazione che l'azione bellica è un fatto collettivo di solidarietà, di volontà, di sopraffazione, e si cercò coi giuochi sportivi, colle gare collettive di adattare, di preparare a questo stato la psicologia del soldato >>. Si comprese che l'Esercito rappresentava un ponte gettato fra due periodi della vita. dell'uomo - la giovinezza e la virilità - sul quale deve passare la gioventù della Nazione. Nella considerazione che una parte di essa non ha avuto in precedenza una sufficiente educazione fisica, e nell'intento di mantenere per quanto possibile in allenamento le masse in congedo il metodo adottato fu il più eclettico anche perchè lo si ritenne il più adatto al carattere nostro. Sorse così la nuova Istruzione, che variamente rimaneggiata ha veduto la luce nel 1928. Divisa in due parti: la prima o generale, la seconda particolare, essa dice che: «la prima rifiette l'indirizzo generale della ginnastica militare e ciò che ha attinenza col programma di istruzione ginnastica da svolgersi annualmente alla truppa e deve essere perfettamente conosciuta da tutti gli ufficiali e gli istruttori >J. È con senso di profonda soddisfazione che si legge la premessa (pa.g. 5), nella quale si sente l'influenza esercitata dal medico nel far penetrare i postulati della scienza nell'àmbito dell'educazione fisica militare (art. 3 e 7), influenza che ancor meglio è sviluppata nel capitolo 5o e nelle norme igieniche (pag. 13). Divisa in 3 periodi, l'educazione fisica militare si inizia con un pe,·iodo di prepara.zione nel quale sono inclusi formazioni, evoluzioni, esercizi elementari a corpo libero, esercizi di respirazione, di marcia, di corsa., di salto, di volteggio, di equilibrio, di sospensione, di opposizione ecc., cioè tutti gli esercizi necessari a preparare l'organismo a tollerare gli esercizi più intensi. Questi seguono in un secondo periodo €letto di applica~one nel quale i soldati si debbono addestrare a compiere bene i vari esercizi col maggiore rendimento e la maggiore economia di forza, cioè col miglior stile. Il terzo periodo detto di perfezionamento comprende tutti gli esercizi del primo che, fatti a principio della lezione, servono a preparare l'organismo ad eseguire quelli propri del periodo in questione, salti in alto, in lungo e con l'asta, lanci e getti, corse, cioè esercizi di atletica leggera; nuoto, sci, lotta giapponese, pugilato, giuochi sportivi, sollevamento pesi e infine attrezzi.
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Si critica da taluni questo eclettismo che contiene elementi, della ginnastica tedesca, svedese ed inglese; ma se bene si consideri, esso riprende quanto era fatto dagli antichi lo sfronda delle deturpazioni modeme e lo offre al soldato come mezzo ottimo per portare progressivamente la capacità di resistenza dell'organismo al suo massimo rendimento. Essa ha inoltre un grande pregio : permettere a chi ritorna nell'ambiente civile di dedicarsi a. quell'esercizio di maggior piacimento fra queUi che ha appreso e che se. pure eseguiti con l'intento di una. preparazione bellica non difl'eriscono da quelli in uso ovunque. «L'Esercito, esponente e tutore massimo della razza, ha pertanto il dovere imprescindibile di suscitare e alimentare lo spirito sportivo della N azione, di procedere le mani nelle mani colle società ginnastiche e sportive verso l'avvenire, perchè quelle società. preparatorie ed integrative dell'educazione militare rappresentano come lui, in questo caso, la scuola della Nazione » (Cravero). Quale diversità dalla vecchia istruzione che predicava «non doversi mai arrivare al limite fisiologicamente segnato dallo sforzo n. Quasi che sia possibile che il soldato possa prepararsi per la guerra che richiede sforzi molteplici, senza mai raggiungere lo sforzo nella pratica quotidiana degli esercizi, nell'applicazione di questi nelle tattiche e nelle esercitazioni in campagna. Gli esercizi che la nuova istruzione impone sono blandi moderati intensi e di resistenza, ma la blandizie loro non va intesa· in se stessa e nel modo di esecuzione ma come confronto di grado di intensità. Esercizi di velocità, prontezza, destrezza, forza, equilibrio. Quale è il tipo di combattente, che la nuova istruzione di ginnastica si propone t Un tipo contemporaneamente di forza, velocità e destrezza ~ È difficile avere soggetti con forza muscolare, velocità e destrezza contemporaneamente. Il sollevatore di pesi è lento, i suoi muscoli sono corti e grossi; il corridore è agile i suoi muscoli sono lunghi e fini. L'istruzione . militare non ricerca il campioniamo (art. 4) e vuole che ogni soldato pratichi tutti gli esercizi del programma e divenga contemporaneamente solle-vatore di pesi e corridore. Se voi foste stati sul campo della Farnesina qualche giorno fa avrest-e -visto gli allievi fare gli esercizi di ginnastica svedese, il salto mortale, l'a.rrampicata, la stafiett.a, le corse con ostacoli, il pugilato e la lotta giapponese e poi scendere sulla pedana dando bella prova di prontezza, velocità e d estrezza con l'uso delle t re armi. Per ottener ciò v 'è un modo che l'istruzione insegna : formare per ogni lezione un piano di progressione e successione degli esercizi, piano v ariato di volta in volta scegliendo gli esercizi fra quelli del periodo dato. La nuova istruzione dunque h a per fondamento lo sport ed il giuoco sportivo ad educazione bellica. Essa non annoia non obbliga ad agire contro voglia, ma è lieta, appassionante e la sorveglianza degli istruttori deve esercitarsi non per indurre a fare, ma per impedire di far troppo. È la realizzazione di quanto scriveva Mosso: « vogliamo robustezza e agilità di membra, vogliamo infondere una fede allegra nella gioventù con una ferma devozione negli ideali moderni della vita; vogliamo che sul vecchio ceppo torni a fiorire la civiltà nostra perchè non siamo vaghi delle cose straniere 2 -
GìornBl e di medicinB militaTe.
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OONSIDERAZIONl SU ALCUNI ES.uti DI VALUTAZIONE, EOO.
e desideriamo riprendere la. via sulla quale ci fermammo inoperosi per tanti secoli>>. Questa via oggi è stata. ripresa per .merito dell'Esercito. L'ambiente civile ci ha studiati, seguiti, imitati. Ma vi è una cosa ancor più importante in questo .metodo ed è quello del valore dato ai fenomeni di collettività. ''Nella .massa l'uomoperde troppo spesso la sua individualità e per il formarsi di speciali circostanze di concitazione opera in .maniera del tutto diversa. dalla sua. abituale. Non son(} dunque fenomeni collettivi le esercitazioni in cui si ottiene l'uniformità ed il sincronismo dei movimenti: esse sono a contenuto individuale automatico passivo senza impegno della volontà e sono rappresentate dai così detti esercizi di assieme fatti passivamente all'ordine di un istruttore». Gli esercizi collettivi sono l'espressione della lotta, della difesa del proprio partito, del predominio dei sentimenti di disciplina, di soliàlarietà, di cooperazione, di audacia, di prudenza, di sangue freddo, di colpo d'occhio, di iniziativa, di abnegazione, di coraggio. Qualità queste del tutto virili necessarie in guerra, ma necessarie anche in pace per formare la . base del carattere del cittadino che si prepari per la maggior grandezza della P atria. E queste qualità sono date ad usura dagli sport e dai giuochi sportivi. '' Dopo l'esercizio fisico l'uomo si inebria si sente più franco, più generoso, più dignitoso, più fiero. Rispett a. per generosità ma vuoi essere rispettato per fierezza. L'uomo dalla mente elevata e dallo spirito superiore si sente sempre umile, un nulla. L'uomo di volontà. non è mai umile, sente potentemente sè stesso, si sente tutto. La volontà si fortifica con l'esercizio, rude, virile, faticoso ; la volontà si ottiene forzando la volontà, e la più forte prova di volontà. è quella di gettare il proprio individuo fisico nelle competizioni, nelle lotte superando le sofferenze, il disagio, la fatica. Il coraggio, dice l'istruzione, si presenta il più delle volte sotto forma di vittoria della volontà sul timore di una sensazione dolorosa o di un pericolo. Ecco perchè il forte non cede ad altri, ecco perchè le Nazioni in cui è coltivata l'educazione fisica virile sono destinate al dominio>>. (Oravero). Anche lo sport però ha i suoi difetti. Esso non dosa nè localizza l'esercizio e sopra tutto non si adatta a tutti ma solo a quelli che sien(} particolarmente preparati a praticarlo. La stessa nuova istruzione se ne preoccupa quando nel capitolo V tratterrà dei gruppi di istruzione ed ammette che '' è necessario tener conto del diverso grado di robUBtezza degli individui e fare in modo, specie nel primo periodo, che i più deboli non compiano una quantità di lavoro eguale a quella. compiuta. dai più forti sia per non produrre danni all'organismo di quelli, sia per non demoralizzare coloro che per essere dotati di requisiti fisici minori sono generalmente predisposti a risentire più degli altri gli effetti dovuti al cambiamento di vita, di alimentazione, di ambiente ». Il concetto di robustezza non è netto nella sua definizione: la scuola. costituzionalistica. italiana lo mette in rapporto con l'impronta che è data. al carattere psico-morfologico dalle leggi di ereditarietà. ed ambiente che influiscono sul destino interno evolutivo di ogni individuo nel momento del concepimento determinando la. sua costituzione. De Giovanni e Viola. ci hanno insegnato che il concetto di robustezza non è legato alla forma~
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ma alla funzione, meglio ancora all'ampiezza delle capacità funzionali dell'intero organismo, ed è basato sull'equilibrio, l'armonia, l'unità vitale perfetta fra tutte le parti componenti il nostro oorpo. Più questa armonia ed equilibrio funzionale fra le parti sono perfetti più la costituzione è robusta. La debolezza al contrario stà nella disarmonia, nella insufficiente unità vitale dell'essere. Tale disarmonia è più frequente di quanto si possa immaginare e non è definibile a prima vista. Soggetti apparentemente ben conformati al punto da essere dichiarati idonei alle fatiche della vita militare, se fossero esaminati nei rapporti funzionali fra gli organi interni e la massa soroa.tica, come nelle ampiezze delle funzioni degli organi interni, dimostrerebbero di non appartenere alla categoria dei robusti alla quale il nostro occhio sufficientemente esercitato li aveva collocati nella visita. di leva. È vero che questi meno robusti trovano modo di ricoprire servizi meno gravosi, ma ciò non deve interessare noi perchè di punto in bianco tutti possono essere chiamati a dare le proprie energie per il bene comune. In questo momento tutti debbono essere robusti, chi non lo è cade ben presto e riempie le corsie degli ospedali. E poicbè tt il grado di robustezza degli individui deve essere accertato dal dirigente il servizio sanitario all'atto della presentazione delle reclute od in seguito a visita speciale >> (pag. 23) dice l'articolo 24 dell'istruzione, bo riassunto nelle precedenti riunioni alcune ossen-azioni che mi sembrano importanti per completare il concetto di robustezza che voi vi farete con la valutazione fisica dei soldati dei quali vi sarà affidata non solo la conservazione della salute difendendoli dalle cause morbigene varie che l'ambiente e la collettività producono, ma sopra tutto dalle alterazioni delle funzioni di alcuni organi per effetto degli esercizi fisici che risvegliano lesioni latenti e che sfuggono a chiunque esamini il soggetto in stato di completo riposo. Spero di avervi dimostrato la bontà del nuovo metodo di istruzione e di avervi anche convinti che su voi si dovrà contare per quella che noi chiamiamo l'organizzazione scientifica dell'educazione fisica che sta giustamente tentando d'imporsi nelle federazioni sportive della nostra. Nazione. I primi medici sportivi della Nazione dovranno essere ii medici militari quando si saranno resi conto dell'importanza del metodo col quale si impaxtisce l'educazione fisica. e del valore che a.cqru.sta. il medico nel valutare le capa(}ità fisiche di ogni soggetto, se si vuole che l'educazione fisica, sia utile all'irrobnstimento del soldato che rappresenta la vera massa della Nazione che si prepara con coscienza silenziosamente. AUTORIASSUNTO. L'A. discute i mezzi per va lutare le capacità fisiche dei soldati e si sof!enna specialmente sull'esa.me dell'apparato renale. Espone poi i fat tori fisiologici dell'allenamento, dimostrando come i soggetti b en valutati lo raggiungano in tempo minore ed in maniera più completa.. Infine dimostl'a la bontà del nuovo regolamento sull'istruzione per la ginnastica militare.
SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE ISTITUTO D'IGIENE
RILIEVI SUW MORFOLOGIA DEI BA11ERI per il dott. Gennaro Papa, capitano medico
Una lunga serie d 'indagini ho compiuto sulle formazioni granulari dei batteri. Com'è noto., nei batteri di grandi dimensioni esiste un corpo centrale di natura nucleare secondo Butschli, che occupa da solo quasi tutto l'àmbito cellulare, tanto che il citopla~ma viene a trovarsi ridotto ad un semplice strato corticale sottilissimo o a due ammassi polari, e, nelle specie più piccole, addirittura scompa.rso e la. cellula. occupata esclusivamente daJ nucleo. Questo predominio nucleare è spiegato, per Butschli, dal modo di vita speciale dei batteri, cb e devono nel mezzo ambiente- senz'aver bisogno d'un abbondante citoplasma che li elabori - trovare prodotti nutritivi già preparati. Per tale struttura- cioè per la particolare disposizione e la prevalenza. o meno del corpo centrale- si ha, dopo la colorazione, che taJuni batteri la maggior parte, assumono un aspetto uniforme; che tal 'altri un a.spetto alveolare, dovuto a tramezzi perpendicolari al proprio a.sse (es. il b. della tubercolosi}, o a nodi di rosario, per l'alternarsi di :zone colorate e non colorate (paragonabili a..vacuoli} o ad estremi polari, ove pare siasi addensato tutto il protopla.sma, colorati ed incolore o quasi il centro, considerato come un va.cuolo centrale (es.: il b. della peste; il b. di Ducrey, coltivato su a.garsangue; il b. di Eberth, col metodo da me praticato}. Ma la natura nucleare del corpo centrale di Butschli non è più ammessa, e, se per Schaudinn esiste bensì un nucleo, ma diffuso, si che il citoplasma, finemente alveolare, viene a trovarsi riempito di piccoli granuli cromatinici, intensamente colorabili, per Fischer - che con analoga opinione è appoggiato da Massart e Hinze- le granulazioni colorabili del citoplasma non sono che semplici prodotti di nutrizione. È noto pure che, prima da N eisser e poi da Ernst, vennero descritti, eiToneamente paragonati a Bpore, dei granuli che banno una grande affinit.à per i colori basici ; i quali, in seguito, furono da Babès notati nel corpo del bacillo difterico e chiamati corpuscoli metacromatici, percbè trattati col bleu di metilene, si colorano in rosso. · Varie ipotesi sono state emesse circa la cost.ituzione dei corpuscoli metacromatici. Il Meyer, che li ha bene studiatii nello spirillum. volutam, li ha designati col nome di granuli di volutina, percbè risulterebbero costituiti da. una. sostanza. basofila, la vol11tina; sostanza assai complessa- le cui reazioni sono paragonabili, nella maggior parte, a. quelle dell'acido nucleico estratto da-l lievito- formata da una combinazione acida con una base,
RILIEVI SULLA MORFOLOOIA DEI BATTERI
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probabilmente organica, che non dà la reazione degli albuminoidi. Per Fischer essi non sono che stati particolari di un idrato di O, provenienti dalla. condensazione del glicogeno. Secondo Behring - per il quale la parte tossica. della tubercolina di Koch, cioè la sua T. V., solubile solamente nell'acqua, ha tutte le qualità cromofile, fisiche e chimiche della volutinara;ppresenterebbero, invece, non il prodotto di riserva, ma gli elementi donde derivano le tossine od i fermenti. I corpuscoli metacromatici- per quanto tuttora discussa sia la questione - rappresentano non spore, come una volta fu ritenuto, percbè i batteri che li contengono, sono mano resistenti degli altri ; non cromatina nucleare, malgrado la loro affinità per i colori ba.sici ; non una maggiore vita.bilità o virulenza dei germi, secondo Morx e Worthe; non infine, per gli studi di Meyer, dei prodotti di degenerazione; ma, con ma.ggiore attendibilità, dei prodotti di ria'erva, analoghi alle granulazioni metacromatiche delle ma.stzellen d 'Erlich, quali l'amido, il glicogeno, i grassi. Ho detto sulla esistenza, nei batteri, d'un corpo centrale che ne rende svariatissimo l'aspetto (uniforme, alveolare - per la presenza di va~uoli o d'un vacuolo centrale, che, piuttosto frequenti nelle vecchie culture; rappresentano non un effetto accidentale di pla.smolisi, ma una formazione normale, analoga a quella delle cellule vegetali,- a rosario, a navetta); bo detto dei corpuscoli metacromatici o granuli metacromatici polari o gra.nuli di Babès-Ernst e della loro natura ; devo aggiungere che formazioni granulari possono in molti ger:mi osservarsi. Non sono esse un prodotto di disin~OTazione, perchè osservabili anche in elementi giovani, ma- analogamente a.i corpuscoli metacromatici ed alle granulazioni colorabili in genere - sono costituite da sostanze gra.ase o albuminoidee o, soprattutto, da idrati di C. Per questo studio bo dovuto compiere numerosi tentativi prima di giungere ad un metodo di colorazione atto a porre in evidenza le fini particolarità morfologiche del corpo batterico. Dopo aver provato i metodi già in uso (Loffler, Neisser, Falière, Roux), mi è riUBcito di determinare alcuni accorgimenti tecnici, che conferiscono molta sicurezza nella colorazione delle formazioni granulari contenute nei batteri. I preparati essicati all'aria, debbono essere: 1o fissati, per 10' con soluzione alcoolica di acido ptcnco all'l % addizionato ad acido a~etico nella proporzione di l % della soluzione alcoolica, quindi rapidamente lavati ed asciugati ; 2° colorati, per lO' con bleu alcalino di Loffler diluito al 2 : lO ; 3° allontanato l'eccesso del colore, ricoperti del liquido di Lugol per 5' indi asciugati. Le granulazioni appaiono tinte in viola-scuro su corpo batterico verdastro. La ricerca delle granulazioni è resa più agevole, se il materiale in istudio è prelevato da colture sviluppate, per tre giorni a 37°, su agar addizionato a. glicerina e glucosio l %, terreno preferito, o fmanche ad a-sparagina 0,50 %. Le forme batteriche, pur subendo a seconda del terreno usato qualche alterazione morfologica, relativa più che altro al volume del eorpo ed alla
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RILIEVI SULLA MORFOLOGIA DEI
BA'rl'ERI
presenza o meno delle granulazioni, hanno manifestato un carattere costante su quasi tutti i terreni impiegati, talchè si son potute avere in ta.luni germi, caratteristiche morfologiche interessanti. Il b. del tifo, che presenta costantemente gli estremi più colorat.i del corpo centrale, assume un aspetto pressochè simile a quello del b. pestoso (forma a navetta); cosi, invariabilmente, il pa.r atifo A . è lungo, filamentoso; il B, pur presentando qualche elemento allunga.to, nella massima parte, ha estremità più colorate, assumendo forma ed aspetto analoghi al tifo. Sull'agar semplice, invece, tifo con granuli ben netti, paratifo A. e B. normali; anche qui, senza uno speciale terreno di coltura, un carattere differenziale si rivela nel gruppo tifo e paratifo. Il b. della morva, su terreno semplicemente glicero-glucosato, ha forma bacillare regolare con netta distinzione tra corpo ed estremi, ove spiccano granuli polari bellissimi e più evidenti che nello stesso b. difterico; su mezzo addizionato ad a.sparagina, appa.re in parte un po' allungato, ma nette permangono le granulazioni ; forma che tende all'involuzione, un po' analoga a quella che dal Galli-Valerio fin da 1889 veniva notata su terreni peptonizzati. Posso concludere che con il metodo sopra descritto- che oso ritenere raccomandabile - ho riscontrato : granuLazioni 1tettissime nel b. della difterite, della morva, del tifo (su agar semplice) e meno evidenti, nel pseud.Qdijterico (Coryneba{lterinm pseudodiphtericum di Loffler, Hoffmann-Wellenhoff), nel quale, secondo i lavori di Crompescher, Ascoli, ecc., ve ne sarebbe, invece, assenza assoluta (la metacroma.sia è p erò netta - corpuscoli metacromatici - solo neilla difterite e morva); granuli 1·ari e poco evidenti nel Flexner, colera, Gartner e piociameo; estremi pii' intensamente colora.ti che il corpo centra.le, paragonabili a. forma.zioni granulari, nel tifo - ove tale aspetto, invariabile su ciasc1UD. terreno speciale usato, è veramente caratteristico - nei parafiti .A e B , nel proteo e nel Friedlander (più scarsi e meno evidenti su terreno speciale, in (( toto ,, su agar semplice). AUTORIASSUNTO. -L'A ha studiato le formazioni granulari dei batteri, osser· va.ndole, piì:l o meno evidenti, col metodo sotto descritto che raccomanda, n ei seguenti germi : difterite, morva, pseudodifterite, lFlexner, colera, Gartner, piocianeo, tifo, parat ifo A e B, proteo, Friedlander. I preparati, da colture sviluppate a 37° su agar addizionato a glicerina e glu. cosio l % o finanche ad asparagina 0,50 %. debbono essere : 1o fissati per 10' con soluzione alcoolica a. picrico l %+ a. acetico l %, lavati ed asciugati; zo Colorati per I O' con bleu alcalino di Loffier diluito 2:10; ao allontanato l'eccesso del colore, ricoperti con Lugo! per 5'.
per il dott. Giacomo Massone, capitano medico
È fondamentale stabilire quale è avanti tutto il quadro radiologico del polmone a~ulto normale. Secondo lo Jacquerod di Leysin in un polmone normale «il fondo della radioscopia appare come solcato da un reticolo di linee (rosea.u de lignes) sovrapposw, che sì dividono e suddividono in arborizzazioni sempre più fini. Sono le arborizzazioni bronchiovascolari, rappresentanti gli ultimi elementi anatomici del polmone normale visibili in radiografia. I particolari più fini, lobuli, acini ecc., rappresentando elementi cellulari delicatissimi e ricolmi d'aria, sfuggono completamente alla radiografia quando il polmone è normale n. Si protrebbe definire secondo il concetto dell'A. l'aspetto radiologico del polmone normale con l'espressione: fondo chiaro cO?~ ombre dendritiche sottili a reticolo. Sempre seguendo la sintesi dell'A.: le forme granuliche generalizzate (localizzazioni follicolari interstiziali secondo Letulle e Bezancon « Presse Med. » 22. sett. 1922.) danno: fondo cribrato di punti neri e spazi bianchi senza più segni di arborizzaz-ioni reticolari normali; le localizzazioni pneumoniche o broncopneumcniche, mostrano sempre scomparsa delle arborizzazioni reticolari polmonari e figure a forma di rUQta con punto centrale scuro e quattro o cinque 1·aggi (proiezione della base del lobulo polmonare) dissemin,ate o confltu,enti a. uova di rana. (il punto scuro centrale rappresentando il lume del bronco intralobulare e i raggi la. proiezione obliqua degli ultimi bronchioli terminali, distaccantisi dal bronco centrale intra-lobulare, le .logge rimanenti fra. i raggi i lobuli primitivi, e il contorno circolare o poliedrico corrispondente al cerchio d·e lla mota lo spazio interlobulare). Ciò è segno d'addensamento delle strutture lobula.r i senza loro deformità od obliterazione. Questa avvenendo per riempimento essudativo del lume lobulare la ruota addiviene una macchia nera, e subito che s'iniziala fusione degli essudati e della caseosi e la. zona ritorna aereata, si forma quell'aspetto caratteristico che va col nome di immagini a «nido d'api '' (di favo o d'alveare) o «mollica di pane n, fino all'immagine di ca.vernula. Questi aspetti, come ben afferma Jacquerod sono sempre patologici e permettono di riconoscere ((lesioni discrete, che sfuggono a un esame superficiale ». N atura.lmente i detti elementi: immagini a ruot4 a macchia opaca, a favo, a mollica di pane o caver11u.lare possono variamente unir};i e combinarsi fra loro rimanendo sempre fondamentalmente indicativi .
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Le ombre tenui diiiuse o velatura degli apioCi banno un valore variamente apprezzato, e non è il caso di discuterlo qui partitamente, basta ricordare ai radiologi, che ogni apprezzamento di opacità uniforme apicale d.eve essere fatta tenendo presente un certo numero di possibilità fondamentali. Velatura apicale da inspessimento pleurico unilaterale o bilaterale, sviluppo od anomalia delle pareti toraciche scheletro e più facilmente ÙllfBltE TENUI DIFFUSE O VELATUBA DEGLI APICI. -
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REPERTO RADIOLOGIOO E TUBERCOLOSI POLMONARE INATTIVA
parti molli, localizzazione del tipo lobare da tubercolosi, da micosi, da. atelettasia, sono le fondamentali eventualità, che occorrono nella pratica, sempre supponendo che la. opacità sia uniforme come un velo o1 come anche si dice, come nebbia di varia densità, che offusca l'ombra delle coste fino a farle sparire completamente, e non presenti chiazze di maggiore densità. Una condizione anomala costituzionale, capace di dare velatura bila.t.eralc apicale e insieme attenuazione clinica della funzione polmonare a livello degli apici, ha messo in e>idenza il Breccia (1918) e confermata ~;uccessivamente anche da.I Scrgent, ed è l'ipoca.p acità respiratoria degli apici che consiste in un minore riempimento e in uua minore ventilazione apicale dei soggetti a torace cilindrico, a tora.ce spiccatamente atteggiato in espirazione, e sprovvisto di potenze muscolari inspiratorie sufficientemente vaJiùe Queste velature vanno bene tenute presenti, perchè, l'habitus dei soggetti di questa specie induce a credere con molta facilità a possibili tare tubercolari. La particola.re simmetria delle due velature, la scarsa loro densità, raramente capace di offuscare spiccatamente l'ombra delle coste e la scarsa globare escursione del diaframma nell'atto inspirato.rio, possono essere buoni indizi diagnostici di codesta, che ben può dirsi velatura da ipoaereazione dinamica dell'apice. È però ben da notare che in soggetti in tal maniera << ipoplasici, ipotrofici, ipotonici (Breccia) «le stigmate della infezione tubercolare sopita e cosi le ombre ilari anomale, le calcificazioni d'ogni sede e anche quella, che può essere chiamata con sicurezza pe.ribronchite specifica, sono frequentissime, cosicchè il dire: queste sono le ombre ilari e peribronchiali, che hanno valore di formazione tubercolare e questa è la ipocapacità. respiratoria apicale con la sua velatura da ipoaereazione, può in casi spe.ciali essere estremamente difficile e quasi impossibile. È solamente l'osservazione clinica prolungata che può (alcune volte soltanto tuttavia) districare il nodo della questione. Quando nell'ombra più o meno densa è possibile .riconoscere varie zone o punti di opacità o «nuclei d 'ombra », certo il diagnostico .radiologico appare quasi univoco: poche infatti possono essere le contingenze, in cui l'ombra polmonare appaia, all'infuori di determinate malattie acute rapidamente evolutive, a noduli molteplici o, come é anche giusto dire, a sistemazione lobulare o parcellare. Ma quando l'ombra è intensa e uniforme, è possibile che al disotto della zona opaca.nte pleurica o polmonare, si celino strutture patologiche non altrimenti svelabili all'esame. D'altra parte l'opacità modica di uno degli apici polmona.ri può derivare o dal contra.ato con la chiarezza dell':altro lato, come nel caso del sinistro, più aereato che non il destro, o nei casi in cui per ragioni varie d'ostacolo meccanico extrapolmonare la ventilazione apicale, vale a dire il contenuto medio o carica d'aria contenuta negli alveoli, al pari eli quanto avviene nella ipocapa{)ità respiratoria descritta da Breccia, è minore in unp o in entrambi gli apici. Es.: velatura dell'apice destro dovuta al volume del fegato. n carattere della variabilità dell 'ombra sotto toese spesso può essere di qualche rilievo. Occorre però tener conto di alcuni fatti, che impediBcono
REPERTO BADIOLOGICO E TUBERCOLOSI POLMONA.RE INATTIVA.
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la variazione di trasparenza a.picaJe sotto tosse o ne attenuano rilevantemente la. entità.. Tali ragioni sono: l) lo stesso ostacolo alla aereazione apicale, dovuta. a. ragioni extra.polmona.ri, quale la. elevazione del diaframma, che (come nel caso della. ma.ssa. epatica opacante l'apice a destra) deriva da aumento della tensione addominale; 2) le aderenze sottili apicali non determinanti inspessimento pleurico di un certo grado, le quali rimangono il più delle volte indiagnosticabili per la loro tenuità con l'esame radioscopico (Breccia), mentre fissano l'apice e non gli permettono di modificarsi di estensione in sufficiente misura con i colpi di tosse (stato di apice fisso e incontraibile) ; 3) la scarsa capacità e variabilità effettiva ed efficace dell 'ogiva toracica, in cui è con tenuto l 'apice, che riduce la possibilità di questo ad espandersi sotto la tosse, es.: nell'ossificazione della prima cartilagine costale, n ell'angustia congenita «del primo anello toracico)) ecc.; 4) la scarsa trasparenza del campo apicale · dovuto a inspessimenti pleurici, che limitano o annullano la visibilità delle strutture apicali. E quello che si dice dell'apice, può dirsi allo st-esso titolo (pure se occorra con meno elevata frequenza) di ogni zona polmonare, in cui il reperto di nuclei d'ombra caratteristici dell'addensamento tessurale tipico, confluenti o disseminati non metta il diagnostico sopra una via meno difficile di interpretazione. .AR.BOR.IZZAZIONI RETICOLARI PIÙ ACCENTUATE. -
Esistono immagini
dendritiche, la cui interpretazione non dà luogo a discussioni, ma non sono le più frequenti nei casi dubbi. Sono quelle che vanno col nome di tralci a rosario cioè strie con noduli a. granuli di miglio, e di tralci a doppio contorno a d.oppio monile, cio?> strie formate da doppia fila di granuli circoscriventi uno spazio chiaro. Quest'ultima immagine è attribuita esclusivamente alla peribronchite tubercolare, mentre la precedente si ritiene dovuta più particolarmente a condizioni essudative del sistema aerifero e cosi, oltre che alla tubercolosi, massime se situate fra marginosternale e parasternale verso l'apice, alla pertosse, a.Ue micosi polmonari, a varie forme di bronchiolite, e finanche alla forma linfagitica del cancro. Eccetto il caso adunque delle arborizzazioni a doppio contorno, l'aumentata visibilità delle ombre dendritiche polmonari con o sen.z a punti nodali visibili, non depone altro che per la maggìore densità della via aerea in modo assoluto o relativamente al tessuto polmonare di base; i punti nodali, visibili come noduli granulari d'ombra, aggiungono il concetto che nn prodotto estraneo alla via aerea si raccoglie in essa o intorno ad essa. Si può perciò ritenere per nostra ed altrui osservazione, che come nelle ombre dell'apice polmonare dobbiamo distinguere almeno due forme di op&eità fondamentali principali: la uniforme (variabile o invariabile sotto tosse) e la nodulare agminata, cosi per le ombre dendritiche polmonari devono almeno distinguersi tre tipi di opacità: lineare, lineare nodulare, e a doppio contorno (per lo più d'aspetto granuloso). Questo ultimo sol tipo è caratteristico dell'inspessimento parietale della via aerea, della peribronchite tubercolare. Come si comprende tuttavia nel caso della osservazione pratica sul malato, i tipi sono ben lungi dall'essere cosi nettamente individuati e scbematici; l'uno spesso si perde nell'altro e insieme a reperti più tipici e signi-
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REPERTO RADIOLOCliCO E TUBERCOLOSI POLMONARE INATTIVA
ficativi compaiono fatti di meno sicura significazione che complicano quasi indefinitamente il quadro radiologico. Le nostre osserva.zioni originali concernenti soggetti sottoposti a visite periodiche per pensioni di guerra., banno un particolare valore per stabilire quale è nel tempo la evoluzione dei quadri radiologici, a caratteri meno attivi e meno chiaramente giudicabili. Si tratta spesso di individui che sono stati sottoposti a visita tre o quattro volte con intervallo di due anni, o che hanno già sorpassato gli otto anni di pensione rinnovabile e devono quindi essere giudicati definitivamente, cioè o assegnati a pensione vitalizia o dichiarati guariti, o che infine hanno dopo più di otto anni di pensione e già fruenti della pensione vitalizia. domandano aggravamento. Non si potrebbero trovare condizioni più favorevoli di indagine che queste, in cui ci troviamo. Infatti nessuna clinica né alcun osservatore privato ha la possibilità di osservare tanti soggetti, che non accusano ne.ssuna sintomatologia polmonare attendibile o anche nessuna. sintomatologia polmonare affatto e che vengono a far controllare la loro anomalia polmonare spesso semplicemente radiologica. Dal lato clinico questi soggetti si possono dividere in tre gruppi: l) quelli che non presentano nessuna variazione attendibile del reperto fisico; ~) quelli che hanno qualche anomalia del reperto fisico di dubbio valore diagnostico; 3) quelli che presentano segni di addensamento polmonare (ipofonesi, iperconduzione vocale, respiro aspro con o senza. espirazione prolungata e soffiante) o segni di addensamento pleurico (ipofonesi, ipoconduzione, respiro immodificato o attenuato, o leggermente aspro). N on sono da considerare come forme a sè quelle che presentano note di catarro bronchiale, perchè tale sindrome o agli scopi dell'accertamento tubercolare non ha valore affatto, rappresentando una intercorrenza accidentale, o un'espressione dello stato congestivale ed essudativo dei soggetti temperamento linfatico, distrofici, distonici e dismetabolici (Breccia) ovvero significa una forma essudativa perifocolaio, che può dare sospetto di attività tubercolare la.rvata o anche semplicemente di uno stato di alterata circolazione del polmone. Quest'ultimo significato è più sicuro quando la sintomatologia bronchiale anche banale prevalga in modo manifesto in un solo polmone o solo in una parte di un polmone o dei due polmoni. Quando l'esame clinico aiuta il concetto diagnostico radiologico, il giudizio è sempre più sicuro. Una tubercolosi polmonare inattiva può benissimo presentare alterazioni qualitative del respiro come il respiro veramente aspro o anche notevolmente intenso (respiro iperchiaro, puerile, o vicariante) cioè più« forte ,, ed alto del normale, o il respiro soffiante, interciso ecc., o rantoli bronchiolari mobili ed incostanti, ovvero alterazioni semplicemente quantitative come la scarsezza. del respiro o la. aocentuazùme del respiro o sua. maggiore udibilità. cioè quella condizione in cui l'elemento vescicolare del respiro non sembra aumentato come nel respiro forte e puerile, quindi il respiro appare normale, soltanto si sente più vicino e chiaro senza cambiamento di scala. di musicalità., come se la. stessa regione toracica venisse ascoltata con fonendoscopi di differente sensibilità e risuonanza. Quest'ultima forma di variazione quantitativa del respiro, meno nota in pratica e che si oppone al respiro scarso, (attenendosi cosl questa duplica
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gamma respiro più o meno udibile) ha spesso lo stesso valore che la consonanza rispetto ai rantoli. Tale consonanza infatti non fa nei rantoli che renderne più udibile la esistenza, sia pure che aggiunga ad essi per necessità di cose spesso ma non sempre, un certo grado di variazioni di timbro (metallico). Tuttociò può notarsi nella tubercolosi stagnante, ma può trovarsi anche, eccetto i reperti umidi, nelle forme d'esito, forme da ritenere di guarigione o meglio di inattivazione ed obsolete, in quelle sindromi, che vengono comunemente dette di sclerosi e dovrebbero dirsi di addensamento o d'ipoaereazione residuale inerte (perchè al tavolo anatomico per tali fenomenologie, sclerosi polmonari non se ne trovano pressocchè mai). Ma al contrario la sindrome radiologica d'opacità sistematizzata apicale e peribronchiale invariabile sotto tosse può corrispondere a un reperto clinico negati-vo, a una sindrome semeiologica plessivo e -vibro-acustico indifferente o a variazioni troppo lie-vi per superare il limite d'errore do-vuto all'apprezzamento indi-viduale. In questi casi l'ipoaereazione, l'addensamento polmonare radiologico non è confermato fisicamente, la radiologia resta sola e tutto dipende dal suo giudizio. E in questo giudizio compaiono, escluse le forme palesemente attive, le due entità sclerosi e peribrOMhite. Che cosa .s'intende per quadro della sclerosi polmonare comunementet In generale un'opacità uniforme, non rischiarabile sotto tosse nè ai riflessi di grandezza e densità varia a c'on.fini netti, a volte d'a.s petto di mollica di pane o di favo e a marezzatura o a strie polimorfe, che tende a deformare l'aia, in cui ha sede e a contrarla. TI carattere meno subiettivo, come si vede, di questo quadro è la contrazione o deformazione della zona colpita, come l'abbassamento dell'apice, l'impicciolimento degli spazi intercostali, l'attrazione degli organi mediastinici, la deformazione del diaframma ecc. Come si comprende, noi non possiamo valutare schiograficamente la natura dell'opacità nè indi-viduiamo gli effetti, che in una patola si de-vono comprendere sotto l'unico capitolo, retrazione del pa.renchima polmonare solo le sclerosi cicatriziali degli organi li raggrinzano. Ma, a nostra esperienza i casi classici, in cui questo raggrinzamento, questa deformazione dei limiti del polmone sul campodell'opa<~itàsi notano, non sono ceno cosi frequenti, quanto lo sono le diagnosi di sclerosi sul reperto di opacità. eguale e fissa sic et simpliciter, che vengono fatte, con qualunque sindrome semeiologica. Ciò è estrememente imbarazzante specialmente quando il concetto della sclerosi è arrivato tra la maggioranza come un reperto facile e fl·equente. Ipofonesi con fremito conservato o leggermente aumentato, respiro aspro, o forse meglio più che aspro intenso, e una opacità eguale e fissa (cioè omogenea, uniforme e non rischiarabile sotto tosse}, ce n'è d'avanzo per emettere la diagnosi di sclerosi. Se non che a nostra ripetuta esperienza simili reperti detti di sclerosi, con troppa frequenza b.:>.ompaiono a un'esame suc<~essivo, anche molto propenso per confermarli au~he fatto dopo un anno o due anni. Si deve ammettere che una sclerosi, che spesso a giudicare dall'e~ten sione dell'opa.cità. doveva localizzarsi su tutto l'apice, scompaia definitiva mente. Non è dunque una sclerosi a tipo lobare che interessa tutto un'apice
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una lesione definitiva 1 e se scompare in un anno che cosa è essa mai 7 Non sarebbe più int.elligibilechetale sindrome clinica e radiologica di omogeneizzazione, di ipoaereazione, di addensamento fisico, e cioè alle vibrazioni acustiche (plessiche, ascoltatone o palpatorie) e alle vibrazioni X del polmone derivasse da vera diminuzione del carico a~reo respiratorio o da processi infiammatori transitatori simili a quanto avviene nella collapsindur ation di Kronig dei respiratori orali, e che scompare in breve, ristabilita la r espirazione nasale' Ma d 'a.It.ra parte molte di codeste sincl r omi di omogeneizza.zione o di a<ldensarnento persistono indefitùtarnen te, senza inconvenienti, per anni, senza che si abbia, mai la retrazione, la deformazione dell'apice, l 'attrazione deglj orgaru mecliastiruci (t rachea, esofago, cuore) e tutto r®anendo invaria.tamente rappresen tato dall'opacità uniforme non riscbiarabile o poco riscbiarabile sotto tosse. Di questi esempi potremmo esporne in quantità di centinaia. L'opacità l'ipoaereazione senza retra.zione è più la regola comtme che l'eccezione nelle constatazioni d 'accertamento sanitario per pensioni. E che cosa dire delle opacità dendritiche che prendono il nome abituale di peribronchitit Il reperto della accentuazione delle ombre dendritiche polmonari suole essere molto frequente nelle nostre constatazioni. Si dice che il reticolo polmonare appaia più evidente nei tora{li magri, perchè per la diminuzione dello spessore della parete, che contribuisce a dare la tinta di fondo, al pa.r i e per la stessa ra-gione dei t-oraci senili, aumentano il contrasto fra le varie trasparenze normali del torace; dopo sforzi muscolari percbè, come nella stasi polmonare, nel gozzo esoftalmico e nella febbre, le arborizzazioni vasali appaiono più evidenti e turgide; dur ante sforzi inspiratori (radiografie), percbè il tessuto alveolare si distende e rarefà. mettendo in maggiore evidenza le :ramificazioni bronchiali, come nell'enfisema. Anche nelle bronchiti croniche di ogni specie, non escluso quelle dei fumatori, le ombre dendritiche bronchiali possono essere aumentate. Salvo caratteri speciali non sembra che si possa ·credere che il reperto di accentuazione del reticolo polmonare per più manifeste ombre bronchiali aggiunga qualche cosa di più al reperto fisico di bronchite più o meno a caratteri di cronicità. Se dunque lo stato bronchiale, come l'iperemia, il catarro della mucos& ecc. possono rendere, come è pacifico, più accentuate le ombre bronchiali si comprende come si abbiano storie di malati di guerra che alle volte banno presentato quadro radiologico di peribroncbite, alle volte no. Questo solo spunto dice come sa.r ebbe molto più cauto e più scientifico che, come si parla di velatura, di opacità, di marezzamento ecc. per i rilievi parenchimali del polmone, così si parlasse di ombre dendritiche bronchiali o va.sali o broncbio-vasali o di reticolo polmonare accent1tati o rinforzati anzicbè parlare di peribronchite senz'altro. È evidente che mentre le prime locuzioni dicono un rilievo semeiologico e non una diagnosi, peribronchite al pari di broncopolmonite e sclerosi ecc., dicono null'altro che una diagnosi, sulla cui veridicità. bisogna sempre pensare, o quanto meno deve essere appoggiata dalla descrizione semeiotica radiologica, che deve sempre precedere alla formulazione dia-gnostica.
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Noi vedremmo molto volentieri che si generalizzasse l'uso di separare nettamente la dizione semiologica dalla dizione diagnostica e così nella descrizione sia messa la denominazione d 'ombra, velatura, tralcio, e i caratteri, e nella diagnosi le denominazioni appropriate, in tal modo chi legge ha il quadro semeiotico e la formulazione diagnostica, separati sulla cui concordanza o meno è possibile sempre la discussione e il giudizio appa,re motivato. Ora le ombre dendritiche o il reticolo polmonare percbè possano indurre nella diagnosi di peribronchite tubercolare devono essere a doppio contorno. Le strie moniliformi o a rosario a granuli di grandezza miliare irraggiantisi dal corno o polo superiore dell'ilo tra lo sterno e la linea parasternale, non sono sicuramente specifiche (S. Sturtz, Alessandrini). Anche meno specifiche, ma caratteristiche degli esiti di ogni bronchite sono le strie semplici a tralcio, seguenti la direzione dei bronchi (tre per il lobo superiore e tre per l'inferiore e due per il medio). Data la difficoltà che a. nostra esperienza esiste a determinare sia. con dati radiologici sia con ricerche integrative cliniche, quale sia il valore fisiopatologico dell'opacità uniforme a piast,ra o racemosa, che spesso sono indicate come sclerosi o come peribroncbite, e sopratutto la impossibilità, di fare un giudizio pronostico in ordine alla probabile attivabilità. di lesione evolutive, vediamo che cosa possiamo concludere in base alle conoscenze comunemente accettate in ordine del valore d'attività funzionale del quadro radiologico che ci occupa. Cominceremo dalle immagini ilari. Queste sono state molto studiate dopo che il loro valore indicativo è stato st~bilito dalle ricerche dei pediatrL Si ritennero imm.agini di tipo cicat1·iziale dunque inattivo le ombre cretacee nettamente ilari centrali o eccentriche verso le corna. superiori o più spesso inferiori (più visibili a destra, dove manca l'ostacolo dell'ombra cardiaca), siano o non siano accompagnate da una piccola ombra nodale centrolobaro inferiore residuo del focolaio primitivo infantile d'attecchimento, ed anche le ombre nodulari a densità cretacea che si trovano dietro l'ombra del cuore (illuminazione laterale) o nella parte visibile ilomediastinica di destra, reliquati di un'antica a.denopatia tracheo-bronchiale. Quanto a immagini di tipo evolutivo o germinativo viene considerata solamente l'ombra uniforme o moniliforme o a nuclei densi, a topografia ilare netta, arrestantesi ad arco al limite della zona ilare, (adenopat.i a ilare vera) o sperdentesi per margini sfumati o per digitazioni sottili o quas1 Teticolari nel campo polmonare (tubercolosi gangliopolmonare)Q.u este forme d'ombra possono riscontrarsi in soggetti adole.'!centi (oltre che i fanciulli) o in giovani a. tipo immaturo e poco sviluppati. Ma a nostra esperienza tra l'ombre nodulari dense cretacee nettamente ilari, e le ombre a tipo omogeneo, o moniliforme o nodulari confluenti, invadenti o no il campo polmonare, i limiti di separazione sono assai difficili assegnare specie dopo i vent'anni quando l'a.denopa.tia tubercolare ilare e traeheobronchiale attiva è assai difficile a riconoscere. Possiamo dire soltanto che in alcuni soggetti focolai d 'ombra ilare, a tipo denso o discreto o a tipo semidenso, demarginanti o no verso il polmone possono notarsi, senza che si possa trovare indizio certo dell'attività ~ progressibilità o pregre88ivibilità di germinazione tubercolare.
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Anche per le immagini pol'TIWn(J,ri, gli autori in genere tracciano dei gruppi di significato cicatriziale e di significato evolutivo come è noto. Immagini polmonari di tipo cicatriziale sono considerate le chiazze
d'ombra densa apicali o sottoapicali (sopra e sottoclaveari) a significato di calcificazioni endoapicali, piccole o grandi, poco o molto numerose, (risiiormi) separate o raccordate tra loro da filamenti opachi. Immagini polmonari a tipo evolutivo sono considerate in generale: a) le ombre a fini granulazioni tr011!,8lucide disseminate o agminate (a fiocchi di neve); spesso in sede apicale, del lobo superiore, prescissurale, ascellare, circoscritte. Tali opacità i francesi tenderebbero ail identificare con l'unità più piccola di localizzazione radiologica e anatomica.-macroscopica e cioè, secondo la denominazione di Letulle, con la <<granulazione miliare » nodulo tubercolare connettivo emolinfogeno, se disseminati e distinti con reperti acustici nulli o scarsi, e con il « tubercolo miliare >> nodulo tubercolare aerogeno equivalente a un focolaio di broncoalveolite da infezione della via aerea, se più <<soffici>> riuniti a grappolo e con fatti umidi acustici presenti. A nostra esperienza tale giudizio è infido. b) le ombre a chiazze di media grandezza e di media densità, dovunque situate, ma specie apicali e sottoapicali, d'aspetto nebuloso o fiooconoso, che possono integrarsi nelle già accennate ombre a mollica di pane, o a favo, pommele, marmoreggiato, ecc., fino all'ombra densa lobare. In questa ombra densa lobare d'aspetto amorfo e indifferenziato non spessissimo ci inconttiamo negli adulti, che vengono per a~certamento: ombre a metà germinative e metà fibroplastiche nelle quali la densità dell'immagine nasconde la struttura radiologica profonda, e la rigidità intriseca e per aderenze plenriche riduce grandemenw la smtomatologia acustica, che suole invece essere di grande ausilio diagnostico nei casi in cui il polmone può modificare il suo volume, mobilitare largamente l'aria respiratoria e dar luogo cosl ai reperti rantolosi o comunque acustici caratteristici. Queste opacità con fatti acustici noi soliamo indicare come lobiti o lobuliti (a seconda dell'estensione topografica lobare e lobulare o parcellare delle ombre) sclero essudative (o scleronecrosanti) poichè è abitua.Jmente separare i due processi tra loro. c) le ombre velamentose leggere continue o a chiazze, per lo più apicali e sottoapicali, che gli autori attribuiscono a congestione bronco pneumonica, perchè spesso ricorrenti nelle emottisi. Queste ombre velamentose
circoscritte nelle parti alte del polmone e a freddo cioè nella mutezza di ogni reperto locale e generale di natura clinica, hanno significato patologico dubbio specie se si possa escludere lo stato di lieve inspessimento pleurico circoscritto. Oiò anche a nostra esperienza. à) le immagini areolari e di cavernula o caverna, constatazione agevole ed esplicita se si abbia l'accortezza di evitare le possibilità di confondersi con immagini pseudocavitarie. Si comprende agevolmente che questi quattro gruppi dagli autori si mescolano e combinano variamente nel fatto, specie nella età media. Da quello che risulta a nostra esperienza e da quanto è stato riferito in sintesi in questo scritto appare quanto segue: l o Le forme polmonari, che non appartengono alla tubercolosi clinicamente attiva e evolutiva, e che non presentano le corrispondenti sinto-
REPERTO RADIOLOGICO E TUBERCOLOSI POLMONARE INATTIVA
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matologie fisiche, non hanno a.ll'indagine rad.iologica un quadro caratteristico o specifico. zo Si possono avere opacità. a tipo nodulare e a chiazze di qualunque sede e densità., e ombre dendritiche a decorso bronchiale di vario a.spetto e forma, il cui valore nei riguardi dell'attività o inattività è pressochè impossibile a stabilire coi soli mezzi ra-diologici e meglio ancora radiografici. 3o Opacità, nodulari o a chiazze, apicali o meno del tipo denso reciso non rischia.rabile alla tosse, possono essere segno tanto di locaUzzazioni polmonari attive, qua.nto di forme inattive o di esito, da considerare obsolete e in guarigione. Esse possono trovarsi infatti sia con reperto clinico muto, sia con reperto acustico di forme necroessudative, e possono decorrere immodifìcate per anni ed asintomatiche, e possono riaccendersi inopinatamente, sia modificando il proprio quadro scbiascopico in forme abituali nelle tappe evolutive della tubercolosi palese, sia rimanendo invariate come nell'epoca delle silenziosità sintomatiche. 4o È molto probabile che molti quadri di o-mbre iknse, 1·ecise, non rischiambili sotto tosse, stieno ad indicare addensamenti cottico-pleurali, offuscanti strutture rad.iologiche più complesse sottostanti, che perciò decorrono senza alcuna possibile sorveglianza radiologica se non demarginino dal campo d'opacamento superficiale. 5° P er le suaccennate ragioni la diagnosi di sclerosi polmonare in senso radiologico deve significare focolai d'addensamento uguale, indifferente, a profondità imprecisata, senza struttura apparente e senza segni d'avanzamento nel campo polmonare esplorabile. Ciò, anche se coincida con la triade semeiotica fisica ipofonesi, iperconduzione vocale, ipercbiarezza o iperasprezza respiratoria, con o senza espirazione prolungata, non è sufficiente per fare diagnosi di sclerosi polmonare intesa come processo cicatriziale, o fìbroplastico di qualsiasi entità perchè tanto la sindrome radiologica quanto la sindrome clinica non dicono che aumento della compattezza complessiva del tessuto polmonare (in quanto trasparente, vibrante, conduttore o tra.smettitore della voce parlata e dei rumori respiratori). 6° Se le due sindromi accoppiate dicono addensamento polmonarc generico, radiologicamente irresolubile in elementi costituenti ben determinati, non si può precisare con concetti di accertamento radiologico e fisico, il valore fisiopatologico di esso, nè giudicare perciò solo l'attività ed evolubilità. Tale giudizio è d'ordine fisiopatologico per definizione e val quanto dire d'ordine clinico non semeiologico. 7° Medesimamente non è possibile stabilire, se una peribronchite, che risulti anatomicamente ammissibile per l'indagine radiologica, è germinativa o sclerosante, e le ragioni che valgono per le sclerosi valgono anche per questa. La peribronchite devesi infatti intendere come un processo che si svolge nello spazio linfatico peribrònchiale, e può essere a carattere necroessudativo o iperpla.stico, a seconda del tipo delle lesioni, che si sistematizzano. Ambedne i processi dànno immagini radiologiche analoghe, cosicchè an.c he in questo la diagnosi di natura non è d 'ordine radiologico, potendo il processo di invasione e qnello di guarigione dare reperti simili. 8° Ma se il criterio radiologico è un gindizio morfologico non fisiologico e porta a una diagnosi di sede e non di natura, bisogna che sia posai-
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Rl:~PEnl'O lUD l OI.OGICO E T U B ERCOLOSI POL:Ifmi..utE INATTIVA
bile individuare col quadro schiascopico gli elementi strutturali e topografici, che ad esso sono indispensabili cosi per dire peribronchite occorre potere riscontrare che l'ombra, indicante l'addensamento si localizzi ai lati del lume bronchiale, vale a dire che si presenti a. grannli allineati a. doppia fila e dia la visione di un tralcio a doppio contorno. Conlonnemente al parere dci moderni, noi non abbiamo mai visto in polmoni sicuramente esenti da t ubercolosi ombre dendl'itièhe a. doppio contorno, mentre in soggetti perfettamente sani è facile trovare ombre dendritiche semplici molt o sviluppate. 9° Orn bre dendritiche massicce, semplici non a. doppio contorno comunque apparenti, anche a punti nodali molti ingrossati (relativamente all'aumento dei rami, il cui incontro in proiezione o in realtà, determina i punti nodali), possono a nostra esperienza coesistere con una perfetta. indemnità della funzione polmonare e con la. più perfetta buona salute. 10° D ata la. conoscenza che tutto ciò, che può determinare un catarro bronchiale o un 'irritazione della mucosa e in genere delle tuniche bronchiali, può rendere il loro disegno schiascopico più marcato e più visibile, e dato anche il fatto che la visibiltà delle ombre bronchiali dipende anche dalla trasparenza maggiore o minore del restante tessuto polmonare e dalla scarsezza o meno delle parti molli toracicbe, non è possibile fare diagnosi di alcuna alterazione del tessuto dell'albero aerifero polmona.re dal solo rilievo del maggiore sviluppo d'ombra., che questo presenta alla. radiografia. 11° Anche l'ombra. ilare, se non presenti caratteri dell'addensamento molle invadente, e la struttura dell'adenopatia attuale progressiva, per sede, grandezza. degli elementi d'opacità. e per profilo sfumato e prolungato, e penetrante nel campo polmonare, o ricolmaJ:tte lo spazio mediastinico o peribronchlale, non può ritenersi esponente di tubercolosi attiva, potendosi avere un'ombra ilare accentuata e ingrandita, come segno di processi tubercolari completamente obsoleti. 12o Si può dire che come esiste nna reattività aJ.la. tubercolina la. quale indica soltanto il fatto che il soggetto ha nel sno organismo il bacillo di Koch, cosi esiste un reperto radiologico d'attecchimento tubercolare, polmonare, indicante solta.nto la presenza. dell'addensamento t~surale, senza indicazione della sua potenzialità di germinazione o di progressione, quando le condizioni si prestino a ciò favorevoli. Cosicchè spesso solo la ripetizione metodica dell 'indagine radiografica è capace di stabilire il vero significato dell'opacità e degli addensamenti. AUTORI ASSUNTO. - Sulla base di larga osservazione clinica si dimostra. la. non univocità del quadro radiologico dei non evolutivi la. cui attività di processo non è quasi mai accer tabile solo radiologicamen:e. Anche i reperti più certi hanno b isogno d i interpretazione cauta. - specie per quello c he riguarda. il giudizio di sclerosi inteso c ome processo cicra.trizia.le - e di peri bronchite intesa come fatto infìltrativo peri bronchiale. :M:ol~i stati radiologici hanno valore di infezione
tubercolare avvenuta - come le prove t ubercoliniche -.
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per il dott. Domenico Viola, capitano medico
Una delle difficoltà della pratica medica giorna.Iiera. nelle infermerie reggimentali è indubbiamente l'assistenza odontoiatrica dei militari di truppa. Ogni giorno si presentano alla visita medica militari i quali vengono ~t lagnarsi di «mal di denti ''i ed ora si tratt.a di carie iniziali per le quali una cura palliativa può permettere di attendere l'opportunità di praticare un intervento conservativo, ora sono ca.rie talmente estese che il dente non è più recuperabile tanto che si impone un intevento radicale, ora si tratta d i monconi di radici rimaste in seguito a precedenti incomplete estrazioni, per questi monconi intervenire è indispensabile perchè la loro presenza è quasi sempre il punto di partenza di raccolte purulente, pericolose oltrechè noiose. In ogni caso il sofferente chiede sollievo per il tormentoso dolore, ed il più delle volte insistentemente domanda l'avulsione del dente che gli procura tanta sofferenza. La terapia conservativa, infatti, non può essere praticata nelle infermerie reggimentali, ed il soldato, per giovanile intolleranza, preferisce l'immediato intervento radicale; tolto il dente passato il dolore! Ma togliere un dente è tutt'altro che un intervento facile, anche per chi ne ha tolti tanti; specie poi quando, come a noi avviene sempre, non si dispone di un adatto e completo strumentario odontoiatrico, e quando non si ha il mezzo non dico di praticare la difficilissima anestesia tronculare, ma neppure di attuare la meno difficile anestesia locale. In generale al reggimento si è costretti a praticare le avulsioni di denti sènza preventiva anestesia: ciò non sempre è cosa possibile, perchè ciascuno reagisce al dolore in modo diverso e spesso si ba a che fare con soggetti facilmente impressionabili i quali si allarmano soltanto a vedere la pinza nelle mani del medico, talvolta si tratta di ipersensibili i quali al primo strappo si dimenano, strillano ed impediscono di lavorare con queUa tranquillità e precisione che sono indispensabili: in queste condizioni l'avulsione di nn dente diventa una manovra tragicomica insopportabile per il pa.ziente1 ed indecorosa per il medico. Per tutte queste ragioni io mi sono sempre preoccupato di trovare fra gli anestetici della nostra farmacopea militare, in uso comtmemente nelle infermerie reggimentali, un medicamento di effetto rapido, di uso comodo e sicuro che mi consentisse di praticare le estrazioni di denti nel migliore dei modi possibili. È chiaro che nella farmacopea non militare e nella produzione commerciale civile sarebbe stato facile trovare un preparato atto allo scopo; ma il problema era quello di non usare altri medicinali se non quelli a noi consentiti e cioè quelli che si possono prelevare nelle farmacie militari e tenere nelle infermerie reggimentali. Io ottenevo già col piramidone (dimetilamidoantipirina.) discreti risultati somministrando due tavolette (da centigrammi 25 cadauna) a. distanza di dieci minuti l'una. dall'altra e praticando l'estrazione del dente da 30 a 45 minuti dopo l'ingestione della seconda. tavoletta.. 3 - Giornale di medicina militare.
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Ui TEMA DI ANALGESICI :NELLA PRATICA, ECO.
I dolori erano abbastanza bene tollerati dal paziente e sopra.tutto questa preventiva somministrazione di anelgesico era efficace per i dolori successivi all'avulsione del dente. In se.gnito lessi i buoni risultati ottenuti in questo campo con la somministrazione del noto preparat,o Gardan Bayer. Questo prodotto consta di due anelgesici, il pira.midone e la novalgina, e t.rova. la sua. base scientifica nella legge secondo la quale due medicamenti tra essi simili somministrati contemporaneamente non soltant.o addizionano, ma bensl potenzializzano la loro azione. Volli anch'io tentare, ed anzichè somministrare il Gardan, che non ave\O e che non potevo fare ingerire ai soldati, praticai l'iniezione di una fiala di novocaina (novoca.ina cloridrato centig. 8, sodio bicarbonato millg. 18, soclio cloruro millg. 10 ogni 2 cc. di soluzione acquosa) nei glutei, facendo contemporaneamente ingerire al paziente una compressa di piramidone (('(•ntig. 25), attuando poi dopo 15-30 minuti l 'avulsione del dente. Ebbi risultati veramente soddisfacenti che mi spinsero a perseverare su qnesta via. In seguito a successivi perfezionamenti della. tecnica terapeutica ed avendo sperimentato il metodo in moltissimi casi, sono indotto a. proporlo a.i colleghi. Questo metodo di anestesia preventiva nella pratica odontoia.trica reggimentalo cosi come io ora lo pratico consiste nel fare ingerire al sofferente due compresse di piramidone contemporaneamente (centg. 50), praticando poi dopo 15 minuti dalla somministrazione una iniezione nei glut-ei di 1/2 fiala. di novocaina (l cc. della soluzione suddetta), ed estirpando il dente dopo 10-15 minuti dall'iniezione. Le risposte individuali sono naturalmente varie, ma. molto spesso l'avulsione riesce indolora al paziente, quasi sempre riesce tollerabile, ed in Of!ni modo si ha un'attenuazione considerevolissima dello sp asimo. Ne consegue che l'intervento riesce più facile per il medico, si evita. in modo assoluto l'inscenarsi del quadro clamoroso che ricorda il cavadenti da. fiera: e cosl nello stesso tempo che si giova all'ammalato si rinsalda la dignità propria dell'arte sanitaria. Senza contare che vengono quasi totalmente evitati i dolori postoperat.ori che talora adducono sofferenze non indifferenti che possono persistere p er molte ore e per intere giornate. Oosì il soldato si avvicina a noi più fiducioso e se ne allontana più soddisfatto. Sono queste piccole cose che costituiscono le grandi difficoltà della pratica giornaliera reggimentale, pratica difficilissima per la quale non basta sapere molto e bene, bisogna. sapere fare molto e bene. Questa breve nota, senza pretese, prospetta una difficoltà e tenta di risolverla; è nn piccolo mattone p er il grande edificio! AUTORIASSUNTO. L'A., prospettate le difficoltt\ della pratica. odontoiatrica reggimen tale, costituita. di solito dall'intervento ra.dioa.le praticato in genere senza preventiva anestesia, propone, a CJ,Ue.<;t'ultimo scopo, l'uso del pira.midone per bocca (50 egr.), seguito dopo 15 mmuti da una iniezione nei glutei di novOC8lila ( J cc. soluzione farmacopea militare). L'avulsione del dente praticata dopo 15 minuti dalla iniezione riesce spesso indolora, sempre tolleL"abile, e vengono anche evitati i dolori postoperatori.
CASUISTICA CLINICA OSPEDALE :MILITARE DI FIRENZE REP.utTO OFTALMICO
[lUI ~lfR~~ MOlii'lA Dfll'IRIDI DI ~RI61Hf IRAUMAJI[A p t.: r il d ott. Pietro Porru, t enente co lonnollo n-u~dico
Dopo la. comunicazione fatta nel 1860 dall'eminenti' chirurgo Makenzie su un caso di ciste dell'iride, in cui per il primo fece notare l'origine traumatica dell'affezione, vennero i lavori di Guepin, Bolke, Monojer, De Weker su questo aTgomento che rappresenta tuttora un capitolo interessante della patologia oculare. Le cisti sierose sul tessuto dell 'uide sono affezioni rare, ma non eccezionali. Esse sono interessanti per le varietà etiologiche ed il meccanismo, sovente complesso, della loro produzione. Sono dei piccoli noduli, a pareti sottilissime, che si impiantano il più spesso al davanti dell'iride, eccezionaJmente all'indietro: esse aumentano lentamente di volume, intaccano la cornea e possono occupare la metà e più ancora della camera anteriore: diminuiscono molt-o l'acutezza visiva a causa di ostruzione meccanica, ma non vanno accompagnate da aumento di tensione: non si estendono mai fino al corpo cigliare (Pojales). Si presentano qualche volta dopo traumi, come è il caso in esame, e generalmente in persone operate da cataratta: si sviluppa subito dopo il trauma, oppure dopo mesi ed anni. E sse vengono oggi generalmente divise in acquisite (ordinariamente da causa traumatica) e congenite. L'esame microscopico invece delle cisti stesse le divide in due grandi gruppi : a) cisti periate, con essudato assolutamente trasparente; b) cisti massiccie, ca.ratterizzate in questo che l'essudato contiene delle materie grasse. Esiste poi un tipo di pseudocisti, che si presenta spesso in caso di una piccola ernia dell'iride, in conseguenza dell'operazione di cataratta: il contenuto è formato da essudato di piccoli vasi serrati. La patogenesi della cisti sierosa congenita è anche attualmen te alquanto controversa. Secondo alcuni autori sarebbero dovute ad aumento di liquido ed occlusione della cavità di una cripta dell'iride descritte da Fucbs. Von Rosenzweig ammette si tratti di inclusione in camera anteriore o di una gemma. sta.oon.tn~i dn.ll'extodcrma. o di una. produzjone anormale ed
aberrante dell'epitelio retinico. Alla teoria dell'inclusione ectodermica fetale, si associano ptrre Lagra.nge e Ba.rdelli. Gallenga emette l'ipotesi che cisti iridee si originino dalla persistenza e dallo sviluppo anormaJe del siwus an1tlaris del Szilj, cavità che si forma. tra i due foglietti della vescicola oculare secondaria, che nel feto umano di regola permane distinto fino al 70 mese per poi totalmente obliterarsi. Clark avanza l'ipotesi, per un suo ca.so di cisti sierosa, dello sviluppo degli spazi
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CIS TI SJF.ROSA Mt-'LTU'LA DELL'IRIDE DI ORIC~E TRAUMATICA
del Fontana. Eugelen ritiene possa t rattarsi di emorragie dell'iride all'atto della nascita, analoghe a quella della retina. Streiff fra le varie ipotesi, enuncia anche quella che le cisti possono trarre origine da un genne ectodermico residuato durante il processo di formazione del cristallino. Trala.sciando d'intrattenermi sulle forme di cisti sierose congenite, che non hanno attinenza con la presente nota, mi soffermo in modo più particolareggiato sulle cisti sierose acqmsite e mi pare utile illustrare questo caso non comune di cisti sierosa rrnùtipla: STORIA CLINICA. - M. Luigi, cla.'>Se 1905, soldato d'Aviazione, Idroscalo Spezin. Nient.o di geut.ilizio: ne'! llll'anamnesi personale ,·emot.a. È soggetto in ottime condizioni gene l'a.li di nutrizione e di ellliltosi, Renza. ttlt.erazioni ai visceri interni. n 22 ap1·ile 1926, mentre era. intento alla ptùi:da del fucile, ~ scattato il percU:Ssore, <:he andò a colpirlo a.U'O. S. Fu ricoverato Ali'O!Ipeda.le milit-are marittimo di Spezia dove ftt degente per 60 giorni, dopo i quali fu inviato all'Ospedale milital'e di Genova per pmvvedimenti medico-legali; quivi ottenne 40 giorni di licenza di convalescenza, ultimata la quale, ot-tenne una proroga di altri 50 giorni. Rientrnto al Corpo, venne inviato a questo Repart.o per subire visita per definitivi provvedimenti medico-legali. L'esame oftalmico fa rilevare: 00. palpebro ed annessi normali; O.D. indenne con Visus = 10/10 s. c.; O. S. muscolatura estrinseca normale. Al lato interno della c.ornea, a circa un millimetro dal limbus, si nota una rice.t.rice lineare, allB quale giunge la congiuntiva riccamente va.scolarizzata (pseudopterigio). La cicatrice è disposta in senso perpendic.olare e presenta un piccolo braccio diretto verso l'esterno. Al di dietro della cornea, si nota una. grossa cisti che occupa la metà interna circa del campo pu~illare. Fra le pareti anteriori di questa grossa cisti e la oornea si nota una formazxone cistica. più piccola.. L'iride appare int.egm in tutta l'estensione tranne nel settore oorrisponente alla. ferita. Con la tre.nsilluminazione attraverso la. pupilla anche in questo settore si vede il bordo pupillare regolare di forlllt\. con bordo sfrangiato : verso la parte bassa ed interna il bordo forma un angolo (pupilla a pera). Camera anteriore di profondità normale. L a. cicatrice corneale vista alla fessura appare riccamente vascolarizza.ta; la vascolarizzl\zione si estende anche agli strati profondi della cornea.. Con centro in corrispondenza dell'angolo formato dalle due braccia della cicatrice; si nota unn cisti c.on bordo intensamente pigmentato e si pre.orenta come formato da. tre foglioline: il cont-enuto di essa appare completamente trasparente. Sulla superficie anteriore si nota qualche va..«<> proveniente dalla cicatrice. A luce riflessa si vede il bordo interno della cist.i che come conformazione segue l'esterno: non si riesce a vedere se in corrispondenza della ferita. vi sia comunica· zione fra le due cisti. T ra questa piccola cisti e l'iride troviamo un'altrn grossa formazione cisticn: la sua base d 'impianto ver>~o illimbus non ò visibile perchè è coperta da tessuto va· scolarizzato; a forma. qnMi perfe ttamente rotonda, nella pa rte più sporgente {2/3 pe· riferici) è actdos~ata alla co•·nea, nel Ya centrale in ba.'!So è ancora nettamente staccata. D contenuto della cis ti è perfettamente trasparente sicchè possiamo distinguere w1a pnre te anteriore ed una posterio1·e. La parete anteriore appare costit.uita da un tess uto tl'ltoSpn.rente attraversato da numerosi fa.<>ci bianchicci e che presentano qua e là d ei c umuli pigment.a.ti e si intravedono inoltre dei vasi con sangu(' circolante. Questi vas i at-tivi si trovano nello spess ore della. parete della. cisti al disott.o della superficie anteriore riflettente. Il contenuto, come abbiamo detto; è tra.<~parente sicchè è possibile osservare la parte intema d ella pnr~:~te posteriore: nel 1/ 3 me<liltle tale parete è quasi trasparente come l'anteriore: ne i 2/ 3 periferici la parete appare molto spes.sa ed opaca pe1· la. presenza di tessuto irideo in cui si notano numerose strie bia.nchiccie (oh. a 2 oc X 10). Con questo ingrantlimento la parete anteriore della cisti si presenta liscia e perfettamente speculare, anche con le inclinazioni vnrie non si rie.'>CO che in qualche punto ad avere una. nozione dello spessore della. parete, che è sicuramente inferiore ad una. divisione del micrometro. Nella. parete troviamo una serie di strie bianco-grigiastre, talvolta molto ro-
OISTI SIEROSA MULTD'LA DELL'lRIDE DJ ORfGJNE TRAUMATICA
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buste che danno l'impressione di fasci connettivali sclerot.ici, hanno riflesso setaceo. In mezzo a questi fasci n umerosi cumuli di pigment.o: i vasi, nei quali circola ancora il sangue, sono in massima parte situati a l di rliet.ro d.i queste strie bianche hanno un andamento circolare parallelo al bordo eli proiezione della cisti. Anche qui troviamo numerosi va.<;~i con sant:zue cit·colante. Ad illuminazione diretta ci appaiono come strie nere a doppio contoi'Tlo. A luce 1·ifiessa la parete della cisti appare come una massa gelatinosa disseminata da chiazze brune di pigmento d'intensità varia che si s fumano insensibilmente. l vasi attivi hanno il loro a.-spetto\) caratteristico. Non si rinvengono crist.alli di alclllla. sostanza. La piccola ci.s ti a più forte .ingranilimento è poco osservabile per J'opacità della cornea cu·costant.e : il suo doppio con tomo è evidente; il bordo esterno è foz·temente pigmentato, sulla parete anteriore si notaoo delle immagini che richiamano i va.-si A.ttivi descritti della grossu cisti. Visus = 'le· L 'A. ricusa l'intervento operat.orio e vie ne portnn to sottoposto a provvedimento merlico-legale.
QuaJ'è il meccanismo di produzione di queste cisti! I pareri in proposito sono molto divisi, perchè, non essendo l'iride provvista di ghiandole, non si può pe.n sare si tratti di modificazioni ghiandolari, come è il caso degli altri tessuti. Il maggior numero delle cisti iridee acquisite sono dovute a traumi perforanti della tunica fibrosa: alcuni autori anzi ritengono che tutte le cisti iridee abbiano origine trawnatica: Rotrumid rilevò nell'83 % dei casi, Gonnella nel 77 %. Secondo il Sattler è assolutamente necessario che un corpo estraneo per microscopico che sia., o epitelio o tessuto muscolare o frammento di metallo venga ad incunearsi nell'iride; questo impianto di tessuto produce una irritazione e determina. l'afflusso di sierosità la quale divaricando i tessuti, forma la cisti che si tappezza a poco a poco di uno strato di cellule endoteliali che la separano dalle parti vicine. Il Sattler considera le cisti sierose dell'iride come delle cisti risultanti da un processo essudativo. Secondo il De Wecker, dopo il traumatismo la cisti può prodursi in 3 modi: l 0 in seguito ad incuneamento dell'iride a livello della ferita della cornea; 2o} per l'aderenza in forma di ferro di cavallo dell' iride alla capsula del cristallino; 3° per uno scotimento o fenditura traumatica dell'iride. Ewerbusch ammette che in seguito al traumatismo si formi un'emorragia nell'angolo della camera anteriore, con distacco del ligamento pettinato e scollamento dell'endotelio irideo in corrispondenza dell'angolo iridocorneale: in mezzo a queste pareti distaecate si forma la cisti. Staelting spiega la formazione della cisti in seguito a perforazione della cornea per il fatto che l'epitelio della cornea non ricopre la ferita corneale di uno strato di epitelio solido, ma forma al contrario, nel tappezzare questa ferita profonda, una specie di invagina.zione epiteliale che va fino all'iride e che ricopre precisamente la porzione di questa membrana corrispondente alla ferita corneale. Basta allora che l'apertura anteriore corneale di questa invaginazione si obliteri,· perchè si formi una cisti. Secondo Gonnella, le cisti sierose epiteliali, anzichè essere dovute al trasporto nella camera. anteriore e nell'iride di elementi epiteliali isolati per mezzo dello strumento che ba leso la cornea, traggono direttamente origine dall'epitelio che prolifera in corrispondenza della ferita e ricopre una procidcnza iridea - quando l'iride si ritra.e nella camera anteriore,
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CISTI Sil:ROSA lllVLTIPLA DELL' iRIDE DI ORIGINE TRAUMATICA
t.rascina seco lo strato epiteliale che le aderisce e da questi può originarsi una. cisti. .Altri autori infine (Passera) ritengono che il germe delle future cisti preesista nell'iride congenitamente allo stato di latenza e che il trauma. non faccia che ridestare, come in altre regioni del corpo, la sua attività neoformativa. Nel caso in esame è evidente un intimo rapporto t.ra il trauma e la n eo-formazione cistica. Circa il meccanismo patogenetico, si deve ammettere che la cisti prende origine dalla sineccbia anteriore secondo le modalità descritte dal Gonnella, in quanto che l'iride nei punto leso si ricopre d'uno strato epiteliale che le aderisce e da questo epitelio neo-formato trae origine la cisti. Sebbene le osserva.zioni di cisti sierose traumatiche dell'iride siano già numerose, sembra non senza interesse questo caso non comune di cist.i sierosa-multipla sia per la patogenesi e in quanto come Gallemants e Gauthier (Annales d'ooulistique, 1929) raccomandano, si è potuto far l'es.ame alla lampada a fessura. ill_ustra un' caso non freque-nt~ di cisti sierosa multipla dell'iride consecutiva a tra.umatismo e che ritiene di particolare interesse in quanto fu potuto fare l'esame colla lampnda a fessura. Emmcia le diverse varietà. delle cisti irirlee e le teorie >mi meccanismo di prorluzi.one. A U TORIASSUNTO -
L ' A.
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MAORENZIE. -
DE WECHJo:&. -
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RIVISTA SINTETICA
LE CARNI CONGELATE per il dott. Loreto Mazzettl, colonnello medico
Non vi ha chi non conosca l'importanza della carne nell'alimentazione umana e chi non sappia che, per l'alto valore dei suoi principi costitutivi, essa esaroita un indi.~cus.<~o heneficio non solo sull'st<'~rfl!'w.imento, ma anche !m.lla. robustezza e la resistenza del corpo. tanto che è al consumo cospicuo di questo alimento prezioso in Inghilterra, che molti igienisti attribuiscono il merito della notevole diminuzione della tubercolosi in tale paese. n nostro popolo è uno scarso consumatore <li carne ed è compito di grande importanza, anzi è un dovere addirittura., cercare, con t,utti i mezzi, che questo alimento sia consumato, per lo meno in quantità sufficiente, dai lavoratori, dai contadini ed in genere dalle classi meno abbienti.
• •• Nel 1911 il dott. Ferretti, sulla prefa:r.ione di un aureo manuale sulle carni conservate col freddo artificiale, lamentando che, per la deficienza degli animali da mooello, il prez7.o delle carni fosse aumentato in modo tale da non consentire che questo alimento fosse alla portata delle classi popolari, elogiava quelle amministraziOni comunali che avevano cercato d'introdurre nel nostro paese le carni congelate e sopratt;utto l'amministrazione militare che tale prodotto largamente distribuiva: « AUeggerewio così il m~rcato ed intluend~ beneficamente, coll'uempio, suUa sua di[fuai<me •· n Ferretti in quell'epoca. notava che il nost,ro paese non era preparato per apprezzare i benefici che questo alimento poteva portare sia nel campo economico che in quello igienico-alimentare ed il suo manuale era appunto scritto allo scopo altamente commendevole di cercar di distruggere credenze errate e vincere pregiudizi popolari volgarizzando così l 'uso di un alimento di così alta importanza. A circa vent'anni di distanza le cose non si sono modificate come sarebbe stato lecito sperare e come sarebbe desiderabile perchè poco cammino è stato compiuto, pur essendosi elevato notevolmente il costo delle derrate alimentari. Occorre quindi insistere e sarebbe bene che molti, come il Ferretti, il Grixoni e recentemente il Pecori ed altri, si occupa.s;>ero dell'argomento per dif. fondere conoscenza, dissipare pregiudizi, mettere in luce ma.nchevolezze, illustrare vantaggi allo scopo di diffondere l'uso di tm alimento che inBuirà non poco sul benessere delle masse e stùl'economia della Nazione.
••• Le co.mi possono essere conservate col freddo a mezzo di due sistemi ugualmente ben noti: con la refrigerazione e la. congelazione. Con la r efrigerazione le carni sono portate dopo la macellazione in camere frigorifere e mantenute sospese, ad adatto grado Igrometrico, ad una tempera· tura oscillante intorho a O gradi. Questa came che può essere immediatamente utilizzata e ch'è identica alla fresca al punto che, nè prima nè dopo la cottura, può essere da questa differenziata, non si mantiene però che per un periodo di tempo limitato, che è prudenza fissare intorno ai quaranta giorni, per quanto molti autori ritengano che le carni refrigerate si possono conservare per un tempo assai più lungo.
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Nella congelazione invece il raffreddamento è spinto, in genere, fino a- 250 C., o&t-enendosi, con tAle procedimento, la possibilità di conservare perfettamente le carni per tm periodo di tempo molto lungo e che si aggira intorno ai sei mesi. Praticamente le operazioni procedono in questa maniera. Gli animali macellati e convenientemente divisi sono, per la durata da 12 1\ 18 ore, preventivamente sottoposti ad un raffreddamento crescente ed all'azione di un'ai;tiva ventilazione. Questa operazione, a cui sono sottoposte anche le carni da refrigerare, e che i frAncesi chiamano e8sorage o r e8suage, ha lo scopo di prosciugare la carne, ma present-a un difet.to grave, quello cioè che nel frattempo s'iniziano in essa alterazioni dovute ai germi della putrefa.zione in;oieme a quelle modifìcazioni complesse, che vanno sotto il nome di frollatura, e che mentre è indispensabile si compiano nelle carni fre.'lche che devono essere consumate perchè solo cosi divengono tene•·e ed a..<>Similabili, sono invece inutili, per le carni che devono essere ..;ottoposte alla conjlela.zione. Il Lévy ed il Tala.yrach sostengono, a quest-o proposito, che permettere che nelle carni, che devono essere a ltmgo conservate, s'inizi un processo d'alterazione è commett.ere un misfatto igienico, tanto piìJ che il processo di frollatura in maniera completa, lenta e per così dire pel'fet.t.a. si compie anche nelle celle frigorifere e non è ost.a.colato dal freddo. Le basse temperature permettono una lunga conservazione delle carni perchè esplicano un'azione inibitoria sui germi della putrefazione, ma non ostacolano invece il fenomeno della frollatura e la carne così viene perfettamente ed omogeneamente a maturarsi. Come il Ferretti si esprime: « la parte m.1l8coùt:re da dura, tigliosa ed insi;pida .9i trasfOT'TIW in alimento tenero e sapo-roso,. e migliora così notevolmente i prop.-i requisiti il che difficilmente pu3 ottenersi, specie d'estate, con le carni fresche mantenute alla temperatura ambiente, perchè quei fenomeni biologici che costituiscono la frollatura, in un tempo più o meno breve, e prima ch'essi abbiano completata la loro azione, sono interrotti e sopraffatti da un altro processo, quello cioè putrefa.ttivo, che inutilizza e distrugge gli aUmenti stessi. Dunque i quarti di carne, con o senza questo prosciugamento preventivo nell'anticamera fredda., prosciugamento che, per non da..r tempo ai germi della putrefazione d'entrare in azione, in vari dei maggiori stabilimenti è stato da. gran tempo abbandonato, vengono p-ortati nelle celle frigorifere e 110ttoposti all'azione del freddo in maniera però graduale perchè è risaputo che quanto più lentamente ha agito la ba..'lsa temperatura, tanto più facilmente e completamente la carne riacquisterà i propri ca..ratteri quando verrà scongelata per essere consumata. Lentament,e quindi la temperatura delle celle frigorifere è portata fino a - 250 C.; la congelazione si estende dalla periferia fino al centro dei pezzi e l'operazione si completa in 3 o 4 giorni, quando cioè in un grosso quarto posteriore di bue la. temperatura presa profondamente e nelle vicinanze dell'osso, è scesa. a 5 gradi sotto zero. Fatto ciò i qnarti, opportunamente ricoperti di un doppio rivestimento di garza e di iuta per proteggerli dagli agenti esterni, vengono portati negli appos iti magazzini e conservati alla temperatura di -6°, -7° C. Non ci vo~liamo addentrare nelle operazioni della. congelazione le quali non c'interessano che solo in parte per comprendere cioè le operazioni s ucces· s ive, per noi più importanti, rielle quaH invece sarà bene ci occupiamo, ma è neces.':la.rio però, appunto per questo scopo, che accenniamo brevemente quali s ie.no le modifica.zioni che le ba..'lse temperature inducono nelle carni per chiarire il procedimento della decongelazione. Quando la carne è gradualmente sottoposta all'azione del freddo la sostanza liquida fuoriesce, per fenomeni osmotici, dal sarcolemma della fibrilla muscolare, la circonda e si trasforma in un sottile manicotto di ghiaccio. La fibra muscolare, da lucida e brillante, diviene opaca e la massa della carne assume alla. superficie un colore rosso-scuro ed acquista una durezza lapidea. tanto che non è possibile dividerla se non adoperando la sega o la. scure; il grasso invece diviene d\u1 bel colore bianco-avorio, caratteristica questa delle carni congelate, ed il blocco perde completamente, allo stato di congelazione il gusto e
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l'aroma caratteristico che aveva allo stato di freschezza. Allo stato di congelazione quindi la carne non ha .i requisiti necessari per poter essere con.sumat.a e prima di poterla ut-ilizzare occorre procedere ad un'operazione che, per guanto semplice, è assai delicata perchè si può dire che da essa essenzialmente dtpenda la pos.c;ibilità di ridare alla CB'me stessa il suo a,.c;petto ed i propri caratteri, compreso il gusto e l'aroma. Perchè la scongelazione riesca bene è necessario ch'essa avvenga il pib lentamente possibile perohè solo cosi può completarsi nel muscolo l'operazione inversa a quella che abbiamo succintamente descritta e cioè il riassorbimento, da parte delle fibre mns<'olari, dell'acqua circostante ch'esse avevMo perduta e l'assorhimento è tanto più completo per quanto più lo sconp:elamento è avvenuto lentamente; in tal modo si ottiene la ricostituzione omogenea dei tessuti e si evitano dispersioni di principi alimentari. Una scongelazione razionale si p ratica portando la car-ne in speciali camere di scongelamento, rigorosamente pulite, asciutte, con pareti e pavimenti lavabili nelle quali i quarti vengono appesi, a conveniente distanza l'uno dall'altro in modo che non tocchino la parete ne si tocchino f ra loro·, e, mentre nna forte ventilazione con aria secca l'investe da tutte le parti allo s.copo d'impedire qualsiasi scolamento di liquido, la temperatura è mantenuta bassa e di poco (3 a 5 centigradi) superiore a zero. Così lentamente si eleva la temperatura in ciascun pezzo di carne che progressivamente si scongela dalla superficie alla profondità. e si effettua il ritorno alla costituzione primitiva. Ma occorre molto tempo perchè i tessuti possano riassorbire l'acqua che avevano perduta e di conseguenza, se la temperatura è troppo elevata, non c'è più un rapporto tra imbibizione e scongelarnento e l'acqua trasuda abbondruJtemente dal pezzo e poi scola trascinando seco parte degli elementi nutritivi. Lo scongelarnento razionale si calcola debba durare 24 ore per un mezzo montone e non meno di 4 giorni per un quarto posteriore di bue. Se invece le carni congelate vengono sottoposte a temperature piuttosto elevate il vapor d'acqua si condensa sulla loro superficie che diventa umida e molle, poi comincia a trasudare l'acqua dei tessuti e si costituisce così un ottimo terreno di cult.ura sul q_uale è facile osservare sviluppo di muffe o fatti rapidi di putrefazione; di più il gusto si altera tanto maggiormente quanto meno i'B'ID· biente, nel quale è avvenuta la scon~elazione era aerato (P ecori). P oi si produM una tmnsudazione sanguinolenta, ptù abbondB'nte nel bue che nel montone, transudazione che si riscontra anche nella carne fresca, ma ch'è per lo meno quattro volte maggiore, e questo liquido comincia a sgocciolare trasportando seco sostanze albuminoidee digestibili che preesisteva.no nella. fibra muscolare. Scongelata razionalmente la carne ha un valore alimentare uguale, anzi superiore a quello delle carni fresche appunto perchè, oltre ad aver conservati intatti i principi costitutivi, diventa maggiormente tenera e digestibile per la sua completa frollatura; tutto ciò dopo le numerose ricerche al riguardo non può essere menomamente messo in dubbio. Si noti inoltre che le carni congelate provengono da giovani animali selezionati, allevati esclusivamente per il macello e che, senza essere sottoposti ad alcun lavoro, vengono macellati nelle migliori condizioni di salut.e e di nutrizione, tanto ch'esse posseggono requisiti veramente superiori alle carni nazionali che provengono da bestiame as.c;ai spesso denutrito ed affaticato. Tutte le gaTanzie inoltre sono prese per impedire che vengano poste in commercio ca.rn.i provenienti da i\nÌ.rììàli e.m.mtr.la.ti e cosi il bestirune è Mttoposto a visite minuziose protratte per tutta la durata di un lungo pedodo d'ossei·vazione, che per i bovini èt stabilito in 30 giorni, durante il quale sono sottoposti alle reazioni alla tubercolina e alla più diligente vigilanza per accertarsi del loro perfetto stato di salute. Dopo la macellazione una nuova visita, acourati,;sima e rigorosissima anche questa, è passata alle carni dest.inate alla. congelazione e che quindi sono proprio ottime sotto tutti i rigua.:rdi.
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Alle car ni congelate sono state mosse critiche che rifiettono il gusto, l'm·oma e la rapidità. con la quale si alterano non appena scongelate. Sarà necessario che, sempre assai brevemente, ci occupiamo anche di ciò. In molti trattati
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ed in un nwnero cospicuo di lavori si suoi ripetere che le carni congelate presentano un sapore speciale che viene riferito esclusivamente alla giovane età. degli animali, ai pascoli ed al genere di alim.e ntazione a cui vennero sottopot>k Ora il Ferretti giustamente osserva che queste ragioni non hanno fondamento di sorta poichè w\ tale sapore è presentato dalle carni di animali provenienti da svariate regioni e conseguentemente alimentati con differenti tipi di foraggio; di più la carne dei bovini argentini, per esempio, consumata fresca sul posto non presenta qliel gw;to speciale imputato alle carni congelate e gli stessi bovini tra.sportat.i vivi in Italia ed alimentati durante la traversata. con foraggi argentini (che poi. tutto sor:nmato non differiscono dai nostri) e macellati all'arrivo presenta-.·a.no carni che non avevano nessun odore e nessw1 sapore
spect:\ausa quindi di questo gusto è imputabile a speciali aromi che si manifestano nelle carni per effetto della frollatura che, come abbiamo visto, per l'azione del freddo, può evolversi in maniera completa, mentre a temperatura. ambiente è arrestata. dai pro0033i putrefattivi; ma questo gust-o è tutt'altro che
disgustoso e d'altronde può facilmente essere mascherato. Quando nel 1911 il nostro Ministero ordinò alla ditta. Torrigiani di procedere al primo esperimento di fabbricazione di scatolette di came in conserva con carne congelata, la cornmic;sione militare, incaricata di sorvegliare la fabbricazione, notò che tali carni, cuocendo, emanavano uno speciale odore ch'essa paragonò a quello del fieno. Certo però che mentre nelle carni razionalmente scongelate sia il gusto come l'aroma persistono ottimi senza modificarsi in maniera rimarchevole, altrettanto non può dirsi quando la carne non è stata scongelata. in ma.n iera razionale o quando è stata. per troppo lungo tempo conservata. Abbiamo già visto come le cami sottoposte a scongelazione rapida alterino il loro gusto e perdano il loro aroma e ciò sarebbe legato al fatto che all'atto della scongele.zioae le sostanze proteiche non possono riacquistare la quantità. d 'acqua che avevan perduta e che viceversa scola dai tessuti. n Nanty ricorda che il Pallas nel 1799 rinvenne alla foce del Lena une. carcassa di Mai:nmouth che i ghia.cci ed il freddo intenso avevano conservata in maniera così perfetta che l'ElSl>lora.tore ed i suoi compagni poterono cibarsi delle carni di quell'animale la di cm vita era cessata da vari millenni. Io non so se sia vero quanto si racconta e che cioè l'esploratore trovasse eccellenti quelle carni, certo si è che l'invecchiamento induce nelle carni tali modificazioni da renderle alla fine inadatte all'alimentazione. Nella splendida relazione che il P ennington presentò al primo congresso del freddo e. Parigi nel 1908, dimostrò che non solo i batteri che le carni cont~ nevano non erano distrutti dalle bassissime temperature, ma. che anche a 10 gradi sotto zero essi erano in grado di moltiplicarsi ed esplicare azioni combinate con gli enzimi, contenuti naturalmente nelle carni, tanto da determinare alterazioni da lui osservate e descritte nelle carni di pollo. Egli quindi concludeva che come non bisogna esagerare l'azione delle ba.."'l6 temperature per la buona conservazione degli alimenti, cosi non bisogna. nemmeno esagerare la durata. della conservazione stesse. che non può essere indefinita. Inoltre, lleeondo le os.~rva.zioni di Duclaux e Gautier, per la semplice azione dell'ossigeno atmosferico, si può osservare nei grassi, formazione di glicerina e di acidi che messi in libertà ne producono la saponificazione ed il caratteristico gusto di rancido. In effetto le cose non procedono così perchè non è l'ossigeno atmosferico che opera la idrolisi dei gra.ss1, ma gli enzimi lipolitici e sono gli acidi messi in libertà che con l'ossigeno dell'aria irrancidiscono. Questo irrancidimento però non è apprezzabile che dopo un periodo di tempo notevole, sei mesi circa, mentre le nostre disposizioni esigono che le carni congelate non debbano esser conservate per un periodo maggiore di quattro mesi. Nei riguardi poi della carné congelata è faLc;a anche la credenza cbe appena a vvenuta la scongela.zione, purchè questa sia fatta ra.zio~lmente, esse. si alteri e facilmente cada in putrefazione perchè, in effetto, accade proprio il contrario. Infatti la temperatura delle canù conservate col fr·eddo si eleva dalla periferia verso il centro di modo che un eventuale processo di putrefazione s'inizia sempre sulla superficie esterna della carne che, per la sua temperatura, è la più adatta, mai nell'interno, ed è quindi facilmente avvertibile, mentre il con-
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trario avviene per le carni fresche nelle quali il raffreddamento avviene dall'esterno verso l'interno e cioè la regione più calda t rovando.c;i proprio vicino l'osso è facile che apptmt.o nello zone profonde s'inizi il processo putrefattivo.
••• Dopo aver passato ~uccintamente in rasse~a. i procedimenti in uso per la conservazione col freddo artificiale delle carni e aver cercato di dimostrare quanto siano ingiusti.ficati gli appunti che a questo alimento sono rivolti, e di mettere in luce invece i pregi ch'esso presenta., diamo un rapido sguardo a come procedono le cose nel nostro esercito. Prima del 1927 un'importante ditta italia~ p rovvedeva. all'acquisto, alla conservazione ed alla distribuzione delle carni congelate da servire per l'esercito, quando nel ~nnaio 1927 il servizio di distribuzione fu scisso da quello di fornitura a cui l amministrazione della guerra provvide direttamente, e rimase alla ditta. solo il servizio di distribuzione. Infine dal Io gennaio 1929 anche quest'ultimo f:lervizio fu assunto dal nostro commis.<<ariato militare che provvide ai contratti d'acquisto, ai collaudi delle carni nei porti d'arrivo, all'introduzione delle medesime nei frigoriferi portuali, alle spedizioni ferroviarie, alla. conservazione nei depositi, alla. irracfuizione ai vari frigoriferi dell'interno situati nelle città, sedi di un comando di di'I.'Ìsione. Li le carni dovevano essere conse1-vate per fornire giornalmente i vari magazzini di distribuzione viveri della circoscrizione per l'approvvigionamento dei singoli reparti. Ai presidi infìne il cui rifornimento giornaliero offriva qualche difficoltà ed anche per la conservazione delle rimanenze delle derrate predette, furono assegnati, a secondo della loro forza, armadi frigoriferi della capacità. di 1·0 quintali o ghiacciaie della capacità di un quinta.l.e. Un'ottima, accuratissima istruzione infine. edita nel 1923 dalla. nostra divisione sussistenze, ha impartite le norme da seguire per la conservazione, distribuzione, scongela.zione ed, in una parola, uso delle carni congelate. Come si vede, adunque un compito poderoso ha dovuto assumere il nostro Commissariato militare il quale è stato obbligato a creare un'organizzazione complessa degna del più alto encomio, e nella nuova. incombenza che gli è stata affidata il benemerito Corpo, cosi come S. E. Cavallero si augurava., ha aggiunto, a lle tante, una nuova e non piccola benemerenza. Ma trattandosi di un servizio che ha un'importanza enorme noi non dobbiamo accontentarci di ciò eh 'è stato fatto, ma dobbiamo con tutte le nostre forze cercare di m igliorarlo, poichè presenta ancora delle pe<'che ch'è necessario eliminare quanto più prest<1 è possibile.
••• Le carni congelate, gitmte nei frigoriferi divisionali vengono conservate ad una temperatura che s i aggira intomo ai 7 gracli sotto zero, temperatura che, per lo meno tre volte al giorno, è rigorosamente controllata. da apposito personale. Da tali frigoriferi, una volta al giomo e nella quantità. necessaria, la. carne è tolta ed immessa nei magazzini di distribuzione dove è prelevata dai vari Corpi. A questo punto due gravi inconvenienti si verificano ch'è necessario esaminare ed a cui si dovrà certo porre rimedio. Questi inconvenienti riflettono la scongelazione delle carni ed il loro tr~orto. Nel nostro esercito mancano 1 mezzi per la razionale scongelazione delle ca1 ni e nelle disposizioni impartite è tassativamente prescritto che i magazzini di distribuzione, non essendo provvisti d'impianti frigoriferi per la scongel&zione, debbano distribuirla ai corpi in stato di congelamento od al più in stato di scongelamento appena incipiente e quindi prima che s'inizi in essa lo stillicidio. Il tenente colonnello Bruni in una relazione, che nella sua qualità. d'igienista del Corpo d'armata di Bologna, presentò al suo comando alla fine del 1926, lamentava appunto, molto opportunamente, la mancanza di tali istallazion.i e faceva osservare che per quanto la came esca in, genere dal frigorifero, uno o due giorni prima della consumazione, poichè non è tenuta in locali adatti per lo
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scongela.mento, questo avviene troppo rapidamente d'estate, ed insufficientemente d'inverno con tutti gl'inconvenienti derivati da un'insufficiente o da una troppo rapida scon!$elazione. La nostra DiVIsione sussistenze> nel suo bellissimo opuscolo, da noi già citato, sull'uso delle carni congelate, dopo aver ricordato i fenomeni che si verificano durante la scongelazione, scrive testualmente cosi: " Per evitare che l'acqua che ai produce stilli fuori dalla carne, traendo seco. in essa disciolti, parte degli elettlenti ntltritivi, si rende necessario che la scor.,gelazione proceda CUI8ai lentamente, a temperatura bassa in modo da permettere l'assorbimento completo dell'acqua di fusione. • Quando il processo di scongelazione è razionale, ossia a bassa tempera~a avt>iene, come si è accennato sopra, wt ltnto graduale rio.88orbimento dei sacchi, m~ntre le part·i delle fibre già secche, indurite e friabili, ma non lacerate, riprendono a poco a poco la l<rro eù1sticità permettenclo la gmduale r-ientrata. del liquido in fusione. Il riassorbimento è tanto più completo quanto p iù lento. La carne prende allora l'aspetto e le caratteristi che della carne fresca., conservando intatto il suo t--alore nutritivo, il suo grado d:i digeribilitcì e di bontà al gttBto. • Al contrcsric se, per etJctto dell'eler.-ata. temperatura dell'ambiente in cui ·viene la$ciata a scongelare la carne, la scongelazione è rqpida, i succhi della carm gemono Ìll abbQn(lanza sotto forma di un lù]l4lido sangttinolento che oltre a dare un brutto aspetto alla came stessa, la la$cia sfilacciosa e la depaupera di parte dei suoi elementi nutritivi a. Non si può esser più chiari e precisi di così nella descrizione dei fenomeni che accadono durante la scongelazione, dei vantaggi di una scongela.zione razionale, dei danni di una scongelazione insufficiente o troppo rapida eppure, effettivamente, presso tutti i presidi, alla carne, che molto spesso è conservata in locali inadatti, si lascia per scongelare il tempo che intercorre tra la distribuzione e la messa in cottura e questo tempo, a seconda della temperatura, può naturalmente essere o troppo lungo o troppo breve. Necessita quindi porre un rimedio a ciò istallando, almeno nei presidi pil! importanti, accanto alle celle frigorifere, dei locali adatti per la razionale scongela.zione delle carni le quali dovrebbero essere dist.ribmte ai vari reparti già scongelate. I vantaggi sarebbero assai grandi, sia dal lato igienico-alimentare, e su ciò, dopo quanto abbiamo detto, non occorre spender parole, ma anche dal Jato economico. Infatti in un recente lavoro il Pecori dimostra che a prescindere dal fatto che le carni scongelate lentamente si dimostrano in vitro di più rapida digestione di quelle scongela.te a temperatura ambiente, esse offrono altresi un vantaggio non trascurabile dal punto di vista economico, poichè, se la quantità di liquido perduto è trascurabile durante una. scongela.zione razionale è invece notevole nella. scongela.zione rapida.. Queste perdite variano a seconda della grandezza. dei pezzi sottoposti alla scongelazione, e per pezzi di un peso aggirantesi intomo ai kg. 4 osci!Ja. tra l' l l ed il 13 %; naturalmente queste carni vengono ad essere anche depauperate di elementi nutritivi, per quanto però in limiti modesti poichè la perdita complessiva. dell'albumina è di circa 0,6 % del peso del liquido scolato. Oltre a ciò nell'acqua che scola sono contenute molte sostanze azotate (p. es. creatina) che sono nutritive e che son quelle che in parte passano nel brodo e danno ad esso il sapore. Quindi non è solo una. perdita di peso, ma è anche una perdita di valore nutritivo e di sapore prodotta dagli scoli. Ora se centralizzando lo scongelamento, esso fosse fatto non dai singoli reparti, ma dai magazzini di distribuzione, si eseguirebbe su quarti interi, cosa che non è possibile facciano i corpi che ricevono la carne a pe..'!O, e ciò ba un vantaggio cospicuo perché la. presenza delle aponevrosi impedisce la perdita dei liquidi, mentre le manovre del ta~lio per la distribuzione recidono e lacerano fnsci e fibrille muscolari che in tali condizioni o non riassorbono o riassorbono in maniera. minore i liquidi stessi. Il Ferretti nel 1911 su pezzi di carne tagliati da quarti non scongelati, del peso di un paio di chilogrammi, ed abbandonati a se stessi per 12-14 ore, aveva. notata tma. perdita d&l 15 al 20% del proprio peso e segnalava quindi il danno cospicuo che veniva a sopportare l'acquirente di una carne fatta scongelare in una.
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simile maniera, che, ad un dipresso, è identica a quella che si pratica. presso ai corpi. Centralizzando la. scongela.zione, questa. dovrebbe essere praticata nat.uralmente sul fabbisogno eli vari giorni del presidio e con questa carne, che w1a volta scongelata. verrebbe conservata, come carne refrigerata, ad w1a temperatura di poco supet·iore a zero si provvederebbe all'alimentazione delle truppe che riceverebbero della carne da poter e.•;sere immediatamente utilizzata. N aturalmente i presidi dove non esiste la. possibilità d'impiantare un razionale procedimento di scongel.azione o di far gitmgere ad essi carne refrigerata seguiterebbero ad avere ca.rne con~?elata che provvedet·ebbero poi. come attualmente si pratica, a. far scongelare secondo le norme d'uso, nel modo migliore possibile.
* * • Un'alt.ra operazione nel nostro esercito lascia molto a desiderare: il trasporto delle carni dal magazzino eli distribuzione ai corpi, trasporto che avviene, nella maggioranza dei casi, con le improprie carrette da battaglione e con le vecchie ceste a reti metalliche eli limitata capacità e senza ripari o protezioni eli sorta a svariate cause di pericolosi inqtlinam ent i. Anche qui l'ideale sarebbe di centralizzare il servizio ed i corpi, dopo aver eseguito il preleva.mento, dovrebbero riporre in ceste speciali la carne prelevata che verrebbe poi loro portata da uno o due autofrigorifici che rapidamente farebbero il giro del presidio. Ma ad ogni modo, come il Brw1i fa giustamente osservare, dovrebbero prima eli tutto dall'esercito, anche come esempio alla popolazione civile, es.<Jere osservate quelle norme igieniche prescr·itte per i pubblici esercizi e secondo le quali il trasporto delle derrate alimentari dovrebbe avvenire a mezzo eli carri da servire unicamente per questo servizio e che dovrebbero essere rivestiti in lamiera e possedere un acconcia e perfetta chiusura.
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Completato così il serv1z1o delle carni congelate per l'esercito si avrebbe un'orge.mzzazione che potrebbe servir d 'esempio ed essere copiata dall'amministrazione civile. Anche per questa la centralizzazione del servizio costituirebbe l'ideale perchè se un ente unico, statale o parastatale potesse provvedere ai contratti d 'acquisto all'estero e, quando sarà. possibile, nel regno e nelle nostre Colonie, ai trasporti, all'impianto e funzionamento dei vari frigoriferi, alla conservazione delle carni, al loro scongelamento, ecc. non solo si realizzerebbero notevoli economie, non solo si potrebbe sperare che fin nei piccolissimi centri s'irradiasse il vantaggio eli poter usufruire di un alimento eli tanta importanza e cosi a buon mercato, non solo tutti i presidii potrebbero avere la. loro carne eccellente, accuratamente controllata, razionalmente scongela.ta, ma un'infinità eli benefici si p otrebbero attendere da tma tale diffusione. Una fitta rete d'istallazioni frigorifere sorgerebbe sul nostro territorio e si avrebbe così la possibilità. eli conservare ovunque generi alimentari vari quali, per esempio, le uova ed i prodotti della. pesca e della caccia, prodotti che non appaiono sul mercato in maniera. continua e l'egolat·e e che invece potrebbero essere conservati nei momenti d'abbondanza. e fatti affluire, nei vari mercat i e nelle varie regioni d'Italia, tutti i giorni, senza sbalzi di prezzo e con vantaggio reciproco dell'industriale e del consumatore. Tutti i ma.tta.toi dovrebbero avere il loro reparto refrigerante e si potrebbe così ottenere che anche le carni fresche subissero una. razionale frollatura che, come abbiamo già. detto, in molti pa.~i e nella stagione calda., non può che solo inizia.rsi perchè rapidamente sopraffatta dal processo putrefattivo. Si mangerebbero così delle carni tenere mentre ora i macellai, per non correre pericolo che la. merce vada a. male, la distribuiscono appena ma.<:ellata. ed in conseguenza dura. e coriacea. Anche le carni fresche potrebbero facilmente climinuire eli prezzo perchè i vari esercenti, se di ciò avessero convenienza, potrebbero acquistare intere par-
5S6 tite d'a.nimsli che macellati potrebbero essere conservati nei frigoriferi ed utilizzati a. secondo del bisogno, mentre ora. i macellai non hanno la. possibilità di acquistare che il bestiame strettamente necessario ai bisogni giornalieri della loro clientela. e questo bestiame è, natura.lment.e, pagato a. prezzi più elevati. Olt.re alla importanza economico-industriale le celle frigorifere annesse a. tutti i ma.ttatoi ne avrebbero anche varie nel campo igienico sanitario. Secondo le vigenti disposizioni le carni pa.nicate dovrebbero essere o cotte o distrutte. ma non essendo possibile poter esitare pezzi di ca.rne les.'la.ta, spesso si preferisce intascare il premio d'assicurazione e distruggere la. partita di carne incriminata. Non c'è una. ragione al mondo di distruggere un alimento eccellent-e, così indispensabile e cosl scarso, quando è possibile risanarlo con l'azione del freddo, secondo quanto aveva. dimostrato il Perroncito e, più tardi, a Genova, il Boccalari. In Germania. infatti fm dal 1900 le disposizioni sanitarie che riflettevano le carni da macello, consentivano il con!lumo delle carni panicate dopo una. permanenza di 25 gion1i ad una temperatura di poco superiore allo zero. Il Perroncito, a ~1.1esto riguardo, aveva assodato che i cisticerchi, alla temperatura di zero grad1 non rimangono in vita. per un periodo superiore alle due settim!l>ne. Ma questi impianti frigoriferi. servizi ancor ma(!giori potrebbero rendere per la profilassi di alcune fra le più importanti e temibili malattie infettive del bestiame, specie dell'afta epizootica. È noto quo.le diffusione abbia questo grave morbo e quanto difficile sia. il circoscriverlo, ora se appena verifica.tisi casi di febbre a.ftosa. ci fosse la possibilità di macellare l'intera. partita di animali conservandone in frigorifero le carni si eviterebbe il pericolo della diffusione sia. nella regione che nelle regioni lontane con la speùizione per ferrovia. di bestiame conta.n1ina.to. Così solo si eserciterebbe una profilassi razionale dalla. quale sarebbe possibile spen.Lre risultati tali, quali non è possibile attendere dall'applicazione delle attuali norme di polizia sanitaria. Con un servizio così diffuso, anche l'industria, che ne ritrarrebbe guadagno non lieve, sarebbe spronata. a. risolvere problemi che riflettono il funzionamento dei frigoriferi ed a. studiare sistemi di scongelamento razionali che potrebbero forse dare risultati migliori di quelli che si ottengono col sistema attualment-e in uso e da. noi descritto. Data. però l'importanza dello scongelamento si dovrebbero fin da ora prendere in esame il sistema Argentino del Sa.nsimena, nei grandi stabilimenti del quale i quarti da scongelare sono sospesi alla faccia. inferiore di una. piattaforma che gira intorno a un albero verticale mentre una forte corrente d'aria investe la carne stessa. Si potrebbero altresì studiare, e se r iconosciuti utili adottarli, due sistemi recenti in prova in Australia. che, secondo quanto ne riferiscono gl'industriali, mentre abbrevierebbero la durata dell'operazione non danneggerebbero menomamente la perfezione dell'esecuzione. Col primo la decongelazione avverrebbe sottoponendo i quarti appesi ad 'mcini girevoli, all'azione alternata di una doccia d'acqua tiepida polverizzata. e di una corronte di aria storilizzo.tll.
Col secondo s'impiegherebbe invece l'azione della corrent~ elettrica la quale agirebbe producendo una decongelazione dall'interno verso l'esterno con tutti i vantaggi che questo genere di scongelazione centrifuga. può apportare specie nei riguardi dello scolamento dei liquidi di congelazione che verrebbe completamente a mancare. Ma, lasciando da. parte sistemi industra.li, e per concludere, la nostra. breve rassegna, se un giorno che ci auguriamo vicino, fin i più piccoli centri potessero avere il loro impianto per la. conservazione delle carni col freddo artificiale, se di conseguenza si potessero avere larghe disponibilità di vagoni e di autoveicoli refrigeranti oltre il paese. anche l'esercito ne ricaverebbe un vantaggio cospicuo perchè in caso di mobilitazione, di manovre o comunque d i bisogno, potrebbe p ienamente contare su una tale complessa. e perfetta organizzazione.
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NOTE DI
IGIENE PRATICA
l ./ INTOSSICAZIONE BENZINICA por il dott. Ugo Reitano, capitano medico
La necessità di un sempre più largo uso di benzina nell'intenso traifico di oggidì, nell'industria nel commercio nei trasporti civili e militari nello sport, ha portato gli igienisti e gli studiosi della patologia del lavoro a considerare i danni, che da essa talvolta possono derivare, come vere e proprie malattie professionali ; sicché in quasi tutti i libri e riviste che trattano delle malattie e dell'igiene industriale il capitolo dell'intossicazione benzinica occupa ormai un posto a sè. Taluni, e specialmente in Francia, ancora oggi confondono ~l benzinismo col benzolismo, accomunando in un'unica sintomatologia i fenomeni dati dal benzolo con quelli in genere meno gra.vi e meno frequenti apportati dalla. benzina, a prescindere dal fatto che queste due sostanze sono diverse e per la provenienza e per la composizione chimica, come più innanzi vedremo. N on ci sembra neanche del tutto giustificato il termine di petrolismo adoperato dal Duvoir, in contrapposto alla esatta differenziazione posta da E. Agasse-Lafont e tanto meno quello di idrocarburismo, usato da Courmont e Rochaix, che raccoglie i molteplici inconvenienti dovuti ai più svariati idrocarburi. Gli autori tedeschi, di cui uno dei più autorevoli rappresentanti in simili argomenti, è il Lehmaun, sono assai più precisi, evitando di creare delle confusioni, che non giovano certo alla giusta valutazione dei fatti. P enetrando con lo sgua.rdo nell'intenso fervore della vita moderna e sfogliando la bibliografia sugli accidenti imputabili alla benzina, si ba l'impressione che i danni da essa derivati siano stati forse da taluno un po' esagerati o per lo meno sopravalutati; chè altrimenti assai più di frequente si dovrebbero osservare i sintomi dell'intossicazione benzica in rapporto all'impiego va.stissimo che si fà di questa utilissinia sostanza. A parte il fatto che i progressi notevoli della medicina del lavoro e dell'igiene industriale oggi difendono assai meglio di una volta gli operai, si potrebbe pensare che i sintomi leggeri passino spesso inosservati o che siano attribuiti a<l altre cause; ma neanche questa ipotesi tuttavia sembra molto probabile. Olt.re il caso del Baldovino, non pare che sia stata osservata tra gli aviatori (informazioni del Prof. Talenti) la sindrome acuta o cronica, lieve o grave dell'intossicazione benzinica, che L. Ferrannini tuttavia considera come avvelenamento professionale in essi. Né a me risulta che si siano verificati, almeno in questi ultimi anni, ca.si di intossicazione da benzina fra i militari automobilisti. E pertanto si può arguire che si debba trattare di evenienze rare, in dipendenza forse
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di altre cause concomitanti, come diremo più oltre; poichè in genere sembra che esista un'assuefazione alla benzina ed un certo grado di tollerabilità ai suoi vapori. Ciò nonostante ho creduto di fare opera non del tutto vana ad intrattenermi su questo argomento di igiene sociale, poichè potrebbe accadere al medico pratico, anche una sola volta nella sua vita, di trovarsi innanzi ad un ca-so di avvelenamento da benzina, il quale non deve trovarlo imprepara.to nella esatta valutazione dei sintomi e nel giudizio medico-legale: a. parte il fatto che il solo pensiero dei danni che potrebbero derivarne deve spingerlo a. non tra-scurare le misure profilattiche suggerite dall'Igiene. La benzina, in termine tecnico, risulta, come è noto, dalla mescolanza di diverse sostanze ottenute dalla distillazione bassa del petrolio, e recentemente anche di olii pesanti. Dal petrolio grezzo americano, che sprizza dai pozzi, distillando fra 40° .e 150° si ottiene la benzina (contenente molto exa.n o ed eptano) tra 150° e 200° si ha il perolio da ardere, da 250o in su olii lubxificanti, va-selina, paraffine. Nei petroli russi dominano gli idrocarburi ciclici (Cn H2.) designati come polimetilene. A seconda i vari punti di distillazione si distinguono in commercio diversi tipi di benzina: lO) benzina leggera (fra 50° e noo) che comprende l'etere di petrolio, costituito sopratutto di pentano ed exano, la ga,zolina, formata in gran parte di exano e pentano, la benzina per motori; 2o) benzina per lavare e pulire e benzina per lampade da minatori (tra soo e 1300); 30) benzina pesa.nte tra 100° e 140° a'(}operata nell'industria della gomma e come sostituto del t erpentinolo nell'industria delle verniciature. D a certi petroli soltanto (Ga.Iizia-Ruroenia) inoltre si ottiene, sempre per distillazione bassa e dopo purifìcazione, il benzene prodotto ben definito (06 H&), il quale, allo stato di purezza, è una sostanza adoperata solta.nto nei laboratori e pertanto non avrebbe grande importanza dal nostro punto di vista. La benzina quindi, in senso commerciale, non è una sostanza a coroposizione chimica costante, e lo schema sopra tracciato è suscettibile di variazioni e modifìcazioni a seconda l'impiego e i diversi bisogni dell'industria ed in dipendenza sopratutto dell'origine della materia prima. In certe benzine russe sono contenute idrocarburi della serie del metano, _cicloparaffine, idrocarburi aromatici e non saturi. Il benzolo o benzina di catrame invece, come si sa, proviene dalla distillazione del catrame - tra s oo e 120o - ed è composto in gran parte di idrocarburi della serie aromatica, di ctù costituisce la base. Per distinguere la benzina dal benzolo basta aggiungere ad una miscela di essi (5-7 cc.) il doppio di acido solforico concentrato e scuotere con forza; subito dopo il raffreddamento s) fa il computo e, sapendo che il volume della benzina rimane costante, il quantitativo che risulta in meno è da attribuire al benzolo svanito. La. determinazione della benzina in una data quantità di aria è possibile facendo passare questa, liberata. dall'anidride carbonica, attraverso dell'ossido di rame rovente, stabilendo quindi il tasso di acido carbonico formato e riscaldando ulteriormente il materiale assorbente per scacciarne la benzina. 4 -
Gio r-nale di medicina militare.
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n Lehmann, che condusse numerose indagini su cani e gatti, ricercò anche quale fosse la percentuale di vapori di benzina che l'uomo può sopportare senza riscntirne disturbi di sorta: 10-20 mgr. per litro di aria sono ben tollerati per venti minuti. Secondo questo A. la benzina. pesante sarebbe due volte più tossica della leggera; tali risultati coincidono in parte con quelli più recenti ottenuti dal Lazarew. Questo attento e scrupoloso osservatore, servendosi di un ingente numero di animali (1200 ratti bianchi) e di diverse specie di benzine di provenienza ru.ssa e frazioni di esse, ha potuto stabilire che nell'avvelenamento acuto l'azione tossica dei vapori di benzina dipende in primo luogo dal rapporto tra cicloparaffine e idrocarburi della serie aromatica. La tossicità cresce con l'elevarsi del punto di ebollizione; il peso specifico può servire, fino ad un certo punto, come indice della tossicità delle diverse specie di benzine. Le categorie di individui più esposti all'intossicazione benzinica sono, come è ovvio, gli operai addetti all'industria della gomma, alla raffineria dei petroli, all'automobilismo, all'industria della smacchiatura e in breve quanti abbiano contatti con la benzina o ne inalino i vapori. È stato notato da diversi autori che negli accidenti derivati dalla benzina entrano spesso in gioco fattori costituzionali e malattie o intossicazioni protratte (individui deboli, nevropatici, alcoolizzati, malarici, ecc.). Le donne sarebbero più suscettibili degli uomini e cosi pure i fanciulli. Ciò potrebbe spiegare il numero relativamente limitato di ca& di benzinismo. Da una statistica del Lehmann risulta che su 1380 operai, addetti da lunghissimo tempo alla raffinazione del petrolio in Germania, solo 34 si ammalarono di a-cne e soltanto 9 presentarono sintomi di intossicazione. Questa avviene per via pulmonare e per via cutanea, come l'esperienza ba dimostrato. Dei casi gravi sono stati descritti da alcuni autori (Lehmann, Cerennie, Miiller, Duvoir, Santesson, Saupault e François, Gerbardt, Lévy, Baldovino, Merle, ecc.) e qualcuno perfino mortale a Clermont Ferrand, a Lione ed in altre località. La sintomatologia dell'intossicazione benzinica è varia: si suole distinguere una forma acuta e una forma cronica. La prima può essere leggera, transitoria o grave e qualche rara volta può avere esito letale. I sintomi della forma acuta sono rappresentati da mal di testa, vertigini, allucinazioni, senso di oppressione, talvolta eccitazione, tal'altra uno stato simile all'ubriachezza; predominano i fenomeni di narcosi insieme a fatti di irritazione delle vie aeree superiori e della congiuntiva oculare, più di rado si osservano disturbi gastro-enterici e renali. Se l'esposizione ai vapori di benzina è durata a lungo e la concentrazione di essa nell'aria è cospicua si banno costantemente alterazioni del quadro ematologico (diminuzione dei globuli rossi, dell'emoglobina, leucopenia) e degli organi ematopoietici, insieme a turbe nervose di notevole gravità. Nei casi molto gravi, come ad esempio in quello descritto dal Merle, si ba perdita di coscienza, delirio, febbre, albuminuria notevole, leucopenia. L'esito letale, preceduto da gravi sintomi respiratori e cardiaci1 tremori, contrazioni spasticbe, avviene in coma (Santesson). Si sono notati casi in cui predominavano i sintomi emorragici; talvolta. la distruzione dei globuli rossi è tale da dare un quadro di anemia. emolitica. Le alterazioni del sistema nervoso periferico pare che non
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giungano ma.i al punto di fare insorgere delle vere e proprie paralisi. Nel caso descritto dal Baldovino (si trattatava di un'aviere che aveva respirato vapori di benzina per tutta una notte nella carlinga di un'apparecchio) insieme ai sintomi gravi generali, alle emorragie, ai disturbi digerenti e renali, fu notata paralisi radicolare inferiore del plesso brachiale destro- sindrome di Klnmpke- L'A., però fece rilevare che nella speciale localizzazione nervosa contribui un fattore meccanico-traumatico per la lunga giacitura del paziente, rannicchiato nello stretto spazio della carlinga con l'avambraccio destro compresso ed il collo flesso sul Jato destro. Nell'intossicazione cronica, oltre ad uno stato di astenia e di svogliatezza, si osservano disturbi gastro-epatici e polineuritici, alterazioni ematiche, faringotracheite. Il Lehmann riferisce delle osservazioni non comuni di operaie le quali amano lo stato di ebrezza e di eccitazione dato dalla benzina, che respirano con voluttà, diventando poi << benzinsiichtig » come dire benzinomani; fatto il quale avrebbe analogia col desiderio spasmodico di stupefacenti che non è difficile osservare in altre categorie di femmine. Per azione sulla cute infine la benzina può produrre forme eczematose, acne, ipercheratosi e perfino delle vere scottature. Nei casi in cui l'intossicato giunge al tavolo anatomico spicca soprattutto l'estrema scarsezza dei depositi di adipe (L. Ferra.nnini). Lesioni 'istologiche dei nervi periferici e del midollo non sembra che siano state sicuramente osservate. Per qna.nto riguarda la patogenesi è da .notare che la benzina agisce di~solvendo i lipoidi, specialme.nte .nei muscoli, nei testicoli, .nel fegato, - donde diminuzio.ne della forza muscolare e della pote.nza virile - e rendendo più fragili gli elementi morfologici del sangue.
La moderna profila.ssi seleziona accuratame.nte gli operai che debbo.no lavorare .nelle industrie in cui si usa.no derivati dal petrolio, scartando i deboli, gli a.nemici, i nevropatici, gli alcoolizzati e tutti coloro che abbiano sofferto di infezioni e di intossicazioni croniche. Dentro gli stabilimenti i vapori di benzi.na sono aspirati e co.nvogliati in conde.nsatori; nei locali in cui si fa largo uso di benzina la ventilazione deve sempre essere bene assicurata. Maschere, occhiali, schermi, spalmatura delle mani e dei rubinetti dei recipienti con glicerina servono alla protezione individuale sia contro i vapori di be.nzina sia co.ntro gli eventualispruzzi del liquido stesso. È co.nsigliata inoltre un'alimentazione con abbondanti sosta..nze grasse per difendere i tessuti dall'azione dissolvente della. benzina. La legislazione sanita.ria. di tutti i paesi civili del resto si è già occupata di questo problema di igiene del lavoro ed ha emanato precise disposizioni. Le misure terapeutiche da. prendere nei casi gravi sono comuni a quelle adottate per altri avvelenamenti da gas: respirazione a.rtificia.Ie, inalazioni di ossige.no, cardiocinetici, trasporto del pazie.nte in una camera be.n riscaldata ove sarà accuratamente sorvegliato. Ma altri pericoli ancora sono stati segnalati dagli igienisti, e mi riferisco a quelli che derivano dai gas di scappamento.
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RIVISTA DELLA STAlll'A MED IOA ITALIANA E STBANIERA
È noto che nella combustione completa della benzina si produce va-
pore acqueo (circa il 15 %), anidride carbonica (da 6 al 13 %) e azoto; nella combustione incompleta invece si forma dell'ossido di Cal'bonio (talvolta fino al 15 %) e qualche traccia di carburi formenici, etilenici ed acetilenici, insieme a particelle carboniose ed essenza volatillizza,t a. Poichè è raro che la combustione sia complet a, nei gas di scappamento si trova quasi sempre dell'ossido di carbonio. Da taluni, che si dilettano di fare ca,lcoli e statistiche è state computato il quantitativo approssimativo dell'ossido di carbonio, proveniente dai gas di scappamento, in una grande città. moderna, che si a.ggira tra 0,4 e 0,66 °/oo- A New York si è trovato, anche fuori dei punti di intenso traffico, 0,1 - 0,2 0Jo 0 • Ma sorvolando sulle cifre, possiamo dire che in genere la quantit,à di ossido di carbonio è notevole. Per fortuna la diluizione nell'aria e la ventilazione impediscono l'accumularsi di tale veleno; è da osservare tuttavia che l'ossido di carbonio ha una densità assai vicina a quella dell'aria e quindi la sua dispersione nell'ambiente esterno non può avvenire con rapidità. Si formerebbe così una zona pericolosa che è stata calcolata di circa 2 metri di altezza. Ma inconvenienti assai più notevoli possono verificarsi allorchè i gas di scappamento, per un guasto in una vettura chiusa, penetrano nell'interno invece di riversarsi al di fuori. Ranwez ha segnalato un caso di morte in tali condizioni. Conseguenze gravi e perfino mortali si sono avute anche in ga1Ytges e in genere in luoghi chiusi con scarsa ventilazione (Oiampolin.i, Hitchok) ed è stato notato come gli operai ivi addetti non di raro accusino disturbi imputabili alla cronica lenta intossica,zione da ossido di carbonio. La misura profilattica più pratica e più sicura che s'impone è quella che assicura un'ottima ventilazione.
RIVISTA DELLA STAMPA MiDICA ITALIANA ESTRANIERA J oaro. -
L'urirw. e ilBangue nella diagnosi deUe malaUie. (U. H oepli, 1\<fi!ano, 1930).
In un elegante volume dell'Hoepli, ricco di nitide figure e eli bellisime tavole, il dott. Filippo J ot·io ha. pubblicato la seconda edizione del suo manuale dell'urina nella diagnosi dolle mn.lattie, an·icchendolo eli nna parte rise!'Vata n! sangue. Pteme.'lSa una part.e genera le, in cui descrive il ID$\.tel'iale di laboratorio ed i principali ml)tor:li generali di am1lisi, l'A. trat ta. nella parte speciale in primo tempo dell'urina, dando largo sviluppo a lla descrizione d<!lla tecnica dei m oderni mero~ d! esame, chimici, micro~copici e biologici, chiarendone il meccanismo ren~en~oh dt chiara e pratica attuazione. Dlustra il significato fhiopatologico dei pr~c1pali com: ponenti, normali e patologici dell'urina, mett.endo in tal modo il pratico m grado di poter valutare un ballottino di anatisi per giungere alla diagnosi. . Nella seconda parte tratta do! sangue dal ptmto di viata chimico-fis_ico, m•cr~ scopico e chimico, illustrando anche per e;.so i più moderni metodi e Imcromctodi, accennando inoltre brevemente alla pa.rnss itologin spPCiA le.
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In complesso, il manuale d el dott. Jorio è un libro di utilissima consultazione, tanto per lo specialista di labo ratorio, che trova. in esso raccolte tante nozioni utili per il suo lavoro quodidiano, quantù per il medico pmtico, che può utilmente riccorrere ad esso per le usuali ricerche di chi_mica e microscopia clinica. COSTA.
L usTIG, 0TTOT.ENGHI, RoNDOi!>'"l, VOLPINO e Zmom. - Come 8i e<mtraggono le malattie infettive. (Istituto Sieroterapico, Milano, 1930). Questa raccolta di monografia, dovutE- a studiosi di indiscusso valore, studia. le modalità. colle qul'li si contraggono le infezioni, argomento quesw dei più interessanti, tanto pel teorico quanto pel pratico, poichè dal come si ma.nifesta l'insorgenza prima di una malattia è facilitata la predisposizione dei mezzi por combu.tterla. n primo dei cinque capiwli, redatto rlal prof. L ustig, t1·atta d('lla • P resenza dei germi pa.togeni, nell'ambiente Pstemo: i portatori di germi, l'infezione e l'immunità. fetale •. n secondo, del prof. Q. Volpino descrive, • I morli e le vie d'ingresso dei microrganismi del corpo degli animali•. n terzo, redatw dal p rof. R ondoni, tratta dei a Fanori aspecifici individuali agevolanti infezione P loro meccanismo di azione •· Nel quart~ il prof. Zironi, t ratta. della. « I perrecettività specifica. delle infezioni •· Nel quinto in prof. Ottolenghi intrattiene sui • Fatwri d'ambienti e cosmici coa.diuvant.i l'infezione. Origine e propagazione delle epidemie». n valore di quanti contribuirono colle monografia a comporre que;;oo importante volume, dà. pieno affidamento sulla riuscita di un'opera, che si present.a della massima utilità. pel' le sue pratiche applicazioni.
Lezioni di medicina ln.ologica. - (Edizioni Rinascenza Medica., Napoli, 1930). C. Martelli ha avuoo l'idea, altamente encomiabile, di raecogliere in volume le lezioni dettate, per il giornale da. lui ottimamente diretto, da illustri culoori delle scienze mediche, italiani e stranieri. La nostra letteratura medica si è cosi arricchita di un'opera, nella. quale sono trattati argomenti diversi, int-"lressanti tanoo la biologia. qua.nw la clinica., e, quel che più importa, trattati da scienzati pa.rticolar· mente versati nelle singole quistioni. Nessun danno deriva. dal fatto che su problemi ancora soggetti a discussione a controversia. siano esposte nel libro opinioni discordi: ciò permette alletto re di rendersi esatto conto dello staw attuale in cui si trovano importanti discus.o:;ioni scientifiche e di farsi di esse un concetto obiett ivo e completo. Ogni medico troverà., nell'opera., materia che particolarmente lo interessa e larga possibilità. di accrescere il proprio patrimonio culturale. L A.Sto. -
Praldca urologica. (S. A. Poligrafìca Operai, l'llilano, 1930).
Si tratta. di un vero e proprio trattatù pratico di urologia, intioola.to alla Clinica universitaria di Milano e padiglione ospitalie1·o, diretto dal prof. Giovanm Battista. Lasio, della cui Scuola rispecchia. le direttive e le conclusioni, con l'espei:ienza. di un ventennio e con lo st.udio di oltre 14.000 casi. L'opera poderosa è divisa in due parti. Ln pa.1-te generale, che conprende un'introduzione statistica ed altrettanti capitoli dedicat i alla sepsi ed a.ntisepsi, all'anestesia e radiologia urologica ed alla. diagnosi rena.le funzionale, in cui si passano in rivista, critica tutti i metodi proposti e sperimentati nell'istituto con le loro cause d i errore. La. parte speciale si sviluppa in modo organiC'o e completo. Il primo capi rolo è d edica.w all'infezioni, in cui sono illustrate tutte le forme infìarnrnatorie dell'ap~a· raw genito-urinario, dalle uretriti alle forme suppmative ipersettiche, renah e per irena.Ji. Segue la trattazione della tubercolosi e della sifilide uro-genitalo, dell'ipertrofia prostatico., dei tumo.r i (con una st u ti:;t i co. di J 81 cm; i di varie neoplnsie) suourolo~ca
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cessiva.mente è passato in rassegna. l'urolitia.si dal lato clinico anatomico ed operatorio. Altri eapitoli di grande interesse sono quelli riguardanti i vizi di conforma· zione, i diverticoli vMcicali, l'idronefrosi e l'idropionefrosi, le nefriti dal punto di vista chirurgico, la ptosi rena.le e i corpi estranei nell'apparato urinario. Infine l'A. fa una completa. illustrazione del riflusso urinoso vescico-renale, specie dal lato etio-pato~enetico e della ritenzione e incontinenza d'urin.a , in rapporto ai disturbi funzionali della minzione, sia dal punto di vista anatomico e fisiologico che clinico. Questo primo trattato italiano del genere ha uno sviluppo essenzialmente pratico e mArita là più larga diffusione. D E GAETANO. 1930).
Cor~pendio di pawlogia chirurgica.(Ca.sa Edit.rice Idelson, Napoli,
L 'A. pubblica la. quarta edizione del suo compendio di patologia chirurgica, la quale dimostra il largo favore, col quale è stato accolto dagli studiosi. Tratta.si di un'opera completa, in cui sono svolti ma.gistra.lmente, in vari capitoli, l'infiammazione, le ferite, le cont.usioni, scottature, congelazioni ecc. Segue un'esauriente trattazione delJe infezioni chirurgiche e della. loro cura.: nè meno completa è l'illtL<;trazione dei tumori, delle cisti, delle malattie delle ossa., delle art.icolazioni e delle borse mucose, delle malattie chirurgiche delle arterie e delle vene, dei muséoli, dei tendini, dei nervi e della pelle. Con grande competenza sono in seguito illustrate le ernie nelle loro varie forme, l'idrocele e varicocele, le emorroidi, il gozzo, il male di Pott, le deformità rachitiche della colonna vertebrale,le lussazioni congenite dell'anca, ecc. Q.uest'importante compendio, riveduto ed aggiornato, non solo può servire per gli studenti di preparazione e di avviamento allo studio della clinica chirurgica generale e di quelle specializzate, ma anche per i medici pratici, nella loro pratica quodidia.na ch1rurgica. VIOLA.- C0718iderazùmi medico-legali sul giudizio di non idoneità a proficU() lavoro dei
parenti di inscriUi di leva • (Archivio fascista di medicina politica, fase. VI, 1929 VII). L'A. esamina e discute le questioni relat ive al giudizio di non idoneità a proficuo lavoro dei parenti di inscritti di leva ai fini della riduzione della ferma obbligatoria, ed afferma di ritenere che la riduzione della capacità lavorativa. richiesta dalle disposizioni regolamentari sia. pari a quella della inabilità permanente parziale della legge civile degli infortuni, intendendo per proficuo lavoro una occupazione, che abbia int.rinseche qttalità di vero rendimento, e per parziale inabilità una incapacità, che raggiunga. il limite minimo del 50 % della totale. CANNA vò
e MERENDA. - Su di alcune variazioni bioohimiche del sangue neUa fatica 8portiva (Riviste di scienze applicate all'educazione fisica e giovanile, n. 3, 1930).
Gli AA, nella clinica medica di Palermo, hanno studiato le variazioni biocbimi· che del sangue in un gruppo di canottieri, durante il periodo di allenamento precedente una. gara. sportiva. H anno osservato che, dopo 40 minuti di voga, si osserva un notevole, ma passeggero grado di acidosi, che essi mettono in relazione con l'immissione in circolo di acido lattico, provocata dalla fatica muscolare; tale acidosi è perfettamente compensata, come appare dai valori di Ph trovati. Il tasso glicemico rimane costante alla fine della voga, o aumenta lievemente. La cloremia rimane invariata. Non si banno variazioni degne di nota per quanto riguarda il N a, il K., il Ca..
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LEANZA.- Injl;uenza della rachicente8i sul 1tistema n-ervoso della 1--ita t!egetativa (Rivista di pat<>logia nervosa e mentale, fase. 3, 1930). L'A. ha praticato in 50 individui l'esame funzionale del sist-ema nervoso della vita vegetati va, prima e dopo alla rac hicentesi, ed ha riscontrato nella metà circa. dei casi tmo squilibrio caratteristico da ipoeccitabilità. del simpatico ed ipereccita.bilità. del sistema autonomo. Ritiene che la genesi di questo fenomeno, condizionato da una cex·ta !abilità. individuale dell'equilibrio neuro-vegetativo, e perciò non costante, sia da attribuirsi all'attenuazione di un riflesso che normalmente stimola il sim~tico e che si origina dalla pressione esercitata dal liquor sulle pareti delle cav1tà in cui esso ò contenuto. Le schùtosomiasi in Cirenaica. (Bollettino delia Società medico-chirurgica di Pavia, fase. 3, 1930).
ZAVA'ITARI. -
L'A., durante una campagna di studio compiuta in Cirenaica nell'estat e del 1929, ha studiato parallelemente la distribuzione geografica dei mollm;chi d 'acqua dolce e la distribuzione geografica. delle chistosomiasi e ha. messo a confronto le due serie di ricerche facendo un'analisi critica dei dati malacologici e clinici. Da questo raffronto sono emerse le conclusioni seguenti: Nell'Uadi Dema e nell'Uarli el Atrun esistono, e in buon numero, Bu.llinus contortw;; questa specie sembl·a mancare nella zona. di Bengasi. Nella regione di Dema sono stati diagnos ticati 14 casi di schistosomiasi vescicali; quindi, poichè vi è concordanza. perfetta fra rapporto malacologico e reperto clinico, si deve concludere che la regione di Derna. costituisce il focolaio d'infezione. n solo caso di schistosomiasi vescicale descritto di altra regione, e precisament.e di Bengasi, non sembra essere autoctono, ma hensì importato, e, p<>ichè in detta zona. non sembra. siano presenti i BuUinus, così si deve ritenere che la zona di Be.n gasi è indenne all'infezione. Nell'Uadi Derna, e nell'Uadi el Atrun, ad Ain 1\lara e in sorgenti preS!lO Bur~o esiste un Planorbis (Pl. numidicu8), specie pure presente in Tunisia., ma mancante m Egitto, e che non risulta fino ad O!lgi essere ospite intermedio di Schistosoma; il gen. P lanorbis non sembra esistere nella regione di Bengasi. n solo caso di schistosomiasi intestinale descritto è certamente importato e non autoctono, poichè le considerazioni zoologiche, parassitologiche e epidemiologiche, portano a. una. simile affern1azione. ZucALI. - L'infiltrato soUoclaticolare nella gene8i della tÙJi polm<mare (Rivista di patologia. e clinica della turbecolosi, aprile 1930). L'origine degli infilt rati sottoclavicolari è ancora assai discussa ed incerta.. Mentre gli anatomo-p~ttolojli dànno una sempre maggior importanza all'apice polmonare nella genesi della tubercolo!'>i del pollnone e sostengono ancora che il decorso della affezione avviene in senso npico-caudale, i clinici e sopratutto i radiologi, in base ai loro reperti rndiogrn.fici e radio""copici, tendono ad ammettere che la tisi decorra in senso caudo-apica le sostenenrlo che i primi focolai tisiogeni abbiano origine per aspi razione o per diffusione dtdl'ilo. In questo caso gli infiltrati sot.t.oclavicola,ri rappresenterebbero la seconda sosta del processo tubercolare che avrebbe inizio all'ilo; esso poi si propagherebbe verso l'apice, che rappresenterebbe la terza tappa. È notorio che le infiltrazioni e localizzazione sottoclavicolare sono di as.'lni difficile diagnosi clinica; infatti presentano dati scarsi alla percussione e alla ascoltazione e producono disturbi relativamente modici, in modo da essere facilmente confusi con fatti influenzali. Vengono rivelate spesso solamente dall'esame radio· scopico, a volte praticato in seguito ad una emottisi sopravvenuta in pieno benessere. L'ulteriore sviluppo di questi infiltra-ti è in maggioranza rappresentato dalla tisi polmonare, specialmente in quei casi che allo stadio di infiltra.to sono sfuggiti alla osservazione del medico.
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JU\15'TA DELT.A STAMPA 111ED!CA Jl'ALIA.NA E STRANIERA
L'A. presenta alcurù casi riconosciuti per tempo e sottoposti a. cure sa.natoria.li adeguate, in cui fu possibile la regt·essione dei focolai, regressione controllata. dagli esami ra.dioscopici. Sette sono i casi osservati: in due si ebbe la guarigione per ri&s· sot·bimento, in quattro la cronicizzazione con avviamento alla fibrosi, in uno la. guarigione per calcificazione. L'e;;it.o di queste forme nascoste dipende quindi dalla precocità della. diagnosi e delle conseguenti applicazioni terapeutiche, m modo da evitare l'esito fat-ale in tisi polmonare. LUTEMBACHER - La cura del reumatismo articolare acuto con i polisali.cilati (La Presse ~1édicale, n. G, 1930). D salicilato di soda, a.ncorchè abbia una notevole attività sul virus reumatico e, quantunque adoperato a dosi forti e ripetute giorno e notte, molte volte non impedisce le recidive. Per evitarle l'A. aveva ritenuto di dover curare l'infezione reumatica, come la sifilide, mediante tma. cura prohmga.ta un anno o due, ricorrendo alle iniezioni endovenose di una. soluzione di sa.licila.to di soda a.ll'l/20. L'organismo presenta. una buona tolleranza per tali inazioni, ma non è forse privo di inconvenienti il sovraoaricarlo in ione soclio durante la cura prolungata col salicilato di soda, iniettato per via endovenosa e preso per bocca. P erciò l'A. ha fatto preparare una soluzione al 5 % dei tre salicilati di sodio, di calcio e di potassio, in cui gli ioni sono equilibrati nelle proporzioni fisiologiche realizzate nel liquido di Rin~er. Questa soluzione per via endovenosa è molto bene tollerata, per via. orale è meglio sopportata del salicila.to di soda dallo stomaco; secondo gli ammalati il suo gusto è meno sgradevole. La sua attività è uguale a quella del salicilato di soda. L'A. ha già praticato migliaia. di tali iniezioni senza mai osservare sclerosi venosa e con ottimi risultati. . ~ei ~r~ primi giorni di cura. si iniettano progressivamente l gr.,, l (fl"· ~ 1(2. ~gr: di polisalicilato neUe vene e se ne danno 5 gr. per bocca. Per a.ltr1 diec1 gJOrnt si continua; si somministrano da 3 a 4 gr. di polisa.licilato per bocca; di gr. 6. P oi si interrompe la cura per una settimana; dopo questa interruzione si riprende per altri dieci giorni alle medel<ime dosi la cura., che si ripete sei volte di seguito. Dopo di ciò per altri 12 a. 17 mesi si fa la seguente cura di protezione; la prima e la terza set.timana di ogni mese si somministrano da 3 a 4 grammi di polisalicila.to per bocca.; nei primi 6 a.d 8 giorni del mese si pratica una iniezione endovenosa di l grammo riservandosi cl.i fMe immediatamente una cura più energica in caso di una. nuova aggre.'!Sione del virus reumatico. Le dosi delle iniezioni, come quelle somministrate per bocca, naturalmente non sono fisse, ma variano secondo la. gravità del reumatismo e la. toUeranza del rimedio. Le osservazioni pubblicate dall'A. dimostrano che i salicila.ti sono attivi ta.nt.o per ,;a endovenosa come per bocca. Sono inoltre ben tollerati dall'organil!mo, se non si adoporano e dosi oecce::~sive e se si tien conto della. tolleranza dei soggetti, della loro età., della loro permea.bilità rena.le. Le dosi indicate si riferiscono alla cura dei soggetti giovani. Devono essere ridotte dopo i 30 anni di età. Si verificano inoltre, nei sogp;etti giovani, e delle forme gravi di reumati.c;mo, complicate da degenerazioni subacute del parenchima epa.t,ico e renale, le quali ostacolano la cura salicilica. Per praticare le irùezioni diluite di polisalicilato, la tecnica più semplice consiste nel l?reparn.re in anticipo alcune siringhe di 10 eme. che contengano ciascuna. gr. 0,50 di polisalicila.to. Queste siringhe si adattano successivamente all'ago lascia.w in buona posizione nella v~na; l'ago di nichel deve avere 8/10 di millimmer;ri di diametro e 2 cm. di lunghezza. LIEBERMEISTER - Tubercolon latent-e e psezw/>tz,bercalosi apicale (Medizinische Klinik, n. 6, 1930). La infezione tubercolare cron.iea può 8S$WDere forme assai diverse da. quelle più note: P?~onar~, renale e simili. L 'A. cit.a. fra esse le !!mìplegie, che, secondo lui, nei soggetti g10va.ru !!Ono talora prodotte dal bacillo di Koch, nel qual ca.c;o hanno un
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RIVISTA DELLA STAMPA l!EDICA ITALIANA E STRANIERA
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m odo d'inizio c:a.rattt'ristico. Cioè si istituisce d'improvvi!!o nno. pamlisi ~<pastica. unilaterale, che dopo poco t~mpo migliora, ma. dà luogo in capo a tre o quattro settimane al 'JUadro tipico della meuin~i t.e tubercolare. All'a•ltop!!ia. si riscontra la t rombosi delle vene cerebrali SUpt'riori e nella. contiguità Wll\ tuber·colosi meningea. lamella.re oltre alla. roeningite siero6brinosa generalizzata recente. Dal decorso eli· nico risulta. evidentemente chE~ la trombosi venosa. ha avuto luogo prima clelia meninlrite e che questa è seconclo.ria Ad essa. Pòssono aversi anche altri modi di decorso. Ad ~>seropio, può aversi la «indroroe della meningite in primo tempo e la. emiplegi11o costituir<) il fatto terminale, l'Id allora. all'autopsia. si riscontra che la. cbiwmra. va.sa.le o più recente del processo infiamma· t orio. Ma nell'una e nell'altra specie di casi è quwi sempre possibile riscontrare nel trorobo i bacilli di Koch, purC'hè ven~ano ricercati con pazien7.1\. · Colla tubercolosi hanno rapporti stt-etti anche certe psicosi. Drgli alienati di mflnte ricoverati noi mn,nicomi un 'a.ltt1. percentuale muore di t.uhercolosi polmona.re. Tra.tt.asi quasi sempre della. forma cronica; d'altra parte fra i malati specializzati per tubercolosi polmonare acuta. i ca.c;i, in cill si sviluppi una. psicoAi genuina., sono rnrissimi. All'autopsia di individui morti per suicidio si t·rovauo spe.r;so i segni di una tubercolosi polmonare cronica lo.t('nre in via di acutizzazione. Ma fra. le psicosi, quella nel rorso della quale la tubercolosi polmoua.re si sviluppa colla frequenza maggiore, è la. demenza. precoce: gli è che ambe le malattie si sviluppano con una. facilità speciale negli individui leptosomi. e PtcCIOLI. -Sulla vaccina.zione con i coauleUi ectoanJ,i{leni (Bollettino dell'Istituto Sieroterapico Milanese, fase. IV, V, 1930).
GALLIGARIS
N eli'Istituto sierotera.pico milan~. gli AA. assistenti militari, hanno fatto ricerche per stabilire il valore tossico ed immunizzante dei cosi detti eotoantigeni del bacillo tifo e dei pa.ratifi, del bacillo Shiga-K.ruse, del vi brione colerigino, del bacillo della peste, del bacillo del carbonchio. Negli animali inoculati con eotoantigeni, con germi privati degli ectoantigeni, o con germi interi, è stata. ~guita. la curva del peso, la produzione degli anticorpi, ed è stata. saggiata la resistenza ad una inoculazione di prova. mortale per i · controlli. Dalle ricerche è risultato che gli ectoa.ntigeni sono tossici, e che i germi, privati degli eotoantigeni sono meno tossici dei germi interi. D potere immunizzante dei vaccini è risultato parallelo alloro valore tossico: l'immunità raggiunta. è in rapporto stretto con la produzione degli anticorpi (agglutinine, batteriolisina, anticorpi devianti il complemento), cioè è massima ~r i vaccini, formati da germi interi, minima o nulla, in qualche caso, per i vacCini formati da germi lavati. , Non è stato possibile con la tecnica. eseguita., immunizzare le cavie contro il bacillo della. peste. Gli eotoa.ntigeni del bacillo del carbonchio non hanno vaccinato gli .animali, 6enchè abbiano in 68Si fatto insorgere una immunità di lieve grado.
RoNDm.u.- TOMille e toMillite. (Minerva medica, n. 23, 1930). L'A. riassume le moderne vedute sul rapporto intercedente fra tonBille ed infezioni. Appare ora probabile che, pure essendo le tonBille, come tutto il tessuto linfatico rinofaringeo, porta. di entrata. di molte infezioni, solo in un secondo tempo vengano inficiate per via. ematica. e si infiammino. Per alcuni germi, streptococchi, e sta.filocooohi, es.~ rappr~nterebbero una localizzazione di scelta.. Sta.bilita.si l'infezione tonBillare, si avrebbero continue immissioni in circolo di germi (o delle loro t1ssine): e cosi si SJ?iegano i numerosi casi di reumatismo articolare, di endocardite, di nefrite, che pennstono cronicamente e che si rinnovano a. ripetizione per anni e ~ubito cessano con l'asportazione delle tonBille. Analogamente, agiscono altri focolat a sede dentale o nasale eco., e se sono nascosti danno luogo a.lle cosidette infezioni criptogenetiohe. 'Fali focolai avrebbero la. funzione di ipersensibilizzare l'organismo alle tossine batteriche stesse e ciò precisamente nel caso di reumatismo articolare. In alcuni casi 6 -
Giornale di ?Mdicina maita~e.
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RIVISTA DELLA STA~{PA :IIEOICA lTALIANA E STRANIERA
le tonsille, sede di infezioni, mantengono un vero statQ tossico infettivo nell'orga· nismo e allora è indicata la ton.sillectomia. Nell'angina ricorrente, recidivante, nel reumatismo articolare, l'asportazione delle tossille ha principalmente lo scopo di prevenire la recidiva: tuttavia, oltre alle tonsille, le adenoidi, il tessuto linfatico del naso-faringe e dell'orofaringe possono essere inietti; e allora essa non è sufficiente. AMOfu~UNO. -
Timo e t1dJercolosi (Endocrinologia e patologia costituzionale Vol. IV (nuova serie), Fase. VI, 1929.
I numerosi autori che si erano occupati deil'interessante problema delle immu· nità e disposizioni istiogene non avevano sufficentemente chiarito i rapPQrti fra t-imo e t-ubercolosi. Tali rapporti vengono presi in esame dall'A., che ha avuto occasione di studiare un caso di tubercolo~i del timo, avvalorandolo coll'esame istologico. L 'A. passa in ra...;;se~a il dot.trinario relativo alla tubercolosi timica. e rileva l'impot·tam.a, sia dell'inl>u.f'lì.cenz.a t imica nell'insorgen7.a della malattia, e sia. della iperfu.nzione tunica in rapporto o.llo. resistenza verso la malattia stes.'>a. Ricerca quali sono i fattori della immu nità is tiogena del timo in rapportQ alla tubercolosi, prendendo in esame dnti embriologici, topografici, strutturali, funzionali; mette in evidenza l'itntagoni;;mo fra timo e tubercolosi ed accenna infine alle ricerche spe· rimentali ese~Z;uite per stabilil'e la maggiore o minore ricchezza del sistema reticolo endotelia.Ie nel timo e negli alt.ri organi. L 'A. perviene a lle seguenti interessanti conclusioni: 1° La tubercolosi del timo, comparativamente a quella di tutti gli altri organi, è rarissima. 2° Siffatta rarità. è verosimilment-e da mettersi in rnpporto con due fatrori: a) con la scarsità. relativa del sistema reticolo endoteliale (difesa meccanica); b) con un'azione speciale di difesa esercitata. dagli ormoni timici (difeRa. chimico-biologica). 3° Negli stati chimici (timo linfatico e timo puro), contrariamente a quanto succede nello st.ato liniat,ico semplice, l 'infezione tubercolare è ra ra. 4° Questi rilievi (quando si con.r;iderano tali «stati timici ,, come forme di ipertimismo e non distimismo) farebbero pensare che tale iperfun.zione glandolare fosse favorevole all'organismo nella. difesa contro l'iniezione specifica, donde il con· cetto di un relativo antagonismo fra funzione timica. e tubercolosi. 5° II meccani<>mo con il quale il timo influenzerebbe, chimico-biologicamente, il processo tubercolare potrebbe ritenersi in rapporto con gli ormoni chimici, e forse con quelli che regolt~no il ricambio del calcio. CoLA.
Rrcc1.- Un ca.so d'ind!lBÌone del canino superiore di sinistra con susseguente ainusite masceUare. (11 Valsalva, n. 8, 1930). Ad una giovine donna viene riscontrata una sinusite mascellare, confermata dall'esame radiologico, il quale mise pure in evidenza ritenzione del canino supe· riore di sinistra. Deciso l'intervento operativo, si trovò il seno mascellare aperto contenente a.mn1rts.-;i di detriti colosteomatosi f;econdo l'A, l'inclusione del c~nino nel corpo del maseollare (con apice nella cavità antrale) per malposizione del ge1=e del dente, venuto a diretto contatto con la cavità boccale per u.lcerzione della mucosa alveolare, è servito da tramite all'infezione del seno. : Nella descrizione fatta l'A. accenna alle varie teorie ammesse sull'inclusione dentaria e riporta, tro.tti dalla letteratura, diversi casi di tale anomalia, la qu~l~ può dare, quale complicazione, oltre che sinusite mascellare, anche delle sempliCI nevralgie del mascellare superiore oppure dei disturbi visivi. CoLA..
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal procetai verbali pervenuti alla Direzione generale di unltl militare dal 1° agosto al SO settembre 1980)
ANCONA. - Sott.otenente medico ETTORE BURRUANO: Trapianti sull'aorta e s-ulle carotidi esterne. ANZIO. - Capitano medico FRA..'i<"ESOO D AZIO : Gli interventi chirurgici nella tuòercolosi polmonare. - Capitano medico PAOLO DE PAOLI: Mode·m e vedate 8ulla cara della tubercolosi chirurgica. - Capitano medico LUIOI BoLLA : Diagnos-i clinica di attività e di i?u:zttivilà della tubercolosi polmonare. - Sottotenente medico LIBERO GIUSTI: Iniz·io della T . B. O. polrnonare cronica neU'aduùo. CAGLIARI. - Capitano medico Grov ANNI MARIA DETTORr: Sn di un caso di mielite acuta da influenza. · CASERTA.- Maggior medico LUIGI TATARELLI: Etiopatogcmcsi delle cardio-aortiti . CATANZARO.- Capitano medico GIUSEPPE FlsCHETTI: Emoglobinuria parossistica. CHIETI. - Capitano me<ijco Guroo CROCE: Diagrwei. radiologica nelle affezioni dell'apparato re8piratorio. · - Tenente colonnello medico SANTI BRIOUCLro: Il sintoma dolore e la sua obbiettivazione in medicina legale militare. MEssiNA.- Tenente medico GIOVANNI BATTISTA Fxsrcai!:LLA: Patogene8i delle ittirizie e loro classi(teazicme. PALElnto: - Maggiore medico Gro~CC'HJNC PAS~ALACQUA: Modifì,cazioni sernio' tiche del torace per l'i8tituzione del peneumo-torau arti(wiale. P ERUGIA. - 1o Capitano medico PoMPEO SEVERI: L'indagine radiologica nei vizi organici di CU(}re. Eo:l)u.. - Capitano medico MARIO P LASTINA: Un 0080 di cisti da ecMnococ<io del fegato, operato con e8ito di gtwtrigùme. Capitano medico AMATO CALCAGNI: Un 0080 di grosso rene policistico unilaterale, operato di nefrectomia con esito di guarigione. ToRl~o. - Maggiore medico AB.MA.NDo SoGNo: Di/esa antigas- Pronto soccorso e cura dei gasati . . - Capitano 'medico NICOLA VITALE: I ragg-i luminosi in patologia oculare, Unn.r:. - Capitano medico PASQUU.INO SANTOLI: Un caso di ascessi multipli d"' entrambi gli em,i sferi cerebrali. - l 0 Capitano medico CA.Rt.o CALLIGARIS: La vaccinazione cogli ectoantigeni.
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NOTIZIE
J NOSTRI ·M ORTI Dott. comm. CARLO VIVALDA, tenente generale medico a riposo. Si è s pento improvvisamente in To rino il 7 luglio scorso, all'e tà. di 75 anci. D ot,at,o di tma grande bontà e serenità d'a nimo, m ai disgiunta de. una giusta energia nelle diverse attribuzioni del s uo Rervizio, ha lasciato in quanti ebhero l.a fort una di avvicinad o un la rgo e sinoom rimpianto. Gli ufficiali medici del 1° Corpo d 'Annata lo ricordano con affetto nell'immediato periodo pre-bellico, come primo direttore ùel nuovo e grandioso ospedale militare di Torino. Partito sin d nll'iniziodeUa. campagna. 1915-18 per la. zona di guerra, fu nominato direttore di Sanità del }o Corpo d' Armata mobilita to, ed in l{uesta. carica. ebbe campo di dimostrare le s ue ottime qualità t~niche ed orga.mzzatrici. Nel 1916 fece parte della IV Com.mi!!Sione sanitaria centrale di Alessandria, e nell'anno seguente fu chiamato alla direzione di sanità del Corpo d '.'\..rmata territ,oriale di Torino, che tenne con zelo e competenza fino al suo collocamento in ausiliaria.
Il Giornale di Medict:na militare esprime le pib sincere condoglianze all'addolorata famiglia.
NOTIZIE Assemblea internazionale del servizi sanitari naflltarl. Dall8 al2lluglio scorso si è tenuta. in Liegi un'Assemblea Internazionale dei servizi sanitari militari, nella ricorrenza della oelebrazione dellO oenrenario dell'in· dipendenza Belga. Alla. riunione he.wlo pa.rlecip&to le ra.ppreeentanze di 23 N azioni, mentre altre 8 hanno inviato le. loro adesione. Delegati dell'Italia. furono il tenente generale medi.oo U. Riva, direttore generale della Sanità militare, ed il colonDello medico F. Caooa. direttore di eanità militare del Corpo d'.Arma.ta di Roma. · . Le questioni poste all'ordine del giorno dal Governo Belga, furono leaeg11enti: 1°. Creazione di un Ufficio intern&zionale di documentazione medico-militare· 2°. Scambio in tempo di paoe di medici militari fra. le varie Nazioni. Tali q\le8tioni hanno dato luogo ad importanti discU88Ìoni, alle quali ha parte· oipato ampiamente la delegazione italiana. Le deliberazioni prese sono state formulate sotto forma di vt>ti, che saranno, per la nortllale via. diplomatica, comunicate alle Nazioni aderenti. . .. L'A!!Semblea. si è svolta. nella più grande cordialità, e le Autorità militari e OJ.Vlh belghe hanno prodigato agli intervenuti la pib larga. ospitalità. La delegazione 1ta· lia.na. ha avuto particolari a.ooogtienze del console locale comm. Silimba.ni. . Sono state fatte interessanti visite ad ospedali militari ed a caserme, nelle qua.b si sono potuti ammirare impianti moderni di cucine a. vapore per il rancio della trupp&· Si sono compiute inoltre escursioni nei dintorni di Liegi, al forte di Loncin, fat~ saltare dai Tedeschi all'inizio della guerra mondiale, dove sono tumula.ti gli ero1c1 difensori.
Direttore ruptmSabile: ARTURO CA.SA.RINI, tenente colonnello medico
VII - S. SALI'NARl. - Insegnamenti dell' ultima guerra sul trattament() delle ferite osteo-arlicolari in 1° e 20 tempo. - Prefazione del prof. R. Ar.EsSANDRI. - Un volume di pagine 190 . . . . . . . . VIII - A. CASARtNt. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un vu· lume di pagine 28 con 5 figure. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . IX - A. CASARINt. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - U l ) volume di pagine 92 con 16 figure. . . . . . • . . . . . . . . • . . • . . . . X - N . R oDrNÒ. - La profUaasi delle malattie infettive dominanti nelle nos"tre colonie africane. - Un volume di pagine 44 . . . . . . . . • XI - A. CASARtN I. - La soelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un volume dj pagine 232 con 97 figure. . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . XII - O. CAPPELLI. - La chimica militare e le roe relazioni con l 'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. Xlii - S. SALINARt. - L'autolesionismo nelle sue varie fotine e nei suoi esiti. - Un volume di pag ine 250 . ...... . . • . . . . . . . . . . . . . . XlV - F . CACCIA e S. Rt ccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un volume di pa,:{ine 28 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . XV - G. GRIXONI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume d i pagine 240 con 3 carte geogra fiche X VI - S. SALmARr. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240. . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . X VII - A. CA.SARfNI. - Per le nozze di diamanti del .. Giomale di medicina militare,.. - Un volume ùi pagine 60 con 9 figure... . xvm - B. PALl\UERI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pa-g ine 72 . XIX - G. MEMMO. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pngine 50. . . . . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . XX - A. CASARINL - La medicina militare nella leggenda e nella storia.. - Un volume di pagine 750 con 155 fig1tre............. . .. XXI - Lipovacoini e vaccinazioni antitifo-paratitlche nell'Esercito. - Studi e rioerohe (1927-1929). - Un volume di p agine 126.•••.. . . ... · XXII - G. ProcoLr. - Lesioni del midollo spinale per traomatismi in guerra. - Un volume di pag. 90 con 19 figure .. ....... . .... .. ... . XXIII- A. CA.SARINI. - Protlli di chirurghi militari italiani. - U n vo lum e d i pagine 80 con 33 fig ure ...... . .... . . . ................
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. C.ASARINI. - La guerra di ogni giomo. Note pratiche di fisiopawlog ia. e di igiene per le forze armate. Un volume di pagine 3fl() con 106 fignre - Roma, 1930. .... . . . . . • • . . . . . • . . • . . . . . • • . • . • . . . . . . . . . • . • L. 20A. C.ASA.RINL - Polonia e Italia - Un fascicolo di 20 pagine con 4 figure. • 3A. CASARINI. - La • Signora dalla lampada • (Fiorenza N ighti ngale) - Un volume di pag. 56 con 18 figure........ . ...................... • 7A C.ASA.RINI. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1905. Un volume di pagine 330 con 65 figure. - Roma., 1908 • 12 A. C.ASARINL - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata. a l concorso Riberi, 1906. - Un volume di pagine 402 con ta.vole grafiche e statistiche - Romn. 1908. . . • . • . . . . . • • • . • . . . . . . • 18 I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 192 1). Relazioni ufficiali del Corpo sanitario militare italiano . . . . . . . . . . • 6D Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma., 1923) Atti del Congresso, vol. I. - Relazioni ufficiali. - Un v olume di p a gine 416 con tre tavole .. . ...... ·. ... .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • 35D CoDgresao internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma., 1923)• Atti del Congresso, vol. II. - · Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume d i p agine 600 con 33 tavole e 19 incisioni . • • 80m Collgresao internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Congresso e comunicazioni. -Un volume di pagine 88. • 7IV Congreuo internazionale di-medicina e farmacia militare. (Varsa.via, 1927). - Un volumè di p~moe 116 con 4 figure • • .. . .. . .. .. .. .. .. • 8V Congreslo lnternalionale di mediéina e farmacia militare. -(Londra. 1929) Un volume di pagine 124 con 19 figure . .. • • . • . .. • • • • • • .. • • • 8-
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROll L - llinistero della Guerra, \ 'ia XX Settembre - RO!IU
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VO~DIZIO~I
DI ABBOXUIE~TO .
l. U Oiornak di medici:na militare si pubblica. il primo giorno dJ cl:tSCUD mese, In fascicolo
d l <1uattro foglf d l stato Pn nlmouo . 2. L'nl.Jbonamento è annuo e decorro dal 1• gennnlo. 3. II pro7.7.0 ùoll'ahbona monto è : L. 32 -
Per l'lto.lin o Colonlo. . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . .. . . . . . ..
Por J' E stero.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 44 1 lo Itnlla. . .. .. .. .. . .. . .. .. .. .. . • 6 -
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NOIUIE PER I1E PUBBLICAZIONI. 1. lltwMI orl<;loall. lo nCJto. le rlliste -
daltllootrnfatl o scritti a mano - devono 'l'ecU· pare no solo lato del fo~lio, o.• scro noi t.csto clofinltlvç~ n~ Mri,tur, eù aecurata.ment.o corretti e riveduti da:; l! A utorl. SI fn s peciale r accomnndar.lono oh o quelli S<'rlttl a mano !!ano ben leggi blU, per ·m.o ilo di evitare ~nl club bio ùi lutcrpr<>t.nzione. In <'MO contrl\l'lo, h Direzione si vedrebbe coRtrotta. a. so· Rpendcrne la pubhlica?.ione. I lavori brevi saranno preferiti. Lo opinioni ma.nJCeeto.te dngU ,.A uterl non Impeg-nano la r csponsnbllltà del perlodJco. È Vietato. l a riproduzione del lavori originali.
2. Por dL~po~lzione clol Conslfdlo nnzionnle dol1o ricerche, 1' Autore dovo unire nl lavoro un bro\'o a uto riassunto (non p i !t di l O righe). 3. Salvo casi occczlo nnllsslml, la correzione dello hoY.zo sarà fatta. dalla. reda.zlone a.nzlohè cbgll Autori, per non vlnc-oiM·e il lavoro tip~nftco agli lneVitnbill r itardi postali. Lo corre?.ionl straor dl.narlc !atte clngU Autori sara.uno loro addebitate. 4. Lo spese per le t•wulo lltograflche, fotografiche, ecc., che accompa.glll.oasero le memorie sono a. enrico clegli Auwrl. Le tlgnre do. riprodurre dovono essere nitido, con lettere e diciture a ~'\.ratterl s;randi o t nU che restino ben lçgglbill dopo eventuall riduzioni. Le blbltogre.fle lunghe SI publ.JIIcn no solo negli ~!!'tratti. 5. GU c~trntU sono di rlue t1pl: - Tipo A ) senza copert-ina e coUa.lmpagtoatura. e numera· z lnne del rnsclcolo. - 11po R) con copertina stampato., frontespizio, ili'paglna.tura e numerazione apecla le. 6. Agli Autori aarnnno conces~i gratuitamente 25 estratti tipo.&.-· Lo. richiesta. di estratt i In pl!l e quella. di estrat ti tipo 11 snrunuo n cnrlcn degli Autori stessi. 7. Il proz1.o degli cstrnt;tl, por glJ .!utorl dello memorie Cibo li richiedano, i' regolato dalla se;:uonto ta.rlil'a :
I,REZZO DI CUSVUN FOGLIO DI STAlUPA. 1_
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(:->.li>)- RO~I.A , Hl3'). \"III - I S TITUTO l' OI.10RAPICO DELLO ST ATO - G. Q,
r
Anno LXXVlli- Fase. XI NOVEMBRE 1930 - ANNO VIII
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pu6bllcazione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE CENERA.L E DI SANITÀ MILITARE)
Giornale di medicina militare: 1851-188i - Giornale medico del Regio Esercito e della , Regia Marina: 1885-1 895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M.
SOMMARIO MEMORIE ORIQINALI :
Balestra. - Programmn o ~tudl prolinùonri ijll un'Inchiest a. antropometrica da farsi sul militari delle F llrzo armate d 'I talia tH una Intera classe di leva • • . . Rluutl. - La malaria e l' Esercito . . • . . . • . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Claurl. - Sul Unfogranuloma mall.gno . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bruni. - A pror oslt ò dcll'Espoolr.i o oo lnterna.zl onale d' igiono ùl Dresdl\ - 19 l0 . . VIola. - Contributo alla cosidetta t er apia abor t iva dcllò scottature . . . . , . . . . . . .
Pag. 601 600 620
628 (132
CASUJSTIOA CLINICA:
Casella. - 'Un cus o di ostco u.iclite ve•·tcbralu Post eriore dor,.;o-lombare aouta stafllo· coccica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Pago. 635
NOTE DI IGIENE PRATICA: Ancelinl. - Zo.nzare pericolose. . . • . . . . . . . . . . . . .
Png. 650
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA•. . . . . . . . • . . . • . . CONFERENZE IO lENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI •. . . . . . . . . . . . . . .
Pag.
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•
660
PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre- Ministero della Guerra -ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIREZ10NJIJ
OENEB A.LE
DI
SANITÀ MILITARE
I - F. T ESTL - Storia retrospettiva dell'Igiene nell' Esercito italiano. Un volume di pag ine 112 .. . . .. • . • . •. • .• .• • • • •••. . ...... II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-flsiologici di aviazione militare. - Un volume d i pagine 236 con 46 figure e 2 tavole . . ... . III - E . SAN'l'OBO. - Ferite addominali di guerra - P refazione del profes· aore N. GrANNET'rASlO. - U n volu me di pagg. 400 con 38 fig. I. V - A. L u sTro-A. B u-s mco. - c l gas di guerra • - Impiego ed el!etti - Provvedimenti e cura - Un volume di' pagine 104 con 3 tavole micr ografiche a colori .. .. . ... •• .. . .. •. . .•• .. . .... V - A. L usTro. - Brevii. cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i ga.s durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un volume di p agine 32 con 2 1 figure . . .. .... ... . ..• . •.. . • • . .• VI - F. CACCIA . - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. D ALLA Vedova.- Un volume di pag ine lòS .. .. . . .. .. . . . .. . .. .... .. . .... . .• .. ...
L.
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(Segue 3" ))QQ(na lklla COPfrl~M)
MEMORIE ORIGINALI DIREZIONE GENERALB DI SANITA MILITARE
PROiiRIIII f STUDI PRRIIIUII SO llft'ln[lllf.STIImOPOifiRI[I DA fiRSI ~ SOl lliTABI DWE fliRlf IRIATE D'ITAI.II DIIIft' IIITfBA WSSE DI L~~~,~~~ , per il dott; Duilio Balestra, tenent-e colonnello medico
~~v~"\
S. E. il Capo del Governo d'Italia ha determinato, a seguito di analoga proposta dell'Istituto Centrale di Statistica del Regno, che i Ministeri delle Forze Armate dello Stato debbano in uno dei prossimi anni eseguire una vasta e completa inchiesta antropometrica su tutti i militari di una intera classe di leva, compresi in essi anche i riformati e i rivedibili. L 'incarico della organizzazione e predisposizione dei mezzi e della preparazione del personale è stato affidato al Ministero della Guerra - Direzione Generale di Sanità Militare - la quale per le direttive tecniche fa capo all'Istituto Centrale di Statistica. La opportunità di siffatto importante e ponderoso lavoro fu inizialmente rappresentata all'Istituto Centrale di Statistica dalla dipendente Commissione di studio per le statistiche antropometriche, la quale aveva appunto rilevato la necessità di aggiorna re i dati dell'Antropometria militare dell'allora cap. medico prof. R,idolfo Livi, condotta sulle vecch,i e classi di leva 1859-1863. n classico e geniale lavoro del Livi infatti, se fu e rimane t uttora opera gloriosa per l'Esercito Italiano, appr,e zzata ed ammirata in tutto il mondo scientifico, giacchè fu il primo esempio di una inchiesta completa, uniforme e vasta, che tenne conto non già dei dati raccolti in una unica visita, ma dei successivi eventi dell'individuo durante la vita milita.re, ha tuttavia oggidi il difetto inevitabile di riferirsi ad un periodo di tempo a.ssa.i arretrato, di quasi un cinquantennio. Parve quindi giusta e logica l'idea di condurre una nuova inchiesta, la quale mentre avrebbe offerta la possibilità di fare preziosi raffronti e compara.zioni con i dati dell'Antropometria del Livi, avrebbe nel contempo potuto avvantaggiarsi di tutti i progressi dell'antropologia e di tutti i perfezionamenti della tecnica antropometrica, ed avrebbe inoltre potuto tener conto delle popolazioni delle nuove provincie italiane, riunite all'Italia dopo la grande guerra. Secondo il voto della. pref<ata Commissione infine, l'inchiesta avrebbe dovuto tenere presenti tanto le esigenze della scienza antropologica quanto quelle delle dottrine costituzionalistiche e, per alcuni caratteri soltanto, (compresi(I) Rapj)Orto proven~lvo oomlllli~ nl XV Congresso lutorno.zlonale di antropologia o arc heologia vreiatortoa dJ Lisbona (settembre 1930) per Incarico del Mlntstero della Guerra e d e U'!stltuto Centrale Italiano di Statlstloa.
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602
PROGRA:\11\rA E ST1}Dl PRELnll=-ARI SU U.N'I~CHIESTA, ECC.
quelli già. studiati nella Antropometria del Livi) avrebbe dovuto riguardare tut.ti gli inscritti di le•a, mentre per altre rilevazioni esse si sare.bbero doYute studiare per piccoli particolari gruppi di iscritti tenendo conto delle più moderne esigenze dell'antropologia e delle dott.rine costituzionalistiche. In base al voto espresso dalla Commissione di studio per le statistiche ant.ropometriche l'Istituto Centrale di Statist.ica nominò - per le proposte e decisioni del caso - una speciale Sottocommissione composta di esperti in statistiche, di rappresentanze dell'Autorità militare e di espert.i in antropologia. La qua.l e Sottocommissione propose: 1. Di compilare nn adatto tipo di scheda accuratamente e minutamente studiato anche in raftronto con le schede americane e svedese, nonchè col foglio sanitario del Guida che servi per l'Antropometria del Livi, tenendo sempre presente il criterio della compa.rabilità dei dati nuovi con quelli elabora.ti da R. Livi. 2. Di eseguire con tale scheda un limitato esperimento pratico per saggiare la bontà di essa, nonchè la praticità dello strumentario che si sarebbe usato per le rilevazioni, allo scopo di rilevarne gli eventuali incon,enienti e difetti.
n tipo di scheda. che fu proposto per l'esperimento è quello che qui appresso viene riprodotto. Di vario ordine sono le ragioni che guidarono la. Sottocommissione nella scelta dei caratteri antropologici e dei dati ra.ccolti in detta scheda., nonohè delle modalità per osservarli e nota.rli. Prima. di tutto si è voluto che i dati i quali vertono su caratteri già compresi nella. precedente inchiesta. antropometrica. militare italiana, risultassero comparabili con i dati in essa. contenut,i. E ciò si è ottenuto anche quando si sono introdotti doverosi aggiornamenti e raffinamenti di tecnica.: per il colore dei ca.pelli, ad esempio, il vecchio schema. richiedeva. una. classifica.zione dei singoli casi fatta. ad occhio e secondo l'a,pprezzamento personale dell'osservatore in una delle categorie di biondi, castani, neri e rossi; la nuova. scheda, invece, stabilisce un maggior numero di categorie ed e.<;ige che le notazioni si facciano con riferimento ad una concreta. scala cromat.ica; ma le categorie aggiunte sono fissate in modo da. rientrare nelle 4 del vec<Jhio schema. E come per il colore dei capelli, si è fatto per tutti gli altri caratt eri descrittivi, cromatici o no: si è così stabilito che vengano rilevati mcrcè l'ausilio dol paragone diretto, immediato, con serie di schemi morfologici tipici e con campioni di colore che l'osserva.tore debba. tenere sempre sott'occhio. Un a.ltro importante crite.rio è stato quello di aumentare, nei rispetti della scheda del Guida, il numero dei caratteri da prendersi in e~;ame. Ciò è stato suggerito daJla convenienza. che la inchiesta futura si imposti su ricPrche pih precise e pii1 profonde dei c:uatteri compresi nell'inchif'st.a passata, ma, apporti a.nche conoscenze del tutto nuove stilla somatologia delle nostre genti, in guisa da sostenere degnamente il paragone con le pih moderne inchieste congeneri dell'estero. E nella. compiJa.zione di questa scheda si è tenuto difatti conto anche di quanto al-
PROGRAMMA E STUDI l'RELL'\UNARI SU UN'INORl~'TA, ECO.
603
l'estero è stato fatto in questi ultimi tempi, in modo che i dati italiani possano avere una larga base di ra.tironti europei ed estraeuropei. A tale scopo, sia nell'accogliere caratteri nuovi sia nelrapprofondire l'analisi dei già sfruttati, si sono seguite le regolo consuete della moderna antropologia raziale, in guisa che i resultati riuscissero a questa scienza di valido contributo. E pertanto si sono accolti fra i nuovi caratteri quelli sull'altezza auricolare della testa, sulle proporzioni degli arti e del tronco (grande apertura delle braccia, a.ltczza sedut,a, indice schelico ecc.) che di recente tanti nuovi lumi lìa.nno portato alla discriminazione dei biotipi umani. .+, Ma oltre questo scopo precipuo, si tenne presente anche la neces~jr:~ sità di introdurre ricerche che, oltre all'antropologia etnica, riuscissero ,.. _ /f utili altresi a piì.t vari, vasti e pratici fini biologici. Di tale categoria \: ._::j sono specialmente le ricerche sulle sopracciglia, stùla circonft'.renza addo: :-. minale, s_u quel~a, tora~i~a e sulle dimensioni trasverse del tronco (lar-, ---: : ~:-' ;,,,~ ghezza bla.eromtale e biliaea) ecc. e ·/: ' ·l -~ :-La scheda che ne è resultata è certamente assai ben nutrita; ID$ "'Z{; t~;--< da essa sono state sfrondate tutte le rilevazioni di poca utilità intrin·. ' '.>--~'~> seca o che l'esperienza fatta in Italia ed all'estero ha dimostrato inutili >.~-~ per la difficoltà e inesattezza delle risposte. È da aggiungere poi che nel ~ fissare gli accorgimenti tecnici e la forma delle notazioni si è dovuto necessariamente tener presente il lato pmtico dell'impresa, e il significato corrente più di quello strettamente tecnico di certe espressioni sui colori e via clicendo; e come nella scelta dei caratteri si sono dovute fare alcune rinuncie in relazione a quanto potrebbe essere desiderato dagli specialisti di antropologia, giacchè l'inchiesta non potrà essere eseguita valendosi della loro consumata esperienza. Per l'esperimento pratico da eseguire fu stabilito che esso dovesse essere limitato ad una piccola percentuale degli iscritti per ogni corpo d'armata, in media non più di 200, e che fosse preceduto da tm bre~e ma sufficiente corso di istruzione agli ufficiali medici inearicat,i dell'esecuzione. Data la necessità di servirsi degli strumenti già esiste.nti in commercio, furono all'uopo provveduti venti esemplari complet.i dello strumentario del Martin, il qua.le serve a quasi tutte le 15 vere e proprie misure antropometriche scelte, eccettuato cioè il peso, potendo per e~<Ro ogni ufficiale medico servirsi di una basculla a disposizione, e dell'altezza auricolare per la quale furono costruite appositamente delle squadre. Per gli schemi si ritenne sufficiente limitarsi a quattro: forma dei capelli, ortognatismo e prognatismo; andamento del profilo della fronte; varietà del profilo del dorso e della ba-se del naso. Scelti i tipi, in parte da fotografie e dalla natura, in parte da figure schematiche di autori che vanno per la maggiore, si fecero disegnare riuniti in tavole e riprodurre poi in eliotipia. I campioni di colore che avrebbero dovuto servire da scale cromatiche per la pelle, i capelli e gli occhi furono analogamente fatti eseguire da persone dell'arte seguendo nella scelta i seguenti criteri: uniformarsi anzitutto, per quanto possibile, alle scale cromatiche preesistenti che servono comunemente alle ricerche di antropometria raziale, in
'rh
604
PROGRAMMA E STUD I PRELDONA.Rl SU UN'I NCHIESTA. ECC.
SCHEMA PER LE OSSERVAZIONI ANTROPOLOOICHE E S ANITARIE SUI MILITARI ALLE ARMI
Anna e Corpo . . . . . . . . . . . . . . . . . . Battaglione e Compagnia ................... . Deposito - N ave . ....... . ................................................... . Numero eli matricola ..... ~· ......... Distretto ............................. . Cognotne e nome ........... . ................... . ................. . ......... . nato il . . ............. . nel Comune di ............. . . . Prov. eli ......... . .. . . (giorno, mese. a nn•>)
Domiciliato nel Comune di ...................... Prov. di . .................. . Stato civile: celibe I O; coniugato 2:J; vedovo 3-::::J; diviso 4:J. R eligione: cattolica l :J; ebraica 2:J; protestante 3:J; altra 4:J (indicare quale) ... . P rofessione o condizione ........... . ............................... . . .. ... . . . Sa leggere e sct'ivere all'at.t.o dell'arruolament,o? si l ::J; no 2::J . . . .......... . . . Lingue che il militare sa parlare .. . ...................... . ... . . . ........ . . . . . Se fu rivecliblle: si l =:J; uo 2. :J. Cause della rivedibilità. ..................... . Data dell'incorporazione ..................................... . .............. . (giorno. mese, anno)
Nome del padre .............. P rofessione o condizione del padre ............ . . Luogo eli nascità del padre: Comune di . ...... .. ....... P rov. di . . . ... . ...... . Nome e cognome della muùre .......................... . .................... . Luogo eli nascita della madre: Comlme di .............. . . Prov. eli ....... . ..... . Numero complessivo dei fratelli e sorelle germani : (escluso l'esaminato) morti ... . totl\le . ........ . VACCINAZIONI ANTI\'AIOLOSE.
Stato precedente .. . ... . ................................................ .. ... . Vacc. e R ivacc ........... Data .......... Esito........ Firma dell'Ufj. med. Primo innesto ............... . Secondo itule:Sto ............. . V ACCINAZJO~I ANTITIFICHE. Stato precedente .......... . ................. . . . . . . . . . . . ........ .. ......... . . . Vaccinazione ... . .......... Data ..... . . . Reazione...... Firma dell'Ufj. med. locale-generale Prima vaccinazione .. .. ....... . Seconda vaccinazione ........... . AL'l'RE \'ACCINAZIO:s'I EVENTU AU.
QUADR O DELLE INFERMITÀ.
Stabil. sanit.... Data eli .. . Giorni di perman. .. . Malattia .. .
Fi'f'ma deU'Ufj. med.
entrata-uscita RASSEGllo"E.
Causa ... ........ . . . Data . ........... R isultato .. . .... .
Firma deZ:CUfj. med.
Cesaazione dal servizio il . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . per (1) . . .. ... ........ .. . ... . (l) Se per morte Indicare la causa, o se per morte violenta t.nohe U modo.
1
BROGR..UUU. E S'l'ODI PRELIMINARI SU UN INCB.IESTA, ECC.
a) Peso ........................ . b) Statura .. . . . ..... .... . ...... . c) Statura seduto (altezza. del busto) d) Grande apertura delle braccia . e) Larghezza biacromiale .• . ..... /) Larghezza biliaca. ............ . g) Naso: a.ltezztl. . .... .... .... ... . larghezza .. ........ ... .
»
h)
i) Faccia: altezza ... . .......... . .
l)
larghezza . . .......... .
tn} Testa: diam. antere-posteriore.
n)
•
»
trasverso ... .... .
o) Altezza auricolare .. .......... . p) Circonferenza toracica. ........ . q)
»
addominale . .. . . INDI CI
(Il calcolo degli indic·i non spetta al
Medico Militare: verrà eseguito ulteriormente). b
••• ••••••••••••••••••
l
l
b x 100
g l x 100 - 1 --
t< 100 m
n
-
q x 100 b -
p x 100q
:j
3
~~
30
4~
~
1
B CJ
2 j 3 :J 4 :J 65
p =:J
~ l
a a
4 5 , 6 :J 7 :J
stretta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l :J media . ...... . ............. 2 :J larga . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 :::J sfuggente . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 Fronte media .... ..... ..... . .... . . (di profilo) diritta. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 .:J Profilo ortognato. . . . . . . . . . . . . . . . . . l O facciale p rogna to . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 :=J dorso concavo base rialzata l j dorso conca v o base orizz. . . . 2 dorso concavo base abba.ss. 3 • dorso rettilineo base rialzata 4 dorso rettilineo base orizz. 5 :J Naso dorso rettilineo base abbass. 6~ dorso convesso base rialzata profilo dorso convesso ba.~e orizz. do rso convesso b ase abbass. 9 O dorso gibboso base rialzata 10 dorso gibboso base orizz. . . . 11 \ dorso gibboso base rialzata 12 1 sporgente. . . . . . . . . . . . . . . . . . l ':] Mento diritto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 ::J profilo rientrante . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 ~ gran_de . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l mecha............... ...... 2 Bocca piccola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 ) sana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l :J Dentatura / guas ta.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 CJ n ormali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ~l . l" \ folte e lunghe ............ . Sopracc1g 1a ~ rade ............ .. ........ . rade o mancanti al terzo est. 4 O ., abbondante ............ · · · · 1 Cl media . ..... ......... ...... 2 :J Pelositè. rada . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 .:::J mancante . . . . . . . . . . . . . . . . . 4 ::::J Fronte
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8
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o x 100 m o x 100
2
l !::Jfa·::::::::::::::::::: :: ~ a l alta . ... ...... ............. 3 :J
l
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nen .. ... .... ............. . castani scuri ........ . .... . ca.sta.ni chiari .... ..... . .. . . Colore dei capelli biondi SCUri •• •.••• •••••••. biondi chiari ... ...... ... . . . rossi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l roseo pallido. . . . . . . . . . . . . . . ' roseo acceso . . . . . . . . . . . . . . . giallas tro chiaro . . . . . . . . . . . Colore giallas tro scuro . . . . . . . . . . . . delJa pelle r brwletto . . . . . . . . . . . . . . . . . . bruno..................... neri ............. ..... .... . castani scuri ... ........ .. . \ castani chiari ..... ........ . Colore celest i scuri ..... ' . . . . . . . . . . degli occhi celesti chiari . . . . . . . . . . . . . grigi scuri . . . . . . . . . . . . . . . . . grigi chiari . . . . . . . . . . . . . . . . Fronte
1
l ricciuti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4 O O
l
d x 100 b e x 100 b f x 100 b e x 100
p x 100
~ ~~lia~t.i : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : :
l
c x 100
Jl
Forma dei capelli
605
.V. B. - RlemJ>lre no qnadratlno corrispondente a l carattere rilevato.
§
a
6U6
PROGRAMMA E STUDI PRELIM.INARI SU UN'INORIFS'TA, ECO.
modo da inquadrare quelle sugli italiani nel b en più vasto ambito delle ricerche etniche gt>ner ali. A tal uopo p er i capelli fu scelto un certo
numero di campioni della scala del Fischer, e per gli occhi di quella del Martin; p er la pelle fu presa come base la scala del Broca dando però per ciascuno dei colori scelti due gra-dazioni in luogo di una sola. Natu. ralmente, poi, siccome le dette scale cromatiche sono destinate a ricerche su genti di vario colore fu fatta la cernita - p er non caricare il campionario di esemplari che potevano fuorviare l'osservatore - dei colori soltanto che sono possibili a riscontr arsi n el nostro paese. Si tenn e infine conto delle notazioni della Antropometria militare del Livi; e se fu moltiplicato in confronto a questa il numero delle not azioni medesime per ciascun carattere cromatico, fu fatto in modo da poter sempre ot t ener<' una corrispondenza. I campiqni scelti furono i seguenti: Per la pelle :
Per i capelli:
Roseo pallido. Roseo acceso (u. 25 del Broca). Giallastro chiaro. Giallastro scuro (n. 23 del Broca). Brunetto. Btuno scuro (n. 26 del B roca).
Neri . .... ... ...... . (n. 27 del Fischer). Castano scuri ...... (n 5 » • ). Castano chiari . ... . (. 8 » " )).. Biondi scuri ..... .. (» IO » • Biondi chiari ....... ( » 14 • • ). Rossi .............. (. 2 )> • ).
Per gli occhi : Neri ... ........ . .... . ............. (N. l del Martin). )) ). Castano scw·i. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ( » 3 )) 6 )) )) ). Castano chiari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (, Celesti scuri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ( • 14 • » ). Celesti chiari. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ( • 16 • » ). Grigi scuri. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ( n 8 " ). Grigi chiari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ( » 12 • ).
..
Scelti e provveduti lo strumentario, gli schemi e i campioni, fu redatto anche un piccolo opuscolo di istruzione con i ricordi delle lince essenzia.Ii clelia. tecnica da seguire. Fu quindi tenuto, ad un congruo numero di ufficiali meclici, un breve corso di istruzione in Firenze dal prof. .Aldobrandino ~Iochi, dopo del quale fu senz'alt.ro praticato l'esperimento di rilevazione dei dati su 17 nuclei di militari, con un numero complessivo di circa 2300 osserYazioni. Cia-scuno degli ufficia.U medici preposti alle misurazioni inviò, a lavoro compiuto, una dettagliata relazion e circa gli inconvenienti notati dura.ute l'esperimento a.vanzando anche proposte del caso. La Sottocommissione ehe di tali relazioni fece un minuzioso esame critico, giunse alle seguenti conclusioni: l. Il libretto di istruzioni, fatto inizialmente in forma sperimentale, si sarebbe dovuto r ed iger e in forma definitiva sulla base delle osst>rvazioni riconosciute giuste, con la descrizione dettagliata della tecnica da seguire per ogni rileva,zione, e complet.andolo con figure illustrative.
PROGR~IA E STl:OI PRELI~llN.llU SU US'I:>CHIESTA, ECC.
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2. Mutare l'ordine dei caratteri da rilevare tenendo conto dellt> misurazioni da prendere e delle rileva.zioni da fare a corpo nudo o vestito, completando alcune richieste ed altre sopprimeudole. 3. I rilievi sulla pelosità. dovranno farsi distintamente per il tronco e per gli arti. 4 . L'indagine doVI'à riguardare i gio>ani di una sola classe e le schede dovranno essere pre\·entivamente riempite per la parte generale a.i distretti; tutt.e le altre notizie dovranno essere assunte ai Corpi. Le misurazioni da prendersi subito dopo l'arruolamento dovranno essere quelle relative ai caratteri variabili cioè peso, sta.tura, perimetro toracico, perimetro addominale. Queste misurazioni dovranno essere riprese all'atto del congedamento per qualsiasi ragione avvenga. Tutti gli altri caratteri dovranno essere rilevati, di massima entro il periodo di un mese. 5. P er la statura dovrà essere adoprato l'antropometro militare notando anche il mezzo centimetro. 6. Per le misurazioni dei perimetri toracico e addominale è da adottarsi il nastro m etrico regolamentare in uso nell'Esercito. 7. P er le misurazioni dei diametri della testa e della larghezza della faccia, per la misurazione dell' altezza dt>l naso e della fronte e per la larghezza del n aso, come pure per la misurazione della larghezza biacromiale e biliaca dovranno studiarsi adatte modifiche agli apparecchi usati si da renderli più pratici e di piil sicuro rendimento. 8. Dovrà essere applicato al cursore dell'antropometro un apposito congegno che sost.itlùsca efficacemente la squadra del Topinard. 9. Dovrà. essNe studiato e adottato un adatto dispositivo per la misurazione della grande al)('rttu·a delle braccia, e per la statura dell'individuo seduto. 10. Dovranno essere ri>eduti e migliorati i campioni colorimetrici sia per le cara.tteristiche ùi costruzione, sia per la scelta dei colori come p ure per la sistemazione di essi su sfondi a colore di contrasto. Per i ca.pelli in particolare doHà. ('Ssere imwrit o 11n colore biondo cinerino tra il 5° ed il {)o campione della serie servita per l'esperimento. In base a queste conclusioni il ~Iinistero 1lella Guerra, d'accordo con l 'Istituto Centrale di Stath;tiea, provvicle alle opportune modifiche, a mezzo del dipendente La-boratorio eli precisione, a tutto lo strumentario }ler le misurazioni antropometriche, nonchò ai campioni colorimetrici e agli schemi morfologici. Tutti questi oggetti modificati o rifatti secondo nuovi tipi furono da prima in parte praticamente speriment-a ti in occasione di un nuovo corso di antropometria tenutosi iu Firenze a numerosi ufficiali medici; e successh·amente, sono stati rirsaminati dalla speciale Sottocommissione sopraricordata, la quale li ha, in complt>sso, definitivamente approvati salvo ad apporta.r vi alcuni ulteriori perfezionamenti di d ettaglio. La stessa Sottocommissiont' inoltTO ba ri(>:-;aminato minutamente la scheda inna nzi riprodotta apportando"i utili e pratiche modifiche, altgiunte e varianti, di cui r;arit tenuto il debito conto al momento ddb stampa defi1ùt iva della scheda medesima. Ricordiamo in pa.rticolare la determinazione di considerare anche gli a lbini JH'lla notazione delle gm-
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PROCRAM)IA E STUDI PRELIMINARI SU IN' INOIUESTA, ECC.
da,zion.i del color·e dei capelli, e, in genere d.i aggiungere una doma,nda per tutte le notazioni di carattere patologico; di sopprimere la classe del profilo mesognato; di fare una doppia classificazione delle sopracciglia: <t) folte, medie, rade; b) confluenti, normali, non sviluppate al terzo esterno;
di a{!giungere alJa rilevazione della foTma e del colore dei capelli anche quella della quantità, domandando anche i gradi della calvizie ecc. Inoltre, essendo nel frattempo giunte alcune proposte d.i ampliamento dell'indagine, l'Istituto Centrale di Statistica ha ritenuto opportuno di studiarne l 'attuazione; la quale, dopo approfondito esame, è stata definitivamen te decisa per le seguenti rileva-zioni: ricerca dei gruppi sangugni; forma dei denti a pala; esame dell'estensione della voce; criminalità. Ne diamo un breve cenno illustrativo. P er quanto concerne i gruppi sanguigni, a parte la notevole importanza di questa ricerca ai fini puramente militari in rapporto cioè alle possibili trasfusioni di sangue, è troppo evidente il valore di essa considerata dal punto di vista etnologico, per cui sarebbe superfluo volerne dare una ulteriore d.imostra.zione. Ques:ta ricerca verrà eseguita sistematicamente da un corpo speciale d.i ufficiali medici appositamente istruiti, i quali si occuperanno esclusivamente di essa. In questo intento è stato già impartito presso la Scuola di sanità militare in Firenze un breve corso teorico-pratico, ed altri ne saranno svolti prossimamente. D metodo da adoprare nella ricerca sarà per tutti quello semplificato dal prof. Leone Lattea; servirà all'uopo uno speciale modello di cassetta, già approntato, contenente tutto il necessario per la ricerca in parola. La rilevazione dei dent i a pala si riferisce ad una tipica forma dei denti incisivi superiori, riscontrata e diligentemente studiata dal prof.. Ales Hrdlicka sovratutto in certe ra.zze (indiane, malesi, mongoli, cinesi, giapponesi). Tratta-si quindi d.i ricercare se ed in quale percentuale siffatta caratteristica possa riscontrarsi anche nelle nostre genti. Per l'esame sarà sufficiente uno specchietto odontoiatrico; e la rilevazione potrà essere agevolata dal confronto di figure o di calchi in gesso riproducenti le forme t ipiche. L'idea di ricercare l'estensione della voce, nelle sue tre gradazioni nel ma-schio, di t enore, baritono e basso, è sorta dopo gli studi del dottore Bernstein su fanciulli in età prepubere e pubere, dai quali risulterebbo possibile determinare con tale ricerca la composizione percentuale dei tipi raziali in una data popolazione. Le sue deduzioni sono fondate sull'osservazione che gli individui maschi derivanti da razze nordiche hanno voci d.i basso, mentre quelli derivanti da razze mediterranee hanno voci di tenore, i misti voci di baritono. Questa ricerca verrà fatta soltanto su una parte degli iscritti, selezionandoli accuratamente per escluder e ogni alterazione patologica degli organi del respiro e d.i quelli della fonazione, come anche per eliminare gli individui meno intelligenti e sforniti d.i orecchio musicale. L 'eHame sarà praticamente fatto dai maestri delle musiche militari, i quali si serviranno all'uopo del mezzo comunemen te usato per tale ricerca, cioè del pianoforte. Infine la ricerca della. criminalità, ~giunta alle generalità della scheda, verrà eseguita ra.ccogliendo i precedenti penali dell'iscritto dal relativo certificato in possesso dell 'autorità miilitare. l /indicazione sarà limita.t a
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al numero e al titolo delle condanne subite, segnate nel certificato penale (furto, vagabondaggio, rapina, reato di sangue, violenza carnale) e, se possibile, sarà segnata la data della prima condanna. Questo che abbiamo esposto è, nE'Ile sue linee schematiche, il piano delle ricerche che dovrà essere seguito nella esecuzione della futura indagine, la quale I"'.tppresenterà certament.e una delle più interessanti inchieste antropometriche che siano state sin ·oggi elaborate, sia per il numero degli individui da esaminare, sia per la complessità dei dati da rilevare. n compito è indubbiamente vasto e non scevro di difficoltà, le quali per altro il Ministero della Guerra si ripromette di superare mercè una accurata e metodica preparazione dei mezzi e del personale, traendo profitto da ogni utile insegnamento ed eventualmente anche da quelle indica.zioni e da quei suggerimenti che potranno scaturire dalle decisioni del presente Congresso. I medici militari ai quali sarà affida,to il vasto e delicato compito, compresi della sua grande importa-nza, non mancheranno di corrispondere degnamente alla fiducia in loro riposta. La scelta della classe di leva stilla quale dovrà essere compiuta l'indagine sarà fatta dal Ministero della guerra previ accordi con l'Istit.uto Centrale di Statistica.
DIREZIO~E DI SANITA DEL COMANDO ~ULITARE DELLA SICILIA
LA MALARIA E L'ESERCITO
(l )
per il dott. Giuseppe RitzUti, colonnello medico direttore
Il problema dellA. malaria, problema socia.le per eccellenza, ha sempre avuto grande ripercussione nell'esercito, per cui i Medici militari lo hanno sempre seguito con passione e disciplina sia in tempo di pace, che in tempo di guerra, nel territorio nazionale e nelle Colonie. Toccando tale a rgomento, nel campo milit,are, il nostro pensiero riconoscente f' devoto, corre anzitutto alla m<~moria dei due grandi ricercatori, medici militari, Laveran e Ross che con le loro geniali scoperte, squarciarono il velo eziologico malarico e tanto impulso dettero cosi agli studi consecntivi sulla malaria. Presso gli eserciti in guena, qnando non si conoscevano altre previdenze profilat.tiche contro il flagello malarko, che decimava le file dei combattenti, furono adottato le prime prove della somministrazione (l) Oomunicazlone al II OonorcsiJI> inlertwziolllde di ma/(lrit•l<JOi« In Algeri, mngglo 19SO·Vl!T.
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LA MALABlA E L'ESERCITO
del chinino a scopo profi.lattico. Così all'assedio di Belgrado nel 1717 il Borneval consigliò la somministrazione della polvere di china. Successivamente altre prove del chinino furono fatte nelle Indie e nelle Colonie d.aU'arma.t a inglese e nella guerra di successione dall'armata. americana con risultati incoraggianti. Nell888 il Grasser nella marina delle Indie Neerlandesi cominciò a stabilire le dosi del chinino a scopo profi.lattico. Indi l'esperimento fu fa.tto su larga scala in Algeria dai medici militari francesi con ottimi ris1ùtati tanto che Longuet nel 1891 ammise fuori di dubbio l'azione preventiva del chinino nella malaria. In Italia, dopo gli esperimenti fatti dal Celli nell'Agro romano, sin dal principio di questo secolo, quando ebbe inizio la lotta antimalarica, secondo le nuove vedute, per opera della Direzione generale della Saujtil. pubblica, alcuni medici milit.ari furono comandati a seguirne le prime prove sotto la guida del Gosio dapprima nelle campagne antimala,riche del Grossetano (Testi, .Memmo, Altobclli, Mariotti Bianchi, Valerio, Basile) poi nelle campagne di Calabria (Rizzut,i) e di Sardegna (Basso, Procaccini). A tali prove s.Ggujrono esperimenti presso l'esercito e tipico fu quello, condotto con speciale perizia, dal 1\iariotti Bianchi, nel forte di Talomone, che il Gosio cita ad esempio nella sua recente comunicazione fatta sulla malaria al n Congresso ili medicina ed igiene coloniale dell'ottobre 1929. Gradatamente la -profila,<;~i nell'e.sercito s' è andata sviluppa.nrlo e perfezionando ed ha poi avuto la gra.nde prova durante la guerra mondiale. In n.ezzo ai molteplici contributi sull'applicazione pratica della profilassi nell'esercito non sono mancati contributi scientifici pubblicati da alcuni medici militari sulla malaria, come quelli già noti, del Mernmo, 1\Iariotti Bianchi, Grixoni e successivamente dal Ba-sso, Bruni, Rombj, Angolini e Lapponi. Il Rombj s'è occupato a lungo di ricerche emat.olo· giche nei malarici in Libia ed in Italia, il Basso della malaria in Sardegna e della malaria degli invalidi di guerra, l'Angelini della malaria nell'isola di Roru ed il Lapponi dell'azione antimalarica dl.'lla plasmocbina. Il Bruni ha compilato una pregevole monogra.fia sulla malaria in pace ed in guerra. Attualmente l'organizzazione statale sulla profilassi antimalarica, secondo le nuove vedute, continua ad avere larga diffusione nell'esercito ed un 'attiva e vigile propa.ganda. Ogni anno, ai corsi che vengono impartiti presso la Scuol!a superiore di n~ aJariologia, annessa alla Clinica medica di Roma, prendono parte alcuni medici militari per completare la loro istruzione tecnica. sulla malaria. Inoltre alla stessa scuola vengono comandati periodicamente alcuni sottu.fficiali della R. Guardia di finanza per prendere conoscenza esatta dell'applicazione delle misure di profilassi antimalarica e sorvcgliarne poi li' esecuzione continua nelle varie brigate dell'arma, disloca,te in zone malariche. Presso t,utte le sezioni di disinfezione dei Corpi d 'arma,ta, viPne dai rispettivi coma.nda.nti impa.rtita l'istruzione con esperimenti pratici sulla piccola bonifica antimalarica, che viene applicata nelle adiacenze degli alloggiamenti m.ilit.ari, quando si notano focolai anofeligeni. li concetto delia piccola bonifica, dopo le esperienze fatt.ene per primo in Sardegna dal Fennì e diffusa dalla Scuola di malariologia, ha avuto qua. e là din~rse applicazioni nell'esercito. È un metodo eli facile e rapida attuazione che bene applicato da personale all'uopo istnùto, come è quello
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delle squadre di disinfezione e della R. Guardia di finanza, dà ottimi risultati e riesce di grande t>fficacia in guarnigione e negli 1\C(:amp~LILll'UI-i ili una certa durata in zona rualarica. Le norme principalmente usate per la sua applicazione sono quelle note per quanto concerne il rliserbamento, la rettifìcazione di canali, i drenagi e le regole inerenti aHe piccole raccolto di a.cqua ed ai pozzi. n problema della malaria nPll'e;;erc.ito è intimamente connesso con quello della popolazione civile trattandosi di un 'infezione, che a differenza delle altre malattie infettive è legata a condizioni localistiche e non a contatti diretti. L'esercito può considerarsi al riguardo come un buon indice dell'endemia ma.larica. delle singole regioni, tenendo conto, col sistema di reclutamento nazionale, clelia provenienza da esse dei militari che giungono alle armi già malarici. "Ln primo indice si pnò intanto desumere subito dal numero delle reclute che annmtlmente sono sottoposte a ra.ssegna all'atto dell'arruolamento e che sono diclùarate permanentemente o temporaneamente inabili al servizio militare a seconda delrentit:\ dei reliquati della malaria pregressa. 'Gn secondo indice è dato, dopo l 'arruolamento, che coincide d'ordinario col periodo preepidemico, dal censimento delle reclute già. malariche che viene esPguito presso i vari reparti di truppa, per assoggettarle alla bonifica chininica per due mesi, al pari dei militari anziani che soffrirono malaria nelle annate precedent.i. Tale censimento che in ogni campagna antimalarica, costituisce il cardine della profilassi, viene eseguito a.ccuratamente ed oltre a svelare i malarici precedenti è un prezioso sussidio di propaganda antimalarica. n censimento per essere veramente e.c;atto dovrebbe basarsi, come è noto, oltre che sui dati anamnestici e clinici sugli indici splenico e parassit.ario, coordinandoli fra loro, non essendo nessuno da solo sufficiente. l/indice para.<ssitario darPbbe i risultati piil attendibili ma non è sempre attuabile per tutti ed inoltre bisogna t.ener presente che individtti sicw·amente malarici possono dare l'eperto parassitario negativo ed altri in apparente benessere, con sintonù poco manifesti, reperto positivo. Così pure le variazioni nei reperti dello stesso individuo, che da positivo può diventare negativo e viceversa, per varie cause (cura e bonifica chininica, cambio di clima, di abituctini, strapazzi, ecc.). l /indice splenico nei casi di malaria lieve può essere insignificante. Al censimento è strettamente legata la ricerca dei portatori cronici, rappresentat.i per la maggior parte da r ecidivi in stato di apiressia ed in minor numero da individui che riescono a. superare la stagione malarica in stato di la.tenza e che sono perciò di più difficile riconoscimento. Come per le altre malattie infettive occorre tener presente l'eventua.lità di portatori sani dei para:)F=iti malarici. Il fenomeno, casualmente osserva.to in principio della grande guerra, fu poi dimostrato abba:•;tauza frequente nei luoghi ove l'infezione è endemica. Sopra.tutto è stat.o constatato il fenomeno in Albania in militari ta.nto dell'esercito che della marina, che avevano dimora.to io zone eminentemente malariche, senza presentare accessi febbrili e che si verificarono dopo vario tempo dal loro rimpatrio. Osservazioni analoghe si ebbero uell'e,ercito inglese durante la s pedizione in Palestina ed in Egitto e così durante la guerra mondiale
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LA MALARIA E L'ESERCITO
il Plebn ebbe campo di riconoscere l'esistenza di portatori sani di parassiti
mabrici nell'Ospedale .Moabit di Berlino. &condo Pontano tali portatori non sa.rcbbero mala.rici primitivi con lungo periodo di incubazione, non recidivi in p eriodo di la.tenza, ma dovrebbero essere considerati come malarici con latenza primitiva. Da.! fenomeno così constatato scaturisce ora. la necessità di estendere a t utti la cura profùattica nelle zone malariche. Per la ricerca. dei portatori di pa.rn.ssiti malarici i migliori risultati e più sicuri si possono ottenere dal metodo di esame con la goccia spessa, praticato secondo la tecnica. tninuta.mente descritta dal Pontano, come ho potuto constatare in varie ot'.casioni e come ha anche recentemente pubblicato il De !Juca in ricerche esegtlite sul sa.ngue dei bambini di località mala.riclte. Il Rombj in una. lunga serie di ricerche eseguite in Libia ed in zona di guerra, oltre che presso la Scuola di Sanità :àiilitare, sul sangue dei malarici e dei presunti portatori di parassiti malarici è venuto a conclllSioni di un certo interesse. Egli consiglia la colorazione con misc(>le policrome ed il metodo di colorazione <'.ol bleu metilene alcalino su strisci roordenzati ed insiste sul fatto di eseguire i prelevamenti di sangue in ore diverse e cita il caso descritto dal Battaglia nel quale i parassiti erano visibili quando il prelevamento si fa.ceva nelle ore della notte. Circa lo granulazioni nei globuli rossi, secondo l'A., avrebbero importanza relativa quelle de~:~critte da Schuffner a 1\!a.urer, perchè d 'ordinario si accompagnano ad un reperto emoparassitario di per sè dimostrativo. È cosi pw·e egli non avrebbe riscontrato in numerosi casi di estivo-autunnale le granulazioni intensamente rosa nei globuli invasi dal plMmodiwm p?'aeoox. L 'osservazione degli eritrociti eterocromatici e dei punteggiati invece è possibile non solo durante la malattia clinicamente palese, ma anche e in termine abbastanza vasto, durante il periodo di latenza dell'infezione. I punteggiati si osservano specialmente nella estivoautunnale, anche con reperto parassitario negativo. Tale presenza è stata constatata da vari osservatori: così il Plehn nel Camerun nei mal.arici ed anche in individui che avevano soggiornato in regioni malariche, Laza rus nei malarici e Jovane nei bambini affetti da anemia consecutiva a malaria e successivamente dal Dionisi, Vincent e Schilling. Quando si osservano i punteggiati, secondo l'A., occorre insistere nelle ricerche ed il più delle volte si finisce con rintracciare il parassita, anche in individui apirett ici da tempo. In quanto alla formula leucocitoria il Rombj conclude che nel sangue dei malarici vi ha un notevole aumento dei mononucleati grandi e delle forme di p assaggio fino al 20 %, reperto che è piu evidente nella malaria cronica. Leucociti malaniferi non sono tanto frequenti, com 'è ritenuto da alcuni, nè l'A., ha constatato variazioni apprezzabili della. formula leucocitoria, ammesse da altri, sotto l'uso del chinino. Anche SP-condo il Rosa l'aumento dei mononucleati grandi avrebbe valore diagnostico ed il R.ogers aggiunge che se l'aumento è del 12 % è indizio di infezione malarica recente. Sono tutti dati che possono essere di utile orientamento per un esatto censimento, in vista delle difficoltà per la ricerca dei portatori di parassiti malarici . La Direzione generale di Sanità militare ha diramato con varie circolari t utte le norme da seguire nella lotta antimalarica. presso i corpi e reparti di t ruppe dislocate sia, perma nentemente che temporaneament~ in
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zone malariche e nulla viene trascurato perchè le misure profilattiche siano dovunque adottale con quella dovuta diligenza ed eBattezza, oome può ottooersi nell'ambiente militare. Le norme sono ben note, essendo emanazioni di quelle generali, frutto dell'esperienza fatta in Italia per tanti lustri nelle campagne antimalariche passate e recenti nelle varie regioni malariche, sotto la guida di patologi ed igienisti insignì delle nostre università, di ufficiali sanitari, ool concorso in varie circostan ze di alcuni medici militari e della Croce Rossa. In tempo di pace oltre ad a4ottare per le truppe residenti in località malaricbe le miaure di protezione meccanica, quando è possibile, viene praticata sempre la cura preventiva chininica col met()do forte bisettimanale che riesce d 'ordinario a oogliere l'infezione nel periodo d 'incubazion.e e cioè prima dell'esplodere del primo accesso febbrile, con un'azione massiva sufficiente. Tale metodo è preferibile tenuto conw della massima sensibilità al chinino degli schizont i giovani, nonchè il dato acquisito che i gameti (più resistenti al chinino ) non si differenziano prima di un d ato numero di giorni dall'avvenuta incubazione. Nell'esperimento del forte di Talamone e in altre ricerche precise eseguite a Roma, il :Mariot ti Bianchi potè stabilire ,con tutta certezza il -periodo d 'incubazione che è di norma d a 6 a 12 giorni per l'estivo-autunnale e da 14 a 18 per la terzana primaverile. Verificando8i l'accesso febbrile s'inizia la cura opportuna nelle se·zioni specializzate degli Ospedali .l\'lilita,r i e si completa con la bonifica ·oonsecutiva nei convalescenziari. Ta.nt.o le une che gli altri furono isti tu· .zioni del tempo di guerra e la loro orgnizzazione corris]pose bene allo scop() per gli effetti immediati che ne oonseguirono a vantaggio della cura, della profilassi e d-ello stesso ricupero degli effettivi nella Z()na di guerra. Tale organizzazione è stata molto opportunamen te ripresa nel dopo guerra e ne fu fatta la prima applicazione pratica dal Mariotti Bianchi nell'Ospedale Militare di Perugia che ne ha riferito i risultati nella sua magistrale lezione tenuta nella Scuola Superiore di malariololl'il\.. Egli potè S(>guire pe.r tre anni tali risultati benefici su molti militari malarici sia primitivi ch e recidivi, trasferit.i dall'Ospedale Militare di R.oma a quello di P erugia, alcuni in condizione di notevole deperimento e con note di cachessia. Dopo un p aio di mesi, qualche volta un po' ili più, si aveva la guarigione oontrollata oon gli esami parassitario e morfologico del sangue. Tale prova valse a dare piena conferma della necessità di cure fino a guarigione radicale dei malarici che per unità. di metodo curativo vengono dalle sezioni specializzate, dopo troncati gli accessi febbrili, trasferiti ai convalescenziari istituiti in ospedali militari, sit uati in regioni abbastanza elevate snl livello del mare o almeno sempre saluberrime dove rimangono sino a guarigione completa. E gli effetti sono a.bba.')tanza rapidi e sicuri, piit rapidi nei convalescenziari dei luoghi elevati, per l'influenza favorev ole, già nota, sul deoorso dell'infezione mala.rica, determinandosi per la depressione atmosferica, nna più rapida mobilitazione dei parassiti da.gli organi interni verso la periferia, rendendoli più a,o-gredibili. La cura precoce e prolungata garantisce dalle ricadute che sono sempre più difficili a curare delle infezioni primitive. Il trattamento breve, propugnato dal Y ore non dà sufficiente garanzia contro le recidive, nemmeno nella malaria-
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LA MALARIA E L ' ESERCITÒ
terapica a ciclo Jlara.·:sitario sincrono ed unico, tanto che per essa lo Ja.mes ha prOJ)Osto un metodo intermedio tra il breve ed il prolungato. Dando uno sguardo all'andamento della malaria nell'esercito si può dire c.bc dopo la recrudescenza causata dalla guerra, va riprendendo le proporzioni dell'anteguerra. La recrudescenza durante la guerra. ebbe il suo massimo negli anni 1916, 1917 e 1!)18 e negli anni immediatamente successi>i, diminuì fino al minimo nel 1922, ebbe una. forte ripresa nel 1924, 1925 e 1926 ed un successivo rc~redire in questi ultimi anni. Seguendo l'andamento di nn decennio avanti della guerra, quando si andavano grooa.ta.mente applicando l<~ misure di profilassi, si rileva che mentre nel 1904 la proporzionale per mille della forza fu 25, cominciò gradatamente a subire le seguenti oscillazioni: 24 per mille nel1905, 18,8 per mille nel 1906, 13,1 per mille ncl1907, 11,9 pe1· mille nel1908, 7,6 per mille nel 1909, 11 per mille nl'l1910, 11,5 per nùlle nel1911, 17 per mille nel1912, 10 per nùlle nel1913. Dopo l'amnento dal 192-1 al 1926, la proporzione oscilla fra 13 e 14 per mille della forza media.. X el prospetto alle~ato sono riportati i casi di malaria negli ultimi sei anni dal l 924 al1929, distinti per i corpi d 'armata dell'alta e bassa I talia e per mesi. In tali anni s'è incominciata a fare appunto la distinzione fra. primitive e recidive, mentre prima si teneva conto delle forme di malaria acuta. e cronica, comprendendo fra le acute molte delle recirlive, per cui non si poteva staJ::!ilire esattamente il numero effettivo dei casi d 'infezione contratta durant-e il servizio nùlitare. Certo che inevitabilmente alcune reinfezioni, si aserivono tra le recidive e talvolta tra le primitive e viceversa., quando non si riesce a ben preeisare la genesi del nuovo contagio. Dei t.ipi di malaria predominano le terzane primaverili, specie le recidive, seguono pe.r frequenza le estivoautunnali, ed infine le quartane. Il ritmo epidemico nei Yari mesi segue il decorso presso a poco uguale a quello osservato dal Dionisi e da altri con le stesse variazioni stagionali, in rapporto anche alla posizione geogra.fica clelle regioni mala.riche dell'alta. e bassa Italia ed all'andamento delle condizioni meteorologiche nei >ari anni, sopratutto temperatura e piogge, che com'è noto, grande influenza. hanno stùl'endemia, malarica, infinenclo sull'indice parassitario delle anofele, accelerandone o rita.r<landone il periodo d 'infeziosità, per il quale l'optimum di temperatura. sarebbe dai 21o ai 25o. Cosi risulta l'aumento nl.'gli anni con estate calda e piovosa. A prescindere da. tali variazioni il ritmo annuo della febbre malarica., cui corrisponde il nome di febbre di stagione, segue un decorso ciclico collegandosi sopratutto con i periodi di sviluppo delle anofele, presenta. i massimi nei mesi caldi a cominciare verso la metà di giugno e con rialzi in agosto e settembre per diminuire in autunno e cessare in inverno. Dal prospetto dei casi verificatisi nei militari negli ultimi 6 anni, si rileva. che la pausa. in ve.rnale non è semJ)re costanto e si può dire che un numero di casi più o meno accentuato, sopratutto di recidive, serpeggia. specialment.e Il<'i corpi d ·armata dell'Italia. meridionale. Non mancano durante la pausa invernale alcuni casi di primitive: probabilmcnto trattasi di infezioni ritardat-e dalla bonifica. chlninica, al
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cessare della quale, nell'inverno, alcuni parassit i chinino-resistenti riprendono il loro ciclo di sviluppo e si moltiplicano al punt o da raggiungere la carica sufficiente per lo scoppio dell'accesso febbrile.
*** Profilassi della malaria dmante la gnerm. È da tener presente agli effetti di un·applic~Lzione esatta e controllabile dei periodi bellici nella guerra di posizione e eli movimento, nonchè della gr<tvità dell'infezione nelle varie località malarkhc dove si svolgono le operazioni. n Bruni nella sua monografia riassume l'andamento epidemiologico d ella malaria nei vari periodi della g-uerra sul fronte ed in Albania ed accenna ai fattori predisponenti alla diffusione fra le truppe e fra Ja popolazione civile. Ricorda il fenomeno della ri-ç·iviscenza della malaria in località dove era scomparsa da tempo, fenomeno già osser·ntto in Inghilterra,
Francia e Germania. Riporta la statistica del Mont i che ebbe ad osser varne migliaia di casi sull'Isonzo, dalla quale si può desumere il rapporto fra i vari tipi di malaria. Da pla8'nw<li1t?n 1; iv ax . . ............... . .. . . . ....... ..... . f alcip<trt"n . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ....... . I<l. Id. mala1-iae .•......................•........ e per le infezioni miste : Da plasm,odittnt vivax e falciparum ....................... . I(l. falcipan' m e nwlM·iar ..................... . I cl. vioox e 11Utl(tr i a.e . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La prevalenza di alcuni tipi sugli alt.ri fu notata su alt ri fronti degli a.ltri e.<>erciti con grandi variazioni sulla gravità dell'endemia locale. Cosi per l'Esercito italiano la maggiore gravità si ebbe in Albania, per l'enorme predominio delle forme estivo-autunnali, molte delle quali gravissime e ribelli alle cure. Perl'Esercito inglese in Macedonia, Palestina, Mesopotamia ed Egitto. Per l'esercito tedesco SlÙ fronte balcanico con una mortalità di 1,49 per mille dei colpiti, mentre sul fronte francese e russo si ebbe lievissima mortalità per la prevalenza delle terzane primaverili, poche estivo-autunnali e rarissime quartane. P er l'esercito americano dall'aprile 1917 al dicembre 1918 si ebbe una morbilità del 2,99 per mille della forza con soli 5 morti. . La profilassi chininica se si può applicare presso i reparti di. truppa in tempo di pace con un controllo nel più dei casi continuo e disciplinato, incontra difficoltà varie di applicazione in tempo di guerra, sopratutto nei periodi tmmùtuosi e nelle prime linee, con inevitabili rallentamenti ed interruzioni, con risultati non sempre soddisfacenti ed incerti e con pregiudizio del metodo, che presuppone una perfetta organizzazione ed un continuo controllo. La riuscita è proporzionale alla regolarità e rigore dell'applicazione, che deve essere tanto più intensa ed esatta. quanto più è grave 1'indice endemico locale.
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LA ?>!ALARlA E L'ESERCITO
L'<>sperienza della guerra non ha portato perciò a conclusioni concordi sulla sua efficacia. Ne sPguirono giudizi discordi e qualcuno volle persino infirmare il metodo cd altri screditarne più o meno il valore, a seconda dei ris1ùtati ottenuti. Certo che quando i! metodo fu applicato eon assiduità e costanza e fu ben controllato, l'esito fu in generale soddisfacente. Così il Dionisi ricorda ad esempio i reparti attorno a Monfalcone cd L'!ola Morosmi ed il Pontano in molte località della. Macedonia , dove si potè fare 1ma buona profilassi chininica con risultati favorevoli e sufficiente garanzia di evitare le forme perniciose. Registrarono del pari risultat i soddisfacenti lo Ziermann, l'Etnilj, i fratelli Sergent. R.istùtati meno favorevoli il M:t-ille1·, l'Andeson, Sitt, Scidelin. 1\fuhlens, Wenyon, Oomesant,i, Ghi:ron, Legendre. Il 1~realgold avrebbe trovata più alta la percentuale dei parassitiferi fra i profilassati. .Ad ogni modo rimane per noi il mezzo di profilassi si può dire esclusivo in guerra, non potendo fare assegnamento durante le vicende belliche sulle altre misurE> profìlattiche, per tenere in efficienza, il più che è possibile, le truppe belligeranti, obbligate al ~oggiorno in zone malariche e le compag:nic lavoratori destinate ai lavori di difesa. Se il controllo non si può d'altra parte esercitare sempre nelle prime linee, si può ottenere nelle retrovie. È da ritenere che nella valutazione dei risultati non sempre s'è t.enuto esatto conto delle difficoltà incontrate e delle deficienze, nè delle peculiari condizioni delle varie località. malariche, cui corrispondono spesso peculiari esigenze di lotta. Il metodo va applicato, come s'è detto, con regolarità. e costanza, tenendo presente che dosi date irregolarmente e le dosi insufficienti falliscono quasi sempre a.llo scopo, favoriscono la chinino-resist(mza e rendono cosl meno curabili i prestmti profìlassati, fra cui si possono per giunta celare i portatori di parassiti malarici, in periodo prolungato di ln.tcnza. n Gosio nella r elazione sopr aoitata conclude ciroa. i benefizi
della profilassi chininica, e che può avere buon successo se energicamente mantenuta. quanto dura il pericolo dell'infezione e protratto a qualche tempo dopo. Ha al suo attivo numerosissimi risultati specie militari alrepoca della grande guerra, in cui centinaia di migliaia di combattenti furono con successo profìlassati. Kon dev'essere trascurata anche quando si a.ffronta il pericolo per un tempo limitato. Col metodo generalmente usato aggiunge lo stesso Gosio, la prevenzione non è assoluta, in quanto una certa. percentuale può anche ammalarsi, ma non si può togliere al metodo il suo valore pratico. Occorre, secondo l'Ascoli, che il metodo sia intenso e regolare, specie per l'estensione di tempo, senza di che non si può sperare di aver fatto nna vera profilassi. L'importanza della. continuazione per qualche tempo, almeno due mesi, della cura chininica, dopo lasciata la località malarica è stata accreditata dall'osservazione fatta durante la guerra e nel dopoguerra su molti reduci, in cui la malaria si manifestò in periodi variamente distanziati dopo il rit orno dalla zona di guerra, specie dall'Albania, per aver interrotto presto la cura o per aver praticato cure irregolari od insufficienti. Nell'infezione malarica naturale le infezioni tardive si possono spiegare con la permanenza nell'organismo di parassiti a. sviluppo non sincrono e per un certo periodo non sufficiente a.lla carica necessaria per lo scoppio dell'aecesso febbrile, a. differenza della. malaria. sperimentale in cui s'inoculano parassiti di un e-Satto periodo di sviluppo, per cui bastano
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poche dosi di chinino a deb ellarli. Oc:corr<· ctmml'ttero per ragioni toc-a.listiche e climaticllc una diversità rli dii1nsion<• e di gran!zza della malarièl d elle varie zonl', com<.' t'e!~p<.'~·ienza, ch·lla. :nwrnl, !lui vari fron ti e come Io dimost ra la distribuzionP <'d inten$ità dt>lla malaria JWli€' varic• pro,-incie fra le coll!"tt.intà ch-ili, e t(>JH'rne c:onto ndhL valutnziouo rh·i ri:mltati profilattici. Ed altresì bisogna tener conto Llt>l nH.•toclo rll sonunini$t·ra,zione d el chinino e ddle dosi proiìlattich€'. n nwtod.o bisdtirn;),nal<· forte di\, la migliorf' garanzia ed è da bandirP quello dcUP piccole dosi, Ch€' fu seguito p er alcuni anni e come consiglia. it Go:>io l<' dosi non clonebbero esser<' fra~>:ionate in 2 o 3 volte al giorno, come :;uole accaùl!re, m:a d~Lrle tutte in 1ma volta agli e1Ictti della concl'ntrazione dd f~•rma('o. Circa l'~~>,;s orhimento de1 chinino som ministmt:o in coropn•ssc sorsero flubbi s pecie in Francia e fnrono all'uopo istituit€' ri<'erehf> da vari os~er v~ttori: Blane~rcl , l,,•ger. Ba t ~icr, Kt·iol<·lin. B. l';t•l'J!{'I tt, Vo1t·y l' Catauci ed in It.alia (la,l Brnui, il quale h a potnto acct•r'tarc· r·he !t· COlll(H'P:<st· di chinino p reparate dall'I stituto Chimico )lilitar(' di l'orino si disgr(lgano cou fa('ilità non solo in Yitro. ma nel canal(• di!!<'l'Pnh• dt>ll'uomo sano. L 'uso di ~ ·,.::;<· merita pNciò la titln('ia (kl mt•<li<·o P dPl malato. Due ult,ime con:;itlerar.ioni ria;;:sumo :mi ri:;ulta,ti ottenuti <h~l Lapvou.i R tùla azione d('lla pla.smoc·hilla sulla malaria e le osserv<tzionl fatte dal B asso sugli in>alidi malat'ici di ~uerra. I risultat i tlegli esperimenti eseguit.i nell'Ospedale ~lilitare eli J{oma da,[ Lapponi banno portat o alle se~u!"nti conclusioni: La plasmochina, è capace Ili massima di aggrPdire lt' forme tlel ciclo asessuale del para":;ita ne ll~t terzana henif!'na c m·lla quartana, mentre per r estiYo-autunnale f. in ònbhio ehe c:;sa agisca ;;ulle forme se:-;snat.<' e non l' ulle a~>essua.tc, attaccate inn•ce da.i sali di chinino. L a somministrazione tlrlla plasmoC'hina semplice o comvo,.ta oltre i tlisturbi in te:stinali, dovnti a. l'aturazione od intolft~ranz~t, produce t alvolta disturbi del circolo (ci;.tno~>i, a ritmie! rarament"c collasso) e-cl ailC'h<' ~in tomi di pr<,> fonda. astenia (;lH• impressiona sfaYorcYotmente. T a li tnrbe gen<'rali 1:\eompa-iono sr.mpre quando ~c~ l medicamento si a.ssociano rlosi ou1ssi>e rl.i sali eli chinino o qttesti s i soRtituiscono da soli alla pla-:;mochina, contl·mpora.Jwamentc si rialza,no il tasso emoglobinico ed il valore globular~> . l..,nè> a~~oc iarsi con profitto al <· hinino nelle [ormP chinino-resb:t cnti cd inoltre M i rasi di irliosincra»ie da <·hinlno, nelle febbri emogtobinu.rielw, come in altre condizioni Spl·c i aE~ lllét non può considerarsi come 1m surrogato del ch inino, s pec·ie se tratta-si tli forme gra\"i di malaria, nwutre resta un buon rim<:dio per le forme lievi. rtteriori c~spc·rienze fa.t te con ta ptnsmoch ina dal capitano medico Longo lll'li'Ospedale di Tripoli, hanno confermato le conclusioni prPcedenti c la s ua. efficacia sulle t l'rzano benigne sarebbe pih atth·a sullt• rcridive che sulle primitive. Per la sua azione antigamcticiùa , ri$<'ontnLta superiore al chinino, sarebbe preferibile nello profilassi. T al<' fa ao è stat.o ammesso in
Italia. da.l De Luca che dies che la. profilassi plasmoehinic·a convenientem ente sviluppata darà buoni risultati, forse mi:rlioTi del chinino, fa.tto ello richiede ulteriori conferme. Circa le nw11et·ose OS):;erv a.zionl fatt"' a. GenoYa dal B asso sugli in va,liùi zna.~a.rici di guerra, provenlPnt i da,ll'.àlhania e dn.lle n.rie zone malariclte .ctc l fl·onte è ...-eouto alla conchlsion<· che la malaria g-nari:;ce e non è soltanto 2 -
ruo.,.nàle di m edicina militare.
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Prospetto dei ca~i di malaria primitiva P) c recidiva R) denunziati negli ultimi 6 an ni dai vari Corpi d' Armata, distinti in 2 gruppi : A) dal Corpo d' Armala di Firenze in sù e B) dal Corpo d' Arm ata di Roma In giù.
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un pror·èsso latent izr.a,bile, <;Om<' ah-11tù vorn•bbero amm\:'t.tt·re, bas auclo;.;i sui rari casi <li n'<' itlive tena<·i c ribc·lli alle <:tue. In tali o,;,:;<•tTazioni l'A., t Pnnc conto dci rilievi clinici 1lell'iudice parassitario, 1ll'il'it11lit-e spl<'ni<"o, ctù aggiunse in molti easi dubbi l'P.sarne ra.dioscopico dc•llc N;tmrsioni della cupola sinic;tra diafra.mma.tica, che n<•i malarici Hubi:;ce limitazioni piil o m eno appariscenti. In tutti i ca.-;i furono sPg-n<~.ti i periodi e rlurata d<•ll'infezione, la da,ta di trasferimento in luogo salubre~ i periodi di cura e h\ data dell'ultima manif{•stazionc malari('a. L'A. conclude che anche le form<' recidi vanti e p{!f;.;i~>t~:nti guarisf'ouo stabilmente col cambiamì.\nto d<·l clima. e più rapid~urwntc in ea.mp;\gna ed in luoghi devat.i. Le forme contratte in Albania furono pii1 gravi e ùi più l11nga dara.ta di quelle del Piave, anch'esse gravi. In armonia a tale conrlusiono ricordo che lo Sclùlling ba osservato che i ca<~i <li mHI<t>ria uei l'<'duci rl<'li~b ~uC'rra. sono guariti tntt.i nello spazio di tr(' anni. Concludendo, dal punto di Yi:;t.a so<"ialt: il JH't~bkma nutla.rico t.rova nell'esercito un largo campo eli azione. Col si::;tema eli reclutamento na.zionale, com'(\ in Italia, ti i vcrifkano o~rni anno molte prowni<'nzc eli re<·lute (circa 4000) dalle zone rualari<·he c si aYvan t.a$-!'~iano prt-:sto dt'l camhiamento di clima e Mi ri;;ulta.t i dl·ll'irrobnstitnt•uto dell' orgn,nismo, conseguente alla vita miUtarf'. );'unwrosi esempi di t<l.li rit>ultn.t i vf'ranwnte soddisfacenti li ho potuti not.are da alcuni anni a 'J:rieste stùlc reclute malaricbe che affluiscono dalla SarrlPgna ~tlht brigata t;asxari, in contlizioni scadenti per malaria pregressa e che migliorano graù<ttamcnte sino a potersi conl"iderare guarite all'atto del congedamcuto. È tm rifiorire eli gim·ani esis~nze che r ientrano ai luoghi di origine, dove eclotttl dol metodo ed avvE':~.zc alla salda disciplina per att narlo, po:,;sono ben servire alla buona cau:sa della propaganda antimalarica fra lo popolazioni civili, fra cui ha. hi:wgno di essere sviluppata cont.inuamcute. Bd i buoni eff<>tli si vanno constatando sempre piil soddisfacenti sin nelle zone piìt isolate e remote, il che infonde nelle masse la dovuta fiducia. Alla buona. riuscita della. lotta antimalarica presso l 'e>wrcito concorrono oltre la competenza a.cqni~tata da vari anni dai mNlici militari per l'applicazione del metodo profil:tttico e per le indagini delle condizioni epidemiologiche; l'opera di persua.<sione e l 'azione di prop<tganda da parte dei comandanti p~r cui ne riesce pitt agevole l'attuazione continua, pr~t tica e disciplinata fra le truppe in pace ed in guerra. A UTORIASSlJNTO. - L'A. mette in rilievo il problema della malaria. probl!:'ma sociale pet· eccellenza e la sua ripercussione noll'esorcito, nCcl'nmmdo ai contri. buti dati dai medici militari nel campo t-wif'ntificn e nc!l <'nmpo (>pidemiologico. Espone alcun e con$idenuioni: sull'i ndice mnJnrico nf'II'P><<'I'(·it.o in t'Hpport,l> a quello della popoh\zionli' civile, sul censimento dei militnri malarici, con speciale riguardo alla ricerca. dei portatori. Sulla profilassi amimuhu;ct\ noll'o><er<'ìto ~i a. in tempo dì JHH'O che in tempo di guerra o sul valore relAtivo, SE'Condo l'e,;perion'l.a dlo'lla grAnde guer1·a. Sull'andamento della malaria n olresercit.O. cvn dati stnti:>tici, in ropporto t~ì vuri fattori predisponenti e cir·cn. i rnri casi di malarin primiti\·a o.~~en·aLi n ellu ><tnjrione invex·nale, pn>•so akuni Corpi d'Armntn. Snll'azione d~lla plasmochina in bùse agli espe!'imcmt i o><~uit i sui mnlarici ne,gli O ;:pedal ì Militari. -
OSPEDALE :MILITARE DI ANCONA
SUL LINfOORANULOMA MALIGNO per il prof. Rosolino Ciaur i, tenente colonn ello medico, direttore
La sistPmazion<· a.na,tomo-clinic-::t di qnt·Rta. a.ffoziont' risento di tutte lo inc<'r t<'zze c·hl' t uttavia s i prc:lPntano quando si tratta. di risolvere il pon(l<·roso probh·ma patog<'nctico dt>lle emopatie. Le nuove eonoaoenze Rul s ist<'ma. r <'ticolo-(·nclotc•\ ialc•. cr•"ando nuovi punti di vista, hanno reso più <·omplc•s:;o il problt'nl<l. Ci tt•uia,mo in verità ancora. troppo aderenti al ' 'ccehio. <·.hv;siro c·om·etto seeondo r uj è netta la delimitnzione tra ftogo.si ~> nPophwma. per c01rat.t l'l'i che, consirl('ntti tcleologicament<', possono non av(•rt! nn "alore a..<;solnto, come per esPmpio l'a t.ipia nello sviluppo C('llnl;l.rP, hL meta;;ta.si, l'eRist t·nza di cam;e morhigf.1ne più o m eno iLlentifica.bil i o, jnvlo'ce, di particolari tcndtmze costituzionali. L l' rono'w<'nzt> eh(• noi po:;<;(>f!ia.mo oggi ~mi maJrgior numero rl<'lle E'mnJ1:11 i<• ci ht~;eiano -p~>r pl<·~s i ; poic hi>, come pe r i blastomi veri c propri, non l'imno in gra no cll conoscl're la rag-ione pnr etti essi assumono il carattere (kll:L ~i ;-;t<'mat idt à l'.hl' vorr<·n•mo ilire organofh~, la quale, se considerata dal llllllto di vista citolog-ico. potrebhe a pplicarsi a tut.t i i blastomi o quasi. Per quanto rigua.rd:o al<·une emopati<.> linfatiche, come la linfadenoP.i alNLC<"mic·a P-cl il linfogrannloma. maligno, vi sono particolarità di decor:<o p<>r cui il conc<'tto rli nwtastasi è ammissibile come nei blastomi veri l" propri, mE'ntre t"si::;t,ono altri ('.ara.tteri che li avvicinano aU.c granttlomatosi co:;idet te infetti ve> clu~ trad izionalmonte Fio no condsi-erate cspresl!ione eli tiogosi. Ei!li è (;}H:: , ~'l:'l!ll<'lHlo i correnti concE'tti. noi t roviamo in quest.o grapp u di aiTt•zioni codfici<·nt i di natum essud:ttiva e produttin~o c he appartengono in provrio rispettivamento a processi flogistici e bla:;tomatosi: così che es:-i a.ppa.iouo atti a rappr<"s<•ntarc• un anello di congiunzione tra gli uni e gli alt ri , coneorrPlHlo for,;e a i-> pia.uare un giorno qtt<•Rta IDlll'U.Jrlia. cines~ che a.t.t ualment.P di-:i<lt> inlia mnmzionc e blastoma.. Abbia mo a.v11to rN•ent<•ment.e occaFiione di s1udia.re. assie me a.l mag-giore medico Oal<l~'Lrola rli questo ospPdale ed al dott. · Miiller del locale Istituto di i,git'llt\ m11nif-ipale, un caso di linfogranulomatosi maligno. clw ml'rita di O>ll'<'re dC'~eritto, sia come contributo casisti('.o, s ia p(lrchè si prl';o;ta a. qnal<·he <:o·ns i der~tzion e snlla, t:~~:-inomia di questa. terribile malattia. (1). OssER\'A7.10~F..- ~oldnto Y. Quinto. cle l 5° t'E'>.q:~imento artiglieria pesante. di mmì 2:!, da San Geuf'.-;io ( \l.aeerutn ), contadino. ANA:>r :-~Est. C.ent ilizio Eld nnnmnc•i pcr~<ono le rf'rnot.a n egnt.ivi. L n mnlrtt.tin att<Hllo si in iziò nell"aprile dE'l l !12 ~1 cnn multi l'le p iero l<' indo leut i tumefrrt ioni ghiatHlolnl·i n f• )la r e>t' Ì<'11e :'l<>l>l'>t r lttvcnrc «ini><tm. Tn :o<f't t emb1·e. cul(l) il CH<u h o rutti> VJ.!~I·ttu ùi nua 11\ÌII ()HllllllliCUY.i uuc ali'A<·,·;Ilkml:~ 1\l(•<llcu <Id PiCI'UO Cglugnu B.-~11),
G21 • p ito dn. in teni<i dvlo ri >tlla. roloru~>t lo mbo·Sàer·Aie. rico verò n e ii' OspedaiP mi li tare d i V erona. rlove. dumnlc gli SO ~io rni d i d egenz>\. in apire:;~ ia . S\>VI'fllll! itutHf't·o d o · lo.-i olia bn:<e dPI t.om"e cd ol ainocf'h io d e;;;t.ro . DiN IPI'O d s\tltnt.i negati,·i l'p,;;nm f' dell\n·ino. In R. \V., la cu tiroa7.Ì(111e alla. t..b.c., l'c:-ilme rtHiin lot::iro dP I t on\Ctl, J'e!'<ame d e lla re.«ist.enza !!lob ulare. la reazione d i \ 'nn d Pr Rrn:!lr. L'e><am c tlel snnguè Le<'e rile \'a re: g lo buli m ;:."i 4.5oO.tl0t); g lob uli bianchi 2().0(10: H. h. (iO; Y. G. 0 ,63. L'e:<allle rft<lio logieo feeo n otA re in·pgolariti\ d i contorno della qu inta Io m· bnre f'in i,.tm. P e r linfatlenite e l' J>Ondilite t. b.(• .. il t u d i('P illl)l'e. fu inviato tnli<'Pnzn d i com ·a· IE'-<C'e11za in att~sa di ricovero ttl ::it\nntorio :\filitru·E' di Anzi o . All o Sf'l"td t>re ddl!l lirt'n7.a, ricove rò n ll'O:<pcdnle mil itAre di A ncona ( 12 !!'rnnHio Hl:{ll ) con fE'hhrr. s uclornzione abbondante, to:<'<e. cli,:fmzin, dolori uniw···~;tli eon t inui. inso nnia. STA'ros ( 13 gen naio l !130). - R C'gc)ln re CM~ Ìtlt?:ionC'; nut rizio n P ~c·A d ut a : co li>· rito pallido : pannicolo udipo!<O il<'ar»O; mu:o;f'o li flaccitl i. A,;'l>«>llza di c>d e nd. P . 82, R. 18. T. a(io . Tumefa:r.io ne d e ll e linfo-c::hiAtHiole eli tutt e le- !':ttl;r.ioni linitH icht>. r·e-rvit•tt li. H>'COlla ri, in (!u inO·Cl'lll'<II Ì; 0:"!<('1 :"OTIO OVl lltCJIIC ric·ope·t-fe dt\. pc>J)p normale, h1HUtO CO!l· s is t e nza dut'o -el~;~.;;ti<'a uniform e c sono spo~tabili. ind o lc•nt i. Tumeìnz.ion i C'O n gl i s t es.<;i CA ra tte ri , ma d e ll e clin.en-;ion i d i un novo <li C>tllin A ne lla t'f'l!ione >:ovracltt· ven-re s ini:;:tra . Tu mPìAz in ne d d ln. gr<)"--<~·zza di mezzo. no<·e al \'E'rt ic e d e l capo, flnt · tunnt,e n(>] C'entro e limit.ota da un cerl'i11e duro; ·una pnnttu·a espl ort~t in1 d ù. esito ad tm liq nido c he h tt i cA ritt t f'ri Ol'!!:tUto let.t id e ei to l o~i r i d e l sa ng11e lt~ccato con le u copen ia, senza b. t~C'ido· r€'>'i>'t<'n i i. D o le nziA. atlt~ palpazio ue d·•lle >t)'uti-.:i ;:pill o,;c lnn go tutta la c·olonna e d il clocrw;;o 1li Yat' ie> cost.o. L ' Ammn lnM è il'l'i\i;idit<) n~ll11 ]>O<:i? ionc oriz:t.ont.t l<' snpimt, poic ha qttal::ia.-;i tentnt.iYo di IT<tJYimento provC'>ct\ dolo ri viokn ti. :\lilzn p a lpnbilP. dura. ind o le nte. 'F e gato ll"i limiri . Alvo t't'!!olare . Diuresi nor mn le . E"t\me delle uf'Ìn c (cr . l ~lltt ) normale: a~;:cnza dell' ttlhumo"a di Rcnre Jvne:;. E:<nme cle ll 'e-.:pett Mn t n tll>)!n.f i\'(l prr il hnc·itlo eli 1'\ cwh. EMme d e l .'ill ll!!lle: f>mn7.ie :'l .7 ~0 .Uitl t : IPII('I"lC' iti -!:1.:112: Rh. !)!l: V . C:. O,i4: ll('tttro fili 82 %, eo:-<inotili l ' 1 ~. linforit i l ()";,: \/;n'lind i m ono nuc iPRri e f<>rmc di pa..;::<O!!'$l:ÌO l ~ 0 ; ani~o('il o,i. e mazie l•ol ie ro ml\totik. CutirettJ:i o lll' a llu \' . Pirt, uet l\ <'!!U t i V>l. RIASSUNTO DF.f. DfAHIO. Dllt'lll ltP i t·iol ~i orn i d i clrgPI17.tl :<i h 01 : aumen t o p ro~rc,;.'livo d ell <> t.umefuzinni ~hil'!ndohu·i in tuttt' l.c stnzi o11 i l iufati<•he . s p \'rie ne lla ""prue:laveare !':ini,..tt·a (d o"~ .:;i <·o.~ t it \ti:<C'f' 1111 >~mmns'<O hern oc<'olnto dcllll j!rOs ·
~ezzn di un pugno, c:o n prll~ i\O Vrt\:'ll>tntP llonnalc, oli consi"lenza fì hl'o~n . l<•!!germe nt e clolentel. nelle w•ginui ll''CC'll n ri Pcl in qu<'lln i nan it> o-rntm lo ;:ini--t t·a (d ove lo fttme fozioni ragl!iungono le dimPn'<ion i di nn 110vo di blN·hin n): ft>hhr~ di tipo ri . eorrente, con mn'<"irni v espe.ra li a 4 00: prof!_rc>::<;.i,·o a nmt> nt o di vc) lu me i\t>llR. m ilza e d e l fef(ato: cris i eli di,.;ffl!:Ùtt. d i vnm it.O, di diarrNI : f't'il" i di conv• !l~ re-<l'irnto rio con ,.;indro me da ver:<tll ll.en t o plcu ri eo s ia a tle;;t,n t che a ,;in i;; tnt . c· o n p un t \\l'Il C!<).}IO· Tat.iva bianca; Sllilo r·azione abbondant e ~on cri" i di prurit.o alle )!ino<·chi.l in r>oinci· denza ron i p<'r iod i d i pire•~iA: a u me-nto pro!!t'E'"'><ixo dAi d o lor i nf;!':ei pt>t' cu i o~n i lieve toccorn~:~nt.o <lt>lle OS"Il. drl tronc·o e dcl!li 1\.t'ti su,.;r it a >:nff,.re nze ntn)('i. L 'e-<nme rndio logico ha fntto conHat.nt-·e i segwmt.i fatt i: nf>/[,, Ol$r! del rr,mio: per·dita Lli soi\tnnza 0-""ll'' >:n l \'t> rtice s 11bito n, ](>:<t m d (e lla l in <'a m ndinnn: du" ftl'•'e di mrcfnzione o>;:<en d1n ,;i pro ie ttano su l fronlnlr Ull>l :::npt·a drll'ot·h itn di rle,;tJ·n e d una ,.:nlln li nra m edi~tnn: 11,.,zront?ro rl·.~tro: 7.nnA d i ra t·eitwione d f'll' P'<t r<'m it Il. pro;:;~ i m n Il': nr>fla scr~poltt dP.~/ ra : irrpgolurit ìt d~·l ro nto rn o in ff't·iorP d f'l co ll o d<>l ln s<'npo!n: 11 elle "0-~l ole: p t·oce-.:,;o (\is tr\lttivo t~vanznt·o d ella quinta ro~t ol R d i d<·~tra 1•er tllla estf'n:<i o tt e di c ir(·tt 4 cnHt irnett·i chf' -;i ini1-in a 6 ccntinwt ri c ir<'a di di:>tanza d n tl'artico lAzione c·o~t o-vcrt !'hm le : fll'PO di ntl't'l'n:r. Ì• >ne nc lln n" ('o'J,:tnln eli destn• :1-l. poc hi eent.imet ri d i d Ì M Rll'l.>l d fi l J' Il rt irn JI\z innP ('n>' t O· VPl'tP.hnt Jt>: d i-<t l'll l.ÌOtlf' Jll'CS · «oc h è ~ottde dP.II· P.,.t,n~mitfl verte brfllc clr ll11 i ", !Ja. IO" C'O>'l v ln d i <lc,..tn\: li\ !)apre· :-;enta. 1noltt·c l •ll nvHnzMo pro<'O~><o di .. t rut tiv'' u d n·a li ('e lltit ll<'lt'i cl nll' n rti ct>la·
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ziono cost.o-vortebmle: n.lteraziord de l conton10 superiore alla. 7~> costola. di sinistra n fi centimetri cirr.tl. dell'articolazione costo-vertebmle processo distruttivo delltt 9" cost 0lu. di sini:>tra a circa. un centimetl'o dall'o.rticolazione costo-vertebrale; nelle vertebre: rur·efazione ueUn. prima. e seconcia lombare sul lato s inistro: ?! f'.l femore d estm: nnefazione d el contorno del grande tror.a.ntere; nel femorp .~ini::rtro: 11rea di ra refuzione nel piccolo trocantere; nl'lle !Jinoccl>ia : m·ee di rar-f~fnzione nelle epifL<>i distali dei femori e prossimi\ li delle t i bio; vast.a zo rta di tlist.ruzione os..,:ea a l disopra del condilo mediale di sinistra; l••rfato: inl!nutdit•>, arri v n. alla c re-;ta iliaca; fr·a ga e 10" costola di sinistra a piN•niH di><ta~tza dal cont.orn o vertebra le, s i proietta una grossa macchia. di opariti\ os!-it~a; nd/.'aJJparat.o rr!.~pira torio : o pa.citò. non molto densa. nel ca-mpo polmona•·e destt·o: seno libero: inlo(r·o>;:.:amento delle ghit\ndole med iastiniche. (; li o-<ami ripetuti -dd 81:\.II,S !:lle hamlo fatto rilevar·e un certo aumento d ei feno· meni l"wniciosiformi con l'iduzione del tas!<O emoglobinico o del V. G.; aumento dei leucoci ti ::;io lO a -17.81 :Z (2 mar·zo ), con polinudeari neutrofili fJ6 %, linfociti 4 % e con p iastr·i no )1enio . Non fn possibile e.c;e!nti•·e una. biop;.ia es;:;endosi l'infen:no rifì utato. Pre:.:enzn ùi tnwc ic di a lbumina nelle urine negli nltimi giorni di malatt ia . Cachessia eno r·me. progros-;iva; decubito sacn'de. Obitus il J 2 marzo !9:!0. AUTOT'SIA (13 mo.t·zo l ~:JO). Rigidità cadaverica parzia lmente con!lervA.tn agli arti inferiori: >~tato eli cachessia; ipostasi dorsale; docubito saCJ·a.le. l nttlu'J.e!<ccnze linfol!hiarldolari di varia grandezza. al collo, alle ascelle, ngli ing 11in.i, !<pecie a sini,.;tra. La massa ghiru\dola re sopraclavenre sinistra è contenuta come in un g-uscio Hbro;:;o. L e ghiando le a lla. sezione hanno colo rito bianco-grig iastro, ~m.nnlo,.o, !lecco, sen?:a cnseo:'!i o fiuidifìca1.ioni. AcNmtnato odo re di trimetiln.mmina all'apertur a delle cavità splancniche. TOit .\ <''1":. Aderenze plenro-pericardiche a s inistra. Li,tuido gittllo-Vet'r.lti.::Mo. avMtc i carl\tteri del trMndn.to sin. nella M.vit.<~ plourÌNI de><tm (('irctt cc. :100), che in quella s inistr a (circa. cc. 150) . ..\"odulo fluidificato su\1$1. p leura diafrnmmatic11. sinistra.; gli strisci fanno rill'vrwe la p1·osenzn d i bneiIli ad<lo·fllc(lol-re:;i:<t.enti. 1\'nmer·o:>i noduli in1.pianh~t.i su llf~ ft\ccia pleurale delle cost.e, di dimens iOJri varie dt~ un grano di m ig lio ad una. g •·ossa. noce, di ospetto biancastro, ricoperti dall a pleum anofl~a.ta. Kodtùi a •taloghi nel mediastino post.eriore e sul corpo delle vertebre dorsali, di cui alcune protrudeuti sulla. parete dell'esofago, il quale pe1· a ltro non offre n.). teraz.ioni, ('Ome norl n.e offrono )A. faringe e l'anello di Waldeyer ; t umefazione ed antra<;osi delle linfoghiandole trncheali e perilari . Ipost a si polmonare; onfi:<e ma rnarginale . :\1iocardio con lievi fatti d i degenerHzione g ras:,;a. A onO)lE. - Grossi con!llomera,t,i. aventi i caratte1·i dianzi descritti, ncj.!'li ili del fc!!HtO e dellu. rni lzn, r u~llo spo.s:-;ore degli epiploon e dei mesent.eri, nella. st.n zione li11fatica p re-lomhare. ..\Iilz.a Ìll!l;l'll.lldita quat.t ro volte la norma, di consistenza dUJ·a, ùi aspetto variella.to. nmrmorizzuto, dato da sforule mtondeg~iant,i , bianco-grigiastre, su fondo ros>'O Yinoso. L a superlirie di sezione offre l' a,o;;petto del torron~ di mandorle e c ioccohttn. (milzl'l porfim;•lc dogli autori): i noduli di varia ùhnen.sione sono secchi e friabili, sel\7,a fl ui d ificazion i o t'tH<eosi. LI fe!!ato . at!.omnte per l•t ,.; ua faccin, s uperiore al diaf•·amma, è t>umentato dut> volte di volmno. co11 H'<!)Qt•to simile a qu<~llo d ella mi lza con zone interposte di <le · J{eru•r·n7.ionfl ~rns,.;u, e molt i nvdul i superficiali aventi llnn. ombelicat~u·a simile u q uclla del l'H nero. l reni. di vv lunw nonnalo, fncilmonto llecorticttbili, p r esentano int.ensa d ej.!.ell<'· rtt<.iono !!•·ns,;n c he nu ~tlt e n~ il rlisegu(l. Oltre le lor nlizzt\zioni cost~tli du::;critte anteco<lontemcnte, s i notano 5 focoln i rli tli 4r·nY.iono os-<fl>~ irTO,!Niarmente circ·oln.ri. ('On colorito grigio-giallastro, s ull a e~tlotl.a <·r·Hni<•n. fn('oln i multipli v ertebrali , ;;n! condilo interno femorale s inio;;tro, in cui :.:i nottmo dllfl it•C•lln i di cui uno binnCO·!); I'Ì~iastro circondato da. Wl ulorw r o'NH -; tr·o od uno pkcolo . a c>ontomo diffuso, ùi n~'<pot.to gelt\t.iuiforme.
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Es.uu: rsTOLO<:rco. - lndurimemo dei pezzi in formalina. Col•n·azioui con emato;;silina-eosina, van Gieson, ~la·; (;runwald-l'ietnsa, Ziehl-~el~en . Nelle ghi andole linù:~tiche si Jt..Ha p~nlit-a della struttw·tt normale ùei iollic-t)li, dei cordoni e dei seni, c ho suno :'<Cvmpm·si o rid ott-i a pochi elem<'nti: pn~sPnz;t d i ammassi cellulari qua e In intrnmezz.at f" dn iu,;ci rohu;;ti di connet-ri,-o adulto. co11 vasi neoformati con parete costituÌt>\ tla \111 Sl:'mplice strato di endotelio, senzn u11 vero e propdo t•er,icolo int-erc.ellulare . (:ti clementi cellulari ;::ono co~tituiti dtt linfnciti, da cellule co11 llllcl~u inten~t\m~mo colomto e JH'O!HJ•lasmn ora con prolunl.(a menti o. l'agnateln, ora cou prolungt\111t'nl" i bipo lnl'i, da abbondnnti cellule o m j,.,o. late ora pigiate l'una cont.ro l'altm con protophtsmR piutt o><to abbondante cn11 granuli, a nucleo ve;;cicolnre. poco t incrihile, con •:urnul i cmmat.inici llisp<>Sti p•·cvtl · lentamente alla periferia (eellule cpit elioidi), s<-ì.u·,i><,itn\'. gntndi m>l.;."-'>e p~otophl smatiche ili R·SI)ett-u utli.forme, ont co n umma$i'Ì <:f'nt J·ali di molti nucle i, ora con uu -<>olo nucleo glol>oso, non nucleo la w. co n cumuli :<Jl<\l',i rli "osuHtza piit inten-<ttmente tingibile (cellule rli ::ìternberg ? ): rPllule pnlinu"l•'t\ri scar>:e; no:1 eosinotili; non plas macellule. Lo stes.<~o a;;petto offrono tnt.ti i iocola i o:':<ervati nell>~ milza (d o ve »i nntanu rari i bacilli acido-a\C'ool-resi:.tenti}, nel f('gnto, nt>lle o~,;a . Jte i focolai epiploultmesen terici. Non è pos.-<ibile dimo;::trarr. anrhe nelht milz11. r e--i-<tenza clelle Cflnttteris tichc cellule di Langharu. RICERCHE BIOLOGICnE. Emubiuni in .:;iero fì-iiologicn, ne lle tlo::-i di 0,"2.3 0,;)0- l, Ji p ezzi di milza e fli fegat(). ;:ono state iniNtnte sono rute in;{ ctlxie: filtrati alle Chamhel'land delle JWcdette ernuJ,ioni. nelle !'<te;::se du><i, sono ~t il w iniettate acl altre 3 cavie. Gli animali sono sta.ti sacriticati dopo 3 mc•,i. Mentre le inocula7.ioni di filtrari lutnno duto l'Ì:wlra.t.o n P[!ltti,·o. quell<• do·ll•' emulsioni hanno riprodotto il q tuld ro ti t'iro d ella tuhel·colo~ i linìoghiu n do lnre inguinale nella cavin iniettata Colll cc. 0.2:>. generalizznta Jh'IJ~ nltre due .
Come in tutti i casi nei q nali r appar:1to ghiandolare linfatico ~ colpito, la diagnosi clinic:a offri,-a. serie> ditlkoltà, le CJ.na.li scaturi>ano non l'Oio dalla mpidit.à del decorso e clelia tnmnltuariotà dei segni o delle sindromi, ma ancora dalla manc·ata pos~i bilit~ eli eseguire una biopsia, che oggi i· complemento, se non fondamento, dl'lla diagnosi delle malaHie del sangue. Vi era. nel nostro infermo nn ta.ll.' aggruppamento di sindromi da p~r mettere un orientamento ver~>o clet~>.nninatP pos:<ihilità tliagno~ticltt•. ( 'ostituivano il quadro fenonwnko le segUl'nti ciJHtne ~ iurlromi fondamentali : linfoghiandolare, s).:lirno-epatica. osst'~"~>. ematolorrica, tossi-infet.ti>a. La sindrome linfoghiandolare, che si inizi<\ n•·lla regione sopraela,·car~> sinistra, dove rin:ase sempre prt'nlitwnt('. ent nell'acme ùella malattia, to· stituita. da una universale tnnwfazioue ùelle ghiandole eli tntte le l)tazioni linfatiche superficiali, a>enti nua pa1'tiC'obre uniformi:' durezzl1 7 senza mmmolliment i o fistolh:za.zioni, ~'>('Uza, reazioni perighiandolari. L'in_!o{orgo ghian dolare delle stazioni splancniche non fu pos,.;ibil(• rile,·are n<'ll"addome llta era int uibile nd media..stiuo, ::;i;t. J)Pr la coMtatazione di certi di.sorcliui ftmzionali (voce talvolta bit01mle, di :->fa~ia frl'qnl•nte, stritlore respiratorio). che per la constatazione radio~mfica. La sindrome splrno-cpatica. appa r;:a poi\teriomwn t l' P progrl',.;,.,i vaml'nh-' alla primitiva loraliz;:r,a,zione linfMi<·a t<·n;cale. tonl'isteva in una cospieua tumefazione élura, prima della milza e poi del ù·gato. La sindrome osr.;ra. che a.ppatTe tra le prinw ma.uifesta.zioni della m;~ lattia, consistrtte in una clolorabilità generalizzata a quasi tutte le os~<\ dello sch<'letro, ma r. o n l)Rrti<·olare lot·alizzazione a q nell<• della colonna . d elle coste, di'l tranio; 1lolorahilit~t <·nnrinna ><lh•Utatwa o }JrùY(W;\1;1, clH•
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S I ' !. J.J~ FOn:HA~l'LQ)IA :IIAL ! Gl'O
irrig i<lim rinfermo nel dt'lmbito supino e :!li toglieva il sonno. Assieme arl r,;s;:t, non furono possibili const.atazioni fisiche all 'infuori della. iutumescenza. c~1·a ni ra da cui si cavò soltanto del sangue fluido , la.ccato. l/esame radiolo:.ri<:o ]JNÒ prrmise di vedere alterazioni delle ossa piatte, delle vertebre, delle epili::;i clelle o::;sa lnngl1e avent i l'aspetto uni\oco della distruzione st'nza fatti rl.'azionali di qualsiasi sorta. Di particola;re interl.'sse fu la sindrome ematologica che presentò in t ntt i i tempi lo stes~So a.;;p('tto, cioP. <'arat.t.eri perniciosiformi nella serie ros:-:a, leucocitosi ele>at.a, con neut.rofilia fino al 90 %, linfopenia, eosinofilupenia, piast.riuopPnia; solo in tm esame fu dato riscontrare qualche ra.ris:-;imo mielocito. ComplP1 a,ya il qnaclro la sindrome t ossi-infett.iva, risultante dall'al"r;cJ(' i~tzi onE> eli Yarie manift•:o:t azioni nf>uro->egetative, como la febbre a tipo ri<-orn·nh•, lP <TiRi di ip~>riclrosi e di diarn:a, di prurito, il 1)rogressivo sca,òiniPnto dt•l trofismo ir<'lll'rai<' :-;ino alla cachessia. F in cl;lU'inizio si pott•rono l.·sclnden• il cloroma, che ha un quadro sintomatieo ne1ta.mt·ntt• lNJt(•mico, la malattia di Gaucher che con la mielosi lc•tH·t•mita. rli,·icl<" il priYilt'gio dPlla pit1 cospicua splenomegalia. La linfadenosi alc•uc·emiea, la ve<'chia, pseuclo-l<'ltcemia dE>l0ohnhehu, era da escludere p'l•r<:hè non l<' si confac(•,·a.no suprat utto la leucocitosi e la polinucleo ·i nPntrofìla, nonchè le immmeri loc·aliz1.azioni presenti nel nostro caso. Vi Na.no in vero difficoltà nt:>ll'<•sclusione di una delle forme di granulomatosi iniet.ti ve e soprat.utto di q nella t.uh<>rcolare. ~1a tale possibilit.à ('ra rla scartare per la rapidità e t umultuaril.'tà. del decorso, per le universali localizzazioni linfoghianclolari, spleno-epa.tir.l1e, ossee, pl'r l'assenza di fatti d~?generativi enilo-ghiandolari e flogistici peri-gl1ianclolari, per l'elPvatl'~za ed il tipo ricorren te della febbre, per i caratteri del quadro ematologico, avendo PRiU1 twlht linfocito;;i il sno corrir;pptt.i;o Pmatico. Vi era però da elimina.re il dubbio che si fos~>e in presenza di un bla.;;toma scnsu strici,i()ri, solo od as:)ociato ad una determinazione liufoghiandolarr. n miloma di Kahler-Bozzolo dà in vero lUla reazione ematica ad elementi midollari ed è in fìn dei conti per le osl:'a ciò ehe è il cloroma per le ghiandole linfatichc. D 'altro canto la reazione del corpo dì Bence -Jont>!:', elle è costanti' nl'l mieloma, fu rwgatiYa in vit a ed in morte. La lencosarcomatosi di Sternberg, in cui si ha tm quadro clinico sirnile a quello della leucemia acuta,~ con aumento dei leucociti e monocitosi, era pure fuori di discussione. Una possibilità m agg ior~? vi era nell'anunissione di \ma eventuale linfosarcomatosi la quale ha caratteristiche cliniche bene affermate da tempo, eioè: inizio dall'a,nello del Waldeyer, o dal rnediastino, o dagli apparati linfatici gastro-enterici; nulla o Sclu·sa parLccipazione~ nono::;tante le con:;tata7.ioni di P altaui, tklla olilza e del fl'~at.o; <.·sist<'n7.a di lPucocitosi, cb t• uel easo di N~i geli arriva,:a a .JO.OOO, con nPutrofìlia,. Ciò nonostante la linfosarcomatosi era da <·scindere per le particolarit-:1 dd decorso, l'analisi clini(·.a }Wtenclo, dall'Psamc dei commemorativi remoti t' pros~irni della malattitL, permettere l'escluRionc dei dne termini classici in o:.rni neopla~ia maligna, la localizza?.ione primaria e poi la roetastMi, elle ha cara,ttcre asistema.tieo, clil'(•i qua,_i illogico. Xel nostro caso, difa-tti, l'h1sediarsi dellr dt>tcrm in azioni linioghiandola.ri ossee con la suc·ces:;i n~ 1'\'a.ziono l'pato-splenica, la caratteristica crl elcYata ncutrofilia, il
ti~5
quadro tossi·inf(·ttivo, l'a:>:o;enr.a di parte<:ipazione dt•ll'avp~wato lirtfatico dell'anello di \Va.ldeyer e dell"appamto ga,<;tro-iutcstinale, quelle nel mcdiastiuo essE-ndo da considera.ro non ffLtto iniziale, ma di decorso, facevano ef;cluderc con certezza quasi a,st;oluta il Iinfosarcoma. La diagnosi di linfosarcoma maligno, o m . di H oclgkin , o gramùoma di ~ternberg, era l'unica clw pot(•sst> rE-ggere al n~.glio della critiea, e fu quella ('be facemmo fin dall'inizio e che a.~.:cum pa,t'llò il defunto a.l tavolo rli <bUtopsia. n rept·rto grossoll'tno necroscopico non fece f·lw conf'l·rmarc la giu:>t~·r.z<.b flella. diagnosi clinica. L 'esame macroseopico fece rilevare un vero infarcimento univerllale nodtùare, bi<Lnco-grigi<1>~1 ro, delle linf-oghia.ndole, della. milza, del f<.>gat.o, degli f'piploon, dei m<>sPnteri, dt•Uo ossa.; nessuna localizzazione polmonare, carclioperic·ardica, reno-sun·en;~le; fa.Lt,i eli grossolaw~ degenerazione gra:)sa epatica, renc1le, miorarrl iea; nesr;nna traccia eli lesioni aventi il carattt:re dt>lla t~t>o;o;i; nn :solo focolaio cliaframmatieo fluidificato, nel quale fu posi'ibile KCO}n·irt> dt>i bacilli alcool-acido-resi:;tenti. Curioso reperto fu quello <1<-i noduli epa.tiei, in molt.i dei 4.nali, alla i=nperficie, era. visibile un'ombelica.tura come nt:·l cancro. l reperti istologici hanno fatto rilev~tre in tut.ti gli organi una commistione di neoproduzione tibro:;a, a fa:>ri, senza dispo"izionc alveolare, c·on n eoprocluzione vasalP, acc~1.nto ad amma:-;:;i eelhùari, nei quali sono distinf!:uibili elementi di tipo produtti \'O (mmwrose et'liule epitelioidi, elelll<'nti ron ]Jrolungamenti protoplasmati.d bipolari od a ragnatela, senz<L <"ostituire un reticolo intercellulare), rarb:;imi l'l<'nwnti con rieco protopla:;ma con nucleo globoso con granulazioni, rari:>simi ammassi protoplasmatici con nun11.~ro8i nuclei di probabile natnra :::.t-ernherghiana., abbondanti ct>llule di tipo e~sudativo (linfociti); non ruastzt:llen nè eo:;inoJili. :Xelle St'zioni spleniche, n1a s~nza eht? si~L stato pm•sibile tinot·a <1i:-;tin~'1lel·vi la costituzione del follic<llo di Kiistt"r, fmono riscontrati ra,ri bacilli a.cido-akool-rl'sistenti. I fatti positi,i, la. Jihro:-;i e il poliformismo celltù~we produttivo-eRS\Hlativo, assodati ai fatti llPI!lLtiYi, Lt>'ist•nza di monomorfismo cell\ùare, di reticolo intt>rct'l hùare, fallllo escludere il linfo:<a,rcuma.. Vi è da notare che in questo ca-so man('a,no o sono detjoi<·nti e uon molto $Ì<·uramente id<'nt.ific.abili gli elemc,nt.i ehc, secondo la conct>zione ordinaria, c-ostituiscono la caratteristica fondamentale e patog-nomonica, delle linfo_!!ranuloma: le cellule dapprima descritte d~L t3t('T!lberg. Vi è p er(, ùa osservare eh~ il polimoriìsn•o celltùare protlnt,tivo-essudatiYO del nost-ro caso mal si athtthL all'a.nuni:;sione di un blastoma nt>l H•n:;o orrlinario del termine. Del resto non possiamo con.sidern.rc cri:-;t<l.llizzate le nostre conosct>nzu ;;ull'anatomia patologica c1E'l linfo~ranuloma maligno m·lla primitiva conceziom• di Sternberg. Il tessuto di ~ternhl•rg ti pit•o foft·~e, raramente ì\Ì incontra. Quel ehe p iil monta m·!la defhtizionH <Ln::\.1 omka della. malati ia mi ~embra piuttosto la ntriabile a:-;sociazione della produzione fibrosa e pluric·ellulare, tra cui le cellule epitelioicli t:he dc·bbono t>::>Set<\ di importanza fondamentale comeo eleml'nto reattiYo ~~ll'agmtte morbigtmo. Il numero delle oss(•rvazioni sulle va.rie ·po:;:;ii.Jilit,:ì clinico-anatomiche
;;r·L LTNFOCRA);\"LOMA )fALIONO
del
liufo~ml>nulonu~
maligno va progressivamente aumentando, tanto <'hf> si va.nno dt>lincando delle forme anatomiche fruste cd anormali. Clini('anwnte vPngono distinte nel linfogranuloma. tante forme quante )<ono le lo<:ali;,zazioni. La diagnosi spesso riesce difficile anche dopo le più a-ccurate biopsie. Cnfl. cla-ssificazione clinica definitiva. non è ancora posi'ibile; qtwlla di Zit~gler, che comprende un cospicuo numero di tipi, non pnò considen•r:o;i completa, poichè ogni giorno vengono descritte formt> nuove da a,scrivere allinfogramùoma. Le stesse incertrzzp ('Sistono nelle classificazioni istologiche. Ziegler distingue t re tipi: 1° infiltrazione con predominanza di cosinofili o di plasma.cellt!lf> con scarsi polinuclrari; 2° senza. infiltrazione e prolifemzione del retic-olo e produzione di fibropla.sti; 3o con proliferazione del tessut.o linfatieo. Talvolt.a si ha prNlominio di cellule gigR>nt.i come nel sarcoma-gi~mnti·C<'llula.re. Terplan e ~littelbach hanno distinto di recente quatt ro t.ipi: 1° una forma tipica Palt.auf-Sternberg ; 2o una. forma fibrosa; 3o una forma tumorale con proliferazione di un tipo cellulare; 40 una. forma. fibrosa con abbond<tnza, di plR>smatocit.i. Q.u<'.llta. scbcmatizzazione però non può rispondere a tutte le possibilità i;.. tologiche, non eschtstl> l'eventuale associazione di elementi appartenenti aci. altri tipiche det~rminazioni di granulomatosi, come, ad esempio, <tnella t.nbercohwe. La qtwstione rlella tubereolosi lta. c:rPa.to un punto morto nella. soluzione dPl problema pa.tog<'netico della m. di Hodgkin. Dopo che Sternbergammise la decisa natura t .b.c. dcll'a.ffl'zione la questione è sfociata. in tre grupJli di opinioni: l o t.h.c. integrale (b. di Koch, granuli di Much, b. della t .h.c. bo~imt; Yiola, Sticker e Lowenst.t' in, ooc.); 2o t. b.c. speciale o modifì· <·ata (tossina modifira.ta, virus filtrabile: Benda, Baumg~rten, ecc.} : 3° accidf'ntale combinazione t.ra linfogranuloma e t.b.c. (autori anglo-s~ f'Oni, ~aegeli, Ziegler, eec.). Di particolare interesse appaiono le constatazioni di Viola e quelle di Lichtenst cio, S<l>Saki, ccc., di una Sl)ecie di inter-permuta.bilità di lesioni dovute allt> inoc.nlazioni eli linfogranuloma o di bacillo di Koch. JA\ quc·stione, che è l'ìtata seriamente dibattuta in congressi ed in mono!!ra.tìe r<'C<'nti~ non si può dirP risoluta; ma la maggior part.e d<'~li autori è o~gi piit p<'r l 'esc·lusione della na,t,ura. t.b.c. dell'affezione. ~el nostro caso i bacilli a-cido-resistenti rinvf'nHti in scarso num(•ro clt' bbono esser<> interpretati eomt' 11n epifenomeuo, se si pensa che essi, nè nella milza, nl> in altri organi hanno dato luogo a formazioni folli( olari tipie hc. D'altro canto la riprodnzionf' della tubercolosi n<'lle cavie inoculate <~<•n entul;;ioni di fegat.o o di milza, non può avere un de,cisivo valore dal punto di vista della identific:tzione della linfogmnuloma.tosi e della tllber<·olo;.:i spontan<>a nPII.<~ cavie qu:tndo non si pensa ancora. che <stata, amm('fiSa da molti a11toTì la po:-osibilità nell' associazione dell'una o <h·lLtltra. ma.lattia. Comunque Ila p<>r noi maggior valore il fatt,o che le inoculazioni 1li filt.rat i ha.nno cbto risultati twgativi, quando si ricordi t'he nelle mani di ]l<\"N'('hi antori, Apcrit' d~>lla &nola di Calmente, i filtrnti hanno
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dimostrato la ca.p:.wità a riprodurre ba,cilli a.<·i1io-rrsi:.,ten 1i pt>l'Sino al 1 00 % dei casi (Sinuil! Ciò mi fa ricordare che, nel 1!1:2:2, enunciai l'ipotesi seconflo cui: o il b . di Koch deve cousideran;i un ~t>rll1t> u bi q 11 i t a rio, ca p:1ce di generare il follicolo t.b .c. (ben miserevole eo"n. cooH' affl.'rtlt:vn~ 'Yirchow n<.'lta storia, dPlla t.b.c.) alla ste~<;:;a, guiMt Lli l'tlrri Q"crmi o Ili semplic i so~ta.nze estran ee, flovendosi faro una larga, ammissiont> 1H>l rapitolo della, t.b.c. per tutto dò che non è il tnbercolo; o il b. di Koch, come pensa,·o nel 1919 e confprma.i n el 19~2, de>e cou,;id l·rars i tulo staclio twlhL Yita dt'l Yirus Lldla t.b.c., buona. part-<' dt'll"aMìYità. morbi~t·na rìf(•n:n<losi all'nltra-viru:;; o inftne esso è nn rin•latore (scopobio ) di \llll virw; ancora ignoto a cui si associa abitualmt•nte. Basta appena acerunare ai c·orinebatteri, alli' amebe, ecc., inrriminati \'olta, a Yolta come cau.,;l! dl'l linfogmnuloma. e che sono da cou::;iderare reperti a.cl'idl'ntali. Comunque non sia.mo oggi in gntclo cti a.fferlllare akunchè d.i positiYo xulla. causa di questo fltato morboso, clw si pres~nta t'un ilinclromì, decorso clinico erl istologia patologica Y~1riabilc> tanto cln. co:-:tring-t'rci a riW.'lll:'re i con cetti classici snllib figura anatomo-dinita tld linfogTantùoma maligno. Per orl\1 ih a.tte:-;a tli tma :;icurà delìllizi,>llè }J<ttogl.'tleti<:<t dd linfogl'••mùoma maligno bisogna tent-r prest:ntt> dte: 1o <:linicamente ('sistouu forme generaliz.=ate e furm e circo.saitle qHt•:;t"ttltime e:;;)endo spe:;:;o di diifli· cile identificazi()ne, tanto e:sse simulano h1l\olta. l'autbmento tki bla:;;tomi; 2° anatomi<·amente e::;i;;tlmo forme tipi1·hc cou te:;,;uto di Sternb~r~ al completo e forna' atipi,·he o /Jlastomatflidi nelle quaH può predominan, Ja fibrosi od inv<'Ce la neoproLluzioue di uno o 1Ml'l:'er·hi Ph.. menti <:t>llulari di tipo produttivo orl co:;su<1at i v o. Sono le formP. istologichc di qm'~to st•eontlo grup110 che ci hu;cia.llo J..H'rplessi sulla vera n atm·a df'lle liuro.! rranuloma.. Conte pt>r tutte le emopatit• in gen ere, ancor a oggi si impone la !ll)lnzi!ont' dt:lh'll gra.nùo qm.•:.,tiotw: tlogosi o blastoma? 1-:ìiamo ancora. trovpo :ldert•nti a.lla tmdizione SI!(;Oudo la quale è net t a la delimitazione tra iuliammazivue e ne11phvma, fonda.utc1-:i su alcuni crit<>ri che, comt> l"atipici t~ (;l.'ilulan·. le anonHtlie di mol1 iplicazione cellulare, la sistemkità. ddlo sviluppo, le JHOllalità dl'lla mctasta:-,i, !;ODo forse p<>r r:-;sere di import <mza ass.~i rl'la t i,·a. Per le malattit' d<•l satH!ne in geut-re l' per i grantùomi in Ì;)pei'Ìt' t<\li criteri meritano di essere Ti vc<l u1 i, non putt-tHlll:>i negare a certi blasto m i una certa sistcmicità, 1wa n~ra <' vropria or)!:motilia durante la loro t•voluzione, c non potf'ndosi assil·urarP a i gran ulonl.Ì, lllàl)!n\ilo lP rl.'c~ut i acquisizioni sul !:). n.. E., una, 1wrretta. Rs!!olnta si,;h•ntieità. twl d\'termi· nismo lesiona.lf'. Xoi dobbiamo conchHlt•l't' (·he l'iuclu,;iouc th•Ua m. di Hodgkin tra h• flogosi crcJni<'lte ~;t romatieh c abbia. biso§!no di t•:>:;N't· l'i confermai a. A~'TQR' \S">~..' :-T'J, - · Cf\:S\1 Ili linfogrannlr>!1iil Plttli"no dinit:un~'Hro e i;;t<JI•>· !!icament.e n.ccerhtto d1C a,;,;ol-<e il -<Ilo dP('or-:o in un tlnuo cir('n. l'O!\ prlo'::wnz:A 1\i bacilli acido-aiC'oo!.re:;istenti ndhl milzfl. ma ,;(•m>:a le COJ't·i;:pomlenti i<lilite reazioni cellulari di indole tubercolare. <;<>n pr•·,·~ lt•nzo di ct>llu lt• cpitPiividi e liniodti. lll:lOproduzione Vi\.itde e con n~ t t i \'>Il~. L·..\.. ;;t"'' l Ìtl ht ,.;i:::tt•nwzio ne <lllrt ton~n .eJ iu · dell'af'fezion~:> tlimo:>t nmd osi <'ontrnrio alla nnt••rn t.h.C' . di e-<:"n . mentre Jo,.f'in in t r.1. Yedere l'ipotl.'.<i Slo'<'OJH in l'!tti t'"'-'t\ . N>rllf' tn rolte t'llonpnti•• ·J "l"~l\ ril'ondur~i nl ~truppo delle hlustoma h>si.
i,.,,
::>CL"OL.-\. U 'APPLIC.-\.ZIO~E D[ SA:NITA :.\ULITARE
l PR~P~~~~~ DEll' UP~~IliOftf lftHRftlliOftllf DI DRUDI - 1~10 v er il prof. Nicola Bruni, tenente colonnello medico Insegnante di igiene militare
L 'inl;t•gnanwnto ::;dentilico moclPrno mostra Ol.'lli giorno piilla tendenza <l so:; t itnire all'arida esposizion<· c~ttt.t·dratiea la dimo~trazione pratica, affinchi• con molto minor fa.tica e ton ma~giore efficacia l'argomento re:sti itnprPsso nPlla m<•nte di ('}1i ctevc a.p prc•nderlo. P artPIHlo da qu(':;to concetto sono i'!Orti e vam1o sempre più diffondendosi i mnsPi t:;Cientilici, n011 destinat.i a rappresPntarc la morta storia retrospettiYa clt•lla seiC'nza, ma l'eF-;perienlla YÌYa.. tm1to che og-~ un museo medico è ritenuto complPm<'nto indisp(•nsahilt' di ogni scnola. di mNlicina bene organillzala. Uno st.nilf>nte è in gra1l0 (li appJ·t•n<lerE> af;t>ai più in un'ora di ptr· manrm:a. in nno eli questi mnst>i che non in pareeC'hie ore delle ordinarie l<•zioni cattedratiche. Induhbia.m<'nt(• J)t' rò, volNHlo ra.gg-inng<'r"" qul:'sto Sf·opo, a.uche i mns<>i 11Pbbono t>~s<>re ntzionalnwntP organillzati, in morlo clw non solo ::;alti ~~~bit o agli oec bi la mat..-ria n t'l suo <·ompiP!;SO, ma che :iif.\, an eh<' chiaramente rsplira t a.. Qtwsto è il con<'C'tto <'IW hanno i mnst>i scientifici ingl<•si, 1love il \Ù;itator€' non ha bil;ogno di guirla. t• n(•mnwno di consultazioni hibliografichl', prn·ht• ogni og-get.t.o porta, ::;e purP in forma concil'a, nna. (·hiara ed intk'lligihilf' t>splica.zioJH'. J~ fm le va.ri<• branche dl'IIE' sdPnllé n1édit•ht·, quelle che maggiorllll'ntP hanno bisogno iii questa parte dimost.ratiYa sono Il' a.uatomie, si:L normale eh<' patologi<·a., <> sop1·atutto l'igien<'. ~l'ssun testo, prr quanto ac·curatamenit.e reda.tto, può dare un'id<•:t a.clt•guata. di un impianto igi<•ni<'o, come la. dà. la vi>;ta. di <•sso. Se vogliamo rt>:dme nt<' insPgmwt• a i ~ovani sturlrnti di medicina. l'igiene, dobbiamo mo~trarne loro prat.icament.e le a.J)]Jiirazioni. 1\Ia non twmpre si hanno a disposizione gli imvianti arhtt.ti. Di qui la nc•ccssit.à di ricorn'r€' a modelli ovvero a riproduzioni granelw bt•n fa.t.te. Tali mt•llzi raggiungono, oltre tut.to, anelw i.'I'ITt>tlo. ben s'intencl<', quando sono b<· n ri1n·odotti, di a.ttir:tre la cttrio~<il <'L <· quindi DP r<.'n dono poi più ,·iya la mormoria . l'no d(•gli htit.ut i <l'igiPIH' or~a,nizlla.to ~otto · qtwsto punto di Yista i: qtwllo tl<'IL'Università di Ganrl , fondato da Van Ernwngen. il quale, oJtr,., num1•ro~<' illustrazioni c ripl'Odnzioni gr~flchc> . poi'sietlr nel suo interno un<t :<talliont> di disinf<•7iOlll', un impianto c·omplcto di d(•pura.z ione biologka. o!Pile ~wque luride r<l i Yari llll'llzi di il(•purazio1w dell'ac;qua ad uso potabilt>, non t:<l'luso qu<•llo <:on i ra.u:gi ultra\'ioldti.
A PROPOSITO OF:LL' .&5f'OS!ZIO!.:E 1::-\TERSAZIO!'.U .F:, E I;'C .
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Anche la Scuola tli Sanità imlitar<' ing-lt>i!<:> (R . .Army ~1IPClù:al Oollt'gt' ) possiede un ricco museo tli ig-i('ne militare·, <·he si può dir(' veramente complf'to in ogni r<ttno di ta le insegnamento. Ma se questa nece::;siti\. è sentita vivamt•nt\· pt·r !"igiene gent'ra.le. lo ì· a. maggior ragione per quella coloniaJe, per il fa.tto che nelle nostre n•gioni manca il materiale vero e tWrciò rinxt>gnamt•nto flevc e~st•rc unicamente rappresentat ivo. Quincli la nt•eps~;ito\ imp1·<·s<:indibile di f't~t•mplari, ili mo· ilelli e ili fotografie o dis<•gni. Chi volesse un esempio eli una perf<·tt.a organizzazione di un .Mmwo coloniale non aYrcbbe che da visita.rc il .Museo \Vcltome di Londra e la Scuola di l\I eclicina 'rropic-ale, plll'e di questa stessa metropoli. E non soltanto per la istruzione d(·i medici serv ono i l\lusei d 'igiene, ma nnche per quella del pubblico profano. l\ ieute di meglio, per la formar.ionc della coscienza igienica del popolo, che mostrare in modo vù;ibilissimo i pericoli che provc.>ng-ouo da cattive :-.t bit 11ditti ig-ì<'niclw ed il mer.zo di <'\'Ì· t are questi l)Cricoli. Con tale intendimento è l:!Orta r Esposizionf.' I nternazionale d'igi(•llP che il Governo tedesco ha quest'anno organizzato a Drcsda. La città st<>;;sa non poteva essen' meglio scelta, pcrchè Dresda è, fra h: consorelle tedl•sebe, qLwlla che si presenta pitl linda e nwg-lio diseiplinat.a in tutti i pubblici servizi. È un vero mod('llo eli organizzazione igienica urban~~. Del resto già nell911 essa fu sedf.' eli un'altra importantissima esposizione di igiene. L 'id(•l1 primitiYa fu di limita,rla a ll'igieni:' personale e d(•_gli esercizi lisici, piano piano però il prograuuna si venni? a m plian<lo, e da nazionale l'espoxi?.ione divenne internazionale. Indubbiamente pN·ò quest'opera poderosa non è stata solo il resulta.to del lavoro di tre anni, perchè l'ilh•a fu conc<:>pita nell937. In r.osi limitato periodo di tempo non sa.rebbe stato possibile accumulare t~mta mole eU htvoro, ma anche il il'utto ili precedenti esposizioni, fra le quali le princi· pali quella di Dn~sda str>ssa dell911 e quella eli Diisseldorf del 1926. E la Repubblica t edesca non ha risparnùato spe:;e per dare a questa t·:5posizione un carattere d'imponenza, per mostmre che, nonostante le tran·rsie della guerra, e:s:;a poR~iede ancora una potente orga.n izzazione indu· s triale ed insieme sci<' ntitica. P erehè lo 8Copo della Germania è stato Rempn, quello di mettere a.l senizio della sua grande industria i progre:;si scientifki. Perciò gli Istituti t<•df.'schi furono sempre, e lo sono anclw oggi, la.rg-amente sovvenzionat i dallo Stato e mantenuti ad un livello di alta mùtura. Ed anche nell' ultimo granùn conflitto moniliale la Germa11ia pot(> tener te:-;ta, si può tlire, al mondo intet·o mediante questo potente e ben clisciplinal:o (·onnubio. Chi entra nelle ampie sale dcll 'e8posìzione di Dresda ha s ubito una confl'rma di questo concetto infonnatore, constatando come al problema scientitico sia associato quello industria!\• <·conmnico. Bast a vedere il pa.cliglione ospc<làliero. ln esso il dsit~ttorc può farsi utùdea. completa della disposizione dei locali in un ospNlale moderno, ddla illumimlozione degli ambienti, dell'adattamento igienico delle vareti t' dei pavinwnti. Al tt'mpo st<:>sxo pt•rò vt'fle in ogni sala, in:sieme eon lo sviluppo dc·i IIH'7.Zi diaguo~t.ici (• tt·nt})l'lltki, qtu·llo ('Ili' in fatto tli arre-
<lnm(lnto o:qwdaliPro ~a pro(lnrr<• l'inclw;.tria t\:'dt·::;ta. Pt>rciò. oltre gl'impi::uni di fli;:in(E>?.iOnt>. t-t.<:. di ba:rni. ,-i ~on o salE' per la. radiologia e ~abi nE'tti compiPti di oenli:<tic·a l' eli otori nola.r ingoiatria. insomma di tutte le lmìrwhc! (h·lla mt>(lieina. l'a:<;;anclo <lall"igil'lle O><j!t•dalil·ra a. 4udla gt•ut>rale, i nuwero:;i padiglioni d otfrouo JH1rP un 'idl>a complt•ta sia a ri~rttarclo dell'igiem• alimentare come \li <JMII:t del wstito. :\(In so1<1. ma In (iE'r·mania ha YOluto aJtrE'sì mostrare tutto <!U<mto. a ndw in fatto di i.!!i<'ne statale ~ urbanistica. E' portuale hanno rNIIinnto i lli\"<'l'"i Stati ehe c·ompong-ono la Confederazione. Perciò acqued<ltti, impianti di ~!llaltinw nt o cll'llt· materil-' luri<k, E' Ti (' pure un plastico <li nna J!randP c·itt?L. irlt-alnwntf• <·ostruita in <'Onformità d~>i più moderni c·ont·Nt i igi Pni<·i. Veranwnte SHperuo (· il patliglione df'lla città di Ambm·go, che mostra l'org·anizzaziorw i~i<'nica di q twll'illlportantissimo porto, (colla riproduzione plasf'i(·a d<'i g-r;.~ndi impianti sanitari ) t> ><opratutto qua.nto si riferisce a1ht p ru tila ""i a n t i JW"' t of:a. Son IIUlllf·l'l· !1{'!l1!1l('l10. nna partE' ri»t•rnt t a all'ig-iene coloniale. l\la, H dir Y(•ro. non è ef>rto qn('sta la 1>arte nwp:lio s,-iluppata. Più di tutti ha fano rota.nda. la, qua]{' ha. tenuto a mett('re in evidenza le opere di risa· nanu·nto i~itmic-o r('a!i?-7-att' m•Jlp ~ tH' b('llè e rk<"he coloniE>. Vi è pure, sc>ntprP in t~o>ma. c·olonial(•. un padiglione.> delle Missioni Evangc.>lirlw, a l quale llf' fa. riscont1·o nn :'lltro <Li q nE'Il<' ('a.ttoliche; m~~ in nulle"~> D\'111ntPno lont~~namente. paratrona hili a lla gr ande Esposizione vaticana. Pra tutti i }Jadig:lioni però quello che domina è l ·E'dificio del Deutsche Jfygir n(' JlfuNr um , che è destinato a. div<'nire un ~Iusf'o perman('ntc d 'igiene. E wramt•ntE' e"so ùe:;ta nel \isitatort> una ammirazione profonda, non solo p<'r il modo n e.>! quale è ordinato il matf:'riale, ma anche per i preparati <·>']Josti, fra i quali SE' ne possouo ammirare molti veramente meravigliosi, r>Jll'Cialmf>ntc> a,natomici. :Ma a.nr·he nelle sale dei piani s uperiori, destinate all'igierw !lell'alimentazion<'! all'igic>ne seRi'Uale ed a.Ue malattie infettiw, tutto (> bPn <> owlinaio. A complPmento delle ,·ari(' }n·anche dell'igiene, una sezione. di questo ~;tt·:-:- o Nlitl<::io è <l(•::;tinata a.IJ<t. parte> stori<'a. cio(> riproduce i vari monulll('nti dPll 'antiPhità c-la,~siC'a. (Egitto. Gn•Pia., Roma ) che int ere~;sano l'igien<'. B sn tutti (!Ht>sti donùna grandioRa la riproduzione plast.ica delle terme di <'ara<·alla. SemprE' grandE'. t.utto q nello che è R.omano ! C'omE' ho d(•tto. ali 'E ;.po;,;izione si Ì' Yolnto dare nn carattere internazionale. PE'rò, pE>r quanto <'OO<'Prne i padiglioni esteri, si può dire chE> lP gra ndi nazioni hanno fatto piuttosto atto di pr esenza,, a.nzichè una vera. mostra dc>lla loro ortra.nizzaziorw igienica. Altrimenti non :>i spiega come gli Sta,ti Uniti si si<tno limitati ad ext>orrr quasi unicr~m~:•nte un modello pla· !;t.ico <lP l s<>n-izio lli rac(:olt..t. Jlastemizzazion(• e dis tribuzione del latte, e la :->pagna. poc·he vt>clnte panora.mirhe d e li P zone> ma larkhe risanate. .:1Io1to interPRMtnte è il J)adiglionc della 8'izzera.. la quale ba fatto larga mostra clE>i suoi I t:titnti sanatoriali, dando rilievo all'op(\ra svolta p er la lotta contro la tnbE>n·olosi ('d anche contro il gozzo. che ricorre cosi fre!1\l(•ntemente fra. la JlOpolazioUE' cl(•lle sue valli alpine. l"oa bella collezione di preparati anatornic-i d elle di n •rse >arit>t~ <li /!OZ?.O rompleta la interessante esposizione.
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Anche l'Ufficio eli Igiene della Società dcllr X azioni ha il s uo bel padiglione, che dimostra quanto di bene è in grado di fari:' quPsta. istituzione internazionale nella o.rgani:r.za.zione igienica e sopratntto nPlla raccolta dellP notizie epidemiologiche, fonte prinu~ di ogni sa.ggia. organizza:r.ìone sa.nitaria· e che a.ncora. purtroppo non ba .raggiuuto quella pt•rfczioni\ cbt• sarE'bh<' flesiderabile. Il nostro paese pure è presente, ma non con una vera p}lrtec.ipa.zion!' stat.ale, bcnsi con una esposizione singola d(•lle dne città di Genova e di Milano, nonchè dell'Opera Kazionale Dopolavoro, che ò una caratterist.ica creazione italiana, o per uwglio dire del regime fascista. Sebbene le due città suddett.e si siano limitatie ad inYiare solo riproduzioni fotografiche e descrittive dei loro grandi impianti igienici, già qnello che hanno <'Sposto basta per rivelare l'OJJera grandio:;;a eh€' (> stata svolt.a, non inf<'riore certo allE' altre gran eli città dell'est('ro. In>ecE' molto più vistosa è stata la. partecipazioni' dc·i pie<·oli Stat.i, spC'· cialmente di quelli sort.i dall' ultima gut>rra, i quali ha.nno tt>nn to a mostrar(• la loro maturit.à atatale anche in fatto di igie1w. E veramrnt(' banno ordinato dei padiglioni in tutto arnmtr('voli. Fra gli a.ltri, mNita specialn rilievo qnrllo della Rumania, non solo per l'clrga.nza, ma anche per il materiale esposto. Difatti, oltrE> presenta1·ci una caratteristica abitazione pa~sa.na, s'iluppa le varie proYTidcuze igieniche att.uate a riguardo della profila.ssi, corredando questa dimostra.z ionc con bei moulages delle malattie inf('ttive, della pelle ('. celtiche. Figura molto bene anch e il gio>an<> stat,o t u.rco, e pure da questa esposizione, a-ssai chiaro appa.re comE' il suo en<'rgico capo lo stia portando rapidamente allivello delle nazioni civili. Una parola speciale merita il padiglione della Russia. Ohi vi en tra resta. a prima. vista abbagliato d~bllo stile che lo informa, veramente futlU'ista nella concezione al'tist.ica e sovrabbondan te nella forma. La Repubblica sovietica ci ba tt bituati a questo genere di esposizioni. In fatto di igiene poi, essa ha tenuto a mostrare al mondo che è alla testa. nel movimento di educazione igienica. del popolo. E veramente, pm prescindendo dalla forma, si deve riconose('re che, dal punto di vista medico, tien bene il suo posto fra le grandi nazioni. Del resto gli scienziati russi sono sempre stati e lo sono anche oggi d('i pazienti e profondi ricercatori. Ma in questa esposizione, oltrechè il materiale riunito, il visitatore ù tratto ad ammirare l'ordine perfetto che domina su tutto e la razionale disposizione del materiale stesso. Sicchè, tanto il competente come il pubblico p.rofa.no, in uno spazio relativamc'nte lirnitato, possono avere un'idea di quanto la scienza ha. saputo realizzare in fatto di igiene. Ba-sta questo per dover riconoscere l 'utilità di tali esposizioni pE'r il progresso igienico. Ma sarebbero ancor più preziose se fossero costantem ente a disposizione del pubblico, cioè divenissero permanenti. In tema di igiene, specialmente delle abita.zioni, si vedono molto spesso d elle incongruenze inconcepibili, perchè il pubblico non solo non sa, ma non sa. nemmeno a chi rivolgersi per essere illuminato. Invecr qualora esistessero queste esposizioni, in esse troverebbe il suo punto di riferimento e ne trarr ebbe utiliflsimi insegnamenti.
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CO ·TRtflt""TO .U.f•A COSIDF:TTA TERaPIA
ABORTIVA, ECC.
Ritornando dunqut' a, qnant.o ho det.to in principio, oggi l'idea df'lla i~tituzione dri musei rli igi<'ll<' d<''t'"E.' ess<'re largamente favorita, e sotto il duplirr punto 1li vist<~ della istmzione tev.nica dei medici e della volgarizzaziont' d Pila ·e il'n ;~;a fra i l pubblico. Per<·iò, a fianco dt>lle eMtNll'e univPrsitarie, dovrebbero sorgere m nsei con can~ttrrt> l'llliurntc•mrntP sdt·ntifi<'o e riservati ai mt>dici. tipo il musro Wel<:ome ed il mnst•o della SC'uola di Medicina t ropicale di I...ondra, cd iu og-ni Stat.o d<nrrel>be ro~tituir~i nna esposizione perm anente di igiene, tipfl il De.utsclte Hygil'ltl' Jf1t8rnt m di Drl'sda, da rinnovare continuamPn te nPlla l1<ll'tt' d<.·:>tinata a S<'guire il progr~>Sso scientifico ed industJ·iale-. Quanto si~nn t·nJi iniziat.ivP appi'P.zzatf' dal pubblico, lo dimost.ra la larg-a a.ll'hH'nza eli Yi:;ita tori acC'or:;i alla Esposizione di Drf'sda, superiore acl og-ni asp('rtati,·n di coloro ste:-;sì che t'banno organizzata.
lOftTHIBUTO Alli [O~IDfTTI TEHIPIIIBOKTIVI DElLE UOTTITURf per il dott. Domenico VIola, capitano medico dirigente il servizio snnitario òel 3o Reggimento Genio
~('Lhli pra.tif'.a, l'('g'giment.ale è facile cosa cbe si presentino all'infernw·
ria per il pronto soccorso. militari, specialment-e i rancieri, <'On scottatnrt~ quasi sempre, lievi, di 10 e :,?o gt·ado, prodotte aceid<>ntalmente. In questi easi, a scopo aborti vo, si usa applicarP, immediat.am<>nte. una qualsiasi sostan;~;a gras;;a. in gPnerale va,seWna ung-endone la pa.rte ustiona ta, con la convinzione eh<' in questo modo si lenisce il dolore e si prf'para tma buona ricost.ituzione dei tt>ssuti lPsi. Uecentf:'mPnte invece è stato :..ug~erito com<.' mezzo abortivo delle scottaturr perfino l 'u:;o eli alcool puro per impacchi, per mezzo di comprl'S>:e rli garza imbevutP, appli<'atP sulla, parte nei primi minuti dopo aYn>nnte l'ustione. Ciò impNlireblw il forma.rsi ch'Ile boliP <'tl avrt?bhP a.nche azione anestetica. Più noto e più g-PneralizzR.to è l'uso di soluzioni acquose all'l % di trinit.rofenolo (acido picrico). che adoperat.o Jlel' a.pplicazioni lo('ali ag-i:-c·e da analgesico Pd anti:;Pt,t.ico e cln ch<•ra.toplastico. Io cla qualche tempo uso, con ristùtati sempre soddisfacent.i, una soluzione a.lcoolica. a.l 10 % eli trù1itrofE>nolo (acido picrico gr·. 10 in g1·. 100 eli alcool a 96°), che USO teneri'\ gh\ pronta. nell'armadio fari!19{\(>UtiCO nello M·omparto delle sostanze eroiche. Io l'uso nelle scott.ature ili 1° e 2° !.rra,do, perche in Q11elll' di 3° grado, tìo~ con distruzione dei t~>s:suti e formazione di escare, la. cma co11id<>tt<ì ~thortiva ì• Y:'l na. poir.bi.' ciò rhe si vorrrbbe evibtre si è già verifira.to.
CONTlUB UTO ALLA COSJDETTA TF.RAPIA ABORTIVA, ECC.
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Presentandosi per il p ronto soccorso nn soggetto con scottature, uso applicare sulla parte ustionata una romJ)rcssa di garza imbevuta della suddetta soluzione alcoolica di trinitrofenolo, di poi completo l'impacco con una fasciatura semplice leggermente comprrssiva. Tolgo l'impaeco dopo un'ora. Ottengo una quasi immediata e totale azione analgesica ed evito sempre il formarsi delle bolle. L'imbibizione della garza deve essere generosa, la garza deve ricoprire t utta la zona ustionata. e debordare anche un poco tutt.'attorno nelle zone rimaste illese. Tolto l'impacco, faccio una medicatura sterile, semplice, asciutta, che ripeto nei giorni seguenti; qualche volta nei casi pJiù gravi, all'indomani dell'infortunio, ripeto l"impaeco di a{;ido picrico, che t<-ngo applicato per (Juindici minuti. L'epidermide ustionata si presenta di colore rosso intenso e lo conserva per qualche giorno; se la scottatura fu estesa, vi furono flittene e necrosi dei tessuti, quando si sia formata l'epitelizzazione della cute sottostante, l'epidermide necrosata si staccherà in fini, sottili lamelle lasciando allo scoperto il nuovo strato; se però la scottatura fu limitata, spesse volte, non essendo avvenuta necrosi, l'epidermide rimane e rapidamen te si ha la guarigione completa. Se si ha distacco delle zone necrosate, quando ciò sia avvenuto, uso fare, per due o tre giorni, medicature con unzioni di pomata di ossido di zinco; se non si ha desquamazione, l'uso della pomata non è necessario. Riferisco ora alcuni pochi esempi presi a caso fra quelli cosi curati. CASO 1°: Sold. T. M., S<'ottaturn d i 1° gr·11do, larga qunnto una groS8a arancia, localizzata alla. faccia esterna dell'avambJ·accio dost.ro, prodotta per vere:a.mento acciden tale d'o.cqua calda sulla. parte. Applico l'impncco di t rinitrofenolo dopo 5 minut i dal m omento dell'ustione, e mantengo l'impacco per un'ora, lo sostit uisco con una medicatura. protettiva.. L 'indomani lt~ parte si presenta. fortemente arrossata, ma non vi sono bolle. Rinnovo la medicatura 11-i'Ciutta e così nei giorni seguenti. In q uinta giornata. colla medicatura s i distacca twa larga e fine lamella di epidermid e e resta allo scoperto la part.e sottostante riepitelizwta; faccio una sola tmzione di pomata d i ossid o di zinco ed in ottava giornata la guarigione è d efinit iva. CAsO II: L T., operaio militarizznto, scottatura di 2° grado lineare, larl!8- ciJ·ca
a centimetri, lunga. circa 12, localizzRta all'avambraccio destro, prodotta acciden-
talmente nell'a.prirelo sport.ello di una cnldain dn fucin1\. Applico l'impn.cco di t r init,rofenolo dopo circa. dieci minuti dal m omento dell'ust,ione, lo m antengo per un'ora, poi medico asciutto. All'indomo.ni ri1movo l'impacco per quindici minuti; la zona. ustiona.ta è molto a.rros..<;ata.. le flittene sono nppiattite e qualche piccola zona necrosa.ta è già in parte distaccata.; s i distaccano completnmente colla medicatura. in terza giornata., e la zona. sottostan te è succulent.a.; applico la pomata di os.<>ido di -zinco; in settima. giornata la gua rigione è definitiva. CAso III: Sold. R. A .. scot.t.atura d i 1° grado estesa. a lle. regione del mento cd a buona parte della guancia sinistra prodotta per accidente perchè con fnlso movimento causò il versamento d i parte d i caffè bollente mer~tl."e si disponeva a sorbirlo. Ap· plico l'impacco di trinitrofenolo dopo circa l Om inuti d a l momento dell'ustione, dopo un'ora. lo sostitu isco con medicatura p rotettiva. L'indomani vi è modico arrossamento della parte, n on vi sono bolle, non vi è accenno a desquamazione; in te rza giornata l'a rrossamento è quasi scomparso, l 'epidermide ha resistito. In quinta _giornata la guarigione è definitiva. 3 -
(;iornale di medirincl milit are.
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CONTRIBUTO A.LLA COSIDETTA TERAPIA ABORTIVA,
ECC.
CASO IV: O. D., operaio militarizzato, scottature multiplo di 1° e 20 grado e.ll'e.r·to inferiore desLt·o, ;;pecialment.e ulla gt\mba, a lcune zone ustionate souo larghe quanto un pugno, altro sono più piccole, a lcune sono piccolissime; furono prodotte per accidentnlo spnrzzo di vapore d'acqua. Applico l'impacco dopo circa quindici minuti ùe.l momento dell'ustione, lo tol~o do po un'ora medicando a secco. L'indomani le ust ioni più piccole e pi{l superficiali sono a.ppenna visibili, le più larghe e più profondo sono molto atTO!ò~t"Lte. le flit-tene !SOno appiattite, vi è qut~lche zona desquama nte. Applico parziahuente impacchi di trinitrofeaolo e dopo lO minuti nschtgo e modico a piatto. In quinta giornata la desquamazione è totale, applico pomata di os:;i<.lo di zinco per tre medit.:ature. In decima g iornatu. la gutu·igione è definitiva e completa. CASO V: Sol d. S. O., scottature mul tiple di 1° e 2o grado alla mano destra, prodotto nccidontnlmonte nel versare un liquido bollente in una marmitt-a, Applico l'impacco dopo 5 minuti da l momento dell'usti.one, mantengo un'ora e sostituisco con m edicatura asciutta; l'indoma ni l'innovo l' impacco per circa. dieci minuti; in terza g iornn.ta s i ha la pa rziale dosquam!l.zione; non adopero pomate; in quinta giornata si ha la guarigione.
1\fi. sono la-sciato indurre ad esporre questo metodo, perchè, per i risultati rapidi ed eccellenti che dà e per l'applicazione semplicissima, lo ritengo particolarmente indicato nella pratica reggimentale. l\li piace anche fissare l'attenzione sulla inutilità, a scopo abortivo, dell'uso, nelle scottature, di sostanze gra,~se, inefficaci sia dal punto di vista. cherato-plastico sia da quello analgesico. L'A. nelle scottature sconsiglia l'uso di sostanze gras.."6inefficaci, sia dnl punto di vi,;ta analges ico s ia da qu-ello cheratoplastico, e suggerisce, a scopo abortivo, nelle ustioni di 1° e -;.o grado, l'applicazione di impacchi con soluzione a lcoolica al 10 % di trirùtroferlOlo, da tenersi a contatt-o ùelh• p a rto u<>tionata per un'ora, sostituendo poi con medicatura asciutta; questo metodo gli ha dato sempre ottimi risultati per· l 'immediat<> effetto analgesico eo per l'efficace azione cheratoplastica, che può essere, se del caso, completata con applicazione di pomA.ta di ossido di zinco. Riferisco alcuni esempi fra. i casi da lui così curn.ti. AUTORtASSUNTo. -
CASUISTICA
CLINICA
OSPEDALE JtiLITARE DI ROJIA Di1·ettore : colom1ello medico A. CADJ::ODU
UN CASO DI OSTEOMIELITE VERTEBRALE POSTERIORE DORSO-LOMBARE ACUTA STAFILOCOCCICA per il prof. Dante Casella, tenente colonnello medico, capo rcpnrto eli chirurgia
Nel riferire su <li nn caso di osteomil'litc vt•rtebntlo posteriore dorsolombare acuta, ca.pitato alla m il'!. osservazione e sottoposto con esito felice ad intervento chirurgico di laminectomia, più che il desiderio eli tornar sopra allo studio etio·patogcnctico dell'a1Iezione, già così magistralmente compiuto in tempi differenti, dal Lannclongne (1879), Donati (1906) e Leibovici (1928), mi hanno spinto alcune considerazioni, sulle quali intendo soffermarmi, riflettenti la, cura di questa grave malattia, cura che io fermamente ritengo debba essere schiettamente e radicalmente chirurgica, iniziata precocemente, app('na cioè intravista la diagnosi; g.iar.chè solo a queste condizioni•'l'i può otteneme la guarigione, o quanto meno diminuire l'ancora alta percentuale di morblità, determinata dalle complicanze infettive generali o da successioni morbose meningo-midollari, che sopraggiungono fatalmrnte in seguito alle iniziali cure palliative d'indole medica o da timidi interventi. ETro-P ATOGE~EST. L'o>~teomi elite ve1·tebrale ncut.a, comE> le comw1i osteomieliti, riconosce come caw:;a prima ed efficiE-nte gli agenti microbici e pe1· il periodo della. vit.a nella quale suole qua.c;i sempre présentnrsi appm·ticne al gruppo delle ogteomieliti cosidette degli adolescenti o df!lla crescenza. Ben rAri, infatti, sono i casi osse1·vat.i 11.1 <ii sopi·a dei trent·a anni, Donat i cita un cAso a 34 ed un altro a. 40 anni, Honn nno n. 50 ed uno Volkmann a 60 anni. Al pari degli altri serpnenti o:=:sci dE'Ilo l'cheletro, le vertehre hanno i loro plmt.i eli ossificazione primitiva, ai qunli :::i Rl!!!iungono un rlato numero ùi punti complementari, e mentre i primi compaiono g i>'t. nel 2o mese della vita int.rant.erina, i secondi si osservano in età molto pii• avanzata dal }4o al 160 anno, e la loro fusione al corpo <IP.Jla vertebra non nvvicne eh o verso il l 8° anno per i punti epifìsn.ri delle R.pofisi trasverse, dal 19o al 200 anno per i punti cpifìsari delle apofi.s i spinose, dal zoo al 25o anno per le lamine P.pifitsnrie. Le vert.ebre, como le nltre ossn,, in que:::t.o pcrioòo di svilnppo sono ricchil'lsime d i vn8i capilln,ri e nella zona di A.ccrescimt'nto in particolare la. vuscolnrizZAzione è n ot.evolP., pel' cui la conente sAnguigna è rnllentn.ta stn bilendosi in tnl modo tma iperem.ia fisiologica, favorevole a ll'arresto e proliferazione dei microbi che per cam~e diverse si trovino circolanti nell'organismo, o che vi siano inunes.<>i at.traverso leRioni di continuo o processi infiammatori delle parti molli adin.centi o soVTnstanti acl uno o più se.t rmenti verteb•·ali. Ecz~mi! foruncoli, favi, po.t.erecci delle dita., geloni, ascessi da carie dentaria, ecc., costltlm;~ono i focolai iniziali dai qunli germi virulenti possono entrare in circolo, senza. localizzazioni secondarie in organi o tessuti in condizioni di normale str utt?r a e funziOne; ove poi intervenga un trauma. determinante stravnsi sanguigni spe~~e nel pessuto osl'<eo in istato di iperemia fisiologica, cioò in periodo d'accre.<>cimento! I ~en;n1 trovando nel sangue stravasato e nel tessuto iperemico condizioni favorevo~l di SVIluppo, determinano l'insorgenza. del procesRo osteomielitico nei suoi vari grad1.
l ' N CASO Dl OSTF.Olllt:LITE
\" EUTKllR.U.E PO~"TI::RlOIU:, E CC.
P e rt anto il tt"l:luma , m entr·e rApprcscnt!l uua causa. d etemùna.n te dell' insor«cnzA eli tmll ost~omiel it r llf·uta orrlina ri u, in quanto ron ~li inevitabili straval.'i punlOi'll'ali pc>rmetre nP I foc0la io tra umati <'o l'attec<'himento di !Zermi penetrati i11 circolo dtt localizzazi•mi i~tfiummutori ~ l<>ntane. non è indispew•auile che int.erv Pnga per· l'ini'OI'f.'!ere d1'1ln oi't eomielit.e de~li •tdolf'!'lcenti, clov e per l'a.t.toochiment-o d e i gN·mi st<'S~i IJastu l'c:;iRtenzo r!ella zona ipcremiea craccl'e:>cimento con relativll rem o ra sangutlltHl. Cm;ì p111·e se il hinnmil>, micr·obio e trauma, trovasi di frequente re~iz7.ato nell'osteomit>li tr \'eJ·tehra le acut a . J\lathie u dà il 25 %, non per questo lo si trova in ogni cn.c;o, di fatti un ·infPzione, fa ,·o, a cnr, ecc., i'ui t E'SSuti molli che coprono un sPgm•'nto dell11 colonna nr..,hidea. può !<enzA il t.raumn., ma per i rapport.i di va~ola rizza zione ch e i11tercedono frn lor o, tra!>mett <.>re il processo infettivo dalla. cute al t.efl'! uto osseo sott0st1tntc:>, eRl"f'udo s ufficiente l' iperemia fis iologica e quella det-enninata dnl pNccsso infìnmmu torio locale in d ettA zona. a stabilire le identiche con· dizioni favore,·oli che p rovoea il trauma. Jn effetto lo. vnscolar iz;r.azione de lle verte bre e parti molli che le ricoprono s i compie pt\r m ezzo di vasi che Ilo n o in comune tra loro; così le vertebre deUa porzione ccr\'i CAie unitamente alle ptu·ti m olli sovrus tn.nti sono irrorate dall'ar. vertebrale e r:; noi rami e dall'ar. cer'\'i Ntle trasvet-sa c hr fra. di loro si anast-omizzano, le arterie intercostale s u peri ore coi s uoi rami dorso ~>pinuli , la cervicale trasversa e pro· fonda e inte rcost nli aortiche nnt1·iscono 111 porl.ione verteb1-ale toracica e parti molli oovraat~nt.i, n el JUe ntl'A che le arterie lombari, omolofZhe o.lle i ntercootali aortic he, c he per la distribuzi one continuano la. serie, irroruno le vertebre lom bari e p11rti molli COITiRpondenti. I casi di osteomie lit.e ve rtebra la acuta che in pa.s.<>nt-o si presentavano assai rari e per la ll11H!dor parte r (lpe rt i casuali di Rut op!'ia. p er diagnosi errate, in questi ult.imi t<'mpi sor, o awnent.ati pct· la più t"Satta vnl utazione dei sint<>m.i generali in rapporto a quelli locali e pe r· r·epert.i ri ' iuda.gine di gabinett-o più precisi e nuovi. Ln st.ati~tiea l'l'in izia col Lnnnf'IOni.!'Ue ( 1879) che per primo ne fece un 'accurata descrizione clinica, segue l'aru1o dopo Cacleilhan (1880) con qualche altro caso, quindi Poirie~ (1~81_) n e eita ~n nltro quale r e l'le!·to d'autops!a, Hat~n ( 1899) ne nlccog_lie 41 cas1 e s1 ~1unge a Gnsel (1903) che ne Cltfl. 56 e che m se>gutt-o nel1910 fa salire a 85, avendo io esclu;;i i 9 casi di osteomielite del sacro che come giustamente fa notat-e D o nati d e bbono, per rfl.jtioni embriologiche e cliniche, es.'!fH' comprese nelle a ffezio ni del hncino. H am1 (1906) riporta. un altro cnso, Gross 11, ai 4uali agghmge altri 6 m ccolt i n ella clinica ùi Jena, e 9 raccolt i da Gaudier e Bertein, Donati cita un ca.c;o pe rsonale, Goet)()ll (1911) un altro e Vol.kmann (1915) porta la statistica a 103 casi fra. i quali le O.'IServa.l:ioni di Pleur, Wolf, Schwarz, Scbesinger, Casse!, R odenbeqz, Stahl erl una personale, Tourna.dom· (1921) presenta. tm caso operat<> da Chipo.uJt; Mad ie1· (1922) nel riferire su di un Ct\SO personale, nota che è la. 106& osservazione, ·wagner (1923) n e uggiunge uno personale, Raimanu (1924) un altro ca."JJ, r epert-o di a ut-ops ia, Ma.t hieu ( 1925) cita a ltre 5 osservazioni personali, Laborde (1925) a ltd 38 d i'li quali 8 ine>d iti della Clinica di R obineau, ed tmo di Weil e B erp:er; P cntsch ew (1928) pubblica un cuso p ersonale, Brèchoff (1928) due casi di Barangor, Lardennois ( 1928), Alp:lave ( 1928) riferiscono ciascuno un 'osservazione, J;.e ihovici (1923) due cn..«i dAliA. Clini<'A eli Lecene, Myron ( 1929) un 'Bitro CIUlO ed infine quello ~api t-a t-o alla. mia ossen ·n.zione ( 1929). Complessivamente sarebbero 160; _mdubb1ament.e essi Rono di pitl s ia per casi sfug~t.i alle mie i.n dagini, sia per queU1 inediti che fa.nno si che questa malattia non sia più tanto rara e che il rapp or to l s u 12 o d el 2 % (Pent-schew) colle alt.re osteomieliti debba E'SSere maggiorE', per quanto. sempre_pitt frequent.e nelle ossa hmgbe anche perchè sono più facilmente SO!Zgette a1 trawru. In rapporto poi a llll. vita soc:ia le, el'ISGJldo il maschio più facilJnente e~;posto a trn'!mi s ia pct· la \'ori m a rumli più pcsunt i e sforzi violenti sia per gli s port· più viVI\CJ c he non In femmina, si comp rend e come l 'o~'<toomielite vertebrale 8ia più fre· quente ne i primi e la pt·opot·zione >'m r el, w 3 s u l (.loel, Donati) e del fiO% D elbet; su 7 l casi pci q uul i il l'le~:::u e rt\ d esignato fiO (72 %) era di m.a.schi. P er quant<> rigum·da.l 'et ù. s u 73 o~-;se r·vozion i (\"olkmann) s i manife;;tò 23 volte nei primi lO auru, 34 da1 lO a1 20, 13 ria i 20 ai 30, 1 o. 34, l a 40, l a 50, l a 6(\ anni. Carattere pe· cu~i ~1~e ù_i ques tt\ o;;t eomielit e a cuta. è che es>'a generalmente si localizza n elle eptflllJ, Ctoè ne lla sede in cui i p unti complt'lment.lui ù 'os.«ifìcazione si fondono col
UN C ....SO DJ Q:')TE0\1lELITE
\'f:RTt:BRAl:.E PO.'STERIO.RE, ~ CC.
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corpo ùella verteb r a. a;;sai t-unti: ~o no le divllrsc apofi:,.i coi lor o punti opifi;;n ri com· plementari r.h e costituiscono UIIO d e i punti di riehiamo prr lu mnlat tia e la lamina verteurale ne è la se<le piit frequen te, m~ntre ltt p rvp>ll.!llt:i{>n e d i e;;;:a a llt~ s ua f tlC· eia inte m a ;<piega la. fr·equ~>nza d rdi ascessi intnvnt•hidiurli c i f<> nomeni di compres· si on e meningo-midollnri; P ents('hew su 78 casi I'(H'C01 ti risc{mtrò che g li archi v ertehr·ali erano colpit-i 41 vo lte (•iS 0 .0 ) i Cot'J'i 2-! (34 ~ 0 ) l'nt·co ecl il COI'J>O 5 (7 %), le tllt re pa,rti 18, in 3 ca;.i l 'intt>ra vert (•hm. 'P er quanto riguarda hL lof:nli z;r.uzi.,nc [ra. i n~rì sesrment i clelia ro lnnna vertebmle, il lombare è la sede 1li predilezione e:;sa s i o~:;e,·va nel 60 % d ei casi, secondo Grisel nel 53 %, segue il do1'<nle nel 30 °{,, il ceJ·Yicn lc nel IO %; dalla stati!<tica di P entschew s u S7 osservazion i la colnn11a ce rvi cule fu colpita in 20 (23 %) la d orsale in 2\} (~6.~ %) la lomhl\r·e in 3V (4;) ~ 0 ) . Que;;ta di~pa.l'it à nf'lla :>e< le d ella. malat,t ia p ro babilmen te la s i deve a l ft\tto che ne lle v erteb re cerYi ('A ]i i punti pri· miti vi e c0m plement.a!'i s i fondono col re<tant e del corpo p recoc·em ent e ment re m a ncano n elle medes ime i punti complem entnri di o~f'ificazi one dell e l~tmine ch e costituiscon o l 'arco, che per le Hlt r·E> ,.e,·tèbre è la. sede pn•fori ta dell 'affezione in parola. Inoltre i traumi, ~li s forzi vi olenti n el ~ollevm·e pe~i. ecc.. si ese rr·itano p iù s ulla colonna lomuare e d ol"l"ale che n on !<ulla cenricale c he f. p iìa profondn, ricop erta ùa muscoli e le part.i m o lli sono a.<~f<lti più re:;i~tenti per chè e.-;posto ull'tuia e stlle prat ich e della puli zia. quoti tjj n.na. Le le.<~ioni osteomielitic he delle vert ehz·e son o identich e a quelle de!!li a ltri segmenti dello schelet ro e a seconda che col piscono il pe rios tio, l'os!'O propriamente detto ed il midollo, s i ha lfl. pe d ostit,e, l'ostei te, l'o!<teomi elite. :\la se dal la to patogenetico questa <lifferenziazimte e.<; i ~<te, d a l pLmto di v ist a clinico dato che il paziente abitualmentE- viene os8er·vato in llll pt>riodo d olia ma lattia relt\ f i,·amcnte inoltrato si de\' 0 parlare sempre di ost.eomielito anche pt-r il r~tto eh~ <tue..te tre r..one :;on o 1\.Datomicamonte continu e e patolngicarnent.o "<llid>t li. In qnesto processo iufìrunmatori 0 11\ !'ost.>tn r.R. <)!'~e.\ Jn·op r·in.m<>nto d ~tta non vi partecipa attivan1e,,t.e pur p resen tando Je,::ioni di struttive, e pe•· quanto nt~ll e lesioni rlel corpo vertchJ·al ~ non si sia n ot nta l'eliminuzionP. c.li seq ue.«tri, qm-sto, come gins tamente fa os!'er·vare Crisel, n C> n pro v•\ c he il sequ est r·o n on posSLt esister e mn trattnnrlos i di 1·ns i nsnai gravi in cni il corpo V!'r telwa le on>, invaso iu toto, la morte ò v<'nut a ad nrr~t are t.rnppo pa·esto la 'IP.parnzione del tess uto os.<~oo n ecro~to; mentre che neUe tesiuui d r:ll'urco o d ~ll ~ aptJfi~<i la mnl Htti ~t. presen t ando un dec0rso più b<mi~no e mono ra pido pe rmette <li coa;;tat•u·e nl"lln. mASsa d ell'ascessò la pre::;(\nzn, per quanto r·•u·n, di piccoli seque:"t ri che st,anno ~\ dimostrare la distru:rjone ~r:tinle di tma de llo lamine n a pofi!"i, (:'.Iori an, Dup rat, \Veber, Riese). Donat.J in nn Ct\."0 di ost eomi eli t.e d e lla 2(\ e aa VP!'!.ebra d o rsale da usce~so per carie dentarin, nf'll ' in ter ven t o ope1ativo, el!t-rM;;e due pie(·oli seq ne;;tri ed altd n ei ra.<>chiamenti s uccessivi. Fritr.ler ( J !124 ) i n lUHt o~tcomjeJitf' d l'Ila 12• D consec uti va 1\ patcreccio OAACO ciell ' indi('c dt>l'<tro, d opo aver· in~: iso l'as(·c:-;so llÌTivò s •t nn focolaio di necros i ossea rlell'apo!ì-;i tr'AS\'Pt1'<a e a;.portò 1111 p irc·olo ;;(•qucstr·o t1 così nei casi di Rebizzi, Lucas e di BArlllHI:t>r ( l !12q); l'omplefJsivamente E icltel e Lucn.<; avrebbero constatato !'Ili 58 OP<'II'O.ti 13 volte l'eliminazionP d i f;O(jllf"<tri costituiti d tt frammenti di un'apofisi s pino~a o ar·co po!"te1·io re o di apofi.'>i tr·>tsversa ehe si tt·o vu\·ano liberi n ella cavità d ell'ascesso. Qual s ia 111. sl'!de a.nt.eriMe o cio! co1-po, po:;teriore o d e llo lnmino con partecipa· zione o n o d elle apofU>i s piuose o trnsverse, s i ha la formnzione a br eve di~<tan7.a dall'inizio dell'infezione di nn n:<ce~Ro IJ ua.>-i sempr e uni lntemle (:\fn t hieu 1925) nt~Un. regione m ch idea ehe per lo p ii1 dissor.:cia o dist1·uvgc i musco li dell n doccia verf.ebrnle l) il pus per for11111lo l'ttrll,n!'ur·(l'>i ri~>::;c~ ttd estender:;i n el tc:;...;uto r.:ellulare ;;ottocutaneo e a S('lconcia. dellf~ regione d i\ ('ui p.L'O\·icnt>, cervi cale. t oraci~a. o lombare, può portar!<i sia in avanti verHo la rc,:riono fa ringM. o . verso lfi: ple ura, provocundo un ascesso sottopleurico o p olmornLre. o nelln lli111Jill\ d egh psoas, o se in vade il tessuto para.v••rte l>r a le può pt·ouclere In Rt.e.~l<tt v ia. d e_gli ascessi p ottici, sia verso il canale ra.chideo ed esercitare in tnl caso unft p r·e:;,;ione J.,rrswe s ulla midolla (su 85 casi 35 volte Ur·isel) restando !<etnpt·e a nte rio re al sncco dello. ùura madre se il focolaio ri si(l(·! e nel ~?orpo o postel'iore se Rull 'arco ve rtebrn.le; e questa rneninge pur ent-rando nel più ùel 30 % de i cosi (31 su s;; osservazi oni) in conta.tt~ col pus, oppone ad esso un ostncolo il piit soYente in;;upcrnlJile, e le St,le o~servazion r di rammollimento c di perfonlzione eli e<;,<;a, sono quel! e di Schiiwert h, )H.iller, Re-
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t;N CASO D ! OSTF.CJ)Ilt:UTE YEI!T~:BRALE POSTJo: RJ O RE, ECC .
bizzi e Lucas, e in que~ti rlue 11ltimi In lacerazione fu accidentale determinata dalle m 1lnO\Te p er toglierP un sequ!'~tro. P<"t qtumto cruesta bu1-riera s ia solida può det erminarsi una r E>azinnf' inliummnt o ria pìit o meno !!l'ave de lle va1·ie meninl!"i a seconda df'lla. r c:<ist(>uza c'he offre la dura madt·e ed allor a da lla perime ningite si pa1<sa aiJ,a men in.~:rit·e e da fJll{'!<tfl pf'r interf'~snmento del midollo pnò det erminarsi lllllt mieli te mpidHmentt> mut·tnlo; evf'nicnze tutte queste nel periodo iniziale d e lla ma !atti n forhzno tamf'ntc' nue. meni re quasi scmp1·o p resent i ~ono i fenomeni di compressione mcningf'E' e midolla rì d ontri a l pus che si~ raccolto nel cana le rachideo. Il mic·r on!utaÌ!<mo ehe cl t>fc rmina l'i11it>zioue primifinl, fonmcoli, patert>cci, fa,·i. anjiine, ft('C., f. lo l"tf>,.:;;o eh·~ pt>r v io emat ica penetra n el segmento vertebral·e <' honmdovi le condizion i rwcc;.;snri<' di l"Vil uppo proVoètl le n ot e le!<ioni; una st ati· ~tira di D c r1t1ti s u 17 casi e~nmiuuti batteriuiOf!ÌCamente ùà i seguenti reperti: in. l l cnsi si cnnstatb lo stRfìlocor.c>o pio~eno aureo; irt 3 casi :-i <·omstutò lo 8tufilococco piogeno albo; m l cnso RÌ <-onstntò lo Rl rcpto<'OC("O pioaene; m . l caso si (;<mstatc'> lo stutilococco e st!·eptocoeco; 1n l <;aso si c·onstatò il mi<;mcocco tet ra.gf'llPS. Stnti~'<t i ca chfl coneordn con q nella. d i Le Dent.u e D elbet in <;ui lo stafilococco s i 1limostra es!'<ere il più freq u<'nte nel d eterm inure l' in fezione; Frankel trovò in un ca!'<o <li polmoniti' nel midollo. col mi<'roscopio e con eolturo, il diplococco lanceola.to, alt ri lo strPptocor:eo A sPguito di l'ri!'<ipcla e di llSee;;so polmonnr·e; D onat i lo stafilococr'l) p iogene.' a[òns in 1111a m.g>1Z7.a affetta da osteomiclitc delle 2n e 3a vertt>brn D. , a. sec:uito di trauma in dettn r<'l!il)ne mPntre ~ra. malata di nl"ce~so da M rie denta r:ie; Goel.ell ( 1911) in 1111 rng:Azzo di J4 tlnni affetto da. osteomielite acuta d l'lla 3" L. , con men ingire e a1<cesso in tntd tn'a le tt·ovò lo stnfilococf!o piogene aureo, Pleur· (19 12) in un r agazzo uff<'tto cln ostf·omif'li t!.' ncuta. della 10•, 113 , e 12• D., lo stafilococco pio~rcue >H II"CO. e così Fritzler ( 1 92~ ) in unn szio,·inet ta affetta da pntereccio di un dito e p<lr il quale s i ern dl't<'rminata un'osteomielire lombare riscontrò an(·h'eg:li lo stafilo!'Or-C'n, c d el pRt'i Oeh lecker (192fl), Pcntsehew (192S),l..aniennois (H)2H), L cihoviei (H128}, :\ly ron (l !J29), ed infine i.l caso che s i presentò alla miaosserv nzit)ne ( 19211). t li un ~ol dntn di 2 1 anno cho nffett,o cln foruncolosi, ne l quale in ~<ea:uito ft trauma dl'lla colon no ver·tehrale insorse un'ostcomielite acu ta della J2n e l n L. e dal <'Il i ptr~'< pMP c::<!<<' l'C isola t o lo ~tafilococco. Si J'liÒ pf'r'tanto affermare che. fa t ta. eecezion e d elle osteomieliti vertcbrali f!Cn t e doten ninate dul bncilln d el tifo le <ttu:tli rl i solito g:ua riRCOno sen7..a s uppurazionA e senza inteJTento clairunrieo (Leil)m·ici}, le rima nenti, pat-ticola r·m e11 t e quelle a sede lomlm.re, ;:;ono qu nsi tutte stu.tilococciche (Lnborde ), e pot!·ebbero esserfl senz"a ltro denominate o;:;t eomieliti stafi lococciche, con lo stafilococco piogene au ri"' qua le ng<'nte qna;;;i Rf><'<'ifico tonto in <]UE'lle del fane iullo (C:risel), quanto in que lle dell'adulto (J,oborde).
1):
SJ:-<TO:'>J ATOI.IWIA - DrAe>:-ros r - P ROUl-rosr . L a febbre alta. a t ipo nettamente s uppur·utivo, il dolore a lla prc;;sinne d el segmento r aehideo colpito, la t umefu7..ione che dopo pochi giorni l'inizio si presenta con il carat t ere di collezione fl uttuante profonda, di el:Stenzione variabile, quasi sempre pnilate rale, contornata da una zona di infilt raz ione periferica, una eir·colnzione venosa Rotrocutanen nnor·malmentc SYilu ppata son o i s in tomi usuali della O$teomielite acuta vertebra le; a qu~'!'t i si può a)lgiungcre nel periorlo acuto dell'affezione una ri~i<'litn rnc·h idcn ed una dèformnzione cifotica,, prodotta però d a lla contrattura museolare che irrig idisce e inm1.obi liz:t.n la. r eg-ione vertebrale colpita e che giustamente (Leibovici) afft>rma che non meri t i il n ome di gibbosit.à, e talvolta una scoliosi la cui com·f',..<;itlt è direttA da l lnto opposto delln lesione (Ha ln ). Fatti tutt.i questi che uniti all'esame dL•I pu;;, clov•rehbtwo g ià a pl"iori fare escludere un errore di dillgno:;i col mor·bo di P ott ucl q unle non ~<i o:;scrva febbre elevnta, m ent1-e I 'Rsces~o posteriot-e in e;;."o i> di e;;trPmn rnrità, meno e!<teso, più p1·ofonclo accompagnnt<' con un f~ ,·era g ibboi'ità. Ques ta sint-omntologia. nbbnM-anza n etta da farc i Yoii!'E'r·e subito la nm•na attN17.i<HII' A.d una .11tTeziooe tlelln colonna vt>r t.ebrale n on ~Nnpre s i prt>;;entn C'osl ch iara: i dolori rliffusi e a l toro.C'e e alla r egione lombart>, !"assenza- di tumefazione f'u pet·tiC'inle. la febbre Alt a con o senza brividi. il polso f1't'· quente, l a linguu pntinMn . l"alhuminu rill liP,·e. diarrea, cefnleu, delirio. ohnuhila·
UN CASO DI OSTEOMl ELlTE \ ' EHTE:BRALE POSTERJORJo~, ECC.
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1nento rlel <;ensorio, così jlrtlVo toh·ulta eh:~ renclero diffìC'il o la vRlut nzione dci sin tomi subbiottivi, sono s intomi ll!'~ni C'omuni nnche n('llo mnJnttie infC'ttive generali e anche oggi, con tut.f.i i repflt•t i di f!H itinetto rlte ahbimno a di~pm:i·ticme, f!li er1·ori di <liu~no><i non :<~ono rnri e la fohlwe t ifnirlt>n, polmonite, plP11J'Ìte. pA ri tonite, appencti· cite, ecc. , fur·ono le diog-no;;i inizi1tli e tnh·olta le Role C'he ~i poterono prospettare. A lcuni co>~i di cla.ta 11ffatto r·e<.:en t.e cih1ti <In chiari l' pr·ovdti ~<<tn i t.tt•i st-unno a dimo~'<tra.re come non O"tante la liTlRl':!:ima oculntAr.zA. lu cliut.'110si RÌI:l. inizialmente br.n difficile e tah-oltu. impos.<:ibilr; lPieur (1!112) c ita un Cfi!'O tli nn ragazzo di Il an ni curnto por IUli!Ìna, in sea11ito ver fe>l.hre tifoidea. quilldi per pleurite eS!'Iudativa po· ~eia per flpmone perinefr·iti('O e che r~ll 'autop><ia fu ri><eontrata un'ogfeomiolite vertei.J rale delle l.t'e ultime d o r'!:a li cun r eperto micro;;eopico nel JWS lo stnlìlococco o.ureo; Haim>llln ( l !J24) ,; por ta un Pll.<:o di un g'iovane che curato pcr fehbt·e tifo<lea, c on siero din(!flOi'i pe•·ò negativo, all'!wtop;;ia fu trovata Lm'oste().mielite vertehrale della. 10" D. con r<'pert.o miet·osoopico lo stafìlvcocco a.urco: Lardcnnois ( 1!)28) ebbe :ad o;;;;erva.re Lmn c-iovane di 23 n.nni che prt>st>ntò irnprov vi!'amo>nte clolori rac hidei o toracil"i con febbre alta; fu curata ila pt•imn. per llrtl!ina po;;c·in. per appendicite e fu <>pemta; in srguito per fPhbre m rliten!<e, infine ebbe unn. vomira per cu i l'li rit,enne morho di Pott complicnto a, t.tdwrcolosi polmonare, in ultimo si riscont rò trattarsi .eli osteom.ielite \'Crt cbntlo tleUa 3• D. con ascesso endotomcico aporto in un bronco; rent c.<;;r·hw ( ) !)28) cito. duo Ct1Si J>I' J'lì(lll!tii di ()i<tcomiP.Ji te YPrtE'bJ·a Je t)f•uta, repert i di aut.opsia, ai qunli em, in vivo, c:intn. f>\tt.t\ clin!!nnsi di a;.crsso subfrenico nel primo, ~ di setticemia nel se<:·onclo . ll1yron ( H*29 ) riierisce di un g-iovane che fu opernto pE>1·chè t·it en uto uffetto da flemmone p crincfritieo, e...senclo stnte le mclio.l{tafie d(' lla r egione Jombaro tl-"'lOiutu.· mente n cl!ative, l'int.e rvrnto nitno-;tr~> un n~<ce;;so in cui fu i!'oloto lo stafilococco :aureo, con dist r uzione complrtn. del <'Mpo dd in JV L. In quasi tutti i mnlnt.i di ostowmiPiit.e vertehrnle e.«i><tono dei sintomi eli eccitazione spimlle e ~<ono precoc'i e di tnlo inten><ità da confondere In. diug'llO!Si e far ritenere t nt.ttarsi di unn meniJtgitc cPrcl,ro-spillltlc (co;ag<•ra7.ione dci r·ifl c~><i, ri~!Ì dità vertehr~tl<', ipe rtPnnia ), oppure di una pandisi (tlndatun~ .-pa;:;modi cu, pmrta d el piede trascinata, ecr.): il luog-o più o mrno elevato cle.lln. compre;;:;;inno o compR.r· tecipazione m idol lA-re spiega In vnriE>h\ dei tipi C'li n ici os!'!Prvu.ti fr a i quali la ptt.rap legin <:pa><tica, quellrt \li L>t.n rlry Hacid>t. lirnitA.t t\ ll!!li arti infer·iot·i o este"a ai quattro .arti, e l'erniplegi a (Hico.;e, 0Yenluja, Donati); L1d 111Trlf' (l!J25) rifoJ·iRce di un Paso d i 'Weil e Bc rgPr: di tm giovo n P d i 19 fl.1111i dr e (o pre:<o improvYisame11to tlù clolori lomb ari e srint ic i v iolenti con fPhb re E'levato, ritemdoue di urina, paralisi rettale, abolizione dei rifleR::: i det'l i ort.i infe1·iori e che lasciè> lA. cling:no~i incerta per· pa.r eoohio tempo sino a quando cioè si munilE>stò w1 u.scesso delle ultime vorte b1·e lombari. Fra i v a ri r cpcwti di :zn.hinet.to (•he ci pol'<sono uiutn.re nello. dia!!nosi ahhinmo i ri1ggi X, però Pn tcrson-13r·own ( l 023) non accorda uleun cre(litv ad essi a questo sta. dio della malattin; L eihovi,.i ( 192~) si dom11nd11 se es~ i ,.; possono essere di effot.tivo ntile soccorso e r·itiene lo sieno poco perchè l'o;.t.f"omieli te f> troppo recente per dare .d ei segni ra.d iolo!!ici ed m1a radioJZrnfio. del rachiùo permette diffici lmente di appreu.nre delle sfuma.ture nell'imma!!ine Mf<Oa od i m .r i ca~i in c ui quest'esame fu praticato la maj!gior purte furono ncgntivi, solo Fritzler (1924-) riporti;\ un e&<;O J)OSit ivo in cui ht -rad io!!rafìa climostrù un foco lnio d i osteomielite vertebrale della. l 2• D., e l'operazione confem1ò il reperto però quanrlo nello st e~;so malat.o si ma.· nifestò un asces:<~o a l lttto opposto e fece tmn nuova rndiografìa essi~ fu comple· t a men te n egatiYa. L 'esflme r[l.(liologieo fatto c~::;cguire al m io puzient,e non d iede olctm reperto positivo ('irca la !e.« ione O!':Sea dello lnmina. sinistl'll della 12n D., ehe l 'inter vento dimostrò Ampia, so.lo r·iveJò U lltt va::<ta ombra i11 sed e d ell'a<"cesso pa· ra.vertebrale sinistro che clinicamente era gin stat,o cliAp:nosticu.to. La plmt.urn lombare può d>HC:Ì qualche 'ai11to, es.«a d ev'essere però e::;cguita con le più grandi precauzioni e l'ago dovrù essere introdotto p er quunto pos:<ihile lon· tano dalla zona sospetta e si dovriÌ. Reguirlo mm. p e r mm. n el f!1lO pcrcorso; allor,c hè avrà attraverilnto il legAmento giallo ci assicnre•·emo con la i ~'<pirazi(lne clte non vi sia ascesso extravertebrnle, se si ha. lillA. :;roccia di pus ci s i !Z'llanlerà hone dall'affondarlo più avant·i perchè potremmo provoco m una men ingite mortale. Lt\ Pllllt.uro. esploratrice dei cvrpi vcrtciJrali propoi<tt~ ùa. Gooboll (1911 ), per .L eibovici è pericolosa por<'hf> n l dil'oprR ciE.. IIa S('conrla L il tre r1uarti lede il midollo e agli altri livelli si ri1whia d ' infettnrP lo spnzio sot to aracnoideo con il pus dC'I corpo
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U:o< CA.'>O D I OST~~Ol1J ELITE VE RT EBRALE P O'!T E RIORE, E CO.
vertelwnle , ò inoltre in<'o>'tunte pe rchò è mu ta in Ctl-'iO d i ascesso lat.e ro-vEil"tebrale ; l'e<plontzivne infìJle Jipo iod1~ta nello s pazio epidura le e sott oaracnoideo può esserci d i utilità nella d iugnosi di compre~-;,;i oue pe r la localizzazione precisa di un asce;;so ex t r·a -d ura le. La pro~nosi d ipende d ulia v arietà e virulenza doll' agente infet.tivo, d a lla r esis tenza df•ll"o rf!nn is m o, da lla. loestlizza?.iou c dell'ttffezion e nPi di v ersi segmenti vertebrali, clnl l<' complicazioni. da lla d iagnosi p t·ecoce; tjue<>t.'ult ima è la più importante, pcn:hè u n inte rvento p r vut o e mdit·ale abbassa n ot evolmente la m ortalità; quest a che per )l akins e Abbot è d ol 7 1,4 ~0 , R iese del 64 %. Grisel d el 5 1 % e per l'ost eomielit.e vert.ehrale dei corpi del 76 %. ne l mentre eh~ per g li archi e apofis i è del 33 %. e !:!eCon do H nhn del 44 % nAlle ost-eomie li t.i ceJ-vicali, d el 42 % nelle dor;;A li ~ dol 70 % d elle lom hnti ; nel corso d i 20 anni ( 1894- 1914) a misura che la d iugnvsi è fnt.t a a tempo e con es.'ln l'inter vento, la m ortalità globnle d a l 71 % scen<le al 41 %· Il d c<'e:ìfiO avviene per l'iniezione gener a le pioernicadi cui le localizzazioni più f'req uent i w no le pleuro·polmoni t i, e per l'i n vAAion e <li retta nel cana le r a.ch id eo con fenomeni m eningo-m idolla ri.
Ct;Ra. - La. cura dev'essere formalmente precocemente e radicalmente chirurgica ; deve esl)cre chirurgica nel più ampio senso della parola senza esit.azione anche quando i sint omi sono dubbi, anche quando la radiografia è incerta e la puntura esplorativa è stata negat iva, perchè vuol dire solo che non si è caduti sul focolaio, che il pus non si è ancora fluidi ficato. Della cura medica, allo stato at tuale delle nostre risorse, la vaccinoterapia è l 'unica. che possa dare qnalche risultat o, però di e.c;sa non bisogna avere una fiducia tale che faccia rinunciare all'intervento o lo ritardi; ad essa bisogna ricorrere sistemat icamente, ma. associandola. all'interYento chirurgico. Ben rari sono i casi di guarigione ot tenuta. con la semplice vaccinoterapia : Barangcr cit a un caso personale che guarì con cura intensiva di v accini, t rasfusione, autosierotera.pia int rarachidiana ; ~1a.thieu (1924) riferisce di un ragazzo affe.tto da. osteomielite della est.remità superiore della tibia che ot to giorni dopo ha una localizzazione vertebraJe alla prima e seconda D ; una settimana. dopo pratica un'iniezione di propidon, il giorno dopo apiressia ed il focolaio vertebra.le comincia. lent.amtmte a regredire n el ment re che quello t ibiale rimane :-;taziona.rio; tre giorni dopo altra. iniezione di propidon, il focolaio sembra completamente estinto e la. gamba. comincia a diminuire di volume; tre giorni dopo altra iniezione e il ragazzo a distanza di due giorni esce guarito dell'osteomielite vertebrale; vi è dopo 15 ~iomi un risvegLio del focolaio tibiale, ma una sceonda. serie di propidon lo fa lentamente regredire . Di fronte a. questi dtte casi che io ritengo unici di guarigione, ve ne sono numerosissimi che non solo non hanno avut o alcun giovamento da. una intt>nSa· cd energica cura. va.ccinica., ma nella. vana attesa di una problematica guarigione si è p erduto per loro il tempo prezioso per l'intervento opport.uno. La l<>sione è ossea, può es!:'cre inizialmente una periostite, ma si tenga per fermo che quando il malato È' portato all 'osservazione del medico e poi del chirmgo n el tempo trascorso è estremamente difficile che tale si sia cons('r vata, è una osteomielite alla quale noi ci troviamo di fronte e per di più vertebralE~, grave se degli archi e delle apofisi gravissima se dei corpi,
in ogni modo è una. lesione ossea che solo se è tra.ttata con la pii1 ampia demolizione delle parti malat-e ed anche, di sane che ci permetta di dominare assolutamente il focolaio si può sperare di ,·incere e la mortalità limitarla a quei casi assoluta,mènte c inizialmt>ntc d ispera,ti in cui il quaJro locale scompare travolto da. qm·llo gt>neralc eli sett ict'm ia. Si sia generosi nell'asportare, la st<ttica e la mobilità del rachido non verranno comprom es~e anche quando si el imina.no ~li archi e le apofisi di 1ma o più vertl~hr€', ed il chirurgo abbia pre.:;t'ute chl~ se l'intC>nento è condotto con calma per quanto demolitivo, s~trà sempre bendìco; la paralisi i processi meningci nella quasi tot·<~lità sono sf'mprc da compressione e da contiguità, la. dura madre con gli ispessimcnt i protettiYi offre da madre previdente una barriera quasi semprC' insnperahile: solo in qua.ttro casi fu osservata perforata, in due da un sequ<'stro spontaneamente, negli altri per opera del chirmgo ncll"asportare ùci seqnestri. Grisel nota che sn 5:3 operazioni per osteomielite nrt(~brà>lo, l'intervento in 40 consist<'tte in una semplice incisione dell'ascesso, di essi 28 guarirono; indubbiamente migliori risultati si sarc>bbero ottenut i se l 'intervento fosse stato più ra.ùica.le, e S<> in q nl'i 28 ca:;i la srmplice apert-ura dell'ascesso fu sutlìciente deve ritenersi che si t.rattava di 08teiti dell'arco posteriore allo atato di periostite esterna tlt>mmonot;a a focoUtio osseo ben delimitato, nel mentre si deve considerare del tutto eccezionale che ]('Sioni più profonde po8sano guarire con un trattam('nto così semplic-e; Grisel su 19 casi di osteomialite vcrt,l' brale posteriore conta 9 ~arigioni, ma su 12 casi di osteomielite vertebrale anteriore riporta 11 casi mortali. Io stimo quindi che in una forma rosì grave quale è sempre l'ost€'omielite vertebrale, l' intervento radicalc> debba exsere sempre tentato, esso non deve essere imposto dal chirurgo dalle complicazioni, a..;;cesso sottopleurico, sot t odurale, ecc., ma d ev'essere mes,;o in op(>ra, in tutti i casi anche in quelli semplici, ove non v'è ancora H p ericolo d'una compressione midollare, esso permetterà <l'lt:->sicurare un drPmtggio largo, efficace, cd impedirà la diffusione lleU'a.<;ccsso, esso infi ne non aggraverà mai lo stato del paziente. Le <lifficoltà dell'intt>n•ento non devono limit.arlo, e e.ome giustamente afferma l ;ahorde, l'~c; pEittativa è la più pericolosa att itudine che si possa adottare poichè l 'infezione si est('nde alle ossa vicine erl alle meuingi, si generalizza e la setticopiemia uccide tutti i malati che non sono stati operati. Solo l'operazione può dare la gu arigione, la n·gola è incidere il focolaio ampiamente e più presto possibile, e non lasciarsi ipnotizzare dalla paura di infettare il canale rachideo; convcrrù. dopo srguire attentamente l'evoluzione della malattia sia cliuicarncnte sia racliogicalmente e di non esibue a reinten ·euire se ve n 'è bisogno; un seconi\o a,.;;ct•:;so può comparire nelle masse mtlscolari al lato opposto del focolaio, degli accident i inft>ttivi possono riprendere se sono colpit.i altre lamine, bisognerà. a<5Sicurarsene bene senza. esitare. Vi sono casi di osteomiclite senza ~H<c~>ssi superfir.iali, altri in cui si sospetta. la diagnosi per lo stato getwra.le, il dolore, la rigidità rachidea, e talvolta, però a,c;sa.i raramente, pr.r il reperto ra,diografìco; bisogna an che in questi ca..c;i intervenire senza ri tardo ad a.ggrHd ire il rachide a livello della zona sospetta. In qualche <'aso fortunato si ha la sorpresa di scoprire un p iccolo ascesso della doccia ,·ertebral(', eliSO ci sarà preziosa
6-1:!
t:"~ CASO D I OSTEO.\!IEL!TE n:RTEBnALE P OSTERJORE, ECC.
guida per rinten ·<·nto nlllitnle; in altri (;fi:-;i non vi è pus, ma i muscoli i'pinali r-:ono edrmato;;i, infìltrati, lardarei; ~i e~ plorino le lamine \rertebrali e colla. r-;~orhia. si a Rportt•rà quella che anrlw solamente è sospetta di essere colpita; infi1w in altri, OYe l'incisione non fa tronne nè pus nè edema, le lamine esr-;e st <•xst> largamente ra~(' hi a.te Rembr ano normali; iìotto il controllo clelia vi>;ta. si pUI) })raticarC' una prudente puntura e vedere Sf' non Yi r-;ia 1111 a;:;r.PR!-:0 intranu.'hidi ano, m<>glio di essa si fa.rà un'esplorazion<' v iù <>Om])ll:'ta piit sic·ura col r eseeare la lamina vertebrale sospetta P n·rifif·are eosì lo Rpazio f'pidurale, e in ca,so d i r eperto negati'o non si d<:'W t>Sitar<> nf>l\"a;:;portar<' un'apofisi tra-svPrRa per ispezionare il fianco del corpo vPrh•bralP. Così esc~u it a. la cur a è. logica e soddisfacente ed il chirurgo ha fa t.to tutto per aiutare il malato a trionfare della. sua inf<'Y.ione. Fra:;er e Pherson (Hlll) rif<·ri;:;cono eli un caso di un ragazzo in stato di inff'r,ione ~a\"e con imp a~ta,mcnto lomba.re sinistro e dolorE> vi vo nella 3 3 J, : J)l'l'i:Wnta SI'J!Il i di llll'!litlgit c, delirio, rigidità, d Pila llll C3.1 abolizionH <lei l'ifle!isi tendinci, Bahins l; i; non osano fare nn a puntura esplorativa lombare prr pa,ura, <li infPttarE\ lo spa.zio sottoara.cnoideo, una prima inC'i1>innc lateralE' TwrmE'ite di e:.:aminarP il fi a.nro delle \ertchre lombari, non tro\'ano a :.:cr!isu; una seeon(la, incisione m rdiana mostra. le lamine di a.:-pPtto normalr . Ja, puntura. efi<>guita con tutta cautela dà -pns, la mineetomia ù <'lla za :~a 4 9 L. la loro fa N·.ia int-erna è necrosa.ta., il canale r a<'h idt•O i' ]1Ì<•no lli flU i' ; guarigione . .Mat hiPu (Hl24) ripol'ta. due easi : in uno l"irwi!lione SE-mplice non must.rò nè> infiltrazione nè pus, l 'indomani il malato ern. pa r aplt'gico, pratif'a allora nna laminectomia., lo spazio epidu· ralt· em p it•no di pus ; n!:'\1 'alt ro la prima incisione è anch 'essa nega.ti>a. :~ giorni dopo trova, -pn' Yia laminectomia e t r ansversectomia. nn enorme f\!;!'(•;:;,;o pa.ra Y(.'rtt>brale Aituatc' profondamente dietro un'apofisi tras ver~a d~:nudata. Lecene (1927) dt<1 un g-ionme c he in seguito a. caduta è rn.c·C'olto privo di ~;ensi, t <> m p . 39o. 4oo, neg-ati va la puntura lo m bare: dopo qualrh e giorno C!'S!\a la. commozione, non la febbre ehe cade lentamente, ed il paziPnte si la,gua <li dolori lombari ; dopo due settimane la febbre è 3?.0 -40°, i dolori lombari si accentuan o. Dop o venti giorni l'inr.identf>, l 0 intervento : ematoma profondo supvurato prevert ebrale lombare s inii'tro, si dà. esito acl nn litro di pus, dJ'en a~g-io; la. febbre e i dolori cessano per qualche giorno, ma tre giorni dopo ripresa della febbre, dolori lo m ba.ri e p soite destra, leucocitosi marcata. A distanza di .17 giorni dal primo; 2° inter vento: ioci;;ione lombare destra., si t.rova un a.scesso a bisaccia preverte>hrale, i dolori e la psoite scompaiono, la t emperatma cane, riS<ble dollO un mese, la radio~a,fia most.ra un cediment o della. ~a L di cui il corpo sembra c.ontenere, d('i piccoli sequestri; a. t r e mesi dal secoudo, 3° inter>ento : raschiamento del corpo vertebrale, non si trovano !'\equestri, drenaggio, i frustoli a.sporta.t i contengono ammassi di st afilococchi: le ferite operatorie si chin dono lentamente, il paziente lascia l'ospedale dopo 4 m<':;i l"incident.e, dopo otto m rsi questi è completa,mente guarito e la colonna è piegh<.'vole. Concludendo: bisogna ostinars i a t rovare l'ascesso allorehè la clini C'a, indica nettamente l'esistenza d ·una snpJHnazione profonda. L 'indieaziouC' OJWratoria. è pertant o formale, ;;olo l'opera-zione è su-
UN CASO Dr OSTEOMIBLITE ,.1-:HTEBRALE l'O&TERIO.RE, ECC.
613
scettibile di cambiare in breve il quadro df'lla mahtttia e di arrest-are una fine fatale inevitabile, e si può affermare che la morta.Jità in qnf:'sta malattia è in rapporto diretto colla <·osriente auda('ia d~'l chirurgo. Si comprende facilmente cbe le forme d 'o::teomirlite vertcbrale le piì1 suscettibili di beneficiare della cura chirmgka sono quelle ove il fncolaio è localizzato agli archi posteriori, e a poli::i. p<'rcM più fadlmente aggn,rUbili; l'ostcomielite del corpo, per quanto la laminrctomia o la rcsczione costotrasversaria pos~ano permctt<~re di f'vacmue l'as<·esso intrarachidiano o anterolaterale, è meno accessibile, ed ha sin dall'inizio un anda.mcnto rapidamente grave ed il quadro della sPtticemia lrtale. si manifesta, quasi sempre prima che si ~ia potuto a.ffermare la. diagnosi prrcisa e troYare l'indicazione operatoria.
Per Bergmann (l 909) la cura con~;iste nell'evaeuare il pus al più presto o se possibile nrllo sgombrare il focolaio e nl'll'asporta.re le ossa malate quando sono colpiti gli archi c le apofisi spinose; quando invece il focolaio è nei corpi ritil:'ne opportuno la scopcrtura. delle apofisi trasverse la loro resezione unitamf'nte ad 1m trattu di 4 cm. delle coste conispond<•nti secondo il metodo di Parona (9Ci) Diakonoff (97) Potarca (98). Delbet e Le Dentu (1913) propongono a seconda dci ca.si: 1° l'incisione dell'ascesso, 2° l'asportazioni' dPlle ossa con la forbice o con lo scalpello o il semplice svuotamento col cucchiaio; :~o una n·sezione dell'apofisi trasverse con o senza i s<·gmenti delle coste l1diaeenti ; 4o una laminectomia, che nella regione cervicale superiore dovrà essere sobria per la vicinanza del bulbo e consentivo 1wricolo rli moJ't<' su bitan<'a che potrebbe presentare un'operazione la-rgamente condotta. Mathieu (l!l2il) e.numera i diversi interventi che possono es;;ere pratica,ti sulle vrrtcbre per distruggere il foeolaio osseo malato nelle SUl' varie pa1·ti, transversectomia, costotransversectomia, la.minectomia, qu.indi svuot-amento col cucchiaio del corpo vertebrale, espone le vie di accesso che permettono di colpire il focolaio nei diversi sf.'gmenti della colonna, dimostra che quale che sia la sede della • lesione la sola via d'a{;crsso razionale è quella laterale che permette d'aggredire i corpi vertebraH e le lamine contornando il canale senza aprirlo. Sui 5 casi di osteomielite vertebralc degli adolescenti osservati dall'autore, 3 <li ost.comielit.e posteriore degli archi o apofisi sono guarit.i in seguito all'operazione associata alla vaccinotera.pia, gli altri due concernenti osteomielite dE:'i corpi vertebrali, la morte sopravvenne fnlminea nonostante l'apertura e il drenaggio del focolaio e la vaecinoterapia. Leibovici (1928) nell'esporre i vari interventi che si possono praticare sulla colonna vertcbrale affetta da ostcornielitc, critica. saggiamente quei chirurghl che si sono limitati alla semplice incisione dell'ascel\so e al solo ra.scbiamento òell'osteite, nel ment.re trova più razionale la resezione dell'apofisi spinosa, trasversa e arco interessato; l'intervento di scelta. è la. lamine<~tomia anche quando solo si sos1)etti un'ostcomielite delle lamine o un ascesso intrarachidiano, solo essa può eliminare un arco necrosato e solo essa può scoprire un piccolo ascesso epidu.mle latente. In pratica. le indicazioni eli ciascuno di quest-i interventi saranno fissati da un buon esame clinico e da una esplorazione accurata; se si tratta di una osteomielite con stato generale gl'ave e a-scesso comparso subito dopo è nt>cessario incidere d'urgenza l'a.c;cesso, ma non ci si accontenterà. d 'una.
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U S CASO DI OSTEOlii ELITE VERTEBRALE POSTERIORE, ECC.
inci,.;ione semplice, detcr.;o il pus si divaricherà. ampiamente le labbra della ferita per ben vedere il fondo della sa.ooa., si seguirà. il pus per scoprire il focolaio d 'osteomieliw, se conduce su un'apofisi tra.sversa. si toglierà. col cucchiaio o con la pinza ossivora, e si verificherà. che non vi sia altro focolaio osseo. Se l'osteomielite risiede su un'apofisi spinosa o lamina. bisogna ra-schiare il focolaio o meglio resecare la lamina malata ; infine si avrà cura di esaminare attentamente se non esist& un foro dove ese& del pus sia fra. le d tU?- lamine sia lateralmente fra, le due a,pofisi t rasverse; nel primo caso si avrà un ascesso intra.ra.chidiano, nel secondo un ascesso profondo nel corpo ver tebrale. L'ascesso rachidiano sarà. attaccato con la laminectomia. poichè se non sarà ampiamente scoperto l'operazione sarà. incompleta, nel secondo caso cioè quando vi è una raccolta suppurata. nei corpi vertebrali bisogna giungere ad essi; nel rachide lombare la resezione di tmo o due apofisi trasverse lascia passare il dito dopo il cucchiaio; alla colonna dorsale, è necessario per aver luce fare una resezione della. parte posteriore della costa. e dell'apofisi corrispondente. Certo è più facile consigliarlo che praticarlo sul vivo questo intervento; fatto a parecchia profondità. è assai impressionante e sembra rischioso, ciò nonostante se l'a.sce.c;so ci conduce è nec.essario arrivare sino ai corpi vertebra.li; l'importante è non di levare tutto il focolaio di osteomielite, ma di metterlo in comunicazione larga con l'esterno per parare gli accidenti infettivi immediati, in seguito se v i è necrosi ossea i sequestri in generale piccoli si eliminano facUmente purchè il drenaggio sia largo e se è opporttmo si lascierà tutta. la ferita aperta. TECNICA OPERAT ORI A. Ho tratto questi appunt i dal Trattato di m edicina opera./.oria di Durante-Lootta. P e r accadere alle faccia anteriori e laterali dei
corpi vertebra li rlclla colonna cervicale si può seguire la via orale indicata da. Auffret ( l 894) e d incidere la parete posteriore d el faringe; però se questa. via è oppor·t una per aprire deg li asc:essi retr o-faringei altrettanto la ritengo non consi· gliabile in caso di ascesso da. ot.esteomielite ver tebr ale dei corpi per l' impossibilit-à. di mantenere la. broccia al riparo clelia sepsi. P iù opportur1a. è la via. ln.t.en1le con la q uale s i può pR.Ssare 1\.\ dava nti o a l d i dietro, d el m. sternocleidoma;otoiùeo ; la presternoma.stoidea si seguirà solo quando • esist,a la guida d i u n tragitto fiStoloso poichè è pericolosa per gli organi molto importanti d e lla r egione; l' incisione è quella per la ricerca d ella a. carotide prinùtiva, si sposta in dentr·o il f>lscio n erveo-v ascolare senza aprirne la guaina e s i
opera all'infuori n<>llo Rpazio occupato dal cellulare che è diet.r·o il faringe e l 'e.<~o fngo o si rae;!l:iungono i corpi vertehrali; quella retr osternoma.st.oidea è la. prefedbile per·chè permette rli ral!~ungere tutti i corpi vertebrali e per t utt.a la Iom est-ensione m aHtPnend<,si co~ì pi~r distante d ai vasi e n ervi tanto import-anti. L 'incisione se!Ne il ma r~ i11e p osterio re del m . sternocleidomast()ideo e si tagl iano tutti ~li strati Sll)J~t·fieiali compr esa l'npuueur osi s uperfiei tlle cht> sarà aperta separ·o.t.umen t e nei suoi due fogl ietti, risparmiando se po;..-,ihilc o sozionando fra due p inze la. vena giuguhue esterna e cosi le branche l"uper·flciali del p les."'o cervicale; ~<i l"postrulo aLl' interno i m. llt.ern oC'Ieidomo.c;t-oideo, om oioidco e fa.~ci o nerveo vnscola.rt>, si idf'ntificano le apotl"i t rusverse cervicali e i t ul.lercoli anteriori di 6$Se e si riconosce il m. scttleno a n teriore; a ll'interno ùei tuhercoli anteriori s i percepiscon o, ricoperti ùa.ll'aponeuro~>i cervicala p rofonda i mw~coli prflvertebr ali ; at.tra.v er-so questi col dito si esplora la fat::C'ia. anterio l'e dei cor·p i vcrt.flbrali e per ragf!inngerli si incide In fa::;cia prcvert-e bra le, si ,:;col fano dalle vertebre i muscoli evit.an rlo il n. s impatico cho r esta in lt\'llltti fi.s."<a.to all11 fascia st.essa. Le fuccie llnterolat.e rnli da lle vertebre dorsali si nggredi.c;cono per In, via later a le, t a ie ncces>~o ò più i nd11,_gi n oso che n elle altre sezioni nella colonna. s ia perchè i corpi sono in più o m eno immediato rapport.o con la. p leura e a ltri organi del mediostino posteriore, s ia perchè fluesti corpi non possono e.~sere ra.ggiunt.i R6 n on d opo
UN CASO DI OSTEOMIELITE YERTEDRALE POST ERIO R E, ECC.
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rcsecati i tratti corri~ponòent.i delle co;:;t ole e de lle npofisi trn~verse corrispondent.i, operazione questa couo~ciut.a. col nornt> di C'o><to-tmnS\'I"t->;ectornin. Schaeffo3r, Aufft·et, J.'ontan, Lnmhott.e, Vinct> nt, Rick ttam propo;:;ero cin><cuno un metodo per~ona.le; il rnil!liore è (}Uello che t.ic' nfl conto de i F~ ingoli preg-i di tutt.i questi. Incisione a L ad a ngolo ottm;o eli cui la b rnn cn vertiC'ale di circa IO cE-ntimetri vada tm centimetro all'eilterno e pn.rollt'lu ali~> cresta s pino;;a e l'altra obliqua. e pii1 cot·ta VAria dall\~tn•mo inff' ri•>rf' cic li~\ primn infuori parallelamente alle cost o le ; ~·incidono pellt', flottnc ulftnf!o , nponeuro~i, mu;:;coli lttr·ghi del òorso, il lemho triangoln.re co><ì de limitnto !<i di><seca e si rihntt-e in alto mettendo a. nudo i musciJii spinali che restano ;;ollcv Ht i dagli e~< tremi sporgenti d elle sot.t.ostanti apofisi trasverse perfett11mente idl"utifi <'al1ili con la 1·is t a e il tatto. Su questi muRcoli si fanno due inl'i~i o ni una ve1·t.icale che segue la linea dt>Jll" i=lporgenzc dP-lle a.poft~i tnlsverse lunga quanto il taglio cut a neo, e l 'altra obliqua. parallela alle CO!'; t.ole all 'nltez7.a d i'Ilo vertebre clcl le quali si vuole raggiunger-e il corpo, questa col s uo e,qtremo posteric)l'e m.c:p:iungcr1\ l'inci>:ione veJ·ticnle. Divari· cando i lembi in corrispondenza d<'lla doeein vertebrale si mette a. nudo Io scheletro cioè le apofisi t r mwerse e le cost o lt', si >:ezionano alla base una o più A>pofìsi tra.c;verse dopo averle i.o;;olute dalle in;;;l'rzioni muscolo-tendinee con una forbice osteotoma. o con la sega. Gip:li, quindi :<i procflde nllt\ resezione di una o più cost.ole a 6 centimetri circa ila.ll'estremo vert ii'Aie CJlHUl te !'<Ono le apofil;i tt·a.c;verse asportate, previa denudaziono si nfforra il moncor1e posteriore e si di><art.icola st ru.ppandolo per tomione, nel fondo s i vedrà il corpo o corpi ve1·t eJ.rali su cui s i deve intervenire; il metodo H eidenhain e ì\fenard differisre solo per l ' inci.<~ione ohliqna n un lembo, ma. dà una brecc·ia pii1 piccola e d>\ un acCElsso pii1 ang usto. La tecnjca di Fontan, quAndo esis ta p:ià l'a.<>ce.<<so indicatore, sembra la. pil) appropriata per queste lesioni, perchi> segue il tragitto della suppunt:~,ione che a mano a mano porta il chinli'~O s ul cor·po veJ·tebrale; d o po aver scoperto le lamine vertebrali il riito portato infu()J·i t·icon o~ce l'apofisi tra~ver-sn, s i seziona a livello della s ua. base e tenendosi a conhltfo dell'osso >;i può progredire in a.va.nti e raggiungere il corpo vertebrale. In tutti f!Uesti metodi il mnggior pericolo è la lesione pleurica, p erò s pC;\'SO fortunat.runcnte è a llontruHlta dnll'nscm<!'<O sottopleurico (Gundermann). Si stia. attenti se la si perfora tli chiuderla s uuito con mla s utura continua con catgut, le a rterie intercosta.!i so non è pos;;ihilc cnnsf'rvtulo ven •\JWO legate, cosl pure si porrà attenzione , tenendo:::i qua11to piit è> po;:;~ihile a ridosso d elle vertebre, di non ledere i ner·vi s pinali ed il ;.irnpatico tomcic·o e s uo ganglio. I cot·pi delle vertebre lombnl'i, ~'<CA rtata la via mldominall" anteriore o transperit.oneale ;;econdo il metodo rli Fis<'hers e Mìiller, (19116) perchè rende pericoloso il òrenaggio, si aggrediscono per via lombnro, extrapl"t·itoneale, cioò i'I CCondo la tecnica di Treve.c;; si prat.icn un 'incisione vort.icale n q unic he centimetro all'int.ern o ciel margine e.o:; terno della m>\Sl'<a Slt('ro-l omhare , c he Vll dall'ultima costola a lla cres ta. iliaca con punto moclio llt vertehra di cui si vuoi roggiunge r·e il corpo. Si incide lo strat o aponeurotico insieme ad un trn.lto del m. gmndon:<nle e si mett~ a nudo la voluminosa massa comune dei mu><coli spi11al i. la si div111·icn all'interno e si scopre l 'aponeurosi del m. trasver·so, si percepiscono a l tatto l'apofisi trasverse e marginalmente ai processi trHsvers i s'incide l'aJ..IOnflm·osi e così si scopre il m. quadrato dei lombi che si di,.,«ocia per via ott.uf<a. pit't vicino possibile alle apofisi trasverse unitamentc all'aponeurosi che è la fnscia del m. quadrato dei lombi; a] di sotto ~>i vedrà separato da uno strato di tes.·mto cellulare, il ro. ps oas , ed a livello di una delle apofisi trasverse si sezionano le fibre d 'inserzione di esso, quindi col dito introdotto davanti a lle apofisi si scollano le a ltre s ue inserzioni; così stando sempre a contat.to d elle apofisi !';i rAggiun~ono i corpi, si scolla. la pleura. che discende l 0-15 mm. sotto il livello d elln 12a co><tola. R.i cordo come nell'angolo diedro formato dalle apofisi trasverse con i corpi vertebrali giace il ples.c;o l ombare e a.J di dietro dello psoas e sulle faccie anteriori d ei corpi v'è il s impat.ico lombare, bisogna p erciò C.'l.'><'re m olto cauti nello scolla.m ento di quest o muscolo; quanto ai vasi sanguij:.,TflÌ bi!<Ogm<~rà le~tare le brnnche addominnli d elle arterie lombari al di dietro del -m. quadrato dei lombi. I risultati di questi interventi assni diffic ili e indagioos i perchè RÌ opera a notevole p rofondità e per gli organi importantissimi da non ledere sono un po' scoraggianti, nondimeno sono la. sola risorsa, poichè l'osteomielit e anteriore lasciata a sè è sempre mortale; senza. dubbio le ricadute, le recidive sono frequenti, ma. anche
G.lti
U~ C.\SO DI OSTEO .\ HEC.ITE VERTF:BRALE POSTRRIORE, ECC.
sia pure pochi, dei ris ultati felici vernmno a ricompensare il chirurgo t-enace che n on avr·ii. esit a t o ad oper·a.re presto e radicalmente. Le osteomiP-Iiti vert.ebndi pos teriori, cioè quelle degli archi ed apofisi spinose, si aggr~discono att raverso la faccia poster·iore del rachide, detta anche via. chirurgica, col resecare le l111nine, que.%a ope razion'il viene chiamata tra.panaziono:: r·achiùea o m~g lio d a H'uJ<o è d etta. la.minoctornia che può essere estElo:;tl. a.d. una o ad e ntrambe le due lamine di una o pHr vertebre. Il B onomo idoò il me todo de' la resezione unilaterale di una o più lamine, - omilarninectomitt - ma se ha il vantaggio della maggiore rapidità di esecuzione, nella cura d,,JJe osteom.ioliti dà. poco SJ!iLzio s ia per mettere a.mpiament(\ allo sco perto il focola io, s ia por l'esplorazione d el canale rachideo, quindi non è consigli1Lbilf'. L a - lominectomin. defini tiva con asportazione delle relative apofisi spinose e legiUllen t i soprns pinosi e inters pinosi è l'unica consigliabile in quanto è ben raro che non sicno comprornt>ssi anc h'essi dnl proce:;~:;o morboso e in definitiva la solidità d eJin, colonna vertebrale non vione compro.1nessa. JO tempo. - Inci..::;ione lateralizzntA. parnspinosa le~Sgormente curvilinea a concavità all'es terno, sarà lung,~ non meno di 2 J centimetri in moùo da avere la più ampia luco, essa è ni"CC$Saria pitr che in qualsiasi altro intervento. 2<> tempo. - Lungo il taglio cutia.neo s'incide lo strato aponeut·otico-muscolare, si d e nudano le apofisi spinose e le lamine malate mercè scollamento delle masse muscolari delle due docce con un bisturi robusto, quindi con un largo scalpello si scolla il perio!>tio delle lamine unitamentie alla massa muscolare delle doccio vN·tebrali di ambo i lati, spingendo lo s collamento il più possibile al· l'esterno fino alle apofisi traverse, così ~i potrà controllare lo Rtato di esse ; è opport.nno lo scolla.mento del periostio anche se malato, poichè questo con raschiamento succe.'i>Sivo sarà asportato mentre resteranno in sito quelle parti sane sia pure piccole che in seguito costituiranno punti di inizio di r icostruzione sia pure parziale di tes.<;uto osteofibroso atto a mantenere lA. continuità e solidità. della parete posteriore vertebrale ; que."lto scoliamento d etermina. un'emorragia imponente che snrà facilmentA arreiltata più che da pinze emostatiche da un tampouamento massivo per quo.lchfl minuto. 3° t empo. - R esezione delle lamine, questo tempo può e.~sere reso facile se v 'è già carie o.vt\nza ta delle lamine e nolle regioni cervicale e lombare dove le vArtebre sono divar·icate, ma nelln dorsale ciò è difficile per l'embricatura serrata òelle lamine, opportuno è il pror-esso d i Horsley che seziona. le apofisi spinose alla base con pinze osteotome, e quindi perfora. alla base le lamine con piccoli fori, e con la sgorbia o pinza ossivora. le asporta. K.rause, sulle lamine che vuoi demolire pratica degli orifici con la freisa. di D o,ven da un lato e dall'o.ltt·o delle lamine malate, riunisce i fori con una sezione linoore, o cou la sega. Gigli che sarà protetta. per non ledere le meningi, e le asporta in blocco; lt\ demolizione a frammenti delle lamitle è più cousigliabile poichè è più facile evitare incidenti sulle meningi. Con questi processi si aspot'tano le parti ossee malate, si ha un'ampia. visione del canale rachicleo e si mette a nudo la dura madre ed è faoila l'esplorazione di tutta la patete posteriore del canale e delle faccia laterali, cosi pure si può esplorarne anche la faccia antieriore, in questo caso occorre scollare da ambo i lati nell'intervallo compreso fra. i nervi spmali e quindi con due uncini ottusi si sollPvo. delicatamente da. un lato la guaina. della dura madre e così da.U'a.ltro e si ha una visione suJficiente per uno. esplorazione e cura. intra.rachidea.. So occorre intervouire all'interno della dura si pt·ocederà all'apertura di questa. mercè un'incis ione verticale e mediana e si procederà., dopo aver messo il malato in posizione declive por diminuire lo scolo del liquido, alla d etersione m eccanica, alla vaccinoternpia, e drenaggio all'angolo superiore della incisione. Goebell riporta un successo in un drenaggio chirurgico della men.inge, Fraser e Pherson un altro con esito di guarigione, \>Vagner ebbe un insuccesso, ma due guarigioni su tre casi di meningite suppurata sono un argomento in favore di questo intervento allorchè la osteomielite si oomplica con lo. meniugite. Nel caso fosse possibile conservare le apofisi spinose, ottimo è il metodo di AlesRa.ndd, di cui i tiempi iniziali sono identici a quelli già descritti ; quindi denuda le apofisi spinose do. ambo i lati e con uno scalpello si troncano alla loro base di
UN CAS O D! OSTEO)UJ;;L!TE \'ERTEBRALE POSTERiORE, ECC.
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impiauto sulle ln mine, l!t cutflrH> d~>llo apofi-;i ,:; pino;;e resta così immobi lizz~tf>t uni· tnment t? ~~ i let.:arncut i, con un divaricntor·e ,.:i spo,;trmo da un lnto, nel fondo rimun· guno scoper te le;- due d•)Ccie vert elJl·al i p C't' tut t a la loro lwll!hezzt1 e <>i può. m ur è solito, prçced e r·e n !In. re.,;ez iolle d elle lamini:' nll1ltltc. In tut ti que;;ti interYenti l'a· n es re:-<i<t ;:m·;t ~l·nct·nlc, il paziente sm·,\ pl>»to in dr·culJito oddomina lo con un cuscirw sotto il tontce o tttldo llle , in lt10do du os ptH't'e bc•ne iiiT>\tto di colon mt \'C'r t<:bHtlo ;;u cui :<i inter\'Ì C'ne ; la t o.o.:ta ('d il collo ;<a.mnno pii r bn><;;i del rf'<.:to d e l corpo, è llllft Holanclo-Tr('lldclen bt u'l! ven t ra le, utile pere h è d iminuisce !'f'mL)I'nl!!ia. \'Cnosa ed in caso che s i d e bba apriro il sacco durale ne ricluo:;o lo seulo d el lirtuido. Os:>~:R\'AZI O :\ I'l CLt~LC .\ .- B. Ven nm: io da Pi:<inr) (Poht) c ln:<so 1!)08 • l 3o rcgg. arti~tlierin C!\tnpM~n n R oma. Dall'anamne>-i r·isu lt u : nato >1. t cr·mine da gcnil oi'Ì :;nn i e r ob u:;ti non Pl,he mai mnlrtl ti(' c!~~rne di n ntn; n l'Ila p uhl'l'tà. «ntl'e r'>'e rli fonmcolo;;i
piuttosto difl'u:-<11. in par tico la re a l dorso ove si notunr> piccole cicatric i iporcromi che e pu:<tule tuttora in atto. TI 15 febbrn io u. s ., nello sc·cnd cre da \lna ~eu la d ella cnme ra.ta l'Miele hn t t endo la l'f',!l:ione lumlmre cont ro un g r·ndino, p<' t' il d olcn·e n on s i po ti- n lzar e >Htbito. m' i ~?i o rni sul"<•e;;si\·i avverti 11111t dolen zia continua che p erò Jl(m 2:li impediva d i nt · t enrlc'r e a llo p roprie occnpnzinni. Il 28 s. m., essendo:;i Jmm ifestatn fPbbro eiC~vuta con rifddità d ello. colonnn v er·t e brale lombrtre, per m or·bo di P otr. fu in d a t o ari u n repnrto di m c>di<·i na, qu ind i p e•·dumndo lo stnlo fehhdl o, la rij:!iditlt rarhidc>a, ed esscndo;;i m a nifestnt i s intomi di pn.n<pl c~ia.;;pn><t i t·a. fu lm~ ì!' t'i tu a l reparto dtt me diretto. E. O. - Di ori!:rinnrin buona costituzione, mn ~se nmstola ri ipotoni('he, pelle e mucose visibili pnllicle , d enutrito . fonmcnl osi diffus1L al dor~o e nl tontoc. X egntÌ \'C> l'esame dell'app111'MO respir-ato rio: c uore ne i limiti tìJ<iologid, 10 tono nliA. punta pa.ra fonico, 2o rinforzato, o.dd ome nulla d i nppr!'Zz>rl>ile; nl \'O e minziono rcgot~r·i. L 'esa me d e lle r cgim1i v t•rtebral e e porn\·ertcbrale fR. n ot oro: in COI'I'Ìspondenzn d elle a.pnfisi d ella. 12"' D. e [ R L. una bozza. di consistenza pns tnsa non fluttuante sopr a aponeurotica perchè mobile e spostabil e, pro bab ile r e1<iduo d ' un omat.oma formt\to:;i a ll'a.t.to del trauma. e che p •rò simuln re una. cifosi; d olentiss ime alla prcs· sione lo a pofisi s pinoRo; a lla regione parnverteb r·a le d i s inistra si nota mro. tmnC'ftL· zivlle fusola re c!te dalla ll8 D., si por·ta in ba,;.so H Ila L., tumefazione profonda, d o le-nro. n o n n>anifostmncn t o fluttu nn to, In contl·at.t ura mul'<co l•we <h:t e y·minn rma ri gidità m c h idea di tutto il segm ento loml>nrfl, pnt·a.pl<~gia p lastica d egli art i inferiori. E. R. -Nelle vert.ebre dor;;nli e lomb11ri n on >lÌ rileva null a di nnormstlo, opacìtà diffu..;a nlht r egione p nrnvertorbral e d o1·so-lombare sinistra C'ho ;;i e~tencl e al ln !'('gion e ren o.lo. Cutireazione: n ep;atint . \Vnssermann : n egativa. Esa.me : urino : traccio di albumi n a . F ebb re : mattino 3S0 ·3; sera 3!l0 -5; sensorio inte!!rO. Diagn osi: oiit!"omielite acuta dol segm euto vertobr·ale d orso-Iomhttre. ProJ!n osi 1·iservata. • Cura: n ell'attesa. dei 1·e ferti di gabinetto, pratico s ubito la va ccinoter·npia antistafilococcica, poicltè l 'esam e do! pus d elle effiot-escem:e 1weva dato lo stcd:ilococco, e ul !<econJo giorno de lla. sua. entr ata, proposta.s;;li ed accettata l'operazi one, inten ·en go. 3 nlHr·zo • 1o intervento. 1° tempo. - Anestesia genor a.le m orfio-eteJ•ea, il p az ien t e viene posto in de cubito v cntrille con r otolo so tt.o l'a rco cos tale e addome in m odo da mettere bene in rili e,·o la colonna dorso-lombat·e - testa e collo reclinn.bt in bn..o;.."o - · incisione cutanea a ;:inistra lunga. circa cm. 20 e mm. 5 utt'e;::t('rnO d elle opofìsi >lpi· n OS(', il taglio .si p orta. dalla J j& D. a lla 3" r .. e fiegue il diametro lo ngitudina le della tumefaziOne paravel'tohrnla. 2<> tempo - Lungo il març{ine esterno sinil'tt·o d ollc a,pofisi spinose 12a D. 1° L., con un bisturi da OSRfl s 'ir.cide lo st rnto apon eu roti co, e con un poriostotomo retto ~i denudano le !!:foti.:; i. spinoso e lf' due lo.minc <'~rrii' po~ùenti, fuoriesce subito del pu,;; prolungr.ndo 1 t~~ogho muscolo-aponeurotico s1 dà es1to ad una enorme rii.C·
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t:N CASO DI O&TEOll!ELITE \ ' ERTEBRALE POSTERIORE, E CC.
colta di pus . bonum et laudnhile, dE>nso, rli colore verdastro; dP-tersionfl meccanica. e tamponamento maRsivo I>E'I" un minuto per a.n estaro l'emorragia. 3° tempo.- A!ipOrtate lP- t?Ompr<>>'SP., col dito si esplorm1o le d uE' la mine sinistre de11udar~>. il dito pcrccr;sce a lla base della lamina della 12• D. un foro n margini fn'lstaglioti. nel qua!e penetrn a stento In pnnta del clit·o mi!?flolo, a l I!Uanto rimangono a t tacca ti frustoli di pus cornmist.o ati P.SSO si percepiscono piccolissimi corpi dur·i probabili ~<equest ri, dal foro fu oriesce in discrct.n qua-ctiti pus, non Ri nota emissione di liquor e. t~ o t.emp(). - Col biMurr O>'seo s i pr·ocede nella stessa. maniera allo !>collamen to del lato opprJst0 d ello apofi><i spiuose e lamine che al tatto non pre.<;cntsmo nulla di anor·male; e•s..,ndosi l'operazione prolungflt.a fl n.on vol('ndo portare nel canale rachidPo, del pus che geme ancora d agli spazi intermuscolo-aponeurotici si pratica una Accw·atn detersiono meccanica e quir,ùi si zaffa con garza imbevuta di antipiol la vastA e pr·ofonda ferita. 5 mar·zo - 2o intervento. l o tempo. - AnE"stesia e posizione come n el primo tempo: tolto lo za.ffo la ferita si presenta detersa, le lamine bene denurlate, due robusti divaricat.ori mantengono ampiamente aperta la b r"E'!n-::ia operat oria, con uno scalpello por tato perf~>ttamente alla bnsn delle lamine, le intacco profondament-e ~ia a simstrn !C'ia a d<'stra. 2" tempo. - Sulla guida del foro de!la lamina della 12• n. intr oduco una pinza ossivora e l'asporto facilmente a piccoli pezzi, dal canale rachideo fuori esce pus abbondante, con ogni precauzione a.':'porto anche la lamina della I• L. 3° tempo.- Con w1a robusta forbice re<<eco lE' due apofisi spinose quinrli con la pinza ossivom lentamente e con cautela, asporto s uccessivamente le rispettive due lamine di f:iniflt ra facendo leva in modo da portar le via sino nlla base già pre· cedentementP. intaccate da llo scalpello. 4° tempo. - La dura madre non presenta soluzione alcuna di continuità, ma il canale rachideo è pieno di pm~, con modica p ressione digitalE' snl midollo e con garza si ri e-,ce n detergerlo completamente. 5° tempo . - Pulizia accuratissima m~canica, zaffo imbevuto di ant,ipiol, alcuni punti di avvicinamento delle labbra della ferita in alto e in basso. D ecorso operatorio ottimo, l'esame del pus dà stafilococco, si continua una serie di vaccino curativo antistafl lococcico. Nei giorni f<uocessivi la febbre scende pe1· scomparire in 5" gion 1ata, i sintomi eli paraplegia spastica lentamente regr·Pdiscono e in J5a giornata dall'intervento scompaiono completamente ; la ferita m~t.ra ottime granulazioni e tende a chiucle1·si rapidamente. In 20 9 giornata lo si fa. alzare da let.to, e si cerca di applicare un busto gessato per scaricare la colonna vert<>hrn.le, ma il paziente non lo tollera, cammina senza risentire alcun fnRtidio. e la mobilità. e la. sta.tica. rnchirlea è normale. Il 3 aprile, ad esatta distnnza cii u n mese dall'int-ervento, con un piccolo seno fistolo~o a l ao superiore della cicatrice operatoria che la radiogrttfiadtmostra dipendere da un sequestr·o os.<>eo che rimetto al tempo e alle ri!lorse naturali di eliminare, in piena convalescen~a viene inviato a l Snnatorio m arittimo militare cii Anzio; dAl quAle completamente guarito, e con awnento di 14 kg. di peso fu inviato in Patria n ell'ot.tobre s. a. -
••• n caso che io ho brevemente descritto rientr·a nel gran quadro delle osteomieliti acute della giovinezza, la etio-patogenesi è quella che è solita più frequen temente acl o~servarsi, batte1·iemia stafilococcica, trauma, sintomi meningei midollari da compresswne. La cura f~ eseguita tenendosi alle indicazioni clirùche, più che ai reperti diga-binetto, che per quanto riguarda la. radiografia In n egativa; l'int-ervento fu eseguito in dne tempi, pe1· una doppia considerazione, per non infettare il canale rachideo c he potevo ritenE'rE' indenne e p<'r non debi litare con uno shock trawnatico le resistenze organiche del paziente in tma unica operazione che si sarebbe protratta troppo a lungo, 111 vaccinoterapia fu associata a ll'intervento ritenendo per fermo sin dall'inizio, che dn que:«t<> solamente potevo attendere il desiderato esito felice.
11N CASO DI O:';'tF:O )!IELITE \ "ERTEBRA-L E PO~TF:R iòR E, ECC.
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L 'osteom ie1it<' aent<~ wrtebrale è maln.t.tia. che rientra nel quadro delle ost eomieliti da crescenza. Jl trauma che in indivichti :-ani S('DZa infi'Zioni in atto OScompn.rse d~t bre'e tempo non asrl'hue dl't<'rmin<bto clw fa,tti liP\Ì lo<'a,li, di>enta ca.nsa sia pure st'c.omlaria, ma predominante atht a provocare la mala.ttia, essa stes:<;a oltre che clal trauma pnò esf\<'1'{\ ùetNminata da affezioni nei tessuti molli sovra.'-tanti i segm<'nti verlcbmli. coi quali sono in intimo rapporto eli va.scohuizza.zione. L 'osteomi(•lite vertebra!(>. acuta è malattia g-ra>e se intacca le lamine e le apofi"i sp ino~e cioè> se è posterio1·e, gravissima se i corpi vertehr ali cioè anter i or<~. La dia.!.!nosi cleY.t's!Wr pn•c·ocr, i sintomi getwrali n on de•ono mai nascondc•re i loeali; in ogni aiTPzione SJWCie St' vi ~\ sta.to trauma, \"attenzione del medieo dovrà :-;t>mpre c•ssl'r rivolta al nwllide che s~~rà. e:-;arninato con la. ma.-;:;ima. attenzione, i ref('rti di ga.hin('tto possono completare, mai si sostuir anno a quelli (;linid. La cura infìne è l? tlf',·rsst•re formalrnent.e, r~t~li('::t.ltncnte chirurgica, la vaecinoterapi~b ynò I?SSI?rle di ottimo coa.diu van t(•, mn.i ci dovremo aflldare solo ad e!:sa. BIHLIOGRA.FI A. Ueber die n<'ute nncl ;;nhn.~ute c,;;teflmynliris purlllf'ntn. der \Yirb<"l· Archiv fiir 1\lin. cliirm·yic, Hd. LXXlX, png. Il lll, fa,:c. 40 1006. B r,;nc::\JAN:-i- Bnn•"· - Trfltta.to di chi·r urgia pratica - vul. II, Società Editrice Librari!\ 19P~), :\Jila.uo. LE D ENTU et D Ei.BET. - Nouveau traitè de chirttrgic Maludics d u rachis et de la moelle, - v. XIV . Lilmwie Bailliere, l'uri>< 1913 . :MARION. J!a ·1uel de tecnique chirurgicale- t . I , ~Inloine Éd iteure, P nris 1921. KunT FRITZLER. - Contribntion à l't\twle de l'o><t~omy(J ite v<'rt\-hnlle aigiie sans partecipntiun de la moellE' épiniè1·e- Journal de chirurgie XXIII, n. 5, mai 1Wl4. Lt-;O'rT A. Chirw·):!ia della colonna vertebrale - TraUato cl,i medicina opel"aloria- Unione Edit rice, l{\<!5. MATHrEU. Oi!t.&omy.:Jjte nigiie verti·brale- Journ~l de chirttrgie, t. XXV, n. 2, febrier 1!)2;:;. 0EHLECHI-:R. :-itu· la ostéomyélite cronigue et sur la localisation vertébrale J(/ll.rnal de cl<irurgie, t. XXVlli, n. ti, dee. 1926. P E:-ITSCHEW. L'ostéomyNite pnrulente primit ive nil!iie et subai~ìie d e la colonne vertébntle - Journal de chimrgie, t. XXXll, n. l, juillet 1928. L Emoncr. - L 'ostéomy6Iite vet'téhmle - ,f(/1/.rn<tl de chi·r urgie, t. XXXII n. 6, dee. 1928. BORREL. Spondilite st,afilococcica - A1·ch. médico-chirurgicales de Province, marzo 1929 - Policlinico Sez. Pratica, n. 8, iebbraio 19:20. MYRON. Ostéom_vélite aii:!Lie de la colonne vertébrale, Journ.r;le de chirurgie t.. XXXV, n. 2, febrier 1930. D oN...TI. -
s~tule-
• -
Giornale di rnediçìn a mili!aTe.
NOTE DI
IGIENE PRATICA
DIREZIO~E DI :-5.-\XfTÀ :\IILlTAHE DEL CORPO D 'ARà1ATADI FIREKZE
ZANZARE 'PERICOLOSE per il dott. Antonio Angelini, maggiore roeJico, igienista
Anofetiue, aedine. eulieine, le tre sottofamiglie nelle quali snddividesi la famiglia dei culicidi, interessano da vicino la. patologia umana e di conseguenza l' igiE-ne. Di tre gravi malattie. malaria, febbre gialla, fìlariosi, sono accertate vettrki, rispctt,ivamente le anofeline, la stegomya fasciata (Aedes Aegypti), varie specie di cuticine, non escluso il diffusissimo culex pipiens. La strgomya è pure, almeno srmbra accertato, la propagatrice della dengue, malattia a basso indice di mortalità, che non sorpassa- in genere l'uno e mezzo per mille, ma che assume di solito diffusione grave, come a.-venne nel 1928 ad Atene, dove fu colpito il 90 % circa degli abitanti. Di questa })audemia ateniese si ebbe una ripercussione nella nostra Isola di Rodi. Trala-scio il phlebotomus pappatasii, vettore del virus della febbre dei tre giorni, perchè non è veramen te una zanzara. Il ciclo di metamorfosi delle zanzare, dall'uovo all'insetto ala.t.o, attra.-erso le fasi di larva. e di ninfa, si compie, in media, in una ventina di giorni per l'anofele, in 11-18 giorni per la stegomya fasciata, e in una diecina di giorni per i culex. La vera importanza epidemiologica in senso stretto, spetta alle zanzare femmine, le sole che pungono per riempirsi di sangue, a loro indispensabilE' per la maturazione delle uova. I maschi, fatta forse eccezione per la, stegomya, non sono ematofagi; si nutrono di succhi vegeta.ti e sono destinati a perire dopo l'accoppiamento. n tempo medio di vita degli anofeli è di circa un mese e mezzo, e di un mese per i culex. La vita della stegomya è più lunga, gia<lChè di solito si protrae per circa tre mesi; però in condizioni di ecceziona.le favore può rimanere in vita per circa un anno. Occorre non dimenticare la ibernazione delle zanzare, di notevole importanza epidemiologica e profilattica, effettuabile sia per il tramite della fE-mmina adulta, che per quello ovulare e l arvale. · Quali nozioni pratiche necessarie non soltanto per la identificazione dei culicidi, ma anche per rendersi ragione dell'azione di certe sostanze larvicide, rammento clw le larvp di'Ile anoff'line, nella loro posizione respiratoria, stanno parallele alla superficie dell'acqua c si nutrono in corrispondenza di tale superficie, mentre quelle di stegomya, e di culex stanno oblique rispetto alla superficiE' stessa e si nutrono negli strati sottoposti ad essa. L'insetto alato delle an9feline, oltre alla caratteristica, escluso però il bifurcatus, delle macchie nera.s trc sulle ali, veduto in stato di riposo su di un sostegno, ha l'asse del corpo alquanto inclinato rispetto al soste.gno stesso; in vece le stegomyc, che hanno caratteristiche linee argentee snl torace bruno, ed i culex, si dispongono parallelamente al piano
Z.,NZARE PERICO!,OSE
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di sostegno e rilevasi un incmTamento nell 'asse del loro corpo. A scopo di indagini ulteriori di accertamento, larve ed insetti alati possono con· servarsi vivi in un qualunque alberello, di cui si clllutla l'apertura con garza, e nel quale, per le lan·e, si metterà la stesiia acqua nella quale esse si raccolsero. A proposito del noto binomio epidemiologico - uomo gametifero ed anofele - il fervore di ricerche tendente ad illtmlinare punti ancora oscuri del grave ed annoso problema della maJaria, è ancor oggi vivo e specialmente per q uanto con r·.erne i fattori ambi<•ntali capaci di influire sul secondo termine del binomio, cioè su!l'a.nofE.'le. Ri,E.'stono interesse di primo ordine le abitudini delle zan:r.are in rapporto a-l tipo della casa, l'istinto loro di rimanervi o di uscirne, la loro attrazione per parte di animali domestici stabulati o viventi allo stato libero, i nidi anofelici in relazione alla qualità delle acque (avrebbero speeiale importa.nza il tasso del p H e quello dell'ossigeno e dei sali di calcio e di ammonio), nonchè le condizioni favorevoli all'anofele per infettarsi ed infettare a sua volta. Emerge dunque che nulla può esservi eli rigidamente schematico n ella lotta alla malaria; si può dire che ogni plaga da risanare abbia un programma suo proprio eli azione, inspirato dallo studio attE.'nto delle molteplici influenze locali. Attraverso le varie concezioni etiologicbe emesse sulln. febbre gialla, ed anche dopo il tramonto della teoria ddln. leptospira eli Noguchi, la stegomya fasciata tiene saldo il suo posto pa.togenetico circa la trasmissione dell'infezione. Alla stegomya elle abbia attinto virus ama.rillico con la puntura di un malato nei primi tre giorni di malattia (come è noto, il sangue degli ammalati non è più vimlent.o dopo il terzo giorno), occorrono 12 giorni per acquistare la capacità di infettare i sani, capacità che si mantiene fino alla morte dE.'ll'insetto. È pertanto evidente il pericolo che stegomye infette possano con le navi trasportare a grande distanza ed in luoghi indenni il micidiale virus. È importante ricorrla.re che il passaggio da terra alle navi, più che a volo diretto, avviene per il tramite d ei recipienti di sostanze alimentari, specie se contenenti sosta.nze zuccherine. l Ja stegomya è il prototipo della zanzara ca.salinga; poco si allontana dalle abitazioni e punge, anche in pieno giorno, senza rumore alcuno; la puntura è dolorosa. 8ssa esiste in Italia, ed è stata infatti ritrovata in Sicilia, a Genova, Spezia, Bari e Livorno, ove, nel 1804, vi fu un episodio epidemico di febbre gialla, con 2000 casi e 100 decessi. Ho già. accennato alla pa.rte, come principale 'eicolo di clilTusione della dengue, che ha la st.egomya. J,n, sua pt'el'lenza nel nostro paese è tutt'altro che priva di importanza., da,ti i rapporti con i paesi del :llecliterraneo, nei quali la. dengue fa periodiche apparizioni epidemiche. Sinora però c'è il fatto rassicurante che tla noi ma.nca quella notevole densità stegomyca che è la iudivisibile compagna. delle epidemie di clengue. Ricordai, poc'anzi, i rapporti della lilariosi con varie culiciue. Esse sono ospiti intermedie della filaria Bancrofti, la di cui presenza nei vasi linfatici dà l 'elefantiasi, saliente manifestazione clinica della filariosi. Le zanzare, pungendo di notte i malati, succhiano gli embrioni delle filarie, embrioni che circolano nel sa.ngne periferico dalla mezza.notte alle prime ore del mattino, ed inoculano poi ai sani questi embrioni. Però essi devono subire nel corpo della zanzara una mt•tamorfo,;i che dura dagli otto ai
ZA!'iZAHE Pt:FIICOL OSE
quindici giorni: prima d<:: i quali non può la zanzara trasmettere la. malattia. ~ ella lettérat ura e!)istono due casi di filariosi, osservati uno a l\I(:'ssina e l'altro in provincia di Treviso; i rispettivi malati non si erano mai allontanati da casa loro. Si lotta cont ro le zanzare, ostacolando la deposizione delle uo>a. uccidendo le larve, difendendosi dall'insetto aereo. S'intende che, tralasciando i pr01'>'edinH•nti di gr ande portata, accennerò al fatto puramt>nte pratico della questione anticulicida. Sopprimere (drenaggio o copertura con tt·rra) le raccolte idriche, specie se vicine all'abitato1 e fart' una qualsiasi copertura ai rec·ipicnti che contengono a{!qua, signilìca intercettare alle zanzare /,' habitat temporaneo così necessario per il parto. È bene tener presPnte che la st('gomya ed i culex depongono uova anche in acque molto impnrc, che la stcgomya stessa, assai più dell'anofele, le nepone in quei ricettacoli così fr<'quent i nelle adiacenze delle case, come ad esempio scatole vecchie, bottiglie rotte: pezzi di piatto, e che le fosse che ~enirono pet· fqwgnere la calce sono invase di frequent-e da larve di cnlex. V'l' un altro provvedimento diretto contro la possibilità di deporre uo>a, la rettilìea cioè delle sponde dei corsi d 'acqua, assodata al diserbo. Ciò rapprc!\enta pure un intervento larvicida, tanto piÌl se rettifica. e diserho avranno pot nto acc<>l<>rare il corso dell'acqua. Si può fare rilcva·nte opera 11i slarrizza.zionP, con un mezzo dei più semplici: vuotare o far traboccare ogni 8-10 giorni i recipienti dell'acqua. Il >erde d i P arigi si è affermato sui numerosi larvicidi chimici spt>rimentati (petrolio, stoxal, oli pesanti, borace, acido borico, saprolo, ecc.), malgrarlo eh<> imponga. prt>c·auzioni nell 'uso. È condizione si11e qua non di efficacia , che non sia in feriore aJ 50 % il suo contenuto di anidride arseniosa. n fatto del poter usare il verde di Parigi senza bisogno del diserbo, già gli conferiscè nn titolo di preferenza. Si mescola con polvere stradale o con cen<>re in proporzione dell 'l % e si spande nell'acqua con un comune sotrietto, ricordando <'he 100 gr. della meRcolanza sono sufficienti per mq. 10 di superficie idrica,, e che l'operazione deve ripetersi ogni 8 giorni. Sino a poco t empo fà si riteneva il verde di Parigi solta.nto capace di avvelenare le larve anofeliche, le sole che assorbono nutrimento alla superficie; oggi invece è dimostra.to che esso è att.ivo anche sulle larve delle altre zanza.rc, che si nut rono al disot to del pelo d'aequa, purchè, anzichè aUa poh·ere, sia mescolato alla sabbia, nella stessa proporzione d ell'l %· Può dirsi dunque che il verde di P arigi è un prezioso larvi-cida, pur tralascian do l'ottimismo pratico di coloro che, in ridotte proporzioni, vorrebbero u sarlo anche per i deposit-i delle acque potabili. La pratica continua a confcrma;re ottimo il cilmpito larvifago delle gambusic, per le quali il miglior mezzo è dato dalle acque stagnanti e dai fossi, con scarsa vegetazione. Si adattano e vivono bene anche nelle acque molto impure ed in quelle eontenenti fino a gr. 20 di cloruro sodico per lit ro. La loro azione è tanto piì.t intensa quanto maggiore t> la r egolarità del fondo e delle pareti del mezzo in cui sono contenute. Il di fendersi contro l 'insetto alato è una cosa clle più di tutto si s•olge fra le p::treti domestiche. I pipistrellai, ideati dal C'ampbell per lo sterminio delle zanzare vaganti n ello s pazio, non hanno avuto sinora da noi i risultati che si vagheggiavano. È molto problematico che dalla
ZA~ZARE
PER ICO LOSE
difella meccanica d ella casa si abbiano in pratica le garanzie doYute. Se essa non assicm·a la chiu:;ura. eli ogni comun.icazion<' ('On l'est·emo (pensare ai camini, feritoie, boceh<> eli ventilazion<•, sbocc!Ji d i condotti, ccc.), se non dift·nde l 'in~rcsso princivale e qm•Uo dt•lle ramcr<' dà ll•tto con doppia porta fornita d<'l congPgno di chiusura automatica, se n on ha i telai, ove sono fi~;)iatc· le r eti mel<tllicltc, perfet!anwnte (·omùa<'ianli con i vani che sono Òt>8tinat i a chiudere, è- eerto a ssai nu.·~Uo rinunziarvi c ricorrere inv<>ce alla <·ac:('ia di re t t a alle zanza.rP. Le 1101\'t'rizzazioni frequenti ad ambiente chiuso , di uno dd li q uidi in~<'tti<'idi oj:!gi in uso contro le mosche, sono an<·he il nwzzo piit prat.i<'o contro le zanza.r<' che infestano la casa. Le fumigazioni di zo](o (in gener(• g r. 10 })('r mc. di ambiente ), poco pnHich e pf•r le ~;tanz<> di abitazioni', in vista rl<>g li inconvenienti, derivanti sopratutto d a lla. sua eventuali' azione llt't<•riorante stti metalli e snlle stolTe, sono invN·c mccomandabiU prr le• stalle e per gli altri ricoveri n tstici. Qua ndo s i fact:inno I'Oiforazioni nelh~ f:l af!ione in,·ernale contro le zanzare ibt•rnanli. l'Osa qne~ta. t roppo tra:-;euntt a, occorrono non meno di 20 g rammi di zolfo per mc. di ambi<>nte, con 2 orr> di azione. Le irrorazioni di liquidi z;~uzaricitli, corrispon dono meno delle polve-
rizzazioni o funt il!nzioni, per<:hè non arriqmo a raggi ung(•ro le za.nza.ro in tu t ti i nasco n d ig-li. La noi:ltra ordimm za eli Ran ità )farittima ch·l geoMio di quest 'anno, per la difesa <](•l Hl'~mo ro nt ro la importnzion(' d !.'l la fl'bhrc g ia lla, prE>seriYe · che a bordo delle na "i pro,·<·nien!i (hl porti col piti ùa. llt:l t a infl'zionc, sia e seguita la, dii-: t ru zionc rh•Ile ~t t•go ntyc nf' lle Yarie fa i-ii di sYiJuppo, non soltanto in casi d i n a\'i int'L'II e e so:spl'tte, ma atwhc H<' tra.Ui.si <li navi indenni, specie se il ca r i<'O loro è oe o~tit ui t.o da, frutta <' zurclwro. Le na.vi jnfct te o sospet• c dl'bhono anco r~ll'~ a non lll<'TIO d i 200 m etri da terra, ed a distanza sulli cit•nt.c da natanti che possano costituire tramiLo verso tcrm p er lo ;;;te~o lll~'<' . In cons idt·raziotw citl', a quan to pa ri', 11' probabilità di e~serc ]Hmt.i d a anofeli infetti nt•llt• ahi t azioni . sono di gran lun:.!a ~;uperiori a quelle che si hanno di es~wrn<' 11unt i a ll'a p('rtO, r itpngo utile rammentare qualenna delle n orm<· di ingl'gnPria sani taria che sono state aJl'acciate per le case rurali di plaglte malariel)('. L e camerA da let t.o debbono essere al piano s uperiore e mai sopra le Htalk, le· I]H a li ò lw nf' siano sep arate dalla casa e che non abbiano rccessiYa ventilazione ·<'d illuminazione. I porcili debbono trovarsi a distanza non infc:riore> a 10 met ri dall 'abitazione e la loro porta devo esser e ri\'olta Yer so la. c~unpa.giJa. Fra, le stalle, i porcili c la ca.sa, è opportuno non vi sia, pos~ibilit.:\ di volo diretto da parte delle zanzare. A.mpi(~ dr.vono essere le fine~trf' d<'lln. casa <' soprMutto quelle delle camere da lc·t to, Le ctù p~1n·ti e soffitto dPl>ùono ~·sscn• tinte in bianco. Q1testa lotta alle zanzare è poco compre:-;a e senti t a dalle masset o per megUo rliro dai singoli. L 'inter<'ssamt' nto anticulicidn., anche se limitato alla ristr('tta. cl>rrhht 11<·11 \tmhi<'nti' doliWstic-o, porte-rebbe sempre inclis<·utibili vantaggi; in ca~-;o ùi za nznre innoeue contribuirebbe a diradarne la d ensit.à, eljminando un fastidio c:h e turba il riposo ed il sonno ripa ratori; in ca so di z;a n zar e pcrieolose contribuin·bbc pure all'intento di abbassare il limite epid('miog<'no.
RIVISTA DELLA STAMPA M~DIGA ITALIANA ESTRANIERA Su.I/R fmlture 11rticohri dell'arto inferiore (R~'Ise~na della previùan~a sociale, n. 2, l U3U).
ROBERT!. -
Fra le fril.tt ur'P. 11-rt.i c~la.l'i e JHra.-art.icolari d >ìll'art9 inferiore, quellP- interessanti l'art.icolazione tibio-astragtl>lica, tem~ono, dA.i punto ùi vista della frequen7.a., il primo posto. È pi(t ft·ertHent.em'lnte colpi to il seHo rn<:~..<>chile e l'età più frequentemente int.eres.qata è C']Helln. che v.\ d·\Ì 4l n.i 50 anni: la meno intere.>sa.ta. quella. dai 71 ai 7[). La ~i o,;sorva piil facilmente a !!inistra ed è m•\g~iormentc colpito illavor;\ t,ore (lell'agricolturn.. La varietà più frequent-e i! (p telll\ sopri\rn'l.lleolare; e con più frequenza quolla interil'1:3il.nto, t•'l.nto lA. t. ihia. qu;Lnt.o il p ')rone. Per i l meccan isrno, tt\l i frn.tture sono d ipPncl9nti in ma~g ioranza tla trauma diretto. Ft•a le ~t\nse indirette quella piit frequente è la caduta dall'alt-o in posizione erett.l\. R'\ri':l~ime le compl icazioni e quasi e~clusivam:~nte di natura. settica. in rapporto a fratture e~pJ.<t.e. Il t r·at.tn.rnento, di pr·eferenz ~, la. i m n )l)ilizzf\zione, qua.;;i sempre me:liante npp~~.recchio p;es~ato . Quant·O A.•.;di fl;it.i, si può rit.Qnere la ~uarigione sanza. po.~turni come la più frortucnt.c : ove ne t'e>i1luino . e.;.;i son.o determinati dalla limitazione dei movimenti tibio·a'ltrag-t~l ici. 11 gnvlo rli inC'<'~>pacitir. piir frequent-e n on ra.g~inn~e il minimo di legge, tenendo pre.<;ente la percentuale minimn. dog li infortuni agri0oli. Quando re<>idmmo postumi. la percentuale piì.r frertuentemc nt.() m~~iunta è ,;t.a.ta qu;}lln. ch.e và. dal 16 t\l 2.')% della totale.
Recicliua nnlarica Va.hmlva., n. 8, 1930).
SCALORI. -
il~
9e,7Ui.l'J
a·l opmzr.i?M p JI' .si1~uite front~le . Ili
L 'A. descrive un ca<>o di ~ i mr '!i te fmnt.•tlo rht si nusito m<~.-;cellaro rti origine dentaria in cui il tnwrn•\ opert~.to r·io risvootliò urH\ m alaria latente. Il cao;o merita specinle intnrosso ùal punto di vist.a diagnost.ico. L ' in;;or·_gr.nza, dopo 12 giomi dall'op~rùzione. di acce.~si febbrili preceduti da. brividi tli fro•lrlo e rirncttent.i con profw;o sud.ore, foce in un lll'imo momento pensare u.rl unn forma scttir:a ed a p::>.->«ihilì complicn.nze endocraniche. Tale Sttf.lposiziona e r·a giustific•~t>'t dal fatto 1li aver trovM-o car·iata, all'intervento operativo, la pa rete po~t.AI'iore del :<~no; dnlla presonza di discreta quantità di pus nella. doccia. dell ' infurHliholo; ed infine perl'hè verùva negato da. pa.rt.e del paziente um1. pregr·essa. infezione mu.h~or·icB.. Rìapert.o il ~ono nt~lla. si t.rovò di notovolo importanza, eccettuato qu a lche zona. di cario della prnetco p•>steriore, mentre l'esame generale neurologico e del fondo dell'occhio risultt~.rono negativi. Eliminata l'ipotesi eli una forma meningea.. tU un ascesso cerebrale di una. trombosi del S(mO longiturlinale superiore, di un focolaio di osteomielite e riscont.mndosi ingr·ossamonto eli milzn, (l'n.mmalato in un secondo tempo riferì di essere stato in zona rna laricn) venne praticat-o uno st.riscio di sangue che mise in evidenza il " piMmodium vivax ». Prat.icata. w1a energina cura chininica. si ebbe la scompa.r-.~r\ d e llo. fHhbre. ~iccome è ri:m pnto che i trnumi fì..'lici pos;;ono rleteL·minare l'insorgonzn di acce><si mnln.rici (por l' internrzionrJ di qnell'ol]uilibrio ingtabile cho s i ha nella. !llltlaria.I M~nte frn. i pot.er·i dell'or·ganismo infet.t.o e la capaciti\ aggr·es!'livn. rlell' emnt.ozoo) lo spneil\li~ta rlovrÌ\ sempro t.ener prl'lsente tale malattia, nel suo esercizio professiow1.le, potendo e>~ser·e chiam•'1LO a visitt~re nel cor;;o rli un acces'lo malarico un ammn.lllto con s int.omi di otite H m tJ.;;t;oidito oppure riconoscere una trornbo -flebite de l .sono 11\. clove a lt,r·i ponso.no ad un.'\ reci,liva. malarica.. CoLA.
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RIVISTA DELLA STAJ\tPA MEDICA ITALIA.."A E STRASIERA
LoT7. - - L'appettdicite traumatica (De11tsche Mediziniecho ·w ochen ~>chrift, n. 16, 1930). L'A. afferma, r ife1·endone uno caso, che esiste realmen te un'appendice traumatica, vale a diro un'infinmmazione prodotta da un trauma in un'appendice vermicola.rc, precedentemente sona. normnlmente mobile e s ituata nella posizione normale, m a che essa deve essere consiclerata come un fatto raro. Per ammettere che s i tratti di un'appendicite traumatica è a ssolutamente n eces>"ario che s i riscontrin o come ~o~ i ~terni del trauma avvenuto lacerazioni
della sierosa, emorragia nella e sot.fo la !'ierosa stes><a, nella muscolatu.ra, nella muco~a dell'appendice od almeno nelle sue ,·icinanze immediat-e. Se questi sint-omi mancano, l'a p pendice esist ente è il prodotto rli un'infezione spontanea, ed il trauma ha coll'infia.mmazione f;O itanto w1a connessione accidentnle di tempo, od un rapporto causnle. Le emorragie capillari microscopiche, che sono state spesso d escrit te, non hanno importanza; esse son determinate artificialmente dal trauma operativo o dall'infiammazione. P erchè inolt,re si possa ammett.ere trat.tarsi di appendi d! e traumatica è necessario sia portata la prova che è realmente avvenuto un trauma, che esso ha colpito la regione ipogasttica destra e non un" altra regione e che la sua. violenza era. tale dA. poter proclurre in'infiammazione. Jnfine è neces!';ario che esista fra il trauma. e lo scoppiare dell'appE>nclicite un rapporto di continuità, vale a dire che l'infiammazione s ia seguita immediatamente a l trauma; un intervallo di parecchi giorni sta contro il trauma come causa det.erminant~. L' A. ammette poi che debba es.<;er ritenuto come dimostrato il fatto che in un'appendice vermicola.re g-iA morl:.os11ment.e a ltel'ata un trauma. possa. d eterminare secondariamente il nuovo divampare ed u11 peggioramento d el processo infiammat-orio.
1'u/;erculf-ma della jari'nge (Proceeding of the Royal Society of Medicine, giugno 1930).
TBA <"l<ER NEVlLLE. -
L' A. riferisce di un paziente di anni 27 il quale presentava sul palato molle e sull'up:ola. abbondanti granula7Joni. L a p nret.e ftuingea era di un colorito rosso vinoso. I seni mascella ri aUa transilluminnzior1e s i presentavano scuri. All'esame riconoscopico si notava notevole devinzione del setto nasale a destra tanto da. occludere la narice corrispondente. È stata a sportnta l' ugola per un esame istologico che ha dato presenza di tessuto di natura tubercolare. L' A. ha creduto opportuno di fare anche una. recezione sottomucor>a. del setto con d oppia Caldwelb Luc, però i seni e rano normali. J.a. o;;ru1·it h òPllA. t ransilluminazione secondo l' A. era data da ispessirnento della parete esterna del mascellare superiore. COLA .
GlORDANO. -
• Scritti storici e discor8i » (Milano, 1930).
È del tutto superfluo dire chi è il prof. Davide Giordano; poichè la sua fama di chirurgo e d i scienziato, di storico della medicina, di scrittore e di oratore b rillanti!Osimo ha da tempo varcato i con.fini della Pat ria. Cultore eminente ed ammirato di Storia della medicina. e Presidente della Società italia.r1a di storia d elle scienze mediche, l'A. ba saputo rintracciare tutto ciò che di più import-ante nella chirurgia specialmente, ed anche in cia-scuna branca della medicina, è stato fatto da italiani: dimost.rando quale p osto spetti all'Italia; e come spesso • iniziative, scope1te scientifiche, metodi operativi italiani d imenticat.i da noi st-essi, ci ritornano da oltre Alpe con etichet.ta straniera ». Superfluo è, dunque, l'insistere sulla importanza che assume quef!ta raccolta
completa degli scritti storici. Ma anche i discorsi di carattere culturale e politico sara~o le_ t ti con profondo godimento da quanti amano le alte manifestazioni d ella m tellettualità, posta al servizio dei più nobili ideali.
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RIVISTA DELLA
$TA~lEA
MEDICA ITALIANA E STRANTERA
1 di'>cor.~ i di D ,wide Gi n r·, l>~,no sono in nnltà un o>e:npio m11.<Z nifico non s::~lo di no hiltil. d'n.nim <J e d'in tcllert.0. m'l. an '•h <~ ,, •li h ">lln ~<t i le"· Poichè ben ·pochi in. hai in. po">Sono venir parol~Oilllt.i o lui j">el' for·mq, el:>tta o:l impa~cabila, vigorosa ad nn tempo f' r<cmpr·o it.n.l ianis<im 1.. L'npen"L o lier·n.... dt}l pr.lf. Ui·mlctll') - enita !hlla Rivi<;ta di Ter·apia l\IOL!ernn. avr·,\ un ;;u~co;.;'l tl ezn~ rbl ru:n 3 doll'••'~ tJt',, e thllù s~.)p.) n~ '>ilis.:;imo che prnp'lnf! 111. l~ i vi~<~-t r .li triro: la 'l'' tic. m· ~t.:o in ve:l'lit,1 ttU ~ i ~' oprra a totale beneticio d e'Ili orfl.mi <loi meclici m l)rti in gue rl'a.
J1-Je,licina e-1, i:JÌA?ne coloniale w.J, '1.1.80 de;7li infermieri, militari di sanità., mig'lionari ecc. ()l anm1li Hoopl i, 1930).
GronOA')fO. -
É un libro e»anzia lm·m te prat,ico, che compendia in m!l.niera chiara ed acce· si bile a t ut.ti, lo n ozion i nece~,;r~orie al perilonn.le 1\dcletto ai servizi igienico-sanitari ne lle C.)lonic, alle inform~ t·ie agli o;pe:la li militr1.ri e civili, alle ll-'I.'IOCiazioni di assistenza, 1\i ..\'{i'lsiouari, a c hiunque si a·echi in pMsi caldi, a bordo dei piroscafi, ecc. Tutt i gl i o.rgomenti di maggioro importam:a wno sviluppati con nozioni sufficienti per a..•Bicurare i provveJims nti di profila..'l.'!i e di assist.enza indispensabili. L 'igione dei p11.8'!i caldi, le malattie infett.ive e contagiose, le malattie causate da vermi e da artropodi, da carenza alimentare, da animali velenosi, i dist urbi provocBti dal sole e dal calore, sono tuttavia t.rattati in numerosi e svariat i ca.pit.oli di pa.to lo~ia elernent.are. Capitoli speciali sono dedicati a lle pratiche di assist.enZA. degli ammalati, ai socC01'3i rli ua·genza per sincope, fulgorazione ed invoot.imcnti elet.trici, avvelenamenti, alla respira.zione artificiale ed al tra..'!porto rlei malati, alle disinfe· zioni e di~infe'!tazioni, ai piiì comuni esami di laboratorio ed anche alle nozioru pratiche per lA. OOr"t'lerva.zione di animali e <li raccolte entomologiche. Un appropriato vocabolatio dei termini medici piCt comuni, permette la maggiore spedi tezza e semplicità in tutto il test.o. Roc:ER. -
Le fomH eletta s~iMic'J. rJ !~tn'J.tic'l (Jottrnll.l de~ pra.ticiens, 26 luglio
Hl30). La rlia~nostica d ella sciatica ha. subìto ultimament.e un grande raffino.mento; è qut\nto ri->ulta. anche <ln.lla t•elazione, che su quest·o argomento fu presentll.t.a. ad nna recente riunione rli nom·olog i fra.ncm;i dall'A. che distingue ben cinque forme d('lla sciat.ica cla..<~"ica. o reumatica. E>se soa;o : l. La sciatica fw~icolare o lombo-.çr.irr.tioo, dovut-a a un reumatismo cronico d elle vertebre lomhosa.crali e principalmente rlel foro di coniugazione. I se~ni principali distint.ivi di essa sono la tapp>1. doloroso. lombare, precoce o tardiva, la. nflttezza dei punti tardivi a flO(le alttt, la contt·a.t.tura. sacro-lomhare. con scolio;;;i crociata, il sint.omo della tO.S.'lf' o dello Stt~ornut.o, che fu considerato a t.orto per hm· go tempo come tipico della scin.t.ica. radicoh"Lt'e, l'associazione frequente con altre nevralgie; ottnn~t-!'ici, crurali, persino brachiali. 1l Rint.omo del Lasè!Sue è p oco accettuato. La radiografia rivela spesso le:>ioni rH reumatismo vertehra.le, il cui valore dia.gn.o,:;tico non è però as.o;;olut.o. Il s ub<>trat-o an.atomico consiste in lesioni del pel'iostio, doi ples."!i venosi, d ei linfatici rlell'adij)l'l epidurale: le malformazioni vertehrali hanno un'imp'lrt.a.nza cauilale solo acces~orio.. 2. La sacroi/.ioscialtica o scia.tiCfl. pleu9.~u.rale, e:~pre33iouo dell'irritazione del plesso lombo-sacra!a dipendent-e da una artrite sacroiliaca. reumatica. D opo una tappa di dolore s!loero-ilin.co la sciatica irradia verso la nat-ica e la coscia, senza. oltrePI\.' lsare il gi nocchio. La manovra di Grleit (A.es;;ione forzata della coscia sul bacino mentre la. ~amba è fis;;a) spesso è dolorosa: il sint.omo di L asègue spO!lSo è assente frt>quent.e è l'associazione colla. nevralgia dell'ottut·atore o d~! c rurale. Colla radioscopia. si riscont.ra talora un'opacit.à clell'interlinea articolare. 3. La toe"roar,iatica o sc.iat·i ca truncu.la.re: è lo. sciatica classica, che sembra. d ovuta ad una. congestione del n ervo o ad una perin eurite, per aderenze dei legamenti, dell'aponeurosi o dei tendini vicini, specialmente a. livello dell' inciaura.
RI\' I!"TA DELLA STA;\IPA MEDH' A ITA L.lA:o;A E STRAS I ERA
!'<Ciatica., dE'l cavo popliteo. (ldla tfl..'<ta dE'l pN·oni'O. li doiMt• hn. 1>~- sed e dnAAi('a tlo.lla. nat.ic.a al piode: son o t.ipic i i punti rl€'1 \'~).lleix (P4c•lu;:.o il punto iliac·o apoliSttrio e il ~ogno rl.i La$PZllf' ). r)!\t rnEn mu,;c·olm·e l' l' i pociPI'I'l1 io. sono ,;pf'c· ialmon te Hpiccate. In certi cal'<i la. malA.ttia è lOf'f\li7.zRt A. 1\l po11lit~lo int~>nvl o ai plontnri. 4. 1\fiosc-intif'a o .~cinticn di f>rigin• lnllilrfllare : in O:"-<a i dolori pl1!<:<ono e"~;,ct·o provocati dalln. proi!l'< ione 11\.tf't'tl-lfl ~u i mu~cnli, son:r.a ('ho ven!!O. com (li'Pso il non·o: i punti d olorosi ,:;pc<~so corri><ponrlono 1\lht prt~><siono di unfl. in ><ct~.d one tendjne:1 . Può esistere il ~intorno del La,~t'g-ue. Secondo a.l~uni tttttori. que-<ta fot·ma è tuwlt o più frequente d ell.a forma prec'!"d ent.e, n'la il Roger non (\ rli quest.cl porere. 5. La celltdo.~l'iatir.a o 8riat.ic.("t rli origi1~e C.t' l/ulit;r(l.. l n es-;a il dolore non scende oltre il gi noccia io o n on pm-si:<t<' n C"II ri po><o. Colla pa.lpnzion~> si riseont ro no rl1•1lo infilt rn.z ioni c-t~llnli t id1 t· d olorof;e, non f;O io n el territorio d ella sciatica, mn 1~11d11' in altre JliHti clol corpo (m u ~coli tempornli, pfueti lat-crnl i dn l collo, ecc. ). NeoplasiO(JMte~>i di 1111r1 .~ol?t:ùm~ •·eTame-nte. int egrali' del secolare problema ri(flmrdcmte l'oriy in" dfi tw11 ori. (Edizione ~apie11tia, R omn., 1930).
CILARDONT. -
L'A. espone e sostiene la trori 1~ ncopltt.."togonetiea del prof. P. N. Gregomci stùla origine unica dei tumori, :>ia n t" l!' uomo. che negli animali e n d le piante. D etta origine unica s ta in quel fenomeno biologico, che è la simbio!'li cellulo-microbica : o~sin nella. funzi one d egli (1ppost.i elementi p roti lici di una cellula organica con quolli di una cellula microhica, che si t rovi a vivere allo stato eli saprofita in un dato org1111ismo, quando questi elementi protilici vengano n trovarsi nello stato equazion a le del Mn rza no. I saprofìt.i e nrlorganici sono, per l'uomo, quattro: e ra.ppre.><enta.no i capO· :<tipiti di tutta la morfologia hacterica. pato!Znost.ica: spirillo della lue; amoeha della malaria (g..uppo a.cidogeno); bacillo dello. tubercolosi e cocco della blenorrea (gruppo alcalinogeno ). Come la fus ione dell 'ovulo col nema.<>pt~rmn ra.ppt·e;:entA. il primo e fondamentale esempio neopla~t<•gen etico ne! campo de lla fis iologit\, co:;ì la simbio~i della cellula organica con la cellula saprofìhuia endorganica mp)Jresenta.. per Cregora.ci e la s ua Scuola, l'e;;ompio neopla;:.to!Zenetico nel campo della patolo~?ia.; e, come por la g~>nesi d ello nE•opllu~ia fisiologica fatala, occorrono stflto equazionalf~ biolo~,\'ÌCO e fisiologico delle due cellule germinali, così por la genesi rlella simhiosi C~'>llulo-microbir.a occorrono piPna equazione hioJogica n pato logica nei nuclei e per·fetta. equazione fisiochimica nei protoplasmi chi due elem~nti gen eratori d')lla Cflllula neopln><t.ica. Dalla cellulu, s imhiotica, cosi iorm1~ta, ossia dt\lla cellula neoplost.ica, t.rn o origine qua.lsio.si t.umore umano, animale o veQ:etale, mg:ione per cni il tumore deve e~ero considerato come una nuova. unità vivente, un nuovo e~sere, ~ia pure mostruoso, parassitario, patologico. ma sempre con~eguenziale. como ogni altro fenomeno di natura. P er l' uomo, il cancro, secondo la t eor·ia del O rego· rnci, deriva in circa il 75 per cento dei eMi di Rimbiosi cellulo-f!piroch f.'t ica: più raramente kochia.na; ed anco1· piil raramente amohica. o gonococcica. L ' A. espone gli argomenti teorici ed i rl11.ti di fatto bene ttcc:ertl\ti, che ~<i poR.<>ono trarre dtdl'ernbriologia, daU'onc;ologia sperimentale, doll'nnl\tomin. ·pMn· logica e sopra tutt.o d a lla clinica, in appoggio allo. !,(>oria del Gr·errornoi, e dimostra che nessun dato ainom f.I.C(jllisito e si cun:~-men te nccortnto :<ino ad oggi cont.rad· dice a d etta. teoria ; chè anzi tutti. nt'f<i<uno o."dURO, In confe1•mano. nel m('n t re n eUo ste!'so tempo d etta teoria mirabilmente c hiari;.ce tmt.i i veechi e m olt.Qplici enigmi che le ttltre t,eor·ie s ul'<citano f\ tut t.i i nuovi punti o~<cu •·i che le nu o,·e ricerche sperimentali harmo mo;:~o e vn.nno mflt.tendo in t'viùem-.1\ ogni g iorn o. L 'A. dimof<t.ra che l~~o teorin neoplMtogen.~'ticl\ del (:rPgm·nci ù; a) l'unica t.eorio., t ra quelle sino•·a enunciate, che nbbia carattere di Roltt· zione inte~ale ed unitaria del fenomP.no "twnore•, l'ia n e l campo umano, come nel campo animale e vegetale, ruent.re le a lt re teorie, nfiR><unA. ()I;Clu>'a, si rwesent.nno unilater·ali ed inconcludenti ; h) l' unica teoria, che clà completa, chiH.m e contempomnen ragione delle varietà. tnmorali, d elle metastn.-<i, della uenig:nità e rnalignilà, clolln evoluzione 5 - Gior~tnle rl i >nrdir.i?w militare.
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Rl\"JSTA DELLA STAlllPA
MEDWA ITALIAIS"A E STRANIERA
Pd ìnvoluzione neopla.stica, della ereditariet-à e cont&!{iosit.à, della diatesi oncoi!'enn., della predilezione di sede e di età, della molteplicità dei fat.h>ri o~'li<>
rvlli, ecc. ; c) l'u.nic!l> teoria in;:;omma, che risolvP. cont-emporaneamente, integralmente ed u.nitarinmente t.utt.i e t.re i lati del problema tumorale: l'etiologico, il pato~onatico c l'istiogenet ico. L'A. invita vivamente tutti gli studiosi d ell'enigma twnorale - connazionnli ed esteri, oncoloj:ri sperimentalisti, anatomo-pat.ologi, e clinici - a studiare, discut~re e controllare. sonza preconcetti di Scuola, la teoria noopla.o:;togeneticn dc-l Gregomci, che è di una importanza e un int-eresse teorico e pratico (cioè profilat.tico e terapeutico) a.s.c;olutamente eccezionale. Arwmali<~ di conformazione ereditaria e familiare fkl tW8o e suoi rapport•i con le affezioni deUe •lie laaimali. (Bollettino d 'Oculist.ica, n. 7, 1930).
GuALDI. -
L'A. h~t descritto 1rna anomalia di conformazione del naso famùrliare ed ereditaria., sia nei maschi r.he ne-lle fenunine, accompagnata, piu frequeìlt.ement.e in queste u.lt ime, dA. affezioni delle vie IA.crimali. Dalle osservazioni cliniche. come dalle ricerche anatomiche da lui compiut-e, risulta che i soggetti n.ffctti dall'anomalia presentano \ma spiccata a.tl'esia delle vie lacrim~tli. La. origine <iell'anomalia. si può fare in part.e risalire verosimilment~ ad tUl arresto di sviluppo embrionale e in pa.rte aò 1m arresto di accrescimento nei primi anni di v it.a. TEDESCHI E LORENZrm. -
Ricerche sui grttppi sanguigni delle truppe eritree in
Oirenaicc1. (Cio•1mle italiano di malattie esot.iche e tropicali ed igiene colo· ninfe, n. 7, 1930).
Gli AA. rifEwi;;cono s u ricer<'he rleli'I. B. di razza fm le t-ruppe dei bat-taglioni erit.re i d i ~ttMnilrione in GirenAi<'a. Bs,-i cercano, dopo aver pre.~entato nn quadro d'insieme del complesso hiochimico et.nico et-iopc-, di definira , g li inrlici regionali dei singoli gruppi etnici (.-\hi:>sini, Eritr<"i, ::)o m!\ l i). H a nno e;:;teso l'ostune nn cho alle eventuali di ver!litò. d'indice legate a fattori et.nici diversi da q nello rPgionale e pm·e importanti, fil.l\li !a religione (mussnlmani, copti) o la casto. (liberi o nnn li beri). Di 1111 gruppo rli 92 individui (malati n ell'ospedale di Derna.) è stata fatta ltt :>ce\·en~zione e l'inquadramento dei gruppi hiochimici, a secondo dellR malattia. RoTOLO. -
Le fmtture del ~alcagno. (La Clinico. chirurgica, n. 5, 1930).
N elle fr·attnre da schiMeiamento del calcagno (rli Jo, 2° e 3o grado) 11i hanno genemlrnente delle g uariQ;ioni nnatomiche e funzionali ahbastanza buone. I disturbi fun zionali si p•·ot.m ggono per un minimo di 6 mesi ad un massimo di 2-3 anni in forma più o meno intensn, poi lentament-e si at-t~nuano fino a scomparire pe•· periodi pii• o meno lunghi di tempo : Le variazioni climatiche e la marcia sn t,c:-rono disuguale po~snno far comparire. per breve tempo, leg~eri disturhi <lolorosi.
L. VARGA. - De alterazioni morfologiche dei leucociti nella diagnosi nella prognosi . (Paris :\Iédical, n. 22, 1930).
VIT.I!:Z
8
Le ricerche ema.t<>logiche pmt.icute dall'A. su 834 malati hanno dimost.rato che le granulazioni lencocitarie subiscono moclificazioni morfologiche nel d ecor::;o d ei vari proces:;i morbosi, a seconda. dello !'lta.dio de lla. m~tlatt-ia., della tossicità del fatt.o infettivn, dell'età dei luecocit i e deliA. capacità di reazione da parte dell'organi"mo. Dn. t-ali ri~orch e risulta che s i può escludere ogni rapporto tra. la morfologia de llo granulazioni e la velocità di sediment.azione delle emazie, la deviazione a s ini"tra del quadro ematico e la tempera.tllrA. febbrile.
RIVISTA DELLA STAl\tl'A ME DICA lTAMANA E
STRANH:iRA
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Nei pmce.'l.'li patologici la comparAA di granul!\zioni neut.t·ofìle d i gr11ndi dimen· sioni e di facile colora.bili tà. è dovuta alla. guvità r!ell'infen zione o dell'into.•.;,c:;ica· zione, al potere di reazione dell'organismo ed all'int.egrità del dirtamismo granulocitario. Nelle malatt·ie infettive si osservano 11:ranula:doni neut.rofile a grandi diamet.ri durante il pe riodo febhrile, eioo quando i! molto accentuata la lot.ta d ell'organ ismo contro l'infe7.ione, mentre nella conva.les<,enza e nello stadio apiretico si notano gr·anulazioni fini ; queste formano il reper to quasi esclusivo nelle malatt ie non infettive. Di r~ola, esisti' un rapporto tra la gro~m:za delle granulazioni neut.rofile e l 'a.um~ntata velocità di <~e:iiment-azione delle emn.zie; però durante i l periodo agonico, o quando manca la leur:opoiesi, tale rapporto non si verifi<'a.. Non si può accertare che esista una relazione cost.a.nte t.ra, le alterazioni delle gra.nula7.ioni e La deviazione a sini.<>tra del qua.rlro ematolojrico. L'iperleucocitosi coesiste , rii rt1gola, colla present.a delle gros.«e granulazioni. rna quest-e s i po.~ono trovare anche que.nrlo alla iperleucocitosi si è sost.it.uita una le ucopenia : un'azione tossica f,'Tave e di lun~a durata può rlar luogo ad uno spezzettamento delle granulazioni e ad alt.erazion i profonrle del citoplasma. L'A. r it iene che le modificazioni rlelle granulazioni leucocit.arie hanno un val ore diagnos tico e prognostico inferi ore a quello delle al terazio ni delh1 formu la ematologica; però con!<iglia lo !'ltud io e la ricerca delle altera7;ioni dei caratteri morfologicì di e 3se e p!lrt.icole.rmen te d e lle gra.nult~zioni neut-ro file, per<:hè possono c ostituire, specia lment.e nelle m!l-11\t.tie i nfet.tive, un s intomo eri ltn ' ind icazione, d i valore n on t.rascurabile.
Oom.e l'Italia ha vinto la gra nde g'lterra. (Traduzione italiann del d.ot t. P. De Vecchi. Wa..m ington, 1930).
HUME. -
11 tenen te colonnello .Edgar Brskine Hw110, che .;;i truv!'1 nel 191S al fron te italiano in quali tà di comandante d egli ospedali invia.t.i dagli Stat.i Uniti d'America presso il nostro Esercito, nel n. Il d el M ilitn;ry 8 nryecm del 1929, h,, pubblicato una i ntere.'>Sante relazione sulle due pif1 grandi battaglie campali vinte dagli i talian i nell'immane conflitto, che formarono giil\ tema di conferenze alla Scuola d i hl.n teria dell'Esercito degli Stati Uni t i. Q-uantunque que.':!ta relazione, per quant<> riguarda. il funzionamento de l servizio san itario. accenn i soltanto a l contributo dato dagli Americani al no!<tro fronte, con r a llestiinento dell'o><perla.le da c~tmpo 331, aggregato all'unico reggimento di fant.eriu invinto dagli Stn.ti Uni t.i, dell'ospedale b ase n . 102 e di 15 sozio ni cii autoa.mbula117:a. riteniamo doveroso :farne m om•.ion.e nel nostro Oiorna.le, p erchè è unn vivo, e p <tlpitante desc rizione delle due grandi battaglie del P iave e di Vitt.orio Veneto, fatte ùa un ufficia le estero, che ne fu spettatore. E sopratutto ogni ita liano deve essere profondamente commosso eri orgoglioso alla lettura di queste pagine, che esaltano lo sfor-t.o titanico, il valore ed il generoso tributo di sangue dato dal n ostro E sercito. • Quelli che cercano, scrive a. questo "Proposito l'Hume, di diminuire l'abilità militare italia na , non dovono dimenticare che l'Eserci to italiano, senza alcun soccorso, riuscì ad arrestare l'invasione austl'Otede.~ca s ul Pia ve prima c he un solo soldato dell'Intesa avesse raggiunto l'I talia "· E più avant i: u Vit torio Veneto fu uno, delle più important i ba.t-ta._glie che ma i s iano st.at.e combattute e fu la grande, d ecisiva. vittoria della guerra mond iale. Fu e!"senzialmente una vittoria ialiana, perchè p iù del novanta per conto rlogli uomini impegnati da parte degli alleati erano italiani~. Bene ha fatto pertanto il d ott. Paolo de Vecchi, nost.•·o conna.ziona.le, che da anni tiene alto il nome d ' Italia. nogli Stati U ni t i, a. tradurre nella. n ostr a. lingua. ed a. d ar larghissima diffus ione a que.st.a interes::;a.nte relazione d el ten. colonnello H urne, ed i noltre a metterla. come epilogo di un s uo importante lavoro, che uscirà fra breve dal t itolo: • Ricordi personali stilla. storia d 'Italia. dal 1847 a.l 1918 ».
Contributo allo studio delkt Ba.rtonellosi dei ratti. {Bollettino del l'Istituto Sierotera.pico Milanese, fase. VII, 19:30).
R EITANO. -
Ri c~rche eseguite dall'A. su un abbondante materiale di studio hanno permesso di a ssodare l'esistenza d el'a.nemia. infettiva dei rA.tti albini e dei rntti
"l'lvu t.i<' i atw lw in Jt.aliR.. :ii <.'OH ferma. chf\ t.ale m!!.la.ttia. riconosce come a.~ente eziolngico la l ~ o.r·t on nlln llll tt'Ì:<. ve ic·o lo nM.tt rale del v irus u n p idocchio . La R a.r t ool'lla rnuri:< è· tru~<rn Ì;;f'ihih> :<por·imonta lmou to a d a lt ri ratti e t o pi: nega t iva ò riuscita lA. t •·n >'rnÌ;;;;i o n e 1vl 1\ltl'i •~ni mA.I i . nclo p l'rando an <·ho v ari artil ir i. È rl1.1. p rCf<umet-e c h e o.-<istano c·e ppi diver·xi .ti vir·us, che danno ra.$-tione d ella dis par itÀ. di r istùt a t i otten u ti da a ll· un i a ut o ri . Lu milza rap p ref'flntA. ne i ratt i e ne i t opi tm'importantissimo o r 'fl\ 11 0 di di fP>ltt; a.lc-u tte t'"Jw ril' nze d,•II' A. tonnono ad a.mmett.ere che d e bba anch e e;ist o re t ll t r n ~ecanism o d i d i fose. imnumitar ia s us.'lid ia rio . .-\. P AKt('O. - L ' Mom P jln l::icwtl'! d<'ll'r rerrh i() ( H iv i:<ta ot o -n ou r·o-o ft a.lmologi t·a, l !)30 ).
Ìt!JI'ri!Q
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num ingiti
.-<ier Qi<<' .
L ' ipe rp rnd uzionc d i liquot· <lovut.& a roo.zione infia.mm1~t.orio. 1li Orl!?tne tos.'!iea o L'l-<-<ieo-infE't t ivo. (><l lf'cialm~<n tf\ rlfli plcs.'< i co ro irlei e dP.ll'openò ima. vent.J'icolare) p r·O\'<)(·a, p er l'ost-a colato ri&-:>Jorbimont.o, u na. ÌPf\r ten zione endo('r'Q tl.ica., pii'l o m en o L!:l'flVo, più o m eno peN<Ì~<t on te. E v oich (• è not-o che l'ijJertenzione cranif'o., f1 Ualunq u e ne "<ia lll ca.u!<a , dà luogo ~ovent.e a di ,;t.u rbi v est.ihola.ri, !l!)eS.'lO co!'ltan t.i e pre<'i~i l' A. ha vol ut.o s tw lin.t·o il comportamen to del lnbirint.o a nterio re e posterior e ne lla ipe rt cn:t.im\0 d a mon ir ~i t.e s ic rusu.. H a e~>~tmi nato 12 di tali amma.la t.i nei q u a li i rlati C'lin ir·i di fJite:<ta pa rt i<•o lare a ffezion e (v ert ig ini n on m olto grav i, <'efA-lea per rnanon.« far· il m ent-e so pportat a sertza acce;:.s i vi olent-i, Jisturbi lievi d el visUi! con ("(\omu d oi b ord i papil hui e cle lla. r·ot iua. ju.::~to.po.pillflre od inci pient-e papitlo- ret init i , ;;omp liC' t d i~i t.n:1. ion i d olla ca.lott.a cmnica., ri fl es.-•i viva<' i e!~c. ) era n o bene evicl€'nt i. I n alc-un i n,mn•a lati ha p m t ica.t.o l'esame funzionale lah ir·intiro p rima. ch e ave.'<:<ero subito la p u nt un1. lombare r·itwa.ticanclolo poi alla dis tan7.a di 8 e:ion1i; in a lt ri d opo che avenw o suhit,o due, q ua.t t r·o. punture lomha.ri. Secondo le o,-sornw.io tù d oli' A. n<'gl i am ma la t i l'l i meningite siAro<ta ~iste veram on te u na dis.<of'iazio tt () fu nzionale tra la birint,o anteriore e po!<teriore; il labirin t.o nnt.eriore ;;i o;;serva in tegro, a l c0ntnu io d el post-eriore d ov e ~>i ha diminuzione del nista(QTio edipo orl ineccitab ili tA Òf\gli indici di B aranj. Le a lt-erazioni son o ext.ra.lahir·intiche a ca r·ico d elle vie di condttzione a.i nucle i di Da.it.ers, Bechterew ed a.i cant.ri cere bella ri. C O L A.
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI E LE NCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceu t verbali pervenuto alla Dl reziona generale di nnitl militare dal 1° al Si ottobre 1980)
P oliomielite amer i&re acuta. ( 'tii WI'I. - T e ne n te colo nn ello med ien N JCOT, A PtTRELLI: Un ()(UJO eU ocrlu sione inte.stinale determi.lwJa da 1m . grosso calcolo biMare /lfftwrtnsi in tma n.n sa d"l tenue. \'r :RONA . Capitano llll'ci ÌC'O no~n:~l f'O L ONOO : u,~ C(I.8Q di neurofibrom -tosi gP nemliz urtn (m nlnttio eli Rric k l ingnu.~on) . Bor.Ut'NA. -
)[ngj!ÌQre m ed ico Curvo F ELI CI ANOE LL:
D i r eUore r!Mpon.~@ ile : A RTURO CASA
(:!:170) - ROMA , 1!130 -VI II - I STIT lJT
tenente colonnello medico
VII - S. SALtNARl. - Insegnamenti dell'ulti11a guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 2<' tempo. - Prefazione del prof. R. Ar.ESSANDRr. - Un volume di p~i ne 1()0 ....... . L VIU - A. CASARINI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un vo· lume di pagine 28 con 5 figure ........... . ... . ....... .. . • IX - A CASARINI. - La celebrazione dei m2:dici caduti in guerra. - U o volume di pa~ine !l2 con 16 figure- ......... . ............ . • X - N . RODrNÒ. - La pro1laasi delle malattie infetti ;e do:ninanti nelle nostre colo:nie africane. - Un volume di p agine 44 ........ . XI - A. CASARINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea.- Un volume di pagine 232 con 97 figure . ...... . ... . ......... . XII - G. CAPPELLT. - La ohimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di p agine 36. Xfii - S. SALINARl. - L'autolesioo!smo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 250 . ................ . ..... . XIV - F. CAcorA e S. Rrccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un volume di pa~ina 28 ..... . ..... . ...... . . • X V - G. GnrxoNr. - Geografia medica ed igiene dei nostri pouedimen.ti coloniali. - Un volume di pagine 240 con 3 carte geografiche XVI - S. 8.-\_LlNARr. - La razione alimentare dal soldato in pace ed m guerra. - Un volume di p agine 2-tO. . . ...... .. .....•.... X VII - A. CASABTNf. - Per le nozze di diamante del "Giornale di medicina militare,.. - Un volume ù i pa gine 00 con 9 figure .... · XVIII - B. PAL)HERI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72. X.IX - G. l\1&~D10. - L'alimentazione del soldato i'aliano in tempo di pace. - t.:n vuEurne di pngine 50 . . ...........•... .. .......... XX - A. CASA.RI NI. - La medicina militare ne:la leggenda e nella storia. - Un volume di pagine 750 con 155 fig11re . ..... . ....... . . XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratifiche ne:J'Eseroito. - Studi e ricerche (l 927-. 929i. - Un volume di p:lgine 126•.......... XXII - G. Ptccor.r. - Lesioni del midollo s:.;inale per traumatismi in guerra. - Un volume di pag. 90 con l !l fì gure .. ................. . xxm - A. CASARTNr. - Pro!ili di chirurghi militari italianL - U n v olume di pagine SO con 33 figure . ... ... . . ..... .. .... .. . . .... . . "
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20521) -
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20 20 -
7 7760 88 8
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARTNI. - La. guerra di ogni giorno. Note pra tiche di fìsiopa.-r;ologia e di igiene por le forze armat e. Un volume di pagine 360 con 106 figure- Rotna. 1930 . .... . ........ . ..... . .. . . ............... . .. . . L A. CASARIN!. - Polo:~.ia e Italia - Un fascic-olo di 20 pngine con 4 figur·e. A CASA~rNI. - La • Signora dalla lampada • (Fiorenza NiyhlÙl fl<llt' ) - Un v,o!wne di pa.g. 56 con 18 6gure .................... .. .... . ..•. A CASARfNT. - La fatica nella vita militare. 1\·lemoria pre miata n.l concorso Riberi, 1905. Un volume d.i pagine 330 con 65 figure. - Roma, 1908 A. CASARINL - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria pre· miata al concorso Riberi, 1906. - Un volu me di pagine ~02 con tavole grafiche e s tatist.iche - R oma, 1908 .... .. ............ . ... . I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 1921 ). Relazioni uffìcia li del Corpo sanitario m i litnre italiano ......... . II Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma., 1923) Atti del Congresso, vol. I. - R elazioni u fficiali. - Un volume d i pagine 416 con tre tavole ..... . ............ . .. . .. . ...... .. ...•. II Congresso internazionale dì medicina e f.lrmacia militare. (P.oma., 1 92:~) . At-ti del Congres~o, v ol. II. - L avori Jel Congresso e comunic .t· zi~ni. - Un v olume eli p agine 600 con 33 t avolo e 19 inci"ioni . . m Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Congresso e co~.azi oni. - Un volu me di pngine SS IV Congresso internazionale d~ me\~èil,\a .t: ~rmacia militare. ( Va rso.via, 1!!27) - Un volume d1 pat,TintJ 116 cçn 4 figure ................ .. V Congresao internazionale di medicina e farmacia militare. - (Londra, 1929) Un volume di pa.gi~e 1_24 con 19 fi gure ... . . .... .... . . . .. . .
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
R4HI \ - Jlini.stero della Guerra, Via XX Settembre - ROMA CONDIZIO~I
DI ABBON.UIENTO.
1. Il Gim-nale di medicina militare al pubblica Il primo giorno dJ ciascun mese, In fiiBCJ<'olo
di 11nnttro logll di Nt.:unpn nlruouo . 2. L'nbbonomento b n.nnuo o <lccorre dal 1• ;;ennnlo. 3. TI prcuo <lcll'n.hboonmento è : Per l'ltnlin o Colonie ................................. ..... ..... . L. 8f Por l'Estero .. ..... ................................. .. . ......... . in Italia... ...... ..... ......... • 6 - · Un lnsclcolo separato costa. ....... . ali'Eatero ......................... , • 7-
•«-
Il a~~fc:',;7;~c~,,ttc~~~~~te~~~J::U~ ~;:~~~i~a~! lnli'IE~~a....... .. .. .. . .. .. .. .. . • lo co~tn : a s...,ro. · · · · · · · · · · · · · • · · · · · · · · • 18 4. Per gllufficloll medici o ch imici farmacisti del R. csorclto (In servizio attivo, In posizione auslllarln, dt <:1lmr,lenteul<>, della r iserva od n rlpMo) Il prl'zzo dell 'abbonamento è ridotto a L. :u (lnticìpak eri Il prcz~o dul Slll>illNilcrlt.O l> ridotto n. Lire S per 1 soli abbonati. - Non !d tl'88ruettono ricevute por gli nbbooatn<'n~l porr>onnll. 5. Non sr 1\cct't tnno redanrl trMcot sl trent-a giorni dnlla speill7.lone del Otorn&!e, che st 'll· lottua r<'I!Olornwntc al primo dl o:::nl moso. 'IrMccrso tale termine, l fascicoli richiesti vengono ape. tliLI, se tlispoullliJl, solo n pngamouto. li. T signori nh bonn ti mlllt,'\rl ln cf!etth·ltll dJ servizio p~gberanno l'lmJ,Jorto dall'abbonamento per DJil?.liO <ICi rlspn~th·l c:'OillUurll di C<lrpo (l tllrtlZIODI. 7. Per l soli uffida ll mP<Ii<'l (ò<·II'Ewrclto o <!l'Un Mnrlnll), in qualunque po~lzlone st troTlno è amo1e~•o un AHHONA.~'Il!:l"TO CUMULATIVO al (:iornaù di medidru. mil1Ulre ed ~n ~,.nali di medici no tw.wrl« t coloniale al prc1.z0 dJ L . 45 annuo. S. Allibrnl •l In lo ec:-ooto dollO per contll, ma selt-anto per su abbono.montl delle persone !' dogli outl non militari.
1\0imE PER LE PUBBLIC.tZIO~I. dnttUocrra rntl o scritti a mano - devono I'OOU · pare <lo ~o lo lato ùcl ro~llo, c~wrc n<:llc•to rlcflnltlvo nr. 11arvlur, etl accurnta.mento oorretti e riveduti do~U ,\ utorl. Ri In SIICCinlo nwcornnn<ln7.lune che quniU S<'rlttl o mano 1!1800 bon leggi blU, per modo òl ovlt•\r" ogni rhtbl.il) di lutcr·prcto.zioue. Io <'1180 .contrarlo, l:\ Direzione 81 vedrebbe oostrcttl\. o. BORpootlerne la pul•h licM.lcyne. I lavori \lre,-1 sMunoo preferiti. Lo opinioni manlrC8tate dngU Autori non lrni>e~rnanu la rcsponsubilitll do! periodico. l'l viet .• ta la ripro<luzlone del Ja,•orl originali. 1. l hworl ori~lnnll, le otJto. le rldste -
2. Por di~t>o~izlooo •lo! Connl!rllo nar.fonn le delle rlcorcbo, t'Autore deve unire al lavoro nn brc,·c autorins~u n~o (oou plù di l u righe). 3. Salvo <".n&l eccczionnlls~inù, la oorrezlono rlello bozT.e sarà fatta dalla redazione anzfobè d11gll Autori, por oou vint·ulnre il hn·oro tlpolfraf\co agli inevitabili ritardi postali. Le corrwoJonl atraordlnarlo ratto du.::(Ji Autcrl sarunno loro addebitate. t . J,o speso ,,cr le tnvolo Jltogrnt1che. fotograflcbe, ecc., che ac:-.oompagnllSS(lro le memorie sono n c:-arlco •lcgll A ulorl. Le flgnre <In riprodurre devono essere nl~lde, <'On lettere e dlclture a c.<~rntteii llrnntll e tull che restino ben logslblli dopo eventuali riduzioni. Le blbllogra11e lunghe st pnhl.Ucnno solo ncr::ll e~trnttl. 5. Oli c<;trultl ~ouo d i iluo ttpl: - Tipo .d) senza ooper tlna e colla Impaginatura e numera· zlone c!el fnsclcvl<>. - 11po /1) <:1ln oopertLna stampata, frontespizio, tiDpaglnatura e numerazione AJ>OCiollc.
6. A.g ll Autorl Aaratmo conces51 gratnlt-amente 25 estratti tipo ..4. -La richiesta dJ estratti In pl(l e quella di estrnttl Upo Il saranno n enrico dogli Aul:<lrl atcss1. 1. Il prez1.o degli estmttl, per gU A utorl delle m eruorle <'he li richiedano, i> rosolato dalla !egucnte tarifl'a :
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Ulnno~crlttl
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non BI ro.•~ltnlsc>ooo .
(ll3ì0)- ltOMt\, 11)30· VIII - ISTiTUTO POL!ORAFICO D:ELLO STATO - O. C.
1/f.J Anno LXXVIII - F asc. XII DICE)IBRE 1930 - ANNO IX
J
GIORNALE DI
.; MEDICINA MILITARE
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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA.
ROMA
Pubblicazione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE) \
Gioroale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFO NI : 43-283 R. T. - 21-84 R. M.
SOMMARIO MEMORIE ORIOINo\LI : Ricerche aul d l1!ercnti tipi (U bac illl tlfiol d! provenienza italiana per mez:lo della fcrmcotazivne di alcuni 7.uccbcri . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rizzo. -:- Nuovi couLrlbu t i o cons iderazioni s ulla moder na concezione vatogeuetlcn del In sciatict< . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Paollll~. Debolezza di costituzi one o untropometrla tulUtare . . . . . . . . . . . . . . Ylola. - Cclnsh.lcrnzloni medico- legali sull't\rticolo a2 dcll"elenco A .. ccc. . . . . . . . . MIIÌce. - Lo SYihlJlPO e le anomalie degli uretcrl . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . Fadda. - Le condl.zlon.l sanitarie della Somnlia Italiana n el blennio 1929-30 Reitano. -
Pa,g. (\6 1 669 6711
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RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA •• • • • • • • • • . • • • •• CONFERENZE le lENTI FICHE DEGLI OIPEDALI MILITARI • • • • • • • • • • . • • . • • INDICE GENERALE. DELLE MATERIE PER L' ANNO 1930 • . . . • .•. . . . • • • • • • .
Pa,g. i O!l
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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE
DI
S.A NITÀ
MILITARE
I - F. T EST I. - Storia retrospettiva dell'Igiii'De nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112 ... ...•. . . . . . .. .• . .. • .... .• ...• II - Ricerche biologiche degli Ufllci psico-fl.siologi.oi di aviazione militare. - Un volume di pagine 23B con 46 figure e 2 tavole .. . . . . III - E. SANTORO. - Ferite addominali di guerra - P refazione del professore N. GIANNETTASIO. - Un volum e di pa.gg. 400 con 38 fig. IV - A. LusTro-A. B uswco. - • I gas di guerra • - Impiego ed el!etti - Provvedimenti s cura - Un volume di pagine 104 con 3 t avole micrografìche a colori .•. . . . .. . ............... ... . V - A. L usTJG. - Bnlvi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - Un volu me di pagi ne 32 con 21 figu re . .. . ..... ....••. • ....••• • VI - F . CACCIA , - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. D ALLA Vedova. - Un vo· lumé di paginé 108 . . ... . . . . .....•.... . .... . ....•.. . ....
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(Seo~ 3' pag(na tùlla co~rl,na)
• MEMORIE ORIGINALI
ISTITUTO D'IGIENE DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO Direttore Prof. A. MAGGIORA. - VERGA.No
mUR[HE ~UI DiffEREnTI TIPI DI BI[IUI Tlfl[l DI PROVEniEftll .. ' ITIUinl PER MEllO DEllA fERMEnTilmnE DI IUUnl lU[[HEm ·r:.,,~~.~· per il dott. Ugo Reitano, capitano medico, assistente volontario ·· \' ' ~?:-: :-> :,?).. . ......
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La possibilità. di dist inguere tipi diversi di bacilli tifici in base a.··· loro caratteri biochimici è nota da parecchio tempo. ~Le ricerche di Bra.un e collaborat ori sopra il ricambio dei batteri hanno dimostrato che il potere di assimilazione verso l'ammoniaca permette di differenziare tipi diversi e le belle ricerche di Mandelba.um sopra i cosidetti bacilli metatifici han dimostrato diverse particolarità di certi ceppi che possono avere un significato epidemiolog ico. Stern, nel1918, si servi di alcuni peutosi (xilosio, a.ra.binosio) per differenziare il Ba.cterium typhi dai paratifici e dal Ba.cterium Coli. Ma già., fin dal 1907-1909 Jakobsen, P etersen e Bjiornson si erano occupati di questo argomento. Il primo, avendo studiato 58 stipiti, di bacilli tiftci, osservò che 53 acidificano i terreni allo xilosio, mentre non addimostravano alcuna azione sull'a.rabinosio; degli altri 5 coppi 3 fermentavano l'ara.binosio e 2 erano inattivi sullo xilosio. I secondi su 54 stipiti ne trovarono 32 :xilosio-negat.ivi. Tali ricerche furono riprese qualche anno fa. da Kristensen e Henriksen. Gli autori danesi studiarono 258 stipiti di bacilli tifici e, in base al loro comportament o su alcuni pentosi, stabilirono 3 tipi: il tipo I (il più comune) costituit o da ceppi xilosio-positivi e arabinosionegativi; il tipo II (assai meno rrequen te) comp1·ende gli stipiti .x.ilosio negativi e arabinosio negativi; il tipo III (raro) si riferisce ai ceppi :xilosio ~ ara.binosio positivi. Essi trovarono su 258 ceppi 62 xilosio negativi, vale a dire il 2·1 % e dimostrarono che gli stipiti provenienti dalle Isole Faroer erano tutti xilosio negativi, osservazione che aveva una. notevole importanza. dal punto di vista epidemiologico; misero anche in evidenza il fat to ~he le proprietà fermentative di un ceppo isolato da. una stessa persona ~rano sempre uguali, qualunque fosse il materiale di provenienza (sangue, feci, urine). Hartoch, Schlossberger e Joffe studiarono 77 ceppi di provenienza in parte russa. e in parte tedesca: nei ceppi russi la percentuale dei xilosio negativi era. del 38,9, in quelli di Francoforte del 17. E ssi notarono che le .Propri~tà. fermentative sono sempre uguali e immodifìcate dall'età e dal
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RICERCHE SUI DIFFEREN'l'l TIPI DI BACILLI TlFICJ, ECO.
genere di terreno culturale usato e dal diverso materiale di isolamento, e citarono l'esempio di un portatore di bacilli che propagava l'infezione, sempre dovuta n.l medesimo tipo di Bacteri1m1- typhi. Schifi al XITI Congresso tedesco di microbiologia comunicò i risulta.ti delle sue ricerche su 363 ceppi provenienti da varie regioni della Germania e su 168 di provenienza straniera.. Nel primo gruppo trovò 58 stipiti del tipo II (16 %), nel secondo 20 (12 o/o). Egli notò che il tipo II predomina nei paesi del sud della. Germania (Baviera, Wiirtenberg) il tipo I a. nord e specialmente in Prussia. Di recente, alcuni .Autori iugoslavi hanno studiato i differenti tipi di bacilli tifici nel loro paese additando specialmente la loro importanza epidemiologica. Scbmidt ricercò le propriet~ fermentative di 160 stipiti su 13 diversi zuccheri: la differenziazione in base a.l potere fermentativo sul maltosio, levulosio, sorbite e arabinosio si a.ddimostrarono di scarsa importanza, mentre più sicuri e stabili sono i saggi stillo xilosio. Egli trovò che 112 ceppi erano xilosio positivi e 48 xilosio negativi (30%); a nord-ovest predominano gli stipiti xilosio-negativi, a. nord-est quelli positivi, mentre nelle altre regioni i due tipi sono ugualmente distribuiti. L 'Autore mette in rapporto questa distribuzione di ceppi tifici con le vie di traffico e con i conseguenti spostamenti degli abitanti. - Tvanic e Dimitrijevic-Speth esaminarono 161 ceppi e trovarono il tipo II, xilosio negativo, nel 28 %; però la percentuale degli xilosio negativi può variare nelle medesime regioni in proporzioni grandissime a secondo il diverso andamento delle epidemie nel prosieguo degli anni. E ssi •) ••• ribadiscono il concetto che dallo studio dei diversi tipi di bacilli tifìci è possibile seguire l'andamento di un'epidemia. e svela.rne anche l'origine prima e consigliano di preparare vaccini mescolando opportunamente i due tipi di baeilli. In una successiva memoria riferiscono di aver constatato in un'epidemia avvenuta in una stazione balneare ceppi tifici appartenenti soltanto al tipo II. Un notevole cambiamento di tipi di bacilli tifici, secondo le loro osservazioni, porterebbe ad ammettere un inqninameoto di acque o di viveri, mentre la semplice trasmissione per contatto non apporterebbe una sensibile modificazione nei tipi dei bacilli tifìci. Alcuni Autori giapponesi (Ta.wara., Shlmoio, Na.ga.mi, Toguchi e Nishio) anche recentemente si sono occupati dell'importanza epidemiologica derivante dalla differenziazione degli stipiti dei bacilli tifi.ci. .Anche per i bacilli paratifici sono state fatte ricerche allo scopo di differenziarli con caratteri ben definiti (Brown, Dtmcan, Henry Moltke, Bitter, Weigmann e Ha.bs, Karstens, Barth, Kalf, Lehr). Di recente, Kristensen e Kund Bojlin con ricerche fatte su oltre 1000 ceppi del paratifo B (Schottmilller) a mezzo di prove di fermentazione sono riusciti a. dividere gli stipiti in tipi ben definiti, sia dal punto di vista sierologico, sia. da. quello patologico, i quali poi si serbano cosl costanti nei loro caratteri da. servire per inchieste epidemiologiche. In Italia non erano ancora. state fatte ricerche del genere: col mio lavoro io ho voluto portare un modesto contributo a quest'argomento, che
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663
RI CERCHE SUl DIFFERE::-.TI TIPI Dl BA CILLI TIFICI, ECO.
appare notevole sia dal punt o di vista microbiologico sia da quello epidemiologico (1). RICERCHE PERSO:-\ALI.
Le mie ricerche sono state fatte su 182 stipiti di bacilli tifici (escluse 7 culture, che alle prove di controllo non si sono addimostrate come tifìche), di cui 24 isolati da me in Piemonte nel corso di questi 3 ultimi anni e 158 ricevuti gentilmente da diverse parti d'Italia (2). La. più gran parte degli stipiti studiat i erano stati isolati dal sangue di malati di febbre tifoide negli anni 1928-1929-19 30, alcune dalle feci e pochissimi da. portatori sani; di altri ceppi non mi ,è stato possibile conoscere la provenienza n è l'epoca. d'isolamento. Non tutti i ceppi poi invia.timi da una città erano stati isolati nella. città stessa. La provenienza degli stipiti risulta dalla sE>guente tabella:
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I ceppi pervenuti erano controllati e quindi posti all'esame delle proprietà fermentative. Mi son s&rvito di brodo comune (pH = 7,4) contenente lo ·zucchero da provare in proporzione dell'l %- Come indicatore mi sono servito comparativamente della tintura di tornasole e del bleu di bromotimolo (2 %). D mezzo nutritivo era distribuito in tubi nella quantità di cc. 5. Lo zucchero sciolto in acqua distillata era sterilizzato a parte e quindi mescolato al brodo con l'indicatore già. sterile. Gli zuccheri adoperati, tutti purissimi, provenivano dalla Ditta Kahlbaum (glucosio lattosio - saccarosio - maltosio - mannite - levulosio - galattosio dulcite - isodulcite - adonite - eritrite - inosite - sorbite - saJicina (l) Dur&llte U oorso delle mle ricerche è apparsa n el n. 17, 1930 del Policlinico. (Sez. Prntfoa.) una comunicazione del protl'. Deohlgl e :Uusottfni t a.ttn a.ll'Acca.demta Mcdfoo-flsfca. fiorentina nella seduta. del 20 marzo 1930. Gli A. A . h1•ono osservato cbo 8llCbe In Itnlla si p ossono mettere In evidenza t duo tipi dl bacilli tltlcf servendosi delle prove dl rermenlazione deUo xlloslo. Nel ceppi da loro direttamente Isolati Il r a pporto ò dl l : 13. (2) MI è grato porgere vivi rlngrazlnmonti a. quanti banno voluto ravorfrmf ncUe mle Indagini fnvle.ndomf le culture richiest e : (p roff. P ontano. Puotonl. A. A!cssanctrlol, Favilli, Ma.zzcl ti, Oaznpanaoof, Petragnanl, Bruni, RomiJy. Corruttf, Decbigl, Serto, Pntrizl, Il magg. modico Buglia· rello; 1 capltanl medio! Confalone, Rodlnò, Vlrg!Uo, Quolrolo; l dott. Bandini, Vaooa, L ombardo Fortunato, Sorge, Marocco, Ourrado, Santone, Cor tella, Calistl, Ga.rbagnl e parecchi alt ri cortesi colleghi ancora1
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RICERCHE SUl OIFFEREJ!'i'TI TlPI DI BAClLLI TIFICl, ECC. TA\OLA. II.
.
Produzi one Nessuna Produzione Produzione d'acido d'nel do produzione d'acido • dimJ..nulta d'acido rltardat.&
Zuccheri
.
Glucosio. . Lattos io. 1\fa.ltosio. Saccarosio . Galattòsio . Levulosio Mannite. Dulcite . Isodulcite Salicina.. I nosito . Adoni te . Sorbite Eritrite Xi losio Arabinosio
182
-
-
-
170
.
-
. .
.
.
-. -
182 182 182
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
182
12
-
-
182
-
182 182 182 182 182
-
-
-
150
21
11
-
-
-
-
.182
166 2
-
-
-
-
.
16
180 TAVOLA. III.
Proveni enza
Xiloalo positivi
Xtloalo negati T!
. Piemonte Lombardia Liguria Veneto Emilia Toscana Umbria L azio Campania Puglia. . Sicilia Sardegna
.
9 5
55
17 9
. .
l
3
.
. . . .
. ~
. .
.
.
.. .
TOTALE
. .
.
. .
12
-
19
-
4
l
IO
2
5
l
3
-
24
-
2
-
163
19
• RICERCHE SUI DlFFERE:)1Tl TrPI DI BA. ClLLI TIFICI, E CO.
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xilosio - arabinosio). I tubi erano insemenzati con 2, 3 goccie di brodocultura di 24. ore degli stipiti in esame (ho potuto constatare che anche adoperando culture in aga.r di qualche settimana e variando la quantità. di germi insemenzati, il risultato non cambia) e posti in termostato a 37°. La. lettura era fatta dopo 12-24-4.8 ore. D risultato è stato notato come positivo, allorchè il tubo con l'indicatore tornasole virava dalla tinta ametista verso il rosso o si trasformava a.ddirittura in l'osso, e quello con l'indicatore bleu di bromotimolo dal colore verde-bluastro virava al giallo-chiaro. Nella precedente tabella sono riportati i risultati ottenuti. La percentuale degli stipiti xilosio negativi (tipo II) è st.ata del10,43 per cento circa; non sarebbe esatto fare una percentuale per singole regioni data la notevole differenza numerica dei ceppi studiati tra una regione e l'altra. Appare tuttavia che gli stipiti xilosio negativi si trovano più frequentemente nell'Alta Italia (Piemonte, Lombardia). Fra i 9 ceppi del tipo n del Piemonte, 5 furono isolati da me nell'estate del 1928 da un gruppo di 5 militari di un battaglione in manovra nel Monfen·ato. I 6 soldati che si erano ammalati quasi contemporaneamente avevano contratta presumibilmente l'infezione durante la. marcia di trasferimento in t erritorio Millesimo-Dego; tali casi rimasero isolati. Fin d'allora i 5 ceppi, studiati anche sotto l'aspetto della loro capacità di fermentazione degli zuccheri, si addin10strarono xilosio negativi. A distanza di circa 2 anni, questa loro proprietà è rimasta immutata. Su 182 stipiti ho trovato 2 soli ceppi capaci di attaccare l'arabinosiooltre che lo :rilosio (tipo TII di Kristensen ed Henriksen). Uno stipite prov<'niva da Trieste e un altro da Alessandria. Non sembra pertanto che si possa dare particolare valore al tipo illr rappresentando esso un'eventualità molto rara, almeno nei ceppi italiani, da me studiati. Le caratteristiche proprietà fermentative che distinguono i vari tipi· di Bacilli di Eberth non si trasformano anche se i germi sono seminati in terreni vari (Drigalsky Oonradi, Endo, Wilson e Blair, Lentz-Tietz-Loffier,_ agar-sangue, aga.r-ascite, gelatina). Gli stipiti xilosio negativi rimangono tali anche dopo passaggi su animali da sperimento (cavie). La facoltà dì attaccare o no alcuni zuccheri apparo quindi non un carattere tran.~itorio· e mutevole della biologia dei bacilli tifici, ma bensl costante, tale da per~ mettere nna. :precisa differEmzia,zione di tipi. Dal punto di vista sierologico non ho notato un particolare comportamento di agglutinabilità degli stipiti xilosio negativi di fronte a un siero agglutinante antitifico dal titolo l: 40.000 (I. S. M.). Nei ceppi da me studiati il titolo di agglutinabilità oscillava da 1:10.000 fino l : 40.000. L 'azione patogena degli stipiti xilosio negativi, saggiata sulle ca.vie, nei confronti degli xilosio positivi sembra che sia maggiore. Un lotto di 18 cavie (peso medio 300-350 grammi) è stato inoculato per via endoperitoneale rispettivamente con 2 cc. di brodoculture di 24. ore di stipiti xilosio negativi: altre 18 cavie sono state inoc1ùa.te comparativamente con ceppi xilosio positivi di accertata provenienza. Del primo gruppo 6 cavie sono morte nello spazio di 24.-32 ore di peritonite: in altre 5 ca.vie sono sopravvenuti ascessi della parete addominale
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che lentamente voL'lero a guarigione. Del secondo gruppo una. cavia. morl, dopo 2 giorni, un 'altra dopo 5 giorni; in due si notarono ascessi. Ho allestito degli idrovaccini e dei lipovaccini (olio di oliva olio di arachide) con stipiti x:ilosio positivi e con stipiti xilosio negativi, e infine un lipova.ccino risultante dalla. mescolanza dei due tipi : ogni cc. di vaccino conteneva in media l mHia.rdo di germi uccisi a.l calore (l ora. a 60 gradi). Come animali da sperimento ho scelto dei conigli adulti, divisi in 3 gruppi, che ho vaccinato rispettivamento per via. sottocutanea con 1 cc. di vaccino in esame (tre inoculazioni, a distanza di 5 giorni l'una. d.a ll'altra). Gli idro-vaccini, allestiti sia con ceppi del tipo I , sia. con quelli del tipo n si sono addimostrati ugualmente efficaci : 4 conigli dopo 14 giorni dalla subita vaccinazione sono stati inoculati endovena con 3 cc. di brodocultura di 24 ore dei rispettivi germi vivi. Dopo un'elevazione termica, passeggera di circa 1-2 gradi (40°-45°15') gli animali si sono completamente rimessi. Di 4 conigli vaccinati con lipovaccino preparato con germi rilosio positivi e inoculati dopo 15 giorni endovena. con 3 cc. di brodocultura. di 24 ore dei rispettivi germi vivi, uno è morto dopo 3 giorni e un altro dopo 18 giorni in stato di cachessia. Gli altri due hanno presentato elevazioni termiche di 1-2 gradi per circa 2 settimane e si sono rimessi lentamente. K ci conigli vaccinati con lipo-vaccino preparato con stipiti xilosio negativi e con la mescolanza dei due tipi i risultati sono stati press'a poco uguali. Nessuno degli 8 conigli vaccinati, inoculati dopo 30 giorni endovena con le medesime modalità adoperate per gli altri, è venuto a morte : in 5 si sono notate passeggere elevazioni termiche. Di 4 conigli iniettati come controllo con le medesime modalità ne sono morti 3 rispettivamente in l a e 3a giornata. Negli animali del 10 gruppo la ricerca delle agglutinine nel siero di sa.ngue è stata positiva, dopo 10 giorni dalla. subita. vaccinazione a. un titolo variante da 1: 640 a 1: 2560. Nega.tiva nei conigli del 2° gruppo. In quelli del 3o gruppo è stata positiva in due casi (l : 160). Sembrerebbe quindi da queste esperienze che con lipova.ccini allestiti con oeppi di bacillo di Eberth del tipo n o con la mescolanza dei due tipi si possa. otten ere, in animali da esperimento, un maggiore potere immunizzante clte adopera.ndo va.ccini preparati con stipiti del tipo I.
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CO:NOLUSIONI.
Da ricerche fatte su 182 stipiti di bacilli tifìci è risultato che anche in Italia è possibile differenziare, a mezzo della fermentazione di alcuni pentosi, due tipi di Bacteri1t1n 'l'yphi . La percentuale generale dei ceppi xilosio negativi (t ipo li) è stata dell0,43 %·Sembra. che gli stipiti del tipo n predominino in Alt.a ltftlia. Dnra,ute un episodio epiùemico di febbre tifoide tra milita.ri (5 casi) nel 10 ~8, sono stati isolati ù ~tl sangue in tutti 5 bacilli tifici del tipo n.
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Sembra che sugli animali da esperimento il Bactl!'rium Typki del tipo TI addimostri ma.ggiore pa.togenicità che quello del tipo I comune. I vaccini preparati con ceppi del tipo II o con la mescolanza dei 2 tipi, provati su conigli, appaiono più efficaci di quelli preparati con stipiti del tipo I. Nei riguardi dell'agglutinabilità di fronte a sieri immuni non è stata notata una sensibile differenza tra i due tipi di germi. · Risultati più sicuri e definitivi in quest 'ordine di ricerche si potrebbero ottenere prendendo in esame alcune migliaia di stipiti di bacilli tifi.ci, di accertata provenienza e isolati possibilmente nel medesimo anno. In tal modo si potrebbe seguire, su basi scient ifiche, l'andamento della stagione preepidemica e di quella epidemica, svelando l'origine delle epidemie da contatto che sono le più frequenti e accertando i focolai causati da un qualche portatore sano. Nell'osservazione da me citata appare evidente che i 5 militari contrassero l'infezione da un'unica fonte, essendosi isolati in tutti il medesimo tipo di bacillo t ifico. Questi accertamenti microbiologici potrebbero assumere un notevole valore fra le t ruppe, se in tutti i casi si procedesse all'emocultura precoce. Per agevolare questa prat ica gioverebbe diffondere l'uso della venula Behring, che permette di prelevare con facilità. e sterilmente il sangue ne<:essa.rio durante i campi e manovre nella stagione estiva o nei piccoli! ospedali civili dei paesi (1), a quei 1nilitari affetti da febbre e nei quali si possa affacciare un qualche sospetto di infezione d'origine intestinale. La fiala. poi dovrebbe essere inviata con urgenza al più vicino laboratorio batteriologico militare per gli esami necessari. Se l'emocultura, fatta. con ritardo, riuscisse ripetutamente negativa, pot:rebbe venire in aiuto, nella determinazione del t ipo di bacillo tifico che ha causato la malattia, l'esame culturale delle feci e delle urine; sapendosi come un individuo malat o di tifoide o un portatore sano elimina sempre il medesimo tipo di Bacillo di Eberth. Circa il valore che è da attribuire alla opportuna mescolanza dei due tipi di bacilli nella preparazione dei vaccini, come hanno già. suggerito I va.nic e Dimitrijevic Speth, le mie esperienze sugli animali possono avere un qualche significato. È prudente tuttavia non stabilire dei confronti poichè come è nQt o, l'infezione sperimentale nei cot!i.gli è assai diversa dall'infezione naturale nell'uomo, come del pari assai diverse sono le condizioni immunitarie. Ma su tale questione mi riprometto di ritornare in seguito. AuTORIASSUNTO. L 'A., in base allo studio di 182 stipiti di bacilli tifici isola.ti in Italia, ha potuto st.abilire che i ceppi del tipo II, xilosio negativi, -esistono in proporzione del 10,43 %. con predominio nell'Italia. settentrionale. Addit-a quindi il valore ch e può asmmere la detennina.zione dei diversi tipi di b~illi tifici dal punto di vista epidemiologico, e affaccia. l'opportunità della mescolanza. dei due tipi nella preparazione dei vaccini profilattici.
(l) Negli ospedali mWtarl, com'è noto, l'omocullura pt'escrltta dalla Direzione genel"oie di -sanità mUltare, è pratica abituale.
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CLINICA DELLE ~!ALATTIE t\ER\"OSE E MENTALI DELLA R. U~IVERS ITÀ DI NAPOLI Direttore prof. O. FlU.GNlTO
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NUOVI CONTRIBUTI E CONSIDERAZIONI SULLA MODERNA CONCEZIONE PATOGENETICA DELLA SCIATICA per il dott. Carlo Rizzo, capitano medico, a.ssistente militare
Da una quindicina. d 'anni le concezioni patogenetiche della sciatica sono radicalmente ca.mbiate e, di conseguE>nza., sono andati mutando altresì. i punt.i di vistlt relativi alla diagnostica, a.lla terapia ed alla medicina legale di questa affezione tanto diffusa. In una mia pubblicazione prt'lcedente (l) avevo già richiamato l'attenzione sn queste nuove vedut-e, di cosi grande importanza per noi medici militari, avvalendomi dell'osservazione di parecchi casi clinici da me fatta nell927-28. Successivamente ho potuto aumentare la mia casistica e approfondire lo studio dell'argomento; e ciò mi ha conceRSO di mett-ere meglio in evidenza alcuni rilievi di pratica utilità, oggetto della present-4' nota.. A redigere la quale sono stato indotto anche dal desiderio di far conoscere i principa.li risultati cui è pervenuta, affatto recentemente, la IX Rinnione Neurologica Int-ernazionale di Parigi, in seno alla quale è stato t.rattato c discusso appunto il tema delle sciatiche (2). Illustrerò dunque, colla maggior brevità, questi risultati; poi correderò tali interessanti notizie con una breve analisi della ca,s isticà clinicoradiologica, che ho avuto la possibilità di raccogliere in questi ultin1i tempi.
Nella Riunione eli Parigi il tema delle sciatiche venne svolto ampiamente d.a H. Roger, antico collaboratore di Sicard, le cui vedute stù l'etiopatogenesi dell'affezione rappresentano t.uttora un contributo fondamentale al riguardo. All 'interessant<~ discussione che ne segul, parteciparono numerosi neurologi francesi, nonchè gli ita.liani Cat-ola e De Faveri, e F. Negro, i quali ricordarono a buon diritto gli importantissimi contributi porta.ti dai nostri studiosi (0. Negro, Pntti, Lupo, Besta, ecc.) alla soluzione dei complessi problemi che si riferiscono a.l.la sciatica. Troppo !ungi mi porterebbe anche il semplic<~ riassunto di ciò che venne riferito e discusso da ciascuno. Credo sia miglior cosa raccogliere i dati più importanti delle varie comunicazioni in una sintesi che ne rispecchi i punti fondamentali e meno controversi. (l) Giornale di mWicin<• militare, rase. n , !930.
(2\ &~ muroloflique, tomo I, n. 6, 1930.
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Quant-o alla diagnosi delle sciatiche se ne conferma (e vi ha dato particolare rilievo Ban-é) la distinzione topografica in radicoliti, funicoliti (o sciatic.he funicolari), sciatiche plessulari (sacrosciatiche) e sciatiche tronculari (nevro-sciaticbe, sciaticbe periferiche). Le funicoliti costituiscono il tipo di gran lunga prevalente su tutti gli altri: Roger, Zimmer e Ohavany, Catola e De !<'averi, Barré. Si insiste (Roger, B:tt-r~, ecc.) sull'importanza dei reperti radiologico e liquorale per convalidare l 'indagine clinica, sia circa la sede, sia circa la natura della lesione che sta alla base dell'ischialgia. Passando alle sciaticbe funicolari, si conferma l'importanza etiopat<>genetica sia dei procesl'li artritici a carico dei fori-canali di coniugazione (o nevrodochi), sia dei disturbi congestizi e trofici del contenuto vascolo-adiposo dei nevrodochi stessi frammezzo al quale decorre il funicolo (Roger). Non vengono, tuttavia, escluse, particolarmente dagli autori italiani, le moditlcazioni del nevrodoco da malformazioni congenite del ra.cbide (sacralizzazione, lombarizzazione, ecc.). Lo stesso Roger pone, poi, in chiara evidenr.a il complel)so quadro sintomatologico delle funicoliti, sul quale non mi soffermo essendomene già occupato a lungo nel lavoro precedente, mentre, per alcuni punt,i particolari, vi ritornerò nella disamina della mia. casistica. Preferisco mettere in rilievo quanto h a detto il clinico francese relativamente alle sciatiche aimtùate, giacchè collima perlettamente Mn le mie vedut-e già altrove espresse e che non possono non avere una qualche importam~~~ ~ ulla disposi:io,w me··ttale del medico militare alle prese con una. sriatica di non chiara interpretazione inir.iale. « Le sciaticbe simulate - dice testualmente Roger -hanno potuto essere frequenti nei torbidi pet•iodi della guerra. At.tualment.e sono ben rari quelli che simulano completamente, un po' più numero~;i coloro che, per uno scopo utilitario, esagerano le sofferenze di una sciatica discreta, o che perseverano allorqun,ndo la loro malatt.ia, è presRochè guarita. ''· E, più oltre, sempre a. proposito della simulazione, dopo aver ripetuto che «in pratica si avrà da fare più spesso con un csagera.tore cd un perseveratQre che non con un << vero simulatore ,,, ricorda h1 necessità di tener present-e quelle sciaticha alte che si manifestano senza punti di Va.lleix alla coscia o alla ga.mba, senza Lasègue, e, invec.e, con irritazioni che a prima vista sembrano cre.a.te dalla fantasia n nel dominio, principalmente, del crurale e dell'otturatore. « In un caso simile - conclude Roger - non si dimentichi mai di esplorare il rachide lomhare dolente e contratturato e l'articolazione sacroiliaca ,,_ Infine si conferma. dalla maggior parte degli autori, a cominciare da Barré, l'utilità della radioterapia penetrante applicata in corrispondenza dei nevrodorhi ammalati. Seguono, in ordine d ' importanza curativa, la diatermia e i rag~i ultraviolett.i diretti sulla stessa regione, e le iniezioni epidurali, o - meg-lio (Barré) - quelle fatte nello spazio ileo-sacrovertclmtle per aggredire di1·ettnmente il 50 funicolo lombare, che genera.lrucntc è il più com1womesso . ll cli1tico di Strasburgo, poi, insist~ sull' importanza di correg~er(' . oltre che le C<tuse locali, anche il terreno cost.i tnzionalc, che di soli t o consente e favorisce l'indovarsi df'i fatti art,rit.ici, rpumatiC'i, <·ongestizi, ecc. sca tenanti l'algia. sciatica per il loro t{
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patologico interessamento delle pareti del nevrodoco o del suo contenuto: il che significa valorizzare la terapia antiartritica, anticongestizia., ecc.,
su cui anch'io mi ero so.fferma.to nel precedent~ lavoro.
*** Passando ora a riferire sulla mia casis.tica -raccolta in gran parte la primavera scorsa presso l'Ospedale militare di Genova -stimo doveroso ringraziare anzitutto il ten. colonnello medico Salvini, direttore interinale di quello Stabiliment-o, e il radiologo capitano medico Massone per il loro benevolo aiuto che mi ha permesso di raccogliere e studiare il materiale d'osservazione. Necessità di spazio e de8iderio di evitare ripetizioni mi conRigliano di non riferire particolareggiatamente qnanto sono andato rilevando nei singoli ca~i. Preferisco so.ffermarmi su alcuni punti essenziali della sciatica funicolare per meglio definirne e .chiarirne il complesso quadro semeiologico, radiologico e umorale. Baso le mie considera~.ioni specialmente su 9 casi da me studiati con particolare cura e col controllo liquorale e r adiologico: si tratta di soggetti maschi, di cui due adtùti e gli altri sui vent'anni tli età. Quat.tro sono gli argomenti, stù quali desidero richiamare l'att{lnzione per la loro notevole import.anza nel darci ragione di molti particolari semeiologici. l. INSORGENZA D~LLA MALATTIA. -Si sostiene, generalmente, che la. scia.tica cosidetta essenziale o reumatica sia affezione della quarantina, età in cui va evolvendosi e rivelandosi quell 'insieme di dispar·at.i segni morbosi che prende il nome, piuttosto vago, ma di chiara comprensione, di u:rt·riti.~mo ~ del quale ln. sciat.ica, per il suo abituale prodursi in seguito alle ricordate modificazioni dei nevrodochi, costituirebbe uno dei più noti esponenti. Anche Roger, nel citato rapporto sulle scia.tiche, conferma l'opinione di Sicard secondo cui queste scmt.iche nolll compaiono <• prima dei 24 anni)), Io penso invece, anche sulla scorta della, mia casistica, che questa opinione cronologica sia per lo meno esagerata.. Se è vero, infatti, che questo tipo coRidetto reumatico va facendosi sE>mpre più frequente dopo i 30·40 anni, non si deve dimenticare come non sia punto eccezionale il trova.rlo nei soggetti di più giovane età, quali i nostri iseritti di leva. In questi casi, però, l'et.iopatogenesi non è tanto artritica - cltecchè ne pen.sino gli autori francesi - quanto legata a malforma1.ioni del tratto scheletrico lombo-sacrale; quando non si t·ratti, come dirò meglio in segttito, di forme pa.togenetiche miste, in etti all'elemento malformativo congenito si è andato aggiungendo, ancora dLu·ante la giovinezza., il fattore artritico più o meno precocemente acquisito. Quanto al modo d 'insorgere delle funiooliti, confermo che si tratta per lo più di un senso di molestia o di dolorabilità. !\ila regione sacrale o in corrispondenza dell'anca, oppure, più spesso, sotto forma di una vera lombaggine; più o meno rapidamente, a 'v'Olte nel giro di qualche ora, il dolore aumenta d'intensità e si diffonde in basso lungo la faccia poste-
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riore della coscia. L 'insorgere del dolore alla coscia o al polpaccio ed il suo irradiarsi verso l'alto rappresentano un'evenienza molto più ra.ra e che dovrà. sempre fa.r sospettare (e quindi far ricercare) sia una sciatica periferica, sia una pseudo-sciatica, la cui natura, pa.togenesi, esigenza te1·apeutica, ecc., sono ben diverse da quelle della scia.tica vera e propria. 2. RICERCA DBI PUN'l'I DOT.OIWSI. - È ormai noto che nelle funicoliti tanto il segno di I.asè.:,uue, quanto - e assai più comunement-e i punti dolorosi di Valleix aUa coscia e alla. gamba possono essere leggerissimi o mancare addirittura; mentre da Valleix stesso e da altri aut.ori successi vi è stata illustrata tutta una. serie di punti dolorosi alti, nella regione lombo-sacro-glut<>a, il cui accert,amento costituisce uno dei segni principali per la dil-tgnosi delle sciaticbe funicolari. Non ripeterò quanto ho già riferito nel mio precedente lavoro sul modo eli ricercare questi vari ptinti. Oredo più utile, invece, massime ai fini della st'lmeiologia pratica, prospettare una mia veduta desunta dall'indagine dei casi capitati sin'oggi alla mia osservazione e dallo studio dei documenti bibliografici. Io penso che convenga piuttosto considerare e ricercare, anzichè vari punti fra di loro limitrofi e che sogliouo confondersi l' tmo coll'altro, una « regione parasacrale » situata subito in basso e all'esterno della spina iliaca posteriore superiore, la c.ui pressione provoca eostantementc, nei casi di funicolite, il risveglio o l'esacerbazione dell'ischialgia, e che pertanto ha una grandissima. importa.nza diagnostica. ll fatto che in tale regione i diversi antori abbiano ricbiamA>ta l'at t-enzione su punti dolorosi t.ra. di loro vicini, ma distinti l'uno dall'altro, è spiegahile sia colla possibile diversità delle tecniche semeiologiche usate, sia colle piccole differenze nella distribuzione dei rami posteriori dei funicoli lombo-sacrali (rami la c.ui pressione sarebbe all 'origine dell'a.lgia provocata), sia, infine, colla diversa situazione dei punti ossei di repere, dovuta tanto al differente sviluppo delle mal!se muscolari sovrastanti, quanto alle alterazioni dell'impa.lcatura scheletrica lombosacro-iliaca che possono stare alla base della stessa ischialgia. Per tutte queste ragioni mi pare convenga limitarsi a ricercare la dolorabilità. alla pressione sulla « regione parasacrale n preeedentemente dellcritta, senza dare t.roppo peso ad una individualizzazione piuttosto problema.tica di questo o di quel punto determinato. Ai fini diagnostici della sciatica funicolare mi sono anche sembrati importanti, quar.1 i come la pressione stilla « region~ parasacrale .), due altre manovre: la pressione lungo la muscolatura della doccia vertebrale in corrispondenza delle ultime v.ertebre lombari (ricordata anche da Roger) e, la percussione sull'apofisi spinosa. della 5a vert-ebra lombare o all'inizio della cresta sacrale, come Besta ha messo in rilievo. Ho ritenuto opportuno citare questi due metodi che rivelano con grande frequenza dei riseu timent.i algici caratteristici nelle funieoliti, perchè aono spesso trascura ti nella semeiotica dell'ischialgia. ~ lVI 3. Ru.rnVI SE)fEIOLOGICI ATIPICI. Oltre ai segni poco noti a. ca.rico della dolora.bilità, di cui bo fatto cenno precedentemente, meritano qualche considemzione le non r ì\.re atipicit-à che si riferiscono allo stato dei
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riflessi, alla distribuzione dei disturhi di moto e di senso ed ai caratteri del liquido cefalo-rachidiano. Gin,cchè, se è più frequente, e comunemente accettata., nei xiguardi della funicolite sciatica, una concezione semeiologica basata essenzialmente sulla riduzione del riflesso ac.hilleo, sull 'ipertonia delle masse lombari con ipotonia a carico della natica e della coscia, sullo scarso interellsamento delle varie sensibilità obiettive specialmente a carico della 5a. L. (il cui funicolo suole essere prevalentemente colpito) e, infine', quanto all'esame del li•jlt.nr, sulla sna dissociazione albuminocitologica,- non va neppure dimenticato il non raro presentarsi di notevoli variazioni. Cosl, in uno dei miei casi, appartenente di sicuro al tipo fnuicolitico (regione parasacrale dolorosa alla prl.'ssione~ distribuzione metamerica dell'ipoestesia, segni radio logici di · sacralizzazione e di artrite vertebrale, ecc.), esistevano dne ~>egni, nessuno dei quali faceva parte della sindi·ome funicolare: l'abolizione del riflesso achillleo, caratteristica piuttosto d'un infiammazione radicolare od anche tronculare, e l'assoluta negatività dell'esame del liquido cefuJo-mchidiano che caratterizza. le 8ciatiche periferiche. Questa con.fitata.7.ione, fatta in un soggetto adulto, nel quale l'ischialgia durava, con alternative di crisi e di remissioni, da parecchi anni, mi consente di supporre che il variare dei sintomi nel1'l. sciatica dipenda non solo daHa localizzazione, alta o bassa., del processo patogenetico~ ma anche dall'epoca, più, o meno lontana dall'inizio della malattia, in cui l'inferò1o viene alla nostra osservazione. Considerazione, questa, che per lo più è trascurata in pratica. . In un'altra mia osservazione l'ipertonia si diffondeva in b asso alla maggior parte dei muscoli dell'arto inferiore c coesist.eva anche una certa. vivacità del riflesso achilleo, una notevole dolorabilità all'arto, scoliosi accentuata, claudicazione, ecc. Si trattava, insomma, di un caso di funicolite a forma spasmodica : forma che Roger, secondo me a torto, stacca dalle scia.tiche vere e proprie e attribtùsce a complesse lesioni mielo-meningo-radicolari. In questo caso il reperto radiologico e liquorale, noncbè i benefizi della radioterapia, confermarono la diagnosi funicolitica. Anche l'entità e la topogafia dei disturbi di senso, generalmente lievi, di tipo pa.retico, a distribuzione prevalentemente metamerica, sotto forma di zone più o meno bene delimita.bili bulla faccia posteriore della radice dell'arto, può presentare variazioni cospicue. Così in tmo dei due ischia.lgici adulti da me osscrva.ti esisteva una netta ipoestesia lungo il margine laterale della gn.mba e del piede; in un altro caso l'ipoestesia si diffondeva anche verso la faccia anteriore della coscia. Il repert.o di disturbi sensitivi (e talora anche motori: iper- od ipotonie) debordanti dal territorio normalmente attribuito alle radici dello sciatico, pot rebbe indurre ad errori dia.gnostici, mentre conviene sempre tenerli presenti e ricordare, quando si osservano, o una possibile e non rara anomalia anatomica nella distribuzione radicolare, oppure anche unn. propagazione del processo irritativo verso il plesso (nelle sciatiche plessulari è abbastanza frequente il coint-eressamento di altri nervi lombo-sacrali all'infuori dello sciatico; specialmente il nervo otturatore ed il nervo crurale).
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l'>'"UOVI CO:STRlBUTI E CO.!>'SIDERAZIO]).ì SULLA MODERNA, ECO.
4. ESAlllE RADIOGRAFICO. - Non eredo necessario insistere sulla sua importamm quando si debba ac<'ertarc una funicolite ischiatica, nè sni reperti che l'esame stesso ci fornisce e neppure stù modo col quale li dobbiamo apprezzare ed interpretare: di tutto ciò ho parlato a ltmgo nel mio precedente lavoro più volte citato. Qtù, basandomi esclusivamente sulle mie nuove osservazioni clinico-radiologiche, mi limito a. due ordini di rilievi: s ulla percentuale di funicoliti in rapporto colle altre forme ischialgicbe, e sul tipo di lesioni radiografìcamente rilevate. Quanto alla, freqnen ,z a delle funicoliti, la generalità degli autori moderni trova cifre notevolmente aUe che, giungono persino a 95 %· Stando aHe mie osservazioni, invece, la forma funicolare interesserebbe poco più del 65 % e quella trooculare circa il 35 % degli isebialgici. Tale diversità. di percentuali può spiegarsi considerando che io ho esaminato quasi esclusivn.mente soggetti maschi di giovane età; mentre è noto che il maggiore contingent~ degli iscbialgici è fornito dagli adtùti e dai vPcclti. Ricordo, incidentalmente, che non ho avuto occasione d'osservare alcun caso di sciatica radicolare, e la ritengo qnindi, colla maggioranza. degli ant.ori, assai più rara delle altre forme. Agginngo, infine, che il parallelismo clinico-radiologico fu in tutti i miei casi cost.ant-e. J! Venendo, fina,lment<>,, a parlare del tipo di lesioni rilevat-e ai raggi X nei miei sei funicolitici, ricordo per sommi capi i seguenti fatti: in nn caso vi era lombarizzazione della l a vertebra sacrale; in due casi sacralizzazione della 5a vertebra lombare e sehisi sa.crale; in tre caRi Racralizza.:r.iono della 5n vertebra lombare: di questi llitimi, due presentavano a.nche evidenti alterazioni a,rtritiche di quella regione scheletrica (aree di decalcificazione saero-iliache, proliferazioni osteofìtiche, schiacciamento ed irregola.rità. dei contorni della 5n vert~bra lombare). Insomma, si ebbe sempre un disordine congenito nell'ossifìcazione vertebrale al quale solo in due casi, l:lno dei quali riguardava un soggetto adulto, si aggiunsero quelle deformazioni vert.ebrali d'origine acquisita, le quali per i più rappresenterebbero., invece, la causa più frequente delle fnnicoliti. Credo ehe la relativa scax·sità di questi ultimi reperti nei miei C.'1Si dipenda dall'età generalmente gio' anile dei casi stessi; sicuramente l'artrite vertebrale e simili, prerogativa piuttosto dell'età adulta, sta di preferenza, appunto in tale et.à, alla base delle funicoliti. Comunque, l'andamento irregolarmente intermittent.e della malat.tia - in cui le crisi appaiono lega,t.e alle solite cause delle comuni forme reumatiche - mostra, di per sè solo, cbe anche nei casi dipendenti da una congenita malformazione rachidea vi si aggim1ge sempre qualche fattore artritico, il quale l)Oi scatena a sua volta le crisi dolorose. Dopo questa r::tpida espoKizione d('lle più moderne acquisizioni rela.- sulla scorta della mia casistica -dei principali punti che occotTe tEmer presenti particola,rment-e per la diagnosi della funicolite (che rappresenta il tipo più frequente delle sciatiche cosidette reuma.tiche o art ritiche o, impropriamente, essenziali), credo utile, da un punto di vista pmtico, insistere sui seguenti corollari diagnostici: a) Il dnto anamnestico dell'insorgenza di dolori nella regione lombo-sacro-glutea, irmdiantisi successivamente lungo la faccia posteriore ti~e all'isehialgia e
NUOVI CONTIUBUTI E
CONSIDERAZIO:SI S U LLA MODER.~A, ECC.
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o postero-laterale della coscia, ed il rilievo obiettivo di un violento esacerbarsi del dolore alla pressione della « regione parasacrale » e della doccia paravertebrale nel tratto lombo-sa,crale, oppure percuotendo l'apofisi spinosa delle ultime vertebre lombari o la cresta sacrale, impongono il fondato sospetto di una sciatica funicolare o nevrodocitica. L 'accertamento di più fini segui obiettivi (disturbi del tono muscolare e della sensibilità, a distribuzione metamerica e corrispondente solitament-e al territorio L~ - L 5 , modifìcazioni nell'eccitabilità elettrica, di tale regione, ecc.), e il controllo dell'esa.me del liquido cefa.lo-racbidiano (dissociazione albumino-citologica) ·e di quello ra<liogra.fìc.o (note di artritismo vertebrale, malformazione della regione lombo-sacro-iliaca), noncbè l'esclusione di tutti quegli agenti esogeni od endogeni, genernli o locali, che possono dare origine a pseudo-sciaUche o para-sciaticbe o sciatiche sintomatiche, confermeranno pienamente il nostro giudizio diagnostico, anche quando le alterazioni a carico dei rlflesRi profondi manchino o siano incert-e e quando i noti sintomi dolorosi da stiramento dello sciatico (segno di Lasègue, ccc.) sembrino dubbi od infidi. h) Diversi fattori, quali il periodo in cui tm ischialgico cade sotto la nostra osservazione, l'estendersi del processo morboso al vicino plesso lombo-sacrale, le possibili anomalie nella distribuzione delle radici, la maggiore o minore resistenza che il soggetto presenta nei riguardi del dolore, il cointeressamento anche a distanza di elementi simpatici, ecc., sono altrettante cause che possono far variare la sintomatologia ischialgica. e che occorre pazientemente valutare e individuare caso per caso. Ciò allo scopo di poter sorprendere, in tutta coscienza, i simulatori, oppure - il che può essere assai più frequente ed è sicurament-e assai più dannosoper evitare di tacciare come simulatori dei soggetti portat.ori di un'ischialgia. obiettivamente poco marca-ta o con sintomi atipici. AtrTORIASSUNTO. -Breve e3posizione delle p iù recenti a.cquisizioni nei riguardi della sciatica., e specialmente della. sua. forma funioolitica, con sommaria discussione di nove cnsi clinico-radiologici personali. Si insiste sulla. necessità di tener presente la. complessità e la. non rara. atipicità delle forme ischialgiche per non incorrere in errori diagnostici e medico-legali.
per il dott. Stanlslao PaoUUo, capitano medico dirigente il servizio sanitario del 700 R eggimento Fanteria
Da tempo lunghissimo è in uso nel nostro Esercito un metodo di misurazione del perimetro toracico che tutti conoscono per averlo descritto l'Elenco Injem~ità 1923 in una delle sue avvertenze e noi brevemente lo ripeteremo per fissare i termini delle nostre considerazioni. Prescrh·e adunque l'Elenco Injennitd, guida costante del medico militare nelle decisioni medico- legali cbe riguardino la idoneità o meno al servizio militare, che il perimetro tora.cico venga misura.to per mezzo di un nastro metrico di tela inestensibile applicato intorno al torace orizzontalmente, con il margine superiore sfiorante la base della papilla mammaria e it visit,ando in posizione d 'attenti, eseguendone la lettura durante la pausa respiratoria. L'Ete-nco Infermità. stabilisce inoltre che per potersi pronunciare giudizio di idoneità incondizionata al servizio, il torace debba possedere un minimo di s'Tiluppo (espresso sufficientemente con il perimetro papilla,re) in rapporto alla statura e, per le deficienze che vadano oltre il limite di tre centimetri, indipendentemente da qualunque altro difetto organico1 stabilisce la riforma. Il concetto informatore di tali disposizioni è complesso: 1° Impedire agli clemcnt.i costituzionalmente meno robust.i, anche se apparentemente esenti da tare morbose, l'accesso nella compagin~ militare, che da questi elementi verrebbe a-d essere diminuita di forza; 2° Evitare cbe individui fisicamente deboli e probabilmente già tarati da tubercolosi possano per effetto della vita militare aggravare le lJroprie condizioni fisiche ed accrescere la numerosa schiera degli amma.Iati tubercolari, con pregiudizio anche dell'a.mbiente militare; ~o Dare al medico militare la possibilità di scartare con una procedura semplice, in ba.se a dati precisi e clinicamente molto importanti, gli elementi in parola già prima che essi entrino o nell'ambiente militare (consigli di leva, distretti militari) o successivamente durante il servizio. Ind ubbiamente, il criterio clinico dello sviluppo toracico proporziona.to alla statura per la profilassi delle malat-t ie respiratorie a decorso cronjco e principalmente della tub~rcolosi si impone sopra tutti gli altri segui clinici. Tutt.i gli autori da De Giova.nni a. Viola e Pende ammettono che un torn.ce deficiente è prc(lisposto alla tubercolosi più che uno normale o esuberante, porcbò <'Spressione morfologica. di deficiente sviluppo polmona.r e cardio-vascohue dovuto in gran maggioranza o a processo specifico latente in atto o a focolai tuhercol:ui spenti durante l'infanzia le cui traooe si osservano nell 'immn~iue radiologica e che ha.uno lasciato il polmone
DEBOLEZZA DI COSTITUZIOt.Z: E A;),'"TROPOlrETRIA MllJTARE
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in uno stato di inferiorità. pericolosa, ' 'ero stadio di accessibilità al morbo
tubercolare e perciò detto stato pretubercolnre. A noi piace pertant o im~i stere su questo conc('tto e raccomandarlo a quanti pensano ancora di non dargli pe.so eccessi>o. At.traverso parecclti anni di osservazione ci è sombra.to elle la misura del perimetro toracico ll()U ,·eog-a presa dai più con la neePssaria precisione. E non solo la lettura dPI nastro metrico viene fatta senza t<'ner conto degli atti respiratori, ciò che porta a discrepanza ili ginilizio fra periti spesso durante la stessa seduta, ma il nastro metrico qualche ' 'Olta non è applicat.o nemm~no in line~t ori:r.zontalE>, ma obliqua, ora troppo alto posteriormente: ora troppo basso, ora troppo largo, ora troppo serrato, a volte non scorrevole sulla superficie cutanea a causa del sudore che la bagna, a. volte determinante brusche contrazioni muscolari, a causa della sensazione di freddo che produce quando non è ancora riscaldato da molteplici misurazioni. Si comprende facilment e come una misura tanto importante per la ristrettezza dell'escursione entro cui si va dalla idoneità alla riforma attraverso la rivedibilità, sia. necer:;sa.rio rilevarla con la più assoluta precisione adottando un metodo che ne renda più facile il còmpito. Ed invero il metodo attualmente prescritto prescn ta la difficoltà. di far aderire il na-stro metrico esattamente sulla parete posteriore del torace lungo la. 78 costola, che corrisponde orizzontalmente al livello delle papille mammarie. Tale difficoltà è dovuta alla naturale sporgenza. delle sropole sulla 711 costola quando gli :nti superiori sono abbassati, siccbè il nastro metrico facilmente devia in basso e scivola lungo la. parete tomcica. n De Giovanni nella sua Morfologia umana. insegna un metodo di misurazione del perimetro tora.cico che riconosciamo superiore al nostro attuale, sia perchè dà. un a più esatta misnra del torace, sia percbè di più pratica attuazione. n metodo De Giovanni consist.e nel fare incrociare al visitando le mani .diet1·o l'occipite ed applicare quindi il nastro metrico allivello delle papille mammarie orizzontalmente, facendo la lettura.durante la pausa respiratoria.. Con la posizione suddetta l'angolo inferiore della sca.pola s'innalza al di sopra della 'i 8 costola, i muscoli della regione scapola.re e sottoscapolare vengono stirati in alto e la parete toracica appare nuda, tal cbe anche con le mani è possibile posteriormente in soggetti poco muscolosì e pnnto adiposi di seguire l(' linee costali e qnelle degli spazi intercostali che ci interessano. È ovvio ritenere che la misura. praticata. sopra un torace nella 110sizione indicata dal De Giovanni possa significare un criterio di ma.g giore csatU>zza. clinica, p ercbè esclude dalla misura elementi e!'itranei, quali sono le scapole e ne riduce altri quali sono i muscoli estrinseci che per il loro sviluppo, specie nei soggetti molto muscolosi, contribuiscono per parecchi centimetri ad aumentare la misura del pt>rimetro toracico senza alcuna utilità pratica per il giudizio clinico di deficienza., normalità o esuberanza. toracic.'t. Il De Giovanni calcola. che nei soggetti molto muscolosi la. differenza. fra i due metodi di misurazione possa raggiungere quattro o cinque centimetri ed anche più. Praticamente, la misurazione con il metodo De Giovanni(\ facilissima, infallibile. Al nastro metrico non sono possibili deviazioni importanti e, a ogni modo1 essendo le braccia alzate, è sempre possibile stando a.va.nti 2 -
Gior11ale di mcùici11a militare.
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DEBOLEZZA DJ COSTITU ZIONE E ANTROPOMETRIA MILITARE
al visitando di os~E'r vare se il nastro metrico segna una linea perfettamente orizzontale a livello delle papille mammarie. Quali vantaggi potremmo noi attenderci dall'adozione di un nuovo metodo eli misurazione del torace f Risponderemo con le cifre. Durante l'esperienza di t.re anni, quale dirigente il servizio sanitario di RPggim~>nto, ho notato e pubblico i seguenti dati statistici:
1922 Reclute giunte al Corpo
n. 900
M isura:ione regolamentare.
R eclute con torace uguale o supE'riore al minimo stabilito per la rispetti 'a stat.nra ........ . .. .. ... . . . ............ . Reclute con torace inferiore al minimo ..................... .
» 845
))
55
Jlf isurazione con il m.etodo D e Gùn>anni.
Reclute con tora('e uguale o superiore al minimo . .. .. . . . . . . . R eclute con tora.ce inferiore al minimo ..........• . .... . .
)) 784
)) 116
1923 R eclute giunte al Corpo
)) 950
]d isura:ione
regolamentare.
R eclute con torace uguale o superiore al minimo . . . . ... . . . ... . Reclute con tora{'e inferiore al minimo .......... . .. . .. ... .
)) 903 ))
47
Misum:ione con il rnetoclo De Giovanni.
R.eclute con torac-e ugua.l e o superiore al minimo .. . ... .... . . Reclute con torace inferiore al minimo .................. . .
)) 820
)) 130
1924 R.ecJute giunte al Corpo ......... .. . . .... .. . ... . .. . .. . ... .
)) 980
M i,s1trazione 1·egolamentare.
R eclnte con torace uguale o superiore al minimo . ... • ... .. . •.. Reclute con torace inferiore al minimo . ..... . .. . •........ . .•
)) 938 )) 42
M i.mrazione con il m.etodo De Giovanni. Reclute con torace uguale o superiore a.l minimo ........ . .... . R eclute con torace inferiore a.l minimo .... . .... . •• •.. . . .. .. .
)) 849
)) 131
DEBOLEZZA DI COSTITUZIONE E ANTROPOMETRIA MILITARE
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In tutti i casi la differenza fra i due metodi risultò di 2-3 centimetri circa per toraci inferiori a 90 centimetri, di 3-4 centimetri circa per toraci fra 90 e 100, di 5-6 centimetri per quei pochi che superarono tale limite. Ho seguito con particolare att-enzione durant-e il servizio i militari che con il metodo De Giovanni risult.arono deficient.i nel torace, esst'ndo stati quegli altri eliminati in seguito a rasst'gna. Nel l 922, dl.'i 61 ne vennero eliminati per ra.ssegna in seguito a più accentuato deperimento 40; degli altri, 21: 8 si trascinarono fra. cariche speciali e servizi sedentari fino al termine della. ferma, 7 ammalarono di forme respiratorie croniche, per cui vennero eliminati in Ospedale (3 tubercolosi sospet~, 2 a{!certate) e 6 fecero buon servizio irrobustendosi. Nel 1923, degli 83 ne vennero eliminati per rassegna in seguito a maggior deperimento n. 48, ne ammalarono circa 30 quasi tutti di forme respiratorie croniche (3 tubercolosi accertate, 6 tubercolosi sospette) ed eliminati in Ospedale; d~gli altri cinque: tre si trascinarono per i vari servizi sedentari fino aJ termine della ferma e due si irrobustirono. N el1924, degli 89 ne vennero eliminati 52 per suecessivo deperimento, 27 ammalarono di forme respiratorie croniche (2 tubercolosi accertate, 4 sospette), e vennero eliminati in Ospedale, 5 si trascinarono con scarso rendimento fino alla. fine della. ferma, gli altri 5 fecero buon servizio. A quali conclusioni ci fa giungere la statistica sudetta. che, estesa a tutti i Corpi, darebbe cifre molto impressionantH l 0 Ogni anno vengono incorporate reclute veramente deficienti di torace pur presentando la misura minima prescritta per la loro statura; 2° Tali elementi sono destinati alla eliminazione in secondo tempo dopo breve periodo di servizio o per maggior deperimento o per malattie respir atorie croniche; 3° La misura del torace deve essere necessariamente più rigorosa e ad lma maggiore esattezza e rigore molto contribuirebbe il metodo di misurazione preconizzato dal De Giovanni. AUTORIASSUNTO. - L'A. , avendo riscontrato una. notevole differenza nei risultati della misurazione perimetrica del torace fra il metodo regolamentare e quello classico del De Giovanni, riconosce una maggiore esattezza clinica in quest'ultimo e pubblica alcuni dati statistici che dimostrano quale vantaggio apporterebbe nella pratica medico-legale militare l'adozione del metodo ste~so.
ISTI~DTO Dl LEiìC::;A L~GAL~ X ELL1 ASSi:UP.Ai:iC:ll SCCIA:J DEL~A R. UICVERSirA' DI PAViA
Direttore prof. R. MAGNANIMI
CONSIDERAZIONI MEDICO-LEGALI SULL'ARTICOLO 32 :OELL' ELENCO A E CONTRmUTO ALLA TERAPIA DELL'ALOPECIA AREATA per il dott. Domenico Viola, capitano medico, aiuto volontario
Le alterazioni di numero e di distribuzione dei peli possono manifestarsi con eccesso di essi e ciò costituisce le ipertricosi, o con difetto, e si hanno allora le alopecie. Le alopecie possono essere det.erminate da cause fisiche, chimicha, parassitarie, da eterointossicazioni, da infezioni e malattie generali, da alt-erazioni ed anomalie congenite. Fra le cause fisiche di un alopecia, la più semplice è costituita dall'a.ut-ostrappamento di peli praticat-o sia per effetto della cosidetta t.Ticotillomania (abitudine viziosa di strapparsi i peli), sia a scopo di simula zione. È bene teuere presenti queste eventualità perchè potrebbE.>ro acquistare importanza, in campo medico-militare, dal pnnto di vista medicolegale. Non va dimenticata la possibilità che lo strappamento di peli sia praticato a scopo terapeutico, e sia alliga.t.o poi quale evenienza morbosa. spontanea. Si possono avere anche alopecie trauma.t~che per strappament-o brusco dei peli a causa di variabilissimi meccanismi, che possono andare dalla forma più semplice di sfregamento ripetuto sul guanciale, alla pressione smodata esercitata con pettini, alla conuicazione dovuta a copricapi inadatti, all'abitudine di portare pesi sul capo, ccc. La possibilità di tali evenienze deve esserci nota, percbè può interessarci sia dal }Hmto di vista cliuico-profila.ttico, sia da quello medicolegale. Altra causa fiRica di alopeci<L può essere l'esposizione a d tma dose sufficiente di raggi Ri)ntgen. . Fra le cause chimiche, hasti ricordare l'azione dei caustici, o quella delle paste e polveri epiliLtorie (a base quasi sempre di solfuro di bario o di calcio), ecc. Fra le cause parassit~~rie, la più sE>mplice è costituita. dal pedictdus capiti.~ o pubis, ma è difficile che l'azione di essi produca ver e e proprie alopecie, alterazioni vere si banno, in generale per aziono di ifomiceti. Principalmente si tra.tta di tre ceppi, e cioè: il genere achOJ'io.n, che determina la pa1·ticolare micosi chiamata favo o tigna favosa, che può presentarsi sotto tre ~spet.ti clinici, scutulare, squamosa, impet.iginoide; il genere trichophjton, che determina le tricofizie di cui si distinguono essenzialmente una forma a tipo di pseudo-area, una forma disseminata, una a tipo suppurath ro, una a tipo granulomatoso; infine il genere micro-
CONSIDERAZIONI MEDICo-LEGALI SULL'ARTICOLO
32, ECO.
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sporum elle determinale microsporie di cui nell'uomo si ha. di solito, quasi esclusivamenre, la forma. di tigna tonsuran.w mi<'-rosporica. Fm le causo et.erotossiche di alopecia, basti ricordare le intossicazioni da iodici e da bromici. l•'ra le infezioni e malattie generali che possono essere causa di cadut.a dei peli, devesi meuzionare anzitutto la sifilide e poi la tubercolosi, la lebbra, ed alcune ma.lattie infettive acute, come il tifo, la polmonite, l'eresipela, ecc., alcune mala.ttie croniche debilita nti, come il diabete, le anemie, le leucemie, etc. In ultimo fra. le alterazioni ed anomalie, ricorderò l'alopecia cong-enita, la lencotrichia congenita, e finalmente l'alopec.ia monil).forme o nwniletrix, e l'area Gelsi o alopecia areata. Di queste due ult.ime ho modo di occuparmi particolarmente per averne recentemente studiati due casi. L'aplasia rooniliforme è una. anomalia congenita,, l'alopecia a.reata è un'alt~razione acqnil:lita. JJa prima è un diletto di accrescimento del pelo che ne rende facile la rottura, talchè ne derivano diradatnre ed accorciamenti di peli, e, quando ciò avviene per gn1ppi di peli a breve dista.nza, si determinano zone alopeciche nelle quali però non tutti i peli sono caduti o malati e così, mentm alcuni sono troncati, altri Eono ancora. lunghi e normali. La seconda è una malattia da. causa int-erna., probabilmente t rofoneurotica, che si preaen ta con alopecia a chiazze rotondeggianti, irregolarment-e distribuite, di grandezza vll.riabile, nelle quali si è determinata la caduta completa <l totale dei capelli. Generalmente gli individui rhc sono affetti da simili anomalie, quando presentano alterazioni di lieve entità, vengono arruolat,i. Infatti l'art. 32 dell'elenco .A delle imperfezioni éd infermità consente di esimere d al servizio militare soltanto individui nei quali la perdita dei r.a.pelli sia « completa,» e «permanente n (dice precisn.mente l'articolo: «l'alopecia rappresentata dalla perdita completa e permanente dei capelli , ). Io non credo che l'interpretazione di quest'articolo si basi stùl'irntelligenza. letterale dei due termini completa e permanente. Non lo credo, percbè è assolu tamente eccezionale cbe la. perdita dei capelli sia. completa. o per dire rueglio totale, cioè che non rima nga neppure un pelo in testa; se l'articolo dell'elenco si dovesse interpr~>ta>re cosi, l'eccezionalità dell'evenienza. lo renderebb~ di per sè vuoto di contenuto. Penso poi che sia difficile pronunziarsi in modo sicuro, a priori: al consiglio di levll., (per l'art. 32 non è prescritta l'osservazione ospedaliera) sulla immodifieabilità del fa,tto, cioè escludere assolutamente che i capelli po8sano mai ricrcsccre, come sarebbe richiesto per l'int.erpretazione letterale della p a-rola « l)ermanente ,,, Io non so perchè la rivedibilità non sia prescritta, o sebbene ritenga che un giudizio di temporaneità in alcuni calli del genere corrisponderebbe a, leggittime induzioni prognostiche in ordine clinico ed a. sani criteri medico-legali, penso che il termine <t permanente ,, dell'art. :~2 si riferisca ad un lasso di tempo relativo, e cioè si richieda, la valut,azione clinica. della cronicità del fatto morboso, tenendo conto che non è pref!critta la rivedibiUtà e che si deve pronunziare subito un giudizio definitivo. Anche il termine «completa» serubrami da. interpret.arsi in senso
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COl>"SJOERAZIONl MEDIC~LEC:ALI SULL' AB'l'ICOLO 32, ECC.
relativi); o per dir meglio non nel senso dell'estensione dell'anomalia, percltè>, se co~ì for>lie, illegishtore anf>bbe detto meglio dicendo « t.otale •·, ma piuttosto nel senso della qualità dell'alterazione, e cioè che i capelli perdnti siiwo mancanti completamente e non soltanto in parte. È naturale che la perdita dei capelli, per portare all'esenzione dal servizio militfl.re, de\'e essere di gra.do co;;picuo. Il giudizio sul grano di tale anomalia a me semhra che si possa far poggiarf> su due ordini di considerazioni, e cioè, anzitutto, sulla valutazione della rnalatt ia, eh~ è causa della perdit3. dei capelli, e poi, princivalmen.te, suJla menomazione estet-ica che ne deriva, Ri deve avere una vera e propria deturpazione sl da togliere anche quel minimum rli prestanza fisica iudispensahìle per chi deve indossare la divisa militare. lo credo che cosi vada iut~rpretato l'art. 32 dell 'elenco A.; ed allorn. mi sembra che si potrebbe con ut.ilità, meglio, così redigerlo: u L'alopecia ra]Jpr~cntaJ,a dalla p erdita df'i capPlli in estese zeme, tanto che ne deric-i evidente d eturpamento deU'estetica; l 'altera!"i-Qne dei peli iù:ve essere con~plcta
e (lo O~tfA. a cause c:hc ne facciano presumere l'i?nmodificnhilità: •nei casi in e11i sia ritenuta possil>ile la. sco1nparsa o l"attentta~one dell'anomalia, ~tia fat.t-Q tra.~f:Orrcre ·i l periodo della ricidibilità: nei ca-si d1tbhi pro(:eda aU· int•ÌO i1~ os.~en·a tione i1~ ttn o.~p edale militare ·> .
«
Così redatto l'articolo, perderebbe è vero la sinteticità di stile dell'attuale testo, ma sarebbe indubbiamente più chiMo, e forse, <'-Ome ho già det.t.o, riRpondorebbe meglio a sani criteri non solo medico-lega.li, ma a.nche clinici. Perchè non è vero che in certi determinati casi non sia possibile realizzare ~ anche in queste malattie, buoni risultati terapentici. Quanto ora eRporrò ne è la prova. Con l'ultima classe di leva arruolata furono assegna.t.i al Reggimento, pr('sso il quale prest(} servizio, dne individui uno affetto da moniletri.x e l'altro da a.rea Celsi (le diagnosi furono accertate in sede competente). Erano due forme lievi; il primo pre~>entava alla regione occipitaJe a sinistra una zona di forma irregolare, larga nel punto massimo 5-6 cent.imetri, a conoorni sfumati, imprecisabili, nella quale si aveva un diradamento dei peli, di quelli rimasti alcuni avevano lunghezza. ed aspetto normali, altri erano troncati a brevissima distanza dallo sbocco follicolare; il secondo aveva proprio all'occipite una chiazza alopecira rotondeggiante, della grandezza di un venti lire del conio attuale, nella. quale vi ern. mancanza completa e totale dei capelli; la cute rimasta scoperta era bianeastra a superficie lirwia, lu cente, non desquamante, tutt'attorno vi erano dei piccoli peli atrofici. n primo mi m\rrò che aveva sempre avuto quell'imperfe1.ione, l'altro dii!Re che la chiazza. si era format-a. soltanto di\ circa due mesi a poco a poco e senza causa apprezzabile. Volli tentare nei due casi la cura sia locale che generale, dato che non vi era alcun provvedimento medico-legale da prendere a carico dei due soggetti. Seguii nei due casi la st.('SSa terapia, allo scopo di vedero quale sarebbe stato il diverso comportamento. Come cura generale, praticai per 60 giorni una iniezione endomuscolare al giorno di citrato ferroso sodico egr. 5 e cacodila.to di sodio egr. 5 ogrù c.c. di soluzione acquosa.
CONSlDERAZIONI l\tEDICo-LEC:ALl SULL 'ARTlCOLO 32, ECC.
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Localmente usa-i la seguente lozione: Cloridrato di piloca.rpina ............... . Cloridrato di chinino.... . ............. . Acido acetico ........................ . Acido ferrico ........................ . . Glicerina. ...... . .................... . Etere officinale ....... . ............... . Alcool ca.nforato ..................... . Acqua dist.iUata ...................... .
gr.
• • • •
• • D
0.50 l
2 2
20 40 lO O 250
Essa è una modifica.zione o per dire meglio una associazione delle formule recent.(>mente suggerite da Ségard e Siguret (L'H611ital, aprile 1930). Facevo giornalmente frizioni leggere, ma prolungate (circa 15 minuti) con il palmo della mano dopo avervi! 'ersato la lozione. Durai la cura giornaliera nei due casi cii·ca t re mesi; nel <'.aso dell'aplasia moniliforme il ris1ùtato fu assolutamente negativo, tanto che [o abbandonai; non così nel caso dell 'alopecia areata ove invece, dopo eirca 20 gionii di cura, la cute divenne rosea intensamente, cominciarono a mostrarsi più evidenti gli sbocchi follicolari e poi companero qna e là alcune
formazioni lanugginiformi, che di poi riempirono la C'hiazza totalmente, mano mano qnesti peli si irrobustirono e già alla fine del secondo mese di cura vi erano peli ben formati di colore normal<', resistent·i. Alla fin<' del terzo mese riPsciva difficile a prima ,·ista riconoscere la parte che era stata ammalata in confronto alle parti circostanti sane. Consigliai al soggetto, contentissimo d'essersi tolto un disturbo cosi deturpante, di continuare la cura ancora per lungo tempo, facendo una o due applicazioni alla settimana. Poichè ba la sua importanza debbo dire che in tutte due i casi io feci la. cura ambnlat.oriamente, senza togliere i militari all'ordinario sorvizio. A me sembra che il easo sia .sufficientemente dimostrativo per combattere la. pacifica convinzione di .alcuni cho, in casi del genere, nulla vi sia da fare dal punto di vi8ta tera.peutico: a me pare invece che in ogni caso si abbia il dovere di tentare una o l'altra terapia, anche pensando che non in tutti i casi siano ra.ggiungibili risulta.ti soddisfacenti. Questa constatazione clinico terapeutica valorizza le considerazioni medico-legali che io bo fatto precedere. AUTORIASO:UNTO. -
L'A., indica.te le varie forme di alopecia., si sofferma sul-
l'apla..~ia. moniliforme e sull'alopecia areata, delle quali osservò due casi, nei quali
tentò una cura generale e locale che descdve, ottenendo risultati solo nel caso di area Celsi ove ebbe guarigione con completa r ~atitutio ad i1~tegrum. Ciò porta l'A. a pensare che sia dovere, in ogni ca.'lo, almeno tentare una terapia; questa constatazione clinico- terapeutica gli suggerisce alcune considerazioni medico-legali che si concretano nella discu;;sione int.orno all'interpretazione dell'art. 32 dell'elenco A delle infermità., che l'A. pensa sarebbe utile cosa redigere piò chiaramente, ed espone in merito w1a sua proposizione.
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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MI LITARE GABINETTO DI TRA UMATOLOO IA E DI MEDICIXA OPERATORIA
LO SVILUPPO ELE ANOMALIE DEfiLI URETERI per il dott. Alessandro Mallce, maggiore medico
Gli nrcteri si ongmano dall'estremo caudale del canale di Wolff a. gnisa di diverti<:oli che, dila.hndosi nella loro estremità craniale, formano in cia:cun lato il bacinetto; da. questo, pt>r un processo di gemmazione, si s,·ilnppano i calici cd i tnboli escretori del rene C'he si eonnettono poi ai c:malicoli sceretori, ori,ginatisi dal t-essuto metanefrogeno (Felix). Con la sepimenta?.ione della doaea interna gli ureteri, insieme ai canali di \Volli ed a quelli di MUller, vengono ad aprirsi nel seno uro-genitale, da cni si origina il segmento infe1iore della vescica; verso la sesta. settimana dell0 r:;viluppo si separano da.i canali di Wolff: il segmento comune scompare, i canali di Wolfr diventano esclusivamente genitali e gli ureteri, che prima si aprivano al lato post.ero-mediale di essi, migrano verso la pa.rte nlta del seno, e si aprono nell'angolo laU>rale corrispondente del trigono di Lieutand. Nel quarto e quinto mese della vita endo-uterina. gli nreteri si restringono ed a~sumono diment;ioni proporzionate a l volume dei reni e della vescica. Le pa.rticolarit.<\ morfologiche che ca,ratterizzano l'uretere dell'adulto, delinea,tesi nel corso dello sviluppo, si accentuano dopo la nascita, in rapporto alla stazione eretta dell'uomo (Scbwa.lbe, Solger).
*** Dist.ingtùamo le anomalie proprie degli ureU>ri da quelle dipenden ti da anoma.lie dei reni. Le prime rigu~1>rdano il numero, il C.<tlibro, la forma e lo sbocco dei condotti; le seconde riguardano la lunghezza ed il loro decorso. Le anomalie possono essere uni o bilaterali. Sono stati descritti casi di assenza, o d i incompleto sviluppo di uno o di entrambi gli m·eteri; l'anomalia si aceompagna quasi sempre a mancanza del rene corrispondente e, se è bilaterale, è incompatibile con l.'l vita. L' uretere incompleto termina a cnl di sacco, verso la regione lombare; alle volte è sostituito da nn cor<lone fibmso impervio. Frequent-e è la duplicità completa od incompleta dell'uretere. Nella. duplicit.à. completa- Ul'etere doppio- i due condotti sono completamente distinti fra. loro da.lla veseica al rene. In genere: l'uretere superiore ha. un calibro minore dell.inferiore, sbocca media.Imente ad esso, ba un meato piccolo e può aprirsi anche in sede anomala. Nt>ll:t duplicità incompleta, o sdoppiamento parziale - uretere hifido - il condotto ha un solo meato e le bra.ncbe di biforcazione, più o meno
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lunghe, si oont·inuano ciascuna in un bncinetto distinto. Una delle due branche può terminare a fondo cieco. È stato citato qualche caso di uret<>re triplice, m~ si tratta di anomalia molto rara. L 'nretere può presentn.re trat.ti ristretti, dilatazioni congenite abnormi, divert.icoli. I restringimenti congeniti sono dati spesso dalla persistenza. delle valvole segnalate da Eoglisch nell' uretere del feto; quest.e valvole possono essere anulari o falciformi, multiple e bilaterali. Sono stati descritti casi di stenosi congenite dell'nret.ere quali esiti di lesioni infiammatorie endo-uterine (Cesaris-Demel). Delabouni~.re ha osservato l'atresia di tm lungo tratto del condotto. N n merosi sono i casi ·Citat.i nella letteratura di dilatazione congenita totale degli uret-eri. L'uretere può aprirsi più in alto o più in basso del punto normale (Wrany), può aprirsi inoltre negli organi ad esso legati da rapporti embriogenetiei : in questi casi l'anomalia. si accompagna spesso a vizi di conformazione, incompatibili con la vita. Nei due sessi l'uret~re può aprirsi nel retto o nei resti dell'uraco. Nell'uomo può sboccare nel deferente, nella vescichetta seminale, nel dotto eiacnlatore, Fig. l. - RENE DESTRO • URETERE DOPPIO. nell'w-etera. prostatica o nell'otricolo prostatico; nella donna può aprirsi nell'uretra, nella. vulva, nei canali di Giirtner, nella vagina, nell'utero, nella. tromba. di Falloppio. Papin cit~. un caso di sbocco cutaneo dell'nrf'tere. Il meat.o uretera.le può essere congenitamente dilatato o congenitamente ristret.to, puntiforme, alle volte è occluso. Schwnrtz ha r~tccolto 14 casi di occln~ione congenita del meato, Pa.pin ne riporta 26: una doppia. tunicR. mucosa. divide\ a in questi casi il lume dell'uretere dilatato, da. quello della vescica. A quest'ultima anomalia è per lo più legata la dilatazione cistica dell'estremità inieriore del condotto. Nelle ectopie renali congenite l'uret.ere può essere più corto del nm·male : la brevità del condott.o è infatti uno dei carattt\ri morfologici -più importanti per distinguere l'ectopia congenita da quelln. a.cquisita. In un intervento praticato dal Donati nel 1926 nella Clinica cbirurlrica di Padova, fu trovato nella. fossa iliaca destra il rene destro ectopico-congenito, piccolo, globoso : l'arteria. renale proveniva dall'iliaca comune, l'uretere era molto corto. Nolle ectopie renali l'nretere ha, di conseguenza, un de<>,orso a.bnorme.
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LO S\'TLU:PPO E LE ANOMALt:E
DEGLI trRETEBI
Sono eitnt.i p(•rò anebe casi di incrocio degli ureteri indipendentemente dalle +>ctupie dei reni: ruret.ere d+>Rtro shocca in tal caso in oorrispondenza dt>ll'angolo laterale !'inistro del trigono, l'uretere sinistro in oorrispondenza dt•ll"angolo la t erale d eRt ro. Quando vi è\ un sol rene, l'urctere può incroeiare la linea mediana ed aprirsi ne1J'!1nf!olo opposto del trigono. Nol rene a ferro di cavallo gli uret~ri passano in genere davanti all'istmo, raramente passano indiet.ro. Nelle lezioni di tecnica operativa da me tenute agli allievi della nostra Scuola ho osservato un caso di duplicità completa dell'uretere destro. L 'uretere superiore raccoglieva l'urina del terzo superiore del rene, era pii1 sottile dell'altro e si apriva in vesciea medialmente ad e6so (Fig. 1). Dn, tener presente questa anomo.lia por l 'importanza oho può avere non ·solo in urologin, ma :-\nche in chirurgia generale ed in ginecologia, dati i rapporti che gli uretE>ri hanno nei due ses~; i con gli organi nell'addome e del barino. A u TORIASSt:NTO. - L' A. ricorda le nozioni che si hanno intorno allo sviluppo ed alle anomalie d egli tu·eteri e riporta. un caso dj uretere doppio da lui osservato.
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LE CO!'il>lZlONI SANITARIE DELLA SOi\lALIA ITALIANA. ECO.
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DTREZIOI\"E DI SANITA DELLA SOMALIA
LE CONDIZIONI SANITARIE DELLA SOMALIA ITAUANA NEL BIENNIO 1929-30 per il dott. Siro Fadda, maggiore medico, direttore
POLITICA SANITARIA. L'opera sempre più attiva e la propaganda svolte dai medici fra le popolazioni, per attirare nella nostra orbita sanitaria. la totalità degli ammalati sparsi in tutta la Colonia, non sempre dichiarati e presentati a noi, i visibili risultati benefici constatati dagli indigeni in seguito alle nostre cure mediche, ai nostri interventi chirurgici, all'applicazione rigorosa, ovunque ne sia sorta la necessità, di energiche misure profila.ttiche (accettate d'altra parte con molta disciplina) contro le endemie della Colonia, e gli scoppi improvvisi di morbi epidemici, sono stati altrettanti elementi di persuasione, sinergicameote operanti, che, più di ogni parabola teorica, hanno esercitato una irresistibile forza d'attrazione sulle masse, producendo come risultante un notevole aumento globale degli ammalati in tutti gli Ospedali, Infermerie ed Arnbtùatori della Colonia, rivela.ntesi chiaramente a traverso le cifre ascensionali delle statistiche mensili sul movimento degli ammalati. Tale netta tendenza, dunque, ad una sempre più alta verticalità delle ascisse, nei diagrammi degli ammalati, dev'essere interpretata come un'indice confortante da mettere in diretto rapporto con la crescente fiducia delle popolazioni nei nostri sistemi terapeutici, non come un aumento reale tlella morbilità. generale, che potrebbe a ragione destare delle preoccupazioni.
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LE 0 0.!\0IZJONT SA.."'''TA.RIE
DELLA SOMALIA ITALIANA, ECO.
La perizia tecnica, il grande spirito di bontà. e di umanità dei nostri medici, la nobiltà della loro fatica indefessa, disinteressata, continua, superbo esempio di lavoro e di superiorità spirituale che stupisce a fa rimanere perplessa la neghittosa ed egoistica anima orientale, non poteva. non condurre a. simili risultati. P ercbè è solo a questa giovane semento di medici dall'appassionato ardore, sparsi nella vasta Somalia, ai loro sacrifìzi compiuti ed accettati in silenzio giorno per giorno, alla disciplina perfetta., all'alta comprensione della loro missione, nell'esercizio della quale, tutti sono stati pari a sè stessi, al loro fervore di studi, all'attaccamento al dovere, praticato con impeto d'amore, sino al dono della propria salute, che ogni giorno di più si affermano trionfahnente i eli ritti superiori della. civiltà, della x·azza, della scienza e della uma,nità , sull'opaco torpore assonnato di queste anime infantili, nelle quali, e solo per nostro merito , comincia a filtrare una lieve, ma sicura luce d 'alba. E sempi luminosi viventi, che continuano la nobile tradizione di sa.crifìzio del Corpo sanitario della Somalia, già suggellato dall'olocausto del t en. mecl. Profeta, c.i salgono irresistibilmente alle labbra, e citiamo non senza commosso orgoglio, i nomi del cap. med. R. ~I. Mirra, il ten. med. Monti, il dott. Talamonti, che recano impresso sulle carni il calco rovente della mala sfinge tropicale. Smagati in buona. parte i pericolosi empirismi dei praticoni indigeni, naufraganti ormai nelle oscure infusioni, non sempre innocue, di misteriose erbe della « durka ))' e mozzati i tentacoli più tenaci del demonismo, ancora superstite, dei mistici santoni, mela.nconici parassiti viventi sul limite della grande ombra coranica, sui qua.li comincia a gravitare un'ostile atmosfera di diffidenza, la nostra. assistenza medica, si avanza luminosa nella cerchia. d'orizzonte sempre più sgombra e più vasta della coscienza sanitaria indigena, che comincia a risveglia.rsi ed a tenderai ansiosa verso di noi. AziONE DELLA DIREZIONE.- Si è svolta, avendo di mira principalmente le seguenti proposizioni: 1° sist emazione più razionale di tutti i luoghi di cura ed ambulatori della Colonia, a.umenta.ndone l'efficienza. di mezzi; 2° mettere al governo delle formazioni sanitarie più importanti medici provetti e sperimentati; 3° dare il massimo impulso alla. ricerca scientifica, specie ai fini della migliore conoscenza epidemiologica; 4° assicurare ovunque i più rapidi interventi profilattici, epperciò procedere senza indugio all'organizzazione difensiva epidemiologica, coi mezzi occorrenti; 5° migliorare sempre di pilì l'istruzione del personale indigeno di assistenza; 6o favorire la spedalizzazione degli infenni, perobè solamente a traverso questo filtro può sperarsi l'osservazione esatta e lo studio meto dico delle varie fonne morbose dominanti in Colonia. Una volta approfondite e chiarite le conoscenze patologiche, meglio si orienterà. l'azione s~1.nitaria in ciò che riguarda specialmente terapia e
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profilassi, dirigendosi verso i punt·i più sensibili ed importanti della maglia patologica. che stringe la Somalia, ritardando od impedendone addirittura la marcia in avanti, per trovarne le giunture e le lamme ed ivi penetrare eon le armi più diritte e taglienti, che l'igiene mette a. nostra disposizione. Le mezze misure i ripieghi modesti mentre non raggiungono lo scopo, servono soltanto ad un vano sperpero di danaro. Cosi sarebbe grave errore voler ridurre, anche parzialmente, l'assistenza sanitaria in Colonia alle semplici consultazioni ambulatorie, cioè ad una insatisfacente funzione, quasi meccanica., che metterebbe il sanitario nella non desiderabile situazione fra il Cagliostro, che deve avere il coup de fo-udre clinico, ed il distributore automatico di compresse, pozioni e cartine; a ciò costretto dalla massa che aspetta e si a.cc.a.lca di fuori. Si ricadrebbe ancora in un empirismo pericoloso ed in una situazione peggiore di altre già deprecate, che solamente dei profani rimasti sulla soglia di ogni tempio, possono caldeggiare e sostenere. Accanto a. questa azione ho in tutti i modi cercato di dare forma concreta di attuazione ai seguenti capisaldi igienico-profìlattici, già postati sin dallo scorso anno: l o sezione di disinfezione; 2° stazione quarantenaria marittima; 3o colonia agricola per leprosi di Audegle. INFERMERIE DELL'L""IlTERNO. - Il movimento degli ammalati nuovi presentatisi nelle Infermerie di tutta la Colonia., ha raggiunto una. media di 10.000 mensile, col vertice massimo nel mese di dicembre, in cui ba toccato i 12.774, ed il minimo nel marzo con 8.202. Le cifre maggiori si hanno nei mesi di agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre; le cifre minori in gennaio, febbraio, marzo e aprile, con un massimo di malattie mediche nel settembre, e di malattie tropicali, propriamente dette, nel maggio. Se consideriamo poi, non gli ammalati nuovi soltanto, ma il numero di visite praticate effettivamente negli ambulatori, andiamo a cifre imponenti. Si è superato quasi sempre le 20.000 visite mensili, con un massimo in dicembre di 33.110 e con un totale annuale di 313.6G6 visitati. Vale a dire una cifra pari al terzo della popolazione della Somalia. Afgoi, Genale, Villaggio Duca degli Abruzzi tengono il primo posto con un movimento medio mensile ognnno di 6.000 circa fra visitati e medicati. Baidoa, Merca., Oddur, Luch, Chisimaio >engono immediatamente dopo con cifre anch'essi rispett abili; seguono gli altri. :;\>la dappertutto è sensibilissimo lo sbalzo in avanti dell'ondata degli ammalati. A Bender-Cassim, per es., dove l'ufficiale medico addetto S>olge con vera passione, un'attiva. opera di risanamento igienico della zona e di propaganda sanitaria fra la. popolazione indigena, l'affluenza degli ammalati è triplicata., e, fatto importante, molti provengono d'oltre confine e dalla vicina Elaio. È stata creata la nuova Infermeria di Mustail cou v~nti posti-letto ed annesso ambulatorio perfettamente attrezzato, che ha già un movimento di circa. 70 malati al giorno. Sono di nuovo impianto i posti di medicazione di Uarscek, · Bulo-Mcretta, Bereda, Bn.rgal, Bendcr-l\Ieraio, di cui alcuni già in funzione, altri lo saranno appena ultimato il terzo corso degli allievi infermieri, che si svolge attualmente all'Ospedale G. De "ìlfartino.
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CO NO IZJONJ SANITAlllE DELLA SOllALU ITAJ.lANA, li:CC.
Sono incominciati i lavori di sistemazione generale delle Infermerie che ne aYevano bisogno: saranno dotate di un locale di isolamento quelle che ne mancaYano. L'Ospedale u Cecchi » del Villaggio Duca. degli Abruzzi, che è decisamente alla. testa di tutte le formazioni sanitarie dell'interno, è stato ampliato con un 2° padiglione indigeni di 20 posti-letto, dotato di un gabinetto ra.diologico completo della Casa tt Victor tbe Wantz Iunior », dovuti alla munificenza di S. A. R. il principe Luigi di Savoia. Lo stesso Ospedale è stato arricchito inoltre di frigidario p er la conservazione dei sieri e vaccini. In varie Aziende sono stati impiantati posti di medicazione succursali, etti è stato devoluto il còmpito, fra l'altro, di applicare le misure profilattiche contro la malaria, la amebiasi, l'anchilostomiasi, e di sorveglia.rne l'osservanza da parte della mano d'opera indigena. L'infermeria di Baidoa è stata completamente rimessa a. nuovo ed è stata dotata di locale di isolamento, ampio e razionale, che risponde a tutti i requisiti dell'igiene ed alle esigenze locali. LOTTA ANTICELTICA . - Le misure diiensive adottate sin dallo scorso anno contro le malattie celtiche, ed in modo speciale contro la sifilide, già dettagliatamente esposte nella relazione dello scorso anno (1), cominciano a dare visibili risultati; i casi di infezione primitiva sono sensibilmente diminuiti e si tratta, nella massima parte, di riacutizzazioni di forme croniche. n sifilicomio di Mogadiscio funziona in modo soddisfacente, ba una m edia giornaliera di circa 40 ricoverate che vengono sottoposte ad un 'assidua terapia intensiva, se non sino alla loro sterilizzazione completa, cosi difficile da ottenere, per lo meno sino alla scomparsa sicura di ogni manifestazione contagiosa ed al netto miglioramento delle condizioni generali. In ugual modo si è proceduto di massima nei centri sanitari dell'interno: i solamento e cwa degli infermi, caccia sistematica al meretricio clandestino, controllo sanitario accurato sulle prostitute librettate, norme di profllil,ssi indi>iduale più diffuse, hanno dato i seguenti risultati: 1o diminuzione globale delle malattie celtiche in confronto agli anni passati; 2° rarefazione delle prostitute circolanti; 3° pochi casi d 'infezione primitiva. La terapia arseno-benzolica, dei sali di mercurio, di bismuto, e di preparati di iodo continua con ritmo sempre intenso e coi risnltati più soddisfacenti. Le iniezioni endovenose di Neojacol si sono aggirate anche quest'anno intorno alle 30.000. una cosa cla notare per i suoi riverberi economici, dato l'alto costo dt'l preparato, è la rapida alterazione del Neojacol sotto l'influenza del clima, anche quando si siano osservate tutte le norme per una buona. conservazione. B ciò tanto per quello in polvere (che si arrossa. dentro le fialette integre) come per la soluzione stabile ad uso endomuscola.re (che dà luogo a preeipitati bruni). L'inconveniente è stato rappresentato alla Casa produttrice (Istituto Sieroterapico Milanese) che ha già esaminato la possibilità. di una eventuale preparazione speciale, più adatta e resistente ai climi tropicali. O) Ve di Oionv:zle d i >m<l·! cirut mil·i tare, ta~;Q. V, pag. 260, 1930·vm.
LE CONDIZIONI SANITARIE DEJ..LA. SOMALIA. ITALIANA ,
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Dal punto di vista clinico ed epidemiologico può essere interessante notare, per quel che vale, come non sia stato segnalato mai alcun caso di neurosifilide, nonostante la particolare attenzione posta su questo punto, e che i massimi vertici della sifilide coincidono perfettamente con i minimi della malaria, come è chiaramente rilevabile dall'annesso grafico. LOTTA CONTRO LA TUBERCOLOSI. - La lotta contro questo grave flagello che imperversa in tutta la Colonia, con distribuzione presso a poco eguale, prosegue con le modalità indicate nella passata. relazione. Non si è potuto attuare il progetto di un tubercolosario, per difficoltà di locali; non essendo possibile attualmente per ragioni di bilancio una costruzione ex-novo. Ma sarà indispensabile provvedere in tal senso app ena possibile, non foss'a.ltro pe.r sottrarre dalla circolazione le forme aperte più gravi, che costituiscono le più pericolose fonti di contagio: la sistemazione dei reparti di isolamento ha, fra. l'altro, lo scopo di segregare tali forme. Un censimento vero e proprio dei tubercolotici esistenti in Colonia come era mia intenzione, non è stato possibile attuarlo poichè i 3/4 dei censiti lo sarebbero stati solo in base al criterio clinico senza il sussidio radiologico e biologico; non diciamo di quello batteriologico, perchè un tale esame, ch'è possibile praticare in tutte le formazioni sanitarie della Colonia, pur rimanendo il mezzo diagnostico più decisivo, dà spesso r isultati incerti e negativi, ad un primo esame~ che molte volte rimane l'unico che è possibile praticare nei malati ambulatori, senza contare che serve solo per le forme respiratorie. E pertanto ho provveduto a fornire la. Direzione di tubercolina diagnostiche per cutireazioni, da eseguire su vasta scala, per fiancheggiare il criterio clinico, e per tutte le forme. È spiacevole non aver potuto aver ancora degli antigeni a.spergilla.ri, inutilmente chiesti a varie Case italiane, perchè con le cutir eazioni tubercolari avrebbero indubbiamente contribuito a chiarificare la situazione della tubercolosi in Somalia, separando le forme veramente tubercolari da quelle affezioni respiratorie croniche, che tanta affinità di caratteri non solo clinici, ma anche radiologici, hanno con la tubercolosi, ma la cui natura specifica. non si riesce a dimostrare. Poichè penso ch'esse sono, probabilmente, delle micosi respiratorie, di quelle forme morbose, cioè, causate da miceti patogeni, che costituiscono lo scenario miceliale di fondo nel 20 % nelle malattie tropicali. Doppiamente utile sarà quindi insistere in queste ricerche con le reazioni immunologiche, intradermo reazioni, siero agglutinazioni, e con tutte le altre indagini di laboratorio, atte alla identificazione diagnostica delle micosi, il cui studio, particolarmente appassionante, non è stato ancora fatto per la Somalia. Giacchè esso presenta un estremo interesse non soltanto dal lato della speculazione scientifica, ma anche da quello eminentemente pratico, economico e sociale. In tema di profilassi antitubercolare, è da segnalare infine la particolare importanza che assumono qui, in Somalia come in tutta l'Africa ed altrove, i microtraumi ed in genere tutte le lesioni settiche dei tegumenti, cui sono esposti con tanta facilità gli indigeni, lesioni che possono rappresentare la più facile porta d'entrata nell'organismo del bacillo di Koch e ciò
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LE CONDIZIO~"'l SANITARIE DELLA SOMALIA ITALIANA, E CC.
specialmente per le forme chirurgich,e e cutanee della affezione. Tanto più tale meccanismo patogenetico appare accettabile in quanto si e$pliea. su organismi già tarati, per lo più, da altre forme patologiche. LOTTA ANTIMALARICA. - La m alaria si mantiene anche quest'anno in limiti considerevoli in tutta la Colonia, più inten sa n ei centri di lavoro, dove si addensano maggiori collettività come il Villaggio Duca degli Abruzzi e Genale, il primo dei quali con 15.000 accertati su una popolazione di 71.000 anime. n massimo vertice è stato raggiunto nel mese di dicembre con 4170, il minimo nel mese di marzo con 1462. Complessivamente sono stati accertati n ell'interno 30.000 casi di malaria, cui bisogna aggiungere 5000 casi osservati a Mogadiscio fra Ospedale ed Ambulatori della città, con una percentuale quindi del 4 % circa sulla popolazione totale della Colonia, che si aggira intorno al 1.000.000. Ma queste cifre sono certamente inferiori alla realtà, perchè mancano i dat i riflettenti parecchie località intensamente malariche, come Blùo, Burti, Barde1·a, Afmadù, rimasti p er non breve periodo e p er ragioni di deficienza di personale medico senza sanitari, dati che porterebbero p er lo meno a 40.000 la cifra succit ata. Ed anche perchè i periodi di massima e mi-
nima morbilità non collimano perfettamente, almeno per quanto riguarda. la minima, coi periodi epidemici, i quali si verificano in due distinti periodi: l 0 da ottobre a dicembre; 2° da mar:zo a maggio. Sebbene ci sia da osservare a questo proposito, che, se è vero che il primo periodo epidemico si inizia nel m ese di m arzo, alla fine cioè del << Gila.l >> (periodo caldo e secco) e si intensifica durante la stagione di<<Gu » (periodo di pioggia con temperatura elevata), è anche vero che durante la stagione successiva di « H agai », in cui la t emperatura si abbassa notevolmente, influenzata dal vento fresco ed umido di S . W. con notevoli sbalzi di t emperatura fra. escursione diurne e notturne, si determinano tutte le circostanze idonee al risveglio d elle recidive, che costituiscono i 3/4 delle forme malariche. Ciò dimostra ancora una. volta come sia necessario insistere ed intensificare la lotta contro l 'infezione palustre, mettendo in linea t utta la possente arma.tma curativa e profìlattica. di cui possiamo disporre. Alla bonifica individuale del malarico in atto, che costituisce, come dice il Valenti, la base granitica della lotta antimalarica in Colonia, praticata energicamente e nella più larga misura possibile, alla profilassi chininic.a. individuale, per ragioni ovvie limitata di massima ai soli bianchi, ed alla protezione meccanica delle abitazioni, già diffusa nei centri di lavoro
maggiormente infestati, occorre indispensabilmente, almeno a, Gena.le ed al Villaggio, che piì1 ci interessano dal punto di vista economico, aggiungere le seguenti misure, per un certo perimetro attorno ai centri abitati: l 0 soppressione delle culture in"igue; 2° protezione ermetica dei pozzi, e con reti metalliche delle vasch e; 3° bonifica del t erreno (bonifica agraria e colmate); 4° arginatura del fiume nei pressi dell'abitato, per evitare gli st raripamenti periodici durante le p ien e; 5° lotta antia.nofelica (petrolio, verde di Parigi, zooprofìlassi razionalmente applicata). Giacchè non è aggredendo da un solo lato questo policipite, antico e t uttora mal noto mostro, che si potrà sperare di debellarlo, ma è solo da.lla.
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sistematica applicazione, razionale e simultanea di tutti questi metodi, 8anzionati dalla esperienza, che potrà ottenersi, non la scomparsa della malaria, che sare.bbe un utopia, ma un miglioramento deciso ed un abbassamento della quota di morbilità, che si mantiene troppo elevata. E tale, prevedibilmentc, si manterrà per lungo tempo ancora, prima che la campagna intrapresa, anche se completata di tutti i suesposti mezzi, possa dare vh;ibili e duraturi risultati. Un tal gener~ di lotta è, p('r ft'n-ea necessità biologica, complessa, lenta c dura. È costosa, ma poichè il problema eh 'ò insiemt' igienico, sociale ed ('COnomico, va risolto comunque, efiso sarà affrontato, forzando, ove sia neces. ario, le possibilità del bilancio e combattuto mettendo in opera gradualmente, ma con metodo e con tenace costanza, le misure profìlattiche dianzi ~sposte, S('nza preordinati schemi, ma adattandole e misurandole volta a volta alle disponibilità pecuniarie, alla mutabile fisionomia delle zone malariche d(llla Somalia, pur non perdendo mai di vista i postulati indiscussi che la pratica e la ragione scientifica hanno dimostrato di indubbia effieacia. Intanto a Baidoa, Belet-Uen, Mahaddei la profilassi chininica individuale è stata esteRa anche ai reparti di truppe di colore, nei periodi preepidemici. In queste due ultin1e località si è proceduto anche ad opere di bonifica del terreno: arginatw·a del fiume attorno al centro abitato, drenag• gio, soppressione dei ristagni d'acqua con coln1ate nel perimetro degli ~H·rampamenti.
Al Villaggio, mercè la volontà. generosa, la tenacia e la chiaroveggenza di S. A. R. il Duca degli Abru'-zi, è stata iniziata una offensiva in grande stile contro il morbo. Lavori di grande bonifica e livellamento lungo la sponda sinistra dell'Uebi Scebeli, rafforzamento dell'arginatura per evitare le infiltrazioni d 'acqua nella piana, messa in opera nel fiume, a mezzo di pompe idrovore di acqu a convogliata in appositi c~wa.li di raccolta d.'l>i punti sottostiant.i allivello dell'acqua del fiume stesso, sono già. divenuti d elle realtà. È stata intrapresa anche la lotta a.ntianofelica a mezzo di verde di Parigi, nei tratti di rallentamento della corrente, soppresse le culture irrigue vicino all'abitato e completa.ta infine la protezione meccanica in tutte le abit-azioni dei bianchi, nei q11a.li vi è stata in quest'anno, u n'im pTessionan te percentuale d i colpi ti pari al J O() %. Nelle aziende il problema è più arduo, percbè non è facile distruggere i nidi di anopheles in terreni resi irrigui per non rimovibi]j necessità agricole. Ma. anche in queste sa.r à espletato tenendo conto delle neces~;ità suaccennate, un programma di lot.ta, a.dattata alle particolari contigenze locali. N o n posso nou a,c('.ennare infine, trattando della malaria in Colonia, ad un fa,tto che ba la sna importnnza. Coll'attuale sistema della mano d'opera u ondate regolari provenienti da più parti del Bcnadir, ::wvicendate aUa fine del turno da altrf' ondate, noi corriamo il pericolo di mantenere sempre robusta e vegeta l'epidemia malarica t.J·asport.andola, per avventura, anche là dove non e~;iste od è molta bassa. Con queste periodiche immissioni di porta.tori di plasmodi, proiet.t.ati dopo i loro obblighi di lavoro, eccentricamente un po' da.ppertnt.to, noi concorriamo a rinsa.ngmu·e un nemico contro il qnale non dovremmo al contrario. risparmiare qualunque arma capace di abbatterlo o, per lo meno, di indebolirlo. C'omnnque, è un 3 -
Giornale di medicina militare.
6!) l
L'E CO.)<fJ!Z L0;-< 1 SASITAR I E DELLA S O l i ALfA ITALIA N.-1., E CO.
la.to a-ssurdo della sit uazione che ci mette in una strana co nt radizione con noi stessi. Mano d 'opera e lotta antirna larica. sono i due termini oppost.i di un sillogismo, che solo forse il sistema delle famiglie coloniche st.abi li , sui cent ri di lavoro, qualora l'avvenire ne dimostri la praticità d 'applicazione, p otrà risolvere, ovviando al grave pericolo di questa duplice corrent-e, in senso invl'rso, di cui la concent rica è, almeno in parte, immune da malaria, l 'eccent rica sicuramente c totalmente infet ta. LOTTA CO'NT&O L 'AN CHrLOSTOMU.Sf E LA DISSENTE&Lo\. AMEBICA. -
I provvediment i istit uiti per l'accertamento e l 'ident ificazione di queste
parassitosi in t utta la Colonia, hanno confermato quanto già fondatamente si presumeva sulla loro frequenza e distribuzione topografìca. Sono, si può dire. diffnse unicamente nel Bena-dir, lungo le sponde dell' Uebi Scebeli e del Giuba, riscon t rabili press'a poco con frequenza uniforme in tut te le stag ioui dell'anno, eon qmtlche recrudescenza dopo le piogge. Focolai sono st.ati segnalati ad Afgoi, Belet-Uen, Merca, Genàle, Gelib (con una media di circa il 30·35 % per l'anchilostoma e del 20 % per l'ameba) ed in tutt o il ba,cino del Ba.<sso Giuba, ove da diligenti, metodiche ricerche colà eseguite, risulterebbe un'impressionante indice d 'intestazione per l 'anchilost oma, che raggiungerebbe una media in quella zona dell'SO % circa sulla totalità della popolazione. Mentre invece tali malattie sono in net ta diminuzione nella zona del Villaggio, ove quest'anno si sono >erific:ati solo 765 casi di amebiasi e 828 di anchilostomiasi fra gli indigeni (piil 47 casi di ameba fra i bianchi), di cont ro ai mille e più casi della prima, e 4000 della seconda riscont rati il de~rso anno. Sono stati per contro segnalat i rceentemente 13 casi di cistite anwbica, p a.rticolarmente interessanti , dal punto di vist a scientifico, dei quali si segue attentamente il decorso. Di questa notevole caduta della curva di morbilità, grande merito spet ta ai sanitari del Villaggio, che con la disinfesta.zionc in massa, praticata col tetracloruro di carbonio, le razionali cure sussidiarie, e le più Emer~iche misure di profilassi addott ate, sono riusciti in breve tempo ad ot ten ere nn cosi brillante risultato. P er quanto riguarda l'a nchilosLo:na, specie per le alte perce Ht uàli denunziat i nel Giuba, è cert o che alt re indagini debbono essere fatte, allo scopo di riuscire a<l ottenere, possibilmente, un censimento anchl' a.pprossima.tivo dei colpiti, c'le non è difficile accertare con r esu.me microsco-pico delle feci praticate sistematicamente e con rigore di metodo, ricorrendo, ove necessario, ai vari procedimenti di arricchimento. Poichè è innegabile che fa rimanere molto perplessi il fatto, per lo meno originale, di un così. grande numero di infestati di fronte alla bassa mortalità denunziata; considerato anch e che è solo da recente data che i colpiti cominciano a presentarsi al m edi<';() in numero cosi cospicuo. Si tratta quindi di eronici, in gran parte in uno stadio già, avanzato d ella malattia. E non posso non pensare ai n ostri 10.000 morti del Gottardo, al l'alta. percentuale di mortalità nelle Isole Figi (Lambert), ed alle difficoltà. di una guarigione spontanea. A meno ch è non si voglia ricorrere all'ipotesi di nna attenuazione dell'agente pa.<ssato a traverso il filtro di molte generazioni e ad una maggiore resistenza degli organismi che hanno acquisito propriet à difensive proprie.
LE CO ~DIZIONI s,UtiT,\RIE DELT,A SO MALlA JTAI.l:U1A, ECC.
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Non sono state notate complicazioni di altri organi in rapporto a queste parassitosi, eccetto i snccitati casi di cistite e qualche raro caso di ascesso epatico da ameba, mai localizzazioni cutanee o polmonari da anchilostoma. Concluderò il rapido sguardo a queste malattie, che rappresentano un pericolo sociale ed economico, ricordando che il cel<'bre esploratore inglese Johnston, già Governatore dell'Uganda, additava alla pubblica riconoscenza il medico itaHano dottor Bozzolo che aveva eonsigliato una appropriata terapia contro l'anchilostoma (timolo), a.t'fermando che, se l'Uganda era ancora a-bitabile e sfruttabile, ciò si doveva a.Ua liberazione della popolazione dall'anchilostoma. LOTTA CONTRO LA LEBBRA. - Le perseveranti indagini dirette a stabilire con sempre maggiore precisione il numero dei lebbrosi in Somalia, hanno proseguito alacremente in quest'anno. Cosi si è potuto a{lcertare l'esistenza di altri casi di lebbra, sparsi in varie località del Benad.ir, che aggiunti ai 105 censiti nello scorso anno, portano il numero totale dei lebbrosi a 135, cifra che, pur rimanendo, a mio parere, al disotto della realtà, rappresenta già. una notevole chiarificazione sul censimento esperito nel 1927, da cui risultavano in tutto 27 lebbrosi. Sicchè la distribuzione della lebbra in Somalia rimane fissata a tutt'oggi come segue: Afgoi ..................... ... .............. . . . ... .. .. .. ...... .. .. N. 18 Audegle...... . ............. . .................................... » 9 Balad................................ . .......................... • Il Uanle. . ........................... - ............................. • 4 Bulo-Burti ...... .. . .. ................. ..... .. ... ................ • 2 BrS\Vil . . . . • • . •.. • . . . • . • . . . • . . • . . . • . . . . . . . . . . . • . . . . . .. •.•. • . . .. • . . . •
10
Merca. . .. .. .... ....... . ... .................................... .. » 15 Gelib (Leprosario) ..................... .. ............. . .... ...... .. » 43 Bardero. ................ ... .............. . ........ ... ..... . ..... . ~ 2 Giumbo .................................... .. .................... ,, 2 Villaggio D uet\ Abruzzi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 2()
Questa livida ondata di lebbl"a., cht> dall'orizzonte un po' snebbiato avanza e si rivela nelle SHe vere proporzioni, che senza essere immediatamente minacciose possono divenir tali, se non si provvede in tempo a sbarrarle risolutamente il cammino, è quella che mi ha spronato ad insistere per accelerare la costruzione della nuova Colonia Agricola per lebbrosi, che sorgerà ad Audcgle, in un'ansa deli 'Uebi Scebeli, :,:erondo i proget ti di massima annunziati nella passata relazione, parzialmente modificati. I lavori sono incominciati e saranno finiti, è sperabile, ent.ro il corrente anno. La Colonia consterà: A) - l 0 di un corpo di fabbricati comprendente 4 locali: tma sala. di visita e medicazione, una saletta operatoria, tm locale <li st.erilizzazione , un laboratorio batteriologico con annesso stabulario ; 2° di un alloggio pe l Sanitario e stanza d'ufficio; ;3o di un locale di isolamento e stanza mortuaria.
L 'E CO~OIZIO~I SA:-:lTAJUE DELLA SO MALIA I'l'.ll.IANA, ECC.
()!}f)
B) - 1° 4 padiglioni di 25 posti ognuno, distinti per uomini e donne; 20 tucul per alloggio personale infermieri. La Colonia sa.rà. cirrondata da un perimetro di terreno coltivabile d i oltre tre ettari, ed importerà una spesa appro~;simativa di L. 125.000, già stan4iate. f'on qm·sto nuovo istituto troverà soluzione il problema della lebbra in Colonia, e non solo ai fini profìlattici. Con l 'annesso laboratorio, ch'è mia intenzion<>, di dotare man mano dci più moderni mezzi di inda.gini, sarà llossibile condurre uno sturlio metoclico d<'lla funesta e macabra affl'zion<> , pen:bè preziose osserYa7.ioni potranno essere fatte su un material<' }Jatologico umano così Yasto come altrove, forse, non è possibile radunare. In tal mollo \IO contributo di alto valore scientifico potrà essere dato dal Corpo sanitario della Somalia per la migliore conoscenza della temuta, millf'naria malattia, di cui già fino dal 1500 a. C., la Kustba del Rig Veda Sanbita avHa indicato il pericolo, idcntifica.ndone la sintomatologia. ALTRF. l•OU~I E ::IIORBOSE CO::IIUNI 1'fllte. -
NELLA OOJ,QNIA. -
F ebbre ricor-
È stata ossf'rvata un po' dappertutto, ma è meno frequente di
qn<"llo che si cr<>dc. Piccole epidemie sporadiche sono state consta.tate a :Mogadiscio fra ~li ~scari del Campo di Amar Gegcb, in cui si riscontrò come agente vettore la cimice: dal Dircttoro del Gabinetto Batteriologico dottor 'Bacrlwlli furono 1·epertatc in qul'Ste le spirocùete Duttoni. Altra epidemia a, Cegit in una compagnia staccata di ascari dello Benadir. Detta località, ricca di pozzi, OH} aflhtiscono IV'andi masse di bestiame, è infestata perennemente da innumembili quantità di zecche identificati per l'Ornithodorus 1'1W1tbata, nelle quali è stata pure ritrovata la Duttoni. D engue. - È anch'esso meno diffuso di quello che è stato detto. I ca.'li, cosi detti atipici di dengue senza esantema, sono assai più vicini pel decorso clinico ed il quadro sintomatologico, alla febbre dei sette giorni, la quale è comune, com'anche comuni sono la febbre dei tre giorni e le banali forme influenzali. Casi sicuramente accertati di dengue ne sono stati segnalati relativamente pochi: personalmente ne ho constatato non più di una diecina di casi. F ebbre biliosa-mnoglobin1trica.- Non sembrava potesse vantare sinora. in Somalia diritti di feudo: tre soli casi era.no stati descritti a lunghi intervalli di t<'mpo dal Veneroni, Basile e :Ma.rtinelli. Essa è invece presente, sebbene costituisca sempre, finora, una. entità morbos~ non comune. Casi n e sono stati segnalati dal l\f.jrra (autore di una pregevole monografia al riguardo), dal Talamonti, dal Gitmta, in diverse regioni della Colonia. Io stes:-;o ho aYuto occasione di constatarne due casi a Mogadiscio (uno in un bianco proveniente da. Genale, l'altro in un indigeno proveniente da Bulo-Bmti). In questi ultimi casi come nel caso di Giunta a Cbisima.io e del ~Iirra. al Villaggio i'(•tiopatogenesi della grave malattia, sembra rimontare alla. inff'?.ione ma larica. Frn:mhorsia. - È assai frequente dappertutto nella sua molteplice gamma di mani1c•stazioni prima1·ie, seC'ondarie ('d osteitiche. N on sono state ossf'rYnt<> manifestazioni ner\Of;e.
Ll-: cO:-<OIZ[ON I SANITARIE DELLA SOMALLA ITALIANA, ECC.
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Bilhar::iosi vese'icale. - È stata segnalata in diversi punti della Somalia 1\leridionale, specie nell'Alto Benadir dal ten. mcd . ~fennonoa, autore di un diligente e progevole studio al riguardo, in cui ha descritto molto bene vari tipi di Planorbis e 13lanl'ordi!t, ospiti intermedi. Comunque da nessuno è 11tata osservata nell'alta percentua.le constatata dal Veneroni nel paese df'i Balli , ov<', a.d ogni modo, ho iniziato delle ricerche in proposito. Elefantiasi. - Da Filaria Bancrofti: è stata segnalata. ~tnche questa in pa.recchie località., specialmente localizzata agli arti inferiori ed allo scroto . .Al solo Ospedale di )Iogadiscio abbiamo osservata una cliecina di casi, uno dl•i quali dello ~'W·l'Oto, veram('nte enorme del p<>so di kg. 30, con estese liufangt'rt.a,..;i(\ <'l.lla. radice delle coscio. Jfa.J.l!a·o miN>.~i . - )Iirl'tomi dt•l piede e della gamba sono stati osservati con rdativ:t fl·cqncnza in tntt.a la Colonia. ERsi appartenevano tutt.i al tipo melanoi1le, t' qua~i tutti poliri!itici Hd apt>rtL Dne soli cafìi bo Ol'if\1.'1'"ato di tumore 1mici:-tico e .. lliw;o. Jfirosi c;tlrlll" r . - Tinl'a,-pitirial'i,; N·r. !>0 .!0 frequ1·nti~;sime r rollt,itui:;cono un ca.rnpo in(-(>l'l'>':<nn1 P. di Rtuclio no11 <MinOr<t ~frntt a.to . •"ct~.bbia.. ,\ne h 'e--;s~ molt.o !rcrtu<'ut·t•. Ulrl't·a tropicrrle. - Fornisce cla sohL il 50 % dt>lht patologia. ambuhttoria. Nulla di pa1·t.irohtre è ùa dire sn t<Lie comunissima. arù~zionP: accenno solo al fatto che l'l'liott\u·apia, razionalnwntr do:;ata ed a.pplkata con rigore di tecnica, ci ha da t o l'isu ltati ottimi n1·l t.ratta.m0nto dC'Il'ltlcus. Ottimi risulta,ti lwnno lla.to anc.hr gl'impa~.;chl di nct>t.ato ùi piombo csp(·rimeut;tti su larga scaht, con snccl'sso, dal t1•n. mrilico l\frgal'O. Tetano. - C'asi sporaflif'.i sono sta t.i st·gnala ti nel l'i nt<>rno "cl a ) J ogadiscio dove nel 1928 scoppiò una piccola epidemia fra ~li asNLri con 9 colpiti. Febbre tifoidt•. - Alcuni casi sono stati iclentificati ad Hafun fra il pcrsona.Ie 1•uropeo delle Saline: si tratta quindi di casi importati. Io strsso ne bo osservati 4 casi a )foga.disrio, ma si tratt.aYa di meticci della. Consolata, tre dci quali <>rano rient rati da poco rlall'It<tlia. lnf!'zioni che abbiano presentato un qua-dro sintomatologico l'd nn decorso clinico compara.bili all'infezione da Ebrrth non sono state Rt'gnalatr. Rimarrebbe con riò confermata l'estr<>ma rarità del tifo in Somalia. Febbre di .ll'loga<lisc&o. - Tale cnt.ità morboila, dalla denominazione incerta ed infida, non è stata da noi riscontrata, nelle forme per lo meno descritte come tali. Sono state constatat.e invece, sebbene raramente, casi di f('bbre ondnlante, al cui decorso clinico sembra ravvicinarsi la forma l'ìnddetta. Indubbiamente pnrò avvengono durante i periodi di « Tangabili , dolle modifica.zioni meteorologiche tali (abbassamento baromet;rico progressivo e sopratutto abbassamento della curva igrometrica, alta temperatura) da provocare innegabili modificazioni sullo stato di salute, specialmente degli europei. A.i caratteri dianzi enunziati occorre aggiungere la scarsissima differenza fra le escursioni diurne e notturne, sia nella curva termica come in qnella igrometrica, nel senso della tendenza spiccata a-d una costante di elevazione termica e di bassa igrometria e di un ravvicinamento e qualche volta annullamento fra massime e minime delle curve anzidettP.
ti!IS
LE ('O~DlZ I 0;-< 1 I;ANITAJ!JE DELI.A SOli! AUA ITALIANA, ECC.
Orbene ho notato in questi periodi, nei giorni di mag f!iore secchezza d(·il"aria., delle sindromi carat teristicbe specialmente nei bambini di qualc· he anno eli vita, sopratutto nei distrofici e nei neonati, consistenti in moYimento febhrilc accentuato, scarsa diarrea, fenomeni spiccati di eccitamPnto, tendenza al pi~Lnto senza ragione, qualche volta manifestazioni ronvtùsi ve, fa<- iN; liTida. SI·C('Iwzza ed aridità della pelle. Fatti clinici raplJOrtahili ad uno stato di disidl'atazione acuta dei tessuti e che credo legati ai fattori meteorologici su (h•scritti, particolarmente all'abbassamento igromPtric:o. C1•rto v'è qui, sotto queste latitudini, tutt-o 1lll campo di met<'oropatologia, ehe occorre studiare ed approfondire per conoscerne e fissarne i cn.nttteri e le manif<'stazioni morbose. Dis8rnteritt. -Da Shiga-Kt·uso e da metadissentf'rici ne sono state osserYate d!'lle circoscritte E'J)idemie a. Baidoa, Chisimaio, Brava. Ma. vaclrona del campo rirnanc l'ameba,, infinitamente più diffusa di quello che non si pof:sa sosJwtta.re. A.~car-iclio-~i. Enormt•mcnte diffusa, dà luogo non infrcquentemcnte a sindr omi ingannevoli : convulsioni epilettiformi, pseudo mcningiti, stat.i coreici, contratture, tet·ania, colecistiti, appendiciti. È stato osservato anche un a,<;('<'Sf!O <•patir.o (caso di Genale). Xon è imJ>rohabil<> che le tossine e le sostanze irritanti che tali entozoi lWgrC'gano eon azione mtùt.ipla e non conosciuta, a.b biano un'importanza patogen(;'tica n<•l prr1)ararc il terreno all'amebiasi ed a.ll'anchilostomiasi. Affezioni or·ulari. - Si riducono a congiuntiviti catarrali acute da j\fomx e tla. Wix, p~r la ma.ggior parte, a congiuntiviti flittenulari e prima,verili, non frequenti, ma di etti ho visto qualche caso a-ssolutamente tipico; c heratit i di varia natura, cberato-ipopion. Di tra.coma ho osservato ~<,lo dei casi d'importazione cla.U'Arabia e dall'Abi~sinia.
*** .Accenno infine al termine di questa rapidissima rassegna, in cni ho e<•rc·ato di fissnre alcune ,-crità, quali almeno a mc sono a.ppa.rsc, ad un fatto che non è privo d 'interesse in questo periodo di rinnovato fer>ore di studi per i twnori: all'estrema. rarità, cioè, per non dire alla. quasi assenza di t.umori in Somalia. N'oi ne abbiamo potuto coUezionare 1 2. D elle probabili ca.nse che J)Ossono influire a determinare un tale fatto in Somalia, sa.rà. t ratta.t o in un la.voro di prossima pubblicazione. 1.'ripartosi mnana. - La tripanosi umana è tuttora sconosciuta. in Somalia . Fino al giomo d'oggi non si è verificato alcun caso di tripanosi umana.: non solo fra gli indigeni propri della Somalia, ma nemmeno fra lC' popolazioni nomadi che spesso sconfinano dall'Abissinia e dal Kenia. È sta.to dato temprstiYamente ordine alle varie infermerie dislocate lungo la linf>a <li confine con il ICenia, ed a. quelle sparse lungo i due principali fiumi Giuba cd Uebi Scebeli, di iniziare senz'altro accurate ricerche fra. le popolazioni sta.bili e quelle mobili a fine di giungere ad una definitiva. determinazione sulla. presenza o meno di trypanosom.ia,'!i, e stilla eventualità c-l1e ne>llc suddet.te r<"gioni potesse sussistere il substrato per uno sviluppo
LE COI\'DlZ IO N I SANIT AR IE DELLA $0 :\IALIA lTALTAKA, ECC.
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di tripanosi umana. Dalle ricerche sviluppate con coscienziosa accuratezza dai vari sanitari, ristùta che allo sta.to attuale non <'Siste tripa.nosi umana. Dai dati ottenuti da tale inchiesta, può ritenersi: l 0 non è di vulgata n è la glossina pal paHs n è la morsitans. La prima è stata riscontrata ra.rissime volte; zo manca per lo sviluppo di tale glossina il terreno adatto, sia perchè buona parte ddle sponde del fiwue Giuba ed l."ebi Scebeli sono prive di vE>getaziom•, seC'onrlaria.mcnte pcrcbè o>e tale vegetazione è abbondante, lo st.raripam<'nto dc>lle acque vieta la formazione di zone sabbiose atte allo sviluppo delle puJ)(l fl<•lle glosflinc palpalis e ?lWTsilr.ms. Inoltre la temperatura CCC('Ssivamente asciutta ed elevata non costituisce il pabulum migliore alle JU(•tamorfo::;i della glo~s ina. In molte località del Giuba e nei retToterra il calore a l sole raggiunge i 65 gradi mentre all'ombra anche fra le pitt fit te bosca{!lle si ha un minimo dai 40 ai 50 centigradi per circa l'ci ore al giorno, minimo adunque piil che sufficiente all'uccisione delle pupe, anche S(' qtH'~h' siano sprofondate nel terreno per cinque o sei cent imetri; 3o la. popolazione se:arsa e nomade non ha, dimora fissa sulle sponde dei fiumi, bensì da questi si allonlana sia per sfu~gire le zanzare, che dagli. st<'::;si indigeni sono ri(·onosciute gli agenti tra:-mettitori della febbre malato rica, sia per evitare che il proprio bl'stiamc rimanga vitt-ima delle glossine, che solo in determiuat<· zone infestas~:e le sponde dei fiwni. E siste tut.tavia la 1'\'gione sud occidentale del Benadir, fra Chisimaio e Ras Chiambone, attualmente priva nel modo piìJ assoluto di popolazione, ove molti amti addi<'tro, a detta. <ll•llo popolazioni indigene, era ivi scoppiata in forma epidemic~t una malattia, la di cui sintomatologia,, che con difficoltà si può rintracciare, ri<:orda vagamente la t ripanosomiasi. Le morti avvenute frequenti ssime in un breve pt'-riodo di anni, costrinsero i superstiti a ritro'are rifugio in altre zone più salubri. Se un dubbio può sorgere cbe tale località fosse infestata da glossine vettrici della t ripanosomiasi umana, esiste n<'l contempo tm fatto che r1•nde discutibile la prcs(•uza di t~tl o malattia. FTa i fuggiaschi da tale zona (il cu i abbandono 1·isale a molto prima della nostra occupazione) non risulta siano stati osser>ati da sanitari dci fatti da attribuirf\i alla tripanosi. Ciò nonostan te costituendo tale regione, zona fertile, è stato già dil'\ posto pere h è E>ssa w n ~a perlustrata da una carovana i:anitaria,. La Clarovana l;an itaria ha p!.'r clementi basi la facile mobilità., si da poter ra~rgi ungt>rc !' vivere pre~so gruppi di persone nomadi, in Recondo luogo una attrc•zzatura complt>ta 11er cu i, oltre alnndagini di ordine clinico e nosografico, può soddil'fare ampiamente alle esigenze microbiologichc, ed entomologiche. Non verrà da tale carovana t rascurato lo studio del clima, della flora e della fauna, che come è noto, banno sì grande importanza nell'evolvere della tTipa.nosomiasi. A tale carovana verranno adibiti, sotto la diretta sorveglianza del Direttore di Sanità, i sanitari stessi della Colonia più addf'strati a tali ricerche, comprendendovi gli elementi che studio maggiore dedicano a tale branca. Le rieC:'rch e verra.n no fa t te e compiute in loco, sì da impedire per-
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LB C::Ol\OIZ IO:-òl 1:!.-\JS IT.\.RIE DELLA $0 :\IALT..I. ITALT.A....,A, ECC.
d ite di tempo e m ~f!~iorm ~nte vietare che eventuale materiale p rezioso po~sa venire disperso. Gli eventuali indigeni riscontrati affetti da tripanosomiasi od in qualch e modo ritenuti sospt4ti dopo i primi esami, verranno inviati alle infermeri.} pros:~ imiori ovo potranno esaurirsi le successive ricerche. MALATTIE INFFJ L"l'lVE A CARATTERE EPIDE~HCO. Si è avuta in quest'anno una sensibile diminu;done di mala.tti(', !'pidemic)le. La più notevole ed insieme la piit grave è stata un'epidemia d i meningite cerebro-spinalt• scoppiata 1'11 non,mbre 1929 nelle carceri d i Mof!adiscio, s ubito identificata con l'esame del liquido cefa,lo-racbidia.no, epidemia che proseguì con alterne vicende sino a.l18 dicembre 1929. Furono colpiti 17 individui con 9 decessi, con c:ir<'a quindi il !lO % di mort-a lità. R.ima-sero contumacia ti a l La.zza,retto, per eirca duo tn<'si, 463 individui. È da S(·~na,laro il fatto che un gruppo di 58 prigionieri (i primi isolati ellO appartenevano alla st·èRSa camerata del primo colpito) sottopost i al trattamento pr(lfila.ttieo col Y<tecino a.ntimeningococcico preparato daJl'L S. M. non ehbe pii1 colpiti, mentre altri ca,c;i insorsero in altri reparti non sottoposti a talt' misura prPvcnti\·a. Un 'altra t·vitlrmia di m<•ningite cercbro-spin:\le con 5 colpiti si t•blw a Baidoa pure n011<• carcl'ri, cd un'altra, con 2 colpiti nelle vicinanze rli Afgoi (PolveriE>ra) fra asca.ri dt>ll' arti~lieria. 'Kt•Rstm decrsso. Pochi casi s poradici di Yaiuolo e vaioloide SPnza. esiti leta li, pronta mente isolati t'Ù arrestati 1wttamonte al primo colpito . Ciò è dovuto non solo all 'pffiracia dt' llc rapid<> misurE> d 'isolamento , m ~L anche al grande numl'ro di vaccinazioni praticat(' il decorso anno, <' pro~w guite a.nche qu<>st'anno Ristrmaticamcnte, specie n ei punti della Oolonia di m~giore srnsibilità., pe.rchè piì1 esposte alle importazioni di btl<' malattia. Quasi tutti i casi di vaiolo furono importati in Colonia per via di ma.1·r, dalla costa .Araba e specia.lmente da Molkalla, che Mstituisc('. indubbiamente un minaccioso vaso di Pandora per noi e per gli altri finitimi: data l'assenza in quel posto di un qualsiasi controllo sanit.ario. Nell'anno furono praticate 30.000 vaccinazioni antivaiolm;c . È interessante aggiungere che in tutte le vaccinazioni eseguit.t>. io Somalia dal 1928 sino ad oggi, che salgono alla ragguardevole cifra di 400.000 circa, non sono stati segnalati dai sanitari della, periferia, nè sono stati osservati direttamente d.a noi inconvenienti di sorta, n è alcuna sindrome clinica del sistema nArvoso centrale che potesse ravvicina.rsi al qua.dro Rintomatologico dell'encefalite-post vaecinale. RIASSUNTO DELLE PJt(NCTPALl MiALATTIE EPIDEMICHE DENUN CIATE IN SOMALlA DAL } 0 LUOLIO 1929 AL 30 GUJGNO Ml\ltltlir in feti i re
Morbillo .. . .... .... ....... ............... . Va io lo ............. ..................... . V n.ioloide ...... ....... ........... .. ..... . V ~ricella ..... . .. ........................ . Mening ite cerebro-::.pinale .............. .
Numero del oasi
1930 Dcco;.sl
44 4
10
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LE CO!\'OLZfO:-JI SAN"ITARTE DELL"- SOMALIA ITALIANA, ECC.
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POLIZIA MARITTIMA E STAZIONE QUARA.NTENA.RIA . Stabilito che nella Somalia le epidemie più frequenti ci sono venute da oltre mare ed in particolar modo dalla vicina penisola Arabica, che ha c:ontintti contatti con la nostra costa specie d<'l Nord (Alula, Bender-Cassim), sono state date disposizioni rigorose per un'attiva e costante sorveglianza, da esercitarsi in modo particolare sui sambuchi, ai quali è imputabile intieramente l'origine dei pochi casi di vaiolo e vaioloide verificatisi nella IUigiurtinia. Tale naviglio sprovvisto di patente di sanità e di qualsiasi altro documento atto a rappresentare lo stato sanitario del p aese di partenza; clhe tende per ragioni varie a sottrarsi ad ogni controllo sanitario, è stato oggetto di particolari attenzioni e tenuto come sorvf.'~liato speciale. Tranne i pochi casi surriferit.i e sfuggiti, o perchè i passeggeri sbarcati avevano presentato C<'rtificaf.i di \7 a('.(•.ina.zione evidE:'ntPmente rila.:;ciati con poca rf'golarità , o perchè sbarcati in punti deserti della cost.a, non una sola nave od altra imbare~tzionP eli grosso t> pir<'olo rahotaggio, è passata senza la visita sanitaria accurata pPr la lil H•m 11ra.tic:a . NonostantP ciò, la. rl ~>fi<'it•nza di rnl'zzi idonei lungo la fascia costiera, a fron teggiar\' l'(•vent.ualità. di ttna epidemia d 'importazione, od a procedere alle prati eh<• rli d isinfC'zionl' e il ' i!':olmnC'nto nl'i casi <li navigli infetti , è rstrema. Sinor& si llHtnra. eli qna.ll:';ia~ i organizzazione razionale a tale riguardo. Prror.<'tlpati ò.i nn t~t l <> st~~t o eli r,.osP cni occorrl'va ad ogni oosto rip<tr~rl'. è stn.to {iato m;!.no ali 'at1 uazione di un 11l'Ol!'<'ito di stazione qnaranh•naria m arittillh\ rò~ propo~-;ta sin da.llo s<· or~o <1.n no. Son o !lt ate da.tr cl i;;posiz ioni pPrdt(> pssa V<'n~ra allestita il più rapid<tmente pos:ihilt•, e HOt'gPI'à. a km. l 8 da Alu la a Bo ho, loealità fornita ùi acqua pota,bilP. poco dii.tant!• rlall ~L rotabile• Alula-13Pt'Nht. TalP st>Lzione consta di 6 padiglioni di 50 pMti ognuno. infermeria. (30 post.i). S<'zionc i~o lamento (:.W posti), bagni a doccia. maga.zzt•no, baraccamento militan· . All'infermeria f;a r i\. a n nh;so n n lahoratm·io 1wr accl'rt.amenti diagnost.ici Nl un a.lloggio 1wr il mr.rlieo . Xaturalnwnt<" YCl'l'ù. dotata dei nec·e!;:;ari roe7.7.i di di!linfezionP, di"inf<'sta?.ione, d('ratizza.ziom• . Ho prov,wlnto intanto all'impianto ili un lazza.retto~ d<>lla capacità {li 100 post.i, n eJI (~ vicinanzE> di BPn<l e r-ra~sim (a km. 3), n ell~~ pista che porta a BendN-Ziada, in località dove esiste un pozr.o riC'c.o di acqua.. La stazione d'isolamento di Bend<>r-Cassim funziona sin da.l maggio scorso. Spetta al ten. mcd. dott. Gentili di n.ver progettato ed a.t.tua.to materialmente, portan<'lolo a compimt nto, tale cost.ruzione, che può l'$~cre preziosissima sino a quando non sia portata a termine la stazione quarant·rnarii~ di Boho.
ATTIVITÀ DI LABORA.TOR.IO. Mi limito a. citare semplicemente le cifre che provano l'attività d 'indagine di laboratorio, <•splicata dai medir.i nelle varie formazioni sanitarie della. Colonia. Furono praticati in quest 'anno: E sami di sangue...................... . N. 8.932 )) 11.563 E sami di feci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ricerche varie .... .... ... ............ . )) 10.630
A questi bisogna aggiungere il lavoro attivissimo spiegato dal la.boratorio seientific.o dell'Ospedale G. D e Martino, cui si è cercato di dare il
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LE CONDIZIONI S ANl'l'ARJE DELLA S0M3LTA ITALIANA, ECC.
massimo impulso, porchè riuscisse di ogni p ossibile ausilio alla patologia f'd a,Jla clinica delle malat.tie t ropicali. Tale attivit à, ammirabilmente
spi('ga t a da l dirigente del laboratorio, è stata costretta d a limiti non fa-c'lmente supPrahili di mrzzi e di ambienti, cui si è posto in parte rimedio, comt> Rarà d('tto più avanti. Ciò nonostante, molto si è fatto ed il merito ne spetta intieramen te al dottor Bacchdli, ddl"Istituto di Patologia Tropicale di Bologna. Poichè può essere di quakbe utmtà, riporto i vali esami praticati: f:.,ami coptologìci. - L 'importanza di tali esami nella pat-ologia tropicale ove una gran Jwrcentuale di ma.lattie devonsi attribuire ad ospiti int«:>stinali, ci ha stimolato ad iniziare una sistematica e scrupolosa ricerea dt•i para ~;~ it i inteRtinali, shL nrgli indigC'ni ricoYerati, sia in quelli che vengono a rkhi€'dère cure ambtùatoriam<mte. La nostra a~;pcttazione non fu delusa ed i reperti furono, oltremodo, intt" re~;santi e ùi valiclo aiuto nella terapia e nella profilassi individuale. Furono Cl-ì('guiti b<.'n 3.250 esami coprologici. Di questi solo 520 furono ncgat.iv-i pPr para1'sit.i, ffi(' ntre ben 2730 furono positivi per prot-ozoi, elminti, t'd uova di rlmint i. I paraRSiti intestinali riscont rati furono: E11ta moeba hist olytica .... .. .................... .. .......... . N. 685 Entmnooha coli .. ...•. .. .. . ........ . . . ... . . . . .. •..........• • B40 Et~ tt>n1ocua nana . . ....... . .. . .. . .... . .. . .. .. .. . .•. . .. . ..... . • 4 :) Trich uu1onns intestina lis ........ . ... . . .. ... . .. .. . .. . ... .. .. . , Jt>5 Chilom n.."tix m esnilis ............................... . ......... • 411ii Hl u..c; tocy.~tis h ominis .. . .. . ............. . . . .................. » 3 9(t Lam!Jiia intcst inalis .......... . . . ..... . . . ............... .... • i)-l C'eJ'co m ou o.<~ in te!<tinnlis . . .... . ....... . .. .. . .... .. . . .. . .. . ... • Bi> ) 3,Liant iù ium coli ........•..........•........•..• . . . • . . . .... • 2-t ,\u ~llillul a i nte~tinalis ... . ......................•... . ... . . . . • 90 A nc hilostomi\ duoù onn lis . .......... . ............ . ........... • J l 00 Xccato•· a m c t:icanus .. ............. . ...... . . . ... . ... . .... . .. " 140 T r it::illl!'; t.•·ongilus . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • H'O Tricocnc>plu'l.lus dispm· ........•... •. .. .. . ....•.•.... . . . . ....... • Si .) Ascnris lumbricoides . .. . ... . ... . ... . ..... .. .. .... ........... » 500 Toenio. sa,g inat.a . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n 4:! 'f ocnia solimn ... . . . ... . .... . ..... . ......... . ...•... . ....... • O }l ym~ nolopis n a na .....•... . ................ . ...•........... • l :l Oxy111·is ,·ci·micula ris ........................... . •......... . . • 50
Numl'rosissimi e quotidiani sono stati gli <!sami di mine. In prevalenza ftu·ono fatti <'f;ami qualitativii e quantitativi dPi vari componenti chimici normali o patologici. Venne alcune volte ris<:outrato lo Sr hifl/r).gomn haPuwlobiwm. E.~nmi emato~copici. L 'ematoscopia è !"indagine quotidiana, cbe oPi paesi tropicali è nN'<•ssariamente ad lrctann della diagnosi clinica. de!Je malat.ti«:>. D totale degli esami ematoscopici ammonta a 1825. In massima, l<> ricerche si basarono sul Pla81nodium della malaria e sulla Spirocheta di' Ila ricorrente. Circa il Pl asmodi1.11~ della malaria, nella quasi totalità fu riscon trato A'NMiti w·ologici. -
LE CONOIZ!O~'T SANITARIE DELLA SO!ItALIA ITALIANA, ECC.
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il l'las·modium falciparum, in ma.ssima parte forme semilunari o giovani schizonti nello forme febbrili. Al 5 % si può riportare il reperto per il Pl Mmudùum v·i ·vax mentre a.l 0,5 % il Plasmoditm~ rnalM-iae. Questo ultimo apparso rarissimo. I reperti di Spirochettosi assommano a 20. Tale Spirochettosi devesi attribuire alla Spirocheta del Dutton e pre<:ipuamente al tipo di Spirochettosi africana. Fmono pm·e studiati gli agenti trasmettitori di tale malattia, ed anche la sua evoluzione in rapporto ad altre malattie. Vennero eseguite anche varie emoculture in casi di presumibili setticernie. Ricerche fllrono praticate del pari sui lebbrosi per la ricerca del bacillo di Hansen nel sangue periferico e nei noduli. Micosi. - Per le varie forme di micosi eu tant'P- e p('r il piede di madu.ra. vennero eseguite numerose culture in adatti terreni, espressamente allestiti, otten('ndo ottimi risultati. Esami bromatologir:i. -
Il laboratorio sc.icntifìco ha praticato infine
tutti gli esami di carattere bromatologico che sono stati richiesti dall'Autorità per perizia o per accertamenti di alterazioni o sofisticazioni. Furono fatti <'sami su fìbrf' tessili, esami organol<>ttici di farine, esami num('rO!n, su materiali nlim<·ntari in conserva (caTne, frutta, verdure, funghi).
*** È stata ultimata in questi giorni la nuova sistemazione in un unico padiglione isolato dai rq>arti deli 'Ospedale, d<>i gabinetti scic.mtifìtli. A questo padiglione cui verrà dato il nome di « Istituto Bassi »1 a memoria del grande biologo italiano, cbe assai prima del Pasteur intuiva e precisava la dottrina del « contagio vivo ,,, è ann(•sso uno Stabulario in cemento battuto con 5 ampio ed aereate celle per animali da esperimento, ed un ampio elegante bacino circolare chP raccoglierà pesci cd anfibi sn cui verteranno le ricerche che possono interessarci. Il padiglione dispone di a.mpi locali con una bella sala di analisi p er gli esami coprologici-urologici ed ematoscopici. Tn un'altra aala ò sistemato il gabin etto batteriologico, dotato dello stmmcntario necessario (che verrà completato per renderlo atto a qMlsiasi ricerca ed evenienza) ove verrà espletato tutto ciò che riguarda la batteriologia c la sicrologia. Annessa v'è una b en adatta camera oscura per le stnfe ed i termostati. Per quanto riguarda la sierologia, nulla sarà trascurato per darle il massimo sviluppo, percbè nulla è stato fatto sino ad og-gi a questo riguardo. Cosi saranno esperiti tutti i tPntativi di adattamento al clima degli animali da laboratorio atti a tali esami, sui cui risultati si potranno finalmente praticare le varie reazioni di VVassormann, Sach-George, ecc., finora impraticate. OSPEDALE DE MARTINO DI :MOGADISCJO . Ferme rc~tando le consid erazioni fatte su questo, ch'è il massimo Istituto Sanitario della. Colonia, n ella passata relazione, mi limito a dare un breviRsimo cenno !!ul movimento
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L"E C0XO I1\J O:-o! S\~1'1.'.-\Rl"E OELL.\ SO MALIA ITALIANA, ECC.
degli ammalati, sui miglioramenti attuati, sull'attività chirurgica ed ostetrica. c su quella didattica nei riguardi del p ersonale indigeno di assistenza. Si è aruta una media giornaliera di 235 ricoverati, con nn totale di 2500 rieoverati e 79.410 giornate di degenza. I miglioramenti attuati sono i seguenti: 10 impianto dci gabinetti scientifici in un nuovo padiglione, di cui si ò già. trattato; 2° installa.zione di un'ampia sala di biblioteca e convegno elci Sanitari; 3° acquisto di un frigidario di grandi dimen sioni per ht conscr>azione rlei sieri e vaccini; 4o a cqttisto di una grande tenda ospedale, della, capacità di 20 posti che, a{!giunta alle tre tende da carovana già po8scdute sin dallo scorso anno, dà la possibilità di impia-ntare ra.pidamen~ c dovunque un'ospeda!{l rla. ca,mpo; 5o acquisto di una vettura aut-omobile per i sPrvizi esterui. Tutto ciò l;t>nza uscire dali ~L ordinaria assegnazione di bilancio, che p t>r l'OspedaJo è di L. 50.000, r<'alizza.ndo anzi un'economia di 77.000 lire, mentro le en trato ar..certat1~ uni present<· esf'rcizio hanno raggiunto la somma di L. 22:~ . 845.40. Corsi al/ieri infermieri.- Sono stati tenuti altri due corsi di allieYi. che hanno procurato ancht• quPst'anno un ottimo contingente, per qualit;\ e quanti tù, di pergona,Je da a-~IÌ istenza.. S('llt,la fili i P l'Il lm:atr-i.<·i i/lf1i gme. - Volge ormai verso il suo t,e rmin\' con cl usivo il 2o anno di corso pPr le a llit•Yc, che, Imperate le prove d 'esami-'. d(•VTnnno t'f;SP.rc utilizzati' nt>i centri più popolati della Colonia con indiscutibili va.ntal!gi pi'r rinrr('m('nto demogra rLCo della Somalia. Con la .l'orm1zione di qu<'Stc giO"llni Jcvatrici m eticcie, che dopo l'agosto verranno messe in circohtzionc, e, come dicevo nella relazione 5H d el 2'2 marzo 19~9, son destinate a c.ostituire un anello di congiunzione t>d un legame feliel-1 e potente, utile anche dal lato politico, fra noi cd i nostri sudditi di colore, è. a mio parere, decisamen te avviata, su solide basi, la soluzione del problema dell'assistenza materna in nn paese come la Soma lia dove la mortiLlità in fantile quella p er la sepsi puerperale è considcr<·volissima. Sono que~tc nostre brunite figliuole che faranno la migliore propaganda sanitaria per tutto ciò che riguarda la sfera del gineceo chiuso fintra. saldamente a noi, e dipende da loro se, in un secondo tempo, si potrà addivenire alla formazione eli un Corpo più numeroso di lavatrici di puro sangue somalo, tratte dalle migliori cabile, in modo da introdurre in ogni angolo del pa<•se i criteri sanitari della nostra civiltà in fatto di assistenza al parto c cure alla prima infanzia. Corso portaferiti ed a.slfiste,nti eli sanità. - Sarà tenuto anche quest'anno presso tutti i battaglioni e repart.i di truppa, con le stesse modalità dello scorso anno. Attiv-ità. chintrgica. - La sezione chirurgica dell'Ospedale « G. D<> Martino ,, rifornita di strument.i ed apparecchi rispondenti alla più modernl~ tecnica e col va.lido ausilio della radio-diagnostica, ora in perfetta efficienz!~ tli apparecchi, ha in quest'anno notevolmente aumentata la sua attività e la più chiara dimostra,zione ne è data dal rilevante numero d 'interventi chirurgici eseguiti su conna.zionali ed incligeni, di cui si riporta più sotto l'Alenco.
LF. CONDIZiONI SANITARIE DEI.LA SOlllt\LlA IT.~LIANA, ECC.
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I n questo, naturalmente, non si è tenuto conto dei comunissimi interventi di piccola chirurgia, come l'incisione di a.<>cessi superficiali, adeniti suppurate, ecc., nè vi figurano le riduzioni incruent,i di fratture e lussazioni o gl'interventi più comuni riferentisi al pronto soccorso per tramni di lieve entità. Tali piccoli interventi ~;algono, ben si comprende, a varie centinaia.. È da porre in rili<'vo come la. popolazione indigena arcorra a :Mog-adiscio dalle piìt lontane piaghe della Colonia chiedendo fiducioila l'opera. ò.el chirurgo che ai loro occhi appare talvolta miracolosa, per gli evidenti e rapidi risttltati che il piit delle volte- può ragg"iungcre nn pronto interwnto. I connazionali lumno sempre ricorRo con la più ~"''ande fiducia all'Ospedale a;n'nrlone sempre tutte lf' cure chirurgichf' nccessa.rie, anche le pii1 sottili e delicat(•. Sorvolando SII ogni (l(•ttal.{lio del campo tPcnieo, si aecenua solament.c che per l'ane11tesia tutti i prinripa.li mf'todi trova1·ono la loro applicazione, a secoucla delle varir indicazioni. P<'r la sterilizzazione del campo operatorio fu introdotta dal chirurr:o una soluzione idro-alcoolica di bieromato di mercurio, con la quale si ottkn<' una colorazione ros:-<o vivo. chP bl'n si distacca dalla tinta bnma dPlla p<'lle dPgli indigeni. La pe1·fetta tecnica opl•ratoria., unita all'or(!anizzazione inappuntabile di tutto ciò che concerne seryizio f' manutenzione dPlla ~a la dellE> operazioni e di quella dell'armamentario, l'impeccabilP st('rilizzazione del materiale bianco e Mi ferri chirurgici (sen·izi ai qua,li (> addc.>t.to solamente personale indi[!<> no) hanno permesso di ra~?ginngcre i più brillanti risultati. Nelle operHzioni afl<'ttiche, infatti, la guarigione per prima intenzione è stata, si può dire, la reg-.ola. Elenco degli interventi c hinu-gici dal l o luglio 1929 al30 giugno 1930: E !:Il TO
OPF:RAZIO:'\ l lttt:ll'iti
Operazioni sul crnn io ............ .. .... Operazioni sulla faccio . . ...... ..... .... Operazioni sul c<> l lo ................... Operazioni sul t.oracc . .......... ..... ..
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Opmazioni sull'addome ................ Oper~zioni sul bacino, CIWÌtÌt pelvica, penneo ..... ' .......................
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Operazioni sugli a.rti O pen.\7.ion i sullo, cute ..................
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Ahla.zioni di eisti c t.umo ri sup('dÌcial i E strazioni ùi corpi E';;trmwi d/\i tcs~uti ..
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J,J;: C0~017.10){ 1 SA:-I ITAlUE DELLA SO ~li\LIA l'f.- \LIANA, ECC.
S ezione di rnatcmità. - Particolarmente frequentata è stata anche in quest'anno la sezione di maternità. Con vero compiacimento è da notare che, mentre per il passato le signore di Mogadiscio e quelle residenti altrove, solo eccezionalmente, a.ttendevano in Colonia l'esito di una gravidanza, oggi non una più di quelle chiamato alla maternità paventa di trovarsi lontano dall'Jta,lia, e tutto ben fiduciose attendono qui il lieto evento. sicure di trovare nell'ospedale di Mogadiscio le più accorte e savio cure unite alla più scrupolosa e vigile assistenza, d i cui ogni puerpera ed ogni neonato abbisognano. Fra i numerosi parti avvenuti in ospedale ve ne sono stati alcuni assai difficoltosi per distocie di varia natura, e per i quali furono necessari interventi ostetrici: tutti, senza eccezione, ebbero a risolversi nel modo più felice, sia per la vita delle madri che delle loro creature. Anche il reparto Maternità per indigene ha dato un buon contingent~ di attività ostetrica, con nna discreta affluenza di. partorienti indigene. A.,~BULA'fORI O STOMATOIATRICO DI MOGADISCIO . Impiantato dal settembre 1929 è stato attivissimo, come si può desumere dalla statistica cbe annetto: Numero delle sedute odontoiatriche individl!lali, 2642. Elenco delle affezioni dentali e mueose riscontrate:
Carie dentarie non penetranti ( l o e 20 grado) . . .............. N. i6 Carie dentarie aon polpa integra ed infetta od infiammata (39 grl\do) » 35 Carie penetranti con polpa necrosa.ta ( 4° grado) . . . . . . . . . . . . . . . . • 76 Periodentiti non complicate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ~ H) Ascessi alveolo dentali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 1G .. . t't' Os:;eop~n~s . 1 1 • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • Osteom1ehtt . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Di!::odontin.si . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 19 34 Pa.ra.dentiti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 12 Affezioni della. mucosa orale (gengiviti- stomat.i ti) . . . . . . . . . . . . . . • IO Denti ectopici e sopranumerari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Avulsioni di radici e denti incurabili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • ~ Otturazioni in cement.i e porcellana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n l l i Affezioni del tartaro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ~ 70 Ct.ASS!FlCAZJO:-lE DEI DE~Tt A VUL'<I PER CARre PROFONDA. D
Primi molari permanenti . .. . Primi bicuspidati .. . .... . .. . Secondi molari ............ . Secondi bicuspidati ........ . Terzi molari ............... . Canini . ... ................ .
Incisivi centrali e In t orali ... .
N. 50 • 40 » 50
• 45 • 60 » 30 » 20
Primi molari permanenti ... . N. 30 Primi bicuspidati ......... . • :20 Secondi molari ...... . ..... . »20 Secondi bicuspidati . . . . .. .. . • 15 Terzi molari ...... ... ..... . • iO Canini ................... . • IO Incisivi centrali e laterali • 10
CuspicU sopranumera.rie riscontrate n. lo.
LE CONOrZIONl SANl'l'AlUE DELLA S0l\1ALIA I LALIANA, E CC.
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Considemzion e. - Le lesioni dentarie riscontrate si riferiscono per i nove decimi, se non più, ai soli bianchi. Fra i somali, la carie è rara; pochi !>ono stati i casi segnalati dalle in:ermerie dell'interno, pei quali sono stati pra.tica•i interventi demolitivi. Comunque si può affermare chC' la superiorità del loro sistema dentario su quella dei bianchi è assoluta. Essi ricorrono prevalentemente all'Ambulatorio per avulsioni di denti peuduli o di mdici, che riconoscono come causa etiologica alterazioni distrofiche. A spiegare tale superiorità, scartata la questione dell'influenza di razza, ormai più non ammessa, ed accettato in minima parte il benefizio derivante dall'uso tradizionale della radice del « rumi ,, (arbusto diffuso nella boscaglia som ala) (1), che ha un valore puramente meccanico, rimangono fondamentalmente due cause, giustamente rilevate dal dirigente dell 'Ambulatorio: l 0 l 'alimentazione cruda, ricea d i vitamine, e richiedente una lunga. masticazione con aumento dell'alcalescenza della secrezione salivare, che costituisce uno dei migliori mezzi protettivi contro le affezioni dentarie; 2° l'alimentazione idrica a base di a-cque del sottosuolo, chA qui in Somalia contengono tutte un alto tenore di sali di calcio. Queste due favorevoli condizioni, assieme riunite, sono sufficienti, mi sembra, a spiegare l'a-ssenza nei somali dei processi di carie, esponenti, come è noto, di disturbi della nutrizione ed espressione di carenza vitaminica con consecutiva diminuita calcificazione dei tessuti duri. Le bellissime esperienze del Fasoli su cani cuccioli sottoposti alla dieta avitaminica di Mellanby, confermano pienamente cbe nell'avitaminosi i germi dentali sono colpiti precocemente; essi presentano una irregolare diminuita calcificazione che unita alla deficienza di scambi nutritivi fra tessuti duri e molli, concorre a determinare quella inferiorità di costituzione che rende il dente recettivo alla carie. Mentre così non può dirsi dei bianchi, nei quali si v-erifica in genere, in Somalia, un'esaltazione all'insorgenza dei processi di carie, per ragioni diametralmente opposte alle precedenti, aggrava,te naturalmente da precedenti patologici dentari: aJ.imentazione solida, povera in genere, di vitamine di verdure fresc,he (totalmente assenti per es: nella l\iigimtina), uso di scatolaggi; alimentazione idrica a base di acqua distillata o di altre acque, artificiali o n~"~>turali, non contenenti comunque la ricchezza di sali di calcio delle a{}que somale. Un'illazione pratica scaturisce da queste osservazioni, ed è che i nuovi destinati in Somalia, all'atto della prescritta visita, prima dell'imbarco, siano sottoposti ad un esame dentario diligentissimo escludendo risolutamente quelli che presentano alterazioni dentarie in atto. Il- ; • MOVIMENTO CULTURALE E SC!ENTI F[CO. - Elenco dei lavori pubbl-icati od in corso di pubblicazione dei SMtitari d!:lla Colonia dal lttglio 1 929 u.l giugno 1930.
M \~g. FADDA. - C.m dizioni sanitarie della Somalin. nel biennio 1928-29. M ~gg. FADDA. -Un nuovo metodo di vaccinazione antivaiolosa nei paesi tropicali. M <J.~g. FADDA. H.uità di tumori in Somalia e sue p robabili cause. M\Jg. FADDA.- Qua<Jerni di patologia della. Somalia. Appunti clinici e statistici. (l) Ordine dell e Salvndoraccc • S~h·adora P orslcll • L. ~p. Pl.
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LE CONDJZ JONl SANITA.RLE DELLA SOMALIA ITALIANA, ECC.
i\lng~. FA ODA-Cap. MIRRA. -
Il problema della malaria. in Somalia. Note epi· ù emiologiche. :'lhtgg. FADDA- Dott. COTTA. - Distl"ib\1zione generale della lebbra. in Somalia. Dott.. R nn:u-n - Il bigio. D<ltt. Rl ·BERTJ. - "!\ote ùi oftalmologia somalica. Cnp. R. ?IL :i\ II RR.\. - n pian nei lambini somllli. Cup. H. :\L :\!t&HA. - Plasmocbina - Stovar·$olo - Chinino nella terapia della Hul hu·ia t1·opicale. Cap. H. :\1. ~ IHmA. - La febbre biliosa cmoglohinurica fra gli indigeni della ~orunli><.
Cnp. mcd. Gr1no. - HfLro esito ùi erni•• strozzata. e cancrenata. (',~p. nu•d. C:noo. 0 .-;><crvn7.io ni cliniche S II un caso di morbo di Raynaud. ('np. m~d. C l"IOO. - Considerazioni <' liniche e statistiche sull'attività. chirurgica dt>ll"Ofpodnlo G. De Martino (l!J:!H-3o}. C:tp. m<'d. LF.O)I.~om. - O;;servazioni sperirrentali sulla trasmissione della malaria n Ile scimruie. ' l 'tlll . m ~d. !l[b:N:-IONNA. Nosografìa della. regione di Brava. Tcn. mcd. !\lr:;<:NONNA. - Ù!!Se1·vazioni intorno aù a lcuni casi di dissenteria t~tul,u. in Bnn-tt. Tcn. mcd. )IEK:s"ONNA. - Intorno al ln. vaio!oiùe nel Bennilir. T cn. rr ed. 1..10. - Febbri Cl' iptogenctiche in Somalia ed autoemoterapia. T un. mcd. PnOTO. - Il craw-craw nei sorrw.li. 'l\!11. mcci. ]~ROTO. Emotorace e rt.olar·ia. 'J'cn. mcd. PnoTo. - Eritema nodoso e tubt>rcolosi {casi clinici osservati in Soma! i>~} . Tl"n. ntcd. PuoTO. - Aspetti d ella lne in Somali n. Ten. meù. PHOTO. - Dati statistici antroporoet.rici sulla costituzione dei somali. Ten. 1111-~d. !AN:-IARO:-<E. -Le ulceri fagecleniche tropicali nel territorio di Baidoa. lJot.t.. BA CCHl·:LLI. - O;::.<Jervu.zioni su un caso di siringomielia con decorso atipico. Dott . BA ct:HELLL - Pseudodermat.osi del Duhring consecutiva a trattamento nrsenobenzolico. Oott. Bm-NA. - L 'insolazione ed il colpo d i calore negli animali. Dott. Btn11'A. - li >~lrvizio igienico sanitario veterinario per la città di Mogadiscio.
La Biblioteca dell'Ospedale a G. De Martino n si è arricchita anche quest'anno di numerose opere scientifiche e di abbonamenti ai migliori pcriodif·i di medicina itaUani e stranieri. È stata costituita regolarmente inoltre in Colonia la Sezione sta-ccata doHa SociC'tà di Medicina ed I giene Coloniale, con 22 aderenti.
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RIVISTA DILLA STAMPA IUDICA ITALIANA ESTRANIERA
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Got.oT.E. - La citologin degli Mcrement.i. (Re,·ue d'Hygiene et de ~Iédecine Pre,·cntive, n. 4, 1930). Ricordando la grunde importmtza che, nelle infezioni illtestinuli, ha lo shtdio compMatiYO degli elementi cellulari <'he si riscontrano negli escrement.i ricchi di parttSSiti, specie di amebe patogcne, .l'A., n ell' intento di st.udiare le proprietà biologiche di t n li <Mment i cellulori n eiJe dissenterie, il grado e tipo di dege nerazione che essi subiscono, di precisnre la struttura. dei macrofagi e le loro inclusioni, espone il metodo di colornzione vitale del quale si è servito. A questa :;econda part e tecnica, l'A. premette alcuni cenni sui precedenti studi di citodiognostica nelle dissenterie. Rico rda le ricerche di Wilmoore e Shearman, che la citotliugnostica slC8!la elevarono a metodo e che, per primi, sche· matizuu·ono con chiurezza la din'eren?.a dei reperti citologic i degli esc;.rementi n elle dissenterie. Accenna agli s tudi di Trompson e R.obertson. clte notarono per primi la presenza dei cristalli di Cha.rcot-Leydeu nell'essudato intestinale dellu. dissenter·ia omebica., no uchè agli studi di Anden•on, che dei:<crisse il fe nomeno dell'ag~lutinazioue d<.'i globuli rossi in piecoli gruppi, durant e la. fase acuta. delhi> fonna amebica. Cita le ricerche di Houghwort, che ritiene caratte ristica per la fotma batterica la pr·esenza di numerosi macrofogi, mentre Dickeru; quella di una gr>ulde qunnt ità di cellule eJ tdo teliali. S i sofferma sui lavori di Alexoiff, che tracciò d ei programmi p er le varie forme di dis._oentorilt e che richirunò l'attenzione sulla faciljtà di scambiare i ma.crofagi per amebe, a causa d ella. pi~tment.azione del nucleo, rronr!tè sulla presenzn dei macrofagi stessi n elle coliti non parassit a l'ie dei parsi cnldi. Considerando come tutti quo-<;t.i studi s iano s tati fotti coli escrementi esami. nnti a fresco, non es.->endo possibile riconoscere dopo la fissazione la differenza dei carattel'i delle cellule vive dalle morte, l'A. ospono il metodo di colorazione vitale di cui si è servito. Come colomnte ha impiegato una mescolanza, da prepar arsi estemporaneamente, di ro::;so neutro (soluzione acquosa tlll' l % ; una. goccia), flavina (soluzione acquosa. al 2 %, cinque gocce), fucsiua. ba..«i<'a. (soluzione ac4uo:sa al 2 ~ 0 , ùa due a tre goccie) in 5 cuntimctri cuLi di acqua distillutn. n rosso neutro, innocuo per le cellule vh-e, vira dal rosso al giallo per azione dei reagenti acidi o alcalini. La fiavino., di elevato pot.ere germicidn, non inftuenza le propriet-à v itali delle cellule che colora oon rapidità in giallo chiaro. L a fucsi na basica, dotata. di diffusibilità ed inocuità superiore alla fucs ina fenicata. di Ziehl, serve per colorare solo gli elomen~i morti ed i nuclei di un l'OSSo i n t.enso. L a tecnica dello. colorazione vitale è semplice: disteso sul porta oggetti il materiale mucoso, lo si emulsiom\ cun delln l;o)uzione fisiologica per renderlo qu~nto più è possibile incoloro, e si asporta. con carta da filtro l'eccesso d<.'l liqmdo. ~i ricopre quindi sufficientemente collo. sostanza colorant-e i l materiale stesso e. l<? s i s muove d elicatt'l.mente con un'ansa, per dieci, quindici secondi nel h qutdo colorante. Tolto con carta ò.u filtro il liquido superfluo, si copro il prepar·at.o col copri oggetti, sotto il fJUa.le la colorazione si cumpleta. Le cellule vive assorbono primit la. fb•vina, poi il rosso neutro, mentre gli elementi degenerati o ne.c rosati vengono colorati dallo. fucsina. I neutrofili ed i linfociti si colorano m gw.Uo chiaro, prima il protoplasma, poi il nucleo. Nei macrofngi il protopla.St_na .è roseo, il nucleo è giu.llo; le gmnulazioni r osso giallo; i vacuoli, se c'è n'è, ~Hl.~lt, le collule epitel iali vive, ginlle di diverse gradazioni; gli elemeuti endut.ehu.lt,. necrotici o dogeuerati, ro;ssi. Siccome bou presto le cellule cominciano a. ~or1re . ~~wnenta il munoro degli elementi colorati in rosso; i nuclei pa.ssuno dal gtallo cluaro a l bruno per finire a l rosso. Le amebe si colorano in giallo pallidissimo e mostrano dei granuli in rosso. Le cisti non s i colorano. I flagelli si colorano quasi ~ome le amebe, ma con:;cJ·vano più a lungo la vitali tà. Le blastocisti si colorano ~n tensa.rnente in giallo con grudnzioni diverse. Le spore dei funghi in giallo, ed 1 1oro nuclei in rosso. 4 -
Gio1'nale di medicina militare.
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HI\' !STA DELLA S'rAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
L 'A. p.tnt~olh~ i fenom~ui o>~arvati con la. colorazione vitale ai fenomeni descrit:ti da Charnbers ( 1922) col metodo delle micro·iniezioni e conclude: 1° che lo studio citologico degli escrementi è di ~rande interesse, sia per conoscere l'azio· ne del parassita sull'organismo che l'ospita, sio... perchè induce a sospettare la prese nza di un parassita e l'influenza del m edesimo esercitata in un processo morboso inte3tinale; 2o che il metodo della colorazione vitale è sopratutto utile per Lo sturlio dei ca-ratteri biologici delle cellule negli escrementi patologici. e anche come m ezzo semplice por stl.Iriiare la morfologia degli elementi stessi. PIAZZA.
W AJ,KER e WATS. - La profiln~ssi per llUt orale nella dissent-eria bacillare a Poona ed a Sr·wnderabwl col bili••ru:cin.o. (Journal of t.he Royal Army Medicai
Corps, n. 3, 1930). Gli itutori h·tnno sperimentata l'efficac ia profilattica contro la ùi.s senteria bacillare rli nn tipo di bilivaccino per via orale, alla Besredka, fornito dall'Istituto Biochimico tli Parigi, sot.to forma di tavolette di color bruno scuro, contenute in numero di tre per ogni tubetto. Pet· t re settimane consecutive, a stomaco vuoto, somministmvano una tavoletta e solo dopo un'ora era permesso ingerire tlei pa<>ti, ;;onza attenersi ad alcuna speciale dieta. Ta le somministrazione avrebbe dovuto conferire una immunità completa per un anno, psr quaut:.o si consigliusse di ripet.e.re la somministrazione in caso di epidemia. L a distribuzione profilattica fu e><eguita a Poona su 1106 uomini di truppa ing lese, restn,ndo non profilassati 1604 uomini delle truppe del presidio, da ser·vire come controllo; a Secunderabad furono pro6.lassati 294 uomini, lasciando come controllo i rimanenti 2076 uomini. Come effetti immed it1.ti solo pochi si lag narono di lieve dolore addominale. LA. somminist raz ione fu eseguita nella terza settima na del giugno 1929, quindi immediatttment.e prima. alla. così detta a stagione dissenterica ''· Dal 1° luglio al 31 ott.obre successivo s i ma.nifest.arono a Poona. fra le truppe ingle.5i 43 casi di dissentel'ia, di cui 36 (89,7, 83,7%) di origine bacillare; 4 (9,3 per cento) di origine protozoat·ia; 3 (7 per· cento) inclassitlcati. I 36 casi di dissenteria bacillare rigua.rdav~tno 22 individui precedentemente profilassati (19,89 per 1000) e 14 individui non profilassati (8,75 per 1000). Anche per quanto riguarda il decorso c linico della mg,latt.ia nei profila$Sati, i risultati furono tutt'altro che confortanti. A Secunderabad le ricerche furono eseguite da.! 1° luglio al 31 dicembre 1927, durante il quale periodo, fra le truppe ingle.<>i, si ebbero 57 casi di dissenteria. d ei quali 44 (77 per cento) di origine bacillare. Di questi ultimi 6 erano individui profil!\.'l:>ttti (20,41 per 1000), e 38 non profilassttti ( 18,30 per 1000). Pure risultati poco favot·evoli s i ebbero nei riguardi del decorso clinico della malattia nei profilassati. Concludendo: il bilivaccino impiegato non solo si dimostrò di scarsissima ellìcacia profilattica, ma non apportò alcuna modificazione ne l decorso clinico della ma.l>tttit1.. PIAZZ.A.
Sopm. il tmtta:mento chemio-terapico (lel tifo addominale con ioduro d·i bismuto e ch inino. (Schweizeriche·Medizinische Wochensehrift, 24 mA.ggio, 1930).
SARLI. -
L'A. rifo1·isce che dal 1924 in t.utti i casi di tifo addominale, ad ecce'Lione dei più leggeri, ha usato lo ioduro di bismuto e chinino (Quimby) per iniezioni in tramuscolari. Il successo ò stato in tutti i casi molto favorevole specialmente in quelli trattat.i precocement-e, superiore a quello di altri metodi precedentemente usati; sembra rtnindi oppo1·tuno continuare l'impiego di esso senza naturalmente tralasciare i sis temi cut·at.ivi di u;;o comune, fra cui la balneoterapia, la diet-t\ liquida. protmtta fino a 8 giorni dopo la ces~azione della febbre, il largo uso di latte acido, sulltt cui preparazione l'A. dà minuti ed interessant i ragguagli, ecc. Dopo avere es presso la sua opinione non favorevole all'impiego dei vari s istemi di terapia specifica del tifo, sieroterapia, vaccinoterapia con bacilli uccisi di Eberth, l'introduzione di culture morte di b. piocianico, ponte di passaggio verso la terapia asp~itica, l'A. dice di éi\sersi volto all'impiego dello ioduro di
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bismuto e chinino dopo averlo provato su larga scala nella terapia. sifilitica. :"11otivo principale della. scelta. l'azione oligo-dina.mica del bismuto unita.mente alla tenue tossicità e sca.rsissiroa. solubilità di essa, requisiti principali di w1a. appropriata ahero.ioteJ·apio. o aotisepsi-intenu~. come preferisce l'autore.. Il pericolo quindi di intossicazione collo iodw·o di chinina e b1smuto è minimo; solo per le cure protratte si possono avere scarse alterazioni della mucosa buccale evitabili coll'accurata disinfezione e qualche volta. albuminw-ia. Per quanto riguarda il tecnicismo, s i pratica una iniezione intramuscolare del preparato Quimby (0,30) di so::~ta.nza in 3 cc. di sospensione oleosa riducendo nei fanciulli la do,;e proporzionalmente al peso. L 'iniezione si esegue con intervallo d i uno o due giorni, nei casi gravi quotidianament-e. I n genere non si ha dolore. L'A. non ha avuto occasione di pmticarepiù di IO i.niezioniavendo ottenuto di qna da questo limite il resultato richiesto. L 'a:t.ione principale e più appar iscente di questa. terapia è la caduta della t.empera.tw-a, da. non ritenersi come un semp lice effetto antipiretico, dato anche lo scarso cont.enuto del sale di chinina nel prepara.t.o Quimby, ma realizzo.to piuttosto o.ttro.verso l'antiseps i interna già menzionata.. Oltre l'influs.<>o suilla temperatw-a, sono notevoli le variazioni dello stato generale. L 'aumentato benessere, il comportamento del polso, il miglioramento dello stato tossico, del sensorio, la diminuzione della secchezza della. lingua, la benefica modjfica.zione della diarrea, il regredire della roseola si verificarono quasi invariabilmente. Caratteristico il fatto che tali azioni favorevoli s i ripetevano nettamente ad ogni iniezione; dalle grafiche annesse si osserva. il rnpido declinare d elltt feù bre Jìno alla caduta di es.<;;a,. BERTOL UCCJ . DAVTES-WALES. -
Il signi{ìcaJo del calcio nel sarl{ftte (The Lancet, 18-25 gèn-
naio 1930).
Il contenuto del calcio nel sangue in condizio11i normali ha una. fì!<Sità assai co!lhtnte: 9- 11 mmgr·. per 100 cc. di s iero. Parte di esso è contenut.o in formo. non diffusibile: il 60 % è invece in fonna diffusibile, ionizabile. Q,uesta porzione h11. notevole importanza per spiegare fatti fino a poco tempo fa di s ignificato incerto: si hanno, nd es.: casi di ne frite con contenuto di calcio assai a.bba.,<;sato nel sangue, senza che per altro intervengano fenomeni di teta.nia, ciò è adesso chiarito con lo stato di acidosi inerente nlla malattia renale, che aumenta. la percentuale del Cttlc io allo stato ionico e quindi circolaute nel sangue. Inversamente in certi stati di alcalosi (ingestione eccessiva di bicarbonato, vomito persistente, iperventilnzione polmonare) può aversi tetania, pnr non essendo diminuito il tasso di calcio sanguigno appunto perchè la ionizzazione calcica è impedita dalla alcalosi. Gli A.A., parlando delle varie fonne di ipocalcemia, s'intrattengono a lungo sulla spasmotìlia, sulla rachitide, sull'osteomalacia, sul morbo di Bright, nel quale unitamente allo. ritenziono o.zotemica si ha un abbassamento di calcio nel sangue. Nella uefrite pn.renchimatosa cronica il calcio è pure a un livello assai basso; si crede che in questo caso la diminuzione di esso riguardi specialmente la frazione non diffusibile legata con le prot~ine sanguigne. Lo studio della ipercn.lcomift è di sviluppo assai recente: fra. le forme più note eli essa, sono quelle che si r·iscont.rano in certi casi di iperplasia delle paratiroidi e nella ingestione eccessiva di estratti paratiroidei: inoltre quella praticamente più importante che può conseguite alla somministmzione di ergosterolo irradiato. Analogamente all'instùina, l' uso di essa deve essere accuratamente vagliato con ricerche sul sanp;ue per non arrivare alla produzione di fenomeni d i ipercalcemia (nausea, diarrea, sonnolenza e nei casi più pronunciati flaccidità muscolare genera le, coma, ecc.). B r:RTOLucoi. VERAOUTH.- Emiplegie e l(jro trauamento
(Schweizerische Mcdizinische Wochens-
chrift, 4 gennaio 1930). Do,po a~er premess~ i d~ti essenziali sulla. diagnosi topi ca, l'A. si diffonde sullo. euolo~ra delle ermplegre. Accanto alla grande importanza della lues, vengono menzwnati i fattori di natura c ircolatoria, o.rter·iosclerotica ed embolica.
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RIVISTA DELLA STAMl'A MEDICA ITALlANA E
STRA~'l:E&A
Per la profilassi della arteriosclerosi insiste sulla. eliminazione di tutte le sostanze che possono provocare ipertensione. li pasto serale deve essere limitato; se è vero che nel sonno si ha quasi sempre diminuzione della. pressione sanguigna, recenti studi hanno dimostrato invece che nel sonno agitato si possono avere riai· zi della pressione sistolica fino a. mm. 70 e della diastolica. di mm. 30. Ma.o Willia.m richiama, a. questo proposito l'attenzione stilla ~nde diffe. renza. fra ipertonia. momentanea da. sforzo muscolare e quella. che st ha. dura.nt~ un sonno a.gito.to; avendosi nella. prima. un migliorato afflusso venoso, ciò che non avviene invece nella seconda. in rapporto appunto a.l concomitante aumento delln prossione diastolica. Per il trattamento dei disturbi motori, il primo scopo è quello di limitare la contrA.ttura., successiva.mente ria.oqtùstare i movimenti attivi. Non si comincia m!l.i abbastanza presto per risparmiare le contratture; pochi giorni dopo l'ictus il braccio e la gamba intere."Sati debbono essere cambiati di posizione com. piendo con il braccio legge ri, ma. frequenti m ovimenti d1 abduzione, con l'arto infe riore, flessioni ed estensioni a.ll'a.nca., al ginocchio, al piede. Per i movimenti attivi si ricordi la regola poco per volta, ma spesso; allo scopo di vincere la p!.l.resi spa'3tica ùel braccio si facciano, compiere i cosidet.ti movimenti di scopo: la m ano alla. bocca, alla spalla opposta., sopra. la. testa. ecc. Per i disturbi del cammino è opportuno analizzarlo pa.rtitn.mente in ogni sua. deviazione dal normale. Molto ostf\colo si incontra nel rimuovere il così detto fenomeno di Strumpall, l'innalzamento del margine interno del piede nel portare avanti l'arto, dovuto all'entra.to. in contrazione del tibio.le a..nteriore. Alctme osservazioni m eri tano di essere fatte a. proposito del massaggio. È assolutamente errato, secondo l'A., tratt.are gli emiplegici col massaggio specie ·a. tipo impastutorio; queste stimolazioni, arrivando fino alle cellule delle corna ant.eriore, valgono solo a. rinfol".<~a.re le contratture. Si può al più usare il massaggio per sfìora.mento allo scopo di attirare la circolazione cutanea e come sedativo. Anche sul frequente uso della faradizzazione negli emiplegici l'A. è di>:~se rlziente per lo steililO motivo s uindica.to: in questi malati il poco o molto che si può ottenere si ho. eli solito a t raverso gli esercizi e le manovre più naturali. BERTOLUCOI. CHALIER e FRO!\tENT. -
A propottito di una s-indrame porpurica grave 8econdaria ad una angina cUjt,erica comu.ne : dell'importanza del Begli() d-el lacci.o e della 8ieroterapia ja.miglicvre. (Presse Médicale, n_ 72, 1930).
Partendo dall'osset·vo.zione di un caso di porpora grave, secondaria a.d angina diftet·ica di media gravità., gli AA. segnalano l'importanza. del segno del laccio e della sieroterapia. famigliare, già. proposta dallo Chalier nel 1919. Al segno tlol lMcio si deve riconoscere: e, un valore diagnostico importaute in certe forme fruste e larvate di porpora, ciò che è stato anche recentemente confermt\to da P- Emile-Weil per molte forme di fragilità. va..'3colare in ra.pport,o con splenom egalie croniche in malati eli fegato, pletorici e varicosi, e, wt vAlore prognogtico pa.t·imenti importante, perchè in assenza di porpora o di altre ma,nifo,;tazioni emorragiche la presem:a di detto so_gno dovrà consigliarci la massima. prmlenza e ffl.rci persistere in una terapia. att.i va. Nei riguardi di detta. terapia, pur riconoscendo che in molte forme morbose le iniezioni di siero geln.tinizzato, a.drena.lizzato, di siero animale (hemostil), di peptono di Wittee, di preparati di Ct\kio, si sono dimostrati efficaci, gli A..A.._ non esitano ad t\ffennare che l'arma pit'1 attiva contro i processi emorragici cronici e ribelli sia indnbbinmcnt-e costituita da.!Ea sierotera.pia. tl.llln.na, che di preferenza, allo scopo di evitare eventtml.i contagi,, deve essere una. sieroterapia famigliare- Gli AA. tralasciano di citat·e la ca.sistico. personale e si limitano a. riportare un caso osserva.to dal R o ubicr in cui la. sierotera.pia. famigliare fu attuata con s ucco:-<i>o, dopo che tutti i comuni presidi tera.peutici ristùtarono inefficaci: ad cs.~o gli AA. do.rmo il valore di un esperimento cruciale concludendo che il medico non deve ignornre l'impiego della sierotera.pia. wna.no. famigliare, che talora. può rapp1·esontare uno. vero. liern.pia. d'urgenza., capa~e di risolvere tmo. situazione tlispornto..
• CONFERENZE SCIEN'.riFIORE, ECC. - INDICE GENERALE, ECC. }o OonvegM Nazionale dei 1ne<lici dell'O. N . B. (Roma, 1930).
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Febbraio 1930, Atti ufficiali.
Di questa. impottant-e riunione sono stati recentemen te pubblicati i resoconti, ohe hanno particolare inte resse p er l 'erlucazione fisica. Fra le numerose relazioni s volte, ricordiamo anzit11tto quella. del prof. Pende s ulla sorveglianza. medica per gli esercizi g im1astic i sportìvi nei campeggi e n elle colonie, con illustrazione della cartello. biotipologica, da lui -propost-a. e quella del dott. Cnggetti sul'O. N. B. di fronte alle malat-tie sociali. N on meno interessanti sono le relRzioni dei prof. Gino e Gastone Mendolesi sulle esenzioni dalla ginnastica e sulla g innastica per i deboli e maln.ti e quella del prof. De Sanctis sull'educazione fi:;ica in rapporto a lla psicologin. Il convegno, cho aveva lo scopo di riunire a lla Capitale i medici della Opera per stabilire l'unicitÀ. di ind irizzo nell'assistenza sanitaria presso lo ox·gn· ni:r.zazioni giovanili, ha dato proficui risultn.ti per l'educazione fisica, che , come ben disse S. E. Ba.lbino Giulia no nel discorso inaugurale "vuoi dire aumento di atti vi tà. organica ed insieme e levazione di anima, coscienza più profonda d el proprio dovere e del proprio diritto, della propria individualità. e dell'idea sacra di P atria, a cui ogni valo re ind iv idua le deve set·vire •·
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRA'ITATI (Dai processi verbali pervenuti alla Direzione generale di sanità militare da l 1° al 30 novembre 1930)
BoLoo~a. -
T enente colonnello medico GESUALDO GIARRUSSO: P oliomielite anteriore acula. P ERUGIA.. - Colonnello medico GaETANO FUNAJOLI: Il metodo anatmno-clinico in neuropatol<>gia. PIACENZA. - Maggiore medico N AZ.ut"ENO V AJOLA : Un caso di eritema nodoso.
INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L ' ANNO 1930
PER LE FAUSTE NOZZE DELLE LL. AA. RR. U:\IBERTO J)[ SAVOIA, PRIN· Cll'E EREDITARlO E ~lARu J os.f:, PnrNCll'ESSA o~:L B J::LCao .... . . AOLI ABBONATI .ED AI LE'l'TOFtl . • . . . . . . • . . . . . • • • . • . . . . . . . . . . . . . . LA VISITA Dl S. E. MUSSOLINI ALLA ::5CUOLA Dl .,\.Pl.'L!CAZlO~t: 01 ~ANlTÀ MILITARE ................. . ..... ......... . .... ...... .. . . . . i l l CoNGRESSO DELLA FED~:RAZIONE NAZIONALE FASCISTA DI LOT'IA CONTRO LA TUBERCOLOSf.- Palozmo, ottobre 1929............ . XXXV CONORRSSO NAzrONALE DI l\IEDICINA JNTERNA. - Genova, ottobre 1 9~9 . ........ . ....... .. . . . ...... .... .. ... ... ....... . .
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D\DlC:k~ GE!"ERALE
DELLE MATERIE PER L'ANNO 1930
DELOOU Gnw, tenente colonnello medico. - Le lesioni croniche delle vie respiratorie in rapporto alle esigenze della vita. milita1-e .... . . LOVAOLIO Rocco, tenente colonnello medico. - Contributo sperimentale aUo studio degli effetti prodotti <iallo scR.psulamento del rene nell' ipert.rofìa dell'organo ............................ .
Il CONGRESSO NAZIONALE DI MEDICINA :E:D IGIENF: COLONTAT,F.. Roma, ottobre 1929 .................................... . .. . BREZZI GIOVANNI, capitano medico. - Prime linee della patologia. e climatologia nell'oa.si di Kufra .......................... . CULTRERA FRANCESCO, capitA.no merlico. - Osservazioni sul tracoma in Cirenaica. ............................... . ........... . ... . F ADDA Smo, maggiore medico, e dott. CoTTA RAM USINO FERRUCCIO. - Il pellegrinaggio della Mecca nel 1928 e la Somalia. Italitma FADDA Smo, maggiore medico e dott. CoTTA RAbWSINO FERRucciO, addetto. - Sulla fisionomia epidemiologica del morbillo nel Benadir ................................... . .......... .. . . LAl'PONI GmDo tenente colonnello m edico. - Del valore tera.peutico della « Plasmocllina. l> come antimalarico ....... .. ........... . )lARIOTTI-BIANom GIOVANNr·BATTISTA, colonnello medico. - La tubercolosi a. Tripoli ....................... . ......... .. . . PATANÈ CARMELO, capitano medico. - Alctme O!l!lervnzioni e rice1·che sulla preson7.a del bt~cillo della peste nel latte di donna e di cavia infette .................... · · · ·. · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · PATANÈ CARUELO, capitano medico . .__ Comportamento delle agglutinine anti- p,·ot,eus Xn dun:mte l'invecchiamento dei sieri variament-e conservati di dormo-tifosi .. . . . ................... . . . REITANO Uoo, capitano medico. Studi sulla ba.rtonellosi dei ratti ................ . ........ . ................. . ........ . REITANO Uoo, capitano m edico. - Sul valore dell'intra.dermoreazioue col filtrato di brodoculture di bacilli tifici e paratifici nei militari, prima e dopo la vaccinazione antitifica ...................... . RIZZUTI GrosEPPE, colonnello medico. - Stùla schistosomia.si in Libia RoNOA GAETANO, capitano medico. - La lebbra............ . .. . . . SARNELLI TOJ\rMASO, capitano moclico. - La lotta contro il tracoma nel Nord Africano, con speciale riguardo alle nostre colonie, dirette e indirette ................................ . .. . . TESTI FRANCEsco, tenente generale medico. - Ofidi velenosi e ofidismo n elle nost-re colonie .... ............................ . .
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Memorie originali BALESTRA DtnLIO, tenente colonnello medico. - Programma e studi pre limimu·i su un'inchie~ta antropometrica. da farsi sui militari delle forze armate d'Italia di un'intera c lasse di leva. . . . . . . . . . BRUNI NICOLA, t.enente colonnello medico.- A proposito dell'espos izione internazionale d ' igiene d i Dre!;da del 1930..... .... . .... 8RU'NI NrooLA, tenente colonnello medico. La sterilizzazione della medica.tut·u p er U!<O militac'e . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bcrccr PASQUALE. capitano medico. - Sul rapporto fra l'angolo epifisario SUJJeriore ed inferiore del femore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . CARVAOLIO EDOARDO, capitano m edico. - La. sifilide infortunio del lo.voro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . CASSTNIS Uoo, maggiore medico. Considernzi oni su alcuni esami di valu t azione lisiC'a oPI solchtt o . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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l:-<'D!CE GENElt.'\LE DELLJ:: ll!ATJ::lUJ:: PER L' Al' XO 1930 C1AURI Ros OX.lNO, tenente colo nnello n1edico. - Sul linfognun•l unh' ruali~no ..................... . ......... . ...... . .......... . COSTA FAUSTO, tenente colonnello m edico. - Sul compo rtamen to rlelle agglutinine n el s ie •·o di individui rinl.ccinati con •lt>si elevate di lipovaccino T. A. B. . .................................. . Cnt;sPELLA..'H CARLO, ten ente colonne llo medi<'O. - tiulla s tet•eoroentgon -grafia. ........................................... . FADDA SIRO, maggiore medico. - Le condizioni :;u.nitarie d oHa ::iomalia italiana nel biennio 1928-29 ........................ . FADDA S IRo, maggiore m edico. - Le eondizioni snnit11rie d elta So malia italia n a ne l bi(•nnio l 929-30.......................... . F ERno -Lu zzr Urov..u.'"Nr, sot totenente m edi co. - t:>u alc:uno formo d isp opr.ich e pit1 comuni ne i soldati ... .. ............... ... ... . GER)rrno ALFnr.no, tenen te colonne llo m edico. - L ' impiego di soluzioni irlr·o lizzate <li esame t ilcntet mmin1\ nella pre pantziono d ei vu.ccini batteri ci ... . ............ . ................. ... ..... . GrAcOnnE Co rmADINO, cn piliHIO mt'tlico. - L' ind..t~gi ne ra.di ogmfìcn n ell' idrocele ............................................. . Gronor Groamo, r•Lp i ~tno m edi co. - E ,;plr>n\ ziono osf·illom et••ica de lle a1·terie in rappo rto n ll' illlpiE'go d<· ll>\ m a:<r hera nntiga...;; .... . . GIOROl G waoro , Ct\pioono mPdico. - ~Iodificazion i >:fìgrnogra(ìchn uetflrminate d t! lle TC':<Ìst enze r~spÌI'I\tOrie d t'lla. Jnll$Cher~ antiga.~ GIOROI Cwuow. capitan o rnc<lir>o. - S ulle m otlificazÌ(Hii de llo. pr!*isione arteriosa i11d ott e d a ll' impiPgo d ella maschera a n t iga-s ... . . Gt:Af, DT Vr:-.-c ~~ NZO . cap it nno medi co . - · Ln d ht gnosi diffe re n7.ÌHi f\ fro. le fo nno atipich e di chr ra.t ite pa!'Pn chin-uttf>:>n e cherati te d isc-ifonne di b'uc b" nell 'affezione in r\t to e ne i reliqua ti e'""' imp<a·tanza n e lln p mtic,-.. mndico-legf\le militA. re ... . ...... . ....... . LAMPrs EDOARDO, ca p it ano medico. - a V i;;u >< • e inabilità. a laYoro proficuo . ........ .. ........................... . .... . . . .. . Lo-:o<o o Do~IE~ICO, capita no m edi co. - Le forme cronichE' dell'on ce· falite epidemica. con!-!idera t-e d al punto di ' "istu clinico e m e<licol(~gale milita re ...... . .... .... . . ......................... . . NLu.rc E ALESSANDRO, maggio re medi co. -Lo sviluppo e le unomulie d egli uret eri .......... . ........ . ....... . . . ............... . )[A~SOYE GrACO)IO, capitan o m ed ico. - R eperto ra diologico e t u bercolosi p olmonarc inatt i,·a .. . ............................. . MAZZOLA VINCY.NZO, !lOtto te n ento m edico.- Ricerc he sui gl'llppi sanguigrli d egli Arabi Aheidat ................................ . P ..u.:mmA Uoo, capit ano m edico. - T empir1 ncri<linico. ed infezione biAnorra~ica ............................................ . . . PAOLILLO STANISLAO, capita n o rnNiico. - D ebolezza di costituzione e >l.nt r opome tria militl\l't' ......................... . ...... . . . PAOLILLO STANtSt.AO, na.p itano med ico. La. costit uzione fu ica. secondo i m od e mi concetti e la. selezion e rlei mili tari ........ .. . PAPA Gr.r."NARO, ca pitn no m crlioo. - R ilie,; sul111. m orfo logia. d ei bat.teri ........................ • ......... . ................ PATANÈ CARMELO, ca pitau o medico. ~ Osserva zione intorno all 'azione disintossicante d el fo rmolo s ul bacillo tifico .......... . P AZZAcr.r RAFFAELE, sottotenente meù.ico. - La formula le ucocitarit\ n ell'autoomo torapia in alcune iniezioni chirurg ich e ............ . P ELLEORrNI O:nr:STE, maJ!gio re m e.-lico. - Sul comportamento d ella glicemia e d ell'l\cidosì in a.n inwli intossicati con la lewis ite ..... • . Pv.RRIER STEFANO, tenente colonnello medico. - n servizio sanitario alla lucf' dell'e>'peri,•n7.ll di guerra ......... . . . ... . .. . . .
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INDICE GENERALE DELLE 1\tATERTE "PER L'ANNO 1930
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Rf;BAIJOI FEIH~RlCO. sott.oteuento medico. - Sul valore dell' eltzi. morea.zione nella. d iagno:'!i sierologica di sifilide.. ... ..... ... . . Rr. ITA NO Uco, capitano m('(lico. - R.icerche sui differenti t-ipi di bacillo titi<lo di pmvenien:t~ italiana per mezzo della fennentazione di a.lc:uni zuccheri .. . ........................... . ... . Rizzo CAru.. o, capitano modico. - Le nuove vedute sulla sciatioa. . . R1zzo C:\.RLO, c·apitano medico. - Nuovi cont ribu t i e considerazioni ><ulln. moderna concezione pat.ogenetica della scia.tica.......... . R1zzuT1 GIUSF.PPE, colonnello merli co. - La malaria e l'Esercit.o .. . VIOLA Do~ff;Nrco. C!t pitnno medico. - Con~idcrnzi on i medico-legali :;ull'a 1·tieolo 3:.! dd l'elenco A .. .............................. . VIOLA Dom-:Nrco, cnpitnno mE>di<'o. - C'on trih11t o nlln cosidetta t.ern pia l:I.IJOJ'l ivtt J(']le S(•()( t Il t ure { . ... . ........................ . VrOLA Dol\msrco, Cflpit.nno mo.li<lo. - In tema di analge~ici nella pratica odoutoiatric~t reggimentale ....... . . ......... . . . ..... .
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Casuistica clinica. CASELLA DAwn:, tenente colonnello medico. - Un ca..<~o di osteomieli te vEw!R.bralo posl.eriuro dor.<o-lomua.re acuta. st-nfilococcica ..... FARAO.:-<E ANTONIO, ca.pit>lnO modico. - Un CMO di « psicole.'lsia n a sindrome >tffett.ivu·p'lic<~.-.LeniC'a ................... . ........ . FRANCHI FILIPPO, dott. ~Ieningocele del purietale ............ . FRANCO UBAr.oo, sottotonente medico. - Il t-rattamento dello epirlirlimiti blenorragiche .................................... . GAGLr~no~ P MlQUAT.E. capitano meclioo. l:iu due ci\.Si di fistole intestmali estù>'llE'..........................•..........••••.•••
F!LirPo, rna.ggio re meclico. -La. ma.lacia trn.wnatica. del semiluna re .................................... . ............. . JANNJZZO'l"''O CAR)TELO, tE<nent.c colomlOIIo medico. - Un caso di • E'VRntrn.tio diaim.! !mo.tica • e quat.t.r·o di ernia dia.frammatica.. Altro caso di ernia ùiafrarmnatica seguito da mort-e .......... . MASSIMO J?nANCEsco, capitano modico. - Un caso di echinococcosi a<.ldornitmle tliffu-,n a ([ecor-;;<J lento e sintoma.tologie. oscura, complicat-o con mioc11nlit-e...... . .............. . ... . ... . ...... . l\lEsTrCA F'RANCF.S('O. m11g!!ioro modico. -Con tributo a llo studio d ella. sindr-ome d~>l c>m::;t\ motatan;o-fula.ngea, di origine traumatica.... PANDOU'I EDOARDO, capit.nno medico. Coloboma. della coroide, a.-ssociato t\ colobomn dell'iride e del nervo ottico .. . . ..... . .... . PAVTA CLF.ì\tf;NTE, colonnello medico. Su un caso di «situa vic;cerum invers us » in rapporto all'idoneità al servizio militare ..... PoRRU PrF.TRO. t.en ent.o colonnello medico. - Cisti s ierosa. multipla dell'iride, di origine traumatica .......... . . . .... . . . ....... . . TESTA Uao, tenen t e m eciico. Due casi clinici di localizzazione iniziale to;;t iclllaro d ella parvt.ite epidemica .. . . ....... . .. .. . Gitti'!
Note di igiene pratica. ANGELL.'fl ANTONIO, maggiore medico. - L'infestione echinococcica.. ANO ELINI ANTONIO, maggiore medico. - Zanzare pericolose. .. .... D.t: CASTRO I GNAZIO, m llggiore mE;lclic.o. Il trn.tta.mento nelle deiezioni e de Ue uri no nel corso delle infezioni u1 testine.li.. . . . . . . . For:E~A; UM.R.P.R~o, m!lggiore m odico. L 'igiene dogli spacci cooperativi 1111hl..tH"l.......... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . .
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INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1930 MARIOTTI-BIANCID G . BATTISTA. colonnello medico. - n bucato Prv"ETri FRANCESCO, maggiore medico. - La. profilassi della febbre ond ulante ... . ............ . ..... . ........... .. ........ . .. . REITANO Uoo, capitano medico. - Cenni sull' importanza d egli animali nella difftL'!ione di talune malattie infettive ... .. ......... . REITANO U o o, capitano medico. - L'intossicazione benzinica ..... . RooiNÒ NICOLA, capitano medico. - La. sigaret·ta .. .......... .
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Rivista sintetica. CARVAOLro EDOARDO, capitano medico. - Occhio e malattie generali .............. ..... .................................. . CIONINI GIULIO, m aggiore medico. - La diagnosi precoce della tubercolosi polmonare dal punto di vista. clinico....... .. . . ... .. . FERRALORO GIUSEPPE, caoitano medico. - Intorno alla sintomatologia, patogene<ii e terapia dell'avve lenamento per fosgene ..... . . Gu.u.m LUIGI, sottotenente medico. - Fisiopatologia. degli itteri .. MAZZETTI LORETO. colonnello medico. Le carni congelate ... . .. . Pxcc roLI ERMENEOIT-DO, capitano medico. tracoma........ . REITANO Uoo, capitano medico. - Cenni sul • pH »... ... ....... .
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Rivista della stampa medica italiana e straniera. Alimenti contaminati dagli aggressivi chimici di guerra (Sulla possibilità di ricu perare gli). - ERCULISSE .. . ..................... . Al terazioni (D elle) morfologiche dei leucociti nella diagnosi e nella prognosi. - VITEZ L. VAROA ........ ...• . .........•. ...... Anchilostomiasi (Per una più efficace lotte. contro l'). - GRIXONt .. . Anestesia locale (Ca.'lo di m orte dopo). - SNAPP.. . ...... ....... . Anestesia nel trat.tamento delle fratture (Metodo di). - BoERLmt Anomalia di conformazione ereditaria e famigliare del naso e suoi rapporli con le a.ffezioni d elle v ie lacrimali. - GuALm .... . ...... . Appendicite (L') t raumatica. - LOTZ . .. ....... ... . ... .... ..... . Barton ellosi dei ra.tti (Contributo allo studio della). - REITANO .... . Biografia fis ico-psico-patologica. di D on Bosco. - ALBERTOT'l'l...•• • Blo.stocyisti.<> Romin is » (Sulla patogenlcità della). - SANGIOROI Blenorragia, (Una cura abortiva della)semplice e sicura. -BENVENISTE Calcio nel sangue (Il significato del). - DAVIli:s-W ALES ............ . Citologia (La) degli escrementi. - GOLDIE . .. . .................. . Congresso (I) Naz.ionale dei medici dell'O. N. B. ................. . D egenerazion e (Su tm CMO di) primaria del corpo calloso tipo Marchiafava. - CRISC!ONE ... . .. . ....... ... .... .... ............. .
Diagnosi del pa.ra.t.ifo B; (Contributo alla) mediante il batteriofago. - HooER e H Er.LER .... . ................................ . Dissenteria. da bacillo E. - ELULES .......... . ................ . D ir;turbi vis ivi in alta montagna. - GENNARO ....... ....... .... . Elemento (L ') psicologico nelle forzo tu·ma.te dello Stato. - D E RENZI Emiplegie e loro t-rattamento. - VERAGUTH ....... ... .. .... .... . . Eritropsia (L') da. abbag liamento. - GuALDI ...... . ........... . Esame (L') funzionale d ell'orecchio interno n elle meningiti s icrose. PANICO ..... .... ...... ... .. .. .. ... ..... . ... ..... ..... ... .
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lN DiCE! OENF!RAL:Jl! DÈLLF! MATERIE PER L 1ANNO 1930
Frattw·é (Sulle) articolari d ell'arto inferiore. - ROBERTl ... .. . . ... . P ag. Frattw·~ (Le) del calcagno. ROTOLO~ ............ .. .......... . . • Go.leno, l'enciclopedico d ella. medicina e della. biolog ia. - BtLA.NcioNI ~ Gas fm;j:(ene in Amburgo (Notizie sulla catast.rofe da) ... . . .. .... . . "'!' Glicemia- e fatica ~porti va. - RoNOELLI E CH.J.ABBERA ......•..... Gozzo (Il) in Sardegna. - PU'l'Zu ........................•.... ,. • (~ro.nde guerra (Come l'Italia ha v int.o). HUME ................. . Uruppi (Ri cerche sui) sanj:(uigni del le truppe eritree in Cirenaica. T EDESCHI E L ORENZINI..... . . ... '. ~ . : ....•. . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Gruppi sanguigni (I) in clinica . - :Mo l\"TAN~I . . . . . . . . . . . . . • . . . . . ~ Guerra. (La) · di ogni giorno. - CM:IAIUNI . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . • I giene pratica (Not·me element.a.ri eli) d el !'pldato in. guarnigione. - . VIOLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . lnclu;;ione (Un ca!SO d ') del cani110 superiore di sinis tra con susseguent-e sin usi te mascella re. - R 1ccr . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • I ndice tubercoli nico noli' Africa eq\u\t<.>riale francese e nel :Madagascar (Ricer-che s u 1'). - BovER.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • ù lfiltrato (L') sottoc·lfwicolare n ella genesi della tis i polmon.are. Zuc A.U .... .. . .. . . . ....... .... ·. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . »' lnfl ueH:r.u. (Eziologia e cli11ica. dell'). - KRAUsE ........ .... ... .. :. • L esio ni del mitloll(l spinale per t raumntismi in guerra. - PICCOLI. . . . • Malattie esotiche (èome Pl talia si difende dalle).- GRlXONI:. ..... • Mo.latt.ie infettive (Come si contraggono le ). - Lusno, OTTOLKN· om, Ro..NoONI, VOLPL"'O e Zrnom . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Medicina biGiogictl- (Le'-tioni di) .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Medicina ed igiene coloniale ad uso degl i infermieri, militari ai sanità, missiona ri ecc. - GIORDANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . • Neoplastogen esi 'di una soluzione veramente Ìlltegrale del secolare p rob ioma r ig uardante l'origine dei tumori. - GILARDONI. . . . . . . . • . • Non idoneità a p1·oficuo lavoro dei parenti di inscritti di leva (C.on;;ide "' ra.zi o ni mcdico-lflgal i sul gi udi zio di). - VIOLA.......... . . . . . . Ospedalo (L') militare ùi Cava dei Tirre ni. - Cenni s~orici.- R-INALDI " Oto:-ino-laringologi~~o moderna (Questioni di). BILANCIONI... . . . . . • Patologia chirm gica (Compendio di). - DE GAETANO ......... . . · • Pratica lll'Oiogica. - LASro. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Profilassi tubercolare d ei coscri t ti. - 'l'auo. ......... ... ... . . . . . . • Profilassi (La) per v ia. orale nella d issenteria bacillare a Poona ed a Secunder abad col bilivaccino. - WALKER e WATS ....... ..... • P sicosi traumatica. - PINERO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . " Rachicentesi (Influenza. della.) s ul sist.eroa nervoso della vita vegetativa - {LEANZA). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Recid iva. mala.rica Ìll seguito nd opemzione per sinuite frontale. SCALORt . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Reumatismo articola re acuto (Cura del) con i polisa.licilo.ti. - LUTÈlll· BAOfiE& . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Riparazioni delle recLc;ioni tendinee (1\-Ietodo per lo.) in sostituzione dellf~ tonorrafìa. ZANUSO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Schistosomiasi (Le) in Ci renaica. - ZAVATTARI . ... ..... . . .. ... .' • Rc itttica reumatica (Le forme della). - RocER. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • :->cri tti storici e discm·si. - GIORDANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Senso statico e ~enso cinet.ico in aviazione. - AccoRrNTl . . . . . . . . . . . • Shock t.ro.wnatico (Stilla. patogonesi d ello). - BoNOMO. . • . . . . . . . . . • • ~
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lNDlCE GEN.E RALE DELLE MATERIE PER L 'ANNO 1930
• Signora dalla la.mpa<ia ~ (La). - . ÙASARI Nl • . . . . • . . . . . . . . • • . . . • • Xindrome (A proposito di una) J~orpurica gravo seconùu.ria ad una angina dift-erica comw1e: dell'importanza del segno del laccio e della sierotera.pia famigliare- Ca ALtER e FRoMENT . . . . . • . . . . • Sport e impiccolimento tlel cuore. - DEUTSCH . . . . . . . . • . . • . . . . . Stato ~i fatica (Un nuovo metodo di J'ilievo dello). - STRAUSS e
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MULLER . • . . ' ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Stomaco (Lo) vivent-e ed i s uoi fenomeni motori. J,Ewrs, GREGO· RY e CoLF. ...................... ·. . .·........ : ............ . Strappi muscolari e frnttl.tra di cos tole in com peti1.ioni sportive. ARNOLD
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Strept.ococco ~ca.da.t.tinoso emolitico (Ulteriori osservazioni aulla ~<pe · . ,. cificità. dello) e sull'eziologia della scarluttina. - ZLATOOOROFF Terapia d'urgenza nella medicina int.ema degli ò1·gani ·urinari. W&&N ... . . . . . . . . . . . . • . • . •.•... ·•...•. . ...•.••.•. ·••···••··
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Timo e tuber colosi . - AMORJ\IINO . . . . . . • . . . . • . . . • . . . . . ·. . . . . • . • . Tonsille e ton sillite. - RoNDELLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . Tracomatosi (l) e la guerra. fut-ura. - CALENDOLI . . . . . . . . . . . . . . . . . T •·a.dizioni (J.e) delle anni e dei corpi. - GLACCHI • . . • • . . . . . • . . . • • . 'Tmsfusione del sangue .(Le indicazioni della). - BAKAY •...•.•.•.• Trattamento cruento ed incruento d elle fratture del collo chirurgico dell'omero. - GIANTURCO . . . . . . . . . . . . . . . ... . . . . . . . ... . . . . . .. 'rratta.mento (Sopra il) chemio-terapico del tifo uddominale con iodbro · di bismuto e chinino. - SAEU.I . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ·. • 'fubercoloma della faringe. - TliACKER NEVIUJ:: ... . ... . . . . . . . . . . . Tubercolosi (Il fattore ereditario nelltl). - SANARELLJ . . . . . . . . . •. . . Tubercolosi latente e pseudotubercolosi apicale.- LIEBERlltEISTER•• • l.'lceri gastro-duo<lenali perforate (Del t•·ath\mento d elle). - Goo:.u:.
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M.lNET e LAT.RETI.LE . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . •... : . . . . • . . . . . .. .
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Urina (L') e il sangue nella diagnosi clelle :malatt.ie. - Jotuo ..... Vaccinazione (Sulla) con i cosidetti ootoantigeni. - GaLLIGARII'l e
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PICCOLI. . . . . . . . . . . . •..• ·... • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . • . . .
Vaccino-tempia (La) della febbre Malte.<;e. -
CAMBESSEDES e GARNIF.R ..•••••.•••••...•....•..•••.•.••...•, . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Va.de-mooum odont.oiatrico. - ALBANESE . . . . . . . . . . . . . . • • . • . • • . . Variazioni (Su di alcune) biocllimiche del sa.ngue nella fat.i ca sportiva. ÙANNAVÒ e l\iERENDA • • . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . • . . • . . . . . . . . Va.selinomi da lipovaecini (Contributo alla conosoon:za dei). ALBANESE
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Vitamine e cicatrizzazione delle ferite. - SAITTA ................ . . Zaino natante • Sandig • ..................................... .
Congressi. VII Congre~so nazionale d'igiene. - Siena, 29 settembre-5 ottobre 1929· VII .. .. . .. . ... . . .. .. . ... .. . . .. .. . .. . .. . . .. . .. . .. . .
Conferenze scientifiche degli ospedali militari. Pagg. !76, 177, 239, 298, 299, 359, 360, 419, 539, 599, 660 e 713.
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INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1930
Necrologio. BlETTI prof. Ar.ULCARE, direttore delle. R. Clinica. di Bologna .... . BINI Gumo, tenente colonnello medico in A. R . Q . .. .. . ...... . . . . CAMBISE ETTORE, m aggiore medico in S. P. E .... .. .... . ....... . . Cmrnust m-GrAMMARONr ÙRLANDO, maggiore generale medico e. r iposo FERRARI CLAUDIO, tenente colonnello ohmùco·f&l'lll&.Cist.a e. riposo.• . FocE EDGARDO, tenente colonnello medico in S. P. E ............. . P.At.MTERI RAFFAELE, colonnello medico in S. P. E ... ... .. .. . ... .. . . PICENT GroLro, maggiore generale medico delle. riserva . ...... .. ... . SAOG!Nl EvARIS'l\>, colonnello medico delle. riserve. ..... ... ....•.. Sl'At>ARO GIUSEPPE, tenente colonnello medico del ruolo speciale .... . SuSCA Do:r.tF.NrCO, tenente ~nerale medico e. riposo . .. ........... . VrvALt>A CARLO, tenente generale medico a r ipoeo ................ .
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Notizie. Assemblea. internazionale rlei servizi sanitari militari • .............. Concorso al «Premio Riberi » per gli ufficiali meclici del R. Esercito e della R. Marina. . . ......... .... ...•....... . . . ..• . .•...•.... La celebrazione della festa. del Corpo sanit ario militare . ... ........ . Lo studio dei gruppi sanguigni . . . ... ..•............ . . ... ....... Missione scientifica in Eritroo. . .. . ..... . •....................... Per gli orfani dei sanit.a.ri morti in guaiTa ... .. ........••.. • ..••. Riunione interna.zionl\le dei servizi di sanità. militare. - Liegi, luglio 1930 ...... ... .... ..... ..... .. .. ........ .....•..... ..... ..... lll Congresso italiano di medicina e igiene coloniale - T1·ipoli, 1930 VI Congresso internazionale di m edicina. e fe.rma.cie. militare. L 'Aia, 1931 . .. . . ......... . . . ..... . .................. ..... . VII Congresso internazionale di storie. d elle. medicina. - Rome., 1930
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Parte ufficiale. A) GIORNALE Mu.ITARE UFFIOIALE.
l . Circolare n. 27 del 23 dicembre 1929. R. decreto n . 2195. -
Attri-
b?tzioni e 11edi cùi maggiori generali medlici . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . 2 . Circolare n. 32 del 23 dicembre 1929. R. decreto n. 2225. - Modi fica aUe leggi ~t!dl'ardinamemo e ~ru.ll'a1)an.za.m.en.lo del R. esercito nella parte rela.tiva agli enti ospedalieri militari e agli ufficiali medici 3. Circolare n. 102 del 23 marzo 1930. - R isultato del Concorso al premio clelia " Foruù.tzione F errera fli Cavallerleone pro Ufficiali medici del R. Esercito in S . P. E. •, e sCCI<luto il 26 febbraio 1929 4 . Circolare n. 353 del 3 giugno 1930. - R itmltato del Concorso al premio clel.kt " Fonckt:d one R iberi pro utJu;iali medici del R. Esercito e della R. Marina" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Direuore respon.wÀbile: ARTURO CASA (3012) -
ROlltA,
1930-IX - lSTITlJTO
nte colonnello medico
VII - S. SALINARI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 2" temp.o. - Prefa.7.ioue d e t prof. R. ALESS:\NDRI. - Un volume di pagine 190 ....... . L. 20 VIII - A. CASARlNI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un vo· lume di pagine 28 con 5 figure ...........•.....•........ • 5IX - A CAs:tRINI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di pagine 92 con 16 figure ................ • .•... . D 10 X - N. Roornò. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagine 44 ........ . • 8XI - A. CASARINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un volume di pagine 232 con 97 figure . ..... .. ...•... . ...... • 20 XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordi5namento dell'Esercito e la guerra. - U n volume di pagine 36. • XIII - S. SALINARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 250 . ... . ......... ·. . ... • .... • 20 XIV - F. CACCIA e S. Rrccr. - Le oeclnsioni intestinali (escluse le ernie 5strozzate). - O n vohtme di pagine 28 ......... . .. . .. .. .. . • X V - G. GarxoNr. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un v olume di pagine 240 con 3 car te geografiche • 20 XVI - S. SALINART. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240. . . ... . .......... . . . . • 20 XVII - A. CASA.RtNI. - Per le nozze di diamante del "Giornale di medicina militare.,. - Un volume ùi pagine 60 con 9 figure ...• • 7 XVIII - B. PALMIERt. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del ser1vizio sanitario militare napoletano. - Un volume di p!tg ine 72. • XIX - G. 1\iE:-tMO. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. 1- Un volume di pl\gine 50 ..... ... .. ...•. • .•. . .... ....•. • XX - A. CASARINI. - La medicina militare ne:Ja leggenda e nella storia. - Un volume d i pagine 7.50 con 155 figu.re ...•............ • 80 XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratitiche nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929). - Un volume di pagine 126 .......... . 8XXII - G. PtCCOLI. - Lesioni del midollo spinale per traumatismi in guerra. - Un volumi" di pag. 91) con Hl figure ..... . .. ... . ... .... . • 8XXIII- A. CaSARINT. - Profili di chirurghi militari italiani. - Un volume di pag ine 80 con 23 fi g ure ...................... . ...... . " 8 -
ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASABINI. - La guerra di ogni giorno. Note pratiche di fìsioparologia e di igiene per le forze armate. Uu volume di pagine 3f>O con 106 figure - H.oma. 1930..... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L.
A. CASARINL - Polonia e Italia - Un fascic-olo di 20 pagine con 4 figure. A CASARlNI. - La • Signora dalla lampada • (Fiorenza Nightingale) - Un volume di pag. 56 con 18 figure. .... ...... . . . . . • . . . . . . . . . . . • • . A CASARINI. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi. 1905. Un volume di pagine 330 con 65 figure. - Roma., 1908 A. CASARINL - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1906. - Un volume di pagine 4.02 con tavole grafiche e statis~iche - Roma, 1908. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 1921) . Relazioni ufficiali del Corpo sanitario milita re i ~nliano . . . . . . . . . . U Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Att~ del Congresso, vol. I. - Relazioni. ufficifl li. Un volume di pagme 416 con tre tavole. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • D Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). At.ti del Congres;:;o, vol. II. - Lavori Jel Congresso e comunict\· zioni. - Un volume di pagine 600 con 33 tavole e 19 incisioni .. m Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Congresso e · cOfllunicazioni - Un volu me di pagine 88. IV Congresso internazionale di medroina e farmacia militare. (Varsa.via, 1927) - Un volume di pagine 116 con 4 figure .... . ... ....... .. . V Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. -(Londra, 192\J) Un volume di pagine 124 con 19 figure ...... . ........... ..
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GIORNALE DI MEDICIN A MILITARE DIREZ IONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROJU - ~linistero della Guerra, Via XX Sellembre -
RO~U.
()ONDIZIONI DI ABBO~.OI E~TO . 1. Il r.i()rlllJÙ di n•e<licina militare si pubbllca Il primo giorno dJ ciascun meae, In lascloolo di quaLtro fogli dJ sLI\mpaalmono. ·
2. L'nbbooameoto è n.nnuo e decorre dal 1• gennaio. 3. n prezw dcll'n.hbonnmonto è: Per l'lt nllll. e Colonie. ...... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . L. 82Per l' E"tero........... - .. .. .. .. .. . .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. • 44 -
In Italia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . • all'Estero.......................... •
Un fuscicolo separato cost.n......... .
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In Itallr\. . . . . . • . . . . . • . . . . . . . . . , , costa : ali EsLero. . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . • 18 _ 4. Per gli uftlclnll modici e cblmlcl farmacisti del R. esercito (In eervtzio attivo, In poelztone ausiliaria, w complemento, della r tsorva ed a rlpo~o) U pr&uo dell'abbonamento è ridotto a L. :4 anticit>ole C'l Il prc~zo dol suvpll'nnento ò ridotto a Llre 8 per l soll abbouat.t . - Non t raelltettooo rloovute por gli abbonnment.l personnU. ~- Non s1 nccc~tuno r \"Cinml trMootsl trenta giorni dalla sperUr.tone del nlornale, obe el 'lf· fcttua regoltmncnte nl primo di o,:rnl mese. 'fTaaocrso tale temtlne, l faacicoll rlcblestl velljJono ape· cl!LI, se dispoull>Ui, solo a pagamento. 6. T slgnot·l ahbonntl mlllt3rlln effetthitll dJ servizio pagheranno l'Importo dall'abbonamento per mn7.zo cloi rlspetth·t coman•U eU corpo e dlrezloni. 7. Pllr l soli ufficiali medici (doll'Escrclto o ilella Marina), in qualunque po&l7.lone si tro\"'lno ~ ammos.•o un ABBONAMl!:NTO CUMULATIVO al r-iomale di medicina militare ed agll .dn?UU\ cl' medicine• naoole e coloniale al pre1.zo dJ L. ~5 annue. 8. Alllbrnl si ra lo sc.onto do\ lO per cento, ma eolt.anto per gU abbonamenti dello persone e degll enti non mllltnrl. 11 eupplornonto contenente l Ru.oli eli an ~anita del corpo :sanitario militare
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~OltltiE
PER LE PUBBLI()AZIONI.
1. l lavori or!gi01~11. lo ne. te. le rlvisLe -
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dattUOlfl'afat1 o scrlt.tJ a mano - devono occupare nn solo lato do! fogllo, ~~wre nel t.csto clellnitlvo ne ~ari•lur, ed accuratamente corretti e riveduti d~U Autori. SI fa speclrlle raccomnuda7.lone che quelli IWrlttl a mano lllano..ben leggibili, per modo eli evitare oqnl dubbio eli Interpretazione. In <'1\80 contrarlo, la Direzione ~l V'edrebbe costretta a so· Rpenderne la pubblica7.IOne. r lavori brevi saranno preferiti. Le opinioni maritreatate dngll Autori non Impegnano la r espoosablutà del perlodloo. 1C viet;•ta !il riproduzione de~ lB\"Qrl origina.ll. 2. Por dlspo~lzloue del CoWII~Uo nru:lonnle delle rlcorcbe, t'Autore deve unire al layoro nn . breve antorins.•n.nto (non pl(l dJ lO righe). • • 3. Salvo cosi eccezlouaUsslml, la correzione dello bozze sarà fatta dalla redazlone anzlcliè dagli Autori, per non \'iU(:O!are U lavoro tlpo~raflco aglJ Inevitabili ritardi postall. Le correzioni stro.ordlna.r le ratto dagli Autori saranno loro addebitate. L J,e spose vcr le tavolo lltogrnftcbe, fotob'Taftcbe, ecc., obe accompagnassero le memorie sono a carico <!egli A utorl. Le fignre da riprodurre devono essere nitide, <'OD lettere e diciture a cnratterl grandi e tali che rost.ioo ben leggiblli dopo eventuali rlduzionJ. Le blbllogra.tle lnnghe s1 pub!Jlloano solo negli c~trnttl. 5. Oli Mtrattl sono di due ttpl: - Tipo A) sanza copertina e colla Impaginatura e numera· zlone del !MCicolo. - 11po B) con copertina stampata, rronteeplzlo, ia>paglnatura e numerru:ùme apoolnle. 6. Agli Autori saranno concessi gratuitamente 26 estratti tipo ..4..- L o. richiesta dl estratti In pi!l e quuUa dJ estratti tipo B sariUlllo a carico dogli Autori stessi. 7. n prezzo degli eetratti. per gli .!. utorl delle memorie che 11 richiedano, l> regolato dalla 5eguente tarlfla. :
PREZZO DI ()IAS()UN FOGLIO DI STAMPA. - - ~~El.LE OOPtR ~ l Per ogni centlnnlo 50 l l 00 l 200 oltre 200 1
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Oli cstmllL miMri di w• /oolio Bi contatw ro~ fflqlio intero per le ordinazi.oni di 100 u1'NUII
P~r quelli che superano un toqlio, le trazioni in piit, cM Mn 3UperQ110 il mu::o Joo!io, M co• tono come m~ul, purçlle 'J)trò l'ordin.a:io-lu non sia it>/erl.Jr~ a 50 copie.
8. I otau ·~crlttl non •l re~tUuL~rono. (301~) - ROli1A,
1930-IX - lS'l'lTOTO
POLTGRAFICO DE LLO STA'l'O - G. O.
GIORNALE DI '
MEDICINA
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RUOLI D'ANZIANITA DEL
CORPO SANITARIO MILITARE (UFFICIALI MEDICI ED UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI IN SERVIZIO PERMANENTE EFFETTIVO)
AL 1° MARZO 1930 -VIII DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE P UBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DHtEZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE)
Giorua]c di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del R egio Esercito e della R egia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R Esercito: 1896-1907.. TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M.
PUBBUCAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIO NE
GENERALE
DI
SANITÀ liHLITARE
I - F. l'F.~TI. - Storia retrospettiva dell' igiene nell'Esercito italiano. -
U n volumn dì pn~ìna 112 ............................... .
II - Richerche biologiche degli Uffici psico-ftsiologici di aviazione militare. Un volume di pal(ine 2:iG con 46 figuro o 2 tavole ........ . III - E. SANT ORO. - Ferite addominalì di guerra - Prefazione del proflo'Ssoro N. GJ A:-1 ~ETTM>TO. - l:n volume di pagg. 400 con 38 fig. . IV - A. L usT re-A. Bt:,;JNco. - • I gas di guerra » - Impiego ed eftetti - Provvedimenti e cura. - l'n volume di pag ine 104 con 3 tlwolc micrografichQ a colori .... . ...... ......... ........ . V - A. L os:crc:. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-1918). - U n volume di pngine :32 con 21 fijZurc ....................••. . .. Yl - F. CA<'l'{A . - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - P1·<'fazionc del prof. R. D ALLA VEDO\' A . - Un volume di pùg ine 108 ................. .. ..... . ... . ........ . VII - S. ~ALINART. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 2° tempo. - Prt>fazionc d el p1·of. R . ALESSANl)Rl . - l." n v olume di pRginc 190 ........ . VIII - A. CASA R I:-<r. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un volume di pnginn 28 con !l figure . ........ . ....... ·'· ........ . IX - A. CAS.\R JNI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di pugine fl2 con 16 fìgu i'O. ........ . ..... . .. -- .... . X - N. RoDINÒ . - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pajZìne 44 ..... . .. . Xl - A. CASARfNr. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un volume ili pagine 232 con ll7 figure .. ......... ........... .
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SUPPLEMENTO AL FASCICOLO 1·11 dill GIORNALE DI MEDICINA liiiLITARE -
(ANNO LXXVUI 1930 - VIU)
RUOLI
CORPO SANITARIO MILITARE (lffi[IILIIEDI[I ED UffllllU [11110-fiWDSTIII SEIIIZO PEBIIIEIITE fffETTIIO) &1 1o mar2:o 1980 (VIII)
AVVERTENZA
I cortesi abbonati, che riscontrassero nel presenti ruoli qualche errore od omissione per Je Indicazioni che loro riguardano, sono vivamente pregati di darne sollecita comunicazione alla Direzione del Giornale di rrutUcina mlUtare - Ministero della Guerra - Roma, valendosi dell'apposito modulo che trovasl a pag. 2.
ROMA ISTITUTO Po~QW"JCO DELLO STAto
1930 -ANNo Vlll
AGGIUNTE E VARIANTI al Ruoli di anzianità degli Ufftcfall medici e degli UfftcfaU chimici farmacisti In aervizlo permanente elfettJvo
p agt.na .................................................................................................................................................-
Grado ................................................ ............................................................................................... . Casato e Nome
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Oo-4 . . . . .. 0 -0 -0000000 0 0 U U · O --OOOo-O.-..O.Oo--o-. . o-oo . .o . . ooooOooOOOOooooooooooooooonooon•ooOO-OOO- O-OOOO o-UOOOO O-O-O-OOOO-O o OoOo-ooO-o o o o o o . . -
Data di nascita..................................................................................................................................
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Luogo di nascita .......................................................................................................................... _
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Stato civile ............... ••........ ...............,...................... ..........................................._...____........... .... ......
Titoli accademici __ ..______,........- ....- ...- ................. _ .................----···..····--·Decorazioni e r icompense .............................................................................................................
Campagne .............................................................................................................................................
Anzi.anitl\ ..............................................................................................................................................
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Posizione -··-·-......................................................_._..............- - . - -..........- - - -· .A ....................................... addì_ ...........- ............................................ 19...... . .
L 'UFFICIALE
---·-···-·- - SI preca staccare e spedire d'uflklo AL PIU PRESTO Il presente modello, eolie aafunte e varianti, alla Direzione del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE- Roma.
SfiESlZIOIE DEl SEBII IIDICAITI LE OECORAZIOII ELE lBBREYIAZIOII. ){H.
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Medaglia maurlzlana. Cavaliere del SS. M:a urhdo e Lazzaro• Id. della Oorona d'Italia. Id. coloniale della Stella d'Italia.
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com. L . D. 8115. mJI. Dir. aen. san. mll. Dir. oapo dlvls. lnc. Capo ecz. lnc. Conslgl. tno. O ll. med. leg. Dir. San. Dir. enn. osp.
Dir. osp. lnt. Sez. dlslnf.
Centro aatom. o. a. 8o. di appL san ml1. Ina. tlt. Ina. ttt. acar. lat. oh1m. tarm. m11.
Centro ohlm. mJI. a. o. V,
davanti al IK'g1ll delle dooorasloni sopra Indicate
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~::d~;:clale. f~'!(
Oorumondatore. 1, .:~··~ Uftldale. <.:·,:e:'., Medai:lln d'oro pel benemeriti della salate pabbllea. ;;~ r~"f\ Id. pel benemeriti del terre moto 1908. • ··/ . ~~ ~ ,:,),~·,:1:9 Medaglia d'argento al valor militare. ·._:' ~·. :.; < .~' • Id. al valOI' oiTlle. \.?:.~~Y Id. pel banemerltl della salute pubblica. :r'. l 4 Id. pel benem~rit l del terremoto del 1 e108. <-..J:,; Madagl!a di bronso al valor nlilltare. I d. al valor chile. Id. pel l>enemerltJ della salute pubhllco. Id. pei t>enemerltl del terremoto del 1908. Croco di guerra al valor mUltare. Croco al merito dJ guerra. Medaglia commemorativa per le campagne d'Africa (1). Id. per 1ft camp~~gn~ d<>ll.ll Ci na ( 1 l. Id. per la campagna df'.Jla Libia ( 1). Id. perlacn.mpngnaltalo-austrlnca 1916-JS(J). Id. ln teral!ca tu. d ella VIttoria. Id. dell'Unità d'Italia. Id. pel benemeriti del terremoto del 1808. Crooe d'oro oon corona per anzlanltìl. di ser?lsio Id. per ansìanltìl. d i servislo. Promozione per merito di guerra. Aspettati va per lofermltA. Asp.,ttaUva per motiTl speciali. f uori quadro A dlaposlzlono del Ministero. comandato. Libero docente uni versi tarlo. assistente militare. Direzione generale dJ sanità militare. Direttore oapo divisione Incaricato, Capo sPzlone Incaricato. Oonslgll~ro lnoarlcato. Oolle; lo medico legale. Dlrealone di ~~~~onltà. Direttore di sanità. ospedale militare. Direttore dell'ospedale militare. infermeria presld larl a . Sezione di disinfezione d l corpo d 'armata. Centro automobilistico. corpo d'armate. Scu ota di applicazione di sanlt• militare. InsegnantAl titolare. Insegnante aggiunto. I stituto ohlmlco farmaceutico mUltare. Centro chimico mlllt are. ammogliato. celibe. Yed0\'0,
(l) l nWDerl eçoneutl Indicano le oaiDPI!IPle.
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CENNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MILITARE Prlrna del 1831 non esisteva un vero O >rpo 'anltario nell'Esercito: vi erano del sanitari, degli O~I>Cdnll reggimentali. sonza unità di Indirizzo. Jto Carlo .AJberto, con R. V. del 24 dicembre 1831, iniziò Il riordinamento del servizio sani· torio con ln oreaztono dogli ospedali llllJitarl divisionali , In sostituz.lone di quelli reggimentall. Con Kllccefl81vo R. V. dol 22 dicembre 1832, lstltul Il Consiglio superiore di sanità militare, cui venne 1\ffiùata l':alta direzione del servizio, e con altr o R. V. del 4 giugno 1833, emanò tutto le norme or<llnatlvo o regolamentari relativo al personale ed al servizio sanltorio militare, con osshnlla>:lone al grl\<11 militari. Con R. V. del 5 sottombro 1843 furono apportati nuovi r adicali ordinamenti, rendendo obhllgatorla lo. doppia laurea In medicina ed ln chi rurgia per l'ammissione nel Corpo, e con R. D. 30 ottobre 1850 si fusero le due categorie di medici e cblrnrgblln qtlella di modici mlll· tarl. dl.stiutl In mod ici dl dlviBit>ne. dl re~tgl meuto e dl battaglione. Con n. l). dell3 ottobre 1851 tnrono soppresse le Infermerie reggimontoU e di presidio e sost ltulto da~ell ospedali succursali, che tnnzlouarono alla dJ pendenza di quelll dlvlslonalJ. Con R. D . del 10 ottobre 1855 tu stabiUta una n uo...-a gerarchia, con l'ass1mllaz:ione al gradi mUltar! e fu creato Il grmlo di mMico R.AAIIllnto. Con leggo del 28 giugno 1865 a.vveano la. tuslone del Corpo sanitario dell'Esercito Sardo con quelli dello altre pro\inclo. Con ICIOOI àel 30 I!Ott6mbro 1873 fu conferito Il grado effettivo agli uftl.clall del Corpo sanitario militare, od Il Consiglio superiore di sa.nltàtu sostltnlto dal Comitato di sa.nttà mlli· t-aro, che c<>l t • novembre 1S87 assunse la denom inazione di Ispettorato di snnltà mllltare. Cnn la ~tcs:>a logge tu.rono lstltnlt.o 16 Dlrczionl di sanità mUlto re ed altrettanto compagnie di sanità, una per ognJ Divisione. Con legge del 22 marzo 1877 le Dir ezioni di sanità mllltare e le compagnie di sanità tnrouo portate o. 20, e con legge del 22 giugno 1882 ridotta a 12, una per Corpo d'armato . Noi 1923, con l'nbollzlone tU 3 Corpi d'armata e la creazione dl un nuovo Corpo a Trle~~te. le DI rezlonl di sanità e eli rendenti compagoJe furono ridotto a l O. Nel 1926, col nuovo ordlnament:> dell'Esercito, tu ripristinata la Direzione di snnJtà di Al01!5ruldrla, con relativa compagnia dl sanità, e tu Istit uito un ufficio di sanità a Cagliari con 10.12• compagnla di sanità. Con R. o. dol 20 aprilo 1920 l'Ispettorato di sanità fu soppresso e sostltnlto dalla Direzione centmlo di sanità militare, che già funzionava ftu dal 1917 come Direzione generale del 1111nl8tero della :guerra. Con R. D. n. 1'.!03 del 6 luglio 1925, furono Istituiti 3 Ispettorati di sanità di zona, con sede a Milano, Flronro e Napoli, dJrett1 da maggiori generali modlol. Con R. o. n. 1;21 dol a ottobre 1926, vennero più particolarmente determinate le ctttrlbuzionl del maggiori geuorall medlol Ispettori e fissati l Corpi d'armata e l Comandi mllltnrl di loro giurisdizione. Con R. O. m. 1925 del 4 novembre 1926, 11 numero degU stablllmentl sanitari tn fissato como segue: 11 ospedali miLitari prlnciJ>all, 16 ospedali mlUtarl secondari e 8 Infermer ie presidiar le. Con R. O. n. 1539 del 5 agosto 1927 Il numero delle dlrezlonl di sanità militare e q uello delle compaguJe di sa•tltà venne rispettiva monta stabilito In 12 e In 13. Fu pertanto costltnlta ln Udine n t• compagnia di sanità e quelle della Slcilla e della Sardegna pr eser o la numer azione dJ 12• e 13• . Con R. o. n. 327 del 23 tobbralo 1928 la Direzione centr ale di sanità militare l\8811ll.lj() la donomlna~:lone di DlrcT.!one generalo di sanltà mUltare. Con circolare n. 491 del 19 luglio 1928 tu soppresso l'ospedale militare secondar io di Venezia. Con circolar e u. 719 dol1• novembre 1928 l'lntormer la presldlar ia di Livorno tn t r 8.6for. mata In ospodaJe militare sooondarto. Con R. D. n. 2196 del23 dJoembre !929 turono aboliti gU Ispettorati di sanità dl sona, tu destinato un maggior generale medico alla direzione della Scuola di applicazione di sanità mllltaro e due furono messi a disposizione per studi ed lspezlont. Con R. D. leggo n. 2226 del 23 dicembre 1929 tu abolita la distinzione di o:spedall militari pr incipali e secondari.
RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE. I.
-MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE •Per gli importanti servW
resi nella campagna di guerra In Libia 11111 ·12, ove l'estremo pericolo non tu limite nella grande, umana opera pietosa • · - R. D. 19 oemlaW 1913.
n. -
MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE per ho campagna di guerra 1915-18. • I nstancabile, modesto, sereno, confortando d1 cure e d1 amore l s anguinanti fratelli negli stessi <'imentl della b~ttaglla o sotto le lmplacablll lontane offese n emiche, dette costante, mlrablle esempio d1 ardore e d1 valore, d1 sprezzo del pericolo e. d1 d t'vozlone al dovere (1916·18) ' · R . D. 6 oiuono 19-tO.
IU. -
MEDAGLIA D 'ORO per l'opera data nell 'occasione d el terremoto del 28 di· cembro 1908 In Calabria e Slcllla. - R. 'D. 27 maooU> 11111. ~
IV. -
.MEDAGLIA D'ORO w m erito della
~ alu.te pubblica. -
R. D . 16 marzo 19~~{~j'
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ef.>h· ~~:~~-·~ t. ~~ ' ·ii' .; . .t.>o
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ORGANICO
DEGLI OrnCIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P. E. ( Leooe 11 marzo 1926, n. 39G).
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UFFICIALI MEDICI
Tenente generale Maggior! geneu~ll
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Colonnelli • , • Tenenti colonnelli Maggiori Capitani Tenenti
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UFFICIALI CBDDOI-FARMACISTI
Colonnello • . • • Tenenti colonnelli . Maggiori •
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Capitani . Subalternl
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TABELLA GRADUALE E NUIIERICA BIEPILOGATIVA
DEGLI UFFICIALI SUPERIORI E INFERIORI DEL CORPO SANITARIO :atiLlTARE (..drt. 27 U(l(le Il mart'O 192ò. n. 896 - Circ. 689 Oiornalo MUltare 19218 o varianti apportate co n R. docroto·logge 6 agosto 19t7, n. lf>S9 o R. dooroto·legge 26 lugl1o 1029 n. 1430).
Col.
l T. col. l M1•gg· l Cap. l Subalt.l TOTAU l
U:r.FICIALI MF.DI Cl:
l'tllnl-tcro g uerra e Comando oorpo di s. )! • . . . . . . . Dlrcdonl di saotlt.A ....• •....•...•... . . . .........• Oapetlall militari, infermerie preshllarle c stabUlmontl bal ueo-tcrlllJIJI ..•.••••••••..•••••....••••..•••• Souolo mUltar ( .. ............••...........••.•.... Souola Contralo CC. RR. .. .• • .................... LC!rlone allievi cc. RR. . .......•.•.......... ... .. Reggh:Qcutl granatieri e fanteria d1 Uuca ....••..•• ld. bel'llftglleri •.....•••• , ............. . .. . Id . alpluJ .........••.•..•..•............. Id. cavalleria •.. , .....•.. , , .•..•.•.••.... Id. artiglieria da orunpngoa •.............. I d. artiglieria da m ontagna •........••.•.. ld . artiglieria a cavallo •... ....•.•.•.•.. .• Id. artiglieria pesante ORmPa le .......... . . Id. artiglieria J)CB<outo •..• ..• ...........•.. Id. artiglieria da oosta , .... .... ........•. StabilliDontt d'artiglieria ..•.•..••.......•..••..... ~ntl del genio •.•..••••••• , • , ............. . I d. rudlotelegra1istl •.•..........••........ Realmonte p ontlerl lagunarl .......•.• • ••••••..••. Id. fernovierl ....... •.... ...•... .. ......• Gruppo aerostieri ••. •..••••. , ••••••. , •• , . , , ••• , , • Stabilimenti del genio ...•. .. . . .. ••. . •.•...•••••.. Contro oblmloo militare ...... .... .. •... .... .• •... A dlsposlzlond per esigenze dol servizio snnltarlo ( l ) . TOTAlJ complessivi per grnd1 ••.••
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Ministero della guerra .. .......•.•.••.• , ...••...•• Istituto cblmloo·fnrma~entloo militare ••..• . ..•.• .. Ospedali m ilitari ed infcrmcrlo pres ldlarle •.•••••.• Laboratorio ohlmioo·bromatologloo . , •• , , . , , ••••.•• Oentro chimico mUltare •....•••...••• , .•.••• , •..• Souolo militari •..• , •.•• , .•••••.....• , •••••• , , •.• A disposizione (2) ••••• , , , , • , , ••••••••• •• ••••••••• TOTALI compleq11fvi por grado . ••..
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(l) flaranno dal Mlnli tero doli& Quer ra asso<n&tl a quelli fra g'l enti o riparti non Rpeclfteatl nel la preeenlt taholls (lcgio,l CO. R.R.., Centri ~o ntrol>orcl, L>l•trctti militari. nepo •ltl allovamcoto cavalli, Riparti dJ corredon~ e S taùUhneotl militari di P ·na . eoc.) rt.o per lt1 loro dl~IOC'.nlon o cd lmJ)<>rtanza non pcMOno ,·aloni, Il non al rltleoe opportuno che si ,·aigano. •l ' ll 'opcm d o ~ll l).llclall m ·dici o:ganl 'amcoto a •segnati ad altri enti o reparti del preJidlo, e por p:o'·,·edere 1\ spc· tall e•lgo•o7.o d el •cr,·lt.lr, sanitArio mllil&re. (2) daranno dal Mini ,toro d ·lla guerra lmph:atl per pnl\•,·edere a speciali C$laense del aen'i.llo.
A'fl'flRl'E~Zfl. A) :'io n •ono eo<uprc •l ne'la pro<ente !.abolla gli u!ll•lall d c' Corpo saoltr.rlo miUt.are usegn&tl r.l RR. Oorpl di truppe rolo~lall o ad altri e nti e •en·lzl no~ dlpende~tl dall' Ammlnl:~traz.Jone della guerra {r.rt. 4& 00111111& Il della Loqe Il marzo 1926, n. 300). B) Non o;ono compce•l nella pro!onto tabella gli ulllclaU subalternl di complemento. O) E' data facoltà al Ulnl• tro d ella guerra dJ apportare varianti alla rlp&rti.Jione aopra apeclfteat.a decll umclall del Corpo sanlt&rlo mllltRro fm l VMI enti e rip&rt~ qualora oalgonu dJ aervi.Jio Io richiedano, e p~ rlDiaopnc lmmut.atl l totali oompl culvl dJ ciascun grr.do.
UFFICIALI MEDICI. ....C> ~
LUOGO
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TENENTE GENERALE :MEDICO. a :Modena. . • . . . . Sl. 1.87 'Ili> Riva Umberlo, ~. ~
e.+.C~.+,e. ® '"·"., Dlrettore een. 88Dit.A ,,..,,, ®. @, mn. Hln. Guerra.
16.11.28 li. 8.90
MAGGIORI GENERALI MEDICI.
dal n. l al n. 4. ., Bassano CV l· lS. S.69 Bernuocl 1Wdclto, e, U + .O. ~- ®, cenza) ~ ............. @, @, •• o. 1!}, e.
Pres. ooU. med. letf,
16. 1.28 L T.tN
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18.11.28 11, 7.91
M i n. Gmrra.
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CSa.ssarll
~ .,..,..,,.,., +• @, @, ~. ~. EP, L. D. in Igiene, dottore honorV IXN8a nell'Università del cairo.
COLONNELLI :MEDICI DIRETTORI DI SANITÀ DI CORPO D'.ARJU.TA.
dal n. l al n. 4. a Al- ndrla. . . 18. 4.70 PavlaCaliman, e. U +. ~. ~ '"""• ~ ............. @. ©. • · e.
Dir. san. Verona.
20. 3.2617. 6.98
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Id. Torino.
18. 8.26 u. 8.tt
a Torre d'Isola 30. 6.71 Ca.stoldJ Etlcrt, e. U +.O, ~ . ®.
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L. D . In anatomia patologica.
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Sc op p i t o (Aquila)
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111. 4.70 Q Caccia Fili~nX>, e.+•• • IIJ. O m-u . ~.,,.,. .,.,., @, @. e. L . D . ln tra n· matologla.
Dlr. •an, Roma.
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Coli. medico-locale.
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a Sala Cons ilina (Palermo l
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Id. Id. Kllano.
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Id. Id.
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13.11.29 18. 9.99
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CASATO E NOME
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Montorio (Te- 28. LTS PacUni .4ool/o, • · <§.,o. !D.~ •••·••· ramo) '""", @,@, O. fil, +. L. D. 1n ftslolog. ed Igiene appl. all'eduo.
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27.10.18 8.10.01
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27.10.18 26.8.900
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7.11.18 1.9.900
7.11.18 29.7.900
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Id. Id. Ancona.
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Dir. osp. SavlelJano.
17.11.18 1.9.9N
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11
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CASATO E NOHE
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DEOORAZIONI E CAMPAGNE
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Id. Id. Novara.
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Id. Id. Genova.
31. 3.23 1.9.900
Id. Id. Catansaro.
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Id. Roma (oom. Iet, 30. 9.23 22. 8.06
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Id. Roma(Selretario). SO. 9.23 2'.!. 8.06
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SO. 9.2S 22. 8.06
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13
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ANZIANITÀ
CASATO E NOHE
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Id. Livorno,
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Min. guerra (Capo soz. 31. 3.24 19. 8.0$
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31. 3.24 ~7 . 7.0.
Id. Napoli.
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31. u. 19. 8.06
31. 3.24 1. 9.l•6
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Osp. Novllra.
30. 8.
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Salò (B rescia).
8.10.79 L an d rlanl Roberto, c§>, @ , cp, @ ............. @, @, +.
Id. Milano.
31.12.24 6• • •06
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9.10. 79 Brlgugllo Santi, ®. @,
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31.12.2'
Id. Roma.
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LUOGO
DATA
ANZIANITÀ
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Osp. Bologna.
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so. 6.26 20. 8.01
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Id.
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Id.
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so. 6. 26 20. 8.07 31.12.25 20. 8.07
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8. 6.26 20. 8.07
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6. 6.26 10. 9,01
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DATA
LUOGO
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CASATO E NOME POSIZIONE
DI NASOITA
d1
DECORAZIONI E CAKPAGNE
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d1
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Rieti , •••.. . . 11. 8.79 Turilll.J.nUmio, O, 0, ~ ou-uu ..., ® ............. @). @, • +.
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Id.
5. 6.26 18, 8,()8.
6. 6.26 28.11.07
21 6.26 SO.ll.O't
Id.
Scuola appl.a anitA ml· litare (lns. tlt.).
1. 1.27 10.12.07'
lstene.
o Moliterno (Po- 7.11.85 Germino .J.l/rtilo, <§o, O, lP "''"·", Osp, Napoli. tenza)
16. 3.27 7, 7.10'
® ..,.,., @), @, ~- L. D. In patol.
speo. medica. o Cagliari . .....• 11. 6.82 Rom by PooloJ+,4i•u-",@ •••·••·u·••, fl;, @, ~. ~- L . D. In igiene.
Dir. San. nologna'(lgte-
a Venosa(Potem:a) U . 1.80 Lo vagli o Rocco, cjì>, lP , .,.,..,......., ® ............. @), @.
Oap. Bari.
6.11.27 28.11.07'
o Spezia ........ t 9. 6.81 Camorlano Pidro, <§o,@, L. D . In patolog1a oblrnrglca.
Id.
Milano.
13.12.27 18. 8.()8:
a
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Oep. Roma.
13.12.27 8.18.08-
Cagllarl •.••••• 16, 7.M Creepellanl Carlo, <§o, O.~.~®"'·
Id. Flrei17;6.
13.12.27 16. 8.08.
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ANZIANITÀ
DATA CASATO E NOME
LUOGO
POSIZIONE
di
DI NASCITA
(/)
nascita
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
QT&do servlslo
dal n. 81 al n. 94. a
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10. 1 .28 l o. 9.09
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Dir. san. Bologna (ao- 26. 7.28 16. &.08 lrl'Otario).
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Osp. Novara.
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ANZIANITÀ
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CASATO E NOME POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE
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10.16.29 16. 8.08
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13 11.29 Hl. 8.08
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16.11.29 16. 3,09
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2.12.29 10. 8.09
Min. guerra (capo sez. 17.12.29 10. 8.011
lncar .).
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dal n. l al n. 4. 7. 5.82 Dassi Giuseppe, :jio. Q , Q, (!], ~ .,..
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Id.
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10. 1.18 7. 7.10
Id. Palormo.
10. 1.18 10. 8. 0~
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DATA L UOGO
CASATO E KOME di
DI NASCITA
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CAMPAGNE
di
dl
grado ser,"i.zfo
dal n. 5 al n. 18.
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20. 1.18 7. 7.10
Comando BOnoleoentr. 20. 1.18 7. 7.10
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20. 1.18 7. 7.10
Id . Catanzaro.
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22. 9.18 7. 7.10
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DATA. CASATO E NOME
LUOGO
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grado gervlziQ
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13.10.18 7. 7.10
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7.11.8'1 Pt• rilll (;io vanni. ~. O. O. l.:; . ~ "'. @. IG·
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22
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di
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DECORAZIONI E CAMPAGNE unscitH
di
grado ::;er..-lzio
dal n. 62 al n. 75. a
l'o,;cl uu (Aqu!la) a. 8.83 Ippoliti Amuldn ,
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31. 3. 23
s. 7.11'J
Se. ecntrale 00. R H. 31. 3.23 7. 7.10 Firenze.
Leg. al!. oarab. Roma. 31. 3.23 15. 7.11
C:alnbrla (C&-
tliOZ&ro)
a Cnmanùona (No· 29. 1.82 Sogno ..4rmando, i'. 4). . • • . . . . . . . .
Osp. Tori no,
St . 3.23 l. 2.09
!.d. CatanT.aro.
SI. 3. 23 l . 3.09
Id.
SI. 3.2:1 15. 7.11
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Serro S . Bruno 26. 6.82 Tedeschi Giacomo. ~.c . O. Q, &, (Catanzaro) [!], ~. ID ~ ............. ()?, @.
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23
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.. LUOGO
A.:\ZIA~IT À
DATA
CASATO E NOlfE
di DI NASCITA
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POS IZIONE di
DECORA ZIO!\l E CAMPAGNE
di
grado servlalo
dal n. 76 a l n . 89. a
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30. 6.24 15. 7.11
(SM.oa r l) 12. 3.86 Manconl Michele, ~. tl), ® ' "· Coli. mcd. lesale. ......... @, @. ~.L. D.ln otorinola-
so. 6. 24 16. 7.11
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J.J'
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Fnno (Pesaro). 19. 7.85 Piccoli Oio~:ann(, c§o, @. Jb.
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I d. Bologna.
so. 6.1!4 15. 7.11
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I d. CnBerta.
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Id. Ocnova
30. 6.\!' 15. 7.u
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I d. SMigllano
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30. 6.2. 15. 7.1l
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30. 6.24 15. 7.11
(.Segue) llAGOIORI MEDICI
24
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CASATO E NOME
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dal n. 90 a l n. 104. a
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5. 6.85 Marinuccl M arino, ~. ~. ~ "''",
so. 6.24 15. 7.11
Di-8p.Min . .4eronaulica SO. 6.24 15. 7.11
®. ©. + ,..,_,_
Osp. Milano.
so. 6.24 15. 7.11
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Id. Napoli.
30. 6.24 15. 7.11
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Id. Torluo. (·cgr ota- 30. 6.24 15. 7.11 rio).
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Id. Udine.
30. 6.24 15. 7.11
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Mirto (Mc;;;:iun) 2. 9.83 Machl Seba81iaM, + .O,@, ®'"·n·••. @), @, 4), • .
Dir. In f. Ra,·enna.
30. 6.24 15. 7.11
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®. ~7. s.82 Pnlumbo Giuseppe, + .C.O. + , ®"'' ta·n-u, (S?J, tQ), ~.
Iù. Br.:AOio.
30. 6.24 25.11 .10
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Sambuca-Zabut 11.10.84 Campi si lJaldassf!rre, ci>, O. O.® .,.. (Girgcnti) "''", @, \Q), 4).
Id. l\lilauo.
so. 6.24 15. 7.11
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Crema (C remona)
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Accadia (A. voi- 21. 8.83 Vassa lll Giovam•i, :jp, +, 9 ....... @, lino) @, ~ "''"• '"'"·
Id. ~apoll.
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Catania.... . .. 24. 7.85 Plvettl Francesco, 'ÌÌ''· O. @ . tu -u ..,•, @, @ <D •n-Jt, ~.
Dir. San. Palermo.
so. 6.2 1 15. 7.11
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(Igienista). Osp. Verona.
so. 9.2t 15. 7 11
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Id. Palcrmo(asa. mJl.) SO. 9.2~
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4.12
(Se(ltu!) MAGGIORI MEDICI
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E NOME
LUOGO
POSIZIONE
di
DI NASOJTA
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE nas cita
di
g rado t;ervizlo
dal n. 105 al n. 117. a
Andria (Bari). 15. 1,81 Ci"ita Raffaele. ~. O, +. ® '"'"'"·
Osp. Bari.
30. 9.2i 15. 7.11
Id. Alessa ndria
30. 9.24 !5. 7 11.
Id. P adova.
SI, 3.25 15 7.11!
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31. 3,25 15 7.11·
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Id. Tt·lesre.
30. 6.26 31.12.10·
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26
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DI NA SCITA
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D ECO RAZIONI E CA.~PAGNE
di
di
grado s e r ,-izio
dal n. 118 al n. 131. a
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ANZIANITÀ
DATA
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LUOGO
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di
di
grado servizio
dal n . 132 al n. 143. a
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l. 9.27 10. S.l~
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LUOGO
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di
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di
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dal n. 144 al n . 157. c
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13.12.27 IO. 3.12'
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29
ANZIAXITÀ
DATA LUOG O
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CASATO E NOME POSIZIONE
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di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
dal n. 158 al n. 171. .a
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(Ca· 13.11.85 lllas trojiUlnl .Antonino.<!)"'-", •••, @, ©-
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7. 2.29 l. 4.12
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29. 5.29 l. 4.12
26. 6.29 l. U 2
a
Castro v ili all'l 22.10.85 Cassancso Oi'U11eppe, ®'""", Q) "•·". (Cosenza)
Id.
a
b'ireuze ....... 22.10.85 Morelli Mario, ~ " " ""'", ~. @ ..
Id, I<'lreoze (a;,s!st. m!l.)
1\'apoU.
s. 7.29 20.12.13
30
(Segue) MAOOJORJ E PRIMI CAPJTA:-11 MEDICI
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CASATO E :\OME POSIZIO~E
di
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DI NASCITA
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ANZIAN I TÀ
DATA LUOGO o88dta
di
DECORAZI0::\ 1 E CAMPAGNE
crndo serruto
dal n. 172 al n. 176.
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11. 6.85 Ouerrn Yincer1to. 'i,, ,D, ~ ·u-1•-n- u. @. @, ~.
H• trUJI PO Col. (Trfpo
23. 7.29 29. 2.1\l
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a :Sapoll ..•.•... 31.10.87 de Marllno Roberto, ~ .,,., ..., ~. ~- Oop. :Sa poll.
4). • .
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TI M ' O ( Plaoonza) 1.10.87 w Pedrnzzl ./Jrrlgo, Q,~. ~.,,.,. . .,. .,
26. 7.29 l . l .l S
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6.10.29 l. us
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Napoli. •••• , • 26. ,,89 Felsanl Giocir1/JI. U cj!>, ~ . <C ....... 0 , ® ,.,..,...,.,., @:, @. • • L . D. In eli n. ucuropslchlatrlca.
O· p. :\n poli.
16. 1.18
o
S . Sofia di E piro 1S.ltl.91 Bugliar! Oitueppe, O. ~ "''"'", <P. (Cosonza) @:. @.
Oap. Torino (889. mll.).
1.10.1'
.
PRIMl CAPITA NI )lEDlCI.
dal n. 1 al n. 7. ln1 . Cava dei Tirreni .
16. 1.16 10. 3. 1\l
~ ,.,.....,•.,_
770 rant.
16. 1.16 l. 4,1!
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Lcg. CC. sl oo.
RR. M c~· 16. 1.16 1. , ,12
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Francavlllo 20.7.83 MarcdooloMichdaupelo,~.~. ~"'· (Brlo<liPI) ..,.,..... ~ "''"• @. @.
Min. cuerra
16. 1.16 1. Ull
16. 1.16 lll, S.12
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1. 8.85 Rnlner l Umber/11, eli'. @, @. (• ).
c Sperlonga (Nu· poli)
4. 6.84 ScalfaU .d/berlo. @ , IV.~"'·" , @. lt.ì:·
13 art. com p.
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Dl.srJ • .llfin. .4eronau - 16, 1.16 10. S.llJ
Brindisi.......
tica. a
V i t t or la CSI· 10. 6.8~ Mazza Ho~ario, O. 4).. ........... racusa)
c•) ha rluunolnto llll'avanznmento.
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1.16.16 L 4.tlJ
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(Scgut) PRI:u:I CAPITASI )I Elli C'I
o
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LUOGO
~
DI ~ASCITA
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CASATO E ~OM E POSl ZIO:-fE
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
di
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dal n . 8 al n . 22. a
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•1lvlano ();o:>oll)
Sez. stacc. spolcttl11olo 10. 1.16 16. 1.13R. lo;, Torre ADUUU·
data. 6. 4.88 ClnprlnJ Olno,oijo,*,tP' "·".®'""""""" , @), @.
Oap. Voronn.
16. 1.16 16. 1.13
a CnR tcllr.mmnro 10. 7.87 Plnln N(ltal~. +. 4), ® " '"", @,@. (Trapani)
Id. Palermo.
16. 1.10 16, 1.13
a S. Poolo di Cl\'l· '22. 7.86 (,o m bard i Enrico, <!> . • • • • • • • • • • • tulo (F'oggln)
Ace. art. c genio.
10. 1.10 16, 1,19:
c Sa,·oca(:\IP.hSino) 7.11.87 T ns<'nno Vincenzo, Q,~.,, ......, ®''" U•U •I t , @, @, .~.
4 bers.
16. 1.111 tU, 1,13
a Napoli •• . • • • . '.!1. 1.87 Cu~anl Mariano, 4;1, ® ,,._,, ..,..., ~.
4Bf'. fn/erm.
16. 1.16 16. 1.18-
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Osp. Roma
10. 1.16 18.12.13.
c
RlptLtransono 28.8.85 CcllloJ Luigi, 4ì. ®"•·•o-•'"''. ®-©. + i Ascoli Ploonc)
Id. Ancona.
16. 1.16 16. 1.13-
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Id.
16. 1.16 28.12.13:
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PicmonteRcaleca,·all. 16. 1.11128.12.13-
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16. 1.16 28.12.13-
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Dlatr. mll. P18a. (aae. 1R, 1.1() 28.12.13. mll.).
a Conto (Ferrara) 1.1 9.87 Come!U Umberto, O. @. @.
O. 9 " '"""",
Osp. Bologna.
20. 7.16 28.12.13·
c
Castroglovaon l '28. 1.86 Polizzi 4ntonlo ~ m-n, @. @ .... . (Caltanissetta)
4 sp. interm.
20. 7.16 1. t.llt
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Rocca di Neto
Id.
20. 7.16 l. U2
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(Catanzaro)
1.10.86 Saoco Rosa.W. '§>, O. ® .,._,., ® .,.. t U•U•tl, ®, (!t.
Id.
32
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DATA LUOGO
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POSl ZIO::\E
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DECOIU7.10~I
di
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20. 7.16 t. 2. 1t
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L~g. CC. RR.
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20. 7.16 21. 6.13
6.10.89 C'ltlrucntl Ftrdinmulo. .... ........
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20. 7.16 28. ll.U
PrtlltAilltU::~Ior(' 17. 1.88 PC7.7.UIIO /,ui(li. ~ ' " '"''' , ~- -0 . .
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20. 7. 16 28. 6.u
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a Sa v inno (Napoli ) 18. 9.87
· n ·rorlno....... .
~lnnfredl
Al/redo, ~.
. a Sommntino(Cul· 18.11.86 Vcudra Salvatore, Q)"'·", e .,..,,. tauililiottal ' "• (2), 9, +•
("'ul~rno)
Dlstr. ~Il. Reg"lo Cal.
t . 3.17 17. 6. H
.de;>. (n/crnl.
t . 3.17 6. 6.U
So. app). san. (Io-cr:. a'(g.).
*· .... .. .. Dir. San. l'apoll.
7. ~-87 llassl Uoo..... .. ............... .
. ·a Cll!!tc·llnmm n re 16.10.88 De Leo Salva/QTe,
Oop. Dari (oom. pros. 20. 7.16 28.12.13 nod i).
mll.
4. 3.17 21. 5.U
'· 3. 17 28. 5.1(
t l fant..
t. 3.17
A s11. mol. spec.
• • 3.17 16. 9.1 ~
+ ............. Osp. Oenon.
7. G. H
t . 3.17 6. t.U
(S~) PHUO
ss
OAPIT.UU W'.DIO!
ANZIANITÀ
DATA L UOG O
CASATO E NOME di
DI NASCITA
onliQita
P OSIZIONE DECORAZIONI E CAM.PAONE
dJ
dJ
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dal n. 36 al n. 50. a
Bari ... . ...... 27.10.87 Monteleone Vincm.eo,
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[X$p. M in. Fina n.u.
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o
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a
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Ouhhlo~l
Emllio,/r •••.•..... .•.•
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Osp. Uologoa (a•slst. m li.).
' · 3.17 28. 5.U
!•3 raot. (com. so. appl san.).
' · 3.17 6. 6 .14
Osp. Ancona
4. :l.li ~8. 6.1.
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a
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hl.
UdJne.
Id
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'· 3.17 6. 6.14
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l. 1.87 Fiore Mario <P.
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(M~I•t.
4 . 3.17 28. 6.14
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4 . 3.17 2. Ul
O!!p.Pado'l'n(ass.mll.).
4. s 17 1. 9.1S
19 nr·t. ca m p.
• • 3.17 18. G.l Il
+ . . . . .. . . . . .4spr,'/. inferni.
4. 8.17 5. 7.1o
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Dlll.).
C Pavia ........ 19. 6.8-1 \\mt-ronl Carlo, ti:~, Q, O. (f!. ~ •u, ~ .,......., @,
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B••rit· tt3 (ilari) .
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ArraJa ( 13cno- 3n. 7.84 A moroso B<lTtolmneo. vento)
n :4.«1crno ..• , •. 11. 7.86
~ rganinl Teofilo, O, (p. ~ ' "·" · 11• 11 ,
7 ori. ca mp.
4. 3.1i 21. 1.1 2
rnr. C:orlzla.
4. 3.17 21. 1.1 2
GS font.
4. S. li 16. 1. 13
O~p.
4. S.li 16. 1.1 3
~- (1/ .
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Con~lllnn (Salerno)
S. 4.8l Cnprclli .41/red<J,O.O.O.~" ''".&.t\i)
a
Riet.i • , • . . . . .
1.10.87 Pasquali RemiyiCJ, <!), . ...... @, @, • .
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Loudro .. ... . 2:1. 6.8G Merlino Va-o, O. <P.~"'·"·"·".~- ~
3 -
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Ruolo di an•ianitd rlel Corpo sanita-rio m i lit<tre
Homa.
(StCTUt)
34.
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LU OGO
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DI NASCITA
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PIU:W C.\i'IT~NI U EDICi
CA!:IATO E NOliJt POSIZIO:S E
di naaclt.n
dJ
DECORAZIONI E CAMPAGNE
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dal n. 51 al o. 64. a
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OiiUieppe. ~.
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c Ca-osino (Napoli) 18. 3.89 Del Fooo Olklrino................
a
~I:>ddolont (Na-
2, 9,88 Ratrono 41/0tl$0 ......... . ...... .
poli)
8
TronUnnra (Sa- 17.11.88 Ca,·allo Euocnio, lt'rno) ~. ©-
Osp. )leei>Joa.
' · 3.17 11.11.~
Id. :\op<>ll .
4. 3.17 28.12.13
Dir. san. >erooa (com. eez. dlelnf.).
•• 3.17 28.12. 13
!C, @ m -u -u-u, Disp. J/in. F'ino.nu.
4. 3.17 28.12.13
c
F t n a l n Emilia 26 1.88 GuaraldJ Carlo, O. .U .. . .. . .. .. .. (.\lo•lcna)
GcnOYa cav.
• • 3.17 28.12.13
c
s. Mnrle. Castel· 16. 1.86 noslello Luioi . . . . . . . . . . . . . . . . . . •
O, p. B ari.
4, 3.17
2 art. cump.
4. 3.17 17. 9.14
.tlspc/1. i'l/trm.
4. !3.17 1.10.14
Osp. Ve10nA.
29. 4.17 l.lO.It
lnbato tomo) a
1.11.16
(Sa·
Paglieta (CbleU) 26. 6.87 DI Nella Nicola, O . . . . . . . . . . . . . .
c Acquafondata 17.10.89 Pastore Franrcsco, O. O. O. 4)'"'", ~ ,., . .,... , ~. l~. L. D . In ollllloa (Napoli) oculisti ca. 4. 2.80 Lampls Edoardo, !C ""·", ~ " ' '"'"• @, @.
a
Sanluri gllnrl)
a
Noccrn Tuforiore 17. 4.8!1 D'Alessandro R(l(Jatle.............
(Ca ·
Id.
Romn (88!!. mJl.). 29. 4.17 J.lO.H
Id.
:Ullano.
(:;&terno) c Glnrrc (Catania) 16. 7.89 Patanè Carmelo, !C , ._,._,._,,....... a
8
MO:!tro(Vonczla) 25. 2.88 Do Cori! Gustavo
I,IO.H
il:)...... ........ L cg. CC. nR. Pndova. 29. 4.17 1.10.H ~ ' "'", @,
76 fant.
29. 4.1 7 I.IO.U
Perugia • . . . . . . 1•1. 4.88 Csterinl Federico. @ ............, @,
62 Id.
29 • • .17 l .lO. U
M odi ca (Siro· 23. 9.110 Barone Oiot:annl, cusa)
a
29. Ui
!C.
©. • · (!Ì), • •
(Sf01~) PIU~il OAPITA.:O'I
LUOGO
35
ASZIA:->IT À
D .! TA CASATO E :->OME di
S !! al
Ml'!l tll'l
DI NASCITA oa8<'1tu
DECORAZIO~I E CA:liPAG NE
POSIZIONE
di
d
grudo scrvulo
dal n. 65 u.l n. 78. a
P~cloll (Pi:.a)..
7. 9.88 Catarzl Ollorino, ~. ~ "'· ~. ©· .. ~ ,,.,..,.,., @, lÙ:·
a Pisticci (Potcn7a) t5. :!.89 Sillettl Michtle.
a
Ovada IAic;;,.nu-
1. 8.89 Corte! la Frcmcuco. :f., O. O. i, i., • • (!) ....... @.
dria)
Di.tp. Min. AN'Onnutica 29. 4.17 l.10.H.
Osp. Ct\taozaru
.29 4.1i 1.10.14.
mrcz. ~au. Alcssnndrln 20. 4.17 1.10.14 (com. eez. dlslnfcz.).
Casella !Jmedcllo, O. !P.® " '"""""", @, (l", L . D. in o tortno la ringoi atria.
Di.tp.Min • .Jcr ml(lutica ZU. 4.17 1.10.14
c S Lliuglo Plnt nnl 20. 8.8J Guarnnccla Girolamo, ~ .. ....... .
n. trup. C'OL (Trlpo- 2!1. 4.17 1.10.14
c
:ll onl~<'u~lloso 21. 3.90
(PotN•zn)
+.
(Agrigento)
a
rschlwllu CFog-
lìtanio ). 8. 2.88 De Cata Domenico, O ........... .
Inf. Cnva del 'I'inent. 20. L17 1.10.u
l{Ì(l)
a
Grotte dJ Castro 25. 6.89 Spera pani Elpidio, & "'"""", 6:;, (tì( Roma)
S g rannt.
2<J, 4.17 1.10.14
a
Ca.>Jti::llone :Il e.~ - 11. 2.88 Moschetta Oiorarmi. . . . . . . • . . . . . . ser Raimondo (Teramo)
Osv. Udine.
29. 4,17 1.10.14
Dl.tp. Min. J utcrnt.
29. 4.17 1.10.14
o Ciro (Catan7.nro)
J. 0.8~ Sabntlol Arturc>, •!•, O.~. ~. ~met•-u -11, @,. ~.
a
)fontccal~o Ir- 26.ll.87 pino ( A n:Uino)
c Colletorto (Co mpobasso)
+•
Fonzone Lorcrl::(l, V.. ...... ......
5. 2.8!J De Bernardo 'Frart. A1tlonio, S '""".
@;, LW
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c llitonto (Bari), L6. 3.87 .llodugno Domc1tico, O
••••• •• o
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n :111'10 (Gene\'&), f!), 8.88 lfantero Lorttt:o . ..:,, g•u-u-u, @, \'.:!.
<D •n·u. +'·
a
Montepulc iano (Siena)
a. 1.89 Gi annottl Dino, ~ ' """"", @, Ji:;. .
::<cuoia oli. n1l. Cam- 29. 4.17 l.lO. H. p o basso.
21 art. camp.
2!). 4.17 1.10.1
O•t•· Tl'ie,;te.
29. 4.17 1.10.14
8!1 fan t.
29. ,,17 1.10.1 ~
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Lcg. CC. R R. Hrenzc. 29. '·17 LH'. U
(.StUIU} PRIMJ CAPITANI MKDICI
Ili
LUOGO
DATA
ANZI'A~"1TÀ
CAS.\TO E NmH: POSIZIONE
di DI NASCiTA
D EOO RAZ ION I E OAMP AONE naeolta
di
di
grado servizio
dal n . 79 al n . 93. a
Ca~ tigliou del La~to (Perugia)
8. 8.91 Binncblol Acrisia, ~. O. ~. ~ " '' ......... . (ir,. \1]). • ·
:jo, • . o. a :\Jnnlc\·erde (A· IO. 1).87 Bocche tU Ftdui(}o, @ ' " '"'", @, @ L. 11. Vt>lllno' ~- 4;1,
•• +·
Osp. F ir•·nu.·.
29. 4.17 l.IO, U
I d. R cuua (Cn mpo ~au. 29. , .1 7 1.10.14 Amio).
in Igiene.
a C:atn nznro ..... 18 . !J.87 Do Pnrla Auotu~to. ~ ......, ~"'· ()?>. @ 280 ari . camp. l. s.s. W> P olese .\'ello, O.~.,..,,...... , ~. ,t~.
a
!.h·ornc. ......
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) Joutcloonc di 12.12.88 Se.-eri Pompeo..... . . . . . . . . . . . . . . Orvieto (l~e.
29. 4.17 1. 10.14
Osp. NapoU (aes. mll.). 25. 8 .1 7 1. 6.16 Id. P~rugla.
23. 8.17 1.10.1&
l tl. no m o.
23, 8.17 1.10.U
rus:rlo. )
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Pl..a . . . . . . . . .
6. 6 .92 Uiancbi J'illorlo, o... . .... .......
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23. 8.17 31.12.U
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Osp. Trieste.
23. 8.17 24 .1.15
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6.12.90 neitanu Uoo, 0
.lli 11. Colonk (Somnllo.l.
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23. 8,17 24. 1.16
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l'ont<' l':. Pirtrn 28.111.89 C'nltanco .4cltille. ,Jr, O. ~. <0CI1\'Ulll0) \IJI, • .
a
Giu gliano In t. 2.911 !':nrnelll T mnnu•I J, ~ . ......",~· ®· l 'llllJ'Ilnla (:\a ·
Id. mcmt.
I)i8p. Jlin. Colonie(Ct· 23. 8.17 2 1. 1.15 rcnnlcl\l.
poli)
c a
:-ill k•rrvl
0. 12.911 Dc Co~ n re J,u\(1(, ~ ' "'"• @, (iJJ, L. D . in r adiologia edelt>ttro ternJ>Ia.
Cu~IO\'e CNa· 30. 6.88 Centore .A itlolli no, ~ .,..,., ~ . @...
fd.
ltl.
.4 e-ronau- 23. 8 .17 31. 1.15
tica. Osp. C:~scrtn.
2:1. 8.17 14. 3.15
1 art . J)es. (nss. mil).
23. 8.17 14. 3.15
poli) a
Gottosccca (Cu - 13. 7.87 Germano Oi ut eppc, O. ~ · "·". ~. @ 1100)
(.Sc(IUe) PJUMl CAPTT.IO
LUOGO
DATa
AKZIANITÀ O~ATO
E NOME
POSIZIONE
dJ
DI NASCITA
sr
JIZDIC'I
lJECORA.ZIONI E CAMPAGNE nascita
di
di
grado servizio
dal n. 94 al n. 108, a. SaunkandroO•tr· 26. 6.88 Pacll li 4/fr cào, O ganlr o (Fog· gìal c
C a p a D D or i
li. 6.9~ Berto!UC"CI Gino, O.®.,,.,....... , ~.@
Dist.r. mll. l ..'agllnri
23. 8.17 18. 3.16
Osp. Verona.
23. 8.17 13. :!.16
Collegio Mi!. Napoli.
23. 8.17 28. 3.16
Osp. C{l(unzaro.
23. 8.17 11. •. 16
:! g t·!•lla t.
23. 8.17 13. 5.16
Dlstr. m!l. Genova
23. 8.17 20. 5.16
Osp . Ocn<J\'U.
23. 8.17 20. 5.16
(Luooa) a Castropì;:maun !S. 3,89 Spagnuolo Vìgorlta Nicola. ~. o. (Campobasso) ~ " '• @, @. 9.10.87 Scambia Giovanni, ~ .,,.,•.,., @, @.
a
Motta S. OloYannl (Reggio Calabria)
a
Caccavooe(Cam· 28. 2.86 :\1oaut-o .Jurelio . . . . . . . . . . . . . . . • . pobMSO)
c Gcno,•a •...•• 27. '·M Costa &imeppe .<tuuuslo. ~ .... ,........ @), @, o, • ., ~ 'tU&ll•:t•tJ • (Oe- 12. 2.87 Queirolo Emilio Ernuio, U 'i[:, O.
a
Moconesi nova)
a
Sllluzzo (CUneo) il. 2.86 Chiabrero Carlo Luiot .. . . . . . . . . . '/'JVp. liU11. Coltmu ( li:ritrea).
o Oua rd ia l 6ere. 22. 1.89 Buocl P aolo,® ou ........., @.@, >§o .. (Campo baReo l
c Gcno.-a . . . . . . . a
8. G.87 Cal!ga.ris C cu-lo, +. . . . . . . . . . . . . . . .
S iena . . . . . . . . . 26.10.86 Oramcgna GiotJannt.
o Casale (A lcssa.n-
3. 4.90 Ganora Rmnualdo,
dria) a
a
6. @, ~"'·"·".
+.
Voltri (()enova) 17. H,88 Fabiani PieJro, +
c Malori (Salorno) 16,11.9(1 CoofA.Ione Raf!nclc, @, @, • · <*>
*·
~. ®"'"""",
Siraousa . . . . . . 19.10.90 Trombator;~ Vincenzo, ~ "''"""'",
@, @. • •. (*J l.ovaUdo di ~erra.
6 genio.
23. 8.1 'j 30, 6.15
Osp. Udine.
23. 8.17 lT. 6, 16
+ . .... ... .. 3 &lp.
(0. @. ~ .......... . . -&. ~.
93. 8.17 30. 6.16
23. 8.17 17. 6,16
Dis,?. Min. Colonk (Eritrea).
23. 8.17 24. 6.15
dsp. inferm.
23. 8.17 24 . 6.16
Osp. Napo!l (a.t s. mU.). IIS. 8.17 24. 6.16
Disp. .ilJ'Ih Colonie (Eritrea ).
2S, 8.17 24. G. H>
88
.!!
.. o
r-uooo
....o
DI NASCITA
.s7l
ANZU.NITÀ
DAT~
CASATO E NOliE
di
nnsclta
POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE
dl
di
grado servizio
dal n. 109 al n. ltO. a Al('amo (Trapa-
6.\0.8:1 Scallsllgtlazio, ~ ,,.. .,....... @, @ ..
.Aspe/t. interm.
23. 8.17 8. 7. HI
O~p. Torino (a.se. mll. ).
28. 8.11 17. 6. 16
o i) c
A velliao ....... 12. 5.89 $
Sandull i Pulro, O
••
C~PlTANI
d~l
••• ••
o
•••
MEDICI.
n. l al o. 10.
o. ~. IT), Osp. Trlc~te.
6. 4,89 Carvnglio Edoa rdo, O, ~ tU•U•IJ•U, @, @, . t:, Cb),
a
l~ircuze • . . . • • •
a
Lanciano CChieti) 16. 6.84 De PASillla GimewJ?e, (j, ® .......... Leg. terr. CO. RR. N a- 23. 6.18 1. 6.16 ....... @. @ • • •. po!J.
a
S . Valentino (Salerno)
9. 6.85 Dc Marluls Aurrl;o. ~. \9 "'"", @, @. • •.
•·'*'····
Dir. San. Bologna.
23. 6.18 l. 6.16
28. 7.18 l. 6,16
6, 6.91 Ciotola .Jiberto, ®"'""'""". @, @, L. D. 1u patologia chirnr· gioa,
Disp.
6. 6.87 Be,·etta, Giu.sep1>t..... . . . . . . . . . . .
S fan L.
28. 7.18 l. 6,16
O~p. l\111ano(ns>. mll.).
28. 7.18 1. 6,16
Id. Firenze.
28. 7.18 I . 6.16
a T erracina(Roms) 10. 3.88 Salvini Cesare, @ ............., @, :il).
9 bers.
28. 7.18 l. 5.16
n Melegnano (MI· 29.10.89 l\Iontl Oadall"• ® "'"""", @, @, • · Inno)
Disp. Min. Finanu.
28. 7.18 l. 6.16
a Napoli
a
Vogb•r,. (Altlll· .sandrla)
a
Torreorsnla(Ss- 26. 8.87 Girardi GiW$eppe. ~ 111 , lcrun) ~- ~. @, @. • ·
a
Tev e rola (N a· 19. 4.89 Pecorario Raffaele, O. ~- Cb\, ®"'' poli) .,...,.,., @, @, • ·
a
Oangi(Palermo) 28. 8.90 Centineo Sm1k, O. @. • ·
® '"""·",
min. Colonie 28. 7. 18 l . 6.16
(Er itrea).
e .,,..,.,..., @, Osp. Palermo.
28. 7.18 1. 6.16
(S~UIU)
ANZIAN ITÀ
DATA
CAS A'rO E NOME
LU OOO
3 cn
C.I.PITAS I KEDICI
POSIZIONE
di
DI NASCITA
DECOit:I.ZIONI E CAMPAGNE
na.'loita
dJ
di
gro.do
serv~lo
dal n . Il al n. 25. a V nzz ano (Cn· 16.ll.87 Luciano Fuseà Felice, ~ t U •U•Ut
Osp. Torino.
28, 7.18 l. 5.18
a Snlerno ....... 17. 9.90 Correa lo 41/redo, c!!>. Q, ~ "''"'"'",
Id. Trleete.
28. 7.18 3. 9.17
o Teramo ...... . 12. 6.91 VetW!olll Paaquale ••••••••.••••• •
Id. Bologna.
28. 7.18 l. 5,18
a Roma ......... 16. 7.88 D'Amico Glmerrpe, ~ .........., @, @.
l\Un. Guerra.
u. 7.18 l. 5.18
a
JX$p. JIUA.
@,@.
tanzaro)
@, @, • ••
J.' r o s 1 n o n e 13.12.89 Dcci na Camillo . . . • • • • . • • • . • . • •
Colonie
28. 7.18 l. 5.18
(Somalia).
a Caserta c:-;al>OU)
9.10.91 Sollo Sami, 0
o Monastero lo (Cuneo
1. 2.86 Brunetti Oimeppe, O.
a
ncg~tlo Calabria
.. ........ ........ ~
Osp, P lldova .
28. 7.18 l. 6.16
Id. Savllfllano.
28. 7.18 l. 6.18
,...,,...,, .JBI)ett. mot . B11ec.
28. 7.18 1. 6.16
+. o{•,
10 art. pes. oamp.
22. 9.18 1. ue
@, @,
8
Id.
21 9.18 l. 5.18
Dir. San. ?\fllano.
2'2. 9.18 l, 6.16
t!l fnnt.
22. 9.18 1. 6.18
61
Id.
22. 9.18 1. 6.18
O•p. Udine.
13.10.18 1. 6.16
,., ..........
~. ©· 13. 8.87 Suraol Bruno, O.
~.
+.
~
@, @• • . c Calvnoo( :>;apoli ) 25.12.89 Lanna Le on ida, 4) m, ••, @ . ® ............. (iò,@.
a Caste l p l a n i o 2'1. 8.9>} Ricci .J.nlcnw, \ :l.nrona)
•••
a
a
~ ........... u,
S. Gi uliano lillaucso (:\lilano)
l. 2.91 Ca rimati Oi1uewe,(), ~.,.., ........, @,
S. Rcrno (Imp&-
8.10.84 Pigatl
Id.
Id.
<0· +• Oio~mm\, ~ "''"'"'"• @,@
l'la)
a
D o r uta rugiu)
(Pe- 20. 7.90 :l!agnlnJ Et~,
+ .. .. .. . ... .. .. ..
c Sperone (Avei- 10. 5.90 Rouga Gaetano, ~ , ,.,,,..,, €), ~. Uno) ~ ,,........., • ·
c Iaourso (Ca- 2.12.90 Dattilo Oiw~ppe, tanzaro).
" ' "" · (Y>. @.
'*'· ......, ,.,.... Id. ~
~
R~ma.
13.10.18 l. 6.16
(Se(lue) CAPlTANl lollltDICl
DATA LU OGO
ANZIANITÀ CASATO E NOME l'OSI ZIO NE
di
DI NASCITA
onsclta
di
DECORAZIONI E CAMPAGN E
di
grado ser,·lzio
dal n. 26 al n. 39. c
Dl~o (Loocc)...
2. 7.!10 Buccl P~qua/e..................
c )lorbcllo (Ales- 27. 3.88 Colombara Gu ido, O
Osp. Roma (oss. mJl) 13.10.18 1. 5. 16 Osp. A lessandria.
13.10.18 l . 5.16
02 fan t.
13.10.18 l. 5,16
a Bordighera (Por- 25. 8.92 Chiesa Emanutle ................ to :\Iaurlzio)
Osp. Verona.
13.10.18 l . 6.16
a OeOO\'a. . . . . . . 16.10.90 Solort Oioca11ni, ~. O. ~. ®"''"'"'•
Id. Geoova(u•. mU.) 13.10.18 U. 6.15
••• o
o
••• o
•• o
sandrla) a Saluzzo (Cuneo)
6, 7.90 Morino E11rico .•••.•......•...•.
®.©. + · a Maotovn . . . . . . 16. 3.89 Capra l.«mfda, ® "'"", @, @ . . • . c Aquila........
7. 8.88 Propeni CarU Benedrllo, q), @ " '' •n·n-Lt,
®·, @.
l d. Bologns.
13. 10.18 l. 6.18
L eg. terr. CC. RR. 13.10.18 1. 5.16 Lazio.
a Co.ssnno Irpino 29. 6.01 Massimo l"rance8CO, ®"''", @, @, ~ (A vcllloo)
Osp. Udlno.
13.10.18 l . 5.16
a
Bonito (A\'el• 27. 3.90 ;\Illetti ErnuCo,O.......... ...... lino)
Id. :\!Uano.
13.10.18 l . 6.16
a
Ripacandida (Potonza)
4,.12.89 Mueto Pa..quale, O. + ............
Id . Casertll.
13.10,18 L 5.16
"
Corato (Bari). . 19. 3.90 Plee<>rrcta Froncuoo, O. ® ........., ~©-
So. appl, eoo. mll.
J:l.JU.l8 l. 5.16
•
Montolcono(Ca- 11. 8.90 Frogglo Francuco, tanzaro) @,@.
9 art. camp.
13.10.18 l, 6.16
a
Nicotera (Co.· tansaro)
.il spett. mol. 3pec.
13.10.18 l . 5.16
16 fao t.
13.10.18 l. 5.16
® ................
9. 8.89 Polito Rowrlo, ~. ~. ~.@, •
® .,,....,....,
.
a S. Marco Argon- 15. 11.89 Manfredi .tlrnaldo......... . . . . . . . tano(Coscm:a)
l.SCI/lU!l CAPITASI :UF.DICI
DATA
LUOGO
.s
..."' m
A~ZIASITÀ
CAS ATO E :\OME POSIZIONE
dl DI NASCITA
DECORAZIONI E CA?ofPAGNE no.sclta
di
di
go·ado ~en·lzlo
dl\l n . 40 a l n. 53. a S.StofanodiCe.- 27.11.89 Zaffiro Giova1m,, ®'"'", @, @ . ... mnstra (Mea-
2 1 nrt. cn mp.
27. 10.18 l. 6.16
o. ~ ou-u- Osp. Cagllarl.
27,10.18 l. 5.16
s. !.92 D' .&.gostlno ..40oBliiW, O), ~ "''"• 3 at·~. camp.
27. 10.18 1. 6.16
~lua)
a
Oangl (Palermo) 11. 6.811 Lo Vecchio GW<tcchirw, ....... @, ©. • • il).
o Solill'ino
(Slra-
CUli&)
~. ©, • ·
a Sortino (SI ra- 25. 4.90 CR88one Giuseppe, ~ ............, @, @, DIBtr. m1l. Straoosa. CUli&)
o Guardia San fra· mondo (Bene·
27.1 0.18 1. 6.16
Il), • ·
3. t .!lO Do B la sto O..ido, O. ~ .,................. @, @
13 oontro oontr.
2i. t0.18 l. 6.115
a ::-ilcosla (Cata- t7. 6.88 Salomone~. ~. ~ .,,•.,....... nia) @, @.
:!2 a rt. cu mp.
27.10.18 l. 6.16
c Milano
2.12.U Cipollina UliB~. O ..... ... ..... .
12 ber~.
27.10.18 l. 6.115
o Osilo (Sassnrl)
10.10.91 Dcttorl Oio. MariQ, ~ , ............ ®.
Oep. Cagliari.
27.10.18 l , 5.16
+ ..4Bpdl. in/erm.
27.10. 18 l. 6.1&
vouto)
+·
@• • . a
Bologna .... ... 27. 7.91 Gloogo Franco, 0. ~ , ....., @, @.
a Sora (Fros inone) 24.. 2.U Vendlttl Emllw, O. ~ ............. @, @.
Id.
Id.
27.10.18 l. 6,16
e Scafati (Salorno) 1t. 6.90 Budl Ra(!ade.... ..... ... ... ... . . Osp. Novara
27.10.18 l. 5. 16
o Moncuooo T o- 21.11.87 Borello Gw. Giuseppe, ~ . ..........,.@, ld. Torino.
27.10. 18 t. 6 ,t e
rlni'.AO (Aleasanclrla)
@ •• • ••
o Dolianova ( Reg- 30. 4.88 Faraone Valeria, ~ .,,.,......., @, @, AdJ.etl. in/erti&. glo Calabria)
o Torricella Sicu- 6. 3.86 MerUnl Camtllo, ~ ou•u•li•U, @, @, ra (Teramo)
17.10.18 l . 6.11
• • Il).
• • 4;1.
11 genio.
27.10. 18 l. 8.16
(Seqt~)
DATA LUOGO
C.u>IT.L'II MEDICI
ANZIANITÀ
CASATO E NOME P OSIZIONE
di
DI NASCITA
nnscita
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
di
grado servizio
dal n. 54 al n. 67. S . Cc nnnro CNI\· 18. 6.89 Do Bernardo Fran<"escc, IJOII) @, @.
~ •u-u,
25 art. camp.
27.10.18 1. 5.16
.. Figl inc(Flrcnzo) 11.10.8i Righi Giuseppe, o!<, O. 4), Q), ~ •u·
Oep. Livorno.
21.10.18 l. 6.16
a
....,' @, @.•. a
M()nte San Pie- 28•••87 l\Iignanl ritiorio, ~ •u-u-u-u, @, @ tro (Bologna)
c
Bitonto (Bari).. 2.11.87 A.mbroal
Luigi, O. 4),
~ .,..,... ,
c
G i() i a T an ro 13.12.86 Giannetti Bernardo, <Regg. Calabria l @, @, 4) •••·••.
+,
ci>.
cc.
RR. 31. 3.23 6. 3.17
So. oentr. rant. (Civi- 31. 3,23 5. 3.17 to.vecchia)
Castro Il l l p p o 11. 2.89 Jlfcsaina .d:nuelo, ~ • .,., @, @.
C. +· Dir. San. Udine (com. 31. 3,23 5. 3.1? eez. dlslnf.).
(Girgonti)
a
Pisa . . . . . • . . . 29. •.89 De H!eronymjs Ruouero. . . • . . . . . .
a
Guald o Tadino 19. 4.90 Nannl Carlo, ~ m·u·u·u, @, @. (l'crugla).
c Satiano (Napoli) G. 3.90 Allocca .d:ntonio. 4), @. • .
~ ....,. .
Oep. Ll\'orno.
Sl. 3.23 6. 3.17
+· Se. appl. san. m.ll. (!ns. 31. 3,23 5. 3.17 agg.).
@. 28 rant.
s. Bruno IO. 1.90 Tedeschi Nicola, ~ tlt•U•U•U, @, ©· (C.:nta o1.aro)
a
S~m·
a
C ,•lnall (Aveilino)
a
)lantoça. . . . . .
a
C•ttanla ....... 20. 2.92 LI pani Antonino, ~ .., ....u, @, @, O. ®. {], 4) • • •.
a
Prio~ca d'Al bn
(Cuneo)
Leg. terr. Bari.
@. @••. a
Id. Bologna (aaelet. 27.10.18 1. 5.16 m.ll.).
31. 3.23 5. 3.17
o~p.
B ologna.
Sl. 3.23 5. 3.17
l . 1.87 Vitale Nicola, ® "''", @, @ ....
Id
Torino.
31. 3.23 19. 3.16
6.10.88 Urtoler Fermmdo.. .... ..........
' · art. pes. camp.
31. 3.28 6. 3.17
4 fan t.
31. s.zs 6. 3. 17
9.1 2.90 Carbone Teruio, @!, @. +.
10.
~
........,..., Osp. Torino
31. 3.23 5. 3,17
(Seque)
.,
= ...
LUOGO
o
CAPITA.:<!
MF;Dt M
AKZIA.XITÀ
DATA
CASATO E NOME POSIZIO NE
di
DI
~HSOIT.~
nascita
DECORaZIO::-II E CAMPAO)IE
di
di
grado serrlzlo
dal o. 68 al n. 82. c
Alco;sanùJ·in. . . . 13. 1.00 Gatti GÌO"vanni... . . . . . . . . . . . . . . .
a
Geno,·a . . . . .. 26.10.89
BoragnoGiuseppeEvar.O.~'"'"'"'"
91 fant.
3 1. 3.23 5. 3.17
Regg. genio ferr .
Sl . 3.23 5. 3.17
5 bers.
31. 3.23 5. 3.17
@), lQl • • • o San :'d i n l a t o 12. 7.90 Frosiui Dino, O. ~ .,.....,, @), @. (l''irenze). a
Moi!Ptta (Bari) 13. 6.92 Magrone Antedeo, ~ ' "'"'", @. @.
a Avellino. . .....
8. 9.88 Laùruna Francesco. . • . . . . . . . . . . . .
Osp . Roma (1189. mD.). 31. 3.2:1 Il. 3.17
I d· Catanzaro.
o Baselice (Bene· 24. 8.92 Lepore Francesco, <Ho, ~. ~ .,,....,.. Disp. Min. Aeron.
31. 3.23 6. 3.17 SI, 3.23 16.12.17
.-ento)
+
o
Al v i t o (Frosl· 23. 2.93 none)
a
a
T ur i (Ba ri). • . .
4. 2.91 cu,tellaoeta Vincenzo, @), @.
a
Nola (::\apoli)
4. 4.91 Scala Enrico, ();),
a
Troia (Foggia)
29.10.~0 Sauri no Da.,ùle, ~.®'"'"'11, @.@+·
a
Paola (Cosenza) 14.. 1.91 Clodaro Ra(Jaello. <Ho. O, ~- ~ .......
O!!p. Padova.
31. 3.23 5. 3.17
Cn s alc e t·mcUI 30. 5.90 Boidl Teruio, c!F, 0.~.@.~'"·11 • 11 ·". (Alessandria) @), @.
R<•gg. art. cav.
31. 3.23 6. 3.17
~. ~ '"·u,
2 cent ro oontr.
31. 3.23 16.12.17
~fazzenga Giltcomo,
+·
~
c
e "', @, @ . . . . Disp.
............. @), @. • ••
+·
Foggia ...•. .. . 28.11.91 Pecnrella Giovanni, ~ ' "'"·", @.
+.@ .
a Ro ma . . •• . . , • 8. 3.1)2 Petitbon Lodovico... . ............
a Min t n ruo CNa- 12.11.8i Fed <"le Pasquale. o. ::,. @ '"·". @ . .Q poli )
~fin.
Aeronaut. 31. 3.23 5. 3.17
226 rant.
St. 3.23 5. 3.17
Osp. Napoli.
31. 3.23
s. 3.17
[d. Torino (1189· mJI.). 31. 3.23 6. 3.17
Id. Roma.
31. 3.23 5. 3.17
Id. Roma (com. B gl. 3!. 3.23 5. 3.17 nll. CC. RR. Gaeta).
LUOGO
ANZIA:-\ITÀ
DATA
CASATO E NOME
di
DI NASCITA
na&clta
POS I ZIONE di
DECOIUZI0:-\1 E CAMP AGNE
dJ
grado sen·tzfo
dal n . 83 al n. 97. a
Corleone
(l-'a· 17. 1.8~ Gcuuuro r.w:iuno. l@ .......... ~.(!;; ..
O· p. Oeou' a.
SI. US 6. S.l7
l ermo)
a
Gioloou Ionica 10. 6.89 R od inO 1\'iro/u, ( R. Cnlabrla)
+·
~
Uf-1?
'
<D. ® ,,.., ..., C'ent ro c hlm. mll.
c Ficnrra (:\frllsl nal 14. 2.92 F'l!rraloro Oius~TJJie, @. @ • • .
c
s
Olc.vRuOI In 2 1.10.89 Loria Oi!JUQ/IIIi, Floro (C<lscnztl) @. @.
J>lr. ~an. lltu'l ( lgle· 31. 3.23 6. 3.17 odo>tn).
o, ©. e .............
a S. Prisco (NO· 12. 8.91 DI )lonaco Paride, @ . . . . . . . . • . • .
31. 3.23 $. 3.17
l ll funt.
SI. S-23 $. 3.17
7 al p.
SI. S.23 $. 3.17
poli)
e C<:rlgnola (Fog.
2. 2.00 D'Eugenio 4ntonio, O. l@ ,., ...., ..., ~. \0.
gia)
a :\fonopoll (Bari)
+·
3.12.88 Bnrnaba t->rwrdtl, ~ ........., • · '-, ~. ;G.
a Napoli ... , • . . a
8. 8.89 Pagnotta Umbato. Q;) ~ • ••an .u, • • @.(!D.
Vlllamcntcrcbl 2il.l0.85 Al berti Ettore, ~ U&•t:, @_, ~~~ . •.
Leg, t••rr. OC. Trle,te.
RR. SI. S.23 5. 3.17
Dir. San. Bari (com. SI. ~.23 5. 3.17 aez. •Jisln fcz.). H. t r up1>e col. (Ciro· St. ~.2S 5. 3.17
oa'ca). 17 art. cnm ;o.
31. U 3 6. 3.17
(Ate7.ZO)
Sa/valore, • Port.lcl (:-\apolll. 6. UJO Torre @, • •
~J ~ t U -h··U·U, ~'
31 !aut.
30. 6.21 6. S.l7
a S. Remo (lmpe- 2. 1.90
~, <l) tU-tt-tt, ~.
10 contro contr.
ao. r..ll4 16.13.17
rla)
Don~n ~
RaOcule,
....... ~. @,
•·
® ,., ........., @),
t)sp. l'l<lma (llfa, mll.). 30. 5.z• lll,I2.l7
a Siena. . . . . . . . . 26. 2.92 MMI!a Filippo • . • . . . . . . • • • . • • • . . •
Dlrcz. San. Bologna 30. 6.24 16.12.17 (com scz. dJsi.Dtez.).
o Oblaramonto 28. 1.93 lannlzzottc ~nlcnio,l@"'·"·••. ~. @
2 urt. ooota.
30, G.l!~ 16.12.11
711 tant.
30. 6.24 l . 3.18
c S. Giuseppe Ve· 17.11.91 Col" Frwu:acn. O.
suvlo.no (Nu.· poli).
@, • ·
Gulfi (Siracu~a) 0
Oe!altl (Palermo) 20.11.92 La Marti na Rosarw,
~· ~· ··
o. l@ ......, ...,
IS~I
DATA
LUOGO
C APITAI>!
K l.:OIC I
ANZIANITÀ CASATO E NOME
c1l
DI NASCITA
POSIZIONE DECORAZIONI E CUIPAGI'E
dJ
naacit.a
di
grado servizio
dal n. 98 al n . 113. a Terni. ....•... 22. 7.93 Parl~l E11nio, O.
a Bari , . . . . . . . . c
®.......... @, ll'~~.
8. 6.92 Bollsnrlo Giulw, ~. ~ "', ~. W.. .
VIcari ( l'nlcrmo1 13.10.92 f,amcndoln FUippo....... . . . . . . . .
a Taranto •..••. 26. 7. 93 FiachctU GiU<ItJn)e .. . . . . . . . . . . . . . a
Nardò (Looce). 11.21.92 Fllogrn n a Pabquale .. . .....•.. . ..
c
Gl t>ia di'i )lar-I 23. 2.93 G iannautou i (Aquila) ~. @• • .
c
Daflolato
Mario
(l),
~
tu4u .... ,
(Cu· 27. (,9·1 l'ultrouc R11(1atle, ® .,,..., (Sò, © ..
1:1
art. po.·s. camp.
:;o. G.2t 1. 9.2o
O.,p, Firenze.
30. 6.21 l. 9.20
61 rant.
3(1, 6.24 1. 9.211
Ili
so. 6.24 1. 9.20
Id.
Illr. !"an. Fire nze.
so. 6.21 3. 8.19
Dlstr. mi!. Perugl&.
311, 9.24 l. 8.21
R. trupreo••l. (Eritrea) 30, 9.21
1. 8.21
tanzaro)
c
:-\a poli. . . . . . . 18, 2.95 Ca vaulglla Al/rt~lo
<'
Roma . . •..... 26. 9.92 ::>ioll•aldl Oualulmo, ~ •••·", @J, ••C · 0 8 p. Homa (ass. m li.) 30. 9.24 1. 8.21
c
i\:f n :: li a u o il i Mardl (AQuila)
e.
R<.--ano('nlahrr 15. 7.95 Oui<Jo Oiol'<mni •.•...............
. . . .• . . •. . . . . .
2. 9.91 DI Lort'llZil 01l<Kmlo. . . . . . . . . . • ..
1 lo<'t.~.
<.:entro cbh.ulco tnlll· 30. 9.24 t n re. Dì8 11.
(R. Cal.lbrla) a
SqoUlacc
:10. !l.U l. 8.21
Min.
C olonk
1. 8.1\1
so. 9.24 1. 8.21
(S omaUa).
<Ca· 17. 5.96 :'qulllnc iotl Ra (laele. ® •.,.,•. @. (!j.
Osp. Torino.
30. 9.24 l . 8.21
tau1.aro)
c
P<utlrl (Nnpolil
c S or ti n o racusa)
(SI· Il. 9.11-1 ..lst utu Oiuswpe, ~ m·••, @ , @,
c Sa« nrl. . . . . . . a
8. 1.95 (;a.::(Jionc Antonio , ~ .,.....,•• @. t•D · Se. tiro o.rt. Nettuno. 30. 9.24 l. 8.21
~k<Si na...... ..
3. 8.94 Murru Giacomo,
+..
12. rcgg. genio.
+• ~ ........., ~. ~1,') 17 fo n t.
18. 5.96 ~ra-troglncomo O~tido, ~ ,., . .,...,@ ..t:D
:J
i•l.
30. 9.24 l. 8.21
30. 9.24 l . 8.21 30. 9.24 1. 8.21
(St!IIU!) C"APIT~"I !WEDIC I
46
.. o
.!!
DATA
LUOGO
A :-.:ZIA~ITÀ
CASATO E N0.:11E PO:'! ZIO~E
di
DI N ASCITA
nn sel la
di
lJEOORAZJONI E OA)!PAONE
di
gr!ltlv :<en' iZIO
dal n . 114 al n . 127. a
Orottarcn atn
l. 3.92 Tappi Pr(mo, Q .............. . . .
(ROllll\)
IJì$ p. .l/ i". (Erltr,·n).
Coloni<: 30. 9.24 1. 8.21
c
:\a poli . . . . • . . 14, 8.94 Palmlorl Alfredo • . . . • . • . • . • • . . • • .
Di.tl". mll. ::\Jilnno.
30. 9.24 l. 8.21
c
~ ola
3.10.94. Tttfl\llo Rat!tUle .. .............. ..
44 Cnn t.
so. 9.24 l. 8.21
a
l'•utlni~o
(Pa-
'.!. 2.!l5 Avollonc Gaetano . . . • . . . • • . . . . • . .
U
30. 9.24 l. 8.21
2. 2.&1 Fallla Sa/calore... . . . . . . . . . . . . . . .
Dis.>• •1/i n. Col n\~ (... omalla).
so. 9.24 l. 8.'.!1
4. 6 rno t .
30. 9.24 l. 8.21
(Napoli).
Ili.
l ermo) c
Ca rkntlnl r ncusa)
(SI-
c
Donnr .. a enri l
(Sns- 23. 6.93 :-.un a A nlonio, ~ " ' , ~. © . . . . . .
~
To l'lno . . . . . . . 28. 9.96 Ros"l Mnrio lt', @ . ~ , ,..,..,.,., (g;, ti1 :"c. nppl. !'nn. m il.
a
Doscomllr•·no:o 11.11.90 D<• 1\!lohdl, Corrado, @' " '"·"·",(.'i;.Qt (Alessandria\
c
Cava del Tirreni 20.10.96 F e rri .J nlonio, ~ .,,.,...,. .,. @, @. (Salorno)
(Pa- 26. 6.95 Pas-nlncqnn RnOMle & ....,•.,.,.,@,@
a
Partinico lenno)
a
Se c un d Igliano 22. 6.91 (Nnpoll)
c
Don~anto
@, (!]).
11. t ruppe col. (1'rf· 30. 9.'.!~ Poli tl\ll in).
+· Di~tJI· J/i tt. Coloni<:
a Cuneo •....... 26. 4..96 Urtzzl Gio ranni. ® .,,.,...., @ . © ..
A mellco, @ .,,.,...,.........,
+·
Vittoria (Sira- 19. 6.91 ('ul t ronc .S11h·atcre, ~ ·u-ac-n·u, @.(G.
so. 9.24 l. 8.21
30. 9.2 l
1. 8.'.!1
1. 8.21
(:'omnlin 1.
l nf. p: es. Pn~m&.
30. 9.24 l. 8.\ll
22 rant.
30. 9.24 l. 8.21
Dl •tr. m!l . •\,.,·l'l'a.
30. 9.24
Disp. Jlin. Finanze.
30. 9.'l4 l. 8.21
hl.
30. 9.:?4 l. 8.21
l. 8.2 1
ousa) •
AU!(ll'la
ousa)
(Sira- 22. 6.93 l'atwvl na Domenic-> .• . . . . . • • . . • .
l d.
Id.
DATA
CASATO E NOME
L UOGO
POSlZlO~E
di
DI NASCITA
di
DECORAZION( E CAMPAGNE nascita
di
grado servizio
dal n. 128 al n. 142.
Ruuuero. .... .. ....... . ..
c Vcne.Cro (Camp obnsso)
3.1 2.95 Alonzo
a
Catania ... . . . .
3.10.92 l\!nsmno.mJ. NicoM . . . . . . . . . . . . . . .
c
Napo:i . . . . . . . 24. 4.94 Fiume Guglielmo, ~ .,..,•• @, @ ..
Sa"oit• cM· an.
Id . Padoç a (!d. 94 tant.
o Acerra (Na poli) I8.10.9a Bntlig ll onc Miche/~ .•............
14 art. camp.
Sa l e m : ('fra- 23.11.94 l'atti Giuseppe Q, ~ ........,..., @, pani) @, <lì "', '".
a
VIta
+.
fl'rapa ai) 17. 8.95 Pcrriconc Giuseppe, ~ "''", @, @
a cassano Al JO:J LO 11. 4.90 Dia na Eugenio, (Cosenza)
c Scanno (Aquila) 17. 6.91 Ud Fattore Guglielmo. @, @.
6 al p.
.+ Osp. Messina .
® .......... @),@ . .
l. 8.2L
Osp • .M.Uano (ass. mll. ). 30. 9.24 1. 8.21
a S. O•'c-,::ot'lo li!a- • 19. 8.96 GotrrccU Luigi, ~ .., . .,..., @. @ . .. guo (Sal erno)
a
30. 9.2"
Id.
Bari.
~
!d.)
30. 9.24 l. 8.21 30. 9.24 l. 8.21
30. 9.24 J. 8.21 30. 9.24 l. 8.21
30. 9.24 J. 8 21 30. 9.24
l. 8.21
30. 9.24 l. 8.21
c
Formicola (Na- 17. 6.92 Glulhwo Celestino, ® .,.,.. .,..., @, @ poll)
Labor. plrotecn. R. E. 30. 9.2J 1. 8.21 capua.
c
S. A p o Il i narc 22. 6.91 l\!allozzl -<J merigo. . . . . • . . . . . . • • • . • (NapOli)
S:l rant.
a. C a s to l grande (Potc.>nza)
o Casal velino Ma· rlna (Salerno)
8. 2.96 Guspardnl Nicola, ~. @, @
30. 9.24 !. 8.21
+, <l}, ~ " ', Dir. San . Napoli (com. 30. 9.21 1. 8.21
2. 8.96 Lhta Domenico...... . . . . .. . .. . . .
scz. disinlez.).
.d$'{Jc/1. 111cl. spec.
30. 9.24 l . 8.21
c
Napoli . . . . . . . 23. 6.93 Buon lncoutro Anl<mio. . . . . . . . . . . .
.d.s pell. ln!erm.
30, 9.24 l. 8.21
c
Fasano (Br l n- 12. 1.89 Potenza L-uiiJi, O..... . . . . . . . . . . . d lsl)
2 fant.
31. 3.25 6. 3.17
(S eO'Ile) CAPITANI MEOIOI
68
....
CA!SATO E NOME
L uOGO
-.: 3
ANZIAN I TÀ
DATA
POSI7.IONE
di
Dl
NASCITA
:
DECORA,ZIONI E CAMPAGNE DW!Citll
<n
di
dJ
,rado servizio
da.l n. 143 a.l n. 158. a
Bnrrl\ f r f111 Ca 16. 3.!10 Paraninfo .4 noelo, ~. ~. ®"'·"'"'",
a
10 ber~.
31. 3.25 16.12.17
~. ©·
(QLitaulssetta)
:\aro (.Agrlgen· 15. 4.!11 CtLstrono,·o Oaelauo, • • ~. 4), ~ "''" lO)
U l t·U·la,
®t \!l•
a
Portolun<lolf o 16. 7.91 RlnaldJ Or<Uio ( Dcne,·en to)
a
AclrMlc tCnta- 21. 9.92 Foti nlll)
00
00
00
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00
00
oo o o • .
Alfio, ~ "''"'"·", @. @, • ·.
a S. ::lcY<·ro (Fog- 28. 4.!11 C'a•,ann Lorcn.eo. ~. ®"'"", @,@. •
D istr. mll . Caltanls· 31. 3.26 1. 9.20 setta. 15 fant.
31. 3.25 l. 9.20
Osp. Palermo
31. 3.26 1. !1,20
9 art. p es. camp.
31. 3.25 l . 8,21
gill )
c
(A- :} t. 8.!16 Oiaoob iJe Comuli rw, ® """• • · 4), @. @.
Pngnnlca QUIIn)
Osp. Roma (as•. mil.). 30. 6.26 1. 4.H
a
Salento (Snl~r- 21. 1.07 :':car·pa .4 noiol(no g "'· -~ @, 4).. no)
9 fant.
30. 6.25 l. 4,22
c
Anrh Il\ (Dari)
::!cuoia aPPI. an n. mll.
30. 6.25 1. 4,22
17. 8.98 Troplccionl E nuultule... . . . . . . . . .
(!ns. agg.).
c
:\oto (Sir3cusu)
-a :\lorma:ano (CO·
1. 8.91 A"o'io Caro Guido •. .. .. .. .• ~o.
3.97 l'nodoiO Edoardo ~"'. @), ©
000
.. ..
Os p. Palermo.
30. 0.25 l. ~ .Z2
Bari.
30. 6.25 l. 4.22
Id.
8011~11)
..... 1.;. o.na T.o Bianco Domenico ..... ........
8L fnnt. (nss. mil.).
c
Po ' O!'tno
Q
no mn ... .... 22. 7.92 Odanz;, Cele.• I, IIO, ~ " ''", @i, ~) • • • Osp. Firooze
c C). t uni tBI'indl~l) 22. 6.'Jil S!lntor· ola Domenico, & "'"", @,@, Q), • ·
Distr.
30. 6.25 l. 4.22
30. 6.26 1.. 4.2i
1\Jodonn (as;:. 30. 6.26 1. 4,22
mlJ.).
c
f>c, cl nu (.lquila) G. 6.95 'l'arqulu i Ca\ I'Oii .. .. ... .•.•.....
Osp. Torino (M• . mlJ.). 30. 6.25 1. U2
c
Bucciano (Be - 12. 4.ne Bellelll Carlo.... . . . . . . . . • . . . . . . .
G bere.
30. 6.26 l. ~ .?!
70 font.
30. (1 .25 1. 4.22
O C\'COt O)
a
VIttoria o11.1a)
(Slra- 30. 6.93 f'aolltlo S la11illlao, ~. ~ "''"'11 ' 10,@, @, • ·
(Sequ·c) CAPITAm )lt:OICI
DATA LUOG O
A~ZIANITÀ
CASATO E NOME POSIZIONE
d1
DI NASCITA
nascita
49
DECORAZI ONI E CAMPAGNE
di
di
grado servizio
dal n . 159 a1 n . 174. c
l'alcrmo •.... 17. 6.91 Pavone 0\uup~. 4), ~ uo·n·u, ®. Obp. Palermo.
30. 6.25 l. 4.22
©. ID. +Centro chi m. mll.
30. 6.25 1. 4.22
c
Xard ò (Lecce)
20.10.90 Manicrl .41/Jcrlo· • • • • • • • • • • • • • • • . •
a
Nicolo KI (Catao.ia )
' · 4.96 Longo Domenico~ "'·",@, @, +.ID. R. truppe col. (Tripo- 30. 6.26 l, 4.22 litania).
a
Pal<~rmo
6. U.96 La R occa R oberlo 4), ®"'·" ®· @.
a
88 tant.
so. 6.25 l . 4.22
R omano L o ro- 8. 9.90 )for i .J.nnibale . • . . . • . . . . • • • . . . • . bardo (Bergamo).
Dis tr. Illll. Piacenza.
30. 6.26 1. (.22
0
Ca s t o li a ba t e Il, 2.96 Matarazzo Lucio . . . . . . . . . . . . • . . . (Salerno)
Osp. Roma. (a..~s. mU.l 30. 6.25 l. 4.22
a
Aquila • . . • • . .
2. 1.95 S and retti Er-nuto... . ........ ... . Ara. R . E . Torino.
a Teano (Na poli) 4. 7.96 Cipriano Salool<>re • • • • • • • • • • • • . • . o C c t al tl !ermo)
(Pa·
l. 1.94 P ernice Vincen:zo, ~ ' """, @, @ . .
30. 6.25 l. 4.22
So. ali. ull. Spoleto.
30. 6.25 l. '-22
8 !aut.
30. 6.25 l. 4.22
30. 6.25 l •••22
a
Va Ira no (N a - 16. 6.97 Zanfagna Riccardo........ . ..... poli)
Osp. Chletl.
a
VI t toria (SI· 26.10.98 Salmè Eltnre .. .... . ...... . .. .... raousa)
Oft. aut. R. E. Bolo- 30. 6.25 1. •.22 gua.
a
Palermo . . . . .
6. 1.96 Mona~tra Salvatore,
9 '""""", @, 5 a rt. pes.
so. 6.25 l. 4.22
@, • · a
Se t t l ti gi an o 26. 1.96 Vlrg lllo Saverio • • • . . . • • • • . . . • • • . (Catauzaro)
a
Padula lcrno)
(S a- 15. 4.93 Acr etta .J.milcare,
® ........,..., @. .J.spett. intenn.
30. 6.25 l . 4.22
@, •· 1. 3.90 Palmera Uoo, 19 ou-u-n-u, @, @, +•
a
Na.poll • . . . . . .
a
Napoli ....... 17, 3.97 Do Cesare Giannino.............
4 -
Osp. Milano (aaa. mll.). SO. 6.25 1. 4.22
Ruolo di an1ianltà del Corpo IOftitario militare.
Id. 26 fant.
.Id.
so. 6.25 l . 4.22 SO. 6.25 l. U2
(S~UW:)
50
DATA L UOGO
CAPITANI MEDICI
CASATO E NOME
P OSIZIONE
d!
~
DI NASCITA
;g
1nascita
dJ
DECORAZIONI E CAl\fi'AGNE
di
grado SCI' YitiO
dal n. 175 al n. 190. c Ariano cll Puglia (Avellino)
2. 1.97 l'urcaro Oiu...•eppe • . . . . . • • . . . . • • .
36 fant.
30. 6.25 1. 4.2:!
o Pctl"!zzl (Ca t :m· 15. 6.96 AriiCt·l .J.~rlonio . . . . • . . . . • • • . . . . . zar oi
Or;p . F lronze (ass. mll.). 30. 6.25 1. 4.22
9 •H-n·n- 11 ,
Dir. San. l\Ulano (com. 30. 6.25 1 4:22 sez. disiof. ).
o S. St,efnoo Q ui ~ LS. 9.93 Caccintoro Domtnico, s q u in c (Agri· @, @ .
gctlto). c
Ca 1 d rus orta (<.!aLanzaro)
8.12.95 Zona Vr.mctrio, ©, ~·", @),@. ....
6 a r t. pes . camp.
30. 6.25 l, . ,:!2
a
C a ~ o rta
2. 8.97 lasolll Mario . . . . . . . . . . • . . . . • . . .
Osp. Roma.
30. 6.25 l, 4:22
Disp . Min. .&eronaul.
9.1 1.25 9. 11.~5
(Na-
JJOU)
a ~a•sarl • • . • . . 15.11.81 Carniccio .J.ntonin'>, cj!:, ~. • · 9'"'' , .....,. ,.,. @, @ , !ili. L. D. lu clln.
ooullstlca. a
Roma
1.11.80 F erretti Jl( roilic- ............. . .
Id.
Id.
Id.
9. 11.25 9.1 !.25
a noma
21. 5.86 Alessio Paolo •• .• ••• • ••• •••••• •
Id.
Id.
Id.
9.11 .25 9. t l 2 5
a FcNntlno (Roma)
2. 6.79 Sterbl nl Enrico , • .. ••.••••• .• ••
Id.
Id.
Id.
9.11 .25 9.11.2 5
a Catan ia ...... 25.i0.89 Mldulla Carmdo ............. ..
Oep. Ro ma. (Com. O. N. Balilla).
9.1 1.25 9.1 L ':?5
c S. Olt~seppe Iato 22.11.82 Terranova Salvatore ••••• • • • •••• (Palermo )
D isp. Min. .&er. naut.
9.11.25 9 .11. 25
a
Id.
9.ll.:!6 9.11 .25
Valenzano {Ilo· 14. 12.78 Pazz118Un Domcn W<J ••••• ••••••• ma)
a Arnar a (Frosl· 29. 7.so Salvatori Guglielmo none)
Id.
Id.
A.spctt. i11{erm.
9.Jl.25 9.11.25
a
Taranto . . . .
17. 4.97 GluJ1oo Camillo . . . . • • . . . . • • . . . .
85 raot.
3 1, S.26 l. 4 .22
o
Vitule.:lo {B • · n evento)
9.12.97 Solaldooe Bartolomeo, <D. ~ "''" , @), ©·
l alp.
SI. 3.26 l. 4.22
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81. 3.26 l. 4.22
o Taverna (Ca· 13. 6.96 tanze.ro)
Pas~e.n te Cama(n~
art. oamp.
(S•·ouc) CA PITANI ~H:DICl
61
DAT~
L UOGO
CASATO E NO:\IE POSIZIO:"E
di
Dl ;..;ASOI T A
nnsciw
di
DECOT::\ZIO NI E C.\:ILP:\ONE
di
g•·ndo ~er>lzlo
dal n. 191 al n. 207. n
•.
Tor.no . . .... . l! . 7.ll5 n;zzo Curio, Q. 4ì. ~ .,..,..,..., ~. ~,
Os p. ~npoH (nss. mll.).
1. 7.~6 I. 7.23
a
Vltor·bo .. .... 17. 3,!11 )f azznt·onl Giaronw. + 4ì. e '".@. ©
1\liu. guerra.
l. 7.26
n
Ar ·auo <l i l'n- :n. 8.1:6 Calcagn i .4moto. 4ì ghn (A <ellino)
oJ...
Os p. Romn.
l. 7.26 l . 7.23
a
t\ l ~>nndl'la ...
27. !>.93 )1ocn'' gho C(lr/o, €} .,, ...., ..., ~- tQ:
l urt. m n nt.
1. 7.?6 1. 7.23
a
Bltont.o (Bnrl) ·23. 5.96 !'ortlni A.nor/o, 6.:,1 "''", ~- :0 ....
ASl di. in/et m.
l. 7 Z6
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Oerace Ma rina t 1. 3.95 Qi m·lco J/irllele, ~ •u-u-u-u, @,<\t-
Osp. R oma.
1. 7.26 i. 7.2!
7. :?.9i Lom : a rcll Sulmtore. ~ ..., ~ - ~ -.
!Oc. ali. tttT. Mon<>allcrl.
l . i 26 l. 7.23
®"'''', @, lQ;..
l:ìcn<.ln o.ppl. snu. (! ns.
l. 7.2J
~ '", @,
l . 7.23
t. 7.23
(fug;oio Ca!.) c
Chl>:•a Scl afani ( l'alCI'll >O)
o
Ptllena (Cblctl)
S. 3. 98 l'ampnuu .Julonw,
l . 7.23
(Wg.).
a
Alflonc (l'alta- 25. t.u.: l'la1.za .4ntoninll, ~ "'·", ~. © . .
a
C11ola clel Coll o z:.. 6.95 Parooo .dntollfo, ~ ........,..,_ @,q;;. R. t1·uppe col. (Eri·
L og. tcrr. f:C. RR. Cn· g ' inrl .
(ll::rl)
c
.23
1. 7.26 1 7.23
t 1ca) .
Fldcnzia (f'ar-
9.11.95 G •: nl-1i ViMcnw, 4), ® ............. ~.
Os p. Geuo\.'a(aas. mll ).
l. 7.26 l. 7.2S
Iur. prcs. Parma (l'. ss.
l. 7 2t; 1. 7.23
©. • .
mn)
a
1. 7.21i l
CJ.Ietl ....... .
0.1 2.0 .. .-\m oro,! Os-valclo. ~ '", ~. :W . • . .
nul. ).
c C al t agi ro n e SO. J.90CI Nlra• tl'o .Jrturo .. . .. .. .. .. • .. ..
1 i~ t r. mU. Barletta.
l. 7.2!
{Sira- Jt, 7.97 llertonc Giu.~eppe, ~ ..,..., ~. @..
fie. ali. sottutr. Ca·
1, 7.26 1. 7.23
+.....
Dl r.!"an. Tries te (com. sez. dlslnr.)
1. 7.2G 1. 7.23
2 1 rant.
1. 7.26 l, 7.23
Id.
l. 7.26 l, 7.118
l . 7.23
(Catanln)
a
Co.ml~o
c usa) u. 1.97 A<!ami F elice, ~ ' " , @,@.
c
Modena.......
a
Napoli ..•.•• . . 9. 5.!17 TritlletU Igino, ~ "' -". @,@ .....
c Monta no Ant::Ja 26. l.9T Del Senno Oio~-anni, ~ " 1 • ~. @ . (Salerno)
l
(Seoue)
L UOGO
DATA
CAPITANI
NlilDIOl
CASATO E NOME
di DI NASCITA
POSIZIONE di
D ECORAZIONI E CAMPAGNE nascita
di
grado servWo
da.l n . 208 al n. 224. c Sortino (Siracu- 22. 3.99 ,&s (,n to Girolamo, ~ "'. @. @ .... 60.)
Di.sp. Min. Colonù (Eritrea).
1. 7.26 l , 7.23
c
A•ooll P iceno.
14. 5.97 Sacc hetti Nkola, ~ ·". @. @ ....
3' fant.
l. 7.26 l. 7.23
o
c aatelbottacclo (CampobasRo}
5. 8.07 De Lisi o Giotlanni, ~ ..,..., @, @ ..
Regg. genio pont. lagunart.
l . 7.26 l. 7.23
a
Cate.ula .•....
2. U6 Aiello Gimeppt ......•••..•...•.
68 !e.nt.
l. 6.27 l • • . 22
o
Fano (Pesaro).
5.1 0.98 Jtlpa.rl Enrko ~ •••• @, @ ......
a gonto.
], 6.27 l, 6.24
1\tontepulclano 25. 9.98 Marocco Luigi...... . ........ . .. (S ie na)
Disp. Min. .4.el'onaut.
1. 6.27 t. 6.24
0
Geno•a. ...... 9. 7.901 Dc Po.oli Paolo • . • • . . . . . . . • . . . . .
Di.sp. Min. Colonie (Eritrea.).
l. 6.27 1. 8.U
c
Bisc eglie (Bari) 28. 4.97 Barbiera Mauranoclo, ~ "'• @, @
S e. appl. san. Dùlltare. (lns. agg.)
1. 6.27 l , 6.1!4
a
Salerno • • . . • . 30. 4.98 Vitale Salvlltore ~. ~ ..,.... @, @,+
lO genio.
l. 6.27 1. 6.24
0
\
a
Ne.vclll(Aqulla.) 17. 6.98 Picololl Ertntneotldo, ~ "'• @, @ . .
Osp. Bologna.
l . 6.27 l. 6.24
a
T eramo . . . • . . Z3. 6.93 Dazio Frartee$1:0, ~ .,•• ,... @, @,
Id .. Roma (com. cam po san. Anzio).
l . 6.27 l. 6.24
(\
Molfetta (Bari) 16. 2.99 Spag-nolcttl Galileo.. . .. . . . . • . • • • .
71 fe.nt.
0
Gibellina (Trapanl)
3. 3.96 Palermo CaMnelo, ~ ' "• @, @....
12 art. pcs. ce.mp.
1. 6.27 l. 6.24
a
Pie uza (Si<Jna)
3.11.97 S antoboni Utnberto.. • . • • • . • • • • • • .
R. truppe col. (Trlpolitania).
1. 6.27 1. 6.24
• . o.
+. S genio. v Cetona (Siena} 23. 8.96 Cortioolll Mauro, ~ '"'"• @, @, +. 7 Id.
a
o
Palermo •.•.. 26. 3.99 Viola. Dcnntn!co, ~ "''".,@. @,
Caianello (N a- 11. 8.98 Rossi .4.UUio, ® "'• @, @.... .... poll)
Oap, Breaola..
•
l. 6.27
l. 6.24
l. 6.27 l. 6.U 1. 6.27 l. 6.24 l. 6.27
l. 8.2'
(SWue) CAPITANI MEDICI
ANZIANIT1
DATA LUOGO
CASATO E NOME di
P OSIZIONE di
di
1112 ! nnt.
l, 6.27
l. 6.2,
R. trupiJ(I col. (Tri]lo l ito.nlo.).
l, 8.27 l. 6.2,
a SIIUlo (Salerno) 21.11.95 Gatti Arturo .. ....•••••...• • •• , ,
12 art. oo.mp.
l, 6.27
l, 6.2·1
6. 6.99 Magg io P*.lro, ® .,..... @, @ ....
Ca.v. Flronze.
l , 6.27
l. 6.2,
2. o.lp.
l. 0.27 l. 6,2,
DI NASOITA
ll88Cita
DECORAZIONI E CAMPA GNE
dal n. 225 al n. 241. a
8. 8.97 Schlrru Oiuserme, O ...•...•• , ..
Ca~ello.rl
c SclaMa (Agri- 9. 2.96 Barhlcra Giuseppe, ~ . ..•... • .... gento)
o
Accettura. (Potenza)
a
Noto (Siracuaa) 20• .1.96 Carpinterl Emulo, ~ "''"• @, @,
o
B t·lp!U'so
••
(Ca.- 30. 9.98 Comes Sebastiano, ~ '".
+. @, @ . 211 tant.
l. 0.27
l. 6.2.1
tanta)
o
Tricarico (Po· !1.7.900 Ga.gllnrdl Pfl811uale... .... ... ... .. tenzn)
Distr. mll. Torino
l . 6.27
l. 6.21
o
Pot..-nzn . . . . . . 30, 6.98 Salva.ti Oiuu-ppe . .••. , •••.•••••.
Id.
Id.
1. 6.27
l. 6.24
60 fan t .
l. 6.27
l. 6.24
U
l. 6.27 l. 6,\l,
~ .,.,
@, @ , .
o Palermo.. . . . .
l, 2.96 llto.ru:clla. Giuseppe,
o
Palermo......
9.10.99 Pcoorclla. Mariano.... . ..........
c
B elpasso (Ca- 13.12.98 Gugllclmlno Lucio, ~ . @, @ •. .. .
Napoli.
Id.
Cav. Novara,
l. 8.27
l . 6.24
l art. pes. ca.mp .
l . 6.27
l. 6.2,
l . 6.27
l . 6.2,
tania)
c Licata. (Agrlgen- 12. 2.96 D 'Angelo Emanuele, ~ •u->•,:ct~. (iò, (jt to)
a Tropea (Cnta.n-
9. 6.98 Co<'cia. Giuseppe,
® ou-u, @, @ +· 20 fan t .
~ro)
e.z•
o Trani (Bari)... 15.11.900 Spczza.!crrl Antonio..............
Di r . San. Roma. (oom. sez. dlslnCez.).
l. B.27 l.
o Cei<O.l'ò (Mé&alno.) 23.2.900 Zingale Saloolore, 4ì •..•..... , . , . .
11 art. POli. ca.mp .
l . 6.! 7 l. G.U l . C.t ,
c
Bagheria. (Pa!ermo)
T. 9.900 Sctortlno Saloatore.. . . • • • . . • • • • . .
Rcgg. cnrrl o.rm.
l. 6.27
c
Rutlglla.no (Bari)
8.12.96 Valenzano Oiweppe, Q, en•-u, @, (.\
Leg. terr. CC. RR. Palermo.
l, 15.27 l. IJ.U
•.
\StUl'<') 0.\f'ITANI M BIJWI
Al\ZIANlTÀ
DATA LUOGO
CASATO E
N0~1E
POSIZIONE
eli
E J'i al
DI N ASCI TA
di
d1
grado
~ t!ITizio
6• centro contr.
1. 6.27
l . 6.2-l
73 fant.
l. 6.27
l. 6. 2.
DECORAZI0:-\1 E CAMPAGNE tiiiBCito
dal n. 242 al n . 259. a C;tlanla .. . . • . .
5. 9.!18 l•'< ngl• EdOf!fd<J. ® ....11 , @, @ ....
(• c" s t,, llu l·at •· 22. 5.97 CAmlllarauo rinccnzo, ~ ....... @, ©· (Snh·rno) o
l'n <l u li (R ·n· - i&. 7.98 Fai t o Earicc, g m-11 @, @,
+ ... . Disp. JJlin. Oolonu
•·cuto)
1. r..27 1. 6.24
(ErltreaJ .
+' .. Cav. S a .uzzo.
c
Mola <Il (Ba ril . 2. 1.9 1 <ilgnnt..• Drmato, ® '""11 , @.©.
a
T or ino ....... 24. 6.!!2 :>ansoa l Cttrlo...................
l)isp.
Ool<mu
l . 1.28 1. 6.24
c
l'nrtlnico (Pa- 27. 6.97 Ca nuizzo S ebastiano, ~ . @. @ .... lo-rmo)
R. truppe col. (T.-1p olltaula) .
1. 1-28 1. 6.U
o
Pnkrmo.......
Di r. San. >'lcllla
l . 1.28 l. 6.24
l genio.
l. 1.28 1. 6.24
G2 fan t.
1. 1.28 l. 6.2.
8. 9.!;8 Calv,·ll o SnltJatore ® ,, •., ••......
o
•
c Pah:rmo ....... 15. s.')(; lolnntlno Simone, e "'· ®- '0-...
o. s
Nin. (Eritrea).
l. 1.28 1. 6.U
a
Cniirrto ....... 21. 2.n7 c ;g •ln M urio,
a
Avd lino ...... 28. 8.96 f,n:. runa J"ittorii!O, ® "', @. @ . ,.
T bt>rs..
l. 1.28 1. 6.2!
a
Altnmura(Bat·i) 28. ;0.! G .-;arcione A>ttonio. ~ "', @. @..... (Bnrl)
10 fant.
l . 1.28
Aco. mU. fant. e cavnU.
l. 1.28 l. 6.U
c Gr:oguano (Nn-
tn-11, ~-
\Q) ••.
l. 8.!'8 !)(-Ilo Io io Gicvanni...... . . . . . . . .
l . 6.24
p oli)
o
Tr e quanda (Siona)
a
Bnrl
• • • • • • • -o
22.10.9-~
1'•·ni F-.derito, ® tU-Il•U•U, @,@.
o. •• s a "t- lllODt .
6. 8.96 CopuLi Oio'IJ(Innt, ®. @, @. ® .....
a Vestl;rnl (T ori- 30. 8.95 Manf•-e<ll Orale ••.•.. .•..•••...
J. 1.28 l, G.2t
Osp. Bari.
l. 1.28 1. 6,2,
4 al p.
6. 5.28 6. 5.28
O; p . Bolog na .
6. 5.28 6. 5.28
63 fnnt.
6. 5.28 G. 5.28
8 1\rt. ca m p.
6. 6.1!8 G. 5.28
no)
c
ea~m-tn (Napoli)
•.11.87 Papa Gennar.~
••••••• o
••••• o
•
o
•
a M<>!lhCrno (Pa- 18. 3.93 Fortunati Pidm ............... \' 18)
a. C a l a s o l be t t n 7. 9.89 Vita G-uid<> . ••••••••• • ••••••••• (Caltanl$SCtt •)
(Sequt) CAPITANI M:&OJCI
ANZJANITÀ
o
...
CASATO E NO:UE
LUOGO rll
5 ::l
DI 1\A.SCITA
oc
mt., cita
POSIZIONE
D~COHAZIOJ\"1 E CAMPAGNE
di
di
grado servizio
da l n. 260 ul n. 277; a
S . Elia n Pia- 20.l1.89 Co!nlannl Gii.Ulet.>Jle, ~ , ......,, •.,_,,... nbl (Q\tupo-
0 s1). R oma.
6. 5.28 6. 5.28
baa ~o)
c Bra (Cuneo) .. • 16. 8.89 Lucca CuthborLOuqli<'/nw & .,._,_.,_,,
Id.
t: dine
o. 5.28 6. 5.28
a Tran1 (Bari) . • 21. 6. 88 Lnurora CarlJ, ® '""''"""''• +.0, !t
Id.
lllllo.no.
6. 5.28 6. 5.28
Id.
Cll.leU.
6. 5.28 6. 5. 28
a
Cortona a Jllare 30. 3.88 Croce Gui<W, ® ,,._,._,_,., @, \!j). (ChleU)
+. +.
~.
a Co.s te l n u o" o 26. 3.86 D'E ltorres GitUiepre, ~ ,,......,.,••
+ Leg. terr. CC. RR. 6. 5.28 6. 5.2S
Doon.lno (Fog-
'l'orino.
~ ls.)
c
Homa... . • • • •
7. 9.89 Me?.zettl GtrW.O • • • • • • • • • • • • • • • •
Osp. Roma.
6. 5.28 6. 5.28
.. Miranda. (Co.m·
3. 5 90 Conti Grrardo, ® '"'"'"'11 . . • • • • •
Spolettlt. R. E . Roma.
6. 5.28 6. 5.28
6. 5.83 Nlcotra Sul~atore, ~ ,.,.,.. ... ....
Lcg. terr. Livorno
co. RR.
6. 5.28 6. 5.28
biiS ~O)
':l
Glo.rro (Ca.ta.nla)
c Elena (Caserta ) 25. 6.89 Leccese .dnbmw, a
::'ttssa.rl...... .
e '"• 0 . . . . . . .
7. 4.91 Corda .tlnfunio, ~ ,,.,..,. •• • •• •••
+ ...
c Mottola (Tarnn· to)
9. 8.88 Faraone Anl<>nin, ~. ® '"'",
c
9.10.88 Bonelll .Aurelio, ® ,....,.......... .
Portico S. Benedetto (Forli)
So. ali. utt. Lucca.
6. 5.28 6. 5.28
45 fant.
6. 5.28 6. 5. 28
So. ali. utl. Pola.
6. 5.28 6. 5.28
Dis1>· .Min. Coùmie
6. 5.28 6. 5.28
(Somalia ).
a Axoln(Slracusa ) 29. 4.84 Calvo .tlllìii<>, ~ " ' ·"·"·'•,
+ .....
a Motta S. Lucia 31. 5.88 Notarlannl Vwenze............ (Catanzaro)
Id. Id. Id. ('l'ripoutanla) Id.
Id .
Id.
(Id.)
6. 6.28
o. 6.28
6. 5.28 6. 5.28
c
Vali ala (A\'Gl· lluo)
1.9.900 Rosa Guido . ••••••. .. .••...•••••
Inr. pros. Sassari
25. 6.28 25. 6.28
c
N<l J•oll
17.7.90·: Romano Enrico
Asp. interrn.
25. 6.28 25. 6.2$
c
lton1a . • . . . . . . 28.6.900 Plastinn Mario
8 t fant.
25. 11.28 25. 6.25
c
Ror,·up irm ontc 27.11.n9 Slui,colohl Crrrlo, ~ "'• @, @ .... (Saluruo)
H. c. T. c. (Trlpo'1· 25. 6.28 25. 6.2 5 tanta).
66
(Segue) OAPlT.A.Nl M:ED!Ol
AN?.IA.NIT.À
DATA CASATO E NOME
L UOGO
POSIZIONE
d1
S
~
DI NAS CITA
d1
DECORAZIONI E CAMPAGNE DBSCita
d1
grado s ervldo
dal n. 278 al n. 294. c Capua (Napoli) 23.1.900 Scaf6 .dm~o.................. . c
Terranova (Gal·
3.7.90•1 Falcone RaQaele •••••••••••• .•..
Solopaoo. (Bo- 16.11.900 Loonardl D~kc ...••..... .... ncvçntQ)
c Corleone l ermo)
I)l8p.
26. 6.28 26. 6.26
Min. Colonie
25. 6.28 25. 6.25
(Eritrea).
tanl~sotta)
c
167 fan t-
(Pa- 2.10.900 Lipari Domenico................
Id.
Id.
i d.
26. 6.28 26. U5
(Solll,l\lla). Df$p, M i n.
At'f'onau- 25. 6,28 26. 6.26
lira.
n
Motta d'A!fer- 2•. 7.98 Fiumara .dntonitW, Q, ~ "''", ®. mo (Mo~slna) @,
1 Art. oamp. (888. Min. 25. 6.28 26. 6.26 guerra).
c
S p l n a~ zola 29. 7.98 carrara NicoM Addmo, ~ "', @, (Barletta) @,
9 gonio.
c
CllnlcatU (Agri~reo t o)
62 fan t. (888. guerra).
o
Agi rn (Ca tanla) 23.3.900 Troina Fram:uco ..•• . . •..•......
' genio.
25. 6.28 26. 6.26
o
Napoli • ..•••• 27.U.98 Cllllendo Mi.chtle,
O!<p . Torino
25. 6.28 26. 6.26
Osp. Alessandria.
26. 6.28 26. 6.26
.
+·
+·
o Sa>:l'>llrl .......
•. 8.98 Cont.rino Ftrdit..arnùJ, ~ t u ..tt • @. @• • .
•·
~ IU•Jt,
@, ([;;,
8.1.900 Bun Q(w;epPt ..... . ..... • •.. · · · · ~ " ',
26. 6.28 25. 6.26
Min. 25. 6.28 25. 6.26
o
Po.upls! (Bene- 21. 7.99 Bianco Q((n). Battista, vento) @, +-
a
Noto (Siracusa)
6. 6.99 CUitrora Francesco, • . • • • • • . . • • • .
•
For l n o (Avo!Uno)
l, 1,99 Santuocl Giuseppe, ~ "'• 6/J, @,
•
Tortorella (Sa· lerno)
8.1.900 Tanor..dl UrbatW
232 !ant.
26. 6.28 26. 6.26
o
Sassuolo (Mo- 21.10.99 Grilli Mario .. . • . . . . . . . . . . . . . . . dona)
66 Id.
26. 6.28 26. 8.26
o Roma....... .
@,
Osp. Trieste.
26. 6.28 26. 6.26
+· A.reonale R. E. Napoli. 26. 6.28 26. 6.26
4.. 8.98 Bolla Luigi, ~ " ''"• 6!J, @.. . ....
o Cautano (Be- 26. '-9~ Matarauo SerotltW... • . . . . .• .. • . novcnto)
Dir. San. Torino (oom. 25. 6.28 25. 6.26 soz. dlsint.).
Osp. Roma (oom. cam- 26. 6.28 26. 6.!6 po san. Ando). Id. Piacew:a.
26. 6.Z8 25. 6,U
(S~)
LUOGO
DATA
CAPITANI UEOTCl
ANZIANITÀ CASATO E N0111E POSIZIONE
dl DI NASCITA
nascita
dJ
DECO RAZIONI E CAMPAGNE
di
grado servizio
dal n. 295 al n. 3tl. o Grumo Appula
6. 4.98 Ciccimurra Oadano, 19 ..,.,., @), @.
Osp. Bari.
26. 8.28 26. 8.25-
(Ba;ri)
c
Riposto (Ca· 8.10.900 Vasta Giuseppe ............... .. tarùa)
R. truppe Col. (Trlpo- 25. 6.28 25. 6.2~ litania)
c
P!lrtioico (Palenno)
9. 1.97 Lodato GCl8J)are, ~ m-u, @, @ . . . .
Dir. S an. Flrenze{com. 25. 6.28 26. 6.2~ ~oz. dJsin.f. ).
o
Mes~lna . . . . • .
4. 2.98 Call Dumenico, ~ 111, @), @ . . . . • .
Lcg. terr. CC. RR. MI· 26. 6.28 26. 8.26 l ano.
a
Farn c~ e
6. 8.97 Briganti..{nlonio, ~ """""",@), @.
(VI·
+ 11 f ant.
26. 6.28 211. 6.26
terbo).
a
Paolisi (Bono- 23. 6.97 Blfano .dugustc, S vento)
"', @, @ ......
Min. Guerra.
25. 6.28 2$. 6.26
a
Napoii •..•..•
u. 9.99 Bava .tlrluro ...................
16 art. oamp.
25. 6.28 25. 6.26
o
Mol!ctta (Bal'l) 26.6.900 Fo ntana NioolQ, © ......•.......
23 fant.
6. 7.28 25. 6.26
o
Napoli .. . ... .
Disp. .llfin. Colonie
9. 7.28 25. 6.26
l. 1.98 01 Casola Giuseppe .. ....••••.•..
(Trlpolltanla).
o Sciacca (Agri-
a. 1.98 Mngllentl Franusco ... . .........
16 1 fant.
16. 7.28 26. 6.2$
55 Id.
l . 1.29 25. 6.26
I 6T Id.
l. 1.29 26. 6.U
g ente)
c Agira (Catania) 22.4.900 Colomhrlta li'ilippo •.••.•.•. . •.•. a
Napoli . . . . . . .
7.2.900 D'.Alcs•andro .tlntimo . • • • . • . . • • • •
o Mol a zzana 13.11.98!Mngnanl ..4bele ................ (Massa)
i 611d.
9. 7.29 9. 1.28
o N lo o el a (Ca· tanta)
3.3.901 lliastrolannJ Decio . • • • . • . . • • . . .
Cav&ll. Monferrato.
9. 7.29 9. 7.2&
Pal~<rmo.. .. ..
10.9.901 P lazsa Guid~. • • . • • . . . • . • . . • • . .
84 tant.
9. 7.29 9. 7.2&
8 a.lp.
~-
18 art. camp.
9. T.29
o
o Ca.uanodJ Tra- 6.6.901 Castelli GiambaUi.sta mlgnà. (Ver on.a ) o Petronà (Catan.caro)
6.3.901 .Carpino RO<Ù:ll/o • • • • • • • • • • • • • • •
1.29 9. 1.2&
~.
U6
(Seouue) CAPITANI XEDIOI
18
.,
ANZUNITÀ
DATA
1-
LUOGO
-.."'
DI NAS C"ITA
o o
CA SATO E NOME POSIZIONE
di
w
DECOR\ZIO~"l
nasc-Ita
E
C.'\:MPAONE
di
di
rrado .ernuo
dal n. 312 al n . 325. c
Dngb· ria (Ptt· lermo)
1,1.90 1 Capoto lliaoio ................ .
R. truppe col. (TrlpoUtaola).
9. 7.29 9. 7.26
o
Bari ......... 13. 1 1.1)(~1 Tagllnficrro A rmando .••...•• ,..
S genio (com. ec. appl. sno.).
9. 7.29 9. 7.26
c Bellosgnnrdo 21.1 2.95 Mo~rono L1lioi
~ .......... .
. @, @.
t
art. costa.
9. 7.29 9. 7.28
(Salerno) o
R Stef. Quis Qui· 16.3.901 :\ronka Ftrdinaww • • . . . . . . • . . . na (Agr~eo t o)
o
Hn!tnsa e usa)
37 fao t.
9. 7.29 9. 7.28
(Sin~-
17.9.\101 Blmulo Luioi •..••...... ,......
20 urt. camp.
9. 7.29 9. 7.26
o Anzio (Roma).
•1.3.!101 Flllbock Giusepp•. . . • . . . . . . . . . .
8 centro oontr.
o. 7.29 9. 7.26
c .o\rplno (!l'rosi· 21.2.'101 Panara Carlo • . . • . • . . . . . . • . . • . none)
l rad1otel~r.
9, 7.29 9, 7.28
c Palermo
l"o. aU. Wl. Milano.
!), 7.29
4 nrt. camp.
n. 7.29 9. 7.ll6
27 fan t.
!l, 7.29 9 7.26.
o
!1.2.1l01 7.urottl Sal.,atore •••••..•.•.••••
Hl7.ziMnl (Rea- 6.10.!100 Sta.g nlttl Frattc~Mco . • • • . • • • • . • • gio Calabria)
c Ceni n ar a (A·
1.8.901 Fucclo Oiooanni ......... , , . . . .
9. 7.26
\'ClUnO)
c
Oalnzzo (t\n· 11. !),!)9 A.nna.rumma Ermanno, ~"'. @, @. 49 poli)
c
Livorno ...... 2:1.1.901 Cel Filiberto ..... , ••••.. . ••.. ,
c
P o Ili o a terno)
c
Id.
!1,
7,29 Il, 7.26
6 art. cnm.p,
!l, 7.29
o. 7.26
@..
DU!t'· Min• . <4em mau/,
!l. 7.29
o. 1.za
Giuliana (Pa· 2.12.'01 Bel' a Vfncen:o . . . . . . . . . . . . . • . . leru1o)
DistJ· .illin. Col. (Eri-
9. 7.29 !'. T.~S
(Sa- 11. 2.~6 On.ldl Floriano,
~ .......... @.
trea).
(Segue) CAPITANI lo!EDICI
59
ANZIANITÀ.
DAT.\
CASATO E NO~lE
LUOGO
POSIZIONE
fil
m NA!'CITA
DECOTl\7.tONI E CAMPAGNE na.,clt n
dJ
dJ
grado
grado
dal n. 326 al n. 338. c
Alcamo (Tra· panl)
5.1.!•0 1 Orog<l rinl l'idro ..........•.•..
c Palermo ..•...
G. l .QO'.! InJ::tla Loren::o . • .•.•• ...• ••.•••
IX8p, Min. C•Jlonu
!l. 7.29 !t. 7.26
(Eri tlU).
l l
R~gg. CIWnll.
VIttorio
~. 7.29
9, 7.2G
1), 7.26
EOU\ UU clo li.
c Palermo • .• •.•
8.4.901 Toma .. ol ll Antonio ••• • •.••••••.
Dir. f'a u . S loi iiG (oom. scz. d lsluf.).
9, 1.29
c C a ste llam~tro Golfo (Trapani)
19,!'.~0i
'.!3 art. oamp.
9. 7.29 9. 1.20
c Trani (Bar i) ..
4. !1.!1:> PnPa~tno J! ichele . . .•. .. ... ..••.
8 bors.
9. 7.29 9. 7.26
C<>lomba 1\"ioo/6 • • • • • • • • • • • • • • •
1
c Lerca r a (Palor - 7.10.901 Batta~ll a .llich rle ... .... .•..... nv>)
c J>nlormo. • • . . .
9. 7.29 9. 7.2G
8.10.99 Manttlono Giuuppe, ~ "'·••, @, @. 43 fan t.
Vlgsdano (Potenza)
3.11.98 DI Rago Pro.•puo, ~ . @, @ . . • .
29
c La urito (Sa ler-
1.6.901 Panzuto Filippo. . . . . . . . . • . . • . .
16 art. camp.
9, 7.29 9. 1.26
7, 2.99 ì\Ilrah olla C/nudio.... ... .......
l '.! t ant.
9. 7.29 9. 7.26
57
9. 7.20 9. 7. 26
t'
ld.
9. 7.29 9. 7.26
DO)
c
PouuQII
CNa-
poll)
n San Giovanni a 14.!.900 Cl'OCCo Giu .tp1Je • • • • • • • • • . • • • • • f'lt·o (Salemo) c
A p1oo (Be n e- 22. 3.99 P arll$(ODII P i<:lro, ~"'·",
Id.
+. @, @J. 5 centro oontr.
9, 7.29 9. 7.15
+. @ , @. 5 alp.
9. 7.29 9. 7.25
' 'CDto) c Ca,tlgllone dJ 20.12.97 :\lorganU Paolo, ~"'·". Oarfag n aua (lfao> a)
IO
~ ;..
T&l'IENTI URDIOI
ANZIANITÀ
DATA
o
LUOGO
3 !! (/}
DI NASCITA
CASATO E NOME POSIZIONE
dl DECORAZIONI E CAMPAGNE nasci ta
di
di
grn do
~er\'lzlo
TEWENTI MEDICI.
dal n. l al n. 12.
+· .tlspctl. inferm.
a
Barra (Napoli) 11. 2.98 Vi\'iatll Rodolfo, ~ "''"• @, @,
a
Bari . . . . . . . . . 12. 8 98 Vlmoroati LuiO> • • . • • . • • • • . . • • . .
l. G.2i l. 6.2.
In!. pros. Ravenna.
26. 6.2.5 26. 6.2.5
7.6.900 Calogero Jlik1 • • • . • • • • • • • • • • • • •
Rcgg. cavnll. Aosta.
9. 7.26 9. 7.26
8.2,902 Idlnl Francuco . , ..•. , , • , . . . . . .
Osp. Cagliari.
9. 7.26 9. 7.211
30 fant.
9. 7.26 9. 7.!«1
o •rorlno. . . . . . . 16.10,99 De Alesijl Erosio . . . . • • • • • . • • . •
l centro oontr.
9. 7.26 9. 7.26
o Saviano
o Svina.zzola(Ba· ri)
c Sassari ... , • . . a
Salvitelle (Sa· 23, 2.96 Imbrenda Malt~. ~ .....,..., @>, @. ferno)
(N&·
3.1.900 Montone ..l.rluro , •.... , , . , •. , • .
7 tant.
9. 7.26 9. 7.26
a Ramacca (Ca· tanta)
7. 7.900 Flslchella GUzmbattisfa .•••..••..
S art. oosta.
9. 7.26 9. 7.28
R. truppe ool. (Trtpo-
9. 7.26 9. 7.26
POli)
o Btsaoqutno (Pa· 6.1.900 Marino Salvaklrll • • • ..••..•.• , •. !ermo)
Utanta).
o Terranova(Cal· 19. 6.98 Milana Gaetano, ~'"• @). tanlssetta)
@..... Id. Id.
Id.
(Id.)
c Buool no (St.ler- 2•.1.000 De Lucia Raf!adll .. •..•....••. no)
D(sp. Min. Ool. (SO·
o Centuripe (Ca· 11. 2.97 Drago Oaloqero O, O. ~''"''• @), @, tanla)
Id. Id. trea).
+·
9. 7.26 Il. 7.26
9. 7.26 Il. 7.26
malia), id.
(Eri·
9. 7.26 Il. T.26
et
(Seque) Tll:NENTI MEDICI
L UOO O
DATA
ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIO~'E
di
DI NA.SGITA
nascita
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
dJ
grado servizio
da l n . 13 al n . 29, 2 o.rt. pes. camp.
9. 7.26 9. 7.26
Disp. Min. Col. (Erl· t rea).
9. 7.26 9. 7.26
c Caivano (Napoli ) 19.10.97 D'A mbrosio .4lt.ssandro .••••• •. •
l art. pes.
9. 7.26 9. 7.26
o Messin a ... . ..
6.1.000 Canlpagna Ga$pare . ••.•....•••.
5 raot.
9. 7. 26 9. 7.26
c Napoli. .... ..
6. 9.97 Ciampollllo Pasquale . •. . .. .. . ...
11 art.
a
Cefalù (Paler· mo)
l. 2.98 Privi tora Benedetto . ..•••.. .....
l
&
Roma .. ...... 22. 8.93 Pedrol! Giuseppe ... . ...... .. . . .
c
VIagrande (Ca· 7.10.900 Nicolosi .4ntonw . ••••••••••.••• tanla)
c Pate rnò (Cata· nla)
4.8.900 Chiara Giuseppe . •. • ... .• ..••.•
cam p.
9. 7.26 9 . 7.26
art. camp.
9 7.26 9. 7.26
0811. Roma.
9. 7.26 9. U 6
o S ora (Frosinone) 11.11.99 Bru.nl Bruno ..................
15 fo.nt.
9. 7.26 9. 1.26
c Roma . .• ••... 18. 1.91 N ol'lenghi .4lberto , • •••••••••• • •
Diso. Min. Colon'-'
9. 7.26 9. 7.26
(TrtpolltanJa). a
Panni (Foggia)
5. 8.92 Maouppe!IJ Gerardo •.• .• • • • •..•.
.tJ.spcJ/. in/crm.
• l;!ergamo ..... 21.11.89 Rodrl&l.lez Fe li<D ci an@,o,@.o. o.•. D i&p. M\n, ~ t lr lt-lt·lt,
9. 7.26 9. 7.26
~e·-onaue
•
9. 7.26 9. 7.26
t at,
o
Bell ona (Napoli) 7. 7.93 Della Cioppa Domen{co ..... . . ..
.4spdt. itl/er m.
c
Riccia (Campo· 18. 8.118 Masola GtU8eppe .............. . basso)
D(Bp, Mia. C ol.
c
V i ttori a (Ra· 18. 8.98 Carll .4ntoni.J .. .... .... ...... . gnsa)
Id. Id . Id. poli tanta).
a
Monte S. Savino 16. 2 93 Faenzi .4/do .. •.••••• •••••• ••• •
Id.
I d.
9. 7.26 9. 7.26 (ctro-
9. 7.26 9. 7.26
(Trl·
9. 7.26 9. 7.26
id.
id .• (l d .)
Il. 7.i6 Il. 7.26
icl.
Id,
(So·
•. 7.26 Il. 7.26
Id.
(Trt·
9. 7.26 9. Utl
nafoa).
(ÀI'6ZZO).
a Torre Annuoztata (Napoli)
c
2.10.98 à>Ianzo Giotlann( • , • , ••••••••• •
P1Ml~ del Gre<:l 2~.
(Palermo)
mo.Ua.).
7.99 cacola Fraw:eeco . , • , , , _ •.• , , ••
Id.
Id.
p olltaola)
1)2
(StOIU.!) TK:<EI>TI llEDICl
DAT.\. CAS.\TO E .l'OMB
L UOGO
POSI ZIO l\ E
dJ
DI N.ASCITA
nascita
di
D.ECOR.<\7.IONI E CAMPAO='E
di
dal n . 30 al n. 46. c Alnro Lucano IO.JO.:>On .\lennonnn Gerardo . . .....•..•... <Poteuza)
D i$r . Min. Ccilo>nie
o N:cnst •o (C u· 9. 12.!10 ! Suntoro .Yi<l'A ino . . . . . . . . . . . . . . Wnzaro)
7 centro contr.
9. 6.2 7 9. 6. 27
(::;oma !la).
Sp a<' cafo rn o (Sirar. udl.)
4. 9.99 Floridi.-. F r un('ffco. . . . . . . . . . . . .
Com. se. ccntr. mU.
9. 6. ~7
c Snlemì (Trapo.-
4.9. 90 ' Culin Sk/m•o.. . • . • • . • . • • • • • . •
H. tru ppe <'o l. (Clren .)
9. G.~7 9. 6.27
Nizza cavati.
9. 6:t1 !l. 6.27
l . 3.9:! Sptltafora Gi•J8cppe .. . ..... . .. .
Il bers.
9. 0.~ 7 9. 6.27
c Canicatti (Agri · 14.8.!10 : Grant\ta S <tlt)l)torc • • • • • • • • • • . • •
33 fnnt.
"
9. 6.~7
DI )
c
San Ca t n l d o !1.9.90 1 (Calla nisettn)
c
fllsaqu lno ( l'n· !e rmo)
~lnlrn
Ccdar e • • • . • • • • • . . • • • • . •
gcn to)
c Gl'I cs (Tren to} 27. 7.99 Tanzer F"r«ncesco • •• • ••• .•••••• c R l p n c an d1d.t (Pot en za)
13. W.~·
Musto M ichtlc • •••••••...• .. .•
c
Tu~ a Plc~q!no.)
c
Li cat a (Agri· 21 . 7.98 Bonelli Ar turo . . ............. . gc n to)
12.8.90 : DI l\111gglo
F"rcm~scn ••••••••••
c P ctt<' arn (Cblct l) '! 7. 1.90; F lgl:o!l l]cncdctto • ••• • •••.•• • •• o Gangi
<P nler· !!-S.IO.•'(ll' Bal dntnelli FiliprJO • • • • • • .
• •••
R . truppe col. (O:ren.).
9. 6.~7 9. 6.27
Id.
(Id.)
9. a.11 9 . 6.t 1
Se. ali. sottulr. Rieti.
9. 6 .27 9. 6.27
3 art. pes. camp.
9. 6.27 9. 6.2 7
H. truppe col. (Tripol.)
9. 6. Z7 9. 6:17
As·pc't . in/erm..
!l. 6. ~ 7 9. 6.t7
3 bers.
9 . 6.2 7 9 . 6.27
7 nrt. pcs. crunp.
9' 6.27 9. 6.27
31 Aspelt. i11/trm.
9. 6.27 9. 6.27
A spett. i11/erm.
9. 6.27 9. 6.27
Id.
m o)
c
Leon!~rle
(Ca· 10.7.903 Ventura
Villano. ..... . .. .....
tttnla)
c Nocera Inferlo· 23.9.90 1 Dorzelli Giuv!r>tlli. . ...... . • • • • • re (Pa le rmo)
c Se rr adllo.lco
<&.12.96 Ingllm~ 4r~uden ..... . ,. . ......
(Co.lto.nlaetta) c Sala Conslllna 17. 7.97 De Vlto Gustavo.. . .. . ...... . . (Salerno}
LUOGO
Al'ZrA:-;ITÀ
DATA
CASATO E NOME
Ili
DI NASCITA
o nscltn
POSlZIONE di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
grado servizio
dal n. 47 al n . 61. c
Ar:ano di P u· 18,4-.80 l l 3nn'\rone Genero• o • ••••••••••• glia (A. velli no)
c Piet r a m o n t e· 27.0.900 Torella Oi:rvrm11i • ••••••••••••• m as>lmo (Fogg ia ) c Mo ntcml\ggiore (Palermo\
r ~. ;(l,: 01
D•·:>go Dantiano.. . . • • • • • . • • • • •
c Angl'i (Sn!Grno) 21.2.901 De 'i't,·o aiuli·) . . . . . . . . . . . . . . . c
s. l3a~to1om eo
7.4.900 C •m ;>anelhl Am oo .. . ..•.. . .. .
Dìs71. ;l/in. Col<mie
9. 6.Z7 9. 6.27
(Somalia). Id.
id.
id.
(id.).
Io f.
pres. Bolzano
9. 6:!1 9. 6.11
9. 6.~7 9. 6.27
R. truppe col. (Cil'en.).
O. 6.27 9. 6.27
3 art. pes.
9. 6.27 9. 6.27
R. truppe col. (Ciren.).
9. 6.~7 9. 6.27
IO Galdo :B B·
ne,·e n to). c Mo.nfrGdonta 27.7.901 Oa rzla L<>rcm:o (Foggia) •
C at e n o. n uo \'n. (Ca.tnnla)
6. l.99 Oo~uzza. Srrlcator e, off>, @, @.
+. ® '"''"· 3 rant.
c R l'g n l buto (Ca.tan!a)
8.3.900 GaEtana
c L confor to (E n· n a)
8. 7.900 L ancrl Gi·nxzcchi>w• . • . . • ••• . , • •
c Cheren
f' ( IICCilZO
(Eri- 20. 1.96 Nn.stasl .&n:oniM • • • . • • • • • • • • •
t rea) c
9. 6.'17 9. 6.27
Osp. Bologna.
9. 6.27 9. 6.27
z• fnnt.
9. 6.27 9. 6.27
R. truppe col. (Trlpo-
6. 6.28 6. 5.28-
lltania)
Pisa . • • . . . • . 18. 2.93 Sottlni <l~:m>tt. • • • • • • • • • • • • •
Dill.~.
Min . Col<mie
6. 5. 28 6. 5.28-
(Cirenaica).
a
Dadoli (Catan· 22. 7.93 Procopio B elù1rmi110 ••••••••••• zaro)
Id.
Id.
id.
(Id.).
6. 5.28 6. 5.28'
I. , ,97 Marchese ..4oosliM • • ••• • •••••••
Id.
Id.
Id.
(Id.).
6. 5.28 G. 5.28-
a Partinico (PII· lenno)
a Matora . . . . .. 15. 2.92 Paladino P uolo .••• • •• • • • ••••• a
C a n g l (Paler- 10. 3.93 Pnrpura Giovanni ••• • ••• . ••••. m o)
Id. Id. Id. (Trlpolltanfa) !d.
Id.
Id.
6. 6.28 6. 6.28(Id.).
6. 6.28 6. 6.28-
(S'C706e) TE.:n:~TJ JODJOI
l
.,
.. o
L UOGO
3
DI NASCITA
='
~
DATA
ANZIANITÀ CASATO E NOliE POSIZIONE
di
(f)
ni\Solt l!
DECORAZIO~t
E C.un>AGNE
di
di
çado
~crvùf.o
dal n. 62 al n. 75. ()
Palermo .••.• 12. 9.97 Pcroloo Jlinunzo • ••••••••••• • •
Di4p . Min. Colonie
6. 6.28 6. 6.28
(Somalia) c
Potrnlla Soprll· 14. 8.98 Llo GiusemJe • ••••• • ••••• .• ••• oa (l'nlcro •ol
Id.
Id.
Id . (Id.).
o. 6.28 o. 6.'28
()
Daiano (Co mpo· 2. 3.91 Colnool Frarn:Cilco ••••••••••••• bl\880)
Id.
Id.
Id. (Id.).
6. 6.28
o. 6.28
.a Torre S . S usnn· na (t.cooo)
4. 7.95 Proto .tlnloni4 • . •••••• • •••• • ••
Id.
Id .
Id. (Id.).
6. 6.28 6. 5.28
a S pcrlonga
(C&-
J. 2.98 Zlcch lerl Lron.e ••••••• • •••••••
Id.
Id.
Id. (Id.).
8. 6.28 6. 5.28
()
Cascina (PI811).
u. 2.93 Ch fclUnl Guido •••• • ••••••••••
Id.
Id.
Id. (Id.).
8. 6.28
~
Thlcld (SMc;ru-1) 19. 9.95 Serra Gitl.8c1me •••••••••••••••
Id.
Id.
Id .• (Erftr.)
6. 5.28 6. 6.28
o Cl\ltiiDIB..Ctta .• 17. 7.96 Gentlll .&l~43andro • • • •• ••••••••
Id.
Id.
ld.(Somal.)
6. 6.28 6. 6.28
c P:totrobbon dno · 19. 6.98 VI\S8olo .&n:onio •••••••••••••. ~ te (Campo·
l' rant.
aorta)
o. 6.28
6. 6.28 6. 6.28
basso) .&
!4. Valontlno To-
n. <&.93 Vnstola .M ario • • • • • •• • ••••••.•
Di1111.
rio (!::ìalcmo)
Min. (Somalia).
Colonie
6. 5.28 6. 6.28
(Id.).
6. 6.28 6. 5.28
o Clllllbrltto \'OIIIno)
(A·
7.'.900 Mcgn ro 111ichele. • • • • • • • • • • • . • •
Id.
c Mieli meri
(Pa-
2.12.90 Bnudo .&tlfonio ••.• • •••••••••••
R. truppe Col. (Circo )
Id.
Id.
8. 6.28
o. 6.28
lormo)
c
s. Miniato (FI· 29. 6.97 PclllolnJ Ferranle ........ .....
I d.
Id.
Id. (Trlp.)
6. 6.28 6. 5.28
ronzo)
a O l v l t11 vooohla 21.11.92 BorgW Leonida •• • ••••••• • • • •• {lloma)
Di/lp. Min. (Somalia).
Colonie
6. 5.28 6. 6.28
(Sroue) Tl!lNE!.' TI MEDICI
LUOGO
DATA
ANZIANITÀ CAE'ATO E NOME
POSIZIONE
di
DI N~CITA
di
DECOR AZIONI E CAMPAGNE nascita
di
grado •erdzlo
dal n. 76 al n. 92. c O ari nole (Ca- 23. ().96 Gentile Viumoelo ••..•.••••.•. serta> a a
DisfJ. JIHn. Colonu ('frlpolltaola).
àlicoU !o:atrlano 25. 2.92 IppoUto Ll.noelo· Jlficltt4 • •• •.••• • (Foggia)
n. truppe Col. (Cfr&-
s. Mnrla C. v . 21. 2.95 i\ çetu FIYint'e&:O • • • • . • • . • • •
Id.
o
••
6. 5.28 7. 5.28
6. 6.28 6. 5.28
nalcn). Id.
Id.
(Id.).
6. 5.28 G. 6.28
(Ca-erta) c S lracusn.• .•.• 12. 3 .95 Lo voochlo GiUIIeJ) ))t
c Be ll os gua rdo (:;alcrno)
••••••••••
s. 1.900 ~lns mu Ll. cllille •. ••.••• ••. ••.. ..
38 raut..
6. 5.28
o. 6.28
H. truppe()ol. (Eritrea) 28. 3.29 28. 2.29
o (.)aStlone \'ero· 10. 1.902 Lorenzlni Giuseppe .. ........... nc!<e cVerona)
ld. Id. M ieti ).
Id .
(C Ire- 28 . 3.29 '!8. 3.29
c Amautea (!Jo . 21. 2 90S Florlo Uoo senza)
Id.
id.
(Id.).
•
o
o
•
••••
o
••••••••••
Id.
28. 3.29 28 . 3.29
c R oma
~o. 9.902
Marlotti·Binnohl Guqlielmo •• ••...
hl. Id. Id. (TripO- 28. 3.29 211. 3.29 litani a) .
o Caglia"i
~8 . 8.902
Leo Giuseppe ....... .... ... ...
Disp. 111il. Col. (Eritrea) 23. 3.29 28. 3.29
o Pieve di Cento 1<1. 7.001 Tad1lla Leo ................... (Ferrara)
R. trnppe Col. (Ch-e- 28. 3.29 28. 3.29
c Sas<arl .
13 11.903 Ma-ala M ar-ie .................
Disp. mil. Col. <Eritrea) 28. 3.29 2$. 3.2»
c Pm·ma. .
23. 8903 Negri PWriJ• ... •. ...••...•..• •
n. tntppe col. (TrJpoJ.) 28. 3.29 28. 3.29
naica).
c :Melito di l\n- 10. 2.90~ Cozzoliuo Felltrico .. ........... Pt>ll (Napoli)
Id.
s. :).90! Lo Monaco Croce .•• .•..••••..•
Id .
o \'a lguaru e rn (Cnstr oglovan-
Id.
Id.
(Ciro- 28. 3.29 28. 3.29
nnlcu). id. Id . (Trlpo- 28. 3.29 28. 3.29 litania).
ni)
c Vìttol'i;\ (;,; t t a· 12. 7.901 La Magna Giuseppe ••••..••..•.
2 radlote lcgr.
28. 3.29 28. 3.29
CUSà)
1. 1.901 ::'Qnlilacl Giuseppe. ...... .......
o
CatJ.\Dln
c
VIIIMraoca SI- 13. 9.902 ArrabllSSo Giuseppe .. .. . . .. .• •.. cula (A.grlgen. to)
6 -
Ruolo di antianitù cie l Corpo sanitaTio nu1itare.
R. truppe Col. (Trh•O· 28. 3.29 28. 3.~9 ll tnola). Id.
l(l.
fd.
(Id.).
28. 3.2!J 28. S.29
66
(Seom) TENENTI KBDICI
..
=.. o
DATA
LUOGO
ANZIANITÀ CASATO E NOME
di
DI NA::CIT.A
nascita
POSIZIONE DECO R AZIONI E CAMPAGNE
di
di
grado sel'Viz1o
dal n. 93 al n. 109. o
Mont-e Marano 15. 5.008 MnrlgUaoo Giot:anni (Avellino)
•• • . . • . . . • •
c Co.mpl Bisenzio 10. 8.001 Tnrduccl Mario................ (Flrcmo)
28. 3.29 28. 3.2!)
R. truppe col. (Clre- 28. 3.29 28. 3.29
naie&)
c Trapani c
Aspet/. in/erm.
Nocara (Cosen·
18.11.003 Ccrn!giJaro Michele .. ...•.••.. ..
Id.
Id.
{Eritrea) 28. 3.29 28. 3.29
8. 3.002 Arcurl Nicola ........ ... ..... .
3 granat.
28. 3.29 28. 3.29
za)
c Baronissi ( S a· 9. 1.901 •.Uomagna Nicola .... .. ........ . lcruo)
Disp. Min. <·ol. (Eri- 28. S.2!J 28. 3.29
c S . .Mnrco del Ca.voti (D e n ev e n t o)
6 art. camp.
28. 3.29 28. 3.29
6 genio.
28. 3.29 28. 3.-.!9
2. 1.003 A.sslnJ Giuuppe •. . . . . . • . • . . . . .
c P etronà (Catan- 10. 2 002 Scalzi Carmine.. . . . . . . . . . . . . . . .
trea).
ZIU'O)
c Geraci SI cui o 1'-10.001 Paruta Giovanni .............. . (Palcrmu)
c ChleU
,
12. 2.000 Zo.mbra. Et/ore .. ....••.••..•..•
o Verzino (Cntan· 2.12.002 Curiale Vito............... . . . .
K truppe col. (Tripo- 28. 3.29 28. 3.29 litanill). Id.
Id.
id.
(Id.)
28. 3.29 28. 3.29
3 centro contr.
28. 3.29 2S. 3.29
c Altamura (Bari) 17. 5.901 Luoonte Pasquale.. . . . . . . . . . . • . •
30 art. camp.
28. 3.29 28. 3.29
c Ponte Yalt.elll· na (Sondrio)
2. 1.901 Glullrutl .4/eandro .•.•.• , • . . • • . .
9 al p.
28. 3.29 28. 3.29
c Galatina (Lecce) 22. 3.001 Lagna Don alo . . . . . . . . . . . . . . . . .
6 bere.
28. 3.29 28. 3.29
o Marsala (Trapa- 17. 0.003 Giacalono Sii!M .......••.. , ...
R. truppe col. (Trlpo- 28 . 3.29 28. 3.t9 Utnnia)
zaro)
nJ)
o Nola (Napoli) . . 15. 2003 Testa Uoo . • . . . • • • • • • • • • • • • • •
o
cas....ano .Murge Il. 2.002 Sisto Eti(Jenio . . • . . . • . • • • • • • • . •
25 art. camp.
28. 3.29 28. 3.29
2 alp.
28. 3.29 28. 3.29
CS fiiJlt.
28. 9.29 28. S.29
(Bàri) c Béllevento
25. 3.000 Parr())la .Jchlllt . . . . . . . . . . . . . . . •
(SC!rUC) T ESESTI M F:IJICJ
o
.. o
67
A~ZIANITÀ
DAT.\
::l
LUOGO
L'.\.:;ATO E
~O)!E
di
PO,IZIO~E
DE(.'OR.\VIO~I
Ol :-.IASCITA
di
E CA..'IPAO:\E
di
grudo scn·lzlo
dul n. 110 al n. 125. a ::l. Chh·ico Rn· 2;>.10 1:!98 Camptlgnull VitlCtn:o, ~ 11 ", ~. (\Ì). paro (l>uton·
2 gonio.
-.!8. 3.29 28. 3. 29
l centro contr.
:!8. 3.29 28. 3.29
2 art. poa.
28. 3.29 28. 3.29
fan t.
2o. 3.29 28. 3.29 28. 3.29 28. 3.2o
za)
c
Lyskovo (Wnr· 15. 1.904 t.1·tron La:.::aro . .............. . fl\' i a)
c >'au VIto N or· :!9.10 902 Leo Giacomo. . . . . . . . . . . . . . . • . . mnn uJ) Brl n· dlsl)
c ,.;118Sarl •
6. 3.90
c Lecco
4. 7.901 Gcnunn Salt·a:ore.. .............
64 hl.
c Trani (Bari).
1.1:.900 \'co tura Tun'lletJ •....• .....••. •
n. truppe col. (Eritrea ) 28. 3.29 28. 3.29
c Palermo
18. 3.902 Scngll onc Francuro .. ..•••••....
Id. (t(.
Figari Alberw •..••..•....•.•••
~!l
hl. (Trlpoll· 28. 3.29 28. 3.29
taulo). c
>;(•J•tllana (C a·
s. 4c901 MIIBaln-ScccbJ .lfarv1...... . . . . . .
t6 fan t.
28. 3.29 28. 3.29
12 a rt. cnm p.
28. 3.29 28. 3.29
gllarl) c
Q\S, (no (Frosl· o12. 8902 \'CJ•tccloy Glotatm( .. . • . . . . . . • • . IlO DC)
a
~L .. n d rngon c
s. 1.900 l'nJmlulcllo Pa81JtWII' ........•..
(l'npoll) c
UtiUIIa).
t a.'lSano :Mu1·gc 31. 8902 Lascnro ~1/rtdfl ..••••..•....••
(ilari)
o Agi ro.
(Castro· 26. 2.002 Ckl'l Villeen~o .... ...... ...... .
gi•JVQUDI)
c
Favara (Agri · g onto)
c 1-'rn.ttamaggiuro (Napoli)
R. tnllltlo col. ('frf(IO• 28. 3.29 28. 3.29
1. 6.902
\'elro Git~p~ ............... .
s. 4.899 Canclcllo J.'rat~ce8co .. • .•••. •....
c S. (Ho..-nnnl Io- 2. 1.901 Pno6Cra O.lario. . . . • . . . . • • . . . . . carico (Fro81·
Diatr. 'fcraJUO
28. 3.29 28. 3.29
26 nrl. cnmp.
28. 3.29 28. 3.29
ii fant.
28. 3.29 28. 3.29
Dt'P. llll. quadrupedi 28. 3.29 28. 3.29 P <':sauo. So. coni r . cduc. f!s.
28. 3.29 28. 3.29
12 Ct·ntro oontr.
28. 3.29 ~8. 3.29
nunc)
o Bo v a {Reggio Calabria)
s. 6.003 Foti Oioratmi . • • . • . . . . . . . . . . • .
UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI ~
';:;:
c
LUOGO
..
01 NASCITA
3d
Al\ZIANIT A
DATA
CAS ATO E NOME
POSIZIONE
di
r:n
DE CO RAZIOl\I E CAMPAOl\E
di
nascita
l
di
g rado ( er,·fzlo
COLO l\:'\ELLO CHU.llCO-FARMACISTA.
a
Cesena (Forli ) .. 26. 6.72 Suzzl dott. Filim>o, •· C, ~ ....... S!). @, • •
+·
*·
~.
Min. gn~rr11.
l. 6.21 2. 7.00
TF.l\. COLOK::'\Ei,J,I ClliJ\llCI-FARMAC iSTJ.
d a.( n. l al n. 4. a
i\Jo1tl (Potenza). 31. 8.77 Pngnil'llodott.AIIr~<lo, U 'is. !!1. L. D. lu chim . brom.
l)!r. l • t. ohiJn. !arm. nùl.
4. 7.22 16. 9.03
c
Palermo . . . . . . 29. 9. 79 Corradi flcuw, <ii>. crJ .. . . . . • . . . . .
Osp, l' nic rrno.
31. 8.23 16. 9.02
a
Galatina CLoccc) 8. 8.78 Regard dott. Pidro. U.
+·.. . ...
c Perugia ....... 24. 9.72 l\luzzio ll Anto nio, •·+·®'""", (!;)•·•·
...... ITJ, Q). ~ '". @, @
Napoli .
4,12.26 12. 6.04
Id. Mllnno.
16.12.26 5. 12.94
Id.
?>L-\CWIOHI CHDUCf- FARllllCIWfL
dal n . l e.l n. 4. a Milano... . . . . . 16. 6.75 Oorllu ctto dott. Oresic, c§:, + 2~. ·1.77
l'lnoonza.
16.12.15 15. !1.02
A spett. infer•n.
l. 6.16 16. 11.02
Os p. Bo logna.
!.12.16 28.12. 0~
Id. Llvoruo
l . 3.17 l. i.Oì
Ù $ 1).
Todcriui tl ci Gagliardi~ della Volta uo b. dott. 'l.'wd<>ro. <lf>, ® ..,..., @ . ~y).
a
Pado.-a .......
n
Padova ....... 1<1 . 6.78 Ohera rdloi dott. N aldo, +. Q),... .
a
Perugia ....... 17. 1.81 Ma rini dot.t . Carw. ~"·. @ . @, >i•.
+. Q;; '""
11 11 " ,
6()
Lt;OOO
AXZI.A:-: ITÀ
DATA
CA-SATO E
XO~
P0:31ZIO::-I E
di
DI :NAJSCITA
dJ
DECORAZlO.:-; I E CA.lfl'AG:- E
di
DIIIIOII.a
dal n. 5 al n. 20. a Bologna....... 25. 6.8~ )lozzana dott. <:arw, :!jo. • • • • • • . • •
1st. chlm. fann. mll.
l. 3.17 2. 5.09
n ..,,. •.
l. 3.17 30. 1.08
~•n-Igliano.
<L 8.18 l. 2.0\l
1st. cblm. larm. mll.
4. 8.18 2. 6.0U
Osp. Anc•mn.
l. 7.22 27. 2,13
a Vizzlui(Catanla) J.lt.87 VIta dott. GadaM, ofs, 4}
Ist. chlmloo farm, m11.
l. 7.22 27. :.!.18
:\l('l'('atollo (Po- li. 8.86 l'arri dott. IPaUu. ~. 4} Mrol
Se. appl. ean. m U. (l ns.
l . 7.2227. 2.13
a
Homa . . . . • • . . 15. 1.81 L om bardi dott. illmrlio, ~. Q), ~"'·
0~1•.
' "''"", @, @..
a Fcrroro;
(A l estmndrlu)
a
Nlzro:Uonforra-
11,1 2.8~
.~ccos.•nto
6,11.8~ Oorreta
dott. Erm.enqJiiM, ~ . .
dott. Carlo. i'. ~. . .....
Id.
t o (AicssandriB)
a
a
Ano.•nll . ...•.. 22.10.82 Mocbell 1'rodorico, ofs, lfl,Q)"', ®'"'
....... @, @. • • +·
1.11.89 C&ppeJII dott. Gitumpe • •• ~. Q). +'• ~ •u·••, @. @. L. D. In chlm. brom.
a
M o ntecatini \'al dJ Cecina (Pisa).
a
Bitonto <Bari) 20. 4.85 ~n,•lno Vitn
c
Pctt.lucngo (:No· 13. 9.85 :lln88o Enritlo, ·~ • • • . . . • . • • • • . . . . vara)
c
Bronte (Catonltl l 8. •.89 lsola Emilio,
'!'·....... .. .... ....
*·
~ "'· @, @. • . . .
tlt.).
.dspett . ln/en/1.
l. 7.2'.! 30.11.011
Osp. Unrl,
31. 3.:!4 27. 2.18
Ist. ohlwlco far:n. mll. 31. 8.24 24.11.13
Osp. Trll'slc.
81. 8.24 24.11 .1 3
a :Ucntl (Agrtgonto) 15. 6.85 \'alontl .J.numino. ~. CO..........
Ist. ohlmlco rarm. mtl. 81. 3•24 :!0. 9. ,.
c Corneliano d'Al· 17.11.86 Slccor·dl GuiM cf:, 4;1,.. . . . ...... ba (CUnoo)
Osp. Udlno.
SI, 3.1!5 t 7. :!. 13
a O&rblli'D&(A.Ies· 24.1 2.82 .\lvtgtni clott. Gioroio, ·~. ®"''"' sandrla) "''", ~ @.
Id. Alo~snod rla.
SI. 3.'25 20. 9.14
c
!IO n poli ......•. 26. 4.90 CortttSso. dott. Slkio,
a S. Egidio !Tera- 17. 4.84 Farina Fclice, m o) ®· @.
t!>, 4;1 . . . . . .
Ist. chimico fo.rm. m li. SI. S.% 1. 5.14
+. 1l) " ''" ® ,,. ......, Osp. FlreDJ:e.
31, 8,26 27. 2.13
(StOW!) M.~OOIORI. PRI:\11 CAP!TA!'-"1 E CAPn'A!< I CBllliCl·FARllACJSTI
70
"' ;:
o ....o
..
.... m
A.NZIA~ITÀ
DATA L UOGO
CAS ATO E J:\ 0 :\!E POSIZIO~E
di
DI NASCITA
OECOR.A7.ION I nascita
dJ
E CAMPAGNE
dJ
grado -cn· tzlo
dal n. 2 1 al n. 28. a
Vali(' Piana (Salerno )
C:i tT" n l
l. 1.84 Fortunato uonartlò, @, @.
*' -v,
~IU•U•U
c Te rranova Urne- IO. 8.84 Poi \'CI'inl A 11{/ÌO{o , 4} ....• . . .....•.
Osp. Oeno,·a.
l. 1.27 t 4.11. 13
Asprtt. in/enn,
l. 1.27 23. 6.1 5
ciollni (.Arezzo)
c
Alia (Pal<'rmo) 13. 1.85 Grlgnani Eurpmio, ~ .. . .. .. . • . . . .
Osp. Me;~lna.
l. 1.27 2-i.li.I3
a
T{O\' ito (Co- 21. 5.88 lllnrra Gittaeppe ....•. ... ... . ...•.
1•1.
Tre o t o.
l. 1. n 24.11.13
Piet ro. q;'. ...... .... ....
Id.
N o,·ara.
l. 1.'.?7 l. 6.1 <&
4ì ..............
I d.
Broscia.
1. 1.27 J. 5.1<&
Ca so l bord ino 27. 3.88 Moli sn ul dott. R icciardo. 4;'"'"'" . . (Chie ti)
I d. Pt>rugla.
l • 1,'.?7 l. 11.1 5
S . !\farla Capua 1l . 1.9G Palmlel'l dott. J1!t~rl<> •• . •.••.•••. Vet<' ro (N apoli)
I st chl!u . farm. mll.
l. 8,!!9 l. 8.:!2
ROD?.U) !l
Poirino l'l'O· 20. 2.8:! rtno)
o
liiontnfla (A.Ics- Il. 7.86 Mi~lino Mario,
AtiJÌUO
so ndrial
.. Il
P Rll\II CAP1'1'A.:\ [ CHlliUCI-FA.RllfAClSTI.
1
a Taranto •••...
pt. 2.861 Labbruzzo M er1otti <*l ...••... . . ·l Osp. n orna.
l 1. 7.161 l.
5. 11
CAPI'l'A.J:\1 CHI.lli CI-FARMACI~TI.
dal n. J al n. 3. o O H l d IL (Ascoli 27. 12.86 Snc<'ocela Emidio, @ "'"", @. J]) ( 0 ) Picen o)
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Osp. Bologna.
31. 3.26 16. 2.23
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Comlt. mobll. lndustr. 31. 3.':!A 10. 2.23
(Napoli).
10.12.000 Drngg'o dott. Oiomnni. .........
Centro oblm. mll.
31. 3.20 !G. 2.23
Osp. Torino.
31. 3.26 IO. 2.23
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11.11.20 16.11.23
Osp. Udlno.
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Disp. Min. Colonie (TrlpolltnnJn).
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ll.11.21l 10.11.23
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6. 6.28 6. 5.~8
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6. 5.28 6. 6.23
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n. flonaa. ....... !!9. 9.89 Corradl ~m .. . . . • . . • . • • • . . • .
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13. 2.84 Chlofalo Bi<•IJW • •••••••••••• • , •
Id. catanzaro.
6. 5.28
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o. 3,8, Treves ~rislùk • • • • • • . • • . . • • • . .
Ist. c hJmloo ra.rm. mll.
G. 5.28 G. 5.28
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(S egue) CAI'IT4NI E TESENTJ OBIMJOI· I'A.R.\IACISTI
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dal n . 23 al n. 24. c Cnlllnno Mon- 25. 1.90 M11Uno d ott . .D<>m.enwo
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6. 5.28 6. 5.28
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6. 5.28 6. 5.28
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a Lignana (No- 5. 3.89 Ferraris Sal ralllrc ........ . •• • •. 'l'ara)
TE~E~TI CBIMICI-F.~RMACISTJ.
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7.7.90~
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6. 7.902 Scotti dott. Giuseppe. . • • . . . . . . .
Nnpali . . • • • .
Nocentinl dott. Dino ... . .... . ...
Osp. Mi lano.
9, 6,27 9. 6.27
Scuola BI•Pl. SM. (!ns.
9. 6. 27 9. 6.27
agg.).
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4. 7.99 Sanna. do tt. .J lcs.sandr o.. . • • • • • • •
Osp. :MllMO
9. 6.27 !J, 6.27
c M<lll8ina . • . . •
4.5. 902 ZOdda dott• .Jld'> • • • • • . • . • • • . . . .
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Palermo.
9. 6.27 9, 6.27
Id. Bresclo..
6. 6.28 6. 5.28
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2. 3.97 Paùnerlo J>Uiro, ® '"', (0, @. ....
Inf. pres. Ravenna.
6. 5.28 6. 6.28
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1. 1.96 CUratolo Loremo . . . • . . • . • • . • . .
Osp. Firenze.
6. 5.28 6. 6.28
a Roma . . . . . . • .
2. 8.96 .lo' oohJ dott. Roberto, ~ "'"""",
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Id. NapoiJ .
6. 6.28 6. 5.28
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Id. Bari.
6. 6.28 6. 6.28
c Pam1a ....... 31. 2.98 Zanellll dott. ..d./berlo • • • • • • • • • • • •
Id. Triest e.
6. 6.28 6. 5.28
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dal n. 12 al n. 21. c Patti {Med<Slna). 7. 2.900 Orlando Teodoro . . . . . • . . . • . . • •
R. truppe col. {Trlpol.)
6. 6.28 6. 5.28
c R l ber a (Agri· 10. 6.900 Frucla Pietro . • • . . • • • . . . . . . . • •
Osp. Ho ma,
6. 5.28 6. 5.28
c S. Gregorio Ma- 8.12.902 Goffrcdl dott. Ellore.. . . . . . . . . . . gno (::ialcrno).
1st. clJ lm. farm. m.! l.
28. 3.29 28. 3.29
c Frosolone (Gam· 17. 3.899 Prlcolo dott. .Alfonso, ~ ""• @, pobasso) @, • ·
In r. pre.~. Parma.
28. 3.29 28. 3.29
Oep. Bologna.
28. 3. 29 28. 3. 29
Inf. pres. Bolzano.
28. 3.29 28. 8.29
Oep. Padova.
28. 3.29 28. 3 29
gento)
4. 7.90t Spa<lavecchla dott. Domenico. • • . .
c Molfetta {Bari)
c A.l'ai!Ona (Agri· 23. 1.901 Licata dott. SalroU>re.. • . . • . . . • . geuto)
c Siena
12.10.90: Scgt-c dott. Fernando • ..... . ..•.
c Vitulazio (Na· 5. 9.901 Pozzuoli dott. FranctSCo .......• poli)
1<1. Roma (com. cam· 28. 3.29 28. 3.29 po 8>\IJ, Anzio).
o Grotte (Agri· 20.8.898 Nascè dott. Francesco Paolo, ® "", gen t o) @,@.
Id. Csgllarl.
28. 3.29 28. 3.29
o Torino.
I d.
28. 3.29 28. 3.29
17.10.901 Rolto dott. Fedt.rieo . .•..• .. ...•
l
Torino.
RIPARTO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CBIMICI-FAUACISTI IN S. P. E. FRA I DIVERSI COMAND~ CORPI ED UFFICI MINISTERO DELLA GUERRA. Direzione generale di sanità militare.
C.M.
Oontrino Fcrclinamw.
C.M.
Blfnno .Auous/(1.
T.O.::It. llh•n Umller:o (ù: rctl ore generale). )I.G.:U. Tol la .Ar lu o (n tllijJ>OSI.z lone).
T.O.i\1. Bernucol RodolJo (presidente). Coi.M. De Sarto Euoenio (membro).
Coi.M.
::llnrlottl Bianchi Oiuvanni /Jattista (cnpo dh·lsioue).
Coi ..M. (A. R. Q .) Pa.;sera Ercole (Id.). T.C.M. Consiglio Pwcìdo (Id.) (com.).
Coi.C.F. !:'uzzl FiliVIJO (1-tlelt••r (' del servizio tru-mnceutlco).
M.M.
Cammarata Giot:anni (Id.).
M.M.
Zuddas Silvio (Id.).
1'.C. M. CnRnriui A.rluro (Cil!IO eczione lno.).
M.M.
LopresU .AntoniM (IKlgretarlo).
T.C.M. J<'•·laonJ Paolo (capo divisione).
M.M .
Mauconl Michele (membro).
T.C.!Ii.
Dclll~
Oirw (capo Pczlouc l nc.).
T.C. M. Fior enza l(flla:::io
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Id.
T.C.>r. Si nl sl Guido
Id.
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T.C.M. Costn FausiQ
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M.M.
Ba.sile .&ntonio (cow,lgliorc).
M.::II.
IppoUtl .&rrwldo.
M.M.
Cristlni .&1/rcdo (com.).
M.M.
Corsi .t1l/redo (oonelgllcro).
?.UI.
X I\CC8rato FiliPTK> (com.).
JO.C.M. :Ua,.edonio Miclulanotln.
Laboratorio di fisiologia e biologia a pplicate. M.M. Cas-lnls Uoo (com.)
Laboratorio di chimica e bromatologia applicate. C.C.F. Adllardl (Jiu/io (com.).
Scuola di applicazione dJ sanità militare. M.Q.M. OrU.onl Oiot'a77 n i (direttore). T.C.U . PellegrJnJ Francuro (108. titolare) . T.C.M. Bruni Nioota
Id.
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D'Ami<:'o Giusepp(,
M.M.
Pa88era Tan;-rrdi
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C.M.
Mll7.zaronl Gitwomo
M.M.
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Id.
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Fi umara .Anloni11o•
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( Id.
Id.
C.M.
T.G.:.I.: tenente generale medico; .M.G.M.: maggior generale medico; Coi.M.: oolon· nello ruod ico; T.C.M.: tenente colonnello medico; M.M.: maggiore medico; C.M.: capitano medico. T.~.: tenente medico; Coi.C.F.: oolonnello ohlmlco·tarmMlsta; T .C.C l~.: teueute oolonnello chi· mlco-tarmMista; M.C.F.: maggioro ohlmico·farmaclsta; O.C.l~.: cnpitlmo uhlmlco·Carmaci sta; T.c.r.: t enente chimioo·tnrmaclsta.
.AlJI•rn:ia.:ioni.
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H&DIOI IC O BIMIOI·P.I.lUIAOl8Tl S CO. v~I'IOI.u.t r
10 C.l\1. Dubbiosi Emilio (com.).
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Garbagnl Giusel•t>e (!ns. o gg.).
C.M.
Plccarreta. Francuco (Id. Id.)
C.M.
N ano! Carlo ( Id. Id )
C.M.
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Scuola d,appllcazlone d'artiglieria e genio. M.)!.
C.M.
'freptoolonl Euumucle (In<, twg,).
Campana AnltmW (Id . Id.).
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Barl kra .llauranotlo. (Id. I l.).
c.M.
Tngllaferro .Armando (cum.).
Ca~ctta
Cesare.
Accad. m li. di fanteria e cavalleria.
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M.M.
Bini Domtniro.
C.M.
Dello loto Gi!Jrann i
Accad. mJI. d'artiglieria e genio.
T .C.F. l"cct tl Giu,;e_,, e (l ns. 8,."!(.).
tOC ..M. Lombardi E nlico.
Istituto chimico-farmaceutico militare di Torino.
Collegi militari.
T .<.:.C.l•'. Pa.rniello ..81/rtdo (ùireltorc).
M.M.
llt.C.F.
Mozzt\na Corio.
1o,c.:r.t. Spag111w lo Vlgorlta N i cola
M.t:.lè.
Gorreto. Carlo.
M.C.F.
VIta G~klnc.
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Mus.;o Enric.J.
M.C.F.
Valenti Anlonio.
M.C.F.
Corta.."!!a Si/rio.
M.C.F.
P almier i M arw.
C.C.F.
Giorgi GiorOÌ().
C .C. F.
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C.C·~·.
Bracaloni Loren1:0.
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Comando scuole ceotr. mlllt. M.i\I.
Pelll'grl nl Orute.
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Florldln F rancesco.
Scuola centrale di fanteria. C.M.
Giannetti Bernardo.
Scuota centrale di artiglieria.
C.C.F. T re,·es .Aristide. T,C'.F,
Goffredl El/ore.
Scuola centrale del genio. Comando Corpo Stato Maggiore. T.C'.::U.
Iogrtn·alle .41/m/1).
Scuola di guerra. T.C.M.
---·---------·--·-Scuola centr. mlllt. di educaz. fisica. T.M.
l'ca·a·:cr Sk/arw.
Scuola d'appl. di fanteria.
Scuola di tiro d'artiglieria. O.M.
'1' .('.)1. Armnntl t:go Giot•tmni.
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Onglione
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Scuole a llievi ufficiali e sottufficlaJI.
Scuola d'appt. di cavalleria. &f.M.
P auscr1\ Oltario.
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Scuola .A. U. B ra.
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C.M.
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C.C.F.
Placidi E ttcre.
C.C.F.
Broggio Oi?tmnni .
Stabilimenti militari di pena.
:turettl Salcalore.
Rcclu.sor ìo militare.
Scuol a .A. U. V erona.
De Cesare Vi ucenZQ .
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)l.M.
Troni Natwìno.
Direzioni di sanità di ~rpo d'annata e stabilimenti sanitari. Scuola .A.
C.M.
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Scuola .d. U. Lucca.
C.M.
C.M.
DIREZJO:;E DI SANITÀ
J<'araono .A nlonio.
Leccese .A utonio
Cipriano Stti!Xllcre.
DEL CORPO D'AR.'IIATA DI TORL~O.
Col • .M. :lo'ranchJ L uigi (direttore). MM.
Vlgllanl F cde.-ico (lglenJsta).
M.M.
Muratori Carlo Felice (.egretarlo).
C.M.
llfauC•> Oinronni (com. soz. dlslnf.). Os;•eùale mi!ilare di Torino.
S ouola .d. s. Rie!i.
T.M.
Di Maggio Francesco.
T.C l\1.
Montanari .A!lilio (<Uretto:·e).
T.C.M. Galottluo Carlc. Scuola .A. S . CQ$Qoiove.
C.M.
Bertone Giuseppe.
T.C.M.
Gatti Dionioi.
T.C.M. Masserano Giulie. T.C.l\1.
Qggero Ces(tre.
M.M.
Petltl Pasquale.
M.M.
Bocca Ti 1o.
M.M.
Soa'Do .d rnumdo.
M.M .
Sabatlni .Anodo (segretario).
M.M.
D'Ambroslo Oiusep;:e
Servizio chimico militare.
M.M.
Fusco .Anoelo.
M.M.
Ferri Gui4•J,
l <>.c.M. Cieco Gioronni.
c.M.
Ferrcoloro Giuseppe.
C.M.
Luciano Fuscà Felice.
C.M.
DI J.oreozo Odoardo.
Cll.
·Borello Giot~anni Giusevre.
Scuola .A. U. Campobasso.
Ji'onzone LQrilllf;l>, $M.I()la .A. U. Palermo.
S1warlno Saverlo.
77
( S r uu< ) 1111' \RTO J)P.OI.I t.."FFICULI :UEDICI E ('lfi~IIC I·F' \!l'l \ C I""TI t:('C.
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C. M.
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C.M.
Callc·ndo Mirhelc
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Applottl Ferdinando.
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Zlnl Giot:amti.
T.C'. F.
R olto Federico.
Us1 tdale mi/ilare di
GetiOtll'l.
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T.C.ll[.
l\(nlloaui 4/frello (direttore).
T.t:.~r.
SM•Inl Gwllicro.
M.M.
Dacchlnlonl .t1dol/o.
M.M.
rrn pcrlnlc Cesare.
M.M.
PNlrlnl A ulo>l io.
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Cntnpauo F.du~·do.
1o.c.M. llfMsono Gilt(omo (A. li)
Os1 edale mili/lire di N or tra.
T.C'.M.
1o,c.M. Do Leo Salvolort.
Margara Cesare (direttore).
1o.c.M. Quclrolo F.mìlio Erneslo.
T.C'.M.
Mou.:ruzd Umberto.
C.M.
Gennaro C.uciano.
T.('.ll[.
Panngia .J.nloni110.
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Fortnnnto Uonardo.
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Bortincttl Marcel ino.
M.l\t.
Ourgo Pierino (A. M.).
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llt.C' F. Arpino Pie:ro. DillEZIOloo'E DI SA!>IT1 DEL CORPO D'ARlL!.TA DI À L&SSA!>DRIA,
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Castollnni Romeo ( dlrt'ttore).
OsrH!dale militare di Sa!rioliano.
T.C.M.
Dcdel M cmr l:il> {dlret.tore).
T.C.M. Clnrlo oUrV> M.ll.
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Bruno Carlo.
C.M.
Bnwcttl Gil.tS/."f/Tif (A. M.).
T.C.M. Carbone 'Vincenzo (scgrotorlo). t O,('.M. CorMIIa Francesco (com. 1!0:>:. dlsluf.).
Urru:zrO:-.'E DI S.\NITA
t O.('.l\t. Rcltnnt L'go (igicul,;tn).
Us...rdale mililme di A/usandria.
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Oo Stc pbanls Oiuo;cm>e (dll'\.tlorc).
M.ll..
DI :;tcfnuo OinsevTW (.<Cimltnrlo).
C.M.
Carlmntl Giu,~vc.
C.M.
eacclntorc D<»nffiÌ<:<I (COLU. !l('Z. dJsinf.).
C'ot.:ll.
Gerulll ..dtldrll'l (direttore).
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C hlnbrern Gi01 oio.
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Dnrouio Dario.
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Coi l si doro (segrotnrlo).
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C'nmbazzu ,l[a rio.
Col. M. Bcruar'dt Luigi (direttore).
M.:\t.
llnono Deme;rio
T.C.ll.
C.M.
Colombnrn Guido.
T.C.M. Laod.rlanl Roberto.
C'.M.
Bun Gi1.same CA. )J.).
T.C.M.
Cnrnorlnno Pi, tro.
liLC.F. A.lvlginl Giorgio.
M.lL
Tenngli n G iu ~m>e.
C.C. F.
lll.ll.
Se>t O .dntani no.
Ferraris S fllratou.
Osm:dalc militar e di Milano.
Innni z~:otto
Cllrmrlo.
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RIP\RTO DF.GLI t:Ff"IOIALl Mi:DICI !t CBIMICI-F.~R~I.\Ct ilTI k:l"C.
J.I.M.
Castelli l!:mtanio.
T .C.M. BerteUi Enrl.co (Igienista).
M.M.
Camplsi Baldassare.
C.lrL
M.M.
Valdamcrl GittSC/IPC (scgr·ctarlo) .
~f.M.
&anavi no Z </firo.
1o.C.:!\1. Patanè Carmelo. MIJcttl Ernesto.
Lauroro Carlo (A. ;\!.). 1' .0ll.C.F. Muzzioli ..J.nt<mio.
T C.F. Nocentiul Ditw T .C.F. Sunna ..J.lessMulro. Ospedale militare di B rescia.
Raiione .&1/onso (com. sez. dlsinf. ). Ospedale t11ililare di
r erona.
Bayon Edmondo tdlrettor e).
T.C.M.
T .C.M. Pomi nl Guido. M.M.
Fuel P l.ctro (~egrctarlo}.
M.M.
Fior1 n i JllUc-io.
M. M.
Greco Dommi co.
M.M.
Noce Oioranni.
M.M.
Dnl Collo .duousto.
M.M.
SC'arpierl Cesare.
1o.c.M. Ciaprlnl Gino.
T.C.M.
Foresti Alber to (direttore).
1o.c .M. Lamp1s E<toardo.
T.C.M. S ecchi Franeesco.
1 o. c.M. Bertolucc! Gino.
M.M.
Ara .&chi/le.
C.M.
Chib$a Emanuele. (A..~·t.J
!\l.M.
Palumbo OiUSCTJTJe
O.C.F.
Gar ora!o nlo.
C.M.
Rossi ..J.t!i lio (A. M.).
~.c.F.
M.lgllno Mario.
T.C.F.
Dattilo .J.noiolino.
Ospedale tt<ililare ài Trento.
Col.M.
Permetti C esare (direttore).
T.C.M.
Malli Gi.u scppe.
1\I.M.
:M.lgoeml Francesco.
T.C.M. Foce Edo:Irdo (d irettore) .
M.M.
Fanel h J"i./fmi<'m io.
T.C.M. Rampi Putro.
IO. C.M. Tattoni Fileno. (A . ~t)
M.M.
Va jol u. Naz::areu,o.
.M.C.F. Marra. Giu~<·ppe .
C.M.
:r.mtarazzo Serafìno. (A. M.)
Infermeria prc,itliaria di Bo/zane.
M.C.F. Borllnctto Oreste.
T.C.M. J<'icrr o
Infermeria presidiaria di Parnuz. T .C.!\1. Vi sconti Giuseppe (dir ettore) ..
Miclt rl~
(direttore).
T.i\1.
Drago Damiml·).
T.C.F .
Llca.ta Salvatore.
Brezzi Giovanni.
C.M.
0JREZIOXJ;; DI SANITÀ
T.C.F. Pr!colo .Al/ontlo.
DEL COI~l'O D'.\R~J.\TA Pl TRIESTe;. DffiP:ZIONE DI SANITÀ DE L CORPO D".\RMATA DI Vii:RONA.
Gol. M. Do Maria Nicol.t (direttore).
M.M.
Mancini L rtiai (segretario).
Col. M.
Pavia Callman (direttore).
M .M.
Folcua Umberto (Igienista).
T.C.M.
Gazza .&lessatulro (segretario).
C.M.
Adaml F tl'ice (com. sez. <!!sini.).
ISeUtl<') RIPARTO DEGLI OFl'ICI.&.cLl !oi:EDICI E CHI;\JICI•f' l 1\)IIC''<ITI I:CC.
M.M.
Oteri 1'\nccii.:O (o:egrctario).
M.M.
P oroara l>idoro.
M.M.
V lto lo Emanu.:le.
M.M.
Picooll Gw~~mni
Ospedale 111ilitare di Trustt. Col. M. Cns3pinta Giovanni (direttore).
T.C.U. Abate .dleuandro (segretario).
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Fiumefreddo Vincenzo.
M.M.
Rltucoi-Ciùnni .4uquslo,
)f.l.f.
.Adloolfi Salva/ore.
lUl.
PelJegrl no Lorenzo.
lf.M.
Olallombardo Orcste.
M.ll.
.Angclillo .41/mtso.
!ci.M.
BugUnrello Federico.
M.M.
MastroJaoni Antonino.
1 o. c.M. Co molli Umberto.
C.M.
Votnschl l'a.•quale (A. lf.}•
C.M.
Capra Leon.ì<la.
C.M.
Tedeschi .Yicola.
C.M.
PiocloU I-:rntentoiltù>.
C.M.
Papa Gtmwro.
T.M.
CMtana J7itvento.
M.C.F. Ohorardlnl Nalào.
JO.O.M. Modugno Domenico (A, M.).
C.C.Y.
D'.61ossaudro Luiui.
1 o. o. M. Do Nunzio Fra'tll'esco.
T.C.F.
Spa.davocchia Domenico.
C.M.
CarvaglJo Ecloor®.
C.M.
Correale .41/rl'd->.
C.M.
Cultrera Fran.cuco.
T.C.M. Ciauri Roso'ino (dirett.ore).
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Montlnt GiOtlanni (inv. guerra).
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Fellciangell Gui®.
M.M.
Coldarolo. Francesco.
M.C.l''. Isola Emilio. T.C.f'.
:lanolJJ .d lberta.
01Ptdale militare di 4Mona.
1o.c.M. Collini Luigi. lO.C.M. Popo Ral/atllo (A. li.).
DtnEZIO:-;E Dl 8ANITA.
M.C.J!'.
M!oholl T codorico.
DIIL COI\PO D'o!.R;\JATA DI BOI.OONA.
-.;oJ.ll.
Infermeria vresitli4rìa di RaVC11na.
Glllone Carro (d.Jrettore).
T.C.ll. R omby Pa1Jl4 (lgioniBta).
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Macbl Stbastia11o (direttore).
T .C.M. Manganaro Carmelo (segretario).
T.M.
VImercati Luiui.
C.l!.
De llarinls .4-Jt·dio.
C.M.
JIIMSa Filippo (com. soz. dislnt.).
T.C.F. Palmorlo Pklro.
DlnP:ZIO~E DI 8A.~ITÀ
Ospedale militare di Boloona.
Col. M. Sarti J7Uiorio (direttore). T.O.M. Ferretti .drriqo.
DEL CORPO D 'AR)IATA DI Fuu;~zB.
Coi.M.
Palmlorl RaOaelt (direttore\.
:\UI.
Do Carl8 .Aoostino (segretario).
T.C.l\1. Alfonso Lu\Qi. T.C.M. Giarrusso Gesual®
M.M.
.Angellnl 4ntonfo (Igienista).
T.C.M. lapooo .J:ntonio.
C.M.
Fllogrona Pasquale
'M.M.
C.M.
Lodato Ga$pare (com. se>:. dlsinf.)
Riccò Ettore.
(StQUe) Rtf'.\RTO OJ:CLI UFFICI.\Ll ME01CI E CR[)IICI·FAIL\1.\ C IS TI ECC.
Osp, daLt. mililart eli Fir~t.
T.C.l\1. Tcddc Gi~C.J))•f (<llrct.tM<>). T.C.M. P orru Pi<·tro.
COL. hl. Cadod<lu Albefolo (direttore).
T.c.:-.r.
Paollnl Adolfo.
T.C.'.!IL
ModC6tlol P a.olo (segretario).
T.C.M.
Lapponl Guido.
T.C.M.
Casella Dan'e.
\'nn noccf Quinlilio (· t-c:rctnrlu).
T.C.M.
Crl sclone GadaM .
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Cio tùnl Giulio.
T.C. M.
Candldorl Enrico.
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T.C.M.
T uriW A ntonio.
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T.C.M.
De Beruardints Virtlinto.
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T.C.M.
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T.C.M.
Lucci .tfmerioo.
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P ecu rr.r1o Ra/JfU'l~.
M.M.
Orazlol a Gerardo.
C.M.
llcll>nrìo Giulio (A. !\[. ).
M.ll.
CogllaU Dezu Giuseppe .
C.:ll .
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M.M.
PeriW Giooonni.
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T.C.F.
Curatolo Lorcrazn.
M.M.
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T.C.l\1.
Crespelbol Cari ...
M.M.
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1o.c. M. Fiore Geremin JO C. :\1. Merlino Pero
JD.C.M. Forrarl Uoo C:ul.:\1. l\ nJlOI;t aol M dl'/dorre (dl.rcttorc).
C.M.
Dnt.Lilo GitiSl'ppe.
T.C.:\1. C<•uci at{) re
C.M.
l'otll bon l.udot;ico.
c.:-or.
Jasell l Marto (A. :\l.).
C.M.
Calcognl A ma!o.
c.:u.
Olnrleo Michele.
C.M.
Colnlanol Giuse ppe.
C.M.
Mczzcttl G1•ido.
T.M.
Podroll Oituem>e.
M.C.F.
Lombardi .ll!anlio.
J)nntt nir~•.
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Hi zzo C:orMl io.
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Rngo Oioranni.
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Righi Giuseppe.
C'. M.
De H ieronymi>< Nuoor ro (A . hl.).
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)larlui Carlo.
Duu;ztoN~: vt 8.\1\tTA
JII·: L CORPO D'AilliATA D I R0111A .
Col. l\1. cnccla FUippo (dlr~:ltorc). T .C.:\L
Fabr izl SicoiCI (lglcobtn).
T.C.i\1.
Bntti,;Un1 Camillo (segretario).
('.M.
S pczznrerrl 4 n!onio (com. ~oez. ùlslnt).
1o.c.c.F. Labruzzo M eno!li. C.C.F.
DI Mnrco CtS<J"t.
C.C. F.
ntuo Gw laM.
C.C.F.
Corrad l Pittro.
T.C.F.
Frl•cla Pùt:o.
(.';egue) RIPAtll·o DEGLI CFFICIALI MEDICI E CHDHCI·PARliACISTI &CC.
0 S)Jel1alè •ni/ìl<lrt di Pail!lia. Col. M.
Funaioli Gadan.., (d• rctt~> re ì.
M.M.
Sioapi Vincenzo.
M.M.
Romano Gowaro.
M.i\L
Trani Paolo.
C. M.
Dh10a Euqe-n io.
(;.)l.
Pundol fl Edoarclo.
C.M.
Caputl Gùnlanni (A. 1\[.).
C.l!.
Clccimarra Gaetano.
M.C.F.
Savino Vite.
T.C.l<'.
De Benedlct!s Ra.tJaelc.
Se,·cri P011l~O (A. l!.).
}O.C.l\1.
Os~d4le
l\Iollsani RitC'lrd.?.
M C.F.
militrrre di Oh~lt.
T.C.:U. Barile Fe/ic.e (direttore). Campo clinuttico sanaloriale di .<fn:io. T.C.M. Pitrelli Nicola. t•.C.l\1. Bocchetti Feilerico (direttore).
Dnzlo Francesco. Bolla Luiqi. T.C. F".
Pozzuoli FratJCesco.
M.M.
l\ll8itano OWoamti.
C.M.
Zan!a.gna Riccord?.
O M.
Croce Guido O. M ).
C.l). F. Ma.sseo Sa'DC:ria.
Dlllt;l\JO:St: DI Si\I':ITl
DrREZIONE D! S ANITÀ.
DEL CORPO D'AR.IIAT.\ DI B .1RI.
DEL COHPO D'AmiATA DI NAPOLI.
Coi.l!lf.
Volpe ilfazzi?~i (dlr()ttoro),
Coi.M. Mazzcttl Lorelo (direttore).
1\I.l\l.
Miadonna .<fntonio (segrctnrio).
T.C.M. De Porcelli nls Carlo (Igienista.).
C.;\1.
Itodinò Nicola (igicni~ta).
T.C ..M. Oallottl Gwuanni (segretario).
C.M.
Barnaba Leonardo (com. sez. dls1ot·).
1o.c.M. Manfredl Altrcdt>. O.M.
0118parlni Nicola (oom. sez. (lislnf .).
Ospcd4le mi/ilare di Bari. T.C.:'>I.
Casagruncll o:all(:o (d irettore).
T.C.M.
S urdi
T.C.M.
Lovagllo Rocco.
M.M.
Mazzoccone Camillo.
M.M.
De Liso Carlo.
M.){.
Costngllola. Anlortw (scgr,•tarlo).
M.M.
Ch·ita. RaOaelc.
M.M.
Dooadeo Pittori<>.
l\L\[.
DI Palma f "ìncenw.
M.M.
Cassi tto F rance.<co.
Dom~nico.
1o.c.M. RosieUo Luiui.
G. -
Ospeclale ·miliiare di Napolt. Col.lll.
Teoce P~. (dlretto•e).
T.C.'M.
Monaco &rtttro.
T.C.M.
Curaio Sa~'l!rio.
T.C.M.
Colltti
T.C.Y.
.!!'orino Sahalorc (segretario).
T.C.M.
Germino 41/rcdo.
M.M.
Buonova.ne Carlt>.
M.M.
De Angells .drduitto.
M.M.
Mafl'eo Lui(li.
M.M.
Vassalli Giovanili.
l\1. 1\[.
Gra~l ano
Ruoli di (tl!~fllti!à det Corpo Sanilario militare.
~iltrio.
Carmiut.
8l
(Srolt•) Rlr\RTO DE<Jt.l UFFICIALI
82
:.u.:.u.
:;c!lllcrl J'iii<"Ctl.:!O (n.-s. m li.).
l\f.l\1.
CO.SHI\DCbC Giu~rJJ/lC.
::U.M.
))o ~lnrti no Uubrrw.
:\l.. M.
~·ct s:~nl
I''C.:\1.
Del F ooo Otl,.ri110 .
C.M.
Ciod11ro RaDa ll<J (.l. .\ l.).
Giaci•tlt>.
~tEDIO! E CIIDIICI·F .Ifl\1 \CISTI ~:("r.
Ouu:z10~F. DI SASIT..I.
DP.t. COHI'O o' .•UUI ,\TA DI UDINE.
Coi.M. C&stoldl El/ore (dlr.:ttoN), M.M.
Donaccorso LelltrW (scgrel.l\rlo).
M.:.U.
Do Castro Iun11zw (igienista) .
c.M.
::Uessl na .4 num {com. scz. dld.).
Coi.M.
Zanut.tlnl L' rfnw (di rettore ).
T.C.M.
Grosso J ·Wlirio.
M.M.
Parente Ferdinando (scgr6tarlo).
T.C.:.U. Zaffiro .J ttbn i no (direttor e).
M.M.
Saccomanl Oioroto.
:\!.M.
Picnzlo Anwnio .
M.M.
Pomo Felice.
:U.:\1.
Corclonl Corradi>IO.
M .M.
Pesce Nicola.
:\1..:\1.
Tatnrclll T.uiuf.
1°.C.M. !:iantoll P118Quali..o.
J OC,)l.
Centorc Antoni-o (A, :\L).
1° .C.M. ~lv~chcttl\ Oi<lçannt.
C.M.
:\lusto Pa ,'[Uale.
1°.C.l!. Oe.ljgn• ls Carlo
T.C.C.F. He:gnrtl l 'idro.
T.C.F.
Fochl Nobcrto.
Osptdale mililnrt di Ca.<crla.
C.M.
Rouga OaelatUJ.
C. l!.
MMsjtno I<'ranct8Co.
T .C.M. Steli,\ l'incett:O {direttore).
C.M.
Lucca Cutbbert Guglielmo (A.. M.).
M.M.
Sorbnu Ii:mili iJ.
M.C.F,
Slcca1·dl Guido.
M.:\1..
Tedeschi Oiaeomc.
C.C.F.
DI Tulllo Odorisio.
M.:\!,
Corigllono Enrico.
Ospedale mi/ilare di Catanmro.
Ospedale milium: di Padora .
1o.c.M. ~illct.tl .11 iclìele. 1o.c.M. S.:ambia Oio~anni (A. :\1.).
T.C.M. Martogllo Ferdinando (direttore). T.C.M.
~logllt loo
M.M.
GclormlnJ Luigi.
M.?rL
Argentina O. Botlista.
M.M.
La Rocr a PCI()Io.
T .C.M. Rioaldl Otw!rio (direttore).
M.M.
Grl6 Filippo.
J O.C.M. Cuttlca EttUmW
C.M.
Soflo Santi (A. M.).
J O,C,:\1. De Cata Domcniro.
C.M.
Mazzcnga Giacomo.
C.C.F. Fantozd Luigi
T.C.F.
Scgrè Fcr~tando.
C.M.
La Bruna Fran.cc8co.
c.c·F. cworato llia!Jio. Infer meria prcsidiaria di Cara dd Tirreni.
Oittii'JI'P'-.
(Srptv:) RIPARTO Di:OLI UFFICIALI ~tF.DICI E C RIMIC I·I'AIOfA C IS TI ECC .
83
T.C. M. De Dom enico Franc.:sco.
I n/ernu:ria 1Jresi<liaria di Gorhia. M.M.
VIggiano .&1/redo (dirttttor&)
1o.c.M. <.nJIP<'lli Al/rttlo. C.C . F.
Mlllino D m•cnic•J.
M.M.
Iudellcnto Oitt.Scppc.
M.M.
Lolncouo .&ntmlio.
M.M.
Ruggeri Antonino.
1° .C.:M. Scuùerl Giu,em.e (A. :M.).
Perrlcone Giuse;,; e.
C.M. DIREZIO!oò~! DI SA!'ITÀ DEL CO~I.\~ DO
MILITARE
iU.C.F. Grlgnnni Eugenio.
D E L[,,\ S IC ILIA.
Col.:II. Rizzuti Giuseppe (diret.torc) .
M.M.
G rillu Oerolamn (Segretario).
M.M.
Ph·ettl Franc~scn ((ilneuistA).
C.M.
Calvello S olrlll•rrt,
C.)f.
TomascUI .Jnlmdno (com. sez. c1isinf.).
t:FFJCIO DI S.\~ITA DI•: L CO)l.ANDO MILITARE DELLA S Aili)EO:OOA .
Col.;\1. \ ' iola Pie:ro (e>npo ufficio). Os~:dute
mi/ilare di Caqliari.
CoDI. \'i ola f'i elro (ùl rctt ore). OsTN.dale mi'ih re di Palermo.
M.M.
Crusig J: a
J·:~:an<!lo.
Col.) !.
U innu< Ili Alrssamlro (ùh·cttore).
M.M.
A romanòo A11Qelo.
'J'.C.M.
Giordano OiUStppe.
C.M.
Lo \ ' eccliio Gioacchino.
T.C.M.
Salcru Alc.<sandro (segretario).
C.M.
Dutto ri O. 111aria (A . ì\l.).
T.C.M.
D'A<loa rllo Salvatore.
T .:\I.
ldlr1i Francesco.
'l'.C.M.
CaiYnrelll Bnu:<lelto.
T.C.F.
~oscè
M.M.
Siguo rluo Uo8ario.
M.M.
Circo Giuseppe.
M.M.
Suusc ri OiuSi'}Jpe.
T.C.M . Simula Ubaldo (dil'eltorc).
M.M.
Passalacqua Gi()(Jt;clli>tO.
C.M.
1o.C.M. Plnia Nalale. C.M.
Centlo eo Sante.
C.M.
Foti .&l/io (A . :\!.).
C.M.
A volio Caro Guido.
C.M.
P avone GiUSt !lW.
T.C.C.F. Corrndi Remo. T .C.F.
Zodda .&ldo. Os pedale mi/it,•re d i M essina.
T.C,ì\I. .Accnrdi iJJ(trio (ùilcttorc).
T.C.M. Brlgugllo Santi.
Francesco Par>lo.
In/ernu ria 1m:sidiaria ài Sassari.
R osa Guido.
O.C.F. Lay D ino.
Legione Allievi •CC: RR. M.M. P e1·re tti Crislo/Qro.
Scuola centrale CC. RR. Firenze. M.M. Bordone Carmrlo.
Legioni territoriali del Carabinieri Reali. Alessandria.
(.'ieo u •) lttr'.\1\TO DEO L: Ul'F•OU.LI MEDICI E C BI.\IlC J·f' ATOI.\I'ISTI EC(',
Latio.
- -------------·-·--·------
C.M. Propcrl:J-Curtl BenMeUo.
Uuri.
O.M.. Aml>rosl Luigi.
T orino C.M. D'Ettorres OiusepJ.e.
Bolouna.
· - ------ -··--········-··Cagliari. C.M. Pinzzn Anlottillo.
Trk;sk. C,M. D'Eugenio .dnlonio.
Cata n.:aro
Vrr ona.
Firen~.
1 o.c.M. Glaunottl Di11o. Genova. C.M. T onclli C•nnillu (lu,·. guerra). LiVONW. ~leo tra
Salvatore.
M esstna.
xo.c.M. Pat.aoè
Lucio.
J,filmw. Q.M. Culi Domenico.
ReaimentJ granatieri e fanteria dì linea. 1 o granatieri.
1o.c.M. Ca.l•anl Federico. 20 granatieri.
1o.c.M.. Moauo-o ...turello. 30 oranLJJieri.
1o.c.M. Spera pani Elpidio. 'l' .M. A.rourl Nicola. lo fankria.
Napoli.
C.M. Do Pusqua Giuseppe.
Padova. l o .0.111. De CID-U G uslav<l.
Palermo. C.M Valenzano Giuseppe.
Roma. xo.C.lL Gouzo.les 41/redo.
C.M. Del Senno Gicr:anni. 20 Janler la.
C.M. Poten.za Luiqi. :JO fanteria.
C.M. Mastrogiaoomo Guido.
T.M. Cocuzza Salvalort. 40 fanteria.
O.M. LJpaol ...tnlonino
l"tl1~)
RIPARTO DP.OLI UFI'IOIALI Y&D1C1 R
5° !ankrltJ.
T.M. Cnmpagua Gaspare. (lO
fanteria.
C O'~I ICH" Al l\1 \t' IO>TI
&CC.
1oo fan.lerla.
C.M. Ffeohettl Gimep1)t. 200 /anleda.
C.M. Pernice V(ncmz" . 70 /anl,rio.
T.:lf. :lfonlonc Lfr:uro.
C.M. Tr!lllettl IQitw. 0
Janlr rio.
C.M. Bcretta GìUiti>JN. C.M. Pnssalocquo /laOaele. l)O
/O IlUria.
C.M. Sc1upa .J.ta.uiolino. 10" /rmJeria.
C.M. F ontana Si •·.ZGl
C.M. ,;nrdone Lfnlonio. 11o fanteria.
T.:\1. L oncrl Oio•·ar··h i no
C.:ll. Briganti .dttlonw. 1:20 (<ltllerio.
C.M. de Cesaro Oionnirto.
C.M. :lllrabcllt\ Clo.u.dw. ~io
1:;o /wllt rin.
/tlll leria.
C.M. l·'uoolo Oiusn1pc.
140 fanteria.
T .Y. \assolo ..tn:onio.
C.M. Allocca Lf nltmin.
1so /anterio .
C.M. Rlnaldl Orcuio. l 6° fanteria.
C.M. Manfredi .J.rnalrlo. 1 ;o ja nlerìu.
C.M. )[urru Giacmno. l ,o /anleriu.
C.lt. Loria Oi<A:atmi.
C M. DI R ogo Prospero. 30 0 Janleria.
T.:l!. Imbrendn JICJiten. 3 10 Janlma.
C.M. Torre Salrat. •re. :no /attkria. T.:IJ. Oranata Salra 't~rf.
86
86
(Segu;~) RIP,IRTO OF.GLI OI"P'IC IALI
3' 0 fanteria.
C.M. Sacchetti Nic"' " · 350 /anleri11. T.~I.
MltDIOI & CIJI)IIC I·FAR)lACISTI I{C(",
4 70 fanleria.
O.:U. A:;ellone Oa<.larw. ~!IO
fa>iltria.
C•.\L Annnrwnmn Ermanll•>.
llrunl lJrttllf>
~oo
fanteria,
:JGO fa nte•ia .
C.M. Matl7.olla Giu•• m>e. C. .\I. PtU'Oaro Git..Sri>PC· 6 1Il fanteria.
a;o fanter ia.
C.M. Mngnln! Enea.
C.::l1. Aroolca Ferdinando. :i!> fa>~Leria.
88• janltr itt. T.:U. Lo ,-ccchlo Giuse,)lv . 400 fanlt rifl.
to.c.M. Pezzullo Luigi
l 0 .0.M. (;atorlut Pedrrico. 5~ 0
Janleria.
O.:U. Fortunati Pietro :, , ' tatlleria,
T.:U. Gemma Salra 'urc.
'l
o fa>llcrin.
660 fanteria.
1o.c.::11. Ba;sl Uoo.
C.M. Colom brlta Filip, o. , .!o Ja·f lferia.
btì" JunltrU.J.
C.:.:II. Plgatl Ot~n11i. ' 30 fanteria.
Sì., fatileria. C. ~1.
:\tnoglono Oiuseppr .
0.::11.. Croceo Gitl8e1mc.
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Jantcriu.
6 :SO fante ria.
C.M. 'rulano Ra/laclc. 4 50 tanlt ri'l.
C.M. Corda Anlcmin. ' Go ftml• ria. C.:U. 1\urra Anlonin. T.:'II. ::lln~nla-c::cocht .l/ari,,
6~•
fanteria.
C. M. Aiello Giusttl'Pt. '1'.::11. Flgnrt Albtr/o.
el o tanler w. C.:M. )tnguuut Abc/r.
(Se011e) .RtP,IRTO DI·:GLI t:FFlC lALI Mt:DlCl E ·C~l!MIC"l-F.\R~I.\ Cl::STI t:CC".
620 fanteria.
C.M. Cigala .Mario.
7!)?
St o fanlui a .
O.:'li. Plastlna .Jlrr rio.
830 f ntttfrill .
C60 fa:~~eria. C.~I. ~Iallo~zl
66, hnleria. C.M. Orllll M ario.
C.::U. Plnz•a. Gu >do.
sso fanl rria. C.)L Giudice Camillo. g~o
88' fa,.teria. 1o.c.M. Pasquali Re111i oin.
fa>tleria.
C.::\1. La Rocca R •ber:o. 89o /unteria.
70 ? fanteria.
C.)J, Paollll o Stani$l•1n.
.1muiao. 84 '' !cmleria.
6 ;<> fanlrria.
C.M. Lrunendola Fili:>JI''·
f anteria .
C.:'lf. La ~lat·Uua Rnsari'> ,
Gao fanteria.
T.M. Pnrroll n A C'I iil/r.
87
1o.c.M. l\lautero L or enzo. ~0, /anl~ria.
·- ---·-·---------
71• fanteria .
91 o fanteria.
0.)1. Spaauoleltl Galileo.
C.M. Gatti Gi'.tvanni. 730 /ct><!eri·t.
920 lan'eria.
C.M. Camma.rnno Jlittcen:o.
O )1. Morì no Enrico. 7(0 /tm 'eria. 930 fa nter iCI.
T.)I. \ 'ctro Giuseppe. C.~l
Dubbi osi f: mil i o ( com. se. app! . san.).
7 :;o /1mlericr. IJ40 funtaia .
10 C.M. Barone Oiooonhi.
O.l\1. Gotrrcdl Lui(]i.
770 /an/eri·•. 16 10 fanl-rri.a. 1o.c.M. Ralnerl Umberto. 7 so /Clnlt:ria.
0.1\1. PecorGIJa Muri<rn·••
C. i\L l\!agtlc ntl Frcm cUC•·· l ~~ ~o tanterin.
C.)l. Sch lrru Oiu~C)•I e.
88
(Seove) RIPARTO
D't:G LI tJFFIOIALl U EDIOI E OBJ:\l'ICI-P.\IU!\ CISTI ECC.
1670 tanùria.
C.:ll . Scafè .J.medeo.
C.M. D'Alessan dro .J.n.tinto. 226 ' /mtleria.
C M. :;;a,urlno l):u;id. 231 o Janluia.
C.l\1. Comes S eb{ls'iano. 23 20 fanteria.
go bersaolieri. C M. Salvi n! CeBal"e 10 0 bersaolieri.
C.M. P aranin f o .J.noclo. 11o ber.<Mlieri .
T.M. 8pa.tafora Gitueppe. 120 berJaJlierl.
C.M Cipollina Ulisse.
C.M. T ancredl Urbano.
Reggimenti alpini.
Reggimenti di bersaglieri clc:llstl. l " bersaolierl.
JO alpini .
C.M. Scia.Jdono Bart,lnmeo.
C.M. Ca va nlglia .41/red<J. 20 alpin1. 20 bersaulierl.
JO.C,M. Chlmentl Ferdinando. 30 bersao l ieri.
T .11. Ventura V iltorio. 4° bersaglieri. 1o.o.M.. Tosca.no P"i,wenro.
C.M. Car:plntcri Ernuto. T .:M. Slsto Euoenio.
30 alpi•~i. 1o.c.M. G ramegna Gi)vannl .
•o
alpini.
C.M. )fanfredl Ores/e.
6 ' bersaqlieri. C.M. Frosln1 Dino.
50 alpini. C. M. M organtl Paolo.
6° bersaolieri. <.:.M. Bollolll Carlo. T.M. LaJna .Doua'o. 70 bersaolieri.
C.:U, Labruna Vittnr io.
so bersaolieri. 0.11. Papogno JHcl:de.
eo alpini. C.M. Patti Giuseppe. 70 alpini.
c.;\1, DJ Monaco P«ride.
:;o alpini. 0.:11. Cnstelll G. BaWs:a.
• (~C(1U<:)
Rlf'AHTO DF.GI..I U'F FICIALI )IEDICI
no al pini. T.)!. GiullanJ .dlrottdro.
E C Ul~II C I-FARliA CISTI P.CC.
Ca~Jalleooeri
Firen%e.
C.M. Maggio PWro.
Reggimenti di cavalleria. Xizza Cavalkria.
T.M. Malra Cesare.
Deposito allevanumto quadruJJedi Perscmo. T.M. Canciell<> li'rancesco.
Reggimenti di artiglieria da campagna ..
Cawllcooeri VUlOTio Emanuele II. 1o
C.)!. Ingria LoretW!.
T.M. Pri'l"ltcra. Benedetto.
Satlf>ia Cavalleria. C.M. Alonzo Ruooero, Ca~allcoocri
art. da campaon<J.
20 art. da campaona. I O.C.M. Di Nella Nl.cnla.
Guide.
30 art. da campaona.
C.M. D'Agosti no Aoostino.
Cawllcooeri Monferrato. <.:.M. MastrolannJ Dccio.
Gmova Catalleria. JO.C.M. GUIU'a ldi Carlo,
Car;alleooeri .dos!a. T.)l. Calogero Vito.
4 o art. da campaona.
C.M. Stagnitt.l Francesco. :;o art. da campagna. C.M. Cci Filiberto. o;o art. da campaona.
C.M. Battaglia .lJicllelc. T.M. Af:slnl (Ji·u se}Jpe
Cat)Q/lcooert Salmw. 7 o art. da campagna.
C.M. Gige.nt~ Dcmato.
Oavallcooeri Novara. C.M. GugUelmlno LucV>.
Camllcoocri .dlessa11<lria. C.M. Del Fattore GuolielmQ.
Picmqnie Reale Oat)Q.IlcriG. 1o.c.M. Massi Emilio.
IO.C.M. Arganinl T eo!i lo.
so art. da can•paona. C.M. VIta Guido. 90 art. da campaona.
C.M. Frogglo Fran~esco. 100 art. da campagna.
..------·-------
• 90
(.<ii!()U~) III P .\RTO D EGLI UFF ICIALI MgDICI E
11o art. da campa()lta.
'1',;\1, Clampollllo P".S'Jtwle 1 20 art. da campaona.
CBUflCI-F.\R.\IA C IST! F:CC,
240 art. da campaona.
C.M. ZaJllro Giovatmi. 250 art.• da campa(Jna..
C.)l, Guttl Artur '·
C.M. De Bernardo Fratu:csco.
T.)l. ,. crt<::chy Oivrauni.
T.)f. Testo t:loo.
1;10 art. da campa(llla.
Jo.c.M. Sca.lrati .;1/b,·rtro.
26° art. da cam,,au>w.
JO.C.M. Do Paris A.u otaslu , T.M. Cleri Vincenzo.
J40 art . da COIIIfiU!}llQ. (.;. )!.
Bntt iglinnu .1/i~:t•rle.
2;0 art. da r.alltpaona.
C.M . P~ante Carmine. 1.50 art. da ca>tlf}Q(ltla.
C.?.!. P an:mt.o Filil>1'"·
2:10 art. ùa campaf]1ta.
1 60 art. rla rampa(lna.
C.M. Bn..-a .ttr:uro.
2110 ari. da cam~:agna.
10.C.M. Piec ottl Eqidw . l jO /J.rl.. dii l'UIIl/}Q()tlll.
aoo art. dCI ca m J}Q ona.
C.;\1. Albortl Ell<Jr e.
1s o art. da cam pa(l>l<l. C .)l. Carpino llv<IIJI/u.
T.M. Lucente Pasmutle.
Reggimenti di artiglieria da montagna.
l !JO are. da rampagna.
10 art. da IMntaqna.
}O.C.M. Battaglia. Gìnacclnnfl. C.M. lllocofigho Carlo.
zoo art. cla ram pauna. C.M. lllundo Luigi.
20 art. da m ontao114. l 0 .C.M. Cattaneo .Achille.
210 art. da carnpaona.
30 art. da mmtlaum:a.
1o.c.M. Do Borna.rtlo J<' ra11 cP.SCO A.nl<miiJ.
C.M. Terzi Ftderito. 220 art. da ccwt)Ja!}na.
C.M. Salomone Giu..'</'ppr . n o art .
da COIII )KI!}IIa .
C.:ll. Colomba J\"ic<>lò.
Reggimenti di artiglieria pesante campale. 10 art. 7Jr8. roiiLpalt.
C.M. D' Angelo Enwnuel.e.
(StUtU) RIPARTO DEGLI UFFICI,, LI ~ti!: DICI E CAOfl CI-fP \JC\1 <ri!ITI l~rr
pe.•. campale.
20 art.
T .:ll. .:\icolosl a nll)nio.
!Il
80 (lr/, '(ICS.
T.)!. Qlmpancttu 4rri!Jt).
30 art. Pt<. cmnpa l e.
4o art. 7>CS.
T.)l. B onclll .Art uro. ·1° a rt. lit.<. w 111 P« l e.
C.M. l\luJ•astra Sa lcal•Jrt .
('.M. lirtolcr l-'frn•111d '· ~o
:;o art. ws.
m·l. pes, f:,'mP Jle.
Reggimenti di artiglieria da costa.
C.M. Zona Demetrio. l o a rt. da Cl).•!a. 1:n art.
)IC<.
rampa l~.
C.i\L Morrone Luiui.
C.M. R icci .dntunio. 20 ori. tla C•J.<Ia.
;o art. );e.<. ccunt>ale. T .M. Borzclll C:iotamti. l>o art. 1-e • campale.
C.M. Iannlzzotto .d n ton in.
ao art . da costo. T.)!. Fislch<>Utl C:um Ba 'lis'u.
C.M. Parisl [,'nnì... Reo(Ji mt>IIQ artiglieria a
lJO ari. pes. COIIt1Jale.
cat·all'>.
C.ll. Doi oil 1'tresio.
C.l\1. Cassano L(lnnzo.
Centri controaerel. lO'' uri. '(it•. (Ul1111aie.
c .M. Lanna wmtda.
10 centro cnnlr oacr d.
T.:\1. Do Alc«sl Etasio. l t o art. 1JCS. campale.
'l'.ì\I. Cytron La.z=aro.
C.M. Z ingale .<ialmtnre . 20 centro controoN"ei. l 20 art. 11e<. cam)Jale.
C.M. CMteUaneta 'P'incenzo.
C.M. Palermo Camulo.
so cenlro Cl)ntr~rd. Reggimenti di artiglieria pesante. 10 art. p<S.
T.M. D' Arohro~lo A les~a;Hlro. 20 art, ws.
T.)!. l.eo Gìacoml).
T.l\I. Curiale 'P'ito. 40 ceniM cunlma·-rci. •••o •oo ooooo••••-·•~ooo ooo ooooo•o
ooooooOooo•ooooOooo oo••• ••••oooooooo ooo~ou-oo·O<O-
ao Ct'nlrO Controa~rti. C.:\l. P arag<>na Pie' r o.
92
(Srou•) HtP IRTO DEOI.I U FFICIALI :Ut:DIC l P. C'RI~IICI·F.<R}IACISTI ECO.
eo crntro controaacf. C.~.
Fengn Edoardo.
SproleUifido R.E. R9m0,
C.:U. Couti GN"ardiJ.
70 centro controarrd.
T.M. Sontoro XkoliniJ.
PirottC>Iico R. E. Capua.
C.:U. Glullnno Cllt$1int>.
so crntro conlroorrd. C.M. F'llihcck Gi•~eppt.
~r:lcnnlt U.E. Jl:opiJli.
C.~. Santu~r·l
go centm co11troaaei.
aitf.!tppe
Sa. BIace. Srx>lrl'. R.E. Torre ..4 m<un.."iata. t O.C.:\1. Lnngelll\ Franctd<:o
100 etntro crmlrna r d.
C. M. Dcnz;o. liaf/Mle. 120 cettlro corltri)(Vrd .
T.M. Foti Gim:armi. l 30 centri) crmtroarr• i.
OOi·ina t~u10>••ob. R.E . .Bologfta.
C.M. Salmi: Et:o, e.
C.M. De Bln.-lo Guido.
Stabilimenti d'ArUgllerla ..Jretnale R. E. T •Jrin<r.
C.M. Sandrettl Emulo.
Reggimento Carri Armati. C.:\l. "'c:lortloo .S tlr11l<n'~.
Reuimentl del polo. l o rt·OrJ.
ocnic.
C.M. Infa.ntlno Sim"n~. Pirokcnico U.E. 8•1/vqn(l,
C.M. PeelllJ .4nlt>nio (luv. guerra). Fabbnco d'.1rmi R. E. T em f . ---· ···-- -~~- ----······ · -··· · · ···
.......... ................... "'·· ·--.
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rCflfl. oeni11.
T. :\1. Cmnpagooll l'iuce~"· :J 0 rtflfl· ocnio.
C.)(. \'!oh• D munir.·J.
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r eofl. uenit>.
-·-·-···-~·-··--··········- ---·········· ·············· ········ ······ ··------
C.M. Troina Fran e.«·o.
60 rrqfJ. O· ni11,
---·- - - - - -·-······--·-····---···-···-··--···--
JO.C. M. Buccl P •olo.
(.':it{IU~)
93
Rll'.\ltTO DEGLI t:FF il'l.\1.1 MEDICI E CIJilliC I· I'ABliA CI$TI ECC.
Offirin1r R. T. cd E.T. (Noma).
60 reuu. U• n i<>.
T.;\1. !-;calzi Carmint. 70 reou. (ltni<J.
Distretti mflltarl.
C.M. Cortfcelll M au r '·
Auriqc11/0.
s o rt (J(J. ueni'l. C.~.
Rlp~U>l
Enri o. 00 r c()(l.
ucniu.
<.:.li. Carrara ;\'k••l O .J.dt'""'· .................... ........................... . .. .............._. _____,, . ... v ••··-
100 r t(I(J. ()eiiÌ". .A edlino.
C.M. \ ltale Sal'IXJiort .
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...,......_ .
··-·-·····'"-""·······-··············· · · · · · ••o-~••····· ······----
11 o rt{lfJ. genio.
C.::U. Merllnl Camillo. 120 r c(J!f. geni·•·
C.M.
Artzzo.
Astuto Giusrppr. R t og. genio fiQillieri e lagunari.
C.M.
.................................................................................
Do Lisio Oi,vanni.
.At:er.a.
10 reoo. o ttio radio·trlrorafi.•tì. C.:\1.
C.lJ. Pnuara Carlo.
Donsanto
Barletta.
20 rcou. oen io raù io·lclcorafì ; l i.
T .M.
La :M.Igna Gio~<;e;IJ)e.
d~.
C.M. l'ilcastro .Ar/11ro.
&oq. ocnio tcrt'YVicri. C.M.
Bari.
Boragno Giu..•cppe. B 11ssuno.
BaltaolioM mi8to ucnio della Sardc!/M.
- ----··-··-·-······-- - · --······-
......._.
_.
____ ............. ,
'""""' ''"''--~-····--··-·····
........ _____ _
Belluno•
.................................................................................... Stablllmentl del Genio. Ol~na d( cosfrurion' uenw m(lil. (Pavia).
--....................... ................................... ....... ,,,_._
-
/Jtruamo.
(8'!/IU:) Kli' .\RTO DEGLI UFFICIALI :IIEOICI E CHIMJC t·FARUA CISTI ECC.
94
Cremcna.
---·----· /Jrt.<cia.
Ferra a.
Cauliarl.
JO.C.M.
Pacilll .41/rrdu. Caltanissella.
C.M.
L'astruoo,·o Gaetano. Forti.
Ca m po/)(UJ.<O.
Ca&:rtn.
Gatta.
Ot"Mra.
J0 .C.M. Costa OiU.tTJTJt ..<ftl{ltUIO.
Oort...--ia.
Catania. 1o.c.M.
OrosO<~o.
I'Ju:arcliJ Sebastianc (lov. dJ guerra). Calcmza ro.
Celalo.
Como.
l creo.
!.e cce.
Livorno.
L odi..
..................................................................................
( .;-~tm•) Hl<' \llf"<) UEIJLI
UFFI~'I \LI ~IF: DICI E
CBIM' Ct•F\1<~1 \Cl~ rt ECC.
L w·~'
Pa1ermJJ.
~l/ m·e.ra 1 a.
P ttrtllll.
95
P al"ia.
Perugia. C. ~r.
Oiannantoul Jlar-io.
.M .:ssina.
P C$rl)'0,
MilallQ.
C.li.
P>~lmlorl
A ltred.o.
Piacwza.
c.:.r. :\fnrl 4mti~alc.
Pist. Jllon:xl .
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Polu .
. . ...... .......... ............. ............... . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . .... u ..... ....
Sol() .
Tl<tl'en n a.
R cooio 1o.c .M.
Cala~ria.
Agostino Vincenzo.
lkofli.JJ Emilia. /l:apoli. Roma.
C.M. Salvati Gi!Uiep))C.
DI Lorenzo Oà:•ordo.
C.M.
Padova.
Rod(Jo. 0000M000°
00
oooo oOOOooOOOOOOOooooo oo o
O o O O O O O O o o o o o o o O o O O O O OOO O o o ooOO Oo o o OOoO O o o O o o O o
( :;c(Ju~) Rll'AIITO OF.G L! CFFI CI.u.I JII ED ICI !; CBll U CI·F AI"<!\IA C'IS'fl
•:cc-.
7'o,·ton~.
StU:'ile.
S rlil'riiO.
Trapan(.
- - -- - - -..·- -
·- - - ..·-- ···- -- ..
--
s. Utmo. T renio.
S arzana. Trt ri{llio.
,SaL'<>IItl.
Tremso. S o8Sllri.
Trieste. Sierw .
.Siracu sa. •<;.M. CIOS8ou e GiuserJ/Je.
_
Udine .
__ .......- -
........ ... .......... .... .. _......... ,
,,
Varese.
S•mdlio.
SroWo. Vercelli. S u hllO»a.
V erona. - ·· ---~--~ ··· --·-···-·· · · · · ·· -·· ··· ·-····- ···· ·· ·· ·· ·····....
T eramo.
---···-----
Vi<'enw.
' T . M . L ascaro .d 1/rf(/u.
Tori 110 '.C.].J. Gagliar<U Pa 'tuob!,
JT·iler/lo. ·----·· -··· ·-·--.~----···-~----·--·..
-
(Stgue) RIPARTO Dg(ILJ UYFIOIALI HEDict Z OOTMlCI·FARMACIBTI E CC.
T.M.
Negri Pietr o.
T.l\L
Lo Monaoo Crooe.
T.M.
Squlllacl Giu8eppe.
T.M.
Arcabasso Giuseppe.
T.M.
Paruta Giovunni.
}O,C,!\1. GUBI'UIICcfa Girolamo.
T.M.
Scaglione Francesco.
C.M.
Do Mlohell s Corrado.
T.M.
Palmlniello Pasquale.
C.M.
Longo Domenico.
C.C.F. Pessolano .J.trqelo.
C.M.
Santobonl Umbull'.
C.M.
Barbiera Giuseppe.
C.M.
Cannlzzo Sebcutiano.
C.M.
Colvo 4!/ilw.
T.C.M.
Cl!Y.'olo Vit<l.
C.M.
NotarlannJ Vincerwo.
1o.c.M.
Sarnelll T ommaao.
C.M.
Slnlscalobl Carlo.
C .M.
Pe.gnott a Umbtrtc,
C.M.
Vasta Giusep)>t.
T.M.
Mascla Giuseppe.
C.M.
DI Casola Girtsep pe
T.M.
Calla Su/arw.
C .M.
Caputo Biagio.
T.M..
Tanzcr Frant:.&~eo.
TM.
ll'fo.rlno Sa lvatore.
T.M.
Musto Michele.
T .M.
Mllnna Gaetano.
T.M.
De Vivo Giulio.
T.M.
Norlengbl 4lbtrt<l.
T.M.
Garzla Lorenzo.
T.M.
Cartl 4~o>tio.
T .M.
Sottl.nl Giotmnni.
T.M.
Fnenzl 4ldo.
T.M.
Proooplo Bellarmino.
T .M.
Cuccia Franruco.
T.M.
Mnrchese .A.qosliuo.
T.M.
Zarubra Ettore.
T.M.
Bando 4nlonio.
T .M.
Flglloll B enedello.
T.M.
lppoltto ,tnqelo Michele.
T .i\1.
No.at asì 4ni<J>Iino.
T.M.
Aveta Franresro.
T .M.
Paladino P UIJlo.
T.M.
LorouzlnJ Giuseppe.
T .M.
Purpura Giova-n ni.
T.M.
F1orlo Uqo.
T.M.
Polllclnl Ferra~e·
T .M.
Taddia Leo.
T.M.
GentJle Vitanqelo.
T.M.
Cozzo!Jno Federieo.
T.l\i.
Marlotti -Bin nch l (Ngl'idmo.
T.M.
Tarduool Mario.
UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE COLONIE. I. -
Trlpolitanla.
T .C.M. Caatlgllola Orlando.
7 -
Ruoli di anzianità del Corpo Sanitario m ilitare
T .C.F. Orlando TefJdoro. II. -
Cirenaica.
97
(Segue) RIPARTO D&OI.t OFFIOtUI K&Dlot S OIUJUot·r.UUUOISTt .1100.
C. l!.
Bonelll .d.urdw.
O. M.
Leonard1 Dornen~.
to.<.:.M. Vooeronl Carlo.
T.M.
De Luola Raffaele.
t o.c.M. Chlabrel'o Carlo Luiut.
T.M.
Maruo Oior:anni.
t o. c.M. Oanora Rom1wldo.
T.M.
Mennoona Gc~.
to.c.:.I. 'l'rombatore Ytlll'en::o.
T.M.
Iannnrone GeMroao.
O.M.
Cìotola .d.lbuto.
T .M.
Torella Gto1>mutt.
C.M.
P ultrone Ra$~1e.
T .M.
PernJoe Vi~.
C.M.
Tappi Prinw.
T.H.
Uo GiiiMpf)e.
C.M.
Pavone ..4.-nUmio.
T.M.
Colaccl Ii'raMUl'O.
C.M.
Astuto Girolamo.
T.M.
Proto Antonio.
Cl.ll'l.
Fal bo Enrico.
'l'.M.
Zloohlorl Uon.e.
C.M.
SausooJ Carlo.
T.M.
ChtelllnJ Guido.
C.~[.
Falcone Raffaele.
T.M.
Oontnl .tJù:a&and l'O,
c.:.l.
Bella rincenzo.
T.M.
Vastola Mario.
C.M.
Oregorlnl Pidro.
T ·M.
Mep.re M ichele.
T.M.
DragO Calwero.
T .M.
Boryhl Leonida.
T.M.
Oblar& Oiuaep~.
T.M.
Serra Giuuppe.
T.M.
l\1t~rmo
T.M.
Loo Giuset>TM.
T.C.M. AudJslo Pietro.
T.M.
l\Iasala Mario.
T.C.M. Far~lana FrtJMesco.
T .JII.
Cerolglloro M il:hele.
T.C.M. Rombo là .d.ntonw.
T.M.
Alcmogna l'\icoto.
T.C.M. D'Anna
T.)f.
Ventura Timo~.
M.M.
}'etTari Giotoanni .d.urdw.
M.M.
Bln&~rhl
M.M.
Rattazzl Tullio.
M.M.
Carlnool Ra8aele.
nr. - Eritrea.
.Achille.
rv. - Somalia. M.M.
Fadda Siro.
UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE.
Gi~Ueppe.
Alberto.
to.o.M. Bianchi Vittorio.
l.OC.M. Monteleone Jl'(nceuo.
C.l\1.
Decina Camillo.
1o.c.M. Cavallo EtADenw.
O.M.
Guido Giovanni.
C.M.
MonU Gaelaft<>.
C.M.
Fallla Salr:atore.
C.M.
Cultrone Saleatore.
O.M.
Ferri .d.ntonio.
C.M.
Pattavloa Domm(oo.
(Segu •) BIPARTO DEOLt Ul"PTOU.Lt HBDTOI B
UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'AERONAUTICA.
OllllollC l ·J'AlUoUOI ~TI
ECO.
1o.c.M. De Ce!<are Lulqi. C.M.
Levoro Frmteuco.
C.M.
Scala Enrko.
C.M.
Cnt'l'Ucolo .Jntonino.
C.M.
Forrettl P'u•qilio.
C. li.
Al068lo Paoro.
C.M.
Sterblnl Enrico.
C.Y.
Terranova Saloatore.
CM.
Paz%3i'Ua Domenico.
C.M.
Salvatori Guqlielmo.
Col.M. Fcrrnri Lellt Francuco. T.C.M. .Santa Maria .Jlberto. T.O.M. Balla .Jlberl<l. T.C.M. A.ooorlotl P'incemo. M.M.
Maruw .<flbeno.
M.M.
Mereo R080lino.
M.M.
Del Vasto Gimeppe.
M.M.
Rlnaldl Pietro.
M.M.
Oag~la
Et,.uw.
c.M.
Marocco Luigi.
M.M.
Talenti Ct81lre.
C.M.
Lipari Domenico.
M.M.
Marloucci Marino.
C.M.
Galdi Ftoriana.
M.M.
Ol~o
T.M.
RodrtiUez Feliciano.
M.M.
Molnerl Luigi.
Rocco.
1o.c.M. Ouadalupi Rcberto. l O.C·M. Catarzl Ottorino. 1o.o.M. Casella Ben<tktto.
UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DEJLI INTERNI. 1°.C.li. Sabatlul .Jrturo.
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..
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INDICE ALFABETICO A
.Astuto Gius eppe A udlsio Pielro
Abate .&luaandr o 16 Accurdi 111ari<> ll Acot tta .&m i loore 49 Accor iotl Vinuneo 14 Aocoseato Ermene· gUdo 69 Adaml F eliJ:t 51 A dUardJ Giul·io 71 Adiooltl SalvalQre 22 AgoAtloo Vìncmzo 32 Aiello Giu.uppe 52 Al berti ]!;Ilo re 44 Albi?.zatl Dat>ide 72 Alcm ngna Nicola 66 Alesato Paolo 50 AHooao Lui{li 12 Allocca .&nlonio 42 Alo nzo Rug(fitro 47 Alvlgìol Giorgio 69 Ambrosl Luigi 42 A morosi Osvaldo 51 A mor oso Ilartolo· meo 33 Angellllo Alfon 80 27 Angolin i A nlonio 26 A onarumma Er· mamw 58 Ara .&ciii/le 21 Aracri A nlo11 U> 50 ArcniHlSi!O Giuseppe 65 à rcuri Nicolo 66 Arganlnl Teo(ùo :13 Arge ntina Gio. Bat· tisl<•
25
Armand· Ugoo Gio· vanni 10 Ar omando A naclo 26 Arooica F erdinando 58 Ar pi no P ietro 70 Asslni Giuseppe 66 Astut o Giro/a11w 52
45 1O
Avallone Gaelono 46 65 Aveta Fran,escu Avolto Carlo Gttido 48
B Bacchlal oni .4.dol/o 18 Ba lestra Duilio 12 Balla .A l berlo 12 Bnlsanelll Fili ppo 62 Barbiera Giuseppe 53 M aurm~gdo
52
Barile Felice 11 Dnrnaba Leonardo 4-1 Bar one Oiot:an•li 3-1 Barooio Dario 25 Bnalle Antonio 20 Bassi Oim~eppe 17 Uuo 32 Basso Gioo. B tltista 2,1 Uatt.aglia Oioaccili· no 33 Michele 59 Baudo Antonio 6! Battìstìni Camillo 15 Btwa .drtttro 51 Bayon F.dmo11do IO Bedei M <tttrizio 10 Bc>lla Vincenzo 58 Bellsarlo OitùU> 4-5
48 lJcrnardl Luigi 9 Beroucol R odo/lo 7 Berre tta Giuseppe 38 Bcr tclll E11rico BcrtlnetU Murcel· lino 23 Bertoluocl Gi110 37
Berte ne Giuseppe
51
Biagio! Giovanni 21 B ianco Gi011anni B alli.Sia 56 Bianchi V;Jtorio :16 BlaochlnJ .derisi<> 36 B lta.no .Auousto 57 Dì oagbi .A lberto 22 Bini Domenico 26 B lundo Luigi 58 Bocca Tito 20 Bocchettl llederioo 36 Boid i Terurio 43 B oU a Luigi 56 Donaccon!O Letlerio 28 Bonclll .Ar tur o 62 Aurelio 55 Boragno Giuseppe 43 Bordone Carmelo 22 Borello Oio. Oiu· seppe 41 Borg hi Lwnida 64 Borlìnctto Oresù GS Dorzelll Giovan ni 62 Bracaloni Lorenzo 7 J Br~o Oicvann( 71 Bre?.r.l Giovanni 41; Briganti .Antonio 57 Briguglio Sana 13 l3t"Dnettl Gimeppe 39 Bruni B runo 61 Bruni Nicola 15 Bruno Carlo 28 Bua. Oi'USepne 56 Buco! Paolo 37 Pa~quale 40 Budl RaOaele 41 Bugliarono Federico 28 Bugliar! Giuseppe :10
Duonlocootro .4.n· Ionio 47 Buono Dn11tlrio 29
Buonopa.ne Carlo 18 B uttlgll one .Michele 41
c Caccia Filippo 8 Caoolatore Dom e· nico 50 ()ade dd n Alberto 9
Cattarelli Bmedell<> 17 Co.lcagnl .-fmato 51 Co.ldarola Francesco 18 Cali Domenico 57 oau a 8/.c.funu Collcodo Michele Callgaris Carlo Calogero V ilo Calvanl Federico Cnl vello Salvatore Calvo Alli/io
Cam l anu 1lfa rio Cambise Ettore Camcrancsi lJino Cammarl\llo V i n ·
cenzo
62 56 37
60 33 5! 55 28 20 21 54
Cammarata Oio· vanni 19 Camorla.no Pietro 15 Ca tllpagnn Oa spo re 61 Cnml)l\gtlOli Vinc. 67 Camvava .Anioni'> 51 Oa mp an cll a A rrioo 63 Campisi Bal/Ùissnre 24 Caoolello Francese/l 6 7 Cauùid or l Enrico 15
Canepa Romolo 33 Cannlzzo S ebCistiano 54 Cappelli A l/re clo Oiustppe Capra Leonida
33 69 40
102
(SC!I"e) J)(DlCE ALPAD"-'flCO
Caput l Gwuann( Ca puto IJ1a(}iQ 58 Carbone Vinccnoo 16 Tursio 42 Carft A.n'onw 61 Ca riwatl OitU<em>e 30 Carluccl Ro(Jaele 25 Carplntc!'l Em.uto 53 Carpino RodoLio 51 Carrara l'icoiiJ 4dl'ltno 56 Carrucclo Anlonino 50 Canngllo Edoardo 38 Cusagrnndl Glauoo 1 l Cll.'lnplntn Oiovnnni 9 Casnri nl .drlt~m IO Casella· Benedello 3i Dante 13 C.ascttn Ci'sare 26 Ca..«snncac Giuseppe 2!1 Cas•ann Lorenzo 48 Cassln ls Ut!o 2G CM!Iitto Franusco 29 Cassone Gitueppe 41 Castn.nt' Vinct.neo 63 Castellaneta V i n· 43 Caatelll Epifania u GiambatiLsta 57 C8..qtJglloln Orlando 9 Cruotoldl 10:/lore 7 Cnstronovo Gaet. 4 8 Cntavano Edoardo 27 Catarzl Ollorino 35 Careri ol Fttùrico 34 Cattnoeo .4 chi/le 36 Cavallo E••oenio 34 Cavnn l ~elfn
Alfredo 4 5
Cel l tridorn 25 Filiberto 68 Cellio! Luigi 31 Centinco Sanu ;JS Centore .Antonino 36 Cerniglia Dommico 24 Cernlglfnro Michele sn Cbiabrera G>nroio 23 OblabreroCttrlo l.ui,P3 7 Chinra Giuseppe 61 ChielllnJ G uid o 64. Uhlesa Emnnttde 40 Chime ntl Ferdin~>'ndo
32
Chlofalo Bi<t;Ji ~ 71 Ciaccio Jl ilo 16 Ci a m Pollllo PaBQ'Uak
61
Ciaprini Gino 31 Ciarlo Silvio 16 Claurl Rosolino 10 Clcclmnrrt> Godano !>7 Cieco Giocann i 31 Cfori Viii<'CIIZ<I 67 (-1gala Mario 5!1. Cioùaro Ua(Jac:Uo 4:1 Cioninl Giulio 2:1 Ciotola Alberto 38 Cipollina Ulis8e H Ci pr iano Sal vatore 49 Clroo Giustppe 10 Ci vita Ila(Jaele 25 Coccia Gilu;em:>e 53 Cocuzza Saloolon 6J Cogllatt -Dczza Giu· seppe 21 Cola Fran.,esco 4i Colaccl Frarv:cs co 64 Colninnul Giuseppe 55 Co liltl Si/W> 14 Col•>rn ba Nicold sa Colomùarn Guido 40 Colombrlta Filipm 67 Comelll Uml>erlo 31 Comcs S etwsl-iano 63 Conciatore Domenico 13 Cootalono Ra(Jatle 37 Consiglio f'lando 10 Conti GerartùJ !>5 C o n t r l n o Ferdi· nan4o 56 Corcloni C orTadino 22 Corda ..tn:ollio 55 Corigliano Enrico 29 Corrndl N tm&a 12 F(etro 71 Uerno 68 Cerrenlo Alfredo :19 Corsi .41/red.o 28 CortaRsa Si/rio G9 Cortelln Frnncesoo 35 Cortloclll M auro 52 Costa Fausto 17 Giu•eppe A u· omto
37
Costagliela .Jntonio 2~ C<:lzzollno Federicf> 65 Crespellanl Carlo 15 Crl sclone Gae/.ono a Cristinl Altre® 2i CroCX'.o GiUI!eppe .'>9 Crooo GuitùJ 55 Crosigtla Evaristo 20 Cuccia Francese" 61 Cu ltrc:·a Frttnccsco 56
C ultron e Salt:alor~ 46 Curato! o lhrtftZO 72 Curcio Saoerio 13 CuriaJe Jlilo 66 CusanJ M u rian-1 31 Cuttica E uoenio 30 Crtrou L<J.;zaro 61
D
D' Accardo Saloa· tore 16 D'Agostin o Aoo· Bti1l 0
41
Dnl Collo Auoustf> 24 D'AI Msantlro Anlimo Lufo( Ra(Jaele
67 7l 34
D'Ambrosia Giu· 27 .4lt 8$0ndro G1 D'Amico Giv.8eppe 39 D'Angelo Emanuele 53 D'Anna Giuseppe H Dattilo Gimeppe 39 ..tnoiolino 72 Dazio FrartfXSCO 52 De Ale.sl Et~asio flO De A.Dgelis 4 rdui· Bl'PPt
no
21
Do B e rardlnla Luioi 12 De Bernardlnls Vtroinw
15
Do Bernardo Fran· ~C8CO
42
Francuco .4. nIonio
:~5
De BII\SIO Guido 41 De Carls .4oosli•lo 19 Do Carll Gusi.<Jou 34 De Caro Nicota 27 De Cast ro Ionazio 28 De Catn D omenico 35 De Cesar o Giannino 49 Luioi J7 incenzo
36 26
Declnu Cam illo 39 De Domenico Fran· ceseo 17 D('glJ Azzi Guido 45 De Hi o r onymls Ruoacro 42
De Leo Salt~alore 32 Del Fattore G uglielmo 47 Del Foco OUorino 34 De Lisio Oicmnni 52 De Liso Carlo 22 De Lucia RaQaek 60 Della Cioppa Domenico 61 Dello Jolo Oimlanni 54 Delogu Gino 13 Del Senno Giovann( 5 1 Del VaRto6imeppe 21 De 1\larco CC$are 71 De Maria Nicola 7 De Marlnls Aurelio 38 de Martino Roberto 30 De Micbc!Js Corrodo 46 Do Nunzio Fran• cueo 36 Denza Ra(Jaele H De Benedlotls Raf-
l
{
fael•
72 Do Palma Filippo 71 De Paoll l'a.olo 62 Do Pas q n a Gfu"PIH 38 De Parls A uqusto 36
De Poreolllnls Carlo U De Sarlo Eu.qenw 8 De Stcpb&nls Giu· seppe 8 D'E tt o rr es Oiusepre 55 Dettorl Gic. Maria 41 D' Eugenio 4nton\o H De VIto Gustot~o 62 De VIvo Oiulw 63 Diana Euoenio 47 DI Oaeola Giuseppe 51 DI Lorenzo Odoardo 4 !i Dl .Maggio Francesco 62 Dl Monaco Paride 4-l DI Nella Nicola 34 DI Palma Vin• ceneo 26 DI &go Prosprro 59 DI Stefano Giu· aeppe DI Tulllo Odorisic
Donadeo ViUorio
25 71 25
nonsanto Amedeo
~
Drago CaJooero Damiano Dnhblosi Enlilio
60 63
33
Jl
• 103
(SGOUC) ISOJC& AI.J'AllETICO
F F a blaol Pietro Fabri?.l Nicola Fadda Siro Fa.enzl Aldo Failla Uiovanni Salvatore
Falcone llaOaele !•'albo Enrico Fanell i Vitanlo nio Faotozzi Luiui F araggia n a. ./i'ran· CeiCO
37 14
1S 61 33 46
56 54
27 71
12
F araone AnloMo 55 Valerio 41 Farina Felice 69 Fcdclo Pasquale 43 FeliclaogeU Guido IS Felsani Giaciuto 30 F<'nga Eduordo 54 Ferrari Giot~mmi 21 Uoo :16 Ferrari L clll Fran·
Foresti Alberto lO Fo•·lno Salvatore H Forti I (!iliO 16 F'ortunato L eonardo 70 F or tunati Pietro 5~ F oti Alfio 48 Fol l Gioronni 67 Frnnch l Lv.i(]i 7 ~'riscia Pi<:tro i3 Frlson i Paolo ll Frogglo F~ancesco 40 Frosinl Dino 43 Fuoolo Gioromli 58 Funaioli Gaetano 9 Fusco A noelo 28 Fusl Pietro 18
G
GlUone Carlo 8 Giongo Franco 41 Glorduno Giw;evpe 12 Oior~i Oioruio m. 31 Gioroio t. 71 Girardi Giuseppe :Hl Giudico Camillo 50 Glullnnl .11 /ro.ndro 66 Giuliano Celestino 47 Ol11rleo JtlicM.Ie 51 Go O' rodi E :! ore 7:1 Lui(]i 47 Oouznlca 4t/redo 32 Gorrcta Carlo 6!1 Gramcgua Giovanni 37 O ra.aata Sat.,at.A'e 62 Graziano Carmine 25 G razl o In Otrardo 20 Greco Domenico 20 O rcgo r i n l P ietro 59 Grifi Filippo 29 Griguanl Euo~tlio 70 Gri Ili Mario 56 Grillo Girolamo 21 Grixonl G io~onni 7 O rosso Vittorio 12 O lllld alu p l Roberto 30 G ual di V incemo 61 Ouara ldl Carlo ~ Guaa·naccla Girola·
Ferrarla Sal~atore 12 Ferraloro Giu· seppe 44 Ferretti Arrioo IO Vir(lilio 50
OaKgla Emilio 22 Ougl iar<ll Pasquale 53 Oagllone Antonio 45 Gaiottiuo CMlo 13 Oaldl FloriaM 58 Gallo Arturo 25 Oallottl Giovanni 17 Gaoo ra R omualcù:> 37 Garbagnl GiusCPIJt ~2 Gnrofnlo Vito 71• "'" Onrzia Lorenzo 63 G uerro Vincenzo
Fercl .d n tonio
Oasparrini Nt.cola
cuco
9
40 29
Guido Fiorro JJf ichele 13 Flgo.rl Alberto 67 Ftg iJoU Bcnaktto 62 FiliLek Giusevve, 58 Fllogrann Pa&quale 45 Flore Geremia 31 Mario 33 Floreflza. I onazio l:l Fiorini M •u-io Fer ruccio 19 F lsohettl Gittseppe 45 Flsicbolla. G i o mboltisla 60 Fiumara Antonino 66 Fi ome Guqlielmo 47 Fiumefred do Vin· cenzo 18 Floridia F rm.cesco 62 F1orlo Uoo 65 Foce Eduarcù:> Il Foobl l w berto 72 Folcua. Umbtrto 26 F ontana Nicold 57 Fo02ono Lorenzo 35
47
Gatti Arturo 5:1 Dionigi 14 Giovann·> ~3 Giuseppe 23 Gazza .4/essandro 12 Galanzè Oetrslino 48 Gelormlnl uuioi 21 Gcmmt\ Salca1ore 67 Gennaro Luciano 44 Gentile .4Lessand.-o 64 Vita11oeto 65 Germano Gf.U8tTJ1Jt :!6 Germino Alfredo 16 Gerulll Andrea 9 Gberardlni N aJdo 68 Ohwalone Silmo 66 Olaoohbe Oorralli.no 48 Olallombnrdo Oreste 25 Oiaonu nton i Mario 45 Gìaonclll Alessandro 9 Glannotti Bernardo ( 2 G!annotti Ditlo 35 Giarrusso Gesualdo 1-l Gigante Donato 54 Giglio Rocco 26
35
30
Oul!'liel ruiuetU Sillri.o 7l Ougllolmino Lucio 53 Guido Gi 011anni 45 Ourgo P ierino 28
la n uarooa Generoso 63 Iannlzzotto Car· melo 12 A lllonio 44 lapoco Antonio 10 ! asell i Alarlo 50 ldlni Francesco 60 lmbrenda Motko 00 Impnrlale C-.san 23 ln<lollonto Giusep·
ve Inlantlno Simone IogUma .4medto IugrM· nllo ~1/redo Ingria Lorenzo Ip politi .<Jrna ldo
18 54 02 H 59 22
l p polito Anut lo .4fi· chel~
Iso la Emilio
6.'i 69
L La.bruzzo Afenoll' 70 Lat.runa Francesco 43 Vittorino 54 I-M'CHI D< m a!o 66 L,, Mogoa Giuseppe 65 Lo. Martina Rosado H L atncndolo. F il ippo 45 L nmpls Edoardo 34 J"nndl'inn l lloberto 13 L an eri Gioachino 63 Langolla F ranees' o 31 LMtua Lconida 3\~ Lapponl Gaddo 13 La. R oooa Paolo 27 Rnbcrto 49 Lascnro Alfredo 67 Laurora Oarto 55 Lay Dino 70 Lazzaro FratiCtsco .4tcton io 32 Leccese Antonio 55 Leo Oiacrmw 67 Gil~sep
ve
66
L conard l Domenico 56 Lopore Francesco 43 I.tcata Salra<ore 73 Llo Oiu.•eJJp e 64 Lipanl 4ntonino 42 Lipari Domenico 56 J,ista lJomenico 47 Lo Blnno~ Dom~nico 48 Lodato Ga!lpare 57 Lojacoao A ntonio 18 Lombardi Enrico Sl Afanlio Sah:atore
69
Sl Loruonnco Croce 65 Longo Domenico 411 JJoprcstl .4tclonino 23 LoJ·cuzial Gil.scppe 65 Loria Giovanni 4-l Lovagllo Rocco 15 Lovcocblo Oioac· chino
Giusepr:e Lucca Cuthl ert
41
65
Guoli.elmo 55 Lucente Pasquale 66 L uccl A merioo 16 Luciano Fuscl Felice 39
• (.Srpml INDICE ALFABETICO
M .Mncodonio .MicJre· lanuelo
30
Ma.chl Sebastionc 24 ::\latTeo J.uiu> 24 Mntll Giuseppe 17 ll:tagglo Pietro 63 Mngllontl Francesco 67 Mngnanl 4bele 51 Magllulo A l/Oli/SO 28 MA.gni n\ Enea 39 111ngrooe Amedeo 43 Ma.ltnone Dooalino 26 Mnlro. Cesare 62 Ma.lioe .11/essnndro 27 Ma.llozzl A meriyo 4 7 Jllanci n i Luift• 23 1\Io.nconl .Michele 23 Manrrcd1 .dl/re<lo 32 Arnaldo 40 Orcslr. M M a n go. n a r o Ct~r· melo
16
Manglone Giuseppe 59 l\lanlerl Alber ta 49 l\lantcro Lorenzo 35 Manuppelll Gerardo 61 Mo.nzollo. Giust11Pt 53 Manzo Giovanni 61 Marchese Aoo~tiM 63 Marengo Lorenzo 8 Jllar~nrn Cesare 11 Marigliano GWl:llnni 66 Marìnl Carlo 68 Marino Salvatore GO l\larlnuccl M~trino 24 Marlottl- Dian · cbl Gio. lJfltt. 8 Marlotti ·Dian· chi Guolirlrno 65 Marmo 4cliille ()5 Marocco Lrti{/i 52 Mnrra OittJJeJ>Pt 70 Martoglio Ferdi· narulo
10
Marn ll l 411•erlo 18 Masala .Mario 66 lllMah\·Scoohi.l/ arw 67 Masclo. Giuseppe 6l ).tassa Filippo 44 M!Ul8&rOt.tl Gi u • seppe
Masseo S 'wcrio Masserano Giulio
7
71 14
;\(assi Emi/i() 31 Massimo Francesco 40 ~1t\:l.So o a O iùcomo 32 ?>lastrantonlo Jlin· 28 cenzo Me.slrogiacomo G11i· do 45 ]J.[astrojannl A nto·
29
nino Decio Matal'o.zzo 1,ucio
67
Serofìr•o Maugcrl Nicolò
66
49
17 Mazza Ro~ario 30 Mazze.ronl Giacomo 51 l\Iazzooga Giacomo 43 Mazzcttì Loreto 8 J\Iazzo ooono Ca· mmo
19
Megaro 1t1il·hele 64. !IIul nori Lui{ri 29 l\1ennonna Gerardo 62 Moreu Rosolirw 19 Merllni Camillo 41 :M erli no V ero ~3 Messina Anyelo f2 M~•tioa Frallct$CO 27 l\1ezzettl Guido Ml tlllonna A nt.onio l !) ~lichull 1'eodori{;o GO Mldul\r. Carmelo 50 ::\llglit<cclo Roma11o 19 11{iglino 11/ario 70 1\Hgnaul Vii/orio 42 i\Iignemi Francesco 22 Milana Gaetann 60 Mil<'ttl Emcsto 4.0 M11Uno Dom<-n\("' 72 :Mirabella Claudio 59 Misitano Giovanni 29 Moauro Aurelio 37 J\Iotlcst.lol Paolo 12 Modugno Dome · nico 35 !lfooaflgbc Carlo 51 Molisfln i Al/redo Il Riccitmlo 7O Monaco A rhrro 12 Mona~tr·a Salve<tare )[ Oo~tunl
~Iontt'"'"·l
49
Umberto 13 Alti/io 11
.M ont e leone r·,;". ccneo 3~ ~lenti Gaetano 38 Mo ntone A rturo 60 ~lorelll Mario 20 59 lltorgantl Paolo ll1orl A nnibale 49
Morino E11rno Morrono Luigi
40 68
Mo• c h ot tt> Oio· t:tmni 36
llfozzana Carlo 69 Mura Salvatore 31 Muratori Carlo Fe· lite 20 M urru Giacomo 45 Musso Enrico 69 Jllusto T'tt8'f1Wle 40 M ichele 62 Mosllmtura Nicolò U ll!uzzloli .dntanio G8
N Nacoarnto Fili ppo 28 No.nnJ Carlo 42 Napo li tanl Mel· chiorre 9 Nascè F r an.cesco Paolo 73 Nastasi .An1oniM 63 X egri Pielro 65 Niè u.l!tro Arturo 51 1\icolosl Antonio 61 Nlootra Salllalo~e 65 N o ce Giovan11i 21 Nocentlnl Nino 72 Norlenghl Alberto 61 Notru-lnnni P'incenw 65 N urrn 4trtonio 46
o Qggoro CeStire Orlando Teodllro Otori Vincenzo
15 73 20
llfa..W
27
chino
RaUaele P assante Cunnine Passera Tancredi Pastoro Francesco Patanè Carmelo Lucio Patta viu a Donreni·
co Ptttti Oiusem1e P a via Caliman Pavono Ant<mio OiUIIC./J/16
Fertanlc
68
l>ouuoLti Cc.<trre Pcr>o RaOrullo Pcrilli O·i ot·Mwi Pernice Vincenw
44
Vin<:NIZO
37
52 03
49 72 46 70
RaQaele 8 PalmineUo Pasquale 1\1 Palurulro Giuseppe 24
~6
50
26 34
34 20 46 H 7 51 49
Pazzag!Ja Domenico 50 Pecorario UaQaele 38 Pecorclla Oior·ann> 43 MadattO 53 P cdrazzl 4 rri,1o 30 Pcdrlnl Antonio 26 Pcdroll Giuseppe 61 Pollegrinl Frmu:esco H Orcste 18 Pollcgl'i no Lorenzo 23 Pelll~lnl
p Paoilli ~l/rcdo Pngni~llo Alfredo Pognotta Umberto Palermo Carmelo Palnclino PMlo Pal mcra Uoo P almcrlo Piclro Palmiel'i Lll/rcdo
Panogia .d ntonino 16 Pannra Carlo 58 Pandol ll E<J<Jarrlo 48 Pansern Oltatrio 67 Panzuto Filivvo 59 Paolil:o Stani:ilao 48 Pnollni LI ilolfo lO P apa Gennaro 54 Papagoo Michele 59 Paragona Pietro 59 Paranlnto Anoelo 48 Par en te Ferdi· •umdo 20 Pnrisl Emtio 45 Pt\rrelln Achille 66 Parri Waller 69 Paruta Giovanni 66 Pasquali Re11ti1Jio 33 Vincenzo 27 Passolacqua Gioac·
G4 9
33 21 49 64
P crr ettl Crtstotoru 22 PoiTicooc Git<$CP·
ve
47
Porrlcr S tc/atto 15 Perrlol Anue/o 51 P esce Nicola. 28 Pessolano A•roclo 71 P e t l t bo n Lo!lo-
vieo
43
100
(Seqm) L."'DIO.E ALPABRTICO
l 'etltl P asqaalo P ezzullo Luivi Plaz:<a 4.ntollino
19 32 .51
Gtddo
51
Plcazlo Ankmio 21 l'lccarrct" Frat~ce· 8eO 40 Pioololl EM•>tne(fil· do
52
Piccoli Q-i01;anni 23 Plccottl Egidio :16 Plgntl Oiotl(lnni 39 Pltrolll Nicola 16 Pl vetti Francuco 24 P laci d i Ettore 10 Plafa Natale 31 P lastlnn Mario 56 P o\eso N ello :!6 Polito Uosario 40 Polizzi .J.nto11io 31 P elosa V1nt'cnz" 18 Polve rlof An-et;vro 70 Pominl CJttitlo 13 Pomo Felice 2s Porcnra I sidoro 21 Porrn Pietro 12 P otenza Lui(Ji 41 P ozzuoli lt"rancuco 73 Prlcolo 4.l/O?UIO 73 .Prlvitera 8 e 11 e · delto 61 Procopio 1Jellarmi· ftQ 63 Proper?.I·Curtl Be · ntdetto 40 Proto .J.n/O'ltio 64 J>ultrou o RIIOt•ele 4~ Purcaro Git<St'PTM 50 Pnrpura G1o.,•n ni 63
Q Quolrol o Em1lio Er· nello 37
R
!l2
Orazio
48
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18
Pietro 22 Ripari Enrico 52 R itucci·Chlnnl A· yostino 19 ni m Umberto 7 Rizzo Ocrrlo 61 Corntlio 19 Ga<lano
11
Rlzzutf Oiasevve 8 Rodln ò Nicola 44 ROdr!guez Felicia· no 61 Rolfo Fedt:rlco 73 Romano Enrico 56 (lennaro 24 ltom by Paolo 15 R ombolà llnwnio 14 Ronga Gaetano 39 Ro'!l Guitlo 55 3( Rosloll o l ;ui(fi Rossi A?1l 011io 18 Attilio 62 Ma riò 46 Rug{(Crl At•IOii•i11o 20
s Subatlnl A11(Jtlo
24 85 52 :H 70
A rltuo S .ocobottl N itola Sacco Ros(lrio Sacooccia Emidio Saccomnni Gior(lio 24 Salem Al<'P8a11d ro 15 S a ~roè Et/or~ (9 Sn lomonP OillBt.'P11C 41 Salvati Giuseppe 53 !'lalvatorl Guulielmo 60 Snlvlni C'esnre 38 Sandrettl Ernesw 49 Sandulli P·ielro 38 Sanna .d.lusandro
RatrollC A.l/01180 Rago Giovanni Hnloerl Umberto Ram p l T'itlro Rattazzl T111/io Rognrd Pietro Reitano U11o novelli GioacchiM
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Ricci .J ntonio Riccò Ettore Righi Gimt'J)pe Rl nald l Git1.9t'J)pe 0Mfrio
12
So.nsonl Carlo 54 San t a Mario. A l· Z,.rlo 11 Sur:toboni Umberto 52 Sant oli Pas,J~talino 33 S a ntoro l\loiculino 62 S!atJtorsola Dome· nito
48
Sactuccl Gi~e 56 Sordone .4n«mio M Sarnell! 7'omnuuo 36 Sar t i Vittorio 9 Saurlno Da'Iride 43 Snvnrlno Saverio 20 Savln l Gualtiero 17 Savino Vilo 69 Sca f è .J.medeo 56 Scaglione Frat~uco 61 Scala Ettrico 43 Scaltatl Alberto 30 Scnlisl Tona:rio :l8 Scalzi Carmine 66 ~('1\01 hlu Giovanni
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Ta.l<)ntl Cuare T nncred l Urbano T anzer Frcmcesco 'l'appi Pdmo T arch i f"iro1lio Tarducoi MarU> To.r<tUlnl C<tiroli Tnto.reUI L uioi 'I'ntton i Fileno Tocco Pasquale Tcdde Giustm11e 'fcdeschl Giacomo
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:::cunavloo Z t t!iro Scarpa 4.noiolino 48 Scarplorl Cesare 26 Se hl rru Gime'J)'J)e 53 Solaldon c Rcuto· SciUiorl Vinc~:~:o Sc•ortlno Salt:ator~ Scotti Giuseppe Scuderi GiUBeppe St'ccbl Fra11cuco Segre Ferno,ndo Serro. Giu8nrr•e Sesto 4ntoni•w Sover! Pomveo Siccardl Gutdo Slgo orlno !Wsario S ill ottl Mich ele Simula Ubaldo Slonpi Vincen:~:o Slng-IILico Oiusep-
Squlllo.clo t 1 Jiat·
45 55 16
66 39 22
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Sott.l ol Giocanni 63 Spndaveccltl a Domenico 73 SpngnolctU Go/ileo 62 Spagnoolo Vlgot·ita
Testo. Uoo 'flre\11 E l io 8 'fobia 4rluro 7 'foderini del Oa· gllardls Twd. 68 Towaselll 4.nl<mio 59 Torella Giot>ttnnt 63 Torro Sal'l; atore 4.4 Toscano Vince?IZO 31 Trani Nalali11o 29 Pcmln 29 Tt·cplcclool E m a· 11ut/C
Tre,·es .Jristfd c 'l'rlfllettl ! (lino
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Sìcola :!7 Spatnforo. Giuseppe 62 Sperapanl Elpidio 36
Troina Ftuncucu 56 Trombntorc J7 in· cen.o 37
Sp~zzaterr1 .JntO'ltio 63 SquUlaol Giu.sevpe 65
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INDIO& ALI'ABZ'l'ICO
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Va uocci Qui>lt;ul) 20 Va&lnm OioM·n ni. 24 vas~olo .4ntanio 6! VBI'Iola Mario G.. Vasta 0'U&CJ>pe. 67 Vcnd.itti Emilio u
32 33 V eu tura 7'imotw · 67 Ventor.n VUtori.o 62 Vetro Git~CT>11C 67 Vcrtochy Gieta11ni 61 Vetuschl PaslllUtlt 39 Viggiano .ti1/redo 21 Vondra Salvatore Venor oni Carlo
v Vajola Natzoreno 'l5 VtLldamerl Giuseppe 24 Valente Gioocchino 21 Vo.lonti ..CntoniM Gll V al o n z a n o Oiu·
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XII - G. CAP.PELLt. -
La chimica m.ilitare e le sue relazioni con l'ordì· namento dell' Esercito e la guerra. - Un volume tli p 11ginc 36 L. XIII - :-:. RAUNART. - L'autolesion~o n elle sue varie for-me e n ei suoi esiti. - Un vol umr> d i p ag ine 250 ..... .. .. . . ..... ... . .. .. . » XIV - :F. C .\ C'CI :\ e 1-1. R 1\'CI . - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - 1.: n vo lu m e d i p agine 28 . ......... . ... . ... .. . . n C: HIXO:"'J. - Geografta medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - l: n v olume ui p ugino 241) c on 3 caJ-to gcog m ficl10 )) X VI - K NALJN.~ Rr. - La ra7.ione alimentare del soldato in pace cd in )) guerra. ·- C n volume d i pn)!ino ~40 . ...... . . . .. . . . ... . .... . XVII - A . CAS,\Rt Nr. - Per le nozze di diamanti del "Giornale di medicina mi:it.are,. - U n v olume dj p agin e 60 con 9 fig ure . .... » XVIII - B. P ,\T,)TD-:Ht. - L' ospedale militare di Napoli e le vicende del ser· vizio sanitario militare napoletano. - l.! n v olume d i pnp:ino H. )) Xt X - G. :\f E ~I.\1 0. - L'alimen tazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un v o lu111c di p nuin e 50 . . .. ... . ... ... .. . . . ...... . . . ... . )) XX - A. CASARINT. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. -· Un vo lum e d i pagine 75U con 15;3 fi gure .. . .. .. . . . .... . . » L'\.I - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratifìche nell'Esercito - Studi e ricerche (1927-1929). - l.Jn v o lmno di p alline l :.!U .. . ... . .. . D xxa - G. P tCCOLI - Lesioni del midollo spinale per traumatismi in guerra. U n v olum e d i p àg. 90 co n 19 fig uro .. .. .......... . .. .... . . »
xv - a.
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520 -
20 --
77760 -
88-
ALTRE PUBBLICAZIONI A. CA S.\RT Nt. - La guerra di ogni giorno. K ot.e prnticho rli fi::;iop nto logia o di ig iono per lo fo r·1.c a rma te. "C'n v olu me di pal!i n e :!Gu con 106 fig u ro - R om a , IH:10 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. L. 20 A . CASAlHNl. - P olonia e Italia. Un ftt..<;C'ico lo d i 20 p1-1gi ne <:on 4 Hgure. " 3A. CASARINX. - La « Signora dalla lam pada • tF ìoren:.o. A iyhtiuyale)- U n v o l u mc d i p agine :)lj C'O n 18 fìg lii'O . . . .. . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 7A.· CASATnNI. - La fatica nella vi ta militare. ~ l <'m o r·ia p remi atn a l concorso R ibe ri, l!lll:i. Un vo lume d i p a!! ino :J:~tl ctHl G5 fig ure. - H oma, l !JIIS )) 12 A. CASt\ RINT. - · Le mala ttie e gli infortuni n ella vita militare. i\I<•m ori n prf' · m iatn n! con('orso H.ihc ri, J!Ht6 . - ~C n v o lnmt> di pn,:riHe 40:? con tav ole grn fid1e e l'it ot Ì>;tidlO. - R omn , l !J08 . . . ..... ..• .. ... . . .. . » 18 I Congresso internazionale di medic ina e farmacia militare ( Bmx cll C'~, 192 1). ~ .Rela zi oni unic-iu li d e l Cnrpo ~;anitario milit a r·c ir t~lia no ...... . .. . 6II Congresso intern!lzionale di medicina e farmacia militare. (H omA, l !l:2:{) At t.i d C'I Cnn l!resso, v o l. I. - R elaz io n i u lli<·iali - t ' n v o lume d i p ngine 416 co n t re ta vo le . .. ... . . .. . .. . . ....... . .. . . ...... . .. . . . » 35 II Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (R om >t, 1023). A t t.i d e l Cong i'<':'I~O, v ol. I l. - Lf~vori ci Pl ( 'o ngrl':-li'O e com11nien.· zioni. - Un volume d i p agine GOU co n :33 ta vo le o l!J incisio ni . . » 60 III Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (P u til!i H\2:3). L av ori dul Co ngrfiS..~o e comun icnzioni. - l'n volume d i p agine ~8 . » 7IV Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Vnrsa,·ia.. l !l2i ). U n v •lnrno d i pa ~. ll 6 co n 4 figtu·o . .. ....... . ... .... .... ...... .. 8V Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Londl'a, 192!l. Un volume d i pn.g ino 124 con 19 fìgme ... . .. . .. ... . ..... ... . .. . . 8-
•
GIORNALE DI MEDIClNA MILITARE ..
DmEZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROlU - ~finisl.ero della Guerra, Via XX Settemllre
ROJU_,
()0:\'DIZIO"I DI ABBO~UIE~TO. 1. TI CiM>t/Jk di nmlicina. militar e ~l pubblica Il Pl'lnto rslorno di CI(I.Scun mese, In !!IBCi<'olo eli Quatt.ro fo,;;li ..ti stnrupu a lnauno. 2. L'nbt>otH\lllellto ò a11 nuo o decorre dal 1• gennaio . 3. Il pa·cuo tldl">\hbounmont.o è :
Per l'ltali>\ c Culon lo ...... . ......... . ... . .. . .. .. ..•. ...... .. .... L. 82 Por l'E~tcro ...... . ..... . ......... .. ............. .... . .... .. . .... • • 44 i n Hnlia . .... .. ............. ... tll l'~;sc,..ro ..... ........ ... . . ..... . . .
•
6 7 Il SUPT>lell\cnt.n conl<'ll<'llte ~ R•mli di ~ in Ttnlil\ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ili an -:ilcnita <irl C<•n>O ~ouitarw 1nilibrre c.,, t... : all'Estero.. . . . . . . . . . . . . .. .. .. .. . • 18 Un rus.:lcolo 6CPnrnto rosta ........ .
4. Per gli ullìl'in li nw<l ic l e ch imici fnrmaci~ti del R. oaerclto (in sorvizlo atth•o, ln poslziom• C<olllil lomcnln. d.-Ila l'i~urvn. ctl 11 rh>o~o) il prt>zzo dell'n.bbooamcoto è riclotto a L . 24 wJti<:inaJ.c e•l Il p•·ur.w d<~l supph:uaent.o ò •·iuotto a Lire S p~r l soli •~bhonu rl. Non ~ trnsmet· tono ricevute per gli abbonr>m<•ull Pur~onnli. !i. N•>n S I ncccttMtO rtclanal t.rasco•~l treut.a. ~lornl dn llo. spollJ?.Iono del Aloronlo, cbe si ~f rcttuo. rcgol:tr>ncnlu nl 1•1·imo di o:;ni mc~o. 'l'l'Mccrso tale terndue, l fu•cico U richle'!tl vcursono s pe diti, SO \li:.ir'\OHil)ili, snlo u. 1\aganl(.•nt.o. r.. T s igJHII'l nhboonli milit,.t·i in crr~tL i1•it.~ J i sen ·i>.lu pagheranno l'iJUI>Ort.o dall'abbonamento p~r mor.r.o tlci riSJ)l•lt.i\'1 COill<tn•li di corpo c <lircziou>. 7. Por i soli u flìc inli mctli<'i (cl c•ll' Escn;it.o o de'l h> Mnrinn).ln Qunluoouc poslr.lonc si tro\"lno ~ nmme~~o un .AJlHONA:Ill"ì\'1'0 CU:ItU J> \TlVO :1.1 ( :irmwle <li m e<li<;iriQ. militare ed ll.l!'ll Annali di medi.cintl tl4t:nk e cololliale nl prc>.zo d i {,, 4~ UIUIUO. s. Ai librai ~i ra lo ,;conto del l O per cento, solt•\nto por ~li a bbonamenti delle persone c dcglì unti uou ut!liinri. !\\l~il inrit\ , <Il
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NORME PER LE PUBULICAZIONI. 1. l lnvorl ori<dn:a ll. lo n<Jt.c. le rh·istR. -
claLLI!oqr:afo\ti o !'C ritt1 n mano -
devono r•COU ·
f'•\J'C un snlo lal" de l fo!:liu . •••scr<.: n'lllcsl.u duliuit ii'O "".-m·i.•tur, c..t acc:nra!otmuute corretti e riveduti da.< li antori. Rl r.. SP<'rì:ilc l'llo;coul>ullln>.l•>no che Clll<·ll i srrlt t.l n naan•> ~!lì nO be n ICJ>gibili . pe r moclo di u \•ltt\f6 •>~n i ,lnh bitJ eli iutcr'IJl'Mu.;r.it-,nc. fu <-a ·m contrtt rio~ \t) Dirc;,iu ne ~i vcc l rchl.Jo cost.rettn. n. so· ~Pl11h>mo lt\ . tnlbblicn·t.l•II>O. l lnworl bJ'<:t'i ~n.rnnno prcfiH'iti. L e OfJinlon l lt1tLU irt:~Late dl\ll'U Au tori n t>u ltot>ottunuo h\ r o,;pnthhthiliLh del p~ ri o•ti(~U .
2. l'or di~pr)~l7.ion•l •l·>l Cnn•i~llr> nn7.lonn.le dello ricerch e, l' A.utòre do,,o unire al lavoro 1111 I l! ri!dìc) . 3. Salvo ca<i oCC<'7.Ì•>mtlls~itnl. In corrozlone clc·ll<! bo?.;,e sarà fatta dalla rcdnzlonc nnzicbc' tlt\ltli Ant->ri , P<">' non YiriN>Inre il lavor·o ti J>("~ra(\co ngli iuc , ·itab ili rltn rJi postn.li. L e corrc7.1on i st raonlinn rlo r.. u.c da<rl i AUt(>r l l<ùl':luno loro ndrlchitntc. 1. T,o st>•·~o rour !o t.rwolo li! o~mOche, fotn~mfichc, ccc. , nhc n<'<'ompn~nasscro le memorie ~1\JII) n, C:'lrÌI'JO o[.,;~li Aut.uri. Le lt<:llrC Ila rif)I' Orlurro de\'0110 C~'lOI'C ui t lrhl, con lcttl·re e tl l~lturc a c.'lrnLtr:ri ~ran<li a tall che rc•>~iuo ben lcbo:;ibil i dopo on:n~u:tU ri .tuzionl. Lo l.oibUogrntìo lunghe si publ.!icmw solo nco:li '"'Lrutti. 5. Oli c><tratti sono di rJuc: t.ipi: - 'l'ipo .1 ) sonu~ copt>rt iua o collll irnpa~lnntunt c numera· 1.ione rlcl fascicolo. 1 ipo l)) con copcrl-iua ~tz\mpt•l.n., frontcspi.t.io, in>pngiunturo c nuurcrazione I.H'l)\'C nu tnrlns~uut'> (non più di
S(ICci:lfC.
G. Atdi .~utnri •nr·n u110 C''liiCOSSi emtuit1~mcntc 2;) csir:t!.ti tipo A . - L o, rl<:hlc~tn. d i ostràtti ili J)!ÌI e <IUCJI:{ di ostratti tipo H :;.~r·anuo a OltJ'iCII <IC~li Allt.<o ri sLussl. • 1. Il PI'C7.7.0 degli ostr:1! Il, por gli Autori llcllo momur l.e ohc li rich iedano, ~ regolato dalla
seguente tu1·ilfn :
t•REZZO DI CU.SCU~ FOGLIO DI ST,lJtiPA. TIPI DI E S1'RATTI
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Oli estrnlti m iJJ,Ori di '"' toolio s' contano come tooliu intero per le ordinazioni di 100 estratti
Prr qucUi che sz~pcrano Wl {o(}li.ll, le frazioni in 'Più, eli~ non superano il mazo foolio, si C07l> fano conte m•là, purcht però l'or<liM~irmc non sia i11/e!"ioll·~ a 50 <'OPi~. 8. I mano~cl'ittl nou si ro~tit.nl~i'ono. - I IM· ori bruvi 1wranno In pre<'eden7.a.
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ISTlTlJTO POLlO R A'FlCO DELLO STATO -
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•
(3042) -
Roma, 1929-30 - VII-VIll • ll!t.ituto Poli.rraftco dello Stato • G. O.